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> anno_i:[1880 TO 1910}
StampaPeriodica ,
Un arguto e gentile scrittore di questo giornale due settimane fa mi domandava : « Fa il piacere , lei , d ' insegnarmi che cosa è un poeta porco ? di darmi i segni caratteristici , o , alla maniera che dicono gli impiegati di polizia , i connotati del poeta porco ? » E soggiungeva : « Se si parla del Casti o del Batacchi , quell ' aggettivo viene spontaneo sulle labbra anche a me ; ma quando siamo in presenza di un artista , il quale crede mostrare serenamente le qualità del suo ingegno , del suo gusto e del suo stile , quando stiamo a sentire un periodo o una strofa magnifica di proprietà , di fantasimi e di armonia , ecc . , ecc . , come faremo e in che modo dovremo fare per sapere quando comincia la porcheria ? » ecc . , ecc . Poi , più giù , detto come il poeta da me chiamato porco era Gabriele D ' Annunzio , e il libro pel quale io lo avevo chiamato porco l ' Intermezzo di rime , assicurava i lettori di aver cercato pagina per pagina , da verso a verso , entro l ' elegante volumetto , e di non aver trovato nulla , proprio nulla , né di porco né di sporco . Queste parole io me le sono dovute rileggere più volte per convincermi che c ' era proprio scritto quello che ci leggevo . E quando mi sono convinto , ho detto fra me : Che giova dare al mio egregio contradittore le spiegazioni ch ' egli mi chiede ? che giova cercare di fargli intendere che cosa sono la decenza e la moralità nell ' arte ? che giova dargli i segni caratteristici del poeta porco ; se , quando io glie li avrò dati , lui , facendomi una risata sul viso , mi risponderà : « To ' , ma questo è il poeta che io chiamo verecondo ? » Posta in questi , che sono i veri suoi termini , la questione è bell ' e finita . Non resta che citare i versi pei quali io chiamo inverecondo il poeta che al mio contradittore pare verecondo , e rimettersi al giudizio delle poche persone culte e serie che , come il mio contradittore dice , sono tuttavia in Italia . Apriamo dunque l ' Intermezzo di rime , apriamolo , non precisamente dove l ' aprì il mio contradittore , e citiamo : Noi ci fermammo . A noi sovra il capo il fulgore piovea placido e fresco ; ne le carni un languore novo metteane , quasi penetrasse la cute ammollendo le vene . Ora un desìo di acute voluttà mi pungeva , innanzi a quella bianca vergine inconsapevole Io sono tanto stanca ella disse , piegando ne la persona ... Oh come si scoperse la gola tra l ' onda de le chiome e le iridi si persero , fiori ne ' l latte , in fondo a ' l cerchio de le pàlpebre ! Oh come il sen rotondo sgorgò fuor de la tunica ! Io mi sentii su li occhi scendere un denso velo ; e le caddi ai ginocchi Adagio a ' ma ' passi . Certi dibattimenti nei tribunali si fanno a porte chiuse ; e qui non c ' è porte da chiudere ; qui siamo in piazza . No , io non andrò innanzi nella citazione ; io debbo rispetto ai miei lettori ed a me ; io non debbo contaminare di citazioni immonde l ' onesta mia prosa . Ma a tutto c ' è il suo rimedio : sèguiti la citazione il mio contradittore ; lui , al quale paiono verecondi versi ch ' io debbo per verecondia tacere , non può averci difficoltà ; séguiti dunque a citare fino a tutta la pagina 34; citi , se non gli basta , qualche ottava della Venere d ' acqua dolce , fermandosi specialmente alla pagina 65 : e , terminate le citazioni , ripeta in cospetto delle poche persone culte e serie che ci sono tuttavia in Italia la sua affermazione , che cioè entro l ' elegante volumetto egli non ha trovato niente né di porco né di sporco ; la ripeta , e ripeta poi la domanda : « Che sia io il poco pulito animale ? » Quando le poche persone culte e serie che sono tuttavia in Italia gli avranno risposto , mi faccia poi sapere la risposta ; con la quale rimarrà completamente esaurita e risolta , senza disputa nessuna , la nostra questione . Ma no , veda , mio bravo signor Lodi , nei versi del D ' Annunzio che io ho stigmatizzati non è questione di nudità , com ' Ella sembrò credere , o volle forse far credere . Il sonetto che Ella riporta , come uno dei più nudi e dei meno belli ( anche a me piace assai poco ) , non mi dà molta noia : ciò che nei versi del D ' Annunzio mi dà noia , ciò che fece traboccare il mio sdegno , ora , dopo quelle citazioni , lo avrà , spero , capito anche Lei : caso mai non lo avesse capito bene , ci torneremo sopra . Il nudo , quando è fuso in bronzo , o scolpito in marmo , mi dà tanto poca noia , che io non solo non pensai a scandalizzarmi , com ' Ella nota , davanti al Nettuno del Giambologna , ma non ci pensai nemmeno nelle gallerie di Firenze e di Roma , e nel museo di Napoli , dove del nudo , come Lei sa , ce n ' è da cavarsene la voglia . Veda , però , proprio al museo di Napoli , che ebbi la fortuna di visitare parecchi anni sono in compagnia di un illustre personaggio , il senatore Fiorelli che ci accompagnava , dopo che avemmo veduto tutto , trasse fuori da una stanza , chiusa al pubblico , un piccolo gruppo , dinanzi al quale io restai meravigliato : poche opere d ' arte avevo vedute di tanta perfezione . « Oh perché dirà Lei se quel gruppo è tanto bello , lo tengono chiuso ? » E veda , rispondo io , quel gruppo è molto meno nudo delle altre statue , perché rappresenta una capra , che , come Lei sa , non ha bisogno , per vestirsi , d ' incomodare la sarta , e un satiro , che per buona parte del corpo è vestito anche lui , vestito di un abito non confezionato a Parigi , ma insomma vestito . E veda ancora : né il satiro né la capra non mostrano nessuna di quelle parti per le quali fu inventata la foglia di fico . « Oh dunque ? » Ecco : il satiro però e la capra stanno fra loro in una certa posizione , fanno fra loro una certa faccenda , naturali l ' una e l ' altra fra maschio e femmina , ma che tuttavia le leggi e le usanze della nostra civiltà non vogliono , per molte buone ragioni , che sieno esposte né fatte , vuoi realmente , vuoi per rappresentazione artistica , sotto gli occhi del pubblico . Qui , vede , proprio qui , mio bravo signor Lodi , sta il punto delicato e culminante della questione : qui , proprio qui , comincia , anzi è cominciata , e ci siamo proprio in mezzo , la porcheria dell ' artista che crede mostrare serenamente le qualità del suo ingegno , del suo gusto e del suo stile ; qui , proprio qui , io potrei cominciare a darle ( se oramai non fosse inutile ) i connotati del poeta porco . Io non sono mica un impiegato di polizia , che non sappia il suo mestiere : lo so almeno tanto bene , quanto sanno il loro gl ' impiegati , diremo così , di pornografia . Mi permetta , mio bravo signor Lodi , Lei che ha fatto tante domande a me , che ne faccia una io a Lei . Ecco : dica , Le piacerebbe , Le parrebbe innocuo , decente , morale , che quel mirabile gruppo della capra e del satiro , riprodotto in terra cotta od in bronzo , stèsse esposto nelle vetrine del Janetti , a Roma , a Torino , a Firenze , dove fanciulli , giovinetti e ragazze potessero liberamente ammirarlo ? Mi risponda schietto e franco , dimenticando , se è possibile , la cattiva causa e il cattivo poeta che ha preso a difendere ; mi risponda come farebbe a caso vergine , dopo avere interrogato soltanto la sua educazione e i suoi sentimenti di cittadino onesto , che desidera alla patria una generazione d ' uomini sani e forti di corpo e di mente , non isfiaccolati e stupiditi dalla venere terrena e solitaria . Se Lei mi risponde , come credo , di no ( e me lo fanno credere i nobili sensi e il forte amor patrio pei quali mi piacquero parecchi suoi articoli del Don Chisciotte ) , Lei deve anche , per inesorabile necessità di logica , convenire che è tutt ' altro che innocua , decente e morale la esposizione che il D ' Annunzio ha fatto de ' suoi erotismi nell ' Intermezzo di rime . Andiamo , via : descrivere tutte le particolarità più lascive che precedono accompagnano e seguono il congresso amoroso di un giovinotto con una signorina che gentilmente si presta , questo Lei lo chiama malinconie profonde , amori ardenti e nudità candide , nobilmente umane , che non hanno mai offeso la verecondia di alcuno ? Andiamo , via ; queste cose non si dicono nemmeno per ridere : se non sapessi che Lei è uno scrittore onesto e gentile , quasi quasi crederei che , scrivendole , avesse voluto farsi beffe de ' suoi lettori e di me . Lei finge di non capire la cagione del mio sdegno per il richiamo a Virgilio . Ma come ! Sentirsi nelle membra i fremiti della libidine per il ricordo di una avventura amorosa , prendere cotesti fremiti per ispirazione poetica , e apostrofare il gentile poeta mantovano : olà , dammi tu la tua arte , sì ch ' io racconti ai bravi giovinetti italiani , ammiratori dei miei versi e frequentatori dei postriboli , come qualmente io mi presi diletto della bianca vergine inconsapevole ( fra parentesi le raccomando quella po ' po ' d ' inconsapevolezza … .. come ! far questo non è per Lei un profanare l ' arte e Virgilio ? Mi scusi , ma non Le credo : e da Lei difensore di una causa spallata m ' appello a Lei scrivente senza nessuna causa da difendere . « Ma se il grande Mantovano , dice Lei , invitava sotto l ' ombre compiacenti dei faggi i giovanetti pastori , perché non potrà il D ' Annunzio chiamare nel silenzio odoroso d ' un bosco una fanciulla innamorata ? » Non confondiamo : io non ho mai negato al D ' Annunzio il diritto di chiamare nel silenzio odoroso dei boschi quante fanciulle gli pare ; gli ho solamente negato ( che è cosa molto diversa ) il diritto di raccontare in poesia quel che va a fare con loro , quando va a far cose che non si ridicono fra la gente per bene . Certi amori , abbominevoli per noi , non avevano niente di turpe per gli antichi greci e romani . Anche di ciò va tenuto conto . Tuttavia io non mi ricordo che nelle ecloghe di Virgilio ci sia nulla che faccia arrossire una persona beneducata . Veda : se il D ' Annunzio , invece di descrivere i carnosi fiori del petto di Yella , drizzantisi al lascivo tentare delle sue dita , si fosse contentato , come il pastore Coridone apostrofante il formoso Alessi , di sfogare gli ardori suoi parlando di pecore e di capretti , di noci e di corbezzole , di latte e di cacio fresco ; o se , magari , si fosse messo a sedere sull ' erba , lui da una parte e la sua Yella dall ' altra , e lì , Arcades ambo Et cantare pares et respondere parati , avessero intonato un duetto a uso Coridone e Tirsi ( il D ' Annunzio , secondo me , sarebbe stato meglio in carattere ) ; io , veda , invece di rinfrescare queste che Lei chiama anticaglie polemiche , e mettere Lei nell ' impaccio di domandarmi i connotati del poeta porco , sarei stato zitto zitto a sentire , facendo molto volentieri la parte di Melibeo . Mi spiego ? La questione non è del fatto amoroso , ma della parte di esso che si racconta , e del modo come si racconta . Pare a Lei che in ciò siavi nessun punto di contatto fra le ecloghe di Virgilio e il Peccato di maggio e la Venere d ' acqua dolce ? Chiedo perdono agli ammiratori del poeta latino della sacrilega domanda a cui la discussione m ' ha condotto . Io diceva dunque che nei versi del D ' Annunzio non è questione di nudità , e che della nudità sola io non sono molto facile a scandalizzarmi . Mi pare d ' aver dimostrato e chiarito tanto quanto quel ch ' io diceva : tuttavia , se il signor Lodi permette , mi proverò a chiarirlo anche meglio . Aggiungo che , quando la rappresentazione del modo non è fatta a sfogo ed eccitamento di sensualità ( che subito si conosce ) , io non me ne scandalizzo niente affatto ; come non mi scandalizzo niente affatto se prosatori e poeti nominano a tempo e luogo , senza reticenze vigliacche , senza impiastricciamenti ipocriti di circonlocuzioni e di metafore , cose e parole che fanno arricciare il naso alle schifiltose damine . Quando il Carducci mandò al Fanfulla della Domenica la poesia A proposito del processo Fadda , una certa strofe diceva : Poi se un puttin di bronzo avvien che mostri Un po ' di pipi al sole , Protesterete con furor d ' inchiostri , Con fulmin di parole . Il Martini , allora direttore del giornale , pregò con un telegramma il Carducci di levare quel pipi , che avrebbe , si capiva , offeso la verecondia delle schifiltose damine , le quali , si può giurare , non si offendono oggi , e non si sarebbero offese allora , delle nudità candide nobilmente umane , come dice Lei , del D ' Annunzio . Io son fatto d ' una pasta molto diversa , e molto più rozza , s ' intende ; io non mi scandalizzai niente affatto di quel pipi ; e al Carducci che me ne domandava , risposi : oh lascialo stare ! Ma il Carducci lo levò , perché non metteva il conto di scontentare per così poco il Martini , il quale dal suo punto di vista aveva centomila ragioni . Intende Lei , signor Lodi , perché io , che non mi scandalizzai di quel pipi , che , senza turarmi il naso , leggo in Dante la parola merda , che non mi scandalizzo al resupina jacens , con quel che segue , di Giovenale , chiamo , peggio che indecenti , oscene e corruttrici certe poesie del D ' Annunzio ? Se non lo intende ancora , cercherò di farglielo intendere con un esempio . E giacché ho nominato Giovenale , pigliamo l ' esempio da lui . Giovenale dunque e il D ' Annunzio ( chieggo perdono di mettere accanto questi due nomi ) descrivono entrambi il petto ignudo d ' una donna . Tunc nuda papillis prostitit auratis , dice con le parole proprie il grande poeta latino , parlando di Messalina : il piccolo poeta italiano , parlando di Yella , dice , come vedemmo , con una similitudine barocca , che le punte del suo petto si dirizzavano , come carnosi fiori , ecc . La rappresentazione del poeta latino per me è moralissima ; quella dell ' italiano è immorale : per le damine , la cui verecondia sarebbe stata offesa da quel po ' di pipi del puttino di bronzo , deve , io credo , essere perfettamente il contrario . Lei , signor Lodi , dica , da qual parte si mette ? Da qualunque parte si metta , non Le farò il torto di spiegarle la differenza che passa fra il fatto del poeta latino e quello dell ' italiano . A Lei parve di cogliermi in contradizione perché io , denunziante al procuratore del re e della questura la poesia del D ' Annunzio , non denunziai anche quella di altri poeti ai quali dissi mancare il senso della verecondia . Anzi , nota Lei « ch ' io promisi di tradurre le Odi amatorie d ' Orazio » ; e noto che io tradussi parecchie poesie del Heine , poeti ambedue non verecondi . Scrissi anche , è vero , com ' Ella ricorda , che « la verecondia non entra per nulla nel merito artistico di un poeta e dell ' opera sua ; che il difetto della verecondia nel Byron , nel De Musset , nel Heine , fu parte della loro sincerità ; e che perciò essi rimangono grandi poeti , e la storia del loro cuore c ' interessa . » Dalle quali mie parole Ella si fa strada a domandare : « Se interessa ai critici di ricercare come i poeti morti sentirono l ' amore , perché sarà negato ai poeti vivi di raccontarcelo essi stessi ? » Adagio un po ' . Qui bisogna distinguere : i poeti morti son morti , e i vivi son vivi : i morti non si può fare che non sieno stati ciò che furono : ai vivi , se non ci pare che siano quel che vorremmo , abbiamo il diritto , e in certi casi il dovere , di dirlo . La sincerità è una bella cosa ; l ' amo anch ' io , non solo nei poeti , come fu notato da Lei , ma in tutti gli uomini ; sotto certe condizioni però . Se io , puta caso , conoscessi un giovinetto dedito all ' ubriachezza , o al rubare , o allo scrivere cose oscene ( io qui considero lo scrivere non come opera d ' arte , ma come un ' altra azione umana qualunque , onesta o disonesta ) , io non mi sentirei mica di dirgli : figliuolo mio , bisogna esser sinceri , fa ' quello a che ti porta la tua natura , cioè séguita ad ubriacarti , o a rubare , o a scrivere cose oscene , gli direi piuttosto : quel che tu fai è male , cerca di correggerti . Io , critico , studio tutti i fatti e i sentimenti umani rappresentati dalla parola , così la magnanimità di Dante e del Petrarca come le infamie dell ' Aretino ; ma io , uomo , desidero ai tempi miei ( poiché desiderarlo ai passati non giova ) dei poeti che si rassomiglino piuttosto agli amanti di Beatrice e di Laura che all ' autore dei sonetti illustranti le tavole di Giulio Romano . Ho detto che bisogna distinguere : e distinguo anche ( oh come distinguo ! ) fra i grandi poeti che dissi mancare di verecondia e il D ' Annunzio . E noto che , quando accennai questo difetto in essi della verecondia , lo chiamai difetto , non pregio . In Orazio , nel Heine e nel Byron , quel che c ' è di men verecondo sono quasi sempre accenni fugaci , cui spesso scusa od attenua lo scherzo o la satira ; e non hanno perciò nel lettore anche giovane alcuna trista , efficacia : in ogni modo quelli accenni rimangono come piccole macchie in grandi opere , i cui intendimenti sono spesso nobili ed alti , non mai corruttori ; mentre nelle poesie del D ' Annunzio di cui ci occupiamo , l ' argomento principale , lo scopo unico di tutta l ' arte , di tutto il lavoro dello scrittore , è la pittura della sensualità nelle sue manifestazioni più basse . Tutto quel che c ' è nel Peccato di maggio , è preparazione , è frangia e cornice della descrizione dal fatto erotico ; son pennellate di colori accesi messe nei fondo del quadro per dare risalto agli sdilinquimenti afrodisiaci della coppia in amore . Quanto al De Musset , non l ' ho nominato con gli altri , perché lui ha veramente la gran colpa di essere un po ' il babbo di tutta questa poesia del senso , che , oltre farci schifo e dispetto , ci secca maledettamente con la monotonia dei suoi fantasmi , dei suoi suoni , dei suoi colori . Il linguaggio di essa sta tutto in dieci paginette del vocabolario ; il cielo nel quale spazia servirebbe egregiamente di sfondo al palcoscenico di un teatrino di marionette . Ma almeno nel De Musset , oltre i fremiti e gli spasimi del senso , c ' è anche il sentimento ed il pensiero , che mancano affatto nei nostri poetini sensualisti . E ' mi fanno l ' effetto di giovani scostumati che , avendo qualche suono musicale negli orecchi , e qualche diecina di aggettivi luccicanti nella memoria , ma niente nel cervello e nel cuore , mettono in versi le loro porcherie e credono fare della poesia . Io inchino molto a credere che questa brutta fioritura di poesia sensualistica sia indizio , non solo di decadenza morale e letteraria come fu sempre , ma fisica . Un medico e scienziato amico mio mi faceva osservare che uno dei segni più certi e costanti di rammollimento cerebrale negli infelici che ne sono minacciati è il mostrare le parti pudende . Parlando della poesia sensualistica del D ' Annunzio , io non ho voluto affatto entrare nel merito letterario di essa e nella questione dell ' arte ; io l ' ho , come dissi , considerata semplicemente come un ' azione umana , secondo i criteri dell ' onesto e del disonesto . Ciò deve apparire evidente in questa mia chiacchierata ; ma mi piace dichiararlo esplicitamente e richiamarci sopra l ' attenzione del mio gentile contradittore ; perché , caso mai gli saltasse in testa di rispondermi , e ' dovrebbe non uscire dal campo morale , e sforzarsi di mostrarmi , solamente in quello , non dico l ' onestà , ma la non disonestà del Peccato di maggio e della Venere d ' acqua dolce . Quanto al merito letterario di queste e delle altre poesie del D ' Annunzio , i lettori si saranno accorti ch ' io sono molte miglia lontano dagli apprezzamenti e dal giudizio del mio bravo signor Lodi : ma , quando anche lui avesse ragione ed io torto , ciò non farebbe nulla alla presente questione . Le due poesie del D ' Annunzio potrebbero , come opera d ' arte , essere perfette quanto il gruppo della capra e del satiro ; resterebbero sempre , secondo me , due azioni disoneste . L ' arte e la poesia furono sempre uno dei più costanti affetti , una delle più care consolazioni della mia vita ; ma se dovessero condurmi ad amare , o anche solamente a scusare e tollerare la disonestà , preferirei diventare analfabeta .
StampaPeriodica ,
Comincerò poiché la bontà nella vita mi piace quanto , e forse più , la nudità bella nell ' arte comincerò dal ringraziare il Chiarini , il Nencioni ed anche il Panzacchi , che con me sono stati tanto buoni . Quattro settimane fa , colla serena sfacciataggine d ' una scolaro irrequieto , buttavo giù dalle colonne di questa Domenica una manata di punti interrogativi tutti peccaminosamente impertinenti , li buttavo via per l ' Italia , implorando una risposta , che sarebbe stata una lezione per me , e che vale assai meglio per molti ingegni che affaticano nelle prime prove dell ' arte . La mia superbia era grande , lo confesserò : confidavo che la risposta e la lezione mi anzi ci sarebbero venute dal Chiarini , il quale , per ufficio da lungo tempo esercitato , ha , purtroppo , dovuto piegar l ' animo e fortificar la pazienza nell ' insegnare ai ragazzi . Invece oltre ogni misura d ' onesta superbia anche il Nencioni ed il Panzacchi hanno voluto mostrare che le mie domande non erano del tutto inutili , hanno voluto , con affetto paziente , discutere le mie impertinenze , e , aggiungendo bontà a bontà , i due primi hanno scritto parole cortesi per me , mentre l ' autore del Piccolo romanziere , con non meno gradita cortesia ha tentato di nascondere alla gente il nome di così grande e impudente peccatore . Il quale si proverà ora a ribattere , ritornando a commettere il suo peccato , non per amore di sudiceria o per orgoglio maniaco ; ma per il culto , coraggioso , e un po ' anche doveroso , che ha serbato sempre alle sue idee , unica proprietà e consolazione più alta ed assidua della propria giovinezza . Al peccatore pare che la serena confessione e la costanza del peccato siano la risposta più degna alla bontà di cui tre uomini illustri lo hanno onorato . Almeno , potranno dire : costui non è vigliacco ; ha delle opinioni e le proclama in faccia a tutti , le difende anche contro noi . E compiuto il dovere , veniamo alla discussione . Quattro settimane fa , dunque , io chiedeva : « Quale e com ' è la poesia porca ? » Avevo sentito il Chiarini invocare contro di lei l ' opera vigile e ammanettatrice della Questura , ed io , che nel Codice non aveva trovato nessun articolo , nella collezione degli Atti ufficiali nessuna istruzione sull ' argomento , del ministro per l ' interno ai suoi agenti , mi andava ripetendo : « Assolutamente bisogna sapere quando un autore ha il dovere di consegnarsi spontaneamente al procuratore del Re ; quando il lettore , da cittadino onesto , deve presentare formale querela e richiamare sopra un libro e sopra un foglio l ' attenzione , disgraziatamente distratta , delle autorità » . V ' è una letteratura chiamiamola così oscena , e di lei so benissimo l ' essenza e le forme : c ' è una legge severa che la definisce con assai precisione e manda i suoi dilettanti alla Corte d ' assise , che sono puniti con lodevole sollecitudine . Ma quest ' arte porca , che i magistrati lasciano tranquillamente correre per la Penisola , che i legislatori non hanno posta tra i reati , di cui si è sempre parlato , in mille modi per mille diversi interessi , da tutti , ma che non si è mai giunti a precisare in qual guisa sia fatta , di che materia consista , quest ' arte laida e perversa per cui il traduttore di Heine si commuove e si sdegna , quale è , e com ' è conformata ? La mia domanda voleva una risposta sollecita e piena , se non altro per ragioni di pubblica utilità . Ma i tre valenti scrittori non rispondono alla mia interrogazione limitata e precisa : essi mi rivolgono per contro dei ragionamenti vari e ricchi di erudizione , di sentimento , di critica , di morale ; ma alla definizione esatta non arrivano ; ma alla conclusione sola che a me pareva necessaria si ricusano . Tuttavia , per la gravità dell ' argomento , industriamoci alla meglio : cerchiamo , dalle molte descrizioni che i miei ammonitori fanno della gran colpevole , i caratteri suoi sostanziali , quelli che realmente costituiscono il suo reato . Il Panzacchi dice : La poesia della libidine corrompe l ' arte . La verecondia e la nudità non sono che parte accidentale della questione . Il Chiarini e il Nencioni invece l ' accusano unicamente per ragioni di verecondia e di nudità . Il primo scrive : L ' arte invereconda toglie ai giovanetti la gagliardìa che debbono consacrare alla patria . Il secondo sentenzia : L ' arte nuda corrompe la religione della donna . Andiamo avanti , se non ci riesce ancora di capir molto : cerchiamo nelle dissertazioni dei tre critici qualche più chiaro contrassegno . Donde è nata e da chi è stata commessa quest ' arte che tante cose offende e tante persone ? Il Panzacchi risponde : È un ' invenzione nuovissima : è incominciata , verso la metà del secolo , in Francia . No , ribatte il Chiarini , è antica : infatti debbo riconoscere che Orazio , Heine e Byron la differenza di tempo e di luogo non è breve da poco , fuggevolmente , ne fecero . Ma il Nencioni entra di mezzo ed afferma : I veramente grandi poeti non sono mai pornografici ; come non lo sono mai i grandi romanzieri . Byron non lo è mai , nemmeno nel Don Giovanni . Continuiamo pure nelle nostre ricerche : se ci pare di trovare un po ' di confusione , d ' indeterminatezza e di contraddizione al principio , alla fine troveremo la chiarezza , la precisione e l ' ordine ; la verità è una sola , e vanno ripetendo da un pezzo si fa strada sempre . Il Nencioni nega che gli artisti amino ora la nudità e che il pubblico la guardi con compiacenza : l ' arte sensualistica , assicura , volge irreparabilmente al suo termine fra l ' abbandono e il disgusto di tutti . Però trova che il D ' Annunzio scrive ancora de ' bei versi , concepisce tuttavia delle immagini forti e dilicate , ha soffio e movimento lirico . Il Panzacchi di riscontro giudica che la lirica della libidine egli non parla del romanzo e neppure della pittura è oggi « in pieno rigoglio e mostra per tutto i suoi fiori lussureggianti al sole , e dà al capo della gente con gli acuti profumi di cui impregna per largo tratto l ' atmosfera . » Il Chiarini , da ultimo e pel conto suo , nega risolutamente alle poesie del D ' Annunzio ogni merito letterario . Finiamo , dopo ciò , le indagini , i ravvicinamenti , i confronti : tanto non verremmo a capo di sentirci una buona volta definire che cosa è e dove fiorisce l ' arte porca . Uno alla nostra curiosità risponde che essa è soltanto un malanno per l ' estetica ; un secondo , invece , che è unicamente un pericolo alla gagliardìa della gioventù maschia ; un terzo , che è singolarmente ed essenzialmente un oltraggio alla religione della donna . Da una parte si scrive che è nata una cinquantina d ' anni fa ; dall ' altra , che viveva ancora , benché più debolmente , quando sfolgorava la maestà di Roma , da poco divenuta imperiale . Vi è chi assicura che il Byron non fu mai pornografico , e chi lo ammette ; chi trova delle cose buone nell ' Intermezzo di rime , e chi non ve ne riconosce una sola . Né basta : il Nencioni sentenzia che l ' arte della voluttà precipita , il Panzacchi che è in pieno rigoglio : oh come debbo ritrovare io , e con me il pubblico e gli autori , la definizione che sarebbe utile ed urgente di avere ? Dalle ricerche e dai riscontri che sono andato facendo , un costrutto , però , intanto ho raccolto , ed è questo : che la poesia invereconda è infinitamente più potente , per gli effetti che produce , dell ' altra , la sua opposta . La Marsigliese , l ' inno del Mercantini sono certamente liriche vereconde ; ebbene , io so di parecchi non molti volontari nel Tirolo , che colla camicia rossa sulle spalle , con Giuseppe Garibaldi presente e l ' inno del Mercantini sulle labbra , non sapevano vincere la paura , e scappavano ; so di moltissimi , migliaia e migliaia di francesi , che a Sedan , a Metz , a Parigi , cantavano il glorioso ritornello della Marsigliese , e deponevano le armi . Basta , invece , qualche sonetto , un centinaio o due di martelliani o di decasillabi i quali si discute ancora se sieno belli o no , se vi sia o no chi li legga , bastano essi perché la estetica della nazione sia corrotta , la gagliardìa dei maschi sia tolta , la religione della donna sia profanata . Evidentemente , secondo i precetti della eloquenza antica , quella di Demostene e di Cicerone , l ' arte porca avrebbe ragione dell ' arte pulita . Ma a me non preme di provare molta abilità di polemica ai miei lettori : preme invece di risolvere una questione che riguarda l ' arte e parrà strano la educazione civile del mio paese . Confesserò dunque che , se una propria definizione manca in tutti e tre gli articoli che i tre illustri avversari della nudità hanno scritto , in quelli però del Chiarini e del Nencioni qualche più sicuro contrassegno , qualche più chiara indicazione c ' è . Entrambi , d ' accordo , dicono : Il D ' Annunzio nell ' Intermezzo di rime uscito ora ha scritto delle porcherie . Ma però quando , subito di poi , vengono a dire dove e come il D ' Annunzio le ha scritte , tornano a non andare più insieme e , per poco , non si voltano le spalle . Il Chiarini , infatti , porta come documento della sua accusa venti o venticinque martelliani del Peccato di maggio ; il Nencioni addita , senza attentarsi a riprodurla , un ' ottava e un terzo della Venere d ' acqua dolce . Per tutto questo , mio povero e roseo Gabriele , sei stato svergognato in tutte le contrade d ' Italia ; per questo si è minacciata la pace dolce , legittima , consacrata dai costumi e dalle leggi , che ora godi ; per questo sul tuo capo ricciuto e candido si è invocata l ' eloquenza dei Pubblici Ministeri e la correzione del carcere cellulare ! Forse vi è stato eccesso di severità . Se non che , io non ho a fare il paladino né a Gabriele D ' Annunzio né a ' suoi ultimi versi , che fra l ' altre cose mi paiono dei men belli fra quanti egli ha pubblicati da quattro anni in poi ; io mi affatico e come vedete non mi diverto alla sudata ricerca di quella essenza così importante alla poesia , alla pubblica moralità e alla personale sicurezza dei poeti . Il Chiarini ed il Nencioni hanno disegnati due punti precisi di lirica infame ; vediamo pertanto che cosa contengono e come son fatti . Per ordine , cominciamo dal Peccato di maggio . L ' autore immagina due giovani innamorati , belli , forti , che passeggiano per un bosco . È il plenilunio reo di calendimaggio … il sole trionfale discende , mentre dalla terra fresca , verde , s ' alza , nella placidezza odorosa dei campi , l ' inno della primavera . E tutto uno sbocciamento intorno : la grande risurrezione dell ' anno . In lui scoppiano più ardenti , più acuti , gli ardori del senso : lei , fra tanta esuberanza di vita , ha la rivelazione di sé : è soprafatta da un desiderio nuovo , da un tormento infinito di carne inappagata e intatta che scotta ... Ma sentite i versi : Io sono tanto stanca ella disse , piegando ne la persona ... Oh come si scoperse la gola tra l ' onda de le chiome e le iridi si persero , fiori ne ‘ l latte , in fondo a ‘ l cerchio de le pàlpebre ! Oh come il sen rotondo sgorgò fuor de la tunica ! Io mi sentii su li occhi scendere un denso velo ; e le caddi ai ginocchi e con avide mani su pe ‘ l suo torso ascesi , e tremar come un ' arpa viva il suo torso intesi . Atterrita a quei subiti vibramenti d ' ignote fibre , ella con aneliti , gemiti , con immote le pupille e la bocca dilatata , pendeva su me . Ne le sue giovini carni il peccato d ' Eva squillava a gran martello , come sopra sonore lamine di metallo : È l ' ora de l ' amore ! O voi tutti , vecchi e giovani , che custodite con religione d ' amore e di gratitudine , come la più gagliarda e gelosa lirica della vostra esistenza , il ricordo dell ' ora felice in cui una giovinetta , inconscia , vinta dal prorompere della sua vigorìa insoddisfatta , del suo affetto , dell ' istinto umano superiore e benefico , si è abbandonata a voi stanca , oppressa , come non fu mai bella ; voi tutti che credete quell ' abbandono , quella dedizione ineffabile , buona , fatale , una gioia squillante dell ' anima vostra , badate al Chiarini che vi ammonisce : quel ricordo , quella lirica , quella gioia meno dimenticabili della vostra esistenza sono tante porcherie . Perché se il descriver tutto ciò in versi , il che vuol dire immaginarlo soltanto , è disonesto , a commetterlo in verità , in una notte stellata o sotto un sole di fuoco , deve essere assai ancora più turpe , più scellerato , più porco . E avete inteso ; perché si conservi robusta e cresca alla patria la gioventù che la deve onorare e difendere , queste cose non si hanno a scrivere , e molto meno quindi a fare . Oh , Origene ! Passiamo al secondo corpo di reato : un ' ottava più un quarto e cinque sillabe . Il D ' Annunzio omai a ricopiare dei versi mi stanco racconta un bacio dato nel modo proprio del bacio vero . C ' è una statua greca , ammirata in una pubblica galleria , di su le più pubbliche incisioni , in cui la rappresentazione è non meno esatta ed ha sincerità forse maggiore . Ma se un bacio non è dato in fronte , come nei romanzi di cavalleria gli eroi belli ed ingenui baciavano le vergini inconscie , e , purtroppo , clorotiche , se non è dato sulla mano , come ai monsignori , è una sconcezza e offende la religione delle donne . Dopo ciò , sentite ancora un galantuomo , o voi che mi leggete ? Io per me scampo alle rimembranze , alle curiosità , alla discussione , come gli eruditi alle questioni grosse : con una citazione . Eccola qua , ed è di autore non mai sospettato quale corruttore né dalla Corte del Re né dalla Curia Romana : Michele de Montaigne . Egli ha detto , molti anni fa : « Qu ' a fait l ' action génitale aux homme , si naturelle , si nécessaire et si juste , pour n ' en oser parler sans vergogne , et pour l ' exclure des propos sérieux et réglés ? » Che ha fatto , domando anch ' io , dacché , dopo questi molti anni che sono passati , le pretensioni d ' un certo pudore e le proibizioni di certa critica rimangono identiche ? Ci sono stati , ci sono e ci saranno dei pittori che hanno dipinto il tradimento di Giuda il più abbietto dei tradimenti leggendari ; degli storici che hanno narrate e debitamente documentate le turpitudini di Tiberio , le pazzie di Nerone , le ferocie di Caligola ; dei tragici che hanno messo sulla scena la passione ripugnante di Mirra ; degli epici che han raccontato come un padre mangiasse i suoi figli ; dei romanzieri che hanno descritto come una madre vendesse la figlia al maggior offerente ; dei lirici che hanno dedicate le loro strofe al disertore , alla spia , al più furibondo assassino : tutte le brutture , le colpe , le anormalità dell ' individuo si son raccontate , documentate , analizzate , conservate nei quadri , nelle statue , negli archivi , nelle storie , nei romanzi , nei poemi , di generazione in generazione , di secolo in secolo ; ora le prodezze di Troppmann , di Pietro Ceneri , del Cardinali , si illustrano di vignette realiste sui giornali più ricchi ed eleganti : nessuno ha mai protestato , non si è mai indignato contro Tacito o contro Dante , contro Victor Hugo o contro i gerenti dell ' Illustrazione , del Gil Blas o del Figaro ; non ha mai invocato l ' opera vindice della Questura . È permesso dunque istruire i giovanetti in quanto l ' uomo ha commesso di più sanguinoso , di più pazzo , di più stomachevole , di più codardo , durante tutta la storia dell ' umanità ; non è permesso accennare come la vita della umanità si consòli nell ' affetto , si conservi nella moltiplicazione . Documentare le sozzurre di papa Borgia è , per esempio , nobile ufficio di storico civile ; rendere omaggio di memoria all ' amore che è sano , forte , necessario è azione di iniquo e si deve scontare colla galera . È logica questa ? Se non che , osservate : la logica comune non presta ubbidiente il suo aiuto alla causa , in questo modo definita , della moralità . La nudità ampia e serena , dice il Nencioni , non offende il pudore ; ma è poi offeso dal racconto d ' un bacio ; e il Chiarini , per mostrarsi meno scrupoloso ancora , racconta come egli voleva lasciare al puttin di marmo , che è nella poesia del Carducci per il processo Fadda , anche quella cosellina che l ' autore vi aveva messa ed il Martini vi tolse . Ma perché , mio buon signore , gli voleva lasciare quella cosellina , se poi gli era proibito il peccato reo di calendimaggio ? Oh , per me sto col Martini : dati questi precetti di morale , egli fu più giusto e pio tagliando via subito . Nell ' infanzia il pericolo di morte è meno sicuro . Comunque , osserverò che un grande progresso s ' è fatto . Senza ricordare più lontani esempi ; non sono dieci anni che il poeta porco era il povero Praga , già morto , poveretto , di romanticheria e di tisi ; più tardi il porco divenne il Carducci , benché nota egli , ripetendo l ' aggettivo , benché abbia scritto l ' Ideale e le Primavere elleniche ; poi capitò al Verga , al Capuana , un po ' anche al Martini ricordate : « Il peggio passo è quel dell ' uscio » e molto , moltissimo , ad Olindo Guerrini . Ma allora s ' invocava la morale , la rettorica e l ' orror della carne . Il Praga aveva dedicato delle strofe a una cortigiana morta di tifo ; il Carducci , a parte Satana e Dio , aveva dei gusti barbari di stile , così che in un epodo solenne diceva che il tradimento e la vigliaccheria a un certo punto della storia d ' Italia s ' accoppiavano pubblicamente in piazza in presenza del popolo ; immagine del tutto contraria alla dignità dello stile lirico e al buon galateo : il Verga avea narrato , benché coperto di tutti i veli in cui si avvolge ora Tersicore dea al cospetto del pubblico , la passione d ' un giovane d ' ingegno per una ballerina , di quelle che si possono , con gloria dell ' onestà , tirare in carrozza a forza di schiena , ma non si debbono amare ; il Capuana era reo della Giacinta e della Fosca ; il Guerrini dei Postuma , dove per tutto trionfa l ' amore sensualistico . Insomma : quale scrittore durante questo secolo non è stato un poco porco ? Anche al Manzoni rimproverano la Monaca di Monza . Ma allora si difendevano delle cose grandi e vecchie : la morale buona che non può consentire che una femmina perduta sia amata , la rettorica buona che non ammette trivialità , il candore delle modiste , delle cameriere , delle signorine uscite di collegio , che alla vista d ' un puttin di marmo che mostrasse qualcosellina al sole si sarebbe d ' un tratto offuscato e perduto ; allora si era severi , ma logici : Victor Hugo , che aveva fatto rispondere in quel modo Cambronne , era un porco quanto Musset che aveva raccontato l ' amore in tutti i modi . Ora abbiamo una morale , una verecondia , un candore a prezzi ridotti , con diminuzione , almeno , d ' un tanto per cento . La nudità non entra nella questione scrive il Panzacchi . E che importa la nudità al Nencioni ? il sonetto del D ' Annunzio , per esempio , che io citai quattro settimane fa ... Il Chiarini poi è anche più di manica larga : egli racconta che nel Museo di Napoli vide il gruppo del satiro e della capra e non gridò subito : porco ! all ' autore , che certo non avrebbe sentito . Si possono adesso dire tutte le cose che erano vietate dieci , cinque anni fa , e tornare a scrivere l ' Eva o i Postuma magari ! senza che nessuno strilli : in faccia a San Pietro si potrebbe mettere una bella femmina ignuda , si potrebbe anche in un angolo di Montecitorio simbolo dell ' ignoranza serena mettere un puttino di marmo purché fosse assolutamente piccino e non si trattasse che di qualcosellina : il livello della moralità , insomma , si è abbassato , anzi è dato indietro , molto indietro . Ed in pochi anni ! Fra qualche tempo , un altro decennio al più , ci accorgeremo che in qualche luogo è sprofondato ritirandosi : per fermo non è più visibile . E sulla fossa per dove sarà scomparsa quella miseria di pudore accademico , l ' arte e la civile educazione della patria esulteranno , perché quel giorno tutti noi , finalmente , saremo più sereni , più schietti , più nobilmente innamorati della bellezza e della vigorìa umana . Perché , signori miei , il Boccaccio era un porco ? E le donne e gli uomini della Repubblica fiorentina poco dopo appunto gli ordinamenti di giustizia erano tutti porci ? Perché , signori , l ' Ariosto era un maiale , e come lui il duca e il cardinale d ' Este , ogni gentiluomo , ogni dama che capitasse alla Corte di Ferrara ? Credete voi il fiorentino abbia raccontata l ' astuzia di Peronella o l ' incantagione fatta alla coda della cavalla , che il ferrarese abbia rimate le maliarde seduzioni d ' Alcina o le varie avventure di Giocondo , proprio per bassa compiacenza della volgarità sudicia o per vendere qualche copia di più del Decamerone o dell ' Orlando furioso ? E notate bene : le novelle di Dioneo erano narrate in una buona società del Trecento , quella buona società borghese della grande Repubblica che edificò tante chiese , ributtò l ' imperatore tedesco più durabilmente che non avessero fatto i Comuni lombardi segnatari della pace di Costanza , ed infine instaurò la nuova storia d ' Italia . Le dame sentivano Dioneo fare i suoi racconti nudi , e non iscappavano via . Il canto d ' Alcina e quello di Giocondo erano letti da messer Ludovico Ariosto , che dovette mantener fama di galantuomo se fu mandato a nettare dai ladri una provincia ; erano letti in presenza del Duca , del Cardinale , delle dame , dei gentiluomini più cospicui di Ferrara , degli artisti più illustri della nazione . Il Cardinale , col suo grasso ghigno di prete , disse una volgarità famosa al poeta , ma chi uscì mai fuori a gridare : « Duca , fate arrestare costui ? » Così pertanto , signori , rinasceva e cresceva di bellezza , di ricchezza , di giocondità l ' arte e la storia d ' Italia , quando noi , come diceva quello a Gino , noi eravamo grandi e al di là del mare e delle Alpi non eran nati : così , con un sorriso luminoso , sereno , sicuro , il popolo nostro benedetto di felicità , di produzione , di pensiero , toglieva al medio evo l ' Europa . Che grande giocondità d ' opere e di vita in quei due secoli gloriosi della Rinascenza ! Nulla era vietato , nulla conteso , nulla celato ; nessuna paura , nessuna falsità era imposta , solo l ' amore della beltà e dell ' ingegno regnava . Il mondo sentiva come la gioia sonante della nuova vita che si riedificava . Ma a metà del Cinquecento questa espansione solenne di letizia finisce , e l ' arte e la fortuna della patria rovinano : è venuto giù da Trento un pauroso suono di preghiere barbare e di minacce : uno sgomento di persecuzione di morte passa sopra la Penisola , sul cattolicesimo : escono dai monti del Tirolo la censura , l ' Inquisizione , la morale rigida e falsa , il Seicento , il Seicento tetro , abbrunato , piangente , che sopprime gloria e vita italiana . Alle statue greche si pongon le camicie di piombo ; sul Decamerone si cala la falce purificatrice d ' un frate fanatico ed ignorante ; l ' Orlando è squartato , messo all ' indice il Machiavelli , e frà Paolo Sarpi messo in premio al pugnale di tutti gli assassini . La bellezza è peccato , la forza è peccato , la ribellione a tutte le servitù è peccato : ogni umana virtù è peccato . Quando la civiltà riprende assai tardi il suo cammino e il suo lavoro , quando la filosofia e la poesia annunziano la rivoluzione , Diderot , Voltaire , Beaumarchais , Mirabeau scrivono delle novelle , dei poemi , dei madrigali , delle commedie scelleratamente glorificatrici della carne . Perché glorificare la carne significa innalzare l ' uomo , nel sentimento della sua forza , alla sincerità della sua vita , alla giocondità operosa della sua mente . L ' uomo ritorni libero , superiore alle minacce , agli sgomenti , alla falsità che l ' educazione cattolica per tre secoli gli ha depositato nel sangue ; senta che essendo amante e diventando padre , non compie atto vergognoso , ma adempie alla più nobile delle sue attività . L ' arte , quando era , narrava tutta sinceramente la vita del paese ; ci dava la Commedia e il Canzoniere insieme al Decamerone ; insieme il Mosè e la Trasfigurazione , insieme l ' Orlando e la Mandragora . Ora noi siamo beneducati ; viviamo nell ' osservanza del galateo che un monsignore dettò e degli abati ricorressero ; i critici dicono : oibò ! alla carne , ai fiori , alle immagini ardite della lirica che ci rimane tuttavia ; chiamano le guardie se un poeta immagina nuda una fanciulla stupendamente bella , e la fa baciare da un maschio innamorato più giù della fronte ; gridano maledizione agli scultori che mettono qualche cosa al sole di quello che anche i puttini di marmo debbono avere ; e se un romanziere narra l ' amore come lo fantastichiamo , lo vogliamo , lo facciamo tutti , quando ci riesce , i critici ringhiano : la religione della donna è vituperata , la gagliardìa dei giovani corrotta . Pertanto la nostra arte è falsa , come la nostra vita : dovunque trionfa il trasformismo morale e politico personificato in Sua Eccellenza Agostino Depretis . Ebbene ; io preferisco l ' arte che fu messa all ' indice , che fu maledetta , squartata , decimata : io preferisco l ' arte che raccontava tutto , che tutto ciò che era umano credeva onesto e bello , ed era forte e gioconda . Così propriamente ; io preferisco i letterati , la borghesia , le Corti del Cinquecento a quelle d ' ora : mi dànno torto il Panzacchi , il Chiarini , il Nencioni ? A qualcheduno , forse , interesserà di saperlo . Per me tanto fa , anche se non mi dànno ragione : sto nella mia opinione e non mi credo un porco . Vorrei scrivere , come Zola , l ' Assommoir , e combattere , come Byron , per la libertà .
UN BUON ROMANZO ( LODI LUIGI , 1883 )
StampaPeriodica ,
Alcune settimane fa in questo giornale scrissi alcune righe benevole e cortesi di annunzio d ' un nuovo romanzo : La colpa di Bianca . Le scrissi perché il lavoro mi pareva degno di un po ' di lode spontanea e sincera , perché tra pagina e pagina credei d ' indovinare che l ' autore fosse un giovane , e un giovane che sarebbe andato col tempo molto avanti a parecchie delle nostre celebrità vecchie . Quando vidi composto quell ' articoletto breve e mal riuscito , mi sentii lieto come se avessi compiuta un ' opera buona ; poi il giorno dopo , naturalmente , non ci pensava più . Cercava fatti atroci e aneddoti ignorati per la cronaca varia di un giornale quotidiano , quando il gerente , che a quel giornale esercita ancora l ' ufficio di usciere , mi avvisò come chiedesse di me lo scrittore della Colpa di Bianca , il signor Chelli . Lo feci entrare nel salotto , solenne e molto noto in Italia , della redazione , un salotto a giallo svanito sotto gli sgorbi della matita e le ingiurie del tempo , coi divani ricoperti di tela bigia e in quel momento le tendine , molto fitte , abbassate . In quella oscurità tetra , il signor Chelli mi apparve più grande e severo , nell ' altezza quadrata della persona , colla barba folta , nera , tutto vestito di scuro . Non aveva nessuna posa : non diede a vedere un istante solo di essere persuaso che in presenza mia doveva mostrarsi con l ' amabilità strana e sgarbata di un tale che si crede un grande scrittore , e che è di tutti i sonettisti , bozzettisti , corrispondenti , rivistai , di tutti , infine , i miserabili che ci vengono intorno . Mi ringraziò coll ' effusione schietta , luminosa nella faccia ampia e pallida , di uno il quale sente che nell ' applaudire l ' opera sua non gli avete che resa giustizia , ma il quale vi è tuttavia riconoscente , perché il vostro applauso , qualunque esso sia , gli ha fatto bene , e perché poi non è facile sempre ottener giustizia in questo mondo . Mai una sola volta il signor Chelli , in quei venti minuti che stemmo insieme , cercò di fare effetto con un ' osservazione profonda , con un bel periodo o con una freddura lucidata a nuovo : rimase sempre quale era entrato , sereno , tranquillo , quasi fiero della sua goffaggine di uomo che lavora tutto il giorno , modesto pur nella sua coscienza sicura di poter scrivere qualche cos ' altro di più buono e più vero ancora . Gli chiesi : Che cosa fa lei , quando non fa dei romanzi ? L ' impiegato alla Regìa dei tabacchi : un ufficio molto faticoso . Ma non potrebbe fare appendici ed articoli ad un giornale ? C ' è un mio vecchio scrupolo che me lo vieta . Sono un impiegato del Governo e non mi sento così libero da scrivere in giornali , che , una volta o l ' altra , si possono trovare contro il Governo . È una sciocchezza , lo capisco , ma non saprei fare in modo diverso . E questa ricca miseria della lingua scritta , aulica e fredda , non mi consente di serbare al dialogo la sua spontaneità disprezzatrice dell ' aggettivo , e , purtroppo , anche della grammatica . Ma così accade a noi quando vogliam trascrivere un bel discorso che abbiamo sentito , c ' imbrogliamo nelle frasi e precipitiamo nelle eleganze dei pezzi scelti per antologia . Accompagnando alla porta un po ' di complimenti s ' aveva pur da fare il signor Chelli , andava pensando : È diverso dagli altri , più schietto , più forte , più solo : forse il suo libro sarà originale . Originale forse no , in tutto : ma il romanzo da lui pubblicato ora : L ' eredità Ferramonti , è molto diverso dagli altri che si stampano in Italia . Il libro , questa volta , e per caso forse molto fortunato e raro , è proprio riuscito come l ' autore : un po ' rude , un po ' disordinato e impacciato nella forma , non ancora , artisticamente , compiuto , ma più schietto , più forte degli altri . La maggior parte , anzi quasi tutti i nostri scrittori che seguitano a intitolarsi giovani , realisti e naturalisti , non fanno , in realtà , il romanzo moderno e della vita nostra , ma la novella elegante , leggermente scollacciata e tormentosamente inverniciata , cesellata e miniata della romanticheria francese degli anni gloriosi . I meglio arditi non arrivano neppure a Droz nella rappresentazione esatta della famiglia di borghesia ricca : essi rimangono ancora fissati nel loro ambiente convenzionale , indefinito , campato non si sa come , dove ci sono donne nevrotiche che fanno l ' amore diciamo così , pulitamente spasimando fra i denti arrotati strofe del Leopardi ed emistichi del De Musset ; dove i capisezioni e gli altri impiegati del Ministero parlano , come i personaggi di Paolo Ferrari , a sentenze profonde e pompierate antiche ; dove , disposte con ordine e preparate con nota sagacia , ci sono le scene delicate e le scene d ' effetto , il primo bacio e l ' adulterio ; dove tutte le donne sono divinamente , voluttuosamente belle , e tutti gli alberi odorano , e le stelle ammiccano , e i mobili scricchiolano , dove tutti , insomma , gli esseri e le cose più rispettabili e più taciturne mettono una parola per allungare la descrizione ; la descrizione , la più grossa noia cioè del romanzo naturalista francese che , passando in Italia , nella pretenziosità tarda dello stile , è diventata più scelleratamente insopportabile . Ma lo scrittore , in questi romanzi uscenti fra noi , colle sue vanità di periodi tondi , d ' aggettivi personanti , si mette sempre sulle spalle del narratore e gli calca giù il capo . A ogni pagina di questo romanzo - esperimento , vi trovate l ' ometto - autore fra i piedi , diritto innanzi a voi , coll ' indice alzato verso il cielo della sua gloria , che vi ammonisce strillando : State a sentire che descrizione ; ma ponete mente alla delicatezza del dialogo ; ma ammirate che eloquenza di lirico ! Il che infine significa questo : il romanzo adolescente nostro è composto con un processo puramente meccanico di molte parti diverse fra loro , preparate da lungo tempo , con istento , disorganiche e rettoriche , senza il senso coraggioso ed arduo della realtà nelle sue trivialità fredde , nella sua monotonia pallida , nelle ignoranze , negli agoismi , negli abbandoni rassegnati , nelle virtù inconscie , generose ed inutili . Concludendo : il romanzo fra noi non è ancora un quadro luminoso e potente ; è sempre il quadretto di genere leccato , sbiadente , consuetudinario . Il Chelli , com ' è lui nella selvatichezza piena di visioni di chi vive solo , non ha uno di questi vizi , diremo , di buona società , di queste volgarità che paiono eleganze . Egli rimane tutto serio , gagliardo , senza distrarsi mai , senza prolungarsi a sfogare le sue ambizioni ; per molto tempo senza disgustarsi della aridità cui si è condannato , senza entusiasmarsi di sé , e lasciarsi trascinare dalla lascivia degli effetti studiati ; rimane sempre nel suo soggetto duro , triste , senza benedizione di gentilezza che pure , da qualche anno , dal 70 in poi , dacché sono entrati i buzzarri a lavorare , a volere , a perseverare , acquista , per l ' incessante disfacimento d ' ogni giorno , come una solennità tragica : la borghesia romana . Non si può immaginare nelle altre città d ' Italia , a Milano , a Torino , a Genova dove arditamente domina e muta , a Napoli dove aumenta colla vigoria più della parola che dell ' ingegno , a Firenze dove par tiepida ancora del gran sole antico , quando tutto il popolo era cavaliere , e nasconde nella cortesia molle del linguaggio fiorito la scurità astuta dei propositi , non s ' immagina dalle altre parti della Penisola come sia stata e , in parte , rimanga ancora questa borghesia di Roma , che ha formato fino al 70 una gran clientela campante sopra i propri patroni , stanca e tuttavia grassa , corrotta inenarrabilmente nell ' intimità sua e tuttavia simulante e dissimulante perfettamente , con meravigliosa arte chiericale , ogni virtù ed ogni eccesso . Il Chelli ne ha dipinta una faccia , la frazione bottegaia , in questa Eredità Ferramonti , con precisione di particolari , con felicità d ' intuito e una serenità , una serenità superiore , inalterata , di espositore sano e tranquillo , che non lusinga il pubblico , non vuol trascinarlo e convincerlo , ma fargli toccare la verità . È il primo romanzo italiano dell ' ultima maniera , in cui l ' amore non sia tutto il fondamento , anzi in cui l ' amore non è se non un episodio senza importanza , che l ' autore non mette in gran luce , e davanti al quale lascia vedere una gran fretta di disimpacciarsene e tirar di lungo . E così doveva essere : perché a questa gente di bottega , abituata da ragazzi a raspare i soldi dagli angoli oscuri del magazzino e nelle saccocce rattoppate della nonna , cresciuta colla sola ambizione e il solo ideale del guadagno , a questa gente il gran dramma della vita è l ' acquisto d ' un capitale , il modo di lasciare il negozio o di poterne acquistare uno più vasto , più bello , più vasto e più bello di tutti gli altri . Ora il romanzo del Chelli si svolge interamente sopra questa base : ottenere in qualsiasi guisa i danari del padre Ferramonti , un vecchio dell ' Arte bianca divenuto quasi milionario da cascherino per aver avuti pochi scrupoli di commerciante e di marito , e che finisce , a settant ' anni , solo , maledetto e insidiato da tutti i suoi figli che egli aveva buttati nella via , poveri . L ' ambiente e l ' azione sono stati , pertanto , abilmente trovati dall ' autore . I personaggi che sono così logicamente posati sul vero , senza che l ' autore debba descriverli colle analisi lunghe ed odiose , colle parlate magniloquenti e tediose , sono lucidi , trasparenti , assolutamente organici ed umani . La moglie di Pippo Ferramonti , Irene figlia di negozianti in ferrarecce , è una figura di borghese , e segnatamente di borghese romana , che ha lo splendore resistente d ' un quadro del Murillo : è una perfezione di egoismo bottegaio nella candidezza sorridente d ' una beltà bionda . L ' autore , in due righe di ritratto , con una commozione pel soggetto che non ha più di poi , la chiama un fiore di modestia angelica , una bellezza di signorina . Ed è lei che riempie tutto il dramma , perché è la sola che abbia la potenza muscolare della sua avidità ; a poco a poco riunisce tutti i fratelli Ferramonti nella soggezione di lei , poi , a un tratto , presa di desiderio inaspettato , si butta nella braccia del cognato e consuma , in casa , l ' adulterio più abbietto . Ma ancora non si abbandona intera : fa delle restrizioni morali , comprime le eccitazioni della sua carne , misura con l ' avarizia feroce della sua razza anche le felicità concesse al suo amante : quando alla fine si dedica interamente al vecchio Ferramonti e lo possiede e crede di avere in mano i denaro tutti per sé , allora ha come un sussulto di trionfo , sente di aver compita come la propria liberazione e non ne vuoi più sapere d ' adulterio , d ' abbracciamenti , d ' amore , tutte cose sciocche per lei . Questa figura di donna così poco simpatica e sentimentale , ma così profondamente vera , è rappresentata dal Chelli con una parsimonia classica di colori , senza mai curarsi se sia idealmente bella o no , senza alcuna debolezza di ornamentazione , colla rapidità logica della narrazione , nella realtà misera dell ' ambiente . Ma questa secchezza , questo disprezzo dell ' accademia , questa tensione del Chelli , troppo spesso lasciano intravedere l ' angustia che tormenta lo scrittore : nella forma più assoluta gli manca il maneggio dello stile . Quando a quando una felice e calda intuizione d ' artista passa attraverso l ' aridità stecchita del racconto , ma non riesce a colorirsi nella frase , a distendersi nel periodo , rimane incompiuta , confusa , qualche volta anche del tutto mutata dall ' incapacità dello scrittore . Il quale , a metà del libro , ha sentito egli stesso la freddezza dell ' opera sua , tratta in una tinta smorta e monotona , ed ha voluto portarvi come uno spirito di vita nuova , rialzando il tono in cui parlano i personaggi : così ha semplicemente prodotta una dissonanza , l ' unica che sia nel volume e la più dispiacevole . Ma , fatta larga parte alla poca preparazione del Chelli in fatto di lingua , io credo che la colpa del poco sangue , della vita scarsa che si agita nella famiglia Ferramonti , non sia sua . Egli è che il romanzo sperimentale , così grave , così metodico , così esattamente emanante dalla commedia a tesi e dal dramma sociale , scompare , sfinito dopo pochi anni di vita , come quei bambini che consumano tutta la loro vigorìa nascente in una morbosa precocità intellettuale e muoiono anemici ed ebeti . Dal Jach siamo scesi all ' Evangeliste , dal Ventre de Paris siamo precipitati al Bonheur des dames , e il Nencioni lieto , poveretto , per la moralità ha cantato che si vendono meno copie della Nanà che l ' anno scorso . Benissimo : torniamo a leggere Balzac , Manzoni , Dumas , Dickens e perché no ? a quando a quando anche Paul de Kock .
LETTERA AGLI ONESTI DI TUTTI I PARTITI ( CAVALLOTTI FELICE , 1895 )
Saggistica ,
PRIMA PARTE Scrivo queste pagine con disgusto , con rivolta dell ' anima : ma le scrivo colla coscienza serena , dopoché per più giorni , tentando il possibile , resistendo a provocazioni che avrebbero stancata la pazienza di un santo , ho sperato di evitare a me stesso la fatica amara di doverle scrivere . Tentativo di speranza di cui nessun merito avrei , se proseguissi un qualunque interesse mio o mi tentasse qualsiasi povera ambizione : perché sol chi vuol salire , naturalmente desidera trovar meno aspri i gradini . Ma , finito appena sia il compito , che verso il Paese m ' imposi , so di poter dimostrare la mia ambizione sola qual era , e invoco l ' ora di poter in altr ' aria , fra ben altre memorie , rifarmi dell ' aria respirata fin qui . Ho sperato più giorni si aprisse qualche porta per cui s ' uscisse dalla situazione convulsa , impossibile , creata al Paese e alla Camera , senza bisogno dì farmi sembrare cattivo . E dico impossibile , perché non serve dir ad un altro paese , come dire ad un uomo , di lavorare , di attendere utilmente ai propri interessi di casa , se non ha il cuore in pace , se ha una spina confittavi , se un martello nell ' animo gli manda sossopra le idee . E inutile pretendere che un ' assemblea rappresentativa funzioni , se vi son dentro cento o centocinquanta persone tormentate dal sospetto o dal convincimento di trovarsi in faccia ad un ministro disonesto . La tempesta di animi che impedisce alla Camera , al Paese , ogni utile lavoro proseguirà , finché la pietra dello scandalo non sia rimossa . Sognarono di una sfida feroce lanciata da me alla maggioranza : la mia feroce ostilità è tanta , che da tre giorni che son nella Giunta delle Elezioni , non ho fatto finora che proporre convalidazioni di elezioni della maggioranza , quella di un ministro , Paolo Boselli , compresa ; e avrei sinceramente desiderato per gli amici personali , per gli onesti , che della maggioranza fanno parte in buona fede ( degli altri non parlo e non curo ) di lasciar che il ministro del loro cuore li liberasse da un conflitto penoso , cadendo decorosamente in una battaglia politica , magari colla illusione di essere caduto per la sua divisa , " per Dio e per il re " . Non mi è stato possibile , non lo si è voluto . E mentre si accusava me di fuggire , all ' assemblea della nazione - sanguinosamente insultata , violentemente chiusa per i comodi d ' un uomo - si è negato - dopo cinque mesi - il diritto persino di una spiegazione qualsiasi e dopo avere calunniata la Camera antica , accusandola di scandali e di offese al presidente , assistiamo allo scandalo inaudito di un ministro che tratta il capo eletto dell ' assemblea come un suo servo infedele , e gli intima lo sfratto con vituperj feroci . Ebbene mi pare che ora basti ... E dovea bastare anche prima , perché mi pareva di aver detto , sul quesito morale che s ' impone , già assai più di quanto sarebbe occorso in qualunque paese libero del mondo , perché un uomo pubblico accusato dovesse capire il dover suo . Nossignori ; è da me che , con inversione novissima , si pretende un supplemento di prova ! è a me che s ' intima di completarla ! E quando l ' avrò fatto , sarete contenti ? Non per questo mi trascinerete fuor del terreno del diritto mio . Non vi bastava il fin qui detto , non bastava un ' accusa la più precisa che sia stata mai ? volete ancora dell ' altro : e io vi servo . Ma vi ho chiamato in giudizio : e ci dovete venire . Perché se i punti sugli i non vi bastano , se non vi bastano i documenti che vi dò , avrò ancora di che contentarvi ; ma credo che adesso basterà pel Paese ; e se per qualche cosa di quello che dirò pretendeste che io vi porti il testimonio nella Camera , fate conto che il testimonio nella Camera ci sia . Del resto , al punto in cui trovansi le cose , non sono più i vituperj della Riforma che bastino a strozzar la questione . Gli urli spasmodici dell ' organo dello zio Dittatore , i suoi rabbiosi " mentisce ! mentisce ! mentisce ! " a me non fanno né più caldo né più freddo di quegli altri " mentisce ! mentisce ! mentisce ! " - perfettamente identici - che quel certo altro tipo - senza confronto più artistico - strillava a ogni capitolo della mia storia meravigliosa . - E s ' è visto com ' è andata a finire ! Al punto a cui sono portate le cose , non vi è più assemblea rappresentativa al mondo che possa sottrarsi alla necessità di sapere se ella conti nel proprio seno o un ministro disonesto o un deputato calunniatore . Non lo volesse egli , il giudizio per lui , qualunque de ' miei colleghi avrebbe diritto di volerlo per me . Intanto , e sino a un giudizio nuovo , nessun improperio , nessun vituperio di scribi , assoldati col pubblico furto , sopprimerà mai il dislivello morale tra chi fino ad oggi esercitò il suo mandato col più severo scrupolo , senza lucrarvi un centesimo , e chi per anni , notoriamente , ne fece una lunga speculazione ; tra chi in faccia ai magistrati fece sempre i dover suo , e chi avendo ingannato ab antico con un falso documento il suo Dio , ingannava più tardi con una falsa testimonianza il suo giudice . Poiché , quando un accusato , per tutta difesa , si limita a negare vomitando sull ' accusatore improperi , è ben lecito e giusto di cercare anzitutto , nelle sue note caratteristiche , il peso ed il valore delle negative . Cerchiamole dunque . Ma prima di tutto una parola a quei tali i qual tiran fuori - niente altro potendo - la solita storiella ch ' io parli di cose sul Crispi a me già note , quand ' ero ancora in buoni rapporti con lui . No cari signori , v ' ingannate : sono anni che combatto Crispi , ma non lo conoscevo , non l ' ho conosciuto prima dell ' autunno e del dicembre scorso il Crispi che a me oggi sta innanzi nella sua trista figura morale . Quando entrai nella Camera a trent ' anni , sapevo di lui le sue pagine parlamentari : gli volevo bene per quelle , e per ciò che credevo delle sue pagine di storia , non avendo pensato ad appurarle mai . Quando scoppiò lo scandalo del 1878 , e tutti gli furon sopra , domandai per lui il diritto di difesa come lo domandavo al 14 del dicembre scorso ; poi tacqui , perché allora egli accettò la sua posizione di imputato : e rispettò la condanna dell ' opinione pubblica : e perché un errore - quand ' è creduto il solo - non basta a distruggere il giudizio su la vita intera di un uomo . Più tardi , al governo , dall'88 al '90 lo conobbi bugiardo , dissimulatore , violento , prepotente : e niuna lotta più acerba è notoria di quella fra lui e me dal 1888 al 1890; ma sopravviveva la stima per alcune qualità dell ' uomo , e troppe altre cose ignoravo di lui . Nel dicembre , a Molfetta , saputolo tornato al potere provai una stretta dell ' anima : rividi nella mente il 1889 e il 1890 il che non mi tolse di dargli - da lui richiesto - il mio avviso , e di negargli il mio voto e combatterlo da capo , appena lo vidi rifar la strada antica . Ma restava per l ' avversario un avanzo di stima : e non dimenticherò , campassi cent ' anni , la triste notte del Comitato dei Cinque - e la tristissima lettura - per cui la stima fu spenta nel cuor mio . Perché fu da allora che risalii ad altre indagini , di altri fatti : così come a furia di sentirlo cantare eroe autentico delle patrie battaglie , le voci autentiche - per davvero - delle battaglie si destarono . Lasciamole dunque le storielle da parte e nelle note caratteristiche dell ' uomo cerchiamo cosa valgono le smentite sue . Ah , quelle note fate male ad obbligarmi a rivederle ! È là fra esse , che o ritrovo il falso antico del 17 dicembre 1854 , il famoso atto nuziale delle vostre nozze di Malta . Un bel documento affè mia per le vostre odierne smentite ! Ce l ' ho qui davanti nel suo testo latino , nel manoscritto originale fotografato e non oserei chiamarlo falso , sentirei freddo a chiamarlo così , se non vi fosse bastato l ' animo di proclamarlo cinicamente voi stesso , quando vi tornò comodo di liberarvene dopo averlo per 25 anni sfruttato ! E a rendermene più rivoltante la lettura , ho qui innanzi autografa , in carta bollata , la supplica che la povera vittima di quel falso , invocando il sacramento e i servigi resi all ' Italia come figlia della Savoja , indirizzata a Benedetto Cairoli , presidente del Consiglio nel 1878 , una supplica che stilla sangue e che il mese scorso mi ha fatto fremere nel leggerla ; e io dinanzi nei volumi dei biografi panegiristi il cinico racconto del come dia poveretta venne il falso un bel dì , come una allegra burla , buttato sul viso ! [...] Ah , le vostre note caratteristiche in fatto di credibilità , fate male a costringermi a rivederle ! È ancor fra esse che io trovo , quattordici anni dopo , il famoso atto notorio dei cinque testimoni del 30 settembre 1877 , voluto dall ' articolo 78 del Codice Civile , e la dichiarazione terribile del primo dei cinque testi , ivi firmati , il prof . Salvatore Francone che si vide pei comodi vostri carpita ... una testimonianza falsa ! Mi ripugna trascriverlo tutto . Bastano poche righe : Sig . Direttore del Piccolo Giornale , uno fra i testimoni dell ' atto notorio del matrimonio dell ' onorevole Crispi , io sono stato sorpreso nel leggere l ' atto di precedente matrimonio da voi pubblicato sere fa . Lo credetti falso e scrissi all ' onorevole Crispi una lettera che fu firmata anche dagli altri firmatarii dell ' atto notorio per chiedergli una categorica risposta , uno schiarimento , una smentita . Ma l ' on . Crispi non ci ha risposto ... ... Io non potevo avere nessun interesse di rendergli servigio ( a lui Crispi ) a prezzo del mio onore ... Io ero stato vivamente pregato di aggiungere la mia firma ad altre per compiere una buona azione ... Io non potevo supporre che mi si volesse trarre in inganno . in pienissima buona fede , credendo di compiere una buona azione , consentii a sottoscrivere l ' atto notorio ... Come sospettare che chi ha ottenuto la fiducia della Camera come suo presidente , chi ha compiuto le più delicate missioni diplomatiche presso le corti straniere , chi ha meritato la fiducia di due corone , volesse buscarsi la taccia di bigamo e far buscare agli altri la taccia e la pena di falsi testimonii ? ! SALVATORE FRANCONE Bei precedenti per essere creduto nelle smentite sull ' affare Herz ! E dire che questi precedenti bastarono per costringere allora Francesco Crispi a discendere dal potere innanzi al verdetto della pubblica coscienza . E fu allora che il severo Giacomo Dina nelle colonne della Opinione ( 26 e 28 marzo 1878 , n.d.r. ) scriveva : L ' on . Crispi potrà difendersi vittoriosamente davanti ai Tribunali : ma rimane un Tribunale più elevato , quello della coscienza pubblica , al cospetto della quale egli è già comparso e da cui fu condannato , senza attendere gli oracoli del procuratore del re . La vita politica dell ' on . Crispi è finita . E poi : L ' on . Crispi riuscirà a giustificarsi davanti ai Tribunali : ma la coscienza popolare è tanto più inesorabile quanto più la legge è impotente a tutelare certi riguardi di pubblica morale . E tornano a mente le parole di fuoco con cai Sidney Sonnino - oggi collega di Crispi e ministro del Tesoro - stimmatizzava Francesco Crispi il 10 marzo 1878 . Parla , parla o Sonnino ! Che magistrati e giurati assolvano o no Francesco Crispi , che egli abbia o no una maggioranza di deputati pronti a dargli all ' occasione un voto di fiducia , ormai il verdetto , quanto alla moralità dell ' uomo , è stato pronunciato dalla nazione intera : e per quanto sia sconfortante il pensare che uomini in cui il senso morale è così basso possano in Italia pervenire ai più alti uffici dello Stato , non siamo però giunti a tale indegnità che vi si possano mantenere di fronte alla riprovazione unanime di tutta la cittadinanza Onesta . S.SONNINO, Rassegna , 10marzo 1878 È quello che penso anch ' io . Come si dimentica presto in Italia ! E poi dicono che Sonnino è un testardo . Ma tu meni il can per l ' aja , odo dirmi : e parli di cose di quindici anni fa ! Troppo giusto : lasciamole dormire : se invece di quindici fossero almeno venticinque , tutt ' al più servirebbero per mandare un galantuomo a Port ' Ercole , come quel povero diavolo , ottimo padre di famiglia , denunziato al domicilio coatto , per avere nell ' anno 1870 lanciato in isbaglio una ciabatta a un brigadiere ! Ah , per voi occorre un falso di data più recente ? Come vi piace , vi servo anche di questo . Esso è là , documentato in atti ; solo nessuno se n ' era accorto mai . Interrogato in carcere , Bernardo Tanlongo , dal giudice istruttore Capriolo , il 21 febbraio 1893 , a domanda , risponde : L ' on . Crispi , siccome dissi , mi raccomandò più volte l ' on . Chiara ed altri per sussidi e cambiali . ( Processo Banca Romana ) In seguito di tale deposizione , va il magistrato istruttore a esaminare Francesco Crispi , nel suo proprio domicilio di cavalier dell ' Annunziata , ed ecco il brano di verbale dell ' esame del teste Cavaliere : A domanda , se sia vero quanto afferma il Tanlongo a suo discarico . che cioè il dichiarante abbia raccomandato più volte l ' onorevole Chiara ed altri ecc . , ed invitato a dare dilucidaziani , ecc . risponde : " Il Tanlongo s ' inganna non avendo io mai raccomandato alcuno per isconto di cambiali alla sua banca " . ( Esame Crispi Cav . Fr . 4 Proc . Banca Rom . esame 21 maggio ) Il Crispi deponeva questo al giudice a faccia franca , il 21 maggio , e badate che non ci è sbaglio di memoria possibile , perché la stessa domanda gliela rinfrescava e non si trattava di somme di un centesimo ; solo , egli credeva di farla franca , non pensando , quel giorno 21 maggio , che Bernardo Tanlongo quattro mesi più tardi , gli giuocasse il brutto tiro di pubblicargli il libro verde ove si legge : Roma , 6-9-89 I . Onoratissimo Comm . Tanlongo Dal presidente del Consiglio dei ministri . Caro Commendatore , l ' on . deputato Roberto Galli le recherà questa mia . Abbia la bontà di consentirgli il favore che le domanderà . Con anticipati ringraziamenti . aff . CRISPI ( Postilla di Tanlongo : Il favore domandato è stato quello di favorire l ' onorevole Galli che stante la raccomandazione del presidente del Consiglio ho dovuto ajutare - 9 sett . B.T. ) 12 ottobre , 90 II . Il Comm . Tanlongo riceverà l ' on . Pietro Chiara e vorrà ( addirittura l ' imperativo ! ) essergli gentile come altra volta . F . CRISPI E così via di seguito : omettiamo per risparmio di tempo gli altri biglietti di Crispi a Tanlongo che sono là nel libro verde e gli altri per Cucchi , per Cardella ecc . , di Crispi al " caro Comm . Tanlongo " che sono là nel processo della Banca Romana . Ora apriamo la busta IV del plico Giolitti , e leggiamo nel primo elenco del registro dell ' ispettore Martuscelli : N . 420 . Cedenti Chiara Pietra e Nicola ; ordine Banca Romana . Effetti per L . 389.404 e cent . 70 andati in sofferenza nel gennajo 1862 . Sino al l0 gennajo 1893 ( cioè fin a dopo le scoperte delle ispezioni ) : " non si è pagato nulla " . Consta agli impiegati della Banca che i vari sconti delle cambiali furono fatti in seguito a vivissime raccomandazioni di F . Crispi . E il comm . Martuscelli ispettore sapeva le cose tanto bene e meritava tal fede intera che il senatore Finali nel proprio interrogatorio , richiesto d ' informare sui risultati dell ' ispezione alla Banca Romana " volendo non dire che cose di matematica esattezza " se ne riferiva " in tutto all ' ispettore Martuscelli per ogni particolare ! " . Ebbene per mesi e mesi , dopo la relazione dei Cinque , si è seguitato - lo ricordate ? - nei giornali che Crispi paga non del suo - a dare del bugiardo - come oggi a me - a Bernardo Tanlongo - meno male - e all ' ispettore Martuscelli ! Chi fosse il bugiardo ora si vede ! E d ' ora innanzi tra Crispi e un Bernardo Tanlongo sappiam , da un atto ufficiale , che è ... Tanlongo che merita più fede ! E l ' altro vorrebbe ... che gli credessero per Herz ! Ma qui si vede qualche cosa di più . Se anche da ogni parte non trapelasse che il Chiara non è che un prestanome , o per usare una frase precisa dell ' ispettore Martuscelli " una testa di legno " , anche se la raccomandazione non fosse resa più immorale dalla parentela , dall ' enormezza della cifra , dall ' insolvenza del debito - abbiamo nella falsa testimonianza del Crispi la prova - dico meglio , la confessione - ch ' egli sapeva di non aver fatto cosa né corretta , né lecita : altrimenti non avrebbe , per nasconderla , ricorso a quell ' altra cosa scorretta e illecita , che si chiama ... una deposizione falsa ! Mi direte che se , come tale , essa è contemplata dall ' art . 214 del Codice Penale , va però esente da pena , per il successivo art . 215 , " chi innanzi al giudice manifestando il vero , esporrebbe inevitabilmente sé medesimo a grave nocumento nell ' onore " . Ma questa stessa dizione del Codice , sopprimendo la pena materiale , aggrava la figura morale del teste falso ! E certo infatti non era onorevole , per un capo di governo , intimare favori per un parente a quella Banca Romana di cui per solenne dichiarazione e censura del Comitato dei Sette il Crispi conosceva da un anno il criminoso segreto ! Ebbene io domando : se qualche cosa di simile l ' avessi fatto io , mi lascerebbero oggi nella Camera sedere ? o dove dovrei andare a nascondermi ? Ma anche il falso del 1893 è cosa vecchia ! Infatti son corsi due anni . Volete dei falsi proprio più freschi ? O almeno una qualche complicità in falso , per poter credere al signor Crispi - quando smentisce - ad occhi chiusi ? Ecco il signor Crispi , in piena Camera , chiamato a dar conto dei tribunali statari , annunzia solennemente di " avere in mano documenti schiaccianti " . E trionfalmente li presenta , li legge , fa fremere la Camera e le strappa il voto che è costato a tanti la galera ! Quanti sono gli schiaccianti documenti ? due soli ! il trattato di Bisacquino e il proclama dei Vespri firmatissimo . Neanche a farlo apposta ... due falsi in una volta ! Altro che il bugiardo di Goldoni ! Adagio , sento dirmi ! lui non sapeva di presentare due falsi ! lui non sapeva di ingannare la Camera ! questo s ' è scoperto dal processo , poi ! Ebbene , no ! proprio dal processo si è scoperto - e fu l ' avvocato fiscale Soddu - Millo che l ' annunziò - che il trattato di Bisacquino ; parto letterario del delegato di questura Morandi , era già stato nell ' ottobre 1893 - cioè mesi prima che il signor Crispi osasse con esso mistificare la Camera , dichiarato dal sotto prefetto di Corleone non degno , per il suo tenore grottesco , di essere trasmesso alle autorità superiori . L ' avvocato stesso fiscale non esitò a dichiararlo una fantasticheria e bastava infatti a qualunque galantuomo , per capirlo tale , un atomo solo di serietà e di buona fede . Nossignori , arriva Francesco Crispi , e in mano sua ritorna buono , per salvare la patria e mistificare la Camera , il documento falso , già come tale ripudiato dalle autorità ! E vorrebbe essere creduto nelle smentite su Herz ! Ma c ' è l ' altro documento falso ; è il proclama insurrezionale dei vespri - firmatissimo - parto della vendetta di un cancelliere di pretura contro il marito della donna che lo respinse . Qui almeno , sento dirmi , era il Crispi in buona fede ! Volete vederla la buona fede ? Atti Ufficiali della Camera , seduta 28 febbraio 1894 : Crispi , presidente del Consiglio : " A dare un concetto dei proclami che si spargevano nei comuni , ne leggerò uno solo che vale per tutti " . E qui legge il proclama : " Operai figli del Vespro ! ancora dormite ? morte al re , agli impiegati , fuoco al municipio e al casino dei civili [ ecc . ecc . ecc . ] " . Prampolini : " È firmato ? " Crispi , presidente del Consiglio : " E firmatissimo . ( Ilarità ) . Tutto risulterà dal processo " . Ebbene era falso che quell ' appello fosse stato sparso nei comuni , era falso che fosse stato pubblicato e letto da anima viva , tranne il suo autore ; era falso che mentre Crispi lo leggeva , fosse , nonché firmatissimo , neppure semplicemente firmato ! La firma era una menzogna del signor Crispi , lì per lì , per far colpo sulla Camera , e che nella sua stessa invenzione lo provava consapevole della falsità dell ' atto che leggeva ! E vorrebbe essere creduto nelle smentite su Herz ! Ora io riapro il Codice Penale e nel titolo delitti contro la fede pubblica trovo all ' art . 276 che il pubblico ufficiale ( mettiamo che sia tale ... il Presidente del Consiglio ! ) " che ricevendo o firmando un atto , nell ' esercizio delle sue funzioni , attesta come veri fatti e dichiarazioni non conformi a verità , od omette o altera ( come sarebbe , nevvero ? inventare una firma ) le dichiarazioni ricevute , ove ne possa derivare pubblico o privato nocumento è punito con la pena dell ' articolo precedente " cioè con la reclusione da cinque a dodici anni . Altro che nocumento ! quante centinaia di anni di galera di più costarono quei documenti falsi presentati dal signor Crispi come ministro , e fatti scrivere negli Atti ufficiali della Camera , per carpirle un voto ! Voi mi dite che alla reclusione il Crispi non ci va - né per dodici anni , né per cinque - perché si tratta , anche per lui , di un reato che è coperto dall ' immunità parlamentare : ringrazi dunque la sua buona stella e la suprema Corte di Cassazione che quella immunità l ' ha fatta valere , altrimenti vede a che guaio , colle sue teorie , andava incontro ! E come si troverebbe a mal partito con chi gli adoperasse il grande argomento de ' suoi scribi , e gli chiedesse : ma è lecito servirsi del manto dell ' immunità per diffamare , non già un solo cittadino né due , ma centinaia , e adoperare carte false per mandarli al reclusorio ? Ma le son cose del febbraio dell ' anno scorso ! Son passati quindici mesi ! cose vecchie ! Vogliamo una qualche complicità in falso più fresca , più fresca ancora ! Siete proprio incontentabili . Pigliate allora il memoriale Marescalchi , e leggetevi trascritto nel suo testo , il rapporto falso del questore Sangiorgi , inventante di sana pianta il tenore di un discorso pubblico non mai tenuto , per mandare un povero diavolo al domicilio coatto ! Il falso , voi mi dite , è un reato del questore ! I tre giudici della Commissione , cioè Marescaichi e i due magistrati , non ne vollero sapere ! Benissimo . Adesso leggete la lettera di Crispi al prefetto Giura con cui ammonisce acerbamente il Marescalchi che il suo preciso dovere era di prestar mano a quel rapporto falso e a tutti gli altri della questura e che associandosi invece ai due magistrati nel respingerlo , egli ha tradito il proprio dovere . Se il falso documento non ha servito , convenitene , non è colpa del signor Crispi che ha fatto di tutto per farlo valere ! Ma e l ' affare Herz ? Abbiate pazienza , che verremo anche a quello . Dovendo prima mettere bene in sodo che quando Crispi e i suoi scribi smentiscono una cosa potete giurare a occhi chiusi che è vera , sebbene ce ne sia già d ' avanzo , amo finire la dimostrazione , tanto più che l ' affare Herz non è che l ' anello di una catena . Vi sognate voi qualche cosa di lontanamente simile che fosse stato possibile con uomini i quali si chiamassero Quintino Sella o Lanza o Feracciù o Baccarini ? Quell ' affare fu possibile , perché c ' era al potere chi , nel metter a frutto gli uffici pubblici , non aveva mai in sua vita patito di scrupoli . Ed è appunto perché questo vizio salta fuori ad ogni piè sospinto dalle pagine della sua vita , che a furia di leggerne tante , si trova essere di troppo questa pagina di più . Vi ricordate l ' ultimo giorno della Camera ? Presentata la relazione dei Cinque e sorta su di essa la discussione , Francesco Crispi , livido , s ' alzò a dichiarare che " era tutto un tessuto di perfidie e di menzogne " . E ad ogni buon conto da lì a un ' ora scappava . Già : perfidie e menzogne anche gli elenchi del commendatore Martuscelli , ispettore della Banca , corrispondenti , cifra per cifra , data per data , numero d ' ordine per numero d ' ordine , ai registri ispezionati della Banca e a tutti i documenti del processo ! Perfidie e menzogne anche la lettera 16 febbraio 1894 del comm . Mazzino , reggente della Banca in persona , che in questa sua qualità trascriveva semplicemente dai registri una nota degli effetti di casa Crispi esistenti presso la Banca e rimasti , fino alla scoperta dell ' inchiesta , insoddisfatti ed occulti . Questo mi ricorda perfettamente un aneddoto della penultima seduta della Commissione dei Cinque . L ' onorevole Cibrario , della maggioranza , eletto relatore con tre voti contro due , quello di Carmine e il mio , leggendoci la sua relazione , descrivente il contenuto delle buste , devoto a Crispi , ma galantuomo , si studiava conciliare capra e cavoli , il tenore dei documenti col dispiacere che gli recavano . Arrivato alla lettera del reggente Mazzino nella relazione se la cavava così : " Lettera in foglio intestato Banca Romana riferentesi ad alcune dicerie ( ! ! ! ) che circolavano nella Banca Romana . " " Ferma un momento " , dico io . " Mi pare , amico Cibrario che tu sbagli . Prego l ' amico presidente ( Damiani ) di avere a buon conto la bontà di rileggere il documento lettera Mazzino " . E porgo , estraendola dal plico , la lettera al presidente che legge : BANCA ROMANA Roma , 16 febbraio 1894 Eccellenza , in risposta alla richiesta confidenziale fattami da V.E. ho l ' onore di rassegnarle i seguenti schiarimenti , quali risultano dalla contabilità della Banca e dalle dichiarazioni dei capi uffici preposti alli medesimi . Esiste allo sconto un effetto cambiario , creato il 20 dicembre 1892 , con scadenza 31 marzo 1893 , portante l ' accettazione del signor Palumbo Cardella e la gira di S.E. Francesco Crispi . Esiste inoltre un conto corrente aperto il 15 luglio 1890 in nome di Valli Gio.Batta per conto L.C. , che secondo i capi servizio ( non essendo ciò stato mai a mia cognizione ) significa Donna Lina Crispi per lire 14.000 e più gl ' interessi dal 15 ottobre 1890 . Esiste infine una partita a debito della signora Lina Crispi di lire 4305.15 per controvaluta di fiorini 1969,91 , pagate dalla Banca per la detta signora con lettera di credito , più gl ' interessi dal 4 settembre 1890 . Esiste poi un debito a carico dei signori Pietro e Nicola Chiara per la somma di lire 390.404,70 contro i quali si stanno facendo gli atti giudiziali a Palermo . Ho l ' onore di rassegnarmi dall 'E.V . devotissimo B . MAZZINO Ma il presidente non arrivò della lettura neanche in fine : perché dopo il primo esiste , il secondo esiste , il terzo esiste , arrivato alla quarta parola esiste , ho chiesto pacatamente al relatore : " Amico Cibrario , ti pare che siano dicerie ? " E lui lealmente : " Hai perfettamente ragione ; non mi ricordavo più il tenore . " E cancellò lì sull ' atto tutto quanto l ' inciso . Non dico che lo facesse con piacere . [...] Volete vedere come eran cose sapute ? Nella lettera Mazzino il secondo esiste riguarda un conto corrente aperto il 15 luglio 1890 in nome di Valli Gio . Batta per Conto L.C. per lire 14 mila e più gli interessi dal 15 ottobre 1890 . Questo conto corrente così figura nell ' elenco autentico del Martuscelli : Valli Gio . Batta per conto L.C. Ricevute il 15 luglio 1890 lire 14.000 , meno lire 214 per interessi a tutto il 14 ottobre successivo . Debito al 10 gennaio 1893 ... lire 14.000 ( ! ! ! ) . Non si pagano e neppure si liquidano interessi . Ciò è enorme , nevvero ? siamo d ' accordo : ed è anche più enorme il leggere nell ' elenco dell ' ispettore Martuscelli queste precise parole ( riconfermate nella lettera del reggente Mazzino ) : Consta alla Banca Romana che le iniziali L.C. significano Lina Crispi . Ossia la moglie di quello stesso deputato che mentre ancora di questo debito nemmeno si pagavano e nemmeno si liquidavano gli interessi , si opponeva all ' inchiesta sulla Banca Romana ! E avete lasciato passar di questa roba sapendolo ? domandai in dicembre scorso ad uno dei Sette . " Lo sapevamo così poco " , mi rispose , " che ci si era persin fatto credere che quelle iniziali L.C. significassero ... Lamberto Colonna o Lazzaroni Cesare ! " . E basti per saggio . " E lo stesso Mazzino se avesse fatto innanzi a noi le rivelazioni precise specificate che si trovano nella lettera sua al Giolitti , è chiaro e certo che il Comitato avrebbe fatto altre indagini e non avrebbe indietreggiato avanti ad un giudizio anche più severo . Nel fatto , così come sono le indicazioni della lettera Mazzino , sono per la maggior parte , per me e per i miei colleghi dei Sette una novità " . Altro che cose vecchie e sapute ! Ma torniamo al primo fatto della lettera Mazzino , ossia torniamo dalla moglie al marito . Quando io la prima volta fermai l ' occhio , con istupore e disgusto , nei documenti dei Cinque , sul fatto gravissimo dell ' effetto Crispi 29 dicembre '92 , a distanza di pochi giorni dal discorso di Crispi del 20 nella Camera , contro l ' inchiesta della Banca Romana , non aveva ancora tutta intera dinanzi , ne ' suoi precisi contorni , definiti dal codice penale , e da quello dei galantuomini , la enormezza del fatto . E basti dire ch ' era sfuggito a me , com ' era sfuggito a tutti . Appena il fatto fu segnalato e l ' enormezza cominciò a trasparire , la Riforma e gli altri salariati misero avanti le mani e negarono sfacciatamente che il Crispi , il 20 dicembre , avesse difeso nella Camera la Banca ! Capivano che una volta assodato questo , siccome le date parlavano , la concussione era lampante ( come lo è ) . Ahimè ! il deputato Crispi nella seduta del 20 dicembre aveva fatto più che difendere la Banca Romana ! Presentata da Napoleone Colajanni la domanda dell ' inchiesta fieramente contrastata dal Miceli e da altri , i quali sapevano come stavano , il più violento e più astuto nell ' opporsi alla domanda onesta fu il Crispi . E doveva essere ben forte l ' interesse che lo moveva ad unirsi al governo perché fosse respinta , da fargli dimenticare persino il suo odio personale contro il Giolitti . Impedire quel giorno la inchiesta sui fatti criminosi e segreti che la Banca Romana celava nel seno , era ben più che difenderla ! era salvarla addirittura ! E Francesco Crispi quel giorno la salvò ! Oggi che tutta Italia ha saputo quali erano le oneste cose che quel giorno si vollero nascondere e ha saputo dal solenne verdetto dei Sette che Francesco Crispi in quel dì le conosceva - oggi è alla luce vergognosa di quelle rivelazioni di poi , che io consegno alla gogna della storia parlamentare le parole di Francesco Crispi in quella tornata del 20 dicembre , e poi vedremo - per triste colmo di scandalo - qual era la posizione personale del signor Crispi in quel preciso momento che dal suo stallo di deputato compiva parlando il brutto ufficio . E si comprenderà perché al darne conto abbia preferito il 15 dicembre fuggire . Tornata del 20 dicembre 1892 ( Atti ufficiali ) : Crispi : Non mi sarei atteso che si fosse venuto dopo quattro anni alla Camera a parlare di fatti già quasi giudicati ( ! ) e per moltissimi dei quali si è già provveduto ( ! ) . L ' inchiesta parlamentare non si può , non si deve votare . Non si deve perché non sarebbe atto patriottico , mi scusi l ' on . Colajanni , il votarla . Inchieste ne furono fatte parecchie . Alcune ordinate sotto il mio ministero furono rigorosissime . Non ho nulla da aggiungere alle parole del mio caro amico Miceli , il quale , colla onestà che lo distingue , ha raccontato le cose come sono andate . I parlamenti hanno un dovere : quello della prudenza nelle loro deliberazioni . Possiamo discutere tra di noi ; accusarci tra di noi ; ma non possiamo accusare quelli che non sono qui ( cioè Tanlongo ) . ( Bravo ! Benissimo ! ) L ' on . Colajanni vorrebbe costituire un Comitato di salute pubblica : non ne è il tempo . ( Ilarità ) . Colajanni : Ci arriveremo . Crispi : Non ci arriverete . Sono sogni d ' infermo . ( Interruzione dell ' on . Colajanni : Benissimo ) . Ho combattuto contro altri più forti di voi , e se volete continuare sopra una via che non è la nostra , sbagliate . Colajanni : Potrei rispondere malamente . Crispì : Potete rispondere come volete , troverete la replica . Il nostro credito all ' estero peggiorerebbe per una inchiesta parlamentare . Quanto all ' opera nostra dell'89 non abbiamo che a lodarcene . Se momenti critici non fossero sopraggiunti , saremmo venuti alla Camera con un disegno di legge che avrebbe una volta per sempre riparato all ' anarchia bancaria . ( Il disegno di legge , di cui qui si parla , non occorre dirlo , era il famoso disegno per la Banca Unica , alla quale il ministro , salito al potere col programma della Sinistra , della pluralità delle Banche , s ' era rapidamente convertito in pro della Banca Nazionale ... avendo pudicamente acceso con essa il grazioso prestito delle 254 mila lire , tenuto clandestino , e sotto condizione di non pagare , stando al potere , un centesimo né di interessi , né di capitale . Simonia di cui la storia delle corruzioni parlamentari non ricorda più tipico esempio ) . [...] E il discorso non è che una pallida illustrazione del contegno del signor Crispi , mentre il Colajanni faceva contro la Banca la sua formidabile requisitoria ; contegno così irritato e provocante , che avendolo i deputati dell ' Estrema , a lui vicini , invitato a chetarsi , rispose rabbioso a Caldesi , a Garavetti e agli altri lì presso : " Tanlongo ha dei milioni da seppellirvi tutti quanti ! " . [...] Che Crispi fosse ; quel dì 20 dicembre in cui salvava dalla inchiesta Tanlongo e la sua Banca , debitore clandestino di effetti ingenti in sofferenza alla Banca Romana , risulta ormai ad esuberanza dai documenti dell ' inchiesta . Ed è chiarito con la maggior precisione dal trovarsi quegli effetti Crispi nella nota dei titoli d ' indole clandestina , consegnati da Lazzaroni a Tanlongo : dall ' interrogatorio Lazzaroni 14 aprile '93 da cui è assodato come i tre effetti Crispi ( uno di 10.000 a scadenza 15 gennaio '93 , uno di 25.000 a scadenza 30 febbraio , l ' altro di 20.000 a scadenza in bianco ) appartenessero : " alle operazioni riservate che non passavano per la trafila ordinaria della Banca " . [...] Ma qualche cosa di ben più grave del debito occulto in corso è il favore nuovo che il signor Crispi non si vergognò di mandar a chiedere a Tanlongo immediatamente dopo resogli nella Camera , come deputato , l ' immenso servizio del 20 dicembre 1892 . Questo favore è descritto nella terza operazione dell ' elenco n . 11 dell ' ispettore Martuscelli il qual elenco è il seguente : Atti Parlamentari n . 76 a . Portafogli . Situazione al 10 gennaio 1893 . Operazione n . 94 del 5 gennaio 1893 . Bufardeci Emilio cedente dell ' effetto n . 374 , accettato da Bufardeci Sebastiano per L.13.000 - scadenza 3 aprile 1893 . - Si crede nella Banca Romana che questi effetti sieno Stati scontati nell ' interesse della famiglia Crispi . Operazione n . 9251 dell'8 novembre 1892 . Campagnano Vitale di Raffaele , negoziante in mercerie , cedente degli effetti n . 28.684 a 28.687 , accettati da Campagnano Raffaele , per L.16.000 , scadenza 8 febbraio 1893 . L'8 febbraio 1893 , con operazione n . 940 bis , gli effetti furono rinnovati , coi n . 2.592 a 2.595 , con riduzione a lire 15.900 . Secondo dichiarazione verbale dello stesso Campagnano Vitale , gli effetti sarebbero dipendenti da acquisti non pagati da Lina Crispi . Operazione n . 10.757 del 20 dicembre 1892 . Crispi Francesco cedente dell ' effetto n . 34.526 accettato da Giuseppe Palumbo Cardella per lire 20.000 scadenza 28 marzo 1893 . Come vedesi questo terzo dagli effetti tenuti amorosamente in portafogli ( tralascio di consegnare all ' ammirazione gli altri due precedenti ) porta la data del 29 dicembre , vale a dire di nove giorni appena dopo il servizio reso dal Crispi , come deputato , a Tanlongo il 20 dicembre . Domando a chiunque abbia senso elementare di onestà con che nome nel codice dei galantuomini chiamasi ... lo sposalizio di quelle due date . Ma aspettate ancora ! Trattandosi di sposalizio , è giusto che per Crispi le date siano almeno tre ; frugate in una noticina piccina piccina , rincantucciata in calce alla nota degli effetti Crispi , e scoprirete che questo effetto è il medesimo , di cui l ' elenco Martuscelli ha rettificato la data che era segnata per isbaglio 19 dicembre , invece di 29 dicembre . Dice la noticina : Questo effetto ( di 20 mila lire senza scadenza ) che al 24 dicembre 1892 risulta come sospeso di cassa nella verifica di detto giorno , come dal libro sequestrato ed in atti , venne caricato in portafogli il 19 dicembre 1892 con la scadenza del 28 marzo 1893 , epoca in cui venne pagato . L ' errore di stampa che ha cambiato il 29 in 19 è evidente dal contesto e dal confronto coll ' elenco Martuscelli : resta adunque inoppugnabilmente accertato che non al 29 , ma al 24 dicembre , quattro giorni soli dopo il discorso , l ' onorevole oratore , difensore di Taniongo nella Camera , aveva già ottenuto dal medesimo il riconoscente ricambio del servizio resogli ; ossia , supposto che non più di un giorno sia intercorso per la richiesta , il favore fu domandato quando non erano ancora asciutte le bozze stenografiche del discorso del 20 ! E l ' uomo che reclamava in quel momento questo onesto scambio di servigi , era quegli a cui Taniongo non poteva nulla negare , perché egli , Crispi , teneva in pugno da due anni , come incautamente confessò , e come i Sette constatarono , il segreto delle " cose da Corte d ' Assise " che il 20 dicembre volle sottrarre alla luce ! Ed ora che il fatto è accertato e fuor di qualunque discussione , ossia ora che abbiamo nel documento Martuscelli , rischiarante i documenti dei Sette , la prova che su questo punto , come su quello delle raccomandazioni indarno negate dal Crispi al giudice , il Tanlongo ha confessato la pura verità - possiamo su questo punto dare al Tanlongo la parola : " Anche il Crispi ha una cambiale di 5000 ed una di 20.000 lire fatta pochi giorni prima del mio arresto , che ne domandò 60.000 e che dovetti limitarmi a motivo della circolazione , che con il ritiro avvenuto dei depositi di conti correnti era quasi tutta emessa . Oltre a lui , vi sono alcune cambialette della sua signora , che faceva figurare come concessionario un mercante ebreo di tessuti . " ( Relazione dei Cinque - lettera Tanlongo 17 luglio 1893 ) . E le 55.000 lire sono infatti esattamente la somma comprovata dai due documenti sequestrati n . 157 e 190 del Processo della Banca ; le 20.000 di " pochi giorni prima dell ' arresto " ( che fu il 19 gennaio ) sono quelle dell ' effetto caricato in portafoglio il 29 dicembre ; ( sospeso di Cassa del 24 dicembre ) ; il mercante ebreo di tessuti prestanome della signora è il Raffaele Campagnano , come risulta dal documento Martuscelli e amplissimamente dalle 102 lettere private di Lina Crispi al maggiordomo Lanti che la Commissione dei Cinque , a mia proposta , decise di restituire . Vale a dire , il Tanlongo nella sua lettera risulta su questo punto veritiero ed esatto fino allo scrupolo : come lo era quando affermò al giudice le raccomandazioni di Crispi da questi al giudice negate : motivo per cui diventa preziosa e indiscutibile la sua confessione ( 14aprile ) che " quell ' effetto delle 20.000 non figurava nemmeno sui registri della Banca " ( la clandestinità è già provata ) e la edificante rivelazione che quelle povere ventimila rappresentano una riduzione della domanda primitiva ! l ' onesto Crispi , - da oratore che si rispetta e da avvocato principe - aveva valutato il suo discorso del 20 dicembre al triplo - e aveva chiesto uno sconto di sessantamila ! E colto così colla mano nel sacco , il signor Crispi se ne va a faccia fresca a raccontare al giudice Capriolo ed ai Sette che le cambiali presso la Banca Romana " furono alla scadenza pagate ! " . Bella forza ! [...] Il signor Crispi si faceva bello di aver saldato i suoi effetti - giacenti clandestini fino al principio del '93 - dopo che l ' ispezione Martuscelli e le perquisizioni e il processo dalla Banca avevano pontato alla loro scoperta ! E fino a che le scoperte non vennero , fino al giorno dell ' arresto di Tanlongo , casa Crispi faceva onore ai suoi effetti nel modo che l ' ispettore Martuscelli al 25 febbraio '93 descrive : " nemmeno si pagano e nemmeno si liquidano gli interessi ! " Tornando all ' effetto del 24-29 dicembre , cioè all ' onesto clandestino compenso del discorso del 20 dicembre - ( che se fosse stato scoperto a me , mi avrebbe obbligato ad uscir sui due piedi dal Parlamento ) mi sono tenuto ai documenti noti ed acquisiti i quali - come vedesi - esuberano alla dimostrazione del reato . Solo ad abbondanza qui ripeto quanto dissi già , che nelle lettere della signora Crispi Barbagallo , - non quelle a Lanti , restituite dai Cinque , ma quelle a Bernardo Tanlongo di cui parla l ' elenco 7 febbraio del delegato di P.S. Rinaldi , e di cui è cenno incompletissimo e superficiale negli appunti consegnati ai Sette - lettere che si trovano giacenti e nascoste fra gli undicimila atti del Processo della Banca Romana - se ne ritrova precisamente una della fine di dicembre '92 , che collega il discorso fatto dal marito alla Camera in difesa della Banca , con una nuova domanda di danaro alla stessa ! [...] Dunque riassumiamo : - È provato che l ' onorevole Crispi dal 1889 , " come Presidente del Consiglio conobbe la situazione della Banca Romana , qual era , dalla relazione Biagini " cioè conobbe i reati da Corte d ' Assise in essa descritti " ma credé opportuno di passarli sotto silenzio " . - È provato che tenendo in pugno con un siffatto segreto , acquisito per ragion del suo ufficio , l ' istituto e il governatore colpevole che non poteva perciò nulla rifiutargli , ( e questa è la circostanza per la quale il caso del signor Crispi è enormemente più scandaloso e più grave di quello di tutti gli altri deplorati , i quali bensì pregavano favori illeciti , ma non avevan armi in mano da imporli ) il signor Crispi onestamente se ne valse per farsi scontare effetti sopra effetti di favore , che ancora al 20 dicembre '92 , mentr ' egli salvava nella Camera il Tanlongo , ammontavano a L . 