StampaPeriodica ,
Un
arguto
e
gentile
scrittore
di
questo
giornale
due
settimane
fa
mi
domandava
:
«
Fa
il
piacere
,
lei
,
d
'
insegnarmi
che
cosa
è
un
poeta
porco
?
di
darmi
i
segni
caratteristici
,
o
,
alla
maniera
che
dicono
gli
impiegati
di
polizia
,
i
connotati
del
poeta
porco
?
»
E
soggiungeva
:
«
Se
si
parla
del
Casti
o
del
Batacchi
,
quell
'
aggettivo
viene
spontaneo
sulle
labbra
anche
a
me
;
ma
quando
siamo
in
presenza
di
un
artista
,
il
quale
crede
mostrare
serenamente
le
qualità
del
suo
ingegno
,
del
suo
gusto
e
del
suo
stile
,
quando
stiamo
a
sentire
un
periodo
o
una
strofa
magnifica
di
proprietà
,
di
fantasimi
e
di
armonia
,
ecc
.
,
ecc
.
,
come
faremo
e
in
che
modo
dovremo
fare
per
sapere
quando
comincia
la
porcheria
?
»
ecc
.
,
ecc
.
Poi
,
più
giù
,
detto
come
il
poeta
da
me
chiamato
porco
era
Gabriele
D
'
Annunzio
,
e
il
libro
pel
quale
io
lo
avevo
chiamato
porco
l
'
Intermezzo
di
rime
,
assicurava
i
lettori
di
aver
cercato
pagina
per
pagina
,
da
verso
a
verso
,
entro
l
'
elegante
volumetto
,
e
di
non
aver
trovato
nulla
,
proprio
nulla
,
né
di
porco
né
di
sporco
.
Queste
parole
io
me
le
sono
dovute
rileggere
più
volte
per
convincermi
che
c
'
era
proprio
scritto
quello
che
ci
leggevo
.
E
quando
mi
sono
convinto
,
ho
detto
fra
me
:
Che
giova
dare
al
mio
egregio
contradittore
le
spiegazioni
ch
'
egli
mi
chiede
?
che
giova
cercare
di
fargli
intendere
che
cosa
sono
la
decenza
e
la
moralità
nell
'
arte
?
che
giova
dargli
i
segni
caratteristici
del
poeta
porco
;
se
,
quando
io
glie
li
avrò
dati
,
lui
,
facendomi
una
risata
sul
viso
,
mi
risponderà
:
«
To
'
,
ma
questo
è
il
poeta
che
io
chiamo
verecondo
?
»
Posta
in
questi
,
che
sono
i
veri
suoi
termini
,
la
questione
è
bell
'
e
finita
.
Non
resta
che
citare
i
versi
pei
quali
io
chiamo
inverecondo
il
poeta
che
al
mio
contradittore
pare
verecondo
,
e
rimettersi
al
giudizio
delle
poche
persone
culte
e
serie
che
,
come
il
mio
contradittore
dice
,
sono
tuttavia
in
Italia
.
Apriamo
dunque
l
'
Intermezzo
di
rime
,
apriamolo
,
non
precisamente
dove
l
'
aprì
il
mio
contradittore
,
e
citiamo
:
Noi
ci
fermammo
.
A
noi
sovra
il
capo
il
fulgore
piovea
placido
e
fresco
;
ne
le
carni
un
languore
novo
metteane
,
quasi
penetrasse
la
cute
ammollendo
le
vene
.
Ora
un
desìo
di
acute
voluttà
mi
pungeva
,
innanzi
a
quella
bianca
vergine
inconsapevole
Io
sono
tanto
stanca
ella
disse
,
piegando
ne
la
persona
...
Oh
come
si
scoperse
la
gola
tra
l
'
onda
de
le
chiome
e
le
iridi
si
persero
,
fiori
ne
'
l
latte
,
in
fondo
a
'
l
cerchio
de
le
pàlpebre
!
Oh
come
il
sen
rotondo
sgorgò
fuor
de
la
tunica
!
Io
mi
sentii
su
li
occhi
scendere
un
denso
velo
;
e
le
caddi
ai
ginocchi
Adagio
a
'
ma
'
passi
.
Certi
dibattimenti
nei
tribunali
si
fanno
a
porte
chiuse
;
e
qui
non
c
'
è
porte
da
chiudere
;
qui
siamo
in
piazza
.
No
,
io
non
andrò
innanzi
nella
citazione
;
io
debbo
rispetto
ai
miei
lettori
ed
a
me
;
io
non
debbo
contaminare
di
citazioni
immonde
l
'
onesta
mia
prosa
.
Ma
a
tutto
c
'
è
il
suo
rimedio
:
sèguiti
la
citazione
il
mio
contradittore
;
lui
,
al
quale
paiono
verecondi
versi
ch
'
io
debbo
per
verecondia
tacere
,
non
può
averci
difficoltà
;
séguiti
dunque
a
citare
fino
a
tutta
la
pagina
34;
citi
,
se
non
gli
basta
,
qualche
ottava
della
Venere
d
'
acqua
dolce
,
fermandosi
specialmente
alla
pagina
65
:
e
,
terminate
le
citazioni
,
ripeta
in
cospetto
delle
poche
persone
culte
e
serie
che
ci
sono
tuttavia
in
Italia
la
sua
affermazione
,
che
cioè
entro
l
'
elegante
volumetto
egli
non
ha
trovato
niente
né
di
porco
né
di
sporco
;
la
ripeta
,
e
ripeta
poi
la
domanda
:
«
Che
sia
io
il
poco
pulito
animale
?
»
Quando
le
poche
persone
culte
e
serie
che
sono
tuttavia
in
Italia
gli
avranno
risposto
,
mi
faccia
poi
sapere
la
risposta
;
con
la
quale
rimarrà
completamente
esaurita
e
risolta
,
senza
disputa
nessuna
,
la
nostra
questione
.
Ma
no
,
veda
,
mio
bravo
signor
Lodi
,
nei
versi
del
D
'
Annunzio
che
io
ho
stigmatizzati
non
è
questione
di
nudità
,
com
'
Ella
sembrò
credere
,
o
volle
forse
far
credere
.
Il
sonetto
che
Ella
riporta
,
come
uno
dei
più
nudi
e
dei
meno
belli
(
anche
a
me
piace
assai
poco
)
,
non
mi
dà
molta
noia
:
ciò
che
nei
versi
del
D
'
Annunzio
mi
dà
noia
,
ciò
che
fece
traboccare
il
mio
sdegno
,
ora
,
dopo
quelle
citazioni
,
lo
avrà
,
spero
,
capito
anche
Lei
:
caso
mai
non
lo
avesse
capito
bene
,
ci
torneremo
sopra
.
Il
nudo
,
quando
è
fuso
in
bronzo
,
o
scolpito
in
marmo
,
mi
dà
tanto
poca
noia
,
che
io
non
solo
non
pensai
a
scandalizzarmi
,
com
'
Ella
nota
,
davanti
al
Nettuno
del
Giambologna
,
ma
non
ci
pensai
nemmeno
nelle
gallerie
di
Firenze
e
di
Roma
,
e
nel
museo
di
Napoli
,
dove
del
nudo
,
come
Lei
sa
,
ce
n
'
è
da
cavarsene
la
voglia
.
Veda
,
però
,
proprio
al
museo
di
Napoli
,
che
ebbi
la
fortuna
di
visitare
parecchi
anni
sono
in
compagnia
di
un
illustre
personaggio
,
il
senatore
Fiorelli
che
ci
accompagnava
,
dopo
che
avemmo
veduto
tutto
,
trasse
fuori
da
una
stanza
,
chiusa
al
pubblico
,
un
piccolo
gruppo
,
dinanzi
al
quale
io
restai
meravigliato
:
poche
opere
d
'
arte
avevo
vedute
di
tanta
perfezione
.
«
Oh
perché
dirà
Lei
se
quel
gruppo
è
tanto
bello
,
lo
tengono
chiuso
?
»
E
veda
,
rispondo
io
,
quel
gruppo
è
molto
meno
nudo
delle
altre
statue
,
perché
rappresenta
una
capra
,
che
,
come
Lei
sa
,
non
ha
bisogno
,
per
vestirsi
,
d
'
incomodare
la
sarta
,
e
un
satiro
,
che
per
buona
parte
del
corpo
è
vestito
anche
lui
,
vestito
di
un
abito
non
confezionato
a
Parigi
,
ma
insomma
vestito
.
E
veda
ancora
:
né
il
satiro
né
la
capra
non
mostrano
nessuna
di
quelle
parti
per
le
quali
fu
inventata
la
foglia
di
fico
.
«
Oh
dunque
?
»
Ecco
:
il
satiro
però
e
la
capra
stanno
fra
loro
in
una
certa
posizione
,
fanno
fra
loro
una
certa
faccenda
,
naturali
l
'
una
e
l
'
altra
fra
maschio
e
femmina
,
ma
che
tuttavia
le
leggi
e
le
usanze
della
nostra
civiltà
non
vogliono
,
per
molte
buone
ragioni
,
che
sieno
esposte
né
fatte
,
vuoi
realmente
,
vuoi
per
rappresentazione
artistica
,
sotto
gli
occhi
del
pubblico
.
Qui
,
vede
,
proprio
qui
,
mio
bravo
signor
Lodi
,
sta
il
punto
delicato
e
culminante
della
questione
:
qui
,
proprio
qui
,
comincia
,
anzi
è
cominciata
,
e
ci
siamo
proprio
in
mezzo
,
la
porcheria
dell
'
artista
che
crede
mostrare
serenamente
le
qualità
del
suo
ingegno
,
del
suo
gusto
e
del
suo
stile
;
qui
,
proprio
qui
,
io
potrei
cominciare
a
darle
(
se
oramai
non
fosse
inutile
)
i
connotati
del
poeta
porco
.
Io
non
sono
mica
un
impiegato
di
polizia
,
che
non
sappia
il
suo
mestiere
:
lo
so
almeno
tanto
bene
,
quanto
sanno
il
loro
gl
'
impiegati
,
diremo
così
,
di
pornografia
.
Mi
permetta
,
mio
bravo
signor
Lodi
,
Lei
che
ha
fatto
tante
domande
a
me
,
che
ne
faccia
una
io
a
Lei
.
Ecco
:
dica
,
Le
piacerebbe
,
Le
parrebbe
innocuo
,
decente
,
morale
,
che
quel
mirabile
gruppo
della
capra
e
del
satiro
,
riprodotto
in
terra
cotta
od
in
bronzo
,
stèsse
esposto
nelle
vetrine
del
Janetti
,
a
Roma
,
a
Torino
,
a
Firenze
,
dove
fanciulli
,
giovinetti
e
ragazze
potessero
liberamente
ammirarlo
?
Mi
risponda
schietto
e
franco
,
dimenticando
,
se
è
possibile
,
la
cattiva
causa
e
il
cattivo
poeta
che
ha
preso
a
difendere
;
mi
risponda
come
farebbe
a
caso
vergine
,
dopo
avere
interrogato
soltanto
la
sua
educazione
e
i
suoi
sentimenti
di
cittadino
onesto
,
che
desidera
alla
patria
una
generazione
d
'
uomini
sani
e
forti
di
corpo
e
di
mente
,
non
isfiaccolati
e
stupiditi
dalla
venere
terrena
e
solitaria
.
Se
Lei
mi
risponde
,
come
credo
,
di
no
(
e
me
lo
fanno
credere
i
nobili
sensi
e
il
forte
amor
patrio
pei
quali
mi
piacquero
parecchi
suoi
articoli
del
Don
Chisciotte
)
,
Lei
deve
anche
,
per
inesorabile
necessità
di
logica
,
convenire
che
è
tutt
'
altro
che
innocua
,
decente
e
morale
la
esposizione
che
il
D
'
Annunzio
ha
fatto
de
'
suoi
erotismi
nell
'
Intermezzo
di
rime
.
Andiamo
,
via
:
descrivere
tutte
le
particolarità
più
lascive
che
precedono
accompagnano
e
seguono
il
congresso
amoroso
di
un
giovinotto
con
una
signorina
che
gentilmente
si
presta
,
questo
Lei
lo
chiama
malinconie
profonde
,
amori
ardenti
e
nudità
candide
,
nobilmente
umane
,
che
non
hanno
mai
offeso
la
verecondia
di
alcuno
?
Andiamo
,
via
;
queste
cose
non
si
dicono
nemmeno
per
ridere
:
se
non
sapessi
che
Lei
è
uno
scrittore
onesto
e
gentile
,
quasi
quasi
crederei
che
,
scrivendole
,
avesse
voluto
farsi
beffe
de
'
suoi
lettori
e
di
me
.
Lei
finge
di
non
capire
la
cagione
del
mio
sdegno
per
il
richiamo
a
Virgilio
.
Ma
come
!
Sentirsi
nelle
membra
i
fremiti
della
libidine
per
il
ricordo
di
una
avventura
amorosa
,
prendere
cotesti
fremiti
per
ispirazione
poetica
,
e
apostrofare
il
gentile
poeta
mantovano
:
olà
,
dammi
tu
la
tua
arte
,
sì
ch
'
io
racconti
ai
bravi
giovinetti
italiani
,
ammiratori
dei
miei
versi
e
frequentatori
dei
postriboli
,
come
qualmente
io
mi
presi
diletto
della
bianca
vergine
inconsapevole
(
fra
parentesi
le
raccomando
quella
po
'
po
'
d
'
inconsapevolezza
..
come
!
far
questo
non
è
per
Lei
un
profanare
l
'
arte
e
Virgilio
?
Mi
scusi
,
ma
non
Le
credo
:
e
da
Lei
difensore
di
una
causa
spallata
m
'
appello
a
Lei
scrivente
senza
nessuna
causa
da
difendere
.
«
Ma
se
il
grande
Mantovano
,
dice
Lei
,
invitava
sotto
l
'
ombre
compiacenti
dei
faggi
i
giovanetti
pastori
,
perché
non
potrà
il
D
'
Annunzio
chiamare
nel
silenzio
odoroso
d
'
un
bosco
una
fanciulla
innamorata
?
»
Non
confondiamo
:
io
non
ho
mai
negato
al
D
'
Annunzio
il
diritto
di
chiamare
nel
silenzio
odoroso
dei
boschi
quante
fanciulle
gli
pare
;
gli
ho
solamente
negato
(
che
è
cosa
molto
diversa
)
il
diritto
di
raccontare
in
poesia
quel
che
va
a
fare
con
loro
,
quando
va
a
far
cose
che
non
si
ridicono
fra
la
gente
per
bene
.
Certi
amori
,
abbominevoli
per
noi
,
non
avevano
niente
di
turpe
per
gli
antichi
greci
e
romani
.
Anche
di
ciò
va
tenuto
conto
.
Tuttavia
io
non
mi
ricordo
che
nelle
ecloghe
di
Virgilio
ci
sia
nulla
che
faccia
arrossire
una
persona
beneducata
.
Veda
:
se
il
D
'
Annunzio
,
invece
di
descrivere
i
carnosi
fiori
del
petto
di
Yella
,
drizzantisi
al
lascivo
tentare
delle
sue
dita
,
si
fosse
contentato
,
come
il
pastore
Coridone
apostrofante
il
formoso
Alessi
,
di
sfogare
gli
ardori
suoi
parlando
di
pecore
e
di
capretti
,
di
noci
e
di
corbezzole
,
di
latte
e
di
cacio
fresco
;
o
se
,
magari
,
si
fosse
messo
a
sedere
sull
'
erba
,
lui
da
una
parte
e
la
sua
Yella
dall
'
altra
,
e
lì
,
Arcades
ambo
Et
cantare
pares
et
respondere
parati
,
avessero
intonato
un
duetto
a
uso
Coridone
e
Tirsi
(
il
D
'
Annunzio
,
secondo
me
,
sarebbe
stato
meglio
in
carattere
)
;
io
,
veda
,
invece
di
rinfrescare
queste
che
Lei
chiama
anticaglie
polemiche
,
e
mettere
Lei
nell
'
impaccio
di
domandarmi
i
connotati
del
poeta
porco
,
sarei
stato
zitto
zitto
a
sentire
,
facendo
molto
volentieri
la
parte
di
Melibeo
.
Mi
spiego
?
La
questione
non
è
del
fatto
amoroso
,
ma
della
parte
di
esso
che
si
racconta
,
e
del
modo
come
si
racconta
.
Pare
a
Lei
che
in
ciò
siavi
nessun
punto
di
contatto
fra
le
ecloghe
di
Virgilio
e
il
Peccato
di
maggio
e
la
Venere
d
'
acqua
dolce
?
Chiedo
perdono
agli
ammiratori
del
poeta
latino
della
sacrilega
domanda
a
cui
la
discussione
m
'
ha
condotto
.
Io
diceva
dunque
che
nei
versi
del
D
'
Annunzio
non
è
questione
di
nudità
,
e
che
della
nudità
sola
io
non
sono
molto
facile
a
scandalizzarmi
.
Mi
pare
d
'
aver
dimostrato
e
chiarito
tanto
quanto
quel
ch
'
io
diceva
:
tuttavia
,
se
il
signor
Lodi
permette
,
mi
proverò
a
chiarirlo
anche
meglio
.
Aggiungo
che
,
quando
la
rappresentazione
del
modo
non
è
fatta
a
sfogo
ed
eccitamento
di
sensualità
(
che
subito
si
conosce
)
,
io
non
me
ne
scandalizzo
niente
affatto
;
come
non
mi
scandalizzo
niente
affatto
se
prosatori
e
poeti
nominano
a
tempo
e
luogo
,
senza
reticenze
vigliacche
,
senza
impiastricciamenti
ipocriti
di
circonlocuzioni
e
di
metafore
,
cose
e
parole
che
fanno
arricciare
il
naso
alle
schifiltose
damine
.
Quando
il
Carducci
mandò
al
Fanfulla
della
Domenica
la
poesia
A
proposito
del
processo
Fadda
,
una
certa
strofe
diceva
:
Poi
se
un
puttin
di
bronzo
avvien
che
mostri
Un
po
'
di
pipi
al
sole
,
Protesterete
con
furor
d
'
inchiostri
,
Con
fulmin
di
parole
.
Il
Martini
,
allora
direttore
del
giornale
,
pregò
con
un
telegramma
il
Carducci
di
levare
quel
pipi
,
che
avrebbe
,
si
capiva
,
offeso
la
verecondia
delle
schifiltose
damine
,
le
quali
,
si
può
giurare
,
non
si
offendono
oggi
,
e
non
si
sarebbero
offese
allora
,
delle
nudità
candide
nobilmente
umane
,
come
dice
Lei
,
del
D
'
Annunzio
.
Io
son
fatto
d
'
una
pasta
molto
diversa
,
e
molto
più
rozza
,
s
'
intende
;
io
non
mi
scandalizzai
niente
affatto
di
quel
pipi
;
e
al
Carducci
che
me
ne
domandava
,
risposi
:
oh
lascialo
stare
!
Ma
il
Carducci
lo
levò
,
perché
non
metteva
il
conto
di
scontentare
per
così
poco
il
Martini
,
il
quale
dal
suo
punto
di
vista
aveva
centomila
ragioni
.
Intende
Lei
,
signor
Lodi
,
perché
io
,
che
non
mi
scandalizzai
di
quel
pipi
,
che
,
senza
turarmi
il
naso
,
leggo
in
Dante
la
parola
merda
,
che
non
mi
scandalizzo
al
resupina
jacens
,
con
quel
che
segue
,
di
Giovenale
,
chiamo
,
peggio
che
indecenti
,
oscene
e
corruttrici
certe
poesie
del
D
'
Annunzio
?
Se
non
lo
intende
ancora
,
cercherò
di
farglielo
intendere
con
un
esempio
.
E
giacché
ho
nominato
Giovenale
,
pigliamo
l
'
esempio
da
lui
.
Giovenale
dunque
e
il
D
'
Annunzio
(
chieggo
perdono
di
mettere
accanto
questi
due
nomi
)
descrivono
entrambi
il
petto
ignudo
d
'
una
donna
.
Tunc
nuda
papillis
prostitit
auratis
,
dice
con
le
parole
proprie
il
grande
poeta
latino
,
parlando
di
Messalina
:
il
piccolo
poeta
italiano
,
parlando
di
Yella
,
dice
,
come
vedemmo
,
con
una
similitudine
barocca
,
che
le
punte
del
suo
petto
si
dirizzavano
,
come
carnosi
fiori
,
ecc
.
La
rappresentazione
del
poeta
latino
per
me
è
moralissima
;
quella
dell
'
italiano
è
immorale
:
per
le
damine
,
la
cui
verecondia
sarebbe
stata
offesa
da
quel
po
'
di
pipi
del
puttino
di
bronzo
,
deve
,
io
credo
,
essere
perfettamente
il
contrario
.
Lei
,
signor
Lodi
,
dica
,
da
qual
parte
si
mette
?
Da
qualunque
parte
si
metta
,
non
Le
farò
il
torto
di
spiegarle
la
differenza
che
passa
fra
il
fatto
del
poeta
latino
e
quello
dell
'
italiano
.
A
Lei
parve
di
cogliermi
in
contradizione
perché
io
,
denunziante
al
procuratore
del
re
e
della
questura
la
poesia
del
D
'
Annunzio
,
non
denunziai
anche
quella
di
altri
poeti
ai
quali
dissi
mancare
il
senso
della
verecondia
.
Anzi
,
nota
Lei
«
ch
'
io
promisi
di
tradurre
le
Odi
amatorie
d
'
Orazio
»
;
e
noto
che
io
tradussi
parecchie
poesie
del
Heine
,
poeti
ambedue
non
verecondi
.
Scrissi
anche
,
è
vero
,
com
'
Ella
ricorda
,
che
«
la
verecondia
non
entra
per
nulla
nel
merito
artistico
di
un
poeta
e
dell
'
opera
sua
;
che
il
difetto
della
verecondia
nel
Byron
,
nel
De
Musset
,
nel
Heine
,
fu
parte
della
loro
sincerità
;
e
che
perciò
essi
rimangono
grandi
poeti
,
e
la
storia
del
loro
cuore
c
'
interessa
.
»
Dalle
quali
mie
parole
Ella
si
fa
strada
a
domandare
:
«
Se
interessa
ai
critici
di
ricercare
come
i
poeti
morti
sentirono
l
'
amore
,
perché
sarà
negato
ai
poeti
vivi
di
raccontarcelo
essi
stessi
?
»
Adagio
un
po
'
.
Qui
bisogna
distinguere
:
i
poeti
morti
son
morti
,
e
i
vivi
son
vivi
:
i
morti
non
si
può
fare
che
non
sieno
stati
ciò
che
furono
:
ai
vivi
,
se
non
ci
pare
che
siano
quel
che
vorremmo
,
abbiamo
il
diritto
,
e
in
certi
casi
il
dovere
,
di
dirlo
.
La
sincerità
è
una
bella
cosa
;
l
'
amo
anch
'
io
,
non
solo
nei
poeti
,
come
fu
notato
da
Lei
,
ma
in
tutti
gli
uomini
;
sotto
certe
condizioni
però
.
Se
io
,
puta
caso
,
conoscessi
un
giovinetto
dedito
all
'
ubriachezza
,
o
al
rubare
,
o
allo
scrivere
cose
oscene
(
io
qui
considero
lo
scrivere
non
come
opera
d
'
arte
,
ma
come
un
'
altra
azione
umana
qualunque
,
onesta
o
disonesta
)
,
io
non
mi
sentirei
mica
di
dirgli
:
figliuolo
mio
,
bisogna
esser
sinceri
,
fa
'
quello
a
che
ti
porta
la
tua
natura
,
cioè
séguita
ad
ubriacarti
,
o
a
rubare
,
o
a
scrivere
cose
oscene
,
gli
direi
piuttosto
:
quel
che
tu
fai
è
male
,
cerca
di
correggerti
.
Io
,
critico
,
studio
tutti
i
fatti
e
i
sentimenti
umani
rappresentati
dalla
parola
,
così
la
magnanimità
di
Dante
e
del
Petrarca
come
le
infamie
dell
'
Aretino
;
ma
io
,
uomo
,
desidero
ai
tempi
miei
(
poiché
desiderarlo
ai
passati
non
giova
)
dei
poeti
che
si
rassomiglino
piuttosto
agli
amanti
di
Beatrice
e
di
Laura
che
all
'
autore
dei
sonetti
illustranti
le
tavole
di
Giulio
Romano
.
Ho
detto
che
bisogna
distinguere
:
e
distinguo
anche
(
oh
come
distinguo
!
)
fra
i
grandi
poeti
che
dissi
mancare
di
verecondia
e
il
D
'
Annunzio
.
E
noto
che
,
quando
accennai
questo
difetto
in
essi
della
verecondia
,
lo
chiamai
difetto
,
non
pregio
.
In
Orazio
,
nel
Heine
e
nel
Byron
,
quel
che
c
'
è
di
men
verecondo
sono
quasi
sempre
accenni
fugaci
,
cui
spesso
scusa
od
attenua
lo
scherzo
o
la
satira
;
e
non
hanno
perciò
nel
lettore
anche
giovane
alcuna
trista
,
efficacia
:
in
ogni
modo
quelli
accenni
rimangono
come
piccole
macchie
in
grandi
opere
,
i
cui
intendimenti
sono
spesso
nobili
ed
alti
,
non
mai
corruttori
;
mentre
nelle
poesie
del
D
'
Annunzio
di
cui
ci
occupiamo
,
l
'
argomento
principale
,
lo
scopo
unico
di
tutta
l
'
arte
,
di
tutto
il
lavoro
dello
scrittore
,
è
la
pittura
della
sensualità
nelle
sue
manifestazioni
più
basse
.
Tutto
quel
che
c
'
è
nel
Peccato
di
maggio
,
è
preparazione
,
è
frangia
e
cornice
della
descrizione
dal
fatto
erotico
;
son
pennellate
di
colori
accesi
messe
nei
fondo
del
quadro
per
dare
risalto
agli
sdilinquimenti
afrodisiaci
della
coppia
in
amore
.
Quanto
al
De
Musset
,
non
l
'
ho
nominato
con
gli
altri
,
perché
lui
ha
veramente
la
gran
colpa
di
essere
un
po
'
il
babbo
di
tutta
questa
poesia
del
senso
,
che
,
oltre
farci
schifo
e
dispetto
,
ci
secca
maledettamente
con
la
monotonia
dei
suoi
fantasmi
,
dei
suoi
suoni
,
dei
suoi
colori
.
Il
linguaggio
di
essa
sta
tutto
in
dieci
paginette
del
vocabolario
;
il
cielo
nel
quale
spazia
servirebbe
egregiamente
di
sfondo
al
palcoscenico
di
un
teatrino
di
marionette
.
Ma
almeno
nel
De
Musset
,
oltre
i
fremiti
e
gli
spasimi
del
senso
,
c
'
è
anche
il
sentimento
ed
il
pensiero
,
che
mancano
affatto
nei
nostri
poetini
sensualisti
.
E
'
mi
fanno
l
'
effetto
di
giovani
scostumati
che
,
avendo
qualche
suono
musicale
negli
orecchi
,
e
qualche
diecina
di
aggettivi
luccicanti
nella
memoria
,
ma
niente
nel
cervello
e
nel
cuore
,
mettono
in
versi
le
loro
porcherie
e
credono
fare
della
poesia
.
Io
inchino
molto
a
credere
che
questa
brutta
fioritura
di
poesia
sensualistica
sia
indizio
,
non
solo
di
decadenza
morale
e
letteraria
come
fu
sempre
,
ma
fisica
.
Un
medico
e
scienziato
amico
mio
mi
faceva
osservare
che
uno
dei
segni
più
certi
e
costanti
di
rammollimento
cerebrale
negli
infelici
che
ne
sono
minacciati
è
il
mostrare
le
parti
pudende
.
Parlando
della
poesia
sensualistica
del
D
'
Annunzio
,
io
non
ho
voluto
affatto
entrare
nel
merito
letterario
di
essa
e
nella
questione
dell
'
arte
;
io
l
'
ho
,
come
dissi
,
considerata
semplicemente
come
un
'
azione
umana
,
secondo
i
criteri
dell
'
onesto
e
del
disonesto
.
Ciò
deve
apparire
evidente
in
questa
mia
chiacchierata
;
ma
mi
piace
dichiararlo
esplicitamente
e
richiamarci
sopra
l
'
attenzione
del
mio
gentile
contradittore
;
perché
,
caso
mai
gli
saltasse
in
testa
di
rispondermi
,
e
'
dovrebbe
non
uscire
dal
campo
morale
,
e
sforzarsi
di
mostrarmi
,
solamente
in
quello
,
non
dico
l
'
onestà
,
ma
la
non
disonestà
del
Peccato
di
maggio
e
della
Venere
d
'
acqua
dolce
.
Quanto
al
merito
letterario
di
queste
e
delle
altre
poesie
del
D
'
Annunzio
,
i
lettori
si
saranno
accorti
ch
'
io
sono
molte
miglia
lontano
dagli
apprezzamenti
e
dal
giudizio
del
mio
bravo
signor
Lodi
:
ma
,
quando
anche
lui
avesse
ragione
ed
io
torto
,
ciò
non
farebbe
nulla
alla
presente
questione
.
Le
due
poesie
del
D
'
Annunzio
potrebbero
,
come
opera
d
'
arte
,
essere
perfette
quanto
il
gruppo
della
capra
e
del
satiro
;
resterebbero
sempre
,
secondo
me
,
due
azioni
disoneste
.
L
'
arte
e
la
poesia
furono
sempre
uno
dei
più
costanti
affetti
,
una
delle
più
care
consolazioni
della
mia
vita
;
ma
se
dovessero
condurmi
ad
amare
,
o
anche
solamente
a
scusare
e
tollerare
la
disonestà
,
preferirei
diventare
analfabeta
.
StampaPeriodica ,
Comincerò
poiché
la
bontà
nella
vita
mi
piace
quanto
,
e
forse
più
,
la
nudità
bella
nell
'
arte
comincerò
dal
ringraziare
il
Chiarini
,
il
Nencioni
ed
anche
il
Panzacchi
,
che
con
me
sono
stati
tanto
buoni
.
Quattro
settimane
fa
,
colla
serena
sfacciataggine
d
'
una
scolaro
irrequieto
,
buttavo
giù
dalle
colonne
di
questa
Domenica
una
manata
di
punti
interrogativi
tutti
peccaminosamente
impertinenti
,
li
buttavo
via
per
l
'
Italia
,
implorando
una
risposta
,
che
sarebbe
stata
una
lezione
per
me
,
e
che
vale
assai
meglio
per
molti
ingegni
che
affaticano
nelle
prime
prove
dell
'
arte
.
La
mia
superbia
era
grande
,
lo
confesserò
:
confidavo
che
la
risposta
e
la
lezione
mi
anzi
ci
sarebbero
venute
dal
Chiarini
,
il
quale
,
per
ufficio
da
lungo
tempo
esercitato
,
ha
,
purtroppo
,
dovuto
piegar
l
'
animo
e
fortificar
la
pazienza
nell
'
insegnare
ai
ragazzi
.
Invece
oltre
ogni
misura
d
'
onesta
superbia
anche
il
Nencioni
ed
il
Panzacchi
hanno
voluto
mostrare
che
le
mie
domande
non
erano
del
tutto
inutili
,
hanno
voluto
,
con
affetto
paziente
,
discutere
le
mie
impertinenze
,
e
,
aggiungendo
bontà
a
bontà
,
i
due
primi
hanno
scritto
parole
cortesi
per
me
,
mentre
l
'
autore
del
Piccolo
romanziere
,
con
non
meno
gradita
cortesia
ha
tentato
di
nascondere
alla
gente
il
nome
di
così
grande
e
impudente
peccatore
.
Il
quale
si
proverà
ora
a
ribattere
,
ritornando
a
commettere
il
suo
peccato
,
non
per
amore
di
sudiceria
o
per
orgoglio
maniaco
;
ma
per
il
culto
,
coraggioso
,
e
un
po
'
anche
doveroso
,
che
ha
serbato
sempre
alle
sue
idee
,
unica
proprietà
e
consolazione
più
alta
ed
assidua
della
propria
giovinezza
.
Al
peccatore
pare
che
la
serena
confessione
e
la
costanza
del
peccato
siano
la
risposta
più
degna
alla
bontà
di
cui
tre
uomini
illustri
lo
hanno
onorato
.
Almeno
,
potranno
dire
:
costui
non
è
vigliacco
;
ha
delle
opinioni
e
le
proclama
in
faccia
a
tutti
,
le
difende
anche
contro
noi
.
E
compiuto
il
dovere
,
veniamo
alla
discussione
.
Quattro
settimane
fa
,
dunque
,
io
chiedeva
:
«
Quale
e
com
'
è
la
poesia
porca
?
»
Avevo
sentito
il
Chiarini
invocare
contro
di
lei
l
'
opera
vigile
e
ammanettatrice
della
Questura
,
ed
io
,
che
nel
Codice
non
aveva
trovato
nessun
articolo
,
nella
collezione
degli
Atti
ufficiali
nessuna
istruzione
sull
'
argomento
,
del
ministro
per
l
'
interno
ai
suoi
agenti
,
mi
andava
ripetendo
:
«
Assolutamente
bisogna
sapere
quando
un
autore
ha
il
dovere
di
consegnarsi
spontaneamente
al
procuratore
del
Re
;
quando
il
lettore
,
da
cittadino
onesto
,
deve
presentare
formale
querela
e
richiamare
sopra
un
libro
e
sopra
un
foglio
l
'
attenzione
,
disgraziatamente
distratta
,
delle
autorità
»
.
V
'
è
una
letteratura
chiamiamola
così
oscena
,
e
di
lei
so
benissimo
l
'
essenza
e
le
forme
:
c
'
è
una
legge
severa
che
la
definisce
con
assai
precisione
e
manda
i
suoi
dilettanti
alla
Corte
d
'
assise
,
che
sono
puniti
con
lodevole
sollecitudine
.
Ma
quest
'
arte
porca
,
che
i
magistrati
lasciano
tranquillamente
correre
per
la
Penisola
,
che
i
legislatori
non
hanno
posta
tra
i
reati
,
di
cui
si
è
sempre
parlato
,
in
mille
modi
per
mille
diversi
interessi
,
da
tutti
,
ma
che
non
si
è
mai
giunti
a
precisare
in
qual
guisa
sia
fatta
,
di
che
materia
consista
,
quest
'
arte
laida
e
perversa
per
cui
il
traduttore
di
Heine
si
commuove
e
si
sdegna
,
quale
è
,
e
com
'
è
conformata
?
La
mia
domanda
voleva
una
risposta
sollecita
e
piena
,
se
non
altro
per
ragioni
di
pubblica
utilità
.
Ma
i
tre
valenti
scrittori
non
rispondono
alla
mia
interrogazione
limitata
e
precisa
:
essi
mi
rivolgono
per
contro
dei
ragionamenti
vari
e
ricchi
di
erudizione
,
di
sentimento
,
di
critica
,
di
morale
;
ma
alla
definizione
esatta
non
arrivano
;
ma
alla
conclusione
sola
che
a
me
pareva
necessaria
si
ricusano
.
Tuttavia
,
per
la
gravità
dell
'
argomento
,
industriamoci
alla
meglio
:
cerchiamo
,
dalle
molte
descrizioni
che
i
miei
ammonitori
fanno
della
gran
colpevole
,
i
caratteri
suoi
sostanziali
,
quelli
che
realmente
costituiscono
il
suo
reato
.
Il
Panzacchi
dice
:
La
poesia
della
libidine
corrompe
l
'
arte
.
La
verecondia
e
la
nudità
non
sono
che
parte
accidentale
della
questione
.
Il
Chiarini
e
il
Nencioni
invece
l
'
accusano
unicamente
per
ragioni
di
verecondia
e
di
nudità
.
Il
primo
scrive
:
L
'
arte
invereconda
toglie
ai
giovanetti
la
gagliardìa
che
debbono
consacrare
alla
patria
.
Il
secondo
sentenzia
:
L
'
arte
nuda
corrompe
la
religione
della
donna
.
Andiamo
avanti
,
se
non
ci
riesce
ancora
di
capir
molto
:
cerchiamo
nelle
dissertazioni
dei
tre
critici
qualche
più
chiaro
contrassegno
.
Donde
è
nata
e
da
chi
è
stata
commessa
quest
'
arte
che
tante
cose
offende
e
tante
persone
?
Il
Panzacchi
risponde
:
È
un
'
invenzione
nuovissima
:
è
incominciata
,
verso
la
metà
del
secolo
,
in
Francia
.
No
,
ribatte
il
Chiarini
,
è
antica
:
infatti
debbo
riconoscere
che
Orazio
,
Heine
e
Byron
la
differenza
di
tempo
e
di
luogo
non
è
breve
da
poco
,
fuggevolmente
,
ne
fecero
.
Ma
il
Nencioni
entra
di
mezzo
ed
afferma
:
I
veramente
grandi
poeti
non
sono
mai
pornografici
;
come
non
lo
sono
mai
i
grandi
romanzieri
.
Byron
non
lo
è
mai
,
nemmeno
nel
Don
Giovanni
.
Continuiamo
pure
nelle
nostre
ricerche
:
se
ci
pare
di
trovare
un
po
'
di
confusione
,
d
'
indeterminatezza
e
di
contraddizione
al
principio
,
alla
fine
troveremo
la
chiarezza
,
la
precisione
e
l
'
ordine
;
la
verità
è
una
sola
,
e
vanno
ripetendo
da
un
pezzo
si
fa
strada
sempre
.
Il
Nencioni
nega
che
gli
artisti
amino
ora
la
nudità
e
che
il
pubblico
la
guardi
con
compiacenza
:
l
'
arte
sensualistica
,
assicura
,
volge
irreparabilmente
al
suo
termine
fra
l
'
abbandono
e
il
disgusto
di
tutti
.
Però
trova
che
il
D
'
Annunzio
scrive
ancora
de
'
bei
versi
,
concepisce
tuttavia
delle
immagini
forti
e
dilicate
,
ha
soffio
e
movimento
lirico
.
Il
Panzacchi
di
riscontro
giudica
che
la
lirica
della
libidine
egli
non
parla
del
romanzo
e
neppure
della
pittura
è
oggi
«
in
pieno
rigoglio
e
mostra
per
tutto
i
suoi
fiori
lussureggianti
al
sole
,
e
dà
al
capo
della
gente
con
gli
acuti
profumi
di
cui
impregna
per
largo
tratto
l
'
atmosfera
.
»
Il
Chiarini
,
da
ultimo
e
pel
conto
suo
,
nega
risolutamente
alle
poesie
del
D
'
Annunzio
ogni
merito
letterario
.
Finiamo
,
dopo
ciò
,
le
indagini
,
i
ravvicinamenti
,
i
confronti
:
tanto
non
verremmo
a
capo
di
sentirci
una
buona
volta
definire
che
cosa
è
e
dove
fiorisce
l
'
arte
porca
.
Uno
alla
nostra
curiosità
risponde
che
essa
è
soltanto
un
malanno
per
l
'
estetica
;
un
secondo
,
invece
,
che
è
unicamente
un
pericolo
alla
gagliardìa
della
gioventù
maschia
;
un
terzo
,
che
è
singolarmente
ed
essenzialmente
un
oltraggio
alla
religione
della
donna
.
Da
una
parte
si
scrive
che
è
nata
una
cinquantina
d
'
anni
fa
;
dall
'
altra
,
che
viveva
ancora
,
benché
più
debolmente
,
quando
sfolgorava
la
maestà
di
Roma
,
da
poco
divenuta
imperiale
.
Vi
è
chi
assicura
che
il
Byron
non
fu
mai
pornografico
,
e
chi
lo
ammette
;
chi
trova
delle
cose
buone
nell
'
Intermezzo
di
rime
,
e
chi
non
ve
ne
riconosce
una
sola
.
Né
basta
:
il
Nencioni
sentenzia
che
l
'
arte
della
voluttà
precipita
,
il
Panzacchi
che
è
in
pieno
rigoglio
:
oh
come
debbo
ritrovare
io
,
e
con
me
il
pubblico
e
gli
autori
,
la
definizione
che
sarebbe
utile
ed
urgente
di
avere
?
Dalle
ricerche
e
dai
riscontri
che
sono
andato
facendo
,
un
costrutto
,
però
,
intanto
ho
raccolto
,
ed
è
questo
:
che
la
poesia
invereconda
è
infinitamente
più
potente
,
per
gli
effetti
che
produce
,
dell
'
altra
,
la
sua
opposta
.
La
Marsigliese
,
l
'
inno
del
Mercantini
sono
certamente
liriche
vereconde
;
ebbene
,
io
so
di
parecchi
non
molti
volontari
nel
Tirolo
,
che
colla
camicia
rossa
sulle
spalle
,
con
Giuseppe
Garibaldi
presente
e
l
'
inno
del
Mercantini
sulle
labbra
,
non
sapevano
vincere
la
paura
,
e
scappavano
;
so
di
moltissimi
,
migliaia
e
migliaia
di
francesi
,
che
a
Sedan
,
a
Metz
,
a
Parigi
,
cantavano
il
glorioso
ritornello
della
Marsigliese
,
e
deponevano
le
armi
.
Basta
,
invece
,
qualche
sonetto
,
un
centinaio
o
due
di
martelliani
o
di
decasillabi
i
quali
si
discute
ancora
se
sieno
belli
o
no
,
se
vi
sia
o
no
chi
li
legga
,
bastano
essi
perché
la
estetica
della
nazione
sia
corrotta
,
la
gagliardìa
dei
maschi
sia
tolta
,
la
religione
della
donna
sia
profanata
.
Evidentemente
,
secondo
i
precetti
della
eloquenza
antica
,
quella
di
Demostene
e
di
Cicerone
,
l
'
arte
porca
avrebbe
ragione
dell
'
arte
pulita
.
Ma
a
me
non
preme
di
provare
molta
abilità
di
polemica
ai
miei
lettori
:
preme
invece
di
risolvere
una
questione
che
riguarda
l
'
arte
e
parrà
strano
la
educazione
civile
del
mio
paese
.
Confesserò
dunque
che
,
se
una
propria
definizione
manca
in
tutti
e
tre
gli
articoli
che
i
tre
illustri
avversari
della
nudità
hanno
scritto
,
in
quelli
però
del
Chiarini
e
del
Nencioni
qualche
più
sicuro
contrassegno
,
qualche
più
chiara
indicazione
c
'
è
.
Entrambi
,
d
'
accordo
,
dicono
:
Il
D
'
Annunzio
nell
'
Intermezzo
di
rime
uscito
ora
ha
scritto
delle
porcherie
.
Ma
però
quando
,
subito
di
poi
,
vengono
a
dire
dove
e
come
il
D
'
Annunzio
le
ha
scritte
,
tornano
a
non
andare
più
insieme
e
,
per
poco
,
non
si
voltano
le
spalle
.
Il
Chiarini
,
infatti
,
porta
come
documento
della
sua
accusa
venti
o
venticinque
martelliani
del
Peccato
di
maggio
;
il
Nencioni
addita
,
senza
attentarsi
a
riprodurla
,
un
'
ottava
e
un
terzo
della
Venere
d
'
acqua
dolce
.
Per
tutto
questo
,
mio
povero
e
roseo
Gabriele
,
sei
stato
svergognato
in
tutte
le
contrade
d
'
Italia
;
per
questo
si
è
minacciata
la
pace
dolce
,
legittima
,
consacrata
dai
costumi
e
dalle
leggi
,
che
ora
godi
;
per
questo
sul
tuo
capo
ricciuto
e
candido
si
è
invocata
l
'
eloquenza
dei
Pubblici
Ministeri
e
la
correzione
del
carcere
cellulare
!
Forse
vi
è
stato
eccesso
di
severità
.
Se
non
che
,
io
non
ho
a
fare
il
paladino
né
a
Gabriele
D
'
Annunzio
né
a
'
suoi
ultimi
versi
,
che
fra
l
'
altre
cose
mi
paiono
dei
men
belli
fra
quanti
egli
ha
pubblicati
da
quattro
anni
in
poi
;
io
mi
affatico
e
come
vedete
non
mi
diverto
alla
sudata
ricerca
di
quella
essenza
così
importante
alla
poesia
,
alla
pubblica
moralità
e
alla
personale
sicurezza
dei
poeti
.
Il
Chiarini
ed
il
Nencioni
hanno
disegnati
due
punti
precisi
di
lirica
infame
;
vediamo
pertanto
che
cosa
contengono
e
come
son
fatti
.
Per
ordine
,
cominciamo
dal
Peccato
di
maggio
.
L
'
autore
immagina
due
giovani
innamorati
,
belli
,
forti
,
che
passeggiano
per
un
bosco
.
È
il
plenilunio
reo
di
calendimaggio
il
sole
trionfale
discende
,
mentre
dalla
terra
fresca
,
verde
,
s
'
alza
,
nella
placidezza
odorosa
dei
campi
,
l
'
inno
della
primavera
.
E
tutto
uno
sbocciamento
intorno
:
la
grande
risurrezione
dell
'
anno
.
In
lui
scoppiano
più
ardenti
,
più
acuti
,
gli
ardori
del
senso
:
lei
,
fra
tanta
esuberanza
di
vita
,
ha
la
rivelazione
di
sé
:
è
soprafatta
da
un
desiderio
nuovo
,
da
un
tormento
infinito
di
carne
inappagata
e
intatta
che
scotta
...
Ma
sentite
i
versi
:
Io
sono
tanto
stanca
ella
disse
,
piegando
ne
la
persona
...
Oh
come
si
scoperse
la
gola
tra
l
'
onda
de
le
chiome
e
le
iridi
si
persero
,
fiori
ne
l
latte
,
in
fondo
a
l
cerchio
de
le
pàlpebre
!
Oh
come
il
sen
rotondo
sgorgò
fuor
de
la
tunica
!
Io
mi
sentii
su
li
occhi
scendere
un
denso
velo
;
e
le
caddi
ai
ginocchi
e
con
avide
mani
su
pe
l
suo
torso
ascesi
,
e
tremar
come
un
'
arpa
viva
il
suo
torso
intesi
.
Atterrita
a
quei
subiti
vibramenti
d
'
ignote
fibre
,
ella
con
aneliti
,
gemiti
,
con
immote
le
pupille
e
la
bocca
dilatata
,
pendeva
su
me
.
Ne
le
sue
giovini
carni
il
peccato
d
'
Eva
squillava
a
gran
martello
,
come
sopra
sonore
lamine
di
metallo
:
È
l
'
ora
de
l
'
amore
!
O
voi
tutti
,
vecchi
e
giovani
,
che
custodite
con
religione
d
'
amore
e
di
gratitudine
,
come
la
più
gagliarda
e
gelosa
lirica
della
vostra
esistenza
,
il
ricordo
dell
'
ora
felice
in
cui
una
giovinetta
,
inconscia
,
vinta
dal
prorompere
della
sua
vigorìa
insoddisfatta
,
del
suo
affetto
,
dell
'
istinto
umano
superiore
e
benefico
,
si
è
abbandonata
a
voi
stanca
,
oppressa
,
come
non
fu
mai
bella
;
voi
tutti
che
credete
quell
'
abbandono
,
quella
dedizione
ineffabile
,
buona
,
fatale
,
una
gioia
squillante
dell
'
anima
vostra
,
badate
al
Chiarini
che
vi
ammonisce
:
quel
ricordo
,
quella
lirica
,
quella
gioia
meno
dimenticabili
della
vostra
esistenza
sono
tante
porcherie
.
Perché
se
il
descriver
tutto
ciò
in
versi
,
il
che
vuol
dire
immaginarlo
soltanto
,
è
disonesto
,
a
commetterlo
in
verità
,
in
una
notte
stellata
o
sotto
un
sole
di
fuoco
,
deve
essere
assai
ancora
più
turpe
,
più
scellerato
,
più
porco
.
E
avete
inteso
;
perché
si
conservi
robusta
e
cresca
alla
patria
la
gioventù
che
la
deve
onorare
e
difendere
,
queste
cose
non
si
hanno
a
scrivere
,
e
molto
meno
quindi
a
fare
.
Oh
,
Origene
!
Passiamo
al
secondo
corpo
di
reato
:
un
'
ottava
più
un
quarto
e
cinque
sillabe
.
Il
D
'
Annunzio
omai
a
ricopiare
dei
versi
mi
stanco
racconta
un
bacio
dato
nel
modo
proprio
del
bacio
vero
.
C
'
è
una
statua
greca
,
ammirata
in
una
pubblica
galleria
,
di
su
le
più
pubbliche
incisioni
,
in
cui
la
rappresentazione
è
non
meno
esatta
ed
ha
sincerità
forse
maggiore
.
Ma
se
un
bacio
non
è
dato
in
fronte
,
come
nei
romanzi
di
cavalleria
gli
eroi
belli
ed
ingenui
baciavano
le
vergini
inconscie
,
e
,
purtroppo
,
clorotiche
,
se
non
è
dato
sulla
mano
,
come
ai
monsignori
,
è
una
sconcezza
e
offende
la
religione
delle
donne
.
Dopo
ciò
,
sentite
ancora
un
galantuomo
,
o
voi
che
mi
leggete
?
Io
per
me
scampo
alle
rimembranze
,
alle
curiosità
,
alla
discussione
,
come
gli
eruditi
alle
questioni
grosse
:
con
una
citazione
.
Eccola
qua
,
ed
è
di
autore
non
mai
sospettato
quale
corruttore
né
dalla
Corte
del
Re
né
dalla
Curia
Romana
:
Michele
de
Montaigne
.
Egli
ha
detto
,
molti
anni
fa
:
«
Qu
'
a
fait
l
'
action
génitale
aux
homme
,
si
naturelle
,
si
nécessaire
et
si
juste
,
pour
n
'
en
oser
parler
sans
vergogne
,
et
pour
l
'
exclure
des
propos
sérieux
et
réglés
?
»
Che
ha
fatto
,
domando
anch
'
io
,
dacché
,
dopo
questi
molti
anni
che
sono
passati
,
le
pretensioni
d
'
un
certo
pudore
e
le
proibizioni
di
certa
critica
rimangono
identiche
?
Ci
sono
stati
,
ci
sono
e
ci
saranno
dei
pittori
che
hanno
dipinto
il
tradimento
di
Giuda
il
più
abbietto
dei
tradimenti
leggendari
;
degli
storici
che
hanno
narrate
e
debitamente
documentate
le
turpitudini
di
Tiberio
,
le
pazzie
di
Nerone
,
le
ferocie
di
Caligola
;
dei
tragici
che
hanno
messo
sulla
scena
la
passione
ripugnante
di
Mirra
;
degli
epici
che
han
raccontato
come
un
padre
mangiasse
i
suoi
figli
;
dei
romanzieri
che
hanno
descritto
come
una
madre
vendesse
la
figlia
al
maggior
offerente
;
dei
lirici
che
hanno
dedicate
le
loro
strofe
al
disertore
,
alla
spia
,
al
più
furibondo
assassino
:
tutte
le
brutture
,
le
colpe
,
le
anormalità
dell
'
individuo
si
son
raccontate
,
documentate
,
analizzate
,
conservate
nei
quadri
,
nelle
statue
,
negli
archivi
,
nelle
storie
,
nei
romanzi
,
nei
poemi
,
di
generazione
in
generazione
,
di
secolo
in
secolo
;
ora
le
prodezze
di
Troppmann
,
di
Pietro
Ceneri
,
del
Cardinali
,
si
illustrano
di
vignette
realiste
sui
giornali
più
ricchi
ed
eleganti
:
nessuno
ha
mai
protestato
,
non
si
è
mai
indignato
contro
Tacito
o
contro
Dante
,
contro
Victor
Hugo
o
contro
i
gerenti
dell
'
Illustrazione
,
del
Gil
Blas
o
del
Figaro
;
non
ha
mai
invocato
l
'
opera
vindice
della
Questura
.
È
permesso
dunque
istruire
i
giovanetti
in
quanto
l
'
uomo
ha
commesso
di
più
sanguinoso
,
di
più
pazzo
,
di
più
stomachevole
,
di
più
codardo
,
durante
tutta
la
storia
dell
'
umanità
;
non
è
permesso
accennare
come
la
vita
della
umanità
si
consòli
nell
'
affetto
,
si
conservi
nella
moltiplicazione
.
Documentare
le
sozzurre
di
papa
Borgia
è
,
per
esempio
,
nobile
ufficio
di
storico
civile
;
rendere
omaggio
di
memoria
all
'
amore
che
è
sano
,
forte
,
necessario
è
azione
di
iniquo
e
si
deve
scontare
colla
galera
.
È
logica
questa
?
Se
non
che
,
osservate
:
la
logica
comune
non
presta
ubbidiente
il
suo
aiuto
alla
causa
,
in
questo
modo
definita
,
della
moralità
.
La
nudità
ampia
e
serena
,
dice
il
Nencioni
,
non
offende
il
pudore
;
ma
è
poi
offeso
dal
racconto
d
'
un
bacio
;
e
il
Chiarini
,
per
mostrarsi
meno
scrupoloso
ancora
,
racconta
come
egli
voleva
lasciare
al
puttin
di
marmo
,
che
è
nella
poesia
del
Carducci
per
il
processo
Fadda
,
anche
quella
cosellina
che
l
'
autore
vi
aveva
messa
ed
il
Martini
vi
tolse
.
Ma
perché
,
mio
buon
signore
,
gli
voleva
lasciare
quella
cosellina
,
se
poi
gli
era
proibito
il
peccato
reo
di
calendimaggio
?
Oh
,
per
me
sto
col
Martini
:
dati
questi
precetti
di
morale
,
egli
fu
più
giusto
e
pio
tagliando
via
subito
.
Nell
'
infanzia
il
pericolo
di
morte
è
meno
sicuro
.
Comunque
,
osserverò
che
un
grande
progresso
s
'
è
fatto
.
Senza
ricordare
più
lontani
esempi
;
non
sono
dieci
anni
che
il
poeta
porco
era
il
povero
Praga
,
già
morto
,
poveretto
,
di
romanticheria
e
di
tisi
;
più
tardi
il
porco
divenne
il
Carducci
,
benché
nota
egli
,
ripetendo
l
'
aggettivo
,
benché
abbia
scritto
l
'
Ideale
e
le
Primavere
elleniche
;
poi
capitò
al
Verga
,
al
Capuana
,
un
po
'
anche
al
Martini
ricordate
:
«
Il
peggio
passo
è
quel
dell
'
uscio
»
e
molto
,
moltissimo
,
ad
Olindo
Guerrini
.
Ma
allora
s
'
invocava
la
morale
,
la
rettorica
e
l
'
orror
della
carne
.
Il
Praga
aveva
dedicato
delle
strofe
a
una
cortigiana
morta
di
tifo
;
il
Carducci
,
a
parte
Satana
e
Dio
,
aveva
dei
gusti
barbari
di
stile
,
così
che
in
un
epodo
solenne
diceva
che
il
tradimento
e
la
vigliaccheria
a
un
certo
punto
della
storia
d
'
Italia
s
'
accoppiavano
pubblicamente
in
piazza
in
presenza
del
popolo
;
immagine
del
tutto
contraria
alla
dignità
dello
stile
lirico
e
al
buon
galateo
:
il
Verga
avea
narrato
,
benché
coperto
di
tutti
i
veli
in
cui
si
avvolge
ora
Tersicore
dea
al
cospetto
del
pubblico
,
la
passione
d
'
un
giovane
d
'
ingegno
per
una
ballerina
,
di
quelle
che
si
possono
,
con
gloria
dell
'
onestà
,
tirare
in
carrozza
a
forza
di
schiena
,
ma
non
si
debbono
amare
;
il
Capuana
era
reo
della
Giacinta
e
della
Fosca
;
il
Guerrini
dei
Postuma
,
dove
per
tutto
trionfa
l
'
amore
sensualistico
.
Insomma
:
quale
scrittore
durante
questo
secolo
non
è
stato
un
poco
porco
?
Anche
al
Manzoni
rimproverano
la
Monaca
di
Monza
.
Ma
allora
si
difendevano
delle
cose
grandi
e
vecchie
:
la
morale
buona
che
non
può
consentire
che
una
femmina
perduta
sia
amata
,
la
rettorica
buona
che
non
ammette
trivialità
,
il
candore
delle
modiste
,
delle
cameriere
,
delle
signorine
uscite
di
collegio
,
che
alla
vista
d
'
un
puttin
di
marmo
che
mostrasse
qualcosellina
al
sole
si
sarebbe
d
'
un
tratto
offuscato
e
perduto
;
allora
si
era
severi
,
ma
logici
:
Victor
Hugo
,
che
aveva
fatto
rispondere
in
quel
modo
Cambronne
,
era
un
porco
quanto
Musset
che
aveva
raccontato
l
'
amore
in
tutti
i
modi
.
Ora
abbiamo
una
morale
,
una
verecondia
,
un
candore
a
prezzi
ridotti
,
con
diminuzione
,
almeno
,
d
'
un
tanto
per
cento
.
La
nudità
non
entra
nella
questione
scrive
il
Panzacchi
.
E
che
importa
la
nudità
al
Nencioni
?
il
sonetto
del
D
'
Annunzio
,
per
esempio
,
che
io
citai
quattro
settimane
fa
...
Il
Chiarini
poi
è
anche
più
di
manica
larga
:
egli
racconta
che
nel
Museo
di
Napoli
vide
il
gruppo
del
satiro
e
della
capra
e
non
gridò
subito
:
porco
!
all
'
autore
,
che
certo
non
avrebbe
sentito
.
Si
possono
adesso
dire
tutte
le
cose
che
erano
vietate
dieci
,
cinque
anni
fa
,
e
tornare
a
scrivere
l
'
Eva
o
i
Postuma
magari
!
senza
che
nessuno
strilli
:
in
faccia
a
San
Pietro
si
potrebbe
mettere
una
bella
femmina
ignuda
,
si
potrebbe
anche
in
un
angolo
di
Montecitorio
simbolo
dell
'
ignoranza
serena
mettere
un
puttino
di
marmo
purché
fosse
assolutamente
piccino
e
non
si
trattasse
che
di
qualcosellina
:
il
livello
della
moralità
,
insomma
,
si
è
abbassato
,
anzi
è
dato
indietro
,
molto
indietro
.
Ed
in
pochi
anni
!
Fra
qualche
tempo
,
un
altro
decennio
al
più
,
ci
accorgeremo
che
in
qualche
luogo
è
sprofondato
ritirandosi
:
per
fermo
non
è
più
visibile
.
E
sulla
fossa
per
dove
sarà
scomparsa
quella
miseria
di
pudore
accademico
,
l
'
arte
e
la
civile
educazione
della
patria
esulteranno
,
perché
quel
giorno
tutti
noi
,
finalmente
,
saremo
più
sereni
,
più
schietti
,
più
nobilmente
innamorati
della
bellezza
e
della
vigorìa
umana
.
Perché
,
signori
miei
,
il
Boccaccio
era
un
porco
?
E
le
donne
e
gli
uomini
della
Repubblica
fiorentina
poco
dopo
appunto
gli
ordinamenti
di
giustizia
erano
tutti
porci
?
Perché
,
signori
,
l
'
Ariosto
era
un
maiale
,
e
come
lui
il
duca
e
il
cardinale
d
'
Este
,
ogni
gentiluomo
,
ogni
dama
che
capitasse
alla
Corte
di
Ferrara
?
Credete
voi
il
fiorentino
abbia
raccontata
l
'
astuzia
di
Peronella
o
l
'
incantagione
fatta
alla
coda
della
cavalla
,
che
il
ferrarese
abbia
rimate
le
maliarde
seduzioni
d
'
Alcina
o
le
varie
avventure
di
Giocondo
,
proprio
per
bassa
compiacenza
della
volgarità
sudicia
o
per
vendere
qualche
copia
di
più
del
Decamerone
o
dell
'
Orlando
furioso
?
E
notate
bene
:
le
novelle
di
Dioneo
erano
narrate
in
una
buona
società
del
Trecento
,
quella
buona
società
borghese
della
grande
Repubblica
che
edificò
tante
chiese
,
ributtò
l
'
imperatore
tedesco
più
durabilmente
che
non
avessero
fatto
i
Comuni
lombardi
segnatari
della
pace
di
Costanza
,
ed
infine
instaurò
la
nuova
storia
d
'
Italia
.
Le
dame
sentivano
Dioneo
fare
i
suoi
racconti
nudi
,
e
non
iscappavano
via
.
Il
canto
d
'
Alcina
e
quello
di
Giocondo
erano
letti
da
messer
Ludovico
Ariosto
,
che
dovette
mantener
fama
di
galantuomo
se
fu
mandato
a
nettare
dai
ladri
una
provincia
;
erano
letti
in
presenza
del
Duca
,
del
Cardinale
,
delle
dame
,
dei
gentiluomini
più
cospicui
di
Ferrara
,
degli
artisti
più
illustri
della
nazione
.
Il
Cardinale
,
col
suo
grasso
ghigno
di
prete
,
disse
una
volgarità
famosa
al
poeta
,
ma
chi
uscì
mai
fuori
a
gridare
:
«
Duca
,
fate
arrestare
costui
?
»
Così
pertanto
,
signori
,
rinasceva
e
cresceva
di
bellezza
,
di
ricchezza
,
di
giocondità
l
'
arte
e
la
storia
d
'
Italia
,
quando
noi
,
come
diceva
quello
a
Gino
,
noi
eravamo
grandi
e
al
di
là
del
mare
e
delle
Alpi
non
eran
nati
:
così
,
con
un
sorriso
luminoso
,
sereno
,
sicuro
,
il
popolo
nostro
benedetto
di
felicità
,
di
produzione
,
di
pensiero
,
toglieva
al
medio
evo
l
'
Europa
.
Che
grande
giocondità
d
'
opere
e
di
vita
in
quei
due
secoli
gloriosi
della
Rinascenza
!
Nulla
era
vietato
,
nulla
conteso
,
nulla
celato
;
nessuna
paura
,
nessuna
falsità
era
imposta
,
solo
l
'
amore
della
beltà
e
dell
'
ingegno
regnava
.
Il
mondo
sentiva
come
la
gioia
sonante
della
nuova
vita
che
si
riedificava
.
Ma
a
metà
del
Cinquecento
questa
espansione
solenne
di
letizia
finisce
,
e
l
'
arte
e
la
fortuna
della
patria
rovinano
:
è
venuto
giù
da
Trento
un
pauroso
suono
di
preghiere
barbare
e
di
minacce
:
uno
sgomento
di
persecuzione
di
morte
passa
sopra
la
Penisola
,
sul
cattolicesimo
:
escono
dai
monti
del
Tirolo
la
censura
,
l
'
Inquisizione
,
la
morale
rigida
e
falsa
,
il
Seicento
,
il
Seicento
tetro
,
abbrunato
,
piangente
,
che
sopprime
gloria
e
vita
italiana
.
Alle
statue
greche
si
pongon
le
camicie
di
piombo
;
sul
Decamerone
si
cala
la
falce
purificatrice
d
'
un
frate
fanatico
ed
ignorante
;
l
'
Orlando
è
squartato
,
messo
all
'
indice
il
Machiavelli
,
e
frà
Paolo
Sarpi
messo
in
premio
al
pugnale
di
tutti
gli
assassini
.
La
bellezza
è
peccato
,
la
forza
è
peccato
,
la
ribellione
a
tutte
le
servitù
è
peccato
:
ogni
umana
virtù
è
peccato
.
Quando
la
civiltà
riprende
assai
tardi
il
suo
cammino
e
il
suo
lavoro
,
quando
la
filosofia
e
la
poesia
annunziano
la
rivoluzione
,
Diderot
,
Voltaire
,
Beaumarchais
,
Mirabeau
scrivono
delle
novelle
,
dei
poemi
,
dei
madrigali
,
delle
commedie
scelleratamente
glorificatrici
della
carne
.
Perché
glorificare
la
carne
significa
innalzare
l
'
uomo
,
nel
sentimento
della
sua
forza
,
alla
sincerità
della
sua
vita
,
alla
giocondità
operosa
della
sua
mente
.
L
'
uomo
ritorni
libero
,
superiore
alle
minacce
,
agli
sgomenti
,
alla
falsità
che
l
'
educazione
cattolica
per
tre
secoli
gli
ha
depositato
nel
sangue
;
senta
che
essendo
amante
e
diventando
padre
,
non
compie
atto
vergognoso
,
ma
adempie
alla
più
nobile
delle
sue
attività
.
L
'
arte
,
quando
era
,
narrava
tutta
sinceramente
la
vita
del
paese
;
ci
dava
la
Commedia
e
il
Canzoniere
insieme
al
Decamerone
;
insieme
il
Mosè
e
la
Trasfigurazione
,
insieme
l
'
Orlando
e
la
Mandragora
.
Ora
noi
siamo
beneducati
;
viviamo
nell
'
osservanza
del
galateo
che
un
monsignore
dettò
e
degli
abati
ricorressero
;
i
critici
dicono
:
oibò
!
alla
carne
,
ai
fiori
,
alle
immagini
ardite
della
lirica
che
ci
rimane
tuttavia
;
chiamano
le
guardie
se
un
poeta
immagina
nuda
una
fanciulla
stupendamente
bella
,
e
la
fa
baciare
da
un
maschio
innamorato
più
giù
della
fronte
;
gridano
maledizione
agli
scultori
che
mettono
qualche
cosa
al
sole
di
quello
che
anche
i
puttini
di
marmo
debbono
avere
;
e
se
un
romanziere
narra
l
'
amore
come
lo
fantastichiamo
,
lo
vogliamo
,
lo
facciamo
tutti
,
quando
ci
riesce
,
i
critici
ringhiano
:
la
religione
della
donna
è
vituperata
,
la
gagliardìa
dei
giovani
corrotta
.
Pertanto
la
nostra
arte
è
falsa
,
come
la
nostra
vita
:
dovunque
trionfa
il
trasformismo
morale
e
politico
personificato
in
Sua
Eccellenza
Agostino
Depretis
.
Ebbene
;
io
preferisco
l
'
arte
che
fu
messa
all
'
indice
,
che
fu
maledetta
,
squartata
,
decimata
:
io
preferisco
l
'
arte
che
raccontava
tutto
,
che
tutto
ciò
che
era
umano
credeva
onesto
e
bello
,
ed
era
forte
e
gioconda
.
Così
propriamente
;
io
preferisco
i
letterati
,
la
borghesia
,
le
Corti
del
Cinquecento
a
quelle
d
'
ora
:
mi
dànno
torto
il
Panzacchi
,
il
Chiarini
,
il
Nencioni
?
A
qualcheduno
,
forse
,
interesserà
di
saperlo
.
Per
me
tanto
fa
,
anche
se
non
mi
dànno
ragione
:
sto
nella
mia
opinione
e
non
mi
credo
un
porco
.
Vorrei
scrivere
,
come
Zola
,
l
'
Assommoir
,
e
combattere
,
come
Byron
,
per
la
libertà
.
StampaPeriodica ,
Alcune
settimane
fa
in
questo
giornale
scrissi
alcune
righe
benevole
e
cortesi
di
annunzio
d
'
un
nuovo
romanzo
:
La
colpa
di
Bianca
.
Le
scrissi
perché
il
lavoro
mi
pareva
degno
di
un
po
'
di
lode
spontanea
e
sincera
,
perché
tra
pagina
e
pagina
credei
d
'
indovinare
che
l
'
autore
fosse
un
giovane
,
e
un
giovane
che
sarebbe
andato
col
tempo
molto
avanti
a
parecchie
delle
nostre
celebrità
vecchie
.
Quando
vidi
composto
quell
'
articoletto
breve
e
mal
riuscito
,
mi
sentii
lieto
come
se
avessi
compiuta
un
'
opera
buona
;
poi
il
giorno
dopo
,
naturalmente
,
non
ci
pensava
più
.
Cercava
fatti
atroci
e
aneddoti
ignorati
per
la
cronaca
varia
di
un
giornale
quotidiano
,
quando
il
gerente
,
che
a
quel
giornale
esercita
ancora
l
'
ufficio
di
usciere
,
mi
avvisò
come
chiedesse
di
me
lo
scrittore
della
Colpa
di
Bianca
,
il
signor
Chelli
.
Lo
feci
entrare
nel
salotto
,
solenne
e
molto
noto
in
Italia
,
della
redazione
,
un
salotto
a
giallo
svanito
sotto
gli
sgorbi
della
matita
e
le
ingiurie
del
tempo
,
coi
divani
ricoperti
di
tela
bigia
e
in
quel
momento
le
tendine
,
molto
fitte
,
abbassate
.
In
quella
oscurità
tetra
,
il
signor
Chelli
mi
apparve
più
grande
e
severo
,
nell
'
altezza
quadrata
della
persona
,
colla
barba
folta
,
nera
,
tutto
vestito
di
scuro
.
Non
aveva
nessuna
posa
:
non
diede
a
vedere
un
istante
solo
di
essere
persuaso
che
in
presenza
mia
doveva
mostrarsi
con
l
'
amabilità
strana
e
sgarbata
di
un
tale
che
si
crede
un
grande
scrittore
,
e
che
è
di
tutti
i
sonettisti
,
bozzettisti
,
corrispondenti
,
rivistai
,
di
tutti
,
infine
,
i
miserabili
che
ci
vengono
intorno
.
Mi
ringraziò
coll
'
effusione
schietta
,
luminosa
nella
faccia
ampia
e
pallida
,
di
uno
il
quale
sente
che
nell
'
applaudire
l
'
opera
sua
non
gli
avete
che
resa
giustizia
,
ma
il
quale
vi
è
tuttavia
riconoscente
,
perché
il
vostro
applauso
,
qualunque
esso
sia
,
gli
ha
fatto
bene
,
e
perché
poi
non
è
facile
sempre
ottener
giustizia
in
questo
mondo
.
Mai
una
sola
volta
il
signor
Chelli
,
in
quei
venti
minuti
che
stemmo
insieme
,
cercò
di
fare
effetto
con
un
'
osservazione
profonda
,
con
un
bel
periodo
o
con
una
freddura
lucidata
a
nuovo
:
rimase
sempre
quale
era
entrato
,
sereno
,
tranquillo
,
quasi
fiero
della
sua
goffaggine
di
uomo
che
lavora
tutto
il
giorno
,
modesto
pur
nella
sua
coscienza
sicura
di
poter
scrivere
qualche
cos
'
altro
di
più
buono
e
più
vero
ancora
.
Gli
chiesi
:
Che
cosa
fa
lei
,
quando
non
fa
dei
romanzi
?
L
'
impiegato
alla
Regìa
dei
tabacchi
:
un
ufficio
molto
faticoso
.
Ma
non
potrebbe
fare
appendici
ed
articoli
ad
un
giornale
?
C
'
è
un
mio
vecchio
scrupolo
che
me
lo
vieta
.
Sono
un
impiegato
del
Governo
e
non
mi
sento
così
libero
da
scrivere
in
giornali
,
che
,
una
volta
o
l
'
altra
,
si
possono
trovare
contro
il
Governo
.
È
una
sciocchezza
,
lo
capisco
,
ma
non
saprei
fare
in
modo
diverso
.
E
questa
ricca
miseria
della
lingua
scritta
,
aulica
e
fredda
,
non
mi
consente
di
serbare
al
dialogo
la
sua
spontaneità
disprezzatrice
dell
'
aggettivo
,
e
,
purtroppo
,
anche
della
grammatica
.
Ma
così
accade
a
noi
quando
vogliam
trascrivere
un
bel
discorso
che
abbiamo
sentito
,
c
'
imbrogliamo
nelle
frasi
e
precipitiamo
nelle
eleganze
dei
pezzi
scelti
per
antologia
.
Accompagnando
alla
porta
un
po
'
di
complimenti
s
'
aveva
pur
da
fare
il
signor
Chelli
,
andava
pensando
:
È
diverso
dagli
altri
,
più
schietto
,
più
forte
,
più
solo
:
forse
il
suo
libro
sarà
originale
.
Originale
forse
no
,
in
tutto
:
ma
il
romanzo
da
lui
pubblicato
ora
:
L
'
eredità
Ferramonti
,
è
molto
diverso
dagli
altri
che
si
stampano
in
Italia
.
Il
libro
,
questa
volta
,
e
per
caso
forse
molto
fortunato
e
raro
,
è
proprio
riuscito
come
l
'
autore
:
un
po
'
rude
,
un
po
'
disordinato
e
impacciato
nella
forma
,
non
ancora
,
artisticamente
,
compiuto
,
ma
più
schietto
,
più
forte
degli
altri
.
La
maggior
parte
,
anzi
quasi
tutti
i
nostri
scrittori
che
seguitano
a
intitolarsi
giovani
,
realisti
e
naturalisti
,
non
fanno
,
in
realtà
,
il
romanzo
moderno
e
della
vita
nostra
,
ma
la
novella
elegante
,
leggermente
scollacciata
e
tormentosamente
inverniciata
,
cesellata
e
miniata
della
romanticheria
francese
degli
anni
gloriosi
.
I
meglio
arditi
non
arrivano
neppure
a
Droz
nella
rappresentazione
esatta
della
famiglia
di
borghesia
ricca
:
essi
rimangono
ancora
fissati
nel
loro
ambiente
convenzionale
,
indefinito
,
campato
non
si
sa
come
,
dove
ci
sono
donne
nevrotiche
che
fanno
l
'
amore
diciamo
così
,
pulitamente
spasimando
fra
i
denti
arrotati
strofe
del
Leopardi
ed
emistichi
del
De
Musset
;
dove
i
capisezioni
e
gli
altri
impiegati
del
Ministero
parlano
,
come
i
personaggi
di
Paolo
Ferrari
,
a
sentenze
profonde
e
pompierate
antiche
;
dove
,
disposte
con
ordine
e
preparate
con
nota
sagacia
,
ci
sono
le
scene
delicate
e
le
scene
d
'
effetto
,
il
primo
bacio
e
l
'
adulterio
;
dove
tutte
le
donne
sono
divinamente
,
voluttuosamente
belle
,
e
tutti
gli
alberi
odorano
,
e
le
stelle
ammiccano
,
e
i
mobili
scricchiolano
,
dove
tutti
,
insomma
,
gli
esseri
e
le
cose
più
rispettabili
e
più
taciturne
mettono
una
parola
per
allungare
la
descrizione
;
la
descrizione
,
la
più
grossa
noia
cioè
del
romanzo
naturalista
francese
che
,
passando
in
Italia
,
nella
pretenziosità
tarda
dello
stile
,
è
diventata
più
scelleratamente
insopportabile
.
Ma
lo
scrittore
,
in
questi
romanzi
uscenti
fra
noi
,
colle
sue
vanità
di
periodi
tondi
,
d
'
aggettivi
personanti
,
si
mette
sempre
sulle
spalle
del
narratore
e
gli
calca
giù
il
capo
.
A
ogni
pagina
di
questo
romanzo
-
esperimento
,
vi
trovate
l
'
ometto
-
autore
fra
i
piedi
,
diritto
innanzi
a
voi
,
coll
'
indice
alzato
verso
il
cielo
della
sua
gloria
,
che
vi
ammonisce
strillando
:
State
a
sentire
che
descrizione
;
ma
ponete
mente
alla
delicatezza
del
dialogo
;
ma
ammirate
che
eloquenza
di
lirico
!
Il
che
infine
significa
questo
:
il
romanzo
adolescente
nostro
è
composto
con
un
processo
puramente
meccanico
di
molte
parti
diverse
fra
loro
,
preparate
da
lungo
tempo
,
con
istento
,
disorganiche
e
rettoriche
,
senza
il
senso
coraggioso
ed
arduo
della
realtà
nelle
sue
trivialità
fredde
,
nella
sua
monotonia
pallida
,
nelle
ignoranze
,
negli
agoismi
,
negli
abbandoni
rassegnati
,
nelle
virtù
inconscie
,
generose
ed
inutili
.
Concludendo
:
il
romanzo
fra
noi
non
è
ancora
un
quadro
luminoso
e
potente
;
è
sempre
il
quadretto
di
genere
leccato
,
sbiadente
,
consuetudinario
.
Il
Chelli
,
com
'
è
lui
nella
selvatichezza
piena
di
visioni
di
chi
vive
solo
,
non
ha
uno
di
questi
vizi
,
diremo
,
di
buona
società
,
di
queste
volgarità
che
paiono
eleganze
.
Egli
rimane
tutto
serio
,
gagliardo
,
senza
distrarsi
mai
,
senza
prolungarsi
a
sfogare
le
sue
ambizioni
;
per
molto
tempo
senza
disgustarsi
della
aridità
cui
si
è
condannato
,
senza
entusiasmarsi
di
sé
,
e
lasciarsi
trascinare
dalla
lascivia
degli
effetti
studiati
;
rimane
sempre
nel
suo
soggetto
duro
,
triste
,
senza
benedizione
di
gentilezza
che
pure
,
da
qualche
anno
,
dal
70
in
poi
,
dacché
sono
entrati
i
buzzarri
a
lavorare
,
a
volere
,
a
perseverare
,
acquista
,
per
l
'
incessante
disfacimento
d
'
ogni
giorno
,
come
una
solennità
tragica
:
la
borghesia
romana
.
Non
si
può
immaginare
nelle
altre
città
d
'
Italia
,
a
Milano
,
a
Torino
,
a
Genova
dove
arditamente
domina
e
muta
,
a
Napoli
dove
aumenta
colla
vigoria
più
della
parola
che
dell
'
ingegno
,
a
Firenze
dove
par
tiepida
ancora
del
gran
sole
antico
,
quando
tutto
il
popolo
era
cavaliere
,
e
nasconde
nella
cortesia
molle
del
linguaggio
fiorito
la
scurità
astuta
dei
propositi
,
non
s
'
immagina
dalle
altre
parti
della
Penisola
come
sia
stata
e
,
in
parte
,
rimanga
ancora
questa
borghesia
di
Roma
,
che
ha
formato
fino
al
70
una
gran
clientela
campante
sopra
i
propri
patroni
,
stanca
e
tuttavia
grassa
,
corrotta
inenarrabilmente
nell
'
intimità
sua
e
tuttavia
simulante
e
dissimulante
perfettamente
,
con
meravigliosa
arte
chiericale
,
ogni
virtù
ed
ogni
eccesso
.
Il
Chelli
ne
ha
dipinta
una
faccia
,
la
frazione
bottegaia
,
in
questa
Eredità
Ferramonti
,
con
precisione
di
particolari
,
con
felicità
d
'
intuito
e
una
serenità
,
una
serenità
superiore
,
inalterata
,
di
espositore
sano
e
tranquillo
,
che
non
lusinga
il
pubblico
,
non
vuol
trascinarlo
e
convincerlo
,
ma
fargli
toccare
la
verità
.
È
il
primo
romanzo
italiano
dell
'
ultima
maniera
,
in
cui
l
'
amore
non
sia
tutto
il
fondamento
,
anzi
in
cui
l
'
amore
non
è
se
non
un
episodio
senza
importanza
,
che
l
'
autore
non
mette
in
gran
luce
,
e
davanti
al
quale
lascia
vedere
una
gran
fretta
di
disimpacciarsene
e
tirar
di
lungo
.
E
così
doveva
essere
:
perché
a
questa
gente
di
bottega
,
abituata
da
ragazzi
a
raspare
i
soldi
dagli
angoli
oscuri
del
magazzino
e
nelle
saccocce
rattoppate
della
nonna
,
cresciuta
colla
sola
ambizione
e
il
solo
ideale
del
guadagno
,
a
questa
gente
il
gran
dramma
della
vita
è
l
'
acquisto
d
'
un
capitale
,
il
modo
di
lasciare
il
negozio
o
di
poterne
acquistare
uno
più
vasto
,
più
bello
,
più
vasto
e
più
bello
di
tutti
gli
altri
.
Ora
il
romanzo
del
Chelli
si
svolge
interamente
sopra
questa
base
:
ottenere
in
qualsiasi
guisa
i
danari
del
padre
Ferramonti
,
un
vecchio
dell
'
Arte
bianca
divenuto
quasi
milionario
da
cascherino
per
aver
avuti
pochi
scrupoli
di
commerciante
e
di
marito
,
e
che
finisce
,
a
settant
'
anni
,
solo
,
maledetto
e
insidiato
da
tutti
i
suoi
figli
che
egli
aveva
buttati
nella
via
,
poveri
.
L
'
ambiente
e
l
'
azione
sono
stati
,
pertanto
,
abilmente
trovati
dall
'
autore
.
I
personaggi
che
sono
così
logicamente
posati
sul
vero
,
senza
che
l
'
autore
debba
descriverli
colle
analisi
lunghe
ed
odiose
,
colle
parlate
magniloquenti
e
tediose
,
sono
lucidi
,
trasparenti
,
assolutamente
organici
ed
umani
.
La
moglie
di
Pippo
Ferramonti
,
Irene
figlia
di
negozianti
in
ferrarecce
,
è
una
figura
di
borghese
,
e
segnatamente
di
borghese
romana
,
che
ha
lo
splendore
resistente
d
'
un
quadro
del
Murillo
:
è
una
perfezione
di
egoismo
bottegaio
nella
candidezza
sorridente
d
'
una
beltà
bionda
.
L
'
autore
,
in
due
righe
di
ritratto
,
con
una
commozione
pel
soggetto
che
non
ha
più
di
poi
,
la
chiama
un
fiore
di
modestia
angelica
,
una
bellezza
di
signorina
.
Ed
è
lei
che
riempie
tutto
il
dramma
,
perché
è
la
sola
che
abbia
la
potenza
muscolare
della
sua
avidità
;
a
poco
a
poco
riunisce
tutti
i
fratelli
Ferramonti
nella
soggezione
di
lei
,
poi
,
a
un
tratto
,
presa
di
desiderio
inaspettato
,
si
butta
nella
braccia
del
cognato
e
consuma
,
in
casa
,
l
'
adulterio
più
abbietto
.
Ma
ancora
non
si
abbandona
intera
:
fa
delle
restrizioni
morali
,
comprime
le
eccitazioni
della
sua
carne
,
misura
con
l
'
avarizia
feroce
della
sua
razza
anche
le
felicità
concesse
al
suo
amante
:
quando
alla
fine
si
dedica
interamente
al
vecchio
Ferramonti
e
lo
possiede
e
crede
di
avere
in
mano
i
denaro
tutti
per
sé
,
allora
ha
come
un
sussulto
di
trionfo
,
sente
di
aver
compita
come
la
propria
liberazione
e
non
ne
vuoi
più
sapere
d
'
adulterio
,
d
'
abbracciamenti
,
d
'
amore
,
tutte
cose
sciocche
per
lei
.
Questa
figura
di
donna
così
poco
simpatica
e
sentimentale
,
ma
così
profondamente
vera
,
è
rappresentata
dal
Chelli
con
una
parsimonia
classica
di
colori
,
senza
mai
curarsi
se
sia
idealmente
bella
o
no
,
senza
alcuna
debolezza
di
ornamentazione
,
colla
rapidità
logica
della
narrazione
,
nella
realtà
misera
dell
'
ambiente
.
Ma
questa
secchezza
,
questo
disprezzo
dell
'
accademia
,
questa
tensione
del
Chelli
,
troppo
spesso
lasciano
intravedere
l
'
angustia
che
tormenta
lo
scrittore
:
nella
forma
più
assoluta
gli
manca
il
maneggio
dello
stile
.
Quando
a
quando
una
felice
e
calda
intuizione
d
'
artista
passa
attraverso
l
'
aridità
stecchita
del
racconto
,
ma
non
riesce
a
colorirsi
nella
frase
,
a
distendersi
nel
periodo
,
rimane
incompiuta
,
confusa
,
qualche
volta
anche
del
tutto
mutata
dall
'
incapacità
dello
scrittore
.
Il
quale
,
a
metà
del
libro
,
ha
sentito
egli
stesso
la
freddezza
dell
'
opera
sua
,
tratta
in
una
tinta
smorta
e
monotona
,
ed
ha
voluto
portarvi
come
uno
spirito
di
vita
nuova
,
rialzando
il
tono
in
cui
parlano
i
personaggi
:
così
ha
semplicemente
prodotta
una
dissonanza
,
l
'
unica
che
sia
nel
volume
e
la
più
dispiacevole
.
Ma
,
fatta
larga
parte
alla
poca
preparazione
del
Chelli
in
fatto
di
lingua
,
io
credo
che
la
colpa
del
poco
sangue
,
della
vita
scarsa
che
si
agita
nella
famiglia
Ferramonti
,
non
sia
sua
.
Egli
è
che
il
romanzo
sperimentale
,
così
grave
,
così
metodico
,
così
esattamente
emanante
dalla
commedia
a
tesi
e
dal
dramma
sociale
,
scompare
,
sfinito
dopo
pochi
anni
di
vita
,
come
quei
bambini
che
consumano
tutta
la
loro
vigorìa
nascente
in
una
morbosa
precocità
intellettuale
e
muoiono
anemici
ed
ebeti
.
Dal
Jach
siamo
scesi
all
'
Evangeliste
,
dal
Ventre
de
Paris
siamo
precipitati
al
Bonheur
des
dames
,
e
il
Nencioni
lieto
,
poveretto
,
per
la
moralità
ha
cantato
che
si
vendono
meno
copie
della
Nanà
che
l
'
anno
scorso
.
Benissimo
:
torniamo
a
leggere
Balzac
,
Manzoni
,
Dumas
,
Dickens
e
perché
no
?
a
quando
a
quando
anche
Paul
de
Kock
.
Saggistica ,
PRIMA
PARTE
Scrivo
queste
pagine
con
disgusto
,
con
rivolta
dell
'
anima
:
ma
le
scrivo
colla
coscienza
serena
,
dopoché
per
più
giorni
,
tentando
il
possibile
,
resistendo
a
provocazioni
che
avrebbero
stancata
la
pazienza
di
un
santo
,
ho
sperato
di
evitare
a
me
stesso
la
fatica
amara
di
doverle
scrivere
.
Tentativo
di
speranza
di
cui
nessun
merito
avrei
,
se
proseguissi
un
qualunque
interesse
mio
o
mi
tentasse
qualsiasi
povera
ambizione
:
perché
sol
chi
vuol
salire
,
naturalmente
desidera
trovar
meno
aspri
i
gradini
.
Ma
,
finito
appena
sia
il
compito
,
che
verso
il
Paese
m
'
imposi
,
so
di
poter
dimostrare
la
mia
ambizione
sola
qual
era
,
e
invoco
l
'
ora
di
poter
in
altr
'
aria
,
fra
ben
altre
memorie
,
rifarmi
dell
'
aria
respirata
fin
qui
.
Ho
sperato
più
giorni
si
aprisse
qualche
porta
per
cui
s
'
uscisse
dalla
situazione
convulsa
,
impossibile
,
creata
al
Paese
e
alla
Camera
,
senza
bisogno
dì
farmi
sembrare
cattivo
.
E
dico
impossibile
,
perché
non
serve
dir
ad
un
altro
paese
,
come
dire
ad
un
uomo
,
di
lavorare
,
di
attendere
utilmente
ai
propri
interessi
di
casa
,
se
non
ha
il
cuore
in
pace
,
se
ha
una
spina
confittavi
,
se
un
martello
nell
'
animo
gli
manda
sossopra
le
idee
.
E
inutile
pretendere
che
un
'
assemblea
rappresentativa
funzioni
,
se
vi
son
dentro
cento
o
centocinquanta
persone
tormentate
dal
sospetto
o
dal
convincimento
di
trovarsi
in
faccia
ad
un
ministro
disonesto
.
La
tempesta
di
animi
che
impedisce
alla
Camera
,
al
Paese
,
ogni
utile
lavoro
proseguirà
,
finché
la
pietra
dello
scandalo
non
sia
rimossa
.
Sognarono
di
una
sfida
feroce
lanciata
da
me
alla
maggioranza
:
la
mia
feroce
ostilità
è
tanta
,
che
da
tre
giorni
che
son
nella
Giunta
delle
Elezioni
,
non
ho
fatto
finora
che
proporre
convalidazioni
di
elezioni
della
maggioranza
,
quella
di
un
ministro
,
Paolo
Boselli
,
compresa
;
e
avrei
sinceramente
desiderato
per
gli
amici
personali
,
per
gli
onesti
,
che
della
maggioranza
fanno
parte
in
buona
fede
(
degli
altri
non
parlo
e
non
curo
)
di
lasciar
che
il
ministro
del
loro
cuore
li
liberasse
da
un
conflitto
penoso
,
cadendo
decorosamente
in
una
battaglia
politica
,
magari
colla
illusione
di
essere
caduto
per
la
sua
divisa
,
"
per
Dio
e
per
il
re
"
.
Non
mi
è
stato
possibile
,
non
lo
si
è
voluto
.
E
mentre
si
accusava
me
di
fuggire
,
all
'
assemblea
della
nazione
-
sanguinosamente
insultata
,
violentemente
chiusa
per
i
comodi
d
'
un
uomo
-
si
è
negato
-
dopo
cinque
mesi
-
il
diritto
persino
di
una
spiegazione
qualsiasi
e
dopo
avere
calunniata
la
Camera
antica
,
accusandola
di
scandali
e
di
offese
al
presidente
,
assistiamo
allo
scandalo
inaudito
di
un
ministro
che
tratta
il
capo
eletto
dell
'
assemblea
come
un
suo
servo
infedele
,
e
gli
intima
lo
sfratto
con
vituperj
feroci
.
Ebbene
mi
pare
che
ora
basti
...
E
dovea
bastare
anche
prima
,
perché
mi
pareva
di
aver
detto
,
sul
quesito
morale
che
s
'
impone
,
già
assai
più
di
quanto
sarebbe
occorso
in
qualunque
paese
libero
del
mondo
,
perché
un
uomo
pubblico
accusato
dovesse
capire
il
dover
suo
.
Nossignori
;
è
da
me
che
,
con
inversione
novissima
,
si
pretende
un
supplemento
di
prova
!
è
a
me
che
s
'
intima
di
completarla
!
E
quando
l
'
avrò
fatto
,
sarete
contenti
?
Non
per
questo
mi
trascinerete
fuor
del
terreno
del
diritto
mio
.
Non
vi
bastava
il
fin
qui
detto
,
non
bastava
un
'
accusa
la
più
precisa
che
sia
stata
mai
?
volete
ancora
dell
'
altro
:
e
io
vi
servo
.
Ma
vi
ho
chiamato
in
giudizio
:
e
ci
dovete
venire
.
Perché
se
i
punti
sugli
i
non
vi
bastano
,
se
non
vi
bastano
i
documenti
che
vi
dò
,
avrò
ancora
di
che
contentarvi
;
ma
credo
che
adesso
basterà
pel
Paese
;
e
se
per
qualche
cosa
di
quello
che
dirò
pretendeste
che
io
vi
porti
il
testimonio
nella
Camera
,
fate
conto
che
il
testimonio
nella
Camera
ci
sia
.
Del
resto
,
al
punto
in
cui
trovansi
le
cose
,
non
sono
più
i
vituperj
della
Riforma
che
bastino
a
strozzar
la
questione
.
Gli
urli
spasmodici
dell
'
organo
dello
zio
Dittatore
,
i
suoi
rabbiosi
"
mentisce
!
mentisce
!
mentisce
!
"
a
me
non
fanno
né
più
caldo
né
più
freddo
di
quegli
altri
"
mentisce
!
mentisce
!
mentisce
!
"
-
perfettamente
identici
-
che
quel
certo
altro
tipo
-
senza
confronto
più
artistico
-
strillava
a
ogni
capitolo
della
mia
storia
meravigliosa
.
-
E
s
'
è
visto
com
'
è
andata
a
finire
!
Al
punto
a
cui
sono
portate
le
cose
,
non
vi
è
più
assemblea
rappresentativa
al
mondo
che
possa
sottrarsi
alla
necessità
di
sapere
se
ella
conti
nel
proprio
seno
o
un
ministro
disonesto
o
un
deputato
calunniatore
.
Non
lo
volesse
egli
,
il
giudizio
per
lui
,
qualunque
de
'
miei
colleghi
avrebbe
diritto
di
volerlo
per
me
.
Intanto
,
e
sino
a
un
giudizio
nuovo
,
nessun
improperio
,
nessun
vituperio
di
scribi
,
assoldati
col
pubblico
furto
,
sopprimerà
mai
il
dislivello
morale
tra
chi
fino
ad
oggi
esercitò
il
suo
mandato
col
più
severo
scrupolo
,
senza
lucrarvi
un
centesimo
,
e
chi
per
anni
,
notoriamente
,
ne
fece
una
lunga
speculazione
;
tra
chi
in
faccia
ai
magistrati
fece
sempre
i
dover
suo
,
e
chi
avendo
ingannato
ab
antico
con
un
falso
documento
il
suo
Dio
,
ingannava
più
tardi
con
una
falsa
testimonianza
il
suo
giudice
.
Poiché
,
quando
un
accusato
,
per
tutta
difesa
,
si
limita
a
negare
vomitando
sull
'
accusatore
improperi
,
è
ben
lecito
e
giusto
di
cercare
anzitutto
,
nelle
sue
note
caratteristiche
,
il
peso
ed
il
valore
delle
negative
.
Cerchiamole
dunque
.
Ma
prima
di
tutto
una
parola
a
quei
tali
i
qual
tiran
fuori
-
niente
altro
potendo
-
la
solita
storiella
ch
'
io
parli
di
cose
sul
Crispi
a
me
già
note
,
quand
'
ero
ancora
in
buoni
rapporti
con
lui
.
No
cari
signori
,
v
'
ingannate
:
sono
anni
che
combatto
Crispi
,
ma
non
lo
conoscevo
,
non
l
'
ho
conosciuto
prima
dell
'
autunno
e
del
dicembre
scorso
il
Crispi
che
a
me
oggi
sta
innanzi
nella
sua
trista
figura
morale
.
Quando
entrai
nella
Camera
a
trent
'
anni
,
sapevo
di
lui
le
sue
pagine
parlamentari
:
gli
volevo
bene
per
quelle
,
e
per
ciò
che
credevo
delle
sue
pagine
di
storia
,
non
avendo
pensato
ad
appurarle
mai
.
Quando
scoppiò
lo
scandalo
del
1878
,
e
tutti
gli
furon
sopra
,
domandai
per
lui
il
diritto
di
difesa
come
lo
domandavo
al
14
del
dicembre
scorso
;
poi
tacqui
,
perché
allora
egli
accettò
la
sua
posizione
di
imputato
:
e
rispettò
la
condanna
dell
'
opinione
pubblica
:
e
perché
un
errore
-
quand
'
è
creduto
il
solo
-
non
basta
a
distruggere
il
giudizio
su
la
vita
intera
di
un
uomo
.
Più
tardi
,
al
governo
,
dall'88
al
'90
lo
conobbi
bugiardo
,
dissimulatore
,
violento
,
prepotente
:
e
niuna
lotta
più
acerba
è
notoria
di
quella
fra
lui
e
me
dal
1888
al
1890;
ma
sopravviveva
la
stima
per
alcune
qualità
dell
'
uomo
,
e
troppe
altre
cose
ignoravo
di
lui
.
Nel
dicembre
,
a
Molfetta
,
saputolo
tornato
al
potere
provai
una
stretta
dell
'
anima
:
rividi
nella
mente
il
1889
e
il
1890
il
che
non
mi
tolse
di
dargli
-
da
lui
richiesto
-
il
mio
avviso
,
e
di
negargli
il
mio
voto
e
combatterlo
da
capo
,
appena
lo
vidi
rifar
la
strada
antica
.
Ma
restava
per
l
'
avversario
un
avanzo
di
stima
:
e
non
dimenticherò
,
campassi
cent
'
anni
,
la
triste
notte
del
Comitato
dei
Cinque
-
e
la
tristissima
lettura
-
per
cui
la
stima
fu
spenta
nel
cuor
mio
.
Perché
fu
da
allora
che
risalii
ad
altre
indagini
,
di
altri
fatti
:
così
come
a
furia
di
sentirlo
cantare
eroe
autentico
delle
patrie
battaglie
,
le
voci
autentiche
-
per
davvero
-
delle
battaglie
si
destarono
.
Lasciamole
dunque
le
storielle
da
parte
e
nelle
note
caratteristiche
dell
'
uomo
cerchiamo
cosa
valgono
le
smentite
sue
.
Ah
,
quelle
note
fate
male
ad
obbligarmi
a
rivederle
!
È
là
fra
esse
,
che
o
ritrovo
il
falso
antico
del
17
dicembre
1854
,
il
famoso
atto
nuziale
delle
vostre
nozze
di
Malta
.
Un
bel
documento
affè
mia
per
le
vostre
odierne
smentite
!
Ce
l
'
ho
qui
davanti
nel
suo
testo
latino
,
nel
manoscritto
originale
fotografato
e
non
oserei
chiamarlo
falso
,
sentirei
freddo
a
chiamarlo
così
,
se
non
vi
fosse
bastato
l
'
animo
di
proclamarlo
cinicamente
voi
stesso
,
quando
vi
tornò
comodo
di
liberarvene
dopo
averlo
per
25
anni
sfruttato
!
E
a
rendermene
più
rivoltante
la
lettura
,
ho
qui
innanzi
autografa
,
in
carta
bollata
,
la
supplica
che
la
povera
vittima
di
quel
falso
,
invocando
il
sacramento
e
i
servigi
resi
all
'
Italia
come
figlia
della
Savoja
,
indirizzata
a
Benedetto
Cairoli
,
presidente
del
Consiglio
nel
1878
,
una
supplica
che
stilla
sangue
e
che
il
mese
scorso
mi
ha
fatto
fremere
nel
leggerla
;
e
io
dinanzi
nei
volumi
dei
biografi
panegiristi
il
cinico
racconto
del
come
dia
poveretta
venne
il
falso
un
bel
dì
,
come
una
allegra
burla
,
buttato
sul
viso
!
[...]
Ah
,
le
vostre
note
caratteristiche
in
fatto
di
credibilità
,
fate
male
a
costringermi
a
rivederle
!
È
ancor
fra
esse
che
io
trovo
,
quattordici
anni
dopo
,
il
famoso
atto
notorio
dei
cinque
testimoni
del
30
settembre
1877
,
voluto
dall
'
articolo
78
del
Codice
Civile
,
e
la
dichiarazione
terribile
del
primo
dei
cinque
testi
,
ivi
firmati
,
il
prof
.
Salvatore
Francone
che
si
vide
pei
comodi
vostri
carpita
...
una
testimonianza
falsa
!
Mi
ripugna
trascriverlo
tutto
.
Bastano
poche
righe
:
Sig
.
Direttore
del
Piccolo
Giornale
,
uno
fra
i
testimoni
dell
'
atto
notorio
del
matrimonio
dell
'
onorevole
Crispi
,
io
sono
stato
sorpreso
nel
leggere
l
'
atto
di
precedente
matrimonio
da
voi
pubblicato
sere
fa
.
Lo
credetti
falso
e
scrissi
all
'
onorevole
Crispi
una
lettera
che
fu
firmata
anche
dagli
altri
firmatarii
dell
'
atto
notorio
per
chiedergli
una
categorica
risposta
,
uno
schiarimento
,
una
smentita
.
Ma
l
'
on
.
Crispi
non
ci
ha
risposto
...
...
Io
non
potevo
avere
nessun
interesse
di
rendergli
servigio
(
a
lui
Crispi
)
a
prezzo
del
mio
onore
...
Io
ero
stato
vivamente
pregato
di
aggiungere
la
mia
firma
ad
altre
per
compiere
una
buona
azione
...
Io
non
potevo
supporre
che
mi
si
volesse
trarre
in
inganno
.
in
pienissima
buona
fede
,
credendo
di
compiere
una
buona
azione
,
consentii
a
sottoscrivere
l
'
atto
notorio
...
Come
sospettare
che
chi
ha
ottenuto
la
fiducia
della
Camera
come
suo
presidente
,
chi
ha
compiuto
le
più
delicate
missioni
diplomatiche
presso
le
corti
straniere
,
chi
ha
meritato
la
fiducia
di
due
corone
,
volesse
buscarsi
la
taccia
di
bigamo
e
far
buscare
agli
altri
la
taccia
e
la
pena
di
falsi
testimonii
?
!
SALVATORE
FRANCONE
Bei
precedenti
per
essere
creduto
nelle
smentite
sull
'
affare
Herz
!
E
dire
che
questi
precedenti
bastarono
per
costringere
allora
Francesco
Crispi
a
discendere
dal
potere
innanzi
al
verdetto
della
pubblica
coscienza
.
E
fu
allora
che
il
severo
Giacomo
Dina
nelle
colonne
della
Opinione
(
26
e
28
marzo
1878
,
n.d.r.
)
scriveva
:
L
'
on
.
Crispi
potrà
difendersi
vittoriosamente
davanti
ai
Tribunali
:
ma
rimane
un
Tribunale
più
elevato
,
quello
della
coscienza
pubblica
,
al
cospetto
della
quale
egli
è
già
comparso
e
da
cui
fu
condannato
,
senza
attendere
gli
oracoli
del
procuratore
del
re
.
La
vita
politica
dell
'
on
.
Crispi
è
finita
.
E
poi
:
L
'
on
.
Crispi
riuscirà
a
giustificarsi
davanti
ai
Tribunali
:
ma
la
coscienza
popolare
è
tanto
più
inesorabile
quanto
più
la
legge
è
impotente
a
tutelare
certi
riguardi
di
pubblica
morale
.
E
tornano
a
mente
le
parole
di
fuoco
con
cai
Sidney
Sonnino
-
oggi
collega
di
Crispi
e
ministro
del
Tesoro
-
stimmatizzava
Francesco
Crispi
il
10
marzo
1878
.
Parla
,
parla
o
Sonnino
!
Che
magistrati
e
giurati
assolvano
o
no
Francesco
Crispi
,
che
egli
abbia
o
no
una
maggioranza
di
deputati
pronti
a
dargli
all
'
occasione
un
voto
di
fiducia
,
ormai
il
verdetto
,
quanto
alla
moralità
dell
'
uomo
,
è
stato
pronunciato
dalla
nazione
intera
:
e
per
quanto
sia
sconfortante
il
pensare
che
uomini
in
cui
il
senso
morale
è
così
basso
possano
in
Italia
pervenire
ai
più
alti
uffici
dello
Stato
,
non
siamo
però
giunti
a
tale
indegnità
che
vi
si
possano
mantenere
di
fronte
alla
riprovazione
unanime
di
tutta
la
cittadinanza
Onesta
.
S.SONNINO,
Rassegna
,
10marzo
1878
È
quello
che
penso
anch
'
io
.
Come
si
dimentica
presto
in
Italia
!
E
poi
dicono
che
Sonnino
è
un
testardo
.
Ma
tu
meni
il
can
per
l
'
aja
,
odo
dirmi
:
e
parli
di
cose
di
quindici
anni
fa
!
Troppo
giusto
:
lasciamole
dormire
:
se
invece
di
quindici
fossero
almeno
venticinque
,
tutt
'
al
più
servirebbero
per
mandare
un
galantuomo
a
Port
'
Ercole
,
come
quel
povero
diavolo
,
ottimo
padre
di
famiglia
,
denunziato
al
domicilio
coatto
,
per
avere
nell
'
anno
1870
lanciato
in
isbaglio
una
ciabatta
a
un
brigadiere
!
Ah
,
per
voi
occorre
un
falso
di
data
più
recente
?
Come
vi
piace
,
vi
servo
anche
di
questo
.
Esso
è
là
,
documentato
in
atti
;
solo
nessuno
se
n
'
era
accorto
mai
.
Interrogato
in
carcere
,
Bernardo
Tanlongo
,
dal
giudice
istruttore
Capriolo
,
il
21
febbraio
1893
,
a
domanda
,
risponde
:
L
'
on
.
Crispi
,
siccome
dissi
,
mi
raccomandò
più
volte
l
'
on
.
Chiara
ed
altri
per
sussidi
e
cambiali
.
(
Processo
Banca
Romana
)
In
seguito
di
tale
deposizione
,
va
il
magistrato
istruttore
a
esaminare
Francesco
Crispi
,
nel
suo
proprio
domicilio
di
cavalier
dell
'
Annunziata
,
ed
ecco
il
brano
di
verbale
dell
'
esame
del
teste
Cavaliere
:
A
domanda
,
se
sia
vero
quanto
afferma
il
Tanlongo
a
suo
discarico
.
che
cioè
il
dichiarante
abbia
raccomandato
più
volte
l
'
onorevole
Chiara
ed
altri
ecc
.
,
ed
invitato
a
dare
dilucidaziani
,
ecc
.
risponde
:
"
Il
Tanlongo
s
'
inganna
non
avendo
io
mai
raccomandato
alcuno
per
isconto
di
cambiali
alla
sua
banca
"
.
(
Esame
Crispi
Cav
.
Fr
.
4
Proc
.
Banca
Rom
.
esame
21
maggio
)
Il
Crispi
deponeva
questo
al
giudice
a
faccia
franca
,
il
21
maggio
,
e
badate
che
non
ci
è
sbaglio
di
memoria
possibile
,
perché
la
stessa
domanda
gliela
rinfrescava
e
non
si
trattava
di
somme
di
un
centesimo
;
solo
,
egli
credeva
di
farla
franca
,
non
pensando
,
quel
giorno
21
maggio
,
che
Bernardo
Tanlongo
quattro
mesi
più
tardi
,
gli
giuocasse
il
brutto
tiro
di
pubblicargli
il
libro
verde
ove
si
legge
:
Roma
,
6-9-89
I
.
Onoratissimo
Comm
.
Tanlongo
Dal
presidente
del
Consiglio
dei
ministri
.
Caro
Commendatore
,
l
'
on
.
deputato
Roberto
Galli
le
recherà
questa
mia
.
Abbia
la
bontà
di
consentirgli
il
favore
che
le
domanderà
.
Con
anticipati
ringraziamenti
.
aff
.
CRISPI
(
Postilla
di
Tanlongo
:
Il
favore
domandato
è
stato
quello
di
favorire
l
'
onorevole
Galli
che
stante
la
raccomandazione
del
presidente
del
Consiglio
ho
dovuto
ajutare
-
9
sett
.
B.T.
)
12
ottobre
,
90
II
.
Il
Comm
.
Tanlongo
riceverà
l
'
on
.
Pietro
Chiara
e
vorrà
(
addirittura
l
'
imperativo
!
)
essergli
gentile
come
altra
volta
.
F
.
CRISPI
E
così
via
di
seguito
:
omettiamo
per
risparmio
di
tempo
gli
altri
biglietti
di
Crispi
a
Tanlongo
che
sono
là
nel
libro
verde
e
gli
altri
per
Cucchi
,
per
Cardella
ecc
.
,
di
Crispi
al
"
caro
Comm
.
Tanlongo
"
che
sono
là
nel
processo
della
Banca
Romana
.
Ora
apriamo
la
busta
IV
del
plico
Giolitti
,
e
leggiamo
nel
primo
elenco
del
registro
dell
'
ispettore
Martuscelli
:
N
.
420
.
Cedenti
Chiara
Pietra
e
Nicola
;
ordine
Banca
Romana
.
Effetti
per
L
.
389.404
e
cent
.
70
andati
in
sofferenza
nel
gennajo
1862
.
Sino
al
l0
gennajo
1893
(
cioè
fin
a
dopo
le
scoperte
delle
ispezioni
)
:
"
non
si
è
pagato
nulla
"
.
Consta
agli
impiegati
della
Banca
che
i
vari
sconti
delle
cambiali
furono
fatti
in
seguito
a
vivissime
raccomandazioni
di
F
.
Crispi
.
E
il
comm
.
Martuscelli
ispettore
sapeva
le
cose
tanto
bene
e
meritava
tal
fede
intera
che
il
senatore
Finali
nel
proprio
interrogatorio
,
richiesto
d
'
informare
sui
risultati
dell
'
ispezione
alla
Banca
Romana
"
volendo
non
dire
che
cose
di
matematica
esattezza
"
se
ne
riferiva
"
in
tutto
all
'
ispettore
Martuscelli
per
ogni
particolare
!
"
.
Ebbene
per
mesi
e
mesi
,
dopo
la
relazione
dei
Cinque
,
si
è
seguitato
-
lo
ricordate
?
-
nei
giornali
che
Crispi
paga
non
del
suo
-
a
dare
del
bugiardo
-
come
oggi
a
me
-
a
Bernardo
Tanlongo
-
meno
male
-
e
all
'
ispettore
Martuscelli
!
Chi
fosse
il
bugiardo
ora
si
vede
!
E
d
'
ora
innanzi
tra
Crispi
e
un
Bernardo
Tanlongo
sappiam
,
da
un
atto
ufficiale
,
che
è
...
Tanlongo
che
merita
più
fede
!
E
l
'
altro
vorrebbe
...
che
gli
credessero
per
Herz
!
Ma
qui
si
vede
qualche
cosa
di
più
.
Se
anche
da
ogni
parte
non
trapelasse
che
il
Chiara
non
è
che
un
prestanome
,
o
per
usare
una
frase
precisa
dell
'
ispettore
Martuscelli
"
una
testa
di
legno
"
,
anche
se
la
raccomandazione
non
fosse
resa
più
immorale
dalla
parentela
,
dall
'
enormezza
della
cifra
,
dall
'
insolvenza
del
debito
-
abbiamo
nella
falsa
testimonianza
del
Crispi
la
prova
-
dico
meglio
,
la
confessione
-
ch
'
egli
sapeva
di
non
aver
fatto
cosa
né
corretta
,
né
lecita
:
altrimenti
non
avrebbe
,
per
nasconderla
,
ricorso
a
quell
'
altra
cosa
scorretta
e
illecita
,
che
si
chiama
...
una
deposizione
falsa
!
Mi
direte
che
se
,
come
tale
,
essa
è
contemplata
dall
'
art
.
214
del
Codice
Penale
,
va
però
esente
da
pena
,
per
il
successivo
art
.
215
,
"
chi
innanzi
al
giudice
manifestando
il
vero
,
esporrebbe
inevitabilmente
sé
medesimo
a
grave
nocumento
nell
'
onore
"
.
Ma
questa
stessa
dizione
del
Codice
,
sopprimendo
la
pena
materiale
,
aggrava
la
figura
morale
del
teste
falso
!
E
certo
infatti
non
era
onorevole
,
per
un
capo
di
governo
,
intimare
favori
per
un
parente
a
quella
Banca
Romana
di
cui
per
solenne
dichiarazione
e
censura
del
Comitato
dei
Sette
il
Crispi
conosceva
da
un
anno
il
criminoso
segreto
!
Ebbene
io
domando
:
se
qualche
cosa
di
simile
l
'
avessi
fatto
io
,
mi
lascerebbero
oggi
nella
Camera
sedere
?
o
dove
dovrei
andare
a
nascondermi
?
Ma
anche
il
falso
del
1893
è
cosa
vecchia
!
Infatti
son
corsi
due
anni
.
Volete
dei
falsi
proprio
più
freschi
?
O
almeno
una
qualche
complicità
in
falso
,
per
poter
credere
al
signor
Crispi
-
quando
smentisce
-
ad
occhi
chiusi
?
Ecco
il
signor
Crispi
,
in
piena
Camera
,
chiamato
a
dar
conto
dei
tribunali
statari
,
annunzia
solennemente
di
"
avere
in
mano
documenti
schiaccianti
"
.
E
trionfalmente
li
presenta
,
li
legge
,
fa
fremere
la
Camera
e
le
strappa
il
voto
che
è
costato
a
tanti
la
galera
!
Quanti
sono
gli
schiaccianti
documenti
?
due
soli
!
il
trattato
di
Bisacquino
e
il
proclama
dei
Vespri
firmatissimo
.
Neanche
a
farlo
apposta
...
due
falsi
in
una
volta
!
Altro
che
il
bugiardo
di
Goldoni
!
Adagio
,
sento
dirmi
!
lui
non
sapeva
di
presentare
due
falsi
!
lui
non
sapeva
di
ingannare
la
Camera
!
questo
s
'
è
scoperto
dal
processo
,
poi
!
Ebbene
,
no
!
proprio
dal
processo
si
è
scoperto
-
e
fu
l
'
avvocato
fiscale
Soddu
-
Millo
che
l
'
annunziò
-
che
il
trattato
di
Bisacquino
;
parto
letterario
del
delegato
di
questura
Morandi
,
era
già
stato
nell
'
ottobre
1893
-
cioè
mesi
prima
che
il
signor
Crispi
osasse
con
esso
mistificare
la
Camera
,
dichiarato
dal
sotto
prefetto
di
Corleone
non
degno
,
per
il
suo
tenore
grottesco
,
di
essere
trasmesso
alle
autorità
superiori
.
L
'
avvocato
stesso
fiscale
non
esitò
a
dichiararlo
una
fantasticheria
e
bastava
infatti
a
qualunque
galantuomo
,
per
capirlo
tale
,
un
atomo
solo
di
serietà
e
di
buona
fede
.
Nossignori
,
arriva
Francesco
Crispi
,
e
in
mano
sua
ritorna
buono
,
per
salvare
la
patria
e
mistificare
la
Camera
,
il
documento
falso
,
già
come
tale
ripudiato
dalle
autorità
!
E
vorrebbe
essere
creduto
nelle
smentite
su
Herz
!
Ma
c
'
è
l
'
altro
documento
falso
;
è
il
proclama
insurrezionale
dei
vespri
-
firmatissimo
-
parto
della
vendetta
di
un
cancelliere
di
pretura
contro
il
marito
della
donna
che
lo
respinse
.
Qui
almeno
,
sento
dirmi
,
era
il
Crispi
in
buona
fede
!
Volete
vederla
la
buona
fede
?
Atti
Ufficiali
della
Camera
,
seduta
28
febbraio
1894
:
Crispi
,
presidente
del
Consiglio
:
"
A
dare
un
concetto
dei
proclami
che
si
spargevano
nei
comuni
,
ne
leggerò
uno
solo
che
vale
per
tutti
"
.
E
qui
legge
il
proclama
:
"
Operai
figli
del
Vespro
!
ancora
dormite
?
morte
al
re
,
agli
impiegati
,
fuoco
al
municipio
e
al
casino
dei
civili
[
ecc
.
ecc
.
ecc
.
]
"
.
Prampolini
:
"
È
firmato
?
"
Crispi
,
presidente
del
Consiglio
:
"
E
firmatissimo
.
(
Ilarità
)
.
Tutto
risulterà
dal
processo
"
.
Ebbene
era
falso
che
quell
'
appello
fosse
stato
sparso
nei
comuni
,
era
falso
che
fosse
stato
pubblicato
e
letto
da
anima
viva
,
tranne
il
suo
autore
;
era
falso
che
mentre
Crispi
lo
leggeva
,
fosse
,
nonché
firmatissimo
,
neppure
semplicemente
firmato
!
La
firma
era
una
menzogna
del
signor
Crispi
,
lì
per
lì
,
per
far
colpo
sulla
Camera
,
e
che
nella
sua
stessa
invenzione
lo
provava
consapevole
della
falsità
dell
'
atto
che
leggeva
!
E
vorrebbe
essere
creduto
nelle
smentite
su
Herz
!
Ora
io
riapro
il
Codice
Penale
e
nel
titolo
delitti
contro
la
fede
pubblica
trovo
all
'
art
.
276
che
il
pubblico
ufficiale
(
mettiamo
che
sia
tale
...
il
Presidente
del
Consiglio
!
)
"
che
ricevendo
o
firmando
un
atto
,
nell
'
esercizio
delle
sue
funzioni
,
attesta
come
veri
fatti
e
dichiarazioni
non
conformi
a
verità
,
od
omette
o
altera
(
come
sarebbe
,
nevvero
?
inventare
una
firma
)
le
dichiarazioni
ricevute
,
ove
ne
possa
derivare
pubblico
o
privato
nocumento
è
punito
con
la
pena
dell
'
articolo
precedente
"
cioè
con
la
reclusione
da
cinque
a
dodici
anni
.
Altro
che
nocumento
!
quante
centinaia
di
anni
di
galera
di
più
costarono
quei
documenti
falsi
presentati
dal
signor
Crispi
come
ministro
,
e
fatti
scrivere
negli
Atti
ufficiali
della
Camera
,
per
carpirle
un
voto
!
Voi
mi
dite
che
alla
reclusione
il
Crispi
non
ci
va
-
né
per
dodici
anni
,
né
per
cinque
-
perché
si
tratta
,
anche
per
lui
,
di
un
reato
che
è
coperto
dall
'
immunità
parlamentare
:
ringrazi
dunque
la
sua
buona
stella
e
la
suprema
Corte
di
Cassazione
che
quella
immunità
l
'
ha
fatta
valere
,
altrimenti
vede
a
che
guaio
,
colle
sue
teorie
,
andava
incontro
!
E
come
si
troverebbe
a
mal
partito
con
chi
gli
adoperasse
il
grande
argomento
de
'
suoi
scribi
,
e
gli
chiedesse
:
ma
è
lecito
servirsi
del
manto
dell
'
immunità
per
diffamare
,
non
già
un
solo
cittadino
né
due
,
ma
centinaia
,
e
adoperare
carte
false
per
mandarli
al
reclusorio
?
Ma
le
son
cose
del
febbraio
dell
'
anno
scorso
!
Son
passati
quindici
mesi
!
cose
vecchie
!
Vogliamo
una
qualche
complicità
in
falso
più
fresca
,
più
fresca
ancora
!
Siete
proprio
incontentabili
.
Pigliate
allora
il
memoriale
Marescalchi
,
e
leggetevi
trascritto
nel
suo
testo
,
il
rapporto
falso
del
questore
Sangiorgi
,
inventante
di
sana
pianta
il
tenore
di
un
discorso
pubblico
non
mai
tenuto
,
per
mandare
un
povero
diavolo
al
domicilio
coatto
!
Il
falso
,
voi
mi
dite
,
è
un
reato
del
questore
!
I
tre
giudici
della
Commissione
,
cioè
Marescaichi
e
i
due
magistrati
,
non
ne
vollero
sapere
!
Benissimo
.
Adesso
leggete
la
lettera
di
Crispi
al
prefetto
Giura
con
cui
ammonisce
acerbamente
il
Marescalchi
che
il
suo
preciso
dovere
era
di
prestar
mano
a
quel
rapporto
falso
e
a
tutti
gli
altri
della
questura
e
che
associandosi
invece
ai
due
magistrati
nel
respingerlo
,
egli
ha
tradito
il
proprio
dovere
.
Se
il
falso
documento
non
ha
servito
,
convenitene
,
non
è
colpa
del
signor
Crispi
che
ha
fatto
di
tutto
per
farlo
valere
!
Ma
e
l
'
affare
Herz
?
Abbiate
pazienza
,
che
verremo
anche
a
quello
.
Dovendo
prima
mettere
bene
in
sodo
che
quando
Crispi
e
i
suoi
scribi
smentiscono
una
cosa
potete
giurare
a
occhi
chiusi
che
è
vera
,
sebbene
ce
ne
sia
già
d
'
avanzo
,
amo
finire
la
dimostrazione
,
tanto
più
che
l
'
affare
Herz
non
è
che
l
'
anello
di
una
catena
.
Vi
sognate
voi
qualche
cosa
di
lontanamente
simile
che
fosse
stato
possibile
con
uomini
i
quali
si
chiamassero
Quintino
Sella
o
Lanza
o
Feracciù
o
Baccarini
?
Quell
'
affare
fu
possibile
,
perché
c
'
era
al
potere
chi
,
nel
metter
a
frutto
gli
uffici
pubblici
,
non
aveva
mai
in
sua
vita
patito
di
scrupoli
.
Ed
è
appunto
perché
questo
vizio
salta
fuori
ad
ogni
piè
sospinto
dalle
pagine
della
sua
vita
,
che
a
furia
di
leggerne
tante
,
si
trova
essere
di
troppo
questa
pagina
di
più
.
Vi
ricordate
l
'
ultimo
giorno
della
Camera
?
Presentata
la
relazione
dei
Cinque
e
sorta
su
di
essa
la
discussione
,
Francesco
Crispi
,
livido
,
s
'
alzò
a
dichiarare
che
"
era
tutto
un
tessuto
di
perfidie
e
di
menzogne
"
.
E
ad
ogni
buon
conto
da
lì
a
un
'
ora
scappava
.
Già
:
perfidie
e
menzogne
anche
gli
elenchi
del
commendatore
Martuscelli
,
ispettore
della
Banca
,
corrispondenti
,
cifra
per
cifra
,
data
per
data
,
numero
d
'
ordine
per
numero
d
'
ordine
,
ai
registri
ispezionati
della
Banca
e
a
tutti
i
documenti
del
processo
!
Perfidie
e
menzogne
anche
la
lettera
16
febbraio
1894
del
comm
.
Mazzino
,
reggente
della
Banca
in
persona
,
che
in
questa
sua
qualità
trascriveva
semplicemente
dai
registri
una
nota
degli
effetti
di
casa
Crispi
esistenti
presso
la
Banca
e
rimasti
,
fino
alla
scoperta
dell
'
inchiesta
,
insoddisfatti
ed
occulti
.
Questo
mi
ricorda
perfettamente
un
aneddoto
della
penultima
seduta
della
Commissione
dei
Cinque
.
L
'
onorevole
Cibrario
,
della
maggioranza
,
eletto
relatore
con
tre
voti
contro
due
,
quello
di
Carmine
e
il
mio
,
leggendoci
la
sua
relazione
,
descrivente
il
contenuto
delle
buste
,
devoto
a
Crispi
,
ma
galantuomo
,
si
studiava
conciliare
capra
e
cavoli
,
il
tenore
dei
documenti
col
dispiacere
che
gli
recavano
.
Arrivato
alla
lettera
del
reggente
Mazzino
nella
relazione
se
la
cavava
così
:
"
Lettera
in
foglio
intestato
Banca
Romana
riferentesi
ad
alcune
dicerie
(
!
!
!
)
che
circolavano
nella
Banca
Romana
.
"
"
Ferma
un
momento
"
,
dico
io
.
"
Mi
pare
,
amico
Cibrario
che
tu
sbagli
.
Prego
l
'
amico
presidente
(
Damiani
)
di
avere
a
buon
conto
la
bontà
di
rileggere
il
documento
lettera
Mazzino
"
.
E
porgo
,
estraendola
dal
plico
,
la
lettera
al
presidente
che
legge
:
BANCA
ROMANA
Roma
,
16
febbraio
1894
Eccellenza
,
in
risposta
alla
richiesta
confidenziale
fattami
da
V.E.
ho
l
'
onore
di
rassegnarle
i
seguenti
schiarimenti
,
quali
risultano
dalla
contabilità
della
Banca
e
dalle
dichiarazioni
dei
capi
uffici
preposti
alli
medesimi
.
Esiste
allo
sconto
un
effetto
cambiario
,
creato
il
20
dicembre
1892
,
con
scadenza
31
marzo
1893
,
portante
l
'
accettazione
del
signor
Palumbo
Cardella
e
la
gira
di
S.E.
Francesco
Crispi
.
Esiste
inoltre
un
conto
corrente
aperto
il
15
luglio
1890
in
nome
di
Valli
Gio.Batta
per
conto
L.C.
,
che
secondo
i
capi
servizio
(
non
essendo
ciò
stato
mai
a
mia
cognizione
)
significa
Donna
Lina
Crispi
per
lire
14.000
e
più
gl
'
interessi
dal
15
ottobre
1890
.
Esiste
infine
una
partita
a
debito
della
signora
Lina
Crispi
di
lire
4305.15
per
controvaluta
di
fiorini
1969,91
,
pagate
dalla
Banca
per
la
detta
signora
con
lettera
di
credito
,
più
gl
'
interessi
dal
4
settembre
1890
.
Esiste
poi
un
debito
a
carico
dei
signori
Pietro
e
Nicola
Chiara
per
la
somma
di
lire
390.404,70
contro
i
quali
si
stanno
facendo
gli
atti
giudiziali
a
Palermo
.
Ho
l
'
onore
di
rassegnarmi
dall
'E.V
.
devotissimo
B
.
MAZZINO
Ma
il
presidente
non
arrivò
della
lettura
neanche
in
fine
:
perché
dopo
il
primo
esiste
,
il
secondo
esiste
,
il
terzo
esiste
,
arrivato
alla
quarta
parola
esiste
,
ho
chiesto
pacatamente
al
relatore
:
"
Amico
Cibrario
,
ti
pare
che
siano
dicerie
?
"
E
lui
lealmente
:
"
Hai
perfettamente
ragione
;
non
mi
ricordavo
più
il
tenore
.
"
E
cancellò
lì
sull
'
atto
tutto
quanto
l
'
inciso
.
Non
dico
che
lo
facesse
con
piacere
.
[...]
Volete
vedere
come
eran
cose
sapute
?
Nella
lettera
Mazzino
il
secondo
esiste
riguarda
un
conto
corrente
aperto
il
15
luglio
1890
in
nome
di
Valli
Gio
.
Batta
per
Conto
L.C.
per
lire
14
mila
e
più
gli
interessi
dal
15
ottobre
1890
.
Questo
conto
corrente
così
figura
nell
'
elenco
autentico
del
Martuscelli
:
Valli
Gio
.
Batta
per
conto
L.C.
Ricevute
il
15
luglio
1890
lire
14.000
,
meno
lire
214
per
interessi
a
tutto
il
14
ottobre
successivo
.
Debito
al
10
gennaio
1893
...
lire
14.000
(
!
!
!
)
.
Non
si
pagano
e
neppure
si
liquidano
interessi
.
Ciò
è
enorme
,
nevvero
?
siamo
d
'
accordo
:
ed
è
anche
più
enorme
il
leggere
nell
'
elenco
dell
'
ispettore
Martuscelli
queste
precise
parole
(
riconfermate
nella
lettera
del
reggente
Mazzino
)
:
Consta
alla
Banca
Romana
che
le
iniziali
L.C.
significano
Lina
Crispi
.
Ossia
la
moglie
di
quello
stesso
deputato
che
mentre
ancora
di
questo
debito
nemmeno
si
pagavano
e
nemmeno
si
liquidavano
gli
interessi
,
si
opponeva
all
'
inchiesta
sulla
Banca
Romana
!
E
avete
lasciato
passar
di
questa
roba
sapendolo
?
domandai
in
dicembre
scorso
ad
uno
dei
Sette
.
"
Lo
sapevamo
così
poco
"
,
mi
rispose
,
"
che
ci
si
era
persin
fatto
credere
che
quelle
iniziali
L.C.
significassero
...
Lamberto
Colonna
o
Lazzaroni
Cesare
!
"
.
E
basti
per
saggio
.
"
E
lo
stesso
Mazzino
se
avesse
fatto
innanzi
a
noi
le
rivelazioni
precise
specificate
che
si
trovano
nella
lettera
sua
al
Giolitti
,
è
chiaro
e
certo
che
il
Comitato
avrebbe
fatto
altre
indagini
e
non
avrebbe
indietreggiato
avanti
ad
un
giudizio
anche
più
severo
.
Nel
fatto
,
così
come
sono
le
indicazioni
della
lettera
Mazzino
,
sono
per
la
maggior
parte
,
per
me
e
per
i
miei
colleghi
dei
Sette
una
novità
"
.
Altro
che
cose
vecchie
e
sapute
!
Ma
torniamo
al
primo
fatto
della
lettera
Mazzino
,
ossia
torniamo
dalla
moglie
al
marito
.
Quando
io
la
prima
volta
fermai
l
'
occhio
,
con
istupore
e
disgusto
,
nei
documenti
dei
Cinque
,
sul
fatto
gravissimo
dell
'
effetto
Crispi
29
dicembre
'92
,
a
distanza
di
pochi
giorni
dal
discorso
di
Crispi
del
20
nella
Camera
,
contro
l
'
inchiesta
della
Banca
Romana
,
non
aveva
ancora
tutta
intera
dinanzi
,
ne
'
suoi
precisi
contorni
,
definiti
dal
codice
penale
,
e
da
quello
dei
galantuomini
,
la
enormezza
del
fatto
.
E
basti
dire
ch
'
era
sfuggito
a
me
,
com
'
era
sfuggito
a
tutti
.
Appena
il
fatto
fu
segnalato
e
l
'
enormezza
cominciò
a
trasparire
,
la
Riforma
e
gli
altri
salariati
misero
avanti
le
mani
e
negarono
sfacciatamente
che
il
Crispi
,
il
20
dicembre
,
avesse
difeso
nella
Camera
la
Banca
!
Capivano
che
una
volta
assodato
questo
,
siccome
le
date
parlavano
,
la
concussione
era
lampante
(
come
lo
è
)
.
Ahimè
!
il
deputato
Crispi
nella
seduta
del
20
dicembre
aveva
fatto
più
che
difendere
la
Banca
Romana
!
Presentata
da
Napoleone
Colajanni
la
domanda
dell
'
inchiesta
fieramente
contrastata
dal
Miceli
e
da
altri
,
i
quali
sapevano
come
stavano
,
il
più
violento
e
più
astuto
nell
'
opporsi
alla
domanda
onesta
fu
il
Crispi
.
E
doveva
essere
ben
forte
l
'
interesse
che
lo
moveva
ad
unirsi
al
governo
perché
fosse
respinta
,
da
fargli
dimenticare
persino
il
suo
odio
personale
contro
il
Giolitti
.
Impedire
quel
giorno
la
inchiesta
sui
fatti
criminosi
e
segreti
che
la
Banca
Romana
celava
nel
seno
,
era
ben
più
che
difenderla
!
era
salvarla
addirittura
!
E
Francesco
Crispi
quel
giorno
la
salvò
!
Oggi
che
tutta
Italia
ha
saputo
quali
erano
le
oneste
cose
che
quel
giorno
si
vollero
nascondere
e
ha
saputo
dal
solenne
verdetto
dei
Sette
che
Francesco
Crispi
in
quel
dì
le
conosceva
-
oggi
è
alla
luce
vergognosa
di
quelle
rivelazioni
di
poi
,
che
io
consegno
alla
gogna
della
storia
parlamentare
le
parole
di
Francesco
Crispi
in
quella
tornata
del
20
dicembre
,
e
poi
vedremo
-
per
triste
colmo
di
scandalo
-
qual
era
la
posizione
personale
del
signor
Crispi
in
quel
preciso
momento
che
dal
suo
stallo
di
deputato
compiva
parlando
il
brutto
ufficio
.
E
si
comprenderà
perché
al
darne
conto
abbia
preferito
il
15
dicembre
fuggire
.
Tornata
del
20
dicembre
1892
(
Atti
ufficiali
)
:
Crispi
:
Non
mi
sarei
atteso
che
si
fosse
venuto
dopo
quattro
anni
alla
Camera
a
parlare
di
fatti
già
quasi
giudicati
(
!
)
e
per
moltissimi
dei
quali
si
è
già
provveduto
(
!
)
.
L
'
inchiesta
parlamentare
non
si
può
,
non
si
deve
votare
.
Non
si
deve
perché
non
sarebbe
atto
patriottico
,
mi
scusi
l
'
on
.
Colajanni
,
il
votarla
.
Inchieste
ne
furono
fatte
parecchie
.
Alcune
ordinate
sotto
il
mio
ministero
furono
rigorosissime
.
Non
ho
nulla
da
aggiungere
alle
parole
del
mio
caro
amico
Miceli
,
il
quale
,
colla
onestà
che
lo
distingue
,
ha
raccontato
le
cose
come
sono
andate
.
I
parlamenti
hanno
un
dovere
:
quello
della
prudenza
nelle
loro
deliberazioni
.
Possiamo
discutere
tra
di
noi
;
accusarci
tra
di
noi
;
ma
non
possiamo
accusare
quelli
che
non
sono
qui
(
cioè
Tanlongo
)
.
(
Bravo
!
Benissimo
!
)
L
'
on
.
Colajanni
vorrebbe
costituire
un
Comitato
di
salute
pubblica
:
non
ne
è
il
tempo
.
(
Ilarità
)
.
Colajanni
:
Ci
arriveremo
.
Crispi
:
Non
ci
arriverete
.
Sono
sogni
d
'
infermo
.
(
Interruzione
dell
'
on
.
Colajanni
:
Benissimo
)
.
Ho
combattuto
contro
altri
più
forti
di
voi
,
e
se
volete
continuare
sopra
una
via
che
non
è
la
nostra
,
sbagliate
.
Colajanni
:
Potrei
rispondere
malamente
.
Crispì
:
Potete
rispondere
come
volete
,
troverete
la
replica
.
Il
nostro
credito
all
'
estero
peggiorerebbe
per
una
inchiesta
parlamentare
.
Quanto
all
'
opera
nostra
dell'89
non
abbiamo
che
a
lodarcene
.
Se
momenti
critici
non
fossero
sopraggiunti
,
saremmo
venuti
alla
Camera
con
un
disegno
di
legge
che
avrebbe
una
volta
per
sempre
riparato
all
'
anarchia
bancaria
.
(
Il
disegno
di
legge
,
di
cui
qui
si
parla
,
non
occorre
dirlo
,
era
il
famoso
disegno
per
la
Banca
Unica
,
alla
quale
il
ministro
,
salito
al
potere
col
programma
della
Sinistra
,
della
pluralità
delle
Banche
,
s
'
era
rapidamente
convertito
in
pro
della
Banca
Nazionale
...
avendo
pudicamente
acceso
con
essa
il
grazioso
prestito
delle
254
mila
lire
,
tenuto
clandestino
,
e
sotto
condizione
di
non
pagare
,
stando
al
potere
,
un
centesimo
né
di
interessi
,
né
di
capitale
.
Simonia
di
cui
la
storia
delle
corruzioni
parlamentari
non
ricorda
più
tipico
esempio
)
.
[...]
E
il
discorso
non
è
che
una
pallida
illustrazione
del
contegno
del
signor
Crispi
,
mentre
il
Colajanni
faceva
contro
la
Banca
la
sua
formidabile
requisitoria
;
contegno
così
irritato
e
provocante
,
che
avendolo
i
deputati
dell
'
Estrema
,
a
lui
vicini
,
invitato
a
chetarsi
,
rispose
rabbioso
a
Caldesi
,
a
Garavetti
e
agli
altri
lì
presso
:
"
Tanlongo
ha
dei
milioni
da
seppellirvi
tutti
quanti
!
"
.
[...]
Che
Crispi
fosse
;
quel
dì
20
dicembre
in
cui
salvava
dalla
inchiesta
Tanlongo
e
la
sua
Banca
,
debitore
clandestino
di
effetti
ingenti
in
sofferenza
alla
Banca
Romana
,
risulta
ormai
ad
esuberanza
dai
documenti
dell
'
inchiesta
.
Ed
è
chiarito
con
la
maggior
precisione
dal
trovarsi
quegli
effetti
Crispi
nella
nota
dei
titoli
d
'
indole
clandestina
,
consegnati
da
Lazzaroni
a
Tanlongo
:
dall
'
interrogatorio
Lazzaroni
14
aprile
'93
da
cui
è
assodato
come
i
tre
effetti
Crispi
(
uno
di
10.000
a
scadenza
15
gennaio
'93
,
uno
di
25.000
a
scadenza
30
febbraio
,
l
'
altro
di
20.000
a
scadenza
in
bianco
)
appartenessero
:
"
alle
operazioni
riservate
che
non
passavano
per
la
trafila
ordinaria
della
Banca
"
.
[...]
Ma
qualche
cosa
di
ben
più
grave
del
debito
occulto
in
corso
è
il
favore
nuovo
che
il
signor
Crispi
non
si
vergognò
di
mandar
a
chiedere
a
Tanlongo
immediatamente
dopo
resogli
nella
Camera
,
come
deputato
,
l
'
immenso
servizio
del
20
dicembre
1892
.
Questo
favore
è
descritto
nella
terza
operazione
dell
'
elenco
n
.
11
dell
'
ispettore
Martuscelli
il
qual
elenco
è
il
seguente
:
Atti
Parlamentari
n
.
76
a
.
Portafogli
.
Situazione
al
10
gennaio
1893
.
Operazione
n
.
94
del
5
gennaio
1893
.
Bufardeci
Emilio
cedente
dell
'
effetto
n
.
374
,
accettato
da
Bufardeci
Sebastiano
per
L.13.000
-
scadenza
3
aprile
1893
.
-
Si
crede
nella
Banca
Romana
che
questi
effetti
sieno
Stati
scontati
nell
'
interesse
della
famiglia
Crispi
.
Operazione
n
.
9251
dell'8
novembre
1892
.
Campagnano
Vitale
di
Raffaele
,
negoziante
in
mercerie
,
cedente
degli
effetti
n
.
28.684
a
28.687
,
accettati
da
Campagnano
Raffaele
,
per
L.16.000
,
scadenza
8
febbraio
1893
.
L'8
febbraio
1893
,
con
operazione
n
.
940
bis
,
gli
effetti
furono
rinnovati
,
coi
n
.
2.592
a
2.595
,
con
riduzione
a
lire
15.900
.
Secondo
dichiarazione
verbale
dello
stesso
Campagnano
Vitale
,
gli
effetti
sarebbero
dipendenti
da
acquisti
non
pagati
da
Lina
Crispi
.
Operazione
n
.
10.757
del
20
dicembre
1892
.
Crispi
Francesco
cedente
dell
'
effetto
n
.
34.526
accettato
da
Giuseppe
Palumbo
Cardella
per
lire
20.000
scadenza
28
marzo
1893
.
Come
vedesi
questo
terzo
dagli
effetti
tenuti
amorosamente
in
portafogli
(
tralascio
di
consegnare
all
'
ammirazione
gli
altri
due
precedenti
)
porta
la
data
del
29
dicembre
,
vale
a
dire
di
nove
giorni
appena
dopo
il
servizio
reso
dal
Crispi
,
come
deputato
,
a
Tanlongo
il
20
dicembre
.
Domando
a
chiunque
abbia
senso
elementare
di
onestà
con
che
nome
nel
codice
dei
galantuomini
chiamasi
...
lo
sposalizio
di
quelle
due
date
.
Ma
aspettate
ancora
!
Trattandosi
di
sposalizio
,
è
giusto
che
per
Crispi
le
date
siano
almeno
tre
;
frugate
in
una
noticina
piccina
piccina
,
rincantucciata
in
calce
alla
nota
degli
effetti
Crispi
,
e
scoprirete
che
questo
effetto
è
il
medesimo
,
di
cui
l
'
elenco
Martuscelli
ha
rettificato
la
data
che
era
segnata
per
isbaglio
19
dicembre
,
invece
di
29
dicembre
.
Dice
la
noticina
:
Questo
effetto
(
di
20
mila
lire
senza
scadenza
)
che
al
24
dicembre
1892
risulta
come
sospeso
di
cassa
nella
verifica
di
detto
giorno
,
come
dal
libro
sequestrato
ed
in
atti
,
venne
caricato
in
portafogli
il
19
dicembre
1892
con
la
scadenza
del
28
marzo
1893
,
epoca
in
cui
venne
pagato
.
L
'
errore
di
stampa
che
ha
cambiato
il
29
in
19
è
evidente
dal
contesto
e
dal
confronto
coll
'
elenco
Martuscelli
:
resta
adunque
inoppugnabilmente
accertato
che
non
al
29
,
ma
al
24
dicembre
,
quattro
giorni
soli
dopo
il
discorso
,
l
'
onorevole
oratore
,
difensore
di
Taniongo
nella
Camera
,
aveva
già
ottenuto
dal
medesimo
il
riconoscente
ricambio
del
servizio
resogli
;
ossia
,
supposto
che
non
più
di
un
giorno
sia
intercorso
per
la
richiesta
,
il
favore
fu
domandato
quando
non
erano
ancora
asciutte
le
bozze
stenografiche
del
discorso
del
20
!
E
l
'
uomo
che
reclamava
in
quel
momento
questo
onesto
scambio
di
servigi
,
era
quegli
a
cui
Taniongo
non
poteva
nulla
negare
,
perché
egli
,
Crispi
,
teneva
in
pugno
da
due
anni
,
come
incautamente
confessò
,
e
come
i
Sette
constatarono
,
il
segreto
delle
"
cose
da
Corte
d
'
Assise
"
che
il
20
dicembre
volle
sottrarre
alla
luce
!
Ed
ora
che
il
fatto
è
accertato
e
fuor
di
qualunque
discussione
,
ossia
ora
che
abbiamo
nel
documento
Martuscelli
,
rischiarante
i
documenti
dei
Sette
,
la
prova
che
su
questo
punto
,
come
su
quello
delle
raccomandazioni
indarno
negate
dal
Crispi
al
giudice
,
il
Tanlongo
ha
confessato
la
pura
verità
-
possiamo
su
questo
punto
dare
al
Tanlongo
la
parola
:
"
Anche
il
Crispi
ha
una
cambiale
di
5000
ed
una
di
20.000
lire
fatta
pochi
giorni
prima
del
mio
arresto
,
che
ne
domandò
60.000
e
che
dovetti
limitarmi
a
motivo
della
circolazione
,
che
con
il
ritiro
avvenuto
dei
depositi
di
conti
correnti
era
quasi
tutta
emessa
.
Oltre
a
lui
,
vi
sono
alcune
cambialette
della
sua
signora
,
che
faceva
figurare
come
concessionario
un
mercante
ebreo
di
tessuti
.
"
(
Relazione
dei
Cinque
-
lettera
Tanlongo
17
luglio
1893
)
.
E
le
55.000
lire
sono
infatti
esattamente
la
somma
comprovata
dai
due
documenti
sequestrati
n
.
157
e
190
del
Processo
della
Banca
;
le
20.000
di
"
pochi
giorni
prima
dell
'
arresto
"
(
che
fu
il
19
gennaio
)
sono
quelle
dell
'
effetto
caricato
in
portafoglio
il
29
dicembre
;
(
sospeso
di
Cassa
del
24
dicembre
)
;
il
mercante
ebreo
di
tessuti
prestanome
della
signora
è
il
Raffaele
Campagnano
,
come
risulta
dal
documento
Martuscelli
e
amplissimamente
dalle
102
lettere
private
di
Lina
Crispi
al
maggiordomo
Lanti
che
la
Commissione
dei
Cinque
,
a
mia
proposta
,
decise
di
restituire
.
Vale
a
dire
,
il
Tanlongo
nella
sua
lettera
risulta
su
questo
punto
veritiero
ed
esatto
fino
allo
scrupolo
:
come
lo
era
quando
affermò
al
giudice
le
raccomandazioni
di
Crispi
da
questi
al
giudice
negate
:
motivo
per
cui
diventa
preziosa
e
indiscutibile
la
sua
confessione
(
14aprile
)
che
"
quell
'
effetto
delle
20.000
non
figurava
nemmeno
sui
registri
della
Banca
"
(
la
clandestinità
è
già
provata
)
e
la
edificante
rivelazione
che
quelle
povere
ventimila
rappresentano
una
riduzione
della
domanda
primitiva
!
l
'
onesto
Crispi
,
-
da
oratore
che
si
rispetta
e
da
avvocato
principe
-
aveva
valutato
il
suo
discorso
del
20
dicembre
al
triplo
-
e
aveva
chiesto
uno
sconto
di
sessantamila
!
E
colto
così
colla
mano
nel
sacco
,
il
signor
Crispi
se
ne
va
a
faccia
fresca
a
raccontare
al
giudice
Capriolo
ed
ai
Sette
che
le
cambiali
presso
la
Banca
Romana
"
furono
alla
scadenza
pagate
!
"
.
Bella
forza
!
[...]
Il
signor
Crispi
si
faceva
bello
di
aver
saldato
i
suoi
effetti
-
giacenti
clandestini
fino
al
principio
del
'93
-
dopo
che
l
'
ispezione
Martuscelli
e
le
perquisizioni
e
il
processo
dalla
Banca
avevano
pontato
alla
loro
scoperta
!
E
fino
a
che
le
scoperte
non
vennero
,
fino
al
giorno
dell
'
arresto
di
Tanlongo
,
casa
Crispi
faceva
onore
ai
suoi
effetti
nel
modo
che
l
'
ispettore
Martuscelli
al
25
febbraio
'93
descrive
:
"
nemmeno
si
pagano
e
nemmeno
si
liquidano
gli
interessi
!
"
Tornando
all
'
effetto
del
24-29
dicembre
,
cioè
all
'
onesto
clandestino
compenso
del
discorso
del
20
dicembre
-
(
che
se
fosse
stato
scoperto
a
me
,
mi
avrebbe
obbligato
ad
uscir
sui
due
piedi
dal
Parlamento
)
mi
sono
tenuto
ai
documenti
noti
ed
acquisiti
i
quali
-
come
vedesi
-
esuberano
alla
dimostrazione
del
reato
.
Solo
ad
abbondanza
qui
ripeto
quanto
dissi
già
,
che
nelle
lettere
della
signora
Crispi
Barbagallo
,
-
non
quelle
a
Lanti
,
restituite
dai
Cinque
,
ma
quelle
a
Bernardo
Tanlongo
di
cui
parla
l
'
elenco
7
febbraio
del
delegato
di
P.S.
Rinaldi
,
e
di
cui
è
cenno
incompletissimo
e
superficiale
negli
appunti
consegnati
ai
Sette
-
lettere
che
si
trovano
giacenti
e
nascoste
fra
gli
undicimila
atti
del
Processo
della
Banca
Romana
-
se
ne
ritrova
precisamente
una
della
fine
di
dicembre
'92
,
che
collega
il
discorso
fatto
dal
marito
alla
Camera
in
difesa
della
Banca
,
con
una
nuova
domanda
di
danaro
alla
stessa
!
[...]
Dunque
riassumiamo
:
-
È
provato
che
l
'
onorevole
Crispi
dal
1889
,
"
come
Presidente
del
Consiglio
conobbe
la
situazione
della
Banca
Romana
,
qual
era
,
dalla
relazione
Biagini
"
cioè
conobbe
i
reati
da
Corte
d
'
Assise
in
essa
descritti
"
ma
credé
opportuno
di
passarli
sotto
silenzio
"
.
-
È
provato
che
tenendo
in
pugno
con
un
siffatto
segreto
,
acquisito
per
ragion
del
suo
ufficio
,
l
'
istituto
e
il
governatore
colpevole
che
non
poteva
perciò
nulla
rifiutargli
,
(
e
questa
è
la
circostanza
per
la
quale
il
caso
del
signor
Crispi
è
enormemente
più
scandaloso
e
più
grave
di
quello
di
tutti
gli
altri
deplorati
,
i
quali
bensì
pregavano
favori
illeciti
,
ma
non
avevan
armi
in
mano
da
imporli
)
il
signor
Crispi
onestamente
se
ne
valse
per
farsi
scontare
effetti
sopra
effetti
di
favore
,
che
ancora
al
20
dicembre
'92
,
mentr
'
egli
salvava
nella
Camera
il
Tanlongo
,
ammontavano
a
L
.
55.000
,
(
senza
contar
le
50.000
estorte
per
l
'
elezione
del
V
collegio
di
Roma
e
senza
contare
le
altre
sofferenze
di
famiglia
)
;
e
se
ne
valse
,
inoltre
per
obbligare
il
governatore
,
che
era
,
come
vedesi
,
alla
sua
mercé
,
ad
altri
uguali
favori
ai
propri
intimi
.
[...]
-
E
provato
che
appena
ebbe
il
20
dicembre
'92
col
suo
discorso
nella
Camera
salvato
l
'
Istituto
e
il
governatore
colpevole
dalla
inchiesta
proposta
da
Colajanni
,
ne
approfittò
per
farsi
dar
subito
il
24
dicembre
-
oltre
quelle
che
già
doveva
-
altre
lire
20.000
sapendo
il
governatore
nell
'
impossibilità
di
negargliele
.
E
se
questi
non
costituiscono
nella
più
precisa
forma
i
reati
di
concussione
e
corruzione
,
contemplati
alti
articoli
169
,
170
e
171
del
Codice
Penale
,
tutti
e
tre
questi
articoli
si
potrebbero
cancellare
dal
Codice
.
E
siccome
questi
rientrano
nella
categoria
dei
reati
pei
quali
non
pare
che
esista
immunità
parlamentare
(
lo
provò
Rocco
De
Zerbi
la
cui
opera
nella
Commissione
parlamentare
,
per
valida
che
fosse
,
non
ebbe
tuttavia
l
'
influenza
solenne
e
perversa
del
discorso
20
dicembre
che
permise
alla
Banca
,
da
Crispi
salvata
in
quel
dì
,
di
far
perdere
allo
Stato
degli
altri
milioni
)
,
così
,
o
il
signor
Crispi
ne
dà
spiegazione
alla
Camera
o
dovrà
altri
occuparsene
pei
diritti
della
pubblica
accusa
.
SECONDA
PARTE
Ed
è
alla
luce
di
questi
precedenti
dell
'
uomo
in
materia
di
attendibilità
,
di
delicatezza
,
di
onestà
,
di
scrupolo
,
-
soprattutto
alla
luce
ditali
criterj
,
sulla
fede
che
meritano
le
smentite
sue
-
che
esamineremo
quest
'
altro
affar
pulito
della
...
decorazione
a
Cornelio
Herz
.
E
poiché
a
me
piace
in
tutto
la
esattezza
e
la
precisione
-
e
l
'
una
e
l
'
altra
mi
fanno
tanto
comodo
quanto
all
'
on
.
Crispi
fanno
paura
-
sarà
bene
che
io
richiami
,
innanzi
tutto
,
in
che
termini
l
'
accusa
è
stata
formulata
.
Il
noto
filandro
della
Capitale
,
ai
sette
di
gennaio
dell
'
anno
scorso
,
cioè
poco
prima
di
entrare
al
servizio
di
casa
Crispi
,
l
'
aveva
riassunta
semplicemente
così
:
Nel
1890
si
ebbe
un
Crispi
famoso
per
la
invenzione
dell
'
oro
straniero
.
Il
quale
però
non
impedì
al
cavalier
Crispi
di
beccarsi
le
50.000
lire
di
Reinach
per
far
dare
una
decorazione
al
famigerato
Cornelio
Herz
.
(
Capitale
del
7-8
gennaio
1894
)
E
qui
il
filandro
era
inesatto
,
come
i
domestici
che
origliano
agli
usci
.
Io
che
amo
invece
la
esattezza
,
la
accusa
del
Secolo
la
ho
precisata
così
:
che
il
decreto
per
la
decorazione
Herz
,
fu
,
può
dirsi
,
proprio
l
'
ultimo
dato
a
firmare
alla
Corona
dal
Crispi
,
dimissionario
,
rovesciato
sette
dì
innanzi
,
il
31
gennaio
,
dal
potere
proprio
dell
'
ultima
udienza
reale
che
ebbe
,
indelicatamente
abusando
dell
'
ufficio
provvisorio
coperto
per
la
sola
tutela
dell
'
ordine
e
per
il
disbrigo
degli
affari
correnti
(
due
giorni
dopo
Di
Rudinì
entrava
in
carica
)
;
tanto
perché
l
'
ultimo
suo
atto
fosse
degno
dei
suoi
quattro
anni
.
di
governo
;
che
per
ottenere
quel
decreto
dalla
Corona
,
il
Crispi
le
diede
a
intendere
una
menzogna
,
che
fu
presto
a
Parigi
scoperta
e
,
scoperta
che
fu
,
s
'
impose
l
'
alta
ragione
di
revocare
il
decreto
;
menzogna
della
quale
è
in
mia
mano
un
documento
autografo
con
una
firma
che
taglia
la
testa
al
toro
;
che
oltre
quella
menzogna
,
il
Crispi
,
per
contestar
l
'
operato
,
ne
invocò
e
ne
fece
invocare
dai
suoi
giornali
un
'
altra
peggiore
,
pretestando
un
rapporto
del
general
Menabrea
,
ambasciatore
a
Parigi
,
sui
pretesi
meriti
scientifici
dell
'
Herz
;
rapporto
che
infatti
esiste
,
e
di
cui
per
ora
è
pietà
il
tacere
,
ma
del
quale
il
signor
Crispi
si
è
onestamente
guardato
dal
far
conoscere
un
periodo
che
fa
onore
alla
sincerità
del
Menabrea
e
bastava
a
rendere
la
proposta
decorazione
impossibile
;
che
scoperto
il
brutto
inganno
,
non
solo
il
signor
Crispi
non
lacerò
egli
il
decreto
colle
sue
mani
,
come
fece
dalla
Riforma
sfacciatamente
asserire
(
e
non
potea
neppur
farlo
,
perché
non
era
più
ministro
)
ma
per
tutto
quel
mese
di
febbraio
contrastò
con
la
più
cinica
,
con
la
più
ostinata
resistenza
alle
pratiche
replicate
fatte
presso
di
lui
per
persuaderlo
colle
buone
a
non
opporsi
alla
revoca
del
decreto
,
scendendo
perfino
alla
indecenza
(
quando
si
vide
colle
spalle
al
muro
,
davanti
alle
scoperte
venute
da
Parigi
)
di
offrire
uno
cheque
francese
di
60.000
lire
(
!
!
!
)
a
beneficio
del
magistero
dell
'
ordine
,
purché
sulla
revoca
non
si
insistesse
;
che
il
signor
Crispi
non
deve
aver
avuto
nemmeno
la
delicatezza
di
avvertire
il
suo
cliente
,
a
cui
si
era
affrettato
a
spedir
copia
del
decreto
,
di
avvertirlo
,
dico
,
in
febbraio
,
dei
nuovi
ostacoli
sorti
;
poiché
il
povero
diavolo
di
Reinach
,
non
vedendo
il
diploma
originale
arrivare
mai
,
spediva
con
lettera
del
24
marzo
la
somma
imprudentemente
confessata
dalla
Riforma
quando
già
il
decreto
,
mercé
la
fermezza
del
ministro
Di
Rudinì
,
era
stracciato
da
una
settimana
;
che
infine
la
ragion
data
di
quella
somma
dal
signor
Crispi
e
dalla
sua
onesta
Riforma
,
come
pagamento
di
onorari
d
'
avvocato
di
quattro
anni
addietro
,
è
un
'
altra
semplice
e
solenne
e
ridicola
menzogna
,
e
le
50.000
lire
riguardano
il
signor
Herz
e
nessun
altri
-
come
in
sede
opportuna
dimostrerò
.
Ora
se
io
fossi
meticoloso
,
dopo
aver
precisate
le
cose
in
questi
termini
,
io
avrei
diritto
di
dichiarare
che
non
ho
altro
,
per
ora
,
da
aggiungere
,
poiché
non
è
più
a
me
che
incombe
di
dare
spiegazioni
.
[...]
Ma
il
signor
Crispi
non
è
da
oggi
che
fa
il
sordo
per
l
'
affare
Herz
.
Nel
1893
,
quando
le
accuse
apparvero
e
le
bugie
della
Riforma
furono
subito
schiacciate
,
la
Tribuna
e
altri
giornali
fecero
intendere
al
signor
Crispi
che
l
'
opinione
pubblica
reclamava
la
soddisfazione
di
un
giudizio
.
Il
signor
Crispi
non
rifiatò
;
e
confidò
nel
facile
oblio
che
è
,
in
Italia
specialmente
,
il
grande
ajutatore
dei
disonesti
scoperti
.
Ma
dopo
quattro
mesi
che
io
gli
vado
rinfrescando
la
memoria
,
e
sbattendo
sul
volto
il
suo
reato
,
per
quanti
conoscono
e
sanno
l
'
indole
vendicativa
del
Crispi
,
per
quanti
sanno
che
,
se
egli
avesse
la
lontana
speranza
di
farmi
condannare
come
diffamatore
,
egli
assaporerebbe
la
voluttà
degli
Dei
,
non
è
più
un
mistero
che
se
il
Crispi
vi
rinunzia
,
è
perché
sa
che
da
un
pubblico
giudizio
n
'
uscirebbe
stritolato
.
Dopo
tutto
quello
che
dell
'
affare
Herz
fu
già
stampato
,
io
potrei
oggi
dispensarmi
da
qualunque
dimostrazione
o
abbandonare
il
signor
Crispi
al
giudizio
degli
onesti
:
perché
dal
marzo
1893
il
signor
Crispi
si
è
reso
confesso
doppiamente
:
l
°
col
fuggir
dal
processo
;
2°
col
farsi
cogliere
in
bugia
.
[...]
Perché
,
ripeto
,
questo
signore
,
come
tutti
i
disonesti
audaci
,
fa
il
conto
sull
'
oblio
degli
altri
:
e
negando
oggi
l
'
affare
Herz
,
si
lusinga
che
nessuno
si
ricordi
come
egli
,
su
questo
preciso
affare
,
fu
già
colto
in
flagrante
di
bugia
,
proprio
colla
mano
nel
sacco
,
fino
dal
marzo
1893
,
quando
il
turpe
mercato
venne
in
luce
.
Non
me
ne
ricordavo
-
e
vi
basti
!
-
nemmen
io
.
Assorto
in
quei
giorni
nella
duplice
lotta
per
l
'
elezione
di
Corteolona
e
il
processo
di
Mantova
,
rammentavo
confusamente
che
su
quel
fatto
vi
era
stata
una
polemica
da
cui
il
Crispi
era
uscito
male
:
ma
questo
dicembre
,
appena
scopersi
,
come
commissario
dei
Cinque
,
le
concussioni
del
Crispi
-
per
associazion
naturale
corsi
subito
col
pensiero
a
quel
ricordo
-
e
iniziai
quella
stessa
settimana
le
indagini
che
mi
condussero
alla
certezza
del
fatto
.
E
fra
i
documenti
più
preziosi
dell
'
accusa
tengo
i
numeri
di
quel
tempo
dell
'
organo
intimo
personale
del
signor
Crispi
,
la
Riforma
,
che
è
quanto
dire
le
asserzioni
del
signor
Crispi
in
persona
,
e
la
sua
autodifesa
di
allora
;
il
cui
confronto
colle
sue
difese
d
'
adesso
è
quanto
può
immaginarsi
insieme
di
divertente
...
e
di
schiacciante
.
È
un
guajo
certamente
pel
signor
Crispi
che
le
sue
difese
del
'93
ei
non
sia
riuscito
a
farle
sparire
;
ma
è
perciò
appunto
che
nei
processi
si
fanno
a
riprese
e
ad
intervalli
gli
interrogatorii
,
che
poi
servono
a
cogliere
l
'
imputato
-
tradito
dalla
memoria
-
in
contrasto
fra
le
bugie
inventate
prima
e
le
bugie
inventate
poi
.
[...]
Fu
nel
dicembre
1892
,
che
,
scoppiato
a
Parigi
lo
scandalo
delle
rivelazioni
sul
Panama
e
su
Cornelio
Herz
e
avvenuta
la
tragica
morte
del
banchiere
Giacomo
Reinach
,
si
venne
per
la
prima
volta
a
sapere
di
relazioni
passate
fra
Comelius
Herz
,
l
'
inclito
ricattatore
,
e
Francesco
Crispi
.
La
improvvisa
relazione
destò
scandalo
.
Come
?
L
'
uomo
che
denunziava
furibondo
i
radicali
per
le
loro
relazioni
coi
francesi
,
scoperto
a
trescare
con
quanto
ha
di
più
losco
il
mondo
politico
in
Francia
?
!
Il
Joumal
di
Parigi
mandò
subito
un
suo
redattore
dal
Crispi
,
il
quale
si
difese
espressamente
con
una
intervista
,
dal
Journal
pubblicata
il
26
dicembre
.
(
E
precisamente
quella
tale
intervista
,
in
cui
l
'
italianissimo
signor
Crispi
,
parlando
della
politica
d
'
Italia
e
dei
suoi
uomini
di
Stato
col
giornalista
francese
,
per
uso
di
un
giornale
francese
,
chiamava
l
'
ex
presidente
del
Consiglio
ce
pauvre
mr
de
Rudinì
)
.
Ecco
il
colloquio
autorizzato
dal
Crispi
:
"
Or
ora
,
Eccellenza
,
mi
parlavate
del
Panama
.
Il
vostro
nome
fu
pronunciato
a
proposito
di
Cornelio
Herz
"
.
(
Crispi
)
:
"
Sì
,
lo
so
.
Nel
1889
il
signor
Herz
,
del
quale
conoscevo
il
nome
come
scienziato
(
!
!
!
)
,
venne
a
ritrovarmi
in
Napoli
.
Feci
delle
difficoltà
per
riceverlo
,
ma
infine
lo
ricevetti
,
ed
egli
mi
disse
:
"
Non
vengo
in
nome
di
nessuno
,
sono
io
personalmente
che
ho
preso
l
'
iniziativa
di
presentarmi
a
voi
per
conoscere
le
vostre
intenzioni
riguardo
alla
Francia
"
.
Risposi
al
sig
.
Herz
che
non
avevo
nulla
da
rispondergli
,
le
mie
opinioni
essendo
note
.
Il
signor
Herz
mi
disse
:
"
Forse
tornerò
a
vedervi
in
altre
condizioni
"
.
E
ciò
fu
tutto
"
.
(
Journal
,
26
dicembre
1892
)
Ce
fût
tout
!
E
ciò
fu
tutto
!
!
!
Ammiratelo
ben
bene
e
legatelo
in
oro
questo
magnifico
:
"
e
ciò
fu
tutto
"
detto
da
Crispi
in
dicembre
1892
,
due
anni
dopo
la
decorazione
di
Herz
,
due
anni
dopo
...
il
resto
che
si
vedrà
!
Ma
l
'
Opinione
il
giorno
appresso
,
fra
lo
stupore
universale
,
riportando
quel
"
ciò
fu
tutto
"
aggiungeva
:
Non
tutto
.
Per
quanto
sappiamo
,
a
Cornelio
Herz
era
stato
concesso
il
gran
cordone
dell
'
ordine
Mauriziano
,
cordone
che
dopo
la
crisi
del
31
gennaio
,
rimase
sospeso
.
[...]Ma
mentre
l
'
Opinione
così
inaspettatamente
completava
il
pudico
"
e
ciò
fu
tutto
"
del
Crispi
,
ecco
si
viene
a
sapere
che
Cornelio
Herz
era
stato
a
Carlsbad
in
rapporti
cordialissimi
colla
moglie
di
Crispi
.
Crispi
fa
rispondere
che
difatti
Herz
aveva
tentato
avvicinar
la
sua
signora
,
ma
che
era
stato
tenuto
a
distanza
.
Allora
il
Figaro
manda
un
suo
redattore
a
Londra
da
Cornelio
Herz
:
il
quale
gli
fa
le
seguenti
dichiarazioni
:
"
Certo
io
non
sono
l
'
agente
di
nessuno
.
Ma
,
a
un
dato
momento
,
quando
la
diplomazia
francese
non
si
era
ancora
orientata
verso
l
'
alleanza
russa
,
io
m
'
ero
assunto
di
rompere
la
Triplice
,
distaccando
l
'
Italia
.
Mi
recai
in
Italia
e
vi
coltivai
l
'
amicizia
del
Crispi
:
allo
stesso
scopo
procurai
di
guadagnarmi
le
buone
grazie
di
madama
Crispi
,
alla
quale
mi
feci
presentare
durante
il
suo
soggiorno
di
Carlsbad
.
Oh
,
io
so
bene
che
oggi
delle
interviste
più
o
meno
sincere
cercano
attenuare
la
natura
de
'
miei
rapporti
coll
'
ex
primo
ministro
d
'
Italia
:
ma
se
il
giurì
d
'
onore
che
sollecito
vuol
prestarvisi
,
allora
produrrò
la
corrispondenza
del
signor
Crispi
.
Quanto
alla
nobile
signora
sua
compagna
,
poiché
si
è
preteso
che
io
mi
ero
presentato
a
lei
come
un
intruso
,
ecco
la
lettera
d
'
introduzione
che
il
generale
Menabrea
mi
aveva
dato
per
lei
.
"
(
Figaro
,
20
gennaio
1893
)
E
qui
viene
la
lettera
del
generale
Menabrea
,
12
agosto
1888
,
con
cui
presenta
il
dottor
Cornelius
Herz
"
all
'
intelligente
e
graziosa
sposa
dell
'
illustre
primo
ministro
d
'
Italia
"
e
lo
descrive
come
creatore
"
dell
'
importante
pubblicazione
...
La
lumière
électrique
"
.
Cornelius
Herz
prosegue
:
"
Posso
mostrarvi
altre
lettere
del
Generale
Menabrea
.
Avevo
preso
presso
di
me
come
impiegato
il
figlio
di
esso
generale
.
Gli
avevo
assegnato
uno
stipendio
di
mille
lire
al
mese
...
Non
avevo
nulla
trascurato
per
cattivarmi
le
buone
grazie
di
questo
ambasciatore
...
"
E
sopprimo
il
resto
.
Ma
purtroppo
seguono
qui
,
nel
loro
testo
,
tre
lettere
del
generale
ambasciatore
Menabrea
,
del
20
,
26
febbraio
1886
e
del
24
ottobre
1888
di
cui
basta
-
e
ahimè
,
ne
avanza
!
-
la
prima
,
per
quello
che
vedremo
poi
.
Parigi
,
26
febbraio
1886
Caro
dottore
,
sono
stato
oggi
a
cercarvi
al
vostro
ufficio
:
non
avendovi
incontrato
,
vengo
a
prevenirvi
che
mio
figlio
,
avendo
compiuto
tutti
i
lavori
che
gli
avete
affidato
per
Roma
,
e
non
avendo
ricevuto
avviso
contrario
,
mi
ha
telegrafato
che
disponevasi
a
ritornare
a
Parigi
per
mettersi
a
vostra
disposizione
.
Tutto
vostro
affezionato
.
L.F.
MENABREA
Teniamone
nota
e
torniamo
a
Crispi
.
Il
"
ciò
fu
tutto
"
,
come
vedesi
,
seguitava
a
crescere
a
vista
d
'
occhio
:
era
già
diventato
un
'
amicizia
con
carteggio
.
La
Tribuna
di
Roma
,
impressionata
,
mandò
a
chiedere
al
Crispi
,
nel
di
lui
interesse
,
una
intervista
.
Stavolta
il
"
ciò
fu
tutto
"
egli
si
guardò
dal
ripeterlo
.
Nell
'
intervista
riportata
dalla
Tribuna
,
che
dice
averla
riprodotta
"
con
esattezza
fonografica
"
,
il
colloquio
breve
e
quasi
sgarbato
,
concesso
con
difficoltà
,
di
cui
Crispi
aveva
parlato
nell
'
intervista
anteriore
,
stavolta
,
meno
male
,
diventa
un
colloquio
lungo
,
espansivo
:
poi
Crispi
si
degna
di
ammettere
anche
il
carteggio
,
ed
aggiunge
:
"
Rividi
l
'
Herz
a
Ginevra
nel
1891
.
Alloggiava
all
'
Hotel
de
la
Paix
.
Herz
vide
il
mio
nome
tra
i
forestieri
,
venne
a
trovarmi
,
e
pranzammo
insieme
;
non
si
parlò
che
di
politica
sul
solito
tema
...
"
Un
colloquio
nuovo
che
salta
fuori
,
e
delle
vacanze
estive
del'91;
prendiamone
nota
:
ci
avverrà
di
ricordarlo
.
E
proseguiamo
l
'
intervista
:
"
Il
signor
Herz
voleva
decisarnente
staccare
l
'
Italia
dalla
Triplice
?
"
(
Crispi
)
.
"
Il
signor
Herz
parlava
come
tutti
i
francesi
,
i
quali
sono
sempre
ed
avanti
tutto
patrioti
"
.
(
Oh
,
che
tenerezza
!
)
"
Dell
'
alta
onorificenza
italiana
che
Ella
avrebbe
voluto
dare
al
signor
Herz
la
storia
vera
qual
è
?
"
(
Crispi
)
.
"
Ecco
,
una
onorificenza
per
Herz
mi
fu
chiesta
nella
sua
qualità
di
scienziato
di
vaglia
"
.
"
Da
chi
?
"
(
Crispi
)
.
"
Mi
permetta
,
caro
signore
,
di
non
soddisfare
la
sua
curiosità
.
Ogni
designazione
di
persona
potrebbe
influire
in
questo
momento
ad
accrescere
le
correnti
di
sospetto
o
determinarne
;
ed
io
credo
dovere
di
galantuomo
di
non
contribuirvi
in
alcun
modo
"
.
"
Menabrea
forse
"
(
Crispi
)
.
"
No
"
.
Il
nome
che
Crispi
si
rifiutava
di
svelare
-
e
adesso
si
capisce
il
perché
-
era
quello
...
del
banchiere
affarista
Giacomo
Reinach
.
Decisamente
era
un
nome
che
al
signor
Crispi
scottava
in
quel
momento
il
pronunciare
.
Ma
ridiamogli
la
parola
:
"
Avuta
la
domanda
(
prosegue
il
Crispi
)
feci
prendere
le
informazioni
d
'
uso
.
L
'
Herz
mi
fu
dipinto
come
valoroso
patriota
che
aveva
fatto
splendidamente
il
suo
dovere
durante
la
guerra
del
1870-'71
,
come
scienziato
d
'
indiscutibile
valore
.
Però
per
ragioni
che
è
inutile
ricordare
,
io
(
e
l
'
on
.
Crispi
accentuò
questo
monosillabo
intenzionalmente
ripetuto
)
io
non
diedi
corso
alla
pratica
,
sicché
il
mio
successore
(
Di
Rudinì
)
non
ha
dovuto
l
'
otto
febbraio
sospendere
un
bel
nulla
.
"
Tante
parole
,
tante
menzogne
,
come
più
avanti
vedremo
.
Ma
se
era
una
cosa
onesta
e
lecita
,
domando
io
,
perché
prima
nasconderla
e
poi
mentire
in
quel
modo
nel
confessarla
?
E
qui
mi
fermo
un
momento
per
dar
la
parola
...
al
Corriere
della
Sera
di
quell
'
epoca
,
giustamente
scandalizzato
(
1°
aprile
1893
)
:
Chi
era
Herz
?
Aveva
un
nome
eguale
a
quelli
di
Pasteur
,
di
Virchow
,
di
Koch
,
di
Edison
,
di
Berthelot
?
Niente
affatto
.
L
'
ambasciatore
Menabrea
,
nella
lettera
di
presentazione
alla
signora
Crispi
,
enumerava
i
suoi
meriti
scientifici
,
chiamandolo
il
fondatore
dell
'
importante
pubblicazione
...
La
lumière
électrique
!
E
per
quest
'
uomo
(
aggiungiamo
pure
per
questo
bel
tipo
morale
di
affarista
ciarlatano
)
un
ministro
italiano
propone
nientemeno
che
il
gran
cordone
dell
'
ordine
Mauriziano
,
la
più
alta
onorificenza
cavalleresca
italiana
che
non
è
stata
data
a
nessuno
degli
scienziati
di
fama
mondiale
che
abbiam
nominati
(
e
che
è
negata
,
aggiungo
io
,
a
tanti
nostri
generali
e
colonnelli
incanutiti
sui
campi
!
)
Ed
a
richiesta
di
chi
vien
fatto
questo
atto
straordinario
?
Chi
garantisce
i
meriti
eccezionali
del
signor
Herz
?
Uno
scienziato
più
famoso
ancora
?
No
,
un
banchiere
,
un
affarista
,
il
signor
Reinach
!
Il
Crispi
,
ben
vero
,
aggiunge
che
gli
era
stato
dipinto
"
come
un
valoroso
patriota
che
aveva
fatto
splendidamente
(
!
)
il
dover
suo
nella
guerra
del
1870-'71
"
.
E
questa
,
se
anche
non
fosse
stata
bugia
,
era
un
'
altra
ragione
non
meno
stramba
per
dargli
il
gran
cordone
Mauriziano
-
tanto
più
che
Herz
,
a
quanto
pare
,
non
è
francese
,
ma
cittadino
americano
.
Insomma
,
da
qualunque
parte
guardata
e
riguardata
,
la
scoperta
di
questo
gran
cordone
al
preteso
scienziato
affarista
Herz
era
e
restava
per
tutti
,
in
quel
principio
del
'93
,
un
enigma
strabiliante
,
inesplicabile
!
Ma
,
al
17
di
marzo
di
quell
'
anno
'93
,
venne
a
piovere
sull
'
enigma
una
luce
improvvisa
.
Il
signor
Imbert
,
liquidatore
giudiziario
della
successione
dei
banchiere
Giacomo
Reinach
,
suicidatosi
,
come
vedemmo
,
in
seguito
alle
rivelazioni
sul
Panama
e
alla
sua
rovina
morale
e
materiale
,
era
venuto
a
sapere
che
alla
vigilia
della
sua
morte
,
il
suicida
aveva
affidato
ad
un
amico
,
il
signor
Carpentier
,
una
busta
contenente
carte
,
da
consegnarsi
al
di
lui
fratello
,
Oscar
di
Reinach
-
Cessac
.
Dietro
invito
del
signor
Imbert
,
Oscar
Reinach
si
presentò
infatti
nello
studio
del
medesimo
,
dove
fece
la
consegna
del
piego
ad
esso
liquidatore
,
in
presenza
del
giudice
di
pace
,
assistito
dal
suo
cancelliere
,
e
dal
signor
Perard
,
notaio
.
Il
piego
non
era
suggellato
:
perciò
il
liquidatore
si
oppose
che
venisse
esaminato
,
se
non
alla
presenza
della
Commissione
parlamentare
d
'
inchiesta
intorno
agli
affari
del
Panama
.
La
Commissione
d
'
inchiesta
,
avvertitane
,
delegò
un
de
'
suoi
membri
,
il
deputato
Depuy
-
Dutemps
,
ad
assistere
all
'
esame
.
E
questo
ebbe
luogo
nel
pomeriggio
di
venerdì
diciassette
marzo
,
alla
presenza
di
tutte
le
dette
persone
.
Prima
di
essere
consegnate
in
piego
aperto
al
signor
Imbert
tutte
queste
carte
erano
state
copiate
.
Alla
lettura
delle
medesime
,
fatta
nello
studio
Imbert
,
apparvero
le
prove
di
un
ricatto
mostruoso
,
da
cui
venne
la
rovina
e
pare
anche
il
suicidio
di
Reinach
.
Il
suicida
aveva
consegnato
nel
piego
la
indicazione
e
i
documenti
di
tutte
le
somme
che
il
ricattatore
e
già
suo
socio
d
'
affari
,
Cornelio
Herz
,
colla
continua
minaccia
di
deferirlo
ai
tribunali
,
aveva
costretto
il
Reinach
a
pagargli
nelle
sue
mani
o
a
pagare
a
terzi
per
conto
suo
.
Il
primo
documento
del
piego
ne
formava
il
riassunto
;
e
consisteva
in
un
foglio
recante
la
copia
,
o
a
dir
meglio
,
il
duplicato
tutto
di
pugno
del
suicida
,
di
una
nota
od
elenco
,
diretto
da
lui
,
Reinach
,
ad
Herz
,
e
precisante
l
'
ammontare
delle
somme
versategli
in
seguito
ai
diversi
ricatti
.
In
questo
documento
autografo
che
vedremo
più
sotto
,
e
che
fu
,
nel
suo
testo
comunicato
e
pubblicato
dal
Journal
des
Débats
,
dal
Temps
,
dal
Rappel
e
da
altri
giornali
,
apparì
il
nome
di
Crispi
per
50.000
lire
,
e
annesse
nel
piego
erano
le
lettere
scambiate
fra
Crispi
e
Reinach
,
che
a
questa
cifra
si
riferivano
.
Il
Journal
des
Débats
pubblicava
tosto
nel
suo
numero
successivo
del
18
marzo
,
facendone
una
scelta
,
il
testo
preciso
di
molti
dei
documenti
del
piego
,
telegrammi
e
lettere
Herz
-
Reinach
,
beninteso
di
quelli
soli
che
riguardavano
il
Panama
e
che
avevano
interesse
per
il
pubblico
francese
.
Ne
usciva
,
in
tutta
la
sua
laidezza
,
la
mostruosa
figura
morale
dell
'
Herz
.
Quelli
dell
'
affare
Crispi
,
siccome
non
riguardanti
cose
francesi
,
il
Débats
li
tralasciò
e
si
limitò
ad
accennare
che
riferivansi
"
al
conferimento
fatto
dal
governo
italiano
a
C
.
Herz
del
gran
cordone
dei
santi
Maurizio
e
Lazzaro
.
Era
il
signor
Reinach
che
avendo
fatto
ottenere
al
suo
terribile
associato
questo
gran
cordone
,
fu
poi
obbligato
di
pagare
50.000
franchi
per
...
spese
di
cancelleria
.
Ecco
intanto
il
prospetto
del
signor
Reinach
...
ecc
.
"
Appena
giunta
in
Italia
questa
scoperta
sbalorditiva
,
il
signor
Crispi
,
per
parare
il
colpo
,
fece
spedire
dalla
compiacente
Stefani
un
telegramma
circolare
a
tutti
i
giornali
del
seguente
tenore
:
Il
Rappel
di
Parigi
afferma
che
fra
le
carte
del
barone
di
Reinach
il
nome
dell
'
onorevole
Crispi
figurerebbe
per
50.000
lire
.
L
'
on
.
Crispi
è
stato
avvocato
delle
case
Reinach
di
Parigi
e
di
Francoforte
,
pei
loro
interessi
in
Italia
,
dal
1866
fino
all
'
epoca
in
cui
assunse
il
potere
.
Nel
febbraio
1891
il
signor
Jacques
di
Reinach
pregò
l
'
onorevole
Crispi
di
riprendere
il
suo
ufficio
e
liquidò
con
lui
gli
onorari
dovutigli
fino
al
1887
(
!
!
!
)
L
'
on
.
Crispi
è
ancor
oggi
avvocato
del
barone
Luciano
de
Reinach
,
figlio
del
defunto
il
quale
ha
proprietà
immobiliari
in
Italia
.
Della
decorazione
Herz
neanche
una
sillaba
!
Tanto
valeva
non
commettere
lo
sbaglio
di
confessare
il
pagamento
!
Ma
per
corroborare
la
smentita
,
Francesco
Crispi
si
fece
intervistare
dal
suo
uomo
di
fiducia
,
Alfredo
Comandini
,
il
quale
telegrafò
al
Corriere
della
sera
in
questi
termini
:
Appena
conosciute
le
notizie
del
Rappel
sui
pretesi
rapporti
di
Crispi
col
Reinach
,
interrogai
l
'
on
.
Crispi
.
Mi
disse
:
"
Ho
già
fatto
precisare
dalla
Stefani
come
stanno
le
cose
.
Fui
avvocato
dei
Reinach
di
Parigi
e
di
Francoforte
dal
1866
al
1877
.
Andato
ministro
,
chiusi
lo
studio
sul
serio
,
ermeticamente
,
non
da
burla
,
come
hanno
fatto
altri
.
Ma
tornato
nel
febbraio
1891
alla
vita
privata
,
Reinach
mi
mandò
a
chiedere
se
avrei
ripreso
il
patrocinio
dei
suoi
affari
e
risposi
in
modo
affermativo
.
Allora
fu
che
Reinach
mi
liquidò
egli
stesso
i
conti
delle
mie
prestazioni
passate
,
ed
egli
personalmente
mi
pagò
con
un
vaglia
del
Banco
di
Napoli
.
La
clientela
del
Reinach
la
ebbi
per
mezzo
dei
fratelli
Weill
-
Schott
coi
quali
sono
anche
in
rapporto
per
ragioni
professionali
.
Anche
oggi
sono
avvocato
del
barone
Luciano
di
Reinach
,
ufficiale
dell
'
esercito
francese
,
figlio
del
defunto
che
ha
beni
in
Italia
.
Questo
è
tutto
"
.
Ancora
da
capo
il
"
questo
è
tutto
"
!
Ma
no
che
neppure
adesso
non
era
tutto
!
perché
proprio
in
quel
mentre
l
'
Italia
Reale
di
Torino
del
19
marzo
usciva
con
uno
schiacciante
riassunto
di
parecchie
delle
circostanze
emerse
dalle
lettere
Crispi
-
Reinach
incluse
nel
piego
.
Annunziava
cioè
l
'
Italia
Reale
,
in
una
lettera
da
Parigi
,
colla
sigla
Y.C.
:
Dai
documenti
comunicati
venerdì
dal
signor
liquidatore
Imbert
al
signor
Dupuy
Dutemps
risulta
:
che
il
barone
Giacomo
Reinach
,
il
19
gennaio
'91
aveva
pregato
il
suo
amministratore
a
Roma
cav
.
Filippo
Palomba
,
capo
sezione
al
ministero
di
grazia
e
giustizia
,
di
adoprarsi
a
che
venisse
accordato
il
gran
cordone
a
Cornelius
Herz
;
che
il
Palomba
rispose
promettendo
che
avrebbe
mandato
il
fratel
suo
,
avvocato
Palomba
,
dal
ministro
Miceli
;
che
con
lettera
successiva
il
Palomba
dichiarava
esser
meglio
dirigersi
direttamente
a
Crispi
;
e
che
da
qui
cominciava
il
carteggio
con
Crispi
,
con
una
lettera
di
Reinach
,
scongiurantelo
a
ottenergli
per
la
sua
quiete
morale
e
materiale
,
la
decorazione
in
parola
.
Infine
l
'
Italia
Reale
pubblicava
un
estratto
della
lettera
Reinach
,
accompagnante
il
24
marzo
50.000
franchi
a
Crispi
,
nonché
la
lettera
di
Crispi
accusantene
ricevuta
.
Ecco
giunto
finalmente
,
non
è
vero
?
,
il
momento
pel
signor
Crispi
e
per
la
sua
Riforma
di
difendersi
!
Eccolo
giunto
il
momento
di
dare
una
risposta
stritolante
,
di
quelle
che
dà
e
sa
dare
ogni
galantuomo
,
quando
si
trova
faccia
faccia
colla
calunnia
!
La
Riforma
-
cioè
Crispi
-
(
nel
n
.
82
del
22-23
marzo
1893
)
risponde
che
"
tutto
questo
è
una
vile
menzogna
come
tutti
possono
scorgere
a
prima
vista
,
confrontando
i
pretesi
fatti
e
le
pretese
lettere
con
le
date
"
.
E
per
prova
che
tutto
questo
è
una
vile
menzogna
,
la
Riforma
...
,
confuta
le
date
?
ohibò
;
confuta
le
lettere
?
ohibò
!
Per
tutta
prova
la
Riforma
-
cioè
Crispi
-
oppone
questo
argomento
unico
,
schiacciante
:
"
E
fatto
accertato
e
notorio
che
fu
l
'
onorevole
Crispi
stesso
a
non
dar
corso
al
decreto
per
la
decorazione
di
Herz
"
.
È
chiaro
?
Per
essere
più
chiaro
ancora
,
il
Crispi
in
persona
,
al
Comandini
ripete
formalmente
e
conferma
che
"
il
decreto
fu
lacerato
da
lui
Crispi
,
mentre
era
ancora
ministro
dimissionario
"
.
Ebbene
,
quest
'
unico
schiacciante
argomento
,
scelto
fra
tutti
,
per
prima
e
sola
risposta
,
questo
fatto
accertato
e
notorio
era
-
come
oggi
tutti
sappiamo
essere
cosa
notoria
e
accertata
,
-
era
una
solenne
,
sfacciata
menzogna
.
E
siccome
di
ciò
la
prova
limpida
,
irrefragabile
il
lettore
la
troverà
più
avanti
,
qui
domando
ad
ogni
magistrato
,
ad
ogni
onest
'
uomo
,
se
avrei
o
non
avrei
il
diritto
di
limitarmi
a
questa
prova
unica
-
e
convinto
il
signor
Crispi
di
avere
mentito
anche
qui
-
come
già
aveva
mentito
(
e
s
'
è
visto
)
nelle
interviste
antecedenti
-
dispensarmi
,
pel
giudizio
,
da
ogni
indagine
ulteriore
-
come
se
ne
dispensa
il
pretore
che
coglie
in
falso
il
ladruncolo
alla
sua
prima
risposta
.
Ma
ho
promesso
di
abbondare
sino
allo
scrupolo
e
,
siccome
le
menzogne
abbondano
,
la
promessa
manteniamola
.
E
fermiamoci
alla
confessione
preziosa
,
strappata
coi
denti
,
del
ricevimento
delle
50.000
lire
(
oro
vero
francese
)
,
per
ammirare
la
spiegazione
bugiarda
che
il
signor
Crispi
ha
tentato
di
darne
.
Evidentemente
il
signor
Crispi
qui
è
stato
di
una
inabilità
affatto
unica
,
come
accade
a
coloro
che
si
impigliano
nelle
proprie
bugie
.
Se
la
scoperta
del
piego
Reinach
e
l
'
impressione
che
destò
non
lo
avessero
colto
alla
sprovvista
,
mai
egli
si
sarebbe
lasciata
,
nel
primo
sbalordi
mento
,
sfuggire
la
confessione
che
il
pagamento
esisteva
,
perché
avrebbe
capito
che
la
spiegazione
non
reggeva
all
'
esame
,
ed
era
provata
bugiarda
.
Una
volta
appigliatosi
al
disperato
partito
di
chiamar
tutto
menzogna
,
meglio
valeva
negar
il
pagamento
,
che
inventare
la
bubbola
degli
onorari
di
Reinach
...
arretrati
del
1887
!
Lasciamo
andare
che
non
vi
è
un
cane
in
Italia
,
a
cui
far
credere
che
Francesco
Crispi
del
quale
le
consuetudini
avvocatesche
e
i
bisogni
continui
,
sitibondi
di
danaro
,
sono
noti
,
attendesse
fino
al
marzo
1891
per
farsi
liquidare
da
Reinach
le
sue
competenze
...
del
1887
.
Lasciamo
andare
che
da
tutti
i
conti
dell
'
amministrazione
Reinach
risulta
escluso
il
più
piccolo
debito
,
la
più
piccola
pendenza
aperta
con
Crispi
per
onorari
vecchi
di
causa
dovutigli
.
Che
era
ed
è
notorio
a
Parigi
e
in
Francia
e
in
Italia
e
dovunque
,
che
il
banchiere
Giacomo
Reinach
non
era
l
'
uomo
da
far
sospirare
quattro
anni
e
mezzo
ai
suoi
avvocati
gli
onorari
;
anzi
era
splendido
in
queste
cose
;
che
il
signor
Crispi
non
ha
mai
saputo
dire
quali
furono
queste
cause
,
e
nel
1887
qui
in
Roma
di
cause
civili
del
Reinach
se
ne
trova
una
sola
,
e
,
neanche
a
farlo
apposta
il
Crispi
!
-
come
avvocato
non
figura
in
essa
un
cavolo
,
o
meglio
,
può
dirsi
,
vi
figurava
in
senso
precisamente
inverso
;
poiché
è
una
causa
risoluta
per
sentenza
arbitrale
degli
arbitri
commendatore
Capone
,
già
presidente
d
'
appello
,
comm
.
Caccia
,
direttore
della
Corte
dei
Conti
,
e
senatore
Augusto
Pierantoni
,
a
favore
di
Reinach
contro
il
suo
avversario
...
il
sig
.
Pinelli
,
intimo
e
alter
ego
di
Crispi
(
oggi
suo
capo
di
gabinetto
)
,
condannato
dagli
arbitri
a
rigurgitare
e
restituire
al
Reinach
molte
migliaia
di
lire
onestamente
tenutesi
;
ma
dopo
tutto
questo
,
abbiamo
anche
la
prova
precisa
,
palmare
,
che
le
50.000
lire
-
su
cui
non
è
più
questione
,
perché
dal
Crispi
confessate
-
si
riferivano
ad
Herz
-
ossia
alla
sua
decorazione
e
a
nessun
'
altri
e
a
nient
'
altro
.
[...]
Il
signor
Crispi
,
il
quale
non
ha
maggior
rispetto
dei
morti
che
dei
vivi
,
non
pensa
che
vi
è
un
'
ora
terribile
e
sacra
in
cui
l
'
uomo
ha
diritto
di
essere
creduto
:
ed
è
quella
in
cui
,
faccia
a
faccia
colla
morte
,
spontaneamente
cercata
,
l
'
uomo
dice
addio
alla
terra
e
rivela
il
segreto
che
gli
stava
sull
'
anima
.
In
quell
'
ora
anche
un
banchiere
che
preferisce
la
morte
al
disonore
,
ha
più
diritto
certamente
a
esser
creduto
di
un
uomo
politico
che
ha
nel
suo
passivo
documenti
falsi
e
testimonianze
false
!
E
il
barone
Giacomo
di
Reinach
,
di
cui
Francesco
Crispi
afferma
e
si
onora
di
essere
stato
l
'
avvocato
,
come
di
esserlo
tuttora
del
figlio
suo
,
il
barone
di
Reinach
,
avrebbe
la
vigilia
della
sua
morte
inventato
contro
il
suo
avvocato
difensore
la
perfidia
infernale
di
distrarre
dalle
centinaia
di
migliaia
di
lire
da
lui
spese
in
cause
,
proprio
queste
sole
50.000
lire
,
per
farle
comparire
,
esse
sole
,
di
compendio
di
uno
affaraccio
per
Herz
,
e
di
un
ricatto
anziché
di
onesti
onorari
;
e
ciò
per
il
solo
gusto
di
infamare
il
suo
proprio
avvocato
nell
'
andarsene
all
'
altro
mondo
!
E
Francesco
Crispi
,
calunniato
a
quel
modo
come
avvocato
del
padre
,
avrebbe
voluto
esserlo
ancora
del
figlio
!
Eh
via
,
rispettiamo
i
morti
,
e
la
testimonianza
suprema
di
chi
sta
in
faccia
alla
morte
.
La
parola
è
al
suicida
-
a
Giacomo
di
Reinach
.
Il
foglio
grande
autografo
,
da
lui
scritto
la
vigilia
della
morte
,
(
duplicato
della
nota
mandata
ad
Herz
)
,
annesso
come
indice
agli
altri
documenti
,
letto
il
17
marzo
nello
studio
del
liquidatore
Imbert
,
alla
presenza
dello
stesso
fratello
del
defunto
,
del
deputato
dell
'
inchiesta
Dupuy
-
Dutemps
,
del
notaio
Perard
,
del
giudice
di
pace
e
del
suo
cancelliere
-
consegnato
quel
dì
stesso
alla
pubblicità
nel
suo
testo
autentico
integrale
,
su
cui
non
è
più
questione
,
e
depositato
presso
il
magistrato
-
reca
in
testa
di
tutto
pugno
del
suicida
,
come
tutto
il
rimanente
,
questa
scritta
:
Somme
consegnate
da
me
a
Herz
in
conseguenza
del
suo
ricatto
.
Vale
a
dire
,
che
le
cifre
di
questo
elenco
riguardano
unicamente
Cornelius
Herz
.
È
chiaro
?
Ecco
il
documento
autografo
nella
sua
integrità
.
Sommes
rémises
par
moi
à
Herz
par
suite
de
son
chantage
.
Vos
billets
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
..
fr
.
3,039,000
Schwob
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
..
"
319,000
Donon
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
...
"
150,000
Venise
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
...
"
5,000
Francfort
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
"
30,000
John
Reinach
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
...
"
240,000
Chabert
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
..
"
150,000
Versements
à
vous
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
.
"
670,000
Chèques
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
..
"
2,765,475
id
.
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
"
150,000
id
.
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
.
"
23,700
Panama
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
..
"
1,250,000
Chez
Rotschild
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
.
"
250,000
300
actions
electricité
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
.
"
150,000
Le
30
décembre
1890
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
.
"
775,000
Le
1
févriér
1891
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
..
"
30,000
Le
9
févriér
l89l
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
...
"
30,000
Le
26
févriérl89l
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
...
"
75,000
Le
12
mars
(
Nice
)
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
...
"
15,000
Le
24
mars
1891
(
Crispi
)
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
..
"
50,000
Le
3
avril
1891
(
par
Chabert
)
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
.
"
135,000
Le
6
juin
1891
(
par
Chabert
)
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
..
"
50,000
Le
9
juin
1891
(
envoi
a
Berlin
)
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
"
50,000
Le
2
juillet
1891
(
envoi
a
Francfort
)
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
.
"
253,000
Le
1
octobre
1891
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
.
"
350,000
Le
20
décembre
1891
(
Londres
)
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
.
"
50,000
Le
1
juillet
-
1
septembre
1892
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
....
..
"
125,000
Fr
.
11,190,175
E
fra
tanti
documenti
che
la
Riforma
pubblicò
,
questo
si
è
ben
guardata
dal
pubblicarlo
!
E
contro
questo
documento
,
contro
la
dichiarazione
solenne
del
morto
,
che
esso
reca
in
fronte
,
il
signor
Crispi
ha
il
coraggio
di
venirci
ancora
a
parlare
...
di
onorari
!
Mettiamoci
in
conto
quest
'
altra
menzogna
e
andiamo
avanti
.
C
'
è
ancora
bisogno
di
aggiungere
che
i
documenti
del
piego
giustificanti
le
cifre
specificate
dal
suicida
in
quel
foglio
-
indice
,
si
riferivano
ad
esse
e
non
ad
altro
?
Che
il
suicida
non
poteva
,
né
aveva
nessuna
ragion
di
commettere
verso
il
suo
avvocato
e
difensore
da
tanti
anni
,
e
col
quale
risulta
,
dalle
stesse
difese
del
Crispi
,
esser
stato
fino
all
'
ultimo
in
rapporti
eccellenti
-
di
commettere
,
dico
,
quest
'
altra
infamia
diabolica
di
includere
nel
piego
,
inteso
a
dimostrare
il
ricatto
di
Herz
,
e
intestato
come
tale
,
le
lettere
scambiate
con
Crispi
sui
terreni
di
Prato
di
Castello
o
su
altre
sue
cause
civili
?
Or
mentre
la
Riforma
smaniava
a
chiamar
turpe
menzogna
la
scoperta
avvenuta
nello
studio
Imbert
,
e
il
signor
Crispi
,
ridotto
a
confessare
le
50.000
,
inventava
la
scappatoia
degli
onorari
,
ecco
cascare
addosso
all
'
uno
e
all
'
altra
un
'
altra
rivelazione
di
Y
,
il
corrispondente
dell
'
Italia
Reale
.
Y
(
sigla
del
signor
E.B.
che
alla
cortesia
di
un
famigliare
di
Reinach
doveva
di
aver
potuto
vedere
e
trascrivere
i
documenti
del
piego
-
e
perciò
poté
accennare
anche
al
colore
ed
al
sesto
dei
foglietti
gialli
)
scriveva
da
Parigi
all
'
Italia
Reale
:
La
notizia
trasmessavi
è
grave
,
ma
rigorosamente
esatta
.
Parte
dei
documenti
mi
fu
posta
sotto
gli
occhi
.
Il
telegramma
di
Crispi
:
"
Venite
qui
appena
potrete
"
e
la
letterina
di
ricevuta
li
ho
avuti
in
mano
.
La
frase
"
da
noi
"
la
lessi
,
alla
sfuggita
,
in
una
lettera
che
cominciava
:
"
Non
so
come
facciate
voi
repubblicani
;
ma
da
noi
monarchici
le
cose
vanno
più
adagio
"
.
E
che
Y
fosse
ne
'
suoi
ragguagli
esattissimo
,
ne
dié
prova
la
Riforma
di
pochi
giorni
dopo
,
del
29
,
pubblicando
,
costretta
,
la
lettera
del
25
luglio
'90
sui
repubblicani
e
monarchici
,
che
comincia
precisamente
in
quel
senso
!
Contemporaneamente
,
a
Parigi
,
il
Journal
des
Débats
che
aveva
da
fonte
diretta
avuto
e
pubblicato
il
testo
dei
documenti
del
piego
riferentesi
al
Panama
,
pubblicava
nel
numero
del
24
marzo
sera
anche
il
testo
,
tradotto
in
francese
,
della
famosa
lettera
del
24
marzo
,
accompagnante
l
'
invio
delle
50.000
.
Il
testo
era
il
seguente
:
Caro
Crispi
,
eccovi
le
50.000
lire
di
cui
farete
l
'
uso
convenuto
.
Insisto
di
nuovo
presso
di
voi
che
vorrete
finire
questa
faccenda
al
più
presto
,
perché
ne
ho
bisogno
assolutamente
per
i
miei
affari
.
Se
fosse
necessario
,
farei
un
nuovo
viaggio
,
se
me
lo
domandaste
.
Vogliate
spedirmi
una
ricevuta
per
mia
quiete
.
Credetemi
con
stima
ed
affezione
Vostro
GIACOMO
REINACH
E
la
ricevuta
di
cui
è
qui
cenno
,
era
stata
già
pubblicata
dall
'
Italia
in
questi
precisi
termini
:
Caro
Jacques
,
ho
ricevuto
la
fav
.
v
.
col
noto
documento
.
Mi
metto
subito
all
'
opera
e
spero
che
riusciremo
presto
.
Credetemi
vostro
CRISPI
Or
rilevando
la
frase
della
lettera
Reinach
"
di
cui
farete
l
'
uso
convenuto
"
il
grave
Débats
metteva
già
a
posto
la
storiella
allegra
degli
onorarii
,
con
questa
semplice
osservazione
di
buon
senso
:
"
Dunque
il
danaro
sarebbe
stato
versato
,
non
in
vista
di
risultato
ottenuto
,
ma
in
vista
di
un
risultato
a
ottenere
...
"
La
pubblicazione
del
Débats
della
lettera
Reinach
(
già
data
,
in
sunto
fedele
,
dall
'
Italia
Reale
cinque
giorni
prima
)
fu
un
fulmine
per
la
povera
Riforma
.
Aveva
strillato
che
i
documenti
dell
'
Italia
erano
una
turpe
menzogna
clericale
,
che
erano
"
documenti
immaginari
falsi
o
travisati
"
(
Riforma
26
marzo
)
;
e
ahimè
,
come
fare
a
ripeterlo
per
il
grave
serissimo
Débats
,
che
avendo
pubblicato
sei
dì
innanzi
,
il
18
,
il
testo
riconosciuto
esattissimo
degli
altri
documenti
del
piego
,
aveva
benevolmente
omesso
quelli
di
Crispi
,
e
non
potea
credersi
che
,
pubblicandone
ora
uno
,
commettesse
per
lui
solo
la
eccezione
di
inventarlo
?
Di
questa
lettera
l
'
Italia
Reale
quello
stesso
giorno
rivelava
esistere
la
ricevuta
dell
'
ufficio
postale
di
Parigi
,
così
come
il
Figaro
il
mese
scorso
la
pubblicò
col
fac
-
simile
autentico
sott
'
occhio
.
La
bugia
di
Crispi
nell
'
intervista
Comandini
(
vedi
sopra
)
di
avere
avute
cioè
le
50.000
personalmente
dal
Reinach
in
Roma
ne
restava
letteralmente
stritolata
.
Difatti
,
per
confessione
della
Riforma
,
(
numero
29
marzo
'93
)
il
Reinach
era
stato
a
Roma
il
5
marzo
,
e
il
Reinach
accenna
appunto
a
quel
viaggio
nel
dichiararsi
pronto
a
farne
un
altro
,
mentre
invia
le
50.000
lire
il
24
,
data
su
cui
non
rimane
dubbio
,
perché
il
prospetto
del
suicida
,
documento
acquisito
,
la
certifica
.
La
Riforma
(
così
prodiga
di
documenti
!
)
questa
volta
non
solo
si
guardò
pudicamente
dal
riprodurre
la
lettera
Reinach
,
pubblicata
dal
Débats
,
ma
nel
dispetto
di
esser
messa
al
muro
,
non
potendo
adesso
più
attaccare
la
lettera
...
attaccò
il
morto
che
l
'
aveva
scritta
!
State
attenti
e
divertitevi
.
Ai
19
di
marzo
(
Riforma
n
.
78
,
dispaccio
alla
Stefani
,
intervista
Crispi
-
Comandini
)
,
tutto
è
bugia
e
Reinach
è
un
cliente
di
cui
Crispi
vanta
la
clientela
;
ai
22
di
marzo
(
Riforma
n
.
82
)
tutto
è
vile
menzogna
"
e
tutte
le
lettere
sono
lettere
pretese
...
"
;
ma
ai
28
marzo
(
Riforma
n
.
88
)
,
uscita
la
lettera
del
Débats
,
l
'
organo
dell
'
avvocato
di
Reinach
accusa
il
povero
morto
di
aver
ricorso
a
"
un
artifizio
per
dissimulare
le
sue
appropriazioni
"
(
già
!
in
una
nota
di
undici
milioni
e
200.000
gli
occorrevano
proprio
,
per
dissimularle
,
quelle
misere
cinquantamila
!
!
!
)
;
e
loiolescamente
insinua
che
un
tale
artifizio
"
spiegherebbe
-
se
esiste
-
la
lettera
che
fu
riprodotta
dal
Journal
des
Débats
!
"
Vi
raccomando
la
bellezza
di
quel
tardivo
...
:
Se
esiste
!
Povero
Reinach
!
Che
cosa
ti
valse
essere
stato
cliente
di
Crispi
per
tanti
anni
!
Che
cosa
ti
valse
l
'
avergli
liquidato
onorari
da
principe
!
e
conservato
la
clientela
nel
figlio
?
Ecco
,
appena
morendo
una
tua
riga
lo
disturba
,
il
tuo
difensore
ti
denunzia
calunniatore
e
ladro
,
e
sputa
sulla
tua
tomba
.
Ma
ahimè
!
dopo
insultato
il
morto
,
siccome
intanto
la
sua
lettera
rimane
,
la
povera
Riforma
si
prova
a
confutarlo
.
Meno
male
!
Vediamo
la
confutazione
.
E
sapete
in
che
consiste
?
Nel
puro
e
semplice
telegramma
di
Crispi
del
18
marzo
alla
Stefani
che
inventava
la
frottola
degli
onorari
antichi
!
E
oggi
;
dopo
altri
due
anni
!
la
povera
Riforma
è
rimasta
ancora
lì
!
e
nel
suo
numero
del
l
°
giugno
corrente
,
per
difendersi
e
smentirmi
,
ricorre
da
capo
...
al
telegramma
della
Stefani
...
ma
la
lettera
del
24
marzo
,
di
Reinach
a
Crispi
,
che
accompagnava
le
50.000
,
meno
male
,
adesso
non
è
più
una
bugia
!
adesso
non
la
si
nega
più
!
Al
contrario
,
adesso
è
lei
,
la
Riforma
,
che
la
invoca
,
per
dimostrare
che
recando
essa
la
data
del
24
marzo
...
"
è
posteriore
all
'
uscita
di
Crispi
dal
governo
"
e
che
in
essa
"
non
parlavasi
di
onorificenza
per
Herz
"
,
ma
si
diceva
soltanto
"
Spero
che
vi
metterete
subito
all
'
opera
"
.
(
Riforma
l
°
giugno
1895
)
.
Quale
opera
,
di
grazia
,
Riforma
cara
?
Se
non
hai
altra
difesa
,
povera
Riforma
,
la
tua
causa
è
perduta
!
Che
la
lettera
Reinach
del
24
marzo
accompagnante
le
50.000
(
e
son
teco
d
'
accordo
,
o
povera
Riforma
!
,
che
era
posteriore
di
due
mesi
e
mezzo
all
'
uscita
di
Crispi
dal
governo
-
ma
in
ciò
sta
il
brutto
,
come
avanti
vedrai
)
-
che
la
lettera
Reinach
concernesse
,
come
l
'
altre
del
piego
,
il
signor
Herz
,
ergo
il
suo
cordone
,
-
e
niente
altro
che
lui
,
e
niente
altro
che
questo
non
solo
s
'
è
visto
dal
prospetto
di
pugno
del
Reinach
,
perché
lettera
e
cifra
stanno
unite
insieme
:
ma
sappiamo
dal
relatore
della
Commissione
parlamentare
francese
d
'
inchiesta
sul
Panama
,
che
assistette
alla
lettura
dei
documenti
,
e
alla
Commissione
ne
riferì
:
vale
a
dire
,
dall
'
onorevole
deputato
Dupuy
-
Dutemps
,
oggi
ministro
dei
lavori
pubblici
di
Francia
.
È
evidente
che
il
relatore
,
avendo
tetto
le
lettere
Reinach
-
Crispi
del
piego
,
poté
ben
farsi
un
'
idea
chiara
ed
esatta
di
quello
che
esse
riguardavano
.
Il
deputato
,
ora
ministro
,
Dupuy
-
Dutemps
?
sento
chiedermi
.
Eh
già
,
proprio
lui
!
Non
lo
dicevo
nella
lettera
dello
scorso
dicembre
,
che
era
doloroso
e
mortificante
che
in
mano
di
membri
di
un
governo
straniero
stessero
elementi
di
giudizio
sull
'
onore
del
capo
del
Governo
d
'
Italia
?
Lo
so
bene
,
mia
povera
Riforma
,
che
su
questo
che
t
'
impensieriva
,
avevi
da
ultimo
messo
il
cuore
in
quiete
.
E
,
son
pochi
giorni
,
nel
dirmi
un
sacco
di
vituperi
,
ti
stropicciavi
le
mani
annunziando
tutta
lieta
(
Riforma
7
corr
.
)
che
il
deputato
Millevoye
aveva
chiesto
alla
Presidenza
della
Camera
francese
un
sunto
od
estratto
del
verbale
d
'
inchiesta
riguardante
Reinach
,
ma
che
avendo
la
Camera
deciso
di
non
pubblicare
l
'
inchiesta
,
la
domanda
non
è
stata
accolta
.
Ebbene
,
cara
Riforma
,
Millevoye
per
me
non
s
'
è
affatto
incomodato
:
se
però
non
ti
dispiace
,
quel
verbale
io
ce
l
'
ho
lo
stesso
.
[...j
Messa
al
muro
,
come
già
vedemmo
,
dalla
pubblicazione
del
Débats
della
lettera
del
24
marzo
,
la
povera
Riforma
,
quando
tentò
non
più
di
smentirla
,
ma
di
spiegarla
,
capì
che
la
spiegazione
andava
poco
;
e
si
aiutò
tirando
fuori
due
lettere
di
Crispi
a
Reinach
,
una
del
25
luglio
1890
,
l
'
altra
del
4
maggio
1891
,
che
messe
lì
insieme
,
a
vederle
,
in
chi
nient
'
altro
ne
sappia
,
potrebbero
fare
un
effettone
.
Nella
prima
infatti
il
Crispi
,
sollecitato
da
Reinach
per
il
cordone
mette
avanti
scrupoli
e
difficoltà
,
e
mostra
voler
andare
coi
piè
di
piombo
;
nell
'
altra
,
di
10
mesi
dopo
,
prega
il
Reinach
di
non
più
insistere
,
perché
le
informazioni
sull
'
Herz
non
son
più
quelle
di
prima
,
e
insomma
dice
di
non
seccarlo
più
.
Se
tutta
la
storia
fosse
lì
,
verrebbe
voglia
di
dire
:
che
ministro
scrupoloso
!
Ma
questo
si
chiama
cambiar
le
carte
in
mano
,
ed
io
devo
castigare
il
baro
.
[...]
Dunque
,
ai
25
di
luglio
1890
,
sollecitato
per
il
cordone
,
Crispi
,
presidente
del
Consiglio
e
ministro
degli
esteri
,
rispondeva
così
:
Roma
,
25
luglio
1890
Caro
Reinach
,
ho
le
vostre
del
22
cadente
.
Io
non
so
come
procedano
le
cose
costì
.
Ma
noi
,
poveri
monarchici
,
abbiamo
norme
che
dobbiamo
osservare
.
Quando
si
propone
una
decorazione
mauriziana
,
bisogna
mandare
al
Gran
Magistero
una
nota
nella
quale
devono
essere
indicati
i
meriti
del
decorando
,
e
i
servizi
prestati
al
paese
.
Per
gli
stranieri
si
supplisce
con
una
lettera
del
ministro
italiano
residente
nel
paese
in
cui
è
il
decorando
.
Per
la
Corona
,
basta
la
proposta
del
ministro
al
re
.
Il
ministro
è
giudice
dei
meriti
.
Il
vostro
raccomandato
ci
renderà
dei
servizi
,
non
ne
dubito
.
Rimettiamo
l
'
affare
al
tempo
in
cui
i
servizi
saranno
resi
.
Vostro
aff.mo
F
.
CRISPI
E
i
fogli
di
Crispi
,
in
coro
,
a
portar
questa
lettera
in
trionfo
!
Deh
,
in
che
luce
diversa
questa
lettera
appare
,
sol
che
le
si
aggiunga
la
storia
vera
!
Dunque
io
affermo
subito
che
la
lettera
25
luglio
,
dove
il
ministro
Crispi
per
il
gran
cordone
di
Herz
affaccia
al
suo
amico
Reinach
tante
difficoltà
e
fa
le
mostre
che
occorrano
tanti
requisiti
,
questa
lettera
,
che
pare
così
bella
,
diventa
una
lettera
brutta
e
sporca
e
puzza
lontano
di
artificio
per
coprirsi
le
spalle
pensando
il
come
le
difficoltà
poi
scomparvero
e
il
come
i
requisiti
poi
furono
trovati
!
Diventa
brutta
,
se
si
pensa
che
il
Ressmann
,
richiesto
appunto
in
quella
state
di
dare
a
Roma
informazioni
sull
'
Herz
,
garbatamente
se
ne
schivò
,
perché
fiutava
che
le
si
amavano
buone
,
e
sapeva
i
pasticci
e
i
vincoli
,
tutt
'
altro
che
belli
,
d
'
interesse
,
che
legavano
l
'
Herz
coll
'
ambasciatore
titolare
Menabrea
.
Diventa
sporca
,
se
si
pensa
che
questo
riserbo
significante
del
Ressmann
avrebbe
dovuto
bastare
a
porre
sull
'
avviso
chi
avesse
voluto
intendere
:
e
che
il
domandare
informazioni
sopra
l
'
Herz
a
Menabrea
era
,
per
un
ministro
degli
esteri
che
si
rispetta
e
per
una
persona
delicata
,
la
cosa
più
indelicata
del
mondo
.
Non
occorre
essere
un
grand
'
uomo
di
Stato
né
un
ministro
di
prim
'
ordine
-
basta
l
'
abbicì
del
mestiere
-
per
sapere
che
in
un
ministro
degli
esteri
non
è
ammessa
,
né
lecita
la
ignoranza
delle
situazioni
personali
dei
propri
ambasciatori
nelle
sedi
ove
rappresentano
,
al
cospetto
dell
'
estero
,
l
'
onore
della
nazione
.
Ma
oltre
che
il
ministro
non
avea
diritto
di
ignorarlo
,
(
e
meno
fra
tutti
il
Crispi
già
entrato
in
rapporto
d
'
amicizia
coll
'
Herz
per
la
presentazione
laudatoria
fattane
dallo
stesso
Menabrea
alla
sua
signora
,
a
Carlsbad
,
fin
dal
12
agosto
1888
)
-
era
notorio
che
l
'
ambasciatore
Menabrea
pur
troppo
avea
contratto
vincoli
stretti
e
disdicevoli
di
interesse
coll
'
Herz
,
il
quale
avea
preso
il
di
lui
figlio
come
impiegato
presso
di
sé
,
a
lire
1000
al
mese
,
cioè
a
uno
stipendio
molto
superiore
ai
suoi
meriti
,
e
aveva
da
lui
stesso
,
Menabrea
,
quando
questi
ebbe
bisogno
di
danaro
,
comperato
per
una
somma
elevatissima
un
villino
presso
Aix
les
Bains
-
villino
che
il
Menabrea
non
avea
più
diritto
di
vendere
(
e
siccome
si
tratta
di
una
causa
niente
bella
che
fece
chiasso
e
si
trascinò
pei
tribunali
,
e
che
non
entra
nel
mio
tema
,
passo
oltre
;
solo
informerò
il
signor
Crispi
che
precisamente
in
quel
villino
Cornelio
Herz
si
è
vantato
di
essersi
trovato
più
di
una
volta
con
lui
)
.
E
i
vincoli
che
tenevano
il
Menabrea
alla
stretta
dipendenza
dell
'
Herz
erano
tali
che
questi
s
'
era
già
valso
di
lui
per
ottenere
un
'
onorificenza
nella
legion
d
'
onore
!
Rivolgersi
al
Menabrea
in
condizioni
simili
per
chiedere
-
a
lui
!
-
le
notizie
sul
decorando
e
sui
meriti
,
era
non
solo
,
lo
si
vede
,
una
brutta
commedia
e
una
solenne
sconvenienza
,
ma
era
un
mettere
senza
scrupolo
il
Menabrea
nel
più
penoso
conflitto
di
coscienza
tra
gli
obblighi
del
suo
ufficio
e
i
suoi
obblighi
personali
di
gratitudine
!
Ah
,
come
qui
si
sentono
i
metodi
della
casa
!
Eppure
qui
io
debbo
dire
una
parola
in
difesa
del
Menabrea
-
e
a
me
,
deputato
,
il
pronunciarla
è
dovere
-
perché
il
cinico
crudele
aggrapparsi
delle
difese
crispine
al
Menabrea
stava
per
costringere
me
a
chiedere
in
pubblico
severo
conto
della
condotta
di
quest
'
ultimo
.
È
vero
!
il
Menabrea
vecchio
soldato
,
devoto
al
re
e
al
suo
paese
,
benemerito
per
servigi
antichi
,
illustre
nell
'
armi
e
nella
scienza
,
fu
a
Parigi
sopraffatto
pur
egli
dal
contagio
che
semina
tante
rovine
morali
,
ed
ebbe
la
disgrazia
di
mettersi
in
urto
coi
rigidi
doveri
della
sua
posizione
e
del
suo
nome
.
Venuti
a
galla
gli
scandali
del
Panama
e
il
nome
dell
'
Herz
,
il
Menabrea
,
cavaliere
dell
'
Annunziata
,
il
capo
d
'
anno
'93
non
comparve
ai
ricevimenti
in
Quirinale
.
Ma
nella
sua
anima
di
soldato
,
la
lotta
,
a
cui
disgrazie
domestiche
contribuirono
,
dovette
essere
dolorosa
:
e
messo
alle
strette
da
Crispi
a
dover
riferire
su
di
Herz
,
davanti
alla
indelicata
richiesta
-
non
poté
dimenticarsi
interamente
di
essere
soldato
,
gentiluomo
ed
ambasciatore
italiano
.
Cercò
di
conciliare
meglio
che
poté
la
gratitudine
...
colla
coscienza
:
fece
nel
suo
rapporto
l
'
elogio
dei
pretesi
meriti
dell
'
Herz
come
scienziato
-
(
ed
è
la
parte
del
rapporto
invocata
da
Crispi
a
propria
scusa
)
-
ma
poi
lo
vinse
lo
scrupolo
e
fece
le
riserve
sull
'
uomo
.
Ed
è
la
parte
di
Crispi
messa
in
tacere
!
Dopo
gli
elogi
,
faceva
intendere
nel
suo
rapporto
il
Menebrea
ad
un
dipresso
,
che
siccome
,
non
di
meno
trattavasi
di
un
uomo
,
la
cui
posizione
e
la
cui
vita
erano
tanto
enigmatiche
,
da
vederlo
un
giorno
vendere
i
mobili
per
vivere
o
per
pagare
debiti
plateali
,
un
altro
giorno
tutto
d
'
un
tratto
maneggiar
milioni
,
non
osava
pronunciarsi
per
una
così
alta
onorificenza
italiana
!
Questo
faceva
intendere
nel
suo
rapporto
il
Menabrea
-
e
non
aggiungo
commenti
-
perché
ogni
commento
guasta
.
Oserebbe
il
signor
Crispi
di
negarlo
?
La
mia
risposta
è
semplice
:
fuori
il
rapporto
Menabrea
!
Io
sfido
il
signor
Crispi
a
produrlo
,
il
rapporto
Menabrea
!
-
egli
non
deve
avere
,
per
Dio
,
difficoltà
a
produrlo
-
egli
che
in
febbraio
1891
,
lasciando
la
Consulta
,
se
l
'
era
prudentemente
asportato
-
e
,
non
più
ministro
,
in
quel
marzo
'91
e
ancora
due
anni
dopo
,
lo
conservava
amorosamente
nel
suo
cassetto
(
a
proposito
di
sottrazione
di
documenti
d
'
ufficio
!
!
!
)
per
darne
da
leggere
i
brani
che
gli
accomodavano
,
a
chi
veniva
per
altissimo
ordine
a
reclamargli
la
restituzione
della
copia
del
decreto
;
per
darli
da
leggere
due
anni
appresso
,
quando
in
marzo
'93
il
brutto
affare
venne
scoperto
,
ai
giornalisti
di
cui
invocava
le
difese
!
Lo
sfido
,
ripeto
,
il
signor
Crispi
,
a
produrlo
quel
rapporto
Menabrea
,
a
darlo
da
leggere
intero
,
-
non
come
lo
ha
mostrato
al
giornalista
Mantegazza
-
e
se
non
vuol
darlo
da
leggere
a
me
,
a
darlo
ai
primi
cinque
gentiluomini
che
gli
indicherò
!
E
a
chi
darà
egli
ad
intendere
che
in
quel
momento
in
cui
l
'
Italia
Reale
aveva
stritolato
le
sue
bugie
,
lo
aveva
stritolato
sotto
i
documenti
,
al
punto
da
costringere
la
Tribuna
a
dichiarare
ormai
necessario
un
processo
per
far
luce
-
in
quel
momento
in
cui
era
ridotto
per
ultimo
scampo
a
metter
fuori
le
due
misere
lettere
sue
del
25
luglio
e
del
4
maggio
,
(
che
appunto
perché
sue
provavan
nulla
)
,
egli
avrebbe
rinunziato
a
metter
fuori
il
rapporto
Menabrea
,
il
solo
che
poteva
sembrare
giustificarlo
!
il
solo
che
in
quel
momento
sarebbe
bastato
per
tutti
!
A
chi
darà
egli
ad
intendere
ch
'
ei
abbia
fatto
per
abnegazione
patriottica
!
e
che
solo
per
questo
se
la
cavasse
mostrandolo
-
e
sol
nella
parte
che
tornavagli
-
a
un
giornalista
,
di
soppiatto
,
perché
in
pubblico
gli
facesse
da
compare
e
attestasse
d
'
averlo
coi
proprii
occhi
veduto
!
Dunque
-
fuori
il
rapporto
!
ma
siccome
in
verità
io
vi
predico
che
il
signor
Crispi
da
questo
orecchio
non
ci
sente
-
voi
avete
capito
senz
'
altro
che
io
parlo
colla
sicurezza
precisa
di
quello
che
dico
;
ed
è
una
vera
disgrazia
per
il
signor
Crispi
che
il
rapporto
contenga
quella
schiacciante
riserva
-
la
quale
bastava
da
sola
a
rendere
la
decorazione
impossibile
.
E
quindi
è
solo
ad
abbondanza
che
dalla
lettera
del
l
°
maggio
scorso
contenente
le
dichiarazioni
di
un
eminente
ed
informatissimo
uomo
politico
francese
-
il
quale
fu
avvocato
di
Herz
nella
sua
lunga
causa
con
Rothschild
e
nelle
sue
vertenze
con
Reinach
,
riproduco
quest
'
altro
passo
testuale
:
"
Herz
,
per
causa
della
decorazione
,
si
guastò
in
seguito
con
Menabrea
,
avendo
appreso
che
egli
-
richiesto
da
Roma
di
informazioni
-
aveva
mandato
una
relazione
contenente
riserve
"
.
Le
riserve
da
Crispi
soppresse
!
Ma
seguitemi
,
che
il
bello
,
ossia
il
brutto
,
viene
poi
.
La
riserva
del
rapporto
Menabrea
era
tanto
eloquente
che
per
tutta
quella
state
del
'90
,
e
per
tutto
il
resto
di
quell
'
anno
,
la
domanda
di
decorazione
fu
messa
da
parte
,
a
dormire
!
Ma
il
povero
Reinach
aveva
il
vampiro
Herz
alle
costole
,
aveva
bisogno
di
ottenergli
la
decorazione
per
placarlo
,
ed
eccolo
,
ai
19
gennaio
'91
,
rivolgersi
al
suo
amministratore
in
Roma
,
perché
a
qualunque
costo
gli
si
ottenga
il
cordone
.
E
il
suo
carteggio
con
Crispi
per
l
'
affare
ricomincia
.
Vien
voglia
di
esclamare
:
quel
Reinach
!
che
faccia
di
bronzo
!
Aver
il
coraggio
di
rivolgersi
per
un
favore
di
quella
fatta
ad
un
uomo
da
lui
trattato
con
tanta
disinvoltura
,
e
che
da
ben
quattro
anni
aspettava
ancora
(
a
sentir
Crispi
!
)
gli
onorari
arretrati
dovutigli
!
e
onorari
di
cinquantamila
lire
!
Ora
sì
ch
'
era
il
momento
di
vendicarsi
di
un
debitore
così
moroso
!
e
tirar
fuori
quella
tal
riserva
prudente
del
rapporto
Menabrea
!
Ma
il
signor
Crispi
era
in
vena
di
perdonare
;
ai
suoi
onorari
neanche
ci
pensava
,
e
la
pratica
di
Reinach
lo
trova
d
'
una
amabilità
,
di
una
arrendevolezza
affatto
meravigliose
,
strabilianti
nell
'
uomo
che
ai
25
luglio
dell
'
anno
prima
aveva
bisogno
di
tante
informazioni
!
Le
informazioni
-
non
occorre
dirlo
,
erano
e
restavano
ancora
quelle
-
sempre
quelle
del
rapporto
Menabrea
.
Quello
stesso
rapporto
che
aveva
fatto
mettere
la
pratica
a
dormire
!
E
nessun
'
altra
di
nuova
?
Nessun
'
altra
!
Tanto
vero
che
per
giustificarsi
,
dopo
,
a
cose
scoperte
,
tirò
fuori
,
sempre
dal
suo
cassetto
di
studio
di
via
Gregoriana
,
quel
rapporto
unico
e
solo
!
Sgraziatamente
,
quando
meno
il
pensava
,
vale
a
dire
,
quando
appena
la
pratica
era
ripresa
,
le
sante
memorie
piombavano
su
lui
e
lo
rovesciavano
dal
potere
.
Rassegnate
le
dimissioni
,
Crispi
stette
provvisoriamente
in
carica
a
tutto
l'8
gennaio
,
per
il
solito
mantenimento
dell
'
ordine
e
per
il
disbrigo
degli
affari
ordinari
urgenti
.
Il
9
febbraio
Di
Rudinì
assunse
l
'
ufficio
.
Due
giorni
innanzi
,
il
7
mattina
,
ebbe
,
come
ministro
provvisorio
,
l
'
ultima
udienza
reale
,
per
la
firma
degli
ultimi
decreti
.
Proprio
in
quell
'
ultima
udienza
perché
l
'
ultimo
atto
del
grande
Ministero
fosse
degno
di
tutta
la
sua
vita
-
proprio
fra
gli
ultimi
decreti
il
Crispi
presentava
alla
firma
reale
la
onorificenza
del
gran
Cordone
di
San
Maurizio
e
Lazzaro
d
'
Italia
per
Cornelio
Herz
!
Poteva
la
Corona
in
quel
momento
rifiutarvisi
,
qualunque
fossero
le
riluttanze
istintive
?
No
.
Non
si
poteva
,
per
un
sentimento
di
cordialità
e
cortesia
ben
naturale
,
dir
no
in
una
udienza
di
congedo
ad
un
primo
ministro
che
affacciava
le
ragioni
del
rapporto
Menabrea
,
meno
quell
'
unica
taciuta
,
e
che
presentava
il
decreto
come
un
servizio
al
paese
!
-
l
'
ultimo
,
dopo
tanti
,
ch
'
egli
,
pur
nell
'
andarsene
,
rendeva
alla
patria
ingrata
;
e
il
servizio
consisteva
in
ciò
:
che
quella
onorificenza
altissima
era
desiderata
,
domandata
da
Freycinet
,
allora
presidente
del
Consiglio
dei
ministri
di
Francia
,
e
che
quindi
era
una
cortesia
personale
al
capo
del
governo
francese
,
la
quale
poteva
contribuire
a
migliorare
in
un
momento
difficile
i
nostri
rapporti
colla
Francia
e
diminuire
per
noi
i
danni
della
tensione
fra
i
due
paesi
!
E
questa
ragione
-
diciamolo
subito
-
questa
bugia
con
cui
si
vinsero
gli
ultimi
scrupoli
e
le
esitanze
della
Corona
-
che
cioè
la
decorazione
era
un
servizio
al
paese
,
perché
desiderata
e
richiesta
da
Freycinet
-
fu
poi
risfoderata
,
ma
in
forma
umoristicamente
più
timida
,
dal
Crispi
stesso
nella
Riforma
,
nella
ultima
miserevole
risposta
in
ritirata
,
davanti
agli
attacchi
dell
'
Italia
Rea
/
e
!
State
a
sentire
:
(
Riforma
29
marzo
1893
)
.
A
nessuno
può
destar
meraviglia
il
fatto
che
un
ministro
italiano
,
accusato
come
era
l
'
on
.
Crispi
di
francofobia
,
non
si
rifiutasse
recisamente
e
immediatamente
di
accordare
una
onorificenza
ad
un
uomo
che
notoriamente
era
in
intimi
rapporti
coi
governanti
e
gli
altri
principali
uomini
politici
francesi
,
che
dallo
stesso
governo
francese
era
stato
insignito
di
un
'
alta
onorificenza
nella
Legion
d
'
onore
:
e
quando
avea
motivo
di
ritenere
che
,
acconsentendo
,
avrebbe
fatto
cosa
gradita
a
quei
governanti
.
Avea
motivo
di
ritenere
!
non
potea
rifiutarsi
recisamente
!
quanta
modestia
improvvisa
di
frasi
!
Ma
no
,
on
.
Crispi
!
voi
avete
fatto
assai
di
più
che
non
rifiutarvi
recisamente
!
Avete
preso
la
cosa
tanto
a
petto
,
che
questa
volta
non
badaste
più
ai
requisiti
che
ci
volevano
,
questa
volta
vi
tornò
buono
il
vecchio
rapporto
del
Menabrea
e
del
"
motivo
a
ritenere
"
avete
fatto
di
punto
in
bianco
un
desiderio
di
Freycinet
,
e
per
contentarlo
-
proprio
voi
,
che
nella
lettera
25
luglio
affacciavate
tanti
ostacoli
-
avete
pensato
bene
di
saltar
via
degli
ostacoli
il
più
grosso
,
presentando
il
decreto
di
onorificenza
alla
firma
,
a
insaputa
o
meglio
di
nascosto
del
Consiglio
dell
'
Ordine
,
il
cui
previo
avviso
è
prescritto
per
questi
decreti
:
ma
al
Consiglio
dell
'
Ordine
si
sarebbe
dovuto
presentare
la
domanda
di
Freycinet
,
si
sarebbe
dovuto
presentare
,
non
monco
,
il
rapporto
di
Menabrea
.
Evidentemente
era
più
spiccio
cogliere
di
sorpresa
la
Corona
!
E
per
fare
tutto
questo
,
per
conferire
ad
un
affarista
straniero
di
quella
risma
una
altissima
onorificenza
italiana
,
rifiutata
a
senatori
,
a
generali
italiani
,
per
far
senza
persino
del
Consiglio
dell
'
Ordine
,
per
sorprendere
la
buona
fede
del
re
,
si
sceglie
di
straforo
l
'
ultima
udienza
di
congedo
,
approfittando
,
diciamo
la
parola
"
abusando
"
dell
'
ufficio
provvisoriamente
tenuto
pel
mantenimento
dell
'
ordine
e
pel
disbrigo
degli
affari
ordinari
!
Altro
che
gli
scrupoli
della
lettera
25
luglio
'90
!
Meno
male
che
di
questo
,
quando
in
ombra
lo
accennai
,
persino
l
'
Opinione
si
scandalizzò
!
Ma
andiamo
avanti
che
il
bello
,
ossia
il
brutto
,
viene
poi
.
Le
bugie
,
dice
il
proverbio
,
hanno
le
gambe
corte
.
E
siccome
si
dava
la
combinazione
che
il
Ressmann
(
povero
Ressmann
,
l
'
hai
pagata
cara
!
)
quei
giorni
si
trovasse
in
Roma
,
la
bugia
naturalmente
fu
subito
scoperta
.
Poiché
il
Ressmann
,
per
desiderio
della
Corona
interrogato
,
udito
appena
del
decreto
firmato
,
da
uomo
onesto
,
non
nascose
il
suo
stupore
,
sia
per
la
cattiva
fama
di
cui
l
'
Herz
risultavagli
circondato
,
sia
per
la
assoluta
sua
incredulità
riguardo
alla
storiella
spacciata
dal
Crispi
alla
Corona
,
che
si
trattasse
di
un
desiderio
di
Freycinet
.
Appunto
in
questa
circostanza
il
Ressmann
rammentò
che
,
non
per
niente
,
l
'
anno
prima
,
sapendo
i
rapporti
di
Herz
col
suo
principale
Menabrea
,
si
era
schivato
dal
rispondere
ad
una
domanda
di
informazioni
.
Ad
ogni
modo
-
ad
abbondanza
di
scrupoli
-
promise
che
a
Parigi
,
ove
subito
tornava
,
avrebbe
appurato
il
fatto
di
Freycinet
.
(
Il
Ressmann
è
vivo
:
è
gentiluomo
.
Mi
smentisca
se
io
mento
)
.
Frattanto
queste
prime
gravissime
impressioni
del
Ressmann
,
non
potevano
non
far
grave
senso
in
chi
avea
consentito
la
firma
sulla
fede
del
motivo
addottogli
e
per
alta
cortesia
verso
un
ministro
dimissionario
.
Qualunque
sia
il
giudizio
sulle
decorazioni
,
non
può
piacere
a
nessun
capo
di
Stato
il
sapere
che
una
delle
più
alte
onorificenze
a
cui
si
legano
,
oltre
i
confini
,
il
nome
nazionale
e
il
prestigio
del
proprio
paese
,
sia
il
frutto
di
un
inganno
e
fregi
il
petto
di
uno
straniero
di
mala
fama
.
Fu
altissimo
desiderio
che
,
ad
ogni
buon
fine
e
in
attesa
delle
informazioni
ulteriori
che
sarebbero
giunte
da
Parigi
,
venisse
per
intanto
tenuta
in
sospeso
la
registrazione
del
decreto
,
non
che
il
rilascio
della
copia
all
'
interessato
.
È
notorio
difatti
che
per
tutte
queste
pratiche
burocratiche
non
occorrono
ordinariamente
mai
meno
di
una
quindicina
di
giorni
e
anche
più
.
Ma
era
destino
che
si
andasse
di
sorpresa
in
sorpresa
.
La
persona
incaricata
di
eseguir
l
'
alto
ordine
,
va
da
Domenico
Berti
e
trova
,
con
suo
stupore
...
che
,
per
sospendere
,
è
troppo
tardi
.
Che
cosa
era
avvenuto
?
Una
cosa
semplicissima
:
quella
mattina
stessa
del
7
febbraio
,
appena
uscito
dalla
udienza
di
congedo
reale
,
colla
stessa
carrozza
che
già
attendevalo
,
senza
perdere
un
minuto
,
Francesco
Crispi
era
andato
dritto
dritto
dal
Quirinale
al
Magistero
degli
Ordini
,
era
piombato
come
una
saetta
,
povero
Berti
,
e
,
messogli
il
decreto
firmato
sotto
il
naso
,
ne
aveva
reclamata
la
registrazione
immediata
e
il
rilascio
della
copia
in
giornata
.
Tutto
ciò
per
una
nomina
tenuta
nascosta
al
Consiglio
dell
'
Ordine
,
ottenuta
con
una
bugia
e
in
base
ad
un
rapporto
bugiardamente
mutilato
.
Altro
che
gli
scrupoli
meticolosi
e
lo
andare
col
piè
di
piombo
della
lettera
del
25
luglio
!
Il
Berti
ebbe
un
bel
protestare
che
non
era
possibile
,
che
ci
volevano
al
solito
una
quindicina
di
giorni
,
che
,
anche
a
far
prestissimo
,
parecchi
dì
abbisognavano
:
Francesco
Crispi
non
intendeva
ragioni
.
Voleva
ad
ogni
costo
in
giornata
registrazione
e
copia
per
l
'
interessato
,
e
Domenico
Berti
chinò
la
testa
promettendogli
che
in
giornata
l
'
avrebbe
.
E
così
fu
.
E
qui
,
ad
illustrare
la
buona
fede
del
signor
Crispi
,
ritorna
edificante
il
confronto
fra
la
prima
audace
smentita
della
Riforma
e
quella
di
poi
,
quando
le
lettere
dell
'
Italia
Reale
l
'
obbligarono
a
ringoiarsela
.
Al
23
marzo
1893
la
Riforma
stampava
esser
tutta
una
vile
menzogna
ed
"
essere
fatto
notorio
ed
accertato
che
fu
l
'
on
.
Crispi
stesso
a
non
dar
corso
(
!
)
alla
decorazione
di
Herz
"
.
Al
29
marzo
,
sei
giorni
dopo
,
messa
al
muro
,
confessava
pudicamente
:
"
Fece
l
'
on
.
Crispi
,
negli
ultimi
giorni
del
suo
ministero
,
firmare
il
decreto
,
la
cui
copia
gli
fu
trasmessa
il
6
febbraio
"
.
Oh
pudica
Riforma
!
Ti
vergogni
tanto
di
dir
chiaro
che
tutto
avvenne
,
decreto
e
consegna
,
in
un
giorno
solo
e
medesimo
,
tanta
era
la
furia
di
tuo
zio
!
e
che
la
copia
"
che
gli
fu
trasmessa
"
fu
il
Crispi
in
persona
a
pretenderla
,
appena
avuta
la
firma
in
tasca
e
che
quel
dì
7
il
suo
ministero
(
!
)
era
caduto
da
sette
giorni
!
Non
restò
che
aver
pazienza
ed
attendere
le
informazioni
di
Ressmann
da
Parigi
,
sperando
che
almeno
confermassero
trattarsi
di
un
favore
a
Freycinet
.
Le
informazioni
arrivano
...
e
sono
desolanti
.
Ressmann
non
solo
conferma
i
pessimi
ragguagli
sull
'
Herz
,
ma
avverte
che
,
recatosi
dal
presidente
del
Consiglio
Freycinet
,
per
domandargli
se
era
vero
che
il
gran
cordone
per
l
'
Herz
era
stato
desiderato
e
chiesto
secondo
che
Crispi
avea
detto
al
re
,
al
sentir
questo
"
scattò
"
addirittura
,
protestò
con
apostrofi
vivacissime
contro
la
menzogna
e
contro
l
'
abuso
del
nome
suo
ed
ebbe
duri
epiteti
per
l
'
Herz
,
dicendo
che
era
stanco
di
sentirsi
nominare
quel
mal
'
arnese
,
chiamandosi
già
anche
troppo
arrabbiato
perché
si
fosse
dovuta
conferire
all
'
Herz
-
per
far
piacere
al
Menabrea
-
una
onorificenza
francese
.
Insomma
non
c
'
era
più
dubbio
;
il
re
dal
Crispi
era
proprio
stato
ingannato
.
Altro
che
protestargli
devozione
a
chiacchiere
!
Apro
una
parentesi
.
Il
fatto
di
un
decreto
estorto
a
questo
modo
mi
sembrò
così
grave
,
che
,
oltre
l
'
accertarmene
in
Roma
,
ho
voluto
accertarmene
a
Parigi
.
E
la
conferma
avuta
su
questo
punto
chiarirà
anche
per
il
resto
,
la
precisione
con
cui
scrivo
.
Pregai
dunque
l
'
amico
Eandi
a
Parigi
che
si
rivolgesse
a
voce
,
o
meglio
,
per
iscritto
,
al
senatore
Feycinet
con
una
domanda
precisa
,
onde
averne
precisa
risposta
per
sì
o
per
no
.
La
domanda
,
fatta
per
iscritto
,
fu
concepita
in
questi
termini
:
Parigi
,
7-5-'95
Signor
senatore
,
dal
mio
amico
Felice
Cavallotti
,
il
deputato
dell
'
Estrema
Sinistra
,
ricevo
l
'
incarico
di
domandarvi
qualche
schiarimento
intorno
al
decreto
che
conferiva
a
CornelioHerz
il
gran
cordone
dei
Ss
.
Maurizio
e
Lazzaro
.
Si
assicura
che
il
ministro
Crispi
disse
al
re
,
che
sottoscrivendo
quel
decreto
,
avrebbe
fatto
cosa
grata
a
voi
;
e
che
richiesto
dal
nostro
ambasciatore
Ressmann
dichiaraste
falso
quanto
a
voi
si
riferiva
.
F
.
Cavallotti
non
desidera
che
la
conferma
o
no
della
vostra
smentita
;
vi
sarei
grato
se
voleste
darmi
cinque
minuti
in
proposito
.
Gradite
signor
senatore
ecc
.
G
.
EANDI
Risposta
scritta
di
Freycinet
:
Paris
,
8
mai
1895
Je
m
'
empresse
de
repondre
a
votre
lettre
d
'
hier
.
Je
ne
possède
pas
de
renseignements
sur
la
question
qui
vous
occupe
et
je
ne
puis
que
confirmer
pleinement
la
déclaration
de
votre
ambassadeur
.
Agréez
,
monsieur
,
l
'
expression
de
ma
consideration
très
distinguée
C
.
DE
FREYCINET
M
.
r
Giovanni
Eandi
Délégué
de
l
'
Association
Syndacale
de
la
Presse
étrangère
.
Non
commento
e
tiro
avanti
.
Arrivata
la
informazione
da
Parigi
,
il
re
non
esitò
un
solo
minuto
.
Un
provvedimento
,
e
subito
,
s
'
imponeva
.
Bella
novità
sento
dirmi
.
Questo
non
fu
merito
delta
Corona
!
questo
fu
tutto
merito
di
Crispi
!
Lo
ha
fatto
stampar
lui
nella
Riforma
a
più
riprese
(
Riforma
23
marzo
,
25
marzo
,
29
marzo
'93
)
,
e
a
lettere
di
scatola
,
che
questo
si
deve
a
lui
solo
!
Che
fu
lui
e
nessun
altri
a
lacerare
il
decreto
con
le
sue
mani
appena
vennero
informazioni
diverse
.
Ancora
adesso
,
nel
darmi
del
mentitore
e
di
tutti
i
titoli
,
ha
stampato
da
capo
nella
sua
Riforma
(
10
giugno
'95
,
n
.
148
)
"
che
l
'
on
.
Crispi
lasciò
il
potere
il
9
febbraio
dopo
avere
spontaneamente
deciso
di
sospendere
l
'
effetto
del
decreto
per
l
'
onorificienza
,
mentre
avrebbe
potuto
liberamente
dargli
corso
(
quanta
bontà
!
)
:
e
quindi
l
'
assurdo
della
calunnia
del
signor
Cavallotti
è
evidente
"
.
Altro
che
evidente
!
Avendolo
sospeso
,
il
decreto
,
-
come
essa
dice
-
prima
del
9
ed
essendo
stato
firmato
il
7
-
il
Crispi
non
attese
neanche
il
tempo
per
scrivere
a
Parigi
!
-
non
ha
fatto
che
farlo
firmare
,
prenderlo
dalle
mani
del
re
e
stracciarlo
!
!
!
Un
gusto
come
un
altro
.
Ma
che
si
vuole
di
più
?
C
'
è
là
,
stampata
la
lettera
del
signor
Crispi
del
4
maggio
1891
,
dove
prega
il
Reinach
di
non
più
insistere
,
perché
è
venuto
un
rapporto
contrario
!
È
vero
che
la
lettera
è
del
4
maggio
,
ossia
di
nientemeno
che
tre
mesi
dopo
;
ma
la
risoluzione
,
non
c
'
è
ombra
di
dubbio
,
Crispi
l
'
ha
presa
prima
del
9
febbraio
.
Lo
dice
lui
e
tanto
basta
.
Vediamo
dunque
in
che
modo
il
signor
Crispi
,
appena
avute
le
informazioni
diverse
,
si
affrettava
a
lacerare
il
decreto
.
Giunto
che
fu
il
rapporto
sfavorevole
del
Ressmann
,
capitava
il
dì
appresso
a
Domenico
Berti
la
visita
del
commendatore
Rattazzi
,
ministro
della
Real
Casa
(
possiam
fargli
il
nome
,
perché
già
fu
detto
dall
'
on
.