55.000 , ( senza contar le 50.000 estorte per l ' elezione del V collegio di Roma e senza contare le altre sofferenze di famiglia ) ; e se ne valse , inoltre per obbligare il governatore , che era , come vedesi , alla sua mercé , ad altri uguali favori ai propri intimi . [...] - E provato che appena ebbe il 20 dicembre '92 col suo discorso nella Camera salvato l ' Istituto e il governatore colpevole dalla inchiesta proposta da Colajanni , ne approfittò per farsi dar subito il 24 dicembre - oltre quelle che già doveva - altre lire 20.000 sapendo il governatore nell ' impossibilità di negargliele . E se questi non costituiscono nella più precisa forma i reati di concussione e corruzione , contemplati alti articoli 169 , 170 e 171 del Codice Penale , tutti e tre questi articoli si potrebbero cancellare dal Codice . E siccome questi rientrano nella categoria dei reati pei quali non pare che esista immunità parlamentare ( lo provò Rocco De Zerbi la cui opera nella Commissione parlamentare , per valida che fosse , non ebbe tuttavia l ' influenza solenne e perversa del discorso 20 dicembre che permise alla Banca , da Crispi salvata in quel dì , di far perdere allo Stato degli altri milioni ) , così , o il signor Crispi ne dà spiegazione alla Camera o dovrà altri occuparsene pei diritti della pubblica accusa . SECONDA PARTE Ed è alla luce di questi precedenti dell ' uomo in materia di attendibilità , di delicatezza , di onestà , di scrupolo , - soprattutto alla luce ditali criterj , sulla fede che meritano le smentite sue - che esamineremo quest ' altro affar pulito della ... decorazione a Cornelio Herz . E poiché a me piace in tutto la esattezza e la precisione - e l ' una e l ' altra mi fanno tanto comodo quanto all ' on . Crispi fanno paura - sarà bene che io richiami , innanzi tutto , in che termini l ' accusa è stata formulata . Il noto filandro della Capitale , ai sette di gennaio dell ' anno scorso , cioè poco prima di entrare al servizio di casa Crispi , l ' aveva riassunta semplicemente così : Nel 1890 si ebbe un Crispi famoso per la invenzione dell ' oro straniero . Il quale però non impedì al cavalier Crispi di beccarsi le 50.000 lire di Reinach per far dare una decorazione al famigerato Cornelio Herz . ( Capitale del 7-8 gennaio 1894 ) E qui il filandro era inesatto , come i domestici che origliano agli usci . Io che amo invece la esattezza , la accusa del Secolo la ho precisata così : che il decreto per la decorazione Herz , fu , può dirsi , proprio l ' ultimo dato a firmare alla Corona dal Crispi , dimissionario , rovesciato sette dì innanzi , il 31 gennaio , dal potere proprio dell ' ultima udienza reale che ebbe , indelicatamente abusando dell ' ufficio provvisorio coperto per la sola tutela dell ' ordine e per il disbrigo degli affari correnti ( due giorni dopo Di Rudinì entrava in carica ) ; tanto perché l ' ultimo suo atto fosse degno dei suoi quattro anni . di governo ; che per ottenere quel decreto dalla Corona , il Crispi le diede a intendere una menzogna , che fu presto a Parigi scoperta e , scoperta che fu , s ' impose l ' alta ragione di revocare il decreto ; menzogna della quale è in mia mano un documento autografo con una firma che taglia la testa al toro ; che oltre quella menzogna , il Crispi , per contestar l ' operato , ne invocò e ne fece invocare dai suoi giornali un ' altra peggiore , pretestando un rapporto del general Menabrea , ambasciatore a Parigi , sui pretesi meriti scientifici dell ' Herz ; rapporto che infatti esiste , e di cui per ora è pietà il tacere , ma del quale il signor Crispi si è onestamente guardato dal far conoscere un periodo che fa onore alla sincerità del Menabrea e bastava a rendere la proposta decorazione impossibile ; che scoperto il brutto inganno , non solo il signor Crispi non lacerò egli il decreto colle sue mani , come fece dalla Riforma sfacciatamente asserire ( e non potea neppur farlo , perché non era più ministro ) ma per tutto quel mese di febbraio contrastò con la più cinica , con la più ostinata resistenza alle pratiche replicate fatte presso di lui per persuaderlo colle buone a non opporsi alla revoca del decreto , scendendo perfino alla indecenza ( quando si vide colle spalle al muro , davanti alle scoperte venute da Parigi ) di offrire uno cheque francese di 60.000 lire ( ! ! ! ) a beneficio del magistero dell ' ordine , purché sulla revoca non si insistesse ; che il signor Crispi non deve aver avuto nemmeno la delicatezza di avvertire il suo cliente , a cui si era affrettato a spedir copia del decreto , di avvertirlo , dico , in febbraio , dei nuovi ostacoli sorti ; poiché il povero diavolo di Reinach , non vedendo il diploma originale arrivare mai , spediva con lettera del 24 marzo la somma imprudentemente confessata dalla Riforma quando già il decreto , mercé la fermezza del ministro Di Rudinì , era stracciato da una settimana ; che infine la ragion data di quella somma dal signor Crispi e dalla sua onesta Riforma , come pagamento di onorari d ' avvocato di quattro anni addietro , è un ' altra semplice e solenne e ridicola menzogna , e le 50.000 lire riguardano il signor Herz e nessun altri - come in sede opportuna dimostrerò . Ora se io fossi meticoloso , dopo aver precisate le cose in questi termini , io avrei diritto di dichiarare che non ho altro , per ora , da aggiungere , poiché non è più a me che incombe di dare spiegazioni . [...] Ma il signor Crispi non è da oggi che fa il sordo per l ' affare Herz . Nel 1893 , quando le accuse apparvero e le bugie della Riforma furono subito schiacciate , la Tribuna e altri giornali fecero intendere al signor Crispi che l ' opinione pubblica reclamava la soddisfazione di un giudizio . Il signor Crispi non rifiatò ; e confidò nel facile oblio che è , in Italia specialmente , il grande ajutatore dei disonesti scoperti . Ma dopo quattro mesi che io gli vado rinfrescando la memoria , e sbattendo sul volto il suo reato , per quanti conoscono e sanno l ' indole vendicativa del Crispi , per quanti sanno che , se egli avesse la lontana speranza di farmi condannare come diffamatore , egli assaporerebbe la voluttà degli Dei , non è più un mistero che se il Crispi vi rinunzia , è perché sa che da un pubblico giudizio n ' uscirebbe stritolato . Dopo tutto quello che dell ' affare Herz fu già stampato , io potrei oggi dispensarmi da qualunque dimostrazione o abbandonare il signor Crispi al giudizio degli onesti : perché dal marzo 1893 il signor Crispi si è reso confesso doppiamente : l ° col fuggir dal processo ; 2° col farsi cogliere in bugia . [...] Perché , ripeto , questo signore , come tutti i disonesti audaci , fa il conto sull ' oblio degli altri : e negando oggi l ' affare Herz , si lusinga che nessuno si ricordi come egli , su questo preciso affare , fu già colto in flagrante di bugia , proprio colla mano nel sacco , fino dal marzo 1893 , quando il turpe mercato venne in luce . Non me ne ricordavo - e vi basti ! - nemmen io . Assorto in quei giorni nella duplice lotta per l ' elezione di Corteolona e il processo di Mantova , rammentavo confusamente che su quel fatto vi era stata una polemica da cui il Crispi era uscito male : ma questo dicembre , appena scopersi , come commissario dei Cinque , le concussioni del Crispi - per associazion naturale corsi subito col pensiero a quel ricordo - e iniziai quella stessa settimana le indagini che mi condussero alla certezza del fatto . E fra i documenti più preziosi dell ' accusa tengo i numeri di quel tempo dell ' organo intimo personale del signor Crispi , la Riforma , che è quanto dire le asserzioni del signor Crispi in persona , e la sua autodifesa di allora ; il cui confronto colle sue difese d ' adesso è quanto può immaginarsi insieme di divertente ... e di schiacciante . È un guajo certamente pel signor Crispi che le sue difese del '93 ei non sia riuscito a farle sparire ; ma è perciò appunto che nei processi si fanno a riprese e ad intervalli gli interrogatorii , che poi servono a cogliere l ' imputato - tradito dalla memoria - in contrasto fra le bugie inventate prima e le bugie inventate poi . [...] Fu nel dicembre 1892 , che , scoppiato a Parigi lo scandalo delle rivelazioni sul Panama e su Cornelio Herz e avvenuta la tragica morte del banchiere Giacomo Reinach , si venne per la prima volta a sapere di relazioni passate fra Comelius Herz , l ' inclito ricattatore , e Francesco Crispi . La improvvisa relazione destò scandalo . Come ? L ' uomo che denunziava furibondo i radicali per le loro relazioni coi francesi , scoperto a trescare con quanto ha di più losco il mondo politico in Francia ? ! Il Joumal di Parigi mandò subito un suo redattore dal Crispi , il quale si difese espressamente con una intervista , dal Journal pubblicata il 26 dicembre . ( E precisamente quella tale intervista , in cui l ' italianissimo signor Crispi , parlando della politica d ' Italia e dei suoi uomini di Stato col giornalista francese , per uso di un giornale francese , chiamava l ' ex presidente del Consiglio ce pauvre mr de Rudinì ) . Ecco il colloquio autorizzato dal Crispi : " Or ora , Eccellenza , mi parlavate del Panama . Il vostro nome fu pronunciato a proposito di Cornelio Herz " . ( Crispi ) : " Sì , lo so . Nel 1889 il signor Herz , del quale conoscevo il nome come scienziato ( ! ! ! ) , venne a ritrovarmi in Napoli . Feci delle difficoltà per riceverlo , ma infine lo ricevetti , ed egli mi disse : " Non vengo in nome di nessuno , sono io personalmente che ho preso l ' iniziativa di presentarmi a voi per conoscere le vostre intenzioni riguardo alla Francia " . Risposi al sig . Herz che non avevo nulla da rispondergli , le mie opinioni essendo note . Il signor Herz mi disse : " Forse tornerò a vedervi in altre condizioni " . E ciò fu tutto " . ( Journal , 26 dicembre 1892 ) Ce fût tout ! E ciò fu tutto ! ! ! Ammiratelo ben bene e legatelo in oro questo magnifico : " e ciò fu tutto " detto da Crispi in dicembre 1892 , due anni dopo la decorazione di Herz , due anni dopo ... il resto che si vedrà ! Ma l ' Opinione il giorno appresso , fra lo stupore universale , riportando quel " ciò fu tutto " aggiungeva : Non tutto . Per quanto sappiamo , a Cornelio Herz era stato concesso il gran cordone dell ' ordine Mauriziano , cordone che dopo la crisi del 31 gennaio , rimase sospeso . [...]Ma mentre l ' Opinione così inaspettatamente completava il pudico " e ciò fu tutto " del Crispi , ecco si viene a sapere che Cornelio Herz era stato a Carlsbad in rapporti cordialissimi colla moglie di Crispi . Crispi fa rispondere che difatti Herz aveva tentato avvicinar la sua signora , ma che era stato tenuto a distanza . Allora il Figaro manda un suo redattore a Londra da Cornelio Herz : il quale gli fa le seguenti dichiarazioni : " Certo io non sono l ' agente di nessuno . Ma , a un dato momento , quando la diplomazia francese non si era ancora orientata verso l ' alleanza russa , io m ' ero assunto di rompere la Triplice , distaccando l ' Italia . Mi recai in Italia e vi coltivai l ' amicizia del Crispi : allo stesso scopo procurai di guadagnarmi le buone grazie di madama Crispi , alla quale mi feci presentare durante il suo soggiorno di Carlsbad . Oh , io so bene che oggi delle interviste più o meno sincere cercano attenuare la natura de ' miei rapporti coll ' ex primo ministro d ' Italia : ma se il giurì d ' onore che sollecito vuol prestarvisi , allora produrrò la corrispondenza del signor Crispi . Quanto alla nobile signora sua compagna , poiché si è preteso che io mi ero presentato a lei come un intruso , ecco la lettera d ' introduzione che il generale Menabrea mi aveva dato per lei . " ( Figaro , 20 gennaio 1893 ) E qui viene la lettera del generale Menabrea , 12 agosto 1888 , con cui presenta il dottor Cornelius Herz " all ' intelligente e graziosa sposa dell ' illustre primo ministro d ' Italia " e lo descrive come creatore " dell ' importante pubblicazione ... La lumière électrique " . Cornelius Herz prosegue : " Posso mostrarvi altre lettere del Generale Menabrea . Avevo preso presso di me come impiegato il figlio di esso generale . Gli avevo assegnato uno stipendio di mille lire al mese ... Non avevo nulla trascurato per cattivarmi le buone grazie di questo ambasciatore ... " E sopprimo il resto . Ma purtroppo seguono qui , nel loro testo , tre lettere del generale ambasciatore Menabrea , del 20 , 26 febbraio 1886 e del 24 ottobre 1888 di cui basta - e ahimè , ne avanza ! - la prima , per quello che vedremo poi . Parigi , 26 febbraio 1886 Caro dottore , sono stato oggi a cercarvi al vostro ufficio : non avendovi incontrato , vengo a prevenirvi che mio figlio , avendo compiuto tutti i lavori che gli avete affidato per Roma , e non avendo ricevuto avviso contrario , mi ha telegrafato che disponevasi a ritornare a Parigi per mettersi a vostra disposizione . Tutto vostro affezionato . L.F. MENABREA Teniamone nota e torniamo a Crispi . Il " ciò fu tutto " , come vedesi , seguitava a crescere a vista d ' occhio : era già diventato un ' amicizia con carteggio . La Tribuna di Roma , impressionata , mandò a chiedere al Crispi , nel di lui interesse , una intervista . Stavolta il " ciò fu tutto " egli si guardò dal ripeterlo . Nell ' intervista riportata dalla Tribuna , che dice averla riprodotta " con esattezza fonografica " , il colloquio breve e quasi sgarbato , concesso con difficoltà , di cui Crispi aveva parlato nell ' intervista anteriore , stavolta , meno male , diventa un colloquio lungo , espansivo : poi Crispi si degna di ammettere anche il carteggio , ed aggiunge : " Rividi l ' Herz a Ginevra nel 1891 . Alloggiava all ' Hotel de la Paix . Herz vide il mio nome tra i forestieri , venne a trovarmi , e pranzammo insieme ; non si parlò che di politica sul solito tema ... " Un colloquio nuovo che salta fuori , e delle vacanze estive del'91; prendiamone nota : ci avverrà di ricordarlo . E proseguiamo l ' intervista : " Il signor Herz voleva decisarnente staccare l ' Italia dalla Triplice ? " ( Crispi ) . " Il signor Herz parlava come tutti i francesi , i quali sono sempre ed avanti tutto patrioti " . ( Oh , che tenerezza ! ) " Dell ' alta onorificenza italiana che Ella avrebbe voluto dare al signor Herz la storia vera qual è ? " ( Crispi ) . " Ecco , una onorificenza per Herz mi fu chiesta nella sua qualità di scienziato di vaglia " . " Da chi ? " ( Crispi ) . " Mi permetta , caro signore , di non soddisfare la sua curiosità . Ogni designazione di persona potrebbe influire in questo momento ad accrescere le correnti di sospetto o determinarne ; ed io credo dovere di galantuomo di non contribuirvi in alcun modo " . " Menabrea forse " ( Crispi ) . " No " . Il nome che Crispi si rifiutava di svelare - e adesso si capisce il perché - era quello ... del banchiere affarista Giacomo Reinach . Decisamente era un nome che al signor Crispi scottava in quel momento il pronunciare . Ma ridiamogli la parola : " Avuta la domanda ( prosegue il Crispi ) feci prendere le informazioni d ' uso . L ' Herz mi fu dipinto come valoroso patriota che aveva fatto splendidamente il suo dovere durante la guerra del 1870-'71 , come scienziato d ' indiscutibile valore . Però per ragioni che è inutile ricordare , io ( e l ' on . Crispi accentuò questo monosillabo intenzionalmente ripetuto ) io non diedi corso alla pratica , sicché il mio successore ( Di Rudinì ) non ha dovuto l ' otto febbraio sospendere un bel nulla . " Tante parole , tante menzogne , come più avanti vedremo . Ma se era una cosa onesta e lecita , domando io , perché prima nasconderla e poi mentire in quel modo nel confessarla ? E qui mi fermo un momento per dar la parola ... al Corriere della Sera di quell ' epoca , giustamente scandalizzato ( 1° aprile 1893 ) : Chi era Herz ? Aveva un nome eguale a quelli di Pasteur , di Virchow , di Koch , di Edison , di Berthelot ? Niente affatto . L ' ambasciatore Menabrea , nella lettera di presentazione alla signora Crispi , enumerava i suoi meriti scientifici , chiamandolo il fondatore dell ' importante pubblicazione ... La lumière électrique ! E per quest ' uomo ( aggiungiamo pure per questo bel tipo morale di affarista ciarlatano ) un ministro italiano propone nientemeno che il gran cordone dell ' ordine Mauriziano , la più alta onorificenza cavalleresca italiana che non è stata data a nessuno degli scienziati di fama mondiale che abbiam nominati ( e che è negata , aggiungo io , a tanti nostri generali e colonnelli incanutiti sui campi ! ) Ed a richiesta di chi vien fatto questo atto straordinario ? Chi garantisce i meriti eccezionali del signor Herz ? Uno scienziato più famoso ancora ? No , un banchiere , un affarista , il signor Reinach ! Il Crispi , ben vero , aggiunge che gli era stato dipinto " come un valoroso patriota che aveva fatto splendidamente ( ! ) il dover suo nella guerra del 1870-'71 " . E questa , se anche non fosse stata bugia , era un ' altra ragione non meno stramba per dargli il gran cordone Mauriziano - tanto più che Herz , a quanto pare , non è francese , ma cittadino americano . Insomma , da qualunque parte guardata e riguardata , la scoperta di questo gran cordone al preteso scienziato affarista Herz era e restava per tutti , in quel principio del '93 , un enigma strabiliante , inesplicabile ! Ma , al 17 di marzo di quell ' anno '93 , venne a piovere sull ' enigma una luce improvvisa . Il signor Imbert , liquidatore giudiziario della successione dei banchiere Giacomo Reinach , suicidatosi , come vedemmo , in seguito alle rivelazioni sul Panama e alla sua rovina morale e materiale , era venuto a sapere che alla vigilia della sua morte , il suicida aveva affidato ad un amico , il signor Carpentier , una busta contenente carte , da consegnarsi al di lui fratello , Oscar di Reinach - Cessac . Dietro invito del signor Imbert , Oscar Reinach si presentò infatti nello studio del medesimo , dove fece la consegna del piego ad esso liquidatore , in presenza del giudice di pace , assistito dal suo cancelliere , e dal signor Perard , notaio . Il piego non era suggellato : perciò il liquidatore si oppose che venisse esaminato , se non alla presenza della Commissione parlamentare d ' inchiesta intorno agli affari del Panama . La Commissione d ' inchiesta , avvertitane , delegò un de ' suoi membri , il deputato Depuy - Dutemps , ad assistere all ' esame . E questo ebbe luogo nel pomeriggio di venerdì diciassette marzo , alla presenza di tutte le dette persone . Prima di essere consegnate in piego aperto al signor Imbert tutte queste carte erano state copiate . Alla lettura delle medesime , fatta nello studio Imbert , apparvero le prove di un ricatto mostruoso , da cui venne la rovina e pare anche il suicidio di Reinach . Il suicida aveva consegnato nel piego la indicazione e i documenti di tutte le somme che il ricattatore e già suo socio d ' affari , Cornelio Herz , colla continua minaccia di deferirlo ai tribunali , aveva costretto il Reinach a pagargli nelle sue mani o a pagare a terzi per conto suo . Il primo documento del piego ne formava il riassunto ; e consisteva in un foglio recante la copia , o a dir meglio , il duplicato tutto di pugno del suicida , di una nota od elenco , diretto da lui , Reinach , ad Herz , e precisante l ' ammontare delle somme versategli in seguito ai diversi ricatti . In questo documento autografo che vedremo più sotto , e che fu , nel suo testo comunicato e pubblicato dal Journal des Débats , dal Temps , dal Rappel e da altri giornali , apparì il nome di Crispi per 50.000 lire , e annesse nel piego erano le lettere scambiate fra Crispi e Reinach , che a questa cifra si riferivano . Il Journal des Débats pubblicava tosto nel suo numero successivo del 18 marzo , facendone una scelta , il testo preciso di molti dei documenti del piego , telegrammi e lettere Herz - Reinach , beninteso di quelli soli che riguardavano il Panama e che avevano interesse per il pubblico francese . Ne usciva , in tutta la sua laidezza , la mostruosa figura morale dell ' Herz . Quelli dell ' affare Crispi , siccome non riguardanti cose francesi , il Débats li tralasciò e si limitò ad accennare che riferivansi " al conferimento fatto dal governo italiano a C . Herz del gran cordone dei santi Maurizio e Lazzaro . Era il signor Reinach che avendo fatto ottenere al suo terribile associato questo gran cordone , fu poi obbligato di pagare 50.000 franchi per ... spese di cancelleria . Ecco intanto il prospetto del signor Reinach ... ecc . " Appena giunta in Italia questa scoperta sbalorditiva , il signor Crispi , per parare il colpo , fece spedire dalla compiacente Stefani un telegramma circolare a tutti i giornali del seguente tenore : Il Rappel di Parigi afferma che fra le carte del barone di Reinach il nome dell ' onorevole Crispi figurerebbe per 50.000 lire . L ' on . Crispi è stato avvocato delle case Reinach di Parigi e di Francoforte , pei loro interessi in Italia , dal 1866 fino all ' epoca in cui assunse il potere . Nel febbraio 1891 il signor Jacques di Reinach pregò l ' onorevole Crispi di riprendere il suo ufficio e liquidò con lui gli onorari dovutigli fino al 1887 ( ! ! ! ) L ' on . Crispi è ancor oggi avvocato del barone Luciano de Reinach , figlio del defunto il quale ha proprietà immobiliari in Italia . Della decorazione Herz neanche una sillaba ! Tanto valeva non commettere lo sbaglio di confessare il pagamento ! Ma per corroborare la smentita , Francesco Crispi si fece intervistare dal suo uomo di fiducia , Alfredo Comandini , il quale telegrafò al Corriere della sera in questi termini : Appena conosciute le notizie del Rappel sui pretesi rapporti di Crispi col Reinach , interrogai l ' on . Crispi . Mi disse : " Ho già fatto precisare dalla Stefani come stanno le cose . Fui avvocato dei Reinach di Parigi e di Francoforte dal 1866 al 1877 . Andato ministro , chiusi lo studio sul serio , ermeticamente , non da burla , come hanno fatto altri . Ma tornato nel febbraio 1891 alla vita privata , Reinach mi mandò a chiedere se avrei ripreso il patrocinio dei suoi affari e risposi in modo affermativo . Allora fu che Reinach mi liquidò egli stesso i conti delle mie prestazioni passate , ed egli personalmente mi pagò con un vaglia del Banco di Napoli . La clientela del Reinach la ebbi per mezzo dei fratelli Weill - Schott coi quali sono anche in rapporto per ragioni professionali . Anche oggi sono avvocato del barone Luciano di Reinach , ufficiale dell ' esercito francese , figlio del defunto che ha beni in Italia . Questo è tutto " . Ancora da capo il " questo è tutto " ! Ma no che neppure adesso non era tutto ! perché proprio in quel mentre l ' Italia Reale di Torino del 19 marzo usciva con uno schiacciante riassunto di parecchie delle circostanze emerse dalle lettere Crispi - Reinach incluse nel piego . Annunziava cioè l ' Italia Reale , in una lettera da Parigi , colla sigla Y.C. : Dai documenti comunicati venerdì dal signor liquidatore Imbert al signor Dupuy Dutemps risulta : che il barone Giacomo Reinach , il 19 gennaio '91 aveva pregato il suo amministratore a Roma cav . Filippo Palomba , capo sezione al ministero di grazia e giustizia , di adoprarsi a che venisse accordato il gran cordone a Cornelius Herz ; che il Palomba rispose promettendo che avrebbe mandato il fratel suo , avvocato Palomba , dal ministro Miceli ; che con lettera successiva il Palomba dichiarava esser meglio dirigersi direttamente a Crispi ; e che da qui cominciava il carteggio con Crispi , con una lettera di Reinach , scongiurantelo a ottenergli per la sua quiete morale e materiale , la decorazione in parola . Infine l ' Italia Reale pubblicava un estratto della lettera Reinach , accompagnante il 24 marzo 50.000 franchi a Crispi , nonché la lettera di Crispi accusantene ricevuta . Ecco giunto finalmente , non è vero ? , il momento pel signor Crispi e per la sua Riforma di difendersi ! Eccolo giunto il momento di dare una risposta stritolante , di quelle che dà e sa dare ogni galantuomo , quando si trova faccia faccia colla calunnia ! La Riforma - cioè Crispi - ( nel n . 82 del 22-23 marzo 1893 ) risponde che " tutto questo è una vile menzogna come tutti possono scorgere a prima vista , confrontando i pretesi fatti e le pretese lettere con le date " . E per prova che tutto questo è una vile menzogna , la Riforma ... , confuta le date ? ohibò ; confuta le lettere ? ohibò ! Per tutta prova la Riforma - cioè Crispi - oppone questo argomento unico , schiacciante : " E fatto accertato e notorio che fu l ' onorevole Crispi stesso a non dar corso al decreto per la decorazione di Herz " . È chiaro ? Per essere più chiaro ancora , il Crispi in persona , al Comandini ripete formalmente e conferma che " il decreto fu lacerato da lui Crispi , mentre era ancora ministro dimissionario " . Ebbene , quest ' unico schiacciante argomento , scelto fra tutti , per prima e sola risposta , questo fatto accertato e notorio era - come oggi tutti sappiamo essere cosa notoria e accertata , - era una solenne , sfacciata menzogna . E siccome di ciò la prova limpida , irrefragabile il lettore la troverà più avanti , qui domando ad ogni magistrato , ad ogni onest ' uomo , se avrei o non avrei il diritto di limitarmi a questa prova unica - e convinto il signor Crispi di avere mentito anche qui - come già aveva mentito ( e s ' è visto ) nelle interviste antecedenti - dispensarmi , pel giudizio , da ogni indagine ulteriore - come se ne dispensa il pretore che coglie in falso il ladruncolo alla sua prima risposta . Ma ho promesso di abbondare sino allo scrupolo e , siccome le menzogne abbondano , la promessa manteniamola . E fermiamoci alla confessione preziosa , strappata coi denti , del ricevimento delle 50.000 lire ( oro vero francese ) , per ammirare la spiegazione bugiarda che il signor Crispi ha tentato di darne . Evidentemente il signor Crispi qui è stato di una inabilità affatto unica , come accade a coloro che si impigliano nelle proprie bugie . Se la scoperta del piego Reinach e l ' impressione che destò non lo avessero colto alla sprovvista , mai egli si sarebbe lasciata , nel primo sbalordi mento , sfuggire la confessione che il pagamento esisteva , perché avrebbe capito che la spiegazione non reggeva all ' esame , ed era provata bugiarda . Una volta appigliatosi al disperato partito di chiamar tutto menzogna , meglio valeva negar il pagamento , che inventare la bubbola degli onorari di Reinach ... arretrati del 1887 ! Lasciamo andare che non vi è un cane in Italia , a cui far credere che Francesco Crispi del quale le consuetudini avvocatesche e i bisogni continui , sitibondi di danaro , sono noti , attendesse fino al marzo 1891 per farsi liquidare da Reinach le sue competenze ... del 1887 . Lasciamo andare che da tutti i conti dell ' amministrazione Reinach risulta escluso il più piccolo debito , la più piccola pendenza aperta con Crispi per onorari vecchi di causa dovutigli . Che era ed è notorio a Parigi e in Francia e in Italia e dovunque , che il banchiere Giacomo Reinach non era l ' uomo da far sospirare quattro anni e mezzo ai suoi avvocati gli onorari ; anzi era splendido in queste cose ; che il signor Crispi non ha mai saputo dire quali furono queste cause , e nel 1887 qui in Roma di cause civili del Reinach se ne trova una sola , e , neanche a farlo apposta il Crispi ! - come avvocato non figura in essa un cavolo , o meglio , può dirsi , vi figurava in senso precisamente inverso ; poiché è una causa risoluta per sentenza arbitrale degli arbitri commendatore Capone , già presidente d ' appello , comm . Caccia , direttore della Corte dei Conti , e senatore Augusto Pierantoni , a favore di Reinach contro il suo avversario ... il sig . Pinelli , intimo e alter ego di Crispi ( oggi suo capo di gabinetto ) , condannato dagli arbitri a rigurgitare e restituire al Reinach molte migliaia di lire onestamente tenutesi ; ma dopo tutto questo , abbiamo anche la prova precisa , palmare , che le 50.000 lire - su cui non è più questione , perché dal Crispi confessate - si riferivano ad Herz - ossia alla sua decorazione e a nessun ' altri e a nient ' altro . [...] Il signor Crispi , il quale non ha maggior rispetto dei morti che dei vivi , non pensa che vi è un ' ora terribile e sacra in cui l ' uomo ha diritto di essere creduto : ed è quella in cui , faccia a faccia colla morte , spontaneamente cercata , l ' uomo dice addio alla terra e rivela il segreto che gli stava sull ' anima . In quell ' ora anche un banchiere che preferisce la morte al disonore , ha più diritto certamente a esser creduto di un uomo politico che ha nel suo passivo documenti falsi e testimonianze false ! E il barone Giacomo di Reinach , di cui Francesco Crispi afferma e si onora di essere stato l ' avvocato , come di esserlo tuttora del figlio suo , il barone di Reinach , avrebbe la vigilia della sua morte inventato contro il suo avvocato difensore la perfidia infernale di distrarre dalle centinaia di migliaia di lire da lui spese in cause , proprio queste sole 50.000 lire , per farle comparire , esse sole , di compendio di uno affaraccio per Herz , e di un ricatto anziché di onesti onorari ; e ciò per il solo gusto di infamare il suo proprio avvocato nell ' andarsene all ' altro mondo ! E Francesco Crispi , calunniato a quel modo come avvocato del padre , avrebbe voluto esserlo ancora del figlio ! Eh via , rispettiamo i morti , e la testimonianza suprema di chi sta in faccia alla morte . La parola è al suicida - a Giacomo di Reinach . Il foglio grande autografo , da lui scritto la vigilia della morte , ( duplicato della nota mandata ad Herz ) , annesso come indice agli altri documenti , letto il 17 marzo nello studio del liquidatore Imbert , alla presenza dello stesso fratello del defunto , del deputato dell ' inchiesta Dupuy - Dutemps , del notaio Perard , del giudice di pace e del suo cancelliere - consegnato quel dì stesso alla pubblicità nel suo testo autentico integrale , su cui non è più questione , e depositato presso il magistrato - reca in testa di tutto pugno del suicida , come tutto il rimanente , questa scritta : Somme consegnate da me a Herz in conseguenza del suo ricatto . Vale a dire , che le cifre di questo elenco riguardano unicamente Cornelius Herz . È chiaro ? Ecco il documento autografo nella sua integrità . Sommes rémises par moi à Herz par suite de son chantage . Vos billets .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .. fr . 3,039,000 Schwob .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .. " 319,000 Donon .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... ... " 150,000 Venise .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... ... " 5,000 Francfort .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... " 30,000 John Reinach .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... ... " 240,000 Chabert .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .. " 150,000 Versements à vous .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... . " 670,000 Chèques .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .. " 2,765,475 id . .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... " 150,000 id . .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... . " 23,700 Panama .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .. " 1,250,000 Chez Rotschild .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... . " 250,000 300 actions electricité .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... . " 150,000 Le 30 décembre 1890 .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... . " 775,000 Le 1 févriér 1891 .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .. " 30,000 Le 9 févriér l89l .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... ... " 30,000 Le 26 févriérl89l .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... ... " 75,000 Le 12 mars ( Nice ) .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... ... " 15,000 Le 24 mars 1891 ( Crispi ) .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .. " 50,000 Le 3 avril 1891 ( par Chabert ) .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... . " 135,000 Le 6 juin 1891 ( par Chabert ) .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .. " 50,000 Le 9 juin 1891 ( envoi a Berlin ) .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... " 50,000 Le 2 juillet 1891 ( envoi a Francfort ) .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... . " 253,000 Le 1 octobre 1891 .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... . " 350,000 Le 20 décembre 1891 ( Londres ) .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... . " 50,000 Le 1 juillet - 1 septembre 1892 .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .... .. " 125,000 Fr . 11,190,175 E fra tanti documenti che la Riforma pubblicò , questo si è ben guardata dal pubblicarlo ! E contro questo documento , contro la dichiarazione solenne del morto , che esso reca in fronte , il signor Crispi ha il coraggio di venirci ancora a parlare ... di onorari ! Mettiamoci in conto quest ' altra menzogna e andiamo avanti . C ' è ancora bisogno di aggiungere che i documenti del piego giustificanti le cifre specificate dal suicida in quel foglio - indice , si riferivano ad esse e non ad altro ? Che il suicida non poteva , né aveva nessuna ragion di commettere verso il suo avvocato e difensore da tanti anni , e col quale risulta , dalle stesse difese del Crispi , esser stato fino all ' ultimo in rapporti eccellenti - di commettere , dico , quest ' altra infamia diabolica di includere nel piego , inteso a dimostrare il ricatto di Herz , e intestato come tale , le lettere scambiate con Crispi sui terreni di Prato di Castello o su altre sue cause civili ? Or mentre la Riforma smaniava a chiamar turpe menzogna la scoperta avvenuta nello studio Imbert , e il signor Crispi , ridotto a confessare le 50.000 , inventava la scappatoia degli onorari , ecco cascare addosso all ' uno e all ' altra un ' altra rivelazione di Y , il corrispondente dell ' Italia Reale . Y ( sigla del signor E.B. che alla cortesia di un famigliare di Reinach doveva di aver potuto vedere e trascrivere i documenti del piego - e perciò poté accennare anche al colore ed al sesto dei foglietti gialli ) scriveva da Parigi all ' Italia Reale : La notizia trasmessavi è grave , ma rigorosamente esatta . Parte dei documenti mi fu posta sotto gli occhi . Il telegramma di Crispi : " Venite qui appena potrete " e la letterina di ricevuta li ho avuti in mano . La frase " da noi " la lessi , alla sfuggita , in una lettera che cominciava : " Non so come facciate voi repubblicani ; ma da noi monarchici le cose vanno più adagio " . E che Y fosse ne ' suoi ragguagli esattissimo , ne dié prova la Riforma di pochi giorni dopo , del 29 , pubblicando , costretta , la lettera del 25 luglio '90 sui repubblicani e monarchici , che comincia precisamente in quel senso ! Contemporaneamente , a Parigi , il Journal des Débats che aveva da fonte diretta avuto e pubblicato il testo dei documenti del piego riferentesi al Panama , pubblicava nel numero del 24 marzo sera anche il testo , tradotto in francese , della famosa lettera del 24 marzo , accompagnante l ' invio delle 50.000 . Il testo era il seguente : Caro Crispi , eccovi le 50.000 lire di cui farete l ' uso convenuto . Insisto di nuovo presso di voi che vorrete finire questa faccenda al più presto , perché ne ho bisogno assolutamente per i miei affari . Se fosse necessario , farei un nuovo viaggio , se me lo domandaste . Vogliate spedirmi una ricevuta per mia quiete . Credetemi con stima ed affezione Vostro GIACOMO REINACH E la ricevuta di cui è qui cenno , era stata già pubblicata dall ' Italia in questi precisi termini : Caro Jacques , ho ricevuto la fav . v . col noto documento . Mi metto subito all ' opera e spero che riusciremo presto . Credetemi vostro CRISPI Or rilevando la frase della lettera Reinach " di cui farete l ' uso convenuto " il grave Débats metteva già a posto la storiella allegra degli onorarii , con questa semplice osservazione di buon senso : " Dunque il danaro sarebbe stato versato , non in vista di risultato ottenuto , ma in vista di un risultato a ottenere ... " La pubblicazione del Débats della lettera Reinach ( già data , in sunto fedele , dall ' Italia Reale cinque giorni prima ) fu un fulmine per la povera Riforma . Aveva strillato che i documenti dell ' Italia erano una turpe menzogna clericale , che erano " documenti immaginari falsi o travisati " ( Riforma 26 marzo ) ; e ahimè , come fare a ripeterlo per il grave serissimo Débats , che avendo pubblicato sei dì innanzi , il 18 , il testo riconosciuto esattissimo degli altri documenti del piego , aveva benevolmente omesso quelli di Crispi , e non potea credersi che , pubblicandone ora uno , commettesse per lui solo la eccezione di inventarlo ? Di questa lettera l ' Italia Reale quello stesso giorno rivelava esistere la ricevuta dell ' ufficio postale di Parigi , così come il Figaro il mese scorso la pubblicò col fac - simile autentico sott ' occhio . La bugia di Crispi nell ' intervista Comandini ( vedi sopra ) di avere avute cioè le 50.000 personalmente dal Reinach in Roma ne restava letteralmente stritolata . Difatti , per confessione della Riforma , ( numero 29 marzo '93 ) il Reinach era stato a Roma il 5 marzo , e il Reinach accenna appunto a quel viaggio nel dichiararsi pronto a farne un altro , mentre invia le 50.000 lire il 24 , data su cui non rimane dubbio , perché il prospetto del suicida , documento acquisito , la certifica . La Riforma ( così prodiga di documenti ! ) questa volta non solo si guardò pudicamente dal riprodurre la lettera Reinach , pubblicata dal Débats , ma nel dispetto di esser messa al muro , non potendo adesso più attaccare la lettera ... attaccò il morto che l ' aveva scritta ! State attenti e divertitevi . Ai 19 di marzo ( Riforma n . 78 , dispaccio alla Stefani , intervista Crispi - Comandini ) , tutto è bugia e Reinach è un cliente di cui Crispi vanta la clientela ; ai 22 di marzo ( Riforma n . 82 ) tutto è vile menzogna " e tutte le lettere sono lettere pretese ... " ; ma ai 28 marzo ( Riforma n . 88 ) , uscita la lettera del Débats , l ' organo dell ' avvocato di Reinach accusa il povero morto di aver ricorso a " un artifizio per dissimulare le sue appropriazioni " ( già ! in una nota di undici milioni e 200.000 gli occorrevano proprio , per dissimularle , quelle misere cinquantamila ! ! ! ) ; e loiolescamente insinua che un tale artifizio " spiegherebbe - se esiste - la lettera che fu riprodotta dal Journal des Débats ! " Vi raccomando la bellezza di quel tardivo ... : Se esiste ! Povero Reinach ! Che cosa ti valse essere stato cliente di Crispi per tanti anni ! Che cosa ti valse l ' avergli liquidato onorari da principe ! e conservato la clientela nel figlio ? Ecco , appena morendo una tua riga lo disturba , il tuo difensore ti denunzia calunniatore e ladro , e sputa sulla tua tomba . Ma ahimè ! dopo insultato il morto , siccome intanto la sua lettera rimane , la povera Riforma si prova a confutarlo . Meno male ! Vediamo la confutazione . E sapete in che consiste ? Nel puro e semplice telegramma di Crispi del 18 marzo alla Stefani che inventava la frottola degli onorari antichi ! E oggi ; dopo altri due anni ! la povera Riforma è rimasta ancora lì ! e nel suo numero del l ° giugno corrente , per difendersi e smentirmi , ricorre da capo ... al telegramma della Stefani ... ma la lettera del 24 marzo , di Reinach a Crispi , che accompagnava le 50.000 , meno male , adesso non è più una bugia ! adesso non la si nega più ! Al contrario , adesso è lei , la Riforma , che la invoca , per dimostrare che recando essa la data del 24 marzo ... " è posteriore all ' uscita di Crispi dal governo " e che in essa " non parlavasi di onorificenza per Herz " , ma si diceva soltanto " Spero che vi metterete subito all ' opera " . ( Riforma l ° giugno 1895 ) . Quale opera , di grazia , Riforma cara ? Se non hai altra difesa , povera Riforma , la tua causa è perduta ! Che la lettera Reinach del 24 marzo accompagnante le 50.000 ( e son teco d ' accordo , o povera Riforma ! , che era posteriore di due mesi e mezzo all ' uscita di Crispi dal governo - ma in ciò sta il brutto , come avanti vedrai ) - che la lettera Reinach concernesse , come l ' altre del piego , il signor Herz , ergo il suo cordone , - e niente altro che lui , e niente altro che questo non solo s ' è visto dal prospetto di pugno del Reinach , perché lettera e cifra stanno unite insieme : ma sappiamo dal relatore della Commissione parlamentare francese d ' inchiesta sul Panama , che assistette alla lettura dei documenti , e alla Commissione ne riferì : vale a dire , dall ' onorevole deputato Dupuy - Dutemps , oggi ministro dei lavori pubblici di Francia . È evidente che il relatore , avendo tetto le lettere Reinach - Crispi del piego , poté ben farsi un ' idea chiara ed esatta di quello che esse riguardavano . Il deputato , ora ministro , Dupuy - Dutemps ? sento chiedermi . Eh già , proprio lui ! Non lo dicevo nella lettera dello scorso dicembre , che era doloroso e mortificante che in mano di membri di un governo straniero stessero elementi di giudizio sull ' onore del capo del Governo d ' Italia ? Lo so bene , mia povera Riforma , che su questo che t ' impensieriva , avevi da ultimo messo il cuore in quiete . E , son pochi giorni , nel dirmi un sacco di vituperi , ti stropicciavi le mani annunziando tutta lieta ( Riforma 7 corr . ) che il deputato Millevoye aveva chiesto alla Presidenza della Camera francese un sunto od estratto del verbale d ' inchiesta riguardante Reinach , ma che avendo la Camera deciso di non pubblicare l ' inchiesta , la domanda non è stata accolta . Ebbene , cara Riforma , Millevoye per me non s ' è affatto incomodato : se però non ti dispiace , quel verbale io ce l ' ho lo stesso . [...j Messa al muro , come già vedemmo , dalla pubblicazione del Débats della lettera del 24 marzo , la povera Riforma , quando tentò non più di smentirla , ma di spiegarla , capì che la spiegazione andava poco ; e si aiutò tirando fuori due lettere di Crispi a Reinach , una del 25 luglio 1890 , l ' altra del 4 maggio 1891 , che messe lì insieme , a vederle , in chi nient ' altro ne sappia , potrebbero fare un effettone . Nella prima infatti il Crispi , sollecitato da Reinach per il cordone mette avanti scrupoli e difficoltà , e mostra voler andare coi piè di piombo ; nell ' altra , di 10 mesi dopo , prega il Reinach di non più insistere , perché le informazioni sull ' Herz non son più quelle di prima , e insomma dice di non seccarlo più . Se tutta la storia fosse lì , verrebbe voglia di dire : che ministro scrupoloso ! Ma questo si chiama cambiar le carte in mano , ed io devo castigare il baro . [...] Dunque , ai 25 di luglio 1890 , sollecitato per il cordone , Crispi , presidente del Consiglio e ministro degli esteri , rispondeva così : Roma , 25 luglio 1890 Caro Reinach , ho le vostre del 22 cadente . Io non so come procedano le cose costì . Ma noi , poveri monarchici , abbiamo norme che dobbiamo osservare . Quando si propone una decorazione mauriziana , bisogna mandare al Gran Magistero una nota nella quale devono essere indicati i meriti del decorando , e i servizi prestati al paese . Per gli stranieri si supplisce con una lettera del ministro italiano residente nel paese in cui è il decorando . Per la Corona , basta la proposta del ministro al re . Il ministro è giudice dei meriti . Il vostro raccomandato ci renderà dei servizi , non ne dubito . Rimettiamo l ' affare al tempo in cui i servizi saranno resi . Vostro aff.mo F . CRISPI E i fogli di Crispi , in coro , a portar questa lettera in trionfo ! Deh , in che luce diversa questa lettera appare , sol che le si aggiunga la storia vera ! Dunque io affermo subito che la lettera 25 luglio , dove il ministro Crispi per il gran cordone di Herz affaccia al suo amico Reinach tante difficoltà e fa le mostre che occorrano tanti requisiti , questa lettera , che pare così bella , diventa una lettera brutta e sporca e puzza lontano di artificio per coprirsi le spalle pensando il come le difficoltà poi scomparvero e il come i requisiti poi furono trovati ! Diventa brutta , se si pensa che il Ressmann , richiesto appunto in quella state di dare a Roma informazioni sull ' Herz , garbatamente se ne schivò , perché fiutava che le si amavano buone , e sapeva i pasticci e i vincoli , tutt ' altro che belli , d ' interesse , che legavano l ' Herz coll ' ambasciatore titolare Menabrea . Diventa sporca , se si pensa che questo riserbo significante del Ressmann avrebbe dovuto bastare a porre sull ' avviso chi avesse voluto intendere : e che il domandare informazioni sopra l ' Herz a Menabrea era , per un ministro degli esteri che si rispetta e per una persona delicata , la cosa più indelicata del mondo . Non occorre essere un grand ' uomo di Stato né un ministro di prim ' ordine - basta l ' abbicì del mestiere - per sapere che in un ministro degli esteri non è ammessa , né lecita la ignoranza delle situazioni personali dei propri ambasciatori nelle sedi ove rappresentano , al cospetto dell ' estero , l ' onore della nazione . Ma oltre che il ministro non avea diritto di ignorarlo , ( e meno fra tutti il Crispi già entrato in rapporto d ' amicizia coll ' Herz per la presentazione laudatoria fattane dallo stesso Menabrea alla sua signora , a Carlsbad , fin dal 12 agosto 1888 ) - era notorio che l ' ambasciatore Menabrea pur troppo avea contratto vincoli stretti e disdicevoli di interesse coll ' Herz , il quale avea preso il di lui figlio come impiegato presso di sé , a lire 1000 al mese , cioè a uno stipendio molto superiore ai suoi meriti , e aveva da lui stesso , Menabrea , quando questi ebbe bisogno di danaro , comperato per una somma elevatissima un villino presso Aix les Bains - villino che il Menabrea non avea più diritto di vendere ( e siccome si tratta di una causa niente bella che fece chiasso e si trascinò pei tribunali , e che non entra nel mio tema , passo oltre ; solo informerò il signor Crispi che precisamente in quel villino Cornelio Herz si è vantato di essersi trovato più di una volta con lui ) . E i vincoli che tenevano il Menabrea alla stretta dipendenza dell ' Herz erano tali che questi s ' era già valso di lui per ottenere un ' onorificenza nella legion d ' onore ! Rivolgersi al Menabrea in condizioni simili per chiedere - a lui ! - le notizie sul decorando e sui meriti , era non solo , lo si vede , una brutta commedia e una solenne sconvenienza , ma era un mettere senza scrupolo il Menabrea nel più penoso conflitto di coscienza tra gli obblighi del suo ufficio e i suoi obblighi personali di gratitudine ! Ah , come qui si sentono i metodi della casa ! Eppure qui io debbo dire una parola in difesa del Menabrea - e a me , deputato , il pronunciarla è dovere - perché il cinico crudele aggrapparsi delle difese crispine al Menabrea stava per costringere me a chiedere in pubblico severo conto della condotta di quest ' ultimo . È vero ! il Menabrea vecchio soldato , devoto al re e al suo paese , benemerito per servigi antichi , illustre nell ' armi e nella scienza , fu a Parigi sopraffatto pur egli dal contagio che semina tante rovine morali , ed ebbe la disgrazia di mettersi in urto coi rigidi doveri della sua posizione e del suo nome . Venuti a galla gli scandali del Panama e il nome dell ' Herz , il Menabrea , cavaliere dell ' Annunziata , il capo d ' anno '93 non comparve ai ricevimenti in Quirinale . Ma nella sua anima di soldato , la lotta , a cui disgrazie domestiche contribuirono , dovette essere dolorosa : e messo alle strette da Crispi a dover riferire su di Herz , davanti alla indelicata richiesta - non poté dimenticarsi interamente di essere soldato , gentiluomo ed ambasciatore italiano . Cercò di conciliare meglio che poté la gratitudine ... colla coscienza : fece nel suo rapporto l ' elogio dei pretesi meriti dell ' Herz come scienziato - ( ed è la parte del rapporto invocata da Crispi a propria scusa ) - ma poi lo vinse lo scrupolo e fece le riserve sull ' uomo . Ed è la parte di Crispi messa in tacere ! Dopo gli elogi , faceva intendere nel suo rapporto il Menebrea ad un dipresso , che siccome , non di meno trattavasi di un uomo , la cui posizione e la cui vita erano tanto enigmatiche , da vederlo un giorno vendere i mobili per vivere o per pagare debiti plateali , un altro giorno tutto d ' un tratto maneggiar milioni , non osava pronunciarsi per una così alta onorificenza italiana ! Questo faceva intendere nel suo rapporto il Menabrea - e non aggiungo commenti - perché ogni commento guasta . Oserebbe il signor Crispi di negarlo ? La mia risposta è semplice : fuori il rapporto Menabrea ! Io sfido il signor Crispi a produrlo , il rapporto Menabrea ! - egli non deve avere , per Dio , difficoltà a produrlo - egli che in febbraio 1891 , lasciando la Consulta , se l ' era prudentemente asportato - e , non più ministro , in quel marzo '91 e ancora due anni dopo , lo conservava amorosamente nel suo cassetto ( a proposito di sottrazione di documenti d ' ufficio ! ! ! ) per darne da leggere i brani che gli accomodavano , a chi veniva per altissimo ordine a reclamargli la restituzione della copia del decreto ; per darli da leggere due anni appresso , quando in marzo '93 il brutto affare venne scoperto , ai giornalisti di cui invocava le difese ! Lo sfido , ripeto , il signor Crispi , a produrlo quel rapporto Menabrea , a darlo da leggere intero , - non come lo ha mostrato al giornalista Mantegazza - e se non vuol darlo da leggere a me , a darlo ai primi cinque gentiluomini che gli indicherò ! E a chi darà egli ad intendere che in quel momento in cui l ' Italia Reale aveva stritolato le sue bugie , lo aveva stritolato sotto i documenti , al punto da costringere la Tribuna a dichiarare ormai necessario un processo per far luce - in quel momento in cui era ridotto per ultimo scampo a metter fuori le due misere lettere sue del 25 luglio e del 4 maggio , ( che appunto perché sue provavan nulla ) , egli avrebbe rinunziato a metter fuori il rapporto Menabrea , il solo che poteva sembrare giustificarlo ! il solo che in quel momento sarebbe bastato per tutti ! A chi darà egli ad intendere ch ' ei abbia fatto per abnegazione patriottica ! e che solo per questo se la cavasse mostrandolo - e sol nella parte che tornavagli - a un giornalista , di soppiatto , perché in pubblico gli facesse da compare e attestasse d ' averlo coi proprii occhi veduto ! Dunque - fuori il rapporto ! ma siccome in verità io vi predico che il signor Crispi da questo orecchio non ci sente - voi avete capito senz ' altro che io parlo colla sicurezza precisa di quello che dico ; ed è una vera disgrazia per il signor Crispi che il rapporto contenga quella schiacciante riserva - la quale bastava da sola a rendere la decorazione impossibile . E quindi è solo ad abbondanza che dalla lettera del l ° maggio scorso contenente le dichiarazioni di un eminente ed informatissimo uomo politico francese - il quale fu avvocato di Herz nella sua lunga causa con Rothschild e nelle sue vertenze con Reinach , riproduco quest ' altro passo testuale : " Herz , per causa della decorazione , si guastò in seguito con Menabrea , avendo appreso che egli - richiesto da Roma di informazioni - aveva mandato una relazione contenente riserve " . Le riserve da Crispi soppresse ! Ma seguitemi , che il bello , ossia il brutto , viene poi . La riserva del rapporto Menabrea era tanto eloquente che per tutta quella state del '90 , e per tutto il resto di quell ' anno , la domanda di decorazione fu messa da parte , a dormire ! Ma il povero Reinach aveva il vampiro Herz alle costole , aveva bisogno di ottenergli la decorazione per placarlo , ed eccolo , ai 19 gennaio '91 , rivolgersi al suo amministratore in Roma , perché a qualunque costo gli si ottenga il cordone . E il suo carteggio con Crispi per l ' affare ricomincia . Vien voglia di esclamare : quel Reinach ! che faccia di bronzo ! Aver il coraggio di rivolgersi per un favore di quella fatta ad un uomo da lui trattato con tanta disinvoltura , e che da ben quattro anni aspettava ancora ( a sentir Crispi ! ) gli onorari arretrati dovutigli ! e onorari di cinquantamila lire ! Ora sì ch ' era il momento di vendicarsi di un debitore così moroso ! e tirar fuori quella tal riserva prudente del rapporto Menabrea ! Ma il signor Crispi era in vena di perdonare ; ai suoi onorari neanche ci pensava , e la pratica di Reinach lo trova d ' una amabilità , di una arrendevolezza affatto meravigliose , strabilianti nell ' uomo che ai 25 luglio dell ' anno prima aveva bisogno di tante informazioni ! Le informazioni - non occorre dirlo , erano e restavano ancora quelle - sempre quelle del rapporto Menabrea . Quello stesso rapporto che aveva fatto mettere la pratica a dormire ! E nessun ' altra di nuova ? Nessun ' altra ! Tanto vero che per giustificarsi , dopo , a cose scoperte , tirò fuori , sempre dal suo cassetto di studio di via Gregoriana , quel rapporto unico e solo ! Sgraziatamente , quando meno il pensava , vale a dire , quando appena la pratica era ripresa , le sante memorie piombavano su lui e lo rovesciavano dal potere . Rassegnate le dimissioni , Crispi stette provvisoriamente in carica a tutto l'8 gennaio , per il solito mantenimento dell ' ordine e per il disbrigo degli affari ordinari urgenti . Il 9 febbraio Di Rudinì assunse l ' ufficio . Due giorni innanzi , il 7 mattina , ebbe , come ministro provvisorio , l ' ultima udienza reale , per la firma degli ultimi decreti . Proprio in quell ' ultima udienza perché l ' ultimo atto del grande Ministero fosse degno di tutta la sua vita - proprio fra gli ultimi decreti il Crispi presentava alla firma reale la onorificenza del gran Cordone di San Maurizio e Lazzaro d ' Italia per Cornelio Herz ! Poteva la Corona in quel momento rifiutarvisi , qualunque fossero le riluttanze istintive ? No . Non si poteva , per un sentimento di cordialità e cortesia ben naturale , dir no in una udienza di congedo ad un primo ministro che affacciava le ragioni del rapporto Menabrea , meno quell ' unica taciuta , e che presentava il decreto come un servizio al paese ! - l ' ultimo , dopo tanti , ch ' egli , pur nell ' andarsene , rendeva alla patria ingrata ; e il servizio consisteva in ciò : che quella onorificenza altissima era desiderata , domandata da Freycinet , allora presidente del Consiglio dei ministri di Francia , e che quindi era una cortesia personale al capo del governo francese , la quale poteva contribuire a migliorare in un momento difficile i nostri rapporti colla Francia e diminuire per noi i danni della tensione fra i due paesi ! E questa ragione - diciamolo subito - questa bugia con cui si vinsero gli ultimi scrupoli e le esitanze della Corona - che cioè la decorazione era un servizio al paese , perché desiderata e richiesta da Freycinet - fu poi risfoderata , ma in forma umoristicamente più timida , dal Crispi stesso nella Riforma , nella ultima miserevole risposta in ritirata , davanti agli attacchi dell ' Italia Rea / e ! State a sentire : ( Riforma 29 marzo 1893 ) . A nessuno può destar meraviglia il fatto che un ministro italiano , accusato come era l ' on . Crispi di francofobia , non si rifiutasse recisamente e immediatamente di accordare una onorificenza ad un uomo che notoriamente era in intimi rapporti coi governanti e gli altri principali uomini politici francesi , che dallo stesso governo francese era stato insignito di un ' alta onorificenza nella Legion d ' onore : e quando avea motivo di ritenere che , acconsentendo , avrebbe fatto cosa gradita a quei governanti . Avea motivo di ritenere ! non potea rifiutarsi recisamente ! quanta modestia improvvisa di frasi ! Ma no , on . Crispi ! voi avete fatto assai di più che non rifiutarvi recisamente ! Avete preso la cosa tanto a petto , che questa volta non badaste più ai requisiti che ci volevano , questa volta vi tornò buono il vecchio rapporto del Menabrea e del " motivo a ritenere " avete fatto di punto in bianco un desiderio di Freycinet , e per contentarlo - proprio voi , che nella lettera 25 luglio affacciavate tanti ostacoli - avete pensato bene di saltar via degli ostacoli il più grosso , presentando il decreto di onorificenza alla firma , a insaputa o meglio di nascosto del Consiglio dell ' Ordine , il cui previo avviso è prescritto per questi decreti : ma al Consiglio dell ' Ordine si sarebbe dovuto presentare la domanda di Freycinet , si sarebbe dovuto presentare , non monco , il rapporto di Menabrea . Evidentemente era più spiccio cogliere di sorpresa la Corona ! E per fare tutto questo , per conferire ad un affarista straniero di quella risma una altissima onorificenza italiana , rifiutata a senatori , a generali italiani , per far senza persino del Consiglio dell ' Ordine , per sorprendere la buona fede del re , si sceglie di straforo l ' ultima udienza di congedo , approfittando , diciamo la parola " abusando " dell ' ufficio provvisoriamente tenuto pel mantenimento dell ' ordine e pel disbrigo degli affari ordinari ! Altro che gli scrupoli della lettera 25 luglio '90 ! Meno male che di questo , quando in ombra lo accennai , persino l ' Opinione si scandalizzò ! Ma andiamo avanti che il bello , ossia il brutto , viene poi . Le bugie , dice il proverbio , hanno le gambe corte . E siccome si dava la combinazione che il Ressmann ( povero Ressmann , l ' hai pagata cara ! ) quei giorni si trovasse in Roma , la bugia naturalmente fu subito scoperta . Poiché il Ressmann , per desiderio della Corona interrogato , udito appena del decreto firmato , da uomo onesto , non nascose il suo stupore , sia per la cattiva fama di cui l ' Herz risultavagli circondato , sia per la assoluta sua incredulità riguardo alla storiella spacciata dal Crispi alla Corona , che si trattasse di un desiderio di Freycinet . Appunto in questa circostanza il Ressmann rammentò che , non per niente , l ' anno prima , sapendo i rapporti di Herz col suo principale Menabrea , si era schivato dal rispondere ad una domanda di informazioni . Ad ogni modo - ad abbondanza di scrupoli - promise che a Parigi , ove subito tornava , avrebbe appurato il fatto di Freycinet . ( Il Ressmann è vivo : è gentiluomo . Mi smentisca se io mento ) . Frattanto queste prime gravissime impressioni del Ressmann , non potevano non far grave senso in chi avea consentito la firma sulla fede del motivo addottogli e per alta cortesia verso un ministro dimissionario . Qualunque sia il giudizio sulle decorazioni , non può piacere a nessun capo di Stato il sapere che una delle più alte onorificenze a cui si legano , oltre i confini , il nome nazionale e il prestigio del proprio paese , sia il frutto di un inganno e fregi il petto di uno straniero di mala fama . Fu altissimo desiderio che , ad ogni buon fine e in attesa delle informazioni ulteriori che sarebbero giunte da Parigi , venisse per intanto tenuta in sospeso la registrazione del decreto , non che il rilascio della copia all ' interessato . È notorio difatti che per tutte queste pratiche burocratiche non occorrono ordinariamente mai meno di una quindicina di giorni e anche più . Ma era destino che si andasse di sorpresa in sorpresa . La persona incaricata di eseguir l ' alto ordine , va da Domenico Berti e trova , con suo stupore ... che , per sospendere , è troppo tardi . Che cosa era avvenuto ? Una cosa semplicissima : quella mattina stessa del 7 febbraio , appena uscito dalla udienza di congedo reale , colla stessa carrozza che già attendevalo , senza perdere un minuto , Francesco Crispi era andato dritto dritto dal Quirinale al Magistero degli Ordini , era piombato come una saetta , povero Berti , e , messogli il decreto firmato sotto il naso , ne aveva reclamata la registrazione immediata e il rilascio della copia in giornata . Tutto ciò per una nomina tenuta nascosta al Consiglio dell ' Ordine , ottenuta con una bugia e in base ad un rapporto bugiardamente mutilato . Altro che gli scrupoli meticolosi e lo andare col piè di piombo della lettera del 25 luglio ! Il Berti ebbe un bel protestare che non era possibile , che ci volevano al solito una quindicina di giorni , che , anche a far prestissimo , parecchi dì abbisognavano : Francesco Crispi non intendeva ragioni . Voleva ad ogni costo in giornata registrazione e copia per l ' interessato , e Domenico Berti chinò la testa promettendogli che in giornata l ' avrebbe . E così fu . E qui , ad illustrare la buona fede del signor Crispi , ritorna edificante il confronto fra la prima audace smentita della Riforma e quella di poi , quando le lettere dell ' Italia Reale l ' obbligarono a ringoiarsela . Al 23 marzo 1893 la Riforma stampava esser tutta una vile menzogna ed " essere fatto notorio ed accertato che fu l ' on . Crispi stesso a non dar corso ( ! ) alla decorazione di Herz " . Al 29 marzo , sei giorni dopo , messa al muro , confessava pudicamente : " Fece l ' on . Crispi , negli ultimi giorni del suo ministero , firmare il decreto , la cui copia gli fu trasmessa il 6 febbraio " . Oh pudica Riforma ! Ti vergogni tanto di dir chiaro che tutto avvenne , decreto e consegna , in un giorno solo e medesimo , tanta era la furia di tuo zio ! e che la copia " che gli fu trasmessa " fu il Crispi in persona a pretenderla , appena avuta la firma in tasca e che quel dì 7 il suo ministero ( ! ) era caduto da sette giorni ! Non restò che aver pazienza ed attendere le informazioni di Ressmann da Parigi , sperando che almeno confermassero trattarsi di un favore a Freycinet . Le informazioni arrivano ... e sono desolanti . Ressmann non solo conferma i pessimi ragguagli sull ' Herz , ma avverte che , recatosi dal presidente del Consiglio Freycinet , per domandargli se era vero che il gran cordone per l ' Herz era stato desiderato e chiesto secondo che Crispi avea detto al re , al sentir questo " scattò " addirittura , protestò con apostrofi vivacissime contro la menzogna e contro l ' abuso del nome suo ed ebbe duri epiteti per l ' Herz , dicendo che era stanco di sentirsi nominare quel mal ' arnese , chiamandosi già anche troppo arrabbiato perché si fosse dovuta conferire all ' Herz - per far piacere al Menabrea - una onorificenza francese . Insomma non c ' era più dubbio ; il re dal Crispi era proprio stato ingannato . Altro che protestargli devozione a chiacchiere ! Apro una parentesi . Il fatto di un decreto estorto a questo modo mi sembrò così grave , che , oltre l ' accertarmene in Roma , ho voluto accertarmene a Parigi . E la conferma avuta su questo punto chiarirà anche per il resto , la precisione con cui scrivo . Pregai dunque l ' amico Eandi a Parigi che si rivolgesse a voce , o meglio , per iscritto , al senatore Feycinet con una domanda precisa , onde averne precisa risposta per sì o per no . La domanda , fatta per iscritto , fu concepita in questi termini : Parigi , 7-5-'95 Signor senatore , dal mio amico Felice Cavallotti , il deputato dell ' Estrema Sinistra , ricevo l ' incarico di domandarvi qualche schiarimento intorno al decreto che conferiva a CornelioHerz il gran cordone dei Ss . Maurizio e Lazzaro . Si assicura che il ministro Crispi disse al re , che sottoscrivendo quel decreto , avrebbe fatto cosa grata a voi ; e che richiesto dal nostro ambasciatore Ressmann dichiaraste falso quanto a voi si riferiva . F . Cavallotti non desidera che la conferma o no della vostra smentita ; vi sarei grato se voleste darmi cinque minuti in proposito . Gradite signor senatore ecc . G . EANDI Risposta scritta di Freycinet : Paris , 8 mai 1895 Je m ' empresse de repondre a votre lettre d ' hier . Je ne possède pas de renseignements sur la question qui vous occupe et je ne puis que confirmer pleinement la déclaration de votre ambassadeur . Agréez , monsieur , l ' expression de ma consideration très distinguée C . DE FREYCINET M . r Giovanni Eandi Délégué de l ' Association Syndacale de la Presse étrangère . Non commento e tiro avanti . Arrivata la informazione da Parigi , il re non esitò un solo minuto . Un provvedimento , e subito , s ' imponeva . Bella novità sento dirmi . Questo non fu merito delta Corona ! questo fu tutto merito di Crispi ! Lo ha fatto stampar lui nella Riforma a più riprese ( Riforma 23 marzo , 25 marzo , 29 marzo '93 ) , e a lettere di scatola , che questo si deve a lui solo ! Che fu lui e nessun altri a lacerare il decreto con le sue mani appena vennero informazioni diverse . Ancora adesso , nel darmi del mentitore e di tutti i titoli , ha stampato da capo nella sua Riforma ( 10 giugno '95 , n . 148 ) " che l ' on . Crispi lasciò il potere il 9 febbraio dopo avere spontaneamente deciso di sospendere l ' effetto del decreto per l ' onorificienza , mentre avrebbe potuto liberamente dargli corso ( quanta bontà ! ) : e quindi l ' assurdo della calunnia del signor Cavallotti è evidente " . Altro che evidente ! Avendolo sospeso , il decreto , - come essa dice - prima del 9 ed essendo stato firmato il 7 - il Crispi non attese neanche il tempo per scrivere a Parigi ! - non ha fatto che farlo firmare , prenderlo dalle mani del re e stracciarlo ! ! ! Un gusto come un altro . Ma che si vuole di più ? C ' è là , stampata la lettera del signor Crispi del 4 maggio 1891 , dove prega il Reinach di non più insistere , perché è venuto un rapporto contrario ! È vero che la lettera è del 4 maggio , ossia di nientemeno che tre mesi dopo ; ma la risoluzione , non c ' è ombra di dubbio , Crispi l ' ha presa prima del 9 febbraio . Lo dice lui e tanto basta . Vediamo dunque in che modo il signor Crispi , appena avute le informazioni diverse , si affrettava a lacerare il decreto . Giunto che fu il rapporto sfavorevole del Ressmann , capitava il dì appresso a Domenico Berti la visita del commendatore Rattazzi , ministro della Real Casa ( possiam fargli il nome , perché già fu detto dall ' on . Di Rudinì davanti ai Sette , e al Di Rudinì , come vedremo , il Rattazzi , per debito d ' ufficio , dové narrare ogni cosa ) ; e , d ' incarico del re , significava al Berti le notizie arrivate da Ressmann , e la necessità che egli si recasse dal Crispi , per fargli restituire il diploma . Il Berti , all ' annuncio , per poco non isviene dalla emozione . Dice che ormai è cosa fatta , che non v ' era più rimedio , che il tornarci sopra poteva esser peggio , e che ad ogni modo lui non sentivasi di andar ad affrontare il Crispi : insomma , scongiura di dispensarnelo . Ribadendogli l ' on . Rattazzi trattarsi di un desiderio del re , l ' on . Berti rispose che si riserbava di parlarne a S.M. egli medesimo . Visto che non ci era nulla a cavarne , il comm . Rattazzi riferiva l ' esito della gita e riceveva l ' incarico di andare dal Crispi direttamente lui . Trattandosi però di un atto politico , prima di andarci , il comm . Rattazzi , per doverosa correttezza , si recava dal presidente del Consiglio in carica , l ' on . Di Rudinì , ad esporgli il desiderio dì S.M. e sentirne l ' avviso . Eravamo alla seconda metà del febbraio . Ora lascio la parola all ' on . Di Rudinì il quale davanti al Comitato dei Sette naturalmente fece un semplice riassunto . " A domanda . R . : Quando io andai al ministero , seppi dal Rattazzi che , per proposta dell ' on . Crispi , S.M. aveva concesso una onorificenza , il gran cordone Mauriziano , e che S.M. desiderava revocare il decreto . Risposi che a mio modo di sentire , S.M. aveva ragione di opporsi . " E fermiamoci per ora qui . Ripiglieremo l ' interrogatorio più avanti . Avuto questo assenso dall ' on . Di Rudinì , l ' on . Rattazzi prendeva il suo coraggio a due mani e si recava in via Gregoriana ad affrontare la tempesta . Ahimè ! ci siamo . Senza molti preamboli l ' on . Rattazzi annunzia , all ' onorevole Crispi , che veniva per incarico e desiderio del re a pregarlo di restituire il diploma , ritirato da lui , essendo giunte da Parigi sull ' Herz informazioni pessime e per di più essendo giunta a cognizione di S.M. che la ragione politica addotta per l ' onorificienza non sussisteva , da che il presidente del Consiglio Freycinet , interrogato s ' ei l ' avesse desiderata o chiesta , aveva recisamente smentita la cosa . Crispi scatta furiosamente esclamando : " È impossibile ! Non è vero ! " . L ' altro gli osserva cortesemente e con flemma che il negare non serve , che la smentita proviene direttamente da Parigi , dal Ressmann , raccolta dalla bocca stessa del Freycinet , ( ah , povero Ressmann , l ' hai pagata cara ! ) e che le notizie intorno all ' Herz sono proprio cattivissime . Crispi , confuso , protesta ch ' egli ne avea avuto di eccellenti dall ' ambasciatore Menabrea ( quelle tali del rapporto famoso dell ' anno addietro , in seguito al quale la pratica si era dovuta metter la prima volta a dormire ! ) e che riserbavasi di fargliele vedere per convincere lui ed il re . Insomma per quel giorno non ci fu verso di cavarne nulla . Altro che stracciare il decreto appena giunte le informazioni nuove ! Il Rattazzi si reca ad informare della resistenza energica trovata , tanto il re che il Di Rudinì , colla cui piena intesa , ritorna infatti , di lì a qualche giorno , dal Crispi , e lo trova più duro , più ricalcitrante che mai . A un certo punto il Crispi tira fuori finalmente da un cassetto del suo scrittoio , a destra , il famoso rapporto Menabrea ( ah Giolitti , Giolitti sottrattore di documenti ! ) dove eran segnati dei brani , e ne legge col Rattazzi quelli che a lui Crispi facevan comodo nei quali infatti si parlava dei meriti scientifici dell ' Herz e della sua campagna del 1870; ma nella lettura scappa fuori , e l ' altro afferra naturalmente , anche il brano dove il Menabrea , per discarico di coscienza , accennava al genere di vita equivoco dell ' Herz , e sconsigliava l ' altissima decorazione ! Il Crispi , confuso e colto in fallo , si rimangia una parte delle sue parole , si degna convenire che il rapporto Menabrea non è tutto favorevole ( figurarsi poi che cosa sarebbe stato , se Menabrea nel mentre lo dettava non fosse stato debitore dell ' Herz ! ) ma , aggiunge , che infine qualche cosa di favorevole ci si trova ( sfido io ! ) e promette di mandargli le informazioni trascritte , perché anche S.M. si persuada . Insomma di fargli restituire il diploma neanche quella seconda volta non vi fu verso ! Altro che stracciar il decreto non appena giunte le informazioni contrarie ! Arrivano di fatti , il di appresso , al Rattazzi i famosi estratti delle informazioni del rapporto . Inutile il dire che le cattive erano state omesse ! Altra visita inutile ; altra resistenza del Crispi che piglia tempo qualche giorno ancora . Ma qui dobbiamo far pausa un istante , e aprire una parentesi , perché qui si intercala un curioso intermezzo che , da quanto narrai , riceve finalmente la spiegazione . Evidentemente le cose pel Crispi si imbrogliavano . Le insistenze del Rattazzi , nel compimento del suo dovere , mettevano il Crispi colle spalle al muro . Quel caro Reinach , per amor del quale si era così compromesso , lo aveva posto in un gran brutto impiccio : chi sa ( voi direte ) in cuor suo quante imprecazioni doveva mandargli ! Ohibò ! Proprio in quei giorni che il Rattazzi lo tormentava , era venuta a Crispi la felice ispirazione di telegrafare al Reinach a Parigi , di venire ad intendersi a viva voce . È telegramma , del resto non più negato , che I ' Y . della Italia Reale ebbe nelle proprie mani . E il risultato di questa chiamata improvvisa nei giorni che il Crispi era , per colpa del Reinach , assediato e messo dal Rattazzi alle strette , è la improvvisa commovente risoluzione del Crispi di ritornare avvocato di quel Reinach al quale doveva tanti guai , e che , a suo dire , non gli aveva neanche pagato ancora gli onorarj di quattro anni ( ! ) indietro . Ah ! quella chiamata frettolosa del Reinach a Roma e quella cara lettera di comodo , proprio del 17 febbraio ( nei giorni delle visite Rattazzi ! ) tirata fuori dalla Riforma ! " Caro Jacques , poiché lo volete , tenetemi per vostro avvocato ! " . E quella improvvisa liquidazione di arretrati , proprio in quei giorni , che intermezzo comico e faceto ! Farei torto ai lettori , che hanno già capito , se mi perdessi ad illustrarlo . Ripigliamo il filo del racconto , che è meglio . Dopo l ' ultima inutile visita , capita al comm . Rattazzi uno dei soliti bigliettini nervosi del Crispi che gli dice di ripassare da lui . - Meno male , avrà pensato il Rattazzi , finalmente si è persuaso ! Va e trova il Crispi , rasserenato , che gli dice : " C ' è del nuovo ! " . Il nuovo era questo : l ' on . Crispi tirò fuori dal cassetto un bel vaglia di 60.000 lire , col quale , disse lui , visto che i titoli dell ' Herz non persuadevano , si poteva aggiustar tutto ( ! ) mediante elargizione di beneficenza dell ' Herz al Magistero dell ' Ordine ! Tableau ! E siccome la scena il Rattazzi l ' ha dovuta per forza , per dover suo , raccontare subito allora al ministro Di Rudinì come vedremo - possiamo provarci a raccontarla quasi fotograficamente , anche noi . Il Crispi e il Rattazzi stavano seduti . Alla strana , inattesa , esibizione il Rattazzi si alzò da sedere e con un gesto della mano repulsivo , significantissimo , disse al Crispi : " Ah no , la prego ! Per carità non tiri fuori di quella roba . A prendere del denaro di Francia per una decorazione italiana , che direbbero i francesi di noi ? " . E Crispi : " È una lezione che lei mi vuol dare ? " ( testuale ) . Rattazzi : " Non è una lezione . Le dico che il decoro del re , del Governo italiano , del Paese ne va di mezzo e la invito , ancora un ' ultima volta , in nome del re , che lo vuole , a restituirmi il diploma " . Crispi : " No : questo no . Né oggi , né mai " . Rattazzi comprese che era tempo perso : troncò il colloquio e andò a render conto al ministro Di Rudinì della scenata . Rudinì comprese che bisognava finirla : appoggiò la decisione del re e S.M. il re dispose che il decreto non avesse corso . Ora , a maggiore conferma del racconto , possiamo qui ripigliare il resto dell ' interrogatorio Di Rudinì , davanti il Comitato dei Sette . Interrogatorio Di Rudinì . " Tornò Rattazzi e mi disse che Crispi insisteva dicendo che Herz avrebbe elargito L.60.000 all ' Ospedale Mauriziano , e che S.M. resisteva . Risposi che S.M. aveva , per me , ragione di resistere e seppi poi che S.M. aveva ritirato il decreto . Del resto io non conoscevo l ' Herz e la ragione della mia opposizione si deve alla mia costante ripugnanza a conferire onorificenze a stranieri , specie quando vi sia di mezzo come forma di corrispettivo il denaro ... Infine tutto il merito della non conferita onorificenza all ' Herz si deve al re . " E in quest ' affare non ci è che dire , la correttezza del Re fu appena uguale alla sua pazienza ! Così , e in questo modo , Crispi , informato delle notizie sfavorevoli sull ' Herz , " aveva lacerato il decreto " ! Ma domando io : se la resistenza del signor Crispi fosse stata onesta e lecita , perché negarla così spudoratamente ? E , colto in flagrante colla sua menzogna , che bisogno di altro per giudicar le restanti ? A che serve tentare ancora negar le lettere dell ' Italia Reale chiamate al primo giorno tutte false , dopo che per propria difesa vi siete ridotti ad ammetterne e confessarne parecchie ? O non dirle tutte false prima , o confessarle tutte vere poi . Dove siano d ' altronde andate a finire le 60.000 lire mostrate da Crispi al comm . Rattazzi è un quesito che l ' Opinione ha voluto porre a sé medesima . Io non lo pongo , poiché mi occupo solo delle cose che so e che mi risultano certe e provate . Perciò , qualunque sia stata la fine delle 60.000 lire che erano quel dì già in mano al Crispi , ( rispettiamo l ' impenetrabile segreto e ammettiamo che Crispi abbia aperto la finestra e fattele volar via ) io mi occupo di quell ' altre 50.000 , posteriori , su cui di dubbio non ce ne resta più . E , se un ' ombra ne restasse , basterebbe a dissiparla il sentire l ' onesto accusato , scoperto bugiardo a quel modo , in tutte le difese sue , dalla prima all ' ultima , l ' onesto dilettante di testimonianze false e di falsi , ricorrere all ' ultima ratio e gridare : " Mostratemi il foglio dove io l ' abbia confessato ! " . No , no , onesto accusato : questo nei casi tuoi , non si usa . Questo nessun pratico lo fa , bisognerebbe essere un imbecille . Quando si fanno le ricevute in questi casi , si fanno in forma prudenziale , come la tua : " Ricevo la fav . v . col noto documento . Mi metto subito all ' opera e riusciremo presto " . Ma è appunto per questo che si ricorre in questi casi ad altre prove ! E tu hai già confessato anche troppo il 18 marzo 1893 , quando all ' annunzio della scoperta delle 50.000 pagateti , invece di scattar furibondo , hai balbettato nel dispaccio della Stefani che erano pagamento d ' onorari vecchi : fu incauto confessare il pagamento , mentre del titolo che ne hai addotto ti è mancata la prova ! Io , invece , ho dovuto e potuto provarti colla testimonianza precisa del relatore della inchiesta , colla testimonianza solenne del suicida in persona , colla lettera Reinach 24 marzo - ammessa dalla Riforma tardivamente e per forza - che il titolo era un altro : che le cinquantamila lire furono date per il cordone di Herz - e per niente altro . È prova piena sì o no ? Dopo scoperte le tue bugie e dopo letti i tuoi precedenti , basterebbe ad un magistrato la decima parte di quella prova ! Ma la prova esubera , perché il signor Crispi e la Riforma si incaricavano di completarla . Io non so immaginare - dopo quello che siamo venuti scoprendo - documenti più gravi per il Crispi di quella lettera Reinach del 30 aprile 1891 e di quella lettera Crispi del 4 maggio successivo che la Riforma " disorientata " ha commesso la imprudenza di pubblicare . Il 30 aprile ( quasi un mese e mezzo dopo che il decreto era stato annullato dal re ) Reinach scriveva a Crispi ( Riforma 29 marzo 1893 ) : " sono davvero molto infelice perché non mi fate questo piacere e favore " . Lamento che concorda perfettamente con quello dell ' altra sua lettera trovata nel piego : " Ho dato a Crispi cinquantamila lire per un affare che poi non ha fatto " . E - in data 4 maggio 1891 - finalmente il Crispi scrive candidamente a Reinach ( Riforma , 29 marzo 1893 ) una lettera monumento ove dice : Roma , 4 maggio 1891 Caro Jacques , vi prego di non insistere più nella domanda per la saputa decorazione . Le ragioni per le quali era stata domandata son venute meno ... Mancando la ragione politica ed i meriti del decorando , prudenza esige non se ne parli più . Del resto fate che il vostro amico renda qualche servizio all ' Italia ed allora potrà meritarsi un premio al quale , al presente , parmi non possa aver diritto . Vostro aff.mo CRISPI Oh , delicatissimo uomo ! Solamente ai 4 di maggio , due mesi dopo che il decreto era annullato , ti sei risoluto a far sapere al povero Reinach la verità ? E non gli hai detto nulla né alla fine di febbraio , né ai primi di marzo , quando Rattazzi ti metteva alle strette e il Reinach per tua confessione - trovavasi qui in Roma chiamato da te ? E invece di sfogarti irritato con lui per la triste figura che ti aveva fatto fare , l ' hai lasciato nella sua beata illusione , al punto che il 24 marzo ( data ammessa da te , provata schiacciantemente dall ' indice del morto ) per abbreviare i ritardi , egli credesse necessario ungere ancora le ruote e ti mandasse le 50.000 lire per spese di cancelleria , come è detto a chiare lettere nel verbale di Parigi ? E - dopo le informazioni sapute sull ' Herz non te la senti venire neanche una amara parola - tu che tante contro i galantuomini ne trovi ! e hai il coraggio ancora di esprimere in termini affettuosissimi al caro Jacques la speranza che un tipo di quel genere renda alla tua Italia servigi ? Non ai 4 di maggio , ma ai 4 di marzo la dovevi scrivere quella lettera , e una lettera in quei termini non la scrive che chi ha perduto il diritto di dire le sue ragioni . Una lettera , come quella , poteva scriverla soltanto chi , avendo al Reinach il 5 marzo taciuto ogni cosa , nascostogli che il re rivoleva il diploma , lasciava partire il Reinach nella illusione , e accettava che egli mandasse due settimane ancora dopo - quando il decreto non era più ! - 50.000 lire per le spese di cancelleria del medesimo ! Evvia : io non cerco nel codice come si chiamano di queste cose . - Mi limito a dire che c ' è un Dio - non so se sia quello di Napoli ; - ma un Dio certamente , che punisce i colpevoli e che ha suggerito al signor Crispi di stampare - credendo di difendersi - la lettera accusatrice del 24 maggio ! Poiché era ben chiaro che un dì o l ' altro bisognava pur scriverla ! Non vedendo mai venir nulla , il Reinach e l ' Herz si sarebbero stancati , e il dì che dovette confessare , il signor Crispi , nei panni suoi , non poteva pigliarli che colle buone . Anzi ancor più che colle buone ! poiché , giunti qui al termine dell ' istoria , possiamo rifarci al principio : a quella intervista del gennaio 1893 col redattore della Tribuna , dove Crispi lasciossi sfuggire essersi trovato a Ginevra con Herz all ' Hotel de la Paix e aver pranzato insieme da buoni amici . E siccome è presto e facilmente accertato che l ' incontro fu estivo , cioè posteriore alla lettera 4 maggio , non restami che ammirare questa affettuosa , incrollabile , insuperabile amicizia , resistita nel cuore dell ' ex ministro ai disinganni sull ' amico suo e alle pessime e perfide informazioni sul di lui conto mandate da quel tristo di Ressmann , che avean fatto lacerare il decreto , ma per tener testa alle quali l ' amico devoto non aveva esitato a tener testa anche al re ! E avrei finito , se non m ' accorgessi che ho dimenticato di far cenno di quel curioso documento apparso nella Relazione dei Cinque , e che il prefetto Winspeare di Milano fu ad un pelo di pagare ben caro . Parlo del telegramma cifrato 26 marzo '93 con cui il prefetto trasmetteva a Giolitti , Presidente del Consiglio , la copia di un dispaccio di Weill - Schott a Crispi , di quel giorno , che diceva : Luciano arrivato qui stanotte sarà Roma Hotel Europa lunedì mattina , mi assicura non poter nulla consegnare non avendo libera disposizione carte paterne . Questo telegramma con quella data , che nella Relazione dei Cinque sembrò un rebus , non lo è più per il lettore che mi ha seguito fin qui . Esso coincide col momento preciso in cui Crispi e la Riforma ( che - alla brutta scoperta di Parigi - avean creduto di salvarsi col dispaccio della Stefani del 18 marzo e con lo smentire ogni cosa ) si trovavano presi fra le proprie bugie e le rivelazioni schiaccianti dell ' Italia reale . E in quei dì il corrispondente dell ' Italia Reale a Parigi , recatosi d ' ordine del suo direttore alla palazzina Reinach , a parlare con Luciano Reinach , apprendeva precisamente dal famigliare medesimo dal quale aveva già avuto le copie delle lettere , che il Luciano era partito , chiamato a Roma in gran fretta e segreto da Palamenghi - Crispi . [...] Luciano Reinach , chiamato a Roma di furia nell ' ora che la Riforma si trovava a mal partito , telegrafava lungo il viaggio che non potrà consegnar nulla , non avendo più la libera disposizione delle cane paterne . Infatti , eran già in mano del giudice ! E giunge , il Reinach , a Roma il lunedì 27 , ricevuto alla stazione in gran segreto da due intimi segretari di Crispi , coi quali va difilato a chiudersi in una casa ai Prati di Castello ; e il suo arrivo è tenuto segreto e nascosto come l ' arrivo di un cospiratore o di un latitante , e con tanta gelosa cura che si ottiene di farne cancellare il nome persino dal registro dei forestieri ! Ma il suo arrivo produce un cambiamento a vista : e l ' effetto immediato è ... l ' articolo della Riforma del dì successivo ( 28-29 marzo '93 ) dove muta interamente il piano di difesa , rinunzia alle smentite temerarie del 18 , del 22 , del 24 , non parla più di lettere false o pretese e si degna d ' ammettere l ' esistenza ... della lettera Reinach 24 marzo 1891 ! TERZA PARTE Del resto il delicatissimo uomo , cui parve delicato tanto l ' opporsi alla inchiesta sulla Banca Romana , essendone debitore clandestino e domandandole due dì appresso altro sconto , quanto lo attestare il falso ad un giudice , ha torto di affastellare contro la luce del sole smentite inutili , bugie , quando si scopre che si mandano cinquantamila lire per un gran cordone . Dopo tutto non è gran somma ; egli è abituato a ben maggiori e - fatto ragguaglio dei tempi e della età e dell ' altissimo grado dell ' uomo , non esorbita le proporzioni del prezzo che - semplice giovane avvocato in Palermo - sotto il governo dei Borboni chiedeva per ottenimento , non di decorazioni , ma di impieghi . Ne fa fede un vecchio istromento notarile del dicembre 1845 da tempo giuntomi nel suo autentico originale , rogato dal notaio Francesco Marchese al quale è annesso l ' allegato seguente : Palermo , dicembre 1845 Tengo in mio potere ducati trecento , denaro del cav . Giuseppe Vassallo Paleologo che mi obbligo pagarlo al sig . avvocato D . Francesco Crispi , qualora in fra mesi quattro dalla data del presente otterrà un posto di consigliere di Intendenza in una delle provincie del regno delle due Sicilie . Scorso tal termine senza che il real decreto o real rescritto di elezione siasi emanato , i suddetti ducati trecento saranno da me restituiti al cennato sig . cav . Vassallo . Il cennato sig . avvocato Francesco Crispi resta obbligato di giustificare che nel termine anzidetto abbia avuto luogo la elezione a consiglier di Intendenza del signor cav . Vassallo e ciò non fatto nel termine stesso , io sottoscritto potrò restituire a quest ' ultimo i ducati trecento . Visto : GIUSEPPE VASSALLO PALEOLOGO Segue istromento notarile 26 decembre 1845 atti Marchese di Palermo confermante la obbligazione suddetta relativa al deposito fatto di onze cento da parte del sig . Giuseppe Vassallo Paleologo , per pagarle al sig . avv . Francesco Crispi ove fra quattro mesi si verificasse la condizione in detto tengo in mio potere annunziata . L ' atto è in forma esecutiva e firmato autenticamente dal notaio . Venuto a sentore di questo documento , quel tal amico di Crispi , retour de Londres ( Comandini , n.d.r) , mise subito avanti le mani e telegrafò per tutta Italia ai giornali della Casa , che la mia prova dell ' affare di Herz non sarebbe stata altro che questo . Ma no , ottimo reduce , io non cito quell ' aneddoto antico che a solo studio di fisiologia , perché è nella giovinezza dei grandi uomini che se ne giudicano le vocazioni . A 24 anni , a 22 anni i fratelli Bandiera e Domenico Moro nel luglio 1844 avevano la vocazione di morir per l ' Italia e farsi fucilare dai soldati del Borbone nel Vallone di Rovito . A 26 anni , nel dicembre 1845 - un anno e mezzo dopo - Francesco Crispi aveva quella di procurar impieghi del Borbone per denaro . Un contratto lecitissimo , non c ' è che dire ; anzi il reduce di Londra e gli altri scribi della Casa assicurano che vi furono a Napoli " numerosi avvocati , giovani specialmente , che patrocinavano affari personali presso i dicasteri centrali governativi e tali patrocinatori chiamavansi appunto avvocati ministeriali : e l ' avvocato Francesco Crispi era del numero " , sicché era proprio una cosa bellissima ; tanto vero che fu rogata da notaio . Lo spionaggio ansioso , sporco , affannoso , esercitato in questi giorni dal servitorame di casa Crispi intorno a me - spinto fino al nauseante spettacolo di membri del governo postisi alle costole di intimi miei - se ha ben rivelato come sentasi di coscienza il padrone , che per non dar di sé conto , ai 15 dicembre scappava - meritava dopo tutto un castigo . Che del resto il Crispi già ventiseienne all ' epoca che i Bandiera e i Moro e tanti altri più giovani di lui per l ' Italia eran già morti - non desto ancora agli entusiasmi italici , fosse perfettamente a posto suo nel delicato ufficio che esercitava allora - e che spiega tanta parte del Crispi di poi - cioè si fosse cattivate le simpatie vive e le buone grazie del Borbone - che era il requisito indispensabile per esercitarlo , questo neanche i suoi stessi biografi panegiristi lo negano . Ei se l ' era cattivate colle sue prose borboniche del 1840 e 1841 nel giornale di Palermo l ' Oreteo ( dove eravate intanto voi pensatori e cospiratori e martiri della Giovane Italia ? ) in onore e gloria di Ferdinando di Borbone e della sua casa " a cui era data ( sue parole ) la gloria di rigenerare la Sicilia " . [...] Né io le ricorderei qui , se non avessi le orecchie stanche alla nausea dal sentir tutti i giorni gli scribi della Casa , ad ogni legittima censura degli atti del padrone , rispondere col ritornello che egli stava facendo l ' Italia , mentre i censori non erano nati . E fu in grazia di quelle prose che Francesco Crispi , da Palermo tramutandosi al foro di Napoli , ottenne la grazia specialissima - riservata solo ai ben pensanti - della dispensa dall ' esame rigorosamente prescritto per la iscrizione regolare nel foro napoletano : grazia secondo quanto fu detto allora e poi , personalmente e direttamente chiesta al re : tanto che gli stessi biografi panegiristi non lo impugnano e il povero Leone Fortis nella biografia per commissione è ridotto a confessare , che anche " data od esclusa la domanda diretta e personale è certo che la concessione fatta al Crispi dovette avere il beneplacito del re , come è fuor di dubbio cheCrispi per l ' esercizio della sua professione , ebbe a chiedere frequenti udienze del Borbone - il quale fu sempre con lui affabile e cortese e fece spesso ragione ai suoi reclami tanto che Crispi stesso riconosce di non avere a che lodarsi dei rapporti avuti con lui " . Ah , gli amici ! Già per certi servigi non ci son che loro . Ma quando il povero Leone Fortis scriveva quelle linee di storia , non era ancor venuto fuori il rogito notarile di Palermo del 1845 - a rivelare in qual modo Francesco Crispi metteva a profitto le " frequenti udienze del Borbone per l ' esercizio della sua professione " . E se io fossi stato presente a quella udienza in cui Francesco Crispi - ai deputati di Calabria , venuti , non è guari , a reclamare per la loro terra infelice contro il furto impudente dei soccorsi a lei dati dalla pubblica carità - rispondeva insolentendo e richiamando burbanzosamente i suoi vanti di cospiratore per la Calabria sotto i Borboni , ah , se io fossi stato presente , come lo avrei messo al posto , rifacendogliela io la sua storia vera da cospiratore ! Io , sì , gliela avrei detta quale fu la sua parte nella cospirazione calabra e messinese del 1847 , dove fioccarono innumerevoli condanne feroci alla morte ed all ' ergastolo e alle pene minori , ed egli non ebbe neppure torto un capello , neppure il più piccolo disturbo di una chiamata in polizia , a cui non isfuggivano anche i più lontanamente sospetti ; - e la sua parte nella rivoluzione del gennaio 1848 a Palermo dove - sapendo che la insurrezione era fissata pel 12 , lasciò La Masa da Napoli recarvisi solo e aspettò che La Masa e i Carini e Buscemi e Oddo e Paolo Paternostro e Jacona e Bivona e Grammonte e tutti gli altri eroi chiamassero il popolo in Fieravecchia alle armi e lo portassero alla battaglia e alla vittoria , per imbarcarsi allora da Napoli , sullo stesso piroscafo che portava il generale borbonico , recantesi a negoziare cogli insorti vittoriosi ! Io sì , se fossi stato coi deputati calabri , insolentiti nell ' ora in che compivano un dovere , glie l ' avrei ridotta alle proporzioni vere e modeste la sua parte in quei giorni , per la Sicilia gloriosi , che ebbero - meno male ! - virtù di convertire alla nuova fede il postulante delle udienze borboniche : in quella insurrezione , di cui ebbe il coraggio di farsi , dai suoi scribi adulatori pagati , dipingere come l ' anima e la mente , il capo ( ! ) - mentre il general Filangeri , sottomettendo Palermo , non gli fece neanche l ' onore di comprenderlo nei 43 gloriosi esclusi dalla piena generale amnistia ! E gli avrei ricordato i vanti non meno grottescamente bugiardi con cui della Impresa dei Mille , tentò sfrondare - nei pagati panegirici - la gloria al gran duce e appropriarsi il vanto di iniziatore , preparatore , organizzatore dell ' impresa rivendicato da Garibaldi unicamente a Rosalino Pilo , a Nino Bixio , a Bertani ! quale fu la sua parte vera nelle battaglie che non lo videro e di cui si fece spacciare persino il genio strategico ! Questo avrei detto io , l ' umile , io l ' ultimo dei fantaccini di Milazzo , al glorioso sostitutor di Garibaldi . Ma è una storia che riserberò - documentandola - ad altro tempo , se occorrerà , perché mi accorgo che la nausea mi ha già tratto troppo lunga digressione . [...] CONCLUSIONE So benissimo che a Francesco Crispi , ai suoi tempi e a quelli d ' ora , per accusare , nonché un uomo , tutto intero un partito , sarebbe bastata nemmen la centesima parte di quanto ho dovuto in queste pagine ricordare . Oggi a lui basta un paio di documenti falsi da leggere alla Camera . In altri tempi gli bastava anche meno : quando il 15 giugno 1867 vituperò nella Camera Bettino Ricasoli , accusandolo - egli ! - d ' aver rubato il danaro pubblico per pagar le elezioni e la stampa , e fu messo a dovere da Giuseppe Biancheri e da Nino Bixio che lo sferzò a sangue , Francesco Crispi invitato a produr prove , rispose che per gli uomini politici e per le assemblee politiche basta per prova " il convincimento morale " ! Quando più tardi nel 1868 volle accusare tutta la Destra di ladroneccio e di concussione , fece rubare , per danaro , nel cassetto di Paulo Fambri , segretario della Camera , dal noto Burei , le di lui carte , tra cui la lettera di suo cognato Brenna , che conteneva due parole sole , diversamente interpretabili a piacere " facciamo quattrini " . E con quelle due sole parole mise l ' incendio in Camera , denunciò la Destra alla pubblica vendetta , scatenò lotte tremende , si eresse Minosse inesorabile . Io non ho i metodi di Francesco Crispi : non vado a rubare nei cassetti degli altri e non mando - e quando l ' odio politico osò accusarmi di qualcosa di simile , feci ciò che fa un galantuomo - trascinai l ' accusatore in tribunale - lo ammisi alle prove - gli abbandonai alla luce del sole la mia vita intera - lo feci , con due sentenze solenni , condannare . Io non ho i metodi di Crispi - non rubo documenti - non li sottraggo agli archivii della Consulta - non credo che bastino , come a Crispi , due documenti falsi o due parole di una lettera privata per accusare chicchessia . Perciò , per accusarlo , ho voluto essere innanzi alla certezza e ad elementi di prova che lo farebbero condannare da qualunque giurì . Per chiamarlo testimonio falso non c ' è bisogno di ragionamenti : basta prendere il testo ufficiale del suo esame per confrontarlo col testo dei suoi biglietti . Per chiamarlo concussore nei fatti bancarii non v ' è bisogno di ragionamenti : basta leggere negli atti ufficiali il suo discorso del 20 dicembre e mettervi a riscontro i documenti del suo debito occulto alla Banca in quel dì e del debito nuovo di quattro giorni dopo . Per chiamarlo concussore nel fatto Herz non v ' è bisogno di ragionamenti : basta leggere la testimonianza del suicida nell ' ora della morte : la lettera di Reinach riconosciuta , la confessione di Crispi e la storia schiacciante delle sue bugie - una dopo l ' altra smascherate . Per un affare onesto , confessabile , non si inventano a nasconderlo tante menzogne ! E ho voluto nella prova abbondare : lasciando pel giudizio , a cui Crispi non può più sottrarsi , il rimanente . So bene che , se tutto questo è non solo bastante , ma esuberante pei galantuomini , non basterà mai per i disgraziati , che servono Crispì a stipendio ( con pubblico furto ) da quindicimila lire al mese in giù ; non servirà per coloro cui lega a Crispi la triste non frangibile solidarietà dell ' interesse e della colpa : non basterà , non può bastare per deplorati come lui , benché meno aggravati di lui , dei quali Francesco Crispi ha dovuto alle urne farsi paladino - combattendo a morte i loro giudici - e dei quali ha dovuto farsi nella Camera la guardia del corpo , la sua guardia di onore . Ma non tutti fra coloro nella Camera e fuori , che hanno creduto , non conoscendolo , in lui , non tutti a lui sono legati da solidarietà di quel genere : sono pur fra essi uomini di cuore , onest ' uomini e gentiluomini . Per questi soltanto ho parlato e per tutti quelli che nelle mie file o in file diverse di qualsiasi partito , hanno invocato la tregua di Dio sul terreno , ove tutti i cuori onesti si incontrano . E ho parlato per la pubblica coscienza , la quale , infallibile giudice , sa distinguere il linguaggio del galantuomo indignato da quello del libellista , il linguaggio del vero da quello della menzogna - e alla quale mi presento serenamente colla fronte alta di chi compie un dovere . Roma , 15 giugno 1895
Saggistica ,
I . In questo genere di considerazioni , come in tanti altri , ma in questo più che in ogni altro , è di non piccolo impedimento , anzi torna di fastidioso impaccio , quel vizio delle menti addottrinate coi soli mezzi letterarii della coltura , che di solito dicesi verbalismo . Si insinua e si espande in ogni campo di conoscenze cotesto mal vezzo ; ma nelle trattazioni che si riferiscono al così detto mondo morale , e ossia al complesso storico - sociale , accade assai di sovente , che il culto e l ’ impero delle parole riescano a corrodervi e a spegnervi il senso vivo e reale delle cose . Là dove la prolungata osservazione , il reiterato esperimento , il sicuro maneggio di raffinati istrumenti , l ’ applicazione totale o almeno parziale del calcolo , finiron per metter la mente in una metodica relazione con le cose e con le variazioni loro , come è il caso delle scienze naturali propriamente dette , ivi il mito ed il culto delle parole rimasero oramai superati e vinti , ed ivi le questioni terminologiche non hanno in fin delle fini se non il valore subordinato di una mera convenzione . Nello studio , invece , dei rapporti e delle vicende umane , le passioni , e gl ’ interessi , e i pregiudizii di scuola , di setta , di classe , di religione , e poi l ’ abuso letterario dei mezzi tradizionali della rappresentanza del pensiero , e poi la scolastica non mai vinta e anzi sempre rinascente , o fanno velo alle cose effettuali , o inavvertitamente le trasformano in termini , e parole , e modi di dire astratti e convenzionali . Di tali difficoltà bisogna che innanzi tutto si renda conto chi mette fuori in pubblico la espressione , o formula , di concezione materialistica della storia . A molti è parso , pare e parrà sia ovvio e comodo di ritrarne il senso dalla semplice analisi delle parole che la compongono , anziché dal contesto di una esposizione , o dallo studio genetico del come la dottrina si è prodotta , o dalla polemica con la quale i sostenitori suoi ribattono le obiezioni degli avversarii . Il verbalismo tende sempre a rinchiudersi in definizioni puramente formali ; porta le menti nell ’ errore , che sia cosa facile il ridurre in termini e in espressioni semplici e palpabili l ’ intricato e immane complesso della natura e della storia ; e induce nella credenza , che sia cosa agevole il vedersi sott ’ occhi il multiforme e complicatissimo intreccio delle cause e degli effetti , come in ispettacolo da teatrino ; o , a dirla in modo più spiccio , esso oblitera il senso dei problemi , perché non vede che denominazioni . Se si dà poi il caso , che il verbalismo trovi sostegno in tali o tali altre supposizioni teoretiche , come sarebbe questa , che materia voglia dire un qualche cosa che sta di sotto o di contro ad un ' altra cosa più alta o più nobile , che vien chiamata lo spirito ; o se si dà il caso , che esso si confonda con l ' abito letterario di contrapporre la parola materialismo , intesa in senso dispregiativo , a tutto ciò che compendiosamente chiamasi idealismo , cioè all ' insieme d ' ogni inclinazione e d ' ogni atto anti - egoistico : e allora sì che siamo spacciati . Ed ecco che si sente dire : qui in questa dottrina si tenta di spiegare tutto l ' uomo col solo calcolo degl ' interessi materiali , negando qualsiasi valore ad ogni interesse ideale . A far nascere di tali confusioni non è valso poco la inesperienza , la incapacità e la frettolosità di certi propugnatori e propagatori di questa dottrina ; i quali , per la premura di spiegare agli altri ciò che essi medesimi non intendevano a pieno , mentre la dottrina stessa non è se non agli inizii suoi , ed ha bisogno ancora di molto sviluppo , si son data l ' aria di applicarla , pur che sia , al primo caso o fatto storico che loro capitasse fra mani , e l ' han quasi ridotta in briciole , esponendola alla facile critica ed al dileggio degli orecchianti di novità scientifiche , e di altrettali sfaccendati . Per quanto è lecito qui , in queste prime pagine , di respingere solo preliminarmente cotesti pregiudizii , e di redarguire le intenzioni e le tendenze che li sorreggono , occorre di ricordare : - che il senso di questa dottrina va innanzi tutto desunto dalla posizione , che essa assume ed occupa di fronte a quelle , contro le quali si è effettivamente levata , e segnatamente di fronte alle ideologie di ogni maniera ; - che la riprova del suo valore consiste esclusivamente nella spiegazione più conveniente e congrua del succedersi delle vicende umane , che da essa stessa deriva ; - che questa dottrina non implica una preferenza soggettiva ad una certa qualità e somma d ' interessi umani , contrapposti ad altri interessi per elezione di arbitrio , ma enuncia soltanto la obiettiva coordinazione e subordinazione di tutti gli interessi nello sviluppo di ogni società , ed enuncia ciò per via di quel processo genetico , il quale consiste nell ' andare dalle condizioni ai condizionati , dagli elementi della formazione alla cosa formata . Almanacchino pure i verbalisti , a posta loro , sul valore della parola materia , in quanto è segno o ricordo di metafisica escogitazione , o in quanto è espressione dell ' ultimo sostrato ipotetico della esperienza naturalistica . Qui noi non siamo nel campo della fisica , della chimica o della biologia ; ma cerchiamo soltanto le condizioni esplicite del vivere umano , in quanto esso non è più semplicemente animale . Non si tratta già di indurre o di dedurre nulla dai dati della biologia ; ma , anzi , di riconoscere innanzi ad ogni altra cosa le peculiarità del vivere umano , che si forma e sviluppa per il succedersi e perfezionarsi delle attività dell ' uomo stesso , in date e variabili condizioni ; e di trovare i rapporti di coordinazione e di subordinazione dei bisogni , che sono il sostrato del volere e dell ' operare . Non è una intenzione che si cerchi di scovrire , non è una valutazione di pregio che si voglia enunciare ; ma è la sola necessità di fatto che si vuol mettere in evidenza . E come gli uomini , non per elezione ma perché non potrebbero altrimenti , soddisfano prima certi bisogni elementari , e poi da questi ne sviluppano degli altri , raffinandosi ; e , a soddisfare i bisogni quali che siano , trovano ed usano certi mezzi ed istrumenti , e si consociano in certi determinati modi , il materialismo della interpretazione storica non è se non il tentativo di rifare nella mente , con metodo , la genesi e la complicazione del vivere umano sviluppatosi attraverso i secoli . La novità di tale dottrina non è difforme da quella di tutte le altre dottrine , che , dopo molte peripezie entro i campi della fantasia , son giunte da ultimo assai faticosamente ad afferrare la prosa della realtà , ed a fermarsi in essa . II . Di una certa affinità , per lo meno nelle apparenze , con cotesto vizio formale del verbalismo è un altro difetto , che derivasi nelle menti per diverse vie . Guardando in certi suoi effetti più comuni e popolari , lo dirò fraseologico ; sebbene questa parola qui non esprima a pieno la cosa , e non ne dichiari l ' origine . Da molti secoli si va scrivendo , esponendo , illustrando la storia . I più svariati interessi , dagl ' immediatamente pratici ai puramente estetici , spinsero i diversi scrittori ad ideare ed eseguire cotesto genere di composizioni ; le quali , però , ebbero sempre nascimento nei diversi paesi un pezzo in qua dalle origini della civiltà , dallo sviluppo dello stato , e dal trapasso della primitiva società comunistica in questa , diremo in genere nostra , che si regge su le differenze e su le antitesi di classe . Gli storici , fossero pur essi ingenui quanto fu Erodoto , nacquero e si formarono sempre in una società punto ingenua , e anzi di molto complicata e complessa , e quando ditale complicazione e complessione le ragioni erano ignote , e le origini erano state obliate . Cotesta complessità , con tutti i contrasti che reca in sé , e che poi rivela e fa scoppiare nelle sue svariate vicende , si rizzava di fronte ai narratori come qualcosa di misterioso , che chieda spiegazione ; e , per poco che lo storico volesse dare un qualche seguito ed un certo nesso alle cose narrate , dovea pur trovare dei complementi di vedute generali al semplice racconto . Dall ' invidia degli dei del padre Erodoto all ' ambiente del signor Taine , un infinito numero di concetti , intesi come mezzi di spiegazione e di complemento delle cose narrate , si sono imposti ai narratori per le vie naturali del pensiero immediato . Tendenze di classe , preconcetti religiosi , pregiudizii popolari , influssi o imitazioni di una filosofia corrente , ripieghi di fantasia , e suggestioni di artistico completamento dei fatti frammentariamente appresi ; tutte coteste ed altrettali cause concorsero a formare il sostrato di quella teoria più o meno ingenua degli accadimenti , che , o sta implicitamente in fondo al racconto , o è usata se non altro a condirlo e ad adornano . O che si parli di caso o di fato , o che si rimandi alla direzione provvidenziale delle cose umane , o che si accentui il nome e il concetto della fortuna - la divinità che sola mezzo mezzo sopravviva ancora nella rigida e spesso crassa concezione di Machiavelli , - o che si parli , come si fa ora assai di frequente , della logica delle cose ; tutte coteste escogitazioni furono e sono trovate e ripieghi di un pensiero ingenuo , di un pensiero immediato , di un pensiero che non può giustificare a se stesso il suo procedimento e i suoi prodotti , né per le vie della critica , né coi mezzi dell ' esperimento . Colmare con dei soggetti convenzionali ( p . e . la fortuna ) , o con una enunciazione di apparenza teoretica ( p . e . il fatale andare delle cose , che alcune volte poi si confonde nelle menti con la nozione del progresso ) , le lacune della coscienza circa il modo come le cose siano effettivamente procedute di loro propria necessità , e fuori del nostro arbitrio e del nostro gradimento , ecco il motivo e la somma di cotesta filosofia popolare , latente od esplicita negli storici narratori , la quale per il suo carattere immediato si dilegua non appena sorge la critica della conoscenza . In tutti cotesti concetti , e in tutte coteste ideazioni , che alla luce della critica paiono dei semplici mezzi provvisorii e dei ripieghi di un pensiero immaturo , ma che alla gente colta sembrano spesso il non plus ultra dell ' intelletto , si rivela pure e si riflette una non piccola parte del processo umano ; e per ciò non sono da considerare come gratuite invenzioni , nè come prodotti di momentanea illusione . Sono parte e momenti del divenire di ciò che chiamiamo spirito umano . Se si dà poi il caso , che tali concetti ed ideazioni si mescolino e confondano nella communis opinio delle persone colte , o di quelle che passano per tali , finiscono per costituire come una ingente massa di pregiudizii , e formano come l ' impedimento che l ' ignoranza contrappone alla visione chiara e piena delle cose effettuali . Cotesti pregiudizii ricorrono come derivati fraseologici per le bocche dei politicanti di mestiere , dei così detti pubblicisti e dei gazzettieri d ' ogni sorta e maniera , ed offrono il fulcro della retorica alla così detta opinione pubblica . Contrapporre , e poi sostituire , a tale miraggio di ideazioni non critiche , a tali idoli della immaginazione , a tali ripieghi dell ' artificio letterario , a tali convenzionalismi , i soggetti reali , ossia le forze positivamente operanti , ossia gli uomini nelle varie e circostanziate situazioni sociali proprie di loro : - ecco l ' assunto rivoluzionario e la meta scientifica della nuova dottrina , la quale obiettivizza e direi quasi naturalizza la spiegazione dei processi storici . Questo tal popolo , ossia , non una qualunque massa d ' individui , ma un plesso di uomini così o così organati , o per naturali rapporti di consanguineità , o per artificii e consuetudini di parentato e di affinità , o per ragioni di vicinato stabile ; - questo tal popolo , su cotal territorio circoscritto e limitato , che è così o così ferace , ed è in tale o tale altra maniera produttivo , e fu in determinate forme acquisito al lavoro continuativo ; - questo tal popolo cosi distribuito su tale territorio , e cosi in sé spartito ed articolato , per effetto di una determinata division del lavoro , la quale abbia , o iniziata appena , o già iniziata e maturata questa o tale altra divisione di classi , o delle classi ne abbia di già erose o trasformate parecchie ; - questo popolo , che possiede i tali o tali altri istrumenti , dalla pietra focaia alla luce elettrica , e dall ’ arco e dalla freccia al fucile a ripetizione , e che produce in un certo modo , e conforme al modo del produrre conseguentemente spartisce i prodotti ; - questo popolo , che per tutti cotesti rapporti è una società , nella quale , o per abiti di mutua accomodazione , o per esplicite convenzioni , o per violenze patite e subite , son nati già o stanno per nascere dei legami giuridico - politici , che poi metton capo nell ’ assetto dello stato ; - questo popolo , nato che sia l ’ organamento dello stato , che è il tentativo di fissare , di difendere e di perpetuare le disuguaglianze , e che , per via delle nuove antitesi che vi reca dentro , rende di continuo instabile l ’ ordinamento sociale , si determinano i movimenti e le rivoluzioni politiche , e quindi le ragioni del progresso e del regresso : - ecco la somma di ciò che sta a fondamento di ogni storia . Ed ecco la vittoria della prosa realistica sopra ogni combinazione fantastica e ideologica . Ci vuol certo della rassegnazione a veder le cose come esse sono , oltrepassando i fantasimi che per secoli ne impedirono la retta visione . Ma questa rivelazione di dottrina realistica non fu , né vuole essere , la ribellione dell ’ uomo materiale contro l ’ uomo ideale . E ’ stata ed è invece il ritrovamento dei veri e propri principii e moventi di ogni sviluppo umano , compreso quello di tutto ciò che chiamiamo ideale , in determinate condizioni positive di fatto , le quali recano in sé le ragioni , e la legge , e il ritmo del loro proprio divenire . III . Se non che sarebbe affatto erroneo il credere , che gli storici narratori , espositori o illustratori abbiano di capo loro e di loro invenzione messo in essere quella massa non piccola di preconcetti , di ideazioni e di spiegazioni immature , che con la forza del pregiudizio fecero velo per secoli alla verità effettuale . Può darsi , e si dà veramente il caso , che alcuni di cotesti preconcetti siano il frutto ed il portato di personali escogitazioni , o delle correnti letterarie le quali si formano per entro all ' angusta cerchia professionale delle università e delle accademie : - e di ciò il popolo non sa nulla . Ma il fatto importante è , che la storia cotesti veli se li è messi da sé ; e , cioè dire , che gli attori ed operatori stessi delle vicende storiche , o fossero le grandi masse di popolo , o i ceti e le classi dirigenti , o i maneggiatori dello stato , o le sètte , o i partiti nel più ristretto senso della parola , fatta eccezione di qualche momento di lucido intervallo , fin quasi alla fine del secolo passato non ebbero coscienza dell ' opera propria , se non per entro a qualche involucro ideologico , che impediva la visione delle cause reali . Già nei tempi oscuri , nei quali ebbe luogo il passaggio dalla barbarie alla civiltà ; quando , cioè , coi primi trovati dell ' agricoltura , col primo insediamento stabile di una popolazione sopra di un dato territorio , con la prima divisione del lavoro nella società , e con le prime alleanze di diverse genti , si stabilirono le condizioni in cui si svolge la proprietà e lo stato , o per lo meno la città ; già nei tempi , in somma , delle primissime rivoluzioni sociali , gli uomini trasformarono l ' opera loro in azioni miracolose d ' immaginati iddii ed eroi . In guisa , che operando essi come potevano e come dovevano per dato , necessità e fatto del loro relativo sviluppo economico , idearono una spiegazione dell ’ opera propria , come se di loro stessi essa non fosse . Cotesto involucro ideologico delle opere umane ha più volte poi cambiato di forme , di apparenze , di combinazioni e di relazioni nel corso dei secoli , dalla produzione immediata dcgl ' ingenui miti , fino ai complicati sistemi teologici e alla Città di Dio di sant ' Agostino , dalla superstiziosa credulità nei miracoli , fino al mirabolante miracolo dei miracoli metafisici , ossia fino all'1dea , che presso i decadenti dell ' hegelismo genera da sé in se stessa , per propria dirempsione , tutte le più disparate varietà del vivere umano nel corso della storia . Ora , precisamente perché l ' angolo visuale della interpretazione ideologica non fu definitivamente superato se non assai di recente , e solo ai giorni nostri l ' insieme dei rapporti reali e realmente operanti fu con chiarezza distinto dai riflessi ingenui del mito , e dai più artificiosi della religione e della metafisica , la nostra dottrina include un nuovo problema , e reca in sé delle difficoltà non lievi , per chi voglia renderla atta a comprendere specificatamente la storia del passato . Il problema consiste in questo : che la nostra dottrina dia occasione ad una nuova critica delle fonti storiche . Né intendo di dire esclusivamente della critica dei documenti , nel senso proprio ed ovvio della parola ; perché , quanto a questa , possiamo nella più parte contentarci ce la somministrino bella e fatta i critici , gli eruditi e i filologi di professione . Ma anzi intendo di dire di quella fonte immediata , che sta più in là dai documenti propriamente detti , e che prima di esprimersi e di fissarsi in questi , consiste nell ' animo e nella forma di consapevolezza , nella quale gli operatori resero conto a sé dei motivi dell ' opera loro propria . Cotesto animo , ossia cotesta consapevolezza , è spesso incongrua alle cause che noi ora siamo in grado di scovrire e di fissare ; in guisa che gli operatori ci appaiono come involti in un circolo di illusioni . Spogliare i fatti storici di tali involucri , che i fatti stessi investono mentre essi si svolgono , gli è fare una nuova critica delle fonti , nel senso realistico della parola , e non in quello formale del documento : gli è , insomma , far reagire sulla notizia delle condizioni passate la consapevolezza di cui noi ora siamo capaci , per poi ricostruire quelle nuovamente dal fondo . Ma cotesta revisione delle fonti direttissime , mentre segna l ' estremo limite di autocoscienza storica cui si possa mai giungere , può essere occasione a cadere in un grave errore . Perché , come noi ci collochiamo in un punto di vista , che sta di là dalle vedute ideologiche , per virtù delle quali gli attori della storia ebbero coscienza dell ' opera loro , e nelle quali trovarono assai spesso e i moventi e la giustificazione all ' operare , noi potremmo incorrere nella erronea opinione , che quelle vedute ideologiche fossero una pura parvenza , un semplice artifizio , una mera illusione , nel senso volgare di questa parola . Martino Lutero , per venire ad un esempio , come gli altri grandi riformatori suoi contemporanei , non seppe mai , come ora sappiamo noi , che il moto della Riforma fosse uno stadio del divenire del terzo stato , e una ribellione economica della nazionalità tedesca contro lo sfruttamento della corte papale . Egli fu quello che fu , come agitatore e come politico , perché fu tutt ' uno con la credenza che gli facea apprendere il moto di classi , che dava impulso all ' agitazione , quale ritorno al vero cristianesimo , e come una divina necessità nel corso volgare delle cose . Lo studio degli effetti a scadenza non breve , e cioè il corroborarsi della borghesia di città contro i signori feudali , e il crescere della signoria territoriale dei principii a spese del potere interterritoriale e sopraterritoriale dell ' imperatore e del papa , la violenta repressione del movimento dei contadini e di quello più esplicitamente proletario degli Anabattisti , ci permettono ora di rifare la storia genuina delle cause economiche della Riforma ; specie in quanto riuscì , il che è la riprova massima . Ma ciò non vuol dire , che a noi sia dato di distrarre il fatto accaduto dal modo del suo accadimento , e di discioglierne la integralità circonstanziale per via di una analisi postuma , che riesca affatto soggettiva e semplicistica . Le cause intime , o , come si direbbe ora , i motivi profani e prosaici della Riforma ci appariscono più chiari in Francia ove essa per l ’ appunto non riuscì vittoriosa ; e chiari ancora nei Paesi Bassi , ove , oltre alle differenze di nazionalità , vengono in piena evidenza nella lotta con la Spagna i contrasti degli interessi economici ; e chiarissime infine in Inghilterra , dove la rinnovazione religiosa , verificatasi per le vie della violenza politica , mette in piena luce il trapasso in quelle condizioni , che sono per la borghesia moderna i prodromi del capitalismo . Post factum , e a lunga scadenza di non premeditati effetti , la storia dei moventi effettivi , che furono le cause intime della Riforma , in gran parte insapute agli attori stessi , apparisce chiara . Ma che il fatto accadesse come precisamente accadde , che assumesse quelle determinate forme , che si vestisse di quella veste , che si colorisse di quel colore , che movesse quelle passioni , che si esplicasse in quel fanatismo : in ciò consiste la specificata circostanzialità sua , che nessuna presunzione di analisi può fare non fosse quale fu . Solo l ' amore del paradosso , inseparabile sempre dallo zelo degli appassionati divulgatori di una dottrina nuova , può avere indotto alcuni nella credenza , che tanto a scriver la storia bastasse di mettere in evidenza il solo momento economico ( spesso non accertato ancora , e spesso non accertabile affatto ) , per poi buttar giù tutto il resto come inutile fardello , di cui gli uomini si fossero caricati a capriccio ; come accessorio , in somma , o come semplice bagattella o a dirittura come un non - ente . Per tale avvertenza , che la storia , cioè , bisogna intenderla tutta integralmente , e che in essa nocciolo e scorza fanno uno , come Goethe diceva delle universe cose , tre illazioni ci si fanno palesi . In primo luogo è chiaro , che nel campo del determinismo storico - sociale la mediazione dalle cause agli effetti , dalle condizioni ai condizionati , dai precedenti alle conseguenze , non è mai evidente alla prima , alla stessa guisa come tutti cotesti rapporti non son mai evidenti alla prima nel determinismo soggettivo della psicologia individuale . In questo secondo campo fu già da gran tempo cosa relativamente agevole per la filosofia astratta e formale di ritrovare , passando sopra a tutte le fole del fatalismo e del libero arbitrio , la evidenza del motivo in ogni volizione , perché , insomma , tanto è volere quanto è motivata determinazione . Ma più in giù dei motivi e del volere sta la genesi di quelli e di questo , e a rifare cotesta genesi ci occorre di uscire dal rinchiuso campo della coscienza per arrivare all ' analisi dei semplici bisogni , i quali per un verso derivano dalle condizioni sociali , e per un altro si perdono nell ' oscuro fondo delle disposizioni organiche , fino alla discendenza e all ' atavismo . Non altrimenti accade nel determinismo storico ; dove allo stesso modo si comincia appunto dai motivi , poniamo religiosi , politici , estetici , passionali e cosi via , ma poi occorre di tali motivi ritrovar le cause nelle condizioni di fatto sottostanti . Ora lo studio di queste condizioni deve esser tanto specificato , che rimanga da ultimo chiarito , non solo che esse son le cause , ma per qual mediazione arrivino a quella forma , per la quale si rivelano alla coscienza come motivi , la cui origine è spesso obliterata . E per ciò torna evidente questa seconda illazione , che , cioè , nella nostra dottrina non si tratta già di ritradurre in categorie economiche tutte le complicate manifestazioni della storia , ma si tratta solo di spiegare in ultima istanza ( Engels ) ogni fatto storico per via della sottostante struttura economica ( Marx ) : la qual cosa importa analisi e riduzione , e poi mediazione e composizione . Resulta da ciò , in terzo luogo , che per procedere dalla sottostante struttura all ' insieme configurativo di una determinata storia , occorre il sussidio di quel complesso di nozioni e di conoscenze , che può dirsi , in mancanza d ' altro termine , psicologia sociale . Né intendo con ciò di alludere alla fantasticata esistenza di una psiche sociale , né alla escogitazione di un preteso spirito collettivo , che per proprie leggi , indipendenti dalla coscienza degl ' individui e dai loro materiali ed assegnabili rapporti , si esplichi e manifesti nella vita sociale . Cotesto è misticismo schietto . Né intendo di riferirmi a quei tentativi di generalizzazione combinatoria , pei quali furono scritti dei trattati di psicologia sociale , la cui idea è questa : trasferire ed applicare ad un escogitato soggetto , che si chiama la coscienza sociale , le categorie e le forme accertate della psicologia individuale . E non voglio nemmeno alludere a quel coacervo di denominazioni semiorganiche e semipsicologiche , per cui l ' ente società , alla maniera dello Schäffle , acquista , e cervello , e midollo spinale , e sensibilità , e sentimento , e coscienza , e volontà e così via . Ma intendo di parlar di cosa più modesta e prosaica ; ossia di quelle concrete e precise forme di spirito , per cui ci appaiono così fatti com ' erano i plebei di Roma di una determinata epoca , o gli artigiani di Firenze di quando scoppiò il moto dei Ciompi , o quei contadini di Francia , nei quali s ' ingenerò , secondo l ’ espressione di Taine , l ’ anarchia spontanea dell’89 , quei contadini , che divenuti poi liberi lavoratori e piccoli proprietarii , o aspiranti alla proprietà , da vincitori oltre i confini a breve andare si trasformarono in automatici istrumenti della reazione . Cotesta psicologia sociale , che nessuno può ridurre in astratti canoni , perché nella più parte dei casi è di sola descrittiva , è ciò che gli storici narratori , e gli oratori e gli artisti , e i romanzieri e gli ideologi di ogni maniera fino ad ora videro e conobbero come esclusivo oggetto di loro studio e delle loro invenzioni . A cotesta psicologia , che è la specificata coscienza degli uomini in date condizioni sociali , si riferiscono e si appellano gli agitatori , gli oratori , i diffonditori di idee . Noi sappiamo che essa è il portato , il derivato , l ’ effetto di determinate condizioni di fatto ; - questa determinata classe , in questa determinata situazione per gli ufficii che adempie , per la soggezione in cui è tenuta , per la padronanza che esercita ; - e poi classe , ed ufficii , e soggezione , e padronanza suppongono questa o quella determinata forma di produzione e di distribuzione dei mezzi immediati della vita , ossia una specifica struttura economica . Cotesta psicologia sociale , di sua natura sempre circostanziale , non è l ’ espressione del processo astratto e generico del così detto spirito umano . E ’ sempre formazione specificata di specificate condizioni . Per noi sta , cioè , indiscusso il principio , che non le forme della coscienza determinano l ’ essere dell ’ uomo , ma il modo d ’ essere appunto determina la coscienza ( Marx ) . Ma queste forme della coscienza , come son determinate dalle condizioni di vita , sono anch ’ esse la storia . Questa non è la sola anatomia economica , ma tutto quello insiememente , che cotesta anatomia riveste e ricovre , fino ai riflessi multicolori della fantasia . O , a dirla altrimenti , non c ’ è fatto della storia che non ripeta la sua origine dalle condizioni della sottostante struttura economica ; ma non c ’ è fatto della storia che non sia preceduto , accompagnato e seguito da determinate forme di coscienza , sia questa superstiziosa o sperimentata , ingenua o riflessa , matura o incongrua , impulsiva o ammaestrata , fantastica o ragionante . IV . Dicevo , qui poco innanzi , che la nostra dottrina obiettivizza , in un certo senso naturalizza la storia , invertendone la spiegazione dai dati alla prima evidenti delle volontà operanti a disegno , e delle ideazioni ausiliari all ’ opera , alle cause e ai moventi del volere e dell ’ operare , per trovar poi la coordinazione di tali cause e moventi nei processi elementari della produzione dei mezzi immediati della vita . Ora in cotesto termine del naturalizzare si cela per molti una forte seduzione a confondere questo ordine di problemi con un altro ordine di problemi ; e , cioè , ad estendere alla storia le leggi e i modi del pensiero , che parvero già appropriati e convenienti allo studio ed alla spiegazione del mondo naturale in genere e del mondo animale in ispecie . E perché il darwinismo è riuscito ad espugnare , col principio del trasformismo della specie , l ' ultima cittadella della fissità metafisica delle cose , onde poi gli organismi diventan per noi le fasi ed i momenti di una vera e propria storia naturale , è parso a molti fosse ovvia e semplice impresa quella di assumere a spiegazione del divenire e del vivere umano storico i concetti , e i principii , e i modi di vedere cui venne subordinata la vita animale , che per le condizioni immediate della lotta per l ' esistenza si svolge negli ambiti topografici della terra non modificati da opera di lavoro . Il darwinismo politico e sociale ha invaso , a guisa di epidemia , per non breve corso di anni , le menti di parecchi ricercatori , e assai più degli avvocati e dei declamatori della sociologia , ed è venuto a riflettersi , quale abito di moda e qual corrente fraseologica , perfino nel linguaggio cotidiano dei politicanti . Qualcosa di immediatamente evidente e di intuitivamente plausibile pare , a prima vista , ci sia in cotesto modo di ragionare ; il quale , poi , si contraddistingue principalmente per l ' abuso dell ' analogia , e per la fretta del conchiudere . L ' uomo è senza dubbio un animale , ed è legato da rapporti di discendenza e di affinità ad altri animali . Non ha privilegio di origine , nè di struttura elementare , ed il suo organismo non è , se non un caso particolare della fisiologia generale . Il suo primo ed immediato terreno fu quello della semplice natura , non modificata da artificio di lavoro ; e da ciò derivarono le condizioni imperiose ed inevitabili della lotta per l ' esistenza , con le conseguenti forme di accomodazione . Di qui ebbero origine le razze , nel vero e genuino senso della parola , in quanto , cioè , sono determinazioni immediate di neri , di bianchi , di ulotrici , di lissotrici e cosi via , e non formazioni secondarie storico - sociali , ossia i popoli e le nazioni . Di qui i primitivi istinti di socialità , e , per entro al modo di vivere in promiscuità , i primi rudimenti della selezione sessuale . Ma dell ' uomo ferus primaevus , che possiamo ricostruirci in fantasia per combinazione di congetture , non è dato a noi di avere una empirica intuizione ; come non ci è dato di determinare la genesi di quel hiatus , ossia di quella discontinuità , per la quale l ' uman genere s ' è trovato come distaccato dal vivere degli animali , e poi in seguito sempre superiore a questo . Tutti gli uomini , che ora vivono su la superficie della terra , e tutti quelli che vissutici in passato formarono oggetto di qualche apprezzabile osservazione , trovansi e trovavansi un buon tratto in qua dal momento in cui il vivere puramente naturale era cessato . Un qualche abito di convivenza , che sa di costume e d ' istituzione , sia pur quello della forma più elementare a noi ora nota , ossia della tribù australiana , divisa in classi e col connubio di tutti gli uomini di una classe con tutte le donne di un ' altra classe , distacca a grande intervallo il vivere umano dal vivere animale . A venire più in qua nella considerazione della gens materna , il cui tipo classico irocchese ha per opera del Morgan rivoluzionata la preistoria , dandoci al tempo stesso la chiave delle origini della storia propriamente detta , noi ci troviamo in una forma di società già di molto avanzata per complessità di rapporti . Ora nel grado di convivenza , che nel giro delle nostre conoscenze ci apparisce come elementarissimo , ossia nell ' australiano , non solo la lingua assai complicata differenzia gli uomini da tutti gli altri animali ( e lingua vuol dire condizione ed istrumento , causa ed effetto di socialità ) , ma la specificazione del vivere umano , oltre che per la scoverta del fuoco , è fissata nell ' uso di molti altri mezzi artificiali per provvedere alla vita . Un ambito di terreno acquisito al girovagare di una tribù - un modo di cacciare - l ' uso perfetto di certi istrumenti da difendersi , e da ferire , e il possesso di certi utensili da conservare le cose acquistate - e poi l ' ornamento del corpo , e così via : - cioè , in fondo , quella vita poggia sopra un terreno artificiale , per quanto elementarissimo , sul quale gli uomini si provano di fissarsi e di adagiarsi , sopra un terreno che è alla fin fine la condizione di ogni ulteriore sviluppo . Secondo che questo terreno artificiale è più o meno formato , gli uomini che l ' han prodotto e ci vivon su , si dicon più o meno selvaggi o barbari : e in quella prima formazione consiste ciò che di solito chiamiamo preistoria . La storia , secondo l ' uso letterario della parola , e cioè quella parte del processo umano che ha precisa consistenza di tradizione nella memoria , comincia quando il terreno artificiale è già un buon tratto formato . Ad esempio : la canalizzazione della Mesopotamia , ed eccoti l ' antica Babilonide presemitica ; - la derivazione del Nilo a scopo di coltura dei campi , ed eccoti l ' antichissimo Egitto hamitico . Su cotesto terreno artificiale , che apparisce all ' estremo orizzonte della storia ricordata , non vissero come non vivono ora , masse informi d ' individui , ma consociazioni organate , che ripeteano come ripetono ora l ' organamento loro da distribuzione di ufficii , ossia di lavoro , e da conseguenti ragioni e modi di coordinazione e di subordinazione . Tali relazioni , e vincoli , e modi di vita non resultarono , come non resultano , da ripetizione e fissazione di abiti sotto l ' azione immediata della lotta animale per l ' esistenza . Anzi suppongono il ritrovamento di certi istrumenti , e p . e . l ' addomesticazione di certi animali , e la lavorazione dei minerali fino al ferro , l ' introduzione della schiavitù , e così via , istrumenti e modi di economia , che prima differenziarono le comunanze le une dalle altre , e poi differenziarono nelle comunanze i componenti loro . In altre parole , le opere degli uomini , in quanto congregati , reagirono su gli uomini stessi . I loro trovati ed invenzioni , creando modi di vivere supernaturali , produssero non solo abiti e costumanze ( vestimento , mangiare cucinato e simili ) ma rapporti e vincoli di coesistenza , proporzionati e congrui al modo di produrre e di riprodurre i mezzi della vita immediata . Quando la storia tramandata per memoria incomincia , l ' economia è già nel suo funzionamento . Gli uomini lavorano per l ' esistenza sopra di un campo , che fu in gran parte modificato dall ' opera loro , e con istrumenti che sono del tutto opera loro . E da quel punto in poi hanno lottato per la posizione eminente degli uni su gli altri nell ' uso di tali mezzi artificiali ; e cioè , hanno lottato fra loro , in quanto servi e padroni , sudditi e signori , conquistati e conquistatori , sfruttati e sfruttatori ; e dove han progredito , e dove han regredito , e dove si sono arrestati in una forma che non furon più capaci di superare , ma non son mai più ritornati al vivere animale , con la completa perdita del terreno artificiale . Dunque la scienza storica ha per suo primo e principale oggetto la determinazione e la ricerca del terreno artificiale , e della sua origine e composizione , e del suo alterarsi e trasformarsi . Dire che tutto ciò non è se non parte e prolungamento della natura , è dir cosa , che per esser troppo astratta e generica , in fin delle fini conchiude poco . Il genere umano vive soltanto nelle condizioni telluriche , e non è chi possa supporlo trapiantato altrove . In tali condizioni esso ha trovato , dalle primissime origini fino ai giorni nostri , i mezzi immediati allo sviluppo del lavoro , e cioè dire , così al progresso materiale , come alla sua formazione interiore . Tali condizioni naturali furono e son sempre indispensabili , così alla sporadica cultura dei nomadi , che coltivano qualche volta la terra per il solo pascolo degli animali , come ai raffinati prodotti della intensiva orticoltura moderna . Tali condizioni telluriche , come offersero le varie sorti di pietra atte alla lavorazione delle prime armi , così offrono ora nel carbon fossile l ' alimento della grande industria ; come offersero alle prime genti i giunchi ed i vimini da intessere , così offrono ora tutti i mezzi da cui derivasi la complicata tecnica della elettricità . Non son però i mezzi naturali , essi stessi , che sian progrediti ; anzi son gli uomini soltanto che progredirono , ritrovando via via nella natura le condizioni per produrre in nuove e sempre più complesse forme , per via del lavoro accumulato che è l ' esperienza . Né questo progresso è quello solo che intendono i soggettivisti della psicologia , cioè una modificazione interiore , che sarebbe sviluppo proprio e diretto dell ' intelletto , della ragione e del pensiero . Anzi è tale progresso interiore solo una linea secondaria e derivata , in quanto che c ' è già progresso nel terreno artificiale , che è la somma dei rapporti sociali resultanti dalle forme e spartizioni del lavoro . Sarebbe per ciò vuota di senso l ' affermazione , che tutto ciò non sia se non un semplice prolungamento della natura ; se pure non si vuole usare cotesta parola nel senso tanto generico , da non indicare più nulla di preciso e di distinto , come è ciò che intendiamo per diverso dal fatto dell ' uomo progressivamente operante . La storia è il fatto dell ’ uomo , i quanto che l ’ uomo può creare e perfezionare i suoi istrumenti di lavoro , e con tali istrumenti può crearsi un ambiente artificiale , il quale poi reagisce nei suoi complicati effetti sopra di lui , e così com ’ è , e come via via si modifica , è l ’ occasione e la condizione del suo sviluppo . Mancano per ciò tutte le ragioni per ricondurre questo fatto dell ’ uomo , che è la storia , alla pura lotta per l ’ esistenza ; la quale , se raffina ed altera gli organi degli animali , e in date circostanze e in dati modi occasiona il generarsi e lo svolgersi di organi nuovi , non produce però quel moto continuativo , perfezionativo e tradizionale che è il processo umano . Non c ’ è luogo qui , nella nostra dottrina , né a confondersi col darwinismo , né a rievocare la concezione di una qualunque forma , o mitica , o mistica , o metaforica di fatalismo . Perché , se è vero che la storia poggia innanzi tutto su lo svolgimento della tecnica ; e , cioè dire , se è vero , che per effetto del successivo ritrovamento degli istrumenti si generarono le successive spartizioni del lavoro , e con queste poi le disuguaglianze , nel cui concorso più o meno stabile consiste il così detto organismo sociale , gli è altrettanto vero che il ritrovamento di tali istrumenti è causa ed effetto ad un tempo stesso di quelle condizioni e forme della vita interiore , che noi , isolandole nella astrazione psicologica , chiamiamo fantasia , intelletto , ragione , pensiero e cosi via . Producendo successivamente i vani ambienti sociali , ossia i successivi terreni artificiali , l ' uomo ha prodotto in pari tempo le modificazioni di se stesso ; e in ciò consiste il nocciolo serio , la ragione concreta , il fondamento positivo di ciò che , per varie combinazioni fantastiche e con varia architettura logica , dà luogo presso gli ideologisti alla nozione del progresso dello spirito umano . Nondimeno l ' espressione del naturalizzare la storia , che intesa in senso troppo lato e generico può dare occasione agl ' indicati equivoci , quando venga invece usata con la debita cautela e in modo approssimativo , compendia in breve la critica di tutte le vedute ideologiche , le quali nella interpretazione della storia partono dal presupposto , che opera o attività umana sia la stessa cosa che arbitrio , elezione e disegno . Ai teologi tornava facile e comodo di ricondurre il corso delle cose umane ad un piano o disegno , perché saltavano a piè pari dall ' esperienza ad una mente presunta che regoli l ' universo . I giuristi , che ebbero per primi occasione a ritrovare nelle istituzioni che formano oggetto dei loro studii un certo filo conduttore di forme che si succedono con una qualche evidenza , trasferirono , come trasferiscono tutt ' ora senza grande imbarazzo , la ragion ragionante , che è il loro mestiere , alla spiegazione di tutta la vasta materia sociale , che è tanto complicata . I politici , i quali piglian naturalmente le mosse loro dall ' esperienza di ciò che i direttori dello stato , o per l ' acquiescenza delle masse soggette , o profittando delle antitesi degl ' interessi dei vani gruppi sociali , possono volere ed eseguire a disegno , di proposito e con intenzione , sono inclinati a vedere nel succedersi delle cose umane soltanto il variare di tali disegni , propositi ed intenzioni . Ora la nostra concezione , rivoluzionando nei fondamenti le presupposizioni dei teologi , dei giuristi e dei politici , mette capo all ’ assunto , che opera ed attività umana in genere non è sempre una medesima cosa , nel corso della storia , con la volontà che operi a disegno , con piano preconcetti , e con la libera scelta dei mezzi ; ossia non è una e medesima cosa con la ragion ragionante . Tutto ciò che è accaduto nella storia è opera dell ’ uomo ; ma non fu né è , se non assai di rado , di elezione critica , e di arbitrio ragionante ; ma anzi fu ed è di necessità , che , determinata dai bisogni e dalle occasioni esterne , genera esperienza e sviluppo di organi interni e d esterni . Tra questi organi sono anche l ’ intelletto e la ragione , resultati e conseguenze anch ’ essi di esperienza ripetuta ed accumulata . La formazione integrale dell ' uomo , per entro allo sviluppo storico , non è oramai più un dato ipotetico , né una semplice congettura ; ma è una verità intuitiva e palmare . Le condizioni del processo che genera progresso sono oramai riducibili in serie di spiegazioni ; e noi , fino ad un certo punto , abbiamo come sott ' occhi lo schema di tutti gli sviluppi storici morfologicamente intesi . Questa dottrina è la negazione recisa e definitiva di ogni ideologia , perché è la negazione esplicita d ' ogni forma di razionalismo ; intendendosi sotto cotal nome il preconcetto , che le cose nella loro esistenza ed esplicazione rispondano ad una norma , ad un ideale , ad una stregua , ad un fine in modo esplicito o implicito che siasi . Tutto il corso delle cose umane è una somma , anzi è tante serie di condizioni , che gli uomini si son fatte e poste da sé per la esperienza accumulata nella variabile convivenza sociale ; ma non presenta , né l ' approssimazione ad una presegnata meta , né la deviazione da un primo principio di perfezione e di felicità . Il progresso stesso non implica se non la nozione di cosa empirica e circostanziata , che presentemente piglia chiarezza e precisione nelle nostre menti , perché , per lo sviluppo finora avveratosi , noi siamo in grado di valutare il passato , e di prevedere , ossia d ' intravedere in un certo senso e in una certa misura , l ' avvenire . V . Per cotal modo un grave equivoco rimane chiarito , e il pericolo che ne deriva viene ad esser rimosso . Ragionevole e fondata è la tendenza di coloro i quali mirano a subordinare tutto l ' insieme delle cose umane , considerate nel loro corso , alla rigorosa concezione del determinismo . Priva , all ' incontro , d ' ogni fondamento è la identificazione di tale determinismo derivato , riflesso e complesso , con quello della immediata lotta per l ' esistenza , la quale si eserciti e si svolga sopra un campo non modificato da opera continuativa di lavoro . Legittima e fondata , in modo assoluto , è la spiegazione storica , la quale proceda invertendo dai presunti voleri a disegno , che avrebbero regolato di proposito le fasi varie della vita , ai moventi ed alle cause obiettive di ogni volere , che son da ritrovare nelle condizioni di ambiente , di terreno , di mezzi disponibili , di circostanzialità della esperienza . Ma è , invece , priva di qualsiasi fondamento quella opinione , la quale mira alla negazione di ogni volontà , per via di una veduta teoretica , che vorrebbe sostituito al volontarismo l ' automatismo ; anzi questa è al postutto una semplice e schietta fatuità . Dovunque i mezzi tecnici siano sviluppati fino ad un certo punto , dovunque il terreno artificiale abbia acquistata una certa consistenza e dovunque le differenziazioni sociali e le antitesi che ne conseguitano abbiano creato , e il bisogno , e la possibilità , e le condizioni di un organamento più o meno stabile od instabile , ivi sempre e necessariamente spuntan fuori i meditati disegni , i propositi politici , i piani di condotta , i sistemi di diritto , e poi le massime e i principii generali ed astratti . Nell ’ ambito di tali prodotti e di tali sviluppi derivati e complessi , e dirò di secondo grado , nascono anche le scienze , e le arti , e la filosofia , e la erudizione e la storia come genere letterario di produzione . Cotesto ambito è quello dei razionalisti ed ideologi , ignorandone i fondamenti reali , chiamarono e chiamano tuttora , in modo esclusivo , la civiltà . Perché , di fatti , si è dato e si dà il caso , che alcuni uomini , e soprattutto gli addottrinati di mestiere , fossero essi laici o preti , trovassero e trovino modo di vivere intellettualmente nella chiusa cerchia dei prodotti riflessi e secondarii della civiltà , e potessero e possano poi sottoporre tutto il resto alla veduta soggettiva , che essi in tale situazione si formano : e in ciò è la origine e la spiegazione di ogni ideologia . La nostra dottrina ha superato in modo definitivo l ’ angolo visuale di qualsiasi ideologia . I meditati disegni , i propositi politici , le scienze , i sistemi di diritto e così via , anzi che essere il mezzo e l ’ istrumento della spiegazione della storia , sono appunto la cosa che occorre di spiegare ; perché derivano da determinate condizioni e situazioni . Ma ciò non vuol dire che siano mere apparenze , e bolle di sapone . L ’ esser quelle delle cose divenute e derivate da altre non implica che non sian cose effettuali : tanto è che son parse per secoli alla coscienza non scientifica , e alla coscienza scientifica ancora in via di formazione , le sole che veramente fossero . Ma con ciò non è detto tutto . Anche la nostra dottrina può dar luogo alla tentazione del fantasticare , e può offrire occasione ed argomento ad una nuova ideologia a rovescio . Essa è nata nel campo di battaglia del comunismo . Suppone l ’ apparizione del proletariato moderno su l ’ arena politica , e suppone quella orientazione , su le origini della società attuale , che ci ha permesso di rifare criticamente tutta la genesi della borghesia . E ’ dottrina rivoluzionaria per due rispetti : perché ha trovato le ragioni e i modi di sviluppo della rivoluzione proletaria , che è in fieri ; e perché , di ogni altra rivoluzione sociale avveratasi in passato , si argomenta di trovare le cause e le condizioni di svolgimento in quei contrasti di classe , i quali giunsero ad un certo punto critico per la contraddizione tra le forme della produzione e lo sviluppo delle forze produttive . E c ’ è poi dell ’ altro . Alla luce di questa dottrina l ’ essenziale della storia consiste per l ’ appunto in tali momenti critici , e ciò sta di mezzo tra l ’ uno e l ’ altro di cotesti momenti si fa conto , almeno per ora , di abbandonarlo alle erudite cure dei narratori ed espositori di mestiere . Come dottrina rivoluzionaria è essa innanzi tutto la coscienza intellettuale del moto proletario presente , nel quale secondo l ' assunto nostro , si prepara di lunga mano l ' avvento del comunismo : tanto è , che i decisi avversari del socialismo la respingono come opinione , che , sotto apparenze di scienza , non faccia che ripetere la ben nota utopia socialistica . Per tale condizione di cose può darsi bene il caso , e di fatti s ’ è pur già dato in parte , che la fantasia degl ' inesperti d ' ogni arte di ricerca storica , e lo zelo dei fanatici , trovi stimolo ed occasione perfino nel materialismo storico a foggiare una nuova ideologia , e a trarre da esso una nuova filosofia della storia sistematica , cioè schematica , ossia a tendenza e a disegno . Né c ' è cautela che basti . L ' intelletto nostro raramente s ' appaga della ricerca schiettamente critica , ed è sempre propenso a convertire in elemento di pedanteria ed in novella scolastica qualunque trovato del pensiero . A farla breve , anche la concezione materialistica può essere convertita in forma di argomentazione a tesi , e servire a rimettere in nuove fogge pregiudizii antichi ; come era quello di una storia dimostrata , dimostrativa e dedotta . Perché ciò non accada , e specie perché non riapparisca per vie indirette e per modi dissimulati una qualunque forma di finalità , su due punti bisogna essere in chiaro : e cioè dire , che le condizioni storiche a noi note son tutte circostanziate ; e che il progresso fu fino ad ora circoscritto da molteplici impedimenti , e per ciò fu sempre parziale e limitato . Una parte sola , e fino ai tempi recentissimi una parte non grande del genere umano ha per intero percorso gli stadii tutti del processo , per effetto del quale le nazioni più progredite son giunte alla società civile moderna , con le forme di avanzata tecnica fondate su le scoverte della scienza , e con tutte le conseguenze politiche , intellettuali , morali e così via , che a tale sviluppo sono rispettive e consentanee . Accanto agl ' inglesi - tanto per accennare all ' esempio più stridente - che , trasportando seco nella Nuova Olanda i mezzi europei , vi han creato un centro di produzione , che già tiene un posto notevole nella concorrenza del mercato mondiale , vivono tuttora come fossili della preistoria gl ' indigeni australiani , capaci solo di estinguersi , ma incapaci di adattarsi alla civiltà , che fu non sopra di essi ma accanto ad essi importata . Nell ' America , e specie in quella del Nord , la serie dei procedimenti che vi han dato luogo allo sviluppo della società moderna , cominciò con la importazione dall ' Europa delle piante , degli animali e degl ' istrumenti dell ' agricoltura , il cui uso ab antico avea ingenerato la secolare civiltà del Mediterraneo : ma tal moto rimase tutto rinchiuso nella cerchia dei discendenti dei conquistatori e dei coloni , mentre gli indigeni , o si disperdono nella massa di nuova formazione , per le vie naturali della mistura di razza , o deperiscono e spariscono affatto . L ' Asia anteriore e l ' Egitto , che già in tempi antichissimi , come prima culla di tutta la nostra civiltà , dettero luogo alle grandi formazioni semipolitiche , le quali seguono le prime fasi della storia accertata e ricordata , ci appaiono da secoli come le cristallizzazioni di forme sociali incapaci di muoversi da sè per nuove fasi di sviluppo . Sta sopra di loro la secolare pressione del barbarico accampamento , che è la dominazione turca . In quella massa irrigidita , o s ' incunea per dissimulate vie una amministrazione alquanto ammodernizzata , o in nome esplicito degl ' interessi commerciali s ' insinuano la ferrovia ed il telegrafo , avamposti coraggiosi della conquistatrice banca europea . Tutta quella massa irrigidita non ha speranza di ripigliar vita , calore e movimento , se non per la rovina della dominazione turca , cui si vada surrogando , nei diversi possibili modi di conquista diretta o indiretta , la signoria o il protettorato della borghesia europea . Che un processo di trasformazione dei popoli arretrati , o arrestatisi nel loro cammino , possa avverarsi ed affrettarsi per esterni influssi , sta lì l ' India a provarlo , che già vivace ancora di sua propria vita , sotto l ' azione poi dell ' Inghilterra rientra ora con vigore nella circolazione della operosità internazionale , per fino nei suoi prodotti intellettuali . Né sono questi i soli contrasti nella fisionomia storica dei contemporanei . Ecco , mentre lì nel Giappone , per un fenomeno acuto e spontaneo di imitazione , si sviluppa in men di trent ' anni una certa relativa assimilazione della civiltà occidentale , che muove già normalmente le energie proprie del paese stesso , il diritto e l ' imposizione della conquista russa trae nella cerchia della industria moderna , e anzi della grande industria , qualche punto notevole dei paesi oltre il Caspio . La mole gigantesca della Cina ci è apparsa fino a pochi anni fa quasi immobile nell ' atavistico assetto delle sue istituzioni , tanto vi è lento ogni movimento : mentre , per ragioni etniche e geografiche , quasi tutta l ' Africa rimaneva impermeabile , e , fino agli ultimi tentativi di conquista e di colonizzazione , pareva non dovesse offrire all ' azione della civiltà , che il solo suo perimetro , come fossimo , non che ai tempi dei portoghesi , a quelli dei greci e dei cartaginesi . Tali differenziazioni degli uomini , sul cammino della storia e della preistoria , ci paiono spiegabilissime , quando c ' è modo di ricondurle alle condizioni naturali ed immediate , che impongano limiti allo sviluppo del lavoro . Questo è il caso dell ' America , la quale , fino alla apparizione degli europei , non avea che una sola granaglia , il mais , e un solo animale addomesticabile ad uso di lavoro , il lama : e noi possiamo rallegrarci , che gli europei , importandovi con se stessi e coi loro istrumenti il bue , e l ' asino , e il cavallo , e il frumento , e il cotone e la canna da zucchero e il caffè , e da ultimo la vite e l ' arancio , v ' abbiano creato un nuovo mondo della gloriosa società che produce le merci , la quale , con inaudita rapidità di moto , vi ha già percorso le due fasi della più nera schiavitù e del più democratico salariato . Ma là dove c ' è stato un vero arresto , e anzi un documentato regresso , come nell ’ Asia anteriore , nell ' Egitto , nella penisola dei Balcani e nell ’ Africa settentrionale , e tale arresto non può attribuirsi al differenziarsi delle condizioni naturali , ivi noi ci troviamo dinanzi ad un problema , che aspetta la soluzione sua dallo studio diretto ed esplicito della struttura sociale , guardata così nei modi interni del suo divenire , come negl ’ intrecci e nelle complicazioni dei varii popoli , su quel terreno che più ordinariamente dicesi arena delle lotte storiche . Questa stessa Europa civile , che per continuità di tradizione presenta lo schema più completo di processo , tanto che su cotesto modello furono ideati e fino ad ora costruiti tutti i sistemi di filosofia storica ; questa stessa Europa occidentale e mediana , che ha prodotto l ' epoca dei borghesi , e tale forma di società ha cercato e cerca d ' imporre a tutto il mondo , con vari modi di conquista diretta o indiretta , non è tutta uniforme in sé , nel grado di suo sviluppo , e le sue diverse conglomerazioni nazionali , regionali e politiche appaiono come distribuite sopra di una scala di molto graduata . Da tali differenze dipendono le condizioni di relativa superiorità od inferiorità di paese a paese , e le ragioni più o meno vantaggiose o svantaggiose dello scambio economico ; e di qui per la più parte dipesero , come tuttora dipendono , e gli attriti , e le lotte , e i trattati e le guerre , e quanto altro mai , con maggiore o con minor precisione , seppero narrarci gli storici politici dalla Rinascenza in qua , e certo con cresciuta evidenza da Luigi XIV e da Colbert in poi . Questa Europa stessa è assai variopinta . Ecco qui la fioritura massima della produzione industriale e capitalistica , cioè dire in Inghilterra ; e in altri punti vive , o rigoglioso o rachitico , l ' artigianato , come da Parigi a Napoli , tanto per cogliere il fatto nei suoi estremi . Qui la campagna è quasi per intero industrializzata , com ' è di nuovo in Inghilterra ; ed ecco che altrove vegeta , in molteplici forme tradizionali , l ' idiotico contadiname , come in Italia ed in Austria , anzi in questo paese più che da noi . Mentre in un paese l ' azienda politica dello stato - come si conviene alla prosaica coscienza di una borghesia , che sa il fatto suo , perché il posto che tiene se l ' è veramente conquistato da sè - viene esercitata nei modi più sicuri e palesi di un esplicito dominio di classe ( non è chi non intenda che parlo della Francia ) ; altrove , e segnatamente in Germania , le vecchie abitudini feudali , l ' ipocrisia protestante , e la viltà di una borghesia che sfrutta le favorevoli contingenze economiche senza portarci dentro , né spirito , né coraggio rivoluzionario , mantengono all ’ ente stato le mentite apparenze di una missione etica da compiere ( - oh zucconi e parrucconi di professori tedeschi , in quante salse poco appetitose e digeribili avete voi cucinata cotesta etica dello stato , prussiano per giunta ! - ) . Qua e là la produzione moderna capitalistica s ' incunea nei paesi , che per altri rispetti non entrano nel nostro movimento , e specie in quello della politica , come è il caso della infelice Polonia ; ovvero tal forma s ' insinua solo per indiretto , come nella Slavia meridionale . Ma ecco qui il contrasto più acuto , che pare destinato a metterci come in compendio sott ' occhi tutte le fasi anzi gli estremi della nostra storia . La Russia non ha potuto avviarsi , come ora di fatto si avvia , alla grande industria , se non pompando dall ' Europa occidentale , e specie dal grazioso sciovinismo francese , quel danaro , che essa invano si sarebbe provata a trarre da se stessa , ossia dalle condizioni della sua obesa massa territoriale , su la quale , con vecchie forme economiche , vegetano cinquanta milioni di contadini . Ora la Russia , per diventare una società economicamente moderna , il che probabilmente vi prepara le condizioni di una rispondente rivoluzione politica , fu tratta a distruggere gli ultimi avanzi del comunismo agrario , che in essa eransi fino a poco tempo fa conservati in forme tanto caratteristiche , e in tanta estensione : ( né qui importa di decidere se quello fosse comunismo primitivo , o secondario , come alcuni ritengono ) . La Russia deve imborghesirsi e , per far ciò , deve innanzi tutto convertire la terra in merce , che sia capace di produrre merci , e al tempo stesso trasformare in proletarii e pezzenti gli ex - comunisti della campagna . Ed ecco che , invece , nell ' Europa occidentale e centrale ci troviamo al punto opposto della serie di sviluppo , che nella Russia comincia appena . Qui da noi , dove la borghesia con varia fortuna , e vincendo impedimenti tanto diversi , ha percorso già tanti stadii del suo sviluppo , non la memoria del comunismo primitivo , che a mala pena rivive per erudite combinazioni nelle teste dei dotti , ma la stessa forma della produzione borghese genera nei proletarii la tendenza al socialismo , che si presenta nei suoi generali contorni come indizio di una nuova fase della storia , e , cioè , non come la ripetizione di ciò che fatalmente finisce nella Slavia sotto agli occhi nostri . Chi è che non veda in cotesta esemplificazione , che io non ho cercata ad arte , e che anzi m ' è venuta quasi a caso e disordinatamente fuori della penna , in cotesta esemplificazione , dico , che può essere indefinitamente prolungata in un libro di geografia economico - politica del mondo attuale , la prova evidente del come le condizioni storiche son tutte circostanziate nelle forme di loro sviluppi ? Non solo le razze e i popoli , e le nazioni , e gli stati , ma le parti delle nazioni e le regioni varie degli stati , e poi i ceti e le classi si trovano come su tanti gradini di una assai lunga scala , o anzi su diversi punti di una curva a grande e complicato svolgimento . Il tempo storico non è corso uniforme per tutti gli uomini . Il semplice succedersi delle generazioni non fu mai l ' indice della costanza e della intensità del processo . Il tempo come astratta misura di cronologia , e le generazioni succedentisi in termini approssimativi di anni , non dànno criterio né recano indicazione di legge o di processo . Gli sviluppi furono finora varii , perché varie furono le opere compiute in una e medesima unità di tempo . Fra tali forme varie di sviluppo c ' è affinità , anzi c ' è similarità di moventi , ossia c ' è analogia di tipo , ossia c ' è omologia : tanto che le forme avanzate possono , per semplice contatto , o con la violenza , accelerare lo svolgimento delle forme arretrate . Ma l ' importante è d ' intendere , che il progresso , la cui nozione è non solo empirica , ma sempre circostanziata e per ciò limitata , non istà sul corso delle cose umane come un destino od un fato , né qual comando di legge . E per ciò la nostra dottrina non può esser volta a rappresentare tutta la storia dell ' uman genere in una veduta comunque prospettica o unitaria , la quale ripeta , mutatis mutandis , la filosofia storica a disegno come da sant ' Agostino ad Hegel , o anzi , meglio , dal profeta Daniele al signor De Rougemont . La nostra dottrina non pretende di essere la visione intellettuale di un gran piano o disegno , ma è soltanto un metodo di ricerca e di concezione . Non a caso Marx parlava della sua scoverta come di un filo conduttore . E per tal ragione appunto è analoga al darwinismo , che anch ' esso è un metodo , e non è , nè può essere , una ammodernata ripetizione della costruita e costruttiva Naturphilosophie , a uso Schelling e compagni . A scorgere nella nozione del progresso la indicazione di qualcosa di circostanziato e di relativo fu primo il geniale Saint - Simon , che tal suo pensiero contrappose alla dottrina del secolo decimottavo , in buona parte culminante in Condorcet . A cotesta dottrina , che potrebbe dirsi unitaria , egalitaria , formale , perché è quella che considera l ' uman genere come svolgentesi su di una linea processuale , Saint - Simon contrappose il concetto delle facoltà e delle attitudini , che si surrogano e si compensano ; e per tal modo rimase ideologo . A penetrare le ragioni effettive della relatività del progresso occorreva ben altro . Bisognava innanzi tutto rinunziare a quei pregiudizii , i quali sono impliciti nella credenza , che gl ' impedimenti alla uniformità del divenire umano riposino esclusivamente sopra cause naturali ed immediate . Cotesti impedimenti naturali , o sono assai problematici , come è il caso delle razze , nessuna delle quali ha in sé l ' ingenito privilegio della storia , o sono , come nel caso delle differenze geografiche , insufficienti a spiegare lo svolgersi di condizioni storico - sociali affatto difformi sopra uno e medesimo terreno topografico . E come il moto storico nasce per l ' appunto quando gl ' impedimenti naturali furono già in buona parte , o superati , o notevolmente circoscritti per mezzo della creazione di un terreno artefatto , sul quale fosse dato agli uomini di venirsi ulteriormente sviluppando , gli è chiaro perciò , che i consecutivi impedimenti alla uniformità del progresso siano da cercare nelle condizioni proprie ed intrinseche della struttura sociale stessa . Questa struttura ha messo fino ad ora capo in forme di organamento politico , la cui somma è il tentativo di tenere in equilibrio le disuguaglianze economiche : il che fa , che cotesto organamento , come ho più volte detto , sia di continuo instabile . Da che ci è storia ricordata essa è storia della società che o tende a formare lo stato , o lo stato ha già portato a compimento . E lo stato è la lotta all ' interno , o vivamente e in atto , o da poco vinta , o come che siasi per alcun tempo sopita e sedata . E lo stato è anche la lotta all ' esterno , o per assoggettare altri popoli , o per colonizzare altri paesi , o per esportare i prodotti sopra altri mercati , o per scaricare la popolazione esuberante , e cosi via . E lo stato è tale lotta all ' interno e all ' esterno , perché è innanzi tutto l ' organo e l ' istrumento di una parte più o meno grande della società contro tutto il resto della società stessa , in quanto che questa essenzialmente poggia su la signoria economica degli uomini su gli uomini , in modi più o meno diretti ed espliciti , secondo che il vario grado di sviluppo della produzione e dei suoi mezzi naturali e dei suoi istrumenti artificiali esiga , o la schiavitù immediata , o la servitù della gleba , o il libero salariato . Questa società delle antitesi , che si regge a stato , è sempre , per quanto in varie forme e modi , la opposizione della città e della campagna , dell ' artigiano e del contadino , del proletario e del padrone , del capitalista e del lavoratore , e così via da non finirla ; e mette sempre capo , con varie complicazioni e modalità , in una gerarchia , o che ciò accada per quadro fisso di privilegio come nel Medioevo , o che , nelle dissimulate forme del diritto presuntivamente eguale per tutti , ciò si avveri per l ' azione automatica della concorrenza economica , come è ora . A cotesta gerarchia economica corrisponde in vario modo nei varii paesi , tempi e luoghi , starei per dire , una gerarchia degli animi , degl ' intelletti , degli spiriti . Cioè dire la coltura , nella quale appunto gli idealisti ripongono la somma del progresso , fu ed è per necessità di fatto assai disugualmente distribuita . La maggior parte degli uomini , per la qualità delle cure e delle occupazioni cui attende si trova ad essere come di individui disintegrati , fatti in pezzi , resi incapaci di uno sviluppo completo e normale . Alla economica delle classi , ed alla gerarchia delle situazioni sociali , risponde la psicologia delle classi , La relatività del progresso è per noi , dunque , la conseguenza inevitabile delle antitesi di classe . In queste antitesi sono gl ’ impedimenti , pei quali rimane spiegata la possibilità del relativo regresso , fin giù giù alla degenerazione e allo sfacelo di una intera società . Le macchine , che segnano il trionfo della scienza , divengono , per le condizioni antitetiche della compagine sociale , gli istrumenti da proletarizzare milioni e milioni di già liberi artigiani e contadini . I progressi della tecnica , che arricchiscono di comodi le città , rendono più misera ed abietta la condizione dei contadini , e nelle città stesse più umile la condizione degli umili . I progressi tutti del sapere servirono fino ad ora a differenziare il ceto degli addottrinati , e a mettere sempre a maggior distanza dalla coltura le masse , che , intese all ’ incessante lavoro di tutti i giorni , di questo alimentano la società tutta intera . Il progresso fu ed è fino ad ora parziale ed unilaterale . Le minoranze che vi partecipano dicono sia questo il progresso umano ; e i burbanzosi evoluzionisti chiamano ciò natura umana che si svolge . Tutto cotesto progresso parziale , che si è fino ad ora svolto nella pressione degli uomini su gli uomini , ha suo fondamento nelle condizioni di opposizione , per cui le antitesi economiche han generato tutte le antitesi sociali , e dalla relativa libertà di alcuni è nata la servitù di moltissimi ; e il diritto è stato l ’ auspice della ingiustizia . Il progresso visto così , ed appreso nella sua chiara nozione , ci appare come il compendio morale ed intellettuale di tutte le umane miserie , e di tutte le materiali disuguaglianze . A scovrirvi la inevitabile relatività occorreva che il comunismo , sorto dapprima come moto istintivo nell ’ animo degli oppressi , diventasse scienza e politica . E occorreva poi , che la nostra dottrina desse la misura del valore di tutta la storia passata , scovrendo in ogni forma di organamento sociale , che fosse di origine e di assetto antitetico , come tutte furono fino ad ora , la ingenita incapacità a produrre le condizioni di un progresso umano universale ed uniforme ; scovrendovi , cioè , gl ’ impedimenti i quali fanno sì che il benefizio si converta in malefizio . VI . A una domanda noi non possiamo sottrarci , ed è questa ; donde ebbe origine la credenza nei fattori storici ? Cotesta espressione ricorre assai di frequente per le menti e per gli scritti di molti eruditi , scienziati e filosofi , e di quegli espositori , i quali , o ragionando o combinando , si dilungano alquanto dalla mera narrazione , e di tale opinione si giovano , come di presupposto per orientarsi su la ingente massa dei fatti umani , che , a prima vista e nella immediata considerazione , appaiono tanto confusi e irriducibili . Cotesta credenza , cotesta opinione corrente è diventata presso gli storiografi ragionatori , o a dirittura razionalisti , una semidottrina , che di recente fu più volte addotta , quale argomento decisivo , contro la teoria unitaria della concezione materialistica . Gli è , anzi , tanto radicata la credenza , ed è tanto diffusa la opinione , che la storia non si possa intenderla , se non come incontro ed incidenza di diversi fattori , che molti di quelli i quali parlano di materialismo sociale , sia in favore o sia contro , credono di cavarsi d ' ogni impaccio quando affermano , che tutta questa dottrina qui consista poi in ultimo nell ' attribuire la prevalenza o l ' azione decisiva al fattore economico . Certo gli è che importa di rendersi conto del come cotesta credenza , o opinione , o semidottrina abbia avuto origine perché la verace ed effettiva critica consiste principalmente nel riconoscere e nell ' intendere i motivi di ciò che dichiariamo errore . Non basta di respingere una opinione , col designarla spicciativamente per erronea . L ' errore dottrinale è nato sempre da qualche lato male inteso di una esperienza incompleta , o da qualche imperfezione soggettiva . Non basta respingere l ' errore ; bisogna vincerlo , e superarlo , spiegando / o . Ogni storico , che cominci a narrare , compie , per cosi dire , un atto di astrazione . Innanzi tutto eseguisce come un taglio in una serie continuativa di avvenimenti ; e poi prescinde da molti e svariati presupposti e precedenti , e anzi spezza e scompone una intricata tela . Per cominciare bisogna pure che fissi un punto , una linea , un termine , di sua elezione , e dica p . e . : vogliamo raccontare come ebbe inizio la guerra tra greci e persiani ; vediamo come Luigi XVI venne nella risoluzione di convocare gli Stati Generali . Il narratore si trova , insomma , dinanzi ad un complesso di fatti accaduti , e di fatti che stanno per accadere , i quali , nel tutt ' insieme , appariscono come una configurazione . In tale suo atteggiamento ha origine il modo d ' essere e lo stile di ogni racconto ; perché , ad ordirlo , occorre pigliar le mosse da cose già divenute , per poi vedere come continuino nel divenire . E pure in quel complesso bisogna introdurre un certo sentimento di analisi , risolvendolo in varii gruppi e in varii aspetti di fatti , od in elementi concorrenti , che appariscono poi ad un certo punto come delle categorie per sé stanti . Ecco : qui è lo stato in una certa forma e con certi poteri ; e qui son le leggi , che determinano , per comando o per proibizione , certi rapporti ; e qui son gli abiti e i costumi , che rivelano tendenze , bisogni , e modi di pensare , di credere , di fantasticare ; e nell ' insieme si vede una moltitudine d ' uomini conviventi e collaboranti , con spartizione di ufficii e di occupazioni ; e poi si notano i pensieri , le idee , le inclinazioni , le passioni , i desiderii , le aspirazioni , che da cotesto variopinto modo di coesistenza e dai suoi attriti in determinate maniere si sprigionano e sviluppano . Avviene una mutazione , e questa si rivela in uno dei lati od aspetti del complesso empirico , o in tutti essi in maggiore o in minore spazio di tempo : p . e . lo stato slarga i suoi confini esterni , o altera i suoi limiti interni verso la società , crescendo o diminuendo di poteri e di attribuzioni , o cambiando di forma nell ' esercizio di quelli e di queste ; ovvero il diritto muta le sue disposizioni , o s ' esprime ed afferma in nuovi organi ; ovvero , da ultimo , dietro al cambiamento delle abitudini esterne cotidiane , si rivela un cambiamento nei sentimenti , e nei pensieri , e nelle inclinazioni degli uomini variamente distribuiti nelle diverse classi sociali , le quali si rimescolano , si alterano , si spostano , si fondono o rinnovano . Ad intendere tutto ciò , in quanto e per il modo come apparisce alla prima e si disegna alla ordinaria attenzione , bastano le comuni doti della intelligenza normale , di quella , intendo dire , che non è sussidiata ancora , né corretta o completata dalla scienza propriamente detta . Chiudere in precisi confini un insieme di tali mutazioni , ecco l ' oggetto vero e proprio della narrazione la quale riesce tanto più perspicua , efficace e plasmata , quanto è più monografica : p . e . Tucidide nella guerra del Peloponneso . La società già in un certo modo divenuta , la società già arrivata ad un certo grado di sviluppo , la società giù tanto complicata da nascondere il sottostrato economico che il resto sorregge , non si è rivelata ai puri narratori , se non in quegli apici visibili , in quei resultati più appariscenti , in quei sintomi più significativi , che son le forme politiche , le disposizioni di legge e le passioni di parte . Il narratore , oltre che per la mancanza di una dottrina teoretica su le fonti vere del movimento storico , per l ' atteggiamento stesso che egli assume di fronte alle cose che coglie nelle apparenze del loro divenire , non può ridurre questo ad unità , se non nell ' aspetto della sola intuizione immediata ; e , se è artista , cotesta intuizione gli si colorisce nell ' animo , e vi si trasmuta in azione drammatica . Il suo ufficio è adempiuto , se egli riesce ad inquadrare un certo numero di fatti e di accadimenti entro termini e confini , su i quali lo sguardo possa muoversi come su chiara prospettiva ; alla stessa guisa , che il geografo puramente descrittivo ha fatta per intero la parte sua , se racchiude in vivo e perspicuo disegno la concorrenza delle cause fisiche che determinano l ' intuitivo aspetto , poniamo del golfo di Napoli , senza punto risalire alla genesi di esso . In cotesto bisogno della configurazione narrativa è la occasione prima , intuitiva , palpabile , e direi quasi estetica ed artistica , di tutte quelle astrazioni e generalizzazioni , che da ultimo mettono capo nella semidottrina dei così detti fattori . Qui sono due uomini insigni , i Gracchi , che vollero arrestare il processo di appropriazione dell ' ager publicus , o impedire l ' agglomerazione del latifondo , per cui diminuisce o cessa del tutto di esistere la classe dei piccoli proprietarii , ossia degli uomini liberi , che son fondamento e condizione della vita democratica della città antica . Quali furono le cause del loro insuccesso ? Il loro disegno è chiaro : l ' animo loro , la loro origine , il loro carattere , il loro eroismo lo illustrano . E stanno contro a loro altri uomini , con altri interessi e con altro animo . La contesa non si disegna dapprima alla mente se non come lotta di propositi e di passioni , la quale si svolge e riesce a termine con quei mezzi che consentono le forme politiche dello stato , e l ' uso o l ' abuso dei poteri pubblici . Ecco lì l ' ambiente : la città dominatrice in diversi modi , sopra altre città , o sopra territori sforniti d ' ogni carattere di autonomia ; e dentro di quella città una avanzata differenziazione di ricchi e di poveri ; e di fronte alla schiera non numerosa dei sopraffacitori e dei prepotenti , immensa la massa dei proletarii , che stan per perdere o han già perduta la coscienza e la forza politica d ' una plebe di cittadini , la massa che si lascia per ciò ingannare e corrompere , e a breve andare finirà per imputridire , qual servile accessorio degli sfruttatori di maggior grado . Questa la materia del narratore , al quale non è dato di rendersi conto del fatto , se non nelle condizioni immediate del fatto stesso . L ' unità intuitiva è la scena su la quale i casi si svolgono , e perché il racconto abbia rilievo , intreccio e prospettiva , occorrono dei punti di orientazione e dei mezzi di riduzione . In ciò consiste la origine prima di quelle astrazioni , per cui i lati varii di un determinato complesso sociale vengono , poco per volta , distratti dalla loro qualità di semplici aspetti di un insieme , e via via generalizzati menano poi alla dottrina dei presunti fattori . Questi , in altri termini , intendo dire dei fattori , si originano nella mente , per via della astrazione e della generalizzazione degli aspetti immediati del movimento apparente , e stanno alla pari con tutti gli altri concetti empirici , i quali , sorti che siano in ogni altro campo del sapere , vi si mantengono , finché , o non vengano ridotti ed eliminati per via di nuova esperienza , o non si trovino riassorbiti da una concezione più generale , che sia genetica , evolutiva , dialettica . Non era forse necessario , che nell ' analisi empirica e nello studio immediato delle cause e degli effetti di certi determinati fenomeni , p . e . dei calorifici , la mente si fermasse dapprima nella presunzione e nella persuasione di poterli e di doverli attribuire ad un subietto , che , se non parve mai a nessun fisico un vero ente sostanziale , parve di certo una forza determinata e specifica , che sarebbe il calore . Ed ecco che ad un certo punto , per nuova combinazione di esperienza , cotesto escogitato calore si risolve , a date condizioni , in una certa quantità di moto . E anzi , ora , il pensiero è su la via di risolvere tanti degli escogitati fattori fisici nel flusso di una universale Energhetica , nella quale la ipotesi degli atomi , per quanto essa è necessaria e utilizzabile , perde ogni residuo di sopravvissuta metafisica . Non era forse inevitabile , come primo stadio della conoscenza rispetto al problema della vita , l ' indugiarsi a lungo nello studio distinto degli organi , e il ridur questi in sistemi ? Senza cotesta anatomia , che pare per fin troppo materiale e grossolana , nessun progresso di studi sarebbe stato possibile ; e intanto , su la ignorata genesi e coordinazione di tale molteplicità analitica , s ' aggiravano incerti e vaghi i concetti generici di vita , di anima e simili . In coteste creazioni mentali si cercò per ripiego di escogitazione , e per gran tempo , quella unità biologica , che ha da ultimo trovato il suo riscontro intuitivo nell ' inizio certo della cellula , e nel suo processo di immanente moltiplicazione . Più difficile fu certamente il cammino , che il pensiero dovette percorrere per ridurre ad evidenza di genesi i dati tutti della vita psichica , dai semplicissimi delle elementari sensazioni fino ai prodotti di molto derivati e complessi . Non solo per ragioni di difficoltà teoretiche , ma per altri pregiudizii popolari , l ' unità e continuità incessante dei fenomeni psichici apparve fino ad Herbart come spartita e spezzata in tanti fattori , ossia nelle così dette facoltà dell ’ anima . Per le medesime difficoltà è passata la interpretazione dei processi storico - sociali ; ed anche essa s ' è dovuta dapprima arrestare nella veduta provvisoria dei fattori . E , perciò , riesce ora a noi cosa agevole il rintracciare la occasione prima di tale opinione nel bisogno che hanno gli storici narratori di trovare , nell ' atto che raccontano con più o meno di capacità artistica , e con vario intendimento di ammaestrare , dei punti di orientazione immediata , quali può offrirli lo studio del moto apparente delle cose umane . Ma in quel movimento apparente son pure delle indicazioni , che rimandano ad altro.Quei fattori concorrenti , che l ' astrazione escogita e poi si permette di isolare , non furon mai visti ad operare ciascuno per sé ; perché , anzi , operano per un modo di efficacia , che dà luogo al concetto dell ' azione reciproca . Inoltre , quei fattori son pur essi nati una volta , e son poi giunti a quella fisonomia , che rivelano nella particolare narrazione . Di quel tale stato si sapeva pure che fosse nato una volta . Di ogni diritto , o si serbava memoria , o si congetturava , che fosse entrato in vigore in tali o tali altre circostanze . Di tanti costumi si serbava il ricordo , che fossero stati una volta introdotti ; e il più semplice confronto dei fatti accertati , per rispetto a diversi tempi e luoghi , facea vedere , come la società nel suo insieme , in quanto somma di diverse classi , avesse assunto , ed assumesse di continuo forme diverse . Tanto l ' azione reciproca dei diversi fattori , senza della quale nemmeno il più semplice racconto sarebbe mai possibile , quanto le notizie più o meno accertate circa le origini e le variazioni dei fattori stessi , sollecitavano alla ricerca ed al pensiero , assai più che non facesse la narrazione configurativa di quei grandi storici , che sono veri e propri artisti . E difatti , i problemi che resultano spontanei dai dati della storia , quando questi sian combinati con altri elementi teoretici , dettero luogo alle diverse discipline così dette pratiche , che , con varia rapidità di moto e con vario successo , si svilupparono dai tempi antichi a venire ai moderni , dall ' Etica alla Filosofia del Diritto , dalla Politica alla Sociologia , dalla Giurisprudenza all ' Economia . Ed ecco che col nascere e col formarsi di tante discipline , per la stessa inevitabile division del lavoro , si moltiplicarono fuor di misura i punti di vista . Certo è , che alla prima ed immediata analisi dei multiformi aspetti empirici del complesso sociale , occorreva un lungo lavoro di parziale astrazione ; il che reca sempre con sé l ' inevitabile conseguenza del vedere unilaterale . Ciò si è verificato in modo più acuto e più appariscente , che non in altro campo , in quello della Giurisprudenza , e nelle sue varie generalizzazioni fino alla Filosofia del Diritto . Per via di cotali astrazioni , che sono inevitabili nell ' analisi parziale ed empirica , e per effetto della divisione del lavoro , i diversi lati e le diverse manifestazioni del complesso sociale furono , di quando in quando , fissati ed immobilizzati in concetti generali ed in categorie . Le opere , gli effetti , le emanazioni , gli efflussi dell ' attività umana - diritto , forme economiche , principii di condotta e così via - furono come tradotti e convertiti in leggi , in imperativi e in principii che stessero al di sopra dell ' uomo stesso . E di quando in quando s ' è poi dovuto di nuovo scovrire questa verità semplice ; che il solo fatto permanente e sicuro , ossia il solo dato , da cui muova o a cui si riferisca ogni particolare disciplina pratica , è questo : gli uomini congregati in una determinata forma sociale , per via di determinati vincoli . Le varie discipline analitiche , che illustrano i fatti che si svolgono nella storia , han finito per occasionare da ultimo il bisogno di una comune e generale scienza sociale , che renda possibile la unificazione dei processi storici . E di tale unificazione la dottrina materialistica segna appunto l ' ultimo termine , e anzi l ' apice . Ma non fu , come non sarà mai tempo perso quello che sia speso nell ' analisi preliminare e laterale dei fatti complessi . Dobbiamo alla metodica division del lavoro la erudizione precisa , ossia la massa delle conoscenze dichiarate , cribrate , sistemate , senza delle quali ogni storia sociale vagherebbe sempre nel puramente astratto , nel formale e nel terminologico . Lo studio a parte dei presunti fattori storico - sociali ha giovato , come giova ogni altro studio empirico che si attenga al moto apparente delle cose , a raffinare gl ' istrumenti della osservazione , e a dar modo di ritrovare nei fatti stessi , che furono artificiosamente distratti dall ' insieme , gli addentellati che al complesso sociale li legano . Le diverse discipline , che son tenute isolate ed indipendenti per via del presupposto dei fattori concorrenti nella formazione storica , per il grado di sviluppo che han raggiunto , per il materiale che han raccolto , e pei metodi che han prodotti , sono ora per noi tutte indispensabili , quando si voglia ricostruire qualunque parte dei tempi passati . Che ne sarebbe della nostra scienza storica senza la unilateralità della Filologia , che è il sussidio istrumentale d ' ogni ricerca ; e dove si sarebbe mai trovato il bandolo di una storia delle istituzioni giuridiche , che poi a tante altre cose e combinazioni da se stessa rimanda , senza l ' ostinata fede dei romanisti nella eccellenza universale del Diritto Romano , la quale ha generato , con la Giurisprudenza generalizzata e con la Filosofia del Diritto , tanti dei problemi in cui germoglia da ultimo la Sociologia ? Così che , al postutto , i fattori storici , che ricorrono per le menti e per gli scritti di tanti , indicano qualcosa che è molto meno della verità , ma che è molto di più del semplice errore , nel senso grossolano di abbaglio , di illusione e di inganno . Sono il prodotto necessario di una conoscenza , che è in via di sviluppo e di formazione . Nascono dal bisogno di orientarsi sopra lo spettacolo confuso , che le cose umane presentano a chi voglia narrarle ; e servono poi , dirò così , di titolo , di categoria , di indice a quella inevitabile division del lavoro , per entro alla quale fu finora teoreticamente elaborata la materia storico - sociale . In questo campo di conoscenza , del pari che in quello delle scienze naturali , la unità di principio reale , e la unità di trattazione formale , non s ' incontran mai di primo acchito , anzi si trovano solo a capo di lungo ed intricato cammino ; cosicché , anche per cotesto rispetto , ci pare calzante l ' analogia stabilita da Engels tra il ritrovamento del materialismo storico e quello della conservazione dell ' energia . La provvisoria orientazione , secondo l ' ovvio schema di ciò che dicono fattori , può , in date circostanze , occorrere anche a noi , che professiamo un principio affatto unitario della interpretazione storica . Intendo dire , se vogliamo non semplicemente teorizzare , ma se vogliamo , con propria nostra ricerca , illustrare un determinato periodo di storia . Come in cotesto caso c ' incombe l ' obbligo della minuta e diretta ricerca , cosi ci è giuoco forza di attenerci dapprima ai gruppi difatti che paiono , o prominenti , o indipendenti , o staccati , negli aspetti della immediata esperienza . Perché non è veramente il caso di credere , che il principio unitario di massima evidenza e trasparenza , cui siam giunti nella concezione generale della storia , possa , a guisa di talismano , valer di continuo , e a prima vista , come di mezzo infallibile per risolvere in elementi semplici l ' immane apparato e il complicato ingranaggio della società . La sottostante struttura economica , che determina tutto il resto , non è un semplice meccanismo , dal quale saltino fuori , a guisa d ' immediati effetti automatici e macchinali , istituzioni , e leggi , e costumi , e pensieri , e sentimenti , e ideologie . Da quel sottostrato a tutto il resto , il processo di derivazione e di mediazione è assai complicato , spesso sottile e tortuoso , non sempre decifrabile . L ' organamento sociale è , come già sappiamo , di continuo instabile , sebbene ciò non appaia evidente a tutti , se non quando la instabilità entra in quel periodo acuto che chiamiamo rivoluzione . Cotesta instabilità , con le continue lotte nel seno della stessa società organata , esclude sì la possibilità che gli uomini entrino in una condizione di continuata acquiescenza od accomodazione , per cui potrebbe accadere che tornassero nel vivere animale . Nell ' antitesi è la causa precipua del progresso ( Marx ) . Ma è altrettanto vero , però , che in cotesto organamento instabile , nel quale è data la forma inevitabile del dominio e della soggezione , la intelligenza si è sempre sviluppata , non solo disugualmente , ma assai imperfettamente , incongruamente e parzialmente . Ci fu ed è ancora nella società come una gerarchia dell ' intelletto , e poi dei sentimenti e delle ideazioni . Supporre che gli uomini , sempre e in tutti i casi , abbiano avuto una coscienza approssimativamente chiara della propria situazione , e di quello che convenisse loro più ragionevolmente di fare gli è supporre l ' inverosimile , anzi l ' insussistente . Forme di diritto , e azioni politiche e tentativi di ordinamento sociale , furono , come sono tuttora , a volte cose indovinate , a volte cose sbagliate , cioè sproporzionate e incongrue al caso . La storia è piena di errori ; il che vuoi dire , che se tutto vi fu necessario , data la intelligenza relativa di quelli che avessero a risolvere una difficoltà , o a trovare una soluzione a un dato problema e così via , se tutto v ' ebbe la sua ragion sufficiente , non tutto vi fu ragionevole , secondo il senso che dànno a questa parola gli ottimisti che raziocinano . A lungo andare le cause determinanti alle mutazioni , e ossia le cambiate condizioni economiche , finirono e finiscono per far trovare , fosse pur per vie assai tortuose , le occorrenti forme di diritto , gli ordini politici adattati , e le maniere più o meno convenienti della accomodazione sociale . Ma non è però da credere , che la istintiva sapienza dell ' animale ragionevole si manifestasse , o si manifesti , sic et simpliciter , nella piena e chiara intelligenza di ogni situazione ; e che a noi non tocchi ora se non di rifare semplicisticamente il cammino deduttivo dalla situazione economica a tutto il resto . L ' ignoranza - la quale alla sua volta può anch ' essa essere spiegata - è cagione non piccola del modo come la storia è proceduta ; e all ' ignoranza bisogna aggiungere la bestialità non mai interamente vinta , e tutte le passioni e le nequizie , e le svariate forme di corruzione , che furono e sono il portato necessario di una società così organata che il dominio dell ' uomo su l ' uomo vi è inevitabile , e da tale dominio la bugia , l ' ipocrisia , la prepotenza e la viltà furono e sono inseparabili . Noi possiamo , senza essere utopisti , ma solo in quanto siamo comunisti critici , prevedere , come di fatti prevediamo , l ' avvento di una società , che svolgendosi dalla presente , e anzi dai suoi contrasti , per le leggi immanenti del divenire storico , metta capo in una associazione senza antitesi di classe : il che porta seco , che la regolata produzione eliminerebbe l ' aleatorio dalla vita , che nella storia si rivela finora come multiforme intreccio di accidenti e d ' incidenze . Ma ciò è l ' avvenire , e non è , né il presente , né il passato . Se noi invece ci proponiamo di penetrare nelle vicende storiche svoltesi fino ad ora , assumendo , come assumiamo , a filo conduttore il variare delle forme della sottostante struttura economica , fino al dato più semplice del variare degl ' istrumenti , noi dobbiamo aver piena coscienza della difficoltà del problema che ci proponiamo ; perché qui non si tratta già di aprir gli occhi e di vedere , ma di uno sforzo massimo del pensiero , che è diretto a vincere il multiforme spettacolo della esperienza immediata , per ridurne gli elementi in una serie genetica . E per ciò , dicevo , che nella ricerca particolare tocca anche a noi di pigliar le mosse da quei gruppi di fatti apparentemente isolati , e da quel variopinto intreccio , dallo studio empirico , insomma , dal quale è nata la credenza nei fattori , che poi si è svolta in una semidottrina . Né vale di contrapporre a queste difficoltà di fatto la presunzione alquanto metaforica , spesso equivoca , e al postutto di un valore puramente analogico , del così detto organismo sociale . Anche per cotesto supposito , diventato poi in così breve tempo una mera e volgare fraseologia , bisognava pure che il pensiero passasse . Perché esso adombra la comprensione del movimento storico , come nascente dalle leggi immanenti alla società stessa , ed esclude con ciò l ' arbitrario , il trascendente e l ' irrazionale . Ma più in là di così la metafora non regge ; e la ricerca specificata , critica e circostanziata dei fatti storici è la sola fonte di quel sapere concreto e positivo , che occorre allo sviluppo completo del materialismo economico . VII . Le idee non cascano dal cielo ; né noi riceviamo il ben di dio in sogno . La mutazione nei modi del pensiero , che da ultimo ha prodotta la dottrina storica , della quale si fa qui l ' esame e la esposizione preliminare , s ' è venuta svolgendo , prima con lentezza e poscia con cresciuta rapidità , appunto in questo periodo del divenire umano , in cui s ' avverarono le grandi rivoluzioni politico - economiche ; ossia in questa epoca , che guardata nelle forme politiche dicesi liberale , ma che guardata nel suo fondo , per effetto del dominio del capitale su la massa proletaria , è l ' epoca della produzione anarchica . La mutazione delle idee , fino alla creazione di nuovi metodi di concezione , è venuta passo passo riflettendo l ' esperienza di una nuova vita . Come questa , nelle rivoluzioni degli ultimi due secoli , si è andata via via spogliando degl ' involucri mitici , mistici e religiosi , a misura che è venuta acquistando la coscienza pratica e precisa delle sue condizioni immediate e dirette , così il pensiero , che questa vita riassume e teorizza , s ' è alla sua volta spogliato dei presupposti teologici e metafisici , per racchiudersi , in fine , in questa prosaica esigenza : nella interpretazione della storia occorre restringersi alla coordinazione obiettiva delle condizioni determinanti e degli effetti determinati . La concezione materialistica segna il culmine di questo nuovo indirizzo nel ritrovamento delle leggi storico - sociali ; in quanto non è un caso particolare di una generica sociologia , o di una generica filosofia dello stato , del diritto e della storia , ma è il risolvente di tutti i dubbi e di tutte le incertezze che accompagnano le altre forme di filosofare su le cose umane , ed è l ' inizio della interpretazione integrale di queste . Gli è dunque cosa facile , specie per il modo come ci si son messi alcuni volgari criticastri , l ' andar ritrovando i precursori di Marx e di Engels , che questa dottrina hanno pei primi precisata nei fondamenti . E quando mai era saltato per il capo ad alcuno dei seguaci loro , fossero pur quelli della più stretta osservanza , di far passare quei due pensatori per facitori di miracoli ? Anzi , se piace di andar cercando le premesse della creazione dottrinale di Marx e di Engels , non basterà di fermarsi a quelli che diconsi precursori del socialismo fino a Saint - Simon e più in là , né ai filosofi e segnatamente ad Hegel , né agli economisti , che avean dichiarata la anatomia della società che produce le merci : bisogna risalire a dirittura a tutta la formazione della società moderna , e poi da ultimo trionfalmente dichiarare , che la teoria è un plagio delle cose che spiega . Perché , in verità , i precursori effettivi della nuova dottrina furono i fatti della storia moderna , che è diventata così perspicua e rivelatrice di se stessa , da che si operò in Inghilterra la grande rivoluzione industriale della fine del secolo scorso , e in Francia avvenne quella gran dilacerazione sociale che tutti sanno ; le quali cose , mutatis mutandis , si son poi andate riproducendo , in varia combinazione e in forme più miti , in tutto il mondo civile . E che altro è , in fondo , il pensiero , se non il cosciente e sistematico completamento dell ' esperienza ; e che è questa , se non il riflesso e la elaborazione mentale delle cose e dei processi che nascono e si svolgono , o fuori della volontà nostra , o per opera della nostra attività ; e che altro è il genio , se non la individuata e conseguente ed acuita forma di quel pensiero , che per suggestione della esperienza sorge in molti uomini della medesima epoca , ma nella più parte di loro rimane frammentario , incompleto , incerto oscillante e parziale ? Le idee non cascano dal cielo , e anzi , come ogni altro prodotto dell ' attività umana , si formano in date circostanze , in tale precisa maturità di tempi , per l ' azione di determinati bisogni , e pei reiterati tentativi di dare a questi soddisfazione , e col ritrovamento di tali o tali altri mezzi di prova , che sono come gl ' istrumenti della produzione ed elaborazione loro . Anche le idee suppongono un terreno di condizioni sociali , ed hanno la loro tecnica : ed il pensiero è anch ' esso una forma del lavoro . Spostare quelle e questo ossia , le idee ed il pensiero , dalle condizioni e dall ' ambito di lor proprio nascimento e sviluppo , gli è svisarne la natura e il significato . Mostrare come la concezione materialistica della storia fosse nata precisamente in date condizioni e cioè non come personale e discutibile opinione di due scrittori , ma come una nuova conquista del pensiero per la inevitabile suggestione di un nuovo mondo che si sta generando già , ossia la rivoluzione proletaria , questo fu l ' assunto del mio primo saggio . Il che è quanto dire , che una nuova situazione storica si è completata del suo congruo istrumento mentale . Ora immaginare , che cotesta produzione intellettuale potesse avverarsi in ogni tempo e luogo , gli è come assumere a regola delle proprie ricerche l ' assurdo . Trasferire le idee a capriccio , dal terreno e dalle condizioni storiche in cui son nate , in qualunque altro terreno , ciò è come prendete a base del ragionamento il semplice irrazionale . E perché non si dovrebbe immaginare del pari , che la città antica , nella quale nacquero l ' arte e la scienza greca e il diritto romano , rimanendo pur città antica di democrazia con gli schiavi , acquistasse medesimamente e sviluppasse tutte le condizioni della tecnica moderna ? Perché non credere , che la corporazione artigiana medioevale , rimanendo qual essa era nel suo quadro fisso , s ' avviasse alla conquista del mercato mondiale , senza le condizioni della concorrenza sconfinata , che cominciarono appunto dall ' eroderla , e negarla ? Perché non congetturare un feudo , che , pur rimanendo feudo , fosse officina da produrre esclusivamente merci ? Perché Michele di Lando non avrebbe dovuto scrivere lui il Manifesto dei Comunisti ? Perché non si avrebbe a pensate , che i trovati della scienza moderna potessero venir fuori dal cervello degli uomini di ogni altro luogo e tempo ; cioè , prima che determinate condizioni facessero nascere determinati bisogni , e alla soddisfazione di questi si dovesse provvedere con una reiterata ed accumulata esperienza ? La nostra dottrina suppone lo sviluppo ampio , chiaro , cosciente ed incalzante della tecnica moderna ; e con questa la società che produce le merci negli antagonismi della concorrenza , la società che suppone come sua condizione iniziale , e come mezzo indispensabile al suo perpetuarsi , l ' accumulazione capitalistica nella forma della proprietà privata , la società che produce e riproduce di continuo i proletarii , e a reggersi ha bisogno di rivoluzionare incessantemente i suoi istrumenti , compreso lo stato e gl ' ingranaggi giuridici di questo . Questa società , che , per le leggi stesse del suo movimento , ha messa a nudo la sua propria anatomia , produce di contraccolpo la concezione materialistica . Essa , come ha prodotto nel socialismo la sua negazione positiva , così ha generato nella nuova dottrina storica la sua negazione ideale . Se la storia è il prodotto , non arbitrario , ma necessario e normale , degli uomini in quanto si sviluppano , e si sviluppano in quanto socialmente esperimentano , ed esperimentano in quanto perfezionano e raffinano il lavoro , ed accumulano e serbano i prodotti e risultati di questo , la fase di sviluppo in cui noi ora viviamo non può esser l ' ultima e definitiva , e i contrasti a questa intimi ed inerenti sono le forze produttive di nuove condizioni . Ed ecco come il periodo delle grandi rivoluzioni economiche e politiche di questi due ultimi secoli ha maturato nelle menti questi due concetti : l ' immanenza e costanza del processo nei fatti storici , e la dottrina materialistica , che in fondo è la teoria obiettiva delle rivoluzioni sociali . Non v ' ha dubbio , che il risalire attraverso i secoli e il rifarsi studiatamente col pensiero su lo sviluppo delle idee sociali , per quanto ce n ' è documento negli scrittori , è cosa che riesce tuttora assai istruttiva , e giova soprattutto ad accrescere in noi la consapevolezza critica , così dei nostri concetti come dei nostri procedimenti . Tale ritorno della mente su le sue premesse storiche , quando non ci porti a smarrirci nell ' empirismo di una sconfinata erudizione , e non c ' induca nella tentazione di stabilire frettolosamente delle vane analogie , giova senza dubbio a dare pieghevolezza ed efficacia di persuasione alle forme della nostra attività scientifica . Nell ' insieme delle nostre scienze si deriva ora , in via di fatto e per approssimativa continuità di tradizione , l ' ottimo di quanto fu mai ritrovato , escogitate e provato , non che nei tempi moderni , fin da quelli dell ' antica Grecia , con la quale appunto comincia in modo definitivo per tutto l ' uman genere , lo svolgimento ordinato del pensiero cosciente , riflesso e metodico . Non ci sarebbe dato di fare un solo passo nella ricerca scientifica senza l ' uso dei mezzi da gran tempo trovati e pronti ; come sarebbe a dire , tanto per addurre alcuni dei più generali , della logica e della matematica . Ad avere una opinione contraria occorrerebbe di voler dire , che ogni generazione debba ricominciar da capo , rimbamboleggiando . Ma né agli antichi autori , nell ' angusto ambito delle loro repubbliche di città , né agli scrittori della Rinascenza , incerti sempre tra un immaginato ritorno all ' antico e il bisogno di afferrare intellettualmente il mondo nuovo , che era in gestazione , fu dato di giungere all ' analisi precisa degli elementi ultimi dai quali resulta la società , che il genio insuperato di Aristotele non vide e non comprese di là dai confini in cui si spiega la vita dell ' uomo cittadino . La ricerca su la struttura sociale , considerata nei suoi modi di origine e di processo , si fece viva ed acuta ed assunse aspetti multiformi nei secoli decimosettimo e decimottavo , quando si formò la Economia , e insieme a questa , sotto ai varii nomi di Diritto di Natura , di saggi su lo Spirito delle Leggi e di Contratto Sociale , si fece strada il tentativo di risolvere in cause , in fattori , in dati logici e psicologici , il multiforme e non sempre chiaro spettacolo di una vita , in cui si preparava la più grande rivoluzione che si conosca . Coteste dottrine , quale che fosse l ' intento subiettivo e l ' animo degli autori - come è il caso antitetico del conservatore Hobbes e del proletario Rousseau - furon tutte rivoluzionarie nella sostanza e negli effetti . In fondo a tutte tu ritrovi sempre come stimolo e come motivo i bisogni materiali e morali dell ' età nuova ; che per le condizioni storiche erano quelli della borghesia : - e per ciò conveniva di combattere , in nome della libertà , la tradizione , la chiesa , il privilegio , le classi fisse , ossia gli ordini e i ceti , e per conseguenza lo stato che di questi era o pareva autore , e poi i privilegi del commercio , delle arti , del lavoro e della scienza . Onde si mirò all ' uomo in astratto , ossia ai singoli individui emancipati e liberati , per virtù di astrazione logica , dai loro vincoli storici e di necessaria dipendenza sociale ; e nella mente di molti il concetto della società si venne come a ridurre in atomi , e anzi parve , ai più , naturale il credere , che la società stessa non sia se non una somma d ' individui . Le categorie astratte della psicologia individuale si trovarono come spinte sul davanti , o messe in cima , della spiegazione di tutti i fatti umani ; ed ecco come in tutti cotesti sistemi ed escogitazioni non si parli che di paura , di amor proprio , di egoismo , di obbedienza volontaria , di tendenza alla felicità , di originaria bontà dell ' uomo , di libertà di contrattare ; e poi della coscienza morale , e dell ' istinto o del senso morale , e di altrettali cose astratte e generiche , come quelle che fossero sufficienti a spiegare la concreta storia esistente , e a crearne di sana pianta una nuova . Nell ' atto che tutta la società entrava in una strepitosa crisi , l ’ orrore dell ' antico , del vieto , del tradizionale , dell ’ organizzato da secoli , e il presentimento di una rinnovazione di tutta l ' esistenza umana , ingenerarono da ultimo un oscuramento totale nelle idee di necessità storica e di necessità sociale ; ossia in quelle idee , che , accennate appena dai filosofi antichi , e venute poi in tanto sviluppo nel secolo nostro , in quel periodo di razionalismo rivoluzionario non ebbero che rari rappresentanti , come Vico , Montesquieu , e in parte Quesnay . In questa situazione storica , che fa nascere una letteratura acuta , agile , sovvertitrice , penetrante e popolarissima , sta la ragione di ciò che Louis Blanc , con una certa enfasi , chiamò individualismo ; con la qual parola altri dopo di lui han poi creduto di dare espressione ad un fatto permanente della natura umana , che possa soprattutto servire come di argomento decisivo contro il socialismo . Singolare spettacolo ; anzi singolare contrasto ! Il capitale , formatosi come che si fosse , tendeva a vincere ogni altra precedente forma di produzione , rompendone i vincoli e gl ' impedimenti , tendeva ad essere , cioè , il signore diretto od indiretto della società , come di fatti è divenuto nella più gran parte del mondo ; dal che poi è proceduto , che , oltre a tutti i modi di moderna miseria e di nuova gerarchia in cui ora ci aggiriamo , si avverasse la più stridente antitesi di tutta la storia , ossia quella presente tra la anarchia della produzione nel complesso della società , e il ferreo dispotismo del modo del produrre nelle singole aziende , officine e fabbriche ! Ebbene , i pensatori , e filosofi , ed economisti , e divulgatori d ' idee del secolo decimottavo non vedeano che libertà ed eguaglianza ! Tutti ragionavano allo stesso modo , tutti partivano dalle stesse premesse ; o che arrivassero a conchiudere , doversi ottenere la libertà da un governo di pura amministrazione , o che fossero addirittura democratici , o per fino comunisti . Il regno prossimo della felicità stava innanzi agli occhi di tutti , come d ' indubbio avvento ; pur che fossero tolti i vincoli e gl ' impedimenti , che all ' uomo , di sua natura buono e perfettibile , aveano imposto la forzata ignoranza e il dispotismo della chiesa e dello stato . Cotesti impedimenti non pareano condizioni , e termini , nei quali gli uomini si fossero trovati per le leggi del loro sviluppo , e per gl ' intrecci inevitabili del moto antagonistico , e per ciò incerto e flessuoso della storia , come paiono finalmente a noi per il prevalere dello storicismo obiettivo : ma , anzi , pareano dei semplici imbarazzi , dei quali l ' uso retto della ragione dovesse liberarci . In cotesto idealismo , che raggiunse il suo apice in alcuni degli eroi della Grande Rivoluzione , germogliò una fede sconfinata nel sicuro progresso di tutto l ' uman genere . Per la prima volta il concetto di umanità apparve in tutta la sua estensione , e senza mescolanza d ' idee o di presupposti religiosi . I più risoluti fra cotesti idealisti furono appunto i materialisti estremi ; come quelli , che , negando ogni obietto alla fantasia religiosa , assegnavano al bisogno della felicità questa terra qual sicuro dominio , pur che la ragione schiudesse la via . Ma le idee furono così barbaramente maltrattate dalle prosaiche cose , come avvenne tra la fine del secolo passato e il principio di questo . Assai dura fu la lezione dei fatti , dalla quale procedettero le più tristi delusioni , e poi ne seguì un radicale rivolgimento negli spiriti . I fatti , in una parola , riuscirono contrarii ad ogni aspettazione ; il che , se dapprima produsse stanchezza nei disillusi , non poté a meno di indurre desiderio e bisogno di nuova ricerca . È noto come Saint - Simon e Fourier , nei quali proprio in principio del secolo si avvera , nelle forme unilaterali della genialità prematura , la reazione contro i resultati immediati della grande rivoluzione politico - economica , si levassero risolutamente , il primo contro i giuristi , ed il secondo contro gli economisti . Difatti , rimossi gl ' impedimenti alla libertà , che furon proprii di altri tempi , dei nuovi e spesso più gravi e più dolorosi eran subentrati ; e , come la felicità eguale per tutti non s ' era avverata , così la società rimaneva nella sua forma politica , tal quale come prima , una organizzazione delle disuguaglianze . La società deve esser , dunque , un qualcosa di per sé stante , un certo che di naturale , un semovente complesso di rapporti e di condizioni , che sfida i tuoni propositi soggettivi dei singoli componenti suoi , e passa sopra alle illusioni ed ai disegni degli idealisti ! Essa , dunque , segue un suo proprio andamento , dal quale sarà lecito di astrarre delle leggi di processo e di sviluppo , ma al quale non è dato d ' imporne ! Per cotal conversione delle menti , il secolo decimonono s ' annunciò con la vocazione di dover essere il secolo della scienza storica e della sociologia . Il pensiero ha di fatti invaso e penetrato ogni campo dell ' attività umana , col principio dello sviluppo . In questo secolo fu ritrovata la grammatica storica , e fu rinvenuta la chiave per esplorare la genesi dei miti . In questo secolo furono rinvenute le tracce embriogenetiche della preistoria e furon per la prima volta messe in serie di processo le forme politiche e giuridiche . Il secolo decimonono si annunziò come il secolo della sociologia , nella persona del Saint - Simon ; nel quale , come accade degli autodidatti e dei precursori geniali , si trovano confusi insieme i germi di tante tendenze contradittorie . Per questo rispetto la concezione materialistica è un resultato ; ma è quel resultato , che è il compimento di tutto un processo di formazione ; e come resultato e come compimento essa è anche la semplificazione di tutta la scienza storica e di tutta la sociologia , perché ci riporta dai derivati e dalle condizioni complesse alle funzioni elementari . E ciò è avvenuto per la diretta suggestione di una nuova e strepitosa esperienza . Le leggi della economia , quali esse per sé sono e per sé si esplicano , avean trionfato di tutte le illusioni , e s ' eran mostrate direttrici della vita sociale . La grande rivoluzione industriale , operatasi per primo in Inghilterra alla luce del giorno , anzi nel secolo dei lumi , facea intendere come le classi sociali , se non sono in natura , non son nemmeno una conseguenza del caso o dell ' arbitrio ; anzi nascono storicamente e socialmente entro ed attorno ad una determinata forma di produzione . E chi , in verità , non avea visto a sorgere , sotto i suoi occhi , i nuovi proletarii dalla rovina economica di tante classi di piccoli proprietarii , di piccoli contadini e di artigiani ; e chi non era in grado di scorgere il metodo di tale novella creazione di nuovo stato sociale , in cui tanti uomini venivano ad esser ridotti e a trovarsi per forza ? Chi non era in grado di scorgere , come il danaro diventato capitale fosse riuscito in breve corso d ' anni a grandeggiare , per l ' attrazione che esso esercita sul lavoro degli uomini liberi , nei quali la necessità di darsi liberamente a mercede era stata di lunga mano preparata con tanti accurati metodi di diritto , e per le vie di una violenta o indiretta espropriazione ? Chi non avea visto a sorgere le nuove città intorno alle fabbriche , e cingersi al loro perimetro di desolante miseria , che non era più un caso di singolare disavventura ma la condizione e la fonte della ricchezza ? E in quella miseria di novello stile apparivano numerose le donne ed i fanciulli , uscenti per la prima volta da una ignorata esistenza , per figurare sul palcoscenico della storia qual sinistra illustrazione della società degli eguali . E chi non sentiva - ci fosse o non ci fosse la sedicente teoria del reverendo Malthus - che il numero di conviventi , che cotesto modo di organizzazione economica può contenere , se a volte è insufficiente a chi per l ' alea favorevole della produzione ha bisogno di braccia , altre volte è esuberante , e per ciò non occupabile e pauroso ? Diveniva , inoltre , cosa evidente , che la rapida e violenta trasformazione economica avveratasi strepitosamente in Inghilterra , era ivi riuscita perché quel paese erasi potuto creare , di fronte alla rimanente Europa , un monopolio fino allora non mai visto , ed a reggere cotesto monopolio era occorsa una politica senza scrupoli , la quale permetteva una buona volta a tutti di tradurre in prosa il mito ideologico dello stato , che avrebbe ad essere tutore e pedagogo del popolo . Nella visione immediata di tali conseguenze della nuova vita ebbe origine il pessimismo , più o meno romantico , dei laudatores temporis acti , da De Maistre a Carlyle . La satira del liberalismo invade le menti e la letteratura in principio di questo secolo . Comincia quella critica della società , nella quale è l ' inizio di tutta la sociologia . Bisognava innanzi tutto vincere la ideologia , che erasi accumulata ed espressa nelle tante dottrine del Diritto di Natura e del Contratto Sociale . Bisognava rimettersi di fronte ai fatti , che le rapide vicende di un processo tanto intensivo imponevano all ' attenzione in forme così nuove e paurose . Eccoti Owen , l ' impareggiabile sotto tutti i rispetti ; ma per questo specialmente , che egli fu tanto chiaroveggente su le cause della nuova miseria , quanto fu ingenuo nel ricercare i modi di vincerle . Bisognava giungere alla critica oggettiva della Economia , che apparve la prima volta , in forme unilaterali e reazionarie , in Sismondi . In quel periodo di tempo , in cui si mutavano le condizioni di una nuova scienza storica , nascono e attirano sopra di sé l ' attenzione tante diverse forme di socialismo utopico , unilaterale , o a dirittura stravagante , che non arrivarono mai fino ai proletarii , o perché questi non avean coscienza politica affatto , o , avendola , si moveano a salti , come nelle cospirazioni e sommosse francesi dal 1830-48 , o si aggiravano sul terreno pratico delle riforme immediate , come è il caso dei Cartisti . E pure tutto cotesto socialismo , per quanto utopico , fantastico ed ideologico , era una critica immediata e spesso geniale dell ' Economia ; una critica unilaterale , insomma , cui occorreva il complemento scientifico di una generale concezione storica . Tutte coteste forme di critica parziale , unilaterale ed incompleta misero effettivamente capo nel socialismo scientifico . Questo non è più la critica soggettiva applicata alle cose , ma è il ritrovamento dell ' autocritica che è nelle cose stesse . La critica vera della società è la società stessa , che per le condizioni antitetiche dei contrasti su i quali poggia , genera da sé in se stessa la contraddizione , e questa poi vince per trapasso in una nuova forma . Il risolvente delle presenti antitesi è il proletariato ; che lo sappiano o non lo sappiano i proletarii stessi . Come in essi la miseria loro è diventata la condizione palese della società presente , così in essi e nella miseria loro è la ragion d ' essere della nuova rivoluzione sociale . In questo trapasso dalla critica del pensiero soggettivo , che esamina dal di fuori le cose e immagina di poterle correggere per conto suo , alla intelligenza dell ' autocritica che la società esercita sopra di se stessa nella immanenza del suo proprio processo ; soltanto in ciò consiste la dialettica della storia , che Marx ed Engels , solo in quanto erano materialisti , trassero dall ' idealismo di Hegel . E in fin delle fini poco importa se di tali riposte e complicate forme del pensiero non si sappian render conto , nè i letterati , che non conoscono altra significazione della parola dialettica se non quella dell ' artificio sofistico , nè i dotti e gli eruditi , che non sono mai atti a sorpassare la conoscenza empiricamente disgregata dei semplici particolari . Ma il grande rivolgimento economico , che ha offerto i materiali onde è composta la società moderna , nella quale è arrivato in fine al suo quasi completo sviluppo l ' impero del capitalismo , non sarebbe riuscito di così rapido e suggestivo insegnamento , se non fosse stato luminosamente illustrato dal moto vertiginoso e catastrofico della Rivoluzione Francese . Mise essa in piena evidenza , come in tragica rappresentazione , tutte le forze antagonistiche della società moderna , perché questa vi si fece strada tra le rovine , e segnò in breve tratto di tempo precipitosamente le fasi del suo nascimento e del suo assetto . Nacque la Rivoluzione dagl ' impedimenti che la borghesia dovette vincere con la violenza , poi che apparve evidente come la transizione dalla vecchia alla nuova forma della produzione - o della proprietà , come dicono per necessità di gergo professionale i giuristi - non potesse avverarsi per le vie più tranquille delle successive e graduali riforme . E fu essa per ciò sollevazione , attrito e rimescolamento di tutte le vecchie classi dell ' Ancien Régime , e rapida e vertiginosa formazione ad un tempo di nuove classi , nel brevissimo ma singolarmente intensivo periodo di soli dieci anni , che al paragone della ordinaria storia di altri paesi e tempi paiono secoli . In cotesta compressione di vicende da secoli in così breve giro di anni , si esemplificarono i momenti e gli aspetti più caratteristici della società nuova , o moderna , con tanto maggiore evidenza , in quanto che la pugnace borghesia avea già creato a se stessa tali mezzi ed organi intellettuali , da possedere nella teoria dell ' opera propria la coscienza riflessa del suo movimento . La violenta espropriazione di una parte non piccola della vecchia proprietà , di quella , cioè , che era immobilizzata nel feudo , nei regi e principeschi demani e nella manomorta , coi diritti reali e personali che ne derivavano per mille vie , mise a disposizione dello stato , divenuto per necessità di cose un terribile ed onnipotente governo di eccezione , una massa straordinaria di mezzi economici ; e questi , per un verso dettero luogo alla singolare finanza degli assegnati , finiti poi nell ' annullamento di se stessi , e per un altro verso dettero luogo alla formazione dei nuovi proprietarii , che andarono debitori alle chances dell ' aggiotaggio , e alle contingenze dell ' intrigo e della speculazione , della fortuna loro . E chi avrebbe mai più osato dappoi di giurare sul capo del sacro ed atavico istituto della proprietà , dacchè il titolo recente ed accertato di questa poggiava così palesemente su la notizia delle fortunate contingenze ? Se mai era passato per il capo di tanti molesti filosofi , a cominciare dai Sofisti , che il diritto fosse una utile e comoda fattura dell ' uomo ; cotesta proposizione di malvisti eretici poteva sembrate oramai verità semplice ed intuitiva per fino agli ultimi straccioni dei sobborghi di Parigi . Non aveano essi , i proletarii , dato l ' impulso , con tutto il resto del popolo minuto , alla rivoluzione in generale con le mosse anticipate dell ' aprile dell'89; e non si trovaron poi come scacciati di nuovo dalla scena della storia dopo l ' insuccesso della rivolta del Preriale del '95 ? Non aveano essi portato a spalle tutti i focosi oratori della libertà e della eguaglianza ; non aveano essi tenuto in mano la Comune parigina , che fu per un pezzo l ' organo impulsivo dell ' Assemblea e di tutta la Francia ; e non finivan poi da ultimo nell ' amara delusione d ' essersi creati con le proprie mani i novelli padroni ? Nella coscienza fulminea di tal delusione è il movente psicologico , rapido ed immediato , della cospirazione di Babeuf ; la quale , per ciò appunto , è un grande fatto della storia , ed ha in sé tutti gli elementi della tragedia oggettiva . La terra , che il feudo e la manomorta aveano come legata ad un corpo , ad una famiglia , ad un titolo , liberata dai suoi vincoli era diventata merce , perché fosse base ed istrumento da produrre merci ; ed era diventata d ' un tratto merce così pieghevole , docile ed adattabile , da prestarsi a circolare nei simboli di tanti pezzi di carta . E intorno a questi simboli moltiplicati di tanto su le cose che doveano rappresentare , che da ultimo finiron nel nulla , sorse gigante l ' affare , come sorse d ' ogni parte , su le spalle della miseria dei più miseri , e fra tutti gli anfratti della precipitosa e sinuosa politica , e sfacciato soprattutto nel trar partito dalla guerra e dai suoi gloriosi successi . Per fino i rapidi progressi di una tecnica accelerata per le urgenti circostanze , dettero materia ed occasione al prosperar degli affari . Le leggi dell ' economia borghese , che son quelle della produzione individuale nel campo antagonistico della concorrenza , insorsero furiose , con tutti i mezzi della violenza e dell ' insidia , contro l ' arbitrio idealistico di un governo rivoluzionario ; il quale , forte della certezza di salvare la patria , e forte ancora più della illusione di fondare in eterno la libertà degli eguali , credette fosse cosa possibile il sopprimere l ' aggiotaggio con la ghigliottina , l ' eliminare l ' affarismo con la chiusura della borsa , e l ' assicurare al popolo minuto la esistenza , col fissare il maximum dei prezzi dei generi di prima necessità . Le merci , e i prezzi , e gli affari rivendicarono con la violenza la libertà propria , contro quelli che volean leggere o imporre loro la morale . Il Termidoro , quali che fossero le personali intenzioni dei Termidoriani , o vili , o paurosi , o illusi , fu , così nelle cause ascose come nei suoi effetti non remoti , il trionfo degli affari su l ' idealismo democratico . La costituzione del '93 , la quale segna l ' estremo limite cui possa giungere il pensiero democratico , non era mai andata in esecuzione . La pressione grave delle circostanze , la minaccia dello straniero , le varie forme di ribellione all ' interno , dalla girondina alla vandeana , avean reso necessario un governo di eccezione , che fu il Terrore nato dalla paura . A misura che i pericoli cessavano , cessò il bisogno del terrore ; ma la democrazia s ' infranse innanzi agli affari , nei quali nasceva la proprietà dei proprietarii nuovi . La costituzione dell ' anno III consacrò il principio del moderantismo liberale , dal quale è proceduto tutto il costituzionalismo del continente europeo : ma innanzi tutto fu la via per giungere alla garanzia della proprietà nuova . Cambiare i proprietarii , salvando la proprietà , questo il motto , questa la parola d ' ordine , questa l ' insegna , che sfidò per anni dal 10 agosto '92 , così le sommosse violente , come gli arditi disegni di coloro che tentarono di fondare la società su la virtù , su l ' eguaglianza , su la spartana abnegazione . Il Direttorio fu il tramite attraverso del quale la rivoluzione giunse a negare se stessa come conato idealistico ; e col Direttorio , che fu la corruzione confessata e professata , divenne realtà il motto : cambiati sì i proprietarii , ma la proprietà è salva ! E da ultimo occorreva , a trarre da tante rovine uno stabile edifizio , la forza vera ; e questa si trovò in un singolare avventuriere d ' insuperata genialità , cui la fortuna avea romanamente arriso , ed il solo che possedesse la virtù di mettere la chiusa della conveniente morale a quella favola gigantesca , perché in lui non era nè ombra , nè traccia di scrupoli morali . Tutto si vide in quella rapina di eventi . I cittadini armati alla difesa della patria , vittoriosi oltre i confini della circostante Europa , nella quale portano con la conquista la rivoluzione , divengono soldatesca da opprimere la libertà in patria . I contadini , che in un impeto d ' imperiosa suggestione produssero per entro alle terre di feudo l ' anarchia dell'89 , diventati , o soldati , o piccoli proprietarii , o piccoli fittaiuoli , dopo d ' essere stati per un quarto d ' ora le sentinelle avanzate della rivoluzione , ricaddero nella silenziosa e balorda quiete della vita loro tradizionale , che , muta di casi e di movimenti , fa da sottostrato sicuro al così detto ordine sociale . I piccoli borghesi di città , e i già membri delle corporazioni , a breve andare s ' accomodarono a diventare , nel campo della gara economica , i prestatori liberi dell ' opera della mano . La libertà del commercio esigeva , che ogni prodotto diventasse liberamente commerciabile , e superava , quindi , l ' ultimo impedimento , ottenendo che il lavoro diventasse anch ' esso libera merce . Tutto si mutò in quel tempo . Lo stato , che era parso per secoli a tanti milioni d ' illusi una sacra istituzione , o un divino mandato , lasciando il capo del suo sovrano sotto la fredda azione di un istrumento tecnico , ne rimase sconsacrato e profanizzato . Diventava esso stesso , lo stato , un apparato tecnico , che alla gerarchia veniva sostituendo la burocrazia . E perché non v ' era più presunzione di antichi titoli , che dessero ragione di privilegio da tenervi posto , questo novello stato poteva diventar la preda di chi se lo pigliasse ; si trovava , insomma , messo agl ' incanti , purché i fortunati tra gli ambiziosi fossero i soliti garanti della proprietà , e dei nuovi e vecchi proprietari . Il novello stato , che ebbe bisogno del 18 Brumaio per diventare una ordinata burocrazia poggiata sul militarismo vittorioso , questo stato che completava la rivoluzione nell ' atto che la negava , non potea fare a meno del suo testo , e l ' ebbe nel Codice Civile , che è il libro d ' oro della società che produca e venda merci . Non invano la giurisprudenza generalizzata avea serbato e commentato per secoli , nella forma di una disciplina scientifica , quel Diritto Romano , che fu , è , e sarà la forma tipica e classica del diritto d ' ogni società delle merci , finché il comunismo non tolga di mezzo la possibilità di venderne e di comprarne . La borghesia , che per l ' incidenza di tante singolari circostanze fece la strepitosa rivoluzione col concorso di tante altre classi e semiclassi , sparite poi dopo breve tempo quasi tutte dalla scena politica , apparve nei momenti del più vivo attrito come spinta da motivi ed ispirata da una ideologia , che sarebbero affatto difformi dagli effetti che sopravvissero e positivamente si perpetuarono . Ciò fa , che nel calore delle lotte la vertiginosa mutazione del sottostrato economico apparisca come dissimulata dagli ideali , ed oscurata dall ' intreccio di tanti propositi e disegni , da cui sorgono atti di malvagità e di eroismo inauditi , e correnti di illusioni e dure prove di disinganni . Mai si sprigionò dagli umani petti così potente la fede nell ' ideale del progresso . Liberare l ' uman genere dalla superstizione , o a dirittura dalla religione , fare d ' ogni individuo un cittadino , e d ' ogni privato un uomo pubblico ; questo l ' inizio : - e poi su la linea di cotesto programma compendiare , nell ' azione breve di pochi anni , quella evoluzione , che ai più idealisti di ora appare quale opera di molti secoli ancora da venire : - questo l ' idealismo d ' allora . E perché dovea repugnare a costoro la pedagogica della ghigliottina ? Tale poesia , grandiosa certo se non dilettosa , lasciò dietro di sé una prosa assai dura . E fu la prosa dei proprietarii , che dovean la proprietà alla fortuna , e fu quella dell ' alta finanza e dei fornitori arricchiti , dei marescialli , dei prefetti , dei giornalisti e degli artisti e letterati mercenarii ; fu la prosa della corte del singolare mortale , cui le qualità del genio militare innestate su l ' indole brigantesca avean senza dubbio conferito il diritto di schernire come ideologo chiunque non ammirasse il fatto nudo e crudo , che nella vita può essere , come era per lui , la semplice brutalità del successo . La Grande Rivoluzione affrettò il corso della storia in buona parte dell ' Europa . Da essa parti tutto ciò che chiamiamo liberalismo e democrazia moderna , salvo i casi di errata imitazione dell ' Inghilterra , e fino allo stabilimento della unità d ' Italia , che fu , e rimarrà forse l ' ultimo atto della borghesia rivoluzionaria . Fu quella rivoluzione l ' esempio più vivo e più istruttivo del come una società si trasformi , e del come le nuove condizioni economiche si sviluppino , e sviluppandosi coordinino in gruppi e classi i membri della società . Fu la prova palpabile , del come si trovi il diritto , quando occorra ad espressione e difesa di determinati rapporti , e del come si crei lo stato , e se ne dispongano i mezzi , le forze e gli organi . E si vide come le idee germoglino dal terreno delle necessità sociali , e come i caratteri , le tendenze , i sentimenti , le volontà , ossia , a farla breve , le forze morali , si producano e svolgano in circostanziate condizioni . In una parola , i dati della scienza sociale furono , per così dire , ammanniti dalla società stessa ; e non è da meravigliare se la Rivoluzione , che fu preceduta ideologicamente dalla forma più acuta di dottrinarismo razionalistico che si conosca , abbia finito poi per lasciare dietro di sé il bisogno intellettuale di una scienza storica e sociologica antidottrinaria ; come in buona parte è riuscito di farne nel secolo nostro , che volge oramai al termine suo . E qui , per le cose da me dette e per quelle generalmente risapute , sarebbe inutile ricordare nuovamente , come ad Owen faccian riscontro Saint - Simon e Fourier , e di ripetere per quali vie siasi originato il socialismo scientifico . L ' importante è in due punti soli , e cioè : che il materialismo storico non potea nascere se non dalla coscienza teorica del socialismo ; e che esso può oramai spiegare la sua propria origine , coi suoi proprii principii , il che è la riprova massima della maturità sua . Non era perciò fuor di luogo la frase con cui comincia questo capitolo : le idee non cascano dal cielo . VIII . Per il cammino fatto fin qui deve oramai parer chiaro a chiunque , quale sia il valore preciso e relativo della così detta dottrina dei fattori ; e per qual modo si riesca ad eliminare obiettivamente cotesti concetti provvisorii , che furono e sono semplice espressione di un pensiero non arrivato pienamente a maturità . Eppure su cotesta dottrina bisogna tornarci ancora una volta , per dichiarar meglio , e più partitamente , da quali ragioni sia dipeso e dipenda , che