Di
Rudinì
davanti
ai
Sette
,
e
al
Di
Rudinì
,
come
vedremo
,
il
Rattazzi
,
per
debito
d
'
ufficio
,
dové
narrare
ogni
cosa
)
;
e
,
d
'
incarico
del
re
,
significava
al
Berti
le
notizie
arrivate
da
Ressmann
,
e
la
necessità
che
egli
si
recasse
dal
Crispi
,
per
fargli
restituire
il
diploma
.
Il
Berti
,
all
'
annuncio
,
per
poco
non
isviene
dalla
emozione
.
Dice
che
ormai
è
cosa
fatta
,
che
non
v
'
era
più
rimedio
,
che
il
tornarci
sopra
poteva
esser
peggio
,
e
che
ad
ogni
modo
lui
non
sentivasi
di
andar
ad
affrontare
il
Crispi
:
insomma
,
scongiura
di
dispensarnelo
.
Ribadendogli
l
'
on
.
Rattazzi
trattarsi
di
un
desiderio
del
re
,
l
'
on
.
Berti
rispose
che
si
riserbava
di
parlarne
a
S.M.
egli
medesimo
.
Visto
che
non
ci
era
nulla
a
cavarne
,
il
comm
.
Rattazzi
riferiva
l
'
esito
della
gita
e
riceveva
l
'
incarico
di
andare
dal
Crispi
direttamente
lui
.
Trattandosi
però
di
un
atto
politico
,
prima
di
andarci
,
il
comm
.
Rattazzi
,
per
doverosa
correttezza
,
si
recava
dal
presidente
del
Consiglio
in
carica
,
l
'
on
.
Di
Rudinì
,
ad
esporgli
il
desiderio
dì
S.M.
e
sentirne
l
'
avviso
.
Eravamo
alla
seconda
metà
del
febbraio
.
Ora
lascio
la
parola
all
'
on
.
Di
Rudinì
il
quale
davanti
al
Comitato
dei
Sette
naturalmente
fece
un
semplice
riassunto
.
"
A
domanda
.
R
.
:
Quando
io
andai
al
ministero
,
seppi
dal
Rattazzi
che
,
per
proposta
dell
'
on
.
Crispi
,
S.M.
aveva
concesso
una
onorificenza
,
il
gran
cordone
Mauriziano
,
e
che
S.M.
desiderava
revocare
il
decreto
.
Risposi
che
a
mio
modo
di
sentire
,
S.M.
aveva
ragione
di
opporsi
.
"
E
fermiamoci
per
ora
qui
.
Ripiglieremo
l
'
interrogatorio
più
avanti
.
Avuto
questo
assenso
dall
'
on
.
Di
Rudinì
,
l
'
on
.
Rattazzi
prendeva
il
suo
coraggio
a
due
mani
e
si
recava
in
via
Gregoriana
ad
affrontare
la
tempesta
.
Ahimè
!
ci
siamo
.
Senza
molti
preamboli
l
'
on
.
Rattazzi
annunzia
,
all
'
onorevole
Crispi
,
che
veniva
per
incarico
e
desiderio
del
re
a
pregarlo
di
restituire
il
diploma
,
ritirato
da
lui
,
essendo
giunte
da
Parigi
sull
'
Herz
informazioni
pessime
e
per
di
più
essendo
giunta
a
cognizione
di
S.M.
che
la
ragione
politica
addotta
per
l
'
onorificienza
non
sussisteva
,
da
che
il
presidente
del
Consiglio
Freycinet
,
interrogato
s
'
ei
l
'
avesse
desiderata
o
chiesta
,
aveva
recisamente
smentita
la
cosa
.
Crispi
scatta
furiosamente
esclamando
:
"
È
impossibile
!
Non
è
vero
!
"
.
L
'
altro
gli
osserva
cortesemente
e
con
flemma
che
il
negare
non
serve
,
che
la
smentita
proviene
direttamente
da
Parigi
,
dal
Ressmann
,
raccolta
dalla
bocca
stessa
del
Freycinet
,
(
ah
,
povero
Ressmann
,
l
'
hai
pagata
cara
!
)
e
che
le
notizie
intorno
all
'
Herz
sono
proprio
cattivissime
.
Crispi
,
confuso
,
protesta
ch
'
egli
ne
avea
avuto
di
eccellenti
dall
'
ambasciatore
Menabrea
(
quelle
tali
del
rapporto
famoso
dell
'
anno
addietro
,
in
seguito
al
quale
la
pratica
si
era
dovuta
metter
la
prima
volta
a
dormire
!
)
e
che
riserbavasi
di
fargliele
vedere
per
convincere
lui
ed
il
re
.
Insomma
per
quel
giorno
non
ci
fu
verso
di
cavarne
nulla
.
Altro
che
stracciare
il
decreto
appena
giunte
le
informazioni
nuove
!
Il
Rattazzi
si
reca
ad
informare
della
resistenza
energica
trovata
,
tanto
il
re
che
il
Di
Rudinì
,
colla
cui
piena
intesa
,
ritorna
infatti
,
di
lì
a
qualche
giorno
,
dal
Crispi
,
e
lo
trova
più
duro
,
più
ricalcitrante
che
mai
.
A
un
certo
punto
il
Crispi
tira
fuori
finalmente
da
un
cassetto
del
suo
scrittoio
,
a
destra
,
il
famoso
rapporto
Menabrea
(
ah
Giolitti
,
Giolitti
sottrattore
di
documenti
!
)
dove
eran
segnati
dei
brani
,
e
ne
legge
col
Rattazzi
quelli
che
a
lui
Crispi
facevan
comodo
nei
quali
infatti
si
parlava
dei
meriti
scientifici
dell
'
Herz
e
della
sua
campagna
del
1870;
ma
nella
lettura
scappa
fuori
,
e
l
'
altro
afferra
naturalmente
,
anche
il
brano
dove
il
Menabrea
,
per
discarico
di
coscienza
,
accennava
al
genere
di
vita
equivoco
dell
'
Herz
,
e
sconsigliava
l
'
altissima
decorazione
!
Il
Crispi
,
confuso
e
colto
in
fallo
,
si
rimangia
una
parte
delle
sue
parole
,
si
degna
convenire
che
il
rapporto
Menabrea
non
è
tutto
favorevole
(
figurarsi
poi
che
cosa
sarebbe
stato
,
se
Menabrea
nel
mentre
lo
dettava
non
fosse
stato
debitore
dell
'
Herz
!
)
ma
,
aggiunge
,
che
infine
qualche
cosa
di
favorevole
ci
si
trova
(
sfido
io
!
)
e
promette
di
mandargli
le
informazioni
trascritte
,
perché
anche
S.M.
si
persuada
.
Insomma
di
fargli
restituire
il
diploma
neanche
quella
seconda
volta
non
vi
fu
verso
!
Altro
che
stracciar
il
decreto
non
appena
giunte
le
informazioni
contrarie
!
Arrivano
di
fatti
,
il
di
appresso
,
al
Rattazzi
i
famosi
estratti
delle
informazioni
del
rapporto
.
Inutile
il
dire
che
le
cattive
erano
state
omesse
!
Altra
visita
inutile
;
altra
resistenza
del
Crispi
che
piglia
tempo
qualche
giorno
ancora
.
Ma
qui
dobbiamo
far
pausa
un
istante
,
e
aprire
una
parentesi
,
perché
qui
si
intercala
un
curioso
intermezzo
che
,
da
quanto
narrai
,
riceve
finalmente
la
spiegazione
.
Evidentemente
le
cose
pel
Crispi
si
imbrogliavano
.
Le
insistenze
del
Rattazzi
,
nel
compimento
del
suo
dovere
,
mettevano
il
Crispi
colle
spalle
al
muro
.
Quel
caro
Reinach
,
per
amor
del
quale
si
era
così
compromesso
,
lo
aveva
posto
in
un
gran
brutto
impiccio
:
chi
sa
(
voi
direte
)
in
cuor
suo
quante
imprecazioni
doveva
mandargli
!
Ohibò
!
Proprio
in
quei
giorni
che
il
Rattazzi
lo
tormentava
,
era
venuta
a
Crispi
la
felice
ispirazione
di
telegrafare
al
Reinach
a
Parigi
,
di
venire
ad
intendersi
a
viva
voce
.
È
telegramma
,
del
resto
non
più
negato
,
che
I
'
Y
.
della
Italia
Reale
ebbe
nelle
proprie
mani
.
E
il
risultato
di
questa
chiamata
improvvisa
nei
giorni
che
il
Crispi
era
,
per
colpa
del
Reinach
,
assediato
e
messo
dal
Rattazzi
alle
strette
,
è
la
improvvisa
commovente
risoluzione
del
Crispi
di
ritornare
avvocato
di
quel
Reinach
al
quale
doveva
tanti
guai
,
e
che
,
a
suo
dire
,
non
gli
aveva
neanche
pagato
ancora
gli
onorarj
di
quattro
anni
(
!
)
indietro
.
Ah
!
quella
chiamata
frettolosa
del
Reinach
a
Roma
e
quella
cara
lettera
di
comodo
,
proprio
del
17
febbraio
(
nei
giorni
delle
visite
Rattazzi
!
)
tirata
fuori
dalla
Riforma
!
"
Caro
Jacques
,
poiché
lo
volete
,
tenetemi
per
vostro
avvocato
!
"
.
E
quella
improvvisa
liquidazione
di
arretrati
,
proprio
in
quei
giorni
,
che
intermezzo
comico
e
faceto
!
Farei
torto
ai
lettori
,
che
hanno
già
capito
,
se
mi
perdessi
ad
illustrarlo
.
Ripigliamo
il
filo
del
racconto
,
che
è
meglio
.
Dopo
l
'
ultima
inutile
visita
,
capita
al
comm
.
Rattazzi
uno
dei
soliti
bigliettini
nervosi
del
Crispi
che
gli
dice
di
ripassare
da
lui
.
-
Meno
male
,
avrà
pensato
il
Rattazzi
,
finalmente
si
è
persuaso
!
Va
e
trova
il
Crispi
,
rasserenato
,
che
gli
dice
:
"
C
'
è
del
nuovo
!
"
.
Il
nuovo
era
questo
:
l
'
on
.
Crispi
tirò
fuori
dal
cassetto
un
bel
vaglia
di
60.000
lire
,
col
quale
,
disse
lui
,
visto
che
i
titoli
dell
'
Herz
non
persuadevano
,
si
poteva
aggiustar
tutto
(
!
)
mediante
elargizione
di
beneficenza
dell
'
Herz
al
Magistero
dell
'
Ordine
!
Tableau
!
E
siccome
la
scena
il
Rattazzi
l
'
ha
dovuta
per
forza
,
per
dover
suo
,
raccontare
subito
allora
al
ministro
Di
Rudinì
come
vedremo
-
possiamo
provarci
a
raccontarla
quasi
fotograficamente
,
anche
noi
.
Il
Crispi
e
il
Rattazzi
stavano
seduti
.
Alla
strana
,
inattesa
,
esibizione
il
Rattazzi
si
alzò
da
sedere
e
con
un
gesto
della
mano
repulsivo
,
significantissimo
,
disse
al
Crispi
:
"
Ah
no
,
la
prego
!
Per
carità
non
tiri
fuori
di
quella
roba
.
A
prendere
del
denaro
di
Francia
per
una
decorazione
italiana
,
che
direbbero
i
francesi
di
noi
?
"
.
E
Crispi
:
"
È
una
lezione
che
lei
mi
vuol
dare
?
"
(
testuale
)
.
Rattazzi
:
"
Non
è
una
lezione
.
Le
dico
che
il
decoro
del
re
,
del
Governo
italiano
,
del
Paese
ne
va
di
mezzo
e
la
invito
,
ancora
un
'
ultima
volta
,
in
nome
del
re
,
che
lo
vuole
,
a
restituirmi
il
diploma
"
.
Crispi
:
"
No
:
questo
no
.
Né
oggi
,
né
mai
"
.
Rattazzi
comprese
che
era
tempo
perso
:
troncò
il
colloquio
e
andò
a
render
conto
al
ministro
Di
Rudinì
della
scenata
.
Rudinì
comprese
che
bisognava
finirla
:
appoggiò
la
decisione
del
re
e
S.M.
il
re
dispose
che
il
decreto
non
avesse
corso
.
Ora
,
a
maggiore
conferma
del
racconto
,
possiamo
qui
ripigliare
il
resto
dell
'
interrogatorio
Di
Rudinì
,
davanti
il
Comitato
dei
Sette
.
Interrogatorio
Di
Rudinì
.
"
Tornò
Rattazzi
e
mi
disse
che
Crispi
insisteva
dicendo
che
Herz
avrebbe
elargito
L.60.000
all
'
Ospedale
Mauriziano
,
e
che
S.M.
resisteva
.
Risposi
che
S.M.
aveva
,
per
me
,
ragione
di
resistere
e
seppi
poi
che
S.M.
aveva
ritirato
il
decreto
.
Del
resto
io
non
conoscevo
l
'
Herz
e
la
ragione
della
mia
opposizione
si
deve
alla
mia
costante
ripugnanza
a
conferire
onorificenze
a
stranieri
,
specie
quando
vi
sia
di
mezzo
come
forma
di
corrispettivo
il
denaro
...
Infine
tutto
il
merito
della
non
conferita
onorificenza
all
'
Herz
si
deve
al
re
.
"
E
in
quest
'
affare
non
ci
è
che
dire
,
la
correttezza
del
Re
fu
appena
uguale
alla
sua
pazienza
!
Così
,
e
in
questo
modo
,
Crispi
,
informato
delle
notizie
sfavorevoli
sull
'
Herz
,
"
aveva
lacerato
il
decreto
"
!
Ma
domando
io
:
se
la
resistenza
del
signor
Crispi
fosse
stata
onesta
e
lecita
,
perché
negarla
così
spudoratamente
?
E
,
colto
in
flagrante
colla
sua
menzogna
,
che
bisogno
di
altro
per
giudicar
le
restanti
?
A
che
serve
tentare
ancora
negar
le
lettere
dell
'
Italia
Reale
chiamate
al
primo
giorno
tutte
false
,
dopo
che
per
propria
difesa
vi
siete
ridotti
ad
ammetterne
e
confessarne
parecchie
?
O
non
dirle
tutte
false
prima
,
o
confessarle
tutte
vere
poi
.
Dove
siano
d
'
altronde
andate
a
finire
le
60.000
lire
mostrate
da
Crispi
al
comm
.
Rattazzi
è
un
quesito
che
l
'
Opinione
ha
voluto
porre
a
sé
medesima
.
Io
non
lo
pongo
,
poiché
mi
occupo
solo
delle
cose
che
so
e
che
mi
risultano
certe
e
provate
.
Perciò
,
qualunque
sia
stata
la
fine
delle
60.000
lire
che
erano
quel
dì
già
in
mano
al
Crispi
,
(
rispettiamo
l
'
impenetrabile
segreto
e
ammettiamo
che
Crispi
abbia
aperto
la
finestra
e
fattele
volar
via
)
io
mi
occupo
di
quell
'
altre
50.000
,
posteriori
,
su
cui
di
dubbio
non
ce
ne
resta
più
.
E
,
se
un
'
ombra
ne
restasse
,
basterebbe
a
dissiparla
il
sentire
l
'
onesto
accusato
,
scoperto
bugiardo
a
quel
modo
,
in
tutte
le
difese
sue
,
dalla
prima
all
'
ultima
,
l
'
onesto
dilettante
di
testimonianze
false
e
di
falsi
,
ricorrere
all
'
ultima
ratio
e
gridare
:
"
Mostratemi
il
foglio
dove
io
l
'
abbia
confessato
!
"
.
No
,
no
,
onesto
accusato
:
questo
nei
casi
tuoi
,
non
si
usa
.
Questo
nessun
pratico
lo
fa
,
bisognerebbe
essere
un
imbecille
.
Quando
si
fanno
le
ricevute
in
questi
casi
,
si
fanno
in
forma
prudenziale
,
come
la
tua
:
"
Ricevo
la
fav
.
v
.
col
noto
documento
.
Mi
metto
subito
all
'
opera
e
riusciremo
presto
"
.
Ma
è
appunto
per
questo
che
si
ricorre
in
questi
casi
ad
altre
prove
!
E
tu
hai
già
confessato
anche
troppo
il
18
marzo
1893
,
quando
all
'
annunzio
della
scoperta
delle
50.000
pagateti
,
invece
di
scattar
furibondo
,
hai
balbettato
nel
dispaccio
della
Stefani
che
erano
pagamento
d
'
onorari
vecchi
:
fu
incauto
confessare
il
pagamento
,
mentre
del
titolo
che
ne
hai
addotto
ti
è
mancata
la
prova
!
Io
,
invece
,
ho
dovuto
e
potuto
provarti
colla
testimonianza
precisa
del
relatore
della
inchiesta
,
colla
testimonianza
solenne
del
suicida
in
persona
,
colla
lettera
Reinach
24
marzo
-
ammessa
dalla
Riforma
tardivamente
e
per
forza
-
che
il
titolo
era
un
altro
:
che
le
cinquantamila
lire
furono
date
per
il
cordone
di
Herz
-
e
per
niente
altro
.
È
prova
piena
sì
o
no
?
Dopo
scoperte
le
tue
bugie
e
dopo
letti
i
tuoi
precedenti
,
basterebbe
ad
un
magistrato
la
decima
parte
di
quella
prova
!
Ma
la
prova
esubera
,
perché
il
signor
Crispi
e
la
Riforma
si
incaricavano
di
completarla
.
Io
non
so
immaginare
-
dopo
quello
che
siamo
venuti
scoprendo
-
documenti
più
gravi
per
il
Crispi
di
quella
lettera
Reinach
del
30
aprile
1891
e
di
quella
lettera
Crispi
del
4
maggio
successivo
che
la
Riforma
"
disorientata
"
ha
commesso
la
imprudenza
di
pubblicare
.
Il
30
aprile
(
quasi
un
mese
e
mezzo
dopo
che
il
decreto
era
stato
annullato
dal
re
)
Reinach
scriveva
a
Crispi
(
Riforma
29
marzo
1893
)
:
"
sono
davvero
molto
infelice
perché
non
mi
fate
questo
piacere
e
favore
"
.
Lamento
che
concorda
perfettamente
con
quello
dell
'
altra
sua
lettera
trovata
nel
piego
:
"
Ho
dato
a
Crispi
cinquantamila
lire
per
un
affare
che
poi
non
ha
fatto
"
.
E
-
in
data
4
maggio
1891
-
finalmente
il
Crispi
scrive
candidamente
a
Reinach
(
Riforma
,
29
marzo
1893
)
una
lettera
monumento
ove
dice
:
Roma
,
4
maggio
1891
Caro
Jacques
,
vi
prego
di
non
insistere
più
nella
domanda
per
la
saputa
decorazione
.
Le
ragioni
per
le
quali
era
stata
domandata
son
venute
meno
...
Mancando
la
ragione
politica
ed
i
meriti
del
decorando
,
prudenza
esige
non
se
ne
parli
più
.
Del
resto
fate
che
il
vostro
amico
renda
qualche
servizio
all
'
Italia
ed
allora
potrà
meritarsi
un
premio
al
quale
,
al
presente
,
parmi
non
possa
aver
diritto
.
Vostro
aff.mo
CRISPI
Oh
,
delicatissimo
uomo
!
Solamente
ai
4
di
maggio
,
due
mesi
dopo
che
il
decreto
era
annullato
,
ti
sei
risoluto
a
far
sapere
al
povero
Reinach
la
verità
?
E
non
gli
hai
detto
nulla
né
alla
fine
di
febbraio
,
né
ai
primi
di
marzo
,
quando
Rattazzi
ti
metteva
alle
strette
e
il
Reinach
per
tua
confessione
-
trovavasi
qui
in
Roma
chiamato
da
te
?
E
invece
di
sfogarti
irritato
con
lui
per
la
triste
figura
che
ti
aveva
fatto
fare
,
l
'
hai
lasciato
nella
sua
beata
illusione
,
al
punto
che
il
24
marzo
(
data
ammessa
da
te
,
provata
schiacciantemente
dall
'
indice
del
morto
)
per
abbreviare
i
ritardi
,
egli
credesse
necessario
ungere
ancora
le
ruote
e
ti
mandasse
le
50.000
lire
per
spese
di
cancelleria
,
come
è
detto
a
chiare
lettere
nel
verbale
di
Parigi
?
E
-
dopo
le
informazioni
sapute
sull
'
Herz
non
te
la
senti
venire
neanche
una
amara
parola
-
tu
che
tante
contro
i
galantuomini
ne
trovi
!
e
hai
il
coraggio
ancora
di
esprimere
in
termini
affettuosissimi
al
caro
Jacques
la
speranza
che
un
tipo
di
quel
genere
renda
alla
tua
Italia
servigi
?
Non
ai
4
di
maggio
,
ma
ai
4
di
marzo
la
dovevi
scrivere
quella
lettera
,
e
una
lettera
in
quei
termini
non
la
scrive
che
chi
ha
perduto
il
diritto
di
dire
le
sue
ragioni
.
Una
lettera
,
come
quella
,
poteva
scriverla
soltanto
chi
,
avendo
al
Reinach
il
5
marzo
taciuto
ogni
cosa
,
nascostogli
che
il
re
rivoleva
il
diploma
,
lasciava
partire
il
Reinach
nella
illusione
,
e
accettava
che
egli
mandasse
due
settimane
ancora
dopo
-
quando
il
decreto
non
era
più
!
-
50.000
lire
per
le
spese
di
cancelleria
del
medesimo
!
Evvia
:
io
non
cerco
nel
codice
come
si
chiamano
di
queste
cose
.
-
Mi
limito
a
dire
che
c
'
è
un
Dio
-
non
so
se
sia
quello
di
Napoli
;
-
ma
un
Dio
certamente
,
che
punisce
i
colpevoli
e
che
ha
suggerito
al
signor
Crispi
di
stampare
-
credendo
di
difendersi
-
la
lettera
accusatrice
del
24
maggio
!
Poiché
era
ben
chiaro
che
un
dì
o
l
'
altro
bisognava
pur
scriverla
!
Non
vedendo
mai
venir
nulla
,
il
Reinach
e
l
'
Herz
si
sarebbero
stancati
,
e
il
dì
che
dovette
confessare
,
il
signor
Crispi
,
nei
panni
suoi
,
non
poteva
pigliarli
che
colle
buone
.
Anzi
ancor
più
che
colle
buone
!
poiché
,
giunti
qui
al
termine
dell
'
istoria
,
possiamo
rifarci
al
principio
:
a
quella
intervista
del
gennaio
1893
col
redattore
della
Tribuna
,
dove
Crispi
lasciossi
sfuggire
essersi
trovato
a
Ginevra
con
Herz
all
'
Hotel
de
la
Paix
e
aver
pranzato
insieme
da
buoni
amici
.
E
siccome
è
presto
e
facilmente
accertato
che
l
'
incontro
fu
estivo
,
cioè
posteriore
alla
lettera
4
maggio
,
non
restami
che
ammirare
questa
affettuosa
,
incrollabile
,
insuperabile
amicizia
,
resistita
nel
cuore
dell
'
ex
ministro
ai
disinganni
sull
'
amico
suo
e
alle
pessime
e
perfide
informazioni
sul
di
lui
conto
mandate
da
quel
tristo
di
Ressmann
,
che
avean
fatto
lacerare
il
decreto
,
ma
per
tener
testa
alle
quali
l
'
amico
devoto
non
aveva
esitato
a
tener
testa
anche
al
re
!
E
avrei
finito
,
se
non
m
'
accorgessi
che
ho
dimenticato
di
far
cenno
di
quel
curioso
documento
apparso
nella
Relazione
dei
Cinque
,
e
che
il
prefetto
Winspeare
di
Milano
fu
ad
un
pelo
di
pagare
ben
caro
.
Parlo
del
telegramma
cifrato
26
marzo
'93
con
cui
il
prefetto
trasmetteva
a
Giolitti
,
Presidente
del
Consiglio
,
la
copia
di
un
dispaccio
di
Weill
-
Schott
a
Crispi
,
di
quel
giorno
,
che
diceva
:
Luciano
arrivato
qui
stanotte
sarà
Roma
Hotel
Europa
lunedì
mattina
,
mi
assicura
non
poter
nulla
consegnare
non
avendo
libera
disposizione
carte
paterne
.
Questo
telegramma
con
quella
data
,
che
nella
Relazione
dei
Cinque
sembrò
un
rebus
,
non
lo
è
più
per
il
lettore
che
mi
ha
seguito
fin
qui
.
Esso
coincide
col
momento
preciso
in
cui
Crispi
e
la
Riforma
(
che
-
alla
brutta
scoperta
di
Parigi
-
avean
creduto
di
salvarsi
col
dispaccio
della
Stefani
del
18
marzo
e
con
lo
smentire
ogni
cosa
)
si
trovavano
presi
fra
le
proprie
bugie
e
le
rivelazioni
schiaccianti
dell
'
Italia
reale
.
E
in
quei
dì
il
corrispondente
dell
'
Italia
Reale
a
Parigi
,
recatosi
d
'
ordine
del
suo
direttore
alla
palazzina
Reinach
,
a
parlare
con
Luciano
Reinach
,
apprendeva
precisamente
dal
famigliare
medesimo
dal
quale
aveva
già
avuto
le
copie
delle
lettere
,
che
il
Luciano
era
partito
,
chiamato
a
Roma
in
gran
fretta
e
segreto
da
Palamenghi
-
Crispi
.
[...]
Luciano
Reinach
,
chiamato
a
Roma
di
furia
nell
'
ora
che
la
Riforma
si
trovava
a
mal
partito
,
telegrafava
lungo
il
viaggio
che
non
potrà
consegnar
nulla
,
non
avendo
più
la
libera
disposizione
delle
cane
paterne
.
Infatti
,
eran
già
in
mano
del
giudice
!
E
giunge
,
il
Reinach
,
a
Roma
il
lunedì
27
,
ricevuto
alla
stazione
in
gran
segreto
da
due
intimi
segretari
di
Crispi
,
coi
quali
va
difilato
a
chiudersi
in
una
casa
ai
Prati
di
Castello
;
e
il
suo
arrivo
è
tenuto
segreto
e
nascosto
come
l
'
arrivo
di
un
cospiratore
o
di
un
latitante
,
e
con
tanta
gelosa
cura
che
si
ottiene
di
farne
cancellare
il
nome
persino
dal
registro
dei
forestieri
!
Ma
il
suo
arrivo
produce
un
cambiamento
a
vista
:
e
l
'
effetto
immediato
è
...
l
'
articolo
della
Riforma
del
dì
successivo
(
28-29
marzo
'93
)
dove
muta
interamente
il
piano
di
difesa
,
rinunzia
alle
smentite
temerarie
del
18
,
del
22
,
del
24
,
non
parla
più
di
lettere
false
o
pretese
e
si
degna
d
'
ammettere
l
'
esistenza
...
della
lettera
Reinach
24
marzo
1891
!
TERZA
PARTE
Del
resto
il
delicatissimo
uomo
,
cui
parve
delicato
tanto
l
'
opporsi
alla
inchiesta
sulla
Banca
Romana
,
essendone
debitore
clandestino
e
domandandole
due
dì
appresso
altro
sconto
,
quanto
lo
attestare
il
falso
ad
un
giudice
,
ha
torto
di
affastellare
contro
la
luce
del
sole
smentite
inutili
,
bugie
,
quando
si
scopre
che
si
mandano
cinquantamila
lire
per
un
gran
cordone
.
Dopo
tutto
non
è
gran
somma
;
egli
è
abituato
a
ben
maggiori
e
-
fatto
ragguaglio
dei
tempi
e
della
età
e
dell
'
altissimo
grado
dell
'
uomo
,
non
esorbita
le
proporzioni
del
prezzo
che
-
semplice
giovane
avvocato
in
Palermo
-
sotto
il
governo
dei
Borboni
chiedeva
per
ottenimento
,
non
di
decorazioni
,
ma
di
impieghi
.
Ne
fa
fede
un
vecchio
istromento
notarile
del
dicembre
1845
da
tempo
giuntomi
nel
suo
autentico
originale
,
rogato
dal
notaio
Francesco
Marchese
al
quale
è
annesso
l
'
allegato
seguente
:
Palermo
,
dicembre
1845
Tengo
in
mio
potere
ducati
trecento
,
denaro
del
cav
.
Giuseppe
Vassallo
Paleologo
che
mi
obbligo
pagarlo
al
sig
.
avvocato
D
.
Francesco
Crispi
,
qualora
in
fra
mesi
quattro
dalla
data
del
presente
otterrà
un
posto
di
consigliere
di
Intendenza
in
una
delle
provincie
del
regno
delle
due
Sicilie
.
Scorso
tal
termine
senza
che
il
real
decreto
o
real
rescritto
di
elezione
siasi
emanato
,
i
suddetti
ducati
trecento
saranno
da
me
restituiti
al
cennato
sig
.
cav
.
Vassallo
.
Il
cennato
sig
.
avvocato
Francesco
Crispi
resta
obbligato
di
giustificare
che
nel
termine
anzidetto
abbia
avuto
luogo
la
elezione
a
consiglier
di
Intendenza
del
signor
cav
.
Vassallo
e
ciò
non
fatto
nel
termine
stesso
,
io
sottoscritto
potrò
restituire
a
quest
'
ultimo
i
ducati
trecento
.
Visto
:
GIUSEPPE
VASSALLO
PALEOLOGO
Segue
istromento
notarile
26
decembre
1845
atti
Marchese
di
Palermo
confermante
la
obbligazione
suddetta
relativa
al
deposito
fatto
di
onze
cento
da
parte
del
sig
.
Giuseppe
Vassallo
Paleologo
,
per
pagarle
al
sig
.
avv
.
Francesco
Crispi
ove
fra
quattro
mesi
si
verificasse
la
condizione
in
detto
tengo
in
mio
potere
annunziata
.
L
'
atto
è
in
forma
esecutiva
e
firmato
autenticamente
dal
notaio
.
Venuto
a
sentore
di
questo
documento
,
quel
tal
amico
di
Crispi
,
retour
de
Londres
(
Comandini
,
n.d.r)
,
mise
subito
avanti
le
mani
e
telegrafò
per
tutta
Italia
ai
giornali
della
Casa
,
che
la
mia
prova
dell
'
affare
di
Herz
non
sarebbe
stata
altro
che
questo
.
Ma
no
,
ottimo
reduce
,
io
non
cito
quell
'
aneddoto
antico
che
a
solo
studio
di
fisiologia
,
perché
è
nella
giovinezza
dei
grandi
uomini
che
se
ne
giudicano
le
vocazioni
.
A
24
anni
,
a
22
anni
i
fratelli
Bandiera
e
Domenico
Moro
nel
luglio
1844
avevano
la
vocazione
di
morir
per
l
'
Italia
e
farsi
fucilare
dai
soldati
del
Borbone
nel
Vallone
di
Rovito
.
A
26
anni
,
nel
dicembre
1845
-
un
anno
e
mezzo
dopo
-
Francesco
Crispi
aveva
quella
di
procurar
impieghi
del
Borbone
per
denaro
.
Un
contratto
lecitissimo
,
non
c
'
è
che
dire
;
anzi
il
reduce
di
Londra
e
gli
altri
scribi
della
Casa
assicurano
che
vi
furono
a
Napoli
"
numerosi
avvocati
,
giovani
specialmente
,
che
patrocinavano
affari
personali
presso
i
dicasteri
centrali
governativi
e
tali
patrocinatori
chiamavansi
appunto
avvocati
ministeriali
:
e
l
'
avvocato
Francesco
Crispi
era
del
numero
"
,
sicché
era
proprio
una
cosa
bellissima
;
tanto
vero
che
fu
rogata
da
notaio
.
Lo
spionaggio
ansioso
,
sporco
,
affannoso
,
esercitato
in
questi
giorni
dal
servitorame
di
casa
Crispi
intorno
a
me
-
spinto
fino
al
nauseante
spettacolo
di
membri
del
governo
postisi
alle
costole
di
intimi
miei
-
se
ha
ben
rivelato
come
sentasi
di
coscienza
il
padrone
,
che
per
non
dar
di
sé
conto
,
ai
15
dicembre
scappava
-
meritava
dopo
tutto
un
castigo
.
Che
del
resto
il
Crispi
già
ventiseienne
all
'
epoca
che
i
Bandiera
e
i
Moro
e
tanti
altri
più
giovani
di
lui
per
l
'
Italia
eran
già
morti
-
non
desto
ancora
agli
entusiasmi
italici
,
fosse
perfettamente
a
posto
suo
nel
delicato
ufficio
che
esercitava
allora
-
e
che
spiega
tanta
parte
del
Crispi
di
poi
-
cioè
si
fosse
cattivate
le
simpatie
vive
e
le
buone
grazie
del
Borbone
-
che
era
il
requisito
indispensabile
per
esercitarlo
,
questo
neanche
i
suoi
stessi
biografi
panegiristi
lo
negano
.
Ei
se
l
'
era
cattivate
colle
sue
prose
borboniche
del
1840
e
1841
nel
giornale
di
Palermo
l
'
Oreteo
(
dove
eravate
intanto
voi
pensatori
e
cospiratori
e
martiri
della
Giovane
Italia
?
)
in
onore
e
gloria
di
Ferdinando
di
Borbone
e
della
sua
casa
"
a
cui
era
data
(
sue
parole
)
la
gloria
di
rigenerare
la
Sicilia
"
.
[...]
Né
io
le
ricorderei
qui
,
se
non
avessi
le
orecchie
stanche
alla
nausea
dal
sentir
tutti
i
giorni
gli
scribi
della
Casa
,
ad
ogni
legittima
censura
degli
atti
del
padrone
,
rispondere
col
ritornello
che
egli
stava
facendo
l
'
Italia
,
mentre
i
censori
non
erano
nati
.
E
fu
in
grazia
di
quelle
prose
che
Francesco
Crispi
,
da
Palermo
tramutandosi
al
foro
di
Napoli
,
ottenne
la
grazia
specialissima
-
riservata
solo
ai
ben
pensanti
-
della
dispensa
dall
'
esame
rigorosamente
prescritto
per
la
iscrizione
regolare
nel
foro
napoletano
:
grazia
secondo
quanto
fu
detto
allora
e
poi
,
personalmente
e
direttamente
chiesta
al
re
:
tanto
che
gli
stessi
biografi
panegiristi
non
lo
impugnano
e
il
povero
Leone
Fortis
nella
biografia
per
commissione
è
ridotto
a
confessare
,
che
anche
"
data
od
esclusa
la
domanda
diretta
e
personale
è
certo
che
la
concessione
fatta
al
Crispi
dovette
avere
il
beneplacito
del
re
,
come
è
fuor
di
dubbio
cheCrispi
per
l
'
esercizio
della
sua
professione
,
ebbe
a
chiedere
frequenti
udienze
del
Borbone
-
il
quale
fu
sempre
con
lui
affabile
e
cortese
e
fece
spesso
ragione
ai
suoi
reclami
tanto
che
Crispi
stesso
riconosce
di
non
avere
a
che
lodarsi
dei
rapporti
avuti
con
lui
"
.
Ah
,
gli
amici
!
Già
per
certi
servigi
non
ci
son
che
loro
.
Ma
quando
il
povero
Leone
Fortis
scriveva
quelle
linee
di
storia
,
non
era
ancor
venuto
fuori
il
rogito
notarile
di
Palermo
del
1845
-
a
rivelare
in
qual
modo
Francesco
Crispi
metteva
a
profitto
le
"
frequenti
udienze
del
Borbone
per
l
'
esercizio
della
sua
professione
"
.
E
se
io
fossi
stato
presente
a
quella
udienza
in
cui
Francesco
Crispi
-
ai
deputati
di
Calabria
,
venuti
,
non
è
guari
,
a
reclamare
per
la
loro
terra
infelice
contro
il
furto
impudente
dei
soccorsi
a
lei
dati
dalla
pubblica
carità
-
rispondeva
insolentendo
e
richiamando
burbanzosamente
i
suoi
vanti
di
cospiratore
per
la
Calabria
sotto
i
Borboni
,
ah
,
se
io
fossi
stato
presente
,
come
lo
avrei
messo
al
posto
,
rifacendogliela
io
la
sua
storia
vera
da
cospiratore
!
Io
,
sì
,
gliela
avrei
detta
quale
fu
la
sua
parte
nella
cospirazione
calabra
e
messinese
del
1847
,
dove
fioccarono
innumerevoli
condanne
feroci
alla
morte
ed
all
'
ergastolo
e
alle
pene
minori
,
ed
egli
non
ebbe
neppure
torto
un
capello
,
neppure
il
più
piccolo
disturbo
di
una
chiamata
in
polizia
,
a
cui
non
isfuggivano
anche
i
più
lontanamente
sospetti
;
-
e
la
sua
parte
nella
rivoluzione
del
gennaio
1848
a
Palermo
dove
-
sapendo
che
la
insurrezione
era
fissata
pel
12
,
lasciò
La
Masa
da
Napoli
recarvisi
solo
e
aspettò
che
La
Masa
e
i
Carini
e
Buscemi
e
Oddo
e
Paolo
Paternostro
e
Jacona
e
Bivona
e
Grammonte
e
tutti
gli
altri
eroi
chiamassero
il
popolo
in
Fieravecchia
alle
armi
e
lo
portassero
alla
battaglia
e
alla
vittoria
,
per
imbarcarsi
allora
da
Napoli
,
sullo
stesso
piroscafo
che
portava
il
generale
borbonico
,
recantesi
a
negoziare
cogli
insorti
vittoriosi
!
Io
sì
,
se
fossi
stato
coi
deputati
calabri
,
insolentiti
nell
'
ora
in
che
compivano
un
dovere
,
glie
l
'
avrei
ridotta
alle
proporzioni
vere
e
modeste
la
sua
parte
in
quei
giorni
,
per
la
Sicilia
gloriosi
,
che
ebbero
-
meno
male
!
-
virtù
di
convertire
alla
nuova
fede
il
postulante
delle
udienze
borboniche
:
in
quella
insurrezione
,
di
cui
ebbe
il
coraggio
di
farsi
,
dai
suoi
scribi
adulatori
pagati
,
dipingere
come
l
'
anima
e
la
mente
,
il
capo
(
!
)
-
mentre
il
general
Filangeri
,
sottomettendo
Palermo
,
non
gli
fece
neanche
l
'
onore
di
comprenderlo
nei
43
gloriosi
esclusi
dalla
piena
generale
amnistia
!
E
gli
avrei
ricordato
i
vanti
non
meno
grottescamente
bugiardi
con
cui
della
Impresa
dei
Mille
,
tentò
sfrondare
-
nei
pagati
panegirici
-
la
gloria
al
gran
duce
e
appropriarsi
il
vanto
di
iniziatore
,
preparatore
,
organizzatore
dell
'
impresa
rivendicato
da
Garibaldi
unicamente
a
Rosalino
Pilo
,
a
Nino
Bixio
,
a
Bertani
!
quale
fu
la
sua
parte
vera
nelle
battaglie
che
non
lo
videro
e
di
cui
si
fece
spacciare
persino
il
genio
strategico
!
Questo
avrei
detto
io
,
l
'
umile
,
io
l
'
ultimo
dei
fantaccini
di
Milazzo
,
al
glorioso
sostitutor
di
Garibaldi
.
Ma
è
una
storia
che
riserberò
-
documentandola
-
ad
altro
tempo
,
se
occorrerà
,
perché
mi
accorgo
che
la
nausea
mi
ha
già
tratto
troppo
lunga
digressione
.
[...]
CONCLUSIONE
So
benissimo
che
a
Francesco
Crispi
,
ai
suoi
tempi
e
a
quelli
d
'
ora
,
per
accusare
,
nonché
un
uomo
,
tutto
intero
un
partito
,
sarebbe
bastata
nemmen
la
centesima
parte
di
quanto
ho
dovuto
in
queste
pagine
ricordare
.
Oggi
a
lui
basta
un
paio
di
documenti
falsi
da
leggere
alla
Camera
.
In
altri
tempi
gli
bastava
anche
meno
:
quando
il
15
giugno
1867
vituperò
nella
Camera
Bettino
Ricasoli
,
accusandolo
-
egli
!
-
d
'
aver
rubato
il
danaro
pubblico
per
pagar
le
elezioni
e
la
stampa
,
e
fu
messo
a
dovere
da
Giuseppe
Biancheri
e
da
Nino
Bixio
che
lo
sferzò
a
sangue
,
Francesco
Crispi
invitato
a
produr
prove
,
rispose
che
per
gli
uomini
politici
e
per
le
assemblee
politiche
basta
per
prova
"
il
convincimento
morale
"
!
Quando
più
tardi
nel
1868
volle
accusare
tutta
la
Destra
di
ladroneccio
e
di
concussione
,
fece
rubare
,
per
danaro
,
nel
cassetto
di
Paulo
Fambri
,
segretario
della
Camera
,
dal
noto
Burei
,
le
di
lui
carte
,
tra
cui
la
lettera
di
suo
cognato
Brenna
,
che
conteneva
due
parole
sole
,
diversamente
interpretabili
a
piacere
"
facciamo
quattrini
"
.
E
con
quelle
due
sole
parole
mise
l
'
incendio
in
Camera
,
denunciò
la
Destra
alla
pubblica
vendetta
,
scatenò
lotte
tremende
,
si
eresse
Minosse
inesorabile
.
Io
non
ho
i
metodi
di
Francesco
Crispi
:
non
vado
a
rubare
nei
cassetti
degli
altri
e
non
mando
-
e
quando
l
'
odio
politico
osò
accusarmi
di
qualcosa
di
simile
,
feci
ciò
che
fa
un
galantuomo
-
trascinai
l
'
accusatore
in
tribunale
-
lo
ammisi
alle
prove
-
gli
abbandonai
alla
luce
del
sole
la
mia
vita
intera
-
lo
feci
,
con
due
sentenze
solenni
,
condannare
.
Io
non
ho
i
metodi
di
Crispi
-
non
rubo
documenti
-
non
li
sottraggo
agli
archivii
della
Consulta
-
non
credo
che
bastino
,
come
a
Crispi
,
due
documenti
falsi
o
due
parole
di
una
lettera
privata
per
accusare
chicchessia
.
Perciò
,
per
accusarlo
,
ho
voluto
essere
innanzi
alla
certezza
e
ad
elementi
di
prova
che
lo
farebbero
condannare
da
qualunque
giurì
.
Per
chiamarlo
testimonio
falso
non
c
'
è
bisogno
di
ragionamenti
:
basta
prendere
il
testo
ufficiale
del
suo
esame
per
confrontarlo
col
testo
dei
suoi
biglietti
.
Per
chiamarlo
concussore
nei
fatti
bancarii
non
v
'
è
bisogno
di
ragionamenti
:
basta
leggere
negli
atti
ufficiali
il
suo
discorso
del
20
dicembre
e
mettervi
a
riscontro
i
documenti
del
suo
debito
occulto
alla
Banca
in
quel
dì
e
del
debito
nuovo
di
quattro
giorni
dopo
.
Per
chiamarlo
concussore
nel
fatto
Herz
non
v
'
è
bisogno
di
ragionamenti
:
basta
leggere
la
testimonianza
del
suicida
nell
'
ora
della
morte
:
la
lettera
di
Reinach
riconosciuta
,
la
confessione
di
Crispi
e
la
storia
schiacciante
delle
sue
bugie
-
una
dopo
l
'
altra
smascherate
.
Per
un
affare
onesto
,
confessabile
,
non
si
inventano
a
nasconderlo
tante
menzogne
!
E
ho
voluto
nella
prova
abbondare
:
lasciando
pel
giudizio
,
a
cui
Crispi
non
può
più
sottrarsi
,
il
rimanente
.
So
bene
che
,
se
tutto
questo
è
non
solo
bastante
,
ma
esuberante
pei
galantuomini
,
non
basterà
mai
per
i
disgraziati
,
che
servono
Crispì
a
stipendio
(
con
pubblico
furto
)
da
quindicimila
lire
al
mese
in
giù
;
non
servirà
per
coloro
cui
lega
a
Crispi
la
triste
non
frangibile
solidarietà
dell
'
interesse
e
della
colpa
:
non
basterà
,
non
può
bastare
per
deplorati
come
lui
,
benché
meno
aggravati
di
lui
,
dei
quali
Francesco
Crispi
ha
dovuto
alle
urne
farsi
paladino
-
combattendo
a
morte
i
loro
giudici
-
e
dei
quali
ha
dovuto
farsi
nella
Camera
la
guardia
del
corpo
,
la
sua
guardia
di
onore
.
Ma
non
tutti
fra
coloro
nella
Camera
e
fuori
,
che
hanno
creduto
,
non
conoscendolo
,
in
lui
,
non
tutti
a
lui
sono
legati
da
solidarietà
di
quel
genere
:
sono
pur
fra
essi
uomini
di
cuore
,
onest
'
uomini
e
gentiluomini
.
Per
questi
soltanto
ho
parlato
e
per
tutti
quelli
che
nelle
mie
file
o
in
file
diverse
di
qualsiasi
partito
,
hanno
invocato
la
tregua
di
Dio
sul
terreno
,
ove
tutti
i
cuori
onesti
si
incontrano
.
E
ho
parlato
per
la
pubblica
coscienza
,
la
quale
,
infallibile
giudice
,
sa
distinguere
il
linguaggio
del
galantuomo
indignato
da
quello
del
libellista
,
il
linguaggio
del
vero
da
quello
della
menzogna
-
e
alla
quale
mi
presento
serenamente
colla
fronte
alta
di
chi
compie
un
dovere
.
Roma
,
15
giugno
1895
Saggistica ,
I
.
In
questo
genere
di
considerazioni
,
come
in
tanti
altri
,
ma
in
questo
più
che
in
ogni
altro
,
è
di
non
piccolo
impedimento
,
anzi
torna
di
fastidioso
impaccio
,
quel
vizio
delle
menti
addottrinate
coi
soli
mezzi
letterarii
della
coltura
,
che
di
solito
dicesi
verbalismo
.
Si
insinua
e
si
espande
in
ogni
campo
di
conoscenze
cotesto
mal
vezzo
;
ma
nelle
trattazioni
che
si
riferiscono
al
così
detto
mondo
morale
,
e
ossia
al
complesso
storico
-
sociale
,
accade
assai
di
sovente
,
che
il
culto
e
l
impero
delle
parole
riescano
a
corrodervi
e
a
spegnervi
il
senso
vivo
e
reale
delle
cose
.
Là
dove
la
prolungata
osservazione
,
il
reiterato
esperimento
,
il
sicuro
maneggio
di
raffinati
istrumenti
,
l
applicazione
totale
o
almeno
parziale
del
calcolo
,
finiron
per
metter
la
mente
in
una
metodica
relazione
con
le
cose
e
con
le
variazioni
loro
,
come
è
il
caso
delle
scienze
naturali
propriamente
dette
,
ivi
il
mito
ed
il
culto
delle
parole
rimasero
oramai
superati
e
vinti
,
ed
ivi
le
questioni
terminologiche
non
hanno
in
fin
delle
fini
se
non
il
valore
subordinato
di
una
mera
convenzione
.
Nello
studio
,
invece
,
dei
rapporti
e
delle
vicende
umane
,
le
passioni
,
e
gl
interessi
,
e
i
pregiudizii
di
scuola
,
di
setta
,
di
classe
,
di
religione
,
e
poi
l
abuso
letterario
dei
mezzi
tradizionali
della
rappresentanza
del
pensiero
,
e
poi
la
scolastica
non
mai
vinta
e
anzi
sempre
rinascente
,
o
fanno
velo
alle
cose
effettuali
,
o
inavvertitamente
le
trasformano
in
termini
,
e
parole
,
e
modi
di
dire
astratti
e
convenzionali
.
Di
tali
difficoltà
bisogna
che
innanzi
tutto
si
renda
conto
chi
mette
fuori
in
pubblico
la
espressione
,
o
formula
,
di
concezione
materialistica
della
storia
.
A
molti
è
parso
,
pare
e
parrà
sia
ovvio
e
comodo
di
ritrarne
il
senso
dalla
semplice
analisi
delle
parole
che
la
compongono
,
anziché
dal
contesto
di
una
esposizione
,
o
dallo
studio
genetico
del
come
la
dottrina
si
è
prodotta
,
o
dalla
polemica
con
la
quale
i
sostenitori
suoi
ribattono
le
obiezioni
degli
avversarii
.
Il
verbalismo
tende
sempre
a
rinchiudersi
in
definizioni
puramente
formali
;
porta
le
menti
nell
errore
,
che
sia
cosa
facile
il
ridurre
in
termini
e
in
espressioni
semplici
e
palpabili
l
intricato
e
immane
complesso
della
natura
e
della
storia
;
e
induce
nella
credenza
,
che
sia
cosa
agevole
il
vedersi
sott
occhi
il
multiforme
e
complicatissimo
intreccio
delle
cause
e
degli
effetti
,
come
in
ispettacolo
da
teatrino
;
o
,
a
dirla
in
modo
più
spiccio
,
esso
oblitera
il
senso
dei
problemi
,
perché
non
vede
che
denominazioni
.
Se
si
dà
poi
il
caso
,
che
il
verbalismo
trovi
sostegno
in
tali
o
tali
altre
supposizioni
teoretiche
,
come
sarebbe
questa
,
che
materia
voglia
dire
un
qualche
cosa
che
sta
di
sotto
o
di
contro
ad
un
'
altra
cosa
più
alta
o
più
nobile
,
che
vien
chiamata
lo
spirito
;
o
se
si
dà
il
caso
,
che
esso
si
confonda
con
l
'
abito
letterario
di
contrapporre
la
parola
materialismo
,
intesa
in
senso
dispregiativo
,
a
tutto
ciò
che
compendiosamente
chiamasi
idealismo
,
cioè
all
'
insieme
d
'
ogni
inclinazione
e
d
'
ogni
atto
anti
-
egoistico
:
e
allora
sì
che
siamo
spacciati
.
Ed
ecco
che
si
sente
dire
:
qui
in
questa
dottrina
si
tenta
di
spiegare
tutto
l
'
uomo
col
solo
calcolo
degl
'
interessi
materiali
,
negando
qualsiasi
valore
ad
ogni
interesse
ideale
.
A
far
nascere
di
tali
confusioni
non
è
valso
poco
la
inesperienza
,
la
incapacità
e
la
frettolosità
di
certi
propugnatori
e
propagatori
di
questa
dottrina
;
i
quali
,
per
la
premura
di
spiegare
agli
altri
ciò
che
essi
medesimi
non
intendevano
a
pieno
,
mentre
la
dottrina
stessa
non
è
se
non
agli
inizii
suoi
,
ed
ha
bisogno
ancora
di
molto
sviluppo
,
si
son
data
l
'
aria
di
applicarla
,
pur
che
sia
,
al
primo
caso
o
fatto
storico
che
loro
capitasse
fra
mani
,
e
l
'
han
quasi
ridotta
in
briciole
,
esponendola
alla
facile
critica
ed
al
dileggio
degli
orecchianti
di
novità
scientifiche
,
e
di
altrettali
sfaccendati
.
Per
quanto
è
lecito
qui
,
in
queste
prime
pagine
,
di
respingere
solo
preliminarmente
cotesti
pregiudizii
,
e
di
redarguire
le
intenzioni
e
le
tendenze
che
li
sorreggono
,
occorre
di
ricordare
:
-
che
il
senso
di
questa
dottrina
va
innanzi
tutto
desunto
dalla
posizione
,
che
essa
assume
ed
occupa
di
fronte
a
quelle
,
contro
le
quali
si
è
effettivamente
levata
,
e
segnatamente
di
fronte
alle
ideologie
di
ogni
maniera
;
-
che
la
riprova
del
suo
valore
consiste
esclusivamente
nella
spiegazione
più
conveniente
e
congrua
del
succedersi
delle
vicende
umane
,
che
da
essa
stessa
deriva
;
-
che
questa
dottrina
non
implica
una
preferenza
soggettiva
ad
una
certa
qualità
e
somma
d
'
interessi
umani
,
contrapposti
ad
altri
interessi
per
elezione
di
arbitrio
,
ma
enuncia
soltanto
la
obiettiva
coordinazione
e
subordinazione
di
tutti
gli
interessi
nello
sviluppo
di
ogni
società
,
ed
enuncia
ciò
per
via
di
quel
processo
genetico
,
il
quale
consiste
nell
'
andare
dalle
condizioni
ai
condizionati
,
dagli
elementi
della
formazione
alla
cosa
formata
.
Almanacchino
pure
i
verbalisti
,
a
posta
loro
,
sul
valore
della
parola
materia
,
in
quanto
è
segno
o
ricordo
di
metafisica
escogitazione
,
o
in
quanto
è
espressione
dell
'
ultimo
sostrato
ipotetico
della
esperienza
naturalistica
.
Qui
noi
non
siamo
nel
campo
della
fisica
,
della
chimica
o
della
biologia
;
ma
cerchiamo
soltanto
le
condizioni
esplicite
del
vivere
umano
,
in
quanto
esso
non
è
più
semplicemente
animale
.
Non
si
tratta
già
di
indurre
o
di
dedurre
nulla
dai
dati
della
biologia
;
ma
,
anzi
,
di
riconoscere
innanzi
ad
ogni
altra
cosa
le
peculiarità
del
vivere
umano
,
che
si
forma
e
sviluppa
per
il
succedersi
e
perfezionarsi
delle
attività
dell
'
uomo
stesso
,
in
date
e
variabili
condizioni
;
e
di
trovare
i
rapporti
di
coordinazione
e
di
subordinazione
dei
bisogni
,
che
sono
il
sostrato
del
volere
e
dell
'
operare
.
Non
è
una
intenzione
che
si
cerchi
di
scovrire
,
non
è
una
valutazione
di
pregio
che
si
voglia
enunciare
;
ma
è
la
sola
necessità
di
fatto
che
si
vuol
mettere
in
evidenza
.
E
come
gli
uomini
,
non
per
elezione
ma
perché
non
potrebbero
altrimenti
,
soddisfano
prima
certi
bisogni
elementari
,
e
poi
da
questi
ne
sviluppano
degli
altri
,
raffinandosi
;
e
,
a
soddisfare
i
bisogni
quali
che
siano
,
trovano
ed
usano
certi
mezzi
ed
istrumenti
,
e
si
consociano
in
certi
determinati
modi
,
il
materialismo
della
interpretazione
storica
non
è
se
non
il
tentativo
di
rifare
nella
mente
,
con
metodo
,
la
genesi
e
la
complicazione
del
vivere
umano
sviluppatosi
attraverso
i
secoli
.
La
novità
di
tale
dottrina
non
è
difforme
da
quella
di
tutte
le
altre
dottrine
,
che
,
dopo
molte
peripezie
entro
i
campi
della
fantasia
,
son
giunte
da
ultimo
assai
faticosamente
ad
afferrare
la
prosa
della
realtà
,
ed
a
fermarsi
in
essa
.
II
.
Di
una
certa
affinità
,
per
lo
meno
nelle
apparenze
,
con
cotesto
vizio
formale
del
verbalismo
è
un
altro
difetto
,
che
derivasi
nelle
menti
per
diverse
vie
.
Guardando
in
certi
suoi
effetti
più
comuni
e
popolari
,
lo
dirò
fraseologico
;
sebbene
questa
parola
qui
non
esprima
a
pieno
la
cosa
,
e
non
ne
dichiari
l
'
origine
.
Da
molti
secoli
si
va
scrivendo
,
esponendo
,
illustrando
la
storia
.
I
più
svariati
interessi
,
dagl
'
immediatamente
pratici
ai
puramente
estetici
,
spinsero
i
diversi
scrittori
ad
ideare
ed
eseguire
cotesto
genere
di
composizioni
;
le
quali
,
però
,
ebbero
sempre
nascimento
nei
diversi
paesi
un
pezzo
in
qua
dalle
origini
della
civiltà
,
dallo
sviluppo
dello
stato
,
e
dal
trapasso
della
primitiva
società
comunistica
in
questa
,
diremo
in
genere
nostra
,
che
si
regge
su
le
differenze
e
su
le
antitesi
di
classe
.
Gli
storici
,
fossero
pur
essi
ingenui
quanto
fu
Erodoto
,
nacquero
e
si
formarono
sempre
in
una
società
punto
ingenua
,
e
anzi
di
molto
complicata
e
complessa
,
e
quando
ditale
complicazione
e
complessione
le
ragioni
erano
ignote
,
e
le
origini
erano
state
obliate
.
Cotesta
complessità
,
con
tutti
i
contrasti
che
reca
in
sé
,
e
che
poi
rivela
e
fa
scoppiare
nelle
sue
svariate
vicende
,
si
rizzava
di
fronte
ai
narratori
come
qualcosa
di
misterioso
,
che
chieda
spiegazione
;
e
,
per
poco
che
lo
storico
volesse
dare
un
qualche
seguito
ed
un
certo
nesso
alle
cose
narrate
,
dovea
pur
trovare
dei
complementi
di
vedute
generali
al
semplice
racconto
.
Dall
'
invidia
degli
dei
del
padre
Erodoto
all
'
ambiente
del
signor
Taine
,
un
infinito
numero
di
concetti
,
intesi
come
mezzi
di
spiegazione
e
di
complemento
delle
cose
narrate
,
si
sono
imposti
ai
narratori
per
le
vie
naturali
del
pensiero
immediato
.
Tendenze
di
classe
,
preconcetti
religiosi
,
pregiudizii
popolari
,
influssi
o
imitazioni
di
una
filosofia
corrente
,
ripieghi
di
fantasia
,
e
suggestioni
di
artistico
completamento
dei
fatti
frammentariamente
appresi
;
tutte
coteste
ed
altrettali
cause
concorsero
a
formare
il
sostrato
di
quella
teoria
più
o
meno
ingenua
degli
accadimenti
,
che
,
o
sta
implicitamente
in
fondo
al
racconto
,
o
è
usata
se
non
altro
a
condirlo
e
ad
adornano
.
O
che
si
parli
di
caso
o
di
fato
,
o
che
si
rimandi
alla
direzione
provvidenziale
delle
cose
umane
,
o
che
si
accentui
il
nome
e
il
concetto
della
fortuna
-
la
divinità
che
sola
mezzo
mezzo
sopravviva
ancora
nella
rigida
e
spesso
crassa
concezione
di
Machiavelli
,
-
o
che
si
parli
,
come
si
fa
ora
assai
di
frequente
,
della
logica
delle
cose
;
tutte
coteste
escogitazioni
furono
e
sono
trovate
e
ripieghi
di
un
pensiero
ingenuo
,
di
un
pensiero
immediato
,
di
un
pensiero
che
non
può
giustificare
a
se
stesso
il
suo
procedimento
e
i
suoi
prodotti
,
né
per
le
vie
della
critica
,
né
coi
mezzi
dell
'
esperimento
.
Colmare
con
dei
soggetti
convenzionali
(
p
.
e
.
la
fortuna
)
,
o
con
una
enunciazione
di
apparenza
teoretica
(
p
.
e
.
il
fatale
andare
delle
cose
,
che
alcune
volte
poi
si
confonde
nelle
menti
con
la
nozione
del
progresso
)
,
le
lacune
della
coscienza
circa
il
modo
come
le
cose
siano
effettivamente
procedute
di
loro
propria
necessità
,
e
fuori
del
nostro
arbitrio
e
del
nostro
gradimento
,
ecco
il
motivo
e
la
somma
di
cotesta
filosofia
popolare
,
latente
od
esplicita
negli
storici
narratori
,
la
quale
per
il
suo
carattere
immediato
si
dilegua
non
appena
sorge
la
critica
della
conoscenza
.
In
tutti
cotesti
concetti
,
e
in
tutte
coteste
ideazioni
,
che
alla
luce
della
critica
paiono
dei
semplici
mezzi
provvisorii
e
dei
ripieghi
di
un
pensiero
immaturo
,
ma
che
alla
gente
colta
sembrano
spesso
il
non
plus
ultra
dell
'
intelletto
,
si
rivela
pure
e
si
riflette
una
non
piccola
parte
del
processo
umano
;
e
per
ciò
non
sono
da
considerare
come
gratuite
invenzioni
,
nè
come
prodotti
di
momentanea
illusione
.
Sono
parte
e
momenti
del
divenire
di
ciò
che
chiamiamo
spirito
umano
.
Se
si
dà
poi
il
caso
,
che
tali
concetti
ed
ideazioni
si
mescolino
e
confondano
nella
communis
opinio
delle
persone
colte
,
o
di
quelle
che
passano
per
tali
,
finiscono
per
costituire
come
una
ingente
massa
di
pregiudizii
,
e
formano
come
l
'
impedimento
che
l
'
ignoranza
contrappone
alla
visione
chiara
e
piena
delle
cose
effettuali
.
Cotesti
pregiudizii
ricorrono
come
derivati
fraseologici
per
le
bocche
dei
politicanti
di
mestiere
,
dei
così
detti
pubblicisti
e
dei
gazzettieri
d
'
ogni
sorta
e
maniera
,
ed
offrono
il
fulcro
della
retorica
alla
così
detta
opinione
pubblica
.
Contrapporre
,
e
poi
sostituire
,
a
tale
miraggio
di
ideazioni
non
critiche
,
a
tali
idoli
della
immaginazione
,
a
tali
ripieghi
dell
'
artificio
letterario
,
a
tali
convenzionalismi
,
i
soggetti
reali
,
ossia
le
forze
positivamente
operanti
,
ossia
gli
uomini
nelle
varie
e
circostanziate
situazioni
sociali
proprie
di
loro
:
-
ecco
l
'
assunto
rivoluzionario
e
la
meta
scientifica
della
nuova
dottrina
,
la
quale
obiettivizza
e
direi
quasi
naturalizza
la
spiegazione
dei
processi
storici
.
Questo
tal
popolo
,
ossia
,
non
una
qualunque
massa
d
'
individui
,
ma
un
plesso
di
uomini
così
o
così
organati
,
o
per
naturali
rapporti
di
consanguineità
,
o
per
artificii
e
consuetudini
di
parentato
e
di
affinità
,
o
per
ragioni
di
vicinato
stabile
;
-
questo
tal
popolo
,
su
cotal
territorio
circoscritto
e
limitato
,
che
è
così
o
così
ferace
,
ed
è
in
tale
o
tale
altra
maniera
produttivo
,
e
fu
in
determinate
forme
acquisito
al
lavoro
continuativo
;
-
questo
tal
popolo
cosi
distribuito
su
tale
territorio
,
e
cosi
in
sé
spartito
ed
articolato
,
per
effetto
di
una
determinata
division
del
lavoro
,
la
quale
abbia
,
o
iniziata
appena
,
o
già
iniziata
e
maturata
questa
o
tale
altra
divisione
di
classi
,
o
delle
classi
ne
abbia
di
già
erose
o
trasformate
parecchie
;
-
questo
popolo
,
che
possiede
i
tali
o
tali
altri
istrumenti
,
dalla
pietra
focaia
alla
luce
elettrica
,
e
dall
arco
e
dalla
freccia
al
fucile
a
ripetizione
,
e
che
produce
in
un
certo
modo
,
e
conforme
al
modo
del
produrre
conseguentemente
spartisce
i
prodotti
;
-
questo
popolo
,
che
per
tutti
cotesti
rapporti
è
una
società
,
nella
quale
,
o
per
abiti
di
mutua
accomodazione
,
o
per
esplicite
convenzioni
,
o
per
violenze
patite
e
subite
,
son
nati
già
o
stanno
per
nascere
dei
legami
giuridico
-
politici
,
che
poi
metton
capo
nell
assetto
dello
stato
;
-
questo
popolo
,
nato
che
sia
l
organamento
dello
stato
,
che
è
il
tentativo
di
fissare
,
di
difendere
e
di
perpetuare
le
disuguaglianze
,
e
che
,
per
via
delle
nuove
antitesi
che
vi
reca
dentro
,
rende
di
continuo
instabile
l
ordinamento
sociale
,
si
determinano
i
movimenti
e
le
rivoluzioni
politiche
,
e
quindi
le
ragioni
del
progresso
e
del
regresso
:
-
ecco
la
somma
di
ciò
che
sta
a
fondamento
di
ogni
storia
.
Ed
ecco
la
vittoria
della
prosa
realistica
sopra
ogni
combinazione
fantastica
e
ideologica
.
Ci
vuol
certo
della
rassegnazione
a
veder
le
cose
come
esse
sono
,
oltrepassando
i
fantasimi
che
per
secoli
ne
impedirono
la
retta
visione
.
Ma
questa
rivelazione
di
dottrina
realistica
non
fu
,
né
vuole
essere
,
la
ribellione
dell
uomo
materiale
contro
l
uomo
ideale
.
E
stata
ed
è
invece
il
ritrovamento
dei
veri
e
propri
principii
e
moventi
di
ogni
sviluppo
umano
,
compreso
quello
di
tutto
ciò
che
chiamiamo
ideale
,
in
determinate
condizioni
positive
di
fatto
,
le
quali
recano
in
sé
le
ragioni
,
e
la
legge
,
e
il
ritmo
del
loro
proprio
divenire
.
III
.
Se
non
che
sarebbe
affatto
erroneo
il
credere
,
che
gli
storici
narratori
,
espositori
o
illustratori
abbiano
di
capo
loro
e
di
loro
invenzione
messo
in
essere
quella
massa
non
piccola
di
preconcetti
,
di
ideazioni
e
di
spiegazioni
immature
,
che
con
la
forza
del
pregiudizio
fecero
velo
per
secoli
alla
verità
effettuale
.
Può
darsi
,
e
si
dà
veramente
il
caso
,
che
alcuni
di
cotesti
preconcetti
siano
il
frutto
ed
il
portato
di
personali
escogitazioni
,
o
delle
correnti
letterarie
le
quali
si
formano
per
entro
all
'
angusta
cerchia
professionale
delle
università
e
delle
accademie
:
-
e
di
ciò
il
popolo
non
sa
nulla
.
Ma
il
fatto
importante
è
,
che
la
storia
cotesti
veli
se
li
è
messi
da
sé
;
e
,
cioè
dire
,
che
gli
attori
ed
operatori
stessi
delle
vicende
storiche
,
o
fossero
le
grandi
masse
di
popolo
,
o
i
ceti
e
le
classi
dirigenti
,
o
i
maneggiatori
dello
stato
,
o
le
sètte
,
o
i
partiti
nel
più
ristretto
senso
della
parola
,
fatta
eccezione
di
qualche
momento
di
lucido
intervallo
,
fin
quasi
alla
fine
del
secolo
passato
non
ebbero
coscienza
dell
'
opera
propria
,
se
non
per
entro
a
qualche
involucro
ideologico
,
che
impediva
la
visione
delle
cause
reali
.
Già
nei
tempi
oscuri
,
nei
quali
ebbe
luogo
il
passaggio
dalla
barbarie
alla
civiltà
;
quando
,
cioè
,
coi
primi
trovati
dell
'
agricoltura
,
col
primo
insediamento
stabile
di
una
popolazione
sopra
di
un
dato
territorio
,
con
la
prima
divisione
del
lavoro
nella
società
,
e
con
le
prime
alleanze
di
diverse
genti
,
si
stabilirono
le
condizioni
in
cui
si
svolge
la
proprietà
e
lo
stato
,
o
per
lo
meno
la
città
;
già
nei
tempi
,
in
somma
,
delle
primissime
rivoluzioni
sociali
,
gli
uomini
trasformarono
l
'
opera
loro
in
azioni
miracolose
d
'
immaginati
iddii
ed
eroi
.
In
guisa
,
che
operando
essi
come
potevano
e
come
dovevano
per
dato
,
necessità
e
fatto
del
loro
relativo
sviluppo
economico
,
idearono
una
spiegazione
dell
opera
propria
,
come
se
di
loro
stessi
essa
non
fosse
.
Cotesto
involucro
ideologico
delle
opere
umane
ha
più
volte
poi
cambiato
di
forme
,
di
apparenze
,
di
combinazioni
e
di
relazioni
nel
corso
dei
secoli
,
dalla
produzione
immediata
dcgl
'
ingenui
miti
,
fino
ai
complicati
sistemi
teologici
e
alla
Città
di
Dio
di
sant
'
Agostino
,
dalla
superstiziosa
credulità
nei
miracoli
,
fino
al
mirabolante
miracolo
dei
miracoli
metafisici
,
ossia
fino
all'1dea
,
che
presso
i
decadenti
dell
'
hegelismo
genera
da
sé
in
se
stessa
,
per
propria
dirempsione
,
tutte
le
più
disparate
varietà
del
vivere
umano
nel
corso
della
storia
.
Ora
,
precisamente
perché
l
'
angolo
visuale
della
interpretazione
ideologica
non
fu
definitivamente
superato
se
non
assai
di
recente
,
e
solo
ai
giorni
nostri
l
'
insieme
dei
rapporti
reali
e
realmente
operanti
fu
con
chiarezza
distinto
dai
riflessi
ingenui
del
mito
,
e
dai
più
artificiosi
della
religione
e
della
metafisica
,
la
nostra
dottrina
include
un
nuovo
problema
,
e
reca
in
sé
delle
difficoltà
non
lievi
,
per
chi
voglia
renderla
atta
a
comprendere
specificatamente
la
storia
del
passato
.
Il
problema
consiste
in
questo
:
che
la
nostra
dottrina
dia
occasione
ad
una
nuova
critica
delle
fonti
storiche
.
Né
intendo
di
dire
esclusivamente
della
critica
dei
documenti
,
nel
senso
proprio
ed
ovvio
della
parola
;
perché
,
quanto
a
questa
,
possiamo
nella
più
parte
contentarci
ce
la
somministrino
bella
e
fatta
i
critici
,
gli
eruditi
e
i
filologi
di
professione
.
Ma
anzi
intendo
di
dire
di
quella
fonte
immediata
,
che
sta
più
in
là
dai
documenti
propriamente
detti
,
e
che
prima
di
esprimersi
e
di
fissarsi
in
questi
,
consiste
nell
'
animo
e
nella
forma
di
consapevolezza
,
nella
quale
gli
operatori
resero
conto
a
sé
dei
motivi
dell
'
opera
loro
propria
.
Cotesto
animo
,
ossia
cotesta
consapevolezza
,
è
spesso
incongrua
alle
cause
che
noi
ora
siamo
in
grado
di
scovrire
e
di
fissare
;
in
guisa
che
gli
operatori
ci
appaiono
come
involti
in
un
circolo
di
illusioni
.
Spogliare
i
fatti
storici
di
tali
involucri
,
che
i
fatti
stessi
investono
mentre
essi
si
svolgono
,
gli
è
fare
una
nuova
critica
delle
fonti
,
nel
senso
realistico
della
parola
,
e
non
in
quello
formale
del
documento
:
gli
è
,
insomma
,
far
reagire
sulla
notizia
delle
condizioni
passate
la
consapevolezza
di
cui
noi
ora
siamo
capaci
,
per
poi
ricostruire
quelle
nuovamente
dal
fondo
.
Ma
cotesta
revisione
delle
fonti
direttissime
,
mentre
segna
l
'
estremo
limite
di
autocoscienza
storica
cui
si
possa
mai
giungere
,
può
essere
occasione
a
cadere
in
un
grave
errore
.
Perché
,
come
noi
ci
collochiamo
in
un
punto
di
vista
,
che
sta
di
là
dalle
vedute
ideologiche
,
per
virtù
delle
quali
gli
attori
della
storia
ebbero
coscienza
dell
'
opera
loro
,
e
nelle
quali
trovarono
assai
spesso
e
i
moventi
e
la
giustificazione
all
'
operare
,
noi
potremmo
incorrere
nella
erronea
opinione
,
che
quelle
vedute
ideologiche
fossero
una
pura
parvenza
,
un
semplice
artifizio
,
una
mera
illusione
,
nel
senso
volgare
di
questa
parola
.
Martino
Lutero
,
per
venire
ad
un
esempio
,
come
gli
altri
grandi
riformatori
suoi
contemporanei
,
non
seppe
mai
,
come
ora
sappiamo
noi
,
che
il
moto
della
Riforma
fosse
uno
stadio
del
divenire
del
terzo
stato
,
e
una
ribellione
economica
della
nazionalità
tedesca
contro
lo
sfruttamento
della
corte
papale
.
Egli
fu
quello
che
fu
,
come
agitatore
e
come
politico
,
perché
fu
tutt
'
uno
con
la
credenza
che
gli
facea
apprendere
il
moto
di
classi
,
che
dava
impulso
all
'
agitazione
,
quale
ritorno
al
vero
cristianesimo
,
e
come
una
divina
necessità
nel
corso
volgare
delle
cose
.
Lo
studio
degli
effetti
a
scadenza
non
breve
,
e
cioè
il
corroborarsi
della
borghesia
di
città
contro
i
signori
feudali
,
e
il
crescere
della
signoria
territoriale
dei
principii
a
spese
del
potere
interterritoriale
e
sopraterritoriale
dell
'
imperatore
e
del
papa
,
la
violenta
repressione
del
movimento
dei
contadini
e
di
quello
più
esplicitamente
proletario
degli
Anabattisti
,
ci
permettono
ora
di
rifare
la
storia
genuina
delle
cause
economiche
della
Riforma
;
specie
in
quanto
riuscì
,
il
che
è
la
riprova
massima
.
Ma
ciò
non
vuol
dire
,
che
a
noi
sia
dato
di
distrarre
il
fatto
accaduto
dal
modo
del
suo
accadimento
,
e
di
discioglierne
la
integralità
circonstanziale
per
via
di
una
analisi
postuma
,
che
riesca
affatto
soggettiva
e
semplicistica
.
Le
cause
intime
,
o
,
come
si
direbbe
ora
,
i
motivi
profani
e
prosaici
della
Riforma
ci
appariscono
più
chiari
in
Francia
ove
essa
per
l
appunto
non
riuscì
vittoriosa
;
e
chiari
ancora
nei
Paesi
Bassi
,
ove
,
oltre
alle
differenze
di
nazionalità
,
vengono
in
piena
evidenza
nella
lotta
con
la
Spagna
i
contrasti
degli
interessi
economici
;
e
chiarissime
infine
in
Inghilterra
,
dove
la
rinnovazione
religiosa
,
verificatasi
per
le
vie
della
violenza
politica
,
mette
in
piena
luce
il
trapasso
in
quelle
condizioni
,
che
sono
per
la
borghesia
moderna
i
prodromi
del
capitalismo
.
Post
factum
,
e
a
lunga
scadenza
di
non
premeditati
effetti
,
la
storia
dei
moventi
effettivi
,
che
furono
le
cause
intime
della
Riforma
,
in
gran
parte
insapute
agli
attori
stessi
,
apparisce
chiara
.
Ma
che
il
fatto
accadesse
come
precisamente
accadde
,
che
assumesse
quelle
determinate
forme
,
che
si
vestisse
di
quella
veste
,
che
si
colorisse
di
quel
colore
,
che
movesse
quelle
passioni
,
che
si
esplicasse
in
quel
fanatismo
:
in
ciò
consiste
la
specificata
circostanzialità
sua
,
che
nessuna
presunzione
di
analisi
può
fare
non
fosse
quale
fu
.
Solo
l
'
amore
del
paradosso
,
inseparabile
sempre
dallo
zelo
degli
appassionati
divulgatori
di
una
dottrina
nuova
,
può
avere
indotto
alcuni
nella
credenza
,
che
tanto
a
scriver
la
storia
bastasse
di
mettere
in
evidenza
il
solo
momento
economico
(
spesso
non
accertato
ancora
,
e
spesso
non
accertabile
affatto
)
,
per
poi
buttar
giù
tutto
il
resto
come
inutile
fardello
,
di
cui
gli
uomini
si
fossero
caricati
a
capriccio
;
come
accessorio
,
in
somma
,
o
come
semplice
bagattella
o
a
dirittura
come
un
non
-
ente
.
Per
tale
avvertenza
,
che
la
storia
,
cioè
,
bisogna
intenderla
tutta
integralmente
,
e
che
in
essa
nocciolo
e
scorza
fanno
uno
,
come
Goethe
diceva
delle
universe
cose
,
tre
illazioni
ci
si
fanno
palesi
.
In
primo
luogo
è
chiaro
,
che
nel
campo
del
determinismo
storico
-
sociale
la
mediazione
dalle
cause
agli
effetti
,
dalle
condizioni
ai
condizionati
,
dai
precedenti
alle
conseguenze
,
non
è
mai
evidente
alla
prima
,
alla
stessa
guisa
come
tutti
cotesti
rapporti
non
son
mai
evidenti
alla
prima
nel
determinismo
soggettivo
della
psicologia
individuale
.
In
questo
secondo
campo
fu
già
da
gran
tempo
cosa
relativamente
agevole
per
la
filosofia
astratta
e
formale
di
ritrovare
,
passando
sopra
a
tutte
le
fole
del
fatalismo
e
del
libero
arbitrio
,
la
evidenza
del
motivo
in
ogni
volizione
,
perché
,
insomma
,
tanto
è
volere
quanto
è
motivata
determinazione
.
Ma
più
in
giù
dei
motivi
e
del
volere
sta
la
genesi
di
quelli
e
di
questo
,
e
a
rifare
cotesta
genesi
ci
occorre
di
uscire
dal
rinchiuso
campo
della
coscienza
per
arrivare
all
'
analisi
dei
semplici
bisogni
,
i
quali
per
un
verso
derivano
dalle
condizioni
sociali
,
e
per
un
altro
si
perdono
nell
'
oscuro
fondo
delle
disposizioni
organiche
,
fino
alla
discendenza
e
all
'
atavismo
.
Non
altrimenti
accade
nel
determinismo
storico
;
dove
allo
stesso
modo
si
comincia
appunto
dai
motivi
,
poniamo
religiosi
,
politici
,
estetici
,
passionali
e
cosi
via
,
ma
poi
occorre
di
tali
motivi
ritrovar
le
cause
nelle
condizioni
di
fatto
sottostanti
.
Ora
lo
studio
di
queste
condizioni
deve
esser
tanto
specificato
,
che
rimanga
da
ultimo
chiarito
,
non
solo
che
esse
son
le
cause
,
ma
per
qual
mediazione
arrivino
a
quella
forma
,
per
la
quale
si
rivelano
alla
coscienza
come
motivi
,
la
cui
origine
è
spesso
obliterata
.
E
per
ciò
torna
evidente
questa
seconda
illazione
,
che
,
cioè
,
nella
nostra
dottrina
non
si
tratta
già
di
ritradurre
in
categorie
economiche
tutte
le
complicate
manifestazioni
della
storia
,
ma
si
tratta
solo
di
spiegare
in
ultima
istanza
(
Engels
)
ogni
fatto
storico
per
via
della
sottostante
struttura
economica
(
Marx
)
:
la
qual
cosa
importa
analisi
e
riduzione
,
e
poi
mediazione
e
composizione
.
Resulta
da
ciò
,
in
terzo
luogo
,
che
per
procedere
dalla
sottostante
struttura
all
'
insieme
configurativo
di
una
determinata
storia
,
occorre
il
sussidio
di
quel
complesso
di
nozioni
e
di
conoscenze
,
che
può
dirsi
,
in
mancanza
d
'
altro
termine
,
psicologia
sociale
.
Né
intendo
con
ciò
di
alludere
alla
fantasticata
esistenza
di
una
psiche
sociale
,
né
alla
escogitazione
di
un
preteso
spirito
collettivo
,
che
per
proprie
leggi
,
indipendenti
dalla
coscienza
degl
'
individui
e
dai
loro
materiali
ed
assegnabili
rapporti
,
si
esplichi
e
manifesti
nella
vita
sociale
.
Cotesto
è
misticismo
schietto
.
Né
intendo
di
riferirmi
a
quei
tentativi
di
generalizzazione
combinatoria
,
pei
quali
furono
scritti
dei
trattati
di
psicologia
sociale
,
la
cui
idea
è
questa
:
trasferire
ed
applicare
ad
un
escogitato
soggetto
,
che
si
chiama
la
coscienza
sociale
,
le
categorie
e
le
forme
accertate
della
psicologia
individuale
.
E
non
voglio
nemmeno
alludere
a
quel
coacervo
di
denominazioni
semiorganiche
e
semipsicologiche
,
per
cui
l
'
ente
società
,
alla
maniera
dello
Schäffle
,
acquista
,
e
cervello
,
e
midollo
spinale
,
e
sensibilità
,
e
sentimento
,
e
coscienza
,
e
volontà
e
così
via
.
Ma
intendo
di
parlar
di
cosa
più
modesta
e
prosaica
;
ossia
di
quelle
concrete
e
precise
forme
di
spirito
,
per
cui
ci
appaiono
così
fatti
com
'
erano
i
plebei
di
Roma
di
una
determinata
epoca
,
o
gli
artigiani
di
Firenze
di
quando
scoppiò
il
moto
dei
Ciompi
,
o
quei
contadini
di
Francia
,
nei
quali
s
'
ingenerò
,
secondo
l
espressione
di
Taine
,
l
anarchia
spontanea
dell89
,
quei
contadini
,
che
divenuti
poi
liberi
lavoratori
e
piccoli
proprietarii
,
o
aspiranti
alla
proprietà
,
da
vincitori
oltre
i
confini
a
breve
andare
si
trasformarono
in
automatici
istrumenti
della
reazione
.
Cotesta
psicologia
sociale
,
che
nessuno
può
ridurre
in
astratti
canoni
,
perché
nella
più
parte
dei
casi
è
di
sola
descrittiva
,
è
ciò
che
gli
storici
narratori
,
e
gli
oratori
e
gli
artisti
,
e
i
romanzieri
e
gli
ideologi
di
ogni
maniera
fino
ad
ora
videro
e
conobbero
come
esclusivo
oggetto
di
loro
studio
e
delle
loro
invenzioni
.
A
cotesta
psicologia
,
che
è
la
specificata
coscienza
degli
uomini
in
date
condizioni
sociali
,
si
riferiscono
e
si
appellano
gli
agitatori
,
gli
oratori
,
i
diffonditori
di
idee
.
Noi
sappiamo
che
essa
è
il
portato
,
il
derivato
,
l
effetto
di
determinate
condizioni
di
fatto
;
-
questa
determinata
classe
,
in
questa
determinata
situazione
per
gli
ufficii
che
adempie
,
per
la
soggezione
in
cui
è
tenuta
,
per
la
padronanza
che
esercita
;
-
e
poi
classe
,
ed
ufficii
,
e
soggezione
,
e
padronanza
suppongono
questa
o
quella
determinata
forma
di
produzione
e
di
distribuzione
dei
mezzi
immediati
della
vita
,
ossia
una
specifica
struttura
economica
.
Cotesta
psicologia
sociale
,
di
sua
natura
sempre
circostanziale
,
non
è
l
espressione
del
processo
astratto
e
generico
del
così
detto
spirito
umano
.
E
sempre
formazione
specificata
di
specificate
condizioni
.
Per
noi
sta
,
cioè
,
indiscusso
il
principio
,
che
non
le
forme
della
coscienza
determinano
l
essere
dell
uomo
,
ma
il
modo
d
essere
appunto
determina
la
coscienza
(
Marx
)
.
Ma
queste
forme
della
coscienza
,
come
son
determinate
dalle
condizioni
di
vita
,
sono
anch
esse
la
storia
.
Questa
non
è
la
sola
anatomia
economica
,
ma
tutto
quello
insiememente
,
che
cotesta
anatomia
riveste
e
ricovre
,
fino
ai
riflessi
multicolori
della
fantasia
.
O
,
a
dirla
altrimenti
,
non
c
è
fatto
della
storia
che
non
ripeta
la
sua
origine
dalle
condizioni
della
sottostante
struttura
economica
;
ma
non
c
è
fatto
della
storia
che
non
sia
preceduto
,
accompagnato
e
seguito
da
determinate
forme
di
coscienza
,
sia
questa
superstiziosa
o
sperimentata
,
ingenua
o
riflessa
,
matura
o
incongrua
,
impulsiva
o
ammaestrata
,
fantastica
o
ragionante
.
IV
.
Dicevo
,
qui
poco
innanzi
,
che
la
nostra
dottrina
obiettivizza
,
in
un
certo
senso
naturalizza
la
storia
,
invertendone
la
spiegazione
dai
dati
alla
prima
evidenti
delle
volontà
operanti
a
disegno
,
e
delle
ideazioni
ausiliari
all
opera
,
alle
cause
e
ai
moventi
del
volere
e
dell
operare
,
per
trovar
poi
la
coordinazione
di
tali
cause
e
moventi
nei
processi
elementari
della
produzione
dei
mezzi
immediati
della
vita
.
Ora
in
cotesto
termine
del
naturalizzare
si
cela
per
molti
una
forte
seduzione
a
confondere
questo
ordine
di
problemi
con
un
altro
ordine
di
problemi
;
e
,
cioè
,
ad
estendere
alla
storia
le
leggi
e
i
modi
del
pensiero
,
che
parvero
già
appropriati
e
convenienti
allo
studio
ed
alla
spiegazione
del
mondo
naturale
in
genere
e
del
mondo
animale
in
ispecie
.
E
perché
il
darwinismo
è
riuscito
ad
espugnare
,
col
principio
del
trasformismo
della
specie
,
l
'
ultima
cittadella
della
fissità
metafisica
delle
cose
,
onde
poi
gli
organismi
diventan
per
noi
le
fasi
ed
i
momenti
di
una
vera
e
propria
storia
naturale
,
è
parso
a
molti
fosse
ovvia
e
semplice
impresa
quella
di
assumere
a
spiegazione
del
divenire
e
del
vivere
umano
storico
i
concetti
,
e
i
principii
,
e
i
modi
di
vedere
cui
venne
subordinata
la
vita
animale
,
che
per
le
condizioni
immediate
della
lotta
per
l
'
esistenza
si
svolge
negli
ambiti
topografici
della
terra
non
modificati
da
opera
di
lavoro
.
Il
darwinismo
politico
e
sociale
ha
invaso
,
a
guisa
di
epidemia
,
per
non
breve
corso
di
anni
,
le
menti
di
parecchi
ricercatori
,
e
assai
più
degli
avvocati
e
dei
declamatori
della
sociologia
,
ed
è
venuto
a
riflettersi
,
quale
abito
di
moda
e
qual
corrente
fraseologica
,
perfino
nel
linguaggio
cotidiano
dei
politicanti
.
Qualcosa
di
immediatamente
evidente
e
di
intuitivamente
plausibile
pare
,
a
prima
vista
,
ci
sia
in
cotesto
modo
di
ragionare
;
il
quale
,
poi
,
si
contraddistingue
principalmente
per
l
'
abuso
dell
'
analogia
,
e
per
la
fretta
del
conchiudere
.
L
'
uomo
è
senza
dubbio
un
animale
,
ed
è
legato
da
rapporti
di
discendenza
e
di
affinità
ad
altri
animali
.
Non
ha
privilegio
di
origine
,
nè
di
struttura
elementare
,
ed
il
suo
organismo
non
è
,
se
non
un
caso
particolare
della
fisiologia
generale
.
Il
suo
primo
ed
immediato
terreno
fu
quello
della
semplice
natura
,
non
modificata
da
artificio
di
lavoro
;
e
da
ciò
derivarono
le
condizioni
imperiose
ed
inevitabili
della
lotta
per
l
'
esistenza
,
con
le
conseguenti
forme
di
accomodazione
.
Di
qui
ebbero
origine
le
razze
,
nel
vero
e
genuino
senso
della
parola
,
in
quanto
,
cioè
,
sono
determinazioni
immediate
di
neri
,
di
bianchi
,
di
ulotrici
,
di
lissotrici
e
cosi
via
,
e
non
formazioni
secondarie
storico
-
sociali
,
ossia
i
popoli
e
le
nazioni
.
Di
qui
i
primitivi
istinti
di
socialità
,
e
,
per
entro
al
modo
di
vivere
in
promiscuità
,
i
primi
rudimenti
della
selezione
sessuale
.
Ma
dell
'
uomo
ferus
primaevus
,
che
possiamo
ricostruirci
in
fantasia
per
combinazione
di
congetture
,
non
è
dato
a
noi
di
avere
una
empirica
intuizione
;
come
non
ci
è
dato
di
determinare
la
genesi
di
quel
hiatus
,
ossia
di
quella
discontinuità
,
per
la
quale
l
'
uman
genere
s
'
è
trovato
come
distaccato
dal
vivere
degli
animali
,
e
poi
in
seguito
sempre
superiore
a
questo
.
Tutti
gli
uomini
,
che
ora
vivono
su
la
superficie
della
terra
,
e
tutti
quelli
che
vissutici
in
passato
formarono
oggetto
di
qualche
apprezzabile
osservazione
,
trovansi
e
trovavansi
un
buon
tratto
in
qua
dal
momento
in
cui
il
vivere
puramente
naturale
era
cessato
.
Un
qualche
abito
di
convivenza
,
che
sa
di
costume
e
d
'
istituzione
,
sia
pur
quello
della
forma
più
elementare
a
noi
ora
nota
,
ossia
della
tribù
australiana
,
divisa
in
classi
e
col
connubio
di
tutti
gli
uomini
di
una
classe
con
tutte
le
donne
di
un
'
altra
classe
,
distacca
a
grande
intervallo
il
vivere
umano
dal
vivere
animale
.
A
venire
più
in
qua
nella
considerazione
della
gens
materna
,
il
cui
tipo
classico
irocchese
ha
per
opera
del
Morgan
rivoluzionata
la
preistoria
,
dandoci
al
tempo
stesso
la
chiave
delle
origini
della
storia
propriamente
detta
,
noi
ci
troviamo
in
una
forma
di
società
già
di
molto
avanzata
per
complessità
di
rapporti
.
Ora
nel
grado
di
convivenza
,
che
nel
giro
delle
nostre
conoscenze
ci
apparisce
come
elementarissimo
,
ossia
nell
'
australiano
,
non
solo
la
lingua
assai
complicata
differenzia
gli
uomini
da
tutti
gli
altri
animali
(
e
lingua
vuol
dire
condizione
ed
istrumento
,
causa
ed
effetto
di
socialità
)
,
ma
la
specificazione
del
vivere
umano
,
oltre
che
per
la
scoverta
del
fuoco
,
è
fissata
nell
'
uso
di
molti
altri
mezzi
artificiali
per
provvedere
alla
vita
.
Un
ambito
di
terreno
acquisito
al
girovagare
di
una
tribù
-
un
modo
di
cacciare
-
l
'
uso
perfetto
di
certi
istrumenti
da
difendersi
,
e
da
ferire
,
e
il
possesso
di
certi
utensili
da
conservare
le
cose
acquistate
-
e
poi
l
'
ornamento
del
corpo
,
e
così
via
:
-
cioè
,
in
fondo
,
quella
vita
poggia
sopra
un
terreno
artificiale
,
per
quanto
elementarissimo
,
sul
quale
gli
uomini
si
provano
di
fissarsi
e
di
adagiarsi
,
sopra
un
terreno
che
è
alla
fin
fine
la
condizione
di
ogni
ulteriore
sviluppo
.
Secondo
che
questo
terreno
artificiale
è
più
o
meno
formato
,
gli
uomini
che
l
'
han
prodotto
e
ci
vivon
su
,
si
dicon
più
o
meno
selvaggi
o
barbari
:
e
in
quella
prima
formazione
consiste
ciò
che
di
solito
chiamiamo
preistoria
.
La
storia
,
secondo
l
'
uso
letterario
della
parola
,
e
cioè
quella
parte
del
processo
umano
che
ha
precisa
consistenza
di
tradizione
nella
memoria
,
comincia
quando
il
terreno
artificiale
è
già
un
buon
tratto
formato
.
Ad
esempio
:
la
canalizzazione
della
Mesopotamia
,
ed
eccoti
l
'
antica
Babilonide
presemitica
;
-
la
derivazione
del
Nilo
a
scopo
di
coltura
dei
campi
,
ed
eccoti
l
'
antichissimo
Egitto
hamitico
.
Su
cotesto
terreno
artificiale
,
che
apparisce
all
'
estremo
orizzonte
della
storia
ricordata
,
non
vissero
come
non
vivono
ora
,
masse
informi
d
'
individui
,
ma
consociazioni
organate
,
che
ripeteano
come
ripetono
ora
l
'
organamento
loro
da
distribuzione
di
ufficii
,
ossia
di
lavoro
,
e
da
conseguenti
ragioni
e
modi
di
coordinazione
e
di
subordinazione
.
Tali
relazioni
,
e
vincoli
,
e
modi
di
vita
non
resultarono
,
come
non
resultano
,
da
ripetizione
e
fissazione
di
abiti
sotto
l
'
azione
immediata
della
lotta
animale
per
l
'
esistenza
.
Anzi
suppongono
il
ritrovamento
di
certi
istrumenti
,
e
p
.
e
.
l
'
addomesticazione
di
certi
animali
,
e
la
lavorazione
dei
minerali
fino
al
ferro
,
l
'
introduzione
della
schiavitù
,
e
così
via
,
istrumenti
e
modi
di
economia
,
che
prima
differenziarono
le
comunanze
le
une
dalle
altre
,
e
poi
differenziarono
nelle
comunanze
i
componenti
loro
.
In
altre
parole
,
le
opere
degli
uomini
,
in
quanto
congregati
,
reagirono
su
gli
uomini
stessi
.
I
loro
trovati
ed
invenzioni
,
creando
modi
di
vivere
supernaturali
,
produssero
non
solo
abiti
e
costumanze
(
vestimento
,
mangiare
cucinato
e
simili
)
ma
rapporti
e
vincoli
di
coesistenza
,
proporzionati
e
congrui
al
modo
di
produrre
e
di
riprodurre
i
mezzi
della
vita
immediata
.
Quando
la
storia
tramandata
per
memoria
incomincia
,
l
'
economia
è
già
nel
suo
funzionamento
.
Gli
uomini
lavorano
per
l
'
esistenza
sopra
di
un
campo
,
che
fu
in
gran
parte
modificato
dall
'
opera
loro
,
e
con
istrumenti
che
sono
del
tutto
opera
loro
.
E
da
quel
punto
in
poi
hanno
lottato
per
la
posizione
eminente
degli
uni
su
gli
altri
nell
'
uso
di
tali
mezzi
artificiali
;
e
cioè
,
hanno
lottato
fra
loro
,
in
quanto
servi
e
padroni
,
sudditi
e
signori
,
conquistati
e
conquistatori
,
sfruttati
e
sfruttatori
;
e
dove
han
progredito
,
e
dove
han
regredito
,
e
dove
si
sono
arrestati
in
una
forma
che
non
furon
più
capaci
di
superare
,
ma
non
son
mai
più
ritornati
al
vivere
animale
,
con
la
completa
perdita
del
terreno
artificiale
.
Dunque
la
scienza
storica
ha
per
suo
primo
e
principale
oggetto
la
determinazione
e
la
ricerca
del
terreno
artificiale
,
e
della
sua
origine
e
composizione
,
e
del
suo
alterarsi
e
trasformarsi
.
Dire
che
tutto
ciò
non
è
se
non
parte
e
prolungamento
della
natura
,
è
dir
cosa
,
che
per
esser
troppo
astratta
e
generica
,
in
fin
delle
fini
conchiude
poco
.
Il
genere
umano
vive
soltanto
nelle
condizioni
telluriche
,
e
non
è
chi
possa
supporlo
trapiantato
altrove
.
In
tali
condizioni
esso
ha
trovato
,
dalle
primissime
origini
fino
ai
giorni
nostri
,
i
mezzi
immediati
allo
sviluppo
del
lavoro
,
e
cioè
dire
,
così
al
progresso
materiale
,
come
alla
sua
formazione
interiore
.
Tali
condizioni
naturali
furono
e
son
sempre
indispensabili
,
così
alla
sporadica
cultura
dei
nomadi
,
che
coltivano
qualche
volta
la
terra
per
il
solo
pascolo
degli
animali
,
come
ai
raffinati
prodotti
della
intensiva
orticoltura
moderna
.
Tali
condizioni
telluriche
,
come
offersero
le
varie
sorti
di
pietra
atte
alla
lavorazione
delle
prime
armi
,
così
offrono
ora
nel
carbon
fossile
l
'
alimento
della
grande
industria
;
come
offersero
alle
prime
genti
i
giunchi
ed
i
vimini
da
intessere
,
così
offrono
ora
tutti
i
mezzi
da
cui
derivasi
la
complicata
tecnica
della
elettricità
.
Non
son
però
i
mezzi
naturali
,
essi
stessi
,
che
sian
progrediti
;
anzi
son
gli
uomini
soltanto
che
progredirono
,
ritrovando
via
via
nella
natura
le
condizioni
per
produrre
in
nuove
e
sempre
più
complesse
forme
,
per
via
del
lavoro
accumulato
che
è
l
'
esperienza
.
Né
questo
progresso
è
quello
solo
che
intendono
i
soggettivisti
della
psicologia
,
cioè
una
modificazione
interiore
,
che
sarebbe
sviluppo
proprio
e
diretto
dell
'
intelletto
,
della
ragione
e
del
pensiero
.
Anzi
è
tale
progresso
interiore
solo
una
linea
secondaria
e
derivata
,
in
quanto
che
c
'
è
già
progresso
nel
terreno
artificiale
,
che
è
la
somma
dei
rapporti
sociali
resultanti
dalle
forme
e
spartizioni
del
lavoro
.
Sarebbe
per
ciò
vuota
di
senso
l
'
affermazione
,
che
tutto
ciò
non
sia
se
non
un
semplice
prolungamento
della
natura
;
se
pure
non
si
vuole
usare
cotesta
parola
nel
senso
tanto
generico
,
da
non
indicare
più
nulla
di
preciso
e
di
distinto
,
come
è
ciò
che
intendiamo
per
diverso
dal
fatto
dell
'
uomo
progressivamente
operante
.
La
storia
è
il
fatto
dell
uomo
,
i
quanto
che
l
uomo
può
creare
e
perfezionare
i
suoi
istrumenti
di
lavoro
,
e
con
tali
istrumenti
può
crearsi
un
ambiente
artificiale
,
il
quale
poi
reagisce
nei
suoi
complicati
effetti
sopra
di
lui
,
e
così
com
è
,
e
come
via
via
si
modifica
,
è
l
occasione
e
la
condizione
del
suo
sviluppo
.
Mancano
per
ciò
tutte
le
ragioni
per
ricondurre
questo
fatto
dell
uomo
,
che
è
la
storia
,
alla
pura
lotta
per
l
esistenza
;
la
quale
,
se
raffina
ed
altera
gli
organi
degli
animali
,
e
in
date
circostanze
e
in
dati
modi
occasiona
il
generarsi
e
lo
svolgersi
di
organi
nuovi
,
non
produce
però
quel
moto
continuativo
,
perfezionativo
e
tradizionale
che
è
il
processo
umano
.
Non
c
è
luogo
qui
,
nella
nostra
dottrina
,
né
a
confondersi
col
darwinismo
,
né
a
rievocare
la
concezione
di
una
qualunque
forma
,
o
mitica
,
o
mistica
,
o
metaforica
di
fatalismo
.
Perché
,
se
è
vero
che
la
storia
poggia
innanzi
tutto
su
lo
svolgimento
della
tecnica
;
e
,
cioè
dire
,
se
è
vero
,
che
per
effetto
del
successivo
ritrovamento
degli
istrumenti
si
generarono
le
successive
spartizioni
del
lavoro
,
e
con
queste
poi
le
disuguaglianze
,
nel
cui
concorso
più
o
meno
stabile
consiste
il
così
detto
organismo
sociale
,
gli
è
altrettanto
vero
che
il
ritrovamento
di
tali
istrumenti
è
causa
ed
effetto
ad
un
tempo
stesso
di
quelle
condizioni
e
forme
della
vita
interiore
,
che
noi
,
isolandole
nella
astrazione
psicologica
,
chiamiamo
fantasia
,
intelletto
,
ragione
,
pensiero
e
cosi
via
.
Producendo
successivamente
i
vani
ambienti
sociali
,
ossia
i
successivi
terreni
artificiali
,
l
'
uomo
ha
prodotto
in
pari
tempo
le
modificazioni
di
se
stesso
;
e
in
ciò
consiste
il
nocciolo
serio
,
la
ragione
concreta
,
il
fondamento
positivo
di
ciò
che
,
per
varie
combinazioni
fantastiche
e
con
varia
architettura
logica
,
dà
luogo
presso
gli
ideologisti
alla
nozione
del
progresso
dello
spirito
umano
.
Nondimeno
l
'
espressione
del
naturalizzare
la
storia
,
che
intesa
in
senso
troppo
lato
e
generico
può
dare
occasione
agl
'
indicati
equivoci
,
quando
venga
invece
usata
con
la
debita
cautela
e
in
modo
approssimativo
,
compendia
in
breve
la
critica
di
tutte
le
vedute
ideologiche
,
le
quali
nella
interpretazione
della
storia
partono
dal
presupposto
,
che
opera
o
attività
umana
sia
la
stessa
cosa
che
arbitrio
,
elezione
e
disegno
.
Ai
teologi
tornava
facile
e
comodo
di
ricondurre
il
corso
delle
cose
umane
ad
un
piano
o
disegno
,
perché
saltavano
a
piè
pari
dall
'
esperienza
ad
una
mente
presunta
che
regoli
l
'
universo
.
I
giuristi
,
che
ebbero
per
primi
occasione
a
ritrovare
nelle
istituzioni
che
formano
oggetto
dei
loro
studii
un
certo
filo
conduttore
di
forme
che
si
succedono
con
una
qualche
evidenza
,
trasferirono
,
come
trasferiscono
tutt
'
ora
senza
grande
imbarazzo
,
la
ragion
ragionante
,
che
è
il
loro
mestiere
,
alla
spiegazione
di
tutta
la
vasta
materia
sociale
,
che
è
tanto
complicata
.
I
politici
,
i
quali
piglian
naturalmente
le
mosse
loro
dall
'
esperienza
di
ciò
che
i
direttori
dello
stato
,
o
per
l
'
acquiescenza
delle
masse
soggette
,
o
profittando
delle
antitesi
degl
'
interessi
dei
vani
gruppi
sociali
,
possono
volere
ed
eseguire
a
disegno
,
di
proposito
e
con
intenzione
,
sono
inclinati
a
vedere
nel
succedersi
delle
cose
umane
soltanto
il
variare
di
tali
disegni
,
propositi
ed
intenzioni
.
Ora
la
nostra
concezione
,
rivoluzionando
nei
fondamenti
le
presupposizioni
dei
teologi
,
dei
giuristi
e
dei
politici
,
mette
capo
all
assunto
,
che
opera
ed
attività
umana
in
genere
non
è
sempre
una
medesima
cosa
,
nel
corso
della
storia
,
con
la
volontà
che
operi
a
disegno
,
con
piano
preconcetti
,
e
con
la
libera
scelta
dei
mezzi
;
ossia
non
è
una
e
medesima
cosa
con
la
ragion
ragionante
.
Tutto
ciò
che
è
accaduto
nella
storia
è
opera
dell
uomo
;
ma
non
fu
né
è
,
se
non
assai
di
rado
,
di
elezione
critica
,
e
di
arbitrio
ragionante
;
ma
anzi
fu
ed
è
di
necessità
,
che
,
determinata
dai
bisogni
e
dalle
occasioni
esterne
,
genera
esperienza
e
sviluppo
di
organi
interni
e
d
esterni
.
Tra
questi
organi
sono
anche
l
intelletto
e
la
ragione
,
resultati
e
conseguenze
anch
essi
di
esperienza
ripetuta
ed
accumulata
.
La
formazione
integrale
dell
'
uomo
,
per
entro
allo
sviluppo
storico
,
non
è
oramai
più
un
dato
ipotetico
,
né
una
semplice
congettura
;
ma
è
una
verità
intuitiva
e
palmare
.
Le
condizioni
del
processo
che
genera
progresso
sono
oramai
riducibili
in
serie
di
spiegazioni
;
e
noi
,
fino
ad
un
certo
punto
,
abbiamo
come
sott
'
occhi
lo
schema
di
tutti
gli
sviluppi
storici
morfologicamente
intesi
.
Questa
dottrina
è
la
negazione
recisa
e
definitiva
di
ogni
ideologia
,
perché
è
la
negazione
esplicita
d
'
ogni
forma
di
razionalismo
;
intendendosi
sotto
cotal
nome
il
preconcetto
,
che
le
cose
nella
loro
esistenza
ed
esplicazione
rispondano
ad
una
norma
,
ad
un
ideale
,
ad
una
stregua
,
ad
un
fine
in
modo
esplicito
o
implicito
che
siasi
.
Tutto
il
corso
delle
cose
umane
è
una
somma
,
anzi
è
tante
serie
di
condizioni
,
che
gli
uomini
si
son
fatte
e
poste
da
sé
per
la
esperienza
accumulata
nella
variabile
convivenza
sociale
;
ma
non
presenta
,
né
l
'
approssimazione
ad
una
presegnata
meta
,
né
la
deviazione
da
un
primo
principio
di
perfezione
e
di
felicità
.
Il
progresso
stesso
non
implica
se
non
la
nozione
di
cosa
empirica
e
circostanziata
,
che
presentemente
piglia
chiarezza
e
precisione
nelle
nostre
menti
,
perché
,
per
lo
sviluppo
finora
avveratosi
,
noi
siamo
in
grado
di
valutare
il
passato
,
e
di
prevedere
,
ossia
d
'
intravedere
in
un
certo
senso
e
in
una
certa
misura
,
l
'
avvenire
.
V
.
Per
cotal
modo
un
grave
equivoco
rimane
chiarito
,
e
il
pericolo
che
ne
deriva
viene
ad
esser
rimosso
.
Ragionevole
e
fondata
è
la
tendenza
di
coloro
i
quali
mirano
a
subordinare
tutto
l
'
insieme
delle
cose
umane
,
considerate
nel
loro
corso
,
alla
rigorosa
concezione
del
determinismo
.
Priva
,
all
'
incontro
,
d
'
ogni
fondamento
è
la
identificazione
di
tale
determinismo
derivato
,
riflesso
e
complesso
,
con
quello
della
immediata
lotta
per
l
'
esistenza
,
la
quale
si
eserciti
e
si
svolga
sopra
un
campo
non
modificato
da
opera
continuativa
di
lavoro
.
Legittima
e
fondata
,
in
modo
assoluto
,
è
la
spiegazione
storica
,
la
quale
proceda
invertendo
dai
presunti
voleri
a
disegno
,
che
avrebbero
regolato
di
proposito
le
fasi
varie
della
vita
,
ai
moventi
ed
alle
cause
obiettive
di
ogni
volere
,
che
son
da
ritrovare
nelle
condizioni
di
ambiente
,
di
terreno
,
di
mezzi
disponibili
,
di
circostanzialità
della
esperienza
.
Ma
è
,
invece
,
priva
di
qualsiasi
fondamento
quella
opinione
,
la
quale
mira
alla
negazione
di
ogni
volontà
,
per
via
di
una
veduta
teoretica
,
che
vorrebbe
sostituito
al
volontarismo
l
'
automatismo
;
anzi
questa
è
al
postutto
una
semplice
e
schietta
fatuità
.
Dovunque
i
mezzi
tecnici
siano
sviluppati
fino
ad
un
certo
punto
,
dovunque
il
terreno
artificiale
abbia
acquistata
una
certa
consistenza
e
dovunque
le
differenziazioni
sociali
e
le
antitesi
che
ne
conseguitano
abbiano
creato
,
e
il
bisogno
,
e
la
possibilità
,
e
le
condizioni
di
un
organamento
più
o
meno
stabile
od
instabile
,
ivi
sempre
e
necessariamente
spuntan
fuori
i
meditati
disegni
,
i
propositi
politici
,
i
piani
di
condotta
,
i
sistemi
di
diritto
,
e
poi
le
massime
e
i
principii
generali
ed
astratti
.
Nell
ambito
di
tali
prodotti
e
di
tali
sviluppi
derivati
e
complessi
,
e
dirò
di
secondo
grado
,
nascono
anche
le
scienze
,
e
le
arti
,
e
la
filosofia
,
e
la
erudizione
e
la
storia
come
genere
letterario
di
produzione
.
Cotesto
ambito
è
quello
dei
razionalisti
ed
ideologi
,
ignorandone
i
fondamenti
reali
,
chiamarono
e
chiamano
tuttora
,
in
modo
esclusivo
,
la
civiltà
.
Perché
,
di
fatti
,
si
è
dato
e
si
dà
il
caso
,
che
alcuni
uomini
,
e
soprattutto
gli
addottrinati
di
mestiere
,
fossero
essi
laici
o
preti
,
trovassero
e
trovino
modo
di
vivere
intellettualmente
nella
chiusa
cerchia
dei
prodotti
riflessi
e
secondarii
della
civiltà
,
e
potessero
e
possano
poi
sottoporre
tutto
il
resto
alla
veduta
soggettiva
,
che
essi
in
tale
situazione
si
formano
:
e
in
ciò
è
la
origine
e
la
spiegazione
di
ogni
ideologia
.
La
nostra
dottrina
ha
superato
in
modo
definitivo
l
angolo
visuale
di
qualsiasi
ideologia
.
I
meditati
disegni
,
i
propositi
politici
,
le
scienze
,
i
sistemi
di
diritto
e
così
via
,
anzi
che
essere
il
mezzo
e
l
istrumento
della
spiegazione
della
storia
,
sono
appunto
la
cosa
che
occorre
di
spiegare
;
perché
derivano
da
determinate
condizioni
e
situazioni
.
Ma
ciò
non
vuol
dire
che
siano
mere
apparenze
,
e
bolle
di
sapone
.
L
esser
quelle
delle
cose
divenute
e
derivate
da
altre
non
implica
che
non
sian
cose
effettuali
:
tanto
è
che
son
parse
per
secoli
alla
coscienza
non
scientifica
,
e
alla
coscienza
scientifica
ancora
in
via
di
formazione
,
le
sole
che
veramente
fossero
.
Ma
con
ciò
non
è
detto
tutto
.
Anche
la
nostra
dottrina
può
dar
luogo
alla
tentazione
del
fantasticare
,
e
può
offrire
occasione
ed
argomento
ad
una
nuova
ideologia
a
rovescio
.
Essa
è
nata
nel
campo
di
battaglia
del
comunismo
.
Suppone
l
apparizione
del
proletariato
moderno
su
l
arena
politica
,
e
suppone
quella
orientazione
,
su
le
origini
della
società
attuale
,
che
ci
ha
permesso
di
rifare
criticamente
tutta
la
genesi
della
borghesia
.
E
dottrina
rivoluzionaria
per
due
rispetti
:
perché
ha
trovato
le
ragioni
e
i
modi
di
sviluppo
della
rivoluzione
proletaria
,
che
è
in
fieri
;
e
perché
,
di
ogni
altra
rivoluzione
sociale
avveratasi
in
passato
,
si
argomenta
di
trovare
le
cause
e
le
condizioni
di
svolgimento
in
quei
contrasti
di
classe
,
i
quali
giunsero
ad
un
certo
punto
critico
per
la
contraddizione
tra
le
forme
della
produzione
e
lo
sviluppo
delle
forze
produttive
.
E
c
è
poi
dell
altro
.
Alla
luce
di
questa
dottrina
l
essenziale
della
storia
consiste
per
l
appunto
in
tali
momenti
critici
,
e
ciò
sta
di
mezzo
tra
l
uno
e
l
altro
di
cotesti
momenti
si
fa
conto
,
almeno
per
ora
,
di
abbandonarlo
alle
erudite
cure
dei
narratori
ed
espositori
di
mestiere
.
Come
dottrina
rivoluzionaria
è
essa
innanzi
tutto
la
coscienza
intellettuale
del
moto
proletario
presente
,
nel
quale
secondo
l
'
assunto
nostro
,
si
prepara
di
lunga
mano
l
'
avvento
del
comunismo
:
tanto
è
,
che
i
decisi
avversari
del
socialismo
la
respingono
come
opinione
,
che
,
sotto
apparenze
di
scienza
,
non
faccia
che
ripetere
la
ben
nota
utopia
socialistica
.
Per
tale
condizione
di
cose
può
darsi
bene
il
caso
,
e
di
fatti
s
è
pur
già
dato
in
parte
,
che
la
fantasia
degl
'
inesperti
d
'
ogni
arte
di
ricerca
storica
,
e
lo
zelo
dei
fanatici
,
trovi
stimolo
ed
occasione
perfino
nel
materialismo
storico
a
foggiare
una
nuova
ideologia
,
e
a
trarre
da
esso
una
nuova
filosofia
della
storia
sistematica
,
cioè
schematica
,
ossia
a
tendenza
e
a
disegno
.
Né
c
'
è
cautela
che
basti
.
L
'
intelletto
nostro
raramente
s
'
appaga
della
ricerca
schiettamente
critica
,
ed
è
sempre
propenso
a
convertire
in
elemento
di
pedanteria
ed
in
novella
scolastica
qualunque
trovato
del
pensiero
.
A
farla
breve
,
anche
la
concezione
materialistica
può
essere
convertita
in
forma
di
argomentazione
a
tesi
,
e
servire
a
rimettere
in
nuove
fogge
pregiudizii
antichi
;
come
era
quello
di
una
storia
dimostrata
,
dimostrativa
e
dedotta
.
Perché
ciò
non
accada
,
e
specie
perché
non
riapparisca
per
vie
indirette
e
per
modi
dissimulati
una
qualunque
forma
di
finalità
,
su
due
punti
bisogna
essere
in
chiaro
:
e
cioè
dire
,
che
le
condizioni
storiche
a
noi
note
son
tutte
circostanziate
;
e
che
il
progresso
fu
fino
ad
ora
circoscritto
da
molteplici
impedimenti
,
e
per
ciò
fu
sempre
parziale
e
limitato
.
Una
parte
sola
,
e
fino
ai
tempi
recentissimi
una
parte
non
grande
del
genere
umano
ha
per
intero
percorso
gli
stadii
tutti
del
processo
,
per
effetto
del
quale
le
nazioni
più
progredite
son
giunte
alla
società
civile
moderna
,
con
le
forme
di
avanzata
tecnica
fondate
su
le
scoverte
della
scienza
,
e
con
tutte
le
conseguenze
politiche
,
intellettuali
,
morali
e
così
via
,
che
a
tale
sviluppo
sono
rispettive
e
consentanee
.
Accanto
agl
'
inglesi
-
tanto
per
accennare
all
'
esempio
più
stridente
-
che
,
trasportando
seco
nella
Nuova
Olanda
i
mezzi
europei
,
vi
han
creato
un
centro
di
produzione
,
che
già
tiene
un
posto
notevole
nella
concorrenza
del
mercato
mondiale
,
vivono
tuttora
come
fossili
della
preistoria
gl
'
indigeni
australiani
,
capaci
solo
di
estinguersi
,
ma
incapaci
di
adattarsi
alla
civiltà
,
che
fu
non
sopra
di
essi
ma
accanto
ad
essi
importata
.
Nell
'
America
,
e
specie
in
quella
del
Nord
,
la
serie
dei
procedimenti
che
vi
han
dato
luogo
allo
sviluppo
della
società
moderna
,
cominciò
con
la
importazione
dall
'
Europa
delle
piante
,
degli
animali
e
degl
'
istrumenti
dell
'
agricoltura
,
il
cui
uso
ab
antico
avea
ingenerato
la
secolare
civiltà
del
Mediterraneo
:
ma
tal
moto
rimase
tutto
rinchiuso
nella
cerchia
dei
discendenti
dei
conquistatori
e
dei
coloni
,
mentre
gli
indigeni
,
o
si
disperdono
nella
massa
di
nuova
formazione
,
per
le
vie
naturali
della
mistura
di
razza
,
o
deperiscono
e
spariscono
affatto
.
L
'
Asia
anteriore
e
l
'
Egitto
,
che
già
in
tempi
antichissimi
,
come
prima
culla
di
tutta
la
nostra
civiltà
,
dettero
luogo
alle
grandi
formazioni
semipolitiche
,
le
quali
seguono
le
prime
fasi
della
storia
accertata
e
ricordata
,
ci
appaiono
da
secoli
come
le
cristallizzazioni
di
forme
sociali
incapaci
di
muoversi
da
sè
per
nuove
fasi
di
sviluppo
.
Sta
sopra
di
loro
la
secolare
pressione
del
barbarico
accampamento
,
che
è
la
dominazione
turca
.
In
quella
massa
irrigidita
,
o
s
'
incunea
per
dissimulate
vie
una
amministrazione
alquanto
ammodernizzata
,
o
in
nome
esplicito
degl
'
interessi
commerciali
s
'
insinuano
la
ferrovia
ed
il
telegrafo
,
avamposti
coraggiosi
della
conquistatrice
banca
europea
.
Tutta
quella
massa
irrigidita
non
ha
speranza
di
ripigliar
vita
,
calore
e
movimento
,
se
non
per
la
rovina
della
dominazione
turca
,
cui
si
vada
surrogando
,
nei
diversi
possibili
modi
di
conquista
diretta
o
indiretta
,
la
signoria
o
il
protettorato
della
borghesia
europea
.
Che
un
processo
di
trasformazione
dei
popoli
arretrati
,
o
arrestatisi
nel
loro
cammino
,
possa
avverarsi
ed
affrettarsi
per
esterni
influssi
,
sta
lì
l
'
India
a
provarlo
,
che
già
vivace
ancora
di
sua
propria
vita
,
sotto
l
'
azione
poi
dell
'
Inghilterra
rientra
ora
con
vigore
nella
circolazione
della
operosità
internazionale
,
per
fino
nei
suoi
prodotti
intellettuali
.
Né
sono
questi
i
soli
contrasti
nella
fisionomia
storica
dei
contemporanei
.
Ecco
,
mentre
lì
nel
Giappone
,
per
un
fenomeno
acuto
e
spontaneo
di
imitazione
,
si
sviluppa
in
men
di
trent
'
anni
una
certa
relativa
assimilazione
della
civiltà
occidentale
,
che
muove
già
normalmente
le
energie
proprie
del
paese
stesso
,
il
diritto
e
l
'
imposizione
della
conquista
russa
trae
nella
cerchia
della
industria
moderna
,
e
anzi
della
grande
industria
,
qualche
punto
notevole
dei
paesi
oltre
il
Caspio
.
La
mole
gigantesca
della
Cina
ci
è
apparsa
fino
a
pochi
anni
fa
quasi
immobile
nell
'
atavistico
assetto
delle
sue
istituzioni
,
tanto
vi
è
lento
ogni
movimento
:
mentre
,
per
ragioni
etniche
e
geografiche
,
quasi
tutta
l
'
Africa
rimaneva
impermeabile
,
e
,
fino
agli
ultimi
tentativi
di
conquista
e
di
colonizzazione
,
pareva
non
dovesse
offrire
all
'
azione
della
civiltà
,
che
il
solo
suo
perimetro
,
come
fossimo
,
non
che
ai
tempi
dei
portoghesi
,
a
quelli
dei
greci
e
dei
cartaginesi
.
Tali
differenziazioni
degli
uomini
,
sul
cammino
della
storia
e
della
preistoria
,
ci
paiono
spiegabilissime
,
quando
c
'
è
modo
di
ricondurle
alle
condizioni
naturali
ed
immediate
,
che
impongano
limiti
allo
sviluppo
del
lavoro
.
Questo
è
il
caso
dell
'
America
,
la
quale
,
fino
alla
apparizione
degli
europei
,
non
avea
che
una
sola
granaglia
,
il
mais
,
e
un
solo
animale
addomesticabile
ad
uso
di
lavoro
,
il
lama
:
e
noi
possiamo
rallegrarci
,
che
gli
europei
,
importandovi
con
se
stessi
e
coi
loro
istrumenti
il
bue
,
e
l
'
asino
,
e
il
cavallo
,
e
il
frumento
,
e
il
cotone
e
la
canna
da
zucchero
e
il
caffè
,
e
da
ultimo
la
vite
e
l
'
arancio
,
v
'
abbiano
creato
un
nuovo
mondo
della
gloriosa
società
che
produce
le
merci
,
la
quale
,
con
inaudita
rapidità
di
moto
,
vi
ha
già
percorso
le
due
fasi
della
più
nera
schiavitù
e
del
più
democratico
salariato
.
Ma
là
dove
c
'
è
stato
un
vero
arresto
,
e
anzi
un
documentato
regresso
,
come
nell
Asia
anteriore
,
nell
'
Egitto
,
nella
penisola
dei
Balcani
e
nell
Africa
settentrionale
,
e
tale
arresto
non
può
attribuirsi
al
differenziarsi
delle
condizioni
naturali
,
ivi
noi
ci
troviamo
dinanzi
ad
un
problema
,
che
aspetta
la
soluzione
sua
dallo
studio
diretto
ed
esplicito
della
struttura
sociale
,
guardata
così
nei
modi
interni
del
suo
divenire
,
come
negl
intrecci
e
nelle
complicazioni
dei
varii
popoli
,
su
quel
terreno
che
più
ordinariamente
dicesi
arena
delle
lotte
storiche
.
Questa
stessa
Europa
civile
,
che
per
continuità
di
tradizione
presenta
lo
schema
più
completo
di
processo
,
tanto
che
su
cotesto
modello
furono
ideati
e
fino
ad
ora
costruiti
tutti
i
sistemi
di
filosofia
storica
;
questa
stessa
Europa
occidentale
e
mediana
,
che
ha
prodotto
l
'
epoca
dei
borghesi
,
e
tale
forma
di
società
ha
cercato
e
cerca
d
'
imporre
a
tutto
il
mondo
,
con
vari
modi
di
conquista
diretta
o
indiretta
,
non
è
tutta
uniforme
in
sé
,
nel
grado
di
suo
sviluppo
,
e
le
sue
diverse
conglomerazioni
nazionali
,
regionali
e
politiche
appaiono
come
distribuite
sopra
di
una
scala
di
molto
graduata
.
Da
tali
differenze
dipendono
le
condizioni
di
relativa
superiorità
od
inferiorità
di
paese
a
paese
,
e
le
ragioni
più
o
meno
vantaggiose
o
svantaggiose
dello
scambio
economico
;
e
di
qui
per
la
più
parte
dipesero
,
come
tuttora
dipendono
,
e
gli
attriti
,
e
le
lotte
,
e
i
trattati
e
le
guerre
,
e
quanto
altro
mai
,
con
maggiore
o
con
minor
precisione
,
seppero
narrarci
gli
storici
politici
dalla
Rinascenza
in
qua
,
e
certo
con
cresciuta
evidenza
da
Luigi
XIV
e
da
Colbert
in
poi
.
Questa
Europa
stessa
è
assai
variopinta
.
Ecco
qui
la
fioritura
massima
della
produzione
industriale
e
capitalistica
,
cioè
dire
in
Inghilterra
;
e
in
altri
punti
vive
,
o
rigoglioso
o
rachitico
,
l
'
artigianato
,
come
da
Parigi
a
Napoli
,
tanto
per
cogliere
il
fatto
nei
suoi
estremi
.
Qui
la
campagna
è
quasi
per
intero
industrializzata
,
com
'
è
di
nuovo
in
Inghilterra
;
ed
ecco
che
altrove
vegeta
,
in
molteplici
forme
tradizionali
,
l
'
idiotico
contadiname
,
come
in
Italia
ed
in
Austria
,
anzi
in
questo
paese
più
che
da
noi
.
Mentre
in
un
paese
l
'
azienda
politica
dello
stato
-
come
si
conviene
alla
prosaica
coscienza
di
una
borghesia
,
che
sa
il
fatto
suo
,
perché
il
posto
che
tiene
se
l
'
è
veramente
conquistato
da
sè
-
viene
esercitata
nei
modi
più
sicuri
e
palesi
di
un
esplicito
dominio
di
classe
(
non
è
chi
non
intenda
che
parlo
della
Francia
)
;
altrove
,
e
segnatamente
in
Germania
,
le
vecchie
abitudini
feudali
,
l
'
ipocrisia
protestante
,
e
la
viltà
di
una
borghesia
che
sfrutta
le
favorevoli
contingenze
economiche
senza
portarci
dentro
,
né
spirito
,
né
coraggio
rivoluzionario
,
mantengono
all
ente
stato
le
mentite
apparenze
di
una
missione
etica
da
compiere
(
-
oh
zucconi
e
parrucconi
di
professori
tedeschi
,
in
quante
salse
poco
appetitose
e
digeribili
avete
voi
cucinata
cotesta
etica
dello
stato
,
prussiano
per
giunta
!
-
)
.
Qua
e
là
la
produzione
moderna
capitalistica
s
'
incunea
nei
paesi
,
che
per
altri
rispetti
non
entrano
nel
nostro
movimento
,
e
specie
in
quello
della
politica
,
come
è
il
caso
della
infelice
Polonia
;
ovvero
tal
forma
s
'
insinua
solo
per
indiretto
,
come
nella
Slavia
meridionale
.
Ma
ecco
qui
il
contrasto
più
acuto
,
che
pare
destinato
a
metterci
come
in
compendio
sott
'
occhi
tutte
le
fasi
anzi
gli
estremi
della
nostra
storia
.
La
Russia
non
ha
potuto
avviarsi
,
come
ora
di
fatto
si
avvia
,
alla
grande
industria
,
se
non
pompando
dall
'
Europa
occidentale
,
e
specie
dal
grazioso
sciovinismo
francese
,
quel
danaro
,
che
essa
invano
si
sarebbe
provata
a
trarre
da
se
stessa
,
ossia
dalle
condizioni
della
sua
obesa
massa
territoriale
,
su
la
quale
,
con
vecchie
forme
economiche
,
vegetano
cinquanta
milioni
di
contadini
.
Ora
la
Russia
,
per
diventare
una
società
economicamente
moderna
,
il
che
probabilmente
vi
prepara
le
condizioni
di
una
rispondente
rivoluzione
politica
,
fu
tratta
a
distruggere
gli
ultimi
avanzi
del
comunismo
agrario
,
che
in
essa
eransi
fino
a
poco
tempo
fa
conservati
in
forme
tanto
caratteristiche
,
e
in
tanta
estensione
:
(
né
qui
importa
di
decidere
se
quello
fosse
comunismo
primitivo
,
o
secondario
,
come
alcuni
ritengono
)
.
La
Russia
deve
imborghesirsi
e
,
per
far
ciò
,
deve
innanzi
tutto
convertire
la
terra
in
merce
,
che
sia
capace
di
produrre
merci
,
e
al
tempo
stesso
trasformare
in
proletarii
e
pezzenti
gli
ex
-
comunisti
della
campagna
.
Ed
ecco
che
,
invece
,
nell
'
Europa
occidentale
e
centrale
ci
troviamo
al
punto
opposto
della
serie
di
sviluppo
,
che
nella
Russia
comincia
appena
.
Qui
da
noi
,
dove
la
borghesia
con
varia
fortuna
,
e
vincendo
impedimenti
tanto
diversi
,
ha
percorso
già
tanti
stadii
del
suo
sviluppo
,
non
la
memoria
del
comunismo
primitivo
,
che
a
mala
pena
rivive
per
erudite
combinazioni
nelle
teste
dei
dotti
,
ma
la
stessa
forma
della
produzione
borghese
genera
nei
proletarii
la
tendenza
al
socialismo
,
che
si
presenta
nei
suoi
generali
contorni
come
indizio
di
una
nuova
fase
della
storia
,
e
,
cioè
,
non
come
la
ripetizione
di
ciò
che
fatalmente
finisce
nella
Slavia
sotto
agli
occhi
nostri
.
Chi
è
che
non
veda
in
cotesta
esemplificazione
,
che
io
non
ho
cercata
ad
arte
,
e
che
anzi
m
'
è
venuta
quasi
a
caso
e
disordinatamente
fuori
della
penna
,
in
cotesta
esemplificazione
,
dico
,
che
può
essere
indefinitamente
prolungata
in
un
libro
di
geografia
economico
-
politica
del
mondo
attuale
,
la
prova
evidente
del
come
le
condizioni
storiche
son
tutte
circostanziate
nelle
forme
di
loro
sviluppi
?
Non
solo
le
razze
e
i
popoli
,
e
le
nazioni
,
e
gli
stati
,
ma
le
parti
delle
nazioni
e
le
regioni
varie
degli
stati
,
e
poi
i
ceti
e
le
classi
si
trovano
come
su
tanti
gradini
di
una
assai
lunga
scala
,
o
anzi
su
diversi
punti
di
una
curva
a
grande
e
complicato
svolgimento
.
Il
tempo
storico
non
è
corso
uniforme
per
tutti
gli
uomini
.
Il
semplice
succedersi
delle
generazioni
non
fu
mai
l
'
indice
della
costanza
e
della
intensità
del
processo
.
Il
tempo
come
astratta
misura
di
cronologia
,
e
le
generazioni
succedentisi
in
termini
approssimativi
di
anni
,
non
dànno
criterio
né
recano
indicazione
di
legge
o
di
processo
.
Gli
sviluppi
furono
finora
varii
,
perché
varie
furono
le
opere
compiute
in
una
e
medesima
unità
di
tempo
.
Fra
tali
forme
varie
di
sviluppo
c
'
è
affinità
,
anzi
c
'
è
similarità
di
moventi
,
ossia
c
'
è
analogia
di
tipo
,
ossia
c
'
è
omologia
:
tanto
che
le
forme
avanzate
possono
,
per
semplice
contatto
,
o
con
la
violenza
,
accelerare
lo
svolgimento
delle
forme
arretrate
.
Ma
l
'
importante
è
d
'
intendere
,
che
il
progresso
,
la
cui
nozione
è
non
solo
empirica
,
ma
sempre
circostanziata
e
per
ciò
limitata
,
non
istà
sul
corso
delle
cose
umane
come
un
destino
od
un
fato
,
né
qual
comando
di
legge
.
E
per
ciò
la
nostra
dottrina
non
può
esser
volta
a
rappresentare
tutta
la
storia
dell
'
uman
genere
in
una
veduta
comunque
prospettica
o
unitaria
,
la
quale
ripeta
,
mutatis
mutandis
,
la
filosofia
storica
a
disegno
come
da
sant
'
Agostino
ad
Hegel
,
o
anzi
,
meglio
,
dal
profeta
Daniele
al
signor
De
Rougemont
.
La
nostra
dottrina
non
pretende
di
essere
la
visione
intellettuale
di
un
gran
piano
o
disegno
,
ma
è
soltanto
un
metodo
di
ricerca
e
di
concezione
.
Non
a
caso
Marx
parlava
della
sua
scoverta
come
di
un
filo
conduttore
.
E
per
tal
ragione
appunto
è
analoga
al
darwinismo
,
che
anch
'
esso
è
un
metodo
,
e
non
è
,
nè
può
essere
,
una
ammodernata
ripetizione
della
costruita
e
costruttiva
Naturphilosophie
,
a
uso
Schelling
e
compagni
.
A
scorgere
nella
nozione
del
progresso
la
indicazione
di
qualcosa
di
circostanziato
e
di
relativo
fu
primo
il
geniale
Saint
-
Simon
,
che
tal
suo
pensiero
contrappose
alla
dottrina
del
secolo
decimottavo
,
in
buona
parte
culminante
in
Condorcet
.
A
cotesta
dottrina
,
che
potrebbe
dirsi
unitaria
,
egalitaria
,
formale
,
perché
è
quella
che
considera
l
'
uman
genere
come
svolgentesi
su
di
una
linea
processuale
,
Saint
-
Simon
contrappose
il
concetto
delle
facoltà
e
delle
attitudini
,
che
si
surrogano
e
si
compensano
;
e
per
tal
modo
rimase
ideologo
.
A
penetrare
le
ragioni
effettive
della
relatività
del
progresso
occorreva
ben
altro
.
Bisognava
innanzi
tutto
rinunziare
a
quei
pregiudizii
,
i
quali
sono
impliciti
nella
credenza
,
che
gl
'
impedimenti
alla
uniformità
del
divenire
umano
riposino
esclusivamente
sopra
cause
naturali
ed
immediate
.
Cotesti
impedimenti
naturali
,
o
sono
assai
problematici
,
come
è
il
caso
delle
razze
,
nessuna
delle
quali
ha
in
sé
l
'
ingenito
privilegio
della
storia
,
o
sono
,
come
nel
caso
delle
differenze
geografiche
,
insufficienti
a
spiegare
lo
svolgersi
di
condizioni
storico
-
sociali
affatto
difformi
sopra
uno
e
medesimo
terreno
topografico
.
E
come
il
moto
storico
nasce
per
l
'
appunto
quando
gl
'
impedimenti
naturali
furono
già
in
buona
parte
,
o
superati
,
o
notevolmente
circoscritti
per
mezzo
della
creazione
di
un
terreno
artefatto
,
sul
quale
fosse
dato
agli
uomini
di
venirsi
ulteriormente
sviluppando
,
gli
è
chiaro
perciò
,
che
i
consecutivi
impedimenti
alla
uniformità
del
progresso
siano
da
cercare
nelle
condizioni
proprie
ed
intrinseche
della
struttura
sociale
stessa
.
Questa
struttura
ha
messo
fino
ad
ora
capo
in
forme
di
organamento
politico
,
la
cui
somma
è
il
tentativo
di
tenere
in
equilibrio
le
disuguaglianze
economiche
:
il
che
fa
,
che
cotesto
organamento
,
come
ho
più
volte
detto
,
sia
di
continuo
instabile
.
Da
che
ci
è
storia
ricordata
essa
è
storia
della
società
che
o
tende
a
formare
lo
stato
,
o
lo
stato
ha
già
portato
a
compimento
.
E
lo
stato
è
la
lotta
all
'
interno
,
o
vivamente
e
in
atto
,
o
da
poco
vinta
,
o
come
che
siasi
per
alcun
tempo
sopita
e
sedata
.
E
lo
stato
è
anche
la
lotta
all
'
esterno
,
o
per
assoggettare
altri
popoli
,
o
per
colonizzare
altri
paesi
,
o
per
esportare
i
prodotti
sopra
altri
mercati
,
o
per
scaricare
la
popolazione
esuberante
,
e
cosi
via
.
E
lo
stato
è
tale
lotta
all
'
interno
e
all
'
esterno
,
perché
è
innanzi
tutto
l
'
organo
e
l
'
istrumento
di
una
parte
più
o
meno
grande
della
società
contro
tutto
il
resto
della
società
stessa
,
in
quanto
che
questa
essenzialmente
poggia
su
la
signoria
economica
degli
uomini
su
gli
uomini
,
in
modi
più
o
meno
diretti
ed
espliciti
,
secondo
che
il
vario
grado
di
sviluppo
della
produzione
e
dei
suoi
mezzi
naturali
e
dei
suoi
istrumenti
artificiali
esiga
,
o
la
schiavitù
immediata
,
o
la
servitù
della
gleba
,
o
il
libero
salariato
.
Questa
società
delle
antitesi
,
che
si
regge
a
stato
,
è
sempre
,
per
quanto
in
varie
forme
e
modi
,
la
opposizione
della
città
e
della
campagna
,
dell
'
artigiano
e
del
contadino
,
del
proletario
e
del
padrone
,
del
capitalista
e
del
lavoratore
,
e
così
via
da
non
finirla
;
e
mette
sempre
capo
,
con
varie
complicazioni
e
modalità
,
in
una
gerarchia
,
o
che
ciò
accada
per
quadro
fisso
di
privilegio
come
nel
Medioevo
,
o
che
,
nelle
dissimulate
forme
del
diritto
presuntivamente
eguale
per
tutti
,
ciò
si
avveri
per
l
'
azione
automatica
della
concorrenza
economica
,
come
è
ora
.
A
cotesta
gerarchia
economica
corrisponde
in
vario
modo
nei
varii
paesi
,
tempi
e
luoghi
,
starei
per
dire
,
una
gerarchia
degli
animi
,
degl
'
intelletti
,
degli
spiriti
.
Cioè
dire
la
coltura
,
nella
quale
appunto
gli
idealisti
ripongono
la
somma
del
progresso
,
fu
ed
è
per
necessità
di
fatto
assai
disugualmente
distribuita
.
La
maggior
parte
degli
uomini
,
per
la
qualità
delle
cure
e
delle
occupazioni
cui
attende
si
trova
ad
essere
come
di
individui
disintegrati
,
fatti
in
pezzi
,
resi
incapaci
di
uno
sviluppo
completo
e
normale
.
Alla
economica
delle
classi
,
ed
alla
gerarchia
delle
situazioni
sociali
,
risponde
la
psicologia
delle
classi
,
La
relatività
del
progresso
è
per
noi
,
dunque
,
la
conseguenza
inevitabile
delle
antitesi
di
classe
.
In
queste
antitesi
sono
gl
impedimenti
,
pei
quali
rimane
spiegata
la
possibilità
del
relativo
regresso
,
fin
giù
giù
alla
degenerazione
e
allo
sfacelo
di
una
intera
società
.
Le
macchine
,
che
segnano
il
trionfo
della
scienza
,
divengono
,
per
le
condizioni
antitetiche
della
compagine
sociale
,
gli
istrumenti
da
proletarizzare
milioni
e
milioni
di
già
liberi
artigiani
e
contadini
.
I
progressi
della
tecnica
,
che
arricchiscono
di
comodi
le
città
,
rendono
più
misera
ed
abietta
la
condizione
dei
contadini
,
e
nelle
città
stesse
più
umile
la
condizione
degli
umili
.
I
progressi
tutti
del
sapere
servirono
fino
ad
ora
a
differenziare
il
ceto
degli
addottrinati
,
e
a
mettere
sempre
a
maggior
distanza
dalla
coltura
le
masse
,
che
,
intese
all
incessante
lavoro
di
tutti
i
giorni
,
di
questo
alimentano
la
società
tutta
intera
.
Il
progresso
fu
ed
è
fino
ad
ora
parziale
ed
unilaterale
.
Le
minoranze
che
vi
partecipano
dicono
sia
questo
il
progresso
umano
;
e
i
burbanzosi
evoluzionisti
chiamano
ciò
natura
umana
che
si
svolge
.
Tutto
cotesto
progresso
parziale
,
che
si
è
fino
ad
ora
svolto
nella
pressione
degli
uomini
su
gli
uomini
,
ha
suo
fondamento
nelle
condizioni
di
opposizione
,
per
cui
le
antitesi
economiche
han
generato
tutte
le
antitesi
sociali
,
e
dalla
relativa
libertà
di
alcuni
è
nata
la
servitù
di
moltissimi
;
e
il
diritto
è
stato
l
auspice
della
ingiustizia
.
Il
progresso
visto
così
,
ed
appreso
nella
sua
chiara
nozione
,
ci
appare
come
il
compendio
morale
ed
intellettuale
di
tutte
le
umane
miserie
,
e
di
tutte
le
materiali
disuguaglianze
.
A
scovrirvi
la
inevitabile
relatività
occorreva
che
il
comunismo
,
sorto
dapprima
come
moto
istintivo
nell
animo
degli
oppressi
,
diventasse
scienza
e
politica
.
E
occorreva
poi
,
che
la
nostra
dottrina
desse
la
misura
del
valore
di
tutta
la
storia
passata
,
scovrendo
in
ogni
forma
di
organamento
sociale
,
che
fosse
di
origine
e
di
assetto
antitetico
,
come
tutte
furono
fino
ad
ora
,
la
ingenita
incapacità
a
produrre
le
condizioni
di
un
progresso
umano
universale
ed
uniforme
;
scovrendovi
,
cioè
,
gl
impedimenti
i
quali
fanno
sì
che
il
benefizio
si
converta
in
malefizio
.
VI
.
A
una
domanda
noi
non
possiamo
sottrarci
,
ed
è
questa
;
donde
ebbe
origine
la
credenza
nei
fattori
storici
?
Cotesta
espressione
ricorre
assai
di
frequente
per
le
menti
e
per
gli
scritti
di
molti
eruditi
,
scienziati
e
filosofi
,
e
di
quegli
espositori
,
i
quali
,
o
ragionando
o
combinando
,
si
dilungano
alquanto
dalla
mera
narrazione
,
e
di
tale
opinione
si
giovano
,
come
di
presupposto
per
orientarsi
su
la
ingente
massa
dei
fatti
umani
,
che
,
a
prima
vista
e
nella
immediata
considerazione
,
appaiono
tanto
confusi
e
irriducibili
.
Cotesta
credenza
,
cotesta
opinione
corrente
è
diventata
presso
gli
storiografi
ragionatori
,
o
a
dirittura
razionalisti
,
una
semidottrina
,
che
di
recente
fu
più
volte
addotta
,
quale
argomento
decisivo
,
contro
la
teoria
unitaria
della
concezione
materialistica
.
Gli
è
,
anzi
,
tanto
radicata
la
credenza
,
ed
è
tanto
diffusa
la
opinione
,
che
la
storia
non
si
possa
intenderla
,
se
non
come
incontro
ed
incidenza
di
diversi
fattori
,
che
molti
di
quelli
i
quali
parlano
di
materialismo
sociale
,
sia
in
favore
o
sia
contro
,
credono
di
cavarsi
d
'
ogni
impaccio
quando
affermano
,
che
tutta
questa
dottrina
qui
consista
poi
in
ultimo
nell
'
attribuire
la
prevalenza
o
l
'
azione
decisiva
al
fattore
economico
.
Certo
gli
è
che
importa
di
rendersi
conto
del
come
cotesta
credenza
,
o
opinione
,
o
semidottrina
abbia
avuto
origine
perché
la
verace
ed
effettiva
critica
consiste
principalmente
nel
riconoscere
e
nell
'
intendere
i
motivi
di
ciò
che
dichiariamo
errore
.
Non
basta
di
respingere
una
opinione
,
col
designarla
spicciativamente
per
erronea
.
L
'
errore
dottrinale
è
nato
sempre
da
qualche
lato
male
inteso
di
una
esperienza
incompleta
,
o
da
qualche
imperfezione
soggettiva
.
Non
basta
respingere
l
'
errore
;
bisogna
vincerlo
,
e
superarlo
,
spiegando
/
o
.
Ogni
storico
,
che
cominci
a
narrare
,
compie
,
per
cosi
dire
,
un
atto
di
astrazione
.
Innanzi
tutto
eseguisce
come
un
taglio
in
una
serie
continuativa
di
avvenimenti
;
e
poi
prescinde
da
molti
e
svariati
presupposti
e
precedenti
,
e
anzi
spezza
e
scompone
una
intricata
tela
.
Per
cominciare
bisogna
pure
che
fissi
un
punto
,
una
linea
,
un
termine
,
di
sua
elezione
,
e
dica
p
.
e
.
:
vogliamo
raccontare
come
ebbe
inizio
la
guerra
tra
greci
e
persiani
;
vediamo
come
Luigi
XVI
venne
nella
risoluzione
di
convocare
gli
Stati
Generali
.
Il
narratore
si
trova
,
insomma
,
dinanzi
ad
un
complesso
di
fatti
accaduti
,
e
di
fatti
che
stanno
per
accadere
,
i
quali
,
nel
tutt
'
insieme
,
appariscono
come
una
configurazione
.
In
tale
suo
atteggiamento
ha
origine
il
modo
d
'
essere
e
lo
stile
di
ogni
racconto
;
perché
,
ad
ordirlo
,
occorre
pigliar
le
mosse
da
cose
già
divenute
,
per
poi
vedere
come
continuino
nel
divenire
.
E
pure
in
quel
complesso
bisogna
introdurre
un
certo
sentimento
di
analisi
,
risolvendolo
in
varii
gruppi
e
in
varii
aspetti
di
fatti
,
od
in
elementi
concorrenti
,
che
appariscono
poi
ad
un
certo
punto
come
delle
categorie
per
sé
stanti
.
Ecco
:
qui
è
lo
stato
in
una
certa
forma
e
con
certi
poteri
;
e
qui
son
le
leggi
,
che
determinano
,
per
comando
o
per
proibizione
,
certi
rapporti
;
e
qui
son
gli
abiti
e
i
costumi
,
che
rivelano
tendenze
,
bisogni
,
e
modi
di
pensare
,
di
credere
,
di
fantasticare
;
e
nell
'
insieme
si
vede
una
moltitudine
d
'
uomini
conviventi
e
collaboranti
,
con
spartizione
di
ufficii
e
di
occupazioni
;
e
poi
si
notano
i
pensieri
,
le
idee
,
le
inclinazioni
,
le
passioni
,
i
desiderii
,
le
aspirazioni
,
che
da
cotesto
variopinto
modo
di
coesistenza
e
dai
suoi
attriti
in
determinate
maniere
si
sprigionano
e
sviluppano
.
Avviene
una
mutazione
,
e
questa
si
rivela
in
uno
dei
lati
od
aspetti
del
complesso
empirico
,
o
in
tutti
essi
in
maggiore
o
in
minore
spazio
di
tempo
:
p
.
e
.
lo
stato
slarga
i
suoi
confini
esterni
,
o
altera
i
suoi
limiti
interni
verso
la
società
,
crescendo
o
diminuendo
di
poteri
e
di
attribuzioni
,
o
cambiando
di
forma
nell
'
esercizio
di
quelli
e
di
queste
;
ovvero
il
diritto
muta
le
sue
disposizioni
,
o
s
'
esprime
ed
afferma
in
nuovi
organi
;
ovvero
,
da
ultimo
,
dietro
al
cambiamento
delle
abitudini
esterne
cotidiane
,
si
rivela
un
cambiamento
nei
sentimenti
,
e
nei
pensieri
,
e
nelle
inclinazioni
degli
uomini
variamente
distribuiti
nelle
diverse
classi
sociali
,
le
quali
si
rimescolano
,
si
alterano
,
si
spostano
,
si
fondono
o
rinnovano
.
Ad
intendere
tutto
ciò
,
in
quanto
e
per
il
modo
come
apparisce
alla
prima
e
si
disegna
alla
ordinaria
attenzione
,
bastano
le
comuni
doti
della
intelligenza
normale
,
di
quella
,
intendo
dire
,
che
non
è
sussidiata
ancora
,
né
corretta
o
completata
dalla
scienza
propriamente
detta
.
Chiudere
in
precisi
confini
un
insieme
di
tali
mutazioni
,
ecco
l
'
oggetto
vero
e
proprio
della
narrazione
la
quale
riesce
tanto
più
perspicua
,
efficace
e
plasmata
,
quanto
è
più
monografica
:
p
.
e
.
Tucidide
nella
guerra
del
Peloponneso
.
La
società
già
in
un
certo
modo
divenuta
,
la
società
già
arrivata
ad
un
certo
grado
di
sviluppo
,
la
società
giù
tanto
complicata
da
nascondere
il
sottostrato
economico
che
il
resto
sorregge
,
non
si
è
rivelata
ai
puri
narratori
,
se
non
in
quegli
apici
visibili
,
in
quei
resultati
più
appariscenti
,
in
quei
sintomi
più
significativi
,
che
son
le
forme
politiche
,
le
disposizioni
di
legge
e
le
passioni
di
parte
.
Il
narratore
,
oltre
che
per
la
mancanza
di
una
dottrina
teoretica
su
le
fonti
vere
del
movimento
storico
,
per
l
'
atteggiamento
stesso
che
egli
assume
di
fronte
alle
cose
che
coglie
nelle
apparenze
del
loro
divenire
,
non
può
ridurre
questo
ad
unità
,
se
non
nell
'
aspetto
della
sola
intuizione
immediata
;
e
,
se
è
artista
,
cotesta
intuizione
gli
si
colorisce
nell
'
animo
,
e
vi
si
trasmuta
in
azione
drammatica
.
Il
suo
ufficio
è
adempiuto
,
se
egli
riesce
ad
inquadrare
un
certo
numero
di
fatti
e
di
accadimenti
entro
termini
e
confini
,
su
i
quali
lo
sguardo
possa
muoversi
come
su
chiara
prospettiva
;
alla
stessa
guisa
,
che
il
geografo
puramente
descrittivo
ha
fatta
per
intero
la
parte
sua
,
se
racchiude
in
vivo
e
perspicuo
disegno
la
concorrenza
delle
cause
fisiche
che
determinano
l
'
intuitivo
aspetto
,
poniamo
del
golfo
di
Napoli
,
senza
punto
risalire
alla
genesi
di
esso
.
In
cotesto
bisogno
della
configurazione
narrativa
è
la
occasione
prima
,
intuitiva
,
palpabile
,
e
direi
quasi
estetica
ed
artistica
,
di
tutte
quelle
astrazioni
e
generalizzazioni
,
che
da
ultimo
mettono
capo
nella
semidottrina
dei
così
detti
fattori
.
Qui
sono
due
uomini
insigni
,
i
Gracchi
,
che
vollero
arrestare
il
processo
di
appropriazione
dell
'
ager
publicus
,
o
impedire
l
'
agglomerazione
del
latifondo
,
per
cui
diminuisce
o
cessa
del
tutto
di
esistere
la
classe
dei
piccoli
proprietarii
,
ossia
degli
uomini
liberi
,
che
son
fondamento
e
condizione
della
vita
democratica
della
città
antica
.
Quali
furono
le
cause
del
loro
insuccesso
?
Il
loro
disegno
è
chiaro
:
l
'
animo
loro
,
la
loro
origine
,
il
loro
carattere
,
il
loro
eroismo
lo
illustrano
.
E
stanno
contro
a
loro
altri
uomini
,
con
altri
interessi
e
con
altro
animo
.
La
contesa
non
si
disegna
dapprima
alla
mente
se
non
come
lotta
di
propositi
e
di
passioni
,
la
quale
si
svolge
e
riesce
a
termine
con
quei
mezzi
che
consentono
le
forme
politiche
dello
stato
,
e
l
'
uso
o
l
'
abuso
dei
poteri
pubblici
.
Ecco
lì
l
'
ambiente
:
la
città
dominatrice
in
diversi
modi
,
sopra
altre
città
,
o
sopra
territori
sforniti
d
'
ogni
carattere
di
autonomia
;
e
dentro
di
quella
città
una
avanzata
differenziazione
di
ricchi
e
di
poveri
;
e
di
fronte
alla
schiera
non
numerosa
dei
sopraffacitori
e
dei
prepotenti
,
immensa
la
massa
dei
proletarii
,
che
stan
per
perdere
o
han
già
perduta
la
coscienza
e
la
forza
politica
d
'
una
plebe
di
cittadini
,
la
massa
che
si
lascia
per
ciò
ingannare
e
corrompere
,
e
a
breve
andare
finirà
per
imputridire
,
qual
servile
accessorio
degli
sfruttatori
di
maggior
grado
.
Questa
la
materia
del
narratore
,
al
quale
non
è
dato
di
rendersi
conto
del
fatto
,
se
non
nelle
condizioni
immediate
del
fatto
stesso
.
L
'
unità
intuitiva
è
la
scena
su
la
quale
i
casi
si
svolgono
,
e
perché
il
racconto
abbia
rilievo
,
intreccio
e
prospettiva
,
occorrono
dei
punti
di
orientazione
e
dei
mezzi
di
riduzione
.
In
ciò
consiste
la
origine
prima
di
quelle
astrazioni
,
per
cui
i
lati
varii
di
un
determinato
complesso
sociale
vengono
,
poco
per
volta
,
distratti
dalla
loro
qualità
di
semplici
aspetti
di
un
insieme
,
e
via
via
generalizzati
menano
poi
alla
dottrina
dei
presunti
fattori
.
Questi
,
in
altri
termini
,
intendo
dire
dei
fattori
,
si
originano
nella
mente
,
per
via
della
astrazione
e
della
generalizzazione
degli
aspetti
immediati
del
movimento
apparente
,
e
stanno
alla
pari
con
tutti
gli
altri
concetti
empirici
,
i
quali
,
sorti
che
siano
in
ogni
altro
campo
del
sapere
,
vi
si
mantengono
,
finché
,
o
non
vengano
ridotti
ed
eliminati
per
via
di
nuova
esperienza
,
o
non
si
trovino
riassorbiti
da
una
concezione
più
generale
,
che
sia
genetica
,
evolutiva
,
dialettica
.
Non
era
forse
necessario
,
che
nell
'
analisi
empirica
e
nello
studio
immediato
delle
cause
e
degli
effetti
di
certi
determinati
fenomeni
,
p
.
e
.
dei
calorifici
,
la
mente
si
fermasse
dapprima
nella
presunzione
e
nella
persuasione
di
poterli
e
di
doverli
attribuire
ad
un
subietto
,
che
,
se
non
parve
mai
a
nessun
fisico
un
vero
ente
sostanziale
,
parve
di
certo
una
forza
determinata
e
specifica
,
che
sarebbe
il
calore
.
Ed
ecco
che
ad
un
certo
punto
,
per
nuova
combinazione
di
esperienza
,
cotesto
escogitato
calore
si
risolve
,
a
date
condizioni
,
in
una
certa
quantità
di
moto
.
E
anzi
,
ora
,
il
pensiero
è
su
la
via
di
risolvere
tanti
degli
escogitati
fattori
fisici
nel
flusso
di
una
universale
Energhetica
,
nella
quale
la
ipotesi
degli
atomi
,
per
quanto
essa
è
necessaria
e
utilizzabile
,
perde
ogni
residuo
di
sopravvissuta
metafisica
.
Non
era
forse
inevitabile
,
come
primo
stadio
della
conoscenza
rispetto
al
problema
della
vita
,
l
'
indugiarsi
a
lungo
nello
studio
distinto
degli
organi
,
e
il
ridur
questi
in
sistemi
?
Senza
cotesta
anatomia
,
che
pare
per
fin
troppo
materiale
e
grossolana
,
nessun
progresso
di
studi
sarebbe
stato
possibile
;
e
intanto
,
su
la
ignorata
genesi
e
coordinazione
di
tale
molteplicità
analitica
,
s
'
aggiravano
incerti
e
vaghi
i
concetti
generici
di
vita
,
di
anima
e
simili
.
In
coteste
creazioni
mentali
si
cercò
per
ripiego
di
escogitazione
,
e
per
gran
tempo
,
quella
unità
biologica
,
che
ha
da
ultimo
trovato
il
suo
riscontro
intuitivo
nell
'
inizio
certo
della
cellula
,
e
nel
suo
processo
di
immanente
moltiplicazione
.
Più
difficile
fu
certamente
il
cammino
,
che
il
pensiero
dovette
percorrere
per
ridurre
ad
evidenza
di
genesi
i
dati
tutti
della
vita
psichica
,
dai
semplicissimi
delle
elementari
sensazioni
fino
ai
prodotti
di
molto
derivati
e
complessi
.
Non
solo
per
ragioni
di
difficoltà
teoretiche
,
ma
per
altri
pregiudizii
popolari
,
l
'
unità
e
continuità
incessante
dei
fenomeni
psichici
apparve
fino
ad
Herbart
come
spartita
e
spezzata
in
tanti
fattori
,
ossia
nelle
così
dette
facoltà
dell
anima
.
Per
le
medesime
difficoltà
è
passata
la
interpretazione
dei
processi
storico
-
sociali
;
ed
anche
essa
s
'
è
dovuta
dapprima
arrestare
nella
veduta
provvisoria
dei
fattori
.
E
,
perciò
,
riesce
ora
a
noi
cosa
agevole
il
rintracciare
la
occasione
prima
di
tale
opinione
nel
bisogno
che
hanno
gli
storici
narratori
di
trovare
,
nell
'
atto
che
raccontano
con
più
o
meno
di
capacità
artistica
,
e
con
vario
intendimento
di
ammaestrare
,
dei
punti
di
orientazione
immediata
,
quali
può
offrirli
lo
studio
del
moto
apparente
delle
cose
umane
.
Ma
in
quel
movimento
apparente
son
pure
delle
indicazioni
,
che
rimandano
ad
altro.Quei
fattori
concorrenti
,
che
l
'
astrazione
escogita
e
poi
si
permette
di
isolare
,
non
furon
mai
visti
ad
operare
ciascuno
per
sé
;
perché
,
anzi
,
operano
per
un
modo
di
efficacia
,
che
dà
luogo
al
concetto
dell
'
azione
reciproca
.
Inoltre
,
quei
fattori
son
pur
essi
nati
una
volta
,
e
son
poi
giunti
a
quella
fisonomia
,
che
rivelano
nella
particolare
narrazione
.
Di
quel
tale
stato
si
sapeva
pure
che
fosse
nato
una
volta
.
Di
ogni
diritto
,
o
si
serbava
memoria
,
o
si
congetturava
,
che
fosse
entrato
in
vigore
in
tali
o
tali
altre
circostanze
.
Di
tanti
costumi
si
serbava
il
ricordo
,
che
fossero
stati
una
volta
introdotti
;
e
il
più
semplice
confronto
dei
fatti
accertati
,
per
rispetto
a
diversi
tempi
e
luoghi
,
facea
vedere
,
come
la
società
nel
suo
insieme
,
in
quanto
somma
di
diverse
classi
,
avesse
assunto
,
ed
assumesse
di
continuo
forme
diverse
.
Tanto
l
'
azione
reciproca
dei
diversi
fattori
,
senza
della
quale
nemmeno
il
più
semplice
racconto
sarebbe
mai
possibile
,
quanto
le
notizie
più
o
meno
accertate
circa
le
origini
e
le
variazioni
dei
fattori
stessi
,
sollecitavano
alla
ricerca
ed
al
pensiero
,
assai
più
che
non
facesse
la
narrazione
configurativa
di
quei
grandi
storici
,
che
sono
veri
e
propri
artisti
.
E
difatti
,
i
problemi
che
resultano
spontanei
dai
dati
della
storia
,
quando
questi
sian
combinati
con
altri
elementi
teoretici
,
dettero
luogo
alle
diverse
discipline
così
dette
pratiche
,
che
,
con
varia
rapidità
di
moto
e
con
vario
successo
,
si
svilupparono
dai
tempi
antichi
a
venire
ai
moderni
,
dall
'
Etica
alla
Filosofia
del
Diritto
,
dalla
Politica
alla
Sociologia
,
dalla
Giurisprudenza
all
'
Economia
.
Ed
ecco
che
col
nascere
e
col
formarsi
di
tante
discipline
,
per
la
stessa
inevitabile
division
del
lavoro
,
si
moltiplicarono
fuor
di
misura
i
punti
di
vista
.
Certo
è
,
che
alla
prima
ed
immediata
analisi
dei
multiformi
aspetti
empirici
del
complesso
sociale
,
occorreva
un
lungo
lavoro
di
parziale
astrazione
;
il
che
reca
sempre
con
sé
l
'
inevitabile
conseguenza
del
vedere
unilaterale
.
Ciò
si
è
verificato
in
modo
più
acuto
e
più
appariscente
,
che
non
in
altro
campo
,
in
quello
della
Giurisprudenza
,
e
nelle
sue
varie
generalizzazioni
fino
alla
Filosofia
del
Diritto
.
Per
via
di
cotali
astrazioni
,
che
sono
inevitabili
nell
'
analisi
parziale
ed
empirica
,
e
per
effetto
della
divisione
del
lavoro
,
i
diversi
lati
e
le
diverse
manifestazioni
del
complesso
sociale
furono
,
di
quando
in
quando
,
fissati
ed
immobilizzati
in
concetti
generali
ed
in
categorie
.
Le
opere
,
gli
effetti
,
le
emanazioni
,
gli
efflussi
dell
'
attività
umana
-
diritto
,
forme
economiche
,
principii
di
condotta
e
così
via
-
furono
come
tradotti
e
convertiti
in
leggi
,
in
imperativi
e
in
principii
che
stessero
al
di
sopra
dell
'
uomo
stesso
.
E
di
quando
in
quando
s
'
è
poi
dovuto
di
nuovo
scovrire
questa
verità
semplice
;
che
il
solo
fatto
permanente
e
sicuro
,
ossia
il
solo
dato
,
da
cui
muova
o
a
cui
si
riferisca
ogni
particolare
disciplina
pratica
,
è
questo
:
gli
uomini
congregati
in
una
determinata
forma
sociale
,
per
via
di
determinati
vincoli
.
Le
varie
discipline
analitiche
,
che
illustrano
i
fatti
che
si
svolgono
nella
storia
,
han
finito
per
occasionare
da
ultimo
il
bisogno
di
una
comune
e
generale
scienza
sociale
,
che
renda
possibile
la
unificazione
dei
processi
storici
.
E
di
tale
unificazione
la
dottrina
materialistica
segna
appunto
l
'
ultimo
termine
,
e
anzi
l
'
apice
.
Ma
non
fu
,
come
non
sarà
mai
tempo
perso
quello
che
sia
speso
nell
'
analisi
preliminare
e
laterale
dei
fatti
complessi
.
Dobbiamo
alla
metodica
division
del
lavoro
la
erudizione
precisa
,
ossia
la
massa
delle
conoscenze
dichiarate
,
cribrate
,
sistemate
,
senza
delle
quali
ogni
storia
sociale
vagherebbe
sempre
nel
puramente
astratto
,
nel
formale
e
nel
terminologico
.
Lo
studio
a
parte
dei
presunti
fattori
storico
-
sociali
ha
giovato
,
come
giova
ogni
altro
studio
empirico
che
si
attenga
al
moto
apparente
delle
cose
,
a
raffinare
gl
'
istrumenti
della
osservazione
,
e
a
dar
modo
di
ritrovare
nei
fatti
stessi
,
che
furono
artificiosamente
distratti
dall
'
insieme
,
gli
addentellati
che
al
complesso
sociale
li
legano
.
Le
diverse
discipline
,
che
son
tenute
isolate
ed
indipendenti
per
via
del
presupposto
dei
fattori
concorrenti
nella
formazione
storica
,
per
il
grado
di
sviluppo
che
han
raggiunto
,
per
il
materiale
che
han
raccolto
,
e
pei
metodi
che
han
prodotti
,
sono
ora
per
noi
tutte
indispensabili
,
quando
si
voglia
ricostruire
qualunque
parte
dei
tempi
passati
.
Che
ne
sarebbe
della
nostra
scienza
storica
senza
la
unilateralità
della
Filologia
,
che
è
il
sussidio
istrumentale
d
'
ogni
ricerca
;
e
dove
si
sarebbe
mai
trovato
il
bandolo
di
una
storia
delle
istituzioni
giuridiche
,
che
poi
a
tante
altre
cose
e
combinazioni
da
se
stessa
rimanda
,
senza
l
'
ostinata
fede
dei
romanisti
nella
eccellenza
universale
del
Diritto
Romano
,
la
quale
ha
generato
,
con
la
Giurisprudenza
generalizzata
e
con
la
Filosofia
del
Diritto
,
tanti
dei
problemi
in
cui
germoglia
da
ultimo
la
Sociologia
?
Così
che
,
al
postutto
,
i
fattori
storici
,
che
ricorrono
per
le
menti
e
per
gli
scritti
di
tanti
,
indicano
qualcosa
che
è
molto
meno
della
verità
,
ma
che
è
molto
di
più
del
semplice
errore
,
nel
senso
grossolano
di
abbaglio
,
di
illusione
e
di
inganno
.
Sono
il
prodotto
necessario
di
una
conoscenza
,
che
è
in
via
di
sviluppo
e
di
formazione
.
Nascono
dal
bisogno
di
orientarsi
sopra
lo
spettacolo
confuso
,
che
le
cose
umane
presentano
a
chi
voglia
narrarle
;
e
servono
poi
,
dirò
così
,
di
titolo
,
di
categoria
,
di
indice
a
quella
inevitabile
division
del
lavoro
,
per
entro
alla
quale
fu
finora
teoreticamente
elaborata
la
materia
storico
-
sociale
.
In
questo
campo
di
conoscenza
,
del
pari
che
in
quello
delle
scienze
naturali
,
la
unità
di
principio
reale
,
e
la
unità
di
trattazione
formale
,
non
s
'
incontran
mai
di
primo
acchito
,
anzi
si
trovano
solo
a
capo
di
lungo
ed
intricato
cammino
;
cosicché
,
anche
per
cotesto
rispetto
,
ci
pare
calzante
l
'
analogia
stabilita
da
Engels
tra
il
ritrovamento
del
materialismo
storico
e
quello
della
conservazione
dell
'
energia
.
La
provvisoria
orientazione
,
secondo
l
'
ovvio
schema
di
ciò
che
dicono
fattori
,
può
,
in
date
circostanze
,
occorrere
anche
a
noi
,
che
professiamo
un
principio
affatto
unitario
della
interpretazione
storica
.
Intendo
dire
,
se
vogliamo
non
semplicemente
teorizzare
,
ma
se
vogliamo
,
con
propria
nostra
ricerca
,
illustrare
un
determinato
periodo
di
storia
.
Come
in
cotesto
caso
c
'
incombe
l
'
obbligo
della
minuta
e
diretta
ricerca
,
cosi
ci
è
giuoco
forza
di
attenerci
dapprima
ai
gruppi
difatti
che
paiono
,
o
prominenti
,
o
indipendenti
,
o
staccati
,
negli
aspetti
della
immediata
esperienza
.
Perché
non
è
veramente
il
caso
di
credere
,
che
il
principio
unitario
di
massima
evidenza
e
trasparenza
,
cui
siam
giunti
nella
concezione
generale
della
storia
,
possa
,
a
guisa
di
talismano
,
valer
di
continuo
,
e
a
prima
vista
,
come
di
mezzo
infallibile
per
risolvere
in
elementi
semplici
l
'
immane
apparato
e
il
complicato
ingranaggio
della
società
.
La
sottostante
struttura
economica
,
che
determina
tutto
il
resto
,
non
è
un
semplice
meccanismo
,
dal
quale
saltino
fuori
,
a
guisa
d
'
immediati
effetti
automatici
e
macchinali
,
istituzioni
,
e
leggi
,
e
costumi
,
e
pensieri
,
e
sentimenti
,
e
ideologie
.
Da
quel
sottostrato
a
tutto
il
resto
,
il
processo
di
derivazione
e
di
mediazione
è
assai
complicato
,
spesso
sottile
e
tortuoso
,
non
sempre
decifrabile
.
L
'
organamento
sociale
è
,
come
già
sappiamo
,
di
continuo
instabile
,
sebbene
ciò
non
appaia
evidente
a
tutti
,
se
non
quando
la
instabilità
entra
in
quel
periodo
acuto
che
chiamiamo
rivoluzione
.
Cotesta
instabilità
,
con
le
continue
lotte
nel
seno
della
stessa
società
organata
,
esclude
sì
la
possibilità
che
gli
uomini
entrino
in
una
condizione
di
continuata
acquiescenza
od
accomodazione
,
per
cui
potrebbe
accadere
che
tornassero
nel
vivere
animale
.
Nell
'
antitesi
è
la
causa
precipua
del
progresso
(
Marx
)
.
Ma
è
altrettanto
vero
,
però
,
che
in
cotesto
organamento
instabile
,
nel
quale
è
data
la
forma
inevitabile
del
dominio
e
della
soggezione
,
la
intelligenza
si
è
sempre
sviluppata
,
non
solo
disugualmente
,
ma
assai
imperfettamente
,
incongruamente
e
parzialmente
.
Ci
fu
ed
è
ancora
nella
società
come
una
gerarchia
dell
'
intelletto
,
e
poi
dei
sentimenti
e
delle
ideazioni
.
Supporre
che
gli
uomini
,
sempre
e
in
tutti
i
casi
,
abbiano
avuto
una
coscienza
approssimativamente
chiara
della
propria
situazione
,
e
di
quello
che
convenisse
loro
più
ragionevolmente
di
fare
gli
è
supporre
l
'
inverosimile
,
anzi
l
'
insussistente
.
Forme
di
diritto
,
e
azioni
politiche
e
tentativi
di
ordinamento
sociale
,
furono
,
come
sono
tuttora
,
a
volte
cose
indovinate
,
a
volte
cose
sbagliate
,
cioè
sproporzionate
e
incongrue
al
caso
.
La
storia
è
piena
di
errori
;
il
che
vuoi
dire
,
che
se
tutto
vi
fu
necessario
,
data
la
intelligenza
relativa
di
quelli
che
avessero
a
risolvere
una
difficoltà
,
o
a
trovare
una
soluzione
a
un
dato
problema
e
così
via
,
se
tutto
v
'
ebbe
la
sua
ragion
sufficiente
,
non
tutto
vi
fu
ragionevole
,
secondo
il
senso
che
dànno
a
questa
parola
gli
ottimisti
che
raziocinano
.
A
lungo
andare
le
cause
determinanti
alle
mutazioni
,
e
ossia
le
cambiate
condizioni
economiche
,
finirono
e
finiscono
per
far
trovare
,
fosse
pur
per
vie
assai
tortuose
,
le
occorrenti
forme
di
diritto
,
gli
ordini
politici
adattati
,
e
le
maniere
più
o
meno
convenienti
della
accomodazione
sociale
.
Ma
non
è
però
da
credere
,
che
la
istintiva
sapienza
dell
'
animale
ragionevole
si
manifestasse
,
o
si
manifesti
,
sic
et
simpliciter
,
nella
piena
e
chiara
intelligenza
di
ogni
situazione
;
e
che
a
noi
non
tocchi
ora
se
non
di
rifare
semplicisticamente
il
cammino
deduttivo
dalla
situazione
economica
a
tutto
il
resto
.
L
'
ignoranza
-
la
quale
alla
sua
volta
può
anch
'
essa
essere
spiegata
-
è
cagione
non
piccola
del
modo
come
la
storia
è
proceduta
;
e
all
'
ignoranza
bisogna
aggiungere
la
bestialità
non
mai
interamente
vinta
,
e
tutte
le
passioni
e
le
nequizie
,
e
le
svariate
forme
di
corruzione
,
che
furono
e
sono
il
portato
necessario
di
una
società
così
organata
che
il
dominio
dell
'
uomo
su
l
'
uomo
vi
è
inevitabile
,
e
da
tale
dominio
la
bugia
,
l
'
ipocrisia
,
la
prepotenza
e
la
viltà
furono
e
sono
inseparabili
.
Noi
possiamo
,
senza
essere
utopisti
,
ma
solo
in
quanto
siamo
comunisti
critici
,
prevedere
,
come
di
fatti
prevediamo
,
l
'
avvento
di
una
società
,
che
svolgendosi
dalla
presente
,
e
anzi
dai
suoi
contrasti
,
per
le
leggi
immanenti
del
divenire
storico
,
metta
capo
in
una
associazione
senza
antitesi
di
classe
:
il
che
porta
seco
,
che
la
regolata
produzione
eliminerebbe
l
'
aleatorio
dalla
vita
,
che
nella
storia
si
rivela
finora
come
multiforme
intreccio
di
accidenti
e
d
'
incidenze
.
Ma
ciò
è
l
'
avvenire
,
e
non
è
,
né
il
presente
,
né
il
passato
.
Se
noi
invece
ci
proponiamo
di
penetrare
nelle
vicende
storiche
svoltesi
fino
ad
ora
,
assumendo
,
come
assumiamo
,
a
filo
conduttore
il
variare
delle
forme
della
sottostante
struttura
economica
,
fino
al
dato
più
semplice
del
variare
degl
'
istrumenti
,
noi
dobbiamo
aver
piena
coscienza
della
difficoltà
del
problema
che
ci
proponiamo
;
perché
qui
non
si
tratta
già
di
aprir
gli
occhi
e
di
vedere
,
ma
di
uno
sforzo
massimo
del
pensiero
,
che
è
diretto
a
vincere
il
multiforme
spettacolo
della
esperienza
immediata
,
per
ridurne
gli
elementi
in
una
serie
genetica
.
E
per
ciò
,
dicevo
,
che
nella
ricerca
particolare
tocca
anche
a
noi
di
pigliar
le
mosse
da
quei
gruppi
di
fatti
apparentemente
isolati
,
e
da
quel
variopinto
intreccio
,
dallo
studio
empirico
,
insomma
,
dal
quale
è
nata
la
credenza
nei
fattori
,
che
poi
si
è
svolta
in
una
semidottrina
.
Né
vale
di
contrapporre
a
queste
difficoltà
di
fatto
la
presunzione
alquanto
metaforica
,
spesso
equivoca
,
e
al
postutto
di
un
valore
puramente
analogico
,
del
così
detto
organismo
sociale
.
Anche
per
cotesto
supposito
,
diventato
poi
in
così
breve
tempo
una
mera
e
volgare
fraseologia
,
bisognava
pure
che
il
pensiero
passasse
.
Perché
esso
adombra
la
comprensione
del
movimento
storico
,
come
nascente
dalle
leggi
immanenti
alla
società
stessa
,
ed
esclude
con
ciò
l
'
arbitrario
,
il
trascendente
e
l
'
irrazionale
.
Ma
più
in
là
di
così
la
metafora
non
regge
;
e
la
ricerca
specificata
,
critica
e
circostanziata
dei
fatti
storici
è
la
sola
fonte
di
quel
sapere
concreto
e
positivo
,
che
occorre
allo
sviluppo
completo
del
materialismo
economico
.
VII
.
Le
idee
non
cascano
dal
cielo
;
né
noi
riceviamo
il
ben
di
dio
in
sogno
.
La
mutazione
nei
modi
del
pensiero
,
che
da
ultimo
ha
prodotta
la
dottrina
storica
,
della
quale
si
fa
qui
l
'
esame
e
la
esposizione
preliminare
,
s
'
è
venuta
svolgendo
,
prima
con
lentezza
e
poscia
con
cresciuta
rapidità
,
appunto
in
questo
periodo
del
divenire
umano
,
in
cui
s
'
avverarono
le
grandi
rivoluzioni
politico
-
economiche
;
ossia
in
questa
epoca
,
che
guardata
nelle
forme
politiche
dicesi
liberale
,
ma
che
guardata
nel
suo
fondo
,
per
effetto
del
dominio
del
capitale
su
la
massa
proletaria
,
è
l
'
epoca
della
produzione
anarchica
.
La
mutazione
delle
idee
,
fino
alla
creazione
di
nuovi
metodi
di
concezione
,
è
venuta
passo
passo
riflettendo
l
'
esperienza
di
una
nuova
vita
.
Come
questa
,
nelle
rivoluzioni
degli
ultimi
due
secoli
,
si
è
andata
via
via
spogliando
degl
'
involucri
mitici
,
mistici
e
religiosi
,
a
misura
che
è
venuta
acquistando
la
coscienza
pratica
e
precisa
delle
sue
condizioni
immediate
e
dirette
,
così
il
pensiero
,
che
questa
vita
riassume
e
teorizza
,
s
'
è
alla
sua
volta
spogliato
dei
presupposti
teologici
e
metafisici
,
per
racchiudersi
,
in
fine
,
in
questa
prosaica
esigenza
:
nella
interpretazione
della
storia
occorre
restringersi
alla
coordinazione
obiettiva
delle
condizioni
determinanti
e
degli
effetti
determinati
.
La
concezione
materialistica
segna
il
culmine
di
questo
nuovo
indirizzo
nel
ritrovamento
delle
leggi
storico
-
sociali
;
in
quanto
non
è
un
caso
particolare
di
una
generica
sociologia
,
o
di
una
generica
filosofia
dello
stato
,
del
diritto
e
della
storia
,
ma
è
il
risolvente
di
tutti
i
dubbi
e
di
tutte
le
incertezze
che
accompagnano
le
altre
forme
di
filosofare
su
le
cose
umane
,
ed
è
l
'
inizio
della
interpretazione
integrale
di
queste
.
Gli
è
dunque
cosa
facile
,
specie
per
il
modo
come
ci
si
son
messi
alcuni
volgari
criticastri
,
l
'
andar
ritrovando
i
precursori
di
Marx
e
di
Engels
,
che
questa
dottrina
hanno
pei
primi
precisata
nei
fondamenti
.
E
quando
mai
era
saltato
per
il
capo
ad
alcuno
dei
seguaci
loro
,
fossero
pur
quelli
della
più
stretta
osservanza
,
di
far
passare
quei
due
pensatori
per
facitori
di
miracoli
?
Anzi
,
se
piace
di
andar
cercando
le
premesse
della
creazione
dottrinale
di
Marx
e
di
Engels
,
non
basterà
di
fermarsi
a
quelli
che
diconsi
precursori
del
socialismo
fino
a
Saint
-
Simon
e
più
in
là
,
né
ai
filosofi
e
segnatamente
ad
Hegel
,
né
agli
economisti
,
che
avean
dichiarata
la
anatomia
della
società
che
produce
le
merci
:
bisogna
risalire
a
dirittura
a
tutta
la
formazione
della
società
moderna
,
e
poi
da
ultimo
trionfalmente
dichiarare
,
che
la
teoria
è
un
plagio
delle
cose
che
spiega
.
Perché
,
in
verità
,
i
precursori
effettivi
della
nuova
dottrina
furono
i
fatti
della
storia
moderna
,
che
è
diventata
così
perspicua
e
rivelatrice
di
se
stessa
,
da
che
si
operò
in
Inghilterra
la
grande
rivoluzione
industriale
della
fine
del
secolo
scorso
,
e
in
Francia
avvenne
quella
gran
dilacerazione
sociale
che
tutti
sanno
;
le
quali
cose
,
mutatis
mutandis
,
si
son
poi
andate
riproducendo
,
in
varia
combinazione
e
in
forme
più
miti
,
in
tutto
il
mondo
civile
.
E
che
altro
è
,
in
fondo
,
il
pensiero
,
se
non
il
cosciente
e
sistematico
completamento
dell
'
esperienza
;
e
che
è
questa
,
se
non
il
riflesso
e
la
elaborazione
mentale
delle
cose
e
dei
processi
che
nascono
e
si
svolgono
,
o
fuori
della
volontà
nostra
,
o
per
opera
della
nostra
attività
;
e
che
altro
è
il
genio
,
se
non
la
individuata
e
conseguente
ed
acuita
forma
di
quel
pensiero
,
che
per
suggestione
della
esperienza
sorge
in
molti
uomini
della
medesima
epoca
,
ma
nella
più
parte
di
loro
rimane
frammentario
,
incompleto
,
incerto
oscillante
e
parziale
?
Le
idee
non
cascano
dal
cielo
,
e
anzi
,
come
ogni
altro
prodotto
dell
'
attività
umana
,
si
formano
in
date
circostanze
,
in
tale
precisa
maturità
di
tempi
,
per
l
'
azione
di
determinati
bisogni
,
e
pei
reiterati
tentativi
di
dare
a
questi
soddisfazione
,
e
col
ritrovamento
di
tali
o
tali
altri
mezzi
di
prova
,
che
sono
come
gl
'
istrumenti
della
produzione
ed
elaborazione
loro
.
Anche
le
idee
suppongono
un
terreno
di
condizioni
sociali
,
ed
hanno
la
loro
tecnica
:
ed
il
pensiero
è
anch
'
esso
una
forma
del
lavoro
.
Spostare
quelle
e
questo
ossia
,
le
idee
ed
il
pensiero
,
dalle
condizioni
e
dall
'
ambito
di
lor
proprio
nascimento
e
sviluppo
,
gli
è
svisarne
la
natura
e
il
significato
.
Mostrare
come
la
concezione
materialistica
della
storia
fosse
nata
precisamente
in
date
condizioni
e
cioè
non
come
personale
e
discutibile
opinione
di
due
scrittori
,
ma
come
una
nuova
conquista
del
pensiero
per
la
inevitabile
suggestione
di
un
nuovo
mondo
che
si
sta
generando
già
,
ossia
la
rivoluzione
proletaria
,
questo
fu
l
'
assunto
del
mio
primo
saggio
.
Il
che
è
quanto
dire
,
che
una
nuova
situazione
storica
si
è
completata
del
suo
congruo
istrumento
mentale
.
Ora
immaginare
,
che
cotesta
produzione
intellettuale
potesse
avverarsi
in
ogni
tempo
e
luogo
,
gli
è
come
assumere
a
regola
delle
proprie
ricerche
l
'
assurdo
.
Trasferire
le
idee
a
capriccio
,
dal
terreno
e
dalle
condizioni
storiche
in
cui
son
nate
,
in
qualunque
altro
terreno
,
ciò
è
come
prendete
a
base
del
ragionamento
il
semplice
irrazionale
.
E
perché
non
si
dovrebbe
immaginare
del
pari
,
che
la
città
antica
,
nella
quale
nacquero
l
'
arte
e
la
scienza
greca
e
il
diritto
romano
,
rimanendo
pur
città
antica
di
democrazia
con
gli
schiavi
,
acquistasse
medesimamente
e
sviluppasse
tutte
le
condizioni
della
tecnica
moderna
?
Perché
non
credere
,
che
la
corporazione
artigiana
medioevale
,
rimanendo
qual
essa
era
nel
suo
quadro
fisso
,
s
'
avviasse
alla
conquista
del
mercato
mondiale
,
senza
le
condizioni
della
concorrenza
sconfinata
,
che
cominciarono
appunto
dall
'
eroderla
,
e
negarla
?
Perché
non
congetturare
un
feudo
,
che
,
pur
rimanendo
feudo
,
fosse
officina
da
produrre
esclusivamente
merci
?
Perché
Michele
di
Lando
non
avrebbe
dovuto
scrivere
lui
il
Manifesto
dei
Comunisti
?
Perché
non
si
avrebbe
a
pensate
,
che
i
trovati
della
scienza
moderna
potessero
venir
fuori
dal
cervello
degli
uomini
di
ogni
altro
luogo
e
tempo
;
cioè
,
prima
che
determinate
condizioni
facessero
nascere
determinati
bisogni
,
e
alla
soddisfazione
di
questi
si
dovesse
provvedere
con
una
reiterata
ed
accumulata
esperienza
?
La
nostra
dottrina
suppone
lo
sviluppo
ampio
,
chiaro
,
cosciente
ed
incalzante
della
tecnica
moderna
;
e
con
questa
la
società
che
produce
le
merci
negli
antagonismi
della
concorrenza
,
la
società
che
suppone
come
sua
condizione
iniziale
,
e
come
mezzo
indispensabile
al
suo
perpetuarsi
,
l
'
accumulazione
capitalistica
nella
forma
della
proprietà
privata
,
la
società
che
produce
e
riproduce
di
continuo
i
proletarii
,
e
a
reggersi
ha
bisogno
di
rivoluzionare
incessantemente
i
suoi
istrumenti
,
compreso
lo
stato
e
gl
'
ingranaggi
giuridici
di
questo
.
Questa
società
,
che
,
per
le
leggi
stesse
del
suo
movimento
,
ha
messa
a
nudo
la
sua
propria
anatomia
,
produce
di
contraccolpo
la
concezione
materialistica
.
Essa
,
come
ha
prodotto
nel
socialismo
la
sua
negazione
positiva
,
così
ha
generato
nella
nuova
dottrina
storica
la
sua
negazione
ideale
.
Se
la
storia
è
il
prodotto
,
non
arbitrario
,
ma
necessario
e
normale
,
degli
uomini
in
quanto
si
sviluppano
,
e
si
sviluppano
in
quanto
socialmente
esperimentano
,
ed
esperimentano
in
quanto
perfezionano
e
raffinano
il
lavoro
,
ed
accumulano
e
serbano
i
prodotti
e
risultati
di
questo
,
la
fase
di
sviluppo
in
cui
noi
ora
viviamo
non
può
esser
l
'
ultima
e
definitiva
,
e
i
contrasti
a
questa
intimi
ed
inerenti
sono
le
forze
produttive
di
nuove
condizioni
.
Ed
ecco
come
il
periodo
delle
grandi
rivoluzioni
economiche
e
politiche
di
questi
due
ultimi
secoli
ha
maturato
nelle
menti
questi
due
concetti
:
l
'
immanenza
e
costanza
del
processo
nei
fatti
storici
,
e
la
dottrina
materialistica
,
che
in
fondo
è
la
teoria
obiettiva
delle
rivoluzioni
sociali
.
Non
v
'
ha
dubbio
,
che
il
risalire
attraverso
i
secoli
e
il
rifarsi
studiatamente
col
pensiero
su
lo
sviluppo
delle
idee
sociali
,
per
quanto
ce
n
'
è
documento
negli
scrittori
,
è
cosa
che
riesce
tuttora
assai
istruttiva
,
e
giova
soprattutto
ad
accrescere
in
noi
la
consapevolezza
critica
,
così
dei
nostri
concetti
come
dei
nostri
procedimenti
.
Tale
ritorno
della
mente
su
le
sue
premesse
storiche
,
quando
non
ci
porti
a
smarrirci
nell
'
empirismo
di
una
sconfinata
erudizione
,
e
non
c
'
induca
nella
tentazione
di
stabilire
frettolosamente
delle
vane
analogie
,
giova
senza
dubbio
a
dare
pieghevolezza
ed
efficacia
di
persuasione
alle
forme
della
nostra
attività
scientifica
.
Nell
'
insieme
delle
nostre
scienze
si
deriva
ora
,
in
via
di
fatto
e
per
approssimativa
continuità
di
tradizione
,
l
'
ottimo
di
quanto
fu
mai
ritrovato
,
escogitate
e
provato
,
non
che
nei
tempi
moderni
,
fin
da
quelli
dell
'
antica
Grecia
,
con
la
quale
appunto
comincia
in
modo
definitivo
per
tutto
l
'
uman
genere
,
lo
svolgimento
ordinato
del
pensiero
cosciente
,
riflesso
e
metodico
.
Non
ci
sarebbe
dato
di
fare
un
solo
passo
nella
ricerca
scientifica
senza
l
'
uso
dei
mezzi
da
gran
tempo
trovati
e
pronti
;
come
sarebbe
a
dire
,
tanto
per
addurre
alcuni
dei
più
generali
,
della
logica
e
della
matematica
.
Ad
avere
una
opinione
contraria
occorrerebbe
di
voler
dire
,
che
ogni
generazione
debba
ricominciar
da
capo
,
rimbamboleggiando
.
Ma
né
agli
antichi
autori
,
nell
'
angusto
ambito
delle
loro
repubbliche
di
città
,
né
agli
scrittori
della
Rinascenza
,
incerti
sempre
tra
un
immaginato
ritorno
all
'
antico
e
il
bisogno
di
afferrare
intellettualmente
il
mondo
nuovo
,
che
era
in
gestazione
,
fu
dato
di
giungere
all
'
analisi
precisa
degli
elementi
ultimi
dai
quali
resulta
la
società
,
che
il
genio
insuperato
di
Aristotele
non
vide
e
non
comprese
di
là
dai
confini
in
cui
si
spiega
la
vita
dell
'
uomo
cittadino
.
La
ricerca
su
la
struttura
sociale
,
considerata
nei
suoi
modi
di
origine
e
di
processo
,
si
fece
viva
ed
acuta
ed
assunse
aspetti
multiformi
nei
secoli
decimosettimo
e
decimottavo
,
quando
si
formò
la
Economia
,
e
insieme
a
questa
,
sotto
ai
varii
nomi
di
Diritto
di
Natura
,
di
saggi
su
lo
Spirito
delle
Leggi
e
di
Contratto
Sociale
,
si
fece
strada
il
tentativo
di
risolvere
in
cause
,
in
fattori
,
in
dati
logici
e
psicologici
,
il
multiforme
e
non
sempre
chiaro
spettacolo
di
una
vita
,
in
cui
si
preparava
la
più
grande
rivoluzione
che
si
conosca
.
Coteste
dottrine
,
quale
che
fosse
l
'
intento
subiettivo
e
l
'
animo
degli
autori
-
come
è
il
caso
antitetico
del
conservatore
Hobbes
e
del
proletario
Rousseau
-
furon
tutte
rivoluzionarie
nella
sostanza
e
negli
effetti
.
In
fondo
a
tutte
tu
ritrovi
sempre
come
stimolo
e
come
motivo
i
bisogni
materiali
e
morali
dell
'
età
nuova
;
che
per
le
condizioni
storiche
erano
quelli
della
borghesia
:
-
e
per
ciò
conveniva
di
combattere
,
in
nome
della
libertà
,
la
tradizione
,
la
chiesa
,
il
privilegio
,
le
classi
fisse
,
ossia
gli
ordini
e
i
ceti
,
e
per
conseguenza
lo
stato
che
di
questi
era
o
pareva
autore
,
e
poi
i
privilegi
del
commercio
,
delle
arti
,
del
lavoro
e
della
scienza
.
Onde
si
mirò
all
'
uomo
in
astratto
,
ossia
ai
singoli
individui
emancipati
e
liberati
,
per
virtù
di
astrazione
logica
,
dai
loro
vincoli
storici
e
di
necessaria
dipendenza
sociale
;
e
nella
mente
di
molti
il
concetto
della
società
si
venne
come
a
ridurre
in
atomi
,
e
anzi
parve
,
ai
più
,
naturale
il
credere
,
che
la
società
stessa
non
sia
se
non
una
somma
d
'
individui
.
Le
categorie
astratte
della
psicologia
individuale
si
trovarono
come
spinte
sul
davanti
,
o
messe
in
cima
,
della
spiegazione
di
tutti
i
fatti
umani
;
ed
ecco
come
in
tutti
cotesti
sistemi
ed
escogitazioni
non
si
parli
che
di
paura
,
di
amor
proprio
,
di
egoismo
,
di
obbedienza
volontaria
,
di
tendenza
alla
felicità
,
di
originaria
bontà
dell
'
uomo
,
di
libertà
di
contrattare
;
e
poi
della
coscienza
morale
,
e
dell
'
istinto
o
del
senso
morale
,
e
di
altrettali
cose
astratte
e
generiche
,
come
quelle
che
fossero
sufficienti
a
spiegare
la
concreta
storia
esistente
,
e
a
crearne
di
sana
pianta
una
nuova
.
Nell
'
atto
che
tutta
la
società
entrava
in
una
strepitosa
crisi
,
l
orrore
dell
'
antico
,
del
vieto
,
del
tradizionale
,
dell
organizzato
da
secoli
,
e
il
presentimento
di
una
rinnovazione
di
tutta
l
'
esistenza
umana
,
ingenerarono
da
ultimo
un
oscuramento
totale
nelle
idee
di
necessità
storica
e
di
necessità
sociale
;
ossia
in
quelle
idee
,
che
,
accennate
appena
dai
filosofi
antichi
,
e
venute
poi
in
tanto
sviluppo
nel
secolo
nostro
,
in
quel
periodo
di
razionalismo
rivoluzionario
non
ebbero
che
rari
rappresentanti
,
come
Vico
,
Montesquieu
,
e
in
parte
Quesnay
.
In
questa
situazione
storica
,
che
fa
nascere
una
letteratura
acuta
,
agile
,
sovvertitrice
,
penetrante
e
popolarissima
,
sta
la
ragione
di
ciò
che
Louis
Blanc
,
con
una
certa
enfasi
,
chiamò
individualismo
;
con
la
qual
parola
altri
dopo
di
lui
han
poi
creduto
di
dare
espressione
ad
un
fatto
permanente
della
natura
umana
,
che
possa
soprattutto
servire
come
di
argomento
decisivo
contro
il
socialismo
.
Singolare
spettacolo
;
anzi
singolare
contrasto
!
Il
capitale
,
formatosi
come
che
si
fosse
,
tendeva
a
vincere
ogni
altra
precedente
forma
di
produzione
,
rompendone
i
vincoli
e
gl
'
impedimenti
,
tendeva
ad
essere
,
cioè
,
il
signore
diretto
od
indiretto
della
società
,
come
di
fatti
è
divenuto
nella
più
gran
parte
del
mondo
;
dal
che
poi
è
proceduto
,
che
,
oltre
a
tutti
i
modi
di
moderna
miseria
e
di
nuova
gerarchia
in
cui
ora
ci
aggiriamo
,
si
avverasse
la
più
stridente
antitesi
di
tutta
la
storia
,
ossia
quella
presente
tra
la
anarchia
della
produzione
nel
complesso
della
società
,
e
il
ferreo
dispotismo
del
modo
del
produrre
nelle
singole
aziende
,
officine
e
fabbriche
!
Ebbene
,
i
pensatori
,
e
filosofi
,
ed
economisti
,
e
divulgatori
d
'
idee
del
secolo
decimottavo
non
vedeano
che
libertà
ed
eguaglianza
!
Tutti
ragionavano
allo
stesso
modo
,
tutti
partivano
dalle
stesse
premesse
;
o
che
arrivassero
a
conchiudere
,
doversi
ottenere
la
libertà
da
un
governo
di
pura
amministrazione
,
o
che
fossero
addirittura
democratici
,
o
per
fino
comunisti
.
Il
regno
prossimo
della
felicità
stava
innanzi
agli
occhi
di
tutti
,
come
d
'
indubbio
avvento
;
pur
che
fossero
tolti
i
vincoli
e
gl
'
impedimenti
,
che
all
'
uomo
,
di
sua
natura
buono
e
perfettibile
,
aveano
imposto
la
forzata
ignoranza
e
il
dispotismo
della
chiesa
e
dello
stato
.
Cotesti
impedimenti
non
pareano
condizioni
,
e
termini
,
nei
quali
gli
uomini
si
fossero
trovati
per
le
leggi
del
loro
sviluppo
,
e
per
gl
'
intrecci
inevitabili
del
moto
antagonistico
,
e
per
ciò
incerto
e
flessuoso
della
storia
,
come
paiono
finalmente
a
noi
per
il
prevalere
dello
storicismo
obiettivo
:
ma
,
anzi
,
pareano
dei
semplici
imbarazzi
,
dei
quali
l
'
uso
retto
della
ragione
dovesse
liberarci
.
In
cotesto
idealismo
,
che
raggiunse
il
suo
apice
in
alcuni
degli
eroi
della
Grande
Rivoluzione
,
germogliò
una
fede
sconfinata
nel
sicuro
progresso
di
tutto
l
'
uman
genere
.
Per
la
prima
volta
il
concetto
di
umanità
apparve
in
tutta
la
sua
estensione
,
e
senza
mescolanza
d
'
idee
o
di
presupposti
religiosi
.
I
più
risoluti
fra
cotesti
idealisti
furono
appunto
i
materialisti
estremi
;
come
quelli
,
che
,
negando
ogni
obietto
alla
fantasia
religiosa
,
assegnavano
al
bisogno
della
felicità
questa
terra
qual
sicuro
dominio
,
pur
che
la
ragione
schiudesse
la
via
.
Ma
le
idee
furono
così
barbaramente
maltrattate
dalle
prosaiche
cose
,
come
avvenne
tra
la
fine
del
secolo
passato
e
il
principio
di
questo
.
Assai
dura
fu
la
lezione
dei
fatti
,
dalla
quale
procedettero
le
più
tristi
delusioni
,
e
poi
ne
seguì
un
radicale
rivolgimento
negli
spiriti
.
I
fatti
,
in
una
parola
,
riuscirono
contrarii
ad
ogni
aspettazione
;
il
che
,
se
dapprima
produsse
stanchezza
nei
disillusi
,
non
poté
a
meno
di
indurre
desiderio
e
bisogno
di
nuova
ricerca
.
È
noto
come
Saint
-
Simon
e
Fourier
,
nei
quali
proprio
in
principio
del
secolo
si
avvera
,
nelle
forme
unilaterali
della
genialità
prematura
,
la
reazione
contro
i
resultati
immediati
della
grande
rivoluzione
politico
-
economica
,
si
levassero
risolutamente
,
il
primo
contro
i
giuristi
,
ed
il
secondo
contro
gli
economisti
.
Difatti
,
rimossi
gl
'
impedimenti
alla
libertà
,
che
furon
proprii
di
altri
tempi
,
dei
nuovi
e
spesso
più
gravi
e
più
dolorosi
eran
subentrati
;
e
,
come
la
felicità
eguale
per
tutti
non
s
'
era
avverata
,
così
la
società
rimaneva
nella
sua
forma
politica
,
tal
quale
come
prima
,
una
organizzazione
delle
disuguaglianze
.
La
società
deve
esser
,
dunque
,
un
qualcosa
di
per
sé
stante
,
un
certo
che
di
naturale
,
un
semovente
complesso
di
rapporti
e
di
condizioni
,
che
sfida
i
tuoni
propositi
soggettivi
dei
singoli
componenti
suoi
,
e
passa
sopra
alle
illusioni
ed
ai
disegni
degli
idealisti
!
Essa
,
dunque
,
segue
un
suo
proprio
andamento
,
dal
quale
sarà
lecito
di
astrarre
delle
leggi
di
processo
e
di
sviluppo
,
ma
al
quale
non
è
dato
d
'
imporne
!
Per
cotal
conversione
delle
menti
,
il
secolo
decimonono
s
'
annunciò
con
la
vocazione
di
dover
essere
il
secolo
della
scienza
storica
e
della
sociologia
.
Il
pensiero
ha
di
fatti
invaso
e
penetrato
ogni
campo
dell
'
attività
umana
,
col
principio
dello
sviluppo
.
In
questo
secolo
fu
ritrovata
la
grammatica
storica
,
e
fu
rinvenuta
la
chiave
per
esplorare
la
genesi
dei
miti
.
In
questo
secolo
furono
rinvenute
le
tracce
embriogenetiche
della
preistoria
e
furon
per
la
prima
volta
messe
in
serie
di
processo
le
forme
politiche
e
giuridiche
.
Il
secolo
decimonono
si
annunziò
come
il
secolo
della
sociologia
,
nella
persona
del
Saint
-
Simon
;
nel
quale
,
come
accade
degli
autodidatti
e
dei
precursori
geniali
,
si
trovano
confusi
insieme
i
germi
di
tante
tendenze
contradittorie
.
Per
questo
rispetto
la
concezione
materialistica
è
un
resultato
;
ma
è
quel
resultato
,
che
è
il
compimento
di
tutto
un
processo
di
formazione
;
e
come
resultato
e
come
compimento
essa
è
anche
la
semplificazione
di
tutta
la
scienza
storica
e
di
tutta
la
sociologia
,
perché
ci
riporta
dai
derivati
e
dalle
condizioni
complesse
alle
funzioni
elementari
.
E
ciò
è
avvenuto
per
la
diretta
suggestione
di
una
nuova
e
strepitosa
esperienza
.
Le
leggi
della
economia
,
quali
esse
per
sé
sono
e
per
sé
si
esplicano
,
avean
trionfato
di
tutte
le
illusioni
,
e
s
'
eran
mostrate
direttrici
della
vita
sociale
.
La
grande
rivoluzione
industriale
,
operatasi
per
primo
in
Inghilterra
alla
luce
del
giorno
,
anzi
nel
secolo
dei
lumi
,
facea
intendere
come
le
classi
sociali
,
se
non
sono
in
natura
,
non
son
nemmeno
una
conseguenza
del
caso
o
dell
'
arbitrio
;
anzi
nascono
storicamente
e
socialmente
entro
ed
attorno
ad
una
determinata
forma
di
produzione
.
E
chi
,
in
verità
,
non
avea
visto
a
sorgere
,
sotto
i
suoi
occhi
,
i
nuovi
proletarii
dalla
rovina
economica
di
tante
classi
di
piccoli
proprietarii
,
di
piccoli
contadini
e
di
artigiani
;
e
chi
non
era
in
grado
di
scorgere
il
metodo
di
tale
novella
creazione
di
nuovo
stato
sociale
,
in
cui
tanti
uomini
venivano
ad
esser
ridotti
e
a
trovarsi
per
forza
?
Chi
non
era
in
grado
di
scorgere
,
come
il
danaro
diventato
capitale
fosse
riuscito
in
breve
corso
d
'
anni
a
grandeggiare
,
per
l
'
attrazione
che
esso
esercita
sul
lavoro
degli
uomini
liberi
,
nei
quali
la
necessità
di
darsi
liberamente
a
mercede
era
stata
di
lunga
mano
preparata
con
tanti
accurati
metodi
di
diritto
,
e
per
le
vie
di
una
violenta
o
indiretta
espropriazione
?
Chi
non
avea
visto
a
sorgere
le
nuove
città
intorno
alle
fabbriche
,
e
cingersi
al
loro
perimetro
di
desolante
miseria
,
che
non
era
più
un
caso
di
singolare
disavventura
ma
la
condizione
e
la
fonte
della
ricchezza
?
E
in
quella
miseria
di
novello
stile
apparivano
numerose
le
donne
ed
i
fanciulli
,
uscenti
per
la
prima
volta
da
una
ignorata
esistenza
,
per
figurare
sul
palcoscenico
della
storia
qual
sinistra
illustrazione
della
società
degli
eguali
.
E
chi
non
sentiva
-
ci
fosse
o
non
ci
fosse
la
sedicente
teoria
del
reverendo
Malthus
-
che
il
numero
di
conviventi
,
che
cotesto
modo
di
organizzazione
economica
può
contenere
,
se
a
volte
è
insufficiente
a
chi
per
l
'
alea
favorevole
della
produzione
ha
bisogno
di
braccia
,
altre
volte
è
esuberante
,
e
per
ciò
non
occupabile
e
pauroso
?
Diveniva
,
inoltre
,
cosa
evidente
,
che
la
rapida
e
violenta
trasformazione
economica
avveratasi
strepitosamente
in
Inghilterra
,
era
ivi
riuscita
perché
quel
paese
erasi
potuto
creare
,
di
fronte
alla
rimanente
Europa
,
un
monopolio
fino
allora
non
mai
visto
,
ed
a
reggere
cotesto
monopolio
era
occorsa
una
politica
senza
scrupoli
,
la
quale
permetteva
una
buona
volta
a
tutti
di
tradurre
in
prosa
il
mito
ideologico
dello
stato
,
che
avrebbe
ad
essere
tutore
e
pedagogo
del
popolo
.
Nella
visione
immediata
di
tali
conseguenze
della
nuova
vita
ebbe
origine
il
pessimismo
,
più
o
meno
romantico
,
dei
laudatores
temporis
acti
,
da
De
Maistre
a
Carlyle
.
La
satira
del
liberalismo
invade
le
menti
e
la
letteratura
in
principio
di
questo
secolo
.
Comincia
quella
critica
della
società
,
nella
quale
è
l
'
inizio
di
tutta
la
sociologia
.
Bisognava
innanzi
tutto
vincere
la
ideologia
,
che
erasi
accumulata
ed
espressa
nelle
tante
dottrine
del
Diritto
di
Natura
e
del
Contratto
Sociale
.
Bisognava
rimettersi
di
fronte
ai
fatti
,
che
le
rapide
vicende
di
un
processo
tanto
intensivo
imponevano
all
'
attenzione
in
forme
così
nuove
e
paurose
.
Eccoti
Owen
,
l
'
impareggiabile
sotto
tutti
i
rispetti
;
ma
per
questo
specialmente
,
che
egli
fu
tanto
chiaroveggente
su
le
cause
della
nuova
miseria
,
quanto
fu
ingenuo
nel
ricercare
i
modi
di
vincerle
.
Bisognava
giungere
alla
critica
oggettiva
della
Economia
,
che
apparve
la
prima
volta
,
in
forme
unilaterali
e
reazionarie
,
in
Sismondi
.
In
quel
periodo
di
tempo
,
in
cui
si
mutavano
le
condizioni
di
una
nuova
scienza
storica
,
nascono
e
attirano
sopra
di
sé
l
'
attenzione
tante
diverse
forme
di
socialismo
utopico
,
unilaterale
,
o
a
dirittura
stravagante
,
che
non
arrivarono
mai
fino
ai
proletarii
,
o
perché
questi
non
avean
coscienza
politica
affatto
,
o
,
avendola
,
si
moveano
a
salti
,
come
nelle
cospirazioni
e
sommosse
francesi
dal
1830-48
,
o
si
aggiravano
sul
terreno
pratico
delle
riforme
immediate
,
come
è
il
caso
dei
Cartisti
.
E
pure
tutto
cotesto
socialismo
,
per
quanto
utopico
,
fantastico
ed
ideologico
,
era
una
critica
immediata
e
spesso
geniale
dell
'
Economia
;
una
critica
unilaterale
,
insomma
,
cui
occorreva
il
complemento
scientifico
di
una
generale
concezione
storica
.
Tutte
coteste
forme
di
critica
parziale
,
unilaterale
ed
incompleta
misero
effettivamente
capo
nel
socialismo
scientifico
.
Questo
non
è
più
la
critica
soggettiva
applicata
alle
cose
,
ma
è
il
ritrovamento
dell
'
autocritica
che
è
nelle
cose
stesse
.
La
critica
vera
della
società
è
la
società
stessa
,
che
per
le
condizioni
antitetiche
dei
contrasti
su
i
quali
poggia
,
genera
da
sé
in
se
stessa
la
contraddizione
,
e
questa
poi
vince
per
trapasso
in
una
nuova
forma
.
Il
risolvente
delle
presenti
antitesi
è
il
proletariato
;
che
lo
sappiano
o
non
lo
sappiano
i
proletarii
stessi
.
Come
in
essi
la
miseria
loro
è
diventata
la
condizione
palese
della
società
presente
,
così
in
essi
e
nella
miseria
loro
è
la
ragion
d
'
essere
della
nuova
rivoluzione
sociale
.
In
questo
trapasso
dalla
critica
del
pensiero
soggettivo
,
che
esamina
dal
di
fuori
le
cose
e
immagina
di
poterle
correggere
per
conto
suo
,
alla
intelligenza
dell
'
autocritica
che
la
società
esercita
sopra
di
se
stessa
nella
immanenza
del
suo
proprio
processo
;
soltanto
in
ciò
consiste
la
dialettica
della
storia
,
che
Marx
ed
Engels
,
solo
in
quanto
erano
materialisti
,
trassero
dall
'
idealismo
di
Hegel
.
E
in
fin
delle
fini
poco
importa
se
di
tali
riposte
e
complicate
forme
del
pensiero
non
si
sappian
render
conto
,
nè
i
letterati
,
che
non
conoscono
altra
significazione
della
parola
dialettica
se
non
quella
dell
'
artificio
sofistico
,
nè
i
dotti
e
gli
eruditi
,
che
non
sono
mai
atti
a
sorpassare
la
conoscenza
empiricamente
disgregata
dei
semplici
particolari
.
Ma
il
grande
rivolgimento
economico
,
che
ha
offerto
i
materiali
onde
è
composta
la
società
moderna
,
nella
quale
è
arrivato
in
fine
al
suo
quasi
completo
sviluppo
l
'
impero
del
capitalismo
,
non
sarebbe
riuscito
di
così
rapido
e
suggestivo
insegnamento
,
se
non
fosse
stato
luminosamente
illustrato
dal
moto
vertiginoso
e
catastrofico
della
Rivoluzione
Francese
.
Mise
essa
in
piena
evidenza
,
come
in
tragica
rappresentazione
,
tutte
le
forze
antagonistiche
della
società
moderna
,
perché
questa
vi
si
fece
strada
tra
le
rovine
,
e
segnò
in
breve
tratto
di
tempo
precipitosamente
le
fasi
del
suo
nascimento
e
del
suo
assetto
.
Nacque
la
Rivoluzione
dagl
'
impedimenti
che
la
borghesia
dovette
vincere
con
la
violenza
,
poi
che
apparve
evidente
come
la
transizione
dalla
vecchia
alla
nuova
forma
della
produzione
-
o
della
proprietà
,
come
dicono
per
necessità
di
gergo
professionale
i
giuristi
-
non
potesse
avverarsi
per
le
vie
più
tranquille
delle
successive
e
graduali
riforme
.
E
fu
essa
per
ciò
sollevazione
,
attrito
e
rimescolamento
di
tutte
le
vecchie
classi
dell
'
Ancien
Régime
,
e
rapida
e
vertiginosa
formazione
ad
un
tempo
di
nuove
classi
,
nel
brevissimo
ma
singolarmente
intensivo
periodo
di
soli
dieci
anni
,
che
al
paragone
della
ordinaria
storia
di
altri
paesi
e
tempi
paiono
secoli
.
In
cotesta
compressione
di
vicende
da
secoli
in
così
breve
giro
di
anni
,
si
esemplificarono
i
momenti
e
gli
aspetti
più
caratteristici
della
società
nuova
,
o
moderna
,
con
tanto
maggiore
evidenza
,
in
quanto
che
la
pugnace
borghesia
avea
già
creato
a
se
stessa
tali
mezzi
ed
organi
intellettuali
,
da
possedere
nella
teoria
dell
'
opera
propria
la
coscienza
riflessa
del
suo
movimento
.
La
violenta
espropriazione
di
una
parte
non
piccola
della
vecchia
proprietà
,
di
quella
,
cioè
,
che
era
immobilizzata
nel
feudo
,
nei
regi
e
principeschi
demani
e
nella
manomorta
,
coi
diritti
reali
e
personali
che
ne
derivavano
per
mille
vie
,
mise
a
disposizione
dello
stato
,
divenuto
per
necessità
di
cose
un
terribile
ed
onnipotente
governo
di
eccezione
,
una
massa
straordinaria
di
mezzi
economici
;
e
questi
,
per
un
verso
dettero
luogo
alla
singolare
finanza
degli
assegnati
,
finiti
poi
nell
'
annullamento
di
se
stessi
,
e
per
un
altro
verso
dettero
luogo
alla
formazione
dei
nuovi
proprietarii
,
che
andarono
debitori
alle
chances
dell
'
aggiotaggio
,
e
alle
contingenze
dell
'
intrigo
e
della
speculazione
,
della
fortuna
loro
.
E
chi
avrebbe
mai
più
osato
dappoi
di
giurare
sul
capo
del
sacro
ed
atavico
istituto
della
proprietà
,
dacchè
il
titolo
recente
ed
accertato
di
questa
poggiava
così
palesemente
su
la
notizia
delle
fortunate
contingenze
?
Se
mai
era
passato
per
il
capo
di
tanti
molesti
filosofi
,
a
cominciare
dai
Sofisti
,
che
il
diritto
fosse
una
utile
e
comoda
fattura
dell
'
uomo
;
cotesta
proposizione
di
malvisti
eretici
poteva
sembrate
oramai
verità
semplice
ed
intuitiva
per
fino
agli
ultimi
straccioni
dei
sobborghi
di
Parigi
.
Non
aveano
essi
,
i
proletarii
,
dato
l
'
impulso
,
con
tutto
il
resto
del
popolo
minuto
,
alla
rivoluzione
in
generale
con
le
mosse
anticipate
dell
'
aprile
dell'89;
e
non
si
trovaron
poi
come
scacciati
di
nuovo
dalla
scena
della
storia
dopo
l
'
insuccesso
della
rivolta
del
Preriale
del
'95
?
Non
aveano
essi
portato
a
spalle
tutti
i
focosi
oratori
della
libertà
e
della
eguaglianza
;
non
aveano
essi
tenuto
in
mano
la
Comune
parigina
,
che
fu
per
un
pezzo
l
'
organo
impulsivo
dell
'
Assemblea
e
di
tutta
la
Francia
;
e
non
finivan
poi
da
ultimo
nell
'
amara
delusione
d
'
essersi
creati
con
le
proprie
mani
i
novelli
padroni
?
Nella
coscienza
fulminea
di
tal
delusione
è
il
movente
psicologico
,
rapido
ed
immediato
,
della
cospirazione
di
Babeuf
;
la
quale
,
per
ciò
appunto
,
è
un
grande
fatto
della
storia
,
ed
ha
in
sé
tutti
gli
elementi
della
tragedia
oggettiva
.
La
terra
,
che
il
feudo
e
la
manomorta
aveano
come
legata
ad
un
corpo
,
ad
una
famiglia
,
ad
un
titolo
,
liberata
dai
suoi
vincoli
era
diventata
merce
,
perché
fosse
base
ed
istrumento
da
produrre
merci
;
ed
era
diventata
d
'
un
tratto
merce
così
pieghevole
,
docile
ed
adattabile
,
da
prestarsi
a
circolare
nei
simboli
di
tanti
pezzi
di
carta
.
E
intorno
a
questi
simboli
moltiplicati
di
tanto
su
le
cose
che
doveano
rappresentare
,
che
da
ultimo
finiron
nel
nulla
,
sorse
gigante
l
'
affare
,
come
sorse
d
'
ogni
parte
,
su
le
spalle
della
miseria
dei
più
miseri
,
e
fra
tutti
gli
anfratti
della
precipitosa
e
sinuosa
politica
,
e
sfacciato
soprattutto
nel
trar
partito
dalla
guerra
e
dai
suoi
gloriosi
successi
.
Per
fino
i
rapidi
progressi
di
una
tecnica
accelerata
per
le
urgenti
circostanze
,
dettero
materia
ed
occasione
al
prosperar
degli
affari
.
Le
leggi
dell
'
economia
borghese
,
che
son
quelle
della
produzione
individuale
nel
campo
antagonistico
della
concorrenza
,
insorsero
furiose
,
con
tutti
i
mezzi
della
violenza
e
dell
'
insidia
,
contro
l
'
arbitrio
idealistico
di
un
governo
rivoluzionario
;
il
quale
,
forte
della
certezza
di
salvare
la
patria
,
e
forte
ancora
più
della
illusione
di
fondare
in
eterno
la
libertà
degli
eguali
,
credette
fosse
cosa
possibile
il
sopprimere
l
'
aggiotaggio
con
la
ghigliottina
,
l
'
eliminare
l
'
affarismo
con
la
chiusura
della
borsa
,
e
l
'
assicurare
al
popolo
minuto
la
esistenza
,
col
fissare
il
maximum
dei
prezzi
dei
generi
di
prima
necessità
.
Le
merci
,
e
i
prezzi
,
e
gli
affari
rivendicarono
con
la
violenza
la
libertà
propria
,
contro
quelli
che
volean
leggere
o
imporre
loro
la
morale
.
Il
Termidoro
,
quali
che
fossero
le
personali
intenzioni
dei
Termidoriani
,
o
vili
,
o
paurosi
,
o
illusi
,
fu
,
così
nelle
cause
ascose
come
nei
suoi
effetti
non
remoti
,
il
trionfo
degli
affari
su
l
'
idealismo
democratico
.
La
costituzione
del
'93
,
la
quale
segna
l
'
estremo
limite
cui
possa
giungere
il
pensiero
democratico
,
non
era
mai
andata
in
esecuzione
.
La
pressione
grave
delle
circostanze
,
la
minaccia
dello
straniero
,
le
varie
forme
di
ribellione
all
'
interno
,
dalla
girondina
alla
vandeana
,
avean
reso
necessario
un
governo
di
eccezione
,
che
fu
il
Terrore
nato
dalla
paura
.
A
misura
che
i
pericoli
cessavano
,
cessò
il
bisogno
del
terrore
;
ma
la
democrazia
s
'
infranse
innanzi
agli
affari
,
nei
quali
nasceva
la
proprietà
dei
proprietarii
nuovi
.
La
costituzione
dell
'
anno
III
consacrò
il
principio
del
moderantismo
liberale
,
dal
quale
è
proceduto
tutto
il
costituzionalismo
del
continente
europeo
:
ma
innanzi
tutto
fu
la
via
per
giungere
alla
garanzia
della
proprietà
nuova
.
Cambiare
i
proprietarii
,
salvando
la
proprietà
,
questo
il
motto
,
questa
la
parola
d
'
ordine
,
questa
l
'
insegna
,
che
sfidò
per
anni
dal
10
agosto
'92
,
così
le
sommosse
violente
,
come
gli
arditi
disegni
di
coloro
che
tentarono
di
fondare
la
società
su
la
virtù
,
su
l
'
eguaglianza
,
su
la
spartana
abnegazione
.
Il
Direttorio
fu
il
tramite
attraverso
del
quale
la
rivoluzione
giunse
a
negare
se
stessa
come
conato
idealistico
;
e
col
Direttorio
,
che
fu
la
corruzione
confessata
e
professata
,
divenne
realtà
il
motto
:
cambiati
sì
i
proprietarii
,
ma
la
proprietà
è
salva
!
E
da
ultimo
occorreva
,
a
trarre
da
tante
rovine
uno
stabile
edifizio
,
la
forza
vera
;
e
questa
si
trovò
in
un
singolare
avventuriere
d
'
insuperata
genialità
,
cui
la
fortuna
avea
romanamente
arriso
,
ed
il
solo
che
possedesse
la
virtù
di
mettere
la
chiusa
della
conveniente
morale
a
quella
favola
gigantesca
,
perché
in
lui
non
era
nè
ombra
,
nè
traccia
di
scrupoli
morali
.
Tutto
si
vide
in
quella
rapina
di
eventi
.
I
cittadini
armati
alla
difesa
della
patria
,
vittoriosi
oltre
i
confini
della
circostante
Europa
,
nella
quale
portano
con
la
conquista
la
rivoluzione
,
divengono
soldatesca
da
opprimere
la
libertà
in
patria
.
I
contadini
,
che
in
un
impeto
d
'
imperiosa
suggestione
produssero
per
entro
alle
terre
di
feudo
l
'
anarchia
dell'89
,
diventati
,
o
soldati
,
o
piccoli
proprietarii
,
o
piccoli
fittaiuoli
,
dopo
d
'
essere
stati
per
un
quarto
d
'
ora
le
sentinelle
avanzate
della
rivoluzione
,
ricaddero
nella
silenziosa
e
balorda
quiete
della
vita
loro
tradizionale
,
che
,
muta
di
casi
e
di
movimenti
,
fa
da
sottostrato
sicuro
al
così
detto
ordine
sociale
.
I
piccoli
borghesi
di
città
,
e
i
già
membri
delle
corporazioni
,
a
breve
andare
s
'
accomodarono
a
diventare
,
nel
campo
della
gara
economica
,
i
prestatori
liberi
dell
'
opera
della
mano
.
La
libertà
del
commercio
esigeva
,
che
ogni
prodotto
diventasse
liberamente
commerciabile
,
e
superava
,
quindi
,
l
'
ultimo
impedimento
,
ottenendo
che
il
lavoro
diventasse
anch
'
esso
libera
merce
.
Tutto
si
mutò
in
quel
tempo
.
Lo
stato
,
che
era
parso
per
secoli
a
tanti
milioni
d
'
illusi
una
sacra
istituzione
,
o
un
divino
mandato
,
lasciando
il
capo
del
suo
sovrano
sotto
la
fredda
azione
di
un
istrumento
tecnico
,
ne
rimase
sconsacrato
e
profanizzato
.
Diventava
esso
stesso
,
lo
stato
,
un
apparato
tecnico
,
che
alla
gerarchia
veniva
sostituendo
la
burocrazia
.
E
perché
non
v
'
era
più
presunzione
di
antichi
titoli
,
che
dessero
ragione
di
privilegio
da
tenervi
posto
,
questo
novello
stato
poteva
diventar
la
preda
di
chi
se
lo
pigliasse
;
si
trovava
,
insomma
,
messo
agl
'
incanti
,
purché
i
fortunati
tra
gli
ambiziosi
fossero
i
soliti
garanti
della
proprietà
,
e
dei
nuovi
e
vecchi
proprietari
.
Il
novello
stato
,
che
ebbe
bisogno
del
18
Brumaio
per
diventare
una
ordinata
burocrazia
poggiata
sul
militarismo
vittorioso
,
questo
stato
che
completava
la
rivoluzione
nell
'
atto
che
la
negava
,
non
potea
fare
a
meno
del
suo
testo
,
e
l
'
ebbe
nel
Codice
Civile
,
che
è
il
libro
d
'
oro
della
società
che
produca
e
venda
merci
.
Non
invano
la
giurisprudenza
generalizzata
avea
serbato
e
commentato
per
secoli
,
nella
forma
di
una
disciplina
scientifica
,
quel
Diritto
Romano
,
che
fu
,
è
,
e
sarà
la
forma
tipica
e
classica
del
diritto
d
'
ogni
società
delle
merci
,
finché
il
comunismo
non
tolga
di
mezzo
la
possibilità
di
venderne
e
di
comprarne
.
La
borghesia
,
che
per
l
'
incidenza
di
tante
singolari
circostanze
fece
la
strepitosa
rivoluzione
col
concorso
di
tante
altre
classi
e
semiclassi
,
sparite
poi
dopo
breve
tempo
quasi
tutte
dalla
scena
politica
,
apparve
nei
momenti
del
più
vivo
attrito
come
spinta
da
motivi
ed
ispirata
da
una
ideologia
,
che
sarebbero
affatto
difformi
dagli
effetti
che
sopravvissero
e
positivamente
si
perpetuarono
.
Ciò
fa
,
che
nel
calore
delle
lotte
la
vertiginosa
mutazione
del
sottostrato
economico
apparisca
come
dissimulata
dagli
ideali
,
ed
oscurata
dall
'
intreccio
di
tanti
propositi
e
disegni
,
da
cui
sorgono
atti
di
malvagità
e
di
eroismo
inauditi
,
e
correnti
di
illusioni
e
dure
prove
di
disinganni
.
Mai
si
sprigionò
dagli
umani
petti
così
potente
la
fede
nell
'
ideale
del
progresso
.
Liberare
l
'
uman
genere
dalla
superstizione
,
o
a
dirittura
dalla
religione
,
fare
d
'
ogni
individuo
un
cittadino
,
e
d
'
ogni
privato
un
uomo
pubblico
;
questo
l
'
inizio
:
-
e
poi
su
la
linea
di
cotesto
programma
compendiare
,
nell
'
azione
breve
di
pochi
anni
,
quella
evoluzione
,
che
ai
più
idealisti
di
ora
appare
quale
opera
di
molti
secoli
ancora
da
venire
:
-
questo
l
'
idealismo
d
'
allora
.
E
perché
dovea
repugnare
a
costoro
la
pedagogica
della
ghigliottina
?
Tale
poesia
,
grandiosa
certo
se
non
dilettosa
,
lasciò
dietro
di
sé
una
prosa
assai
dura
.
E
fu
la
prosa
dei
proprietarii
,
che
dovean
la
proprietà
alla
fortuna
,
e
fu
quella
dell
'
alta
finanza
e
dei
fornitori
arricchiti
,
dei
marescialli
,
dei
prefetti
,
dei
giornalisti
e
degli
artisti
e
letterati
mercenarii
;
fu
la
prosa
della
corte
del
singolare
mortale
,
cui
le
qualità
del
genio
militare
innestate
su
l
'
indole
brigantesca
avean
senza
dubbio
conferito
il
diritto
di
schernire
come
ideologo
chiunque
non
ammirasse
il
fatto
nudo
e
crudo
,
che
nella
vita
può
essere
,
come
era
per
lui
,
la
semplice
brutalità
del
successo
.
La
Grande
Rivoluzione
affrettò
il
corso
della
storia
in
buona
parte
dell
'
Europa
.
Da
essa
parti
tutto
ciò
che
chiamiamo
liberalismo
e
democrazia
moderna
,
salvo
i
casi
di
errata
imitazione
dell
'
Inghilterra
,
e
fino
allo
stabilimento
della
unità
d
'
Italia
,
che
fu
,
e
rimarrà
forse
l
'
ultimo
atto
della
borghesia
rivoluzionaria
.
Fu
quella
rivoluzione
l
'
esempio
più
vivo
e
più
istruttivo
del
come
una
società
si
trasformi
,
e
del
come
le
nuove
condizioni
economiche
si
sviluppino
,
e
sviluppandosi
coordinino
in
gruppi
e
classi
i
membri
della
società
.
Fu
la
prova
palpabile
,
del
come
si
trovi
il
diritto
,
quando
occorra
ad
espressione
e
difesa
di
determinati
rapporti
,
e
del
come
si
crei
lo
stato
,
e
se
ne
dispongano
i
mezzi
,
le
forze
e
gli
organi
.
E
si
vide
come
le
idee
germoglino
dal
terreno
delle
necessità
sociali
,
e
come
i
caratteri
,
le
tendenze
,
i
sentimenti
,
le
volontà
,
ossia
,
a
farla
breve
,
le
forze
morali
,
si
producano
e
svolgano
in
circostanziate
condizioni
.
In
una
parola
,
i
dati
della
scienza
sociale
furono
,
per
così
dire
,
ammanniti
dalla
società
stessa
;
e
non
è
da
meravigliare
se
la
Rivoluzione
,
che
fu
preceduta
ideologicamente
dalla
forma
più
acuta
di
dottrinarismo
razionalistico
che
si
conosca
,
abbia
finito
poi
per
lasciare
dietro
di
sé
il
bisogno
intellettuale
di
una
scienza
storica
e
sociologica
antidottrinaria
;
come
in
buona
parte
è
riuscito
di
farne
nel
secolo
nostro
,
che
volge
oramai
al
termine
suo
.
E
qui
,
per
le
cose
da
me
dette
e
per
quelle
generalmente
risapute
,
sarebbe
inutile
ricordare
nuovamente
,
come
ad
Owen
faccian
riscontro
Saint
-
Simon
e
Fourier
,
e
di
ripetere
per
quali
vie
siasi
originato
il
socialismo
scientifico
.
L
'
importante
è
in
due
punti
soli
,
e
cioè
:
che
il
materialismo
storico
non
potea
nascere
se
non
dalla
coscienza
teorica
del
socialismo
;
e
che
esso
può
oramai
spiegare
la
sua
propria
origine
,
coi
suoi
proprii
principii
,
il
che
è
la
riprova
massima
della
maturità
sua
.
Non
era
perciò
fuor
di
luogo
la
frase
con
cui
comincia
questo
capitolo
:
le
idee
non
cascano
dal
cielo
.
VIII
.
Per
il
cammino
fatto
fin
qui
deve
oramai
parer
chiaro
a
chiunque
,
quale
sia
il
valore
preciso
e
relativo
della
così
detta
dottrina
dei
fattori
;
e
per
qual
modo
si
riesca
ad
eliminare
obiettivamente
cotesti
concetti
provvisorii
,
che
furono
e
sono
semplice
espressione
di
un
pensiero
non
arrivato
pienamente
a
maturità
.
Eppure
su
cotesta
dottrina
bisogna
tornarci
ancora
una
volta
,
per
dichiarar
meglio
,
e
più
partitamente
,
da
quali
ragioni
sia
dipeso
e
dipenda
,
che
due
dei
così
detti
fattori
,
ossia
lo
stato
e
il
diritto
,
fossero
o
siano
tuttora
assunti
aprincipale
od
esclusivo
soggetto
della
storia
.
La
storiografia
,
di
fatti
,
ha
riposto
per
secoli
in
coteste
forme
della
vita
sociale
l
'
essenziale
dello
sviluppo
umano
;
e
,
anzi
,
non
ha
visto
questo
sviluppo
se
non
nel
modificarsi
di
tali
forme
.
La
storia
è
stata
trattata
per
secoli
come
disciplina
attinente
al
movimento
giuridico
-
politico
,
e
anzi
al
politico
principalmente
.
La
inversione
dalla
politica
alla
società
è
cosa
recente
;
e
assai
più
recente
ancora
è
la
risoluzione
della
società
negli
elementi
del
materialismo
economico
.
In
altre
parole
,
la
sociologia
è
di
assai
recente
invenzione
;
e
il
lettore
,
spero
,
avrà
inteso
da
sé
,
che
io
adopero
cotesta
parola
,
brevitatis
causa
,
per
indicare
in
genere
la
scienza
delle
funzioni
e
delle
variazioni
sociali
,
e
non
per
riferirmi
al
caso
specifico
del
modo
come
la
trattano
i
Positivisti
.
Gli
è
del
resto
cosa
risaputa
,
come
,
fino
al
principio
di
questo
secolo
,
le
notizie
attinenti
alle
usanze
,
ai
costumi
,
alle
credenze
e
così
via
,
e
anche
quelle
attinenti
alle
condizioni
naturali
,
che
fanno
da
sottosuolo
e
da
circuito
alle
forme
sociali
,
apparissero
nelle
storie
politiche
quali
semplici
curiosità
,
o
quali
accessorii
e
complementi
della
narrazione
.
Tutto
ciò
non
può
essere
accidentale
:
e
non
è
.
Rendersi
conto
della
tardiva
apparizione
della
storia
sociale
gli
è
per
ciò
di
doppio
interesse
:
e
perché
la
dottrina
nostra
giustifica
ancora
una
volta
,
per
cotal
via
,
la
sua
ragion
d
'
essere
;
e
perché
dei
così
detti
fattori
si
fa
la
eliminazione
in
modo
definitivo
.
Fatta
eccezione
di
alcuni
momenti
critici
,
nei
quali
le
classi
sociali
,
per
estrema
incapacità
a
tenersi
in
una
condizione
di
relativo
equilibrio
per
adattamento
,
entrano
in
una
più
o
meno
prolungata
crisi
di
anarchia
;
e
fatta
eccezione
di
quelle
singolari
catastrofi
,
nelle
quali
tutto
un
mondo
precipita
,
come
alla
caduta
dell
'
Impero
Romano
d
'
Occidente
,
o
al
dissolversi
del
Califfato
:
dacché
c
'
è
memoria
di
storia
scritta
,
lo
stato
apparisce
,
non
solo
come
l
'
apice
,
e
come
il
vertice
della
società
,
ma
come
il
reggitore
di
essa
.
Il
primo
passo
che
il
pensiero
ingenuo
abbia
fatto
in
tale
ordine
di
considerazioni
consiste
in
questo
enunciato
:
il
reggitore
è
l
'
autore
.
Fatta
,
inoltre
,
eccezione
di
certi
brevi
periodi
di
democrazia
esercitata
con
la
viva
coscienza
della
sovranità
popolare
,
come
fu
di
alcune
città
greche
,
e
segnatamente
di
Atene
,
e
di
alcuni
Comuni
italiani
,
e
specie
di
Firenze
(
quelle
erano
,
però
,
di
uomini
liberi
padroni
di
schiavi
,
questi
furono
di
cittadini
privilegiati
sfruttanti
il
forestiero
e
la
campagna
)
,
la
società
retta
a
stato
fu
sempre
di
una
maggioranza
messa
in
balia
di
una
minoranza
.
Cosicché
la
maggioranza
degli
uomini
è
apparsa
nella
storia
come
una
massa
retta
,
governata
,
guidata
,
sfruttata
e
maltrattata
;
o
,
per
lo
meno
,
qual
variopinta
conglomerazione
d
'
interessi
,
che
alcuni
pochi
avessero
da
regolare
,
mantenendo
in
equilibrio
le
divergenze
,
per
pressione
o
per
compensazione
.
Di
qui
la
necessità
di
un
'
arte
di
governo
;
e
,
come
questa
si
fa
prima
di
ogni
altra
cosa
palese
agli
osservatori
della
vita
collettiva
,
così
era
naturale
,
che
la
politica
apparisse
come
l
'
autrice
dell
'
ordine
sociale
,
e
come
l
'
indice
della
continuità
nel
succedersi
delle
forme
storiche
.
Chi
dice
politica
,
dice
attività
,
che
fino
ad
un
certo
punto
si
conduce
a
disegno
;
cioè
fino
a
che
i
calcoli
non
dian
di
cozzo
in
ignorate
o
inaspettate
resistenze
.
Assumendo
,
per
quel
che
suggeriva
la
imperfetta
esperienza
,
ad
autore
della
società
lo
stato
,
e
ad
autrice
dell
'
ordine
sociale
la
politica
,
ne
venia
di
conseguenza
,
che
gli
storici
narratori
o
ragionatori
fossero
portati
a
riporre
l
'
essenziale
della
storia
nel
succedersi
delle
forme
,
delle
istituzioni
e
delle
idee
politiche
.
Donde
lo
stato
avesse
avuto
origine
,
e
in
che
cosa
trovasse
fondamento
al
suo
perpetuarsi
,
non
importava
,
come
non
importa
al
comune
ragionamento
.
I
problemi
di
indole
genetica
spuntano
,
com
'
è
risaputo
,
assai
tardi
.
Lo
stato
c
'
è
,
e
trova
la
sua
ragione
nella
sua
necessità
attuale
:
-
tanto
è
vero
,
che
la
fantasia
non
ha
potuto
adattarsi
all
'
idea
,
che
una
volta
non
ci
fosse
,
e
ne
ha
prolungata
la
esistenza
congetturale
fino
alle
prime
origini
del
genere
umano
.
Iddii
,
o
semidei
ed
eroi
ne
furono
gli
istitutori
,
nella
mitologia
per
lo
meno
;
come
nella
teologia
medievale
il
papa
fa
da
fonte
prima
,
e
per
ciò
divina
e
perpetua
,
di
ogni
autorità
.
Ancora
ai
tempi
nostri
,
viaggiatori
inesperti
e
missionarii
idioti
trovano
da
per
tutto
lo
stato
,
là
dove
non
è
,
presso
i
selvaggi
e
i
barbari
,
che
la
gens
,
o
la
tribù
delle
genti
,
o
l
'
alleanza
delle
genti
.
Due
cose
sono
occorse
,
perché
tali
pregiudizii
del
ragionamento
rimanessero
vinti
.
In
primo
luogo
fu
necessario
si
riconoscesse
,
che
le
funzioni
dello
stato
nascono
,
crescono
,
diminuiscono
,
si
alterano
e
si
succedono
col
variare
di
certe
condizioni
sociali
.
In
secondo
luogo
è
convenuto
si
arrivasse
ad
intendere
,
che
lo
stato
esiste
e
si
regge
in
quanto
è
ordinato
a
difesa
di
certi
determinati
interessi
,
di
una
parte
della
società
,
contro
tutto
il
testo
della
società
stessa
,
la
quale
deve
esser
fatta
di
tal
modo
,
nel
suo
insieme
,
che
la
resistenza
dei
soggetti
,
dei
maltrattati
,
degli
sfruttati
,
o
si
disperda
nei
molteplici
attriti
,
o
trovi
compenso
nei
parziali
,
per
quanto
miseri
,
vantaggi
degli
oppressi
stessi
.
La
miracolosa
ed
ammirata
arte
politica
si
risolve
per
ciò
in
un
enunciato
assai
semplice
:
applicare
una
forza
,
o
un
sistema
di
forze
,
ad
un
insieme
di
resistenze
.
Il
primo
e
più
difficile
passo
è
fatto
quando
si
giunge
a
risolvere
lo
stato
nelle
condizioni
sociali
,
da
cui
esso
trae
origine
.
Ma
queste
condizioni
sociali
stesse
sono
state
poi
precisate
con
la
teoria
delle
classi
;
la
genesi
delle
quali
è
nella
maniera
delle
varie
occupazioni
,
data
la
distribuzione
del
lavoro
,
e
ossia
dati
i
rapporti
che
coordinano
e
vincolano
gli
uomini
in
una
determinata
forma
di
produzione
.
A
questo
punto
il
concetto
dello
stato
ha
cessato
di
rappresentare
la
causa
diretta
del
movimento
storico
,
in
quanto
presunto
autore
della
società
:
perché
s
'
è
visto
,
che
in
ogni
sua
forma
e
variazione
esso
non
è
,
se
non
l
'
ordinamento
positivo
e
forzato
di
un
determinato
dominio
di
classe
,
o
di
una
determinata
accomodazione
di
diverse
classi
.
E
poscia
,
per
ulteriore
conseguenza
di
tali
premesse
,
si
e
giunti
da
ultimo
a
riconoscere
,
che
la
politica
,
in
quanto
arte
di
operare
a
disegno
,
è
una
parte
assai
piccola
del
movimento
generale
della
storia
,
ed
è
una
parte
non
grande
della
formazione
e
dello
sviluppo
dello
stato
stessa
;
nel
quale
molte
cose
,
ossia
molte
relazioni
,
nascono
e
si
svolgono
per
necessaria
accomodazione
,
per
tacito
consenso
,
per
subita
o
tollerata
violenza
,
per
intuitivo
ripiego
.
Il
regno
dell
'
inconsapevole
,
nel
senso
di
ciò
che
non
è
voluto
ad
arbitrio
,
a
disegno
o
per
elezione
,
ma
che
si
determina
e
si
fa
per
succedersi
di
abiti
,
di
consuetudini
,
di
accomodazioni
e
così
via
,
è
divenuto
assai
largo
nel
campo
delle
conoscenze
che
formano
oggetto
della
scienza
storica
;
e
la
politica
,
che
era
stata
assunta
a
regola
di
spiegazione
,
è
diventata
essa
stessa
la
cosa
da
spiegare
.
Per
quali
ragioni
la
storia
si
presentasse
in
esclusiva
veste
politica
gli
è
,
dunque
,
oramai
palese
.
Ma
non
per
questo
lo
stato
è
una
semplice
escrescenza
,
o
un
puro
accessorio
,
o
del
corpo
sociale
,
o
della
libera
associazione
;
come
è
parso
a
tanti
utopisti
,
e
a
tanti
ultraliberali
anarchizzanti
.
Se
la
società
ha
messo
capo
,
in
fino
ad
ora
,
nello
stato
,
gli
è
perché
di
tale
complemento
di
forza
e
di
autorità
essa
ha
avuto
bisogno
,
in
quanto
è
appunto
di
disuguali
,
per
effetto
delle
differenziazioni
economiche
.
Lo
stato
è
ben
qualcosa
di
assai
reale
,
come
sistema
di
forze
,
che
mantengono
l
'
equilibrio
,
o
lo
impongono
con
la
violenza
e
con
la
repressione
.
E
per
esistere
come
tale
sistema
di
forze
è
dovuto
divenire
ed
essere
una
potenza
economica
;
poggi
questa
nella
razzia
,
nella
preda
,
nella
imposizione
di
guerra
,
o
consista
nella
diretta
proprietà
di
demanio
,
o
si
formi
di
volta
in
volta
,
come
nel
metodo
moderno
della
pubblica
finanza
,
che
assume
le
simulate
forme
costituzionali
di
una
pretesa
autotassazione
.
In
cotesta
potenza
economica
,
di
tanto
cresciuta
,
negli
stati
moderni
,
consiste
il
fondamento
della
sua
capacità
ad
operare
.
Da
essa
deriva
,
che
,
per
via
di
una
nuova
division
del
lavoro
,
intorno
alle
funzioni
dello
stato
stesso
si
formino
ordini
e
ceti
speciali
,
ossia
classi
particolarissime
,
non
esclusa
quella
dei
parassiti
.
Lo
stato
,
che
è
e
deve
essere
potenza
economica
,
perché
a
difesa
delle
classi
dirigenti
sia
fornito
di
mezzi
per
reprimere
,
per
governare
,
per
amministrare
,
per
guerreggiare
,
crea
per
diretto
o
per
indiretto
un
insieme
d
'
interessi
nuovi
e
particolari
,
i
quali
reagiscono
necessariamente
su
la
società
.
Cosicché
lo
stato
,
nell
'
atto
che
è
sorto
e
si
mantiene
comc
garante
delle
antitesi
sociali
,
che
sono
conseguenza
delle
differenziazioni
economiche
,
forma
intorno
a
sé
una
cerchia
d
'
interessati
direttamente
all
'
esistenza
sua
.
Da
ciò
derivano
due
conseguenze
.
Come
k
società
non
è
un
tutto
omogeneo
,
anzi
è
un
corpo
di
particolareggiata
articolazione
,
anzi
un
multiforme
complesso
d
'
interessi
antitetici
,
così
accade
,
che
alcune
volte
i
reggitori
dello
stato
tendano
ad
isolarsi
,
e
in
tale
isolamento
si
contrappongano
a
tutta
intera
la
società
E
poi
in
secondo
luogo
,
accade
,
che
organi
e
funzioni
create
la
prima
volta
a
benefizio
di
tutti
,
degenerino
in
abusi
di
consorterie
,
di
conventicole
e
di
camorre
.
Di
qui
le
aristocrazie
e
le
gerarchie
nate
dall
'
uso
dei
poteri
politici
,
e
di
qui
le
dinastie
;
le
quali
formazioni
,
viste
alla
luce
della
semplice
logica
,
paiono
irrazionali
del
tutto
.
Da
che
c
'
è
storia
accertata
,
lo
stato
è
cresciuto
o
è
diminuito
di
poteri
,
ma
non
è
mai
più
sparito
,
perché
mai
più
vennero
meno
,
nella
società
dei
disuguali
per
economica
differenziazione
,
le
ragioni
per
mantenere
e
per
difendere
con
la
forza
e
con
la
conquista
,
o
la
schiavitù
,
o
i
monopolii
,
o
il
predominio
di
una
forma
di
produzione
,
mediante
la
signoria
dell
'
uomo
su
gli
uomini
.
Onde
poi
lo
stato
è
diventato
come
l
'
arena
di
una
incessante
guerra
civile
,
che
vi
si
svolge
di
continuo
,
anche
se
non
appaia
nelle
forme
strepitose
dei
Mario
e
dei
Silla
,
delle
giornate
di
Giugno
e
della
secessione
americana
.
Dentro
allo
stato
ha
sempre
fiorito
la
corruzione
dell
'
uomo
per
mezzo
dell
'
uomo
;
perché
,
se
non
v
'
è
forma
di
dominio
che
non
trovi
resistenza
,
non
v
'
è
resistenza
che
per
gli
urgenti
bisogni
della
vita
non
possa
degenerare
in
rassegnata
accomodazione
.
Per
tali
ragioni
le
vicende
storiche
,
viste
alla
superficie
della
monotona
narrazione
ordinaria
,
paiono
come
la
ripetizione
assai
poco
variata
del
medesimo
tipo
,
come
una
specie
di
ritornello
,
o
di
configurazione
da
caleidoscopio
.
Non
è
da
maravigliare
che
il
concettualista
Herbart
e
il
maligno
pessimista
Schopenhauer
venissero
nella
conclusione
,
che
di
storia
come
vero
processo
non
ce
n
'
è
:
il
che
,
in
volgare
,
si
direbbe
così
:
la
storia
è
una
canzone
noiosa
!
Ridotta
la
storia
politica
alla
sua
quintessenza
,
lo
stato
rimane
chiarito
in
tutta
la
sua
prosa
,
in
cui
non
è
più
traccia
,
né
di
teologica
transumanazione
,
né
di
quella
metafisica
transustanziazione
,
che
ebbe
tanta
voga
presso
certi
filosofi
tedeschi
:
p
.
e
.
lo
stato
che
è
l
'
Idea
,
lo
stato
Idea
che
si
esplica
nella
storia
,
lo
stato
che
è
l
'
attuazione
piena
della
personalità
,
ed
altrettali
pappolate
.
Lo
stato
è
un
reale
ordinamento
di
difese
per
garentire
e
perpetuare
un
metodo
di
convivenza
,
il
cui
fondamento
è
,
o
una
forma
di
produzione
economica
,
o
un
accordo
ed
una
transazione
fra
diverse
forme
.
A
farla
più
breve
,
lo
stato
suppone
,
o
un
sistema
di
proprietà
,
o
l
'
accordo
tra
più
sistemi
di
proprietà
.
In
ciò
è
il
fondamento
d
'
ogni
sua
arte
,
al
cui
esercizio
occorre
,
che
lo
stato
stesso
divenga
una
potenza
economica
,
e
che
abbia
anche
i
mezzi
e
i
modi
per
far
passare
la
proprietà
dalle
mani
degli
uni
nelle
mani
degli
altri
.
Quando
,
per
effetto
di
una
rinnovazione
acuta
e
violenta
delle
forme
della
produzione
,
occorre
di
provvedere
ad
un
insolito
e
straordinario
spostamento
dei
rapporti
della
proprietà
(
p
.
e
.
abolizione
della
manomorta
e
del
feudo
,
abolizione
dei
monopolii
commerciali
)
,
allora
la
vecchia
forma
politica
è
insufficiente
,
e
la
rivoluzione
è
necessaria
per
creare
il
nuovo
organo
che
esegua
la
trasformazione
economica
.
Ora
,
fatta
astrazione
da
'
tempi
antichissimi
a
noi
ignoti
,
tutta
la
storia
s
'
è
svolta
nei
contatti
e
nei
contrasti
di
varie
tribù
,
e
comunanze
,
e
poi
di
varie
nazioni
e
di
vani
stati
,
cioè
,
le
ragioni
delle
antitesi
interne
nella
cerchia
di
ciascuna
società
sonosi
sempre
andate
complicando
con
gli
attriti
all
'
esterno
.
Queste
due
ragioni
di
contrasto
si
condizionano
a
vicenda
,
ma
in
modi
sempre
variati
.
Spesso
è
il
disagio
interno
che
spinge
una
comunanza
o
uno
stato
ad
entrare
in
esterne
collisioni
;
altre
volte
sono
queste
collisioni
che
alterano
i
rapporti
interni
.
Il
movente
precipuo
dei
vani
rapporti
tra
le
diverse
comunanze
fu
dalle
origini
,
com
'
è
fino
ad
ora
,
il
commercio
nel
lato
senso
della
parola
,
ossia
lo
scambio
:
sia
che
si
trattasse
di
cedere
,
come
in
una
povera
tribù
,
il
solo
esuberante
,
in
cambio
di
altre
cose
,
sia
che
si
tratti
,
come
oggi
,
della
grande
produzione
in
massa
,
che
è
fatta
ad
esclusivo
scopo
di
vendere
,
per
trarre
dal
danaro
il
danaro
cresciuto
d
'
un
tanto
.
Cotesta
enorme
massa
a
accadimenti
esterni
ed
interni
,
che
si
accumulano
ed
accavallano
l
'
un
su
l
'
altro
nella
ordinaria
cronistoria
,
turbano
tanto
gli
storiografici
espositori
e
compendiatori
,
che
essi
quasi
si
smarriscono
in
infiniti
tentativi
di
artificiali
raggruppamenti
cronologici
e
prospettici
.
Chi
invece
segua
lo
sviluppo
interno
dei
varii
tipi
sociali
quanto
alla
loro
struttura
economica
,
e
consideri
le
vicende
politiche
come
particolari
resultati
delle
forze
operanti
nella
società
,
finisce
da
ultimo
per
vincere
il
confuso
della
molteplice
ed
incerta
impressione
empirica
,
e
al
posto
della
linea
cronologica
,
del
sincronismo
e
della
prospettica
,
mette
la
serie
concreta
di
un
processo
reale
.
Innanzi
a
questo
genere
di
realistiche
considerazioni
,
cadono
tutte
le
ideologie
fondate
su
la
missione
etica
dello
stato
,
o
sopra
qualunque
altra
frase
simile
.
Lo
stato
è
,
per
così
dire
,
messo
al
suo
posto
,
e
rimane
come
inquadrato
nei
contorni
del
divenire
sociale
,
in
quanto
forma
che
è
effetto
di
altre
condizioni
,
e
che
a
sua
volta
,
poi
che
esiste
,
reagisce
naturalmente
sul
resto
.
E
qui
spunta
un
'
altra
questione
.
Cotesta
forma
sarà
superata
mai
?
ossia
,
ci
può
essere
una
società
senza
stato
?
-
ovvero
,
ci
può
essere
una
società
senza
classi
?
e
,
se
giova
di
spiegarsi
meglio
,
ci
sarà
una
forma
di
produzione
comunistica
,
con
tale
spartizione
di
lavoro
e
di
ufficii
,
che
non
possa
dar
luogo
allo
sviluppo
delle
disuguaglianze
,
da
cui
si
genera
il
dominio
dell
'
uomo
su
l
'
uomo
?
Nella
risposta
affermativa
a
coteste
domande
consiste
la
somma
del
socialismo
scientifico
;
in
quanto
esso
enuncia
l
'
avvento
della
produzione
comunistica
,
non
come
postulato
di
critica
,
né
come
meta
di
una
volontaria
elezione
,
ma
come
il
resultato
dell
'
immanente
processo
della
storia
.
Come
è
risaputo
,
la
premessa
di
tale
previsione
è
nelle
condizioni
stesse
della
presente
produzione
capitalistica
.
Questa
socializza
di
continuo
il
modo
del
produrre
,
avvince
sempre
di
più
il
lavoro
vivo
e
regolamentato
alle
condizioni
obiettive
della
tecnica
,
concentra
di
giorno
in
giorno
sempre
più
la
proprietà
dei
mezzi
di
produzione
nelle
mani
di
pochi
,
che
come
azionisti
e
negoziatori
di
azioni
si
trovano
sempre
più
assenti
dal
lavoro
immediato
,
la
cui
direzione
passa
all
'
intelligenza
.
Col
crescere
della
coscienza
di
tale
situazione
nei
proletarii
,
cui
l
'
insegnamento
della
solidarietà
viene
dalle
condizioni
stesse
della
loro
reggimentazione
,
e
col
decrescere
della
capacità
nei
detentori
del
capitale
a
conservare
la
privata
direzione
del
lavoro
produttivo
,
si
verrà
ad
un
punto
in
cui
,
di
un
modo
o
dell
'
altro
,
con
la
eliminazione
di
ogni
forma
di
rendita
,
interesse
e
profitto
privato
,
la
produzione
passerà
all
'
associazione
collettiva
,
ossia
sarà
comunistica
.
Così
cesseranno
tutte
le
disuguaglianze
,
che
non
siano
quelle
naturali
del
sesso
,
dell
'
età
,
del
temperamento
e
della
capacità
;
cesseranno
,
cioè
,
tutte
le
disuguaglianze
,
che
hanno
attinenza
alle
classi
economiche
,
e
anzi
da
queste
son
generate
:
e
sparite
le
classi
verrà
meno
la
possibilità
dello
stato
,
come
dominio
dell
'
uomo
su
l
'
uomo
.
Il
governo
tecnico
e
pedagogico
dell
'
intelligenza
sarebbe
l
'
unico
ordine
della
società
.
Per
cotal
via
il
socialismo
scientifico
,
per
ora
idealmente
almeno
,
ha
superato
lo
stato
;
e
superandolo
lo
ha
inteso
a
fondo
,
così
nel
suo
modo
di
origine
,
come
nelle
ragioni
di
sua
naturale
sparizione
.
E
lo
ha
inteso
appunto
perché
non
gli
si
leva
contro
in
modo
unilaterale
e
soggettivo
,
come
fecero
già
più
volte
in
altri
tempi
cinici
,
e
stoici
,
ed
epicurei
d
'
ogni
maniera
,
e
poi
settarii
religiosi
,
e
cenobiti
visionani
,
e
utopisti
da
conventicola
,
e
da
ultimo
anarchisti
d
'
ogni
tinta
e
colore
.
Anzi
,
più
che
levarglisi
da
sé
contro
,
il
socialismo
scientifico
ha
mirato
a
mostrare
,
come
lo
stato
si
sollevi
di
continuo
da
sé
contro
se
stesso
,
creando
nei
mezzi
di
cui
non
può
fare
a
meno
,
p
.
e
.
colossale
finanza
,
militarismo
,
suffragio
universale
,
estensione
della
coltura
,
e
così
via
,
le
condizioni
della
sua
propria
rovina
.
La
società
che
lo
ha
prodotto
lo
riassorbirà
:
ossia
,
come
la
società
,
in
quanto
forma
di
produzione
,
eliminerà
le
antitesi
di
capitale
e
lavoro
,
così
con
la
sparizione
dei
proletarii
,
e
cessando
le
condizioni
che
rendono
possibile
il
proletariato
,
sparirà
ogni
dipendenza
dell
'
uomo
dall
'
uomo
,
in
qualunque
forma
di
gerarchia
.
I
termini
entro
i
quali
s
'
aggira
la
genesi
e
lo
sviluppo
dello
stato
,
dal
suo
punto
iniziale
di
apparizione
entro
una
determinata
comunità
,
in
cui
cominciò
la
differenziazione
economica
,
fino
a
questo
momento
,
in
cui
la
sua
sparizione
principia
a
disegnarsi
alla
mente
,
ce
lo
rendono
oramai
comprensibile
.
E
per
tale
comprensibilità
,
che
lo
riduce
a
necessario
complemento
di
determinate
forme
economiche
,
la
presunzione
di
considerarlo
qual
fattore
autonomo
della
storia
rimane
eliminata
per
sempre
.
Torna
oramai
cosa
relativamente
facile
il
rendersi
conto
del
come
il
diritto
sia
stato
elevato
a
fattore
decisivo
della
società
,
e
quindi
della
storia
,
per
diretto
o
per
indiretto
.
Innanzi
tutto
è
bene
di
ricordare
per
quali
vie
siasi
formata
quella
concezione
filosofica
del
diritto
generalizzato
,
nella
quale
principalmente
ha
radice
la
considerazione
della
storia
come
dominata
dal
progresso
legislativo
per
sé
stante
.
Col
precoce
dissolversi
della
società
feudale
in
alcuni
punti
dell
'
Italia
centrale
e
settentrionale
,
e
col
sorgere
dei
comuni
,
che
furono
repubbliche
di
produttori
corporativi
,
e
di
corporazioni
di
mercanti
,
tornò
in
onore
il
Diritto
Romano
.
Questo
rifiorì
nelle
Università
;
e
come
rinasceva
in
opposizione
ai
diritti
barbarici
e
in
buona
parte
in
opposizione
al
Diritto
Canonico
,
era
evidentemente
,
in
tale
sua
rifioritura
,
una
forma
del
pensiero
più
rispondente
ai
bisogni
della
borghesia
,
che
cominciava
a
svilupparsi
.
Difatti
,
di
fronte
al
particolarismo
dei
diritti
,
che
erano
,
o
consuetudini
di
popoli
barbari
,
o
privilegi
di
un
corpo
,
o
concessioni
papali
ed
imperiali
,
quel
diritto
appariva
come
la
universalità
della
ragione
scritta
.
Non
era
esso
arrivato
a
considerare
la
personalità
umana
nei
suoi
più
astratti
e
generali
rapporti
;
in
quanto
un
qualunque
Tizio
è
capace
di
obbligarsi
e
di
obbligare
,
di
vendere
e
di
comprare
,
di
cedere
,
donare
e
così
via
?
Il
Diritto
Romano
,
per
quanto
elaborato
nella
sua
ultima
redazione
per
autorità
d
'
imperatori
da
giuristi
servili
,
appariva
,
dunque
,
in
sul
declinare
delle
istituzioni
medievali
,
come
una
forza
rivoluzionaria
,
e
come
tale
era
un
grande
progresso
.
Cotesto
diritto
così
universale
,
che
dava
i
mezzi
per
isconvolgere
e
rovesciare
i
diritti
barbarici
,
era
certamente
un
diritto
più
rispondente
alla
natura
umana
guardata
nei
suoi
rapporti
generici
;
e
nella
sua
opposizione
ai
diritti
particolari
e
di
privilegio
appariva
come
un
diritto
di
natura
.
E
noto
,
del
resto
,
come
la
ideologia
del
diritto
di
natura
sia
nata
.
E
venuta
nel
suo
massimo
fiore
nei
secoli
decimosettimo
e
decimottavo
;
ma
fu
di
lunga
mano
preparata
dalla
giurisprudenza
che
pigliava
a
suo
fondamento
il
Diritto
Romano
,
o
adottato
,
o
rimaneggiato
,
o
commentato
.
Nella
formazione
della
ideologia
del
diritto
naturale
concorse
un
altro
elemento
,
ossia
la
filosofia
greca
delle
epoche
posteriori
.
I
greci
,
che
furono
gli
inventori
di
quelle
determinate
arti
del
pensiero
che
sono
le
scienze
,
non
trassero
mai
,
com
'
è
risaputo
,
dalle
molteplici
leggi
locali
loro
una
disciplina
che
corrisponda
a
ciò
che
noi
chiamiamo
giurisprudenza
.
Invece
,
per
il
rapido
progresso
della
scienza
astratta
nell
'
ambito
delle
democrazie
essi
giunsero
ben
per
tempo
alle
più
ardite
discettazioni
logiche
,
retoriche
e
pedagogiche
su
la
natura
del
diritto
,
dello
stato
,
della
legge
,
della
pena
;
onde
poi
nella
loro
filosofia
si
trovano
le
forze
rudimentali
di
tutte
le
discussioni
posteriori
.
Ma
solo
più
tardi
,
cioè
ai
tempi
dell
'
Ellenismo
,
quando
i
confini
della
vita
greca
s
'
erano
tanto
slargati
da
confondersi
con
quelli
del
mondo
civile
,
nell
'
ambito
di
quel
cosmopolitismo
,
che
portava
con
sé
il
bisogno
di
cercare
in
ogni
uomo
l
'
uomo
,
nacque
il
razionalismo
del
diritto
,
o
il
diritto
di
natura
,
nella
forma
che
gli
impresse
la
filosofia
stoica
.
Cotesto
razionalismo
greco
,
che
aveva
offerto
già
qualche
elemento
formale
alla
codificazione
logica
del
Diritto
Romano
,
risorse
nel
secolo
decimosettimo
nella
dottrina
che
fu
appunto
del
diritto
naturale
.
Da
varie
fonti
,
dunque
,
derivò
la
ideologia
,
che
è
servita
da
arma
di
critica
e
da
istrumento
per
dare
forma
giuridica
all
'
ordinamento
economico
della
società
moderna
.
Nel
fatto
,
però
,
cotesta
ideologia
giuridica
riflette
,
nella
lotta
per
il
diritto
e
contro
il
diritto
,
il
periodo
rivoluzionario
dell
'
intelletto
borghese
.
E
per
quanto
pigli
dapprima
le
mosse
dottrinarie
dal
ritorno
alla
tradizione
filosofica
antica
,
e
dalla
generalizzazione
della
giurisprudenza
romana
,
in
tutto
il
resto
e
in
tutto
il
suo
genuino
sviluppo
è
affatto
nuova
e
moderna
.
Il
Diritto
Romano
,
per
quanto
generalizzato
dalla
scuola
e
dalla
elaborazione
moderna
,
rimane
sempre
in
se
stesso
una
raccolta
di
casi
non
dedotti
da
preconcezione
di
sistema
,
né
preordinati
dalla
mente
sistematica
di
un
legislatore
.
E
d
'
altra
parte
il
razionalismo
degli
Stoici
,
e
dei
loro
contemporanei
e
seguaci
fu
di
mera
contemplazione
,
e
non
produsse
intorno
a
sé
un
moto
rivoluzionario
.
L
'
ideologia
del
diritto
di
natura
,
che
da
ultimo
ebbe
nome
di
filosofia
del
diritto
,
fu
invece
sistematica
,
partì
sempre
da
enunciati
generali
,
e
fu
inoltre
battagliera
e
polemica
,
e
anzi
fu
alle
prese
con
l
'
ortodossia
,
con
l
'
intolleranza
,
col
privilegio
,
coi
corpi
;
combatté
,
insomma
,
per
le
libertà
,
che
ora
costituiscono
i
fondamenti
della
società
moderna
.
Nell
'
ambito
di
cotesta
ideologia
,
che
era
un
metodo
di
combattimento
,
germogliò
per
la
prima
volta
,
in
forma
tipica
e
decisiva
,
il
pensiero
,
che
c
'
è
un
diritto
che
è
una
cosa
sola
con
la
ragione
.
I
diritti
contro
i
quali
si
combatteva
apparivano
come
una
deviazione
,
come
un
regresso
,
come
un
errore
.
Da
questa
fede
nel
diritto
razionale
nasceva
la
credenza
cieca
nella
forza
del
legislatore
,
che
apparisce
così
ravvolta
nelle
forme
del
fanatismo
nei
momenti
acuti
della
Rivolozione
Francese
.
Di
qui
la
persuasione
,
che
la
società
tutta
debba
essere
come
investita
da
un
solo
diritto
,
eguale
per
tutti
,
sistematico
,
logico
,
conseguente
.
Di
qui
la
convinzione
,
che
un
di
-
ritto
il
quale
garentisca
a
tutti
l
'
eguaglianza
giuridica
,
che
è
la
facoltà
del
contrattare
,
garentisca
anche
a
tutti
la
libertà
.
E
giù
tutto
il
resto
!
Col
trionfo
del
vero
diritto
trionfa
la
ragione
,
e
la
società
regolata
dal
diritto
eguale
per
tutti
è
la
società
perfetta
!
Quali
illusioni
fossero
in
fondo
a
tali
tendenze
è
inutile
di
dire
.
A
che
cosa
dovesse
riuscire
cotesta
liberazione
universale
dell
'
uomo
,
lo
sappiamo
già
.
Ma
ciò
che
qui
più
importa
gli
è
che
tali
persuasioni
partivano
da
un
concetto
del
diritto
,
per
cui
questo
rimaneva
come
scisso
dalle
cause
sociali
che
lo
producono
.
Cosicché
la
ragione
,
cui
cotesti
ideologi
si
appellavano
,
si
riduceva
a
togliere
al
lavoro
,
all
'
associazione
,
al
traffico
,
al
commercio
,
alle
forme
politiche
ed
alla
coscienza
,
tutti
i
limiti
e
tutti
gl
'
impedimenti
,
che
tornano
d
'
impaccio
alla
libera
concorrenza
.
Come
di
ciò
s
'
avesse
l
'
esperienza
nella
Grande
Rivoluzione
del
secolo
passato
,
ho
detto
già
nell
'
altro
capitolo
.
E
se
c
'
è
ora
chi
si
ostini
a
discorrere
di
un
diritto
razionale
,
che
domini
la
storia
,
di
un
diritto
,
insomma
,
che
sarebbe
un
fattore
anziché
un
semplice
fatto
della
evoluzione
storica
,
vuol
dire
che
costui
vive
fuori
del
nostro
tempo
,
e
non
ha
inteso
come
la
codificazione
liberale
ed
egalitaria
abbia
già
segnata
in
via
di
fatto
la
fine
e
il
termine
di
tutta
cotesta
scuola
del
diritto
di
natura
.
Per
diverse
vie
si
è
giunti
in
questo
secolo
a
ridurre
il
diritto
,
da
cosa
razionale
in
cosa
di
fatto
;
e
perciò
in
cosa
corrispettiva
a
determinate
condizioni
sociali
.
Prima
di
tutto
l
'
interesse
storico
,
allargandosi
ed
approfondendosi
,
ha
portato
le
menti
a
riconoscere
,
che
per
intendere
le
origini
del
diritto
non
bastava
,
né
incominciare
dalla
ragione
,
né
fermarsi
all
'
esame
del
Diritto
Romano
.
I
diritti
barbarici
,
e
le
usanze
e
le
consuetudini
dei
popoli
e
delle
società
tanto
disprezzate
dai
razionalisti
,
son
tornate
in
onore
;
dico
,
teoricamente
.
Questo
era
il
solo
modo
per
ottenere
,
dallo
studio
delle
forme
più
antiche
,
la
guida
ad
intendere
come
le
più
recenti
si
fossero
poi
prodotte
.
Il
Diritto
Romano
codificato
è
una
forma
assai
moderna
;
quella
personalità
che
esso
suppone
,
come
soggetto
universale
,
è
una
elaborazione
di
tempi
avanzati
,
nei
quali
,
sul
cosmopolitismo
dei
rapporti
sociali
dominava
una
costituzione
burocratico
-
militare
.
In
quel
mondo
in
cui
era
venuta
a
compimento
la
ragione
scritta
,
non
era
più
traccia
di
spontaneità
di
vita
popolare
,
non
era
più
democrazia
.
Quello
stesso
diritto
,
prima
di
arrivare
a
tale
cristallizzazione
,
era
nato
e
s
'
era
svolto
;
e
guardato
nelle
sue
origini
e
nei
suoi
sviluppi
,
specie
se
a
tale
studio
concorra
la
comparazione
,
apparisce
in
tanti
punti
affine
alle
istituzioni
delle
società
e
dei
popoli
creduti
inferiori
.
Si
facea
dunque
chiaro
,
che
scienza
vera
del
diritto
non
possa
essere
se
non
la
storia
genetica
del
diritto
stesso
.
Ora
,
mentre
il
continente
europeo
avea
creato
nella
codificazione
del
diritto
civile
il
tipo
ed
il
testo
della
ragion
pratica
borghese
,
non
permaneva
forse
in
Inghilterra
un
'
altra
forma
autogenetica
di
diritto
,
nata
e
svoltasi
in
modo
affatto
pratico
,
dalle
condizioni
stesse
della
società
che
l
'
ha
prodotto
,
senza
sistema
,
e
senza
che
l
'
azione
del
razionalismo
metodico
ci
avesse
avuto
influenza
?
Il
diritto
che
veramente
esiste
,
ed
ha
valore
,
è
dunque
cosa
assai
più
semplice
e
modesta
,
di
quello
che
non
paresse
agli
entusiastici
decantatori
della
ragione
scritta
,
della
ragione
imperante
;
ai
quali
può
mandarsi
buona
la
loro
illusione
,
in
quanto
furono
precursori
ideali
di
una
grande
rivoluzione
.
All
'
ideologia
bisognava
sostituire
la
storia
delle
istituzioni
giuridiche
.
La
filosofia
del
diritto
finì
in
Hegel
;
e
se
c
'
è
chi
voglia
obiettare
in
nome
dei
libri
pubblicati
dappoi
,
dirò
,
che
la
carta
stampata
dai
professori
non
è
proprio
e
sempre
l
'
indice
del
progresso
del
pensiero
.
La
filosofia
del
diritto
si
converte
così
nella
trattazione
filosofica
della
storia
del
diritto
.
E
come
la
filosofia
storica
metta
capo
nel
materialismo
economico
,
e
in
che
senso
il
comunismo
critico
sia
l
'
inversione
di
Hegel
,
non
occorre
qui
di
ripetere
ancora
una
volta
.
Cotesta
rivoluzione
,
che
pare
di
sole
idee
,
non
è
se
non
il
riflesso
intellettuale
delle
rivoluzioni
accadute
nella
vita
pratica
.
Nel
nostro
secolo
il
legiferare
è
diventato
una
malattia
;
e
la
ragione
imperante
nella
ideologia
giuridica
è
stata
detronizzata
dai
parlamenti
.
In
questi
le
antitesi
degl
'
interessi
di
classe
hanno
assunta
la
forma
di
partiti
;
e
i
partiti
si
schierano
pro
e
contro
a
determinati
diritti
;
onde
tutto
il
diritto
apparisce
,
o
come
un
semplice
fatto
,
o
come
cosa
che
sia
utile
o
non
utile
di
fare
.
Il
proletariato
s
'
è
levato
:
e
,
dovunque
la
lotta
operaia
s
'
è
precisata
,
i
codici
borghesi
ne
son
rimasti
sbugiardati
.
La
ragione
scritta
si
è
mostrata
impotente
a
salvare
i
salarii
dalle
oscillazioni
del
mercato
,
a
garentire
donne
e
fanciulli
dagli
orarii
vessatorii
delle
fabbriche
,
o
a
trovare
un
solo
dei
suoi
acuti
ripieghi
per
risolvere
il
problema
della
disoccupazione
.
La
sola
limitazione
parziale
delle
ore
di
lavoro
ha
dato
materia
ed
occasione
ad
una
lotta
gigante
.
Piccoli
e
grossi
borghesi
,
agrarii
ed
industriali
,
avvocati
dei
poveri
e
difensori
della
ricchezza
accumulata
,
monarchici
e
democratici
,
socialisti
e
reazionarii
si
sono
affannati
a
trarre
in
qua
e
in
là
l
'
azione
dei
poteri
pubblici
,
e
a
sfruttare
le
contingenze
della
politica
e
l
'
intrigo
parlamentare
per
trovare
garenzie
e
difese
a
determinati
interessi
,
o
nella
interpretazione
di
un
diritto
esistente
,
o
nella
creazione
di
un
nuovo
diritto
.
Buona
parte
di
esso
fu
più
volte
rifatta
;
e
si
videro
le
più
strane
oscillazioni
,
dall
'
umanitarismo
che
difende
anche
i
poveri
,
e
per
fino
gli
animali
,
alla
proclamazione
della
legge
stataria
.
Al
diritto
fu
levata
la
maschera
;
e
n
è
rimasto
profanizzato
.
Ed
ecco
subentrato
il
sentimento
dell
'
esperienza
,
e
da
questa
è
derivata
una
enunciazione
tanto
precisa
per
quanto
modesta
:
ogni
diritto
fu
ed
è
la
difesa
,
o
consuetudinaria
,
o
autoritaria
,
o
giudiziaria
,
di
un
determinato
interesse
;
e
di
qui
alla
riduzione
all
'
economia
non
c
è
che
un
passo
.
Se
la
concezione
materialistica
è
venuta
da
ultimo
a
suggellare
coteste
tendenze
in
una
veduta
esplicita
e
sistematica
,
gli
è
perché
la
sua
orientazione
è
stata
determinata
dall
'
angolo
visuale
del
proletariato
.
Questo
è
il
prodotto
necessario
,
ed
è
ad
un
tempo
la
condizione
indispensabile
di
una
società
,
nella
quale
tutte
le
persone
in
astratto
sono
eguali
in
diritto
,
ma
le
condizioni
materiali
dello
sviluppo
e
della
libertà
degli
individui
sono
disuguali
.
I
proletarii
sono
le
forze
,
per
l
'
esercizio
delle
quali
i
mezzi
di
produzione
accumulati
si
riproducono
,
e
si
rifanno
in
nuova
ricchezza
:
ma
essi
stessi
non
vivono
,
se
non
reggimentandosi
intorno
al
capitale
,
e
dall
'
oggi
al
dimani
passano
nella
condizione
di
disoccupati
,
di
poveri
e
di
emigranti
.
Essi
sono
l
'
esercito
del
lavoro
sociale
,
ma
i
loro
capi
sono
i
loro
padroni
.
Essi
sono
la
negazione
del
giusto
,
nel
regno
del
diritto
;
ossia
sono
l
irrazionale
,
nel
preteso
dominio
della
ragione
.
Dunque
la
storia
non
fu
il
processo
per
giungere
all
impero
della
ragione
del
diritto
;
ma
non
fu
fino
ad
ora
se
non
la
serie
delle
mutazioni
nelle
forme
della
soggezione
e
della
servitù
.
Dunque
la
storia
consiste
tutta
nella
lotta
degl
interessi
,
e
il
diritto
non
è
se
non
l
espressione
autoritaria
di
quelli
che
han
trionfato
.
Con
tali
enunciazioni
non
si
giunge
certo
a
spiegare
ogni
singolo
diritto
,
che
sia
apparso
nella
storia
,
per
via
della
immediata
visione
del
rispettivo
interesse
.
Le
cose
storiche
sono
assai
complicate
;
ma
queste
enunciazioni
generali
bastano
ad
indicare
lo
stile
e
il
metodo
della
ricerca
,
che
si
è
oramai
sostituita
alla
ideologia
giuridica
.
IX
.
Qui
vengono
in
buon
punto
alcune
formule
riassuntive
.
Date
le
condizioni
di
sviluppo
del
lavoro
,
e
dei
suoi
appropriati
congrui
istrumenti
,
la
struttura
economica
della
società
,
ossia
la
forma
della
produzione
dei
mezzi
immediati
della
vita
,
determina
sopra
un
terreno
artificiale
,
in
primo
luogo
e
per
diretto
,
tutta
la
rimanente
attività
pratice
dei
consociati
,
e
il
variare
di
tale
attività
nel
processo
che
chiamiamo
storia
,
e
cioè
:
-
la
formazione
,
l
attrito
,
le
lotte
e
la
erosione
delle
classi
;
-
lo
svolgimento
corrispettivo
dei
rapporti
regolativi
,
così
del
diritto
,
come
della
morale
;
-
e
le
ragioni
e
i
modi
di
subordinazione
e
di
soggezione
,
degli
uomini
verso
gli
uomini
,
col
rispondente
esercizio
del
dominio
e
dell
autorità
,
ciò
,
insomma
,
in
cui
da
ultimo
si
origina
e
consiste
lo
stato
:
e
determina
in
secondo
luogo
l
indirizzo
,
e
in
buona
parte
,
e
per
indiretto
,
gli
obietti
della
fantasia
e
del
pensiero
,
nella
produzione
dell
arte
,
della
religione
e
della
scienza
.
I
prodotti
di
primo
e
di
secondo
grado
,
per
gli
interessi
che
creano
,
per
gli
abiti
che
ingenerano
,
per
le
persone
che
coordinano
,
specificandone
l
animo
e
le
inclinazioni
,
tendono
a
fissarsi
e
ad
isolarsi
come
per
sé
stanti
;
e
di
qui
nasce
la
veduta
empirica
,
secondo
la
quale
diversi
fattori
indipendenti
,
con
propria
efficacia
e
con
proprio
ritmo
di
movimento
,
concorrerebbero
a
formare
il
processo
storico
,
e
le
rispettive
configurazioni
sociali
che
successivamente
ne
resultano
.
Fattori
se
mai
cotesta
parola
deve
usarsi
veri
e
propri
e
positivi
della
storia
,
dalla
sparizione
del
comunismo
primitivo
in
qua
,
e
fino
ad
ora
,
furono
e
sono
le
classi
sociali
,
in
quanto
consistono
in
differenziazioni
d
interessi
,
che
si
esplicano
in
determinati
modi
e
forme
di
opposizione
(
-
da
cui
di
genera
l
attrito
,
il
moto
,
il
processo
e
il
progresso
-
)
.
Le
variazioni
della
sottostante
struttura
(
economica
)
della
società
,
che
a
prima
vista
ci
si
manifestano
intuitivamente
nell
'
agitarsi
delle
passioni
,
si
svolgono
consapevolmente
nelle
lotte
contro
un
diritto
o
per
il
diritto
,
e
si
avverano
nello
scuotimento
e
nella
rovina
di
un
determinato
ordinamento
politico
,
hanno
,
in
realtà
,
la
loro
adeguata
espressione
solo
nell
'
alternarsi
delle
relazioni
esistenti
fra
le
diverse
classi
sociali
.
E
queste
relazioni
mutano
per
l
'
alterarsi
dei
rapporti
,
che
precedentemente
correano
,
tra
la
produttività
del
lavoro
e
le
condizioni
(
giuridico
-
politiche
)
di
coordinamento
tra
i
cooperanti
della
produzione
.
E
,
in
fin
delle
fini
,
tali
rapporti
tra
la
produttività
del
lavoro
e
la
coordinazione
dei
cooperanti
si
alterano
per
il
mutare
degli
istrumenti
(
-
nel
senso
lato
della
parola
-
)
occorrenti
alla
produzione
.
Il
processo
ed
il
progresso
della
tecnica
,
come
sono
l
'
indice
,
così
sono
la
condizione
di
ogni
altro
processo
e
progresso
.
La
società
è
per
noi
un
dato
,
che
noi
non
possiamo
risolvere
,
oltre
a
quella
maniera
di
analisi
,
che
si
fa
riducendo
le
forme
complesse
alle
più
semplici
,
le
moderne
alle
più
antiche
:
il
che
è
rimanere
,
però
,
sempre
nel
fatto
di
una
società
che
esiste
.
La
storia
non
è
se
non
la
storia
della
società
;
-
ossia
è
la
storia
del
variare
della
cooperazione
umana
,
dall
'
orda
primitiva
allo
stato
moderno
,
dalla
lotta
immediata
contro
la
natura
,
con
pochi
ed
elementarissimi
istrumenti
,
fino
alla
struttura
economica
presente
,
che
culmina
nella
polarità
tra
lavoro
accumulato
(
capitale
)
e
lavoro
vivo
(
i
proletarii
)
.
Risolvere
il
complesso
sociale
in
semplici
individui
,
e
ricomporlo
poi
con
escogitati
atti
di
elezione
e
di
volontà
;
-
costruire
,
insomma
,
la
società
coi
ragionamenti
,
significa
sconoscere
la
natura
obiettiva
e
l
'
immanenza
del
processo
storico
.
Le
rivoluzioni
,
nel
senso
più
esteso
della
parola
,
e
poi
in
quello
specifico
di
rovina
di
un
ordinamento
politico
,
segnano
le
vere
e
proprie
date
delle
epoche
storiche
.
Guardare
di
lontano
,
nei
loro
elementi
,
nella
loro
preparazione
e
nei
loro
effetti
a
lunga
scadenza
,
esse
possono
parere
come
i
momenti
di
una
evoluzione
costante
,
a
minimi
di
variazione
:
ma
considerate
per
se
stesse
sono
definite
e
precise
catastrofi
;
e
solo
come
tali
catastrofi
hanno
carattere
di
accadimento
storico
.
X
.
Per
fino
,
dunque
,
la
morale
,
e
l
arte
,
e
la
religione
e
la
scienza
sarebbero
prodotti
delle
condizioni
economiche
?
anzi
esponenti
delle
categorie
di
queste
condizioni
medesime
?
ovverosia
efflussi
,
ornamenti
,
irradiazioni
e
miraggi
dei
materiali
interessi
?
Enunciati
di
cotesto
genere
,
o
a
un
dipresso
,
e
così
crudi
e
nudi
,
corrono
già
da
un
pezzo
per
le
bocche
di
molti
,
e
tornano
di
comodo
ausilio
agli
avversarii
del
materialismo
,
cui
giova
di
usarne
come
di
opportuno
spauracchio
.
I
pigri
,
che
son
poi
moltissimi
anche
fra
i
così
detti
intellettuali
,
si
accomodano
ben
volentieri
alla
grossolana
accettazione
di
tali
pronunciati
;
come
chi
ripari
con
la
mente
in
novello
asilo
dell
'
ignoranza
.
Che
bella
festa
e
che
bella
allegria
dev
'
esser
mai
cotesta
per
tutti
gl
'
indolenti
;
di
avere
,
cioè
,
una
buona
volta
compendiato
in
breve
giro
di
pochissime
proposizioni
tutto
lo
scibile
,
per
poi
dischiudere
tutti
i
segreti
della
vita
con
una
sola
ed
unica
chiave
!
Tutti
i
problemi
dell
'
etica
,
dell
'
estetica
,
della
filologia
,
della
critica
storica
,
e
della
filosofia
ridotti
ad
un
problema
solo
,
senza
tanti
rompicapo
!
E
su
cotesto
andare
gli
sciatti
semplicioni
potrebbero
ridurre
tutta
la
storia
all
'
aritmetica
commerciale
;
e
da
ultimo
una
nuova
interpretazione
autentica
di
Dante
potrebbe
darci
la
Divina
Commedia
illustrata
coi
conti
delle
pezze
di
panno
,
che
gli
astuti
mercanti
fiorentini
vendeano
con
tanto
profitto
loro
!
La
verità
è
questa
,
che
,
cioè
,
gli
enunciati
che
implicano
problemi
,
si
convertono
assai
facilmente
in
volgari
paradossi
nelle
teste
di
coloro
,
che
non
siano
assuefatti
a
vincere
le
difficoltà
del
pensare
con
l
'
uso
metodico
dei
mezzi
congrui
.
Ora
dei
precisi
termini
di
tali
problemi
toccherò
qui
in
genere
,
ma
in
modo
quasi
aforistico
:
perché
,
veramente
,
io
non
intendo
di
descriver
fondo
all
'
universo
,
in
questo
breve
saggio
,
che
non
ha
poi
da
essere
una
enciclopedia
.
La
morale
innanzi
tutto
.
Non
dico
dei
sistemi
e
dei
catechismi
,
o
religiosi
,
o
filosofici
.
Gli
uni
e
gli
altri
stettero
e
stanno
al
di
sopra
del
corso
ordinario
e
profano
delle
cose
umane
,
nella
più
parte
dei
casi
,
come
le
utopie
stanno
al
di
sopra
delle
cose
.
Né
dico
di
quelle
analisi
formali
dei
rapporti
etici
,
che
son
venute
tanto
raffinandosi
dai
Sofisti
ad
Herbart
.
Ciò
è
scienza
,
e
non
è
vita
.
Ed
è
scienza
formale
,
come
la
logica
,
la
geometria
e
la
grammatica
.
L
'
ultimo
acuto
ritrovatore
e
definitore
di
tali
rapporti
etici
,
che
è
appunto
Herbart
,
sapea
bene
che
le
idee
,
ossia
i
punti
di
vista
formali
del
giudizio
morale
,
sono
per
sé
impotenti
.
E
per
ciò
egli
ripose
nelle
circostanzialità
della
vita
,
e
nella
formazione
pedagogica
del
carattere
,
la
realtà
dell
'
etica
.
Parrebbe
Owen
,
se
non
fosse
stato
un
codino
.
Dico
,
invece
,
di
quella
morale
,
che
esiste
prosaicamente
,
e
in
modo
empirico
ed
ovvio
,
nelle
inclinazioni
,
negli
abiti
,
nelle
consuetudini
,
nei
consigli
,
nei
giudizii
e
nelle
valutazioni
degli
uomini
di
tutti
i
giorni
.
Dico
di
quella
morale
,
che
come
suggestione
,
come
spinta
e
come
remora
,
si
forma
in
vario
grado
di
sviluppo
,
e
con
maggiore
o
con
minore
evidenza
,
ma
a
frammenti
,
in
tutti
e
singoli
gli
uomini
;
per
il
fatto
stesso
che
convivendo
essi
,
ed
occupando
ciascuno
una
posizione
determinata
nell
'
ambito
della
convivenza
,
riflettono
naturalmente
e
necessariamente
su
le
opere
proprie
e
su
le
opere
altrui
,
e
concepiscono
aspettazioni
ed
apprezzamenti
,
e
primissimi
elementi
di
massime
generali
.
Questo
è
il
factum
;
e
ciò
che
più
importa
è
,
che
questo
factum
ci
si
presenta
vario
e
molteplice
nelle
diverse
condizioni
della
vita
,
e
variabile
attraverso
alla
storia
.
Questo
factum
è
il
dato
della
ricerca
.
I
fatti
non
sono
né
veri
,
nè
falsi
,
come
già
sapeva
Aristotele
.
I
sistemi
,
invece
,
siano
essi
teologici
o
razionalistici
,
possono
essere
veri
o
falsi
;
come
quelli
che
si
argomentano
di
intendere
,
di
spiegare
e
di
completare
il
fatto
,
riconducendolo
ad
altro
,
o
integrandolo
con
altro
.
Alcuni
punti
di
teoria
pregiudiziale
sono
oramai
messi
in
sodo
,
per
rispetto
alla
interpretazione
di
questo
factum
.
Il
volere
non
vuole
se
stesso
,
da
se
stesso
;
come
era
parso
agl
'
inventori
di
quel
libero
arbitrio
,
che
rivelava
solo
l
'
impotenza
di
una
analisi
psicologica
,
non
giunta
per
anche
a
maturità
.
Le
volizioni
,
in
quanto
fatto
consapevole
,
sono
espressione
particolare
del
meccanismo
psichico
;
sono
resultato
,
alla
prima
,
dei
bisogni
,
e
poi
di
tutto
ciò
che
giù
giù
li
precede
,
fino
alla
elementarissima
motilità
organica
.
La
morale
non
pone
né
genera
se
stessa
.
Non
istà
,
cioè
,
a
fondamento
universale
dei
varii
e
variabili
rapporti
etici
quell
'
ente
spirituale
,
che
fu
detto
la
coscienza
morale
,
una
ed
unica
per
tutti
gli
uomini
.
Questo
ente
astratto
fu
eliminato
dalla
critica
,
come
tutti
gli
altri
enti
simili
,
ossia
come
tutte
le
così
dette
facoltà
dell
'
anima
.
Che
spiegazione
dei
fatti
era
mai
quella
,
in
vero
,
che
supponea
la
generalizzazione
del
fatto
stesso
,
come
mezzo
per
ispiegarlo
;
quando
,
p
.
e
.
si
ragionava
così
:
le
sensazioni
,
le
percezioni
,
le
intuizioni
a
un
certo
punto
si
trovano
fantasticate
,
ossia
alterate
,
dunque
la
fantasia
le
ha
trasmutate
?
A
tale
genere
di
escogitazioni
appartiene
la
così
detta
coscienza
morale
,
che
fu
assunta
a
presupposto
delle
condizionate
valutazioni
etiche
.
La
coscienza
morale
,
che
realmente
esiste
,
è
un
fatto
empirico
;
è
un
indice
,
ossia
un
riassunto
,
della
relativa
formazione
etica
di
ciascun
individuo
.
Se
scienza
qui
ci
ha
da
essere
,
essa
non
può
spiegare
le
relazioni
etiche
per
via
della
coscienza
,
ma
deve
appunto
intendere
come
tale
coscienza
si
vada
formando
.
Se
i
voleri
derivano
,
e
se
la
morale
resulta
dalle
condizioni
della
vita
,
l
'
etica
,
nel
suo
insieme
,
non
è
che
una
formazione
;
ossia
il
suo
problema
si
risolve
in
quello
della
pedagogica
.
C
'
è
una
pedagogica
,
direi
individualistica
e
soggettiva
,
la
quale
,
supposte
le
condizioni
generiche
della
perfettibilità
umana
,
costruisce
delle
regole
astratte
,
per
mezzo
delle
quali
gli
uomini
,
che
sono
in
via
di
formazione
,
sarebbero
condotti
ad
essere
forti
,
coraggiosi
,
veritieri
,
giusti
,
benevoli
,
e
così
via
per
tutta
la
distesa
delle
virtù
cardinali
e
secondarie
.
Ma
può
essa
,
la
pedagogica
soggettiva
,
costruire
da
sé
il
terreno
sociale
sul
quale
tutte
coteste
belle
cose
avrebbero
a
realizzarsi
?
Se
lo
costruisce
,
essa
disegna
semplicemente
un
'
utopia
.
Perché
davvero
il
genere
umano
,
nel
rigido
corso
del
suo
divenire
,
non
ebbe
mai
tempo
e
modo
di
andare
a
scuola
da
Platone
o
da
Owen
,
da
Pestalozzi
o
da
Herbart
.
Anzi
ha
fatto
come
gli
è
stato
forza
di
fare
.
Gli
uomini
,
che
presi
in
astratto
son
tutti
educabili
e
perfettibili
,
si
son
perfezionati
ed
educati
sempre
quel
tanto
,
e
nella
misura
che
essi
potevano
,
date
le
condizioni
di
vita
in
cui
è
stato
loro
necessità
di
svolgersi
.
Se
mai
,
questo
è
appunto
il
caso
in
cui
la
parola
ambiente
non
è
metafora
,
e
l
'
uso
del
termine
accomodazione
non
è
di
traslato
.
La
morale
effettiva
ci
si
presenta
sempre
come
qualcosa
di
condizionato
e
di
limitato
,
che
la
fantasia
ha
cercato
poi
di
superare
,
o
escogitando
le
utopie
,
o
creando
un
soprannaturale
pedagogo
,
o
una
miracolosa
redenzione
.
Perché
lo
schiavo
avrebbe
dovuto
avere
lui
gli
intendimenti
,
e
le
passioni
,
e
i
sentimenti
del
suo
temuto
signore
?
Come
farebbe
il
contadino
a
liberarsi
dalle
invincibili
superstizioni
,
cui
lo
condannano
la
immediata
dipendenza
dalla
natura
,
la
mediata
dipendenza
dall
'
ignorato
meccanismo
sociale
,
e
la
fiducia
cieca
nel
prete
,
che
gli
tien
luogo
di
mago
e
di
fattucchiero
?
Per
quali
vie
mai
il
proletario
moderno
delle
grandi
città
industriali
,
esposto
com
'
è
di
continuo
alle
variabili
vicende
della
miseria
e
della
soggezione
,
potrebbe
raggiungere
l
'
ordinato
e
monotono
tenore
di
vita
,
che
fu
proprio
dei
membri
delle
corporazioni
artigiane
,
la
cui
esistenza
pareva
come
inquadrata
in
un
provvidenziale
disegno
?
Da
quali
elementi
intuitivi
di
esperienza
quel
mercante
di
maiali
di
Chicago
,
che
regala
all
'
Europa
tanti
prodotti
a
buon
prezzo
,
dovrebbe
ritrarre
le
condizioni
di
serenità
e
di
elevazione
spirituale
,
che
conferivano
all
'
ateniese
le
doti
dell
'
uomo
bello
-
e
-
buono
,
e
al
civis
romanus
la
dignità
dell
'
eroismo
?
Quale
potenza
di
docili
persuasive
cristiane
strapperà
dall
'
animo
dei
proletarii
moderni
le
ragioni
naturali
dell
'
odio
contro
gl
'
indeterminati
o
determinati
oppressori
loro
?
Perché
,
a
volere
che
giustizia
ci
sia
e
si
faccia
,
occorre
loro
di
appellarsi
alla
violenza
;
e
perché
l
'
amore
del
prossimo
,
come
legge
universale
,
paia
loro
plausibile
,
devono
essi
immaginare
una
vita
assai
difforme
dalla
presente
,
che
fa
dell
'
odio
una
necessità
,
come
di
debito
da
scontare
.
In
questa
società
delle
differenziazioni
,
l
'
odio
,
l
'
orgoglio
,
la
ipocrisia
,
la
menzogna
,
la
viltà
,
l
'
ingiustizia
,
e
tutto
il
catechismo
dei
vizi
cardinali
e
loro
accessorii
,
fanno
da
triste
riscontro
,
e
anzi
da
satira
,
alla
morale
eguale
per
tutti
.
Dunque
l
'
etica
si
risolve
a
un
certo
punto
nello
studio
storico
delle
condizioni
soggettive
ed
oggettive
del
come
la
morale
si
sviluppi
,
o
trovi
impedimento
a
svilupparsi
.
In
ciò
solo
,
ossia
entro
questi
termini
,
ha
valore
l
'
enunciato
,
che
la
morale
è
corrispettiva
alle
situazioni
sociali
,
e
ossia
,
in
ultima
analisi
,
alle
condizioni
economiche
.
A
qualche
cretino
soltanto
può
esser
passato
per
il
capo
di
dire
,
che
la
morale
individua
di
ciascun
uomo
sia
rigorosamente
proporzionale
alla
sua
individua
situazione
economica
.
Ciò
è
non
solo
empiricamente
falso
,
ma
è
intrinsecamente
irrazionale
.
Data
la
elasticità
del
meccanismo
psichico
,
non
è
possibile
mai
di
ridurre
lo
sviluppo
dei
singoli
individui
esclusivamente
al
tipo
della
classe
o
dello
stato
sociale
.
Qui
si
tratta
dei
fenomeni
di
massa
;
di
quei
fenomeni
che
formano
,
o
dovrebbero
formare
,
l
'
oggetto
della
statistica
morale
:
disciplina
cotesta
che
è
rimasta
fin
ad
ora
incompleta
,
perché
ha
assunto
ad
oggetto
delle
sue
combinazioni
i
gruppi
che
essa
stessa
crea
,
sommando
i
numeri
dei
casi
(
p
.
e
.
adulterii
,
furti
,
omicidii
)
,
e
non
quei
gruppi
che
come
classi
,
condizioni
e
situazioni
realmente
,
ossia
socialmente
,
esistono
.
Raccomandare
agli
uomini
la
morale
,
supponendone
o
ignorandone
le
condizioni
,
ecco
quale
fu
fin
ad
ora
la
mira
ed
il
genere
di
argomentazione
di
tutti
i
catechisti
.
Riconoscere
che
queste
condizioni
son
date
dal
circostanziato
ambiente
sociale
,
ecco
ciò
che
i
comunisti
contrappongono
all
utopia
ed
alla
ipocrisia
dei
predicatori
di
morale
.
E
in
quanto
vedono
nella
morale
,
non
un
privilegio
di
predestinati
,
né
un
dono
della
natura
,
ma
una
resultante
della
esperienza
e
della
educazione
,
essi
riconoscono
la
perfettibilità
umana
per
ragioni
ed
argomenti
che
,
sono
,
dirò
,
più
morali
ed
ideali
di
quelli
che
furono
di
solito
e
spensieratamente
accampati
dagli
ideologisti
.
In
altri
termini
,
l
'
uomo
sviluppa
,
ossia
produce
se
stesso
,
non
come
ente
genericamente
fornito
di
certi
attributi
,
che
si
ripetano
o
si
svolgano
secondo
un
ritmo
razionale
;
ma
produce
e
sviluppa
se
stesso
,
come
causa
ed
effetto
,
come
autore
e
conseguenza
ad
un
tempo
,
di
determinate
condizioni
,
nelle
quali
si
generano
anche
determinate
corretni
di
idee
,
di
opinioni
,
di
credenze
,
di
fantasia
,
di
aspettazioni
,
di
massime
.
Di
qui
nascono
le
ideologie
di
ogni
maniera
,
come
anche
le
generalizzazioni
della
morale
in
catechismi
,
in
canoni
e
sistemi
.
Non
è
quindi
da
meravigliare
se
coteste
ideologie
,
un
avolta
che
sian
nate
,
vengano
poi
coltivate
a
parte
per
forza
di
astrazione
:
tanto
che
da
ultimo
paiono
come
distaccate
dal
terreno
di
vita
in
cui
son
sorte
,
e
quasi
stessero
al
di
sopra
degli
uomini
,
a
guisa
di
imperativi
e
di
modelli
.
Preti
e
addottrinati
di
ogni
maniera
provvidero
per
secoli
a
questo
lavoro
di
astrazione
,
e
a
mantenere
le
illusioni
che
ne
risultano
.
Ora
che
furon
ritrovate
le
fonti
positive
di
tutte
le
ideologie
nel
meccanismo
della
vita
stessa
,
si
tratta
di
spiegare
realisticamente
il
loro
modo
di
generarsi
.
E
come
ciò
vale
di
tutte
le
ideologie
,
così
vale
in
particolare
di
quelle
che
consistono
nel
proiettare
fuori
dei
loro
termini
naturali
e
diretti
le
valutazioni
etiche
,
per
farne
,
o
delle
anticipazioni
di
divini
comandi
,
o
dei
presupposti
di
universali
suggestioni
dclla
coscienza
.
Ciò
costituisce
l
'
obietto
di
speciali
problemi
storici
.
Non
sempre
si
trova
il
bandolo
,
che
lega
certe
ideazioni
etiche
a
determinate
condizioni
pratiche
.
La
concreta
psicologia
sociale
dei
tempi
passati
ci
riesce
spesso
impenetrabile
.
Spesso
le
cose
più
ovvie
ci
riescono
inintelligibili
;
p
.
e
.
,
gli
animali
ritenuti
per
immondi
,
o
la
origine
della
repugnanza
al
matrimonio
tra
persone
in
lontani
gradi
di
parentela
.
Un
procedere
cauto
ci
porta
a
conchiudere
,
che
di
molti
particolari
rimarranno
sempre
ascosi
i
motivi
.
Ignoranza
,
superstizione
,
singolari
illusioni
,
simbolismi
,
ecco
,
con
tante
altre
,
le
cause
di
quell
'
inconsapevole
che
si
trova
spesso
nei
costumi
,
che
per
noi
costituisce
ora
l
'
insaputo
e
il
non
conoscibile
.
La
causa
precipua
di
tutte
le
difficoltà
sta
appunto
nella
tardiva
apparizione
di
ciò
che
chiamiamo
ragione
;
cosicché
le
tracce
dei
motivi
prossimi
delle
ideazioni
sono
andate
perdute
,
o
rimasero
involute
nelle
ideazioni
stesse
.
Corre
assai
più
spiccio
il
ragionamento
su
la
scienza
.
Di
questa
fu
scritta
per
gran
tempo
la
storia
in
modo
ingenuo
.
Dato
ed
ammesso
che
le
singole
scienze
avessero
il
loro
compendio
nei
manuali
e
nelle
enciclopedie
,
pareva
bastasse
di
ritrovare
cronologicamente
l
'
apparizione
dei
singoli
enunciati
,
risolvendo
l
'
insieme
del
riassunto
sistematico
negli
elementi
di
cui
esso
s
'
è
andato
successivamente
componendo
.
Il
presupposto
generale
era
altrettanto
semplice
:
-
in
fondo
a
questa
cronologia
c
'
è
la
ragione
che
si
svolge
e
progredisce
.
Codesto
metodo
,
se
metodo
può
chiamarsi
,
recava
in
sé
questo
piccolo
inconveniente
:
che
,
cioè
,
lasciava
tutto
al
più
intendere
come
da
scienza
che
già
esista
derivi
altra
scienza
a
fil
di
ragione
,
ma
non
lasciava
punto
intravvedere
,
per
quali
condizioni
di
fatto
gli
uomini
fossero
spinti
a
trovare
la
prima
volta
la
scienza
;
ossia
a
ridurre
in
una
determinata
e
nuova
forma
la
meditata
esperienza
.
Si
trattava
,
insomma
,
di
ritrovare
,
perché
storia
effettiva
della
scienza
ci
sia
,
la
origine
del
bisogno
scientifico
;
il
che
poi
lega
in
via
genetica
questo
agli
altri
bisogni
,
nella
continuità
del
processo
sociale
.
I
grandi
progressi
della
tecnica
moderna
,
nella
quale
veramente
consiste
la
sostanza
intellettuale
dell
'
epoca
borghese
,
han
fatto
tra
gli
altri
miracoli
anche
questo
,
di
rivelarci
per
la
prima
volta
la
origine
pratica
del
tentativo
scientifico
.
(
O
tu
indimenticabile
Accademia
fiorentina
,
che
pigliasti
nome
dal
cimento
,
quando
l
'
Italia
era
al
crepuscolo
di
sua
passata
grandezza
,
e
la
società
moderna
era
all
'
aurora
della
nuova
epoca
della
industria
.
)
E
oramai
noi
siamo
in
grado
di
ritrovare
il
filo
conduttore
di
ciò
che
per
astrazione
si
chiama
spirito
scientifico
:
né
alcuno
si
maraviglia
più
,
che
tutto
nelle
scoverte
scientifiche
sia
proceduto
come
nei
primissimi
tempi
,
quando
la
rozzissima
elementare
geometria
degli
egizii
ebbe
origine
dal
bisogno
di
misurare
i
campi
esposti
all
'
annua
inondazione
del
Nilo
,
e
la
periodicità
di
tali
inondazioni
suggerì
,
ivi
stesso
nell
'
Egitto
e
nella
Babilonide
,
di
ritrovare
i
rudimenti
dei
giri
astronomici
.
E
certamente
vero
sì
,
che
a
scienza
avviata
,
e
in
parte
maturata
,
come
già
accadde
nel
periodo
ellenistico
,
il
lavoro
di
astrazione
,
di
deduzione
e
di
combinazione
si
continua
nella
cerchia
degli
addottrinati
in
modi
,
che
apparentemente
obliterano
la
coscienza
delle
cause
sociali
del
primo
prodursi
della
scienza
stessa
.
Ma
se
noi
guardiamo
a
grandi
tratti
le
epoche
dello
sviluppo
della
scienza
,
e
confrontiamo
i
periodi
che
gl
'
ideologi
chiamerebbero
di
progresso
e
di
regresso
della
intelligenza
,
ci
si
palesa
la
ragione
sociale
degl
'
impulsi
,
ora
crescenti
ed
ora
decrescenti
,
per
rispetto
all
'
attività
scientifica
.
Che
bisogno
avea
la
società
feudale
dell
'
Occidente
di
Europa
,
di
quelle
scienze
antiche
,
che
i
bizantini
serbavano
almeno
materialmente
,
mentre
gli
arabi
nei
loro
vari
dominii
,
o
liberi
agricoltori
,
o
industriosi
artigiani
,
o
operosi
commercianti
,
eran
portati
a
crescere
di
tanto
?
E
che
è
la
Rinascenza
,
se
non
il
ricongiungimento
dell
'
iniziale
moto
della
borghesia
con
la
tradizione
del
sapere
antico
,
ridiventato
usabile
,
e
quindi
capace
di
dichiarazione
?
Che
cosa
è
tutto
l
'
accelerato
moto
del
sapere
scientifico
,
dal
secolo
decimosettimo
in
qua
,
se
non
la
serie
degli
atti
compiuti
dall
'
intelletto
scaltrito
dall
'
esperienza
,
per
assicurare
al
lavoro
umano
,
nelle
forme
di
una
raffinata
tecnica
,
il
dominio
su
le
condizioni
e
forze
naturali
?
Di
qui
la
guerra
all
'
oscurantismo
,
alla
superstizione
,
alla
chiesa
,
alla
religione
;
di
qui
il
naturalismo
,
l
'
ateismo
,
il
materialismo
,
di
qui
l
'
inaugurato
dominio
della
ragione
.
L
'
epoca
borghese
è
l
'
epoca
delle
menti
dispiegate
(
Vico
)
.
E
'
bene
di
ricordare
,
che
quel
governo
del
Direttorio
,
che
fu
il
prototipo
ed
il
compendio
di
tutta
la
corruzione
liberalesca
,
fu
il
primo
che
introdusse
nella
Università
e
nell
'
Accademia
formalmente
e
solennemente
la
scienza
della
libera
ricerca
:
e
c
'
entrò
Lamarck
!
Questa
scienza
,
che
l
'
epoca
borghese
per
le
sue
stesse
condizioni
ha
così
fomentato
e
fatto
crescere
gigante
,
è
il
solo
retaggio
dei
secoli
passati
,
che
il
comunismo
accetti
e
faccia
suo
senza
riserve
.
Né
metterebbe
conto
qui
di
fermarsi
a
dichiarare
la
pretesa
antitesi
fra
scienza
e
filosofia
.
Fatta
eccezione
di
quei
modi
di
filosofare
,
che
si
confondono
con
la
mistica
o
con
la
teologia
,
filosofia
non
vuol
dire
mai
scienza
o
dottrina
a
parte
di
cose
proprie
e
particolari
,
ma
è
semplicemente
un
grado
,
una
forma
,
uno
stadio
del
pensiero
,
per
rispetto
alle
cose
stesse
che
entrano
nel
campo
della
esperienza
.
La
filosofia
è
,
per
ciò
,
o
anticipazione
generica
di
problemi
,
che
la
scienza
deve
ancora
elaborare
specificatamente
,
o
è
riassunto
ed
elaborazione
concettuale
dei
resultati
cui
le
scienze
siano
già
giunte
.
Di
quelli
,
che
,
tanto
per
non
parere
antiquati
,
parlano
di
filosofia
scientifica
,
-
se
non
si
vuol
tenere
,
in
un
certo
conto
la
punta
umoristica
di
cotesta
espressione
,
che
respinge
ogni
forma
di
teologia
e
di
mero
tradizionalismo
,
-
bisogna
dire
che
sarebbero
dei
fatui
,
se
credessero
di
rappresentare
una
scuola
od
una
tendenza
a
parte
.
Dicevo
qui
poco
innanzi
,
nell
'
enunciar
delle
formule
,
che
la
struttura
economica
determina
in
secondo
luogo
l
'
indirizzo
,
e
in
buona
parte
e
per
indiretto
gli
obietti
della
fantasia
e
del
pensiero
,
nella
produzione
dell
'
arte
,
della
religione
e
della
scienza
.
A
dire
altrimenti
di
così
,
ed
oltre
di
così
,
sarebbe
come
mettersi
volontariamente
su
la
via
dell
'
assurdo
.
Innanzitutto
con
tale
enunciato
si
combatte
il
fantastico
assunto
ideologico
,
che
arte
,
religione
e
scienza
siano
svolgimenti
subiettivi
e
svolgimenti
storici
di
un
preteso
spirito
artistico
,
religioso
,
o
scientifico
,
il
quale
s
'
andrebbe
manifestando
successivamente
per
un
proprio
ritmo
di
evoluzione
,
qua
e
là
sussidiato
o
impedito
dalle
condizioni
materiali
.
Con
tale
enunciato
si
vuole
affermare
,
inoltre
,
la
necessaria
connessione
,
per
la
quale
ogni
fatto
dell
'
arte
e
della
religione
è
l
'
esponente
sentimentale
,
fantastico
,
e
ossia
derivato
,
di
determinate
condizioni
sociali
.
Se
dico
in
secondo
luogo
,
gli
è
per
distinguere
questi
prodotti
dai
fatti
di
ordinamento
giuridico
-
politico
,
che
sono
vera
e
propria
obiettivazione
dei
rapporti
economici
.
E
se
dico
in
buona
parte
e
per
indiretto
degli
obietti
di
tali
attività
,
gli
è
per
indicare
due
cose
:
e
cioè
,
che
nella
produzione
artistica
e
religiosa
la
mediazione
dalle
condizioni
ai
prodotti
è
assai
complicata
,
e
poi
che
gli
uomini
,
pur
vivendo
in
società
,
non
cessano
per
ciò
solo
di
vivere
anche
nella
natura
,
e
di
ricevere
da
questa
occasione
e
materia
alla
curiosità
ed
al
fantasticare
.
Al
postutto
tutto
ciò
si
riduce
ad
una
enunciazione
più
generale
:
l
'
uomo
non
percorre
più
storie
in
uno
e
medesimo
tempo
;
ma
tutte
le
pretese
varie
storie
(
arte
,
religione
,
etc
.
)
ne
fanno
una
sola
.
E
ciò
non
può
vedersi
perspicuamente
se
non
nei
momenti
caratteristici
e
significativi
della
produzione
di
cose
nuove
,
ossia
nei
periodi
che
dirò
rivoluzionarii
.
Più
tardi
,
l
'
acquiescenza
nelle
cose
prodotte
,
e
la
ripetizione
tradizionale
di
un
determinato
tipo
,
obliterano
il
senso
delle
origini
.
Si
provi
alcuno
a
distrarre
l
'
ideologia
delle
favole
,
che
stanno
in
fondo
ai
poemi
omerici
,
da
quel
momento
dell
'
evoluzione
storica
,
in
cui
spunta
l
'
aurora
della
civiltà
ariana
nel
bacino
del
Mediterraneo
;
da
quella
fase
,
cioè
,
della
barbarie
superiore
,
nella
quale
nasce
,
così
in
Grecia
come
altrove
,
l
'
epos
genuino
.
Faccia
conto
altri
di
immaginare
,
che
il
cristianesimo
nascesse
e
si
sviluppasse
altrove
che
nella
cerchia
del
cosmopolitismo
romano
,
e
altrimenti
che
non
per
opera
di
quei
proletarii
,
di
quegli
schiavi
,
di
quei
derelitti
,
di
quei
disperati
,
ai
quali
occorreva
la
redenzione
,
l
'
apocalissi
,
e
la
promessa
del
regno
di
Dio
.
Trovi
chi
voglia
il
modo
di
fingere
,
che
nel
bel
mezzo
della
Rinascenza
spuntasse
fuori
la
romantica
,
che
appena
s
'
accenna
nel
decadente
Torquato
Tasso
;
o
faccia
di
attribuire
a
Richardson
o
a
Diderot
il
romanzo
di
Balzac
,
nel
quale
apparisce
,
come
in
contemporaneo
della
prima
generazione
del
socialismo
e
della
sociologia
,
la
psicologia
delle
classi
.
Lassù
,
in
dietro
in
dietro
,
alle
prime
origini
delle
ideazioni
mitiche
,
ci
è
chiaro
che
Zeus
non
assunse
i
caratteri
di
padre
degli
uomini
e
degli
dei
,
se
non
quando
la
patria
potestà
era
già
stabilita
,
e
cominciava
l
'
inizio
di
quella
serie
di
processi
,
che
mettono
capo
nello
stato
.
Zeus
cessò
così
di
essere
ciò
che
era
stato
prima
,
cioè
il
semplice
divo
(
ossia
lucente
)
,
o
il
tonante
.
Ed
ecco
quaggiù
ad
un
punto
opposto
della
evoluzione
storica
,
gran
numero
di
pensatori
del
secolo
scorso
riducono
a
un
solo
dio
astratto
,
che
è
semplice
reggitore
del
mondo
,
tutta
la
variopinta
immagine
dell
'
ignoto
e
del
trascendente
,
che
s
'
era
esplicata
in
tanto
lusso
di
creazioni
mitologiche
,
cristiane
o
pagane
.
L
'
uomo
si
sentiva
più
a
casa
sua
nella
natura
,
per
via
dell
'
esperimento
,
e
si
sentiva
più
atto
a
penetrare
l
'
ingranaggio
della
società
,
di
cui
possedeva
in
parte
la
scienza
.
Il
miracoloso
gli
si
assottigliava
nella
mente
,
tanto
che
il
materialismo
e
il
criticismo
han
potuto
di
poi
eliminare
cotesto
povero
residuo
di
trascendenza
,
senza
metter
mano
alla
guerra
contro
gli
dei
.
C
'
è
sì
una
storia
delle
idee
ma
questa
non
consiste
nel
circolo
vizioso
delle
idee
che
spieghino
se
stesse
.
Si
tratta
di
risalire
dalle
cose
all
'
ideato
.
Questo
è
un
problema
:
anzi
in
ciò
è
una
moltitudine
di
problemi
,
tante
son
varie
,
molteplici
,
multiformi
ed
intricate
le
proiezioni
che
gli
uomini
han
fatto
di
sé
e
delle
loro
condizioni
economico
-
sociali
,
e
quindi
delle
loro
speranze
e
dei
loro
timori
,
delle
loro
aspettazioni
e
dei
loro
disinganni
,
nelle
ideazioni
artistiche
e
religiose
.
La
linea
di
metodo
è
trovata
,
ma
la
esecuzione
particolare
non
è
facile
.
Soprattutto
bisogna
guardarsi
dalla
tentazione
scolastica
di
dedurre
i
prodotti
dell
'
attività
storica
,
che
si
esplica
nell
'
arte
e
nella
religione
.
È
sperabile
che
i
filosofi
alla
Krug
,
che
deduceva
dialetticamente
la
penna
con
la
quale
scriveva
,
sian
rimasti
in
perpetuo
sepolti
nelle
note
della
Logica
di
Hegel
,
ove
s
'
accenna
a
tale
bizzarria
.
Alcune
difficoltà
vogliono
essere
qui
precisate
.
In
ogni
tentativo
di
riduzione
dei
prodotti
secondarii
(
p
.
e
.
arte
e
religione
)
alle
condizioni
sociali
,
che
in
quelli
vengono
ad
essere
idealizzate
,
ci
occorre
di
formarci
un
lungo
abito
circa
la
psicologia
sociale
specificata
,
nella
quale
la
trasformazione
si
avvera
.
In
ciò
consiste
la
ragion
d
'
essere
di
quell
'
insieme
di
relazioni
,
che
con
altre
forme
di
dicitura
vengono
p
.
e
.
designate
,
come
mondo
egiziano
,
coscienza
greca
,
spirito
della
Rinascenza
,
idee
dominanti
,
psicologia
dei
popoli
,
della
società
o
delle
classi
.
Quando
cotesti
rapporti
si
sono
costituiti
,
e
gli
uomini
si
sono
assuefatti
a
certe
ideazioni
,
e
a
certi
modi
di
credenza
o
di
fantasia
,
le
ideologie
trasmesse
per
tradizione
tendono
a
cristallizzarsi
.
E
per
ciò
appariscono
come
una
forza
che
resista
al
nuovo
;
e
come
questa
resistenza
si
manifesta
nella
parola
,
nello
scritto
,
nella
intolleranza
,
nella
polemica
,
nella
persecuzione
,
così
la
lotta
fra
le
nuove
e
le
vecchie
condizioni
sociali
assume
la
forma
di
una
contesa
per
le
idee
.
In
secondo
luogo
,
attraverso
ai
secoli
della
storia
propriamente
detta
,
così
per
la
eredità
della
selvatica
preistoria
,
come
per
le
condizioni
di
soggezione
e
quindi
di
inferiorità
,
nella
quale
la
più
parte
degli
uomini
furono
e
sono
tenuti
,
si
è
prodotta
una
acquiescenza
nel
tradizionale
,
per
cui
le
vecchie
tendenze
si
perpetuano
come
ostinate
sopravvivenze
.
In
terzo
luogo
,
come
già
dissi
,
gli
uomini
,
vivendo
socialmente
,
non
cessano
di
vivere
anche
nella
natura
.
A
questa
non
sono
certo
legati
come
gli
animali
,
perché
vivono
sopra
un
terreno
artificiale
.
Ognuno
del
resto
capisce
,
che
la
casa
non
è
la
grotta
,
l
'
agricoltura
non
è
il
pascolo
naturale
,
e
la
farmacia
non
è
l
'
esorcismo
.
Ma
la
natura
è
sempre
il
sottosuolo
immediato
del
terreno
artificiale
,
ed
è
l
'
ambito
che
tutti
ci
recinge
.
La
tecnica
ha
messo
fra
noi
animali
sociali
e
la
natura
i
modificatori
,
i
deviatori
,
gli
allontanatori
degl
'
influssi
naturali
;
ma
non
ha
perciò
distrutta
la
efficacia
di
essi
,
e
noi
anzi
di
continuo
la
sentiamo
.
E
come
noi
nasciamo
naturalmente
maschi
e
femmine
,
moriamo
quasi
sempre
nostro
malgrado
,
e
siamo
dominati
dall
'
istinto
della
generazione
,
così
noi
portiamo
anche
nel
temperamento
condizioni
specifiche
,
che
l
'
educazione
nel
lato
senso
della
parola
,
ossia
l
'
accomodazione
sociale
,
può
modificare
sì
,
entro
certi
limiti
,
ma
non
può
mai
distruggere
.
Queste
condizioni
di
temperamento
ripetute
in
più
esemplari
,
e
derivatesi
in
più
esemplari
attraverso
i
secoli
,
costituiscono
ciò
che
si
chiama
carattere
etnico
.
Per
tutte
coteste
ragioni
,
la
nostra
dipendenza
dalla
natura
,
per
quanto
diminuita
dai
tempi
della
preistoria
in
qua
,
si
continua
nel
nostro
vivere
sociale
;
come
in
questo
si
continua
anche
l
'
alimento
che
dallo
spettacolo
della
natura
stessa
viene
alla
curiosità
ed
alla
fantasia
.
Ora
cotesti
effetti
della
natura
,
coi
sentimenti
immediati
o
mediati
che
ne
resultano
,
per
quanto
avvertiti
,
da
che
c
è
storia
,
solo
attraverso
l
'
angolo
visuale
che
ci
è
offerto
dalle
condizioni
della
società
,
non
mancano
mai
di
riflettersi
nei
prodotti
dell
'
arte
e
della
religione
;
la
qual
cosa
complica
le
difficoltà
della
interpretazione
realistica
e
piena
dell
'
una
e
dell
'
altra
.
XI
.
Usando
di
questa
dottrina
,
come
di
nuovo
principio
di
ricerca
,
come
di
preciso
mezzo
di
orientazione
,
e
come
di
determinato
angolo
visuale
,
si
potrà
poi
,
da
ultimo
,
riuscire
ad
un
rifacimento
narrativo
ed
espositivo
della
storia
?
Alla
domanda
generica
non
si
può
a
meno
di
dare
,
in
genere
,
una
risposta
affermantiva
.
Perché
,
in
effetti
,
se
si
dà
il
caso
,
che
il
comunista
critico
,
ossia
il
sociologo
del
materialismo
economico
,
o
come
ora
volgarmente
dicesi
,
il
marxista
,
abbia
la
necessaria
preparazione
critica
,
e
l
'
abito
della
trattazione
storica
,
e
poi
le
doti
di
esposizione
che
occorrono
alla
narrazione
ordinata
ed
efficace
,
non
c
'
è
ragione
per
affermare
,
che
egli
non
possa
scrivere
la
storia
,
come
fino
ad
ora
la
scrissero
i
seguaci
di
ogni
altra
scuola
politica
.
Ecco
lì
l
'
esempio
di
Marx
in
persona
,
nel
quale
è
un
argomento
di
fatto
,
che
non
ammette
replica
.
Lui
,
che
fu
il
primo
e
principale
ritrovatore
dei
concetti
decisivi
di
questa
dottrina
,
la
ridusse
ben
presto
in
istrumento
di
orientazione
politica
,
da
pubblicista
insuperato
,
durante
il
periodo
rivoluzionario
del
1848-50
.
E
poi
la
plasmò
con
la
massima
precisione
,
in
quel
saggio
che
s
'
intitola
del
:
Diciotto
Brumaio
di
Luigi
Bonaparte
,
del
quale
ora
può
dirsi
,
a
tanta
distanza
di
anni
,
e
dopo
tante
pubblicazioni
,
che
fatta
eccezione
di
qualche
minuto
particolare
e
di
qualche
errata
previsione
,
non
ci
sarebbe
modo
di
arrecarvi
,
né
correzioni
,
né
complementi
notevoli
.
Né
starò
qui
a
ripetere
,
a
guisa
di
chi
faccia
una
bibliografia
,
l
'
elenco
dei
varii
scritti
attinenti
all
'
applicazione
della
dottrina
,
o
del
Marx
stesso
o
dell
'
Engels
-
il
quale
ultimo
,
dalla
Guerra
dei
contadini
(
1890
)
fino
allo
scritto
postumo
su
le
Origini
della
presente
unità
di
Germania
,
ne
ha
lasciato
tanti
saggi
,
-
o
degli
immediati
continuatori
loro
,
e
dei
volgarizzatori
del
socialismo
scientifico
.
Per
fino
nella
stampa
socialistica
si
trovano
,
di
tanto
in
tanto
,
dei
preziosi
saggi
di
spiegazione
delle
vicende
politiche
attuali
,
nei
quali
,
appunto
per
effetto
del
materialismo
storico
,
tu
riconosci
una
chiaroveggenza
e
perspicuità
,
che
invano
cercheresti
negli
scrittori
e
nei
polemisti
,
che
non
hanno
ancora
squarciati
i
veli
fantastici
e
gl
'
involucri
ideologici
della
storia
.
Non
è
il
caso
,
in
somma
,
di
assumersi
la
difesa
di
una
tesi
astratta
,
come
userebbe
un
causidico
.
Gli
è
,
per
fermo
,
evidente
,
che
come
tutte
le
storie
,
che
furono
fino
ad
ora
scritte
,
c
'
è
sempre
in
fondo
,
se
non
proprio
nelle
esplicite
intenzioni
degli
scrittori
,
di
certo
nell
'
animo
loro
,
una
tendenza
,
un
principio
,
una
veduta
generale
della
vita
;
così
questa
dottrina
,
che
ha
messo
definitivamente
ordine
alla
considerazione
obiettiva
della
struttura
sociale
,
debba
da
ultimo
dirigere
con
precisione
la
ricerca
storica
,
e
debba
metter
capo
in
una
narrazione
piena
,
trasparente
ed
integrale
.
I
sussidi
certamente
non
mancano
.
L
'
Economia
,
che
,
come
oramai
tutti
vedono
,
nacque
e
si
svolse
come
la
scienza
della
produzione
borghese
,
dopo
essersi
imbaldanzita
nella
illusione
di
rappresentare
le
leggi
assolute
di
ogni
forma
di
produzione
,
per
la
dura
lezione
delle
cose
entrò
poi
,
a
un
certo
punto
,
come
tutti
sanno
,
in
un
periodo
di
autocritica
.
Come
da
questa
autocritica
per
un
verso
è
nato
il
comunismo
critico
,
così
per
un
altro
verso
,
per
opera
,
cioè
,
dei
più
tiepidi
,
e
savii
e
discreti
della
tradizione
accademica
,
è
nata
la
scuola
storica
dei
fenomeni
economici
.
Per
fatto
e
merito
di
cotesta
scuola
,
e
per
effetto
della
applicazione
dei
metodi
descrittivi
e
comparativi
,
oramai
siamo
in
possesso
di
un
vastissimo
materiale
di
cognizioni
circa
le
varie
forme
storiche
della
economia
,
dai
fatti
più
complessi
e
specificati
per
differenze
essenziali
di
tipo
,
fino
alla
particolareggiata
azienda
di
un
monastero
,
o
di
una
corporazione
artigiana
medievale
.
Lo
stesso
è
accaduto
della
Statistica
,
la
quale
,
mettendo
in
uso
molti
mezzi
di
combinazione
delle
fonti
,
riesce
oramai
a
portar
luce
,
con
sufficiente
approssimazione
,
sul
movimento
della
popolazione
nei
secoli
passati
.
Cotesti
studii
non
si
fanno
,
certo
,
nell
'
interesse
della
nostra
dottrina
,
anzi
il
più
delle
volte
con
animo
ostile
al
socialismo
;
del
che
non
si
avvedono
quegli
asineschi
leggitori
di
carta
stampata
,
i
quali
così
spesso
confondono
la
storia
economica
,
l
'
economia
storica
,
ed
il
materialismo
storico
.
Ma
cotesti
studii
,
oltre
che
per
il
materiale
difatti
che
raccolgono
e
dichiarano
,
son
notevoli
in
quanto
documentano
il
progresso
,
che
va
tuttodì
facendo
la
storia
interna
,
la
quale
,
poco
per
volta
,
si
sostituisce
a
quella
storia
esterna
,
che
per
secoli
fu
in
modo
esclusivo
trattata
da
letterati
e
da
artisti
.
Buona
parte
di
cotesti
materiali
raccolti
va
di
continuo
soggetta
a
nuova
correzione
;
come
accade
,
del
resto
,
in
ogni
campo
di
cognizioni
empiriche
,
le
quali
di
continuo
oscillano
tra
il
creduto
certo
,
il
semplice
probabile
,
e
ciò
che
deve
essere
più
tardi
,
o
integrato
,
o
eliminato
.
Né
le
illazioni
e
le
combinazioni
degli
storici
della
economia
,
o
di
quelli
che
narrano
la
storia
in
genere
sul
filo
conduttore
dei
fenomeni
economici
,
son
sempre
tanto
plausibili
e
concludenti
,
che
non
si
senta
il
bisogno
di
dire
:
qui
conviene
ricominciar
da
capo
.
Ma
ciò
che
sta
indubitabile
è
il
fatto
,
che
presentemente
tutta
la
storiografia
tende
a
diventare
una
scienza
,
o
,
meglio
,
una
disciplina
sociale
;
e
quando
questo
moto
,
per
ora
incerto
e
multiforme
,
verrà
a
compimento
,
gli
sforzi
degli
eruditi
e
dei
ricercatori
metteranno
capo
inevitabilmente
nella
accettazione
del
materialismo
economico
.
Per
tale
incidenza
di
sforzi
e
di
lavori
scientifici
,
che
partono
da
così
diversi
punti
,
la
concezione
materialistica
di
tutta
la
storia
finirà
per
penetrare
le
menti
,
come
una
definitiva
conquista
del
pensiero
;
il
che
toglierà
,
in
fine
,
ai
fautori
e
agli
avversarii
la
tentazione
di
parlarne
,
pro
e
contro
,
come
usa
delle
tesi
di
partito
.
Oltre
ai
sussidii
diretti
,
qui
innanzi
accennati
,
la
nostra
dottrina
ne
ha
di
molti
altri
indiretti
;
come
ha
anche
degli
istruttivi
riscontri
in
molte
delle
discipline
,
nelle
quali
,
per
la
maggiore
semplicità
dei
rapporti
,
fu
più
agevole
l
'
applicazione
del
metodo
genetico
.
Il
caso
tipico
è
nella
glottologia
,
e
in
modo
specialissimo
in
quella
che
ha
per
oggetto
le
lingue
ariane
.
Dalla
evidenza
e
perspicuità
di
processo
,
di
analisi
e
di
ricostruzione
che
è
propria
di
tali
discipline
,
e
specie
della
glottologia
,
gli
è
certo
,
fino
ad
ora
,
assai
remota
l
'
applicazione
del
materialismo
storico
.
Sarebbe
per
ciò
un
vano
tentativo
quello
di
provarsi
,
fin
da
ora
,
a
scrivere
una
sinossi
della
storia
universale
,
che
avesse
a
svolgere
tutte
le
varie
forme
della
produzione
,
per
poi
inferirne
tutto
il
resto
dell
'
attività
umana
,
in
modo
particolare
e
circostanziale
.
Allo
stato
presente
degli
studii
,
chi
tentasse
cotesto
compendio
di
nuova
Kulturgeschichte
non
farebbe
se
non
di
ritradurre
in
fraseologia
economica
i
punti
di
orientazione
generale
,
che
in
altri
libri
,
p
.
e
.
nell
'
Hellwald
,
son
di
fraseologia
,
darwiniana
.
Ci
corre
molto
dalla
accettazione
di
un
principio
,
alla
applicazione
completa
e
particolareggiata
di
esso
a
tutta
una
vasta
provincia
difatti
,
o
ad
un
grande
intreccio
di
fenomeni
.
Per
ciò
l
'
applicazione
della
nostra
dottrina
deve
tenersi
,
per
ora
,
nella
esposizione
e
trattazione
di
determinate
parti
della
storia
.
Chiarissime
sopra
tutte
le
altre
sono
le
formazioni
moderne
,
alla
intelligenza
delle
quali
concorrono
,
con
pari
evidenza
,
così
gli
sviluppi
economici
della
borghesia
,
come
la
dichiarata
conoscenza
dei
vani
impedimenti
che
essa
ebbe
a
superare
nei
diversi
paesi
,
e
quindi
lo
svolgersi
delle
varie
rivoluzioni
,
intesa
cotesta
parola
nel
più
lato
senso
.
Riesce
di
quasi
eguale
chiarezza
,
agli
occhi
nostri
,
la
preistoria
prossima
della
borghesia
in
sul
declinare
del
Medioevo
;
dove
non
sarebbe
difficile
di
trovare
,
p
.
e
.
nell
'
individuato
sviluppo
della
città
di
Firenze
,
una
serie
documentata
di
svolgimenti
nei
quali
il
movimento
economico
e
statistico
trova
completo
riscontro
nei
rapporti
politici
,
e
sufficiente
illustrazione
nello
sviluppo
contemporaneo
della
intelligenza
,
già
ridotta
in
prosa
,
e
spoglia
in
buona
parte
di
illusioni
ideologiche
.
Né
sarebbe
fuori
d
'
ogni
probabilità
il
ridurre
,
fin
da
ora
,
sotto
il
determinato
e
preciso
angolo
visuale
del
materialismo
tutta
la
storia
romana
antica
.
In
questa
,
e
specie
nel
periodo
primitivo
,
fanno
difetto
le
fonti
dirette
,
le
quali
per
converso
son
tanto
abbondanti
in
Grecia
,
dalla
tradizione
popolare
e
dall
'
epos
,
e
dall
'
autentica
iscrizione
giuridica
,
fino
alla
trattazione
prammatica
delle
connessioni
storico
-
sociali
.
Ma
in
Roma
,
invece
,
le
lotte
pei
diritti
politici
recano
in
sé
quasi
sempre
le
ragioni
economiche
su
cui
poggiano
;
dal
che
poi
procede
,
che
il
deperire
di
determinate
classi
,
e
il
formarsi
di
nuove
classi
,
e
il
moto
della
conquista
,
e
il
cambiar
delle
leggi
e
delle
forme
dell
'
apparato
politico
,
tornino
tanto
evidenti
.
Cotesta
storia
romana
è
dura
e
prosaica
;
né
si
veste
mai
di
quei
complementi
ideologici
che
furon
proprii
della
vita
greca
.
La
prosa
rigida
della
conquista
,
della
studiata
colonizzazione
,
delle
istituzioni
e
delle
forme
di
diritto
,
escogitate
e
trovate
per
risolvere
determinati
attriti
e
contrasti
,
fa
della
storia
romana
una
catena
di
accadimenti
,
che
si
seguono
con
singolare
e
cruda
evidenza
.
Perché
il
problema
vero
è
questo
:
che
,
cioè
,
non
si
tratta
già
di
sostituire
la
sociologia
alla
storia
,
come
se
questa
fosse
stata
una
apparenza
,
che
celi
dietro
di
sé
una
realtà
riposta
;
ma
anzi
si
tratta
di
intendere
integralmente
la
storia
,
in
tutte
le
sue
intuitive
manifestazioni
,
e
d
'
intenderla
per
mezzo
della
sociologia
economica
.
Non
si
tratta
già
di
separare
l
'
accidente
dalla
sostanza
,
la
parvenza
dalla
realtà
,
il
fenomeno
dal
nocciolo
intrinseco
,
o
come
altro
si
direbbe
dai
seguaci
di
qualunque
altro
scolasticismo
;
ma
,
anzi
,
di
spiegare
l
'
intreccio
ed
il
complesso
,
per
l
'
appunto
in
quanto
è
intreccio
e
complesso
.
Non
si
tratta
di
scovrire
e
di
determinare
il
terreno
sociale
solamente
,
per
poi
farvi
apparir
su
gli
uomini
,
come
tante
marionette
,
i
cui
fili
siano
tenuti
e
mossi
,
dalla
provvidenza
non
più
,
ma
anzi
dalle
categorie
economiche
.
Queste
categorie
sono
esse
stesse
divenute
e
divengono
,
come
tutto
il
resto
;
-
perché
gli
uomini
mutano
quanto
alla
capacità
e
all
'
arte
di
vincere
,
aggiogare
,
trasformare
ed
usare
le
condizioni
naturali
;
-
perché
gli
uomini
cambiano
animo
ed
attitudini
per
la
reazione
degli
istrumenti
loro
sopra
di
loro
stessi
;
-
perché
gli
uomini
mutano
nei
loro
rispettivi
rapporti
di
conviventi
,
e
perciò
di
dipendenti
in
vario
modo
gli
uni
dagli
altri
.
Si
tratta
,
insomma
,
della
storia
,
e
non
dello
scheletro
suo
.
Si
tratta
del
racconto
e
non
dell
'
astrazione
;
si
tratta
di
esporre
e
di
tratteggiare
l
'
insieme
,
e
non
già
di
risolverlo
e
di
analizzarlo
soltanto
;
si
tratta
,
a
dirla
in
una
parola
,
ora
come
prima
e
come
sempre
,
di
un
'
arte
.
Può
darsi
il
caso
,
che
il
sociologo
,
il
quale
segua
i
principii
del
materialismo
economico
,
si
proponga
di
circoscriversi
alla
sola
analisi
,
poniamo
ad
esempio
,
di
quello
che
eran
le
classi
al
momento
che
la
Rivoluzione
Francese
scoppiò
,
per
giungere
poi
alle
classi
,
che
dalla
Rivoluzione
resultano
e
ad
essa
sopravvivono
.
In
questo
caso
i
titoli
,
e
le
indicazioni
e
le
classificazioni
della
materia
da
analizzare
sono
precisi
,
p
.
e
.
la
città
e
la
campagna
,
l
'
artigiano
e
l
'
operaio
,
i
nobili
e
i
servi
,
la
terra
che
si
libera
dagli
oneri
feudali
e
i
piccoli
proprietarii
che
si
formano
,
il
commercio
clic
si
emancipa
da
tante
restrizioni
,
il
danaro
che
si
accumula
,
l
industria
che
prospera
,
e
così
via
.
Né
c
è
nulla
da
obiettare
su
la
scelta
di
un
tale
metodo
;
il
quale
,
come
quello
che
segue
la
traccia
embriogenetica
,
è
indispensabile
alla
preparazione
della
ricerca
storica
secondo
l
indirizzo
della
nuova
dottrina
.
Ma
noi
sappiamo
che
la
embriogenia
non
basta
a
darci
notizia
della
vita
animale
,
la
quale
non
è
di
schemi
,
ma
è
di
esseri
vivi
e
viventi
,
che
lottano
,
e
per
lottare
esercitano
forze
,
istinti
e
passioni
.
E
così
,
è
,
mutatis
mutandis
,
anche
degli
uomini
,
in
quanto
vivono
storicamente
.
Quei
determinati
uomini
,
mossi
da
certi
interessi
,
spinti
da
certe
passioni
,
premuti
da
certe
circostanze
,
con
tali
disegni
,
con
tali
propositi
,
che
operano
con
tale
aspettazione
,
per
tale
illusione
propria
o
per
tale
inganno
altrui
,
che
martiri
di
sé
o
degli
altri
vengono
in
aspra
collisione
,
e
si
elidono
a
vicenda
:
-
ecco
la
storia
effettuale
della
Rivoluzione
Francese
.
Perché
,
se
è
vero
che
ogni
storia
non
è
se
non
l
'
esplicazione
di
determinate
condizioni
economiche
,
gli
è
altrettanto
vero
,
che
essa
non
si
svolge
se
non
in
determinate
forme
di
attività
umana
;
-
che
questa
sia
passionata
o
riflessa
,
fortunata
o
senza
successo
,
ciecamente
istintiva
o
deliberatamente
eroica
.
Comprendere
l
'
intreccio
ed
il
complesso
nella
sua
intima
connessione
e
nelle
sue
manifestazioni
esteriori
;
discendere
dalla
superficie
al
fondo
,
e
poi
rifare
la
superficie
dal
fondo
;
risolvere
le
passioni
e
i
disegni
nei
moventi
loro
,
dai
più
prossimi
ai
più
remoti
,
e
poi
ricondurre
i
dati
delle
passioni
,
dei
disegni
e
dei
moventi
loro
ai
più
remoti
elementi
di
una
determinata
situazione
economica
:
ecco
l
'
arte
difficile
,
che
deve
esemplificare
la
concezione
materialistica
.
E
perché
non
giova
di
imitare
lo
scolastico
,
che
in
riva
al
mare
insegnava
a
nuotare
con
la
definizione
del
nuoto
,
prego
il
lettore
di
aspettare
,
che
io
esemplifichi
in
altri
saggi
il
mio
pensiero
,
col
recare
una
qualche
effettiva
narrazione
storica
;
rifacendo
,
cioè
,
per
iscritto
una
parte
di
ciò
che
già
da
un
pezzo
vo
facendo
,
a
voce
,
insegnando
.
Per
cotal
via
rimangono
chiarite
alcune
questioni
secondarie
e
derivate
.
Qual
è
p
.
e
.
il
significato
della
biografia
dei
così
detti
uomini
grandi
?
Si
è
visto
a
dare
negli
ultimi
tempi
a
tale
proposito
delle
risposte
,
che
,
in
un
senso
o
nell
'
altro
,
son
di
carattere
estremo
.
Da
una
parte
sono
i
sociologi
ad
oltranza
,
dall
'
altra
gl
'
individualisti
,
che
,
alla
maniera
di
Carlyle
,
mettono
a
capo
della
storia
gli
eroi
.
Secondo
gli
uni
basta
provare
quali
fossero
le
ragioni
p
.
e
.
del
Cesarismo
,
e
di
Cesare
non
importa
punto
.
Secondo
gli
altri
non
c
'
è
ragioni
obiettive
di
classi
e
di
interessi
sociali
che
bastino
a
spiegar
nulla
:
sono
i
grandi
spiriti
che
dànno
impulso
a
tutto
il
moto
storico
;
e
la
storia
ha
,
per
così
dire
,
i
suoi
signori
e
monarchi
.
Gli
empiristi
del
racconto
si
cavano
d
'
impaccio
in
modo
semplice
,
col
mettere
,
cioè
,
assieme
come
vien
viene
,
uomini
e
cose
,
le
necessità
di
fatto
e
gl
'
influssi
subiettivi
.
Il
materialismo
storico
supera
le
vedute
antitetiche
dei
sociologisti
e
degli
individualisti
,
e
al
tempo
stesso
elimina
l
'
ecletticismo
dei
narratori
empirici
.
Innanzi
tutto
il
factum
.
Che
quel
determinato
Cesare
,
che
fu
Napoleone
,
nascesse
l
'
anno
tale
,
facesse
la
tal
carriera
,
e
si
trovasse
fortunatamente
in
buon
punto
il
18
Brumaio
;
-
tutto
ciò
è
affatto
accidentale
rispetto
al
corso
generale
delle
cose
,
che
spingeva
la
nuova
classe
,
padrona
del
campo
,
a
salvare
dalla
rivoluzione
ciò
che
a
lei
pareva
necessario
di
salvare
,
al
qual
bisogno
occorreva
la
creazione
di
un
governo
burocratico
-
militare
.
L
'
uomo
,
o
gli
uomini
adatti
bisognava
pur
trovarli
.
Ma
,
che
quello
che
avvenne
effettivamente
avvenisse
nei
modi
che
sappiamo
,
ciò
dipese
dal
fatto
che
fu
Napoleone
appunto
a
dar
opera
all
'
impresa
,
e
non
un
povero
Monk
,
o
un
ridicolo
Boulanger
.
E
da
questo
punto
in
poi
l
'
accidente
cessa
di
essere
accidente
;
appunto
perché
è
quella
determinata
persona
che
dà
l
'
impronta
e
la
fisionomia
agli
avvenimenti
,
nel
modo
,
e
per
il
modo
come
si
svolsero
.
Ora
il
fatto
stesso
che
la
storia
tutta
poggia
su
le
antitesi
,
su
i
contrasti
,
su
le
lotte
,
su
le
guerre
,
spiega
l
'
influenza
decisiva
di
determinati
uomini
in
determinate
occasioni
.
Cotesti
uomini
non
sono
,
né
un
accidente
trascurabile
del
meccanismo
sociale
,
né
dei
miracolosi
creatori
di
ciò
che
la
società
,
senza
di
loro
,
non
avrebbe
fatto
in
nessun
modo
.
Gli
è
l
'
intreccio
stesso
delle
condizioni
antitetiche
,
il
quale
fa
che
determinati
individui
,
o
geniali
,
o
eroici
,
o
fortunati
,
o
malvagi
,
sian
chiamati
in
momenti
critici
a
dire
la
parola
decisiva
.
Mentre
gl
'
interessi
particolari
dei
singoli
gruppi
sociali
sono
in
uno
stato
tale
di
tensione
,
che
tutte
le
parti
contendenti
a
vicenda
si
paralizzano
,
a
muovere
l
'
ingranaggio
politico
occorre
l
'
individuale
coscienza
dì
una
determinata
persona
.
Le
antitesi
sociali
,
le
quali
fanno
di
ogni
convivenza
umana
un
organamento
instabile
,
dànno
alla
storia
,
specie
quando
sia
vista
ed
esaminata
rapidamente
e
a
grandi
tratti
,
il
carattere
del
dramma
.
Questo
dramma
si
ripete
nei
rapporti
da
comunità
a
comunità
,
da
nazione
a
nazione
,
da
stato
a
stato
,
perché
le
interne
disuguaglianze
,
concorrendo
con
le
differenziazioni
esterne
,
han
prodotto
e
producono
tutto
il
moto
delle
guerre
,
delle
conquiste
,
dei
trattati
,
delle
colonizzazioni
e
così
via
.
In
questo
dramma
apparvero
sempre
come
condottieri
della
società
gli
uomini
che
si
chiamano
eminenti
,
o
grandi
,
e
dalla
presenza
loro
l
'
empirismo
ha
argomentato
,
che
essi
fossero
i
principali
autori
della
storia
stessa
.
Ricondurre
la
spiegazione
del
loro
apparire
alle
cause
generali
e
alle
condizioni
comuni
della
struttura
sociale
,
è
cosa
che
perfettamente
armonizza
coi
dati
della
nostra
dottrina
;
ma
provarsi
ad
eliminarli
,
come
volentieri
farebbero
certi
affettati
oggettivisti
del
sociologismo
,
gli
è
una
vera
fatuità
.
E
in
conclusione
,
il
seguace
del
materialismo
storico
,
che
si
metta
ad
esporre
e
a
raccontare
,
non
deve
far
ciò
schematizzando
.
La
storia
è
sempre
determinata
,
configurata
,
infitamente
accidentata
e
variopinta
.
Essa
ha
combinatoria
e
prospettiva
.
Non
basta
di
avere
eliminato
preventivamcnte
il
presupposto
dei
fattori
;
perché
chi
narra
si
trova
di
continuo
a
fronte
di
cose
,
che
paiono
disparate
,
indipendenti
,
e
per
sé
stanti
.
Cogliere
l
'
insieme
come
insieme
,
e
scorgervi
i
rapporti
continuativi
di
serrati
accadimenti
,
ecco
la
difficoltà
.
La
somma
degli
accadimenti
strettamente
consecutivi
e
serrati
,
è
tutta
la
storia
;
il
che
è
quanto
dire
tutto
quello
che
noi
sappiamo
dell
'
esser
nostro
in
quanto
siamo
esseri
sociali
,
e
non
più
semplicemente
animali
.
XII
.
Nel
successivo
insieme
,
e
nella
continuativa
necessità
di
tutti
gli
accadimenti
storici
,
non
è
,
dunque
,
domandano
alcuni
,
nessun
senso
,
né
alcuna
significazione
?
Cotesta
interrogazione
,
o
che
parta
essa
dal
campo
degli
idealisti
,
o
ci
arrivi
dalle
bocche
dei
più
cauti
critici
,
certamente
,
e
in
tutti
i
casi
,
come
s
impone
all
attenzione
nostra
,
così
esige
una
adeguata
risposta
.
In
fatti
,
se
si
pon
mente
alle
premesse
,
o
intuitive
,
o
intellettuali
,
dalle
quali
deriva
la
concezione
del
progresso
,
come
di
quella
idea
che
contenga
ed
abbracci
la
totalità
del
processo
umano
,
si
vede
che
cotali
presupposti
poggian
tutti
sul
bisogno
mentale
,
che
è
in
noi
,
di
attribuire
alla
serie
,
o
alle
serie
degli
accadimenti
,
un
certo
senso
ed
una
certa
significazione
.
Il
concetto
di
progresso
,
per
chi
lo
esamini
bene
addentro
nella
sua
natura
specifica
,
implica
sempre
dei
giudizi
di
valutazione
;
e
,
per
ciò
,
non
è
chi
possa
confonderlo
con
la
nozione
nuda
e
cruda
del
semplice
sviluppo
,
il
quale
non
include
punto
quell
'
incremento
di
pregio
,
per
cui
noi
di
una
cosa
diciamo
che
essa
progredisca
.
Dissi
già
qui
innanzi
,
e
,
mi
pare
,
con
sufficiente
estensione
,
come
il
progresso
non
istia
a
guisa
di
imperativo
o
di
comando
sul
succedersi
naturale
ed
immediato
delle
umane
generazioni
.
Ciò
è
tanto
intuitivo
,
per
quanto
è
intuitiva
la
coesistenza
attuale
di
popoli
,
nazioni
e
stati
,
che
trovansi
,
in
uno
e
medesimo
tempo
,
in
diverso
stadio
di
sviluppo
;
per
quanto
è
innegabile
la
presente
condizione
di
relativa
e
di
rispettiva
superiorità
ed
inferiorità
di
popolo
a
popolo
;
e
per
quanto
è
,
da
ultimo
,
accertato
il
regresso
parziale
e
relativo
avveratosi
più
volte
nella
storia
,
come
ne
stette
per
secoli
a
documento
l
'
Italia
.
Anzi
,
se
c
è
mai
prova
stringente
,
del
come
il
progresso
non
sia
da
intendere
nel
senso
di
una
legge
immediata
,
e
,
dirò
così
per
rincalzare
,
di
una
legge
fisica
o
fatale
,
gli
è
appunto
questa
,
che
lo
sviluppo
sociale
,
per
le
stesse
ragioni
di
processo
che
gli
sono
immanenti
,
mise
spesso
capo
nel
regresso
.
Gli
è
d
'
altra
parte
chiaro
ed
accertato
,
che
così
la
facoltà
del
progredire
,
come
la
possibilità
di
far
regresso
,
non
costituiscono
,
alla
prima
,
né
immediato
privilegio
,
né
ingenito
difetto
di
razza
;
né
sono
dirette
emanazioni
delle
condizioni
geografiche
.
Perché
non
solo
i
primitivi
centri
di
civiltà
furon
molteplici
,
e
non
solo
cotali
centri
si
spostarono
nel
corso
dei
secoli
,
ma
sta
anche
il
fatto
,
che
i
mezzi
,
i
trovati
,
i
resultati
e
gl
'
impulsi
di
una
determinata
civiltà
,
che
siasi
già
svolta
,
sono
,
entro
certi
limiti
,
comunicabili
a
tutti
gli
uomini
in
indefinito
.
Ossia
,
a
farla
breve
,
progresso
e
regresso
sono
inerenti
alle
condizioni
ed
al
ritmo
dello
sviluppo
sociale
in
genere
.
Ora
,
dunque
,
la
fede
nella
universalità
del
progresso
,
che
apparve
con
tanto
impeto
nel
secolo
decimottavo
,
ha
in
questo
primo
addentellato
positivo
;
che
,
cioè
,
gli
uomini
,
quando
non
trovino
impedimenti
nelle
condizioni
esterne
,
e
non
ne
trovino
in
quelle
che
derivano
dalla
loro
propria
opera
nell
'
ambito
sociale
,
sono
tutti
capaci
di
progredire
.
E
poi
in
fondo
alla
supposta
,
o
immaginata
,
o
creduta
unità
della
storia
,
per
la
quale
il
processo
delle
varie
società
formerebbe
come
una
sola
serie
di
progresso
,
sta
un
altro
fatto
,
che
ha
offerto
motivo
ed
occasione
a
tante
fantasticherie
ideologiche
.
Se
non
tutti
i
popoli
son
progrediti
egualmente
,
e
anzi
alcuni
,
o
si
arrestarono
,
o
corsero
la
via
del
regresso
,
se
il
processo
di
sviluppo
sociale
non
ebbe
sempre
,
in
ogni
luogo
ed
in
ogni
tempo
,
il
medesimo
ritmo
e
la
medesima
intensità
,
gli
è
pur
nondimeno
sicuro
il
fatto
,
che
,
nel
passaggio
dell
'
azione
decisiva
da
popolo
a
popolo
nel
corso
della
storia
,
i
prodotti
utili
,
già
acquisiti
da
quelli
che
decadevano
,
passarono
a
quelli
che
divenivano
e
salivano
.
La
qual
cosa
non
vale
tanto
dei
prodotti
,
dirò
così
,
del
sentimento
e
della
fantasia
,
che
pur
si
serbano
e
perpetuano
nella
tradizione
letteraria
,
quanto
vale
dei
resultati
del
pensiero
,
e
soprattutto
della
scoverta
e
della
produzione
dei
mezzi
tecnici
,
che
,
ove
siano
acquisiti
,
per
diretto
si
comunicano
e
trasmettono
.
Occorre
forse
di
rammentare
,
che
la
scrittura
non
fu
mai
più
perduta
,
per
quanto
i
popoli
che
ne
furono
i
rinvenitori
sparissero
dalla
storica
continuità
?
Occorre
forse
di
ricordare
,
che
noi
rechiamo
tuttodì
nelle
nostre
tasche
,
su
i
nostri
orologi
,
il
quadrante
babilonese
,
e
che
noi
usiamo
l
'
algebra
,
che
fu
introdotta
da
quegli
arabi
,
la
cui
attività
storica
si
è
poi
dispersa
come
la
sabbia
del
deserto
?
Non
vale
di
molteplicare
incidentalmente
e
indefinitamente
gli
esempii
,
perché
basta
di
aver
sott
'
occhi
la
tecnologia
,
e
la
storia
delle
scoverte
nel
lato
senso
della
parola
,
nella
quale
è
evidente
la
trasmissione
quasi
continuativa
dei
mezzi
istrumentali
del
lavoro
e
della
produzione
.
E
,
al
postutto
,
le
smossi
provvisorie
che
diconsi
storie
universali
,
per
quanto
rivelino
sempre
,
così
nell
'
intento
come
nella
esecuzione
,
qualcosa
di
forzato
e
di
artificiale
,
non
sarebbero
state
mai
nemmen
tentate
,
se
le
vicende
umane
non
offrissero
all
'
empirismo
dei
narratori
un
qualche
filo
,
sia
pur
sottile
,
di
continuità
.
Ecco
lì
l
'
Italia
del
secolo
decimosesto
,
che
evidentemente
decade
;
ma
,
mentre
decade
,
trasmette
alla
rimanente
Europa
le
sue
armi
intellettuali
.
Né
esse
sole
rimangono
in
retaggio
alla
civiltà
che
continua
;
ma
anche
il
mercato
mondiale
si
stabilisce
su
i
fondamenti
di
quelle
scoverte
geografiche
,
e
di
quei
trovati
nautici
,
che
furono
opera
dei
mercanti
,
e
dei
viaggiatori
e
marinari
d
'
Italia
.
Né
solo
i
modi
del
far
la
guerra
,
e
i
raffinamenti
dell
'
astuzia
politica
passaron
fuori
dell
'
Italia
(
della
qual
cosa
soltanto
si
occupano
di
solito
i
letterati
)
;
ma
anche
l
'
arte
del
far
danaro
in
tutta
la
evidenza
di
una
elaborata
disciplina
commerciale
;
e
,
via
via
,
i
rudimenti
della
scienza
,
su
i
quali
è
fondata
la
tecnica
moderna
,
e
innanzi
tutto
la
metodica
irrigazione
dei
campi
,
e
le
leggi
generali
dell
'
idraulica
.
Tutto
ciò
è
tanto
precisamente
vero
,
che
ad
un
amatore
di
tesi
congetturali
potrebbe
saltar
in
capo
di
proporsi
questo
quesito
:
cosa
sarebbe
stato
dell
'
Italia
,
in
questa
moderna
epoca
borghese
,
se
,
avverandosi
il
progetto
del
Senato
veneto
(
1504
)
di
far
qualcosa
che
avrebbe
rassomigliato
negli
effetti
al
taglio
dell
'
istmo
di
Suez
,
la
marina
italiana
si
fosse
trovata
a
contendere
direttamente
coi
portoghesi
nell
'
Oceano
Indiano
,
in
quel
momento
appunto
,
in
cui
il
trasferimento
dell
'
azione
storica
dal
Mediterraneo
all
'
Oceano
preparava
la
decadenza
nostra
?
Ma
basta
di
tale
fantasia
!
Una
certa
continuità
storica
,
nel
senso
empirico
e
circostanziato
della
trasmissione
e
del
successivo
incremento
dei
mezzi
della
civiltà
,
è
un
fatto
,
dunque
,
incontrastabile
.
E
sebbene
questo
fatto
escluda
ogni
idea
di
preconcetto
disegno
,
di
finalità
intenzionale
o
latente
,
di
prestabilita
armonia
,
e
tutte
quelle
altre
fantasticherie
su
le
quali
si
è
tanto
speculato
,
non
per
ciò
solo
esclude
l
'
idea
del
progresso
,
che
noi
possiamo
usare
come
di
valutazione
del
corso
del
divenire
umano
.
Gli
è
indubbio
sì
,
che
il
progresso
non
abbraccia
materialmente
il
succedersi
delle
generazioni
,
e
che
la
sua
nozione
non
implica
nulla
di
categorico
,
tanto
che
le
società
han
fatto
anche
regresso
,
ma
ciò
non
toglie
che
cotesta
idea
possa
servirci
come
di
filo
conduttore
e
di
stregua
,
per
dare
significazione
al
processo
storico
.
Di
tali
cautele
critiche
,
così
nell
'
uso
dei
concetti
specifici
,
come
nei
modo
di
loro
applicazione
,
non
intendono
nulla
quei
poveri
evoluzionisti
ad
oltranza
,
che
sono
scienziati
senza
la
grammatica
e
senza
il
galateo
della
scienza
,
ossia
senza
la
logica
.
Come
ho
detto
più
volte
,
le
idee
non
cascano
dal
cielo
,
e
anche
quelle
che
in
dati
momenti
vengon
fuori
da
determinate
situazioni
,
con
impeto
di
fede
e
con
veste
metafisica
,
recano
sempre
in
sé
l
'
indizio
di
corrispondere
a
un
ordine
di
fatti
,
di
cui
si
tenti
o
si
cerchi
la
spiegazione
.
L
'
idea
del
progresso
,
come
di
unificatore
della
storia
,
apparve
con
violenza
e
si
fece
gigante
nel
secolo
decimottavo
,
ossia
nel
periodo
eroico
della
vita
politica
ed
intellettuale
della
borghesia
rivoluzionaria
.
Come
questa
ha
generato
,
nell
'
ordine
delle
opere
,
il
periodo
più
intensivo
di
storia
che
mai
si
conosca
,
così
ha
prodotto
in
pari
tempo
la
sua
propria
ideologia
,
nella
nozione
del
progresso
.
Questa
ideologia
nella
sua
sostanza
,
e
per
il
momento
,
vuol
dire
,
che
il
capitalismo
è
la
sola
forma
di
produzione
che
sia
capace
di
estendersi
a
tutta
la
terra
,
e
di
ridurre
tutto
il
genere
umano
in
condizioni
che
da
per
tutto
si
rassomiglino
.
Se
la
tecnica
moderna
può
portarsi
da
per
ogni
dove
,
se
tutto
l
'
uman
genere
apparisce
come
un
solo
campo
di
concorrenza
,
e
tutta
la
terra
come
un
solo
mercato
,
che
maraviglia
c
'
è
se
la
ideologia
,
che
coteste
condizioni
di
fatto
intellettualmente
riflette
,
è
venuta
nell
'
affermazione
,
che
la
presente
unità
storica
,
sia
stata
preparata
da
tutto
ciò
che
la
precede
?
Traducete
questo
concetto
di
pretesa
preparazione
in
quello
affatto
naturale
di
verificabili
successive
condizioni
ed
eccovi
aperta
la
via
per
la
quale
si
giunge
dalla
ideologia
del
progresso
al
materialismo
storico
:
e
si
giunge
anche
all
'
affermazione
di
Marx
,
che
questa
forma
della
produzione
borghese
è
l
'
ultima
forma
antagonistica
del
processo
della
società
.
I
miracoli
dell
'
epoca
borghese
,
nella
unificazione
del
processo
sociale
,
non
hanno
riscontro
nel
passato
.
Ecco
lì
tutto
il
Nuovo
Mondo
,
e
poi
l
'
Australia
,
e
l
'
Africa
meridionale
e
la
Nuova
Zelanda
!
E
son
tutti
come
noi
!
E
poi
il
contraccolpo
nell
'
Estremo
Oriente
per
la
imitazione
,
e
nell
'
Africa
per
la
conquista
!
Innanzi
a
tale
universalità
e
a
tale
cosmopolitismo
,
l
'
acquisizione
dei
celti
e
degl
'
iberi
alla
civiltà
romana
,
e
quella
dei
germani
e
degli
slavi
al
ciclo
della
civiltà
romano
-
bizantino
-
cristiana
,
rimpiccioliscono
.
Cotesta
unificazione
sempre
crescente
si
riflette
ogni
giorno
più
nel
meccanismo
politico
dell
'
Europa
;
il
quale
meccanismo
,
perché
fondato
su
la
conquista
economica
delle
altre
parti
del
mondo
,
oscilla
oramai
per
gl
'
influssi
e
riflussi
,
che
vengono
dalle
più
remote
regioni
.
In
questo
complicatissimo
intreccio
di
azioni
e
di
reazioni
,
la
guerra
fra
Giappone
e
Cina
,
che
fu
guerreggiata
coi
mezzi
,
o
imitati
,
o
a
dirittura
presi
in
prestito
dalla
tecnica
europea
,
lascia
le
sue
tracce
,
né
leggiere
né
di
breve
durata
,
nei
rapporti
diplomatici
dell
'
Europa
,
e
ne
lascia
dei
più
vivi
nella
borsa
,
che
è
la
fedele
interprete
della
coscienza
dei
nostri
tempi
.
Questa
Europa
,
maestra
a
tutto
il
resto
del
mondo
,
ha
visto
di
recente
oscillare
i
rapporti
della
politica
degli
stati
di
cui
consta
,
per
una
rivolta
nel
Transvaal
,
e
per
un
insuccesso
delle
armi
italiane
in
Abissinia
,
proprio
di
questi
ultimi
giorni
.
I
secoli
che
han
preparato
e
portato
alla
forma
sua
attuale
il
dominio
economico
della
produzione
borghese
,
hanno
anche
sviluppata
la
tendenza
ad
unificare
la
storia
sotto
una
veduta
generale
;
e
per
cotal
modo
rimane
spiegata
e
giustificata
la
ideologia
del
progresso
,
che
informa
tanti
libri
di
filosofia
della
storia
e
di
Kulturgeschichte
.
La
unità
di
forma
sociale
,
ossia
la
unità
di
forma
capitalistica
nella
produzione
,
cui
la
borghesia
tende
da
secoli
,
s
è
venuta
a
riflettere
nel
concetto
della
unità
della
storia
,
in
forme
tanto
suggestive
quante
non
ne
potea
mai
dare
al
pensiero
l
'
angusto
cosmopolitismo
dell
'
impero
romano
,
né
quello
unilaterale
della
chiesa
cattolica
.
Ma
cotesta
unificazione
della
vita
sociale
,
per
opera
della
forma
capitalistica
borghese
,
si
sviluppò
la
prima
volta
,
e
continua
ora
a
svolgersi
,
non
secondo
regole
,
e
piani
,
e
preconcetti
disegni
;
ma
,
anzi
,
per
via
di
attriti
e
di
lotte
,
che
nell
'
insieme
formano
un
colossale
intrigo
di
antitesi
.
Guerra
al
di
fuori
,
e
guerra
al
di
dentro
.
Lotta
incessante
fra
le
nazioni
,
e
lotta
incessante
fra
i
componenti
le
singole
nazioni
.
Ed
è
tanto
complicato
l
'
intreccio
delle
opere
e
delle
azioni
di
tanti
emuli
,
concorrenti
e
contendenti
,
che
la
coordinazione
degli
eventi
sfugge
assai
spesso
all
'
attenzione
,
per
esser
cosa
poco
facile
il
coglierne
l
'
intimo
nesso
.
La
gara
che
ora
è
tra
gli
uomini
,
le
lotte
che
ora
,
con
varii
metodi
,
si
svolgono
tra
le
nazioni
e
nelle
nazioni
,
son
valse
a
farci
intendere
meglio
,
per
entro
a
quali
difficoltà
si
è
mossa
la
storia
del
passato
.
E
se
l
'
ideologia
borghese
,
riflettendo
la
tendenza
all
'
unificazione
capitalistica
,
ha
proclamato
il
progresso
dell
'
uman
genere
,
il
materialismo
storico
,
invertendo
,
e
senza
proclamazioni
,
ha
scoverto
,
che
nelle
antitesi
fu
fino
ad
ora
la
causa
e
il
movente
d
'
ogni
accadimento
storico
.
E
perciò
il
moto
della
storia
,
preso
in
generale
,
ci
si
rivela
come
oscillante
;
-
o
meglio
,
per
usare
una
immagine
più
propria
,
ci
pare
si
svolga
sopra
di
una
linea
spezzata
,
che
cambia
spesso
di
direzione
,
e
di
nuovo
si
spezza
,
e
in
alcuni
momenti
gli
è
come
rientrante
,
e
alcune
volte
si
distende
,
dilungandosi
di
molto
dal
punto
iniziale
:
-
un
vero
zig
-
zag
.
Data
la
complicazione
interna
di
ciascuna
società
,
e
dato
l
'
incontro
di
più
società
sul
campo
della
concorrenza
(
dalle
ingenue
forme
della
razzia
,
della
rapina
e
della
pirateria
,
fino
ai
raffinati
metodi
dell
'
elegante
giuoco
di
borsa
!
)
,
gli
è
naturale
,
che
ogni
resultato
storico
,
quando
sia
misurato
alla
sola
stregua
dell
'
aspettazione
individuale
,
apparisca
assai
spesso
come
un
caso
,
e
considerato
poi
teoricamente
torni
alla
mente
più
inestricabile
delle
contingenze
meteoriche
.
Per
ciò
non
è
una
semplice
frase
il
detto
della
ironia
che
siede
sovrana
su
la
storia
;
perché
,
difatti
,
se
nessun
Dio
di
Epicuro
ride
di
lassù
sopra
le
cose
umane
,
quaggiù
le
cose
umane
intessono
da
se
stesse
una
divina
commedia
.
Cesserà
mai
cotesta
ironia
delle
umane
sorti
?
Sarà
,
ossia
,
mai
possibile
una
tal
forma
di
convivenza
,
che
dia
luogo
allo
sviluppo
cooperativo
ed
integrale
di
tutte
le
attitudini
,
in
guisa
che
il
processo
ulteriore
della
storia
divenga
vera
ed
effettiva
evoluzione
?
Sarà
possibile
,
se
così
piace
agli
amatori
delle
arrotondate
frasi
,
la
umanizzazione
di
tutti
gli
uomini
?
Eliminate
,
nel
comunismo
della
produzione
,
le
antitesi
,
che
sono
ora
causa
ed
effetto
delle
differenziazioni
economiche
,
tutte
le
energie
umane
non
acquisterebbero
un
grado
altissimo
di
efficacia
e
di
intensità
negli
effetti
cooperativi
,
e
al
tempo
stesso
non
si
svolgerebbero
esse
con
la
massima
libertà
d
'
individuazione
,
in
ogni
singola
persona
?
Nelle
risposte
affermative
a
tali
domande
è
la
somma
di
ciò
,
che
il
comunismo
critico
dice
,
ossia
,
predice
dell
'
avvenire
.
E
non
dice
e
predice
,
come
per
discutere
di
una
astratta
possibilità
,
o
come
chi
di
capo
suo
voglia
mettere
in
essere
uno
stato
di
cose
,
che
speri
o
vagheggi
.
Ma
dice
e
predice
come
chi
enuncia
ciò
che
è
inevitabile
accada
,
per
la
immanente
necessità
della
storia
,
vista
e
studiata
oramai
nel
fondo
della
sua
sostruzione
economica
.
Ce
n
'
est
que
dans
un
ordre
de
choses
,
où
il
n
'
y
aura
plus
de
classes
et
d
'
antagonisme
de
classes
,
que
les
évolutions
sociales
cesseront
d
'
étre
des
révolutions
politiques
.
Alla
vecchia
società
borghese
,
con
le
sue
classi
e
coi
suoi
antagonismi
di
classe
,
subentra
una
associazione
,
nella
quale
il
libero
sviluppo
di
ciascuno
è
la
condizione
del
libero
sviluppo
di
tutti
.
I
rapporti
borghesi
della
produzione
sono
l
'
ultima
forma
antagonistica
del
processo
sociale
della
produzione
-
antagonistica
non
nel
senso
dell
'
antagonismo
individuale
,
anzi
di
un
antagonismo
che
sorge
dalle
condizioni
sociali
della
vita
degl
'
individui
;
-
ma
le
forze
produttive
,
che
si
sviluppano
nel
seno
della
società
borghese
,
mettono
già
in
essere
le
condizioni
materiali
per
la
risoluzione
di
tale
antagonismo
.
Con
tale
formazione
di
società
cessa
,
per
ciò
,
la
preistoria
del
genere
umano
.
Con
la
presa
di
possesso
dei
mezzi
di
produzione
da
parte
della
società
,
rimane
esclusa
la
produzione
delle
merci
,
e
con
essa
rimane
esclusa
la
signoria
del
prodotto
sul
produttore
.
All
'
anarchia
dominante
nella
produzione
sociale
subentrerà
la
cosciente
organizzazione
a
disegno
.
La
lotta
per
l
'
esistenza
individuale
cesserà
.
Solo
per
cotal
modo
l
'
uomo
si
distaccherà
,
in
un
certo
senso
,
dal
mondo
animale
,
in
modo
definitivo
,
e
passerà
dalle
condizioni
di
esistenza
animale
in
quelle
di
esistenza
umana
.
Tutto
l
'
ambito
delle
condizioni
della
vita
,
che
fino
ad
ora
ha
dominato
gli
uomini
,
passerà
sotto
il
comando
e
sotto
la
revisione
degli
uomini
stessi
;
che
diverranno
,
così
,
per
la
prima
volta
effettivi
signori
della
natura
,
perché
saranno
signori
della
propria
consociazione
.
Le
leggi
della
loro
propria
attività
sociale
,
che
stavano
loro
di
contro
come
leggi
estranee
che
li
dominassero
,
saranno
applicate
e
padroneggiate
dagli
uomini
stessi
,
con
piena
cognizione
di
causa
.
La
stessa
consociazione
,
che
stava
di
fronte
agli
uomini
,
come
imposta
dalla
natura
e
dalla
storia
,
diverrà
la
libera
e
propria
opera
loro
.
Le
forze
estranee
ed
obiettive
,
che
finora
dominavano
la
storia
,
passano
sotto
la
vigilanza
degli
uomini
.
Solo
da
tal
punto
in
poi
gli
uomini
faranno
con
piena
coscienza
la
loro
propria
storia
;
solo
da
tal
punto
in
poi
le
cause
sociali
,
che
essi
metteranno
in
moto
,
potranno
raggiungere
,
in
gran
parte
,
e
in
ragione
sempre
crescente
,
i
voluti
effetti
.
Questo
è
il
salto
del
genere
umano
dal
regno
della
necessità
in
quello
della
libertà
.
Compiere
cotesta
azione
liberatrice
del
mondo
,
ecco
la
missione
storica
del
proletariato
moderno
.
Se
Marx
ed
Engels
fossero
stati
mai
facitori
di
frasi
,
se
la
mente
loro
non
fosse
stata
resa
cauta
,
fino
allo
scrupolo
,
dall
'
uso
e
dall
'
applicazione
cotidiana
e
minuta
dei
mezzi
scientifici
,
se
il
contatto
assiduo
con
tanti
cospiratori
e
visionarii
non
li
avesse
resi
aborrenti
da
ogni
utopia
,
fino
alla
pedanteria
dell
'
opposto
,
tali
enunciati
potrebbero
esser
tenuti
in
conto
di
geniali
paradossi
,
che
sfuggano
all
'
esame
della
critica
.
Ma
quegli
enunciati
sono
come
la
chiusa
,
anzi
sono
l
'
effettiva
conclusione
,
della
dottrina
del
materialismo
storico
.
Resultano
a
filo
diritto
dalla
critica
dell
'
economia
e
dalla
dialettica
storica
.
In
tali
enunciati
,
del
resto
sviluppabili
,
come
avrò
occasione
di
mostrare
in
altro
luogo
,
si
riassume
tutta
la
previsione
dell
'
avvenire
,
che
non
sia
,
né
voglia
essere
,
romanzo
,
o
utopia
.
E
in
questi
enunciati
stessi
è
una
adeguata
e
conclusiva
risposta
alla
domanda
con
la
quale
comincia
questo
capitolo
:
se
,
cioè
,
nelle
serie
degli
accadimenti
storici
ci
sia
da
ultimo
ed
effettivamente
senso
e
significazione
.
E
qui
faccio
punto
;
parendomi
,
che
,
per
una
dilucidazione
preliminare
,
ce
ne
sia
oramai
abbastanza
.
Roma
,
10
marzo
1896
Appendice
A
proposito
della
crisi
del
marxismo
.
Mi
riferisco
qui
ad
un
libro
,
nè
breve
,
nè
di
comoda
lettura
,
di
Th
.
G
.
Masaryk
,
professore
della
Università
czeca
di
Praga
,
venuto
in
luce
proprio
di
questi
ultimi
giorni
.
Quanto
sia
voluminoso
può
vedersi
a
piè
di
pagina
,
dove
n
'
è
dato
per
esteso
il
titolo
.
Non
mi
propongo
però
di
scriverne
la
recensione
pura
e
semplice
.
E
se
mai
paresse
,
che
l
'
esprimere
la
propria
opinione
a
proposito
d
'
un
libro
importi
che
di
quello
si
faccia
la
recensione
,
dirò
che
questa
qui
assumerà
necessariamente
le
proporzioni
e
l
'
andatura
di
un
quasi
-
articolo
.
Il
nome
mio
e
il
titolo
a
capo
della
pagina
potrebbero
indurre
nel
sospetto
,
che
io
intenda
di
mettermi
come
in
una
polemica
di
partito
.
Il
lettore
stia
d
'
animo
tranquillo
.
Non
confonderò
le
pagine
della
"
Rivista
italiana
di
sociologia
"
con
le
colonne
del
giornale
politico
cotidiano
.
Dirò
solo
,
en
passant
,
come
il
caso
assai
curioso
del
grande
affanno
,
che
la
stampa
politica
italiana
,
sia
essa
giornaliera
o
altrimenti
periodica
,
s
'
è
dato
per
mesi
e
mesi
nel
proclamare
la
morte
del
socialismo
,
usando
la
etichetta
della
crisi
del
marxismo
,
è
parso
a
me
un
nuovo
documento
di
quel
vizio
organicamente
nazionale
,
che
può
oramai
definirsi
qual
diritto
all
ignoranza
.
A
nessuno
di
cotesti
egregi
becchini
del
socialismo
,
che
,
tanto
per
far
folla
intorno
alla
crisi
,
andavano
mettendo
assieme
a
casaccio
i
nomi
incompatibili
fra
loro
di
così
varii
scrittori
,
è
venuto
in
mente
di
proporsi
queste
semplici
e
oneste
domande
:
-
la
critica
sorta
in
altri
paesi
intorno
al
marxismo
può
essa
mai
riguardare
direttamente
l
'
Italia
?
-
ebbe
mai
,
o
ha
,
cotesta
dottrina
alcuna
solida
base
e
sicura
diffusione
nel
nostro
paese
?
-
e
,
al
postutto
,
il
partito
socialistico
italiano
ha
tanta
forza
già
,
e
tale
estensione
su
le
masse
e
tra
le
masse
,
ed
ha
in
se
stesso
tale
sviluppo
e
tale
complessità
di
condizioni
e
di
attinenze
politiche
,
da
rivelare
quei
caratteri
precisi
e
spiccati
di
stabile
e
duratura
organizzazione
proletaria
,
data
la
quale
il
discutere
a
fondo
della
dottrina
gli
è
discuter
di
cose
e
non
di
parole
?
-
e
,
per
andare
più
al
fondo
,
c
'
è
chi
possa
dire
,
che
in
questo
paese
nostro
sia
stata
già
percorsa
tutta
la
via
crucis
delle
trasformazioni
economiche
,
a
capo
delle
quali
s
'
è
avverato
altrove
ciò
che
dicesi
sistema
capitalistico
,
del
quale
il
marxismo
,
alla
sua
volta
,
è
poi
il
contraccolpo
critico
?
Chi
si
fosse
proposte
coteste
domande
,
e
altre
simili
,
sarebbe
venuto
nella
onesta
conclusione
,
che
non
ci
può
essere
la
crisi
di
ciò
...
che
non
esiste
ancora
.
Può
darsi
,
anzi
si
dà
di
certo
,
che
tutti
cotesti
necrologisti
del
socialismo
ignorassero
come
la
frase
di
crisi
del
marxismo
fosse
stata
coniata
e
messa
in
circolazione
per
l
'
appunto
dal
professore
Masaryk
,
al
quale
(
lui
ignaro
tuttora
,
come
accade
spesso
agli
stranieri
,
delle
cose
d
'
Italia
)
è
capitata
l
'
insigne
sorte
di
portare
nel
nostro
paese
un
nuovo
ed
inatteso
contributo
alla
fortuna
delle
parole
.
Ma
gli
è
proprio
così
.
La
espressione
di
crisi
del
marxismo
fu
inventata
da
Masaryk
nei
numeri
177-79
della
"
Zeit
"
di
Vienna
,
del
febbraio
del
1898
,
e
quegli
articoli
suoi
furon
poi
raccolti
in
opuscolo
,
con
la
data
del
10
marzo
:
-
e
,
si
badi
bene
,
non
perché
l
'
autore
di
tale
scoperta
letteraria
avesse
in
animo
di
dichiarare
la
morte
del
socialismo
,
ma
solo
perché
gli
parve
di
constatare
(
mi
si
passi
la
parola
di
gergo
giornalistico
)
la
crisi
per
entro
al
marxismo
;
-
ed
egli
difatti
conchiudeva
così
:
"
Io
vorrei
ammonire
i
nemici
del
socialismo
,
di
non
farsi
delle
vane
speranze
in
pro
dei
loro
partiti
per
questa
crisi
del
marxismo
,
la
quale
potrà
dare
anzi
gran
forza
al
socialismo
,
quando
i
suoi
capi
vorranno
criticarne
liberamente
i
fondamenti
e
superarne
i
difetti
.
Come
tutti
gli
altri
partiti
di
riforma
sociale
,
il
socialismo
ha
la
sua
fonte
viva
nelle
manifeste
imperfezioni
del
presente
ordinamento
sociale
,
e
nella
sua
ingiustizia
ed
immoralità
,
e
soprattutto
nella
miseria
materiale
,
morale
ed
intellettuale
della
gran
massa
presso
tutti
i
popoli
"
.
In
quelle
24
pagine
,
che
erano
invero
troppo
poco
per
la
gravità
dell
'
assunto
,
i
dati
della
crisi
-
per
quanto
s
'
attiene
alla
Sozialdemokratie
tedesca
e
con
qualche
piccolo
riferimento
alla
letteratura
francese
ed
inglese
-
venian
riassunti
,
enumerati
,
caratterizzati
,
così
un
po
'
in
furia
e
fretta
,
nei
seguenti
capi
...
Ma
che
giova
di
tenersi
più
all
'
opuscolo
del
10
marzo
1898
,
se
nel
libro
alla
data
del
27
marzo
1899
le
24
pagine
d
'
allora
son
diventate
600
,
dico
600
,
il
che
è
viceversa
troppo
assai
-
direbbe
un
napoletano
-
e
per
la
entità
di
ciò
che
vi
si
va
esponendo
,
e
per
la
pazienza
media
dei
lettori
?
Il
prof
.
Masaryk
è
un
positivista
:
parola
qui
in
Italia
d
'
uso
soverchiamente
estensivo
ed
elastico
,
ma
che
per
lui
professante
filosofia
vuol
dire
,
e
sia
pure
con
parecchie
modificazioni
,
trovarsi
su
la
linea
che
va
da
Comte
a
Spencer
...
o
a
Masaryk
stesso
.
Non
sarei
in
grado
di
tributargli
tutta
l
'
ammirazione
della
quale
sarà
,
forse
,
degno
;
perché
lui
ha
l
'
abitudine
per
me
incomoda
di
scrivere
in
lingua
czeca
.
Non
ne
conoscevo
fino
ad
ora
se
non
la
Logica
concreta
nella
traduzione
tedesca
.
Né
vorrei
soverchiamente
sottilizzare
sul
tenore
tassativo
delle
sue
espressioni
,
perché
questo
libro
è
stato
tradotto
dal
signor
Kalandra
in
un
tedesco
alquanto
cancelleresco
.
L
'
opera
nel
tutt
'
insieme
,
come
dice
l
'
autore
stesso
nella
prefazione
,
non
è
da
considerare
sotto
l
'
aspetto
della
composizione
e
dello
stile
.
E
'
un
parto
onninamente
ultraccademico
,
con
la
ovvia
partitura
in
introduzione
e
sezioni
,
e
queste
,
che
son
cinque
e
son
seguite
dal
riassunto
,
recano
la
suddivisione
in
capitoli
,
con
la
sottofigura
dell
'
A
,
B
,
C
e
così
via
,
fin
giù
giù
alla
risuddivisione
del
tutto
in
162
paragrafi
,
con
varia
bibliografia
in
ordine
sparso
e
in
ordine
concentrato
,
con
un
indice
-
sommario
veramente
mirabile
,
che
fa
pensare
a
tante
cose
cui
il
libro
poi
non
risponde
,
e
con
l
'
inevitabile
registro
.
Sono
,
insomma
,
appunti
di
lezioni
illustrative
e
dichiarative
,
di
tono
posato
e
anzi
tenue
,
redatte
a
schema
da
enciclopedia
,
e
non
tutte
identificabili
alla
stessa
data
.
Infatti
,
mentre
il
libro
,
composto
originariamente
in
lingua
czeca
,
e
preannunziato
nell
'
opuscoletto
dell
'
altro
anno
,
che
può
tenerne
le
veci
per
chi
non
voglia
leggere
le
600
pagine
,
s
'
andava
stampando
nella
traduzione
tedesca
,
nel
frattempo
è
apparso
l
'
oramai
famoso
libro
del
Bernstein
(
cfr
.
nota
I
a
p
.
590
)
,
e
con
questo
l
'
autore
ha
sentito
il
bisogno
di
accomodare
le
sue
partite
in
altro
posto
.
L
'
atteggiamento
del
Masaryk
è
veramente
sui
generis
.
Lui
non
è
socialista
,
lui
conosce
estesamente
la
letteratura
del
socialismo
,
lui
non
è
avversario
professionale
del
socialismo
,
lui
lo
giudica
dall
'
alto
,
in
nome
della
scienza
.
Fu
deputato
al
Reichsrath
della
Cisleitania
,
ma
sebbene
nazionalista
e
progressista
,
che
io
sappia
,
non
si
confuse
mai
coi
giovani
czechi
.
Ora
mi
pare
si
tenga
in
disparte
dalla
politica
.
Pubblica
una
rivista
,
che
è
un
quissimile
della
nostra
"
Nuova
Antologia
"
,
ed
è
dotto
di
mestiere
,
cioè
gran
leggitore
e
riferitore
accurato
di
ciò
che
legge
,
fino
al
minimo
della
più
minuta
minutaglia
.
E
questo
è
il
primo
e
principale
difetto
del
libro
suo
;
nel
quale
si
discorre
di
molte
ed
infinite
cose
,
ma
alla
realtà
,
al
fatto
,
al
vivo
non
si
arriva
mai
.
L
'
autore
ha
come
intercettata
la
vista
dalla
carta
stampata
,
e
dalle
ombre
degli
scrittori
tra
i
quali
s
aggira
con
pari
ossequio
per
tutti
,
come
chi
abbia
l
'
occhio
privo
di
virtù
prospettica
.
Non
è
forse
il
principale
dovere
di
chi
si
metta
per
la
via
di
discutere
dei
fondamenti
del
marxismo
di
essere
in
grado
di
rispondere
,
ma
dal
vivo
,
a
questa
domanda
:
credete
voi
o
non
credete
alla
possibilità
di
una
trasformazione
della
società
dei
paesi
più
civili
,
per
la
quale
cesserebbero
le
cause
e
gli
effetti
delle
presenti
lotte
di
classe
?
Di
fronte
a
tale
problema
generale
gli
è
davvero
d
'
importanza
secondaria
il
modo
della
transizione
a
quello
stato
futuro
,
desiderato
o
previsto
;
perché
quel
modo
sfugge
al
nostro
arbitrio
,
e
certo
non
dipende
dalle
nostre
definizioni
.
Per
rispetto
a
cotesta
tesi
generale
gli
è
cosa
,
non
dirò
indifferente
,
ma
certo
di
valore
assai
subordinato
,
il
sapere
,
qual
parte
del
pensiero
e
delle
opinioni
,
(
molti
confondono
maledettamente
quello
e
queste
!
)
di
Marx
e
dei
suoi
prossimi
seguaci
ed
interpreti
collimi
o
non
collimi
con
le
presenti
e
con
le
future
condizioni
del
movimento
proletario
:
perché
non
occorre
di
essere
seguaci
sfegatati
del
materialismo
storico
per
intendere
,
come
le
dottrine
valgono
in
quanto
dottrine
,
cioè
in
quanto
sono
una
luce
intellettuale
portata
sopra
un
ordine
di
fatti
,
ma
che
in
quanto
sono
dottrine
non
son
causa
di
nulla
.
Ma
il
signor
Masaryk
è
,
invece
,
un
dottrinario
,
cioè
un
credente
nella
virtù
delle
idee
,
cioè
un
accademico
,
per
il
quale
tutto
consiste
nella
lotta
per
la
concezione
generale
del
mondo
(
Weltanschauung
)
;
e
non
c
'
è
da
maravigliarsi
che
egli
respinga
con
sovrano
disprezzo
(
passim
)
l
'
espressione
istinto
delle
masse
Questa
critica
,
che
poggia
tutta
su
la
presunzione
di
un
giudizio
sovranamente
imparziale
delle
lotte
pratiche
della
vita
in
nome
della
scienza
,
e
che
ignora
la
rassegnazione
del
pensiero
al
corso
naturale
della
storia
,
è
e
rimane
intrinsecamente
caduca
,
perché
s
'
aggira
intorno
al
marxismo
,
senza
afferrarne
mai
il
nerbo
,
che
è
la
concezione
generale
dello
sviluppo
storico
sotto
l
'
angolo
visuale
della
rivoluzione
proletaria
.
Indugiandomi
a
definire
l
'
atteggiamento
in
genere
del
Masaryk
,
mi
pare
di
ripagarlo
di
cortesia
italiana
dell
'
ignoranza
nella
quale
egli
trovasi
per
rispetto
ai
miei
scritti
in
argomento
.
Se
mai
li
leggesse
,
s
'
avvedrebbe
,
forse
,
come
,
senza
scendere
alle
minuzie
della
polemica
a
tu
per
tu
con
la
stampa
corrente
del
partito
,
senza
proclamarsi
scovritori
od
autori
della
crisi
del
marxismo
,
si
possa
esser
seguaci
anche
all
'
ora
presente
del
materialismo
storico
,
dopo
fatta
la
debita
parte
alla
nuova
esperienza
storico
-
sociale
,
e
con
la
conveniente
revisione
dei
concetti
,
che
abbiano
subito
o
subiscano
correzione
dal
corso
naturale
del
pensiero
.
Le
dottrine
,
che
sono
in
atto
di
svolgersi
e
di
progredire
,
non
ammettono
la
trattazione
erudita
e
filologica
,
come
usa
per
le
sorpassate
forme
del
pensiero
,
e
per
ciò
che
ci
fu
trasmesso
dalla
tradizione
,
ed
ha
nome
di
antico
.
Ma
i
temperamenti
intellettuali
degli
uomini
sono
assai
difformi
tra
loro
!
Alcuni
-
e
son
pochi
-
presentano
al
pubblico
il
resultato
del
proprio
lavoro
,
e
non
credono
di
dovervi
aggiungere
la
storia
intima
delle
loro
letture
,
fino
alla
fotografia
della
penna
della
quale
si
servono
.
Sono
altri
-
e
questo
è
il
maggior
numero
-
i
quali
sentono
vivo
il
bisogno
di
dare
alle
stampe
tutto
il
frutto
delle
loro
letture
.
Son
meticolosi
custodi
dei
loro
quaderni
,
perché
nessuna
parte
di
loro
fatiche
vada
perduta
,
né
pei
presenti
,
né
pei
futuri
.
Il
professore
Masaryk
-
che
stempera
in
600
pagine
una
tesi
di
occasione
,
ed
è
questa
:
che
giudizio
possa
farsi
ora
del
marxismo
,
atteso
il
fatto
che
se
ne
discute
anche
per
entro
al
partito
;
-
il
professore
Masaryk
,
che
ha
tanto
letto
,
non
può
a
meno
di
considerare
il
marxismo
stesso
secondo
le
sacramentali
rubriche
della
filosofia
,
della
religione
,
dell
'
etica
,
della
politica
,
e
così
via
all
'
infinito
:
e
,
caso
curioso
,
proprio
lui
,
che
ha
tanto
ossequio
per
la
burocrazia
universitaria
e
per
il
casellario
dei
feticci
della
scienza
,
finisce
poi
da
ultimo
per
dichiarare
,
essere
il
marxismo
un
sistema
sincretico
!
(
passim
in
tutto
il
libro
,
ed
esplicitamente
a
p
.
587
)
.
Era
parso
a
me
,
che
quella
dottrina
fosse
proprio
precisamente
il
contrario
,
e
un
che
,
anzi
,
di
tanto
intimamente
unitario
,
da
mirare
,
non
solo
a
vincere
la
opposizione
dottrinale
tra
scienza
e
filosofia
,
ma
anche
quella
più
ovvia
tra
pratica
e
teoria
.
Ma
il
signor
Masaryk
è
fatto
così
com
'
è
,
e
seguiamolo
pure
nelle
sue
rubriche
.
Lascia
ben
volentieri
ad
altri
di
occuparsi
del
socialismo
in
quanto
è
tendenza
(
a
uso
A
.
Menger
)
alle
riforme
giuridiche
;
dichiara
di
non
immischiarsi
direttamente
nelle
questioni
della
Economia
(
nella
qual
disciplina
invero
pare
a
me
che
zoppichi
da
ambo
le
gambe
)
,
e
ci
tiene
a
mettere
soprattutto
in
evidenza
la
filosofia
di
Marx
,
la
quale
esiste
,
tuttoché
non
sia
espressa
in
opere
di
tassativa
composizione
ad
hoc
;
e
studia
in
tutte
le
600
pagine
la
crisi
in
quanto
essa
è
strettamente
"
scientifica
e
filosofica
"
(
p
.
5
)
.
Non
chiedete
,
dunque
,
all
'
autore
,
né
un
esame
concreto
delle
condizioni
attuali
del
mondo
economico
fatto
dal
vivo
,
né
un
consiglio
pratico
e
largo
di
politica
sociale
.
Se
il
movimento
della
proletarizzazione
continui
o
no
,
se
la
teoria
del
valore
sia
o
no
esatta
,
queste
e
le
altre
questioni
affini
,
per
quanto
della
massima
importanza
,
non
interessano
lui
filosofo
(
p
.
4
)
.
Il
resultato
pratico
è
solo
questo
,
di
consigliare
ai
socialisti
(
p
.
591
)
di
tenersi
al
programma
dell
'
Engels
del
1895
,
cioè
dire
alla
tattica
parlamentare
;
il
che
veramente
essi
vanno
facendo
da
per
tutto
nel
mondo
,
e
,
secondo
il
debole
avviso
mio
,
per
la
semplice
ragione
,
che
non
potrebbero
fare
altrimenti
senza
addimostrarsi
,
o
pazzi
,
o
stolidi
.
Se
non
che
il
Masaryk
rincalza
il
consiglio
con
questo
monito
,
che
si
debba
anche
abbandonare
l
'
ideologia
marxista
!
A
buon
conto
,
non
è
il
corso
naturale
delle
vicende
politiche
dell
'
Europa
civile
che
abbia
indotto
i
socialisti
a
cambiare
di
tattica
(
né
l
'
autore
saprebbe
dirci
quanto
tempo
questa
nuova
durerà
,
o
potrà
durare
)
,
ma
son
le
idee
che
cambiano
e
devono
cambiare
.
Tutto
si
compendia
nella
lotta
per
la
Weltanschauung
(
cfr
.
segnatamente
pp
.
586-92
)
,
il
che
è
naturale
in
uno
scrittore
,
che
ci
tien
tanto
al
sacramentale
concetto
della
classificazione
delle
scienze
(
p
.
4
)
,
e
al
posto
sovraeminente
della
filosofia
.
Il
Philister
,
nella
subspecie
professorale
,
ci
si
rivela
qui
tutto
intero
nella
sua
propria
natura
.
Conoscere
estesamente
la
letteratura
del
socialismo
,
e
di
questo
ignorare
l
'
intimo
,
il
senso
,
l
animo
!
Dato
questo
animo
-
s
'
intende
da
sé
-
l
'
orientazione
scientifica
cambia
del
tutto
,
anzi
cambia
il
posto
della
scienza
nella
economia
dei
nostri
interessi
.
Ma
a
ciò
il
Masaryk
non
giunge
mai
,
perché
dovrebbe
,
per
arrivarci
,
valicare
i
confini
delle
definizioni
.
Il
suo
libro
,
perciò
,
per
quanto
ricco
di
coscienziose
informazioni
,
ed
alieno
dal
disprezzo
professionale
del
socialismo
si
riduce
,
nell
'
intento
e
negli
effetti
,
ad
un
enorme
piato
del
positivismo
contro
il
marxismo
!
Due
osservazioni
mi
occorrono
qui
.
La
mia
affermazione
suonerà
strana
a
molti
in
Italia
,
dove
è
in
uso
di
significare
con
la
parola
positivismo
tutto
ed
ogni
cosa
.
Inoltre
,
come
ho
più
volte
scritto
,
che
quella
intuizione
della
vita
e
del
mondo
,
la
quale
si
compendia
nel
nome
di
materialismo
storico
,
non
è
giunta
a
perfezione
negli
scritti
di
Marx
e
di
Engels
,
e
dei
loro
prossimi
seguaci
,
così
ora
qui
più
recisamente
affermo
,
che
la
continuazione
di
quella
dottrina
procede
ancor
lenta
,
e
forse
procederà
allo
stesso
modo
per
un
buon
pezzo
.
Ma
i
libri
come
questo
del
Masaryk
non
giovano
a
nulla
.
Ecco
qua
un
coacervo
di
obiezioni
in
nome
del
positivismo
sì
,
ma
non
in
nome
della
revisione
diretta
ed
autentica
dei
problemi
della
scienza
storica
,
e
non
in
nome
delle
questioni
politiche
attuali
.
La
così
detta
crisi
non
diventa
,
né
il
subietto
di
un
esame
da
pubblicista
,
né
l
'
obietto
di
uno
studio
da
sociologo
,
ma
è
come
uno
spazio
vuoto
o
una
pausa
,
in
cui
l
'
autore
vada
a
deporre
,
o
a
recitare
,
le
sue
filosofiche
proteste
.
Uno
studio
,
né
vano
né
privo
d
'
interesse
,
è
dedicato
alla
formazione
prima
del
pensiero
di
Marx
(
pp
.
17-89
)
.
Ma
il
facit
è
da
ultimo
assai
meschino
.
"
Nella
costante
mutazione
dell
'
ordinamento
sociale
venne
Marx
da
ultimo
a
trovare
la
ragione
storica
del
comunismo
,
come
quello
che
s
'
imponga
da
sé
.
-
Secondo
Marx
la
filosofia
è
la
copia
naturalistica
del
processo
del
mondo
.
-
Il
comunismo
è
dato
dalla
storia
stessa
.
-
Il
materialismo
di
Marx
è
un
materialismo
storico
"
.
-
Proposizioni
come
queste
,
le
quali
riproducono
a
un
di
presso
il
pensiero
fondamentale
dello
scrittore
che
si
ha
per
mani
,
dovrebbero
indurre
,
pare
a
me
,
il
critico
a
rifarsi
su
i
fondamenti
di
tali
concezioni
,
per
rovesciarli
,
se
mai
,
con
una
critica
ab
imis
.
Ebbene
,
che
fa
il
signor
Masaryk
?
Pochi
righi
dopo
scrive
:
"
La
sua
filosofia
e
quella
di
Engels
hanno
il
carattere
dell
'
eccleticisino
"
.
-
E
poi
ci
regala
,
alla
lettera
D
del
capo
II
,
una
insalata
russa
delle
opinioni
in
contraddittorio
di
Bax
,
K
.
Schmidt
,
Stern
,
Bernstein
,
Plekanoff
,
Mehring
,
in
quanto
han
discusso
se
tale
filosofia
,
diciamo
così
marxistica
,
sia
conciliabile
o
no
col
ritorno
a
Kant
,
a
Spinoza
,
o
a
che
altro
siasi
;
e
non
gli
sovviene
del
poeta
,
che
assistette
alla
fondazione
della
Università
di
Praga
,
per
esclamare
con
lui
:
Povera
e
nuda
vai
filosofia
!
Alquanto
sconnessa
è
la
trattazione
che
l
'
autore
dedica
al
materialismo
storico
(
pp
92-168
)
,
indugiandosi
in
prima
sul
divario
delle
definizioni
,
per
venire
infine
ad
una
critica
tutta
fondata
su
la
vecchia
nenia
della
dottrina
dei
fattori
,
più
o
meno
dissimulata
in
una
fraseologia
sociologica
e
psicologica
alquanto
dubbia
ed
incerta
.
In
conclusione
all
'
autore
repugna
il
pensiero
di
una
concezione
obiettivamente
unitaria
della
storia
;
e
gli
capita
spesso
di
confondere
la
spiegazione
del
complesso
storico
mediante
il
variare
innanzi
tutto
della
struttura
economica
,
con
la
spiegazione
illico
et
immediate
del
fatto
storico
determinato
per
via
delle
rispettive
ed
individuate
condizioni
economiche
.
Non
deve
quindi
recar
meraviglia
di
vedere
come
Marx
venga
considerato
quale
una
specie
di
Comte
alterato
in
peggio
,
che
diventa
poi
un
inconsapevole
seguace
di
Schopenhauer
nell
'
accettare
il
primato
della
volontà
,
dottrina
che
contraddice
però
alla
sacramentale
tricotomia
psicologica
d
'
intelletto
,
sentimento
e
volere
.
Può
darsi
che
quel
povero
Marx
ignorasse
,
come
l
'
uomo
sia
fornito
,
oltre
che
dell
'
intelletto
,
anche
d
'
un
fegato
(
sic
!
)
,
il
che
è
tanto
più
sorprendente
,
in
quanto
che
lui
era
assai
fegatoso
(
sic
!
)
per
le
quali
buone
ragioni
può
essere
accaduto
non
s
'
avvedesse
,
che
il
soppravvalore
è
un
concetto
principalmente
etico
(
sic
!
)
.
Al
professore
di
Università
,
che
tratta
la
sua
materia
come
il
suo
mestiere
,
può
venir
facilmente
la
tentazione
di
far
passate
un
determinato
autore
sotto
lo
scrutinio
di
tutte
quelle
altre
dottrine
che
lui
critico
abbia
l
'
abitudine
di
studiare
e
di
maneggiare
.
E
allora
,
per
una
strana
illusione
da
erudito
,
accade
che
i
termini
di
confronto
,
che
sono
nell
'
abito
subiettivo
del
critico
,
divengano
surrettiziamente
come
dei
termini
di
effettiva
derivazione
.
Così
stava
accadendo
al
Masaryk
;
quando
ecco
che
lui
,
nel
bel
mezzo
delle
sue
tentate
comparazioni
,
si
contraddice
,
e
sentenzia
(
p
.
166
)
:
"
Nel
fatto
Marx
viene
a
formulare
ciò
che
,
come
suol
dirsi
,
si
trovava
nell
'
aria
,
e
perciò
io
non
ho
dato
gran
peso
ai
singoli
influssi
su
la
sua
formazione
intellettuale
"
.
Ergo
-
direi
io
-
ricominciate
da
capo
,
e
anzi
invertite
.
Nell
'
autore
,
che
trattate
,
s
'
è
avverata
appunto
questa
inversione
,
che
dalla
critica
dell
'
economia
e
dal
dato
delle
lotte
di
classe
egli
risalì
ad
una
nuova
concezione
storica
(
e
non
per
modificare
,
s
'
intenda
bene
,
ciò
che
tecnicamente
dicesi
disciplina
della
ricerca
storica
)
,
e
per
quella
via
poi
ad
una
nuova
orientazione
su
i
problemi
generali
della
conoscenza
.
Ma
voi
forzate
le
cose
,
ma
voi
le
alterate
del
tutto
,
mettendovi
per
una
via
che
non
è
quella
percorsa
dall
'
obietto
del
vostro
esame
.
Ma
si
capisce
,
voi
filosofo
professionale
scendete
dall
'
alto
delle
definizioni
al
particolare
del
materialismo
storico
;
e
,
con
tutto
il
dovuto
ossequio
alla
metodologia
,
giungete
alla
teoria
delle
lotte
di
classe
(
pp
.
168-234
)
come
si
arriva
a
un
corollario
.
Anche
qui
la
fedeltà
della
esposizione
materiale
rende
più
sensibile
la
incapacità
alla
comprensione
intima
e
viva
.
Qua
e
là
alcune
utili
osservazioni
su
la
imprecisione
dei
termini
borghesia
,
proletariato
e
simili
,
e
poi
delle
altre
di
maggior
valore
su
la
irriducibilità
di
tutta
la
società
presente
alle
due
famose
classi
,
data
la
sua
più
varia
e
complessa
articolazione
.
A
riscontro
di
tutto
ciò
,
ecco
una
singolare
inettitudine
ad
afferrare
un
concetto
così
semplice
;
che
,
cioè
,
dato
l
'
intreccio
della
vita
sociale
,
gl
'
intenti
individuali
possono
esser
tutti
errati
:
la
qual
cosa
induce
l
'
A
.
a
dire
,
che
nel
marxismo
la
coscienza
individuale
si
risolve
in
puro
illusionismo
(
!
)
.
Gli
repugna
di
credere
,
che
le
leggi
economiche
seguano
un
processo
naturale
;
-
ebbene
,
si
provi
a
cambiarne
la
successione
storica
per
atti
di
arbitrio
.
Rivendicata
la
spontaneità
(
ma
quale
?
)
delle
forze
che
danno
impulso
alla
storia
,
e
l
'
aristocrazia
dello
spirito
filosofico
,
e
detto
come
il
determinismo
marxistico
sia
una
e
sola
cosa
col
fatalismo
,
l
'
A
.
si
confessa
così
:
Io
spiego
il
mondo
e
la
storia
teisticamente
(
p
.
234
)
.
Deo
gratias
!
Al
pezzo
forte
ci
siamo
finalmente
,
cioè
alla
esposizione
del
mondo
capitalistico
(
pp
.
235-313
)
,
e
alla
critica
del
comunismo
e
del
processo
della
civiltà
(
pp
.
313-86
)
.
Questo
è
dei
socialisti
il
punto
essenziale
,
e
su
tale
terreno
soltanto
è
dato
di
combatterli
.
Ma
l
'
A
.
era
disceso
dalle
alture
,
e
così
sia
.
Non
saprei
negargli
-
tanto
per
cominciare
dalle
conclusioni
-
una
discreta
parte
di
ragione
,
là
dove
parla
di
soverchio
primitivismo
e
semplicismo
,
specie
per
rispetto
al
tentativo
dell
'
Engels
nel
rifare
in
breve
i
punti
principali
della
storia
della
civiltà
.
Il
divenire
dello
stato
,
ossia
della
società
ordinata
a
classi
,
con
le
ragioni
del
dominio
e
dell
'
autorità
,
supposta
la
proprietà
privata
e
supposta
la
famiglia
monogamica
,
ebbe
modi
varii
di
sviluppo
nella
storia
specializzata
e
concreta
,
e
non
c
'
è
facilismo
che
tenga
,
nel
provarsi
a
rendere
plausibili
gli
schemi
troppo
semplici
.
Può
darsi
che
dei
socialisti
correnti
al
comodo
argomentare
vedan
troppo
semplificato
l
'
intreccio
della
storia
,
riducendo
questa
in
breve
volume
;
il
che
li
induce
a
semplificar
del
pari
con
soverchio
arbitrio
l
'
intreccio
della
società
presente
.
Né
certo
giova
di
richiamarsi
di
continuo
alla
negazione
della
negazione
,
che
non
è
istrumento
di
ricerca
,
ma
è
solo
formula
riassuntiva
,
valida
,
se
mai
,
post
factum
.
Certo
che
il
comunismo
,
ossia
il
più
o
meno
lontano
approdo
della
società
presente
verso
una
nuova
forma
della
produzione
,
non
sarà
un
parto
mentale
della
dialettica
subiettiva
.
E
perciò
credo
-
son
cortese
di
armi
agli
avversarii
-
non
esserci
che
un
solo
modo
di
combattere
seriamente
il
socialismo
,
ed
è
quello
di
provarsi
a
dimostrare
come
il
sistema
capitalistico
abbia
in
sé
-
per
ora
almeno
-
tale
indefinita
forza
di
adattabilità
,
che
tutti
i
movimenti
proletarii
si
riducano
in
fondo
a
meteoriche
agitazioni
,
senza
mai
formare
un
processo
ascensivo
,
che
importi
da
ultimo
,
con
la
eliminazione
del
salariato
,
anche
quella
di
ogni
dominio
di
classe
.
In
cotesto
intento
critico
-
dimostrativo
si
riassume
,
per
es
.
,
la
forza
della
scuola
del
Brentano
e
i
suoi
seguaci
.
Ma
questo
non
pare
sia
pane
pei
denti
del
signor
Masaryk
,
il
quale
rivela
tutta
la
sua
inettitudine
ad
afferrare
il
nesso
economico
della
materia
che
ha
per
le
mani
,
proprio
nel
capitolo
che
dedica
alla
critica
del
sopravvalore
(
pp
.
250-313
)
.
Attraverso
ad
una
rassegna
bibliografica
intorno
alla
vexata
quaestio
del
divario
fondamentale
che
correrebbe
tra
il
I
e
il
III
volume
del
Capitale
,
l
'
A
.
viene
a
rigettare
come
inesatta
la
dottrina
del
valore
-
lavoro
,
e
poi
giù
giù
ad
affermare
,
come
Marx
non
potesse
partire
dal
concetto
della
utilità
,
perché
il
suo
obiettivismo
estremo
lo
rendeva
alieno
dalla
considerazione
psicologica
(
!
)
.
Dichiara
poi
la
sua
opinione
sul
posto
che
l
'
economia
dovrebbe
occupare
nel
sistema
delle
scienze
,
data
la
dipendenza
sua
dai
presupposti
di
una
sociologia
generale
.
Rigettato
il
concetto
della
economia
in
quanto
scienza
storica
,
riaccampa
la
pretesa
di
una
scienza
della
economia
,
che
,
senza
confondersi
con
l
'
etica
,
abbracci
tutto
l
'
uomo
,
e
non
soltanto
l
'
uomo
lavorante
.
Sofistica
su
la
impossibilità
di
trovare
una
misura
del
lavoro
,
in
quanto
questo
,
alla
sua
volta
,
debba
misurare
il
valore
;
e
considera
il
sopravvalore
come
una
escogitazione
tratta
dalla
ipotesi
costruttiva
delle
due
classi
in
lotta
fra
loro
.
Per
via
di
molti
ripieghi
scrive
l
'
apologia
del
capitalista
,
in
quanto
è
intraprenditore
,
cioè
lavoratore
e
direttore
;
e
,
mentre
si
scaglia
contro
la
classe
parassitaria
e
contro
il
commercio
ingannatore
,
postula
un
'
etica
la
quale
insegni
a
ciascuno
la
parte
del
suo
dovere
.
Si
compiace
,
da
ultimo
,
che
Marx
abbia
scoverta
l
'
importanza
sociale
dei
lavoratori
minuti
;
sebbene
sia
caduto
in
quel
discreto
numero
di
spropositi
,
che
il
nostro
autore
va
notando
;
come
a
dire
,
per
es
.
,
la
riduzione
del
lavoro
complicato
al
lavoro
semplice
,
e
soprattutto
la
strana
opinione
di
credere
alle
lotte
di
classe
,
mentre
non
c
'
è
che
lotta
tra
gli
individui
.
Ma
se
è
cosa
così
facile
il
ridurre
in
polvere
il
materialismo
storico
,
ma
se
le
lotte
di
classe
in
quanto
principio
di
dinamica
storica
non
sono
che
la
erronea
generalizzazione
di
fatti
male
intesi
,
ma
se
l
'
aspettazione
del
comunismo
è
affatto
utopistica
,
ma
se
le
dottrine
del
Capitale
sono
di
cosi
patente
erroneità
,
ma
se
tutti
i
fondamenti
sono
oramai
distrutti
,
perché
l
'
A
.
s
'
affanna
poi
a
scrivere
altre
duecento
pagine
sul
diritto
,
su
l
'
etica
,
su
la
religione
e
così
via
,
ossia
su
quei
sistemi
che
chiama
ideologici
?
A
me
sarebbe
bastato
,
p
.
e
.
,
ciò
che
è
detto
a
pagine
509-19
,
in
una
specie
di
pausa
interposta
alla
rete
fitta
dei
paragrafi
,
come
per
venire
ad
una
certa
maniera
di
giudizio
finale
,
al
quale
poi
,
per
difetto
di
stile
,
manca
pur
troppo
la
concentrazione
del
pensiero
nella
concisione
degli
enunciati
.
In
questo
tentato
riassunto
è
come
raccolta
la
caratteristica
del
marxismo
,
la
qual
cosa
dà
maggior
risalto
alla
tesi
dell
'
autore
.
-
Marx
(
questo
è
il
succo
della
caratteristica
)
,
segna
l
'
estremo
limite
della
reazione
contro
il
subiettivismo
,
in
quanto
che
per
lui
la
natura
è
il
prius
e
la
coscienza
non
è
che
resultato
,
dunque
obiettivismo
positivo
assoluto
;
per
lui
la
storia
è
l
'
antecedente
e
l
'
individuo
è
il
conseguente
,
dunque
negazione
assoluta
dell
'
individualismo
.
La
questione
della
conoscenza
è
puramente
pratica
.
Tra
natura
dell
'
uomo
e
storia
umana
c
è
perfetta
equazione
.
Non
c
è
altra
fonte
di
conoscenza
dell
'
uomo
,
da
quella
in
fuori
che
ci
offre
la
storia
.
L
'
uomo
è
tutto
in
ciò
che
l
'
uomo
fa
.
Di
qui
il
fondamento
economico
di
tutto
il
resto
.
Di
qui
il
lavoro
come
filo
conduttore
della
storia
.
Di
qui
la
persuasione
,
che
le
varie
forme
sociali
non
siano
,
se
non
le
forme
varie
della
organizzazione
del
lavoro
.
Di
qui
la
veduta
del
socialismo
non
più
come
di
semplice
aspirazione
o
aspettazione
.
Di
qui
il
concetto
del
comunismo
,
non
come
di
semplice
sistema
di
rapporti
economici
,
ma
come
di
una
innovazione
di
tutta
la
coscienza
,
oltre
i
limiti
di
tutte
le
presenti
illusioni
,
e
nell
'
assetto
dell
'
umanesimo
positivo
.
-
Ma
cotesto
estremo
obiettivismo
s
'
infrange
ora
nel
ritorno
a
Kant
,
ossia
nel
criticismo
.
Marx
fu
incompleto
.
Non
seppe
superare
Hegel
,
non
trovò
l
'
espressione
adeguata
delle
sue
tendenze
,
ricadde
nella
romantica
di
Rousseau
,
invano
si
provò
a
districarsi
da
Ricardo
e
da
Smith
,
dei
quali
tentò
la
critica
,
e
rimase
autore
di
un
sistema
incompleto
.
C
'
è
in
lui
come
una
tragica
filosofica
.
Fece
servire
a
nuovi
ideali
le
idee
già
vecchie
,
non
seppe
trovare
altre
molle
al
rivoluzionarismo
,
se
non
negl
'
impulsi
all
'
edonismo
,
e
per
ciò
rimase
aristocratico
ed
assolutista
nella
sua
passione
rivoluzionaria
.
Cotesti
tratti
,
che
sarebbero
pennellate
per
chi
disponesse
della
facoltà
dello
stile
,
questi
tratti
i
quali
possono
farci
avvertiti
del
come
corra
attraverso
tutta
la
storia
una
continua
gran
tragedia
del
lavoro
,
lasciano
impassibile
il
nostro
autore
nella
sua
accademica
pedanteria
.
Lui
non
contrappone
concezione
a
concezione
nel
rapido
sguardo
di
una
nuova
interpretazione
dei
destini
umani
,
ma
obietta
solo
in
nome
della
missione
del
nostro
tempo
a
ritrovare
una
nuova
sintesi
delle
scienze
(
p
.
513
)
.
-
E
qui
di
nuovo
Hume
e
Kant
,
e
la
domanda
:
che
è
la
verità
?
E
poi
si
discorre
della
nuova
neoetica
,
che
deve
discendere
scientificamente
alla
critica
della
società
.
La
nuova
filosofia
deve
risolvere
il
problema
della
religione
,
che
Marx
credette
d
'
aver
superato
,
facendo
di
quella
una
forma
illusionale
.
Il
pessimismo
è
la
nota
dominante
del
nostro
tempo
.
Schopenhauer
s
avvicinò
in
parte
al
vero
,
nel
fare
della
volontà
la
radice
del
mondo
.
Gli
fece
da
pendant
Marx
con
la
dottrina
unilaterale
del
lavoro
.
Il
marxismo
ebbe
il
torto
di
rimanere
negativo
.
"
Il
Capitale
non
è
se
non
la
trascrizione
economica
del
Mefistofele
del
Faust
"
(
sic
!
a
p
.
516
-
e
chi
non
mi
crede
vada
a
riscontrare
!
)
Da
ultimo
sappiamo
-
se
io
ho
ben
capito
-
che
nel
ritorno
a
Kant
,
e
nel
declinare
dello
spirito
rivoluzionario
verso
il
parlamentarismo
,
consiste
l
'
essenziale
della
crisi
;
ossia
,
l
'
inizio
dell
'
epoca
Masaryk
nella
storia
del
mondo
.
Dunque
Kant
e
il
parlamento
!
Ma
quale
Kant
?
Quello
della
privatissima
vita
privata
del
signor
Philister
di
Königsberg
?
-
o
quell
'
altro
autore
rivoluzionario
di
scritti
sovversivi
,
che
parve
ad
Heine
un
altro
degli
eroi
della
grande
rivoluzione
?
E
quale
parlamento
di
ordinaria
e
consuetudinaria
fattura
è
chiamato
a
trasformare
la
storia
?
Diremo
allora
Kant
e
la
Convenzione
:
-
ma
questa
succedette
alla
rivoluzione
,
cioè
allo
sgretolamento
di
tutto
un
sistema
sociale
,
alla
rovina
di
tutto
un
ordinamento
politico
,
allo
scatenamento
di
tutte
le
passioni
di
classe
...
e
basta
.
Il
signor
Masaryk
,
come
professionista
di
sociologia
accademica
,
ha
il
diritto
di
ignorare
quella
storia
viva
,
agitata
,
impulsiva
,
passionata
che
piace
a
quegli
altri
mortali
,
i
quali
hanno
il
senso
simpatetico
della
realtà
umana
;
e
può
perciò
comodamente
adagiarsi
nella
persuasione
che
il
periodo
delle
rivoluzioni
è
oramai
sorpassato
per
sempre
,
e
che
siamo
definitivamente
entrati
in
quello
delle
lente
evoluzioni
,
anzi
nell
'
idillio
della
quieta
e
rassegnata
ragione
.
E
torniamo
pure
al
suo
casellario
.
La
scorsa
su
la
dottrina
dello
stato
e
del
diritto
(
pp
.
387-426
)
è
rivolta
principalmente
a
combattere
la
veduta
secondo
la
quale
quello
e
questo
sono
come
delle
formazioni
secondarie
e
derivate
per
rispetto
alla
società
in
genere
.
Lo
stato
esiste
dalle
origini
della
evoluzione
,
ed
esisterà
sempre
per
ragioni
che
l
'
intelletto
e
la
morale
approvano
(
p
.
405
)
;
e
poi
l
'
uomo
"
per
naturale
disposizione
sua
non
solo
comanda
volentieri
,
ma
si
lascia
anche
comandare
,
e
volentieri
obbedisce
"
.
Le
disuguaglianze
naturali
legittimano
la
gerarchia
(
p
.
406
)
.
E
sta
bene
!
Ma
dato
ciò
,
perché
affannarsi
poi
a
dimostrare
,
che
il
diritto
non
è
derivabile
dalle
condizioni
economiche
;
a
che
pro
spendere
del
tempo
a
combattere
le
dottrine
egalitarie
dell
'
Engels
,
e
perché
appellarsi
alla
solenne
autorità
del
Bernstein
(
p
.
409
)
,
che
avrebbe
rimesso
in
onore
lo
stato
(
figurarsi
,
proprio
in
un
articolo
della
"
Nene
Zeit
"
!
)
,
come
quella
tal
cosa
che
i
socialisti
non
voglion
più
abolire
,
ma
soltanto
e
semplicemente
riformare
?
Ma
gli
è
tanto
facile
di
trovarsi
d
accordo
col
volgare
senso
comune
,
il
quale
non
si
rifiuta
di
ammettere
,
precisamente
come
fa
il
nostro
signor
Masaryk
,
che
vi
sono
disuguaglianze
giuste
e
di
quelle
ingiuste
(
sic
!
)
.
Magari
ci
desse
lui
la
misura
giusta
!
Passo
sopra
al
capitolo
intitolato
nazionalità
ed
internazionalità
(
pp
.
426-65
)
-
dove
l
'A.,
oltre
a
mostrarsi
indignato
per
la
slavofobia
di
Marx
,
fa
delle
utili
osservazioni
su
quegl
'
impedimenti
all
'
internazionalismo
,
i
quali
nascono
spontanei
dallo
spirito
nazionale
-
per
fermarmi
un
poco
su
gl
'
insigni
paradossi
che
pronuncia
a
proposito
della
religione
(
pp
.
455-81
)
.
Qui
ci
si
rivela
qual
vero
decadente
.
Cattolicesimo
e
protestantesimo
sono
ancora
fatti
arcivivi
,
e
decisivi
inoltre
sulle
sorti
del
mondo
!
Anzi
noi
tutti
siamo
,
o
l
'
una
cosa
,
o
l
'
altra
.
Anzi
tutta
la
filosofia
moderna
è
protestante
,
e
non
c
'
è
filosofia
cattolica
se
non
per
nefas
(
e
il
vostro
Comte
?
)
.
In
Marx
c
'
è
un
elemento
cattolico
,
non
solo
per
aver
egli
adottato
il
socialismo
francese
,
il
quale
è
cattolico
e
repugna
alla
coscienza
protestante
,
ma
perché
fu
autoritario
,
nemico
della
individualità
,
internazionalista
e
seguace
dell
'
obiettivismo
assoluto
(
p
.
476
)
.
Come
la
Rivoluzione
Francese
fu
in
gran
parte
un
movimento
religioso
,
così
un
che
di
religioso
è
implicito
a
tutto
il
socialismo
contemporaneo
.
Qua
e
là
s
'
accenna
all
'
idea
,
che
protestantesimo
e
cattolicesimo
in
un
certo
modo
reciprocamente
si
completino
;
-
e
può
darsi
che
l
'
A
.
pensi
che
si
prepari
ora
nel
socialismo
la
religione
dell
'
avvenire
,
attesoché
"
la
fede
sia
il
più
alto
obiettivismo
dell
'
uomo
normale
,
e
perciò
ipso
facto
sociale
;
-
ma
l
'
obiettivismo
di
Marx
è
troppo
bilioso
"
(
p
.
480
)
.
Se
la
religione
è
perenne
,
se
lo
stato
è
immortale
,
se
il
diritto
è
naturale
,
figurarsi
poi
se
l
'
etica
(
pp
.
482-500
)
non
debba
essere
supereterna
.
L
'
A
.
rivendica
alla
coscienza
morale
il
carattere
del
dato
indiscutibile
ed
immediato
.
Non
mi
soffermo
a
dichiarare
come
qualmente
non
occorra
di
essere
né
materialisti
della
storia
,
né
materialisti
semplici
,
per
relegare
tra
le
fiabe
cotesta
opinione
infantile
;
e
faccio
perciò
grazia
all
'
A
.
delle
citazioni
degli
articoli
di
riviste
,
nei
quali
i
Bernstein
,
gli
Schmidt
e
simili
socialisti
avrebbero
rivendicate
le
ragioni
dell
'
etica
contro
l
'
amoralismo
di
Marx
(
p
497
)
.
Taccio
del
socialismo
per
rispetto
all
'
arte
(
pp
.
500-8
)
.
Per
tutte
coteste
ragioni
,
leggendo
ciò
che
l
'
A
.
scrive
nella
quinta
sezione
(
pp
.
520-85
)
intorno
alla
politica
pratica
del
socialismo
,
trattandone
in
due
capi
,
intitolati
l
'
uno
rivoluzione
e
riforma
,
e
l
'
altro
marxismo
e
parlamentarismo
,
ci
si
trova
in
presenza
di
un
artefatto
dottrinale
della
più
bella
specie
verbalistica
.
Che
il
socialismo
siasi
venuto
sviluppando
,
in
questi
ultimi
cinquanta
anni
,
dalla
setta
al
partito
,
è
cosa
abbastanza
nota
.
Che
il
comunismo
imperativo
e
categorico
di
una
volta
,
sia
divenuto
la
democrazia
sociale
,
gli
è
altrettanto
risaputo
.
Che
i
partiti
socialistici
spieghino
presentemente
un
'
azione
pratica
varia
e
circostanziata
,
come
gli
è
un
fatto
storico
,
gli
è
anche
da
parte
loro
come
un
fare
la
storia
.
Che
in
tutte
coteste
cose
si
commettano
degli
errori
,
e
ci
siano
delle
pratiche
incertezze
,
gli
è
un
fatto
umanamente
inevitabile
:
ma
gli
è
anche
vero
,
che
,
per
intenderle
coteste
cose
,
bisogna
pur
viverci
dentro
,
e
con
occhio
e
con
senso
da
storico
osserva
tore
.
E
che
fa
il
signor
Masaryk
?
Ma
lui
non
vede
che
categoremi
;
-
ed
ecco
come
il
passaggio
è
tutto
dal
rivoluzionarismo
sistematico
alla
negazione
della
possibilità
di
qualsiasi
rivoluzione
,
dal
romanticismo
all
'
esperienza
,
dall
'
aristocrazia
rivoluzionaria
all
'
etica
democratica
,
dall
'
imperativo
categorico
all
'
empirismo
,
dall
'
obiettivismo
puro
all
'
autocriticità
,
dal
Titanismo
al
non
so
che
cosa
,
ma
si
sa
solo
che
"
Faust
-
Marx
diventa
elettore
(
p
.
562
)
.
Fortunati
voi
elettori
socialistici
che
completate
Goethe
!
-
E
poi
ecco
qui
uno
specioso
metodo
:
assumere
la
persona
di
Marx
(
del
quale
non
so
perché
l
'
A
.
dica
d
'
ignorare
la
biografia
!
p
.
517
)
come
indefinitamente
prolungata
attraverso
tutti
gli
atti
e
tutte
le
manifestazioni
dei
partiti
e
della
stampa
socialistica
,
e
metter
poi
a
carico
del
marxismo
del
signor
Carlo
Marx
,
come
fossero
i
ravvedimenti
e
pentimenti
suoi
proprii
,
le
parole
e
gli
atti
di
tutti
gli
altri
.
Ma
pare
che
la
Nemesi
sia
giunta
-
perché
quel
benedetto
Marx
volle
essere
troppo
diverse
cose
ad
un
tempo
stesso
,
e
cioè
filosofo
tedesco
e
rivoluzionario
latino
,
protestante
e
cattolico
,
-
e
la
vendetta
del
protestantesimo
è
poi
venuta
(
p
.
566
)
,
cosicché
gli
è
qui
il
definitivo
motto
della
crisi
,
gli
è
qui
il
senso
schietto
del
nuovo
9
Termidoro
di
Massimiliano
Carlo
Robespierre
Marx
.
Non
varrebbe
la
pena
di
seguire
l
'
A
.
là
dove
va
racimolando
in
tutta
la
stampa
socialistica
,
e
negli
atti
dei
partiti
,
le
prove
della
dissoluzione
del
marxismo
per
opera
dei
marxisti
,
che
sarebbero
come
un
Marx
prolungato
.
La
tesi
è
che
il
socialismo
diventa
costituzionale
.
Per
la
tesi
tutto
è
buono
,
anche
l
'
invocare
la
testimonianza
di
E
.
Ferri
,
il
quale
avrebbe
detto
,
non
so
veramente
dove
,
che
la
repubblica
è
un
privato
interesse
dei
partiti
borghesi
.
Dunque
niente
repubblica
!
E
la
speranza
dell
'
A
.
è
questa
,
"
che
,
perdendo
il
socialismo
i
caratteri
acuti
dell
'
ateismo
,
del
materialismo
e
del
rivoluzionarismo
,
si
venga
in
fin
delle
fini
ad
un
verace
democratismo
,
il
quale
acquisti
le
proporzioni
di
una
universale
concezione
della
vita
e
del
mondo
.
La
politica
di
così
fatto
democratismo
sarebbe
la
vera
politica
della
vita
e
del
mondo
,
una
politica
sub
specie
aeternitatis
"
(
p
.
585
)
.
Ed
io
,
per
parte
mia
,
confesso
di
non
capirci
nulla
.
Ho
seguito
,
con
insolita
premura
e
pazienza
-
stante
che
il
genere
delle
mie
occupazioni
mi
tolga
il
modo
di
leggere
un
solo
libro
tutto
d
'
un
fiato
-
le
600
pagine
del
signor
Masaryk
.
Ne
ebbi
una
viva
curiosità
al
primo
annunzio
.
S
'
era
tanto
parlato
e
sparlato
di
crisi
del
marxismo
da
così
gran
numero
di
persone
di
media
ed
infima
,
e
,
quasi
sempre
,
incongrua
coltura
,
che
mi
parve
ci
dovesse
esser
molto
da
apprendere
dall
'
opus
magnum
dell
'
autore
della
nuova
parola
d
'
ordine
della
scienza
sociale
.
La
delusione
che
n
'
ho
provata
resulta
da
ciò
che
son
venuto
fin
qui
notando
.
Certo
che
il
signor
Masaryk
non
ha
niente
che
vedere
con
le
varie
specie
di
professionale
ignoranza
e
di
audace
gherminelleria
,
le
quali
han
fatto
fiorire
,
in
poco
d
'
ora
,
tanti
critici
definitivi
del
socialismo
in
questo
nostro
felice
paese
,
ove
vegetano
tante
sorti
di
anarchismo
morale
ed
intellettuale
.
Non
c
'
è
di
comune
tra
l
'
autore
di
cui
mi
occupo
e
cotesta
così
detta
crisi
del
marxismo
in
Italia
,
niente
altro
dall
'
etichetta
in
fuori
,
e
cotesta
etichetta
è
giunta
da
noi
certamente
per
via
della
stampa
francese
.
L
'
onesto
e
modesto
intento
del
Masaryk
fu
soltanto
quello
di
recitare
l
'
elogio
funebre
del
marxismo
,
proprio
in
nome
di
un
'
altra
filosofia
.
La
materia
da
criticare
l
'
ha
raccolta
in
note
di
paziente
e
minuta
elaborazione
;
e
in
nome
di
che
e
a
quale
intento
la
critica
sia
stata
poi
da
lui
condotta
,
apparisce
chiaro
da
tutto
il
contesto
,
e
perfino
dal
tono
dimesso
ed
equanime
.
La
questione
sociale
è
un
dato
-
il
socialismo
è
anch
'
esso
un
dato
-
socialismo
e
marxismo
oramai
fanno
uno
(
l
'
autore
ripete
ciò
più
volte
,
e
mi
pare
che
sbagli
di
grosso
)
,
ma
la
questione
sociale
deve
avere
soluzioni
diverse
da
quelle
aspettate
dal
socialismo
-
marxismo
;
dunque
ritocchiamo
,
rifacciamo
,
sconvolgiamo
la
Weltanschauung
,
che
sta
a
base
del
marxismo
,
e
giacché
gli
stessi
marxisti
,
o
quasi
,
ne
ridiscutono
,
entriamo
da
arbitri
nella
crisi
.
Ciò
che
il
Masaryk
,
proprio
lui
,
veramente
voglia
in
pratica
,
lo
sapremo
forse
meglio
un
'
altra
volta
;
ed
io
confesso
,
che
,
per
parte
mia
,
non
mi
struggo
dal
desiderio
di
saperlo
.
Ma
questa
lettura
mi
ha
fatto
ripensare
a
tutto
un
secolo
di
storia
delle
idee
.
Il
positivismo
,
dalle
sue
origini
è
stato
sempre
alle
calcagna
e
socialismo
.
Ideologicamente
le
due
cose
nacquero
,
quasi
a
un
tempo
,
nella
mente
indistintamente
geniale
di
Saint
-
Simon
.
Furono
come
il
complemento
,
per
antitesi
,
dei
principi
della
Rivoluzione
.
La
opposizione
fra
i
due
termini
si
venne
svolgendo
nella
variopinta
discendenza
saint
-
simoniana
;
e
a
un
certo
punto
il
Comte
divenne
il
rappresentante
della
reazione
(
aristocratica
,
direbbe
il
Masaryk
)
,
che
dispensa
agli
uomini
,
nel
quadro
fisso
del
sistema
,
il
posto
e
la
destinazione
,
in
nome
della
scienza
classificativa
ed
onnisciente
.
A
misura
che
il
socialismo
è
diventato
la
coscienza
della
lotta
di
classe
per
entro
all
'
orbita
della
produzione
capitalistica
,
e
a
misura
che
la
sociologia
,
più
volte
mal
tentata
,
s
'
è
venuta
consolidando
nel
materialismo
storico
,
il
positivismo
,
da
erede
infedele
dello
spirito
rivoluzionario
s
'
è
chiuso
nell
'
orgoglio
della
sovraeminente
classificazione
delle
scienze
,
che
disprezza
il
concetto
materialistico
della
scienza
stessa
,
come
di
cosa
mutabilmente
consona
al
variare
delle
condizioni
pratiche
,
ossia
del
lavoro
.
Masaryk
è
un
uomo
troppo
modesto
per
rimettere
in
iscena
il
papato
scientifico
del
Comte
,
ma
è
abbastanza
professore
per
credere
ancora
alla
Weltanschauung
,
come
a
un
qualcosa
di
sovrastante
alla
questione
sociale
degli
umili
lavoratori
.
Giratela
e
voltatela
quanto
e
come
volete
,
c
'
è
nel
professore
un
che
sempre
del
prete
,
che
crea
l
'
iddio
che
poi
adora
,
sia
esso
il
feticcio
,
o
l
'
ostia
consacrata
.
E
ora
possiamo
dire
d
'
aver
capito
.
Avrei
la
tentazione
di
citare
qui
alcuni
luoghi
dei
miei
scritti
,
dai
quali
resulterebbe
chiaro
in
che
stia
il
divario
tra
la
critica
e
la
crisi
.
Ma
al
punto
dove
son
giunto
mi
pare
che
basti
.
Come
la
politica
non
può
essere
se
non
la
interpretazione
pratica
e
fattiva
di
un
dato
momento
storico
,
oggi
appunto
il
socialismo
ha
innanzi
a
sé
-
parlo
così
per
le
generali
,
e
senza
tener
conto
delle
differenze
che
corrono
fra
i
diversi
paesi
-
questo
problema
veramente
intricato
e
difficile
:
che
esso
,
cioè
,
mentre
deve
rifuggire
dal
perdersi
nei
vani
tentativi
di
una
romantica
riproduzione
del
rivoluzionarismo
tradizionale
(
ossia
,
direbbe
Masaryk
,
deve
rifuggire
dalla
ideologia
!
)
,
deve
anche
guardarsi
nello
stesso
tempo
da
quei
modi
di
adattamento
e
di
acquiescenza
,
che
,
per
le
vie
delle
transazioni
,
lo
farebbero
come
sparire
nell
'
elastico
meccanismo
del
mondo
borghese
.
Gli
è
il
desiderio
,
la
aspettazione
,
la
speranza
di
tale
acquiescenza
da
parte
del
socialismo
,
che
hanno
indotto
di
recente
tanti
e
tanti
portavoce
dell
'
ordine
sociale
presente
a
dare
una
straordinaria
importanza
alle
ovvie
polemiche
letterarie
del
partito
,
e
cosi
gran
peso
al
modesto
libro
del
Bernstcin
,
che
fu
elevato
di
botto
agli
onori
di
un
sintomo
storico
.
In
questo
fatto
è
la
caratteristica
e
la
condanna
,
ad
un
tempo
,
così
di
quel
libro
,
come
di
tante
altre
manifestazioni
affini
:
ma
il
signor
Masaryk
in
tutto
ciò
non
c
entra
nulla
.
Il
Masaryk
,
da
professore
in
esercizio
,
ha
fatto
della
filologia
attraverso
alla
carta
stampata
.
StampaPeriodica ,
Da
qualche
tempo
nelle
colonne
del
Leonardo
,
con
ammirevole
disprezzo
per
i
pregiudizi
degli
spregiudicati
,
e
con
scandalo
dei
religiosi
,
si
parla
di
misticismo
,
di
Cristo
,
di
Dio
,
di
Uomo
-
Dio
,
di
religione
cattolica
;
si
cita
S
.
Teresa
e
S
.
Giovanni
della
Croce
,
Maestro
Eckehart
e
Sebastiano
Franck
...
Ci
interessiamo
e
stimiamo
il
fenomeno
religioso
di
qualunque
sorta
esso
sia
,
e
tanto
che
ci
pare
uno
dei
gravi
difetti
dell
'
Italia
averne
fatto
soltanto
o
un
soggetto
di
retorica
o
un
soggetto
di
caricatura
o
un
soggetto
di
indifferenza
;
ma
non
abbiamo
nessuna
speciale
predilezione
o
inclinazione
per
una
più
che
per
un
'
altra
religione
,
o
se
parliamo
più
di
Cristo
che
di
Buddha
o
Mosè
,
o
del
Papa
più
che
del
Sultano
o
del
Dalai
Lama
,
dipende
soltanto
dal
naturale
riconoscimento
.
che
come
italiani
dobbiamo
fare
,
di
una
maggiore
importanza
personale
del
cattolicismo
nel
problema
religioso
;
giacché
del
cattolicismo
abbiamo
vicini
templi
,
sacerdoti
,
credenti
,
e
nella
varia
esperienza
,
dalla
politica
alla
letteraria
,
ne
ritroviamo
tradizione
e
traccie
...
Noi
intendiamo
la
religione
come
un
campo
di
esperienze
personali
;
e
se
studiamo
e
ammettiamo
anche
che
vi
siano
,
per
queste
esperienze
,
delle
grandi
case
di
produzione
e
di
coltura
,
con
dei
metodi
speciali
,
e
delle
organizzazioni
particolari
(
cioè
,
le
varie
religioni
,
e
per
noi
principalmente
,
il
cattolicismo
)
,
ammettiamo
anche
e
studiamo
tutti
i
tentativi
particolari
e
individuali
di
esperienza
religiosa
,
che
si
sono
prodotti
nel
passato
e
si
possono
ora
e
nel
futuro
produrre
.
Senza
venir
fuori
con
belle
definizioni
e
circoscrizioni
verbali
,
smaltate
di
dotta
pedanteria
e
mosaicizzate
per
maggior
sicurezza
,
con
termini
scolastici
e
tecnici
delle
industrie
religiose
e
filosofiche
,
basterà
ad
esprimere
la
nostra
posizione
,
un
'
immagine
:
noi
non
apparteniamo
ai
professori
di
religione
,
e
li
combattiamo
,
come
abbiamo
combattuto
i
professori
di
filosofia
.
Potremmo
,
cioè
,
a
proposito
della
religione
,
ripetere
quello
che
abbiamo
detto
di
spesso
nella
filosofia
:
che
essa
non
è
un
abbaco
e
non
s
'
impara
con
l
'
ingoiare
lezioni
.
Non
bastano
i
dogmi
a
fare
un
religioso
,
e
sapere
molta
dottrina
non
avvicina
alla
santità
.
Come
a
noi
pare
spesso
più
filosofo
chi
vive
fuori
dei
sistemi
che
chi
s
'
adatta
a
queste
logiche
prigioni
,
così
ci
sembra
più
religioso
chi
vive
fuori
dei
dogmi
che
chi
cerca
di
slogarsi
per
vestirli
.
Stimiamo
più
religioso
anche
chi
non
appartiene
a
nessuna
religione
riconosciuta
.
Se
può
giungere
da
solo
dove
gli
altri
arrivano
,
e
talora
non
arrivano
,
con
la
guida
degli
intermediari
...
Le
anime
non
studiano
religione
,
e
i
professori
di
questa
s
'
aspettano
a
cacciare
dai
loro
orti
le
più
originali
e
maleducate
,
che
si
ostinano
a
non
produrre
i
frutti
che
stanno
disegnati
sui
libri
,
e
le
confinano
in
vasi
di
separazione
,
con
sopra
scritto
:
eresie
.
Noi
abbiamo
invece
per
gli
"
eretici
"
una
straordinaria
simpatia
...
I
santi
sono
pure
stati
,
quasi
tutti
,
eretici
,
almeno
quelli
che
piacciono
a
noi
.
Sono
stati
eretici
fortunati
,
come
gli
eretici
non
sono
che
santi
sfortunati
.
Gli
uni
sono
riusciti
ad
entrare
nei
canoni
,
e
gli
altri
no
;
forse
perché
i
primi
erano
stati
meno
chiari
e
più
malleabili
...
La
Chiesa
Cattolica
ha
accettato
molti
santi
,
più
per
forza
di
necessità
,
che
per
naturale
simpatia
;
li
ha
accettati
perché
eran
potenze
che
meglio
valeva
trasformare
in
amiche
che
soffrire
per
concorrenti
.
Ma
in
fondo
in
fondo
,
il
sacerdozio
ha
sempre
veduto
di
mal
occhio
il
santo
.
Morto
,
lo
ha
naturalmente
sfruttato
;
ma
vivo
ne
ha
sempre
diffidato
.
Ha
dato
il
singolare
spettacolo
d
'
un
controllo
delle
forze
divine
,
da
parte
di
persone
che
ne
erano
escluse
.
I
santi
sono
stati
provati
e
riprovati
;
Santa
Teresa
e
San
Francesco
hanno
subìto
gli
esami
dei
teologi
e
le
prove
dei
politici
;
e
il
Borgia
,
il
Borgia
stesso
,
grazioso
spettacolo
,
ha
voluto
esaminare
in
persona
la
realtà
delle
estasi
e
dei
digiuni
della
Beata
Colomba
di
Perugia
,
già
messa
a
prova
da
due
frati
domenicani
,
come
ora
due
naturalisti
studierebbero
il
Succi
o
la
Eusapia
Paladino
...
Il
clero
e
soprattutto
l
'
alto
clero
,
è
nemico
delle
iniziative
religiose
individuali
,
e
vede
di
mal
occhio
e
cerca
di
sorvegliare
il
laico
che
si
interessa
a
cose
religiose
,
più
in
là
dell
'
obbedienza
,
dell
'
osservanza
eterna
...
La
libera
concorrenza
lo
spaventa
per
il
suo
trust
,
e
a
questo
proposito
è
veramente
ridicola
la
paura
mostrata
per
il
Protestantesimo
in
Italia
,
come
se
in
Italia
quattro
botteghini
da
lotto
ben
scialbati
e
un
paio
di
discorsi
nasali
per
settimana
potessero
prendere
il
posto
che
per
gli
italiani
hanno
l
'
organo
,
il
coro
,
le
processioni
,
l
'
incenso
,
le
vetriate
a
colori
,
le
vergini
e
tutta
la
mitologia
cattolica
.
Ma
non
siete
dunque
nemmeno
protestanti
!
Lettore
poco
intelligente
,
no
,
non
siamo
nemmeno
protestanti
...
Anzitutto
non
ci
muoviamo
nel
solito
ambito
cristiano
,
e
poi
ci
sembra
che
,
ben
fatti
i
conti
,
il
protestantesimo
valga
il
cattolicismo
.
Anzi
val
meno
.
Perché
mentre
il
cattolicismo
è
fondato
sopra
un
'
idea
a
noi
molto
simpatica
(
e
in
modo
speciale
,
come
è
stata
svolta
del
Newmann
)
,
quella
di
una
progressiva
determinazione
dei
dogmi
,
in
modo
che
la
fede
d
'
oggi
,
pur
essendo
in
sostanza
identica
,
sia
però
in
forma
quasi
irriconoscibile
agli
occhi
di
un
Cristiano
del
primo
secolo
dopo
Cristo
,
il
Protestantesimo
è
fondato
sopra
uno
stupido
ancorarsi
alla
lettera
e
non
voler
dipartirsi
da
quella
.
Alla
infallibilità
papale
oppone
l
'
infallibilità
dello
scritto
,
e
tirannia
per
tirannia
,
preferiamo
quella
di
un
uomo
che
le
vicende
storiche
hanno
mostrato
spesso
abilmente
consigliato
,
a
quella
di
un
libro
che
le
vicende
storiche
hanno
mostrato
pieno
di
passi
di
pericolosa
interpretazione
...
Il
progresso
era
il
cattolicismo
e
non
la
Riforma
...
È
appunto
perché
era
e
tende
a
non
essere
più
,
che
abbiamo
una
seconda
ragione
per
non
amarlo
troppo
,
come
è
ora
.
Fino
al
Concilio
di
Trento
,
questo
compreso
,
il
cattolicismo
si
impernia
sul
programma
tacito
di
un
progresso
reale
,
accompagnato
da
una
fissità
apparente
;
c
'
è
in
lui
progresso
interno
e
fissità
esterna
;
progresso
nell
'
azione
,
fissità
nella
dottrina
.
Il
suo
sviluppo
è
continuo
svecchiarsi
,
perenne
cangiar
di
pelle
lasciando
intatto
lo
scheletro
,
modificarsi
secondo
i
bisogni
del
suo
ampliamento
,
trarre
giovamento
dalle
sue
stesse
perdite
,
prendere
il
lato
buono
degli
avversari
,
sapienza
nell
'
utilizzare
e
immedesimare
le
critiche
a
lui
rivolte
e
le
riforme
a
lui
chieste
,
pur
non
avendo
mai
l
'
aria
di
concedere
o
di
imparare
;
in
breve
una
meravigliosa
sapienza
di
adattamento
a
tutti
i
tempi
e
a
tutti
i
luoghi
.
In
nessuna
religione
si
trova
un
potere
di
modificazione
così
abile
e
lento
,
in
mezzo
a
genti
così
mutevoli
e
bizzarre
e
nervose
,
e
avendo
il
proprio
centro
,
proprio
dove
più
rapido
.
e
turbato
da
crisi
repentine
è
stato
lo
sviluppo
dell
'
intelligenza
.
Nessun
moto
vitale
mondiale
è
stato
trascurato
dal
cattolicismo
,
anche
quando
pareva
contraddirlo
,
e
forse
soprattutto
quando
pareva
contraddirlo
...
Ma
con
lo
stesso
Concilio
finiva
il
moto
assimilativo
del
cattolicismo
.
Il
Concilio
di
Trento
ha
fissato
il
costume
,
la
liturgia
,
la
gerarchia
ecclesiastica
,
ma
ha
tolto
con
ciò
ogni
capacità
d
'
evoluzione
.
...
Da
più
di
due
secoli
ciò
che
è
vita
e
mondo
non
appartiene
più
al
cattolicismo
.
Sembra
che
al
Vaticano
si
sia
perduto
l
'
antico
segreto
.
L
'
unica
attività
che
vi
si
mostri
è
di
spengere
ogni
baleno
di
nuova
vita
,
è
di
invitare
al
suicidio
ogni
anima
gravida
d
'
un
futuro
...
Il
cattolicismo
dunque
che
abbiamo
lodato
,
è
quello
che
ora
non
è
più
;
e
il
protestantesimo
che
ci
sarebbe
piaciuto
,
quello
mistico
e
individualista
,
non
è
riescito
ad
esistere
.
Di
questo
,
come
di
altre
religioni
noi
non
siamo
seguaci
,
ma
non
vogliamo
neppure
come
pretenderebbero
i
rivoluzionari
all
'
antica
,
disinteressarcene
e
spezzarle
totalmente
.
Noi
intendiamo
solamente
:
utilizzarle
...
Saggistica ,
I
.
Roma
,
20
aprile
'97
Caro
signor
Sorel
,
da
un
pezzo
vo
pensando
d
'
intrattenermi
con
voi
in
una
specie
di
conversazione
per
iscritto
.
Sarà
questo
il
modo
migliore
,
e
il
più
acconcio
,
onde
io
v
'
attesti
la
mia
gratitudine
per
la
Prefazione
,
della
quale
mi
avete
onorato
.
Va
da
sé
,
che
,
così
dicendo
,
io
non
mi
fermo
con
la
mente
a
ricordare
soltanto
le
parole
cortesi
,
delle
quali
mi
siete
stato
prodigo
con
tanta
profusione
.
A
quelle
parole
io
non
potevo
non
risponder
subito
,
e
sdebitarmene
nella
forma
della
lettera
privata
.
Né
ora
sarebbe
più
il
caso
,
che
io
mi
andassi
diffondendo
con
voi
in
complimenti
;
proprio
in
lettere
,
le
quali
,
o
a
voi
,
o
a
me
,
potrà
parere
più
in
là
opportuno
di
pubblicare
.
Che
varrebbe
,
del
resto
,
che
io
venissi
ora
a
far
proteste
di
modestia
,
schermendomi
dalle
vostre
lodi
?
Voi
mi
avete
oramai
costretto
a
rinunciare
a
tali
sforzi
.
Che
i
miei
due
saggi
,
appena
rudimentali
,
di
materialismo
storico
corrano
in
Francia
nella
forma
di
un
quasi
libro
,
ciò
è
tutto
merito
vostro
;
per
averli
voi
rnessi
e
prcsentati
al
pubblico
in
tale
assisa
.
Non
fu
mai
nelle
inclinazioni
mie
di
faire
le
livre
,
secondo
il
senso
che
voi
francesi
,
ammiratori
e
seguaci
sempre
della
classicità
letteraria
,
date
a
cotesta
espressione
.
Sono
io
,
anzi
,
di
quelli
i
quali
vedono
in
cotesto
continuarsi
del
culto
per
la
forma
classica
una
specie
d
'
impaccio
-
come
sarebbe
di
un
abito
che
mal
s
'
attagli
alla
persona
-
alla
espressione
propria
,
adeguata
e
conveniente
dei
resultati
del
pensiero
rigorosamente
scientifico
.
Passando
,
dunque
,
sopra
a
tutti
i
complimenti
,
intendo
di
rifarmi
su
le
cose
che
voi
dite
in
quella
Prefazione
;
e
di
tornarci
su
per
discuterne
liberamente
,
senza
star
proprio
ad
aver
lì
innanzi
alla
mente
il
disegno
o
il
prospetto
di
una
meditata
monografia
.
Scelgo
la
forma
delle
lettere
,
perché
solo
in
queste
un
procedere
interrotto
,
spezzato
e
a
volte
saltuario
,
che
ritragga
quasi
quasi
la
conversazione
,
non
par
cosa
impropria
ed
incongrua
.
Non
me
la
sentirei
,
in
verità
,
di
scrivere
tante
dissertazioni
,
memorie
od
articoli
,
quanti
ne
occorrerebbe
per
rispondere
alle
molte
domande
che
voi
movete
,
alle
molte
questioni
che
voi
ponete
a
voi
stesso
,
in
così
breve
giro
di
pagine
,
come
chi
dubitando
e
dubbiosamente
pensi
.
Scrivendo
,
direi
quasi
,
come
vien
viene
,
non
intendo
però
di
sottrarmi
alle
responsabilità
di
ciò
che
mi
verrà
di
dire
,
e
andrò
dicendo
;
ma
voglio
come
prosciogliermi
dai
doveri
di
prosa
serrata
e
legata
,
che
son
proprii
del
discorrere
e
del
dissertare
a
tesi
.
Oramai
non
c
'
è
dottorucolo
al
mondo
,
il
quale
,
per
minuscolo
che
ei
si
sia
,
non
creda
di
monumentarsi
innanzi
ai
presenti
e
innanzi
ai
posteri
,
ove
riesca
a
consacrare
in
pesante
opuscolo
,
o
in
dotta
ed
involuta
disquisizione
,
uno
di
quei
tanti
pensieri
o
di
quelle
tante
osservazioni
,
che
nella
viva
conversazione
,
o
nell
'
insegnamento
che
sia
retto
da
indubbia
virtuosità
didattica
,
tornan
sempre
di
più
intuitiva
efficacia
,
per
la
naturale
dialettica
,
che
è
propria
di
chi
sia
in
atto
di
cercare
da
sé
,
o
d
'
insinuare
per
la
prima
volta
negli
altri
,
la
verità
.
Ma
già
,
si
sa
:
-
in
questa
fin
di
secolo
,
tutta
business
,
tutta
faccende
,
tutta
affari
e
tutta
merci
,
il
pensiero
non
si
presta
a
circolar
per
il
mondo
,
se
non
fissato
e
fermato
anch
'
esso
nella
riverita
forma
di
merce
,
cui
faccia
compagnia
la
fattura
del
libraio
,
e
giri
attorno
,
da
agile
messaggera
di
sincerissime
lodi
,
la
onesta
réclame
editoriale
.
Forse
nella
società
dell
'
avvenire
,
in
quella
nella
quale
noi
c
'
infuturiamo
con
le
nostre
speranze
,
e
assai
più
con
certe
illusioni
,
che
non
sempre
son
frutto
di
una
ben
plasmata
fantasia
,
cresceranno
a
dismisura
,
da
parer
legione
,
gli
uomini
atti
a
discorrere
con
la
divina
gioia
della
ricerca
e
con
l
'
eroico
coraggio
della
verità
,
che
ora
ammiriamo
in
Platone
,
in
Bruno
,
in
Galilei
,
e
si
moltiplicheranno
in
infiniti
esemplari
i
Diderot
capaci
di
scrivere
le
profonde
capestrerie
di
Jacques
le
fataliste
,
che
per
ora
abbiamo
la
debolezza
di
credere
insuperate
.
Nella
società
dell
'
avvenire
,
nella
quale
l
'
ozio
,
ragionevolmente
cresciuto
per
tutti
,
darà
a
tutti
,
con
le
condizioni
della
libertà
,
i
mezzi
per
civilizzarsi
,
le
droit
à
la
paresse
-
la
felicissima
trovata
del
nostro
Lafargue
-
farà
spuntare
ad
ogni
angolo
di
strada
dei
perditempo
di
genio
,
che
,
come
il
nostro
maestro
Socrate
,
saranno
operosissimi
di
operosità
non
messa
a
mercede
.
Ma
ora
...
in
questo
mondo
,
nel
quale
solo
i
matti
da
manicomio
hanno
le
traveggole
del
prossimo
millennio
,
molti
sfaccendati
sfruttano
,
come
per
proprio
diritto
e
professione
,
la
pubblica
stima
coi
loro
ozii
letterarii
...
e
lo
stesso
socialismo
non
può
a
meno
di
accogliere
nel
suo
seno
una
discreta
frotta
,
non
che
di
sfaccendati
,
di
faccendoni
e
di
faccendieri
.
E
così
,
quasi
celiando
,
mi
avvicino
all
'
argomento
.
Voi
lamentate
la
poca
diffusione
che
ha
avuto
fino
ad
ora
in
Francia
la
dottrina
del
materialismo
storico
.
Anzi
lamentate
,
che
a
tale
diffusione
mettano
ostacolo
e
oppongano
resistenza
i
pregiudizii
derivanti
dalla
boria
nazionale
,
le
pretese
letterarie
di
alcuni
,
l
'
albagia
filosofica
di
altri
,
la
maledetta
voglia
del
parere
senza
essere
,
e
da
ultimo
,
poi
,
lo
scarso
avviamento
intellettuale
,
e
i
molti
difetti
che
si
riscontrano
anche
in
certi
socialisti
.
Ma
tutte
coteste
cose
non
sono
da
considerare
come
dei
meri
accidenti
!
Vanità
,
orgoglio
,
desiderio
di
parere
senz
'
essere
,
iomania
,
megalomania
,
voglia
e
smania
di
prevalere
,
tutte
queste
ed
altre
passioni
e
virtù
dell
uomo
civile
non
son
certo
le
bagattelle
della
vita
,
anzi
assai
più
spesso
possono
parere
come
la
sostanza
e
il
nerbo
di
questa
.
Si
sa
che
la
chiesa
non
è
riuscita
,
il
più
delle
volte
,
a
suggestionare
gli
animi
cristiani
ad
umiltà
,
se
non
facendo
di
questa
nuovo
titolo
a
novello
e
rincalzato
orgoglio
.
E
via
...
cotesto
materialismo
storico
esige
,
da
chi
voglia
consapevolmente
e
schiettamente
professarlo
,
una
certa
curiosa
maniera
di
umiltà
:
che
,
cioè
dire
,
nell
'
atto
che
ci
sentiamo
legati
al
corso
delle
cose
umane
,
e
di
questo
studiamo
le
complicate
linee
e
le
tortuose
pieghe
,
ci
tocchi
pur
di
essere
insiememente
e
medesimamente
,
non
già
rassegnati
ed
acquiescenti
,
ma
anzi
operosi
di
conscia
e
ragionevole
opera
.
Ma
...
venire
al
punto
da
confessare
a
noi
stessi
,
che
il
nostro
proprio
io
individuo
,
al
quale
ci
sentiamo
così
strettamente
legati
da
un
ovvia
e
casalinga
consuetudine
,
senza
esser
proprio
una
mera
evanescenza
,
un
nonnulla
,
come
parve
agl
'
invasati
teosofi
,
per
grande
che
esso
si
sia
,
o
ci
paia
,
è
assai
piccola
cosa
nel
complicato
ingranaggio
dei
meccanismi
sociali
:
-
ma
doversi
adattare
alla
persuasione
,
che
i
propositi
o
i
conati
subiettivi
di
ciascun
di
noi
dànno
quasi
sempre
di
cozzo
nelle
resistenze
dell
'
intricato
intreccio
della
vita
,
cosicché
,
o
non
lascian
traccia
di
sé
,
o
ne
lasciano
una
affatto
difforme
dal
primitivo
intento
,
perché
alterata
e
trasformata
dalle
condizioni
concomitanti
:
-
ma
dover
convenire
di
questo
enunciato
,
che
noi
siamo
come
vissuti
dalla
storia
,
e
che
il
nostro
contributo
personale
a
questa
,
per
quanto
indispensabile
,
è
sempre
un
dato
minuscolo
nell
'
incrocio
delle
forze
,
che
si
combinano
,
completano
ed
elidono
a
vicenda
:
-
ma
tutte
queste
vedute
sono
una
vera
e
propria
seccatura
,
per
tutti
quelli
che
han
bisogno
di
confinare
l
'
universo
intero
nei
termini
della
loro
individua
visuale
!
Dunque
si
serbi
alla
storia
il
privilegio
degli
eroi
,
perché
ai
nani
non
sia
tolta
la
fiducia
di
potersi
mettere
a
cavallo
delle
proprie
spalle
per
farsi
vedere
;
anche
quando
essi
,
secondo
il
detto
di
Jean
Paul
,
non
sian
degni
di
arrivare
all
'
altezza
delle
proprie
ginocchia
!
E
,
di
fatti
,
non
si
va
a
scuola
da
secoli
,
per
sentirsi
a
dire
,
che
Giulio
Cesare
fondò
l
'
impero
,
e
Carlo
Magno
lo
rifece
;
che
Socrate
quasi
quasi
inventò
la
logica
;
e
Dante
,
cosi
a
un
di
presso
,
creò
la
letteratura
italiana
?
Gli
è
da
assai
poco
tempo
,
che
alla
immaginazione
mitologica
degli
autori
della
storia
s
'
è
andata
sostituendo
,
e
fino
ad
ora
in
modi
non
sempre
precisi
,
la
nozione
prosaica
del
processo
storico
-
sociale
.
La
Rivoluzione
Francese
non
l
'
han
voluta
e
fatta
,
secondo
le
varie
versioni
della
inventiva
letteraria
,
i
varii
santi
della
leggenda
liberalesca
;
e
santi
di
destra
,
e
santi
di
sinistra
,
santi
girondini
e
santi
giacobini
?
Tanto
è
,
che
il
signor
Taine
-
del
quale
non
ho
mai
capito
come
,
con
la
poca
rassegnazione
che
mostra
alla
cruda
necessità
dei
fatti
,
si
dica
che
ei
fosse
un
positivista
-
ha
potuto
spendere
una
parte
non
piccola
del
suo
poderoso
ingegno
a
dimostrate
,
come
chi
scrivesse
l
'
errata
-
corrige
della
storia
,
che
tutta
quella
bagarre
potea
anche
non
accadere
.
Per
buona
fortuna
loro
,
la
più
parte
di
cotesti
vostri
santi
paesani
si
onorarono
e
si
coronarono
a
vicenda
,
e
a
tempo
debito
,
del
dovuto
martirio
;
ond
'
è
che
le
regole
della
classicità
tragica
rimasero
per
essi
gloriosamente
intatte
:
-
se
no
,
chi
sa
quanti
imitatori
di
Saint
-
Just
(
uomo
sommo
per
davvero
)
non
sarebbero
finiti
fra
i
manutengoli
del
turpe
Fouché
,
e
quanti
complici
di
Danton
(
un
grande
uomo
di
stato
mancato
)
non
avrebbero
contesa
al
Cambacérès
la
cancelleresca
livrea
,
quando
altri
molti
non
si
fossero
contentati
di
disputare
all
'
avventuroso
Drouet
,
e
a
quel
bieco
commediante
del
Tallien
,
i
modesti
galloni
del
sottoprefetto
.
Insomma
,
affannarsi
ad
occupare
i
primi
posti
è
cosa
di
rito
e
di
prammatica
per
tutti
quelli
,
che
,
avendo
imparato
la
storia
di
vecchio
stile
,
s
'
accordano
ancora
con
quel
retore
di
Cicerone
nel
proclamarla
maestra
della
vita
.
E
a
ciò
fare
bisogna
moraliser
le
socialisme
.
La
morale
non
ha
forse
insegnato
per
secoli
,
che
bisogna
rendere
a
ciascuno
secondo
il
merito
suo
?
Un
tantino
di
paradiso
non
volete
serbarcelo
?
-
mi
pare
di
sentire
a
dire
;
-
e
se
anche
s
'
ha
da
rinunciare
al
paradiso
dei
credenti
e
dei
teologi
,
non
ci
si
ha
da
serbare
un
po
'
di
pagana
apoteosi
in
questo
mondo
?
Non
barattiamo
,
dunque
,
tutta
la
morale
degli
onesti
compensi
:
-
almeno
una
buona
poltrona
,
od
un
palco
di
prima
fila
,
nel
teatro
delle
vanità
!
Ed
ecco
perché
le
rivoluzioni
,
per
tante
altre
ragioni
necessarie
ed
inevitabili
,
anche
per
questo
rispetto
sono
utili
e
desiderabili
:
perché
,
a
guisa
di
grossa
scopa
,
spazzano
dal
terreno
i
primi
occupanti
,
o
per
lo
meno
rendono
l
'
aere
più
respirabile
,
come
accade
dei
temporali
per
cresciuto
ozono
.
Non
dite
voi
forse
,
e
assai
giustamente
,
che
tutta
la
questione
pratica
del
socialismo
(
e
per
pratica
intendete
,
senza
alcun
dubbio
,
quella
che
piglia
lume
dai
dati
intellettuali
di
una
coscienza
rischiarata
dal
sapere
teoretico
)
si
riduce
e
compendia
in
questi
tre
punti
:
a
)
il
proletariato
ha
esso
di
già
raggiunta
la
coscienza
chiara
della
sua
esistenza
come
classe
indivisibile
?
b
)
ha
esso
tanta
forza
da
poter
entrare
in
lotta
con
le
altre
classi
?
c
)
è
esso
in
grado
di
rovesciare
,
insieme
con
la
organizzazione
capitalistica
,
tutto
il
sistema
della
ideologia
tradizionale
?
E
sta
benissimo
!
Ora
il
proletariato
che
arrivi
a
conoscere
perspicuamente
ciò
che
esso
può
,
ossia
che
s
'
avvii
a
saper
volere
ciò
che
può
:
-
quel
proletariato
,
insomma
,
che
si
metta
in
carreggiata
per
riuscire
a
risolvere
(
qui
uso
il
gergo
un
po
'
sciatto
dei
pubblicisti
)
la
così
detta
questione
sociale
,
quel
proletariato
dovrà
proporsi
di
eliminare
,
fra
le
altre
forme
di
sfruttamento
del
prossimo
,
eziandio
questa
della
vanagloria
e
della
presunzione
,
e
della
singolare
concorrenza
che
c
'
è
tra
coloro
,
che
s
'
inscrivono
da
sé
sul
libro
d
'
oro
dei
benemeriti
della
umanità
.
Anche
quel
libro
va
messo
in
falò
,
con
tanti
altri
che
han
titolo
di
libri
del
debito
pubblico
.
Ma
per
ora
sarebbe
opera
vana
il
provarsi
a
fare
intendere
,
a
tanti
e
tanti
di
costoro
,
questo
principio
schietto
di
etica
comunistica
:
che
,
cioè
,
la
gratitudine
e
l
'
ammirazione
conviene
aspettarsele
come
doni
spontanei
dal
prossimo
nostro
;
-
né
molti
di
costoro
si
tratterrebbero
dal
mettere
le
mani
avanti
,
per
sentirsi
a
ripetere
,
in
nome
di
Baruch
Spinoza
,
che
la
virtù
è
premio
a
se
stessa
.
En
attendant
,
dunque
,
che
in
una
società
migliore
della
nostra
non
rimangano
altri
oggetti
all
'
ammirazione
degli
uomini
,
se
non
quelli
degnissimi
-
che
so
dire
?
-
,
per
es
.
,
le
linee
del
Partenone
,
i
quadri
di
Raffaello
,
i
versi
di
Dante
e
di
Goethe
,
e
quanto
di
utile
,
di
certo
,
di
definitivamente
acquisito
presenti
la
scienza
,
non
ci
è
dato
per
ora
d
'
impedire
a
quanti
abbiano
fiato
da
spendere
,
e
carta
stampata
da
mettere
in
circolazione
,
di
pavoneggiarsi
in
nome
di
tante
e
tante
belle
cose
-
umanità
,
giustizia
sociale
e
simili
-
e
anche
in
nome
del
socialismo
,
come
accade
specie
a
quelli
che
s
'
inscrivono
da
concorrenti
a
l
'
ordre
pour
le
mérite
e
alla
legion
d
onore
,
della
futura
,
ma
non
molto
prossima
,
rivoluzione
proletaria
.
Figurarsi
se
costoro
non
dovessero
subodorare
nel
materialismo
storico
la
satira
di
tutte
le
loro
vuote
arroganze
e
futili
ambizioni
,
e
non
avessero
da
avere
in
uggia
questa
nuova
specie
di
panteismo
,
dal
quale
,
con
licenza
parlando
,
è
sparito
-
appunto
perché
esso
è
ultraprosaico
-
perfino
il
riverito
nome
di
dio
.
Una
grave
circostanza
è
qui
da
aggiungere
.
In
tutte
le
parti
dell
'
Europa
civile
gl
'
ingegni
-
veri
o
falsi
che
si
siano
-
han
molti
e
molti
modi
di
occuparsi
nei
servizii
dello
stato
,
e
in
tutto
ciò
che
di
proficuo
e
di
onorifico
può
loro
offrire
la
borghesia
;
la
quale
,
per
dir
vero
,
non
è
tanto
prossima
a
tirar
le
cuoia
,
come
si
dànno
ad
intendere
alcuni
allegri
facitori
di
strampalate
profezie
.
Non
è
dunque
da
meravigliare
che
Engels
(
pag
.
IV
della
prefazione
al
III
vol
.
del
Capitale
-
notate
bene
-
in
data
del
4
ottobre
1894
)
scrivesse
così
:
Come
nel
secolo
XVI
,
così
nel
nostro
tempo
tanto
agitato
,
non
vi
ha
nel
campo
degl
'
interessi
pubblici
dei
puri
teorici
se
non
dal
lato
della
reazione
.
Queste
parole
,
per
quanto
chiare
altrettanto
gravi
,
basterebbero
da
sole
a
turar
la
bocca
a
quelli
che
vanno
sbraitando
,
esser
già
tutta
l
'
intelligenza
passata
dalla
parte
nostra
,
e
che
la
borghesia
abbassi
oramai
le
armi
.
Il
vero
è
precisamente
il
contrario
:
nelle
nostre
file
c
'
è
da
per
tutto
scarsezza
di
forze
intellettuali
,
per
quanto
gli
operai
genuini
,
per
ispiegabile
sospetto
,
spesso
strepitino
qua
e
là
contro
i
parleurs
e
lettrés
del
partito
.
Non
c
'
è
dunque
da
inarcar
le
ciglia
,
se
il
materialismo
storico
sia
così
poco
progredito
dalle
prime
e
generali
enunciazioni
.
E
volendo
pur
passar
sopra
a
quelli
che
ne
han
fatto
argomento
di
semplici
ripetizioni
o
di
travestimenti
,
che
qualche
volta
rasentano
il
burlesco
,
ci
tocca
di
confessare
,
che
nella
somma
di
tutto
ciò
che
se
n
'
è
scritto
di
serio
,
di
congruo
e
di
corretto
,
non
c
è
ancora
l
'
insieme
di
una
dottrina
uscita
già
dallo
stadio
della
prima
formazione
.
Non
è
chi
oserebbe
fra
noi
di
far
confronti
col
darwinismo
,
che
in
poco
men
di
quarant
'
anni
ha
avuto
tale
e
tanto
sviluppo
intensivo
ed
estensivo
,
che
oramai
,
per
la
copia
dei
materiali
,
per
la
molteplicità
dei
riattacchi
ad
altri
studii
,
per
le
varie
correzioni
metodiche
e
per
la
interminabile
critica
sortavi
dentro
e
dattorno
,
quella
dottrina
ha
giù
una
storia
gigantesca
.
Tutti
quelli
che
son
fuori
del
socialismo
ebbero
ed
hanno
interesse
a
combattere
,
a
svisare
o
per
lo
meno
ad
ignorare
questa
nuova
dottrina
;
e
ai
socialisti
,
e
per
le
ragioni
dette
e
per
altre
molte
,
non
è
stato
dato
di
spenderci
attorno
il
tempo
,
le
cure
e
gli
studii
che
occorrono
,
perché
un
indirizzo
mentale
acquisti
ampiezza
di
sviluppi
e
maturità
di
scuola
,
come
accade
delle
discipline
,
che
protette
,
o
per
lo
meno
non
combattute
dal
mondo
ufficiale
,
crescono
e
prosperano
per
la
cooperazione
assidua
di
molti
collaboratori
.
La
diagnosi
del
male
non
è
una
mezza
consolazione
?
Non
usano
forse
così
ora
con
gli
ammalati
i
medici
,
dacché
divennero
,
come
sono
difatti
al
presente
,
più
ispirati
nella
pratica
terapeutica
al
sentimento
scientifico
dei
problemi
della
vita
?
Al
postutto
,
dei
varii
effetti
che
il
materialismo
storico
può
produrre
,
alcuni
soltanto
si
prestano
a
raggiungere
un
grado
notevole
di
popolarità
.
Di
certo
,
con
l
'
aiuto
di
tale
nuova
orientazione
dottrinale
,
si
riuscirà
a
scrivere
dei
libri
di
storia
meno
inconcludenti
di
quelli
che
di
solito
scrivono
i
letterati
addestrati
a
cotesta
arte
coi
soli
mezzi
della
filologia
e
della
erudizione
.
E
,
passando
sopra
alla
consapevolezza
che
i
socialisti
d
'
azione
possono
ritrarre
dall
'
analisi
accurata
del
terreno
su
cui
lavorano
,
non
c
'
è
dubbio
che
il
materialismo
storico
,
o
per
diretto
o
per
indiretto
,
ha
già
esercitato
su
molte
menti
un
grande
influsso
,
e
ne
eserciterà
col
tempo
uno
ancor
maggiore
,
per
quanto
si
attiene
agli
studii
veri
e
proprii
di
storia
economica
,
e
a
quelli
di
interpretazione
prammatica
dei
moventi
e
delle
ragioni
intime
,
e
per
ciò
più
remote
,
di
una
determinata
politica
.
Ma
tutta
la
dottrina
nel
suo
intimo
,
o
nel
suo
insieme
,
tutta
la
dottrina
,
intendo
dire
,
insomma
,
come
filosofia
-
e
adopero
questa
parola
con
molta
apprensione
di
poter
esser
frainteso
,
ma
non
ne
saprei
trovare
di
altra
,
e
,
se
scrivessi
in
tedesco
,
direi
più
volentieri
Lebens
-
und
Weltanschauung
,
ossia
concezione
generale
della
vita
e
del
mondo
-
non
mi
pare
che
possa
entrare
tra
gli
articoli
della
coltura
popolare
.
Oltre
che
ad
apprendere
cotesta
filosofia
occorre
un
discreto
sforzo
di
menti
già
addestrate
alle
difficoltà
e
alla
combinatoria
del
pensiero
;
il
maneggiarla
,
poi
,
può
esporre
gl
'
ingegni
troppo
facili
e
troppo
correnti
alle
comode
conclusioni
a
spropositare
di
santa
ragione
;
e
noi
non
vorremmo
renderci
,
né
promotori
,
né
complici
di
tal
nuova
ciarlataneria
letteraria
.
II
.
Roma
,
24
aprile
97
Ed
ora
permettetemi
di
passare
alla
considerazione
di
certe
cose
prosaicamente
piccole
,
ma
che
,
come
assai
spesso
accade
delle
cose
piccole
nelle
faccende
grosse
del
mondo
,
hanno
assai
peso
nel
fatto
nostro
.
Gli
scritti
di
Marx
e
di
Engels
-
tanto
per
tornare
a
loro
,
che
sono
principalmente
in
causa
-
furon
essi
mai
letti
per
intero
da
nessuno
,
il
quale
si
trovasse
fuori
della
schiera
dei
prossimi
amici
ed
adepti
,
e
quindi
,
dei
seguaci
e
degl
'
interpreti
diretti
degli
autori
stessi
?
Furono
mai
quegli
scritti
fatti
tutti
oggetto
di
commento
e
di
illustrazione
,
da
gente
che
si
trovasse
fuori
del
campo
,
che
s
'
è
formato
intorno
alla
tradizione
della
deutsche
Socialdemokratie
;
nella
quale
impresa
di
lavoro
applicativo
ed
esplicativo
ha
per
anni
primeggiato
soprattutto
la
Neue
Zeit
,
magazzino
indispensabile
delle
dottrine
del
partito
?
Intorno
a
quegli
scritti
,
in
brevi
parole
,
non
si
è
formato
,
fuori
che
in
Germania
,
ed
anche
ivi
assai
parzialmente
,
e
qualche
volta
con
modi
non
pienamente
critici
,
ciò
che
i
neologisti
chiamano
ambiente
letterario
.
E
poi
la
rarità
di
molti
di
quegli
scritti
,
e
anzi
la
irreperibilità
di
alcuni
di
essi
!
C
'
è
molta
gente
al
mondo
,
che
abbia
la
pazienza
di
mettersi
per
degli
anni
,
come
toccò
a
me
,
alla
ricerca
di
un
esemplare
della
Misère
de
la
philosophie
,
che
fu
solo
assai
di
recente
ristampata
a
Parigi
,
o
di
quel
singolare
libro
che
è
la
Heilige
Familie
;
e
che
sia
disposta
a
durar
più
fatica
per
avere
a
disposizione
un
esemplare
della
Neue
Rheinische
Zeitung
,
di
quella
non
tocchi
,
in
condizioni
ordinarie
,
a
qualunque
filologo
o
storico
presentemente
per
leggere
e
studiare
tutti
i
documenti
dell
'
antico
Egitto
?
A
me
che
pure
ho
una
certa
pratica
alquanto
notevole
dei
libri
e
del
modo
di
ricercarli
,
non
è
toccata
mai
briga
più
fastidiosa
di
cotesta
.
Il
leggere
tutti
gli
scritti
dei
fondatori
del
socialismo
scientifico
è
parso
fino
ad
ora
come
un
privilegio
da
iniziati
!
(
)
.
Che
maraviglia
,
dunque
,
se
fuori
della
Germania
,
e
quindi
anche
in
Francia
,
e
anzi
in
Francia
segnatamente
,
molti
e
molti
scrittori
,
e
specie
fra
i
pubblicisti
,
abbiano
avuto
la
tentazione
di
ritrarre
,
o
da
critiche
di
avversarii
,
o
da
citazioni
incidentali
,
o
da
frettolose
illazioni
ricavate
da
brani
speciali
,
o
da
vaghi
ricordi
,
gli
elementi
per
foggiarsi
un
marxismo
di
loro
invenzione
e
maniera
?
Tanto
più
,
poi
,
che
,
col
sorgere
in
Francia
ed
in
Italia
di
partiti
socialistici
,
che
dal
più
al
meno
sono
in
voce
di
rappresentare
una
esplicazione
del
marxismo
,
il
che
pare
a
me
invero
designazione
inesatta
,
ai
letterati
d
'
ogni
maniera
si
offerse
la
comoda
opportunità
di
credere
o
di
far
credere
,
che
in
ogni
discorso
di
propagandista
o
di
deputato
,
in
ogni
enunciato
di
programma
,
in
ogni
articolo
di
giornale
,
in
ogni
atto
di
partito
,
ci
fosse
come
l
'
autentica
e
ortodossa
rivelazione
della
nuova
dottrina
,
esplicantesi
nella
nuova
chiesa
.
Alla
Camera
Francese
non
si
fu
due
anni
fa
quasi
quasi
sul
punto
di
discutere
della
dottrina
del
valore
di
Marx
...
come
se
fossimo
a
Bisanzio
?
E
che
dirvi
di
tanti
professori
italiani
,
che
han
citato
e
discusso
per
anni
libri
ed
opuscoli
,
che
notoriamente
non
eran
mai
giunti
in
questi
nostri
paraggi
;
e
specie
dappoi
che
il
signor
Giorgio
Adler
(
)
scrisse
quei
suoi
due
libri
alquanto
superficiali
quanto
inconcludenti
,
nei
quali
però
egli
offerse
ai
ricercatori
di
comoda
erudizione
e
ai
facitori
di
plagio
i
facili
tesori
della
bibliografia
e
delle
copiose
citazioni
:
perché
,
a
dir
vero
,
quel
signor
Adler
ha
molto
letto
come
ha
molto
peccato
.
Il
materialismo
storico
,
che
poi
in
un
certo
senso
è
tutto
il
marxismo
,
prima
che
entrasse
nell
'
ambiente
critico
letterario
degli
atti
a
svolgerlo
e
continuarlo
,
è
passato
qui
,
fra
noi
popoli
di
lingue
neolatine
,
attraverso
ad
una
infinità
di
equivoci
,
di
malintesi
,
di
alterazioni
grottesche
,
di
strani
travestimenti
e
di
gratuite
invenzioni
:
tutte
cose
coteste
,
che
nessuno
vorrà
mettere
a
carico
della
storia
del
socialismo
,
ma
che
,
in
tutti
i
modi
non
poteano
non
tornare
d
'
impaccio
ai
volenterosi
di
farsi
una
coltura
socialistica
,
specie
se
son
persone
che
escano
dalle
file
degli
studiosi
di
professione
.
Voi
sapete
la
fantastica
storiella
del
biondo
Marx
inauguratore
della
Internazionale
a
Napoli
nel
1867
,
che
fu
raccontata
dal
Croce
nel
Devenir
Social
.
Io
di
quelle
storielle
potrei
narrarvene
parecchie
.
Che
dirvi
dello
studente
corso
anni
fa
a
casa
mia
a
vedere
,
una
volta
almeno
de
visu
,
la
famigerata
Misère
de
la
philosophie
!
Rimase
sbalordito
:
dunque
-
diceva
-
è
un
libro
serio
di
economia
politica
?
E
oltre
che
serio
-
soggiunsi
io
-
di
dicitura
difficile
,
e
in
molti
punti
oscuro
.
Non
si
poteva
capacitare
.
Vi
aspettavate
-
gli
dissi
-
un
poema
su
gli
eroi
della
soffitta
,
o
un
romanzo
come
quello
del
giovane
povero
?
Per
fino
quel
bisbetico
titolo
di
Heilige
Familie
(
Sacra
Famiglia
)
ha
dato
ad
alcuni
occasione
di
stranamente
almanaccare
.
Singolare
ventura
di
quella
coterie
di
posthegeliani
-
tra
i
quali
,
del
resto
,
era
un
uomo
notevole
e
di
valore
,
Bruno
Bauer
-
che
le
sia
toccato
di
passare
ai
posteri
nel
curioso
persiflage
che
ne
fecero
i
due
giovani
scrittori
!
E
dire
che
quel
libro
-
che
alla
più
parte
dei
lettori
francesi
apparirebbe
duro
,
intricato
ed
incondito
-
non
è
veramente
notevole
,
se
non
perché
ci
mostra
come
Marx
ed
Engels
,
liberi
già
dallo
scolasticismo
hegeliano
,
si
andassero
districando
dall
'
umanitarismo
del
Feuerbach
,
e
,
mentre
s
'
avviavano
a
quella
che
fu
poi
la
dottrina
loro
,
fossero
ancora
in
certo
tal
quale
modo
intinti
di
quel
socialismo
vero
,
che
più
tardi
essi
stessi
volsero
in
satira
nel
Manifesto
.
Ma
a
canto
a
queste
storielle
,
tutte
da
ridere
,
qui
in
Italia
se
n
'
è
svolta
una
,
che
veramente
non
fa
ridere
:
e
intendo
dire
del
caso
Loria
.
Proprio
in
questi
ultimi
anni
,
nei
quali
,
tra
difficoltà
grandissime
,
s
'
è
andato
formando
da
noi
un
partito
socialistico
,
che
nei
programmi
e
negl
'
intenti
,
e
,
per
quanto
la
condizione
del
paese
lo
consente
,
alla
men
trista
anche
nelle
opere
,
risponde
alle
tendenze
del
socialismo
internazionale
,
proprio
in
questi
ultimi
anni
venne
in
capo
a
parecchi
,
o
studenti
,
o
quasi
ex
-
studenti
,
di
fare
del
signor
Loria
,
ora
l
'
autentico
autore
delle
dottrine
del
socialismo
scientifico
,
ora
l
'
inventore
della
interpretazione
economica
della
storia
,
ora
tante
e
tante
altre
cose
diverse
,
contrarie
e
contraddittorie
:
di
modo
che
il
Loria
,
a
sua
insaputa
e
senza
merito
o
colpa
sua
,
è
passato
a
un
tempo
stesso
ora
per
Marx
,
ora
per
anti
-
Marx
,
ora
per
vice
-
,
per
sopra
-
,
o
per
sotto
-
Marx
.
Anche
cotesto
equivoco
è
oramai
trapassato
:
e
sia
pace
alla
memoria
sua
.
Da
che
i
Problemi
Sociali
del
signor
Loria
furono
tradotti
in
francese
,
parrà
strano
a
molti
dei
vostri
compaesani
,
che
quello
scrittore
sia
potuto
passare
,
non
che
per
socialista
in
genere
,
la
quale
opinione
può
parere
in
fin
delle
fini
atto
o
segno
d
'
ingenuità
,
ma
anzi
per
un
continuatore
e
correttore
di
Marx
;
il
che
è
veramente
sproposito
da
far
rizzare
i
capelli
.
Dunque
,
per
tali
aneddoti
d
'
intuitiva
esemplarità
,
consolatevi
per
ciò
che
riguarda
la
Francia
;
perché
,
non
solo
è
vero
,
che
intra
Iliacos
muros
peccatur
et
extra
,
ma
perché
,
in
fin
delle
fini
,
nessuno
che
non
appartenga
alla
categoria
di
quei
folli
,
che
sono
i
genii
incompresi
,
può
non
convenire
di
questo
principio
:
che
non
si
arriva
mai
tardi
al
mondo
per
fare
il
dover
suo
.
E
anzi
qui
,
in
questo
caso
,
si
arriva
tanto
poco
tardi
,
che
,
come
Engels
mi
scriveva
poche
settimane
prima
di
morire
:
noi
siamo
al
primo
cominciamento
ancora
!
E
tanto
,
perché
in
questo
primo
cominciamento
sia
dato
agli
studiosi
di
occuparsi
della
dottrina
in
questione
con
piena
cognizion
di
causa
,
col
minimo
d
'
incomodo
e
col
preciso
possesso
delle
prime
fonti
,
pare
a
me
,
che
sarebbe
dovere
del
partito
tedesco
di
procurare
una
edizione
completa
e
critica
di
tutti
gli
scritti
di
Marx
e
di
Engels
;
una
edizione
,
voglio
dire
,
che
sia
corredata
,
caso
per
caso
,
di
prefazioni
dichiarative
,
di
indici
di
riferimento
,
di
note
e
di
rimandi
.
Sarebbe
già
un
'
opera
meritoria
il
togliere
agli
antiquarii
di
libri
il
modo
di
esercitare
una
indecente
speculazione
-
ne
so
io
qualcosa
-
su
le
rarissime
copie
degli
scritti
più
antichi
.
Agli
scritti
già
apparsi
in
forma
di
libri
o
di
opuscoli
converrebbe
aggiungere
gli
articoli
di
giornali
,
i
manifesti
,
le
circolari
,
i
programmi
,
e
tutte
quelle
lettere
,
che
,
per
essere
di
pubblico
e
di
generale
interesse
,
per
quanto
dirette
a
privati
,
hanno
importanza
politica
o
scientifica
(
)
.
A
tale
impresa
non
possono
mettersi
se
non
i
socialisti
di
lingua
tedesca
.
Non
già
che
Marx
ed
Engels
appartengano
alla
Germania
soltanto
,
nel
senso
patriottico
e
sciovinistico
,
che
ha
per
molti
la
parola
di
nazionalità
.
La
forma
dei
loro
cervelli
,
l
'
andamento
delle
loro
produzioni
,
l
'
assetto
logico
dei
loro
modi
di
vedere
,
il
loro
senso
scientifico
e
la
loro
filosofia
,
furono
il
portato
ed
il
resultato
della
coltura
tedesca
:
ma
la
sostanza
di
ciò
che
essi
han
pensato
ed
esposto
è
tutta
nelle
condizioni
sociali
,
che
s
'
eran
svolte
fino
agli
anni
più
che
maturi
di
loro
vita
per
la
massima
parte
fuori
della
Germania
e
segnatamente
in
quelle
della
grande
rivoluzione
economico
-
politica
,
che
dalla
seconda
metà
del
secolo
XVIII
ebbe
base
e
svolgimento
soprattutto
in
Inghilterra
ed
in
Francia
.
Essi
furono
,
per
ogni
rispetto
,
spiriti
internazionali
.
Ma
,
nulladimeno
,
solo
fra
i
socialisti
di
lingua
tedesca
si
trova
,
a
cominciare
dalla
Lega
dei
Comunisti
fino
al
programma
di
Erfurt
e
fino
agli
ultimi
articoli
del
cauto
,
e
ponderato
Kautsky
,
quella
continuità
e
persistenza
di
tradizione
,
e
quel
sussidio
di
costante
esperienza
che
occorrono
,
perché
l
'
edizione
critica
trovi
nelle
cose
stesse
e
nella
memoria
degli
uomini
i
dati
occorrenti
a
farla
piena
e
viva
.
Né
si
tratta
di
scegliere
.
Tutta
la
operosità
scientifica
e
politica
,
tutta
la
produzione
letteraria
,
sia
pur
essa
occasionale
,
dei
due
fondatori
del
socialismo
critico
,
deve
esser
messa
alla
portata
dei
lettori
.
Non
si
tratta
già
di
compilare
un
Corpus
juris
,
né
di
redigere
un
Testamentum
juxta
canonem
receptum
;
ma
di
mettere
insieme
una
elaborata
raccolta
di
scritti
,
perché
essi
parlino
direttamente
a
chiunque
abbia
voglia
di
leggerli
.
Solo
così
gli
studiosi
di
altri
paesi
potranno
avere
a
loro
disposizione
tutte
le
fonti
,
che
altrimenti
apprese
,
per
via
di
incerte
riproduzioni
o
di
vaghi
ricordi
,
han
dato
luogo
a
questo
strano
fenomeno
,
che
non
c
'
era
fino
a
poco
tempo
fa
quasi
scritto
alcun
di
lingua
non
tedesca
sul
marxismo
,
che
procedesse
da
una
critica
documentata
;
specie
se
tali
scritti
uscivano
dalla
penna
degli
scrittori
di
altri
partiti
rivoluzionarii
,
o
di
altre
scuole
socialistiche
.
Il
caso
tipico
è
quello
degli
scrittori
anarchisti
,
pei
quali
,
specie
in
Francia
ed
in
Italia
,
l
'
autore
del
marxismo
pare
il
più
delle
volte
non
sia
esistito
se
non
per
essere
lo
staffilatore
di
Proudhon
e
l
'
avversario
di
Bakunin
,
quando
non
divenga
il
semplice
caposcuola
di
quella
che
agli
occhi
loro
è
la
massima
delle
reità
,
ossia
il
rappresentante
tipico
del
socialismo
politico
,
e
quindi
-
o
infamia
!
-
anche
parlamentare
.
Tutti
cotesti
scritti
hanno
un
fondo
comune
;
e
questo
è
il
materialismo
storico
,
inteso
nel
triplice
aspetto
,
di
tendenza
filosofica
nella
veduta
generale
della
vita
e
del
mondo
,
di
critica
dell
'
economia
,
che
ha
modi
di
procedimento
riducibili
in
leggi
solo
perché
rappresenta
una
determinata
fase
storica
,
e
di
interpretazione
della
politica
,
e
soprattutto
di
quella
che
occorre
e
giova
alla
direzione
del
momento
operaio
verso
il
socialismo
.
Questi
tre
aspetti
,
che
qui
enumero
astrattamente
,
come
accade
sempre
per
comodo
di
analisi
,
faceano
uno
nella
mente
degli
autori
stessi
.
Perciò
quegli
scritti
,
che
,
tranne
il
caso
dell
'
Antidühring
di
Engels
e
del
primo
volume
del
Capitale
,
non
parranno
mai
ai
letterati
di
tradizione
classica
come
condotti
secondo
i
canoni
dell
'
arte
di
faire
le
livre
,
sono
in
verità
delle
monografie
,
e
nella
più
parte
dei
casi
dei
lavori
d
'
occasione
.
Ossia
,
sono
i
frammenti
di
una
scienza
e
di
una
politica
che
è
in
continuo
divenire
;
e
che
altri
-
e
non
dico
che
ciò
sia
l
'
affare
del
primo
venuto
-
deve
e
può
continuare
.
Per
intenderli
,
dunque
,
a
pieno
,
bisogna
ricollegarli
biograficamente
;
e
in
tale
biografia
è
come
la
traccia
e
l
'
orma
,
e
a
volte
l
'
indice
e
il
riflesso
della
genesi
del
socialismo
moderno
.
Chi
cotesta
genesi
non
è
in
grado
di
seguire
,
cercherà
in
quei
frammenti
ciò
che
non
c
'
è
,
e
non
ci
ha
da
essere
:
per
es
.
,
delle
risposte
a
tutti
i
quesiti
che
la
scienza
storica
e
la
scienza
sociale
possano
mai
offrire
nella
loro
vastità
e
varietà
empirica
,
o
una
soluzione
sommaria
dei
problemi
pratici
d
'
ogni
tempo
e
d
'
ogni
luogo
.
A
proposito
ora
,
per
es
.
,
della
questione
d
'
Oriente
,
nel
discutere
la
quale
alcuni
socialisti
offrono
lo
spettacolo
singolare
di
una
lotta
fra
l
'
idiotismo
e
l
'
avventataggine
,
si
sente
d
'
ogni
parte
fare
appello
al
marxismo
!
(
)
.
Difatti
i
dottrinarii
e
i
presuntuosi
d
'
ogni
genere
,
che
han
bisogno
degl
'
idoli
della
mente
,
i
facitori
di
sistemi
classici
buoni
per
l
'
eternità
,
i
compilatori
di
manuali
e
di
enciclopedie
,
cercheranno
per
torto
e
per
rovescio
nel
marxismo
ciò
che
esso
non
ha
mai
inteso
di
offrire
a
nessuno
.