due dei così detti fattori , ossia lo stato e il diritto , fossero o siano tuttora assunti aprincipale od esclusivo soggetto della storia . La storiografia , di fatti , ha riposto per secoli in coteste forme della vita sociale l ' essenziale dello sviluppo umano ; e , anzi , non ha visto questo sviluppo se non nel modificarsi di tali forme . La storia è stata trattata per secoli come disciplina attinente al movimento giuridico - politico , e anzi al politico principalmente . La inversione dalla politica alla società è cosa recente ; e assai più recente ancora è la risoluzione della società negli elementi del materialismo economico . In altre parole , la sociologia è di assai recente invenzione ; e il lettore , spero , avrà inteso da sé , che io adopero cotesta parola , brevitatis causa , per indicare in genere la scienza delle funzioni e delle variazioni sociali , e non per riferirmi al caso specifico del modo come la trattano i Positivisti . Gli è del resto cosa risaputa , come , fino al principio di questo secolo , le notizie attinenti alle usanze , ai costumi , alle credenze e così via , e anche quelle attinenti alle condizioni naturali , che fanno da sottosuolo e da circuito alle forme sociali , apparissero nelle storie politiche quali semplici curiosità , o quali accessorii e complementi della narrazione . Tutto ciò non può essere accidentale : e non è . Rendersi conto della tardiva apparizione della storia sociale gli è per ciò di doppio interesse : e perché la dottrina nostra giustifica ancora una volta , per cotal via , la sua ragion d ' essere ; e perché dei così detti fattori si fa la eliminazione in modo definitivo . Fatta eccezione di alcuni momenti critici , nei quali le classi sociali , per estrema incapacità a tenersi in una condizione di relativo equilibrio per adattamento , entrano in una più o meno prolungata crisi di anarchia ; e fatta eccezione di quelle singolari catastrofi , nelle quali tutto un mondo precipita , come alla caduta dell ' Impero Romano d ' Occidente , o al dissolversi del Califfato : dacché c ' è memoria di storia scritta , lo stato apparisce , non solo come l ' apice , e come il vertice della società , ma come il reggitore di essa . Il primo passo che il pensiero ingenuo abbia fatto in tale ordine di considerazioni consiste in questo enunciato : il reggitore è l ' autore . Fatta , inoltre , eccezione di certi brevi periodi di democrazia esercitata con la viva coscienza della sovranità popolare , come fu di alcune città greche , e segnatamente di Atene , e di alcuni Comuni italiani , e specie di Firenze ( quelle erano , però , di uomini liberi padroni di schiavi , questi furono di cittadini privilegiati sfruttanti il forestiero e la campagna ) , la società retta a stato fu sempre di una maggioranza messa in balia di una minoranza . Cosicché la maggioranza degli uomini è apparsa nella storia come una massa retta , governata , guidata , sfruttata e maltrattata ; o , per lo meno , qual variopinta conglomerazione d ' interessi , che alcuni pochi avessero da regolare , mantenendo in equilibrio le divergenze , per pressione o per compensazione . Di qui la necessità di un ' arte di governo ; e , come questa si fa prima di ogni altra cosa palese agli osservatori della vita collettiva , così era naturale , che la politica apparisse come l ' autrice dell ' ordine sociale , e come l ' indice della continuità nel succedersi delle forme storiche . Chi dice politica , dice attività , che fino ad un certo punto si conduce a disegno ; cioè fino a che i calcoli non dian di cozzo in ignorate o inaspettate resistenze . Assumendo , per quel che suggeriva la imperfetta esperienza , ad autore della società lo stato , e ad autrice dell ' ordine sociale la politica , ne venia di conseguenza , che gli storici narratori o ragionatori fossero portati a riporre l ' essenziale della storia nel succedersi delle forme , delle istituzioni e delle idee politiche . Donde lo stato avesse avuto origine , e in che cosa trovasse fondamento al suo perpetuarsi , non importava , come non importa al comune ragionamento . I problemi di indole genetica spuntano , com ' è risaputo , assai tardi . Lo stato c ' è , e trova la sua ragione nella sua necessità attuale : - tanto è vero , che la fantasia non ha potuto adattarsi all ' idea , che una volta non ci fosse , e ne ha prolungata la esistenza congetturale fino alle prime origini del genere umano . Iddii , o semidei ed eroi ne furono gli istitutori , nella mitologia per lo meno ; come nella teologia medievale il papa fa da fonte prima , e per ciò divina e perpetua , di ogni autorità . Ancora ai tempi nostri , viaggiatori inesperti e missionarii idioti trovano da per tutto lo stato , là dove non è , presso i selvaggi e i barbari , che la gens , o la tribù delle genti , o l ' alleanza delle genti . Due cose sono occorse , perché tali pregiudizii del ragionamento rimanessero vinti . In primo luogo fu necessario si riconoscesse , che le funzioni dello stato nascono , crescono , diminuiscono , si alterano e si succedono col variare di certe condizioni sociali . In secondo luogo è convenuto si arrivasse ad intendere , che lo stato esiste e si regge in quanto è ordinato a difesa di certi determinati interessi , di una parte della società , contro tutto il testo della società stessa , la quale deve esser fatta di tal modo , nel suo insieme , che la resistenza dei soggetti , dei maltrattati , degli sfruttati , o si disperda nei molteplici attriti , o trovi compenso nei parziali , per quanto miseri , vantaggi degli oppressi stessi . La miracolosa ed ammirata arte politica si risolve per ciò in un enunciato assai semplice : applicare una forza , o un sistema di forze , ad un insieme di resistenze . Il primo e più difficile passo è fatto quando si giunge a risolvere lo stato nelle condizioni sociali , da cui esso trae origine . Ma queste condizioni sociali stesse sono state poi precisate con la teoria delle classi ; la genesi delle quali è nella maniera delle varie occupazioni , data la distribuzione del lavoro , e ossia dati i rapporti che coordinano e vincolano gli uomini in una determinata forma di produzione . A questo punto il concetto dello stato ha cessato di rappresentare la causa diretta del movimento storico , in quanto presunto autore della società : perché s ' è visto , che in ogni sua forma e variazione esso non è , se non l ' ordinamento positivo e forzato di un determinato dominio di classe , o di una determinata accomodazione di diverse classi . E poscia , per ulteriore conseguenza di tali premesse , si e giunti da ultimo a riconoscere , che la politica , in quanto arte di operare a disegno , è una parte assai piccola del movimento generale della storia , ed è una parte non grande della formazione e dello sviluppo dello stato stessa ; nel quale molte cose , ossia molte relazioni , nascono e si svolgono per necessaria accomodazione , per tacito consenso , per subita o tollerata violenza , per intuitivo ripiego . Il regno dell ' inconsapevole , nel senso di ciò che non è voluto ad arbitrio , a disegno o per elezione , ma che si determina e si fa per succedersi di abiti , di consuetudini , di accomodazioni e così via , è divenuto assai largo nel campo delle conoscenze che formano oggetto della scienza storica ; e la politica , che era stata assunta a regola di spiegazione , è diventata essa stessa la cosa da spiegare . Per quali ragioni la storia si presentasse in esclusiva veste politica gli è , dunque , oramai palese . Ma non per questo lo stato è una semplice escrescenza , o un puro accessorio , o del corpo sociale , o della libera associazione ; come è parso a tanti utopisti , e a tanti ultraliberali anarchizzanti . Se la società ha messo capo , in fino ad ora , nello stato , gli è perché di tale complemento di forza e di autorità essa ha avuto bisogno , in quanto è appunto di disuguali , per effetto delle differenziazioni economiche . Lo stato è ben qualcosa di assai reale , come sistema di forze , che mantengono l ' equilibrio , o lo impongono con la violenza e con la repressione . E per esistere come tale sistema di forze è dovuto divenire ed essere una potenza economica ; poggi questa nella razzia , nella preda , nella imposizione di guerra , o consista nella diretta proprietà di demanio , o si formi di volta in volta , come nel metodo moderno della pubblica finanza , che assume le simulate forme costituzionali di una pretesa autotassazione . In cotesta potenza economica , di tanto cresciuta , negli stati moderni , consiste il fondamento della sua capacità ad operare . Da essa deriva , che , per via di una nuova division del lavoro , intorno alle funzioni dello stato stesso si formino ordini e ceti speciali , ossia classi particolarissime , non esclusa quella dei parassiti . Lo stato , che è e deve essere potenza economica , perché a difesa delle classi dirigenti sia fornito di mezzi per reprimere , per governare , per amministrare , per guerreggiare , crea per diretto o per indiretto un insieme d ' interessi nuovi e particolari , i quali reagiscono necessariamente su la società . Cosicché lo stato , nell ' atto che è sorto e si mantiene comc garante delle antitesi sociali , che sono conseguenza delle differenziazioni economiche , forma intorno a sé una cerchia d ' interessati direttamente all ' esistenza sua . Da ciò derivano due conseguenze . Come k società non è un tutto omogeneo , anzi è un corpo di particolareggiata articolazione , anzi un multiforme complesso d ' interessi antitetici , così accade , che alcune volte i reggitori dello stato tendano ad isolarsi , e in tale isolamento si contrappongano a tutta intera la società E poi in secondo luogo , accade , che organi e funzioni create la prima volta a benefizio di tutti , degenerino in abusi di consorterie , di conventicole e di camorre . Di qui le aristocrazie e le gerarchie nate dall ' uso dei poteri politici , e di qui le dinastie ; le quali formazioni , viste alla luce della semplice logica , paiono irrazionali del tutto . Da che c ' è storia accertata , lo stato è cresciuto o è diminuito di poteri , ma non è mai più sparito , perché mai più vennero meno , nella società dei disuguali per economica differenziazione , le ragioni per mantenere e per difendere con la forza e con la conquista , o la schiavitù , o i monopolii , o il predominio di una forma di produzione , mediante la signoria dell ' uomo su gli uomini . Onde poi lo stato è diventato come l ' arena di una incessante guerra civile , che vi si svolge di continuo , anche se non appaia nelle forme strepitose dei Mario e dei Silla , delle giornate di Giugno e della secessione americana . Dentro allo stato ha sempre fiorito la corruzione dell ' uomo per mezzo dell ' uomo ; perché , se non v ' è forma di dominio che non trovi resistenza , non v ' è resistenza che per gli urgenti bisogni della vita non possa degenerare in rassegnata accomodazione . Per tali ragioni le vicende storiche , viste alla superficie della monotona narrazione ordinaria , paiono come la ripetizione assai poco variata del medesimo tipo , come una specie di ritornello , o di configurazione da caleidoscopio . Non è da maravigliare che il concettualista Herbart e il maligno pessimista Schopenhauer venissero nella conclusione , che di storia come vero processo non ce n ' è : il che , in volgare , si direbbe così : la storia è una canzone noiosa ! Ridotta la storia politica alla sua quintessenza , lo stato rimane chiarito in tutta la sua prosa , in cui non è più traccia , né di teologica transumanazione , né di quella metafisica transustanziazione , che ebbe tanta voga presso certi filosofi tedeschi : p . e . lo stato che è l ' Idea , lo stato Idea che si esplica nella storia , lo stato che è l ' attuazione piena della personalità , ed altrettali pappolate . Lo stato è un reale ordinamento di difese per garentire e perpetuare un metodo di convivenza , il cui fondamento è , o una forma di produzione economica , o un accordo ed una transazione fra diverse forme . A farla più breve , lo stato suppone , o un sistema di proprietà , o l ' accordo tra più sistemi di proprietà . In ciò è il fondamento d ' ogni sua arte , al cui esercizio occorre , che lo stato stesso divenga una potenza economica , e che abbia anche i mezzi e i modi per far passare la proprietà dalle mani degli uni nelle mani degli altri . Quando , per effetto di una rinnovazione acuta e violenta delle forme della produzione , occorre di provvedere ad un insolito e straordinario spostamento dei rapporti della proprietà ( p . e . abolizione della manomorta e del feudo , abolizione dei monopolii commerciali ) , allora la vecchia forma politica è insufficiente , e la rivoluzione è necessaria per creare il nuovo organo che esegua la trasformazione economica . Ora , fatta astrazione da ' tempi antichissimi a noi ignoti , tutta la storia s ' è svolta nei contatti e nei contrasti di varie tribù , e comunanze , e poi di varie nazioni e di vani stati , cioè , le ragioni delle antitesi interne nella cerchia di ciascuna società sonosi sempre andate complicando con gli attriti all ' esterno . Queste due ragioni di contrasto si condizionano a vicenda , ma in modi sempre variati . Spesso è il disagio interno che spinge una comunanza o uno stato ad entrare in esterne collisioni ; altre volte sono queste collisioni che alterano i rapporti interni . Il movente precipuo dei vani rapporti tra le diverse comunanze fu dalle origini , com ' è fino ad ora , il commercio nel lato senso della parola , ossia lo scambio : sia che si trattasse di cedere , come in una povera tribù , il solo esuberante , in cambio di altre cose , sia che si tratti , come oggi , della grande produzione in massa , che è fatta ad esclusivo scopo di vendere , per trarre dal danaro il danaro cresciuto d ' un tanto . Cotesta enorme massa a accadimenti esterni ed interni , che si accumulano ed accavallano l ' un su l ' altro nella ordinaria cronistoria , turbano tanto gli storiografici espositori e compendiatori , che essi quasi si smarriscono in infiniti tentativi di artificiali raggruppamenti cronologici e prospettici . Chi invece segua lo sviluppo interno dei varii tipi sociali quanto alla loro struttura economica , e consideri le vicende politiche come particolari resultati delle forze operanti nella società , finisce da ultimo per vincere il confuso della molteplice ed incerta impressione empirica , e al posto della linea cronologica , del sincronismo e della prospettica , mette la serie concreta di un processo reale . Innanzi a questo genere di realistiche considerazioni , cadono tutte le ideologie fondate su la missione etica dello stato , o sopra qualunque altra frase simile . Lo stato è , per così dire , messo al suo posto , e rimane come inquadrato nei contorni del divenire sociale , in quanto forma che è effetto di altre condizioni , e che a sua volta , poi che esiste , reagisce naturalmente sul resto . E qui spunta un ' altra questione . Cotesta forma sarà superata mai ? – ossia , ci può essere una società senza stato ? - ovvero , ci può essere una società senza classi ? – e , se giova di spiegarsi meglio , ci sarà una forma di produzione comunistica , con tale spartizione di lavoro e di ufficii , che non possa dar luogo allo sviluppo delle disuguaglianze , da cui si genera il dominio dell ' uomo su l ' uomo ? Nella risposta affermativa a coteste domande consiste la somma del socialismo scientifico ; in quanto esso enuncia l ' avvento della produzione comunistica , non come postulato di critica , né come meta di una volontaria elezione , ma come il resultato dell ' immanente processo della storia . Come è risaputo , la premessa di tale previsione è nelle condizioni stesse della presente produzione capitalistica . Questa socializza di continuo il modo del produrre , avvince sempre di più il lavoro vivo e regolamentato alle condizioni obiettive della tecnica , concentra di giorno in giorno sempre più la proprietà dei mezzi di produzione nelle mani di pochi , che come azionisti e negoziatori di azioni si trovano sempre più assenti dal lavoro immediato , la cui direzione passa all ' intelligenza . Col crescere della coscienza di tale situazione nei proletarii , cui l ' insegnamento della solidarietà viene dalle condizioni stesse della loro reggimentazione , e col decrescere della capacità nei detentori del capitale a conservare la privata direzione del lavoro produttivo , si verrà ad un punto in cui , di un modo o dell ' altro , con la eliminazione di ogni forma di rendita , interesse e profitto privato , la produzione passerà all ' associazione collettiva , ossia sarà comunistica . Così cesseranno tutte le disuguaglianze , che non siano quelle naturali del sesso , dell ' età , del temperamento e della capacità ; cesseranno , cioè , tutte le disuguaglianze , che hanno attinenza alle classi economiche , e anzi da queste son generate : e sparite le classi verrà meno la possibilità dello stato , come dominio dell ' uomo su l ' uomo . Il governo tecnico e pedagogico dell ' intelligenza sarebbe l ' unico ordine della società . Per cotal via il socialismo scientifico , per ora idealmente almeno , ha superato lo stato ; e superandolo lo ha inteso a fondo , così nel suo modo di origine , come nelle ragioni di sua naturale sparizione . E lo ha inteso appunto perché non gli si leva contro in modo unilaterale e soggettivo , come fecero già più volte in altri tempi cinici , e stoici , ed epicurei d ' ogni maniera , e poi settarii religiosi , e cenobiti visionani , e utopisti da conventicola , e da ultimo anarchisti d ' ogni tinta e colore . Anzi , più che levarglisi da sé contro , il socialismo scientifico ha mirato a mostrare , come lo stato si sollevi di continuo da sé contro se stesso , creando nei mezzi di cui non può fare a meno , p . e . colossale finanza , militarismo , suffragio universale , estensione della coltura , e così via , le condizioni della sua propria rovina . La società che lo ha prodotto lo riassorbirà : ossia , come la società , in quanto forma di produzione , eliminerà le antitesi di capitale e lavoro , così con la sparizione dei proletarii , e cessando le condizioni che rendono possibile il proletariato , sparirà ogni dipendenza dell ' uomo dall ' uomo , in qualunque forma di gerarchia . I termini entro i quali s ' aggira la genesi e lo sviluppo dello stato , dal suo punto iniziale di apparizione entro una determinata comunità , in cui cominciò la differenziazione economica , fino a questo momento , in cui la sua sparizione principia a disegnarsi alla mente , ce lo rendono oramai comprensibile . E per tale comprensibilità , che lo riduce a necessario complemento di determinate forme economiche , la presunzione di considerarlo qual fattore autonomo della storia rimane eliminata per sempre . Torna oramai cosa relativamente facile il rendersi conto del come il diritto sia stato elevato a fattore decisivo della società , e quindi della storia , per diretto o per indiretto . Innanzi tutto è bene di ricordare per quali vie siasi formata quella concezione filosofica del diritto generalizzato , nella quale principalmente ha radice la considerazione della storia come dominata dal progresso legislativo per sé stante . Col precoce dissolversi della società feudale in alcuni punti dell ' Italia centrale e settentrionale , e col sorgere dei comuni , che furono repubbliche di produttori corporativi , e di corporazioni di mercanti , tornò in onore il Diritto Romano . Questo rifiorì nelle Università ; e come rinasceva in opposizione ai diritti barbarici e in buona parte in opposizione al Diritto Canonico , era evidentemente , in tale sua rifioritura , una forma del pensiero più rispondente ai bisogni della borghesia , che cominciava a svilupparsi . Difatti , di fronte al particolarismo dei diritti , che erano , o consuetudini di popoli barbari , o privilegi di un corpo , o concessioni papali ed imperiali , quel diritto appariva come la universalità della ragione scritta . Non era esso arrivato a considerare la personalità umana nei suoi più astratti e generali rapporti ; in quanto un qualunque Tizio è capace di obbligarsi e di obbligare , di vendere e di comprare , di cedere , donare e così via ? Il Diritto Romano , per quanto elaborato nella sua ultima redazione per autorità d ' imperatori da giuristi servili , appariva , dunque , in sul declinare delle istituzioni medievali , come una forza rivoluzionaria , e come tale era un grande progresso . Cotesto diritto così universale , che dava i mezzi per isconvolgere e rovesciare i diritti barbarici , era certamente un diritto più rispondente alla natura umana guardata nei suoi rapporti generici ; e nella sua opposizione ai diritti particolari e di privilegio appariva come un diritto di natura . E ’ noto , del resto , come la ideologia del diritto di natura sia nata . E ’ venuta nel suo massimo fiore nei secoli decimosettimo e decimottavo ; ma fu di lunga mano preparata dalla giurisprudenza che pigliava a suo fondamento il Diritto Romano , o adottato , o rimaneggiato , o commentato . Nella formazione della ideologia del diritto naturale concorse un altro elemento , ossia la filosofia greca delle epoche posteriori . I greci , che furono gli inventori di quelle determinate arti del pensiero che sono le scienze , non trassero mai , com ' è risaputo , dalle molteplici leggi locali loro una disciplina che corrisponda a ciò che noi chiamiamo giurisprudenza . Invece , per il rapido progresso della scienza astratta nell ' ambito delle democrazie essi giunsero ben per tempo alle più ardite discettazioni logiche , retoriche e pedagogiche su la natura del diritto , dello stato , della legge , della pena ; onde poi nella loro filosofia si trovano le forze rudimentali di tutte le discussioni posteriori . Ma solo più tardi , cioè ai tempi dell ' Ellenismo , quando i confini della vita greca s ' erano tanto slargati da confondersi con quelli del mondo civile , nell ' ambito di quel cosmopolitismo , che portava con sé il bisogno di cercare in ogni uomo l ' uomo , nacque il razionalismo del diritto , o il diritto di natura , nella forma che gli impresse la filosofia stoica . Cotesto razionalismo greco , che aveva offerto già qualche elemento formale alla codificazione logica del Diritto Romano , risorse nel secolo decimosettimo nella dottrina che fu appunto del diritto naturale . Da varie fonti , dunque , derivò la ideologia , che è servita da arma di critica e da istrumento per dare forma giuridica all ' ordinamento economico della società moderna . Nel fatto , però , cotesta ideologia giuridica riflette , nella lotta per il diritto e contro il diritto , il periodo rivoluzionario dell ' intelletto borghese . E per quanto pigli dapprima le mosse dottrinarie dal ritorno alla tradizione filosofica antica , e dalla generalizzazione della giurisprudenza romana , in tutto il resto e in tutto il suo genuino sviluppo è affatto nuova e moderna . Il Diritto Romano , per quanto generalizzato dalla scuola e dalla elaborazione moderna , rimane sempre in se stesso una raccolta di casi non dedotti da preconcezione di sistema , né preordinati dalla mente sistematica di un legislatore . E d ' altra parte il razionalismo degli Stoici , e dei loro contemporanei e seguaci fu di mera contemplazione , e non produsse intorno a sé un moto rivoluzionario . L ' ideologia del diritto di natura , che da ultimo ebbe nome di filosofia del diritto , fu invece sistematica , partì sempre da enunciati generali , e fu inoltre battagliera e polemica , e anzi fu alle prese con l ' ortodossia , con l ' intolleranza , col privilegio , coi corpi ; combatté , insomma , per le libertà , che ora costituiscono i fondamenti della società moderna . Nell ' ambito di cotesta ideologia , che era un metodo di combattimento , germogliò per la prima volta , in forma tipica e decisiva , il pensiero , che c ' è un diritto che è una cosa sola con la ragione . I diritti contro i quali si combatteva apparivano come una deviazione , come un regresso , come un errore . Da questa fede nel diritto razionale nasceva la credenza cieca nella forza del legislatore , che apparisce così ravvolta nelle forme del fanatismo nei momenti acuti della Rivolozione Francese . Di qui la persuasione , che la società tutta debba essere come investita da un solo diritto , eguale per tutti , sistematico , logico , conseguente . Di qui la convinzione , che un di - ritto il quale garentisca a tutti l ' eguaglianza giuridica , che è la facoltà del contrattare , garentisca anche a tutti la libertà . E giù tutto il resto ! Col trionfo del vero diritto trionfa la ragione , e la società regolata dal diritto eguale per tutti è la società perfetta ! Quali illusioni fossero in fondo a tali tendenze è inutile di dire . A che cosa dovesse riuscire cotesta liberazione universale dell ' uomo , lo sappiamo già . Ma ciò che qui più importa gli è che tali persuasioni partivano da un concetto del diritto , per cui questo rimaneva come scisso dalle cause sociali che lo producono . Cosicché la ragione , cui cotesti ideologi si appellavano , si riduceva a togliere al lavoro , all ' associazione , al traffico , al commercio , alle forme politiche ed alla coscienza , tutti i limiti e tutti gl ' impedimenti , che tornano d ' impaccio alla libera concorrenza . Come di ciò s ' avesse l ' esperienza nella Grande Rivoluzione del secolo passato , ho detto già nell ' altro capitolo . E se c ' è ora chi si ostini a discorrere di un diritto razionale , che domini la storia , di un diritto , insomma , che sarebbe un fattore anziché un semplice fatto della evoluzione storica , vuol dire che costui vive fuori del nostro tempo , e non ha inteso come la codificazione liberale ed egalitaria abbia già segnata in via di fatto la fine e il termine di tutta cotesta scuola del diritto di natura . Per diverse vie si è giunti in questo secolo a ridurre il diritto , da cosa razionale in cosa di fatto ; e perciò in cosa corrispettiva a determinate condizioni sociali . Prima di tutto l ' interesse storico , allargandosi ed approfondendosi , ha portato le menti a riconoscere , che per intendere le origini del diritto non bastava , né incominciare dalla ragione , né fermarsi all ' esame del Diritto Romano . I diritti barbarici , e le usanze e le consuetudini dei popoli e delle società tanto disprezzate dai razionalisti , son tornate in onore ; dico , teoricamente . Questo era il solo modo per ottenere , dallo studio delle forme più antiche , la guida ad intendere come le più recenti si fossero poi prodotte . Il Diritto Romano codificato è una forma assai moderna ; quella personalità che esso suppone , come soggetto universale , è una elaborazione di tempi avanzati , nei quali , sul cosmopolitismo dei rapporti sociali dominava una costituzione burocratico - militare . In quel mondo in cui era venuta a compimento la ragione scritta , non era più traccia di spontaneità di vita popolare , non era più democrazia . Quello stesso diritto , prima di arrivare a tale cristallizzazione , era nato e s ' era svolto ; e guardato nelle sue origini e nei suoi sviluppi , specie se a tale studio concorra la comparazione , apparisce in tanti punti affine alle istituzioni delle società e dei popoli creduti inferiori . Si facea dunque chiaro , che scienza vera del diritto non possa essere se non la storia genetica del diritto stesso . Ora , mentre il continente europeo avea creato nella codificazione del diritto civile il tipo ed il testo della ragion pratica borghese , non permaneva forse in Inghilterra un ' altra forma autogenetica di diritto , nata e svoltasi in modo affatto pratico , dalle condizioni stesse della società che l ' ha prodotto , senza sistema , e senza che l ' azione del razionalismo metodico ci avesse avuto influenza ? Il diritto che veramente esiste , ed ha valore , è dunque cosa assai più semplice e modesta , di quello che non paresse agli entusiastici decantatori della ragione scritta , della ragione imperante ; ai quali può mandarsi buona la loro illusione , in quanto furono precursori ideali di una grande rivoluzione . All ' ideologia bisognava sostituire la storia delle istituzioni giuridiche . La filosofia del diritto finì in Hegel ; e se c ' è chi voglia obiettare in nome dei libri pubblicati dappoi , dirò , che la carta stampata dai professori non è proprio e sempre l ' indice del progresso del pensiero . La filosofia del diritto si converte così nella trattazione filosofica della storia del diritto . E come la filosofia storica metta capo nel materialismo economico , e in che senso il comunismo critico sia l ' inversione di Hegel , non occorre qui di ripetere ancora una volta . Cotesta rivoluzione , che pare di sole idee , non è se non il riflesso intellettuale delle rivoluzioni accadute nella vita pratica . Nel nostro secolo il legiferare è diventato una malattia ; e la ragione imperante nella ideologia giuridica è stata detronizzata dai parlamenti . In questi le antitesi degl ' interessi di classe hanno assunta la forma di partiti ; e i partiti si schierano pro e contro a determinati diritti ; onde tutto il diritto apparisce , o come un semplice fatto , o come cosa che sia utile o non utile di fare . Il proletariato s ' è levato : e , dovunque la lotta operaia s ' è precisata , i codici borghesi ne son rimasti sbugiardati . La ragione scritta si è mostrata impotente a salvare i salarii dalle oscillazioni del mercato , a garentire donne e fanciulli dagli orarii vessatorii delle fabbriche , o a trovare un solo dei suoi acuti ripieghi per risolvere il problema della disoccupazione . La sola limitazione parziale delle ore di lavoro ha dato materia ed occasione ad una lotta gigante . Piccoli e grossi borghesi , agrarii ed industriali , avvocati dei poveri e difensori della ricchezza accumulata , monarchici e democratici , socialisti e reazionarii si sono affannati a trarre in qua e in là l ' azione dei poteri pubblici , e a sfruttare le contingenze della politica e l ' intrigo parlamentare per trovare garenzie e difese a determinati interessi , o nella interpretazione di un diritto esistente , o nella creazione di un nuovo diritto . Buona parte di esso fu più volte rifatta ; e si videro le più strane oscillazioni , dall ' umanitarismo che difende anche i poveri , e per fino gli animali , alla proclamazione della legge stataria . Al diritto fu levata la maschera ; e n ’ è rimasto profanizzato . Ed ecco subentrato il sentimento dell ' esperienza , e da questa è derivata una enunciazione tanto precisa per quanto modesta : ogni diritto fu ed è la difesa , o consuetudinaria , o autoritaria , o giudiziaria , di un determinato interesse ; e di qui alla riduzione all ' economia non c è che un passo . Se la concezione materialistica è venuta da ultimo a suggellare coteste tendenze in una veduta esplicita e sistematica , gli è perché la sua orientazione è stata determinata dall ' angolo visuale del proletariato . Questo è il prodotto necessario , ed è ad un tempo la condizione indispensabile di una società , nella quale tutte le persone in astratto sono eguali in diritto , ma le condizioni materiali dello sviluppo e della libertà degli individui sono disuguali . I proletarii sono le forze , per l ' esercizio delle quali i mezzi di produzione accumulati si riproducono , e si rifanno in nuova ricchezza : ma essi stessi non vivono , se non reggimentandosi intorno al capitale , e dall ' oggi al dimani passano nella condizione di disoccupati , di poveri e di emigranti . Essi sono l ' esercito del lavoro sociale , ma i loro capi sono i loro padroni . Essi sono la negazione del giusto , nel regno del diritto ; ossia sono l ’ irrazionale , nel preteso dominio della ragione . Dunque la storia non fu il processo per giungere all ’ impero della ragione del diritto ; ma non fu fino ad ora se non la serie delle mutazioni nelle forme della soggezione e della servitù . Dunque la storia consiste tutta nella lotta degl ’ interessi , e il diritto non è se non l ’ espressione autoritaria di quelli che han trionfato . Con tali enunciazioni non si giunge certo a spiegare ogni singolo diritto , che sia apparso nella storia , per via della immediata visione del rispettivo interesse . Le cose storiche sono assai complicate ; ma queste enunciazioni generali bastano ad indicare lo stile e il metodo della ricerca , che si è oramai sostituita alla ideologia giuridica . IX . Qui vengono in buon punto alcune formule riassuntive . Date le condizioni di sviluppo del lavoro , e dei suoi appropriati congrui istrumenti , la struttura economica della società , ossia la forma della produzione dei mezzi immediati della vita , determina sopra un terreno artificiale , in primo luogo e per diretto , tutta la rimanente attività pratice dei consociati , e il variare di tale attività nel processo che chiamiamo storia , e cioè : - la formazione , l ’ attrito , le lotte e la erosione delle classi ; - lo svolgimento corrispettivo dei rapporti regolativi , così del diritto , come della morale ; - e le ragioni e i modi di subordinazione e di soggezione , degli uomini verso gli uomini , col rispondente esercizio del dominio e dell ’ autorità , ciò , insomma , in cui da ultimo si origina e consiste lo stato : e determina in secondo luogo l ’ indirizzo , e in buona parte , e per indiretto , gli obietti della fantasia e del pensiero , nella produzione dell ’ arte , della religione e della scienza . I prodotti di primo e di secondo grado , per gli interessi che creano , per gli abiti che ingenerano , per le persone che coordinano , specificandone l ’ animo e le inclinazioni , tendono a fissarsi e ad isolarsi come per sé stanti ; e di qui nasce la veduta empirica , secondo la quale diversi fattori indipendenti , con propria efficacia e con proprio ritmo di movimento , concorrerebbero a formare il processo storico , e le rispettive configurazioni sociali che successivamente ne resultano . Fattori – se mai cotesta parola deve usarsi – veri e propri e positivi della storia , dalla sparizione del comunismo primitivo in qua , e fino ad ora , furono e sono le classi sociali , in quanto consistono in differenziazioni d ’ interessi , che si esplicano in determinati modi e forme di opposizione ( - da cui di genera l ’ attrito , il moto , il processo e il progresso - ) . Le variazioni della sottostante struttura ( economica ) della società , che a prima vista ci si manifestano intuitivamente nell ' agitarsi delle passioni , si svolgono consapevolmente nelle lotte contro un diritto o per il diritto , e si avverano nello scuotimento e nella rovina di un determinato ordinamento politico , hanno , in realtà , la loro adeguata espressione solo nell ' alternarsi delle relazioni esistenti fra le diverse classi sociali . E queste relazioni mutano per l ' alterarsi dei rapporti , che precedentemente correano , tra la produttività del lavoro e le condizioni ( giuridico - politiche ) di coordinamento tra i cooperanti della produzione . E , in fin delle fini , tali rapporti tra la produttività del lavoro e la coordinazione dei cooperanti si alterano per il mutare degli istrumenti ( - nel senso lato della parola - ) occorrenti alla produzione . Il processo ed il progresso della tecnica , come sono l ' indice , così sono la condizione di ogni altro processo e progresso . La società è per noi un dato , che noi non possiamo risolvere , oltre a quella maniera di analisi , che si fa riducendo le forme complesse alle più semplici , le moderne alle più antiche : il che è rimanere , però , sempre nel fatto di una società che esiste . La storia non è se non la storia della società ; - ossia è la storia del variare della cooperazione umana , dall ' orda primitiva allo stato moderno , dalla lotta immediata contro la natura , con pochi ed elementarissimi istrumenti , fino alla struttura economica presente , che culmina nella polarità tra lavoro accumulato ( capitale ) e lavoro vivo ( i proletarii ) . Risolvere il complesso sociale in semplici individui , e ricomporlo poi con escogitati atti di elezione e di volontà ; - costruire , insomma , la società coi ragionamenti , significa sconoscere la natura obiettiva e l ' immanenza del processo storico . Le rivoluzioni , nel senso più esteso della parola , e poi in quello specifico di rovina di un ordinamento politico , segnano le vere e proprie date delle epoche storiche . Guardare di lontano , nei loro elementi , nella loro preparazione e nei loro effetti a lunga scadenza , esse possono parere come i momenti di una evoluzione costante , a minimi di variazione : ma considerate per se stesse sono definite e precise catastrofi ; e solo come tali catastrofi hanno carattere di accadimento storico . X . Per fino , dunque , la morale , e l ’ arte , e la religione e la scienza sarebbero prodotti delle condizioni economiche ? – anzi esponenti delle categorie di queste condizioni medesime ? – ovverosia efflussi , ornamenti , irradiazioni e miraggi dei materiali interessi ? Enunciati di cotesto genere , o a un dipresso , e così crudi e nudi , corrono già da un pezzo per le bocche di molti , e tornano di comodo ausilio agli avversarii del materialismo , cui giova di usarne come di opportuno spauracchio . I pigri , che son poi moltissimi anche fra i così detti intellettuali , si accomodano ben volentieri alla grossolana accettazione di tali pronunciati ; come chi ripari con la mente in novello asilo dell ' ignoranza . Che bella festa e che bella allegria dev ' esser mai cotesta per tutti gl ' indolenti ; di avere , cioè , una buona volta compendiato in breve giro di pochissime proposizioni tutto lo scibile , per poi dischiudere tutti i segreti della vita con una sola ed unica chiave ! Tutti i problemi dell ' etica , dell ' estetica , della filologia , della critica storica , e della filosofia ridotti ad un problema solo , senza tanti rompicapo ! E su cotesto andare gli sciatti semplicioni potrebbero ridurre tutta la storia all ' aritmetica commerciale ; e da ultimo una nuova interpretazione autentica di Dante potrebbe darci la Divina Commedia illustrata coi conti delle pezze di panno , che gli astuti mercanti fiorentini vendeano con tanto profitto loro ! La verità è questa , che , cioè , gli enunciati che implicano problemi , si convertono assai facilmente in volgari paradossi nelle teste di coloro , che non siano assuefatti a vincere le difficoltà del pensare con l ' uso metodico dei mezzi congrui . Ora dei precisi termini di tali problemi toccherò qui in genere , ma in modo quasi aforistico : perché , veramente , io non intendo di descriver fondo all ' universo , in questo breve saggio , che non ha poi da essere una enciclopedia . La morale innanzi tutto . Non dico dei sistemi e dei catechismi , o religiosi , o filosofici . Gli uni e gli altri stettero e stanno al di sopra del corso ordinario e profano delle cose umane , nella più parte dei casi , come le utopie stanno al di sopra delle cose . Né dico di quelle analisi formali dei rapporti etici , che son venute tanto raffinandosi dai Sofisti ad Herbart . Ciò è scienza , e non è vita . Ed è scienza formale , come la logica , la geometria e la grammatica . L ' ultimo acuto ritrovatore e definitore di tali rapporti etici , che è appunto Herbart , sapea bene che le idee , ossia i punti di vista formali del giudizio morale , sono per sé impotenti . E per ciò egli ripose nelle circostanzialità della vita , e nella formazione pedagogica del carattere , la realtà dell ' etica . Parrebbe Owen , se non fosse stato un codino . Dico , invece , di quella morale , che esiste prosaicamente , e in modo empirico ed ovvio , nelle inclinazioni , negli abiti , nelle consuetudini , nei consigli , nei giudizii e nelle valutazioni degli uomini di tutti i giorni . Dico di quella morale , che come suggestione , come spinta e come remora , si forma in vario grado di sviluppo , e con maggiore o con minore evidenza , ma a frammenti , in tutti e singoli gli uomini ; per il fatto stesso che convivendo essi , ed occupando ciascuno una posizione determinata nell ' ambito della convivenza , riflettono naturalmente e necessariamente su le opere proprie e su le opere altrui , e concepiscono aspettazioni ed apprezzamenti , e primissimi elementi di massime generali . Questo è il factum ; e ciò che più importa è , che questo factum ci si presenta vario e molteplice nelle diverse condizioni della vita , e variabile attraverso alla storia . Questo factum è il dato della ricerca . I fatti non sono né veri , nè falsi , come già sapeva Aristotele . I sistemi , invece , siano essi teologici o razionalistici , possono essere veri o falsi ; come quelli che si argomentano di intendere , di spiegare e di completare il fatto , riconducendolo ad altro , o integrandolo con altro . Alcuni punti di teoria pregiudiziale sono oramai messi in sodo , per rispetto alla interpretazione di questo factum . Il volere non vuole se stesso , da se stesso ; come era parso agl ' inventori di quel libero arbitrio , che rivelava solo l ' impotenza di una analisi psicologica , non giunta per anche a maturità . Le volizioni , in quanto fatto consapevole , sono espressione particolare del meccanismo psichico ; sono resultato , alla prima , dei bisogni , e poi di tutto ciò che giù giù li precede , fino alla elementarissima motilità organica . La morale non pone né genera se stessa . Non istà , cioè , a fondamento universale dei varii e variabili rapporti etici quell ' ente spirituale , che fu detto la coscienza morale , una ed unica per tutti gli uomini . Questo ente astratto fu eliminato dalla critica , come tutti gli altri enti simili , ossia come tutte le così dette facoltà dell ' anima . Che spiegazione dei fatti era mai quella , in vero , che supponea la generalizzazione del fatto stesso , come mezzo per ispiegarlo ; quando , p . e . si ragionava così : le sensazioni , le percezioni , le intuizioni a un certo punto si trovano fantasticate , ossia alterate , dunque la fantasia le ha trasmutate ? A tale genere di escogitazioni appartiene la così detta coscienza morale , che fu assunta a presupposto delle condizionate valutazioni etiche . La coscienza morale , che realmente esiste , è un fatto empirico ; è un indice , ossia un riassunto , della relativa formazione etica di ciascun individuo . Se scienza qui ci ha da essere , essa non può spiegare le relazioni etiche per via della coscienza , ma deve appunto intendere come tale coscienza si vada formando . Se i voleri derivano , e se la morale resulta dalle condizioni della vita , l ' etica , nel suo insieme , non è che una formazione ; ossia il suo problema si risolve in quello della pedagogica . C ' è una pedagogica , direi individualistica e soggettiva , la quale , supposte le condizioni generiche della perfettibilità umana , costruisce delle regole astratte , per mezzo delle quali gli uomini , che sono in via di formazione , sarebbero condotti ad essere forti , coraggiosi , veritieri , giusti , benevoli , e così via per tutta la distesa delle virtù cardinali e secondarie . Ma può essa , la pedagogica soggettiva , costruire da sé il terreno sociale sul quale tutte coteste belle cose avrebbero a realizzarsi ? Se lo costruisce , essa disegna semplicemente un ' utopia . Perché davvero il genere umano , nel rigido corso del suo divenire , non ebbe mai tempo e modo di andare a scuola da Platone o da Owen , da Pestalozzi o da Herbart . Anzi ha fatto come gli è stato forza di fare . Gli uomini , che presi in astratto son tutti educabili e perfettibili , si son perfezionati ed educati sempre quel tanto , e nella misura che essi potevano , date le condizioni di vita in cui è stato loro necessità di svolgersi . Se mai , questo è appunto il caso in cui la parola ambiente non è metafora , e l ' uso del termine accomodazione non è di traslato . La morale effettiva ci si presenta sempre come qualcosa di condizionato e di limitato , che la fantasia ha cercato poi di superare , o escogitando le utopie , o creando un soprannaturale pedagogo , o una miracolosa redenzione . Perché lo schiavo avrebbe dovuto avere lui gli intendimenti , e le passioni , e i sentimenti del suo temuto signore ? Come farebbe il contadino a liberarsi dalle invincibili superstizioni , cui lo condannano la immediata dipendenza dalla natura , la mediata dipendenza dall ' ignorato meccanismo sociale , e la fiducia cieca nel prete , che gli tien luogo di mago e di fattucchiero ? Per quali vie mai il proletario moderno delle grandi città industriali , esposto com ' è di continuo alle variabili vicende della miseria e della soggezione , potrebbe raggiungere l ' ordinato e monotono tenore di vita , che fu proprio dei membri delle corporazioni artigiane , la cui esistenza pareva come inquadrata in un provvidenziale disegno ? Da quali elementi intuitivi di esperienza quel mercante di maiali di Chicago , che regala all ' Europa tanti prodotti a buon prezzo , dovrebbe ritrarre le condizioni di serenità e di elevazione spirituale , che conferivano all ' ateniese le doti dell ' uomo bello - e - buono , e al civis romanus la dignità dell ' eroismo ? Quale potenza di docili persuasive cristiane strapperà dall ' animo dei proletarii moderni le ragioni naturali dell ' odio contro gl ' indeterminati o determinati oppressori loro ? Perché , a volere che giustizia ci sia e si faccia , occorre loro di appellarsi alla violenza ; e perché l ' amore del prossimo , come legge universale , paia loro plausibile , devono essi immaginare una vita assai difforme dalla presente , che fa dell ' odio una necessità , come di debito da scontare . In questa società delle differenziazioni , l ' odio , l ' orgoglio , la ipocrisia , la menzogna , la viltà , l ' ingiustizia , e tutto il catechismo dei vizi cardinali e loro accessorii , fanno da triste riscontro , e anzi da satira , alla morale eguale per tutti . Dunque l ' etica si risolve a un certo punto nello studio storico delle condizioni soggettive ed oggettive del come la morale si sviluppi , o trovi impedimento a svilupparsi . In ciò solo , ossia entro questi termini , ha valore l ' enunciato , che la morale è corrispettiva alle situazioni sociali , e ossia , in ultima analisi , alle condizioni economiche . A qualche cretino soltanto può esser passato per il capo di dire , che la morale individua di ciascun uomo sia rigorosamente proporzionale alla sua individua situazione economica . Ciò è non solo empiricamente falso , ma è intrinsecamente irrazionale . Data la elasticità del meccanismo psichico , non è possibile mai di ridurre lo sviluppo dei singoli individui esclusivamente al tipo della classe o dello stato sociale . Qui si tratta dei fenomeni di massa ; di quei fenomeni che formano , o dovrebbero formare , l ' oggetto della statistica morale : disciplina cotesta che è rimasta fin ad ora incompleta , perché ha assunto ad oggetto delle sue combinazioni i gruppi che essa stessa crea , sommando i numeri dei casi ( p . e . adulterii , furti , omicidii ) , e non quei gruppi che come classi , condizioni e situazioni realmente , ossia socialmente , esistono . Raccomandare agli uomini la morale , supponendone o ignorandone le condizioni , ecco quale fu fin ad ora la mira ed il genere di argomentazione di tutti i catechisti . Riconoscere che queste condizioni son date dal circostanziato ambiente sociale , ecco ciò che i comunisti contrappongono all ’ utopia ed alla ipocrisia dei predicatori di morale . E in quanto vedono nella morale , non un privilegio di predestinati , né un dono della natura , ma una resultante della esperienza e della educazione , essi riconoscono la perfettibilità umana per ragioni ed argomenti che , sono , dirò , più morali ed ideali di quelli che furono di solito e spensieratamente accampati dagli ideologisti . In altri termini , l ' uomo sviluppa , ossia produce se stesso , non come ente genericamente fornito di certi attributi , che si ripetano o si svolgano secondo un ritmo razionale ; ma produce e sviluppa se stesso , come causa ed effetto , come autore e conseguenza ad un tempo , di determinate condizioni , nelle quali si generano anche determinate corretni di idee , di opinioni , di credenze , di fantasia , di aspettazioni , di massime . Di qui nascono le ideologie di ogni maniera , come anche le generalizzazioni della morale in catechismi , in canoni e sistemi . Non è quindi da meravigliare se coteste ideologie , un avolta che sian nate , vengano poi coltivate a parte per forza di astrazione : tanto che da ultimo paiono come distaccate dal terreno di vita in cui son sorte , e quasi stessero al di sopra degli uomini , a guisa di imperativi e di modelli . Preti e addottrinati di ogni maniera provvidero per secoli a questo lavoro di astrazione , e a mantenere le illusioni che ne risultano . Ora che furon ritrovate le fonti positive di tutte le ideologie nel meccanismo della vita stessa , si tratta di spiegare realisticamente il loro modo di generarsi . E come ciò vale di tutte le ideologie , così vale in particolare di quelle che consistono nel proiettare fuori dei loro termini naturali e diretti le valutazioni etiche , per farne , o delle anticipazioni di divini comandi , o dei presupposti di universali suggestioni dclla coscienza . Ciò costituisce l ' obietto di speciali problemi storici . Non sempre si trova il bandolo , che lega certe ideazioni etiche a determinate condizioni pratiche . La concreta psicologia sociale dei tempi passati ci riesce spesso impenetrabile . Spesso le cose più ovvie ci riescono inintelligibili ; p . e . , gli animali ritenuti per immondi , o la origine della repugnanza al matrimonio tra persone in lontani gradi di parentela . Un procedere cauto ci porta a conchiudere , che di molti particolari rimarranno sempre ascosi i motivi . Ignoranza , superstizione , singolari illusioni , simbolismi , ecco , con tante altre , le cause di quell ' inconsapevole che si trova spesso nei costumi , che per noi costituisce ora l ' insaputo e il non conoscibile . La causa precipua di tutte le difficoltà sta appunto nella tardiva apparizione di ciò che chiamiamo ragione ; cosicché le tracce dei motivi prossimi delle ideazioni sono andate perdute , o rimasero involute nelle ideazioni stesse . Corre assai più spiccio il ragionamento su la scienza . Di questa fu scritta per gran tempo la storia in modo ingenuo . Dato ed ammesso che le singole scienze avessero il loro compendio nei manuali e nelle enciclopedie , pareva bastasse di ritrovare cronologicamente l ' apparizione dei singoli enunciati , risolvendo l ' insieme del riassunto sistematico negli elementi di cui esso s ' è andato successivamente componendo . Il presupposto generale era altrettanto semplice : - in fondo a questa cronologia c ' è la ragione che si svolge e progredisce . Codesto metodo , se metodo può chiamarsi , recava in sé questo piccolo inconveniente : che , cioè , lasciava tutto al più intendere come da scienza che già esista derivi altra scienza a fil di ragione , ma non lasciava punto intravvedere , per quali condizioni di fatto gli uomini fossero spinti a trovare la prima volta la scienza ; ossia a ridurre in una determinata e nuova forma la meditata esperienza . Si trattava , insomma , di ritrovare , perché storia effettiva della scienza ci sia , la origine del bisogno scientifico ; il che poi lega in via genetica questo agli altri bisogni , nella continuità del processo sociale . I grandi progressi della tecnica moderna , nella quale veramente consiste la sostanza intellettuale dell ' epoca borghese , han fatto tra gli altri miracoli anche questo , di rivelarci per la prima volta la origine pratica del tentativo scientifico . ( O tu indimenticabile Accademia fiorentina , che pigliasti nome dal cimento , quando l ' Italia era al crepuscolo di sua passata grandezza , e la società moderna era all ' aurora della nuova epoca della industria . ) E oramai noi siamo in grado di ritrovare il filo conduttore di ciò che per astrazione si chiama spirito scientifico : né alcuno si maraviglia più , che tutto nelle scoverte scientifiche sia proceduto come nei primissimi tempi , quando la rozzissima elementare geometria degli egizii ebbe origine dal bisogno di misurare i campi esposti all ' annua inondazione del Nilo , e la periodicità di tali inondazioni suggerì , ivi stesso nell ' Egitto e nella Babilonide , di ritrovare i rudimenti dei giri astronomici . E ’ certamente vero sì , che a scienza avviata , e in parte maturata , come già accadde nel periodo ellenistico , il lavoro di astrazione , di deduzione e di combinazione si continua nella cerchia degli addottrinati in modi , che apparentemente obliterano la coscienza delle cause sociali del primo prodursi della scienza stessa . Ma se noi guardiamo a grandi tratti le epoche dello sviluppo della scienza , e confrontiamo i periodi che gl ' ideologi chiamerebbero di progresso e di regresso della intelligenza , ci si palesa la ragione sociale degl ' impulsi , ora crescenti ed ora decrescenti , per rispetto all ' attività scientifica . Che bisogno avea la società feudale dell ' Occidente di Europa , di quelle scienze antiche , che i bizantini serbavano almeno materialmente , mentre gli arabi nei loro vari dominii , o liberi agricoltori , o industriosi artigiani , o operosi commercianti , eran portati a crescere di tanto ? E che è la Rinascenza , se non il ricongiungimento dell ' iniziale moto della borghesia con la tradizione del sapere antico , ridiventato usabile , e quindi capace di dichiarazione ? Che cosa è tutto l ' accelerato moto del sapere scientifico , dal secolo decimosettimo in qua , se non la serie degli atti compiuti dall ' intelletto scaltrito dall ' esperienza , per assicurare al lavoro umano , nelle forme di una raffinata tecnica , il dominio su le condizioni e forze naturali ? Di qui la guerra all ' oscurantismo , alla superstizione , alla chiesa , alla religione ; di qui il naturalismo , l ' ateismo , il materialismo , di qui l ' inaugurato dominio della ragione . L ' epoca borghese è l ' epoca delle menti dispiegate ( Vico ) . E ' bene di ricordare , che quel governo del Direttorio , che fu il prototipo ed il compendio di tutta la corruzione liberalesca , fu il primo che introdusse nella Università e nell ' Accademia formalmente e solennemente la scienza della libera ricerca : e c ' entrò Lamarck ! Questa scienza , che l ' epoca borghese per le sue stesse condizioni ha così fomentato e fatto crescere gigante , è il solo retaggio dei secoli passati , che il comunismo accetti e faccia suo senza riserve . Né metterebbe conto qui di fermarsi a dichiarare la pretesa antitesi fra scienza e filosofia . Fatta eccezione di quei modi di filosofare , che si confondono con la mistica o con la teologia , filosofia non vuol dire mai scienza o dottrina a parte di cose proprie e particolari , ma è semplicemente un grado , una forma , uno stadio del pensiero , per rispetto alle cose stesse che entrano nel campo della esperienza . La filosofia è , per ciò , o anticipazione generica di problemi , che la scienza deve ancora elaborare specificatamente , o è riassunto ed elaborazione concettuale dei resultati cui le scienze siano già giunte . Di quelli , che , tanto per non parere antiquati , parlano di filosofia scientifica , - se non si vuol tenere , in un certo conto la punta umoristica di cotesta espressione , che respinge ogni forma di teologia e di mero tradizionalismo , - bisogna dire che sarebbero dei fatui , se credessero di rappresentare una scuola od una tendenza a parte . Dicevo qui poco innanzi , nell ' enunciar delle formule , che la struttura economica determina in secondo luogo l ' indirizzo , e in buona parte e per indiretto gli obietti della fantasia e del pensiero , nella produzione dell ' arte , della religione e della scienza . A dire altrimenti di così , ed oltre di così , sarebbe come mettersi volontariamente su la via dell ' assurdo . Innanzitutto con tale enunciato si combatte il fantastico assunto ideologico , che arte , religione e scienza siano svolgimenti subiettivi e svolgimenti storici di un preteso spirito artistico , religioso , o scientifico , il quale s ' andrebbe manifestando successivamente per un proprio ritmo di evoluzione , qua e là sussidiato o impedito dalle condizioni materiali . Con tale enunciato si vuole affermare , inoltre , la necessaria connessione , per la quale ogni fatto dell ' arte e della religione è l ' esponente sentimentale , fantastico , e ossia derivato , di determinate condizioni sociali . Se dico in secondo luogo , gli è per distinguere questi prodotti dai fatti di ordinamento giuridico - politico , che sono vera e propria obiettivazione dei rapporti economici . E se dico in buona parte e per indiretto degli obietti di tali attività , gli è per indicare due cose : e cioè , che nella produzione artistica e religiosa la mediazione dalle condizioni ai prodotti è assai complicata , e poi che gli uomini , pur vivendo in società , non cessano per ciò solo di vivere anche nella natura , e di ricevere da questa occasione e materia alla curiosità ed al fantasticare . Al postutto tutto ciò si riduce ad una enunciazione più generale : l ' uomo non percorre più storie in uno e medesimo tempo ; ma tutte le pretese varie storie ( arte , religione , etc . ) ne fanno una sola . E ciò non può vedersi perspicuamente se non nei momenti caratteristici e significativi della produzione di cose nuove , ossia nei periodi che dirò rivoluzionarii . Più tardi , l ' acquiescenza nelle cose prodotte , e la ripetizione tradizionale di un determinato tipo , obliterano il senso delle origini . Si provi alcuno a distrarre l ' ideologia delle favole , che stanno in fondo ai poemi omerici , da quel momento dell ' evoluzione storica , in cui spunta l ' aurora della civiltà ariana nel bacino del Mediterraneo ; da quella fase , cioè , della barbarie superiore , nella quale nasce , così in Grecia come altrove , l ' epos genuino . Faccia conto altri di immaginare , che il cristianesimo nascesse e si sviluppasse altrove che nella cerchia del cosmopolitismo romano , e altrimenti che non per opera di quei proletarii , di quegli schiavi , di quei derelitti , di quei disperati , ai quali occorreva la redenzione , l ' apocalissi , e la promessa del regno di Dio . Trovi chi voglia il modo di fingere , che nel bel mezzo della Rinascenza spuntasse fuori la romantica , che appena s ' accenna nel decadente Torquato Tasso ; o faccia di attribuire a Richardson o a Diderot il romanzo di Balzac , nel quale apparisce , come in contemporaneo della prima generazione del socialismo e della sociologia , la psicologia delle classi . Lassù , in dietro in dietro , alle prime origini delle ideazioni mitiche , ci è chiaro che Zeus non assunse i caratteri di padre degli uomini e degli dei , se non quando la patria potestà era già stabilita , e cominciava l ' inizio di quella serie di processi , che mettono capo nello stato . Zeus cessò così di essere ciò che era stato prima , cioè il semplice divo ( ossia lucente ) , o il tonante . Ed ecco quaggiù ad un punto opposto della evoluzione storica , gran numero di pensatori del secolo scorso riducono a un solo dio astratto , che è semplice reggitore del mondo , tutta la variopinta immagine dell ' ignoto e del trascendente , che s ' era esplicata in tanto lusso di creazioni mitologiche , cristiane o pagane . L ' uomo si sentiva più a casa sua nella natura , per via dell ' esperimento , e si sentiva più atto a penetrare l ' ingranaggio della società , di cui possedeva in parte la scienza . Il miracoloso gli si assottigliava nella mente , tanto che il materialismo e il criticismo han potuto di poi eliminare cotesto povero residuo di trascendenza , senza metter mano alla guerra contro gli dei . C ' è sì una storia delle idee ma questa non consiste nel circolo vizioso delle idee che spieghino se stesse . Si tratta di risalire dalle cose all ' ideato . Questo è un problema : anzi in ciò è una moltitudine di problemi , tante son varie , molteplici , multiformi ed intricate le proiezioni che gli uomini han fatto di sé e delle loro condizioni economico - sociali , e quindi delle loro speranze e dei loro timori , delle loro aspettazioni e dei loro disinganni , nelle ideazioni artistiche e religiose . La linea di metodo è trovata , ma la esecuzione particolare non è facile . Soprattutto bisogna guardarsi dalla tentazione scolastica di dedurre i prodotti dell ' attività storica , che si esplica nell ' arte e nella religione . È sperabile che i filosofi alla Krug , che deduceva dialetticamente la penna con la quale scriveva , sian rimasti in perpetuo sepolti nelle note della Logica di Hegel , ove s ' accenna a tale bizzarria . Alcune difficoltà vogliono essere qui precisate . In ogni tentativo di riduzione dei prodotti secondarii ( p . e . arte e religione ) alle condizioni sociali , che in quelli vengono ad essere idealizzate , ci occorre di formarci un lungo abito circa la psicologia sociale specificata , nella quale la trasformazione si avvera . In ciò consiste la ragion d ' essere di quell ' insieme di relazioni , che con altre forme di dicitura vengono p . e . designate , come mondo egiziano , coscienza greca , spirito della Rinascenza , idee dominanti , psicologia dei popoli , della società o delle classi . Quando cotesti rapporti si sono costituiti , e gli uomini si sono assuefatti a certe ideazioni , e a certi modi di credenza o di fantasia , le ideologie trasmesse per tradizione tendono a cristallizzarsi . E per ciò appariscono come una forza che resista al nuovo ; e come questa resistenza si manifesta nella parola , nello scritto , nella intolleranza , nella polemica , nella persecuzione , così la lotta fra le nuove e le vecchie condizioni sociali assume la forma di una contesa per le idee . In secondo luogo , attraverso ai secoli della storia propriamente detta , così per la eredità della selvatica preistoria , come per le condizioni di soggezione e quindi di inferiorità , nella quale la più parte degli uomini furono e sono tenuti , si è prodotta una acquiescenza nel tradizionale , per cui le vecchie tendenze si perpetuano come ostinate sopravvivenze . In terzo luogo , come già dissi , gli uomini , vivendo socialmente , non cessano di vivere anche nella natura . A questa non sono certo legati come gli animali , perché vivono sopra un terreno artificiale . Ognuno del resto capisce , che la casa non è la grotta , l ' agricoltura non è il pascolo naturale , e la farmacia non è l ' esorcismo . Ma la natura è sempre il sottosuolo immediato del terreno artificiale , ed è l ' ambito che tutti ci recinge . La tecnica ha messo fra noi animali sociali e la natura i modificatori , i deviatori , gli allontanatori degl ' influssi naturali ; ma non ha perciò distrutta la efficacia di essi , e noi anzi di continuo la sentiamo . E come noi nasciamo naturalmente maschi e femmine , moriamo quasi sempre nostro malgrado , e siamo dominati dall ' istinto della generazione , così noi portiamo anche nel temperamento condizioni specifiche , che l ' educazione nel lato senso della parola , ossia l ' accomodazione sociale , può modificare sì , entro certi limiti , ma non può mai distruggere . Queste condizioni di temperamento ripetute in più esemplari , e derivatesi in più esemplari attraverso i secoli , costituiscono ciò che si chiama carattere etnico . Per tutte coteste ragioni , la nostra dipendenza dalla natura , per quanto diminuita dai tempi della preistoria in qua , si continua nel nostro vivere sociale ; come in questo si continua anche l ' alimento che dallo spettacolo della natura stessa viene alla curiosità ed alla fantasia . Ora cotesti effetti della natura , coi sentimenti immediati o mediati che ne resultano , per quanto avvertiti , da che c ’ è storia , solo attraverso l ' angolo visuale che ci è offerto dalle condizioni della società , non mancano mai di riflettersi nei prodotti dell ' arte e della religione ; la qual cosa complica le difficoltà della interpretazione realistica e piena dell ' una e dell ' altra . XI . Usando di questa dottrina , come di nuovo principio di ricerca , come di preciso mezzo di orientazione , e come di determinato angolo visuale , si potrà poi , da ultimo , riuscire ad un rifacimento narrativo ed espositivo della storia ? Alla domanda generica non si può a meno di dare , in genere , una risposta affermantiva . Perché , in effetti , se si dà il caso , che il comunista critico , ossia il sociologo del materialismo economico , o come ora volgarmente dicesi , il marxista , abbia la necessaria preparazione critica , e l ' abito della trattazione storica , e poi le doti di esposizione che occorrono alla narrazione ordinata ed efficace , non c ' è ragione per affermare , che egli non possa scrivere la storia , come fino ad ora la scrissero i seguaci di ogni altra scuola politica . Ecco lì l ' esempio di Marx in persona , nel quale è un argomento di fatto , che non ammette replica . Lui , che fu il primo e principale ritrovatore dei concetti decisivi di questa dottrina , la ridusse ben presto in istrumento di orientazione politica , da pubblicista insuperato , durante il periodo rivoluzionario del 1848-50 . E poi la plasmò con la massima precisione , in quel saggio che s ' intitola del : Diciotto Brumaio di Luigi Bonaparte , del quale ora può dirsi , a tanta distanza di anni , e dopo tante pubblicazioni , che fatta eccezione di qualche minuto particolare e di qualche errata previsione , non ci sarebbe modo di arrecarvi , né correzioni , né complementi notevoli . Né starò qui a ripetere , a guisa di chi faccia una bibliografia , l ' elenco dei varii scritti attinenti all ' applicazione della dottrina , o del Marx stesso o dell ' Engels - il quale ultimo , dalla Guerra dei contadini ( 1890 ) fino allo scritto postumo su le Origini della presente unità di Germania , ne ha lasciato tanti saggi , - o degli immediati continuatori loro , e dei volgarizzatori del socialismo scientifico . Per fino nella stampa socialistica si trovano , di tanto in tanto , dei preziosi saggi di spiegazione delle vicende politiche attuali , nei quali , appunto per effetto del materialismo storico , tu riconosci una chiaroveggenza e perspicuità , che invano cercheresti negli scrittori e nei polemisti , che non hanno ancora squarciati i veli fantastici e gl ' involucri ideologici della storia . Non è il caso , in somma , di assumersi la difesa di una tesi astratta , come userebbe un causidico . Gli è , per fermo , evidente , che come tutte le storie , che furono fino ad ora scritte , c ' è sempre in fondo , se non proprio nelle esplicite intenzioni degli scrittori , di certo nell ' animo loro , una tendenza , un principio , una veduta generale della vita ; così questa dottrina , che ha messo definitivamente ordine alla considerazione obiettiva della struttura sociale , debba da ultimo dirigere con precisione la ricerca storica , e debba metter capo in una narrazione piena , trasparente ed integrale . I sussidi certamente non mancano . L ' Economia , che , come oramai tutti vedono , nacque e si svolse come la scienza della produzione borghese , dopo essersi imbaldanzita nella illusione di rappresentare le leggi assolute di ogni forma di produzione , per la dura lezione delle cose entrò poi , a un certo punto , come tutti sanno , in un periodo di autocritica . Come da questa autocritica per un verso è nato il comunismo critico , così per un altro verso , per opera , cioè , dei più tiepidi , e savii e discreti della tradizione accademica , è nata la scuola storica dei fenomeni economici . Per fatto e merito di cotesta scuola , e per effetto della applicazione dei metodi descrittivi e comparativi , oramai siamo in possesso di un vastissimo materiale di cognizioni circa le varie forme storiche della economia , dai fatti più complessi e specificati per differenze essenziali di tipo , fino alla particolareggiata azienda di un monastero , o di una corporazione artigiana medievale . Lo stesso è accaduto della Statistica , la quale , mettendo in uso molti mezzi di combinazione delle fonti , riesce oramai a portar luce , con sufficiente approssimazione , sul movimento della popolazione nei secoli passati . Cotesti studii non si fanno , certo , nell ' interesse della nostra dottrina , anzi il più delle volte con animo ostile al socialismo ; del che non si avvedono quegli asineschi leggitori di carta stampata , i quali così spesso confondono la storia economica , l ' economia storica , ed il materialismo storico . Ma cotesti studii , oltre che per il materiale difatti che raccolgono e dichiarano , son notevoli in quanto documentano il progresso , che va tuttodì facendo la storia interna , la quale , poco per volta , si sostituisce a quella storia esterna , che per secoli fu in modo esclusivo trattata da letterati e da artisti . Buona parte di cotesti materiali raccolti va di continuo soggetta a nuova correzione ; come accade , del resto , in ogni campo di cognizioni empiriche , le quali di continuo oscillano tra il creduto certo , il semplice probabile , e ciò che deve essere più tardi , o integrato , o eliminato . Né le illazioni e le combinazioni degli storici della economia , o di quelli che narrano la storia in genere sul filo conduttore dei fenomeni economici , son sempre tanto plausibili e concludenti , che non si senta il bisogno di dire : qui conviene ricominciar da capo . Ma ciò che sta indubitabile è il fatto , che presentemente tutta la storiografia tende a diventare una scienza , o , meglio , una disciplina sociale ; e quando questo moto , per ora incerto e multiforme , verrà a compimento , gli sforzi degli eruditi e dei ricercatori metteranno capo inevitabilmente nella accettazione del materialismo economico . Per tale incidenza di sforzi e di lavori scientifici , che partono da così diversi punti , la concezione materialistica di tutta la storia finirà per penetrare le menti , come una definitiva conquista del pensiero ; il che toglierà , in fine , ai fautori e agli avversarii la tentazione di parlarne , pro e contro , come usa delle tesi di partito . Oltre ai sussidii diretti , qui innanzi accennati , la nostra dottrina ne ha di molti altri indiretti ; come ha anche degli istruttivi riscontri in molte delle discipline , nelle quali , per la maggiore semplicità dei rapporti , fu più agevole l ' applicazione del metodo genetico . Il caso tipico è nella glottologia , e in modo specialissimo in quella che ha per oggetto le lingue ariane . Dalla evidenza e perspicuità di processo , di analisi e di ricostruzione che è propria di tali discipline , e specie della glottologia , gli è certo , fino ad ora , assai remota l ' applicazione del materialismo storico . Sarebbe per ciò un vano tentativo quello di provarsi , fin da ora , a scrivere una sinossi della storia universale , che avesse a svolgere tutte le varie forme della produzione , per poi inferirne tutto il resto dell ' attività umana , in modo particolare e circostanziale . Allo stato presente degli studii , chi tentasse cotesto compendio di nuova Kulturgeschichte non farebbe se non di ritradurre in fraseologia economica i punti di orientazione generale , che in altri libri , p . e . nell ' Hellwald , son di fraseologia , darwiniana . Ci corre molto dalla accettazione di un principio , alla applicazione completa e particolareggiata di esso a tutta una vasta provincia difatti , o ad un grande intreccio di fenomeni . Per ciò l ' applicazione della nostra dottrina deve tenersi , per ora , nella esposizione e trattazione di determinate parti della storia . Chiarissime sopra tutte le altre sono le formazioni moderne , alla intelligenza delle quali concorrono , con pari evidenza , così gli sviluppi economici della borghesia , come la dichiarata conoscenza dei vani impedimenti che essa ebbe a superare nei diversi paesi , e quindi lo svolgersi delle varie rivoluzioni , intesa cotesta parola nel più lato senso . Riesce di quasi eguale chiarezza , agli occhi nostri , la preistoria prossima della borghesia in sul declinare del Medioevo ; dove non sarebbe difficile di trovare , p . e . nell ' individuato sviluppo della città di Firenze , una serie documentata di svolgimenti nei quali il movimento economico e statistico trova completo riscontro nei rapporti politici , e sufficiente illustrazione nello sviluppo contemporaneo della intelligenza , già ridotta in prosa , e spoglia in buona parte di illusioni ideologiche . Né sarebbe fuori d ' ogni probabilità il ridurre , fin da ora , sotto il determinato e preciso angolo visuale del materialismo tutta la storia romana antica . In questa , e specie nel periodo primitivo , fanno difetto le fonti dirette , le quali per converso son tanto abbondanti in Grecia , dalla tradizione popolare e dall ' epos , e dall ' autentica iscrizione giuridica , fino alla trattazione prammatica delle connessioni storico - sociali . Ma in Roma , invece , le lotte pei diritti politici recano in sé quasi sempre le ragioni economiche su cui poggiano ; dal che poi procede , che il deperire di determinate classi , e il formarsi di nuove classi , e il moto della conquista , e il cambiar delle leggi e delle forme dell ' apparato politico , tornino tanto evidenti . Cotesta storia romana è dura e prosaica ; né si veste mai di quei complementi ideologici che furon proprii della vita greca . La prosa rigida della conquista , della studiata colonizzazione , delle istituzioni e delle forme di diritto , escogitate e trovate per risolvere determinati attriti e contrasti , fa della storia romana una catena di accadimenti , che si seguono con singolare e cruda evidenza . Perché il problema vero è questo : che , cioè , non si tratta già di sostituire la sociologia alla storia , come se questa fosse stata una apparenza , che celi dietro di sé una realtà riposta ; ma anzi si tratta di intendere integralmente la storia , in tutte le sue intuitive manifestazioni , e d ' intenderla per mezzo della sociologia economica . Non si tratta già di separare l ' accidente dalla sostanza , la parvenza dalla realtà , il fenomeno dal nocciolo intrinseco , o come altro si direbbe dai seguaci di qualunque altro scolasticismo ; ma , anzi , di spiegare l ' intreccio ed il complesso , per l ' appunto in quanto è intreccio e complesso . Non si tratta di scovrire e di determinare il terreno sociale solamente , per poi farvi apparir su gli uomini , come tante marionette , i cui fili siano tenuti e mossi , dalla provvidenza non più , ma anzi dalle categorie economiche . Queste categorie sono esse stesse divenute e divengono , come tutto il resto ; - perché gli uomini mutano quanto alla capacità e all ' arte di vincere , aggiogare , trasformare ed usare le condizioni naturali ; - perché gli uomini cambiano animo ed attitudini per la reazione degli istrumenti loro sopra di loro stessi ; - perché gli uomini mutano nei loro rispettivi rapporti di conviventi , e perciò di dipendenti in vario modo gli uni dagli altri . Si tratta , insomma , della storia , e non dello scheletro suo . Si tratta del racconto e non dell ' astrazione ; si tratta di esporre e di tratteggiare l ' insieme , e non già di risolverlo e di analizzarlo soltanto ; si tratta , a dirla in una parola , ora come prima e come sempre , di un ' arte . Può darsi il caso , che il sociologo , il quale segua i principii del materialismo economico , si proponga di circoscriversi alla sola analisi , poniamo ad esempio , di quello che eran le classi al momento che la Rivoluzione Francese scoppiò , per giungere poi alle classi , che dalla Rivoluzione resultano e ad essa sopravvivono . In questo caso i titoli , e le indicazioni e le classificazioni della materia da analizzare sono precisi , p . e . la città e la campagna , l ' artigiano e l ' operaio , i nobili e i servi , la terra che si libera dagli oneri feudali e i piccoli proprietarii che si formano , il commercio clic si emancipa da tante restrizioni , il danaro che si accumula , l ’ industria che prospera , e così via . Né c ’ è nulla da obiettare su la scelta di un tale metodo ; il quale , come quello che segue la traccia embriogenetica , è indispensabile alla preparazione della ricerca storica secondo l ’ indirizzo della nuova dottrina . Ma noi sappiamo che la embriogenia non basta a darci notizia della vita animale , la quale non è di schemi , ma è di esseri vivi e viventi , che lottano , e per lottare esercitano forze , istinti e passioni . E così , è , mutatis mutandis , anche degli uomini , in quanto vivono storicamente . Quei determinati uomini , mossi da certi interessi , spinti da certe passioni , premuti da certe circostanze , con tali disegni , con tali propositi , che operano con tale aspettazione , per tale illusione propria o per tale inganno altrui , che martiri di sé o degli altri vengono in aspra collisione , e si elidono a vicenda : - ecco la storia effettuale della Rivoluzione Francese . Perché , se è vero che ogni storia non è se non l ' esplicazione di determinate condizioni economiche , gli è altrettanto vero , che essa non si svolge se non in determinate forme di attività umana ; - che questa sia passionata o riflessa , fortunata o senza successo , ciecamente istintiva o deliberatamente eroica . Comprendere l ' intreccio ed il complesso nella sua intima connessione e nelle sue manifestazioni esteriori ; discendere dalla superficie al fondo , e poi rifare la superficie dal fondo ; risolvere le passioni e i disegni nei moventi loro , dai più prossimi ai più remoti , e poi ricondurre i dati delle passioni , dei disegni e dei moventi loro ai più remoti elementi di una determinata situazione economica : ecco l ' arte difficile , che deve esemplificare la concezione materialistica . E perché non giova di imitare lo scolastico , che in riva al mare insegnava a nuotare con la definizione del nuoto , prego il lettore di aspettare , che io esemplifichi in altri saggi il mio pensiero , col recare una qualche effettiva narrazione storica ; rifacendo , cioè , per iscritto una parte di ciò che già da un pezzo vo facendo , a voce , insegnando . Per cotal via rimangono chiarite alcune questioni secondarie e derivate . Qual è p . e . il significato della biografia dei così detti uomini grandi ? Si è visto a dare negli ultimi tempi a tale proposito delle risposte , che , in un senso o nell ' altro , son di carattere estremo . Da una parte sono i sociologi ad oltranza , dall ' altra gl ' individualisti , che , alla maniera di Carlyle , mettono a capo della storia gli eroi . Secondo gli uni basta provare quali fossero le ragioni p . e . del Cesarismo , e di Cesare non importa punto . Secondo gli altri non c ' è ragioni obiettive di classi e di interessi sociali che bastino a spiegar nulla : sono i grandi spiriti che dànno impulso a tutto il moto storico ; e la storia ha , per così dire , i suoi signori e monarchi . Gli empiristi del racconto si cavano d ' impaccio in modo semplice , col mettere , cioè , assieme come vien viene , uomini e cose , le necessità di fatto e gl ' influssi subiettivi . Il materialismo storico supera le vedute antitetiche dei sociologisti e degli individualisti , e al tempo stesso elimina l ' ecletticismo dei narratori empirici . Innanzi tutto il factum . Che quel determinato Cesare , che fu Napoleone , nascesse l ' anno tale , facesse la tal carriera , e si trovasse fortunatamente in buon punto il 18 Brumaio ; - tutto ciò è affatto accidentale rispetto al corso generale delle cose , che spingeva la nuova classe , padrona del campo , a salvare dalla rivoluzione ciò che a lei pareva necessario di salvare , al qual bisogno occorreva la creazione di un governo burocratico - militare . L ' uomo , o gli uomini adatti bisognava pur trovarli . Ma , che quello che avvenne effettivamente avvenisse nei modi che sappiamo , ciò dipese dal fatto che fu Napoleone appunto a dar opera all ' impresa , e non un povero Monk , o un ridicolo Boulanger . E da questo punto in poi l ' accidente cessa di essere accidente ; appunto perché è quella determinata persona che dà l ' impronta e la fisionomia agli avvenimenti , nel modo , e per il modo come si svolsero . Ora il fatto stesso che la storia tutta poggia su le antitesi , su i contrasti , su le lotte , su le guerre , spiega l ' influenza decisiva di determinati uomini in determinate occasioni . Cotesti uomini non sono , né un accidente trascurabile del meccanismo sociale , né dei miracolosi creatori di ciò che la società , senza di loro , non avrebbe fatto in nessun modo . Gli è l ' intreccio stesso delle condizioni antitetiche , il quale fa che determinati individui , o geniali , o eroici , o fortunati , o malvagi , sian chiamati in momenti critici a dire la parola decisiva . Mentre gl ' interessi particolari dei singoli gruppi sociali sono in uno stato tale di tensione , che tutte le parti contendenti a vicenda si paralizzano , a muovere l ' ingranaggio politico occorre l ' individuale coscienza dì una determinata persona . Le antitesi sociali , le quali fanno di ogni convivenza umana un organamento instabile , dànno alla storia , specie quando sia vista ed esaminata rapidamente e a grandi tratti , il carattere del dramma . Questo dramma si ripete nei rapporti da comunità a comunità , da nazione a nazione , da stato a stato , perché le interne disuguaglianze , concorrendo con le differenziazioni esterne , han prodotto e producono tutto il moto delle guerre , delle conquiste , dei trattati , delle colonizzazioni e così via . In questo dramma apparvero sempre come condottieri della società gli uomini che si chiamano eminenti , o grandi , e dalla presenza loro l ' empirismo ha argomentato , che essi fossero i principali autori della storia stessa . Ricondurre la spiegazione del loro apparire alle cause generali e alle condizioni comuni della struttura sociale , è cosa che perfettamente armonizza coi dati della nostra dottrina ; ma provarsi ad eliminarli , come volentieri farebbero certi affettati oggettivisti del sociologismo , gli è una vera fatuità . E in conclusione , il seguace del materialismo storico , che si metta ad esporre e a raccontare , non deve far ciò schematizzando . La storia è sempre determinata , configurata , infitamente accidentata e variopinta . Essa ha combinatoria e prospettiva . Non basta di avere eliminato preventivamcnte il presupposto dei fattori ; perché chi narra si trova di continuo a fronte di cose , che paiono disparate , indipendenti , e per sé stanti . Cogliere l ' insieme come insieme , e scorgervi i rapporti continuativi di serrati accadimenti , ecco la difficoltà . La somma degli accadimenti strettamente consecutivi e serrati , è tutta la storia ; il che è quanto dire tutto quello che noi sappiamo dell ' esser nostro in quanto siamo esseri sociali , e non più semplicemente animali . XII . Nel successivo insieme , e nella continuativa necessità di tutti gli accadimenti storici , non è , dunque , domandano alcuni , nessun senso , né alcuna significazione ? Cotesta interrogazione , o che parta essa dal campo degli idealisti , o ci arrivi dalle bocche dei più cauti critici , certamente , e in tutti i casi , come s ’ impone all ’ attenzione nostra , così esige una adeguata risposta . In fatti , se si pon mente alle premesse , o intuitive , o intellettuali , dalle quali deriva la concezione del progresso , come di quella idea che contenga ed abbracci la totalità del processo umano , si vede che cotali presupposti poggian tutti sul bisogno mentale , che è in noi , di attribuire alla serie , o alle serie degli accadimenti , un certo senso ed una certa significazione . Il concetto di progresso , per chi lo esamini bene addentro nella sua natura specifica , implica sempre dei giudizi di valutazione ; e , per ciò , non è chi possa confonderlo con la nozione nuda e cruda del semplice sviluppo , il quale non include punto quell ' incremento di pregio , per cui noi di una cosa diciamo che essa progredisca . Dissi già qui innanzi , e , mi pare , con sufficiente estensione , come il progresso non istia a guisa di imperativo o di comando sul succedersi naturale ed immediato delle umane generazioni . Ciò è tanto intuitivo , per quanto è intuitiva la coesistenza attuale di popoli , nazioni e stati , che trovansi , in uno e medesimo tempo , in diverso stadio di sviluppo ; per quanto è innegabile la presente condizione di relativa e di rispettiva superiorità ed inferiorità di popolo a popolo ; e per quanto è , da ultimo , accertato il regresso parziale e relativo avveratosi più volte nella storia , come ne stette per secoli a documento l ' Italia . Anzi , se c ’ è mai prova stringente , del come il progresso non sia da intendere nel senso di una legge immediata , e , dirò così per rincalzare , di una legge fisica o fatale , gli è appunto questa , che lo sviluppo sociale , per le stesse ragioni di processo che gli sono immanenti , mise spesso capo nel regresso . Gli è d ' altra parte chiaro ed accertato , che così la facoltà del progredire , come la possibilità di far regresso , non costituiscono , alla prima , né immediato privilegio , né ingenito difetto di razza ; né sono dirette emanazioni delle condizioni geografiche . Perché non solo i primitivi centri di civiltà furon molteplici , e non solo cotali centri si spostarono nel corso dei secoli , ma sta anche il fatto , che i mezzi , i trovati , i resultati e gl ' impulsi di una determinata civiltà , che siasi già svolta , sono , entro certi limiti , comunicabili a tutti gli uomini in indefinito . Ossia , a farla breve , progresso e regresso sono inerenti alle condizioni ed al ritmo dello sviluppo sociale in genere . Ora , dunque , la fede nella universalità del progresso , che apparve con tanto impeto nel secolo decimottavo , ha in questo primo addentellato positivo ; che , cioè , gli uomini , quando non trovino impedimenti nelle condizioni esterne , e non ne trovino in quelle che derivano dalla loro propria opera nell ' ambito sociale , sono tutti capaci di progredire . E poi in fondo alla supposta , o immaginata , o creduta unità della storia , per la quale il processo delle varie società formerebbe come una sola serie di progresso , sta un altro fatto , che ha offerto motivo ed occasione a tante fantasticherie ideologiche . Se non tutti i popoli son progrediti egualmente , e anzi alcuni , o si arrestarono , o corsero la via del regresso , se il processo di sviluppo sociale non ebbe sempre , in ogni luogo ed in ogni tempo , il medesimo ritmo e la medesima intensità , gli è pur nondimeno sicuro il fatto , che , nel passaggio dell ' azione decisiva da popolo a popolo nel corso della storia , i prodotti utili , già acquisiti da quelli che decadevano , passarono a quelli che divenivano e salivano . La qual cosa non vale tanto dei prodotti , dirò così , del sentimento e della fantasia , che pur si serbano e perpetuano nella tradizione letteraria , quanto vale dei resultati del pensiero , e soprattutto della scoverta e della produzione dei mezzi tecnici , che , ove siano acquisiti , per diretto si comunicano e trasmettono . Occorre forse di rammentare , che la scrittura non fu mai più perduta , per quanto i popoli che ne furono i rinvenitori sparissero dalla storica continuità ? Occorre forse di ricordare , che noi rechiamo tuttodì nelle nostre tasche , su i nostri orologi , il quadrante babilonese , e che noi usiamo l ' algebra , che fu introdotta da quegli arabi , la cui attività storica si è poi dispersa come la sabbia del deserto ? Non vale di molteplicare incidentalmente e indefinitamente gli esempii , perché basta di aver sott ' occhi la tecnologia , e la storia delle scoverte nel lato senso della parola , nella quale è evidente la trasmissione quasi continuativa dei mezzi istrumentali del lavoro e della produzione . E , al postutto , le smossi provvisorie che diconsi storie universali , per quanto rivelino sempre , così nell ' intento come nella esecuzione , qualcosa di forzato e di artificiale , non sarebbero state mai nemmen tentate , se le vicende umane non offrissero all ' empirismo dei narratori un qualche filo , sia pur sottile , di continuità . Ecco lì l ' Italia del secolo decimosesto , che evidentemente decade ; ma , mentre decade , trasmette alla rimanente Europa le sue armi intellettuali . Né esse sole rimangono in retaggio alla civiltà che continua ; ma anche il mercato mondiale si stabilisce su i fondamenti di quelle scoverte geografiche , e di quei trovati nautici , che furono opera dei mercanti , e dei viaggiatori e marinari d ' Italia . Né solo i modi del far la guerra , e i raffinamenti dell ' astuzia politica passaron fuori dell ' Italia ( della qual cosa soltanto si occupano di solito i letterati ) ; ma anche l ' arte del far danaro in tutta la evidenza di una elaborata disciplina commerciale ; e , via via , i rudimenti della scienza , su i quali è fondata la tecnica moderna , e innanzi tutto la metodica irrigazione dei campi , e le leggi generali dell ' idraulica . Tutto ciò è tanto precisamente vero , che ad un amatore di tesi congetturali potrebbe saltar in capo di proporsi questo quesito : cosa sarebbe stato dell ' Italia , in questa moderna epoca borghese , se , avverandosi il progetto del Senato veneto ( 1504 ) di far qualcosa che avrebbe rassomigliato negli effetti al taglio dell ' istmo di Suez , la marina italiana si fosse trovata a contendere direttamente coi portoghesi nell ' Oceano Indiano , in quel momento appunto , in cui il trasferimento dell ' azione storica dal Mediterraneo all ' Oceano preparava la decadenza nostra ? Ma basta di tale fantasia ! Una certa continuità storica , nel senso empirico e circostanziato della trasmissione e del successivo incremento dei mezzi della civiltà , è un fatto , dunque , incontrastabile . E sebbene questo fatto escluda ogni idea di preconcetto disegno , di finalità intenzionale o latente , di prestabilita armonia , e tutte quelle altre fantasticherie su le quali si è tanto speculato , non per ciò solo esclude l ' idea del progresso , che noi possiamo usare come di valutazione del corso del divenire umano . Gli è indubbio sì , che il progresso non abbraccia materialmente il succedersi delle generazioni , e che la sua nozione non implica nulla di categorico , tanto che le società han fatto anche regresso , ma ciò non toglie che cotesta idea possa servirci come di filo conduttore e di stregua , per dare significazione al processo storico . Di tali cautele critiche , così nell ' uso dei concetti specifici , come nei modo di loro applicazione , non intendono nulla quei poveri evoluzionisti ad oltranza , che sono scienziati senza la grammatica e senza il galateo della scienza , ossia senza la logica . Come ho detto più volte , le idee non cascano dal cielo , e anche quelle che in dati momenti vengon fuori da determinate situazioni , con impeto di fede e con veste metafisica , recano sempre in sé l ' indizio di corrispondere a un ordine di fatti , di cui si tenti o si cerchi la spiegazione . L ' idea del progresso , come di unificatore della storia , apparve con violenza e si fece gigante nel secolo decimottavo , ossia nel periodo eroico della vita politica ed intellettuale della borghesia rivoluzionaria . Come questa ha generato , nell ' ordine delle opere , il periodo più intensivo di storia che mai si conosca , così ha prodotto in pari tempo la sua propria ideologia , nella nozione del progresso . Questa ideologia nella sua sostanza , e per il momento , vuol dire , che il capitalismo è la sola forma di produzione che sia capace di estendersi a tutta la terra , e di ridurre tutto il genere umano in condizioni che da per tutto si rassomiglino . Se la tecnica moderna può portarsi da per ogni dove , se tutto l ' uman genere apparisce come un solo campo di concorrenza , e tutta la terra come un solo mercato , che maraviglia c ' è se la ideologia , che coteste condizioni di fatto intellettualmente riflette , è venuta nell ' affermazione , che la presente unità storica , sia stata preparata da tutto ciò che la precede ? Traducete questo concetto di pretesa preparazione in quello affatto naturale di verificabili successive condizioni ed eccovi aperta la via per la quale si giunge dalla ideologia del progresso al materialismo storico : e si giunge anche all ' affermazione di Marx , che questa forma della produzione borghese è l ' ultima forma antagonistica del processo della società . I miracoli dell ' epoca borghese , nella unificazione del processo sociale , non hanno riscontro nel passato . Ecco lì tutto il Nuovo Mondo , e poi l ' Australia , e l ' Africa meridionale e la Nuova Zelanda ! E son tutti come noi ! E poi il contraccolpo nell ' Estremo Oriente per la imitazione , e nell ' Africa per la conquista ! Innanzi a tale universalità e a tale cosmopolitismo , l ' acquisizione dei celti e degl ' iberi alla civiltà romana , e quella dei germani e degli slavi al ciclo della civiltà romano - bizantino - cristiana , rimpiccioliscono . Cotesta unificazione sempre crescente si riflette ogni giorno più nel meccanismo politico dell ' Europa ; il quale meccanismo , perché fondato su la conquista economica delle altre parti del mondo , oscilla oramai per gl ' influssi e riflussi , che vengono dalle più remote regioni . In questo complicatissimo intreccio di azioni e di reazioni , la guerra fra Giappone e Cina , che fu guerreggiata coi mezzi , o imitati , o a dirittura presi in prestito dalla tecnica europea , lascia le sue tracce , né leggiere né di breve durata , nei rapporti diplomatici dell ' Europa , e ne lascia dei più vivi nella borsa , che è la fedele interprete della coscienza dei nostri tempi . Questa Europa , maestra a tutto il resto del mondo , ha visto di recente oscillare i rapporti della politica degli stati di cui consta , per una rivolta nel Transvaal , e per un insuccesso delle armi italiane in Abissinia , proprio di questi ultimi giorni . I secoli che han preparato e portato alla forma sua attuale il dominio economico della produzione borghese , hanno anche sviluppata la tendenza ad unificare la storia sotto una veduta generale ; e per cotal modo rimane spiegata e giustificata la ideologia del progresso , che informa tanti libri di filosofia della storia e di Kulturgeschichte . La unità di forma sociale , ossia la unità di forma capitalistica nella produzione , cui la borghesia tende da secoli , s ’ è venuta a riflettere nel concetto della unità della storia , in forme tanto suggestive quante non ne potea mai dare al pensiero l ' angusto cosmopolitismo dell ' impero romano , né quello unilaterale della chiesa cattolica . Ma cotesta unificazione della vita sociale , per opera della forma capitalistica borghese , si sviluppò la prima volta , e continua ora a svolgersi , non secondo regole , e piani , e preconcetti disegni ; ma , anzi , per via di attriti e di lotte , che nell ' insieme formano un colossale intrigo di antitesi . Guerra al di fuori , e guerra al di dentro . Lotta incessante fra le nazioni , e lotta incessante fra i componenti le singole nazioni . Ed è tanto complicato l ' intreccio delle opere e delle azioni di tanti emuli , concorrenti e contendenti , che la coordinazione degli eventi sfugge assai spesso all ' attenzione , per esser cosa poco facile il coglierne l ' intimo nesso . La gara che ora è tra gli uomini , le lotte che ora , con varii metodi , si svolgono tra le nazioni e nelle nazioni , son valse a farci intendere meglio , per entro a quali difficoltà si è mossa la storia del passato . E se l ' ideologia borghese , riflettendo la tendenza all ' unificazione capitalistica , ha proclamato il progresso dell ' uman genere , il materialismo storico , invertendo , e senza proclamazioni , ha scoverto , che nelle antitesi fu fino ad ora la causa e il movente d ' ogni accadimento storico . E perciò il moto della storia , preso in generale , ci si rivela come oscillante ; - o meglio , per usare una immagine più propria , ci pare si svolga sopra di una linea spezzata , che cambia spesso di direzione , e di nuovo si spezza , e in alcuni momenti gli è come rientrante , e alcune volte si distende , dilungandosi di molto dal punto iniziale : - un vero zig - zag . Data la complicazione interna di ciascuna società , e dato l ' incontro di più società sul campo della concorrenza ( dalle ingenue forme della razzia , della rapina e della pirateria , fino ai raffinati metodi dell ' elegante giuoco di borsa ! ) , gli è naturale , che ogni resultato storico , quando sia misurato alla sola stregua dell ' aspettazione individuale , apparisca assai spesso come un caso , e considerato poi teoricamente torni alla mente più inestricabile delle contingenze meteoriche . Per ciò non è una semplice frase il detto della ironia che siede sovrana su la storia ; perché , difatti , se nessun Dio di Epicuro ride di lassù sopra le cose umane , quaggiù le cose umane intessono da se stesse una divina commedia . Cesserà mai cotesta ironia delle umane sorti ? Sarà , ossia , mai possibile una tal forma di convivenza , che dia luogo allo sviluppo cooperativo ed integrale di tutte le attitudini , in guisa che il processo ulteriore della storia divenga vera ed effettiva evoluzione ? Sarà possibile , se così piace agli amatori delle arrotondate frasi , la umanizzazione di tutti gli uomini ? Eliminate , nel comunismo della produzione , le antitesi , che sono ora causa ed effetto delle differenziazioni economiche , tutte le energie umane non acquisterebbero un grado altissimo di efficacia e di intensità negli effetti cooperativi , e al tempo stesso non si svolgerebbero esse con la massima libertà d ' individuazione , in ogni singola persona ? Nelle risposte affermative a tali domande è la somma di ciò , che il comunismo critico dice , ossia , predice dell ' avvenire . E non dice e predice , come per discutere di una astratta possibilità , o come chi di capo suo voglia mettere in essere uno stato di cose , che speri o vagheggi . Ma dice e predice come chi enuncia ciò che è inevitabile accada , per la immanente necessità della storia , vista e studiata oramai nel fondo della sua sostruzione economica . Ce n ' est que dans un ordre de choses , où il n ' y aura plus de classes et d ' antagonisme de classes , que les évolutions sociales cesseront d ' étre des révolutions politiques . Alla vecchia società borghese , con le sue classi e coi suoi antagonismi di classe , subentra una associazione , nella quale il libero sviluppo di ciascuno è la condizione del libero sviluppo di tutti . I rapporti borghesi della produzione sono l ' ultima forma antagonistica del processo sociale della produzione - antagonistica non nel senso dell ' antagonismo individuale , anzi di un antagonismo che sorge dalle condizioni sociali della vita degl ' individui ; - ma le forze produttive , che si sviluppano nel seno della società borghese , mettono già in essere le condizioni materiali per la risoluzione di tale antagonismo . Con tale formazione di società cessa , per ciò , la preistoria del genere umano . Con la presa di possesso dei mezzi di produzione da parte della società , rimane esclusa la produzione delle merci , e con essa rimane esclusa la signoria del prodotto sul produttore . All ' anarchia dominante nella produzione sociale subentrerà la cosciente organizzazione a disegno . La lotta per l ' esistenza individuale cesserà . Solo per cotal modo l ' uomo si distaccherà , in un certo senso , dal mondo animale , in modo definitivo , e passerà dalle condizioni di esistenza animale in quelle di esistenza umana . Tutto l ' ambito delle condizioni della vita , che fino ad ora ha dominato gli uomini , passerà sotto il comando e sotto la revisione degli uomini stessi ; che diverranno , così , per la prima volta effettivi signori della natura , perché saranno signori della propria consociazione . Le leggi della loro propria attività sociale , che stavano loro di contro come leggi estranee che li dominassero , saranno applicate e padroneggiate dagli uomini stessi , con piena cognizione di causa . La stessa consociazione , che stava di fronte agli uomini , come imposta dalla natura e dalla storia , diverrà la libera e propria opera loro . Le forze estranee ed obiettive , che finora dominavano la storia , passano sotto la vigilanza degli uomini . Solo da tal punto in poi gli uomini faranno con piena coscienza la loro propria storia ; solo da tal punto in poi le cause sociali , che essi metteranno in moto , potranno raggiungere , in gran parte , e in ragione sempre crescente , i voluti effetti . Questo è il salto del genere umano dal regno della necessità in quello della libertà . Compiere cotesta azione liberatrice del mondo , ecco la missione storica del proletariato moderno . Se Marx ed Engels fossero stati mai facitori di frasi , se la mente loro non fosse stata resa cauta , fino allo scrupolo , dall ' uso e dall ' applicazione cotidiana e minuta dei mezzi scientifici , se il contatto assiduo con tanti cospiratori e visionarii non li avesse resi aborrenti da ogni utopia , fino alla pedanteria dell ' opposto , tali enunciati potrebbero esser tenuti in conto di geniali paradossi , che sfuggano all ' esame della critica . Ma quegli enunciati sono come la chiusa , anzi sono l ' effettiva conclusione , della dottrina del materialismo storico . Resultano a filo diritto dalla critica dell ' economia e dalla dialettica storica . In tali enunciati , del resto sviluppabili , come avrò occasione di mostrare in altro luogo , si riassume tutta la previsione dell ' avvenire , che non sia , né voglia essere , romanzo , o utopia . E in questi enunciati stessi è una adeguata e conclusiva risposta alla domanda con la quale comincia questo capitolo : se , cioè , nelle serie degli accadimenti storici ci sia da ultimo ed effettivamente senso e significazione . E qui faccio punto ; parendomi , che , per una dilucidazione preliminare , ce ne sia oramai abbastanza . Roma , 10 marzo 1896 Appendice A proposito della crisi del marxismo . Mi riferisco qui ad un libro , nè breve , nè di comoda lettura , di Th . G . Masaryk , professore della Università czeca di Praga , venuto in luce proprio di questi ultimi giorni . Quanto sia voluminoso può vedersi a piè di pagina , dove n ' è dato per esteso il titolo . Non mi propongo però di scriverne la recensione pura e semplice . E se mai paresse , che l ' esprimere la propria opinione a proposito d ' un libro importi che di quello si faccia la recensione , dirò che questa qui assumerà necessariamente le proporzioni e l ' andatura di un quasi - articolo . Il nome mio e il titolo a capo della pagina potrebbero indurre nel sospetto , che io intenda di mettermi come in una polemica di partito . Il lettore stia d ' animo tranquillo . Non confonderò le pagine della " Rivista italiana di sociologia " con le colonne del giornale politico cotidiano . Dirò solo , en passant , come il caso assai curioso del grande affanno , che la stampa politica italiana , sia essa giornaliera o altrimenti periodica , s ' è dato per mesi e mesi nel proclamare la morte del socialismo , usando la etichetta della crisi del marxismo , è parso a me un nuovo documento di quel vizio organicamente nazionale , che può oramai definirsi qual diritto all ’ ignoranza . A nessuno di cotesti egregi becchini del socialismo , che , tanto per far folla intorno alla crisi , andavano mettendo assieme a casaccio i nomi incompatibili fra loro di così varii scrittori , è venuto in mente di proporsi queste semplici e oneste domande : - la critica sorta in altri paesi intorno al marxismo può essa mai riguardare direttamente l ' Italia ? - ebbe mai , o ha , cotesta dottrina alcuna solida base e sicura diffusione nel nostro paese ? - e , al postutto , il partito socialistico italiano ha tanta forza già , e tale estensione su le masse e tra le masse , ed ha in se stesso tale sviluppo e tale complessità di condizioni e di attinenze politiche , da rivelare quei caratteri precisi e spiccati di stabile e duratura organizzazione proletaria , data la quale il discutere a fondo della dottrina gli è discuter di cose e non di parole ? - e , per andare più al fondo , c ' è chi possa dire , che in questo paese nostro sia stata già percorsa tutta la via crucis delle trasformazioni economiche , a capo delle quali s ' è avverato altrove ciò che dicesi sistema capitalistico , del quale il marxismo , alla sua volta , è poi il contraccolpo critico ? Chi si fosse proposte coteste domande , e altre simili , sarebbe venuto nella onesta conclusione , che non ci può essere la crisi di ciò ... che non esiste ancora . Può darsi , anzi si dà di certo , che tutti cotesti necrologisti del socialismo ignorassero come la frase di crisi del marxismo fosse stata coniata e messa in circolazione per l ' appunto dal professore Masaryk , al quale ( lui ignaro tuttora , come accade spesso agli stranieri , delle cose d ' Italia ) è capitata l ' insigne sorte di portare nel nostro paese un nuovo ed inatteso contributo alla fortuna delle parole . Ma gli è proprio così . La espressione di crisi del marxismo fu inventata da Masaryk nei numeri 177-79 della " Zeit " di Vienna , del febbraio del 1898 , e quegli articoli suoi furon poi raccolti in opuscolo , con la data del 10 marzo : - e , si badi bene , non perché l ' autore di tale scoperta letteraria avesse in animo di dichiarare la morte del socialismo , ma solo perché gli parve di constatare ( mi si passi la parola di gergo giornalistico ) la crisi per entro al marxismo ; - ed egli difatti conchiudeva così : " Io vorrei ammonire i nemici del socialismo , di non farsi delle vane speranze in pro dei loro partiti per questa crisi del marxismo , la quale potrà dare anzi gran forza al socialismo , quando i suoi capi vorranno criticarne liberamente i fondamenti e superarne i difetti . Come tutti gli altri partiti di riforma sociale , il socialismo ha la sua fonte viva nelle manifeste imperfezioni del presente ordinamento sociale , e nella sua ingiustizia ed immoralità , e soprattutto nella miseria materiale , morale ed intellettuale della gran massa presso tutti i popoli " . In quelle 24 pagine , che erano invero troppo poco per la gravità dell ' assunto , i dati della crisi - per quanto s ' attiene alla Sozialdemokratie tedesca e con qualche piccolo riferimento alla letteratura francese ed inglese - venian riassunti , enumerati , caratterizzati , così un po ' in furia e fretta , nei seguenti capi ... Ma che giova di tenersi più all ' opuscolo del 10 marzo 1898 , se nel libro alla data del 27 marzo 1899 le 24 pagine d ' allora son diventate 600 , dico 600 , il che è viceversa troppo assai - direbbe un napoletano - e per la entità di ciò che vi si va esponendo , e per la pazienza media dei lettori ? Il prof . Masaryk è un positivista : parola qui in Italia d ' uso soverchiamente estensivo ed elastico , ma che per lui professante filosofia vuol dire , e sia pure con parecchie modificazioni , trovarsi su la linea che va da Comte a Spencer ... o a Masaryk stesso . Non sarei in grado di tributargli tutta l ' ammirazione della quale sarà , forse , degno ; perché lui ha l ' abitudine per me incomoda di scrivere in lingua czeca . Non ne conoscevo fino ad ora se non la Logica concreta nella traduzione tedesca . Né vorrei soverchiamente sottilizzare sul tenore tassativo delle sue espressioni , perché questo libro è stato tradotto dal signor Kalandra in un tedesco alquanto cancelleresco . L ' opera nel tutt ' insieme , come dice l ' autore stesso nella prefazione , non è da considerare sotto l ' aspetto della composizione e dello stile . E ' un parto onninamente ultraccademico , con la ovvia partitura in introduzione e sezioni , e queste , che son cinque e son seguite dal riassunto , recano la suddivisione in capitoli , con la sottofigura dell ' A , B , C e così via , fin giù giù alla risuddivisione del tutto in 162 paragrafi , con varia bibliografia in ordine sparso e in ordine concentrato , con un indice - sommario veramente mirabile , che fa pensare a tante cose cui il libro poi non risponde , e con l ' inevitabile registro . Sono , insomma , appunti di lezioni illustrative e dichiarative , di tono posato e anzi tenue , redatte a schema da enciclopedia , e non tutte identificabili alla stessa data . Infatti , mentre il libro , composto originariamente in lingua czeca , e preannunziato nell ' opuscoletto dell ' altro anno , che può tenerne le veci per chi non voglia leggere le 600 pagine , s ' andava stampando nella traduzione tedesca , nel frattempo è apparso l ' oramai famoso libro del Bernstein ( cfr . nota I a p . 