Costoro
intendono
il
pensato
ed
il
saputo
come
cose
che
esistano
materiatamente
;
ma
non
intendono
il
pensare
ed
il
sapere
come
operosità
che
siano
in
fieri
.
Costoro
son
metafisici
,
secondo
il
senso
che
Engels
attribuisce
a
cotesta
parola
,
e
che
,
veramente
,
non
è
il
solo
che
quella
parola
abbia
o
possa
avere
:
secondo
il
senso
,
in
somma
,
che
Engels
le
attribuisce
per
via
d
'
una
insistente
amplificazione
della
caratteristica
che
Hegel
applicava
agli
ontologisti
come
Wolf
e
simiglianti
.
Ma
che
forse
Marx
,
nello
scrivere
da
pubblicista
insuperato
,
nel
periodo
di
tempo
dal
1848-60
,
i
suoi
saggi
di
storia
contemporanea
e
i
suoi
memorabili
articoli
di
giornale
,
ebbe
mai
la
pretesa
di
atteggiarsi
a
compiuto
istoriografo
;
la
qual
cosa
non
gli
sarebbe
forse
riuscito
d
'
esser
mai
,
non
essendo
questa
la
vocazione
e
l
'
attitudine
sua
?
O
che
forse
Engels
,
nello
scrivere
l
'
Antidüring
,
che
fino
all
'
ora
presente
è
il
più
compiuto
libro
di
socialismo
critico
,
il
quale
reca
a
un
di
presso
tutta
quella
filosofia
che
occorre
alla
intelligenza
del
socialismo
stesso
,
s
'
è
mai
sognato
di
descriver
fondo
,
nel
giro
di
così
breve
e
squisitissimo
lavoro
,
all
'
universo
scibile
,
e
di
segnare
in
perpetuo
i
termini
della
metafisica
,
della
psicologia
,
dell
'
etica
,
della
logica
e
come
altro
si
chiamino
,
o
per
ragioni
intrinseche
di
obiettiva
partizione
,
o
per
ripiego
e
comodo
e
vanità
dei
professanti
l
'
insegnamento
,
le
sezioni
dell
'
enciclopedia
?
O
che
è
forse
il
Capitale
una
di
quelle
tante
enciclopedie
di
tutto
lo
scibile
economico
,
delle
quali
ora
precisamente
i
professori
,
specie
se
tedeschi
,
van
riempiendo
il
mercato
?
Quell
'
opera
,
per
quanto
vasta
di
tre
volumi
in
quattro
non
piccoli
tomi
,
può
parere
,
a
confronto
di
tali
enciclopediche
compilazioni
,
come
rassomigliante
ad
una
colossale
monografia
.
Il
suo
soggetto
principalissimo
è
la
origine
ed
il
processo
del
sopravvalore
(
nell
'
orbita
,
s
'
intende
,
della
produzione
capitalistica
)
,
poi
,
dopo
combinata
la
produzione
con
la
circolazione
del
capitale
,
la
spartizione
del
sopravvalore
stesso
.
Sta
come
presupposto
del
tutto
la
teoria
del
valore
,
portata
a
compimento
su
la
elaborazione
che
ne
avea
fatta
la
scienza
economica
per
un
secolo
e
mezzo
:
teoria
che
non
rappresenta
mai
un
factum
empirico
tratto
dalla
volgare
induzione
,
né
esprime
una
semplice
posizione
logica
,
come
qualcuno
ha
almanaccato
,
ma
è
la
premessa
tipica
,
senza
della
quale
tutto
il
resto
non
è
pensabile
.
Le
premesse
di
fatto
,
ossia
il
capitale
preindustriale
e
la
genesi
sociale
del
salariato
,
sono
i
capisaldi
della
spiegazione
storica
dell
'
iniziarsi
del
capitalismo
attuale
:
-
il
meccanismo
della
circolazione
,
con
le
sue
leggi
secondarie
e
laterali
,
e
da
ultimo
i
fenomeni
della
distribuzione
,
guardati
nei
loro
aspetti
antitetici
e
di
relativa
indipendenza
,
formano
il
tramite
e
le
illazioni
,
attraverso
il
quale
e
per
le
quali
,
si
arriva
ai
fatti
di
configurazione
concreta
,
come
ce
li
porge
il
movimento
apparente
della
vita
di
tutti
i
giorni
.
Il
modo
di
rappresentazione
dei
fatti
e
dei
processi
è
generalmente
tipico
,
perché
si
suppongon
sempre
come
già
tutte
esistenti
in
atto
le
condizioni
della
produzione
capitalistica
:
ond
'
è
,
che
le
altre
forme
di
produzione
vengono
illustrate
,
o
solo
in
quanto
furono
superate
di
già
,
e
per
il
modo
come
furono
superate
,
o
in
quanto
,
come
residuo
,
tornan
di
limite
e
d
'
impedimento
alla
forma
capitalistica
.
Di
qui
il
frequente
passare
attraverso
alle
illustrazioni
di
mera
storia
descrittiva
per
poi
tornare
,
dalla
dichiarazione
delle
premesse
di
fatto
,
alla
esplicazione
genetica
del
modo
come
quelle
premesse
,
data
la
loro
concorrenza
e
concomitanza
,
debbano
funzionare
tipicamente
,
formando
esse
la
struttura
morfologica
della
società
capitalistica
.
Da
ciò
dipende
,
che
quel
libro
,
che
non
è
mai
dommatico
,
appunto
perché
critico
,
ed
è
critico
,
non
nel
senso
subiettivo
della
parola
,
ma
perché
ritrae
la
critica
dal
moto
antitetico
e
quindi
contraddittorio
delle
cose
stesse
,
anche
nei
punti
nei
quali
arriva
alla
descrittiva
storica
non
si
perde
nello
storicismo
volgare
,
il
cui
segreto
è
questo
:
rinunziare
alla
ricerca
delle
leggi
del
variare
,
e
alle
varietà
semplicemente
enumerate
e
descritte
appiccicare
l
'
etichetta
di
processo
storico
,
di
sviluppo
o
di
evoluzione
.
Il
filo
conduttore
di
questa
genesi
è
il
procedimento
dialettico
;
ed
è
questo
il
punto
scabroso
,
che
mette
in
tristissima
condizione
tutti
i
lettori
del
Capitale
,
che
nel
leggerlo
vi
portino
dentro
gli
abiti
intellettuali
degli
empiristi
,
dei
metafisici
,
e
dei
padri
definitori
di
entità
concepite
in
aeternum
.
La
fastidiosa
questione
che
si
è
fatta
da
molti
sulle
contraddizioni
,
che
,
secondo
loro
(
)
,
correrebbero
fra
il
III
e
il
I
volume
del
Capitale
(
qui
intendo
di
parlare
dello
spirito
della
disputa
e
non
delle
particolari
osservazioni
perché
,
di
fatti
,
il
III
volume
è
tutt
'
altro
che
un
lavoro
compiuto
,
e
può
offrire
materia
di
critica
anche
a
chi
professi
in
genere
gli
stessi
principii
)
,
si
vede
come
alla
più
parte
di
questi
critici
manchi
la
nozione
esatta
del
procedimento
dialettico
.
Le
contraddizioni
che
essi
notano
non
sono
le
contraddizioni
del
libro
col
libro
stesso
,
non
sono
le
infedeltà
dell
'
autore
alle
sue
premesse
e
promesse
:
ma
sono
le
stesse
condizioni
antitetiche
della
produzione
capitalistica
,
che
,
enunciate
in
formule
,
si
presentano
allo
spirito
pensante
come
contraddizioni
.
Rata
media
di
profitto
in
ragione
della
quantità
assoluta
del
capitale
impiegato
,
e
,
cioè
,
indipendentemente
dalla
varia
composizione
sua
,
ossia
dalla
proporzione
fra
capitale
costante
e
capitale
variabile
;
-
prezzi
che
si
costituiscono
sul
mercato
per
via
di
medie
,
che
oscillano
con
assai
difforme
oscillazione
intorno
al
valore
,
e
da
questo
si
dilungano
;
-
interesse
puro
e
semplice
del
danaro
posseduto
come
tale
,
e
abbandonato
a
prestito
all
'
industria
degli
altri
;
-
rendita
della
terra
,
cioè
di
ciò
che
non
fu
mai
prodotto
di
alcun
lavoro
;
-
queste
ed
altre
smentite
alla
così
detta
legge
del
valore
(
-
gli
è
proprio
quel
termine
di
legge
che
imbroglia
i
cervelli
di
molti
!
-
)
son
le
antitesi
stesse
del
sistema
capitalistico
.
Queste
antitesi
,
ossia
l
'
irrazionale
,
che
,
malgrado
che
paia
irrazionale
,
esiste
-
a
cominciare
dal
primissimo
irrazionale
,
che
cioè
il
lavoro
del
lavoratore
salariato
renda
a
chi
lo
piglia
a
mercede
un
prodotto
superiore
al
costo
(
salario
)
-
questo
vasto
sistema
delle
contraddizioni
economiche
(
per
tale
espressione
sia
reso
onore
a
Proudhon
!
)
è
ciò
che
ai
socialisti
sentimentali
,
ai
socialisti
semplicemente
ragionatori
,
e
poi
via
via
ai
declamatori
radicali
,
apparisce
come
l
'
insieme
delle
ingiustizie
sociali
:
-
di
quelle
ingiustizie
,
che
la
onesta
gente
fra
i
riformatori
vorrebbe
eliminare
con
degli
onesti
ragionamenti
di
legge
!
Chi
confronti
ora
,
alla
distanza
di
cinquanta
anni
,
la
trattazione
di
coteste
antinomie
concrete
nel
III
volume
del
Capitale
con
la
Misère
de
la
philosophie
,
è
bene
in
grado
di
riconoscere
in
che
consista
il
filo
dialettico
della
trattazione
.
Le
antinomie
,
che
Proudhon
volea
astrattamente
risolvere
(
e
per
tale
errore
egli
ha
un
posto
nella
storia
)
come
ciò
che
la
ragion
ragionante
condanna
in
nome
della
giustizia
,
sono
in
fatti
le
condizioni
della
struttura
stessa
,
in
guisa
che
la
contraddizione
è
nella
stessa
ragion
d
'
essere
del
processo
.
L
'
irrazionale
considerato
come
un
momento
del
processo
stesso
,
mentre
ci
libera
dal
semplicismo
della
ragione
astratta
,
ci
mostra
,
al
tempo
medesimo
,
la
presenza
della
negatività
rivoluzionaria
nello
stesso
grembo
della
forma
storica
relativamente
necessaria
.
Comunque
sia
di
cotesta
assai
grave
ed
intricatissima
questione
di
concezione
processuale
,
che
io
non
oserei
di
trattare
a
fondo
come
l
'
incidente
di
una
lettera
,
sta
il
fatto
,
che
non
è
dato
ad
alcuno
di
distrarre
le
premesse
,
gli
andamenti
metodici
,
le
illazioni
e
le
conclusioni
di
quell
'
opera
,
dalla
materia
in
cui
si
svolge
e
dalle
condizioni
di
fatto
cui
si
riferisce
,
per
ridurne
la
dottrina
in
una
specie
di
volgata
o
di
precettistica
per
la
interpretazione
della
storia
di
qualunque
tempo
e
luogo
.
Né
si
può
dar
frase
più
scipita
e
ridicola
di
quella
che
proclama
il
Capitale
la
Bibbia
del
socialismo
.
Già
,
la
Bibbia
,
che
è
un
insieme
di
libri
religiosi
e
di
trattazioni
teologiche
,
l
'
hanno
fatta
i
secoli
!
E
ci
fosse
pure
la
Bibbia
,
col
solo
socialismo
i
socialisti
non
diverrebbero
onniscienti
!
Il
marxismo
-
giacché
questo
nome
è
oramai
adottabile
come
simbolo
e
compendio
di
un
molteplice
indirizzo
e
di
una
complessa
dottrina
-
non
è
e
non
rimarrà
tutto
rinchiuso
negli
scritti
di
Marx
e
di
Engels
.
Ci
vorrà
,
anzi
,
molto
,
prima
che
esso
divenga
la
dottrina
piena
e
completa
di
tutte
le
fasi
storiche
già
ridotte
alle
rispettive
forme
della
produzione
economica
,
e
regola
al
tempo
istesso
della
politica
.
A
ciò
fare
occorre
,
o
studio
accuratamente
nuovo
di
fonti
,
per
chi
voglia
ingegnarsi
a
studiare
il
passato
secondo
l
'
angolo
visuale
della
nuova
veduta
storico
-
genetica
,
o
speciali
attitudini
di
orientazione
politica
in
chi
voglia
praticamente
operare
al
presente
.
Come
quella
dottrina
è
in
sé
la
critica
,
così
non
può
essere
continuata
,
applicata
e
corretta
,
se
non
criticamente
.
Come
si
tratta
di
appurare
e
di
approfondire
determinati
processi
,
così
non
c
'
è
catechismi
che
tenga
,
non
c
'
è
generalizzazioni
schematiche
che
valgano
.
Ne
ho
fatto
la
prova
io
quest
'
anno
.
Mi
proposi
di
trattare
all
'
Università
della
condizione
economica
dell
'
Italia
superiore
e
media
in
su
la
fine
del
XIII
,
e
in
sul
cominciamento
del
XIV
secolo
,
col
principale
intento
di
spiegare
l
'
origine
del
proletariato
di
campagna
e
di
città
,
per
trovar
poscia
una
qualche
prammatica
spiegazione
al
sorgere
di
certe
agitazioni
comunistiche
,
e
per
dichiarare
da
ultimo
le
vicende
assai
oscure
della
eroica
vita
di
Fra
Dolcino
.
Fu
certo
intento
mio
d
'
essere
e
rimanere
marxista
;
ma
non
posso
non
prendere
sotto
la
mia
responsabilità
personale
le
cose
che
dissi
a
mio
rischio
e
pericolo
,
perché
le
fonti
su
le
quali
mi
toccava
di
lavorare
son
quelle
che
maneggiano
tutti
gli
altri
storici
,
d
'
ogni
altra
scuola
o
indirizzo
,
e
a
Marx
non
aveva
niente
da
chiedere
,
poiché
lui
non
aveva
niente
da
offrirmi
nella
fattispecie
.
Mi
par
quasi
di
aver
risposto
sufficientemente
-
sebbene
per
altri
rispetti
mi
tocchi
di
continuare
-
alla
domanda
principale
che
ricorre
non
solo
nella
vostra
Prefazione
,
alla
quale
io
specialmente
mi
riferisco
,
ma
in
parecchi
dei
vostri
scritti
inseriti
nel
Devenir
Social
.
La
vostra
domanda
s
'
aggira
sempre
su
questo
punto
:
per
quali
ragioni
il
materialismo
storico
ebbe
fino
ad
ora
così
poca
diffusione
e
così
scarso
sviluppo
?
Con
riserva
delle
cose
che
dirò
in
seguito
-
guardate
che
bella
minaccia
di
ulteriore
seccatura
io
vi
faccio
-
voi
non
dovreste
trovar
fatica
a
rispondere
ad
un
'
altra
domanda
,
che
vi
siete
fatta
,
specie
nello
scrivere
ceste
recensioni
,
e
che
suona
a
un
di
presso
così
-
almeno
in
tali
termini
la
tradurrei
io
-
:
come
va
che
in
tale
imperfetta
cognizione
ed
elaborazione
del
marxismo
,
tanti
si
sono
affannati
a
completarlo
,
ora
con
Spencer
,
ora
col
positivismo
in
genere
,
ora
con
Darwin
,
ora
con
ogni
altro
ben
di
dio
,
dando
segno
di
volere
,
chi
sa
mai
,
o
italianizzare
,
o
infranciosare
,
o
russificare
il
materialismo
storico
;
mostrando
,
vale
a
dire
,
di
dimenticare
due
cose
,
che
questa
dottrina
reca
in
se
stessa
le
condizioni
e
i
modi
della
sua
propria
filosofia
,
ed
è
,
cosi
nella
origine
come
nella
sostanza
,
intimamente
internazionale
?
Ma
anche
per
questo
riguardo
mi
tocca
di
continuare
.
III
.
Roma
,
10
maggio
'97
Se
i
due
autori
del
socialismo
scientifico
(
-
adopero
cotesta
espressione
non
senza
tema
,
che
il
mal
uso
che
se
ne
va
facendo
possa
averla
resa
in
certo
qual
modo
presso
che
risibile
specie
quando
è
usata
a
significare
un
certo
che
di
scienza
universale
-
)
fossero
stati
,
non
dirò
santi
di
vecchia
leggenda
,
ma
per
lo
meno
facitori
di
progetti
e
di
sistemi
,
che
per
la
forma
classica
dai
precisi
contorni
si
prestassero
alla
facile
ammirazione
!
Nossignore
:
essi
furono
critici
e
polemisti
,
non
solo
nello
scrivere
,
ma
perfino
nell
'
atto
d
'
operare
,
e
non
esibirono
mai
le
proprie
persone
loro
e
le
proprie
idee
ad
esemplare
od
a
modello
:
dichiararon
sì
le
cose
stesse
,
ossia
i
procedimenti
storico
-
sociali
,
in
senso
rivoluzionario
,
ma
con
animo
di
chi
non
misuri
i
grandi
rivolgimenti
storici
alla
stregua
della
personale
e
fantastica
impulsività
.
Inde
le
irae
di
molti
!
Fossero
stati
per
lo
meno
di
quei
professori
umanissimi
,
che
scendono
di
tanto
in
tanto
dal
piedistallo
,
per
onorare
di
loro
consigli
il
misero
e
meschino
popolo
,
atteggiati
,
or
d
'
un
modo
or
d
'
un
altro
,
a
protettori
e
mecenati
della
question
sociale
!
Tutt
'
all
'
incontrario
:
-
identificando
se
stessi
con
la
causa
del
proletariato
,
essi
furono
tutt
'
una
cosa
sola
con
la
coscienza
e
con
la
scienza
della
rivoluzione
proletaria
.
Rivoluzionarii
per
ogni
rispetto
compiuti
(
ma
non
passionati
e
passionali
)
,
pur
nondimeno
non
suggerirono
mai
,
né
piani
combinatorii
,
né
artificii
politici
,
mentre
del
resto
spiegavano
teoreticamente
e
aiutavano
praticamente
la
nuova
politica
,
che
il
nuovo
movimento
operaio
indica
e
precisa
come
una
necessità
attuale
della
storia
.
In
altre
parole
,
e
può
sembrare
quasi
incredibile
,
furon
qualcosa
di
diverso
e
di
più
che
dei
semplici
socialisti
:
e
di
fatti
,
molti
non
più
che
semplici
socialisti
,
o
rivoluzionarii
ancor
più
semplici
,
li
ebbero
spesso
,
non
dirò
in
sospetto
,
ma
di
certo
in
uggia
e
in
avversione
.
Non
ci
sarebbe
da
finirla
a
volerle
enumerar
tutte
le
cagioni
,
che
per
lunghi
anni
ritardarono
la
discussione
obiettiva
del
marxismo
.
Voi
sapete
bene
che
in
Francia
il
materialismo
storico
è
tutt
'
ora
trattato
da
parecchi
scrittori
,
che
pur
sono
nell
'
ala
sinistra
dei
partiti
rivoluzionarii
,
non
come
usa
di
un
portato
dello
spirito
scientifico
,
sul
quale
la
critica
che
attinga
alla
scienza
abbia
,
come
ha
di
fatto
,
l
'
indubitabile
diritto
di
esercitarsi
,
ma
come
tesi
personale
di
due
scrittori
,
che
,
per
notevoli
o
grandi
che
si
fossero
,
rimangon
sempre
due
fra
gli
altri
capiscuola
del
socialismo
,
per
es
.
,
due
fra
i
tanti
X
(
)
dell
'
universo
!
Per
spiegarmi
meglio
,
dirò
,
che
contro
di
questa
dottrina
non
si
levarono
soltanto
tutte
quelle
buone
o
cattive
ragioni
,
le
quali
di
solito
tornan
di
ostacolo
e
d
'
indugio
alle
innovazioni
del
pensiero
,
proprio
fra
i
dotti
di
mestiere
;
perché
assai
spesso
,
anzi
,
le
obiezioni
nacquero
da
uno
speciosissimo
motivo
,
che
cioè
le
teorie
di
Marx
e
di
Engels
fossero
considerate
come
opinioni
di
compagni
,
e
misurate
quindi
al
sentimento
di
simpatia
o
di
antipatia
pratica
che
quei
compagni
destavano
.
Ecco
le
bizzarre
conseguenze
della
democrazia
prematura
,
che
non
ci
sia
dato
di
sottrarre
proprio
nulla
al
controllo
degl
'
incompetenti
,
nemmeno
la
logica
!
Ma
c
'
è
dell
'
altro
.
All
'
apparizione
del
primo
volume
del
Capitale
nel
1867
,
i
professori
e
gli
accademici
,
specie
quei
di
Germania
,
n
ebbero
come
un
grave
colpo
sul
capo
.
Era
quello
un
tempo
di
languore
per
la
scienza
economica
.
La
scuola
storica
non
avea
ancora
prodotto
in
Germania
i
ponderosi
e
spesso
utili
lavori
venuti
in
luce
più
tardi
.
In
Francia
,
in
Italia
,
nella
Germania
stessa
,
menavano
vita
rachitica
i
derivati
volgarissimi
di
quella
economia
vulgaris
,
che
fra
il
'40
e
il
'6o
avea
già
obliterata
la
coscienza
critica
dei
grandi
economisti
classici
.
L
'
Inghilterra
s
'
era
acquetata
in
Stuart
Mill
;
il
quale
,
sebbene
fosse
un
loico
di
professione
,
come
accade
d
'
un
noto
tipo
della
nostra
commedia
,
fra
il
sì
e
il
no
rimase
sempre
,
nei
punti
decisivi
,
del
parer
contrario
.
Nessuno
avrebbe
pensato
a
quel
tempo
a
questa
neo
-
economica
degli
edonisti
,
sorta
ora
assai
di
recente
.
In
Germania
,
dove
,
per
ragioni
evidenti
,
prima
che
altrove
Marx
dovea
esser
letto
,
e
dove
Rodbertus
rimaneva
quasi
ignorato
,
spadroneggiavano
i
genii
della
mediocrità
,
e
sopra
tutti
gli
altri
quel
famoso
emarginatore
di
note
erudite
e
minute
,
via
via
apposte
a
paragrafi
pieni
zeppi
di
definizioni
nominali
e
spesso
insensate
,
che
fu
il
signor
Roscher
.
Il
primo
volume
del
Capitale
parea
proprio
fatto
a
posta
per
preparare
ai
cervelli
dei
professori
e
degli
accademici
una
triste
delusione
:
essi
,
i
dotti
en
titre
,
proprio
nel
privilegiato
paese
dei
pensatori
,
dovean
tornare
a
scuola
!
O
smarriti
nei
minuti
particolari
della
erudizione
,
o
vogliosi
di
convertire
l
'
economia
in
una
scuola
di
apologetica
,
o
imbarazzati
a
trovare
le
plausibili
applicazioni
di
una
scienza
venuta
d
'
oltre
mare
alla
vita
assai
difforme
del
proprio
paese
,
tutti
cotesti
professori
della
terra
dei
dotti
per
eccellenza
aveano
dimenticata
l
'
arte
dell
'
analisi
e
della
critica
.
Il
Capitale
li
costringeva
a
studiar
daccapo
;
cioè
a
rifarsi
su
gli
elementi
primi
.
Perché
quel
libro
,
quantunque
uscito
dalla
penna
di
un
comunista
estremo
e
risoluto
,
non
recava
tracce
in
sé
di
proteste
o
di
progetti
subiettivi
,
ma
era
l
'
analisi
spietatamente
rigorosa
e
crudelmente
obiettiva
del
processo
della
produzione
capitalistica
.
Nel
giornalista
rivoluzionario
del
1848
,
nell
'
espatriato
del
1849
c
'
era
,
dunque
,
qualcosa
di
assai
più
terribile
che
non
la
continuazione
o
il
complemento
di
quel
socialismo
,
che
la
letteratura
borghese
di
tutto
il
mondo
avea
definito
sogno
da
trapassati
,
e
vicenda
politica
esaurita
del
tutto
,
dopo
la
caduta
del
Cartismo
,
e
dacché
trionfava
in
Francia
il
sinistro
uomo
del
Colpo
di
stato
.
Bisognava
,
dunque
,
ristudiare
l
'
economia
:
cioè
,
questa
rientrava
in
un
periodo
critico
.
A
onor
del
vero
,
i
professori
di
Germania
,
più
tardi
,
e
cioè
dal
'70
in
poi
,
e
con
crescendo
dall'80
in
qua
,
alla
revisione
critica
dell
'
economia
ci
hanno
atteso
con
la
diligenza
,
con
la
persistenza
,
con
la
buona
volontà
,
con
la
laboriosità
,
che
i
dotti
di
quel
paese
rivelan
sempre
in
ogni
ramo
di
studii
.
Sebbene
quello
che
scrivono
non
possa
esser
quasi
mai
accettato
senz
'
altro
da
noi
,
gli
è
nondimeno
indubitato
,
che
per
opera
loro
fu
rimosso
nuovamente
il
terreno
dell
'
economia
,
fra
quelli
che
la
coltivano
da
professori
e
da
accademici
,
e
che
questa
disciplina
non
può
esser
più
ora
mandata
a
mente
come
una
ovvia
pigrorum
doctrina
.
Da
ultimo
,
il
nome
di
Marx
è
diventato
tanto
fashionable
,
da
risuonare
nelle
aule
accademiche
qual
tema
prediletto
di
critica
,
di
polemica
e
di
rimando
,
e
non
più
di
semplice
rimpianto
e
di
volgare
invettiva
.
Del
ricordo
di
Marx
è
tutta
inficiata
al
presente
la
letteratura
sociale
della
Germania
.
Ma
ciò
non
potea
accadere
nel
1867
.
Il
Capitale
venne
alla
luce
proprio
in
quel
tempo
,
nel
quale
la
Internazionale
cominciava
a
far
parlar
di
sé
,
e
a
breve
andare
apparve
terribile
,
non
solo
per
quello
che
intrinsecamente
essa
fu
,
e
per
ciò
che
sarebbe
di
fatti
diventata
,
senza
il
grave
colpo
che
le
venne
dalla
guerra
franco
-
prussiana
e
dal
tragico
incidente
della
Comune
,
ma
anche
per
le
focose
amplificazioni
di
alcuni
dei
suoi
componenti
,
e
per
le
mene
stupidamente
rivoluzionarie
di
parecchi
che
v
'
entrarono
da
intrusi
.
Non
era
forse
notorio
che
l
Indirizzo
inaugurale
dell
Associazione
dei
Lavoratori
(
del
quale
Indirizzo
non
è
socialista
che
non
abbia
tuttora
qualcosa
da
imparare
)
era
uscito
dalla
penna
di
Marx
;
e
non
s
avea
forse
ragione
di
attribuire
a
lui
gli
atti
e
le
deliberazioni
più
praticamente
e
politicamente
risolute
della
Internazionale
stessa
?
Ora
,
mentre
un
rivoluzionario
di
indubitata
lealtà
e
di
singolare
acume
,
quale
fu
Mazzini
,
potea
permettersi
di
confondere
la
Internazionale
,
cui
Marx
rivolgeva
l
'
opera
sua
,
con
l
'
Alleanza
Bakuniniana
,
che
maraviglia
c
è
,
se
i
professori
tedeschi
s
'
indugiassero
tanto
ad
entrare
nelle
vie
di
una
critica
dottrinale
con
l
'
autore
del
Capitale
?
Com
'
era
possibile
di
venire
così
presto
a
patti
di
discussione
,
a
tu
per
tu
,
con
un
uomo
,
che
,
mentre
era
,
per
così
dire
,
impiccato
in
effigie
in
tutte
le
leggi
d
'
eccezione
a
uso
Favre
e
consorti
,
ed
era
tenuto
qual
complice
morale
di
tutti
gli
atti
dei
rivoluzionarii
,
compresi
gli
errori
e
le
stravaganze
di
costoro
,
proprio
nel
medesimo
tempo
dava
alla
luce
un
libro
magistrale
,
qual
novello
Ricardo
,
che
studii
impassibile
i
procedimenti
economici
,
more
geometrico
?
Di
qui
un
curioso
metodo
di
polemica
,
cioè
una
specie
di
processo
alle
intenzioni
dell
'
autore
;
cioè
il
tentativo
di
dare
a
credere
,
che
quella
scienza
fosse
stata
,
come
a
dire
,
escogitata
per
colorire
delle
tendenze
:
insomma
,
per
molti
anni
,
la
polemica
tendenziosa
sostituita
all
'
analisi
obiettiva
(
)
.
Ma
il
peggio
gli
è
,
che
gli
effetti
di
cotesta
critica
grossolanamente
errata
si
fecero
sentire
proprio
nelle
menti
dei
socialisti
,
e
specie
in
quelle
della
gioventù
intellettuale
,
che
fra
il
'70
e
l'80
si
volse
alla
causa
del
proletariato
.
Molti
dei
focosi
rinnovatori
del
mondo
di
quel
tempo
lì
,
-
e
in
Germania
la
cosa
è
più
chiara
,
perché
ha
lasciato
tracce
di
sé
nelle
polemiche
del
partito
,
e
nella
minuta
letteratura
-
si
misero
su
la
via
di
proclamarsi
seguaci
delle
teorie
marxiste
,
pigliando
proprio
per
moneta
contante
il
marxismo
più
o
meno
inventato
dagli
avversarii
.
Il
caso
più
paradossale
di
tutta
la
equivocazione
sta
in
questo
:
che
i
correnti
alle
facili
illazioni
,
come
capita
anche
ora
ai
novellini
,
mescolando
allora
cose
vecchie
a
cose
nuove
,
credessero
,
che
la
teoria
del
valore
e
del
sopravvalore
,
come
si
presenta
di
solito
semplicizzata
in
facili
esposizioni
,
contenga
hic
et
nunc
il
canone
pratico
,
la
forza
impulsiva
,
anzi
la
morale
e
la
giuridica
legittimità
di
tutte
le
rivendicazioni
proletarie
.
Non
è
forse
una
grande
ingiustizia
,
che
milioni
e
milioni
di
uomini
sian
privati
del
frutto
del
loro
lavoro
?
L
'
enunciato
è
tanto
semplice
e
tanto
pietoso
,
che
tutte
le
nuove
bastiglie
dovranno
cadere
d
'
un
tratto
innanzi
alle
nuove
trombe
di
Gerico
,
scientificamente
intonate
!
Concorrevano
in
cotesta
così
spiccia
semplificazione
molti
degli
errori
teorici
di
Lassalle
;
così
quelli
che
gli
furon
proprii
per
relativa
inscienza
(
-
la
legge
ferrea
del
salario
!
ossia
una
mezza
verità
relativa
che
diventa
un
totale
errore
,
per
manco
di
circostanziata
specificazione
-
)
,
come
quelli
che
possono
dirsi
,
nel
caso
suo
,
espedienti
da
agitatore
(
-
le
famose
cooperative
sussidiate
dallo
stato
-
)
.
Del
resto
,
per
chi
si
metta
su
la
via
di
confinare
tutta
la
profession
di
fede
del
socialismo
nella
semplicissima
illazione
,
dallo
sfruttamento
riconosciuto
,
alla
rivendicazione
,
sicura
solo
perché
legittima
,
degli
sfruttati
,
non
ha
che
a
fare
un
passo
sul
terreno
assai
liscio
della
logichetta
,
per
ridurre
tutta
la
storia
del
genere
umano
ad
un
caro
di
coscienza
,
e
lo
svolgersi
successivo
di
tante
forme
di
vita
sociale
come
a
tante
variazioni
di
un
continuato
errore
di
contabilità
.
Fra
il
'70
e
l'80
,
e
poco
dopo
,
insomma
,
si
andò
formando
intorno
al
vago
concetto
di
un
certo
che
,
ossia
del
socialismo
scientifico
,
una
specie
di
neoutopismo
,
che
,
come
i
frutti
fuor
di
stagione
,
fu
veramente
insipido
.
E
che
altro
è
l
'
utopismo
,
cui
manchi
il
genio
di
Fourier
e
l
'
eloquenza
di
Considérant
,
se
non
cosa
da
ridere
?
Di
questo
neoutopismo
,
che
rifiorisce
di
tanto
in
tanto
anche
al
presente
,
se
ne
sa
non
poco
in
Francia
:
se
non
altro
per
le
lotte
sostenute
con
altre
sette
e
scuole
da
quei
valorosi
dei
nostri
amici
,
che
nel
programma
del
partito
operaio
rivoluzionario
intesero
e
seppero
pei
primi
condurre
il
socialismo
su
la
linea
della
cosciente
lotta
di
classe
,
e
della
progressiva
conquista
del
potere
politico
da
parte
del
proletariato
.
Solo
nell
'
esperienza
di
tale
giostra
pratica
,
solo
nello
studio
cotidiano
della
lotta
di
classe
,
solo
nella
prova
e
riprova
delle
forze
proletarie
raccolte
già
in
fascio
e
concentrate
,
ci
è
dato
di
verificare
,
les
chances
del
socialismo
:
se
no
,
si
è
e
si
rimane
utopisti
,
anche
nel
riverito
nome
di
Marx
.
Contro
di
cotesti
neoutopisti
,
non
altrimenti
che
contro
i
sopravvissuti
delle
vecchie
scuole
,
e
contro
le
varie
deviazioni
del
socialismo
contemporaneo
,
i
due
nostri
autori
aguzzaron
sempre
e
di
continuo
gli
strali
della
critica
.
Come
nella
loro
lunga
carriera
fecero
della
loro
scienza
la
guida
della
loro
pratica
,
e
dalla
loro
pratica
trassero
materia
e
indicazione
ad
una
più
approfondita
scienza
,
come
non
trattaron
mai
la
storia
qual
cavallo
da
inforcare
e
da
mettere
al
trotto
,
né
si
dettero
alla
ricerca
di
formule
atte
a
destare
le
momentanee
illusioni
;
così
furono
,
per
la
necessità
delle
cose
,
portati
a
misurarsi
in
critica
aspra
,
violenta
,
risoluta
,
con
tutti
quelli
,
che
agli
occhi
loro
apparivano
capaci
di
nuocere
al
movimento
proletario
.
Chi
non
ricorda
?
-
i
proudhonisti
per
esempio
,
di
qua
,
con
la
pretesa
di
distruggere
lo
stato
astraendone
ad
arte
,
come
chi
chiuda
gli
occhi
e
finga
di
non
vedere
;
-
di
là
quei
blanquisti
d
'
un
tempo
,
che
lo
stato
voleano
togliersi
in
mano
per
forza
,
per
poi
fare
la
rivoluzione
;
-
e
Bakunin
che
si
caccia
surrettiziamente
nell
'
Internazionale
,
e
costringe
gli
altri
a
scacciarnelo
;
-
e
poi
di
qua
e
di
là
la
pretesa
delle
tante
scuole
del
socialismo
,
e
la
concorrenza
di
tanti
capitani
!
Da
che
Marx
stritolò
in
una
verbale
polemica
l
'
ingenuo
Weitling
(
)
,
fino
alla
sua
terribile
critica
del
programma
di
Gotha
(
1875
)
,
apparsa
poi
invero
assai
tardivamente
(
1890
)
,
la
sua
vita
fu
una
continua
lotta
,
non
solamente
con
la
borghesia
e
con
la
politica
che
questa
rappresenta
,
ma
ancora
con
le
varie
correnti
,
o
rivoluzionarie
o
reazionarie
,
che
a
torto
o
per
rovescio
sono
andate
pigliando
il
nome
di
socialismo
.
Queste
lotte
si
acuirono
nella
Internazionale
,
e
dico
di
quella
di
gloriosa
memoria
,
che
lascia
fino
ad
oggi
traccia
così
grande
di
sé
in
tutta
l
'
azione
odierna
del
proletariato
,
e
non
della
caricatura
che
se
ne
fece
dappoi
.
Lo
strascico
maggiore
di
polemiche
contro
il
marxismo
,
ridotto
,
nella
fantasia
di
certi
critici
,
ad
una
semplice
varietà
di
scuola
politica
,
è
dovuto
alla
tradizione
di
quei
rivoluzionarii
,
che
,
specie
nei
paesi
latini
,
riconobbero
in
Bakunin
il
loro
duce
e
maestro
.
Gli
anarchisti
di
oggi
,
che
altro
ripetono
se
non
le
querimonie
e
gli
errori
di
quei
tempi
andati
?
Forse
venti
anni
addietro
,
fatta
eccezione
di
quei
dotti
,
che
rimasticano
a
casa
le
cose
lette
nei
libri
,
dei
due
fondatori
del
socialismo
scientifico
la
generalità
del
pubblico
italiano
non
risapea
,
se
non
quel
tanto
che
s
'
era
serbato
,
per
memoria
,
delle
invettive
di
Mazzini
e
delle
malignazioni
di
Bakunin
.
Ed
ecco
come
il
comunismo
critico
,
che
cosi
tardi
è
stato
ammesso
agli
onori
della
discussione
nella
cerchia
della
scienza
ufficiale
,
ha
avuto
contro
di
sé
,
nel
campo
del
socialismo
stesso
,
la
più
grave
delle
avversità
:
la
inimicizia
degli
amici
.
Tutte
coteste
difficoltà
,
o
furono
già
superate
,
o
sono
in
buona
parte
prossime
a
sparire
.
Non
per
la
virtù
intrinseca
delle
idee
,
che
non
ebbero
mai
né
piedi
per
andare
,
né
mani
per
afferrare
,
ma
per
il
solo
fatto
,
che
,
da
per
tutto
dove
son
nati
dei
partiti
socialistici
,
i
programmi
di
questi
partiti
sono
andati
assumendo
un
comune
indirizzo
,
è
da
ultimo
accaduto
,
che
i
socialisti
di
tutti
i
paesi
sian
venuti
a
collocarsi
,
per
la
imperiosa
suggestione
delle
cose
,
nell
'
angolo
visuale
del
Manifesto
dei
Comunisti
.
Non
vi
pare
che
io
sia
giunto
in
tempo
opportuno
a
scrivere
la
commemorazione
di
questo
?
Le
classi
degli
sfruttatori
van
facendo
alla
massa
degli
sfruttati
in
ogni
parte
del
mondo
condizioni
quasi
da
per
ogni
dove
identiche
:
ond
'
è
,
che
da
per
tutto
i
rappresentanti
attivi
di
questi
sfruttati
entrano
nelle
medesime
vie
di
agitazione
,
e
seguono
gli
stessi
criterii
di
propaganda
e
di
organizzazione
.
Ciò
molti
chiamano
marxismo
pratico
e
sia
!
Che
giova
di
litigar
su
le
parole
?
Quando
anche
il
marxismo
per
molti
si
riduca
alla
semplice
parola
,
anzi
alla
riverenza
per
il
ritratto
di
Marx
,
per
il
suo
busto
in
gesso
,
o
per
la
sua
effigie
sul
ciondolo
(
-
su
cotesti
innocenti
simboli
la
polizia
italiana
esercita
così
spesso
il
suo
buon
umore
-
)
,
il
fatto
è
che
cotesta
unità
simbolica
sta
a
significare
,
che
l
'
unirà
reale
è
per
lo
meno
avviata
,
e
che
il
proletariato
di
tutto
il
mondo
è
in
atto
di
avvicinarsi
,
poco
per
volta
,
ad
una
certa
similarità
di
tendenze
;
ossia
che
in
esso
la
internazionalità
si
elabora
di
lunga
mano
per
ragioni
obiettive
.
Coloro
che
usano
il
linguaggio
dei
decadenti
della
borghesia
,
scambiando
,
com
'
è
loro
uso
,
la
cosa
col
simbolo
,
vanno
ora
dicendo
,
che
questo
è
il
trionfo
del
signor
Marx
;
tal
quale
come
se
altri
dicesse
,
che
il
cristianesimo
è
il
trionfo
(
e
perché
non
dire
a
dirittura
il
successo
?
)
del
signor
Gesù
di
Nazaret
;
di
un
signor
Gesù
,
che
,
deposto
e
destituito
dalla
qualità
di
figlio
di
dio
fattosi
uomo
,
divenga
,
come
nello
stile
tra
il
molle
e
lo
sdilinquito
del
vostro
Renan
un
uomo
così
fanciullescamente
divino
da
parere
un
iddio
.
Innanzi
a
questo
esperimento
intuitivo
della
politica
del
socialismo
,
il
che
è
quanto
dire
della
politica
del
proletariato
,
son
cadute
le
vecchie
divergenze
delle
scuole
,
alcune
delle
quali
erano
in
fatto
divarii
e
screziature
di
vanità
letteraria
,
per
cedere
il
posto
alle
utili
divergenze
,
che
nascono
spontanee
dal
vario
modo
di
trattare
i
problemi
pratici
.
Nel
fatto
,
in
concreto
,
ossia
nello
svolgimento
positivo
e
prosaico
del
socialismo
,
poco
importa
se
tutti
i
suoi
capi
,
condottieri
,
oratori
e
rappresentanti
si
conformino
o
non
si
conformino
ad
una
dottrina
,
e
ne
facciano
o
non
ne
facciano
professione
palese
.
Il
socialismo
non
è
una
chiesa
,
né
una
setta
,
cui
occorra
il
dogma
o
la
formula
fissa
.
Se
oggi
da
molti
si
parla
del
trionfo
del
marxismo
,
cotesta
enfatica
espressione
,
quando
sia
ridotta
ad
una
forma
crudamente
prosaica
,
viene
a
dire
che
nessuno
può
essere
d
'
ora
innanzi
socialista
,
se
non
a
patto
di
domandarsi
ogni
istante
:
in
questa
data
situazione
,
che
cosa
conviene
di
pensare
,
di
dire
o
di
fare
nell
'
interesse
del
proletariato
?
Non
saran
più
possibili
i
dialettici
,
che
siano
in
verità
dei
sofisti
,
come
fu
Proudhon
,
né
gl
inventori
di
sistemi
sociali
subiettivi
,
né
i
facitori
di
rivoluzioni
private
(
)
.
La
indicazione
pratica
del
fattibile
è
data
dalla
condizione
del
proletariato
,
e
questa
è
apprezzabile
e
misurabile
appunto
perché
c
'
è
la
stregua
del
marxismo
(
intendo
qui
la
cosa
effettuale
e
non
il
simbolo
)
come
dottrina
progressiva
.
Le
due
cose
,
ossia
il
misurabile
e
la
misura
,
fanno
uno
dal
punto
di
vista
generale
del
processo
storico
,
specie
quando
siano
considerate
a
conveniente
distanza
.
E
vedete
di
fatti
,
che
,
mentre
i
contorni
del
socialismo
come
azione
pratica
si
vanno
precisando
,
tutte
le
antiche
poesie
e
ideologie
si
disperdono
,
lasciando
dietro
di
sé
la
semplice
traccia
fraseologica
.
Al
tempo
stesso
è
cresciuto
nel
campo
della
scienza
accademica
,
per
tutti
i
versi
e
in
tutti
i
sensi
,
il
criticismo
della
dottrina
economica
.
L
'
esule
Marx
è
tornato
,
dopo
morto
,
nell
'
ambito
della
scienza
ufficiale
;
per
lo
meno
come
avversario
col
quale
non
sia
lecito
di
scherzare
.
E
come
per
tante
vie
i
socialisti
sono
arrivati
alla
coscienza
prosaica
di
una
rivoluzione
,
che
non
può
esser
macchinata
,
ma
che
si
fa
perché
diventa
,
così
s
'
è
andato
lentamente
preparando
il
pubblico
,
per
il
quale
il
materialismo
storico
risponde
a
un
vero
e
proprio
bisogno
intellettuale
.
Negli
ultimissimi
anni
,
come
vedete
,
furon
molti
quelli
che
in
questa
dottrina
han
messo
bocca
;
sia
pur
male
,
od
a
sproposito
.
Dunque
,
se
guardate
bene
,
non
si
arriva
in
ritardo
.
Da
giovane
io
sentii
più
volte
ripetere
questa
storiella
,
che
,
cioè
,
Hegel
dicesse
:
un
solo
dei
miei
scolari
mi
ha
capito
.
La
storiella
non
si
presta
a
verifiche
,
perché
quel
tale
scolaro
verissimo
non
fu
fino
ad
ora
identificato
.
Questa
storiella
può
ripetersi
all
'
infinito
,
da
sistema
a
sistema
,
e
da
scuola
a
scuola
.
Come
in
fatto
di
attività
intellettuale
non
c
'
è
luogo
alla
suggestione
,
e
come
il
pensiero
non
si
trasfonde
meccanicamente
da
cervello
a
cervello
,
così
i
grandi
sistemi
non
si
diffondono
,
se
non
per
la
similarità
delle
condizioni
sociali
,
che
vi
dispongano
e
v
'
inclinino
molte
menti
in
uno
e
medesimo
tempo
.
Il
materialismo
storico
si
allargherà
,
si
diffonderà
,
si
specificherà
,
avrà
esso
stesso
una
storia
.
Forse
da
paese
a
paese
avrà
modalità
e
colorito
diverso
.
E
ciò
non
sarà
gran
male
;
purché
rimanga
in
fondo
il
nocciolo
,
che
n
'
è
,
come
a
dire
,
tutta
la
filosofia
.
Per
es
.
,
dei
postulati
come
questi
:
-
nel
processo
della
praxis
è
la
natura
,
ossia
l
'
evoluzione
storica
dell
'
uomo
:
-
e
dicendo
praxis
,
sotto
questo
aspetto
di
totalità
,
s
'
intende
di
eliminare
la
volgare
opposizione
tra
pratica
e
teoria
:
-
perché
,
in
altri
termini
,
la
storia
è
la
storia
del
lavoro
,
e
come
,
da
una
parte
,
nel
lavoro
così
integralmente
inteso
è
implicito
lo
sviluppo
rispettivamente
proporzionato
e
proporzionale
delle
attitudini
mentali
e
delle
attitudini
operative
,
così
,
da
un
'
altra
parte
,
nel
concetto
della
storia
del
lavoro
è
implicita
la
forma
sempre
sociale
del
lavoro
stesso
,
e
il
variare
di
tale
forma
:
-
l
'
uomo
storico
è
sempre
l
'
uomo
sociale
,
e
il
presunto
uomo
presociale
,
o
supersociale
,
è
un
parto
della
fantasia
:
-
e
così
via
.
E
...
qui
faccio
punto
,
principalmente
per
non
ripetermi
,
e
per
non
ripetere
a
voi
buona
parte
delle
cose
che
ho
messo
nei
due
saggi
:
-
del
che
voi
non
sentite
,
mi
pare
,
il
bisogno
,
e
io
,
veramente
,
nemmeno
.
IV
.
Roma
,
14
maggio
'97
Mi
pare
-
tanto
per
tornare
al
primitivo
argomento
-
che
a
voi
stia
in
cima
dei
pensieri
questa
domanda
:
per
quali
vie
,
e
in
quali
modi
,
sarebbe
dato
di
avviare
in
Francia
una
scuola
del
materialismo
storico
?
Non
so
se
sia
lecito
a
me
di
rispondere
al
quesito
,
senza
aver
l
'
aria
di
gareggiare
con
quei
giornalisti
di
vecchio
stampo
,
i
quali
davano
,
tanto
sicuri
di
sé
,
consigli
all
'
Europa
,
col
grave
rischio
di
rimanere
,
e
difatti
rimanevano
,
quasi
sempre
inascoltati
.
Mi
ci
proverò
modestamente
.
Innanzi
tutto
mi
sembra
non
debba
esser
cosa
difficile
si
trovino
in
Francia
editori
e
librai
,
i
quali
stampino
e
diffondano
delle
accurate
traduzioni
degli
scritti
di
Marx
,
di
Engels
,
e
di
quanti
altri
occorra
.
Sarebbe
,
per
cominciare
,
il
cominciamento
migliore
.
Capisco
che
nell
'
arte
del
tradurre
si
va
incontro
a
delle
curiose
difficoltà
.
Sono
oramai
trentasette
anni
dacché
leggo
in
tedesco
,
e
m
'
è
parso
sempre
di
osservare
,
che
a
noi
popoli
di
lingue
latine
capiti
addosso
uno
strano
smarrimento
delle
attitudini
linguistiche
e
letterarie
,
quante
volte
traduciamo
da
quell
'
idioma
.
Ciò
che
in
tedesco
è
vivo
,
trasparente
,
efficace
,
diventa
assai
spesso
,
per
es
.
,
in
italiano
,
frigido
,
senza
rilievo
,
e
qualche
volta
a
dirittura
come
di
gergo
.
In
coteste
traduzioni
,
parlo
s
'
intende
delle
comuni
e
correnti
,
va
perduto
,
con
gli
effetti
della
insinuazione
,
l
'
affiato
della
persuasiva
.
In
un
vasto
lavoro
di
popolarizzazione
,
com
'
è
quello
cui
accenno
,
occorrerebbe
,
salva
sempre
la
integrità
testuale
degli
scritti
da
tradurre
,
che
le
prefazioni
,
le
note
,
i
commenti
offrissero
i
surrogati
a
quel
facile
processo
di
assimilazione
,
che
è
implicito
e
pronto
già
nelle
scritture
,
le
quali
sian
native
del
paese
stesso
.
Le
lingue
non
sono
,
in
verità
,
le
accidentali
varianti
dell
universale
volapük
;
e
,
anzi
,
sono
assai
più
che
dei
semplici
mezzi
estrinseci
di
comunicazione
e
di
significazione
del
pensiero
e
dell
'
animo
.
Son
condizioni
e
limiti
dell
'
attività
nostra
interiore
,
la
quale
ha
per
ciò
,
come
per
tante
altre
ragioni
,
modi
e
forme
nazionali
non
di
mero
accidente
.
Se
ci
sono
internazionalisti
che
ciò
ignorino
,
costoro
han
da
chiamarsi
a
dirittura
confusionisti
ed
amorfisti
;
come
quelli
che
ritraggono
i
loro
insegnamenti
,
non
dai
vecchi
apocalittici
,
ma
da
quello
speciosissimo
Bakunin
,
che
invocava
per
fino
la
egalizzazione
dei
sessi
.
Dunque
,
nella
assimilazione
delle
idee
,
dei
pensieri
,
delle
tendenze
,
dei
propositi
,
che
sian
venuti
a
maturità
di
espressione
letteraria
in
terreno
di
lingue
straniere
,
c
'
è
come
un
caso
alquanto
scabroso
di
pedagogica
sociale
.
E
,
giacché
cotesta
espressione
m
è
uscita
dalla
penna
,
permettetemi
io
vi
contessi
,
che
quando
io
esamino
dappresso
la
storia
precedente
e
le
presenti
condizioni
della
Socialdemokratie
tedesca
,
non
è
l
'
incremento
continuo
dei
successi
elettorali
che
mi
riempia
proprio
principalmente
l
'
animo
di
ammirazione
e
di
viva
speranza
.
Più
che
almanaccare
su
quei
voti
come
arra
dell
'
avvenire
,
secondo
i
calcoli
qualche
volta
fallaci
della
illazione
e
della
combinatoria
statistica
,
mi
sento
ripieno
di
viva
ammirazione
per
questo
caso
veramente
nuovo
ed
imponente
di
pedagogica
sociale
:
e
,
cioè
,
che
in
così
stragrande
numero
di
uomini
,
e
segnatamente
di
operai
e
di
piccoli
borghesi
,
si
formi
una
coscienza
nuova
,
nella
quale
concorrono
,
in
egual
misura
,
il
sentimento
diretto
della
situazione
economica
,
che
induce
alla
lotta
,
e
la
propaganda
del
socialismo
,
inteso
come
meta
o
punto
d
'
approdo
.
Questa
divagazione
mi
fa
nascere
un
ricordo
.
Io
fui
qui
in
Italia
,
o
il
primo
,
o
certo
fra
i
primi
,
a
richiamare
,
con
lo
scritto
e
con
la
parola
,
più
volte
e
insistentemente
,
l
'
attenzione
di
quella
parte
degli
operai
nostri
,
che
erano
e
son
capaci
di
muoversi
su
la
linea
della
moderna
lotta
proletaria
,
verso
l
'
esempio
della
Germania
.
Ma
...
non
mi
passò
mai
per
il
capo
di
credere
,
che
l
'
imitazione
dispensi
alcuno
dalla
spontaneità
:
non
mi
son
mai
sognato
si
dovesse
seguire
l
'
esempio
di
quei
frati
e
preti
,
che
furon
per
secoli
i
quasi
esclusivi
educatori
dell
'
Italia
già
decaduta
,
e
allegramente
fabbricavano
i
poeti
,
dando
ad
imparare
a
mente
l
'
Arte
poetica
di
Orazio
.
Sarebbe
curioso
,
che
tu
,
benemerito
,
operosissimo
e
sagacissimo
Bebel
,
apparissi
qui
fra
noi
in
veste
di
novello
Orazio
!
-
ne
strabilierebbe
perfino
il
mio
amico
Lombroso
,
che
odia
il
latino
più
della
pellagra
.
C
'
è
delle
altre
difficoltà
più
intime
,
in
breve
,
e
di
maggior
portata
e
di
maggior
peso
.
Dato
pure
il
caso
che
editori
e
librai
,
abili
e
solerti
,
si
dessero
la
briga
di
diffondere
,
non
che
nella
sola
Francia
,
negli
altri
paesi
civili
ancora
,
le
traduzioni
di
tutti
gli
scritti
del
materialismo
storico
,
ciò
varrebbe
solo
a
stimolare
,
ma
non
già
a
formare
e
fermare
nelle
rispettive
nazioni
le
energie
fattive
,
che
producono
e
tengono
in
rigoglio
un
indirizzo
del
pensiero
.
Pensare
è
produrre
.
Imparare
è
produrre
riproducendo
.
Noi
non
sappiamo
bene
e
davvero
,
se
non
ciò
che
noi
stessi
siam
capaci
di
produrre
,
pensando
,
lavorando
,
provando
e
riprovando
;
e
sempre
per
virtù
delle
forze
che
ci
son
proprie
,
nel
campo
sociale
e
dall
'
angolo
visuale
in
cui
ci
troviamo
.
E
poi
la
Francia
,
con
la
sua
grande
storia
,
con
la
sua
letteratura
,
che
fu
così
dominante
per
secoli
,
con
la
sua
ambizione
patriottica
,
e
con
quella
sua
così
propria
differenziazione
etnico
-
psicologica
,
che
si
riflette
per
fino
nei
prodotti
più
astratti
del
pensiero
!
Non
starò
proprio
,
io
italiano
,
ad
assumermi
le
parti
di
difensore
di
quei
vostri
sciovinisti
,
ai
quali
voi
infliggete
così
meritato
biasimo
.
Ma
ricordiamo
pure
ciò
che
accadde
nel
secolo
passato
.
Il
pensiero
rivoluzionario
derivò
da
più
parti
del
mondo
civile
,
dall
'
Italia
,
dall
'
Inghilterra
,
dalla
Germania
,
ma
non
fu
europeo
,
se
non
a
patto
di
plasmarsi
in
ispirito
francese
;
e
la
rivoluzione
europea
fu
la
rivoluzione
francese
.
Questa
gloria
imperitura
della
vostra
nazione
pesa
,
come
tutte
le
glorie
su
la
nazione
stessa
,
quale
incubo
di
radicato
pregiudizio
.
Ma
i
pregiudizii
non
sono
anch
'
essi
delle
forze
,
se
non
altro
in
quanto
sono
degl
'
impedimenti
?
Parigi
non
sarà
più
il
cervello
del
mondo
;
anche
perché
il
mondo
non
ha
cervello
,
se
non
nella
fantasia
di
certi
speciosi
sociologisti
(
)
.
Né
Parigi
è
tuttora
,
né
sarà
più
in
avvenire
,
la
santa
Gerusalemme
dei
rivoluzionarii
d
'
ogni
parte
del
mondo
-
come
parve
un
tempo
che
fosse
.
Già
la
futura
rivoluzione
proletaria
non
avrà
niente
che
la
riavvicini
ad
apocalittico
millennio
:
e
poi
,
oggi
,
i
privilegi
son
finiti
non
meno
per
le
nazioni
che
per
gl
'
individui
.
Così
giustamente
osservava
l
'
Engels
;
e
del
resto
varrebbe
la
pena
che
i
francesi
leggessero
ciò
che
egli
scriveva
nel
1874
a
proposito
dei
blanquisti
,
aizzanti
all
'
immediata
riscossa
proprio
a
poco
andare
dalla
catastrofe
della
Comune
(
)
.
Ma
tutto
sommato
...
e
fatto
calcolo
delle
condizioni
proprie
dell
'
agricoltura
e
dell
'
industria
francese
,
le
quali
han
ritardato
per
tanto
tempo
la
concentrazione
del
movimento
operaio
,
e
data
pure
la
sua
buona
parte
di
torto
ai
varii
capisetta
e
capiscuola
,
che
tennero
per
così
gran
tempo
scisso
e
spartito
il
socialismo
francese
,
sta
sempre
il
fatto
,
che
il
materialismo
storico
non
potrà
farsi
strada
fra
voi
,
finché
avrà
l
'
aria
d
'
essere
il
semplice
elaborato
mentale
dei
due
tedeschi
di
grande
ingegno
.
Con
questa
espressione
Mazzini
appunto
acuiva
i
risentimenti
nazionali
contro
i
due
autori
;
i
quali
,
da
comunisti
e
materialisti
com
'
erano
,
parean
fatti
a
posta
per
iscombussolare
l
'
idealistica
formula
di
patria
e
dio
.
Fu
per
questo
rispetto
quasi
tragica
la
sorte
dei
due
fondatori
del
socialismo
scientifico
.
Passarono
più
volte
pei
due
tedeschi
agli
occhi
di
tanti
,
che
furon
sciovinisti
per
fino
fra
i
rivoluzionarii
,
anzi
passarono
per
organi
del
pangermanismo
nelle
invettive
di
quel
Bakunin
,
che
ebbe
l
'
animo
così
disposto
ad
inventare
...
per
non
dir
altro
:
essi
,
i
due
tedeschi
,
che
nella
patria
,
dalla
quale
usciron
da
esuli
fin
dagli
anni
della
prima
gioventù
,
incontrarono
lo
studiato
silenzio
di
quei
professori
,
ai
quali
è
atto
di
patriottismo
l
'
esercizio
del
servilismo
!
Quei
professori
,
in
fondo
,
si
vendicavano
.
Difatti
nel
Capitale
,
nel
quale
tutta
la
trattazione
s
'
inradica
nelle
tradizioni
della
economia
classica
,
non
esclusi
gli
scrittori
ingegnosi
e
spesso
geniali
che
ebbe
l
'
Italia
nel
secolo
XVIII
,
non
si
parla
se
non
con
sovrano
disprezzo
dei
signori
Roscher
e
compagni
.
Engels
,
che
con
tanta
cura
e
con
tanta
abilità
di
ampliamenti
espositivi
si
sforzò
di
rendere
popolari
i
resultati
delle
ricerche
dell
'
americano
Morgan
,
chiuso
com
'
era
nella
persuasione
,
che
ciò
che
egli
giustamente
chiamava
filosofia
classica
fosse
giunta
alla
sua
dissoluzione
in
Feuerbach
,
scrivendo
l
'
Antidühring
mostrò
noncuranza
,
dirò
francamente
eccessiva
,
per
la
filosofia
contemporanea
(
-
noncuranza
spiegabile
in
lui
,
ma
non
scusabile
,
anzi
ridicola
,
negli
altri
socialisti
,
che
per
imitazione
l
'
affettano
-
)
,
ossia
per
la
neocritica
dei
suoi
connazionali
.
Cotesta
sorte
tragica
fu
come
insita
alla
missione
loro
.
Essi
furon
con
l
'
animo
e
con
la
mente
rivolti
del
tutto
alla
causa
del
proletariato
d
'
ogni
nazione
:
e
perciò
i
prodotti
della
scienza
loro
hanno
in
ogni
nazione
quel
pubblico
soltanto
,
che
vi
si
vada
reclutando
tra
quelli
che
sian
capaci
di
una
consona
rivoluzione
intellettuale
.
In
Germania
,
ove
per
condizioni
storiche
speciali
,
e
soprattutto
perché
la
borghesia
non
v
'
è
mai
riuscita
a
spezzare
per
intero
la
compagine
dell
'
Ancien
Régime
(
vedete
che
quell
'
imperatore
può
tenervi
impunemente
il
linguaggio
d
'
un
vice
-
nume
,
e
non
è
poi
in
verità
che
un
Federico
Barbarossa
fattosi
commesso
viaggiatore
dell
'
in
German
made
)
,
la
democrazia
sociale
s
'
è
ridotta
e
fermata
in
serrata
falange
,
era
ben
naturale
che
le
idee
del
socialismo
scientifico
trovassero
favorevole
il
terreno
alla
normale
e
progressiva
diffusione
loro
.
Ma
nessuno
dei
socialisti
tedeschi
-
spero
almeno
-
si
sognerà
mai
di
considerare
le
idee
di
Marx
e
di
Engels
al
semplice
ragguaglio
dei
diritti
e
dei
doveri
,
dei
meriti
e
dei
demeriti
,
dei
Camarades
de
Parti
.
Ecco
per
es
.
che
cosa
Engels
scriveva
,
e
non
è
gran
tempo
(
)
:
Si
noterà
come
in
tutti
questi
articoli
io
mi
chiami
,
non
democratico
-
sociale
,
ma
comunista
.
E
ciò
perché
a
quel
tempo
si
davano
il
nome
di
democratici
sociali
,
in
molti
paesi
,
di
quelli
che
non
aveano
scritto
su
la
loro
bandiera
l
'
appropriazione
di
tutti
i
mezzi
di
produzione
da
parte
della
società
.
Per
democratico
-
sociale
s
'
intendeva
in
Francia
un
repubblicano
democratico
,
che
avesse
delle
simpatie
più
o
meno
genuine
,
ma
che
rimanevano
pur
sempre
indeterminate
,
per
la
classe
operaia
;
gente
,
insomma
,
come
Ledru
-
Rollin
del
1848
,
e
come
i
radicali
socialisti
del
1874
,
che
erano
intinti
di
proudhonismo
.
In
Germania
chiamavansi
democratici
-
sociali
i
lassalliani
:
ma
,
sebbene
la
gran
massa
di
essi
andasse
a
grado
a
grado
riconoscendo
la
necessità
della
socializzazione
dei
mezzi
di
produzione
,
pur
nondimeno
le
cooperative
di
produzione
,
sussidiate
dallo
stato
rimanevano
il
punto
essenziale
del
programma
del
partito
nella
sua
azione
pubblica
.
Era
dunque
per
me
e
per
Marx
assolutamente
impossibile
di
scegliere
un
termine
di
tale
elasticità
a
designazione
dei
nostro
specifico
punto
di
vista
.
Oggi
è
tutt
'
altro
,
e
la
parola
può
passare
;
sebbene
sia
pur
sempre
disadatta
a
significare
un
partito
il
cui
programma
è
,
non
genericamente
socialistico
,
ma
direttamente
comunistico
,
e
la
cui
finale
meta
politica
è
di
superare
ogni
forma
di
stato
,
e
quindi
anche
la
democrazia
.
I
patrioti
-
e
non
uso
punto
a
dileggio
cotesta
parola
-
hanno
,
mi
pare
,
di
che
consolarsi
e
confortarsi
.
Non
è
detto
in
conclusione
che
il
materialismo
storico
sia
il
patrimonio
intellettuale
di
una
sola
nazione
,
o
che
debba
rimanere
in
privilegio
d
'
una
clique
,
d
'
una
consorteria
o
d
'
una
setta
.
Esso
,
innanzi
tutto
,
appartiene
nella
sua
origine
obiettiva
alla
Francia
,
all
'
Inghilterra
e
alla
Germania
,
in
eguale
misura
.
Non
starò
qui
a
ripetere
ciò
che
dissi
in
altra
lettera
,
della
forma
di
pensiero
che
derivossi
nella
mente
dei
nostri
due
autori
per
lo
stadio
a
cui
era
giunta
,
nella
loro
giovinezza
,
la
coltura
intellettuale
dei
tedeschi
,
e
la
filosofia
in
ispecie
,
mentre
l
'
hegelismo
appunto
,
o
si
perdeva
nei
rigagnoli
di
una
nuova
scolastica
,
o
dava
luogo
ad
un
nuovo
e
più
poderoso
criticismo
.
Ma
era
pur
lì
la
grande
industria
inglese
con
tutte
le
miserie
che
l
'
accompagnavano
,
e
col
contraccolpo
ideologico
di
Owen
,
e
con
quello
pratico
dell
'
agitazione
cartista
.
Ma
eran
pur
lì
le
scuole
del
socialismo
francese
,
e
la
tradizione
rivoluzionaria
dell
'
Occidente
,
che
si
derivava
già
nelle
forme
del
comunismo
d
'
indole
modernamente
proletaria
.
Che
cos
'
è
il
Capitale
,
se
non
la
critica
di
quella
economia
,
che
,
come
rivoluzione
pratica
e
come
rappresentazione
teorica
di
questa
stessa
rivoluzione
,
era
venuta
a
piena
maturità
nella
sola
Inghilterra
,
fin
verso
il
'60
,
e
in
Germania
cominciava
appena
?
Che
cosa
è
il
Manifesto
dei
Comunisti
,
se
non
la
chiusa
e
la
esplicazione
del
socialismo
,
o
latente
,
o
palese
nei
movimenti
operai
di
Francia
e
d
'
Inghilterra
?
Ma
tutte
queste
cose
furono
continuate
e
portate
a
compimento
di
critica
,
la
filosofia
di
Hegel
non
esclusa
,
con
quella
critica
immanente
,
che
è
la
dialettica
con
le
sue
inversioni
;
ossia
,
per
via
di
quel
negare
,
che
non
è
contenziosa
e
avvocatesca
contrapposizione
di
concetto
a
concetto
,
di
opinione
ad
opinione
,
ma
che
invece
invera
ciò
che
nega
,
perché
in
ciò
che
nega
e
supera
,
trova
o
la
condizione
(
di
fatto
)
,
o
la
premessa
(
concettuale
)
del
procedere
stesso
(
)
.
Francia
e
Inghilterra
possono
ripigliare
,
senza
parere
che
compiano
un
atto
di
mera
imitazione
,
la
loro
parte
nella
elaborazione
del
materialismo
storico
.
Perché
i
francesi
non
avrebbero
oramai
da
scrivere
dei
libri
veramente
critici
su
Fourier
e
Saint
-
Simon
,
in
quanto
furono
,
e
nella
misura
in
cui
furono
,
veri
precursori
del
socialismo
contemporaneo
?
Non
c
è
occasione
a
lavorare
letterariamente
sui
moti
rivoluzionarii
dal
1830
al
1848
,
in
modo
si
veda
,
che
la
dottrina
del
Manifesto
non
fu
la
negazione
di
quelli
,
ma
il
loro
aboutissant
è
risolvente
?
A
riscontro
di
quel
18
Brumaio
di
Marx
,
che
,
pur
essendo
uno
scritto
genialissimo
,
e
nell
'
intento
suo
insuperabile
,
riman
sempre
un
opuscolo
di
occasione
e
di
tinta
pubblicistica
,
non
sarebbe
il
caso
di
comporre
una
meditata
storia
del
Colpo
di
stato
?
Ma
la
Comune
non
aspetta
ancora
la
sua
definitiva
trattazione
critica
?
Ma
la
Grande
Rivoluzione
,
intorno
alla
quale
esiste
una
letteratura
colossale
,
quanto
all
'
insieme
,
e
singolarmente
minutissima
quanto
ai
particolari
,
fu
mai
fino
ad
ora
trattata
a
fondo
in
tutto
l
'
intrinseco
del
sommovimento
delle
classi
che
vi
presero
parte
,
e
come
caso
esemplare
di
sociologia
economica
?
A
farla
breve
,
tutta
la
storia
moderna
di
Francia
e
d
'
Inghilterra
non
offre
essa
forse
agli
studiosi
un
più
largo
e
sicuro
capitolo
d
'
illustrazioni
al
materialismo
storico
,
di
quello
che
non
potessero
fino
a
poco
tempo
fa
offrirlo
le
condizioni
della
Germania
?
Queste
furono
,
nel
fatto
,
dalla
guerra
dei
trent
anni
in
poi
,
grandemente
intricate
pei
sopraggiunti
impedimenti
allo
sviluppo
,
e
nelle
teste
di
quelli
,
che
sopra
luogo
le
osservarono
,
rimasero
quasi
sempre
come
involute
in
varie
specie
di
nebulosità
ideologica
-
nebulosità
che
muoverebbe
a
riso
i
cronisti
fiorentini
del
secolo
XIV
.
Mi
son
fermato
su
questi
particolari
,
non
per
darmi
l
'
aria
di
consigliere
della
Francia
,
ma
per
aver
modo
di
osservare
da
ultimo
,
che
,
data
la
forma
dei
cervelli
di
lingue
latine
,
non
è
cosa
agevole
il
fare
entrare
in
essi
le
nuove
idee
,
se
altri
s
'
indugi
a
rappresentarle
esclusivamente
come
forme
astratte
del
pensiero
;
mentre
riescono
a
penetrarvi
,
con
pronto
e
suggestivo
effetto
,
quando
vengano
plasmate
in
racconti
e
in
esposizioni
,
che
in
qualche
modo
rassomiglino
ai
prodotti
dell
'
arte
.
Torno
per
un
momento
su
la
questione
del
tradurre
.
L
'
Antidühring
è
il
libro
che
prima
di
ogni
altro
conviene
che
entri
nella
circolazione
internazionale
.
Pochi
libri
io
conosco
,
che
possano
stargli
a
paro
,
per
densità
di
pensiero
,
per
molteplicità
di
punti
di
vista
,
per
duttilità
di
penetrazione
suggestiva
.
Può
essere
una
medicina
mentis
per
la
gioventù
intellettuale
,
che
di
solito
si
volge
,
incerta
di
sé
e
con
criterii
assai
vaghi
,
a
ciò
che
genericamente
ha
nome
di
socialismo
:
e
così
fu
nel
tempo
in
cui
apparve
,
come
ne
andò
scrivendo
un
tre
anni
fa
il
Bernstein
,
in
una
specie
di
commemorazione
pubblicata
nella
Neue
Zeit
.
Nella
letteratura
socialistica
rimane
quello
il
libro
insuperato
.
Ma
quel
libro
non
è
tetico
,
anzi
è
antitetico
.
Salvo
i
brani
isolabili
,
come
son
quelli
i
quali
presero
corpo
di
opuscolo
per
sé
stante
,
che
fa
da
un
pezzo
il
giro
del
mondo
(
Del
passaggio
del
socialismo
dall
'
utopia
alla
scienza
)
,
quel
libro
ha
a
suo
filo
conduttore
la
critica
del
signor
Dühring
,
in
quanto
ei
fu
inventore
di
una
filosofia
e
d
'
un
socialismo
a
modo
suo
.
Or
qual
persona
,
che
non
viva
nella
cerchia
dei
professanti
scienza
,
e
quanti
non
tedeschi
hanno
proprio
il
dovere
d
interessarsi
del
signor
Dühring
?
Ogni
nazione
ha
,
pur
troppo
,
i
suoi
Dühring
.
Un
Engels
di
altra
nazione
,
chi
sa
quali
altri
anti
-
chi
sa
che
cosa
avrebbe
scritto
o
scriverebbe
.
L
'
effetto
vero
di
quel
libro
mi
pare
debba
esser
questo
su
i
socialisti
di
altri
paesi
e
lingue
,
che
li
abiliti
a
fornirsi
di
quelle
attitudini
critiche
,
che
giovano
per
iscrivere
tutti
gli
altri
anti
-
x
occorrenti
a
combattere
ogni
altra
qualche
cosa
,
che
imbarazzi
od
inficii
il
socialismo
,
in
nome
di
tante
sociologie
pullulanti
d
'
ogni
parte
.
Le
armi
e
i
modi
della
critica
devono
,
da
paese
a
paese
,
subire
la
legge
della
variabilità
e
dell
'
adattamento
.
Curare
il
malato
e
non
la
malattia
;
-
in
ciò
consiste
la
modernità
della
medicina
.
A
fare
altrimenti
di
così
,
si
rischia
d
'
incorrere
nella
sorte
toccata
agli
hegeliani
,
che
vennero
su
in
Italia
dal
1840
al
1880
,
e
specie
nel
Mezzogiorno
,
anzi
a
Napoli
.
Furono
in
parte
dei
semplici
epigoni
,
ma
alcuni
furono
pensatori
di
polso
.
Nel
tutt
'
insieme
rappresentavano
una
corrente
rivoluzionaria
di
gran
conto
,
a
petto
del
tradizionale
scolasticismo
,
dello
spiritualismo
alla
francese
e
della
filosofia
del
così
detto
buon
senso
.
Di
tal
movimento
pur
qualcosa
s
'
è
risaputo
in
Francia
;
perché
fu
uno
di
questi
hegeliani
,
e
non
il
più
profondo
e
forte
di
tutti
,
il
Vera
(
)
,
che
dette
alla
Francia
appunto
le
più
leggibili
traduzioni
,
con
copiosissimi
commenti
,
di
alcune
delle
opere
fondamentali
di
Hegel
.
Di
tutto
quel
movimento
s
'
è
perduta
ora
da
noi
la
traccia
e
la
memoria
,
nel
giro
di
così
pochi
anni
.
Gli
scritti
di
quei
pensatori
non
si
trovano
che
dai
rivenditori
di
anticaglie
e
di
bagattelle
librarie
.
Cotesta
dispersione
nel
nulla
di
tutta
una
attività
scientifica
,
non
certo
irrilevante
,
non
è
solo
dovuta
alle
vicende
non
sempre
belle
e
laudabili
della
vita
universitaria
,
né
al
solo
dilagare
epidemico
del
positivismo
che
manda
qua
e
là
frutti
che
paiono
scienza
da
demi
-
monde
,
ma
a
ragioni
più
intrinseche
.
Quegli
hegeliani
scrissero
,
e
insegnarono
,
e
disputarono
come
se
stessero
,
non
a
Napoli
,
ma
a
Berlino
,
o
non
so
dove
.
Conversavano
mentalmente
coi
loro
Camarades
d
Allemagne
(
)
.
Rispondevano
dalla
cattedra
o
negli
scritti
alle
obiezioni
di
critici
noti
a
loro
soltanto
;
facendo
così
un
dialogo
,
che
a
lettori
e
uditori
parea
monologo
.
Non
riuscirono
a
plasmare
le
loro
trattazioni
e
la
loro
dialettica
in
libri
,
che
apparissero
qual
nuovo
acquisto
intellettuale
della
nazione
.
Cotesto
non
piacevole
e
non
lusinghiero
ricordo
mi
stava
innanzi
alla
mente
,
quando
,
quasi
repugnante
,
mi
misi
a
scrivere
il
primo
dei
due
miei
saggi
di
materialismo
storico
,
ai
quali
ora
non
c
'
è
ragione
io
non
ne
faccia
succedere
degli
altri
.
Mi
domandava
più
volte
:
ma
da
che
parte
devo
rifarmi
,
per
dir
cose
,
che
ai
lettori
italiani
non
tornino
ostiche
,
straniere
e
strane
?
Mi
dire
che
io
son
riuscito
:
e
così
sia
.
Non
sarebbe
un
caso
singolare
di
scortesia
,
che
io
volessi
ribattere
,
ragionando
,
da
arbitro
,
di
me
e
delle
lodi
che
voi
mi
fate
?
Nel
leggere
-
così
scrivevo
a
un
di
presso
cinque
anni
fa
ad
Engels
la
Heilige
Familie
,
mi
son
ricordato
degli
hegeliani
di
Napoli
,
in
mezzo
ai
quali
io
vissi
da
giovanissimo
,
e
mi
pare
di
avere
inteso
e
assaporato
quel
libro
,
più
che
non
possa
riuscire
a
molti
,
cui
mancano
al
presente
i
dati
proprii
e
intuitivi
di
quel
curioso
umorismo
.
Mi
parea
di
averla
vista
io
stesso
da
vicino
quella
curiosa
coterie
di
Charlottenburg
,
da
Marx
e
da
voi
così
singolarmente
persiflée
.
Mi
si
ripresentava
allo
spirito
,
più
che
tutti
gli
altri
,
un
professore
di
estetica
,
originalissimo
e
genialissimo
uomo
,
che
deduceva
i
romanzi
di
Balzac
,
costruiva
la
cupola
di
S
.
Pietro
e
disponeva
in
serie
genetica
gl
'
istrumenti
musicali
;
e
pian
piano
,
di
negazione
in
negazione
,
e
con
la
negazione
della
negazione
,
giunse
da
ultimo
alla
metafisica
dell
'
inconoscibile
,
che
,
ignaro
come
ei
fu
sempre
dello
Spencer
,
e
anzi
a
guisa
di
uno
Spencer
non
glorificato
,
chiamò
l
'
innominabile
.
Anch
'
io
da
giovane
vissi
in
quella
specie
di
palestra
,
e
non
me
ne
rincresce
;
vissi
per
anni
con
l
'
animo
diviso
fra
Hegel
e
Spinoza
:
di
quello
difesi
,
con
giovanile
ingenuità
,
la
dialettica
contro
lo
Zeller
che
iniziava
il
neokantismo
;
di
questo
sapevo
a
memoria
gli
scritti
,
e
ne
esposi
,
con
intendimento
di
innamorato
,
la
teoria
degli
affetti
e
delle
passioni
.
Ora
tutte
coteste
cose
mi
tornano
nella
memoria
come
lontanissima
preistoria
.
Avrò
subita
anch
'
io
la
mia
negazione
della
negazione
?
Voi
mi
spronate
a
scrivere
di
comunismo
:
ma
io
temo
sempre
di
far
di
cosa
di
nessun
valore
quanto
alle
forze
mie
,
e
di
poco
effetto
quanto
all
'
Italia
.
E
lui
a
rispondermi
...
;
ma
qui
faccio
punto
.
Mi
pare
sia
cosa
presso
che
incivile
il
riprodurre
senza
urgente
ragione
di
pubblico
interesse
,
le
lettere
private
,
specie
a
breve
tempo
dalla
morte
di
chi
le
scrisse
.
In
tutti
i
casi
,
anche
stralciando
da
tali
lettere
private
ciò
che
può
esservi
di
puramente
occasionale
,
e
serbandone
solo
ciò
che
è
di
dottrina
e
di
scienza
,
esse
fan
sempre
poca
fede
e
son
di
poco
peso
,
a
fronte
degli
scritti
meditatamente
destinati
alla
pubblicità
.
Col
crescere
dell
'
interesse
per
il
materialismo
storico
,
e
nel
difetto
di
una
letteratura
,
che
estesamente
e
partitamente
lo
illustri
,
s
'
è
dato
il
caso
che
Engels
,
negli
ultimi
anni
di
sua
vita
,
qual
professore
che
non
sieda
in
cattedra
,
fosse
interrogato
,
e
anzi
tormentato
di
continuo
con
infinite
domande
da
parte
di
molti
,
che
si
iscrivevano
spontanei
da
studenti
liberi
nella
vagante
ed
eslege
Università
del
socialismo
.
Di
qui
le
lettere
che
furon
pubblicate
,
e
quelle
altre
molte
,
che
son
rimaste
inedite
.
In
quelle
tre
lettere
,
che
il
Devenir
Social
riprodusse
recentemente
da
una
rivista
di
Berlino
e
da
un
giornale
di
Lipsia
,
apparisce
chiaro
come
fosse
in
lui
una
certa
temenza
,
che
il
marxismo
diventasse
troppo
presto
una
dottrina
a
buon
mercato
.
A
molti
dei
professanti
la
scienza
,
non
nella
vagante
Università
del
popolo
di
là
da
venire
,
ma
in
questa
che
realmente
esiste
nella
presente
società
ufficiale
,
capita
d
'
esser
messi
fra
l
'
uscio
e
il
muro
dagli
studenti
e
dagli
studiosi
,
perché
,
uno
pede
stantes
,
rispondano
ad
ogni
quesito
,
come
chi
avesse
stampata
nel
cervello
la
ragione
universale
delle
cose
.
I
più
vanitosi
fra
i
professori
,
per
non
ismentire
la
ieratica
sacramentalità
della
scienza
,
e
come
se
questa
consistesse
del
tutto
nella
materialità
del
conosciuto
,
e
non
principalmente
nella
virtuosità
e
correttezza
formale
dell
'
atto
del
sapere
,
rispondono
difilato
,
riuscendo
a
fare
assai
di
sovente
la
satira
di
se
stessi
,
da
imitatori
del
saporitissimo
Mefistofele
in
maschera
di
maestro
in
tutte
e
quattro
le
facoltà
.
Pochi
hanno
la
socratica
rassegnazione
di
rispondere
:
non
so
,
ma
so
di
non
sapere
,
e
so
che
si
potrà
sapere
,
ed
io
stesso
potrò
sapere
,
se
avrò
compiuti
gli
atti
di
sforzo
,
ossia
di
lavoro
,
che
occorre
per
sapere
,
-
e
se
mi
date
degli
anni
indefiniti
,
con
l
'
indefinita
attitudine
dell
'
applicazione
metodica
del
lavoro
,
io
potrò
indefinitamente
saper
quasi
tutto
.
Ed
ecco
in
che
cosa
consiste
quel
capovolgimento
pratico
della
teorica
della
conoscenza
,
che
è
insito
al
materialismo
storico
.
Ogni
atto
di
pensiero
è
uno
sforzo
;
cioè
un
lavoro
nuovo
.
A
compierlo
occorrono
innanzi
tutto
i
materiali
dell
'
esperienza
depurata
,
e
gl
'
istrumenti
metodici
,
resi
familiari
e
maneggevoli
dal
lungo
uso
.
Non
c
'
è
dubbio
,
che
il
lavoro
compiuto
,
ossia
il
pensiero
prodotto
,
agevoli
i
nuovi
sforzi
diretti
alla
produzione
di
novello
pensiero
;
in
prima
,
perché
i
prodotti
precedenti
rimangono
obiettivati
nei
mezzi
intuitivi
dello
scritto
e
delle
altre
arti
rappresentative
,
e
,
in
secondo
luogo
,
perché
l
'
energia
in
noi
internamente
accumulata
penetra
e
investe
il
nuovo
lavoro
,
qual
ritmo
del
procedimento
,
nella
qual
cosa
(
ossia
nel
ritmo
)
consiste
appunto
il
metodo
della
memoria
,
del
ragionamento
,
dell
'
espressione
,
della
comunicativa
,
e
così
via
.
Ma
macchine
pensanti
non
si
diventa
mai
!
Tutte
le
volte
che
ci
mettiamo
nuovamente
a
pensare
,
oltre
che
ci
necessitano
sempre
i
mezzi
e
gl
'
incentivi
esterni
ed
obiettivi
della
materia
empirica
,
ci
occorre
ancora
uno
sforzo
adeguato
per
passare
dagli
stati
più
elementari
della
vita
psichica
a
quello
stadio
superiore
derivato
e
complesso
,
che
è
il
pensiero
,
nel
quale
non
possiamo
mantenerci
,
se
non
per
atto
di
attenzione
volontaria
,
che
ha
intensità
e
durata
di
speciale
e
non
sorpassabile
misura
.
Cotesto
lavoro
,
che
a
noi
si
rivela
nella
nostra
diretta
ed
immediata
coscienza
,
qual
fatto
,
che
ci
concerna
solo
in
quanto
siamo
persone
singole
e
circoscritte
dalla
nostra
naturale
individuazione
,
non
si
avvera
in
ciascun
di
noi
,
se
non
in
quanto
noi
siamo
appunto
,
nell
'
ambiente
della
convivenza
,
esseri
socialmente
e
quindi
anche
storicamente
condizionati
.
I
mezzi
della
convivenza
sociale
,
che
sono
,
da
un
lato
le
condizioni
e
gl
'
istrumenti
,
e
dall
'
altro
i
prodotti
della
collaborazione
variamente
specificata
,
costituiscono
,
al
di
là
di
ciò
che
offre
a
noi
la
natura
propriamente
detta
,
la
materia
e
gl
'
incentivi
della
nostra
formazione
interiore
.
Di
qui
nascono
gli
abiti
secondarii
,
derivati
e
complessi
,
pei
quali
,
di
là
dai
termini
della
nostra
corporea
configurazione
,
sentiamo
il
nostro
proprio
io
come
la
parte
di
un
noi
,
il
che
vuol
dire
,
in
concreto
,
di
un
modo
di
vivere
,
di
un
costume
,
di
una
istituzione
,
di
uno
stato
,
di
una
chiesa
,
di
una
patria
,
di
una
tradizione
storica
,
e
così
via
.
In
coteste
correlazioni
di
consociazione
pratica
,
che
corrono
da
individuo
a
individuo
,
han
la
loro
radice
e
hanno
il
loro
fondamento
obiettivo
e
prosaico
tutte
quelle
varie
rappresentazioni
ideologiche
di
spirito
pubblico
,
di
psiche
sociale
,
di
coscienza
etnica
,
e
così
via
,
intorno
alle
quali
,
come
gente
che
pigli
per
enti
e
sostanze
i
rapporti
e
le
relazioni
,
speculano
,
da
metafisici
di
pessima
scuola
,
i
sociologisti
e
psicologisti
,
che
io
chiamerei
simbolisti
e
simboleggianti
.
In
questi
medesimi
rapporti
pratici
nascono
le
comuni
correnti
,
per
le
quali
il
pensiero
individuo
,
e
la
scienza
che
ne
deriva
,
son
vere
e
proprie
funzioni
sociali
.
E
così
siamo
daccapo
nella
filosofia
della
praxis
,
che
è
il
midollo
del
materialismo
storico
.
Questa
è
la
filosofia
immanente
alle
cose
su
cui
filosofeggia
.
Dalla
vita
al
pensiero
,
e
non
già
dal
pensiero
alla
vita
;
ecco
il
processo
realistico
.
Dal
lavoro
,
che
è
un
conoscere
operando
,
al
conoscere
come
astratta
teoria
:
e
non
da
questo
a
quello
.
Dai
bisogni
,
e
quindi
dai
varii
stati
interni
di
benessere
e
di
malessere
,
nascenti
dalla
soddisfazione
o
insoddisfazione
dei
bisogni
,
alla
creazione
mitico
-
poetica
delle
ascoste
forze
della
natura
:
e
non
viceversa
.
In
questi
pensieri
è
il
segreto
di
una
asserzione
di
Marx
,
che
è
stata
per
molti
un
rompicapo
,
che
egli
avesse
,
cioè
,
arrovesciata
(
)
la
dialettica
di
Hegel
:
il
che
vuol
dire
,
in
prosa
corrente
,
che
alla
semovenza
ritmica
d
'
un
pensiero
per
sé
stante
(
-
la
generatio
aequivoca
delle
idee
!
-
)
rimane
sostituita
la
semovenza
delle
cose
,
delle
quali
il
pensiero
è
da
ultimo
un
prodotto
.
In
fine
,
il
materialismo
storico
?
ossia
la
filosofia
della
praxis
,
in
quanto
investe
tutto
l
uomo
storico
e
sociale
,
come
mette
termine
ad
ogni
forma
d
'
idealismo
,
che
consideri
le
cose
empiricamente
esistenti
qual
riflesso
,
riproduzione
,
imitazione
,
esempio
,
conseguenza
o
come
altro
dicasi
,
d
'
un
pensiero
,
come
che
siasi
,
presupposto
,
così
è
la
fine
anche
del
materialismo
naturalistico
,
nel
senso
fino
a
pochi
anni
fa
tradizionale
della
parola
.
La
rivoluzione
intellettuale
,
che
ha
condotto
a
considerare
come
assolutamente
obiettivi
i
processi
della
storia
umana
,
è
coeva
e
rispondente
a
quell
'
altra
rivoluzione
intellettuale
,
che
è
riuscita
a
storicizzare
la
natura
fisica
.
Questa
non
è
più
,
per
alcun
uomo
pensante
,
un
fatto
,
che
non
fu
mai
in
fieri
,
un
avvenuto
che
non
è
mai
divenuto
,
un
eterno
stante
che
non
proceda
,
e
molto
meno
il
creato
d
'
una
volta
sola
,
che
non
sia
la
creazione
di
continuo
in
atto
.
V
.
Roma
,
24
maggio
'97
Ripigliando
al
punto
dov
'
ero
rimasto
l
'
altra
volta
,
mi
pare
voi
abbiate
pienamente
ragione
di
rimettere
in
campo
il
problema
della
filosofia
in
generale
.
Mi
riferisco
,
così
dicendo
,
non
solo
alla
vostra
Prefazione
,
che
io
vado
quasi
moltiplicando
di
effetto
in
questo
mio
prolungato
conversar
per
iscritto
,
ma
anche
ad
alcuni
vostri
articoli
nel
Devenir
Social
,
e
,
inoltre
,
a
parecchie
delle
lettere
private
,
che
avete
avuto
la
cortesia
d
indirizzarmi
.
Vi
dà
pensiero
,
in
fondo
,
che
il
materialismo
storico
possa
apparire
come
campato
in
aria
,
fino
a
che
abbia
di
contro
a
sé
delle
altre
filosofie
,
con
le
quali
non
armonizzi
,
e
fino
a
quando
non
si
trovi
modo
di
sviluppare
la
filosofia
,
che
gli
è
propria
,
come
quella
che
è
insita
ed
immanente
ai
suoi
assunti
e
alle
sue
premesse
.
Ho
capito
bene
?
Voi
accennate
esplicitamente
alla
psicologia
,
all
'
etica
,
e
alla
metafisica
.
Con
quest
'
ultimo
termine
intendete
di
significare
ciò
che
io
,
per
effetto
di
altri
abiti
dello
spirito
e
di
altre
maniere
di
trattazione
didattica
,
chiamerei
per
es
.
:
Dottrina
generale
,
o
della
Conoscenza
,
o
delle
Forme
fondamentali
del
pensiero
,
e
cosi
via
,
a
un
di
presso
,
o
per
eccesso
di
cautela
,
o
per
tema
di
non
incorrere
in
equivocazione
,
ed
anche
per
non
urtare
in
certi
pregiudizii
.
Passo
,
però
,
sopra
a
cotesti
accessorii
terminologici
;
tanto
perché
noi
,
in
fatto
di
scienza
,
non
siam
tenuti
a
starcene
al
significato
che
i
termini
hanno
nella
comune
esperienza
e
nella
comune
intuizione
(
quando
,
come
nella
vita
ordinaria
,
non
c
'
è
dato
di
chiamare
altrimenti
che
pane
il
pane
)
;
ma
quei
significati
fissiamo
noi
stessi
,
ponendo
e
sviluppando
i
concetti
,
che
vogliamo
compendiariamente
formulare
con
una
parola
di
convenzione
.
Si
starebbe
freschi
a
voler
dedurre
il
significato
ed
il
contenuto
per
es
.
della
chimica
dall
'
etimo
di
tal
parola
:
ci
troveremmo
di
faccia
all
'
Egitto
antichissimo
,
anzi
al
nome
che
significa
la
terra
gialliccia
dai
due
lati
delle
sponde
del
Nilo
e
fino
ai
monti
!
Vi
lascio
in
pace
in
compagnia
della
parola
metafisica
,
se
in
questa
v
'
accomoda
d
'
acquietarvi
.
Frivolezze
!
Se
un
estensore
di
catalogo
cacciasse
domani
nella
rubrica
dei
metà
physiká
i
Primi
principii
dell
'
oramai
indispensabile
Spencer
,
non
farebbe
nulla
di
più
e
nulla
di
meno
di
quel
che
fece
il
bibliotecario
ai
Pergamo
nell
'
appiccicare
cotale
etichetta
a
quei
vani
trattati
di
prima
filosofia
(
Aristotele
non
usa
altro
termine
a
denotarli
)
,
che
nessuna
cura
di
vecchi
commentatori
,
né
di
critici
moderni
,
è
riuscita
a
ridurre
mai
alla
trasparenza
e
conseguenza
di
libro
giunto
a
perfezione
.
Chi
sa
quanti
sarebbero
lieti
ora
di
scovrire
,
che
in
fin
delle
fini
il
vecchio
Stagirita
,
che
ha
ingombrato
di
sé
le
menti
degli
uomini
per
tanti
secoli
,
ed
è
stato
insegna
a
tante
battaglie
dello
spirito
,
non
fu
se
non
un
altro
Spencer
d
'
altri
tempi
,
che
,
magari
per
sola
colpa
dei
tempi
,
scrisse
in
greco
,
e
anche
maluccio
.
La
tradizione
non
dee
pesare
sopra
di
noi
come
un
incubo
,
come
un
impedimento
,
come
un
impaccio
,
come
oggetto
di
culto
e
di
stupida
reverenza
;
e
siamo
bene
intesi
di
ciò
:
-
ma
,
d
'
altra
parte
,
la
tradizione
è
ciò
che
ci
tiene
nella
storia
,
il
che
è
quanto
dire
,
che
è
ciò
che
ci
ricollega
alle
condizioni
faticosamente
acquisite
,
le
quali
agevolano
il
lavoro
nuovo
e
rendono
possibile
il
progresso
.
A
fare
altrimenti
si
è
bestie
;
perché
il
solo
lavorio
secolare
della
storia
differenzia
noi
dagli
animali
.
E
poi
,
inoltre
,
nessun
che
si
metta
a
studiare
,
sia
pur
nel
modo
più
concreto
,
empirico
,
particolare
,
minuto
e
circostanziato
,
un
qualunque
lato
della
realtà
,
può
rifiutarsi
mai
di
ammettere
,
che
a
un
certo
punto
si
è
come
assaliti
dal
bisogno
di
ripensare
alle
forme
generali
(
ossia
alle
categorie
)
,
che
son
ricorrenti
negli
atti
particolari
del
pensiero
(
unità
,
pluralità
,
totalità
,
condizione
,
fine
,
ragion
d
'
essere
,
causa
,
effetto
,
progressione
,
finito
,
infinito
e
così
via
)
.
Ora
,
per
poco
che
in
questa
nuova
curiosità
ci
soffermiamo
,
i
problemi
universali
della
conoscenza
ci
s
'
impongono
;
ossia
,
ci
appariscono
come
necessariamente
dati
:
-
e
in
questa
inevitabile
suggestione
ha
origine
e
sede
anche
ciò
che
voi
chiamate
metafisica
,
e
che
può
chiamarsi
altrimenti
.
Tutto
sta
a
sapere
come
cotesti
dati
vengano
poi
da
noi
maneggiati
.
La
nota
caratteristica
,
parlando
,
s
'
intende
,
molto
genericamente
,
del
pensiero
classico
(
dico
dei
greci
)
,
è
una
certa
ingenuità
nell
'
uso
e
nella
trattazione
di
tali
concetti
.
La
nota
caratteristica
della
filosofia
moderna
,
e
qui
di
nuovo
molto
per
le
generali
,
è
il
dubbio
metodico
,
e
quindi
il
criticismo
,
che
accompagna
,
a
guisa
di
sospettosa
cautela
,
l
'
uso
di
tali
forme
,
così
nell
'
intrinseco
,
come
nella
portata
estensiva
.
Ciò
che
decide
di
tale
passaggio
dalla
ingenuità
alla
critica
è
la
osservazione
metodica
(
scarsa
per
estensione
e
per
sussidii
negli
antichi
)
,
e
,
più
che
l
'
osservazione
,
l
'
esperimento
volontariamente
e
tecnicamente
condotto
(
che
mancò
quasi
del
tutto
agli
antichi
)
.
Sperimentando
,
noi
diventiamo
collaboratori
della
natura
;
-
noi
produciamo
ad
arte
ciò
che
la
natura
da
per
sé
produce
.
Esperimentando
ad
arte
,
le
cose
cessan
dall
'
esser
per
noi
dei
meri
obietti
rigidi
della
visione
perché
si
vanno
,
anzi
,
generando
sotto
la
nostra
guida
;
e
il
pensiero
cessa
dall
'
essere
un
presupposto
,
o
un
'
anticipazione
paradigmatica
delle
cose
,
anzi
diventa
concreto
,
perché
cresce
con
le
cose
,
a
intelligenza
delle
quali
viene
progressivamente
concrescendo
.
L
'
esperimento
ad
arte
e
metodico
finisce
da
ultimo
per
indurci
nella
persuasione
di
questa
verità
semplicissima
:
che
anche
prima
che
nascesse
la
scienza
,
e
in
tutti
gli
uomini
che
alla
scienza
non
arrivano
,
le
attività
interiori
,
compreso
l
'
uso
della
ovvia
riflessione
,
sono
come
un
venir
crescendo
,
per
la
sollecitazione
dei
bisogni
,
di
noi
in
noi
stessi
,
e
cioè
un
generarsi
di
nuove
condizioni
,
successivamente
elaborate
(
)
.
Anche
per
questo
rispetto
il
materialismo
storico
è
la
chiusa
di
un
lungo
sviluppo
.
Esso
giustifica
perfino
il
processo
storico
del
sapere
scientifico
facendo
questo
sapere
qualitativamente
consono
e
quantitativamente
proporzionale
alla
capacità
del
lavoro
;
cioè
facendolo
rispettivo
ai
bisogni
.
Torno
a
voi
,
e
vi
do
ragione
per
la
staffilata
che
aggiustate
all
'
agnosticismo
.
Esso
è
il
pendant
inglese
del
neokantismo
tedesco
:
con
un
notevole
divario
però
.
Questo
,
il
neokantismo
,
non
rappresenta
,
in
conclusione
,
se
non
una
corrente
accademica
,
che
ci
ha
dato
,
con
una
più
chiara
conoscenza
di
Kant
,
una
utile
letteratura
da
eruditi
;
mentre
quello
,
l
'
agnosticismo
,
per
la
sua
diffusione
popolare
,
è
un
fatto
sintomatico
della
presente
condizione
di
certe
classi
sociali
.
I
socialisti
avrebbero
tutte
le
ragioni
di
credere
,
che
quel
fatto
sintomatico
sia
uno
degli
indizi
della
decadenza
della
borghesia
.
Fa
,
certo
,
un
malinconico
contrasto
con
la
eroica
securtà
del
vero
,
che
assiste
il
pensiero
nei
prodromi
della
storia
moderna
(
Bruno
e
Spinoza
!
)
,
con
l
'
asseveranza
da
Convenzionali
,
che
fu
propria
dei
pensatori
del
secolo
passato
fino
a
venir
poi
giù
giù
alla
filosofia
classica
di
Germania
,
ed
anche
con
la
precisione
dei
metodi
esplorativi
,
i
quali
hanno
ai
tempi
nostri
allargato
di
tanto
il
dominio
del
pensiero
su
la
natura
.
Ha
l
'
aria
della
paurosa
rassegnazione
.
Manca
del
carattere
essenziale
ad
ogni
filosofia
,
secondo
Hegel
,
ossia
del
coraggio
della
verità
.
Un
qualcuno
di
quei
marxisti
,
che
inducono
così
senz
'
altro
,
a
bruciapelo
,
dalle
condizioni
economiche
ai
riflessi
ideologici
,
come
chi
issofatto
traducesse
i
segni
stenografici
,
potrebbe
quasi
dire
,
che
cotesto
Inconoscibile
,
tanto
celebrato
da
una
vasta
setta
di
quietisti
della
ragione
,
è
segno
già
che
lo
spirito
dell
'
epoca
borghese
non
è
più
atto
a
guardare
perspicuamente
nell
'
ordinamento
del
mondo
,
perché
il
capitalismo
,
dal
quale
esso
toglie
l
'
orientazione
,
è
già
in
se
fradicio
;
e
,
per
ciò
,
molti
,
nell
'
istintiva
coscienza
della
prossima
rovina
,
si
dànno
ad
una
specie
di
religione
dell
'
imbecillità
.
Simile
asserto
potrebbe
sembrare
per
fino
ingegnosamente
bello
,
pur
rimanendo
non
dimostrabile
:
sebbene
poi
rassomigli
a
molte
delle
sciocchezze
,
che
furon
dette
da
tanti
in
nome
dell
'
interpretazione
economica
della
storia
(
)
.
E
invece
,
io
dico
,
che
cotesto
agnosticismo
ci
rende
un
grande
servigio
.
Fermandosi
gli
agnosticisti
a
dire
e
a
ripetere
,
che
non
è
dato
di
conoscere
la
cosa
in
sé
,
l
'
intimissimo
della
natura
,
la
causa
ultima
e
il
fondo
dei
fenomeni
,
essi
per
un
'
altra
via
,
ossia
a
modo
loro
,
come
gente
,
cioè
,
che
rimpianga
l
'
impossibile
,
vengono
a
quello
stesso
resultato
al
quale
arriviamo
noi
,
non
con
rimpianto
ma
da
realisti
che
non
cercano
l
aiuto
della
immaginazione
,
e
cioè
:
che
non
si
può
pensare
se
non
su
quello
che
noi
possiamo
sperimentare
,
in
lato
senso
,
noi
stessi
.
Guardiamo
a
ciò
che
è
accaduto
nel
campo
della
psicologia
;
fu
fugata
,
da
un
canto
,
la
illusione
ideologica
,
che
i
fatti
psichici
si
spieghino
assumendone
a
sostanziale
subietto
un
ente
iperfisico
;
-
fu
bandita
,
dall
'
altro
canto
,
la
volgarità
,
più
materiale
che
materialistica
,
essere
il
pensiero
una
secrezione
del
cervello
;
-
fu
fissata
l
'
inerenza
dei
fatti
psichici
nello
specificato
organismo
,
in
quanto
l
'
organismo
stesso
è
un
processo
di
formazione
,
e
in
quanto
i
fatti
psichici
sono
la
interiorità
dell
'
attività
dei
nervi
,
ossia
questa
attività
in
quanto
è
coscienza
;
-
fu
respinta
la
grossolana
ipotesi
del
materialismo
semplicistico
,
che
cotesta
interiorità
,
la
quale
si
conserva
e
si
complica
,
per
il
solo
fatto
che
noi
ne
scovriamo
giorno
per
giorno
le
rispettive
condizioni
nei
centri
nervosi
,
in
quanto
è
interiorità
,
ossia
funzione
di
coscienza
,
possa
essere
estensivamente
osservata
;
-
ed
eccoci
arrivati
alla
scienza
psichica
,
che
è
impreciso
,
per
non
dire
erroneo
,
di
chiamare
psicologia
senza
l
'
anima
,
ma
bisogna
denominare
scienza
dei
prodotti
psichici
senza
il
mito
della
sostanza
spirituale
.
Quando
Engels
nell
'
Antidühring
usava
della
parola
metafisica
in
senso
peggiorativo
,
intendeva
appunto
di
riferirsi
a
quelle
maniere
di
pensare
,
ossia
di
concepire
,
di
inferire
,
di
esporre
,
che
son
l
'
opposto
della
considerazione
genetica
,
e
quindi
(
subordinatamente
)
dialettica
delle
cose
.
Tali
maniere
son
contrassegnate
da
questi
due
caratteri
:
in
prima
dal
fissare
,
come
per
sé
stanti
,
e
del
tutto
indipendenti
l
'
uno
dall
'
altro
,
quei
termini
del
pensiero
,
i
quali
in
verità
son
termini
solo
in
quanto
rappresentano
i
punti
di
correlazione
e
di
transizione
ai
un
processo
;
e
,
in
secondo
luogo
,
nel
considerare
quei
termini
stessi
del
pensiero
come
un
presupposto
,
un
'
anticipazione
,
o
anzi
un
tipo
od
un
prototipo
della
povera
e
parvente
realtà
empirica
.
Nel
primo
rispetto
,
per
es
.
,
causa
ed
effetto
,
mezzo
e
fine
,
ragion
d
'
essere
e
realtà
,
e
così
via
,
si
presentano
allo
spirito
soltanto
come
termini
distinti
,
e
quindi
diversi
,
e
alcune
volte
opposti
;
quasiché
si
desser
cose
,
che
siano
per
sé
esclusivamente
cause
ed
altre
che
siano
per
sé
esclusivamente
effetti
,
e
così
di
seguito
.
Nel
secondo
caso
pare
come
se
il
mondo
dell
'
esperienza
ci
si
andasse
disintegrando
e
scindendo
innanzi
agli
occhi
in
sostanza
ed
accidenti
,
in
cosa
in
sé
e
fenomeno
,
in
possibilità
e
in
ovvia
esistenza
.
Tutta
cotesta
critica
si
risolve
nell
'
esigenza
realistica
di
considerare
i
termini
del
pensiero
,
non
come
cose
ed
entità
fisse
,
ma
come
funzioni
;
perché
quei
termini
hanno
valore
,
solo
in
quanto
noi
abbiamo
qualcosa
da
pensare
attivamente
,
e
siamo
in
effettivo
atto
di
pensare
,
procedendo
.
Cotesta
critica
dcll
'
Engels
,
che
per
molti
rispetti
è
specificabile
e
precisabile
ancora
,
e
soprattutto
per
ciò
che
riguarda
la
origine
di
cotesto
pensare
metafisicamente
,
ripete
a
modo
suo
la
opposizione
hegeliana
fra
l
'
intendimento
,
che
fissa
gli
opposti
come
tali
,
e
la
ragione
,
che
gli
opposti
rimette
in
serie
di
processo
ascendente
-
(
la
divina
arte
di
conciliare
gli
opposti
,
direbbe
Bruno
-
omnis
determinatio
est
negatio
,
diceva
Spinoza
)
.
Cotesta
metafisica
,
sensu
deteriori
,
ha
alla
lontana
una
qualche
analogia
con
la
origine
dei
miti
.
S
'
inradica
nella
teologia
,
in
quanto
questa
è
diretta
a
rendere
plausibili
al
ragionamento
formale
i
dati
(
subiettivi
sì
,
ma
che
l
'
autoillusione
fa
parere
obiettivi
)
del
credere
.
Quanti
miracoli
non
ha
fatto
il
quasi
-
mito
dell
'
eterno
logos
?
Tale
metafisica
,
in
senso
diremo
oramai
dispregiativo
,
come
stadio
e
come
intoppo
di
un
pensiero
ancora
in
formazione
,
ricorre
in
ogni
ramo
del
sapere
.
Quanto
sforzo
non
è
costato
alla
riflessione
dottrinale
,
nel
campo
della
linguistica
,
l
'
andar
sostituendo
alla
illusione
paradigmatica
delle
forme
grammaticali
la
genesi
di
queste
:
genesi
che
va
psicologicamente
cercata
ed
accertata
nel
vario
atteggiarsi
del
parlare
,
che
è
un
fare
ed
un
produrre
,
e
non
un
semplice
factum
?
Così
fatta
metafisica
,
in
senso
d
'
ironia
,
esiste
ed
esisterà
forse
sempre
nei
derivati
verbali
e
fraseologici
dell
'
espressione
del
pensiero
;
perché
la
lingua
,
senza
della
quale
noi
non
potremmo
,
né
addivenire
alla
precisione
ai
quello
,
né
formularne
la
manifestazione
,
al
tempo
stesso
che
dice
,
altera
ciò
che
esprime
,
ed
ha
perciò
sempre
in
sé
il
germe
del
mito
.
Sprofondiamoci
pur
quanto
si
voglia
nella
teoria
più
generale
delle
vibrazioni
,
noi
diremo
sempre
:
la
luce
produce
questo
effetto
:
il
calore
opera
così
.
Si
ha
sempre
la
tentazione
,
o
per
lo
meno
si
corre
il
pericolo
,
di
sostantivare
un
processo
,
o
i
termini
di
esso
.
Le
relazioni
,
per
via
di
una
illusionale
proiezione
,
divengono
cose
,
e
queste
cose
escogitate
divengono
,
alla
volta
loro
,
soggetti
operanti
.
Se
facciamo
attenzione
,
a
questa
così
frequente
ricaduta
del
nostro
spirito
nell
'
esercizio
prescientifico
dei
mezzi
verbali
,
noi
ritroviamo
in
noi
stessi
i
dati
psicologici
del
modo
come
si
originarono
,
in
altre
circostanze
e
tempi
,
le
obiettivazioni
delle
forme
del
pensiero
stesso
in
enti
e
in
entità
,
come
è
il
caso
tipico
delle
idee
platoniche
:
e
lo
dico
tipico
perché
è
il
più
plastico
fra
tutti
.
Di
tale
metafisica
,
in
quanto
essa
è
la
immaturità
di
una
mente
non
ancora
scaltrita
dall
'
autocritica
,
e
non
rafforzata
dall
'
esperimento
,
è
piena
tutta
la
storia
;
che
appunto
per
ciò
,
come
per
tanti
altri
motivi
,
è
anche
superstizione
,
mitologia
,
religione
,
poesia
,
fanatismo
delle
parole
,
e
culto
delle
vuote
forme
.
Lascia
,
cotale
metafisica
,
le
sue
tracce
anche
in
ciò
che
ai
tempi
nostri
chiamiamo
orgogliosamente
scienza
.
Non
aduggia
essa
forse
il
campo
della
economia
politica
?
Quel
danaro
,
che
,
da
semplice
mezzo
di
scambio
qual
è
in
prima
,
si
fa
capitale
,
solo
in
quanto
è
in
funzione
col
lavoro
produttivo
,
non
diventa
forse
,
nella
fantasia
degli
economisti
,
capitale
ab
origine
,
che
per
un
diritto
innato
getti
interesse
?
Ecco
il
gran
significato
di
quel
capitolo
di
Marx
,
dove
si
parla
del
capitale
come
di
feticcio
(
)
Di
questi
feticci
è
piena
la
scienza
economica
.
La
qualità
di
merce
,
che
è
propria
del
prodotto
del
lavoro
umano
,
solo
in
un
certo
rispetto
storico
,
-
e
,
ossia
,
in
quanto
gli
uomini
vivono
in
un
certo
dato
sistema
di
correlazione
sociale
,
-
diventa
una
qualità
intrinseca
ab
aeterno
al
prodotto
stesso
.
Il
salario
,
che
non
è
concepibile
,
se
a
determinati
uomini
non
è
imposta
la
necessità
di
darsi
a
mercede
ad
altri
uomini
,
diventa
una
categoria
assoluta
,
cioè
un
elemento
d
'
ogni
guadagno
;
e
perfino
l
'
intraprenditore
capitalista
si
adorna
del
titolo
di
un
che
ritragga
da
se
stesso
un
più
alto
salario
!
E
poi
la
rendita
della
terra
:
-
della
terra
,
dico
!
Non
ci
sarebbe
da
venirne
mai
alla
fine
,
se
si
volesse
enumerarle
tutte
coteste
trasformazioni
metaforiche
dei
rapporti
relativi
in
eterni
attributi
degli
uomini
o
delle
cose
.
Ma
che
non
è
diventata
la
lotta
per
l
'
esistenza
nel
volgare
darwinismo
?
-
un
imperativo
,
un
comando
,
un
fato
,
un
tiranno
;
e
addio
le
empiriche
circostanze
del
topo
e
della
gatta
,
della
nottola
e
dell
'
insetto
,
della
erbaccia
e
del
trifoglio
.
L
'
evoluzione
,
ossia
l
'
espressione
compendiaria
d
'
infiniti
processi
,
che
dan
luogo
a
tanti
problemi
circostanziati
e
non
ad
un
singolo
teorema
,
non
si
trasforma
spesso
,
fantasticamente
,
nella
Evoluzione
?
Per
fino
nelle
volgarizzazioni
della
sociologia
marxista
,
le
condizioni
,
i
rapporti
,
le
correlatività
di
coesistenza
economica
acquistano
-
forse
il
più
delle
volte
per
insufficienza
stilistica
degli
espositori
-
un
certo
che
di
fantasticamente
soprastante
a
noi
;
come
se
nel
problema
ci
fossero
altri
dati
da
questi
in
fuori
:
persone
e
persone
,
cioè
inquilini
e
padroni
di
casa
,
proprietarii
e
fittaioli
,
capitalisti
e
salariati
,
signori
e
servitori
,
sfruttati
e
sfruttatori
,
cioè
,
in
una
parola
,
uomini
ed
uomini
,
che
,
in
precise
condizioni
di
tempo
e
di
luogo
,
trovansi
in
varia
dipendenza
fra
loro
,
per
l
'
uso
così
e
così
distribuito
e
collegato
dei
mezzi
necessarii
all
'
esistenza
.
La
indubbia
ricorrenza
del
vizio
metafisico
,
che
alcune
volte
a
dirittura
confina
con
la
mitologia
,
ci
dee
rendere
indulgenti
verso
le
cause
e
condizioni
,
o
direttamente
psichiche
o
più
generalmente
sociali
,
che
per
tanto
tempo
ritardarono
in
passato
l
'
apparizione
del
pensiero
critico
,
coscientemente
sperimentale
e
cautamente
antiverbalistico
.
Né
vale
di
ricorrere
alle
tre
epoche
del
Comte
.
È
questione
,
sì
,
di
quantitativo
predominio
della
forma
teologica
o
metafisica
nelle
diverse
epoche
della
storia
,
ma
non
di
esclusività
qualitativa
,
a
fronte
della
così
detta
epoca
scientifica
.
Gli
uomini
non
furon
mai
esclusivamente
teologisti
o
metafisici
,
come
non
saranno
mai
esclusivamente
scientifici
.
Il
più
umile
selvaggio
che
paventa
i
feticci
,
sa
che
il
fiume
in
discesa
gli
costa
minor
fatica
,
che
non
il
fiume
su
cui
nuoti
contro
corrente
,
e
nel
suo
elementarissimo
esercizio
del
lavoro
ha
in
sé
un
embrione
di
esperienza
e
di
scienza
.
Ai
giorni
nostri
ci
sono
,
viceversa
,
degli
scienziati
con
la
mente
ingombra
di
mitologia
.
La
metafisica
,
nel
senso
di
ciò
che
sarebbe
il
contrario
della
correttezza
scientifica
,
non
è
già
un
fatto
precisamente
così
preistorico
,
da
stare
alla
pari
col
tatuaggio
e
con
l
'
antropofagia
!
Non
è
,
spero
,
chi
voglia
mettere
esclusivamente
sul
conto
attivo
del
materialismo
storico
la
vittoria
definitiva
su
la
metafisica
,
nella
significazione
usata
qui
innanzi
,
secondo
Engels
.
Esso
è
,
anzi
,
un
caso
particolare
,
per
rispetto
allo
sviluppo
del
pensiero
antimetafisico
.
Non
sarebbe
stato
veramente
possibile
,
se
l
'
intelletto
critico
non
si
fosse
formato
già
per
l
innanzi
.
Qui
c
'
è
da
fare
i
conti
con
tutta
la
storia
della
scienza
moderna
.
Quando
il
Don
Ferrante
dei
Promessi
Sposi
(
siamo
,
s
'
intende
bene
,
al
secolo
XVII
)
che
fu
,
se
Leone
XIII
non
vorrà
per
invidia
di
mestiere
aversene
a
male
,
l
ultimo
scolastico
veramente
convinto
,
moriva
di
peste
,
negando
la
peste
,
attesoché
quella
non
rientrasse
nelle
dieci
categorie
di
Aristotele
,
lo
scolasticismo
avea
ricevuto
già
i
primi
,
e
fieri
,
e
decisivi
colpi
.
E
da
allora
in
qua
è
tutta
una
storia
di
conquiste
positive
del
pensiero
,
che
hanno
,
o
assorbita
,
o
eliminata
,
o
altrimenti
ridotta
e
combinata
quella
materia
del
conoscere
,
che
innanzi
formava
la
filosofia
per
sé
stante
,
e
quindi
soprastante
alla
scienza
.
In
cotesto
cammino
del
pensiero
scientifico
,
noi
c
'
incontriamo
,
per
es
.
,
nella
psicologia
empirica
,
nella
linguistica
,
nel
Darwinismo
,
nella
storia
delle
istituzioni
e
nel
criticismo
propriamente
detto
.
Direi
anche
nel
positivismo
,
se
non
temessi
d
'
ingenerare
equivoco
.
Difatti
il
positivismo
,
guardato
così
in
genere
e
per
sommi
capi
,
è
una
delle
tante
forme
in
cui
lo
spirito
s
'
è
andato
avvicinando
al
concetto
di
una
filosofia
,
che
non
anticipi
su
le
cose
,
ma
sia
a
queste
immanente
.
Non
è
quindi
da
maravigliare
,
se
,
per
la
generica
similarità
che
riavvicina
il
materialismo
storico
a
tanti
altri
prodotti
dello
spirito
e
del
sapere
contemporaneo
,
molti
di
quelli
che
trattano
la
scienza
alla
maniera
dei
letterati
e
dei
leggitori
di
riviste
,
ingannati
dalle
impressioni
,
e
seguendo
gl
'
impulsi
della
erudita
curiosità
,
han
creduto
di
poter
completare
Marx
,
o
con
questa
,
o
con
quell
'
altra
cosa
.
Di
coteste
storpiature
ne
avremo
per
un
pezzo
.
Induce
soprattutto
in
cotesto
errore
l
'
abito
,
comune
a
quasi
tutta
la
scienza
del
nostro
tempo
,
della
considerazione
evolutiva
o
genetica
:
cosicché
agli
inesperti
e
superficiali
pare
che
da
chiunque
si
parli
di
evoluzione
si
dica
lo
stesso
.
Voi
molto
giustamente
portate
la
vostra
attenzione
su
i
caratteri
differenziali
e
differenziati
del
materialismo
storico
-
i
quali
,
aggiungo
io
,
son
proprii
di
una
scienza
da
comunisti
dialetticamente
rivoluzionarii
-
e
non
vi
proponete
il
quesito
se
il
signor
Marx
possa
andare
a
braccetto
del
tale
o
tale
altro
filosofo
,
ma
vi
chiedete
,
invece
,
quale
filosofia
sia
a
questa
dottrina
necessariamente
e
obiettivamente
implicita
.
Gli
è
per
questa
ragione
che
io
vi
ho
lasciato
e
vi
lascio
anche
l
'
uso
della
parola
metafisica
,
nel
senso
non
dispregiativo
.
In
fondo
al
marxismo
ci
son
dei
problemi
generali
;
e
questi
si
aggirano
,
per
un
verso
su
i
limiti
e
su
le
forme
del
conoscere
,
e
,
per
un
'
altra
parte
,
su
le
attinenze
del
mondo
umano
col
resto
del
conoscibile
e
del
conosciuto
.
Non
è
ciò
che
intendete
voi
di
dire
?
Tanto
è
,
che
io
appunto
alle
questioni
più
generali
rivolsi
l
'
attenzione
mia
nel
secondo
dei
miei
saggi
;
ma
con
un
modo
di
trattazione
che
dissimula
l
'
intento
.
Chi
consideri
il
materialismo
storico
nel
suo
insieme
,
può
trovarvi
argomento
a
tre
ordini
di
studii
.
Il
primo
risponde
al
bisogno
pratico
proprio
ai
partiti
socialistici
,
di
andare
acquistando
una
adeguata
conoscenza
della
specificata
condizione
del
proletariato
in
ogni
paese
,
e
di
commisurare
,
congruamente
alle
cause
,
alle
promesse
ed
ai
pericoli
della
complicazione
politica
,
l
'
azione
del
socialismo
.
Il
secondo
può
menare
,
e
menerà
di
certo
,
a
rinnovare
gl
'
indirizzi
della
storiografia
,
in
quanto
abiliti
a
ricondurne
l
'
arte
sul
terreno
delle
lotte
di
classe
e
della
combinatoria
sociale
,
che
da
quelle
risulta
,
data
la
relativa
struttura
economica
,
che
ogni
storico
deve
d
'
ora
innanzi
conoscere
ed
intendere
.
Il
terzo
consiste
nella
trattazione
dei
principii
direttivi
,
a
comprendere
e
svolgere
i
quali
occorre
di
necessità
la
generale
orientazione
da
voi
invocata
.
Ora
,
pare
a
me
-
e
ho
dato
di
ciò
la
prova
,
scrivendo
-
che
quando
non
si
cada
nell
'
antiquato
errore
di
credere
,
che
le
idee
stiano
come
degli
esemplari
al
di
sopra
delle
cose
,
ammessa
la
inevitabile
division
del
lavoro
,
il
darsi
alla
considerazione
dei
principii
generali
,
presi
per
sé
,
non
implichi
per
forza
,
lo
scolasticismo
formale
,
ossia
la
ignoranza
delle
cose
dalle
quali
quei
principii
vengono
astratti
.
Certo
che
quei
tre
ordini
di
studii
e
di
considerazioni
faceano
uno
nella
mente
di
Marx
,
e
,
oltre
che
nella
mente
,
fecero
uno
nell
'
opera
sua
.
La
sua
politica
fu
come
la
pratica
del
suo
materialismo
storico
,
e
la
sua
filosofia
fu
come
inerente
a
quella
sua
critica
dell
'
economia
,
la
quale
fu
il
suo
modo
di
trattare
la
storia
.
Ma
,
lasciando
stare
che
cotesta
universalità
di
comprensione
è
la
nota
specifica
del
genio
che
inizii
un
nuovo
indirizzo
mentale
,
il
fatto
è
che
Marx
stesso
in
un
solo
caso
portò
a
compimento
la
integrazione
della
sua
dottrina
,
ed
è
nel
Capitale
.
La
perfetta
immedesimazione
della
filosofia
,
ossia
del
pensiero
criticamente
consapevole
,
con
la
materia
del
saputo
,
ossia
la
completa
eliminazione
del
divario
tradizionale
tra
scienza
e
filosofia
,
è
una
tendenza
del
nostro
tempo
:
tendenza
,
che
il
più
delle
volte
rimane
però
un
semplice
desideratum
.
Cotesta
tendenza
vorrebbero
alcuni
significare
,
appunto
quando
dicono
superata
la
metafisica
(
in
ogni
senso
)
;
mentre
altri
,
che
son
più
esatti
,
suppongono
che
la
scienza
giunta
a
perfezione
sia
già
la
filosofia
riassorbita
.
La
medesima
tendenza
giustifica
quella
dicitura
di
filosofia
scientifica
,
che
altrimenti
sarebbe
d
'
un
risibile
barocchismo
.
Se
cotesta
espressione
può
mai
aver
un
riscontro
pratico
di
evidenza
probativa
,
gli
è
proprio
nel
materialismo
storico
,
come
fu
nella
mente
e
negli
scritti
di
Marx
.
Ivi
la
filosofia
è
tanto
nella
cosa
stessa
,
e
in
essa
e
con
essa
rifusa
,
che
il
lettore
di
quegli
scritti
ne
prova
l
'
effetto
,
come
se
il
filosofare
non
sia
se
non
la
funzione
stessa
del
procedere
scientificamente
.
Devo
io
qui
stare
a
fare
delle
confessioni
;
o
mi
tocca
solo
di
limitarmi
a
discorrer
con
voi
obiettivamente
,
su
quei
punti
che
possono
riavvicinarci
negli
intenti
?
Se
io
dovessi
fermarmi
alle
espressioni
aforistiche
,
che
son
proprie
della
confessione
,
io
direi
così
:
-
a
)
l
'
ideale
del
sapere
deve
esser
questo
,
che
in
esso
cessi
la
opposizione
fra
scienza
e
filosofia
;
-
b
)
ma
,
come
la
scienza
(
empirica
)
è
in
continuo
divenire
,
e
si
moltiplica
così
nella
materia
come
nei
gradi
,
differenziando
in
pari
tempo
gl
'
ingegni
che
i
singoli
rami
ne
coltivano
,
e
d
'
altra
parte
s
'
è
accumulata
e
s
'
accumula
di
continuo
sotto
al
nome
di
filosofia
la
somma
delle
cognizioni
metodiche
e
formali
;
-
c
)
così
la
opposizione
tra
scienza
e
filosofia
si
mantiene
e
si
manterrà
,
come
termine
e
momento
sempre
provvisorio
,
per
indicare
appunto
,
che
la
scienza
è
di
continuo
in
sul
divenire
,
e
che
in
cotesto
divenire
entra
per
non
poca
parte
l
'
autocritica
.
Basta
guardare
a
Darwin
per
intendere
quanto
occorra
di
proceder
cauti
nell
'
affermare
,
che
la
scienza
dell
'
ora
presente
sia
per
se
stessa
la
fine
della
filosofia
.
Darwin
ha
di
certo
rivoluzionato
il
campo
delle
scienze
dell
'
organismo
,
e
con
esse
l
'
intera
concezione
della
natura
.
Ma
in
Darwin
stesso
non
fu
la
coscienza
completa
della
portata
delle
sue
scoverte
:
egli
non
fu
il
filosofo
della
sua
scienza
.
Il
darwinismo
,
come
nuova
visione
della
vita
,
e
quindi
della
natura
,
e
di
qua
dalla
persona
e
dagl
'
intenti
dello
stesso
Darwin
.
Viceversa
alcuni
volgarizzatori
del
marxismo
hanno
spogliato
questa
dottrina
della
filosofia
che
le
è
immanente
,
per
ridurla
ad
un
semplice
aperçu
del
variare
delle
condizioni
storiche
per
il
variare
delle
condizioni
economiche
.
Osservazioni
così
semplici
bastano
per
persuaderci
,
che
se
noi
possiamo
affermare
,
che
la
scienza
arrivata
a
perfezione
è
già
la
filosofia
,
ossia
che
questa
non
significhi
se
non
l
'
ultimo
grado
della
elaborazione
dei
concetti
(
Herbart
)
,
noi
non
dobbiamo
,
con
l
'
enunciazione
di
tale
postulato
,
autorizzar
nessuno
a
parlare
con
dispregio
di
ciò
che
in
senso
differenziato
chiamasi
la
filosofia
,
come
non
dobbiamo
dare
a
credere
a
tutti
gli
scienziati
,
che
,
a
qualunque
grado
dello
sviluppo
mentale
si
arrestino
,
essi
sian
di
già
i
trionfatori
o
gli
eredi
di
quella
bagattella
che
fu
la
filosofia
.
E
voi
,
perciò
,
non
avete
posta
una
questione
che
possa
dirsi
oziosa
,
mentre
chiedete
,
a
un
di
presso
:
-
con
quale
animo
il
cultore
del
materialismo
storico
guarderà
la
rimanente
filosofia
?
VI
.
Roma
,
28
maggio
'97
Nella
biografia
scientifica
dei
due
nostri
grandi
autori
c
è
una
lacuna
.
Nel
1847
una
loro
opera
viaggiava
per
la
stamperia
;
ma
rimase
poi
inedita
per
ragioni
accidentali
(
)
.
In
quel
libro
,
che
è
rimasto
un
semplice
manoscritto
,
e
che
,
per
quanto
io
sappia
,
non
fu
visto
dappoi
da
nessun
altro
dagli
autori
in
fuori
(
)
,
essi
,
come
se
facessero
un
esame
di
coscienza
,
fissarono
la
loro
veduta
nel
campo
filosofico
,
a
raffronto
delle
altre
correnti
contemporanee
.
Che
cotesto
esame
fosse
fatto
in
relazione
principalmente
ai
derivati
dell
'
hegelismo
,
e
al
contraccolpo
materialistico
di
esso
nella
dottrina
di
Feuerbach
,
non
v
'
è
dubbio
alcuno
.
Oltre
alle
ragioni
generali
del
movimento
filosofico
del
tempo
,
stanno
in
favore
di
questa
opinione
i
brani
di
articoli
di
giornali
e
di
riviste
,
che
,
come
reliquie
del
Marx
polemista
d
'
allora
,
furon
di
recente
pubblicati
dallo
Struve
nella
Nene
Zeit
.
Ma
quale
era
la
complessiva
posizione
mentale
dei
due
scrittori
?
quale
era
il
loro
orizzonte
bibliografico
?
quale
atteggiamento
assumevano
verso
gli
altri
fermenti
della
scienza
,
che
son
poi
fioriti
in
tante
rivoluzioni
,
così
nel
campo
della
filosofia
naturale
,
come
in
quello
della
filosofia
storica
,
e
quale
notizia
vi
aveano
essi
?
A
tutte
coteste
domande
non
è
dato
di
rispondere
adeguatamente
.
Si
capisce
,
del
resto
,
che
,
se
a
nessuno
può
rincrescere
d
'
aver
pubblicato
da
giovane
degli
scritti
,
che
da
vecchio
non
scriverebbe
a
quel
modo
,
il
non
averli
pubblicati
a
suo
tempo
è
grave
impedimento
agli
autori
stessi
per
tornarci
su
;
cosicché
Engels
diceva
,
che
quell
'
opera
avesse
in
fondo
prodotto
tutto
l
'
effetto
suo
:
fissare
,
cioè
,
l
'
orientazione
di
quelli
che
la
scrissero
.
E
poi
dopo
di
quel
tempo
,
presa
che
ebbero
la
loro
via
,
i
due
autori
non
scrissero
più
di
filosofia
nel
senso
differenziato
della
parola
(
)
.
Non
solo
le
loro
occupazioni
di
agitatori
pratici
,
di
pubblicisti
,
e
d
'
intesi
a
seguire
il
movimento
proletario
,
influendo
sopra
di
esso
,
ma
la
stessa
vocazione
mentale
loro
li
distoglieva
dal
mestiere
di
filosofi
en
titre
.
Sarebbe
per
ciò
cosa
vana
l
'
andar
passo
passo
ricercando
che
opinione
si
facessero
essi
,
nei
loro
studii
e
letture
,
dei
nuovi
portati
della
scienza
,
in
quanto
questi
venivano
o
non
venivano
a
recar
sussidio
al
nuovo
indirizzo
di
filosofia
storica
da
loro
escogitato
.
Certo
che
nella
psicologia
,
come
s
'
è
da
ultimo
svolta
,
nell
'
acuito
criticismo
nel
campo
della
filosofia
professionale
,
nella
scuola
dell
'
economia
storica
,
nel
darwinismo
,
così
nel
senso
specifico
come
nel
senso
lato
,
nella
cresciuta
tendenza
alla
storicità
nel
considerare
i
fenomeni
naturali
,
nelle
scoverte
della
preistoria
delle
istituzioni
,
e
nella
inclinazione
sempre
più
forte
verso
la
filosofia
della
scienza
,
ci
è
dato
di
riconoscere
come
dei
sussidii
e
come
dei
casi
analogici
al
prodursi
del
materialismo
storico
.
Ma
sarebbe
cosa
ridicola
il
voler
misurare
alla
stregua
di
ciò
che
è
debito
d
'
un
redattore
d
'
una
Rivista
critica
"
,
che
è
la
bibliografia
all
'
opera
,
o
del
professore
che
sciorina
agli
scolari
le
impressioni
successive
delle
sue
lettere
,
il
lavoro
di
assimilazione
della
scienza
contemporanea
,
che
potean
fare
,
o
effettivamente
fecero
,
quei
due
pensatori
,
i
quali
disponevano
d
'
un
così
specifico
e
specificato
angolo
visuale
,
e
aveano
nel
materialismo
storico
un
individuato
istrumento
di
ricerca
e
di
riduzione
.
E
in
ciò
consiste
,
del
resto
,
ciò
che
chiamiamo
la
originalità
;
e
fuori
di
tali
confini
questa
parola
significherebbe
l
'
assurdo
.
Non
scrivendo
più
di
filosofia
,
nel
senso
professionalmente
differenziato
e
differenziale
,
finiron
per
essere
i
più
perfetti
esemplari
di
quella
filosofia
scientifica
,
che
per
molti
è
un
semplice
pio
desiderio
,
per
altri
è
un
mezzo
di
spiattellare
in
nuova
dicitura
fraseologica
le
ovvie
cognizioni
della
scienza
empirica
,
alcune
volte
è
una
forma
generica
di
razionalismo
,
e
al
postutto
non
è
possibile
,
se
non
a
chi
entri
nei
particolari
della
realtà
con
la
penetrazione
che
è
propria
di
un
metodo
genetico
inerente
alle
cose
.
Engels
da
ultimo
scriveva
:
Dal
momento
che
per
ogni
scienza
diventa
una
necessità
il
venire
in
chiaro
su
la
sua
propria
posizione
nell
'
insieme
delle
cose
e
della
conoscenza
delle
cose
,
la
scienza
speciale
dell
'
insieme
diventa
superflua
.
Ciò
che
della
filosofia
,
svoltasi
fino
ad
ora
,
rimane
tuttora
come
per
sé
stante
,
gli
è
la
dottrina
del
pensiero
e
delle
sue
leggi
-
la
logica
formale
e
la
dialettica
.
Tutto
il
resto
si
risolve
nella
scienza
positiva
della
natura
e
della
storia
(
)
.
Agli
eruditi
,
ai
ricercatori
di
tèmi
per
dissertazione
,
ai
dottori
novellini
,
tutto
è
possibile
.
Come
han
messo
assieme
l
'
etica
di
Erodoto
,
la
psicologia
di
Pindaro
,
la
geologia
di
Dante
,
l
'
entomologia
di
Shakespeare
e
la
pedagogica
di
Schopenhauer
,
così
a
fortiori
,
e
a
più
giusto
titolo
,
potrebbero
scrivere
della
logica
del
Capitale
,
anzi
costruire
un
insieme
della
filosofia
di
Marx
,
tutta
specificata
e
spartita
secondo
le
sacramentali
rubriche
della
scienza
professionale
.
Question
di
gusti
!
-
io
che
,
per
esempio
,
preferisco
l
'
ingenuità
di
Erodoto
e
la
poderosità
di
Pindaro
alla
erudizione
che
ne
stemperi
gli
unitarii
prodotti
in
amminicoli
di
postuma
analisi
,
lascio
volentieri
al
Capitale
la
integralità
sua
,
a
produrre
la
quale
concorrono
organicamente
tutte
le
nozioni
e
conoscenze
,
che
allo
stato
differenziato
han
nome
di
logica
,
di
psicologia
,
di
sociologia
,
di
diritto
e
di
storia
nel
senso
ovvio
;
-
e
ci
concorre
anche
quella
singolare
flessibilità
e
flessuosità
del
pensiero
,
che
è
la
estetica
della
dialettica
.
Rimane
per
ciò
quel
libro
,
e
rimarrà
sempre
,
analizzabile
sì
nei
particolari
,
ma
inafferrabile
nell
'
insieme
,
per
gli
empiristi
puri
,
per
gli
scolasticisti
dalle
definizioni
nette
e
non
convertibili
nel
flusso
del
pensiero
,
per
gli
utopisti
d
'
ogni
maniera
,
e
soprattutto
per
gli
utopisti
del
liberismo
e
pei
libertarii
,
che
sono
,
dal
più
al
meno
,
anarchisti
senza
saperlo
.
Immergersi
nel
concreto
delle
correlatività
sociali
e
storiche
gli
è
cosa
per
molti
intelletti
di
una
difficoltà
quasi
insuperabile
.
Invece
di
pigliare
l
insieme
sociale
,
come
un
dato
in
cui
geneticamente
si
svolgono
delle
leggi
,
le
quali
sono
relazioni
di
movimento
,
molti
han
bisogno
di
rappresentarsi
delle
cose
fisse
,
per
es
.
,
l
'
egoismo
di
qua
,
l
'
altruismo
di
là
,
e
così
via
.
Il
caso
caratteristico
è
quello
dei
moderni
edonisti
.
Non
si
arrestano
alla
compagine
sociale
,
come
al
dato
specifico
della
dottrina
economica
,
ma
risalgono
ai
giudizi
di
valutazione
,
come
alla
premessa
(
logico
-
psicologica
)
della
Economica
.
In
questi
giudizii
trovano
una
scala
,
e
studiano
(
per
la
più
parte
in
forma
tipica
ed
ipotetica
)
i
gradi
di
essa
;
come
chi
studiasse
nell
'
estetica
formale
i
soli
gradi
del
compiacimento
.
Di
fronte
a
tali
valutazioni
(
o
gradi
dell
'
apprezzamento
del
bisogno
)
stanno
le
cose
,
che
sono
i
beni
;
e
queste
cose
vengono
esaminate
nella
loro
relazione
con
gli
apprezzamenti
,
tenuto
conto
della
loro
quantità
disponibile
ed
acquisibile
,
il
che
determina
per
esse
la
qualità
di
valori
,
il
limite
dei
valori
ed
il
valore
-
limite
.
Costituita
così
la
posizione
astratta
e
generica
della
economicità
,
indifferentemente
,
così
per
le
cose
di
cui
la
natura
ci
è
prodiga
,
come
per
quelle
che
costano
agli
uomini
il
sudore
della
fronte
(
e
l
'
ingrato
lavoro
della
storia
)
,
la
povera
economia
ovvia
e
comune
,
ossia
la
economia
della
convivenza
che
ci
è
familiare
,
e
su
la
quale
si
sono
travagliati
i
teoretici
di
scuola
classica
,
e
i
critici
del
socialismo
,
diventa
come
un
caso
particolare
di
un
'
algebra
universalissima
.
Il
lavoro
,
che
per
noi
è
il
nerbo
stesso
del
vivere
umano
,
ossia
l
'
uomo
stesso
che
si
svolge
,
diventa
in
cotesta
veduta
,
o
lo
sforzo
per
evitare
una
pena
,
o
la
minor
pena
.
In
cotesta
astratta
atomistica
delle
conazioni
,
degli
apprezzamenti
e
delle
quantità
di
beni
,
non
si
sa
più
che
cosa
sia
la
storia
,
e
il
progresso
si
risolve
in
una
mera
parvenza
.
Se
mai
occorresse
di
formulare
,
non
sarebbe
fuori
di
luogo
il
dire
,
che
la
filosofia
implicita
al
materialismo
storico
è
la
tendenza
al
monismo
;
-
e
uso
la
parola
tendenza
,
accentuandola
.
Dico
tendenza
,
e
aggiungo
tendenza
critico
-
formale
.
Non
si
tratta
già
,
insomma
,
di
tornare
alla
intuizione
teosofica
o
metafisica
della
totalità
del
mondo
,
come
se
noi
,
per
atto
di
cognizione
trascendente
,
giungessimo
issofatto
alla
visione
della
sostanza
a
tutti
i
fenomeni
e
processi
sottostante
.
La
parola
tendenza
esprime
precisamente
l
'
adagiarsi
della
mente
nella
persuasione
,
che
tutto
è
pensabile
come
genesi
,
che
il
pensabile
,
anzi
,
non
è
che
genesi
,
e
che
la
genesi
ha
i
caratteri
approssimativi
della
continuità
.
Ciò
che
differenzia
cotesto
senso
della
genesi
dalle
vaghe
intuizioni
trascendentali
(
per
es
.
,
Schelling
)
è
il
discernimento
critico
,
e
quindi
il
bisogno
di
specificare
la
ricerca
:
ossia
il
riavvicinamento
all
'
empirismo
per
ciò
che
concerne
il
contenuto
del
processo
,
e
la
rinuncia
alla
pretesa
di
recarsi
in
mano
lo
schema
universale
di
tutte
le
cose
.
I
volgari
evoluzionisti
fanno
così
:
afferrata
la
nozione
astratta
del
divenire
(
evoluzione
)
,
ci
caccian
dentro
ogni
cosa
,
dal
concretarsi
della
nebulosa
alla
fatuità
loro
.
Così
facevano
i
ripetitori
di
Hegel
,
col
ritmo
soprastante
e
perpetuo
,
della
tesi
,
antitesi
e
sintesi
.
Ragione
precipua
dell
'
accorgimento
critico
,
col
quale
il
materialismo
storico
corregge
il
monismo
,
è
questa
:
che
esso
parte
dalla
praxis
,
cioè
dallo
sviluppo
della
operosità
,
e
come
è
la
teoria
dell
'
uomo
che
lavora
,
così
considera
la
scienza
stessa
come
un
lavoro
.
Porta
infine
a
compimento
il
senso
implicito
alle
scienze
empiriche
;
che
noi
,
cioè
,
con
l
'
esperimento
ci
riavviciniamo
al
fare
delle
cose
,
e
raggiungiamo
la
persuasione
,
che
le
cose
stesse
sono
un
fare
,
ossia
un
prodursi
.
Il
brano
dell
'
Engels
citato
più
innanzi
potrebbe
,
però
,
dar
luogo
a
delle
curiose
illazioni
;
come
chi
si
pigliasse
tutta
la
mano
,
quando
altri
gli
ha
offerto
il
dito
.
Dato
ed
ammesso
,
che
la
logica
e
la
dialettica
continuino
a
sussistere
come
per
sé
stanti
,
non
può
esser
questa
,
si
direbbe
,
occasione
propizia
a
rimettere
a
novo
tutta
la
enciclopedia
filosofica
?
Rifacendo
,
a
parte
a
parte
,
e
per
ogni
singolo
ramo
di
scienza
,
il
lavoro
di
astrazione
degli
elementi
formali
che
vi
sono
impliciti
,
si
riesce
a
scrivere
dei
vasti
e
comprensivi
sistemi
di
logica
,
come
son
quelli
esemplari
del
Sigwart
e
del
Wundt
;
le
quali
,
in
verità
,
son
delle
vere
enciclopedie
della
dottrina
dei
principii
del
sapere
.
Ora
se
è
questo
il
desiderio
dei
filosofi
professionali
,
stiano
pur
tranquilli
,
che
le
loro
cattedre
non
saranno
abolite
.
La
division
del
lavoro
nel
campo
intellettuale
si
presta
praticamente
a
molte
combinazioni
.
Se
c
'
è
chi
voglia
compendiare
in
forma
schematica
i
principii
,
coi
quali
noi
ci
rendiamo
conto
di
un
determinato
gruppo
di
fatti
,
per
es
.
,
di
un
determinato
ordinamento
giuridico
,
nulla
osta
che
egli
cotesta
disciplina
(
)
chiami
scienza
generale
del
diritto
o
anche
,
se
gli
piace
,
filosofia
del
diritto
,
purché
si
rammenti
che
riduce
a
sistema
(
empirico
)
un
ordine
di
fatti
storici
;
ossia
che
coglie
una
categoria
storica
come
il
divenuto
del
divenire
.
Tendenza
(
formale
e
critica
)
al
monismo
,
da
una
parte
,
virtuosità
a
tenersi
equilibratamente
in
un
campo
di
specializzata
ricerca
,
dall
'
altra
parte
:
-
ecco
il
resultato
.
Per
poco
che
s
'
esca
da
questa
linea
,
o
si
ricade
nel
semplice
empirismo
(
la
nonfilosofia
)
,
o
si
trascende
alla
iperfilosofia
,
ossia
alla
pretesa
di
rappresentarsi
in
atto
l
'
Universo
,
come
chi
ne
possedesse
la
intuizione
intellettuale
.
Leggete
,
di
grazia
,
se
non
l
'
avete
già
letta
,
la
conferenza
di
Haeckel
sul
monismo
,
che
fu
volgarizzata
in
Francia
da
un
appassionato
darwinista
della
sociologia
(
)
.
In
quell
'
insigne
scienziato
si
confondono
tre
attitudini
diverse
:
una
maravigliosa
capacità
alla
ricerca
e
dichiarazione
dei
particolari
,
una
profonda
elaborazione
sistematica
dei
particolari
appurati
,
e
una
poetica
intuizione
dell
'
Universo
,
che
pur
essendo
della
immaginazione
,
alcune
volte
pare
della
filosofia
.
Ma
mettere
voi
,
illustre
Haeckel
,
tutto
l
'
Universo
,
dalle
vibrazioni
dell
'
etere
alla
formazione
del
cervello
;
ma
che
dico
del
cervello
,
anzi
giù
giù
,
dopo
questo
,
dalle
origini
dei
popoli
e
degli
stati
e
dell
'
etica
fino
ai
tempi
nostri
,
compresi
i
principotti
protettori
della
vostra
Università
di
Iena
,
ai
quali
fate
le
riverenze
,
in
sole
47
pagine
in-8°
,
è
cosa
superiore
per
fino
all
'
eccellenza
dell
'
ingegno
vostro
!
Non
vi
sovviene
forse
di
quei
tanti
buchi
,
che
l
'
Universo
presenta
anche
alla
provetta
scienza
nostra
:
o
avete
a
casa
un
grande
armadio
pieno
di
quei
berretti
da
notte
,
che
Heine
dicea
usassero
gli
hegeliani
a
covrire
quei
buchi
?
O
non
vi
ricordate
di
cosa
che
dovrebbe
più
direttamente
scottarvi
:
quel
tale
batibio
,
che
prese
nome
da
voi
in
una
scoverta
dell
'
Huxley
,
che
era
poi
,
viceversa
,
un
solenne
qui
-
pro
-
quo
?
Dunque
,
tendenza
al
monismo
,
ma
al
tempo
stesso
coscienza
precisa
della
specialità
della
ricerca
.
Tendenza
a
fondere
scienza
e
filosofia
,
ma
,
medesimamente
,
continuata
riflessione
su
la
portata
e
sul
valore
di
quelle
forme
del
pensiero
,
che
usiamo
in
concreto
,
e
che
pur
possiamo
distaccar
dal
concreto
,
come
accade
nella
logica
stricto
jure
,
e
nella
teoria
generale
della
conoscenza
(
che
voi
chiamate
metafisica
)
.
Pensare
in
concreto
,
e
pur
poter
riflettete
in
astratto
su
i
dati
e
su
le
condizioni
della
pensabilità
.
La
filosofia
c
'
è
e
non
c
'
è
(
)
.
Per
chi
non
c
è
ancora
arrivato
,
essa
è
come
il
di
là
dalla
scienza
.
E
per
chi
c
è
arrivato
,
essa
è
la
scienza
condotta
a
perfezione
.
Oggi
,
come
in
passato
,
noi
possiamo
scrivere
,
su
i
dati
astratti
da
una
determinata
esperienza
,
dei
trattati
per
es
.
,
di
etica
o
di
politica
,
e
possiamo
dare
alla
trattazione
tutta
la
perspicuità
del
sistema
:
purché
ci
ricordiamo
di
questo
,
che
le
premesse
cioè
si
ricollegano
geneticamente
ad
altro
;
purché
non
cadiamo
nella
illusione
(
metafisica
)
di
considerare
i
principii
come
degli
schemi
ab
aeterno
,
ossia
come
le
sopraccose
delle
cose
dell
'
esperienza
.
A
questo
punto
nulla
c
'
impedisce
di
enunciare
una
formula
come
la
seguente
:
tutto
il
conoscibile
può
essere
conosciuto
;
e
tutto
il
conoscibile
sarà
,
all
'
infinito
,
realmente
conosciuto
;
e
di
là
dal
conoscibile
,
a
noi
,
nel
campo
della
conoscenza
,
non
importa
nulla
di
null
'
altro
.
Questo
generico
enunciato
,
nel
suo
aspetto
pratico
,
si
riduce
a
dire
:
che
la
conoscenza
tanto
importa
per
quanto
ci
è
dato
di
realmente
conoscere
,
e
che
è
una
mera
fantasticheria
l
'
ammettere
,
che
la
mente
riconosca
,
come
esistente
in
atto
un
'
assoluta
differenza
tra
il
limitato
conoscibile
e
ciò
che
è
per
sé
inconoscibile
:
-
un
inconoscibile
,
che
io
dichiaro
di
conoscere
come
inconoscibile
!
Come
fate
voi
,
von
Hartmann
,
a
bazzicare
da
tanti
anni
con
l
'
Inconsapevole
,
che
voi
così
consaputamente
vedete
operare
;
e
voi
,
signor
Spencer
,
a
manovrate
di
continuo
col
riconoscimento
dell
'
Inconoscibile
,
che
in
fondo
voi
in
qualche
modo
sapete
,
se
ne
fate
il
limite
del
conoscibile
?
In
fondo
a
cotesta
fraseologia
dello
Spencer
si
cela
il
dio
del
catechismo
;
-
c
è
,
insomma
,
il
residuo
di
una
iperfilosofia
,
che
rassomiglia
,
come
la
religione
,
al
culto
di
quell
'
ignoto
,
che
,
in
uno
e
medesimo
tempo
si
dichiara
ignoto
,
e
pur
si
afferma
di
conoscere
in
certa
guisa
facendone
oggetto
di
riverenza
.
In
tale
stato
d
'
animo
la
filosofia
è
ridotta
allo
studio
dei
fenomeni
(
parvenze
)
,
e
il
concetto
di
evoluzione
non
implica
punto
che
la
realtà
stessa
divenga
.
Per
il
materialismo
storico
il
divenire
,
ossia
l
'
evoluzione
,
e
invece
reale
,
anzi
è
la
realtà
stessa
;
come
è
reale
il
lavoro
,
che
è
il
prodursi
dell
'
uomo
,
che
ascende
dalla
immediatezza
del
vivere
(
animale
)
alla
libertà
perfetta
(
che
è
il
comunismo
)
.
In
questa
inversione
pratica
del
problema
della
conoscibilità
,
noi
ci
rechiamo
interamente
in
mano
la
scienza
,
in
quanto
essa
è
il
fatto
nostro
.
Una
nuova
vittoria
sul
feticcio
!
Il
sapere
è
per
noi
un
bisogno
,
che
empiricamente
si
produce
,
si
raffina
,
si
perfeziona
,
si
corrobora
di
mezzi
e
di
tecnica
,
come
ogni
altro
bisogno
.
Noi
via
via
conosciamo
ciò
che
ci
occorre
di
conoscere
.
L
'
esperimentare
è
un
crescere
;
e
ciò
che
chiamiamo
il
progresso
dello
spirito
,
non
è
se
non
un
accumularsi
di
energie
di
lavoro
.
In
cotesto
prosaico
assunto
si
risolve
quell
'
assolutezza
della
conoscenza
,
che
era
per
gli
idealisti
un
postulato
di
ragione
,
o
una
argomentazione
ontologica
(
)
.
Quella
tal
cosa
(
così
detta
in
sé
)
,
che
non
si
conosce
,
né
oggi
,
né
domani
,
che
non
si
conoscerà
mai
,
e
che
pur
si
sa
di
non
poter
conoscere
,
non
può
appartenere
al
campo
della
conoscenza
,
perché
non
si
dà
conoscenza
dell
inconoscibile
.
Se
un
simile
assunto
entra
nella
cerchia
della
filosofia
,
gli
è
perché
la
coscienza
del
filosofo
non
è
tutta
fatta
di
scienza
,
ma
consta
ancora
di
tanti
altri
elementi
sentimentali
ed
affettivi
,
da
cui
,
sotto
l
impulso
della
paura
,
e
per
tramite
della
fantasia
e
del
mito
,
si
generano
combinazioni
psichiche
,
le
quali
,
come
in
passato
impedirono
lo
sviluppo
della
cognizione
razionale
,
così
ora
adombrano
il
campo
del
sapere
meditato
e
prosaico
.
Pensiamo
alla
morte
.
Essa
è
teoricamente
insita
alla
vita
.
La
morte
,
che
pare
così
tragica
negli
individui
complessi
,
che
alla
comune
intuizione
appariscono
come
i
veri
e
proprii
organismi
,
è
immanente
agli
elementi
primissimi
della
sostanza
organica
,
per
la
estrema
labilità
e
per
la
circoscritta
plasticità
del
protoplasma
.
Ma
tutt
'
altro
è
la
paura
della
morte
-
ossia
l
'
egoismo
del
vivere
!
E
così
è
di
tutte
le
altre
affettività
e
tendenze
passionali
,
che
,
nelle
loro
derivazioni
mitiche
,
poetiche
e
religiose
,
gettarono
,
gettano
e
getteranno
in
varia
proporzione
le
ombre
loro
sul
campo
della
coscienza
.
La
filosofia
dell
'
uomo
puramente
teoretico
che
tutte
le
cose
contempli
sotto
l
'
aspetto
del
proprio
esser
loro
,
gli
è
come
il
tentativo
di
far
passare
il
pensiero
astratto
su
tutto
il
campo
della
coscienza
,
senza
che
v
'
incontri
,
né
deviazioni
,
né
attriti
.
Ecco
Baruch
Spinoza
,
il
vero
eroe
del
pensiero
,
che
se
stesso
contempla
in
quanto
gli
affetti
e
le
passioni
,
a
guisa
di
forze
della
interiore
meccanica
,
gli
si
trasmutano
in
obietti
di
considerazione
geometrica
!
En
attendant
che
in
una
futura
umanità
di
uomini
quasi
trasumanati
,
l
'
eroismo
di
Baruch
Spinoza
divenga
la
virtù
minuscola
di
tutti
i
giorni
,
e
che
i
miti
,
la
poesia
,
la
metafisica
e
la
religione
non
ingombrino
più
il
campo
della
coscienza
,
contentiamoci
che
fino
ad
ora
,
e
per
ora
,
la
filosofia
,
così
nel
senso
differenziato
,
come
nell
'
altro
,
sia
servita
quale
istrumento
critico
e
serva
,
per
rispetto
alla
scienza
,
a
mantenere
la
chiaroveggenza
dei
metodi
formali
e
dei
procedimenti
logici
,
e
per
rispetto
alla
vita
a
diminuire
gl
'
impedimenti
che
all
'
esercizio
del
libero
pensiero
frappongono
le
fantastiche
proiezioni
degli
affetti
,
delle
passioni
,
dei
timori
e
delle
speranze
;
ossia
giovi
e
serva
,
come
direbbe
precisamente
Spinoza
,
a
vincere
l
'
imaginatio
e
l
'
ignorantia
.
VII
.
Roma
,
16
giugno
'97
Mi
capita
un
bel
caso
.
Mentre
pareami
di
non
esser
venuto
al
termine
ancora
di
queste
mie
epistole
,
m
'
è
toccato
di
dover
discorrere
delle
stesse
precise
cose
,
delle
quali
mi
vado
intrattenendo
con
voi
,
in
altro
luogo
,
in
altra
forma
,
e
d
'
animo
men
lieto
.
In
uno
degli
ultimi
numeri
della
Critica
Sociale
apparve
una
specie
di
messaggio
,
che
il
signor
Antonio
De
Bella
,
sociologo
calabrese
,
dirigeva
contro
quei
socialisti
esclusivi
,
che
per
ogni
cosa
ed
in
ogni
questione
,
a
quel
che
dice
lui
,
se
ne
stanno
al
verbo
di
Marx
.
Il
De
Bella
ha
mancato
di
farci
sapere
,
se
il
Marx
,
cui
quelli
che
tartassa
s
'
appellano
,
sia
il
genuino
,
o
un
altro
così
per
dire
alterato
,
o
a
dirittura
inventato
,
un
Marx
biondo
,
o
che
so
io
altro
.
Il
fatto
è
che
m
'
ha
concesso
l
'
onore
di
metterci
anche
me
nel
branco
di
cotesti
ostinati
,
cui
rivolge
i
suoi
moniti
e
i
suoi
consigli
,
perché
si
completino
d
'
altra
più
vasta
coltura
sociologica
e
naturalistica
.
Cita
invero
il
solo
mio
nome
,
senza
dire
a
quale
mio
scritto
,
detto
o
fatto
intenda
di
richiamarsi
:
e
poi
giù
un
pochino
del
solito
catechismo
della
sociologia
intinta
di
darwinismo
,
con
la
inevitabile
filastrocca
di
tanti
nomi
di
autori
.
Credetti
opportuno
di
rispondere
;
un
po
'
per
dire
sommariamente
,
come
il
socialismo
scientifico
non
si
trovi
poi
tanto
a
mal
partito
,
da
aver
proprio
bisogno
di
certi
consigli
;
per
mostrare
,
che
i
complementi
suggeriti
dal
De
Bella
,
o
sono
i
sottintesi
,
o
sono
il
contrario
del
marxismo
;
e
soprattutto
perché
,
trovandomi
da
un
pezzo
in
qua
in
vena
di
conversare
con
voi
di
socialismo
e
di
filosofia
,
m
'
è
parso
opportuno
di
fissare
con
note
ad
hominem
parecchie
delle
considerazioni
critiche
,
che
vado
svolgendo
tête
-
à
-
tête
con
voi
,
con
una
certa
tal
quale
bizzarria
di
forma
.
Vi
mando
la
mia
risposta
,
come
è
apparsa
nella
Critica
Sociale
di
ieri
.
E
anche
questa
è
una
lettera
;
e
,
sebbene
non
sia
diretta
a
voi
,
potete
metterla
nella
collezione
,
come
se
facesse
seguito
.
Completa
e
riassume
le
altre
,
con
qualche
leggera
e
scusabile
ripetizione
.
Questa
lettera
extra
,
che
indirizzavo
al
direttore
della
Critica
Sociale
,
non
è
dolce
di
sale
.
Non
la
scrissi
proprio
con
l
'
intenzione
di
far
cosa
grata
al
signor
De
Bella
.
C
'
è
del
cattivo
umore
.
Forse
questo
umor
di
critica
rivelante
amarezza
m
è
venuto
dal
fatto
,
che
,
standomene
io
con
la
mente
rivolta
allo
studio
di
questo
grave
problema
dei
rapporti
del
materialismo
sociale
col
rimanente
della
intuizione
scientifica
contemporanea
,
m
'
è
parso
che
i
consigli
del
signor
De
Bella
,
-
che
del
resto
non
stava
a
spiare
quel
che
io
vado
scrivendo
a
voi
,
-
fossero
,
per
lo
meno
quanto
a
me
,
inopportuni
;
se
non
altro
perché
non
avrei
la
fantasia
di
chiedergliene
.
Roma
,
5
giugno
'97
Caro
Turati
,
Non
mi
è
ben
chiaro
se
il
De
Bella
,
nominandomi
,
parli
proprio
di
me
.
Sarei
anzi
inclinato
a
credere
,
che
egli
rivolga
la
sua
tirata
a
un
mannequin
di
sua
fattura
,
al
quale
abbia
,
commoditatis
causa
,
appiccicato
il
nome
mio
.
Comunque
sia
,
dal
momento
che
mescola
il
mio
nome
alle
sue
meditazioni
,
io
non
posso
a
meno
di
aggiungere
alla
vostra
una
nuova
postilla
.
Com
'
è
risaputo
,
io
entrai
esplicitamente
e
pubblicamente
nelle
vie
del
socialismo
solo
dieci
anni
fa
(
)
.
Dieci
anni
sono
un
tratto
di
tempo
non
veramente
lungo
nella
mia
esistenza
fisica
,
giacché
ne
conto
ormai
quattro
oltre
il
mezzo
secolo
;
ma
sono
un
tratto
a
dirittura
breve
nella
mia
vita
intellettuale
.
Prima
,
insomma
,
di
diventar
socialista
,
io
avevo
avuto
inclinazione
,
agio
e
tempo
,
opportunità
ed
obbligo
d
'
aggiustar
le
mie
partite
ed
i
miei
conti
col
darwinismo
,
col
positivismo
,
col
neokantismo
,
e
con
quanto
altro
di
scientifico
si
è
svolto
intorno
a
me
,
e
ha
dato
a
me
occasione
di
svolgermi
tra
i
miei
contemporanei
,
poiché
tengo
cattedra
di
filosofia
all
'
Università
dal
1871
,
e
per
l
'
innanzi
ero
stato
studioso
di
ciò
che
occorre
per
filosofare
.
Volgendomi
al
socialismo
,
non
ho
chiesto
a
Marx
l
'
abicì
del
sapere
.
Al
marxismo
non
ho
chiesto
,
se
non
ciò
ch
'
esso
effettivamente
contiene
:
ossia
quella
determinata
critica
dell
'
economia
che
esso
è
,
quei
lineamenti
del
materialismo
storico
che
reca
in
sé
,
quella
politica
del
proletariato
che
enuncia
o
preannuncia
.
Non
chiesi
al
marxismo
nemmeno
la
conoscenza
di
quella
filosofia
,
che
esso
suppone
,
e
,
in
un
certo
senso
,
continua
,
superandola
per
inversione
dialettica
;
ed
è
l
'
hegelismo
,
che
rifioriva
appunto
in
Italia
nella
mia
gioventù
,
e
nel
quale
io
m
ero
come
allevato
.
Manco
a
farlo
a
posta
,
la
mia
prima
composizione
filosofica
,
in
data
del
maggio
1862
,
è
una
:
Difesa
della
dialettica
di
Hegel
contro
il
ritorno
a
Kant
iniziato
da
Ed
.
Zeller
!
Per
intendere
il
socialismo
scientifico
non
mi
occorreva
,
dunque
,
di
avviarmi
per
la
prima
volta
alla
concezione
dialettica
,
evolutiva
o
genetica
,
che
dir
si
voglia
,
essendo
io
vissuto
sempre
in
cotesto
giro
di
idee
,
da
che
pensatamente
penso
.
Aggiungo
anzi
,
che
,
mentre
il
marxismo
non
mi
tornava
punto
difficile
nei
suoi
lineamenti
intrinseci
e
formali
,
in
quanto
metodo
di
concezione
,
mi
tornava
invece
di
faticosa
acquisizione
nel
suo
proprio
contenuto
economico
.
E
mentre
io
andavo
facendo
,
nel
miglior
modo
che
mi
fu
possibile
,
cotesta
acquisizione
,
non
era
né
dato
né
permesso
a
me
di
confondere
la
linea
di
sviluppo
che
è
propria
del
materialismo
storico
,
ossia
il
senso
che
ha
qui
in
questo
caso
concreto
l
'
evoluzione
,
con
quella
,
direi
quasi
,
malattia
cerebrale
,
che
da
anni
già
ha
invaso
i
cervelli
di
quei
molti
italiani
,
che
parlano
ora
di
una
Madonna
Evoluzione
,
e
l
'
adorano
.
Che
mi
chiede
,
dunque
,
il
De
Bella
?
Che
io
,
a
guisa
di
giovane
seminarista
,
pur
mo
svestito
,
ritorni
a
scuola
!
O
vuole
ch
'
io
mi
faccia
ribattezzare
da
Darwin
,
riconfermare
da
Spencer
,
reciti
poi
la
confessione
generale
innanzi
ai
compagni
,
e
mi
prepari
a
ricevere
da
lui
l
'
estrema
unzione
?
Per
quieto
vivere
lascerei
correre
tutto
il
resto
;
ma
contro
all
'
appello
alla
coscienza
dei
compagni
protesto
recisamente
.
I
compagni
rigidi
e
perfino
tirannici
per
ciò
che
si
attiene
alla
condotta
politica
del
partito
in
una
certa
misura
e
in
date
condizioni
,
li
ammetto
.
Ma
i
compagni
che
abbiano
autorità
di
pronunziare
da
arbitri
in
fatto
di
scienza
..
-
solo
perché
compagni
...
via
,
la
scienza
non
sarà
messa
ai
voti
mai
,
nemmeno
nella
cosiddetta
società
futura
!
O
vuole
una
più
modesta
cosa
,
che
io
,
cioè
,
affermi
e
giuri
che
il
marxismo
non
è
la
scienza
universale
,
e
che
gli
oggetti
che
contempla
non
sono
l
'
Universo
?
Concedo
subito
.
E
sfido
che
io
possa
non
concedere
.
Mi
basta
di
ricordarmi
dell
'
orario
della
Università
,
e
dei
moltissimi
corsi
che
enumera
.
Anzi
concedo
ancora
di
più
.
Ecco
qua
:
Questa
dottrina
non
è
se
non
agl
inizii
suoi
,
ed
ha
bisogno
ancora
di
molto
sviluppo
(
Del
materialismo
storico
,
cap
.
I
)
(
)
.
Difatti
,
ciò
che
tormenta
il
De
Bella
e
tanti
altri
,
gli
è
appunto
la
caccia
alla
universale
filosofia
,
nella
quale
il
socialismo
possa
poi
essere
bene
allogato
,
come
la
parte
nella
visione
del
tutto
.
S
'
accomodino
!
La
carta
è
paziente
:
così
dicono
gli
editori
tedeschi
agli
autori
novellini
.
Ma
non
posso
risparmiarmi
due
avvertenze
.
La
prima
è
,
che
nessun
sofo
di
questo
mondo
riuscirebbe
mai
a
darci
l
'
idea
dell
'
universa
filosofia
in
due
colonne
della
Critica
Sociale
"
.
La
seconda
è
affatto
personale
.
Sono
venti
anni
ormai
che
io
ho
in
uggia
la
filosofia
sistematica
,
e
come
cotesta
disposizione
d
'
animo
mi
ha
reso
più
accessibile
al
marxismo
che
è
uno
dei
modi
nei
quali
lo
spirito
scientifico
si
è
liberato
dalla
filosofia
come
per
sé
stante
,
cosi
è
causa
della
mia
inveterata
diffidenza
per
lo
Spencer
filosofo
,
che
nei
Primi
Principii
ci
ha
ridata
una
schematica
del
cosmo
.
E
qui
occorre
che
citi
me
stesso
:
Io
non
ero
venuto
in
questa
università
,
ventitré
anni
fa
,
qual
rappresentante
di
una
ortodossia
filosofica
,
né
da
escogitatore
di
novello
sistema
.
Per
le
fortunate
contingenze
della
mia
vita
,
io
avevo
fatta
la
mia
educazione
sotto
l
'
influsso
diretto
e
genuino
dei
due
grandi
sistemi
,
nei
quali
era
venuta
al
termine
suo
la
filosofia
,
che
oramai
possiamo
chiamare
classica
;
e
ossia
dei
sistemi
di
Herbart
e
di
Hegel
,
nei
quali
era
arrivata
all
'
estremo
delle
conseguenze
l
'
antitesi
tra
realismo
e
idealismo
,
tra
pluralismo
e
monismo
,
tra
psicologia
scientifica
e
fenomenologia
dello
spirito
,
tra
specificazione
dei
metodi
ed
anticipazione
di
ogni
metodo
nella
onnisciente
dialettica
.
Già
la
filosofia
di
Hegel
avea
messo
capo
nel
materialismo
storico
di
Carlo
Marx
,
e
quella
di
Herbart
nella
psicologia
empirica
,
che
,
a
date
condizioni
,
e
dentro
certi
limiti
,
è
anche
sperimentale
,
comparata
,
storica
e
sociale
.
Eran
quelli
gli
anni
,
nei
quali
,
per
la
intensiva
ed
estensiva
applicazione
del
principio
dell
'
energia
,
della
teoria
atomica
e
del
darwinismo
,
e
col
ritrovamento
delle
accertate
forme
e
condizioni
della
fisiologia
generale
,
si
rivoluzionava
a
vista
d
'
occhi
tutta
la
concezione
della
natura
.
E
in
pari
tempo
,
l
'
analisi
comparativa
delle
istituzioni
,
in
concorrenza
con
la
linguistica
e
con
la
mitologia
comparata
,
e
poi
la
preistoria
tutta
,
e
,
da
ultimo
,
la
economia
storica
,
rovesciavano
la
più
parte
delle
posizioni
di
fatto
e
delle
ipotesi
formali
,
su
le
quali
,
e
per
le
quali
,
si
era
per
l
'
innanzi
filosofato
sul
diritto
,
su
la
morale
e
su
la
società
.
I
fermenti
del
pensiero
,
quei
fermenti
che
sono
impliciti
nelle
nuove
o
nelle
rinnovate
scienze
,
non
accennavano
,
come
non
accennano
ancora
,
allo
sviluppo
di
una
novella
sistematica
filosofica
,
che
tutto
il
campo
della
esperienza
contenga
e
domini
.
Passo
sopra
alle
filosofie
di
privato
uso
ed
invenzione
,
com
è
il
caso
dei
Nietzsche
e
dei
von
Hartmann
,
e
mi
risparmio
ogni
critica
di
questi
pretesi
ritorni
ai
filosofi
di
altri
tempi
(
)
,
che
dànno
per
resultato
una
filologia
in
cambio
della
filosofia
,
com
'
è
accaduto
dei
neokantiani
.
Mi
soffermo
a
notare
il
quasi
inverosimile
equivoco
verbale
,
per
il
quale
molti
ingenuamente
,
e
specie
in
Italia
,
confondono
senz
'
altro
quella
specificata
filosofia
,
che
è
il
positivismo
,
col
positivo
,
ossia
col
positivamente
acquisito
nella
interminabile
nuova
esperienza
naturale
e
sociale
.
A
costoro
capita
,
per
es
.
,
di
non
saper
distinguere
nello
Spencer
,
ciò
che
è
merito
incontrastabile
in
lui
,
d
'
aver
cioè
concorso
a
formare
la
fisiologia
generale
,
da
ciò
che
è
impotenza
in
lui
a
spiegare
un
solo
fatto
storico
concreto
per
mezzo
della
sua
sociologia
del
tutto
schematica
.
A
costoro
accade
di
non
distinguere
,
nello
stesso
Spencer
,
ciò
che
è
dello
scienziato
da
ciò
che
è
del
filosofo
;
il
quale
,
giuocando
di
scherma
con
le
categorie
dell
'
omogeneo
,
dell
eterogeneo
,
dell
'
indistinto
,
e
del
differenziato
,
del
conosciuto
e
dell
'
inconoscibile
,
è
anche
lui
un
trapassato
:
è
,
cioè
,
a
volte
un
kantiano
inconsapevole
e
a
volte
un
Hegel
in
caricatura
.
L
'
ordinamento
della
Università
deve
anch
'
esso
spiccatamente
riflettere
lo
stato
attuale
della
filosofia
,
che
ormai
consiste
nella
immanenza
del
pensiero
nel
realmente
saputo
;
e
,
cioè
,
consiste
nell
'
opposto
di
ogni
anticipazione
del
pensiero
sul
saputo
,
per
via
della
teologica
o
metafisica
escogitazione
(
L
'
Università
e
la
libertà
della
scienza
,
Roma
1897
,
pp
.
15
,
16
e
17
)
(
)
.
Al
postutto
poi
cotesta
filosofia
,
dirò
così
,
vagheggiata
dal
De
Bella
,
non
sarebbe
,
in
fondo
,
se
non
una
riedizione
della
triunità
Darwin
-
Spencer
-
Marx
,
messa
in
giro
con
tanta
suggestione
di
eloquenza
,
ma
con
tanto
poca
fortuna
(
)
,
or
son
tre
anni
già
,
da
Enrico
Ferri
.
Ebbene
,
caro
Turati
,
io
voglio
fare
onestamente
la
parte
dell
'
avvocato
del
diavolo
,
e
riconosco
,
che
in
coteste
incerte
aspirazioni
alla
filosofia
del
socialismo
,
(
e
poco
manca
,
alcuni
non
credano
che
debba
essere
una
specie
di
filosofia
a
privato
uso
dei
soli
socialisti
)
e
perfino
nei
molti
spropositi
che
qua
e
là
si
vanno
dicendo
,
c
'
è
un
nocciolo
di
sentimento
giusto
,
che
risponde
ad
un
reale
bisogno
.
Molti
di
quelli
che
in
Italia
si
dànno
al
socialismo
,
e
non
da
semplici
agitatori
,
conferenzieri
e
candidati
,
sentono
che
è
impossibile
di
farsene
una
persuasione
scientifica
,
se
non
riallacciandolo
per
qualche
via
o
tramite
alla
rimanente
concezione
genetica
delle
cose
,
che
sta
più
o
meno
in
fondo
a
tutte
le
altre
scienze
.
Di
qui
la
mania
che
è
in
molti
,
di
cacciar
dentro
al
socialismo
tutta
quella
rimanente
scienza
di
cui
più
o
meno
essi
dispongono
.
Di
qui
i
molti
spropositi
e
le
molte
ingenuità
,
in
fondo
sempre
spiegabili
.
Ma
di
qui
anche
un
grave
pericolo
;
che
,
cioè
,
molti
di
cotesti
intellettuali
dimentichino
che
il
socialismo
ha
il
suo
fondamento
reale
soltanto
nella
presente
condizione
della
società
capitalistica
,
e
in
ciò
che
il
proletario
e
il
rimanente
popolo
minuto
possono
volere
e
fare
;
-
che
per
opera
degli
intellettuali
Marx
divenga
un
mito
;
-
e
che
,
mentre
essi
discorrono
,
dall
'
alto
al
basso
e
dal
basso
all
'
alto
,
tutta
la
scala
dell
'
evoluzione
,
da
ultimo
in
un
non
lontano
congresso
di
compagni
si
metta
ai
voti
questo
filosofema
:
il
primo
fondamento
del
socialismo
è
nelle
vibrazioni
dell
'
etere
(
)
.
Per
ciò
mi
spiego
le
ingenuità
del
De
Bella
.
Se
Marx
fosse
ancora
vissuto
!
Già
si
capisce
:
essendo
nato
il
5
maggio
1818
,
ed
essendo
morto
il
14
marzo
1883
,
poteva
umanamente
vivere
ancora
;
e
,
vivendo
-
direi
io
avrebbe
portato
a
compimento
il
III
volume
del
Capitale
,
che
c
è
rimasto
così
sgangherato
e
così
oscuro
.
Nossignore
,
dice
De
Bella
,
sarebbe
diventato
materialista
.
Ma
santi
numi
;
se
era
tale
dal
1845
,
e
per
ciò
venne
in
uggia
agli
ideologi
radicali
di
sua
conoscenza
!
E
oltre
che
materialista
sarebbe
diventato
anche
positivista
.
Il
positivismo
!
Nella
volgare
cronologia
cotesto
nome
designa
la
filosofia
di
Comte
e
suoi
seguaci
.
Ora
questa
avea
idealmente
tirate
le
cuoia
,
già
prima
che
Marx
fisicamente
morisse
.
Che
bel
vedere
:
il
materialismo
-
il
positivismo
-
e
la
dialettica
in
santissima
trinità
!
E
poi
,
che
altro
bel
vedere
;
il
papato
scientifico
del
Comte
riconciliato
con
la
indefinita
progressività
del
materialismo
storico
,
che
risolve
il
problema
della
conoscenza
in
opposizione
ad
ogni
altra
filosofia
,
ed
enuncia
:
-
non
esserci
limitazione
fissa
,
né
a
priori
né
a
posteriori
,
alla
conoscibilità
,
perché
nell
'
indefinito
processo
del
lavoro
,
che
è
esperienza
,
e
dell
'
esperienza
,
che
è
lavoro
,
gli
uomini
conoscono
tutto
ciò
che
fa
bisogno
ed
è
utile
di
conoscere
(
)
.
Quel
Comte
,
che
proclamava
chiuso
per
sempre
il
ciclo
della
fisica
e
dell
'
astronomia
,
proprio
nel
momento
in
cui
si
ritrovava
l
'
equivalente
meccanico
del
calore
,
e
pochi
anni
innanzi
alla
strepitosa
scoverta
dell
'
analisi
spettrale
;
quel
Comte
,
che
nel
1845
dichiarava
assurda
la
ricerca
circa
l
'
origine
della
specie
!
Ma
il
materialismo
storico
,
continua
De
Bella
,
ha
da
contemplarsi
con
la
preistoria
!
E
qui
il
diavolo
ci
mette
proprio
la
coda
.
L
'
Ancient
Society
del
Morgan
,
pubblicata
in
America
e
giunta
in
Europa
in
pochi
esemplari
con
la
ditta
Mac
-
Millan
di
Londra
(
1877
)
,
fu
messa
come
sotto
sequestro
dalla
spietata
lega
del
silenzio
fattavi
attorno
dagli
etnografi
inglesi
,
o
invidi
,
o
paurosi
.
I
resultati
delle
ricerche
del
Morgan
circolarono
però
per
il
mondo
precisamente
per
mezzo
del
libro
dell
'
Engels
,
che
s
'
intitola
:
Della
origine
della
famiglia
,
della
proprietà
privata
e
dello
stato
(
I
°
ediz
.
1884
,
4°
ediz
.
1891
)
,
che
è
al
tempo
stesso
recensione
,
esposizione
e
complemento
del
testo
,
e
reca
in
sé
la
tentata
ricongiunzione
di
Morgan
e
di
Marx
.
E
che
dice
Engels
di
Morgan
?
aver
questi
novellamente
scoverto
il
materialismo
storico
,
nella
assoluta
ignoranza
di
quanto
Marx
ne
avesse
scritto
;
e
quale
fu
l
occasione
del
libro
?
-
il
desiderio
di
mettere
a
profitto
le
note
e
le
glosse
lasciate
da
Marx
!
Via
,
la
volgare
cronologia
è
qualcosa
di
assai
importante
...
anche
pei
socialisti
.
E
torniamo
pure
all
'
inevitabile
Spencer
.
Chi
è
mai
,
che
,
fuori
d
'
Italia
,
si
sia
permesso
di
aggiudicarlo
al
socialismo
?
È
forse
lo
Spencer
un
filosofo
dell
altro
mondo
?
Di
lui
e
sopra
di
lui
si
può
leggere
ora
in
tutte
le
lingue
,
non
esclusa
quella
dell
'
ammodernato
Giappone
.
Né
pecca
di
oscurità
:
anzi
agli
occhi
miei
,
che
amo
la
succosa
brevità
,
pecca
di
prolissa
e
di
minuziosa
popolarità
.
Il
primo
scritto
di
lui
che
si
conosca
reca
la
data
del
1843
.
Eravamo
,
si
noti
bene
,
nel
più
forte
dell
'
agitazione
cartista
.
Quello
scritto
s
'
intitola
:
Della
sfera
propria
dello
stato
.
Spencer
fu
alle
viste
di
tutto
il
mondo
come
ammirato
collaboratore
dell
'
Economist
,
della
Westminster
e
della
Edinburg
Review
;
e
notiamo
nuovamente
le
date
,
precisamente
negli
anni
significativi
dal
1848
al
'59
.
Chi
mai
si
è
fatto
illusioni
in
Inghilterra
sul
senso
e
sul
valore
delle
sue
vedute
sociali
e
politiche
?
La
Statica
sociale
apparve
nel
'51
,
la
Psicologia
(
l
°
ediz
.
)
nel
'55
,
il
Trattato
sulla
educazione
nel
'61
,
la
l
°
edizione
dei
Primi
principii
nel
'62
,
la
Classificazione
delle
scienze
nel
'64
,
la
Biologia
dal
'64
al
'67
,
per
non
dire
dei
minori
Saggi
,
e
tra
questi
notevolissimi
l
'
Ipotesi
dello
sviluppo
(
1852
)
,
la
Genesi
della
scienza
(
1854
)
,
e
il
Progresso
e
la
sua
legge
(
1857
)
.
E
qui
chiudo
la
filastrocca
per
arrestarmi
alle
pubblicazioni
che
precedono
il
I
°
volume
del
Capitale
(
25
luglio
1867
)
.
Non
occorreva
invero
il
genio
di
Marx
per
scorgere
in
tali
scritti
ciò
che
ero
in
grado
di
scorgervi
io
,
da
semplice
studioso
della
filosofia
,
già
30
anni
fa
:
che
,
cioè
,
la
dottrina
dell
'
evoluzione
che
vi
si
enuncia
è
schematica
e
non
empirica
,
che
quella
evoluzione
lì
è
fenomenale
e
non
reale
,
e
che
essa
ha
di
dietro
lo
spettro
della
cosa
in
sé
di
Kant
,
dapprima
onorata
in
tutte
lettere
col
nome
di
Dio
o
della
Divinità
(
Statica
,
ediz
.
del
1851
)
,
più
tardi
circonlocuita
nel
riverito
nome
dell
'
Inconoscibile
.
Metterei
pegno
,
che
,
se
mai
Marx
fra
il
'60
e
il
'70
avesse
recensito
le
opere
dello
Spencer
,
avrebbe
usato
del
seguente
stile
:
ecco
l
'
ultimo
avanzo
ombratile
del
deismo
inglese
del
secolo
XVII
;
-
ecco
l
'
ultimo
sforzo
della
ipocrisia
inglese
nel
combattere
la
filosofia
di
Hobbes
e
di
Spinoza
;
-
ecco
l
'
ultima
proiezione
del
trascendente
sul
campo
della
scienza
positiva
;
-
ecco
l
'
ultima
transizione
fra
il
cretinismo
egoistico
del
signor
Bentham
e
il
cretinismo
altruistico
del
Rabbi
di
Nazareth
;
-
ecco
l
'
ultimo
tentativo
dell
'
intelletto
borghese
per
salvare
,
con
la
libera
ricerca
e
la
libera
concorrenza
nell
'
al
di
qua
,
un
enigmatico
brandello
di
fede
per
l
'
al
di
là
;
-
solo
il
trionfo
del
proletariato
può
assicurare
allo
spirito
scientifico
le
condizioni
piene
e
perfette
di
sua
propria
esistenza
,
perché
solo
nella
trasparenza
dell
'
opera
può
essere
congruamente
trasparente
l
'
intelletto
.
Così
Marx
scrivea
-
cioè
,
volevo
dire
,
così
avrebbe
potuto
scrivere
:
-
ma
lui
avea
da
pensare
allora
all
'
Internazionale
,
e
di
questa
lo
Spencer
non
ebbe
tempo
di
avvedersi
.
Il
17
marzo
del
1883
Federico
Engels
,
parlando
al
cimitero
di
Highate
in
memoria
dell
'
amico
Marx
,
morto
tre
giorni
innanzi
,
cominciava
proprio
così
:
Come
Darwin
scovrì
la
legge
dello
sviluppo
della
natura
organica
,
così
Marx
scovrì
la
legge
dello
sviluppo
della
storia
umana
(
)
.
Non
c
'
è
da
rimanerne
proprio
mortificati
?
Né
basta
.
Nell
'
Antidühring
(
I
°
ediz
.
del
1878
-
la
terza
è
del
'94
)
il
medesimo
Engels
avea
già
acquisito
tutte
le
nozioni
fondamentali
del
darwinismo
,
che
occorrono
alla
generale
orientazione
del
socialismo
scientifico
.
A
ciò
fare
erasi
preparato
con
dieci
anni
di
novella
educazione
nelle
scienze
naturali
,
e
candidamente
confessava
:
esser
lui
in
queste
più
addentro
di
Marx
,
che
alla
sua
volta
era
forte
in
matematica
.
E
nemmeno
ciò
basta
.
Nella
prima
edizione
del
Capitale
si
trova
una
nota
caratteristica
e
originalissima
sul
nuovo
mondo
scoperto
da
Darwin
.
S
'
intende
già
che
quei
due
modesti
mortali
,
che
non
fecero
mai
le
parti
di
sopracciò
dell
'
Universo
,
inteso
sempre
di
riferirsi
a
quel
prosaico
darwinismo
della
Origine
della
specie
(
1859
)
,
che
è
un
gruppo
di
teorie
tratte
da
un
gruppo
di
osservazioni
e
di
esperienze
sopra
un
campo
circoscritto
della
realtà
,
che
rimane
più
in
qua
dalle
origini
della
vita
e
precede
d
'
un
buon
tratto
la
storia
umana
.
In
quelle
teorie
non
poteano
non
iscorgere
un
caso
analogico
con
la
concezione
epigenetica
della
storia
,
che
essi
aveano
in
parte
definita
,
in
parte
adombrata
appena
(
)
.
Non
seppero
però
mai
di
quel
darwinismo
,
il
quale
ha
scoperto
le
leggi
della
intera
umanità
(
De
Bella
)
;
di
quel
darwinismo
,
insomma
,
buono
per
tutto
,
che
è
una
gratuita
invenzione
dei
pubblicisti
a
corto
di
scienza
,
e
dei
decadenti
della
filosofia
.
L
'
amico
loro
Heine
non
avea
forse
detto
:
l
'
Universo
è
pieno
di
buchi
,
e
il
professore
tedesco
hegeliano
covre
quei
buchi
col
suo
berretto
da
notte
?
E
lasciando
stare
l
'
Universo
e
i
suoi
buchi
,
procuriamo
,
caro
Turati
,
di
fare
ciascuno
il
dover
nostro
.
Mi
ricorre
sempre
per
la
mente
questa
grave
invettiva
che
30
anni
fa
pronunziava
l
'
hegeliano
B
.
Spaventa
:
Qui
da
noi
si
studia
la
storia
della
filosofia
nella
geografia
dell
'
Ariosto
,
e
si
citano
alla
pari
,
Platone
e
l
'
abate
Fornari
,
Torquato
Tasso
e
Totonno
Tasso
(
)
.
Credetemi
sempre
,
etc
.
VIII
.
Roma
,
20
giugno
'97
Mi
occorre
come
un
post
-
scriptum
,
che
rechi
delle
postille
alla
penultima
lettera
,
tanto
grave
di
non
facile
filosofia
.
Metto
com
è
naturale
-
fra
i
prodotti
delle
affettività
nostre
,
dei
quali
dissi
che
adombrano
l
'
intelletto
volgente
alla
scienza
,
anche
quei
complessi
di
inclinazioni
,
di
tendenze
,
di
valutazione
e
di
pregiudizii
,
che
di
solito
designiamo
con
le
denominazioni
antitetiche
di
ottimismo
e
di
pessimismo
.
In
tali
modi
di
apprezzamento
,
che
oscillano
dal
passionale
al
poetico
,
e
rivelan
sempre
la
nota
incerta
di
ciò
che
non
può
ridursi
in
formula
precisa
,
non
è
chi
sappia
scorgere
,
né
l
'
indirizzo
,
né
la
promessa
di
una
razionale
interpretazione
delle
cose
.
Sono
,
nel
tutt
'
insieme
,
la
estrinsecazione
riassuntiva
di
infiniti
particolari
sentimenti
,
i
quali
possono
aver
sede
,
come
la
cosa
è
più
patente
nel
caso
del
pessimismo
,
così
nello
specifico
temperamento
di
un
singolo
individuo
(
per
es
.
,
Leopardi
)
,
come
in
una
situazione
comune
ad
una
intera
moltitudine
(
alle
origini
per
es
.
del
Buddhismo
)
.
Ottimismo
e
pessimismo
nella
somma
,
consistono
nel
generalizzare
le
attività
resultanti
da
una
determinata
esperienza
o
situazione
sociale
,
e
nel
prolungarle
tanto
fuori
dell
'
ambito
della
nostra
vita
immediata
da
farne
come
l
'
asse
,
il
fulcro
,
o
la
finalità
dell
'
Universo
.
In
guisa
che
poi
,
in
fine
,
le
categorie
del
bene
e
del
male
,
che
han
realmente
un
senso
così
modestamente
relativo
alle
nostre
contingenze
pratiche
,
divengono
come
il
criterio
per
giudicare
di
tutto
il
mondo
,
ridotto
in
così
piccola
immagine
,
da
parer
fatto
qual
semplice
supposto
e
qual
semplice
condizione
della
felicità
o
della
infelicità
nostra
.
Così
dall
'
uno
come
dall
'
altro
dei
due
angoli
visuali
,
par
che
il
mondo
non
possa
intendersi
se
non
come
fatto
,
o
a
fin
di
bene
,
o
a
fin
di
male
,
e
costituito
per
la
prevalenza
o
per
il
trionfo
,
o
dell
'
uno
o
dell
'
altro
.
Nel
fondo
di
cotesti
modi
di
concepire
c
'
è
sempre
la
originaria
poesia
,
che
non
si
scompagna
mai
dal
mito
;
-
e
tali
modi
di
concepire
forman
sempre
,
dal
crasso
ottimismo
maomettano
al
raffinato
pessimismo
buddhistico
,
il
midollo
pratico
e
la
forza
suggestiva
dei
sistemi
religiosi
.
E
ciò
è
naturalissimo
.
La
religione
,
che
appunto
per
ciò
e
,
per
ciò
solo
,
è
un
bisogno
,
consta
i
tante
trasfigurazioni
dei
timori
,
delle
speranze
,
dei
dolori
,
delle
amarezze
della
vita
cotidiana
,
in
creduti
e
paventati
preordinamenti
;
in
guisa
che
le
lotte
del
così
detto
quaggiù
vengon
tramutate
in
contrasti
dell
'
Universo
:
-
dio
e
satana
-
la
caduta
e
la
redenzione
-
la
creazione
e
la
palingenesi
-
la
scala
delle
espiazioni
ed
il
Nirvana
.
Quell
'
ottimismo
e
quel
pessimismo
,
che
si
presentano
nella
veste
,
o
meglio
nelle
apparenze
di
cosa
pensata
,
nell
'
ambito
di
certe
filosofie
,
non
son
che
residui
più
o
meno
consaputi
della
religione
come
che
sia
trasformata
,
o
di
quella
antireligione
,
che
nell
'
impeto
passionato
del
non
credere
rassomiglia
alla
fede
.
L
'
ottimismo
di
Leibnitz
per
es
.
non
è
certo
la
funzione
filosofica
della
sua
ricerca
del
calcolo
superiore
,
né
della
sua
critica
dell
azione
a
distanza
,
e
nemmeno
del
suo
monadismo
metafisico
,
né
della
sua
scoverta
del
determinismo
interno
.
Il
suo
ottimismo
è
la
sua
religione
-
ossia
quella
religione
che
parve
a
lui
come
la
perpetua
e
perenne
-
quel
cristianesimo
,
in
cui
tutte
le
chiese
cristiane
si
conciliano
-
quella
provvidenza
giustificata
nella
rappresentazione
di
un
mondo
,
che
è
l
'
ottimo
che
potesse
mai
essere
e
sussistere
.
Quella
poesia
teologica
ha
il
suo
pendant
,
dialettico
perché
umoristico
,
nel
Candide
di
Voltaire
!
E
così
il
pessimismo
di
Schopenhauer
non
è
la
resultante
necessaria
della
sua
critica
della
critica
kantiana
,
né
la
funzione
diretta
delle
sue
squisitissime
ricerche
logiche
;
ma
è
la
estrinsecazione
della
sua
anima
di
piccolo
borghese
,
meschino
e
dispettoso
,
anzi
ringhioso
,
che
si
completa
con
la
contemplazione
(
metafisica
)
delle
cieche
forze
dell
'
Inconsapevole
(
ossia
del
cieco
conato
all
'
esistere
)
;
si
completa
,
cioè
,
di
una
forma
religiosa
poco
avvertita
in
generale
,
la
religione
dell
ateismo
(
)
.
Se
,
dalle
configurazioni
e
dalle
complicazioni
secondarie
e
derivate
della
religione
o
della
filosofia
teologizzante
,
noi
risaliamo
all
'
origine
prima
ed
immediata
di
quelle
creazioni
ideologiche
,
che
son
l
'
ottimismo
e
il
pessimismo
,
noi
ci
troviamo
in
presenza
di
un
fatto
,
tanto
ovvio
,
per
quanto
semplice
:
che
ogni
uomo
,
cioè
,
per
la
sua
struttura
fisica
,
e
per
la
sua
posizione
sociale
,
è
portato
ad
una
specie
di
calcolo
edonistico
,
ossia
a
misurare
i
suoi
bisogni
,
e
quindi
i
mezzi
per
soddisfarli
;
e
,
in
fine
,
per
necessaria
conseguenza
,
viene
ad
apprezzare
,
in
un
modo
,
o
in
un
altro
,
le
condizioni
della
vita
e
il
pregio
della
vita
stessa
nel
suo
complesso
.
Ora
,
quando
la
intelligenza
è
tanto
progredita
,
da
aver
vinto
gl
'
incantesimi
della
imaginatio
e
della
ignorantia
,
i
quali
legano
le
sorti
così
poveramente
prosaiche
dell
'
ovvia
vita
cotidiana
alle
(
fantasticate
)
forze
trascendenti
,
non
è
più
alla
suggestione
generica
dell
'
ottimismo
o
del
pessimismo
che
si
tenga
dietro
.
L
'
animo
si
volge
al
(
prosaico
)
studio
dei
mezzi
occorrenti
a
raggiungere
,
non
quell
'
ente
favoloso
che
dicesi
la
felicità
,
ma
lo
sviluppo
normale
delle
attitudini
;
le
quali
,
date
le
favorevoli
condizioni
sociali
e
naturali
,
fanno
sì
che
la
vita
trovi
se
stessa
la
ragione
dell
'
esser
suo
e
della
esplicazione
sua
.
È
qui
il
cominciamento
di
quella
saggezza
,
che
sola
può
giustificare
la
etichetta
dell
'
homo
sapiens
.
Il
materialismo
storico
,
come
è
la
filosofia
della
vita
,
e
non
delle
parvenze
ideologiche
di
questa
,
sorpassa
l
'
antitesi
dell
'
ottimismo
e
del
pessimismo
;
perché
ne
supera
i
termini
,
comprendendoli
.
La
storia
è
si
una
serie
dolorosamente
interminabile
di
miserie
;
-
il
lavoro
,
che
è
la
nota
distintiva
del
vivere
umano
,
è
diventato
il
tormento
e
la
maledizione
della
maggioranza
degli
uomini
;
-
il
lavoro
,
che
è
la
premessa
di
ogni
umana
esistenza
,
è
diventato
il
titolo
alla
soggezione
del
più
gran
numero
degli
uomini
;
-
il
lavoro
,
che
è
la
condizione
di
ogni
progresso
,
ha
messo
le
sofferenze
,
le
privazioni
,
i
travagli
e
i
patimenti
del
maggior
numero
degli
uomini
in
servizio
della
comodità
di
pochi
.
Dunque
la
storia
è
un
inferno
:
-
anzi
potrebb
'
esser
rappresentata
,
in
un
lugubre
dramma
,
come
la
tragedia
del
lavoro
!
Ma
questa
stessa
storia
lugubre
ha
tratto
da
cotesta
stessa
condizione
di
cose
,
quasi
sempre
all
'
insaputa
degli
uomini
stessi
,
e
non
certo
per
la
provvidenziale
preordinazione
di
alcuno
,
i
mezzi
occorrenti
al
relativo
perfezionamento
,
prima
di
pochissimi
,
poi
di
pochi
,
poi
di
più
che
pochi
;
-
e
ora
pare
ne
prepari
per
tutti
.
La
gran
tragedia
non
era
evitabile
.
Non
deriva
da
una
colpa
o
da
un
peccato
,
non
da
una
aberrazione
o
degenerazione
,
non
dal
capriccioso
e
peccaminoso
abbandono
della
retta
via
;
ma
da
una
necessità
intrinseca
al
meccanismo
stesso
del
vivete
sociale
,
e
al
ritmo
processuale
di
questo
.
Questo
meccanismo
poggia
su
i
mezzi
di
sussistenza
,
che
sono
il
prodotto
del
lavoro
stesso
degli
uomini
,
combinato
con
le
più
o
meno
favorevoli
condizioni
naturali
.
Ora
che
si
apre
innanzi
ai
nostri
occhi
questa
prospettiva
che
la
società
,
cioè
,
possa
essere
organizzata
in
modo
,
da
dare
a
tutti
i
mezzi
di
perfezionarsi
,
noi
vediamo
chiaro
,
che
tale
aspettativa
diventa
plausibile
,
precisamente
perché
,
col
crescere
della
produttività
del
lavoro
,
si
stabiliscono
le
condizioni
materiali
occorrenti
a
comunicare
a
tutti
gli
uomini
la
civiltà
.
In
ciò
sta
la
ragion
d
'
essere
del
comunismo
scientifico
,
che
non
confida
nel
trionfo
di
una
bontà
,
la
quale
,
chi
sa
in
quali
pieghe
latenti
di
tutti
i
cuori
di
tutti
i
trapassati
gl
'
ideologi
del
socialismo
sono
andati
a
scovare
,
per
proclamarla
l
'
eterna
giustizia
.
Ma
confida
nel
crescere
di
quei
mezzi
materiali
,
che
permetteranno
crescan
per
tutti
gli
uomini
le
condizioni
dell
'
ozio
indispensabili
alla
libertà
:
-
la
qual
cosa
vuol
dire
,
che
le
ragioni
dell
'
ingiusto
saranno
eliminate
,
ossia
la
signoria
,
la
padronanza
,
il
dominio
dell
'
uomo
su
l
'
uomo
;
le
quali
ingiustizie
(
ad
usare
il
linguaggio
degli
ideologi
)
suppongono
come
conditio
sine
qua
non
proprio
quella
miserabile
cosa
materiale
,
che
è
lo
sfruttamento
economico
!
Solo
in
una
società
comunistica
,
il
lavoro
,
oltre
che
non
sfruttabile
,
può
essere
razionalmente
misurato
.
Solo
nella
società
comunistica
,
il
calcolo
edonistico
,
non
intralciato
dallo
sfruttamento
privato
delle
forze
sociali
,
può
aver
carattere
di
cosa
precisabile
.
Rimossi
gl
'
impedimenti
al
libero
sviluppo
di
ciascuno
,
quegli
impedimenti
,
cioè
,
che
differenziano
ora
le
classi
e
gl
'
individui
fino
al
non
riconoscibile
,
ciascuno
potrà
trovare
,
nella
misura
di
ciò
che
occorre
alla
società
,
il
criterio
di
ciò
che
per
lui
è
il
fattibile
e
il
necessario
a
fare
.
Adattarsi
al
fattibile
,
e
non
per
esterna
costrizione
,
in
ciò
sta
la
norma
della
libertà
,
che
è
una
cosa
sola
con
la
saviezza
;
perché
non
ci
può
esser
morale
vera
là
dove
non
è
la
coscienza
del
determinismo
.
In
una
società
comunistica
cadono
da
per
sé
le
antitetiche
parvenze
dell
'
ottimo
e
del
pessimo
,
perché
la
necessità
del
lavorare
in
servizio
della
collettività
e
l
'
esercizio
della
piena
autonomia
personale
non
formano
più
antitesi
,
anzi
appariscono
come
una
e
medesima
cosa
;
-
l
'
etica
di
cotesta
società
annulla
la
opposizione
fra
diritti
e
doveri
,
che
non
è
,
in
sostanza
,
se
non
l
'
amplificazione
dottrinale
della
condizione
di
questa
antitetica
società
presente
,
nella
quale
alcuni
han
facoltà
d
'
imporre
ed
altri
hanno
obbligo
di
prestare
;
-
in
cotesta
società
,
in
cui
la
benevolenza
non
è
carità
,
non
parrebbe
utopistico
il
chiedere
,
che
ciascuno
presti
secondo
le
sue
forze
,
e
ciascuno
riceva
secondo
i
suoi
bisogni
;
-
in
simile
società
la
pedagogica
preventiva
eliminerebbe
,
in
buona
parte
,
la
materia
della
penalità
,
e
la
pedagogica
obiettiva
della
convivenza
e
della
collaborazione
razionale
ridurrebbe
al
minimo
il
bisogno
della
repressione
;
-
ossia
,
in
una
parola
,
la
pena
apparirebbe
come
la
semplice
garanzia
di
un
determinato
ordinamento
,
e
spoglia
perciò
del
tutto
d
'
ogni
parvenza
metaforica
di
superna
giustizia
da
vendicare
o
da
ristabilire
.
In
cotesta
società
non
allignerebbe
più
il
bisogno
di
cercare
alla
sorte
pratica
dell
'
uomo
una
spiegazione
trascendente
.
Per
questo
criticismo
delle
cause
della
storia
,
delle
ragioni
della
società
presente
,
e
dell
'
aspettativa
razionalmente
misurata
e
misurabile
di
una
società
futura
,
si
vede
perché
l
'
ottimismo
e
il
pessimismo
,
come
tante
altre
ideologie
,
dovessero
e
debbano
servire
di
sfogo
e
di
estrinsecazione
alle
affettività
delle
coscienze
travagliate
dalle
lotte
della
esistenza
sociale
.
Se
è
questo
che
intendono
di
dire
gli
ideologisti
,
cui
voi
alludete
;
e
,
se
parlando
di
eterna
giustizia
,
essi
pensano
di
farsi
raccoglitori
postumi
dei
sospiri
e
delle
lagrime
dell
'
umanità
attraverso
i
secoli
,
tal
sia
di
loro
;
-
le
licenze
poetiche
non
son
vietate
nemmeno
ai
socialisti
.
Soltanto
non
si
provino
poi
a
metter
su
le
gambe
al
mito
dell
'
eterna
giustizia
,
per
ispedirlo
in
marcia
contro
il
regno
delle
tenebre
.
Quella
gran
benefica
signora
non
ismuoverà
una
sola
delle
pietre
dell
'
edificio
capitalistico
.
Ciò
che
gl
'
ideologi
del
socialismo
chiamano
il
male
,
contro
di
cui
il
bene
combatte
,
non
è
una
astratta
negazione
,
ma
è
un
duro
e
forte
sistema
di
cose
effettuali
:
è
la
miseria
organizzata
per
produrre
la
ricchezza
.
Ora
i
materialisti
della
storia
son
così
poco
teneri
di
cuore
,
da
affermare
,
che
essi
in
questo
male
trovano
precisamente
le
molle
dell
'
avvenire
;
ossia
,
nella
ribellione
degli
oppressi
,
e
non
nella
bontà
degli
oppressori
.
Del
facile
ricadere
nella
metafisica
,
in
senso
non
laudabile
,
fanno
fede
assai
spesso
anche
quegli
studii
,
che
,
a
detta
degli
autori
loro
,
rappresentano
la
quintessenza
del
procedere
scientificamente
positivo
.
Questo
è
il
caso
,
per
es
.
,
di
molti
dei
divulgatori
della
disputata
e
disputabile
antropologia
criminale
.
Come
intento
e
come
tendenza
essa
rappresenta
una
parte
notevole
di
quella
salutare
critica
del
diritto
punitivo
,
che
pian
piano
è
riuscita
a
scuotere
dai
fondamenti
tutta
la
costruzione
filosofica
,
e
soprattutto
etica
,
di
un
fatto
così
semplice
e
così
empirico
,
qual
è
quello
della
inevitabilità
del
punire
,
data
la
esistenza
di
una
società
.
Nel
metodo
,
però
,
di
rado
essa
esce
dai
confini
della
combinatoria
statistica
,
e
da
quell
'
a
un
di
presso
di
verosimile
,
che
è
proprio
del
variopinto
complesso
di
studii
,
che
chiamasi
in
genere
antropologia
.
Quasi
mai
si
avvicina
,
per
es
.
,
alla
precisione
di
indagine
,
per
la
quale
la
psichiatria
,
che
parrebbe
secondo
alcuni
affine
,
grazie
ai
progressi
maravigliosi
dell
'
anatomia
dei
centri
nervosi
,
e
di
tutte
le
parti
della
medicina
,
ha
contribuito
allo
sviluppo
della
psicologia
,
nel
giro
di
pochi
anni
,
assai
più
non
facessero
in
venti
secoli
le
discussioni
sul
testo
di
Aristotele
,
e
le
ipotesi
dello
spiritualismo
e
del
materialismo
puramente
razionalisti
.
Ma
non
è
ciò
che
mi
prema
di
notare
.
In
quella
dottrina
campeggia
la
tendenza
a
fissare
,
come
predisposizioni
(
innatistiche
)
le
ricorrenze
del
delinquere
in
quegli
individui
i
quali
presentino
certi
caratteri
indiziali
,
caratteri
,
che
nell
'
aspetto
obiettivo
,
del
resto
,
non
son
sempre
,
né
ben
raccolti
,
né
ben
fissati
.
E
qui
nulla
di
male
.
La
teoria
,
che
sta
in
fondo
al
diritto
penale
dei
paesi
su
i
quali
la
rivoluzione
borghese
abbia
esteso
l
'
azione
sua
,
ha
di
comune
con
tutto
ciò
che
chiamiamo
liberalismo
i
pregi
e
i
difetti
di
quel
principio
egalitario
,
il
quale
,
date
le
differenze
naturali
e
sociali
degli
uomini
,
non
può
non
essere
puramente
formale
ed
astratto
.
Questa
teoria
è
stata
di
certo
un
progresso
su
la
giustizia
di
corpo
,
e
su
i
privilegi
del
clero
e
dell
'
aristocrazia
;
e
per
questo
rispetto
è
una
vittoria
storica
l
'
enunciato
:
la
legge
è
eguale
per
tutti
.
Inoltre
,
cotesta
teoria
,
riducendo
il
punire
alla
sola
garenzia
giuridica
dell
'
ordine
legalmente
costituito
,
si
contenta
di
colpire
ciò
che
è
un
danno
o
una
lesione
all
'
ordine
stesso
,
e
non
s
'
addentra
più
nella
coscienza
.
Spoglia
com
'
è
di
ogni
carattere
religioso
,
non
colpisce
il
pensiero
e
l
'
animo
.
Non
è
più
l
'
istrumento
di
una
chiesa
,
di
una
credenza
,
di
una
superstizione
.
È
prosaico
cotesto
diritto
penale
,
come
è
prosaica
tutta
la
società
capitalistica
.
E
questo
è
un
altro
trionfo
-
salvo
alcune
lievi
inconseguenze
-
del
libero
pensiero
.
In
una
parola
,
si
punisce
l
'
atto
,
non
l
'
uomo
;
si
punisce
il
turbatore
di
quell
'
ordine
che
si
vuol
difendere
,
non
la
coscienza
,
sia
irreligiosa
,
miscredente
,
atea
e
così
via
.
Per
giungere
a
cotesto
resultato
,
cotesta
teoria
ha
dovuto
costruire
,
su
la
base
media
della
volontarietà
,
ed
esclusi
gli
estremi
della
mancanza
di
consapevolezza
e
di
direzione
nell
'
operare
,
una
tipica
responsabilità
eguale
per
tutti
gli
uomini
(
)
.
Ed
è
qui
,
che
,
come
per
ironia
alla
vantata
e
celebrata
giustizia
,
il
principio
della
legge
eguale
per
tutti
si
tramuta
dialetticamente
nella
massima
ingiustizia
:
perché
gli
uomini
sono
in
realtà
socialmente
e
naturalmente
disuguali
innanzi
alla
legge
.
Su
questa
dialettica
si
sono
esercitati
da
un
pezzo
sociologisti
,
e
socialisti
,
e
critici
d
'
ogni
maniera
.
C
'
è
come
una
lunga
scala
di
opinioni
,
in
contrapposto
al
diritto
esistente
:
dal
paradosso
intinto
di
misticismo
,
che
la
società
punisca
i
delitti
che
essa
cova
,
alla
esigenza
umanitaria
,
che
la
educazione
eguale
per
tutti
giustifichi
,
col
porne
le
condizioni
di
attuabilità
,
il
principio
della
legge
eguale
per
tutti
.
La
punta
acuta
di
tutta
la
critica
è
quella
dei
socialisti
conseguenti
:
i
quali
,
partendo
dal
concetto
delle
differenze
di
classe
,
come
essenziali
al
presente
vivere
sociale
,
non
cercano
nel
diritto
del
punire
,
come
non
cercano
in
nessun
'
altra
parte
del
diritto
esistente
,
la
giustizia
eguale
per
tutti
;
perché
ciò
sarebbe
come
cercare
l
'
inverosimile
,
data
questa
forma
di
società
,
in
cui
le
differenziazioni
sono
le
cause
e
il
contenuto
della
compagine
stessa
.
Questo
diritto
di
mezzana
giustizia
,
che
contraddice
il
più
delle
volte
a
se
stesso
,
è
insito
ad
una
società
,
in
cui
il
postulato
della
eguaglianza
deve
smentire
di
continuo
se
stesso
.
La
menzogna
è
assai
più
palese
in
quella
bella
trovata
degli
apologisti
della
forma
capitalistica
,
quando
dicono
,
che
alla
fin
fine
i
salariati
son
dei
liberi
cittadini
,
che
liberamente
si
dànno
a
mercede
pattuendo
alla
pari
con
quei
loro
eguali
,
che
sono
i
capitalisti
!
-
Ma
noi
socialisti
cotesto
principio
in
sé
contraddittorio
non
vogliamo
abbandonarlo
,
per
andar
poi
a
braccetto
dei
reazionarii
,
che
per
altre
ragioni
lo
combattono
,
e
per
altre
vie
vorrebbero
eliminarlo
:
anzi
noi
l
'
accettiamo
come
la
negatività
immanente
alla
società
borghese
,
ossia
,
come
il
suo
storico
corrosivo
.
L
'
antropologia
criminale
è
venuta
in
buon
punto
a
sussidiare
dei
suoi
studii
speciali
la
tesi
critica
,
che
mette
in
evidenza
l
inverosimile
della
legge
eguale
per
tutti
.
In
questo
senso
essa
è
una
dottrina
progressiva
.
Alle
differenze
sociali
,
che
rendono
assurdo
il
postulato
della
responsabilità
eguale
per
tutti
,
secondo
la
tipica
forma
della
volontarietà
della
mente
sana
,
ha
aggiunto
lo
studio
delle
differenze
presociali
,
che
sono
i
limiti
che
la
bestialità
contrappone
,
come
forze
invincibili
,
a
qualunque
azione
di
adattamento
educativo
.
Non
occorre
qui
di
vedere
,
se
essa
abbia
esagerata
la
estensione
di
cotesta
bestialità
,
interpretando
male
i
casi
che
intendeva
di
studiare
,
e
amplificando
alcune
volte
fantasticamente
i
resultati
di
parziali
e
poco
precise
osservazioni
.
Ciò
che
importa
qui
è
di
dire
,
che
essa
,
per
un
certo
rispetto
metodico
,
ricade
,
inconsapevolmente
,
nella
detestata
metafisica
.
Nella
foga
legittima
di
combattere
l
'
ente
giustizia
e
l
'
ente
responsabilità
,
fissa
poi
dei
fatti
naturali
,
delle
disposizioni
,
cioè
,
a
delinquere
,
la
cui
denominazione
e
definizione
va
togliendo
da
quelle
categorie
della
tutela
sociale
,
che
rispondono
soltanto
alle
condizioni
di
vita
alle
quali
gli
uomini
,
in
verità
solo
dopo
che
son
nati
,
si
vanno
assuefacendo
.
In
natura
,
per
ispiegarmi
,
ci
sarà
la
eccessiva
e
sfrenata
libidine
,
ma
non
certo
l
'
adulterio
(
questa
è
una
categoria
arcirelativamente
sociale
!
)
;
la
rapacità
,
ma
non
il
furto
in
tutte
le
sue
economiche
specificazioni
fino
alla
firma
falsa
su
la
cambiale
;
il
temperamento
sanguinano
,
ma
non
il
regicidio
,
e
così
via
.
Né
si
dica
che
queste
sian
questioni
meramente
verbali
.
Ciò
tocca
all
'
essenza
della
cosa
.
Ciò
riguarda
la
coscienza
dei
limiti
metodici
.
Ciò
importa
a
ricordare
,
che
la
metafisica
è
un
male
atavistico
,
al
quale
non
isfuggono
nemmeno
quelli
che
di
continuo
gridano
:
abbasso
la
metafisica
!
In
altro
campo
di
studii
,
cioè
nella
psicologia
in
genere
e
nella
psichiatria
in
ispecie
,
è
accaduto
per
molto
tempo
lo
stesso
.
Molti
che
volean
localizzare
nel
cervello
i
fenomeni
psichici
,
invece
di
tenersi
ai
fatti
elementarissimi
,
che
,
in
verità
,
solo
da
poco
tempo
furono
distintamente
sceverati
,
localizzavano
(
come
accadde
perfino
all
'
insigne
fisiologista
Ludwig
)
le
facoltà
dell
'
anima
ed
altre
simili
escogitazioni
del
razionalismo
filosofico
;
ossia
davano
un
posto
materiale
al
non
esistente
.
L
'
antropologia
criminale
deve
ancora
sceverar
bene
e
fissare
criticamente
le
sue
categorie
,
causando
l
'
equivoco
di
accettare
come
naturali
ed
innate
quelle
categorie
,
che
il
diritto
punitivo
,
avuto
riguardo
alle
condizioni
di
mera
esperienza
sociale
,
ha
,
per
ragioni
di
pratica
,
fissate
ed
accettate
.
IX
.
Roma
,
2
luglio
'97
Voi
accennate
a
quei
critici
,
di
varia
indole
e
natura
,
i
quali
,
per
varie
ragioni
di
molto
difformi
fra
loro
,
ritengono
,
che
il
cristianesimo
sfugga
all
'
intendimento
materialistico
della
storia
,
e
stimano
che
in
tale
obiezione
sia
come
una
difficoltà
insormontabile
.
Devo
io
addentrarmi
in
cotesta
selva
,
non
dirò
aspra
e
selvaggia
,
ma
di
certo
molto
oscura
per
me
?
Voi
sapete
come
io
respinga
gli
schematismi
d
'
ogni
sorta
.
Non
mi
pare
-
e
pensare
il
contrario
sarebbe
mera
fatuità
,
-
ci
sia
mai
alcuna
teoria
storica
tanto
buona
ed
eccellentissima
per
sé
,
che
ne
abiliti
alla
sommaria
cognizione
di
ogni
storia
particolare
,
quando
anche
alla
ricerca
specializzata
di
questa
non
ci
siamo
per
l
'
innanzi
addestrati
con
proprii
e
diretti
studii
nostri
.
Ora
io
su
la
storia
della
chiesa
cristiana
non
ho
fatto
fino
ad
ora
studii
ex
-
professo
,
che
mi
conferiscano
il
facile
maneggio
della
cosa
stessa
;
su
la
quale
gli
obiettatori
di
solito
discettano
e
discorrono
come
chi
giudichi
per
generiche
impressioni
.
Da
giovane
,
come
accadeva
allora
di
tutti
quelli
che
si
aggirassero
nella
cerchia
della
filosofia
classica
di
Germania
,
lessi
lo
Strauss
e
i
principali
scritti
della
scuola
di
Tubinga
;
ed
ora
,
con
tanti
altri
,
potrei
,
con
piccola
variante
,
ripetere
la
esclamazione
di
Faust
:
ich
habe
,
leider
,
auch
Theologie
studiert
!
Ma
poi
dopo
...
io
di
coteste
materie
non
mi
son
più
occupato
.
Ho
serbata
però
in
me
viva
la
persuasione
,
che
,
come
con
la
scuola
tubingese
cominciò
,
in
definitivo
e
per
davvero
,
quella
considerazione
del
cristianesimo
,
che
sola
può
dirsi
storica
,
così
gli
ulteriori
progressi
consistano
principalmente
nelle
correzioni
e
nei
complementi
,
che
furon
già
portati
,
o
si
vanno
portando
,
ai
resultati
di
quella
stessa
scuola
.
La
principale
delle
correzioni
è
,
e
deve
,
a
mio
avviso
,
esser
tuttora
questa
:
che
,
mentre
i
tubingesi
mirarono
,
in
modo
prevalente
sì
,
ma
non
esclusivo
,
a
studiare
la
genesi
ed
il
processo
delle
credenze
e
dei
dogmi
,
sia
poi
occorso
,
e
occorra
al
presente
,
di
mettersi
allo
studio
obiettivo
della
formazione
e
dello
sviluppo
dell
'
associazione
cristiana
.
Per
cotesto
riavvicinarsi
a
quel
modo
di
considerazione
,
che
,
brevitatis
causa
,
chiamerò
sociologico
,
si
fa
un
passo
innanzi
nella
obiettività
della
ricerca
:
in
guisa
,
che
l
'
intendimento
del
come
e
del
perché
l
'
associazione
è
nata
e
si
è
svolta
,
ci
dà
il
modo
di
vedere
per
quali
ragioni
e
per
quali
vie
gli
animi
,
le
fantasie
,
le
menti
,
i
desiderii
,
i
timori
,
le
speranze
,
le
aspirazioni
degli
associati
dovessero
completarsi
di
certe
credenze
,
ricercare
certi
simboli
,
giungere
alla
escogitazione
di
certi
dogmi
;
-
o
come
gli
associati
potessero
mettere
,
in
somma
,
assieme
tutto
un
mondo
dottrinale
ed
ideologico
.
Fatta
una
tale
inversione
,
si
è
già
su
la
via
,
che
mena
diritto
al
materialismo
storico
;
ossia
siam
prossimi
al
postulato
generale
,
che
si
debba
considerare
le
idee
come
il
prodotto
e
non
come
la
causa
di
una
determinata
struttura
sociale
.
Se
non
erro
,
-
perché
,
come
dicevo
,
di
tali
argomenti
me
ne
intendo
relativamente
poco
-
in
questo
indirizzo
realistico
concorrono
soprattutto
gli
studii
recenti
delle
antichità
cristiane
;
nei
quali
,
mi
pare
,
primeggiano
gli
scrittori
del
genere
di
Harnack
e
simiglianti
.
Cito
incidentalmente
,
giacché
questo
libro
qui
io
l
'
ho
studiato
,
quelle
notevolissime
letture
dell
'
inglese
Hatch
;
nelle
quali
,
con
la
massima
lucidezza
di
analisi
documentaria
,
si
va
dimostrando
,
come
l
'
associazione
cristiana
,
da
un
punto
in
qua
dalle
sue
primissime
origini
,
si
sviluppasse
e
si
consolidasse
per
via
dell
'
adattamento
alle
varie
forme
di
quel
diritto
corporativo
,
che
fioriva
nelle
varie
regioni
dell
'
impero
,
o
nelle
condizioni
peculiarmente
proprie
al
giure
pubblico
romano
,
o
in
quelle
altre
degli
altri
usi
locali
e
nazionali
,
e
segnatamente
delle
istituzioni
greche
ed
ellenistiche
.
I
nostri
vescovi
non
se
ne
abbiano
a
male
.
Lo
spirito
santo
ci
sarà
entrato
per
qualche
cosa
nel
metterli
al
di
sopra
del
rimanente
dei
fedeli
,
da
quando
nella
associazione
originariamente
democratica
si
creò
la
differenziazione
gerarchica
di
clero
e
di
laici
(
ossia
popolani
)
;
ma
il
loro
nome
stesso
ricorda
,
che
la
organizzazione
fu
fatta
sul
preciso
modello
di
quei
corpi
di
navicellai
,
pescivendoli
,
fornai
e
simili
,
che
aveano
i
loro
episcopi
(
sopravveglianti
)
et
reliqua
.
A
questo
punto
bisogna
fare
ancora
un
passo
innanzi
.
Bisogna
,
cioè
,
abbandonare
il
concetto
astratto
e
generico
di
una
storia
unica
ed
unitaria
di
tutto
il
cristianesimo
,
e
venire
alla
storia
particolare
,
per
tempi
e
luoghi
,
dell
'
associazione
cristiana
:
-
la
quale
associazione
ora
è
una
parte
soltanto
di
quella
più
larga
società
civile
,
semicivile
,
o
a
dirittura
barbara
,
in
cui
essa
s
'
andò
svolgendo
nei
primi
tre
secoli
;
-
ora
par
che
covra
ed
assorba
tutti
i
rapporti
della
complessiva
società
semicivile
o
semibarbara
,
come
fu
nell
'
occidente
latino
del
così
detto
Medioevo
;
-
e
da
ultimo
,
dopo
quella
dilacerazione
dell
'
unità
cattolica
,
che
è
il
protestantesimo
,
e
riconosciuta
la
libertà
di
coscienza
,
e
assai
più
spiccatamente
in
seguito
alla
Grande
Rivoluzione
,
torna
ad
essere
una
parte
del
tutto
nella
convivenza
politico
-
sociale
,
una
parte
,
o
prevalente
,
o
piccola
,
o
minima
,
e
così
via
dicendo
.
Su
cotesta
traccia
stessa
va
trattato
il
problema
dei
rapporti
fra
chiesa
e
stato
;
che
è
questione
di
relatività
storica
,
e
non
di
teoretica
elocubrazione
formalistica
.
Per
questo
modo
d
'
intendere
si
è
in
fine
in
grado
di
ricercare
e
di
dichiarare
quelle
condizioni
materiali
,
le
quali
,
come
è
accaduto
di
ogni
altra
convivenza
umana
,
produssero
dapprima
l
'
associazione
cristiana
,
e
poi
la
mantennero
,
la
perpetuarono
,
o
la
portarono
alla
parziale
o
locale
dissoluzione
,
con
tutte
le
varie
vicende
,
che
nelle
cause
e
ragioni
loro
divengon
poi
senza
difficoltà
patenti
.
E
si
capisce
che
credenze
,
e
dogmi
,
e
simboli
,
e
leggende
,
e
liturgie
,
e
altre
simili
cose
debbano
venire
in
seconda
linea
,
come
è
proprio
di
ogni
altra
soprastruzione
ideologica
.
Continuare
a
scrivere
la
storia
dell
'
ente
Cristianesimo
(
ne
faccio
qui
un
solo
sostantivo
con
la
lettera
maiuscola
)
,
gli
è
come
moltiplicare
l
'
errore
di
concezione
metodica
,
nel
quale
incorrono
i
letterati
e
gli
eruditi
,
quando
compongono
,
in
senso
affatto
unitario
,
come
se
si
trattasse
di
cose
per
sé
stanti
,
le
storie
della
letteratura
o
della
filosofia
.
In
coteste
manipolazioni
della
dotta
fabbrica
,
pare
come
se
i
poeti
,
gli
oratori
,
i
filosofi
di
diversi
tempi
,
isolati
quasi
dal
resto
del
mondo
in
cui
realmente
vissero
,
si
porgano
la
mano
attraverso
o
al
di
sopra
dei
secoli
,
per
comporre
una
illustre
catena
;
-
o
come
se
,
non
avendo
essi
tolta
la
materia
e
l
'
occasione
al
poetare
o
al
filosofare
dalle
condizioni
della
società
in
cui
si
svolsero
,
e
dal
grado
evolutivo
di
questa
,
si
sforzassero
di
entrare
nella
serie
indipendente
,
che
è
lo
studiato
indice
della
dotta
compilazione
.
Si
capisce
quanto
sia
cosa
comoda
l
'
avere
a
mano
,
nel
manuale
,
la
somma
delle
notizie
su
ciò
che
chiamiamo
letteratura
francese
,
per
es
.
dalla
Chanson
de
Roland
ai
romanzi
del
signor
Zola
:
ma
dall
'
una
cosa
all
'
altra
non
corre
soltanto
il
cronologico
millennio
,
né
da
una
cosa
all
'
altra
intercede
soltanto
il
semplice
variare
della
facoltà
poetica
;
perché
,
anzi
,
c
'
è
di
mezzo
tutto
il
tramutarsi
di
tutti
i
rapporti
della
convivenza
in
tutti
i
suoi
principali
aspetti
,
e
in
rispetto
a
cotesti
sociali
tramutamenti
le
manifestazioni
letterarie
non
son
che
relativi
indici
,
sedimenti
specifici
,
e
casi
particolari
.
Sarà
comodo
,
specie
per
l
'
allevamento
artificiale
al
sapere
,
che
è
tanta
parte
delle
nostre
Università
,
il
ridurre
in
compendio
la
somma
di
ciò
che
nella
storia
chiamiamo
genericamente
filosofia
;
ma
chi
è
che
riesca
a
capir
poi
per
davvero
,
per
cotesta
via
,
come
i
singoli
filosofi
siano
arrivati
a
pensare
in
modi
cosi
difformi
,
e
spesso
contraddittorii
?
Come
si
fa
a
mettere
in
una
sola
linea
di
processo
continuativo
,
indipendente
ed
unitario
,
la
filosofia
dell
'
antichità
,
che
fu
fino
a
Platone
quasi
tutta
la
scienza
,
-
e
poi
quel
minimo
di
scienza
che
fu
la
Scolastica
sopraffatta
dalla
teologia
,
-
e
più
in
qua
quella
filosofia
del
secolo
XVII
,
che
è
una
forma
di
esplorazione
concettuale
parallela
alla
nuova
scienza
contemporanea
della
osservazione
e
dell
'
esperimento
-
in
fine
questa
neocritica
,
che
tende
ora
a
far
della
filosofia
una
semplice
revisione
formale
del
saputo
nelle
singole
scienze
,
già
di
tanto
differenziate
fra
loro
?
A
potiori
è
assurdo
l
andar
scrivendo
-
salvo
che
per
ragioni
di
comodità
accademica
-
delle
storie
universali
del
cristianesimo
.
Non
parlo
di
quelli
che
pensano
con
animo
da
credenti
;
e
,
ossia
,
opinano
che
il
filo
conduttore
di
tali
storie
unitarie
consista
nella
missione
provvidenziale
della
chiesa
stessa
attraverso
i
secoli
.
A
coloro
,
che
così
pensano
,
e
in
vario
modo
intendono
cotesta
storia
ideale
eterna
,
che
sarebbe
come
una
immanente
o
processuale
rivelazione
,
noi
non
abbiamo
nulla
da
dire
o
da
suggerire
.
Son
fuori
del
campo
nostro
.
Ma
quei
critici
,
i
quali
scrivono
le
storie
unitarie
di
tutto
il
cristianesimo
,
pur
sapendo
e
confessando
di
aver
per
le
mani
una
materia
che
fa
parte
delle
variabili
e
più
o
meno
necessarie
condizioni
successive
della
vita
umana
,
come
non
vedono
,
che
la
loro
rappresentazione
continuativa
si
tien
sopra
di
un
assai
debole
filo
di
tradizione
,
e
riflette
uno
schema
assai
vago
di
cose
appena
appena
riavvicinabili
?
Il
nascere
,
l
'
ampliarsi
,
il
diffondersi
,
l
'
organizzarsi
e
lo
sparire
(
in
alcune
parti
,
dico
,
del
mondo
,
per
es
.
l
'
Asia
anteriore
e
l
'
Africa
settentrionale
)
dell
'
associazione
cristiana
,
e
il
vario
atteggiarsi
di
essa
verso
il
rimanente
dell
'
attività
pratica
,
e
i
multiformi
legami
che
ebbe
con
le
altre
aggregazioni
e
potestà
politico
-
sociali
:
-
tutte
coteste
cose
,
che
son
la
storia
vera
e
effettuale
,
non
s
'
intendono
,
se
non
si
parte
dalle
condizioni
complessive
di
ciascun
singolo
paese
,
nel
quale
,
o
pochi
,
o
molti
,
o
tutti
gl
'
incoli
,
abitanti
e
cittadini
,
o
da
membri
di
modesta
setta
,
o
nelle
forme
d
'
imperiosa
cattolicità
,
o
perseguitati
,
o
tollerati
,
o
intolleranti
e
perseguitanti
,
si
professarono
e
professano
cristiani
.
E
di
cui
solo
si
comincia
a
metter
piede
sul
terreno
solido
,
di
ciò
che
è
degno
obietto
dell
'
intendimento
storico
;
e
di
qui
alla
interpretazione
materialistica
non
occorre
sforzo
maggiore
di
quello
che
occorra
in
ogni
altro
ramo
delle
nostre
conoscenze
della
vita
del
passato
.
In
una
parola
,
la
storia
effettiva
è
quella
della
chiesa
,
anzi
delle
chiese
;
ossia
di
una
società
,
che
ha
la
sua
oikonomia
,
così
nel
senso
generico
di
ordinamento
,
come
in
quello
specificato
del
modo
di
acquisizione
,
di
produzione
,
di
distribuzione
e
di
consumo
dei
beni
(
ahimè
,
terreni
!
)
Se
altri
intende
per
cristianesimo
,
in
un
senso
esclusivo
,
il
solo
complesso
delle
credenze
e
delle
aspettazioni
circa
il
destino
umano
-
credenze
,
che
in
verità
varian
tanto
,
quanto
è
il
divario
,
per
dirne
una
sola
,
tra
il
libero
arbitrio
del
cattolicesimo
postridentino
e
il
determinismo
assoluto
di
Calvino
!
-
bisogna
si
rassegni
a
capire
e
ad
ammettere
,
che
cotesto
complesso
di
vedute
e
di
tendenze
è
nato
e
si
è
svolto
sempre
per
entro
la
cerchia
di
una
associazione
,
che
ha
variato
di
continuo
in
vario
senso
,
ed
è
stata
sempre
,
dal
più
al
meno
,
contenuta
da
un
più
vasto
e
complicato
ambiente
storico
-
sociale
,
tanto
per
dirla
con
la
prediletta
espressione
dei
neologisti
.
Conviene
aggiungere
un
'
altra
considerazione
.
In
questo
quarto
d
'
ora
di
prosa
scientifica
,
in
cui
noi
ci
troviamo
al
presente
,
non
si
dà
a
credere
più
a
nessuno
,
che
la
massa
dei
raccolti
nell
'
associazione
cristiana
sapessero
e
capissero
mai
nulla
di
preciso
del
variare
dei
dogmi
,
e
delle
sottili
discussioni
dei
sapienti
e
dei
dottori
.
Delle
plebi
di
Antiochia
,
di
Alessandria
,
di
Costantinopoli
,
e
così
via
,
agitantisi
intorno
alle
bandiere
di
Ano
e
di
Atanasio
,
noi
non
conosciamo
precisamente
le
passioni
,
gl
'
interessi
,
il
modo
cotidiano
del
vivere
,
e
l
'
ingenito
e
abituale
idiotismo
;
-
non
possiamo
descriverle
proprio
come
faremmo
ora
di
Napoli
o
di
Londra
:
-
ma
non
saremo
mai
così
ingenui
da
credere
,
che
capissero
un
iota
della
lotta
circa
la
sostanza
,
o
semplicemente
simile
,
o
affatto
identica
,
del
figlio
per
rispetto
al
padre
.
Né
misureremo
la
differenza
reale
degli
artigiani
di
Ginevra
da
quei
d
'
Italia
nel
secolo
XVI
,
dal
divario
dottrinale
fra
Calvino
e
Bellarmino
.
Per
ciò
appunto
la
storia
del
cristianesimo
riesce
in
gran
parte
oscura
,
perché
essa
ci
fu
quasi
sempre
tramandata
attraverso
agl
'
involucri
e
alle
diciture
ideologiche
di
quelli
che
furono
il
riflesso
dogmatico
-
letterario
dello
svolgersi
dell
'
associazione
;
in
guisa
che
della
vita
pratica
si
sa
relativamente
poco
,
e
questo
poco
si
assottiglia
fino
al
minimo
quanto
più
si
risale
ai
primi
secoli
.
Inoltre
,
la
massa
dei
consociati
ha
sempre
serbato
in
cuor
suo
,
e
ha
trasferito
nelle
minute
credenze
e
nelle
leggende
,
molte
delle
superstizioni
e
moltissimi
dei
miti
che
recava
in
sé
prima
di
convertirsi
,
e
tutte
quelle
altre
superstizioni
e
tutti
quei
miti
,
che
le
fu
necessità
di
creare
,
per
rendersi
in
qualche
modo
plausibile
le
dottrine
astratte
e
metafisiche
del
cristianesimo
dogmatico
.
Accadde
ciò
assai
visibilmente
fin
dalla
seconda
metà
del
secondo
secolo
,
quando
l
'
associazione
avea
cessato
da
un
pezzo
dall
'
essere
una
democratica
setta
di
aspettanti
il
regno
di
dio
,
compenetrati
tutti
dello
spirito
santo
,
e
volgeva
alla
formazione
di
una
organizzata
cattolicità
,
così
nel
senso
della
ortodossia
,
come
in
quello
di
una
semipolitica
coordinazione
gerarchica
di
moltissimi
non
più
santi
,
ma
semplicemente
uomini
.
Cresce
cotesto
trasferimento
di
tutte
le
superstizioni
locali
,
regionali
ed
etniche
nel
seno
del
cristianesimo
,
dacché
,
diventando
la
chiesa
in
definitivo
ortodossamente
ufficiale
e
territoriale
,
era
tolto
il
modo
a
qual
si
fosse
più
zelante
di
andar
sceverando
,
con
scrupolosa
epurazione
,
i
capaci
di
una
persuasione
,
frutto
di
pedagogico
addestramento
,
dagli
obbligati
a
credere
,
e
a
stare
ai
riti
e
alle
forme
come
che
si
fosse
.
Rovinando
poi
l
'
Impero
di
Occidente
,
per
le
sommarie
o
forzate
conversioni
dei
barbari
della
Germania
e
della
Slavia
,
s
'
accrebbe
il
capitale
delle
credenze
popolari
da
formare
il
pascolo
cotidiano
delle
masse
,
che
eran
tenute
in
obbligo
di
professare
simboli
e
credenze
tanto
superiori
o
estranee
all
'
ambito
di
loro
menti
,
come
quelle
che
rappresentavano
un
precipitato
di
molte
semi
-
filosofie
.
Tutte
coteste
popolazioni
cristiane
vissero
e
continuarono
a
vivere
delle
loro
variopinte
credenze
;
per
la
qual
ragione
,
poi
,
esse
effettivamente
trasformarono
i
dati
comunissimi
del
cristianesimo
in
moventi
ed
in
occasioni
a
nuove
e
speciose
mitologie
.
A
riscontro
di
tal
vita
barbaramente
ingenua
,
le
definizioni
dei
dottori
e
le
decisioni
dei
concilii
rimasero
come
librate
in
aria
,
quale
ideologia
inattingibile
alle
moltitudini
,
e
a
guisa
di
dottrinale
utopia
.
Da
quali
ragioni
e
cause
,
da
quali
moventi
e
mezzi
i
membri
della
consociazione
furon
tenuti
,
dunque
,
assieme
nei
tempi
dei
quali
si
dice
che
la
religione
fosse
l
'
anima
e
il
fulcro
di
tutta
la
vita
?
Prescindo
dalle
prepotenze
e
dalle
violenze
,
per
non
entrare
in
un
capitolo
assai
spinoso
,
che
è
quello
cui
s
'
appellano
di
solito
i
passionati
avversarii
del
cristianesimo
;
capitolo
che
mette
sotto
gli
occhi
la
storia
delle
più
odiose
tirannie
,
delle
più
feroci
ed
inumane
persecuzioni
,
e
della
più
raffinata
ipocrisia
.
Tantum
religio
potuit
suadere
malorum
!
Ciò
che
mi
preme
gli
è
di
notare
,
che
la
forza
principale
della
coesione
fosse
appunto
in
quei
disprezzati
mezzi
materiali
,
l
'
uso
il
maneggio
e
il
governo
dei
quali
ha
fatto
crescere
l
'
associazione
in
una
potente
organizzazione
economica
,
coi
suoi
ufficii
,
con
la
sua
gerarchia
,
col
suo
diritto
,
e
coi
suoi
servi
,
e
schiavi
,
e
dipendenti
,
e
coloni
,
e
ministri
,
e
protetti
e
beneficati
.
La
proprietà
ecclesiastica
rappresenta
tutta
una
serie
di
variazioni
,
dall
'
obolo
del
semicomunismo
alla
legale
corporazione
,
e
da
questa
alla
raccolta
dei
legati
,
alla
costituzione
dei
complessi
terrieri
del
latifondo
,
e
poi
del
feudo
coi
corollarii
delle
decime
e
della
finanza
delle
anime
,
e
fino
ai
tentativi
più
moderni
della
industria
coloniale
(
i
Gesuiti
)
,
e
così
via
ad
altre
ed
altre
cose
.
Ciò
che
mantenne
la
coesione
degli
umili
furon
principalmente
,
come
sono
in
parte
tuttora
,
i
beneficii
dell
'
elemosina
,
dell
'
assistenza
dei
malati
,
dei
derelitti
,
degli
orfani
,
delle
vedove
e
così
via
,
della
ordinata
e
metodica
gestione
dei
campi
,
del
dissodamento
delle
terre
di
nuovo
acquisto
alla
coltura
.
Questi
i
mezzi
,
che
,
come
è
accaduto
di
ogni
altro
ente
morale
collettivo
,
fecero
dell
'
associazione
cristiana
una
cosa
vitale
,
e
nel
Medioevo
soprattutto
permisero
ad
un
piccolissimo
ceto
di
addottrinati
di
far
servire
una
vasta
compagine
economica
a
fini
relativamente
più
elevati
,
più
nobili
,
più
altruistici
e
più
progressivi
,
di
quel
che
non
accadesse
nell
'
ambito
dei
possedimenti
strettamente
feudali
,
e
per
opera
di
sovrani
taglieggiatori
,
razziatori
,
e
pirati
.
La
borghesia
,
nelle
sue
diverse
fasi
,
con
modi
più
o
meno
rapidi
,
e
in
forme
più
o
meno
rivoluzionarie
,
ha
fatto
dappoi
man
bassa
di
cotesta
economia
della
proprietà
del
popolo
cristiano
,
e
l
'
ha
in
diversi
modi
incorporata
alla
proprietà
di
pieno
diritto
privato
,
e
l
'
ha
resa
fluida
nel
sistema
capitalistico
.
Dove
cotesta
proprietà
di
ecclesiastica
economia
ha
resistito
parzialmente
,
e
dove
parzialmente
resiste
ancora
ai
colpi
dell
'
evo
progressivo
,
gli
è
perché
essa
adempie
tuttavia
alcuni
ufficii
,
che
le
altre
organizzazioni
pubbliche
,
e
lo
stato
che
le
rappresenta
,
o
non
assumono
sopra
di
sé
,
o
tollerano
sussistano
tuttora
nella
chiesa
,
come
in
forma
di
concorrenza
.
La
storia
di
cotesta
economia
è
il
midollo
di
quella
interpretazione
del
variare
del
cristianesimo
,
che
la
critica
ulteriore
dovrà
elaborare
.
Quel
Gregorio
Magno
,
che
par
già
così
persuaso
,
che
il
vescovo
di
Roma
fosse
destinato
a
tener
le
parti
del
tramontato
Impero
dell
'
Occidente
,
quel
Gregorio
,
noto
al
comune
delle
persone
colte
per
le
sue
visioni
,
per
il
suo
amore
della
musica
e
per
l
'
apostolato
nell
'
Anglia
,
da
economo
dettò
le
leggi
della
condotta
del
latifondo
ecclesiastico
.
A
parecchi
secoli
di
distanza
,
per
tutte
le
traversie
dei
semistati
e
delle
varie
comunità
semi
-
politiche
,
che
si
andaron
sviluppando
entro
l
'
ambito
dal
sempre
mal
fermo
e
mal
restaurato
Impero
d
'
Occidente
,
la
estesissima
proprietà
ecclesiastica
,
da
per
tutto
diffusa
e
da
per
ogni
dove
incuneata
,
dette
luogo
a
tentare
quella
politica
,
che
,
da
Gregorio
VII
a
Bonifacio
VIII
,
mirò
a
fare
del
successore
di
Pietro
l
'
erede
di
Augusto
.
Questa
politica
non
fu
tale
qual
fu
,
perché
i
frati
clunacensi
ne
avessero
escogitata
la
dottrina
,
o
perché
com
'
è
di
fatti
,
Gregorio
VII
ed
Innocenzo
III
fossero
uomini
sommi
,
ma
perché
solo
in
quel
vasto
sistema
economico
c
erano
i
dati
per
tentare
un
gran
disegno
di
organizzazione
;
al
quale
,
come
è
noto
,
si
ribellarono
in
diversi
modi
,
non
solo
gli
altri
semipotentati
politici
d
'
allora
,
ma
in
alcuni
punti
di
più
progredita
operosità
industriale
e
commerciale
(
Fiandra
,
Provenza
,
Italia
del
nord
)
con
diversi
intendimenti
,
o
di
cenobitica
ascesi
o
di
civile
libertà
cristiana
,
anche
una
parte
delle
plebi
e
delle
recenti
borghesie
.
E
difatti
l
'
umiliazione
inflitta
a
Bonifacio
VIII
in
Anagni
,
non
è
se
non
il
punto
acuto
di
quella
politica
di
Filippo
il
Bello
,
che
,
da
precursore
molto
alla
lontana
del
principato
rivoluzionario
del
secolo
XVI
,
mette
per
il
primo
arditamente
la
mano
su
la
sostanza
del
popolo
cristiano
.
E
qui
vorrei
far
punto
a
questa
digressione
;
perché
cotesta
storia
economica
non
è
stata
ancora
per
davvero
scritta
,
e
non
sarò
io
ad
avviarla
con
queste
incidentali
osservazioni
.
Mi
pare
,
però
,
che
i
soliti
obiettatori
dicano
:
ma
fatta
questa
storia
economica
,
tutto
il
resto
sarà
chiaro
chiarissimo
?
E
qui
saremmo
al
solito
caso
di
quelli
che
si
fanno
dei
castelli
di
carta
,
per
aver
poi
il
gusto
di
distruggerli
con
un
bel
soffio
.
Spiegare
un
processo
consiste
,
in
generale
,
nel
risolverlo
nelle
condizioni
sue
più
elementari
,
fino
al
punto
che
ci
sia
dato
di
scorgere
e
seguire
(
dal
minimo
del
discernibile
in
su
)
le
fasi
successive
,
come
chi
vada
da
premesse
a
conseguenze
.
Nessuno
si
sognerà
di
affermare
per
es
.
,
che
quando
si
conosca
a
fondo
la
struttura
economica
della
città
di
Atene
tra
la
fine
del
V
e
il
principio
del
IV
secolo
a
.
C
.
,
si
possa
poi
difilato
passare
ad
intendere
,
così
senz
'
altro
,
cioè
senza
il
sussidio
critico
degli
elementi
intellettuali
raccolti
nella
tradizione
,
tutto
il
contenuto
ideologico
di
tutti
e
singoli
i
dialoghi
di
Platone
.
Ciò
che
occorre
in
verità
di
spiegare
innanzi
tutto
è
l
'
uomo
Platone
;
ossia
le
sue
disposizioni
estetiche
e
mentali
,
il
suo
pessimismo
,
la
sua
fuga
dal
mondo
,
il
suo
idealismo
e
il
suo
utopismo
.
Tutto
ciò
è
il
prodotto
di
quelle
condizioni
,
che
come
si
svolsero
ideologicamente
nell
individuo
Platone
,
si
svolsero
del
pari
in
tanti
e
tanti
altri
contemporanei
suoi
,
che
altrimenti
non
l
'
avrebbero
inteso
,
ammirato
e
seguito
al
punto
da
creare
intorno
a
lui
una
setta
,
vissuta
poi
per
secoli
con
tante
modificazioni
.
Se
altri
si
provi
a
distrarre
quella
formazione
ideologica
dall
'
ambiente
,
in
cui
per
l
'
appunto
nacque
come
primo
prodromo
del
cristianesimo
,
essa
diventa
l
'
incomprensibile
,
ossia
presso
a
poco
l
assurdo
.
A
potiori
ciò
vale
di
quelle
disposizioni
e
inclinazioni
,
o
fantastiche
,
o
mentali
,
che
in
una
così
grande
convivenza
,
qual
è
stata
l
'
associazione
cristiana
coi
suoi
molteplici
ufficii
e
con
le
sue
svariate
attinenze
,
ingenerarono
il
bisogno
di
tante
credenze
,
di
tanti
simboli
,
di
tanti
dogmi
,
di
tante
leggende
.
Ci
torna
di
certo
più
facile
di
intendere
i
rapporti
,
che
in
genere
legano
tutte
coteste
ideazioni
a
certe
determinate
condizioni
materiali
della
convivenza
,
che
non
di
spiegare
poi
partitamente
tutte
e
singole
quelle
ideazioni
nel
loro
particolare
contenuto
.
Cotesta
difficoltà
di
adeguata
spiegazione
è
cresciuta
dal
fatto
,
che
si
tratta
di
tempi
di
terribili
catastrofi
,
di
inauditi
rimescolamenti
,
di
decadenza
delle
attitudini
alla
scienza
corretta
;
di
tempi
,
in
breve
,
nei
quali
manca
quasi
sempre
la
testimonianza
spregiudicata
,
la
critica
,
l
'
opinione
pubblica
,
e
le
menti
più
forti
,
sequestrate
dalla
vita
,
inclinano
all
'
astruso
,
al
sottile
e
al
verbalistico
.
Gli
è
difatti
il
difficile
intendimento
,
del
come
le
ideologie
nascano
dal
terreno
materiale
della
vita
,
che
dà
forza
all
'
argomentare
di
coloro
i
quali
negano
la
possibilità
di
una
piena
spiegazione
genetica
del
cristianesimo
.
In
generale
gli
è
vero
,
che
la
fenomenologia
o
psicologia
religiosa
che
dir
si
voglia
,
presenta
delle
grandi
difficoltà
,
e
reca
in
sé
dei
punti
assai
oscuri
.
Come
i
dati
empirici
della
natura
e
del
vivere
sociale
si
tramutino
,
in
certi
determinati
tempi
e
in
certe
determinate
disposizioni
etniche
,
passando
per
il
crogiuolo
di
una
specificata
fantasia
,
in
persone
,
in
iddii
,
in
angeli
,
in
demoni
,
e
poi
in
attributi
,
emanazioni
,
e
ornamenti
di
queste
stesse
personificazioni
,
e
da
ultimo
in
entità
astratte
e
metafisiche
come
il
logos
,
l
'
infinita
bontà
,
la
gomma
giustizia
e
così
via
-
non
è
cosa
sempre
facile
d
'
intendere
a
pieno
.
In
cotesto
campo
di
derivata
e
complicata
produzione
psichica
,
siam
molto
lontani
da
quelle
condizioni
elementarissime
,
nelle
quali
,
con
l
'
osservazione
e
con
l
'
esperimento
c
'
è
per
es
.
,
lecito
di
seguire
il
sorgere
e
lo
svolgersi
delle
prime
sensazioni
da
un
estremo
all
'
altro
,
ossia
dagli
apparati
periferici
fino
ai
centri
cerebrali
,
nei
quali
l
'
eccitazione
e
le
vibrazioni
si
tramutano
in
noto
alla
coscienza
,
cioè
dire
in
coscienza
.
Ma
è
forse
cotesta
difficoltà
psicologica
un
privilegio
delle
credenze
cristiane
?
Non
è
essa
propria
del
generarsi
di
tutte
le
credenze
,
e
ideazioni
mitiche
e
religiose
?
Ci
son
forse
più
chiare
le
creazioni
tanto
originali
del
primissimo
buddhismo
,
e
quelle
più
di
seconda
mano
,
e
quasi
sincretiche
del
maomettanismo
?
E
risalendo
poi
in
là
da
questi
sistemi
delle
grandi
religioni
,
ci
sono
forse
chiari
e
trasparenti
a
prima
vista
i
procedimenti
della
fantasia
nella
creazione
dei
miti
elementarissimi
dei
nostri
protopadri
ariani
?
Ci
è
proprio
facile
di
renderci
conto
per
filo
e
per
segno
di
tutte
le
transizioni
occorse
alla
fantasia
di
tante
generazioni
,
attraverso
tanti
secoli
,
perché
il
pramantha
,
ossia
il
bastone
da
suscitare
il
fuoco
fregandolo
ed
agitandolo
in
altro
legno
,
si
svolgesse
poco
per
volta
nell
'
eroe
Prometeo
?
E
pure
questo
è
il
mito
più
noto
della
mitologia
indo
-
europea
;
quello
per
il
quale
esistono
più
dati
per
seguirne
le
successive
fasi
embriogenetiche
,
dagli
antichissimi
inni
vedici
in
onore
del
dio
Agni
(
il
fuoco
)
,
fino
alla
creazione
etico
-
religiosa
della
tragedia
eschilea
.
Gli
è
che
coteste
produzioni
psichiche
degli
uomini
dei
secoli
trapassati
presentano
all
'
intendimento
nostro
delle
difficoltà
tutte
speciali
.
Noi
non
possiamo
facilmente
riprodurre
in
noi
le
condizioni
che
occorrono
,
per
approssimarci
allo
stato
interiore
d
'
animo
,
che
fu
rispettivo
a
quei
prodotti
.
Occorre
una
lunga
assuefazione
perché
si
acquisti
quella
attitudine
interpretativa
,
la
quale
è
propria
del
glottologo
,
del
filologo
,
del
critico
,
del
preistorista
;
ossia
di
chi
,
col
lungo
esercizio
e
coi
reiterati
tentativi
,
si
fa
come
una
coscienza
artificiale
,
congrua
e
consona
all
'
obietto
da
spiegare
.
Se
non
che
il
cristianesimo
(
e
qui
intendo
dire
della
credenza
,
della
dottrina
,
del
mito
,
del
simbolo
,
della
leggenda
,
e
non
della
semplice
associazione
nella
sua
oikonomika
)
,
ci
riesce
relativamente
più
facile
,
in
quanto
è
a
noi
più
prossimo
.
Ci
viviamo
in
mezzo
,
e
ne
abbiamo
di
continuo
a
considerare
le
conseguenze
e
le
derivazioni
nelle
letterature
e
nelle
varie
filosofie
a
noi
familiari
.
Noi
possiamo
tuttodì
osservare
come
le
moltitudini
combinino
,
all
'
ingrosso
,
tanto
le
atavistiche
come
le
recenti
superstizioni
con
una
mezzana
o
appena
approssimativa
accettazione
del
principio
più
generale
,
che
unifica
tutte
le
confessioni
:
-
il
principio
cioè
della
caduta
e
della
redenzione
.
Noi
l
'
associazione
cristiana
la
vediamo
all
'
opera
,
così
per
ciò
che
essa
fa
,
come
per
le
lotte
che
sostiene
;
e
siamo
in
grado
di
rifarci
sul
passato
per
combinazioni
analogiche
,
che
di
rado
ci
riesce
di
adoperare
nella
interpretazione
delle
credenze
da
noi
remote
.
Assistiamo
ancora
alla
creazione
di
nuovi
dogmi
,
di
nuovi
santi
,
di
nuovi
miracoli
,
di
nuovi
pellegrinaggi
;
e
,
ripensando
al
passato
,
possiamo
in
buona
parte
dire
:
tout
comme
chez
nous
!
Disponiamo
,
voglio
dire
,
di
un
capitale
di
osservazione
e
di
esperienza
psicologica
,
che
ci
permette
di
rivivere
nel
passato
,
con
isforzo
assai
minore
di
quello
ci
tocchi
di
fare
,
quando
siam
costretti
a
starcene
alla
sola
analisi
documentaria
delle
condizioni
più
antiche
.
Da
quando
si
è
cominciato
a
capir
qualcosa
di
netto
della
origine
della
lingua
,
se
non
dal
momento
che
fu
inteso
,
non
aver
noi
altro
terreno
di
esperienza
in
proposito
,
se
non
nel
modo
come
i
fanciulli
imparano
tuttodì
a
parlare
?
Per
molti
il
problema
della
origine
del
cristianesimo
rimane
poi
oscurato
da
un
altro
pregiudizio
;
che
qui
,
cioè
,
si
tratti
di
una
formazione
primissima
,
e
quasi
di
una
creazione
ex
nihilo
.
Costoro
non
pensano
,
che
quelli
che
divennero
cristiani
giunsero
a
quel
punto
partendo
da
altre
religioni
;
e
che
il
problema
della
origine
si
riduce
prosaicamente
innanzi
tutto
a
rintracciare
,
come
gli
elementi
preesistenti
siansi
derivati
in
nuova
forma
,
per
entro
all
'
ambito
dell
'
associazione
,
e
in
che
stia
il
vero
e
proprio
nocciolo
nuovo
della
neoformazione
.
Siamo
in
tempi
storici
.
Di
quelle
religioni
precedenti
ci
è
nota
principalmente
la
forma
del
giudaesimo
posteriore
,
che
era
in
una
parte
della
massa
popolare
di
messianismo
esaltato
,
e
nella
classe
degli
addottrinati
di
affilata
casistica
.
Ci
sono
a
un
di
presso
noti
i
culti
,
le
superstizioni
,
le
credenze
dei
varii
paganesimi
dell
'
impero
e
ci
è
nota
la
disposizione
religiosa
di
una
buona
parte
dei
filosofanti
di
quel
tempo
,
che
eran
quasi
tutti
decadenti
,
come
ci
son
note
le
inclinazioni
delle
moltitudini
di
allora
,
più
che
mai
propense
ad
accettare
nuove
fedi
,
nuove
promesse
,
e
la
buona
novella
.
Dunque
si
tratta
non
di
creazione
,
ma
di
trasformazione
e
siamo
allora
sul
terreno
di
ogni
altra
storia
.
Per
es
.
(
-
perché
parlo
sommariamente
e
come
per
incidente
-
)
:
come
Gesù
è
diventato
il
Messia
degli
Ebrei
(
forma
primitiva
ebionitica
)
,
come
il
Messia
degli
Ebrei
è
diventato
il
redentore
di
tutti
gli
uomini
dal
peccato
(
Paolo
)
,
e
da
ultimo
come
s
'
è
combinato
col
logo
del
neoplatonismo
di
Filone
(
quarto
evangelo
)
?
Questo
lo
schema
del
processo
ideologico
.
E
poi
dall
'
altra
parte
:
come
la
primitiva
associazione
comunistica
(
del
comunismo
,
s
'
intende
,
del
consumo
)
,
degli
aspettanti
la
prossima
fine
del
reo
mondo
e
l
'
universale
catastrofe
(
l
'
Apocalissi
)
,
è
diventata
una
consociazione
(
chiesa
)
,
che
,
rimandata
in
indefinito
l
'
aspettativa
del
millennio
(
seconda
epistola
di
Pietro
)
,
cresce
in
una
organizzazione
,
che
svolge
una
economia
,
e
progressivamente
si
complica
di
attribuzioni
e
di
ufficii
?
In
questo
processo
dalla
setta
alla
chiesa
,
dalla
ingenua
aspettazione
alla
complicata
formula
dottrinale
,
sta
tutto
il
problema
delle
origini
.
Con
l
'
allargarsi
dell
'
associazione
veniva
in
buon
punto
l
'
adattamento
di
essa
alle
varie
forme
di
diritti
vigenti
,
e
col
bisogno
della
dottrina
collimava
la
diffusione
del
platonismo
decadente
.
Certamente
tutte
coteste
produzioni
non
possiamo
riavvicinarcele
agli
occhi
e
all
'
osservazione
nostra
,
in
una
intuitiva
cronistoria
.
Non
assisteremo
al
conversare
di
Filippo
,
di
Matteo
,
di
Pietro
,
di
Giacomo
,
e
loro
prossimi
successori
,
e
così
via
,
come
se
stessimo
ad
ascoltare
Camillo
Desmoulins
,
a
ore
3
p
.
m
.
la
domenica
del
12
luglio
1789
,
in
un
caffè
del
Palais
Royal
.
Non
seguiremo
l
'
originarsi
e
il
fissarsi
dei
dogmi
,
come
se
si
trattasse
della
messa
insieme
degli
articoli
della
Enciclopedia
.
Siamo
in
tempi
di
impressioni
confuse
,
e
di
non
mai
più
viste
fermentazioni
.
Delle
grandi
epidemie
morali
invadono
gli
spiriti
.
I
rapporti
più
elementari
della
vita
entrano
in
un
periodo
di
acuta
crisi
.
Al
di
sotto
di
quella
civiltà
della
cerchia
mediterranea
che
unificava
il
potere
politico
-
amministrativo
dell
'
impero
e
ciò
che
v
'
era
di
più
utile
e
raffinato
nell
'
Ellenismo
,
vegetavano
mille
forme
di
barbarie
locali
e
di
decadenze
putride
e
verminose
.
Pensare
che
il
cristianesimo
si
formò
,
di
fatto
e
di
nome
,
come
cosa
per
sé
stante
,
proprio
nella
molle
Antiochia
,
sentina
di
tutti
i
vizii
;
e
pensare
che
Paolo
dirigeva
ai
Galati
,
ossia
a
Giudei
dispersi
in
un
paese
di
veri
e
proprii
barbari
,
le
sue
sottili
meditazioni
,
che
ce
lo
rivelano
non
molto
difforme
da
quegli
Ebrei
,
che
più
tardi
misero
assieme
il
Talmud
!
Il
cristianesimo
si
è
diffuso
fra
gli
umili
,
fra
i
reietti
,
fra
le
plebi
,
fra
gli
schiavi
,
fra
i
disperati
di
quelle
grandi
città
,
la
cui
tenebrosa
vita
c
'
è
appena
appena
in
qualche
piccola
parte
dichiarata
dalla
satira
di
Petronio
e
di
Giovenale
,
dai
volterriani
racconti
di
Luciano
e
da
quei
macabrici
di
Apuleio
.
Che
cosa
sappiamo
noi
di
preciso
su
la
condizione
di
quegli
Ebrei
della
città
di
Roma
,
in
mezzo
ai
quali
si
diffuse
dapprima
nell
'
Occidente
la
nuova
trista
superstizione
,
come
ebbe
a
dir
Tacito
;
quella
superstizione
,
che
nel
volger
dei
secoli
crebbe
nel
più
potente
organismo
sociale
che
conosca
la
storia
?
Quelle
prime
origini
non
ci
è
lecito
di
ridurle
in
intuitivo
racconto
,
e
noi
siam
costretti
a
rifarle
per
congettura
e
per
combinatoria
.
Questa
è
la
ragion
principale
della
interminabile
letteratura
in
proposito
;
specie
per
opera
dei
dotti
di
Germania
,
che
,
anche
quando
non
sian
per
nulla
credenti
,
usano
di
chiamar
teologia
cotesta
letteratura
critica
ed
erudita
.
La
relativa
oscurità
delle
prime
origini
fa
nascere
nelle
menti
di
molti
la
curiosa
credenza
in
un
cristianesimo
vero
che
sarebbe
stato
assolutamente
difforme
da
quanto
altro
ha
preso
poi
nome
di
cristiano
in
seguito
.
Quel
cristianesimo
vero
,
anzi
originario
,
che
poi
viceversa
è
tanto
oscuro
,
che
ognuno
può
intenderlo
a
modo
suo
,
fa
soventi
le
spese
della
polemica
di
quei
razionalisti
,
i
quali
,
dopo
d
'
aver
coverto
d
'
invettive
cotesta
empirica
chiesa
,
a
noi
nota
per
la
storia
o
per
l
'
esperienza
nostra
,
per
rinforzo
di
argomentazione
retorica
si
appellano
alla
chiesa
ideale
,
che
sarebbe
stata
la
primitiva
comunione
dei
santi
.
Questo
è
un
mito
storico
,
come
la
Sparta
dei
retori
ateniesi
,
come
la
Roma
antica
dei
ghibellini
decadenti
del
XVI
secolo
,
come
tutte
le
creazioni
fantasmagoriche
di
un
passato
paradisiaco
,
o
d
'
un
futuro
non
raggiungibile
ancora
.
Questo
mito
storico
ha
assunto
forme
diverse
.
I
settarii
che
si
ribellarono
alla
cattolicità
,
o
appena
avviata
o
già
trionfante
da
un
pezzo
,
quei
settarii
,
dico
,
che
con
ispirito
di
vera
eguaglianza
democratica
,
in
determinate
circostanze
storiche
,
dai
montanisti
agli
anabatisti
,
si
sollevarono
contro
la
chiesa
profanamente
terrena
,
e
ortodossamente
gerarchica
,
ebbero
bisogno
di
rifarsi
nella
fantasia
il
cristianesimo
vero
,
ossia
la
semplice
vita
protoevangelica
,
mentre
proclamavano
decadenza
,
aberrazione
,
opera
di
satana
,
tutto
l
'
accaduto
dappoi
.
A
questo
cristianesimo
vero
verissimo
si
appellarono
assai
spesso
i
comunisti
ingenui
,
cui
giovava
,
in
difetto
di
ogni
altra
adeguata
idea
sul
modo
d
'
essere
di
questo
ingiusto
mondo
delle
misere
disuguaglianze
,
di
farsi
delle
proprie
aspirazioni
come
un
quadro
,
e
questo
potea
trovare
,
come
in
tanti
altri
ricordi
veri
o
fantastici
,
i
motivi
e
il
colorito
nella
poesia
evangelica
.
Così
accade
fino
a
Weitling
,
che
anche
lui
compose
un
:
Evangelo
del
povero
peccatore
.
E
perché
dovrei
non
ricordare
quei
Saint
-
Simoniani
,
che
favoleggiando
di
un
cristianesimo
più
vero
,
di
là
da
venire
,
in
quello
proiettarono
tutte
le
aspirazioni
della
loro
riscaldata
fantasia
?
Per
tutte
queste
,
e
per
tante
altre
cause
,
sta
come
campata
in
aria
,
nella
mente
di
molti
,
l
'
immagine
fantasiosa
di
un
cristianesimo
ultraperfettissimo
,
che
sarebbe
difforme
,
anzi
per
alcuni
è
assolutamente
difforme
-
da
tutto
ciò
che
la
volgare
storia
conosce
e
dà
per
cristiano
;
da
che
Stefano
fu
lapidato
,
fino
alla
Santa
Inquisizione
,
che
spedì
all
'
altro
mondo
tante
caterve
d
'
infedeli
;
da
che
lo
scalzo
pescatore
Pietro
nei
suoi
paurosi
dinieghi
fece
la
parte
dell
'
accorto
Sancio
Panza
,
fino
a
che
papa
Pio
s
'
è
compensato
,
con
la
infallibilità
,
del
potere
terreno
che
andava
perdendo
;
dall
'
agape
ebionitica
dei
poveri
visitati
dal
Paracleto
,
ai
gesuiti
che
armano
delle
flotte
e
fanno
imprese
commerciali
,
da
precursori
arditi
della
politica
coloniale
dell
'
evo
borghese
;
dal
Rabbi
di
Nazareth
,
che
dice
non
esser
di
questo
mondo
il
regno
suo
,
ai
vescovi
ed
altri
prelati
occupanti
in
nome
suo
per
secoli
,
come
proprietarii
e
come
sovrani
,
dal
quinto
al
terzo
delle
terre
secondo
i
paesi
,
compresovi
in
alcuni
luoghi
il
ius
primae
noctis
,
Chi
per
una
ragione
o
per
l
'
altra
,
e
sia
pure
per
semplice
ipocrisia
letteraria
,
crede
a
quel
cristianesimo
verissimo
,
è
naturale
sia
imbrogliato
a
spiegare
donde
sia
poscia
nato
questo
men
vero
,
o
assolutamente
aberrato
,
che
noi
tutti
conosciamo
.
E
si
capisce
,
inoltre
,
come
quel
vero
verissimo
diventi
un
miracolo
,
se
non
proprio
della
rivelazione
,
della
ideologia
umana
per
lo
meno
;
-
e
noi
dal
canto
nostro
non
siamo
obbligati
a
date
la
spiegazione
di
tale
miracolo
,
né
in
nome
del
materialismo
né
in
nome
di
qualunque
altra
dottrina
,
per
la
stessa
ragione
,
per
la
quale
la
meccanica
razionale
non
ha
il
dovere
di
spiegare
,
né
il
volo
di
Icaro
,
né
quello
dell
'
ippogrifo
dell
'
Ariosto
.
Conviene
,
nondimeno
,
non
dimenticare
,
che
quel
cristianesimo
vero
,
così
idealmente
contrapposto
da
tanti
a
questo
assai
positivo
e
realisticamente
umano
,
che
s
'
è
svolto
in
condizioni
accessibili
al
nostro
ordinario
intendimento
,
ha
esercitato
anch
'
esso
la
sua
funzione
storica
,
e
giova
ora
a
noi
come
di
chiave
per
entrare
più
addentro
nello
stato
d
'
animo
e
nei
rapporti
di
vita
dei
cristiani
primitivi
.
Fu
quel
cristianesimo
vero
come
il
simbolo
delle
varie
ribellioni
dei
proletarii
,
delle
plebi
,
della
umile
gente
,
dei
manomessi
,
dei
servi
,
degli
sfruttati
,
fino
al
secolo
XVI
.
Ebbi
occasione
,
come
dissi
già
in
altra
lettera
,
di
occuparmi
quest
'
anno
in
modo
circostanziato
,
nel
mio
corso
accademico
,
precisamente
di
Fra
Dolcino
,
nel
quale
culmina
,
e
nel
cui
insuccesso
declina
il
movimento
della
setta
degli
Apostolici
.
Poi
che
ebbi
dichiarate
le
condizioni
generali
dello
sviluppo
economico
e
politico
dell
'
Italia
settentrionale
e
media
,
e
quelle
più
particolari
dell
'
ambito
(
ossia
delle
classi
sociali
)
nel
quale
gli
Apostolici
sorsero
e
si
diffusero
,
a
un
certo
punto
mi
convenne
di
spiegare
la
dottrina
,
per
la
quale
e
con
la
quale
Dolcino
tenne
ferma
la
compagine
dei
suoi
seguaci
,
tenacissimi
ed
impavidi
nel
combattere
fino
all
'
ultimo
da
eroi
,
da
martiri
e
da
precursori
di
un
nuovo
ordine
di
cose
nella
vita
dell
'
umanità
.
Quella
dottrina
è
anch
'
essa
uno
dei
tanti
ritorni
apocalittici
al
cristianesimo
puramente
evangelico
;
-
è
,
ossia
,
la
negazione
di
tutto
ciò
che
la
gerarchia
abbia
stabilito
e
fatto
da
papa
Silvestro
(
da
quello
almeno
della
leggenda
)
,
in
poi
,
negazione
rinforzata
dall
'
ardore
apostolico
,
che
il
sentimento
della
lotta
trasmuta
in
dovere
di
combattimento
.
Gli
è
naturale
,
che
la
spiegazione
prima
di
quelle
idee
,
come
direbbero
i
letterati
,
vada
cercata
nei
movimenti
affini
delle
ribellioni
antigerarchiche
più
prossime
.
Per
un
verso
si
risale
agli
Albigesi
,
e
per
un
altro
verso
a
quei
confusi
e
variopinti
moti
di
plebe
,
che
hanno
il
comune
nome
di
patarìa
;
e
poi
per
un
altro
lato
bisogna
rifarsi
su
tutta
quella
agitazione
mistica
ed
ascetica
,
che
più
volte
accenna
a
dilacerare
l
'
imperio
papale
,
dal
comunismo
ideologico
di
Gioacchino
di
Fiore
alle
resistenze
attive
dei
Fraticelli
.
Facendo
un
passo
più
addentro
in
cotesta
ricerca
,
non
è
difficile
di
ritrovare
,
di
dietro
ai
mistici
veli
dell
'
ascetismo
,
e
all
'
esaltata
passione
per
il
cristianesimo
vero
,
le
materiali
condizioni
e
i
materiali
moventi
,
per
cui
convengono
intorno
ad
alcuni
simboli
di
rivolta
gl
'
infimi
del
cenobitismo
,
i
contadini
di
quei
paesi
dove
la
feudalità
è
ancor
viva
,
i
contadini
di
quelle
altre
terre
,
che
,
francate
dal
feudo
,
per
la
rapida
formazione
dei
liberi
comuni
furon
violentemente
proletarizzati
,
e
poi
la
minutissima
gente
dei
comuni
stessi
così
spietatamente
corporativi
,
e
da
ultimo
,
come
sempre
,
gl
'
idealisti
,
che
trasmutano
in
causa
propria
la
causa
dei
derelitti
:
-
gli
elementi
tutti
di
una
rivoluzione
sociale
.
Da
questa
spiegazione
prossima
si
risale
ad
una
spiegazione
più
generale
,
e
direi
tipica
.
Il
moto
dolciniano
è
uno
dei
momenti
della
gran
catena
delle
sollevazioni
delle
plebi
cristiane
,
che
,
con
varia
fortuna
e
con
varia
complicazione
,
si
ribellarono
alla
gerarchia
,
e
nei
momenti
più
acuti
furon
portate
alla
inevitabile
conseguenza
dell
'
aspettazione
del
comunismo
.
Il
caso
classico
,
la
forma
strepitosa
,
per
le
circostanze
di
tempo
e
per
la
estensione
e
per
la
durata
del
moto
,
è
di
certo
la
sollevazione
degli
Anabatisti
.
Ma
non
fu
cosa
di
poco
conto
la
rivolta
dolciniana
;
specie
per
le
condizioni
di
precoce
modernità
economica
in
cui
trovavasi
la
valle
del
Po
,
in
principio
del
secolo
XIV
.
Ora
,
l
'
istinto
dell
'
affinità
portava
le
menti
dei
rappresentanti
e
dei
condottieri
delle
plebi
in
rivolta
a
tornare
verso
l
'
immagine
,
o
verso
il
confuso
ricordo
,
o
verso
l
'
approssimativa
riproduzione
fantastica
di
quel
cristianesimo
primitivo
,
che
fu
tutto
di
minuto
popolo
,
di
gente
afflitta
e
sofferente
,
aspettante
la
redenzione
dalle
miserie
di
questo
reo
mondo
.
Il
cristianesimo
vero
,
verso
del
quale
,
per
simpatia
procedente
da
similarità
di
condizioni
,
quei
ribelli
esaltati
tornavano
con
tanto
ardore
di
fede
e
di
fantasia
,
fu
una
realtà
:
non
nel
senso
dell
'
ideale
e
del
tipico
,
da
cui
l
'
umana
debolezza
abbia
deviato
per
aberrazione
o
per
malizia
,
ma
nel
senso
del
fatto
poveramente
empirico
.
Il
cristianesimo
primitivo
,
mutatis
mutandis
,
fu
nel
tipo
,
nell
'
insieme
,
nella
fisonomia
e
nei
moventi
,
più
affine
a
ciò
che
Montano
,
o
Dolcino
,
o
Tommaso
Münzer
vollero
,
in
tempi
a
ciò
non
adatti
,
ristabilire
,
che
non
a
tutti
i
dogmi
,
liturgie
,
gradi
gerarchici
,
dominii
e
demanii
,
lotte
politiche
,
supremazie
,
inquisizioni
ed
altre
simili
miserie
,
in
cui
s
'
aggira
la
storia
umanamente
terrena
della
chiesa
.
Nei
tentativi
di
cotesti
ribelli
,
si
rivede
,
come
se
essi
avessero
voluto
dare
in
ispettacolo
un
esperimento
del
passato
,
quale
debba
essere
stata
,
a
un
di
presso
,
la
figura
originaria
del
cristianesimo
come
setta
di
perfetti
santi
,
ossia
di
assolutamente
eguali
,
senza
differenze
di
clero
e
di
laici
,
tutti
parimenti
capaci
dello
spirito
divino
,
sanculotti
e
devoti
al
tempo
stesso
,
tutti
ad
un
modo
.
Il
problema
più
grave
e
più
scabroso
in
tutta
la
storia
del
cristianesimo
è
appunto
questo
:
d
'
intendere
,
cioè
,
come
dalla
setta
degli
assolutamente
eguali
sia
nata
,
nel
termine
di
men
che
due
secoli
,
una
associazione
di
differenziati
per
gerarchia
,
in
guisa
,
che
da
una
parte
sta
il
popolo
dei
credenti
e
dall
'
altra
stanno
gl
'
investiti
di
potestà
sacra
.
Questa
differenziazione
gerarchica
si
completa
col
dogma
,
il
che
vuoi
dire
con
un
dettame
,
che
sopprime
la
immediatezza
del
credere
nei
singoli
fedeli
qual
fatto
di
personale
vocazione
.
La
gerarchia
vuol
dire
sacerdozio
,
amministrazione
di
cose
,
e
governo
delle
persone
.
Di
qui
nasce
la
possibilità
di
una
politica
;
e
su
la
ricerca
di
questa
politica
s
'
aggira
la
storia
della
chiesa
del
III
secolo
.
L
'
incontro
della
chiesa
e
dell
'
impero
nel
IV
secolo
non
è
se
non
il
resultato
del
compenetrarsi
di
due
politiche
,
per
cui
poi
la
religione
e
il
maneggio
degli
affari
da
ultimo
si
confondono
.
In
questo
passaggio
dalla
libera
associazione
all
'
organamento
semistatale
,
il
quale
fa
che
la
chiesa
abbia
sempre
da
allora
in
poi
esercitata
una
azione
politica
,
o
d
'
accordo
con
lo
stato
,
o
contro
lo
stato
,
o
diventando
essa
stessa
lo
stato
,
si
avvera
il
caso
comune
ad
ogni
associazione
,
la
quale
,
dal
momento
che
ha
cose
da
amministrare
ed
ufficii
da
adempiere
,
diventa
di
necessità
un
governo
.
La
chiesa
ha
riprodotto
dentro
di
se
stessa
i
contrasti
proprii
ad
ogni
stato
,
cioè
le
opposizioni
di
ricchi
e
di
poveri
,
di
protettori
e
di
protetti
,
di
patroni
e
di
clienti
,
di
proprietarii
e
di
sfruttati
,
di
principi
e
di
soggetti
,
di
sovrano
e
di
sudditi
.
Quindi
essa
ha
avuto
nel
suo
proprio
seno
particolari
lotte
di
classe
-
per
es
.
di
patriziato
gerarchico
e
di
plebe
cenobitica
,
di
alto
e
basso
clero
,
di
cattolicità
e
setta
.
Le
sètte
furono
in
gran
parte
ispirate
,
fino
al
secolo
XVI
,
dal
pensiero
del
ritorno
al
cristianesimo
primitivo
,
e
per
ciò
spesso
colorirono
i
disegni
attinti
alle
condizioni
del
presente
di
una
ispirazione
ideologica
che
rasenta
l
'
utopia
.
La
chiesa
che
è
riuscita
,
è
invece
solo
quella
la
quale
,
seguendo
i
modi
di
procedere
che
son
proprii
dello
stato
laico
,
anziché
una
società
di
eguali
nello
spirito
santo
,
è
divenuta
una
gerarchica
consociazione
di
disuguali
,
con
esercizio
di
formali
diritti
,
con
mezzi
d
'
imposizione
e
di
violenza
,
con
perfetto
imperio
,
o
con
parte
d
'
imperio
ceduto
da
altri
imperanti
,
e
col
governo
delle
anime
,
che
,
come
ogni
altro
governo
spirituale
,
si
svolge
innanzi
tutto
col
dominio
su
le
cose
senza
delle
quali
le
anime
non
han
modo
di
esistere
.
Questi
attributi
umani
,
i
quali
,
data
la
condizione
di
disuguaglianza
economica
degli
uomini
,
riavvicinano
la
consociazione
religiosa
ad
ogni
altra
maniera
di
governo
delle
cose
di
questo
mondo
,
mostrano
per
un
verso
come
l
'
associazione
dei
santi
non
potesse
avere
in
alcun
tempo
una
forma
di
esistenza
che
non
fosse
utopia
,
e
per
un
altro
verso
ci
spiegano
la
costante
tendenza
alla
intolleranza
ed
alla
cattolicità
nelle
varie
sue
forme
,
in
quanto
essa
associazione
,
smentendo
l
'
ingenuo
martire
di
Nazareth
,
lasciato
malinconicamente
in
croce
su
gli
altari
,
ha
fatto
di
questa
terra
il
regno
suo
.
Per
rimaner
nell
'
esempio
,
che
mi
è
più
familiare
pei
miei
recenti
studii
,
il
papato
superimperiale
precipitò
sì
nella
persona
di
Bonifacio
VIII
,
secondo
la
profezia
di
Dolcino
,
che
di
tre
anni
gli
sopravvisse
;
ma
non
precipitò
per
dar
luogo
all
'
Apocalisse
.
Fu
inflitta
al
papato
sì
l
'
umiliazione
dell
'
esilio
avignonese
,
ma
non
per
dar
luogo
a
un
nuovo
impero
di
Cesari
,
secondo
l
'
utopia
dell
'
Alighieri
.
C
'
erano
allora
già
i
prodromi
dell
'
evo
moderno
,
cioè
i
preannunzii
del
regno
della
borghesia
.
Filippo
il
Bello
,
che
di
lontano
arieggia
al
principato
civile
,
nel
quale
due
secoli
dopo
la
borghesia
percorse
la
prima
tappa
del
suo
dominio
politico
su
la
società
,
mandava
all
'
estremo
supplizio
i
Templari
,
come
per
dire
che
l
'
epopea
delle
crociate
finisse
per
opera
dei
cristiani
stessi
.
E
perché
il
motto
della
situazione
ci
fosse
perfino
nell
'
aneddoto
,
che
sempre
denuncia
e
smaschera
gli
stridenti
passaggi
dell
'
ironia
della
storia
,
il
commissario
del
sire
di
Francia
a
preparare
l
'
umiliazione
di
Anagni
non
fu
un
capitano
di
banda
feudale
,
ma
un
legista
,
che
negoziò
il
danaro
occorrente
alla
bisogna
in
una
cambiale
rilasciata
a
un
banchiere
di
Firenze
.
Furono
questi
legisti
,
e
principi
usurpatori
di
diritti
storici
,
e
banchieri
accumulatori
del
danaro
,
che
poi
divenne
più
tardi
il
capitale
,
quelli
i
quali
iniziarono
la
moderna
società
così
trasparente
nella
prosaica
struttura
degli
intenti
e
dei
mezzi
suoi
.
Come
su
le
altre
rovine
della
società
corporativa
e
feudale
,
così
anche
su
le
rovine
del
patrimonio
ecclesiastico
s
è
assisa
questa
crudele
borghesia
,
che
,
sfidatrice
delle
potenze
misteriose
,
ha
inaugurata
l
'
èra
del
pensiero
e
della
libera
ricerca
.
E
aspetta
che
altri
la
tolga
di
seggio
:
ma
non
sarà
di
certo
,
né
il
cristianesimo
vero
,
né
quello
verissimo
.
Se
poi
quegli
uomini
dell
'
avvenire
,
dei
quali
noi
socialisti
ci
diamo
assai
spesso
soverchio
pensiero
,
produrranno
o
non
produrranno
ancora
della
religione
,
io
,
né
so
,
né
non
so
:
e
lascio
ad
essi
soli
la
briga
della
vita
loro
,
che
sarà
,
spero
,
non
lieve
,
perché
non
divengano
degl
imbecilli
nella
paradisiaca
beatitudine
.
Ciò
che
io
vedo
chiaro
è
solo
questo
:
che
il
cristianesimo
,
che
nel
suo
complesso
è
la
religione
dei
popoli
fino
ad
ora
più
civili
,
non
lascerà
luogo
dopo
di
sé
ad
alcun
altra
religione
nuova
.
Chi
d
ora
innanzi
non
sarà
cristiano
,
sarà
irreligioso
.
E
poi
,
in
secondo
luogo
,
noto
,
che
i
socialisti
han
fatto
assai
bene
a
scrivere
nei
loro
programmi
,
che
la
religione
è
cosa
privata
.
Spero
che
nessuno
vorrà
intendere
coteste
parole
nel
senso
di
una
veduta
teoretica
,
su
la
quale
si
possa
poi
ricamare
una
filosofia
della
religione
.
Quel
comma
del
tutto
pratico
vuol
semplicemente
dire
,
che
al
presente
i
socialisti
han
troppe
cose
da
fare
di
più
utili
e
serie
,
da
non
doversi
confondere
con
quegli
hebertisti
,
blanquisti
,
e
bakuninisti
,
e
simili
,
che
decretavano
l
'
abolizione
del
divino
,
e
Dio
decapitavano
in
effigie
.
I
materialisti
della
storia
pensano
però
,
dal
canto
loro
,
e
fuori
d
'
ogni
apprezzamento
subiettivo
,
che
gli
uomini
dell
'
avvenire
rinunzieranno
molto
probabilmente
ad
ogni
spiegazione
trascendente
dei
problemi
pratici
della
vita
di
tutti
i
giorni
,
perché
:
Primus
in
orbe
deos
fecit
timor
!
Antica
la
sentenza
:
di
valore
perpetuo
l
'
enunciato
!
X
.
Resina
(
Napoli
)
,
15
settembre
97
Caro
Sorel
,
Nel
rileggere
,
nel
rivedere
,
nel
ritoccare
-
giacché
ho
fatto
disegno
di
darle
alle
stampe
-
le
lettere
,
che
io
v
andai
scrivendo
dall
'
aprile
al
luglio
ultimi
,
m
'
è
parso
formino
come
una
certa
tal
quale
serie
,
e
nel
tutt
'
insieme
dicano
qualcosa
.
Di
certo
i
pensieri
di
semplice
accenno
,
gli
enunciati
appena
appena
sviluppati
,
le
osservazioni
il
più
delle
volte
incidentali
,
e
le
bizzarre
critiche
disseminate
qua
e
là
,
-
.
tutte
le
cose
,
insomma
,
che
mi
venne
di
dire
,
nel
modo
che
è
proprio
di
chi
scriva
currenti
calamo
,
assumerebbero
ben
altra
forma
,
entrerebbero
in
tutt
'
altra
disposizione
,
passerebbero
per
una
nuova
e
meditata
elaborazione
,
se
io
avessi
in
animo
di
comporre
un
libro
degno
d
'
un
titolo
altisonante
come
,
per
es
.
:
Il
socialismo
e
la
scienza
;
o
Il
materialismo
storico
e
l
intuizione
del
mondo
,
e
così
via
.
Ma
,
come
io
,
nel
conversar
con
voi
a
distanza
,
ho
usato
in
larga
misura
delle
libertà
che
son
proprie
della
facoltà
discorsiva
,
così
,
ora
che
mi
son
risoluto
a
raccogliere
quelle
fugaci
lettere
nella
forma
d
'
un
libercolo
,
imporrò
a
questo
un
modesto
ed
appropriato
titolo
di
:
Discorrendo
di
socialismo
e
di
filosofia
,
Lettere
a
G
.
Sorel
.
Devo
agl
'
insistenti
consigli
del
mio
amico
Benedetto
Croce
,
di
commettere
cotesto
nuovo
peccato
di
letteratura
minuscola
.
Questo
mio
benedettissimo
amico
è
diventato
il
mio
tormento
e
la
mia
croce
.
Dacché
lesse
quelle
lettere
,
non
m
'
ha
dato
più
pace
;
e
ha
voluto
gli
promettessi
di
renderle
pubbliche
,
nella
forma
di
un
opuscolo
.
Se
io
stessi
a
sentir
lui
,
ai
miei
anni
non
verdi
,
diverrei
un
continuo
e
perpetuo
produttore
di
carta
stampata
:
mentre
a
me
è
piaciuto
sempre
,
in
passato
,
di
lasciar
dormire
nei
cassetti
i
non
pochi
catafasci
di
carta
scritta
,
che
m
'
è
toccato
di
accumulare
,
per
anni
ed
anni
,
nella
qualità
di
insegnante
e
di
appassionato
estensor
di
lettere
.
In
questo
caso
speciale
il
Croce
poi
mi
andava
dicendo
,
esser
dover
mio
,
ora
che
il
socialismo
s
'
allarga
in
Italia
,
di
concorrere
alla
vita
del
partito
,
che
cresce
e
si
fortifica
,
coi
mezzi
e
nei
modi
che
son
più
rispondenti
alle
attitudini
mie
.
E
sia
pur
così
;
-
ma
poi
tutto
sta
a
vedere
,
se
i
socialisti
di
tale
aiuto
e
di
tale
sussidio
sentano
proprio
il
bisogno
e
il
desiderio
.
A
dir
le
cose
come
sono
,
io
non
ebbi
mai
una
troppo
grande
inclinazione
allo
scrivere
per
il
pubblico
,
e
all
'
arte
e
a
prosa
non
ci
attesi
mai
;
tanto
è
,
che
ho
scritto
di
solito
come
vien
viene
.
Fui
sempre
e
sono
,
invece
,
appassionatissimo
dell
'
arte
dell
'
insegnamento
orale
,
in
tutte
le
sue
forme
;
e
l
'
attendere
a
cotesta
opera
,
con
molta
intensità
,
mi
ha
distolto
per
lunghi
anni
,
in
passato
,
dal
ridire
per
iscritto
(
-
e
chi
potrebbe
veramente
ridirlo
dal
vivo
?
-
)
ciò
che
,
insegnando
,
vien
detto
spontaneo
di
forma
,
duttile
,
pronto
,
adattato
al
caso
,
ricco
di
attinenze
e
pieno
di
riferimenti
.
Abbracciando
poi
,
più
in
qua
,
il
socialismo
,
in
corale
rinascenza
dello
spirito
io
divenni
più
desideroso
di
comunicar
col
pubblico
,
per
mezzo
di
opuscoli
,
di
lettere
d
'
occasione
,
d
'
indirizzi
e
di
conferenze
,
che
mi
si
moltiplicarono
per
anni
quasi
a
mia
insaputa
.
Non
son
forse
questi
i
doveri
e
gli
oneri
del
mestiere
?
Ed
è
qui
che
due
anni
fa
venne
precisamente
in
buon
punto
il
mio
benedetto
signor
Croce
,
col
consiglio
che
mi
dette
,
che
io
pubblicassi
dei
saggi
di
socialismo
scientifico
,
come
per
porre
alla
mia
attività
di
socialista
un
obiettivo
più
solido
.
E
,
come
da
cosa
vien
cosa
,
anche
queste
lettere
d
'
occasione
possono
passare
per
un
saggio
sussidiario
e
complementare
di
materialismo
storico
.
Come
è
chiaro
,
caro
Sorel
,
questo
discorso
non
riguarda
punto
voi
,
ma
me
soltanto
;
perché
cerco
quasi
quasi
delle
scuse
alla
pubblicazione
di
un
nuovo
libercolo
,
e
in
quanto
io
da
italiano
vivo
in
Italia
.
Probabilmente
se
queste
mie
lettere
,
oltre
che
da
voi
,
saranno
lette
da
altri
in
Francia
,
costoro
diranno
,
che
io
non
li
ho
persuasi
lo
stesso
del
materialismo
storico
,
e
forse
ripeteranno
ragionevolmente
le
osservazioni
di
alcuni
critici
dei
miei
saggi
,
che
,
con
le
traduzioni
,
cioè
,
da
una
lingua
straniera
,
non
si
riesce
a
cambiare
gli
umori
intellettuali
di
una
nazione
(
)
.
Pur
così
scrivendo
,
come
per
metter
la
chiusa
a
questa
faccenda
epistolare
,
temo
ancora
non
mi
venga
la
voglia
di
continuare
.
Non
son
forse
le
lettere
moltiplicabili
all
'
indefinito
,
come
le
favole
e
i
racconti
?
Per
fortuna
,
però
,
io
m
'
ero
proposto
fin
dal
principio
di
rispondere
,
così
all
'
ingrosso
,
ai
quesiti
che
voi
,
sfiorando
dei
tèmi
della
massima
difficoltà
,
ponete
nella
vostra
Prefazione
;
cosicché
una
ragione
di
finire
m
'
è
pur
data
dai
termini
stessi
del
vostro
scritto
,
al
quale
mi
sono
andato
via
via
riferendo
.
Se
m
'
abbandonassi
poi
all
'
estro
della
conversazione
,
chi
sa
dove
andrei
a
finire
!
-
le
lettere
diverrebbero
una
letteratura
.
Di
ciò
voi
non
mi
sapreste
grado
;
per
quanto
potesse
allietarsene
il
signor
Croce
,
il
quale
vorrebbe
mettere
in
tutti
il
suo
istinto
di
prolificazione
letteraria
.
Lui
fa
un
curioso
contrasto
con
le
dolci
abitudini
di
questa
dolce
Napoli
,
nella
quale
gli
uomini
-
come
i
Lotofagi
che
ogni
altro
cibo
aveano
in
dispregio
-
vivono
immersi
nel
solo
presente
,
e
par
che
,
proprio
in
cospetto
della
statua
di
G
.
B
.
Vico
,
allegramente
faccian
le
fiche
alla
filosofia
della
storia
.
Ma
,
pur
volendo
una
buona
volta
finire
,
mi
conviene
di
mettere
in
carta
alcune
altre
brevi
note
ancora
.
Mi
pare
,
innanzi
tutto
,
che
voi
,
non
per
curiosità
vostra
,
ma
quasi
mettendovi
ad
arte
nei
panni
del
comune
dei
lettori
,
domandiate
:
c
è
mai
modo
di
fare
intendere
,
per
via
facile
e
piana
,
in
che
consista
quella
dialettica
,
che
così
spesso
s
invoca
a
dilucidazione
dell
'
intrinseco
del
materialismo
storico
?
E
potreste
,
credo
,
aggiungere
,
che
il
concetto
della
dialettica
riesce
ostico
,
ai
puri
empiristi
,
ai
metafisici
sopravvissuti
,
e
a
quei
popolari
evoluzionisti
,
i
quali
così
volentieri
s
'
abbandonano
alla
generica
impressione
di
ciò
che
è
e
trapassa
,
apparisce
e
sparisce
,
nasce
e
muore
,
e
nella
parola
evoluzione
non
esprimono
,
da
ultimo
,
l
'
atto
del
comprendere
,
ma
l
'
incomprensibile
:
mentre
,
all
'
incontro
,
nella
concezione
dialettica
s
'
intende
di
formulare
un
ritmo
del
pensiero
,
che
riproduca
il
ritmo
più
generale
della
realtà
che
diviene
.
Ma
io
-
se
l
'
ora
stanca
di
queste
lettere
non
me
ne
facesse
divieto
-
ove
mai
volessi
ricominciare
,
prima
di
rispondere
a
così
grave
quesito
,
ricorrerei
con
la
mente
al
ricordo
del
poeta
greco
,
che
,
alla
domanda
del
tiranno
di
Siracusa
:
che
cosa
fossero
gli
dèi
?
-
chiese
prima
uno
,
poi
un
altro
,
e
poi
un
altro
giorno
di
tempo
,
e
così
senza
fine
.
E
dire
,
in
verità
,
che
,
ai
poeti
,
che
li
creano
,
li
inventano
,
li
lodano
e
li
celebrano
,
gli
dèi
devono
essere
assai
più
familiari
,
che
non
possa
esser
la
dialettica
a
me
,
se
altri
mi
mettesse
fra
l
'
uscio
e
il
muro
,
con
l
'
obbligo
di
rispondere
a
un
imperioso
quesito
!
E
piglierei
tempo
-
il
che
non
è
alieno
dal
pensare
dialetticamente
-
dicendo
(
il
che
è
una
implicita
risposta
)
:
-
noi
non
possiamo
renderci
conto
adeguatamente
del
pensiero
,
se
non
pensando
in
atto
;
-
alle
maniere
di
procedimento
del
pensiero
bisogna
adusarcesi
con
successivi
sforzi
;
-
ed
è
sempre
assai
pericoloso
il
saltare
a
pie
'
pari
,
dall
'
uso
concreto
di
una
maniera
di
concezione
alla
generica
definizione
formale
di
essa
.
Messo
ancora
alle
strette
,
per
non
gravare
l
'
interrogatore
di
studii
troppo
lunghi
,
ardui
e
complicati
,
lo
rimanderei
all
'
Antidühring
,
e
segnatamente
al
capitolo
intitolato
:
Negazione
della
negazione
.
Ivi
,
e
in
tutto
quel
libro
,
si
vede
come
Engels
fosse
,
non
solo
inteso
con
l
'
animo
a
spiegare
ciò
che
espone
,
ma
preoccupato
ancor
più
del
mal
uso
che
può
farsi
dei
procedimenti
mentali
,
quando
,
chi
vi
rivolge
l
'
attenzione
,
più
che
essere
portato
a
pensare
qualcosa
di
concreto
in
cui
la
forma
del
pensiero
si
riveli
viva
e
vivente
,
sia
disposto
a
cadere
negli
schematismi
a
priori
,
ossia
nello
scolasticismo
,
che
non
fu
-
sia
detto
con
buona
pace
degl
'
ignoranti
-
la
nota
esclusiva
dei
dottori
del
Medioevo
,
come
se
fosse
soltanto
roba
da
preti
.
Dello
scolasticismo
se
ne
può
fare
sopra
ogni
dottrina
.
Il
primo
scolastico
fu
Aristotele
in
persona
;
che
fu
,
inoltre
,
tante
altre
cose
in
più
,
e
fu
soprattutto
un
genio
della
scienza
.
Dello
scolasticismo
se
ne
fa
già
in
nome
di
Marx
.
Di
fatti
la
maggior
difficoltà
d
'
intendere
e
di
continuare
il
materialismo
storico
non
istà
nella
intelligenza
degli
aspetti
formali
del
marxismo
,
ma
nel
possesso
delle
cose
in
cui
quelle
forme
sono
immanenti
;
delle
cose
,
che
Marx
per
conto
suo
seppe
ed
elaborò
,
e
di
quelle
altre
moltissime
,
che
tocchi
a
noi
di
conoscere
e
di
elaborare
direttamente
.
Nei
molti
anni
che
ho
speso
nell
'
insegnare
,
io
fui
sempre
persuaso
del
gran
danno
che
si
fa
alle
menti
giovanili
,
quando
,
invece
d
immergerle
,
con
opportuna
e
pieghevole
arte
,
in
una
determinata
provincia
della
realtà
,
perché
osservando
,
comparando
e
sperimentando
,
poco
per
volta
arrivino
alte
formule
,
agli
scherni
,
alle
definizioni
,
si
comincia
dall
'
usar
subito
di
queste
ultime
,
come
se
fossero
i
prototipi
delle
cose
esistenti
.
Insomma
,
la
definizione
da
cui
s
incomincia
è
vuota
,
mentre
è
solo
piena
quella
cui
si
arrivi
,
geneticamente
.
Nell
'
insegnare
si
vede
quanto
il
definire
sia
cosa
pericolosa
;
secondo
il
senso
plebeo
che
molti
dànno
ad
una
sentenza
del
diritto
romano
,
la
quale
dice
,
in
verità
,
tutt
'
altro
.
La
didattica
non
è
quella
attività
,
che
produca
un
nudo
effetto
di
cosa
fissa
(
come
nudo
prodotto
)
;
ma
è
quella
attività
,
che
generi
altra
attività
.
Insegnando
noi
riconosciamo
,
come
il
nocciolo
primo
di
ogni
filosofare
è
sempre
il
Socratismo
;
ossia
la
virtuosità
generativa
dei
concetti
(
)
.
Rimandando
all
'
Antidühring
,
e
a
quel
capitolo
segnatamente
,
non
intenderei
,
per
ciò
,
di
rinviare
ad
un
catechismo
,
ma
solo
ad
un
esempio
di
abilità
didattica
.
Le
armi
e
gl
'
istrumenti
son
tali
solo
all
'
opera
;
e
non
quando
sian
visti
in
armadio
da
museo
.
Inoltre
,
se
non
dovessi
pur
finire
una
buona
volta
,
vorrei
fermarmi
ad
illustrare
le
parole
dove
dite
,
che
l
'
Italia
meriti
,
come
culla
comune
della
civiltà
,
l
'
omaggio
di
tutti
.
Può
parere
che
queste
parole
siano
una
stonatura
,
mentre
discorrete
proprio
del
socialismo
,
che
all
'
Italia
veramente
non
deve
molto
.
Ma
,
se
è
vero
che
il
socialismo
è
il
frutto
della
civiltà
adulta
,
i
maturi
e
provetti
degli
altri
paesi
non
faran
male
a
rivolgere
,
di
tanto
tanto
,
gli
occhi
loro
a
questa
culla
.
Ripensando
all
'
Italia
,
che
ha
fatto
per
secoli
la
più
gran
parte
della
storia
universale
,
tutti
avranno
sempre
qualcosa
da
impararci
;
e
poi
dopo
s
'
avvedono
,
che
l
'
avean
già
a
casa
loro
quest
'
Italia
,
come
il
presupposto
di
ciò
che
essi
presentemente
sono
.
Ad
altri
francesi
è
parso
in
passato
,
che
questo
paese
fosse
,
da
culla
,
diventato
tomba
della
civiltà
;
e
per
tal
tomba
devon
tenerla
la
più
parte
dei
forestieri
,
che
la
visitano
qual
museo
,
ignari
sempre
del
nostro
presente
.
E
in
ciò
hanno
torto
;
e
,
per
dotti
che
siano
,
cotesti
visitatori
di
musei
rimangon
sempre
ignoranti
-
dico
ignari
della
vita
attuale
di
questo
paese
,
che
par
la
vita
del
morto
risorto
,
il
che
è
almeno
un
caso
degno
di
nota
.
In
che
veramente
consiste
questo
rinascimento
d
'
Italia
,
e
che
aspettativa
può
dar
di
sé
,
a
quelli
che
guardino
la
generalità
del
progresso
umano
,
senza
pregiudizii
e
senza
preconcetti
?
(
)
Per
tacere
delle
grandi
difficoltà
che
c
'
è
a
trattare
,
con
intenti
obiettivi
,
e
con
criterii
non
desunti
dai
soli
impulsi
della
personale
opinione
,
la
storia
attuale
di
qualunque
paese
;
nel
caso
speciale
d
'
Italia
bisognerebbe
risalire
fino
al
secolo
XVI
,
quando
l
'
iniziale
sviluppo
dell
'
epoca
capitalistica
-
che
qui
avea
sede
principale
-
fu
spostato
dal
Mediterraneo
.
Bisognerebbe
arrivare
,
attraverso
alla
storia
della
successiva
decadenza
,
alle
premesse
positive
e
negative
,
interne
ed
esterne
,
delle
presenti
condizioni
d
'
Italia
.
Non
occorre
io
dica
che
le
mie
forze
sarebbero
impari
all
'
impresa
;
perché
non
avrei
la
più
lontana
tentazione
di
misurarmici
,
a
proposito
e
nella
occasione
di
un
discorso
familiare
,
come
è
questo
.
Chi
un
simile
studio
sapesse
concretare
in
un
libro
,
potrebbe
dire
d
'
aver
concorso
ad
esprimere
,
in
forma
riflessa
,
la
presente
situazione
,
e
l
'
attuale
coscienza
degl
'
italiani
(
)
.
Qui
da
noi
si
è
spesso
assai
ciecamente
ottimisti
o
ciecamente
pessimisti
,
nel
senso
che
si
dà
dai
non
-
filosofi
a
coteste
parole
;
specie
perché
in
Italia
c
'
è
una
grande
ignoranza
del
vero
stato
degli
altri
paesi
,
cosicché
molti
le
condizioni
indigene
valutano
,
non
alla
stregua
comparativa
e
pratica
dell
'
ora
presente
,
ma
ad
una
tutta
ideale
,
ipotetica
,
e
spesso
utopistica
.
Ed
è
singolare
il
caso
,
che
qui
da
noi
,
in
tanto
risorgere
delle
scienze
della
osservazione
nel
campo
della
natura
-
le
quali
scienze
vengono
veramente
coltivate
con
intenti
particolaristici
e
dirò
antifilosofici
-
sia
così
scarso
l
'
intelletto
positivo
delle
cose
sociali
attuali
,
mentre
è
così
stragrande
in
questo
paese
stesso
il
numero
dei
sociologisti
,
che
somministrano
definizioni
ai
sitibondi
di
verità
.
Ma
si
sa
,
i
sociologisti
hanno
in
tutto
il
mondo
una
certa
curiosa
antipatia
per
gli
studii
della
storia
;
che
poi
sarebbe
,
secondo
il
senso
dei
profani
,
quella
tal
cosa
nella
quale
la
società
s
'
è
svolta
.
Pochi
,
in
conclusione
,
vedon
chiaro
in
questa
circostanza
di
fatto
;
che
,
cioè
,
la
borghesia
italiana
,
la
quale
è
già
oggetto
,
come
in
ogni
altro
paese
,
alle
ire
,
e
agli
odii
degli
umili
,
dei
manomessi
,
degli
sfruttati
,
e
per
un
altro
verso
è
stretta
e
premuta
dal
popolo
minuto
,
è
essa
stessa
in
se
stessa
instabile
,
inquieta
,
incerta
,
perché
l
'
è
impedito
di
mettersi
alla
pari
con
quella
degli
altri
paesi
,
nel
campo
della
concorrenza
.
Per
questa
ragione
,
come
per
l
'
altra
,
che
dall
'
altro
lato
essa
ha
il
papa
(
)
,
con
quel
suo
non
indifferente
bagaglio
di
cose
,
che
solo
i
teorici
dell
'
utopismo
liberalesco
proclamano
trapassate
per
sempre
,
questa
borghesia
,
che
deve
ancora
ascendere
,
è
intimamente
rivoluzionaria
,
come
direbbe
il
Manifesto
.
E
come
non
ha
potuto
esser
giacobina
,
quanto
sarebbe
stato
il
naturale
istinto
suo
,
s
'
è
acquetata
nella
formula
del
re
per
la
grazia
di
Dio
e
della
nazione
ad
un
tempo
.
Non
potendo
questa
borghesia
fare
assegnamento
sul
rapido
sviluppo
di
una
grande
industria
,
che
tarda
difatti
a
venire
,
e
nella
conseguente
rapida
conquista
di
un
grande
mercato
esterno
,
dato
il
progresso
lento
ed
incerto
della
economia
nazionale
,
per
la
massima
parte
agraria
,
fa
la
politica
mezzana
degli
espedienti
,
e
consuma
nell
'
abilità
l
'
ingegno
.
Ecco
la
parte
che
fa
la
flotta
italiana
da
più
mesi
in
Oriente
:
par
la
volpe
,
che
,
secondo
la
favola
,
dichiari
immatura
l
'
uva
che
non
può
afferrare
;
ma
questa
volpe
qui
,
con
divario
da
quella
della
favola
,
si
trova
tra
altre
volpi
,
che
l
'
uva
afferrata
custodiscono
,
o
dell
'
uva
stanno
per
afferrare
!
Ed
ecco
che
la
volpe
si
fa
idealista
,
per
manco
di
positivo
.
Questa
borghesia
italiana
,
di
fronte
all
'
astensionismo
,
o
reazionario
o
demagogico
dei
clericali
,
e
per
il
lentissimo
sviluppo
dell
'
opposizione
proletaria
,
si
è
sentita
e
si
sente
come
se
fosse
tutta
la
nazione
,
e
nel
difetto
di
partiti
che
dividano
la
società
,
dà
il
nome
di
partiti
alle
fazioni
che
si
raccolgono
intorno
a
capitani
e
proconsoli
,
o
ad
intraprenditori
ed
avventurieri
di
varie
sorti
.
Al
primo
apparire
del
socialismo
essa
rimase
attonita
.
D
'
altra
parte
,
s
'
ingannano
quelli
i
quali
credono
,
che
l
'
agitarsi
delle
moltitudini
sia
sempre
indizio
o
prodromo
da
noi
,
com
'
è
di
fatto
alcune
volte
e
in
alcuni
punti
d
'
Italia
,
di
quel
moto
proletario
che
,
come
lotta
economica
su
base
concreta
,
o
come
aspirazione
politica
,
volge
più
o
meno
esplicitamente
al
socialismo
in
altri
paesi
.
Qui
il
più
delle
volte
questo
agitarsi
è
come
la
ribellione
delle
forze
elementari
contro
di
uno
stato
di
cose
in
cui
esse
forze
non
trovano
la
necessaria
coercizione
,
quella
coercizione
,
dico
,
che
è
propria
di
un
sistema
borghese
atto
ad
irreggimentare
i
proletarii
.
Si
guardi
,
per
es
.
,
all
'
acuita
forma
di
emigrazione
,
che
è
,
salvo
poche
eccezioni
,
di
uomini
atti
ad
offrire
le
braccia
,
l
'
incomparabile
sedulità
,
e
lo
stomaco
capace
d
'
ogni
privazione
,
allo
sfruttamento
del
capitale
straniero
in
terra
straniera
:
-
sono
,
in
una
parola
,
lavoratori
uscenti
dai
campi
,
dove
son
di
soverchio
,
o
dall
'
artigianato
in
decadenza
,
che
la
ferula
educativa
del
capitale
ridurrebbe
in
isquadre
di
addetti
alle
fabbriche
,
se
la
grande
industria
si
affrettasse
a
svolgersi
,
o
che
il
patrio
capitale
menerebbe
nelle
patrie
colonie
,
se
ce
ne
fosse
,
e
se
non
fosse
venuta
la
pazzia
di
crearne
là
dove
pare
presso
che
impossibile
il
farne
(
)
.
L
'
Italia
è
diventata
-
ed
è
ben
naturale
,
-
negli
ultimi
anni
,
la
terra
promessa
dei
decadenti
,
dei
megalomani
,
dei
critici
a
vuoto
,
degli
scettici
per
fastidio
e
per
posa
.
Alla
parte
sana
e
verace
del
movimento
socialistico
(
al
quale
non
è
dato
per
ora
dalle
circostanze
altro
ufficio
da
quello
in
fuori
di
preparare
la
educazione
democratica
del
popolo
minuto
)
si
mescolano
,
di
conseguenza
,
parecchi
,
i
quali
,
se
volessero
mettersi
la
mano
su
la
coscienza
,
avrebbero
da
confessare
,
che
essi
son
decadenti
,
e
che
li
sospinge
a
dimenarsi
,
non
la
fattiva
volontà
del
vivere
,
ma
l
'
indistinto
fastidio
del
presente
:
-
essi
,
leopardiani
annoiati
!
Devo
finalmente
finire
;
ma
mi
pare
mi
arrivi
all
'
orecchio
come
una
leggiera
voce
di
protesta
da
parte
di
quei
compagni
,
che
son
così
pronti
ad
obiettare
;
e
che
quella
voce
dica
:
coteste
son
sofisticherie
da
dottrinarii
,
e
noi
abbiam
bisogno
di
pratica
.
Sicuro
,
d
'
accordo
,
avete
ragione
.
Il
socialismo
è
stato
per
così
lungo
tempo
utopistico
,
progettistico
,
estemporaneo
e
visionario
,
che
è
bene
ora
di
dire
e
di
ripetere
ogni
momento
,
che
ci
occorre
la
pratica
;
perché
gli
animi
di
quelli
che
lo
professano
sian
rivolti
di
continuo
a
misurare
le
resistenze
del
mondo
effettuale
,
e
a
studiar
di
continuo
il
terreno
,
sul
quale
ci
è
imposto
di
aprirci
la
non
facile
né
morbida
via
.
Badi
però
il
mio
ipotetico
critico
di
non
far
proprio
lui
la
parte
del
dottrinario
;
la
qual
parola
,
per
chi
se
ne
intenda
,
designa
una
certa
disposizione
delle
menti
,
viziate
dall
'
astrazione
,
a
ritenere
,
che
le
idee
proclamate
per
sé
eccellenti
,
e
i
frutti
delle
esperienze
raccolte
in
determinati
tempi
e
luoghi
,
sian
cose
da
applicare
difilato
al
concreto
,
e
inoltre
buone
per
ogni
tempo
e
luogo
.
La
pratica
dei
partiti
socialistici
,
a
confronto
d
'
ogni
altra
politica
fino
ad
ora
esercitata
,
è
ciò
che
più
risponde
,
non
dirò
alla
scienza
,
ma
ad
un
procedimento
razionale
.
È
la
dura
prova
di
una
costante
osservazione
,
e
di
un
adattamento
da
tentar
di
continuo
;
-
è
la
dura
prova
d
'
indirizzare
sopra
una
linea
di
moto
unitario
le
tendenze
,
spesso
difformi
e
spesso
antagonistiche
,
del
proletariato
;
-
è
lo
sforzo
di
condurre
ad
esecuzione
dei
disegni
pratici
col
sussidio
della
chiara
visione
di
tutti
i
rapporti
che
legano
,
con
complicatissimo
intreccio
,
le
varie
parti
del
mondo
in
cui
viviamo
.
E
se
cosi
non
fosse
,
per
che
ragione
e
a
che
titolo
si
parlerebbe
del
vantato
marxismo
?
Se
il
materialismo
storico
non
regge
,
vuol
dire
che
l
'
aspettativa
del
socialismo
è
caduca
,
e
che
il
nostro
pensiero
della
società
futura
è
creazione
da
utopisti
!
Pur
troppo
gli
è
vero
,
in
fatto
,
che
in
tutto
il
socialismo
contemporaneo
c
'
è
sempre
latente
un
certo
che
di
neoutopismo
(
)
;
come
è
il
caso
di
coloro
,
che
,
ripetendo
di
continuo
il
dogma
della
necessaria
evoluzione
,
questa
poi
confondon
quasi
con
un
certo
diritto
ad
uno
stato
migliore
,
e
la
futura
società
del
collettivismo
della
produzione
economica
,
con
tutte
le
conseguenze
tecniche
e
pedagogiche
che
dal
collettivismo
risulterebbero
,
dicono
che
sarà
perché
deve
essere
,
-
e
quasi
dimenticano
,
che
cotesto
futuro
devono
pur
produrlo
gli
uomini
stessi
,
e
per
la
sollecitazione
dello
stato
in
cui
sono
,
e
per
lo
sviluppo
delle
attitudini
loro
.
Beati
costoro
,
che
il
futuro
della
storia
e
il
diritto
al
progresso
misurano
quasi
alla
stregua
di
un
certificato
di
assicurazione
su
la
vita
!
Cotesti
dogmatici
delle
idee
a
buon
mercato
dimenticano
diverse
cose
.
In
prima
,
che
il
futuro
,
appunto
perché
è
il
futuro
,
che
sarà
il
presente
quando
noi
saremo
il
passato
,
non
può
costituire
il
criterio
pratico
di
ciò
che
noi
dobbiam
fare
al
presente
.
Sarà
ciò
cui
si
arriverà
,
-
ma
non
è
la
via
per
arrivarci
.
In
secondo
luogo
,
l
'
esperienza
di
questi
ultimi
cinquant
'
anni
deve
indurre
gli
atti
al
pensiero
ed
alla
pratica
in
questa
persuasione
:
che
,
cioè
,
a
misura
che
cresce
nei
proletarii
e
nel
minuto
popolo
la
capacità
ad
organizzarsi
in
partiti
di
classe
,
la
prova
stessa
di
questo
complicato
movimento
ci
porta
a
intendere
lo
sviluppo
dell
'
èra
nuova
secondo
una
misura
di
tempo
,
che
è
assai
lenta
a
confronto
del
rapido
ritmo
che
concepivano
una
volta
i
socialisti
intinti
di
giacobinismo
rivissuto
.
Or
sopra
a
una
distesa
così
grande
di
tempo
la
nostra
previsione
non
può
non
correre
incerta
;
tenuto
conto
della
enorme
complicazione
del
mondo
attuale
,
e
in
tanto
allargarsi
del
capitalismo
,
ossia
della
forma
borghese1
.
Chi
non
vede
,
che
oramai
il
Pacifico
soppianta
l
'
Atlantico
,
come
questo
a
suo
tempo
fece
passare
in
seconda
linea
il
Mediterraneo
?
Cosicché
,
in
terzo
luogo
,
la
scienza
pratica
del
socialismo
consiste
nella
chiara
notizia
di
tutti
cotesti
complicati
processi
dell
'
orbe
economico
,
e
,
parallelamente
,
nello
studio
delle
condizioni
del
proletariato
,
in
quanto
esso
via
via
diventa
atto
a
concentrarsi
in
partito
di
classe
,
e
porta
in
questa
successiva
concentrazione
l
'
animo
che
gli
è
proprio
,
data
la
lotta
economica
in
cui
s
'
inradica
quella
politica
,
che
gli
è
mestieri
di
fare
.
Su
cotesti
dati
più
prossimi
la
nostra
previsione
può
correre
con
sufficiente
chiarezza
di
calcoli
,
e
può
raggiungere
il
punto
nel
quale
il
proletariato
divenga
prevalente
,
e
poscia
predominante
politicamente
nello
stato
.
E
da
quel
punto
,
che
deve
coincidere
con
la
impotenza
del
capitalismo
a
reggersi
,
da
quel
punto
,
dico
,
che
nessuno
può
immaginarsi
come
un
rumoroso
patatrac
,
sarebbe
il
cominciamento
di
ciò
che
molti
,
non
si
sa
perché
,
come
se
tutta
la
storia
non
fosse
la
serie
delle
rivoluzioni
della
società
,
chiamano
enfaticamente
la
rivoluzione
sociale
par
excellence
.
Spingersi
oltre
di
quel
punto
,
coi
ragionamenti
,
gli
è
come
voler
confonder
questi
con
gli
artifizii
della
immaginazione
.
Il
tempo
dei
profeti
è
trapassato
.
Beato
te
,
Fra
Dolcino
,
che
nelle
tue
tre
lettere
(
)
potesti
trasfigurare
gli
accidenti
politici
del
momento
(
papa
Celestino
e
papa
Bonifacio
VIII
,
Angioini
ed
Aragonesi
,
Guelfi
e
Ghibellini
,
misere
plebi
e
patriziati
dei
comuni
,
e
così
via
)
in
tipi
già
simboleggiati
dai
profeti
e
dall
'
Apocalisse
,
misurando
ad
anni
,
a
mesi
ed
a
giorni
,
con
successive
correzioni
,
i
tempi
della
provvidenza
.
Ma
fosti
un
eroe
;
la
qual
cosa
dimostra
,
che
quelle
fantasie
non
furon
la
causa
del
tuo
operare
,
ma
l
'
involucro
ideale
,
nel
quale
tu
rendevi
conto
a
te
stesso
,
come
fecer
tanti
altri
,
per
tutto
un
secolo
innanzi
a
te
,
e
Francesco
d
'
Assisi
compreso
,
del
disperato
moto
delle
plebi
contro
la
gerarchia
papale
,
contro
la
borghesia
già
forte
nei
comuni
e
contro
il
nascente
monarcato
.
Ora
tutti
quegli
involucri
furon
lacerati
,
compresa
la
religione
delle
idee
,
come
dicon
quelli
che
usano
un
gergo
da
ipocriti
,
per
mostrare
una
certa
superstiziosa
reverenza
per
la
religione
degli
altri
.
Ora
,
presentemente
,
non
è
lecito
di
essere
utopisti
,
se
non
ai
soli
imbecilli
.
L
'
utopia
degli
imbelli
,
o
è
cosa
ridicola
,
o
è
dilettanza
da
letterati
che
vadano
visitando
quel
falansterio
di
ninnoli
di
cui
è
architettore
il
Bellamy
.
Quell
'
umile
Marx
,
tutto
prosa
di
scienza
,
andò
raccogliendo
modestamente
nella
società
presente
i
primi
indizii
delle
transizioni
a
quella
che
diverrà
,
come
per
es
.
,
il
sorgere
delle
cooperative
(
vere
!
)
in
Inghilterra
e
cose
simili
,
e
fu
rassegnato
(
specie
nell
'
opera
spesa
nella
Internazionale
)
alla
parte
di
ostetrico
,
che
non
è
proprio
quella
di
un
artefice
del
futuro
.
Lui
ed
Engels
dissero
della
società
dell
'
avvenire
-
data
la
ipotesi
della
dittatura
politica
del
proletariato
-
non
sotto
l
'
aspetto
intuitivo
,
del
come
essa
parrebbe
a
chi
la
vedesse
,
ma
sotto
l
'
aspetto
del
principio
direttivo
della
forma
,
ossia
della
struttura
economica
,
e
segnatamente
in
antitesi
a
questa
società
presente
(
)
.
Del
resto
,
se
c
'
è
chi
abbia
il
bisogno
di
vivere
fin
da
ragazzo
nel
futuro
,
come
da
sentirlo
e
da
provarlo
su
la
propria
pelle
;
e
,
papeggiando
in
nome
delle
idee
,
voglia
investire
dei
loro
diritti
e
doveri
i
componenti
la
società
dell
'
avvenire
-
s
'
accomodi
pure
.
Permetta
quindi
a
me
,
che
pure
ho
un
qualche
diritto
d
'
inviare
la
mia
carta
di
visita
ai
posteri
,
di
esprimere
la
speranza
,
che
quei
del
futuro
,
non
trasumanati
tanto
da
non
esser
più
comparabili
a
noi
del
presente
,
serbino
tanto
della
gaia
dialettica
del
ridere
,
da
farsi
beffe
umoristicamente
dei
profeti
dell
'
oggi
.
Finisco
per
davvero
;
e
toccherebbe
ora
a
voi
,
se
mai
vi
piace
,
di
ricominciare
.
Appendici
.
I
.
Postscriptum
all
'
edizione
francese
.
Frascati
(
Roma
)
,
10
settembre
98
Sebbene
fino
ad
ora
il
Sorel
non
abbia
dato
segno
di
ricominciare
,
può
sempre
darsi
ci
si
provi
in
seguito
.
Ho
però
ragione
di
temere
,
che
,
ricominciando
,
s
'
incamminerebbe
per
una
via
per
me
inaspettata
,
dal
momento
che
mette
in
iscena
:
La
crisi
del
socialismo
scientifico
(
cfr
.
suo
articolo
nella
Critica
Sociale
,
del
I
°
maggio
1898
,
pp
.
134-38
)
,
proprio
a
proposito
di
quelle
stesse
pubblicazioni
del
Merlino
,
che
egli
avea
l
'
anno
innanzi
così
aspramente
criticato
nel
Devenir
Social
(
ottobre
1897
,
pp
.
854-888
)
.
Ma
che
egli
ricominci
,
o
che
non
ricominci
ad
occuparsi
di
questi
problemi
generali
avendo
riguardo
a
ciò
che
io
ho
scritto
in
queste
lettere
a
lui
indirizzate
,
mi
preme
di
dire
qui
,
a
scanso
di
fraintesi
,
e
perché
i
lettori
non
cadano
in
equivoco
,
che
io
non
lo
seguirei
nelle
sue
immature
e
premature
elucubrazioni
su
la
teoria
del
valore
(
Journal
des
Economistes
,
Paris
,
I
°
maggio
1897;
Socialistische
Monatshefte
,
Berlin
,
agosto
1897;
Giornale
degli
Economisti
"
,
Roma
,
luglio
1898
)
.
Senza
entrare
nel
merito
di
tali
elucubrazioni
,
la
qual
cosa
non
si
può
fare
per
incidente
o
per
passatempo
,
io
non
vorrei
,
per
la
compagnia
non
ben
definita
del
Sorel
,
vedermi
poi
citato
fra
gli
esempii
della
crisi
del
marxismo
(
cfr
.
Th
.
Masaryk
:
Die
Krise
des
Marxismus
,
Vienna
,
1898;
trad
.
franc
.
nella
Revue
de
sociologie
,
luglio
1898;
dove
è
citato
il
sig
.
Sorel
in
appoggio
di
tale
preziosa
scoverta
letteraria
)
.
A
mio
credere
in
cotesta
pretesa
crisi
entrarono
molte
dramatis
personae
,
che
,
o
non
hanno
ancora
bene
appresa
la
parte
,
o
hanno
paura
di
apprenderla
,
o
la
recitano
maledettamente
male
.
Coteste
medesime
riserve
io
devo
estendere
,
ma
con
una
certa
insistenza
,
anche
al
Croce
,
per
quanto
riguarda
la
sua
memoria
:
Per
la
interpretazione
e
la
critica
di
alcuni
concetti
del
marxismo
,
Napoli
1897
(
riprodotta
nel
Devenir
Social
,
anno
IV
,
fascicoli
del
febbraio
e
marzo
1898
)
.
Sebbene
quello
scritto
paia
concepito
(
e
così
appunto
dice
l
'
autore
stesso
a
p
.
3
)
qual
libera
recensione
del
mio
Discorrendo
;
il
fatto
è
che
esso
,
oltre
a
parecchie
utili
osservazioni
di
metodologia
storica
,
e
ad
alcune
sagaci
note
di
tattica
politica
,
contiene
enunciati
teoretici
,
che
nulla
han
da
vedere
con
le
pubblicazioni
e
con
le
opinioni
mie
,
anzi
a
queste
son
diametralmente
opposte
.
Dovrei
io
forse
mettermi
per
le
vie
di
una
esplicita
polemica
ex
-
professo
contro
tutto
l
'
insieme
di
quella
dissertazione
,
che
per
tanti
altri
rispetti
è
degna
d
'
esser
letta
?
Ma
perché
mai
;
e
a
che
pro
?
Lascio
volentieri
al
libero
recensente
la
libertà
delle
opinioni
sue
;
purché
queste
non
passino
agli
occhi
dei
lettori
per
un
complemento
delle
mie
,
e
per
un
complemento
da
me
accettato
.
Non
posso
,
però
,
fermarmi
alla
generica
riserva
,
che
basta
per
il
Sorel
;
e
,
anzi
,
devo
indugiarmi
in
alcuni
appunti
sommarii
di
critica
.
Passerei
senz
'
altro
sopra
alle
sottili
distinzioni
scolastiche
,
in
cui
il
Croce
s
'
impiglia
insistendovi
tra
la
scienza
pura
e
la
scienza
applicata
,
tra
l
'
uomo
oeconomicus
e
l
'
uomo
morale
,
tra
l
'
egoismo
e
il
tornaconto
,
tra
l
'
essere
e
il
doveressere
,
e
così
via
,
perché
tanto
appartiene
al
mio
mestiere
di
professore
la
tolleranza
dello
scolasticismo
tradizionale
,
che
può
in
certi
casi
servire
al
primo
addestramento
degli
ingegni
giovanili
,
ma
non
è
mai
la
scienza
piena
e
concreta
.
Come
potrebbe
mai
l
'
astronomo
impedire
che
la
gente
parli
del
sole
,
che
sorge
,
e
tramonta
?
Caso
mai
potrei
rimandare
,
in
via
analogica
e
in
linea
approssimativa
,
ai
capp
.
VI
e
VIII
del
mio
Materialismo
storico
:
ove
pian
piano
si
dimostra
come
i
fattori
,
indispensabili
alla
cognizione
empirica
ed
immediata
,
a
un
certo
punto
si
trasformino
,
o
in
aspetti
o
in
momenti
(
secondo
i
casi
)
di
un
complesso
conoscitivo
unitario
.
Ma
,
domando
io
per
la
più
spiccia
,
come
mai
colui
che
abbia
il
cervello
ancor
chiuso
in
tali
strettoie
della
logica
dell
'
immediato
intendimento
empirico
,
fa
poi
ad
abbordare
proprio
il
problema
del
marxismo
,
che
è
,
o
almeno
(
per
usar
cortesia
agli
avversarii
)
pretende
di
essere
al
di
sopra
di
tali
volgari
distinzioni
?
Non
è
questo
un
combattere
ad
armi
troppo
disuguali
?
Inviterei
quasi
quasi
il
Croce
a
rifar
la
prova
della
sua
arte
critica
in
altro
campo
di
studii
,
a
leggere
sbrigativamente
un
trattato
di
Energhetica
-
quello
per
es
.
recente
dell
'
Helm
-
di
mandare
al
diavolo
tutti
gli
Helmoltz
e
i
R
.
Mayer
di
questo
mondo
,
per
rimettere
in
onore
,
secondo
il
senso
comune
,
la
luce
che
è
sempre
luminosa
,
ed
il
calore
che
è
sempre
caldo
.
Ma
donde
il
Croce
-
e
proprio
nell
'
atto
che
s
'
occupa
di
Marx
!
-
trae
la
persuasione
,
che
oltre
alle
varie
economie
succedutesi
nella
storia
,
rispetto
alle
quali
l
'
economia
capitalistico
-
industriale
è
,
per
così
dire
,
un
caso
particolare
(
ma
è
quel
caso
,
si
noti
,
che
solo
fino
ad
ora
ha
la
sua
teoria
,
e
questa
esiste
in
molte
varianti
di
scuole
e
sottoscuole
)
,
ci
sia
poi
una
economia
pura
,
che
da
sola
dà
luce
e
indirizzo
generale
d
'
interpretazione
a
tutti
questi
casi
,
o
,
diciamo
meglio
,
a
tutte
queste
forme
di
prosaica
esperienza
?
Un
animale
in
sé
,
oltre
a
tutti
gli
animali
visibili
ed
ostensibili
?
E
che
cosa
dovrebbe
mai
contenere
codesta
economia
dell
'
uomo
superistorico
e
supersociale
,
che
finisce
per
essere
più
noioso
dei
superuomini
della
letteratura
e
della
filosofia
?
Forse
la
nuda
dottrina
dei
bisogni
e
degli
appetiti
,
data
la
sola
natura
ambiente
,
ma
senza
esperienza
di
lavoro
,
senza
istrumenti
,
e
senza
correlazioni
precise
,
o
di
comunanza
,
o
di
società
?
Tanto
per
la
psicologia
congetturale
della
preistoria
la
tesi
potrebbe
andare
.
Ma
no
:
-
questa
economia
dell
'
uomo
in
sé
è
perpetua
ed
attuale
;
-
e
qui
proprio
mi
ci
perdo
.
Ecco
qua
(
p
.
19
)
:
Io
tengo
fermo
alla
costruzione
economica
dell
'
indirizzo
edonistico
,
all
'
utilità
-
ofelimità
,
al
grado
terminale
di
utilità
,
e
finalmente
alla
spiegazione
(
economica
)
del
profitto
del
capitale
come
nascente
dal
grado
diverso
di
utilità
dei
beni
presenti
e
dei
beni
futuri
!
Ma
ciò
non
appaga
il
desiderio
di
una
spiegazione
sociologica
del
profitto
del
capitale
;
e
questa
spiegazione
,
con
le
altre
della
medesima
natura
,
non
si
può
trovarla
se
non
su
la
via
per
la
quale
la
cercò
il
Marx
.
Il
mio
amico
Croce
è
un
uomo
a
dirittura
incontentabile
;
e
la
sua
incontentabilità
potrebbe
farlo
apparire
,
a
chi
altrimenti
non
lo
conosca
,
quale
uomo
alquanto
capriccioso
.
Accetta
d
emblée
tutto
un
sistema
d
economia
,
un
sistema
che
pretende
di
abbracciare
tutto
il
conoscibile
economico
.
È
questo
un
sistema
,
inoltre
,
assai
noto
in
Italia
,
dove
ha
rappresentanti
notevoli
,
e
anzi
continuatori
e
perfezionatori
,
come
dicono
sia
il
caso
del
Barone
per
la
dottrina
della
distribuzione
.
A
conferma
della
sua
profession
di
fede
,
che
non
può
non
essere
di
gran
letizia
essendo
edonistica
,
mette
un
tanto
di
punto
ammirativo
ove
dice
che
accetta
la
spiegazione
economica
(
o
che
avrebbe
a
essere
non
-
economica
?
)
del
profitto
del
capitale
come
nascente
dal
grado
diverso
di
utilità
dei
beni
presenti
e
dei
beni
futuri
!
.
E
che
gli
mancherebbe
dunque
per
dare
dell
'
imbecille
e
del
perditempo
a
Marx
,
che
per
vie
del
tutto
diverse
s
'
è
affannato
a
ricercare
l
'
origine
,
il
processo
e
la
spartizione
del
sopravvalore
;
alla
qual
cosa
,
alla
fin
fine
,
si
riduce
nell
'
essenziale
l
'
attività
sua
specifica
di
critico
e
d
'
innovatore
dell
'
economia
?
La
benedetta
formola
del
D
D
'
,
ossia
del
danaro
che
si
ritrova
in
danaro
con
tanto
di
più
,
fu
come
il
chiodo
fisso
nella
testa
di
Marx
ricercatore
,
come
il
pernio
della
sua
ricerca
.
Ora
il
Croce
,
fatta
la
sua
profession
di
fede
di
edonista
convinto
,
quasi
come
chi
avendo
già
bevuto
e
mangiato
a
sazietà
,
voglia
ribere
e
rimangiare
,
si
volge
a
Marx
a
chiedergli
una
teoria
sociologica
,
che
sia
complementare
a
quella
economica
,
nella
quale
lui
Croce
è
tanto
fermo
e
deciso
;
-
e
che
altro
può
dirgli
Marx
se
non
questo
:
mandate
al
diavolo
quella
vostra
filastrocca
edonistica
,
se
no
è
inutile
interroghiate
me
su
tali
quisquilie
,
ché
io
non
posso
offrirvi
che
l
'
assolutamente
opposto
.
Di
fatti
il
Croce
è
costretto
a
farsi
un
Marx
diverso
-
non
dirò
se
molto
o
poco
-
dal
vero
,
perché
sia
quello
i
cui
principii
possano
apparire
conciliabili
con
gl
'
indiscutibili
dati
dell
'
edonismo
.
Discorrendo
del
come
Marx
poté
giungere
a
scovrire
e
definire
l
'
origine
sociale
del
profitto
,
ossia
del
sopravvalore
,
esce
in
questa
sentenza
(
p
12
)
:
Sopravvalore
,
in
pura
economia
,
è
una
parola
priva
di
senso
,
come
è
mostrato
dalla
denominazione
stessa
,
giacché
un
sopravvalore
è
un
extravalore
,
ed
esce
fuori
dal
campo
della
pura
economia
.
Ma
ha
bene
un
senso
e
non
è
un
assurdo
,
come
concetto
di
differenza
,
nel
paragone
che
si
fa
tra
una
società
economica
con
un
'
altra
,
un
fatto
con
un
altro
,
o
due
ipotesi
tra
di
loro
.
E
poi
aggiunge
in
nota
:
Faccio
ammenda
di
un
errore
nel
quale
incorsi
in
una
mia
precedente
memoria
,
nella
quale
,
pur
dicendo
rettamente
che
il
sopravvalore
non
è
un
concetto
puramente
economico
,
lo
definivo
inesattamente
un
concetto
morale
;
e
dovevo
dire
,
come
dico
ora
,
un
concetto
di
differenza
di
sociologia
economica
e
di
economia
applicata
,
e
non
di
economia
pura
.
La
morale
qui
non
ha
parte
,
come
non
ha
nessuna
parte
in
tutta
l
'
indagine
del
Marx
.
Auguro
al
Croce
,
che
giungendo
alla
sua
terza
memoria
in
argomento
confessi
poi
,
che
del
primo
errore
egli
poté
fare
ammenda
,
perché
quello
almeno
era
la
generalizzazione
di
una
opinione
ovvia
nel
socialismo
volgare
,
che
il
sopravvalore
sia
cioè
il
compendio
delle
proteste
degli
sfruttati
;
ma
che
del
secondo
errore
non
può
scusarsi
,
perché
lui
stesso
non
è
più
in
grado
di
decifrare
plausibilmente
il
pensiero
suo
.
Né
solo
per
la
continua
equivocazione
di
profitto
,
interesse
e
sopravvalore
;
ma
perché
in
più
luoghi
assume
il
concetto
di
una
società
lavoratrice
come
di
una
forma
a
sé
(
ma
,
dico
io
,
in
contrapposto
a
quale
altra
,
forse
a
quella
dei
santi
in
paradiso
?
)
e
dice
:
Marx
faceva
il
paragone
della
società
capitalistica
con
una
parte
di
se
stessa
isolata
ed
elevata
ad
esistenza
indipendente
;
ossia
il
paragone
tra
la
società
capitalistica
con
la
società
economica
in
se
stessa
(
ma
solo
in
quanto
società
lavoratrice
)
e
poi
:
Dunque
l
'
economia
marxista
è
quella
che
studia
l
'
astratta
società
lavoratrice
(
pp
.
12
e
13
)
.
Se
c
'
è
chi
senta
il
bisogno
di
liberarsi
dal
malefico
bacillo
metafisico
,
che
induce
a
tali
ragionamenti
,
io
gli
consiglierei
come
rimedio
la
lettura
,
non
già
delle
polemiche
degli
economisti
,
e
di
quelle
segnatamente
che
in
Germania
ebbero
occasione
dalle
pubblicazioni
del
Dietzel
,
che
possono
parer
sospette
,
ma
della
Logica
del
Wundt
(
vol
.
II
,
parte
II
,
pp
.
499-533
)
,
nella
qual
Logica
,
a
dirlo
per
incidente
,
più
in
là
delle
pagine
testè
citate
si
adduce
come
esempio
tipico
di
legge
sociale
(
pare
incredibile
!
e
il
Wundt
non
è
dolce
di
sale
,
né
coi
sociologisti
,
né
con
le
così
dette
leggi
sociali
)
proprio
il
sopravvalore
secondo
Marx
(
ibidem
,
pp
.
620-22
)
.
Al
postutto
cotesta
economia
pura
-
come
è
in
uso
di
chiamarla
in
Italia
,
che
è
sempre
il
paese
dell
'
enfasi
e
della
esagerazione
-
ossia
cotesto
indirizzo
di
ricerca
e
di
sistema
,
che
su
gl
'
inizii
,
o
insufficienti
,
o
ignorati
,
o
dimenticati
del
Gossen
,
del
Walrass
e
del
Jevons
.
s
'
è
venuto
sviluppando
in
ciò
che
ora
ha
(
vulgo
)
il
nome
di
scuola
austriaca
,
non
è
,
così
nelle
premesse
come
negli
andamenti
,
se
non
una
variante
teoretica
nella
interpretazione
di
quegli
stessi
dati
empirici
della
vita
economica
moderna
,
che
han
sempre
formato
l
'
obietto
degli
studii
delle
altre
scuole
.
Si
distingue
dalla
scuola
classica
(
che
non
fu
tanto
antistorica
,
come
è
parso
a
molti
,
e
come
ha
dimostrato
R
.
SCHÜLLER
:
Die
klassische
Nationalökonomie
,
Berlin
1895
)
,
per
la
tendenza
a
un
più
alto
grado
di
astrazione
e
di
generalizzazione
.
Si
prova
a
mettere
in
maggiore
evidenza
gli
stati
psichici
,
che
precedono
ed
accompagnano
gli
atti
ed
i
rapporti
economici
.
Usa
ed
abusa
degli
espedienti
matematici
.
Non
è
la
superistoria
,
sebbene
metta
assai
spesso
in
iscena
le
robinsonate
,
che
dissimula
però
sotto
la
veste
di
una
sottile
psicologia
individualistica
:
anzi
è
tanto
poco
la
superistoria
,
che
da
questa
storia
attuale
assume
due
dati
,
facendone
dei
presupposti
estremi
,
ossia
la
libertà
del
lavoro
e
la
libertà
di
concorrenza
spinte
per
ipotesi
al
massimo
.
Per
ciò
essa
è
,
in
ciò
che
reca
,
afferrabile
,
comprensibile
e
discutibile
;
perché
è
confrontabile
con
l
'
esperienza
della
quale
è
spesso
una
forzata
ed
unilaterale
interpretazione
.
(
Alla
generalità
del
pubblico
francese
ora
è
dato
di
leggere
in
forma
chiara
e
piana
la
esposizione
sommaria
della
teoria
del
valore
di
cotesta
scuola
nel
libro
di
E
.
PETIT
:
Etude
critique
der
différentes
théories
de
la
valeur
,
Paris
1897
)
.
Tornando
al
Croce
non
saprei
nascondere
la
mia
maraviglia
,
che
egli
(
note
I
e
2
a
p
.
14
)
trovi
a
ridire
contro
l
'
Engels
,
perché
questi
una
volta
chiami
storica
la
scienza
dell
'
economia
,
e
un
'
altra
volta
poi
parli
di
economia
teoretica
.
Per
chi
si
fermasse
alle
parole
sole
basterebbe
di
dire
,
come
storico
in
quel
caso
li
è
l
'
opposto
del
naturale
nel
senso
del
fisso
e
dell
'
immutabile
(
le
famose
leggi
naturali
della
economia
volgare
)
,
e
il
teoretico
è
detto
in
opposizione
al
conoscere
grossolanamente
descrittivo
ed
empirico
.
Ma
c
'
è
dell
'
altro
.
Ogni
teoria
non
è
se
non
la
rappresentazione
,
per
quanto
più
si
può
perfetta
,
dei
rapporti
di
reciproca
condizionalità
di
quei
fatti
,
che
in
un
determinato
campo
dell
esperienza
appariscano
omogenei
,
riavvicinabili
e
connessi
.
Ma
tutti
questi
varii
gruppi
di
fatti
sono
momenti
di
un
divenire
.
Or
se
un
fisiologista
,
dopo
d
'
avervi
esposta
la
teoria
fisico
-
meccanica
della
respirazione
polmonare
,
esca
a
dirvi
,
che
la
respirazione
non
è
legata
all
'
esistenza
del
polmone
,
e
che
il
polmone
stesso
è
un
fatto
particolare
di
genesi
nella
storia
generale
degli
organismi
,
vorreste
voi
forse
cotesto
fisiologista
tradurlo
,
nel
-
la
qualità
d
'
imputato
,
innanzi
al
fòro
di
un
'
altra
economia
pura
,
cioè
volevo
dire
,
innanzi
a
quello
di
una
fisiologia
purissima
,
che
studii
l
'
ente
vita
,
anziché
i
viventi
?
Di
fatti
il
Croce
muove
querela
(
passim
)
a
Marx
,
per
non
aver
questi
stabiliti
i
rapporti
fra
la
sua
indagine
e
i
concetti
di
economia
pura
,
per
mostrare
(
p
.
3
)
con
metodica
esposizione
come
i
fatti
apparentemente
più
diversi
del
mondo
economico
siano
retti
in
ultimo
da
una
medesima
legge
,
o
,
ch
'
è
lo
stesso
,
come
questa
legge
si
rifranga
variamente
passando
attraverso
organizzazioni
varie
,
senza
mutar
se
stessa
,
che
altrimenti
mancherebbe
il
modo
ed
il
criterio
stesso
della
spiegazione
.
Qui
Marx
,
se
avesse
pur
voglia
di
rispondere
,
non
saprebbe
che
cosa
rispondere
.
Qui
Marx
non
c
'
entra
più
.
E
non
si
tratta
nemmen
più
delle
generalizzazioni
,
per
dir
vero
troppo
astratte
della
scuola
edonistica
,
che
pur
sempre
rientrano
nei
processi
leciti
di
astrazione
e
d
'
isolazione
proprii
ad
ogni
scienza
,
che
partendo
dalla
base
empirica
tenti
la
via
dei
principii
.
Qui
ci
troviamo
in
presenza
di
una
legge
economica
,
che
a
guisa
di
un
quasi
-
ente
attraversa
misteriosamente
le
varie
fasi
della
storia
,
perché
non
s
'
abbiano
a
scucire
.
Questo
è
il
puro
possibile
,
che
è
poi
,
in
realtà
,
l
'
impossibile
.
Il
signor
Dühring
-
che
qua
e
là
è
in
un
certo
modo
direttamente
difeso
-
è
oltrepassato
.
Qui
si
tratta
di
riaffacciare
delle
difficoltà
nella
concezione
preliminare
di
ogni
problema
scientifico
,
per
le
quali
rimangon
fuori
della
comprensibilità
,
non
solo
Marx
,
ma
tre
quarte
parti
del
pensiero
contemporaneo
.
La
logichetta
formale
,
di
felice
memoria
,
diventa
l
'
arbitra
del
sapere
.
Teniamoci
pure
al
testo
,
che
in
passato
ebbe
tanta
diffusione
in
Francia
,
il
Port
-
Royal
.
Si
parta
da
un
concetto
della
massima
estensione
e
del
minimo
contenuto
,
e
per
incremento
di
meccanica
notazione
si
arrivi
ad
un
concetto
di
minima
estensione
e
di
massimo
contenuto
.
E
se
ci
capita
poi
fra
mani
un
processo
reale
,
il
passaggio
per
es
.
,
dall
'
invertebrato
al
vertebrato
,
o
dal
comunismo
primitivo
alla
proprietà
privata
del
suolo
,
o
dalla
indifferenza
delle
radici
alla
differenziazione
tematica
di
verbo
e
nome
nel
gruppo
ario
-
semitico
,
invece
di
fermarsi
in
tali
fatti
,
come
in
casi
di
epigenesi
faticosamente
e
realiter
accaduta
,
scriveremo
in
un
concetto
già
bello
e
preconcepito
,
per
via
di
un
facile
metodo
di
notazione
,
prima
un
A
,
poi
un
a
,
poi
un
a
¹
,
poi
un
a2
,
poi
un
a
³
,
e
così
via
:
-
e
tutto
sarà
bello
e
fatto
.
E
mi
pare
che
basti
di
ciò
.
Eccoci
,
per
conseguenza
,
ad
alcuni
enunciati
alquanto
curiosi
(
p
.
2
)
:
È
una
società
(
s
'
intende
quella
studiata
da
Marx
nel
Capitale
)
ideale
e
schematica
,
dedotta
da
alcune
ipotesi
,
che
potrebbero
anche
non
essersi
presentate
mai
corso
della
storia
.
Qui
Marx
diventa
l
'
illustratore
teorico
di
una
quasi
-
utopia
.
E
poi
(
p
.
4
)
:
Marx
assunse
,
fuori
del
campo
della
pura
teorica
economica
,
una
proposizione
,
che
è
la
famigerata
eguaglianza
di
valore
e
lavoro
.
E
di
dove
dunque
l
'
ha
presa
?
forse
(
secondo
alcuni
)
c
'
è
arrivato
spingendo
alle
estreme
conseguenze
un
concetto
poco
felice
di
Ricardo
.
Il
quale
Ricardo
bisognerebbe
espellerlo
a
dirittura
dalla
storia
della
scienza
,
perché
qualcos
'
altro
di
più
felice
non
l
'
ha
veramente
fatto
.
In
un
certo
punto
il
Croce
(
p
.
20
,
in
nota
)
se
la
piglia
col
Pantaleoni
,
perché
questi
combatte
il
Böhm
Bawerk
,
domandandosi
donde
il
mutuatario
del
capitale
riesca
a
prendere
di
che
pagare
l
'
interesse
.
Di
fatti
il
Pantaleoni
(
Principii
di
economia
politica
,
p
.
301
)
dice
:
la
causa
generativa
dell
'
interesse
sta
nella
produttività
del
capitale
come
bene
complementare
in
un
processo
tecnico
vantaggioso
,
richiedente
un
certo
tempo
,
e
non
nella
virtù
del
tempo
,
che
lascerebbe
le
cose
come
le
ha
trovate
.
Qui
,
e
per
tutto
un
capitolo
,
il
Pantaleoni
,
con
l
'
andamento
del
ragionare
che
è
proprio
al
suo
indirizzo
,
ripiglia
a
modo
suo
quella
spiegazione
dell
'
interesse
per
via
della
produttività
del
(
danaro
-
)
capitale
,
che
,
uscita
vittoriosa
già
nel
secolo
XVII
dalle
polemiche
coi
moralisti
e
coi
canonisti
,
apparisce
nella
sua
formola
elementarmente
economica
per
la
prima
volta
in
Barbon
e
Massey
.
Quella
spiegazione
è
la
sola
che
l
'
economista
possa
enunciare
,
fino
a
che
la
produttività
del
capitale
,
che
prima
facie
pare
evidente
,
non
è
fatta
essa
stessa
oggetto
di
una
critica
;
la
qual
cosa
ha
menato
poi
Marx
alla
formola
più
generale
e
al
principio
genetico
del
sopravvalore
.
In
quello
stesso
capitolo
Pantaleoni
abilmente
polemizza
contro
il
Böhm
,
che
,
come
direbbe
il
Croce
dà
la
spiegazione
(
economica
)
del
profitto
del
capitale
,
come
nascente
dal
grado
diverso
di
utilità
dei
beni
presenti
e
dei
beni
futuri
(
)
.
Ma
volete
forse
per
vostro
passatempo
mettere
in
iscena
una
farsetta
ideologica
concepita
così
:
-
si
assume
da
una
parte
la
legittima
aspettazione
del
creditore
,
e
dall
'
altra
parte
la
onesta
promessa
del
debitore
;
-
questi
due
attributi
psicologici
,
che
tanto
fanno
onore
alla
eccellenza
dell
'
animo
loro
,
vengon
messi
nella
dovuta
evidenza
;
poi
si
suppone
,
che
debitore
o
creditore
siano
homines
oeconomici
tanto
perfetti
,
quanto
è
necessario
di
tener
per
fermo
che
siano
,
dal
momento
che
nacquero
coi
diagrammi
del
Gossen
stampati
nel
cervello
(
)
;
-
poi
si
aggiunge
la
nozione
del
tempo
astratto
;
-
e
,
costituita
la
santa
trinità
di
aspettazione
,
promessa
e
tempo
,
si
attribuisce
a
questa
trinità
la
virtù
di
trasmutarsi
in
quel
più
di
valore
,
che
deve
essere
poniamo
,
per
es
.
,
nelle
scarpe
prodotte
col
denaro
mutuato
,
perché
il
mutuante
,
in
ultimo
,
e
guadagnando
pur
lui
qualcosa
,
se
nel
frattempo
non
vuol
morir
di
fame
,
solvat
debitum
cum
usura
.
Ma
questa
è
proprio
la
scienza
messa
alla
gogna
.
In
verità
il
tempo
non
è
nella
economia
,
come
non
è
nella
natura
,
se
non
la
misura
di
un
processo
:
ed
è
nell
'
economia
la
misura
del
processo
della
produzione
e
della
circolazione
(
ossia
,
in
ultima
analisi
,
e
data
la
debita
analisi
,
del
lavoro
)
.
E
solo
in
quanto
esso
entra
nell
'
economia
per
questo
rispetto
,
il
tempo
è
anche
misura
dell
'
interesse
.
Un
tempo
che
in
quanto
tempo
operi
come
causa
reale
è
un
mitologhema
.
(
Su
gli
avanzi
mitici
nella
rappresentazione
del
tempo
leggere
:
Zeit
und
Weile
nelle
Ideale
Fragen
di
M
.
Lazarus
,
Berlin
1878
,
pp
.
161-232
)
.
Se
fino
alla
mitologia
dobbiamo
risalire
,
rimettiamo
a
dirittura
lassù
nel
cielo
,
più
in
su
dell
'
Olimpo
,
quell
'
antichissimo
Kronos
,
che
il
volgo
greco
confondeva
con
chronos
(
tempo
)
:
e
se
speranze
,
aspettazioni
e
promesse
son
per
sé
cause
reali
di
fatti
economici
,
diamoci
a
dirittura
alla
magia
.
Parrebbe
quasi
che
perfino
in
questa
,
o
per
inavvertenza
,
o
per
una
certa
tal
quale
bizzarria
di
forma
letteraria
,
il
Croce
rischi
di
dare
una
capata
,
quando
scrive
(
p
.
16
)
:
E
se
nell
'
ipotesi
del
Marx
,
le
merci
appaiono
come
gelatine
di
lavoro
,
o
lavoro
cristallizzato
,
perché
in
altra
ipotesi
non
potrebbero
apparire
come
gelatine
di
bisogni
,
o
quantità
di
bisogni
cristallizzate
?
Santi
numi
!
Marx
non
fu
veramente
un
modello
di
ciò
che
chiamasi
dizione
classica
,
specie
nella
plasticità
,
nella
trasparenza
e
nella
continuità
delle
immagini
.
Marx
fu
un
seicentista
.
Ma
le
sue
immagini
,
spesso
bizzarre
,
ma
che
non
son
mai
né
ghiribizzi
né
facezie
,
dicon
sempre
qualcosa
di
profondamente
realistico
.
Se
quella
immagine
della
gelatina
,
che
del
resto
non
ha
niente
di
sacramentale
né
di
obbligatorio
per
nessuno
,
l
'
andate
a
ripetere
al
primo
calzolaio
che
vi
capiti
innanzi
,
egli
,
accennando
forse
alle
mani
incallite
,
alla
schiena
ricurva
,
e
al
sudore
della
fronte
,
vi
dirà
che
a
un
dipresso
ha
capito
,
perché
nelle
scarpe
che
produce
ci
mette
via
via
una
parte
di
se
stesso
,
le
sue
energie
meccaniche
,
dirette
dalla
volontà
,
ossia
dirette
dall
'
attenzione
volontaria
,
secondo
la
forma
preconcetta
,
nella
quale
si
assomma
,
come
in
intento
ed
in
proposito
,
la
sua
attività
cerebrale
in
quanto
egli
è
in
atto
di
lavorare
.
Ma
finora
fu
dato
solo
ai
fattucchieri
di
credere
o
di
dare
a
credere
,
che
coi
soli
desideri
si
riesca
a
conglutinare
una
parte
di
noi
stessi
con
alcun
bene
in
genere
,
prodotto
o
non
prodotto
che
esso
si
sia
.
Con
la
psicologia
non
è
lecito
di
scherzare
.
Non
saprei
dire
in
poche
parole
quanta
parte
di
essa
debba
entrare
nei
presupposti
della
economia
.
So
di
certo
però
,
che
la
più
parte
dei
concetti
psicologici
,
che
edonisti
e
non
-
edonisti
vanno
cacciando
dentro
all
'
economia
,
ha
un
certo
che
di
messoci
a
posta
ad
usum
delphini
,
un
certo
che
di
escogitato
e
non
di
trovato
,
un
certo
che
di
accidentalmente
tratto
dalla
volgare
terminologia
e
non
di
criticamente
vagliato
;
onde
è
il
caso
di
ripetere
tractent
fabrilia
fabri
.
E
so
anche
questo
,
che
dal
bisogno
al
lavoro
ci
corre
tutta
la
formazione
psicologica
dell
'
uomo
;
ci
corre
quanto
ci
corre
dal
sentimento
privativo
della
sete
,
che
è
il
bisogno
del
bere
,
che
il
bambino
non
associa
ancora
,
non
dirò
ai
movimenti
che
gli
occorrono
,
per
procurarsi
da
bere
,
ma
nemmeno
alla
rappresentazione
dell
'
acqua
,
sino
all
'
atto
del
lavoratore
provetto
,
il
quale
per
matura
volontà
d
'
intelletto
,
per
volontà
nella
quale
esperienza
ed
immaginazione
,
imitazione
ed
inventiva
fanno
uno
,
scava
un
pozzo
,
o
apre
una
fontana
.
Ridurre
e
scheletrizzare
cotesta
viva
formazione
in
un
'
arida
nomenclatura
,
questo
fu
il
difetto
della
psicologia
vulgaris
,
e
questa
il
più
delle
volte
gli
economisti
,
anche
ai
giorni
nostri
,
prendono
a
premessa
delle
loro
speciali
elucubrazioni
.
La
psicologia
del
lavoro
,
che
sarebbe
il
coronamento
della
dottrina
del
determinismo
,
è
ancora
da
scrivere
.
A
quoi
bon
questo
post
-
scriptum
?
dirà
forse
il
lettore
.
Ecco
qua
:
io
non
sono
il
paladino
di
Marx
,
ammetto
tutte
le
critiche
,
sono
io
stesso
in
tutto
ciò
che
dico
un
critico
,
non
smentisco
la
sentenza
:
comprendere
è
superare
;
ma
mi
conviene
pur
d
'
aggiungere
,
che
superare
è
aver
compreso
.
II
.
Prefazione
all
'
edizione
francese
.
Roma
,
31
decembre
1898
Questo
mio
piccolo
libriccino
-
come
è
chiaro
anche
dal
post
-
scriptum
illustrativo
-
dovea
venir
fuori
a
Parigi
nel
settembre
ultimo
.
La
stampa
ne
è
stata
ritardata
per
cause
accidentali
.
Nel
frattempo
il
Sorel
s
'
è
dato
anima
e
corpo
alla
Crisi
del
marxismo
e
la
tratta
,
la
espone
,
la
commenta
,
con
amore
,
un
po
'
da
per
tutto
,
per
es
.
,
nella
Revue
parlementaire
"
del
10
decembre
,
pp
.
597-612
(
dove
anzi
la
crisi
diventa
a
dirittura
quella
del
socialismo
)
e
nella
Rivista
critica
del
socialismo
,
Roma
,
fasc
.
I
,
pp
.
9-21;
e
per
di
più
la
fissa
e
la
canonizza
nella
Préface
da
lui
messa
al
libro
del
Merlino
:
Formes
et
essence
du
socialismo
.
Ci
si
minaccia
per
fino
un
congresso
di
secessionisti
ben
pensanti
.
Siamo
decisamente
alla
guerra
della
Fronda
!
Che
dovrei
io
fare
?
Ricominciare
da
capo
?
Scrivere
l
'
anti
-
Sorel
dopo
d
'
aver
scritto
l
'
avec
-
Sorel
.
Non
cado
punto
in
tale
tentazione
.
Gli
è
vero
che
questa
mia
composizione
d
'
insolita
fattura
s
'
intitola
:
Discorrendo
;
-
ma
si
discorre
quando
ci
piace
,
e
non
a
comando
.
Desidero
solo
che
il
lettore
guardi
alle
date
di
queste
lettere
,
ossia
di
queste
piccole
monografie
di
stile
sciolto
,
intitolate
al
signor
Sorel
:
-
e
le
date
corrono
dal
20
aprile
al
15
settembre
1897
.
Io
mi
rivolgevo
a
quel
Sorel
-
non
a
quest
'
altro
;
-
a
quello
insomma
che
avevo
conosciuto
su
le
pagine
del
Devenir
Social
,
che
avea
presentato
me
ai
lettori
francesi
nell
'
assisa
di
marxista
,
che
mi
scriveva
lettere
piene
di
fine
osservazioni
,
e
di
considerazioni
critiche
apprezzabili
.
Era
dubitoso
,
sì
,
e
mi
parve
qualche
volta
intinto
d
'
esprit
frondeur
,
ma
nello
scrivere
rivolgendomi
a
lui
,
io
non
pensavo
nel
1897
,
ch
'
ei
diverrebbe
in
così
breve
tempo
l
'
araldo
di
una
guerra
di
secessione
.
O
come
di
questo
saranno
lieti
i
déclassés
dell
'
intelligenza
,
e
coloro
che
hanno
bisogno
dell
'
alibi
della
vigliaccheria
.
Se
non
che
il
Sorel
ci
lascia
qualche
barlume
di
speranza
quando
scrive
:
"
Io
e
qualche
amico
ci
sforzeremo
dì
utilizzare
i
tesori
di
riflessioni
e
d
'
ipotesi
che
Marx
ha
raccolto
nei
suoi
libri
.
Questo
è
il
miglior
modo
di
trarre
partito
da
un
'
opera
geniale
rimasta
incompiuta
"
(
"
Revue
parlementaire
"
,
ibid
.
,
p
.
612
)
.
Dunque
tanti
auguri
per
l
'
anno
nuovo
-
comincia
domani
-
in
tale
opera
benigna
e
pietosa
di
salvataggio
...
della
quale
del
resto
io
e
molti
altri
come
me
non
sentivamo
il
bisogno
.
Senza
rancore
:
-
ma
non
certo
senza
mortificazione
per
me
.
Nel
licenziare
al
pubblico
francese
queste
pagine
di
composizione
alquanto
insolita
io
temo
che
dei
lettori
di
spirito
-
la
Francia
ne
abbonda
più
di
ogni
altro
paese
-
abbiano
a
dire
di
me
:
ecco
lì
un
tollerabile
conversatore
,
ma
che
pedagogista
pessimo
;
apre
da
erudito
un
dialogo
didattico
con
un
amico
ed
ecco
che
questi
passa
difilato
dall
'
altra
parte
!
Non
è
vero
,
signor
Sorel
?
Ebbene
,
accomodiamo
le
partite
:
-
questo
dialogo
era
un
monologo
;
e
alla
buon
'
ora
di
dio
!
Saggistica ,
DEDICA
A
MIA
MADRE
CORNELIA
ROSSI
COSENZA
.
Cara
madre
,
Questo
libro
,
primo
frutto
maturo
del
mio
ingegno
,
è
stato
scritto
pensando
a
te
e
con
la
visione
serena
e
forte
di
mio
padre
,
nella
mente
e
nel
cuore
.
A
te
,
dunque
,
e
alla
sua
memoria
;
a
voi
due
,
da
'
quali
io
appresi
l
'
amore
al
lavoro
,
l
'
adorazione
della
virtù
e
la
religione
del
prossimo
,
io
lo
dedico
con
l
'
augurio
che
vengano
tempi
migliori
per
l
'
umanità
,
e
che
tu
possa
,
per
lunghi
anni
,
essere
conservata
al
mio
affetto
.
Amami
come
io
ti
amo
e
credimi
tuo
,
Cosenza
,
Gennaio
1898
.
PASQUALE
.
LIMITI
ED
ATTINENZA
DELL
'
OPERA
Il
nostro
secolo
si
distingue
dagli
altri
per
lo
sviluppo
progressivo
e
meraviglioso
della
scienza
.
Come
tutta
la
vita
,
nelle
sue
complesse
manifestazioni
,
è
andata
crescendo
secondo
una
legge
che
può
rassomigliarsi
a
quella
della
caduta
dei
gravi
,
cioè
,
in
ragione
inversa
del
quadrato
delle
distanze
ed
in
ragione
diretta
della
massa
;
così
,
anco
la
scienza
à
seguito
tale
legge
di
sviluppo
,
applicata
,
dal
mondo
dei
fatti
fisici
,
a
quello
dei
fenomeni
intellettivi
.
Guardando
,
riprodotte
in
forma
grafica
,
le
vicende
geologiche
dalla
nebulosa
primitiva
,
alla
forma
astrale
e
planetaria
;
lo
sviluppo
della
vita
animale
e
vegetale
dalla
monera
in
sino
all
'
uomo
;
lo
svolgimento
di
questo
traverso
i
secoli
,
dal
momento
che
s
'
innalza
dal
tipo
pitecoide
fino
all
'
antropoide
ed
,
in
fine
,
traverso
i
secoli
preistorici
e
storici
fino
al
culmine
raggiunto
,
oggi
,
dalla
civiltà
;
guardando
questa
immensa
curva
grafica
,
sempre
e
da
per
tutto
,
ci
si
conferma
la
legge
del
progresso
sociale
movente
in
ragione
diretta
della
massa
ed
inversa
del
quadrato
delle
distanze
*
.
La
scienza
,
adunque
,
à
obbedito
a
questa
legge
,
assecondata
dallo
sviluppo
crescente
della
società
*
.
Erberto
Spencer
,
parlando
dei
fattori
derivati
che
determinano
il
crescere
delle
società
umane
,
dà
speciale
importanza
a
'
fattori
superorganici
,
detti
da
altri
,
per
esempio
,
dall
'
Angiulli
,
fattori
storici
.
Son
questi
i
prodotti
delle
invenzioni
umane
che
vanno
accrescendosi
a
vicenda
:
l
'
uno
cresce
per
opera
diretta
ed
indiretta
dell
'
altro
e
non
sì
tosto
l
'
uno
si
è
accresciuto
che
origina
nuovi
accrescimenti
negli
altri
,
come
chi
ponga
tanti
specchi
paralleli
che
riflettano
infinitamente
un
'
immagine
.
Così
è
del
progresso
della
civiltà
,
della
quale
la
scienza
è
parte
:
i
facili
mezzi
di
comunicazione
,
di
pubblicità
,
d
'
investigazione
,
di
studï
ànno
,
per
riflesso
,
reso
ancora
più
celere
il
cammino
della
scienza
di
quello
che
,
forse
,
non
sarebbe
stato
,
se
questi
fossero
mancati
e
non
avessero
costituito
,
meritamente
,
uno
dei
più
alti
titoli
di
lode
del
nostro
secolo
.
Ma
la
scienza
,
non
solo
si
è
allargata
scendendo
sino
agli
abissi
d
'
un
mondo
invisibile
,
agli
infinitamente
minimi
di
Pasteur
;
non
solo
si
è
innalzata
agli
infinitamente
massimi
,
roteanti
sul
nostro
capo
;
ma
si
è
,
audacemente
,
avventurata
in
ipotesi
e
in
divinazioni
felici
,
quale
quella
del
Mendelieff
nel
campo
della
chimica
e
l
'
altra
del
Leverrier
nel
campo
della
astronomia
.
Ha
studiato
la
vita
nel
fondo
del
mare
ed
à
spiato
per
dentro
la
psiche
dell
'
uomo
;
à
scomposto
il
plasma
ed
à
dissepellito
mondi
ed
uomini
che
pareano
,
per
sempre
,
scomparsi
;
à
fatto
un
minuto
lavoro
di
analisi
,
ma
à
tentato
ricomporne
la
sintesi
,
riaffermando
il
concetto
che
vi
è
una
classificazione
ed
una
derivazione
nelle
scienze
,
perché
ve
n
'
è
altra
nelle
formazioni
naturali
e
storiche
.
È
sorta
,
così
,
la
concezione
monistica
ed
unitaria
del
mondo
,
compito
che
Augusto
Comte
assegna
alla
filosofia
*
.
A
questo
grande
movimento
scientifico
à
partecipato
la
psicologia
.
Non
è
molto
e
questa
veniva
insegnata
quale
un
ramo
della
filosofia
e
la
si
definiva
come
un
'
osservazione
interna
,
un
'
introspezione
,
come
lo
studio
della
facoltà
dell
'
anima
,
di
questo
voluto
alito
divino
chiuso
nel
corpo
.
Fu
merito
d
'
alcuni
scienziati
aver
divelto
la
psicologia
dal
tronco
filosofico
e
averla
congiunta
all
'
albero
biologico
,
sia
perché
studia
funzioni
che
si
compiono
dal
sistema
nervoso
,
il
quale
,
per
altri
aspetti
,
viene
studiato
dalla
biologia
;
sia
perché
le
funzioni
psichiche
sono
,
e
lo
dimostrò
lungamente
il
Sergi
,
funzioni
di
protezione
dell
'
organismo
*
.
Resa
la
psicologia
scienza
biologica
,
suo
metodo
non
poté
più
essere
l
'
introspezione
,
ma
,
in
vece
,
l
'
esperienza
,
l
'
osservazione
obbiettiva
interpetrata
,
proiettandovi
su
la
propria
psiche
,
come
fascio
di
luce
elettrica
che
rompa
ed
illumini
l
'
oscurità
della
notte
.
Epperò
sorse
la
psicologia
fisiologica
che
studia
il
parallelismo
e
la
trasmutazione
del
fatto
fisiologico
in
fatto
psichico
;
la
psicometria
che
misura
il
tempo
nel
quale
si
compiono
le
funzioni
psichiche
elementari
;
sorse
il
metodo
delle
inchieste
,
adoperato
per
prima
dal
Galton
,
nello
studio
di
quel
che
fu
detto
il
documento
umano
e
che
si
riflette
nella
rappresentazione
artistica
;
sorse
,
in
fine
,
la
legge
dell
'
eredità
psicologica
ecc
.
*
.
Fino
a
questo
punto
si
era
studiata
la
psiche
individuale
di
già
formata
,
restava
a
sapere
se
la
fosse
un
fenomeno
affatto
umano
o
pure
una
formazione
della
specie
e
della
razza
,
di
tutto
il
mondo
biologico
animale
.
Lo
studio
fu
compiuto
e
dimostrò
che
la
psiche
comincia
molto
in
basso
con
la
monera
;
che
l
'
irritabilità
del
protoplasma
è
fatto
biologico
e
psichico
in
sieme
;
che
vi
è
una
psiche
elementare
che
sale
fino
all
'
uomo
;
che
i
fatti
sensitivi
,
volitivi
ed
intellettivi
,
contenuti
nell
'
irritabilità
del
protoplasma
,
vanno
svolgendosi
in
modo
parallelo
ed
interdipendente
fino
all
'
uomo
che
ripete
,
nei
primordii
psichici
,
lo
sviluppo
della
specie
,
onde
l
'
ontogenesi
della
psiche
è
una
breve
ricapitolazione
della
filogenesi
e
,
tra
l
'
uomo
e
gli
animali
inferiori
,
vi
è
solo
differenza
quantitativa
non
qualitativa
della
psiche
*
.
Lo
studio
della
psiche
individuale
,
allo
stato
normale
,
poteva
dirsi
compiuta
:
la
psicologia
fisiologica
ne
avea
studiato
i
rapporti
con
le
altre
funzioni
nervose
;
la
psicometria
ne
avea
misurato
i
fatti
psichici
elementari
;
la
psicogenia
ne
avea
studiato
il
sorgere
e
lo
svilupparsi
;
la
psicologia
,
in
fine
,
avea
studiato
la
completa
organizzazione
della
mente
.
Si
rimaneva
,
però
,
sempre
nel
campo
dell
'
individuo
e
nell
'
espressione
normale
della
psiche
;
ma
l
'
uomo
non
è
individuo
isolato
e
i
prodotti
psichici
collettivi
sono
così
frequenti
come
i
fenomeni
isolati
della
psiche
e
,
d
'
altra
parte
,
lo
stato
di
salute
si
alterna
,
con
quello
di
malattia
,
onde
avveniva
che
la
psicologia
dovea
procedere
innanzi
per
due
strade
diverse
:
studiare
,
cioè
,
la
psiche
inferma
(
psicologia
patologica
)
;
studiare
le
forme
psichiche
complesse
(
psicologia
collettiva
)
.
Ma
questi
due
nuovi
rami
nei
quali
la
psicologia
si
biforcava
,
erano
ben
capaci
d
'
ulteriori
svolgimenti
.
La
psicologia
patologica
poteva
proporsi
o
lo
studio
della
mente
ammalata
e
questo
compito
veniva
espletato
,
con
rigoglio
di
dottrina
,
dalla
psichiatria
;
oppure
dovea
studiare
una
forma
particolare
di
pervertimento
psicosomatico
,
il
delitto
,
compito
affidato
alla
psicologia
criminale
;
oppure
,
dal
campo
patologico
,
dovea
assurgere
e
rifermare
le
conclusioni
fisiologiche
e
questo
campo
fu
,
specialmente
,
tentato
da
maestro
dal
Ribot
coi
famosi
tre
saggi
sulla
memoria
,
sulla
volontà
e
sulla
personalità
*
.
Rimaneva
l
'
altro
ramo
della
psicologia
,
la
psicologia
collettiva
intuita
,
or
fanno
molti
anni
,
dal
Barzellotti
che
così
scriveva
dell
'
animo
della
folla
«
quel
non
so
che
d
'
indefinibile
,
vago
che
pur
vive
,
sente
,
pensa
,
si
muove
di
vita
sua
,
distinta
da
quelle
delle
migliaia
di
anime
che
si
confondono
in
lei
,
e
si
forma
sempre
nelle
grandi
commozioni
delle
assemblee
popolari
,
per
poi
morire
con
esse
*
.
Ma
quegli
che
,
con
amore
e
con
genio
,
si
occupò
di
psicologia
collettiva
fu
Scipio
Sighele
Sighele
,
La
folla
delinquente
,
Bocca
edit
.
La
coppia
criminale
,
Bocca
ed
.
La
delinquenza
settaria
e
Contro
il
Parlamentarismo
,
ed
.
Treves
vedi
inoltre
Critica
soc
.
,
an
.
IV
1894
e
anno
V
1895
.
,
del
quale
il
concetto
informatore
si
può
riassumere
così
:
tra
la
psicologia
individuale
e
la
sociologia
esistono
dei
traits
d
'
union
rappresentati
dalle
varie
forme
di
psicologia
collettiva
;
della
setta
,
della
casta
,
della
classe
,
dello
stato
;
ma
,
mentre
tra
la
psicologia
individuale
e
la
sociologia
vi
è
parallelismo
,
giacché
«
la
sociologia
è
una
psicologia
in
grande
»
nella
quale
«
i
caratteri
dell
'
aggregato
sono
determinati
dai
caratteri
delle
unità
che
lo
compongono
»
,
nella
psicologia
collettiva
,
questa
legge
fondamentale
«
subisce
molte
eccezioni
,
perché
spesso
l
'
aggregato
umano
presenta
caratteri
diversi
da
quelli
delle
unità
che
lo
compongono
»
.
Il
Sighele
dimostra
come
dalla
folla
si
passa
alla
casta
,
alla
classe
,
allo
stato
e
,
penetrando
più
addentro
nelle
leggi
psichiche
collettive
,
egli
trova
che
nella
folla
«
il
pensiero
si
elide
e
il
sentimento
si
assomma
»
,
onde
«
unirsi
vuol
dire
peggiorarsi
»
.
E
di
fatti
,
finora
nella
storia
l
'
opera
più
evidente
che
compirono
le
folle
fu
un
'
opera
di
distruzione
.
Esse
agirono
nei
secoli
come
quei
microbi
che
dissolvono
i
corpi
indeboliti
o
i
cadaveri
.
«
I
barbari
che
furono
le
grandi
folle
dell
'
antichità
come
gli
operai
sono
le
grandi
folle
dei
nostri
giorni
non
avrebbero
certo
costrutto
l
'
edificio
della
civiltà
romana
,
ma
quando
l
'
edificio
fu
barcollante
,
occorrevano
i
barbari
per
atterrarlo
e
render
possibile
la
costruzione
d
'
una
civiltà
nuova
cogli
avanzi
del
vecchio
colosso
.
È
allora
che
appare
l
'
opera
delle
folle
e
che
,
per
un
istante
,
la
filosofia
del
numero
diventa
la
sola
filosofia
della
storia
*
»
.
Se
il
Sighele
à
avuto
il
merito
di
studiare
,
prima
di
ogni
altro
,
la
psicologia
della
folla
,
à
,
però
,
avuto
il
torto
di
non
coglierne
che
un
solo
aspetto
,
il
criminoso
;
di
asserire
che
,
nella
folla
,
il
sentimento
si
assomma
ed
il
pensiero
si
elide
,
giacché
se
staticamente
è
così
,
dinamicamente
il
pensiero
nella
folla
si
completa
e
si
espande
.
L
'
azione
ordinaria
della
folla
è
,
o
tende
diventare
,
anticriminale
,
pacifica
,
operosa
.
Guardatela
nei
momenti
che
essa
attende
ai
mercati
o
ad
uno
spettacolo
o
in
momenti
di
sventure
cittadine
e
la
sua
azione
si
svolge
,
quasi
sempre
,
in
modo
anticriminale
.
Si
dà
fuoco
ad
un
edifizio
,
prima
ancora
che
accorrano
pompieri
e
soldati
,
è
l
'
anonima
folla
che
comincia
l
'
opera
di
spegnimento
;
accade
una
sventura
che
tocchi
vivamente
l
'
animo
,
dalla
folla
anonima
partono
i
primi
soccorsi
;
gli
stessi
operai
,
che
costituiscono
le
folle
moderne
,
esercitano
nello
stato
,
la
più
utile
funzione
,
la
produzione
;
sicché
,
possiamo
dire
,
che
,
solo
ed
eccezionalmente
,
l
'
azione
della
folla
è
criminosa
.
La
stessa
azione
politico
sociale
delle
folle
moderne
che
può
talora
sembrare
criminosa
,
là
dove
esiste
una
larga
educazione
politica
,
è
essenzialmente
civile
e
moralizzatrice
.
Lo
dicano
i
meeting
colossali
inglesi
che
lasciano
una
impressione
profonda
;
le
guerre
a
lungo
minacciate
,
ma
mai
dichiarate
per
timore
delle
folle
che
riescono
,
più
delle
diplomazie
,
a
trattenere
la
spada
nel
fodero
;
lo
dica
,
in
fine
,
quel
senso
di
morale
e
di
salute
che
le
folle
anonime
inspirano
,
dinanzi
allo
spettacolo
di
corruzione
e
di
degenerazione
della
razza
.
Sicché
,
quando
il
Sighele
parla
della
criminalità
della
folla
,
egli
generalizza
uno
aspetto
solo
della
varia
e
complessa
vita
popolare
;
il
crimine
può
essere
,
per
la
folla
,
un
momento
di
crisi
morale
,
che
può
,
persino
,
mancare
,
onde
se
vi
son
folle
delinquenti
,
vi
sono
folle
normali
e
che
si
avviano
ad
esserlo
sempre
più
.
Né
più
vero
è
il
fatto
che
il
pensiero
nella
folla
,
statica
o
dinamica
,
non
si
assommi
anzi
si
elida
.
Non
ci
è
teoria
scientifica
che
,
nel
detto
popolare
,
non
sia
stata
espressa
da
migliaia
di
anni
,
in
fine
a
quando
il
genio
non
l
'
abbia
vivificata
e
noi
ne
riferiremo
alcuni
di
questi
detti
popolari
,
quando
ci
occuperemo
delle
anticipazioni
della
folla
.
Ma
ci
è
ancora
dell
'
altro
:
il
Ferri
dice
:
lanciate
in
pubblico
una
teoria
subita
da
uno
della
folla
,
il
pensiero
vien
rimbalzato
sotto
forma
di
osservazione
,
di
diniego
,
di
dubbio
,
di
conferma
*
.
È
vero
;
ma
la
folla
dà
al
pensiero
quello
che
un
uomo
solo
,
difficilmente
,
può
dare
:
la
diffusione
.
Provate
a
dire
dinanzi
ad
un
uditorio
una
qualche
cosa
,
lasciate
che
poi
la
folla
si
disperda
e
l
'
atmosfera
è
pregna
,
è
satura
di
quella
idea
,
né
di
quella
soltanto
,
ma
di
tutto
ciò
che
ciascuno
di
suo
,
di
personale
vi
à
aggiunto
,
sicché
,
al
di
sotto
del
pensiero
d
'
un
altro
,
sia
pure
un
genio
,
vi
è
l
'
impronta
di
tante
psiche
quante
son
quelle
che
l
'
ànno
ricevuta
e
trasmessa
,
che
poi
si
assommano
in
un
prodotto
solo
,
in
quello
dell
'
animo
collettivo
.
Non
ostante
queste
che
a
me
sembrano
false
concezioni
,
l
'
opera
del
Sighele
rimane
piena
di
quella
genialità
,
che
costituisce
il
pregio
più
grande
d
'
un
'
opera
.
Ma
,
la
psiche
collettiva
presenta
orizzonti
ancora
più
vasti
quali
lo
studio
del
genio
,
della
senilità
,
della
giovinezza
della
folla
;
la
legge
di
normalità
e
di
criminalità
;
i
momenti
di
crisi
.
E
già
di
uno
di
questi
io
feci
,
nel
1894
,
un
rapido
cenno
in
uno
opuscoletto
che
,
ampliato
,
entrerà
a
far
parte
della
trama
del
presente
scritto
.
In
quello
io
consideravo
il
caso
d
'
una
persecuzione
,
d
'
una
folla
nel
momento
rinnovatore
,
il
lato
più
bello
e
suggestivo
della
persecuzione
;
in
quest
'
opera
,
destinata
a
raccogliere
non
impressioni
,
ma
studï
scientifici
,
raccoglierò
la
persecuzione
della
propaganda
,
criminosa
o
normale
non
importa
,
con
gli
esempï
d
'
eroismo
e
di
bassezze
che
trae
seco
.
Così
questo
scritto
che
presento
al
lett
ore
non
sarà
altro
che
l
'
abbozzo
d
'
una
scienza
giovane
e
nuova
;
alla
quale
mi
auguro
non
avere
arrecato
inutile
contributo
.
Son
questi
i
limiti
e
le
attinenze
dell
'
opera
.
LA
FOLLA
CAPITOLO
I
.
ANATOMIA
E
FISIOLOGIA
DELLA
FOLLA
La
folla
à
un
'
anima
.
Gli
antichi
che
dettero
un
'
anima
alle
cose
,
epperò
il
poeta
cantava
:
«
vissero
i
fiori
e
l
'
erbe
;
vissero
i
boschi
un
dì
»
:
non
conobbero
l
'
agitata
e
vasta
psiche
della
collettività
.
Sentirono
,
talora
,
il
sentimento
passionato
,
che
il
mondo
esterno
ci
mette
nell
'
animo
;
il
dolore
di
cui
lo
avviviamo
,
riflettendovi
noi
stessi
;
intesero
le
lagrime
delle
cose
,
più
ineffabili
ancora
delle
lagrime
umane
,
appunto
perché
recinte
d
'
un
velo
fantastico
e
pietoso
;
ma
,
dell
'
anima
civitatis
,
la
sola
collettività
esistente
nell
'
antichità
ed
assorbente
tutto
,
nulla
conobbero
.
Eppure
,
esiste
e
la
si
può
cogliere
in
momenti
solenni
,
quando
attolle
i
fastigi
di
suo
sviluppo
e
potenza
.
Ci
è
,
però
,
una
manifestazione
della
psiche
collettiva
che
non
manca
mai
,
che
cresce
sempre
coi
tempi
nuovi
,
ch
'
è
destinata
ad
avere
una
importanza
sempre
maggiore
ed
è
l
'
opinione
pubblica
la
communis
opinio
la
quale
è
come
il
giudizio
d
'
un
solo
grande
animo
,
l
'
animo
popolare
,
che
si
rivelava
,
nella
tragedia
greca
,
col
coro
,
la
cui
voce
era
come
un
verdetto
solenne
dei
tempi
e
della
Storia
.
Ora
,
come
potrebbe
questa
opinione
pubblica
formarsi
,
come
diffondersi
,
se
non
immaginando
ch
'
essa
sia
il
pensiero
d
'
un
organo
nuovo
che
nulla
abbia
d
'
individuale
?
Quest
'
è
la
psiche
collettiva
.
Quando
la
sventura
batte
alle
porte
d
'
una
collettività
(
famiglia
,
popolo
,
città
)
accade
come
un
unificarsi
di
pensieri
,
di
sentimenti
,
di
azioni
;
la
psiche
s
'
intensifica
e
si
innalza
;
pare
che
un
animo
solo
spiri
dentro
questo
corpo
gigantesco
fatto
di
tante
menti
e
di
tanti
cuori
:
e
quest
'
è
l
'
animo
collettivo
.
E
se
passiamo
a
studiare
la
vita
d
'
un
popolo
,
d
'
una
scuola
,
guardandola
dall
'
alto
come
l
'
osservatore
che
s
'
innalzi
in
un
areostata
,
donde
coglie
un
'
immensa
città
e
dove
il
particolare
,
che
stanca
la
vista
ed
annebbia
l
'
insieme
,
scompare
;
sentiamo
qualcosa
di
comune
che
chiamiamo
o
genio
etnico
o
stile
e
ch
'
è
opera
d
'
un
animo
collettivo
che
vive
traverso
i
secoli
e
traverso
lo
spazio
.
E
la
si
trova
,
così
,
nei
popoli
antichi
come
ne
'
moderni
;
così
presso
l
'
Ellade
,
come
nella
modernissima
Inghilterra
;
così
fra
gli
stoici
antichi
,
come
presso
i
moderni
positivisti
.
Guardando
un
quadro
od
una
statua
,
Taine
vi
dirà
a
quale
secolo
e
a
quale
scuola
appartenga
;
Rénan
vi
scriverà
del
genio
semitico
,
così
diverso
dall
'
ario
;
Ferrero
saprà
dirvi
della
razza
germanica
differente
,
per
tanti
aspetti
,
dalla
razza
latina
;
ma
,
perché
questo
avvenga
,
bisogna
che
le
anime
individuali
si
sieno
unificate
in
una
grande
anima
collettiva
,
che
lasci
,
accanto
alle
traccie
individuali
,
l
'
ombra
della
sua
grande
ed
immensa
personalità
,
come
il
motivo
dominante
si
eleva
sulle
voci
dei
singoli
strumenti
che
suonano
.
L
'
anima
della
folla
esiste
,
dunque
,
e
si
è
venuta
formando
così
come
una
psiche
individuale
.
È
scorso
il
tempo
nel
quale
questa
si
considerava
come
un
'
unità
semplice
.
Grazie
agli
studï
psicogenetici
,
è
apparsa
come
fatta
dalle
mille
psiche
elementari
che
i
varï
elementi
anatomici
,
i
varï
organi
mandano
ai
centri
nervosi
per
assommarvisi
.
Esiste
,
infatti
,
una
psiche
elementare
monocellulare
che
vive
nelle
forme
protoplasmatiche
inferiori
;
ma
,
quando
agli
animali
unicellulari
,
succedono
i
cenobï
e
gli
animali
pluricellulari
,
le
infinite
psichi
elementari
tendono
assommarsi
.
Vi
è
un
'
ascensione
di
differenziamento
e
d
'
integrazione
crescente
nella
scala
zoologica
,
non
solo
delle
funzioni
neuro
psichiche
,
ma
ancora
degli
organi
nervosi
,
fino
all
'
uomo
.
D
'
altra
parte
,
le
impressioni
del
mondo
esterno
e
le
relative
reazioni
,
che
sono
principio
della
vita
bio
psichica
,
non
sono
andate
perdute
,
ma
si
sono
stratificate
,
immagazzinate
,
differenziate
,
trasmesse
.
E
sono
state
non
solo
sensazioni
,
ma
fatti
intellettivi
e
volizioni
:
sono
sorte
,
così
,
le
varie
formazioni
psichiche
.
L
'
atto
bio
psichico
elementare
che
le
conteneva
tutte
,
si
è
differenziato
nelle
tre
funzioni
fondamentali
e
si
è
così
trasmesso
fino
all
'
uomo
.
Né
basta
:
dal
mondo
esterno
e
dal
proprio
organismo
due
correnti
sono
partite
fino
a
'
centri
nervosi
e
ànno
dato
luogo
ad
una
vita
psichica
interna
(
cenestesi
)
e
ad
una
esterna
.
Così
si
è
svolta
,
adunque
,
la
psiche
individuale
.
Rassomigliante
è
la
psiche
collettiva
:
essa
è
fatta
dalle
funzioni
psichiche
individuali
,
le
quali
,
assommandosi
od
elidendosi
,
dànno
una
nuova
formazione
psichica
con
un
contenuto
più
alto
.
La
materia
psichica
rimane
sempre
la
stessa
,
ma
il
modo
di
ricomporsi
varia
:
sono
,
come
diceva
il
Levves
:
sempre
gli
stessi
fili
,
ma
che
variamente
s
'
intrecciano
fino
a
formare
delle
tele
nuove
e
diverse
.
Anch
'
essa
,
la
psiche
collettiva
,
à
una
funzione
sensitiva
,
volitiva
,
intellettiva
;
à
le
sue
stratificazioni
antiche
e
recenti
;
à
una
sorgente
interna
ed
esterna
d
'
impressioni
.
Né
l
'
analogia
si
arresta
alla
sola
vita
normale
delle
due
psichi
:
come
vi
è
una
patologia
psichica
individuale
,
altra
ve
n
'
è
collettiva
.
Vi
sono
,
nell
'
una
e
nell
'
altra
,
gli
arresti
di
sviluppo
,
i
dissolvimenti
,
le
senilità
,
le
forme
psico
e
neuropatiche
.
In
una
parola
,
esiste
una
psiche
collettiva
,
molto
simile
all
'
individuale
,
con
un
contenuto
più
vasto
,
più
intenso
e
di
essa
ci
andremo
occupando
nei
successivi
capitoli
,
ma
prima
bisogna
dire
della
folla
e
del
modo
di
interpetrarla
.
La
folla
può
definirsi
una
formazione
instabile
ed
indifferenziata
svolgentesi
nell
'
ambito
d
'
un
aggregato
stabile
e
differenziato
(
città
,
paese
,
villaggio
)
.
In
questo
caso
l
'
uso
comune
ed
il
significato
scientifico
della
parola
si
equivalgono
:
io
guardo
in
piazza
e
veggo
gran
calca
di
gente
intorno
ad
un
cerretano
,
la
quale
poi
si
disperde
:
ecco
la
folla
,
instabile
perché
si
è
sciolta
;
indifferenziata
,
perché
sta
alla
rinfusa
e
senza
funzioni
speciali
:
una
signora
accanto
ad
un
soldato
,
il
soldato
accanto
al
prete
,
e
,
intorno
a
questo
gruppo
,
dei
contadini
attoniti
,
uno
scolaretto
scappato
dalla
scuola
;
tutta
gente
che
,
dopo
un
minuto
,
andrà
lontana
l
'
una
dall
'
altra
per
i
fatti
proprï
.
Ben
può
,
domani
,
nuova
folla
riunirsi
nell
'
istessa
ora
,
nell
'
identica
piazza
,
attorno
allo
stesso
individuo
;
ma
non
è
più
quella
di
ieri
;
vi
saranno
preti
,
soldati
e
studenti
,
ma
non
saranno
più
quegli
stessi
o
,
essendo
tali
,
non
saranno
raggruppati
nello
stesso
ordine
:
in
una
parola
,
nelle
forme
più
semplici
di
folle
l
'
instabilità
è
la
regola
,
l
'
indifferenziamento
è
la
struttura
.
Da
questa
forma
primitiva
di
folla
,
essenzialmente
instabile
ed
indifferenziata
,
si
passa
ad
altre
forme
più
stabili
e
differenziate
.
L
'
evoluzione
,
che
vale
per
gli
organismi
sociali
,
importa
,
anche
qui
,
un
differenziamento
crescente
ed
una
crescente
integrazione
.
Una
scolaresca
con
i
professori
ci
dà
immagine
della
folla
stabile
e
differenziata
:
folla
che
si
rinnova
ogni
anno
,
che
attende
a
stabili
occupazioni
,
divisa
in
classi
differenti
,
vivente
d
'
una
vita
similare
.
Sicché
la
folla
,
che
nella
sua
espressione
più
elementare
,
è
instabile
ed
indifferenziata
,
tende
a
diventare
,
nelle
sue
forme
più
evolute
,
più
stabile
,
più
differenziata
,
più
eterogenea
.
Una
di
queste
forme
più
stabili
e
più
differenziata
ed
eterogenea
è
la
setta
,
folla
di
numero
limitato
,
a
poche
unità
,
spesso
costituita
di
parecchie
piccole
folle
confederate
,
con
scopo
recondito
e
contrario
o
al
sentimento
pubblico
o
alla
legge
,
o
all
'
uno
e
all
'
altra
insieme
.
Che
la
setta
sia
una
folla
ristretta
è
cosa
,
oramai
,
nota
:
lo
Stepniak
,
ripetendo
il
detto
di
Macchiavelli
che
nelle
sette
il
piccolo
numero
non
giova
ed
il
grande
nuoce
,
racconta
che
quando
le
fila
de
'
nichilisti
,
per
un
periodo
di
tregua
nella
persecuzione
,
si
allargano
,
cessa
ogni
riguardo
onde
il
governo
messo
sull
'
avviso
,
rinnova
le
persecuzioni
che
,
decimandone
il
numero
,
ne
accrescono
quelle
doti
di
previggenza
,
alle
quali
è
dovuta
la
loro
conservazione
:
sicché
il
ristretto
numero
è
il
carattere
utile
per
la
sopravvivenza
*
.
Ma
,
se
la
setta
non
può
essere
numerosa
,
può
ben
essere
diffusa
,
avere
in
ogni
luogo
proprie
ramificazioni
che
si
innestino
sul
tronco
.
Nasce
,
così
,
la
differenziazione
tra
'
diversi
membri
e
tra
le
differenti
federazioni
:
ci
è
chi
comanda
ed
à
in
mano
le
fila
e
chi
ubbidisce
;
ci
è
,
in
somma
,
un
vasto
organismo
di
protezione
e
di
difesa
.
Lo
scopo
recondito
completa
il
concetto
della
setta
:
vi
sono
sette
con
fini
che
urtano
o
la
legge
o
questa
insieme
col
sentimento
pubblico
.
Così
racconta
Stepniak
,
(
op
.
cit
.
)
che
i
nichilisti
son
come
la
parte
mobilizzata
del
sentimento
pubblico
contro
la
teocrazia
russa
;
così
,
la
Giovane
Italia
era
come
l
'
animo
di
tutto
un
popolo
contro
il
dispotismo
;
e
,
dall
'
essere
contro
la
legge
e
contro
il
sentimento
pubblico
,
ripete
la
setta
la
sua
speciale
psicologia
.
La
casta
è
tipo
di
folla
più
numerosa
,
ma
più
chiusa
,
più
strettamente
differenziata
,
più
stabile
.
Così
,
in
India
nessuno
può
essere
bramino
che
non
vi
sia
nato
,
ed
un
bramino
di
pochi
anni
vale
più
di
un
guerriero
e
del
re
stesso
,
ché
anzi
il
guerriero
è
stato
creato
per
difendere
il
bramino
*
.
Nel
secolo
passato
sotto
l
'
ancien
régime
(
Taine
)
,
i
nobili
e
il
clero
costituivano
le
due
caste
privilegiate
:
nobile
si
nasceva
,
prete
si
diventava
;
ma
,
pertinente
all
'
una
o
all
'
altra
,
si
godevano
un
'
infinità
di
privilegi
,
che
andavano
,
talora
,
dal
jus
primae
noctis
fino
ad
amministrare
alta
e
bassa
giustizia
,
alle
prestazioni
di
servigi
gratuiti
,
corvées
,
all
'
esenzioni
dei
tributi
ecc
.
Strettamente
differenziate
in
gradi
:
in
vassalli
maggiori
e
minori
,
in
conti
,
baroni
,
marchesi
,
abati
;
le
due
caste
s
'
imperniavano
nell
'
imperatore
e
nel
papa
:
il
cerimoniale
n
'
era
estesissimo
,
i
titoli
diversi
,
le
foggie
di
vestire
differenti
,
la
maniera
di
vivere
affatto
diversa
da
quella
degli
altri
.
Né
deve
maravigliare
:
la
parola
casta
significa
colore
e
racchiude
un
fatto
storico
:
in
India
,
bramini
e
guerrieri
sono
di
razza
ariana
,
quindi
di
colorito
bianco
;
mentre
i
vaisia
e
paria
sono
di
razza
etiopica
e
però
neri
.
Le
caste
,
adunque
,
importano
sovrapposizione
,
per
conquista
,
d
'
un
popolo
su
di
un
altro
,
differenza
etnica
e
psichica
*
.
In
Francia
,
la
casta
nobiliare
era
il
detrito
dell
'
invasione
franca
sul
fondo
celtico
;
non
diversamente
,
in
Italia
,
la
nobiltà
ci
piovve
sempre
,
d
'
oltre
monte
e
da
oltre
mare
,
nelle
dolorose
vicende
di
patria
nostra
.
La
classe
,
succeduta
alla
casta
,
è
altra
forma
di
folla
,
non
chiusa
,
come
la
precedente
,
ma
vasta
,
differenziata
,
stabile
.
A
differenza
della
casta
,
la
classe
non
è
qualcosa
di
chiuso
e
di
inaccessibile
:
ché
anzi
,
noi
assistiamo
allo
spettacolo
d
'
un
salire
e
discendere
di
fortuna
,
mentre
una
feroce
concorrenza
mira
a
creare
una
élite
,
onde
tra
progresso
e
povertà
esiste
un
rapporto
costante
*
.
Epperò
il
Bellamy
à
immaginato
la
nostra
società
come
un
carro
stipato
di
gente
,
costretto
a
camminare
a
sbalzi
,
per
una
via
ineguale
,
sicché
molti
cadono
e
quei
che
sono
a
terra
cercano
,
in
mezzo
ad
imprecazioni
feroci
,
d
'
arrampicarvisi
,
e
così
la
marcia
fatale
procede
rovesciando
altra
gente
*
.
La
classe
non
à
dei
privilegi
che
le
sieno
esplicitamente
riconosciuti
,
ma
,
potendosi
essa
impossessare
del
potere
politico
,
se
ne
fa
il
più
forte
organismo
di
difesa
,
quando
le
ragioni
economiche
per
le
quali
sorse
,
si
sieno
venute
esaurendo
*
.
La
classe
à
,
pure
,
una
più
larga
diffusione
ed
una
più
grande
intensità
:
sorta
in
tempi
di
cresciute
comunicazioni
,
diffusa
,
per
la
sua
funzione
economica
,
dovunque
,
essa
non
si
circoscrive
più
in
uno
stato
,
ma
tende
ad
universalizzarsi
.
I
suoi
interessi
sono
ovunque
gli
stessi
,
il
tenor
di
vita
,
l
'
educazione
,
il
clima
storico
ne
sono
somiglianti
,
onde
sorge
quel
senso
di
universalità
e
di
solidarietà
,
insieme
,
che
non
conobbero
le
antiche
caste
.
Successe
a
queste
,
le
classi
ne
ànno
assunto
ed
allargate
le
funzioni
,
avendo
imposto
la
civiltà
e
imponendolo
sempre
più
,
un
lavoro
diviso
e
differenziato
;
così
,
per
esempio
,
la
classe
detta
,
per
le
sue
umili
origini
,
borghese
,
ch
'
è
giunta
oggi
ad
un
fastigio
così
alto
,
non
solo
si
assume
ed
adempie
le
funzioni
militari
e
religiose
,
esclusive
delle
due
caste
nobiliari
scomparse
,
ma
tiene
nelle
sue
mani
le
funzioni
intellettive
,
artistiche
,
scientifiche
,
professionali
,
commerciali
e
di
scambio
.
Queste
differenze
,
ed
altre
ancora
,
tra
la
classe
e
la
casta
poggiano
sul
tipo
sociale
diverso
,
nel
quale
l
'
una
e
l
'
altra
sono
sorte
e
si
sono
sviluppate
:
la
casta
,
sorta
e
vissuta
in
una
società
a
tipo
militare
,
ne
conserva
la
fisonomia
;
laddove
la
classe
à
tipo
e
fisonomia
della
società
industriale
in
mezzo
a
cui
è
sorta
e
nella
quale
vive
.
In
fatti
,
se
la
casta
è
una
forma
chiusa
e
la
classe
aperta
,
ciò
riflette
le
condizioni
delle
società
a
tipo
militare
in
cui
la
disciplina
è
rigida
e
l
'
ambito
di
svolgimento
circoscritto
.
Immaginiamo
un
'
orda
indifferenziata
che
debba
o
difendersi
da
altra
,
o
pure
,
per
esuberanza
di
numero
o
mancanza
di
alimento
,
debba
assalire
.
Sorge
,
allora
,
un
primo
differenziamento
di
quelli
che
possono
combattere
i
giovani
ed
i
forti
;
e
di
quelli
che
non
lo
possono
i
vecchi
,
le
donne
e
i
bambini
.
Poco
a
poco
,
questo
differenziamento
temporaneo
diventa
permanente
;
ma
,
ad
accrescere
novelle
differenziazioni
,
sorge
una
vera
e
propria
gerarchia
militare
,
la
quale
avendo
con
sé
la
forza
,
il
mezzo
,
cioè
,
più
potente
nella
lotta
per
l
'
esistenza
,
ne
vuole
godere
in
modo
esclusivo
,
trasmettendo
il
potere
politico
a
'
propri
discendenti
ed
impedendo
che
altri
ne
usi
*
.
Il
Vaccaro
à
dimostrato
che
,
nella
lotta
per
l
'
esistenza
,
gli
animali
inferiori
trasmettono
i
caratteri
fisiologici
acquisiti
e
che
,
d
'
altra
parte
,
è
impossibile
la
prevalenza
sull
'
avversario
che
non
sia
ottenuta
con
i
mezzi
psico
somatici
;
così
,
per
esempio
,
quel
toro
che
vince
l
'
altro
per
il
possesso
della
femina
,
è
davvero
il
più
forte
e
trasmetterà
questo
carattere
a
'
suoi
discendenti
,
formando
una
razza
superiore
,
ad
evoluzione
ascendente
.
Nel
mondo
sociale
,
avviene
diversamente
:
l
'
uomo
non
sempre
vince
per
caratteri
,
superiori
a
quelli
dell
'
avversario
;
ma
,
una
volta
vinto
,
e
sia
pure
per
doti
veramente
superiori
,
trasmetterà
a
'
discendenti
la
posizione
sociale
acquistata
,
che
costituisce
,
per
sé
stessa
,
la
gran
forza
per
trionfare
e
la
quale
può
,
e
si
accompagna
sempre
,
con
doti
decrescenti
ed
à
,
come
risultato
,
l
'
evoluzione
regressiva
.
Così
l
'
uomo
di
genio
o
l
'
avventuriero
trasmette
a
'
suoi
discendenti
o
la
ricchezza
o
il
potere
conquistato
bastanti
perché
,
chi
gli
succede
,
non
abbia
bisogno
di
altro
per
vincere
nella
lotta
per
l
'
esistenza
,
mentre
d
'
altra
parte
le
facoltà
non
esercitate
si
atrofizzano
e
dànno
luogo
alla
degenerazione
della
razza
*
.
Il
Loria
parla
,
a
tal
proposito
,
dell
'
impressione
che
prova
il
visitatore
d
'
una
pinacoteca
,
dove
sieno
raccolti
i
ritratti
d
'
una
famiglia
illustre
.
Dal
fondatore
o
da
'
fondatori
,
gente
ben
aitante
e
normale
,
si
viene
giù
giù
sino
ai
tardi
nepoti
meschini
e
degenerati
,
impressione
simile
a
quella
che
si
prova
quando
viene
annunziato
un
grande
di
Spagna
,
un
discendente
dei
vincitori
dei
Mori
,
e
vi
compare
dinanzi
un
ometto
sparuto
con
tutti
i
segni
della
degenerazione
sul
volto
*
.
Ritornando
adunque
,
alle
caste
,
diciamo
ch
'
esse
son
folle
chiuse
per
assicurare
l
'
ampio
godimento
del
potere
a
'
discendenti
di
quelli
che
,
nella
guerra
,
se
lo
conquistarono
.
Nella
classe
moderna
,
in
vece
,
la
preoccupazione
non
è
la
conservazione
dell
'
individuo
,
ma
quello
della
classe
,
della
sua
permanenza
,
della
sua
espansione
:
ecco
il
principio
informatore
,
il
quale
rappresenterebbe
un
vantaggio
sul
concetto
esclusivista
della
casta
,
se
,
pur
troppo
,
le
doti
,
per
le
quali
oggi
ci
si
innalza
,
non
fossero
quelle
del
vizio
o
del
caso
,
ma
le
altre
superiori
dell
'
ingegno
e
della
virtù
*
.
Nella
casta
,
il
sentimento
esclusivista
prevale
al
segno
da
far
ritenere
,
come
in
India
,
non
esser
permesso
al
vaisia
o
al
paria
di
santificarsi
.
Una
leggenda
vedica
narra
che
un
sudra
,
ritiratosi
in
disparte
dalla
società
,
si
appese
con
i
piedi
ad
un
albero
,
con
la
testa
all
'
in
giù
e
fu
assorto
nel
Nirvana
.
Brahma
,
cui
doleva
che
un
sudra
osasse
paragonarsi
a
'
sacerdoti
,
ai
quali
solamente
è
permesso
unirsi
a
lui
,
mandò
sulla
terra
un
'
infinità
di
guai
:
allora
Ramà
,
comprendendo
che
qualcuno
trasgredisse
ai
voleri
del
Dio
,
si
mise
in
giro
e
,
trovato
il
povero
sudra
,
gli
troncò
il
capo
e
l
'
ira
di
Brahma
ebbe
fine
*
.
La
casta
,
però
,
non
solo
è
esclusivista
,
ma
porta
seco
un
largo
sviluppo
di
cerimoniale
,
di
saluti
,
di
visite
ecc
.
,
tutte
cose
che
,
come
à
dimostrato
lo
Spencer
,
sono
equivalenti
della
guerra
e
della
conquista
,
e
che
mancano
completamente
nella
classe
,
onde
quel
carattere
chiuso
e
conservatore
che
fa
di
quella
come
un
enorme
masso
che
può
essere
distrutto
,
ma
non
sospinto
:
laddove
,
la
classe
appare
uno
di
quei
massi
erratici
che
si
muove
,
smussando
gli
angoli
e
diventando
sempre
più
levigato
.
Connesso
col
concetto
di
casta
,
anzi
,
uno
dei
suoi
tanti
legami
,
è
un
determinato
sentimento
religioso
,
il
quale
forma
l
'
occupazione
della
casta
sacerdotale
e
costituisce
,
per
le
altre
,
un
vincolo
sociale
.
Nella
religione
di
Veda
,
Brahma
creò
i
sacerdoti
per
adorarlo
e
gli
sciatra
per
difender
questi
.
Presso
il
popolo
d
'
Israello
,
Ieova
unge
i
guerrieri
ed
i
re
e
questi
debbono
ubbidirlo
e
,
quando
ciò
non
facciano
,
egli
invia
loro
i
profeti
e
minaccia
castighi
.
Similmente
,
nel
medio
evo
,
la
religione
è
il
cemento
di
tutta
la
vita
:
il
papa
crea
gl
'
imperatori
,
bandisce
le
crociate
,
depone
i
re
e
scioglie
i
sudditi
dall
'
ubbidienza
.
La
classe
,
invece
,
non
à
legame
alcuno
religioso
,
è
essenzialmente
interconfessionale
e
,
quando
mostra
d
'
avere
un
sentimento
religioso
risorgente
,
essa
obbedisce
ad
un
bisogno
di
conservazione
o
soggiace
ad
una
involuzione
senile
.
La
casta
à
un
sistema
di
pene
crudelmente
feroce
:
Seneca
scriveva
:
adversus
servos
crudelissimi
,
superbissimi
,
contumeliosissimi
esse
debemus
;
un
senatus
consultus
prescriveva
che
,
allorquando
uno
schiavo
avesse
ucciso
il
padrone
,
tutti
gli
schiavi
,
pertinenti
al
morto
,
doveano
essere
uccisi
*
.
Nel
codice
di
Manù
è
detto
«
un
sudra
,
ancorché
fatto
libero
dal
suo
padrone
,
non
è
liberato
dalla
schiavitù
,
perché
questo
stato
è
a
lui
naturale
e
chi
potrebbe
toglierlo
?
»
E
,
in
altra
parte
:
«
se
il
sudra
alza
le
mani
verso
il
proprio
padrone
,
queste
gli
devono
esser
tagliate
»
*
.
Non
diversamente
nel
medio
e
vo
,
il
contadino
era
gente
tailleable
et
corveable
à
merci
;
le
pene
che
la
chiesa
applicò
contro
gli
eretici
erano
d
'
una
crudeltà
inaudita
,
bastino
per
tutte
quelle
dell
'
Inquisizione
che
devastò
mezza
Europa
e
che
,
perseguitando
il
pensiero
,
esercitò
la
più
terribile
selezione
che
la
storia
conosca
a
danno
dell
'
ingegno
e
della
grandezza
de
'
popoli
.
La
classe
,
in
vece
,
tranne
i
tristi
giorni
di
settembre
,
le
settembrate
,
à
una
penalità
molto
più
mite
e
di
altra
parte
porta
nel
proprio
seno
,
per
un
inconsapevole
istinto
di
conservazione
,
un
vero
e
proprio
sentimento
di
carità
che
gli
antichi
non
conobbero
mai
.
Accanto
alle
folle
viventi
ed
agitantisi
nell
'
ambito
vasto
d
'
una
società
,
esistono
però
folle
viventi
nel
cerchio
più
ristretto
d
'
una
casta
o
d
'
una
classe
o
di
più
caste
o
classi
,
come
cerchi
inscritti
in
un
altro
o
che
s
'
intersechino
a
vicenda
.
Tali
sono
le
assemblee
politiche
,
le
accademie
scientifiche
ecc
.
Le
assemblee
politiche
sono
folle
estremamente
differenziate
,
eterogenee
,
integrate
che
si
formano
nel
seno
d
'
una
sola
classe
,
non
però
in
modo
che
elementi
estranei
non
vi
penetrino
.
Nel
mondo
delle
caste
,
dove
l
'
interesse
d
'
una
di
esse
prevalse
,
schiacciando
quello
delle
altre
,
le
assemblee
politiche
furono
delle
forme
privilegiate
e
chiuse
;
nel
mondo
delle
classi
,
in
vece
,
il
bisogno
di
maggiore
libertà
fa
sì
che
il
tragico
cozzo
degli
interessi
che
illumina
e
muove
tutta
la
vita
moderna
,
si
rifletta
nelle
assemblee
politiche
,
onde
in
esse
vivono
due
anime
,
due
civiltà
,
due
popoli
.
Le
assemblee
scientifiche
portano
nel
proprio
seno
,
del
pari
,
questo
cozzo
di
teorie
diverse
,
le
quali
,
molte
volte
,
non
sono
divergenze
,
ma
concezioni
differenti
del
mondo
;
sono
il
riflesso
scientifico
di
diversi
interessi
economici
.
In
un
secolo
come
il
nostro
,
nel
quale
la
questione
sociale
sospinge
e
gli
animi
sono
divisi
fra
la
conservazione
del
presente
o
un
ritorno
al
passato
e
il
cammino
verso
l
'
avvenire
;
l
'
arte
,
la
scienza
,
la
politica
portano
,
nel
proprio
seno
,
questo
acre
combattimento
d
'
idealità
,
che
si
riflette
nella
folla
,
specialmente
in
quelle
le
cui
funzioni
sono
intellettive
.
L
'
ultima
,
in
fine
,
e
più
differenziata
forma
di
folla
è
lo
stato
,
forma
stabile
che
,
talora
,
è
un
potere
di
mediazione
tra
diverse
classi
o
tra
le
varie
divisioni
d
'
una
classe
;
talora
,
è
l
'
organo
politico
d
'
una
classe
sola
.
Differenziato
in
potere
legislativo
ed
esecutivo
;
in
potere
civile
e
militare
;
alcuna
volta
strettamente
rigido
ed
organizzato
,
pronto
ad
invadere
altri
stati
o
a
difendersi
tipo
militare
;
altra
volta
,
con
scarsa
organizzazione
,
pronto
a
negoziare
,
e
a
sostituire
alla
forza
la
ragione
tipo
industriale
;
esso
è
sempre
il
punto
più
alto
di
differenziamento
cui
giunga
la
folla
.
Ma
,
la
folla
,
la
casta
,
la
classe
,
lo
stato
,
la
setta
sono
davvero
forme
evolutive
,
anelli
d
'
una
catena
di
cui
il
primo
è
la
folla
,
l
'
ultimo
lo
stato
?
Anzi
tutto
,
parmi
che
la
setta
sia
una
forma
patologica
:
prendete
un
pensiero
che
debba
sorgere
o
che
sia
per
tramontare
,
avvolgetelo
da
forze
distruttive
che
l
'
affatichino
da
ogni
banda
e
questo
si
rinchiuderà
nella
setta
,
epperò
,
il
nesso
evolutivo
delle
varie
forme
di
folle
bisogna
cercarlo
dalla
folla
primigenia
,
alla
casta
,
alla
classe
,
allo
stato
.
Di
folle
,
però
,
semplici
ed
indifferenziate
,
ve
ne
sono
due
:
una
instabile
,
che
si
forma
e
si
dissolve
,
tutti
i
momenti
,
dinanzi
a
'
nostri
occhi
e
la
quale
non
à
evoluzione
ed
è
la
folla
che
corre
al
mercato
,
al
teatro
,
alla
chiesa
;
l
'
altra
stabile
,
primigenia
,
indifferenziata
,
l
'
orda
,
dalla
quale
si
sono
svolte
le
caste
,
le
classi
,
lo
stato
,
sotto
la
pressione
della
lotta
esterna
(
Spencer
)
ed
interna
(
Marx
)
,
come
dall
'
uovo
si
è
svolto
l
'
embrione
,
affaticato
dalla
legge
di
sviluppo
*
.
Lo
Spencer
parte
dalla
forma
indifferenziata
della
folla
nel
momento
che
,
per
mancanza
di
cibo
,
è
costretta
ad
assalire
od
a
difendersi
da
altri
aggregati
umani
,
onde
sorgono
le
prime
differenziazioni
:
di
guerrieri
e
di
capi
,
di
popolo
lavoratore
e
militante
:
differenziazioni
che
,
se
sono
,
dapprima
,
transitorie
,
non
tardano
a
fissarsi
e
ad
accrescersi
,
onde
sorgono
gli
organismi
sociali
complessi
e
,
come
potere
unitario
,
lo
stato
.
Ma
costituito
che
sia
,
lo
stato
porta
seco
una
ben
grave
contesa
fra
le
caste
o
le
classi
,
che
si
contendono
il
potere
politico
ed
economico
e
che
sono
,
come
dicemmo
,
le
stratificazioni
di
popoli
diversi
sovrappostisi
.
La
conoscenza
dell
'
azione
di
questa
duplice
lotta
,
nella
folla
costituisce
il
filo
conduttore
della
storia
.
Così
,
in
Roma
,
sono
gli
antichi
abitatori
del
Lazio
,
la
plebe
,
che
lotta
contro
i
Quiriti
di
razza
sabellica
,
per
l
'
eguaglianza
politica
ed
economica
e
questo
contrasto
costituisce
lo
sfondo
,
il
meccanismo
segreto
,
della
storia
di
quel
popolo
.
Similmente
in
Grecia
è
il
demos
che
lotta
contro
l
'
aristocrazia
,
e
l
'
uno
è
di
razza
pelasgica
,
l
'
altra
ellenica
:
l
'
uno
prevale
in
Atene
,
l
'
altra
a
Sparta
;
la
lotta
è
una
vece
alterna
di
vittorie
e
di
sconfitte
,
fino
a
quando
il
demos
vince
,
ma
stremato
di
forze
,
così
che
può
,
da
Roma
,
facilmente
esser
sottomesso
*
.
Ed
ora
veniamo
al
pensiero
e
all
'
azione
della
folla
.
Prima
,
però
,
di
studiarne
la
vita
psichica
è
mestieri
che
noi
ci
domandiamo
se
,
per
la
folla
,
complesso
d
'
individualità
psichiche
,
valga
la
legge
istessa
che
vale
per
la
società
,
ciclo
ampio
nel
quale
le
folle
si
svolgono
.
Lo
Spencer
avea
stabilito
che
«
il
carattere
dell
'
aggregato
è
determinato
da
'
caratteri
delle
unità
che
lo
compongono
»
.
Avea
esaminato
la
legge
nel
mondo
inorganico
,
poi
nel
mondo
biologico
ed
,
in
ultimo
,
nel
mondo
sociale
e
avea
conchiuso
:
«
Data
la
struttura
degl
'
individui
cogli
istinti
che
ne
risultano
,
le
comunità
formate
da
questi
individui
,
presenteranno
necessariamente
alcuni
caratteri
e
nessun
'
altra
comunità
,
che
abbia
gli
stessi
caratteri
potrà
esser
formata
da
individui
dotati
da
un
'
altra
struttura
ed
istinti
differenti
.
»
A
queste
conclusioni
dello
Spencer
,
si
opponeva
*
Scipio
Sighele
con
queste
parole
:
«
Il
principio
di
Spencer
che
i
caratteri
dell
'
aggregato
sono
determinati
da
'
caratteri
dell
'
unità
che
lo
compongono
è
esattissimo
e
può
applicarsi
in
tutta
la
sua
estensione
quando
si
tratti
di
aggregati
composti
di
unità
omogenee
e
legate
fra
loro
organicamente
perde
della
sua
esattezza
e
può
applicarsi
solo
in
modo
assai
più
ristretto
quando
si
tratti
di
aggregati
poco
omogenei
e
poco
organici
;
diventa
in
fine
assolutamente
falso
ed
inapplicabile
allorché
gli
aggregati
sono
del
tutto
eterogenei
ed
organici
.
Questa
evoluzione
nell
'
applicabilità
del
principio
spenceriano
agli
aggregati
sono
omogenei
ed
organici
valgono
le
leggi
della
sociologia
che
noi
dicemmo
più
complesse
,
ma
parallelle
a
quelle
della
psicologia
individuale
mentre
in
vece
man
mano
che
gli
aggregati
diventano
meno
omogenei
e
meno
organici
scompare
la
possibilità
d
'
applicare
ad
essi
le
leggi
della
sociologia
,
e
a
queste
subentrano
le
leggi
della
psicologia
collettiva
che
noi
dicemmo
totalmente
diverse
da
quelle
della
psicologia
individuale
.
»
Per
quanto
la
teoria
del
Sighele
paia
nuova
e
diversa
,
pure
,
a
me
sembra
che
essa
è
compresa
perfettamente
nella
legge
enunciata
dallo
Spencer
,
della
quale
è
una
semplice
esplicazione
.
Questi
in
fatti
,
avea
detto
che
il
carattere
dell
'
aggregato
è
determinato
dal
carattere
delle
unità
che
lo
compongono
,
sieno
esse
unità
similari
o
dissimilari
.
Noi
non
possiamo
supporre
che
lo
studioso
e
il
divinatore
dell
'
evoluzione
abbia
dimenticato
l
'
evoluzione
medesima
,
che
rappresenta
l
'
idea
direttiva
,
al
cui
lume
egli
à
studiato
le
varie
formazioni
naturali
e
storiche
e
,
d
'
altra
parte
,
cos
'
è
l
'
evoluzione
se
non
«
un
passaggio
di
materia
dalla
forma
semplice
alla
complessa
,
dall
'
indifferenziata
alla
differenziata
,
dall
'
omogenea
all
'
eterogenea
,
la
quale
si
accompagna
con
dispersione
di
moto
?
»
*
.
Sicché
lo
Spen
cer
,
parlando
di
aggregato
e
di
unità
che
lo
compongono
,
intese
parlare
così
della
forma
più
alta
come
della
più
bassa
dell
'
aggregato
,
così
delle
unità
similari
come
dissimilari
.
La
stessa
parola
«
determinato
»
che
usa
lo
Spencer
,
deve
pur
avere
un
valore
:
che
,
cioè
,
a
seconda
che
queste
unità
sono
similari
o
dissimilari
,
la
natura
dell
'
aggregato
cambia
;
se
no
,
perché
non
dire
è
uguale
alla
somma
dei
caratteri
delle
unità
?
Ma
,
il
Sighele
crede
che
la
similarità
debba
esistere
solo
per
gli
elementi
d
'
un
aggregato
sociale
,
la
dissimilarità
per
gli
aggregati
più
ristretti
collettivi
;
ora
,
noi
possiamo
avere
casi
differenti
:
abbiamo
le
società
moderne
le
quali
sono
fortemente
dissimilari
;
abbiamo
,
in
vece
,
collettività
[
sette
,
assemblee
e
altre
]
fortemente
similari
;
in
altri
termini
,
la
dissimilarità
è
propria
delle
società
ed
in
ciò
è
il
loro
progresso
,
la
similarità
può
essere
,
anzi
,
deve
essere
,
di
certe
forme
collettive
.
Ammessa
questa
verità
,
la
distinzione
dell
'
applicabilità
della
legge
spenceriana
cade
anche
per
le
società
e
i
limiti
di
sociologia
e
psicologia
collettiva
devono
essere
,
ben
altrimenti
,
fissati
.
Le
società
moderne
sono
enormemente
differenziate
:
vi
è
una
folla
di
produttori
e
di
consumatori
parassitar
Ã
¯
;
una
gente
detentrice
della
ricchezza
ed
altra
della
forza
di
lavoro
;
vi
sono
quelli
che
presiedono
allo
scambio
e
quelli
che
pensano
alla
guerra
;
vi
è
una
larga
schiera
di
gente
superiore
che
studia
,
e
un
'
altra
che
applica
e
ne
svolge
i
ritrovati
e
così
via
via
.
Non
è
così
per
una
collettività
:
vi
sono
,
in
fatti
,
accademie
d
'
una
sola
scuola
scientifica
,
né
sappiamo
concepire
una
setta
che
non
sia
,
assolutamente
,
similare
o
,
quasi
,
sicché
ne
viene
che
il
concetto
d
'
una
società
similare
società
moderne
s
'
intende
è
sempre
falso
,
come
il
concetto
d
'
una
collettività
,
intesa
nel
senso
ristretto
dissimilare
può
essere
falso
del
pari
.
Ma
,
il
Sighele
cade
in
un
altro
errore
:
egli
parla
di
struttura
«
omogenea
ed
organica
»
,
«
eterogenea
e
meno
organica
»
,
ossia
,
crede
che
omogeneità
ed
organicità
si
svolgano
parallelamente
e
con
rapporto
crescente
.
Or
è
appunto
il
contrario
e
lo
Spencer
,
a
più
riprese
,
lo
à
detto
:
un
organismo
è
tanto
più
organico
per
quanto
meno
è
omogeneo
e
l
'
evoluzione
cammina
nel
senso
di
un
maggiore
differenziamento
e
d
'
una
crescente
integrazione
,
o
,
con
altre
parole
,
l
'
eterogeneità
cresce
in
sieme
con
l
'
organicità
*
.
Concludendo
diciamo
:
Che
le
società
,
come
organismi
più
evoluti
e
complessi
,
sono
fatte
d
'
elementi
dissimilari
e
che
il
loro
progresso
è
verso
un
crescente
differenziamento
dipendente
da
una
dissimilarità
crescente
dei
suoi
elementi
;
Che
gli
organismi
collettivi
,
intesi
sempre
quali
folle
ecc
.
,
possono
essere
fatti
d
'
elementi
similari
,
sebbene
il
caso
più
comune
sia
la
dissimilarità
degli
elementi
;
Che
dicendo
:
«
la
natura
dell
'
aggregato
è
determinata
dalla
natura
degli
elementi
che
lo
compongono
»
si
usa
la
formola
generica
che
comprende
il
caso
della
similarità
e
della
dissimilarità
;
Che
la
distinzione
di
psicologia
collettiva
e
sociologia
indica
due
campi
diversi
di
studio
:
la
sociologia
studia
la
struttura
del
corpo
sociale
e
la
legge
di
formazione
della
società
;
laddove
la
psicologia
collettiva
studia
il
modo
come
la
psiche
individuale
,
assommandosi
,
costituisca
le
anime
collettive
che
vibrano
in
seno
alle
complesse
società
moderne
.
Ritorniamo
alla
formola
spenceriana
e
vediamo
quali
svolgimenti
contenga
.
Un
aggregato
sociale
può
essere
fatto
d
'
elementi
similari
o
dissimilari
:
se
gli
elementi
sono
similari
,
le
qualità
dell
'
aggregato
sono
la
somma
delle
qualità
dei
singoli
elementi
con
tendenza
alla
moltiplicazione
;
se
gli
elementi
sono
dissimilari
,
le
loro
qualità
possono
essere
o
uguali
e
contrarie
ed
allora
si
elidono
;
o
di
forza
disuguale
e
contraria
e
allora
prevalgono
le
qualità
degli
elementi
più
numerosi
;
o
di
forza
disuguale
,
ma
non
contraria
,
ma
dissimile
,
e
allora
si
combinano
.
Così
uno
squadrone
di
cavalleria
che
carica
dispiega
una
forza
e
un
impeto
superiore
alla
somma
di
tutti
i
cavalieri
,
presi
isolatamente
,
e
ciò
perché
gli
elementi
sono
similari
.
Vagliando
le
note
vocali
d
'
un
coro
che
canta
,
siamo
sicuri
che
esso
esercita
una
ben
più
profonda
impressione
che
se
ciascuno
,
isolatamente
,
cantasse
,
appunto
per
la
legge
che
le
tendenze
similari
si
assommano
con
tendenza
a
moltiplicarsi
.
Immaginiamo
il
caso
di
tendenze
dissimilari
d
'
uguale
forza
e
contrarie
:
un
'
assemblea
divisa
in
due
parti
eguali
di
numero
,
di
cui
una
vuole
una
cosa
,
un
'
altra
no
:
si
riunirà
per
non
conchiuder
nulla
;
così
come
,
se
due
potenze
si
applicano
,
con
eguale
forza
e
direzione
contraria
,
su
di
un
punto
,
questo
non
si
muove
.
Ma
,
se
una
delle
due
parti
dell
'
assemblea
diventa
più
numerosa
,
la
fisonomia
ne
cambia
subito
,
così
come
passeggiando
per
una
strada
dei
quartieri
popolari
voi
vi
incontrate
in
gente
misera
e
la
strada
acquista
un
aspetto
squallido
;
passandovi
un
giorno
in
cui
una
festività
vi
abbia
richiamato
la
folla
elegante
della
città
,
l
'
impressione
è
diversa
,
i
malvestiti
continuano
ad
esservi
,
ma
l
'
occhio
rimane
vinto
dal
lusso
e
dallo
sfarzo
.
Ultimo
esempio
:
il
caso
d
'
una
accademia
scientifica
,
dove
convengono
scienziati
di
varia
intelligenza
e
coltura
:
voi
avete
attività
differenti
:
vi
è
il
critico
,
il
glottologo
,
lo
psichiatra
,
il
criminologo
,
il
letterato
:
vi
è
il
genio
,
accanto
all
'
uomo
d
'
ingegno
;
la
mente
versatile
,
accanto
alla
penetrante
;
eppure
,
quest
'
accademia
,
nei
suoi
rendiconti
e
nelle
sue
tornate
,
è
sempre
alta
,
varia
,
interessante
.
Qui
le
diverse
attitudini
si
sono
fuse
e
la
loro
opera
è
feconda
per
tutti
.
Son
queste
le
linee
generali
del
modo
come
si
fondono
similarità
e
dissimilarità
in
un
organo
collettivo
,
similmente
come
,
nell
'
individuo
,
i
caratteri
ereditari
o
si
compongono
o
si
assommano
o
si
disseminano
o
si
escludono
*
.
Un
figlio
à
i
caratteri
paterni
e
le
doti
materne
:
alto
,
bruno
,
robusto
come
il
padre
,
à
la
bontà
e
la
penetrazione
della
madre
:
qui
i
caratteri
son
fusi
;
oppure
,
à
della
madre
la
bontà
,
del
padre
il
coraggio
,
un
misto
di
bontà
e
di
coraggio
,
di
qualità
feminee
e
maschili
;
o
è
tutto
la
madre
:
piccolo
con
occhi
cerulei
,
timido
come
una
donna
,
sempre
buono
egli
è
tutto
la
madre
.
Così
con
le
debite
differenze
e
proporzioni
si
mescolano
,
si
sommano
,
si
elidono
i
caratteri
nella
folla
e
nella
società
.
E
,
dalla
legge
di
composizione
similare
e
dissimilare
della
folla
,
passiamo
alla
sua
psicologia
.
Le
folle
pensano
.
Diremo
di
poi
in
che
il
pensiero
della
folla
si
differenzï
da
quello
individuale
;
ma
egli
è
certo
però
che
le
folle
pensano
.
Di
folle
pensanti
noi
abbiamo
parecchi
esempii
:
la
folla
che
nei
mercati
si
agglomera
dinanzi
al
ciarlatano
pensa
a
quello
che
vede
,
ed
è
pensiero
talvolta
confuso
,
è
vero
,
ma
sempre
pensiero
.
Da
queste
folle
,
in
cui
il
pensiero
è
scarso
,
passiamo
a
quelle
che
vivono
nel
pensiero
:
le
folle
scientifiche
nei
congressi
,
nelle
accademie
;
o
a
quelle
nelle
quali
il
pensiero
e
il
sentimento
si
equilibrano
,
come
potrebbe
essere
un
parlamento
nel
momento
che
discute
d
'
una
legge
,
mettiamo
sociale
,
del
quale
,
mentre
l
'
animo
si
commove
per
le
miserie
che
vengono
disvelate
,
la
mente
vaglia
se
e
come
la
legge
può
o
deve
giovare
.
Vale
,
adunque
,
per
le
folle
quello
che
vale
per
gli
individui
:
che
,
cioè
,
come
l
'
individuo
pensa
così
pensa
la
folla
e
che
come
vi
sono
individui
,
nei
quali
pr
evale
il
pensiero
,
così
vi
sono
folle
prevalentemente
pensanti
,
e
che
come
negli
individui
normali
pensiero
e
sentimento
si
equilibrano
,
così
anche
nelle
folle
vi
può
essere
equilibrio
di
pensiero
e
di
sentimento
.
Accanto
al
pensiero
,
anzi
,
prima
ancora
del
pensiero
,
la
folla
sente
;
di
fatti
,
il
sentimento
nella
costituzione
della
psiche
precede
la
volizione
e
il
pensiero
.
Benché
e
la
psicogenia
moderna
,
lo
à
dimostrato
a
sufficienza
*
benché
nell
'
irritabilità
del
protoplasma
vi
sia
la
funzione
psichica
elementare
,
la
quale
consta
dei
tre
atti
:
sensibilità
,
intelligenza
e
volizione
e
si
è
citato
a
riprova
l
'
ameba
che
sente
lo
stimolo
del
granulo
nutritivo
venuto
a
contatto
e
lo
distingue
da
altri
granuli
nocivi
od
indifferenti
,
e
fa
dei
movimenti
per
includerlo
;
benché
,
dunque
,
questi
tre
momenti
sono
interdipendenti
,
pure
,
la
sensibilità
si
sviluppa
prima
degli
altri
due
.
Il
bambino
,
appena
nato
,
è
un
essere
senziente
,
diventa
poi
intellettivo
ed
in
ultimo
volitivo
,
così
l
'
ontogenia
mentale
ripete
la
filogenia
.
Ne
viene
,
quindi
,
che
il
sentimento
esiste
nella
folla
e
che
le
folle
ineducate
e
primigenie
sono
prevalentemente
senzienti
,
più
che
pensanti
.
Le
folle
,
in
ultimo
,
agiscono
;
pare
questo
il
punto
che
merita
meno
discussione
e
che
è
stato
studiato
con
più
amore
ed
anche
con
maggiore
genialità
dal
Sighele
sebbene
con
criterii
ristrettivi
e
per
quanto
riguarda
l
'
azione
criminosa
ed
è
appunto
per
questo
che
noi
rimandiamo
a
quelle
opere
il
lettore
.
Rimandando
al
capitolo
successivo
lo
studio
della
modalità
del
sentire
e
del
pensare
della
folla
,
diciamo
che
,
come
vi
è
per
l
'
individuo
un
sentimento
normale
che
si
accompagna
e
che
muove
un
pensiero
normale
ed
un
'
azione
,
di
conseguenza
,
normale
:
in
una
parola
,
come
vi
è
una
mentalità
normale
,
per
l
'
individuo
,
così
vi
è
per
la
folla
;
e
,
viceversa
,
vi
è
per
l
'
individuo
,
come
per
la
folla
un
sentimento
,
un
pensiero
e
un
'
azione
criminosa
.
Ho
detto
sentimento
e
pensiero
che
sono
la
parte
dinamica
e
statica
del
carattere
così
nell
'
individuo
come
nella
folla
*
.
Un
'
assemblea
politica
che
voti
una
legge
sociale
o
che
discuta
,
se
debba
venire
in
aiuto
d
'
un
popolo
sofferente
sotto
il
giogo
straniero
:
ecco
uno
esempio
di
folla
che
sente
e
pensa
in
maniera
non
solo
normale
,
ma
profondamente
altruista
.
Immaginiamo
,
ancora
,
d
'
assistere
ad
un
meeting
a
Londra
,
quei
meeting
di
migliaia
di
persone
,
di
parecchi
oratori
destinati
a
far
rumore
in
Europa
;
il
meeting
si
termina
e
una
commissione
porta
le
decisioni
,
in
forma
solenne
,
al
governo
.
Qui
ci
troviamo
dinanzi
ad
una
folla
che
à
sentito
,
pensato
ed
agito
in
modo
normale
.
Immaginiamo
ancora
una
folla
riunita
per
pregare
e
che
dopo
si
disperda
per
compiere
delle
opere
di
pietà
,
questa
folla
è
l
'
esercito
della
salute
che
di
domenica
si
sparge
per
Londra
dopo
avere
compiti
i
doveri
religiosi
:
ecco
adunque
tanti
esempii
di
folle
normali
*
.
Capovolgiamo
gli
esempii
:
in
vece
d
'
un
'
assemblea
politica
che
voti
una
legge
sociale
,
immaginiamone
un
'
altra
che
dichiari
una
guerra
di
conquista
;
o
in
vece
d
'
un
meeting
a
Londra
,
una
folla
che
ascoltato
un
oratore
violento
muova
ad
incendiare
o
a
distruggere
;
e
che
in
vece
d
'
una
folla
che
crede
e
opera
il
bene
,
noi
assistiamo
ad
una
turba
fanatizzata
che
corre
per
incendiare
e
nell
'
Italia
meridionale
è
avvenuto
una
chiesa
evangelica
ed
allora
avremo
manifestazioni
criminose
della
folla
.
Ho
insistito
tanto
sulla
possibilità
delle
manifestazioni
normali
delle
folle
,
perché
il
Sighele
pare
credere
che
la
folla
non
abbia
altre
manifestazioni
che
criminose
:
studiamo
,
intanto
,
la
legge
dello
stato
normale
e
criminoso
della
folla
.
Le
folle
abbiamo
detto
possono
essere
criminali
o
non
criminali
,
però
la
folla
primigenia
,
quella
che
rappresenta
l
'
embrione
della
società
,
è
sempre
criminosa
:
essa
vive
della
guerra
e
dalla
guerra
non
può
prescindere
se
vuole
svolgersi
e
differenziarsi
.
Differenziata
,
la
lotta
si
continua
e
si
svolge
nel
suo
seno
,
fra
le
varie
caste
o
classi
e
si
svolge
,
del
pari
,
al
di
fuori
fra
le
altre
collettività
ed
in
modo
sempre
cruento
e
criminoso
.
È
privilegio
della
civiltà
moderna
e
lo
sarà
di
più
nell
'
avvenire
trasformare
la
lotta
interna
ed
esterna
da
materiale
in
ideale
e
rivolgerla
contro
la
natura
;
ma
,
nelle
società
differenziate
,
e
fino
a
tempi
a
noi
prossimi
,
la
lotta
interna
ed
esterna
è
lotta
criminosa
*
.
Lasciando
da
parte
le
guerre
civili
in
Roma
e
nei
nos
tri
comuni
medioevali
,
quali
le
fazioni
di
Guelfi
e
Ghibellini
,
di
Neri
e
Bianchi
,
la
rivoluzione
francese
altro
non
fu
che
una
cruenta
lotta
di
classe
.
La
folla
avventizia
quella
che
si
forma
ogni
giorno
e
si
dissolve
,
porta
nel
suo
seno
tendenze
criminali
,
così
come
ne
porta
il
fanciullo
,
la
cui
crudeltà
è
nota
a
'
psicologi
infantili
.
Sono
i
caratteri
atavici
dell
'
uomo
primitivo
che
prevalgono
così
nel
fanciullo
come
nella
folla
.
Però
,
se
il
fanciullo
,
coll
'
educazione
,
può
divenire
sempre
meno
incline
al
delitto
;
se
,
sviluppando
in
lui
i
poteri
frenatori
degli
istinti
antisociali
e
facendo
trasmettere
per
molte
generazioni
tali
caratteri
sociali
utili
,
si
può
giungere
all
'
uomo
normale
,
incapace
del
delitto
;
se
questo
può
avvenire
per
l
'
individuo
,
può
avvenire
del
pari
per
la
folla
.
A
me
pare
che
,
per
la
determinazione
del
delitto
nella
folla
,
valga
ben
quanto
la
scienza
à
assodato
per
l
'
individuo
:
vi
sono
folle
passionali
le
quali
si
possono
spingere
al
delitto
o
con
suggestioni
presenti
o
con
suggestioni
remote
;
vi
sono
folle
di
delinquenza
c
ongenita
;
vi
sono
folle
normali
che
nulla
può
spingere
al
delitto
;
vi
è
per
le
folle
come
per
gl
'
individui
una
educabilità
contro
il
delitto
.
Le
folle
passionali
abbondano
nel
mezzogiorno
d
'
Italia
e
si
reclutano
fra
contadini
ed
operai
,
gente
povera
,
onesta
,
laboriosa
.
Raccoglietela
,
di
domenica
,
nel
sagrato
della
chiesa
,
parlate
loro
dell
'
enormezza
del
focatico
,
accendetene
l
'
animo
e
quella
folla
correrà
ad
incendiare
i
casotti
del
dazio
.
Potete
,
in
vece
,
del
pari
nei
giorni
di
Pasqua
parlare
della
passione
di
Gesù
,
di
pace
,
di
amore
e
quella
folla
piangerà
commossa
:
voi
avete
agito
sulla
sua
natura
passionale
in
due
modi
differenti
:
ora
normale
ed
ora
criminoso
.
Son
queste
le
folle
che
delinquono
e
in
mezzo
alle
quali
bastano
pochi
criminali
per
turbarne
la
mente
,
così
come
accertò
il
Sighele
fra
'
settembrizzatori
e
nel
tempo
della
rivoluzione
francese
.
Però
,
se
in
vece
d
'
una
intera
turba
passionale
,
voi
agite
,
sugli
individui
in
modo
isolato
,
voi
otterrete
identico
scopo
,
con
minore
intensità
però
,
per
la
legge
stabilita
dal
Sighele
che
il
sentimento
nella
folla
si
assomma
;
dunque
la
qualità
passionale
degli
individui
rende
passionale
la
folla
.
In
vece
d
'
una
folla
passionale
,
non
possiamo
avere
una
turba
delinquente
congenita
;
abbiamo
dei
paesi
in
cui
la
delinquenza
è
alta
,
le
forme
psicopatiche
abbondanti
,
tale
è
Girifalco
in
Calabria
,
la
patria
di
Misdea
;
ora
,
una
turba
fatta
d
'
individualità
bio
psicologiche
così
incline
al
delitto
,
di
necessità
sarà
più
delinquente
,
ancora
,
che
ciascuna
persona
presa
isolatamente
.
Attorno
a
Cosenza
è
una
corona
di
paesi
detti
casali
,
i
quali
si
distinguono
in
casali
del
manco
e
in
casali
di
destra
,
i
primi
sono
posti
alle
falde
della
Sila
e
furono
le
patrie
dei
briganti
,
veri
centri
criminali
;
nei
secondi
il
brigantaggio
non
fu
mai
.
Ora
,
nel
1848
,
la
rivoluzione
in
Calabria
,
si
fece
,
al
grido
della
divisione
delle
terre
,
ma
nei
Casali
del
manco
si
accompagnò
con
enormi
delitti
,
nei
Casali
di
destra
con
innocue
grida
:
ecco
,
adunque
,
due
folle
,
di
cui
l
'
una
criminale
e
l
'
altra
no
,
appunto
perché
i
componenti
sono
,
nel
primo
caso
,
criminali
e
nel
secondo
normali
.
Se
dunque
la
criminalità
della
folla
dipende
dalla
criminalità
degli
individui
,
portata
ad
un
'
intensità
maggiore
,
ne
viene
che
il
delitto
della
folla
ha
le
stesse
origini
del
delitto
individuale
:
ossia
,
che
il
delitto
collettivo
è
un
ritorno
atavico
prodotto
da
cause
bio
psico
sociali
,
il
quale
mediante
l
'
educazione
tende
sempre
più
a
scomparire
.
L
'
educazione
nella
folla
agisce
così
come
nell
'
individuo
,
sostituendo
al
sentimento
impulsivo
un
sentimento
più
riposato
e
tranquillo
;
alla
superficialità
del
pensiero
,
la
profondità
e
all
'
azione
antisociale
un
'
azione
sempre
più
sociale
.
Se
noi
paragoniamo
in
fatti
una
folla
semplice
,
instabile
con
un
'
altra
differenziata
ed
evoluta
,
questi
tre
fatti
ci
colpiscono
,
che
anzi
noi
possiamo
quasi
giungere
fino
ad
un
minimo
di
sentimento
ed
un
massimo
di
pensiero
:
tal
'
è
per
es
.
un
'
accademia
scientifica
che
si
proponga
una
inchiesta
mettiamo
su
di
un
fatto
psichico
;
qui
si
cerca
di
bandire
ogni
sentimento
,
vivendo
dell
'
oggettività
dei
fatti
osservati
.
Ma
,
lasciando
da
banda
una
folla
,
giunta
come
un
corpo
scientifico
ad
eliminare
il
sentimento
,
esaminiamo
in
vece
una
folla
operaia
che
si
decide
allo
sciopero
in
Inghilterra
e
in
Italia
,
nei
paesi
cioè
d
'
Europa
dove
l
'
educazione
proletaria
è
al
massimo
e
al
minimo
.
In
Inghilterra
,
lo
sciopero
si
prepara
di
lunga
mano
,
se
ne
discorre
,
si
domanda
il
parere
delle
Trades
Union
,
si
cominciano
a
raccogliere
i
soccorsi
,
si
scrive
per
mezzo
dei
sindacati
del
lavoro
che
la
mano
d
'
opera
forestiera
non
venga
a
far
concorrenza
e
,
quando
tutto
è
pronto
,
si
coglie
il
momento
di
maggior
richiesta
di
lavoro
e
lo
sciopero
è
fatto
in
un
'
ora
come
il
comando
di
alt
dato
ad
un
immenso
esercito
.
E
poi
continua
calmo
,
sereno
,
senza
intemperanze
,
conscio
della
grande
causa
che
agita
e
dell
'
occhio
vigile
della
pubblica
opinione
.
Quanto
diverso
uno
sciopero
,
in
Italia
,
dove
lo
si
improvvisa
dall
'
oggi
al
dimani
,
talora
per
cause
futili
,
senza
mezzi
pecuniarii
,
senza
essersi
accaparrata
la
solidarietà
degli
altri
lavoratori
.
In
Inghilterra
è
scevro
di
sentimentalità
,
ma
ricco
di
pensiero
e
previggenza
;
da
noi
è
una
vampa
di
sentimentalità
priva
di
pensiero
:
gli
è
adunque
che
in
Inghilterra
vi
è
una
larga
educazione
nella
massa
,
che
manca
da
noi
*
.
Tornando
dunque
al
delitto
della
folla
diciamo
,
a
conclusione
di
questo
capitolo
:
che
le
masse
ineducate
possono
essere
criminali
,
le
masse
educate
lo
sono
o
poco
o
nulla
.
CAPITOLO
II
.
PENSIERO
,
SENTIMENTO
ED
AZIONE
DELLA
FOLLA
Noi
ci
siamo
,
nel
capitolo
precedente
,
domandati
se
la
folla
pensa
e
ci
siamo
risposto
affermativamente
:
è
mestieri
,
adesso
,
rifarci
la
domanda
,
in
modo
comprensivo
e
più
largo
e
di
farvi
seguire
lunga
dimostrazione
.
Può
,
adunque
,
la
collettività
sprigionare
pensiero
?
esiste
,
in
altre
parole
,
un
pensiero
collettivo
?
o
che
forse
il
pensiero
rimane
un
privilegio
dell
'
individuo
,
da
cui
la
collettività
rimane
esclusa
?
Il
pensiero
collettivo
esiste
ed
è
un
patrimonio
che
va
sempre
più
accrescendosi
:
esso
è
,
come
la
civiltà
,
di
cui
è
il
fattore
più
possente
,
un
'
eredità
che
ci
viene
da
'
secoli
più
lontani
,
dalle
prime
orde
di
uomini
,
da
'
nostri
antenati
dell
'
epoca
boleolitica
,
e
si
è
propagato
e
trasmesso
fino
a
noi
e
si
trasmetterà
,
accrescendosi
,
per
l
'
avvenire
,
perché
l
'
evoluzione
,
giunta
all
'
uomo
,
da
biologica
diventa
psichica
,
da
psichica
sociale
da
sociale
storica
*
.
E
che
il
pensero
cresca
è
dimostrato
da
quel
che
Broca
à
potuto
osservare
che
cioè
,
esaminando
una
quantità
di
teschi
di
qualche
secolo
fa
,
di
gente
vissuta
a
Parigi
,
trovò
,
in
un
lasso
di
tempo
breve
,
un
innalzamento
dell
'
indice
cefalico
ed
ognuno
conosce
quanta
influenza
vi
sia
tra
le
funzioni
dell
'
organo
e
la
sua
grandezza
.
Un
'
orda
,
quella
che
io
chiamo
folla
pimigenia
,
di
cui
la
vita
si
svolge
nelle
condizioni
più
basse
,
nella
caccia
,
nella
guerra
,
nella
pesca
à
delle
idee
alquanto
rudimentali
d
'
un
altro
sé
,
che
,
nel
sonno
,
abbandona
il
corpo
per
correre
per
foreste
e
burroni
;
crede
che
i
morti
vivono
ancora
,
fino
a
quando
non
si
rievocano
più
nel
sogno
;
costruisce
capanne
;
adora
un
tronco
d
'
albero
nel
quale
crede
che
uno
spirito
si
sia
rifuggiato
ecc
.
*
.
Ora
,
queste
che
sono
idee
primitive
,
ma
che
pure
si
svilupparono
lentamente
e
che
poi
dettero
luogo
ad
idee
religiose
complesse
,
ad
una
rifioritura
artistica
ed
industriale
,
che
sono
come
l
'
embrione
futuro
della
società
;
queste
idee
costituiscono
un
pensiero
collettivo
al
quale
ogni
persona
,
per
parecchie
generazioni
,
à
lavorato
,
come
uno
di
quei
monti
calcarei
,
fatto
di
mili
oni
di
animaletti
,
che
vissero
e
morirono
,
traverso
migliaia
di
secoli
,
deponendo
e
cimentando
il
loro
piccolo
guscio
.
Se
,
dall
'
orda
primitiva
,
passiamo
al
clan
,
alla
gens
,
ad
una
collettività
più
vasta
,
il
patrimonio
intellettivo
cresce
:
a
quello
lasciato
in
retaggio
,
il
nuovo
vi
si
viene
aggiungendo
,
tanto
grande
quanto
maggiore
l
'
estensione
del
gruppo
.
Ancora
più
oltre
e
il
gruppo
è
già
differenziato
;
è
sorto
un
potere
sociale
;
vi
è
un
cerimoniale
esteso
;
il
culto
religioso
è
oramai
distinto
nel
culto
degli
antenati
e
nel
culto
degli
Dei
;
l
'
Olimpo
è
completo
ed
è
una
storia
di
casi
umani
innalzati
fino
all
'
apoteosi
;
è
sorto
una
vera
e
propria
arte
della
guerra
con
istrumenti
più
perfetti
che
non
la
pietra
grezza
o
lavorata
;
il
clan
,
emigrando
,
à
conservato
nel
suo
seno
questo
ricordo
e
lo
à
abbellito
della
leggenda
;
son
sorti
i
primi
ornamenti
muliebri
ecc
.
Allora
il
clan
à
un
vero
e
proprio
pensiero
collettivo
,
il
quale
si
accresce
nel
contatto
d
'
altri
gruppi
sociali
,
nella
mistione
della
razza
,
nelle
varie
vicende
della
vita
d
'
un
popolo
,
ché
anzi
,
quanto
più
i
gruppi
sono
eterogenei
,
tanto
più
essi
creano
un
pensiero
collettivo
ed
una
civiltà
più
grande
.
Mistione
di
gruppi
etnici
eterogenei
,
accrescimento
di
civiltà
e
,
conseguentemente
,
di
pensiero
:
ecco
una
delle
leggi
,
meglio
accertate
,
del
progresso
intellettivo
dei
popoli
e
ad
essa
dovette
la
Grecia
antica
la
sua
grandezza
*
.
Il
pensiero
,
però
,
si
rivela
con
il
linguaggio
e
,
tra
l
'
uno
e
l
'
altro
,
vi
è
stretta
affinità
,
onde
un
popolo
ricco
di
lingua
è
ricco
di
pensiero
e
,
guardando
le
lingue
e
le
civiltà
succedute
,
dall
'
antica
lingua
dei
veda
,
la
più
antica
lingua
storica
conosciuta
,
sino
ai
moderni
idiomi
si
trova
un
accrescimento
continuo
di
pensiero
e
di
civiltà
.
La
lingua
è
,
non
vi
à
dubbio
,
una
formazione
collettiva
,
sorta
come
forma
interiettiva
e
mimica
,
continuata
come
forma
imitativa
,
e
diventata
sempre
più
complessa
.
Non
più
i
soli
radicali
,
ma
le
forme
agglutinanti
e
flessive
create
collettivamente
e
incoscientemente
da
tutte
le
generazioni
per
milioni
di
secoli
,
trasmessi
da
padre
a
figli
e
da
popolo
a
popolo
:
si
passa
da
'
379
radicali
della
lingua
persiana
,
a
'
658
della
lingua
egiziana
,
alle
5642
parole
della
Bibbia
alle
15
mila
di
Shakespeare
,
alle
94
mila
parole
del
dizionario
Fluegel
*
.
Altro
prodotto
del
pensiero
collettivo
,
della
folla
cioè
,
è
la
scrittura
,
con
la
quale
il
pensiero
si
trasmette
,
in
modo
stabile
ed
indelebile
,
alle
generazioni
venture
.
Dai
semplici
guippu
,
cordicelle
annodate
rimaste
ancora
al
volgo
,
siamo
passati
alla
forma
pictografica
e
,
in
tempi
più
prossimi
a
noi
,
alla
scrittura
fonetica
ed
alfabetica
;
ed
ora
guippu
,
pictografia
,
scrittura
fonetica
ed
alfabetica
sono
tanti
prodotti
collettivi
del
pensiero
,
ch
'
è
s
'
è
possibile
,
nei
periodi
adulti
di
civiltà
,
fare
creazioni
individuali
,
sebbene
la
critica
dimostri
sempre
che
vi
è
stata
una
folla
di
precursori
,
nei
primevi
è
la
collettività
che
pensa
e
che
trova
.
Ma
,
un
'
altra
prova
del
pensiero
collettivo
è
la
leggenda
artistica
i
cicli
eroici
che
ogni
popolo
possiede
nei
primi
momenti
storici
di
sua
esistenza
:
i
poemi
omerici
in
Grecia
,
le
saghe
nei
paesi
nordici
,
le
rapsodie
albanesi
sono
tante
formazioni
intellettive
fatte
,
trasmesse
e
mantenute
vive
dalla
collettività
.
La
critica
letteraria
à
escluso
,
in
modo
,
quasi
,
assoluto
,
che
tali
formazioni
artistiche
,
nelle
quali
si
riflettono
il
pensiero
e
la
civiltà
d
'
un
popolo
,
non
sieno
un
prodotto
collettivo
.
Così
è
che
,
quando
i
gruppi
sociali
fanno
il
loro
ingresso
nella
storia
,
portano
con
sé
pensiero
,
arti
,
industrie
,
religione
e
costumi
,
tutte
formazioni
collettive
,
elaborate
da
quelle
folle
anonime
che
muovono
dalle
primeve
forze
indifferenziate
verso
una
crescente
differenziazione
.
Dal
pensiero
della
collettività
,
ch
'
è
la
forma
più
vasta
di
folla
,
passiamo
al
pensiero
delle
forme
più
ristrette
di
folle
.
Vi
è
una
forma
di
folla
,
della
quale
finora
non
abbiamo
parlato
,
ma
che
riproduce
sia
per
la
stabilità
,
sia
per
i
caratteri
inferiori
la
folla
primitiva
e
quest
'
è
la
plebe
,
l
'
ultimo
gradino
della
società
,
la
prima
differenziazione
sociale
,
a
cominciare
dal
basso
.
Eppure
,
questa
folla
ch
'
è
la
più
bassa
stratificazione
e
che
,
come
la
folla
primigenia
di
cui
è
il
detrito
,
è
la
meno
capace
di
pensare
e
la
più
capace
di
sentire
,
com
'
è
appunto
dei
fanciulli
,
pure
questa
folla
à
un
pensiero
collettivo
.
Ha
le
sue
tradizioni
e
le
sue
leggende
;
le
così
dette
romanze
,
fiabe
,
racconti
favolosi
di
demoni
e
di
fate
,
che
ne
costituiscono
il
pensiero
collettivo
.
Io
,
studiandola
,
ò
potuto
sorprendere
come
i
suoi
racconti
sieno
formazioni
affatto
originali
e
non
già
,
come
si
potrebbe
credere
,
fatti
e
tradizioni
discese
dalle
classi
superiori
,
perché
portano
l
'
impronta
originale
dell
'
ignoranza
,
propria
della
classe
in
mezzo
a
cui
sono
nate
.
Vi
è
poi
una
forma
collettiva
d
'
intuizione
,
e
l
'
intuizione
è
un
processo
cogitativo
,
che
si
racchiude
nei
proverbi
,
i
quali
,
se
talvolta
sono
il
senno
di
migliaia
di
anni
e
di
milioni
d
'
uomini
,
cristallizzato
in
una
formola
,
molte
volte
sono
vere
anticipazioni
scientifiche
e
geniali
e
delle
quali
diremo
più
in
là
.
Dalla
folla
passiamo
alla
casta
:
la
casta
à
avuto
il
proprio
pensiero
che
à
custodito
gelosamente
:
la
religione
egiziana
,
il
mazedeismo
,
portava
in
sé
un
pensiero
scientifico
evoluto
e
complesso
es
.
cognizioni
di
astronomia
,
di
geometria
,
di
geografia
e
di
filosofia
celato
al
volgo
e
noto
a
'
soli
iniziati
:
sicché
,
accanto
alla
parte
esterna
del
culto
,
exoterismo
ci
era
una
parte
interna
,
esoterismo
,
di
cui
i
sacerdoti
erano
gelosi
custodi
*
.
Le
accademie
,
le
scuole
,
le
università
non
sono
altro
che
folle
differenziate
pensanti
,
il
cui
patrimonio
intellettivo
si
forma
con
l
'
opera
di
tutti
,
giacché
l
'
avvenire
della
scienza
non
sarà
più
il
trionfo
del
genio
ma
della
collettività
degli
ingegni
.
Pure
,
non
bisogna
dimenticare
che
,
se
un
sociologo
come
il
Sighele
,
seguito
da
altri
,
à
detto
che
nella
folla
il
pensiero
si
elide
e
il
sentimento
si
assomma
,
vi
è
ben
qualche
fatto
che
pare
dia
ragione
e
che
cela
un
errore
di
generalizzazione
.
Questi
studiosi
àn
colto
la
folla
nel
momento
che
sentiva
fortemente
,
quando
la
coscienza
era
invasa
da
un
uragano
passionale
e
il
pensiero
non
vi
poteva
capire
.
Il
fatto
è
vero
:
una
madre
che
à
perduto
il
figlio
resta
per
lungo
tempo
incapace
di
pensare
e
,
nel
romanzo
di
Tommaso
Grossi
,
la
povera
donna
che
à
perduto
il
figliuolo
nel
lago
,
sere
dopo
,
al
meschino
desco
,
mette
il
piatto
per
il
figlio
.
Nei
lipemaniaci
,
in
cui
una
passione
dolorosa
siede
nell
'
animo
,
il
pensiero
è
scarso
e
in
tutta
la
psiche
vi
è
come
un
arresto
*
.
Ora
,
nella
folla
il
fenomeno
è
più
saliente
,
anzi
tutto
perché
le
folle
osservate
sono
le
folle
indifferenziate
,
instabili
,
che
ànno
della
folla
primigenia
la
preponderanza
dei
sentimenti
;
di
poi
,
perché
il
sentimento
si
è
assommato
,
onde
il
campo
della
coscienza
non
può
contenere
pensiero
così
come
l
'
uomo
nel
dolore
è
incapace
di
pensare
.
È
vero
,
però
,
il
fenomeno
contrario
:
le
folle
,
colte
nel
momento
che
pensano
,
sentono
poco
o
nulla
e
prova
ne
sieno
i
congressi
scientifici
i
quali
rimangono
indifferenti
alle
quistioni
politiche
.
Quando
a
Parigi
,
nel
1830
,
era
scoppiata
la
rivoluzione
,
l
'
accademia
francese
si
appassionava
al
dibattito
fra
Cuvier
,
che
sosteneva
l
'
immutabilità
della
specie
,
e
Geoffroy
de
Saint
Hilaire
che
ne
sosteneva
la
mutabilità
,
e
il
Goethe
,
ad
un
amico
al
quale
egli
raccontava
di
quelle
memorabili
discussioni
,
ma
in
modo
che
pareva
accennare
agli
avvenimenti
politici
,
che
tenevano
l
'
Europa
sospesa
,
diceva
:
ma
che
rivoluzione
!
intendo
parlare
della
discussione
dell
'
accademia
francese
*
.
Si
racconta
che
l
'
impressione
che
la
rivoluzione
dell'89
esercitò
sul
Kant
ebbe
,
come
sola
manifestazione
,
di
fargli
cambiare
strada
,
nella
sua
passeggiata
d
'
ogni
giorno
:
non
dissimile
dall
'
impressione
che
Adamo
Sixte
,
come
immagina
il
Bourget
,
ricevette
quando
fu
chiamato
a
deporre
dinanzi
al
giudice
istruttore
*
.
Ricordo
,
tempo
fa
,
d
'
aver
letto
un
libro
d
'
un
astronomo
,
mi
pare
il
Flammarion
,
il
quale
a
un
certo
punto
,
parlando
dei
fenomeni
celesti
,
dice
:
quando
si
pensa
a
queste
grandiose
rivoluzioni
,
gli
avvenimenti
umani
impallidiscono
e
possono
rassomigliarsi
a
'
fatti
d
'
un
formicaio
dinanzi
alle
crisi
dell
'
umanità
.
Il
pensiero
,
adunque
,
e
la
passione
,
quando
sono
forti
,
si
escludono
a
vicenda
,
così
negli
individui
come
nelle
folle
.
Se
noi
volessimo
tracciare
l
'
evoluzione
psichica
della
folla
,
dovremmo
riconfermare
la
legge
psicogenetica
fondamentale
:
la
specie
,
nell
'
evoluzione
della
psiche
,
va
dal
sentimento
,
al
pensiero
,
alla
volizione
,
di
fatti
,
il
bambino
ripete
,
in
modo
abbreviato
e
modificato
,
questo
svolgimento
,
riconfermando
per
la
psicologia
come
per
la
biologia
,
che
l
'
ontogenesi
è
una
ricapitolazione
della
filogenesi
.
La
folla
,
nel
suo
cammino
evolutivo
,
non
vi
si
sottrae
:
dalla
orda
primitiva
alle
società
moderne
vi
è
stato
un
decrescere
di
sentimentalità
impulsiva
ed
un
crescere
di
pensiero
cosciente
.
Nel
seno
d
'
una
società
moderna
,
le
diverse
classi
sociali
formanti
tante
stratificazioni
di
cui
le
più
antiche
sono
i
detriti
delle
forme
primeve
,
ripetono
questo
cammino
:
le
folle
indifferenziate
ed
instabili
,
i
bassi
strati
popolari
,
sono
,
prevalentemente
,
senzienti
,
come
gli
alti
strati
sono
,
prevalentemente
,
pensanti
.
L
'
educazione
ha
appunto
di
m
ira
di
fare
delle
folle
senzienti
folle
pensanti
e
noi
lo
dimostrammo
nell
'
esempio
d
'
uno
sciopero
in
Inghilterra
ed
in
Italia
.
Ma
ci
si
obbietta
:
il
pensiero
di
genio
non
sorge
nella
folla
ed
il
fatto
è
vero
:
Dante
à
scritto
il
suo
poema
nella
solitudine
e
nella
meditazione
;
l
'
Helmotz
à
scoperto
le
leggi
della
fisica
nel
suo
gabinetto
.
Ma
,
se
il
pensiero
grande
non
sorge
nella
folla
,
non
vi
sorgono
nemmeno
i
grandi
sentimenti
e
le
grandi
azioni
:
essi
sono
e
pensieri
e
sentimenti
ed
azioni
negli
animi
di
tutti
,
ma
vi
è
bisogno
dei
grandi
specchi
concavi
che
ricevano
il
fascio
di
luce
,
per
farlo
convergere
nel
foco
:
vi
vuole
il
genio
del
pensiero
,
del
sentimento
,
dell
'
azione
.
Mazzini
medita
l
'
unità
italiana
e
la
diffonde
coi
suoi
scritti
e
con
l
'
apostolato
,
ma
l
'
unità
italiana
era
,
incoscientemente
o
coscientemente
,
in
tutti
;
era
nelle
condizioni
economiche
del
nostro
paese
che
avea
bisogno
d
'
un
grande
mercato
nazionale
;
il
martirio
dei
fratelli
Bandiera
sprigiona
un
sentimento
inenarrabile
di
sagrifizio
da
loro
presentito
,
quando
dissero
:
il
nostro
sacrifizio
non
è
vano
;
ma
il
sentimento
del
sacrifizio
esiste
nella
natura
umana
e
scatta
di
tanto
in
tanto
in
momenti
solenni
.
Ma
,
se
per
pensare
vi
è
bisogno
d
'
isolarsi
,
anco
per
sentire
vi
è
bisogno
d
'
esser
soli
;
i
forti
dolori
àn
bisogno
dell
'
intimità
e
del
segreto
,
come
il
primo
sentimento
d
'
amore
:
io
ò
letto
,
tra
gli
scritti
di
Mazzini
,
quello
intolato
:
dubbio
e
fede
:
una
pagina
solenne
di
psicologia
del
dolore
,
subìta
in
silenzio
e
sconosciuta
alla
folla
.
Vi
sono
,
adunque
,
dei
sentimenti
come
dei
pensieri
ignoti
alla
folla
,
che
ciascuno
porta
in
sé
,
che
può
sprigionare
,
ma
che
pure
non
sono
che
la
somma
di
pensieri
e
di
sentimenti
provati
dalle
moltitudini
ed
assommate
in
un
uomo
:
pensieri
e
sentimenti
che
si
svolgono
lentamente
,
per
addizioni
elementari
,
concesse
ai
soli
spiriti
magni
,
a
'
genï
e
ai
santi
dell
'
umanità
.
Vediamo
come
la
folla
opera
per
rispetto
al
pensiero
,
al
sentimento
e
all
'
azione
.
La
folla
dà
al
pensiero
l
'
integrazione
,
la
diffusione
e
,
l
'
abbiamo
dimostrato
,
al
sentimento
dà
la
somma
.
Questa
formola
del
sentimento
merita
una
distinzione
tra
sentimenti
similari
e
dissimilari
Vedi
la
polemica
del
Venturi
e
del
Sighele
apparsa
sulla
Critica
Soc
.
,
annata
del
1894.;
la
folla
,
come
gli
individui
,
à
i
momenti
di
attrazione
e
di
ripulsione
psichica
:
andate
in
un
villaggio
,
in
mezzo
a
dei
contadini
,
e
parlate
contro
il
sentimento
religioso
e
voi
sprigionerete
urli
e
tempeste
;
parlate
di
sentimenti
incompresi
e
l
'
animo
loro
non
vi
seguirà
;
dite
,
invece
,
di
cose
sentite
dall
'
animo
loro
,
ma
con
gesto
e
con
voce
che
superi
la
fede
comune
e
voi
innalzerete
,
sulla
scala
del
sentimento
comune
,
quegli
animi
sino
a
voi
e
più
in
alto
di
voi
:
il
vostro
ed
il
loro
sentimento
si
sono
assommati
.
Ma
,
se
la
passione
si
assomma
,
può
però
cambiare
da
un
momento
ad
un
altro
e
passare
a
sentimenti
opposti
:
è
questo
il
fenomeno
di
polarizzazione
psichica
così
comune
nelle
folle
.
La
prova
più
evidente
è
quella
che
fornisce
un
comizio
in
cui
parlano
parecchi
oratori
,
i
cui
discorsi
sieno
contrarï
,
mentre
la
folla
applaudisce
freneticamente
.
Avviene
,
talora
,
lo
stesso
nei
dibattimenti
penali
dove
la
parola
di
avvocati
egualmenti
facondi
,
in
difesa
ed
in
accusa
,
commuovono
,
in
modo
eguale
,
il
giury
fatto
preferentemente
,
di
folla
incolta
.
Egli
è
che
la
folla
porta
,
ingenitamente
,
l
'
instabilità
passionale
,
con
la
tendenza
all
'
inerzia
,
all
'
apatia
.
La
stabilità
passionale
,
ch
'
è
una
delle
doti
del
carattere
così
nell
'
individuo
come
nella
folla
,
è
un
effetto
d
'
educazione
lenta
,
ma
continua
e
come
l
'
individuo
muove
verso
la
stabilità
passionale
,
la
folla
,
del
pari
educata
,
tende
a
diventare
sempre
più
stabile
nelle
passioni
.
Tale
è
lo
spettacolo
che
offrono
le
folle
delle
Trades
Union
in
Inghilterra
che
,
da
lungo
tempo
,
aspirano
al
più
completo
riconoscimento
dei
diritti
del
lavoro
.
Studiamo
,
in
fine
,
compendiando
noi
stessi
,
l
'
opera
sociale
della
folla
.
L
'
opera
della
folla
tende
a
divenire
sempre
più
estesa
,
sempre
più
importante
e
a
sostituirsi
sempre
più
all
'
opera
individuale
.
Noi
assistiamo
alla
scomparsa
graduale
del
genio
ed
in
sua
vece
si
estende
l
'
opera
collettiva
*
:
da
un
primo
inizio
collettivo
della
civiltà
,
siamo
passati
all
'
opera
singola
dell
'
individuo
e
accenniamo
di
ritornare
al
trionfo
collettivo
della
folla
;
il
racconto
di
Mazeppa
che
,
partito
dall
'
isola
incantata
,
passa
per
spine
e
rovi
,
e
,
ferito
a
morte
e
salvato
,
dalle
fate
viene
fatto
re
di
quell
'
isola
dalla
quale
era
partito
,
è
il
racconto
e
la
storia
dell
'
umanità
*
.
La
storia
ventura
non
sarà
storia
d
'
individui
dalla
mente
geniale
,
ma
sì
bene
di
atomi
umani
che
svolgono
collettivamente
la
propria
attitudine
che
si
differenzia
e
si
integra
in
una
possente
unità
.
Un
giovine
sociologo
italiano
à
colto
,
nei
paesi
nordici
,
questa
crescente
influenza
della
folla
e
ne
à
fatto
,
con
forma
piena
d
'
incanto
,
la
più
bella
,
la
più
alta
,
la
più
nobile
narrazione
:
l
'
avvenire
delle
nazioni
sarà
,
d
'
ora
innanzi
,
l
'
avvenire
della
folla
,
la
nuova
civiltà
che
ci
si
prepara
non
avrà
genï
è
vero
,
ma
avrà
in
sé
la
più
possente
energia
,
quell
'
energia
di
esseri
infinitamente
piccoli
,
ma
cospiranti
,
ad
un
solo
lavoro
:
il
bene
dell
'
umanità
,
e
la
civiltà
che
ne
verrà
sarà
come
un
continente
fatto
dal
calcare
di
piccoli
animaletti
e
come
questo
sfiderà
i
secoli
.
La
folla
,
adunque
,
cambierà
il
pensiero
da
geniale
in
collettivo
e
quanto
più
essa
sarà
educata
,
quanto
più
la
coltura
pervaderà
i
bassi
strati
sociali
,
tanto
maggior
numero
di
persone
pensanti
entreranno
nell
'
elaborazione
del
pensiero
umano
,
e
se
il
genio
,
assommando
il
pensiero
universale
,
indicherà
un
nuovo
campo
di
ricerche
e
di
studï
,
la
folla
darà
a
questo
pensiero
l
'
universalità
e
l
'
integrazione
.
Il
sentimento
,
nella
folla
,
con
l
'
educazione
,
perderà
il
carattere
impulsivo
,
instabile
,
la
facile
polarizzazione
,
per
assumere
la
stabilità
normale
ed
equilibrarsi
col
pensiero
,
inspirandosi
ad
un
crescente
senso
morale
.
Quello
che
ora
è
il
privilegio
di
folle
colte
,
sarà
il
privilegio
di
tutta
la
folla
:
il
sentimento
muoverà
verso
un
crescente
contenuto
morale
ed
un
equilibrio
maggiore
col
pensiero
.
L
'
azione
della
folla
perderà
il
carattere
criminale
,
così
come
lo
à
perduto
nelle
folle
più
evolute
e
sarà
,
invece
,
sempre
più
normale
e
diretta
nella
lotta
contro
la
natura
avara
;
ché
anzi
,
le
arti
e
le
industrie
,
imponendo
una
maggiore
divisione
di
lavoro
e
una
crescente
dipendenza
,
innalzeranno
la
modesta
opera
dell
'
individuo
ad
un
servigio
reso
a
tutta
l
'
umanità
,
facendo
scomparire
la
divisione
di
lavoro
nobile
ed
ignobile
:
il
lavoro
unicamente
il
lavoro
sarà
l
'
orgoglio
supremo
dell
'
uomo
.
Le
grandi
manifestazioni
della
vita
saranno
manifestazioni
collettive
e
come
il
pensiero
è
opera
di
miliardi
di
cellule
cerebrali
,
ciascuna
delle
quali
isolata
non
è
buona
a
nulla
,
così
pure
la
civiltà
tutta
quanta
nel
pensiero
,
nel
sentimento
,
nell
'
azione
sarà
l
'
opera
della
folla
.
Nella
folla
,
adunque
,
è
la
salute
del
mondo
!
CAPITOLO
III
.
LA
FOLLA
E
LA
STATICA
DELLA
PSICHE
Qua
e
là
,
nelle
pagine
che
scriviamo
e
che
andremo
scrivendo
,
ci
è
occorso
e
ci
occorrerà
di
parlare
della
statica
e
della
dinamica
della
psiche
:
è
d
'
uopo
lumeggiare
il
valore
di
questi
termini
,
prima
che
ce
ne
occupiamo
di
proposito
.
Statica
e
dinamica
psichica
sono
due
concezioni
e
due
denominazioni
che
appartengono
al
più
illustre
,
forse
,
dei
psicologi
italiani
,
al
professore
Sergi
,
e
,
con
le
quali
,
egli
denota
il
pensiero
ed
il
sentimento
«
Le
idee
egli
diceva
nella
sua
opera
per
l
'
educazione
del
carattere
appartengono
alle
forme
rappresentive
della
funzione
psichica
;
possono
essere
più
o
meno
semplici
o
complesse
;
possono
formare
un
nucleo
intorno
a
cui
se
ne
aggruppano
altre
accessorie
od
essere
soltanto
accessorie
:
possono
formare
in
numero
grandissimo
un
ordinamento
scientifico
ed
un
'
invenzione
sì
artistica
che
meccanica
.
Ma
esse
non
ànno
forza
d
'
espansione
:
si
potrebbe
dire
che
rappresentano
la
statica
della
psiche
;
e
si
può
affermare
che
nessun
movimento
volontario
avverrebbe
se
dovesse
rimanere
nella
pura
regione
delle
idee
o
delle
forme
rappresentative
.
La
dinamica
,
in
vece
,
della
psiche
è
rappresentata
dai
sentimenti
:
in
essi
sta
la
forza
d
'
espansione
,
in
vano
cercata
nelle
nostre
idee
:
e
in
questa
espansione
essa
spinge
all
'
azione
,
benché
la
forza
d
'
espansione
non
sia
sempre
visibile
ed
apparente
secondo
l
'
energia
da
cui
è
fornita
»
*
.
E
così
è
,
adunque
,
che
statica
della
psiche
vuol
dire
pensiero
,
dinamica
,
sentimento
e
che
,
come
esiste
una
statica
ed
una
dinamica
per
l
'
individuo
,
esiste
,
del
pari
,
per
la
folla
:
e
di
queste
due
condizioni
ci
occuperemo
per
rispetto
alla
forma
psichica
della
folla
,
nella
sua
forma
indifferenziata
.
Noi
tracciammo
,
in
vero
,
i
due
momenti
più
culminanti
del
pensiero
e
del
sentimento
nella
folla
,
riassumendoli
nella
legge
:
la
folla
diffonde
ed
integra
il
pensiero
,
assomma
il
sentimento
;
ma
,
allora
,
noi
non
guardavamo
che
specialmente
l
'
opera
,
la
funzione
della
folla
per
rispetto
al
pensiero
e
all
'
azione
,
rimaneva
,
poi
da
tracciare
la
legge
che
presiede
al
sentimento
e
al
pensiero
,
come
motori
dell
'
azione
:
ossia
studiare
pensiero
e
sentimenti
per
riguardo
al
carattere
della
folla
.
Cominciamo
dal
pensiero
.
La
memoria
è
uno
dei
fatti
della
psiche
consistente
nella
facoltà
di
poter
riconoscere
,
risvegliare
e
far
rivivere
le
percezioni
del
mondo
esterno
,
una
volta
che
sieno
giunte
al
nostro
sistema
nervoso
e
vi
si
sieno
impresse
,
*
al
pari
di
un
cilindro
fonografico
,
di
cui
si
può
,
a
volontà
,
rievocare
le
impressioni
.
Ora
,
non
vi
è
dubbio
che
ognuno
porta
sviluppato
entro
di
sé
,
nel
proprio
sistema
nervoso
,
tale
attitudine
a
conservare
e
a
riprodurre
le
immagini
;
lo
sviluppo
della
specie
è
sempre
legato
a
tale
condizione
e
,
nel
rinforzarsi
e
trasmettersi
della
memoria
,
è
consistita
sempre
la
selezione
umana
,
e
,
diciamolo
più
largamente
,
della
razza
.
Nella
lotta
traverso
i
tempi
,
quelle
forme
animali
che
meglio
poterono
ricevere
,
conservare
e
richiamare
le
impressioni
del
mondo
esterno
,
accompagnate
con
il
senso
di
piacere
o
di
dolore
,
furono
quelle
che
meglio
,
poterono
garentirsi
dalle
influenze
nocive
dell
'
ambiente
.
Quel
tale
fatto
,
congiunto
con
l
'
esperienze
di
dolore
o
di
piacere
,
si
presentò
alla
mente
nel
momento
delle
ulteriori
esperienze
e
influì
sulla
condotta
dell
'
individuo
.
In
questa
maniera
la
memoria
psichica
agì
traverso
i
secoli
.
Ma
la
memoria
,
se
,
in
parte
,
esiste
come
predisposizione
,
come
istinto
,
in
noi
;
dall
'
altra
,
è
oggetto
di
lunga
educazione
:
vi
è
,
in
somma
,
nella
memoria
una
parte
trasmessa
ed
un
'
altra
acquisita
dall
'
individuo
:
l
'
educazione
che
altro
è
,
se
non
una
fissazione
ed
una
rievocazione
perenne
di
percezioni
e
di
sentimenti
?
La
scrittura
non
è
altro
che
una
rievocazione
di
esperienze
proprie
od
altrui
,
le
quali
sarebbero
dovute
andare
disperse
od
essere
affidate
ad
altri
mezzi
meno
efficaci
.
La
scrittura
,
però
,
nella
storia
dell
'
umanità
è
un
fatto
recente
:
dividendo
l
'
incivilimento
,
a
seconda
dei
fattori
che
lo
promuovono
,
in
fattori
sociali
e
storici
,
la
scrittura
appartiene
a
quest
'
ultimo
,
anzi
lo
determina
.
La
folla
indifferenziata
è
,
per
tale
riguardo
,
folla
atavica
,
essa
non
conosce
in
gran
parte
questo
mezzo
ausiliario
della
memoria
:
gli
avvenimenti
,
per
lei
,
non
sono
affidati
che
alla
sola
facoltà
memnonica
ond
'
è
che
sono
labili
e
non
vivono
che
per
una
o
due
generazioni
.
L
'
oblio
sommerge
ben
presto
il
ricordo
d
'
ogni
cosa
e
ne
restano
solo
delle
notizie
frammentarie
,
come
di
una
città
distrutta
,
dopo
lungo
volger
di
secoli
,
non
restano
che
semplici
vestigia
.
La
folla
primigenia
si
rassomiglia
,
per
il
rapporto
della
memoria
,
a
quei
selvaggi
presso
i
quali
,
d
'
una
esplorazione
europea
,
avvenimento
,
per
loro
di
certo
,
capitale
,
dopo
settanta
anni
non
rimaneva
nessun
ricordo
.
Io
ò
potuto
,
vivendo
in
campagna
fra
'
contadini
,
esperimentare
che
,
di
molti
avvenimenti
,
sorvive
solo
il
nome
ed
il
ricordo
,
privo
d
'
un
contenuto
stabile
e
circostanziato
:
vero
fenomeno
di
sopravvivenza
.
In
campagna
,
ogni
luogo
à
un
nome
,
che
derivò
da
un
avvenimento
:
una
persona
uccisa
,
un
uomo
od
un
animale
caduto
,
un
nome
un
po
'
strano
di
persona
che
vi
abitò
ecc
.
,
or
bene
il
ricordo
dell
'
avvenimento
è
più
vivo
fra
la
classe
comoda
d
'
un
dato
paese
che
fra
la
misera
.
Segno
che
la
memoria
,
abbandonata
a
sé
stessa
nelle
forme
basse
di
folla
,
è
più
labile
che
nelle
alte
:
questo
risponde
bene
a
quell
'
educazione
della
memoria
di
cui
parlavo
poco
fa
.
La
folla
,
inoltre
,
conserva
simile
in
ciò
all
'
individuo
di
preferenza
,
memoria
di
certi
dati
avvenimenti
;
à
peculiare
elezione
per
quei
fatti
che
la
toccano
e
la
commovono
vivamente
,
dei
quali
solamente
conserva
il
ricordo
,
che
poi
diventa
evanescente
.
Possiamo
,
anzi
,
stabilire
in
certo
qual
modo
che
quanto
più
una
folla
à
ricordi
di
fatti
e
di
interessi
ideali
,
tanto
più
essa
è
una
forma
evoluta
di
folla
.
Io
ò
spesso
cercato
,
fra
'
contadini
del
cosentino
,
di
sapere
quali
avvenimenti
del
nostro
secolo
erano
presenti
,
ancora
,
alla
loro
memoria
e
di
fare
,
poi
,
il
confronto
se
la
memoria
degli
avvenimenti
è
più
viva
in
città
od
in
campagna
.
Fra
gli
avvenimenti
del
nostro
secolo
,
ho
trovato
che
alcuni
,
in
città
,
sono
completamente
obliati
:
ad
esempio
,
l
'
invasione
dei
francesi
al
tempo
della
repubblica
partenopea
e
la
venuta
del
cardinale
Ruffo
:
nelle
campagne
il
ricordo
n
'
è
ancor
vivo
nella
generazione
vecchia
,
ch
'
è
quella
succeduta
alla
generazione
che
prese
parte
agli
avvenimenti
;
ma
la
generazione
presente
,
ch
'
è
la
terza
,
a
contare
da
quella
,
non
ne
à
memoria
.
Bisogna
,
però
,
osservare
che
le
città
,
in
genere
,
erano
giacobine
e
che
,
in
quasi
tutte
,
i
francesi
venivano
accolti
come
liberatori
;
le
campagne
al
contrario
erano
sanfediste
,
e
,
tra
esse
e
gli
eserciti
dei
sanculotti
,
si
impegnarono
lotte
sanguinose
:
sicché
per
le
campagne
quegli
avvenimenti
esercitarono
un
'
impressione
più
profonda
,
mettendo
da
banda
che
,
in
campagna
,
l
'
onda
degli
avvenimenti
non
è
così
incalzante
come
in
città
.
Di
tutto
quel
vasto
ed
agitato
periodo
che
precede
e
tien
dietro
la
venuta
del
cardinale
Ruffo
,
in
città
,
tra
la
plebe
,
non
ò
trovato
che
un
solo
ricordo
,
ma
privo
di
contenuto
,
che
,
cioè
,
ci
era
l
'
albero
della
libertà
,
ma
nessuno
à
mai
saputo
dirmi
altro
.
La
carboneria
,
in
Calabria
,
esercitò
grande
influsso
,
più
nei
paesi
che
nella
città
;
ebbene
,
di
questa
io
ò
trovato
,
quasi
vivo
,
il
ricordo
in
campagna
,
spento
in
città
.
Ho
potuto
vedere
che
gli
avvenimenti
dei
primi
anni
del
secolo
nostro
:
venuta
dei
francesi
,
sanfedismo
,
tremuoti
,
rivoluzione
del
48
,
sono
più
vivi
degli
avvenimenti
del
60
,
che
sono
di
tanto
più
recenti
;
ma
gli
è
che
la
rivoluzione
italiana
non
commosse
le
nostre
plebi
,
che
mediocremente
e
perciò
il
ricordo
è
quasi
svanito
,
mentre
gli
altri
avvenimenti
,
benché
più
lontani
,
sono
più
vivi
nell
'
animo
.
Io
ò
voluto
,
inoltre
,
studiare
,
in
mezzo
al
contado
,
se
esiste
il
ricordo
del
medio
evo
e
dell
'
evo
antico
,
appunto
per
rifermare
la
legge
della
memoria
nella
folla
;
ed
ò
trovato
che
,
in
contado
od
in
città
,
non
esiste
ricordo
d
'
avvenimenti
antichi
o
medioevali
,
tranne
che
in
simboli
di
sopravvivenza
.
È
curioso
che
,
mentre
la
nostra
vita
sociale
è
ancora
tutto
feudale
e
me
ne
occuperò
in
un
saggio
sul
carattere
del
mezzogiorno
in
Italia
,
il
ricordo
del
medio
evo
è
quasi
svanito
.
Epperò
il
Prof
.
Dorsa
,
scriveva
parlando
dei
calabresi
:
«
Essi
subirono
,
in
questo
fatto
,
la
sorte
di
tutti
i
popoli
neolatini
,
meno
forse
i
rumeni
:
il
medio
evo
gli
scisse
violentemente
da
'
loro
padri
,
dei
quali
seppellì
nell
'
oblio
i
miti
e
gli
eroi
popolari
»
*
.
Ora
,
esaminando
,
minuziosamente
,
questo
patrimonio
intellettivo
del
popolo
calabrese
,
a
me
pare
ch
'
esso
compongasi
di
tradizioni
diverse
mescolate
e
confuse
,
ma
che
si
ricollegano
quasi
tutte
al
medio
evo
,
l
'
evo
antico
essendo
scomparso
.
Esse
sono
però
ricordi
staccati
,
confusi
:
i
fatti
storici
sono
scomparsi
ed
è
rimasto
,
invece
,
la
superstruttura
ideale
.
I
cicli
intellettivi
possono
,
così
,
rappresentarsi
come
tanti
cerchi
che
s
'
intersecano
in
tanti
punti
,
formando
un
unico
contenuto
.
Abbiamo
un
vasto
ciclo
di
novelle
fantasiose
,
le
rumanze
,
delle
quali
,
il
Prof
.
Dorsa
diceva
:
«
le
leggende
calabresi
dette
rumanze
sono
ramificazioni
della
poesia
romanzesca
:
novelle
fantastiche
,
con
le
indispensabili
figure
dell
'
orco
,
del
mago
,
del
nano
,
ond
'
è
che
rimontano
alle
origini
di
quella
.
Sono
in
prosa
com
'
erano
i
vecchi
poemi
romanzeschi
,
e
come
continuano
a
vivere
a
'
tempi
nostri
i
Reali
di
Fra
ncia
e
Guerin
Meschino
»
.
La
critica
à
trovato
l
'
origine
di
questa
*
letteratura
romanza
nella
fantasiosa
letteratura
araba
e
di
cui
le
mille
e
una
notte
sono
il
più
bello
esempio
.
Io
credo
che
a
noi
sia
giunto
l
'
eco
di
tale
letteratura
popolare
per
mezzo
delle
invasioni
arabe
e
credo
averne
trovato
un
segno
in
questo
fatto
che
tutti
gli
avvenimenti
,
che
costituiscono
il
contenuto
di
queste
«
rumanze
»
,
si
svolgono
in
Ispagna
o
in
Portogallo
,
sedi
primitive
degli
arabi
,
che
di
là
passarono
fra
noi
.
Accanto
a
questo
ciclo
di
leggende
arabe
,
vi
è
quello
celto
delle
fate
o
latino
dell
'
orco
,
mescolati
e
confusi
,
dove
rivivono
ancora
il
mammarutu
,
il
mommu
,
il
pappu
ecc
.
che
sono
il
mormon
,
il
pappos
,
pappus
ecc
.
dei
greci
e
dei
romani
*
.
Un
ciclo
d
'
una
certa
importanza
è
costituito
dalle
avventure
di
Iugale
,
la
nostra
maschera
,
ch
'
è
il
Giugà
dei
siciliani
e
di
cui
il
mito
vive
nei
racconti
indiani
*
.
Altro
ciclo
di
non
minore
importanza
ci
viene
dalla
prima
tradizione
cristiana
,
una
specie
di
evangelo
popolare
di
Gesù
e
dei
dodici
apostoli
,
nel
loro
cammino
terrestre
così
immagina
la
leggenda
popolare
calabrese
e
nella
quale
campeggiano
Gesù
e
S
.
Pietro
,
tipo
di
egoista
,
incredulo
,
di
mente
corta
ed
in
questo
la
leggenda
non
si
sbaglia
.
Al
ciclo
religioso
cristiano
appartiene
la
leggenda
dell
'
ebreo
errante
,
che
cammina
sempre
,
e
d
'
un
altro
personaggio
detto
Marco
che
,
vuol
la
leggenda
,
tirò
a
Gesù
uno
schiaffo
ed
è
condannato
a
dondolare
eternamente
il
braccio
.
Curioso
è
vedere
come
,
talora
,
prevalga
una
interpetrazione
mistica
ed
ignorante
di
certe
parole
dell
'
evangelo
e
come
su
di
esse
la
fantasia
popolare
abbia
creato
una
leggenda
.
Così
le
parole
:
secula
seculorum
,
che
trovansi
spesso
nel
linguaggio
chiesastico
,
nella
leggenda
popolare
sono
un
marito
ed
una
m
oglie
la
Filomene
e
Bauci
del
cristianesimo
che
ospitarono
Gesù
,
nel
suo
apostolato
terreno
,
e
a
cui
fu
concessa
lunga
vita
rallegrata
d
'
un
amore
,
che
non
conosce
fine
:
creazione
gentile
quant
'
altro
mai
,
che
sia
uscita
dalla
fantasia
popolare
!
D
'
origine
,
schiettamente
,
medioevale
sono
un
non
piccolo
ciclo
di
fatti
,
di
romanze
e
di
superstizioni
di
streghe
,
di
fattucchiere
,
di
tregende
,
attorno
al
noce
di
Benevento
.
La
cupa
fantasia
medioevale
dei
demoni
che
fornicano
con
gli
uomini
,
è
ancora
viva
.
Il
ricordo
dei
maghi
famosi
quali
Rutilio
e
Pietro
Barliario
detto
dal
volgo
Pietro
Baialardo
,
si
ritrova
ancora
con
la
sagace
nocella
di
lui
che
fu
impigliato
,
in
una
reta
da
una
donna
traditrice
,
che
gli
avea
rubato
il
libro
delle
magie
.
I
ricordi
macabri
del
più
fitto
medio
evo
rivivono
ancora
ed
io
ò
ritrovato
in
parecchi
villaggi
la
storia
dei
morti
che
,
di
notte
,
scoperchiano
le
tombe
ed
escono
in
processione
,
cantando
.
Vivono
ancora
i
lupi
manari
,
la
credenza
dei
sogni
,
i
paladini
:
di
questi
in
verità
sussiste
solo
il
nome
ed
un
vago
ricordo
.
Dall
'
oriente
credo
che
sopravviva
ancora
una
conoscenza
empirica
dell
'
agricoltura
e
di
certi
dati
astronomici
:
i
contadini
distinguono
nel
cielo
certi
astri
che
servono
loro
di
guida
:
un
gruppo
di
stelle
dette
pullara
,
da
polloi
molti
:
triali
da
tres
,
tre
;
la
stella
boara
,
che
indica
l
'
ora
nella
quale
bisogna
pensare
al
governo
dei
bovi
;
la
stella
mattutina
che
precede
l
'
alba
;
ed
,
in
fine
,
un
altro
gruppo
di
cinque
stelle
di
cui
tre
avanti
,
un
'
altra
dopo
con
una
stella
più
piccola
a
lato
.