590 ) , e con questo l ' autore ha sentito il bisogno di accomodare le sue partite in altro posto . L ' atteggiamento del Masaryk è veramente sui generis . Lui non è socialista , lui conosce estesamente la letteratura del socialismo , lui non è avversario professionale del socialismo , lui lo giudica dall ' alto , in nome della scienza . Fu deputato al Reichsrath della Cisleitania , ma sebbene nazionalista e progressista , che io sappia , non si confuse mai coi giovani czechi . Ora mi pare si tenga in disparte dalla politica . Pubblica una rivista , che è un quissimile della nostra " Nuova Antologia " , ed è dotto di mestiere , cioè gran leggitore e riferitore accurato di ciò che legge , fino al minimo della più minuta minutaglia . E questo è il primo e principale difetto del libro suo ; nel quale si discorre di molte ed infinite cose , ma alla realtà , al fatto , al vivo non si arriva mai . L ' autore ha come intercettata la vista dalla carta stampata , e dalle ombre degli scrittori tra i quali s ’ aggira con pari ossequio per tutti , come chi abbia l ' occhio privo di virtù prospettica . Non è forse il principale dovere di chi si metta per la via di discutere dei fondamenti del marxismo di essere in grado di rispondere , ma dal vivo , a questa domanda : credete voi o non credete alla possibilità di una trasformazione della società dei paesi più civili , per la quale cesserebbero le cause e gli effetti delle presenti lotte di classe ? Di fronte a tale problema generale gli è davvero d ' importanza secondaria il modo della transizione a quello stato futuro , desiderato o previsto ; perché quel modo sfugge al nostro arbitrio , e certo non dipende dalle nostre definizioni . Per rispetto a cotesta tesi generale gli è cosa , non dirò indifferente , ma certo di valore assai subordinato , il sapere , qual parte del pensiero e delle opinioni , ( molti confondono maledettamente quello e queste ! ) di Marx e dei suoi prossimi seguaci ed interpreti collimi o non collimi con le presenti e con le future condizioni del movimento proletario : perché non occorre di essere seguaci sfegatati del materialismo storico per intendere , come le dottrine valgono in quanto dottrine , cioè in quanto sono una luce intellettuale portata sopra un ordine di fatti , ma che in quanto sono dottrine non son causa di nulla . Ma il signor Masaryk è , invece , un dottrinario , cioè un credente nella virtù delle idee , cioè un accademico , per il quale tutto consiste nella lotta per la concezione generale del mondo ( Weltanschauung ) ; e non c ' è da maravigliarsi che egli respinga con sovrano disprezzo ( passim ) l ' espressione istinto delle masse Questa critica , che poggia tutta su la presunzione di un giudizio sovranamente imparziale delle lotte pratiche della vita in nome della scienza , e che ignora la rassegnazione del pensiero al corso naturale della storia , è e rimane intrinsecamente caduca , perché s ' aggira intorno al marxismo , senza afferrarne mai il nerbo , che è la concezione generale dello sviluppo storico sotto l ' angolo visuale della rivoluzione proletaria . Indugiandomi a definire l ' atteggiamento in genere del Masaryk , mi pare di ripagarlo di cortesia italiana dell ' ignoranza nella quale egli trovasi per rispetto ai miei scritti in argomento . Se mai li leggesse , s ' avvedrebbe , forse , come , senza scendere alle minuzie della polemica a tu per tu con la stampa corrente del partito , senza proclamarsi scovritori od autori della crisi del marxismo , si possa esser seguaci anche all ' ora presente del materialismo storico , dopo fatta la debita parte alla nuova esperienza storico - sociale , e con la conveniente revisione dei concetti , che abbiano subito o subiscano correzione dal corso naturale del pensiero . Le dottrine , che sono in atto di svolgersi e di progredire , non ammettono la trattazione erudita e filologica , come usa per le sorpassate forme del pensiero , e per ciò che ci fu trasmesso dalla tradizione , ed ha nome di antico . Ma i temperamenti intellettuali degli uomini sono assai difformi tra loro ! Alcuni - e son pochi - presentano al pubblico il resultato del proprio lavoro , e non credono di dovervi aggiungere la storia intima delle loro letture , fino alla fotografia della penna della quale si servono . Sono altri - e questo è il maggior numero - i quali sentono vivo il bisogno di dare alle stampe tutto il frutto delle loro letture . Son meticolosi custodi dei loro quaderni , perché nessuna parte di loro fatiche vada perduta , né pei presenti , né pei futuri . Il professore Masaryk - che stempera in 600 pagine una tesi di occasione , ed è questa : che giudizio possa farsi ora del marxismo , atteso il fatto che se ne discute anche per entro al partito ; - il professore Masaryk , che ha tanto letto , non può a meno di considerare il marxismo stesso secondo le sacramentali rubriche della filosofia , della religione , dell ' etica , della politica , e così via all ' infinito : e , caso curioso , proprio lui , che ha tanto ossequio per la burocrazia universitaria e per il casellario dei feticci della scienza , finisce poi da ultimo per dichiarare , essere il marxismo un sistema sincretico ! ( passim in tutto il libro , ed esplicitamente a p . 587 ) . Era parso a me , che quella dottrina fosse proprio precisamente il contrario , e un che , anzi , di tanto intimamente unitario , da mirare , non solo a vincere la opposizione dottrinale tra scienza e filosofia , ma anche quella più ovvia tra pratica e teoria . Ma il signor Masaryk è fatto così com ' è , e seguiamolo pure nelle sue rubriche . Lascia ben volentieri ad altri di occuparsi del socialismo in quanto è tendenza ( a uso A . Menger ) alle riforme giuridiche ; dichiara di non immischiarsi direttamente nelle questioni della Economia ( nella qual disciplina invero pare a me che zoppichi da ambo le gambe ) , e ci tiene a mettere soprattutto in evidenza la filosofia di Marx , la quale esiste , tuttoché non sia espressa in opere di tassativa composizione ad hoc ; e studia in tutte le 600 pagine la crisi in quanto essa è strettamente " scientifica e filosofica " ( p . 5 ) . Non chiedete , dunque , all ' autore , né un esame concreto delle condizioni attuali del mondo economico fatto dal vivo , né un consiglio pratico e largo di politica sociale . Se il movimento della proletarizzazione continui o no , se la teoria del valore sia o no esatta , queste e le altre questioni affini , per quanto della massima importanza , non interessano lui filosofo ( p . 4 ) . Il resultato pratico è solo questo , di consigliare ai socialisti ( p . 591 ) di tenersi al programma dell ' Engels del 1895 , cioè dire alla tattica parlamentare ; il che veramente essi vanno facendo da per tutto nel mondo , e , secondo il debole avviso mio , per la semplice ragione , che non potrebbero fare altrimenti senza addimostrarsi , o pazzi , o stolidi . Se non che il Masaryk rincalza il consiglio con questo monito , che si debba anche abbandonare l ' ideologia marxista ! A buon conto , non è il corso naturale delle vicende politiche dell ' Europa civile che abbia indotto i socialisti a cambiare di tattica ( né l ' autore saprebbe dirci quanto tempo questa nuova durerà , o potrà durare ) , ma son le idee che cambiano e devono cambiare . Tutto si compendia nella lotta per la Weltanschauung ( cfr . segnatamente pp . 586-92 ) , il che è naturale in uno scrittore , che ci tien tanto al sacramentale concetto della classificazione delle scienze ( p . 4 ) , e al posto sovraeminente della filosofia . Il Philister , nella subspecie professorale , ci si rivela qui tutto intero nella sua propria natura . Conoscere estesamente la letteratura del socialismo , e di questo ignorare l ' intimo , il senso , l ’ animo ! Dato questo animo - s ' intende da sé - l ' orientazione scientifica cambia del tutto , anzi cambia il posto della scienza nella economia dei nostri interessi . Ma a ciò il Masaryk non giunge mai , perché dovrebbe , per arrivarci , valicare i confini delle definizioni . Il suo libro , perciò , per quanto ricco di coscienziose informazioni , ed alieno dal disprezzo professionale del socialismo si riduce , nell ' intento e negli effetti , ad un enorme piato del positivismo contro il marxismo ! Due osservazioni mi occorrono qui . La mia affermazione suonerà strana a molti in Italia , dove è in uso di significare con la parola positivismo tutto ed ogni cosa . Inoltre , come ho più volte scritto , che quella intuizione della vita e del mondo , la quale si compendia nel nome di materialismo storico , non è giunta a perfezione negli scritti di Marx e di Engels , e dei loro prossimi seguaci , così ora qui più recisamente affermo , che la continuazione di quella dottrina procede ancor lenta , e forse procederà allo stesso modo per un buon pezzo . Ma i libri come questo del Masaryk non giovano a nulla . Ecco qua un coacervo di obiezioni in nome del positivismo sì , ma non in nome della revisione diretta ed autentica dei problemi della scienza storica , e non in nome delle questioni politiche attuali . La così detta crisi non diventa , né il subietto di un esame da pubblicista , né l ' obietto di uno studio da sociologo , ma è come uno spazio vuoto o una pausa , in cui l ' autore vada a deporre , o a recitare , le sue filosofiche proteste . Uno studio , né vano né privo d ' interesse , è dedicato alla formazione prima del pensiero di Marx ( pp . 17-89 ) . Ma il facit è da ultimo assai meschino . " Nella costante mutazione dell ' ordinamento sociale venne Marx da ultimo a trovare la ragione storica del comunismo , come quello che s ' imponga da sé . - Secondo Marx la filosofia è la copia naturalistica del processo del mondo . - Il comunismo è dato dalla storia stessa . - Il materialismo di Marx è un materialismo storico " . - Proposizioni come queste , le quali riproducono a un di presso il pensiero fondamentale dello scrittore che si ha per mani , dovrebbero indurre , pare a me , il critico a rifarsi su i fondamenti di tali concezioni , per rovesciarli , se mai , con una critica ab imis . Ebbene , che fa il signor Masaryk ? Pochi righi dopo scrive : " La sua filosofia e quella di Engels hanno il carattere dell ' eccleticisino " . - E poi ci regala , alla lettera D del capo II , una insalata russa delle opinioni in contraddittorio di Bax , K . Schmidt , Stern , Bernstein , Plekanoff , Mehring , in quanto han discusso se tale filosofia , diciamo così marxistica , sia conciliabile o no col ritorno a Kant , a Spinoza , o a che altro siasi ; e non gli sovviene del poeta , che assistette alla fondazione della Università di Praga , per esclamare con lui : Povera e nuda vai filosofia ! Alquanto sconnessa è la trattazione che l ' autore dedica al materialismo storico ( pp 92-168 ) , indugiandosi in prima sul divario delle definizioni , per venire infine ad una critica tutta fondata su la vecchia nenia della dottrina dei fattori , più o meno dissimulata in una fraseologia sociologica e psicologica alquanto dubbia ed incerta . In conclusione all ' autore repugna il pensiero di una concezione obiettivamente unitaria della storia ; e gli capita spesso di confondere la spiegazione del complesso storico mediante il variare innanzi tutto della struttura economica , con la spiegazione illico et immediate del fatto storico determinato per via delle rispettive ed individuate condizioni economiche . Non deve quindi recar meraviglia di vedere come Marx venga considerato quale una specie di Comte alterato in peggio , che diventa poi un inconsapevole seguace di Schopenhauer nell ' accettare il primato della volontà , dottrina che contraddice però alla sacramentale tricotomia psicologica d ' intelletto , sentimento e volere . Può darsi che quel povero Marx ignorasse , come l ' uomo sia fornito , oltre che dell ' intelletto , anche d ' un fegato ( sic ! ) , il che è tanto più sorprendente , in quanto che lui era assai fegatoso ( sic ! ) per le quali buone ragioni può essere accaduto non s ' avvedesse , che il soppravvalore è un concetto principalmente etico ( sic ! ) . Al professore di Università , che tratta la sua materia come il suo mestiere , può venir facilmente la tentazione di far passate un determinato autore sotto lo scrutinio di tutte quelle altre dottrine che lui critico abbia l ' abitudine di studiare e di maneggiare . E allora , per una strana illusione da erudito , accade che i termini di confronto , che sono nell ' abito subiettivo del critico , divengano surrettiziamente come dei termini di effettiva derivazione . Così stava accadendo al Masaryk ; quando ecco che lui , nel bel mezzo delle sue tentate comparazioni , si contraddice , e sentenzia ( p . 166 ) : " Nel fatto Marx viene a formulare ciò che , come suol dirsi , si trovava nell ' aria , e perciò io non ho dato gran peso ai singoli influssi su la sua formazione intellettuale " . Ergo - direi io - ricominciate da capo , e anzi invertite . Nell ' autore , che trattate , s ' è avverata appunto questa inversione , che dalla critica dell ' economia e dal dato delle lotte di classe egli risalì ad una nuova concezione storica ( e non per modificare , s ' intenda bene , ciò che tecnicamente dicesi disciplina della ricerca storica ) , e per quella via poi ad una nuova orientazione su i problemi generali della conoscenza . Ma voi forzate le cose , ma voi le alterate del tutto , mettendovi per una via che non è quella percorsa dall ' obietto del vostro esame . Ma si capisce , voi filosofo professionale scendete dall ' alto delle definizioni al particolare del materialismo storico ; e , con tutto il dovuto ossequio alla metodologia , giungete alla teoria delle lotte di classe ( pp . 168-234 ) come si arriva a un corollario . Anche qui la fedeltà della esposizione materiale rende più sensibile la incapacità alla comprensione intima e viva . Qua e là alcune utili osservazioni su la imprecisione dei termini borghesia , proletariato e simili , e poi delle altre di maggior valore su la irriducibilità di tutta la società presente alle due famose classi , data la sua più varia e complessa articolazione . A riscontro di tutto ciò , ecco una singolare inettitudine ad afferrare un concetto così semplice ; che , cioè , dato l ' intreccio della vita sociale , gl ' intenti individuali possono esser tutti errati : la qual cosa induce l ' A . a dire , che nel marxismo la coscienza individuale si risolve in puro illusionismo ( ! ) . Gli repugna di credere , che le leggi economiche seguano un processo naturale ; - ebbene , si provi a cambiarne la successione storica per atti di arbitrio . Rivendicata la spontaneità ( ma quale ? ) delle forze che danno impulso alla storia , e l ' aristocrazia dello spirito filosofico , e detto come il determinismo marxistico sia una e sola cosa col fatalismo , l ' A . si confessa così : “ Io spiego il mondo e la storia teisticamente ” ( p . 234 ) . Deo gratias ! Al pezzo forte ci siamo finalmente , cioè alla esposizione del mondo capitalistico ( pp . 235-313 ) , e alla critica del comunismo e del processo della civiltà ( pp . 313-86 ) . Questo è dei socialisti il punto essenziale , e su tale terreno soltanto è dato di combatterli . Ma l ' A . era disceso dalle alture , e così sia . Non saprei negargli - tanto per cominciare dalle conclusioni - una discreta parte di ragione , là dove parla di soverchio primitivismo e semplicismo , specie per rispetto al tentativo dell ' Engels nel rifare in breve i punti principali della storia della civiltà . Il divenire dello stato , ossia della società ordinata a classi , con le ragioni del dominio e dell ' autorità , supposta la proprietà privata e supposta la famiglia monogamica , ebbe modi varii di sviluppo nella storia specializzata e concreta , e non c ' è facilismo che tenga , nel provarsi a rendere plausibili gli schemi troppo semplici . Può darsi che dei socialisti correnti al comodo argomentare vedan troppo semplificato l ' intreccio della storia , riducendo questa in breve volume ; il che li induce a semplificar del pari con soverchio arbitrio l ' intreccio della società presente . Né certo giova di richiamarsi di continuo alla negazione della negazione , che non è istrumento di ricerca , ma è solo formula riassuntiva , valida , se mai , post factum . Certo che il comunismo , ossia il più o meno lontano approdo della società presente verso una nuova forma della produzione , non sarà un parto mentale della dialettica subiettiva . E perciò credo - son cortese di armi agli avversarii - non esserci che un solo modo di combattere seriamente il socialismo , ed è quello di provarsi a dimostrare come il sistema capitalistico abbia in sé - per ora almeno - tale indefinita forza di adattabilità , che tutti i movimenti proletarii si riducano in fondo a meteoriche agitazioni , senza mai formare un processo ascensivo , che importi da ultimo , con la eliminazione del salariato , anche quella di ogni dominio di classe . In cotesto intento critico - dimostrativo si riassume , per es . , la forza della scuola del Brentano e i suoi seguaci . Ma questo non pare sia pane pei denti del signor Masaryk , il quale rivela tutta la sua inettitudine ad afferrare il nesso economico della materia che ha per le mani , proprio nel capitolo che dedica alla critica del sopravvalore ( pp . 250-313 ) . Attraverso ad una rassegna bibliografica intorno alla vexata quaestio del divario fondamentale che correrebbe tra il I e il III volume del Capitale , l ' A . viene a rigettare come inesatta la dottrina del valore - lavoro , e poi giù giù ad affermare , come Marx non potesse partire dal concetto della utilità , perché il suo obiettivismo estremo lo rendeva alieno dalla considerazione psicologica ( ! ) . Dichiara poi la sua opinione sul posto che l ' economia dovrebbe occupare nel sistema delle scienze , data la dipendenza sua dai presupposti di una sociologia generale . Rigettato il concetto della economia in quanto scienza storica , riaccampa la pretesa di una scienza della economia , che , senza confondersi con l ' etica , abbracci tutto l ' uomo , e non soltanto l ' uomo lavorante . Sofistica su la impossibilità di trovare una misura del lavoro , in quanto questo , alla sua volta , debba misurare il valore ; e considera il sopravvalore come una escogitazione tratta dalla ipotesi costruttiva delle due classi in lotta fra loro . Per via di molti ripieghi scrive l ' apologia del capitalista , in quanto è intraprenditore , cioè lavoratore e direttore ; e , mentre si scaglia contro la classe parassitaria e contro il commercio ingannatore , postula un ' etica la quale insegni a ciascuno la parte del suo dovere . Si compiace , da ultimo , che Marx abbia scoverta l ' importanza sociale dei lavoratori minuti ; sebbene sia caduto in quel discreto numero di spropositi , che il nostro autore va notando ; come a dire , per es . , la riduzione del lavoro complicato al lavoro semplice , e soprattutto la strana opinione di credere alle lotte di classe , mentre non c ' è che lotta tra gli individui . Ma se è cosa così facile il ridurre in polvere il materialismo storico , ma se le lotte di classe in quanto principio di dinamica storica non sono che la erronea generalizzazione di fatti male intesi , ma se l ' aspettazione del comunismo è affatto utopistica , ma se le dottrine del Capitale sono di cosi patente erroneità , ma se tutti i fondamenti sono oramai distrutti , perché l ' A . s ' affanna poi a scrivere altre duecento pagine sul diritto , su l ' etica , su la religione e così via , ossia su quei sistemi che chiama ideologici ? A me sarebbe bastato , p . e . , ciò che è detto a pagine 509-19 , in una specie di pausa interposta alla rete fitta dei paragrafi , come per venire ad una certa maniera di giudizio finale , al quale poi , per difetto di stile , manca pur troppo la concentrazione del pensiero nella concisione degli enunciati . In questo tentato riassunto è come raccolta la caratteristica del marxismo , la qual cosa dà maggior risalto alla tesi dell ' autore . - Marx ( questo è il succo della caratteristica ) , segna l ' estremo limite della reazione contro il subiettivismo , in quanto che per lui la natura è il prius e la coscienza non è che resultato , dunque obiettivismo positivo assoluto ; per lui la storia è l ' antecedente e l ' individuo è il conseguente , dunque negazione assoluta dell ' individualismo . La questione della conoscenza è puramente pratica . Tra natura dell ' uomo e storia umana c ’ è perfetta equazione . Non c ’ è altra fonte di conoscenza dell ' uomo , da quella in fuori che ci offre la storia . L ' uomo è tutto in ciò che l ' uomo fa . Di qui il fondamento economico di tutto il resto . Di qui il lavoro come filo conduttore della storia . Di qui la persuasione , che le varie forme sociali non siano , se non le forme varie della organizzazione del lavoro . Di qui la veduta del socialismo non più come di semplice aspirazione o aspettazione . Di qui il concetto del comunismo , non come di semplice sistema di rapporti economici , ma come di una innovazione di tutta la coscienza , oltre i limiti di tutte le presenti illusioni , e nell ' assetto dell ' umanesimo positivo . - Ma cotesto estremo obiettivismo s ' infrange ora nel ritorno a Kant , ossia nel criticismo . Marx fu incompleto . Non seppe superare Hegel , non trovò l ' espressione adeguata delle sue tendenze , ricadde nella romantica di Rousseau , invano si provò a districarsi da Ricardo e da Smith , dei quali tentò la critica , e rimase autore di un sistema incompleto . C ' è in lui come una tragica filosofica . Fece servire a nuovi ideali le idee già vecchie , non seppe trovare altre molle al rivoluzionarismo , se non negl ' impulsi all ' edonismo , e per ciò rimase aristocratico ed assolutista nella sua passione rivoluzionaria . Cotesti tratti , che sarebbero pennellate per chi disponesse della facoltà dello stile , questi tratti i quali possono farci avvertiti del come corra attraverso tutta la storia una continua gran tragedia del lavoro , lasciano impassibile il nostro autore nella sua accademica pedanteria . Lui non contrappone concezione a concezione nel rapido sguardo di una nuova interpretazione dei destini umani , ma obietta solo in nome “ della missione del nostro tempo a ritrovare una nuova sintesi delle scienze ” ( p . 513 ) . - E qui di nuovo Hume e Kant , e la domanda : che è la verità ? E poi si discorre della nuova neoetica , che deve discendere scientificamente alla critica della società . La nuova filosofia deve risolvere il problema della religione , che Marx credette d ' aver superato , facendo di quella una forma illusionale . Il pessimismo è la nota dominante del nostro tempo . Schopenhauer s ’ avvicinò in parte al vero , nel fare della volontà la radice del mondo . Gli fece da pendant Marx con la dottrina unilaterale del lavoro . Il marxismo ebbe il torto di rimanere negativo . " Il Capitale non è se non la trascrizione economica del Mefistofele del Faust " ( sic ! a p . 516 - e chi non mi crede vada a riscontrare ! ) Da ultimo sappiamo - se io ho ben capito - che nel ritorno a Kant , e nel declinare dello spirito rivoluzionario verso il parlamentarismo , consiste l ' essenziale della crisi ; ossia , l ' inizio dell ' epoca Masaryk nella storia del mondo . Dunque Kant e il parlamento ! Ma quale Kant ? Quello della privatissima vita privata del signor Philister di Königsberg ? - o quell ' altro autore rivoluzionario di scritti sovversivi , che parve ad Heine un altro degli eroi della grande rivoluzione ? E quale parlamento di ordinaria e consuetudinaria fattura è chiamato a trasformare la storia ? Diremo allora Kant e la Convenzione : - ma questa succedette alla rivoluzione , cioè allo sgretolamento di tutto un sistema sociale , alla rovina di tutto un ordinamento politico , allo scatenamento di tutte le passioni di classe ... e basta . Il signor Masaryk , come professionista di sociologia accademica , ha il diritto di ignorare quella storia viva , agitata , impulsiva , passionata che piace a quegli altri mortali , i quali hanno il senso simpatetico della realtà umana ; e può perciò comodamente adagiarsi nella persuasione che il periodo delle rivoluzioni è oramai sorpassato per sempre , e che siamo definitivamente entrati in quello delle lente evoluzioni , anzi nell ' idillio della quieta e rassegnata ragione . E torniamo pure al suo casellario . La scorsa su la dottrina dello stato e del diritto ( pp . 387-426 ) è rivolta principalmente a combattere la veduta secondo la quale quello e questo sono come delle formazioni secondarie e derivate per rispetto alla società in genere . Lo stato esiste dalle origini della evoluzione , ed esisterà sempre per ragioni che l ' intelletto e la morale approvano ( p . 405 ) ; e poi l ' uomo " per naturale disposizione sua non solo comanda volentieri , ma si lascia anche comandare , e volentieri obbedisce " . Le disuguaglianze naturali legittimano la gerarchia ( p . 406 ) . E sta bene ! Ma dato ciò , perché affannarsi poi a dimostrare , che il diritto non è derivabile dalle condizioni economiche ; a che pro spendere del tempo a combattere le dottrine egalitarie dell ' Engels , e perché appellarsi alla solenne autorità del Bernstein ( p . 409 ) , che avrebbe rimesso in onore lo stato ( figurarsi , proprio in un articolo della " Nene Zeit " ! ) , come quella tal cosa che i socialisti non voglion più abolire , ma soltanto e semplicemente riformare ? Ma gli è tanto facile di trovarsi d ’ accordo col volgare senso comune , il quale non si rifiuta di ammettere , precisamente come fa il nostro signor Masaryk , che vi sono disuguaglianze giuste e di quelle ingiuste ( sic ! ) . Magari ci desse lui la misura giusta ! Passo sopra al capitolo intitolato nazionalità ed internazionalità ( pp . 426-65 ) - dove l 'A., oltre a mostrarsi indignato per la slavofobia di Marx , fa delle utili osservazioni su quegl ' impedimenti all ' internazionalismo , i quali nascono spontanei dallo spirito nazionale - per fermarmi un poco su gl ' insigni paradossi che pronuncia a proposito della religione ( pp . 455-81 ) . Qui ci si rivela qual vero decadente . Cattolicesimo e protestantesimo sono ancora fatti arcivivi , e decisivi inoltre sulle sorti del mondo ! Anzi noi tutti siamo , o l ' una cosa , o l ' altra . Anzi tutta la filosofia moderna è protestante , e non c ' è filosofia cattolica se non per nefas ( e il vostro Comte ? ) . In Marx c ' è un elemento cattolico , non solo per aver egli adottato il socialismo francese , il quale è cattolico e repugna alla coscienza protestante , ma perché fu autoritario , nemico della individualità , internazionalista e seguace dell ' obiettivismo assoluto ( p . 476 ) . Come la Rivoluzione Francese fu in gran parte un movimento religioso , così un che di religioso è implicito a tutto il socialismo contemporaneo . Qua e là s ' accenna all ' idea , che protestantesimo e cattolicesimo in un certo modo reciprocamente si completino ; - e può darsi che l ' A . pensi che si prepari ora nel socialismo la religione dell ' avvenire , attesoché " la fede sia il più alto obiettivismo dell ' uomo normale , e perciò ipso facto sociale ; - ma l ' obiettivismo di Marx è troppo bilioso " ( p . 480 ) . Se la religione è perenne , se lo stato è immortale , se il diritto è naturale , figurarsi poi se l ' etica ( pp . 482-500 ) non debba essere supereterna . L ' A . rivendica alla coscienza morale il carattere del dato indiscutibile ed immediato . Non mi soffermo a dichiarare come qualmente non occorra di essere né materialisti della storia , né materialisti semplici , per relegare tra le fiabe cotesta opinione infantile ; e faccio perciò grazia all ' A . delle citazioni degli articoli di riviste , nei quali i Bernstein , gli Schmidt e simili socialisti avrebbero rivendicate le ragioni dell ' etica contro l ' amoralismo di Marx ( p 497 ) . Taccio del socialismo per rispetto all ' arte ( pp . 500-8 ) . Per tutte coteste ragioni , leggendo ciò che l ' A . scrive nella quinta sezione ( pp . 520-85 ) intorno alla politica pratica del socialismo , trattandone in due capi , intitolati l ' uno rivoluzione e riforma , e l ' altro marxismo e parlamentarismo , ci si trova in presenza di un artefatto dottrinale della più bella specie verbalistica . Che il socialismo siasi venuto sviluppando , in questi ultimi cinquanta anni , dalla setta al partito , è cosa abbastanza nota . Che il comunismo imperativo e categorico di una volta , sia divenuto la democrazia sociale , gli è altrettanto risaputo . Che i partiti socialistici spieghino presentemente un ' azione pratica varia e circostanziata , come gli è un fatto storico , gli è anche da parte loro come un fare la storia . Che in tutte coteste cose si commettano degli errori , e ci siano delle pratiche incertezze , gli è un fatto umanamente inevitabile : ma gli è anche vero , che , per intenderle coteste cose , bisogna pur viverci dentro , e con occhio e con senso da storico osserva tore . E che fa il signor Masaryk ? Ma lui non vede che categoremi ; - ed ecco come il passaggio è tutto dal rivoluzionarismo sistematico alla negazione della possibilità di qualsiasi rivoluzione , dal romanticismo all ' esperienza , dall ' aristocrazia rivoluzionaria all ' etica democratica , dall ' imperativo categorico all ' empirismo , dall ' obiettivismo puro all ' autocriticità , dal Titanismo al non so che cosa , ma si sa solo che " Faust - Marx diventa elettore ” ( p . 562 ) . Fortunati voi elettori socialistici che completate Goethe ! - E poi ecco qui uno specioso metodo : assumere la persona di Marx ( del quale non so perché l ' A . dica d ' ignorare la biografia ! p . 517 ) come indefinitamente prolungata attraverso tutti gli atti e tutte le manifestazioni dei partiti e della stampa socialistica , e metter poi a carico del marxismo del signor Carlo Marx , come fossero i ravvedimenti e pentimenti suoi proprii , le parole e gli atti di tutti gli altri . Ma pare che la Nemesi sia giunta - perché quel benedetto Marx volle essere troppo diverse cose ad un tempo stesso , e cioè filosofo tedesco e rivoluzionario latino , protestante e cattolico , - e la vendetta del protestantesimo è poi venuta ( p . 566 ) , cosicché gli è qui il definitivo motto della crisi , gli è qui il senso schietto del nuovo 9 Termidoro di Massimiliano Carlo Robespierre Marx . Non varrebbe la pena di seguire l ' A . là dove va racimolando in tutta la stampa socialistica , e negli atti dei partiti , le prove della dissoluzione del marxismo per opera dei marxisti , che sarebbero come un Marx prolungato . La tesi è che il socialismo diventa costituzionale . Per la tesi tutto è buono , anche l ' invocare la testimonianza di E . Ferri , il quale avrebbe detto , non so veramente dove , che la repubblica è un privato interesse dei partiti borghesi . Dunque niente repubblica ! E la speranza dell ' A . è questa , " che , perdendo il socialismo i caratteri acuti dell ' ateismo , del materialismo e del rivoluzionarismo , si venga in fin delle fini ad un verace democratismo , il quale acquisti le proporzioni di una universale concezione della vita e del mondo . La politica di così fatto democratismo sarebbe la vera politica della vita e del mondo , una politica sub specie aeternitatis " ( p . 585 ) . Ed io , per parte mia , confesso di non capirci nulla . Ho seguito , con insolita premura e pazienza - stante che il genere delle mie occupazioni mi tolga il modo di leggere un solo libro tutto d ' un fiato - le 600 pagine del signor Masaryk . Ne ebbi una viva curiosità al primo annunzio . S ' era tanto parlato e sparlato di crisi del marxismo da così gran numero di persone di media ed infima , e , quasi sempre , incongrua coltura , che mi parve ci dovesse esser molto da apprendere dall ' opus magnum dell ' autore della nuova parola d ' ordine della scienza sociale . La delusione che n ' ho provata resulta da ciò che son venuto fin qui notando . Certo che il signor Masaryk non ha niente che vedere con le varie specie di professionale ignoranza e di audace gherminelleria , le quali han fatto fiorire , in poco d ' ora , tanti critici definitivi del socialismo in questo nostro felice paese , ove vegetano tante sorti di anarchismo morale ed intellettuale . Non c ' è di comune tra l ' autore di cui mi occupo e cotesta così detta crisi del marxismo in Italia , niente altro dall ' etichetta in fuori , e cotesta etichetta è giunta da noi certamente per via della stampa francese . L ' onesto e modesto intento del Masaryk fu soltanto quello di recitare l ' elogio funebre del marxismo , proprio in nome di un ' altra filosofia . La materia da criticare l ' ha raccolta in note di paziente e minuta elaborazione ; e in nome di che e a quale intento la critica sia stata poi da lui condotta , apparisce chiaro da tutto il contesto , e perfino dal tono dimesso ed equanime . La questione sociale è un dato - il socialismo è anch ' esso un dato - socialismo e marxismo oramai fanno uno ( l ' autore ripete ciò più volte , e mi pare che sbagli di grosso ) , ma la questione sociale deve avere soluzioni diverse da quelle aspettate dal socialismo - marxismo ; dunque ritocchiamo , rifacciamo , sconvolgiamo la Weltanschauung , che sta a base del marxismo , e giacché gli stessi marxisti , o quasi , ne ridiscutono , entriamo da arbitri nella crisi . Ciò che il Masaryk , proprio lui , veramente voglia in pratica , lo sapremo forse meglio un ' altra volta ; ed io confesso , che , per parte mia , non mi struggo dal desiderio di saperlo . Ma questa lettura mi ha fatto ripensare a tutto un secolo di storia delle idee . Il positivismo , dalle sue origini è stato sempre alle calcagna e socialismo . Ideologicamente le due cose nacquero , quasi a un tempo , nella mente indistintamente geniale di Saint - Simon . Furono come il complemento , per antitesi , dei principi della Rivoluzione . La opposizione fra i due termini si venne svolgendo nella variopinta discendenza saint - simoniana ; e a un certo punto il Comte divenne il rappresentante della reazione ( aristocratica , direbbe il Masaryk ) , che dispensa agli uomini , nel quadro fisso del sistema , il posto e la destinazione , in nome della scienza classificativa ed onnisciente . A misura che il socialismo è diventato la coscienza della lotta di classe per entro all ' orbita della produzione capitalistica , e a misura che la sociologia , più volte mal tentata , s ' è venuta consolidando nel materialismo storico , il positivismo , da erede infedele dello spirito rivoluzionario s ' è chiuso nell ' orgoglio della sovraeminente classificazione delle scienze , che disprezza il concetto materialistico della scienza stessa , come di cosa mutabilmente consona al variare delle condizioni pratiche , ossia del lavoro . Masaryk è un uomo troppo modesto per rimettere in iscena il papato scientifico del Comte , ma è abbastanza professore per credere ancora alla Weltanschauung , come a un qualcosa di sovrastante alla questione sociale degli umili lavoratori . Giratela e voltatela quanto e come volete , c ' è nel professore un che sempre del prete , che crea l ' iddio che poi adora , sia esso il feticcio , o l ' ostia consacrata . E ora possiamo dire d ' aver capito . Avrei la tentazione di citare qui alcuni luoghi dei miei scritti , dai quali resulterebbe chiaro in che stia il divario tra la critica e la crisi . Ma al punto dove son giunto mi pare che basti . Come la politica non può essere se non la interpretazione pratica e fattiva di un dato momento storico , oggi appunto il socialismo ha innanzi a sé - parlo così per le generali , e senza tener conto delle differenze che corrono fra i diversi paesi - questo problema veramente intricato e difficile : che esso , cioè , mentre deve rifuggire dal perdersi nei vani tentativi di una romantica riproduzione del rivoluzionarismo tradizionale ( ossia , direbbe Masaryk , deve rifuggire dalla ideologia ! ) , deve anche guardarsi nello stesso tempo da quei modi di adattamento e di acquiescenza , che , per le vie delle transazioni , lo farebbero come sparire nell ' elastico meccanismo del mondo borghese . Gli è il desiderio , la aspettazione , la speranza di tale acquiescenza da parte del socialismo , che hanno indotto di recente tanti e tanti portavoce dell ' ordine sociale presente a dare una straordinaria importanza alle ovvie polemiche letterarie del partito , e cosi gran peso al modesto libro del Bernstcin , che fu elevato di botto agli onori di un sintomo storico . In questo fatto è la caratteristica e la condanna , ad un tempo , così di quel libro , come di tante altre manifestazioni affini : ma il signor Masaryk in tutto ciò non c ’ entra nulla . Il Masaryk , da professore in esercizio , ha fatto della filologia attraverso alla carta stampata .
COSA INTENDIAMO FARE DELLA RELIGIONE ( GIULIANO_IL_SOFISTA , 1906 )
StampaPeriodica ,
Da qualche tempo nelle colonne del Leonardo , con ammirevole disprezzo per i pregiudizi degli spregiudicati , e con scandalo dei religiosi , si parla di misticismo , di Cristo , di Dio , di Uomo - Dio , di religione cattolica ; si cita S . Teresa e S . Giovanni della Croce , Maestro Eckehart e Sebastiano Franck ... Ci interessiamo e stimiamo il fenomeno religioso di qualunque sorta esso sia , e tanto che ci pare uno dei gravi difetti dell ' Italia averne fatto soltanto o un soggetto di retorica o un soggetto di caricatura o un soggetto di indifferenza ; ma non abbiamo nessuna speciale predilezione o inclinazione per una più che per un ' altra religione , o se parliamo più di Cristo che di Buddha o Mosè , o del Papa più che del Sultano o del Dalai Lama , dipende soltanto dal naturale riconoscimento . che come italiani dobbiamo fare , di una maggiore importanza personale del cattolicismo nel problema religioso ; giacché del cattolicismo abbiamo vicini templi , sacerdoti , credenti , e nella varia esperienza , dalla politica alla letteraria , ne ritroviamo tradizione e traccie ... Noi intendiamo la religione come un campo di esperienze personali ; e se studiamo e ammettiamo anche che vi siano , per queste esperienze , delle grandi case di produzione e di coltura , con dei metodi speciali , e delle organizzazioni particolari ( cioè , le varie religioni , e per noi principalmente , il cattolicismo ) , ammettiamo anche e studiamo tutti i tentativi particolari e individuali di esperienza religiosa , che si sono prodotti nel passato e si possono ora e nel futuro produrre . Senza venir fuori con belle definizioni e circoscrizioni verbali , smaltate di dotta pedanteria e mosaicizzate per maggior sicurezza , con termini scolastici e tecnici delle industrie religiose e filosofiche , basterà ad esprimere la nostra posizione , un ' immagine : noi non apparteniamo ai professori di religione , e li combattiamo , come abbiamo combattuto i professori di filosofia . Potremmo , cioè , a proposito della religione , ripetere quello che abbiamo detto di spesso nella filosofia : che essa non è un abbaco e non s ' impara con l ' ingoiare lezioni . Non bastano i dogmi a fare un religioso , e sapere molta dottrina non avvicina alla santità . Come a noi pare spesso più filosofo chi vive fuori dei sistemi che chi s ' adatta a queste logiche prigioni , così ci sembra più religioso chi vive fuori dei dogmi che chi cerca di slogarsi per vestirli . Stimiamo più religioso anche chi non appartiene a nessuna religione riconosciuta . Se può giungere da solo dove gli altri arrivano , e talora non arrivano , con la guida degli intermediari ... Le anime non studiano religione , e i professori di questa s ' aspettano a cacciare dai loro orti le più originali e maleducate , che si ostinano a non produrre i frutti che stanno disegnati sui libri , e le confinano in vasi di separazione , con sopra scritto : eresie . Noi abbiamo invece per gli " eretici " una straordinaria simpatia ... I santi sono pure stati , quasi tutti , eretici , almeno quelli che piacciono a noi . Sono stati eretici fortunati , come gli eretici non sono che santi sfortunati . Gli uni sono riusciti ad entrare nei canoni , e gli altri no ; forse perché i primi erano stati meno chiari e più malleabili ... La Chiesa Cattolica ha accettato molti santi , più per forza di necessità , che per naturale simpatia ; li ha accettati perché eran potenze che meglio valeva trasformare in amiche che soffrire per concorrenti . Ma in fondo in fondo , il sacerdozio ha sempre veduto di mal occhio il santo . Morto , lo ha naturalmente sfruttato ; ma vivo ne ha sempre diffidato . Ha dato il singolare spettacolo d ' un controllo delle forze divine , da parte di persone che ne erano escluse . I santi sono stati provati e riprovati ; Santa Teresa e San Francesco hanno subìto gli esami dei teologi e le prove dei politici ; e il Borgia , il Borgia stesso , grazioso spettacolo , ha voluto esaminare in persona la realtà delle estasi e dei digiuni della Beata Colomba di Perugia , già messa a prova da due frati domenicani , come ora due naturalisti studierebbero il Succi o la Eusapia Paladino ... Il clero e soprattutto l ' alto clero , è nemico delle iniziative religiose individuali , e vede di mal occhio e cerca di sorvegliare il laico che si interessa a cose religiose , più in là dell ' obbedienza , dell ' osservanza eterna ... La libera concorrenza lo spaventa per il suo trust , e a questo proposito è veramente ridicola la paura mostrata per il Protestantesimo in Italia , come se in Italia quattro botteghini da lotto ben scialbati e un paio di discorsi nasali per settimana potessero prendere il posto che per gli italiani hanno l ' organo , il coro , le processioni , l ' incenso , le vetriate a colori , le vergini e tutta la mitologia cattolica . Ma non siete dunque nemmeno protestanti ! Lettore poco intelligente , no , non siamo nemmeno protestanti ... Anzitutto non ci muoviamo nel solito ambito cristiano , e poi ci sembra che , ben fatti i conti , il protestantesimo valga il cattolicismo . Anzi val meno . Perché mentre il cattolicismo è fondato sopra un ' idea a noi molto simpatica ( e in modo speciale , come è stata svolta del Newmann ) , quella di una progressiva determinazione dei dogmi , in modo che la fede d ' oggi , pur essendo in sostanza identica , sia però in forma quasi irriconoscibile agli occhi di un Cristiano del primo secolo dopo Cristo , il Protestantesimo è fondato sopra uno stupido ancorarsi alla lettera e non voler dipartirsi da quella . Alla infallibilità papale oppone l ' infallibilità dello scritto , e tirannia per tirannia , preferiamo quella di un uomo che le vicende storiche hanno mostrato spesso abilmente consigliato , a quella di un libro che le vicende storiche hanno mostrato pieno di passi di pericolosa interpretazione ... Il progresso era il cattolicismo e non la Riforma ... È appunto perché era e tende a non essere più , che abbiamo una seconda ragione per non amarlo troppo , come è ora . Fino al Concilio di Trento , questo compreso , il cattolicismo si impernia sul programma tacito di un progresso reale , accompagnato da una fissità apparente ; c ' è in lui progresso interno e fissità esterna ; progresso nell ' azione , fissità nella dottrina . Il suo sviluppo è continuo svecchiarsi , perenne cangiar di pelle lasciando intatto lo scheletro , modificarsi secondo i bisogni del suo ampliamento , trarre giovamento dalle sue stesse perdite , prendere il lato buono degli avversari , sapienza nell ' utilizzare e immedesimare le critiche a lui rivolte e le riforme a lui chieste , pur non avendo mai l ' aria di concedere o di imparare ; in breve una meravigliosa sapienza di adattamento a tutti i tempi e a tutti i luoghi . In nessuna religione si trova un potere di modificazione così abile e lento , in mezzo a genti così mutevoli e bizzarre e nervose , e avendo il proprio centro , proprio dove più rapido . e turbato da crisi repentine è stato lo sviluppo dell ' intelligenza . Nessun moto vitale mondiale è stato trascurato dal cattolicismo , anche quando pareva contraddirlo , e forse soprattutto quando pareva contraddirlo ... Ma con lo stesso Concilio finiva il moto assimilativo del cattolicismo . Il Concilio di Trento ha fissato il costume , la liturgia , la gerarchia ecclesiastica , ma ha tolto con ciò ogni capacità d ' evoluzione . ... Da più di due secoli ciò che è vita e mondo non appartiene più al cattolicismo . Sembra che al Vaticano si sia perduto l ' antico segreto . L ' unica attività che vi si mostri è di spengere ogni baleno di nuova vita , è di invitare al suicidio ogni anima gravida d ' un futuro ... Il cattolicismo dunque che abbiamo lodato , è quello che ora non è più ; e il protestantesimo che ci sarebbe piaciuto , quello mistico e individualista , non è riescito ad esistere . Di questo , come di altre religioni noi non siamo seguaci , ma non vogliamo neppure come pretenderebbero i rivoluzionari all ' antica , disinteressarcene e spezzarle totalmente . Noi intendiamo solamente : utilizzarle ...
DISCORRENDO DI SOCIALISMO E DI FILOSOFIA ( LABRIOLA ANTONIO , 1898 )
Saggistica ,
I . Roma , 20 aprile '97 Caro signor Sorel , da un pezzo vo pensando d ' intrattenermi con voi in una specie di conversazione per iscritto . Sarà questo il modo migliore , e il più acconcio , onde io v ' attesti la mia gratitudine per la Prefazione , della quale mi avete onorato . Va da sé , che , così dicendo , io non mi fermo con la mente a ricordare soltanto le parole cortesi , delle quali mi siete stato prodigo con tanta profusione . A quelle parole io non potevo non risponder subito , e sdebitarmene nella forma della lettera privata . Né ora sarebbe più il caso , che io mi andassi diffondendo con voi in complimenti ; proprio in lettere , le quali , o a voi , o a me , potrà parere più in là opportuno di pubblicare . Che varrebbe , del resto , che io venissi ora a far proteste di modestia , schermendomi dalle vostre lodi ? Voi mi avete oramai costretto a rinunciare a tali sforzi . Che i miei due saggi , appena rudimentali , di materialismo storico corrano in Francia nella forma di un quasi libro , ciò è tutto merito vostro ; per averli voi rnessi e prcsentati al pubblico in tale assisa . Non fu mai nelle inclinazioni mie di faire le livre , secondo il senso che voi francesi , ammiratori e seguaci sempre della classicità letteraria , date a cotesta espressione . Sono io , anzi , di quelli i quali vedono in cotesto continuarsi del culto per la forma classica una specie d ' impaccio - come sarebbe di un abito che mal s ' attagli alla persona - alla espressione propria , adeguata e conveniente dei resultati del pensiero rigorosamente scientifico . Passando , dunque , sopra a tutti i complimenti , intendo di rifarmi su le cose che voi dite in quella Prefazione ; e di tornarci su per discuterne liberamente , senza star proprio ad aver lì innanzi alla mente il disegno o il prospetto di una meditata monografia . Scelgo la forma delle lettere , perché solo in queste un procedere interrotto , spezzato e a volte saltuario , che ritragga quasi quasi la conversazione , non par cosa impropria ed incongrua . Non me la sentirei , in verità , di scrivere tante dissertazioni , memorie od articoli , quanti ne occorrerebbe per rispondere alle molte domande che voi movete , alle molte questioni che voi ponete a voi stesso , in così breve giro di pagine , come chi dubitando e dubbiosamente pensi . Scrivendo , direi quasi , come vien viene , non intendo però di sottrarmi alle responsabilità di ciò che mi verrà di dire , e andrò dicendo ; ma voglio come prosciogliermi dai doveri di prosa serrata e legata , che son proprii del discorrere e del dissertare a tesi . Oramai non c ' è dottorucolo al mondo , il quale , per minuscolo che ei si sia , non creda di monumentarsi innanzi ai presenti e innanzi ai posteri , ove riesca a consacrare in pesante opuscolo , o in dotta ed involuta disquisizione , uno di quei tanti pensieri o di quelle tante osservazioni , che nella viva conversazione , o nell ' insegnamento che sia retto da indubbia virtuosità didattica , tornan sempre di più intuitiva efficacia , per la naturale dialettica , che è propria di chi sia in atto di cercare da sé , o d ' insinuare per la prima volta negli altri , la verità . Ma già , si sa : - in questa fin di secolo , tutta business , tutta faccende , tutta affari e tutta merci , il pensiero non si presta a circolar per il mondo , se non fissato e fermato anch ' esso nella riverita forma di merce , cui faccia compagnia la fattura del libraio , e giri attorno , da agile messaggera di sincerissime lodi , la onesta réclame editoriale . Forse nella società dell ' avvenire , in quella nella quale noi c ' infuturiamo con le nostre speranze , e assai più con certe illusioni , che non sempre son frutto di una ben plasmata fantasia , cresceranno a dismisura , da parer legione , gli uomini atti a discorrere con la divina gioia della ricerca e con l ' eroico coraggio della verità , che ora ammiriamo in Platone , in Bruno , in Galilei , e si moltiplicheranno in infiniti esemplari i Diderot capaci di scrivere le profonde capestrerie di Jacques le fataliste , che per ora abbiamo la debolezza di credere insuperate . Nella società dell ' avvenire , nella quale l ' ozio , ragionevolmente cresciuto per tutti , darà a tutti , con le condizioni della libertà , i mezzi per civilizzarsi , le droit à la paresse - la felicissima trovata del nostro Lafargue - farà spuntare ad ogni angolo di strada dei perditempo di genio , che , come il nostro maestro Socrate , saranno operosissimi di operosità non messa a mercede . Ma ora ... in questo mondo , nel quale solo i matti da manicomio hanno le traveggole del prossimo millennio , molti sfaccendati sfruttano , come per proprio diritto e professione , la pubblica stima coi loro ozii letterarii ... e lo stesso socialismo non può a meno di accogliere nel suo seno una discreta frotta , non che di sfaccendati , di faccendoni e di faccendieri . E così , quasi celiando , mi avvicino all ' argomento . Voi lamentate la poca diffusione che ha avuto fino ad ora in Francia la dottrina del materialismo storico . Anzi lamentate , che a tale diffusione mettano ostacolo e oppongano resistenza i pregiudizii derivanti dalla boria nazionale , le pretese letterarie di alcuni , l ' albagia filosofica di altri , la maledetta voglia del parere senza essere , e da ultimo , poi , lo scarso avviamento intellettuale , e i molti difetti che si riscontrano anche in certi socialisti . Ma tutte coteste cose non sono da considerare come dei meri accidenti ! Vanità , orgoglio , desiderio di parere senz ' essere , iomania , megalomania , voglia e smania di prevalere , tutte queste ed altre passioni e virtù dell ’ uomo civile non son certo le bagattelle della vita , anzi assai più spesso possono parere come la sostanza e il nerbo di questa . Si sa che la chiesa non è riuscita , il più delle volte , a suggestionare gli animi cristiani ad umiltà , se non facendo di questa nuovo titolo a novello e rincalzato orgoglio . E via ... cotesto materialismo storico esige , da chi voglia consapevolmente e schiettamente professarlo , una certa curiosa maniera di umiltà : che , cioè dire , nell ' atto che ci sentiamo legati al corso delle cose umane , e di questo studiamo le complicate linee e le tortuose pieghe , ci tocchi pur di essere insiememente e medesimamente , non già rassegnati ed acquiescenti , ma anzi operosi di conscia e ragionevole opera . Ma ... venire al punto da confessare a noi stessi , che il nostro proprio io individuo , al quale ci sentiamo così strettamente legati da un ovvia e casalinga consuetudine , senza esser proprio una mera evanescenza , un nonnulla , come parve agl ' invasati teosofi , per grande che esso si sia , o ci paia , è assai piccola cosa nel complicato ingranaggio dei meccanismi sociali : - ma doversi adattare alla persuasione , che i propositi o i conati subiettivi di ciascun di noi dànno quasi sempre di cozzo nelle resistenze dell ' intricato intreccio della vita , cosicché , o non lascian traccia di sé , o ne lasciano una affatto difforme dal primitivo intento , perché alterata e trasformata dalle condizioni concomitanti : - ma dover convenire di questo enunciato , che noi siamo come vissuti dalla storia , e che il nostro contributo personale a questa , per quanto indispensabile , è sempre un dato minuscolo nell ' incrocio delle forze , che si combinano , completano ed elidono a vicenda : - ma tutte queste vedute sono una vera e propria seccatura , per tutti quelli che han bisogno di confinare l ' universo intero nei termini della loro individua visuale ! Dunque si serbi alla storia il privilegio degli eroi , perché ai nani non sia tolta la fiducia di potersi mettere a cavallo delle proprie spalle per farsi vedere ; anche quando essi , secondo il detto di Jean Paul , non sian degni di arrivare all ' altezza delle proprie ginocchia ! E , di fatti , non si va a scuola da secoli , per sentirsi a dire , che Giulio Cesare fondò l ' impero , e Carlo Magno lo rifece ; che Socrate quasi quasi inventò la logica ; e Dante , cosi a un di presso , creò la letteratura italiana ? Gli è da assai poco tempo , che alla immaginazione mitologica degli autori della storia s ' è andata sostituendo , e fino ad ora in modi non sempre precisi , la nozione prosaica del processo storico - sociale . La Rivoluzione Francese non l ' han voluta e fatta , secondo le varie versioni della inventiva letteraria , i varii santi della leggenda liberalesca ; e santi di destra , e santi di sinistra , santi girondini e santi giacobini ? Tanto è , che il signor Taine - del quale non ho mai capito come , con la poca rassegnazione che mostra alla cruda necessità dei fatti , si dica che ei fosse un positivista - ha potuto spendere una parte non piccola del suo poderoso ingegno a dimostrate , come chi scrivesse l ' errata - corrige della storia , che tutta quella bagarre potea anche non accadere . Per buona fortuna loro , la più parte di cotesti vostri santi paesani si onorarono e si coronarono a vicenda , e a tempo debito , del dovuto martirio ; ond ' è che le regole della classicità tragica rimasero per essi gloriosamente intatte : - se no , chi sa quanti imitatori di Saint - Just ( uomo sommo per davvero ) non sarebbero finiti fra i manutengoli del turpe Fouché , e quanti complici di Danton ( un grande uomo di stato mancato ) non avrebbero contesa al Cambacérès la cancelleresca livrea , quando altri molti non si fossero contentati di disputare all ' avventuroso Drouet , e a quel bieco commediante del Tallien , i modesti galloni del sottoprefetto . Insomma , affannarsi ad occupare i primi posti è cosa di rito e di prammatica per tutti quelli , che , avendo imparato la storia di vecchio stile , s ' accordano ancora con quel retore di Cicerone nel proclamarla maestra della vita . E a ciò fare bisogna moraliser le socialisme . La morale non ha forse insegnato per secoli , che bisogna rendere a ciascuno secondo il merito suo ? Un tantino di paradiso non volete serbarcelo ? - mi pare di sentire a dire ; - e se anche s ' ha da rinunciare al paradiso dei credenti e dei teologi , non ci si ha da serbare un po ' di pagana apoteosi in questo mondo ? Non barattiamo , dunque , tutta la morale degli onesti compensi : - almeno una buona poltrona , od un palco di prima fila , nel teatro delle vanità ! Ed ecco perché le rivoluzioni , per tante altre ragioni necessarie ed inevitabili , anche per questo rispetto sono utili e desiderabili : perché , a guisa di grossa scopa , spazzano dal terreno i primi occupanti , o per lo meno rendono l ' aere più respirabile , come accade dei temporali per cresciuto ozono . Non dite voi forse , e assai giustamente , che tutta la questione pratica del socialismo ( e per pratica intendete , senza alcun dubbio , quella che piglia lume dai dati intellettuali di una coscienza rischiarata dal sapere teoretico ) si riduce e compendia in questi tre punti : a ) il proletariato ha esso di già raggiunta la coscienza chiara della sua esistenza come classe indivisibile ? b ) ha esso tanta forza da poter entrare in lotta con le altre classi ? c ) è esso in grado di rovesciare , insieme con la organizzazione capitalistica , tutto il sistema della ideologia tradizionale ? E sta benissimo ! Ora il proletariato che arrivi a conoscere perspicuamente ciò che esso può , ossia che s ' avvii a saper volere ciò che può : - quel proletariato , insomma , che si metta in carreggiata per riuscire a risolvere ( qui uso il gergo un po ' sciatto dei pubblicisti ) la così detta questione sociale , quel proletariato dovrà proporsi di eliminare , fra le altre forme di sfruttamento del prossimo , eziandio questa della vanagloria e della presunzione , e della singolare concorrenza che c ' è tra coloro , che s ' inscrivono da sé sul libro d ' oro dei benemeriti della umanità . Anche quel libro va messo in falò , con tanti altri che han titolo di libri del debito pubblico . Ma per ora sarebbe opera vana il provarsi a fare intendere , a tanti e tanti di costoro , questo principio schietto di etica comunistica : che , cioè , la gratitudine e l ' ammirazione conviene aspettarsele come doni spontanei dal prossimo nostro ; - né molti di costoro si tratterrebbero dal mettere le mani avanti , per sentirsi a ripetere , in nome di Baruch Spinoza , che la virtù è premio a se stessa . En attendant , dunque , che in una società migliore della nostra non rimangano altri oggetti all ' ammirazione degli uomini , se non quelli degnissimi - che so dire ? - , per es . , le linee del Partenone , i quadri di Raffaello , i versi di Dante e di Goethe , e quanto di utile , di certo , di definitivamente acquisito presenti la scienza , non ci è dato per ora d ' impedire a quanti abbiano fiato da spendere , e carta stampata da mettere in circolazione , di pavoneggiarsi in nome di tante e tante belle cose - umanità , giustizia sociale e simili - e anche in nome del socialismo , come accade specie a quelli che s ' inscrivono da concorrenti a l ' ordre pour le mérite e alla legion d ’ onore , della futura , ma non molto prossima , rivoluzione proletaria . Figurarsi se costoro non dovessero subodorare nel materialismo storico la satira di tutte le loro vuote arroganze e futili ambizioni , e non avessero da avere in uggia questa nuova specie di panteismo , dal quale , con licenza parlando , è sparito - appunto perché esso è ultraprosaico - perfino il riverito nome di dio . Una grave circostanza è qui da aggiungere . In tutte le parti dell ' Europa civile gl ' ingegni - veri o falsi che si siano - han molti e molti modi di occuparsi nei servizii dello stato , e in tutto ciò che di proficuo e di onorifico può loro offrire la borghesia ; la quale , per dir vero , non è tanto prossima a tirar le cuoia , come si dànno ad intendere alcuni allegri facitori di strampalate profezie . Non è dunque da meravigliare che Engels ( pag . IV della prefazione al III vol . del Capitale - notate bene - in data del 4 ottobre 1894 ) scrivesse così : “ Come nel secolo XVI , così nel nostro tempo tanto agitato , non vi ha nel campo degl ' interessi pubblici dei puri teorici se non dal lato della reazione ” . Queste parole , per quanto chiare altrettanto gravi , basterebbero da sole a turar la bocca a quelli che vanno sbraitando , esser già tutta l ' intelligenza passata dalla parte nostra , e che la borghesia abbassi oramai le armi . Il vero è precisamente il contrario : nelle nostre file c ' è da per tutto scarsezza di forze intellettuali , per quanto gli operai genuini , per ispiegabile sospetto , spesso strepitino qua e là contro i parleurs e lettrés del partito . Non c ' è dunque da inarcar le ciglia , se il materialismo storico sia così poco progredito dalle prime e generali enunciazioni . E volendo pur passar sopra a quelli che ne han fatto argomento di semplici ripetizioni o di travestimenti , che qualche volta rasentano il burlesco , ci tocca di confessare , che nella somma di tutto ciò che se n ' è scritto di serio , di congruo e di corretto , non c ’ è ancora l ' insieme di una dottrina uscita già dallo stadio della prima formazione . Non è chi oserebbe fra noi di far confronti col darwinismo , che in poco men di quarant ' anni ha avuto tale e tanto sviluppo intensivo ed estensivo , che oramai , per la copia dei materiali , per la molteplicità dei riattacchi ad altri studii , per le varie correzioni metodiche e per la interminabile critica sortavi dentro e dattorno , quella dottrina ha giù una storia gigantesca . Tutti quelli che son fuori del socialismo ebbero ed hanno interesse a combattere , a svisare o per lo meno ad ignorare questa nuova dottrina ; e ai socialisti , e per le ragioni dette e per altre molte , non è stato dato di spenderci attorno il tempo , le cure e gli studii che occorrono , perché un indirizzo mentale acquisti ampiezza di sviluppi e maturità di scuola , come accade delle discipline , che protette , o per lo meno non combattute dal mondo ufficiale , crescono e prosperano per la cooperazione assidua di molti collaboratori . La diagnosi del male non è una mezza consolazione ? Non usano forse così ora con gli ammalati i medici , dacché divennero , come sono difatti al presente , più ispirati nella pratica terapeutica al sentimento scientifico dei problemi della vita ? Al postutto , dei varii effetti che il materialismo storico può produrre , alcuni soltanto si prestano a raggiungere un grado notevole di popolarità . Di certo , con l ' aiuto di tale nuova orientazione dottrinale , si riuscirà a scrivere dei libri di storia meno inconcludenti di quelli che di solito scrivono i letterati addestrati a cotesta arte coi soli mezzi della filologia e della erudizione . E , passando sopra alla consapevolezza che i socialisti d ' azione possono ritrarre dall ' analisi accurata del terreno su cui lavorano , non c ' è dubbio che il materialismo storico , o per diretto o per indiretto , ha già esercitato su molte menti un grande influsso , e ne eserciterà col tempo uno ancor maggiore , per quanto si attiene agli studii veri e proprii di storia economica , e a quelli di interpretazione prammatica dei moventi e delle ragioni intime , e per ciò più remote , di una determinata politica . Ma tutta la dottrina nel suo intimo , o nel suo insieme , tutta la dottrina , intendo dire , insomma , come filosofia - e adopero questa parola con molta apprensione di poter esser frainteso , ma non ne saprei trovare di altra , e , se scrivessi in tedesco , direi più volentieri Lebens - und Weltanschauung , ossia concezione generale della vita e del mondo - non mi pare che possa entrare tra gli articoli della coltura popolare . Oltre che ad apprendere cotesta filosofia occorre un discreto sforzo di menti già addestrate alle difficoltà e alla combinatoria del pensiero ; il maneggiarla , poi , può esporre gl ' ingegni troppo facili e troppo correnti alle comode conclusioni a spropositare di santa ragione ; e noi non vorremmo renderci , né promotori , né complici di tal nuova ciarlataneria letteraria . II . Roma , 24 aprile ‘97 Ed ora permettetemi di passare alla considerazione di certe cose prosaicamente piccole , ma che , come assai spesso accade delle cose piccole nelle faccende grosse del mondo , hanno assai peso nel fatto nostro . Gli scritti di Marx e di Engels - tanto per tornare a loro , che sono principalmente in causa - furon essi mai letti per intero da nessuno , il quale si trovasse fuori della schiera dei prossimi amici ed adepti , e quindi , dei seguaci e degl ' interpreti diretti degli autori stessi ? Furono mai quegli scritti fatti tutti oggetto di commento e di illustrazione , da gente che si trovasse fuori del campo , che s ' è formato intorno alla tradizione della deutsche Socialdemokratie ; nella quale impresa di lavoro applicativo ed esplicativo ha per anni primeggiato soprattutto la “ Neue Zeit ” , magazzino indispensabile delle dottrine del partito ? Intorno a quegli scritti , in brevi parole , non si è formato , fuori che in Germania , ed anche ivi assai parzialmente , e qualche volta con modi non pienamente critici , ciò che i neologisti chiamano ambiente letterario . E poi la rarità di molti di quegli scritti , e anzi la irreperibilità di alcuni di essi ! C ' è molta gente al mondo , che abbia la pazienza di mettersi per degli anni , come toccò a me , alla ricerca di un esemplare della Misère de la philosophie , che fu solo assai di recente ristampata a Parigi , o di quel singolare libro che è la Heilige Familie ; e che sia disposta a durar più fatica per avere a disposizione un esemplare della “ Neue Rheinische Zeitung ” , di quella non tocchi , in condizioni ordinarie , a qualunque filologo o storico presentemente per leggere e studiare tutti i documenti dell ' antico Egitto ? A me che pure ho una certa pratica alquanto notevole dei libri e del modo di ricercarli , non è toccata mai briga più fastidiosa di cotesta . Il leggere tutti gli scritti dei fondatori del socialismo scientifico è parso fino ad ora come un privilegio da iniziati ! ( ) . Che maraviglia , dunque , se fuori della Germania , e quindi anche in Francia , e anzi in Francia segnatamente , molti e molti scrittori , e specie fra i pubblicisti , abbiano avuto la tentazione di ritrarre , o da critiche di avversarii , o da citazioni incidentali , o da frettolose illazioni ricavate da brani speciali , o da vaghi ricordi , gli elementi per foggiarsi un marxismo di loro invenzione e maniera ? Tanto più , poi , che , col sorgere in Francia ed in Italia di partiti socialistici , che dal più al meno sono in voce di rappresentare una esplicazione del marxismo , il che pare a me invero designazione inesatta , ai letterati d ' ogni maniera si offerse la comoda opportunità di credere o di far credere , che in ogni discorso di propagandista o di deputato , in ogni enunciato di programma , in ogni articolo di giornale , in ogni atto di partito , ci fosse come l ' autentica e ortodossa rivelazione della nuova dottrina , esplicantesi nella nuova chiesa . Alla Camera Francese non si fu due anni fa quasi quasi sul punto di discutere della dottrina del valore di Marx ... come se fossimo a Bisanzio ? E che dirvi di tanti professori italiani , che han citato e discusso per anni libri ed opuscoli , che notoriamente non eran mai giunti in questi nostri paraggi ; e specie dappoi che il signor Giorgio Adler ( ) scrisse quei suoi due libri alquanto superficiali quanto inconcludenti , nei quali però egli offerse ai ricercatori di comoda erudizione e ai facitori di plagio i facili tesori della bibliografia e delle copiose citazioni : perché , a dir vero , quel signor Adler ha molto letto come ha molto peccato . Il materialismo storico , che poi in un certo senso è tutto il marxismo , prima che entrasse nell ' ambiente critico letterario degli atti a svolgerlo e continuarlo , è passato qui , fra noi popoli di lingue neolatine , attraverso ad una infinità di equivoci , di malintesi , di alterazioni grottesche , di strani travestimenti e di gratuite invenzioni : tutte cose coteste , che nessuno vorrà mettere a carico della storia del socialismo , ma che , in tutti i modi non poteano non tornare d ' impaccio ai volenterosi di farsi una coltura socialistica , specie se son persone che escano dalle file degli studiosi di professione . Voi sapete la fantastica storiella del biondo Marx inauguratore della Internazionale a Napoli nel 1867 , che fu raccontata dal Croce nel “ Devenir Social ” . Io di quelle storielle potrei narrarvene parecchie . Che dirvi dello studente corso anni fa a casa mia a vedere , una volta almeno de visu , la famigerata Misère de la philosophie ! Rimase sbalordito : “ dunque - diceva - è un libro serio di economia politica ? ” – “ E oltre che serio - soggiunsi io - di dicitura difficile , e in molti punti oscuro ” . Non si poteva capacitare . “ Vi aspettavate - gli dissi - un poema su gli eroi della soffitta , o un romanzo come quello del giovane povero ? ” Per fino quel bisbetico titolo di Heilige Familie ( Sacra Famiglia ) ha dato ad alcuni occasione di stranamente almanaccare . Singolare ventura di quella coterie di posthegeliani - tra i quali , del resto , era un uomo notevole e di valore , Bruno Bauer - che le sia toccato di passare ai posteri nel curioso persiflage che ne fecero i due giovani scrittori ! E dire che quel libro - che alla più parte dei lettori francesi apparirebbe duro , intricato ed incondito - non è veramente notevole , se non perché ci mostra come Marx ed Engels , liberi già dallo scolasticismo hegeliano , si andassero districando dall ' umanitarismo del Feuerbach , e , mentre s ' avviavano a quella che fu poi la dottrina loro , fossero ancora in certo tal quale modo intinti di quel socialismo vero , che più tardi essi stessi volsero in satira nel Manifesto . Ma a canto a queste storielle , tutte da ridere , qui in Italia se n ' è svolta una , che veramente non fa ridere : e intendo dire del caso Loria . Proprio in questi ultimi anni , nei quali , tra difficoltà grandissime , s ' è andato formando da noi un partito socialistico , che nei programmi e negl ' intenti , e , per quanto la condizione del paese lo consente , alla men trista anche nelle opere , risponde alle tendenze del socialismo internazionale , proprio in questi ultimi anni venne in capo a parecchi , o studenti , o quasi ex - studenti , di fare del signor Loria , ora l ' autentico autore delle dottrine del socialismo scientifico , ora l ' inventore della interpretazione economica della storia , ora tante e tante altre cose diverse , contrarie e contraddittorie : di modo che il Loria , a sua insaputa e senza merito o colpa sua , è passato a un tempo stesso ora per Marx , ora per anti - Marx , ora per vice - , per sopra - , o per sotto - Marx . Anche cotesto equivoco è oramai trapassato : e sia pace alla memoria sua . Da che i Problemi Sociali del signor Loria furono tradotti in francese , parrà strano a molti dei vostri compaesani , che quello scrittore sia potuto passare , non che per socialista in genere , la quale opinione può parere in fin delle fini atto o segno d ' ingenuità , ma anzi per un continuatore e correttore di Marx ; il che è veramente sproposito da far rizzare i capelli . Dunque , per tali aneddoti d ' intuitiva esemplarità , consolatevi per ciò che riguarda la Francia ; perché , non solo è vero , che intra Iliacos muros peccatur et extra , ma perché , in fin delle fini , nessuno che non appartenga alla categoria di quei folli , che sono i genii incompresi , può non convenire di questo principio : che non si arriva mai tardi al mondo per fare il dover suo . E anzi qui , in questo caso , si arriva tanto poco tardi , che , come Engels mi scriveva poche settimane prima di morire : noi siamo al primo cominciamento ancora ! E tanto , perché in questo primo cominciamento sia dato agli studiosi di occuparsi della dottrina in questione con piena cognizion di causa , col minimo d ' incomodo e col preciso possesso delle prime fonti , pare a me , che sarebbe dovere del partito tedesco di procurare una edizione completa e critica di tutti gli scritti di Marx e di Engels ; una edizione , voglio dire , che sia corredata , caso per caso , di prefazioni dichiarative , di indici di riferimento , di note e di rimandi . Sarebbe già un ' opera meritoria il togliere agli antiquarii di libri il modo di esercitare una indecente speculazione - ne so io qualcosa - su le rarissime copie degli scritti più antichi . Agli scritti già apparsi in forma di libri o di opuscoli converrebbe aggiungere gli articoli di giornali , i manifesti , le circolari , i programmi , e tutte quelle lettere , che , per essere di pubblico e di generale interesse , per quanto dirette a privati , hanno importanza politica o scientifica ( ) . A tale impresa non possono mettersi se non i socialisti di lingua tedesca . Non già che Marx ed Engels appartengano alla Germania soltanto , nel senso patriottico e sciovinistico , che ha per molti la parola di nazionalità . La forma dei loro cervelli , l ' andamento delle loro produzioni , l ' assetto logico dei loro modi di vedere , il loro senso scientifico e la loro filosofia , furono il portato ed il resultato della coltura tedesca : ma la sostanza di ciò che essi han pensato ed esposto è tutta nelle condizioni sociali , che s ' eran svolte fino agli anni più che maturi di loro vita per la massima parte fuori della Germania e segnatamente in quelle della grande rivoluzione economico - politica , che dalla seconda metà del secolo XVIII ebbe base e svolgimento soprattutto in Inghilterra ed in Francia . Essi furono , per ogni rispetto , spiriti internazionali . Ma , nulladimeno , solo fra i socialisti di lingua tedesca si trova , a cominciare dalla Lega dei Comunisti fino al programma di Erfurt e fino agli ultimi articoli del cauto , e ponderato Kautsky , quella continuità e persistenza di tradizione , e quel sussidio di costante esperienza che occorrono , perché l ' edizione critica trovi nelle cose stesse e nella memoria degli uomini i dati occorrenti a farla piena e viva . Né si tratta di scegliere . Tutta la operosità scientifica e politica , tutta la produzione letteraria , sia pur essa occasionale , dei due fondatori del socialismo critico , deve esser messa alla portata dei lettori . Non si tratta già di compilare un Corpus juris , né di redigere un Testamentum juxta canonem receptum ; ma di mettere insieme una elaborata raccolta di scritti , perché essi parlino direttamente a chiunque abbia voglia di leggerli . Solo così gli studiosi di altri paesi potranno avere a loro disposizione tutte le fonti , che altrimenti apprese , per via di incerte riproduzioni o di vaghi ricordi , han dato luogo a questo strano fenomeno , che non c ' era fino a poco tempo fa quasi scritto alcun di lingua non tedesca sul marxismo , che procedesse da una critica documentata ; specie se tali scritti uscivano dalla penna degli scrittori di altri partiti rivoluzionarii , o di altre scuole socialistiche . Il caso tipico è quello degli scrittori anarchisti , pei quali , specie in Francia ed in Italia , l ' autore del marxismo pare il più delle volte non sia esistito se non per essere lo staffilatore di Proudhon e l ' avversario di Bakunin , quando non divenga il semplice caposcuola di quella che agli occhi loro è la massima delle reità , ossia il rappresentante tipico del socialismo politico , e quindi - o infamia ! - anche parlamentare . Tutti cotesti scritti hanno un fondo comune ; e questo è il materialismo storico , inteso nel triplice aspetto , di tendenza filosofica nella veduta generale della vita e del mondo , di critica dell ' economia , che ha modi di procedimento riducibili in leggi solo perché rappresenta una determinata fase storica , e di interpretazione della politica , e soprattutto di quella che occorre e giova alla direzione del momento operaio verso il socialismo . Questi tre aspetti , che qui enumero astrattamente , come accade sempre per comodo di analisi , faceano uno nella mente degli autori stessi . Perciò quegli scritti , che , tranne il caso dell ' Antidühring di Engels e del primo volume del Capitale , non parranno mai ai letterati di tradizione classica come condotti secondo i canoni dell ' arte di faire le livre , sono in verità delle monografie , e nella più parte dei casi dei lavori d ' occasione . Ossia , sono i frammenti di una scienza e di una politica che è in continuo divenire ; e che altri - e non dico che ciò sia l ' affare del primo venuto - deve e può continuare . Per intenderli , dunque , a pieno , bisogna ricollegarli biograficamente ; e in tale biografia è come la traccia e l ' orma , e a volte l ' indice e il riflesso della genesi del socialismo moderno . Chi cotesta genesi non è in grado di seguire , cercherà in quei frammenti ciò che non c ' è , e non ci ha da essere : per es . , delle risposte a tutti i quesiti che la scienza storica e la scienza sociale possano mai offrire nella loro vastità e varietà empirica , o una soluzione sommaria dei problemi pratici d ' ogni tempo e d ' ogni luogo . A proposito ora , per es . , della questione d ' Oriente , nel discutere la quale alcuni socialisti offrono lo spettacolo singolare di una lotta fra l ' idiotismo e l ' avventataggine , si sente d ' ogni parte fare appello al marxismo ! ( ) . Difatti i dottrinarii e i presuntuosi d ' ogni genere , che han bisogno degl ' idoli della mente , i facitori di sistemi classici buoni per l ' eternità , i compilatori di manuali e di enciclopedie , cercheranno per torto e per rovescio nel marxismo ciò che esso non ha mai inteso di offrire a nessuno . Costoro intendono il pensato ed il saputo come cose che esistano materiatamente ; ma non intendono il pensare ed il sapere come operosità che siano in fieri . Costoro son metafisici , secondo il senso che Engels attribuisce a cotesta parola , e che , veramente , non è il solo che quella parola abbia o possa avere : secondo il senso , in somma , che Engels le attribuisce per via d ' una insistente amplificazione della caratteristica che Hegel applicava agli ontologisti come Wolf e simiglianti . Ma che forse Marx , nello scrivere da pubblicista insuperato , nel periodo di tempo dal 1848-60 , i suoi saggi di storia contemporanea e i suoi memorabili articoli di giornale , ebbe mai la pretesa di atteggiarsi a compiuto istoriografo ; la qual cosa non gli sarebbe forse riuscito d ' esser mai , non essendo questa la vocazione e l ' attitudine sua ? O che forse Engels , nello scrivere l ' Antidüring , che fino all ' ora presente è il più compiuto libro di socialismo critico , il quale reca a un di presso tutta quella filosofia che occorre alla intelligenza del socialismo stesso , s ' è mai sognato di descriver fondo , nel giro di così breve e squisitissimo lavoro , all ' universo scibile , e di segnare in perpetuo i termini della metafisica , della psicologia , dell ' etica , della logica e come altro si chiamino , o per ragioni intrinseche di obiettiva partizione , o per ripiego e comodo e vanità dei professanti l ' insegnamento , le sezioni dell ' enciclopedia ? O che è forse il Capitale una di quelle tante enciclopedie di tutto lo scibile economico , delle quali ora precisamente i professori , specie se tedeschi , van riempiendo il mercato ? Quell ' opera , per quanto vasta di tre volumi in quattro non piccoli tomi , può parere , a confronto di tali enciclopediche compilazioni , come rassomigliante ad una colossale monografia . Il suo soggetto principalissimo è la origine ed il processo del sopravvalore ( nell ' orbita , s ' intende , della produzione capitalistica ) , poi , dopo combinata la produzione con la circolazione del capitale , la spartizione del sopravvalore stesso . Sta come presupposto del tutto la teoria del valore , portata a compimento su la elaborazione che ne avea fatta la scienza economica per un secolo e mezzo : teoria che non rappresenta mai un factum empirico tratto dalla volgare induzione , né esprime una semplice posizione logica , come qualcuno ha almanaccato , ma è la premessa tipica , senza della quale tutto il resto non è pensabile . Le premesse di fatto , ossia il capitale preindustriale e la genesi sociale del salariato , sono i capisaldi della spiegazione storica dell ' iniziarsi del capitalismo attuale : - il meccanismo della circolazione , con le sue leggi secondarie e laterali , e da ultimo i fenomeni della distribuzione , guardati nei loro aspetti antitetici e di relativa indipendenza , formano il tramite e le illazioni , attraverso il quale e per le quali , si arriva ai fatti di configurazione concreta , come ce li porge il movimento apparente della vita di tutti i giorni . Il modo di rappresentazione dei fatti e dei processi è generalmente tipico , perché si suppongon sempre come già tutte esistenti in atto le condizioni della produzione capitalistica : ond ' è , che le altre forme di produzione vengono illustrate , o solo in quanto furono superate di già , e per il modo come furono superate , o in quanto , come residuo , tornan di limite e d ' impedimento alla forma capitalistica . Di qui il frequente passare attraverso alle illustrazioni di mera storia descrittiva per poi tornare , dalla dichiarazione delle premesse di fatto , alla esplicazione genetica del modo come quelle premesse , data la loro concorrenza e concomitanza , debbano funzionare tipicamente , formando esse la struttura morfologica della società capitalistica . Da ciò dipende , che quel libro , che non è mai dommatico , appunto perché critico , ed è critico , non nel senso subiettivo della parola , ma perché ritrae la critica dal moto antitetico e quindi contraddittorio delle cose stesse , anche nei punti nei quali arriva alla descrittiva storica non si perde nello storicismo volgare , il cui segreto è questo : rinunziare alla ricerca delle leggi del variare , e alle varietà semplicemente enumerate e descritte appiccicare l ' etichetta di processo storico , di sviluppo o di evoluzione . Il filo conduttore di questa genesi è il procedimento dialettico ; ed è questo il punto scabroso , che mette in tristissima condizione tutti i lettori del Capitale , che nel leggerlo vi portino dentro gli abiti intellettuali degli empiristi , dei metafisici , e dei padri definitori di entità concepite in aeternum . La fastidiosa questione che si è fatta da molti sulle contraddizioni , che , secondo loro ( ) , correrebbero fra il III e il I volume del Capitale ( qui intendo di parlare dello spirito della disputa e non delle particolari osservazioni perché , di fatti , il III volume è tutt ' altro che un lavoro compiuto , e può offrire materia di critica anche a chi professi in genere gli stessi principii ) , si vede come alla più parte di questi critici manchi la nozione esatta del procedimento dialettico . Le contraddizioni che essi notano non sono le contraddizioni del libro col libro stesso , non sono le infedeltà dell ' autore alle sue premesse e promesse : ma sono le stesse condizioni antitetiche della produzione capitalistica , che , enunciate in formule , si presentano allo spirito pensante come contraddizioni . Rata media di profitto in ragione della quantità assoluta del capitale impiegato , e , cioè , indipendentemente dalla varia composizione sua , ossia dalla proporzione fra capitale costante e capitale variabile ; - prezzi che si costituiscono sul mercato per via di medie , che oscillano con assai difforme oscillazione intorno al valore , e da questo si dilungano ; - interesse puro e semplice del danaro posseduto come tale , e abbandonato a prestito all ' industria degli altri ; - rendita della terra , cioè di ciò che non fu mai prodotto di alcun lavoro ; - queste ed altre smentite alla così detta legge del valore ( - gli è proprio quel termine di legge che imbroglia i cervelli di molti ! - ) son le antitesi stesse del sistema capitalistico . Queste antitesi , ossia l ' irrazionale , che , malgrado che paia irrazionale , esiste - a cominciare dal primissimo irrazionale , che cioè il lavoro del lavoratore salariato renda a chi lo piglia a mercede un prodotto superiore al costo ( salario ) - questo vasto sistema delle contraddizioni economiche ( per tale espressione sia reso onore a Proudhon ! ) è ciò che ai socialisti sentimentali , ai socialisti semplicemente ragionatori , e poi via via ai declamatori radicali , apparisce come l ' insieme delle ingiustizie sociali : - di quelle ingiustizie , che la onesta gente fra i riformatori vorrebbe eliminare con degli onesti ragionamenti di legge ! Chi confronti ora , alla distanza di cinquanta anni , la trattazione di coteste antinomie concrete nel III volume del Capitale con la Misère de la philosophie , è bene in grado di riconoscere in che consista il filo dialettico della trattazione . Le antinomie , che Proudhon volea astrattamente risolvere ( e per tale errore egli ha un posto nella storia ) come ciò che la ragion ragionante condanna in nome della giustizia , sono in fatti le condizioni della struttura stessa , in guisa che la contraddizione è nella stessa ragion d ' essere del processo . L ' irrazionale considerato come un momento del processo stesso , mentre ci libera dal semplicismo della ragione astratta , ci mostra , al tempo medesimo , la presenza della negatività rivoluzionaria nello stesso grembo della forma storica relativamente necessaria . Comunque sia di cotesta assai grave ed intricatissima questione di concezione processuale , che io non oserei di trattare a fondo come l ' incidente di una lettera , sta il fatto , che non è dato ad alcuno di distrarre le premesse , gli andamenti metodici , le illazioni e le conclusioni di quell ' opera , dalla materia in cui si svolge e dalle condizioni di fatto cui si riferisce , per ridurne la dottrina in una specie di volgata o di precettistica per la interpretazione della storia di qualunque tempo e luogo . Né si può dar frase più scipita e ridicola di quella che proclama il Capitale la Bibbia del socialismo . Già , la Bibbia , che è un insieme di libri religiosi e di trattazioni teologiche , l ' hanno fatta i secoli ! E ci fosse pure la Bibbia , col solo socialismo i socialisti non diverrebbero onniscienti ! Il marxismo - giacché questo nome è oramai adottabile come simbolo e compendio di un molteplice indirizzo e di una complessa dottrina - non è e non rimarrà tutto rinchiuso negli scritti di Marx e di Engels . Ci vorrà , anzi , molto , prima che esso divenga la dottrina piena e completa di tutte le fasi storiche già ridotte alle rispettive forme della produzione economica , e regola al tempo istesso della politica . A ciò fare occorre , o studio accuratamente nuovo di fonti , per chi voglia ingegnarsi a studiare il passato secondo l ' angolo visuale della nuova veduta storico - genetica , o speciali attitudini di orientazione politica in chi voglia praticamente operare al presente . Come quella dottrina è in sé la critica , così non può essere continuata , applicata e corretta , se non criticamente . Come si tratta di appurare e di approfondire determinati processi , così non c ' è catechismi che tenga , non c ' è generalizzazioni schematiche che valgano . Ne ho fatto la prova io quest ' anno . Mi proposi di trattare all ' Università della condizione economica dell ' Italia superiore e media in su la fine del XIII , e in sul cominciamento del XIV secolo , col principale intento di spiegare l ' origine del proletariato di campagna e di città , per trovar poscia una qualche prammatica spiegazione al sorgere di certe agitazioni comunistiche , e per dichiarare da ultimo le vicende assai oscure della eroica vita di Fra Dolcino . Fu certo intento mio d ' essere e rimanere marxista ; ma non posso non prendere sotto la mia responsabilità personale le cose che dissi a mio rischio e pericolo , perché le fonti su le quali mi toccava di lavorare son quelle che maneggiano tutti gli altri storici , d ' ogni altra scuola o indirizzo , e a Marx non aveva niente da chiedere , poiché lui non aveva niente da offrirmi nella fattispecie . Mi par quasi di aver risposto sufficientemente - sebbene per altri rispetti mi tocchi di continuare - alla domanda principale che ricorre non solo nella vostra Prefazione , alla quale io specialmente mi riferisco , ma in parecchi dei vostri scritti inseriti nel “ Devenir Social ” . La vostra domanda s ' aggira sempre su questo punto : per quali ragioni il materialismo storico ebbe fino ad ora così poca diffusione e così scarso sviluppo ? Con riserva delle cose che dirò in seguito - guardate che bella minaccia di ulteriore seccatura io vi faccio - voi non dovreste trovar fatica a rispondere ad un ' altra domanda , che vi siete fatta , specie nello scrivere ceste recensioni , e che suona a un di presso così - almeno in tali termini la tradurrei io - : come va che in tale imperfetta cognizione ed elaborazione del marxismo , tanti si sono affannati a completarlo , ora con Spencer , ora col positivismo in genere , ora con Darwin , ora con ogni altro ben di dio , dando segno di volere , chi sa mai , o italianizzare , o infranciosare , o russificare il materialismo storico ; mostrando , vale a dire , di dimenticare due cose , che questa dottrina reca in se stessa le condizioni e i modi della sua propria filosofia , ed è , cosi nella origine come nella sostanza , intimamente internazionale ? Ma anche per questo riguardo mi tocca di continuare . III . Roma , 10 maggio '97 Se i due autori del socialismo scientifico ( - adopero cotesta espressione non senza tema , che il mal uso che se ne va facendo possa averla resa in certo qual modo presso che risibile specie quando è usata a significare un certo che di scienza universale - ) fossero stati , non dirò santi di vecchia leggenda , ma per lo meno facitori di progetti e di sistemi , che per la forma classica dai precisi contorni si prestassero alla facile ammirazione ! Nossignore : essi furono critici e polemisti , non solo nello scrivere , ma perfino nell ' atto d ' operare , e non esibirono mai le proprie persone loro e le proprie idee ad esemplare od a modello : dichiararon sì le cose stesse , ossia i procedimenti storico - sociali , in senso rivoluzionario , ma con animo di chi non misuri i grandi rivolgimenti storici alla stregua della personale e fantastica impulsività . Inde le irae di molti ! Fossero stati per lo meno di quei professori umanissimi , che scendono di tanto in tanto dal piedistallo , per onorare di loro consigli il misero e meschino popolo , atteggiati , or d ' un modo or d ' un altro , a protettori e mecenati della question sociale ! Tutt ' all ' incontrario : - identificando se stessi con la causa del proletariato , essi furono tutt ' una cosa sola con la coscienza e con la scienza della rivoluzione proletaria . Rivoluzionarii per ogni rispetto compiuti ( ma non passionati e passionali ) , pur nondimeno non suggerirono mai , né piani combinatorii , né artificii politici , mentre del resto spiegavano teoreticamente e aiutavano praticamente la nuova politica , che il nuovo movimento operaio indica e precisa come una necessità attuale della storia . In altre parole , e può sembrare quasi incredibile , furon qualcosa di diverso e di più che dei semplici socialisti : e di fatti , molti non più che semplici socialisti , o rivoluzionarii ancor più semplici , li ebbero spesso , non dirò in sospetto , ma di certo in uggia e in avversione . Non ci sarebbe da finirla a volerle enumerar tutte le cagioni , che per lunghi anni ritardarono la discussione obiettiva del marxismo . Voi sapete bene che in Francia il materialismo storico è tutt ' ora trattato da parecchi scrittori , che pur sono nell ' ala sinistra dei partiti rivoluzionarii , non come usa di un portato dello spirito scientifico , sul quale la critica che attinga alla scienza abbia , come ha di fatto , l ' indubitabile diritto di esercitarsi , ma come tesi personale di due scrittori , che , per notevoli o grandi che si fossero , rimangon sempre due fra gli altri capiscuola del socialismo , per es . , due fra i tanti X … ( ) dell ' universo ! Per spiegarmi meglio , dirò , che contro di questa dottrina non si levarono soltanto tutte quelle buone o cattive ragioni , le quali di solito tornan di ostacolo e d ' indugio alle innovazioni del pensiero , proprio fra i dotti di mestiere ; perché assai spesso , anzi , le obiezioni nacquero da uno speciosissimo motivo , che cioè le teorie di Marx e di Engels fossero considerate come opinioni di compagni , e misurate quindi al sentimento di simpatia o di antipatia pratica che quei compagni destavano . Ecco le bizzarre conseguenze della democrazia prematura , che non ci sia dato di sottrarre proprio nulla al controllo degl ' incompetenti , nemmeno la logica ! Ma c ' è dell ' altro . All ' apparizione del primo volume del Capitale nel 1867 , i professori e gli accademici , specie quei di Germania , n ’ ebbero come un grave colpo sul capo . Era quello un tempo di languore per la scienza economica . La scuola storica non avea ancora prodotto in Germania i ponderosi e spesso utili lavori venuti in luce più tardi . In Francia , in Italia , nella Germania stessa , menavano vita rachitica i derivati volgarissimi di quella economia vulgaris , che fra il '40 e il '6o avea già obliterata la coscienza critica dei grandi economisti classici . L ' Inghilterra s ' era acquetata in Stuart Mill ; il quale , sebbene fosse un loico di professione , come accade d ' un noto tipo della nostra commedia , fra il sì e il no rimase sempre , nei punti decisivi , del parer contrario . Nessuno avrebbe pensato a quel tempo a questa neo - economica degli edonisti , sorta ora assai di recente . In Germania , dove , per ragioni evidenti , prima che altrove Marx dovea esser letto , e dove Rodbertus rimaneva quasi ignorato , spadroneggiavano i genii della mediocrità , e sopra tutti gli altri quel famoso emarginatore di note erudite e minute , via via apposte a paragrafi pieni zeppi di definizioni nominali e spesso insensate , che fu il signor Roscher . Il primo volume del Capitale parea proprio fatto a posta per preparare ai cervelli dei professori e degli accademici una triste delusione : essi , i dotti en titre , proprio nel privilegiato paese dei pensatori , dovean tornare a scuola ! O smarriti nei minuti particolari della erudizione , o vogliosi di convertire l ' economia in una scuola di apologetica , o imbarazzati a trovare le plausibili applicazioni di una scienza venuta d ' oltre mare alla vita assai difforme del proprio paese , tutti cotesti professori della terra dei dotti per eccellenza aveano dimenticata l ' arte dell ' analisi e della critica . Il Capitale li costringeva a studiar daccapo ; cioè a rifarsi su gli elementi primi . Perché quel libro , quantunque uscito dalla penna di un comunista estremo e risoluto , non recava tracce in sé di proteste o di progetti subiettivi , ma era l ' analisi spietatamente rigorosa e crudelmente obiettiva del processo della produzione capitalistica . Nel giornalista rivoluzionario del 1848 , nell ' espatriato del 1849 c ' era , dunque , qualcosa di assai più terribile che non la continuazione o il complemento di quel socialismo , che la letteratura borghese di tutto il mondo avea definito sogno da trapassati , e vicenda politica esaurita del tutto , dopo la caduta del Cartismo , e dacché trionfava in Francia il sinistro uomo del Colpo di stato . Bisognava , dunque , ristudiare l ' economia : cioè , questa rientrava in un periodo critico . A onor del vero , i professori di Germania , più tardi , e cioè dal '70 in poi , e con crescendo dall'80 in qua , alla revisione critica dell ' economia ci hanno atteso con la diligenza , con la persistenza , con la buona volontà , con la laboriosità , che i dotti di quel paese rivelan sempre in ogni ramo di studii . Sebbene quello che scrivono non possa esser quasi mai accettato senz ' altro da noi , gli è nondimeno indubitato , che per opera loro fu rimosso nuovamente il terreno dell ' economia , fra quelli che la coltivano da professori e da accademici , e che questa disciplina non può esser più ora mandata a mente come una ovvia pigrorum doctrina . Da ultimo , il nome di Marx è diventato tanto fashionable , da risuonare nelle aule accademiche qual tema prediletto di critica , di polemica e di rimando , e non più di semplice rimpianto e di volgare invettiva . Del ricordo di Marx è tutta inficiata al presente la letteratura sociale della Germania . Ma ciò non potea accadere nel 1867 . Il Capitale venne alla luce proprio in quel tempo , nel quale la Internazionale cominciava a far parlar di sé , e a breve andare apparve terribile , non solo per quello che intrinsecamente essa fu , e per ciò che sarebbe di fatti diventata , senza il grave colpo che le venne dalla guerra franco - prussiana e dal tragico incidente della Comune , ma anche per le focose amplificazioni di alcuni dei suoi componenti , e per le mene stupidamente rivoluzionarie di parecchi che v ' entrarono da intrusi . Non era forse notorio che l ’ Indirizzo inaugurale dell ’ Associazione dei Lavoratori ( del quale Indirizzo non è socialista che non abbia tuttora qualcosa da imparare ) era uscito dalla penna di Marx ; e non s ’ avea forse ragione di attribuire a lui gli atti e le deliberazioni più praticamente e politicamente risolute della Internazionale stessa ? Ora , mentre un rivoluzionario di indubitata lealtà e di singolare acume , quale fu Mazzini , potea permettersi di confondere la Internazionale , cui Marx rivolgeva l ' opera sua , con l ' Alleanza Bakuniniana , che maraviglia c ’ è , se i professori tedeschi s ' indugiassero tanto ad entrare nelle vie di una critica dottrinale con l ' autore del Capitale ? Com ' era possibile di venire così presto a patti di discussione , a tu per tu , con un uomo , che , mentre era , per così dire , impiccato in effigie in tutte le leggi d ' eccezione a uso Favre e consorti , ed era tenuto qual complice morale di tutti gli atti dei rivoluzionarii , compresi gli errori e le stravaganze di costoro , proprio nel medesimo tempo dava alla luce un libro magistrale , qual novello Ricardo , che studii impassibile i procedimenti economici , more geometrico ? Di qui un curioso metodo di polemica , cioè una specie di processo alle intenzioni dell ' autore ; cioè il tentativo di dare a credere , che quella scienza fosse stata , come a dire , escogitata per colorire delle tendenze : insomma , per molti anni , la polemica tendenziosa sostituita all ' analisi obiettiva ( ) . Ma il peggio gli è , che gli effetti di cotesta critica grossolanamente errata si fecero sentire proprio nelle menti dei socialisti , e specie in quelle della gioventù intellettuale , che fra il '70 e l'80 si volse alla causa del proletariato . Molti dei focosi rinnovatori del mondo di quel tempo lì , - e in Germania la cosa è più chiara , perché ha lasciato tracce di sé nelle polemiche del partito , e nella minuta letteratura - si misero su la via di proclamarsi seguaci delle teorie marxiste , pigliando proprio per moneta contante il marxismo più o meno inventato dagli avversarii . Il caso più paradossale di tutta la equivocazione sta in questo : che i correnti alle facili illazioni , come capita anche ora ai novellini , mescolando allora cose vecchie a cose nuove , credessero , che la teoria del valore e del sopravvalore , come si presenta di solito semplicizzata in facili esposizioni , contenga hic et nunc il canone pratico , la forza impulsiva , anzi la morale e la giuridica legittimità di tutte le rivendicazioni proletarie . Non è forse una grande ingiustizia , che milioni e milioni di uomini sian privati del frutto del loro lavoro ? L ' enunciato è tanto semplice e tanto pietoso , che tutte le nuove bastiglie dovranno cadere d ' un tratto innanzi alle nuove trombe di Gerico , scientificamente intonate ! Concorrevano in cotesta così spiccia semplificazione molti degli errori teorici di Lassalle ; così quelli che gli furon proprii per relativa inscienza ( - la legge ferrea del salario ! ossia una mezza verità relativa che diventa un totale errore , per manco di circostanziata specificazione - ) , come quelli che possono dirsi , nel caso suo , espedienti da agitatore ( - le famose cooperative sussidiate dallo stato - ) . Del resto , per chi si metta su la via di confinare tutta la profession di fede del socialismo nella semplicissima illazione , dallo sfruttamento riconosciuto , alla rivendicazione , sicura solo perché legittima , degli sfruttati , non ha che a fare un passo sul terreno assai liscio della logichetta , per ridurre tutta la storia del genere umano ad un caro di coscienza , e lo svolgersi successivo di tante forme di vita sociale come a tante variazioni di un continuato errore di contabilità . Fra il '70 e l'80 , e poco dopo , insomma , si andò formando intorno al vago concetto di un certo che , ossia del socialismo scientifico , una specie di neoutopismo , che , come i frutti fuor di stagione , fu veramente insipido . E che altro è l ' utopismo , cui manchi il genio di Fourier e l ' eloquenza di Considérant , se non cosa da ridere ? Di questo neoutopismo , che rifiorisce di tanto in tanto anche al presente , se ne sa non poco in Francia : se non altro per le lotte sostenute con altre sette e scuole da quei valorosi dei nostri amici , che nel programma del partito operaio rivoluzionario intesero e seppero pei primi condurre il socialismo su la linea della cosciente lotta di classe , e della progressiva conquista del potere politico da parte del proletariato . Solo nell ' esperienza di tale giostra pratica , solo nello studio cotidiano della lotta di classe , solo nella prova e riprova delle forze proletarie raccolte già in fascio e concentrate , ci è dato di verificare , les chances del socialismo : se no , si è e si rimane utopisti , anche nel riverito nome di Marx . Contro di cotesti neoutopisti , non altrimenti che contro i sopravvissuti delle vecchie scuole , e contro le varie deviazioni del socialismo contemporaneo , i due nostri autori aguzzaron sempre e di continuo gli strali della critica . Come nella loro lunga carriera fecero della loro scienza la guida della loro pratica , e dalla loro pratica trassero materia e indicazione ad una più approfondita scienza , come non trattaron mai la storia qual cavallo da inforcare e da mettere al trotto , né si dettero alla ricerca di formule atte a destare le momentanee illusioni ; così furono , per la necessità delle cose , portati a misurarsi in critica aspra , violenta , risoluta , con tutti quelli , che agli occhi loro apparivano capaci di nuocere al movimento proletario . Chi non ricorda ? - i proudhonisti per esempio , di qua , con la pretesa di distruggere lo stato astraendone ad arte , come chi chiuda gli occhi e finga di non vedere ; - di là quei blanquisti d ' un tempo , che lo stato voleano togliersi in mano per forza , per poi fare la rivoluzione ; - e Bakunin che si caccia surrettiziamente nell ' Internazionale , e costringe gli altri a scacciarnelo ; - e poi di qua e di là la pretesa delle tante scuole del socialismo , e la concorrenza di tanti capitani ! Da che Marx stritolò in una verbale polemica l ' ingenuo Weitling ( ) , fino alla sua terribile critica del programma di Gotha ( 1875 ) , apparsa poi invero assai tardivamente ( 1890 ) , la sua vita fu una continua lotta , non solamente con la borghesia e con la politica che questa rappresenta , ma ancora con le varie correnti , o rivoluzionarie o reazionarie , che a torto o per rovescio sono andate pigliando il nome di socialismo . Queste lotte si acuirono nella Internazionale , e dico di quella di gloriosa memoria , che lascia fino ad oggi traccia così grande di sé in tutta l ' azione odierna del proletariato , e non della caricatura che se ne fece dappoi . Lo strascico maggiore di polemiche contro il marxismo , ridotto , nella fantasia di certi critici , ad una semplice varietà di scuola politica , è dovuto alla tradizione di quei rivoluzionarii , che , specie nei paesi latini , riconobbero in Bakunin il loro duce e maestro . Gli anarchisti di oggi , che altro ripetono se non le querimonie e gli errori di quei tempi andati ? Forse venti anni addietro , fatta eccezione di quei dotti , che rimasticano a casa le cose lette nei libri , dei due fondatori del socialismo scientifico la generalità del pubblico italiano non risapea , se non quel tanto che s ' era serbato , per memoria , delle invettive di Mazzini e delle malignazioni di Bakunin . Ed ecco come il comunismo critico , che cosi tardi è stato ammesso agli onori della discussione nella cerchia della scienza ufficiale , ha avuto contro di sé , nel campo del socialismo stesso , la più grave delle avversità : la inimicizia degli amici . Tutte coteste difficoltà , o furono già superate , o sono in buona parte prossime a sparire . Non per la virtù intrinseca delle idee , che non ebbero mai né piedi per andare , né mani per afferrare , ma per il solo fatto , che , da per tutto dove son nati dei partiti socialistici , i programmi di questi partiti sono andati assumendo un comune indirizzo , è da ultimo accaduto , che i socialisti di tutti i paesi sian venuti a collocarsi , per la imperiosa suggestione delle cose , nell ' angolo visuale del Manifesto dei Comunisti . Non vi pare che io sia giunto in tempo opportuno a scrivere la commemorazione di questo ? Le classi degli sfruttatori van facendo alla massa degli sfruttati in ogni parte del mondo condizioni quasi da per ogni dove identiche : ond ' è , che da per tutto i rappresentanti attivi di questi sfruttati entrano nelle medesime vie di agitazione , e seguono gli stessi criterii di propaganda e di organizzazione . Ciò molti chiamano marxismo pratico e sia ! Che giova di litigar su le parole ? Quando anche il marxismo per molti si riduca alla semplice parola , anzi alla riverenza per il ritratto di Marx , per il suo busto in gesso , o per la sua effigie sul ciondolo ( - su cotesti innocenti simboli la polizia italiana esercita così spesso il suo buon umore - ) , il fatto è che cotesta unità simbolica sta a significare , che l ' unirà reale è per lo meno avviata , e che il proletariato di tutto il mondo è in atto di avvicinarsi , poco per volta , ad una certa similarità di tendenze ; ossia che in esso la internazionalità si elabora di lunga mano per ragioni obiettive . Coloro che usano il linguaggio dei decadenti della borghesia , scambiando , com ' è loro uso , la cosa col simbolo , vanno ora dicendo , che questo è il trionfo del signor Marx ; tal quale come se altri dicesse , che il cristianesimo è il trionfo ( e perché non dire a dirittura il successo ? ) del signor Gesù di Nazaret ; di un signor Gesù , che , deposto e destituito dalla qualità di figlio di dio fattosi uomo , divenga , come nello stile tra il molle e lo sdilinquito del vostro Renan un uomo così fanciullescamente divino da parere un iddio . Innanzi a questo esperimento intuitivo della politica del socialismo , il che è quanto dire della politica del proletariato , son cadute le vecchie divergenze delle scuole , alcune delle quali erano in fatto divarii e screziature di vanità letteraria , per cedere il posto alle utili divergenze , che nascono spontanee dal vario modo di trattare i problemi pratici . Nel fatto , in concreto , ossia nello svolgimento positivo e prosaico del socialismo , poco importa se tutti i suoi capi , condottieri , oratori e rappresentanti si conformino o non si conformino ad una dottrina , e ne facciano o non ne facciano professione palese . Il socialismo non è una chiesa , né una setta , cui occorra il dogma o la formula fissa . Se oggi da molti si parla del trionfo del marxismo , cotesta enfatica espressione , quando sia ridotta ad una forma crudamente prosaica , viene a dire che nessuno può essere d ' ora innanzi socialista , se non a patto di domandarsi ogni istante : in questa data situazione , che cosa conviene di pensare , di dire o di fare nell ' interesse del proletariato ? Non saran più possibili i dialettici , che siano in verità dei sofisti , come fu Proudhon , né gl ’ inventori di sistemi sociali subiettivi , né i facitori di rivoluzioni private ( ) . La indicazione pratica del fattibile è data dalla condizione del proletariato , e questa è apprezzabile e misurabile appunto perché c ' è la stregua del marxismo ( intendo qui la cosa effettuale e non il simbolo ) come dottrina progressiva . Le due cose , ossia il misurabile e la misura , fanno uno dal punto di vista generale del processo storico , specie quando siano considerate a conveniente distanza . E vedete di fatti , che , mentre i contorni del socialismo come azione pratica si vanno precisando , tutte le antiche poesie e ideologie si disperdono , lasciando dietro di sé la semplice traccia fraseologica . Al tempo stesso è cresciuto nel campo della scienza accademica , per tutti i versi e in tutti i sensi , il criticismo della dottrina economica . L ' esule Marx è tornato , dopo morto , nell ' ambito della scienza ufficiale ; per lo meno come avversario col quale non sia lecito di scherzare . E come per tante vie i socialisti sono arrivati alla coscienza prosaica di una rivoluzione , che non può esser macchinata , ma che si fa perché diventa , così s ' è andato lentamente preparando il pubblico , per il quale il materialismo storico risponde a un vero e proprio bisogno intellettuale . Negli ultimissimi anni , come vedete , furon molti quelli che in questa dottrina han messo bocca ; sia pur male , od a sproposito . Dunque , se guardate bene , non si arriva in ritardo . Da giovane io sentii più volte ripetere questa storiella , che , cioè , Hegel dicesse : un solo dei miei scolari mi ha capito . La storiella non si presta a verifiche , perché quel tale scolaro verissimo non fu fino ad ora identificato . Questa storiella può ripetersi all ' infinito , da sistema a sistema , e da scuola a scuola . Come in fatto di attività intellettuale non c ' è luogo alla suggestione , e come il pensiero non si trasfonde meccanicamente da cervello a cervello , così i grandi sistemi non si diffondono , se non per la similarità delle condizioni sociali , che vi dispongano e v ' inclinino molte menti in uno e medesimo tempo . Il materialismo storico si allargherà , si diffonderà , si specificherà , avrà esso stesso una storia . Forse da paese a paese avrà modalità e colorito diverso . E ciò non sarà gran male ; purché rimanga in fondo il nocciolo , che n ' è , come a dire , tutta la filosofia . Per es . , dei postulati come questi : - nel processo della praxis è la natura , ossia l ' evoluzione storica dell ' uomo : - e dicendo praxis , sotto questo aspetto di totalità , s ' intende di eliminare la volgare opposizione tra pratica e teoria : - perché , in altri termini , la storia è la storia del lavoro , e come , da una parte , nel lavoro così integralmente inteso è implicito lo sviluppo rispettivamente proporzionato e proporzionale delle attitudini mentali e delle attitudini operative , così , da un ' altra parte , nel concetto della storia del lavoro è implicita la forma sempre sociale del lavoro stesso , e il variare di tale forma : - l ' uomo storico è sempre l ' uomo sociale , e il presunto uomo presociale , o supersociale , è un parto della fantasia : - e così via . E ... qui faccio punto , principalmente per non ripetermi , e per non ripetere a voi buona parte delle cose che ho messo nei due saggi : - del che voi non sentite , mi pare , il bisogno , e io , veramente , nemmeno . IV . Roma , 14 maggio '97 Mi pare - tanto per tornare al primitivo argomento - che a voi stia in cima dei pensieri questa domanda : per quali vie , e in quali modi , sarebbe dato di avviare in Francia una scuola del materialismo storico ? Non so se sia lecito a me di rispondere al quesito , senza aver l ' aria di gareggiare con quei giornalisti di vecchio stampo , i quali davano , tanto sicuri di sé , consigli all ' Europa , col grave rischio di rimanere , e difatti rimanevano , quasi sempre inascoltati . Mi ci proverò