Sono
queste
stelle
,
nella
immaginazione
della
povera
gente
,
un
quadro
della
vita
sua
d
'
ogni
giorno
:
le
stelle
dinanzi
sono
il
bue
con
il
boaro
e
la
moglie
e
la
stella
piccola
è
una
figlioletta
che
vien
dietro
e
li
segue
a
stento
.
Dalle
prime
civiltà
ci
è
del
pari
derivato
una
larga
conoscenza
dell
'
erbe
e
dei
loro
rimedii
è
il
primo
empirismo
medico
che
vive
ancora
e
che
costituisce
tutta
la
tradizione
scientifica
popolare
.
Tal
'
è
la
psiche
popolare
,
nella
sua
forma
statica
,
in
mezzo
ad
una
folla
che
,
per
molte
condizioni
di
tempo
e
di
fatti
,
rimase
in
uno
stadio
primitivo
ed
arretrato
di
mente
e
di
sviluppo
;
nella
quale
prevalgono
ancora
le
doti
primitive
delle
folle
:
il
porgere
facile
orecchio
allo
strano
ed
al
meraviglioso
,
la
credenza
nel
miracolo
,
nell
'
occultismo
,
nella
negromanzia
;
la
possibile
predizione
del
futuro
;
il
senso
di
meraviglia
scarso
o
mancante
e
poi
un
misoneismo
cieco
ed
ostinato
*
.
Queste
doti
,
così
proprie
delle
popolazioni
selvaggie
o
poco
civili
,
rivivono
,
ancora
,
fra
le
forme
più
basse
di
folle
,
ma
sono
confessiamolo
a
nostro
conforto
un
atavismo
che
scompare
.
La
tradizione
greco
romana
e
medioevale
va
,
ogni
giorno
,
dileguandosi
e
al
vecchio
contadino
subentra
il
nuovo
più
sveglio
,
più
colto
,
che
à
visitato
paesi
nuovi
,
cui
duole
quel
resto
di
vassallaggio
medio
evale
.
Il
vecchio
contadino
nato
e
vissuto
nel
luogo
che
l
'
à
visto
nascere
è
ancora
vestito
alla
spagnuola
con
i
calzoni
corti
,
le
brache
,
la
giacca
di
lana
nera
e
le
svolte
colorate
,
con
l
'
antico
cappello
a
cono
,
con
i
capelli
corti
,
tranne
un
sol
ciuffo
e
la
barba
rasa
.
È
il
servo
del
medio
evo
che
ancora
rivive
,
attaccato
alla
corvée
,
cerimonioso
,
che
vuole
ancora
baciarvi
le
mani
,
che
porta
,
nel
viso
e
nella
tonsura
del
capo
,
i
segni
della
sua
bassezza
:
quello
che
gli
è
succeduto
,
porta
,
lentamente
,
i
segni
dell
'
uomo
nuovo
la
coscienza
umana
dentro
di
sé
,
quel
senso
di
nobile
alterezza
che
forma
la
dote
più
bella
dei
popoli
,
davvero
,
civili
:
uomo
colto
,
gentile
,
con
la
coscienza
di
non
essere
né
di
meno
,
né
di
più
d
'
un
altro
,
ma
utile
al
consorzio
umano
al
pari
d
'
ogni
altro
:
quest
'
è
la
coscienza
nuova
che
va
sorgendo
;
cambiata
,
così
,
la
pluralità
delle
coscienze
,
la
folla
avrà
una
statica
psichica
diversa
,
così
come
noi
la
scorgiamo
ne
'
popoli
di
altri
paesi
:
ad
ogni
modo
,
questo
ci
permette
di
enunciare
la
legge
che
regola
la
statica
psichica
.
Questa
è
:
il
pensiero
d
'
una
folla
bassa
è
fatto
dalle
idee
e
da
'
concetti
d
'
altri
uomini
e
d
'
altri
tempi
,
stratificato
non
in
modo
successivo
,
ma
caotico
e
confuso
,
come
un
terreno
geologico
che
gli
avvenimenti
tellurici
sconvolsero
.
Così
è
della
mente
:
il
vecchio
e
il
nuovo
si
trovano
insieme
senza
limiti
fissi
,
ma
mescolati
in
una
sola
concezione
.
Gettare
nel
mare
dell
'
oblio
il
vecchio
,
innestarvi
il
nuovo
,
vivere
di
questo
solo
:
è
il
progresso
d
'
una
mente
che
sente
la
voce
del
proprio
tempo
,
d
'
una
mente
davvero
moderna
:
verso
questa
meta
ideale
si
muove
la
psiche
dell
'
individuo
,
come
quella
della
folla
,
aiutata
dalle
vicende
dei
tempi
e
dalla
coltura
,
ostacolata
,
talora
,
da
'
più
strani
ed
interessati
pregiudizii
.
CAPITOLO
IV
.
FOLLA
E
DINAMICA
DELLA
PSICHE
La
folla
à
una
dinamica
psichica
,
à
,
cioè
,
i
sentimenti
e
le
emozioni
i
quali
sono
i
veri
propulsori
,
le
spinte
dell
'
azione
.
La
dinamica
,
ossia
il
complesso
delle
emozioni
e
dei
sentimenti
,
è
l
'
elica
della
nave
,
laddove
la
bussola
n
'
è
rappresentata
dal
pensiero
e
pensiero
e
sentimento
formano
,
in
ultimo
,
il
carattere
.
Le
folle
ànno
,
come
gli
individui
,
un
'
evoluzione
del
sentimento
,
simile
a
quella
della
specie
e
,
come
quella
,
fatta
dal
nascere
e
dallo
svolgersi
di
due
sentimenti
coevi
:
egoismo
ed
altruismo
che
sono
la
sorgente
di
svariate
emozioni
.
Ma
,
benché
questi
due
sentimenti
sieno
coevi
,
ch
'
è
quanto
dire
che
sorgono
e
sono
contenuti
nelle
forme
più
basse
del
mondo
organico
,
pure
la
loro
evoluzione
non
è
parallela
.
Se
noi
volessimo
disporre
in
forma
schematica
i
sentimenti
,
dalle
forme
organizzate
più
basse
,
risalendo
alle
più
alte
,
come
à
fatto
la
psicologia
comparata
,
troveremmo
che
,
in
basso
e
per
un
tratto
ancora
,
è
il
sentimento
egoistico
che
prevale
,
laddove
in
alto
prevale
l
'
altruismo
.
In
molti
animali
il
sentimento
altruistico
si
restringe
alle
funzioni
della
generazione
come
è
d
'
alcuni
insetti
che
muoiono
non
appena
compiuto
l
'
atto
di
amore
;
più
su
ancora
,
l
'
altruismo
si
allarga
nel
sentimento
della
maternità
,
esteso
al
periodo
nel
quale
la
prole
non
può
provvedere
a
sé
stessa
o
gli
sorge
accanto
il
sentimento
d
'
amore
come
nelle
colombe
,
nelle
tortore
ecc
.
Ma
,
per
trovare
il
sentimento
sociale
ch
'
è
fortemente
altruista
,
bisogna
arrivare
ad
alcune
specie
evolute
,
come
insetti
,
formiche
,
api
;
ad
alcuni
uccelli
,
viventi
a
stormo
,
per
salire
fino
agli
antropoidi
ed
all
'
uomo
.
Nelle
società
umane
l
'
altruismo
s
'
intensifica
e
si
allarga
nell
'
amore
dei
figli
,
dei
parenti
,
dei
proprii
simili
e
dell
'
evoluzione
e
dell
'
altezza
di
queste
diverse
forme
di
emozioni
filiali
,
parentali
e
sociali
ci
serviamo
per
misurare
il
progresso
d
'
una
data
società
.
Lo
stesso
cammino
,
dall
'
egoismo
all
'
altruismo
,
vien
percorso
dall
'
individuo
nel
suo
primo
e
posteriore
sviluppo
della
psiche
:
di
fatti
,
è
noto
,
come
il
bambino
riceve
,
nei
primi
anni
,
continui
eccitamenti
che
partono
dalla
periferia
del
proprio
corpo
e
vanno
sino
al
cervello
e
al
midollo
spinale
,
costituendo
il
senso
cenestesico
,
onde
egli
è
sempre
impressionato
di
sé
ed
è
egoista
.
Poco
a
poco
,
queste
continue
eccitazioni
non
vengono
più
avvertite
per
la
legge
degli
stimoli
persistenti
e
simili
,
invece
,
arrivano
,
di
continuo
,
eccitamenti
del
mondo
esterno
:
è
questo
il
periodo
nel
quale
si
completa
la
psiche
e
si
sviluppano
i
sentimenti
altruistici
.
Possono
alcuni
,
per
un
difetto
di
sviluppo
della
psiche
,
non
sentire
che
i
soli
sentimenti
egoistici
e
son
quelli
che
la
scienza
à
chiamati
egotisti
,
mancanti
cioè
del
sentimento
altruistico
per
difettoso
sviluppo
,
per
mancata
educazione
del
sentimento
altruistico
*
.
Le
folle
che
sono
,
come
dicemmo
,
delle
stratificazioni
sociali
,
vanno
soggette
a
questi
graduali
sviluppi
dall
'
egoismo
all
'
altruismo
:
onde
le
folle
basse
,
indifferenziate
sono
egoiste
:
le
alte
,
le
colte
,
le
differenziate
,
altruiste
.
Continuando
i
nostri
studii
del
sentimento
,
pigliando
a
soggetto
le
folle
indifferenziate
più
basse
e
meno
evolute
,
quali
sono
le
plebi
contadinesche
nel
mezzogiorno
d
'
Italia
,
io
ò
potuto
fare
le
seguenti
osservazioni
:
il
sentimento
filiale
è
molto
sviluppato
,
sotto
tal
punto
io
non
ò
trovato
differenza
tra
le
folle
alte
e
le
basse
,
invece
è
scarsissimo
il
sentimento
parentale
e
cioè
verso
i
fratelli
,
verso
i
genitori
e
così
via
via
e
l
'
esempio
di
genitori
abbandonati
nella
vecchiaia
è
frequentissimo
.
Il
sentimento
dell
'
amicizia
è
così
scarso
,
che
credo
quasi
non
esista
:
ricercando
nei
proverbi
,
che
sono
la
sapienza
e
la
psiche
d
'
un
popolo
cristallizzato
,
ò
trovato
non
un
solo
proverbio
che
parli
dell
'
amicizia
;
vi
è
uno
nel
quale
l
'
egoismo
più
assoluto
vi
è
contenuto
e
dice
così
:
i
migliori
amici
e
i
migliori
parenti
sono
i
belli
tarì
(
moneta
antica
)
con
le
ali
bianche
.
Ora
,
questo
scarso
sentimento
di
amicizia
costituisce
un
ostacolo
grande
ad
unirsi
e
ad
organizzarsi
per
qualunque
scopo
.
E
perciò
l
'
uomo
plebeo
è
diffidente
,
astuto
,
menzognero
,
poco
curante
della
promessa
,
cioè
fornito
di
tutte
le
qualità
antisociali
.
Uno
dei
sentimenti
sociali
è
,
certamente
,
il
sentimento
religioso
:
ma
esso
,
nel
contadino
,
è
un
vero
feticismo
,
mancante
di
ogni
sana
idealità
.
Il
contadino
si
rassomiglia
,
in
ciò
,
molto
col
selvaggio
e
con
popoli
nei
quali
il
sentimento
religioso
è
il
riflesso
d
'
una
società
barbara
.
La
criminalità
,
in
Calabria
,
si
è
ammantata
lungo
tempo
con
sentimenti
religiosi
:
i
banditi
portavano
il
tradizionale
abitino
della
Madonna
del
Carmine
e
pregavano
in
momenti
di
imprese
arrischiate
e
pieni
di
pericoli
.
Al
tempo
della
Santa
Fede
i
briganti
furono
tutti
sanfedisti
;
in
altri
termini
,
come
,
nell
'
olimpo
greco
,
quella
società
,
per
alcuni
rispetti
,
inferiore
e
barbara
si
rispecchiava
nei
suoi
dei
,
così
,
presso
le
folle
basse
,
il
sentimento
religioso
rispecchia
le
condizioni
morali
inferiori
d
'
un
popolo
.
Connesse
con
i
sentimenti
sono
l
'
emozioni
,
che
affatigano
l
'
animo
collettivo
al
pari
dell
'
animo
individuale
e
presentano
una
variabilità
in
intensità
e
squisitezza
che
sale
dalle
forme
basse
di
folle
alle
forme
alte
e
si
riflette
nel
gusto
estetico
,
vario
,
differente
,
così
plebeo
in
basso
,
per
quanto
delicato
e
gentile
in
alto
.
Eppure
,
in
mezzo
a
questa
sentimentalità
bassa
,
vi
è
talora
una
squisitezza
ed
una
morbidezza
di
sentimento
,
da
farla
credere
uscita
,
non
da
una
folla
inferiore
,
ma
dall
'
animo
del
più
gentile
dei
poeti
.
L
'
animo
umano
,
per
quanto
perverso
,
non
lo
è
mai
del
tutto
e
porta
sempre
qualche
cosa
che
compensi
il
male
,
anche
i
grandi
delinquenti
ànno
,
nel
loro
cuore
,
qualche
lato
gentile
,
pietoso
,
pieno
d
'
affetto
che
commove
;
un
animo
eternamente
cattivo
,
senza
un
lampo
solo
di
bontà
,
non
si
trova
in
natura
.
Del
pari
è
la
psiche
popolare
:
io
ò
avuto
agio
di
sorprendere
una
ricamatura
ideale
e
passionata
intorno
ad
un
nudo
fatto
di
cronaca
d
'
una
povera
suicida
:
una
povera
traviata
,
ravveduta
,
vinta
dall
'
amore
d
'
un
uomo
,
la
quale
si
suicidò
,
pochi
mesi
dopo
,
per
la
morte
della
persona
amata
.
In
un
giornale
,
esaminando
il
fatto
dal
punto
di
vista
dell
'
animo
della
folla
,
io
scrivevo
così
:
«
È
vera
o
falsa
questa
tela
di
dolori
?
chi
lo
sa
!
il
fatto
vero
è
che
essa
corre
pietosa
così
,
come
l
'
ò
gettata
su
questo
foglio
,
per
la
bocca
del
popolo
,
il
quale
à
voluto
ed
à
saputo
scrivere
,
in
questo
episodio
,
una
pagina
,
di
amore
e
di
dolore
insieme
,
della
propria
vita
:
come
il
Foscolo
,
nell
'
Ortis
,
scrisse
una
pagina
degli
sconforti
della
gioventù
del
suo
tempo
.
»
Da
questa
folla
inferiore
si
passa
,
per
gradi
,
alle
folle
alte
che
ànno
un
grande
contenuto
morale
.
Ebbene
,
dalle
une
alle
altre
,
attraverso
tutti
i
gradi
intermedii
,
vi
è
un
crescendo
dall
'
egoismo
all
'
altruismo
nella
dinamica
della
psiche
.
Paragonate
la
folla
indifferenziata
del
mezzogiorno
d
'
Italia
con
quelle
dell
'
Australia
,
delle
quali
Dario
Papa
*
parla
nell
'
intervista
con
«
una
bella
signora
»
e
voi
sentite
quanto
grande
ne
sia
la
differenza
.
Penetrate
addentro
la
psiche
collettiva
di
quella
folla
e
voi
troverete
che
,
se
nel
pensiero
esse
sono
,
dinanzi
alle
folle
colte
di
là
,
sull
'
ultimo
gradino
della
scala
,
nel
sentimento
loro
prevale
l
'
altruismo
sull
'
egoismo
.
Non
una
sola
causa
che
meriti
la
pietà
,
l
'
appoggio
,
l
'
aiuto
che
non
trovi
,
nelle
folle
anglosassoni
,
una
corrente
di
simpatia
:
là
la
vita
si
svolge
s
ul
doppio
perno
dell
'
egoismo
che
si
completa
nell
'
altruismo
:
da
noi
,
invece
,
non
viviamo
che
di
semplice
e
puro
egoismo
e
chi
può
dire
di
quanto
danno
sia
questo
sentimento
così
chiuso
e
così
ignorante
?
Conchiudiamo
,
adunque
,
che
se
la
psiche
d
'
una
folla
,
nella
parte
statica
,
tenta
vivere
del
pensiero
del
proprio
tempo
;
nella
parte
dinamica
,
si
muove
verso
un
crescente
altruismo
o
se
volete
verso
l
'
ego
altruismo
,
ché
l
'
altruismo
puro
è
dote
di
pochi
eletti
e
,
solo
in
casi
rari
,
delle
folle
;
ma
,
sia
pure
così
,
non
deve
a
questo
sentimento
l
'
umanità
quanto
di
nobile
,
di
grande
,
di
generoso
esiste
sulla
terra
?
ed
è
questo
poco
forse
?
Ed
ora
veniamo
al
carattere
della
folla
.
L
'
uomo
non
è
individuo
isolato
,
egli
vive
in
un
mezzo
,
in
un
ambiente
,
in
qualcosa
che
lo
circonda
che
agisce
su
di
lui
,
procurandone
una
costante
reazione
.
La
vita
,
da
qualunque
punto
la
si
guardi
,
dal
lato
biologico
o
psichico
,
sociale
o
storico
,
è
una
reazione
all
'
ambiente
sia
esso
fisico
o
sociale
,
che
circonda
l
'
individuo
,
ed
è
reazione
con
adattamento
,
onde
lo
Spencer
diceva
la
vita
essere
un
continuo
adattamento
delle
condizioni
interne
all
'
esterno
.
Tralasciamo
l
'
adattamento
dell
'
organismo
all
'
ambiente
e
guardiamo
,
invece
,
l
'
adattamento
delle
psiche
alle
altre
che
lo
circondano
,
al
clima
,
cioè
,
storico
sociale
,
che
costituisce
quello
che
noi
,
in
senso
lato
,
diciamo
carattere
.
Ora
la
psiche
individuale
non
è
qualcosa
di
semplice
,
essa
è
estremamente
complessa
ed
è
fatta
di
molti
stati
di
coscienza
,
che
tendono
a
comporsi
in
unità
e
dei
quali
alcuni
rinnovellansi
,
altri
vanno
dispersi
nell
'
oblio
.
Ma
,
sebbene
questa
sia
la
tendenza
della
psiche
,
raramente
avviene
che
gli
stati
di
coscienza
,
perdendo
quel
non
so
che
di
vago
e
di
fluttuante
che
portano
seco
,
costituiscano
un
'
unità
che
si
evolva
e
si
rinnovelli
di
continuo
e
lentamente
in
modo
che
il
nuovo
stabilmente
s
'
innesti
sull
'
antico
e
la
parte
avventizia
sull
'
acquisita
.
In
una
psiche
così
fortemente
organizzata
,
le
reazioni
all
'
ambiente
esterno
sono
somiglianti
cioè
come
dirette
da
un
solo
sentimento
ed
inspirate
ad
un
fine
solo
,
fine
e
sentimento
che
,
quando
sono
normali
,
fanno
a
noi
dire
che
quella
tale
persona
è
di
carattere
.
Il
Sergi
,
che
s
'
è
occupato
più
volte
del
carattere
,
così
diceva
:
«
carattere
vuol
dire
,
nella
sua
significazione
letterale
,
qualche
cosa
d
'
impresso
,
che
rimane
costante
,
perciò
,
e
invariabile
,
come
suggello
;
e
si
riferisce
al
modo
di
operare
nella
contigenza
della
vita
,
come
una
norma
per
ogni
uomo
,
dati
motivi
,
più
o
meno
,
veri
e
diversi
;
è
qualche
cosa
sulla
vita
attiva
d
'
ogni
individuo
,
la
quale
nelle
circostanze
difficili
e
gravi
,
è
stimata
come
una
qualità
preziosa
,
che
sicuramente
dirigerà
la
condotta
senza
cedere
o
piegare
davanti
a
esigenze
che
possono
far
deviare
dalla
via
buona
ed
onesta
»
.
Parlando
della
folla
,
non
possiamo
dire
ch
'
essa
abbia
sempre
carattere
,
nel
senso
detto
,
dianzi
,
di
norma
unica
,
direttiva
,
volta
al
bene
;
il
carattere
è
guidato
dal
sentimento
ed
illuminato
dal
pensiero
,
ora
,
se
i
pensieri
e
il
sentimento
,
nella
folla
,
sono
inferiori
e
mutevoli
,
il
carattere
ch
'
è
la
risultante
della
psiche
e
delle
reazioni
del
mondo
esterno
,
non
può
essere
né
nobile
né
elevato
.
Nella
folla
,
adunque
,
carattere
,
nel
senso
stretto
della
parola
,
non
esiste
fino
a
che
essa
si
mantiene
in
condizioni
inferiori
di
vita
;
ma
compare
nelle
folle
alte
,
colte
,
nelle
quali
la
dinamica
e
la
statica
psichica
si
sono
elevate
a
quell
'
altezza
che
solo
le
folle
evolute
posseggono
.
Il
carattere
,
però
,
se
non
esiste
in
questa
forma
elevata
;
esiste
come
metodo
di
condotta
:
esso
anzi
è
,
come
dice
Sergi
,
un
organismo
che
si
viene
mano
mano
formando
e
che
va
dalla
forma
più
bassa
e
meno
determinate
alle
più
alte
,
più
determinate
e
più
stabili
;
né
è
opera
di
un
solo
individuo
,
ma
si
è
venuto
svolgendo
nella
razza
e
ciascuno
vi
à
collaborato
,
non
solo
educando
il
proprio
carattere
,
ma
influenzando
,
in
modo
diretto
ed
indiretto
,
quello
degli
altri
*
.
Vi
è
perciò
la
nota
ben
Sergi
nel
carattere
una
parte
fondamentale
ed
avventizia
,
sicché
,
quando
noi
ci
accingiamo
a
parlare
del
carattere
d
'
una
folla
,
noi
dobbiamo
valutare
la
parte
fondamentale
e
l
'
avventizia
e
,
solo
quando
troviamo
che
l
'
una
o
l
'
altra
manca
,
non
ci
possiamo
aspettare
più
carattere
elevato
,
ma
condotta
fluttuante
,
varia
,
non
diretta
ad
un
fine
sociale
.
CAPITOLO
V
.
GIOVINEZZA
E
SENILITÀ
DELLA
FOLLA
Le
folle
,
come
le
persone
,
hanno
i
periodi
di
giovinezza
e
di
senilità
.
Sia
che
si
considerino
due
folle
,
in
momenti
determinati
:
sia
che
se
ne
consideri
una
in
momenti
successivi
,
l
'
osservazione
d
'
una
giovinezza
e
d
'
una
senilità
della
folla
non
è
cosa
rara
o
difficile
.
Ora
,
la
diversità
della
folla
,
in
questi
due
momenti
che
segnano
la
pienezza
della
vita
ed
il
declinare
,
sta
tutta
nelle
qualità
psichiche
e
,
talora
,
nelle
qualità
somatiche
.
Noi
dicemmo
come
,
con
il
potere
politico
ed
economico
o
con
questo
solo
molte
famiglie
illustri
,
che
contano
lungo
volgere
di
ricchezza
e
di
gloria
,
trasmettono
spesso
la
degenerazione
della
razza
e
notammo
,
prendendola
dal
Loria
,
la
impressione
che
si
riceve
guardando
,
dispiegati
ai
propri
occhi
,
i
ritratti
di
tutto
un
casato
illustre
dal
più
antico
antenato
che
creò
la
gloria
della
famiglia
,
giù
giù
all
'
ultimo
discendente
.
Da
questa
scorsa
l
'
occhio
rimane
come
stanco
,
assistendo
ad
un
progressivo
scomparire
di
doti
superiori
e
ad
un
subentrare
,
in
loro
vece
,
di
note
degenerative
.
Queste
osservazioni
,
vere
per
una
famiglia
,
valgono
per
una
folla
:
quando
l
'
impero
romano
decadeva
,
le
genti
italiche
erano
meschine
,
sparute
,
piccole
.
Sotto
l
'
ancien
régime
la
degenerazione
avea
invaso
e
nobiltà
e
servi
:
né
potea
essere
diversamente
sotto
lo
stimolo
dell
'
ozio
in
alto
della
miseria
e
del
lavoro
eccessivo
in
basso
.
La
senilità
della
folla
è
determinata
da
due
fattori
,
uno
psico
somatico
e
l
'
altro
sociale
,
ch
'
è
quanto
dire
:
le
folle
invecchiano
o
per
aver
troppo
vissuto
o
per
circostanze
esterne
che
rendono
triste
l
'
ambiente
sociale
nel
quale
devono
svolgersi
.
Il
fattore
psico
somatico
,
lo
scadimento
della
razza
,
è
venuto
dopo
le
grandi
,
le
lunghe
civiltà
che
si
sono
succedute
,
dopo
essersi
innalzate
sino
al
fastigio
del
lusso
snervante
,
della
sensualità
raffinata
,
del
vizio
ammantato
del
bagliore
dell
'
arte
.
Così
sono
cadute
le
antiche
civiltà
orientali
,
così
è
caduta
Roma
;
così
cadrà
la
nostra
civiltà
.
Accanto
a
questa
degenerazione
che
attende
coloro
che
ànno
soverchiamente
goduto
;
quando
un
idealismo
forte
e
riparatore
non
abbia
agito
come
una
forza
di
preservazione
,
che
,
mancato
il
pungolo
del
bisogno
,
abbia
incitato
a
novelle
lotte
e
a
novelle
infuturazioni
;
accanto
a
questa
degenerazione
sibarita
e
sardapanalesca
,
vi
è
quella
che
deriva
da
un
forte
sopralavoro
psico
somatico
ed
è
dei
popoli
che
,
troppo
intellettualmente
,
vissero
e
che
sciuparono
in
qualche
impresa
,
soverchia
energia
e
sui
quali
il
lavoro
pesò
più
duramente
di
quanto
i
loro
omeri
avessero
potuto
sostenere
.
Avverrà
forse
così
dei
popoli
nordici
che
,
oggi
,
preparono
la
futura
civiltà
d
'
Europa
;
avverrà
,
forse
,
così
delle
Americhe
,
dove
la
vita
à
raggiunto
un
'
immensa
,
un
'
alta
pressione
;
avvenne
così
dei
comuni
italiani
che
sciuparono
nelle
lotte
interne
il
rigoglio
di
vita
.
All
'
infuori
di
queste
forme
di
degenerazione
psico
somatica
,
vi
è
quella
legata
al
clima
,
all
'
orografia
,
all
'
eccesso
o
al
difetto
di
nutrizione
,
a
tutto
quanto
l
'
ambiente
climatico
tellurico
che
agisce
,
innalzando
prima
,
l
'
indice
della
civiltà
e
poi
deprimendolo
.
In
grazia
di
ciò
,
le
prime
civiltà
furono
tropicali
o
quasi
,
il
clima
colligiano
fece
rifiorire
e
poi
spense
la
genialità
toscana
.
Ma
,
comunque
avvenga
,
la
senilità
è
un
lungo
periodo
di
riposo
e
di
risorgenti
energie
,
che
ben
può
essere
talora
una
vera
morte
,
se
un
fattore
nuovo
non
sopravvenga
,
come
una
mistione
d
'
un
popolo
dissimilare
,
un
fenomeno
politico
,
una
novella
forma
economica
,
il
quale
fattore
nuovo
valga
a
far
sì
che
un
popolo
sorga
dal
sudario
nel
quale
pareva
avvolto
per
sempre
.
Non
è
molto
e
gli
antropologi
aveano
posto
un
nuovo
fatalismo
,
per
il
quale
le
razze
inferiori
non
si
sarebbero
mai
elevate
sino
alla
civiltà
europea
;
ma
l
'
esempio
degli
schiavi
di
America
à
rotto
la
pastoia
di
quest
'
altro
pregiudizio
scientifico
,
ond
'
è
che
la
senilità
e
la
giovinezza
dei
popoli
si
alternano
,
così
come
dalla
morte
balza
perennemente
la
vita
*
.
Ma
più
che
nelle
condizioni
somatiche
le
folle
giovani
o
vecchie
si
differenziano
nel
tono
della
psiche
,
giacché
le
une
sono
ottimiste
le
altre
pessimiste
.
Ottimismo
e
pessimismo
sono
,
adunque
,
le
qualità
precipue
d
'
una
folla
colta
nei
due
momenti
diversi
di
giovinezza
e
di
senilità
e
le
quali
ne
presuppongono
altre
.
Il
secolo
nostro
è
preso
da
uno
sconforto
immenso
che
nasce
dalla
ristrettezza
economica
:
il
Loria
dice
che
,
guardando
in
viso
la
gente
a
noi
contemporanea
,
si
coglie
nella
maggior
parte
di
essa
,
quell
'
impronta
di
dolore
,
così
comune
in
chi
vive
in
epoche
tormentose
.
Il
visitatore
che
scorre
una
pinacoteca
riferentesi
a
'
secoli
più
tristi
della
storia
d
'
un
paese
,
trova
sulle
tele
effigianti
i
personaggi
di
quei
tempi
,
un
'
eterna
nota
di
duolo
,
come
la
si
osserva
sul
viso
,
talora
squisitamente
bello
,
dei
profughi
russi
.
L
'
età
passata
ebbe
sconforti
e
dolori
politici
:
guerre
,
persecuzioni
di
pensiero
,
santa
inquisizione
furono
tante
sorgenti
di
dolore
:
la
questione
economica
rimase
come
velata
da
queste
altre
ed
,
in
apparenza
,
diverse
quistioni
,
che
ne
furono
la
superstruttura
;
è
merito
dei
tempi
nostri
aver
denudato
il
pietoso
velario
e
mostrato
che
,
in
fondo
ad
ogni
quistione
,
si
agita
il
pane
quotidiano
e
che
,
dalla
risoluzione
di
questo
,
potrà
dipendere
l
'
avvenire
della
umanità
;
ond
'
è
che
il
pensiero
del
domani
tormenta
tutti
e
,
come
una
folata
di
nebbia
,
si
espande
fino
alle
folle
contadinesche
,
che
sono
per
la
natura
loro
le
meno
impressionabili
e
le
meno
capaci
di
preoccupazioni
dolorose
.
Ma
,
la
preoccupazione
e
la
ristrettezza
economica
portano
seco
,
sia
fra
le
folle
giovani
,
come
fra
le
vecchie
,
uno
sconforto
ben
maggiore
,
la
certezza
,
cioè
,
che
né
legge
,
né
morale
,
né
virtù
presiedano
alle
consociazioni
umane
,
ché
anzi
l
'
arbitrio
,
l
'
immoralità
,
il
vizio
sieno
la
ragione
del
successo
odierno
.
Questo
svanire
d
'
idealità
è
sommamente
doloroso
:
le
fedi
umane
e
divine
cadono
e
non
resta
che
la
forza
e
l
'
astuzia
arbitra
del
mondo
.
Né
si
può
dire
che
lo
scomparire
di
quelle
idealità
,
formanti
la
rocca
più
salda
d
'
ogni
civiltà
,
non
sia
vero
,
che
sia
una
torbida
visione
d
'
ammalati
.
L
'
esempio
d
'
ogni
giorno
è
una
prova
che
si
aggiunge
alle
altre
,
onde
a
'
più
pare
che
la
fine
del
mondo
si
avvicini
:
non
più
il
mille
con
la
promessa
del
cielo
,
ma
il
duemila
,
con
il
ruinare
della
società
,
preoccupa
le
menti
:
il
mondo
che
si
è
aperto
con
l
a
barbarie
,
si
chiuderà
con
questa
:
tal
'
è
il
grido
di
malaugurio
de
'
nuovi
millenarï
.
Ma
,
in
questo
,
si
differenziano
le
folle
dalle
vecchie
:
mentre
le
vecchie
,
disperando
del
mondo
,
o
cedono
ad
una
morale
discendente
ragionando
così
:
se
il
mondo
è
dominato
dal
vizio
,
a
che
vale
essere
virtuosi
?
o
,
schivi
aspettano
questo
caos
che
verrà
e
dal
quale
non
vi
sarà
salvezza
,
e
son
le
folle
sfiduciate
;
o
si
rivolgono
al
passato
,
rifuggiandovisi
come
in
un
regno
incantato
,
del
quale
sospirano
il
ritorno
e
son
queste
le
folle
mistiche
;
mentre
dunque
,
dallo
spettacolo
e
dallo
sconforto
presente
,
esse
o
ne
derivano
una
morale
inferiore
o
una
sfiducia
o
un
neomisticismo
;
le
folle
giovani
,
dal
presente
triste
,
derivano
un
avvenire
migliore
di
cui
esse
portano
in
sé
e
la
novella
ed
i
principï
,
l
'
annunzio
e
gli
elementi
formatori
.
E
dinanzi
alle
folle
vecchie
,
che
rappresentano
una
civiltà
che
passa
,
sono
un
mondo
nuovo
che
sorge
e
,
come
tale
,
portano
in
sé
tendenze
svariate
e
diverse
:
arte
,
letteratu
ra
,
concezione
morale
,
novello
diritto
ecc
.
tutto
è
nel
loro
animo
,
e
,
di
contro
alle
forme
moriture
della
vecchia
civiltà
,
si
prova
l
'
impressione
di
contrasto
d
'
un
giovane
a
diciotto
anni
dinanzi
ad
un
vecchio
a
settanta
e
lo
spettacolo
d
'
una
folla
giovane
,
cosciente
di
sé
di
contro
ad
una
folla
vecchia
,
è
uno
dei
drammi
più
maestosi
che
offra
la
storia
.
Ma
,
la
coscienza
della
propria
missione
riceve
un
conforto
ed
una
certezza
dalla
scienza
,
da
quest
'
arma
poderosa
,
che
,
in
un
momento
dato
,
cade
dalle
mani
d
'
una
folla
vecchia
e
viene
imbrandito
da
altra
giovane
.
Fenomeno
ben
doloroso
e
di
non
poco
valore
è
questa
emigrazione
del
sapere
e
che
,
di
contro
alla
coscienza
innata
,
ma
confusa
di
una
folla
ne
crea
un
'
altra
ben
più
salda
e
sincera
,
dispiegando
dello
speciale
meccanismo
delle
folle
il
ritmo
e
la
portata
ed
è
come
il
fascio
di
luce
che
,
rompendo
le
tenebre
,
guida
e
sorregge
il
passo
del
viaggiatore
.
Ogni
civiltà
porta
in
sé
come
tanti
organismi
di
puntello
:
organismi
ideali
,
in
vero
,
ma
non
per
questo
meno
protettori
:
religione
,
virtù
,
ideale
,
amore
degli
uomini
,
disinteresse
ecc
.
Ora
,
questi
principii
fondamentali
che
finché
una
civiltà
è
fiorente
tiene
in
gran
pregio
,
quando
ne
incomincia
la
senilità
vengono
rosi
come
bastioni
dal
tempo
o
dal
flutto
dell
'
onda
.
La
scienza
,
allora
,
cambiato
metro
e
passata
da
una
folla
all
'
altra
,
concorre
a
demolire
quei
poteri
frenatori
che
,
in
altri
tempi
,
corroborò
e
difese
e
concorre
a
formare
i
nuovi
,
esercitando
così
opera
di
gran
valore
nelle
vicende
delle
cose
umane
.
La
scienza
,
così
,
per
portare
un
solo
esempio
,
avea
,
un
giorno
,
creato
nel
mondo
biologico
la
teoria
della
lotta
per
l
'
esistenza
con
la
prevalenza
del
migliore
e
avea
rifermato
il
ritmo
dell
'
evoluzione
ascendente
e
l
'
avea
trasportato
nel
campo
sociologico
;
quand
'
ecco
,
dopo
anni
d
'
esperienze
e
di
pruove
,
quella
stessa
scienza
riferma
il
concetto
che
non
sempre
l
'
evoluzione
è
ascendente
,
ma
ben
può
diventare
evoluzione
a
rovescio
,
assicurando
il
trionfo
non
del
migliore
,
ma
del
più
adatto
,
così
nel
campo
biologico
,
come
nel
sociale
.
In
queste
poche
frasi
mutate
,
quale
grande
mutamento
d
'
idee
e
di
riflesso
valore
dei
fatti
,
compiuto
sempre
in
nome
della
scienza
che
predicava
un
giorno
il
migliore
dei
mondi
possibile
,
come
il
dottor
Panglos
di
Voltaire
,
e
divenuta
oggi
la
più
desolante
e
la
più
scettica
voce
del
malagurio
!
Però
,
lo
svanire
di
concetti
e
d
'
idealità
che
parvero
un
tempo
incrollabili
non
è
senza
dolore
nelle
folle
vecchie
:
gli
Dei
se
vanno
,
se
ne
va
l
'
amor
di
patria
,
la
famiglia
si
dissolve
,
che
rimane
mai
?
quando
noi
assistiamo
ad
uomini
che
impersonificano
il
dolore
d
'
un
mondo
che
tramonta
e
che
veggono
sinistro
dovunque
e
fanno
assurgere
il
dolore
proprio
a
dolore
universale
,
si
prova
una
stretta
forte
al
cuore
,
se
non
si
pensasse
che
il
mondo
vivrà
ancora
come
per
il
passato
e
che
,
all
'
uragano
d
'
un
ora
,
terrà
dietro
il
sereno
di
molti
giorni
.
Ma
,
se
nelle
folle
vecchie
continua
l
'
emigrazione
di
virtù
attive
,
restando
solo
il
vizio
o
la
virtù
passiva
come
un
rimpianto
ed
uno
sconforto
,
nelle
folle
giovani
è
un
rifiorire
di
attività
;
quanto
può
ancora
la
natura
umana
,
in
momenti
di
sforzi
,
rifiorisce
nella
folla
giovane
,
e
talora
,
in
modo
come
improvviso
,
empiendo
di
ammirazione
o
di
terrore
;
accanto
all
'
ottimismo
,
alla
fiducia
di
sé
,
alla
consapevolezza
della
propria
missione
,
si
ritrovano
la
fermezza
,
la
costanza
,
l
'
amore
nell
'
ideale
,
la
morale
elevata
,
quelle
doti
,
insomma
,
che
preparano
l
'
avvenire
.
Nelle
folle
senili
,
invece
,
prevalgono
,
come
sintomi
di
compiuta
missione
nella
storia
,
l
'
apatia
,
la
sfiducia
,
la
maldicenza
,
o
il
bisogno
d
'
isolarsi
dal
mondo
;
mentre
adunque
il
senso
di
socievolezza
tenta
prevalere
;
nelle
folle
vecchie
,
incapaci
di
ogni
energia
sorge
la
pianta
degli
sfiduciati
,
forma
di
psicoastenia
non
studiata
ancora
e
della
quale
dirò
qualche
cosa
.
Le
mie
osservazioni
sono
state
colte
in
ambiente
poco
svolto
e
ristretto
:
in
alto
prevalgono
l
'
egoismo
,
la
maldicenza
,
la
scarsa
o
mancante
fede
nella
virtù
e
abbonda
,
in
vece
,
l
'
affarismo
professionale
e
politico
che
ne
fanno
una
folla
di
coltura
unilaterale
,
tanto
quanto
basta
per
la
professione
e
nulla
più
;
in
basso
,
è
la
vecchia
folla
tratteggiata
nei
capitoli
precedenti
,
nei
capitoli
della
dinamica
e
statica
psichica
e
nel
carattere
collettivo
.
In
mezzo
a
questo
ambiente
senile
,
io
ò
fatto
questi
pochi
studï
sugli
sfiduciati
,
che
della
folla
vecchia
rappresentano
la
parte
migliore
e
più
sana
che
,
dalla
concezione
della
vita
,
non
ànno
derivato
né
la
facile
morale
che
tutto
giustifica
,
né
un
ritorno
al
passato
,
un
neomisticismo
impossibile
;
ma
,
addolorati
per
lo
spettacolo
quotidiano
,
non
vivono
che
di
sé
stesso
,
quasi
per
un
segreto
bisogno
di
purificarsi
nella
solitudine
e
nello
spettacolo
continuo
d
ella
propria
psiche
:
simili
agli
antichi
anacoreti
che
viveano
,
meditando
su
d
'
un
teschio
,
la
fragilità
delle
cose
umane
.
Io
non
so
se
l
'
arte
,
questo
specchio
della
vita
umana
,
abbia
raffigurato
mai
,
nei
suoi
quadri
,
fatti
di
sentimento
e
di
idealità
,
tali
condizioni
dell
'
animo
,
che
può
,
talora
,
favorite
da
condizioni
diverse
,
assumere
una
certa
espansione
,
perdendo
quel
carattere
di
tipo
raro
;
io
non
ho
avuto
il
tempo
per
tale
ricerca
,
ma
,
se
dovessi
giudicare
da
'
miei
ricordi
,
io
non
l
'
ho
mai
trovato
raffigurato
nell
'
arte
.
Ricordo
,
in
vece
,
d
'
aver
trovato
il
tipo
opposto
:
cioè
,
raffigurata
la
fiducia
eccessiva
nell
'
avvenire
,
quello
che
,
se
dovessi
,
chiamerei
,
millenarismo
,
appunto
da
quei
millenari
che
aveano
tanta
fiducia
in
eventi
,
tanto
da
loro
lontani
e
perduti
nel
futuro
.
Questo
tipo
così
fiducioso
,
così
pieno
di
fede
e
di
ardore
sorge
,
in
epoche
di
crisi
,
quando
,
dinanzi
ad
un
presente
,
che
pare
volgere
al
passato
,
come
tramonto
luttuoso
di
tutta
una
civiltà
,
la
fede
si
ravviva
e
vaticina
il
futuro
:
è
la
speranza
che
non
muore
mai
nel
cuore
degli
umani
e
che
si
avviva
dei
più
bei
colori
e
dà
la
forza
ed
il
coraggio
di
più
feconde
battaglie
per
l
'
avvenire
.
Quel
Sigismondo
Busch
,
divorato
dalla
tisi
,
di
cui
parla
Zola
nell
'
Argent
e
che
passa
lunghi
giorni
sul
Capitale
di
Mara
e
che
scrive
lunghe
pagine
sul
fabbisogno
sociale
della
società
futura
,
è
un
tipo
vero
,
di
quei
che
s
'
incontrano
e
sono
l
'
antitesi
di
quell
'
altro
tipo
di
sfiduciato
della
società
che
se
ne
sta
solo
,
addolorato
del
mondo
e
degli
uomini
in
mezzo
a
'
quali
vive
.
Alla
costituzione
psichica
di
tale
tipo
,
deve
influire
,
e
non
poco
,
una
condizione
particolare
dell
'
organismo
,
la
psico
astenia
.
Un
organismo
debole
,
che
rifletta
,
ed
in
modo
doloroso
,
le
vicende
della
vita
e
che
non
porti
seco
né
il
coraggio
di
lottare
sotto
l
'
egida
della
morale
,
né
quello
di
fare
il
male
;
e
che
,
dalle
voci
del
presente
,
non
senta
arrivare
a
sé
il
vaticinio
dell
'
avvenire
;
quest
'
organismo
,
così
debole
,
è
capace
di
rinchiudersi
nella
solitudine
,
nello
sconforto
e
chiedere
loro
l
'
oblio
della
vita
.
Io
,
studiando
alcuni
di
questi
casi
,
ò
trovato
la
labe
psico
astenica
:
ò
sempre
dinanzi
chi
m
'
inspirò
,
per
primo
,
queste
osservazioni
e
il
quale
,
nella
sua
famiglia
,
conta
persone
d
'
ingegno
ed
una
di
genio
,
segno
questo
d
'
un
logorio
psichico
che
dura
ormai
da
parecchi
secoli
.
Sul
fondo
psico
astenico
ereditario
,
la
sfiducia
degli
uomini
può
impiantarsi
in
modo
precoce
e
prima
che
la
vita
sia
stata
assaporata
sino
in
fondo
:
i
primi
sconforti
che
non
lasciano
che
una
ruga
negli
altri
,
in
questi
animi
imprimono
un
solco
ben
profondo
,
di
quegli
che
si
porteranno
eternamente
,
senza
cancellarsi
ed
influeranno
sull
'
avvenire
.
In
altri
la
sfiducia
è
tardiva
,
sorge
,
come
sorge
un
po
'
in
tutti
,
quando
declina
la
vita
o
,
ancora
prima
,
in
tutti
quelli
che
ànno
molto
operato
:
raro
è
quegli
che
porta
nella
tomba
la
giovinezza
dell
'
animo
,
anco
quando
la
neve
à
imbiancato
il
crine
,
muto
rimprovero
a
chi
,
messo
il
piede
nel
regno
dell
'
ideale
,
lo
ritira
impaurito
.
Ma
,
la
sfiducia
può
essere
ancora
un
momento
di
transazione
e
di
meditazione
,
di
rivolgimento
interno
per
una
nuova
fede
:
momento
di
tristezza
e
di
dolore
,
dal
quale
l
'
animo
esce
rinnovellato
,
come
l
'
uccello
leggendario
rinasceva
dalle
ceneri
sue
.
Questi
momenti
di
crisi
sono
i
più
,
intimamente
,
cari
e
come
gli
uragani
son
corti
ma
tremendi
,
il
sole
dell
'
indomani
farà
vedere
i
danni
;
ma
,
nell
'
aria
rinfrescata
,
nella
terra
ringiovanita
si
sente
il
profumo
del
fiore
,
il
cinguettio
della
rondine
,
il
biondo
della
spiga
:
è
una
primavera
che
sorge
ed
in
modo
definitivo
:
l
'
uragano
l
'
à
maturata
ed
affrettata
.
La
sfiducia
,
allora
,
è
il
periodo
lungo
,
ma
doloroso
dell
'
incubazione
.
Ma
le
folle
,
a
seconda
sono
giovani
o
vecchie
,
ànno
due
forme
di
normalità
che
,
da
loro
,
potremo
dire
:
senile
e
giovanile
.
La
prima
è
poco
attiva
,
poco
energica
:
consiste
nell
'
operare
rettamente
,
ma
senza
passione
:
nel
sentire
ma
con
scarso
idealismo
e
mentre
la
normalità
è
apatica
l
'
anormalità
ascende
sino
al
crimine
.
Nelle
folle
giovani
il
fatto
va
diversamente
:
anche
là
,
la
tendenza
criminosa
esiste
,
ma
la
normalità
è
molto
più
attiva
,
feconda
,
rivolta
non
solo
al
bene
,
ma
contro
al
male
.
Per
persuadersene
basta
leggere
quanto
à
scritto
sulla
profilassi
del
delitto
il
Lombroso
,
recando
ad
esempio
le
nazioni
tedesca
ed
inglese
,
che
sono
,
di
fronte
alle
nazioni
latine
,
le
folle
giovani
.
Bisogna
vedere
che
carità
inesausta
,
che
altruismo
,
che
lotta
epica
contro
il
male
e
contro
il
delitto
,
mentre
la
civiltà
s
'
innalza
come
una
gran
colonna
di
fuoco
sino
al
cielo
*
!
Nelle
folle
vecchie
la
normalità
è
così
apatica
che
,
molte
volte
,
il
crimine
à
,
oggi
,
come
per
il
passato
,
una
funzione
utile
.
La
nostra
vita
pubblica
è
così
bassa
che
noi
,
come
disse
il
Sighele
,
possiamo
più
attenderci
il
bene
dalla
disonestà
operosa
di
certi
governanti
,
che
dalla
onestà
passiva
e
solitaria
di
certi
altri
.
Come
nei
tempi
passati
,
possiamo
sperare
il
bene
più
da
un
Cesare
Borgia
che
da
un
qualunque
Pier
Soderini
.
Appartiene
a
'
popoli
giovani
la
normalità
attiva
,
il
bene
passionato
,
l
'
idealismo
alto
e
sereno
,
la
lotta
contro
il
vizio
e
fino
a
tanto
che
non
si
crea
la
virtù
attiva
,
ci
sarà
bisogno
del
crimine
come
motore
di
progresso
.
Tornando
alle
folle
,
diciamo
che
le
forme
vecchie
possono
ringiovanire
o
innalzandosi
fino
alle
folle
giovani
o
confondendovisi
oppure
per
opera
di
fattori
morali
come
coltura
,
emigrazione
;
o
di
fattori
economici
come
grande
industria
o
per
determinati
rivolgimenti
politici
.
Non
diciamo
,
particolareggiatamente
,
di
nessuno
di
questi
fattori
,
dei
quali
à
parlato
così
bene
il
Lombroso
*
,
accennando
alle
cause
delle
rivoluzioni
e
delle
rivolte
:
ci
restringiamo
all
'
influenza
che
una
folla
giovane
può
esercitare
su
di
una
forma
antiquata
:
influenza
che
può
essere
duplice
o
di
vera
attrazione
,
per
la
quale
,
dall
'
antica
folla
si
distaccano
gli
elementi
che
ancora
serba
vivi
nel
proprio
grembo
:
oppure
d
'
imitazione
,
onde
al
contatto
della
folla
nuova
,
la
vecchia
,
se
è
capace
di
virtù
latenti
,
le
sviluppa
,
come
un
corpo
,
al
contatto
d
'
un
altro
,
caccia
luce
e
calore
.
Quando
,
nel
secolo
scorso
in
Francia
,
il
terzo
stato
si
preparava
alla
conquista
del
potere
politico
,
dal
clero
,
dalla
nobiltà
una
folla
di
giovani
,
messo
da
banda
il
grado
e
la
ricchezza
,
scendeva
sino
a
lui
,
portandovi
il
pregio
di
una
coltura
aristocratica
,
d
'
un
animo
buono
ed
ardimentoso
.
Coltura
fina
ed
elegante
,
fascino
che
le
richezze
potean
donare
,
sicurezza
personale
che
veniva
dall
'
appartenere
ad
una
classe
dirigente
,
tutto
donarono
quei
conti
,
quei
marchesi
,
quei
visconti
,
quegli
abati
,
abati
che
prepararono
il
nuovo
diritto
dell
'
uomo
e
che
furono
esiziali
alla
loro
casta
più
di
un
numero
,
centomila
volte
maggiore
,
di
sanculotti
.
Similmente
Saul
,
San
Paolo
,
era
uno
dei
membri
della
sinagoga
più
avverso
ai
cristiani
;
ma
quando
,
vinto
dalla
nuova
fede
,
si
convertì
al
cristianesimo
,
e
vi
portò
un
principio
largo
,
cosmopolita
;
chi
può
dire
quanto
danno
recò
al
mosaismo
quel
giudeo
convertito
?
Fin
qui
si
tratta
di
att
razione
*
,
ma
può
,
però
,
una
folla
sprigionare
,
nel
cozzo
con
altra
,
dell
'
energie
che
portava
,
quasi
nascoste
,
nel
seno
,
come
avvenne
alle
classi
dirigenti
d
'
Inghilterra
,
le
quali
,
di
fronte
al
movimento
proletario
,
seppero
concedere
una
larga
legislazione
del
lavoro
,
assurgendo
,
così
,
al
monopolio
del
mercato
mondiale
e
assicurando
la
tranquillità
interna
,
onde
dinanzi
alla
così
detta
quistione
sociale
che
minaccia
l
'
Europa
restano
unico
e
raro
esempio
di
fine
tatto
politico
e
di
securtà
economica
.
L
'
imitazione
nelle
folle
può
essere
così
una
suggestione
nel
bene
,
come
nel
male
.
In
natura
una
delle
grandi
leggi
è
l
'
imitazione
,
ch
'
è
dovuta
,
in
basso
della
vita
,
alla
necessità
della
conservazione
e
vien
detta
«
adattamento
»
;
in
alto
,
nei
gradini
più
evoluti
dell
'
animalità
,
alla
vasta
cooperazione
umana
,
onde
solamente
si
rende
possibile
l
'
esistenza
sociale
.
Prima
ancora
che
Carlo
Darwin
,
l
'
immortale
autore
della
discendenza
della
specie
,
avesse
studiato
il
fenomeno
dell
'
adattamento
,
suo
nonno
Erasmo
,
coltissimo
negli
studi
naturalistici
,
avea
scritto
:
«
I
colori
degli
insetti
e
di
molti
piccoli
animali
contribuiscono
a
nasconderli
alla
vista
di
altri
animali
che
li
depredano
.
I
bruchi
che
vivono
nelle
foglie
,
sono
generalmente
verdi
,
le
farfalle
sono
dipinte
alla
foggia
dei
fiori
che
frequentano
ecc
.
»
Erasmo
Darwin
notava
solamente
il
fenomeno
,
senza
spiegarlo
;
dovea
suo
nipote
Carlo
,
precisarlo
con
il
principio
della
scelta
naturale
.
Posteriormente
gli
studiosi
del
parassitismo
biologico
notarono
che
vi
è
una
forma
imitativa
di
parassitismo
o
dell
'
aspetto
.
Il
Massart
,
in
un
bellissimo
studio
fatto
insieme
col
Vandervelde
e
pubblicato
in
Italia
sulla
«
Critica
Sociale
»
(
anno
1894
pag
.
203
)
,
distingue
tre
forme
d
'
imitazione
parassitaria
:
«1
)
Una
specie
carnivora
imita
una
specie
inoffensiva
onde
poter
appressarsi
alla
sua
vittima
senza
sgomentarla
;
2
)
Una
specie
ne
copia
un
'
altra
al
fine
di
potersi
avvicinare
facilmente
per
cagionarle
qualche
danno
;
3
)
Una
specie
debole
e
commestibile
imita
una
specie
ben
difesa
e
non
commestibile
per
sfuggire
a
'
suoi
nemici
»
.
Rimandando
chi
voglia
saperne
di
più
al
lavoro
del
Massart
e
di
altri
di
simil
genere
*
,
si
può
conchiudere
che
la
legge
di
adattamento
è
talora
legge
d
'
imitazione
,
diretta
alla
conservazione
della
specie
.
Ancora
più
che
i
fenomeni
biologici
,
la
legge
d
'
imitazione
domina
i
fenomeni
psichici
:
vi
è
una
tendenza
spiccata
,
oggi
,
nella
psicologia
e
nella
psichiatria
le
due
scienze
che
studiano
lo
stato
di
sanità
o
di
malattia
della
psiche
a
voler
ridurre
tutti
i
fenomeni
ad
una
forma
suggestiva
,
cioè
ad
una
imitazione
,
cosciente
od
incosciente
,
d
'
un
cervello
sull
'
altro
.
Il
Sergi
,
il
valente
psicologo
ed
antropologo
,
avea
notato
nel
suo
libro
delle
«
Degenerazioni
umane
»
,
che
la
suggestione
è
un
fatto
comune
alla
psiche
:
solo
alcuni
lo
presentano
più
spiccato
.
In
un
altro
scritto
«
La
psicosi
epidemica
»
egli
stabilisce
la
base
fisica
della
suggestione
.
La
psiche
è
un
'
attività
capace
d
'
esser
stimolata
e
di
reagire
,
ossia
di
riflessione
e
di
ricettività
e
continua
:
«
Tutte
le
due
condizioni
possono
includersi
in
una
legge
fondamentale
,
ricettività
riflessa
della
psiche
.
Gli
alienisti
da
qualche
tempo
si
aggirano
intorno
al
fenomeno
della
suggestione
nell
'
ipnotismo
,
e
in
generale
ànno
creduto
che
esso
sia
un
fatto
che
avvenga
soltanto
nello
stato
ipnotico
dei
loro
soggetti
ma
non
si
sono
accorti
che
la
loro
suggestione
è
un
fenomeno
più
acuto
della
condizione
generale
della
psiche
;
la
ricettività
»
.
La
suggestione
spiega
tutta
la
vita
psichica
normale
ed
anormale
;
l
'
educazione
,
l
'
emulazione
,
la
cooperazione
ecc
.
sono
una
suggestione
reciproca
degli
intelletti
:
talora
è
un
intelletto
sommo
,
è
il
genio
,
che
dischiude
una
via
nuova
,
per
la
quale
,
per
lunga
pezza
,
s
'
indirizzeranno
le
menti
di
capacità
limitata
e
normale
.
Ma
la
suggestione
spiega
,
del
pari
,
i
fenomeni
anormali
della
psiche
:
spiega
,
ad
esempio
,
le
epidemie
demoniache
dei
secoli
passati
,
l
'
epidemie
frenesiache
della
danza
,
l
'
estasi
,
l
'
esaltazione
,
i
fenomeni
catalettici
,
che
riempivano
di
stupore
strano
la
vita
dei
chiostri
.
Chi
ha
pratica
di
malattie
nervose
e
mentali
sa
,
per
esempio
,
che
il
ballo
di
S
.
Vito
la
chorea
minor
degli
antichi
si
può
diffondere
per
imitazione
;
sa
che
la
vista
di
un
isterico
colto
da
convulsione
o
di
spettacoli
ipnotici
,
dati
in
pascolo
alla
curiosità
ignorante
nei
teatri
da
un
qualunque
ipnotizzatore
risveglia
fenomeni
similari
in
soggetti
nei
quali
il
morbo
era
latente
.
Sa
che
vi
è
un
'
epedemia
criminosa
,
suicida
,
al
pari
d
'
un
'
epidemia
vaiolosa
o
tifosa
;
sa
,
infine
,
che
vi
sono
le
forme
di
pazzia
indotta
o
simultanea
,
studiate
in
Italia
dal
Venturi
e
dal
Seppilli
.
In
fine
la
suggestione
diventa
un
'
arma
ardita
d
'
investigazione
della
psicologia
della
folla
e
delle
società
animali
inferiori
.
Abbiamo
fatto
,
così
,
una
corsa
rapida
su
di
un
ampio
soggetto
:
rimane
lo
studio
dell
'
imitazione
nei
rapporti
e
economici
,
la
così
detta
legge
d
'
imitazione
nel
regime
presente
economico
.
Questo
è
fenomeno
nuovo
,
spuntato
dietro
il
concetto
giuridico
dell
'
eguaglianza
di
tutti
dinanzi
alla
legge
,
delle
ricchezze
rese
più
accessibili
,
della
scomparsa
delle
barriere
fra
le
classi
.
Nell
'
evo
antico
,
quando
lo
schiavo
era
cosa
;
o
,
nel
medio
evo
,
quando
il
servo
portava
il
collare
con
su
scritto
il
nome
del
padrone
;
lo
schiavo
o
il
servo
non
poteano
imitare
il
libero
o
il
padrone
.
Ci
volle
la
libertà
economica
che
ruppe
le
barriere
,
che
aumentò
la
ricchezza
,
che
la
rese
più
accessibile
,
per
le
classi
inferiori
che
tentassero
d
'
imitare
,
nella
tendenza
del
lusso
,
le
classi
superiori
.
Ed
oggi
l
'
imitazione
non
si
limita
ad
uno
o
ad
un
altro
aspetto
della
vita
,
ma
gli
invade
tutti
.
È
noto
come
non
solo
nella
foggia
del
vestire
,
ma
nella
copia
degli
alimenti
,
nella
qualità
,
nella
raffinatezza
dei
modi
,
nelle
abitudini
viziose
,
essa
si
manifesti
.
Fra
le
stesse
classi
agiate
,
fra
le
forme
varie
di
ricchezza
e
di
fortuna
,
è
un
rincorrere
per
superarsi
a
vicenda
.
La
gente
ricca
di
campagna
cerca
d
'
imitare
quella
di
città
;
quella
di
città
l
'
altra
della
metropoli
,
onde
ne
nasce
una
folla
di
desideri
insoddisfatti
,
che
acuisce
la
questione
economica
e
dà
un
ultimo
crollo
alle
fortune
pericolanti
e
distrae
gran
copia
del
lavoro
umano
dalla
produzione
di
oggetti
utili
per
dirigerlo
verso
una
folla
di
cose
superflue
,
onde
l
'
età
nostra
s
'
assomiglia
alle
età
decadenti
con
il
lusso
orientale
al
vertice
della
piramide
,
l
'
inopia
alla
base
.
La
legge
d
'
imitazione
diventa
un
circolo
vizioso
:
le
classi
meno
abbienti
cercano
imitare
le
doviziose
,
queste
trovano
nell
'
imitazione
un
pretesto
per
sfoggiare
un
lusso
nuovo
,
sconosciuto
finora
.
È
certo
però
che
un
utile
ne
deriva
fra
le
classi
inferiori
,
che
sentonsi
spronate
verso
un
miglioramento
continuo
e
progressivo
,
sebbene
maggiore
ne
potrebbe
essere
l
'
utile
,
se
l
'
imitazione
,
invece
di
dilagare
per
la
via
del
lusso
,
s
'
inalveasse
per
quello
dell
'
educazione
*
.
Chi
cerca
d
'
imitare
obbedisce
ad
una
legge
superiore
di
progresso
;
si
è
mai
pensato
che
ne
sarebbe
stato
di
noi
,
della
nostra
civiltà
,
se
le
nuove
generazioni
non
avessero
imitate
le
antiche
nel
conservare
gli
elementi
adatti
alla
specie
,
alla
sociabilità
ecc
.
?
Se
,
trovato
il
modo
d
'
allevare
gli
animali
,
di
accendere
il
fuoco
,
di
lavorare
i
metalli
,
lo
avessero
dimenticato
?
Non
è
chi
non
vegga
che
se
oggi
l
'
imitazione
è
parzialmente
un
danno
sociale
,
però
,
cessato
il
disordine
economico
,
ricomposto
il
genere
umano
in
una
sola
famiglia
;
la
virtù
diventerà
la
cosa
solamente
degna
d
'
emulazione
,
onde
,
la
legge
d
'
imitazione
diverrà
legge
di
progresso
non
fonte
di
sperpero
,
giacché
lo
sperpero
,
come
notava
Novikow
,
è
una
delle
piaghe
della
nostra
.
Se
l
'
imitazione
non
à
quella
importanza
che
il
Tarde
le
attribuisce
per
rispetto
al
genio
e
alla
folla
,
pure
una
grande
ne
à
e
quando
si
trovano
a
contatto
due
folle
di
valore
intellettivo
e
psichico
diverso
,
non
è
raro
che
l
'
una
eserciti
sull
'
altra
una
suggestione
che
,
da
parte
della
folla
inferiore
,
si
traduce
in
imitazione
.
In
ogni
tempo
e
in
ogni
luogo
,
l
'
esempio
n
'
è
così
vivo
e
lampante
che
parmi
,
diffondendomi
più
oltre
,
perdere
del
tempo
,
epperò
proseguiamo
.
Se
le
folle
possono
passare
dallo
stato
di
senilità
a
quello
di
giovinezza
,
ben
possono
talora
ricalcare
l
'
opposta
via
,
distruggendo
in
séle
ragioni
di
giovinezza
,
così
come
l
'
Italia
,
che
,
fino
al
400
,
fu
quanto
di
più
giovane
era
in
Europa
da
quell
'
epoca
andò
incontro
ad
una
dolorosa
decadenza
che
si
prolunga
in
fino
a
noi
.
Sia
che
la
mancanza
d
'
unità
politica
e
l
'
esuberanza
di
vitalità
,
dissipate
in
lotte
municipali
,
le
fossero
nociute
;
sia
che
le
forze
reazionarie
del
pensiero
svoltesi
dopo
il
concilio
di
Trento
con
l
'
Inquisizione
ed
il
Sant
'
uffizio
avessero
ucciso
ogni
vita
nella
nostra
penisola
;
sia
questa
,
sia
altra
ragione
(
scoperta
dell
'
America
,
caduta
di
Costantinopoli
in
mano
dei
turchi
ecc
.
)
è
certo
che
una
folla
,
la
già
nota
borghes
ia
italiana
,
impallidì
e
passò
alla
coda
del
movimento
civile
del
suo
tempo
,
perpetuando
uno
stato
di
inferiorità
,
non
anco
superato
.
La
Spagna
portava
in
sé
,
nella
mistione
con
gli
Arabi
,
una
sorgente
di
grandezza
,
però
il
fanatismo
religioso
ed
il
pregiudizio
etnico
prevalsero
in
modo
da
terminare
l
'
annientamento
dell
'
elemento
etnico
diverso
che
portava
nel
proprio
grembo
e
così
quella
folla
che
pareva
destinata
ad
un
grande
avvenire
è
rimasta
,
insieme
con
le
sue
consorelle
latine
,
una
delle
ultime
fattrici
di
civiltà
e
di
grandezza
.
Ed
ora
conchiudiamo
:
esistono
folle
giovani
e
vecchie
,
le
prime
con
un
contenuto
psichico
ottimista
,
le
seconde
con
un
contenuto
psichico
pessimista
;
il
pessimismo
d
'
una
folla
può
volgere
o
alla
sfiducia
o
alla
corruzione
,
o
al
neomisticismo
;
la
giovinezza
o
la
senilità
d
'
una
folla
non
è
eterna
:
vi
sono
cause
che
fanno
passare
una
folla
da
un
'
una
ad
altra
forma
e
che
possono
perpetuare
una
data
condizione
;
le
folle
giovani
e
vecchie
possono
agire
fra
di
loro
,
influenzandosi
a
vicenda
,
mercé
l
'
imitazione
ch
'
è
una
delle
forme
suggestive
d
'
una
folla
sull
'
altra
.
Le
folle
inferiori
,
però
,
son
quasi
sempre
folle
giovani
:
pare
questa
una
contraddizione
,
ma
,
a
guardarla
in
fondo
,
vi
si
scorge
come
,
talora
,
nelle
folle
inferiori
,
si
contenga
una
vitalità
rozza
,
ma
esuberante
,
la
quale
venuta
a
contatto
con
le
qualità
superiori
d
'
una
folla
senile
,
vale
a
fare
d
'
una
folla
bassa
una
folla
giovane
ed
alta
.
Nelle
folle
inferiori
predominano
uno
spirito
d
'
intraprendenza
,
di
costanza
,
di
sacrifizio
che
le
folle
alte
non
posseggono
:
una
specie
d
'
insensibilità
morale
acquisita
nelle
vicende
secolari
della
vita
;
ora
,
quando
queste
qualità
per
sé
stesse
inferiori
,
vengono
a
contatto
d
'
un
maggiore
spirito
di
critica
e
di
coltura
,
da
questa
mescolanza
di
qualità
inferiori
e
superiori
vengono
quelle
folle
di
esuberante
giovinezza
che
formano
,
di
contro
alle
forme
senili
,
il
più
spiccato
contrasto
che
si
possa
immaginare
.
Non
dissimilmente
avviene
,
quando
un
discendente
d
'
una
razza
raffinata
,
c
he
porta
seco
i
sintomi
d
'
una
degenerazione
,
quindi
facile
emotività
,
ingegno
penetrante
,
ma
non
persistente
,
confondendo
la
propria
esistenza
con
quella
della
razza
popolana
che
abbia
emotività
tarda
ma
normale
,
ingegno
forte
ma
poco
versatile
,
trasmette
nei
figli
una
mirabile
fusione
e
disseminazione
di
caratteri
e
dà
nascimento
al
genio
o
all
'
ingegno
.
I
bastardi
adunque
sono
sempre
qualcosa
di
nuovo
e
di
forte
di
mezzo
alla
decadenza
d
'
un
lignaggio
.
Può
avvenire
,
dunque
,
che
una
folla
inferiore
,
nel
contatto
d
'
una
folla
vecchia
,
ringiovanisca
,
elevandosi
da
quello
stato
di
maturità
incompleta
,
nella
quale
giaceva
o
dallo
stato
di
senilità
che
le
incombea
da
secoli
.
Se
la
folla
giovane
è
ottimista
,
nel
sentimento
,
nel
pensiero
e
incline
al
nuovo
cioè
neofila
,
diversa
è
la
folla
senile
,
la
quale
è
fortemente
attaccata
al
vecchio
:
è
misoneista
.
Il
fenomeno
,
anzi
,
presenta
una
maggiore
complessità
:
le
folle
vecchie
sono
le
meno
geniali
,
ma
son
quelle
maggiormente
ricche
di
genï
.
Pare
che
la
natura
si
diverta
a
creare
,
in
mezzo
ad
un
popolo
di
nani
,
dei
giganti
.
E
come
potrebbe
non
esser
così
,
se
il
genio
è
una
nevrosi
,
onde
di
mezzo
ad
una
folla
,
psichicamente
,
inferiore
,
si
eleva
una
mostruosità
geniale
?
La
genialità
nelle
folle
vecchie
è
così
fatta
ch
'
essa
à
un
carattere
rivoltoso
:
cioè
,
di
vedute
lunghe
,
totalmente
nuove
,
balzanti
d
'
un
tratto
e
che
stranamente
contrastono
con
il
vecchio
contenuto
della
folla
.
Diversa
è
la
genialità
delle
giovani
folle
,
la
quale
à
un
carattere
evolutivo
,
d
'
una
anticipazione
minore
e
d
'
un
minore
contrasto
con
l
'
ambiente
psichico
che
la
circonda
.
Ma
,
se
il
genio
della
folla
vecchia
anticipa
di
tanto
l
'
avvenire
,
è
la
folla
giovine
che
à
il
compito
di
accettarne
le
idee
,
di
diffonderle
,
di
tradurle
in
atto
:
la
folla
vecchia
non
lo
comprende
,
è
la
folla
giovane
che
,
accogliendo
quel
tanto
di
pensiero
geniale
di
mezzo
ad
un
ambiente
senile
,
gli
dà
quello
che
la
folla
dona
al
pensiero
,
cioè
,
completamento
,
diffusione
,
pratica
attuazione
.
Anco
,
adunque
,
le
folle
per
rispetto
al
genio
e
alle
sue
idee
si
differenziano
fra
loro
,
a
seconda
che
sieno
o
giovani
o
senili
.
Ma
,
le
folle
son
come
gli
uomini
;
dopo
compita
la
loro
missione
,
declinano
fino
a
tanto
che
una
novella
giovinezza
non
le
baci
in
fronte
,
giacché
la
giovinezza
è
,
per
rispetto
alla
folla
,
come
l
'
onda
del
mare
che
ora
carezza
il
lido
,
ed
ora
se
ne
allontana
.
CAPITOLO
VI
.
PATOLOGIA
DELLA
FOLLA
La
forma
patologica
della
folla
è
costituita
dalla
setta
,
la
quale
è
una
collettività
limitata
di
numero
e
con
manifestazioni
psichiche
ristrette
.
La
psiche
,
sia
essa
individuale
o
sociale
,
à
la
spiccata
qualità
di
essere
permeabile
:
una
psiche
chiusa
,
che
non
senta
l
'
influsso
del
mondo
circostante
,
non
esiste
:
noi
,
in
ogni
ora
,
in
ogni
momento
,
come
riceviamo
dall
'
ambiente
esterno
ossigeno
e
rimettiamo
acido
carbonico
;
come
introduciamo
sostanze
plastiche
tolte
a
'
due
regni
vegetale
ed
animale
;
così
riceviamo
pensieri
e
sentimenti
e
ne
diamo
,
in
cambio
,
degli
altri
,
effettuando
un
vero
scambio
psichico
.
Or
bene
,
questo
scambio
manca
tra
la
setta
e
il
mondo
circostante
,
ché
anzi
,
se
la
folla
è
un
centro
che
sprigiona
simpatie
,
la
setta
è
come
uno
dei
poli
della
pila
che
sviluppa
elettricità
,
contraria
a
quella
dell
'
altro
polo
,
costituito
dalla
rimanente
società
.
La
folla
,
in
fine
,
è
una
formazione
instabile
nei
suoi
elementi
:
le
unità
che
la
compongono
possono
scomparire
,
ritornare
,
allontanarsene
per
sempre
;
la
setta
non
à
questa
elasticità
di
composizione
,
ed
è
,
diceva
bene
il
Sighele
:
una
folla
cribata
e
permanente
*
.
Essa
è
,
adunque
,
una
forma
patologica
della
folla
e
,
aggiungiamo
,
della
folla
in
genere
,
in
quanto
che
qualunque
collettività
può
passare
dallo
stato
ordinario
a
quella
di
setta
,
al
pari
di
ogni
mare
interno
che
può
diventare
lago
salato
.
La
setta
,
possiamo
dire
,
fino
ad
un
punto
dato
,
è
una
malattia
di
crescenza
ed
una
involuzione
senile
,
ogni
partito
,
ch
'
è
la
forma
più
equilibrata
di
folla
,
nel
suo
nascere
attraversa
lo
stato
settario
,
lo
attraversa
quando
è
vecchio
,
quando
la
sua
missione
storica
è
compita
.
Quando
nasce
per
quel
contenuto
economico
stridente
che
porta
nel
proprio
seno
,
per
quella
concezione
nuova
di
tutto
il
mondo
che
à
seco
,
esso
sprigiona
la
lotta
dei
partiti
imperanti
,
che
altro
non
sono
che
interessi
economici
riconosciuti
,
vieta
concezione
del
mondo
,
cresimata
dalla
opinione
universale
.
È
il
momento
che
il
partito
nascente
suole
attraversare
il
periodo
settario
;
ma
,
quand
o
un
novello
partito
,
una
società
nuova
trionfa
,
l
'
antica
sopravvive
,
in
forma
decrepita
e
settaria
,
per
qualche
tempo
ancora
,
alla
propria
rovina
,
come
uomo
,
colpito
dalla
forma
senile
di
demenza
,
sopravvive
ancora
a
sé
stesso
.
Il
cristianesimo
,
questo
immenso
partito
politico
sociale
,
che
portava
nel
suo
grembo
tutta
intera
una
civiltà
,
dopo
la
morte
di
Cristo
attraversò
un
periodo
settario
.
La
chiesa
di
Gerusalemme
chiusa
in
sé
stessa
,
timida
,
paurosa
fu
una
vera
e
propria
setta
:
la
morte
di
Stefano
fu
l
'
avvenimento
che
ruppe
questo
carattere
settario
,
in
quanto
che
,
per
essa
,
Paolo
fu
guadagnato
alla
causa
cristiana
,
alla
quale
dette
l
'
universalità
che
i
nuovi
tempi
le
assegnavano
*
.
Quando
la
religione
pagana
fu
,
mano
a
mano
,
sopraffatta
dal
cristianesimo
,
il
culto
dei
vecchi
dèi
sopravvisse
ancora
:
le
città
,
i
grandi
laboratori
del
pensiero
nuovo
erano
tutte
intere
convertite
alla
nuova
fede
,
ma
il
paganesimo
viveva
ancora
nei
villaggi
,
nel
pagus
,
donde
il
nome
di
pagano
,
in
forma
che
,
per
la
sua
ristrettezza
,
potea
dirsi
settaria
.
Quando
l
'
ordine
religioso
cavalleresco
dei
Templarii
fu
distrutto
,
pochi
superstiti
assunsero
in
Inghilterra
una
forma
affatto
settaria
,
dalla
quale
alcuni
storici
vogliono
fare
derivare
la
massoneria
,
giacché
nel
simbolismo
di
questa
associazione
,
vivi
e
frequenti
sono
i
ricordi
degli
infelici
Templari
.
Quel
che
si
è
detto
per
il
partito
vale
per
le
altre
forme
di
folle
:
scuole
politiche
,
scientifiche
,
religiose
possono
ad
un
momento
dato
,
divenire
sette
,
ma
qualunque
sia
la
natura
di
queste
,
esse
rappresentano
sempre
una
quistione
economica
,
che
n
'
è
come
il
fondo
inavvertito
,
come
la
causa
palese
o
nascosta
.
L
'
eresia
risorgente
in
tutto
il
medio
evo
pare
che
sia
ben
lontana
da
ogni
contenuto
economico
eppure
,
di
sotto
all
'
involucro
teologico
e
religioso
,
ci
è
sempre
il
demone
nascosto
del
comunismo
risorgente
*
.
Sia
,
però
,
qualunque
il
carattere
della
setta
,
essa
porta
nel
suo
seno
una
differenziazione
di
funzioni
ed
una
connessione
,
diventando
così
un
vero
e
proprio
organismo
:
capi
e
proseliti
,
vinti
all
'
idea
per
un
'
ora
o
per
sempre
,
segni
,
parole
,
linguaggio
,
mezzi
di
riconoscimento
,
simboli
e
poi
sentimenti
,
passioni
,
pensiero
formano
la
vasta
,
la
complessa
,
la
intensa
vita
d
'
una
setta
.
Il
capo
d
'
una
setta
,
è
un
vinto
da
un
'
idea
,
è
un
passionato
,
un
ardente
,
è
quegli
in
cui
la
passione
comune
è
divenuta
fiamma
perenne
,
sospiro
eterno
dell
'
anima
.
Se
egli
un
giorno
fu
guadagnato
alla
causa
,
guadagnerà
gli
altri
;
sarà
,
come
i
discepoli
di
Cristo
,
pescatore
di
uomini
.
Le
doti
dell
'
animo
umano
più
altruiste
,
più
disinteressate
saranno
il
fascino
dell
'
animo
suo
;
non
vivere
che
per
un
'
idea
e
trasfonderla
in
altri
:
ecco
la
pecurialità
di
certi
animi
.
In
un
partito
,
essi
sono
le
nature
superiori
,
rivestite
di
eterna
bontà
;
in
una
setta
,
sono
i
capi
.
Però
,
accanto
a
queste
nature
angeliche
,
vi
sono
bene
i
fanatici
,
quelli
che
un
odio
cupo
e
feroce
porta
in
alto
,
che
,
nei
momenti
delittuosi
d
'
un
'
opera
settaria
,
tengono
un
primato
,
fatto
di
mancanza
di
pietà
,
d
'
assenza
delle
doti
più
belle
dell
'
animo
umano
:
sono
dei
delinquenti
nati
come
Marat
;
degli
ambiziosi
come
Robespierre
;
anime
mediocri
,
a
cui
lo
spirito
settario
à
dato
una
prevalenza
,
che
cadrebbe
nella
vita
normale
d
'
un
partito
.
Le
doti
più
alte
e
più
basse
dell
'
animo
umano
possono
,
in
dati
momenti
,
donare
un
primato
:
lo
può
dare
la
ferocia
,
il
sangue
freddo
,
lo
sprezzo
del
pericolo
,
il
fanatismo
cupo
e
feroce
:
così
come
la
bontà
,
la
mitezza
,
la
rassegnazione
calma
e
fidente
:
è
quistione
di
circostanza
e
non
di
altro
.
I
proseliti
sono
dei
passionati
come
degli
ambiziosi
,
gente
guadagnata
alla
causa
o
dalla
nobiltà
dell
'
animo
o
da
uno
squilibrio
passionale
o
ben
anco
da
spirito
di
ventura
*
.
La
parola
setta
richiama
subito
alla
mente
i
segni
,
le
parole
misteriose
;
l
'
Italia
è
stata
,
per
la
sua
oppressione
politica
,
la
terra
classica
delle
sette
:
carboneria
,
giovane
Italia
,
calderai
ecc
.
son
tutti
fioriti
da
noi
,
tanto
che
qualcosa
n
'
è
trapelato
anco
fuori
ond
'
è
che
,
quando
si
parla
di
setta
,
noi
pensiamo
a
questi
mezzi
di
preservazione
e
di
conservazione
di
contro
alle
persecuzioni
.
Segni
e
parole
ànno
lo
stesso
valore
che
,
nel
mondo
biologico
,
ànno
molti
atti
di
conservazione
:
alcune
specie
animali
,
in
fatti
,
assumono
forme
terrificanti
per
spaventare
gli
avversarii
,
o
forme
disgustose
od
apparenze
di
foglie
o
di
tronchi
o
il
colore
del
ramo
sul
quale
vivono
o
del
suolo
sul
quale
abitano
*
;
questo
vasto
mimetismo
non
à
altro
valore
che
la
conservazione
della
specie
.
Lo
stesso
valore
di
conservazione
individuale
ànno
le
funzioni
psichiche
,
e
lo
dimostrò
il
Sergi
nell
'
Origine
dei
fenomeni
psichici
e
la
loro
significazione
biologica
;
ebbene
segni
,
parole
,
toccamenti
ànno
,
nella
setta
,
lo
stesso
valore
di
protezione
collettiva
d
'
una
data
società
in
lotta
con
i
poteri
sociali
e
talora
con
lo
spirito
pubblico
.
Vedremo
,
in
altro
capitolo
,
come
questi
mezzi
protettivi
si
allarghino
nel
periodo
d
'
una
persecuzione
,
ch
'
è
il
momento
critico
della
folla
.
La
setta
possiede
,
del
pari
,
il
gergo
:
in
ciò
tra
le
associazioni
prevalentemente
criminali
e
le
altre
che
non
sono
tali
o
lo
possono
essere
per
incidenza
,
la
somiglianza
è
completa
,
perché
il
momento
psicologico
determinante
è
identico
:
sfuggire
alla
pena
.
La
giovane
Italia
spediva
gran
quantità
di
scritti
sotto
il
muso
inquisitoriale
dei
tirannelli
d
'
Italia
accompagnandoli
con
lettere
,
in
cui
ogni
parola
avea
un
significato
enigmatico
e
con
questo
gergo
si
poterono
spedire
tutti
quegli
scritti
di
Mazzini
,
che
inondavano
l
'
Italia
,
riempendo
di
stupore
le
paurose
polizie
:
il
gergo
permetteva
,
così
,
un
'
azione
altamente
protettiva
.
Di
non
dissimile
valore
è
l
'
uso
di
caratteri
convenzionali
,
geroglifici
ecc
.
,
frequenti
nei
criminali
.
La
setta
,
per
la
sua
peculiare
posizione
di
folla
in
lotta
,
à
un
ordinamento
militaresco
,
è
una
piccola
società
ordinata
in
guerra
contro
la
rimanente
formazione
sociale
,
questo
dà
un
'
impronta
che
ci
ricorda
la
costituzione
militare
degli
stati
.
Essa
è
à
detto
Sighele
:
«
una
folla
cribata
»
un
'
élite
,
proprio
come
un
esercito
ed
à
di
questo
l
'
obbedienza
stretta
,
il
segreto
ripartito
fra
pochi
a
seconda
della
fiducia
,
à
i
propri
gradi
,
à
gli
organi
trasmissori
,
à
le
sue
date
prestabilite
e
fisse
;
à
le
proprie
pene
per
chi
defeziona
o
tradisce
;
à
una
criminalità
collettiva
;
à
le
insurrezioni
o
le
barricate
,
à
sorprese
,
à
colpi
di
mano
,
à
spie
nel
campo
avversario
e
nel
campo
proprio
,
à
proclami
di
guerra
e
di
pace
;
e
,
come
un
esercito
,
à
,
infine
,
le
date
solenni
e
gloriose
.
La
setta
à
,
di
più
,
una
sete
intensa
d
'
ideale
,
un
misticismo
;
sia
essa
una
setta
religiosa
o
politica
o
sociale
,
il
misticismo
non
manca
mai
.
Questa
gran
malattia
propria
del
popolo
semitico
,
iniettata
nel
sangue
ario
,
le
accompagna
e
dà
loro
un
'
aria
,
un
contenuto
speciale
.
Misticismo
,
bisogno
d
'
elevarsi
sulle
ali
del
sentimento
sino
all
'
ideale
;
profetismo
,
smania
di
criticare
aspramente
con
parole
di
fuoco
,
con
passione
inspirata
;
messianismo
,
bisogno
di
annunziare
un
mondo
nuovo
,
sono
doti
degli
uomini
passionati
che
non
si
adagiano
nel
presente
ma
aspirano
al
futuro
.
Se
noi
oggi
attribuiamo
al
popolo
semitico
tali
doti
,
gli
è
perché
nessun
popolo
le
possedette
e
le
possiede
in
un
grado
più
alto
,
né
altro
mai
sprigionò
,
per
quelle
doti
,
più
larga
onda
di
fascino
e
d
'
incanto
;
esse
,
però
,
appartengono
a
tutti
gli
animi
nobili
,
combattuti
dalle
idealità
,
vinti
dal
loro
miraggio
e
depresse
e
nausea
te
dal
presente
triste
,
senza
lembo
di
azzurro
e
sprazzo
di
sereno
.
Rénan
avea
detto
,
parlando
del
cristianesimo
,
che
era
sorto
in
mezzo
agli
ebrei
,
perché
quel
popolo
portava
seco
un
realismo
doloroso
tra
lo
stato
di
lusso
introdotto
da
Salomone
e
le
tradizioni
etniche
del
giusto
,
ma
povero
dell
'
ebionim
accetto
a
Dio
.
«
Lo
splendore
esteriore
scrive
il
Rénan
:
non
era
ottenuto
che
con
eccessi
d
'
iniquità
.
La
nobiltà
antica
,
la
fierezza
dell
'
uomo
libero
era
perduta
.
Tutti
eran
servi
,
vi
erano
ricchi
,
ma
vi
erano
poveri
.
La
lotta
eterna
si
apriva
,
l
'
antica
fraternità
patriarcale
era
finita
.
E
qual
'
era
il
profitto
netto
della
rivoluzione
compita
?
Che
Gerusalemme
vedeva
delle
parate
assai
brillanti
,
che
delle
migliaia
di
uomini
gemevano
nelle
cave
di
Giudea
,
nelle
foreste
del
Libano
,
nel
fondo
delle
galere
del
mar
d
'
Oman
per
approvvisionare
i
bazar
di
Gerusalemme
da
trastulli
da
harem
»
.
Da
questo
stato
peculiare
nasceva
il
profetismo
.
«
I
profeti
continua
Rénan
:
sono
dei
fanatici
di
giustizia
sociale
che
proclamano
altamente
che
se
il
mondo
non
è
giusto
val
meglio
che
non
sia
*
»
.
Da
questo
interno
scontento
è
nato
,
in
ogni
tempo
e
in
ogni
luogo
,
la
promessa
messianica
che
dovrà
rinnovellare
il
mondo
.
Scontento
,
insofferenza
del
presente
,
sete
d
'
ideale
sono
le
note
salienti
degli
individui
come
dei
popoli
passionati
,
ardenti
,
con
tendenze
altruistiche
,
iperestetiche
le
quali
si
accompagnano
con
carattere
profetico
e
messianico
.
Le
sette
ànno
appunto
queste
doti
di
misticismo
,
di
profetismo
e
di
messianismo
ed
esercitano
,
perciò
,
profonda
suggestione
e
offrono
a
sé
stesse
,
all
'
anima
loro
,
in
mezzo
alla
lotta
più
cruda
che
le
avvolge
,
il
dittamo
consolatore
di
quanto
di
divino
vi
è
nella
natura
umana
.
Se
il
pensiero
nella
folla
s
'
integra
e
si
diffonde
ed
il
sentimento
si
assomma
;
nella
setta
,
che
n
'
è
una
forma
patologica
,
il
ritmo
del
pensiero
e
del
sentimento
si
altera
,
giacché
il
primo
si
cristallizza
ed
il
secondo
s
'
intensifica
,
come
gas
sotto
il
peso
di
migliaia
d
'
atmosfere
.
Non
è
più
una
somma
di
sentimento
,
ma
una
moltiplicazione
,
di
quelle
che
a
stento
possono
capire
nel
cuore
umano
,
costrette
a
rimanere
compresse
,
schiacciate
come
vapore
nelle
visceri
d
'
un
monte
o
nella
stretta
ferrea
d
'
una
enorme
caldaia
,
donde
talora
,
stracciando
e
rompendo
,
sprigionasi
con
schianto
.
La
folla
instabile
o
primigenia
à
un
pensiero
diffuso
;
nulla
vi
è
,
invero
,
di
concreto
;
molto
è
allo
stato
di
vapore
,
d
'
inderminato
,
più
intuizione
che
pensiero
netto
e
contornato
;
nel
partito
,
il
pensiero
è
progressivo
,
tutto
vi
si
discute
,
il
pensiero
proprio
come
l
'
altrui
.
I
giornali
,
i
comizï
,
i
parlamenti
,
i
meeting
,
i
libri
non
sono
che
una
vasta
letteratura
orale
e
scritta
,
nella
quale
,
ogni
giorno
,
il
proprio
e
l
'
altrui
pensiero
è
vagliato
,
non
solo
dal
lato
astratto
della
dottrina
,
ma
riguardo
alla
pratica
della
vita
quotidiana
.
Da
questo
continuo
lavorìo
intellettuale
nasce
la
progressività
del
pensiero
,
fatto
di
crescenti
stratificazioni
,
l
'
una
dell
'
altra
più
larga
e
più
completa
.
Solo
,
quando
il
pensiero
è
completo
,
né
contiene
in
sé
ulteriori
avanzamenti
,
tende
ad
immobilizzarsi
,
la
discussione
diventa
sempre
più
impossibile
e
,
a
tal
punto
,
un
partito
divent
a
una
setta
.
Il
pensiero
settario
à
un
altro
lato
caratteristico
ed
è
l
'
intolleranza
,
che
nasce
dall
'
esser
troppo
imbevuto
da
un
'
idea
,
dall
'
averne
formato
il
centro
di
tutta
la
vita
intellettiva
e
dall
'
averla
infiammata
di
tutta
la
propria
passione
,
congiungendo
pensiero
e
sentimento
,
ad
un
tempo
,
che
dominino
intero
il
campo
della
psiche
.
Ora
,
nel
partito
il
pensiero
è
di
continuo
scosso
,
sfiorato
,
agitato
dal
pensiero
altrui
:
si
sente
che
,
accanto
al
proprio
,
ce
n
'
è
un
altro
che
ora
con
questo
collima
ora
se
ne
differenzia
;
il
pensiero
proprio
perde
,
così
,
l
'
impronta
assoluta
ed
egoistica
,
giacché
niente
di
più
giova
a
far
sentire
la
propria
pochezza
,
quanto
misurare
sé
stesso
ogni
giorno
con
gli
altri
.
Per
la
setta
,
in
vece
,
avviene
il
contrario
:
la
si
disprezza
,
ma
non
la
si
critica
;
la
si
cerca
schiantarla
,
ma
non
raddrizzare
,
se
travia
,
e
da
questo
disprezzo
e
da
questo
desiderio
di
schiantarla
nasce
,
nell
'
animo
suo
,
quell
'
odio
intollerante
e
fanatico
,
che
partorisce
grandi
dolori
:
avviene
quel
fenomeno
istesso
che
si
verifica
là
dove
l
'
ebreo
è
ancora
perseguitato
,
disprezzato
,
maltrattato
;
egli
là
si
sente
ancora
ebreo
,
e
nel
disprezzo
intimo
per
gli
altri
,
si
crede
ancora
il
popolo
eletto
.
Ma
,
dove
è
stato
in
tutto
parificato
agli
altri
cittadini
,
là
egli
à
scordato
la
sua
origine
etnica
,
mescolando
la
propria
razza
e
la
propria
sorte
con
l
'
altrui
*
.
Se
la
setta
soffre
di
monodeismo
,
essa
è
del
pari
sofferente
di
eccessiva
intensità
unipassionale
,
quel
che
potremo
dire
,
con
un
neologismo
,
monopatia
settaria
.
Nella
folla
,
il
sentimento
è
instabile
,
quanto
ad
intensità
:
esse
,
nella
forma
più
semplice
ed
indifferenziata
,
ànno
,
è
vero
,
i
grandi
uragani
passionali
,
ma
dopo
di
questi
ricompare
il
sereno
fatto
dall
'
inerzia
abituale
,
dal
riposo
dell
'
animo
dopo
la
tensione
,
che
l
'
à
,
per
breve
ora
,
sconvolta
.
Anche
nel
partito
può
la
passione
assommarsi
,
ma
vi
sono
quelli
che
il
Ferrero
chiama
sfiatatoi
*
:
stampa
,
meeting
,
azione
parlamentare
per
i
quali
la
passione
vien
fuori
,
come
vapore
,
per
le
valvole
d
'
una
caldaia
,
ogni
qual
volta
l
'
interna
pressione
vinca
.
Ora
,
il
potere
sprigionare
una
passione
,
fa
sì
che
la
si
bilanci
anche
con
altre
e
nell
'
animo
resti
spazio
disponibile
per
la
complessità
passionale
.
La
psiche
è
così
fatta
che
à
,
normalmente
,
un
flusso
di
pensiero
e
di
sentimenti
;
arrestarlo
,
fermandone
uno
o
molti
nel
campo
della
coscienza
,
o
affrettarne
lo
scorrere
ed
il
succedere
loro
,
costituiscono
due
stati
patologici
.
Nella
setta
avviene
appunto
così
:
l
'
animo
è
posseduto
da
un
sol
pensiero
e
da
una
sola
passione
;
le
emozioni
non
si
raccolgono
intorno
ai
diversi
centri
emotivi
della
conservazione
individuale
,
dell
'
istint
o
sessuale
,
delle
relazioni
parentali
e
sociali
,
ma
quest
'
ultime
solo
prevalgono
e
neppure
in
una
maniera
complessa
,
ma
semplice
ed
unilaterale
Quanto
a
'
centri
emotivi
vedi
Sergi
,
Psicologia
per
le
scuole
..
Epperò
la
setta
suggestiona
,
di
continuo
,
sé
medesima
e
il
mondo
esterno
:
autosuggestione
ed
etorosuggestione
sono
due
forme
le
quali
,
se
son
comuni
all
'
individuo
ed
alla
folla
,
nella
setta
assurgono
ad
altezze
vertiginose
.
E
la
suggestione
nasce
da
parecchie
cause
.
Il
cuore
umano
à
sempre
un
palpito
generoso
per
chi
combatte
,
per
chi
soffre
e
per
chi
spera
;
pigliate
un
malfattore
,
caricatelo
di
catene
e
quello
spettacolo
schianterà
i
cuori
:
le
sue
colpe
saranno
dimenticate
e
resterà
,
invece
vivo
nell
'
animo
lo
spettacolo
presente
della
creatura
umana
che
soffre
,
per
quel
fenomeno
psichico
che
fa
sì
che
la
percezione
presente
sia
sempre
più
viva
della
rirepresentazione
,
come
le
chiama
Spencer
,
o
meglio
delle
percezioni
rievocate
.
Ora
,
lo
spettacolo
di
molta
gente
,
e
spesso
di
gente
profondamente
altruista
e
nelle
quali
l
'
emotività
sociale
s
'
accompagna
con
l
'
assenza
di
sentimenti
e
d
'
interessi
personali
,
con
la
purezza
della
vita
,
con
una
fede
viva
e
possente
,
con
la
rassegnazione
;
lo
spettacolo
di
tale
gente
,
in
un
momento
di
persecuzioni
,
di
sprezzo
eccita
gli
animi
circostanti
,
destando
la
pietà
viva
che
può
ben
essere
la
strada
per
la
quale
molti
si
accostano
e
saranno
guadagn
ati
alla
setta
.
Il
Ferrero
,
tempo
fa
,
sviluppava
la
così
detta
legge
di
singolarità
,
per
la
quale
un
uomo
,
differente
,
per
qualità
psichiche
,
da
un
popolo
in
mezzo
a
cui
vive
può
imporvisi
*
.
Il
Ferrero
non
lo
à
detto
,
ma
la
legge
di
singolarità
rientra
nel
fenomeno
suggestivo
,
vero
sia
per
l
'
individuo
,
sia
per
una
collettività
.
La
setta
è
una
singolarità
psichica
,
essa
possiede
l
'
altruismo
in
una
misura
che
altri
non
à
;
tra
la
psiche
della
setta
e
le
altre
,
vi
è
una
differenza
quantitativa
di
altruismo
,
che
vince
,
che
assorbe
,
che
desta
l
'
ammirazione
.
Tal
'
è
l
'
etero
suggestione
,
che
una
setta
esercita
sulla
folla
.
La
suggestione
che
la
folla
esercita
su
sé
medesima
,
l
'
autosuggestione
,
dipende
dalla
costituzione
passionale
degli
animi
e
dall
'
esaltamento
di
questo
stato
.
Quando
un
individuo
crede
di
essere
nel
vero
,
di
soffrire
per
una
giusta
causa
,
e
per
essa
dimentica
tutto
e
,
d
'
altra
parte
,
gli
è
impedito
parlarne
,
egli
attraversa
lo
stato
particolare
detto
ruminazione
psicologica
.
Il
pensiero
è
fisso
e
rivolto
sulla
propria
psiche
:
se
la
vita
non
vale
che
per
offrirla
per
olocausto
ad
un
'
idea
,
chi
è
capace
di
questo
sacrifizio
è
grande
e
tanto
più
per
quanto
più
capace
:
nasce
,
adunque
,
un
esaltamento
di
sé
,
un
senso
intimo
di
grandezza
,
che
disprezza
la
folla
che
non
intende
e
non
vede
:
senso
di
nobile
alterezza
che
tutti
i
grandi
,
da
Gesù
a
Mazzini
,
ànno
avuto
e
che
fece
dire
a
Gesù
sul
Golgota
:
padre
,
perdonali
,
non
sanno
quel
che
si
fanno
!
La
setta
,
formata
adunque
di
nature
similmente
appassionate
,
di
gente
desiosa
di
soffrire
,
d
'
idealisti
che
sanno
sprezzare
la
vita
,
di
monopatici
e
di
monoideizzati
è
come
una
campana
ripiena
d
'
ossigeno
,
nella
quale
si
è
costretti
a
respirare
e
sentire
inalzare
la
vita
ad
un
massimo
,
che
non
può
durare
,
senza
che
l
'
organismo
non
ne
resti
consunto
.
Noi
abbiamo
insistito
sempre
sulle
condizioni
passionali
della
setta
e
non
senza
ragione
:
una
delle
conseguenze
,
cui
queste
possono
condurre
,
è
il
delitto
passionale
:
quando
,
in
fatti
,
il
sentimento
è
giunto
a
tal
punto
ch
'
esso
non
può
essere
più
a
lungo
compresso
,
scoppia
in
manifestazioni
criminali
contro
o
di
sé
[
forma
di
suicidi
diretti
ed
indiretti
]
o
contro
gli
altri
.
Nulla
,
difatti
,
manca
,
acciò
avvenga
un
delitto
passionale
:
la
credenza
d
'
essere
nel
vero
e
nel
giusto
;
d
'
essere
,
a
torto
,
perseguitati
o
sprezzati
;
un
senso
di
megalomania
e
d
'
esaltamento
interno
;
la
coscienza
di
credere
d
'
agire
per
gli
altri
;
lo
spirito
completo
di
sagrifizio
.
Se
una
cosa
vi
manca
,
è
la
spinta
e
che
la
dànno
,
talora
,
i
delinquenti
veri
,
i
cattivi
consiglieri
,
i
provocatori
che
si
frammischiano
a
'
passionali
:
questa
strana
mescolanza
di
passionali
e
delinquenti
,
conduce
in
modo
inevitabile
al
delitto
.
Così
è
adunque
:
la
setta
,
ch
'
è
una
forma
patologica
della
folla
sorge
in
un
ambiente
di
persecuzione
,
di
scarsa
civiltà
,
di
mancante
libertà
,
nelle
ore
tristi
d
'
un
popolo
e
può
essere
talora
un
rifugio
di
quanto
vi
è
in
un
popolo
di
non
corrotto
.
Ma
è
rimedio
peggiore
del
male
,
che
abitua
alla
dissimulazione
,
al
delitto
,
alla
disciplina
idiota
,
all
'
idolatria
della
forza
:
essa
guasta
la
fibra
d
'
un
popolo
onde
ben
diceva
il
Foscolo
:
per
fare
l
'
Italia
bisogna
disfare
le
sette
.
E
per
disfare
ci
vuole
istruzione
e
libertà
,
che
educhino
,
che
tolgano
le
intemperanze
,
che
permettano
il
progressivo
cammino
umano
,
che
alla
setta
sostituiscano
il
partito
,
scuola
solenne
dei
popoli
,
fiume
ampio
che
conduce
al
mare
dell
'
umanità
.
Ben
possono
,
in
regime
di
libertà
,
esservi
sette
,
ma
esse
non
ànno
che
la
forma
,
l
'
apparenza
esterna
,
cui
manca
il
contenuto
,
la
suggestione
,
la
criminalità
;
sono
come
s
imboli
di
sopravvivenza
,
che
vanno
mano
mano
scomparendo
nell
'
onda
purificatrice
del
partito
,
che
,
discutendo
,
non
congiura
e
che
matura
un
avvenire
migliore
sempre
del
presente
.
ALTRI
FENOMENI
PATOLOGICI
La
folla
selvaggia
od
orda
,
oltrecché
in
forma
instabile
e
primigenia
,
può
rivivere
come
una
persistenza
di
forme
,
in
gran
parte
,
scomparse
nel
cammino
dei
secoli
,
tanto
che
,
incontrandoci
in
una
folla
anomala
,
criminosa
noi
possiamo
concepirla
o
come
un
ritorno
barbarico
in
piena
civiltà
,
così
come
l
'
uomo
delinquente
riproduce
,
nel
suo
tipo
,
forme
da
lungo
tempo
oltrepassate
;
o
come
una
continuazione
d
'
una
forma
inferiore
,
così
come
l
'
amphioxus
lanceolatus
è
l
'
ultimo
rappresentante
degli
acranioti
.
Ma
,
sia
come
forma
atavica
o
come
persistenza
d
'
una
forma
inferiore
,
è
meritevole
di
studio
.
Il
monadismo
rappresentò
uno
stadio
normale
,
nel
quale
l
'
umanità
fu
sospinta
dal
crescente
numero
e
dal
cresciuto
bisogno
di
nutrizione
;
ma
,
provato
che
sia
,
diventa
un
bisogno
dello
spirito
,
avido
del
nuovo
e
dell
'
emozionante
.
Nei
popoli
selvaggi
,
nei
quali
manca
la
passione
della
vita
domestica
e
sociale
,
lo
stato
nomade
che
lascia
venir
fuori
la
energia
accumulata
in
un
lungo
riposo
,
che
mette
il
fremito
della
caccia
e
della
guerra
,
diventa
una
fonte
di
diletto
psichico
,
più
forte
ancora
del
nutrimento
che
somministra
.
Una
volta
gustato
il
piacere
di
vagabondare
,
il
selvaggio
non
lo
dimentica
più
:
diventa
per
lui
un
bisogno
,
fino
a
tanto
che
una
novella
necessità
non
lo
renda
stabile
.
Ma
,
questo
che
è
un
periodo
di
transizione
,
un
momento
,
sia
pure
lungo
,
della
vita
dei
popoli
,
in
certe
folle
,
si
prolunga
in
modo
indefinito
,
da
potersi
ben
pensare
che
sieno
prima
spente
che
rese
stabili
.
Altre
volte
,
sono
folle
nomadi
di
mezzo
ad
una
società
stabile
,
come
i
pezzenti
del
medio
evo
,
come
i
clerici
vagantes
,
come
gli
zingari
moderni
;
e
,
là
dove
rivive
,
il
nomadismo
si
accompagna
sempre
con
le
doti
sociali
inferiori
dell
'
ozio
,
con
la
fame
insaziata
di
impressioni
nuove
.
Un
'
attenuazione
del
nomadismo
è
certo
quella
che
presentano
gli
zingari
,
in
alcune
parti
del
mezzogiorno
d
'
Italia
,
i
quali
ànno
delle
residenze
stabili
dalle
quali
partono
e
alle
quali
ritornano
.
Altre
forme
attenuate
sono
le
emigrazioni
interne
ed
esterne
,
nelle
quali
il
bisogno
economico
e
il
desio
d
'
altri
luoghi
possono
tanto
e
sono
come
il
sostitutivo
d
'
una
criminalità
collettiva
,
sia
ch
'
esse
avvengano
in
modo
isolato
,
sia
che
piglino
la
forma
,
come
nel
Veneto
,
d
'
una
vera
emigrazione
del
clan
,
d
'
un
vero
isolotto
,
di
una
duna
che
il
mare
trasporta
d
'
una
costa
all
'
altra
.
Altra
forma
di
persistenza
o
di
ritorno
atavico
è
,
di
certo
,
il
delitto
della
folla
,
che
può
essere
,
come
per
l
'
individuo
,
o
una
forma
congenita
o
una
forma
passionale
,
a
seconda
che
o
prevalga
la
mancanza
del
senso
morale
o
i
poteri
di
arresto
sieno
poco
sviluppati
.
Né
diversamente
d
'
una
persistenza
o
d
'
un
ritorno
vanno
interpetrate
l
'
epidemie
psichiche
,
religiose
o
sociali
che
,
a
momenti
dati
,
investono
,
in
piena
modernità
,
lo
spirito
popolare
e
che
sono
come
un
riflesso
,
una
eco
del
mondo
medio
evale
,
che
fu
una
lunga
epidemia
ora
demoniaca
,
ora
eretica
,
ora
neuro
e
psicopatica
,
che
possono
vivere
,
ancora
,
non
ostante
la
scienza
che
tenta
penetrare
tutta
la
vita
d
'
un
popolo
.
Ma
,
la
psicologia
della
folla
non
può
dirsi
compiuta
,
senza
che
si
accenni
al
misoneismo
che
le
folle
possono
ripetere
come
un
carattere
atavico
,
che
agì
molto
nel
tempo
antico
e
fu
una
forza
di
conservazione
della
società
.
Quando
il
sentimento
sociale
era
scarso
,
affidato
in
gran
parte
alla
memoria
,
esso
poté
conservarsi
innovandosi
quanto
meno
si
potea
.
Bisognò
che
fosse
,
lungamente
,
fissato
,
prima
di
variarlo
;
d
'
averne
cimentato
gli
elementi
antichi
,
prima
di
svolgerne
i
nuovi
.
La
mente
stessa
,
l
'
organo
pesante
,
non
avea
quella
forza
necessaria
da
poter
resistere
al
consumo
nervoso
d
'
un
'
innovazione
,
la
quale
,
poté
,
solo
,
avvenire
in
modo
lento
,
ma
sicuro
sotto
la
spinta
di
novelle
necessità
.
(
Paola
Lombroso
Critica
sociale
1897
)
.
Appartiene
alle
folle
moderne
il
cammino
celere
dal
vecchio
al
nuovo
,
in
grazia
della
predisposizione
dell
'
animo
che
le
rivolge
all
'
avvenire
,
che
fa
mantenere
il
passato
,
rammodernandolo
sempre
ed
innovandolo
.
Pure
,
il
misoneismo
non
è
ancora
scomparso
e
rivive
talora
in
forma
epidemica
;
cosa
sono
,
in
fatti
,
quegli
sconforti
universali
nella
scienza
,
in
questa
fine
di
secolo
?
cos
'
è
questo
grido
suadente
il
ritorno
all
'
antico
,
che
pare
,
talora
,
assumere
un
contenuto
profetico
?
Compagna
col
misoneismo
è
la
neofilia
,
che
può
essere
,
talora
,
semplicemente
apparente
,
come
quando
ritorna
,
in
arte
,
al
preraffaellismo
,
o
essere
un
vero
atavismo
,
come
il
sogno
ardente
d
'
un
ritorno
allo
stato
di
natura
,
alle
concezioni
di
società
che
non
ànno
della
nostra
né
il
vizio
,
né
la
virtù
attiva
;
o
al
superomismo
di
Nietzsche
.
Ben
vi
sono
delle
concezioni
,
apparentemente
,
ataviche
,
nella
forma
,
ma
con
contenuto
nuovo
e
moderno
:
quale
il
collettivismo
,
il
divorzio
,
la
giuria
,
che
potrebbero
sembrare
il
possesso
comune
del
suolo
,
l
'
etairismo
,
la
primitiva
giustizia
barbara
.
(
Ferri
Soc
.
e
scienza
positiva
)
.
Similmente
presso
alcuni
popoli
prevale
la
forma
,
religiosa
,
apparentemente
nuova
con
contenuto
vieto
,
come
nella
Russia
,
dove
vivono
innumerevoli
sette
religiose
nelle
quali
la
sembianza
del
nuovo
è
soverchiata
dal
risorgente
contenuto
mistico
del
primitivo
cristianesimo
.
Connessa
col
misoneismo
,
è
l
'
anticipazione
collettiva
,
la
quale
,
al
pari
dell
'
anticipazione
individuale
del
genio
,
è
sempre
inconscia
.
Quando
il
genio
discopre
una
novella
teoria
scientifica
,
si
può
dire
che
essa
fu
intravvista
e
preannunciata
,
in
qualche
proverbio
,
dalla
genialità
anonima
della
folla
.
Il
detto
:
nil
sub
sole
novi
è
vero
per
la
genialità
collettiva
rispetto
all
'
individuale
:
prima
di
Darwin
,
il
popolo
calabrese
,
in
un
motto
pornografico
,
assommava
la
lotta
per
l
'
esistenza
e
per
la
donna
;
prima
d
'
ogni
grafologo
la
scrittura
si
chiamava
carattere
;
prima
di
Lister
nella
Sila
le
ferite
si
curavano
con
la
trementina
che
geme
dai
pini
;
prima
che
i
criminologi
studiassero
l
'
effetto
criminogeno
del
vino
,
un
fablieau
narra
che
il
demonio
,
volendo
perdere
un
santo
lo
indusse
a
bere
del
vino
onde
il
santo
,
briaco
,
sedusse
la
moglie
d
'
un
mugnaio
e
ne
uccise
il
marito
che
lo
avea
colto
sul
fallo
;
prima
che
si
parlasse
della
simbiosi
del
delitto
,
un
altro
fablieau
narra
d
'
un
astrologo
c
he
,
letto
,
negli
astri
,
dover
un
fanciullo
,
fatto
grande
,
diventare
un
assassino
,
consigliò
al
padre
di
farne
un
medico
,
onde
saziare
il
sentimento
di
crudeltà
in
modo
utile
per
sé
e
per
gli
altri
.
Questa
ed
altre
anticipazioni
geniali
à
la
folla
;
ma
quando
la
scienza
le
riferma
,
quando
le
estende
,
essa
le
combatte
rabbiosamente
,
cedendo
al
misoneismo
che
porta
seco
da
tanti
secoli
.
L
'
anticipazione
della
folla
si
rassomiglia
a
quella
del
genio
,
sono
ambedue
incoscienti
e
pertengono
ad
uno
stato
d
'
inferiorità
psico
somatica
nella
folla
,
alla
neurosi
epilettoide
nel
genio
.
Il
rapporto
del
genio
con
la
folla
implica
lo
studio
dell
'
influenza
dell
'
uno
o
dell
'
altro
sul
cammino
del
progresso
umano
.
È
la
collettività
che
à
segnato
la
storia
del
mondo
?
o
,
in
vece
,
la
civiltà
umana
è
stata
un
'
imitazione
di
vedute
d
'
intelletti
superiori
?
i
pionieri
della
civiltà
furono
le
anonime
folle
d
'
ogni
tempo
e
d
'
ogni
luogo
o
non
piuttosto
Socrate
o
Confucio
,
Gesù
o
Maometto
,
Goethe
o
Shakespeare
,
Mazzini
o
Marx
?
Fino
a
poco
tempo
fa
,
non
si
ebbe
difficoltà
di
credere
alla
genialità
individuale
,
che
svela
nuovi
veri
ed
apre
vie
novelle
ed
è
imitata
poi
dalla
massa
;
ma
quando
i
rinnovati
studï
sociologici
dettero
importanza
al
fattore
collettivo
,
parve
che
questa
vieta
interpretazione
non
dovesse
essere
la
vera
.
Il
dibattito
si
è
andato
rinfocolando
dinanzi
all
'
avvenire
,
che
promette
di
essere
destinato
ad
una
crescente
importanza
del
collettivismo
,
non
solo
nel
campo
economico
,
ma
intellettivo
e
,
dinanzi
a
questo
che
pare
un
gran
pericolo
sociale
,
molti
si
son
domandati
ansiosamente
se
,
per
caso
,
l
'
interpretazione
diciamo
così
collettivista
della
società
,
non
sia
un
errore
sociologico
e
l
'
individualismo
non
debba
essere
ancora
la
gran
via
maestra
dell
'
avvenire
.
Il
Tarde
parve
avesse
risoluto
la
quistione
eriggendo
,
con
splendore
di
forma
e
di
ingegno
,
la
teoria
dell
'
imitazione
sociale
e
lo
stesso
fatto
che
,
talora
,
il
genio
rimane
incompreso
,
pare
ribadisca
la
dottrina
della
suggestione
del
genio
isolato
sulla
collettività
.
Ma
,
guardando
bene
la
quistione
,
noi
troviamo
che
il
genio
piglia
dalla
collettività
l
'
impronta
psico
somatica
:
così
Heine
è
genio
ebreo
,
Leonardo
da
Vinci
genio
latino
,
onde
a
torto
separiamo
il
genio
dalla
collettività
dov
'
è
nato
,
giacché
esso
è
come
uno
specchio
che
fa
convergere
i
raggi
in
un
foco
,
è
come
un
monte
che
riflette
le
onde
sonore
e
ci
dà
l
'
eco
.
Ma
,
anco
quando
fra
collettività
e
genio
non
vi
sia
similarità
;
quando
il
genio
è
una
singolarità
psichica
,
onde
riesce
a
sovrapporsi
alla
collettività
in
mezzo
a
cui
vive
,
pure
quel
genio
che
esercita
un
'
azione
di
suggestione
così
viva
,
non
è
tale
,
se
non
per
il
contrasto
psichico
della
folla
in
mezzo
cui
vive
.
Le
sue
doti
s
'
innalzano
,
perché
quelle
delle
persone
che
lo
circondano
,
sono
troppo
diverse
dalle
sue
;
perché
,
fra
lui
e
l
'
ambiente
sociale
,
si
è
come
impegnata
una
lotta
che
lo
sublima
e
l
'
innalza
e
quando
la
collettività
lo
imita
,
assimila
quelle
virtù
o
quegli
esempi
ch
'
essa
à
sprigionato
nel
contatto
con
una
singolarità
psichica
,
così
diversa
dalla
sua
.
Però
,
tra
genio
e
folla
esiste
ben
altro
rapporto
.
Io
credo
che
vi
siano
due
forme
di
genialità
una
completa
che
sorge
nelle
folle
giovani
e
dove
la
statica
e
la
dinamica
psichica
sono
alte
e
ch
'
è
fatta
da
uno
sviluppo
armonico
e
vertiginoso
insieme
,
delle
doti
dell
'
animo
;
l
'
altra
incompleta
ed
è
una
neurosi
che
si
svolge
di
preferenza
nelle
folle
senili
,
nelle
quali
la
statica
e
la
dinamica
psichica
sono
poco
evolute
.
Il
genio
,
inoltre
,
non
è
che
una
forza
di
riserva
della
collettività
:
quando
questa
è
troppo
in
basso
,
quando
lavora
poco
col
cervello
,
quando
il
suo
egoismo
prevale
,
essa
dà
dal
proprio
seno
la
genialità
e
l
'
altruismo
individuale
.
È
un
pensiero
,
è
un
sentimento
di
compenso
che
crea
:
pare
che
il
pensiero
soffocato
,
il
sentimento
represso
si
sprigionino
di
tanto
in
tanto
come
il
getto
d
'
un
vulcano
che
s
'
innalzi
sino
alle
stelle
.
Epperò
,
il
genio
vive
fra
certi
climi
storici
,
e
si
eleva
talora
dal
basso
,
o
discende
,
tal
altro
,
dall
'
alto
:
è
talora
plebeo
,
talora
aristocratico
;
cioè
,
proviene
da
quelle
due
classi
che
più
risentono
la
degenerazione
e
la
senilità
della
razza
.
Conchiudiamo
:
il
genio
sorge
dalla
folla
,
assommandone
la
psiche
,
oppure
da
questa
riceve
il
contrasto
per
il
quale
sprigiona
scintille
e
s
'
innalza
;
la
folla
percorre
,
con
le
sue
anticipazioni
,
il
genio
,
ma
quando
questo
le
svolge
e
ne
trae
le
conclusioni
,
essa
le
avversa
constringendolo
a
novelle
meditazioni
e
integrazioni
,
e
quando
tale
lavoro
di
svolgimento
dottrinale
è
compiuto
,
la
folla
stessa
,
vinto
il
proprio
misoneismo
,
ne
diffonde
le
nuove
dottrine
.
Il
genio
è
,
in
fine
,
come
una
forza
di
riserva
e
di
compenso
della
folla
bassa
e
poco
evoluta
;
ma
,
quando
la
folla
s
'
innalza
,
l
'
azione
individuale
del
genio
si
esaurisce
:
alla
genialità
individuale
succede
la
collettiva
.
Noi
ritorniamo
,
per
legge
di
regresso
apparente
,
di
nuovo
alla
folla
:
nei
tempi
antichi
fu
la
folla
indifferenziata
che
formò
la
civiltà
;
poi
successe
la
genialità
individuale
che
,
come
grande
fiaccola
,
come
colonna
di
fuoco
si
trasse
dietro
la
folla
;
ed
ora
questa
,
differenziata
,
evoluta
,
integrata
crea
le
nuove
civiltà
e
matura
l
'
avvenire
,
che
rompe
da
più
punti
come
immenso
fascio
di
luce
che
abbacina
e
seduce
come
in
una
visione
di
sogno
.
CAPITOLO
VII
.
MOMENTI
DI
CRISI
Le
folle
,
come
gli
organismi
,
ànno
i
loro
momenti
di
crisi
.
Vi
è
una
crisi
fisiologica
dell
'
organismo
umano
,
la
crisi
della
pubertà
,
quando
il
fanciullo
che
fino
a
ieri
giocò
con
le
sue
compagne
di
scuola
;
la
fanciulla
che
non
sentì
nulla
,
stando
in
mezzo
a
'
paffutelli
compagni
dell
'
età
sua
,
provano
un
sentimento
nuovo
e
strano
che
li
tormenta
,
li
martoria
,
un
bisogno
segreto
d
'
isolarsi
,
dei
turbamenti
inusitati
,
un
senso
come
di
sconforto
e
di
pianto
.
È
il
dio
ignoto
che
s
'
annunzia
in
mezzo
ad
una
tempesta
di
sentimenti
sconosciuti
,
di
paurosi
turbamenti
,
di
sogni
deliziosi
,
di
vergogne
non
mai
provate
e
,
alla
innocenza
infantile
,
succede
la
pudica
pubertà
:
è
la
gran
crisi
fisiologica
,
così
varia
,
così
complessa
,
che
si
prova
,
ma
non
si
descrive
:
nel
fanciullo
è
nato
l
'
uomo
;
nella
fanciulla
,
la
donna
:
son
tempi
quelli
in
cui
i
giorni
contano
per
mesi
ed
i
mesi
per
anni
:
è
il
dio
d
'
amore
,
che
parla
in
mezzo
allo
scrosciar
della
tempesta
ed
al
lampeggiare
dei
tuoni
.
Accanto
alla
grande
crisi
fisiologica
della
pubertà
che
scuote
e
trasforma
l
'
organismo
;
accanto
e
dopo
questa
,
cominciano
,
per
taluni
,
le
grandi
crisi
morali
,
dalle
quali
si
esce
o
rifatto
o
sconfitto
.
Dolori
intensi
che
non
si
rimarginano
mai
e
lasciano
sulla
fronte
delle
rughe
profonde
come
solchi
;
pensieri
affannosi
come
una
tempesta
in
mezzo
alla
sconfinata
maestà
dell
'
oceano
;
prove
terribili
,
quali
mai
genio
satanico
seppe
immaginare
,
possono
attendere
questo
organismo
umano
così
fragile
,
che
ogni
nonnulla
può
guastare
,
sconvolgere
,
annientare
:
son
le
grandi
crisi
morali
dalle
quali
o
si
esce
invulnerabile
o
si
esce
vinto
,
dimesso
per
sempre
.
In
questi
momenti
,
la
natura
umana
sprigiona
una
riserva
immensa
di
forze
morali
,
tenute
in
serbo
,
della
quale
mai
ci
eravamo
accorti
né
avremmo
saputo
se
quell
'
occasione
,
quel
fatto
non
l
'
avesse
sprigionato
,
come
una
macchina
elettrica
sulle
cui
punte
si
è
accumulata
gran
forza
di
elettricità
,
che
aspetti
un
tocco
,
un
avvicinamento
per
scattare
in
scintille
,
rumorosamente
.
L
'
organismo
umano
è
pieno
di
queste
forze
di
riserva
e
di
compenso
:
quando
una
valvola
cardiaca
è
ammalata
,
il
resto
del
cuore
si
ipertrofizza
;
quando
un
polmone
non
respira
,
l
'
altro
annienta
la
sua
funzionalità
:
simigliantemente
nelle
forti
crisi
morali
,
dal
fondo
dell
'
animo
umano
,
da
'
centri
psichici
,
si
sviluppa
una
forza
,
che
non
sapevamo
di
possedere
,
ma
che
pure
portavamo
,
da
lungo
tempo
,
latente
in
noi
stessi
.
Le
collettività
àn
di
queste
grandi
crisi
morali
così
come
le
hanno
gli
individui
:
quando
,
per
una
guerra
sfortunata
,
il
territorio
nazionale
è
invaso
;
l
'
esercito
distrutto
;
migliaia
di
famiglie
saccheggiate
,
depredate
,
uccise
e
il
cavallo
straniero
scalpita
sul
lastricato
delle
città
;
un
popolo
,
messo
in
questo
acre
cimento
,
subisce
di
quelle
crisi
morali
che
durano
un
pezzo
a
cancellarsi
e
nelle
quali
sprigiona
tutte
le
sue
energie
:
sorgono
i
grandi
uomini
ignorati
,
i
propositi
forti
e
,
conseguenza
del
surmenage
psico
intellettuale
,
crescono
i
suicidi
,
i
crimini
oltre
una
diminuita
operosità
che
si
riflette
anco
nell
'
opera
dell
'
ingegno
.
Ci
è
adunque
qualche
cosa
che
si
è
infranta
,
che
si
è
spezzata
nella
psiche
d
'
un
popolo
,
in
quelle
tristi
ore
di
crisi
.
Vi
son
popoli
che
trovano
in
sé
stessi
la
forza
necessaria
per
rifarsi
,
ma
vi
sono
di
quelli
che
restano
per
semp
re
abbattuti
,
depressi
,
storditi
come
uomo
dopo
accessi
epilettici
ravvicinati
,
che
lascino
annebbiata
la
mente
.
La
folla
,
formazione
sociale
,
à
anch
'
essa
i
suoi
momenti
di
crisi
;
per
citarne
una
avvenuta
al
principio
del
nostro
secolo
,
bisogna
ricordare
al
lettore
lo
sconforto
,
lo
strazio
che
colpì
la
classe
lavoratrice
d
'
Inghilterra
,
al
momento
che
venne
introdotta
la
macchina
,
quale
la
ci
descrissero
e
Marx
ed
Engels
*
e
la
si
trova
consacrata
nelle
inchieste
che
il
governo
inglese
,
a
più
riprese
,
fece
eseguire
nelle
fabbriche
.
Una
delle
crisi
peculiari
d
'
una
folla
è
la
persecuzione
,
momento
eminentemente
drammatico
.
Studiarlo
per
rispetto
al
partito
,
ch
'
è
della
folla
la
forma
più
equilibrata
,
è
come
guardarlo
in
modo
completo
ed
esauriente
;
del
resto
,
nel
capitolo
sulla
setta
,
abbiamo
accennato
a
questo
fenomeno
similare
,
appunto
perché
,
se
,
per
il
partito
,
la
persecuzione
è
un
momento
transitorio
,
per
la
setta
costituisce
il
modo
ordinario
di
vita
.
Come
sorge
,
adunque
,
la
persecuzione
?
La
persecuzione
è
un
fenomeno
acuto
della
vita
,
rampollante
da
due
leggi
che
dominano
le
formazioni
sociali
e
che
estendono
la
loro
influenza
anco
più
lungi
.
Non
già
che
essa
possa
essere
giustificata
,
o
che
,
per
triste
fatalità
,
debba
prolungarsi
,
per
sempre
,
nell
'
avvenire
:
ché
anzi
,
è
un
fenomeno
che
subisce
continue
attenuazioni
:
dagli
schiavi
fatti
a
pezzi
e
messi
lungo
la
via
Appia
e
dai
tempi
ne
'
quali
gli
eretici
venivano
bruciati
vivi
,
fino
a
'
giorni
nostri
,
nei
quali
le
nazioni
più
civili
,
per
es
.
d
'
Inghiltera
e
la
Svizzera
,
non
conoscono
più
persecuzioni
,
il
cammino
percorso
è
rassicurante
e
tale
che
,
per
quella
imitazione
dei
popoli
superiori
da
parte
de
'
popoli
inferiori
,
promette
che
nei
secoli
venturi
la
persecuzione
rimanga
triste
ricordo
dell
'
umanità
,
nelle
spine
e
nelle
ritorte
che
ne
accompagnarono
il
suo
fatale
cammino
.
Tutta
la
vita
,
adunque
,
è
regolata
da
queste
due
leggi
di
progresso
e
di
regresso
:
nel
dominio
della
meccanica
celeste
,
i
corpi
roteanti
sono
affatigati
da
una
legge
d
'
attrazione
e
di
ripulsione
e
dalla
combinazione
di
queste
due
forze
vengono
fuori
le
orbite
e
le
traiettorie
dei
pianeti
.
In
biologia
la
vita
è
affatigata
,
anch
'
essa
,
dalla
legge
di
eredità
e
di
variabilità
,
onde
da
una
parte
le
forme
tendono
trasmettersi
così
quali
sono
,
immutate
,
d
'
altra
parte
,
l
'
ambiente
organico
ed
inorganico
tende
di
continuo
a
modificarle
e
,
dal
contrasto
di
queste
due
forze
operanti
,
nasce
la
complessa
varietà
organica
,
lentamente
modificantesi
per
lungo
spazio
di
tempo
fino
ad
assurgere
a
forme
novelle
*
.
Nel
mondo
sociale
operano
queste
due
tendenze
di
conservazione
e
di
variazione
:
non
appena
l
'
orda
poté
differenziarsi
,
si
disegnarono
le
due
tendenze
che
tentano
equilibrarsi
con
la
preponderanza
ora
dell
'
una
ora
dell
'
altra
,
onde
un
secolo
sembra
più
progressivo
un
altro
meno
,
una
era
di
immobilità
sociale
,
un
'
altra
continuatamante
mobile
ed
ascendente
.
Eppure
avvertite
o
no
le
due
leggi
operano
sempre
e
si
compongono
in
modo
che
la
storia
del
mondo
,
tranne
certi
momenti
di
regresso
,
è
come
un
ghiacciaio
che
si
prolunghi
indefinitamente
per
la
vallea
dei
secoli
.
Fino
a
pochi
anni
fa
,
il
moto
progressivo
della
storia
era
concepito
in
maniera
idealistica
:
l
'
idea
moveva
gli
uomini
;
ma
gli
ultimi
anni
con
i
quali
si
era
chiuso
il
vecchio
secolo
e
le
vicende
del
nuovo
doveano
rompere
il
velo
dell
'
idealità
,
la
storia
apriva
il
proprio
seno
,
disvelandolo
,
mostrando
le
leggi
del
suo
progresso
,
riposanti
nella
materialità
della
storia
,
nel
prosaico
soddisfacimento
del
bisogno
economico
.
L
'
aspetto
idealistico
del
mondo
era
,
dunque
,
una
superstruttura
,
era
come
il
drappo
che
ricopre
la
statua
,
dandole
parvenza
di
persona
viva
.
Il
gran
motore
era
trovato
:
due
forme
antitetiche
di
produzione
intorno
a
cui
si
formano
,
come
incrostazioni
calcaree
,
due
concezioni
diverse
del
mondo
,
due
morali
,
due
leggi
differenti
,
due
sentimenti
religiosi
diversi
,
e
poi
due
letterature
,
due
arti
ecc
.
;
in
somma
due
sistemi
economici
diversi
,
intorno
a
cui
rampollano
due
civiltà
differenti
:
questo
,
sempre
e
dovunque
,
il
quadro
,
lo
sfondo
della
storia
.
Di
questa
condizione
di
fatti
la
persecuzione
è
un
elemento
,
del
quale
lo
scienziato
deve
tener
conto
,
giudicandolo
come
cosa
che
,
se
per
il
progresso
dei
tempi
dovrà
scomparire
,
nondimeno
è
spiegabile
quando
si
pensi
all
'
innato
misoneismo
dell
'
uomo
e
all
'
egoismo
primitivo
:
se
un
movimento
ci
nuoce
o
pare
tale
,
come
non
sveglierà
nella
bestia
umana
,
l
'
egoismo
più
feroce
?
se
la
mente
è
vissuta
lungamente
nell
'
ambito
di
certe
idee
,
come
potrà
spogliarsene
?
Pertiene
proprio
alla
civiltà
il
compito
di
accrescere
l
'
altruismo
,
di
educare
l
'
uomo
alla
sottomissione
continua
di
sé
all
'
interesse
della
specie
,
di
abituare
i
cervelli
non
all
'
esclusivismo
d
'
una
idea
,
ma
alla
progressione
crescente
del
sapere
umano
,
per
il
quale
l
'
uomo
moderno
è
così
diverso
dall
'
antico
e
sarà
più
diverso
ancora
dall
'
uomo
futuro
.
Anche
qui
,
nel
contenuto
d
'
una
teoria
perseguitata
,
vi
è
una
differenza
tra
le
varie
forme
di
folla
,
giacché
,
mentre
nel
partito
,
che
è
la
forma
più
equilibrata
di
folla
,
il
contenuto
della
teoria
perseguitata
è
quasi
sempre
progressivo
e
nuovo
;
nelle
folle
primigenie
,
esso
è
regressivo
,
atavico
,
misoneistico
:
il
trionfo
dell
'
uno
non
può
non
giovare
,
accrescendo
una
quantità
maggiore
di
benessere
,
che
si
espande
su
di
un
numero
crescente
di
gente
:
il
trionfo
dell
'
altro
,
in
vece
,
importerebbe
un
danno
,
un
ritorno
a
condizioni
sorpassate
di
vita
.
Il
medio
evo
,
per
esempio
,
ebbe
una
folla
di
eresie
diffuse
nei
bassi
strati
popolari
,
le
quali
,
sotto
l
'
involucro
religioso
,
conteneano
dei
principii
comunistici
,
di
quel
comunismo
indifferenziato
,
che
era
,
certo
,
un
regresso
sullo
stato
industriale
e
borghese
nascente
nel
medio
evo
.
Ora
,
se
quel
comunismo
cieco
degli
anabattisti
e
di
altre
sette
religiose
fosse
potuto
prevalere
,
sarebbe
stato
gran
danno
per
quel
regime
borghese
che
,
all
'
ombra
del
maniero
,
cominciava
a
formarsi
e
che
iniziò
la
sua
lotta
contro
la
feudalità
come
movimento
religioso
con
la
Riforma
;
ma
,
di
sotto
al
libero
esame
,
vi
era
ben
altro
:
vi
erano
le
libertà
di
commercio
,
d
'
industria
,
di
viaggi
senza
pedatici
,
l
'
abolizione
delle
associazioni
di
mestieri
,
che
trionfarono
di
poi
con
la
rivoluzione
francese
.
La
borghesia
nascente
,
credendo
di
combattere
per
una
quistione
religiosa
,
combatteva
per
una
quistione
economica
:
era
la
lotta
del
borgo
contro
il
castello
feudale
*
.
Altra
differenza
ancora
è
che
le
dottrine
perseguitate
,
che
pertengono
alla
folla
indifferenziata
,
son
prive
d
'
un
contenuto
scientifico
;
quelle
che
pertengono
ad
un
partito
ànno
,
in
vece
,
un
contenuto
che
è
sempre
scientifico
,
in
modo
conscio
o
inconscio
non
importa
.
Nell
'
antichità
vi
furono
due
movimenti
fortemente
perseguitati
:
il
movimento
servile
e
il
cristianesimo
;
ma
quanta
differenza
fra
essi
!
Il
movimento
servile
era
una
ribellione
ai
trattamenti
inumani
d
'
un
popolo
crudele
e
guerriero
,
quali
erano
i
Romani
,
e
diretto
ad
un
solo
scopo
:
di
liberare
sé
stessi
da
tale
giogo
,
pertanto
la
schiavitù
rimaneva
ancora
istituzione
sacra
.
Le
guerre
servili
furono
lotte
che
né
illuminò
una
dottrina
scientifica
,
né
una
fede
sociale
:
furono
,
invece
,
rivolte
incoscienti
,
affogate
nel
sangue
;
né
quei
poveri
combattenti
furono
mai
baciati
in
fronte
dalla
gloria
o
dal
compianto
.
Il
cristianesimo
,
in
vece
,
fu
movimento
anch
'
esso
politico
sociale
,
senza
un
contenuto
scientifico
determinato
:
anzi
fu
,
sul
principio
e
per
molto
tempo
ancora
,
un
movimento
antiscientifico
ed
incosciente
,
movimento
diretto
a
distruggere
tutto
il
mondo
pagano
,
a
rivoluzionarlo
dalle
basi
economiche
sino
alle
manifestazioni
più
ideali
dell
'
arte
e
della
letteratura
:
ma
,
di
sotto
a
questa
religione
di
schiavi
,
covava
una
novella
civiltà
.
Il
mondo
pagano
cadeva
ebbro
di
sangue
e
di
orgie
:
la
parte
più
nobile
e
più
ricca
viveva
nelle
forme
più
pervertitamente
sensuali
;
le
finanze
pubbliche
erano
divorate
da
vampiri
;
la
religione
morta
;
la
filosofia
decaduta
;
i
barbari
invadeano
l
'
impero
e
la
folla
briaca
correva
al
circo
,
e
le
terre
rimanevano
incolte
:
il
mondo
cristiano
,
con
la
sua
rinuncia
al
lusso
,
con
il
disprezzo
della
carne
,
con
l
'
odio
alle
scienze
ed
all
'
arte
,
con
la
promessa
d
'
una
eterna
finale
giustizia
,
rappresentava
una
reazione
ed
una
negazione
,
che
se
oggi
può
sembrare
a
noi
dannosa
,
per
quei
tempi
,
dovea
essere
infinitamente
salutare
.
Quando
la
vita
del
corpo
,
nella
forma
più
turpe
,
travolgeva
l
'
animo
,
era
d
'
uopo
affermare
di
contro
la
vita
dello
spirito
,
nel
suo
più
esagerato
ascetismo
.
A
molti
scrittori
moderni
pare
che
il
cristianesimo
,
con
le
sue
promesse
dell
'
altra
vita
,
sia
stato
un
movimento
addormentatore
degli
spiriti
e
lo
paragonano
alle
ingiunzioni
quietistiche
della
religione
cattolica
.
Lo
sbaglio
è
grave
e
dipende
dal
non
tener
conto
del
clima
storico
,
in
cui
si
svolgeva
il
cristianesimo
:
esso
s
'
indirizzava
a
persone
tenute
come
cose
,
a
'
quali
e
religione
e
scienza
negavano
ogni
carattere
umano
,
e
contro
cui
era
lecito
ogni
tortura
ed
ogni
crudeltà
:
ora
,
avere
a
costoro
detto
che
gli
uomini
non
avrebbero
chiusi
gli
occhi
,
senza
veder
molte
cose
,
dovette
esercitare
un
impulso
tale
che
noi
oggi
,
male
possiamo
comprendere
,
se
non
pensando
che
era
la
prima
parola
d
'
uguaglianza
dopo
quella
di
Budda
e
degli
stoici
detta
in
terra
,
sia
pure
,
con
accompimento
nell
'
altra
vita
.
Il
movimento
cristiano
fu
,
adunque
,
per
il
suo
immenso
valore
morale
,
un
vero
movimento
innovatore
e
progressivo
,
che
portava
nelle
sue
pieghe
il
destino
dell
'
umanità
.
Un
'
altra
differenza
tra
'
movimenti
perseguitati
nelle
folle
sta
nel
metodo
,
quello
che
oggi
si
dice
tattica
,
che
nelle
forme
inferiori
di
folle
è
rivoltoso
,
nelle
superiori
,
progressivo
:
ora
i
due
metodi
sono
di
natura
antiteci
,
cioè
l
'
uno
è
,
perfettamente
,
rispondente
al
concetto
scientifico
delle
formazioni
storico
sociali
;
l
'
altro
,
no
.
Se
noi
interroghiamo
la
scienza
,
sul
modo
come
la
terra
si
è
venuta
formando
,
essa
ci
risponderà
che
,
per
trasformazioni
lente
ma
continue
,
dalla
nebulosa
si
sono
distaccati
i
mondi
più
lontani
:
poi
,
dalla
terra
si
è
staccata
la
luna
;
poi
la
terra
si
è
raffreddata
,
passando
dalla
vita
astrale
alla
vita
planetaria
e
poi
le
acque
si
son
precipitate
e
lentamente
la
prima
vita
amorfa
è
sbocciata
nel
mare
.
Ma
,
da
quel
plasma
amorfo
fino
all
'
uomo
,
fino
all
'
altezze
della
sua
psiche
,
quale
e
quanto
lento
cammino
!
e
,
durante
l
'
evoluzione
sociale
,
dall
'
età
boleolitica
fino
al
limitare
della
storia
e
poi
lungo
il
cammino
storico
,
che
lente
vicende
!
Parimenti
di
variazioni
lente
,
ma
continue
e
sempre
più
accelerantisi
,
è
fatto
il
cammino
storico
sociale
!
Ora
,
credere
che
una
civiltà
,
ch
'
è
una
vasta
formazione
storica
,
possa
mutarsi
in
un
momento
,
è
errore
,
la
cui
azione
può
rassomigliarsi
a
'
movimenti
violenti
,
che
modificano
poco
o
nulla
la
crostra
terrestre
;
laddove
il
partito
si
ravvicina
,
per
il
metodo
,
a
'
movimenti
lenti
ma
continui
del
suolo
,
che
pur
son
capaci
di
modificazioni
ben
più
profonde
e
durature
.
Riassumendoci
,
adunque
,
diciamo
:
il
mondo
sociale
è
dominato
da
una
legge
di
progresso
e
di
regresso
,
la
quale
genera
la
persecuzione
;
in
fondo
ad
ogni
persecuzione
ci
è
un
contenuto
economico
;
le
idee
perseguitate
ànno
un
contenuto
progressivo
ed
un
altro
regressivo
;
metodo
per
raggiungere
,
per
conseguire
un
ideale
,
ora
è
una
lenta
ma
continua
elaborazione
del
presente
verso
il
futuro
,
metodo
evolutivo
e
scientifico
;
ora
una
rapida
elaborazione
che
talora
a
nulla
giova
,
metodo
antiscientifico
e
rivoltoso
.
Un
'
ultima
osservazione
ed
entriamo
nella
psicologia
della
persecuzione
.
Noi
abbiamo
detto
come
la
società
differenziata
in
classi
pòrti
seco
una
stratificazione
degli
stati
percorsi
,
giacché
le
classi
inferiori
son
i
detriti
delle
forme
anteriori
percorse
dalla
società
.
Questo
fenomeno
rimane
anche
nei
movimenti
,
in
apparenza
,
novatori
.
Di
fatti
,
ogni
evo
ebbe
una
sua
speciale
forma
di
novazione
e
di
questioni
:
l
'
evo
antico
ebbe
,
sebbene
molto
imperfettamente
,
novazioni
economico
sociali
:
tal
'
è
il
valore
delle
lotte
plebee
a
Roma
contro
il
patriziato
,
tali
sono
le
guerre
servili
;
il
medio
evo
,
a
cominciare
dal
cristianesimo
,
ebbe
forme
apparenti
di
novazione
religiosa
;
ebbene
,
queste
forme
coesistono
nei
diversi
strati
sociali
dell
'
età
nostra
,
le
nostre
plebi
o
si
rivoltano
brutalmente
incendiando
,
uccidendo
,
incrudelendo
e
ripetono
le
insurrezioni
servili
;
o
ànno
movimenti
religiosi
,
in
fondo
comunistici
,
come
fu
,
pochi
anni
fa
,
il
lazzarettismo
,
ed
allora
ripeton
o
il
carattere
religioso
di
novazione
.
Sicché
,
solo
in
alto
,
nella
forma
più
completa
di
folla
,
nel
partito
,
esistono
vere
novazioni
;
nelle
altre
sono
atavismi
,
apparentemente
,
novatori
,
in
fondo
de
'
quali
esiste
,
e
noi
lo
dicemmo
,
una
quistione
economica
.
Ed
ora
entriamo
in
tema
di
psicologia
collettiva
,
avvertendo
che
la
persecuzione
,
potendo
colpire
tanto
il
partito
come
la
setta
,
à
dei
caratteri
comuni
,
similari
,
dei
quali
,
in
altro
capitolo
,
dicemmo
.
Il
capo
d
'
un
partito
,
noi
dicemmo
,
è
un
conquistato
e
poi
aggiungemmo
che
se
,
talora
,
egli
eccelle
per
qualità
superiori
,
che
ne
fanno
di
lui
o
il
genio
o
l
'
apostolo
,
eccelle
,
talaltra
,
per
qualità
negative
inferiori
di
ambizione
,
di
crudeltà
:
come
eccelse
un
Marat
,
un
Danton
,
un
Robespierre
.
Tale
legge
che
suol
essere
vera
per
la
setta
,
non
vale
o
vale
meno
,
per
il
partito
:
nella
setta
si
raccolgono
dei
passionali
squilibrati
;
nel
partito
,
in
vece
,
si
raccolgono
quanta
gente
di
sentimento
squisito
e
di
sviluppato
altruismo
,
di
mente
aperta
conti
la
folla
,
ond
'
è
che
il
partito
è
folla
equilibrata
.
L
'
equilibrio
di
mente
e
di
cuore
che
può
costituire
la
prerogativa
delle
sette
che
passeranno
in
partito
,
è
la
dote
necessaria
d
'
un
partito
,
che
accoglie
l
'
aspirazione
più
alta
e
solenne
d
'
un
dato
momento
storico
.
Il
cristianesimo
fu
quanto
di
progressivo
vi
poté
essere
,
sul
cadere
dell
'
Impero
romano
e
fu
un
partito
:
partito
furon
quei
che
compirono
la
rivoluzione
italiana
;
partito
fu
il
chartismo
in
Inghilterra
:
ne
viene
,
adunque
,
da
ciò
che
i
capi
d
'
un
partito
sono
,
prevalentemente
,
normali
ed
equilibrati
,
così
come
i
capi
delle
sette
possono
essere
,
prevalentemente
,
degli
squilibrati
o
dei
criminali
.
Equilibrati
,
però
,
ma
diversi
per
impronta
psichica
sono
i
capi
d
'
un
partito
:
Cristo
e
Mazzini
e
Marx
son
tre
capi
,
son
tre
genii
,
diversissimi
fra
di
loro
.
Carlo
Marx
è
un
capo
,
quale
può
fiorire
in
un
secolo
di
critica
,
di
studio
e
in
mezzo
ad
un
partito
fortemente
scientifico
.
Ecco
come
l
'
Aveling
ne
scrivea
sul
Devenir
social
:
«
Marx
era
uno
spirito
universale
,
comprendeva
tutte
le
lingue
di
Europa
;
scriveva
e
parlava
alla
perfezione
l
'
inglese
,
il
francese
,
il
tedesco
.
La
conoscenza
che
aveva
della
letteratura
d
'
ogni
paese
era
immensa
.
Tutte
le
forme
dell
'
arte
gli
piaceano
,
tutte
le
scienze
gli
erano
familiari
:
egli
aveva
approfondite
tutte
le
opere
di
Darwin
;
lasciò
libriccini
di
note
sulla
chimica
,
per
riposarsi
si
occupava
di
scienze
matematiche
,
nelle
quali
ebbe
a
fare
delle
scoperte
.
Marx
non
era
solo
un
filosofo
,
ma
un
uomo
d
'
azione
ecc
.
»
In
questi
righi
è
ritratto
,
con
mirabile
chiarezza
,
l
'
uomo
che
,
d
opo
avere
inspirato
per
tanto
tempo
l
'
Internazionale
,
scompariva
,
per
un
tratto
,
dal
teatro
della
storia
per
donare
al
proletariato
la
più
forte
opera
di
critica
dell
'
economia
capitalistica
.
Mazzini
rappresenta
il
capo
d
'
una
setta
politica
che
ebbe
molto
del
partito
.
Mente
equilibrata
e
colta
,
quale
la
si
rivela
non
solo
nei
suoi
libri
,
pieni
d
'
un
incanto
solenne
e
profondo
,
nelle
varie
e
fortunose
vicende
di
sua
vita
,
ma
ancora
nelle
linee
del
viso
:
nella
fronte
alta
e
larga
,
eternamente
pensierosa
,
nella
faccia
regolare
,
negli
occhi
,
sereni
e
profondi
,
sacrati
eternamente
all
'
idea
fin
da
quando
era
giovinetto
a
Genova
,
in
sino
al
letto
di
morte
.
Quest
'
uomo
che
vince
l
'
amore
per
una
madre
tenerissima
;
che
porta
un
lutto
eterno
per
la
patria
,
sacrificandole
ricchezze
ed
onori
:
che
mena
per
tanti
anni
vita
d
'
apostolo
e
di
anacoreta
,
prorompente
in
un
linguaggio
mistico
che
domina
,
come
onda
sacra
,
tutti
i
suoi
scritti
;
quest
'
uomo
che
à
momenti
di
sconforto
nei
quali
si
isola
dal
mondo
,
per
colare
quei
dolori
che
il
volgo
non
comprende
;
quest
'
uomo
siffatto
è
tipo
di
apostolo
e
di
profeta
,
di
genio
e
di
martire
;
di
sognatore
e
d
'
uomo
di
partito
;
è
l
'
ultimo
settario
e
per
tempo
il
primo
grande
uomo
di
partito
che
sorga
in
Italia
,
con
vedute
vaste
ed
originali
,
con
comprensività
moderna
.
In
lui
le
note
belle
del
settario
e
dell
'
uomo
di
partito
,
mirabilmente
,
si
fondono
e
dànno
l
'
originalità
dell
'
impronta
.
Gesù
è
,
anch
'
esso
,
un
capo
partito
,
solennemente
,
mistico
.
Il
ritratto
che
ne
lasciò
Lentulo
forse
non
è
vero
:
forse
Gesù
non
ebbe
né
gli
occhi
a
mandorla
,
né
la
barba
a
pizzo
,
né
i
capelli
descriminati
sulla
fronte
,
né
taglia
elegante
e
piena
di
fascino
:
forse
egli
non
fu
così
,
ma
è
certo
che
l
'
immaginazione
degli
artisti
cristiani
e
delle
folle
credenti
non
poté
concepirlo
in
maniera
,
più
fortemente
,
suggestiva
e
tale
quale
sembra
balzare
del
racconto
che
di
lui
ci
ànno
lasciato
gli
evangeli
.
Un
uomo
che
poteva
trascinare
le
turbe
,
suggestionandole
;
che
poté
guarire
nevrosi
in
mezzo
ad
un
popolo
neuropatico
;
che
poté
amare
i
fanciulli
,
vinto
dalla
bontà
innocente
e
che
seppe
spargere
tanta
onda
di
pietà
e
di
perdono
contro
peccatrici
ed
adultere
;
e
poi
dettare
le
leggi
più
vere
della
morale
sotto
forme
di
apologhi
,
di
discorsi
idillici
;
ch
e
sentì
forte
la
minaccia
degli
interessi
offesi
soffiargli
d
'
intorno
;
che
ebbe
ore
di
raccoglimento
interno
,
fatto
di
sconforto
e
nel
quale
la
coscienza
del
proprio
sacrifizio
trionfò
sul
frale
umano
;
ed
infiammò
sé
di
sacro
sdegno
e
tuonò
contro
sacerdoti
e
farisei
;
che
credette
,
portare
in
sé
una
missione
divina
inspirandovisi
fino
agli
stanti
ultimi
di
sua
vita
;
che
poté
tanto
sui
destini
dell
'
umanità
;
dovette
essere
un
tipo
di
genio
,
prevalentemente
,
mistico
,
circonfuso
d
'
un
idealismo
che
non
conosce
tramonto
.
Accanto
a
questi
tre
tipi
si
accolgono
i
tipi
pazzeschi
e
paranoici
Baba
,
Maometto
,
Lazzaretti
ecc
.
,
nei
quali
prevalgono
le
note
degenerative
sulle
geniali
.
Parlando
dei
proseliti
settarii
,
noi
dicemmo
come
,
spesso
,
vi
si
raccolga
una
folla
di
criminali
o
di
delinquenti
passionali
:
nel
partito
,
in
vece
,
e
in
tempi
normali
,
non
è
così
:
il
partito
è
il
terreno
nel
quale
il
delinquente
non
vive
,
perché
vi
mancano
l
'
emozioni
criminose
ed
abbondano
,
in
loro
vece
,
i
metodi
normali
di
discussione
e
diffusione
di
idee
;
pure
,
nei
momenti
di
persecuzione
,
possono
bene
accorrervi
dei
passionali
,
della
gente
che
à
bisogno
di
soffrire
per
la
giustizia
,
di
custodire
un
alto
ideale
,
di
trovare
un
fine
alla
vita
,
per
il
quale
val
bene
che
si
combatta
e
si
soffra
:
di
testimoniare
di
lui
come
dicevano
con
linguaggio
mistico
,
i
primi
cristiani
.
Avviene
,
così
,
adunque
che
le
persecuzioni
approdano
quasi
sempre
ad
un
fine
completamente
opposto
:
voleano
distruggere
un
movimento
e
lo
fecondano
,
voleano
abbatterlo
e
lo
sublimano
.
Questo
è
quanto
noi
potremo
chiam
are
suggestione
della
persecuzione
e
ch
'
è
fatta
dalla
gente
passionata
,
guadagnata
alla
causa
e
della
quale
gente
le
virtù
si
elevano
,
l
'
animo
si
nobilita
.
Parliamo
della
gente
guadagnata
alla
causa
d
'
un
partito
dalla
persecuzione
,
la
quale
diventa
,
così
,
l
'
arma
più
efficace
di
propaganda
e
diffusione
d
'
idee
.
Tal
'
è
,
difatti
,
lo
scopo
e
la
natura
d
'
un
partito
:
diffondere
un
pensiero
:
questa
che
,
è
in
vero
,
tendenza
della
natura
umana
,
diventa
,
ancora
più
,
caratteristica
d
'
un
partito
.
La
persecuzione
diventa
arma
di
diffusione
e
di
redenzione
morale
,
nei
suoi
effetti
:
ammesso
,
come
vero
che
,
sul
cadere
dell
'
impero
romano
,
il
cristianesimo
portava
in
sé
la
tendenza
novatrice
e
i
fili
intorno
a
cui
si
dovea
intessere
poi
,
per
tanti
secoli
,
una
civiltà
nuova
,
quegli
che
non
vi
credeano
ancora
,
sia
che
fossero
schivi
di
occuparsene
o
viventi
del
mondo
vecchio
che
tramontava
,
doveano
giacere
in
una
condizione
d
'
inferiorità
morale
:
vinti
dal
male
che
un
ambiente
sociale
creava
loro
attorno
,
non
sentivano
la
speranza
vivificatrice
del
futuro
.
Così
come
,
lo
stato
triste
ch
e
travaglia
noi
in
questa
fine
di
secolo
,
dipende
da
una
civiltà
cadente
che
ci
avvolge
e
molti
ànno
provato
quale
sollievo
morale
,
quale
forza
di
combattimento
della
virtù
contro
il
vizio
allettatore
,
metta
nell
'
animo
la
nuova
fede
umana
che
,
per
estensione
e
per
intensità
,
val
bene
oggi
il
cristianesimo
di
altri
tempi
.
Ora
,
far
giungere
a
tanta
gente
scettica
od
indifferente
,
una
novella
idea
e
nella
forma
più
suggestiva
,
nella
forma
più
pietosa
,
e
più
improntata
della
grandezza
umana
;
questo
è
il
valore
di
redenzione
degli
animi
che
può
la
persecuzione
assumere
.
E
i
guadagnati
non
tardano
a
venire
:
le
donne
,
di
solito
così
timide
,
ma
ancora
così
impressionabili
,
accorrono
,
portandovi
tutto
il
conforto
della
loro
natura
muliebre
,
tutto
il
disinteresse
,
di
cui
la
femina
è
capace
in
imprese
delle
quali
l
'
onore
deve
spettare
all
'
uomo
;
tutto
il
potere
di
sagrifizio
che
si
rivela
negli
umili
servigi
o
in
quelli
più
delicati
,
nei
quali
essa
,
per
la
percezione
maggiore
di
certi
fatti
che
sfuggono
all
'
uomo
,
riesce
meglio
.
Chi
legge
la
Russia
sotterranea
di
Stepniak
,
vede
quale
parte
,
nel
movimento
nichilista
,
ànno
le
donne
:
recapitare
lettere
,
diffondere
giornali
,
nascondere
perseguitati
,
avvisare
la
gente
in
pericolo
sono
un
lavoro
delicato
loro
affidato
:
essere
coinvolte
nelle
cospirazioni
,
non
smentirsi
in
momenti
solenni
:
è
il
lavoro
eroico
.
La
prima
persecuzione
dei
cristiani
avveniva
il
30
dopo
Cristo
per
opera
di
Nerone
,
ma
i
cristiani
ne
uscivane
rafforzati
.
Plinio
parlando
di
loro
dice
ch
'
erano
«
moltitudo
ingens
»
ed
aggiunge
che
vi
erano
gente
d
'
ogni
età
e
d
'
ogni
sesso
.
Tale
era
la
suggestione
che
la
persecuzione
avea
esercitato
e
in
tempi
nei
quali
i
fatti
e
l
'
opinione
pubblica
tardavano
a
diffondersi
.
Ma
chi
voglia
avere
un
saggio
del
modo
come
si
diffonda
il
racconto
delle
persecuzioni
,
fuori
d
'
una
data
nazione
o
d
'
un
dato
paese
dove
avvengono
,
deve
riportarsi
a
'
tempi
del
Borbone
,
nel
Napoletano
,
quando
l
'
Inghilterra
rimaneva
scossa
dal
racconto
dei
profughi
intorno
quel
sistema
di
terrore
detto
«
negazione
di
Dio
»
e
chi
sa
fino
a
qual
punto
quella
suggestione
passionata
gravò
sui
destini
d
'
Italia
!
Ma
,
per
capire
ancora
più
il
valore
delle
persecuzioni
dal
punto
di
vista
suggestivo
,
basta
leggere
l
'
intuizione
sicura
dell
'
arte
che
ne
ebbe
il
De
Amicis
,
visitando
le
Alpi
valdesi
:
il
raccoglimento
nella
chiesa
detta
della
tana
,
le
prediche
sotto
i
castani
,
le
preghiere
prima
della
battaglia
,
dinanzi
agli
uomini
armati
ed
in
ginocchio
e
alle
donne
salmodianti
con
i
bambini
strette
alle
gonne
,
nella
solennità
di
quei
momenti
sacri
a
Dio
,
prima
d
'
andare
alla
morte
,
mentre
le
scolte
vegliavano
se
si
appressasse
il
nemico
:
questo
momento
di
auto
suggestione
è
mirabilmente
colto
e
rappresentato
dall
'
artista
con
tocco
vivo
e
possente
.
Ma
la
suggestione
può
giungere
più
oltre
fino
a
costituire
una
vera
apologia
del
martirio
e
arrivare
fino
al
fetecismo
.
È
noto
che
i
primi
nichilisti
non
quelli
del
terrore
,
ma
quegli
che
si
diffusero
nel
popolo
,
lavorando
e
predicando
,
tipi
veramente
mistici
che
ci
ricordano
i
primi
cristiani
,
pieni
di
fede
,
di
sacrifizio
e
di
rassegnazione
;
quei
primi
nichilisti
furono
detti
i
santi
dal
pubblico
che
assistette
al
processo
;
i
primi
cristiani
baciavano
le
cicatrici
delle
ferite
inferte
nelle
persecuzioni
,
raccoglievano
gli
avanzi
dei
martiri
e
d
'
allora
cominciò
quel
vasto
martirologio
che
si
è
prolungato
nei
secoli
.
Il
feticismo
,
così
naturale
all
'
uomo
,
può
assumere
forme
enormemente
alte
e
vertiginose
,
quando
vi
soffi
dentro
un
sentimento
vivo
e
suggestivo
.
Quando
Spartaco
era
caduto
,
i
pochi
superstiti
tenevano
a
loro
onore
aver
combattuto
con
lui
:
cum
Spartaco
pugnavimus
*
!
Intimamente
connessa
con
la
suggestione
è
la
insensibilità
fisica
nei
tormenti
:
i
criminali
posseggono
tale
insensibilità
di
natura
fisiologica
:
i
suggestionati
ànno
la
stessa
insensibilità
,
ma
di
natura
psicologica
:
è
un
potere
d
'
arresto
che
esercita
la
passione
veemente
in
certi
momenti
:
Lattanzio
così
scriveva
:
«
i
nostri
(
cioè
i
cristiani
)
uomini
,
fanciulli
,
donnicciuole
,
tacendo
vincono
i
loro
tormentatori
,
né
il
fuoco
stesso
può
strappare
ad
essi
un
gemito
:
il
sesso
debole
,
la
fragile
età
soffrono
d
'
essere
sbramati
a
membro
a
membro
ecc
.
*
»
E
scrive
Rénan
«
nell
'
eccidio
dei
Babi
in
Persia
si
videro
persone
che
appartenevano
alla
setta
andare
a
denunziarsi
da
sé
,
per
essere
uniti
a
'
pazienti
.
È
tanto
dolce
all
'
uomo
soffrire
per
qualche
cosa
,
che
in
molti
casi
l
'
attrattiva
del
martirio
basta
per
far
credere
.
Un
discepolo
che
fu
compagno
nel
supplizio
al
Bab
,
sospeso
al
suo
fianco
,
aspettando
la
morte
,
avea
in
bocca
soltanto
queste
parole
:
Maestro
,
siete
contento
di
me
?
*
»
A
tale
ordine
di
fatti
ed
a
tale
stato
d
'
animo
si
appartiene
quella
serenità
che
sconvolge
il
carnefice
e
che
fece
dire
a
Giordano
Bruno
,
dinanzi
a
'
suoi
giudici
:
tremate
più
voi
nel
leggermi
la
sentenza
,
che
io
nell
'
udirla
!
Quando
per
le
vie
di
Parigi
ferveva
la
folla
criminale
nei
terribili
giorni
di
Settembre
,
i
nobili
,
chiusi
in
carcere
,
cui
giungeva
da
lungi
l
'
eco
della
carneficina
,
mostrarono
una
serenità
di
animo
sorprendente
:
si
strinsero
,
in
quei
giorni
,
delle
amicizie
piene
ed
intime
,
s
'
intrecciarono
amori
,
si
fecero
giuochi
:
quella
gente
si
disponeva
a
morire
con
la
più
alta
serenità
,
come
è
fama
di
Socrate
e
degli
antichi
filosofi
*
.
E
che
l
'
altruismo
si
esalti
viene
provato
dal
fatto
che
pare
a
ciascuno
la
vita
non
valga
se
non
può
buttarla
per
altri
.
Quando
le
persecuzioni
dei
cristiani
dilagavano
in
Roma
e
i
corpi
mutilati
giaceano
per
terra
,
di
notte
i
fossarï
uscivano
a
raccoglierne
gli
avanzi
,
per
conservarli
nelle
catacombe
,
così
come
,
in
mezzo
al
furore
d
'
una
guerra
,
anime
pietose
raccolgono
i
feriti
.
E
su
quelle
tombe
quali
e
quante
iscrizioni
:
dolcissimo
,
carissimo
,
risorgi
in
pace
,
vivrai
in
Cristo
:
in
queste
parole
ci
è
tutta
la
affettività
che
si
sprigiona
dal
cuore
umano
,
nei
momenti
solenni
del
pericolo
:
se
la
natura
crea
dei
mostri
,
si
compiace
contrapporre
degli
angeli
,
onde
ben
diceva
Rénan
:
la
race
des
enfants
de
dieu
est
éternelle
.
Nasce
da
tutti
questi
fatti
la
coscienza
della
propria
superiorità
morale
:
l
'
uomo
s
'
innalza
in
quella
sfera
,
nella
quale
egli
vede
piccini
dinanzi
a
sé
uomini
e
cose
:
non
ci
è
,
all
'
infuori
del
suo
ideale
,
cosa
alcuna
di
nobile
e
di
elevato
e
non
è
lui
uno
di
quelli
che
porta
nell
'
animo
tale
sacro
deposito
?
e
non
costituisce
esso
la
sola
,
la
grande
,
l
'
immortale
gloria
dell
'
uomo
?
È
sentimento
codesto
di
leggittimo
orgoglio
che
nobilita
,
che
innalza
,
che
sublima
e
che
fece
dire
a
Gesù
:
«
essi
non
sanno
quel
che
si
fanno
»
,
parole
nelle
quali
si
racchiude
gran
parte
dell
'
intimo
sentimento
di
chi
è
perseguitato
,
parole
d
'
una
profondità
mirabile
!
Possono
,
in
tale
condizione
d
'
animo
,
i
biasimi
divenir
lode
e
colui
che
n
'
è
bollato
,
ostentarli
con
una
crudezza
,
con
un
certo
cinismo
,
che
può
dolere
,
quando
non
si
penetri
nel
pensiero
occulto
che
muove
.
Cristiani
fu
titolo
di
spregio
e
così
chiamaronsi
i
seguaci
di
Gesù
;
la
croce
era
il
segno
del
delitto
e
diventò
il
segno
supremo
col
quale
si
affrontò
la
morte
,
il
segno
che
dovea
dar
coraggio
nel
martirio
,
ardire
nel
tormento
.
E
voci
e
parole
e
segni
ed
appellativi
possono
assumere
un
alto
significato
morale
,
contenere
un
mondo
affettivo
inconcepito
ed
inconcepibile
:
così
,
presso
i
Cristiani
,
la
croce
era
segno
di
riconoscimento
,
il
pesce
era
simbolo
di
Gesù
salvatore
,
l
'
a
e
la
o
rappresentavano
tutta
una
dottrina
ideologica
ed
una
speranza
,
l
'
agnello
una
promessa
.
Noi
ci
troviamo
,
adunque
,
in
un
mondo
psichico
diverso
,
nel
quale
tutte
le
facoltà
più
ideali
,
più
altruistiche
s
'
innalzano
,
mentre
l
'
io
scompare
e
in
questo
è
tutta
la
psicologia
collettiva
della
persecuzione
.
Accennammo
come
,
nei
settarii
,
vi
sia
un
spirito
di
profetismo
e
di
messianismo
o
,
in
altri
termini
,
un
bisogno
di
inveire
contro
i
tempi
e
di
predire
sventure
,
fuori
delle
quali
apparisca
il
sereno
.
Tali
stati
dell
'
animo
sono
proprï
di
chi
è
insofferente
del
presente
ed
anela
al
futuro
e
si
esagerano
in
certi
momenti
nei
quali
questo
stato
di
scontento
e
di
speranza
si
esalta
.
Ora
,
quale
momento
maggiore
di
quello
nel
quale
un
partito
è
perseguitato
per
un
ideale
di
giustizia
,
in
grazia
del
quale
la
parte
egoistica
dell
'
uomo
scompare
e
si
allarga
e
si
espande
il
più
puro
altruismo
?
E
quale
bisogno
maggiore
di
guardare
nel
futuro
,
quando
il
presente
è
si
triste
e
quando
una
parte
dell
'
umanità
rimane
acciecata
dallo
sfoggio
della
forza
brutale
e
l
'
altra
acquista
come
una
seconda
vista
?
Ogni
partito
,
adunque
,
à
avuto
questo
momento
di
profetismo
e
di
messianismo
:
lo
ànno
avuto
del
pari
le
sette
e
gli
individui
.
Nelle
prediche
di
Fra
Gerolamo
Savonarola
sono
frequenti
i
passi
profetici
e
messianici
,
che
si
accompagnano
con
fenomeni
allucinatorï
*
.
In
modo
simile
,
Gesù
ebbe
nei
suoi
loghi
tanti
di
questi
momenti
di
profetismo
,
dei
quali
alcuno
è
rimasto
famoso
come
quando
annunziava
«
che
il
tempo
era
compiuto
,
il
regno
dei
cieli
vicino
»
;
che
«
quella
età
non
sarebbe
passata
senza
che
prima
tutte
queste
cose
non
fossero
avvenute
»
;
che
«
alcuni
di
coloro
che
erano
presenti
non
avrebbero
gustato
la
morte
»
.
E
poi
,
volti
a
'
farisei
li
chiamava
:
razza
d
'
ippocriti
,
di
vipere
,
di
sepolcri
imbiancati
.
I
cristiani
,
eredi
della
dottrina
di
Gesù
,
non
erano
meno
profetici
di
lui
e
meno
messianici
e
quale
maggiore
bisogno
della
conferma
delle
parole
del
maestro
se
mai
sull
'
impero
tante
calamità
erano
piombate
?
non
erano
esse
una
certezza
che
le
promesse
si
sarebbero
adempiute
?
e
potevano
questi
profeti
del
tristo
augurio
esser
ben
visti
?
non
godeano
essi
di
quelle
sventure
che
si
rovesciano
nell
'
impero
?
non
erano
i
nemici
della
patria
?
Ed
ecco
come
il
profetismo
che
sorge
in
ogni
persecuzione
è
un
motivo
,
una
spinta
a
novello
odio
ed
a
novella
persecuzione
.
Parlando
,
in
ultimo
,
delle
sette
,
dicemmo
delle
manifestazioni
criminose
:
or
bene
,
per
quanto
io
abbia
cercato
,
non
mi
è
mai
capitato
di
trovare
un
partito
che
si
abbandoni
al
delitto
,
come
risposta
alla
persecuzione
.
Vi
si
abbandonò
talora
il
liberalismo
nazionale
in
Italia
,
il
nichilismo
in
Russia
,
ma
,
questi
per
la
natura
stessa
dei
tempi
e
dei
luoghi
,
ebbero
ed
ànno
del
settario
:
il
cristianesimo
,
la
riforma
che
furono
,
due
veri
e
propri
partiti
,
non
trovarono
mai
in
sé
,
nelle
loro
persecuzioni
istinti
criminosi
:
io
credo
che
ciò
dipenda
dalla
costituzione
stessa
del
partito
,
fatta
da
gente
che
,
per
mente
e
per
cuore
,
è
quanto
di
più
alto
abbia
un
popolo
:
dipende
ancora
dal
fenomeno
che
la
resistenza
piglia
,
di
preferenza
,
la
forma
più
solenne
ed
elevata
che
mai
si
conosca
e
solleva
gli
animi
ad
un
vero
e
proprio
eroismo
,
di
cui
si
è
,
in
tempi
ordinarii
,
incapaci
.
Le
rivolte
degli
schiavi
rappresentano
un
fatto
cieco
ed
istintivo
,
gli
schiavi
stessi
erano
quanto
di
degenerato
vi
fosse
nella
natura
umana
.
Legati
a
'
piedi
,
frustati
,
destinati
a
'
piaceri
cubicolari
,
con
le
ciglia
e
i
capelli
rasi
,
piccoli
,
curvi
dal
lavoro
;
erano
quanto
di
basso
può
l
'
uomo
creare
in
altro
uomo
:
eppure
,
nei
momenti
solenni
,
seppero
morire
in
modo
da
destare
l
'
ammirazione
del
popolo
romano
.
Quando
cadde
,
per
tradimento
,
la
rocca
di
Taormina
,
rimanevano
superstiti
mille
schiavi
,
comandati
da
Satiro
,
i
quali
si
arresero
alla
generosità
dei
Romani
,
che
li
destinarono
a
combattere
nel
circo
con
le
fiere
.
Quando
furono
là
e
si
attendeva
che
venissero
fuori
le
belve
,
si
uccisero
l
'
un
con
l
'
altro
,
Satiro
si
trafisse
per
l
'
ultimo
.
Questa
morte
innalzò
quei
poveri
schiavi
all
'
altezza
degli
stoici
e
fu
la
più
nobile
vendetta
che
poteano
pigliarsi
contro
di
un
popolo
,
cui
mancava
la
più
bella
delle
virtù
,
che
segnan
o
la
grandezza
vera
dell
'
uomo
:
il
perdono
*
.
Ma
se
la
tendenza
criminosa
non
prevale
nel
seno
del
partito
perseguitato
,
si
accoglie
,
bene
spesso
,
nei
persecutori
:
le
turbe
che
urlano
,
devastano
,
uccidono
,
come
in
Parigi
nelle
terribili
giornate
di
settembre
,
o
,
in
Roma
,
nelle
persecuzioni
contro
i
cristiani
,
o
in
Francia
contro
gli
Albigesi
:
i
Torquemada
,
gl
'
inquisitori
che
àn
lasciato
nella
storia
un
nome
tanto
esacrato
,
quanto
pieno
e
recinto
di
paura
,
non
sono
altro
che
veri
e
propri
criminali
nati
.
Ma
,
quante
rivincite
l
'
idea
perseguitata
si
piglia
in
mezzo
alle
masse
dei
persecutori
?
i
cuori
più
eletti
,
le
menti
più
salde
vengono
reclutate
fra
la
massa
di
gente
che
persegue
e
che
sente
,
di
mezzo
all
'
odio
,
rinascere
l
'
amor
del
nemico
.
Gli
esempii
non
sono
rari
,
ma
quello
che
rimane
,
dopo
tanti
secoli
il
più
alto
e
solenne
è
l
'
esempio
di
Paolo
,
guadagnato
alla
causa
di
Gesù
sulla
via
di
Damasco
:
la
visione
che
gli
apparve
e
lo
conquise
,
ch
'
era
mai
se
non
un
effetto
di
allucinazione
,
d
'
auto
suggestione
?
Egli
avea
a
sé
dinanzi
lo
spettacolo
di
Stefano
lapidato
;
avea
la
mente
piena
dell
'
ordine
del
sinodo
,
con
il
quale
dovea
far
incarcerare
e
trucidare
altri
cristiani
,
avea
la
lotta
nel
cuore
tra
il
fanatismo
feroce
dei
padri
suoi
e
la
nuova
idea
che
seduceva
,
il
bisogno
di
soffrire
,
d
'
avere
un
ideale
per
il
quale
fosse
bella
la
vita
,
per
offrirla
in
olocausto
.
Tale
e
tanta
lotta
portava
nel
cuore
e
da
essa
prese
,
nel
suo
cervello
,
vita
l
'
allucinazione
che
lo
fermò
e
lo
sbigottì
sulla
via
di
Damasco
*
.
CAPITOLO
VIII
.
LA
FOLLA
TRAVERSO
I
SECOLI
Nello
studio
sulla
folla
accennammo
quale
essa
fu
in
momenti
diversi
e
molto
lontani
da
noi
,
ora
bisogna
che
rifacciamo
per
un
momento
,
la
sua
storia
rapidamente
attraverso
i
secoli
,
per
concludere
che
oggi
essa
talora
nella
sua
forma
più
semplice
ed
indifferenziata
di
folla
primigenia
,
è
cattiva
,
con
istinti
criminosi
,
impotente
al
pensiero
,
la
colpa
non
è
sua
,
essendo
da
lungo
tempo
,
da
migliaia
di
anni
,
vissuta
in
condizioni
d
'
avvilimento
.
Su
di
lei
à
operato
una
lunga
selezione
servile
,
la
quale
à
agito
annebbiando
la
mente
e
schiacciando
il
corpo
,
sotto
il
peso
della
lenta
degenerazione
.
Cominciamo
dall
'
oriente
,
dalla
prima
culla
della
civiltà
.
In
Cina
,
in
Persia
,
in
Egitto
lo
stato
è
una
sovrapposizione
di
popoli
vincitori
che
condannano
il
popolo
vinto
ad
un
'
eterna
inferiorità
,
ad
un
pervertimento
della
mente
,
allo
stordimento
dei
sensi
.
In
Babilonia
la
plebe
à
dei
riti
religiosi
osceni
,
corre
alle
feste
di
Belo
dove
si
spendono
,
di
solo
incenso
,
mille
talenti
;
lascia
che
le
sue
donne
vendano
nel
tempio
di
Venere
Melitta
la
verginità
ai
forestieri
,
à
delle
feste
simili
ai
saturnali
;
ma
mentre
la
sua
morale
è
così
bassa
,
i
magi
,
cinti
di
venerazione
,
professano
una
dottrina
di
ben
altra
purezza
*
.
Gli
Ebrei
non
conobbero
,
per
lungo
tempo
,
la
schiavitù
umiliante
e
dolorosa
,
ma
quando
da
Babilonia
e
da
Tiro
il
lusso
penetrava
,
dalle
foreste
del
Libano
il
povero
ma
giusto
,
l
'
Ebionim
,
innalzava
un
grido
di
dolore
sino
a
Dio
e
,
a
volta
a
volta
,
profeti
inspirati
infondevano
la
speranza
messianica
,
che
dovea
ricondurre
il
popolo
d
'
Israello
alla
terra
dei
padri
suoi
.
Sorse
,
così
,
quell
'
eterno
scontento
dell
'
animo
,
proprio
del
popolo
ebreo
,
quel
sospiro
eterno
nel
quale
il
genio
etnico
,
si
è
venuto
svolgendo
e
rafforzando
*
.
In
India
,
a
'
sudra
è
conteso
conoscere
i
sacri
libri
e
,
se
lo
tentassero
,
sarebbero
degni
di
morte
;
ben
più
infelici
di
loro
sono
i
Paria
,
a
'
quali
è
negato
,
per
fino
,
adorare
Brahma
.
Tutto
è
inferiore
nel
paria
:
i
suoi
dei
non
reggono
al
paragone
di
Brahma
;
l
'
acqua
,
che
ne
riflette
l
'
ombra
,
è
contaminata
;
il
guerriero
,
cui
si
avvicinano
,
può
trucidarli
;
giacché
è
scritto
che
devono
viver
lungi
da
tutti
e
soccorrerli
è
delitto
*
.
In
Egitto
la
desolazione
non
è
meno
grande
:
la
religione
che
contiene
in
sé
tanta
parte
del
sapere
,
è
ignota
a
'
più
e
la
si
tramanda
ravvolta
di
simboli
che
i
soli
iniziati
comprendono
.
Se
la
civiltà
à
lasciato
nell
'
Egitto
monumenti
maestosi
di
quanti
dolori
non
sono
essi
fatti
?
non
senza
ragione
,
si
è
detto
,
aver
il
dolore
improntato
quell
'
immenso
popolo
di
schiavi
,
di
quella
bruttezza
che
esso
poi
riflesse
nell
'
effigie
dei
suoi
dèi
*
.
Dall
'
Egitto
passiamo
in
Grecia
ed
in
Roma
.
La
condizione
e
l
'
educazione
della
folla
in
Grecia
non
fu
migliore
.
Quella
splendida
civiltà
che
seppe
assurgere
alle
più
alte
vette
dell
'
arte
,
che
ebbe
della
natura
un
'
intuizione
facile
e
chiara
e
nella
sua
vita
,
nel
suo
ingegno
,
in
tutta
sé
stessa
fu
come
il
mare
nel
quale
si
cullava
,
piena
di
una
artistica
serenità
;
quella
civiltà
,
quanto
a
sentimento
sociale
,
non
fu
né
migliore
dell
'
oriente
,
né
di
Roma
,
superba
e
dura
dominatrice
di
popoli
e
di
schiavi
.
Di
nessuna
altra
nazione
è
memoria
come
di
Sparta
che
si
ordinassero
,
di
tempo
in
tempo
,
le
stragi
degl
'
Iloti
,
né
,
come
di
Atene
,
che
si
giurasse
da
'
giovani
solennemente
e
pubblicamente
d
'
esser
nemici
del
demos
ed
arrecargli
ogni
male
possibile
.
La
vita
di
quelle
gloriose
città
e
della
Magna
Grecia
fu
una
oppressione
odiosa
contro
gli
schiavi
e
una
lotta
di
liberi
,
divisi
in
ogni
città
in
aristocrazia
e
democrazia
ed
impersonificantisi
nella
contesa
fra
Sparta
ed
Atene
:
onde
la
vita
interna
è
una
vece
dolorosa
ed
alterna
di
proscrizioni
e
di
esilii
,
di
guerre
e
di
stragi
,
di
oligarchia
e
di
demagogia
.
In
quella
terra
,
dove
il
pensiero
fu
così
limpido
e
l
'
intelletto
riflesse
senza
nubi
la
natura
fatta
,
più
che
in
altri
climi
,
di
una
serenità
maestosa
;
l
'
educazione
sociale
,
l
'
amore
del
prossimo
,
l
'
esempio
che
,
dall
'
alto
,
scese
fino
in
basso
,
da
'
liberi
agli
schiavi
fu
brutto
e
desolante
.
Fu
così
dice
il
Vaccaro
,
nella
opera
tante
volte
citata
che
gli
Spartani
«
sottoposero
i
vinti
ad
una
vera
selezione
artificiale
,
togliendo
loro
i
mezzi
di
sviluppo
,
decimandoli
in
massa
,
facendone
morire
i
migliori
.
Soltanto
erano
risparmiati
quelli
che
la
lenta
degenerazione
avea
reso
impotenti
»
.
Nel
mondo
latino
,
come
in
tutto
il
mondo
antico
,
gli
schiavi
costituivano
un
grande
sottosuolo
sociale
,
infinite
volte
maggiore
dei
liberi
.
Se
,
a
Sparta
,
su
224
mila
schiavi
,
vi
era
appena
un
popolo
di
36
mila
liberi
;
ad
Atene
vi
erano
40
mila
schiavi
su
91
mila
liberi
;
a
Roma
il
numero
degli
schiavi
era
incommensurabile
.
Uno
storico
così
scrive
:
«
Tanti
erano
questi
infelici
,
che
nelle
case
più
grandi
stipendiavasi
un
nomenclatore
per
tenerne
a
mente
i
nomi
.
Crasso
possedeva
500
muratori
che
noleggiava
ad
opera
;
un
avvocato
,
andando
ad
arringare
,
traevasene
dietro
un
nembo
;
nel
campo
di
Cepione
,
su
80
mila
soldati
,
vi
erano
40
mila
schiavi
.
Caio
ne
possedeva
5
mila
e
moltissimi
comuni
ne
possedeano
le
10
e
fin
le
venti
mila
*.»
Lo
schiavo
era
considerato
come
cosa
pertinente
al
padrone
.
«
Quegli
cui
fu
ucciso
lo
schiavo
dice
Gaio
può
sciegliere
di
procedere
o
in
via
criminale
o
ripetere
un
'
indennità
in
forza
della
legge
Aquilia
»
.
Venivano
venduti
in
baracche
di
legno
,
chi
sciolto
,
chi
legato
,
e
il
compratore
,
avvicinandovisi
,
richiedea
«
mi
bisogna
un
torcoliere
,
un
mugnaio
,
un
cane
per
la
porta
e
poi
chi
veniva
tenuto
legato
alla
porta
,
chi
gridava
le
ore
è
sempre
il
citato
storico
,
il
Cantù
,
che
parla
:
altri
macinavano
e
un
gran
disco
attorno
al
collo
impedivagli
di
portare
il
grano
alla
bocca
,
quali
correano
avanti
al
padrone
per
istrada
a
fargli
dare
il
passo
;
quali
annunziavano
le
visite
;
questi
a
'
piedi
del
padrone
,
tergevano
le
traccie
dell
'
intemperanza
;
quelli
servivano
da
sonatori
,
da
impudichi
,
da
buffoni
,
altri
stretti
in
astucci
per
modo
che
non
potessero
svilupparsi
.
Pregiatissimi
erano
pure
gli
ermafroditi
,
talora
artificiali
.
Seneca
ci
addita
torme
di
ragazzi
che
,
all
'
uscire
dei
banchetti
,
nelle
camere
aspettavano
oltraggi
alla
natura
.
Legioni
intere
di
corrotti
,
erano
disposte
secondo
il
paese
ed
il
colore
con
tant
'
arte
che
in
tutti
vedevasi
corpo
ratura
snella
,
volto
fiorito
della
prima
lanuggine
.
Alcuni
viaggiavano
col
viso
bisunto
perché
il
sole
ed
il
freddo
non
intaccassero
la
pellicina
delicata
ecc
.
In
qual
modo
trattati
fa
orrore
pensarlo
.
Quei
che
lavoravano
i
campi
aveano
capelli
e
ciglie
rase
;
quei
che
portavano
i
padroni
in
eleganti
lettighe
,
trascinavano
dietro
le
catene
:
Antonio
e
Cleopatra
sperimentavano
su
gli
schiavi
i
veleni
.
Pollione
ne
fé
gettare
uno
alle
murene
perché
gli
ruppe
un
vaso
.
Assistevano
digiuni
a
'
lunghi
pasti
in
piedi
e
guai
se
avessero
sternutato
,
tossito
,
mosse
le
labbra
.
Alcuni
ricreavano
le
cene
con
atroci
combattimenti
»
.
«
La
notte
erano
chiusi
in
ergastoli
e
grotte
,
su
giacigli
o
per
terra
ammonticchiati
uomini
e
donne
.
Fatti
vecchi
si
portavano
sull
'
isola
d
'
Esculapio
sul
Tevere
e
colà
abbandonavansi
a
morire
.
»
«
Un
senatus
consultus
portava
che
quando
un
cittadino
romano
venisse
ucciso
da
uno
schiavo
tutti
gli
altri
schiavi
di
lui
si
mettessero
a
morte
e
un
giorno
se
ne
misero
a
morte
quattrocento
,
il
che
eccitò
qualche
susurro
,
ma
Cassio
gran
conoscitore
del
giusto
e
dell
'
ingiusto
si
alza
in
senato
e
rimbrotta
i
novatori
.
E
che
cercheremo
noi
ragione
quando
già
pronunziarono
gli
avi
più
saggi
di
noi
ecc
.
?
»
«
Le
donne
erano
prostituite
,
il
severo
Cassio
avea
prefisso
una
tassa
per
l
'
amplesso
delle
sue
schiave
.
E
dopo
che
giovani
erano
state
esibite
alle
voluttà
degli
ebbri
,
vecchie
s
'
insultava
al
loro
obbrobrio
,
imprimendo
osceni
motti
sul
seno
avvizzito
.
Le
matrone
si
divertivano
poi
a
pungerle
,
mentre
le
adornavano
.
»
«
Quella
monotonia
di
patimenti
era
interrotta
una
volta
all
'
anno
da
'
saturnali
*.»
Eppure
questi
infelici
erano
la
parte
attiva
delle
nazioni
antiche
indispensabili
alla
sussistenza
di
tutti
*
,
fino
a
donare
il
loro
ingegno
per
far
sembrare
dotto
il
proprio
padrone
come
«
quel
Calvidio
Sabino
,
ricchissimo
di
cui
dice
Seneca
che
era
si
mal
provvisto
di
memoria
che
or
dimenticava
il
nome
di
Ulisse
or
quello
di
Priamo
,
comprò
degli
schiavi
che
imparassero
a
mente
Omero
,
Esiodo
e
i
nove
poeti
lirici
:
teneva
a
'
piedi
questi
schiavi
che
gli
suggerivano
i
versi
quando
gli
occorressero
e
che
egli
lanciava
a
'
commensali
storpiandoli
Cantù
,
Storia
degli
italiani
.
»
.
Ma
la
selezione
servile
che
esercitavasi
,
in
Roma
,
dovea
riverberarsi
dallo
schiavo
sul
padrone
:
il
parassitismo
sociale
e
biologico
lo
ànno
dimostrato
il
Vandervelde
e
Massart
,
nel
Parassitismo
organico
e
sociale
*
,
ed
il
Vaccaro
nella
sua
opera
:
la
lotta
per
l
'
esistenza
e
suoi
effetti
nell
'
umanità
sono
nocivi
così
al
parassita
,
come
alla
vittima
.
Ed
,
in
Roma
,
la
schiavitù
nocque
al
patriziato
,
quanto
altro
mai
,
sia
con
le
frequenti
guerre
servili
che
misero
in
forse
la
sicurezza
dello
stato
e
delle
quali
Roma
si
rivalse
con
infinita
ferocia
,
sia
ancora
più
,
con
l
'
istituzione
del
liberto
:
il
liberto
era
il
cattivo
consigliere
del
padrone
,
cui
avea
venduto
l
'
animo
ed
il
corpo
e
non
ci
è
infamia
,
scelleratezza
,
crimine
commesso
dagl
'
imperatori
che
non
sia
stato
co
nsigliato
dal
liberto
.
E
così
che
lo
schiavo
corrompeva
la
grandezza
quirita
e
,
con
la
sua
opera
di
tarlo
roditore
,
preparava
i
più
funesti
giorni
di
Roma
*
.
Ma
l
'
educazione
servile
della
folla
in
Roma
avea
ancora
un
altro
aspetto
,
né
solo
si
esplicava
contro
lo
schiavo
,
ma
ancora
contro
la
plebe
.
La
storia
caratteristica
di
Roma
è
,
anzi
,
improntata
dalla
lotta
tra
un
patriziato
astuto
,
che
cerca
custodire
il
suo
privilegio
economico
e
politico
,
e
tra
una
plebe
laboriosa
e
guerriera
che
chiede
,
in
momenti
solenni
,
i
dritti
civili
e
il
godimento
della
ricchezza
,
da
lei
conquistata
.
Al
pari
che
in
Grecia
,
in
Roma
la
lotta
piglia
un
doppio
aspetto
:
d
'
una
enorme
pressura
dei
liberi
sugli
schiavi
e
d
'
una
lunga
contesa
dei
liberi
fra
loro
.
La
storia
di
Roma
è
in
parte
lì
,
fra
quella
plebe
,
gente
latina
,
che
ottiene
,
dopo
quattro
secoli
e
mezzo
,
l
'
eguaglianza
politica
e
di
poi
chiede
,
senza
raggiungerla
mai
,
la
spartizione
dell
'
ager
publicus
e
fra
il
patriziato
,
stirpe
sabellica
,
disceso
dall
'
Appennino
,
il
quale
promette
e
ritoglie
e
corrompe
,
come
negli
ultimi
anni
della
repubblica
e
sotto
l
'
impero
,
nel
quale
tempo
la
plebe
vien
tenuta
a
spese
dell
'
erario
in
un
ozio
infecondo
,
avido
di
grandi
e
criminose
emozioni
.
Se
la
plebe
non
potea
vivere
con
l
'
agro
conquistato
non
restava
che
il
parassitismo
e
la
corruzione
,
giunta
a
tale
segno
che
i
soli
schiavi
,
per
quanto
avviliti
,
erano
ancora
la
sola
parte
viva
di
quella
splendida
e
moritura
civiltà
.
Le
condizioni
che
presenta
l
'
impero
,
tranne
pochi
anni
qua
e
là
,
tranne
il
periodo
degli
imperatori
filosofi
,
sono
,
quanto
mai
,
raccapriccianti
.
In
alto
,
imperatori
pazzi
,
delinquenti
,
pervertiti
;
in
basso
la
cura
degli
affari
negletti
,
la
vita
dei
cittadini
in
non
cale
e
di
continuo
minacciata
,
gli
averi
tolti
per
cupidigia
e
poi
orgie
,
feste
,
sangue
.
Nerone
passava
dal
circo
al
trivio
,
incendiava
Roma
,
cantando
dall
'
alto
di
una
torre
,
faceva
uccidere
la
madre
,
la
sposa
,
il
maestro
;
vendeva
le
sue
statue
,
appena
che
mediocri
,
a
prezzi
favolosi
:
tipo
vile
di
tiranno
,
circondato
da
una
folla
di
etere
:
questo
è
per
lungo
volgere
di
anni
l
'
esempio
che
piove
dall
'
alto
dell
'
impero
.
Il
popolo
romano
avea
dimenticato
la
severità
antica
dei
padri
,
diventando
un
popolo
di
lussuriosi
.
Giuochi
,
bagni
,
passeggi
erano
le
occupazioni
favorite
:
di
vespero
,
nelle
vie
più
frequentate
di
Roma
si
svolgeva
un
passeggio
maestoso
ed
impudico
:
matrone
seminude
in
lettighe
portate
da
schiavi
,
cocchi
tirati
da
superbi
cavalli
e
guidati
da
amazzoni
mezzo
nude
,
con
a
piedi
il
favorito
d
'
un
giorno
o
d
'
un
ora
,
mezzo
sfiaccolato
per
abuso
di
voluttà
;
donne
di
mala
vita
,
venute
in
onore
per
bellezza
e
poi
senatori
in
mezzo
a
liberti
e
a
cinedi
.
Di
sera
,
questa
turba
si
raccoglieva
nei
triclini
ed
era
là
che
cominciava
la
vita
avventurosa
della
notte
;
sul
tardi
,
dopo
aver
mangiato
e
bevuto
,
dopo
aver
più
volte
vomitato
il
pasto
,
per
godere
la
rinnovellata
voluttà
del
cibo
,
si
passava
a
'
cubicoli
dove
una
folla
di
schiavi
giovanetti
attendeva
o
di
là
si
scendeva
,
fra
il
chiaror
delle
tede
,
nel
foro
,
nel
trivio
,
nella
suburra
,
do
ve
si
incontravano
matrone
che
non
osavano
mostrarvisi
di
giorno
,
uomini
politici
e
per
fino
l
'
imperatrice
o
l
'
imperatore
.
Nelle
provincie
l
'
amministrazione
pubblica
non
era
migliore
:
concesse
,
come
bottino
,
ad
avidi
proconsoli
,
erano
spremute
a
sangue
.
Ma
l
'
onestà
non
era
per
anco
spenta
:
in
Roma
,
nel
cuore
del
mondo
,
esistevano
ancora
famiglie
di
antica
severità
di
costumi
,
nelle
quali
si
era
rifugiata
la
prisca
virtù
romana
,
nella
forma
più
solenne
di
protesta
.
Lo
stoicismo
in
mezzo
a
quel
mondo
che
tramontava
in
un
gran
lago
di
fango
,
era
quanto
di
più
nobile
rimaneva
della
Roma
antica
,
era
l
'
antica
virtù
dei
padri
rammorbidita
d
'
un
sentimento
nuovo
,
sconosciuto
alla
durezza
quirita
,
e
che
parlava
di
fratellanza
umana
,
di
amore
,
di
pietà
.
Que
'
grandi
stoici
,
che
prevenivano
,
per
tal
punto
,
i
tempi
nuovi
e
che
sapeano
,
romanamente
,
morire
,
erano
incarnazione
vivente
di
tutto
un
passato
e
preannunzio
di
un
grande
avvenire
e
anche
oggi
,
dopo
tanti
secoli
,
destano
un
senso
vivo
di
ammirazione
e
di
rispetto
.
E
frattanto
il
circo
ingoiava
nuove
vittime
umane
:
torme
di
schiavi
combatteano
con
le
fiere
o
si
uccidevano
a
vicenda
,
per
deliziare
una
turba
briaca
di
gente
,
che
accorreva
sitibonda
di
sangue
e
mentre
la
plebe
,
divenuta
numerosa
e
gravante
sull
'
erario
,
non
chiedeva
che
nuovi
giuochi
e
nuovo
pane
,
il
latifondo
dilagava
;
tutta
l
'
Africa
pertineva
a
sei
persone
:
il
campo
di
Trimalcione
si
estendeva
per
intere
regioni
,
delle
compagnie
commerciali
,
ricche
di
molti
sesterzï
,
come
arpie
,
suggevano
il
pubblico
erario
.
E
su
queste
immense
ricchezze
piombava
,
a
volta
a
volta
,
la
confisca
imperiale
per
soddisfare
a
'
desiderii
d
'
una
plebe
crescente
,
né
mai
satolla
.
E
mentre
tutto
,
a
Roma
,
declinava
,
un
bisogno
nuovo
prepotente
si
sprigionava
dai
cuori
;
gli
animi
più
nobili
più
alti
,
messa
da
banda
la
vecchia
favola
degli
Dei
,
volgevano
al
monoteismo
:
era
un
bisogno
d
'
un
principio
religioso
alto
e
solenne
che
s
'
imponeva
:
era
il
bisogno
di
staccarsi
da
quell
'
orgia
dei
sensi
e
sollevarsi
sino
ad
un
ideale
solenne
e
rigido
che
fosse
come
una
novella
vita
,
un
nuovo
lavacro
e
questo
principio
nuovo
,
informatore
penetrava
a
Roma
,
prima
ancora
del
cristianesimo
,
come
per
spianargli
la
via
:
il
monoteismo
giudaico
,
spoglio
del
bieco
fanatismo
dei
padri
,
semplice
e
puro
,
solennemente
penetrava
per
opera
dell
'
umile
gente
,
che
dalla
Siria
traeva
a
Roma
per
lavoro
.
Dice
il
Rénan
:
«
Quel
mercante
siro
giunto
a
Roma
,
sarà
un
uomo
dabbene
e
misericordioso
,
caritatevole
per
i
suoi
compatrioti
,
amante
dei
poveri
.
Discorrerà
con
gli
schiavi
,
rivelerà
loro
un
asilo
,
ove
quegli
infelici
,
rido
tti
dalla
durezza
romana
alla
più
desolante
solitudine
troveranno
un
po
'
di
consolazione
.
Il
buon
siro
accettava
la
propria
ignominia
;
si
cattivava
la
benevolenza
del
padrone
,
sapeva
piacere
alla
padrona
.
Questo
gran
fattore
della
democrazia
andava
così
sciogliendo
a
maglia
a
maglia
la
rete
della
civiltà
antica
.
»
Era
così
,
adunque
,
che
nei
momenti
solenni
della
storia
,
in
mezzo
alla
corruzione
del
mondo
,
in
basso
si
creava
una
novella
società
.
Egli
è
sempre
così
:
quando
una
civiltà
muore
,
dalle
ceneri
sue
ne
sorge
un
'
altra
,
come
dalla
morte
sorge
la
vita
;
ma
importa
a
noi
conchiudere
che
nell
'
antichità
l
'
educazione
della
folla
fu
servile
,
che
mirò
a
corrompere
animo
e
corpo
,
che
il
danno
si
riversò
sulla
gente
corrotta
non
meno
che
sulla
corruttrice
,
che
la
razza
depressa
,
asservita
trovò
in
sé
la
forza
d
'
una
novella
vita
che
si
annuncia
col
cristianesimo
.
Vedremo
ora
le
vicende
della
folla
nell
'
età
di
mezzo
.
Il
medio
evo
fu
per
le
folle
un
'
età
sventurata
,
quanto
l
'
antica
e
per
trovare
un
lembo
di
azzurro
,
bisogna
discendere
sino
all
'
evo
moderno
.
La
società
di
mezzo
si
apre
con
un
avvenimento
d
'
un
'
importanza
capitale
:
il
cristianesimo
,
il
quale
contenea
in
sé
diverse
tendenze
:
il
fanatismo
giudaico
,
cupo
,
intollerante
,
feroce
;
e
poi
l
'
ascetismo
,
la
rinunzia
delle
ricchezze
,
la
brama
di
fuggire
il
mondo
;
in
fine
,
il
sentimento
di
uguaglianza
.
Furono
queste
tre
tendenze
diverse
che
,
in
differenti
momenti
,
prevalsero
.
L
'
evangelo
è
tutto
pieno
dell
'
amore
verso
i
poveri
e
dell
'
esaltamento
degli
umili
,
esaltamento
che
,
se
di
poi
fu
compreso
come
da
avverarsi
nel
mondo
di
là
,
per
lungo
tempo
,
si
credette
dovesse
avere
in
terra
il
suo
completo
adempimento
.
La
promessa
messianica
formò
molta
,
anzi
gran
parte
,
del
sentimento
cristiano
dei
primi
tempi
:
non
avea
forse
Gesù
detto
che
molti
dei
presenti
non
avrebbero
gustato
la
morte
,
prima
che
il
figliuolo
dell
'
uomo
non
fosse
tornato
in
terra
ammantato
di
gloria
e
maestà
?
Ora
,
la
promessa
d
'
un
avvento
,
nel
quale
gli
umili
sarebbero
stati
i
primi
,
formò
il
fascino
segreto
,
per
il
quale
il
cristianesimo
poté
diffondersi
e
penetrare
dovunque
,
in
un
mondo
nel
quale
i
sofferenti
erano
,
tanto
e
sì
dolorosamente
,
sconsolati
.
Noi
abituati
a
giudicare
il
cristianesimo
con
i
criterii
odierni
della
scienza
che
spande
,
su
le
classi
misere
,
tanto
lume
di
consolazione
e
di
speranze
,
non
apprezziamo
bene
le
parole
di
amore
,
d
'
esaltamento
degli
umili
,
le
quali
Gesù
,
come
rivo
,
riversò
su
di
un
mondo
di
schiavi
;
ma
chi
studia
quei
tempi
,
non
può
non
apprezzarne
il
valore
:
dopo
quella
,
molto
limitata
degli
stoici
,
dopo
quella
di
Budda
ignota
all
'
oriente
,
la
predicazione
di
Gesù
è
la
grande
parola
di
conforto
umano
e
di
speranza
e
per
sentirne
un
'
altra
,
ugualmente
possente
,
bisogna
venire
al
secolo
nostro
,
a
quel
movimento
che
tanto
ha
di
comune
col
cristianesimo
.
Ma
il
cristianesimo
conteneva
in
sé
il
disprezzo
del
mondo
:
non
era
questo
,
in
fatti
,
un
continuo
pericolo
per
la
salvezza
delle
anime
e
non
volgeva
sempre
al
male
?
Le
vicende
dell
'
impero
pareano
avvalorare
tal
concetto
:
orde
intere
di
barbari
pioveano
,
distruggendo
,
guastando
,
uccidendo
;
gli
animi
erano
stanchi
;
le
città
cadeano
;
la
fine
del
mondo
non
potea
essere
lontana
,
non
rimanea
che
fuggire
il
consorzio
e
vivere
di
preghiere
,
aspettando
il
gran
giorno
.
E
così
fu
:
l
'
ascetismo
vinse
,
la
vita
,
l
'
amore
divennero
peccato
:
il
teschio
,
il
simbolo
della
morte
,
divenne
il
libro
di
meditazione
della
fralezza
umana
:
l
'
età
antica
avea
troppo
goduto
,
quella
che
cominciava
rinunziava
alla
terra
per
il
cielo
.
Ma
,
ancora
più
tardi
,
il
cristianesimo
dovea
partorire
il
più
bieco
fanatismo
:
non
più
la
parola
di
pace
,
ma
la
parola
di
vendetta
ed
in
nome
di
Gesù
si
martorieranno
genti
,
si
devasteranno
città
,
si
arderanno
vite
umane
e
,
su
di
un
popolo
terrorizzato
,
l
'
Inquisizione
innalzerà
la
croce
.
Il
bieco
fanatismo
mosaico
farà
la
sua
terribile
prova
in
mezzo
all
'
Europa
.
Ma
se
tale
è
il
clima
religioso
,
in
cui
respirerà
la
folla
per
tutto
il
medio
evo
,
clima
di
ascetismo
e
di
sommissione
;
il
clima
storico
sarà
di
lotte
di
nazionalità
,
di
guerre
religiose
,
di
oppressioni
e
di
privilegi
e
da
questo
tutto
la
mente
ne
resterà
come
squilibrata
ed
inclinerà
alle
spaventose
epidemie
psichiche
che
improntano
il
medio
evo
,
mentre
terribili
carestie
,
peste
,
malanni
percorreranno
l
'
Europa
indebolendo
,
distruggendo
la
razza
umana
.
Il
medio
evo
,
adunque
,
comincia
con
lo
scatenarsi
dei
popoli
nordici
sull
'
impero
:
Goti
,
Visigoti
,
Unni
scendono
in
Italia
;
ma
,
prima
ancora
di
questi
,
il
mondo
è
insanguinato
dalle
persecuzioni
contro
gli
ebrei
e
poi
contro
i
cristiani
,
in
una
sola
delle
quali
perirono
trecento
mila
persone
.
E
poi
discenderanno
i
barbari
sull
'
impero
,
né
,
finite
queste
invasioni
,
la
lotta
cruenta
di
razza
si
arresterà
:
la
Spagna
,
la
Gallia
,
l
'
Austria
correranno
sull
'
Italia
,
trasformando
tutta
la
vita
medioevale
in
una
guerra
di
conquista
.
Quando
l
'
Europa
parrà
campo
ristretto
,
un
popolo
di
armati
si
riverserà
sull
'
Asia
a
combattere
per
il
Santo
Sepolcro
e
poi
si
correrà
contro
gli
increduli
nella
bella
città
di
Tolosa
,
contro
gli
Albigesi
o
contro
i
Valdesi
,
sulle
Alpi
od
in
Calabria
,
inaffiando
di
sangue
cristiano
le
zolle
,
con
un
esercito
raccolto
fra
banditi
;
e
poi
si
innalzerà
in
ogni
paese
un
auto
da
fè
,
dove
le
intelligenze
più
elette
lasceranno
la
vita
.
E
mentre
all
'
esterno
si
svolgeano
queste
scene
di
orrore
;
all
'
interno
,
il
territorio
si
divideva
in
feudi
,
nei
quali
il
povero
agricoltore
era
costretto
ad
una
crescente
somma
di
balzelli
e
di
corveés
,
che
andavano
dalla
difesa
del
signore
feudale
,
in
tempo
di
guerra
,
alle
prestazioni
in
tempo
di
pace
e
fino
al
diritto
di
godere
le
primizie
della
sposa
.
Di
tanto
in
tanto
,
masse
abbrutite
insorgevano
facendo
le
jacqueries
,
come
belve
ferite
che
mordono
,
sbranano
,
per
cadere
a
'
piedi
del
cacciatore
.
La
carestia
,
parecchie
volte
in
un
secolo
,
percorreva
l
'
Europa
devastandola
:
«
la
fame
e
la
mortalità
si
legge
erano
tali
che
gli
uomini
mangiavano
erba
come
i
montoni
e
morivano
come
le
mosche
»
.
E
la
chiesa
,
per
bocca
di
S
.
Tommaso
,
sentenziava
:
«
Se
puoi
esser
libero
,
rimanti
in
ischiavitù
,
che
è
causa
di
umiliazione
»
;
essa
ch
'
era
il
feudo
più
possente
,
superiore
all
'
autorità
civile
!
Nella
Franca
Contea
il
clero
possedeva
metà
delle
terre
,
nel
Cambrisis
1400
aratri
su
1700
.
I
canonici
di
Saint
Claude
aveano
12
mila
servi
e
così
via
via
.
Le
condizioni
di
vita
erano
così
tristi
che
il
Labruiere
scriveva
:
«
Si
vedono
certi
animali
feroci
maschi
e
femine
,
sparsi
per
la
campagna
,
neri
,
lividi
e
tutti
bruciati
dal
sole
piegati
sulla
terra
che
lavorano
con
assiduità
.
Essi
si
ritirano
la
notte
nelle
tane
e
vivono
di
pane
nero
,
acqua
e
radici
*
»
.
Da
questo
impoverimento
dell
'
organismo
e
dalla
cresciuta
ignoranza
doveano
nascere
quegli
squilibri
psichici
collettivi
,
quelle
grandi
epidemie
morali
che
dànno
una
fisonomia
speciale
al
medio
evo
:
la
prima
è
rappresentata
dalla
fine
del
mondo
nel
mille
ed
è
un
'
epidemia
ascetica
.
Il
mondo
andrà
in
rovina
,
a
che
dunque
rimaner
legati
ai
beni
della
terra
?
rinunziate
a
tutto
:
questa
è
la
gran
saggezza
umana
.
Poi
vengono
le
crociate
,
tra
le
quali
quella
dei
bambini
,
che
corrono
fino
al
mare
,
perché
lasci
libero
il
passo
fino
al
santo
sepolcro
,
che
cadrà
vinto
dallo
spettacolo
dell
'
innocenza
puerile
;
poi
vengono
,
ad
ogni
momento
,
le
epidemie
degli
indemoniati
,
degli
incubi
,
dei
succubi
,
le
grandi
epidemie
isteriche
,
le
streghe
e
le
tragende
,
le
apparizioni
miracolose
che
formano
gran
parte
della
vita
del
medio
evo
e
la
chiesa
innalza
roghi
per
salvare
l
'
anima
posseduta
dal
demonio
,
bruciando
il
corpo
;
ma
,
inutile
,
ch
é
questi
tratterrà
quell
'
anime
squilibrate
dalla
miseria
e
dallo
spettacolo
feroce
della
forza
e
continuerà
a
tormentarle
sinché
la
scienza
non
lo
avrà
fugato
e
,
già
,
dal
fondo
del
medio
evo
,
una
nuova
era
si
apre
e
vien
fuori
per
i
fianchi
squarciati
di
quel
vecchio
mondo
e
questa
novella
face
è
la
borghesia
che
nasce
con
due
aspetti
,
come
riforma
religiosa
in
Germania
,
come
rinascimento
in
Italia
e
come
movimento
economico
nelle
repubbliche
italiane
,
che
solcano
i
mari
ed
alle
quali
Colombo
ha
aperto
un
nuovo
mondo
.
E
così
si
chiude
l
'
evo
medio
,
offrendo
lo
stesso
spettacolo
dell
'
antico
,
di
folle
ineducate
,
abbrutite
,
ignoranti
,
paurose
,
disquilibrate
.
È
nell
'
evo
moderno
che
si
crea
il
destino
della
folla
.
Noi
abbiamo
parlato
del
medio
evo
,
guardandolo
dal
punto
di
vista
della
folla
,
ma
abbiamo
dimenticato
di
accennare
ad
alcuni
benefici
fatti
che
si
erano
venuti
maturando
,
durante
quell
'
età
tenebrosa
e
in
quel
succedersi
di
invasioni
barbariche
.
I
popoli
sopravvenuti
e
scatenati
gli
uni
sugli
altri
,
si
erano
cimentati
in
unità
etniche
:
il
popolo
romano
avea
donato
la
coltura
e
i
popoli
barbari
aveano
donato
la
propria
giovinezza
.
Le
unità
etniche
erano
,
adunque
,
venute
formando
dovunque
e
con
esse
erano
venute
disegnando
le
grandi
nazioni
.
Il
governo
feudale
così
sparso
tendeva
ad
un
aggruppamento
crescente
,
che
preludiava
alle
unità
nazionali
.
Insieme
con
queste
,
il
concetto
della
vita
cominciava
a
risorgere
:
il
mondo
,
dopo
le
paure
del
mille
e
le
macabre
immagini
delle
più
fitte
tenebre
medio
evali
,
non
parea
così
brutto
:
dovunque
un
'
attività
nuova
,
un
bisogno
di
godere
,
un
bisogno
di
ricrearsi
con
il
soffio
creatore
dell
'
arte
si
facea
sentire
ed
era
arte
sacra
talora
,
ma
talora
anche
profana
anzi
soverchiamente
profana
:
era
il
preludio
del
Rinascimento
.
Con
l
'
arte
una
forza
novella
,
che
dovea
rivoluzionare
il
mondo
,
era
sorta
,
proprio
all
'
ombra
del
feudo
,
accanto
al
maniero
,
che
ne
dovea
poi
essere
distrutto
.
Nell
'
umile
borgo
,
in
mezzo
a
'
resti
delle
comunità
agricole
,
le
prime
industrie
,
i
primi
artigiani
erano
venuti
su
.
Lavoravano
or
una
or
l
'
altra
cosa
,
ma
non
più
per
uso
proprio
,
ma
per
lo
scambio
,
dapprima
limitato
;
poi
un
po
'
più
in
grande
:
prima
in
modo
temporaneo
,
poi
come
stabile
occupazione
.
Il
feudo
,
però
,
osteggiava
questo
commercio
rudimentale
:
poneva
tasse
di
pedatico
,
scendeva
come
il
ladrone
a
derubare
,
ma
il
commercio
fioriva
nella
lotta
tra
i
feudatarï
vicini
,
tra
'
feudi
e
i
comuni
.
Era
,
in
fatti
,
così
:
le
città
si
erano
venute
costituendo
ed
eran
fatte
di
artigiani
,
a
'
quali
mal
piaceva
che
il
loro
commercio
fosse
di
continuo
turbato
dall
'
avidità
baronale
,
donde
le
guerre
tra
feudo
e
comune
e
nelle
quali
il
comune
avea
ad
alleati
i
vassalli
ed
i
ca
stelli
venivano
distrutti
e
i
baroni
costretti
a
vivere
in
città
.
Ma
,
nuovi
avvenimenti
doveano
sopravvenire
a
danno
dei
feudi
e
furono
le
crociate
,
che
attirarono
,
sotto
il
pretesto
della
fede
,
quando
d
'
inquieto
avea
l
'
Europa
nel
maniero
feudale
,
onde
quando
i
Crociati
tornarono
da
Terra
Santa
,
trovarono
che
il
contado
avea
scosso
il
giogo
e
il
comune
s
'
era
a
loro
spese
ingrandito
durante
le
crociate
.
Le
repubbliche
marinare
d
'
Italia
,
trasportando
truppe
,
allestendo
navigli
,
importando
ed
esportando
di
continuo
,
preparando
e
foggiando
armi
,
aveano
donato
impulso
alla
nascente
organizzazione
artigiana
,
che
,
dagli
umili
borghi
dov
'
era
sorta
,
veniva
detta
borghesia
ed
era
giunta
a
tale
espansione
che
mai
potea
essere
contenuta
dal
feudo
e
la
rivolta
,
che
non
potea
essere
lontana
,
cominciò
,
come
movimento
religioso
,
con
la
Riforma
*
.
La
chiesa
era
,
in
fatti
,
il
feudo
più
grande
che
esisteva
in
Europa
,
che
investiva
re
e
principi
che
pretendeva
numerosi
balzelli
di
decime
e
contro
di
essa
la
borghesia
nascente
insorgeva
,
e
la
protesta
religiosa
era
il
tono
,
il
colorito
che
donavano
i
tempi
alla
lotta
economica
.
Questo
avveniva
nella
parte
nordica
d
'
Europa
;
in
Italia
,
la
patria
della
somma
potestà
religiosa
,
lo
spirito
dei
tempi
nuovi
pigliava
un
aspetto
scientifico
e
letterario
e
veniva
detto
Rinascimento
:
era
la
borghesia
che
ritornava
alla
tradizione
scientifica
greco
romana
e
si
riattaccava
al
passato
.
In
Italia
,
in
fatti
,
si
era
incominciato
,
sotto
forme
di
glosse
,
lo
studio
del
diritto
romano
,
che
una
leggenda
volea
portato
da
Irnerio
da
Roma
a
Bologna
;
la
tradizione
aristotelica
cadeva
per
opera
del
Telesio
;
nelle
università
si
osava
per
la
prima
volta
dissezionare
il
corpo
umano
,
ardimento
che
veniva
amaramente
rimpianto
da
'
primi
anatomici
,
che
vecchi
o
si
monacavano
come
Stenone
o
ne
andavano
pellegrinando
in
Terra
Santa
come
Vessalle
;
le
opere
latine
e
greche
venivano
amorosamente
ricercate
nelle
biblioteche
dei
conventi
e
ristudiate
e
nuove
concezioni
scientifiche
sorgevano
;
Galileo
asseriva
che
la
terra
si
movea
;
arditi
navigatori
correano
l
'
oceano
e
una
folla
di
filosofi
osava
guardar
la
natura
e
dubitar
della
fede
,
dubbio
che
costava
,
è
vero
,
la
vita
,
ma
non
per
questo
seduceva
di
meno
.
Nessuna
epoca
più
di
questa
si
rassomigliava
,
per
il
fondo
economico
,
all
'
età
antica
e
perciò
era
naturale
che
la
superstruttura
ideale
:
leggi
,
religione
,
concetto
della
vita
,
arte
,
dovesse
risorgere
,
adattandosi
a
'
tempi
novelli
.
Il
medio
evo
era
stato
come
un
hiatus
,
tra
il
mondo
antico
e
il
moderno
e
lo
si
poteva
,
in
certo
modo
,
cancellare
,
se
non
ne
'
suoi
effetti
,
nell
'
educazione
delle
novelle
generazioni
.
Il
mondo
,
dopo
tanto
tempo
,
finito
il
timore
della
tomba
,
si
riaffacciava
alla
vita
.
Risorgimento
e
riforma
,
per
quanto
contrari
in
apparenza
,
erano
due
fenomeni
d
'
una
medesima
causa
:
la
borghesia
nascente
.
Ma
la
lotta
tra
feudo
e
borghesia
non
dovea
essere
lontana
:
questa
,
con
la
scoperta
dell
'
America
,
era
giunta
a
tale
potenza
che
mal
potea
soffrire
che
una
classe
parassitaria
,
piena
di
vizi
,
decadente
,
degenerata
le
stesse
di
sopra
,
succhiandola
ed
a
tale
uopo
aiutata
dal
ceto
contadinesco
ed
operaio
nel
memorabile
periodo
dell'89
,
compì
la
più
grande
rivoluzione
che
conosca
la
storia
,
rivoluzione
sanguinosa
,
che
permise
alla
borghesia
di
togliere
tutti
i
legami
ristrettivi
,
proclamare
la
libertà
di
commercio
,
sostituendo
al
servo
della
gleba
,
il
salariato
.
A
questa
tenne
dietro
un
periodo
di
depressione
economica
:
il
feudo
era
scomparso
e
il
piccolo
artigiano
veniva
espropriato
e
vinto
,
nel
terreno
della
concorrenza
,
dal
manifatturiero
;
il
piccolo
proprietario
cadeva
dinanzi
al
grande
;
il
terreno
della
concorrenza
era
l
'
altare
sul
quale
le
piccole
fortune
s
'
immolavano
dinanzi
alle
grandi
.
Quando
,
ad
accrescere
il
numero
dei
vinti
,
venne
la
macchina
in
Inghilterra
,
la
macchina
che
chiedeva
grandi
capitali
,
gran
numero
di
braccia
,
che
al
lavoro
dell
'
uomo
sostituiva
quello
della
donna
e
del
fanciullo
e
rendeva
sempre
più
acre
la
concorrenza
.
Fu
un
periodo
spaventoso
di
crisi
,
di
cui
il
governo
inglese
,
per
mezzo
d
'
inchieste
raccolse
e
voci
ed
impressioni
che
si
trovano
largamente
riassunte
dal
Marx
nella
sua
opera
del
Capitale
.
La
disoccupazione
divenne
spaventevole
,
il
logorio
della
macchina
umana
toccò
gli
ultimi
estremi
,
fuor
dei
quali
è
la
scomparsa
della
razza
;
i
salarï
giunsero
a
tal
punto
da
esser
detti
della
fama
;
le
fortune
precipitarono
rovinosamente
;
si
videro
fanciulli
di
due
o
tre
anni
impiegati
a
ruotare
molinelli
ed
altri
impazzire
o
suicidarsi
;
donne
,
uomini
morire
di
stenti
e
di
fame
:
mai
peste
o
guerra
avea
tanto
rabbiosamente
percosso
la
specie
umana
.
Il
momento
era
terribile
,
la
crisi
continua
,
quando
la
forte
razza
britannica
sprigionando
le
forze
di
riserva
che
sono
nella
natura
umana
ottenne
dal
Parlamento
quella
legislazione
del
lavoro
che
va
dal
1802
al
1877
e
continua
ancora
*
.
Era
la
novella
storia
che
cominciava
,
la
storia
dell
'
umanità
redenta
,
che
formò
,
e
formerà
ancora
,
il
sogno
delle
anime
elette
;
era
l
'
ideale
dell
'
amore
e
della
pace
che
brillava
,
dopo
le
torbide
ore
del
duolo
,
d
'
una
luce
lontana
sì
,
ma
che
a
noi
s
'
appressa
,
dolce
come
il
sospiro
d
'
una
vergine
,
piena
d
'
impromesse
come
un
sogno
d
'
amore
.
CAPITOLO
IX
.
IL
VALORE
SOCIALE
DELLA
FOLLA
E
LA
SUA
EDUCABILITÀ
Potremmo
dire
d
'
aver
finito
,
se
non
dovessimo
parlare
del
fine
e
della
meta
che
ci
arrise
in
questo
lavoro
:
parve
a
noi
che
della
folla
,
precedenti
osservatori
abbiano
scorto
la
sola
manifestazione
criminosa
.
Epperò
,
la
conclusione
che
ne
scaturì
limpida
,
dalle
loro
osservazioni
,
è
che
la
folla
,
di
cui
il
valore
e
l
'
importanza
va
crescendo
,
come
quella
che
fu
e
diventa
,
sempre
più
,
la
grande
,
anzi
l
'
unica
,
forza
operante
dell
'
avvenire
non
era
stata
per
il
passato
,
né
sarebbe
per
il
futuro
,
che
una
collettività
incapace
di
pensiero
,
dedita
di
preferenza
al
crimine
.
Tale
modo
passionato
di
guardare
le
cose
ci
parve
una
somma
ingiustizia
e
un
errore
scientifico
:
la
folla
,
ci
sembrò
,
sia
capace
di
pensiero
e
che
la
sua
azione
sia
prevalentemente
normale
e
,
solo
in
certi
casi
,
può
divenire
criminosa
;
ci
sembrò
,
ancora
,
che
la
folla
,
sia
considerata
in
modo
statico
,
cioè
nelle
sue
condizioni
di
fatto
in
un
dato
popolo
,
sia
considerato
in
modo
dinamico
,
cioè
nelle
varie
fasi
evolutive
,
si
muova
da
una
maggiore
criminalità
fino
ad
una
crescente
normalità
.
Le
stesse
plebi
di
oggi
,
che
sono
le
folle
indifferenziate
ed
instabili
,
si
allontanano
di
molto
da
quelle
di
altri
tempi
per
minori
pregiudizii
,
per
mancanza
di
forme
epidemiche
pazzesche
,
(
invasioni
,
ossessioni
,
incubi
e
succubi
,
demopatia
ecc
.
)
,
per
mancanza
di
criminalità
(
rivolte
frequenti
ecc
.
)
;
sicché
ci
parve
che
dal
lato
della
criminalità
valga
per
le
folle
la
stessa
legge
che
per
gl
'
individui
cioè
se
vi
sono
plebi
,
per
eccezione
,
delinquenti
nate
o
pazze
,
le
altre
però
delinquono
per
passione
:
educarle
,
svolgerne
il
pensiero
a
discapito
del
sentimento
,
forma
il
gran
compito
d
'
uno
stato
che
senta
per
davvero
la
propria
missione
storica
.
Le
folle
indifferenziate
ci
son
parse
finora
l
'
ostacolo
più
grande
al
progresso
con
le
tendenze
criminali
molto
spiccate
per
il
passato
,
meno
oggi
per
l
'
odio
al
progresso
che
portano
seco
.
Il
dovere
dello
stato
consiste
nel
trasformare
la
folla
indifferenziata
in
partito
,
ch
'
è
forma
equilibrata
di
folla
,
e
la
quale
contiene
nel
proprio
seno
le
tendenze
che
si
disputano
la
direzione
della
vita
d
'
una
data
nazione
.
Per
ottenere
ciò
,
ci
è
bisogno
d
'
una
larga
educazione
e
d
'
una
grande
istruzione
individuale
e
collettiva
e
che
,
cominciata
da
'
primi
anni
,
si
prolunghi
per
tutta
la
vita
.
Quando
vi
è
gente
che
mai
à
conosciuto
i
genitori
,
che
è
cresciuta
in
mezzo
alla
strada
,
qual
meraviglia
poi
che
tali
derelitti
della
società
,
abbandonati
a
sé
stessi
,
diventino
o
ladri
od
assassini
o
prostitute
?
e
che
una
folla
fatta
,
preponderantemente
,
di
tale
gente
abbia
tendenze
criminali
?
Né
basta
:
l
'
educazione
dev
'
essere
collettiva
:
trattenimenti
pubblici
,
teatri
,
concerti
popolari
dovrebbero
essere
cura
precipua
del
governo
,
insieme
con
le
biblioteche
popolari
,
le
università
per
il
popolo
e
quanto
altro
varrà
ad
elevarne
la
coltura
:
ecco
fin
dove
l
'
educazione
dovrebbe
spingersi
.
E
tutto
cresimato
da
un
insieme
di
leggi
sul
lavoro
dei
fanciulli
,
delle
donne
,
che
ne
limitino
le
ore
,
proteggano
la
vita
dell
'
operaio
;
che
ne
incalzino
il
limite
medio
della
vita
.
E
,
perché
la
folla
trovi
in
sé
l
'
energia
educatrice
,
si
dovrebbe
concedere
una
ben
ampia
libertà
politica
,
così
come
è
in
Inghilterra
la
quale
dia
larghezza
,
di
stampa
,
d
'
associazione
,
di
parola
ecc
.
In
altri
termini
che
quel
che
avviene
in
certi
stati
come
il
Belgio
,
la
Svizzera
,
l
'
Inghilterra
e
la
Nuova
Australia
,
soprattutto
,
diventi
la
norma
sulla
quale
gli
altri
stati
dovrebbero
pensare
di
svolgersi
.
Ma
,
questo
sarebbe
poco
se
alle
folle
basse
mancasse
l
'
esempio
di
moralità
che
viene
dall
'
alto
.
Dopo
i
lavori
del
Tarde
ognuno
sa
quanto
valga
l
'
imitazione
e
come
l
'
imitazione
sia
un
carattere
dei
selvaggi
,
dei
fanciulli
e
delle
plebi
,
selvaggi
moderni
,
messi
alle
fondamenta
della
nostra
civiltà
;
ora
quale
è
l
'
esempio
da
imitare
che
talora
discende
dall
'
alto
?
E
,
con
questi
esempï
,
è
da
meravigliare
se
le
plebi
inclinino
ad
una
forma
di
delitto
atavico
come
à
visto
il
Sighele
,
laddove
,
in
alto
,
il
delitto
si
è
raffinato
nella
frode
,
per
sfuggire
a
'
codici
?
Pare
d
'
assistere
ad
una
fine
dolorosa
di
mondo
,
se
non
pensassimo
che
ancora
nella
folla
esiste
il
lavoro
che
crea
,
il
pensiero
che
edifica
,
la
morale
che
vince
:
il
genio
è
scomparso
e
in
sua
vece
v
'
è
la
genialità
collettiva
,
non
più
uno
spirito
sommo
che
pensa
per
tutti
,
ma
tutti
che
pensano
sollevandosi
ad
un
'
altezza
vertiginosa
di
pensiero
;
non
già
un
santo
od
un
apostolo
che
senta
per
tutta
l
'
umanità
,
ma
milioni
d
'
esseri
che
sentano
per
tutti
:
una
collettività
che
pensa
,
che
sente
,
che
opera
in
modo
normale
:
questa
è
la
folla
dell
'
avvenire
.
Il
passato
ed
il
presente
fu
di
folle
sovrapposte
differenziate
,
di
modo
che
alcune
crearono
la
ricchezza
,
le
altre
dettero
il
sentimento
ed
il
pensiero
;
la
folla
dell
'
avvenire
sarà
una
folla
unica
che
sente
,
pensa
ed
opera
in
modo
normale
e
possente
.
In
essa
è
il
destino
del
mondo
:
in
essa
è
la
salute
direbbe
il
mistico
Tolstoi
;
col
cuore
pieno
di
questa
folla
io
scrissi
e
pongo
fine
alla
prima
parte
di
questo
lavoro
.
IL
CARATTERE
DEL
MEZZOGIORNO
D
'
ITALIA
Questo
,
e
gli
studii
speciali
che
seguono
,
rifermano
,
allargano
od
esemplificano
idee
accennate
e
svolte
nelle
pagine
precedenti
onde
il
lettore
troverà
molto
di
ripetuto
qua
e
là
.
Non
ò
creduto
,
però
,
togliere
all
'
opera
il
getto
originale
,
parendomi
che
,
così
come
uscì
dalla
penna
,
sia
più
varia
e
più
piena
d
'
interessamento
e
di
diletto
.
CAPITOLO
I
.
IL
CARATTERE
IN
GENERALE
Nello
scritto
sulla
folla
mi
occupai
del
carattere
:
molte
di
quelle
idee
espresse
meritano
ancora
che
sieno
riferite
,
perché
spianino
la
via
alle
altre
che
diremo
al
lettore
.
«
Carattere
diceva
il
Sergi
vuol
dire
,
nella
sua
significazione
letterale
,
qualche
cosa
d
'
impresso
,
che
rimane
costante
,
perciò
,
è
invariabile
come
suggello
e
si
riferisce
al
modo
di
operare
nelle
contingenze
della
vita
come
una
norma
per
ogni
uomo
,
dati
motivi
più
o
meno
varï
e
diversi
;
e
qualche
cosa
nella
vita
attiva
d
'
ogni
individuo
,
la
quale
nelle
circostanze
difficili
o
rare
,
è
stimata
come
una
qualità
preziosa
,
che
sicuramente
dirigerà
la
condotta
,
senza
cedere
o
piegare
davanti
a
certe
esigenze
che
possono
far
deviare
dalla
via
buona
ed
onesta
»
.
Questa
definizione
del
carattere
,
che
dà
il
grande
psicologo
,
corrisponde
a
quel
concetto
più
comune
ed
accettato
,
che
noi
ci
siamo
formati
del
carattere
;
il
carattere
per
antomasia
;
la
migliore
forma
di
carattere
che
esista
e
meriti
,
davvero
,
pregio
e
considerazione
.
Ma
,
daccanto
a
questa
forma
elevata
e
solenne
di
carattere
,
vi
sono
ben
le
altre
,
quelle
che
noi
comunemente
,
chiamiamo
mobili
e
variabili
,
criminose
,
inferiori
le
quali
,
non
meno
del
carattere
vero
,
improntano
di
sé
la
psiche
umana
,
sia
essa
quella
d
'
un
individuo
o
d
'
una
collettività
.
Il
carattere
essendo
una
rispondenza
all
'
ambiente
esterno
,
specie
sociale
che
ci
circonda
è
fatto
d
'
una
parte
statica
e
d
'
altra
dinamica
,
d
'
una
idea
che
dirige
e
d
'
una
passione
che
muove
:
idea
e
passione
che
sono
come
il
timone
e
come
l
'
elica
della
nave
.
Quando
tra
idea
e
sentimento
,
per
deficiente
educazione
dell
'
una
o
dell
'
altro
o
per
sviluppo
disuguale
o
per
fatto
che
rompa
l
'
unità
della
psiche
,
vi
è
contrasto
,
il
carattere
ne
risente
e
diventa
incerto
e
fluttuante
.
È
dote
di
pochi
animi
mantenerle
egualmente
sviluppate
ed
equilibrate
,
così
come
essendo
il
carattere
un
organismo
che
ci
viene
trasmesso
e
che
noi
in
parte
andiamo
,
con
novelle
stratificazioni
,
formando
soli
in
pochi
eletti
la
parte
acquisita
si
sovrappone
alla
parte
fondamentale
trasmessaci
in
modo
stabile
ed
in
modo
che
le
vecchie
stratificazioni
non
risorgano
.
Il
carattere
risente
,
adunque
,
di
queste
imperfezioni
che
riguardano
la
sua
statica
e
la
sua
dinamica
,
la
sua
parte
fondamentale
e
l
'
avventizia
e
ognuna
di
queste
imperfezioni
si
traduce
in
un
difetto
od
in
una
malattia
della
psiche
d
'
un
individuo
,
come
di
una
collettività
.
Il
carattere
,
essendo
un
modo
di
rispondere
all
'
ambiente
esterno
che
ci
circonda
,
implica
il
concetto
d
'
un
soggetto
e
di
qualche
cosa
che
ci
invii
frequenti
eccitamenti
,
cui
si
risponde
,
per
sprigionarne
dei
nuovi
,
costituendo
un
ricambio
d
'
azioni
e
di
reazioni
,
un
adattamento
,
direbbe
Spencer
,
delle
azioni
interne
all
'
esterne
.
Il
soggetto
del
carattere
è
,
adunque
,
l
'
uomo
o
una
collettività
d
'
uomini
:
e
diciamo
uomo
non
psiche
,
ch
'
è
solo
una
parte
dell
'
unità
biologica
umana
,
perché
alle
azioni
dell
'
ambiente
esterno
noi
rispondiamo
con
tutto
il
nostro
io
e
non
con
una
parte
soltanto
.
Gli
antichi
,
parlando
di
quest
'
unità
bio
psicologica
umana
,
distinguevano
diversi
temperamenti
,
che
rapportavano
a
quattro
tipi
principali
:
sanguigno
,
bilioso
,
linfatico
e
nervoso
.
L
'
insegnamento
dell
'
antica
medicina
,
fondato
su
d
'
una
millenaria
osservazione
,
fu
lungamente
dimenticato
,
quando
da
un
certo
tempo
si
è
ritornato
al
concetto
dei
temperamenti
,
cioè
delle
modalità
bio
psicologiche
umane
,
tentandone
nuove
distinzioni
e
novelle
interpetrazioni
,
fra
le
quali
è
notevole
quella
d
'
un
scienziato
italiano
,
che
dei
temperamenti
ripone
la
causa
nella
costituzione
della
crasi
sanguigna
.
Per
quanto
ingegnosa
la
spiegazione
,
a
me
pare
che
la
crasi
del
sangue
sia
una
parte
del
temperamento
e
non
la
causa
,
onde
io
credo
che
:
il
temperamento
,
inteso
come
costituzione
dell
'
unità
bio
psicologica
umana
,
esiste
;
che
le
quattro
specie
degli
antichi
sono
vere
,
sebbene
raramente
si
presentino
nella
loro
purezza
,
prevalendo
le
nuances
;
in
fine
,
che
il
temperamento
dipende
da
condizioni
di
eredità
,
di
nutrizione
,
di
mezzo
nel
quale
l
'
organismo
si
svolge
ecc
.
:
ossia
prevale
in
esso
il
mezzo
generatore
materno
e
paterno
ed
atavico
nonché
le
condizioni
posteriori
di
svolgimento
dell
'
organismo
.
In
una
parola
,
il
temperamento
rientra
nei
misteri
,
per
ora
impenetrati
,
della
generazione
.
L
'
ambiente
che
agisce
sul
soggetto
e
ne
determina
le
reazioni
,
è
fisico
e
sociale
,
organico
ed
inorganico
.
L
'
ambiente
fisico
tellurico
è
quello
che
io
chiamo
primigenio
,
che
à
agito
dapprima
sull
'
uomo
e
che
à
dovuto
avere
gran
parte
nel
primo
abbozzo
del
carattere
etnico
.
La
razza
ch
'
è
come
un
gran
serbatoio
di
energia
e
di
carattere
,
ch
'
è
come
una
grande
forma
e
dà
la
prima
fisonomia
ad
un
popolo
;
la
razza
,
secondo
me
,
è
effetto
dell
'
ambiente
fisico
,
della
parte
di
terra
che
si
abita
,
del
clima
nel
quale
si
vive
,
d
'
una
data
forma
di
fauna
e
di
flora
in
mezzo
a
cui
si
combatte
la
lotta
della
vita
.
Prima
che
l
'
ambiente
sociale
sia
sorto
e
sviluppato
,
l
'
uomo
subisce
e
reagisce
all
'
ambiente
fisico
tellurico
,
in
modo
diverso
:
cioè
,
i
popoli
selvaggi
adattandovisi
,
i
popoli
civili
modificandolo
.
Così
avviene
che
alcune
tribù
esquimesi
,
viventi
in
clima
freddissimo
,
mostrano
un
'
indole
buona
,
laddove
nei
popoli
,
dal
clima
tropicale
,
sorge
il
fiore
della
contemplazione
ascetica
,
quell
'
eterno
bisogno
dell
'
estasi
che
sciolga
le
membra
e
culli
la
mente
*
.
Così
,
le
prime
civiltà
sorgono
nei
climi
caldi
e
poi
lentamente
emigrano
verso
i
climi
freddi
,
perché
,
quando
l
'
uomo
non
à
ancora
sviluppato
né
arti
,
né
industrie
,
né
prodotti
sociali
,
egli
à
bisogno
di
climi
fertili
,
di
molta
luce
e
di
molto
calore
,
donde
il
sistema
nervoso
tragga
la
necessaria
energia
che
lo
prepari
alla
lotta
della
civiltà
;
à
bisogno
delle
vaste
raccolte
d
'
energie
latenti
,
che
porterà
nei
climi
freddi
,
durante
il
suo
pellegrinaggio
dal
sud
al
nord
,
dall
'
oriente
all
'
occidente
,
spinto
sempre
dalla
lotta
per
la
vita
*
,
quindi
,
le
grandi
civiltà
nordiche
,
nelle
quali
si
prepara
il
destino
del
mondo
,
sono
figlie
delle
terre
che
il
sole
amorosamente
bacia
in
fronte
coi
suoi
più
caldi
raggi
e
dove
più
ricca
vegeta
la
flora
e
prospera
la
fauna
.
L
'
ambiente
climatico
tellurico
dà
ad
alcuni
popoli
la
meschina
statura
,
ad
altri
l
'
indole
guerriera
e
à
spinto
i
nostri
antichissimi
avi
alla
pastorizia
e
all
'
agricoltura
.
L
'
Olanda
è
un
paese
di
sotto
il
livello
del
mare
;
la
lotta
,
adunque
,
tra
il
mare
che
vuole
sommergerla
e
l
'
uomo
che
non
vuole
che
sia
sommersa
,
è
eterna
e
secolare
e
dona
,
di
certo
,
un
'
impronta
particolare
al
carattere
*
.
I
profughi
delle
continue
invasioni
barbariche
,
cacciati
nelle
lagune
venete
,
trovarono
,
nelle
condizioni
telluriche
,
la
spinta
a
darsi
al
mare
e
divenire
una
delle
più
celebri
ed
industre
popolazioni
che
mai
abbiano
solcato
l
'
oceano
*
.
Il
Ferrero
,
in
un
recente
libro
sull
'
Europa
giovane
,
à
lumeggiato
la
psiche
dei
popoli
nordici
:
io
non
ò
nessun
dubbio
che
quella
tale
impronta
psichica
che
il
Ferrero
attribuisce
alla
minore
passione
erotica
e
al
più
forte
idealismo
,
non
si
debba
,
in
vece
,
attribuire
al
clima
,
di
modo
che
il
diminuito
erotismo
non
sia
che
una
conseguenza
stessa
del
clima
,
anziché
una
causa
del
vasto
e
delicato
complesso
psichico
di
quel
popolo
.
Ma
,
l
'
azione
dell
'
ambiente
fisico
tellurico
,
che
dicemmo
primigenio
,
appunto
perché
,
da
prima
ed
in
modo
assoluto
,
agisce
sull
'
uomo
,
si
va
attenuando
,
pur
rimanendo
sempre
senza
potersi
cancellare
.
I
prodotti
superorganici
dello
Spencer
,
i
prodotti
storico
sociali
,
ànno
appunto
questo
scopo
:
attenuare
l
'
adattamento
passivo
dell
'
uomo
all
'
ambiente
,
sostituendovi
un
adattamento
attivo
,
per
il
quale
l
'
organismo
non
si
modifica
,
secondo
l
'
ambiente
,
ma
resiste
all
'
ambiente
senza
modificarsi
o
modificandosi
poco
.
I
popoli
selvaggi
sono
dotati
al
pari
degli
uomini
primitivi
d
'
una
insensibilità
psico
somatica
:
resistono
al
freddo
ed
al
caldo
,
alle
intemperie
,
alle
privazioni
:
tutta
questa
insensibilità
è
un
vasto
adattamento
passivo
dinanzi
all
'
ambiente
;
l
'
uomo
civile
,
in
vece
,
resiste
all
'
ambiente
senza
piegarvisi
:
egli
non
à
bisogno
di
sviluppare
una
insensibilità
psico
somatica
,
ma
,
con
i
p
rodotti
superorganici
:
vesti
,
case
,
cibi
provvede
alla
propria
conservazione
nella
lotta
contro
il
suolo
e
contro
il
clima
.
Ma
,
se
l
'
azione
dell
'
ambiente
fisico
tellurico
si
attenua
,
non
scompare
mai
e
,
inoltre
,
prepara
la
possibilità
e
l
'
abbiamo
visto
poco
fa
d
'
un
più
vasto
,
complesso
e
plasmatore
elemento
:
l
'
ambiente
sociale
,
a
cui
poi
succede
lo
storico
e
dei
quali
il
primo
è
fatto
dal
proprio
gruppo
sociale
e
dagli
altri
,
coi
quali
si
viene
in
contatto
,
il
secondo
è
distinto
dalla
possibilità
di
tramandare
le
esperienze
proprie
e
le
altre
della
razza
e
della
specie
,
non
più
con
il
mezzo
labile
della
memoria
,
ma
con
quello
più
certo
e
sicuro
della
scrittura
,
facilitando
così
la
futura
evoluzione
della
razza
*
.
Al
carattere
,
adunque
,
da
prima
plasmato
dall
'
ambiente
fisico
tellurico
,
s
'
aggiunge
la
tornitura
dell
'
ambiente
sociale
storico
,
come
dopo
il
primo
abbozzo
,
l
'
artista
dà
l
'
ultima
mano
,
ch
'
è
,
sempre
,
la
più
delicata
e
che
impronta
in
modo
vivo
e
parlante
l
'
opera
d
'
arte
.
Nell
'
esostoria
,
principalmente
,
e
nella
protostoria
è
il
gruppo
sociale
che
dà
la
tornitura
al
carattere
:
in
esso
e
per
esso
si
formano
le
prime
ideologie
,
il
primo
concetto
dell
'
universo
;
di
là
sorgono
il
culto
dei
morti
e
la
religione
;
le
tradizioni
prime
e
le
prime
leggende
;
le
prime
arti
ed
i
primi
mestieri
:
il
gruppo
sociale
è
il
laboratorio
di
ogni
legge
morale
o
tradizionale
,
in
una
parola
,
della
prima
vita
sociale
,
che
si
riflette
nel
carattere
e
lo
forma
.
Il
carattere
come
tutte
le
formazioni
storico
sociali
obbedisce
ad
una
crescente
differenziazione
:
come
prima
nel
gruppo
sociale
,
unico
,
indifferenziato
sorgono
le
famiglie
,
così
,
per
entro
al
carattere
del
gruppo
sociale
,
sorgono
i
caratteri
famigliari
,
senza
che
però
l
'
impronta
sociale
vada
perduta
.
Si
formano
quindi
per
usare
un
'
immagine
grafica
i
primi
cerchi
inscritti
in
altro
più
vasto
e
da
'
caratteri
de
'
diversi
gruppi
sorge
di
poi
il
carattere
regionale
,
nazionale
ed
in
fine
il
carattere
umano
,
che
si
viene
lentamente
formando
.
Il
carattere
familiare
rimane
sempre
come
quello
che
dopo
il
carattere
della
razza
s
'
imprime
nell
'
individuo
,
vario
tanto
,
quante
numerose
son
le
famiglie
e
che
si
porta
sempre
per
tutta
la
vita
ed
à
come
le
altre
forme
di
carattere
una
propria
tradizione
.
Ben
presto
alla
forma
sociale
del
carattere
succede
la
forma
intersociale
,
determinata
dall
'
urto
con
il
carattere
d
'
altri
gruppi
sociali
.
Vicinanza
d
'
altri
popoli
,
mistione
,
importazione
d
'
idee
nuove
,
isolamento
,
selezione
servile
ecc
.
sono
tanti
diversi
modi
del
carattere
intersociale
,
del
modo
cioè
come
i
gruppi
sociali
,
vicendevolmente
,
s
'
influenzano
fra
loro
.
Sul
carattere
intersociale
molto
contribuisce
il
clima
tellurico
,
o
meglio
,
una
parte
di
questo
:
la
posizione
geografica
d
'
un
popolo
.
La
critica
storica
à
studiato
quanto
i
grandi
fiumi
,
i
mari
interni
,
i
monti
inaccessibili
o
i
facili
valichi
abbiano
contribuito
a
certe
civiltà
,
ritardandole
o
affrettandole
,
dando
loro
questa
o
quella
piega
,
il
tale
o
tal
'
altro
carattere
*
.
Il
Nilo
rese
possibile
la
grande
civiltà
egiziana
,
a
causa
della
fertilità
del
suolo
e
rese
necessarie
le
prime
scoperte
geometriche
;
il
mare
mediterraneo
fece
fiorire
,
nel
suo
bacino
,
le
civiltà
primeve
d
'
Europa
;
la
postura
geografica
dette
alla
Grecia
la
sua
grandezza
;
il
clima
colligiano
fece
sorgere
,
insieme
con
altre
cause
,
in
Toscana
la
genialità
artistica
che
nel
1300
tocca
il
suo
apogeo
*
.
All
'
innalzamento
del
carattere
collettivo
contribuisce
immensamente
la
pressura
della
popolazione
che
,
addensandosi
nelle
città
,
ne
fa
dei
laboratorii
di
civiltà
,
ne
'
quali
le
forme
vecchie
cadono
e
le
nuove
s
'
innalzano
,
dimostrando
così
quanto
sia
vero
che
la
morte
e
la
vita
si
toccano
,
anzi
si
generano
l
'
una
dall
'
altra
.
Parte
dell
'
ambiente
sociale
è
la
tradizione
,
la
quale
agisce
sul
carattere
non
solo
come
predisposizione
formatasi
lentamente
nelle
passate
generazioni
e
trasmessa
alle
nuove
,
ma
,
ancora
,
mantenendo
vive
e
presenti
le
antiche
stratificazioni
del
carattere
,
che
,
normalmente
,
tendono
ad
essere
soppiantate
dalle
nuove
.
Gli
è
perciò
che
nell
'
educazione
riflessa
del
carattere
,
secondo
i
tempi
ed
i
luoghi
,
secondo
gli
interessi
d
'
una
casta
o
d
'
una
classe
,
il
carattere
si
tenta
formare
,
ora
rievocando
il
passato
,
ora
cercando
di
renderlo
evanescente
.
Il
Rinascimento
non
fu
altro
dal
punto
di
vista
del
carattere
che
una
rievocazione
degli
stati
di
coscienza
sepolti
,
mercé
dello
studio
delle
lingue
antiche
con
le
quali
quegli
stati
si
formarono
.
La
società
ritornava
,
dopo
il
feudalismo
,
ad
una
forma
economica
che
si
rassomigliava
alla
antica
e
per
più
rapporti
:
cioè
per
l
'
individualismo
risorgente
e
per
le
novelle
condizioni
del
salariato
,
ond
'
è
che
il
pensiero
ricorreva
e
faceva
rivivere
modificandola
alla
superstruttura
d
'
una
civiltà
similare
.
Il
Rinascimento
poté
,
adunque
,
arrecare
dei
frutti
,
facendo
del
passato
greco
romano
,
come
il
punto
di
partenza
dell
'
avvenire
:
il
medio
evo
non
era
stato
altro
che
un
hiatus
,
tra
il
mondo
antico
e
il
moderno
e
lo
si
poteva
incerto
modo
cancellare
,
se
non
nei
suoi
effetti
,
nell
'
educazione
delle
novelle
generazioni
.
Il
mondo
,
dopo
tanto
tempo
,
finiti
i
terrori
della
tomba
,
riabbracciava
il
concetto
della
vita
in
terra
.
Oggi
lo
studio
di
quelle
civiltà
fatto
,
specie
nei
primi
anni
e
quando
non
si
comprende
il
fine
d
'
una
coltura
generale
diventa
un
metodo
educativo
che
non
risponde
più
a
'
tempi
e
alle
novelle
evoluzioni
del
carattere
:
il
carattere
nuovo
che
si
viene
formando
parla
dell
'
uomo
e
la
coltura
greco
romana
predica
il
cittadino
;
l
'
uno
parla
di
amore
,
di
pietà
,
di
miseri
da
elevare
e
l
'
altra
,
con
Aristotile
,
dice
che
la
natura
à
creato
i
liberi
e
gli
schiavi
,
gli
uni
dalla
schiena
diritta
,
gli
altri
dalla
schiena
curva
;
questo
predica
la
pace
,
quello
la
guerra
;
vi
è
dunque
un
'
antitesi
crescente
.
Volere
,
come
si
fa
nelle
nostre
scuole
,
educare
il
carattere
moderno
,
evocando
,
prima
che
questo
sia
formato
,
il
carattere
antico
,
e
in
età
nella
quale
i
primi
insegnamenti
plasmano
l
'
uomo
,
vuol
dire
far
rivivere
nell
'
uomo
l
'
egoismo
,
che
la
moderna
civiltà
tenta
di
sommergere
sotto
il
peso
delle
novelle
stratificazioni
altrui
del
carattere
.
Avviene
,
perciò
,
che
i
nostri
giovani
colti
,
quando
,
in
altra
maniera
,
non
secondino
il
nascente
carattere
umano
,
sono
meno
moderni
di
chi
o
non
avendo
avuto
coltura
abbia
sentito
in
sé
la
voce
dei
tempi
o
abbia
avuto
una
coltura
meno
dotta
sì
,
ma
nuova
,
epperò
,
nel
consorzio
sociale
,
sono
dei
fossili
che
nulla
sentono
di
questo
mondo
che
si
preannunzia
e
di
cui
i
primi
bagliori
illuminano
la
mente
e
mettono
dentro
il
cuore
una
gioia
,
una
speranza
da
loro
mai
sentita
,
né
provata
.
Il
carattere
dicemmo
più
in
su
presuppone
un
soggetto
,
che
risponda
all
'
ambiente
,
e
l
'
ambiente
fisico
,
tellurico
,
sociale
,
che
stimoli
il
soggetto
:
così
le
immagini
perché
si
formino
àn
bisogno
d
'
un
corpo
che
si
rifletta
nello
specchio
,
e
,
cambiando
l
'
uno
o
l
'
altro
,
l
'
immagine
ne
verrà
mutata
.
Tal
'
è
del
carattere
:
esso
è
la
risultante
del
soggetto
e
dell
'
ambiente
e
muta
col
mutare
d
'
uno
o
di
tutti
e
due
questi
elementi
necessari
.
Così
è
potuto
avvenire
che
ogni
civiltà
abbia
avuto
un
proprio
carattere
:
il
carattere
del
mondo
antico
,
dal
punto
di
vista
morale
ed
intellettivo
,
fu
una
vera
concezione
chiara
e
limpida
della
vita
,
senza
intimità
affannose
;
dal
punto
di
vista
politico
,
fu
una
vicenda
di
lotte
economico
sociali
nell
'
interno
d
'
ogni
città
,
riposanti
ed
adergentesi
sul
lavoro
di
milioni
di
schiavi
,
vero
sostrato
sociale
,
che
ebbe
di
quello
geologico
i
movimenti
sismici
convulsivi
.
Nell
'
età
di
mezzo
il
senso
della
vita
è
ottenebrato
,
stanco
;
la
morte
circonda
con
le
sue
mille
paure
l
'
esistenza
;
una
cappa
di
piombo
fatta
di
fanatismi
,
di
terrori
,
di
ignoranza
incombe
la
mente
;
mentre
si
matura
un
fermento
di
classi
e
di
popoli
cozzanti
fra
loro
,
di
invasioni
,
di
lotte
tra
feudo
e
plebi
,
e
si
formano
i
comuni
:
è
come
una
vasta
reazione
di
elementi
chimici
differenti
in
una
storia
immensa
che
li
contiene
.
L
'
età
nostra
à
ripigliato
il
senso
umano
della
vita
,
la
mente
à
fugato
le
tenebre
e
il
sole
si
è
riaffacciato
sull
'
orizzonte
;
ma
essa
è
travagliata
da
questo
nuovo
mondo
in
gestazione
che
si
avanza
e
di
cui
porta
in
sé
e
il
presentimento
e
i
segni
precursori
.
Tante
civiltà
,
adunque
,
tanti
caratteri
:
ma
per
cercare
questa
doppia
influenza
,
ora
combinata
ora
scissa
,
dell
'
ambiente
e
del
soggetto
sul
carattere
,
non
è
poi
mestiere
di
assurgere
alle
manifestazioni
solenni
di
questo
,
ma
,
nelle
contingenze
della
vita
quotidiana
,
gli
esempi
non
mancano
mai
.
Supponiamo
d
'
avere
a
soggetto
di
studio
un
ragazzo
che
,
nato
e
cresciuto
in
campagna
,
in
quell
'
ambiente
rozzo
,
ricco
di
superstizione
e
così
adatto
a
far
rivivere
le
vecchie
stratificazioni
del
carattere
,
abbia
ricevuta
una
educazione
fina
e
moderna
.
Quel
giovinetto
,
ritornato
in
campagna
,
troverà
lo
stesso
ambiente
,
ma
egli
lo
rifletterà
in
maniera
ben
diversa
.
Egli
non
crederà
a
'
mille
pregiudizii
campagnoli
,
non
ne
avrà
l
'
innocenza
ignorante
e
piena
di
bonomia
,
il
vecchio
mondo
sarà
in
lui
sepolto
sotto
i
novelli
strati
che
l
'
educazione
ed
un
ambiente
più
moderno
avranno
saputo
creare
.
I
nostri
contadini
del
mezzogiorno
d
'
Italia
non
sono
,
gran
fatto
,
più
istruiti
di
quello
che
fossero
prima
del
'60
,
eppure
tra
'
più
giovani
e
i
più
vecchi
vi
è
una
differenza
di
carattere
,
determinata
dal
novello
ambiente
che
si
è
venuto
formando
intorno
alle
nuove
generazioni
a
causa
dell
'
emigrazione
,
del
servizio
militare
,
della
viabilità
cresciuta
,
dell
'
istruzione
appresa
,
se
non
per
aver
letto
,
per
aver
sentito
leggere
.
L
'
ambiente
questa
volta
si
è
cambiato
,
riflettendosi
sul
soggetto
e
creando
un
carattere
nuovo
e
diverso
.
Il
carattere
,
ha
detto
il
Sergi
,
è
un
organismo
fatto
di
strati
:
strati
antichi
e
recenti
,
acquisiti
dalla
razza
e
dall
'
individuo
.
Una
porzione
di
questa
stratificazione
appartiene
alla
razza
,
al
plasma
zoologico
o
zooplasma
,
un
'
altra
è
propria
della
specie
e
su
di
esse
poi
si
innalza
il
carattere
etnico
,
ricomponendosi
di
nuovo
nelle
sue
varietà
,
forma
il
carattere
umano
.
La
reazione
agli
stimoli
esterni
,
con
una
crescente
differenziazione
di
funzione
e
di
struttura
,
con
la
formazione
della
memoria
organica
costituisce
la
nota
caratteristica
del
plasma
;
l
'
impiego
e
la
formazione
crescente
dei
centri
neuro
psichici
sono
la
caratteristica
della
specie
umana
;
il
modo
diverso
dell
'
applicazione
della
psiche
diretta
a
modificare
l
'
ambiente
tellurico
,
creando
il
novello
ambiente
sociale
,
costituisce
il
carattere
diverso
di
popoli
e
di
civiltà
;
finché
il
ricomporsi
da
ultimo
de
'
vari
strati
sociali
in
una
in
cui
,
scomparsa
la
folla
intersociale
,
si
sia
ottenuta
la
solidarietà
dell
'
umana
famiglia
,
volta
a
domare
la
natura
,
costituisce
il
carattere
umano
,
che
si
viene
formando
.
Su
queste
grandi
stratificazioni
,
altre
,
di
minore
importanza
,
se
ne
intercalano
,
come
,
in
mezzo
alle
pagine
d
'
un
libro
,
si
trovano
carte
volanti
,
che
non
ne
guastano
né
il
senso
,
né
l
'
unità
.
Noi
portiamo
,
per
es
.
dagli
strati
inferiori
della
razza
il
terrore
religioso
,
il
senso
del
soprannaturale
,
così
vivo
e
presente
,
nei
momenti
di
crisi
dell
'
animo
;
e
,
non
solo
il
terrore
religioso
,
ma
tutta
la
vita
psichica
noi
la
portiamo
come
un
'
eredità
ed
una
stratificazione
del
carattere
della
razza
ed
il
Sergi
lo
à
ben
dimostrato
:
fra
la
psiche
umana
e
la
animale
ci
è
solo
differenza
qualitativa
,
non
quantitativa
.
Il
carattere
della
sociabilità
,
che
si
trova
è
vero
in
alcuni
insetti
come
le
api
e
le
formiche
,
tra
i
vertebrati
inferiori
,
tra
gli
antropoidi
,
nell
'
uomo
tocca
il
suo
maggiore
sviluppo
:
esso
è
un
carattere
della
specie
a
preferenza
;
così
,
su
questo
carattere
,
per
eccellenza
umano
,
s
'
innalzano
i
varii
caratteri
etnici
.
I
popoli
nordici
d
'
Europa
,
il
popolo
germanico
ed
anglosassone
,
portano
come
impronta
etnica
un
elevamento
della
massa
,
una
coordinazione
degli
individui
tendenti
ad
assommarsi
nel
lavoro
collettivo
delle
grandi
masse
;
il
popolo
latino
à
,
come
propria
impronta
,
l
'
individualità
gigante
ed
isolata
;
esso
non
è
come
una
foresta
di
virgulti
,
che
non
cede
e
che
resiste
,
come
il
popolo
nordico
,
ma
una
quantità
di
alberi
d
'
alto
fusto
,
che
il
vento
abbatte
e
la
pioggia
flagella
.
Ma
strati
della
razza
e
della
specie
,
strati
etnici
ed
individuali
,
strati
acquisiti
e
congeniti
si
organizzano
,
negli
uomini
e
nei
popoli
normali
,
in
un
tutto
compatto
ed
evolutivo
.
L
'
arrestarsi
in
uno
strato
senza
aggiungervene
dei
nuovi
;
aggiungerne
dei
nuovi
senza
cementarli
sui
vecchi
i
quali
risorgono
:
son
queste
due
forme
patologiche
del
carattere
:
la
prima
è
una
forma
ritardata
,
d
'
arresto
;
la
seconda
di
disorganizzazione
,
degenerativa
e
tutte
e
due
costituiscono
la
forma
patologica
del
carattere
così
d
'
un
individuo
come
d
'
un
popolo
.
Studiare
,
adunque
,
il
carattere
d
'
un
popolo
importa
conoscere
la
sua
statica
e
la
sua
dinamica
psichica
,
il
modo
di
pensare
e
di
sentire
;
conoscerne
gli
strati
antichi
e
i
recenti
;
vedere
come
sul
fondo
comune
del
carattere
della
specie
si
sieno
venuti
maturando
gli
strati
di
quel
dato
popolo
,
i
quali
,
assommandosi
ad
unità
,
àn
formato
poi
quel
che
si
chiama
carattere
individuale
;
ed
importa
,
infine
,
comprendere
come
questo
se
può
,
patologicamente
,
rimanere
invariabile
è
sommamente
progressivo
.
Così
si
valuta
il
carattere
d
'
un
popolo
rispetto
a
quello
degli
altri
,
cercandolo
di
sospingere
se
arrestato
o
regredito
maturando
,
dalle
vicende
storiche
,
le
nuove
formazioni
.
Tale
esame
noi
faremo
,
nei
seguenti
capitoli
,
rispetto
al
carattere
del
mezzogiorno
d
'
Italia
.
CAPITOLO
II
.
IL
CARATTERE
MODERNO
Il
carattere
,
inteso
in
senso
largo
,
è
un
modo
di
rispondere
alle
azioni
del
mondo
esterno
,
che
ci
circonda
da
ogni
parte
,
come
l
'
aria
che
respiriamo
;
che
ci
affatiga
,
ora
in
modo
visibile
,
ora
in
modo
inavvertito
;
che
,
a
certi
momenti
,
ci
dà
l
'
illusione
d
'
una
padronanza
di
noi
stessi
ed
,
a
certi
altri
,
il
senso
d
'
una
tirannia
che
bisogna
o
subire
adattandovisi
o
esserne
sopraffatti
;
ma
che
agisce
,
di
continuo
,
su
di
noi
,
provocando
reazioni
ora
leggiere
,
ora
vive
e
possenti
,
le
quali
possono
essere
o
come
d
'
una
sola
impronta
,
che
le
distingua
tutte
;
o
possono
essere
variabili
come
tanti
tocchi
usciti
da
diversi
pennelli
,
ognuno
dei
quali
rifletta
un
momento
psichico
diverso
.
Ma
questo
stato
dell
'
animo
che
consiste
nel
rispondere
,
in
modo
vario
e
diverso
,
agli
stimoli
esterni
fu
un
tempo
,
ed
è
ancora
,
presso
la
gente
incolta
,
il
fenomeno
normale
che
viene
,
col
precetto
educativo
,
sostituito
dall
'
altro
per
il
quale
,
componendosi
ad
unità
gli
stati
di
coscienza
,
la
reazione
della
psiche
diventa
sempre
uguale
ed
uniforme
ed
inspirata
e
diretta
da
un
sentimento
e
da
un
pensiero
,
utili
alla
specie
.
La
psiche
è
divenuta
,
così
,
come
un
istrumento
musicale
,
in
cui
ogni
tasto
riproduce
la
sua
nota
,
quella
e
non
altra
;
e
tutte
si
combinano
in
una
solenne
armonia
.
Questa
rispondenza
agli
stimoli
dell
'
ambiente
,
sempre
uniforme
ed
elevata
,
sempre
diretta
all
'
utile
della
razza
,
costituisce
come
un
suggello
,
che
à
ricevuto
il
nome
di
carattere
,
carattere
per
antomasia
,
quello
che
merita
davvero
di
essere
stimato
e
pregiato
.
Una
strana
illusione
ricaccia
questa
forma
evoluta
e
superiore
del
carattere
,
nella
giovinezza
dell
'
umanità
,
così
come
vi
ricaccia
l
'
imperio
della
bontà
e
della
felicità
umana
.
Strana
illusione
che
à
sempre
tormentato
l
'
uomo
!
l
'
immagine
dantesca
dei
condannati
a
portare
il
capo
rivolto
in
dietro
,
per
aver
tenuto
l
'
occhio
troppo
fiso
nell
'
avvenire
,
è
stato
sempre
la
condanna
dell
'
umanità
:
i
pagani
credettero
nel
regno
di
Saturno
;
gli
ebrei
e
i
cristiani
nel
paradiso
terrestre
;
i
romantici
volsero
l
'
animo
al
medio
evo
;
i
neomistici
alle
sorgenti
del
cristianesimo
;
Rousseau
Réclus
,
Krapotkine
allo
stato
primitivo
di
natura
.
È
un
errore
umano
nelle
forme
senili
di
mentalità
tener
l
'
occhio
fiso
nel
futuro
trasportandolo
nel
passato
,
pari
a
quello
di
chi
guardi
in
un
lago
,
riflesso
sotto
a
'
suoi
piedi
,
l
'
immenso
cielo
stellato
che
si
svolge
di
sopra
il
suo
capo
.
La
concezione
del
carattere
à
subito
questa
illusione
:
noi
immaginiamo
che
esso
debba
ritrovarsi
nel
passato
e
lo
rievochiamo
,
quando
ci
è
dato
;
cos
'
è
infatti
,
la
nostra
educazione
classica
?
Ma
il
carattere
è
riposto
nell
'
avvenire
:
è
come
la
stella
che
brilla
da
lontano
e
che
a
noi
manda
ben
pochi
raggi
,
ma
della
quale
un
giorno
potremo
essere
illuminati
,
se
come
il
giovane
di
Longfellow
sapremo
ascendere
la
montagna
con
il
motto
fatidico
sulle
labbra
;
excelsior
!
Epperò
il
Bellamy
,
che
à
descritto
la
vita
dell
'
anno
duemila
,
come
di
già
di
trascorso
,
smagando
ad
un
tratto
l
'
illusione
,
finisce
così
:
il
duemila
non
è
dietro
di
noi
,
ma
innanzi
:
esso
verrà
presto
,
se
sapremo
conquistarcelo
.
Il
futuro
carattere
umano
non
avrà
né
la
impulsività
morbosa
,
né
l
'
odio
al
lavoro
,
doti
un
tempo
dell
'
uomo
selvaggio
ed
oggi
riviventi
nei
criminali
e
nei
bambini
*
.
Esso
si
svolgerà
verso
una
crescente
stabilità
e
sarà
diretto
sempre
al
bene
proprio
ed
altrui
,
non
tanto
però
che
di
quel
che
fu
in
passato
non
resti
traccia
,
giacché
le
formazioni
storico
sociali
,
al
pari
delle
biologiche
,
son
fatte
a
strati
,
di
cui
gli
inferiori
possono
risorgere
o
permanere
.
Ma
,
non
ostante
le
forme
inferiori
del
carattere
,
l
'
evoluzione
progressiva
di
questo
non
si
è
mai
interrotta
,
divenendo
sempre
più
stabile
,
normale
ed
uniforme
:
di
modo
che
mobilità
criminosa
od
indifferente
è
la
nota
d
'
un
carattere
superiore
,
e
verso
questo
carattere
ideale
,
forse
irraggiungibile
,
si
muove
il
carattere
moderno
.
Il
carattere
,
però
,
se
è
qualcosa
formato
di
pensiero
e
di
sentimento
,
di
una
statica
e
d
'
una
dinamica
,
è
ancora
un
riflesso
,
non
puro
e
semplice
,
ma
vivo
e
soggettivo
dell
'
ambiente
:
se
il
carattere
moderno
è
tale
che
muove
verso
l
'
uniformità
,
come
successione
ed
impronta
;
verso
la
normalità
come
fine
ultimo
,
molta
parte
n
'
è
dovuto
all
'
ambiente
.
Il
suo
studio
presuppone
,
quindi
,
la
disamina
dell
'
ambiente
sociale
moderno
,
della
statica
e
della
dinamica
dalle
quali
si
viene
formando
la
tendenza
,
lo
spirito
informatore
.
L
'
ambiente
sociale
noi
lo
dicemmo
si
viene
determinando
per
opera
dell
'
ambiente
tellurico
e
per
l
'
istinto
sociale
che
l
'
uomo
porta
in
sé
,
come
eredità
della
razza
animale
,
a
vincere
e
a
combattere
la
lotta
per
l
'
esistenza
.
Prima
ancora
che
le
forme
animate
salgano
fino
all
'
uomo
,
nel
mondo
vegetale
stesso
,
la
società
è
uno
dei
mezzi
della
lotta
per
l
'
esistenza
.
Le
prime
società
animali
e
vegetali
indifferenziate
,
i
così
detti
cenobii
,
che
preludiano
le
società
federali
di
cellule
,
i
metazoi
,
non
ànno
altro
utile
risultato
che
un
aumento
di
volume
che
permetta
ad
un
essere
di
non
venire
incluso
in
un
altro
.
Il
cenobio
à
,
nelle
sue
linee
fondamentali
,
questo
scopo
,
al
quale
si
aggiunge
l
'
altro
della
divisione
di
lavoro
e
del
differenziamento
di
parti
.
Stabilita
la
federazione
cellulare
,
differenziata
ed
integrata
quella
che
a
noi
pare
un
'
unità
e
chiamiamo
organismo
,
nasce
il
bisogno
delle
prime
società
animali
.
Alcuni
articolati
,
alcuni
insetti
come
le
formiche
e
le
api
sviluppano
le
prime
forme
sociali
animali
,
ma
,
al
disotto
di
queste
,
nei
piccolissimi
funghi
,
esiste
già
la
forma
coloniale
sociale
e
la
forma
simbiotica
.
L
'
uomo
,
adunque
,
porta
in
sé
la
tendenza
,
l
'
istinto
della
socievolezza
,
l
'
ambiente
tellurico
fisico
lo
sospinge
e
noi
vedemmo
come
le
prime
forme
sociali
sieno
state
grandemente
aiutate
da
'
climi
caldi
*
,
onde
sorsero
i
primi
gruppi
sociali
i
quali
vanno
da
'
Weddah
dei
boschi
che
vivono
a
coppie
,
alle
orde
ancora
indifferenziate
e
alle
più
complesse
forme
sociali
e
i
quali
sono
capaci
o
di
arresto
o
d
'
indefinito
progresso
,
come
l
'
ovulo
che
può
diventare
o
un
organismo
o
rimanere
,
per
sempre
,
una
cellula
sola
.
Cresciuto
il
gruppo
sociale
e
spinto
dal
bisogno
di
cibo
,
si
espande
,
venendo
a
contatto
violento
d
'
altri
gruppi
;
è
il
primo
momento
d
'
una
differenziazione
nel
suo
seno
,
giacché
sorge
la
casta
guerriera
,
in
modo
prima
instabile
,
poi
stabile
,
definita
.
Perpetuandosi
lo
stato
di
guerra
,
accanto
ad
una
parte
del
gruppo
che
provvede
al
sostentamento
,
che
bada
alla
pastorizia
o
all
'
agricoltura
,
vi
è
l
'
altra
che
combatte
,
conquista
novelli
territorii
,
uccidendo
il
nemico
.
È
la
lotta
per
la
terra
,
che
poi
si
trasforma
in
lotta
non
solo
per
il
suolo
,
ma
ancora
per
gli
abitanti
,
che
non
vengono
più
uccisi
,
ma
tenuti
schiavi
.
Quando
sorge
la
schiavitù
,
la
società
è
differenziata
in
classi
,
di
cui
le
più
basse
sono
fatte
da
'
popoli
vinti
,
le
più
alte
da
'
popoli
vincitori
,
e
porta
in
sé
,
non
solo
una
lotta
esterna
,
intrasociale
,
tra
gruppi
che
assoggettati
,
di
poi
,
gli
uni
agli
altri
costituiscono
i
primi
elementi
etnici
;
ma
un
'
altra
interna
nel
proprio
grembo
tra
le
classi
inferiori
destinate
alla
produzione
e
allo
scambio
e
le
superiori
destinate
alla
guerra
o
a
'
bisogni
ideali
della
società
.
Accanto
a
questa
lotta
ve
n
'
è
altra
diretta
a
strappare
alla
natura
i
mezzi
della
sussistenza
e
dell
'
agiatezza
e
la
quale
è
combattuta
con
i
dati
empirici
dapprima
,
da
poi
con
i
mezzi
che
il
pensiero
riflesso
à
saputo
creare
.
Queste
tre
forme
di
lotta
,
si
complicano
e
si
confondono
:
l
'
esistenza
sociale
diventa
una
lotta
contro
la
natura
avara
,
combattuta
da
una
classe
per
conto
di
altre
che
,
ora
,
adempiono
a
bisogni
intellettivi
,
ora
esercitano
funzioni
parassitarie
:
è
una
lotta
in
cui
ciascuno
vorrebbe
godere
,
sobbarcandosi
al
dovere
ingrato
del
lavoro
,
perciò
popoli
tentano
sovrapporsi
a
popoli
e
classi
a
classi
.
Ora
non
bisogna
dimenticare
che
talora
i
popoli
sovrapposti
o
le
classi
superiori
ànno
rappresentato
o
un
grande
interesse
sociale
o
un
principio
di
civiltà
,
ma
,
dopo
un
certo
tempo
,
esse
sono
divenute
parassitarie
,
in
forza
del
potere
politico
sociale
che
snerva
.
Né
bisogna
dimenticare
,
inoltre
,
che
la
lotta
contro
la
natura
,
fatta
con
quel
dato
istrumento
di
lavoro
e
sotto
quella
data
pressura
sociale
,
non
è
stabile
,
ma
varia
riflettendosi
in
tutta
la
compage
sociale
,
sul
sistema
politico
e
sulle
superstrutture
ideali
,
onde
ogni
novella
forma
economica
polarizza
diversamente
gli
animi
.
Tale
lotta
sociale
,
fra
le
classi
e
fra
i
gruppi
,
è
stata
sempre
aspra
e
cruenta
,
e
solo
ora
tende
a
diventare
lotta
ideale
e
ad
elidersi
.
La
terra
à
ricchezze
inesplorate
,
che
ben
possono
essere
dall
'
uomo
ottenute
,
convergendo
le
attività
,
lottanti
intersocialmente
,
contro
la
natura
avara
;
il
pensiero
à
donato
agli
uomini
i
mezzi
come
richiedere
alla
natura
sussistenze
e
ricchezze
,
purché
cessino
di
combattersi
fra
loro
,
sicché
le
due
forme
di
lotta
,
intersociale
e
di
classe
,
promettono
di
convergere
in
lotta
contro
la
natura
e
l
'
umanità
,
differenziata
per
la
lotta
dell
'
esistenza
,
per
il
clima
tellurico
in
tante
unità
etniche
,
ricomponendosi
con
la
varietà
del
genio
,
formato
in
sì
fortunose
vicende
,
costituirà
una
sola
grande
famiglia
.
Noi
siamo
all
'
alba
d
'
un
gran
giorno
,
quello
dell
'
umana
fratellanza
resa
sacra
dal
lavoro
di
milioni
d
'
uomini
,
dalla
più
grande
integrazione
,
dopo
millenarii
differenziamenti
:
i
secoli
venturi
saranno
il
prisma
che
ricomporrà
lo
spettro
solare
in
un
bel
fascio
di
luce
bianca
e
luminosa
.
L
'
illusione
del
passato
si
concreta
nell
'
avvenire
e
chi
riflette
l
'
ambiente
sociale
di
oggi
,
porta
in
sé
un
nuovo
senso
umano
,
che
i
genii
e
i
santi
dell
'
umanità
intravidero
,
ma
che
la
nostra
età
vedrà
compiuto
.
La
statica
moderna
della
psiche
sta
nella
coltura
e
nella
riflessione
del
pensiero
:
l
'
umanità
à
cominciato
dal
pensiero
poco
o
nulla
riflesso
,
anzi
incosciente
e
irriflesso
.
Il
pensiero
,
ch
'
è
una
manifestazione
lenta
della
psiche
,
che
,
da
principio
,
è
una
memoria
delle
impressioni
esterne
,
confuse
e
poi
raggruppate
intorno
a
scarsi
centri
,
che
diventano
sempre
più
numerosi
e
ingranati
fra
di
loro
,
in
ultimo
diventa
una
facoltà
che
si
educa
.
Nella
materia
protoplasmatica
più
semplice
ed
indifferenziata
cominciano
ad
un
tempo
sotto
lo
stimolo
dell
'
ambiente
esterno
e
vita
e
psiche
.
Il
plasson
reagisce
agli
stimoli
e
dell
'
avvenuta
reazione
rimane
impressa
una
modificazione
,
ch
'
è
,
in
sieme
,
fatto
biologico
e
psichico
.
Le
reazioni
posteriori
si
seguono
ed
accentuano
questa
duplice
tendenza
:
la
vita
una
,
indifferenziata
si
biforca
in
una
vita
dell
'
organismo
ed
in
un
'
altra
della
psiche
.
Sotto
l
'
influenza
di
questa
azione
continua
dell
'
ambiente
,
dalla
prima
forma
di
memoria
organica
,
si
sviluppa
quella
psichica
:
la
memoria
organica
rimane
,
come
il
fondo
primigenio
sul
quale
l
'
altra
si
è
elevata
,
facendo
sì
che
il
cumolo
delle
esperienze
,
che
formano
la
memoria
psichica
,
si
raggruppino
in
tanti
centri
ingranati
e
distinti
,
richiamantisi
a
vicenda
.
Da
questa
forma
di
memoria
nasce
il
pensiero
,
che
è
formato
da
tanti
ricordi
,
particelle
elementari
del
pensiero
;
da
nuove
e
vecchie
percezioni
e
da
'
legami
e
dalle
relazioni
che
fra
loro
intercedono
.
Il
pensiero
,
fatto
adunque
così
,
di
fatti
presenti
e
di
ricordi
,
riflette
l
'
ambiente
,
ch
'
è
la
sorgente
di
tutto
il
nostro
mondo
intellettivo
e
lo
riflette
dapprima
,
inconsciamente
,
senza
studio
:
si
pensa
,
perché
il
pensiero
si
è
ereditato
come
dote
psichica
ed
à
suo
fondamento
nel
protoplasma
di
cui
s
'
intesse
e
deriva
l
'
organismo
.
Ma
,
in
seguito
,
esso
diventa
autodidatta
:
se
l
'
esperienza
gli
à
addimostrato
che
esso
può
variare
il
metodo
,
per
ottenere
effetti
maggiori
di
riflessione
dell
'
ambiente
,
e
se
riflettere
meglio
l
'
ambiente
vale
combattere
meglio
la
lotta
per
la
vita
,
perché
egli
di
queste
nuove
acquisizioni
non
dovrà
usare
?
Sorge
,
così
,
l
'
educazione
crescente
del
pensiero
:
ond
e
l
'
età
nostra
riguardando
e
prendendo
,
come
termine
di
paragone
,
il
pensiero
può
chiamarsi
età
del
pensiero
riflesso
,
come
l
'
età
antica
fu
del
pensiero
incosciente
.
In
senso
generico
,
adunque
,
in
ciò
sta
l
'
evoluzione
del
pensiero
:
la
statica
del
carattere
moderno
è
quella
del
pensiero
colto
,
che
dirige
ed
illumina
il
carattere
.
Questa
caratteristica
è
così
generale
,
che
essa
direbbe
meno
che
niente
,
se
noi
non
la
tentassimo
d
'
illustrare
disvelando
a
quali
concezioni
dell
'
universo
il
pensiero
riflesso
si
sia
sollevato
.
Il
pensiero
dell
'
età
antiche
ebbe
del
mondo
un
riflesso
che
noi
riteniamo
errato
e
che
si
impersonificò
in
due
errori
:
errore
geocentrico
ed
antropocentrico
,
onde
se
il
mondo
da
noi
abitato
fu
creduto
centro
dell
'
universo
,
l
'
uomo
fu
tenuto
come
l
'
arbitro
della
natura
.
Contro
di
questi
due
errori
,
il
pensiero
riflesso
à
combattuto
le
più
belle
battaglie
,
dalle
geniali
intuizioni
delle
prime
scuole
filosofiche
greche
fino
al
rinascimento
italico
,
nel
quale
periodo
la
speculazione
è
avvalorata
dalla
ricerca
scientifica
che
si
estende
dovunque
per
i
rami
del
sapere
e
che
,
oggi
,
permette
di
rifare
tutta
la
scienza
in
unità
solenne
che
muove
dalle
formazioni
astrali
e
planetarie
e
,
per
la
scala
dell
'
essere
,
sale
all
'
uomo
.
Giunto
a
questo
,
essa
diventa
evoluzione
psichica
e
quindi
sociale
e
storica
:
l
'
universo
non
è
più
una
serie
di
fatti
separati
,
ma
un
ordine
solo
.
La
caduta
dell
'
errore
geocentrico
ed
antropocentrico
è
definitivamente
avvenuta
e
con
essa
è
sorto
il
concetto
che
la
natura
à
sue
leggi
fisse
ed
immanenti
.
Lo
stesso
sentimento
religioso
,
che
par
contrasti
la
scienza
,
rimane
,
nel
pensiero
moderno
,
come
continua
aspirazione
verso
l
'
ideale
e
quand
'
anco
esso
si
svolga
nella
forma
concreta
d
'
una
qualunque
rivelazione
,
al
soffio
purificatore
del
pensiero
,
perde
l
'
esteriorità
del
culto
,
l
'
intolleranza
del
fanatismo
e
rimane
il
campo
della
fede
.
Esso
che
parve
un
pericolo
sociale
,
una
forza
d
'
arresto
nella
storia
,
diventa
,
in
vece
,
come
un
mondo
che
ognuno
porta
dentro
di
sé
,
popolato
delle
migliori
speranze
;
è
il
mondo
di
qua
cacciato
fuori
del
tempo
e
dello
spazio
,
e
così
bello
e
puro
quale
noi
vorremmo
fosse
questo
triste
mondo
nel
quale
viviamo
.
Questo
pensiero
,
adunque
,
del
tutto
moderno
tende
a
diffondersi
in
basso
agli
strati
meno
evoluti
della
folla
:
è
tendenza
generale
,
ma
più
larga
e
profonda
nei
popoli
più
moderni
e
si
estende
a
modo
di
nozione
chiara
,
semplice
,
certa
come
pensiero
,
cioè
,
positivamente
accertato
.
Su
questo
sostrato
si
elevano
o
tentano
di
elevarsi
le
varie
colture
speciali
di
arti
,
professioni
,
mestieri
,
scienze
:
come
sul
fondo
della
fede
si
elevò
tutto
il
medio
evo
.
In
una
parola
,
il
pensiero
specializzato
vive
del
sostrato
generale
del
pensiero
:
è
questa
la
tendenza
d
'
ogni
tempo
e
del
nostro
del
pari
;
nei
popoli
,
a
larga
coltura
,
si
va
verificando
questo
che
gli
strati
inferiori
intorno
alla
concezione
del
mondo
non
possono
più
risorgere
:
sono
come
quei
morti
cui
è
negata
ogni
risurrezione
,
a
tale
patto
il
pensiero
è
un
organismo
,
se
no
diventa
successione
di
strati
caotici
.
Parallellamente
alla
statica
,
si
è
venuta
svolgendo
la
dinamica
del
carattere
moderno
:
il
sentimento
à
subito
lungo
il
cammino
della
vita
e
della
convivenza
sociale
un
'
evoluzione
,
che
va
dal
sentimento
egoistico
a
quello
altruistico
.
Non
già
che
l
'
altruismo
sia
rampollato
come
un
fenomeno
nuovo
dall
'
egoismo
:
esso
è
contenuto
,
in
sieme
con
l
'
altro
sentimento
inspiratore
della
vita
,
nelle
forme
più
semplici
protoplasmatiche
.
La
monera
,
che
per
eccesso
di
nutrizione
,
si
scinde
in
due
esseri
distinti
,
compie
la
prima
e
rudimentale
forma
d
'
altruismo
;
l
'
atto
della
generazione
che
si
complica
con
l
'
ascendere
della
vita
,
è
la
forma
primigenia
e
più
elementare
d
'
altruismo
ad
un
tempo
.
Essa
anzi
è
legata
strettamente
alla
funzione
egoistica
della
nutrizione
:
è
un
distacco
di
materia
,
quando
mal
può
contenersi
,
per
ragioni
meccaniche
,
intorno
al
nucleo
:
solo
,
nelle
forme
cellulari
più
evolute
,
si
verifica
q
uella
larga
partecipazione
del
nucleo
,
e
del
nucleolo
,
che
d
'
una
funzione
,
puramente
meccanica
,
ne
fan
una
funzione
vitale
.
Ora
,
benché
le
due
basi
del
sentimento
:
egoismo
ed
altruismo
nascano
contemporaneamente
e
sieno
confuse
con
la
vita
biologica
della
cellula
,
pure
l
'
egoismo
si
svolge
prima
e
in
maniera
maggiore
dell
'
altruismo
,
che
continua
ad
essere
,
per
gran
parte
della
scala
sociale
,
ristretto
alle
funzioni
di
riproduzioni
e
dura
per
un
tempo
determinato
.
È
un
primo
gradino
dell
'
altruismo
,
fatto
di
amore
e
di
simpatia
fra
'
due
sessi
:
anzi
,
simpatia
per
il
senso
opposto
e
amore
per
la
prole
raramente
si
congiungono
in
un
individuo
solo
:
vi
è
,
come
una
divisione
di
funzioni
per
le
quali
il
maschio
sceglie
la
compagna
,
la
contende
con
tutti
i
mezzi
di
lotta
,
mentre
questa
rimane
in
disparte
a
concedere
le
sue
grazie
al
vincitore
di
quel
cruente
torneo
di
amore
.
Ma
se
il
maschio
à
,
di
preferenza
,
il
compito
dell
'
amore
sessuale
,
la
femina
à
quello
della
maternità
:
è
lei
che
nutrisce
,
che
difende
i
piccoli
e
,
sebbene
per
un
tempo
breve
,
pure
è
in
essa
e
per
essa
,
che
il
più
forte
altruismo
,
quello
della
maternità
,
s
'
inizia
e
si
svolge
.
Il
sentimento
sociale
sorge
molto
tardi
nella
scala
zoologica
e
sempre
e
da
per
tutto
subordinato
all
'
interesse
della
specie
,
cioè
ad
un
egoismo
più
largo
.
Le
api
,
che
pur
ànno
un
sentimento
sociale
evoluto
,
uccidono
i
maschi
quando
la
prolificazione
è
compita
e
costringono
gli
sciami
vecchi
ad
emigrare
,
quando
i
nuovi
si
sieno
formati
.
Il
sentimento
d
'
amicizia
e
di
fedeltà
sorge
molto
tardi
:
nella
scala
zoologica
inferiore
all
'
uomo
non
è
posseduto
che
da
un
solo
animale
,
dal
cane
,
e
non
verso
un
individuo
della
propria
specie
,
ma
di
specie
superiore
,
verso
l
'
uomo
,
con
il
quale
comincia
l
'
elevamento
continuato
dell
'
altruismo
.
Messo
,
in
fatti
,
in
mezzo
ad
un
ambiente
o
indifferente
od
ostile
,
à
dovuto
sentire
il
bisogno
di
stringersi
forte
con
i
suoi
simili
,
per
trionfare
.
La
sua
esistenza
è
stata
legata
ad
un
sol
patto
,
ad
una
sola
condizione
:
l
'
unione
,
la
vita
propria
connessa
con
l
'
altrui
,
l
'
altruismo
in
una
parola
.
Fu
,
però
,
un
lento
svolgimento
di
questa
nuova
acquisizione
sentimentale
,
che
non
dovea
distruggere
l
'
antica
,
ma
rafforzarla
.
Le
civiltà
una
ad
una
considerata
sono
un
allargamento
ed
un
'
espansione
del
sentimento
altruistico
e
camminano
per
tappe
:
emozioni
familiari
,
parentali
,
sociali
,
umane
.
L
'
emozioni
familiari
esistono
,
nelle
specie
inferiori
,
ma
pertiene
all
'
uomo
ed
a
'
gradini
più
alti
della
civiltà
umana
averle
svolte
in
quell
'
amore
,
più
altruisticamente
evoluto
,
dei
figli
.
I
due
sentimenti
del
possesso
dell
'
individuo
dell
'
altro
sesso
,
quello
che
noi
diciamo
passione
erotica
e
dell
'
amore
per
i
figli
,
si
sono
completati
nell
'
emozione
familiare
,
quale
la
concepiamo
adesso
,
come
bisogno
di
completamento
dell
'
uomo
per
la
donna
,
diretto
ad
ottenere
dei
figli
,
che
sieno
dei
due
esseri
che
l
'
ànno
generato
,
il
più
grande
affetto
,
la
più
immensa
passione
ed
il
più
forte
orgoglio
.
Al
quale
sentimento
risponde
quello
della
prole
.
Ma
,
per
giungere
a
questa
altezza
dell
'
emozioni
familiari
,
per
rispettarle
ed
educarle
per
sé
e
per
gli
altri
,
quale
e
quanto
lungo
cammino
!
Da
quel
selvaggio
che
fracassò
la
testa
del
suo
bambino
sulla
roccia
,
perché
gli
avea
fatto
cadere
un
cestino
di
ricci
di
mare
,
alla
pietà
di
quelle
donne
che
per
il
loro
bambino
,
riversano
in
tutta
l
'
infanzia
sofferente
il
loro
affetto
,
quale
immenso
cammino
compiuto
dall
'
umanità
!
Connesse
con
l
'
emozioni
familiari
sono
quelle
di
parentela
(
emozioni
parentali
)
di
quella
piccola
società
,
nella
quale
l
'
uomo
fa
i
suoi
primi
passi
e
nella
quale
si
ritira
stanco
o
vinto
dalla
lotta
sociale
.
Cos
'
è
,
in
fatti
,
l
'
emozione
parentale
se
non
un
riflesso
dell
'
amore
verso
il
coniuge
e
verso
i
figli
,
allargato
a
chi
,
come
noi
,
vuol
bene
a
questi
e
n
'
è
ricambiato
?
Non
è
più
l
'
affettività
verso
una
persona
,
ma
è
la
vita
affettiva
sua
da
noi
vissuta
,
e
la
prima
forma
di
parentela
comincia
dai
fratelli
e
si
allarga
con
l
'
estendersi
e
con
l
'
intensificarsi
delle
forme
familiari
.
Solo
quando
la
famiglia
à
toccato
l
'
unità
monogamica
,
allora
l
'
emozione
parentale
è
progredita
di
pari
passo
.
La
parentela
fu
,
nelle
prime
forme
di
clan
,
tutta
la
società
:
gens
viene
da
gan
,
sanscrito
,
generare
;
gens
son
quegli
in
mezzo
a
cui
si
è
nati
;
la
tribù
sorge
come
unioni
di
gentes
,
di
larghe
famiglie
,
che
si
muovono
in
una
sfera
più
larga
,
che
le
abbracci
,
ma
che
pure
àn
fra
loro
contese
e
dissidii
.
Poco
a
poco
le
gentes
,
smettono
i
matrimoni
consanguinei
,
e
s
'
intrecciano
fra
loro
come
i
rami
degli
alberi
in
una
foresta
,
come
tante
onde
che
s
'
intersecano
in
mille
punti
nella
vastità
dell
'
oceano
*
.
Appartiene
,
dunque
,
a
'
popoli
progrediti
l
'
emozioni
parentali
che
dalle
classi
alte
discendono
alle
basse
,
dove
ancora
son
poche
o
nulla
sviluppate
e
su
di
esse
si
formano
l
'
emozioni
sociali
.
L
'
emozioni
sociali
sono
dapprima
ristrette
,
legate
nell
'
ambito
della
classe
e
del
ceto
,
limitate
nel
territorio
.
È
un
'
escludersi
però
di
continuo
:
le
classi
si
semplificano
:
i
loro
rapporti
perdono
l
'
antica
durezza
,
mentre
le
società
si
raggruppano
nelle
nazioni
.
L
'
emozioni
sociali
camminano
,
così
,
attraverso
una
solidarietà
crescente
:
non
è
ancora
,
del
tutto
trascorso
il
tempo
nel
quale
città
sorelle
si
combatteano
aspramente
;
che
i
comuni
italiani
veniano
a
guerra
sanguinosa
,
invocando
lo
straniero
;
che
Sibari
veniva
distrutta
da
Cotrone
.
E
anco
oggi
,
le
nazioni
con
un
decrescente
odio
minacciano
di
voler
scatenare
una
di
quelle
conflagrazioni
internazionali
,
che
distruggerebbe
ogni
civiltà
,
che
i
più
va
ri
e
disparati
pregiudizï
ànno
sconvolto
l
'
umanità
come
un
mare
in
tempesta
:
pregiudizii
etnici
,
religiosi
e
di
classe
:
ma
,
su
questo
mondo
che
è
tramontato
o
tramonta
,
scende
la
pace
e
dai
mille
popoli
sorge
l
'
umanità
.
E
ben
lo
sapete
voi
,
o
apostoli
dell
'
umanità
,
che
,
per
questo
ideale
,
sfidaste
e
galera
e
patiboli
:
voi
razza
eterna
di
Dio
,
che
non
avrà
mai
fine
!
Ma
il
sentimento
,
perché
sia
la
spinta
del
carattere
,
l
'
elica
della
nave
,
della
quale
il
pensiero
è
il
timone
,
à
bisogno
che
sia
proporzionato
allo
scopo
e
normale
:
un
aumento
od
una
diminuzione
di
sentimentalità
importa
aumento
o
diminuzione
di
volere
.
Il
sentimento
perfezionato
esige
una
lunga
educazione
,
che
ci
allontani
dall
'
impulsività
e
dall
'
incostanza
delle
psiche
deboli
,
ammalate
.
La
normalità
del
sentimento
,
quanto
al
contenuto
e
alla
persistenza
,
è
dote
dei
popoli
evoluti
,
come
degli
individui
completi
ed
è
diciamolo
pure
una
delle
doti
del
carattere
.
Il
genio
fu
detto
è
una
lunga
pazienza
,
il
carattere
è
un
rispondere
costante
e
normale
alle
reazioni
dell
'
ambiente
ed
è
adunque
questa
la
dinamica
moderna
del
carattere
,
il
quale
,
come
oggi
ci
si
presenta
,
in
quei
popoli
che
stanno
al
vertice
del
progresso
sociale
,
è
illuminato
da
un
pensiero
,
che
ri
flette
la
concezione
ultima
del
mondo
;
è
guidato
da
un
sentimento
altruistico
e
si
svolge
nell
'
ambiente
sociale
vastissimo
dell
'
umanità
.
Vediamo
alcuni
lati
di
questo
carattere
,
moderno
nel
pensiero
,
altruistico
nel
sentimento
,
umano
nel
suo
svolgimento
,
confrontandolo
con
le
forme
inferiori
del
carattere
,
superate
altrove
,
od
indugiantisi
nei
popoli
bassi
e
poco
evoluti
.
Il
carattere
moderno
è
essenzialmente
diffusivo
e
lo
sforzo
della
coltura
d
'
una
nazione
mira
appunto
a
diffondere
nei
bassi
strati
sociali
,
la
statica
e
la
dinamica
del
carattere
e
con
queste
il
carattere
stesso
.
Nelle
moderne
società
,
la
coltura
à
perduto
quell
'
impronta
di
privilegio
e
,
non
ostante
tutte
le
teorie
superumane
,
essa
tende
a
generalizzarsi
ed
a
pervadere
il
fondo
sociale
.
Lo
stesso
sottostrato
sociale
comprende
che
può
godere
dei
frutti
della
società
,
al
solo
patto
d
'
elevarsi
;
e
quale
elevamento
migliore
,
se
non
assurgendo
all
'
apice
della
coltura
,
in
un
mondo
nel
quale
l
'
evoluzione
da
biologica
è
diventata
psichica
e
nel
quale
in
questa
direzione
tenta
evolversi
?
Ma
l
'
elevamento
della
massa
,
s
'
è
indizio
della
giovinezza
d
'
un
popolo
,
pure
porta
con
sé
un
fatto
costante
:
l
'
attenuarsi
della
genialità
individuale
.
Il
genio
,
come
pianta
che
sorge
in
mezzo
a
radure
,
spunta
là
dove
la
povertà
intellettuale
gli
si
allarga
d
'
intorno
,
giacché
pare
la
natura
disponga
di
grandi
forze
di
compenso
,
e
quando
un
organo
vien
meno
al
suo
ufficio
,
una
forza
di
compenso
si
svolge
in
un
altro
.
Nel
campo
della
fisio
patologia
il
fatto
è
vero
ed
incontrastato
:
quando
una
porzione
di
cuore
funziona
male
,
nell
'
altra
si
svolge
una
ipertrofia
compensatrice
;
quando
un
emisfero
cerebrale
è
distrutto
,
l
'
altro
tenta
di
sostituirvisi
.
Così
,
è
nel
campo
morale
,
quando
la
massa
è
poco
colta
,
sorge
il
genio
,
il
quale
si
attenua
dinanzi
alla
genialità
collettiva
.
Sia
esso
fatto
vero
il
rapporto
tra
genialità
individuale
e
collettiva
,
sia
falso
apprezzamento
,
errore
d
'
illusione
d
'
ottica
mentale
,
che
fa
parere
poco
alto
il
genio
in
mezzo
ad
una
massa
dal
pensiero
evoluto
,
certo
cosa
è
che
l
'
osservazione
non
è
nuova
,
come
nuovo
non
è
il
fatto
che
,
nelle
società
vecchie
,
sorge
l
'
anticipazione
geniale
dell
'
avvenire
che
poi
nelle
società
giovani
si
andrà
attuando
.
Ed
a
me
pare
che
,
s
'
è
vero
che
la
genialità
è
fenomeno
degenerativo
,
essa
deve
sorgere
nelle
società
poco
evolute
e
senili
,
cioè
in
un
ambiente
di
degenerazione
.
D
'
altra
parte
,
se
il
genio
precorre
i
tempi
,
se
egli
vede
più
in
là
di
quanto
i
suoi
contemporanei
non
possono
vedere
:
l
'
attuazione
e
la
comprensione
del
suo
pensiero
richieggono
uno
sforzo
maggiore
,
che
la
società
senile
nella
quale
vive
non
può
impiegare
,
onde
viene
a
tradursi
in
pratica
in
mezzo
a
collettività
giovani
e
piene
d
'
energia
.
In
modo
non
dissimile
si
comporta
la
passione
:
se
il
genio
è
uno
sviluppo
eccessivo
d
'
intelligenza
in
mezzo
alla
mediocrità
intellettuale
,
la
grande
passione
,
in
mezzo
alla
scarsezza
passionale
altruistica
,
è
,
come
la
genialità
,
un
prodotto
patologico
degenerativo
e
come
questa
è
un
compenso
della
natura
per
la
conservazione
della
specie
.
Il
genio
e
il
grande
passionato
del
bene
,
il
santo
,
non
nel
senso
chiesastico
della
parola
,
sorgono
in
momenti
difficili
,
sono
degli
individui
disadatti
all
'
ambiente
nel
quale
vivono
,
sono
una
forza
di
conservazione
della
specie
e
di
perdizione
dell
'
individuo
.
Ma
l
'
elevamento
della
massa
,
nel
campo
dell
'
intelligenza
e
del
sentimento
,
val
molto
di
più
che
l
'
intelligenza
isolata
del
genio
e
la
sentimentalità
del
santo
,
e
ben
lo
dice
la
esperienza
storica
della
civiltà
che
arride
non
a
'
popoli
decrepiti
,
inondati
dalla
luce
del
genio
e
dal
conforto
della
passione
altruistica
:
ma
a
quelli
in
cui
e
pensiero
e
sentimento
sono
colti
ed
evoluti
nella
massa
.
Ma
ci
è
,
ancora
,
di
più
:
ogni
elevamento
della
massa
intellettivo
e
passionale
si
accompagna
con
una
maggiore
integrazione
e
subordinazione
degli
individui
,
come
nel
campo
biologico
,
ogni
organismo
più
evoluto
è
fatto
di
parti
più
integrate
e
differenziate
.
Ora
,
questa
coordinazione
e
subordinazione
della
massa
è
segno
di
superiorità
sociale
;
è
fonte
di
maggior
lavoro
sociale
:
ben
può
l
'
individuo
,
come
nei
popoli
latini
,
essere
più
alto
di
quello
dei
popoli
nordici
,
ma
la
massa
latina
,
troppo
individualizzata
,
val
di
meno
di
quegli
uomini
dal
cervello
duro
ma
di
più
facile
cemento
connettivale
.
E
nel
campo
biologico
non
sono
gli
animali
inferiori
quelli
in
cui
le
cellule
sono
meno
connesse
fra
loro
,
con
più
largo
spazio
intercellulare
,
in
confronto
all
'
uomo
e
a
'
tessuti
superiori
in
cui
lo
spazio
tra
cellula
e
cellula
è
breve
e
il
tessuto
più
compatto
?
Carattere
moderno
adunque
vale
elevamento
della
massa
con
maggiore
lavoro
sociale
.
Un
'
altra
dote
del
carattere
moderno
è
una
più
larga
partecipazione
alla
vita
pubblica
:
cos
'
è
essa
,
in
fatti
,
se
non
il
cozzo
delle
idee
e
dei
sentimenti
che
si
disputano
la
direzione
della
vita
sociale
?
E
,
d
'
altra
parte
,
queste
varie
tendenze
e
direzioni
,
che
potrebbero
incanalarsi
e
divenire
manifestazioni
anormali
,
nella
vita
pubblica
,
trovano
la
più
alta
correzione
;
onde
dicemmo
il
partito
essere
la
forma
più
equilibrata
di
folla
e
la
vita
pubblica
il
campo
delle
sue
manifestazioni
,
come
,
di
contro
,
la
setta
n
'
è
la
forma
patologica
.
Dove
la
vita
pubblica
è
più
larga
,
più
intensamente
vissuta
,
là
la
sicurezza
sociale
è
più
garentita
ed
il
progresso
da
settario
diventa
evolutivo
e
scientifico
;
d
'
altra
parte
,
la
vita
pubblica
è
tanto
più
alta
,
quanto
più
il
pensiero
d
'
un
popolo
è
moderno
e
il
sentimento
altruista
.
Ora
queste
due
doti
formano
il
carattere
dei
popoli
civili
,
sicché
possiamo
inferire
che
,
quando
ci
troviamo
di
nanzi
ad
un
popolo
a
carattere
normale
,
noi
dobbiamo
aspettarci
che
esso
sia
di
coltura
elevata
,
di
produzione
sociale
alta
,
di
vita
pubblica
interamente
,
largamente
ed
onestamente
vissuta
,
giacché
la
onestà
nella
vita
pubblica
tende
ad
un
continuo
elevamento
e
se
,
come
dice
il
Sighele
,
essa
è
meno
sviluppata
della
moralità
privata
,
pure
,
come
una
spirale
,
di
continuo
s
'
innalza
verso
forme
più
alte
.
Le
antiche
democrazie
ebbero
per
la
vita
pubblica
un
grande
interessamento
,
ma
esse
portarono
seco
un
grave
danno
costituito
da
quegli
schiavi
dal
sottosuolo
sociale
tolti
ad
ogni
vita
pubblica
.
Lo
schiavo
fu
un
perenne
pericolo
per
quella
civiltà
,
corruppe
e
fu
corrotto
e
,
quando
d
'
intorno
a
sé
la
corruzione
prevalse
,
egli
,
convertendosi
al
cristianesimo
,
propagandolo
esercitò
,
sullo
stato
,
un
'
azione
dissolvitrice
,
più
pericolosa
d
'
ogni
rivolta
servile
e
Roma
,
che
,
a
più
riprese
,
trionfò
delle
guerre
servili
,
non
si
salvò
né
dalla
corruzione
,
né
dal
nuovo
orientamento
della
schiavitù
verso
il
cristianesimo
.
E
conchiudiamo
così
:
il
carattere
moderno
è
fatto
da
una
concezione
scientifica
del
mondo
e
da
un
sentimento
altruista
;
si
svolge
e
discende
sino
alle
masse
incolte
,
elevandole
;
alla
genialità
e
alla
sentimentalità
individuale
sostituisce
la
collettiva
,
ben
più
grande
e
feconda
di
lavoro
sociale
;
si
esplica
non
solo
nella
vita
privata
,
ma
nella
cosa
pubblica
,
elevandone
il
contenuto
morale
.
Al
lume
di
questo
che
noi
chiamiamo
carattere
moderno
,
vaglieremo
,
nel
prossimo
capitolo
,
il
carattere
del
mezzogiorno
d
'
Italia
.
CAPITOLO
III
.
IL
CARATTERE
DEL
MEZZOGIORNO
D
'
ITALIA
Nel
parlare
del
carattere
d
'
un
popolo
,
guardandolo
al
lume
della
scienza
positiva
,
dobbiamo
avvalerci
molto
e
dalle
impressioni
ricevute
e
del
dato
statistico
,
e
,
quando
questi
manchi
,
dalle
insieme
delle
prove
indirette
,
che
ci
sarà
possibile
poter
ricavare
.
Così
è
del
carattere
del
mezzogiorno
d
'
Italia
che
io
ò
studiato
lungamente
,
vivendoci
dentro
,
e
confrontandolo
con
quello
del
settentrione
,
colto
un
po
'
fuori
e
molto
sullo
studio
di
riviste
e
di
libri
.
Le
vicende
della
nostra
vita
politica
,
letteraria
,
scientifica
,
industriale
ecc
.
in
somma
di
tutta
la
vita
nazionale
di
questi
ultimi
tempi
à
messo
sempre
in
evidenza
la
differenza
dei
due
caratteri
e
l
'
eccellenza
di
quello
nordico
sul
meridionale
;
l
'
uno
si
è
andato
avvicinando
a
quello
che
noi
dicemmo
carattere
moderno
,
che
si
va
evolvendo
,
di
preferenza
,
in
mezzo
alle
razze
nordiche
,
l
'
altro
ne
è
ancora
molto
lontano
:
l
'
uno
si
poggia
sul
valore
della
massa
e
la
scarsa
genialità
individuale
,
l
'
altro
in
vece
sulla
massa
bassa
,
depressa
,
poco
coordinata
e
subordinata
e
sulla
genialità
isolata
:
l
'
uno
è
fatto
come
una
catena
di
monti
,
poco
,
alti
,
ma
che
servono
bene
alle
condizioni
orografiche
del
paese
;
l
'
altro
di
leggiere
ondulazioni
in
cui
s
'
innalzano
qua
e
là
monti
giganteschi
che
,
paiono
,
confondersi
col
cielo
.
Di
questo
carattere
arretrato
del
mezzogiorno
d
'
Italia
noi
studieremo
e
la
parte
statica
e
la
parte
dinamica
.
Cominciando
dalla
statica
del
carattere
,
cioè
del
pensiero
diciamo
come
esso
è
poco
colto
,
in
basso
;
unilaterale
,
in
alto
.
Dopo
tanti
anni
che
l
'
insegnamento
è
diventato
obbligatorio
,
noi
siamo
a
tal
punto
che
la
massa
di
analfabeti
abbonda
.
Scorrendo
i
varï
bilanci
municipali
quel
che
colpisce
è
l
'
esiguità
dello
stanziamento
per
la
pubblica
istruzione
,
né
mai
le
somme
stanziate
,
per
quanto
esigue
,
si
spendono
per
intiere
.
Le
scuole
sono
quanto
mai
si
può
immaginare
d
'
antigienico
e
da
quelle
scuole
si
esce
miopi
,
disattenti
,
scorati
come
da
lunga
tortura
.
Dalle
scuole
passando
a
'
maestri
alle
maestre
,
la
scena
non
è
più
lieta
:
il
romanzo
d
'
un
maestro
che
il
De
Amicis
ci
à
,
con
la
sua
arte
,
regalato
,
non
è
che
una
verità
,
anzi
,
qualcosa
di
meno
ancora
della
verità
.
Il
maestro
non
è
pagato
,
è
tenuto
in
una
posizione
servile
,
prono
a
tutte
le
autorità
locali
,
segno
a
ire
partigiane
e
,
talvolta
,
diciamolo
pure
,
oggetto
di
scandalo
in
paese
.
La
condizione
degli
scolari
non
è
più
prospera
:
nei
paesi
vanno
a
scuola
o
d
'
inverno
,
o
d
'
estate
quando
tacciano
i
lavori
di
campagna
,
spesso
affamati
,
posposti
nell
'
insegnamento
a
'
figli
dei
maggiorenti
del
paese
,
e
,
quando
sieno
fatti
più
grandicelli
,
vengono
tolti
definitivamente
dalla
scuola
.
La
stessa
istruzione
che
s
'
impartisce
è
,
del
resto
,
così
elementare
,
che
,
quand
'
anco
la
si
desse
a
dovere
,
sarebbe
di
poca
o
niuna
importanza
:
io
,
a
conti
fatti
,
ò
trovato
che
uscendo
dalla
scuola
si
sa
solo
leggere
mediocremente
e
scrivere
poco
o
nulla
:
della
istruzione
moderna
e
dell
'
educazione
del
carattere
che
resta
mai
o
meglio
che
se
n
'
è
appreso
che
valga
d
'
essere
conservato
?
Ora
,
questa
trascuratezza
della
istruzione
elementare
di
quella
cioè
che
dovrebbe
essere
a
fondamento
di
tutta
la
coltura
nazionale
dipende
da
due
cause
che
si
completano
,
e
che
indicano
il
nostro
carattere
inferiore
.
E
sono
:
il
pregiudizio
della
parte
dirigente
che
teme
nell
'
istruzione
un
pericolo
sociale
,
laddove
l
'
esperienza
delle
nazioni
civili
dimostra
il
contrario
;
e
l
'
incoscienza
delle
plebi
che
non
sa
domandare
un
esatto
adempimento
della
legge
sulla
pubblica
istruzione
:
cause
,
adunque
,
che
si
completano
come
in
un
ingranaggio
le
tacche
di
una
ruota
e
i
denti
dell
'
altra
.
Noi
siamo
a
tal
punto
che
i
programmi
ed
i
regolamenti
ministeriali
ultimi
sono
d
'
una
larghezza
e
d
'
una
liberalità
immensa
,
dinanzi
al
gretto
ed
ignorante
metodo
dei
comuni
del
mezzogiorno
,
per
i
quali
l
'
istruzione
esiste
solo
come
una
passività
dei
bilanci
e
non
come
uno
dei
più
importanti
servigi
pubblici
.
La
coltura
poi
,
negli
strati
superiori
,
è
monca
ed
unilaterale
:
è
diretta
non
già
ad
avere
un
fondo
di
sapere
generale
veramente
moderno
,
indispensabile
sul
quale
si
aderga
la
coltura
specializzata
in
questo
o
in
quel
campo
,
ma
a
ribadire
la
vieta
coltura
classica
,
dove
si
glorifica
tutta
una
civiltà
da
noi
lontana
e
che
dinanzi
al
carattere
moderno
dovrebbe
sembrarci
barbara
.
Per
essa
viviamo
d
'
un
tempo
nel
quale
l
'
impero
della
forza
,
l
'
assenza
della
pietà
,
il
pregiudizio
etnico
prevalsero
sugli
uomini
:
ora
,
quale
meraviglia
se
,
dallo
studio
di
quei
tempi
,
si
esca
plasmato
ad
una
durezza
che
i
tempi
nuovi
non
comportano
e
se
il
sogno
dell
'
animo
non
è
l
'
avvenire
,
ma
il
passato
?
Questa
forma
di
educazione
,
nefasta
altrove
,
dove
l
'
ambiente
è
pregno
di
un
grande
avvenire
,
dove
tutto
parla
al
cuore
e
alla
mente
della
solidarietà
umana
;
diventa
a
mille
doppi
più
dannosa
fra
noi
,
dove
si
vive
ancora
del
vecchio
clima
storico
sociale
del
passato
;
dove
ancora
vige
la
durezza
antica
dei
modi
;
dove
la
forza
brutale
à
un
culto
;
dove
il
servaggio
si
porta
come
abito
confitto
nell
'
animo
?
Ed
è
dannoso
non
solo
al
carattere
,
ma
ancora
alla
mente
:
da
quella
mole
di
cognizioni
imparate
in
fretta
e
furia
si
esce
in
uno
stato
di
esaurimento
mentale
,
di
psicoastenia
,
come
da
una
lunga
orgia
nella
quale
tutta
l
'
energia
giovanile
si
sia
venuta
sciupando
.
In
mezzo
a
questa
coltura
vieta
la
sola
parte
moderna
,
rappresentata
dallo
studio
della
storia
e
dal
patrio
idioma
nel
quale
si
riflette
il
genio
etnico
,
è
fortemente
negletta
:
assorti
nella
lingua
greca
o
latina
della
nostra
,
delle
nostre
vicende
storiche
,
delle
scienze
biologiche
e
naturali
,
della
sintesi
filosofica
di
tutta
questa
sorgente
di
modernità
,
che
ci
dovrebbe
educare
ad
essere
uomini
del
nostro
tempo
,
nulla
conosciamo
.
E
quando
poi
ci
lanciamo
nella
vita
qual
meraviglia
che
noi
portiamo
dovunque
:
in
casa
e
fuori
,
nella
vita
pubblica
e
privata
,
nella
concezione
scientifica
e
filosofica
,
questa
coltura
del
carattere
così
antiquata
ed
egoista
?
Epperò
,
anche
in
mente
d
'
una
certa
coltura
professionale
alta
,
vive
ancora
e
l
'
errore
antropocentrico
e
geocentrico
,
quasi
e
Galileo
e
Bruno
e
Darwin
e
Spencer
e
Laplace
e
Herscell
fossero
mai
stati
ed
abbiano
ancora
la
mente
annebbiata
dal
miracolo
,
ne
siamo
assorti
alla
concezione
dell
'
immanenza
della
natura
,
né
al
sentimento
della
solidarietà
umana
.
In
vano
,
adunque
,
fra
noi
si
cercherebbero
le
scuole
di
arti
mestieri
,
viventi
in
soli
pochi
grandi
centri
;
le
scuole
davvero
pratiche
d
'
agricoltura
,
non
quelle
che
il
governo
tiene
con
scarso
profitto
;
le
università
popolari
come
nella
Svezia
e
Norvegia
.
Lo
stesso
sentimento
religioso
che
può
essere
talora
un
coefficiente
di
progresso
,
come
è
nelle
nazioni
nordiche
,
in
ispecie
nelle
popolazioni
anglo
sassoni
;
che
potrebbe
portare
in
sé
come
una
vasta
sorgente
idealistica
;
da
noi
è
stato
sopraffatto
dal
culto
,
è
stato
vinto
dal
fanatismo
,
onde
à
costituito
e
costituisce
ancora
un
forte
ostacolo
al
progresso
.
È
avvenuto
,
così
,
che
la
criminalità
è
stata
da
noi
a
tinte
fortemente
religiose
e
lo
è
ancora
,
e
gli
stessi
ordini
monastici
,
il
presbiteriato
,
furono
un
vivaio
di
reati
sessuali
.
Né
potea
essere
diversamente
sotto
questo
clima
caldo
infocato
,
dove
i
sensi
si
accendono
e
la
passione
divampa
e
dove
mal
potea
la
regola
monastica
frenare
la
natura
ardente
di
tanti
giovani
,
indotti
a
metter
la
tonaca
,
di
contraggenio
per
conservare
intatta
la
proprietà
*
nel
primogenito
o
spinti
al
chiostro
dagli
allettamenti
d
'
una
vita
comoda
,
o
da
passioni
vinte
,
ma
non
dome
,
da
un
momento
di
sconforto
che
parea
imporre
l
'
eterno
sagrifizio
della
vita
.
E
,
spinti
al
chiostro
,
quante
occasioni
di
peccare
!
come
confessori
e
come
pedagoghi
penetravano
da
per
tutto
:
solo
un
forte
idealismo
poteva
salvare
gli
ordini
religiosi
dalla
corruzione
,
ma
questo
mancò
sempre
,
onde
divennero
una
delle
maggiori
pesti
sociali
.
Ed
ora
,
dopo
tanto
tempo
,
essi
accennano
a
risorgere
ancora
senza
che
si
pensi
di
contrapporre
alla
loro
opera
l
'
onda
purificatrice
della
libertà
:
i
più
non
se
ne
incaricano
affatto
,
i
pochi
e
si
dicono
liberali
sognano
nuove
soppressioni
,
tanto
la
nostra
è
pur
troppo
la
terra
della
forza
bruta
e
del
bastone
.
Connesso
con
la
religione
e
per
molti
versi
,
è
l
'
amore
per
la
donna
,
che
da
noi
è
forte
e
precoce
e
che
spesso
dilaga
non
per
l
'
alveo
fisiologico
del
matrimonio
,
ma
volge
giù
per
la
china
del
vizio
.
L
'
amore
peccaminoso
anzi
è
,
fino
ad
un
dato
punto
,
la
regola
:
abolito
l
'
ozio
monastico
con
la
prostituzione
che
porta
seco
,
si
sono
sostituiti
gli
amori
illeciti
diretti
al
solo
scopo
di
mantenere
intatta
la
proprietà
familiare
nel
primo
o
nell
'
ultimo
fratello
destinato
a
continuare
la
razza
.
E
,
da
questo
pervertimento
,
traggono
origine
e
un
crescente
numero
d
'
esposti
,
d
'
aborti
,
d
'
infanticidï
e
d
'
amori
contro
natura
*
.
E
com
'
è
delle
popolazioni
inferiori
nell
'
Italia
del
mezzogiorno
l
'
idea
del
divorzio
,
la
ricerca
della
paternità
,
il
concetto
più
largo
della
famiglia
trovano
maggiori
ostacoli
e
qua
ancora
,
in
nome
dell
'
onore
,
si
assolvono
gli
uxoricidi
.
Il
pregiudizio
sessuale
vive
pieno
ed
intero
,
come
nel
medio
evo
e
non
vuole
sostitutivi
.
Si
può
comprendere
quale
sia
la
condizione
della
donna
,
come
ad
essa
vengano
negate
le
più
elementari
libertà
,
come
lo
sposo
sia
imposto
per
calcolo
,
non
scelto
per
amore
:
di
quale
gelosa
tortura
la
si
circondi
;
come
ancora
il
celibato
l
'
attenda
.
Essa
è
sempre
schiava
,
come
a
Roma
antica
o
del
padre
o
dei
fratelli
o
del
marito
o
dei
figli
:
in
Inghilterra
*
le
Spinters
vivono
dell
'
idealismo
di
quella
forte
razza
,
ma
da
noi
esse
sono
dannate
a
rimanere
eternamente
schiave
,
all
'
ombra
della
casa
,
più
gelosa
d
'
un
chiostro
e
più
piena
di
dolore
.
Solo
da
un
certo
tempo
le
vicende
economiche
cominciano
ad
emanciparla
,
sospingendola
un
po
'
alla
fabbrica
,
un
po
'
alla
scuola
;
ma
ancora
il
bisogno
economico
non
l
'
à
investita
,
come
quercia
che
il
vento
schianti
e
chi
sa
quanto
tempo
ancora
ci
vorrà
perché
essa
combatta
le
battaglie
della
sua
emancipazione
.
A
così
scarsa
;
ed
antiquata
coltura
,
dobbiamo
aspettarci
che
corrisponda
una
bassa
sentimentalità
,
ossia
impregnata
d
'
egoismo
,
giacché
la
statica
e
la
dinamica
del
carattere
tentano
,
benché
non
sempre
,
di
svolgersi
parallelamente
.
In
fatti
lo
scarso
sentimento
altruistico
è
la
caratteristica
del
mezzogiorno
,
non
già
che
manchino
le
persone
amanti
del
bene
,
anzi
vi
sono
e
lo
sentono
fortemente
,
ma
il
tono
generale
è
un
egoismo
cieco
e
feroce
,
che
impronta
ogni
azione
d
'
individui
o
di
massa
.
In
vano
,
perciò
,
si
cerca
fra
noi
quella
folla
d
'
istituzioni
umanitarie
e
le
poche
che
vi
sono
,
vengono
dilapidate
da
'
politicanti
di
mestieri
,
che
le
ànno
infeodate
nelle
loro
famiglie
,
vivendovi
su
,
come
una
colonia
di
batterï
su
di
un
terreno
nutrivo
.
Da
ciò
,
dal
desiderio
di
godersele
,
nascono
quelle
gare
delittuose
;
quell
'
armeggio
presso
le
autorità
e
i
corpi
rappresentativi
;
quel
contendersi
furioso
di
clientele
,
che
,
anche
quando
paia
ispirato
dal
pubblico
bene
,
in
fondo
à
sempre
un
pensiero
nascosto
che
move
.
E
mentre
questo
succede
,
non
uno
che
gridi
:
i
pochi
che
lo
ànno
tentato
,
àn
dovuto
amaramente
pentirsene
:
gli
onesti
,
che
non
mancano
,
sono
di
una
supina
rassegnazione
,
della
teoria
del
lasciare
correre
.
Le
forze
,
che
dovrebbero
opporsi
a
questa
corruzione
così
vasta
,
mancano
o
sono
appena
sorte
:
manca
una
vasta
coscienza
popolare
,
che
senta
come
le
opere
pie
,
che
i
secoli
ci
ànno
tramandato
,
sieno
la
sua
ricchezza
e
come
meritino
d
'
essere
amorosamente
vigilate
:
la
stampa
che
nei
paesi
civili
è
un
vero
e
proprio
tribunale
della
moralità
o
non
esiste
o
se
esiste
,
è
legata
a
clientele
e
parla
per
livore
di
parte
o
se
è
onesta
non
può
vivere
e
muore
.
Se
la
virtù
attecchisce
così
poco
nella
sua
forma
attiva
,
ch
'
è
quanto
dire
come
spinta
al
bene
e
lotta
contro
il
male
e
vive
solo
come
potenza
negativa
che
si
contenti
di
operare
il
bene
,
quanto
può
e
ad
altri
non
dolga
:
non
meraviglia
che
la
ricchezza
,
il
fascino
dell
'
oro
,
la
possibilità
di
nuocere
,
volendo
,
e
di
dispensare
favori
;
che
,
in
somma
,
la
complessa
potenza
del
male
,
incuta
e
rispetto
ed
ammirazione
?
In
un
popolo
così
fatto
,
mancano
quell
'
emulazione
e
quei
contrasti
sociali
che
sono
,
altrove
,
la
vita
,
il
motore
del
progresso
.
In
basso
manca
l
'
elevamento
del
proletariato
,
che
dà
fisonomia
al
nostro
secolo
,
in
alto
l
'
opporvisi
cosciente
ed
illuminato
;
in
loro
vece
vi
era
e
vi
è
ancora
una
forma
antiquata
di
lotta
.
Il
brigantaggio
,
di
cui
sono
ancor
vivi
il
ricordo
e
la
tradizione
criminosa
,
non
era
che
una
delle
conseguenze
del
vecchio
e
persistente
contrasto
sociale
:
anzi
,
talvolta
,
la
spinta
al
brigantaggio
era
una
reazione
a
delle
ingiustizie
,
in
un
mondo
ancora
semifeudale
,
dove
a
chi
è
ricco
è
,
in
parte
,
permesso
valersi
dei
pubblici
poteri
e
della
ricchezza
in
danno
di
chi
gli
sta
intorno
e
non
è
gran
fatto
prono
ad
ogni
ingiusto
volere
.
Data
questa
mancanza
d
'
un
potere
regolatore
,
qual
meraviglia
che
dei
delinquenti
,
dei
passionali
si
fossero
elevati
a
riparatori
di
torti
,
che
,
in
altra
maniera
,
non
si
riusciva
né
di
prevenire
,
né
di
riparare
*
?
Oggi
,
l
'
emigrazione
è
diventata
un
sostitutivo
del
delitto
:
quando
i
torti
ricevuti
sono
molti
e
rendono
impossibile
il
poter
soggiornare
in
un
luogo
,
non
è
nella
giustizia
che
si
ricorre
,
nella
quale
non
si
à
fiducia
,
ma
si
emigra
.
In
altri
tempi
,
si
ricorreva
al
delitto
:
era
una
prima
spinta
su
di
un
terreno
,
antropologicamente
disposto
al
crimine
,
di
mezzo
ad
un
ambiente
nel
quale
questo
esercitava
una
forte
suggestione
;
e
se
al
primo
crimine
altri
ne
succedevano
,
si
diventava
banditi
,
opponendo
prepotenza
a
prepotenza
;
voluttà
di
comando
ad
un
passato
di
servilismo
;
alla
povertà
rassegnata
una
ricchezza
spensierata
;
ad
una
normalità
non
sentita
,
una
criminalità
che
si
portava
nel
proprio
organismo
e
nella
propria
educazione
.
Ma
se
l
'
emigrazione
è
un
sostitutivo
del
delitto
,
n
'
è
spesso
un
diversivo
,
giacché
è
frequente
il
fenomeno
osservato
che
gli
emigranti
portano
,
là
dove
vanno
,
una
larga
delinquenza
,
sospinti
dall
'
eredità
criminosa
,
da
maggiori
bisogni
e
da
maggiore
impunità
*
.
Su
questa
massa
ed
in
mezzo
a
questo
popolo
così
depresso
,
la
genialità
è
frequente
,
più
di
quanto
non
paia
,
perché
molte
volte
rimane
sterile
e
poco
coltivata
.
Ho
conosciuto
dei
contadini
che
ànno
poetato
in
vernacolo
con
un
umorismo
così
fine
,
da
disgradarne
qualunque
più
provetto
scrittore
;
altri
ànno
portato
una
nota
passionata
d
'
amore
,
da
ricordare
le
dolcezze
liriche
del
Giusti
;
vi
son
di
quelli
capaci
di
fare
dei
lunghi
calcoli
a
mente
,
di
mostrare
una
facile
percezione
dei
numeri
,
come
gente
consumata
nel
calcolo
;
altri
,
in
fine
,
d
'
una
bontà
sovrumana
,
veri
santi
in
un
ambiente
d
'
egoismo
e
ricordo
,
in
fine
,
d
'
un
pastore
che
su
di
un
rozzo
pezzo
di
canna
era
capace
di
ripetere
qualunque
inspirata
armonia
udita
e
di
non
dimenticarla
mai
più
.
Di
sotto
a
questa
genialità
si
espande
una
mediocrità
,
anzi
una
bassura
desolante
.
Il
risorgimento
italiano
è
certamente
una
di
quelle
opere
solenni
,
una
di
quelle
pietre
di
paragone
,
che
le
vicende
storiche
gettano
fra
'
piedi
di
un
popolo
e
dalle
quali
si
esce
o
vinti
o
vincitori
.
In
quest
'
opera
dunque
,
felicemente
superata
dal
popolo
italiano
,
la
parte
nordica
e
meridionale
della
nazione
ànno
contribuito
in
modo
diverso
:
l
'
uno
come
popolo
a
carattere
moderno
,
l
'
altro
senile
:
l
'
uno
con
opera
collettiva
,
l
'
altro
con
la
genialità
individuale
:
l
'
uno
con
le
insurrezioni
di
tutto
un
popolo
a
Milano
,
a
Brescia
,
a
Genova
,
con
la
repubblica
romana
;
l
'
altro
,
con
la
genialità
di
un
Pepe
,
d
'
un
Poerio
,
d
'
un
Russo
,
d
'
un
Cuoco
,
d
'
uno
Spaventa
ecc
.
In
vano
,
però
,
si
cercherebbe
fra
noi
del
mezzogiorno
qualcosa
che
somigli
alle
storiche
giornate
di
Milano
:
la
repubblica
partenopea
è
una
pagina
gloriosa
non
di
popolo
,
ma
delle
individualità
più
spiccate
,
della
aristocrazia
di
mente
,
di
cuore
e
di
natali
di
tutto
il
napoletano
.
Il
conte
di
Ruvo
che
si
volta
in
su
per
vedere
sul
suo
collo
la
lama
della
ghigliottina
,
è
l
'
esempio
della
nobiltà
di
pochi
animi
in
mezzo
alla
crudeltà
e
alla
decadenza
collettiva
:
ma
,
se
la
massa
non
à
saputo
né
dare
un
esempio
come
quello
del
conte
di
Ruvo
,
né
come
l
'
altro
del
forte
di
Vigliena
,
seppe
bene
dare
il
Sanfedismo
,
i
banditi
del
Cardinale
Ruffo
,
i
sostenitori
del
cesarismo
borbonico
.
Ed
è
,
così
,
che
non
a
caso
,
dalle
intime
latebre
della
storia
,
venivano
su
a
galla
,
in
quel
periodo
fortunoso
,
la
genialità
isolata
e
la
bassezza
collettiva
del
carattere
.
Quando
,
per
l
'
infierire
della
tirannide
borbonica
,
i
profughi
del
mezzogiorno
si
sparsero
in
Italia
e
fuori
,
riempirono
gli
animi
d
'
ammirazione
per
la
genialità
e
la
possente
virtù
suggestiva
dell
'
animo
loro
;
ma
,
spesso
,
fu
una
genialità
criminosa
che
si
disvelò
più
tardi
nella
cosa
pubblica
,
onde
patriottismo
dovea
significare
,
a
'
giorni
nostri
,
una
novella
forma
di
criminalità
fraudolenta
,
per
mezzo
dei
pubblici
poteri
.
Né
il
genio
si
è
esaurito
di
poi
:
agli
Spaventa
,
a
'
Settembrini
,
a
'
De
Sanctis
,
a
'
Mancini
,
a
'
Pisanelli
son
succeduti
e
i
Sergi
e
i
Zumbini
e
i
Colajanni
e
i
Fiorentino
e
i
Bovio
e
i
Rapisardi
ecc
.
,
gente
tutta
che
à
aperto
nuove
vie
al
sapere
.
Ma
,
d
'
attorno
ad
essi
,
se
son
sorti
dei
gloriosi
discepoli
,
non
si
è
espansa
la
loro
dottrina
,
la
quale
,
meditata
nell
'
Italia
del
mezzodì
,
si
è
trapiantata
e
à
messo
radici
fuori
,
nell
'
ambiente
cioè
della
massa
colta
,
e
della
scarsa
genialità
individuale
.
Né
la
genialità
è
stata
continua
,
essa
è
,
come
i
fenomeni
anormali
dello
spirito
,
a
scatti
e
a
lampi
:
passano
dei
secoli
nei
quali
la
genialità
tace
e
poi
s
'
illumina
d
'
un
tratto
,
come
di
fuoco
che
lungamente
covò
nella
cenere
:
vi
sono
degl
'
ingegni
che
si
mostrarono
ad
un
periodo
tardivo
della
vita
,
che
furono
come
razzi
d
'
una
durata
corta
,
ma
di
grande
sfosforescenza
,
o
rimasero
genii
ignorati
come
Padula
e
Nicola
Sole
;
insomma
,
una
genialità
patologica
,
a
scatti
,
a
lampi
,
ineguale
,
perduta
spesso
nell
'
ozio
o
nel
male
,
una
genialità
malata
od
infeconda
:
completa
talora
,
ma
talora
pazzesca
.
Nessun
popolo
è
,
forse
,
così
scarsamente
dotato
di
facondia
del
meridionale
:
egli
non
sa
parlare
che
non
mescoli
dialetto
ed
idioma
:
che
non
infiori
d
'
oscenità
il
suo
linguaggio
,
ma
nessuno
ha
dato
oratori
così
forti
ed
efficaci
quanto
l
'
Italia
del
mezzogiorno
;
oratori
che
trascinano
le
folle
,
che
dominano
i
parlamenti
,
le
cui
orazioni
sono
degli
avvenimenti
e
al
cui
incanto
non
si
resiste
.
Com
'
è
della
genialità
,
così
è
della
fermezza
e
della
coerenza
del
carattere
:
ben
vi
sono
dell
'
anime
come
Niccolò
Barbato
e
come
Matteo
Renato
Imbriani
;
ben
vi
è
potuto
essere
un
abbate
Toscano
,
che
fa
saltare
in
aria
il
forte
di
Vigliena
;
ben
un
Pepe
o
quell
'
ignoto
prete
di
Amantea
,
giacobino
che
,
preso
dalle
orde
del
Ruffo
,
preferì
essere
sospeso
ad
una
corda
,
calato
in
un
pozzo
e
a
chi
gli
dicea
di
volerlo
salvare
purché
gridasse
:
viva
la
Santa
fede
,
rispondeva
:
credo
,
e
tuffato
nell
'
acqua
e
sollevato
non
volle
arrendersi
e
preferì
essere
annegato
;
ben
vi
possono
essere
di
questi
Capanei
,
ma
la
massa
è
vile
e
criminale
,
pieghevole
a
tutti
i
venti
,
devota
a
Dio
ed
al
diavolo
;
e
dianzi
a
quella
dell
'
Italia
del
Nord
,
è
la
Vandea
che
assolve
i
crimini
degli
uomini
politici
,
che
li
favorisce
,
che
passa
dall
'
osanna
al
crucifige
,
sempre
prona
,
sempre
pronta
a
gridare
:
è
morto
l
'
imperatore
,
viva
il
nuovo
imperatore
:
novelli
pretoriani
di
questa
Italia
di
basso
impero
!
E
se
vi
è
l
'
altezza
dell
'
animo
assurgente
al
sacrifizio
,
vi
sono
bene
in
compenso
e
l
'
ingratitudine
e
l
'
invidia
e
la
misconoscenza
.
Non
ci
è
paese
dove
le
glorie
di
casa
tardano
di
più
ad
essere
riconosciute
:
anco
quando
il
battesimo
degli
estranei
è
venuto
,
i
propri
paesani
lo
negano
e
lo
contrastano
ancora
e
lo
annebbiano
quando
possono
e
lo
calunniano
.
E
quando
poi
si
cerchi
disperdere
un
'
istituzione
fiorente
del
mezzogiorno
o
di
spregiarla
,
chi
brandirà
il
piccone
o
sbarrerà
la
strada
,
sarà
uno
del
mezzogiorno
istesso
:
l
'
invidia
non
è
essa
,
adunque
,
una
dote
inferiore
e
noi
non
siamo
gente
tale
?
La
criminalità
istessa
,
ch
'
è
sempre
un
carattere
inferiore
,
può
essere
indice
d
'
una
maggiore
inferiorità
:
essa
si
presenta
d
'
una
o
d
'
un
altra
maniera
,
mostrando
così
in
mezzo
a
quale
civiltà
si
svolga
e
di
quale
nobile
metallo
essa
sia
la
scoria
.
Di
criminalità
adunque
,
ve
ne
sono
due
:
una
che
è
prevalentemente
violenta
,
atavica
e
che
fiorisce
daccanto
alle
forme
inferiori
di
civiltà
ed
un
'
altra
che
è
fraudolente
,
moderna
e
vive
di
mezzo
al
tipo
sociale
prevalentemente
elevato
ed
industriale
*
.
La
criminalità
,
nel
mezzogiorno
d
'
Italia
,
è
di
preferenza
violenta
;
in
essa
predominano
i
reati
di
sangue
più
che
la
frode
;
il
delitto
rivive
in
forma
atavica
come
nei
popoli
barbari
e
semicivili
.
Ora
,
per
quanto
il
crimine
sia
sempre
dannoso
,
pure
,
rivolgerlo
contro
la
proprietà
,
deviandolo
dalla
persona
,
è
un
male
minore
,
che
se
fosse
rivolto
contro
l
'
integrità
umana
.
In
tutta
la
scala
della
criminalità
violenta
,
noi
abbiamo
un
tristo
primato
,
di
contro
all
'
Italia
del
Nord
:
(
Lombroso
:
Uomo
delinquente
vol
.
III
)
,
alla
quale
si
accompagna
una
alta
morbilità
dovuta
al
tenore
inferiore
di
vita
,
al
latifondo
e
alla
mancanza
di
opere
igieniche
(
camposanti
ospedali
ecc
.
)
,
benché
le
leggi
le
impongano
su
larga
.
In
nessun
altro
paese
,
come
nell
'
Italia
del
mezzogiorno
si
sente
quanto
poco
possano
le
leggi
,
quando
non
vi
sia
una
coscienza
civile
che
le
faccia
osservare
,
che
ne
faccia
un
bene
sociale
,
invece
d
'
un
aggravio
maggiore
sui
bilanci
,
d
'
una
novella
offa
alle
camorre
locali
,
d
'
una
novella
disillusione
a
danno
del
pubblico
bene
.
La
vita
,
adunque
,
che
si
mena
nel
mezzogiorno
,
è
,
solo
nella
superficie
,
sfiorata
dall
'
alito
di
modernità
;
nel
fondo
ancora
è
mezzo
feudale
;
da
questo
contenuto
antiquato
credo
dipenda
un
altro
carattere
della
morbilità
psichica
del
mezzogiorno
,
non
so
se
da
altri
notata
,
fatta
da
forme
paranoiche
a
contenuto
antiquato
,
a
fondo
religioso
o
demonopatiaco
;
laddove
,
nei
popoli
a
progresso
elevato
,
son
le
forme
di
delirio
sociale
o
politico
che
prevalgono
.
Né
le
condizioni
d
'
arresto
del
nostro
carattere
si
limitano
alle
superstrutture
ideali
,
ma
,
per
quella
legge
deterministica
della
storia
,
scoverta
ed
illustrata
dal
Marx
,
scendono
in
fino
alle
condizioni
economiche
;
si
fondano
nella
sopravvivenza
del
feudo
,
nel
latifondo
che
dilaga
,
nell
'
artigianato
ch
'
è
ancora
in
fiore
,
nella
piccola
industria
e
nell
'
assenteismo
padronale
.
Non
però
la
varia
e
complessa
vita
moderna
:
non
le
leghe
di
resistenza
,
non
i
sindacati
,
non
gli
arbitraggi
,
non
le
camere
di
lavoro
;
ma
,
in
vece
,
le
confraternite
religiose
,
i
circoli
cattolici
e
le
società
operaie
con
i
loro
patroni
,
più
o
meno
illustri
e
danarosi
,
posti
talora
sotto
la
protezione
dei
santi
.
Nell
'
Italia
del
mezzogiorno
vivono
come
nel
medio
evo
ancora
i
contadini
sbarbati
e
con
la
testa
rasa
,
tranne
un
ciuffo
solo
di
capelli
,
e
i
quali
incontrandovi
vi
salutano
e
parlandovi
vi
stanno
a
dinanzi
a
capo
scoperto
e
vi
vogliono
baciare
le
mani
.
E
,
in
mezzo
a
questo
rivivente
feudalismo
,
il
latifondo
stende
le
sue
pianure
desolate
,
a
pascolo
,
grande
come
lo
immenso
altipiano
della
Sila
o
il
Tavoliero
di
Puglia
,
dove
i
fiumi
allagano
,
rompendo
le
dighe
,
la
malaria
avvelena
la
vita
e
la
monotonia
della
lenta
palude
è
rotta
dalla
vista
degli
armenti
,
da
uomini
a
cavallo
armati
,
da
boari
e
da
pastori
e
per
quelle
vaste
pianure
,
corre
,
con
urlo
disperato
,
la
vaporiera
,
unico
indizio
di
modernità
,
in
quelle
vaste
plaghe
della
morte
.
La
vita
politica
non
può
essere
che
un
riflesso
di
questa
vasta
miseria
materiale
e
morale
,
giacché
le
cariche
pubbliche
non
sono
altro
che
il
pallio
,
che
clientele
locali
si
contendono
colla
corruzione
o
col
delitto
,
sedotte
dalla
bramosia
dell
'
oro
e
dal
potere
.
E
la
corruzione
locale
si
confonde
con
quella
generale
dello
stato
:
il
partito
al
potere
sostiene
,
nell
'
elezioni
politiche
,
il
deputato
del
governo
e
ne
à
in
cambio
l
'
appoggio
nella
gestione
del
comune
ed
è
così
che
corruzione
politica
ed
amministrativa
s
'
imperniano
in
una
sola
grande
corruzione
nazionale
,
che
si
riverbera
anco
nelle
parti
sane
dello
stato
.
Avviene
,
perciò
che
un
grosso
elettore
può
ridersi
delle
leggi
;
fare
le
votazioni
nel
proprio
castello
;
mettere
,
come
votanti
,
e
morti
ed
analfabeti
;
far
commettere
omicidii
e
non
pagarli
;
e
poi
goder
fama
d
'
onesto
,
ricevere
le
visite
dell
'
autorità
ed
essere
dello
stato
tra
le
colonne
più
salde
e
più
sicure
e
vedere
a
'
suoi
piedi
una
folla
servile
d
'
adoratori
,
ognuno
dei
quali
spera
qualcosa
e
sulla
sua
testa
una
folla
compiacente
d
'
autorità
che
trattano
,
blandendo
da
pari
a
pari
,
come
si
fa
con
un
amico
possente
,
temuto
e
permaloso
che
,
se
può
farci
del
bene
,
può
farci
del
male
e
ben
lo
sanno
quelli
che
,
cittadini
od
autorità
,
presero
,
sia
pure
forti
della
giustizia
e
della
legge
,
a
cozzar
con
lui
e
ne
uscirono
o
domi
o
con
le
corna
rotte
.
Se
né
la
moralità
,
né
la
giustizia
,
valgono
cosa
alcuna
;
se
,
per
salire
alle
cariche
pubbliche
,
unica
e
principale
condizione
è
il
censo
o
il
favore
di
chi
sta
in
alto
,
meraviglia
forse
,
se
,
traendo
da
'
fatti
una
conseguenza
,
quanto
volete
immorale
,
ma
logica
e
seducente
,
si
venga
formando
una
educazione
servile
e
di
tornaconto
,
che
rompe
la
durezza
del
carattere
?
I
popoli
a
coltura
inferiore
possono
avere
una
fermezza
ed
una
virtuosità
rozza
,
ma
dura
:
ma
quando
in
un
popolo
,
per
altri
rispetti
inferiori
,
s
'
infiltra
la
corruzione
,
allora
a
quel
popolo
voi
avrete
tolto
ogni
qualunque
virtù
che
potea
compensare
tutto
il
male
d
'
una
mentalità
e
d
'
una
civiltà
arretrate
.
Così
,
e
non
altrimenti
,
è
avvenuto
del
mezzogiorno
d
'
Italia
,
nel
quale
la
forza
del
carattere
si
è
venuta
fiaccando
in
un
servilismo
nauseante
e
crescente
,
in
una
putrida
educazione
.
Niente
è
,
in
fatti
,
meno
tollerato
fra
noi
,
che
il
non
piegare
all
'
esigenze
del
momento
,
il
non
profondersi
in
servilismi
,
verso
colui
che
sta
in
alto
,
del
quale
un
tempo
si
è
detto
male
o
se
ne
dirà
quando
il
bisogno
è
passato
;
il
non
cambiare
colore
;
il
non
gridar
forte
per
aver
l
'
offa
,
per
tacere
quando
la
si
è
avuta
.
La
virtù
attiva
,
il
disinteresse
,
le
lotte
nobili
per
un
'
idealità
son
quelle
che
ànno
e
rampogne
e
sarcasmi
,
che
più
destano
l
'
ira
finta
o
mal
celata
e
che
meglio
preparano
una
vita
di
spine
e
di
dolori
.
E
come
non
potrebbe
esser
così
,
non
sono
essi
gli
onesti
,
i
liberi
,
gli
alteri
dei
disadatti
nella
lotta
per
l
'
esistenza
,
in
un
mondo
di
vizii
e
d
'
accomodamenti
*
?
Non
già
che
gli
onesti
manchino
:
vi
sono
e
rimangono
sopraffatti
da
'
farabutti
,
giacché
portano
seco
uno
spirito
d
'
isolamento
,
di
sfiducia
,
di
poca
combattività
e
cercano
rifugio
dal
presente
nel
passato
,
non
nell
'
avvenire
.
Loro
sentono
il
male
,
ma
non
ànno
la
forza
di
combatterlo
;
quel
che
possono
chiedere
a
sé
stessi
è
di
ritirarsi
dal
brago
,
se
vi
àn
messo
,
inconsciamente
,
il
piede
e
di
vivere
in
un
mondo
di
pochi
amici
del
loro
stesso
sentire
o
lontani
da
ogni
umano
consorzio
,
nel
grembo
dei
propri
cari
.
Mai
la
virtù
è
stata
così
solitaria
come
lo
è
nel
mezzogiorno
d
'
Italia
;
mai
cosa
negativamente
inefficace
;
forse
è
la
sola
maniera
nella
quale
possa
esistere
,
forse
è
il
fenomeno
della
razza
dell
'
individualità
isolata
;
forse
e
vi
entra
di
sicuro
è
una
psicoastenia
senile
del
nostro
genio
etnico
.
La
stessa
unilateralità
e
scarsezza
di
coltura
fa
sì
che
del
putridume
che
ci
avvolge
,
non
si
conosca
né
la
causa
,
né
il
rimedio
:
domandate
a
costoro
perché
tanta
corruzione
e
vi
risponderanno
che
gli
uomini
siamo
fatti
così
;
domandate
il
rimedio
e
voi
sentirete
additare
il
ritorno
al
passato
;
e
quando
voi
parlate
d
'
un
mondo
nuovo
che
si
matura
altrove
,
sulle
basi
di
quel
progresso
che
loro
detestano
,
vi
chiudono
la
bocca
con
quello
scetticismo
che
non
ammette
risposta
e
fa
cader
le
braccia
.
Ma
,
se
fra
costoro
vi
sono
delle
anime
nobili
,
vi
sono
ben
di
quelle
in
cui
è
gran
parte
di
sussieguo
,
che
ànno
,
è
vero
,
un
sentimento
onesto
,
ma
ammantato
di
boria
e
di
superbia
:
una
vera
iperestesia
della
onestà
,
una
mania
del
contatto
:
sono
delle
statue
,
come
li
ò
inteso
chiamare
e
nessun
nome
pare
risponda
di
più
a
quel
senso
di
vuota
alterezza
che
li
domina
.
Ma
,
se
nei
centri
più
ristretti
è
il
vizio
che
si
adora
,
che
vince
,
che
domina
;
nei
centri
più
grandi
sono
la
mediocrità
dottrinale
,
la
mezza
coscienza
e
la
mezza
moralità
:
la
vernice
,
in
somma
,
che
cuopre
la
sostanza
,
che
dà
la
affidanza
non
il
contenuto
.
Ma
ben
potrebbe
,
anco
da
questa
,
qualcosa
derivarsi
,
almeno
contro
le
forme
più
basse
e
più
ciniche
del
vizio
,
se
le
nature
meridionali
fossero
capaci
d
'
un
opera
collettiva
di
coordinazione
e
di
subordinazione
e
se
noi
non
portassimo
,
derivandolo
da
'
popoli
inferiori
,
un
orrore
del
contatto
di
noi
stessi
.
Ma
,
il
popolo
meridionale
porta
nelle
pieghe
del
proprio
carattere
,
la
grande
virtù
del
lavoro
:
virtù
che
rifulge
in
patria
e
fuori
e
che
è
fatta
da
una
resistenza
maggiore
alla
fatica
e
da
una
grande
sobrietà
.
Ed
è
appunto
questo
tenore
inferiore
di
vita
che
costituisce
la
nostra
inferiorità
morale
:
per
esso
ci
si
accontenta
di
bassi
salarii
,
che
fanno
indugiare
le
forme
economiche
semifeudali
,
e
fiaccando
,
nella
lotta
per
l
'
innalzamento
del
proletariato
,
la
resistenza
operaia
,
producendo
un
logorio
più
precoce
della
macchina
umana
,
che
impoverisce
la
fibra
,
base
somatica
della
virtualità
psichica
d
'
un
popolo
*
.
E
così
che
i
nostri
emigranti
àn
saputo
creare
una
ricchezza
in
America
,
specialmente
nelle
Americhe
latine
;
àn
saputo
colonizzare
l
'
Africa
francese
;
àn
saputo
arrecare
ovunque
i
frutti
più
duri
della
civiltà
,
quelli
del
lavoro
meno
retribuito
e
più
pesante
;
ma
àn
sempre
stretto
di
più
le
ritorte
a
quei
popoli
in
mezzo
a
cui
ànno
lavorato
e
ànno
spezzato
nelle
mani
delle
masse
operaie
,
l
'
arma
moderna
della
resistenza
.
Lo
stesso
spirito
d
'
isolamento
,
una
delle
doti
etniche
più
marcate
,
à
fatto
sì
che
le
nostre
masse
emigratrici
si
sieno
mantenute
lontane
dalle
altre
,
chiuse
in
sé
,
come
dice
il
Ferrero
,
formando
degli
isolotti
non
pure
in
mezzo
alle
genti
estranee
,
ma
alle
italiche
,
onde
quelle
correnti
di
civiltà
che
l
'
emigrazione
porta
seco
,
ne
sono
venute
inaridite
:
sicché
dall
'
emigrazione
ne
è
derivato
metà
di
quell
'
utile
che
se
ne
sarebbe
potuto
sperare
*
.
Un
altro
lato
della
psiche
meridionale
è
certamente
la
mancanza
di
passionalità
alta
e
stabile
:
i
popoli
o
vecchi
o
selvaggi
né
conoscono
la
persistenza
e
la
continuità
della
passione
;
né
le
sanno
elevare
a
quelle
altezze
vertiginose
dell
'
altruismo
.
Voi
non
troverete
,
in
questa
Italia
del
mezzogiorno
,
nessuna
di
quelle
lotte
collettive
per
la
civiltà
,
durate
per
anni
,
come
in
Inghilterra
e
in
America
;
non
le
troverete
né
sul
terreno
politico
,
come
fu
il
chartismo
,
né
sul
terreno
economico
,
ma
neppure
nel
campo
della
carità
e
della
previdenza
sociale
:
confrontate
i
patronati
forestieri
,
le
opere
delle
Spinters
,
l
'
opera
d
'
un
Barnardo
con
i
nostri
comitati
patronali
,
fatti
per
la
boria
di
pochi
e
per
la
vanità
delle
signore
,
e
vi
desteranno
un
senso
vivo
di
dolore
e
vi
chiedete
se
non
sia
vero
che
la
civiltà
à
emigrato
da
noi
,
per
passare
,
da
'
baci
caldi
del
sole
,
al
ba
cio
freddo
delle
neve
*
.
Concludiamo
,
oramai
,
così
:
la
nostra
psiche
è
inferiore
sia
nella
statica
,
sia
nella
dinamica
:
essa
è
fatta
di
pensiero
poco
colto
e
di
sentimento
poco
evoluto
:
da
questo
nasce
l
'
inferiorità
del
carattere
così
basso
,
ma
in
mezzo
al
quale
s
'
innalza
la
genialità
individuale
,
talora
patologica
.
Se
la
civiltà
altrove
è
una
grande
coordinazione
e
subordinazione
d
'
individui
,
costituenti
una
massa
equilibrata
,
da
noi
essa
è
una
radura
nella
quale
sornuotano
i
superuomini
come
pini
in
mezzo
alle
ginestre
.
Noi
viviamo
in
una
forma
ibrida
d
'
economia
,
come
quelle
piante
che
vegetano
sulla
foce
dei
fiumi
e
che
son
bagnate
dall
'
acqua
dolce
e
dalla
salmastra
e
vivono
vita
grama
e
vanno
soggette
a
facile
decomposizione
e
portano
annidato
in
sé
il
germe
triste
e
desolante
della
malaria
.
Noi
non
siamo
né
abbastanza
feudali
,
né
abbastanza
industriali
:
non
viviamo
né
abbastanza
del
passato
,
né
abbastanza
dell
'
avvenire
;
siamo
come
una
nuance
,
una
triste
nuance
d
'
antico
e
di
moderno
,
di
vecchio
e
di
nuovo
.
Il
giorno
che
sapremo
liquidare
definitivamente
il
passato
,
cacciandolo
sotto
le
nuove
acquisizioni
della
civiltà
e
sapremo
della
vita
moderna
assumere
,
non
solo
gli
aspetti
fuggevoli
,
ma
le
intrinseche
virtù
,
noi
potremo
dire
d
'
essere
un
popolo
nuovo
,
giacché
la
modernità
non
è
che
una
vece
alterna
della
senilità
,
sulla
quale
la
giovinezza
fiorisce
come
,
sul
tronco
d
'
un
albero
;
spoglio
e
scheletrico
dal
verno
,
sorride
la
primavera
di
mezzo
al
verde
delle
foglie
ed
al
profumo
dei
fiori
.
Ma
son
delle
opere
nelle
quali
tutte
le
intrinseche
virtù
d
'
un
popolo
si
disvelano
;
di
quelle
che
si
riflettono
più
lungi
ancora
che
non
paia
;
di
quelle
che
non
dovrebbero
essere
turbati
,
ma
aiutate
ad
inalvearsi
nel
mare
della
civiltà
.
CAPITOLO
IV
.
IL
GENIO
E
LE
VICENDE
DELLA
RAZZA
DI
RIMPETTO
AL
CARATTERE
Il
carattere
dice
il
Sergi
è
un
organismo
:
esso
à
,
dunque
,
una
parte
ereditaria
,
derivata
,
che
si
cancella
raramente
per
la
sostituzione
di
novelle
abitudini
alle
vecchie
:
non
meraviglia
,
perciò
,
se
noi
diciamo
che
nella
nostra
psiche
meridionale
,
nel
nostro
carattere
etnico
,
noi
portiamo
l
'
eredità
ed
il
genio
del
popolo
da
cui
deriviamo
.
Anzi
come
avviene
di
popoli
che
si
sono
mantenuti
puri
di
mistioni
etniche
dissimilari
,
portiamo
in
noi
stessi
gran
parte
dell
'
antico
genio
etnico
,
sul
quale
il
tempo
à
poco
aggiunto
o
tolto
,
rendendo
solo
più
marcate
quelle
linee
,
che
altre
vicende
avrebbero
o
potuto
cancellare
o
mescolare
.
E
cominciamo
dal
popolo
delle
cui
vene
scorre
in
noi
il
sangue
.
L
'
Italia
del
mezzogiorno
fu
abitata
negli
antichissimi
tempi
dagli
Osci
,
a
'
quali
si
aggiunsero
gli
Elleni
.
Erano
questi
nuovi
abitatori
dell
'
Italia
del
mezzogiorno
,
una
élite
della
civiltà
greca
:
coloni
od
emigranti
erano
i
più
giovani
d
'
animo
,
i
più
avventurosi
che
o
le
vicende
patrie
o
la
vaghezza
di
nuove
terre
o
l
'
esuberanza
della
popolazione
la
pressura
sociale
spingeva
dal
patrio
lido
su
quelle
terre
così
vicine
alle
loro
e
baciate
da
quel
mare
Ionio
,
nel
quale
anco
l
'
Ellade
si
cullava
.
Popolo
giovane
ed
ardimentoso
,
esso
dovea
vincere
,
nella
lotta
della
civiltà
,
l
'
antico
osco
;
dovea
avere
del
ceppo
greco
lo
spirito
esteta
,
limpido
,
chiaro
.
E
sotto
qual
cielo
mai
,
dopo
quello
della
Grecia
,
tali
doti
doveano
trovare
una
più
larga
corrispondenza
?
non
era
il
nostro
cielo
come
un
grande
,
un
immenso
riflesso
dell
'
animo
loro
?
E
carattere
della
mente
e
sentimento
religioso
,
tutto
armonizzava
con
quelle
marine
d
'
un
azzurro
così
dolce
e
profondo
,
con
quei
monti
così
sereni
e
aprichi
che
si
disegnano
in
un
cielo
tersissimo
,
dove
l
'
aria
è
d
'
una
trasparenza
di
cristallo
e
dove
tutto
ha
una
bellezza
fatta
da
una
esteriorità
elegante
di
linee
,
d
'
armonie
,
di
colori
?
Se
accanto
alla
Grecia
ci
era
un
suolo
capace
d
'
avere
degli
uomini
d
'
uno
spirito
limpido
ed
esteta
,
pieno
di
minore
intimità
passionale
,
privo
cioè
d
'
una
esteriorità
bella
ma
affannosa
,
ma
fatto
invece
d
'
una
psiche
esteriore
,
ogg
ettiva
,
armonica
,
fredda
,
come
un
lago
che
rifletta
,
immobile
,
il
vasto
paesaggio
che
gli
sta
d
'
intorno
e
il
cielo
che
gli
si
svolge
di
sopra
;
se
,
accanto
alla
Grecia
,
ci
era
un
'
altra
terra
capace
di
quegli
uomini
,
essa
era
certo
l
'
Italia
del
mezzogiorno
,
questa
che
essi
chiamarono
la
Grecia
Magna
.
Popoli
d
'
una
psiche
così
freddamente
esteta
o
meglio
d
'
un
estetismo
esteriore
,
dovea
essere
poco
passionale
:
la
passionalità
è
impronta
semitica
,
trasmessa
a
noi
per
mezzo
del
mondo
cristiano
.
L
'
idealismo
passionale
è
dote
dei
popoli
unilaterali
,
di
quelli
che
non
ànno
né
lo
sguardo
limpido
e
profondo
,
né
un
animo
equilibrato
;
non
è
rispetto
a
'
tempi
,
la
caratteristica
dell
'
evo
antico
così
poco
passionale
,
così
profondamente
egoistico
,
così
poco
capace
d
'
una
intimità
tormentosa
del
pensiero
.
Gli
antichi
non
conobbero
né
una
passione
possente
,
né
un
pensiero
tormentatore
:
l
'
amore
istesso
non
ebbe
per
loro
che
una
sensuale
esteriorità
:
ancora
sull
'
estetismo
non
era
sorto
né
il
demone
della
passione
umana
,
né
di
quella
divina
,
che
tormenteranno
,
l
'
uno
l
'
evo
moderno
,
l
'
altro
l
'
evo
medio
.
L
'
umanità
antica
à
ben
avuto
il
dolore
fisico
,
ma
non
il
morale
:
à
avuto
,
nell
'
ordinamento
economico
,
lo
schiavo
;
nella
religione
il
sacrifizio
umano
;
nella
politica
l
'
egemonia
d
'
una
classe
o
d
'
un
paese
sull
'
altro
;
ma
dal
dolore
fisico
non
spuntò
il
conforto
delle
lagrime
,
queste
perle
del
dolore
;
il
segreto
martire
pieno
di
fascino
,
nascerà
dal
bacio
fecondo
delle
stirpi
nordiche
e
del
genio
semitico
con
l
'
animo
ario
e
quando
la
civiltà
greco
latina
sarà
tramontata
.
Un
popolo
che
ha
scarso
idealismo
,
non
può
sentire
che
un
forte
,
un
esagerato
amore
per
sé
,
un
egoismo
senza
misura
,
sconfinato
e
procelloso
come
l
'
oceano
e
i
nostri
padri
,
i
Greci
d
'
Italia
,
al
pari
di
quelli
rimasti
nell
'
Ellade
sentirono
forte
e
ruggente
quest
'
egoismo
.
La
loro
storia
è
una
lotta
eterna
:
di
democrazie
e
di
aristocrazie
,
che
involge
la
rovina
della
patria
.
Quel
vate
che
,
di
notte
,
sedesse
su
'
ruderi
delle
fiorenti
città
della
Magna
Grecia
e
nella
mobile
fantasia
,
nella
psiche
sua
estremamente
suggestionata
,
ne
evocasse
la
vita
,
sentirebbe
quei
ruderi
parlare
ancora
di
lotte
e
animarsi
di
quella
vita
,
così
ad
un
tempo
esteta
e
feroce
,
di
millanta
anni
e
più
indietro
e
di
cui
è
venuta
a
noi
come
un
'
eco
triste
e
dolorosa
.
Ma
un
estetismo
così
esteriore
,
sotto
un
cielo
di
fuoco
,
di
mezzo
ad
una
razza
di
nudità
non
velata
,
di
bellezza
meravigliosa
,
col
cuore
e
con
i
sensi
fortemente
accensibili
,
in
una
gente
dove
l
'
intimità
del
sentimento
non
era
sorta
;
tale
estetismo
,
in
tale
razza
,
sotto
tal
clima
,
con
l
'
arte
meravigliosamente
plastica
e
realistica
,
dovette
portar
seco
un
erotismo
artistico
inestinguibile
,
favorito
da
una
ricchezza
,
le
cui
sorgenti
erano
perenne
opera
degli
schiavi
,
accompagnato
da
un
lusso
asiatico
e
da
una
crescente
ignavia
.
Quando
una
classe
è
si
ricca
,
solo
un
idealismo
forte
e
sano
può
salvarla
dal
lusso
artistico
ed
erotico
;
ma
,
noi
l
'
abbiamo
detto
,
l
'
idealismo
era
fiore
che
dovea
nascere
dall
'
amplesso
nordico
semitico
e
quest
'
ancora
non
era
sorto
.
Il
genio
etnico
dei
padri
nostri
,
quando
l
'
evo
antico
finiva
,
era
adunque
questo
:
mente
limpida
,
chiara
;
sentimento
esteta
,
ma
poco
ideale
;
egoismo
forte
irrompente
nelle
lotte
sociali
e
politiche
,
ergentesi
su
di
un
popolo
di
schiavi
e
circonfuso
da
un
erotismo
artistico
.
Questo
è
ancora
,
dopo
tanto
tempo
,
l
'
elemento
atavico
della
nostra
psiche
,
il
medio
evo
à
tolto
a
noi
l
'
educazione
artistica
,
né
à
smorzato
,
per
il
lungo
buio
secolare
,
il
senso
estetico
,
né
vi
à
portato
in
cambio
l
'
idealismo
.
Il
medio
evo
fu
una
mistione
di
popoli
e
di
civiltà
e
,
in
questo
,
egli
segnò
per
l
'
umanità
il
più
benefico
fatto
che
si
possa
immaginare
.
Da
una
parte
i
barbari
s
'
innestarono
sul
tronco
greco
romano
,
dall
'
altra
il
genio
semitico
s
'
innestò
su
quello
ario
.
Dovunque
tali
innesti
dissimilari
poterono
avvenire
e
rimanere
indisturbati
,
là
un
nuovo
genio
etnico
sorse
,
genio
che
,
dopo
una
millenaria
incubazione
,
dovea
venire
alla
luce
,
nell
'
evo
moderno
,
con
un
bagliore
di
novella
civiltà
.
Di
questa
feconda
mistione
etnica
dissimilare
,
cioè
di
gente
di
genio
diverso
,
i
popoli
del
mezzogiorno
d
'
Italia
o
ne
ebbero
poco
o
,
avendola
avuta
in
larga
copia
,
per
vicende
di
pregiudizii
di
razza
e
di
religione
seppero
in
larga
parte
liberarsene
.
Avvenne
,
adunque
,
che
mentre
l
'
Italia
nordica
,
messa
come
cuneo
fra
razze
nordiche
,
fu
il
teatro
di
parecchie
invasioni
germaniche
e
quindi
di
mistioni
dissimilari
che
vi
si
fissarono
durevolmente
,
congiungendovisi
con
nodi
di
sangue
e
di
civiltà
,
l
'
Italia
del
mezzogiorno
,
così
lontana
dalle
nazioni
nordiche
,
così
isolata
da
'
suoi
mari
,
poté
essere
un
campo
di
rade
e
lente
scorrerie
,
che
,
o
non
poterono
resistervi
o
resisterono
per
poco
tempo
.
Ben
dal
popolo
dei
califfi
,
da
'
servi
di
Allah
una
nuova
civiltà
,
a
mezzo
il
medio
evo
,
si
era
maturata
,
civiltà
semitica
,
che
,
come
un
razzo
,
illuminò
di
vivida
luce
l
'
Europa
meridionale
e
poi
si
spense
;
da
quella
stirpe
adunque
,
e
in
Ispagna
e
in
Sicilia
il
popolo
arabo
,
ricco
di
tanto
splendore
civile
,
venne
a
noi
,
tentando
di
confondere
,
in
una
sola
mistione
etnica
,
due
razze
e
due
civiltà
.
Ma
il
pregiudizio
religioso
prevalse
e
uccise
,
in
germe
,
la
futura
evoluzione
della
razza
;
la
cacciata
dalla
Spagna
degli
Abenceras
,
di
cui
parlano
ancora
e
l
'
Alambra
e
Granata
e
Castiglia
,
non
era
solo
la
emigrazione
d
'
una
dinastia
,
era
un
tramonto
di
civiltà
.
Tutto
emigrava
con
essa
e
l
'
arte
e
la
scienza
e
la
giovinezza
,
restava
solo
un
fanatismo
cupo
e
feroce
e
dopo
di
essa
dovea
sorgere
l
'
Escuriale
e
l
'
Inquisizione
e
Domenico
di
Gusman
.
Similmente
i
Normanni
,
gli
agili
navigatori
,
doveano
per
breve
ora
vivere
su
questa
Italia
meridionale
,
nella
quale
le
vicende
di
razza
e
di
pirateria
l
'
aveano
lanciati
:
essi
erano
ben
dei
popoli
nordici
,
ma
non
ebbero
degli
altri
la
fortuna
di
un
lungo
soggiorno
fra
noi
e
,
quando
con
essi
tramontò
la
loro
stella
,
tramontò
la
stella
del
mezzogiorno
d
'
Italia
.
Le
vicende
storiche
che
aveano
reso
impossibile
una
mistione
dissimilare
di
razze
,
rese
possibile
una
lunga
dominazione
del
popolo
spagnuolo
su
di
noi
,
durante
la
quale
quel
popolo
ci
comunicò
la
sua
bieca
intolleranza
religiosa
e
il
suo
fasto
pieno
di
leziosaggine
,
di
vanità
boriosa
,
lo
spirito
parassitario
,
il
fanatismo
cieco
di
Filippo
secondo
e
della
Inquisizione
,
la
senilità
pazzesca
di
Carlo
V
,
che
non
vedea
mai
nei
suoi
dominii
tramontare
il
sole
e
che
vecchio
e
frale
si
ravvolgeva
ancor
vivo
nel
sudario
.
Una
vasta
degenerazione
venne
così
ad
imporsi
su
'
lontani
nepoti
del
genio
greco
ed
in
vano
si
contese
a
lungo
,
in
vano
si
ribellarono
contro
l
'
Inquisizione
e
Napoli
con
Masaniello
,
e
Cosenza
con
Re
Marco
,
questo
brigante
così
misconosciuto
,
che
facea
tremare
i
viceré
spagnuoli
e
assediava
le
città
;
in
vano
un
patrizio
cosentino
,
Pietro
Cicala
,
scappato
dalle
carceri
inquisitoriali
,
si
rifuggia
presso
il
turco
,
dive
nta
ammiraglio
di
potente
flotta
e
flagella
inquisitori
e
spagnuoli
;
in
vano
,
Campanella
,
il
frate
domenicano
,
ordisce
una
congiura
formidabile
;
lo
spagnuolismo
si
afferma
e
con
esso
l
'
Inquisizione
,
che
compie
una
educazione
di
servilismo
e
di
corruzione
che
dura
più
secoli
.
In
tutte
queste
tristi
vicende
della
storia
,
voi
trovate
la
nota
della
genialità
individuale
e
della
mentalità
collettiva
scarsa
.
Accanto
a
Telesio
e
alla
celebre
accademia
cosentina
,
che
dette
tanto
splendore
d
'
umanesimo
;
accanto
a
Campanella
l
'
utopista
e
l
'
uomo
d
'
azione
;
accanto
a
questi
fiori
d
'
ingegno
e
di
genialità
,
è
il
silenzio
d
'
una
turba
ignorante
.
Gli
stessi
movimenti
religiosi
che
seducono
le
masse
,
per
es
.
il
gioacchinismo
,
meditato
nell
'
Eremo
di
S
.
Giovanni
del
fiore
da
quell
'
abate
che
Dante
dice
dotato
di
profetico
spirito
,
quel
movimento
che
dentro
alle
nubi
teologiche
affermava
il
concetto
dell
'
amore
universale
degli
uomini
:
il
gioacchinismo
si
svolgerà
altrove
,
nell
'
Umbria
,
ma
tacerà
in
Calabria
.
Ed
ancora
,
dopo
tanti
secoli
,
alla
alba
d
'
una
futura
civiltà
,
noi
siamo
,
come
un
tempo
,
creta
greca
e
vernice
spagnuola
:
noi
abbiamo
degli
Elleni
,
dei
n
ostri
antichi
padri
greci
,
la
mente
limpida
,
il
carattere
apatico
,
l
'
idealismo
scarso
e
mancante
;
abbiamo
degli
spagnuoli
la
vanità
boriosa
ed
il
parassitismo
,
l
'
odio
al
lavoro
che
crediamo
ci
umilii
;
degli
uni
e
degli
altri
l
'
erotismo
e
la
corruzione
,
congiunti
con
un
fattore
maturato
nella
senilità
della
razza
e
cioè
la
genialità
individuale
e
la
mediocrità
collettiva
.
Dovremmo
dunque
rimanere
eternamente
inferiori
?
Se
l
'
amore
di
questo
mezzogiorno
,
così
ricco
di
genio
,
ma
così
ancora
plebeo
,
non
fa
velo
,
pare
di
no
.
Noi
portiamo
in
noi
stessi
delle
qualità
nascoste
:
abbiamo
,
nel
nostro
popolo
,
un
amore
al
lavoro
,
una
facile
intraprendenza
,
un
'
idealità
ed
un
ardore
di
lotta
,
vivo
quando
dalle
meschine
lotte
dei
comuni
,
dal
campo
ristretto
della
nostra
cittaduzza
,
si
sappia
portare
a
quello
largo
della
patria
e
dell
'
umanità
.
L
'
ingegno
è
chiaro
come
il
nostro
sole
,
è
versatile
come
le
mille
gradazioni
di
luce
e
di
colore
del
mare
di
Napoli
,
che
Virgilio
diceva
:
mirabile
semper
;
nel
nostro
carattere
vi
è
,
o
s
'
è
smarrito
da
poco
,
una
forza
,
una
costanza
che
,
se
rivolta
al
male
,
assurse
al
brigantaggio
,
volta
al
bene
,
alle
lotte
civili
molto
può
dare
.
E
,
quando
i
nostri
contadini
,
analfabeti
emigrano
,
portano
nelle
novelle
patrie
la
gran
virtù
della
bontà
e
del
lavoro
:
e
sono
gli
umili
pionieri
della
civiltà
,
quelli
cui
si
affidano
i
lavori
più
bestiali
e
più
duri
sui
quali
le
rifiorenti
civiltà
americane
sorgono
di
poi
.
Spesso
,
penso
che
sarà
di
noi
un
giorno
,
quando
in
mezzo
a
questo
popolo
così
plebeo
,
ma
ricco
di
tante
virtù
,
spuntasse
un
pensiero
alto
e
una
fede
nuova
,
che
sprigionasse
dal
cuore
la
natia
bontà
e
,
in
vece
di
farla
disperderla
infeconda
,
la
inalveasse
nel
gran
mare
dell
'
avvenire
e
poi
una
coltura
elevata
discendesse
ad
illuminarne
la
mente
;
e
poi
ancora
la
gran
virtù
del
lavoro
si
espandesse
per
la
forma
novella
della
grande
industria
:
io
penso
,
quando
ciò
avvenisse
,
questo
popolo
,
così
ricco
di
idealità
e
di
virtù
attive
di
quale
luce
non
sfolgorerebbe
?
s
'
è
vero
che
dalla
morte
balza
la
vita
,
perché
questa
dal
putridume
presente
non
dovrà
sorgere
?
E
mi
ritornano
alla
mente
quello
che
il
Wircoff
diceva
un
giorno
dell
'
Italia
:
la
civiltà
è
l
'
onda
del
mare
che
ora
corre
alla
riva
,
ora
se
allontana
.
Essa
si
è
allontanata
da
noi
,
che
vi
ritorni
spumeggiante
e
con
le
mill
e
conchigliette
che
porta
seco
,
con
le
mille
monadi
che
vissero
sempre
,
senza
struggersi
mai
,
che
a
miliardi
formarono
i
continenti
e
che
,
con
l
'
esempio
,
additano
lo
avvenire
umano
fatto
di
monadi
,
piccolissime
che
il
numero
fa
possenti
e
,
che
nessuno
cataclisma
potrà
svellere
mai
!
Se
ci
è
chi
desideri
un
campo
di
lavoro
e
di
gloria
,
lo
cerchi
in
questo
mezzogiorno
d
'
Italia
dove
tutto
è
da
rifare
e
dove
tutte
l
'
energie
possono
riescire
feconde
:
dove
l
'
economia
cerca
i
grandi
capitali
,
dove
la
mente
è
avida
di
coltura
,
dove
il
cuore
è
assetato
di
giustizia
.
Non
nell
'
Africa
nera
,
ma
qui
in
questa
Africa
d
'
Italia
,
o
pionieri
della
civiltà
,
portate
l
'
opera
vostra
,
acciò
non
si
dica
di
noi
che
siamo
,
come
i
ruderi
della
magna
Grecia
,
una
terra
di
morti
*
!
IL
CRISTIANESIMO
E
LE
FORMAZIONI
STORICO
SOCIALI
CAPITOLO
I
.
LE
FORMAZIONI
STORICO
SOCIALI
Le
formazioni
storico
sociali
portano
in
sé
e
le
origini
e
le
ragioni
del
proprio
essere
e
la
propria
infuturazione
storica
.
Un
tempo
esse
furono
credute
come
uscenti
dal
mare
dell
'
ignoto
,
non
già
dal
sentimento
conscio
od
incoscio
d
'
un
popolo
,
dalla
sua
psiche
etnica
,
e
come
distendentisi
,
per
largo
tratto
di
tempo
e
di
spazio
,
e
morienti
quando
il
caso
avesse
portato
così
.
Tale
concezione
della
storia
è
,
oramai
,
tramontata
per
sempre
e
,
a
questo
falso
riflesso
del
mondo
umano
,
se
ne
è
aggiunto
uno
più
vero
,
per
il
quale
le
formazioni
storico
sociali
nascono
ad
un
tempo
dato
,
sotto
un
determinato
clima
,
portano
in
sé
la
ragione
del
loro
sviluppo
e
muoiono
quando
ànno
adempito
alla
propria
missione
*
.
Il
cristianesimo
,
come
una
delle
più
larghe
formazioni
storico
sociali
,
non
si
sottrae
a
questa
legge
comune
,
del
pari
,
all
e
unità
bio
psicologiche
umane
e
agli
organismi
in
generale
.
Gli
antichi
aveano
intravveduto
questa
norma
degli
organismi
umani
e
,
per
quel
fatto
comune
alle
mentalità
poco
sistematizzate
e
coerenti
,
mentre
credeano
nel
fato
e
,
dinanzi
alle
vicende
della
vita
,
più
gravi
e
dolorose
,
più
involute
sentenziavano
:
erat
in
fatis
,
fata
trahunt
;
d
'
altra
parte
dicevano
che
ciascuno
del
destino
proprio
era
l
'
arbitro
:
quisque
suae
ipsius
fortunae
faber
est
.
Era
il
libero
arbitrio
riconosciuto
come
sovrano
e
la
lotta
che
informa
la
scienza
moderna
di
liberisti
dell
'
arbitrio
e
non
liberisti
;
di
deterministi
e
non
deterministi
:
questa
lotta
che
,
sotto
la
forma
della
grazia
e
del
peccato
originale
,
agitò
il
medio
evo
,
perso
il
colorito
del
tempo
,
è
lotta
antica
e
profonda
ed
involge
un
grave
problema
scientifico
,
ricco
di
pratiche
conseguenze
.
La
scienza
moderna
,
nel
suo
indirizzo
positivo
,
à
risoluto
il
problema
nel
senso
deterministico
,
così
nel
campo
della
biologia
,
come
in
quello
più
complesso
della
psicologia
individuale
,
collettiva
,
sociale
.
Vi
è
un
determinismo
morfologico
che
l
'
Haeckel
*
chiama
meccanico
,
casuale
,
ateleologico
;
vi
è
un
determinismo
psichico
,
che
bandisce
il
libero
arbitrio
;
vi
è
un
determinismo
collettivo
,
storico
,
sociale
che
toglie
dagli
avvenimenti
umani
le
fila
della
provvidenza
.
Il
determinismo
moderno
non
è
né
il
fato
superiore
agli
uomini
e
agli
Dei
,
né
la
provvidenza
,
ma
son
le
forze
naturali
ed
umane
in
quanto
condizionano
sé
stesse
nei
futuri
svolgimenti
,
né
sono
forze
irriducibili
,
perché
l
'
uomo
li
sommette
sempre
a
sé
stesso
,
consciamente
ed
inconsciamente
non
importa
,
ed
in
questo
modo
modificandole
può
davvero
essere
l
'
artefice
della
propria
fortuna
,
onde
la
civiltà
e
l
'
educazione
mirano
ad
una
lunga
preparazione
dell
'
avvenire
,
secondo
un
tipo
che
ci
siamo
formati
e
che
in
noi
si
è
venuto
maturando
.
A
questo
determinismo
scientifico
moderno
,
diverso
dall
'
antico
fatum
e
dalla
provvidenza
medioevale
,
le
formazioni
storico
sociali
obbediscono
in
vario
modo
:
ve
n
'
è
di
quelle
che
vere
meteore
durano
un
'
ora
sul
cielo
della
storia
;
ve
ne
sono
di
altre
che
vissero
e
che
vivranno
lungamente
;
ma
,
o
di
un
giorno
o
d
'
un
'
ora
,
o
rapide
come
la
civiltà
dei
califfi
o
lunghe
come
la
civiltà
aria
o
ristrette
come
la
religione
di
Allah
o
diffuse
come
la
religione
di
Budda
e
di
Gesù
,
esse
obbediscono
sempre
al
determinismo
storico
,
a
questa
concezione
originale
del
pensiero
positivo
.
Le
formazioni
storico
sociali
sono
,
inoltre
,
i
prodotti
più
complessi
della
psiche
collettiva
nei
quali
collaborarono
parecchie
generazioni
,
e
spesso
si
mescolarono
diversi
genii
etnici
:
studiarle
criticamente
importa
vederne
le
condizioni
di
nascimento
e
di
ulteriore
evoluzione
:
conoscere
in
quale
momento
storico
è
sorta
una
determinata
formazione
,
quale
genio
di
popolo
vi
à
alitato
dentro
;
o
,
se
son
parecchi
genii
etnici
,
sorprenderne
il
carattere
di
ciascuno
e
come
in
modo
mutuo
,
si
sieno
influenzati
!
Né
basta
,
ma
siccome
vi
è
per
ogni
cosa
quaggiù
una
necessità
che
la
determina
e
la
muove
,
bisogna
che
questa
necessità
storica
sia
ben
nota
e
determinata
;
e
se
,
come
accade
,
la
formazione
storica
sociale
tende
ad
espandersi
,
a
divenire
centro
di
sismici
movimenti
,
di
successive
imitazioni
,
è
d
'
uopo
rendersene
conto
.
E
solo
,
quando
questo
studio
sia
largamente
fatto
,
si
può
dire
di
possedere
d
'
una
formazione
storica
una
chiara
cognizione
,
quello
che
Dante
chiamava
il
come
e
il
donde
:
è
questo
largo
lavoro
di
critica
,
di
pensiero
riflesso
,
che
il
nostro
secolo
fa
e
che
può
parere
infecondo
a
chi
non
sappia
come
da
queste
investigazioni
del
passato
s
'
impari
a
conoscere
il
presente
e
preparare
il
futuro
,
acciò
esso
diventi
formazione
storico
sociale
predeterminata
e
non
incoscia
.
Lavoro
di
critica
vale
,
dunque
,
lavoro
d
'
educazione
e
di
formazione
dell
'
avvenire
e
conoscenza
più
ampia
della
psicologia
collettiva
,
di
questa
giovanissima
scienza
.
Tra
le
formazioni
storico
sociali
,
il
cristianesimo
è
una
delle
più
estese
nel
tempo
e
nello
spazio
,
se
non
la
più
estesa
,
di
quelle
che
più
profondamente
ànno
agito
sulla
psiche
umana
.
Ben
lo
si
può
sprezzare
,
come
fece
largamente
il
pensiero
scientifico
del
secolo
passato
;
ben
si
può
imprecare
contro
di
esso
come
fanno
i
seguaci
del
Nietzsche
,
e
tutti
i
superuomini
di
questa
fine
di
secolo
;
ben
lo
si
può
voler
cancellare
dalla
coltura
moderna
;
ma
esso
,
con
la
sua
suggestione
,
ci
circonda
più
che
noi
crediamo
e
costituisce
come
il
clima
storico
nel
quale
,
per
lungo
tempo
,
si
è
respirato
e
vissuto
.
Ciò
non
vuol
dire
ch
'
esso
sia
divino
,
anzi
fu
ed
è
una
delle
creazioni
più
umane
che
si
conoscano
,
che
portò
in
sé
una
larga
messe
di
principii
i
quali
,
in
periodi
diversi
,
vennero
fecondandosi
e
quando
uno
parve
morto
,
l
'
altro
si
accese
di
nuova
vita
onde
il
cristianesimo
,
ebbe
una
larga
proteiformità
,
una
versatilità
meravigliosa
,
un
adattamento
immenso
.
Se
vi
è
qualcosa
che
nel
mondo
della
psiche
,
si
può
rassomigliare
lentamente
al
plasma
del
Weisman
,
certo
questo
qualcosa
fa
il
cristianesimo
per
l
'
infinità
di
forma
che
assunse
,
per
la
longevità
dell
'
esser
suo
,
per
lo
svolgimento
meraviglioso
dalla
primeva
umile
forma
.
Questa
formazione
storico
sociale
,
nata
dal
genio
semitico
,
ebbe
di
questo
la
tenacia
,
sotto
le
parvenze
cambiantisi
ed
ebbe
del
popolo
ario
la
multiforma
versatilità
:
quasi
fosse
esuberante
per
una
sola
gente
,
essa
tende
a
diffondersi
alle
razze
mongoloide
,
australoide
,
negroide
,
sicché
non
è
lontano
il
tempo
nel
quale
potrà
vantarsi
di
essere
giunta
a
quella
forma
di
cattolicità
,
che
à
lungamente
vagheggiato
.
Egli
avviene
,
adunque
,
che
dove
e
come
si
espande
la
razza
ariana
,
là
si
espande
la
formazione
storico
sociale
che
dal
suo
contatto
e
nel
suo
seno
si
svolse
;
dove
penetra
la
sua
civiltà
penetra
la
sua
concezione
idealistica
che
del
mondo
si
è
venuto
formando
;
nessuna
altra
superstruttura
ideale
è
così
vasta
e
può
competere
con
questa
che
non
sia
la
scienza
;
ma
quanto
del
pensiero
cristiano
non
è
nella
scienza
?
quante
anticipazioni
e
divinazioni
ardite
,
che
la
scienza
solo
adesso
cresima
,
spogliandole
dall
'
involucro
religioso
,
non
furono
enunciate
e
da
molti
secoli
dal
cristianesimo
,
sia
pure
in
forma
mistica
?
L
'
universalità
umana
:
la
vita
sacra
per
tutti
,
l
'
affratellamento
degli
uomini
,
l
'
eguaglianza
sono
i
culmini
del
pensiero
moderno
,
ma
non
furono
essi
sotto
il
velo
religioso
anticipati
dalla
formazione
storico
sociale
cristiana
,
primitiva
?
ond
'
è
che
oggi
che
la
scienza
assurge
a
queste
sommità
ideali
,
dando
loro
la
severità
scientifica
,
noi
sentiamo
verso
il
pensiero
e
il
sentimento
cristiano
primitivo
così
puro
e
così
umano
,
un
segreto
incanto
.
Esso
fu
è
vero
un
movimento
antiscientifico
,
negativista
di
tutta
la
concezione
filosofica
ed
artistica
del
mondo
pagano
:
primi
dei
barbari
,
i
vandali
furono
i
cristiani
*
;
ma
pure
quel
negativismo
era
pieno
d
'
una
passionalità
così
ardente
,
d
'
uno
spirito
di
sacrifizio
così
puro
,
portava
in
sé
un
novello
concetto
della
vita
così
pieno
,
così
confacente
a
'
tempi
;
in
una
parola
,
vi
era
,
in
quel
primitivo
formarsi
del
cristianesimo
tanta
infuturazione
storica
,
tanto
carattere
umano
che
anche
oggi
,
non
vi
si
può
accostare
,
senza
rimanerne
preso
.
Il
negativismo
cristiano
non
era
né
una
distruzione
dell
'
arte
,
né
un
annientamento
della
vita
;
era
in
vece
una
novella
concezione
ed
un
novello
valore
,
e
,
come
tutte
le
modificazioni
profonde
*
,
esso
parve
sul
principio
una
negazione
:
ed
oggi
che
,
dopo
tanti
secoli
,
un
nuovo
concetto
della
vita
ritorna
ad
aleggiare
sulle
fronti
;
oggi
,
sentiamo
una
simpatia
viva
per
quella
formazione
storica
che
vi
si
avvicinò
,
che
ne
fu
anzi
una
vera
e
propria
anticipazione
.
L
'
elevamento
delle
masse
,
che
fu
opera
e
contenuto
del
primitivo
cristianesimo
,
diventa
il
contenuto
civile
odierno
e
se
allora
urtava
contro
il
pregiudizio
scientifico
di
un
uomo
come
Aristotile
e
di
tutto
il
pensiero
greco
e
dell
'
orgoglio
quirita
,
oggi
urta
contro
il
superomismo
del
Nietzsche
e
i
sentimenti
boriosi
di
classe
i
quali
sono
non
meno
vivi
e
forti
*
.
Da
questo
raffronto
ne
viene
che
la
suggestione
cristiana
è
oggi
diventata
più
viva
che
mai
e
che
il
nostro
pensiero
,
vinto
da
certe
intime
somiglianze
,
dal
presente
si
rifuggia
in
quel
passato
di
tanti
secoli
,
del
quale
in
questo
studio
tenterò
la
disamina
degli
elementi
formatori
.
Ma
all
'
animo
,
ancora
,
di
chi
vive
del
presente
non
può
non
importare
la
lotta
che
tra
scienza
e
fede
si
è
venuto
impegnando
*
,
lotta
che
non
solo
è
idealistica
,
che
non
solo
si
fonda
nella
degenerazione
crescente
,
ma
in
fondo
è
vera
lotta
economica
.
Io
credo
che
la
scienza
da
tale
lotta
uscirà
vincitrice
e
ne
affida
che
essa
è
diventata
o
diventa
il
patrimonio
ideale
di
quelle
folle
nuove
che
penetrano
nella
civiltà
e
nella
storia
,
di
quelle
folle
che
rappresentano
e
la
giovinezza
e
l
'
avvenire
;
pure
,
il
rinascere
della
forma
vieta
della
fede
quando
pareva
spenta
,
e
il
minacciare
tutte
le
conquiste
odierne
,
non
è
un
tema
di
poche
considerazioni
ed
interesse
,
ond
'
è
che
dalla
vasta
formazione
storico
sociale
cristiana
,
conviene
a
noi
derivare
i
soli
elementi
umani
che
contiene
,
ricacciando
il
sacro
,
il
rel
igioso
ed
il
rivelato
nel
campo
delle
stratificazioni
sommerse
della
coscienza
:
così
,
adunque
,
dal
passato
può
derivarsi
l
'
avvenire
.
CAPITOLO
II
.
LE
ORIGINI
DEL
CRISTIANESIMO
Il
cristianesimo
sorse
in
Palestina
non
come
una
casualità
storica
,
ma
come
una
necessità
e
quando
l
'
ora
era
scoccata
.
Il
Rénan
,
che
si
è
occupato
con
ingegno
forte
e
penetrante
del
mondo
semitico
e
l
'
ha
saputo
rappresentare
con
l
'
incanto
d
'
un
'
arte
non
comune
*
,
à
trovato
che
il
sorgere
del
cristianesimo
,
in
mezzo
al
popolo
ebreo
,
dipese
dal
dualismo
che
il
popolo
eletto
portava
nel
cuore
fra
la
eguaglianza
patriarcale
ed
il
lusso
che
da
Tiro
e
da
Babilonia
,
sotto
il
regno
del
re
sapiente
,
di
Salomone
,
si
veniva
introducendo
.
Il
semita
,
in
fatti
,
era
stato
un
popolo
eminentemente
patriarcale
:
i
suoi
antenati
ed
Abramo
e
Mosé
che
altro
erano
stati
se
non
dei
patriarchi
,
che
all
'
ombra
della
tenda
aveano
lungamente
guidato
le
sorti
di
quel
popolo
.
La
vita
patriarcale
era
non
solo
una
tradizione
,
ma
un
carattere
etnico
.
Lo
stesso
iahevismo
lo
consacrava
nella
legge
:
non
era
egli
scritto
,
nel
libro
sacro
,
l
'
anno
sabbatico
e
non
era
uno
dei
dieci
comandamenti
che
Ieova
avea
dettato
,
fra
il
coruscare
dei
lampi
ed
il
fragore
dei
tuoni
,
che
bisognava
amare
come
sé
stesso
il
prossimo
suo
?
E
quale
altro
stato
potea
più
lungamente
favorire
questo
sentimento
d
'
amore
,
che
non
fosse
l
'
eguaglianza
patriarcale
,
alla
cui
ombra
,
il
popolo
eletto
avea
,
per
lungo
tempo
,
corso
tante
perigliose
vicende
?
L
'
idea
,
anzi
,
dell
'
eguaglianza
si
confondea
con
l
'
orgoglio
smisurato
di
quel
popolo
eletto
del
signore
;
se
Ieova
era
il
padre
di
tutti
,
se
Abramo
e
Giacobbe
e
gli
altri
patriarchi
aveano
dato
nascimento
a
quel
popolo
,
d
'
una
figliuolanza
più
numerosa
delle
arene
del
mare
;
come
potea
darsi
che
parte
di
quel
popolo
dovea
giacersene
,
nella
schiavitù
dei
propri
fratelli
?
Orgoglio
ed
eguaglianza
erano
due
doti
similari
del
popolo
ebreo
.
Ma
,
quando
le
vicende
storiche
semitiche
innalzarono
,
sotto
Davide
e
Salomone
,
il
popolo
ebreo
a
quell
'
altezza
,
che
mai
più
dovea
raggiungere
nella
storia
e
,
da
Tiro
e
da
Babilonia
,
il
lusso
penetrava
;
dalle
foreste
del
Libano
un
grido
di
dolore
s
'
innalzava
,
in
mezzo
al
popolo
eletto
;
il
senso
della
eguaglianza
pungeva
non
solo
come
un
ricordo
,
ma
come
un
bisogno
,
consacrato
nella
legge
.
Il
tipo
del
giusto
ma
povero
l
'
ebionim
seduceva
la
mente
e
da
quel
popolo
oppresso
,
ad
intervalli
,
dei
profeti
dei
predicatori
ardenti
,
dei
vendicatori
dei
torti
sociali
,
con
parole
di
fuoco
,
sorgevano
minacciando
castighi
e
predicando
virtù
.
E
quando
né
eloquenza
irata
de
'
profeti
valeva
ad
arrestare
il
crescere
vertigionoso
della
ricchezza
e
delle
ingiustizie
sociali
,
né
minaccia
di
castighi
bastavano
ad
infrenare
l
'
irrompere
del
lusso
,
nasceva
nell
'
animo
del
popolo
l
'
idea
d
'
un
messia
,
d
'
un
vendicatore
,
d
'
una
redenzione
umana
che
conducesse
all
'
antica
virtù
dei
padri
*
.
Né
,
nella
storia
del
popolo
eletto
,
la
speranza
era
nuova
:
la
liberazione
era
venuta
a
tempo
di
Mosé
e
potea
ritornare
ancora
,
benché
qui
si
fosse
trattato
d
'
una
liberazione
d
'
altro
genere
,
di
quello
che
con
linguaggio
moderno
,
si
direbbe
fine
d
'
una
oppressione
di
classe
,
vera
e
propria
emancipazione
.
E
i
messia
non
mancavano
mai
,
però
nessuno
avea
mai
esercitato
un
'
influenza
che
fosse
lunga
e
duratura
;
nessuno
mai
avea
trovato
i
tempi
propizii
né
avea
portato
in
sé
una
genialità
,
che
gli
avesse
donato
una
infuturazione
.
Se
,
adunque
,
il
contenuto
messianico
non
era
nuovo
,
il
messia
vero
non
era
ancora
sorto
.
Il
profetismo
ed
il
messianismo
,
questo
bisogno
rinascente
di
novazioni
religiose
,
è
un
carattere
affatto
semitico
:
arabi
ed
ebrei
lo
portano
nel
proprio
sangue
,
ond
'
è
che
Maometto
e
Gesù
ànno
avuto
,
e
prima
e
dopo
,
degli
anticipatori
e
dei
continuatori
,
ma
nessuno
che
avesse
avuto
di
loro
e
la
mente
e
la
fortuna
,
né
la
genialità
epilettica
del
profeta
di
Allah
né
la
genialità
mistica
del
rabbi
di
Nazereth
.
Il
messianismo
di
Gesù
fu
,
nel
cielo
del
mosaismo
qualcosa
di
più
che
non
fosse
il
buddismo
nella
religione
di
Brahma
:
il
buddismo
introduceva
,
nella
durezza
e
fatalità
braminica
,
un
principio
di
sentimento
umano
,
il
messianismo
di
Gesù
,
in
vece
,
lo
trovava
nella
legge
e
nei
profeti
,
lo
coglieva
dall
'
animo
popolare
,
e
lo
enunciava
,
estendendolo
a
tutti
gli
uomini
:
egli
così
veniva
non
ad
annullare
la
legge
,
ma
a
completarla
.
Ma
il
suo
era
,
ancora
,
un
messianismo
nuovo
che
si
introduceva
nel
ciclo
mosaico
:
il
messianismo
degli
altri
profeti
era
stato
almeno
nell
'
aspettazione
popolare
un
trionfo
della
forza
rivendicante
il
diritto
,
così
come
,
in
altre
contingenze
,
era
stata
l
'
opera
di
Moisè
in
aiuto
del
popolo
eletto
.
Ma
,
oramai
,
i
tempi
erano
mutati
:
l
'
adorazione
e
lo
imperio
della
forza
bruta
volgeano
al
termine
;
Gesù
,
sotto
tal
punto
,
non
era
genio
ebraico
e
l
'
animo
suo
era
d
'
un
'
intimità
fatta
di
dolcezza
e
di
pietà
,
virtù
quasi
sconosciuta
all
'
animo
semita
.
Le
massime
di
Gesù
lo
à
notato
il
Rénan
*
non
erano
nuove
:
il
nuovo
,
l
'
anticipazione
,
il
geniale
era
nella
bontà
dell
'
animo
di
chi
li
ripeteva
,
nella
pietà
con
le
quali
erano
dette
.
Egli
intese
perfettamente
la
sua
singolarità
psichica
di
mezzo
al
fan
atismo
mosaico
,
in
mezzo
alla
durezza
farisaica
e
però
si
sentì
solo
,
senza
famiglia
e
disse
che
veniva
a
compiere
la
legge
dei
padri
,
a
portar
la
guerra
,
non
la
pace
;
il
che
contrasterebbe
solennemente
con
tutto
sé
stesso
,
se
non
si
pensasse
che
in
quelle
parole
,
rivelava
la
singolarità
geniale
dell
'
animo
suo
.
Alla
genialità
del
fondatore
altri
fatti
meravigliosamente
s
'
aggiungeano
,
perché
il
cristianesimo
nascesse
con
una
larga
infuturazione
storica
.
E
queste
erano
le
condizioni
di
Gerusalemme
e
le
vicende
dell
'
Impero
Romano
.
Gerusalemme
,
diventata
per
conquista
provincia
romana
,
era
entrata
nel
cosmopolitismo
dell
'
Impero
e
veniva
così
a
trovarsi
nel
contatto
etnico
più
disparato
:
greci
e
romani
vi
affluivano
e
costituitavano
una
vita
nuova
,
fino
allora
sconosciuta
.
Altre
città
aveano
popolazione
più
densa
e
più
variata
:
Babilonia
e
Roma
,
di
certo
e
di
gran
lunga
,
la
superavano
;
ma
,
in
Gerusalemme
,
per
converso
la
vita
era
più
intima
,
meno
corrotta
,
onde
un
avvenimento
nuovo
che
vi
fosse
sorto
dovea
,
di
forza
,
espandersi
e
rinfocolarvisi
,
sicché
quel
contrasto
dell
'
animo
semitico
tra
la
legge
dei
padri
e
le
condizioni
dei
tempi
,
anziché
disperdersi
,
vi
si
riaccendeva
dal
riflesso
dei
tempi
e
cioè
dalla
corruzione
circostante
e
dal
bisogno
di
una
morale
più
pura
che
tormentava
gli
animi
.
Lo
stato
dell
'
impero
era
quant
'
altro
mai
di
più
corrotto
Roma
avesse
per
l
'
innanzi
attraversato
.
Non
già
che
nel
mondo
romano
fosse
tutto
guasto
,
il
sano
esisteva
,
ma
rimaneasi
come
nascosto
sotto
il
trionfo
sfacciato
della
corruzione
cesarea
che
appestava
il
potere
sociale
:
ed
era
questa
parte
sana
che
portava
in
sé
stessa
un
forte
bisogno
d
'
elevarsi
,
di
mondarsi
da
quella
tabe
invadente
,
e
,
insieme
con
questo
bisogno
,
pullulava
un
sentimento
ignoto
agli
antichi
,
fatto
di
pietà
nuova
ed
insolita
,
che
,
come
forza
di
riserva
,
si
contrapponeva
al
crescente
dolore
della
schiavitù
*
.
Questa
dilagava
,
quei
poteri
frenatori
che
l
'
aveano
resa
sopportabile
scomparivano
e
la
pietà
cresceva
.
Lo
stoicismo
era
,
nelle
sue
anticipazioni
umanitarie
,
un
segno
dei
tempi
,
che
non
usciva
,
però
,
dal
confine
della
mente
e
dello
spirito
romano
;
alla
religione
pagana
nessuno
credeva
:
il
pensiero
delle
filosofie
delle
primitive
scuole
greche
si
cimentava
con
la
religione
e
Lucrezio
Caro
metteva
gli
Dei
nell
'
olimpo
in
un
ozio
beato
,
che
non
turbava
l
'
immanenza
delle
leggi
di
natura
:
il
pantheon
si
apriva
a
tutte
le
divinità
,
segno
codesto
che
nessuno
più
vi
credea
ed
un
'
aspettazione
invadea
tutti
gli
animi
,
i
quali
come
ne
'
gravi
momenti
di
crisi
sociale
o
si
rivolgeano
allo
antico
,
alla
prisca
virtù
quirita
,
come
gli
stoici
;
o
fissavano
l
'
avvenire
cercandovi
una
fede
,
onde
Virgilio
cantava
:
redeunt
iam
saturnia
regna
.
Né
l
'
aspettazione
si
restringeva
a
Roma
,
si
espandeva
,
anzi
,
fuori
:
in
Palestina
Giovanni
Battista
,
nel
deserto
,
spianava
la
via
a
chi
sarebbe
venuto
dietro
di
lui
e
al
quale
egli
non
poteva
neppure
legare
i
calzari
;
nell
'
impero
,
gli
schiavi
si
riunivano
in
associazioni
di
mutuo
soccorso
e
di
comune
sepoltura
;
in
alcune
famiglie
gli
schiavi
,
a
differenza
d
'
altre
e
dell
'
impero
che
li
spingeva
al
Circo
,
venivano
trattati
con
insolita
dolcezza
;
il
siro
vi
portava
,
dall
'
oriente
,
una
speranza
,
una
pace
,
una
rassegnazione
nuova
della
vita
,
che
l
'
avvincea
al
padrone
e
a
'
suoi
simili
;
un
bisogno
d
'
una
religione
che
fosse
più
pura
della
pagana
si
facea
sentire
e
,
vece
d
'
altra
,
il
monoteismo
ebraico
si
diffondeva
.
Il
messianismo
di
Gesù
non
potea
venire
in
momenti
di
maggiore
aspettazione
generale
:
sorgeva
dal
dolore
della
schiavitù
e
dall
'
esaurimento
dei
sensi
,
dall
'
orgia
sfrenata
,
dall
'
impero
esorbitante
della
forza
,
dal
fascino
possente
della
virtù
.
L
'
animo
avea
necessità
d
'
una
dottrina
novella
che
non
fosse
l
'
antica
;
la
forza
non
esercitava
più
il
fascino
d
'
altri
tempi
e
gli
stessi
schiavi
che
l
'
aveano
,
più
volte
,
tentata
per
loro
redenzione
non
vi
speravano
più
;
né
delle
religioni
esistenti
o
delle
scuole
filosofiche
alcuna
potea
appagare
lo
spirito
.
Lo
stoicismo
era
una
solenne
consacrazione
della
virtù
;
una
dottrina
filosofica
che
più
si
adattava
all
'
indole
fiera
quirita
e
che
potea
prosperare
solo
in
quel
popolo
che
avea
creato
la
leggenda
di
Muzio
Scevola
.
Quei
filosofi
perivano
coll
'
indifferenza
con
la
quale
i
loro
maggiori
si
erano
saputi
immolare
alla
patria
.
L
'
epicureismo
era
una
filosofia
troppo
sci
entifica
,
perché
la
generalità
la
comprendesse
;
la
religione
ebraica
era
monoteista
,
ma
era
lontana
da
quel
contenuto
di
dolcezza
e
di
bontà
che
soffiava
negli
animi
ed
era
inoltre
religione
strettamente
nazionale
:
dunque
,
se
in
tali
condizioni
una
religione
fosse
sorta
,
avrebbe
dovuto
,
di
certo
,
trionfare
,
specie
se
da
quel
vasto
cosmopolitismo
,
da
quella
varietà
etnica
essa
avesse
derivato
disparati
elementi
e
così
fu
.
Ognuna
delle
razze
dell
'
impero
dette
al
cristianesimo
qualcosa
,
il
germe
d
'
una
infuturazione
storica
.
Il
popolo
ebreo
le
dette
la
condizione
di
vita
,
il
nascimento
,
in
quel
contrasto
che
portava
in
sé
;
e
di
poi
le
dette
il
fanatismo
bieco
mosaico
;
il
popolo
greco
le
dette
la
sottigliezza
filosofica
;
il
latino
il
sogno
di
grandezza
universale
,
la
cattolicità
;
il
tronco
germanico
,
la
forma
feudale
e
l
'
idealismo
,
che
spogliandola
da
ogni
culto
esterno
la
rifece
adorazione
di
Dio
in
ispirito
e
verità
.
Ogni
classe
,
in
fine
,
dà
una
impronta
propria
e
una
sorgente
di
progresso
:
gli
schiavi
la
diffusione
e
il
sagrifizio
,
le
classi
alte
la
conversione
;
lo
stato
la
persecuzione
e
il
riconoscimento
.
Da
questo
contatto
,
così
vario
e
fecondo
,
è
sorto
il
cristianesimo
,
pieno
d
'
una
larga
infuturazione
storica
,
d
'
una
complessa
proteità
di
forme
e
d
'
una
vita
millenaria
formata
nel
contatto
,
nell
'
alito
di
quei
popoli
che
,
fin
dal
suo
nascere
,
vi
spirarono
dentro
.
CAPITOLO
III
.
LE
INFUTURAZIONI
STORICHE
DEL
CRISTIANESIMO
Gesù
avea
donato
al
cristianesimo
il
sentimento
più
umano
,
che
altri
dopo
Budda
,
avesse
mai
conferito
a
dottrina
filosofica
o
religiosa
,
in
sieme
con
una
giocondia
,
mai
conosciuta
in
quel
cielo
ebraico
chiuso
e
rannuvolato
.
La
sua
vita
era
stata
un
idillio
trascorso
fra
quei
monti
della
Palestina
,
dove
centinaia
di
generazioni
erano
passate
e
dove
tutto
parlava
al
cuore
la
suggestione
strana
della
vita
patriarcale
e
fra
quei
monti
,
in
mezzo
a
quel
popolo
così
umile
e
semplice
,
sulle
rive
di
quei
laghi
,
egli
era
passato
con
l
'
animo
pieno
d
'
una
pace
calma
,
d
'
una
gioia
tranquilla
,
che
sarà
uno
degli
aspetti
della
sua
religione
d
'
amore
*
.
La
preoccupazione
,
è
vero
,
avea
turbato
gli
ultimi
momenti
di
sua
vita
,
il
fastidio
della
discussione
acre
e
pettegola
l
'
avea
tediato
e
punto
negli
ultimi
istanti
;
il
vento
avea
coruscato
la
superficie
del
lago
,
ma
era
stato
un
episodio
,
un
'
ora
sola
della
giornata
,
per
quanto
l
'
ultima
e
tragica
.
Gli
insegnamenti
più
belli
erano
venuti
fuori
su
quel
lago
,
in
mezzo
a
donne
e
a
fanciulli
,
nell
'
intimità
di
discepoli
devoti
:
la
sua
non
era
stata
una
genialità
torbida
e
meditabonda
,
ma
dolce
come
uno
di
quei
ruscelli
che
camminano
fra
il
verde
del
colle
,
sempre
freschi
e
sempre
chiari
.
Però
la
sua
morte
,
che
avea
impressionato
stranamente
i
discepoli
e
le
donne
pietose
che
lo
aveano
seguito
;
che
si
era
innalzata
,
per
opera
di
Maria
di
Magdala
,
alla
passionalità
dolorosa
della
leggenda
;
che
avea
commosso
tanti
cuori
;
quella
morte
del
giusto
,
così
tragica
,
ben
dovea
attagliarsi
al
tono
doloroso
che
dominava
il
mondo
romano
e
specialmente
quella
parte
che
dovea
accogliere
la
parola
maessianica
.
Gesù
stesso
,
nell
'
ultime
ore
,
avea
vissuto
un
'
atmosfera
di
tristezza
e
di
infausti
presagi
;
avea
pianto
su
Gerusalemme
e
avea
predetto
che
non
vi
sarebbe
rimasta
pietra
su
pietra
;
e
la
sua
tristezza
si
era
riflessa
su
l
'
animo
dei
suoi
seguaci
ed
ora
le
stesse
vicende
politiche
pareano
avvalorarla
,
giacché
si
era
nell
'
aspettazione
triste
d
'
un
vasto
cataclisma
sociale
.
La
fine
d
'
una
civiltà
s
'
annunzia
sempre
come
una
fine
di
mondo
e
già
,
in
quel
tempo
,
gli
stessi
elementi
nuovi
e
riformatori
concepivano
la
buona
novella
solo
come
un
adempimento
nell
'
altra
vita
.
Il
mondo
era
cattivo
e
sarebbe
diventato
peggiore
,
la
morte
la
buona
morte
il
sonno
nel
bacio
di
Gesù
,
potea
solo
allietare
:
la
vita
era
,
né
potea
essere
altro
,
che
un
lungo
dolore
,
una
lunga
lotta
col
male
,
di
cui
la
morte
non
era
che
una
agonia
,
un
combattimento
,
l
'
estremo
dolore
extremus
labor
di
una
lunga
militia
.
Il
sentimento
del
dolore
era
adunque
penetrato
,
come
un
riflesso
del
dolore
universale
,
come
una
stanchezza
,
nell
'
idillio
di
Galilea
,
che
,
ben
si
era
chiuso
con
le
nubi
affannose
della
morte
di
Gesù
,
e
dovea
maggiormente
penetrare
,
come
dolore
e
fanatismo
insieme
,
quando
il
pensiero
mosaico
irruppe
nell
'
evangelo
.
Israele
era
stato
sempre
un
popolo
addolorato
:
nelle
vicende
buone
o
cattive
,
Ieova
avea
premuto
sul
popolo
eletto
,
spingendo
l
'
odio
fino
alla
settima
generazione
di
coloro
che
l
'
aveano
offeso
.
Egli
era
stato
un
dio
geloso
e
vendicativo
,
che
avea
chiesto
a
'
suoi
fedeli
prove
di
sangue
.
I
suoi
profeti
aveano
,
come
Geremia
,
lungamente
pianto
:
i
santi
,
come
David
,
in
mezzo
al
fasto
del
trono
,
aveano
dolorato
per
i
falli
commessi
;
i
giusti
,
come
Giobbe
,
aveano
sofferto
.
I
castighi
dal
cielo
erano
sempre
piovuti
,
quando
il
dio
era
stato
irato
:
il
sereno
,
di
raro
,
avea
brillato
su
quel
popolo
eletto
,
amato
d
'
un
amore
ombroso
e
vendicativo
.
Lo
stesso
sentimento
religioso
non
era
che
l
'
idea
centrale
del
carattere
del
popolo
semitico
,
era
la
forma
nella
quale
il
genio
etnico
si
era
venuto
plasmando
e
a
cui
le
vicende
storiche
erano
fortemente
legate
;
fuori
o
dentro
la
patria
,
in
guerra
di
difesa
o
di
conquiste
,
nei
momenti
di
libertà
o
di
schiavitù
,
la
religione
avea
soffiato
dentro
alla
storia
del
popolo
ebreo
e
ne
avea
costituito
lo
sfondo
.
A
questo
era
accaduto
quello
che
accade
a
'
popoli
di
origine
diversa
,
messi
a
contatto
fra
di
loro
e
agitati
da
guerre
,
nelle
quali
la
religione
diventa
uno
stimolo
ed
un
pungolo
maggiore
alla
lotta
di
razza
,
al
desio
della
conquista
;
l
'
odio
piglia
un
aspetto
politico
e
religioso
insieme
e
la
superstruttura
del
di
là
diventa
come
l
'
idea
centrale
,
intorno
alla
quale
palpita
la
vita
di
un
popolo
.
Così
avvenne
degli
ebrei
;
così
degli
arabi
e
degli
Spagnuoli
;
degli
albanesi
e
dei
Turchi
;
degli
Inglesi
e
degli
Irlandesi
;
così
avviene
ancora
dove
prevale
l
'
antisemitismo
,
facendo
sì
che
gli
ebrei
vivano
disperatamente
attaccati
alla
legge
dei
padri
loro
*
.
Il
fanatismo
mosaico
era
fortemente
epidemico
e
quando
gli
Elleni
giudaici
si
convertirono
al
cristianesimo
,
vi
portarono
tutto
il
fanatismo
ebraico
,
così
tiranno
,
come
era
loro
stato
comunicato
e
come
l
'
aveano
appreso
nella
sinagoga
.
E
fu
una
vera
forma
epidemica
,
comunicata
al
mondo
ario
per
mezzo
del
cristianesimo
e
fatta
di
dolore
e
fanatismo
in
sieme
;
fu
un
fanatismo
doloroso
che
,
dal
contatto
etnico
e
dallo
spirito
dei
tempi
,
si
riflesse
nello
animo
ario
,
di
solito
sereno
e
limpido
come
un
orizzonte
vasto
e
senza
nubi
.
Altro
fatto
ancora
dovea
avvalorare
tale
tendenza
:
l
'
idea
cristiana
s
'
impiantava
in
un
mondo
ristretto
intellettualmente
,
in
uno
orizzonte
stretto
ed
ineguale
come
il
campo
visivo
d
'
un
epilettico
:
gli
schiavi
che
lo
doveano
accettare
e
diffondere
erano
,
quanto
a
sviluppo
psichico
,
quello
che
sono
le
nostre
folle
inferiori
,
degli
unilaterali
sia
passionalmente
che
intellettivamente
;
ora
,
quando
un
'
idea
,
che
risponde
ad
un
sentimento
profondo
,
discende
sino
a
gente
di
mente
limitata
,
vi
assume
la
ristrettezza
passionale
del
fanatismo
,
quello
che
io
ò
chiamato
monopatia
settaria
ed
à
di
questa
la
virtù
del
sacrifizio
e
l
'
unilateralità
del
pensiero
.
D
'
altra
parte
,
il
fanatismo
che
diventa
la
forza
diffusiva
d
'
un
'
idea
,
può
,
quando
questa
idea
sia
evoluta
e
giunta
ad
un
grado
di
predominio
e
d
'
espansione
,
diventare
oppressiva
,
imperiosa
;
può
,
quando
la
sia
stata
fortemente
contrastata
,
diventare
come
una
sorgente
di
costante
reazione
,
esercitando
in
una
parola
,
un
'
azione
simile
a
quella
che
venne
contro
di
lei
esercitata
.
Così
avvenne
del
cristianesimo
:
il
fanatismo
agì
una
volta
come
una
forza
di
espansione
ed
un
'
altra
di
reazione
;
fu
come
il
vento
che
prima
spinge
la
nave
per
risospingerla
di
poi
.
Martirologio
e
persecuzione
non
furono
che
due
aspetti
diversi
d
'
un
unico
sentimento
,
del
fanatismo
ebraico
penetrato
con
S
.
Paolo
e
con
gli
Elleni
giudaici
convertiti
al
cristianesimo
e
che
turbarono
la
serenità
dello
spirito
ario
e
fu
questo
fanatismo
cieco
,
chiuso
che
produsse
la
desolazione
e
l
'
arresto
intellettuale
delle
nazioni
latine
,
la
tabe
che
inquinò
cattolicismo
e
nazioni
cattoliche
,
in
sino
a
quando
la
Riforma
irruppe
col
libero
esame
,
preparando
al
cristianesimo
un
'
infuturazione
storica
novella
e
richiamandolo
alle
fonti
dolci
e
serene
dalle
quali
era
sgorgato
.
Ben
ebbe
la
Riforma
le
sue
intolleranze
,
che
furono
degli
atavismi
che
doveano
cadere
vinti
,
e
per
sempre
,
dalla
libertà
piena
e
sconfinata
,
non
dalla
libertà
indifferente
dello
spirito
latino
che
tutto
vede
e
di
tutto
dubita
,
ma
da
quella
libertà
passionata
,
piena
d
'
idealismo
che
illumina
la
mente
delle
razze
nordiche
.
Se
il
pensiero
giudaico
dette
al
cristianesimo
l
'
intolleranza
e
la
tristezza
semitica
,
il
pensiero
greco
gli
donò
la
sottigliezza
idealistica
e
il
fantastico
dell
'
indirizzo
neoplatonico
.
Quando
il
cristianesimo
nasceva
,
od
anche
prima
,
il
pensiero
filosofico
greco
era
in
un
periodo
di
decadenza
:
le
scuole
monistiche
ioniche
ed
eleatiche
erano
morte
e
da
secoli
;
l
'
eloquenza
era
discesa
al
sofismo
;
la
lirica
e
le
altre
forme
letterarie
tacevano
e
solo
,
in
mezzo
alla
desolazione
intellettuale
,
sopravviveva
il
pensiero
filosofico
sottilizzante
,
lontano
dalla
profondità
idealistica
dei
tempi
di
Socrate
o
di
quella
positiva
dei
primi
filosofi
.
Quella
forma
che
si
svolgerà
di
preferenza
a
Bisanzio
e
che
sarà
detta
perciò
bizantinismo
,
come
forma
frivola
di
concezione
non
solo
filosofica
,
ma
di
tutta
la
vita
,
si
era
da
lungo
tempo
iniziato
nel
pensiero
greco
.
Il
contatto
semita
porse
un
incentivo
,
dette
la
materia
a
questa
tendenza
del
pensiero
greco
,
giacché
portava
in
sé
il
concetto
del
monoteismo
e
una
folla
di
concezioni
astruse
di
teologie
,
di
teogonie
così
difficili
a
capirsi
,
così
lontane
dalla
limpidezza
del
pensiero
religioso
ario
che
ben
si
prestavano
ad
una
effimera
ginnastica
intellettuale
e
ad
un
giuoco
di
parole
,
a
distinzioni
sottili
,
a
quello
che
,
insomma
,
era
allora
la
tendenza
del
pensiero
filosofico
ellenico
e
dal
connubio
nacque
la
gnosi
.
E
quando
l
'
ellenismo
penetrò
nel
cristianesimo
,
vi
portò
la
stessa
tendenza
sottilizzatrice
,
l
'
interpretazione
idealistica
religiosa
.
Quale
campo
,
in
fatti
,
più
attraente
e
più
ricco
del
mistero
della
trinità
e
dell
'
unità
e
del
verbo
,
temi
aerei
,
facilmente
volatilizzabili
,
intorno
a
'
quali
si
potea
il
pensiero
eternamente
lambiccare
senza
mai
toccare
il
fondo
?
Questa
attività
filosofica
,
che
fu
di
certo
,
fra
le
parti
più
caduche
del
pensiero
cristiano
,
ebbe
pure
un
'
importanza
,
che
non
parmi
,
sia
stata
osservata
,
mantenendo
viva
la
ginnastica
intellettiva
e
facendo
sì
che
del
pensiero
greco
non
si
fosse
disperso
l
'
ultima
traccia
,
in
fino
a
quando
non
venne
il
Rinascimento
.
In
ogni
modo
,
la
chiesa
portò
con
sé
questo
carattere
di
vuota
disputa
teologica
,
fu
sempre
un
eterno
scisma
interno
ed
esterno
,
senza
un
pensiero
profondo
,
fatto
di
sottigliezze
sostenute
con
calore
settario
,
spinto
fino
alle
persecuzioni
,
comparse
fin
da
'
tempi
di
Ario
e
di
Donato
.
Il
pensiero
cristiano
latino
fu
di
ben
altra
importanza
:
sia
ch
'
esso
tentasse
ridurre
ad
unità
intellettiva
rigida
,
forte
,
il
movimento
cattolico
cristiano
;
sia
che
esso
agitasse
,
sotto
parvenza
teologica
,
le
quistioni
più
gravi
come
la
predistinazione
e
la
grazia
,
il
libero
arbitrio
e
il
determinismo
;
fu
pensiero
forte
e
robusto
.
La
chiesa
cattolica
,
che
fu
il
riflesso
di
questo
pensiero
,
deve
adesso
la
sua
unità
,
che
,
ancora
dopo
tanto
tempo
,
ne
fa
come
una
di
quelle
piramidi
egiziane
contro
delle
quali
si
rompe
il
vento
del
deserto
.
Ma
,
accanto
al
concetto
filosofico
cristiano
,
vi
fu
un
vero
pensiero
,
anzi
una
vasta
letteratura
passionale
,
riflesso
d
'
un
mondo
,
non
meno
del
moderno
,
vivo
ed
agitato
.
Già
fin
da
'
tempi
di
Gesù
e
poco
dopo
la
sua
morte
,
le
vicende
della
sua
vita
formavano
una
letteratura
popolare
pietosa
e
triste
:
raccontata
in
mille
modi
,
scritta
in
diverse
lingue
,
essa
costituì
per
lungo
tempo
,
il
pensiero
principale
,
la
suggestione
più
viva
del
vasto
mondo
cristiano
.
Gli
evangeli
sinottici
,
quelli
poi
riconosciuti
dalla
chiesa
,
per
veri
,
non
erano
che
tali
tradizioni
che
metteano
capo
o
a
persone
presenti
agli
avvenimenti
o
a
questi
vicini
*
.
Ma
,
oltre
i
quattro
,
altri
ne
esistevano
e
se
ne
vanno
ogni
giorno
scoprendo
,
giacché
nessun
fatto
,
così
estensivamente
ed
intensivamente
,
commosse
gli
uomini
,
come
quello
della
vita
di
Gesù
.
Nella
nostra
vita
moderna
,
il
flusso
delle
idee
e
delle
impressioni
è
così
vario
,
che
,
anche
in
persone
monoideizzati
,
un
'
idea
non
può
di
tanto
occupare
l
'
animo
,
di
quanto
l
'
occupò
altra
volta
la
vicenda
passionale
di
Gesù
;
del
resto
il
monodeismo
di
tanto
si
accresceva
di
quanto
grande
è
il
numero
di
coloro
che
lo
portano
nel
cuore
,
e
in
quel
tempo
i
monoideizzati
del
cristianesimo
erano
tutta
l
'
umanità
.
E
poi
,
quale
idea
,
di
mezzo
alla
tristezza
,
allo
sconforto
universale
meritava
di
più
di
essere
sempre
presente
alla
mente
e
di
essere
portata
nel
cuore
?
I
tempi
che
successero
,
non
erano
fatti
per
diminuire
questa
suggestione
:
Gesù
non
era
morto
che
da
pochi
anni
e
Stefano
apriva
il
martirologio
;
pochi
anni
dopo
,
Nerone
iniziava
le
prime
persecuzioni
che
si
doveano
ripetere
con
un
crescendo
spaventevole
.
Vita
di
Gesù
e
persecuzioni
,
per
lungo
tempo
,
formarono
come
un
vasto
cielo
di
leggende
,
in
parte
vero
e
in
parte
apocrifo
,
che
si
dilungò
per
tutto
il
medio
evo
e
l
'
evo
moderno
e
vive
ancora
,
raccolto
negli
evangeli
,
nell
'
opere
boliandiste
e
nella
psiche
della
plebe
e
noi
,
nello
studio
sulla
folla
,
lo
trovammo
.
Ma
,
quando
le
persecuzioni
cessarono
,
la
superstizione
,
fin
allora
contenuta
dalla
suggestione
martirologica
ed
evangelica
,
dilagò
:
il
pericolo
continuo
di
sé
e
l
'
esaltazione
mistica
aveano
,
fin
allora
,
infrenato
il
lavoro
immaginativo
,
facendolo
vivere
della
realtà
,
ma
,
quando
questo
cessò
,
gli
elementi
fantastici
donde
ogni
religione
ribocca
,
si
svolsero
e
attorno
al
diavolo
,
all
'
inferno
,
al
paradiso
,
al
purgatorio
si
formò
una
vasta
leggenda
,
che
viene
ora
amorosamente
raccolta
dagli
studiosi
del
medio
evo
,
come
dal
Graf
fra
noi
,
e
che
si
riflesse
nell
'
arte
di
Dante
e
di
Milton
e
degli
oscuri
artisti
che
cantarono
il
viaggio
nei
tre
regni
d
'
oltre
tomba
.
Intorno
a
questa
superstruttura
ideale
,
il
genio
germanico
lavorò
molto
:
le
novelle
più
tetre
,
le
leggende
più
cupe
sorsero
là
:
nessun
clima
forse
più
di
quello
delle
nebbie
,
delle
sabbie
nordiche
della
Germania
,
degli
scogli
flagellati
dal
vento
,
della
patria
di
Odino
e
del
dio
Tor
,
è
più
propizio
a
mettere
nell
'
animo
tante
e
tali
allucinazioni
.
Vi
contribuirono
ancora
l
'
eremo
,
la
solitudine
,
i
sensi
martoriati
,
la
lunga
astinenza
;
quante
allucinazioni
non
soffrirono
quei
poveri
santi
che
mortificavano
la
carne
e
che
il
demonio
tentava
e
,
talvolta
non
in
vano
,
sotto
le
forme
più
procaci
di
donne
?
Sorse
,
così
,
quell
'
ascetismo
feroce
che
dalla
Tebaide
si
diffuse
per
l
'
Europa
:
il
teschio
e
le
massime
più
tristi
dell
'
antico
testamento
:
la
vanitas
vanitatum
,
abel
abelim
,
formarono
la
sapienza
somma
dell
'
uomo
e
questa
ossessione
toccò
,
nel
mille
,
l
'
estremo
culmine
,
onde
il
Rinascimento
apparrà
con
il
suo
bisogno
di
vivere
e
di
godere
una
nuova
primavera
umana
.
Ma
,
il
pensiero
cristiano
fu
affannoso
;
dopo
l
'
assorbimento
monopassionale
,
dei
primi
tempi
,
nella
vita
di
Gesù
e
dei
martiri
;
dopo
l
'
ascetismo
,
esso
visse
di
gravi
preoccupazioni
,
le
quali
di
religioso
non
ànno
che
l
'
apparenza
esterna
.
Tutte
l
'
eresie
risorgenti
,
tutte
le
quistioni
teologiche
implicano
una
quistione
mondana
,
la
più
mondana
di
tutte
,
la
quistione
economica
.
Il
comunismo
primitivo
,
vinto
dall
'
irrompere
dei
ricchi
nel
cristianesimo
,
dopo
la
concessione
di
Costantino
e
sostituito
col
debitum
legale
dell
'
elemosina
a
'
poveri
,
risorse
sempre
contro
la
forma
feudale
:
il
monachismo
non
è
che
una
protesta
continua
contro
il
lusso
e
la
ricchezza
,
i
profeti
del
comunismo
escono
,
a
volta
a
volta
,
da
esso
ch
'
è
contro
il
pensiero
chiuso
dal
cattolicismo
,
un
fomite
di
potente
rivolta
.
Da
'
domenicani
usciranno
e
Campanella
e
Bruno
;
dagli
Agostiniani
Lutero
;
Girolamo
Savonarola
sarà
un
frate
e
la
prima
eresia
verrà
fuori
da
'
conventi
,
nei
quali
si
sarà
conservato
il
pensiero
pagano
nei
papiri
,
sottratti
al
vandalismo
e
raschiati
per
scrivervi
su
il
salmo
,
ma
quel
pensiero
sepolto
balzerà
vivo
,
com
'
è
fama
presso
i
cristiani
che
i
morti
risorgeranno
nel
giorno
del
giudizio
,
gettando
la
pietra
sepolcrale
.
Nella
multiformità
del
pensiero
cristiano
sta
la
sua
segreta
potenza
e
quando
l
'
una
forma
è
esaurita
,
l
'
altra
risorgerà
con
una
duttilità
meravigliosa
come
immagine
che
si
rifletta
in
una
molteplicità
di
specchi
,
ognuno
dei
quali
le
dà
qual
cosa
di
nuovo
,
di
vago
,
d
'
impreveduto
.
Ma
il
pensiero
cristiano
fu
,
ancora
,
improntato
d
'
una
universalità
così
piena
,
da
essere
solo
,
al
presente
,
sorpassato
dal
pensiero
scientifico
e
dalla
nuova
fede
sociale
che
portiamo
nel
cuore
.
La
cattolicità
non
era
dote
del
pensiero
semitico
,
ma
,
in
vece
,
della
razza
aria
;
prima
che
sorgesse
l
'
idea
cristiana
,
gli
arii
aveano
avuto
una
diffusione
etnica
meravigliosa
,
la
quale
non
si
è
ancora
esaurita
e
costituisce
l
'
essenza
delle
lotte
di
razze
,
che
,
a
taluno
sociologo
,
pare
come
il
filo
conduttore
delle
vicende
umane
.
Popoli
d
'
altri
colori
aveano
segnato
i
primi
progressi
sociali
;
aveano
creato
le
più
antiche
società
di
cui
resti
ricordo
;
ma
quando
costoro
si
erano
arrestati
o
dispersi
nel
cammino
umano
,
gli
arii
ne
aveano
ereditato
il
contenuto
sociale
.
Nelle
piramidi
degli
Egiziani
,
che
si
vogliono
sieno
stati
di
razza
negroide
,
i
Greci
sono
rappresentati
come
barbari
mezzo
nudi
e
con
l
'
arco
in
mano
;
gli
arii
furono
dunque
gli
eredi
di
quel
sepolto
mondo
orientale
che
precesse
,
di
tanto
tempo
,
la
civiltà
d
'
occidente
e
che
brillò
d
'
una
luce
vivissima
.
I
semiti
non
assursero
mai
all
'
universalità
d
'
una
religione
:
nella
Bibbia
sta
spesso
detto
di
Dei
d
'
altri
popoli
contro
a
Ieova
;
lo
stesso
monoteismo
iavetico
era
stato
preceduto
da
un
periodo
politeistico
;
e
Gesù
,
predicando
alle
turbe
,
non
spinse
mai
il
pensiero
oltre
il
popolo
eletto
:
egli
ebbe
solo
in
mente
l
'
universalità
semitica
,
sebbene
la
sua
dottrina
contenesse
tanta
virtù
d
'
espansione
,
quanto
ce
ne
fu
di
bisogno
per
l
'
avvenire
.
Il
primo
cattolico
del
cristianesimo
,
Paolo
,
fu
quel
che
noi
diremmo
una
singolarità
geniale
,
che
più
del
genio
stesso
è
destinata
ad
esercitare
un
'
azione
suggestiva
grande
e
profonda
.
In
fatti
se
egli
à
nelle
vene
il
sentimento
d
'
un
fanatismo
cupo
,
educato
nelle
sinagoghe
;
à
un
ardore
,
un
'
impetuosità
di
carattere
,
un
bisogno
di
lotta
che
soggioga
,
anche
quando
non
affascina
ed
à
nella
mente
il
disegno
dell
'
universalità
,
sconosciuta
al
mondo
semitico
,
al
popolo
eletto
.
Egli
impronta
di
sé
tutto
il
primo
periodo
cristiano
e
,
dinanzi
alla
ristrettezza
mentale
dei
primi
discepoli
,
è
quegli
cui
deve
gran
parte
del
suo
avvenire
la
idea
cristiana
.
Tempra
destinata
a
sprigionare
intorno
a
sé
amori
ed
odii
,
come
quando
i
correligionarii
lo
salvarono
in
una
cesta
a
Damasco
dall
'
ira
della
sinagoga
e
come
quando
lo
riguardarono
con
diffidenza
e
sospetto
a
Gerusalemme
e
lo
raffigurarono
nella
leggenda
di
Sim
on
Mago
e
,
per
lungo
tempo
ancora
dopo
la
morte
,
lo
tennero
in
conto
di
orgoglioso
e
di
superbo
,
come
chi
osò
appellarsi
apostolo
,
pretendendo
che
la
visione
a
lui
concessa
sulla
via
di
Damasco
fosse
qualcosa
di
più
che
l
'
essere
stato
discepolo
eletto
durante
la
vita
terrena
del
maestro
*
.
Ma
,
quando
Paolo
partì
a
diffondere
il
cristianesimo
nel
mondo
latino
,
egli
ebbe
un
intuito
inconscio
della
universalità
dell
'
impero
romano
,
di
quell
'
universalità
ch
'
era
frutto
della
dote
etnica
del
popolo
ario
,
così
largo
nei
suoi
concepimenti
e
nelle
sue
civiltà
.
Non
solo
il
mondo
latino
dava
la
dote
universalizzante
della
mente
,
ma
benanco
il
cosmopolitismo
dell
'
impero
:
e
,
però
le
prime
associazioni
cristiane
ebbero
la
costituzione
per
provincie
e
per
regioni
al
pari
dell
'
impero
:
egli
è
proprio
così
,
i
partiti
novatori
trovano
nella
forma
politica
imperante
come
lo
scheletro
della
propria
costituzione
:
il
cristianesimo
non
si
sottrasse
a
questa
legge
.
Il
pensiero
della
cattolicità
in
Roma
fu
enormemente
favorito
dall
'
essere
questa
la
capitale
dell
'
impero
e
lo
fu
in
più
modi
,
sia
perché
i
grandi
centri
sono
il
terreno
più
adatto
per
preparare
e
per
diffondere
le
novazioni
,
sia
ancora
perché
,
a
Roma
,
era
più
vivo
,
più
forte
il
contrasto
sociale
tra
l
'
antica
grandezza
scesa
fino
alla
corruzione
e
alla
crudeltà
e
,
di
contro
,
il
bisogno
d
'
una
vita
nuova
fatta
d
'
un
forte
sentimento
umano
di
pietà
.
E
,
in
quel
centro
,
così
fattamente
preparato
,
la
parola
di
Paolo
dovette
giungere
come
un
bisogno
,
un
'
interpretazione
d
'
un
sentimento
universale
,
come
la
voce
dei
tempi
nuovi
.
Se
non
fosse
giunta
ancora
,
la
si
sarebbe
aspettata
con
l
'
ansia
,
con
il
tormento
che
le
civiltà
decadenti
mettono
negli
animi
di
tutti
,
con
quel
sentimento
vago
ed
ignoto
che
non
si
sa
donde
venga
e
dove
vada
.
Ben
tosto
i
cristiani
aumentarono
fino
a
costituire
una
novella
forza
collettiva
nella
vecchia
forma
romana
e
,
quando
le
persecuzioni
cominciarono
,
a
Roma
,
più
che
altrove
,
nel
cuore
dell
'
Impero
,
dovettero
essere
più
feroci
e
dovette
la
nuova
maggiormente
diffondersene
,
con
quel
senso
di
curiosità
e
d
'
interesse
che
un
fatto
della
capitale
esercitava
.
Cominciò
,
quindi
,
accanto
alla
vieta
gloria
di
Roma
a
tessersi
il
fascino
delle
persecuzioni
e
del
martiriologio
:
Roma
diventa
la
città
santa
del
cristianesimo
al
pari
di
Gerusalemme
e
a
misura
che
questo
diventava
un
organismo
,
anzi
il
più
forte
organismo
dell
'
impero
,
Roma
ne
dovea
apparire
il
cervello
ed
il
cuore
,
e
in
quale
città
,
più
che
in
questa
,
il
genio
ario
era
diventato
universale
,
in
quale
più
che
in
questa
dovea
affermarsi
la
universalità
del
cristianesimo
?
Sorse
,
così
,
il
sogno
della
grandezza
terrena
del
cristianesimo
,
che
dovea
poi
ing
randirsi
sino
all
'
universalità
del
papato
quale
fu
concipito
da
una
delle
menti
più
alte
del
cattolicismo
,
da
Gregorio
VII
,
da
Ildebrando
.
Del
resto
l
'
universalità
politica
di
Roma
,
fu
così
fattamente
legata
alla
cattolicità
del
cristianesimo
,
che
quando
l
'
impero
si
scisse
,
dalle
novelle
divisioni
politiche
nacquero
come
tante
chiese
,
quasi
con
la
rottura
dell
'
impero
si
fosse
fratturato
lo
scheletro
gigantesco
della
superstruttura
ideale
cristiana
e
a
Bisanzio
sorse
la
chiesa
con
a
capo
imperatori
teologizzanti
ed
iconoclasti
;
in
Russia
lo
spirito
slavo
si
compose
in
una
chiesa
feroce
e
incombente
sugli
animi
e
sui
corpi
più
della
stessa
chiesa
romana
;
la
chiesa
greca
sottilizzante
diventò
scismatica
ed
in
ultimo
il
pensiero
religioso
germanico
si
spezzò
in
mille
confessioni
diverse
,
che
non
ànno
che
un
solo
punto
comune
:
la
Bibbia
e
una
sola
autorità
:
il
pensiero
che
la
interpetra
.
Ma
la
universalità
cristiana
non
si
è
spenta
:
finita
d
'
accrescersi
come
universalità
di
costituzione
,
come
cattolicismo
,
vive
come
universalità
di
dottrina
,
come
apostolato
fra
i
popoli
d
'
altro
colore
e
d
'
altra
religione
e
ancora
dopo
tanti
secoli
Cristo
,
il
leo
de
tribu
Iuda
,
vince
!
Ma
,
il
cristianesimo
non
era
stata
che
una
lunga
promessa
idealistica
:
Gesù
,
in
fatti
,
avea
a
più
riprese
annunziato
che
molti
dei
presenti
non
avrebbero
gustato
la
morte
prima
che
il
figliuolo
dell
'
uomo
non
fosse
venuto
cinto
di
gloria
e
maestà
;
ma
i
tempi
erano
trascorsi
,
né
le
promesse
messianiche
si
erano
adempiute
.
A
'
giorni
erano
successi
gli
anni
e
la
speranza
,
anziché
spegnersi
,
veniva
ricacciata
di
là
dal
tempo
e
dallo
spazio
:
non
avea
detto
Gesù
che
il
suo
regno
non
era
di
questo
mondo
e
il
mille
non
era
detto
l
'
ultimo
anno
,
nel
quale
Egli
sarebbe
venuto
a
giudicare
e
i
vivi
e
i
morti
?
Ma
il
mille
era
trascorso
,
così
come
erano
passati
gli
altri
anni
,
né
le
profezie
tentavano
lontanamente
d
'
avverarsi
,
in
vece
cresceva
non
la
promessa
messianica
,
ma
la
cupidigia
terrena
che
penetrava
dovunque
.
Il
sogno
della
grandezza
terrena
era
succeduto
a
quello
del
millenarismo
;
alla
Gerusalemme
celeste
si
veniva
sostituendo
la
Gerusalemme
terrena
.
Tutto
portava
in
sé
quest
'
impronta
:
Gesù
avea
detto
,
parlando
con
la
samaritana
,
che
sarebbe
venuto
giorno
che
Dio
si
sarebbe
adorato
in
ispirito
e
verità
;
ma
la
sua
religione
era
piena
d
'
un
culto
esterno
bello
,
artistico
,
ammaliatore
dei
sensi
,
quale
né
i
primi
cristiani
né
il
Iaevismo
aveano
conosciuto
;
Gesù
avea
cacciato
dal
tempio
i
falsarii
,
ma
la
simonia
appestava
la
mistica
vigna
,
che
più
ancora
?
i
primi
fedeli
aveano
fuggito
la
carne
ed
il
mondo
e
questo
vi
penetrava
nella
forma
più
seducente
del
vizio
artistico
e
del
paganesimo
;
l
'
antico
spirito
ario
,
fatto
di
godimenti
estetici
e
sensuali
,
trionfava
sull
'
ascetismo
;
ci
voleva
una
riforma
idealistica
,
consona
al
primiero
spirito
cristiano
e
questa
la
dovea
donare
il
genio
germanico
,
ch
'
è
così
intimamente
ideale
,
così
profondamente
raccolto
.
La
riforma
à
un
doppio
aspetto
:
in
alto
essa
è
fortemente
idealistica
,
si
innalza
fino
al
culto
libero
,
fino
all
'
adorazione
di
Dio
nel
proprio
cuore
,
come
tempio
che
l
'
uomo
porta
seco
.
Quando
,
in
una
fede
religiosa
,
manca
la
costrizione
del
culto
e
della
forma
,
essa
può
sollevarsi
,
di
espansione
in
espansione
,
fino
alla
concezione
di
Dio
,
per
discendere
all
'
umanità
,
formando
un
vero
panteismo
umano
,
e
questo
è
avvenuto
della
Riforma
quale
la
si
svolge
in
Inghilterra
ed
in
America
,
nelle
confessioni
più
alte
e
più
libere
,
nelle
menti
più
ardite
.
Ma
,
in
fondo
,
la
Riforma
non
è
che
un
movimento
economico
:
la
chiesa
avea
assunto
forma
feudale
:
il
feudo
era
la
forma
politico
dominante
,
e
la
chiesa
non
si
era
sottratta
a
questo
colore
del
tempo
,
a
questa
forza
plasmatrice
:
anzi
,
era
divenuto
il
feudo
più
possente
,
dal
quale
l
'
altro
l
'
impero
riceveva
l
'
investitura
:
avea
visto
a
'
suoi
piedi
,
a
Canossa
,
l
'
autorità
feudo
imperiale
e
nella
lotta
lunga
tra
guelfi
e
ghibellini
,
la
chiesa
avea
finito
per
trionfare
.
Però
,
all
'
ombra
del
feudo
imperiale
e
ecclesiastico
,
si
era
venuta
sprigionando
una
novella
forza
economica
,
la
borghesia
,
che
rompeva
del
feudo
e
la
forma
e
la
sostanza
,
e
che
come
tutte
le
quistioni
medioevali
pigliava
un
aspetto
religioso
.
In
Italia
essa
era
lotta
dei
comuni
liberi
,
in
Germania
diventò
la
Riforma
,
cioè
,
lotta
movente
dal
desiderio
di
negare
le
decime
alla
chiesa
,
disconoscendone
la
leggittimità
.
La
prima
lotta
della
borghesia
prese
aspetto
religioso
e
fu
diretta
contro
il
maggior
feudo
che
esistesse
in
Europa
,
la
chiesa
:
solo
più
tardi
,
quando
la
borghesia
divenne
più
evoluta
,
la
lotta
divenne
apertamente
politica
e
s
'
indirizzò
contro
i
due
ordini
feudali
:
nobiltà
e
clero
.
La
Riforma
parve
,
e
fu
,
coi
fatti
,
un
rinnovellamento
della
dottrina
di
Gesù
,
che
avveniva
per
virtù
delle
masse
nordiche
.
In
que
'
popoli
il
pensiero
e
la
vita
sono
affatto
collettivi
e
però
tutto
è
alto
,
immenso
e
durevole
:
nel
cristianesimo
il
fatto
non
era
nuovo
:
il
suo
sorgere
non
era
stato
che
un
'
opera
di
massa
,
dell
'
unica
massa
,
anzi
,
che
,
di
vivo
e
di
sano
,
esistesse
nell
'
impero
,
degli
schiavi
.
Mai
fino
a
quel
tempo
la
genialità
era
discesa
fino
alla
plebe
per
immillarsi
;
quel
che
sarà
il
carattere
delle
folle
moderne
,
cioè
la
genialità
diffusa
e
diffondentesi
per
opera
della
collettività
umana
,
ebbe
uno
dei
più
alti
esempi
nel
cristianesimo
primitivo
,
negli
schiavi
.
L
'
animo
loro
era
,
a
quei
tempi
,
l
'
unica
cosa
che
la
corruzione
non
avea
toccato
affatto
o
avea
toccato
di
meno
.
Tranne
e
liberti
e
cinedi
,
essi
erano
quanto
di
vivo
esisteva
ancora
,
l
'
unica
classe
ancora
capace
di
virtù
.
Essi
portavano
,
in
mezzo
alla
degenerazione
della
razza
,
una
sorgente
d
'
energia
inesauribile
,
formata
da
quegli
uomini
liberi
caduti
in
ischiavitù
,
che
del
passato
aveano
e
il
ricordo
e
l
'
irrequietezza
.
Era
un
elemento
perturbatore
che
si
aggiungeva
a
fomentare
le
impazienze
,
rese
più
forti
da
'
più
crudeli
trattamenti
,
che
si
andavano
escogitando
ogni
giorno
di
più
.
La
schiavitù
era
un
vasto
mondo
,
un
sottostrato
sociale
complesso
,
percorso
da
varie
correnti
,
agitato
da
varii
sentimenti
,
come
un
popolo
d
'
un
multiforme
carattere
etnico
:
accanto
allo
schiavo
millenario
,
al
discendente
dei
primi
popoli
soggiogati
dalla
conquista
e
che
la
lunga
degenerazione
aveva
reso
curvo
sin
da
sembrare
ad
Aristotile
uomo
d
'
altra
razza
,
erano
i
liberi
divenuti
schiavi
,
vero
elemento
sobillatore
:
accanto
al
romano
e
al
greco
,
civili
,
raffinati
,
di
quella
civiltà
che
aveano
appreso
da
liberi
o
ch
'
era
scesa
sino
allora
nel
contatto
,
per
quanto
rado
e
guardingo
,
con
la
classe
alta
,
vivea
il
germano
mezzo
barbaro
,
ma
audace
,
vigoroso
,
avido
di
libertà
;
vi
erano
gli
schiavi
colti
:
medici
,
pedagoghi
,
letterati
;
gli
artisti
,
dediti
al
suono
o
al
canto
o
al
ballo
,
vi
erano
i
gladiatori
o
i
guerrieri
;
vi
erano
in
fine
gli
schiavi
pertinenti
alle
modeste
famiglie
patrizie
nelle
quali
era
penetrata
una
pietà
nuova
,
sconosciuta
al
mond
o
romano
,
un
ardore
sincero
della
virtù
,
un
bisogno
d
'
una
religione
più
alta
e
nelle
quali
si
venia
infiltrando
,
per
mezzo
dei
Sirï
che
traevano
a
Roma
,
il
monoteismo
orientale
.
Gli
stoici
si
erano
innalzati
al
concetto
della
solidarietà
umana
e
questo
dovea
certamente
penetrare
,
ora
in
modo
confuso
,
ora
no
,
fino
a
quel
basso
mondo
di
schiavi
e
come
avviene
oggi
che
,
anco
nei
paesi
poco
colti
,
le
novelle
teorie
sociali
che
più
commovono
gli
animi
arrivano
,
non
ostante
l
'
ignoranza
,
fino
alle
plebi
;
così
un
'
eco
di
quel
vasto
clima
storico
d
'
aspettazione
,
di
sconforti
,
di
speranze
arrivava
sino
a
loro
e
ne
formava
il
contenuto
morale
e
li
stringeva
in
sieme
colla
pressura
economica
in
solidarietà
,
in
associazioni
di
mutua
sepoltura
,
dove
i
vinti
del
mondo
potessero
almeno
godere
la
pace
del
nulla
.
Quando
a
Roma
e
in
Grecia
la
suggestione
della
forza
avea
imperato
,
gli
schiavi
ne
aveano
inteso
gli
stimoli
ed
aveano
conteso
col
vincitore
la
libertà
:
la
loro
era
stata
lotta
brutale
,
senza
altro
fine
che
liberare
sé
stessi
dalla
schiavitù
e
calcarla
sul
capo
agli
altri
.
La
scienza
non
avea
rischiarato
quelli
morti
lugubri
e
,
vinti
,
la
schiavitù
era
piombata
più
grave
.
I
tempi
nuovi
aveano
modificato
l
'
antica
tendenza
della
liberazione
con
la
forza
,
illuminata
dall
'
odio
selvaggio
,
sostituendovi
,
in
vece
,
il
concetto
d
'
una
liberazione
dovuta
ad
un
addolcimento
di
costumi
,
alla
pietà
,
all
'
amore
;
alla
liberazione
con
la
forza
al
metodo
rivoltoso
si
era
venuto
sostituendo
il
metodo
evolutivo
dell
'
innalzamento
graduale
mercé
i
sentimenti
più
buoni
dell
'
animo
umano
.
Il
cristianesimo
conteneva
questi
concetti
:
Gesù
avea
predicato
l
'
eguaglianza
,
avea
inveito
contro
la
ricchezza
,
avea
esaltato
gli
umili
:
tutto
rispondeva
,
nella
sua
opera
e
nella
sua
vita
,
all
'
animo
popolare
:
la
scelta
dei
discepoli
,
la
sua
dottrina
facile
,
piana
,
ricca
d
'
insegnamenti
e
in
fine
la
suggestione
della
sua
morte
,
la
morte
del
giusto
,
così
simile
a
quella
di
molti
di
loro
,
onde
tutto
dovea
far
sì
che
il
suo
insegnamento
dovesse
diventare
la
loro
religione
.
Nell
'
evangelo
era
ben
detto
:
obbedite
a
'
vostri
padroni
con
terrore
e
con
timore
,
ma
non
era
questo
un
consiglio
di
prudenza
?
con
la
forza
che
poteano
concludere
,
che
non
fosse
stato
un
novello
dolore
?
La
redenzione
dovea
venire
,
ma
dal
mondo
di
là
e
,
quando
ogni
redenzione
terrena
parea
morta
,
non
era
una
sorgente
di
forza
morale
quella
ricompensa
,
l
'
unica
ricompensa
,
promessa
a
chi
,
fin
quella
,
si
vedea
negata
?
se
erano
gli
ultimi
sulla
terra
,
ben
erano
i
primi
dinanzi
a
Dio
?
Dalla
tristezza
del
presente
l
'
uomo
si
è
sempre
rifuggiato
nell
'
ideale
e
di
là
à
attinto
nuova
lena
a
modificare
un
presente
ben
triste
e
,
in
apparenza
,
immodificabile
:
così
fecero
quegli
schiavi
!
E
gli
schiavi
dettero
al
cristianesimo
la
diffusione
orale
,
l
'
unica
da
'
tempi
permessa
,
e
la
suggestione
del
martirio
:
nel
martirio
si
disvela
la
passionalità
unilaterale
,
ma
grande
di
quegli
uomini
,
cui
il
senno
romano
avea
negato
la
personalità
umana
;
e
i
quali
ripeteranno
a
milioni
l
'
eroismo
di
Gesù
sulla
croce
e
testimonieranno
,
in
sieme
col
maestro
,
della
grandezza
della
natura
umana
,
ascosa
nell
'
umiltà
della
nascita
.
A
'
Romani
parea
la
loro
morte
vile
damnum
,
perché
non
comprendono
come
quei
poveri
schiavi
dovranno
smagliare
,
ad
uno
ad
uno
,
gli
anelli
,
della
grandezza
quirita
e
come
il
valore
degli
avi
cadrà
dinanzi
all
'
eroismo
umile
e
rassegnato
di
quei
martiri
.
Il
primitivo
cristianesimo
è
tutto
pieno
di
loro
,
che
si
stringeranno
in
un
partito
organizzato
e
forte
,
che
diffonderanno
gli
evangeli
,
che
inizieranno
il
martirologio
e
scaveranno
le
catacombe
,
faranno
sorgere
le
prime
arti
sacre
e
i
primi
tempï
,
inventeranno
un
gergo
cristiano
e
un
simbolismo
come
la
croce
,
il
pesce
,
l
'
alfa
e
l
'
omega
,
l
'
effigie
del
buon
pastore
ecc
.
,
creeranno
,
in
una
parola
,
un
vasto
mondo
affettivo
ed
ideale
.
Lo
stato
dette
al
cristianesimo
,
in
due
momenti
diversi
,
due
cooperazioni
differenti
,
la
prima
volta
,
perseguitandolo
,
accrebbe
il
fascino
delle
persecuzioni
che
sempre
,
in
ogni
tempo
,
finiscono
per
far
trionfare
quell
'
idea
che
tentano
di
sommergere
nel
nulla
;
in
un
secondo
tempo
,
dette
il
riconoscimento
legale
,
il
danno
più
grave
che
sia
stato
mai
recato
alla
dottrina
di
Gesù
.
Il
cristianesimo
era
stato
,
in
fatti
,
una
società
comunistica
:
non
già
che
negli
Evangeli
ciò
fosse
detto
espressamente
,
ma
dovunque
i
primi
cristiani
si
erano
venuti
formando
,
aveano
dato
alle
prime
comunioni
una
forma
strettamente
altruistica
.
L
'
egoismo
era
apparso
così
grave
che
ne
era
nata
la
leggenda
di
quel
tale
,
morto
a
'
piedi
di
Pietro
per
aver
tentato
di
celare
parte
dei
suoi
averi
,
in
vece
di
donarli
a
'
poveri
.
Fosse
stato
vero
o
falso
il
fatto
;
si
fosse
trattato
d
'
una
morte
casuale
improvvisa
,
ed
interpetrata
poi
come
castigo
divino
o
si
fosse
trattato
,
in
vece
,
d
'
una
vera
invenzione
;
è
certo
che
il
cristianesimo
assunse
,
nei
primordii
,
una
forma
comunistica
.
Ma
,
quando
lo
stato
concesse
il
proprio
riconoscimento
,
quando
molti
vi
si
convertirono
per
ragioni
politiche
,
il
comunismo
urtava
siffattamente
lo
spirito
egoistico
da
non
potersi
permettere
più
oltre
ch
'
esso
sussistesse
e
improntasse
la
dottrina
cristiana
ed
in
s
ua
vece
si
escogitò
il
debitum
legale
dell
'
elemosina
,
cioè
il
permesso
sì
di
tener
tutto
,
purché
si
desse
a
'
poveri
quod
superabat
.
Da
questo
momento
,
chiesa
e
stato
formarono
una
cosa
sola
:
la
chiesa
cominciò
a
vivere
di
cupidigie
terrene
e
fu
una
delle
forze
più
incombenti
sulla
libertà
e
sul
pensiero
.
La
religione
pagana
non
avea
esercitato
nulla
di
simile
mai
,
essa
non
era
stata
né
con
i
poveri
,
né
contro
di
essi
,
a
mantenere
la
schiavitù
era
bastata
la
forza
;
ma
fin
da
ora
la
religione
di
Gesù
nelle
sue
varie
forme
,
cattolicismo
e
protestantesimo
,
diventerà
uno
dei
più
forti
poteri
contro
ideali
o
ucciderà
,
in
germe
,
le
sue
future
evoluzioni
.
Essa
s
'
innalzerà
a
potenza
terrena
,
ma
cesserà
di
essere
la
rocca
salda
delle
aspirazioni
umane
:
porterà
,
è
vero
,
negli
ordini
sacerdotali
come
tante
vie
aperte
a
che
l
'
umile
si
innalzi
fino
al
vertice
della
posizione
religiosa
;
terrà
in
mano
lungo
tempo
le
coscienze
;
spargerà
col
dittamo
della
carità
consolazioni
sopraumane
;
ma
il
suo
carattere
liberatore
dalla
schiavitù
è
finito
per
sempre
,
la
schiavitù
di
cui
parleranno
sarà
quella
del
demonio
e
della
carne
,
che
preparerà
alle
rassegnazioni
ed
a
ll
'
ascetismo
.
Ma
,
a
misura
ch
'
essa
si
allontanava
dallo
spirito
plebeo
,
si
era
inteso
il
bisogno
di
nuovi
legami
che
ve
lo
legassero
indissolubilmente
,
di
quei
legami
ideali
che
talora
sono
così
forti
e
che
permettono
,
con
tenaci
e
novelli
adattamenti
,
una
lunga
durata
.
Uno
di
questi
si
era
venuto
lentamente
ed
inconsciamente
maturando
ed
era
lo
spirito
artistico
.
I
cristiani
si
erano
mostrati
d
'
un
vandalismo
e
d
'
un
negativismo
esagerato
di
tutta
l
'
arte
pagana
;
come
accade
nei
monopassionali
,
a
loro
quell
'
arte
splendida
era
parsa
come
un
solo
e
grande
peccato
,
come
la
tela
ordita
dalla
carne
,
per
perdere
l
'
anima
e
l
'
aveano
fortemente
ripudiata
.
Ma
portavano
in
sé
tutto
il
contenuto
passionale
che
dovea
donare
un
'
arte
novella
:
la
vita
di
Gesù
e
il
vasto
martirologio
,
l
'
assorbimento
ascetico
,
il
dolore
universale
che
si
rifletteva
in
loro
,
erano
un
contenuto
artistico
solenne
,
al
quale
non
mancava
altro
che
la
forma
e
questa
venne
.
E
già
,
nelle
catacombe
,
rivi
ve
ancor
quella
prima
rozza
arte
cristiana
:
nell
'
epigrafi
lapidarie
vi
è
come
una
lirica
solenne
e
grave
che
s
'
innalza
da
questo
basso
mondo
e
sale
fino
a
Dio
:
il
pensiero
diventa
d
'
una
dolcezza
ineffabile
;
i
morti
dormono
nel
Signore
e
in
lui
risorgeranno
;
il
loro
riposo
è
quiete
;
essi
sono
dolcissimi
,
amatissimi
,
rivivranno
negli
astri
.
Tutto
è
dolce
,
commovente
come
l
'
addio
d
'
una
madre
,
pieno
di
fascino
come
il
bacio
d
'
una
vergine
.
E
dove
nelle
catacombe
,
gli
anditi
si
allargano
,
per
formare
le
cappelle
si
veggono
i
primi
affreschi
,
le
prime
effigie
di
Gesù
,
i
primi
simboli
.
L
'
arte
cristiana
era
sorta
e
dovea
espandersi
come
l
'
ombra
d
'
un
albero
di
fioritura
meravigliosa
,
sorsero
,
fra
breve
,
i
tempi
,
i
canti
,
la
musica
sacra
,
la
scoltura
,
la
pittura
.
Il
genio
etnico
germanico
o
latino
o
slavo
portò
in
ognuna
di
queste
manifestazioni
un
'
impronta
propria
.
L
'
arte
più
bella
,
più
mondana
donò
tele
meravigliose
,
di
cui
di
cristiano
non
vi
è
che
il
tono
:
Raffaello
cercò
le
sue
madonne
in
Trastevere
,
Michelangelo
studiò
a
lungo
sull
'
uomo
il
suo
Moisè
,
Dante
cantò
,
nell
'
inferno
,
le
passioni
del
suo
tempo
e
della
sua
vita
di
profugo
,
Petrarca
innalzò
le
sue
liriche
religiose
con
quella
stessa
lingua
adusata
a
cantar
di
Laura
.
L
'
arte
antica
,
l
'
arte
di
Prassetele
e
di
Virgilio
,
ritornò
a
brillare
sullo
spirito
ario
e
fu
mondana
e
religiosa
in
sieme
,
anzi
più
mondana
che
religiosa
ed
ebbe
il
merito
di
educare
i
sensi
di
quegli
antichi
figli
di
Grecia
e
di
Roma
,
legandoli
a
sé
,
facendoli
dimentichi
del
presente
,
innalzandoli
con
l
'
arte
in
sino
a
Dio
in
un
'
estasi
beata
:
ancora
una
volta
il
cielo
fu
scordato
per
la
terra
.
E
quando
come
nel
secolo
nostro
la
letteratura
cristiana
pare
finita
,
sopravvive
come
critica
ed
esegesi
storica
nelle
pagine
brillanti
dell
'
ingegno
che
meglio
rispecchiò
il
pensiero
semita
e
cristiano
,
del
Rénan
.
Il
cristianesimo
portò
con
sé
una
larga
infuturazione
storica
,
grazie
alla
quale
esso
poté
in
momenti
diversi
vivere
d
'
una
vita
giovane
,
nuova
,
consone
a
'
tempi
.
Quando
uno
dei
suoi
aspetti
parve
vecchio
,
un
altro
se
ne
presentò
e
per
lungo
tempo
visse
,
donando
una
modernità
meravigliosa
di
dottrina
e
di
contenuto
.
Poté
così
imprigionare
a
sé
tanti
e
sì
diversi
popoli
,
essere
la
superstruttura
ideale
di
due
civiltà
:
medioevale
e
moderna
:
avere
una
universalità
non
solo
nel
pensiero
,
ma
nella
costituzione
ed
essere
,
per
tanto
tempo
,
il
fattore
principale
della
vita
del
mondo
.
Fu
è
vero
,
un
movimento
antiscientifico
:
lo
fu
dinanzi
alla
sapienza
pagana
che
condannò
e
distrusse
;
lo
fu
nei
suoi
fondatori
gli
schiavi
gente
di
nessuna
coltura
,
nella
gran
parte
;
lo
fu
ancora
perché
,
se
portò
nella
vita
il
concetto
d
'
una
missione
terrena
,
dell
'
eguaglianza
dinanzi
a
Dio
,
della
carità
che
terge
le
lagrime
e
non
ebbe
del
mondo
altro
che
un
falso
riflesso
,
pure
,
per
lungo
tempo
,
la
scienza
si
svolse
nel
suo
grembo
.
Il
pensiero
speculativo
dei
filosofi
naturali
fu
preceduto
dalle
investigazioni
teologiche
,
che
ne
furono
come
una
ginnastica
*
;
le
prime
meditazioni
positive
sorsero
nei
chiostri
,
Galileo
discoprì
in
un
tempio
la
legge
del
pendolo
.
E
quando
l
'
innovazione
scientifica
per
il
misoneismo
proprio
d
'
ogni
religione
venne
condannata
,
non
tardò
molto
a
ricevere
dalla
chiesa
un
tacito
consentimento
.
Il
cristianesimo
inteso
quale
religione
presentì
che
la
scienza
dovea
essere
il
soffio
che
l
'
avrebbe
dissipata
e
l
'
avversò
,
ma
quando
comprese
che
l
'
avversario
potea
nuocere
,
ch
'
era
ancora
in
tempo
di
guidare
,
infrenando
,
questa
misteriosa
forza
del
pensiero
,
l
'
accolse
fra
le
sue
braccia
come
figlio
prodigo
,
con
una
serie
di
adattamenti
meravigliosi
.
Il
cristianesimo
che
creò
un
'
arte
nuova
,
un
mondo
nuovo
,
non
poté
darci
una
scienza
novella
,
il
suo
fu
negativismo
scientifico
e
,
in
ciò
,
sta
la
sua
debolezza
.
CAPITOLO
IV
.
IL
SEGRETO
DEL
CRISTIANESIMO
Il
cristianesimo
ebbe
un
'
infuturazione
di
parecchi
secoli
,
godette
nel
suo
insieme
una
lunga
giovinezza
:
la
profezia
che
il
regno
di
Gesù
non
avrebbe
avuto
mai
fine
,
si
è
,
in
parte
,
avverata
e
non
,
come
potrebbe
apparire
,
per
aiuto
divino
,
ma
per
opera
meramente
umana
,
in
grazia
del
genio
ario
che
lo
pervase
in
tutti
i
punti
,
donandogli
,
come
a
'
vecchi
della
leggenda
,
un
'
eterna
giovinezza
.
Lo
spirito
ario
è
d
'
una
versatilità
meravigliosa
:
nel
lungo
ed
aspro
cammino
sociale
,
l
'
ario
dovette
piegare
il
suo
animo
a
mille
vicende
climatico
sociali
diverse
;
dovette
adattarsi
al
clima
rigido
della
Finlandia
,
la
divisa
del
mondo
ultima
Tule
,
come
la
chiamarono
i
poeti
,
e
al
clima
temperato
dell
'
Italia
o
al
tropicale
della
Sicilia
;
divenne
navigatore
ardito
o
montanaro
intrepido
;
contese
il
pane
alla
ingratitudine
delle
roccie
o
,
come
nell
'
Olanda
,
contese
,
lungamente
,
al
mare
il
suolo
sul
quale
abita
e
poi
fu
in
contatto
di
popoli
diversi
:
di
fenicï
,
d
'
arabi
,
di
egiziani
,
di
negri
ed
ereditò
dai
popoli
estinti
dell
'
oriente
o
fermati
a
mezzo
del
cammino
sociale
,
la
primeva
civiltà
.
Da
questa
varietà
di
fatti
storici
e
di
vicende
etniche
,
gli
arii
acquistarono
una
pieghevolezza
ed
una
versatilità
di
spirito
sorprendente
che
li
fece
capaci
d
'
un
largo
avvenire
e
di
salire
nel
culmine
più
alto
della
umana
famiglia
.
Il
cristianesimo
venne
a
tal
punto
che
lo
spirito
ario
si
era
completamente
formato
ed
ebbe
,
nella
varietà
degli
speciali
rami
che
dall
'
altipiano
dell
'
Himalaya
vennero
in
Europa
,
tutti
i
segreti
e
riposti
caratteri
,
che
le
dettero
non
solo
una
larga
estensione
,
ma
una
lunga
infuturazione
.
Fu
come
un
molle
strato
di
cera
sulla
quale
ogni
popolo
lasciò
la
sua
impronta
,
facendone
la
più
variata
creazione
che
sia
mai
uscita
dallo
spirito
umano
.
Il
genio
greco
donò
al
cristianesimo
la
sottigliezza
filosofica
,
una
dote
di
pensiero
dacadente
,
la
quale
non
fu
capace
d
'
alcuna
infuturazione
storica
;
per
converso
,
il
genio
latino
gli
dette
quella
ch
'
era
stata
sempre
sua
dote
,
una
forte
unità
di
dottrina
e
di
struttura
.
In
fatti
,
il
latino
non
ebbe
che
una
sola
impronta
di
pensiero
,
propria
ed
originale
;
e
fu
la
concezione
del
giure
espressa
in
una
forma
laconicamente
rigida
e
chiara
,
come
il
carattere
romano
,
semplice
,
ma
ferreo
.
Nessun
popolo
si
era
innalzato
ad
un
pensiero
,
così
netto
e
deciso
,
espresso
in
forma
apidea
;
né
avea
mai
saputo
così
organizzarsi
fortemente
;
ora
,
quando
la
grandezza
politica
romana
decadde
,
portò
nel
cristianesimo
il
suo
genio
,
innalzandolo
ad
una
precisione
dommatica
e
ad
una
costituzione
non
mai
raggiunta
altrove
.
Il
cattolicismo
che
fu
appunto
la
forma
che
il
cristianesimo
assunse
nel
pensiero
latino
fu
una
formazione
storica
di
tutto
il
medio
evo
,
cementata
così
fortemente
che
,
ancora
dopo
tanti
secoli
,
resiste
agli
assalti
del
libero
pensiero
come
le
antiche
mura
di
Roma
che
resistono
agli
strazi
del
tempo
o
la
maestà
del
Coliseo
che
sfida
ancora
i
secoli
.
Nell
'
ambito
dello
stesso
ramo
neolatino
,
ognuno
dei
diversi
popoli
,
e
francese
e
spagnuolo
,
dette
una
impronta
propria
:
lo
spagnuolo
dette
il
fanatismo
feroce
,
la
religione
fatta
strumento
di
lotta
di
razza
,
di
odio
nazionale
e
che
grava
sul
pensiero
come
una
cappa
di
piombo
.
Nell
'
Escuriale
,
in
quella
massa
fredda
e
tetra
,
è
racchiusa
l
'
immagine
sensibile
di
quel
cattolicismo
cupo
e
feroce
,
in
cui
Dio
s
'
adora
per
opera
dell
'
Inquisizione
e
il
pensiero
si
purifica
negli
auto
da
fè
.
Tutto
è
bieco
e
triste
in
questa
concezione
ed
in
questa
creazione
dello
spirito
spagnuolo
;
la
vita
vi
si
assomiglia
ad
un
funerale
che
vi
si
canti
,
ancora
in
vita
,
come
la
pazza
fantasia
di
Carlo
V
seppe
per
sé
stesso
ideare
;
voi
sentite
che
quella
superstruttura
ideale
non
potea
uscire
che
da
menti
malate
,
da
un
Filippo
II
,
parricida
,
da
un
Domenico
di
Gusman
,
criminale
,
da
un
popolo
esaurito
in
una
lunga
lotta
etnica
con
una
civiltà
splendida
,
ma
colante
sangue
,
con
un
popolo
fanatico
,
fatalista
e
sensuale
come
i
servi
di
Allah
,
da
un
popolo
educato
lungamente
alla
guerra
.
Da
questo
strano
e
cozzante
contatto
etnico
,
uscirono
la
Inquisizione
e
l
'
ordine
dei
Domenicani
,
che
fecero
rivivere
e
superarono
la
legge
iavetica
,
pur
così
triste
feroce
.
Lo
spirito
francese
dette
al
cristianesimo
il
giocondo
scetticismo
,
il
volterrianismo
cattolico
,
che
vede
tutto
,
che
sa
esprimere
tutto
in
forma
brillante
,
ma
senza
passione
;
la
percezione
chiara
,
ma
apatica
;
luminosa
,
ma
non
ardente
.
Nessuno
più
del
popolo
francese
vi
seppe
portare
la
credenza
ma
non
la
fede
piena
e
profonda
;
quella
credenza
piacevole
che
non
à
né
l
'
intimità
affannosa
tedesca
,
né
l
'
incrollabilità
latina
ed
è
come
uno
di
quegli
splendidi
palazzi
che
s
'
improvvisano
in
certe
occasioni
,
che
paiono
di
marmo
e
sono
di
tavole
;
che
paiono
monumenti
e
son
sorti
in
pochi
giorni
;
che
dànno
l
'
illusione
d
'
un
edificio
,
senza
esser
tali
.
Voltaire
che
ride
della
religione
e
che
trema
all
'
oscuro
è
il
tipo
del
carattere
francese
,
fatto
d
'
una
chiarezza
meravigliosa
di
vista
e
d
'
una
superficialità
di
sentimento
.
Il
tronco
germanico
dette
al
cristianesimo
una
intimità
di
pensiero
e
di
fede
,
pari
a
quella
dei
primitivi
tempi
.
L
'
animo
germanico
è
così
fatto
:
quel
clima
freddo
,
quelle
terre
desolate
,
battute
da
'
venti
contendono
all
'
animo
di
espandersi
,
come
accade
sotto
questo
bel
cielo
latino
e
tolgono
quell
'
agilità
meravigliosa
di
mente
così
propria
a
noi
razza
neolatina
.
L
'
unilateralità
è
il
suo
carattere
intellettivo
,
come
la
passionalità
profonda
e
chiusa
n
'
è
il
carattere
morale
.
Da
queste
due
doti
ne
viene
una
forza
di
mente
e
di
pensiero
,
poderosa
ma
non
espansiva
,
unilaterale
che
à
bisogno
di
raggrupparsi
per
ottenere
quella
larghezza
di
orizzonte
dell
'
individualità
psichica
latina
:
epperò
un
bisogno
di
supplire
con
la
tenacia
alla
mancanza
d
'
un
intuito
pronto
e
vivace
.
Là
tutto
è
pesante
,
tutto
organizzato
e
complesso
,
tutto
unilaterale
,
ma
per
compenso
è
d
'
una
penetrazi
one
più
profonda
,
d
'
una
intimità
più
piena
.
Uno
spirito
così
fatto
da
nessuna
cosa
è
più
turbato
che
dall
'
apparenza
che
cuopre
la
sostanza
e
l
'
annulla
e
dai
confini
che
impediscono
al
suo
pensiero
di
liberamente
espandersi
:
esso
à
il
bisogno
degli
orizzonti
ideali
nei
quali
trovi
compenso
alla
ristrettezza
materiale
degli
orizzonti
geografici
.
Nulla
è
,
in
fatti
,
tanto
avverso
alle
intimità
dello
spirito
,
quanto
lo
spettacolo
d
'
una
natura
libera
,
gaia
,
illuminata
da
un
eterno
sorriso
che
lascia
l
'
animo
divagare
per
l
'
etra
:
il
pensiero
greco
fu
tutto
esteriore
sia
perché
era
la
primavera
della
vita
,
sia
perché
tutta
la
natura
lo
rendeva
tale
.
Il
pensiero
teutonico
è
,
completamente
,
diverso
dal
pensiero
latino
e
quando
fisò
l
'
occhio
nel
cristianesimo
,
vi
cercò
lo
spirito
informatore
:
sentì
il
grave
ed
il
pesante
del
culto
,
della
parvenza
che
uccideva
lo
spirito
;
trovò
che
nelle
fonti
la
religione
di
Gesù
era
fatta
di
spirito
e
verità
;
che
era
sommamente
libera
da
ogni
autorità
;
che
il
cattolicisimo
era
una
stratificazione
maturata
nei
secoli
dal
genio
latino
.
Lo
stesso
testamento
antico
,
malgrado
l
'
aria
chiusa
e
grave
che
lo
domina
,
contiene
delle
sentenze
e
delle
massime
che
paiono
rispondere
a
quella
concezione
del
cristianesimo
primitivo
,
al
quale
si
volea
far
ritorno
:
e
non
era
egli
stato
detto
nella
legge
che
non
bisognava
farsi
immagine
di
cosa
alcuna
ch
'
è
sulla
terra
?
In
Italia
,
questa
terra
del
genio
isolato
,
tale
lavoro
intellettuale
di
riforma
era
stato
fatto
da
gente
che
la
chiesa
avea
condannato
per
eretici
,
ma
la
loro
voce
non
si
era
di
spersa
,
or
dunque
non
la
si
potea
risvegliare
con
la
certezza
che
non
sarebbe
caduta
nel
deserto
?
E
così
fu
che
nacque
la
Riforma
,
opera
esclusivamente
teutonica
e
che
segna
la
più
larga
infuturazione
storico
cristiana
,
dopo
o
accanto
al
cattolicisimo
.
Ma
,
se
il
pensiero
tedesco
dette
al
cristianesimo
l
'
intimità
ideale
e
la
libertà
di
discussione
,
il
genio
inglese
,
mezzo
celto
e
mezzo
teutonico
,
dona
un
più
largo
spirito
di
comprensione
,
una
più
larga
interpetrazione
delle
fonti
,
un
culto
più
evanescente
;
la
religione
di
Gesù
diventa
quella
di
ciascuno
spirito
che
cerchi
,
che
interroghi
le
sacre
carte
,
senz
'
altra
guida
che
l
'
animo
proprio
.
È
il
grado
estremo
del
libero
esame
fuor
del
quale
sta
la
religione
non
rivelata
che
gli
spiriti
colti
portano
in
sé
e
che
si
svolge
su
due
idee
cardinali
:
dio
in
tutto
,
il
panteismo
degli
spiriti
magni
da
Bruno
ad
Haeckel
,
e
l
'
umanità
.
Tal
'
è
la
concezione
anglo
sassone
del
cristianesimo
:
un
amore
che
da
Dio
discende
sino
agli
uomini
in
una
passionalità
indefessa
per
il
bene
,
in
un
bisogno
di
tergere
le
lagrime
e
di
lenire
il
dolore
,
sagrificando
sempre
sé
stesso
a
questo
alto
ideale
umano
:
ecco
la
grandiosità
di
questa
forte
razza
,
di
questi
veri
e
grandi
santi
dell
'
umanità
.
Non
è
la
passionalità
inerte
dei
nostri
santi
latini
,
non
la
carità
del
poverello
d
'
Assisi
,
ma
è
la
passionalità
attiva
e
feconda
,
furiosa
,
incalzante
come
quel
mare
che
flagella
gli
scogli
sui
quali
vivono
*
.
Il
pensiero
slavo
,
per
ultimo
,
portò
nel
contenuto
cristiano
un
sentimento
vivo
di
rassegnazione
,
di
resistenza
passiva
al
dolore
,
un
desio
della
quiete
solenne
della
morte
,
della
buona
morte
e
euthanasia
che
vale
a
sopportare
l
'
oppressione
teocratica
dello
czar
.
Là
tutto
è
diverso
dal
mondo
cattolico
latino
:
in
alto
lo
stato
chiesa
che
incombe
e
dà
l
'
aria
d
'
un
mondo
chiuso
ed
inerte
,
in
basso
un
popolo
adusato
al
dolore
e
al
quale
contrappone
una
rassegnazione
,
viva
e
feconda
,
attiva
,
senza
posa
,
che
valga
a
vincere
i
danni
opprimenti
della
teocrazia
:
i
numerosi
artel
sono
come
un
mondo
istintivo
vario
,
complesso
,
d
'
una
energia
popolare
feconda
,
che
quei
popoli
portano
seco
dalla
sopravvivente
forma
comunistica
e
ch
'
è
fatta
,
è
vero
,
d
'
alcune
doti
inferiori
,
le
quali
,
in
sieme
con
le
doti
superiori
del
carattere
,
fanno
percorrere
a
quei
popoli
che
entrano
,
allora
allora
,
nella
civiltà
lungo
cammino
,
giacché
niente
giova
di
più
quanto
questa
mescolanza
di
civiltà
e
di
barbarie
.
Un
popolo
tutto
civile
,
tutto
perfetto
,
d
'
una
sola
intonazione
psichica
è
sempre
dammeno
d
'
un
altro
fatto
di
doti
inferiori
e
superiori
in
sieme
*
.
Ma
,
la
versatilità
del
cristianesimo
non
si
è
,
per
anco
,
esaurita
e
,
dinanzi
a
gravi
problemi
odierni
,
esso
si
è
mostrato
capace
d
'
un
grande
adattamento
.
Di
fatti
,
il
nostro
secolo
à
portato
e
porta
nel
suo
seno
due
concezioni
,
ugualmente
importanti
:
da
una
parte
una
novella
concezione
positiva
del
mondo
,
dall
'
altra
la
questione
sociale
.
Il
nuovo
concetto
del
mondo
si
è
venuto
maturando
negli
ultimi
tempi
e
si
riattacca
alle
antiche
scuole
ioniche
ed
aleatiche
,
che
erano
assurte
fino
alla
concezione
meccanica
e
casuale
del
mondo
.
Con
essa
la
prima
parte
della
ricerca
filosofica
la
geogenia
e
l
'
astrogenia
era
compiuta
,
intorno
alla
seconda
l
'
antropogenia
,
la
posizione
del
problema
umano
,
molte
ardite
divinazioni
erano
state
fatte
da
quei
primi
filosofi
greci
.
Con
Socrate
s
'
inizia
la
ricerca
antropogenetica
;
però
,
morto
lui
,
il
motto
della
sua
scuola
:
"
il
conosci
te
stesso
"
assume
,
vece
del
primo
significato
scientifico
,
uno
quasi
religioso
.
Platone
introduce
nel
pensiero
speculativo
greco
l
'
idealismo
che
già
,
come
piccolo
germe
,
si
contenea
nel
dinamismo
antico
:
a
che
accennava
,
adunque
,
quella
forza
fuori
degli
atomi
,
ma
che
pure
li
muoveva
?
non
era
forse
la
materia
scompagnata
dalla
forza
?
Il
doppio
indirizzo
positivo
ed
idealistico
si
prolunga
ancora
e
ricompare
nel
chiudersi
del
mondo
romano
:
da
una
parte
Epicuro
,
Lucrezio
,
che
ritornano
al
positivismo
primevo
del
pensiero
greco
;
dall
'
altra
,
gli
stoici
che
parlano
del
mondo
fatto
d
'
una
sostanza
materiale
e
del
fuoco
,
di
cui
le
psiche
individuali
non
sono
che
delle
particelle
e
che
un
giorno
divamperà
nel
mondo
:
igni
natura
renovatur
integra
!
Il
medio
evo
segna
la
prevalenza
di
tutta
la
teogenia
e
geogenia
semitica
sul
pensiero
positivo
antico
:
l
'
esameron
mosaico
chiude
ogni
speculazione
filosofica
sul
come
e
sul
donde
:
ogni
investigazione
in
essa
comincia
e
finisce
.
Ci
è
bisogno
che
il
Rinascimento
venga
perché
si
presentino
alla
mente
i
diversi
indirizzi
filosofici
con
quali
si
era
chiuso
l
'
età
antica
e
cioè
,
da
una
parte
,
il
pensiero
monistico
e
dall
'
altra
il
pensiero
dualistico
cristiano
.
Ma
,
con
il
Rinascimento
,
comincia
il
vasto
e
vertiginoso
processo
scientifico
:
navigatori
arditi
sorpassano
le
colonne
d
'
Ercole
;
Galileo
guarda
nel
cielo
e
trova
che
la
terra
si
muove
;
nelle
università
italiane
,
si
osa
dissezionare
il
corpo
umano
;
intelletti
sommi
,
come
Leonardo
da
Vinci
,
coltivano
le
scienze
esatte
e
sono
,
ad
un
tempo
,
scienziati
ed
artisti
;
crescono
i
commerci
e
l
'
industre
e
una
folla
di
filosofi
naturalisti
osa
innalzarsi
ad
una
novella
concezione
dell
'
universo
.
Satana
che
rappresenta
il
pensiero
scientifico
trionfa
:
non
invano
per
tutto
il
medio
evo
,
à
tormentato
il
pensiero
dei
frati
,
costringendoli
a
dire
che
essi
credono
appunto
perché
assurdo
:
credo
quia
absurdum
.
La
chiesa
innalzerà
contro
i
pensatori
il
rogo
,
ma
le
ceneri
,
disperse
al
vento
,
saranno
un
fomite
di
libero
pensiero
,
fino
a
che
il
Comte
,
a
'
giorni
nostri
,
tenterà
la
ricostruzione
statica
di
tutto
i
l
sapere
,
completandolo
.
Ma
la
scienza
non
è
sola
concezione
statica
del
mondo
,
è
ancora
dinamica
.
Laplace
e
Herscell
discoprono
la
nebulosa
primitiva
e
studiano
come
da
essa
procedano
gli
astri
e
la
terra
;
Kant
,
Goethe
,
Geoffroy
de
Saint
Hilaire
,
di
contro
a
Cuvier
,
affermano
che
le
specie
evolvono
,
le
une
dalle
altre
;
Carlo
Lyell
discopre
,
di
contro
alla
dottrina
dei
cataclismi
,
la
teoria
delle
variazioni
lente
ma
continue
del
suolo
;
Lamark
,
nella
sua
filosofia
zoologica
,
studia
l
'
adattamento
e
l
'
influenza
,
del
mezzo
sulla
specie
e
ne
trae
la
conclusione
che
gli
organismi
animali
si
succedono
in
fino
all
'
uomo
;
Wallace
e
Darwin
studiano
l
'
altro
fattore
dell
'
evoluzione
:
la
lotta
per
l
'
esistenza
con
il
trionfo
del
più
adatto
;
il
padre
Secchi
compone
in
unità
le
forze
fisiche
;
Spencer
in
ultimo
applica
alla
società
il
concetto
evoluzionistico
ed
analogico
,
mentre
Marx
ed
Engels
discoprono
nella
storia
il
determinismo
.
Il
pensiero
dinamico
è
compiuto
ed
è
tutto
una
negazione
della
concezione
mosaica
:
il
nostro
sistema
solare
non
era
che
una
nebulosa
da
cui
si
sono
distaccati
,
ad
uno
ad
uno
,
i
pianeti
e
della
quale
il
sole
è
il
centro
più
coeso
.
La
terra
è
uno
di
questi
pianeti
che
attraversò
una
doppia
fase
:
una
astrale
,
incandescente
,
luminosa
ed
una
altra
planetaria
,
di
raffreddamento
,
per
il
quale
il
vapore
acqueo
si
precipitò
in
forma
liquida
nelle
vaste
screpolature
della
corteccia
terrestre
.
E
in
fondo
a
'
mari
l
'
ossigeno
,
l
'
idrogeno
,
il
carbonio
,
l
'
azoto
e
il
solfo
,
combinandosi
,
sotto
alte
temperature
,
formarono
il
plasson
,
dal
quale
si
iniziarono
due
nuove
formazioni
,
come
due
linee
convergenti
in
basso
e
divergenti
in
alto
:
il
regno
vegetale
ed
il
regno
animale
,
fatto
ciascuno
di
forme
successive
,
legate
fra
loro
come
una
immensa
catena
di
cui
ciascuno
anello
somiglia
al
precedente
e
al
susseguente
.
Sul
vertice
di
questa
scala
ge
ologica
sta
l
'
uomo
;
e
quando
l
'
evoluzione
giunta
sino
a
questo
,
cessa
di
essere
morfologica
,
diventa
psichica
e
poi
sociale
e
storica
.
Di
fronte
alla
concezione
monistica
,
il
mosaismo
cadeva
vinto
:
vinto
nei
giorni
biblici
,
ne
'
pochi
secoli
attribuiti
alla
vita
del
mondo
,
nel
diluvio
universale
,
nell
'
uomo
creato
ad
immagine
e
somiglianza
di
Dio
,
nel
peccato
originale
di
Adamo
ecc
.
,
e
bisognava
,
o
capitolare
,
rinunciando
a
tutto
il
vecchio
testamento
,
o
adattarsi
e
questo
fece
la
dottrina
cristiana
con
un
tatto
ed
un
accorgimento
abbastanza
raro
.
Il
cattolicesimo
continuò
a
mantenere
viva
la
tradizione
biblica
,
mentre
permise
che
eletti
ingegni
tentassero
una
conciliazione
della
fede
con
la
scienza
e
lo
tentarono
poche
ma
colte
persone
in
Europa
,
mentre
in
America
,
dove
il
cattolicisimo
vive
d
'
una
forte
giovinezza
,
il
movimento
della
fede
verso
la
scienza
è
più
esteso
ancora
di
quanto
possa
parere
.
La
chiesa
riformata
,
che
à
in
sé
molto
più
d
'
elementi
vitali
che
non
la
confessione
cattolica
,
à
resistito
di
più
a
questa
concessione
della
fede
in
prò
della
scienza
,
sicché
il
movimento
evoluzionistico
teologico
è
meno
esteso
,
ma
non
per
questo
esso
conta
seguaci
di
men
dubbio
valore
,
specialmente
nei
grandi
scienziati
inglesi
che
inclinano
fortemente
al
teismo
.
L
'
altro
movimento
importante
verso
il
quale
il
cristianesimo
à
dovuto
pigliare
una
posizione
di
secondamento
e
di
adattamento
,
è
stato
la
questione
sociale
,
che
travaglia
tanto
il
nostro
secolo
e
la
nostra
civiltà
.
Il
fatto
non
è
nuovo
:
Leone
XIII
da
più
tempo
intende
l
'
animo
alla
quistione
sociale
,
e
,
a
più
riprese
,
ha
scritto
,
su
questa
,
encicliche
,
di
cui
alcuna
diffusissima
.
A
questo
movimento
Leone
è
trascinato
,
più
che
da
altro
,
dall
'
esempio
del
clero
oltramontano
,
che
,
da
un
pezzo
s
'
occupa
della
quistione
sociale
con
ardore
,
giacché
in
Italia
pochi
ancora
son
quelli
fra
'
prelati
,
che
della
quistione
non
hanno
non
che
competenza
,
ma
quella
tal
quale
conoscenza
di
cose
sociali
ed
economiche
,
oramai
indispensabili
ad
ognuno
.
Per
tal
fatto
accade
in
Italia
sentire
il
clero
dal
pergamo
scomunicare
intenti
e
dottrine
,
che
altrove
,
in
Francia
,
in
Germania
,
in
Inghilterra
,
sono
con
ardore
propugnate
da
ecclesiastici
di
fama
universale
,
quali
:
il
Ketteler
,
monsignor
Manning
,
monsignor
Gibbons
e
,
quel
che
più
,
soffragati
da
lunghe
e
numerose
citazioni
bibliche
,
da
squarci
dei
santi
padri
e
che
han
dato
luogo
ad
un
largo
movimento
sociale
cristiano
.
«
I
socialisti
cristiani
,
dice
un
acuto
e
simpatico
scrittore
di
cose
economiche
vogliono
riformare
la
società
in
nome
di
Dio
,
ma
non
per
questo
,
vogliono
che
la
riforma
sia
meno
radicale
e
meno
profonda
,
non
per
questo
esercitano
sui
loro
membri
una
attrazione
meno
intensa
»
.
In
questo
movimento
sociale
cristiano
illuminato
e
cosciente
,
la
chiesa
cattolica
ha
mostrato
una
superiorità
manifesta
sulle
comunioni
protestanti
,
ché
molto
più
larga
e
feconda
è
stata
l
'
iniziativa
della
prima
,
dovuta
in
gran
parte
allo
spirito
gerarchico
che
l
'
informa
e
all
'
unità
che
la
domina
.
Nei
due
movimenti
,
scientifico
l
'
uno
e
sociale
l
'
altro
,
cioè
nello
evoluzionismo
e
nel
socialismo
cristiano
,
la
chiesa
cattolica
ha
mostrato
,
grazie
alla
coltura
del
clero
dei
paesi
nordici
,
una
vitalità
insolita
e
ha
superato
di
gran
lunga
il
clero
protestante
.
Il
movimento
sociale
cristiano
è
stato
originato
dal
movimento
sociale
democratico
,
ond
'
esso
è
sorto
prima
là
dove
la
democrazia
sociale
ha
preso
piede
e
costituisce
uno
dei
fattori
politici
più
poderosi
della
vita
di
quelle
nazioni
.
Monsignor
Ketteler
,
anzi
,
che
forse
è
stato
uno
dei
primi
socialisti
cattolici
,
molto
ha
appreso
da
Lassalle
,
dal
messia
del
socialismo
,
come
lo
chiamano
i
lavoratori
di
Germania
;
quegli
che
,
in
pochi
anni
di
apostolato
,
ha
lasciato
così
larga
traccia
di
dottrina
e
di
fede
nel
popolo
.
La
critica
all
'
attuale
momento
economico
,
la
democrazia
sociale
cristiana
l
'
ha
presa
tutta
o
da
Lassalle
o
da
Marx
o
da
Engels
,
portandovi
un
ardore
incredibile
.
Leggendo
le
loro
prediche
o
i
loro
discorsi
,
vi
si
trova
un
'
audacia
insolita
di
pensiero
e
di
linguaggio
,
quanto
e
forse
più
che
nei
più
ardenti
scrittori
di
torti
economici
.
Né
l
'
opera
della
democrazia
sociale
si
è
arrestata
;
anzi
è
stata
seguita
da
un
lavoro
lungo
di
preparazione
intellettuale
con
sapore
schiettamente
religioso
.
La
Bibbia
è
stata
lungamente
compulsata
e
ricercata
per
sapere
quanto
di
aiuto
e
di
consiglio
avesse
potuto
dare
alla
questione
sociale
,
divisa
in
diverse
parti
e
studiata
competentemente
,
si
è
ricercato
quali
istituti
di
pacificazione
sociale
essa
contenga
,
quali
massime
di
comunismo
specie
nel
nuovo
testamento
essa
raccolga
e
la
invettiva
dei
primi
padri
della
chiesa
ha
flagellato
di
bel
nuovo
i
monopolizzatori
della
ricchezza
.