modestamente . Innanzi tutto mi sembra non debba esser cosa difficile si trovino in Francia editori e librai , i quali stampino e diffondano delle accurate traduzioni degli scritti di Marx , di Engels , e di quanti altri occorra . Sarebbe , per cominciare , il cominciamento migliore . Capisco che nell ' arte del tradurre si va incontro a delle curiose difficoltà . Sono oramai trentasette anni dacché leggo in tedesco , e m ' è parso sempre di osservare , che a noi popoli di lingue latine capiti addosso uno strano smarrimento delle attitudini linguistiche e letterarie , quante volte traduciamo da quell ' idioma . Ciò che in tedesco è vivo , trasparente , efficace , diventa assai spesso , per es . , in italiano , frigido , senza rilievo , e qualche volta a dirittura come di gergo . In coteste traduzioni , parlo s ' intende delle comuni e correnti , va perduto , con gli effetti della insinuazione , l ' affiato della persuasiva . In un vasto lavoro di popolarizzazione , com ' è quello cui accenno , occorrerebbe , salva sempre la integrità testuale degli scritti da tradurre , che le prefazioni , le note , i commenti offrissero i surrogati a quel facile processo di assimilazione , che è implicito e pronto già nelle scritture , le quali sian native del paese stesso . Le lingue non sono , in verità , le accidentali varianti dell ’ universale volapük ; e , anzi , sono assai più che dei semplici mezzi estrinseci di comunicazione e di significazione del pensiero e dell ' animo . Son condizioni e limiti dell ' attività nostra interiore , la quale ha per ciò , come per tante altre ragioni , modi e forme nazionali non di mero accidente . Se ci sono internazionalisti che ciò ignorino , costoro han da chiamarsi a dirittura confusionisti ed amorfisti ; come quelli che ritraggono i loro insegnamenti , non dai vecchi apocalittici , ma da quello speciosissimo Bakunin , che invocava per fino la egalizzazione dei sessi . Dunque , nella assimilazione delle idee , dei pensieri , delle tendenze , dei propositi , che sian venuti a maturità di espressione letteraria in terreno di lingue straniere , c ' è come un caso alquanto scabroso di pedagogica sociale . E , giacché cotesta espressione m ’ è uscita dalla penna , permettetemi io vi contessi , che quando io esamino dappresso la storia precedente e le presenti condizioni della Socialdemokratie tedesca , non è l ' incremento continuo dei successi elettorali che mi riempia proprio principalmente l ' animo di ammirazione e di viva speranza . Più che almanaccare su quei voti come arra dell ' avvenire , secondo i calcoli qualche volta fallaci della illazione e della combinatoria statistica , mi sento ripieno di viva ammirazione per questo caso veramente nuovo ed imponente di pedagogica sociale : e , cioè , che in così stragrande numero di uomini , e segnatamente di operai e di piccoli borghesi , si formi una coscienza nuova , nella quale concorrono , in egual misura , il sentimento diretto della situazione economica , che induce alla lotta , e la propaganda del socialismo , inteso come meta o punto d ' approdo . Questa divagazione mi fa nascere un ricordo . Io fui qui in Italia , o il primo , o certo fra i primi , a richiamare , con lo scritto e con la parola , più volte e insistentemente , l ' attenzione di quella parte degli operai nostri , che erano e son capaci di muoversi su la linea della moderna lotta proletaria , verso l ' esempio della Germania . Ma ... non mi passò mai per il capo di credere , che l ' imitazione dispensi alcuno dalla spontaneità : non mi son mai sognato si dovesse seguire l ' esempio di quei frati e preti , che furon per secoli i quasi esclusivi educatori dell ' Italia già decaduta , e allegramente fabbricavano i poeti , dando ad imparare a mente l ' Arte poetica di Orazio . Sarebbe curioso , che tu , benemerito , operosissimo e sagacissimo Bebel , apparissi qui fra noi in veste di novello Orazio ! - ne strabilierebbe perfino il mio amico Lombroso , che odia il latino più della pellagra . C ' è delle altre difficoltà più intime , in breve , e di maggior portata e di maggior peso . Dato pure il caso che editori e librai , abili e solerti , si dessero la briga di diffondere , non che nella sola Francia , negli altri paesi civili ancora , le traduzioni di tutti gli scritti del materialismo storico , ciò varrebbe solo a stimolare , ma non già a formare e fermare nelle rispettive nazioni le energie fattive , che producono e tengono in rigoglio un indirizzo del pensiero . Pensare è produrre . Imparare è produrre riproducendo . Noi non sappiamo bene e davvero , se non ciò che noi stessi siam capaci di produrre , pensando , lavorando , provando e riprovando ; e sempre per virtù delle forze che ci son proprie , nel campo sociale e dall ' angolo visuale in cui ci troviamo . E poi la Francia , con la sua grande storia , con la sua letteratura , che fu così dominante per secoli , con la sua ambizione patriottica , e con quella sua così propria differenziazione etnico - psicologica , che si riflette per fino nei prodotti più astratti del pensiero ! Non starò proprio , io italiano , ad assumermi le parti di difensore di quei vostri sciovinisti , ai quali voi infliggete così meritato biasimo . Ma ricordiamo pure ciò che accadde nel secolo passato . Il pensiero rivoluzionario derivò da più parti del mondo civile , dall ' Italia , dall ' Inghilterra , dalla Germania , ma non fu europeo , se non a patto di plasmarsi in ispirito francese ; e la rivoluzione europea fu la rivoluzione francese . Questa gloria imperitura della vostra nazione pesa , come tutte le glorie su la nazione stessa , quale incubo di radicato pregiudizio . Ma i pregiudizii non sono anch ' essi delle forze , se non altro in quanto sono degl ' impedimenti ? Parigi non sarà più il cervello del mondo ; anche perché il mondo non ha cervello , se non nella fantasia di certi speciosi sociologisti ( ) . Né Parigi è tuttora , né sarà più in avvenire , la santa Gerusalemme dei rivoluzionarii d ' ogni parte del mondo - come parve un tempo che fosse . Già la futura rivoluzione proletaria non avrà niente che la riavvicini ad apocalittico millennio : e poi , oggi , i privilegi son finiti non meno per le nazioni che per gl ' individui . Così giustamente osservava l ' Engels ; e del resto varrebbe la pena che i francesi leggessero ciò che egli scriveva nel 1874 a proposito dei blanquisti , aizzanti all ' immediata riscossa proprio a poco andare dalla catastrofe della Comune ( ) . Ma tutto sommato ... e fatto calcolo delle condizioni proprie dell ' agricoltura e dell ' industria francese , le quali han ritardato per tanto tempo la concentrazione del movimento operaio , e data pure la sua buona parte di torto ai varii capisetta e capiscuola , che tennero per così gran tempo scisso e spartito il socialismo francese , sta sempre il fatto , che il materialismo storico non potrà farsi strada fra voi , finché avrà l ' aria d ' essere il semplice elaborato mentale dei due tedeschi di grande ingegno . Con questa espressione Mazzini appunto acuiva i risentimenti nazionali contro i due autori ; i quali , da comunisti e materialisti com ' erano , parean fatti a posta per iscombussolare l ' idealistica formula di patria e dio . Fu per questo rispetto quasi tragica la sorte dei due fondatori del socialismo scientifico . Passarono più volte pei due tedeschi agli occhi di tanti , che furon sciovinisti per fino fra i rivoluzionarii , anzi passarono per organi del pangermanismo nelle invettive di quel Bakunin , che ebbe l ' animo così disposto ad inventare ... per non dir altro : essi , i due tedeschi , che nella patria , dalla quale usciron da esuli fin dagli anni della prima gioventù , incontrarono lo studiato silenzio di quei professori , ai quali è atto di patriottismo l ' esercizio del servilismo ! Quei professori , in fondo , si vendicavano . Difatti nel Capitale , nel quale tutta la trattazione s ' inradica nelle tradizioni della economia classica , non esclusi gli scrittori ingegnosi e spesso geniali che ebbe l ' Italia nel secolo XVIII , non si parla se non con sovrano disprezzo dei signori Roscher e compagni . Engels , che con tanta cura e con tanta abilità di ampliamenti espositivi si sforzò di rendere popolari i resultati delle ricerche dell ' americano Morgan , chiuso com ' era nella persuasione , che ciò che egli giustamente chiamava filosofia classica fosse giunta alla sua dissoluzione in Feuerbach , scrivendo l ' Antidühring mostrò noncuranza , dirò francamente eccessiva , per la filosofia contemporanea ( - noncuranza spiegabile in lui , ma non scusabile , anzi ridicola , negli altri socialisti , che per imitazione l ' affettano - ) , ossia per la neocritica dei suoi connazionali . Cotesta sorte tragica fu come insita alla missione loro . Essi furon con l ' animo e con la mente rivolti del tutto alla causa del proletariato d ' ogni nazione : e perciò i prodotti della scienza loro hanno in ogni nazione quel pubblico soltanto , che vi si vada reclutando tra quelli che sian capaci di una consona rivoluzione intellettuale . In Germania , ove per condizioni storiche speciali , e soprattutto perché la borghesia non v ' è mai riuscita a spezzare per intero la compagine dell ' Ancien Régime ( vedete che quell ' imperatore può tenervi impunemente il linguaggio d ' un vice - nume , e non è poi in verità che un Federico Barbarossa fattosi commesso viaggiatore dell ' in German made ) , la democrazia sociale s ' è ridotta e fermata in serrata falange , era ben naturale che le idee del socialismo scientifico trovassero favorevole il terreno alla normale e progressiva diffusione loro . Ma nessuno dei socialisti tedeschi - spero almeno - si sognerà mai di considerare le idee di Marx e di Engels al semplice ragguaglio dei diritti e dei doveri , dei meriti e dei demeriti , dei Camarades de Parti . Ecco per es . che cosa Engels scriveva , e non è gran tempo ( ) : Si noterà come in tutti questi articoli io mi chiami , non democratico - sociale , ma comunista . E ciò perché a quel tempo si davano il nome di democratici sociali , in molti paesi , di quelli che non aveano scritto su la loro bandiera l ' appropriazione di tutti i mezzi di produzione da parte della società . Per democratico - sociale s ' intendeva in Francia un repubblicano democratico , che avesse delle simpatie più o meno genuine , ma che rimanevano pur sempre indeterminate , per la classe operaia ; gente , insomma , come Ledru - Rollin del 1848 , e come i radicali socialisti del 1874 , che erano intinti di proudhonismo . In Germania chiamavansi democratici - sociali i lassalliani : ma , sebbene la gran massa di essi andasse a grado a grado riconoscendo la necessità della socializzazione dei mezzi di produzione , pur nondimeno le cooperative di produzione , sussidiate dallo stato rimanevano il punto essenziale del programma del partito nella sua azione pubblica . Era dunque per me e per Marx assolutamente impossibile di scegliere un termine di tale elasticità a designazione dei nostro specifico punto di vista . Oggi è tutt ' altro , e la parola può passare ; sebbene sia pur sempre disadatta a significare un partito il cui programma è , non genericamente socialistico , ma direttamente comunistico , e la cui finale meta politica è di superare ogni forma di stato , e quindi anche la democrazia . I patrioti - e non uso punto a dileggio cotesta parola - hanno , mi pare , di che consolarsi e confortarsi . Non è detto in conclusione che il materialismo storico sia il patrimonio intellettuale di una sola nazione , o che debba rimanere in privilegio d ' una clique , d ' una consorteria o d ' una setta . Esso , innanzi tutto , appartiene nella sua origine obiettiva alla Francia , all ' Inghilterra e alla Germania , in eguale misura . Non starò qui a ripetere ciò che dissi in altra lettera , della forma di pensiero che derivossi nella mente dei nostri due autori per lo stadio a cui era giunta , nella loro giovinezza , la coltura intellettuale dei tedeschi , e la filosofia in ispecie , mentre l ' hegelismo appunto , o si perdeva nei rigagnoli di una nuova scolastica , o dava luogo ad un nuovo e più poderoso criticismo . Ma era pur lì la grande industria inglese con tutte le miserie che l ' accompagnavano , e col contraccolpo ideologico di Owen , e con quello pratico dell ' agitazione cartista . Ma eran pur lì le scuole del socialismo francese , e la tradizione rivoluzionaria dell ' Occidente , che si derivava già nelle forme del comunismo d ' indole modernamente proletaria . Che cos ' è il Capitale , se non la critica di quella economia , che , come rivoluzione pratica e come rappresentazione teorica di questa stessa rivoluzione , era venuta a piena maturità nella sola Inghilterra , fin verso il '60 , e in Germania cominciava appena ? Che cosa è il Manifesto dei Comunisti , se non la chiusa e la esplicazione del socialismo , o latente , o palese nei movimenti operai di Francia e d ' Inghilterra ? Ma tutte queste cose furono continuate e portate a compimento di critica , la filosofia di Hegel non esclusa , con quella critica immanente , che è la dialettica con le sue inversioni ; ossia , per via di quel negare , che non è contenziosa e avvocatesca contrapposizione di concetto a concetto , di opinione ad opinione , ma che invece invera ciò che nega , perché in ciò che nega e supera , trova o la condizione ( di fatto ) , o la premessa ( concettuale ) del procedere stesso ( ) . Francia e Inghilterra possono ripigliare , senza parere che compiano un atto di mera imitazione , la loro parte nella elaborazione del materialismo storico . Perché i francesi non avrebbero oramai da scrivere dei libri veramente critici su Fourier e Saint - Simon , in quanto furono , e nella misura in cui furono , veri precursori del socialismo contemporaneo ? Non c ’ è occasione a lavorare letterariamente sui moti rivoluzionarii dal 1830 al 1848 , in modo si veda , che la dottrina del Manifesto non fu la negazione di quelli , ma il loro aboutissant è risolvente ? A riscontro di quel 18 Brumaio di Marx , che , pur essendo uno scritto genialissimo , e nell ' intento suo insuperabile , riman sempre un opuscolo di occasione e di tinta pubblicistica , non sarebbe il caso di comporre una meditata storia del Colpo di stato ? Ma la Comune non aspetta ancora la sua definitiva trattazione critica ? Ma la Grande Rivoluzione , intorno alla quale esiste una letteratura colossale , quanto all ' insieme , e singolarmente minutissima quanto ai particolari , fu mai fino ad ora trattata a fondo in tutto l ' intrinseco del sommovimento delle classi che vi presero parte , e come caso esemplare di sociologia economica ? A farla breve , tutta la storia moderna di Francia e d ' Inghilterra non offre essa forse agli studiosi un più largo e sicuro capitolo d ' illustrazioni al materialismo storico , di quello che non potessero fino a poco tempo fa offrirlo le condizioni della Germania ? Queste furono , nel fatto , dalla guerra dei trent ’ anni in poi , grandemente intricate pei sopraggiunti impedimenti allo sviluppo , e nelle teste di quelli , che sopra luogo le osservarono , rimasero quasi sempre come involute in varie specie di nebulosità ideologica - nebulosità che muoverebbe a riso i cronisti fiorentini del secolo XIV . Mi son fermato su questi particolari , non per darmi l ' aria di consigliere della Francia , ma per aver modo di osservare da ultimo , che , data la forma dei cervelli di lingue latine , non è cosa agevole il fare entrare in essi le nuove idee , se altri s ' indugi a rappresentarle esclusivamente come forme astratte del pensiero ; mentre riescono a penetrarvi , con pronto e suggestivo effetto , quando vengano plasmate in racconti e in esposizioni , che in qualche modo rassomiglino ai prodotti dell ' arte . Torno per un momento su la questione del tradurre . L ' Antidühring è il libro che prima di ogni altro conviene che entri nella circolazione internazionale . Pochi libri io conosco , che possano stargli a paro , per densità di pensiero , per molteplicità di punti di vista , per duttilità di penetrazione suggestiva . Può essere una medicina mentis per la gioventù intellettuale , che di solito si volge , incerta di sé e con criterii assai vaghi , a ciò che genericamente ha nome di socialismo : e così fu nel tempo in cui apparve , come ne andò scrivendo un tre anni fa il Bernstein , in una specie di commemorazione pubblicata nella “ Neue Zeit ” . Nella letteratura socialistica rimane quello il libro insuperato . Ma quel libro non è tetico , anzi è antitetico . Salvo i brani isolabili , come son quelli i quali presero corpo di opuscolo per sé stante , che fa da un pezzo il giro del mondo ( Del passaggio del socialismo dall ' utopia alla scienza ) , quel libro ha a suo filo conduttore la critica del signor Dühring , in quanto ei fu inventore di una filosofia e d ' un socialismo a modo suo . Or qual persona , che non viva nella cerchia dei professanti scienza , e quanti non tedeschi hanno proprio il dovere d ’ interessarsi del signor Dühring ? Ogni nazione ha , pur troppo , i suoi Dühring . Un Engels di altra nazione , chi sa quali altri anti - chi sa che cosa avrebbe scritto o scriverebbe . L ' effetto vero di quel libro mi pare debba esser questo su i socialisti di altri paesi e lingue , che li abiliti a fornirsi di quelle attitudini critiche , che giovano per iscrivere tutti gli altri anti - x occorrenti a combattere ogni altra qualche cosa , che imbarazzi od inficii il socialismo , in nome di tante sociologie pullulanti d ' ogni parte . Le armi e i modi della critica devono , da paese a paese , subire la legge della variabilità e dell ' adattamento . Curare il malato e non la malattia ; - in ciò consiste la modernità della medicina . A fare altrimenti di così , si rischia d ' incorrere nella sorte toccata agli hegeliani , che vennero su in Italia dal 1840 al 1880 , e specie nel Mezzogiorno , anzi a Napoli . Furono in parte dei semplici epigoni , ma alcuni furono pensatori di polso . Nel tutt ' insieme rappresentavano una corrente rivoluzionaria di gran conto , a petto del tradizionale scolasticismo , dello spiritualismo alla francese e della filosofia del così detto buon senso . Di tal movimento pur qualcosa s ' è risaputo in Francia ; perché fu uno di questi hegeliani , e non il più profondo e forte di tutti , il Vera ( ) , che dette alla Francia appunto le più leggibili traduzioni , con copiosissimi commenti , di alcune delle opere fondamentali di Hegel . Di tutto quel movimento s ' è perduta ora da noi la traccia e la memoria , nel giro di così pochi anni . Gli scritti di quei pensatori non si trovano che dai rivenditori di anticaglie e di bagattelle librarie . Cotesta dispersione nel nulla di tutta una attività scientifica , non certo irrilevante , non è solo dovuta alle vicende non sempre belle e laudabili della vita universitaria , né al solo dilagare epidemico del positivismo che manda qua e là frutti che paiono scienza da demi - monde , ma a ragioni più intrinseche . Quegli hegeliani scrissero , e insegnarono , e disputarono come se stessero , non a Napoli , ma a Berlino , o non so dove . Conversavano mentalmente coi loro Camarades d ’ Allemagne ( ) . Rispondevano dalla cattedra o negli scritti alle obiezioni di critici noti a loro soltanto ; facendo così un dialogo , che a lettori e uditori parea monologo . Non riuscirono a plasmare le loro trattazioni e la loro dialettica in libri , che apparissero qual nuovo acquisto intellettuale della nazione . Cotesto non piacevole e non lusinghiero ricordo mi stava innanzi alla mente , quando , quasi repugnante , mi misi a scrivere il primo dei due miei saggi di materialismo storico , ai quali ora non c ' è ragione io non ne faccia succedere degli altri . Mi domandava più volte : ma da che parte devo rifarmi , per dir cose , che ai lettori italiani non tornino ostiche , straniere e strane ? Mi dire che io son riuscito : e così sia . Non sarebbe un caso singolare di scortesia , che io volessi ribattere , ragionando , da arbitro , di me e delle lodi che voi mi fate ? Nel leggere - così scrivevo a un di presso cinque anni fa ad Engels la Heilige Familie , mi son ricordato degli hegeliani di Napoli , in mezzo ai quali io vissi da giovanissimo , e mi pare di avere inteso e assaporato quel libro , più che non possa riuscire a molti , cui mancano al presente i dati proprii e intuitivi di quel curioso umorismo . Mi parea di averla vista io stesso da vicino quella curiosa coterie di Charlottenburg , da Marx e da voi così singolarmente persiflée . Mi si ripresentava allo spirito , più che tutti gli altri , un professore di estetica , originalissimo e genialissimo uomo , che deduceva i romanzi di Balzac , costruiva la cupola di S . Pietro e disponeva in serie genetica gl ' istrumenti musicali ; e pian piano , di negazione in negazione , e con la negazione della negazione , giunse da ultimo alla metafisica dell ' inconoscibile , che , ignaro come ei fu sempre dello Spencer , e anzi a guisa di uno Spencer non glorificato , chiamò l ' innominabile . Anch ' io da giovane vissi in quella specie di palestra , e non me ne rincresce ; vissi per anni con l ' animo diviso fra Hegel e Spinoza : di quello difesi , con giovanile ingenuità , la dialettica contro lo Zeller che iniziava il neokantismo ; di questo sapevo a memoria gli scritti , e ne esposi , con intendimento di innamorato , la teoria degli affetti e delle passioni . Ora tutte coteste cose mi tornano nella memoria come lontanissima preistoria . Avrò subita anch ' io la mia negazione della negazione ? Voi mi spronate a scrivere di comunismo : ma io temo sempre di far di cosa di nessun valore quanto alle forze mie , e di poco effetto quanto all ' Italia . E lui a rispondermi ... ; ma qui faccio punto . Mi pare sia cosa presso che incivile il riprodurre senza urgente ragione di pubblico interesse , le lettere private , specie a breve tempo dalla morte di chi le scrisse . In tutti i casi , anche stralciando da tali lettere private ciò che può esservi di puramente occasionale , e serbandone solo ciò che è di dottrina e di scienza , esse fan sempre poca fede e son di poco peso , a fronte degli scritti meditatamente destinati alla pubblicità . Col crescere dell ' interesse per il materialismo storico , e nel difetto di una letteratura , che estesamente e partitamente lo illustri , s ' è dato il caso che Engels , negli ultimi anni di sua vita , qual professore che non sieda in cattedra , fosse interrogato , e anzi tormentato di continuo con infinite domande da parte di molti , che si iscrivevano spontanei da studenti liberi nella vagante ed eslege Università del socialismo . Di qui le lettere che furon pubblicate , e quelle altre molte , che son rimaste inedite . In quelle tre lettere , che il “ Devenir Social ” riprodusse recentemente da una rivista di Berlino e da un giornale di Lipsia , apparisce chiaro come fosse in lui una certa temenza , che il marxismo diventasse troppo presto una dottrina a buon mercato . A molti dei professanti la scienza , non nella vagante Università del popolo di là da venire , ma in questa che realmente esiste nella presente società ufficiale , capita d ' esser messi fra l ' uscio e il muro dagli studenti e dagli studiosi , perché , uno pede stantes , rispondano ad ogni quesito , come chi avesse stampata nel cervello la ragione universale delle cose . I più vanitosi fra i professori , per non ismentire la ieratica sacramentalità della scienza , e come se questa consistesse del tutto nella materialità del conosciuto , e non principalmente nella virtuosità e correttezza formale dell ' atto del sapere , rispondono difilato , riuscendo a fare assai di sovente la satira di se stessi , da imitatori del saporitissimo Mefistofele in maschera di maestro in tutte e quattro le facoltà . Pochi hanno la socratica rassegnazione di rispondere : non so , ma so di non sapere , e so che si potrà sapere , ed io stesso potrò sapere , se avrò compiuti gli atti di sforzo , ossia di lavoro , che occorre per sapere , - e se mi date degli anni indefiniti , con l ' indefinita attitudine dell ' applicazione metodica del lavoro , io potrò indefinitamente saper quasi tutto . Ed ecco in che cosa consiste quel capovolgimento pratico della teorica della conoscenza , che è insito al materialismo storico . Ogni atto di pensiero è uno sforzo ; cioè un lavoro nuovo . A compierlo occorrono innanzi tutto i materiali dell ' esperienza depurata , e gl ' istrumenti metodici , resi familiari e maneggevoli dal lungo uso . Non c ' è dubbio , che il lavoro compiuto , ossia il pensiero prodotto , agevoli i nuovi sforzi diretti alla produzione di novello pensiero ; in prima , perché i prodotti precedenti rimangono obiettivati nei mezzi intuitivi dello scritto e delle altre arti rappresentative , e , in secondo luogo , perché l ' energia in noi internamente accumulata penetra e investe il nuovo lavoro , qual ritmo del procedimento , nella qual cosa ( ossia nel ritmo ) consiste appunto il metodo della memoria , del ragionamento , dell ' espressione , della comunicativa , e così via . Ma macchine pensanti non si diventa mai ! Tutte le volte che ci mettiamo nuovamente a pensare , oltre che ci necessitano sempre i mezzi e gl ' incentivi esterni ed obiettivi della materia empirica , ci occorre ancora uno sforzo adeguato per passare dagli stati più elementari della vita psichica a quello stadio superiore derivato e complesso , che è il pensiero , nel quale non possiamo mantenerci , se non per atto di attenzione volontaria , che ha intensità e durata di speciale e non sorpassabile misura . Cotesto lavoro , che a noi si rivela nella nostra diretta ed immediata coscienza , qual fatto , che ci concerna solo in quanto siamo persone singole e circoscritte dalla nostra naturale individuazione , non si avvera in ciascun di noi , se non in quanto noi siamo appunto , nell ' ambiente della convivenza , esseri socialmente e quindi anche storicamente condizionati . I mezzi della convivenza sociale , che sono , da un lato le condizioni e gl ' istrumenti , e dall ' altro i prodotti della collaborazione variamente specificata , costituiscono , al di là di ciò che offre a noi la natura propriamente detta , la materia e gl ' incentivi della nostra formazione interiore . Di qui nascono gli abiti secondarii , derivati e complessi , pei quali , di là dai termini della nostra corporea configurazione , sentiamo il nostro proprio io come la parte di un noi , il che vuol dire , in concreto , di un modo di vivere , di un costume , di una istituzione , di uno stato , di una chiesa , di una patria , di una tradizione storica , e così via . In coteste correlazioni di consociazione pratica , che corrono da individuo a individuo , han la loro radice e hanno il loro fondamento obiettivo e prosaico tutte quelle varie rappresentazioni ideologiche di spirito pubblico , di psiche sociale , di coscienza etnica , e così via , intorno alle quali , come gente che pigli per enti e sostanze i rapporti e le relazioni , speculano , da metafisici di pessima scuola , i sociologisti e psicologisti , che io chiamerei simbolisti e simboleggianti . In questi medesimi rapporti pratici nascono le comuni correnti , per le quali il pensiero individuo , e la scienza che ne deriva , son vere e proprie funzioni sociali . E così siamo daccapo nella filosofia della praxis , che è il midollo del materialismo storico . Questa è la filosofia immanente alle cose su cui filosofeggia . Dalla vita al pensiero , e non già dal pensiero alla vita ; ecco il processo realistico . Dal lavoro , che è un conoscere operando , al conoscere come astratta teoria : e non da questo a quello . Dai bisogni , e quindi dai varii stati interni di benessere e di malessere , nascenti dalla soddisfazione o insoddisfazione dei bisogni , alla creazione mitico - poetica delle ascoste forze della natura : e non viceversa . In questi pensieri è il segreto di una asserzione di Marx , che è stata per molti un rompicapo , che egli avesse , cioè , arrovesciata ( ) la dialettica di Hegel : il che vuol dire , in prosa corrente , che alla semovenza ritmica d ' un pensiero per sé stante ( - la generatio aequivoca delle idee ! - ) rimane sostituita la semovenza delle cose , delle quali il pensiero è da ultimo un prodotto . In fine , il materialismo storico ? ossia la filosofia della praxis , in quanto investe tutto l ’ uomo storico e sociale , come mette termine ad ogni forma d ' idealismo , che consideri le cose empiricamente esistenti qual riflesso , riproduzione , imitazione , esempio , conseguenza o come altro dicasi , d ' un pensiero , come che siasi , presupposto , così è la fine anche del materialismo naturalistico , nel senso fino a pochi anni fa tradizionale della parola . La rivoluzione intellettuale , che ha condotto a considerare come assolutamente obiettivi i processi della storia umana , è coeva e rispondente a quell ' altra rivoluzione intellettuale , che è riuscita a storicizzare la natura fisica . Questa non è più , per alcun uomo pensante , un fatto , che non fu mai in fieri , un avvenuto che non è mai divenuto , un eterno stante che non proceda , e molto meno il creato d ' una volta sola , che non sia la creazione di continuo in atto . V . Roma , 24 maggio '97 Ripigliando al punto dov ' ero rimasto l ' altra volta , mi pare voi abbiate pienamente ragione di rimettere in campo il problema della filosofia in generale . Mi riferisco , così dicendo , non solo alla vostra Prefazione , che io vado quasi moltiplicando di effetto in questo mio prolungato conversar per iscritto , ma anche ad alcuni vostri articoli nel “ Devenir Social ” , e , inoltre , a parecchie delle lettere private , che avete avuto la cortesia d ’ indirizzarmi . Vi dà pensiero , in fondo , che il materialismo storico possa apparire come campato in aria , fino a che abbia di contro a sé delle altre filosofie , con le quali non armonizzi , e fino a quando non si trovi modo di sviluppare la filosofia , che gli è propria , come quella che è insita ed immanente ai suoi assunti e alle sue premesse . Ho capito bene ? Voi accennate esplicitamente alla psicologia , all ' etica , e alla metafisica . Con quest ' ultimo termine intendete di significare ciò che io , per effetto di altri abiti dello spirito e di altre maniere di trattazione didattica , chiamerei per es . : Dottrina generale , o della Conoscenza , o delle Forme fondamentali del pensiero , e cosi via , a un di presso , o per eccesso di cautela , o per tema di non incorrere in equivocazione , ed anche per non urtare in certi pregiudizii . Passo , però , sopra a cotesti accessorii terminologici ; tanto perché noi , in fatto di scienza , non siam tenuti a starcene al significato che i termini hanno nella comune esperienza e nella comune intuizione ( quando , come nella vita ordinaria , non c ' è dato di chiamare altrimenti che pane il pane ) ; ma quei significati fissiamo noi stessi , ponendo e sviluppando i concetti , che vogliamo compendiariamente formulare con una parola di convenzione . Si starebbe freschi a voler dedurre il significato ed il contenuto per es . della chimica dall ' etimo di tal parola : ci troveremmo di faccia all ' Egitto antichissimo , anzi al nome che significa la terra gialliccia dai due lati delle sponde del Nilo e fino ai monti ! Vi lascio in pace in compagnia della parola metafisica , se in questa v ' accomoda d ' acquietarvi . Frivolezze ! Se un estensore di catalogo cacciasse domani nella rubrica dei metà physiká i Primi principii dell ' oramai indispensabile Spencer , non farebbe nulla di più e nulla di meno di quel che fece il bibliotecario ai Pergamo nell ' appiccicare cotale etichetta a quei vani trattati di prima filosofia ( Aristotele non usa altro termine a denotarli ) , che nessuna cura di vecchi commentatori , né di critici moderni , è riuscita a ridurre mai alla trasparenza e conseguenza di libro giunto a perfezione . Chi sa quanti sarebbero lieti ora di scovrire , che in fin delle fini il vecchio Stagirita , che ha ingombrato di sé le menti degli uomini per tanti secoli , ed è stato insegna a tante battaglie dello spirito , non fu se non un altro Spencer d ' altri tempi , che , magari per sola colpa dei tempi , scrisse in greco , e anche maluccio . La tradizione non dee pesare sopra di noi come un incubo , come un impedimento , come un impaccio , come oggetto di culto e di stupida reverenza ; e siamo bene intesi di ciò : - ma , d ' altra parte , la tradizione è ciò che ci tiene nella storia , il che è quanto dire , che è ciò che ci ricollega alle condizioni faticosamente acquisite , le quali agevolano il lavoro nuovo e rendono possibile il progresso . A fare altrimenti si è bestie ; perché il solo lavorio secolare della storia differenzia noi dagli animali . E poi , inoltre , nessun che si metta a studiare , sia pur nel modo più concreto , empirico , particolare , minuto e circostanziato , un qualunque lato della realtà , può rifiutarsi mai di ammettere , che a un certo punto si è come assaliti dal bisogno di ripensare alle forme generali ( ossia alle categorie ) , che son ricorrenti negli atti particolari del pensiero ( unità , pluralità , totalità , condizione , fine , ragion d ' essere , causa , effetto , progressione , finito , infinito e così via ) . Ora , per poco che in questa nuova curiosità ci soffermiamo , i problemi universali della conoscenza ci s ' impongono ; ossia , ci appariscono come necessariamente dati : - e in questa inevitabile suggestione ha origine e sede anche ciò che voi chiamate metafisica , e che può chiamarsi altrimenti . Tutto sta a sapere come cotesti dati vengano poi da noi maneggiati . La nota caratteristica , parlando , s ' intende , molto genericamente , del pensiero classico ( dico dei greci ) , è una certa ingenuità nell ' uso e nella trattazione di tali concetti . La nota caratteristica della filosofia moderna , e qui di nuovo molto per le generali , è il dubbio metodico , e quindi il criticismo , che accompagna , a guisa di sospettosa cautela , l ' uso di tali forme , così nell ' intrinseco , come nella portata estensiva . Ciò che decide di tale passaggio dalla ingenuità alla critica è la osservazione metodica ( scarsa per estensione e per sussidii negli antichi ) , e , più che l ' osservazione , l ' esperimento volontariamente e tecnicamente condotto ( che mancò quasi del tutto agli antichi ) . Sperimentando , noi diventiamo collaboratori della natura ; - noi produciamo ad arte ciò che la natura da per sé produce . Esperimentando ad arte , le cose cessan dall ' esser per noi dei meri obietti rigidi della visione perché si vanno , anzi , generando sotto la nostra guida ; e il pensiero cessa dall ' essere un presupposto , o un ' anticipazione paradigmatica delle cose , anzi diventa concreto , perché cresce con le cose , a intelligenza delle quali viene progressivamente concrescendo . L ' esperimento ad arte e metodico finisce da ultimo per indurci nella persuasione di questa verità semplicissima : che anche prima che nascesse la scienza , e in tutti gli uomini che alla scienza non arrivano , le attività interiori , compreso l ' uso della ovvia riflessione , sono come un venir crescendo , per la sollecitazione dei bisogni , di noi in noi stessi , e cioè un generarsi di nuove condizioni , successivamente elaborate ( ) . Anche per questo rispetto il materialismo storico è la chiusa di un lungo sviluppo . Esso giustifica perfino il processo storico del sapere scientifico facendo questo sapere qualitativamente consono e quantitativamente proporzionale alla capacità del lavoro ; cioè facendolo rispettivo ai bisogni . Torno a voi , e vi do ragione per la staffilata che aggiustate all ' agnosticismo . Esso è il pendant inglese del neokantismo tedesco : con un notevole divario però . Questo , il neokantismo , non rappresenta , in conclusione , se non una corrente accademica , che ci ha dato , con una più chiara conoscenza di Kant , una utile letteratura da eruditi ; mentre quello , l ' agnosticismo , per la sua diffusione popolare , è un fatto sintomatico della presente condizione di certe classi sociali . I socialisti avrebbero tutte le ragioni di credere , che quel fatto sintomatico sia uno degli indizi della decadenza della borghesia . Fa , certo , un malinconico contrasto con la eroica securtà del vero , che assiste il pensiero nei prodromi della storia moderna ( Bruno e Spinoza ! ) , con l ' asseveranza da Convenzionali , che fu propria dei pensatori del secolo passato fino a venir poi giù giù alla filosofia classica di Germania , ed anche con la precisione dei metodi esplorativi , i quali hanno ai tempi nostri allargato di tanto il dominio del pensiero su la natura . Ha l ' aria della paurosa rassegnazione . Manca del carattere essenziale ad ogni filosofia , secondo Hegel , ossia del coraggio della verità . Un qualcuno di quei marxisti , che inducono così senz ' altro , a bruciapelo , dalle condizioni economiche ai riflessi ideologici , come chi issofatto traducesse i segni stenografici , potrebbe quasi dire , che cotesto Inconoscibile , tanto celebrato da una vasta setta di quietisti della ragione , è segno già che lo spirito dell ' epoca borghese non è più atto a guardare perspicuamente nell ' ordinamento del mondo , perché il capitalismo , dal quale esso toglie l ' orientazione , è già in se fradicio ; e , per ciò , molti , nell ' istintiva coscienza della prossima rovina , si dànno ad una specie di religione dell ' imbecillità . Simile asserto potrebbe sembrare per fino ingegnosamente bello , pur rimanendo non dimostrabile : sebbene poi rassomigli a molte delle sciocchezze , che furon dette da tanti in nome dell ' interpretazione economica della storia ( ) . E invece , io dico , che cotesto agnosticismo ci rende un grande servigio . Fermandosi gli agnosticisti a dire e a ripetere , che non è dato di conoscere la cosa in sé , l ' intimissimo della natura , la causa ultima e il fondo dei fenomeni , essi per un ' altra via , ossia a modo loro , come gente , cioè , che rimpianga l ' impossibile , vengono a quello stesso resultato al quale arriviamo noi , non con rimpianto ma da realisti che non cercano l ’ aiuto della immaginazione , e cioè : che non si può pensare se non su quello che noi possiamo sperimentare , in lato senso , noi stessi . Guardiamo a ciò che è accaduto nel campo della psicologia ; fu fugata , da un canto , la illusione ideologica , che i fatti psichici si spieghino assumendone a sostanziale subietto un ente iperfisico ; - fu bandita , dall ' altro canto , la volgarità , più materiale che materialistica , essere il pensiero una secrezione del cervello ; - fu fissata l ' inerenza dei fatti psichici nello specificato organismo , in quanto l ' organismo stesso è un processo di formazione , e in quanto i fatti psichici sono la interiorità dell ' attività dei nervi , ossia questa attività in quanto è coscienza ; - fu respinta la grossolana ipotesi del materialismo semplicistico , che cotesta interiorità , la quale si conserva e si complica , per il solo fatto che noi ne scovriamo giorno per giorno le rispettive condizioni nei centri nervosi , in quanto è interiorità , ossia funzione di coscienza , possa essere estensivamente osservata ; - ed eccoci arrivati alla scienza psichica , che è impreciso , per non dire erroneo , di chiamare psicologia senza l ' anima , ma bisogna denominare scienza dei prodotti psichici senza il mito della sostanza spirituale . Quando Engels nell ' Antidühring usava della parola metafisica in senso peggiorativo , intendeva appunto di riferirsi a quelle maniere di pensare , ossia di concepire , di inferire , di esporre , che son l ' opposto della considerazione genetica , e quindi ( subordinatamente ) dialettica delle cose . Tali maniere son contrassegnate da questi due caratteri : in prima dal fissare , come per sé stanti , e del tutto indipendenti l ' uno dall ' altro , quei termini del pensiero , i quali in verità son termini solo in quanto rappresentano i punti di correlazione e di transizione ai un processo ; e , in secondo luogo , nel considerare quei termini stessi del pensiero come un presupposto , un ' anticipazione , o anzi un tipo od un prototipo della povera e parvente realtà empirica . Nel primo rispetto , per es . , causa ed effetto , mezzo e fine , ragion d ' essere e realtà , e così via , si presentano allo spirito soltanto come termini distinti , e quindi diversi , e alcune volte opposti ; quasiché si desser cose , che siano per sé esclusivamente cause ed altre che siano per sé esclusivamente effetti , e così di seguito . Nel secondo caso pare come se il mondo dell ' esperienza ci si andasse disintegrando e scindendo innanzi agli occhi in sostanza ed accidenti , in cosa in sé e fenomeno , in possibilità e in ovvia esistenza . Tutta cotesta critica si risolve nell ' esigenza realistica di considerare i termini del pensiero , non come cose ed entità fisse , ma come funzioni ; perché quei termini hanno valore , solo in quanto noi abbiamo qualcosa da pensare attivamente , e siamo in effettivo atto di pensare , procedendo . Cotesta critica dcll ' Engels , che per molti rispetti è specificabile e precisabile ancora , e soprattutto per ciò che riguarda la origine di cotesto pensare metafisicamente , ripete a modo suo la opposizione hegeliana fra l ' intendimento , che fissa gli opposti come tali , e la ragione , che gli opposti rimette in serie di processo ascendente - ( la divina arte di conciliare gli opposti , direbbe Bruno - omnis determinatio est negatio , diceva Spinoza ) . Cotesta metafisica , sensu deteriori , ha alla lontana una qualche analogia con la origine dei miti . S ' inradica nella teologia , in quanto questa è diretta a rendere plausibili al ragionamento formale i dati ( subiettivi sì , ma che l ' autoillusione fa parere obiettivi ) del credere . Quanti miracoli non ha fatto il quasi - mito dell ' eterno logos ? Tale metafisica , in senso diremo oramai dispregiativo , come stadio e come intoppo di un pensiero ancora in formazione , ricorre in ogni ramo del sapere . Quanto sforzo non è costato alla riflessione dottrinale , nel campo della linguistica , l ' andar sostituendo alla illusione paradigmatica delle forme grammaticali la genesi di queste : genesi che va psicologicamente cercata ed accertata nel vario atteggiarsi del parlare , che è un fare ed un produrre , e non un semplice factum ? Così fatta metafisica , in senso d ' ironia , esiste ed esisterà forse sempre nei derivati verbali e fraseologici dell ' espressione del pensiero ; perché la lingua , senza della quale noi non potremmo , né addivenire alla precisione ai quello , né formularne la manifestazione , al tempo stesso che dice , altera ciò che esprime , ed ha perciò sempre in sé il germe del mito . Sprofondiamoci pur quanto si voglia nella teoria più generale delle vibrazioni , noi diremo sempre : la luce produce questo effetto : il calore opera così . Si ha sempre la tentazione , o per lo meno si corre il pericolo , di sostantivare un processo , o i termini di esso . Le relazioni , per via di una illusionale proiezione , divengono cose , e queste cose escogitate divengono , alla volta loro , soggetti operanti . Se facciamo attenzione , a questa così frequente ricaduta del nostro spirito nell ' esercizio prescientifico dei mezzi verbali , noi ritroviamo in noi stessi i dati psicologici del modo come si originarono , in altre circostanze e tempi , le obiettivazioni delle forme del pensiero stesso in enti e in entità , come è il caso tipico delle idee platoniche : e lo dico tipico perché è il più plastico fra tutti . Di tale metafisica , in quanto essa è la immaturità di una mente non ancora scaltrita dall ' autocritica , e non rafforzata dall ' esperimento , è piena tutta la storia ; che appunto per ciò , come per tanti altri motivi , è anche superstizione , mitologia , religione , poesia , fanatismo delle parole , e culto delle vuote forme . Lascia , cotale metafisica , le sue tracce anche in ciò che ai tempi nostri chiamiamo orgogliosamente scienza . Non aduggia essa forse il campo della economia politica ? Quel danaro , che , da semplice mezzo di scambio qual è in prima , si fa capitale , solo in quanto è in funzione col lavoro produttivo , non diventa forse , nella fantasia degli economisti , capitale ab origine , che per un diritto innato getti interesse ? Ecco il gran significato di quel capitolo di Marx , dove si parla del capitale come di feticcio ( ) Di questi feticci è piena la scienza economica . La qualità di merce , che è propria del prodotto del lavoro umano , solo in un certo rispetto storico , - e , ossia , in quanto gli uomini vivono in un certo dato sistema di correlazione sociale , - diventa una qualità intrinseca ab aeterno al prodotto stesso . Il salario , che non è concepibile , se a determinati uomini non è imposta la necessità di darsi a mercede ad altri uomini , diventa una categoria assoluta , cioè un elemento d ' ogni guadagno ; e perfino l ' intraprenditore capitalista si adorna del titolo di un che ritragga da se stesso un più alto salario ! E poi la rendita della terra : - della terra , dico ! Non ci sarebbe da venirne mai alla fine , se si volesse enumerarle tutte coteste trasformazioni metaforiche dei rapporti relativi in eterni attributi degli uomini o delle cose . Ma che non è diventata la lotta per l ' esistenza nel volgare darwinismo ? - un imperativo , un comando , un fato , un tiranno ; e addio le empiriche circostanze del topo e della gatta , della nottola e dell ' insetto , della erbaccia e del trifoglio . L ' evoluzione , ossia l ' espressione compendiaria d ' infiniti processi , che dan luogo a tanti problemi circostanziati e non ad un singolo teorema , non si trasforma spesso , fantasticamente , nella Evoluzione ? Per fino nelle volgarizzazioni della sociologia marxista , le condizioni , i rapporti , le correlatività di coesistenza economica acquistano - forse il più delle volte per insufficienza stilistica degli espositori - un certo che di fantasticamente soprastante a noi ; come se nel problema ci fossero altri dati da questi in fuori : persone e persone , cioè inquilini e padroni di casa , proprietarii e fittaioli , capitalisti e salariati , signori e servitori , sfruttati e sfruttatori , cioè , in una parola , uomini ed uomini , che , in precise condizioni di tempo e di luogo , trovansi in varia dipendenza fra loro , per l ' uso così e così distribuito e collegato dei mezzi necessarii all ' esistenza . La indubbia ricorrenza del vizio metafisico , che alcune volte a dirittura confina con la mitologia , ci dee rendere indulgenti verso le cause e condizioni , o direttamente psichiche o più generalmente sociali , che per tanto tempo ritardarono in passato l ' apparizione del pensiero critico , coscientemente sperimentale e cautamente antiverbalistico . Né vale di ricorrere alle tre epoche del Comte . È questione , sì , di quantitativo predominio della forma teologica o metafisica nelle diverse epoche della storia , ma non di esclusività qualitativa , a fronte della così detta epoca scientifica . Gli uomini non furon mai esclusivamente teologisti o metafisici , come non saranno mai esclusivamente scientifici . Il più umile selvaggio che paventa i feticci , sa che il fiume in discesa gli costa minor fatica , che non il fiume su cui nuoti contro corrente , e nel suo elementarissimo esercizio del lavoro ha in sé un embrione di esperienza e di scienza . Ai giorni nostri ci sono , viceversa , degli scienziati con la mente ingombra di mitologia . La metafisica , nel senso di ciò che sarebbe il contrario della correttezza scientifica , non è già un fatto precisamente così preistorico , da stare alla pari col tatuaggio e con l ' antropofagia ! Non è , spero , chi voglia mettere esclusivamente sul conto attivo del materialismo storico la vittoria definitiva su la metafisica , nella significazione usata qui innanzi , secondo Engels . Esso è , anzi , un caso particolare , per rispetto allo sviluppo del pensiero antimetafisico . Non sarebbe stato veramente possibile , se l ' intelletto critico non si fosse formato già per l ’ innanzi . Qui c ' è da fare i conti con tutta la storia della scienza moderna . Quando il Don Ferrante dei Promessi Sposi ( siamo , s ' intende bene , al secolo XVII ) che fu , se Leone XIII non vorrà per invidia di mestiere aversene a male , l ’ ultimo scolastico veramente convinto , moriva di peste , negando la peste , attesoché quella non rientrasse nelle dieci categorie di Aristotele , lo scolasticismo avea ricevuto già i primi , e fieri , e decisivi colpi . E da allora in qua è tutta una storia di conquiste positive del pensiero , che hanno , o assorbita , o eliminata , o altrimenti ridotta e combinata quella materia del conoscere , che innanzi formava la filosofia per sé stante , e quindi soprastante alla scienza . In cotesto cammino del pensiero scientifico , noi c ' incontriamo , per es . , nella psicologia empirica , nella linguistica , nel Darwinismo , nella storia delle istituzioni e nel criticismo propriamente detto . Direi anche nel positivismo , se non temessi d ' ingenerare equivoco . Difatti il positivismo , guardato così in genere e per sommi capi , è una delle tante forme in cui lo spirito s ' è andato avvicinando al concetto di una filosofia , che non anticipi su le cose , ma sia a queste immanente . Non è quindi da maravigliare , se , per la generica similarità che riavvicina il materialismo storico a tanti altri prodotti dello spirito e del sapere contemporaneo , molti di quelli che trattano la scienza alla maniera dei letterati e dei leggitori di riviste , ingannati dalle impressioni , e seguendo gl ' impulsi della erudita curiosità , han creduto di poter completare Marx , o con questa , o con quell ' altra cosa . Di coteste storpiature ne avremo per un pezzo . Induce soprattutto in cotesto errore l ' abito , comune a quasi tutta la scienza del nostro tempo , della considerazione evolutiva o genetica : cosicché agli inesperti e superficiali pare che da chiunque si parli di evoluzione si dica lo stesso . Voi molto giustamente portate la vostra attenzione su i caratteri differenziali e differenziati del materialismo storico - i quali , aggiungo io , son proprii di una scienza da comunisti dialetticamente rivoluzionarii - e non vi proponete il quesito se il signor Marx possa andare a braccetto del tale o tale altro filosofo , ma vi chiedete , invece , quale filosofia sia a questa dottrina necessariamente e obiettivamente implicita . Gli è per questa ragione che io vi ho lasciato e vi lascio anche l ' uso della parola metafisica , nel senso non dispregiativo . In fondo al marxismo ci son dei problemi generali ; e questi si aggirano , per un verso su i limiti e su le forme del conoscere , e , per un ' altra parte , su le attinenze del mondo umano col resto del conoscibile e del conosciuto . Non è ciò che intendete voi di dire ? Tanto è , che io appunto alle questioni più generali rivolsi l ' attenzione mia nel secondo dei miei saggi ; ma con un modo di trattazione che dissimula l ' intento . Chi consideri il materialismo storico nel suo insieme , può trovarvi argomento a tre ordini di studii . Il primo risponde al bisogno pratico proprio ai partiti socialistici , di andare acquistando una adeguata conoscenza della specificata condizione del proletariato in ogni paese , e di commisurare , congruamente alle cause , alle promesse ed ai pericoli della complicazione politica , l ' azione del socialismo . Il secondo può menare , e menerà di certo , a rinnovare gl ' indirizzi della storiografia , in quanto abiliti a ricondurne l ' arte sul terreno delle lotte di classe e della combinatoria sociale , che da quelle risulta , data la relativa struttura economica , che ogni storico deve d ' ora innanzi conoscere ed intendere . Il terzo consiste nella trattazione dei principii direttivi , a comprendere e svolgere i quali occorre di necessità la generale orientazione da voi invocata . Ora , pare a me - e ho dato di ciò la prova , scrivendo - che quando non si cada nell ' antiquato errore di credere , che le idee stiano come degli esemplari al di sopra delle cose , ammessa la inevitabile division del lavoro , il darsi alla considerazione dei principii generali , presi per sé , non implichi per forza , lo scolasticismo formale , ossia la ignoranza delle cose dalle quali quei principii vengono astratti . Certo che quei tre ordini di studii e di considerazioni faceano uno nella mente di Marx , e , oltre che nella mente , fecero uno nell ' opera sua . La sua politica fu come la pratica del suo materialismo storico , e la sua filosofia fu come inerente a quella sua critica dell ' economia , la quale fu il suo modo di trattare la storia . Ma , lasciando stare che cotesta universalità di comprensione è la nota specifica del genio che inizii un nuovo indirizzo mentale , il fatto è che Marx stesso in un solo caso portò a compimento la integrazione della sua dottrina , ed è nel Capitale . La perfetta immedesimazione della filosofia , ossia del pensiero criticamente consapevole , con la materia del saputo , ossia la completa eliminazione del divario tradizionale tra scienza e filosofia , è una tendenza del nostro tempo : tendenza , che il più delle volte rimane però un semplice desideratum . Cotesta tendenza vorrebbero alcuni significare , appunto quando dicono superata la metafisica ( in ogni senso ) ; mentre altri , che son più esatti , suppongono che la scienza giunta a perfezione sia già la filosofia riassorbita . La medesima tendenza giustifica quella dicitura di filosofia scientifica , che altrimenti sarebbe d ' un risibile barocchismo . Se cotesta espressione può mai aver un riscontro pratico di evidenza probativa , gli è proprio nel materialismo storico , come fu nella mente e negli scritti di Marx . Ivi la filosofia è tanto nella cosa stessa , e in essa e con essa rifusa , che il lettore di quegli scritti ne prova l ' effetto , come se il filosofare non sia se non la funzione stessa del procedere scientificamente . Devo io qui stare a fare delle confessioni ; o mi tocca solo di limitarmi a discorrer con voi obiettivamente , su quei punti che possono riavvicinarci negli intenti ? Se io dovessi fermarmi alle espressioni aforistiche , che son proprie della confessione , io direi così : - a ) l ' ideale del sapere deve esser questo , che in esso cessi la opposizione fra scienza e filosofia ; - b ) ma , come la scienza ( empirica ) è in continuo divenire , e si moltiplica così nella materia come nei gradi , differenziando in pari tempo gl ' ingegni che i singoli rami ne coltivano , e d ' altra parte s ' è accumulata e s ' accumula di continuo sotto al nome di filosofia la somma delle cognizioni metodiche e formali ; - c ) così la opposizione tra scienza e filosofia si mantiene e si manterrà , come termine e momento sempre provvisorio , per indicare appunto , che la scienza è di continuo in sul divenire , e che in cotesto divenire entra per non poca parte l ' autocritica . Basta guardare a Darwin per intendere quanto occorra di proceder cauti nell ' affermare , che la scienza dell ' ora presente sia per se stessa la fine della filosofia . Darwin ha di certo rivoluzionato il campo delle scienze dell ' organismo , e con esse l ' intera concezione della natura . Ma in Darwin stesso non fu la coscienza completa della portata delle sue scoverte : egli non fu il filosofo della sua scienza . Il darwinismo , come nuova visione della vita , e quindi della natura , e di qua dalla persona e dagl ' intenti dello stesso Darwin . Viceversa alcuni volgarizzatori del marxismo hanno spogliato questa dottrina della filosofia che le è immanente , per ridurla ad un semplice aperçu del variare delle condizioni storiche per il variare delle condizioni economiche . Osservazioni così semplici bastano per persuaderci , che se noi possiamo affermare , che la scienza arrivata a perfezione è già la filosofia , ossia che questa non significhi se non l ' ultimo grado della elaborazione dei concetti ( Herbart ) , noi non dobbiamo , con l ' enunciazione di tale postulato , autorizzar nessuno a parlare con dispregio di ciò che in senso differenziato chiamasi la filosofia , come non dobbiamo dare a credere a tutti gli scienziati , che , a qualunque grado dello sviluppo mentale si arrestino , essi sian di già i trionfatori o gli eredi di quella bagattella che fu la filosofia . E voi , perciò , non avete posta una questione che possa dirsi oziosa , mentre chiedete , a un di presso : - con quale animo il cultore del materialismo storico guarderà la rimanente filosofia ? VI . Roma , 28 maggio '97 Nella biografia scientifica dei due nostri grandi autori c ’ è una lacuna . Nel 1847 una loro opera viaggiava per la stamperia ; ma rimase poi inedita per ragioni accidentali ( ) . In quel libro , che è rimasto un semplice manoscritto , e che , per quanto io sappia , non fu visto dappoi da nessun altro dagli autori in fuori ( ) , essi , come se facessero un esame di coscienza , fissarono la loro veduta nel campo filosofico , a raffronto delle altre correnti contemporanee . Che cotesto esame fosse fatto in relazione principalmente ai derivati dell ' hegelismo , e al contraccolpo materialistico di esso nella dottrina di Feuerbach , non v ' è dubbio alcuno . Oltre alle ragioni generali del movimento filosofico del tempo , stanno in favore di questa opinione i brani di articoli di giornali e di riviste , che , come reliquie del Marx polemista d ' allora , furon di recente pubblicati dallo Struve nella “ Nene Zeit ” . Ma quale era la complessiva posizione mentale dei due scrittori ? quale era il loro orizzonte bibliografico ? quale atteggiamento assumevano verso gli altri fermenti della scienza , che son poi fioriti in tante rivoluzioni , così nel campo della filosofia naturale , come in quello della filosofia storica , e quale notizia vi aveano essi ? A tutte coteste domande non è dato di rispondere adeguatamente . Si capisce , del resto , che , se a nessuno può rincrescere d ' aver pubblicato da giovane degli scritti , che da vecchio non scriverebbe a quel modo , il non averli pubblicati a suo tempo è grave impedimento agli autori stessi per tornarci su ; cosicché Engels diceva , che quell ' opera avesse in fondo prodotto tutto l ' effetto suo : fissare , cioè , l ' orientazione di quelli che la scrissero . E poi dopo di quel tempo , presa che ebbero la loro via , i due autori non scrissero più di filosofia nel senso differenziato della parola ( ) . Non solo le loro occupazioni di agitatori pratici , di pubblicisti , e d ' intesi a seguire il movimento proletario , influendo sopra di esso , ma la stessa vocazione mentale loro li distoglieva dal mestiere di filosofi en titre . Sarebbe per ciò cosa vana l ' andar passo passo ricercando che opinione si facessero essi , nei loro studii e letture , dei nuovi portati della scienza , in quanto questi venivano o non venivano a recar sussidio al nuovo indirizzo di filosofia storica da loro escogitato . Certo che nella psicologia , come s ' è da ultimo svolta , nell ' acuito criticismo nel campo della filosofia professionale , nella scuola dell ' economia storica , nel darwinismo , così nel senso specifico come nel senso lato , nella cresciuta tendenza alla storicità nel considerare i fenomeni naturali , nelle scoverte della preistoria delle istituzioni , e nella inclinazione sempre più forte verso la filosofia della scienza , ci è dato di riconoscere come dei sussidii e come dei casi analogici al prodursi del materialismo storico . Ma sarebbe cosa ridicola il voler misurare alla stregua di ciò che è debito d ' un redattore d ' una “ Rivista critica " , che è la bibliografia all ' opera , o del professore che sciorina agli scolari le impressioni successive delle sue lettere , il lavoro di assimilazione della scienza contemporanea , che potean fare , o effettivamente fecero , quei due pensatori , i quali disponevano d ' un così specifico e specificato angolo visuale , e aveano nel materialismo storico un individuato istrumento di ricerca e di riduzione . E in ciò consiste , del resto , ciò che chiamiamo la originalità ; e fuori di tali confini questa parola significherebbe l ' assurdo . Non scrivendo più di filosofia , nel senso professionalmente differenziato e differenziale , finiron per essere i più perfetti esemplari di quella filosofia scientifica , che per molti è un semplice pio desiderio , per altri è un mezzo di spiattellare in nuova dicitura fraseologica le ovvie cognizioni della scienza empirica , alcune volte è una forma generica di razionalismo , e al postutto non è possibile , se non a chi entri nei particolari della realtà con la penetrazione che è propria di un metodo genetico inerente alle cose . Engels da ultimo scriveva : “ Dal momento che per ogni scienza diventa una necessità il venire in chiaro su la sua propria posizione nell ' insieme delle cose e della conoscenza delle cose , la scienza speciale dell ' insieme diventa superflua . Ciò che della filosofia , svoltasi fino ad ora , rimane tuttora come per sé stante , gli è la dottrina del pensiero e delle sue leggi - la logica formale e la dialettica . Tutto il resto si risolve nella scienza positiva della natura e della storia ” ( ) . Agli eruditi , ai ricercatori di tèmi per dissertazione , ai dottori novellini , tutto è possibile . Come han messo assieme l ' etica di Erodoto , la psicologia di Pindaro , la geologia di Dante , l ' entomologia di Shakespeare e la pedagogica di Schopenhauer , così a fortiori , e a più giusto titolo , potrebbero scrivere della logica del Capitale , anzi costruire un insieme della filosofia di Marx , tutta specificata e spartita secondo le sacramentali rubriche della scienza professionale . Question di gusti ! - io che , per esempio , preferisco l ' ingenuità di Erodoto e la poderosità di Pindaro alla erudizione che ne stemperi gli unitarii prodotti in amminicoli di postuma analisi , lascio volentieri al Capitale la integralità sua , a produrre la quale concorrono organicamente tutte le nozioni e conoscenze , che allo stato differenziato han nome di logica , di psicologia , di sociologia , di diritto e di storia nel senso ovvio ; - e ci concorre anche quella singolare flessibilità e flessuosità del pensiero , che è la estetica della dialettica . Rimane per ciò quel libro , e rimarrà sempre , analizzabile sì nei particolari , ma inafferrabile nell ' insieme , per gli empiristi puri , per gli scolasticisti dalle definizioni nette e non convertibili nel flusso del pensiero , per gli utopisti d ' ogni maniera , e soprattutto per gli utopisti del liberismo e pei libertarii , che sono , dal più al meno , anarchisti senza saperlo . Immergersi nel concreto delle correlatività sociali e storiche gli è cosa per molti intelletti di una difficoltà quasi insuperabile . Invece di pigliare l ’ insieme sociale , come un dato in cui geneticamente si svolgono delle leggi , le quali sono relazioni di movimento , molti han bisogno di rappresentarsi delle cose fisse , per es . , l ' egoismo di qua , l ' altruismo di là , e così via . Il caso caratteristico è quello dei moderni edonisti . Non si arrestano alla compagine sociale , come al dato specifico della dottrina economica , ma risalgono ai giudizi di valutazione , come alla premessa ( logico - psicologica ) della Economica . In questi giudizii trovano una scala , e studiano ( per la più parte in forma tipica ed ipotetica ) i gradi di essa ; come chi studiasse nell ' estetica formale i soli gradi del compiacimento . Di fronte a tali valutazioni ( o gradi dell ' apprezzamento del bisogno ) stanno le cose , che sono i beni ; e queste cose vengono esaminate nella loro relazione con gli apprezzamenti , tenuto conto della loro quantità disponibile ed acquisibile , il che determina per esse la qualità di valori , il limite dei valori ed il valore - limite . Costituita così la posizione astratta e generica della economicità , indifferentemente , così per le cose di cui la natura ci è prodiga , come per quelle che costano agli uomini il sudore della fronte ( e l ' ingrato lavoro della storia ) , la povera economia ovvia e comune , ossia la economia della convivenza che ci è familiare , e su la quale si sono travagliati i teoretici di scuola classica , e i critici del socialismo , diventa come un caso particolare di un ' algebra universalissima . Il lavoro , che per noi è il nerbo stesso del vivere umano , ossia l ' uomo stesso che si svolge , diventa in cotesta veduta , o lo sforzo per evitare una pena , o la minor pena . In cotesta astratta atomistica delle conazioni , degli apprezzamenti e delle quantità di beni , non si sa più che cosa sia la storia , e il progresso si risolve in una mera parvenza . Se mai occorresse di formulare , non sarebbe fuori di luogo il dire , che la filosofia implicita al materialismo storico è la tendenza al monismo ; - e uso la parola tendenza , accentuandola . Dico tendenza , e aggiungo tendenza critico - formale . Non si tratta già , insomma , di tornare alla intuizione teosofica o metafisica della totalità del mondo , come se noi , per atto di cognizione trascendente , giungessimo issofatto alla visione della sostanza a tutti i fenomeni e processi sottostante . La parola tendenza esprime precisamente l ' adagiarsi della mente nella persuasione , che tutto è pensabile come genesi , che il pensabile , anzi , non è che genesi , e che la genesi ha i caratteri approssimativi della continuità . Ciò che differenzia cotesto senso della genesi dalle vaghe intuizioni trascendentali ( per es . , Schelling ) è il discernimento critico , e quindi il bisogno di specificare la ricerca : ossia il riavvicinamento all ' empirismo per ciò che concerne il contenuto del processo , e la rinuncia alla pretesa di recarsi in mano lo schema universale di tutte le cose . I volgari evoluzionisti fanno così : afferrata la nozione astratta del divenire ( evoluzione ) , ci caccian dentro ogni cosa , dal concretarsi della nebulosa alla fatuità loro . Così facevano i ripetitori di Hegel , col ritmo soprastante e perpetuo , della tesi , antitesi e sintesi . Ragione precipua dell ' accorgimento critico , col quale il materialismo storico corregge il monismo , è questa : che esso parte dalla praxis , cioè dallo sviluppo della operosità , e come è la teoria dell ' uomo che lavora , così considera la scienza stessa come un lavoro . Porta infine a compimento il senso implicito alle scienze empiriche ; che noi , cioè , con l ' esperimento ci riavviciniamo al fare delle cose , e raggiungiamo la persuasione , che le cose stesse sono un fare , ossia un prodursi . Il brano dell ' Engels citato più innanzi potrebbe , però , dar luogo a delle curiose illazioni ; come chi si pigliasse tutta la mano , quando altri gli ha offerto il dito . Dato ed ammesso , che la logica e la dialettica continuino a sussistere come per sé stanti , non può esser questa , si direbbe , occasione propizia a rimettere a novo tutta la enciclopedia filosofica ? Rifacendo , a parte a parte , e per ogni singolo ramo di scienza , il lavoro di astrazione degli elementi formali che vi sono impliciti , si riesce a scrivere dei vasti e comprensivi sistemi di logica , come son quelli esemplari del Sigwart e del Wundt ; le quali , in verità , son delle vere enciclopedie della dottrina dei principii del sapere . Ora se è questo il desiderio dei filosofi professionali , stiano pur tranquilli , che le loro cattedre non saranno abolite . La division del lavoro nel campo intellettuale si presta praticamente a molte combinazioni . Se c ' è chi voglia compendiare in forma schematica i principii , coi quali noi ci rendiamo conto di un determinato gruppo di fatti , per es . , di un determinato ordinamento giuridico , nulla osta che egli cotesta disciplina ( ) chiami scienza generale del diritto o anche , se gli piace , filosofia del diritto , purché si rammenti che riduce a sistema ( empirico ) un ordine di fatti storici ; ossia che coglie una categoria storica come il divenuto del divenire . Tendenza ( formale e critica ) al monismo , da una parte , virtuosità a tenersi equilibratamente in un campo di specializzata ricerca , dall ' altra parte : - ecco il resultato . Per poco che s ' esca da questa linea , o si ricade nel semplice empirismo ( la nonfilosofia ) , o si trascende alla iperfilosofia , ossia alla pretesa di rappresentarsi in atto l ' Universo , come chi ne possedesse la intuizione intellettuale . Leggete , di grazia , se non l ' avete già letta , la conferenza di Haeckel sul monismo , che fu volgarizzata in Francia da un appassionato darwinista della sociologia ( ) . In quell ' insigne scienziato si confondono tre attitudini diverse : una maravigliosa capacità alla ricerca e dichiarazione dei particolari , una profonda elaborazione sistematica dei particolari appurati , e una poetica intuizione dell ' Universo , che pur essendo della immaginazione , alcune volte pare della filosofia . Ma mettere voi , illustre Haeckel , tutto l ' Universo , dalle vibrazioni dell ' etere alla formazione del cervello ; ma che dico del cervello , anzi giù giù , dopo questo , dalle origini dei popoli e degli stati e dell ' etica fino ai tempi nostri , compresi i principotti protettori della vostra Università di Iena , ai quali fate le riverenze , in sole 47 pagine in-8° , è cosa superiore per fino all ' eccellenza dell ' ingegno vostro ! Non vi sovviene forse di quei tanti buchi , che l ' Universo presenta anche alla provetta scienza nostra : o avete a casa un grande armadio pieno di quei berretti da notte , che Heine dicea usassero gli hegeliani a covrire quei buchi ? O non vi ricordate di cosa che dovrebbe più direttamente scottarvi : quel tale batibio , che prese nome da voi in una scoverta dell ' Huxley , che era poi , viceversa , un solenne qui - pro - quo ? Dunque , tendenza al monismo , ma al tempo stesso coscienza precisa della specialità della ricerca . Tendenza a fondere scienza e filosofia , ma , medesimamente , continuata riflessione su la portata e sul valore di quelle forme del pensiero , che usiamo in concreto , e che pur possiamo distaccar dal concreto , come accade nella logica stricto jure , e nella teoria generale della conoscenza ( che voi chiamate metafisica ) . Pensare in concreto , e pur poter riflettete in astratto su i dati e su le condizioni della pensabilità . La filosofia c ' è e non c ' è ( ) . Per chi non c ’ è ancora arrivato , essa è come il di là dalla scienza . E per chi c ’ è arrivato , essa è la scienza condotta a perfezione . Oggi , come in passato , noi possiamo scrivere , su i dati astratti da una determinata esperienza , dei trattati per es . , di etica o di politica , e possiamo dare alla trattazione tutta la perspicuità del sistema : purché ci ricordiamo di questo , che le premesse cioè si ricollegano geneticamente ad altro ; purché non cadiamo nella illusione ( metafisica ) di considerare i principii come degli schemi ab aeterno , ossia come le sopraccose delle cose dell ' esperienza . A questo punto nulla c ' impedisce di enunciare una formula come la seguente : tutto il conoscibile può essere conosciuto ; e tutto il conoscibile sarà , all ' infinito , realmente conosciuto ; e di là dal conoscibile , a noi , nel campo della conoscenza , non importa nulla di null ' altro . Questo generico enunciato , nel suo aspetto pratico , si riduce a dire : che la conoscenza tanto importa per quanto ci è dato di realmente conoscere , e che è una mera fantasticheria l ' ammettere , che la mente riconosca , come esistente in atto un ' assoluta differenza tra il limitato conoscibile e ciò che è per sé inconoscibile : - un inconoscibile , che io dichiaro di conoscere come inconoscibile ! Come fate voi , von Hartmann , a bazzicare da tanti anni con l ' Inconsapevole , che voi così consaputamente vedete operare ; e voi , signor Spencer , a manovrate di continuo col riconoscimento dell ' Inconoscibile , che in fondo voi in qualche modo sapete , se ne fate il limite del conoscibile ? In fondo a cotesta fraseologia dello Spencer si cela il dio del catechismo ; - c ’ è , insomma , il residuo di una iperfilosofia , che rassomiglia , come la religione , al culto di quell ' ignoto , che , in uno e medesimo tempo si dichiara ignoto , e pur si afferma di conoscere in certa guisa facendone oggetto di riverenza . In tale stato d ' animo la filosofia è ridotta allo studio dei fenomeni ( parvenze ) , e il concetto di evoluzione non implica punto che la realtà stessa divenga . Per il materialismo storico il divenire , ossia l ' evoluzione , e invece reale , anzi è la realtà stessa ; come è reale il lavoro , che è il prodursi dell ' uomo , che ascende dalla immediatezza del vivere ( animale ) alla libertà perfetta ( che è il comunismo ) . In questa inversione pratica del problema della conoscibilità , noi ci rechiamo interamente in mano la scienza , in quanto essa è il fatto nostro . Una nuova vittoria sul feticcio ! Il sapere è per noi un bisogno , che empiricamente si produce , si raffina , si perfeziona , si corrobora di mezzi e di tecnica , come ogni altro bisogno . Noi via via conosciamo ciò che ci occorre di conoscere . L ' esperimentare è un crescere ; e ciò che chiamiamo il progresso dello spirito , non è se non un accumularsi di energie di lavoro . In cotesto prosaico assunto si risolve quell ' assolutezza della conoscenza , che era per gli idealisti un postulato di ragione , o una argomentazione ontologica ( ) . Quella tal cosa ( così detta in sé ) , che non si conosce , né oggi , né domani , che non si conoscerà mai , e che pur si sa di non poter conoscere , non può appartenere al campo della conoscenza , perché non si dà conoscenza dell ’ inconoscibile . Se un simile assunto entra nella cerchia della filosofia , gli è perché la coscienza del filosofo non è tutta fatta di scienza , ma consta ancora di tanti altri elementi sentimentali ed affettivi , da cui , sotto l ’ impulso della paura , e per tramite della fantasia e del mito , si generano combinazioni psichiche , le quali , come in passato impedirono lo sviluppo della cognizione razionale , così ora adombrano il campo del sapere meditato e prosaico . Pensiamo alla morte . Essa è teoricamente insita alla vita . La morte , che pare così tragica negli individui complessi , che alla comune intuizione appariscono come i veri e proprii organismi , è immanente agli elementi primissimi della sostanza organica , per la estrema labilità e per la circoscritta plasticità del protoplasma . Ma tutt ' altro è la paura della morte - ossia l ' egoismo del vivere ! E così è di tutte le altre affettività e tendenze passionali , che , nelle loro derivazioni mitiche , poetiche e religiose , gettarono , gettano e getteranno in varia proporzione le ombre loro sul campo della coscienza . La filosofia dell ' uomo puramente teoretico che tutte le cose contempli sotto l ' aspetto del proprio esser loro , gli è come il tentativo di far passare il pensiero astratto su tutto il campo della coscienza , senza che v ' incontri , né deviazioni , né attriti . Ecco Baruch Spinoza , il vero eroe del pensiero , che se stesso contempla in quanto gli affetti e le passioni , a guisa di forze della interiore meccanica , gli si trasmutano in obietti di considerazione geometrica ! En attendant che in una futura umanità di uomini quasi trasumanati , l ' eroismo di Baruch Spinoza divenga la virtù minuscola di tutti i giorni , e che i miti , la poesia , la metafisica e la religione non ingombrino più il campo della coscienza , contentiamoci che fino ad ora , e per ora , la filosofia , così nel senso differenziato , come nell ' altro , sia servita quale istrumento critico e serva , per rispetto alla scienza , a mantenere la chiaroveggenza dei metodi formali e dei procedimenti logici , e per rispetto alla vita a diminuire gl ' impedimenti che all ' esercizio del libero pensiero frappongono le fantastiche proiezioni degli affetti , delle passioni , dei timori e delle speranze ; ossia giovi e serva , come direbbe precisamente Spinoza , a vincere l ' imaginatio e l ' ignorantia . VII . Roma , 16 giugno '97 Mi capita un bel caso . Mentre pareami di non esser venuto al termine ancora di queste mie epistole , m ' è toccato di dover discorrere delle stesse precise cose , delle quali mi vado intrattenendo con voi , in altro luogo , in altra forma , e d ' animo men lieto . In uno degli ultimi numeri della “ Critica Sociale ” apparve una specie di messaggio , che il signor Antonio De Bella , sociologo calabrese , dirigeva contro quei socialisti esclusivi , che per ogni cosa ed in ogni questione , a quel che dice lui , se ne stanno al verbo di Marx . Il De Bella ha mancato di farci sapere , se il Marx , cui quelli che tartassa s ' appellano , sia il genuino , o un altro così per dire alterato , o a dirittura inventato , un Marx biondo , o che so io altro . Il fatto è che m ' ha concesso l ' onore di metterci anche me nel branco di cotesti ostinati , cui rivolge i suoi moniti e i suoi consigli , perché si completino d ' altra più vasta coltura sociologica e naturalistica . Cita invero il solo mio nome , senza dire a quale mio scritto , detto o fatto intenda di richiamarsi : e poi giù un pochino del solito catechismo della sociologia intinta di darwinismo , con la inevitabile filastrocca di tanti nomi di autori . Credetti opportuno di rispondere ; un po ' per dire sommariamente , come il socialismo scientifico non si trovi poi tanto a mal partito , da aver proprio bisogno di certi consigli ; per mostrare , che i complementi suggeriti dal De Bella , o sono i sottintesi , o sono il contrario del marxismo ; e soprattutto perché , trovandomi da un pezzo in qua in vena di conversare con voi di socialismo e di filosofia , m ' è parso opportuno di fissare con note ad hominem parecchie delle considerazioni critiche , che vado svolgendo tête - à - tête con voi , con una certa tal quale bizzarria di forma . Vi mando la mia risposta , come è apparsa nella “ Critica Sociale ” di ieri . E anche questa è una lettera ; e , sebbene non sia diretta a voi , potete metterla nella collezione , come se facesse seguito . Completa e riassume le altre , con qualche leggera e scusabile ripetizione . Questa lettera extra , che indirizzavo al direttore della “ Critica Sociale ” , non è dolce di sale . Non la scrissi proprio con l ' intenzione di far cosa grata al signor De Bella . C ' è del cattivo umore . Forse questo umor di critica rivelante amarezza m ’ è venuto dal fatto , che , standomene io con la mente rivolta allo studio di questo grave problema dei rapporti del materialismo sociale col rimanente della intuizione scientifica contemporanea , m ' è parso che i consigli del signor De Bella , - che del resto non stava a spiare quel che io vado scrivendo a voi , - fossero , per lo meno quanto a me , inopportuni ; se non altro perché non avrei la fantasia di chiedergliene . Roma , 5 giugno '97 Caro Turati , Non mi è ben chiaro se il De Bella , nominandomi , parli proprio di me . Sarei anzi inclinato a credere , che egli rivolga la sua tirata a un mannequin di sua fattura , al quale abbia , commoditatis causa , appiccicato il nome mio . Comunque sia , dal momento che mescola il mio nome alle sue meditazioni , io non posso a meno di aggiungere alla vostra una nuova postilla . Com ' è risaputo , io entrai esplicitamente e pubblicamente nelle vie del socialismo solo dieci anni fa ( ) . Dieci anni sono un tratto di tempo non veramente lungo nella mia esistenza fisica , giacché ne conto ormai quattro oltre il mezzo secolo ; ma sono un tratto a dirittura breve nella mia vita intellettuale . Prima , insomma , di diventar socialista , io avevo avuto inclinazione , agio e tempo , opportunità ed obbligo d ' aggiustar le mie partite ed i miei conti col darwinismo , col positivismo , col neokantismo , e con quanto altro di scientifico si è svolto intorno a me , e ha dato a me occasione di svolgermi tra i miei contemporanei , poiché tengo cattedra di filosofia all ' Università dal 1871 , e per l ' innanzi ero stato studioso di ciò che occorre per filosofare . Volgendomi al socialismo , non ho chiesto a Marx l ' abicì del sapere . Al marxismo non ho chiesto , se non ciò ch ' esso effettivamente contiene : ossia quella determinata critica dell ' economia che esso è , quei lineamenti del materialismo storico che reca in sé , quella politica del proletariato che enuncia o preannuncia . Non chiesi al marxismo nemmeno la conoscenza di quella filosofia , che esso suppone , e , in un certo senso , continua , superandola per inversione dialettica ; ed è l ' hegelismo , che rifioriva appunto in Italia nella mia gioventù , e nel quale io m ’ ero come allevato . Manco a farlo a posta , la mia prima composizione filosofica , in data del maggio 1862 , è una : Difesa della dialettica di Hegel contro il ritorno a Kant iniziato da Ed . Zeller ! Per intendere il socialismo scientifico non mi occorreva , dunque , di avviarmi per la prima volta alla concezione dialettica , evolutiva o genetica , che dir si voglia , essendo io vissuto sempre in cotesto giro di idee , da che pensatamente penso . Aggiungo anzi , che , mentre il marxismo non mi tornava punto difficile nei suoi lineamenti intrinseci e formali , in quanto metodo di concezione , mi tornava invece di faticosa acquisizione nel suo proprio contenuto economico . E mentre io andavo facendo , nel miglior modo che mi fu possibile , cotesta acquisizione , non era né dato né permesso a me di confondere la linea di sviluppo che è propria del materialismo storico , ossia il senso che ha qui in questo caso concreto l ' evoluzione , con quella , direi quasi , malattia cerebrale , che da anni già ha invaso i cervelli di quei molti italiani , che parlano ora di una Madonna Evoluzione , e l ' adorano . Che mi chiede , dunque , il De Bella ? Che io , a guisa di giovane seminarista , pur mo svestito , ritorni a scuola ! O vuole ch ' io mi faccia ribattezzare da Darwin , riconfermare da Spencer , reciti poi la confessione generale innanzi ai compagni , e mi prepari a ricevere da lui l ' estrema unzione ? Per quieto vivere lascerei correre tutto il resto ; ma contro all ' appello alla coscienza dei compagni protesto recisamente . I compagni rigidi e perfino tirannici per ciò che si attiene alla condotta politica del partito in una certa misura e in date condizioni , li ammetto . Ma i compagni che abbiano autorità di pronunziare da arbitri in fatto di scienza .. - solo perché compagni ... via , la scienza non sarà messa ai voti mai , nemmeno nella cosiddetta società futura ! O vuole una più modesta cosa , che io , cioè , affermi e giuri che il marxismo non è la scienza universale , e che gli oggetti che contempla non sono l ' Universo ? Concedo subito . E sfido che io possa non concedere . Mi basta di ricordarmi dell ' orario della Università , e dei moltissimi corsi che enumera . Anzi concedo ancora di più . Ecco qua : “ Questa dottrina non è se non agl ’ inizii suoi , ed ha bisogno ancora di molto sviluppo ” ( Del materialismo storico , cap . I ) ( ) . Difatti , ciò che tormenta il De Bella e tanti altri , gli è appunto la caccia alla universale filosofia , nella quale il socialismo possa poi essere bene allogato , come la parte nella visione del tutto . S ' accomodino ! La carta è paziente : così dicono gli editori tedeschi agli autori novellini . Ma non posso risparmiarmi due avvertenze . La prima è , che nessun sofo di questo mondo riuscirebbe mai a darci l ' idea dell ' universa filosofia in due colonne della “ Critica Sociale " . La seconda è affatto personale . Sono venti anni ormai che io ho in uggia la filosofia sistematica , e come cotesta disposizione d ' animo mi ha reso più accessibile al marxismo che è uno dei modi nei quali lo spirito scientifico si è liberato dalla filosofia come per sé stante , cosi è causa della mia inveterata diffidenza per lo Spencer filosofo , che nei Primi Principii ci ha ridata una schematica del cosmo . E qui occorre che citi me stesso : “ Io non ero venuto in questa università , ventitré anni fa , qual rappresentante di una ortodossia filosofica , né da escogitatore di novello sistema . Per le fortunate contingenze della mia vita , io avevo fatta la mia educazione sotto l ' influsso diretto e genuino dei due grandi sistemi , nei quali era venuta al termine suo la filosofia , che oramai possiamo chiamare classica ; e ossia dei sistemi di Herbart e di Hegel , nei quali era arrivata all ' estremo delle conseguenze l ' antitesi tra realismo e idealismo , tra pluralismo e monismo , tra psicologia scientifica e fenomenologia dello spirito , tra specificazione dei metodi ed anticipazione di ogni metodo nella onnisciente dialettica . Già la filosofia di Hegel avea messo capo nel materialismo storico di Carlo Marx , e quella di Herbart nella psicologia empirica , che , a date condizioni , e dentro certi limiti , è anche sperimentale , comparata , storica e sociale . Eran quelli gli anni , nei quali , per la intensiva ed estensiva applicazione del principio dell ' energia , della teoria atomica e del darwinismo , e col ritrovamento delle accertate forme e condizioni della fisiologia generale , si rivoluzionava a vista d ' occhi tutta la concezione della natura . E in pari tempo , l ' analisi comparativa delle istituzioni , in concorrenza con la linguistica e con la mitologia comparata , e poi la preistoria tutta , e , da ultimo , la economia storica , rovesciavano la più parte delle posizioni di fatto e delle ipotesi formali , su le quali , e per le quali , si era per l ' innanzi filosofato sul diritto , su la morale e su la società . I fermenti del pensiero , quei fermenti che sono impliciti nelle nuove o nelle rinnovate scienze , non accennavano , come non accennano ancora , allo sviluppo di una novella sistematica filosofica , che tutto il campo della esperienza contenga e domini . Passo sopra alle filosofie di privato uso ed invenzione , com ’ è il caso dei Nietzsche e dei von Hartmann , e mi risparmio ogni critica di questi pretesi ritorni ai filosofi di altri tempi ( ) , che dànno per resultato una filologia in cambio della filosofia , com ' è accaduto dei neokantiani . Mi soffermo a notare il quasi inverosimile equivoco verbale , per il quale molti ingenuamente , e specie in Italia , confondono senz ' altro quella specificata filosofia , che è il positivismo , col positivo , ossia col positivamente acquisito nella interminabile nuova esperienza naturale e sociale . A costoro capita , per es . , di non saper distinguere nello Spencer , ciò che è merito incontrastabile in lui , d ' aver cioè concorso a formare la fisiologia generale , da ciò che è impotenza in lui a spiegare un solo fatto storico concreto per mezzo della sua sociologia del tutto schematica . A costoro accade di non distinguere , nello stesso Spencer , ciò che è dello scienziato da ciò che è del filosofo ; il quale , giuocando di scherma con le categorie dell ' omogeneo , dell ’ eterogeneo , dell ' indistinto , e del differenziato , del conosciuto e dell ' inconoscibile , è anche lui un trapassato : è , cioè , a volte un kantiano inconsapevole e a volte un Hegel in caricatura . L ' ordinamento della Università deve anch ' esso spiccatamente riflettere lo stato attuale della filosofia , che ormai consiste nella immanenza del pensiero nel realmente saputo ; e , cioè , consiste nell ' opposto di ogni anticipazione del pensiero sul saputo , per via della teologica o metafisica escogitazione ” ( L ' Università e la libertà della scienza , Roma 1897 , pp . 15 , 16 e 17 ) ( ) . Al postutto poi cotesta filosofia , dirò così , vagheggiata dal De Bella , non sarebbe , in fondo , se non una riedizione della triunità Darwin - Spencer - Marx , messa in giro con tanta suggestione di eloquenza , ma con tanto poca fortuna ( ) , or son tre anni già , da Enrico Ferri . Ebbene , caro Turati , io voglio fare onestamente la parte dell ' avvocato del diavolo , e riconosco , che in coteste incerte aspirazioni alla filosofia del socialismo , ( e poco manca , alcuni non credano che debba essere una specie di filosofia a privato uso dei soli socialisti ) e perfino nei molti spropositi che qua e là si vanno dicendo , c ' è un nocciolo di sentimento giusto , che risponde ad un reale bisogno . Molti di quelli che in Italia si dànno al socialismo , e non da semplici agitatori , conferenzieri e candidati , sentono che è impossibile di farsene una persuasione scientifica , se non riallacciandolo per qualche via o tramite alla rimanente concezione genetica delle cose , che sta più o meno in fondo a tutte le altre scienze . Di qui la mania che è in molti , di cacciar dentro al socialismo tutta quella rimanente scienza di cui più o meno essi dispongono . Di qui i molti spropositi e le molte ingenuità , in fondo sempre spiegabili . Ma di qui anche un grave pericolo ; che , cioè , molti di cotesti intellettuali dimentichino che il socialismo ha il suo fondamento reale soltanto nella presente condizione della società capitalistica , e in ciò che il proletario e il rimanente popolo minuto possono volere e fare ; - che per opera degli intellettuali Marx divenga un mito ; - e che , mentre essi discorrono , dall ' alto al basso e dal basso all ' alto , tutta la scala dell ' evoluzione , da ultimo in un non lontano congresso di compagni si metta ai voti questo filosofema : il primo fondamento del socialismo è nelle vibrazioni dell ' etere ( ) . Per ciò mi spiego le ingenuità del De Bella . Se Marx fosse ancora vissuto ! Già si capisce : essendo nato il 5 maggio 1818 , ed essendo morto il 14 marzo 1883 , poteva umanamente vivere ancora ; e , vivendo - direi io – avrebbe portato a compimento il III volume del Capitale , che c ’ è rimasto così sgangherato e così oscuro . Nossignore , dice De Bella , sarebbe diventato materialista . Ma santi numi ; se era tale dal 1845 , e per ciò venne in uggia agli ideologi radicali di sua conoscenza ! E oltre che materialista sarebbe diventato anche positivista . Il positivismo ! Nella volgare cronologia cotesto nome designa la filosofia di Comte e suoi seguaci . Ora questa avea idealmente tirate le cuoia , già prima che Marx fisicamente morisse . Che bel vedere : il materialismo - il positivismo - e la dialettica in santissima trinità ! E poi , che altro bel vedere ; il papato scientifico del Comte riconciliato con la indefinita progressività del materialismo storico , che risolve il problema della conoscenza in opposizione ad ogni altra filosofia , ed enuncia : - non esserci limitazione fissa , né a priori né a posteriori , alla conoscibilità , perché nell ' indefinito processo del lavoro , che è esperienza , e dell ' esperienza , che è lavoro , gli uomini conoscono tutto ciò che fa bisogno ed è utile di conoscere ( ) . Quel Comte , che proclamava chiuso per sempre il ciclo della fisica e dell ' astronomia , proprio nel momento in cui si ritrovava l ' equivalente meccanico del calore , e pochi anni innanzi alla strepitosa scoverta dell ' analisi spettrale ; quel Comte , che nel 1845 dichiarava assurda la ricerca circa l ' origine della specie ! Ma il materialismo storico , continua De Bella , ha da contemplarsi con la preistoria ! E qui il diavolo ci mette proprio la coda . L ' Ancient Society del Morgan , pubblicata in America e giunta in Europa in pochi esemplari con la ditta Mac - Millan di Londra ( 1877 ) , fu messa come sotto sequestro dalla spietata lega del silenzio fattavi attorno dagli etnografi inglesi , o invidi , o paurosi . I resultati delle ricerche del Morgan circolarono però per il mondo precisamente per mezzo del libro dell ' Engels , che s ' intitola : Della origine della famiglia , della proprietà privata e dello stato ( I ° ediz . 1884 , 4° ediz . 1891 ) , che è al tempo stesso recensione , esposizione e complemento del testo , e reca in sé la tentata ricongiunzione di Morgan e di Marx . E che dice Engels di Morgan ? – “ aver questi novellamente scoverto il materialismo storico , nella assoluta ignoranza di quanto Marx ne avesse scritto ” ; e quale fu l ’ occasione del libro ? - il desiderio di mettere a profitto le note e le glosse lasciate da Marx ! Via , la volgare cronologia è qualcosa di assai importante ... anche pei socialisti . E torniamo pure all ' inevitabile Spencer . Chi è mai , che , fuori d ' Italia , si sia permesso di aggiudicarlo al socialismo ? È forse lo Spencer un filosofo dell ’ altro mondo ? Di lui e sopra di lui si può leggere ora in tutte le lingue , non esclusa quella dell ' ammodernato Giappone . Né pecca di oscurità : anzi agli occhi miei , che amo la succosa brevità , pecca di prolissa e di minuziosa popolarità . Il primo scritto di lui che si conosca reca la data del 1843 . Eravamo , si noti bene , nel più forte dell ' agitazione cartista . Quello scritto s ' intitola : Della sfera propria dello stato . Spencer fu alle viste di tutto il mondo come ammirato collaboratore dell ' ” Economist ” , della “ Westminster ” e della “ Edinburg Review ” ; e notiamo nuovamente le date , precisamente negli anni significativi dal 1848 al '59 . Chi mai si è fatto illusioni in Inghilterra sul senso e sul valore delle sue vedute sociali e politiche ? La Statica sociale apparve nel '51 , la Psicologia ( l ° ediz . ) nel '55 , il Trattato sulla educazione nel '61 , la l ° edizione dei Primi principii nel '62 , la Classificazione delle scienze nel '64 , la Biologia dal '64 al '67 , per non dire dei minori Saggi , e tra questi notevolissimi l ' Ipotesi dello sviluppo ( 1852 ) , la Genesi della scienza ( 1854 ) , e il Progresso e la sua legge ( 1857 ) . E qui chiudo la filastrocca per arrestarmi alle pubblicazioni che precedono il I ° volume del Capitale ( 25 luglio 1867 ) . Non occorreva invero il genio di Marx per scorgere in tali scritti ciò che ero in grado di scorgervi io , da semplice studioso della filosofia , già 30 anni fa : che , cioè , la dottrina dell ' evoluzione che vi si enuncia è schematica e non empirica , che quella evoluzione lì è fenomenale e non reale , e che essa ha di dietro lo spettro della cosa in sé di Kant , dapprima onorata in tutte lettere col nome di Dio o della Divinità ( Statica , ediz . del 1851 ) , più tardi circonlocuita nel riverito nome dell ' Inconoscibile . Metterei pegno , che , se mai Marx fra il '60 e il '70 avesse recensito le opere dello Spencer , avrebbe usato del seguente stile : “ ecco l ' ultimo avanzo ombratile del deismo inglese del secolo XVII ; - ecco l ' ultimo sforzo della ipocrisia inglese nel combattere la filosofia di Hobbes e di Spinoza ; - ecco l ' ultima proiezione del trascendente sul campo della scienza positiva ; - ecco l ' ultima transizione fra il cretinismo egoistico del signor Bentham e il cretinismo altruistico del Rabbi di Nazareth ; - ecco l ' ultimo tentativo dell ' intelletto borghese per salvare , con la libera ricerca e la libera concorrenza nell ' al di qua , un enigmatico brandello di fede per l ' al di là ; - solo il trionfo del proletariato può assicurare allo spirito scientifico le condizioni piene e perfette di sua propria esistenza , perché solo nella trasparenza dell ' opera può essere congruamente trasparente l ' intelletto ” . Così Marx scrivea - cioè , volevo dire , così avrebbe potuto scrivere : - ma lui avea da pensare allora all ' Internazionale , e di questa lo Spencer non ebbe tempo di avvedersi . Il 17 marzo del 1883 Federico Engels , parlando al cimitero di Highate in memoria dell ' amico Marx , morto tre giorni innanzi , cominciava proprio così : “ Come Darwin scovrì la legge dello sviluppo della natura organica , così Marx scovrì la legge dello sviluppo della storia umana ” ( ) . Non c ' è da rimanerne proprio mortificati ? Né basta . Nell ' Antidühring ( I ° ediz . del 1878 - la terza è del '94 ) il medesimo Engels avea già acquisito tutte le nozioni fondamentali del darwinismo , che occorrono alla generale orientazione del socialismo scientifico . A ciò fare erasi preparato con dieci anni di novella educazione nelle scienze naturali , e candidamente confessava : esser lui in queste più addentro di Marx , che alla sua volta era forte in matematica . E nemmeno ciò basta . Nella prima edizione del Capitale si trova una nota caratteristica e originalissima sul nuovo mondo scoperto da Darwin . S ' intende già che quei due modesti mortali , che non fecero mai le parti di sopracciò dell ' Universo , inteso sempre di riferirsi a quel prosaico darwinismo della Origine della specie ( 1859 ) , che è un gruppo di teorie tratte da un gruppo di osservazioni e di esperienze sopra un campo circoscritto della realtà , che rimane più in qua dalle origini della vita e precede d ' un buon tratto la storia umana . In quelle teorie non poteano non iscorgere un caso analogico con la concezione epigenetica della storia , che essi aveano in parte definita , in parte adombrata appena ( ) . Non seppero però mai di quel darwinismo , il quale ha scoperto le leggi della intera umanità ( De Bella ) ; di quel darwinismo , insomma , buono per tutto , che è una gratuita invenzione dei pubblicisti a corto di scienza , e dei decadenti della filosofia . L ' amico loro Heine non avea forse detto : l ' Universo è pieno di buchi , e il professore tedesco hegeliano covre quei buchi col suo berretto da notte ? E lasciando stare l ' Universo e i suoi buchi , procuriamo , caro Turati , di fare ciascuno il dover nostro . Mi ricorre sempre per la mente questa grave invettiva che 30 anni fa pronunziava l ' hegeliano B . Spaventa : “ Qui da noi si studia la storia della filosofia nella geografia dell ' Ariosto , e si citano alla pari , Platone e l ' abate Fornari , Torquato Tasso e Totonno Tasso ” ( ) . Credetemi sempre , etc . VIII . Roma , 20 giugno '97 Mi occorre come un post - scriptum , che rechi delle postille alla penultima lettera , tanto grave di non facile filosofia . Metto – com ’ è naturale - fra i prodotti delle affettività nostre , dei quali dissi che adombrano l ' intelletto volgente alla scienza , anche quei complessi di inclinazioni , di tendenze , di valutazione e di pregiudizii , che di solito designiamo con le denominazioni antitetiche di ottimismo e di pessimismo . In tali modi di apprezzamento , che oscillano dal passionale al poetico , e rivelan sempre la nota incerta di ciò che non può ridursi in formula precisa , non è chi sappia scorgere , né l ' indirizzo , né la promessa di una razionale interpretazione delle cose . Sono , nel tutt ' insieme , la estrinsecazione riassuntiva di infiniti particolari sentimenti , i quali possono aver sede , come la cosa è più patente nel caso del pessimismo , così nello specifico temperamento di un singolo individuo ( per es . , Leopardi ) , come in una situazione comune ad una intera moltitudine ( alle origini per es . del Buddhismo ) . Ottimismo e pessimismo nella somma , consistono nel generalizzare le attività resultanti da una determinata esperienza o situazione sociale , e nel prolungarle tanto fuori dell ' ambito della nostra vita immediata da farne come l ' asse , il fulcro , o la finalità dell ' Universo . In guisa che poi , in fine , le categorie del bene e del male , che han realmente un senso così modestamente relativo alle nostre contingenze pratiche , divengono come il criterio per giudicare di tutto il mondo , ridotto in così piccola immagine , da parer fatto qual semplice supposto e qual semplice condizione della felicità o della infelicità nostra . Così dall ' uno come dall ' altro dei due angoli visuali , par che il mondo non possa intendersi se non come fatto , o a fin di bene , o a fin di male , e costituito per la prevalenza o per il trionfo , o dell ' uno o dell ' altro . Nel fondo di cotesti modi di concepire c ' è sempre la originaria poesia , che non si scompagna mai dal mito ; - e tali modi di concepire forman sempre , dal crasso ottimismo maomettano al raffinato pessimismo buddhistico , il midollo pratico e la forza suggestiva dei sistemi religiosi . E ciò è naturalissimo . La religione , che appunto per ciò e , per ciò solo , è un bisogno , consta i tante trasfigurazioni dei timori , delle speranze , dei dolori , delle amarezze della vita cotidiana , in creduti e paventati preordinamenti ; in guisa che le lotte del così detto quaggiù vengon tramutate in contrasti dell ' Universo : - dio e satana - la caduta e la redenzione - la creazione e la palingenesi - la scala delle espiazioni ed il Nirvana . Quell ' ottimismo e quel pessimismo , che si presentano nella veste , o meglio nelle apparenze di cosa pensata , nell ' ambito di certe filosofie , non son che residui più o meno consaputi della religione come che sia trasformata , o di quella antireligione , che nell ' impeto passionato del non credere rassomiglia alla fede . L ' ottimismo di Leibnitz per es . non è certo la funzione filosofica della sua ricerca del calcolo superiore , né della sua critica dell ’ azione a distanza , e nemmeno del suo monadismo metafisico , né della sua scoverta del determinismo interno . Il suo ottimismo è la sua religione - ossia quella religione che parve a lui come la perpetua e perenne - quel cristianesimo , in cui tutte le chiese cristiane si conciliano - quella provvidenza giustificata nella rappresentazione di un mondo , che è l ' ottimo che potesse mai essere e sussistere . Quella poesia teologica ha il suo pendant , dialettico perché umoristico , nel Candide di Voltaire ! E così il pessimismo di Schopenhauer non è la resultante necessaria della sua critica della critica kantiana , né la funzione diretta delle sue squisitissime ricerche logiche ; ma è la estrinsecazione della sua anima di piccolo borghese , meschino e dispettoso , anzi ringhioso , che si completa con la contemplazione ( metafisica ) delle cieche forze dell ' Inconsapevole ( ossia del cieco conato all ' esistere ) ; si completa , cioè , di una forma religiosa poco avvertita in generale , la religione dell ’ ateismo ( ) . Se , dalle configurazioni e dalle complicazioni secondarie e derivate della religione o della filosofia teologizzante , noi risaliamo all ' origine prima ed immediata di quelle creazioni ideologiche , che son l ' ottimismo e il pessimismo , noi ci troviamo in presenza di un fatto , tanto ovvio , per quanto semplice : che ogni uomo , cioè , per la sua struttura fisica , e per la sua posizione sociale , è portato ad una specie di calcolo edonistico , ossia a misurare i suoi bisogni , e quindi i mezzi per soddisfarli ; e , in fine , per necessaria conseguenza , viene ad apprezzare , in un modo , o in un altro , le condizioni della vita e il pregio della vita stessa nel suo complesso . Ora , quando la intelligenza è tanto progredita , da aver vinto gl ' incantesimi della imaginatio e della ignorantia , i quali legano le sorti così poveramente prosaiche dell ' ovvia vita cotidiana alle ( fantasticate ) forze trascendenti , non è più alla suggestione generica dell ' ottimismo o del pessimismo che si tenga dietro . L ' animo si volge al ( prosaico ) studio dei mezzi occorrenti a raggiungere , non quell ' ente favoloso che dicesi la felicità , ma lo sviluppo normale delle attitudini ; le quali , date le favorevoli condizioni sociali e naturali , fanno sì che la vita trovi se stessa la ragione dell ' esser suo e della esplicazione sua . È qui il cominciamento di quella saggezza , che sola può giustificare la etichetta dell ' homo sapiens . Il materialismo storico , come è la filosofia della vita , e non delle parvenze ideologiche di questa , sorpassa l ' antitesi dell ' ottimismo e del pessimismo ; perché ne supera i termini , comprendendoli . La storia è si una serie dolorosamente interminabile di miserie ; - il lavoro , che è la nota distintiva del vivere umano , è diventato il tormento e la maledizione della maggioranza degli uomini ; - il lavoro , che è la premessa di ogni umana esistenza , è diventato il titolo alla soggezione del più gran numero degli uomini ; - il lavoro , che è la condizione di ogni progresso , ha messo le sofferenze , le privazioni , i travagli e i patimenti del maggior numero degli uomini in servizio della comodità di pochi . Dunque la storia è un inferno : - anzi potrebb ' esser rappresentata , in un lugubre dramma , come la tragedia del lavoro ! Ma questa stessa storia lugubre ha tratto da cotesta stessa condizione di cose , quasi sempre all ' insaputa degli uomini stessi , e non certo per la provvidenziale preordinazione di alcuno , i mezzi occorrenti al relativo perfezionamento , prima di pochissimi , poi di pochi , poi di più che pochi ; - e ora pare ne prepari per tutti . La gran tragedia non era evitabile . Non deriva da una colpa o da un peccato , non da una aberrazione o degenerazione , non dal capriccioso e peccaminoso abbandono della retta via ; ma da una necessità intrinseca al meccanismo stesso del vivete sociale , e al ritmo processuale di questo . Questo meccanismo poggia su i mezzi di sussistenza , che sono il prodotto del lavoro stesso degli uomini , combinato con le più o meno favorevoli condizioni naturali . Ora che si apre innanzi ai nostri occhi questa prospettiva che la società , cioè , possa essere organizzata in modo , da dare a tutti i mezzi di perfezionarsi , noi vediamo chiaro , che tale aspettativa diventa plausibile , precisamente perché , col crescere della produttività del lavoro , si stabiliscono le condizioni materiali occorrenti a comunicare a tutti gli uomini la civiltà . In ciò sta la ragion d ' essere del comunismo scientifico , che non confida nel trionfo di una bontà , la quale , chi sa in quali pieghe latenti di tutti i cuori di tutti i trapassati gl ' ideologi del socialismo sono andati a scovare , per proclamarla l ' eterna giustizia . Ma confida nel crescere di quei mezzi materiali , che permetteranno crescan per tutti gli uomini le condizioni dell ' ozio indispensabili alla libertà : - la qual cosa vuol dire , che le ragioni dell ' ingiusto saranno eliminate , ossia la signoria , la padronanza , il dominio dell ' uomo su l ' uomo ; le quali ingiustizie ( ad usare il linguaggio degli ideologi ) suppongono come conditio sine qua non proprio quella miserabile cosa materiale , che è lo sfruttamento economico ! Solo in una società comunistica , il lavoro , oltre che non sfruttabile , può essere razionalmente misurato . Solo nella società comunistica , il calcolo edonistico , non intralciato dallo sfruttamento privato delle forze sociali , può aver carattere di cosa precisabile . Rimossi gl ' impedimenti al libero sviluppo di ciascuno , quegli impedimenti , cioè , che differenziano ora le classi e gl ' individui fino al non riconoscibile , ciascuno potrà trovare , nella misura di ciò che occorre alla società , il criterio di ciò che per lui è il fattibile e il necessario a fare . Adattarsi al fattibile , e non per esterna costrizione , in ciò sta la norma della libertà , che è una cosa sola con la saviezza ; perché non ci può esser morale vera là dove non è la coscienza del determinismo . In una società comunistica cadono da per sé le antitetiche parvenze dell ' ottimo e del pessimo , perché la necessità del lavorare in servizio della collettività e l ' esercizio della piena autonomia personale non formano più antitesi , anzi appariscono come una e medesima cosa ; - l ' etica di cotesta società annulla la opposizione fra diritti e doveri , che non è , in sostanza , se non l ' amplificazione dottrinale della condizione di questa antitetica società presente , nella quale alcuni han facoltà d ' imporre ed altri hanno obbligo di prestare ; - in cotesta società , in cui la benevolenza non è carità , non parrebbe utopistico il chiedere , che ciascuno presti secondo le sue forze , e ciascuno riceva secondo i suoi bisogni ; - in simile società la pedagogica preventiva eliminerebbe , in buona parte , la materia della penalità , e la pedagogica obiettiva della convivenza e della collaborazione razionale ridurrebbe al minimo il bisogno della repressione ; - ossia , in una parola , la pena apparirebbe come la semplice garanzia di un determinato ordinamento , e spoglia perciò del tutto d ' ogni parvenza metaforica di superna giustizia da vendicare o da ristabilire . In cotesta società non allignerebbe più il bisogno di cercare alla sorte pratica dell ' uomo una spiegazione trascendente . Per questo criticismo delle cause della storia , delle ragioni della società presente , e dell ' aspettativa razionalmente misurata e misurabile di una società futura , si vede perché l ' ottimismo e il pessimismo , come tante altre ideologie , dovessero e debbano servire di sfogo e di estrinsecazione alle affettività delle coscienze travagliate dalle lotte della esistenza sociale . Se è questo che intendono di dire gli ideologisti , cui voi alludete ; e , se parlando di eterna giustizia , essi pensano di farsi raccoglitori postumi dei sospiri e delle lagrime dell ' umanità attraverso i secoli , tal sia di loro ; - le licenze poetiche non son vietate nemmeno ai socialisti . Soltanto non si provino poi a metter su le gambe al mito dell ' eterna giustizia , per ispedirlo in marcia contro il regno delle tenebre . Quella gran benefica signora non ismuoverà una sola delle pietre dell ' edificio capitalistico . Ciò che gl ' ideologi del socialismo chiamano il male , contro di cui il bene combatte , non è una astratta negazione , ma è un duro e forte sistema di cose effettuali : è la miseria organizzata per produrre la ricchezza . Ora i materialisti della storia son così poco teneri di cuore , da affermare , che essi in questo male trovano precisamente le molle dell ' avvenire ; ossia , nella ribellione degli oppressi , e non nella bontà degli oppressori . Del facile ricadere nella metafisica , in senso non laudabile , fanno fede assai spesso anche quegli studii , che , a detta degli autori loro , rappresentano la quintessenza del procedere scientificamente positivo . Questo è il caso , per es . , di molti dei divulgatori della disputata e disputabile antropologia criminale . Come intento e come tendenza essa rappresenta una parte notevole di quella salutare critica del diritto punitivo , che pian piano è riuscita a scuotere dai fondamenti tutta la costruzione filosofica , e soprattutto etica , di un fatto così semplice e così empirico , qual è quello della inevitabilità del punire , data la esistenza di una società . Nel metodo , però , di rado essa esce dai confini della combinatoria statistica , e da quell ' a un di presso di verosimile , che è proprio del variopinto complesso di studii , che chiamasi in genere antropologia . Quasi mai si avvicina , per es . , alla precisione di indagine , per la quale la psichiatria , che parrebbe secondo alcuni affine , grazie ai progressi maravigliosi dell ' anatomia dei centri nervosi , e di tutte le parti della medicina , ha contribuito allo sviluppo della psicologia , nel giro di pochi anni , assai più non facessero in venti secoli le discussioni sul testo di Aristotele , e le ipotesi dello spiritualismo e del materialismo puramente razionalisti . Ma non è ciò che mi prema di notare . In quella dottrina campeggia la tendenza a fissare , come predisposizioni ( innatistiche ) le ricorrenze del delinquere in quegli individui i quali presentino certi caratteri indiziali , caratteri , che nell ' aspetto obiettivo , del resto , non son sempre , né ben raccolti , né ben fissati . E qui nulla di male . La teoria , che sta in fondo al diritto penale dei paesi su i quali la rivoluzione borghese abbia esteso l ' azione sua , ha di comune con tutto ciò che chiamiamo liberalismo i pregi e i difetti di quel principio egalitario , il quale , date le differenze naturali e sociali degli uomini , non può non essere puramente formale ed astratto . Questa teoria è stata di certo un progresso su la giustizia di corpo , e su i privilegi del clero e dell ' aristocrazia ; e per questo rispetto è una vittoria storica l ' enunciato : la legge è eguale per tutti . Inoltre , cotesta teoria , riducendo il punire alla sola garenzia giuridica dell ' ordine legalmente costituito , si contenta di colpire ciò che è un danno o una lesione all ' ordine stesso , e non s ' addentra più nella coscienza . Spoglia com ' è di ogni carattere religioso , non colpisce il pensiero e l ' animo . Non è più l ' istrumento di una chiesa , di una credenza , di una superstizione . È prosaico cotesto diritto penale , come è prosaica tutta la società capitalistica . E questo è un altro trionfo - salvo alcune lievi inconseguenze - del libero pensiero . In una parola , si punisce l ' atto , non l ' uomo ; si punisce il turbatore di quell ' ordine che si vuol difendere , non la coscienza , sia irreligiosa , miscredente , atea e così via . Per giungere a cotesto resultato , cotesta teoria ha dovuto costruire , su la base media della volontarietà , ed esclusi gli estremi della mancanza di consapevolezza e di direzione nell ' operare , una tipica responsabilità eguale per tutti gli uomini ( ) . Ed è qui , che , come per ironia alla vantata e celebrata giustizia , il principio della legge eguale per tutti si tramuta dialetticamente nella massima ingiustizia : perché gli uomini sono in realtà socialmente e naturalmente disuguali innanzi alla legge . Su questa dialettica si sono esercitati da un pezzo sociologisti , e socialisti , e critici d ' ogni maniera . C ' è come una lunga scala di opinioni , in contrapposto al diritto esistente : dal paradosso intinto di misticismo , che la società punisca i delitti che essa cova , alla esigenza umanitaria , che la educazione eguale per tutti giustifichi , col porne le condizioni di attuabilità , il principio della legge eguale per tutti . La punta acuta di tutta la critica è quella dei socialisti conseguenti : i quali , partendo dal concetto delle differenze di classe , come essenziali al presente vivere sociale , non cercano nel diritto del punire , come non cercano in nessun ' altra parte del diritto esistente , la giustizia eguale per tutti ; perché ciò sarebbe come cercare l ' inverosimile , data questa forma di società , in cui le differenziazioni sono le cause e il contenuto della compagine stessa . Questo diritto di mezzana giustizia , che contraddice il più delle volte a se stesso , è insito ad una società , in cui il postulato della eguaglianza deve smentire di continuo se stesso . La menzogna è assai più palese in quella bella trovata degli apologisti della forma capitalistica , quando dicono , che alla fin fine i salariati son dei liberi cittadini , che liberamente si dànno a mercede pattuendo alla pari con quei loro eguali , che sono i capitalisti ! - Ma noi socialisti cotesto principio in sé contraddittorio non vogliamo abbandonarlo , per andar poi a braccetto dei reazionarii , che per altre ragioni lo combattono , e per altre vie vorrebbero eliminarlo : anzi noi l ' accettiamo come la negatività immanente alla società borghese , ossia , come il suo storico corrosivo . L ' antropologia criminale è venuta in buon punto a sussidiare dei suoi studii speciali la tesi critica , che mette in evidenza l ’ inverosimile della legge eguale per tutti . In questo senso essa è una dottrina progressiva . Alle differenze sociali , che rendono assurdo il postulato della responsabilità eguale per tutti , secondo la tipica forma della volontarietà della mente sana , ha aggiunto lo studio delle differenze presociali , che sono i limiti che la bestialità contrappone , come forze invincibili , a qualunque azione di adattamento educativo . Non occorre qui di vedere , se essa abbia esagerata la estensione di cotesta bestialità , interpretando male i casi che intendeva di studiare , e amplificando alcune volte fantasticamente i resultati di parziali e poco precise osservazioni . Ciò che importa qui è di dire , che essa , per un certo rispetto metodico , ricade , inconsapevolmente , nella detestata metafisica . Nella foga legittima di combattere l ' ente giustizia e l ' ente responsabilità , fissa poi dei fatti naturali , delle disposizioni , cioè , a delinquere , la cui denominazione e definizione va togliendo da quelle categorie della tutela sociale , che rispondono soltanto alle condizioni di vita alle quali gli uomini , in verità solo dopo che son nati , si vanno assuefacendo . In natura , per ispiegarmi , ci sarà la eccessiva e sfrenata libidine , ma non certo l ' adulterio ( questa è una categoria arcirelativamente sociale ! ) ; la rapacità , ma non il furto in tutte le sue economiche specificazioni fino alla firma falsa su la cambiale ; il temperamento sanguinano , ma non il regicidio , e così via . Né si dica che queste sian questioni meramente verbali . Ciò tocca all ' essenza della cosa . Ciò riguarda la coscienza dei limiti metodici . Ciò importa a ricordare , che la metafisica è un male atavistico , al quale non isfuggono nemmeno quelli che di continuo gridano : abbasso la metafisica ! In altro campo di studii , cioè nella psicologia in genere e nella psichiatria in ispecie , è accaduto per molto tempo lo stesso . Molti che volean localizzare nel cervello i fenomeni psichici , invece di tenersi ai fatti elementarissimi , che , in verità , solo da poco tempo furono distintamente sceverati , localizzavano ( come accadde perfino all ' insigne fisiologista Ludwig ) le facoltà dell ' anima ed altre simili escogitazioni del razionalismo filosofico ; ossia davano un posto materiale al non esistente . L ' antropologia criminale deve ancora sceverar bene e fissare criticamente le sue categorie , causando l ' equivoco di accettare come naturali ed innate quelle categorie , che il diritto punitivo , avuto riguardo alle condizioni di mera esperienza sociale , ha , per ragioni di pratica , fissate ed accettate . IX . Roma , 2 luglio '97 Voi accennate a quei critici , di varia indole e natura , i quali , per varie ragioni di molto difformi fra loro , ritengono , che il cristianesimo sfugga all ' intendimento materialistico della storia , e stimano che in tale obiezione sia come una difficoltà insormontabile . Devo io addentrarmi in cotesta selva , non dirò aspra e selvaggia , ma di certo molto oscura per me ? Voi sapete come io respinga gli schematismi d ' ogni sorta . Non mi pare - e pensare il contrario sarebbe mera fatuità , - ci sia mai alcuna teoria storica tanto buona ed eccellentissima per sé , che ne abiliti alla sommaria cognizione di ogni storia particolare , quando anche alla ricerca specializzata di questa non ci siamo per l ' innanzi addestrati con proprii e diretti studii nostri . Ora io su la storia della chiesa cristiana non ho fatto fino ad ora studii ex - professo , che mi conferiscano il facile maneggio della cosa stessa ; su la quale gli obiettatori di solito discettano e discorrono come chi giudichi per generiche impressioni . Da giovane , come accadeva allora di tutti quelli che si aggirassero nella cerchia della filosofia classica di Germania , lessi lo Strauss e i principali scritti della scuola di Tubinga ; ed ora , con tanti altri , potrei , con piccola variante , ripetere la esclamazione di Faust : ich habe , leider , auch Theologie studiert ! Ma poi dopo ... io di coteste materie non mi son più occupato . Ho serbata però in me viva la persuasione , che , come con la scuola tubingese cominciò , in definitivo e per davvero , quella considerazione del cristianesimo , che sola può dirsi storica , così gli ulteriori progressi consistano principalmente nelle correzioni e nei complementi , che furon già portati , o si vanno portando , ai resultati di quella stessa scuola . La principale delle correzioni è , e deve , a mio avviso , esser tuttora questa : che , mentre i tubingesi mirarono , in modo prevalente sì , ma non esclusivo , a studiare la genesi ed il processo delle credenze e dei dogmi , sia poi occorso , e occorra al presente , di mettersi allo studio obiettivo della formazione e dello sviluppo dell ' associazione cristiana . Per cotesto riavvicinarsi a quel modo di considerazione , che , brevitatis causa , chiamerò sociologico , si fa un passo innanzi nella obiettività della ricerca : in guisa , che l ' intendimento del come e del perché l ' associazione è nata e si è svolta , ci dà il modo di vedere per quali ragioni e per quali vie gli animi , le fantasie , le menti , i desiderii , i timori , le speranze , le aspirazioni degli associati dovessero completarsi di certe credenze , ricercare certi simboli , giungere alla escogitazione di certi dogmi ; - o come gli associati potessero mettere , in somma , assieme tutto un mondo dottrinale ed ideologico . Fatta una tale inversione , si è già su la via , che mena diritto al materialismo storico ; ossia siam prossimi al postulato generale , che si debba considerare le idee come il prodotto e non come la causa di una determinata struttura sociale . Se non erro , - perché , come dicevo , di tali argomenti me ne intendo relativamente poco - in questo indirizzo realistico concorrono soprattutto gli studii recenti delle antichità cristiane ; nei quali , mi pare , primeggiano gli scrittori del genere di Harnack e simiglianti . Cito incidentalmente , giacché questo libro qui io l ' ho studiato , quelle notevolissime letture dell ' inglese Hatch ; nelle quali , con la massima lucidezza di analisi documentaria , si va dimostrando , come l ' associazione cristiana , da un punto in qua dalle sue primissime origini , si sviluppasse e si consolidasse per via dell ' adattamento alle varie forme di quel diritto corporativo , che fioriva nelle varie regioni dell ' impero , o nelle condizioni peculiarmente proprie al giure pubblico romano , o in quelle altre degli altri usi locali e nazionali , e segnatamente delle istituzioni greche ed ellenistiche . I nostri vescovi non se ne abbiano a male . Lo spirito santo ci sarà entrato per qualche cosa nel metterli al di sopra del rimanente dei fedeli , da quando nella associazione originariamente democratica si creò la differenziazione gerarchica di clero e di laici ( ossia popolani ) ; ma il loro nome stesso ricorda , che la organizzazione fu fatta sul preciso modello di quei corpi di navicellai , pescivendoli , fornai e simili , che aveano i loro episcopi ( sopravveglianti ) et reliqua . A questo punto bisogna fare ancora un passo innanzi . Bisogna , cioè , abbandonare il concetto astratto e generico di una storia unica ed unitaria di tutto il cristianesimo , e venire alla storia particolare , per tempi e luoghi , dell ' associazione cristiana : - la quale associazione ora è una parte soltanto di quella più larga società civile , semicivile , o a dirittura barbara , in cui essa s ' andò svolgendo nei primi tre secoli ; - ora par che covra ed assorba tutti i rapporti della complessiva società semicivile o semibarbara , come fu nell ' occidente latino del così detto Medioevo ; - e da ultimo , dopo quella dilacerazione dell ' unità cattolica , che è il protestantesimo , e riconosciuta la libertà di coscienza , e assai più spiccatamente in seguito alla Grande Rivoluzione , torna ad essere una parte del tutto nella convivenza politico - sociale , una parte , o prevalente , o piccola , o minima , e così via dicendo . Su cotesta traccia stessa va trattato il problema dei rapporti fra chiesa e stato ; che è questione di relatività storica , e non di teoretica elocubrazione formalistica . Per questo modo d ' intendere si è in fine in grado di ricercare e di dichiarare quelle condizioni materiali , le quali , come è accaduto di ogni altra convivenza umana , produssero dapprima l ' associazione cristiana , e poi la mantennero , la perpetuarono , o la portarono alla parziale o locale dissoluzione , con tutte le varie vicende , che nelle cause e ragioni loro divengon poi senza difficoltà patenti . E si capisce che credenze , e dogmi , e simboli , e leggende , e liturgie , e altre simili cose debbano venire in seconda linea , come è proprio di ogni altra soprastruzione ideologica . Continuare a scrivere la storia dell ' ente Cristianesimo ( ne faccio qui un solo sostantivo con la lettera maiuscola ) , gli è come moltiplicare l ' errore di concezione metodica , nel quale incorrono i letterati e gli eruditi , quando compongono , in senso affatto unitario , come se si trattasse di cose per sé stanti , le storie della letteratura o della filosofia . In coteste manipolazioni della dotta fabbrica , pare come se i poeti , gli oratori , i filosofi di diversi tempi , isolati quasi dal resto del mondo in cui realmente vissero , si porgano la mano attraverso o al di sopra dei secoli , per comporre una illustre catena ; - o come se , non avendo essi tolta la materia e l ' occasione al poetare o al filosofare dalle condizioni della società in cui si svolsero , e dal grado evolutivo di questa , si sforzassero di entrare nella serie indipendente , che è lo studiato indice della dotta compilazione . Si capisce quanto sia cosa comoda l ' avere a mano , nel manuale , la somma delle notizie su ciò che chiamiamo letteratura francese , per es . dalla Chanson de Roland ai romanzi del signor Zola : ma dall ' una cosa all ' altra non corre soltanto il cronologico millennio , né da una cosa all ' altra intercede soltanto il semplice variare della facoltà poetica ; perché , anzi , c ' è di mezzo tutto il tramutarsi di tutti i rapporti della convivenza in tutti i suoi principali aspetti , e in rispetto a cotesti sociali tramutamenti le manifestazioni letterarie non son che relativi indici , sedimenti specifici , e casi particolari . Sarà comodo , specie per l ' allevamento artificiale al sapere , che è tanta parte delle nostre Università , il ridurre in compendio la somma di ciò che nella storia chiamiamo genericamente filosofia ; ma chi è che riesca a capir poi per davvero , per cotesta via , come i singoli filosofi siano arrivati a pensare in modi cosi difformi , e spesso contraddittorii ? Come si fa a mettere in una sola linea di processo continuativo , indipendente ed unitario , la filosofia dell ' antichità , che fu fino a Platone quasi tutta la scienza , - e poi quel minimo di scienza che fu la Scolastica sopraffatta dalla teologia , - e più in qua quella filosofia del secolo XVII , che è una forma di esplorazione concettuale parallela alla nuova scienza contemporanea della osservazione e dell ' esperimento - in fine questa neocritica , che tende ora a far della filosofia una semplice revisione formale del saputo nelle singole scienze , già di tanto differenziate fra loro ? A potiori è assurdo l ’ andar scrivendo - salvo che per ragioni di comodità accademica - delle storie universali del cristianesimo . Non parlo di quelli che pensano con animo da credenti ; e , ossia , opinano che il filo conduttore di tali storie unitarie consista nella missione provvidenziale della chiesa stessa attraverso i secoli . A coloro , che così pensano , e in vario modo intendono cotesta storia ideale eterna , che sarebbe come una immanente o processuale rivelazione , noi non abbiamo nulla da dire o da suggerire . Son fuori del campo nostro . Ma quei critici , i quali scrivono le storie unitarie di tutto il cristianesimo , pur sapendo e confessando di aver per le mani una materia che fa parte delle variabili e più o meno necessarie condizioni successive della vita umana , come non vedono , che la loro rappresentazione continuativa si tien sopra di un assai debole filo di tradizione , e riflette uno schema assai vago di cose appena appena riavvicinabili ? Il nascere , l ' ampliarsi , il diffondersi , l ' organizzarsi e lo sparire ( in alcune parti , dico , del mondo , per es . l ' Asia anteriore e l ' Africa settentrionale ) dell ' associazione cristiana , e il vario atteggiarsi di essa verso il rimanente dell ' attività pratica , e i multiformi legami che ebbe con le altre aggregazioni e potestà politico - sociali : - tutte coteste cose , che son la storia vera e effettuale , non s ' intendono , se non si parte dalle condizioni complessive di ciascun singolo paese , nel quale , o pochi , o molti , o tutti gl ' incoli , abitanti e cittadini , o da membri di modesta setta , o nelle forme d ' imperiosa cattolicità , o perseguitati , o tollerati , o intolleranti e perseguitanti , si professarono e professano cristiani . E di cui solo si comincia a metter piede sul terreno solido , di ciò che è degno obietto dell ' intendimento storico ; e di qui alla interpretazione materialistica non occorre sforzo maggiore di quello che occorra in ogni altro ramo delle nostre conoscenze della vita del passato . In una parola , la storia effettiva è quella della chiesa , anzi delle chiese ; ossia di una società , che ha la sua oikonomia , così nel senso generico di ordinamento , come in quello specificato del modo di acquisizione , di produzione , di distribuzione e di consumo dei beni ( ahimè , terreni ! ) Se altri intende per cristianesimo , in un senso esclusivo , il solo complesso delle credenze e delle aspettazioni circa il destino umano - credenze , che in verità varian tanto , quanto è il divario , per dirne una sola , tra il libero arbitrio del cattolicesimo postridentino e il determinismo assoluto di Calvino ! - bisogna si rassegni a capire e ad ammettere , che cotesto complesso di vedute e di tendenze è nato e si è svolto sempre per entro la cerchia di una associazione , che ha variato di continuo in vario senso , ed è stata sempre , dal più al meno , contenuta da un più vasto e complicato ambiente storico - sociale , tanto per dirla con la prediletta espressione dei neologisti . Conviene aggiungere un ' altra considerazione . In questo quarto d ' ora di prosa scientifica , in cui noi ci troviamo al presente , non si dà a credere più a nessuno , che la massa dei raccolti nell ' associazione cristiana sapessero e capissero mai nulla di preciso del variare dei dogmi , e delle sottili discussioni dei sapienti e dei dottori . Delle plebi di Antiochia , di Alessandria , di Costantinopoli , e così via , agitantisi intorno alle bandiere di Ano e di Atanasio , noi non conosciamo precisamente le passioni , gl ' interessi , il modo cotidiano del vivere , e l ' ingenito e abituale idiotismo ; - non possiamo descriverle proprio come faremmo ora di Napoli o di Londra : - ma non saremo mai così ingenui da credere , che capissero un iota della lotta circa la sostanza , o semplicemente simile , o affatto identica , del figlio per rispetto al padre . Né misureremo la differenza reale degli artigiani di Ginevra da quei d ' Italia nel secolo XVI , dal divario dottrinale fra Calvino e Bellarmino . Per ciò appunto la storia del cristianesimo riesce in gran parte oscura , perché essa ci fu quasi sempre tramandata attraverso agl ' involucri e alle diciture ideologiche di quelli che furono il riflesso dogmatico - letterario dello svolgersi dell ' associazione ; in guisa che della vita pratica si sa relativamente poco , e questo poco si assottiglia fino al minimo quanto più si risale ai primi secoli . Inoltre , la massa dei consociati ha sempre serbato in cuor suo , e ha trasferito nelle minute credenze e nelle leggende , molte delle superstizioni e moltissimi dei miti che recava in sé prima di convertirsi , e tutte quelle altre superstizioni e tutti quei miti , che le fu necessità di creare , per rendersi in qualche modo plausibile le dottrine astratte e metafisiche del cristianesimo dogmatico . Accadde ciò assai visibilmente fin dalla seconda metà del secondo secolo , quando l ' associazione avea cessato da un pezzo dall ' essere una democratica setta di aspettanti il regno di dio , compenetrati tutti dello spirito santo , e volgeva alla formazione di una organizzata cattolicità , così nel senso della ortodossia , come in quello di una semipolitica coordinazione gerarchica di moltissimi non più santi , ma semplicemente uomini . Cresce cotesto trasferimento di tutte le superstizioni locali , regionali ed etniche nel seno del cristianesimo , dacché , diventando la chiesa in definitivo ortodossamente ufficiale e territoriale , era tolto il modo a qual si fosse più zelante di andar sceverando , con scrupolosa epurazione , i capaci di una persuasione , frutto di pedagogico addestramento , dagli obbligati a credere , e a stare ai riti e alle forme come che si fosse . Rovinando poi l ' Impero di Occidente , per le sommarie o forzate conversioni dei barbari della Germania e della Slavia , s ' accrebbe il capitale delle credenze popolari da formare il pascolo cotidiano delle masse , che eran tenute in obbligo di professare simboli e credenze tanto superiori o estranee all ' ambito di loro menti , come quelle che rappresentavano un precipitato di molte semi - filosofie . Tutte coteste popolazioni cristiane vissero e continuarono a vivere delle loro variopinte credenze ; per la qual ragione , poi , esse effettivamente trasformarono i dati comunissimi del cristianesimo in moventi ed in occasioni a nuove e speciose mitologie . A riscontro di tal vita barbaramente ingenua , le definizioni dei dottori e le decisioni dei concilii rimasero come librate in aria , quale ideologia inattingibile alle moltitudini , e a guisa di dottrinale utopia . Da quali ragioni e cause , da quali moventi e mezzi i membri della consociazione furon tenuti , dunque , assieme nei tempi dei quali si dice che la religione fosse l ' anima e il fulcro di tutta la vita ? Prescindo dalle prepotenze e dalle violenze , per non entrare in un capitolo assai spinoso , che è quello cui s ' appellano di solito i passionati avversarii del cristianesimo ; capitolo che mette sotto gli occhi la storia delle più odiose tirannie , delle più feroci ed inumane persecuzioni , e della più raffinata ipocrisia . Tantum religio potuit suadere malorum ! Ciò che mi preme gli è di notare , che la forza principale della coesione fosse appunto in quei disprezzati mezzi materiali , l ' uso il maneggio e il governo dei quali ha fatto crescere l ' associazione in una potente organizzazione economica , coi suoi ufficii , con la sua gerarchia , col suo diritto , e coi suoi servi , e schiavi , e dipendenti , e coloni , e ministri , e protetti e beneficati . La proprietà ecclesiastica rappresenta tutta una serie di variazioni , dall ' obolo del semicomunismo alla legale corporazione , e da questa alla raccolta dei legati , alla costituzione dei complessi terrieri del latifondo , e poi del feudo coi corollarii delle decime e della finanza delle anime , e fino ai tentativi più moderni della industria coloniale ( i Gesuiti ) , e così via ad altre ed altre cose . Ciò che mantenne la coesione degli umili furon principalmente , come sono in parte tuttora , i beneficii dell ' elemosina , dell ' assistenza dei malati , dei derelitti , degli orfani , delle vedove e così via , della ordinata e metodica gestione dei campi , del dissodamento delle terre di nuovo acquisto alla coltura . Questi i mezzi , che , come è accaduto di ogni altro ente morale collettivo , fecero dell ' associazione cristiana una cosa vitale , e nel Medioevo soprattutto permisero ad un piccolissimo ceto di addottrinati di far servire una vasta compagine economica a fini relativamente più elevati , più nobili , più altruistici e più progressivi , di quel che non accadesse nell ' ambito dei possedimenti strettamente feudali , e per opera di sovrani taglieggiatori , razziatori , e pirati . La borghesia , nelle sue diverse fasi , con modi più o meno rapidi , e in forme più o meno rivoluzionarie , ha fatto dappoi man bassa di cotesta economia della proprietà del popolo cristiano , e l ' ha in diversi modi incorporata alla proprietà di pieno diritto privato , e l ' ha resa fluida nel sistema capitalistico . Dove cotesta proprietà di ecclesiastica economia ha resistito parzialmente , e dove parzialmente resiste ancora ai colpi dell ' evo progressivo , gli è perché essa adempie tuttavia alcuni ufficii , che le altre organizzazioni pubbliche , e lo stato che le rappresenta , o non assumono sopra di sé , o tollerano sussistano tuttora nella chiesa , come in forma di concorrenza . La storia di cotesta economia è il midollo di quella interpretazione del variare del cristianesimo , che la critica ulteriore dovrà elaborare . Quel Gregorio Magno , che par già così persuaso , che il vescovo di Roma fosse destinato a tener le parti del tramontato Impero dell ' Occidente , quel Gregorio , noto al comune delle persone colte per le sue visioni , per il suo amore della musica e per l ' apostolato nell ' Anglia , da economo dettò le leggi della condotta del latifondo ecclesiastico . A parecchi secoli di distanza , per tutte le traversie dei semistati e delle varie comunità semi - politiche , che si andaron sviluppando entro l ' ambito dal sempre mal fermo e mal restaurato Impero d ' Occidente , la estesissima proprietà ecclesiastica , da per tutto diffusa e da per ogni dove incuneata , dette luogo a tentare quella politica , che , da Gregorio VII a Bonifacio VIII , mirò a fare del successore di Pietro l ' erede di Augusto . Questa politica non fu tale qual fu , perché i frati clunacensi ne avessero escogitata la dottrina , o perché com ' è di fatti , Gregorio VII ed Innocenzo III fossero uomini sommi , ma perché solo in quel vasto sistema economico c ’ erano i dati per tentare un gran disegno di organizzazione ; al quale , come è noto , si ribellarono in diversi modi , non solo gli altri semipotentati politici d ' allora , ma in alcuni punti di più progredita operosità industriale e commerciale ( Fiandra , Provenza , Italia del nord ) con diversi intendimenti , o di cenobitica ascesi o di civile libertà cristiana , anche una parte delle plebi e delle recenti borghesie . E difatti l ' umiliazione inflitta a Bonifacio VIII in Anagni , non è se non il punto acuto di quella politica di Filippo il Bello , che , da precursore molto alla lontana del principato rivoluzionario del secolo XVI , mette per il primo arditamente la mano su la sostanza del popolo cristiano . E qui vorrei far punto a questa digressione ; perché cotesta storia economica non è stata ancora per davvero scritta , e non sarò io ad avviarla con queste incidentali osservazioni . Mi pare , però , che i soliti obiettatori dicano : ma fatta questa storia economica , tutto il resto sarà chiaro chiarissimo ? E qui saremmo al solito caso di quelli che si fanno dei castelli di carta , per aver poi il gusto di distruggerli con un bel soffio . Spiegare un processo consiste , in generale , nel risolverlo nelle condizioni sue più elementari , fino al punto che ci sia dato di scorgere e seguire ( dal minimo del discernibile in su ) le fasi successive , come chi vada da premesse a conseguenze . Nessuno si sognerà di affermare per es . , che quando si conosca a fondo la struttura economica della città di Atene tra la fine del V e il principio del IV secolo a . C . , si possa poi difilato passare ad intendere , così senz ' altro , cioè senza il sussidio critico degli elementi intellettuali raccolti nella tradizione , tutto il contenuto ideologico di tutti e singoli i dialoghi di Platone . Ciò che occorre in verità di spiegare innanzi tutto è l ' uomo Platone ; ossia le sue disposizioni estetiche e mentali , il suo pessimismo , la sua fuga dal mondo , il suo idealismo e il suo utopismo . Tutto ciò è il prodotto di quelle condizioni , che come si svolsero ideologicamente nell ’ individuo Platone , si svolsero del pari in tanti e tanti altri contemporanei suoi , che altrimenti non l ' avrebbero inteso , ammirato e seguito al punto da creare intorno a lui una setta , vissuta poi per secoli con tante modificazioni . Se altri si provi a distrarre quella formazione ideologica dall ' ambiente , in cui per l ' appunto nacque come primo prodromo del cristianesimo , essa diventa l ' incomprensibile , ossia presso a poco l ’ assurdo . A potiori ciò vale di quelle disposizioni e inclinazioni , o fantastiche , o mentali , che in una così grande convivenza , qual è stata l ' associazione cristiana coi suoi molteplici ufficii e con le sue svariate attinenze , ingenerarono il bisogno di tante credenze , di tanti simboli , di tanti dogmi , di tante leggende . Ci torna di certo più facile di intendere i rapporti , che in genere legano tutte coteste ideazioni a certe determinate condizioni materiali della convivenza , che non di spiegare poi partitamente tutte e singole quelle ideazioni nel loro particolare contenuto . Cotesta difficoltà di adeguata spiegazione è cresciuta dal fatto , che si tratta di tempi di terribili catastrofi , di inauditi rimescolamenti , di decadenza delle attitudini alla scienza corretta ; di tempi , in breve , nei quali manca quasi sempre la testimonianza spregiudicata , la critica , l ' opinione pubblica , e le menti più forti , sequestrate dalla vita , inclinano all ' astruso , al sottile e al verbalistico . Gli è difatti il difficile intendimento , del come le ideologie nascano dal terreno materiale della vita , che dà forza all ' argomentare di coloro i quali negano la possibilità di una piena spiegazione genetica del cristianesimo . In generale gli è vero , che la fenomenologia o psicologia religiosa che dir si voglia , presenta delle grandi difficoltà , e reca in sé dei punti assai oscuri . Come i dati empirici della natura e del vivere sociale si tramutino , in certi determinati tempi e in certe determinate disposizioni etniche , passando per il crogiuolo di una specificata fantasia , in persone , in iddii , in angeli , in demoni , e poi in attributi , emanazioni , e ornamenti di queste stesse personificazioni , e da ultimo in entità astratte e metafisiche come il logos , l ' infinita bontà , la gomma giustizia e così via - non è cosa sempre facile d ' intendere a pieno . In cotesto campo di derivata e complicata produzione psichica , siam molto lontani da quelle condizioni elementarissime , nelle quali , con l ' osservazione e con l ' esperimento c ' è per es . , lecito di seguire il sorgere e lo svolgersi delle prime sensazioni da un estremo all ' altro , ossia dagli apparati periferici fino ai centri cerebrali , nei quali l ' eccitazione e le vibrazioni si tramutano in noto alla coscienza , cioè dire in coscienza . Ma è forse cotesta difficoltà psicologica un privilegio delle credenze cristiane ? Non è essa propria del generarsi di tutte le credenze , e ideazioni mitiche e religiose ? Ci son forse più chiare le creazioni tanto originali del primissimo buddhismo , e quelle più di seconda mano , e quasi sincretiche del maomettanismo ? E risalendo poi in là da questi sistemi delle grandi religioni , ci sono forse chiari e trasparenti a prima vista i procedimenti della fantasia nella creazione dei miti elementarissimi dei nostri protopadri ariani ? Ci è proprio facile di renderci conto per filo e per segno di tutte le transizioni occorse alla fantasia di tante generazioni , attraverso tanti secoli , perché il pramantha , ossia il bastone da suscitare il fuoco fregandolo ed agitandolo in altro legno , si svolgesse poco per volta nell ' eroe Prometeo ? E pure questo è il mito più noto della mitologia indo - europea ; quello per il quale esistono più dati per seguirne le successive fasi embriogenetiche , dagli antichissimi inni vedici in onore del dio Agni ( il fuoco ) , fino alla creazione etico - religiosa della tragedia eschilea . Gli è che coteste produzioni psichiche degli uomini dei secoli trapassati presentano all ' intendimento nostro delle difficoltà tutte speciali . Noi non possiamo facilmente riprodurre in noi le condizioni che occorrono , per approssimarci allo stato interiore d ' animo , che fu rispettivo a quei prodotti . Occorre una lunga assuefazione perché si acquisti quella attitudine interpretativa , la quale è propria del glottologo , del filologo , del critico , del preistorista ; ossia di chi , col lungo esercizio e coi reiterati tentativi , si fa come una coscienza artificiale , congrua e consona all ' obietto da spiegare . Se non che il cristianesimo ( e qui intendo dire della credenza , della dottrina , del mito , del simbolo , della leggenda , e non della semplice associazione nella sua oikonomika ) , ci riesce relativamente più facile , in quanto è a noi più prossimo . Ci viviamo in mezzo , e ne abbiamo di continuo a considerare le conseguenze e le derivazioni nelle letterature e nelle varie filosofie a noi familiari . Noi possiamo tuttodì osservare come le moltitudini combinino , all ' ingrosso , tanto le atavistiche come le recenti superstizioni con una mezzana o appena approssimativa accettazione del principio più generale , che unifica tutte le confessioni : - il principio cioè della caduta e della redenzione . Noi l ' associazione cristiana la vediamo all ' opera , così per ciò che essa fa , come per le lotte che sostiene ; e siamo in grado di rifarci sul passato per combinazioni analogiche , che di rado ci riesce di adoperare nella interpretazione delle credenze da noi remote . Assistiamo ancora alla creazione di nuovi dogmi , di nuovi santi , di nuovi miracoli , di nuovi pellegrinaggi ; e , ripensando al passato , possiamo in buona parte dire : tout comme chez nous ! Disponiamo , voglio dire , di un capitale di osservazione e di esperienza psicologica , che ci permette di rivivere nel passato , con isforzo assai minore di quello ci tocchi di fare , quando siam costretti a starcene alla sola analisi documentaria delle condizioni più antiche . Da quando si è cominciato a capir qualcosa di netto della origine della lingua , se non dal momento che fu inteso , non aver noi altro terreno di esperienza in proposito , se non nel modo come i fanciulli imparano tuttodì a parlare ? Per molti il problema della origine del cristianesimo rimane poi oscurato da un altro pregiudizio ; che qui , cioè , si tratti di una formazione primissima , e quasi di una creazione ex nihilo . Costoro non pensano , che quelli che divennero cristiani giunsero a quel punto partendo da altre religioni ; e che il problema della origine si riduce prosaicamente innanzi tutto a rintracciare , come gli elementi preesistenti siansi derivati in nuova forma , per entro all ' ambito dell ' associazione , e in che stia il vero e proprio nocciolo nuovo della neoformazione . Siamo in tempi storici . Di quelle religioni precedenti ci è nota principalmente la forma del giudaesimo posteriore , che era in una parte della massa popolare di messianismo esaltato , e nella classe degli addottrinati di affilata casistica . Ci sono a un di presso noti i culti , le superstizioni , le credenze dei varii paganesimi dell ' impero e ci è nota la disposizione religiosa di una buona parte dei filosofanti di quel tempo , che eran quasi tutti decadenti , come ci son note le inclinazioni delle moltitudini di allora , più che mai propense ad accettare nuove fedi , nuove promesse , e la buona novella . Dunque si tratta non di creazione , ma di trasformazione e siamo allora sul terreno di ogni altra storia . Per es . ( - perché parlo sommariamente e come per incidente - ) : come Gesù è diventato il Messia degli Ebrei ( forma primitiva ebionitica ) , come il Messia degli Ebrei è diventato il redentore di tutti gli uomini dal peccato ( Paolo ) , e da ultimo come s ' è combinato col logo del neoplatonismo di Filone ( quarto evangelo ) ? Questo lo schema del processo ideologico . E poi dall ' altra parte : come la primitiva associazione comunistica ( del comunismo , s ' intende , del consumo ) , degli aspettanti la prossima fine del reo mondo e l ' universale catastrofe ( l ' Apocalissi ) , è diventata una consociazione ( chiesa ) , che , rimandata in indefinito l ' aspettativa del millennio ( seconda epistola di Pietro ) , cresce in una organizzazione , che svolge una economia , e progressivamente si complica di attribuzioni e di ufficii ? In questo processo dalla setta alla chiesa , dalla ingenua aspettazione alla complicata formula dottrinale , sta tutto il problema delle origini . Con l ' allargarsi dell ' associazione veniva in buon punto l ' adattamento di essa alle varie forme di diritti vigenti , e col bisogno della dottrina collimava la diffusione del platonismo decadente . Certamente tutte coteste produzioni non possiamo riavvicinarcele agli occhi e all ' osservazione nostra , in una intuitiva cronistoria . Non assisteremo al conversare di Filippo , di Matteo , di Pietro , di Giacomo , e loro prossimi successori , e così via , come se stessimo ad ascoltare Camillo Desmoulins , a ore 3 p . m . la domenica del 12 luglio 1789 , in un caffè del Palais Royal . Non seguiremo l ' originarsi e il fissarsi dei dogmi , come se si trattasse della messa insieme degli articoli della Enciclopedia . Siamo in tempi di impressioni confuse , e di non mai più viste fermentazioni . Delle grandi epidemie morali invadono gli spiriti . I rapporti più elementari della vita entrano in un periodo di acuta crisi . Al di sotto di quella civiltà della cerchia mediterranea che unificava il potere politico - amministrativo dell ' impero e ciò che v ' era di più utile e raffinato nell ' Ellenismo , vegetavano mille forme di barbarie locali e di decadenze putride e verminose . Pensare che il cristianesimo si formò , di fatto e di nome , come cosa per sé stante , proprio nella molle Antiochia , sentina di tutti i vizii ; e pensare che Paolo dirigeva ai Galati , ossia a Giudei dispersi in un paese di veri e proprii barbari , le sue sottili meditazioni , che ce lo rivelano non molto difforme da quegli Ebrei , che più tardi misero assieme il Talmud ! Il cristianesimo si è diffuso fra gli umili , fra i reietti , fra le plebi , fra gli schiavi , fra i disperati di quelle grandi città , la cui tenebrosa vita c ' è appena appena in qualche piccola parte dichiarata dalla satira di Petronio e di Giovenale , dai volterriani racconti di Luciano e da quei macabrici di Apuleio . Che cosa sappiamo noi di preciso su la condizione di quegli Ebrei della città di Roma , in mezzo ai quali si diffuse dapprima nell ' Occidente la nuova trista superstizione , come ebbe a dir Tacito ; quella superstizione , che nel volger dei secoli crebbe nel più potente organismo sociale che conosca la storia ? Quelle prime origini non ci è lecito di ridurle in intuitivo racconto , e noi siam costretti a rifarle per congettura e per combinatoria . Questa è la ragion principale della interminabile letteratura in proposito ; specie per opera dei dotti di Germania , che , anche quando non sian per nulla credenti , usano di chiamar teologia cotesta letteratura critica ed erudita . La relativa oscurità delle prime origini fa nascere nelle menti di molti la curiosa credenza in un cristianesimo vero che sarebbe stato assolutamente difforme da quanto altro ha preso poi nome di cristiano in seguito . Quel cristianesimo vero , anzi originario , che poi viceversa è tanto oscuro , che ognuno può intenderlo a modo suo , fa soventi le spese della polemica di quei razionalisti , i quali , dopo d ' aver coverto d ' invettive cotesta empirica chiesa , a noi nota per la storia o per l ' esperienza nostra , per rinforzo di argomentazione retorica si appellano alla chiesa ideale , che sarebbe stata la primitiva comunione dei santi . Questo è un mito storico , come la Sparta dei retori ateniesi , come la Roma antica dei ghibellini decadenti del XVI secolo , come tutte le creazioni fantasmagoriche di un passato paradisiaco , o d ' un futuro non raggiungibile ancora . Questo mito storico ha assunto forme diverse . I settarii che si ribellarono alla cattolicità , o appena avviata o già trionfante da un pezzo , quei settarii , dico , che con ispirito di vera eguaglianza democratica , in determinate circostanze storiche , dai montanisti agli anabatisti , si sollevarono contro la chiesa profanamente terrena , e ortodossamente gerarchica , ebbero bisogno di rifarsi nella fantasia il cristianesimo vero , ossia la semplice vita protoevangelica , mentre proclamavano decadenza , aberrazione , opera di satana , tutto l ' accaduto dappoi . A questo cristianesimo vero verissimo si appellarono assai spesso i comunisti ingenui , cui giovava , in difetto di ogni altra adeguata idea sul modo d ' essere di questo ingiusto mondo delle misere disuguaglianze , di farsi delle proprie aspirazioni come un quadro , e questo potea trovare , come in tanti altri ricordi veri o fantastici , i motivi e il colorito nella poesia evangelica . Così accade fino a Weitling , che anche lui compose un : Evangelo del povero peccatore . E perché dovrei non ricordare quei Saint - Simoniani , che favoleggiando di un cristianesimo più vero , di là da venire , in quello proiettarono tutte le aspirazioni della loro riscaldata fantasia ? Per tutte queste , e per tante altre cause , sta come campata in aria , nella mente di molti , l ' immagine fantasiosa di un cristianesimo ultraperfettissimo , che sarebbe difforme , anzi per alcuni è assolutamente difforme - da tutto ciò che la volgare storia conosce e dà per cristiano ; da che Stefano fu lapidato , fino alla Santa Inquisizione , che spedì all ' altro mondo tante caterve d ' infedeli ; da che lo scalzo pescatore Pietro nei suoi paurosi dinieghi fece la parte dell ' accorto Sancio Panza , fino a che papa Pio s ' è compensato , con la infallibilità , del potere terreno che andava perdendo ; dall ' agape ebionitica dei poveri visitati dal Paracleto , ai gesuiti che armano delle flotte e fanno imprese commerciali , da precursori arditi della politica coloniale dell ' evo borghese ; dal Rabbi di Nazareth , che dice non esser di questo mondo il regno suo , ai vescovi ed altri prelati occupanti in nome suo per secoli , come proprietarii e come sovrani , dal quinto al terzo delle terre secondo i paesi , compresovi in alcuni luoghi il ius primae noctis , Chi per una ragione o per l ' altra , e sia pure per semplice ipocrisia letteraria , crede a quel cristianesimo verissimo , è naturale sia imbrogliato a spiegare donde sia poscia nato questo men vero , o assolutamente aberrato , che noi tutti conosciamo . E si capisce , inoltre , come quel vero verissimo diventi un miracolo , se non proprio della rivelazione , della ideologia umana per lo meno ; - e noi dal canto nostro non siamo obbligati a date la spiegazione di tale miracolo , né in nome del materialismo né in nome di qualunque altra dottrina , per la stessa ragione , per la quale la meccanica razionale non ha il dovere di spiegare , né il volo di Icaro , né quello dell ' ippogrifo dell ' Ariosto . Conviene , nondimeno , non dimenticare , che quel cristianesimo vero , così idealmente contrapposto da tanti a questo assai positivo e realisticamente umano , che s ' è svolto in condizioni accessibili al nostro ordinario intendimento , ha esercitato anch ' esso la sua funzione storica , e giova ora a noi come di chiave per entrare più addentro nello stato d ' animo e nei rapporti di vita dei cristiani primitivi . Fu quel cristianesimo vero come il simbolo delle varie ribellioni dei proletarii , delle plebi , della umile gente , dei manomessi , dei servi , degli sfruttati , fino al secolo XVI . Ebbi occasione , come dissi già in altra lettera , di occuparmi quest ' anno in modo circostanziato , nel mio corso accademico , precisamente di Fra Dolcino , nel quale culmina , e nel cui insuccesso declina il movimento della setta degli Apostolici . Poi che ebbi dichiarate le condizioni generali dello sviluppo economico e politico dell ' Italia settentrionale e media , e quelle più particolari dell ' ambito ( ossia delle classi sociali ) nel quale gli Apostolici sorsero e si diffusero , a un certo punto mi convenne di spiegare la dottrina , per la quale e con la quale Dolcino tenne ferma la compagine dei suoi seguaci , tenacissimi ed impavidi nel combattere fino all ' ultimo da eroi , da martiri e da precursori di un nuovo ordine di cose nella vita dell ' umanità . Quella dottrina è anch ' essa uno dei tanti ritorni apocalittici al cristianesimo puramente evangelico ; - è , ossia , la negazione di tutto ciò che la gerarchia abbia stabilito e fatto da papa Silvestro ( da quello almeno della leggenda ) , in poi , negazione rinforzata dall ' ardore apostolico , che il sentimento della lotta trasmuta in dovere di combattimento . Gli è naturale , che la spiegazione prima di quelle idee , come direbbero i letterati , vada cercata nei movimenti affini delle ribellioni antigerarchiche più prossime . Per un verso si risale agli Albigesi , e per un altro verso a quei confusi e variopinti moti di plebe , che hanno il comune nome di patarìa ; e poi per un altro lato bisogna rifarsi su tutta quella agitazione mistica ed ascetica , che più volte accenna a dilacerare l ' imperio papale , dal comunismo ideologico di Gioacchino di Fiore alle resistenze attive dei Fraticelli . Facendo un passo più addentro in cotesta ricerca , non è difficile di ritrovare , di dietro ai mistici veli dell ' ascetismo , e all ' esaltata passione per il cristianesimo vero , le materiali condizioni e i materiali moventi , per cui convengono intorno ad alcuni simboli di rivolta gl ' infimi del cenobitismo , i contadini di quei paesi dove la feudalità è ancor viva , i contadini di quelle altre terre , che , francate dal feudo , per la rapida formazione dei liberi comuni furon violentemente proletarizzati , e poi la minutissima gente dei comuni stessi così spietatamente corporativi , e da ultimo , come sempre , gl ' idealisti , che trasmutano in causa propria la causa dei derelitti : - gli elementi tutti di una rivoluzione sociale . Da questa spiegazione prossima si risale ad una spiegazione più generale , e direi tipica . Il moto dolciniano è uno dei momenti della gran catena delle sollevazioni delle plebi cristiane , che , con varia fortuna e con varia complicazione , si ribellarono alla gerarchia , e nei momenti più acuti furon portate alla inevitabile conseguenza dell ' aspettazione del comunismo . Il caso classico , la forma strepitosa , per le circostanze di tempo e per la estensione e per la durata del moto , è di certo la sollevazione degli Anabatisti . Ma non fu cosa di poco conto la rivolta dolciniana ; specie per le condizioni di precoce modernità economica in cui trovavasi la valle del Po , in principio del secolo XIV . Ora , l ' istinto dell ' affinità portava le menti dei rappresentanti e dei condottieri delle plebi in rivolta a tornare verso l ' immagine , o verso il confuso ricordo , o verso l ' approssimativa riproduzione fantastica di quel cristianesimo primitivo , che fu tutto di minuto popolo , di gente afflitta e sofferente , aspettante la redenzione dalle miserie di questo reo mondo . Il cristianesimo vero , verso del quale , per simpatia procedente da similarità di condizioni , quei ribelli esaltati tornavano con tanto ardore di fede e di fantasia , fu una realtà : non nel senso dell ' ideale e del tipico , da cui l ' umana debolezza abbia deviato per aberrazione o per malizia , ma nel senso del fatto poveramente empirico . Il cristianesimo primitivo , mutatis mutandis , fu nel tipo , nell ' insieme , nella fisonomia e nei moventi , più affine a ciò che Montano , o Dolcino , o Tommaso Münzer vollero , in tempi a ciò non adatti , ristabilire , che non a tutti i dogmi , liturgie , gradi gerarchici , dominii e demanii , lotte politiche , supremazie , inquisizioni ed altre simili miserie , in cui s ' aggira la storia umanamente terrena della chiesa . Nei tentativi di cotesti ribelli , si rivede , come se essi avessero voluto dare in ispettacolo un esperimento del passato , quale debba essere stata , a un di presso , la figura originaria del cristianesimo come setta di perfetti santi , ossia di assolutamente eguali , senza differenze di clero e di laici , tutti parimenti capaci dello spirito divino , sanculotti e devoti al tempo stesso , tutti ad un modo . Il problema più grave e più scabroso in tutta la storia del cristianesimo è appunto questo : d ' intendere , cioè , come dalla setta degli assolutamente eguali sia nata , nel termine di men che due secoli , una associazione di differenziati per gerarchia , in guisa , che da una parte sta il popolo dei credenti e dall ' altra stanno gl ' investiti di potestà sacra . Questa differenziazione gerarchica si completa col dogma , il che vuoi dire con un dettame , che sopprime la immediatezza del credere nei singoli fedeli qual fatto di personale vocazione . La gerarchia vuol dire sacerdozio , amministrazione di cose , e governo delle persone . Di qui nasce la possibilità di una politica ; e su la ricerca di questa politica s ' aggira la storia della chiesa del III secolo . L ' incontro della chiesa e dell ' impero nel IV secolo non è se non il resultato del compenetrarsi di due politiche , per cui poi la religione e il maneggio degli affari da ultimo si confondono . In questo passaggio dalla libera associazione all ' organamento semistatale , il quale fa che la chiesa abbia sempre da allora in poi esercitata una azione politica , o d ' accordo con lo stato , o contro lo stato , o diventando essa stessa lo stato , si avvera il caso comune ad ogni associazione , la quale , dal momento che ha cose da amministrare ed ufficii da adempiere , diventa di necessità un governo . La chiesa ha riprodotto dentro di se stessa i contrasti proprii ad ogni stato , cioè le opposizioni di ricchi e di poveri , di protettori e di protetti , di patroni e di clienti , di proprietarii e di sfruttati , di principi e di soggetti , di sovrano e di sudditi . Quindi essa ha avuto nel suo proprio seno particolari lotte di classe - per es . di patriziato gerarchico e di plebe cenobitica , di alto e basso clero , di cattolicità e setta . Le sètte furono in gran parte ispirate , fino al secolo XVI , dal pensiero del ritorno al cristianesimo primitivo , e per ciò spesso colorirono i disegni attinti alle condizioni del presente di una ispirazione ideologica che rasenta l ' utopia . La chiesa che è riuscita , è invece solo quella la quale , seguendo i modi di procedere che son proprii dello stato laico , anziché una società di eguali nello spirito santo , è divenuta una gerarchica consociazione di disuguali , con esercizio di formali diritti , con mezzi d ' imposizione e di violenza , con perfetto imperio , o con parte d ' imperio ceduto da altri imperanti , e col governo delle anime , che , come ogni altro governo spirituale , si svolge innanzi tutto col dominio su le cose senza delle quali le anime non han modo di esistere . Questi attributi umani , i quali , data la condizione di disuguaglianza economica degli uomini , riavvicinano la consociazione religiosa ad ogni altra maniera di governo delle cose di questo mondo , mostrano per un verso come l ' associazione dei santi non potesse avere in alcun tempo una forma di esistenza che non fosse utopia , e per un altro verso ci spiegano la costante tendenza alla intolleranza ed alla cattolicità nelle varie sue forme , in quanto essa associazione , smentendo l ' ingenuo martire di Nazareth , lasciato malinconicamente in croce su gli altari , ha fatto di questa terra il regno suo . Per rimaner nell ' esempio , che mi è più familiare pei miei recenti studii , il papato superimperiale precipitò sì nella persona di Bonifacio VIII , secondo la profezia di Dolcino , che di tre anni gli sopravvisse ; ma non precipitò per dar luogo all ' Apocalisse . Fu inflitta al papato sì l ' umiliazione dell ' esilio avignonese , ma non per dar luogo a un nuovo impero di Cesari , secondo l ' utopia dell ' Alighieri . C ' erano allora già i prodromi dell ' evo moderno , cioè i preannunzii del regno della borghesia . Filippo il Bello , che di lontano arieggia al principato civile , nel quale due secoli dopo la borghesia percorse la prima tappa del suo dominio politico su la società , mandava all ' estremo supplizio i Templari , come per dire che l ' epopea delle crociate finisse per opera dei cristiani stessi . E perché il motto della situazione ci fosse perfino nell ' aneddoto , che sempre denuncia e smaschera gli stridenti passaggi dell ' ironia della storia , il commissario del sire di Francia a preparare l ' umiliazione di Anagni non fu un capitano di banda feudale , ma un legista , che negoziò il danaro occorrente alla bisogna in una cambiale rilasciata a un banchiere di Firenze . Furono questi legisti , e principi usurpatori di diritti storici , e banchieri accumulatori del danaro , che poi divenne più tardi il capitale , quelli i quali iniziarono la moderna società così trasparente nella prosaica struttura degli intenti e dei mezzi suoi . Come su le altre rovine della società corporativa e feudale , così anche su le rovine del patrimonio ecclesiastico s ’ è assisa questa crudele borghesia , che , sfidatrice delle potenze misteriose , ha inaugurata l ' èra del pensiero e della libera ricerca . E aspetta che altri la tolga di seggio : ma non sarà di certo , né il cristianesimo vero , né quello verissimo . Se poi quegli uomini dell ' avvenire , dei quali noi socialisti ci diamo assai spesso soverchio pensiero , produrranno o non produrranno ancora della religione , io , né so , né non so : e lascio ad essi soli la briga della vita loro , che sarà , spero , non lieve , perché non divengano degl ’ imbecilli nella paradisiaca beatitudine . Ciò che io vedo chiaro è solo questo : che il cristianesimo , che nel suo complesso è la religione dei popoli fino ad ora più civili , non lascerà luogo dopo di sé ad alcun ’ altra religione nuova . Chi d ’ ora innanzi non sarà cristiano , sarà irreligioso . E poi , in secondo luogo , noto , che i socialisti han fatto assai bene a scrivere nei loro programmi , che la religione è cosa privata . Spero che nessuno vorrà intendere coteste parole nel senso di una veduta teoretica , su la quale si possa poi ricamare una filosofia della religione . Quel comma del tutto pratico vuol semplicemente dire , che al presente i socialisti han troppe cose da fare di più utili e serie , da non doversi confondere con quegli hebertisti , blanquisti , e bakuninisti , e simili , che decretavano l ' abolizione del divino , e Dio decapitavano in effigie . I materialisti della storia pensano però , dal canto loro , e fuori d ' ogni apprezzamento subiettivo , che gli uomini dell ' avvenire rinunzieranno molto probabilmente ad ogni spiegazione trascendente dei problemi pratici della vita di tutti i giorni , perché : Primus in orbe deos fecit timor ! Antica la sentenza : di valore perpetuo l ' enunciato ! X . Resina ( Napoli ) , 15 settembre ‘97 Caro Sorel , Nel rileggere , nel rivedere , nel ritoccare - giacché ho fatto disegno di darle alle stampe - le lettere , che io v ’ andai scrivendo dall ' aprile al luglio ultimi , m ' è parso formino come una certa tal quale serie , e nel tutt ' insieme dicano qualcosa . Di certo i pensieri di semplice accenno , gli enunciati appena appena sviluppati , le osservazioni il più delle volte incidentali , e le bizzarre critiche disseminate qua e là , - . tutte le cose , insomma , che mi venne di dire , nel modo che è proprio di chi scriva currenti calamo , assumerebbero ben altra forma , entrerebbero in tutt ' altra disposizione , passerebbero per una nuova e meditata elaborazione , se io avessi in animo di comporre un libro degno d ' un titolo altisonante come , per es . : Il socialismo e la scienza ; o Il materialismo storico e l ’ intuizione del mondo , e così via . Ma , come io , nel conversar con voi a distanza , ho usato in larga misura delle libertà che son proprie della facoltà discorsiva , così , ora che mi son risoluto a raccogliere quelle fugaci lettere nella forma d ' un libercolo , imporrò a questo un modesto ed appropriato titolo di : Discorrendo di socialismo e di filosofia , Lettere a G . Sorel . Devo agl ' insistenti consigli del mio amico Benedetto Croce , di commettere cotesto nuovo peccato di letteratura minuscola . Questo mio benedettissimo amico è diventato il mio tormento e la mia croce . Dacché lesse quelle lettere , non m ' ha dato più pace ; e ha voluto gli promettessi di renderle pubbliche , nella forma di un opuscolo . Se io stessi a sentir lui , ai miei anni non verdi , diverrei un continuo e perpetuo produttore di carta stampata : mentre a me è piaciuto sempre , in passato , di lasciar dormire nei cassetti i non pochi catafasci di carta scritta , che m ' è toccato di accumulare , per anni ed anni , nella qualità di insegnante e di appassionato estensor di lettere . In questo caso speciale il Croce poi mi andava dicendo , esser dover mio , ora che il socialismo s ' allarga in Italia , di concorrere alla vita del partito , che cresce e si fortifica , coi mezzi e nei modi che son più rispondenti alle attitudini mie . E sia pur così ; - ma poi tutto sta a vedere , se i socialisti di tale aiuto e di tale sussidio sentano proprio il bisogno e il desiderio . A dir le cose come sono , io non ebbi mai una troppo grande inclinazione allo scrivere per il pubblico , e all ' arte e a prosa non ci attesi mai ; tanto è , che ho scritto di solito come vien viene . Fui sempre e sono , invece , appassionatissimo dell ' arte dell ' insegnamento orale , in tutte le sue forme ; e l ' attendere a cotesta opera , con molta intensità , mi ha distolto per lunghi anni , in passato , dal ridire per iscritto ( - e chi potrebbe veramente ridirlo dal vivo ? - ) ciò che , insegnando , vien detto spontaneo di forma , duttile , pronto , adattato al caso , ricco di attinenze e pieno di riferimenti . Abbracciando poi , più in qua , il socialismo , in corale rinascenza dello spirito io divenni più desideroso di comunicar col pubblico , per mezzo di opuscoli , di lettere d ' occasione , d ' indirizzi e di conferenze , che mi si moltiplicarono per anni quasi a mia insaputa . Non son forse questi i doveri e gli oneri del mestiere ? Ed è qui che due anni fa venne precisamente in buon punto il mio benedetto signor Croce , col consiglio che mi dette , che io pubblicassi dei saggi di socialismo scientifico , come per porre alla mia attività di socialista un obiettivo più solido . E , come da cosa vien cosa , anche queste lettere d ' occasione possono passare per un saggio sussidiario e complementare di materialismo storico . Come è chiaro , caro Sorel , questo discorso non riguarda punto voi , ma me soltanto ; perché cerco quasi quasi delle scuse alla pubblicazione di un nuovo libercolo , e in quanto io da italiano vivo in Italia . Probabilmente se queste mie lettere , oltre che da voi , saranno lette da altri in Francia , costoro diranno , che io non li ho persuasi lo stesso del materialismo storico , e forse ripeteranno ragionevolmente le osservazioni di alcuni critici dei miei saggi , che , con le traduzioni , cioè , da una lingua straniera , non si riesce a cambiare gli umori intellettuali di una nazione ( ) . Pur così scrivendo , come per metter la chiusa a questa faccenda epistolare , temo ancora non mi venga la voglia di continuare . Non son forse le lettere moltiplicabili all ' indefinito , come le favole e i racconti ? Per fortuna , però , io m ' ero proposto fin dal principio di rispondere , così all ' ingrosso , ai quesiti che voi , sfiorando dei tèmi della massima difficoltà , ponete nella vostra Prefazione ; cosicché una ragione di finire m ' è pur data dai termini stessi del vostro scritto , al quale mi sono andato via via riferendo . Se m ' abbandonassi poi all ' estro della conversazione , chi sa dove andrei a finire ! - le lettere diverrebbero una letteratura . Di ciò voi non mi sapreste grado ; per quanto potesse allietarsene il signor Croce , il quale vorrebbe mettere in tutti il suo istinto di prolificazione letteraria . Lui fa un curioso contrasto con le dolci abitudini di questa dolce Napoli , nella quale gli uomini - come i Lotofagi che ogni altro cibo aveano in dispregio - vivono immersi nel solo presente , e par che , proprio in cospetto della statua di G . B . Vico , allegramente faccian le fiche alla filosofia della storia . Ma , pur volendo una buona volta finire , mi conviene di mettere in carta alcune altre brevi note ancora . Mi pare , innanzi tutto , che voi , non per curiosità vostra , ma quasi mettendovi ad arte nei panni del comune dei lettori , domandiate : c ’ è mai modo di fare intendere , per via facile e piana , in che consista quella dialettica , che così spesso s ’ invoca a dilucidazione dell ' intrinseco del materialismo storico ? E potreste , credo , aggiungere , che il concetto della dialettica riesce ostico , ai puri empiristi , ai metafisici sopravvissuti , e a quei popolari evoluzionisti , i quali così volentieri s ' abbandonano alla generica impressione di ciò che è e trapassa , apparisce e sparisce , nasce e muore , e nella parola evoluzione non esprimono , da ultimo , l ' atto del comprendere , ma l ' incomprensibile : mentre , all ' incontro , nella concezione dialettica s ' intende di formulare un ritmo del pensiero , che riproduca il ritmo più generale della realtà che diviene . Ma io - se l ' ora stanca di queste lettere non me ne facesse divieto - ove mai volessi ricominciare , prima di rispondere a così grave quesito , ricorrerei con la mente al ricordo del poeta greco , che , alla domanda del tiranno di Siracusa : che cosa fossero gli dèi ? - chiese prima uno , poi un altro , e poi un altro giorno di tempo , e così senza fine . E dire , in verità , che , ai poeti , che li creano , li inventano , li lodano e li celebrano , gli dèi devono essere assai più familiari , che non possa esser la dialettica a me , se altri mi mettesse fra l ' uscio e il muro , con l ' obbligo di rispondere a un imperioso quesito ! E piglierei tempo - il che non è alieno dal pensare dialetticamente - dicendo ( il che è una implicita risposta ) : - noi non possiamo renderci conto adeguatamente del pensiero , se non pensando in atto ; - alle maniere di procedimento del pensiero bisogna adusarcesi con successivi sforzi ; - ed è sempre assai pericoloso il saltare a pie ' pari , dall ' uso concreto di una maniera di concezione alla generica definizione formale di essa . Messo ancora alle strette , per non gravare l ' interrogatore di studii troppo lunghi , ardui e complicati , lo rimanderei all ' Antidühring , e segnatamente al capitolo intitolato : Negazione della negazione . Ivi , e in tutto quel libro , si vede come Engels fosse , non solo inteso con l ' animo a spiegare ciò che espone , ma preoccupato ancor più del mal uso che può farsi dei procedimenti mentali , quando , chi vi rivolge l ' attenzione , più che essere portato a pensare qualcosa di concreto in cui la forma del pensiero si riveli viva e vivente , sia disposto a cadere negli schematismi a priori , ossia nello scolasticismo , che non fu - sia detto con buona pace degl ' ignoranti - la nota esclusiva dei dottori del Medioevo , come se fosse soltanto roba da preti . Dello scolasticismo se ne può fare sopra ogni dottrina . Il primo scolastico fu Aristotele in persona ; che fu , inoltre , tante altre cose in più , e fu soprattutto un genio della scienza . Dello scolasticismo se ne fa già in nome di Marx . Di fatti la maggior difficoltà d ' intendere e di continuare il materialismo storico non istà nella intelligenza degli aspetti formali del marxismo , ma nel possesso delle cose in cui quelle forme sono immanenti ; delle cose , che Marx per conto suo seppe ed elaborò , e di quelle altre moltissime , che tocchi a noi di conoscere e di elaborare direttamente . Nei molti anni che ho speso nell ' insegnare , io fui sempre persuaso del gran danno che si fa alle menti giovanili , quando , invece d ’ immergerle , con opportuna e pieghevole arte , in una determinata provincia della realtà , perché osservando , comparando e sperimentando , poco per volta arrivino alte formule , agli scherni , alle definizioni , si comincia dall ' usar subito di queste ultime , come se fossero i prototipi delle cose esistenti . Insomma , la definizione da cui s ’ incomincia è vuota , mentre è solo piena quella cui si arrivi , geneticamente . Nell ' insegnare si vede quanto il definire sia cosa pericolosa ; secondo il senso plebeo che molti dànno ad una sentenza del diritto romano , la quale dice , in verità , tutt ' altro . La didattica non è quella attività , che produca un nudo effetto di cosa fissa ( come nudo prodotto ) ; ma è quella attività , che generi altra attività . Insegnando noi riconosciamo , come il nocciolo primo di ogni filosofare è sempre il Socratismo ; ossia la virtuosità generativa dei concetti ( ) . Rimandando all ' Antidühring , e a quel capitolo segnatamente , non intenderei , per ciò , di rinviare ad un catechismo , ma solo ad un esempio di abilità didattica . Le armi e gl ' istrumenti son tali solo all ' opera ; e non quando sian visti in armadio da museo . Inoltre , se non dovessi pur finire una buona volta , vorrei fermarmi ad illustrare le parole dove dite , che l ' Italia meriti , come culla comune della civiltà , l ' omaggio di tutti . Può parere che queste parole siano una stonatura , mentre discorrete proprio del socialismo , che all ' Italia veramente non deve molto . Ma , se è vero che il socialismo è il frutto della civiltà adulta , i maturi e provetti degli altri paesi non faran male a rivolgere , di tanto tanto , gli occhi loro a questa culla . Ripensando all ' Italia , che ha fatto per secoli la più gran parte della storia universale , tutti avranno sempre qualcosa da impararci ; e poi dopo s ' avvedono , che l ' avean già a casa loro quest ' Italia , come il presupposto di ciò che essi presentemente sono . Ad altri francesi è parso in passato , che questo paese fosse , da culla , diventato tomba della civiltà ; e per tal tomba devon tenerla la più parte dei forestieri , che la visitano qual museo , ignari sempre del nostro presente . E in ciò hanno torto ; e , per dotti che siano , cotesti visitatori di musei rimangon sempre ignoranti - dico ignari della vita attuale di questo paese , che par la vita del morto risorto , il che è almeno un caso degno di nota . In che veramente consiste questo rinascimento d ' Italia , e che aspettativa può dar di sé , a quelli che guardino la generalità del progresso umano , senza pregiudizii e senza preconcetti ? ( ) Per tacere delle grandi difficoltà che c ' è a trattare , con intenti obiettivi , e con criterii non desunti dai soli impulsi della personale opinione , la storia attuale di qualunque paese ; nel caso speciale d ' Italia bisognerebbe risalire fino al secolo XVI , quando l ' iniziale sviluppo dell ' epoca capitalistica - che qui avea sede principale - fu spostato dal Mediterraneo . Bisognerebbe arrivare , attraverso alla storia della successiva decadenza , alle premesse positive e negative , interne ed esterne , delle presenti condizioni d ' Italia . Non occorre io dica che le mie forze sarebbero impari all ' impresa ; perché non avrei la più lontana tentazione di misurarmici , a proposito e nella occasione di un discorso familiare , come è questo . Chi un simile studio sapesse concretare in un libro , potrebbe dire d ' aver concorso ad esprimere , in forma riflessa , la presente situazione , e l ' attuale coscienza degl ' italiani ( ) . Qui da noi si è spesso assai ciecamente ottimisti o ciecamente pessimisti , nel senso che si dà dai non - filosofi a coteste parole ; specie perché in Italia c ' è una grande ignoranza del vero stato degli altri paesi , cosicché molti le condizioni indigene valutano , non alla stregua comparativa e pratica dell ' ora presente , ma ad una tutta ideale , ipotetica , e spesso utopistica . Ed è singolare il caso , che qui da noi , in tanto risorgere delle scienze della osservazione nel campo della natura - le quali scienze vengono veramente coltivate con intenti particolaristici e dirò antifilosofici - sia così scarso l ' intelletto positivo delle cose sociali attuali , mentre è così stragrande in questo paese stesso il numero dei sociologisti , che somministrano definizioni ai sitibondi di verità . Ma si sa , i sociologisti hanno in tutto il mondo una certa curiosa antipatia per gli studii della storia ; che poi sarebbe , secondo il senso dei profani , quella tal cosa nella quale la società s ' è svolta . Pochi , in conclusione , vedon chiaro in questa circostanza di fatto ; che , cioè , la borghesia italiana , la quale è già oggetto , come in ogni altro paese , alle ire , e agli odii degli umili , dei manomessi , degli sfruttati , e per un altro verso è stretta e premuta dal popolo minuto , è essa stessa in se stessa instabile , inquieta , incerta , perché l ' è impedito di mettersi alla pari con quella degli altri paesi , nel campo della concorrenza . Per questa ragione , come per l ' altra , che dall ' altro lato essa ha il papa ( ) , con quel suo non indifferente bagaglio di cose , che solo i teorici dell ' utopismo liberalesco proclamano trapassate per sempre , questa borghesia , che deve ancora ascendere , è intimamente rivoluzionaria , come direbbe il Manifesto . E come non ha potuto esser giacobina , quanto sarebbe stato il naturale istinto suo , s ' è acquetata nella formula del re per la grazia di Dio e della nazione ad un tempo . Non potendo questa borghesia fare assegnamento sul rapido sviluppo di una grande industria , che tarda difatti a venire , e nella conseguente rapida conquista di un grande mercato esterno , dato il progresso lento ed incerto della economia nazionale , per la massima parte agraria , fa la politica mezzana degli espedienti , e consuma nell ' abilità l ' ingegno . Ecco la parte che fa la flotta italiana da più mesi in Oriente : par la volpe , che , secondo la favola , dichiari immatura l ' uva che non può afferrare ; ma questa volpe qui , con divario da quella della favola , si trova tra altre volpi , che l ' uva afferrata custodiscono , o dell ' uva stanno per afferrare ! Ed ecco che la volpe si fa idealista , per manco di positivo . Questa borghesia italiana , di fronte all ' astensionismo , o reazionario o demagogico dei clericali , e per il lentissimo sviluppo dell ' opposizione proletaria , si è sentita e si sente come se fosse tutta la nazione , e nel difetto di partiti che dividano la società , dà il nome di partiti alle fazioni che si raccolgono intorno a capitani e proconsoli , o ad intraprenditori ed avventurieri di varie sorti . Al primo apparire del socialismo essa rimase attonita . D ' altra parte , s ' ingannano quelli i quali credono , che l ' agitarsi delle moltitudini sia sempre indizio o prodromo da noi , com ' è di fatto alcune volte e in alcuni punti d ' Italia , di quel moto proletario che , come lotta economica su base concreta , o come aspirazione politica , volge più o meno esplicitamente al socialismo in altri paesi . Qui il più delle volte questo agitarsi è come la ribellione delle forze elementari contro di uno stato di cose in cui esse forze non trovano la necessaria coercizione , quella coercizione , dico , che è propria di un sistema borghese atto ad irreggimentare i proletarii . Si guardi , per es . , all ' acuita forma di emigrazione , che è , salvo poche eccezioni , di uomini atti ad offrire le braccia , l ' incomparabile sedulità , e lo stomaco capace d ' ogni privazione , allo sfruttamento del capitale straniero in terra straniera : - sono , in una parola , lavoratori uscenti dai campi , dove son di soverchio , o dall ' artigianato in decadenza , che la ferula educativa del capitale ridurrebbe in isquadre di addetti alle fabbriche , se la grande industria si affrettasse a svolgersi , o che il patrio capitale menerebbe nelle patrie colonie , se ce ne fosse , e se non fosse venuta la pazzia di crearne là dove pare presso che impossibile il farne ( ) . L ' Italia è diventata - ed è ben naturale , - negli ultimi anni , la terra promessa dei decadenti , dei megalomani , dei critici a vuoto , degli scettici per fastidio e per posa . Alla parte sana e verace del movimento socialistico ( al quale non è dato per ora dalle circostanze altro ufficio da quello in fuori di preparare la educazione democratica del popolo minuto ) si mescolano , di conseguenza , parecchi , i quali , se volessero mettersi la mano su la coscienza , avrebbero da confessare , che essi son decadenti , e che li sospinge a dimenarsi , non la fattiva volontà del vivere , ma l ' indistinto fastidio del presente : - essi , leopardiani annoiati ! Devo finalmente finire ; ma mi pare mi arrivi all ' orecchio come una leggiera voce di protesta da parte di quei compagni , che son così pronti ad obiettare ; e che quella voce dica : coteste son sofisticherie da dottrinarii , e noi abbiam bisogno di pratica . Sicuro , d ' accordo , avete ragione . Il socialismo è stato per così lungo tempo utopistico , progettistico , estemporaneo e visionario , che è bene ora di dire e di ripetere ogni momento , che ci occorre la pratica ; perché gli animi di quelli che lo professano sian rivolti di continuo a misurare le resistenze del mondo effettuale , e a studiar di continuo il terreno , sul quale ci è imposto di aprirci la non facile né morbida via . Badi però il mio ipotetico critico di non far proprio lui la parte del dottrinario ; la qual parola , per chi se ne intenda , designa una certa disposizione delle menti , viziate dall ' astrazione , a ritenere , che le idee proclamate per sé eccellenti , e i frutti delle esperienze raccolte in determinati tempi e luoghi , sian cose da applicare difilato al concreto , e inoltre buone per ogni tempo e luogo . La pratica dei partiti socialistici , a confronto d ' ogni altra politica fino ad ora esercitata , è ciò che più risponde , non dirò alla scienza , ma ad un procedimento razionale . È la dura prova di una costante osservazione , e di un adattamento da tentar di continuo ; - è la dura prova d ' indirizzare sopra una linea di moto unitario le tendenze , spesso difformi e spesso antagonistiche , del proletariato ; - è lo sforzo di condurre ad esecuzione dei disegni pratici col sussidio della chiara visione di tutti i rapporti che legano , con complicatissimo intreccio , le varie parti del mondo in cui viviamo . E se cosi non fosse , per che ragione e a che titolo si parlerebbe del vantato marxismo ? Se il materialismo storico non regge , vuol dire che l ' aspettativa del socialismo è caduca , e che il nostro pensiero della società futura è creazione da utopisti ! Pur troppo gli è vero , in fatto , che in tutto il socialismo contemporaneo c ' è sempre latente un certo che di neoutopismo ( ) ; come è il caso di coloro , che , ripetendo di continuo il dogma della necessaria evoluzione , questa poi confondon quasi con un certo diritto ad uno stato migliore , e la futura società del collettivismo della produzione economica , con tutte le conseguenze tecniche e pedagogiche che dal collettivismo risulterebbero , dicono che sarà perché deve essere , - e quasi dimenticano , che cotesto futuro devono pur produrlo gli uomini stessi , e per la sollecitazione dello stato in cui sono , e per lo sviluppo delle attitudini loro . Beati costoro , che il futuro della storia e il diritto al progresso misurano quasi alla stregua di un certificato di assicurazione su la vita ! Cotesti dogmatici delle idee a buon mercato dimenticano diverse cose . In prima , che il futuro , appunto perché è il futuro , che sarà il presente quando noi saremo il passato , non può costituire il criterio pratico di ciò che noi dobbiam fare al presente . Sarà ciò cui si arriverà , - ma non è la via per arrivarci . In secondo luogo , l ' esperienza di questi ultimi cinquant ' anni deve indurre gli atti al pensiero ed alla pratica in questa persuasione : che , cioè , a misura che cresce nei proletarii e nel minuto popolo la capacità ad organizzarsi in partiti di classe , la prova stessa di questo complicato movimento ci porta a intendere lo sviluppo dell ' èra nuova secondo una misura di tempo , che è assai lenta a confronto del rapido ritmo che concepivano una volta i socialisti intinti di giacobinismo rivissuto . Or sopra a una distesa così grande di tempo la nostra previsione non può non correre incerta ; tenuto conto della enorme complicazione del mondo attuale , e in tanto allargarsi del capitalismo , ossia della forma borghese1 . Chi non vede , che oramai il Pacifico soppianta l ' Atlantico , come questo a suo tempo fece passare in seconda linea il Mediterraneo ? Cosicché , in terzo luogo , la scienza pratica del socialismo consiste nella chiara notizia di tutti cotesti complicati processi dell ' orbe economico , e , parallelamente , nello studio delle condizioni del proletariato , in quanto esso via via diventa atto a concentrarsi in partito di classe , e porta in questa successiva concentrazione l ' animo che gli è proprio , data la lotta economica in cui s ' inradica quella politica , che gli è mestieri di fare . Su cotesti dati più prossimi la nostra previsione può correre con sufficiente chiarezza di calcoli , e può raggiungere il punto nel quale il proletariato divenga prevalente , e poscia predominante politicamente nello stato . E da quel punto , che deve coincidere con la impotenza del capitalismo a reggersi , da quel punto , dico , che nessuno può immaginarsi come un rumoroso patatrac , sarebbe il cominciamento di ciò che molti , non si sa perché , come se tutta la storia non fosse la serie delle rivoluzioni della società , chiamano enfaticamente la rivoluzione sociale par excellence . Spingersi oltre di quel punto , coi ragionamenti , gli è come voler confonder questi con gli artifizii della immaginazione . Il tempo dei profeti è trapassato . Beato te , Fra Dolcino , che nelle tue tre lettere ( ) potesti trasfigurare gli accidenti politici del momento ( papa Celestino e papa Bonifacio VIII , Angioini ed Aragonesi , Guelfi e Ghibellini , misere plebi e patriziati dei comuni , e così via ) in tipi già simboleggiati dai profeti e dall ' Apocalisse , misurando ad anni , a mesi ed a giorni , con successive correzioni , i tempi della provvidenza . Ma fosti un eroe ; la qual cosa dimostra , che quelle fantasie non furon la causa del tuo operare , ma l ' involucro ideale , nel quale tu rendevi conto a te stesso , come fecer tanti altri , per tutto un secolo innanzi a te , e Francesco d ' Assisi compreso , del disperato moto delle plebi contro la gerarchia papale , contro la borghesia già forte nei comuni e contro il nascente monarcato . Ora tutti quegli involucri furon lacerati , compresa la religione delle idee , come dicon quelli che usano un gergo da ipocriti , per mostrare una certa superstiziosa reverenza per la religione degli altri . Ora , presentemente , non è lecito di essere utopisti , se non ai soli imbecilli . L ' utopia degli imbelli , o è cosa ridicola , o è dilettanza da letterati che vadano visitando quel falansterio di ninnoli di cui è architettore il Bellamy . Quell ' umile Marx , tutto prosa di scienza , andò raccogliendo modestamente nella società presente i primi indizii delle transizioni a quella che diverrà , come per es . , il sorgere delle cooperative ( vere ! ) in Inghilterra e cose simili , e fu rassegnato ( specie nell ' opera spesa nella Internazionale ) alla parte di ostetrico , che non è proprio quella di un artefice del futuro . Lui ed Engels dissero della società dell ' avvenire - data la ipotesi della dittatura politica del proletariato - non sotto l ' aspetto intuitivo , del come essa parrebbe a chi la vedesse , ma sotto l ' aspetto del principio direttivo della forma , ossia della struttura economica , e segnatamente in antitesi a questa società presente ( ) . Del resto , se c ' è chi abbia il bisogno di vivere fin da ragazzo nel futuro , come da sentirlo e da provarlo su la propria pelle ; e , papeggiando in nome delle idee , voglia investire dei loro diritti e doveri i componenti la società dell ' avvenire - s ' accomodi pure . Permetta quindi a me , che pure ho un qualche diritto d ' inviare la mia carta di visita ai posteri , di esprimere la speranza , che quei del futuro , non trasumanati tanto da non esser più comparabili a noi del presente , serbino tanto della gaia dialettica del ridere , da farsi beffe umoristicamente dei profeti dell ' oggi . Finisco per davvero ; e toccherebbe ora a voi , se mai vi piace , di ricominciare . Appendici . I . Postscriptum all ' edizione francese . Frascati ( Roma ) , 10 settembre ‘98 Sebbene fino ad ora il Sorel non abbia dato segno di ricominciare , può sempre darsi ci si provi in seguito . Ho però ragione di temere , che , ricominciando , s ' incamminerebbe per una via per me inaspettata , dal momento che mette in iscena : La crisi del socialismo scientifico ( cfr . suo articolo nella “ Critica Sociale ” , del I ° maggio 1898 , pp . 134-38 ) , proprio a proposito di quelle stesse pubblicazioni del Merlino , che egli avea l ' anno innanzi così aspramente criticato nel “ Devenir Social ” ( ottobre 1897 , pp . 854-888 ) . Ma che egli ricominci , o che non ricominci ad occuparsi di questi problemi generali avendo riguardo a ciò che io ho scritto in queste lettere a lui indirizzate , mi preme di dire qui , a scanso di fraintesi , e perché i lettori non cadano in equivoco , che io non lo seguirei nelle sue immature e premature elucubrazioni su la teoria del valore ( “ Journal des Economistes ” , Paris , I ° maggio 1897; “ Socialistische Monatshefte ” , Berlin , agosto 1897; “ Giornale degli Economisti " , Roma , luglio 1898 ) . Senza entrare nel merito di tali elucubrazioni , la qual cosa non si può fare per incidente o per passatempo , io non vorrei , per la compagnia non ben definita del Sorel , vedermi poi citato fra gli esempii della crisi del marxismo ( cfr . Th . Masaryk : Die Krise des Marxismus , Vienna , 1898; trad . franc . nella “ Revue de sociologie ” , luglio 1898; dove è citato il sig . Sorel in appoggio di tale preziosa scoverta letteraria ) . A mio credere in cotesta pretesa crisi entrarono molte dramatis personae , che , o non hanno ancora bene appresa la parte , o hanno paura di apprenderla , o la recitano maledettamente male . Coteste medesime riserve io devo estendere , ma con una certa insistenza , anche al Croce , per quanto riguarda la sua memoria : Per la interpretazione e la critica di alcuni concetti del marxismo , Napoli 1897 ( riprodotta nel “ Devenir Social ” , anno IV , fascicoli del febbraio e marzo 1898 ) . Sebbene quello scritto paia concepito ( e così appunto dice l ' autore stesso a p . 3 ) qual libera recensione del mio Discorrendo ; il fatto è che esso , oltre a parecchie utili osservazioni di metodologia storica , e ad alcune sagaci note di tattica politica , contiene enunciati teoretici , che nulla han da vedere con le pubblicazioni e con le opinioni mie , anzi a queste son diametralmente opposte . Dovrei io forse mettermi per le vie di una esplicita polemica ex - professo contro tutto l ' insieme di quella dissertazione , che per tanti altri rispetti è degna d ' esser letta ? Ma perché mai ; e a che pro ? Lascio volentieri al libero recensente la libertà delle opinioni sue ; purché queste non passino agli occhi dei lettori per un complemento delle mie , e per un complemento da me accettato . Non posso , però , fermarmi alla generica riserva , che basta per il Sorel ; e , anzi , devo indugiarmi in alcuni appunti sommarii di critica . Passerei senz ' altro sopra alle sottili distinzioni scolastiche , in cui il Croce s ' impiglia insistendovi tra la scienza pura e la scienza applicata , tra l ' uomo oeconomicus e l ' uomo morale , tra l ' egoismo e il tornaconto , tra l ' essere e il doveressere , e così via , perché tanto appartiene al mio mestiere di professore la tolleranza dello scolasticismo tradizionale , che può in certi casi servire al primo addestramento degli ingegni giovanili , ma non è mai la scienza piena e concreta . Come potrebbe mai l ' astronomo impedire che la gente parli del sole , che sorge , e tramonta ? Caso mai potrei rimandare , in via analogica e in linea approssimativa , ai capp . VI e VIII del mio Materialismo storico : ove pian piano si dimostra come i fattori , indispensabili alla cognizione empirica ed immediata , a un certo punto si trasformino , o in aspetti o in momenti ( secondo i casi ) di un complesso conoscitivo unitario . Ma , domando io per la più spiccia , come mai colui che abbia il cervello ancor chiuso in tali strettoie della logica dell ' immediato intendimento empirico , fa poi ad abbordare proprio il problema del marxismo , che è , o almeno ( per usar cortesia agli avversarii ) pretende di essere al di sopra di tali volgari distinzioni ? Non è questo un combattere ad armi troppo disuguali ? Inviterei quasi quasi il Croce a rifar la prova della sua arte critica in altro campo di studii , a leggere sbrigativamente un trattato di Energhetica - quello per es . recente dell ' Helm - di mandare al diavolo tutti gli Helmoltz e i R . Mayer di questo mondo , per rimettere in onore , secondo il senso comune , la luce che è sempre luminosa , ed il calore che è sempre caldo . Ma donde il Croce - e proprio nell ' atto che s ' occupa di Marx ! - trae la persuasione , che oltre alle varie economie succedutesi nella storia , rispetto alle quali l ' economia capitalistico - industriale è , per così dire , un caso particolare ( ma è quel caso , si noti , che solo fino ad ora ha la sua teoria , e questa esiste in molte varianti di scuole e sottoscuole ) , ci sia poi una economia pura , che da sola dà luce e indirizzo generale d ' interpretazione a tutti questi casi , o , diciamo meglio , a tutte queste forme di prosaica esperienza ? Un animale in sé , oltre a tutti gli animali visibili ed ostensibili ? E che cosa dovrebbe mai contenere codesta economia dell ' uomo superistorico e supersociale , che finisce per essere più noioso dei superuomini della letteratura e della filosofia ? Forse la nuda dottrina dei bisogni e degli appetiti , data la sola natura ambiente , ma senza esperienza di lavoro , senza istrumenti , e senza correlazioni precise , o di comunanza , o di società ? Tanto per la psicologia congetturale della preistoria la tesi potrebbe andare . Ma no : - questa economia dell ' uomo in sé è perpetua ed attuale ; - e qui proprio mi ci perdo . Ecco qua ( p . 19 ) : “ Io tengo fermo alla costruzione economica dell ' indirizzo edonistico , all ' utilità - ofelimità , al grado terminale di utilità , e finalmente alla spiegazione ( economica ) del profitto del capitale come nascente dal grado diverso di utilità dei beni presenti e dei beni futuri ! Ma ciò non appaga il desiderio di una spiegazione sociologica del profitto del capitale ; e questa spiegazione , con le altre della medesima natura , non si può trovarla se non su la via per la quale la cercò il Marx ” . Il mio amico Croce è un uomo a dirittura incontentabile ; e la sua incontentabilità potrebbe farlo apparire , a chi altrimenti non lo conosca , quale uomo alquanto capriccioso . Accetta d ’ emblée tutto un sistema d ’ economia , un sistema che pretende di abbracciare tutto il conoscibile economico . È questo un sistema , inoltre , assai noto in Italia , dove ha rappresentanti notevoli , e anzi continuatori e perfezionatori , come dicono sia il caso del Barone per la dottrina della distribuzione . A conferma della sua profession di fede , che non può non essere di gran letizia essendo edonistica , mette un tanto di punto ammirativo ove dice che accetta la spiegazione economica ( o che avrebbe a essere non - economica ? ) del “ profitto del capitale come nascente dal grado diverso di utilità dei beni presenti e dei beni futuri ! ” . E che gli mancherebbe dunque per dare dell ' imbecille e del perditempo a Marx , che per vie del tutto diverse s ' è affannato a ricercare l ' origine , il processo e la spartizione del sopravvalore ; alla qual cosa , alla fin fine , si riduce nell ' essenziale l ' attività sua specifica di critico e d ' innovatore dell ' economia ? La benedetta formola del D D ' , ossia del danaro che si ritrova in danaro con tanto di più , fu come il chiodo fisso nella testa di Marx ricercatore , come il pernio della sua ricerca . Ora il Croce , fatta la sua profession di fede di edonista convinto , quasi come chi avendo già bevuto e mangiato a sazietà , voglia ribere e rimangiare , si volge a Marx a chiedergli una teoria sociologica , che sia complementare a quella economica , nella quale lui Croce è tanto fermo e deciso ; - e che altro può dirgli Marx se non questo : mandate al diavolo quella vostra filastrocca edonistica , se no è inutile interroghiate me su tali quisquilie , ché io non posso offrirvi che l ' assolutamente opposto . Di fatti il Croce è costretto a farsi un Marx diverso - non dirò se molto o poco - dal vero , perché sia quello i cui principii possano apparire conciliabili con gl ' indiscutibili dati dell ' edonismo . Discorrendo del come Marx “ poté giungere a scovrire e definire l ' origine sociale del profitto , ossia del sopravvalore ” , esce in questa sentenza ( p 12 ) : “ Sopravvalore , in pura economia , è una parola priva di senso , come è mostrato dalla denominazione stessa , giacché un sopravvalore è un extravalore , ed esce fuori dal campo della pura economia . Ma ha bene un senso e non è un assurdo , come concetto di differenza , nel paragone che si fa tra una società economica con un ' altra , un fatto con un altro , o due ipotesi tra di loro ” . E poi aggiunge in nota : “ Faccio ammenda di un errore nel quale incorsi in una mia precedente memoria , nella quale , pur dicendo rettamente che il sopravvalore non è un concetto puramente economico , lo definivo inesattamente un concetto morale ; e dovevo dire , come dico ora , un concetto di differenza di sociologia economica e di economia applicata , e non di economia pura . La morale qui non ha parte , come non ha nessuna parte in tutta l ' indagine del Marx ” . Auguro al Croce , che giungendo alla sua terza memoria in argomento confessi poi , che del primo errore egli poté fare ammenda , perché quello almeno era la generalizzazione di una opinione ovvia nel socialismo volgare , che il sopravvalore sia cioè il compendio delle proteste degli sfruttati ; ma che del secondo errore non può scusarsi , perché lui stesso non è più in grado di decifrare plausibilmente il pensiero suo . Né solo per la continua equivocazione di profitto , interesse e sopravvalore ; ma perché in più luoghi assume il concetto di una società lavoratrice come di una forma a sé ( ma , dico io , in contrapposto a quale altra , forse a quella dei santi in paradiso ? ) e dice : “ Marx faceva il paragone della società capitalistica con una parte di se stessa isolata ed elevata ad esistenza indipendente ; ossia il paragone tra la società capitalistica con la società economica in se stessa ( ma solo in quanto società lavoratrice ) ” e poi : “ Dunque l ' economia marxista è quella che studia l ' astratta società lavoratrice ” ( pp . 12 e 13 ) . Se c ' è chi senta il bisogno di liberarsi dal malefico bacillo metafisico , che induce a tali ragionamenti , io gli consiglierei come rimedio la lettura , non già delle polemiche degli economisti , e di quelle segnatamente che in Germania ebbero occasione dalle pubblicazioni del Dietzel , che possono parer sospette , ma della Logica del Wundt ( vol . II , parte II , pp . 499-533 ) , nella qual Logica , a dirlo per incidente , più in là delle pagine testè citate si adduce come esempio tipico di legge sociale ( pare incredibile ! e il Wundt non è dolce di sale , né coi sociologisti , né con le così dette leggi sociali ) proprio il sopravvalore secondo Marx ( ibidem , pp . 620-22 ) . Al postutto cotesta economia pura - come è in uso di chiamarla in Italia , che è sempre il paese dell ' enfasi e della esagerazione - ossia cotesto indirizzo di ricerca e di sistema , che su gl ' inizii , o insufficienti , o ignorati , o dimenticati del Gossen , del Walrass e del Jevons . s ' è venuto sviluppando in ciò che ora ha ( vulgo ) il nome di scuola austriaca , non è , così nelle premesse come negli andamenti , se non una variante teoretica nella interpretazione di quegli stessi dati empirici della vita economica moderna , che han sempre formato l ' obietto degli studii delle altre scuole . Si distingue dalla scuola classica ( che non fu tanto antistorica , come è parso a molti , e come ha dimostrato R . SCHÜLLER : Die klassische Nationalökonomie , Berlin 1895 ) , per la tendenza a un più alto grado di astrazione e di generalizzazione . Si prova a mettere in maggiore evidenza gli stati psichici , che precedono ed accompagnano gli atti ed i rapporti economici . Usa ed abusa degli espedienti matematici . Non è la superistoria , sebbene metta assai spesso in iscena le robinsonate , che dissimula però sotto la veste di una sottile psicologia individualistica : anzi è tanto poco la superistoria , che da questa storia attuale assume due dati , facendone dei presupposti estremi , ossia la libertà del lavoro e la libertà di concorrenza spinte per ipotesi al massimo . Per ciò essa è , in ciò che reca , afferrabile , comprensibile e discutibile ; perché è confrontabile con l ' esperienza della quale è spesso una forzata ed unilaterale interpretazione . ( Alla generalità del pubblico francese ora è dato di leggere in forma chiara e piana la esposizione sommaria della teoria del valore di cotesta scuola nel libro di E . PETIT : Etude critique der différentes théories de la valeur , Paris 1897 ) . Tornando al Croce non saprei nascondere la mia maraviglia , che egli ( note I e 2 a p . 14 ) trovi a ridire contro l ' Engels , perché questi una volta chiami storica la scienza dell ' economia , e un ' altra volta poi parli di economia teoretica . Per chi si fermasse alle parole sole basterebbe di dire , come storico in quel caso li è l ' opposto del naturale nel senso del fisso e dell ' immutabile ( le famose leggi naturali della economia volgare ) , e il teoretico è detto in opposizione al conoscere grossolanamente descrittivo ed empirico . Ma c ' è dell ' altro . Ogni teoria non è se non la rappresentazione , per quanto più si può perfetta , dei rapporti di reciproca condizionalità di quei fatti , che in un determinato campo dell ’ esperienza appariscano omogenei , riavvicinabili e connessi . Ma tutti questi varii gruppi di fatti sono momenti di un divenire . Or se un fisiologista , dopo d ' avervi esposta la teoria fisico - meccanica della respirazione polmonare , esca a dirvi , che la respirazione non è legata all ' esistenza del polmone , e che il polmone stesso è un fatto particolare di genesi nella storia generale degli organismi , vorreste voi forse cotesto fisiologista tradurlo , nel - la qualità d ' imputato , innanzi al fòro di un ' altra economia pura , cioè volevo dire , innanzi a quello di una fisiologia purissima , che studii l ' ente vita , anziché i viventi ? Di fatti il Croce muove querela ( passim ) a Marx , per non aver questi stabiliti i rapporti fra la sua indagine e i concetti di economia pura , per mostrare ( p . 3 ) “ con metodica esposizione come i fatti apparentemente più diversi del mondo economico siano retti in ultimo da una medesima legge , o , ch ' è lo stesso , come questa legge si rifranga variamente passando attraverso organizzazioni varie , senza mutar se stessa , che altrimenti mancherebbe il modo ed il criterio stesso della spiegazione ” . Qui Marx , se avesse pur voglia di rispondere , non saprebbe che cosa rispondere . Qui Marx non c ' entra più . E non si tratta nemmen più delle generalizzazioni , per dir vero troppo astratte della scuola edonistica , che pur sempre rientrano nei processi leciti di astrazione e d ' isolazione proprii ad ogni scienza , che partendo dalla base empirica tenti la via dei principii . Qui ci troviamo in presenza di una legge economica , che a guisa di un quasi - ente attraversa misteriosamente le varie fasi della storia , perché non s ' abbiano a scucire . Questo è il puro possibile , che è poi , in realtà , l ' impossibile . Il signor Dühring - che qua e là è in un certo modo direttamente difeso - è oltrepassato . Qui si tratta di riaffacciare delle difficoltà nella concezione preliminare di ogni problema scientifico , per le quali rimangon fuori della comprensibilità , non solo Marx , ma tre quarte parti del pensiero contemporaneo . La logichetta formale , di felice memoria , diventa l ' arbitra del sapere . Teniamoci pure al testo , che in passato ebbe tanta diffusione in Francia , il Port - Royal . Si parta da un concetto della massima estensione e del minimo contenuto , e per incremento di meccanica notazione si arrivi ad un concetto di minima estensione e di massimo contenuto . E se ci capita poi fra mani un processo reale , il passaggio per es . , dall ' invertebrato al vertebrato , o dal comunismo primitivo alla proprietà privata del suolo , o dalla indifferenza delle radici alla differenziazione tematica di verbo e nome nel gruppo ario - semitico , invece di fermarsi in tali fatti , come in casi di epigenesi faticosamente e realiter accaduta , scriveremo in un concetto già bello e preconcepito , per via di un facile metodo di notazione , prima un A , poi un a , poi un a ¹ , poi un a2 , poi un a ³ , e così via : - e tutto sarà bello e fatto . E mi pare che basti di ciò . Eccoci , per conseguenza , ad alcuni enunciati alquanto curiosi ( p . 2 ) : “ È una società ( s ' intende quella studiata da Marx nel Capitale ) ideale e schematica , dedotta da alcune ipotesi , che potrebbero anche non essersi presentate mai corso della storia ” . Qui Marx diventa l ' illustratore teorico di una quasi - utopia . E poi ( p . 4 ) : “ Marx assunse , fuori del campo della pura teorica economica , una proposizione , che è la famigerata eguaglianza di valore e lavoro ” . E di dove dunque l ' ha presa ? forse ( secondo alcuni ) c ' è arrivato “ spingendo alle estreme conseguenze un concetto poco felice di Ricardo ” . Il quale Ricardo bisognerebbe espellerlo a dirittura dalla storia della scienza , perché qualcos ' altro di più felice non l ' ha veramente fatto . In un certo punto il Croce ( p . 20 , in nota ) se la piglia col Pantaleoni , perché questi “ combatte il Böhm Bawerk , domandandosi donde il mutuatario del capitale riesca a prendere di che pagare l ' interesse ” . Di fatti il Pantaleoni ( Principii di economia politica , p . 301 ) dice : “ la causa generativa dell ' interesse sta nella produttività del capitale come bene complementare in un processo tecnico vantaggioso , richiedente un certo tempo , e non nella virtù del tempo , che lascerebbe le cose come le ha trovate ” . Qui , e per tutto un capitolo , il Pantaleoni , con l ' andamento del ragionare che è proprio al suo indirizzo , ripiglia a modo suo quella spiegazione dell ' interesse per via della produttività del ( danaro - ) capitale , che , uscita vittoriosa già nel secolo XVII dalle polemiche coi moralisti e coi canonisti , apparisce nella sua formola elementarmente economica per la prima volta in Barbon e Massey . Quella spiegazione è la sola che l ' economista possa enunciare , fino a che la produttività del capitale , che prima facie pare evidente , non è fatta essa stessa oggetto di una critica ; la qual cosa ha menato poi Marx alla formola più generale e al principio genetico del sopravvalore . In quello stesso capitolo Pantaleoni abilmente polemizza contro il Böhm , che , come direbbe il Croce “ dà la spiegazione ( economica ) del profitto del capitale , come nascente dal grado diverso di utilità dei beni presenti e dei beni futuri ” ( ) . Ma volete forse per vostro passatempo mettere in iscena una farsetta ideologica concepita così : - si assume da una parte la legittima aspettazione del creditore , e dall ' altra parte la onesta promessa del debitore ; - questi due attributi psicologici , che tanto fanno onore alla eccellenza dell ' animo loro , vengon messi nella dovuta evidenza ; poi si suppone , che debitore o creditore siano homines oeconomici tanto perfetti , quanto è necessario di tener per fermo che siano , dal momento che nacquero coi diagrammi del Gossen stampati nel cervello ( ) ; - poi si aggiunge la nozione del tempo astratto ; - e , costituita la santa trinità di aspettazione , promessa e tempo , si attribuisce a questa trinità la virtù di trasmutarsi in quel più di valore , che deve essere poniamo , per es . , nelle scarpe prodotte col denaro mutuato , perché il mutuante , in ultimo , e guadagnando pur lui qualcosa , se nel frattempo non vuol morir di fame , solvat debitum cum usura . Ma questa è proprio la scienza messa alla gogna . In verità il tempo non è nella economia , come non è nella natura , se non la misura di un processo : ed è nell ' economia la misura del processo della produzione e della circolazione ( ossia , in ultima analisi , e data la debita analisi , del lavoro ) . E solo in quanto esso entra nell ' economia per questo rispetto , il tempo è anche misura dell ' interesse . Un tempo che in quanto tempo operi come causa reale è un mitologhema . ( Su gli avanzi mitici nella rappresentazione del tempo leggere : Zeit und Weile nelle Ideale Fragen di M . Lazarus , Berlin 1878 , pp . 161-232 ) . Se fino alla mitologia dobbiamo risalire , rimettiamo a dirittura lassù nel cielo , più in su dell ' Olimpo , quell ' antichissimo Kronos , che il volgo greco confondeva con chronos ( tempo ) : e se speranze , aspettazioni e promesse son per sé cause reali di fatti economici , diamoci a dirittura alla magia . Parrebbe quasi che perfino in questa , o per inavvertenza , o per una certa tal quale bizzarria di forma letteraria , il Croce rischi di dare una capata , quando scrive ( p . 16 ) : “ E se nell ' ipotesi del Marx , le merci appaiono come gelatine di lavoro , o lavoro cristallizzato , perché in altra ipotesi non potrebbero apparire come gelatine di bisogni , o quantità di bisogni cristallizzate ? ” Santi numi ! Marx non fu veramente un modello di ciò che chiamasi dizione classica , specie nella plasticità , nella trasparenza e nella continuità delle immagini . Marx fu un seicentista . Ma le sue immagini , spesso bizzarre , ma che non son mai né ghiribizzi né facezie , dicon sempre qualcosa di profondamente realistico . Se quella immagine della gelatina , che del resto non ha niente di sacramentale né di obbligatorio per nessuno , l ' andate a ripetere al primo calzolaio che vi capiti innanzi , egli , accennando forse alle mani incallite , alla schiena ricurva , e al sudore della fronte , vi dirà che a un dipresso ha capito , perché nelle scarpe che produce ci mette via via una parte di se stesso , le sue energie meccaniche , dirette dalla volontà , ossia dirette dall ' attenzione volontaria , secondo la forma preconcetta , nella quale si assomma , come in intento ed in proposito , la sua attività cerebrale in quanto egli è in atto di lavorare . Ma finora fu dato solo ai fattucchieri di credere o di dare a credere , che coi soli desideri si riesca a conglutinare una parte di noi stessi con alcun bene in genere , prodotto o non prodotto che esso si sia . Con la psicologia non è lecito di scherzare . Non saprei dire in poche parole quanta parte di essa debba entrare nei presupposti della economia . So di certo però , che la più parte dei concetti psicologici , che edonisti e non - edonisti vanno cacciando dentro all ' economia , ha un certo che di messoci a posta ad usum delphini , un certo che di escogitato e non di trovato , un certo che di accidentalmente tratto dalla volgare terminologia e non di criticamente vagliato ; onde è il caso di ripetere tractent fabrilia fabri . E so anche questo , che dal bisogno al lavoro ci corre tutta la formazione psicologica dell ' uomo ; ci corre quanto ci corre dal sentimento privativo della sete , che è il bisogno del bere , che il bambino non associa ancora , non dirò ai movimenti che gli occorrono , per procurarsi da bere , ma nemmeno alla rappresentazione dell ' acqua , sino all ' atto del lavoratore provetto , il quale per matura volontà d ' intelletto , per volontà nella quale esperienza ed immaginazione , imitazione ed inventiva fanno uno , scava un pozzo , o apre una fontana . Ridurre e scheletrizzare cotesta viva formazione in un ' arida nomenclatura , questo fu il difetto della psicologia vulgaris , e questa il più delle volte gli economisti , anche ai giorni nostri , prendono a premessa delle loro speciali elucubrazioni . La psicologia del lavoro , che sarebbe il coronamento della dottrina del determinismo , è ancora da scrivere . A quoi bon questo post - scriptum ? dirà forse il lettore . Ecco qua : io non sono il paladino di Marx , ammetto tutte le critiche , sono io stesso in tutto ciò che dico un critico , non smentisco la sentenza : comprendere è superare ; ma mi conviene pur d ' aggiungere , che superare è aver compreso . II . Prefazione all ' edizione francese . Roma , 31 decembre 1898 Questo mio piccolo libriccino - come è chiaro anche dal post - scriptum illustrativo - dovea venir fuori a Parigi nel settembre ultimo . La stampa ne è stata ritardata per cause accidentali . Nel frattempo il Sorel s ' è dato anima e corpo alla Crisi del marxismo e la tratta , la espone , la commenta , con amore , un po ' da per tutto , per es . , nella “ Revue parlementaire " del 10 decembre , pp . 597-612 ( dove anzi la crisi diventa a dirittura quella del socialismo ) e nella “ Rivista critica del socialismo ” , Roma , fasc . I , pp . 9-21; e per di più la fissa e la canonizza nella Préface da lui messa al libro del Merlino : Formes et essence du socialismo . Ci si minaccia per fino un congresso di secessionisti ben pensanti . Siamo decisamente alla guerra della Fronda ! Che dovrei io fare ? Ricominciare da capo ? Scrivere l ' anti - Sorel dopo d ' aver scritto l ' avec - Sorel . Non cado punto in tale tentazione . Gli è vero che questa mia composizione d ' insolita fattura s ' intitola : Discorrendo ; - ma si discorre quando ci piace , e non a comando . Desidero solo che il lettore guardi alle date di queste lettere , ossia di queste piccole monografie di stile sciolto , intitolate al signor Sorel : - e le date corrono dal 20 aprile al 15 settembre 1897 . Io mi rivolgevo a quel Sorel - non a quest ' altro ; - a quello insomma che avevo conosciuto su le pagine del “ Devenir Social ” , che avea presentato me ai lettori francesi nell ' assisa di marxista , che mi scriveva lettere piene di fine osservazioni , e di considerazioni critiche apprezzabili . Era dubitoso , sì , e mi parve qualche volta intinto d ' esprit frondeur , ma nello scrivere rivolgendomi a lui , io non pensavo nel 1897 , ch ' ei diverrebbe in così breve tempo l ' araldo di una guerra di secessione . O come di questo saranno lieti i déclassés dell ' intelligenza , e coloro che hanno bisogno dell ' alibi della vigliaccheria . Se non che il Sorel ci lascia qualche barlume di speranza quando scrive : " Io e qualche amico ci sforzeremo dì utilizzare i tesori di riflessioni e d ' ipotesi che Marx ha raccolto nei suoi libri . Questo è il miglior modo di trarre partito da un ' opera geniale rimasta incompiuta " ( " Revue parlementaire " , ibid . , p . 612 ) . Dunque tanti auguri per l ' anno nuovo - comincia domani - in tale opera benigna e pietosa di salvataggio ... della quale del resto io e molti altri come me non sentivamo il bisogno . Senza rancore : - ma non certo senza mortificazione per me . Nel licenziare al pubblico francese queste pagine di composizione alquanto insolita io temo che dei lettori di spirito - la Francia ne abbonda più di ogni altro paese - abbiano a dire di me : ecco lì un tollerabile conversatore , ma che pedagogista pessimo ; apre da erudito un dialogo didattico con un amico ed ecco che questi passa difilato dall ' altra parte ! Non è vero , signor Sorel ? Ebbene , accomodiamo le partite : - questo dialogo era un monologo ; e alla buon ' ora di dio !