La
chiesa
,
come
si
sa
,
nel
suo
sorgere
,
usciva
dall
'
ebionismo
ebraico
,
il
messianismo
era
la
speranza
dei
poveri
,
il
profetismo
n
'
era
la
naturale
difesa
,
per
tali
fatti
il
cristianesimo
rimase
a
lungo
fino
al
riconoscimento
da
parte
dello
stato
la
dottrina
degli
umili
e
dei
poveri
,
con
carattere
apertamente
comunistico
,
ond
'
è
che
la
democrazia
sociale
cristiana
,
richiamandosi
al
comunismo
,
ritorna
alla
sua
naturale
sorgente
.
Sorta
adunque
la
democrazia
sociale
e
sospinta
dal
movimento
democratico
,
ha
aggiunto
al
movimento
un
aspetto
nuovo
e
prettamente
peculiare
:
mentre
il
socialismo
democratico
prescinde
da
ogni
condizione
subbiettiva
e
sostiene
le
proprie
idee
come
qualcosa
di
fatale
che
si
matura
da
sé
;
il
socialismo
cristiano
lo
sostiene
in
nome
di
Dio
,
riaccendendo
tutte
le
speranze
che
dalla
Bibbia
traggono
fondamento
.
Il
miglioramento
economico
che
dovrà
fare
scomparire
le
disuguaglianze
è
,
per
la
democrazia
sociale
cristiana
,
il
regno
di
Dio
che
viene
sulla
terra
,
allora
vi
sarà
un
solo
pastore
e
un
solo
gregge
e
il
lupo
pascolerà
con
l
'
agnello
:
è
un
nuovo
millennio
che
si
avvicina
fortificato
dalla
fede
e
dalla
scienza
.
Comune
così
il
fondo
scientifico
e
religioso
sul
quale
si
innalza
la
democrazia
sociale
,
diverso
n
'
è
il
fine
cui
tende
.
Alcuni
,
fra
cui
il
Manning
,
vescovo
di
Londra
,
arrivano
fino
al
collettivismo
;
altri
si
fermano
ad
una
legislazione
protettiva
dell
'
operaio
da
parte
dello
stato
;
altri
,
in
fine
,
ad
un
'
azione
puramente
morale
:
che
i
ricchi
dieno
a
'
poveri
,
che
con
i
fondi
delle
elemosine
si
facciano
casse
pensioni
ecc
.
,
che
tutti
,
si
ricordino
d
'
essere
figliuoli
di
Dio
ecc
.
V
'
è
così
nella
democrazia
cristiana
un
campo
conservatore
che
parte
da
questi
ultimi
e
arriva
man
mano
,
per
gradazioni
,
fino
ad
un
campo
prettamente
innovatore
.
Però
,
conservatori
o
non
,
essi
sono
accomunati
da
un
'
opera
attiva
ed
intelligente
sulle
masse
:
circoli
istruttivi
,
di
riposo
,
assicurazioni
,
casse
pensioni
ecc
.
;
nulla
è
trascurato
che
valga
a
riunire
gli
operai
,
renderli
coscienti
,
organizzarli
.
Sotto
questo
punto
,
la
democrazia
cristiana
è
d
'
una
attività
meravigliosa
,
in
tanto
più
,
in
quanto
fanno
fidanza
sul
sentimento
religioso
secolare
delle
masse
.
Un
altro
punto
caratteristico
della
democrazia
sociale
cristiana
è
questo
che
cioè
essa
non
solo
sorge
là
dove
il
movimento
sociale
è
inoltrato
,
ma
là
dove
non
è
riconosciuta
la
confessione
cattolica
come
religione
ufficiale
,
ond
'
essa
vive
e
si
agita
poco
nelle
nazioni
latine
e
giganteggia
ed
è
rigogliosa
nei
paesi
nordici
.
All
'
occhio
dello
studioso
positivista
questo
apparirà
un
fenomeno
di
conservazione
,
là
dove
la
chiesa
si
aduggia
all
'
ombra
dello
stato
,
dove
le
masse
non
son
compenetrate
da
etorodossia
,
inutile
diventa
ogni
movimento
diretto
alla
loro
conquista
.
È
il
bisogno
di
mantenere
un
ascendente
,
che
,
per
complesse
ragioni
,
tenta
di
sfuggire
,
che
sospinge
i
cattolici
da
oltre
alpe
ad
un
'
azione
d
'
organizzazione
e
di
propaganda
.
Finita
l
'
epoca
mistica
dei
popoli
,
un
solo
modo
rimane
di
tenerli
nell
'
orbita
della
chiesa
ed
è
quello
d
'
interessarsi
alla
loro
vita
economica
.
Ed
i
risultati
fino
ad
un
certo
punto
secondano
gli
sforzi
,
se
non
che
,
come
è
stato
ampiamente
notato
,
le
masse
disciplinate
dalla
democrazia
cristiana
,
passano
alla
democrazia
sociale
,
onde
l
'
opera
della
chiesa
si
risolve
talora
ad
effetti
diametralmente
opposti
a
quelli
cui
mirava
.
Fatto
del
resto
non
nuovo
,
giacché
,
come
riconobbe
lo
stesso
Bismark
,
la
legislazione
sociale
tedesca
il
così
detto
socialismo
di
stato
servì
come
un
pungolo
ed
una
spinta
ad
accrescere
le
fila
dei
democratici
.
La
democrazia
sociale
cristiana
appare
così
come
un
largo
e
maestoso
movimento
che
prende
capo
dalle
dottrine
marxiste
e
ad
esso
ritorna
;
ha
uomini
autorevoli
quali
Gibbons
,
Mannig
,
Ketteler
,
De
Curtins
,
De
Moun
,
Mejer
ed
altri
;
à
giornali
,
congressi
,
organizzazioni
e
si
estende
meravigliosamente
la
mercé
del
senno
e
dell
'
operosità
dei
capi
.
Lo
studioso
potrà
ricercare
quali
motivi
l
'
abbiano
fatta
sorgere
e
le
abbiano
dato
una
vitalità
rigogliosa
,
potrà
vedervi
,
ed
è
giusto
riconoscerlo
,
che
in
fondo
,
come
ogni
problema
sociale
,
risiede
su
di
un
interesse
economico
,
quello
cioè
di
conservare
l
'
ascendente
materiale
e
morale
della
chiesa
in
quei
punti
dov
'
è
scosso
;
ma
non
potrà
disconoscere
che
questi
uomini
che
ricercano
con
tant
'
amore
il
bene
degli
umili
,
che
ripongono
a
base
del
rinnovamento
economico
il
rinnovamento
religioso
e
morale
,
per
quanto
questo
siasi
mostrato
sempre
insufficiente
,
sien
o
persone
degne
d
'
ogni
stima
.
All
'
opera
loro
,
illimitata
e
saggia
,
si
deve
,
se
Leone
XIII
tolse
la
scomunica
contro
i
Cavalieri
del
lavoro
,
e
se
a
Londra
lo
sciopero
dei
facchini
di
porto
fu
sostenuto
con
ardore
;
all
'
opera
loro
si
deve
se
le
classi
colte
nella
parte
rimasta
credente
si
rivolgano
affettuosamente
alle
classi
misere
giacché
come
diceva
uno
di
essi
:
«
la
salvezza
della
società
sta
nel
vangelo
della
fratellanza
,
nel
vangelo
di
Cristo
.
Bisogna
inaugurare
il
regno
della
giustizia
,
perché
al
fondo
d
'
ogni
problema
sociale
,
esiste
un
torto
da
raddrizzare
*.»
CAPITOLO
V
.
LE
SOPRAVVIVENZE
DEL
CRISTIANESIMO
Il
cristianesimo
vive
ancora
in
molti
dei
suoi
aspetti
:
ma
in
altri
esso
è
una
pura
sopravvivenza
.
Le
formazioni
storico
sociali
son
così
fatte
che
,
dei
molti
e
varii
elementi
di
cui
sono
formate
,
alcuni
vivono
d
'
una
esuberanza
di
vita
,
altri
meno
:
alcuni
sono
caduchi
come
foglie
ingiallite
,
altri
,
come
l
'
ulivo
,
sono
dotate
d
'
un
verde
eterno
;
il
cristianesimo
non
si
è
sottratto
a
questa
legge
.
Certo
,
oggi
,
vive
del
cristianesimo
la
vasta
emozionalità
artistica
,
maturata
dai
secoli
nell
'
animo
ardente
di
migliaia
di
generazioni
e
che
il
genio
collettivo
ed
individuale
colsero
eternandola
o
nel
marmo
o
nel
canto
o
sulla
tela
o
nelle
note
solenni
e
gravi
dell
'
organo
.
L
'
arte
cristiana
è
un
misto
di
genialità
collettiva
ed
individuale
:
i
primi
affreschi
,
i
templi
,
i
primi
canti
sacri
sono
opera
collettiva
:
anche
quando
una
sola
mente
li
dettò
,
non
fece
che
esprimere
la
passionalità
collettiva
di
una
turba
di
credenti
.
Chi
ricorda
più
il
nome
di
quei
maestri
comacini
che
partivano
per
l
'
Europa
edificando
cattedrali
?
di
quelle
genti
nordiche
che
innalzarono
i
templi
nei
quali
l
'
animo
si
solleva
a
Dio
,
su
per
le
colonne
svelte
e
gli
archi
a
sesto
acuto
?
di
quei
facitori
di
arabeschi
,
di
trine
,
di
merletti
marmorei
,
delicati
così
che
paiono
fatti
con
l
'
alito
?
di
tutta
quella
architettura
religiosa
,
di
quei
primi
anni
,
delle
prime
melodie
sacre
,
chi
ricorda
il
nome
dell
'
autore
,
perso
in
mezzo
alla
folla
oscura
,
di
cui
lui
non
fu
che
un
interpetre
geniale
sì
,
ma
non
originale
?
Poi
,
su
questa
arte
di
genialità
collettiva
,
il
pensiero
ed
il
sentimento
riflesso
ànno
creato
la
propria
opera
geniale
sempre
,
ma
individuale
:
ogni
popolo
vi
à
lasciato
la
propria
impronta
ed
ogni
secolo
il
proprio
nome
,
ogni
genio
il
proprio
ricordo
,
facendone
come
opere
universali
in
cui
parla
tutta
l
'
anima
della
cristianità
,
in
cui
si
raccolgono
le
infinite
voci
cristiane
sparse
nel
tempo
e
nello
spazio
.
Quelle
son
opere
universali
,
sono
come
l
'
immagine
sensibile
della
cattolicità
;
e
dinanzi
a
queste
svariate
e
complesse
opere
d
'
arte
,
ancora
la
suggestione
cristiana
è
viva
,
l
'
emozionalità
è
possente
e
voi
ben
sentite
il
fascino
di
quell
'
arte
alla
cui
fede
,
forse
,
non
più
credete
.
E
ciascuna
à
una
suggestione
propria
:
la
prima
arte
delle
catacombe
vi
mette
nell
'
animo
un
non
so
che
di
triste
e
di
melanconico
;
quella
dei
grandi
pittori
è
lieta
o
triste
,
a
secondo
del
soggetto
che
vi
mette
dinanzi
;
quella
delle
opere
universali
,
nei
quali
si
accoglie
l
'
emozionalità
artistica
di
tanti
secoli
,
è
varia
e
solenne
.
Voi
tremate
dinanzi
all
'
Escuriale
,
gioite
dinanzi
ad
un
tempio
d
'
architettura
moresca
,
siete
preso
di
solennità
dinanzi
al
Vaticano
,
v
'
invade
una
gioia
pura
avanti
alla
Madonna
della
seggiola
;
il
duomo
di
Milano
vi
mette
le
vertigini
e
i
templi
gotici
vi
innalzano
sino
a
Dio
,
come
la
nota
d
'
un
organo
col
quale
si
accompagni
un
canto
solenne
e
grave
.
E
quando
dalla
scultura
,
dalla
musica
,
dalla
pittura
passate
all
'
arte
scritta
,
l
'
impressione
non
è
meno
variata
,
né
meno
ricca
di
emozioni
:
Dante
vi
colpisce
con
la
grandiosità
umana
dell
'
Inferno
;
Petrarca
con
la
dolcezza
delle
sue
liriche
religiose
;
Manzoni
dà
alla
fede
,
mite
ma
rassegnata
,
una
pace
ed
un
incanto
sovrumano
;
gli
evangeli
vi
beano
e
vi
fanno
rivivere
nell
'
idillio
di
Galilea
.
E
,
ancora
,
dopo
tanti
secoli
,
i
luoghi
dove
visse
Gesù
,
quei
laghi
tranquilli
,
quella
terra
dalle
notti
stellate
,
che
parlano
tanto
all
'
anima
,
quel
Golgota
,
in
mezzo
a
quegli
oliveti
,
tutto
mette
in
cuore
un
tormento
nuovo
e
strano
,
una
suggestione
viva
,
uno
charme
,
un
profumo
che
s
'
innalza
e
si
consacra
nell
'
arte
viva
e
possente
di
Ernesto
Rénan
ed
ànno
inebbriato
tanti
cuori
che
ben
la
intesero
,
se
non
la
scrissero
.
La
suggestione
artistica
cristiana
vive
ancora
,
dopo
che
l
'
animo
di
molti
si
è
allontanato
dalla
fede
viva
e
possente
:
noi
sentiamo
lo
strazio
dei
martiri
,
la
passionalità
viva
di
S
.
Agostino
,
lo
ardore
della
carne
degli
anacoreti
,
l
'
estasi
dei
santi
,
l
'
impeto
degli
eresiarchi
,
l
'
orrore
delle
lotte
religiose
:
noi
viviamo
ancora
del
vasto
mondo
cristiano
,
così
affannoso
,
così
variamente
passionato
.
Ridiamo
ancora
,
come
al
tempo
del
Rinascimento
,
della
sensualità
dei
frati
;
proviamo
lo
scetticismo
artistico
di
Leone
X
:
ci
infiammiamo
dell
'
ardore
ascetico
di
fra
Gerolamo
Savonarola
,
e
sentiamo
,
in
fine
,
che
se
quel
mondo
è
morto
come
fede
,
è
vivo
come
emozione
,
come
fonte
estetica
e
che
basta
il
ricordo
perché
ci
si
presenti
,
e
quando
non
l
'
interroghiamo
per
crederlo
,
lo
ricerchiamo
col
coltello
della
critica
,
per
sorprendervi
le
leggi
dell
'
umano
.
Ben
vi
è
qualcosa
ch
'
è
caduta
come
il
pensiero
sottilizzante
del
neo
giudaismo
o
fantasioso
del
neo
platonismo
;
vi
è
bene
qualcosa
d
'
immobile
come
muraglia
chinese
ed
è
la
patristica
che
si
prolunga
sino
alla
Summa
theologica
di
S
.
Tommaso
d
'
Aquino
;
vi
è
qualcosa
di
superato
ed
è
la
Riforma
;
in
una
parola
,
tutto
il
pensiero
speculativo
cristiano
è
ormai
definitivamente
morto
,
ma
il
pensiero
popolare
cristiano
sta
ancora
:
i
cicli
religiosi
dei
santi
,
della
vita
di
Gesù
,
dei
tre
regni
mistici
,
involti
nella
leggenda
,
vivono
ancora
al
pari
del
diavolismo
,
e
di
mille
fablieau
di
frati
procaci
,
amanti
della
carne
,
toccanti
strane
avventure
amorose
,
comiche
,
sebbene
ogni
anno
che
passa
,
la
vada
cancellando
e
pochi
anni
ancora
e
nessuno
lo
ricorderà
più
;
ma
ben
vive
,
negli
spiriti
popolari
incolti
,
il
germe
delle
novazioni
religiose
,
dell
'
epidemie
asceti
che
,
del
miracolo
,
del
soprannaturale
,
di
quella
concezione
errata
del
mondo
creazionistica
,
geoentrica
ed
antropocentrica
che
il
medio
evo
ed
il
cattolicismo
seppero
instillare
nelle
plebi
.
Tali
sopravvivenze
arcaiche
medio
evali
,
così
lontane
dalla
modernità
,
celano
un
gran
pericolo
sociale
,
potendo
,
quandocchesia
,
risorgere
e
mettere
in
pericolo
le
conquiste
della
civiltà
o
risolversi
in
moti
rivoltosi
e
criminali
.
Se
ci
è
ufficio
che
la
scienza
possa
compiere
,
questo
è
certamente
il
più
grande
e
più
benefico
e
consiste
nell
'
affrettare
l
'
evoluzione
sociale
in
basso
,
nel
sepellire
completamente
le
sopravvivenze
del
carattere
,
innalzando
la
psiche
delle
plebi
alla
concezione
odierna
della
vita
.
Le
forme
patologiche
cristiane
son
vive
e
forti
più
di
quanto
possa
credersi
ed
assumono
parvenze
e
contenuto
diverso
:
dove
,
come
in
Italia
,
in
Ispagna
domina
l
'
ignoranza
senza
la
gran
pressura
politico
sociale
,
rivive
una
forma
arretrata
di
cristianesimo
,
a
contenuto
egoistico
e
con
tendenze
criminose
.
Ma
quando
non
di
un
popolo
senile
,
ma
d
'
uno
quasi
appena
uscito
della
barbarie
,
si
tratti
,
qual
'
è
la
razza
slava
e
sulla
quale
incomba
un
potere
teocratico
sociale
più
opprimente
ancora
che
il
cattolicismo
e
d
'
intorno
lo
circondi
un
egoismo
duro
e
feroce
,
in
questo
clima
sociale
così
fatto
,
sorge
uno
squilibrio
psico
intellettivo
che
piglia
una
forma
nuova
sul
fondo
comune
religioso
che
circonda
tutto
.
Nascono
così
,
in
Russia
,
le
forme
settarie
religiose
,
neofile
,
con
contenuto
erotico
,
ora
positivo
,
ora
negativo
,
con
una
profusione
d
'
altruismo
e
talora
confinanti
con
la
criminalità
.
Da
noi
possono
rivivere
i
santuarii
e
l
'
apparizione
;
poté
esistere
il
Lazzarettismo
,
come
fatto
isolato
e
sporadico
,
ma
in
Russia
e
i
figli
di
Dio
e
i
Tolstoiani
,
e
gli
Skoptzi
e
Douchobortzi
vivono
e
si
espandono
e
santuari
e
sette
sono
l
'
indice
di
un
male
grave
e
profondo
,
d
'
un
arresto
fra
noi
nel
progresso
,
d
'
un
disquilibrio
in
Russia
.
La
civiltà
cammina
ma
porta
seco
la
passività
delle
forme
degenerate
ed
è
come
l
'
ombra
che
segue
il
corpo
;
il
cristianesimo
non
si
sottrae
a
questa
legge
,
esso
à
le
sue
estasi
e
le
sue
bassezze
:
estasi
sono
l
'
arte
,
il
sentimento
della
fratellanza
umana
,
la
versatilità
di
cui
il
genio
ario
l
'
à
dotato
;
le
bassure
sono
il
fanatismo
cieco
,
le
epidemie
psico
e
neuropatiche
a
fondo
religioso
che
vissero
nel
medio
evo
e
vivono
ancora
.
Il
cristianesimo
assunse
due
forme
principali
:
la
cattolica
e
la
protestante
,
le
quali
vivono
d
'
una
rigogliosa
vita
e
di
diversa
infuturazione
storica
.
Il
cattolicesimo
è
come
pensiero
e
come
costituzione
un
ciclo
,
un
periodo
chiuso
,
ma
ancora
forte
e
vivo
.
Esso
non
à
,
in
vero
,
speranze
di
futuri
svolgimenti
,
ma
à
,
in
compenso
,
una
stabilità
granitica
,
è
come
la
piramide
,
forte
,
maestosa
a
cui
i
secoli
àn
dato
vigore
e
solennità
.
Esso
ha
una
disciplina
ferrea
ed
è
come
l
'
armata
di
dio
in
terra
;
à
un
'
inflessibilità
di
dottrina
,
à
uno
spirito
di
conservazione
raro
.
Tutto
concorre
a
dargli
forza
:
la
tradizione
secolare
,
il
fascino
dell
'
arte
con
cui
s
'
incatenano
gli
animi
meridionali
,
passionatamente
esteti
e
la
possanza
degli
ordini
monastici
,
dove
gli
individui
s
'
annullano
per
immillarsi
e
dove
migliaia
di
donne
si
sagrificano
ad
un
solo
fine
,
la
grandezza
del
papato
;
à
il
fasto
in
tutto
,
nei
paramenti
sacri
dell
'
umile
parroco
fino
a
'
tesori
del
vaticano
.
Con
queste
doti
,
benché
non
porti
più
il
germe
di
nuove
evoluzioni
,
esso
vive
ancora
e
sebbene
nell
'
Europa
paia
come
invecchiato
,
nell
'
Americhe
,
vive
della
giovinezza
di
quel
mondo
nuovo
;
nelle
missioni
vive
del
fascino
dell
'
apostolato
;
fra
le
genti
nordiche
,
dell
'
idealismo
della
razza
.
Le
vicende
avverse
che
gli
àn
tolto
il
potere
temporale
,
gli
àn
donato
un
'
influenza
spirituale
ben
più
estesa
;
l
'
àn
come
rimodernato
;
gli
àn
,
come
,
donato
una
novella
purezza
,
mondandolo
e
rinnovellandolo
.
Il
protestantesimo
è
,
invece
una
forma
giovane
cristiana
:
esso
non
à
né
la
vetustà
né
la
organizzazione
del
cattolicesimo
,
ma
à
la
giovinezza
e
l
'
idealisimo
dei
popoli
tedesco
ed
anglosassone
nel
cuore
:
il
cattolicesimo
non
può
essere
che
religione
latina
,
come
il
protestantesimo
nordica
.
Tutto
gli
à
donato
quella
forte
razza
:
l
'
idealismo
alto
e
sereno
;
la
passionalità
del
bene
,
indefessa
,
continua
come
una
gran
meta
che
ciascuno
si
è
messo
dinanzi
e
verso
la
quale
cammina
,
senza
impazienza
o
sconforto
,
la
libertà
solenne
dello
spirito
.
La
riforma
è
una
libera
interpetrazione
della
mente
,
è
l
'
adorazione
di
dio
in
ispirito
e
verità
,
che
à
per
culto
e
per
tempio
l
'
animo
proprio
e
la
propria
aspirazione
,
ond
'
è
che
,
nelle
sue
forme
più
libere
,
si
eleva
fino
al
panteismo
e
confina
coll
'
umanità
.
Così
intesa
,
come
culto
libero
d
'
un
dio
,
come
sacrif
izio
completo
a
questa
immensa
famiglia
umana
,
essa
è
la
più
alta
e
la
più
autentica
interpretazione
dell
'
evangelo
.
Gesù
che
disse
mai
che
non
fu
l
'
amore
degli
altri
e
di
che
parlò
se
non
fu
di
Dio
,
unicamente
di
lui
?
Egli
non
conobbe
né
la
superstruttura
della
trinità
,
né
quei
dogmi
astrusi
e
sottili
che
il
neoplatonismo
creò
di
poi
.
È
avvenuto
,
così
,
adunque
che
i
grandi
scienziati
inglesi
sono
teisti
e
cristiani
;
che
Spencer
può
parlare
d
'
un
agnosticismo
moderno
,
d
'
un
innalzamento
della
fede
e
che
possano
dirsi
cristiani
,
perché
ànno
di
Cristo
quell
'
amore
universale
,
al
quale
,
per
il
passato
,
pochi
si
elevarono
e
che
forma
adesso
la
dote
dei
popoli
più
largamente
diretti
verso
l
'
avvenire
.
Questa
è
la
più
larga
infuturazione
del
cristianesimo
,
come
il
ricordo
più
vivo
e
suggestionante
è
di
quei
primi
cristiani
,
con
i
quali
tanto
si
va
rassomigliando
il
mondo
presente
.
Anche
allora
,
come
oggi
,
un
vasto
dolore
umano
ed
una
vasta
aspettazione
;
anche
allora
,
un
imperversare
d
'
uomini
e
di
cose
verso
quei
primi
credenti
,
anche
allora
i
funesti
presagi
d
'
una
novella
barbarie
;
ma
,
di
mezzo
allo
sconforto
,
nacque
per
opera
di
quegli
umili
una
nuova
civiltà
,
che
aspirando
al
cielo
,
conquistò
la
terra
.
La
loro
vita
rifulse
di
quanto
sacrifizio
poté
contenere
la
natura
umana
;
loro
seppero
vincere
,
perdonando
;
seppero
mostrare
che
la
somma
sapienza
sta
nel
perdono
e
del
maestro
seppero
imitare
il
sagrifizio
pieno
e
solenne
ed
oggi
di
loro
,
in
questo
ravvicinamento
ideale
delle
civiltà
,
rivive
il
ricordo
e
l
'
ammirazione
.
E
,
ogni
qualvolta
l
'
umanità
sentirà
il
bisogno
d
'
un
nobile
esempio
,
della
virtù
inerme
che
vince
,
volgerà
a
voi
il
suo
ricordo
,
a
voi
che
mostraste
fino
a
quale
altezza
celestiale
può
innalzarsi
la
bestia
umana
.
Di
tutto
il
mondo
cristiano
,
insieme
con
Gesù
,
voi
vivrete
nella
gloria
dei
secoli
;
quella
gloria
che
vi
promisero
i
cieli
,
ma
che
vi
ha
donato
la
terra
!
LE
"
ROMANZE
"
CAPITOLO
I
.
PSICHE
COLLETTIVA
E
FIABE
Alcune
formazioni
della
psiche
collettiva
hanno
tendenza
a
pietrificarsi
,
assumendo
forme
stabilmente
fisse
,
che
durano
lunga
pezza
,
anche
dopo
che
lo
stato
di
coscienza
,
dal
quale
nacquero
,
è
da
tempo
passato
.
Tali
forme
pietrificate
vivono
,
pur
quando
non
si
possono
più
comprendere
,
restando
come
forme
di
sopravvivenza
,
come
simboli
di
movimenti
psichici
che
né
ci
agitano
,
né
ci
affaticano
.
Sono
,
come
i
fossili
geologici
,
indizio
d
'
altre
faune
e
d
'
altre
flore
.
Il
Ribot
,
cui
si
deve
l
'
immagine
così
rispondente
al
vero
della
pietrificazione
di
certi
prodotti
psichici
,
non
ne
annovera
che
una
sola
specie
che
sia
tale
:
cioè
le
parole
ed
i
proverbi
le
forme
grammaticali
hanno
un
'
anima
ed
una
storia
che
bene
i
filologi
moderni
interpetrano
.
Nei
radicali
o
nelle
desinenze
,
nelle
forme
primitive
o
derivate
,
nella
struttura
monosillabica
o
agglutinante
o
flessiva
,
nella
caduta
o
nell
'
elisione
delle
consonanti
,
nell
'
addolcimento
o
nello
inasprimento
delle
vocali
,
ci
è
ben
più
d
'
un
fatto
filologico
;
ci
è
una
storia
etnica
,
ci
sono
derivazioni
e
parentele
di
popoli
,
ci
è
come
a
larghi
tratti
l
'
evoluzione
umana
.
Noi
sentiamo
,
come
,
per
esempio
,
nel
crescere
numerico
dei
vocaboli
vi
sia
un
accrescimento
di
pensiero
e
di
civiltà
;
di
certi
popoli
indoviniamo
date
abitudini
dal
numero
stragrande
di
determinati
sinonimi
;
comprendiamo
come
gli
arabi
,
che
aveano
trecento
vocaboli
riguardanti
il
cavallo
,
dovettero
essere
un
popolo
di
guerrieri
;
di
certi
selvaggi
indoviniamo
l
'
animo
dall
'
assenza
o
dalla
presenza
di
certe
voci
esprimenti
certe
idee
*
;
dell
'
evoluzione
dell
'
organo
visivo
noi
siamo
certi
,
pensando
come
,
nelle
lingue
più
antiche
non
vi
sieno
vocaboli
accennanti
a
certi
colori
;
dell
'
animo
dei
criminali
indoviniamo
i
moti
nascosti
dal
loro
gergo
.
Ma
,
in
sieme
con
queste
forme
psicologiche
pietrificate
,
altre
ve
ne
sono
quali
le
fiabe
quelle
che
noi
,
popoli
meridionali
d
'
Italia
,
chiamiamo
rumanze
,
dalle
lingue
nelle
quali
comparvero
e
dal
tempo
in
che
nacquero
.
Rumanze
perché
comparvero
e
furono
raccontate
,
quando
la
lingua
latina
si
corrompeva
negli
idiomi
volgari
:
spagnuolo
,
francese
,
rumeno
.
Ma
le
fiabe
non
sono
tutte
rumanze
:
sono
ancora
più
larghe
ed
estese
:
vi
sono
di
quelle
nate
nel
medio
evo
e
di
quelle
altre
che
sono
come
vestigia
del
mondo
pagano
;
di
quelle
che
rimontano
ancora
più
tardi
;
ma
,
qualunque
sia
la
data
e
l
'
origine
loro
,
il
nome
di
rumanze
le
comprende
tutte
,
sieno
esse
di
contenuto
diverse
.
La
critica
specialmente
letteraria
,
si
è
impadronita
di
esse
e
le
va
raccogliendo
:
in
Francia
,
in
Germania
,
in
Italia
altrove
le
fabliaux
,
le
rumanze
,
le
fiabe
sono
soggetto
di
uno
studio
lungo
ed
amoroso
,
più
però
dal
punto
di
vista
letterario
,
che
da
altro
*
.
Vi
si
cercano
e
le
fonti
e
le
primiere
forme
letterarie
,
o
,
come
fece
da
noi
il
Graf
,
nel
suo
libro
«
Il
Diavolo
»
e
nell
'
altro
sulle
leggende
medioevali
,
si
salva
dall
'
oblio
un
mondo
intellettivo
,
per
offrire
agli
studiosi
un
campo
di
ricerche
.
Però
,
le
fiabe
si
prestano
ad
investigazioni
non
tentate
ancora
,
allo
studio
,
cioè
,
della
psiche
collettiva
,
per
discoprirne
le
leggi
,
vedere
come
da
esse
sieno
sorte
tali
formazioni
e
quale
n
'
è
la
natura
:
punto
nuovo
codesto
di
critica
,
al
quale
le
fiabe
non
furono
mai
assoggettate
.
L
'
animo
collettivo
adunque
si
può
studiare
come
su
due
libri
:
uno
dei
quali
antico
,
che
si
va
quasi
perdendo
ed
è
la
fiaba
,
in
sieme
con
le
altre
forme
storico
collettive
;
l
'
altro
moderno
,
fatto
dalle
manifestazioni
psico
collettive
che
vivono
a
noi
d
'
intorno
e
che
noi
possiamo
sorprendere
e
studiare
.
Questi
due
campi
di
studio
sono
totalmente
differenti
,
ma
,
ci
è
bene
,
fra
di
loro
,
un
nesso
evolutivo
,
giacché
l
'
uno
si
appartiene
ad
una
collettività
vecchia
,
inferiore
;
l
'
altro
ad
una
collettività
giovane
;
delle
quali
,
l
'
una
à
una
statica
psichica
fatta
di
pensiero
poco
riflesso
e
una
dinamica
,
profondamente
,
egoista
;
l
'
altra
à
una
statica
moderna
,
riflessa
ed
una
dinamica
altruista
.
Ma
la
collettività
nuova
,
la
folla
che
si
viene
preparando
deriva
dall
'
antica
,
n
'
è
una
forma
evoluta
,
onde
,
perché
lo
studio
psicologico
sia
completo
,
bisogna
che
esso
non
si
restringa
alle
forme
presenti
della
psiche
collettiva
,
ma
scenda
ancora
in
giù
,
così
come
nel
campo
psicologico
individuale
noi
non
ci
arrestiamo
all
'
uomo
,
ma
discendiamo
al
bambino
.
Però
,
abbracciando
,
con
la
mente
,
il
vasto
campo
delle
fiabe
,
ci
accorgiamo
come
esso
sia
diverso
nel
suo
contenuto
:
le
saghe
nordiche
non
sono
i
fabliaux
latini
:
come
le
novelle
arabe
non
sono
i
nostri
cicli
eroici
cavallereschi
;
pure
le
leggi
psicologiche
che
vi
si
disvelano
sono
sempre
uguali
,
onde
ben
possiamo
noi
,
facendo
d
'
un
tal
complesso
di
fiabe
,
oggetto
di
studio
,
aver
la
certezza
d
'
interpetrare
lo
spirito
generale
che
lo
domina
.
Non
dissimilmente
di
come
avviene
nella
psicologia
individuale
,
lo
studioso
esamina
un
dato
numero
d
'
individui
sani
od
ammalati
;
misura
un
dato
numero
di
percezioni
e
poi
estende
i
dati
di
queste
ricerche
e
,
salvo
le
variazioni
individuali
e
certe
variazioni
collettive
,
le
leggi
ricavate
rimangono
vere
,
appunto
perché
le
persone
umane
queste
unità
bio
psicologiche
,
sono
,
nella
loro
complessività
e
variabilità
,
uguali
.
Le
fiabe
che
formano
oggetto
di
questo
studio
sono
le
così
dette
rumanze
,
pertinenti
al
popolo
calabrese
,
che
son
quelle
che
io
ho
inteso
da
ragazzo
,
del
quale
ne
ò
compreso
lo
spirito
e
sulle
quali
molte
volte
ho
ripensato
,
giacché
,
trattandosi
di
cogliere
l
'
animo
collettivo
,
molto
se
ne
perde
nella
raccolta
scritta
che
se
ne
fa
,
come
d
'
un
gas
molto
si
volatilizza
nel
travasarlo
.
Or
bene
,
guardando
queste
ed
altre
raccolte
di
fiabe
pertinenti
ad
un
dato
popolo
,
si
trova
sempre
che
esse
son
fatte
di
stratificazioni
diverse
,
mescolate
in
sieme
,
e
le
quali
ripetono
la
mistione
di
razza
del
popolo
in
mezzo
a
cui
nacquero
.
Vi
sono
,
adunque
,
dei
cicli
intellettivi
che
toccano
e
si
confondono
,
che
si
rassomigliano
a
quelle
onde
che
si
formano
sulla
superficie
d
'
una
vasca
,
nella
quale
si
getti
sparpagliandosi
una
manciata
di
sabbia
e
dove
ciascun
granello
diventa
il
centro
di
cerchi
che
si
intersecano
in
mille
punti
,
con
quelli
formati
dagli
altri
granelli
.
Ma
,
i
cicli
si
sono
formati
in
tempi
diversi
della
vita
di
un
popolo
e
ne
sono
come
la
storia
:
vi
sono
di
quelli
antichi
e
di
quelli
più
recenti
,
di
quelli
nazionali
,
zampillanti
dalle
profondità
dello
spirito
etnico
puro
,
e
di
quelli
importati
;
ma
,
e
sugli
uni
e
sugli
altri
,
la
psiche
collettiva
à
messo
come
una
impronta
sua
,
che
li
distingue
dalle
altre
forme
collettive
psichiche
,
togliendo
le
circostanze
di
tempo
e
di
luogo
.
Le
circostanze
di
tempo
e
di
luogo
sono
doti
d
'
una
mente
ordinata
:
noi
dicemmo
come
la
mente
si
formi
dalle
impressioni
del
mondo
esterno
,
le
quali
lasciano
delle
modificazioni
nella
nostra
psiche
,
facilmente
registrabili
e
rievocabili
e
le
quali
vengono
immagazzinate
intorno
a
dati
centri
di
tempo
,
di
luogo
,
di
somiglianza
e
di
contrarietà
*
.
Detti
centri
tendono
a
confondersi
:
prima
che
un
dato
fatto
vada
nell
'
oblio
,
il
ricordo
ne
diventa
evanescente
:
cadono
,
cioè
,
le
circostanze
di
tempo
e
di
luogo
,
che
sono
i
due
centri
intorno
a
cui
era
aggruppata
l
'
esperienza
:
la
mente
non
ha
che
un
solo
ricordo
:
il
fatto
è
avvenuto
fuori
del
momento
presente
;
il
fonogramma
si
è
come
cancellato
.
L
'
uomo
à
tentato
di
opporsi
a
questa
evanescenza
dell
'
impressioni
;
l
'
à
tentata
con
la
scrittura
a
guippu
,
geroglifica
,
pictografica
,
alfabetica
;
ma
tant
'
è
,
la
psiche
collettiva
si
è
affidata
per
lungo
tempo
alla
memoria
psichica
,
si
è
servita
,
solo
,
molto
più
tardi
della
scrittura
.
La
psiche
collettiva
è
,
adunque
,
nei
suoi
ricordi
evanescente
e
ristretta
,
ond
'
è
che
nel
racconto
delle
fiabe
o
essa
tace
e
tempo
e
luoghi
o
li
ricaccia
in
un
paese
lontano
,
in
un
Eldorado
vero
o
immaginario
.
I
Toscani
quando
vogliono
dire
d
'
un
paese
lontano
dicono
in
Ogamagoga
;
da
noi
i
fatti
raccontati
nelle
fiabe
avvengono
in
Portogallo
o
in
Ispagna
e
cominciano
con
«
ci
era
una
volta
»
dove
?
quando
?
chi
lo
sa
.
Eppure
,
talvolta
,
vi
si
può
sorprendere
l
'
ultima
nota
evanescente
del
tempo
o
del
luogo
:
quando
le
nostre
fiabe
si
svolgono
in
Ispagna
,
esse
ci
ricordano
la
loro
provenienza
:
è
da
là
che
ci
venne
la
fantasiosa
letteratura
moresca
che
forma
uno
dei
cicli
più
importante
di
fiabe
.
Rimangono
,
così
,
come
dei
simboli
di
sopravvivenza
nella
psiche
collettiva
,
accennanti
a
fatti
e
a
circostanze
,
a
vicende
diverse
dei
quali
il
ricordo
s
'
è
perso
e
la
sopravvivenza
si
è
stratificata
,
onde
,
d
'
un
'
intera
formazione
psichica
,
non
è
rimasto
che
un
rudero
.
Così
,
della
dominazione
araba
,
fra
noi
,
non
rimane
che
un
ciclo
di
rumanze
e
la
circostanza
che
i
fatti
narrati
accadono
,
quasi
sempre
,
in
Spagna
o
in
Portogallo
.
Vi
è
,
adunque
,
nella
psiche
collettiva
,
una
riduzione
,
una
semplificazione
per
la
quale
scompaiono
le
circostanze
di
tempo
e
di
luogo
e
i
diversi
contenuti
intellettivi
,
maturati
in
tempi
e
civiltà
diverse
,
o
si
stratificano
confondendosi
,
e
ben
li
vedremo
nel
secondo
capitolo
quando
parleremo
dei
diversi
cicli
delle
nostre
rumanze
;
o
evaporano
sino
ad
una
pura
sopravvivenza
.
Diventa
,
così
,
la
psiche
popolare
come
un
archivio
storico
,
nel
quale
molti
documenti
sono
scomparsi
o
ne
resta
solo
il
titolo
e
tutti
sono
,
poi
,
sommamente
confusi
,
onde
si
dura
fatica
a
discernerli
.
La
ragione
di
queste
mistioni
,
stratificazioni
e
sopravvivenze
dei
cicli
intellettivi
riposa
sempre
in
quella
legge
messa
dal
Ferrero
per
spiegare
i
simboli
e
cioè
l
'
abbreviazione
del
lavoro
mentale
,
che
costa
una
vera
disintegrazione
*
,
onde
le
percezioni
,
le
immagini
,
i
ricordi
,
abbandonati
a
sé
stessi
,
diventano
evanescenti
e
poco
ne
rimane
e
suornuota
,
come
,
quando
naufraga
un
bastimento
,
poche
tavole
vanno
su
per
le
onde
.
La
psiche
collettiva
avrebbe
dovuto
durar
molto
lavoro
a
tenere
in
sieme
le
vicende
storiche
nette
,
distinte
,
lavoro
al
quale
di
rado
si
regge
;
ed
ecco
che
,
invece
del
vasto
mondo
delle
vicende
,
si
ritiene
lo
scarso
,
l
'
aereo
della
superstruttura
,
la
parte
fantastica
,
ideale
,
leggendaria
,
mescolata
con
le
altre
che
si
posseggono
o
si
possederanno
.
Ecco
come
la
folla
,
che
à
una
scarsa
memoria
degli
avvenimenti
storici
,
mantiene
la
leggenda
e
la
fiaba
.
Ben
le
fiabe
ànno
un
sentimento
:
il
contenuto
loro
è
fortemente
affettivo
,
in
quanto
contengono
sempre
una
storia
,
ora
lieta
ora
triste
,
in
quanto
riflettono
una
vicenda
umana
.
Esse
non
sono
di
quelle
storie
che
lasciano
indifferenti
,
ma
di
quelle
nelle
quali
l
'
animo
umano
si
appassiona
e
ben
lo
si
può
esperimentare
dal
fatto
che
ve
ne
sono
di
quelle
che
,
dagli
occhi
dei
bambini
o
di
persone
compassionevoli
,
spremono
delle
lagrime
.
Le
fiabe
ànno
dunque
un
'
anima
,
una
passionalità
,
anzi
questa
a
preferenza
,
giacché
la
psiche
popolare
,
nelle
sue
forme
,
s
'
intende
,
più
semplici
e
meno
evolute
,
è
prevalentemente
senziente
,
anziché
pensante
.
E
come
i
sentimenti
primevi
dell
'
animo
umano
sono
amore
ed
odio
,
e
la
religione
è
una
sorgente
d
'
emozioni
;
così
la
psiche
collettiva
,
nelle
sue
forme
primitive
,
vive
degli
stessi
sentimenti
affettivi
della
psiche
individuale
e
però
le
fiabe
si
svolgono
o
intorno
a
vicende
amorose
o
sono
illuminate
dall
'
odio
,
oppure
ànno
un
contenuto
,
un
fondo
religioso
,
che
copre
ed
ammanta
i
fatti
umani
,
e
da
loro
trae
il
colorito
e
la
trama
.
Questi
sentimenti
,
però
,
non
ànno
la
vasta
complessità
e
la
finezza
moderna
:
voi
non
trovate
l
'
altruismo
,
frutto
nuovo
e
moderno
dell
'
albero
del
sentimento
;
trovate
,
in
vece
,
l
'
amore
sessuale
,
l
'
amore
della
prole
;
e
l
'
odio
non
è
quello
che
si
porta
al
vizio
perché
tale
,
ma
è
l
'
odio
al
vizio
che
ci
tocca
,
alla
virtù
che
ci
abbaglia
,
alla
bellezza
che
non
si
conquide
.
È
invidia
e
cupidigia
,
in
una
parola
,
il
tono
sentimentale
passionale
che
domina
;
è
il
sentimen
to
dei
tempi
andati
che
s
'
indugia
,
ancora
,
nel
presente
,
fatto
più
di
bassezze
che
d
'
estasi
umane
.
Non
differente
è
il
contenuto
religioso
che
non
si
appalesa
come
la
tendenza
dell
'
animo
verso
un
ideale
messo
fuori
del
tempo
e
dello
spazio
;
ma
è
quel
sentimento
religioso
grossolano
come
uno
sfondo
di
quadro
uscito
da
un
pennello
rozzo
e
primitivo
.
La
psiche
collettiva
,
adunque
,
imprime
tutta
sé
stessa
in
queste
formazioni
e
siccome
essa
è
poco
evoluta
,
così
le
creazioni
che
forma
,
riflettono
un
mondo
poco
evoluto
:
ben
vi
sono
però
,
delle
concezioni
d
'
una
grande
squisitezza
sentimentale
;
ben
queste
fiabe
esercitano
un
incanto
,
sono
una
sorgente
di
piacere
estetico
:
sono
come
certe
creazioni
di
genii
criminali
che
affascinano
,
che
paiono
uscite
dalle
penne
più
gentili
d
'
artisti
;
son
come
i
poemi
omerici
che
cantano
rapimenti
e
stragi
,
tutto
un
basso
mondo
con
scarso
contenuto
etico
,
ma
che
pure
allettano
e
seducono
.
È
l
'
arte
che
non
manca
mai
,
è
la
genialità
artistica
che
circonda
queste
formazioni
psico
intellettive
.
Donde
promana
,
mai
,
questo
fascino
?
perché
questa
genialità
inconscia
?
Una
grande
sorgente
di
godimento
estetico
è
di
certo
riposta
in
quel
non
so
che
di
vago
e
di
vario
che
scorre
dinanzi
alla
mente
:
sempre
la
varietà
è
stata
una
fonte
inestinguibile
di
godimento
.
L
'
animo
umano
à
una
perenne
sete
d
'
impressioni
nuove
e
variate
,
che
quando
non
penetrino
per
gli
occhi
,
penetrano
per
la
mente
.
E
nelle
fiabe
due
fatti
concorrono
a
dare
il
godimento
estetico
:
primo
,
il
nuovo
ed
il
vario
;
secondo
:
che
le
concezioni
non
escono
dall
'
ambito
dei
casi
abituali
della
vita
.
Se
fossero
d
'
un
contenuto
davvero
nuovo
,
urtante
il
misoneismo
ch
'
è
gran
parte
della
psiche
collettiva
inferiore
,
esse
certamente
sarebbero
sorgente
d
'
un
dolore
,
d
'
un
sentimento
angoscioso
,
d
'
una
disintegrazione
nervosa
:
è
il
nuovo
del
particolare
nella
vecchia
trama
generale
della
vita
che
tanto
piace
e
tanto
seduce
l
'
animo
,
ammantato
com
'
è
della
passionalità
e
che
commove
l
'
animo
senza
sconvolgerla
.
È
la
finzione
nell
'
a
rte
,
ch
'
è
tanta
parte
dell
'
estetismo
dell
'
animo
umano
.
L
'
esistenza
delle
fiabe
richiama
un
'
altra
questione
di
psicologia
collettiva
che
va
formulata
così
:
sono
le
fiabe
opera
della
immaginazione
e
della
psiche
collettiva
?
Guardando
superficialmente
la
questione
,
non
vi
à
dubbio
che
sia
proprio
così
.
Queste
storie
di
maghi
,
di
orchi
,
di
fate
,
di
santi
,
di
demoni
appaiono
come
il
parto
d
'
una
immaginazione
gigantesca
.
Ma
pure
esse
non
sono
che
un
riflesso
falso
delle
cose
,
queste
che
paiono
opera
d
'
una
immaginazione
inventiva
,
non
sono
che
allucinazioni
ed
illusioni
;
è
il
mondo
dei
fatti
visto
attraverso
lenti
che
alterano
.
Il
mondo
delle
fiabe
può
sembrare
all
'
occhio
dello
scienziato
o
un
simbolismo
o
una
illusione
:
la
mitologia
che
formò
un
vasto
ciclo
di
letteratura
collettiva
fu
creduta
un
simbolismo
dei
complessi
e
vasti
fenomeni
solari
,
il
mito
adombrava
il
concetto
scientifico
;
però
,
per
ammettere
questo
,
noi
dovremmo
assegnare
alla
psiche
collettiva
primeva
un
pensiero
riflesso
che
non
à
,
val
meglio
adunque
o
interpetrarla
come
fa
lo
Spencer
come
fenomeno
umano
,
di
cui
si
sia
perduto
il
contenuto
,
o
come
un
falso
riflesso
dei
fenomeni
della
natura
*
.
Così
per
le
fiabe
,
le
quali
sono
in
gran
parte
nate
sotto
i
cicli
torridi
,
dove
il
clima
si
accende
e
l
'
aria
à
mille
inganni
di
luce
e
di
colori
.
In
quei
paesi
,
le
allucinazioni
e
le
illusioni
sono
frequenti
,
perché
i
sensi
sono
abnormemente
stimolati
,
perché
abnormi
stimoli
corrono
fino
alla
corteccia
cerebrale
.
Nei
deserti
dove
è
frequente
il
miraggio
,
fra
quei
mari
che
riflettono
l
'
altra
sponda
,
su
quelle
terre
dal
riflesso
del
sole
,
vissero
quei
popoli
,
dal
cui
animo
sgorgarono
le
più
immaginose
leggende
.
Un
altro
ciclo
di
fiabe
sorse
nel
medio
evo
specialmente
fra
'
popoli
nordici
con
un
contenuto
religioso
,
mistico
,
pieno
di
terrore
della
carne
e
del
diavolo
,
aggirantesi
d
'
intorno
a
'
tre
regni
della
morte
,
e
furono
esse
queste
fiabe
un
'
allucinazione
nascente
dallo
squilibrio
psico
somatico
,
che
sconvolse
le
menti
in
quell
'
età
triste
e
del
quale
studiammo
il
ritmo
nelle
formazioni
storico
sociali
.
L
'
immaginazione
,
adunque
,
non
è
dote
d
'
una
psiche
collettiva
inferiore
e
quel
che
pare
a
noi
opera
sua
,
opera
normale
,
è
quanto
di
meno
normale
possa
essere
:
è
una
imperfezione
dei
sensi
,
è
una
falsa
esperienza
che
trasmettono
a
'
centri
nervosi
e
che
questi
accettano
senza
riprova
.
E
le
fiabe
portano
tutto
il
vecchio
contenuto
scientifico
,
tutto
il
pensiero
riflesso
sulla
natura
,
che
parve
un
giorno
vero
e
che
,
per
la
permeabilità
della
psiche
,
discese
sino
alla
plebe
.
Gli
antichi
credettero
agli
incanti
,
al
metabolismo
,
a
geni
,
alle
fate
ecc
.
,
e
vi
credettero
uomini
sommi
,
per
quei
tempi
:
la
natura
non
fu
creduta
immanente
;
le
sue
leggi
furono
concepite
come
capaci
d
'
interruzione
;
la
creazione
spontanea
l
'
aborigenismo
sempre
possibile
.
Ora
,
questo
era
un
contenuto
scientifico
falso
di
cui
la
scienza
si
andò
mano
mano
spogliando
,
ma
che
rimase
nell
'
animo
popolare
e
si
pietrificò
nella
fiaba
.
Le
fiabe
,
accogliendo
adunque
tanti
e
si
varii
elementi
,
sono
come
un
organismo
che
si
è
andato
formando
,
nel
quale
ànno
lavorato
vari
stati
della
psiche
collettiva
,
ognuno
dei
quali
sopravvive
in
un
ciclo
,
e
,
quando
poi
una
fiaba
è
formata
,
la
psiche
collettiva
trasmettendola
,
l
'
ammoderna
,
le
dà
un
colorito
e
una
freschezza
d
'
attualità
,
la
modifica
insensibilmente
sino
a
farne
tante
cose
diverse
.
Guardando
la
vasta
raccolta
delle
fiabe
si
scorge
come
esse
mettono
tutte
capo
a
poche
che
sono
come
i
capostipiti
d
'
una
varia
e
complessa
famiglia
e
sentendole
raccontare
a
varii
intervalli
di
tempo
,
sentite
che
molte
circostanze
,
riflettendo
il
nuovo
ambiente
,
si
sono
modificate
,
a
dimostrare
che
la
psiche
collettiva
,
ch
'
è
nel
fondo
così
misoneista
,
è
,
nello
stesso
tempo
,
facilmente
tanto
suggestionabile
fino
a
riflettere
in
fatti
immaginari
d
'
una
millenaria
esistenza
,
le
modificazioni
dell
'
ambiente
sociale
che
la
circonda
.
Le
fiabe
,
come
tutte
le
formazioni
storico
sociali
,
ànno
un
clima
storico
nel
quale
vivono
,
o
per
essere
più
proprio
,
nacquero
e
vissero
,
e
ch
'
è
fatto
da
una
coltura
scarsa
e
da
un
sentimento
poco
evoluto
:
come
certe
forme
d
'
allucinazione
sorgono
con
la
pubertà
e
rivivono
nella
vecchiaia
,
queste
nascono
nella
giovinezza
dei
popoli
rivivono
nella
loro
senilità
,
nei
due
momenti
che
la
mancanza
d
'
esperienza
o
la
difettosa
percezione
si
presta
ad
un
falso
riflesso
della
natura
.
L
'
antichità
greca
creò
il
vasto
mondo
mitologico
ed
eroico
,
l
'
evo
medio
la
larga
fioritura
romanza
;
ma
e
l
'
una
e
l
'
altra
per
giovinezza
o
per
senilità
riflessero
la
natura
in
modo
falso
ed
errato
.
Il
ciclo
eroico
mitico
antico
cadde
allo
sfasciarsi
della
civiltà
pagana
,
al
cozzo
del
cristianesimo
che
operò
negli
animi
una
novella
polarizzazione
.
In
quel
succedersi
di
novelle
mistioni
etniche
,
nel
concetto
nuovo
della
vita
e
della
civiltà
nuova
che
sorse
,
il
contenuto
mitologico
dovea
cadere
,
per
sorgerne
altro
;
ma
la
disposizione
psichica
che
l
'
avea
creato
,
sopravvisse
,
onde
un
nuovo
ciclo
romanzesco
s
'
aperse
a
contenuto
principalmente
arabo
cristiano
.
E
oggi
la
fiaba
non
vive
che
nella
plebe
,
là
dove
si
addensa
la
senilità
di
un
popolo
,
dove
le
antiche
stratificazioni
del
carattere
vivono
;
ma
a
misura
che
le
vicende
economiche
innalzano
il
proletariato
alla
luce
della
storia
,
e
gli
donano
un
pensiero
ed
un
sentimento
nuovo
,
le
fiabe
cadono
,
onde
non
tarderà
molto
che
di
esse
non
si
trovi
più
traccia
.
Ma
,
questo
sparire
d
'
un
mondo
fantasioso
,
che
molti
rimpiangono
,
segna
la
fine
d
'
una
cecità
dell
'
intelletto
,
di
un
annebbiamento
della
mente
,
è
il
principio
d
'
una
nuova
psiche
collettiva
:
oramai
l
'
incanto
è
rotto
,
le
catene
d
'
oro
sono
spezzate
e
una
nuova
civiltà
ci
saluta
in
fronte
,
la
civiltà
nella
quale
l
'
animo
è
profondamente
pieno
della
umanità
,
l
'
intelletto
profondamente
irradiato
dalla
scienza
.
Un
tempo
,
si
novella
,
che
una
gran
voce
si
udisse
gridare
su
per
i
mari
:
il
Dio
Pane
è
morto
;
era
l
'
antichità
coi
suoi
lieti
inganni
che
finiva
;
forse
se
ne
udrà
per
lo
avvenire
un
'
altra
che
dirà
:
la
vecchia
civiltà
umana
,
così
splendente
in
alto
e
pur
dolorosa
in
basso
,
non
è
più
e
in
sua
vece
è
sorta
la
civiltà
nuova
della
giustizia
e
del
lavoro
.
E
con
lei
morrà
la
fiaba
,
dal
contenuto
triste
e
dalla
forma
,
seducentemente
,
artistica
;
e
sia
così
di
lei
:
noi
non
avremo
per
la
morta
né
una
lagrima
,
né
un
rimpianto
!
CAPITOLO
II
.
LE
«
RUMANZE
»
Le
rumanze
non
si
sottraggono
alle
leggi
che
regolano
le
fiabe
,
in
genere
,
e
cioè
alla
stratificazione
e
mistione
dei
cicli
,
sorti
in
vicende
etniche
diverse
e
per
tempo
e
per
luogo
,
al
contenuto
morale
inferiore
,
al
fascino
artistico
,
al
falso
riflesso
del
mondo
,
alla
legge
deterministica
del
clima
storico
.
I
cicli
esistenti
in
esse
,
sono
parecchi
,
ognuno
dei
quali
è
la
sopravvivenza
d
'
un
dato
avvenimento
storico
.
Il
ciclo
più
antico
nel
tempo
,
ch
'
è
il
greco
romano
,
è
scarso
od
appena
accennato
:
né
potea
essere
diversamente
per
quel
fatto
da
noi
detto
che
cioè
il
mondo
romano
venne
cancellato
nelle
menti
dalle
nuove
mistioni
dei
popoli
dissimilari
e
dal
nuovo
contenuto
etico
religioso
.
Vi
si
trova
,
quindi
,
come
un
ricordo
spezzato
,
non
composto
a
novella
,
come
i
resti
d
'
un
naufragio
che
surnuotino
ancora
o
come
pochi
e
rari
vocaboli
d
'
una
lingua
appresa
da
bambino
e
poi
dimenticata
*
.
Si
,
delle
maschere
romane
e
greche
si
conserva
il
nome
di
papos
e
mormon
restano
due
nomi
senza
significato
,
che
si
ripetono
in
suon
di
spavento
a
'
bambini
(
mammarutu
o
mammone
o
papparuto
)
,
ma
delle
strane
avventure
di
questi
personaggi
,
delizia
della
plebe
romana
,
nulla
sopravanza
.
Ben
più
vivo
è
il
ciclo
eroico
cavalleresco
,
benché
alquanto
scolorito
e
,
falsamente
,
talora
interpetrato
.
I
cicli
eroico
cavallercschi
sorsero
nel
Nord
d
'
Europa
,
e
non
giunsero
sino
a
noi
,
che
scarsamente
,
giacché
le
emigrazioni
nordiche
o
non
penetrarono
fino
nel
mezzogiorno
d
'
Italia
o
,
penetrate
,
non
ebbero
tempo
di
fissarvisi
.
Quindi
non
vi
è
ricordo
di
Orlando
o
di
Carlomagno
,
né
di
Artù
e
di
tutte
quelle
altre
figure
di
dame
,
di
cavalieri
,
di
giganti
,
delle
quali
Ariosto
,
nel
suo
poema
,
ci
à
lasciato
il
più
splendido
esempio
.
Il
ciclo
celtico
dell
'
orco
è
vivo
e
presente
in
molti
racconti
,
anzi
si
è
fuso
con
l
'
altro
arabo
.
L
'
orco
à
palagi
splendidi
e
ruba
le
più
belle
fanciulle
,
delle
quali
poi
s
'
innamora
senza
essere
riamato
e
le
fanciulle
scappano
e
l
'
orco
le
insegue
.
Ha
giardini
eternamente
fioriti
,
dal
profumo
soave
,
nei
quali
la
gente
va
a
coglier
pomi
ed
egli
si
nasconde
e
li
sorpende
:
e
con
i
suoi
amori
e
con
i
suoi
odii
,
con
i
suoi
incanti
,
talora
con
la
sua
bontà
forma
la
trama
di
molte
fiabe
*
.
Ma
i
due
cicli
più
importanti
sono
il
ciclo
religioso
e
l
'
altro
arabo
.
Il
ciclo
religioso
è
vasto
,
fatto
delle
vicende
vere
od
immaginarie
della
vita
di
Gesù
e
dei
discepoli
,
dove
campeggiano
il
maestro
Gesù
buono
,
semplice
,
amorevole
che
legge
nei
cuori
e
compatisce
e
Pietro
di
mente
ristretta
e
di
animo
piccolo
.
Al
ciclo
religioso
cristiano
appartiene
la
storia
,
comunissima
nel
medio
evo
,
dell
'
ebreo
errante
,
di
alcune
vicende
di
santi
,
ora
vere
ora
immaginarie
,
del
diavolo
,
degli
eremiti
che
vivono
di
vita
centenaria
con
lunghe
barbe
bianche
e
che
,
bussando
a
'
loro
eremi
,
chiedono
che
la
gente
si
segni
con
la
croce
e
a
'
quali
gli
angeli
arrecano
da
mangiare
.
Vi
appartengono
del
pari
le
storie
macabre
,
le
danze
dei
morti
,
e
in
questo
ciclo
si
riflette
lo
humour
plebeo
con
i
suoi
motti
salaci
e
grossolani
,
con
la
furberia
ingenua
della
gente
povera
.
All
'
altro
ciclo
arabo
appartengono
le
più
belle
e
fantasiose
fiabe
,
quelle
che
incantano
e
seducono
,
al
pari
delle
Mille
e
una
notte
,
come
un
canto
di
donna
in
una
sera
d
'
estate
.
E
son
racconti
di
re
che
s
'
innamorano
di
povere
fanciulle
;
di
fate
che
stanno
in
fondo
a
'
mari
e
di
notte
si
recano
sulla
terra
;
di
ardimentosi
cavalieri
tramutati
in
pietra
;
di
maghe
che
ammaliano
e
di
ragazze
che
rompono
l
'
incanto
;
di
palazzi
che
sorgono
in
una
notte
e
nei
quali
ogni
oggetto
à
un
anima
ed
una
voce
;
son
leggende
di
amore
e
di
odio
,
nelle
quali
s
'
intreccia
il
sentimento
religioso
o
vi
son
le
streghe
con
la
tregenda
,
e
che
ànno
sempre
un
lieto
fine
e
dove
la
virtù
trionfa
.
Son
questi
,
adunque
,
i
cicli
delle
fiabe
romanzesche
,
che
s
'
intrecciano
fra
loro
,
in
modo
che
il
profano
ed
il
divino
,
l
'
antico
e
il
recente
formino
una
storia
sola
che
incanta
e
che
seduce
.
Il
falso
riflesso
del
mondo
rivive
in
queste
creazioni
dello
spirito
collettivo
:
vi
è
il
destino
,
il
fatum
,
che
ogni
uomo
porta
seco
e
al
quale
non
si
resiste
:
uomini
dannati
a
vivere
da
animali
,
ad
essere
uccisi
al
tale
anno
di
età
,
a
viver
in
fondo
a
'
mari
;
vi
è
la
instabilità
delle
leggi
di
natura
:
notti
lunghe
quanto
mesi
,
acque
del
mare
che
si
sconvolgono
con
una
parola
,
animali
che
parlano
;
vi
è
il
metabolismo
e
vi
è
l
'
incanto
;
vi
è
il
miracolo
:
vi
è
,
in
somma
,
tutto
il
falso
concetto
della
natura
che
,
in
momenti
successivi
,
gli
uomini
si
andarono
formando
e
che
vive
ancora
nei
libri
polverosi
come
ricordo
d
'
altri
tempi
e
nell
'
animo
popolare
in
forma
viva
e
possente
.
E
,
in
sieme
con
il
falso
riflesso
della
natura
,
nelle
fiabe
si
rispecchia
un
animo
primitivo
con
le
sue
impulsività
,
con
le
tendenze
criminose
.
È
l
'
animo
della
gente
e
del
tempo
in
cui
nacquero
queste
seducenti
fantasie
:
è
l
'
imprevidenza
della
psiche
inferiore
che
domina
sempre
,
è
l
'
impulsività
che
spinge
i
cavalieri
contro
i
pericoli
;
è
la
passionalità
bassa
che
guida
al
delitto
;
è
la
credenza
che
la
virtù
trionfi
sempre
,
che
i
delitti
non
restino
impuniti
;
è
tutto
questo
,
che
ispira
la
fine
d
'
ogni
fiaba
.
E
il
contenuto
è
un
delitto
,
che
ora
commettono
i
geni
o
le
fate
;
ora
i
potenti
,
ora
gl
'
invidi
compagni
o
i
parenti
e
al
quale
succede
come
ricompensa
un
novello
crimine
,
rifermando
quel
concetto
antropologico
criminale
che
la
pena
nell
'
origine
è
un
novello
delitto
*
.
Tutta
la
psiche
popolare
si
riflette
,
adunque
,
nelle
fiabe
:
ci
senti
il
fascino
della
ricchezza
che
seduce
e
che
abbaglia
,
la
suggestione
del
fasto
,
onde
il
protagonista
è
sempre
un
re
bello
come
il
sole
;
i
palazzi
son
sempre
di
brillanti
e
le
vesti
di
broccato
e
le
fate
ricamano
in
telai
di
oro
e
,
quando
si
pettinano
,
lascian
cadere
da
'
capelli
perle
e
le
catene
sono
di
oro
.
E
col
crimine
si
congiunge
l
'
amore
:
le
due
passioni
più
potenti
dell
'
animo
popolare
.
Per
amore
i
giovani
partono
verso
l
'
ignoto
,
per
amore
lo
giovanette
soffrono
ed
è
l
'
amore
per
l
'
uomo
un
momento
fuggevole
,
per
la
donna
è
tutta
la
vita
;
per
l
'
uno
è
l
'
episodio
,
per
l
'
altra
il
poema
;
la
donna
,
quando
non
è
innamorata
,
quando
non
è
madre
o
moglie
,
quando
non
soffre
per
la
persona
amata
,
è
crudele
,
è
maga
,
incantatrice
o
è
invida
.
L
'
inferiorità
della
donna
,
colta
dal
Lombroso
,
è
raffigurata
in
queste
fiabe
,
anticipando
,
come
fa
sempre
l
'
arte
,
le
deduzioni
scientifiche
.
E
l
'
ottimismo
domina
sempre
questa
eterna
speranza
dell
'
animo
giovane
non
manca
mai
,
è
la
nota
di
consolazione
nel
gran
mare
del
dolore
umano
:
è
la
nota
eternamente
gentile
.
Ma
di
mezzo
a
questo
ciclo
fantasioso
coruscato
di
nubi
,
a
questo
poema
eternamente
delittuoso
della
fiaba
,
che
gentilezza
di
sentimenti
,
che
purezza
di
tocco
,
che
alito
d
'
idealità
!
In
una
fiaba
è
detto
come
una
giovane
sorella
di
re
per
amore
del
fratello
mangi
una
foglia
di
lauro
nel
quale
sta
un
genio
,
pur
sapendo
di
divenire
madre
.
Ella
nasconde
a
tutti
il
sagrifizio
per
tema
che
non
la
s
'
incolpi
e
lascia
,
morendo
,
la
ragazza
,
frutto
di
questo
strano
amore
,
in
una
stanza
,
addormentata
e
ne
consegna
al
fratello
la
chiave
e
lo
prega
che
non
l
'
apra
mai
.
E
il
fratello
così
fa
e
tiene
la
chiave
appesa
al
collo
come
una
reliquia
;
ma
,
una
notte
,
la
moglie
gli
ruba
la
chiave
,
apre
e
trova
,
sotto
l
'
azione
d
'
un
narcotico
,
la
giovanetta
addormentata
e
la
maltratta
,
credendola
una
favorita
e
la
giovanetta
tace
e
soffre
in
segreto
e
solo
,
rivolta
ad
un
piccolo
coltello
dal
manico
intarsiato
,
gli
racconta
lo
strano
nascimento
suo
e
lo
prega
che
quando
abbia
udito
la
triste
storia
,
le
si
voglia
conficcare
nel
petto
.
Che
strazio
in
questo
dolore
così
chiuso
e
disperato
,
di
questa
fanciulla
restata
orfana
che
piange
e
non
à
il
coraggio
di
farla
finita
e
che
candore
nel
confidare
in
mancanza
di
persone
che
l
'
amino
il
suo
dolore
ad
un
oggetto
inanimato
!
Ed
in
un
'
altra
fiaba
,
un
figlio
di
re
,
tenuto
schiavo
dalle
fate
,
al
cui
amore
egli
non
à
voluto
piegare
,
di
notte
va
presso
la
culla
d
'
un
bambino
e
gli
canta
una
ninnanonna
riboccante
di
dolore
.
Se
fossi
libero
egli
dice
:
starei
sempre
teco
a
cullarti
e
ti
fascerei
di
broccato
e
ti
terrei
in
una
culla
di
oro
,
o
figlio
dell
'
animo
mio
!
In
un
'
altra
una
giovinetta
,
eternamente
buona
,
perdona
a
una
matrigna
crudele
e
vi
son
delle
fiabe
d
'
amore
,
d
'
un
brio
e
d
'
una
freschezza
meravigliosa
,
pari
ruscelletti
dei
verdi
colli
,
di
cui
parla
Dante
,
e
che
fanno
i
lor
canali
freschi
e
molli
.
Come
la
fiaba
di
quella
giovinetta
,
uno
di
quei
fulgori
di
donne
che
passano
sprezzando
e
ammaliando
i
cuori
,
che
vince
un
re
,
il
più
bello
che
sia
mai
stato
con
l
'
alterezza
piena
di
grazie
e
di
civetteria
in
sieme
e
lo
vede
a
'
suoi
piedi
.
Sì
,
come
nelle
manifestazioni
criminose
,
v
'
è
la
nota
geniale
,
così
in
queste
produzioni
d
'
un
mondo
inferiore
vi
è
il
fascino
,
talora
,
d
'
un
'
arte
sovraumana
e
d
'
un
'
immensa
bontà
,
vi
è
il
riflesso
d
'
una
psiche
fatta
di
fango
e
di
raggi
di
sole
.
CAPITOLO
III
.
LA
GENIALITÀ
NELLA
FIABA
Nei
precedenti
studii
sulla
psiche
collettiva
,
abbiamo
colto
i
rapporti
tra
le
forme
inferiori
e
il
genio
,
ora
ci
resta
a
dire
come
le
manifestazioni
psichiche
collettive
sieno
talora
vere
manifestazioni
geniali
,
sorte
come
la
genialità
individuale
dalla
neurosi
circostante
*
.
Il
genio
,
in
fatti
,
non
è
che
una
neurosi
,
almeno
in
alcune
manifestazioni
e
forme
,
il
quale
porta
in
sé
le
stigmate
come
incoscienza
della
creazione
geniale
,
amnesia
,
note
psicosomatiche
deficienti
in
sé
o
nella
sua
famiglia
.
Vi
sono
stati
dei
geni
pazzeschi
ed
incompleti
;
di
quelli
che
sono
diventati
tali
dopo
un
grave
trauma
o
psichico
o
somatico
;
altri
affetti
di
malattie
nervose
o
mentali
;
di
forme
monomaniache
,
impulsive
,
delittuose
.
Ed
in
mezzo
a
queste
manifestazioni
neuro
e
psicopatiche
è
sorta
la
genialità
individuale
.
La
genialità
collettiva
incompleta
non
si
sottrae
a
tale
legge
:
essa
sorge
nelle
folle
inferiori
non
nelle
superiori
,
in
quelle
folle
cioè
che
ànno
un
contenuto
ideativo
e
sensitivo
una
statica
e
una
dinamica
psichica
in
arresto
;
in
quelle
folle
che
sono
fortemente
misoneiste
,
e
nelle
quali
il
nuovo
s
'
accompagna
con
una
forte
disintegrazione
psichica
;
in
cui
l
'
azione
criminosa
non
è
rara
e
talora
è
prevalente
:
nella
quale
,
in
fine
,
prevalgono
le
forme
patologiche
epidemiche
di
nevrosi
e
di
psicopatie
.
Le
fiabe
son
sorte
,
di
preferenza
,
nel
medio
evo
quando
la
mente
era
ingombra
d
'
un
falso
concetto
della
natura
;
quando
una
tenebra
intellettuale
,
come
in
notte
d
'
inverno
,
toglieva
la
vista
delle
cose
.
La
natura
non
era
che
un
eterno
peccato
ordito
dalla
carne
e
dal
demonio
,
lo
sprezzo
delle
cure
mondane
era
la
sola
sapienza
.
L
'
animo
era
travagliato
da
un
interno
dolore
che
le
vicende
strane
e
fortunose
teneano
sempre
vivo
e
presente
.
Era
una
vera
lipemania
che
incombeva
su
tutti
:
era
un
annebbiamento
nel
cervello
ed
una
desolazione
nel
cuore
,
né
la
vita
esterna
era
migliore
:
la
peste
,
le
carestie
,
i
morbi
si
succedevano
ad
intervalli
fissi
;
le
guerre
,
le
invasioni
erano
vicende
di
tutti
i
giorni
;
la
prepotenza
era
cosa
di
tutte
le
ore
e
una
grande
degenerazione
,
una
stanchezza
vincea
tutti
.
Da
queste
condizioni
psicosomatiche
venivan
fuori
le
forme
epidemiche
neuro
e
psicopatiche
:
demonapatia
,
catalessia
,
isteria
,
frenesia
della
danza
,
ecc
.
erano
le
stigmate
,
in
sieme
col
delitto
,
di
questa
immensa
degenerazione
psichica
e
,
in
sieme
con
questa
neurosi
,
sorgeva
la
genialità
collettiva
.
E
le
fiabe
erano
una
vera
genialità
sia
per
l
'
arte
con
che
venivano
intessute
,
sia
perché
erano
una
vera
anticipazione
di
certe
forme
letterarie
:
da
esse
nasceranno
i
poemi
eroici
,
i
poemi
eroicomici
come
nella
romanza
di
che
ne
so
*
,
vera
anticipazione
del
Don
Quichotte
;
nasceranno
i
poemi
sacri
,
la
lirica
amorosa
,
e
in
fatti
nelle
fiabe
le
parti
più
belle
d
'
amore
sono
in
verso
;
i
romanzi
,
le
novelle
.
Nella
fiaba
e
nelle
altre
forme
popolari
quali
le
prime
poesie
rimate
vi
è
tutta
l
'
anticipazione
della
genialità
collettiva
,
incompleta
ed
è
,
come
quella
del
genio
individuale
,
inconscia
.
E
sono
anticipazioni
,
non
solo
letterarie
,
ma
scientifiche
e
io
ne
ò
riportate
molte
nello
studio
sulla
folla
,
dove
lo
inconscio
apparisce
di
più
in
certe
anticipazioni
,
che
scoperte
dal
genio
incontrano
nelle
folle
vecchie
il
più
grande
misoneismo
:
in
questo
popolo
calabrese
,
che
in
un
motto
pornografico
à
di
tanto
preceduto
Darwin
,
il
trasformismo
desta
un
vero
spavento
,
anco
nella
parte
colta
.
Io
occupandomi
delle
fiabe
trovai
che
le
scoperte
sul
carattere
criminale
che
tanto
onorano
Lombroso
,
Ferri
,
Garofalo
ecc
.
,
erano
contenute
e
riflesse
nelle
fiabe
:
vi
è
riflesso
l
'
imprevidenza
dei
criminali
,
l
'
animo
inferiore
della
donna
,
la
pena
che
è
in
origine
un
novello
delitto
,
il
fatto
di
psicologia
criminale
per
il
quale
a
'
delinquenti
manca
la
pietà
non
la
cognizione
della
giustizia
,
onde
spesso
accortamente
nelle
fiabe
si
fa
loro
giudicare
i
crimini
commessi
,
come
se
fossero
di
altri
;
queste
ed
infinite
altre
note
di
criminologia
sono
contenute
nelle
fiabe
,
in
una
delle
quali
,
per
es
.
l
'
orca
,
prima
di
inseguire
sua
figlia
scappata
di
casa
con
un
re
,
entra
in
chiesa
e
prega
la
madonna
che
le
conceda
di
farglieli
pigliare
per
mangiarseli
,
riconfermando
così
il
rapporto
,
in
tali
animi
delittuosi
,
tra
crimine
e
religione
.
Adunque
,
nella
fiaba
vi
è
l
'
incoscienza
e
l
'
amnesia
della
creazione
geniale
ed
è
,
come
la
genialità
individuale
,
un
prodotto
della
neurosi
della
psiche
collettiva
.
E
,
nata
nelle
psichi
ammalate
,
vive
nelle
forme
inferiori
delle
folle
,
nelle
forme
d
'
arresto
,
nelle
stratificazioni
più
basse
e
quando
il
soffio
di
modernità
le
investe
e
il
carattere
inferiore
cade
,
muore
la
fiaba
.
La
folla
dell
'
avvenire
sarà
senza
degenerazione
e
senza
fiabe
,
sarà
una
di
quelle
forme
elevate
quale
noi
portiamo
nella
mente
e
nel
cuore
,
quale
carezziamo
con
la
nostra
più
dolce
speranza
.
L
'
avvenire
della
folla
è
come
uno
di
quei
regni
incantati
della
fiaba
dove
generosi
cavalieri
moveano
e
dove
la
potenza
del
male
li
tramutava
in
pietra
,
ma
,
dopo
secoli
,
un
fortunato
smagando
l
'
incanto
conquistava
quel
regno
e
le
pietre
risorgevano
uomini
e
fregandosi
gli
occhi
diceano
:
che
lungo
sonno
!
Così
forse
sarà
di
noi
,
molti
,
volgendo
l
'
animo
a
questa
folla
dell
'
avvenire
,
rimarranno
vinti
dalla
forza
del
male
che
ci
circonda
;
però
verrà
giorno
in
cui
rivivremo
,
non
di
una
giovinezza
corporea
,
ma
nel
pensiero
pietoso
degli
epigoni
,
che
sentiranno
la
nobiltà
d
'
un
ideale
e
il
fulgore
d
'
una
fede
.
Il
sonno
sarà
stato
lungo
ma
non
indarno
!
LE
EPIDEMIE
PSICHICHE
CAPITOLO
I
.
LE
EPIDEMIE
PSICHICHE
La
psiche
à
,
anch
'
essa
,
le
sue
forme
epidemiche
,
che
raggiungono
talora
una
grande
diffusione
ed
una
estrema
intensità
.
Quando
un
pensiero
od
un
sentimento
diventa
predominante
nel
campo
della
coscienza
e
l
'
occupa
tutto
intero
e
lo
possiede
dando
,
da
solo
,
il
tono
ed
il
colorito
;
né
è
patrimonio
d
'
un
animo
solo
,
ma
si
diffonde
,
guadagna
gli
animi
tutti
,
e
dura
per
intera
età
;
quando
ciò
avvenga
,
noi
ci
troviamo
dinanzi
al
contagio
strano
,
che
dicemmo
psichico
,
e
del
quale
studieremo
il
ritmo
ed
il
valore
.
La
critica
à
oramai
detto
donde
nasca
il
contagio
psichico
,
com
'
esso
sia
fatto
di
due
doti
dell
'
animo
umano
che
si
completano
,
dal
bisogno
di
soggiogare
e
d
'
esser
soggiogati
,
dalla
suggestione
e
dall
'
imitazione
.
La
suggestione
e
l
'
imitazione
,
del
pari
che
l
'
opposizione
,
non
sono
altro
che
sentimenti
similari
,
che
si
completano
a
vicenda
:
la
suggestione
individuale
,
quella
che
si
esplicherà
sugli
altri
,
suscitando
l
'
imitazione
o
l
'
opposizione
,
altro
non
è
che
l
'
effetto
della
suggestione
dell
'
ambiente
in
un
animo
isolato
,
in
un
solo
specchio
concavo
che
accolga
nel
suo
foco
,
unificandole
,
le
mille
vibrazioni
eteree
che
sono
a
lui
d
'
intorno
.
In
natura
vi
sono
degli
esseri
privilegiati
,
delle
nature
psichiche
squisite
che
,
prime
,
sentono
la
gran
voce
del
tempo
;
che
sanno
a
questa
dare
una
forma
determinata
,
e
proiettarla
al
di
fuori
,
come
voce
dell
'
animo
loro
,
smisuratamente
grande
.
Il
suggestionatore
,
adunque
,
non
è
che
un
suggestionato
,
suggestionato
non
da
un
uomo
,
ma
dal
vasto
ambiente
sociale
che
lo
circonda
;
è
un
veggente
del
tempo
,
laddove
gli
altri
non
sono
che
i
suggestionati
d
'
un
uomo
,
al
cui
contatto
sprigionano
o
l
'
imitazione
o
l
'
opposizione
,
meco
chi
dicesse
elettricità
dello
stesso
nome
o
di
nome
contrario
.
Ma
,
e
suggestione
ed
imitazione
sono
due
doti
normali
dell
'
animo
umano
le
quali
,
però
,
in
certi
momenti
storici
assumono
un
'
estensione
ed
una
intensità
,
quasi
,
patologica
diventando
come
i
sensi
d
'
un
isterico
,
fortemente
iperestetici
.
La
suggestione
à
sempre
dominato
le
menti
,
l
'
imitazione
è
stata
sempre
la
via
maestra
della
civiltà
:
tutta
la
storia
del
progresso
scientifico
e
civile
,
tutta
l
'
educazione
collettiva
od
individuale
,
non
è
altro
che
un
'
opera
continua
di
suggestione
ed
imitazione
.
Ma
,
il
nuovo
della
suggestione
e
dell
'
imitazione
,
nel
contagio
psichico
,
consiste
nella
intensità
inusitata
,
nell
'
estensione
sconosciuta
con
cui
certe
idee
si
sono
diffuse
e
sono
penetrate
nell
'
animo
umano
;
nel
modo
come
ànno
ristretto
il
campo
della
coscienza
,
occupandolo
da
sole
,
producendo
quel
fenomeno
che
io
ò
chiamato
di
monodeismo
e
di
monopatia
.
Il
campo
della
coscienza
è
estremamente
complesso
e
variabile
:
i
pensieri
e
sentimenti
lo
attraversano
di
continuo
,
fermandovisi
per
un
momento
e
scomparendo
,
come
immagini
che
passino
dinanzi
ad
uno
specchio
posto
in
una
strada
;
ma
,
quando
un
solo
pensiero
ed
un
solo
sentimento
rimangono
nel
campo
della
psiche
,
quando
l
'
onda
si
arresta
,
allora
,
per
un
fenomeno
strano
,
pensiero
e
sentimento
s
'
ingrandiscono
e
possono
,
dalla
psiche
,
di
un
solo
individuo
,
diffondersi
a
quella
degli
altri
,
arrestandovisi
ed
ingrandendovisi
,
del
pari
;
onde
avviene
che
le
infinite
psichi
individuali
,
possedute
da
un
solo
fatto
e
intonate
allo
stesso
modo
,
si
riuniscano
in
un
'
immensa
psiche
collettiva
,
per
una
di
quelle
moltiplicazioni
del
sentimento
,
così
frequenti
nei
fenomeni
di
psicologia
collettiva
.
Ora
,
perché
il
fenomeno
normale
della
suggestione
ed
imitazione
assurgano
a
tanta
altezza
patologica
,
ci
è
bisogno
che
vi
sia
un
momento
determinante
fatto
di
due
elementi
e
cioè
da
un
abnorme
stimolo
esterno
e
da
un
'
abnorme
reazione
dell
'
organismo
,
in
cui
sia
rotto
l
'
equilibrio
psichico
e
reso
incapace
di
novelli
adattamenti
.
In
fatti
,
oggi
,
una
vasta
degenerazione
va
impadronendosi
dell
'
organismo
umano
,
come
una
immensa
ombra
che
la
civiltà
porti
seco
.
I
nostri
padri
non
conobbero
le
cure
affannose
della
lotta
per
l
'
esistenza
e
per
la
civiltà
:
il
loro
tenore
di
vita
fu
sempre
morigerato
e
il
sereno
dello
spirito
fu
il
tono
perenne
dell
'
animo
.
In
noi
l
'
affanno
penetra
per
più
punti
e
dal
pensiero
del
domani
e
dalla
lotta
più
cruda
che
ci
avvolge
e
dal
rapido
succedersi
della
civiltà
:
noi
siamo
come
la
foglia
che
cade
ingiallita
innanzi
tempo
e
che
il
vento
mulina
.
Epperò
,
portiamo
in
noi
stessi
e
l
'
esaurimento
nervoso
(
psicoastenia
)
e
la
degenerazione
;
e
il
bisogno
di
forti
eccitamenti
che
vincano
il
torpore
de
'
nervi
esauriti
dal
lavoro
,
onde
l
'
alcoolismo
,
il
morfinismo
,
la
libidine
,
la
sete
delle
emozioni
violente
vanno
diffondendosi
sempre
più
e
minacciano
di
estinguere
questa
razza
umana
.
Nasce
,
da
tutto
ciò
,
un
forte
squilibrio
psichico
onde
certi
doti
normali
dell
'
animo
umano
s
'
ingigantiscono
,
onde
la
suggestione
diventa
più
viva
e
l
'
imitazione
più
diffusa
:
la
psiche
diventa
come
una
corda
tesa
sino
al
grado
estremo
e
che
,
nell
'
unità
di
tempo
,
dà
un
numero
stragrande
di
vibrazioni
,
al
più
leggiero
tocco
dell
'
alito
che
la
sfiori
.
Un
punto
più
in
là
e
la
corda
si
spezza
:
un
'
azione
più
lunga
e
duratura
di
questo
surmenage
psico
intellettivo
e
la
pazzia
,
le
malattie
nervose
spezzeranno
questo
frale
umano
.
E
,
ben
in
pochi
anni
,
la
demenza
si
è
sestuplicata
in
Inghilterra
,
toccando
l
'
alta
cifra
di
155000
.
Il
mondo
è
,
adunque
,
diventato
triste
ed
affannoso
quale
non
fu
nel
passato
,
appunto
perché
l
'
animo
umano
è
diventato
più
sensibile
,
più
iperestetico
.
Le
impressioni
esterne
,
una
volta
,
trovavano
un
'
attenuazione
nel
sist
ema
nervoso
che
li
rifletteva
;
ora
,
in
questo
riflettendosi
,
ingigantiscono
,
ond
'
è
che
il
dolore
sociale
realtà
vera
,
ma
minore
del
dolore
antico
nei
nostri
nervi
,
nella
nostra
psiche
si
moltiplica
fino
all
'
ennesima
potenza
,
divenendo
,
più
che
un
dolore
materiale
,
un
vasto
dolore
morale
e
,
come
accade
sempre
,
si
accompagna
con
una
grande
aspettazione
,
con
un
bisogno
d
'
un
messia
e
quando
qualcuno
pretende
di
avere
trovato
il
rimedio
di
tale
dolore
umano
,
cedendo
,
lui
per
il
primo
,
ad
una
suggestione
dell
'
ambiente
,
gli
altri
gli
credono
e
gli
corrono
dietro
,
ond
'
è
che
oggi
l
'
epidemie
psichiche
nascono
,
da
una
parte
,
e
come
nacquero
in
ogni
tempo
,
da
una
ristrettezza
mentale
e
da
uno
squilibrio
passionale
,
dall
'
altra
dal
vasto
dolore
umano
che
ne
circonda
.
Ed
in
fatti
,
il
mondo
antico
,
lo
spirito
ario
,
così
sereni
e
tranquilli
,
non
ebbero
epidemie
psichiche
:
furono
come
una
lunga
giornata
d
'
un
sereno
smagliante
,
che
solo
,
a
sera
tardi
,
si
ricuopre
di
nubi
.
L
'
affanno
che
non
aveali
colpiti
nella
giovinezza
,
venne
a
sera
,
nella
mistione
etnica
dei
popoli
dell
'
impero
,
nel
contatto
dell
'
animo
semitico
,
nel
dilagare
della
schiavitù
,
nelle
ruinose
vicende
politiche
.
E
l
'
epidemia
fu
ascetica
e
religiosa
;
e
,
come
le
altre
forme
di
contagio
psichico
,
ebbe
un
doppio
contenuto
,
regressivo
e
progressivo
;
progressivo
fu
,
di
certo
,
il
cristianesimo
che
innalzava
i
miseri
,
che
dava
alla
vita
un
contenuto
nuovo
,
che
spezzava
la
prisca
grandezza
:
regressivo
l
'
ascetismo
,
il
rinnegamento
dell
'
arte
e
del
pensiero
.
Il
medio
evo
fu
,
in
vece
,
un
lungo
periodo
di
epidemie
psichiche
e
noi
ne
dicemmo
il
perché
.
Ma
,
comunque
sorgano
le
epidemie
psichiche
,
ànno
sempre
un
colorito
speciale
che
il
tempo
loro
dà
,
in
modo
diverso
;
celano
un
contenuto
ora
regressivo
ora
progressivo
,
ora
di
ritorno
ora
di
anticipazione
ed
,
in
fine
,
sono
come
una
tendenza
compensatrice
di
mezzo
ad
un
ambiente
triste
e
doloroso
sempre
.
E
così
,
nell
'
evo
antico
,
noi
troviamo
le
epidemie
sociali
,
tali
sono
le
rivolte
servili
che
,
a
momenti
dati
,
s
'
impadronivano
degli
animi
d
'
infinità
di
schiavi
con
la
celerità
d
'
un
baleno
;
nel
medio
evo
il
tono
epidemico
è
ascetico
e
religioso
,
in
sieme
;
nell
'
evo
moderno
è
complesso
:
economico
sociale
politico
,
oppure
è
religioso
ascetico
,
come
l
'
evo
medio
,
o
economico
sociale
come
l
'
evo
antico
.
La
nostra
civiltà
,
venuta
dopo
l
'
antica
e
la
medioevale
,
nelle
sue
stratificazioni
psichiche
ripete
le
altre
due
,
onde
,
accanto
al
colorito
proprio
del
tempo
economico
sociale
politico
,
à
le
epidemie
a
fondo
sociale
come
nella
civiltà
antica
e
di
mezzo
,
o
le
ascetiche
e
religiose
come
nel
medio
evo
.
Siano
però
qualsivogliano
gli
aspetti
delle
epidemie
psichiche
,
non
vi
è
che
in
fondo
un
contenuto
solo
,
l
'
economico
e
sono
come
un
compenso
all
'
ambiente
,
in
mezzo
al
quale
si
vive
:
nel
mondo
antico
imperava
la
schiavitù
e
l
'
epidemia
psichica
assumeva
l
'
aspetto
d
'
una
liberazione
umana
,
onde
le
guerre
servili
;
nel
medio
evo
,
che
succedeva
al
godimento
antico
dei
sensi
,
alla
serenità
del
pensiero
ario
,
l
'
epidemia
ascetico
religiosa
fu
un
lungo
martirio
della
carne
,
un
'
introspezione
paurosa
dell
'
animo
;
nell
'
evo
moderno
,
nel
quale
domina
l
'
egoismo
,
l
'
epidemia
psichica
è
,
profondam
ente
,
altruista
,
pigli
,
poi
,
forma
religiosa
od
economica
sociale
poco
importa
.
D
'
altra
parte
,
le
epidemie
si
organizzano
e
si
diffondono
o
fra
animi
passionati
ed
ardenti
o
fra
animi
fortemente
squilibrati
od
in
istato
d
'
arresto
,
per
manco
di
coltura
,
e
da
questo
particolare
carattere
nascono
le
forme
epidemiche
a
contenuto
progressivo
o
regressivo
,
con
le
illusioni
di
guarire
il
mondo
,
ma
con
l
'
occhio
fiso
all
'
indietro
o
all
'
innanzi
e
sono
le
une
sopravvivenze
del
passato
,
le
altre
anticipazioni
dell
'
avvenire
.
In
fine
,
come
ultima
distinzione
,
le
epidemie
psichiche
pazzesche
agiscono
di
preferenza
o
sul
sistema
nervoso
(
epidemie
nevropatiche
)
o
sulla
psiche
(
epidemie
psicopatiche
:
appartengono
alle
prime
tra
le
epidemie
medioevali
le
forme
istero
epilettiche
,
la
mania
della
danza
,
ecc
.
,
e
alle
seconde
le
demonopatie
,
le
invasioni
e
le
ossessioni
ecc
.
,
e
nel
tempo
presente
,
il
suicidio
è
una
epidemia
neuropatica
,
così
come
il
neomisticismo
è
una
forma
psicopatica
.
CAPITOLO
II
.
LE
EPIDEMIE
PSICHICHE
MODERNE
L
'
evo
moderno
,
in
questo
suo
declinare
,
è
improntato
da
un
tardo
sviluppo
delle
qualità
psichiche
superiori
ed
in
loro
vece
,
da
uno
sviluppo
eccessivo
delle
doti
inferiori
della
psiche
.
Le
doti
inferiori
della
psiche
che
sono
,
ancora
,
le
doti
primeve
,
si
compendiano
,
nel
campo
dell
'
intelligenza
,
in
un
forte
senso
del
presente
e
però
in
uno
scarso
idealismo
e
,
nel
campo
del
sentimento
,
in
un
forte
egoismo
,
epperò
in
un
altruismo
scarso
.
Noi
viviamo
troppo
dell
'
oggi
e
di
noi
stessi
;
l
'
ideale
,
questa
forte
rappresentazione
del
mondo
,
cacciato
fuori
del
tempo
,
non
ci
tormenta
che
ben
poco
e
l
'
amore
degli
altri
non
ci
preoccupa
per
nulla
.
È
ben
vero
che
l
'
idealismo
e
l
'
altruismo
,
che
sono
in
fondo
due
prodotti
dell
'
attrazione
della
psiche
,
sono
doti
di
popoli
evoluti
,
che
non
risplendono
sulla
fronte
della
fanciullezza
dell
'
umanità
,
ma
brillano
nella
giovinezza
umana
;
questo
è
ben
vero
,
ma
è
vero
,
del
pari
,
che
noi
oggi
traversiamo
un
periodo
di
regresso
durante
il
quale
idealismo
e
altruismo
son
rinculati
d
'
un
pezzo
.
I
nostri
antichi
ebbero
un
idealismo
falso
,
ma
vivo
:
essi
credettero
in
una
religione
rivelata
e
nell
'
amore
della
patria
;
il
loro
altruismo
assunse
la
forma
della
carità
inesausta
;
ebbero
,
in
somma
,
un
forte
senso
dell
'
ideale
che
,
oggi
,
può
parere
antiquato
,
ma
,
per
quei
tempi
,
fu
certamente
moderno
.
Questo
oggi
è
completamente
spento
:
la
scienza
à
distrutto
il
senso
della
religione
rivelata
;
le
vicende
politiche
,
quello
della
patria
,
senza
che
le
nuove
concezioni
idealistiche
fossero
penetrate
,
vece
delle
antiche
;
così
come
la
nuova
scienza
sociologica
à
distrutto
il
concetto
vieto
della
carità
,
senza
che
il
nuovo
del
dovere
sociale
vi
si
sia
sostituito
.
Il
nostro
è
un
orizzonte
morale
ed
intellettivo
desolato
:
molti
non
hanno
né
un
raggio
di
fede
,
né
un
barlume
di
speranza
:
l
'
egoismo
ed
il
senso
del
presente
son
diventati
i
due
soli
poli
della
vita
e
in
vano
noi
cerchiamo
la
virtù
che
sale
e
che
conquide
,
ché
i
vincitori
dell
'
oggi
sono
la
gente
dal
cervello
eunuco
e
dal
cuore
chiuso
,
i
vinti
sono
gli
animi
eletti
,
che
ànno
nel
cuore
un
ideale
,
nell
'
intelletto
un
pensiero
.
Qual
meraviglia
,
adunque
,
se
,
per
quella
tal
legge
di
compenso
che
è
nella
natura
,
per
il
fenomeno
dell
'
opposizione
sociale
,
ch
'
è
come
dicemmo
un
fatto
sugestivo
,
sorga
e
dilaghi
,
di
fronte
al
pensiero
del
presente
al
realismo
,
la
sete
dell
'
ideale
e
di
fronte
all
'
egoismo
l
'
amore
sconfinato
dell
'
umanità
.
In
ogni
tempo
ed
in
ogni
luogo
,
la
natura
,
con
le
sue
epidemie
psichiche
,
à
esercitato
una
funzione
di
conservazione
,
accentuando
quelle
doti
che
mancano
,
crescendole
a
dismisura
,
radicandole
in
certi
animi
in
tanta
proporzione
ed
intensità
,
di
quanto
sono
deficienti
negli
altri
;
onde
è
che
,
anco
questa
volta
,
le
nuove
epidemie
psichiche
,
che
portano
in
sé
quei
sentimenti
di
compenso
che
mancano
negli
altri
,
sono
di
natura
idealiste
e
altruistiche
.
Ma
,
come
accade
dello
spirito
umano
,
sul
quale
le
forme
trascorse
esercitano
talora
una
influenza
viva
e
grande
,
onde
vi
è
una
eredità
ed
un
atavismo
,
così
è
avvenuto
che
l
'
altruismo
e
l
'
idealismo
risorgente
ànno
assunto
due
forme
:
negli
intelletti
vigorosi
e
nuovi
ànno
assunte
forme
novelle
onde
il
sentimento
religioso
che
sale
a
Dio
per
discendere
all
'
umanità
come
nelle
popolazioni
anglosassone
;
o
la
novella
fede
sociale
come
nel
proletariato
;
e
negli
intelletti
deboli
hanno
assunto
la
forma
di
risorgenze
religiose
da
lungo
tramontate
e
sepolte
nell
'
incoscio
della
psiche
.
Epperò
è
avvenuto
che
dal
triste
realismo
,
dall
'
egoismo
incombente
del
secolo
nostro
vengono
fuori
come
più
rivi
di
epidemie
psichiche
e
però
sorgono
l
'
idealismo
anglosassone
,
quel
forte
idealismo
della
razza
,
che
noi
dicemmo
confina
con
Dio
e
à
come
mira
l
'
umanità
;
il
socialismo
,
ch
'
è
fede
e
scienza
ad
un
tempo
nel
quale
si
van
raccogliendo
i
pensatori
più
arditi
e
la
parte
lavoratrice
dell
'
umanità
;
lo
spiritismo
questo
strano
fenomeno
scientifico
,
che
,
deriso
dapprima
,
va
impressionando
di
sé
animi
di
scienziati
come
Wallace
,
come
Lombroso
,
come
Richet
e
come
Flammarion
;
che
si
presta
bene
così
ad
una
interpetrazione
scientifica
(
psichismo
)
come
ad
un
riconoscimento
dell
'
anima
come
elemento
diverso
dallo
spirito
e
che
preoccupa
una
infinità
di
accademie
scientifiche
,
ed
à
i
suoi
esperimenti
eseguiti
col
rigore
d
'
uno
esperimento
psicologico
;
ed
in
fine
il
neo
misticismo
,
questo
ritorno
ad
altri
tempi
,
fortemente
credenti
e
che
nasce
da
una
stanchezza
di
mirare
innanzi
,
da
un
bisogno
di
riguardarsi
in
dietro
,
e
che
ha
come
postulato
che
se
la
scienza
ci
ha
ingannato
,
ben
la
fede
ci
accoglie
ancora
.
Ma
,
comprese
nella
forma
neomistica
,
sono
due
concezioni
religiose
viventi
in
due
climi
storici
diversi
l
'
uno
arretrato
l
'
altro
non
evoluto
:
nelle
nostre
plebi
,
in
fatti
,
rivivono
le
forme
medioevali
del
diavolismo
,
delle
ossessioni
dei
miracoli
,
dei
sogni
pieni
di
anticipazioni
ecc
.
,
in
una
parola
,
quelle
forme
mistiche
medioevali
,
talora
,
a
contenuto
delittuoso
.
In
Russia
,
dove
gli
animi
sono
poco
progrediti
ed
ancora
più
,
sotto
il
peso
d
'
un
'
immensa
pressura
sociale
:
là
in
quei
popoli
l
'
epidemia
psichica
assume
forme
e
contenuto
nuovo
.
Son
forme
epidemiche
,
pazzesche
,
che
attentano
alla
vita
propria
o
degli
altri
come
negli
Skoptzi
o
in
quella
strana
setta
dove
la
gente
si
fa
murar
viva
(
gli
inclusi
)
;
o
che
al
male
non
resistono
,
come
Tolstoiani
che
spingono
l
'
ardire
fino
al
male
certo
ed
indeprecabile
,
come
quando
si
sottraggono
alla
leva
,
obbedendo
al
motto
divino
:
non
ammazzare
e
presi
di
poi
,
lasciano
la
vita
in
Siberia
.
E
accanto
alle
forme
di
epidemie
psichiche
complete
con
contenuto
progressivo
,
stanno
le
forme
regressive
corrispondenti
:
accanto
all
'
idealismo
anglosassone
è
il
misticismo
latino
:
l
'
una
è
una
forma
nuova
di
carità
inesausta
che
scende
come
dittamo
sulle
sventure
umane
e
non
rinnega
né
la
scienza
né
la
vita
.
L
'
altra
è
la
carità
vieta
dei
conventi
,
è
l
'
untuosità
dei
paesi
latini
:
l
'
una
è
tutta
una
profilassi
contro
il
vizio
,
una
precauzione
contro
il
crimine
,
quegli
uomini
fanno
il
bene
per
una
forte
pietà
che
sentono
nel
cuore
ed
il
loro
Dio
è
come
la
sintesi
di
tutta
l
'
idealità
di
che
trabocca
l
'
animo
loro
;
l
'
altra
è
subordinato
alla
grandezza
terrena
del
papato
.
Quanto
diverso
il
neo
misticismo
slavo
,
dal
latino
fatto
d
'
un
profondo
senso
di
scoraggiamento
della
vita
,
d
'
una
rinunzia
della
civiltà
,
d
'
una
ascetica
contemplazione
della
mente
:
quindi
voi
non
trovate
la
fede
operosa
come
nel
primo
,
ma
sentite
d
'
essere
in
mezzo
a
un
popolo
che
vivo
d
'
un
falso
riflesso
d
'
un
mondo
tramontato
,
che
non
à
del
mondo
vero
,
che
tenterebbe
riprodurre
,
la
passionalità
viva
ed
ardente
.
Così
,
accanto
alla
novella
concezione
sociale
quella
che
noi
chiamiamo
socialismo
,
vi
sono
le
altre
che
predicano
la
riforma
immediata
e
violenta
ed
il
ritorno
a
forme
sociali
tramontate
.
Queste
son
due
forme
di
epidemie
psichiche
diverse
:
la
prima
è
essenzialmente
progressiva
sia
per
il
metodo
,
evolutivo
,
sia
per
il
contenuto
cioè
come
superstruttura
d
'
una
novella
forma
economica
,
l
'
altra
è
essenzialmente
regressiva
,
sia
per
il
metodo
violento
e
sia
ancora
perché
essa
vagheggia
una
società
meno
complessa
,
quella
che
Rousseau
chiamava
stato
di
natura
,
onde
i
Reclus
e
gli
altri
spesso
ricorrono
agli
esempi
di
selvaggi
buoni
per
contrapporli
alle
civiltà
moderne
.
Egli
avviene
così
,
adunque
,
che
le
epidemie
psichiche
moderne
,
progressive
,
si
toccano
con
quelle
regressive
:
possiamo
dire
che
sono
messe
a
due
a
due
come
le
faccie
di
tante
medaglie
delle
quali
l
'
una
è
dorata
,
l
'
altra
è
di
piombo
.
E
,
dopo
le
forme
progressive
e
regressive
,
vengon
le
forme
pazzesche
e
criminali
:
viene
il
suicidio
,
l
'
assassinio
politico
,
forme
a
lungo
studiate
e
sulle
quali
noi
non
vogliamo
indugiare
,
senza
osservare
che
talora
alle
forme
comuni
di
crimine
il
tempo
dà
il
proprio
tono
,
che
oggi
dei
delinquenti
comuni
si
ammantano
del
carattere
politico
o
sociale
,
come
un
tempo
del
religioso
e
che
il
tono
discende
persino
alle
forme
completamente
pazzesche
onde
è
che
se
un
tempo
i
pazzi
avevano
deliri
ed
allucinazioni
religiose
oggi
le
hanno
di
carattere
politico
sociale
.
Le
grandi
epidemie
portano
adunque
in
sé
un
alto
valore
,
giacché
sono
come
i
fenomeni
d
'
una
vasta
malattia
e
ne
sono
il
rimedio
:
esse
,
complete
od
incomplete
,
accennano
di
quali
fatti
psichici
scarseggi
la
civiltà
,
quali
sentimenti
abbiano
bisogno
d
'
essere
educati
,
onde
le
doti
inferiori
,
prevalendo
come
sempre
,
non
abbiano
a
distruggerla
.
E
lo
stato
quando
fosse
davvero
provvido
e
quando
,
più
che
alle
piccole
vicende
del
giorno
,
tenesse
gli
occhi
fisi
a
'
grandi
interessi
collettivi
,
dovrebbe
assecondare
tali
epidemie
psichiche
,
impadronendosene
,
mettendone
in
atto
postulati
più
semplici
e
più
attuabili
,
dando
,
a
queste
fiumane
di
sentimento
,
la
dirittura
ed
il
corso
,
non
l
'
ostacolo
che
le
arresti
,
così
solo
esso
farebbe
opera
saggia
e
preparerebbe
l
'
avvenire
senza
scosse
e
senza
danni
,
imitando
le
epoche
geologiche
che
non
si
sono
succedute
,
come
dice
Cuvier
,
per
cataclismi
,
ma
,
come
ammetteva
il
Lyell
per
mutazioni
lente
e
continue
.
StampaPeriodica ,
Si
presenta
...
a
noi
chiaramente
il
problema
del
valore
pratico
,
strumentale
,
della
religione
cattolica
...
Non
lo
consideriamo
per
ora
se
non
nei
limiti
della
vita
terrena
...
Un
'
altra
serie
di
fatti
attirerà
la
nostra
attenzione
,
e
questo
studieremo
per
stabilire
il
valore
pratico
della
religione
cattolica
.
Tali
fatti
possono
essere
divisi
in
tre
grandi
categorie
:
quelli
che
il
cattolicismo
ha
in
comune
con
molte
altre
fedi
e
confessioni
;
quelli
che
egli
ha
in
comune
col
padre
suo
spirituale
,
il
cristianesimo
,
e
quelli
infine
che
gli
appartengono
in
proprio
.
Della
prima
serie
ne
citeremo
alcuni
che
sono
di
estrema
importanza
.
L
'
evento
di
una
coscienza
religiosa
è
certo
uno
dei
più
importanti
fenomeni
ed
una
delle
più
terribili
esperienze
a
cui
può
essere
sottoposta
la
nostra
personalità
:
è
una
completa
trasformazione
,
un
mutarsi
radicale
di
tutti
gli
ingredienti
costituenti
il
nostro
io
...
Secondo
fatto
:
la
coscienza
religiosa
ci
dà
il
senso
dell
'
assoluto
.
Si
può
osservare
che
tale
senso
dell
'
assoluto
noi
possiamo
conquistarlo
per
via
filosofica
,
ma
fra
l
'
uno
e
l
'
altro
vi
è
la
grande
differenza
d
'
intensità
che
deriva
dalle
differenti
genesi
:
l
'
uno
,
il
filosofico
,
proviene
dalla
ragione
ed
è
penosamente
costruito
,
l
'
altro
procede
dall
'
estasi
ed
è
pienamente
e
profondamente
ed
intimamente
vissuto
...
Se
da
questo
noi
passiamo
ai
vantaggi
pratici
che
ci
può
dare
la
coscienza
cattolica
,
e
che
essa
ha
in
comune
col
cristianesimo
,
tre
almeno
ne
voglio
citare
,
che
sono
di
estrema
importanza
.
Il
primo
è
il
riacquistato
senso
del
peccato
.
Noi
possiamo
avere
oggi
il
senso
di
commettere
il
male
,
concetto
filosofico
,
od
almeno
morale
.
Il
pensiero
del
male
si
riconnette
in
tal
modo
per
legami
più
o
meno
stretti
,
più
o
meno
appariscenti
a
quello
di
danno
e
di
vantaggio
:
è
una
materializzazione
quindi
che
noi
abbiamo
fatto
,
una
riduzione
a
maggior
volgarità
del
concetto
religioso
di
peccato
.
Il
vantaggio
od
il
danno
materiali
hanno
una
ben
minima
influenza
sul
nostro
io
intimo
e
profondo
:
sì
che
molti
uomini
vi
sono
che
tali
concetti
trascurano
e
non
hanno
nella
loro
vita
alcuna
ricerca
di
benessere
.
Ben
diverso
invece
è
il
concetto
di
peccato
quale
proviene
dalla
coscienza
religiosa
.
Esaminiamolo
sotto
diversi
aspetti
.
Per
noi
oggi
il
commettere
il
male
o
il
fare
bene
è
divenuto
un
'
azione
quasi
indifferente
anzi
lo
è
completamente
,
come
ho
detto
,
quando
tale
male
o
tale
bene
non
assumono
una
conseguenza
pratica
...
Che
avremo
riguadagnato
noi
riacquistando
il
senso
del
peccato
?
Prima
di
ogni
altra
la
possibilità
di
commettere
dei
peccati
,
che
in
avanti
ci
era
negata
.
E
ciò
non
è
certo
lieve
affare
.
Il
commettere
evidentemente
un
peccato
sapendone
la
gravità
vuol
dire
in
ultima
analisi
mettere
la
nostra
anima
in
uno
stato
di
eccezionale
tensione
...
Da
ciò
una
fonte
non
trascurabile
di
emozioni
profonde
...
La
necessità
quindi
si
fa
e
sempre
più
evidente
di
stabilire
entro
noi
una
legge
di
male
e
bene
che
ci
potrà
dare
il
piacere
di
seguirla
...
il
piacere
di
violarla
...
Il
secondo
fatto
,
fra
quelli
che
il
cattolicismo
ha
in
comune
col
cristianesimo
,
che
molto
m
'
importa
di
citare
,
è
quello
dell
'
ambiguità
delle
sensazioni
che
tale
religione
è
atta
a
sollevare
in
noi
.
Infatti
il
sottile
artificio
che
dà
a
questa
religione
il
vantaggio
su
tutte
le
altre
è
che
essa
parla
d
'
amore
...
Vi
è
nella
parola
amore
,
e
specialmente
nel
modo
in
cui
la
usa
il
cattolicesimo
,
qualcosa
di
così
ambiguo
che
stimola
,
che
parla
al
pensiero
ed
alla
speranza
,
sì
che
tale
parola
irraggia
anche
sull
'
intelligenza
la
più
bassa
e
sul
cuore
più
gelido
.
Soprattutto
gli
esseri
in
cui
la
sensualità
si
è
sublimata
,
la
felicità
la
trovarono
nel
cattolicismo
.
I
libri
della
religione
rivelano
e
traspirano
tutti
un
profumo
di
eterno
femminino
...
Il
terzo
fatto
che
desidero
citare
,
e
tanti
ne
trascuro
,
che
il
cattolicismo
ha
in
comune
anche
col
cristianesimo
e
che
tanto
viene
ad
aiutarci
nella
nostra
ricerca
dei
modi
di
utilizzare
ed
aumentare
l
'
anima
,
è
la
considerazione
che
tali
religioni
ci
portano
-
per
atto
di
fede
,
e
quindi
profondamente
-
a
ritenere
possibile
e
credere
fermamente
nel
miracolo
.
Tale
fede
nel
miracolo
è
il
primo
coefficiente
per
una
possibilità
di
compiere
i
miracoli
.
Ora
il
compiere
i
miracoli
è
l
'
unica
via
per
giungere
al
sodisfacimento
completo
di
tutti
i
nostri
desideri
,
all
'
onnipotenza
...
Ed
ora
alla
terza
categoria
dei
fatti
,
quelli
in
tutto
e
per
tutto
propri
al
cattolicismo
...
Con
il
cristianesimo
che
è
la
religione
della
pietà
,
si
erige
il
cattolicismo
religione
della
forza
,
della
violenza
e
della
dominazione
.
Due
soli
esempi
,
ma
abbastanza
gravidi
di
considerazioni
:
l
'
Inquisizione
e
la
Compagnia
di
Gesù
.
Il
Cattolicismo
è
quindi
una
scuola
di
dominazione
.
Contro
il
Cristianesimo
,
religione
dell
'
uguaglianza
,
il
cattolicismo
si
è
sviluppato
come
religione
della
disuguaglianza
(
gerarchia
sacerdotale
,
il
principio
della
scomunica
diametralmente
opposto
ai
concetti
cristiani
di
amore
del
prossimo
e
di
aiuto
verso
i
peccatori
giacché
li
mette
nell
'
impossibilità
di
salvarsi
,
indulgenze
e
condono
dei
peccati
non
equamente
distribuiti
giacché
non
tutti
erano
e
sono
in
grado
di
contraccambiarli
coi
compensi
chiesti
dalla
chiesa
,
elemosine
,
dotazioni
,
pellegrinaggi
...
)
.
È
quindi
il
cattolicesimo
,
oltre
che
una
scuola
di
dominazione
,
anche
una
scuola
di
inesorabile
e
violenta
dominazione
,
a
tutto
sviluppo
dell
'
individuo
e
a
tutto
suo
beneficio
...
Il
cattolicesimo
è
poi
in
fondo
una
religione
abbastanza
elastica
in
quanto
riguarda
l
'
oggetto
della
fede
:
contro
il
cristianesimo
,
ferocemente
monoteista
,
il
cattolicesimo
si
svolse
e
si
presenta
a
noi
,
col
suo
culto
della
Vergine
e
dei
santi
,
come
un
larvato
politeismo
...
Il
cattolicesimo
infine
è
una
religione
sontuosa
,
fatta
di
magnificenza
,
forse
molto
di
scenografia
,
certamente
molto
d
'
arte
-
e
questa
applicata
col
più
sottile
dei
poteri
suggestivi
-
dalla
vertiginosa
eleganza
e
dalla
penombra
evocativa
delle
cattedrali
gotiche
,
alla
grandiosità
della
messa
,
con
l
'
accompagnamento
musicale
che
Palestrina
o
Sebastiano
Bach
hanno
scritto
per
il
più
tragico
dei
drammi
.
Ma
mi
affretto
a
venire
alle
ultime
considerazioni
le
più
importanti
per
noi
.
Il
cattolicesimo
è
il
più
portentoso
strumento
per
lo
studio
e
per
lo
sviluppo
dell
'
anima
;
è
il
più
profondo
e
il
più
sottile
metodo
di
penetrazione
psicologica
,
la
scuola
d
'
analisi
la
più
raffinata
e
la
più
completa
.
La
lettura
dei
grandi
mistici
da
Eckehart
a
Loyola
,
da
S
.
Angela
a
S
.
Teresa
,
ce
ne
convinceranno
facilmente
.
I
metodi
di
cui
il
cattolicismo
si
serve
sono
essenzialmente
tre
:
la
casuistica
o
studio
delle
varie
forme
del
peccato
.
la
solitudine
,
la
meditazione
...
che
compongono
la
vita
claustrale
.
l
'
analisi
interiore
.
In
fondo
questi
tre
modi
che
il
cattolicesimo
predica
come
i
migliori
per
coltivare
e
rafforzare
la
fede
,
come
quelli
che
,
sotto
altre
spoglie
o
con
altre
forme
,
noi
siamo
andati
,
man
mano
studiando
come
quelli
.
che
meglio
ci
avrebbero
servito
per
.
studiare
l
'
anima
e
quindi
per
utilizzarla
...
La
preghiera
è
un
potente
mezzo
di
suggestione
con
cui
,
usando
del
potere
evocativo
ed
esaltante
delle
parole
e
delle
formule
,
si
creano
o
si
facilitano
gli
stati
d
'
elevazione
d
'
anima
.
La
confessione
poi
è
stata
la
più
sottile
e
la
più
raffinata
delle
invenzioni
cattoliche
:
troppo
lungo
ed
inutile
sarebbe
qui
l
'
esaminarne
dettagliatamente
il
meccanismo
psicologico
,
ma
certo
essa
è
il
più
potente
dei
mezzi
di
liberazione
d
'
ogni
idea
ossessionante
,
l
'
idea
del
peccato
commesso
,
come
la
creazione
e
la
liberazione
dal
sogno
che
ci
turba
.
E
con
questo
chiudo
la
rapida
scorreria
attraverso
i
valori
pratici
...
La
loro
eccezionale
importanza
,
la
loro
profondità
,
la
loro
perfezione
psicologica
,
fanno
sì
che
la
religione
cattolica
sia
uno
dei
più
formidabili
e
sicuri
strumenti
per
la
coltivazione
delle
anime
,
per
il
culto
dell
'
io
,
e
quindi
,
indirettamente
ed
oltre
i
limiti
che
essa
fissa
,
uno
dei
mezzi
migliori
per
utilizzare
l
'
anima
e
quindi
per
conquistare
il
mondo
.
Saggistica ,
I
.
È
dentro
noi
un
fanciullino
(
1
)
che
non
solo
ha
brividi
,
come
credeva
Cebes
Tebano
che
primo
in
sé
lo
scoperse
,
ma
lagrime
ancora
e
tripudi
suoi
.
Quando
la
nostra
età
è
tuttavia
tenera
,
egli
confonde
la
sua
voce
con
la
nostra
,
e
dei
due
fanciulli
che
ruzzano
e
contendono
tra
loro
,
e
,
insieme
sempre
,
temono
sperano
godono
piangono
,
si
sente
un
palpito
solo
,
uno
strillare
e
un
guaire
solo
.
Ma
quindi
noi
cresciamo
,
ed
egli
resta
piccolo
;
noi
accendiamo
negli
occhi
un
nuovo
desiderare
,
ed
egli
vi
tiene
fissa
la
sua
antica
serena
maraviglia
;
noi
ingrossiamo
e
arrugginiamo
la
voce
,
ed
egli
fa
sentire
tuttavia
e
sempre
il
suo
tinnulo
squillo
come
di
campanello
.
Il
quale
tintinnio
segreto
noi
non
udiamo
distinto
nell
'
età
giovanile
forse
così
come
nella
più
matura
,
perché
in
quella
occupati
a
litigare
e
perorare
la
causa
della
nostra
vita
,
meno
badiamo
a
quell
'
angolo
d
'
anima
d
'
onde
esso
risuona
.
E
anche
,
egli
,
l
'
invisibile
fanciullo
,
si
perita
vicino
al
giovane
più
che
accanto
all
'
uomo
fatto
e
al
vecchio
,
ché
più
dissimile
a
sé
vede
quello
che
questi
.
Il
giovane
in
vero
di
rado
e
fuggevolmente
si
trattiene
col
fanciullo
;
ché
ne
sdegna
la
conversazione
,
come
chi
si
vergogni
d
'
un
passato
ancor
troppo
recente
.
Ma
l
'
uomo
riposato
ama
parlare
con
lui
e
udirne
il
chiacchiericcio
e
rispondergli
a
tono
e
grave
;
e
l
'
armonia
di
quelle
voci
è
assai
dolce
ad
ascoltare
,
come
d
'
un
usignuolo
che
gorgheggi
presso
un
ruscello
che
mormora
.
O
presso
il
vecchio
grigio
mare
.
Il
mare
è
affaticato
dall
'
ansia
della
vita
,
e
si
copre
di
bianche
spume
,
e
rantola
sulla
spiaggia
.
Ma
tra
un
'
ondata
e
l
'
altra
suonano
le
note
dell
'
usignuolo
ora
singultite
come
un
lamento
,
ora
spicciolate
come
un
giubilo
,
ora
punteggiate
come
una
domanda
.
L
'
usignuolo
è
piccolo
,
e
il
mare
è
grande
;
e
l
'
uno
è
giovane
,
e
l
'
altro
è
vecchio
.
Vecchio
è
l
'
aedo
,
e
giovane
la
sua
ode
.
Väinämöinen
è
antico
,
e
nuovo
il
suo
canto
(
2
)
.
Chi
può
imaginare
,
se
non
vecchio
l
'
aedo
e
il
bardo
?
Vyàsa
è
invecchiato
nella
penitenza
e
sa
tutte
le
cose
sacre
e
profane
.
Vecchio
è
Ossian
,
vecchi
molti
degli
skaldi
.
L
'
aedo
è
l
'
uomo
che
ha
veduto
(
oîde
)
e
perciò
sa
,
e
anzi
talvolta
non
vede
più
;
è
il
veggente
(
aoidós
)
che
fa
apparire
il
suo
canto
(
3
)
.
Non
l
'
età
grave
impedisce
di
udire
la
vocina
del
bimbo
interiore
,
anzi
invita
forse
e
aiuta
,
mancando
l
'
altro
chiasso
intorno
,
ad
ascoltarla
nella
penombra
dell
'
anima
(
4
)
.
E
se
gli
occhi
con
cui
si
mira
fuor
di
noi
,
non
vedono
più
,
ebbene
il
vecchio
vede
allora
soltanto
con
quelli
occhioni
che
son
dentro
di
lui
,
e
non
ha
avanti
sé
altro
che
la
visione
che
ebbe
da
fanciullo
e
che
hanno
per
solito
tutti
i
fanciulli
.
E
se
uno
avesse
a
dipingere
Omero
,
lo
dovrebbe
figurare
vecchio
e
cieco
,
condotto
per
mano
da
un
fanciullino
,
che
parlasse
sempre
guardando
torno
torno
.
Da
un
fanciullino
o
da
una
fanciulla
:
dal
dio
o
dall
'
iddia
:
dal
dio
che
sementò
nei
precordi
di
Femio
quelle
tante
canzoni
,
o
dell
'
iddia
cui
si
rivolge
il
cieco
aedo
di
Achille
e
di
Odisseo
(
5
)
.
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
II
.
Ma
il
garrulo
monello
o
la
vergine
vocale
erano
dentro
lui
,
invisibilmente
.
Erano
la
sua
medesima
fanciullezza
,
conservata
in
cuore
attraverso
la
vita
,
e
risorta
a
ricordare
e
a
cantare
dopo
il
gran
rumorio
dei
sensi
.
E
la
sua
fanciullezza
parlava
per
ciò
più
di
Achille
che
d
'
Elena
,
e
s
'
intratteneva
col
Ciclope
meglio
che
con
Calipso
.
Non
sono
gli
amori
,
non
sono
le
donne
,
per
belle
e
dee
che
siano
,
che
premono
ai
fanciulli
;
sì
le
aste
bronzee
e
i
carri
da
guerra
e
i
lunghi
viaggi
e
le
grandi
traversie
.
Così
codeste
cose
narrava
al
vecchio
Omero
il
suo
fanciullino
,
piuttosto
che
le
bellezze
della
Tindaride
e
le
voluttà
della
dea
della
notte
e
della
figlia
del
sole
(
6
)
.
E
le
narrava
col
suo
proprio
linguaggio
infantile
.
Tornava
da
paesi
non
forse
più
lontani
che
il
villaggio
che
è
più
vicino
ai
pastori
della
montagna
;
ma
esso
ne
parlava
ad
altri
fanciulli
che
non
c
'
erano
stati
mai
.
Ne
parlava
a
lungo
,
con
foga
,
dicendo
i
particolari
l
'
un
dopo
l
'
altro
e
non
tralasciandone
uno
,
nemmeno
,
per
esempio
,
che
le
schiappe
da
bruciare
erano
senza
foglie
.
Ché
tutto
a
lui
pareva
nuovo
e
bello
,
ciò
che
vi
aveva
visto
,
e
nuovo
e
bello
credeva
avesse
a
parere
agli
uditori
.
La
parola
"
bello
"
e
"
grande
"
ricorreva
a
ogni
momento
nel
suo
novellare
,
e
sempre
egli
incastrava
nel
discorso
una
nota
a
cui
riconoscere
la
cosa
.
Diceva
che
le
navi
erano
nere
,
che
avevano
dipinta
la
prora
,
che
galleggiavano
perché
ben
bilanciate
,
che
avevano
belli
attrezzi
,
bei
banchi
;
che
il
mare
era
di
tanti
colori
,
che
si
moveva
sempre
,
che
era
salato
,
che
era
spumeggiante
.
I
guerrieri
?
Portavano
i
capelli
lunghi
.
I
loro
caschi
?
Avevano
creste
che
si
movevano
al
passo
.
Le
loro
aste
?
Facevano
una
lunga
ombra
.
Per
non
essere
frainteso
ripeteva
il
medesimo
pensiero
con
altra
forma
:
diceva
"
un
pochino
,
mica
tanto
!
"
,
"
vivere
,
mica
morire
!
"
,
e
anche
"
parlò
e
disse
"
,
"
si
adunarono
e
furono
tutti
in
un
luogo
"
.
Non
mancava
di
quelle
spiegazioni
che
chiudono
la
bocca
:
"
ubbidite
,
perché
ubbidire
...
è
meglio
"
"
solo
devo
rimanermene
senza
dono
?
Non
sta
bene
"
.
La
chiarezza
non
è
mai
troppa
:
"
I
pulcini
erano
otto
,
e
nove
con
la
madre
,
che
aveva
fatti
i
pulcini
"
,
"
Aias
,
quello
più
piccolo
,
non
grande
come
l
'
altro
,
ma
molto
più
piccolo
:
era
piccino
...
"
.
Qualche
volta
riusciva
sublime
,
ma
senza
farlo
apposta
:
saltava
qualche
circostanza
,
per
giungere
a
ciò
che
importava
più
e
che
era
più
sensibile
.
Un
divino
arciere
tirava
l
'
arco
"
e
per
tutto
si
vedevano
cataste
accese
per
bruciare
i
morti
"
.
Il
dio
supremo
mosse
il
sopracciglio
e
scosse
i
capelli
,
"
e
scrollò
l
'
Olimpo
che
è
così
grande
"
.
Sopra
tutto
,
per
far
capire
tutto
il
suo
pensiero
,
in
qualche
fatto
o
spettacolo
più
nuovo
e
strano
,
s
'
ingegnava
con
paragoni
tolti
da
ciò
che
esso
e
i
suoi
uditori
avevano
più
sott
'
occhio
o
nell
'
orecchio
.
E
in
ciò
teneva
due
modi
contrari
:
ora
ricordava
un
fatto
piccolo
per
farne
intendere
uno
grande
,
ora
uno
maggiore
per
farne
vedere
uno
minore
.
Così
rappresentava
un
mare
agitato
che
con
le
grosse
onde
spumeggianti
si
getta
contro
la
spiaggia
,
e
strepita
e
tuona
,
per
dar
l
'
idea
d
'
una
moltitudine
d
'
uomini
che
accorre
in
un
luogo
;
e
descriveva
uno
sciame
di
mosche
intorno
ai
secchielli
pieni
colmi
di
latte
,
per
esprimere
il
confuso
e
vasto
agglomerarsi
d
'
un
esercito
di
guerrieri
.
Questo
era
il
suo
solo
artifizio
,
se
pure
si
può
chiamare
artifizio
ciò
ch
'
egli
faceva
così
ingenuamente
che
spesso
la
cosa
,
mediante
il
suo
paragone
,
riusciva
più
piccola
,
sebbene
sempre
paresse
più
chiara
;
come
quando
confrontava
il
fluido
parlare
di
alcuni
vecchi
savi
all
'
incessante
frinire
delle
cicale
,
o
la
resistenza
d
'
un
grande
eroe
all
'
indifferenza
d
'
un
asino
che
seguita
a
empirsi
d
'
erba
nel
prato
donde
i
bimbi
vogliono
cacciarlo
a
suon
di
bastonate
.
No
no
:
il
fanciullino
del
cieco
non
tanto
voleva
farsi
onore
,
quanto
farsi
capire
:
non
esagerava
;
perché
i
fatti
che
raccontava
,
gli
parevano
già
assai
mirabili
così
come
erano
.
Ed
egli
sapeva
,
né
per
altro
argomento
se
non
perché
parevano
anche
a
lui
,
che
mirabili
dovevano
parere
anche
agli
altri
bambini
come
lui
,
che
erano
nell
'
anima
di
tutti
i
suoi
uditori
.
I
quali
ora
come
allora
lo
ascoltano
con
maraviglia
.
E
non
sarebbe
ragionevole
,
di
cose
che
dopo
trenta
secoli
non
si
credono
più
verosimili
.
Ma
dopo
pur
trenta
secoli
gli
uomini
non
nascono
di
trent
'
anni
,
e
anche
dopo
i
trent
'
anni
restano
per
qualche
parte
fanciulli
.
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
III
.
Ma
è
veramente
in
tutti
il
fanciullo
musico
?
Che
in
qualcuno
non
sia
,
non
vorrei
credere
né
ad
altri
né
a
lui
stesso
:
tanta
a
me
parrebbe
di
lui
la
miseria
e
la
solitudine
.
Egli
non
avrebbe
dentro
sé
quel
seno
concavo
da
cui
risonare
le
voci
degli
altri
uomini
;
e
nulla
dell
'
anima
sua
giungerebbe
all
'
anima
dei
suoi
vicini
.
Egli
non
sarebbe
unito
all
'
umanità
se
non
per
le
catene
della
legge
,
le
quali
o
squassasse
gravi
o
portasse
leggiere
,
come
uno
schiavo
o
ribelle
per
la
novità
o
indifferente
per
la
consuetudine
.
Perché
non
gli
uomini
si
sentono
fratelli
tra
loro
,
essi
che
crescono
diversi
e
diversamente
si
armano
,
ma
tutti
si
armano
,
per
la
battaglia
della
vita
;
sì
i
fanciulli
che
sono
in
loro
,
i
quali
,
per
ogni
poco
d
'
agio
e
di
tregua
che
sia
data
,
si
corrono
incontro
,
e
si
abbracciano
e
giocano
.
Eppure
è
chi
dice
che
veramente
di
generi
umani
ve
ne
ha
due
,
e
non
si
scorge
che
siano
due
,
e
che
l
'
uno
attraversa
l
'
altro
,
sempre
diviso
ma
sempre
indistinto
,
come
una
corrente
dolce
il
mare
amaro
.
Vivono
persino
nelle
stessa
famiglia
,
sotto
gli
occhi
della
stessa
madre
,
e
vivono
in
apparenza
la
stessa
vita
germinata
da
uguale
seme
in
unico
solco
;
e
questi
sono
stranieri
a
quelli
,
non
d
'
un
solo
tratto
di
cielo
e
di
terra
,
ma
di
tutta
l
'
umanità
e
di
tutta
la
natura
.
Essi
si
chiamano
per
nome
e
non
si
conoscono
né
si
conosceranno
mai
.
Ora
se
questo
è
vero
,
non
può
avvenire
se
non
per
una
causa
:
che
gli
uni
hanno
dentro
sé
l
'
eterno
fanciullo
,
e
gli
altri
no
,
infelici
!
Ma
io
non
amo
credere
a
tanta
infelicità
.
In
alcuni
non
pare
che
egli
sia
;
alcuni
non
credono
che
sia
in
loro
;
e
forse
è
apparenza
e
credenza
falsa
.
Forse
gli
uomini
aspettano
da
lui
chi
sa
quali
mirabili
dimostrazioni
e
operazioni
;
e
perché
con
le
vedono
,
o
in
altri
o
in
sé
,
giudicano
che
egli
non
ci
sia
.
Ma
i
segni
della
sua
presenza
e
gli
atti
della
sua
vita
sono
semplici
e
umili
.
Egli
è
quello
,
dunque
,
che
ha
paura
al
buio
,
perché
al
buio
vede
o
crede
di
vedere
;
quello
che
alla
luce
sogna
o
sembra
sognare
,
ricordando
cose
non
vedute
mai
;
quello
che
parla
alle
bestie
,
agli
alberi
,
ai
sassi
,
alle
nuvole
,
alle
stelle
:
che
popola
l
'
ombra
di
fantasmi
e
il
cielo
di
dei
(
7
)
.
Egli
è
quello
che
piange
e
ride
senza
perché
,
di
cose
che
sfuggono
ai
nostri
sensi
e
alla
nostra
ragione
.
Egli
è
quello
che
nella
morte
degli
esseri
amati
esce
a
dire
quel
particolare
puerile
che
ci
fa
sciogliere
in
lacrime
,
e
ci
salva
(
8
)
.
Egli
è
quello
che
nella
gioia
pazza
pronunzia
,
senza
pensarci
,
la
parola
grave
che
ci
frena
.
Egli
rende
tollerabile
la
felicità
e
la
sventura
,
temperandole
d
'
amaro
e
di
dolce
,
e
facendone
due
cose
ugualmente
soavi
al
ricordo
.
Egli
fa
umano
l
'
amore
,
perché
accarezza
esso
come
sorella
(
oh
!
Il
bisbiglio
dei
due
fanciulli
tra
un
bramire
di
belve
)
,
accarezza
e
consola
la
bambina
che
è
nella
donna
.
Egli
nell
'
interno
dell
'
uomo
serio
sta
ad
ascoltare
,
ammirando
,
le
fiabe
e
le
leggende
,
e
in
quello
dell
'
uomo
pacifico
fa
echeggiare
stridule
fanfare
di
trombette
e
di
pive
,
e
in
un
cantuccio
dell
'
anima
di
chi
più
non
crede
,
vapora
d
'
incenso
l
'
altarino
che
il
bimbo
ha
ancora
conservato
da
allora
.
Egli
ci
fa
perdere
il
tempo
,
quando
noi
andiamo
per
i
fatti
nostri
,
ché
ora
vuol
vedere
la
cinciallegra
che
canta
,
ora
vuol
cogliere
il
fiore
che
odora
,
ora
vuol
toccare
la
selce
che
riluce
.
E
ciarla
intanto
,
senza
chetarsi
mai
;
e
,
senza
lui
,
non
solo
non
vedremmo
tante
cose
a
cui
non
badiamo
per
solito
,
ma
non
potremmo
nemmeno
pensarle
e
ridirle
,
perché
egli
è
l
'
Adamo
che
mette
il
nome
a
tutto
ciò
che
vede
e
sente
.
Egli
scopre
nelle
cose
le
somiglianze
e
relazioni
più
ingegnose
.
Egli
adatta
il
nome
della
cosa
più
grande
alla
più
piccola
,
e
al
contrario
.
E
a
ciò
lo
spinge
meglio
stupore
che
ignoranza
,
e
curiosità
meglio
che
loquacità
:
Impicciolisce
per
poter
vedere
,
ingrandisce
per
poter
ammirare
.
Né
il
suo
linguaggio
è
imperfetto
come
di
chi
non
dica
la
cosa
se
non
a
mezzo
,
ma
prodigo
anzi
,
come
di
chi
due
pensieri
dia
per
una
parola
.
E
a
ogni
modo
dà
un
segno
,
un
suono
,
un
colore
,
a
cui
riconoscere
sempre
ciò
che
vide
una
volta
.
C
'
è
dunque
chi
non
ha
sentito
mai
nulla
di
tutto
questo
?
Forse
il
fanciullo
tace
in
voi
,
professore
,
perché
voi
avete
troppo
cipiglio
,
e
voi
non
lo
udite
,
o
banchiere
,
tra
il
vostro
invisibile
e
assiduo
conteggio
.
Fa
il
broncio
in
te
,
o
contadino
,
che
zappi
e
vanghi
,
e
non
ti
puoi
fermare
a
guardare
un
poco
;
dorme
coi
pugni
chiusi
in
te
,
operaio
,
che
devi
stare
chiuso
tutto
il
giorno
nell
'
officina
piena
di
fracasso
e
senza
sole
.
Ma
in
tutti
è
,
voglio
credere
.
Siano
gli
operai
,
i
contadini
,
i
banchieri
,
i
professori
in
una
chiesa
a
una
funzione
di
festa
;
si
trovino
poveri
e
ricchi
,
gli
esasperati
e
gli
annoiati
,
in
un
teatro
a
una
bella
musica
:
ecco
tutti
i
loro
fanciullini
alla
finestra
dell
'
anima
,
illuminati
da
un
sorriso
o
aspersi
d
'
una
lagrima
che
brillano
negli
occhi
de
'
loro
ospiti
inconsapevoli
;
eccoli
i
fanciullini
che
si
riconoscono
,
dall
'
impannata
al
balcone
dei
loro
tuguri
e
palazzi
,
contemplando
un
ricordo
e
un
sogno
comune
.
-
-
-
-
-
-
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-
-
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-
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-
-
-
-
-
-
-
IV
.
Se
è
in
tutti
,
è
anche
in
me
.
E
io
,
perché
da
quando
s
'
era
fanciulli
insieme
,
non
ho
vissuto
una
vita
cui
almeno
il
dolore
,
che
fu
tanto
,
desse
rilievo
,
non
l
'
ho
perduto
quasi
mai
di
vista
e
di
udita
.
Anzi
,
non
avendo
io
mutato
quei
primi
miei
affetti
,
chiedo
talvolta
se
io
abbia
vissuto
o
no
.
E
io
dico
sì
,
perché
ivi
è
più
vita
dove
è
meno
morte
,
e
altri
dice
no
,
perché
crede
il
contrario
.
Comunque
,
parlo
spesso
con
lui
,
come
esso
parla
alcuna
volta
a
me
,
e
gli
dico
:
Fanciullo
,
che
non
sai
ragionare
se
non
a
modo
tuo
,
un
modo
fanciullesco
che
si
chiama
profondo
,
perché
d
'
un
tratto
,
senza
farci
scendere
a
uno
a
uno
i
gradini
del
pensiero
,
ci
trasporta
nell
'
abisso
della
verità
...
Oh
!
Non
credo
io
che
da
te
vengano
,
semplice
fanciullo
,
certe
filze
di
sillogismi
,
sebbene
siano
esposte
in
un
linguaggio
che
somiglia
al
tuo
,
e
disposte
secondo
ritmi
che
sono
i
tuoi
!
Forse
quei
ritmi
ce
le
fanno
meglio
seguire
,
quelle
filze
,
e
quel
linguaggio
ce
lo
fa
meglio
capire
,
quel
ragionamento
;
o
forse
no
,
ché
l
'
uno
,
abbagliando
,
ci
distrae
,
e
gli
altri
,
cullando
,
ci
astraggono
;
sì
che
il
fine
del
ragionatore
non
è
ottenuto
come
sarebbe
senza
quelle
immagini
e
senza
quella
cadenza
.
Ma
mettiamo
che
sia
:
ora
il
tuo
fine
non
è
,
credo
,
mai
questo
,
che
si
dica
:
Tu
mi
hai
convinto
di
cosa
che
non
era
nel
mio
pensiero
.
E
nemmeno
quest
'
altro
:
Tu
mi
hai
persuaso
a
cosa
che
non
era
nella
mia
volontà
.
Tu
non
pretendi
tanto
,
o
fanciullo
.
Tu
dici
che
in
un
tuo
modo
schietto
e
semplice
cose
che
vedi
e
senti
in
un
tuo
modo
limpido
e
immediato
,
e
sei
pago
del
tuo
dire
,
quando
chi
ti
ode
esclama
:
anch
'
io
vedo
ora
,
ora
sento
ciò
che
tu
dici
e
che
era
,
certo
,
anche
prima
,
fuori
e
dentro
di
me
,
e
non
lo
sapeva
io
affatto
o
non
così
bene
come
ora
!
Soltanto
questo
tu
vuoi
,
seppure
qualche
cosa
vuoi
dal
diletto
in
fuori
che
tu
stesso
ricavi
da
quella
visione
e
da
quel
sentimento
.
E
come
potresti
aspirare
ad
operazioni
così
grandi
tu
con
così
piccoli
strumenti
?
Perché
tu
non
devi
lasciarti
sedurre
da
una
certa
somiglianza
che
è
,
per
esempio
,
tra
il
tuo
linguaggio
e
quello
degli
oratori
.
Sì
:
anch
'
essi
,
gli
oratori
,
ingrandiscono
e
impiccioliscono
ciò
che
loro
piaccia
,
e
adoperano
,
quando
loro
piace
,
una
parola
che
dipinga
invece
di
un
'
altra
che
indichi
.
Ma
la
differenza
è
che
essi
fanno
ciò
appunto
quando
loro
piace
e
di
quello
che
loro
piaccia
.
Tu
no
,
fanciullo
:
tu
dici
sempre
quello
che
vedi
come
lo
vedi
.
Essi
lo
fanno
a
malizia
!
Tu
non
sapresti
come
dire
altrimenti
;
ed
essi
dicono
altrimenti
da
quello
che
sanno
che
si
dice
.
Tu
illumini
la
cosa
,
essi
abbagliano
gli
occhi
.
Tu
vuoi
che
si
veda
meglio
,
essi
vogliono
che
non
si
veda
più
.
Il
loro
insomma
è
il
linguaggio
artifiziato
d
'
uomini
scaltriti
,
che
si
propongono
di
rubare
la
volontà
ad
altri
uomini
non
meno
scaltriti
;
il
tuo
è
il
linguaggio
nativo
di
fanciullo
ingenuo
,
che
tripudiando
o
lamentando
parli
ad
altri
ingenui
fanciulli
.
Non
è
così
?
...
Fanciullo
,
dunque
,
che
non
ragioni
se
non
a
modo
tuo
,
dicendo
di
quando
in
quando
le
sentenze
più
comuni
e
più
sublimi
,
più
chiare
e
più
inaspettate
,
tu
puoi
per
altro
,
in
ciò
che
ti
riguarda
più
da
presso
,
e
intendere
la
mia
e
dire
la
tua
ragione
.
Per
questo
ti
parlo
con
più
gravità
che
io
non
soglia
,
e
vorrei
avere
da
te
una
risposta
meno
...
come
ho
da
dire
?
Infantile
?
...
poetica
,
che
tu
non
costumi
.
-
-
-
-
-
-
-
-
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-
-
-
-
-
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-
-
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-
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-
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-
-
-
-
-
-
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-
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-
-
-
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-
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-
-
-
-
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-
-
-
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-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
V
.
Tu
sai
che
io
ti
amo
,
o
mio
intimo
benefattore
,
o
invisibile
coppiere
del
farmaco
nepenthès
e
ácholon
,
contro
il
dolore
e
l
'
ira
,
o
trovatore
e
custode
d
'
un
segreto
tesoro
di
lagrime
e
sorrisi
!
.
E
sai
ancora
che
io
non
ti
credo
,
come
fanciullo
,
così
irragionevole
,
né
stimo
un
perditempo
l
'
ascoltarti
quando
detti
dentro
.
Oh
!
No
,
molto
ci
corre
.
Sebbene
qualche
volta
,
a
vedere
le
tiritere
isosillabiche
e
omeoteleute
(
non
ti
spaventare
!
è
come
dire
"
versi
rimati
"
)
con
le
quali
certi
orecchianti
vogliono
far
credere
di
far
l
'
arte
tua
,
anch
'
io
rischio
di
pensare
,
come
molti
,
che
codesto
parlare
cadenzato
e
sonoro
non
sia
naturale
né
ragionevole
.
Ma
è
un
momento
.
Dimentico
quelle
tiritere
,
e
dico
a
te
che
per
quel
momento
mi
fissi
tra
spaurito
e
malcontento
con
codesti
occhi
che
vedono
con
maraviglia
;
dico
a
te
:
No
no
:
non
temere
.
Tu
sei
il
fanciullo
eterno
,
che
vede
tutto
con
maraviglia
,
tutto
come
per
la
prima
volta
.
L
'
uomo
le
cose
interne
ed
esterne
,
non
le
vede
come
le
vedi
tu
:
egli
sa
tanti
particolari
che
tu
non
sai
.
Egli
ha
studiato
e
ha
fatto
suo
pro
degli
studi
degli
altri
.
Sì
che
l
'
uomo
dei
nostri
tempi
sa
più
che
quello
dei
tempi
scorsi
,
e
,
a
mano
a
mano
che
si
risale
,
molto
più
e
sempre
più
.
I
primi
uomini
non
sapevano
niente
;
sapevano
quello
che
sai
tu
,
fanciullo
.
Certo
ti
assomigliavano
,
perché
in
loro
il
fanciullo
intimo
si
fondeva
,
per
così
dire
,
con
tutto
l
'
uomo
quanto
egli
era
.
Maravigliavano
essi
,
con
tutto
il
loro
essere
indistinto
,
di
tutto
;
ché
era
veramente
allora
nuovo
tutto
,
né
solo
per
il
fanciullo
,
ma
per
l
'
uomo
.
Maravigliavano
con
sentimento
misto
ora
di
gioia
ora
di
tristezza
ora
di
speranza
ora
di
timore
.
Se
poi
tale
commovimento
volevano
esprimere
a
sé
e
ad
altri
,
essi
traevano
fuori
dalla
faretra
,
per
dirla
con
te
,
certi
preziosi
e
numerosi
strali
di
cui
non
si
doveva
far
gettito
.
Pronunziavano
essi
,
i
primi
uomini
,
con
lentezza
uniforme
,
con
misurata
gravità
,
la
difficile
parola
che
stupivano
volasse
e
splendesse
e
sonasse
,
e
fosse
loro
e
diventasse
d
'
altri
,
e
recasse
attorno
l
'
anima
di
chi
la
emetteva
dopo
la
lunga
silenziosa
meditazione
.
Oh
!
non
le
gettavano
essi
come
cose
vili
che
soprabbondano
,
le
parole
pur
mo
nate
,
legate
coi
più
sottili
nodi
,
segnate
con
le
più
vive
impronte
,
lavorate
coi
più
ingegnosi
nielli
!
Ne
vedevano
essi
tutti
i
pregi
,
e
il
peso
e
il
timbro
del
loro
metallo
,
e
il
suono
col
quale
in
principio
rompevano
dalle
labbra
schiudentisi
,
e
quello
col
quale
in
fine
ronzavano
nelle
orecchie
aperte
.
Or
tu
,
fanciullo
,
fai
come
loro
,
perché
sei
come
loro
.
Fai
come
tutti
i
bambini
i
quali
non
solo
,
quando
sono
un
po
'
sollevati
,
giocano
e
saltano
con
certe
loro
cantilene
ben
ritmate
,
ma
quando
sono
ancora
poppanti
,
e
fanno
la
boschereccia
,
con
misura
e
cadenza
balbettano
tra
sé
e
sé
le
loro
file
di
pa
pa
e
ma
ma
.
E
in
ciò
è
ragione
perché
è
natura
.
Tu
sei
ancora
in
presenza
del
mondo
novello
,
e
adoperi
a
significarlo
la
novella
parola
.
Il
mondo
nasce
per
ognun
che
nasce
al
mondo
.
E
in
ciò
è
il
mistero
della
tua
essenza
e
della
tua
funzione
.
Tu
sei
antichissimo
,
o
fanciullo
!
E
vecchissimo
è
il
mondo
che
tu
vedi
nuovamente
!
E
primitivo
il
ritmo
(
non
questo
o
quello
,
ma
il
ritmo
in
generale
)
col
quale
tu
,
in
certo
modo
,
lo
culli
o
lo
danzi
!
Come
sono
stolti
quelli
che
vogliono
ribellarsi
o
all
'
una
o
all
'
altra
di
queste
due
necessità
,
che
paiono
cozzare
tra
loro
:
veder
nuovo
e
veder
da
antico
,
e
dire
ciò
che
non
s
'
è
mai
detto
e
dirlo
come
sempre
si
è
detto
e
si
dirà
!
E
si
ribellano
,
gli
uni
con
gli
schifi
gesti
di
pedanti
:
Questa
metafora
non
è
in
...
(
e
qui
il
nome
d
'
un
poeta
a
mano
a
mano
più
recente
)
;
gli
altri
con
pugnaci
atteggiamenti
di
novatori
:
Questo
non
è
assai
inaudito
e
inaudibile
!
Quelli
sono
in
generale
vecchi
che
nella
vecchiaia
credono
riposta
ogni
autorità
;
e
questi
,
giovani
che
nella
giovinezza
imaginano
insita
ogni
forza
;
più
noiosi
questi
di
quelli
,
perché
l
'
un
vanto
è
sempre
con
impertinenza
,
e
l
'
altro
non
è
mai
senza
tristezza
,
e
perché
se
gli
uni
non
intendono
più
,
per
senile
sordità
,
l
'
arguto
chiacchiericcio
del
fanciullo
,
gli
altri
non
lo
intendono
ancora
,
per
quello
schiamazzare
che
fanno
,
miseramente
orgoglioso
,
intorno
al
loro
io
giovane
.
E
,
in
verità
,
giovani
non
sono
,
ché
d
'
essere
,
se
fossero
,
non
si
accorgerebbero
.
D
'
essere
vecchio
uno
si
accorge
sì
,
qualche
volta
,
e
allora
si
veste
,
si
tinge
,
grida
a
giovane
.
È
forse
il
caso
di
voi
,
vecchiastri
?
A
ogni
modo
,
pace
.
Sappiate
che
per
la
poesia
la
giovinezza
non
basta
:
la
fanciullezza
ci
vuole
!
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
VI
.
Tu
sei
savio
e
mi
contento
.
Non
vuoi
né
ripetere
il
già
detto
né
trovare
l
'
indicibile
;
non
vuoi
essere
né
un
'
inutilità
né
una
vanità
.
Vuoi
il
nuovo
,
ma
sai
che
nelle
cose
è
il
nuovo
,
per
chi
sa
vederlo
,
e
non
t
'
indurrai
a
trovarlo
,
affatturando
e
sofisticando
.
Il
nuovo
non
s
'
inventa
:
si
scopre
.
Mi
contento
dunque
,
a
dirla
tra
noi
,
vale
a
dire
,
tra
me
...
Ma
intendiamoci
subito
:
di
ciò
non
ti
attribuisco
gran
lode
,
perché
non
ci
vedo
gran
merito
.
Come
?
Aspetta
e
sii
paziente
,
ché
mi
conviene
andar
per
le
lunghe
.
E
prima
vorrei
farti
una
domanda
.
Un
fine
,
l
'
hai
tu
?
Fuori
,
s
'
intende
,
di
quello
appunto
di
dire
o
dittare
?
E
puoi
dirmi
,
quale
?
Ho
bisogno
di
saperlo
.
Non
rispondi
?
Pensi
?
esiti
?
dubiti
?
Imagino
che
codesto
fine
non
sia
,
per
esempio
,
quello
di
dare
un
po
'
d
'
aiuto
,
di
fornire
un
poco
d
'
oro
al
tuo
vecchio
ospite
,
che
ne
ha
tanto
bisogno
.
Imagino
,
anzi
so
che
tu
non
conosci
altro
oro
che
metaforico
,
cioè
che
non
si
spende
.
Ridi
?
Intendiamoci
.
So
per
certo
che
tu
non
credi
di
procacciarmi
direttamente
un
utile
materiale
,
ma
sospetto
che
ti
figuri
di
procacciarmelo
indirettamente
,
aggiungendo
non
saprei
che
favore
alla
mia
povera
persona
e
che
pregio
alle
mie
umili
virtù
,
sì
che
l
'
industria
che
sai
che
esercito
,
mi
profitti
qualche
cosa
più
.
Ebbene
,
ti
inganneresti
.
Sappi
che
è
il
contrario
;
e
che
è
ragionevole
che
sia
il
contrario
.
Tu
sei
un
fanciullo
:
ora
non
tutti
sanno
distinguere
te
fanciullo
da
me
vecchio
,
e
perché
mi
sentono
e
vedono
bamboleggiare
qualche
volta
,
credono
volentieri
che
io
bamboleggi
sempre
,
anche
quando
lavoro
sul
serio
,
per
guadagnarmi
la
vita
.
Per
ciò
essi
meno
apprezzano
quei
lavori
serii
,
e
io
minor
utile
ne
ricavo
.
E
hanno
torto
.
Sempre
?
Sappi
che
non
hanno
torto
sempre
.
Hanno
,
per
esempio
,
ragione
(
né
parlo
soltanto
di
me
,
ma
di
molti
altri
)
,
quando
tra
i
miei
ragionamenti
,
che
non
dovrebbero
essere
se
non
giusti
e
chiari
,
vedono
comparire
i
tuoi
sorrisi
e
le
tue
grida
.
Vedi
:
i
passeri
sono
graziosi
uccelli
(
anch
'
essi
:
perché
no
?
)
;
ma
nei
seminati
i
contadini
non
ce
li
vogliono
,
per
graziosi
che
siano
.
Le
spadacciole
sono
bellissimi
fiori
;
ma
tra
il
grano
sarebbe
molto
meglio
che
non
ce
ne
fosse
.
Ma
fanno
così
bel
vedere
!
Non
nego
che
possano
dilettare
qualcuno
:
non
dilettano
però
colui
che
spera
l
'
utile
di
quel
grano
.
Capisci
?
Se
anche
c
'
è
qualcuno
a
cui
piacciono
i
tuoi
frulli
e
i
tuoi
lampeggiamenti
in
mezzo
a
un
ragionare
che
avrebbe
a
essere
serio
,
ai
più
non
può
essere
che
non
dispiaccia
.
E
sai
che
cosa
succede
?
Questi
,
trovandoti
così
fuori
di
posto
,
non
pensano
che
tu
sia
il
fanciullo
dalla
voce
argentina
,
ma
credono
sentire
in
te
l
'
uomo
roco
,
l
'
uomo
che
parla
per
ingannare
:
e
gridano
Retorica
!
Ora
per
evitare
tale
scambio
a
te
e
tale
danno
a
me
,
non
sarebbe
male
che
quando
io
bado
ai
fatti
miei
,
tu
te
ne
andassi
lontano
e
dormissi
nei
profondi
boschi
d
'
Idalia
e
tra
l
'
odoroso
cespuglio
dell
'
amaraco
.
Se
tu
conoscessi
Platone
,
ti
direi
che
come
egli
ha
ragione
nel
volere
che
i
poeti
facciano
mythous
e
non
logous
,
favole
e
non
ragionamenti
,
così
non
ho
torto
io
nel
pretendere
che
i
ragionatori
facciano
logous
e
non
mythous
(
9
)
.
Ma
pur
troppo
è
difficile
trovare
chi
si
contenti
di
far
solo
quello
che
deve
.
E
Platone
stesso
...
Ma
egli
era
Platone
.
Tornando
a
noi
,
dunque
,
nessun
utile
né
diretto
né
indiretto
mi
viene
da
te
,
o
fanciullo
.
Checché
tu
possa
dire
,
nessuno
.
Quale
invero
sarebbe
?
Parla
!
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
VII
.
IL
FANCIULLO
A
te
né
le
gemme
né
gli
ori
fornisco
,
o
dolce
ospite
:
è
vero
;
ma
fo
che
ti
bastino
i
fiori
che
cogli
nel
verde
sentiero
,
nel
muro
,
su
le
umide
crepe
,
su
l
'
ispida
siepe
.
Non
reco
al
tuo
desco
lo
spicchio
fumante
di
pingue
vitella
;
ma
fo
che
ti
piaccia
il
radicchio
non
senza
la
tua
selvastrella
,
con
l
'
ovo
che
a
te
mattutina
cantò
la
gallina
.
Per
me
tu
non
ari
,
o
poeta
,
né
vigne
sassose
,
né
grasse
maggesi
;
ma
dimmi
se
più
di
vigne
e
maggesi
s
'
allieta
quel
cupo
signore
,
od
il
passero
garrulo
e
tu
!
Non
fragili
coppe
di
Cina
,
la
lampada
d
'
oro
t
'
irradia
;
ma
tu
la
tua
scabra
cucina
tu
ami
e
la
provvida
madia
;
la
fiamma
che
lustra
,
tu
ami
,
sui
nitidi
rami
.
Non
hai
che
dal
ciglio
ti
penda
,
né
paggio
né
florida
ancella
;
ma
lieta
,
ma
grata
sfaccenda
per
te
la
tua
dolce
sorella
;
che
cinge
il
grembiule
,
e
sorride
;
lo
scinge
e
s
'
asside
con
te
...
E
per
letto
di
morte
,
che
a
tutti
è
sì
duro
e
sì
grave
,
che
cosa
ti
serbo
,
sai
tu
?
Oh
!
Rose
per
letto
di
morte
,
cadute
dal
pruno
:
il
soave
dolore
che
fu
!
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
VIII
.
Bene
!
Tu
hai
cantato
e
detto
:
hai
cantato
strofe
e
detto
verità
.
E
mi
viene
in
mente
che
oltre
codeste
verità
,
diremo
così
,
usuali
,
di
cui
io
ti
sono
testimone
,
ci
sia
sotto
il
tuo
dire
una
verità
più
riposta
e
meno
comune
,
a
cui
però
la
coscienza
di
tutti
risponda
con
subito
assenso.Quale?
Questa
:
che
la
poesia
,
in
quanto
è
poesia
,
la
poesia
senza
aggettivo
,
ha
una
suprema
utilità
morale
e
sociale
.
E
tu
non
hai
mica
ragionato
,
per
rivelare
a
me
il
tuo
fine
.
Tu
hai
detto
quel
che
vedi
e
senti
.
E
dicendo
questo
,
hai
forse
espresso
quale
è
il
fine
proprio
della
poesia
.
Ora
tocca
a
me
ragionarci
sopra
,
Chi
ben
consideri
,
comprende
che
è
il
sentimento
poetico
il
quale
fa
pago
il
pastore
della
sua
capanna
,
il
borghesuccio
del
suo
appartamentino
ammobigliato
sia
pur
senza
buon
gusto
ma
con
molta
pazienza
e
diligenza
;
e
vai
dicendo
.
O
è
il
contrario
?
E
il
pastore
che
,
parando
le
pecore
,
sogna
una
bottega
da
avviare
nel
borgo
vicino
,
e
il
borghesuccio
che
fantastica
d
'
un
palazzo
in
città
grande
e
rumoreggiante
,
sono
,
essi
sì
,
poeti
fantasiosi
e
sognatori
,
e
gli
altri
no
?
Già
,
per
me
,
altro
è
sentimento
poetico
,
altro
è
fantasia
;
la
quale
può
essere
bensì
mossa
e
animata
da
quel
sentimento
,
ma
può
anche
non
essere
.
Poesia
è
trovare
nelle
cose
,
come
ho
da
dire
?
Il
loro
sorriso
e
la
loro
lacrima
;
e
ciò
si
fa
da
due
occhi
infantili
che
guardano
semplicemente
e
serenamente
di
tra
l
'
oscuro
tumulto
della
nostra
anima
.
A
volte
,
non
ravvisando
essi
nulla
di
luminoso
e
di
bello
nelle
cose
che
li
circondano
,
si
chiudono
a
sognare
e
a
cercare
lontano
.
Ma
pur
nelle
cose
vicine
era
quello
che
cercavano
,
e
non
avervelo
trovato
,
fu
difetto
,
non
di
poesia
nelle
cose
,
ma
di
vista
negli
occhi
.
Direte
voi
(
non
parlo
a
te
,
ora
,
o
fanciullo
,
ma
a
cotali
fanciulloni
)
,
direte
voi
che
il
sentimento
poetico
abbondi
più
in
chi
,
torcendo
o
alzando
gli
occhi
dalla
realtà
presente
,
trovi
solo
belli
e
degni
del
suo
canto
i
fiori
delle
agavi
americane
,
o
in
chi
ammiri
e
faccia
ammirare
anche
le
minime
nappine
,
color
gridellino
,
della
pimpinella
,
sul
greppo
in
cui
siede
?
E
non
voglio
dire
che
non
abbondi
nel
primo
,
quel
sentimento
,
e
non
si
trovi
anzi
unito
ad
altre
virtù
di
scienza
e
di
fantasia
che
lo
facciano
giustamente
ammirabile
;
sebbene
,
come
più
agevolmente
muove
,
così
più
presto
annoia
il
suo
lettore
,
e
,
a
ogni
modo
,
poiché
le
cose
assenti
,
o
non
viste
mai
,
sono
sempre
a
tutti
meravigliose
,
egli
fa
come
l
'
uomo
che
pretende
d
'
aver
rallegrato
con
sue
novellette
l
'
uditore
che
,
pure
ascoltando
,
abbia
bevuto
largamente
del
vino
letificante
.
Egli
è
stato
,
forse
,
arguto
e
festevole
;
ma
chi
rallegra
con
la
parola
sua
schietta
,
senza
bisogno
di
calici
,
ha
maggior
merito
.
Or
dunque
intenso
il
sentimento
poetico
è
di
chi
trova
la
poesia
in
ciò
che
lo
circonda
,
e
in
ciò
che
altri
soglia
spregiare
,
non
di
chi
non
la
trova
lì
e
deve
fare
sforzi
per
cercarla
altrove
.
E
sommamente
benefico
è
tale
sentimento
,
che
pone
un
soave
e
leggiero
freno
all
'
instancabile
desiderio
,
il
quale
ci
fa
perpetuamente
correre
con
infelice
ansia
per
la
via
della
felicità
.
Oh
!
chi
sapesse
rafforzarlo
in
quelli
che
l
'
hanno
,
fermarlo
in
quelli
che
sono
per
perderlo
,
insinuarlo
in
quelli
che
ne
mancano
,
non
farebbe
per
la
vita
umana
opera
più
utile
di
qualunque
più
ingegnoso
trovatore
di
comodità
e
medicine
?
E
non
so
dire
quanto
la
comunione
degli
uomini
ne
sarebbe
avvantaggiata
;
specialmente
in
questi
tempi
in
cui
la
corsa
verso
l
'
impossibile
felicità
è
con
tanto
fulmineo
disprezzo
in
chi
va
avanti
,
con
tanta
disperata
invidia
in
chi
resta
addietro
.
Già
in
altri
tempi
vide
un
Poeta
(
io
non
sono
degno
nemmeno
di
pronunziare
il
tuo
santo
nome
,
o
Parthenias
!
)
,
vide
rotolare
per
il
vano
circolo
della
passione
le
quadriglie
vertiginose
;
e
quei
tempi
erano
simili
a
questi
,
e
balenava
all
'
orizzonte
la
conflagrazione
del
mondo
in
una
guerra
di
tutti
contro
tutti
e
d
'
ognuno
contro
ognuno
;
e
quel
Poeta
sentì
che
sopra
le
fiere
e
i
mostri
aveva
ancor
più
potere
la
cetra
di
Orfeo
che
la
clava
d
'
Ercole
.
E
fece
poesia
,
senza
pensare
ad
altro
,
senza
darsi
arie
di
consigliatore
,
di
ammonitore
,
di
profeta
del
buono
e
del
mal
augurio
:
cantò
,
per
cantare
.
E
io
non
so
misurare
qual
fosse
l
'
effetto
del
suo
canto
;
ma
grande
fu
certo
,
se
dura
sino
ad
oggidì
,
vibrando
con
dolcezza
nelle
nostre
anime
irrequiete
.
O
rimatori
di
frasi
tribunizie
,
o
verseggiatori
di
teoriche
sociali
,
che
escludete
dall
'
ora
presente
ogni
poesia
che
non
sia
la
vostra
,
vale
a
dire
,
escludete
la
POESIA
,
ditemi
:
Era
o
non
era
al
suo
posto
,
nel
secolo
d
'
Augusto
,
il
cantore
delle
Georgiche
?
Sì
,
non
è
vero
?
Egli
insegnava
ad
amare
la
vita
in
cui
non
fosse
lo
spettacolo
né
doloroso
della
miseria
né
invidioso
della
ricchezza
:
egli
voleva
abolire
la
lotta
tra
le
classi
e
la
guerra
tra
i
popoli
.
Che
volete
voi
,
o
poeti
socialisti
,
che
dite
cose
tanto
diverse
e
le
dite
tanto
diversamente
da
lui
?
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
IX
.
Dei
due
fraterni
poeti
Augustei
(
ché
non
si
può
parlare
di
Virgilio
senza
soggiungere
Orazio
)
voi
direte
che
fu
la
filosofia
che
li
addusse
a
quella
ragione
sana
e
pia
di
considerare
la
società
e
la
vita
.
E
no
:
fu
il
fanciullino
che
li
portò
per
mano
,
dicendo
:
Vi
dirò
io
dove
è
nel
tempo
stesso
la
poesia
e
la
virtù
.
Fu
il
fanciullino
che
,
se
mai
,
fece
che
trascegliessero
tra
le
opinioni
dei
filosofi
quelle
che
confermavano
il
loro
sentimento
.
Considerate.Catone
e
Varrone
scrissero
di
agricoltura
prima
di
Virgilio
.
Erano
uomini
di
molto
giudizio
e
sapere
,
essi
.
Per
esempio
,
Catone
,
suggerendo
al
pater
familias
che
cosa
deve
dire
e
fare
,
quando
si
reca
alla
villa
,
conclude
:
"
Venda
l
'
olio
,
se
si
vende
bene
;
il
vino
,
il
frumento
che
avanzi
,
lo
venda
.
I
buoi
incaschiti
,
le
fattrici
non
più
buone
,
così
le
pecore
,
la
lana
,
le
pelli
,
un
barroccio
vecchio
,
ferramenti
vecchi
,
uno
schiavo
attempato
,
uno
schiavo
ammalazzito
,
e
altra
roba
che
ci
sia
di
troppo
,
la
venda
.
Un
padre
di
famiglia
deve
tirare
a
vendere
,
non
a
comprare
"
(
10
)
.
Quegli
schiavi
,
tra
la
ferraglia
vecchia
e
l
'
altra
roba
d
'
avanzo
,
a
noi
fanno
un
certo
senso
;
eppure
era
naturale
che
si
nominassero
a
quel
punto
.
Varrone
in
fatti
riferisce
questa
elegante
distinzione
delle
cose
con
le
quali
si
coltivano
i
campi
:
"
Altri
le
dividono
in
tre
generi
:
strumento
vocale
,
semivocale
e
muto
;
vocale
in
cui
sono
gli
schiavi
,
semivocale
in
cui
sono
i
bovi
,
muto
in
cui
sono
i
carri
"
(
11
)
.
È
naturale
,
s
'
intende
,
che
Virgilio
scrivendo
di
proposito
sull
'
agricoltura
,
in
versi
bensì
ma
non
a
fantasia
,
in
versi
ma
dopo
aver
studiato
l
'
argomento
anche
sui
libri
degli
altri
,
parlasse
a
ogni
momento
,
oltre
che
dei
plaustri
e
dei
bovi
,
di
quello
strumento
precipuo
della
coltivazione
che
erano
gli
schiavi
.
Noi
,
per
esempio
,
dobbiamo
aspettarci
che
come
insegna
quale
profenda
dare
,
erbe
in
fiore
e
biada
,
al
polledro
da
razza
(
12
)
,
e
ai
manzi
in
tanto
che
si
domano
,
non
sola
erba
a
frasche
di
salcio
e
paleo
di
palude
,
ma
anche
piantine
di
grano
appena
nato
(
13
)
;
così
ammaestri
il
buon
massaio
sul
pane
e
companatico
,
vino
e
vestimenta
,
da
fornirsi
alla
familia
.
Parlando
di
olive
,
è
certo
che
egli
penserà
al
pulmentarium
familiae
.
Catone
,
gran
maestro
,
dice
pure
(
14
)
:
"
Indolcisci
quanto
più
puoi
,
di
olive
caschereccie
.
Quindi
le
olive
anche
buone
,
da
cui
non
possa
uscire
che
poco
olio
,
indolciscile
:
e
fanne
grande
risparmio
,
perché
durino
il
più
possibile
.
Quando
le
olive
saranno
mangiate
,
dà
allec
e
aceto
"
.
Tornava
bene
,
mi
pare
,
discorrere
di
codeste
olive
da
riporre
per
gli
schiavi
,
e
così
anche
dei
vestimenti
;
ché
poteva
cadere
in
taglio
,
a
proposito
della
lana
,
fare
per
esempio
un
'
osservazione
di
tal
genere
:
"
quando
a
uno
schiavo
dài
una
tunica
o
un
pastrano
nuovo
,
prima
ritira
il
vecchio
,
per
farne
casacche
a
toppe
(
centones
)
"
.
Insomma
queste
e
simili
provvidenze
erano
buone
a
mettersi
in
bei
versi
con
quel
tanto
garbo
del
poeta
che
sa
parlare
con
solennità
e
gravità
di
umili
cose
.
Oh
!
Sì
!
Non
ci
sono
schiavi
per
Virgilio
.
Nei
suoi
poemi
non
c
'
è
mai
nemmeno
la
parola
servus
;
c
'
è
serva
due
volte
,
e
a
proposito
di
altri
tempi
e
di
altri
costumi
(
15
)
:
tempi
e
costumi
in
cui
il
poeta
vede
bensì
i
re
serviti
da
molti
schiavi
;
eppur
chiama
questi
famuli
e
ministri
non
servi
(
16
)
.
Ma
i
suoi
campi
,
quelli
che
esso
insegnava
a
coltivare
,
quelli
che
arava
e
seminava
con
i
suoi
dolci
versi
,
quelli
non
hanno
gente
incatenata
e
compedita
.
Il
poeta
che
nella
prima
delle
ecloghe
pastorali
mette
sé
in
persona
d
'
uno
schiavo
liberato
,
ha
proclamato
nelle
compagne
italiche
quella
parola
che
con
tanta
enfasi
suona
dalla
sua
bocca
di
Titiro
:
LIBERTAS
(
17
)
.
Gli
agricoli
di
Virgilio
né
sono
schiavi
né
mercenari
.
Essi
sono
di
quelli
di
cui
parla
Varrone
(
18
)
,
che
coltivano
la
terra
da
sé
,
come
tanti
possidentucci
con
la
loro
figliolanza
.
Questi
ha
in
mente
Virgilio
,
quando
esclama
che
sarebbero
tanto
felici
,
se
conoscessero
la
loro
felicità
,
con
tanta
pace
,
con
tanto
fruttato
,
tra
tanto
bello
,
senza
il
rodio
o
della
miseria
o
della
soverchianza
altrui
,
lavorando
alla
sua
stagione
,
godendosi
la
famiglia
in
casa
e
le
care
feste
fuori
(
19
)
.
Di
gente
che
lavori
per
altri
,
nemmeno
una
traccia
.
L
'
ideale
del
poeta
è
quel
vecchiettino
Cilice
,
trapiantato
dalla
sua
patria
nei
dintorni
di
Taranto
.
Aveva
avuto
pochi
iugeri
di
terra
non
buona
né
a
grano
né
a
prato
né
a
vigna
:
una
grillaia
,
uno
scopiccio
.
Ebbene
il
bravo
vecchiettino
ne
aveva
fatto
un
orto
,
con
non
solo
i
suoi
cavoli
,
ma
anche
gigli
e
rose
,
e
alberi
da
frutta
,
e
bugni
d
'
api
,
e
vivai
di
piante
(
20
)
.
Sì
:
il
poco
e
il
piccolo
era
il
sogno
dei
due
grandi
fraterni
poeti
.
Virgilio
diceva
:
Loda
la
campagna
grande
,
e
tienti
alla
piccina
(
21
)
.
E
Orazio
:
Questo
era
il
mio
voto
:
un
campicello
non
tanto
grande
,
con
l
'
orto
,
con
una
fonte
,
e
per
giunta
un
po
'
di
selvetta
(
22
)
.
Chi
non
dovrebbe
preferire
la
campagna
grande
alla
piccola
,
quando
non
toccasse
di
coltivarla
a
lui
?
Ma
ai
due
poeti
,
quando
erano
poeti
,
non
si
presentava
al
pensiero
questa
considerazione
così
semplice
.
A
dir
meglio
,
il
fanciullo
che
era
in
loro
,
preferiva
,
come
tutti
i
fanciulli
,
ciò
che
è
piccolo
:
il
cavallino
,
la
carrozzina
,
l
'
aiolina
.
Oh
!
c
'
è
chi
ha
rimproverato
a
Orazio
quest
'
amor
della
mediocrità
!
Ma
esser
poeta
della
mediocrità
,
non
vuol
dire
davvero
essere
poeta
mediocre
.
Il
contrario
,
anzi
,
è
vero
.
Non
ama
,
chi
dice
di
amare
un
serraglio
di
donne
.
Non
è
poeta
,
chi
non
si
fissa
in
una
visione
che
i
suoi
occhi
possano
misurare
.
E
le
cose
grandi
,
le
cose
ricche
,
le
cose
sublimi
non
riescono
poetiche
,
se
non
sono
sentite
e
dette
in
persona
di
chi
stupisce
avanti
loro
,
perché
appunto
esso
è
piccolo
,
è
povero
,
è
umile
.
Il
poeta
è
il
poverello
dell
'
umanità
,
spesso
anche
cieco
e
vecchio
.
E
se
tale
non
sembra
,
se
anzi
è
gran
signore
e
giovane
e
felice
,
ebbene
vuol
dire
che
se
è
ricco
lui
,
è
pauperculus
però
il
fanciullino
che
è
in
lui
;
cioè
si
è
conservato
povero
,
come
a
dire
fanciullo
.
Perché
poverino
è
sempre
il
bimbo
,
sia
pur
nato
in
una
culla
d
'
oro
,
e
tende
sempre
la
mano
a
tutto
e
a
tutti
,
come
non
avesse
niente
e
desidera
il
boccon
di
pan
duro
del
suo
compagno
trito
,
e
vorresse
fare
il
duro
lavoro
del
suo
compagno
tribolato
.
Per
questo
non
Virgilio
proprio
,
ma
il
fanciullo
che
egli
aveva
in
cuore
,
non
voleva
gli
schiavi
nei
campi
.
Diremo
noi
che
Virgilio
attingesse
dai
libri
di
qualche
filosofo
o
di
qualche
profeta
questa
legge
di
libertà
?
No
:
egli
stesso
ne
era
forse
inconsapevole
,
di
questa
libertà
che
proclamava
.
Era
la
sua
poesia
che
aboliva
la
servitù
,
perché
la
servitù
non
era
poetica
.
Non
era
poetica
,
e
il
divino
fanciullo
che
non
vede
se
non
ciò
che
è
poetico
,
non
la
vedeva
.
Tanto
che
noi
,
se
non
avessimo
dei
tempi
di
Virgilio
altro
testimone
che
Virgilio
,
dovremmo
credere
che
non
esistesse
allora
più
questa
miseria
e
vergogna
che
non
è
cessata
nemmeno
ai
nostri
,
di
tempi
.
Oh
!
Dovremmo
credere
che
il
Cristo
non
anco
nato
ispirasse
al
poeta
contadino
dell
'
Esperia
,
come
il
vaticinio
del
suo
avvento
,
così
il
presentimento
della
grande
fratellanza
umana
!
Non
c
'
è
la
schiavitù
nell
'
Italia
Virgiliana
:
nemmeno
c
'
è
il
salariato
,
nemmeno
il
mezzadro
!
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
X
.
Così
il
poeta
vero
,
senza
farlo
apposta
e
senza
andarsene
,
portando
,
per
dirla
con
Dante
,
il
lume
dietro
,
anzi
no
,
dentro
,
dentro
la
cara
anima
portando
lo
splendore
e
ardore
della
lampada
che
è
la
poesia
;
è
,
come
si
dice
oggi
,
socialista
,
o
come
si
avrebbe
a
dire
,
umano
.
Così
la
poesia
,
non
ad
altro
intonata
che
a
poesia
,
è
quella
che
migliora
e
rigenera
l
'
umanità
,
escludendone
,
non
di
proposito
il
male
,
ma
naturalmente
l
'
impoetico
.
Ora
si
trova
a
mano
a
mano
che
impoetico
è
ciò
che
la
morale
riconosce
cattivo
e
ciò
che
l
'
estetica
proclama
brutto
.
Ma
di
ciò
che
è
cattivo
e
brutto
non
giudica
,
nel
nostro
caso
,
il
barbato
filosofo
.
È
il
fanciullo
interiore
che
ne
ha
schifo
.
Il
quale
come
narrando
le
imprese
dei
suoi
eroi
,
e
dicendo
tutto
di
loro
,
e
,
oltre
le
battaglie
e
i
discorsi
,
anche
i
pasti
e
i
sonni
,
e
figurando
a
noi
,
per
esempio
,
i
loro
cavalli
,
e
ridicendo
che
brucavano
e
sudavano
e
spumavano
,
pur
non
dice
mai
(
tu
vedi
che
procuro
quanto
posso
,
che
tu
non
torca
il
niffolo
)
non
dice
mai
che
stallavano
;
così
della
nostra
anima
non
racconta
che
il
buono
e
della
nostra
visione
non
ricorda
che
il
bello
.
Ché
per
cantare
il
male
bisogna
fare
uno
sforzo
continuo
su
se
stesso
,
a
meno
che
non
si
tratti
di
pazzia
.
E
in
questo
caso
,
la
pazzia
sta
appunto
in
questo
,
di
pensar
da
buoni
e
cantar
da
cattivi
.
Così
,
caro
fanciullo
,
hanno
gran
torto
coloro
che
attribuiscono
,
per
ciò
che
tu
non
vedi
se
non
il
buono
,
qualche
merito
di
bontà
a
colui
che
ti
ospita
.
Il
quale
può
essere
anche
un
masnadiero
,
e
aver
dentro
sé
un
fanciullo
che
gli
canti
le
delizie
della
pace
e
dell
'
innocenza
,
e
la
casa
dove
non
deve
più
riposare
,
e
la
chiesa
dove
non
sa
più
pregare
.
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
XI
.
Il
poeta
,
se
è
e
quando
è
veramente
poeta
,
cioè
tale
che
significhi
solo
ciò
che
il
fanciullo
detta
dentro
,
riesce
perciò
ispiratore
di
buoni
e
civili
costumi
,
d
'
amor
patrio
e
familiare
e
umano
.
Quindi
la
credenza
e
il
fatto
,
che
il
suon
della
cetra
adunasse
le
pietre
a
far
le
mura
della
città
,
e
animasse
le
piante
e
ammansasse
le
fiere
della
selva
primordiale
;
e
che
i
cantori
guidassero
e
educassero
i
popoli
.
Le
pietre
,
le
piante
,
le
fiere
,
i
popoli
primi
,
seguivano
la
voce
dell
'
eterno
fanciullo
,
d
'
un
dio
giovinetto
,
del
più
piccolo
e
tenero
che
fosse
nella
tribù
d
'
uomini
salvatici
.
I
quali
,
in
verità
,
s
'
ingentilivano
contemplando
e
ascoltando
la
loro
infanzia
.
Così
Omero
,
in
tempi
feroci
,
a
noi
presenta
nel
più
feroce
degli
eroi
,
cioè
nel
più
vero
e
poetico
,
in
Achille
,
un
tipo
di
tal
perfezione
morale
,
che
poté
servire
di
modello
a
Socrate
,
quando
preferiva
al
male
la
morte
.
Così
Virgilio
,
in
tempi
più
gentili
,
avendo
la
mira
soltanto
al
poetico
,
ci
mostra
lo
spettacolo
tanto
anticipato
,
ahimè
!
,
d
'
un
'
umanità
buona
,
felice
,
tutta
al
lavoro
e
alle
pure
gioie
dei
figli
,
senza
guerre
e
senza
schiavi
.
Gli
uomini
,
al
suo
tempo
,
parrebbe
che
avessero
impetrato
,
ciò
che
è
ancora
il
desiderio
inadempiuto
de
'
nostri
operai
,
le
otto
ore
di
lavoro
per
ogni
otto
di
sonno
e
altre
otto
di
svago
.
-
Oh
!
qualche
volta
presso
lui
il
contadino
aggiunge
la
notte
al
giorno
!
-
Sì
:
ma
che
dolcezza
di
lavoro
,
quella
,
tra
l
'
uomo
che
col
pennato
fa
il
capo
a
spiga
a
suoi
rami
di
pino
,
che
hanno
a
essere
fiaccole
,
e
la
donna
che
o
tesse
la
tela
o
schiuma
il
paiolo
cantando
(
23
)
.
E
nell
'
Eneide
Virgilio
canta
guerre
e
battaglie
;
eppure
tutto
il
senso
della
mirabile
epopea
è
in
quel
cinguettio
mattutino
di
rondini
o
passeri
,
che
sveglia
Evandro
nella
sua
capanna
,
là
dove
avevano
da
sorgere
i
palazzi
imperiali
di
Roma
!
(
24
)
Ma
Omero
,
ma
Virgilio
,
non
lo
facevano
apposta
.
Ma
il
poeta
non
deve
farlo
apposta
.
Il
poeta
è
poeta
,
non
oratore
o
predicatore
,
non
filosofo
,
non
istorico
,
non
maestro
,
non
tribuno
o
demagogo
,
non
uomo
di
stato
o
di
corte
.
E
nemmeno
è
,
sia
con
pace
del
maestro
,
un
artiere
che
foggi
spada
e
scudi
e
vomeri
;
e
nemmeno
,
con
pace
di
tanti
altri
,
un
artista
che
nielli
e
ceselli
l
'
oro
che
altri
gli
porga
.
A
costituire
il
poeta
vale
infinitamente
più
il
suo
sentimento
e
la
sua
visione
,
che
il
modo
col
quale
agli
altri
trasmette
l
'
uno
e
l
'
altra
.
Egli
,
anzi
,
quando
li
trasmette
,
pur
essendo
in
cospetto
d
'
un
pubblico
,
parla
piuttosto
tra
sé
,
che
a
quello
.
Del
pubblico
,
non
pare
che
si
accorga
.
Parla
forte
(
ma
non
tanto
!
)
più
per
udir
meglio
esso
,
che
per
farsi
intendere
da
altrui
.
È
,
per
usare
imagini
che
sono
presenti
ora
al
mio
spirito
,
è
,
sì
,
per
quanto
possa
spiacere
il
dirlo
,
un
ortolano
;
un
ortolano
,
sì
,
o
un
giardiniere
,
che
fa
nascere
e
crescere
fiori
o
cavolfiori
.
Sapete
che
cosa
non
è
?
Non
è
cuoco
e
non
è
fiorista
,
che
i
cavolfiori
serva
in
bei
piatti
,
con
buoni
intingoli
,
che
i
fiori
intrecci
in
mazzetti
o
in
ghirlandette
.
Egli
non
sa
se
non
levare
al
cavolo
qualche
foglia
marcia
o
bacata
,
e
legare
i
fiori
alla
meglio
,
con
un
torchietto
che
strappa
lì
per
lì
a
un
salcio
:
come
a
dire
,
unisce
i
suoi
pensieri
con
quel
ritmo
nativo
,
che
è
nell
'
anima
del
bimbo
che
poppa
e
del
monello
che
ruzza
.
Ora
il
poeta
sarà
invece
un
autore
di
provvidenze
civili
e
sociali
?
Senza
accorgersene
,
se
mai
.
Si
trova
esso
tra
la
folla
;
e
vede
passar
le
bandiere
e
sonar
le
trombe
.
Getta
la
sua
parola
,
la
quale
tutti
gli
altri
,
appena
esso
l
'
ha
pronunziata
,
sentono
che
è
quella
che
avrebbero
pronunziata
loro
.
Si
trova
ancora
tra
la
folla
:
vede
buttare
in
istrada
le
masserizie
di
una
famiglia
povera
.
Ed
esso
dice
la
parola
,
che
si
trova
subito
piena
delle
lagrime
di
tutti
.
Il
poeta
è
colui
che
esprime
la
parola
che
tutti
avevano
sulle
labbra
e
che
nessuno
avrebbe
detta
.
Ma
non
è
lui
che
sale
su
una
sedia
o
su
un
tavolo
,
ad
arringare
.
Egli
non
trascina
,
ma
è
trascinato
;
non
persuade
,
ma
è
persuaso
.
Perché
pensi
alla
patria
e
alla
società
,
bisogna
proprio
che
sia
un
momento
che
tutti
intorno
a
lui
ci
pensino
.
Se
no
,
è
un
guaio
serio
.
Quello
per
la
mamma
,
è
il
più
soave
degli
affetti
.
Ma
che
direste
voi
d
'
uno
che
facesse
la
cronaca
,
giorno
per
giorno
,
di
sua
mamma
?
Stamane
s
'
è
levata
,
cara
mamma
!
Io
l
'
ho
guardata
,
povera
mamma
!
M
'
ha
dato
il
caffè
e
latte
,
povera
cara
mamma
!
Costui
è
un
imbecille
,
quando
non
è
uno
che
finga
e
abbia
bisogno
di
darsi
l
'
aria
di
amare
quella
che
è
così
facile
amare
!
Oh
!
la
madre
è
malata
,
la
madre
è
lontana
,
la
madre
è
morta
!
Ecco
che
allora
ci
si
pensa
,
alla
mamma
,
e
ci
si
strugge
.
Oppure
la
mamma
ha
una
gran
consolazione
;
e
noi
siamo
più
che
consolati
,
e
ci
sentiamo
invasi
da
un
impeto
di
canto
.
Così
per
la
patria
.
Non
ci
accorgiamo
di
lei
,
se
non
nelle
sue
feste
e
nelle
sue
-
nostre
!
-
disgrazie
.
E
allora
prorompe
anche
dal
cuore
del
fanciullo
il
grido
di
gioia
e
il
grido
di
dolore
;
ed
è
grido
che
ha
subito
mille
echi
.
Ma
il
bambino
non
è
un
bambino
che
s
'
impanchi
a
far
lezione
quotidiana
d
'
amor
patrio
o
d
'
amor
paterno
e
materno
ai
suoi
fratellini
,
e
anzi
ai
suoi
zii
e
nonni
.
Chi
pretende
che
faccia
questo
,
vuole
che
il
vispo
fanciullo
sia
un
vecchio
noioso
;
vuole
,
insomma
,
che
non
esista
la
poesia
.
Perché
la
poesia
,
costretta
a
essere
poesia
sociale
,
poesia
civile
,
poesia
patriottica
,
intristisce
sui
libri
,
avvizzisce
nell
'
aria
chiusa
della
scuola
,
e
finalmente
ammala
di
retorica
,
e
muore
.
E
noi
di
questa
pseudopoesia
ne
abbiamo
tanta
,
sin
da
quando
,
morto
Virgilio
,
invecchiando
Orazio
,
chiusa
la
grande
rivoluzione
che
cominciò
,
si
può
dire
,
e
finì
con
la
morte
di
due
donne
,
di
Giulia
e
di
Cleopatra
,
la
figlia
e
l
'
amante
di
Cesare
;
ebbene
i
corvi
,
quali
Pindaro
li
avrebbe
chiamati
,
si
gettarono
gracchiando
sull
'
immenso
campo
di
battaglia
,
per
beccare
non
occhi
di
uccisi
,
ma
semi
di
poesia
.
E
che
facevano
essi
?
Raccontavano
un
fatto
storico
,
di
quelli
ultimi
:
lo
condivano
con
declamazioni
,
esclamazioni
,
maledizioni
;
e
lo
mettevano
in
esametri
.
Ma
anch
'
essi
capivano
che
non
bastano
i
versi
a
far
poesia
:
e
perciò
incorniciavano
la
loro
storia
verseggiata
e
declamata
con
una
descrizione
di
alba
e
un
'
altra
di
tramonto
;
e
il
poema
era
fatto
(
25
)
.
Ecco
Giulio
Montano
.
Questi
era
un
poeta
come
tant
'
altri
.
A
ogni
tratto
inseriva
albe
e
tramonti
.
Pertanto
,
poiché
un
tale
s
'
era
seccato
ch
'
egli
avesse
recitato
per
tutto
un
giorno
,
e
diceva
che
non
si
doveva
andare
alle
sue
recite
;
Natta
Pinario
esclamò
:
"
O
che
io
posso
essere
più
condiscendente
con
lui
?
Io
sono
pronto
a
starlo
a
sentire
da
un
'
alba
a
un
tramonto
!
"
Voleva
dire
,
il
buon
Natta
,
che
la
seccaggine
sarebbe
durata
poco
,
e
che
dopo
due
o
tre
versi
esso
poteva
andare
pei
fatti
suoi
(26).È
inutile
.
Già
Orazio
ammoniva
che
non
bastavano
le
descrizioncelle
,
le
digressioncelle
,
le
belle
toppe
rosse
e
gialle
,
per
far
di
prosa
poesia
(
27
)
.
Bisogna
che
il
fatto
storico
,
se
vuol
divenir
poetico
,
filtri
attraverso
la
maraviglia
e
l
'
ingenuità
della
nostra
anima
fanciulla
,
se
la
conserviamo
ancora
.
Bisogna
allontanare
il
fatto
vicino
allontanandocene
noi
(
28
)
.
Volete
una
prova
a
cui
distinguere
la
poesia
dalla
pseudopoesia
,
in
siffatto
genere
storico
?
Se
la
narrazione
,
che
il
verseggiatore
vi
fa
,
vi
commuove
meno
che
la
stessa
,
fatta
in
prosa
,
dallo
storico
e
dal
cronista
,
dite
pure
che
il
verseggiatore
ha
tradotto
,
e
male
;
non
ha
poetato
.
E
ha
perduto
il
suo
tempo
e
ha
fatto
perdere
a
noi
il
nostro
.
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-
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-
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-
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-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
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-
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-
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-
-
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-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
XII
.
Ma
in
Italia
la
pseudopoesia
si
desidera
,
si
domanda
,
s
'
ingiunge
.
In
Italia
noi
siamo
vittime
della
storia
letteraria
!
Per
vero
,
né
in
Italia
soltanto
,
mi
pare
che
delle
lettere
si
sia
ingenerato
un
concetto
falso
.
Le
lettere
sono
gli
strumenti
delle
idee
,
e
le
idee
fanno
di
sé
tanti
gruppi
che
si
chiamano
scienze
.
Ma
noi
,
fissati
sugli
strumenti
,
abbiamo
finalmente
dimenticato
i
fini
.
Siamo
agricoltori
che
non
pensano
se
non
alle
vanghe
e
non
parlano
se
non
di
aratri
,
e
più
delle
loro
bellurie
che
delle
loro
utilità
.
Delle
semente
,
della
terra
,
dei
concimi
,
non
ci
curiamo
più
.
Quindi
avviene
che
abbiamo
,
come
fisici
,
filosofi
,
storici
,
matematici
,
così
letterati
;
modo
di
dire
,
come
coltivatori
di
canapa
,
di
viti
,
di
grano
e
d
'
ulivi
,
così
periti
di
vanghe
e
d
'
aratri
,
i
quali
non
s
'
occupano
di
altro
,
e
credono
che
non
ci
si
debba
occupar
d
'
altro
,
e
stimano
,
io
vedo
,
che
la
loro
sia
la
più
nobile
delle
occupazioni
.
E
almeno
li
facessero
essi
,
codesti
strumenti
:
no
,
li
"
giudicano
"
e
li
"
collezionano
"
.
Codest
'
ozio
noi
chiamiamo
ora
critica
e
storia
letteraria
.
E
ognuno
può
vedere
che
ci
sono
cose
molto
più
utili
e
belle
da
fare
:
cioè
coltivare
e
seminare
.
Ma
c
'
è
pure
,
tra
le
tante
branche
della
letteratura
,
la
poesia
che
sta
a
sé
,
la
poesia
che
comprende
in
sé
tutto
ciò
che
si
dice
e
scrive
per
diletto
,
amaro
o
dolce
,
suo
o
altrui
.
Questa
non
è
rispetto
alle
scienze
quello
che
lo
strumento
rispetto
al
fine
.
È
una
coltivazione
,
poniamo
,
anch
'
essa
,
ma
d
'
altro
ordine
e
specie
.
È
,
poniamo
,
la
coltivazione
,
affatto
nativa
,
della
psiche
primordiale
e
perenne
.
Ma
noi
la
mettiamo
insieme
con
l
'
altra
letteratura
"
strumentale
"
,
e
ne
ragioniamo
allo
stesso
modo
.
La
dividiamo
per
secoli
e
scuole
,
la
chiamiamo
arcadica
,
romantica
,
classica
,
veristica
,
naturalistica
,
idealistica
,
e
via
dicendo
.
Affermiamo
che
progredisce
,
che
decade
,
che
nasce
,
che
muore
,
che
risorge
,
che
rimuore
.
In
verità
la
poesia
è
tal
maraviglia
che
se
voi
fate
ora
una
vera
poesia
,
ella
sarà
della
stessa
qualità
che
una
vera
poesia
di
quattromila
anni
sono
.
Come
mai
?
Così
:
l
'
uomo
impara
a
parlare
tanto
diverso
o
tanto
meglio
,
di
anno
in
anno
,
di
secolo
in
secolo
,
di
millennio
in
millennio
;
ma
comincia
con
far
gli
stessi
vagiti
e
guaiti
in
tutti
i
tempi
e
luoghi
.
La
sostanza
psichica
è
uguale
nei
fanciulli
di
tutti
i
popoli
.
Un
fanciullo
è
fanciullo
allo
stesso
modo
da
per
tutto
.
E
quindi
,
né
c
'
è
poesia
arcadica
,
romantica
,
classica
,
né
poesia
italiana
,
greca
,
sanscrita
;
ma
poesia
soltanto
,
soltanto
poesia
,
e
...
non
poesia
.
Sì
:
c
'
è
la
contraffazione
,
la
sofisticazione
,
l
'
imitazione
della
poesia
,
e
codesta
ha
tanti
nomi
.
Ci
sono
persone
che
fanno
il
verso
agli
uccelli
,
e
al
fischio
sembrano
uccelli
;
e
non
sono
uccelli
,
sì
uccellatori
.
Ora
io
non
so
dire
quanta
vanità
sia
la
storia
di
codesti
ozi
.
Eccola
in
due
parole
.
Un
poeta
emette
un
dolce
canto
.
Per
un
secolo
,
o
giù
di
lì
,
mille
altri
lo
ripetono
fiorettandolo
e
guastandolo
;
finché
viene
a
noia
.
E
allora
un
altro
poeta
fa
risonare
un
altro
bel
canto
.
E
per
un
secolo
,
o
più
o
meno
,
mille
altri
ci
fanno
su
le
loro
variazioni
.
Qualche
volta
il
canto
iniziale
non
è
né
bello
né
dolce
;
e
allora
peggio
che
mai
!
Ma
in
Italia
,
e
altrove
,
non
stiamo
paghi
a
questo
compendio
.
Ragioniamo
e
distinguiamo
troppo
.
Quella
scuola
era
migliore
,
questa
peggiore
.
A
quella
bisogna
tornare
,
a
questa
rinunziare
.
No
:
le
scuole
di
poesia
sono
tutte
peggio
,
e
a
nessuna
bisogna
addirsi
.
Non
c
'
è
poesia
che
la
poesia
.
Quando
poi
gli
intendenti
,
perché
uno
fa
,
ad
esempio
,
una
vera
poesia
su
un
gregge
di
pecore
,
pronunziano
che
quel
vero
poeta
è
un
arcade
;
e
perché
un
altro
,
in
una
vera
poesia
,
ingrandisce
straordinariamente
una
parvenza
,
proclamano
che
quell
'
altro
vero
poeta
pecca
di
secentismo
;
ecco
gl
'
intendenti
scioccheggiano
e
pedanteggiano
nello
stesso
tempo
.
Qualunque
soggetto
può
essere
contemplato
,
dagli
occhi
profondi
del
fanciullo
interiore
:
qualunque
tenue
cosa
può
a
quelli
occhi
parere
grandissima
.
Voi
dovete
soltanto
giudicare
(
se
avete
questa
mania
di
giudicare
)
se
furono
quelli
occhi
che
videro
;
e
lasciar
da
parte
secento
e
Arcadia
.
La
poesia
non
si
evolve
e
involve
,
non
cresce
o
diminuisce
;
è
una
luce
o
un
fuoco
che
è
sempre
quella
luce
e
quel
fuoco
:
i
quali
,
quando
appariscono
,
illuminano
e
scaldano
ora
come
una
volta
,
e
in
quel
modo
stesso
.
Solamente
s
'
ha
a
dire
che
raramente
appariscono
.
Sì
:
la
poesia
,
detta
e
scritta
,
è
rara
.
Proprio
rara
la
poesia
pura
.
Ma
c
'
è
la
poesia
"
applicata
"
.
La
poesia
"
applicata
"
è
dei
grandi
poemi
,
dei
grandi
drammi
,
dei
grandi
romanzi
.
Ora
molto
ci
corre
che
questi
siano
tutta
poesia
.
Immaginate
che
siano
un
gran
mare
,
ognuno
.
Nel
mare
sono
le
perle
;
ma
quante
?
Ben
poche
;
però
in
quale
più
,
in
quale
meno
.
Occorre
anche
dire
che
in
essi
poemi
,
drammi
,
romanzi
,
la
poesia
pura
di
rado
si
trova
pura
.
Faccio
un
esempio
.
Una
di
queste
perle
,
nel
grande
oceano
perlifero
che
è
la
divina
Comedia
,
diremo
la
campana
della
sera
:
Era
già
l
'
ora
che
volge
il
disio
ai
naviganti
,
e
intenerisce
il
core
lo
dì
ch
'
han
detto
ai
dolci
amici
addio
;
e
che
lo
nuovo
peregrin
d
'
amore
punge
,
se
ode
squilla
di
lontano
che
paia
il
giorno
pianger
che
si
muore
.
In
questa
rappresentazione
,
che
di
più
poetiche
non
se
ne
può
trovare
(
Dante
ci
rappresenta
l
'
ora
in
cui
ridiveniamo
per
un
momento
fanciulli
!
)
,
il
tocco
più
poetico
è
l
'
ultimo
.
È
l
'
ultimo
;
sebbene
la
squilla
lontana
che
piange
il
giorno
che
muore
,
sia
di
quei
tocchi
che
noi
verseggiatori
abbiamo
fatti
tornare
a
noia
,
a
forza
di
ripeterli
.
E
così
quel
suono
di
squilla
può
essere
stinto
e
fioco
per
alcuno
,
assordato
da
tanti
doppi
.
Ma
tant
'
è
.
Orbene
:
il
poeta
ha
dovuto
mettere
,
per
la
necessità
dell
'
arte
,
un
pochino
di
lega
nel
suo
oro
puro
.
Quale
?
Quel
"
paia
"
.
L
'
ha
dovuto
mettere
,
perché
egli
racconta
un
sentimento
poetico
altrui
,
sebbene
anche
di
sé
.
E
allora
ha
detto
che
la
squilla
pare
piangere
,
non
piange
veramente
.
A
un
tratto
il
fanciullo
(
qui
un
poco
,
e
molto
altrove
,
molto
presso
altri
)
,
il
fanciullo
a
mezza
via
si
riscuote
,
e
par
che
si
vergogni
d
'
essere
fanciullo
e
di
parlar
fanciullesco
,
e
si
corregge
.
"
Pare
,
non
è
,
intendiamoci
"
.
Ma
caro
bimbo
,
lo
sapevamo
da
noi
,
che
la
campana
non
piange
,
ma
par
che
pianga
:
anche
però
il
giorno
par
che
muoia
,
e
non
muore
(
29
)
.
-
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-
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-
-
-
-
XIII
.
La
poesia
benefica
di
per
sé
,
la
poesia
che
di
per
sé
ci
fa
meglio
amare
la
patria
,
la
famiglia
,
l
'
umanità
,
è
,
dunque
,
la
poesia
pura
,
la
quale
di
rado
si
trova
.
In
Italia
poi
,
che
è
la
mia
patria
(
non
la
tua
,
o
fanciullo
:
tu
sei
del
mondo
,
non
sei
d
'
ora
ma
di
sempre
)
,
in
Italia
è
più
rara
che
altrove
.
Invero
non
mai
da
noi
fu
amata
la
poesia
elementare
e
spontanea
.
Come
in
genere
la
nostra
letteratura
,
così
in
ispecie
la
nostra
poesia
ha
avuto
innanzi
sé
dei
modelli
.
Noi
abbiamo
specchiato
il
nostro
stile
nell
'
arte
latina
,
come
i
latini
avevano
fatto
coi
greci
.
Ciò
può
aver
giovato
a
dare
concretezza
e
maestà
alle
nostre
scritture
;
ma
quanto
a
poesia
,
ciò
l
'
ha
soffocata
;
la
poesia
non
si
fa
sui
libri
.
Poi
amiamo
troppo
l
'
ornamentazione
;
e
questo
gusto
lo
dimostriamo
specialmente
in
ciò
che
meno
lo
comporta
:
nella
poesia
.
Il
fanciullino
italico
non
ruzza
che
ben
vestito
e
ben
pettinato
:
le
noci
con
le
quali
fa
a
filetto
,
devono
essere
coperte
di
carta
d
'
oro
e
d
'
argento
.
Noi
vogliamo
farci
sempre
onore
:
invece
di
badare
al
giuoco
,
badiamo
a
noi
:
ci
stiamo
a
sentire
e
ammicchiamo
alla
nostra
ombra
.
E
anche
più
che
a
noi
,
badiamo
al
pubblico
:
guardiamo
con
la
coda
dell
'
occhio
i
grandi
che
stanno
a
vederci
;
e
così
facciamo
tutto
senza
garbo
e
senza
scioltezza
.
E
siccome
,
particolarmente
ai
nostri
giorni
,
tutto
da
noi
si
fa
a
concorso
e
tutto
si
dà
all
'
asta
e
tutto
si
conclude
con
la
aggiudicazione
e
la
premiazione
,
così
ci
proponiamo
,
più
che
altro
,
di
sopraffare
l
'
un
l
'
altro
e
di
conquistarci
con
qualche
grazietta
il
favore
dei
giudici
.
Nei
giochi
dei
nostri
fanciulli
,
c
'
entra
per
molta
parte
la
gherminella
che
è
cosa
da
attempati
.
Sono
troppo
scaltriti
,
i
nostri
fanciulli
,
e
cercano
meglio
di
essere
primi
,
che
di
esser
loro
.
Perciò
la
nostra
poesia
(
per
chiamarla
così
)
è
per
lo
più
d
'
imitazione
,
anzi
di
collezione
,
e
sa
di
lucerna
,
non
di
guazza
e
d
'
erba
fresca
.
Noi
studiamo
troppo
,
per
poetare
;
ed
è
superfluo
aggiungere
che
,
per
sapere
,
studiamo
troppo
poco
.
Mettiamo
lo
studio
ove
non
c
'
entra
.
O
come
?
Non
c
'
entra
nel
poetare
lo
studio
?
Sì
,
ma
diretto
al
fine
,
che
Dante
mostrò
.
Virgilio
,
che
è
lo
studio
,
conduce
Dante
a
Matelda
che
è
l
'
arte
;
l
'
arte
in
genere
e
in
ispecie
.
L
'
arte
di
Dante
è
appunto
la
poesia
.
Dunque
lo
studio
condusse
Dante
alla
poesia
.
Ebbene
,
Matelda
,
o
la
poesia
,
è
nel
giardino
dell
'
innocenza
,
sceglie
cantando
fior
da
fiore
,
ha
gli
occhi
luminosi
,
purifica
nei
fiumi
dell
'
oblio
e
della
buona
volontà
.
Ossia
,
il
poeta
,
mercé
lo
studio
,
è
riuscito
a
ritrovare
la
sua
fanciullezza
,
e
puro
come
è
,
vede
bene
e
sceglie
senza
alcuna
fatica
,
sceglie
cantando
,
i
fiori
che
pare
spuntino
avanti
i
suoi
piedi
.
Io
,
senza
insistere
sul
valore
morale
del
mito
tanto
esatto
e
bello
,
dico
,
interpretando
il
poeta
per
il
rispetto
artistico
,
che
lo
studio
deve
essere
diretto
a
togliere
più
che
ad
aggiungere
:
a
togliere
la
tanta
ruggine
che
il
tempo
ha
depositata
sulla
nostra
anima
,
in
modo
che
torniamo
a
specchiarci
nella
limpidezza
di
prima
;
ed
essere
soli
tra
noi
e
noi
.
Lo
studio
deve
togliere
le
scorie
al
puro
cristallo
che
noi
troviamo
quasi
casualmente
;
e
quel
cristallo
pur
con
le
scorie
val
più
d
'
un
vetro
che
noi
dilatiamo
e
formiamo
soffiando
.
Lo
studio
deve
rifarci
ingenui
,
insomma
,
tal
quale
Dante
figura
sé
come
avanti
Beatrice
così
rispetto
a
Matelda
;
che
se
dall
'
una
è
sgridato
e
fatto
piangere
e
vergognare
come
fanciullo
battuto
,
dall
'
altra
è
,
come
bambino
che
non
vuole
o
non
può
fare
da
sé
,
preso
e
tuffato
nell
'
acqua
e
menato
a
bere
alla
fonte
.
Lo
studio
deve
togliere
gli
artifizi
,
e
renderci
la
natura
.
Così
dice
Dante
.
La
sua
arte
è
impersonata
in
Matelda
,
che
è
la
natura
umana
primordialmente
libera
,
felice
,
innocente
.
-
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-
XIV
.
Ma
noi
italiani
siamo
,
in
fondo
,
troppo
seri
e
furbi
,
per
essere
poeti
.
Noi
imitiamo
troppo
.
E
sì
,
che
studiando
si
deve
imparare
a
far
diverso
,
non
lo
stesso
.
Ma
noi
vogliamo
far
lo
stesso
e
dare
a
credere
o
darci
a
credere
di
fare
meglio
.
Perciò
sovente
ci
pare
che
,
incastonando
la
gemma
altrui
in
un
anello
nostro
,
noi
abbiamo
trovata
e
magari
fatta
la
gemma
;
e
più
sovente
ci
imaginiamo
che
,
dorando
la
statua
di
bronzo
,
quella
statua
non
solo
sia
più
bella
,
ma
diventi
opera
nostra
.
Noi
non
gettiamo
più
il
martello
contro
i
blocchi
di
marmo
:
ci
accontentiamo
di
pulire
e
lustrare
le
statue
belle
e
fatte
.
Al
più
al
più
,
noi
facciamo
l
'
arte
di
Giovanni
da
Udine
:
eleganti
stucchi
:
ma
non
ricordiamo
quel
che
Giovanni
disse
,
mi
pare
,
a
Pietro
Aretino
che
ne
lo
ammirava
:
Bambocci
vogliono
essere
!
E
le
scuole
ci
legano
.
Le
scuole
sono
fili
sottili
di
ferro
,
tesi
tra
i
verdi
mai
della
foresta
di
Matelda
:
noi
,
facendo
i
fiori
,
temiamo
a
ogni
tratto
d
'
inciampare
e
cadere
.
L
'
ho
già
detto
:
se
uno
si
abbandona
alle
delizie
della
campagna
,
teme
che
lo
chiamino
arcade
;
se
un
altro
si
vede
avanti
un
'
antitesi
,
sta
un
pezzo
tra
il
sì
e
il
no
,
temendo
d
'
essere
chiamato
secentista
.
Mentre
la
mandra
degli
imitatori
si
butta
alla
rinfusa
dietro
qualche
ariete
maggiore
,
e
tutti
si
mettono
a
belare
o
mugliare
a
un
modo
;
sì
che
in
certi
tempi
pare
che
gl
'
italiani
(
giudicandoli
da
quelli
che
scrivono
in
versi
)
non
abbiano
che
l
'
amica
,
in
certi
altri
non
abbiano
che
la
mamma
;
i
poeti
veri
sono
pieni
del
contrario
affetto
:
vogliono
cioè
non
essere
imbrancati
né
nel
verismo
né
nell
'
idealismo
né
nel
simbolismo
.
Queste
preoccupazioni
li
rendono
troppo
circospetti
,
troppo
irresoluti
,
troppo
sforzati
.
E
Matelda
si
allontana
da
loro
,
facendo
echeggiare
sempre
più
lungi
il
suo
dolce
salmo
che
finisce
per
confondersi
con
lo
stormir
delle
foglie
e
col
gorgoglio
del
ruscello
,
e
morire
.
Ma
poi
per
la
poesia
vera
e
propria
,
a
noi
manca
,
o
sembra
mancare
,
la
lingua
.
La
poesia
consiste
nella
visione
d
'
un
particolare
inavvertito
,
fuori
e
dentro
di
noi
.
Guardate
i
ragazzi
quando
si
trastullano
seri
seri
.
Voi
vedete
che
hanno
sempre
alle
mani
cose
trovate
per
terra
,
nella
loro
via
,
che
interessano
soltanto
loro
e
che
perciò
sol
essi
sembrano
vedere
:
chioccioline
,
ossiccioli
,
sassetti
.
Il
poeta
fa
il
medesimo
.
Ma
come
chiamare
questi
lapilli
ideali
,
questi
cervi
volanti
della
sua
anima
?
Il
nome
loro
non
è
fatto
,
o
non
è
divulgato
,
o
non
è
comune
a
tutta
la
nazione
o
a
tutte
le
classi
del
popolo
.
Pensate
ai
fiori
e
agli
uccelli
,
che
sono
de
'
fanciulli
la
gioia
più
grande
e
consueta
:
che
nome
hanno
?
S
'
ha
sempre
a
dire
uccelli
,
sì
di
quelli
che
fanno
tottavì
e
sì
di
quelli
che
fanno
crocro
?
Basta
dir
fiori
o
fioretti
,
e
aggiungere
,
magari
,
vermigli
e
gialli
,
e
non
far
distinzione
tra
un
greppo
coperto
di
margherite
e
un
prato
gremito
di
crochi
?
Ora
se
vi
provate
a
dire
il
nome
proprio
loro
,
ecco
che
il
nome
di
Linneo
non
va
,
per
cento
ragioni
,
e
il
nome
popolare
varia
,
quando
c
'
è
,
da
regione
a
regione
,
anzi
da
contado
a
contado
.
Se
il
popolo
italiano
badasse
a
queste
tali
cose
,
fiori
,
piante
,
uccelli
,
insetti
,
rettili
,
che
formano
per
gran
parte
la
poesia
della
campagna
,
il
nome
che
esse
hanno
in
una
terra
,
avrebbe
finito
per
prevalere
su
quello
dominante
in
altre
.
Ma
gl
'
italiani
abbarbagliati
per
lo
più
dallo
sfolgorio
dell
'
elmo
di
Scipio
,
non
sogliono
seguire
i
tremolii
cangianti
delle
libellule
.
E
così
il
poeta
,
se
vuol
poetare
,
bisogna
che
si
lasci
ogni
tanto
dire
:
"
E
questo
che
è
?
Che
vuol
dire
?
O
poeta
saccente
e
seccante
!
"
E
tuttavia
così
il
poeta
deve
fare
,
e
lasciar
dire
così
,
sperando
,
se
non
altro
,
che
se
ne
avvantaggino
i
poeti
futuri
,
i
quali
troveranno
divulgati
tanti
nomi
prima
ignoti
e
perciò
chiamati
oscuri
.
In
verità
non
è
egli
l
'
Adamo
che
per
primo
mette
i
nomi
?
Così
deve
operare
,
facendo
a
ogni
momento
qualche
rinunzia
d
'
amor
proprio
.
Perché
l
'
arte
del
poeta
è
sempre
una
rinunzia
.
Ho
detto
che
deve
togliere
,
non
aggiungere
:
e
ciò
è
rinunzia
.
Deve
fare
a
meno
di
tanti
ghirigori
,
così
facili
a
farsi
,
di
tante
bellurie
,
così
piacevoli
alla
vista
,
di
tante
dorature
,
che
danno
tanta
idea
della
propria
ricchezza
:
e
questa
è
rinunzia
.
Deve
lasciar
molto
greggio
e
molto
imperfetto
.
Oh
!
Come
è
necessaria
l
'
imperfezione
per
essere
perfetti
!
Lo
sapeva
anche
Marziale
che
derideva
quel
Matone
che
voleva
dir
tutto
belle
.
Di
'
,
egli
esclama
,
qualche
volta
soltanto
bene
,
anche
né
ben
né
male
,
magari
male
!
La
continua
eleganza
è
sommamente
stucchevole
.
È
come
quel
pranzo
descritto
dal
De
Amicis
nel
Marocco
,
che
tutto
vi
sapeva
di
pomata
.
Questa
bellezza
in
tutto
e
per
tutto
è
totalmente
antipoetica
;
ché
la
poesia
è
ingenuità
;
e
quel
fanciullo
,
che
ogni
cosa
che
fa
e
dice
,
la
fa
con
una
moina
e
con
una
smorfietta
,
e
la
dice
con
parolucce
smaccate
e
dolciate
;
che
scapaccioni
chiama
quel
fanciullo
consapevole
della
sua
fanciulleria
!
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
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-
-
-
-
-
XV
.
Con
tutto
questo
,
che
speri
tu
?
Che
fine
hai
?
Ritorno
,
come
vedi
,
al
primo
detto
.
Essere
utile
a
me
?
No
,
s
'
è
detto
.
Recar
utile
agli
altri
?
S
'
è
detto
che
,
se
mai
,
non
lo
fai
apposta
:
dunque
non
è
il
fine
tuo
,
codesto
.
Dilettar
te
stesso
?
Ecco
:
se
questo
fosse
il
tuo
fine
,
tu
chiuderesti
dentro
te
la
tua
visione
,
e
te
la
godresti
tra
te
e
me
,
senza
quei
tanti
struggimenti
che
ci
sono
per
comunicare
la
visione
agli
altri
.
O
dunque
?
La
gloriola
...
O
povero
fanciullo
!
Pensa
,
o
fanciullo
,
quante
altre
cose
potrei
fare
con
maggiore
rispondenza
a
codesto
fine
.
Da
condurre
un
esercito
a
volare
sulla
bicicletta
,
tutto
,
o
quasi
tutto
,
meglio
porta
alla
meta
della
vittoria
e
della
gloria
.
Ma
poniamo
che
ci
si
arrivi
anche
"
sulle
ali
del
canto
"
.
Qual
disgrazia
sarebbe
mettersi
in
questa
via
,
e
per
te
e
per
me
!
Prima
di
tutto
,
ne
andrebbe
molto
tempo
.
La
gloriola
vuole
mutui
uffici
.
Io
devo
conversare
,
e
per
lettere
e
a
voce
,
sì
con
quelli
che
coltivano
medesimi
campi
,
e
chieder
loro
e
averne
notizie
sull
'
efficacia
d
'
un
concime
che
usiamo
,
e
dar
loro
e
riceverne
auguri
e
rallegramenti
per
un
buon
raccolto
che
speriamo
d
'
avere
o
abbiamo
avuto
;
sì
con
quelli
che
professano
soltanto
di
fornir
le
pianticelle
,
i
semi
,
i
concimi
chimici
,
gli
strumenti
agricoli
,
a
mano
e
a
vapore
.
Quanto
studio
,
quanta
diligenza
e
pazienza
si
richiede
per
siffatta
coltivazione
!
Bisogna
raccattare
tutti
i
cocci
,
come
fanno
i
contadini
,
per
seminarci
e
trapiantarci
le
tante
pianticelle
;
anche
i
caldani
rotti
raccattiamo
;
anche
quei
vasi
,
dove
cresceva
il
garofano
di
Geva
contadinella
.
E
star
sempre
lì
ad
annaffiare
,
a
mondare
,
a
potare
;
e
sbirciare
i
vasi
del
vicino
,
e
struggerci
ch
'
egli
abbia
papaveri
più
grandi
e
girasoli
più
vistosi
,
e
buttare
a
lui
il
malocchio
,
e
contro
il
malocchio
di
lui
tener
molta
ruta
,
e
guardare
che
non
ci
si
secchi
.
Ma
tu
dirai
:
Anche
il
tempo
si
raccatta
!
Bene
:
parliamo
d
'
altro
.
Non
miete
,
chi
non
s
'
inchina
.
Ora
,
per
la
gloriola
,
ci
s
'
inchina
troppo
,
tanto
umile
sovente
è
la
pianticella
,
e
ci
s
'
inchina
troppo
spesso
,
tante
sono
.
Voglio
dire
che
la
nostra
anima
(
l
'
anima
,
intendi
!
)
si
deforma
,
si
fa
gobba
,
come
è
la
schiena
dei
poveri
contadini
che
s
'
inchinano
per
il
grano
.
E
tu
devi
essere
dritta
,
serena
,
semplice
,
o
anima
mia
!
Non
c
'
è
forse
sentimento
al
mondo
,
nemmeno
l
'
avidità
del
guadagno
,
che
sia
tanto
contrario
all
'
ingenuità
del
poeta
,
quanto
questa
gola
di
gloriola
,
che
si
risolve
in
un
desiderio
di
sopraffazione
!
Quanto
sei
preso
da
questo
morbo
,
tu
(
ma
tu
non
c
'
entri
,
allora
)
,
io
,
non
cerco
il
poetico
,
il
buono
e
il
bello
,
ma
il
sonante
e
l
'
abbagliante
.
Oh
!
non
cerco
allora
i
lapilli
,
i
nicchi
,
i
fiori
per
la
mia
via
,
ma
veglio
inquieto
spiando
i
quaderni
altrui
,
magari
leggendo
di
sulle
spalle
dello
scrittore
ciò
che
egli
scrive
.
Allora
io
smetto
il
mio
verso
,
e
mi
metto
a
far
quello
d
'
altri
:
come
un
merlo
noioso
che
canta
,
in
questo
mentre
,
non
le
sue
arie
mattinali
di
bosco
,
ma
la
ritirata
:
perché
,
se
non
per
voglia
di
gloriola
,
nel
suo
padrone
e
forse
in
lui
?
O
merlo
dal
becco
giallo
,
tu
hai
voluto
esser
troppo
furbo
!
Come
puoi
credere
che
il
tuo
"
Io
ti
vedo
!
"
che
risonava
tra
il
cader
della
guazza
,
sia
peggio
di
codesto
insopportabile
"
Ritirati
cappellon
!
"
?
Ma
è
pur
vero
che
"
merlo
"
vuol
dire
sì
furbo
e
sì
il
contrario
!
O
anche
,
insistiamo
troppo
su
un
nostro
verso
o
motivo
o
vezzo
o
genere
,
che
sia
una
volta
piaciuto
;
e
riusciamo
stucchevoli
;
non
basta
;
diventiamo
falsi
.
Imitiamo
da
noi
medesimi
,
col
vetro
d
'
un
bicchiere
,
il
diamante
puro
che
una
volta
trovammo
.
E
sempre
,
pensando
o
scrivendo
,
siamo
distratti
dalla
preoccupazione
dell
'
effetto
:
che
ne
diranno
?
Vincerò
,
con
questo
,
il
tale
o
il
tal
altro
?
E
la
tua
grazia
,
che
non
è
grazia
se
non
è
spontanea
,
si
perde
per
sempre
.
Tu
non
vedi
più
giusto
e
limpido
;
anzi
non
guardi
più
;
seppure
,
ciò
che
sarebbe
peggio
,
non
guardi
,
come
ho
detto
,
negli
altri
,
e
non
baratti
le
vesti
e
magari
l
'
anima
con
altri
,
che
tu
veda
o
creda
più
pregiati
di
te
!
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
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-
-
-
-
-
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-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
XVI
.
Non
pensare
alla
gloriola
,
fanciullo
:
non
è
cosa
da
te
.
Ella
è
troppo
difficile
,
o
facile
,
a
raggiungersi
.
Difficile
:
non
ho
già
detto
quanto
è
raro
che
t
'
intendano
?
Tu
non
fai
se
non
scoprire
il
nuovo
nel
vecchio
.
Gli
altri
,
ossia
i
tuoi
lettori
e
uditori
,
che
non
dovrebbero
dire
o
pensare
se
non
:
"
Come
è
vero
!
E
io
non
ci
avevo
pensato
"
.
Ma
questo
assentimento
non
ti
vien
sempre
e
nemmeno
spesso
.
Gli
occhi
della
gente
sono
oggi
così
fissi
nell
'
ombelico
della
propria
persona
,
che
non
hanno
visto
,
si
può
dire
,
altro
.
E
perché
hanno
le
luci
velate
dalla
catalessi
del
loro
egoismo
,
dicono
che
sei
tu
oscuro
.
Puoi
,
quanto
tu
voglia
,
descrivere
un
mattino
,
per
esempio
,
in
campagna
:
chi
non
l
'
ha
mai
veduto
sorgere
,
il
sole
,
né
in
campagna
né
in
città
,
non
capisce
e
non
approva
nulla
di
ciò
che
dici
.
Sei
inoltre
oscuro
,
sovente
per
un
'
altra
ragione
:
perché
sei
chiaro
.
Sono
tanto
avvezzi
i
lettori
oggi
alle
girandole
,
agli
andirivieni
,
ai
viluppi
dei
pensieri
e
sentimenti
;
perché
gli
autori
,
attingendo
questi
e
quelli
di
sui
libri
,
s
'
ingegnano
con
gli
stucchi
e
gli
ori
a
dar
loro
un
aspetto
nuovo
,
o
fanno
come
le
lepri
,
le
quali
,
per
nascondere
al
cacciatore
le
loro
tracce
,
si
mettono
a
girare
e
pestare
su
esse
;
sono
i
lettori
tanto
abituati
ai
misteri
o
gherminelle
degli
autori
,
i
quali
,
troppo
comodi
,
vogliono
perpetuamente
che
s
'
intenda
dagli
altri
meglio
che
da
lor
si
ragioni
;
che
quando
tu
dici
nel
tuo
semplice
modo
le
tue
semplici
cose
,
ecco
che
non
ti
capiscono
più
.
Essi
cercano
in
te
quello
che
non
c
'
è
,
e
perché
non
lo
trovano
,
ci
rimangono
male
.
E
se
anche
ti
capiscono
,
vale
a
dire
se
capiscono
che
non
vuoi
dire
se
non
quel
che
dici
,
e
non
sottintendi
nulla
,
e
non
hai
la
pretesa
,
assurda
e
comune
,
che
il
senso
,
nelle
tue
cose
,
ce
lo
mettano
i
lettori
,
allora
i
più
non
ti
apprezzano
.
Ai
più
pare
che
il
bello
sia
nei
fregi
e
che
il
poetico
sia
nella
foga
oratoria
,
E
infine
,
quasi
tutti
,
come
vuoi
che
ascoltino
lo
stormire
delle
foglie
o
il
gorgoglio
del
ruscello
o
il
canto
dell
'
usignuolo
o
il
suono
della
tua
avena
,
se
lì
presso
la
banda
del
villaggio
assorda
la
campagna
coi
tromboni
e
i
colpi
di
gran
cassa
?
No
no
,
fanciullo
.
La
gloria
o
gloriola
si
forma
con
l
'
assenso
di
molti
,
e
tu
non
sei
udito
,
ascoltato
,
approvato
,
che
dai
pochi
.
È
vero
che
tu
ti
rivolgi
a
tutti
,
ma
ricordati
:
non
agli
uomini
proprio
,
ma
ai
fanciulli
,
come
te
,
che
sono
negli
uomini
.
Ora
codesti
fanciulli
,
dato
che
in
nessuno
manchino
,
in
pochi
però
prestano
ascolto
.
E
sai
quali
sono
questi
pochi
?
Sono
generalmente
poeti
.
Cioè
il
loro
fanciullo
,
o
ti
sta
a
sentire
solo
perché
anch
'
esso
canta
e
vuol
sapere
se
tu
canti
meglio
o
peggio
di
lui
,
o
standoti
a
sentire
finisce
con
cantare
anche
lui
.
E
che
succede
?
Succede
che
un
giorno
o
l
'
altro
comincia
a
fare
il
tuo
verso
.
Prima
fa
solo
qualche
nota
,
poi
qualche
battuta
,
infine
tutta
la
tua
canzone
.
E
allora
?
Allora
diventa
tuo
imitatore
.
Ebbene
?
Ebbene
l
'
imitatore
è
un
debitore
;
e
il
debitore
,
presto
o
tardi
,
parlerà
male
del
creditore
.
E
così
,
anche
di
quei
pochi
,
molti
si
sottrarranno
dal
dir
le
tue
lodi
,
per
assicurar
le
loro
.
E
la
tua
gloriola
o
non
nascerà
o
intisicherà
appena
nata
.
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
XVII
.
Ma
poi
ti
sentiresti
d
'
accettarla
codesta
gloriola
?
Sai
com
'
ella
nasce
.
Nasce
in
generale
dalla
affermazione
tua
stessa
.
È
pensiero
giustissimo
del
nostro
Leopardi
:
"
La
via
forse
più
diretta
di
acquistar
fama
,
è
di
affermare
e
con
sicurezza
e
pertinacia
,
e
in
quanti
più
modi
è
possibile
,
di
averla
acquistata
(30)."
E
altrove
:
"
Rara
è
nel
nostro
secolo
quella
persona
lodata
generalmente
,
le
cui
lodi
non
siano
cominciate
dalla
propria
bocca
...
Chi
vuole
innalzarsi
,
quantunque
per
virtù
vera
,
dia
bando
alla
modestia
(31)."
E
tu
,
fanciullo
,
vorresti
che
io
da
una
seggiola
o
da
un
palco
mi
mettessi
a
gridar
le
tue
lodi
o
affermare
la
tua
fama
?
"
Questo
ragazzo
è
un
ragazzo
miracoloso
...
noto
in
tutto
il
mondo
...
"
In
questo
modo
la
gloriola
sarebbe
facile
.
Ma
tu
no
,
non
vorresti
.
Eppure
gli
uomini
non
crederanno
mai
che
sia
grande
un
merito
che
non
sia
tanto
grande
da
vincere
persino
la
modestia
di
colui
che
l
'
ha
.
Se
la
tua
modestia
è
grande
,
contentati
d
'
una
grandezza
assai
modesta
.
Sarai
considerato
un
poeta
mediocre
,
e
poiché
mediocre
non
deve
essere
il
poeta
,
sarai
proclamato
non
poeta
.
Ovvero
tu
,
non
credendo
all
'
amara
considerazione
del
Leopardi
,
aspetterai
che
la
tua
lode
cominci
dalle
bocche
altrui
?
Perché
questa
lode
sia
tale
da
crearti
una
vera
fama
occorre
ch
'
ella
possa
propagarsi
per
gran
numero
di
persone
;
le
quali
ti
loderanno
poi
a
lor
volta
senza
conoscerti
,
senza
averti
udito
,
senza
averti
letto
!
Ti
loderanno
per
"
suggestione
"
.
Oh
!
il
pessimo
fatto
che
sarebbe
allora
il
tuo
!
Tutto
quel
che
tu
facessi
,
sarebbe
ugualmente
lodato
:
ciò
che
tu
sentissi
d
'
aver
fatto
di
meglio
,
sarebbe
pareggiato
a
ciò
che
tu
conoscessi
d
'
aver
fatto
di
peggio
.
Persino
cosa
che
non
avessi
fatto
tu
,
ma
comparisse
col
tuo
nome
,
sarebbe
levata
alle
stelle
,
e
così
preferita
a
quelle
che
proprio
tu
avessi
fatto
e
credessi
buone
e
belle
!
E
che
ne
faresti
di
tale
gloriola
?
Tanto
più
che
bisogna
vedere
da
che
ti
venne
quella
lode
iniziale
,
che
avviò
tutte
quell
'
altre
lodi
.
Da
che
?
Da
qualche
cosa
più
atta
delle
altre
ad
accecare
,
ad
inebriare
,
a
far
delirare
la
gente
.
Dalla
politica
,
per
esempio
:
dal
partito
o
dalla
setta
.
Badaci
,
ragazzo
.
È
il
fatto
di
qualcuno
che
vuol
procacciarsi
la
popolarità
mettendo
la
cannella
a
una
botte
,
e
che
tutti
bevano
.
La
gran
botte
è
la
politica
,
il
vino
che
ognuno
ne
beve
,
è
il
proprio
sentimento
che
si
riscalda
alla
botte
comune
:
la
sbornia
generale
è
la
tua
gloria
!
O
gloriola
indegna
del
tuo
desiderio
!
E
poi
è
amara
.
Sai
che
siamo
al
tempo
dei
concorsi
;
al
tempo
delle
classificazioni
e
premiazioni
.
Il
divertimento
più
grande
che
si
diano
gli
uomini
,
è
quello
di
giudicare
.
In
Atene
fu
in
altri
tempi
una
consimile
mania
di
seder
nell
'
Eliéa
e
deporre
le
sue
pietruzze
.
Oggi
non
c
'
è
più
solo
qualche
pazzo
,
ma
molti
;
e
non
giudicano
,
in
mancanza
d
altro
,
i
cani
e
i
gatti
di
casa
,
ma
gli
scrittori
e
i
poeti
di
casa
e
fuori
.
Giudicano
e
classificano
:
questo
è
il
primo
,
quello
il
secondo
,
l
'
altro
il
terzo
,
e
vai
dicendo
.
Ahimè
!
tu
fanciullo
,
fai
il
tuo
discorsino
,
esprimi
un
tuo
sentimento
,
esponi
il
tuo
pensiero
,
mostri
un
tuo
sorriso
,
versi
una
tua
lagrima
,
senza
riguardarti
,
senza
saperlo
,
si
può
dire
,
senza
perché
;
al
primo
venuto
,
sfogando
il
cuore
,
quasi
fuori
di
te
:
a
mezzo
le
tue
parole
,
al
tuo
riso
,
al
tuo
pianto
,
ecco
senti
che
il
tuo
uditore
piglia
appunti
,
pesa
le
frasi
che
dici
,
disegna
,
col
pollice
,
in
aria
la
linea
del
tuo
sorriso
,
esamina
l
'
acqua
e
il
cristallo
della
tua
lagrima
;
e
mormora
:
"
Non
c
'
è
male
!
Benino
!
Bene
!
Benissimo
!
Peggio
però
del
tale
!
Anche
meglio
del
tal
altro
!
Primo
!
Secondo
!
Terzo
!
Poeta
maggiore
!
Poeta
minore
!
"
Certo
tu
,
se
non
sei
un
vanarello
o
un
frignone
,
cancelli
il
sorriso
,
ribevi
la
lagrima
,
e
te
ne
vai
.
Forse
giuri
in
quel
momento
di
non
andare
più
da
altri
,
e
godere
o
piangere
tra
te
,
un
'
altra
volta
.
Ma
sei
fanciullo
,
e
torni
sempre
da
capo
,
trovando
però
ogni
volta
che
per
i
fanciulli
non
c
'
è
più
luogo
in
questo
mondo
!
Il
fatto
è
che
,
oltre
la
noia
di
quel
sentirti
sempre
paragonato
,
come
se
tu
facessi
un
esercizio
scolastico
,
puoi
provare
anche
l
'
amarezza
d
'
essere
posposto
,
con
giudizio
spiccio
o
maligno
,
e
anche
d
'
essere
preposto
,
a
tali
che
tu
non
ti
sogni
nemmeno
di
emulare
,
a
tali
a
cui
tu
non
pensavi
nemmeno
,
a
cui
non
dovevi
,
non
potevi
pensare
,
assorto
come
eri
nel
tuo
piacere
o
nel
tuo
dolore
.
Ti
paragoneranno
con
gli
altri
e
anche
con
te
stesso
.
Ti
conteranno
gli
anni
e
le
rughe
agli
occhi
,
e
i
capelli
bianchi
,
e
non
vedono
l
'
ora
di
dirti
che
decadi
,
che
rimbecillisci
,
che
muori
.
Bella
carità
!
E
un
bel
giorno
ti
butteranno
in
un
canto
,
dimenticandosi
di
te
,
e
a
torto
.
A
torto
sempre
,
perché
ciò
che
hai
fatto
di
buono
,
non
deve
essere
annullato
da
ciò
che
poi
faccia
di
men
buono
;
e
perché
non
può
nascere
mai
un
portento
tale
da
far
dimenticare
quelli
che
prima
di
lui
trovarono
pur
una
mica
di
poesia
.
Sia
grande
quanto
si
voglia
il
poeta
che
si
aggiunge
al
canone
,
egli
deve
sedere
su
una
seggiola
,
o
vogliam
dire
trono
,
sola
:
non
ha
bisogno
di
due
o
di
tutte
,
e
che
un
altro
o
tutti
gli
altri
si
rizzino
e
se
ne
vadano
.
La
gloriola
non
è
per
te
fanciullo
!
La
poesia
pura
,
quando
si
legge
,
fa
che
il
lettore
volgare
dica
:
Come
si
potrebbe
far
meglio
e
più
!
È
vero
che
codesta
è
illusione
d
'
ornatista
...
E
io
penso
ai
panforti
fiorati
che
sono
tanto
più
belli
,
e
si
contemplano
così
a
lungo
;
ma
finalmente
gli
ornati
si
gettano
e
si
mangia
il
panforte
solo
.
Tuttavia
ricordati
,
anche
per
via
di
questo
esempio
fanciullesco
del
panforte
fiorato
,
che
generalmente
si
ammira
e
loda
quel
che
sta
sopra
,
non
quello
ch
'
è
sotto
.
Ricordati
che
la
poesia
vera
fa
battere
,
se
mai
,
il
cuore
,
non
mai
le
mani
.
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
XVIII
.
Dunque
...
Ma
intendo
.
Tu
non
aspiri
alla
gloriola
,
ma
alla
gloria
;
e
così
distingui
,
come
se
la
gloriola
fosse
tra
i
vivi
,
e
la
gloria
dopo
morte
.
Non
voglio
dirti
(
le
tue
illusioni
mi
sono
care
)
,
non
voglio
dirti
che
dopo
morte
non
sentiremo
nulla
,
di
ciò
che
si
dice
di
noi
.
Sentirò
o
almeno
sentirai
:
non
rabbuiarti
.
Ma
sentirai
belle
cose
?
Qui
sta
il
punto
.
Prima
di
tutto
:
diranno
nulla
?
Si
ha
fretta
,
ai
nostri
giorni
,
di
vivere
;
e
le
visite
ai
camposanti
fanno
perder
tempo
.
Ci
si
assorda
,
ai
nostri
giorni
,
con
la
nostra
vita
;
e
non
è
possibile
udire
lo
stridio
leggiero
delle
ombre
.
I
morti
,
ai
nostri
giorni
,
non
contano
più
.
Un
poeta
disse
che
il
dì
della
morte
era
il
dì
della
lode
;
ma
il
detto
,
pochi
anni
dopo
che
fu
detto
,
non
era
più
vero
;
e
il
Prati
stesso
lo
sa
,
se
nel
sepolcro
qualcosa
si
sa
!
E
questo
oblio
che
preme
subito
i
morti
,
non
è
,
quanto
ai
letterati
,
senza
ragione
e
senza
giustizia
.
Noi
letterati
vogliamo
in
vita
occupar
troppo
il
mondo
di
noi
.
Se
stessimo
nel
nostro
angolo
,
se
non
ci
sbracciassimo
tanto
nel
mezzo
della
gente
,
se
non
vociassimo
tanto
,
non
avverrebbe
questo
compenso
di
silenzio
dopo
morte
.
Dunque
,
diranno
nulla
di
te
?
E
se
mai
,
diranno
bene
e
giusto
?
O
credi
che
allora
sarà
cessata
la
mania
della
classificazione
,
l
'
artifizio
della
suggestione
,
la
cecità
del
partito
e
della
setta
?
Vedi
:
spesso
i
morti
sono
disturbati
nel
loro
riposo
,
e
tratti
fuori
per
dare
addosso
ai
vivi
.
Spessissimo
.
L
'
invidia
sai
in
che
forma
si
esercita
per
lo
più
.
Tu
dài
a
uno
la
debita
lode
in
presenza
d
'
alcuno
.
Questi
conferma
breve
:
poi
a
lungo
si
volta
a
lodare
un
altro
,
il
quale
può
essere
inferiore
o
superiore
al
tuo
lodato
,
ma
quasi
sempre
è
morto
.
Ora
tu
,
fanciullo
,
vorresti
essere
disseppellito
a
questo
fine
?
Poiché
sarai
un
'
ombra
,
avresti
piacere
d
'
essere
adoperato
a
far
ombra
a
qualche
buon
fanciullo
saldo
,
che
viva
e
canti
?
Questo
non
ti
piacerebbe
:
meglio
dormire
dimenticato
.
È
meglio
esser
morto
tutto
,
che
continuare
a
comparire
avanti
i
tribunali
ad
essere
giudicato
e
classificato
:
tanto
più
,
che
i
giudici
si
trasmettono
,
cursori
che
stanno
eternamente
fermi
,
le
fiaccole
de
'
loro
giudizi
.
Tu
non
vuoi
giudizi
:
vuoi
commozione
,
vuoi
assenso
,
vuoi
amore
;
e
non
per
te
,
ma
per
la
tua
poesia
.
Ebbene
morto
che
tu
sia
,
se
la
tua
voce
fu
pura
,
se
fu
la
voce
dell
'
anima
e
delle
cose
,
non
l
'
eco
,
o
più
fioca
o
più
forte
,
d
'
altrui
voce
;
ebbene
codesta
voce
sarà
inavvertita
,
quando
non
sia
dimenticata
.
In
vero
se
è
spesso
ripetuta
,
come
forse
è
ragione
,
si
fonderà
col
tempo
,
non
so
se
nel
silenzio
o
rumore
circostante
:
come
il
cinguettio
delle
rondini
sotto
la
tua
grondaia
,
che
quando
è
un
pezzo
che
lo
senti
,
non
lo
senti
più
...
Tu
vuoi
parlare
?
Aspetta
:
non
ho
finito
.
A
ogni
modo
perché
dovrebbe
essere
altrimenti
?
Che
cosa
fai
tu
,
veramente
,
che
sia
degno
di
lode
e
di
gloria
?
Tu
ridi
,
tu
piangi
:
che
merito
in
ciò
?
Se
credi
d
'
averci
merito
,
è
segno
che
ridi
e
piangi
apposta
:
se
lo
fai
apposta
,
non
è
poesia
la
tua
:
se
non
è
poesia
,
non
hai
diritto
a
lode
.
Tu
scopri
,
s
'
è
detto
;
non
inventi
;
e
ciò
che
scopri
,
c
'
era
prima
di
te
e
ci
sarà
senza
te
.
Vorresti
scriverci
il
tuo
nome
su
?
Ti
adiri
,
che
ti
vogliano
giudicare
e
anche
premiare
per
quello
che
non
è
se
non
la
tua
natura
e
la
tua
manifestazione
di
vita
.
Dunque
che
importa
a
te
del
nome
?
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
XIX
.
Il
fanciullo
Il
nome
?
Il
nome
?
L
'
anima
io
semino
,
ciò
ch
'
è
di
bianco
dentro
il
nocciolo
,
che
in
terra
si
perde
,
ma
nasce
il
bell
'
albero
verde
.
Non
lauro
e
bronzo
voglio
;
ma
vivere
;
e
vita
è
il
sangue
,
fiume
che
fluttua
senz
'
altro
rumore
,
che
un
battito
,
appena
,
del
cuore
.
Nei
cuori
,
io
voglio
,
resti
un
mio
palpito
,
senz
'
altro
vanto
che
qual
d
'
un
brivido
che
trema
su
l
'
acque
,
fa
il
sasso
che
in
fondo
vi
giacque
.
Nell
'
aria
,
io
voglio
,
resti
un
mio
gemito
:
se
l
'
assiuolo
geme
voglio
essere
tra
i
salci
del
rio
anch
'
io
,
nelle
tenebre
,
anch
'
io
.
Se
le
campane
piangono
piangono
,
io
nelle
opache
sere
invisibile
voglio
essere
accanto
di
quella
che
piange
a
quel
pianto
.
Io
poco
voglio
;
pur
,
molto
:
accendere
io
su
le
tombe
mute
la
lampada
che
irraggi
e
conforti
la
veglia
dei
poveri
morti
.
Io
tutto
voglio
;
pur
,
nulla
:
aggiungere
un
punto
ai
mondi
della
Via
Lattea
,
nel
cielo
infinito
;
dar
nuova
dolcezza
al
vagito
.
Voglio
la
vita
mia
lasciar
;
pendula
ad
ogni
stelo
,
sopra
ogni
petalo
,
come
una
rugiada
ch
'
esali
dal
sonno
,
e
ricada
nella
nostr
'
alba
breve
.
Con
l
'
iridi
di
mille
stille
sue
nel
sole
unico
s
'
annulla
e
sublima
...
lasciando
più
vita
di
prima
.
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-
XX
.
Bene
!
Dunque
riassumo
,
come
uomo
serio
che
sono
.
La
poesia
,
per
ciò
stesso
che
è
poesia
,
senz
'
essere
poesia
morale
,
civile
,
patriottica
,
sociale
,
giova
alla
moralità
,
alla
civiltà
,
alla
patria
,
alla
società
.
Il
poeta
non
deve
avere
,
non
ha
,
altro
fine
(
non
dico
di
ricchezza
,
non
di
gloriola
o
di
gloria
)
che
quello
di
riconfondersi
nella
natura
,
donde
uscì
,
lasciando
in
essa
un
accento
,
un
raggio
,
un
palpito
nuovo
,
eterno
,
suo
.
I
poeti
hanno
abbellito
agli
occhi
,
alla
memoria
,
al
pensiero
degli
uomini
,
la
terra
,
il
mare
,
il
cielo
,
l
'
amore
,
il
dolore
,
la
virtù
;
e
gli
uomini
non
sanno
il
loro
nome
.
Ché
i
nomi
che
essi
dicono
e
vantano
,
sono
,
sempre
o
quasi
sempre
,
d
'
epigoni
,
d
'
ingegnosi
ripetitori
,
di
ripulitori
eleganti
,
quando
non
siano
nomi
senza
soggetto
.
Quando
fioriva
la
vera
poesia
;
quella
,
voglio
dire
,
che
si
trova
,
non
si
fa
,
si
scopre
,
non
s
'
inventa
;
si
badava
alla
poesia
e
non
si
guardava
al
poeta
;
se
era
vecchio
o
giovane
,
bello
o
brutto
,
calvo
o
capelluto
,
grasso
o
magro
:
dove
nato
,
come
cresciuto
,
quando
morto
.
Siffatte
quisquilie
intorno
alla
vita
del
poeta
si
cominciarono
a
narrare
a
studiare
a
indagare
,
quando
il
poeta
stesso
volle
richiamare
sopra
sé
l
'
attenzione
e
l
'
ammirazione
che
è
dovuta
soltanto
alla
poesia
.
E
fu
male
.
E
il
male
ingrossa
sempre
più
.
I
poeti
dei
nostri
tempi
sembrano
cercare
,
invece
delle
gemme
che
ho
detto
,
e
trovare
,
quella
vanità
che
è
la
loro
persona
.
Non
codesta
quei
primi
.
E
tu
,
o
fanciullo
,
vorresti
fare
quello
che
fecero
quei
primi
,
col
compenso
che
quei
primi
n
'
ebbero
;
compenso
che
tu
reputi
grande
,
perché
sebbene
non
nominati
,
i
veri
poeti
vivono
nelle
cose
le
quali
,
per
noi
,
fecero
essi
(
32
)
.
È
così
?
Sì
.
-
Fine
-