L'ANIMO DELLA FOLLA ( ROSSI PASQUALE , 1898 )
Saggistica ,
DEDICA A MIA MADRE CORNELIA ROSSI COSENZA . Cara madre , Questo libro , primo frutto maturo del mio ingegno , è stato scritto pensando a te e con la visione serena e forte di mio padre , nella mente e nel cuore . A te , dunque , e alla sua memoria ; a voi due , da ' quali io appresi l ' amore al lavoro , l ' adorazione della virtù e la religione del prossimo , io lo dedico con l ' augurio che vengano tempi migliori per l ' umanità , e che tu possa , per lunghi anni , essere conservata al mio affetto . Amami come io ti amo e credimi tuo , Cosenza , Gennaio 1898 . PASQUALE . LIMITI ED ATTINENZA DELL ' OPERA Il nostro secolo si distingue dagli altri per lo sviluppo progressivo e meraviglioso della scienza . Come tutta la vita , nelle sue complesse manifestazioni , è andata crescendo secondo una legge che può rassomigliarsi a quella della caduta dei gravi , cioè , in ragione inversa del quadrato delle distanze ed in ragione diretta della massa ; così , anco la scienza à seguito tale legge di sviluppo , applicata , dal mondo dei fatti fisici , a quello dei fenomeni intellettivi . Guardando , riprodotte in forma grafica , le vicende geologiche dalla nebulosa primitiva , alla forma astrale e planetaria ; lo sviluppo della vita animale e vegetale dalla monera in sino all ' uomo ; lo svolgimento di questo traverso i secoli , dal momento che s ' innalza dal tipo pitecoide fino all ' antropoide ed , in fine , traverso i secoli preistorici e storici fino al culmine raggiunto , oggi , dalla civiltà ; guardando questa immensa curva grafica , sempre e da per tutto , ci si conferma la legge del progresso sociale movente in ragione diretta della massa ed inversa del quadrato delle distanze * . La scienza , adunque , à obbedito a questa legge , assecondata dallo sviluppo crescente della società * . Erberto Spencer , parlando dei fattori derivati che determinano il crescere delle società umane , dà speciale importanza a ' fattori superorganici , detti da altri , per esempio , dall ' Angiulli , fattori storici . Son questi i prodotti delle invenzioni umane che vanno accrescendosi a vicenda : l ' uno cresce per opera diretta ed indiretta dell ' altro e non sì tosto l ' uno si è accresciuto che origina nuovi accrescimenti negli altri , come chi ponga tanti specchi paralleli che riflettano infinitamente un ' immagine . Così è del progresso della civiltà , della quale la scienza è parte : i facili mezzi di comunicazione , di pubblicità , d ' investigazione , di studï ànno , per riflesso , reso ancora più celere il cammino della scienza di quello che , forse , non sarebbe stato , se questi fossero mancati e non avessero costituito , meritamente , uno dei più alti titoli di lode del nostro secolo . Ma la scienza , non solo si è allargata scendendo sino agli abissi d ' un mondo invisibile , agli infinitamente minimi di Pasteur ; non solo si è innalzata agli infinitamente massimi , roteanti sul nostro capo ; ma si è , audacemente , avventurata in ipotesi e in divinazioni felici , quale quella del Mendelieff nel campo della chimica e l ' altra del Leverrier nel campo della astronomia . Ha studiato la vita nel fondo del mare ed à spiato per dentro la psiche dell ' uomo ; à scomposto il plasma ed à dissepellito mondi ed uomini che pareano , per sempre , scomparsi ; à fatto un minuto lavoro di analisi , ma à tentato ricomporne la sintesi , riaffermando il concetto che vi è una classificazione ed una derivazione nelle scienze , perché ve n ' è altra nelle formazioni naturali e storiche . È sorta , così , la concezione monistica ed unitaria del mondo , compito che Augusto Comte assegna alla filosofia * . A questo grande movimento scientifico à partecipato la psicologia . Non è molto e questa veniva insegnata quale un ramo della filosofia e la si definiva come un ' osservazione interna , un ' introspezione , come lo studio della facoltà dell ' anima , di questo voluto alito divino chiuso nel corpo . Fu merito d ' alcuni scienziati aver divelto la psicologia dal tronco filosofico e averla congiunta all ' albero biologico , sia perché studia funzioni che si compiono dal sistema nervoso , il quale , per altri aspetti , viene studiato dalla biologia ; sia perché le funzioni psichiche sono , e lo dimostrò lungamente il Sergi , funzioni di protezione dell ' organismo * . Resa la psicologia scienza biologica , suo metodo non poté più essere l ' introspezione , ma , in vece , l ' esperienza , l ' osservazione obbiettiva interpetrata , proiettandovi su la propria psiche , come fascio di luce elettrica che rompa ed illumini l ' oscurità della notte . Epperò sorse la psicologia fisiologica che studia il parallelismo e la trasmutazione del fatto fisiologico in fatto psichico ; la psicometria che misura il tempo nel quale si compiono le funzioni psichiche elementari ; sorse il metodo delle inchieste , adoperato per prima dal Galton , nello studio di quel che fu detto il documento umano e che si riflette nella rappresentazione artistica ; sorse , in fine , la legge dell ' eredità psicologica ecc . * . Fino a questo punto si era studiata la psiche individuale di già formata , restava a sapere se la fosse un fenomeno affatto umano o pure una formazione della specie e della razza , di tutto il mondo biologico animale . Lo studio fu compiuto e dimostrò che la psiche comincia molto in basso con la monera ; che l ' irritabilità del protoplasma è fatto biologico e psichico in sieme ; che vi è una psiche elementare che sale fino all ' uomo ; che i fatti sensitivi , volitivi ed intellettivi , contenuti nell ' irritabilità del protoplasma , vanno svolgendosi in modo parallelo ed interdipendente fino all ' uomo che ripete , nei primordii psichici , lo sviluppo della specie , onde l ' ontogenesi della psiche è una breve ricapitolazione della filogenesi e , tra l ' uomo e gli animali inferiori , vi è solo differenza quantitativa non qualitativa della psiche * . Lo studio della psiche individuale , allo stato normale , poteva dirsi compiuta : la psicologia fisiologica ne avea studiato i rapporti con le altre funzioni nervose ; la psicometria ne avea misurato i fatti psichici elementari ; la psicogenia ne avea studiato il sorgere e lo svilupparsi ; la psicologia , in fine , avea studiato la completa organizzazione della mente . Si rimaneva , però , sempre nel campo dell ' individuo e nell ' espressione normale della psiche ; ma l ' uomo non è individuo isolato e i prodotti psichici collettivi sono così frequenti come i fenomeni isolati della psiche e , d ' altra parte , lo stato di salute si alterna , con quello di malattia , onde avveniva che la psicologia dovea procedere innanzi per due strade diverse : studiare , cioè , la psiche inferma ( psicologia patologica ) ; studiare le forme psichiche complesse ( psicologia collettiva ) . Ma questi due nuovi rami nei quali la psicologia si biforcava , erano ben capaci d ' ulteriori svolgimenti . La psicologia patologica poteva proporsi o lo studio della mente ammalata e questo compito veniva espletato , con rigoglio di dottrina , dalla psichiatria ; oppure dovea studiare una forma particolare di pervertimento psicosomatico , il delitto , compito affidato alla psicologia criminale ; oppure , dal campo patologico , dovea assurgere e rifermare le conclusioni fisiologiche e questo campo fu , specialmente , tentato da maestro dal Ribot coi famosi tre saggi sulla memoria , sulla volontà e sulla personalità * . Rimaneva l ' altro ramo della psicologia , la psicologia collettiva intuita , or fanno molti anni , dal Barzellotti che così scriveva dell ' animo della folla « quel non so che d ' indefinibile , vago che pur vive , sente , pensa , si muove di vita sua , distinta da quelle delle migliaia di anime che si confondono in lei , e si forma sempre nelle grandi commozioni delle assemblee popolari , per poi morire con esse * . Ma quegli che , con amore e con genio , si occupò di psicologia collettiva fu Scipio Sighele Sighele , La folla delinquente , Bocca edit . La coppia criminale , Bocca ed . La delinquenza settaria e Contro il Parlamentarismo , ed . Treves vedi inoltre Critica soc . , an . IV 1894 e anno V 1895 . , del quale il concetto informatore si può riassumere così : tra la psicologia individuale e la sociologia esistono dei traits – d ' union rappresentati dalle varie forme di psicologia collettiva ; della setta , della casta , della classe , dello stato ; ma , mentre tra la psicologia individuale e la sociologia vi è parallelismo , giacché « la sociologia è una psicologia in grande » nella quale « i caratteri dell ' aggregato sono determinati dai caratteri delle unità che lo compongono » , nella psicologia collettiva , questa legge fondamentale « subisce molte eccezioni , perché spesso l ' aggregato umano presenta caratteri diversi da quelli delle unità che lo compongono » . Il Sighele dimostra come dalla folla si passa alla casta , alla classe , allo stato e , penetrando più addentro nelle leggi psichiche collettive , egli trova che nella folla « il pensiero si elide e il sentimento si assomma » , onde « unirsi vuol dire peggiorarsi » . E di fatti , finora nella storia l ' opera più evidente che compirono le folle fu un ' opera di distruzione . Esse agirono nei secoli come quei microbi che dissolvono i corpi indeboliti o i cadaveri . « I barbari che furono le grandi folle dell ' antichità come gli operai sono le grandi folle dei nostri giorni non avrebbero certo costrutto l ' edificio della civiltà romana , ma quando l ' edificio fu barcollante , occorrevano i barbari per atterrarlo e render possibile la costruzione d ' una civiltà nuova cogli avanzi del vecchio colosso . È allora che appare l ' opera delle folle e che , per un istante , la filosofia del numero diventa la sola filosofia della storia * » . Se il Sighele à avuto il merito di studiare , prima di ogni altro , la psicologia della folla , à , però , avuto il torto di non coglierne che un solo aspetto , il criminoso ; di asserire che , nella folla , il sentimento si assomma ed il pensiero si elide , giacché se staticamente è così , dinamicamente il pensiero nella folla si completa e si espande . L ' azione ordinaria della folla è , o tende diventare , anticriminale , pacifica , operosa . Guardatela nei momenti che essa attende ai mercati o ad uno spettacolo o in momenti di sventure cittadine e la sua azione si svolge , quasi sempre , in modo anticriminale . Si dà fuoco ad un edifizio , prima ancora che accorrano pompieri e soldati , è l ' anonima folla che comincia l ' opera di spegnimento ; accade una sventura che tocchi vivamente l ' animo , dalla folla anonima partono i primi soccorsi ; gli stessi operai , che costituiscono le folle moderne , esercitano nello stato , la più utile funzione , la produzione ; sicché , possiamo dire , che , solo ed eccezionalmente , l ' azione della folla è criminosa . La stessa azione politico – sociale delle folle moderne che può talora sembrare criminosa , là dove esiste una larga educazione politica , è essenzialmente civile e moralizzatrice . Lo dicano i meeting colossali inglesi che lasciano una impressione profonda ; le guerre a lungo minacciate , ma mai dichiarate per timore delle folle che riescono , più delle diplomazie , a trattenere la spada nel fodero ; lo dica , in fine , quel senso di morale e di salute che le folle anonime inspirano , dinanzi allo spettacolo di corruzione e di degenerazione della razza . Sicché , quando il Sighele parla della criminalità della folla , egli generalizza uno aspetto solo della varia e complessa vita popolare ; il crimine può essere , per la folla , un momento di crisi morale , che può , persino , mancare , onde se vi son folle delinquenti , vi sono folle normali e che si avviano ad esserlo sempre più . Né più vero è il fatto che il pensiero nella folla , statica o dinamica , non si assommi anzi si elida . Non ci è teoria scientifica che , nel detto popolare , non sia stata espressa da migliaia di anni , in fine a quando il genio non l ' abbia vivificata e noi ne riferiremo alcuni di questi detti popolari , quando ci occuperemo delle anticipazioni della folla . Ma ci è ancora dell ' altro : il Ferri dice : lanciate in pubblico una teoria subita da uno della folla , il pensiero vien rimbalzato sotto forma di osservazione , di diniego , di dubbio , di conferma * . È vero ; ma la folla dà al pensiero quello che un uomo solo , difficilmente , può dare : la diffusione . Provate a dire dinanzi ad un uditorio una qualche cosa , lasciate che poi la folla si disperda e l ' atmosfera è pregna , è satura di quella idea , né di quella soltanto , ma di tutto ciò che ciascuno di suo , di personale vi à aggiunto , sicché , al di sotto del pensiero d ' un altro , sia pure un genio , vi è l ' impronta di tante psiche quante son quelle che l ' ànno ricevuta e trasmessa , che poi si assommano in un prodotto solo , in quello dell ' animo collettivo . Non ostante queste che a me sembrano false concezioni , l ' opera del Sighele rimane piena di quella genialità , che costituisce il pregio più grande d ' un ' opera . Ma , la psiche collettiva presenta orizzonti ancora più vasti quali lo studio del genio , della senilità , della giovinezza della folla ; la legge di normalità e di criminalità ; i momenti di crisi . E già di uno di questi io feci , nel 1894 , un rapido cenno in uno opuscoletto che , ampliato , entrerà a far parte della trama del presente scritto . In quello io consideravo il caso d ' una persecuzione , d ' una folla nel momento rinnovatore , il lato più bello e suggestivo della persecuzione ; in quest ' opera , destinata a raccogliere non impressioni , ma studï scientifici , raccoglierò la persecuzione della propaganda , criminosa o normale non importa , con gli esempï d ' eroismo e di bassezze che trae seco . Così questo scritto che presento al lett ore non sarà altro che l ' abbozzo d ' una scienza giovane e nuova ; alla quale mi auguro non avere arrecato inutile contributo . Son questi i limiti e le attinenze dell ' opera . LA FOLLA CAPITOLO I . ANATOMIA E FISIOLOGIA DELLA FOLLA La folla à un ' anima . Gli antichi che dettero un ' anima alle cose , epperò il poeta cantava : « vissero i fiori e l ' erbe ; vissero i boschi un dì » : non conobbero l ' agitata e vasta psiche della collettività . Sentirono , talora , il sentimento passionato , che il mondo esterno ci mette nell ' animo ; il dolore di cui lo avviviamo , riflettendovi noi stessi ; intesero le lagrime delle cose , più ineffabili ancora delle lagrime umane , appunto perché recinte d ' un velo fantastico e pietoso ; ma , dell ' anima civitatis , la sola collettività esistente nell ' antichità ed assorbente tutto , nulla conobbero . Eppure , esiste e la si può cogliere in momenti solenni , quando attolle i fastigi di suo sviluppo e potenza . Ci è , però , una manifestazione della psiche collettiva che non manca mai , che cresce sempre coi tempi nuovi , ch ' è destinata ad avere una importanza sempre maggiore ed è l ' opinione pubblica la communis opinio la quale è come il giudizio d ' un solo grande animo , l ' animo popolare , che si rivelava , nella tragedia greca , col coro , la cui voce era come un verdetto solenne dei tempi e della Storia . Ora , come potrebbe questa opinione pubblica formarsi , come diffondersi , se non immaginando ch ' essa sia il pensiero d ' un organo nuovo che nulla abbia d ' individuale ? Quest ' è la psiche collettiva . Quando la sventura batte alle porte d ' una collettività ( famiglia , popolo , città ) accade come un unificarsi di pensieri , di sentimenti , di azioni ; la psiche s ' intensifica e si innalza ; pare che un animo solo spiri dentro questo corpo gigantesco fatto di tante menti e di tanti cuori : e quest ' è l ' animo collettivo . E se passiamo a studiare la vita d ' un popolo , d ' una scuola , guardandola dall ' alto come l ' osservatore che s ' innalzi in un areostata , donde coglie un ' immensa città e dove il particolare , che stanca la vista ed annebbia l ' insieme , scompare ; sentiamo qualcosa di comune che chiamiamo o genio etnico o stile e ch ' è opera d ' un animo collettivo che vive traverso i secoli e traverso lo spazio . E la si trova , così , nei popoli antichi come ne ' moderni ; così presso l ' Ellade , come nella modernissima Inghilterra ; così fra gli stoici antichi , come presso i moderni positivisti . Guardando un quadro od una statua , Taine vi dirà a quale secolo e a quale scuola appartenga ; Rénan vi scriverà del genio semitico , così diverso dall ' ario ; Ferrero saprà dirvi della razza germanica differente , per tanti aspetti , dalla razza latina ; ma , perché questo avvenga , bisogna che le anime individuali si sieno unificate in una grande anima collettiva , che lasci , accanto alle traccie individuali , l ' ombra della sua grande ed immensa personalità , come il motivo dominante si eleva sulle voci dei singoli strumenti che suonano . L ' anima della folla esiste , dunque , e si è venuta formando così come una psiche individuale . È scorso il tempo nel quale questa si considerava come un ' unità semplice . Grazie agli studï psicogenetici , è apparsa come fatta dalle mille psiche elementari che i varï elementi anatomici , i varï organi mandano ai centri nervosi per assommarvisi . Esiste , infatti , una psiche elementare monocellulare che vive nelle forme protoplasmatiche inferiori ; ma , quando agli animali unicellulari , succedono i cenobï e gli animali pluricellulari , le infinite psichi elementari tendono assommarsi . Vi è un ' ascensione di differenziamento e d ' integrazione crescente nella scala zoologica , non solo delle funzioni neuro – psichiche , ma ancora degli organi nervosi , fino all ' uomo . D ' altra parte , le impressioni del mondo esterno e le relative reazioni , che sono principio della vita bio – psichica , non sono andate perdute , ma si sono stratificate , immagazzinate , differenziate , trasmesse . E sono state non solo sensazioni , ma fatti intellettivi e volizioni : sono sorte , così , le varie formazioni psichiche . L ' atto bio – psichico elementare che le conteneva tutte , si è differenziato nelle tre funzioni fondamentali e si è così trasmesso fino all ' uomo . Né basta : dal mondo esterno e dal proprio organismo due correnti sono partite fino a ' centri nervosi e ànno dato luogo ad una vita psichica interna ( cenestesi ) e ad una esterna . Così si è svolta , adunque , la psiche individuale . Rassomigliante è la psiche collettiva : essa è fatta dalle funzioni psichiche individuali , le quali , assommandosi od elidendosi , dànno una nuova formazione psichica con un contenuto più alto . La materia psichica rimane sempre la stessa , ma il modo di ricomporsi varia : sono , come diceva il Levves : sempre gli stessi fili , ma che variamente s ' intrecciano fino a formare delle tele nuove e diverse . Anch ' essa , la psiche collettiva , à una funzione sensitiva , volitiva , intellettiva ; à le sue stratificazioni antiche e recenti ; à una sorgente interna ed esterna d ' impressioni . Né l ' analogia si arresta alla sola vita normale delle due psichi : come vi è una patologia psichica individuale , altra ve n ' è collettiva . Vi sono , nell ' una e nell ' altra , gli arresti di sviluppo , i dissolvimenti , le senilità , le forme psico e neuropatiche . In una parola , esiste una psiche collettiva , molto simile all ' individuale , con un contenuto più vasto , più intenso e di essa ci andremo occupando nei successivi capitoli , ma prima bisogna dire della folla e del modo di interpetrarla . La folla può definirsi una formazione instabile ed indifferenziata svolgentesi nell ' ambito d ' un aggregato stabile e differenziato ( città , paese , villaggio ) . In questo caso l ' uso comune ed il significato scientifico della parola si equivalgono : io guardo in piazza e veggo gran calca di gente intorno ad un cerretano , la quale poi si disperde : ecco la folla , instabile perché si è sciolta ; indifferenziata , perché sta alla rinfusa e senza funzioni speciali : una signora accanto ad un soldato , il soldato accanto al prete , e , intorno a questo gruppo , dei contadini attoniti , uno scolaretto scappato dalla scuola ; tutta gente che , dopo un minuto , andrà lontana l ' una dall ' altra per i fatti proprï . Ben può , domani , nuova folla riunirsi nell ' istessa ora , nell ' identica piazza , attorno allo stesso individuo ; ma non è più quella di ieri ; vi saranno preti , soldati e studenti , ma non saranno più quegli stessi o , essendo tali , non saranno raggruppati nello stesso ordine : in una parola , nelle forme più semplici di folle l ' instabilità è la regola , l ' indifferenziamento è la struttura . Da questa forma primitiva di folla , essenzialmente instabile ed indifferenziata , si passa ad altre forme più stabili e differenziate . L ' evoluzione , che vale per gli organismi sociali , importa , anche qui , un differenziamento crescente ed una crescente integrazione . Una scolaresca con i professori ci dà immagine della folla stabile e differenziata : folla che si rinnova ogni anno , che attende a stabili occupazioni , divisa in classi differenti , vivente d ' una vita similare . Sicché la folla , che nella sua espressione più elementare , è instabile ed indifferenziata , tende a diventare , nelle sue forme più evolute , più stabile , più differenziata , più eterogenea . Una di queste forme più stabili e più differenziata ed eterogenea è la setta , folla di numero limitato , a poche unità , spesso costituita di parecchie piccole folle confederate , con scopo recondito e contrario o al sentimento pubblico o alla legge , o all ' uno e all ' altra insieme . Che la setta sia una folla ristretta è cosa , oramai , nota : lo Stepniak , ripetendo il detto di Macchiavelli che nelle sette il piccolo numero non giova ed il grande nuoce , racconta che quando le fila de ' nichilisti , per un periodo di tregua nella persecuzione , si allargano , cessa ogni riguardo onde il governo messo sull ' avviso , rinnova le persecuzioni che , decimandone il numero , ne accrescono quelle doti di previggenza , alle quali è dovuta la loro conservazione : sicché il ristretto numero è il carattere utile per la sopravvivenza * . Ma , se la setta non può essere numerosa , può ben essere diffusa , avere in ogni luogo proprie ramificazioni che si innestino sul tronco . Nasce , così , la differenziazione tra ' diversi membri e tra le differenti federazioni : ci è chi comanda ed à in mano le fila e chi ubbidisce ; ci è , in somma , un vasto organismo di protezione e di difesa . Lo scopo recondito completa il concetto della setta : vi sono sette con fini che urtano o la legge o questa insieme col sentimento pubblico . Così racconta Stepniak , ( op . cit . ) che i nichilisti son come la parte mobilizzata del sentimento pubblico contro la teocrazia russa ; così , la Giovane Italia era come l ' animo di tutto un popolo contro il dispotismo ; e , dall ' essere contro la legge e contro il sentimento pubblico , ripete la setta la sua speciale psicologia . La casta è tipo di folla più numerosa , ma più chiusa , più strettamente differenziata , più stabile . Così , in India nessuno può essere bramino che non vi sia nato , ed un bramino di pochi anni vale più di un guerriero e del re stesso , ché anzi il guerriero è stato creato per difendere il bramino * . Nel secolo passato sotto l ' ancien régime ( Taine ) , i nobili e il clero costituivano le due caste privilegiate : nobile si nasceva , prete si diventava ; ma , pertinente all ' una o all ' altra , si godevano un ' infinità di privilegi , che andavano , talora , dal jus primae noctis fino ad amministrare alta e bassa giustizia , alle prestazioni di servigi gratuiti , corvées , all ' esenzioni dei tributi ecc . Strettamente differenziate in gradi : in vassalli maggiori e minori , in conti , baroni , marchesi , abati ; le due caste s ' imperniavano nell ' imperatore e nel papa : il cerimoniale n ' era estesissimo , i titoli diversi , le foggie di vestire differenti , la maniera di vivere affatto diversa da quella degli altri . Né deve maravigliare : la parola casta significa colore e racchiude un fatto storico : in India , bramini e guerrieri sono di razza ariana , quindi di colorito bianco ; mentre i vaisia e paria sono di razza etiopica e però neri . Le caste , adunque , importano sovrapposizione , per conquista , d ' un popolo su di un altro , differenza etnica e psichica * . In Francia , la casta nobiliare era il detrito dell ' invasione franca sul fondo celtico ; non diversamente , in Italia , la nobiltà ci piovve sempre , d ' oltre monte e da oltre mare , nelle dolorose vicende di patria nostra . La classe , succeduta alla casta , è altra forma di folla , non chiusa , come la precedente , ma vasta , differenziata , stabile . A differenza della casta , la classe non è qualcosa di chiuso e di inaccessibile : ché anzi , noi assistiamo allo spettacolo d ' un salire e discendere di fortuna , mentre una feroce concorrenza mira a creare una élite , onde tra progresso e povertà esiste un rapporto costante * . Epperò il Bellamy à immaginato la nostra società come un carro stipato di gente , costretto a camminare a sbalzi , per una via ineguale , sicché molti cadono e quei che sono a terra cercano , in mezzo ad imprecazioni feroci , d ' arrampicarvisi , e così la marcia fatale procede rovesciando altra gente * . La classe non à dei privilegi che le sieno esplicitamente riconosciuti , ma , potendosi essa impossessare del potere politico , se ne fa il più forte organismo di difesa , quando le ragioni economiche per le quali sorse , si sieno venute esaurendo * . La classe à , pure , una più larga diffusione ed una più grande intensità : sorta in tempi di cresciute comunicazioni , diffusa , per la sua funzione economica , dovunque , essa non si circoscrive più in uno stato , ma tende ad universalizzarsi . I suoi interessi sono ovunque gli stessi , il tenor di vita , l ' educazione , il clima storico ne sono somiglianti , onde sorge quel senso di universalità e di solidarietà , insieme , che non conobbero le antiche caste . Successe a queste , le classi ne ànno assunto ed allargate le funzioni , avendo imposto la civiltà e imponendolo sempre più , un lavoro diviso e differenziato ; così , per esempio , la classe detta , per le sue umili origini , borghese , ch ' è giunta oggi ad un fastigio così alto , non solo si assume ed adempie le funzioni militari e religiose , esclusive delle due caste nobiliari scomparse , ma tiene nelle sue mani le funzioni intellettive , artistiche , scientifiche , professionali , commerciali e di scambio . Queste differenze , ed altre ancora , tra la classe e la casta poggiano sul tipo sociale diverso , nel quale l ' una e l ' altra sono sorte e si sono sviluppate : la casta , sorta e vissuta in una società a tipo militare , ne conserva la fisonomia ; laddove la classe à tipo e fisonomia della società industriale in mezzo a cui è sorta e nella quale vive . In fatti , se la casta è una forma chiusa e la classe aperta , ciò riflette le condizioni delle società a tipo militare in cui la disciplina è rigida e l ' ambito di svolgimento circoscritto . Immaginiamo un ' orda indifferenziata che debba o difendersi da altra , o pure , per esuberanza di numero o mancanza di alimento , debba assalire . Sorge , allora , un primo differenziamento di quelli che possono combattere i giovani ed i forti ; e di quelli che non lo possono i vecchi , le donne e i bambini . Poco a poco , questo differenziamento temporaneo diventa permanente ; ma , ad accrescere novelle differenziazioni , sorge una vera e propria gerarchia militare , la quale avendo con sé la forza , il mezzo , cioè , più potente nella lotta per l ' esistenza , ne vuole godere in modo esclusivo , trasmettendo il potere politico a ' propri discendenti ed impedendo che altri ne usi * . Il Vaccaro à dimostrato che , nella lotta per l ' esistenza , gli animali inferiori trasmettono i caratteri fisiologici acquisiti e che , d ' altra parte , è impossibile la prevalenza sull ' avversario che non sia ottenuta con i mezzi psico – somatici ; così , per esempio , quel toro che vince l ' altro per il possesso della femina , è davvero il più forte e trasmetterà questo carattere a ' suoi discendenti , formando una razza superiore , ad evoluzione ascendente . Nel mondo sociale , avviene diversamente : l ' uomo non sempre vince per caratteri , superiori a quelli dell ' avversario ; ma , una volta vinto , e sia pure per doti veramente superiori , trasmetterà a ' discendenti la posizione sociale acquistata , che costituisce , per sé stessa , la gran forza per trionfare e la quale può , e si accompagna sempre , con doti decrescenti ed à , come risultato , l ' evoluzione regressiva . Così l ' uomo di genio o l ' avventuriero trasmette a ' suoi discendenti o la ricchezza o il potere conquistato bastanti perché , chi gli succede , non abbia bisogno di altro per vincere nella lotta per l ' esistenza , mentre d ' altra parte le facoltà non esercitate si atrofizzano e dànno luogo alla degenerazione della razza * . Il Loria parla , a tal proposito , dell ' impressione che prova il visitatore d ' una pinacoteca , dove sieno raccolti i ritratti d ' una famiglia illustre . Dal fondatore o da ' fondatori , gente ben aitante e normale , si viene giù giù sino ai tardi nepoti meschini e degenerati , impressione simile a quella che si prova quando viene annunziato un grande di Spagna , un discendente dei vincitori dei Mori , e vi compare dinanzi un ometto sparuto con tutti i segni della degenerazione sul volto * . Ritornando adunque , alle caste , diciamo ch ' esse son folle chiuse per assicurare l ' ampio godimento del potere a ' discendenti di quelli che , nella guerra , se lo conquistarono . Nella classe moderna , in vece , la preoccupazione non è la conservazione dell ' individuo , ma quello della classe , della sua permanenza , della sua espansione : ecco il principio informatore , il quale rappresenterebbe un vantaggio sul concetto esclusivista della casta , se , pur troppo , le doti , per le quali oggi ci si innalza , non fossero quelle del vizio o del caso , ma le altre superiori dell ' ingegno e della virtù * . Nella casta , il sentimento esclusivista prevale al segno da far ritenere , come in India , non esser permesso al vaisia o al paria di santificarsi . Una leggenda vedica narra che un sudra , ritiratosi in disparte dalla società , si appese con i piedi ad un albero , con la testa all ' in giù e fu assorto nel Nirvana . Brahma , cui doleva che un sudra osasse paragonarsi a ' sacerdoti , ai quali solamente è permesso unirsi a lui , mandò sulla terra un ' infinità di guai : allora Ramà , comprendendo che qualcuno trasgredisse ai voleri del Dio , si mise in giro e , trovato il povero sudra , gli troncò il capo e l ' ira di Brahma ebbe fine * . La casta , però , non solo è esclusivista , ma porta seco un largo sviluppo di cerimoniale , di saluti , di visite ecc . , tutte cose che , come à dimostrato lo Spencer , sono equivalenti della guerra e della conquista , e che mancano completamente nella classe , onde quel carattere chiuso e conservatore che fa di quella come un enorme masso che può essere distrutto , ma non sospinto : laddove , la classe appare uno di quei massi erratici che si muove , smussando gli angoli e diventando sempre più levigato . Connesso col concetto di casta , anzi , uno dei suoi tanti legami , è un determinato sentimento religioso , il quale forma l ' occupazione della casta sacerdotale e costituisce , per le altre , un vincolo sociale . Nella religione di Veda , Brahma creò i sacerdoti per adorarlo e gli sciatra per difender questi . Presso il popolo d ' Israello , Ieova unge i guerrieri ed i re e questi debbono ubbidirlo e , quando ciò non facciano , egli invia loro i profeti e minaccia castighi . Similmente , nel medio – evo , la religione è il cemento di tutta la vita : il papa crea gl ' imperatori , bandisce le crociate , depone i re e scioglie i sudditi dall ' ubbidienza . La classe , invece , non à legame alcuno religioso , è essenzialmente interconfessionale e , quando mostra d ' avere un sentimento religioso risorgente , essa obbedisce ad un bisogno di conservazione o soggiace ad una involuzione senile . La casta à un sistema di pene crudelmente feroce : Seneca scriveva : adversus servos crudelissimi , superbissimi , contumeliosissimi esse debemus ; un senatus – consultus prescriveva che , allorquando uno schiavo avesse ucciso il padrone , tutti gli schiavi , pertinenti al morto , doveano essere uccisi * . Nel codice di Manù è detto « un sudra , ancorché fatto libero dal suo padrone , non è liberato dalla schiavitù , perché questo stato è a lui naturale e chi potrebbe toglierlo ? » E , in altra parte : « se il sudra alza le mani verso il proprio padrone , queste gli devono esser tagliate » * . Non diversamente nel medio – e vo , il contadino era gente tailleable et corveable à merci ; le pene che la chiesa applicò contro gli eretici erano d ' una crudeltà inaudita , bastino per tutte quelle dell ' Inquisizione che devastò mezza Europa e che , perseguitando il pensiero , esercitò la più terribile selezione che la storia conosca a danno dell ' ingegno e della grandezza de ' popoli . La classe , in vece , tranne i tristi giorni di settembre , le settembrate , à una penalità molto più mite e di altra parte porta nel proprio seno , per un inconsapevole istinto di conservazione , un vero e proprio sentimento di carità che gli antichi non conobbero mai . Accanto alle folle viventi ed agitantisi nell ' ambito vasto d ' una società , esistono però folle viventi nel cerchio più ristretto d ' una casta o d ' una classe o di più caste o classi , come cerchi inscritti in un altro o che s ' intersechino a vicenda . Tali sono le assemblee politiche , le accademie scientifiche ecc . Le assemblee politiche sono folle estremamente differenziate , eterogenee , integrate che si formano nel seno d ' una sola classe , non però in modo che elementi estranei non vi penetrino . Nel mondo delle caste , dove l ' interesse d ' una di esse prevalse , schiacciando quello delle altre , le assemblee politiche furono delle forme privilegiate e chiuse ; nel mondo delle classi , in vece , il bisogno di maggiore libertà fa sì che il tragico cozzo degli interessi che illumina e muove tutta la vita moderna , si rifletta nelle assemblee politiche , onde in esse vivono due anime , due civiltà , due popoli . Le assemblee scientifiche portano nel proprio seno , del pari , questo cozzo di teorie diverse , le quali , molte volte , non sono divergenze , ma concezioni differenti del mondo ; sono il riflesso scientifico di diversi interessi economici . In un secolo come il nostro , nel quale la questione sociale sospinge e gli animi sono divisi fra la conservazione del presente o un ritorno al passato e il cammino verso l ' avvenire ; l ' arte , la scienza , la politica portano , nel proprio seno , questo acre combattimento d ' idealità , che si riflette nella folla , specialmente in quelle le cui funzioni sono intellettive . L ' ultima , in fine , e più differenziata forma di folla è lo stato , forma stabile che , talora , è un potere di mediazione tra diverse classi o tra le varie divisioni d ' una classe ; talora , è l ' organo politico d ' una classe sola . Differenziato in potere legislativo ed esecutivo ; in potere civile e militare ; alcuna volta strettamente rigido ed organizzato , pronto ad invadere altri stati o a difendersi tipo militare ; altra volta , con scarsa organizzazione , pronto a negoziare , e a sostituire alla forza la ragione tipo industriale ; esso è sempre il punto più alto di differenziamento cui giunga la folla . Ma , la folla , la casta , la classe , lo stato , la setta sono davvero forme evolutive , anelli d ' una catena di cui il primo è la folla , l ' ultimo lo stato ? Anzi tutto , parmi che la setta sia una forma patologica : prendete un pensiero che debba sorgere o che sia per tramontare , avvolgetelo da forze distruttive che l ' affatichino da ogni banda e questo si rinchiuderà nella setta , epperò , il nesso evolutivo delle varie forme di folle bisogna cercarlo dalla folla primigenia , alla casta , alla classe , allo stato . Di folle , però , semplici ed indifferenziate , ve ne sono due : una instabile , che si forma e si dissolve , tutti i momenti , dinanzi a ' nostri occhi e la quale non à evoluzione ed è la folla che corre al mercato , al teatro , alla chiesa ; l ' altra stabile , primigenia , indifferenziata , l ' orda , dalla quale si sono svolte le caste , le classi , lo stato , sotto la pressione della lotta esterna ( Spencer ) ed interna ( Marx ) , come dall ' uovo si è svolto l ' embrione , affaticato dalla legge di sviluppo * . Lo Spencer parte dalla forma indifferenziata della folla nel momento che , per mancanza di cibo , è costretta ad assalire od a difendersi da altri aggregati umani , onde sorgono le prime differenziazioni : di guerrieri e di capi , di popolo lavoratore e militante : differenziazioni che , se sono , dapprima , transitorie , non tardano a fissarsi e ad accrescersi , onde sorgono gli organismi sociali complessi e , come potere unitario , lo stato . Ma costituito che sia , lo stato porta seco una ben grave contesa fra le caste o le classi , che si contendono il potere politico ed economico e che sono , come dicemmo , le stratificazioni di popoli diversi sovrappostisi . La conoscenza dell ' azione di questa duplice lotta , nella folla costituisce il filo conduttore della storia . Così , in Roma , sono gli antichi abitatori del Lazio , la plebe , che lotta contro i Quiriti di razza sabellica , per l ' eguaglianza politica ed economica e questo contrasto costituisce lo sfondo , il meccanismo segreto , della storia di quel popolo . Similmente in Grecia è il demos che lotta contro l ' aristocrazia , e l ' uno è di razza pelasgica , l ' altra ellenica : l ' uno prevale in Atene , l ' altra a Sparta ; la lotta è una vece alterna di vittorie e di sconfitte , fino a quando il demos vince , ma stremato di forze , così che può , da Roma , facilmente esser sottomesso * . Ed ora veniamo al pensiero e all ' azione della folla . Prima , però , di studiarne la vita psichica è mestieri che noi ci domandiamo se , per la folla , complesso d ' individualità psichiche , valga la legge istessa che vale per la società , ciclo ampio nel quale le folle si svolgono . Lo Spencer avea stabilito che « il carattere dell ' aggregato è determinato da ' caratteri delle unità che lo compongono » . Avea esaminato la legge nel mondo inorganico , poi nel mondo biologico ed , in ultimo , nel mondo sociale e avea conchiuso : « Data la struttura degl ' individui cogli istinti che ne risultano , le comunità formate da questi individui , presenteranno necessariamente alcuni caratteri e nessun ' altra comunità , che abbia gli stessi caratteri potrà esser formata da individui dotati da un ' altra struttura ed istinti differenti . » A queste conclusioni dello Spencer , si opponeva * Scipio Sighele con queste parole : « Il principio di Spencer che i caratteri dell ' aggregato sono determinati da ' caratteri dell ' unità che lo compongono è esattissimo e può applicarsi in tutta la sua estensione quando si tratti di aggregati composti di unità omogenee e legate fra loro organicamente perde della sua esattezza e può applicarsi solo in modo assai più ristretto quando si tratti di aggregati poco omogenei e poco organici ; diventa in fine assolutamente falso ed inapplicabile allorché gli aggregati sono del tutto eterogenei ed organici . Questa evoluzione nell ' applicabilità del principio spenceriano agli aggregati sono omogenei ed organici valgono le leggi della sociologia che noi dicemmo più complesse , ma parallelle a quelle della psicologia individuale mentre in vece man mano che gli aggregati diventano meno omogenei e meno organici scompare la possibilità d ' applicare ad essi le leggi della sociologia , e a queste subentrano le leggi della psicologia collettiva che noi dicemmo totalmente diverse da quelle della psicologia individuale . » Per quanto la teoria del Sighele paia nuova e diversa , pure , a me sembra che essa è compresa perfettamente nella legge enunciata dallo Spencer , della quale è una semplice esplicazione . Questi in fatti , avea detto che il carattere dell ' aggregato è determinato dal carattere delle unità che lo compongono , sieno esse unità similari o dissimilari . Noi non possiamo supporre che lo studioso e il divinatore dell ' evoluzione abbia dimenticato l ' evoluzione medesima , che rappresenta l ' idea direttiva , al cui lume egli à studiato le varie formazioni naturali e storiche e , d ' altra parte , cos ' è l ' evoluzione se non « un passaggio di materia dalla forma semplice alla complessa , dall ' indifferenziata alla differenziata , dall ' omogenea all ' eterogenea , la quale si accompagna con dispersione di moto ? » * . Sicché lo Spen cer , parlando di aggregato e di unità che lo compongono , intese parlare così della forma più alta come della più bassa dell ' aggregato , così delle unità similari come dissimilari . La stessa parola « determinato » che usa lo Spencer , deve pur avere un valore : che , cioè , a seconda che queste unità sono similari o dissimilari , la natura dell ' aggregato cambia ; se no , perché non dire è uguale alla somma dei caratteri delle unità ? Ma , il Sighele crede che la similarità debba esistere solo per gli elementi d ' un aggregato sociale , la dissimilarità per gli aggregati più ristretti collettivi ; ora , noi possiamo avere casi differenti : abbiamo le società moderne le quali sono fortemente dissimilari ; abbiamo , in vece , collettività [ sette , assemblee e altre ] fortemente similari ; in altri termini , la dissimilarità è propria delle società ed in ciò è il loro progresso , la similarità può essere , anzi , deve essere , di certe forme collettive . Ammessa questa verità , la distinzione dell ' applicabilità della legge spenceriana cade anche per le società e i limiti di sociologia e psicologia collettiva devono essere , ben altrimenti , fissati . Le società moderne sono enormemente differenziate : vi è una folla di produttori e di consumatori parassitar à ¯ ; una gente detentrice della ricchezza ed altra della forza di lavoro ; vi sono quelli che presiedono allo scambio e quelli che pensano alla guerra ; vi è una larga schiera di gente superiore che studia , e un ' altra che applica e ne svolge i ritrovati e così via via . Non è così per una collettività : vi sono , in fatti , accademie d ' una sola scuola scientifica , né sappiamo concepire una setta che non sia , assolutamente , similare o , quasi , sicché ne viene che il concetto d ' una società similare società moderne s ' intende è sempre falso , come il concetto d ' una collettività , intesa nel senso ristretto dissimilare può essere falso del pari . Ma , il Sighele cade in un altro errore : egli parla di struttura « omogenea ed organica » , « eterogenea e meno organica » , ossia , crede che omogeneità ed organicità si svolgano parallelamente e con rapporto crescente . Or è appunto il contrario e lo Spencer , a più riprese , lo à detto : un organismo è tanto più organico per quanto meno è omogeneo e l ' evoluzione cammina nel senso di un maggiore differenziamento e d ' una crescente integrazione , o , con altre parole , l ' eterogeneità cresce in sieme con l ' organicità * . Concludendo diciamo : Che le società , come organismi più evoluti e complessi , sono fatte d ' elementi dissimilari e che il loro progresso è verso un crescente differenziamento dipendente da una dissimilarità crescente dei suoi elementi ; Che gli organismi collettivi , intesi sempre quali folle ecc . , possono essere fatti d ' elementi similari , sebbene il caso più comune sia la dissimilarità degli elementi ; Che dicendo : « la natura dell ' aggregato è determinata dalla natura degli elementi che lo compongono » si usa la formola generica che comprende il caso della similarità e della dissimilarità ; Che la distinzione di psicologia collettiva e sociologia indica due campi diversi di studio : la sociologia studia la struttura del corpo sociale e la legge di formazione della società ; laddove la psicologia collettiva studia il modo come la psiche individuale , assommandosi , costituisca le anime collettive che vibrano in seno alle complesse società moderne . Ritorniamo alla formola spenceriana e vediamo quali svolgimenti contenga . Un aggregato sociale può essere fatto d ' elementi similari o dissimilari : se gli elementi sono similari , le qualità dell ' aggregato sono la somma delle qualità dei singoli elementi con tendenza alla moltiplicazione ; se gli elementi sono dissimilari , le loro qualità possono essere o uguali e contrarie ed allora si elidono ; o di forza disuguale e contraria e allora prevalgono le qualità degli elementi più numerosi ; o di forza disuguale , ma non contraria , ma dissimile , e allora si combinano . Così uno squadrone di cavalleria che carica dispiega una forza e un impeto superiore alla somma di tutti i cavalieri , presi isolatamente , e ciò perché gli elementi sono similari . Vagliando le note vocali d ' un coro che canta , siamo sicuri che esso esercita una ben più profonda impressione che se ciascuno , isolatamente , cantasse , appunto per la legge che le tendenze similari si assommano con tendenza a moltiplicarsi . Immaginiamo il caso di tendenze dissimilari d ' uguale forza e contrarie : un ' assemblea divisa in due parti eguali di numero , di cui una vuole una cosa , un ' altra no : si riunirà per non conchiuder nulla ; così come , se due potenze si applicano , con eguale forza e direzione contraria , su di un punto , questo non si muove . Ma , se una delle due parti dell ' assemblea diventa più numerosa , la fisonomia ne cambia subito , così come passeggiando per una strada dei quartieri popolari voi vi incontrate in gente misera e la strada acquista un aspetto squallido ; passandovi un giorno in cui una festività vi abbia richiamato la folla elegante della città , l ' impressione è diversa , i malvestiti continuano ad esservi , ma l ' occhio rimane vinto dal lusso e dallo sfarzo . Ultimo esempio : il caso d ' una accademia scientifica , dove convengono scienziati di varia intelligenza e coltura : voi avete attività differenti : vi è il critico , il glottologo , lo psichiatra , il criminologo , il letterato : vi è il genio , accanto all ' uomo d ' ingegno ; la mente versatile , accanto alla penetrante ; eppure , quest ' accademia , nei suoi rendiconti e nelle sue tornate , è sempre alta , varia , interessante . Qui le diverse attitudini si sono fuse e la loro opera è feconda per tutti . Son queste le linee generali del modo come si fondono similarità e dissimilarità in un organo collettivo , similmente come , nell ' individuo , i caratteri ereditari o si compongono o si assommano o si disseminano o si escludono * . Un figlio à i caratteri paterni e le doti materne : alto , bruno , robusto come il padre , à la bontà e la penetrazione della madre : qui i caratteri son fusi ; oppure , à della madre la bontà , del padre il coraggio , un misto di bontà e di coraggio , di qualità feminee e maschili ; o è tutto la madre : piccolo con occhi cerulei , timido come una donna , sempre buono egli è tutto la madre . Così con le debite differenze e proporzioni si mescolano , si sommano , si elidono i caratteri nella folla e nella società . E , dalla legge di composizione similare e dissimilare della folla , passiamo alla sua psicologia . Le folle pensano . Diremo di poi in che il pensiero della folla si differenzï da quello individuale ; ma egli è certo però che le folle pensano . Di folle pensanti noi abbiamo parecchi esempii : la folla che nei mercati si agglomera dinanzi al ciarlatano pensa a quello che vede , ed è pensiero talvolta confuso , è vero , ma sempre pensiero . Da queste folle , in cui il pensiero è scarso , passiamo a quelle che vivono nel pensiero : le folle scientifiche nei congressi , nelle accademie ; o a quelle nelle quali il pensiero e il sentimento si equilibrano , come potrebbe essere un parlamento nel momento che discute d ' una legge , mettiamo sociale , del quale , mentre l ' animo si commove per le miserie che vengono disvelate , la mente vaglia se e come la legge può o deve giovare . Vale , adunque , per le folle quello che vale per gli individui : che , cioè , come l ' individuo pensa così pensa la folla e che come vi sono individui , nei quali pr evale il pensiero , così vi sono folle prevalentemente pensanti , e che come negli individui normali pensiero e sentimento si equilibrano , così anche nelle folle vi può essere equilibrio di pensiero e di sentimento . Accanto al pensiero , anzi , prima ancora del pensiero , la folla sente ; di fatti , il sentimento nella costituzione della psiche precede la volizione e il pensiero . Benché e la psicogenia moderna , lo à dimostrato a sufficienza * benché nell ' irritabilità del protoplasma vi sia la funzione psichica elementare , la quale consta dei tre atti : sensibilità , intelligenza e volizione e si è citato a riprova l ' ameba che sente lo stimolo del granulo nutritivo venuto a contatto e lo distingue da altri granuli nocivi od indifferenti , e fa dei movimenti per includerlo ; benché , dunque , questi tre momenti sono interdipendenti , pure , la sensibilità si sviluppa prima degli altri due . Il bambino , appena nato , è un essere senziente , diventa poi intellettivo ed in ultimo volitivo , così l ' ontogenia mentale ripete la filogenia . Ne viene , quindi , che il sentimento esiste nella folla e che le folle ineducate e primigenie sono prevalentemente senzienti , più che pensanti . Le folle , in ultimo , agiscono ; pare questo il punto che merita meno discussione e che è stato studiato con più amore ed anche con maggiore genialità dal Sighele sebbene con criterii ristrettivi e per quanto riguarda l ' azione criminosa ed è appunto per questo che noi rimandiamo a quelle opere il lettore . Rimandando al capitolo successivo lo studio della modalità del sentire e del pensare della folla , diciamo che , come vi è per l ' individuo un sentimento normale che si accompagna e che muove un pensiero normale ed un ' azione , di conseguenza , normale : in una parola , come vi è una mentalità normale , per l ' individuo , così vi è per la folla ; e , viceversa , vi è per l ' individuo , come per la folla un sentimento , un pensiero e un ' azione criminosa . Ho detto sentimento e pensiero che sono la parte dinamica e statica del carattere così nell ' individuo come nella folla * . Un ' assemblea politica che voti una legge sociale o che discuta , se debba venire in aiuto d ' un popolo sofferente sotto il giogo straniero : ecco uno esempio di folla che sente e pensa in maniera non solo normale , ma profondamente altruista . Immaginiamo , ancora , d ' assistere ad un meeting a Londra , quei meeting di migliaia di persone , di parecchi oratori destinati a far rumore in Europa ; il meeting si termina e una commissione porta le decisioni , in forma solenne , al governo . Qui ci troviamo dinanzi ad una folla che à sentito , pensato ed agito in modo normale . Immaginiamo ancora una folla riunita per pregare e che dopo si disperda per compiere delle opere di pietà , questa folla è l ' esercito della salute che di domenica si sparge per Londra dopo avere compiti i doveri religiosi : ecco adunque tanti esempii di folle normali * . Capovolgiamo gli esempii : in vece d ' un ' assemblea politica che voti una legge sociale , immaginiamone un ' altra che dichiari una guerra di conquista ; o in vece d ' un meeting a Londra , una folla che ascoltato un oratore violento muova ad incendiare o a distruggere ; e che in vece d ' una folla che crede e opera il bene , noi assistiamo ad una turba fanatizzata che corre per incendiare e nell ' Italia meridionale è avvenuto una chiesa evangelica ed allora avremo manifestazioni criminose della folla . Ho insistito tanto sulla possibilità delle manifestazioni normali delle folle , perché il Sighele pare credere che la folla non abbia altre manifestazioni che criminose : studiamo , intanto , la legge dello stato normale e criminoso della folla . Le folle abbiamo detto possono essere criminali o non criminali , però la folla primigenia , quella che rappresenta l ' embrione della società , è sempre criminosa : essa vive della guerra e dalla guerra non può prescindere se vuole svolgersi e differenziarsi . Differenziata , la lotta si continua e si svolge nel suo seno , fra le varie caste o classi e si svolge , del pari , al di fuori fra le altre collettività ed in modo sempre cruento e criminoso . È privilegio della civiltà moderna e lo sarà di più nell ' avvenire trasformare la lotta interna ed esterna da materiale in ideale e rivolgerla contro la natura ; ma , nelle società differenziate , e fino a tempi a noi prossimi , la lotta interna ed esterna è lotta criminosa * . Lasciando da parte le guerre civili in Roma e nei nos tri comuni medioevali , quali le fazioni di Guelfi e Ghibellini , di Neri e Bianchi , la rivoluzione francese altro non fu che una cruenta lotta di classe . La folla avventizia quella che si forma ogni giorno e si dissolve , porta nel suo seno tendenze criminali , così come ne porta il fanciullo , la cui crudeltà è nota a ' psicologi infantili . Sono i caratteri atavici dell ' uomo primitivo che prevalgono così nel fanciullo come nella folla . Però , se il fanciullo , coll ' educazione , può divenire sempre meno incline al delitto ; se , sviluppando in lui i poteri frenatori degli istinti antisociali e facendo trasmettere per molte generazioni tali caratteri sociali utili , si può giungere all ' uomo normale , incapace del delitto ; se questo può avvenire per l ' individuo , può avvenire del pari per la folla . A me pare che , per la determinazione del delitto nella folla , valga ben quanto la scienza à assodato per l ' individuo : vi sono folle passionali le quali si possono spingere al delitto o con suggestioni presenti o con suggestioni remote ; vi sono folle di delinquenza c ongenita ; vi sono folle normali che nulla può spingere al delitto ; vi è per le folle come per gl ' individui una educabilità contro il delitto . Le folle passionali abbondano nel mezzogiorno d ' Italia e si reclutano fra contadini ed operai , gente povera , onesta , laboriosa . Raccoglietela , di domenica , nel sagrato della chiesa , parlate loro dell ' enormezza del focatico , accendetene l ' animo e quella folla correrà ad incendiare i casotti del dazio . Potete , in vece , del pari nei giorni di Pasqua parlare della passione di Gesù , di pace , di amore e quella folla piangerà commossa : voi avete agito sulla sua natura passionale in due modi differenti : ora normale ed ora criminoso . Son queste le folle che delinquono e in mezzo alle quali bastano pochi criminali per turbarne la mente , così come accertò il Sighele fra ' settembrizzatori e nel tempo della rivoluzione francese . Però , se in vece d ' una intera turba passionale , voi agite , sugli individui in modo isolato , voi otterrete identico scopo , con minore intensità però , per la legge stabilita dal Sighele che il sentimento nella folla si assomma ; dunque la qualità passionale degli individui rende passionale la folla . In vece d ' una folla passionale , non possiamo avere una turba delinquente congenita ; abbiamo dei paesi in cui la delinquenza è alta , le forme psicopatiche abbondanti , tale è Girifalco in Calabria , la patria di Misdea ; ora , una turba fatta d ' individualità bio – psicologiche così incline al delitto , di necessità sarà più delinquente , ancora , che ciascuna persona presa isolatamente . Attorno a Cosenza è una corona di paesi detti casali , i quali si distinguono in casali del manco e in casali di destra , i primi sono posti alle falde della Sila e furono le patrie dei briganti , veri centri criminali ; nei secondi il brigantaggio non fu mai . Ora , nel 1848 , la rivoluzione in Calabria , si fece , al grido della divisione delle terre , ma nei Casali del manco si accompagnò con enormi delitti , nei Casali di destra con innocue grida : ecco , adunque , due folle , di cui l ' una criminale e l ' altra no , appunto perché i componenti sono , nel primo caso , criminali e nel secondo normali . Se dunque la criminalità della folla dipende dalla criminalità degli individui , portata ad un ' intensità maggiore , ne viene che il delitto della folla ha le stesse origini del delitto individuale : ossia , che il delitto collettivo è un ritorno atavico prodotto da cause bio – psico – sociali , il quale mediante l ' educazione tende sempre più a scomparire . L ' educazione nella folla agisce così come nell ' individuo , sostituendo al sentimento impulsivo un sentimento più riposato e tranquillo ; alla superficialità del pensiero , la profondità e all ' azione antisociale un ' azione sempre più sociale . Se noi paragoniamo in fatti una folla semplice , instabile con un ' altra differenziata ed evoluta , questi tre fatti ci colpiscono , che anzi noi possiamo quasi giungere fino ad un minimo di sentimento ed un massimo di pensiero : tal ' è per es . un ' accademia scientifica che si proponga una inchiesta mettiamo su di un fatto psichico ; qui si cerca di bandire ogni sentimento , vivendo dell ' oggettività dei fatti osservati . Ma , lasciando da banda una folla , giunta come un corpo scientifico ad eliminare il sentimento , esaminiamo in vece una folla operaia che si decide allo sciopero in Inghilterra e in Italia , nei paesi cioè d ' Europa dove l ' educazione proletaria è al massimo e al minimo . In Inghilterra , lo sciopero si prepara di lunga mano , se ne discorre , si domanda il parere delle Trades – Union , si cominciano a raccogliere i soccorsi , si scrive per mezzo dei sindacati del lavoro che la mano d ' opera forestiera non venga a far concorrenza e , quando tutto è pronto , si coglie il momento di maggior richiesta di lavoro e lo sciopero è fatto in un ' ora come il comando di alt dato ad un immenso esercito . E poi continua calmo , sereno , senza intemperanze , conscio della grande causa che agita e dell ' occhio vigile della pubblica opinione . Quanto diverso uno sciopero , in Italia , dove lo si improvvisa dall ' oggi al dimani , talora per cause futili , senza mezzi pecuniarii , senza essersi accaparrata la solidarietà degli altri lavoratori . In Inghilterra è scevro di sentimentalità , ma ricco di pensiero e previggenza ; da noi è una vampa di sentimentalità priva di pensiero : gli è adunque che in Inghilterra vi è una larga educazione nella massa , che manca da noi * . Tornando dunque al delitto della folla diciamo , a conclusione di questo capitolo : che le masse ineducate possono essere criminali , le masse educate lo sono o poco o nulla . CAPITOLO II . PENSIERO , SENTIMENTO ED AZIONE DELLA FOLLA Noi ci siamo , nel capitolo precedente , domandati se la folla pensa e ci siamo risposto affermativamente : è mestieri , adesso , rifarci la domanda , in modo comprensivo e più largo e di farvi seguire lunga dimostrazione . Può , adunque , la collettività sprigionare pensiero ? esiste , in altre parole , un pensiero collettivo ? o che forse il pensiero rimane un privilegio dell ' individuo , da cui la collettività rimane esclusa ? Il pensiero collettivo esiste ed è un patrimonio che va sempre più accrescendosi : esso è , come la civiltà , di cui è il fattore più possente , un ' eredità che ci viene da ' secoli più lontani , dalle prime orde di uomini , da ' nostri antenati dell ' epoca boleolitica , e si è propagato e trasmesso fino a noi e si trasmetterà , accrescendosi , per l ' avvenire , perché l ' evoluzione , giunta all ' uomo , da biologica diventa psichica , da psichica sociale da sociale storica * . E che il pensero cresca è dimostrato da quel che Broca à potuto osservare che cioè , esaminando una quantità di teschi di qualche secolo fa , di gente vissuta a Parigi , trovò , in un lasso di tempo breve , un innalzamento dell ' indice cefalico ed ognuno conosce quanta influenza vi sia tra le funzioni dell ' organo e la sua grandezza . Un ' orda , quella che io chiamo folla pimigenia , di cui la vita si svolge nelle condizioni più basse , nella caccia , nella guerra , nella pesca à delle idee alquanto rudimentali d ' un altro sé , che , nel sonno , abbandona il corpo per correre per foreste e burroni ; crede che i morti vivono ancora , fino a quando non si rievocano più nel sogno ; costruisce capanne ; adora un tronco d ' albero nel quale crede che uno spirito si sia rifuggiato ecc . * . Ora , queste che sono idee primitive , ma che pure si svilupparono lentamente e che poi dettero luogo ad idee religiose complesse , ad una rifioritura artistica ed industriale , che sono come l ' embrione futuro della società ; queste idee costituiscono un pensiero collettivo al quale ogni persona , per parecchie generazioni , à lavorato , come uno di quei monti calcarei , fatto di mili oni di animaletti , che vissero e morirono , traverso migliaia di secoli , deponendo e cimentando il loro piccolo guscio . Se , dall ' orda primitiva , passiamo al clan , alla gens , ad una collettività più vasta , il patrimonio intellettivo cresce : a quello lasciato in retaggio , il nuovo vi si viene aggiungendo , tanto grande quanto maggiore l ' estensione del gruppo . Ancora più oltre e il gruppo è già differenziato ; è sorto un potere sociale ; vi è un cerimoniale esteso ; il culto religioso è oramai distinto nel culto degli antenati e nel culto degli Dei ; l ' Olimpo è completo ed è una storia di casi umani innalzati fino all ' apoteosi ; è sorto una vera e propria arte della guerra con istrumenti più perfetti che non la pietra grezza o lavorata ; il clan , emigrando , à conservato nel suo seno questo ricordo e lo à abbellito della leggenda ; son sorti i primi ornamenti muliebri ecc . Allora il clan à un vero e proprio pensiero collettivo , il quale si accresce nel contatto d ' altri gruppi sociali , nella mistione della razza , nelle varie vicende della vita d ' un popolo , ché anzi , quanto più i gruppi sono eterogenei , tanto più essi creano un pensiero collettivo ed una civiltà più grande . Mistione di gruppi etnici eterogenei , accrescimento di civiltà e , conseguentemente , di pensiero : ecco una delle leggi , meglio accertate , del progresso intellettivo dei popoli e ad essa dovette la Grecia antica la sua grandezza * . Il pensiero , però , si rivela con il linguaggio e , tra l ' uno e l ' altro , vi è stretta affinità , onde un popolo ricco di lingua è ricco di pensiero e , guardando le lingue e le civiltà succedute , dall ' antica lingua dei veda , la più antica lingua storica conosciuta , sino ai moderni idiomi si trova un accrescimento continuo di pensiero e di civiltà . La lingua è , non vi à dubbio , una formazione collettiva , sorta come forma interiettiva e mimica , continuata come forma imitativa , e diventata sempre più complessa . Non più i soli radicali , ma le forme agglutinanti e flessive create collettivamente e incoscientemente da tutte le generazioni per milioni di secoli , trasmessi da padre a figli e da popolo a popolo : si passa da ' 379 radicali della lingua persiana , a ' 658 della lingua egiziana , alle 5642 parole della Bibbia alle 15 mila di Shakespeare , alle 94 mila parole del dizionario Fluegel * . Altro prodotto del pensiero collettivo , della folla cioè , è la scrittura , con la quale il pensiero si trasmette , in modo stabile ed indelebile , alle generazioni venture . Dai semplici guippu , cordicelle annodate rimaste ancora al volgo , siamo passati alla forma pictografica e , in tempi più prossimi a noi , alla scrittura fonetica ed alfabetica ; ed ora guippu , pictografia , scrittura fonetica ed alfabetica sono tanti prodotti collettivi del pensiero , ch ' è s ' è possibile , nei periodi adulti di civiltà , fare creazioni individuali , sebbene la critica dimostri sempre che vi è stata una folla di precursori , nei primevi è la collettività che pensa e che trova . Ma , un ' altra prova del pensiero collettivo è la leggenda artistica i cicli eroici che ogni popolo possiede nei primi momenti storici di sua esistenza : i poemi omerici in Grecia , le saghe nei paesi nordici , le rapsodie albanesi sono tante formazioni intellettive fatte , trasmesse e mantenute vive dalla collettività . La critica letteraria à escluso , in modo , quasi , assoluto , che tali formazioni artistiche , nelle quali si riflettono il pensiero e la civiltà d ' un popolo , non sieno un prodotto collettivo . Così è che , quando i gruppi sociali fanno il loro ingresso nella storia , portano con sé pensiero , arti , industrie , religione e costumi , tutte formazioni collettive , elaborate da quelle folle anonime che muovono dalle primeve forze indifferenziate verso una crescente differenziazione . Dal pensiero della collettività , ch ' è la forma più vasta di folla , passiamo al pensiero delle forme più ristrette di folle . Vi è una forma di folla , della quale finora non abbiamo parlato , ma che riproduce sia per la stabilità , sia per i caratteri inferiori la folla primitiva e quest ' è la plebe , l ' ultimo gradino della società , la prima differenziazione sociale , a cominciare dal basso . Eppure , questa folla ch ' è la più bassa stratificazione e che , come la folla primigenia di cui è il detrito , è la meno capace di pensare e la più capace di sentire , com ' è appunto dei fanciulli , pure questa folla à un pensiero collettivo . Ha le sue tradizioni e le sue leggende ; le così dette romanze , fiabe , racconti favolosi di demoni e di fate , che ne costituiscono il pensiero collettivo . Io , studiandola , ò potuto sorprendere come i suoi racconti sieno formazioni affatto originali e non già , come si potrebbe credere , fatti e tradizioni discese dalle classi superiori , perché portano l ' impronta originale dell ' ignoranza , propria della classe in mezzo a cui sono nate . Vi è poi una forma collettiva d ' intuizione , e l ' intuizione è un processo cogitativo , che si racchiude nei proverbi , i quali , se talvolta sono il senno di migliaia di anni e di milioni d ' uomini , cristallizzato in una formola , molte volte sono vere anticipazioni scientifiche e geniali e delle quali diremo più in là . Dalla folla passiamo alla casta : la casta à avuto il proprio pensiero che à custodito gelosamente : la religione egiziana , il mazedeismo , portava in sé un pensiero scientifico evoluto e complesso es . cognizioni di astronomia , di geometria , di geografia e di filosofia celato al volgo e noto a ' soli iniziati : sicché , accanto alla parte esterna del culto , exoterismo ci era una parte interna , esoterismo , di cui i sacerdoti erano gelosi custodi * . Le accademie , le scuole , le università non sono altro che folle differenziate pensanti , il cui patrimonio intellettivo si forma con l ' opera di tutti , giacché l ' avvenire della scienza non sarà più il trionfo del genio ma della collettività degli ingegni . Pure , non bisogna dimenticare che , se un sociologo come il Sighele , seguito da altri , à detto che nella folla il pensiero si elide e il sentimento si assomma , vi è ben qualche fatto che pare dia ragione e che cela un errore di generalizzazione . Questi studiosi àn colto la folla nel momento che sentiva fortemente , quando la coscienza era invasa da un uragano passionale e il pensiero non vi poteva capire . Il fatto è vero : una madre che à perduto il figlio resta per lungo tempo incapace di pensare e , nel romanzo di Tommaso Grossi , la povera donna che à perduto il figliuolo nel lago , sere dopo , al meschino desco , mette il piatto per il figlio . Nei lipemaniaci , in cui una passione dolorosa siede nell ' animo , il pensiero è scarso e in tutta la psiche vi è come un arresto * . Ora , nella folla il fenomeno è più saliente , anzi tutto perché le folle osservate sono le folle indifferenziate , instabili , che ànno della folla primigenia la preponderanza dei sentimenti ; di poi , perché il sentimento si è assommato , onde il campo della coscienza non può contenere pensiero così come l ' uomo nel dolore è incapace di pensare . È vero , però , il fenomeno contrario : le folle , colte nel momento che pensano , sentono poco o nulla e prova ne sieno i congressi scientifici i quali rimangono indifferenti alle quistioni politiche . Quando a Parigi , nel 1830 , era scoppiata la rivoluzione , l ' accademia francese si appassionava al dibattito fra Cuvier , che sosteneva l ' immutabilità della specie , e Geoffroy de Saint – Hilaire che ne sosteneva la mutabilità , e il Goethe , ad un amico al quale egli raccontava di quelle memorabili discussioni , ma in modo che pareva accennare agli avvenimenti politici , che tenevano l ' Europa sospesa , diceva : ma che rivoluzione ! intendo parlare della discussione dell ' accademia francese * . Si racconta che l ' impressione che la rivoluzione dell'89 esercitò sul Kant ebbe , come sola manifestazione , di fargli cambiare strada , nella sua passeggiata d ' ogni giorno : non dissimile dall ' impressione che Adamo Sixte , come immagina il Bourget , ricevette quando fu chiamato a deporre dinanzi al giudice istruttore * . Ricordo , tempo fa , d ' aver letto un libro d ' un astronomo , mi pare il Flammarion , il quale a un certo punto , parlando dei fenomeni celesti , dice : quando si pensa a queste grandiose rivoluzioni , gli avvenimenti umani impallidiscono e possono rassomigliarsi a ' fatti d ' un formicaio dinanzi alle crisi dell ' umanità . Il pensiero , adunque , e la passione , quando sono forti , si escludono a vicenda , così negli individui come nelle folle . Se noi volessimo tracciare l ' evoluzione psichica della folla , dovremmo riconfermare la legge psicogenetica fondamentale : la specie , nell ' evoluzione della psiche , va dal sentimento , al pensiero , alla volizione , di fatti , il bambino ripete , in modo abbreviato e modificato , questo svolgimento , riconfermando per la psicologia come per la biologia , che l ' ontogenesi è una ricapitolazione della filogenesi . La folla , nel suo cammino evolutivo , non vi si sottrae : dalla orda primitiva alle società moderne vi è stato un decrescere di sentimentalità impulsiva ed un crescere di pensiero cosciente . Nel seno d ' una società moderna , le diverse classi sociali formanti tante stratificazioni di cui le più antiche sono i detriti delle forme primeve , ripetono questo cammino : le folle indifferenziate ed instabili , i bassi strati popolari , sono , prevalentemente , senzienti , come gli alti strati sono , prevalentemente , pensanti . L ' educazione ha appunto di m ira di fare delle folle senzienti folle pensanti e noi lo dimostrammo nell ' esempio d ' uno sciopero in Inghilterra ed in Italia . Ma ci si obbietta : il pensiero di genio non sorge nella folla ed il fatto è vero : Dante à scritto il suo poema nella solitudine e nella meditazione ; l ' Helmotz à scoperto le leggi della fisica nel suo gabinetto . Ma , se il pensiero grande non sorge nella folla , non vi sorgono nemmeno i grandi sentimenti e le grandi azioni : essi sono e pensieri e sentimenti ed azioni negli animi di tutti , ma vi è bisogno dei grandi specchi concavi che ricevano il fascio di luce , per farlo convergere nel foco : vi vuole il genio del pensiero , del sentimento , dell ' azione . Mazzini medita l ' unità italiana e la diffonde coi suoi scritti e con l ' apostolato , ma l ' unità italiana era , incoscientemente o coscientemente , in tutti ; era nelle condizioni economiche del nostro paese che avea bisogno d ' un grande mercato nazionale ; il martirio dei fratelli Bandiera sprigiona un sentimento inenarrabile di sagrifizio da loro presentito , quando dissero : il nostro sacrifizio non è vano ; ma il sentimento del sacrifizio esiste nella natura umana e scatta di tanto in tanto in momenti solenni . Ma , se per pensare vi è bisogno d ' isolarsi , anco per sentire vi è bisogno d ' esser soli ; i forti dolori àn bisogno dell ' intimità e del segreto , come il primo sentimento d ' amore : io ò letto , tra gli scritti di Mazzini , quello intolato : dubbio e fede : una pagina solenne di psicologia del dolore , subìta in silenzio e sconosciuta alla folla . Vi sono , adunque , dei sentimenti come dei pensieri ignoti alla folla , che ciascuno porta in sé , che può sprigionare , ma che pure non sono che la somma di pensieri e di sentimenti provati dalle moltitudini ed assommate in un uomo : pensieri e sentimenti che si svolgono lentamente , per addizioni elementari , concesse ai soli spiriti magni , a ' genï e ai santi dell ' umanità . Vediamo come la folla opera per rispetto al pensiero , al sentimento e all ' azione . La folla dà al pensiero l ' integrazione , la diffusione e , l ' abbiamo dimostrato , al sentimento dà la somma . Questa formola del sentimento merita una distinzione tra sentimenti similari e dissimilari Vedi la polemica del Venturi e del Sighele apparsa sulla Critica Soc . , annata del 1894.; la folla , come gli individui , à i momenti di attrazione e di ripulsione psichica : andate in un villaggio , in mezzo a dei contadini , e parlate contro il sentimento religioso e voi sprigionerete urli e tempeste ; parlate di sentimenti incompresi e l ' animo loro non vi seguirà ; dite , invece , di cose sentite dall ' animo loro , ma con gesto e con voce che superi la fede comune e voi innalzerete , sulla scala del sentimento comune , quegli animi sino a voi e più in alto di voi : il vostro ed il loro sentimento si sono assommati . Ma , se la passione si assomma , può però cambiare da un momento ad un altro e passare a sentimenti opposti : è questo il fenomeno di polarizzazione psichica così comune nelle folle . La prova più evidente è quella che fornisce un comizio in cui parlano parecchi oratori , i cui discorsi sieno contrarï , mentre la folla applaudisce freneticamente . Avviene , talora , lo stesso nei dibattimenti penali dove la parola di avvocati egualmenti facondi , in difesa ed in accusa , commuovono , in modo eguale , il giury fatto preferentemente , di folla incolta . Egli è che la folla porta , ingenitamente , l ' instabilità passionale , con la tendenza all ' inerzia , all ' apatia . La stabilità passionale , ch ' è una delle doti del carattere così nell ' individuo come nella folla , è un effetto d ' educazione lenta , ma continua e come l ' individuo muove verso la stabilità passionale , la folla , del pari educata , tende a diventare sempre più stabile nelle passioni . Tale è lo spettacolo che offrono le folle delle Trades – Union in Inghilterra che , da lungo tempo , aspirano al più completo riconoscimento dei diritti del lavoro . Studiamo , in fine , compendiando noi stessi , l ' opera sociale della folla . L ' opera della folla tende a divenire sempre più estesa , sempre più importante e a sostituirsi sempre più all ' opera individuale . Noi assistiamo alla scomparsa graduale del genio ed in sua vece si estende l ' opera collettiva * : da un primo inizio collettivo della civiltà , siamo passati all ' opera singola dell ' individuo e accenniamo di ritornare al trionfo collettivo della folla ; il racconto di Mazeppa che , partito dall ' isola incantata , passa per spine e rovi , e , ferito a morte e salvato , dalle fate viene fatto re di quell ' isola dalla quale era partito , è il racconto e la storia dell ' umanità * . La storia ventura non sarà storia d ' individui dalla mente geniale , ma sì bene di atomi umani che svolgono collettivamente la propria attitudine che si differenzia e si integra in una possente unità . Un giovine sociologo italiano à colto , nei paesi nordici , questa crescente influenza della folla e ne à fatto , con forma piena d ' incanto , la più bella , la più alta , la più nobile narrazione : l ' avvenire delle nazioni sarà , d ' ora innanzi , l ' avvenire della folla , la nuova civiltà che ci si prepara non avrà genï è vero , ma avrà in sé la più possente energia , quell ' energia di esseri infinitamente piccoli , ma cospiranti , ad un solo lavoro : il bene dell ' umanità , e la civiltà che ne verrà sarà come un continente fatto dal calcare di piccoli animaletti e come questo sfiderà i secoli . La folla , adunque , cambierà il pensiero da geniale in collettivo e quanto più essa sarà educata , quanto più la coltura pervaderà i bassi strati sociali , tanto maggior numero di persone pensanti entreranno nell ' elaborazione del pensiero umano , e se il genio , assommando il pensiero universale , indicherà un nuovo campo di ricerche e di studï , la folla darà a questo pensiero l ' universalità e l ' integrazione . Il sentimento , nella folla , con l ' educazione , perderà il carattere impulsivo , instabile , la facile polarizzazione , per assumere la stabilità normale ed equilibrarsi col pensiero , inspirandosi ad un crescente senso morale . Quello che ora è il privilegio di folle colte , sarà il privilegio di tutta la folla : il sentimento muoverà verso un crescente contenuto morale ed un equilibrio maggiore col pensiero . L ' azione della folla perderà il carattere criminale , così come lo à perduto nelle folle più evolute e sarà , invece , sempre più normale e diretta nella lotta contro la natura avara ; ché anzi , le arti e le industrie , imponendo una maggiore divisione di lavoro e una crescente dipendenza , innalzeranno la modesta opera dell ' individuo ad un servigio reso a tutta l ' umanità , facendo scomparire la divisione di lavoro nobile ed ignobile : il lavoro unicamente il lavoro sarà l ' orgoglio supremo dell ' uomo . Le grandi manifestazioni della vita saranno manifestazioni collettive e come il pensiero è opera di miliardi di cellule cerebrali , ciascuna delle quali isolata non è buona a nulla , così pure la civiltà tutta quanta nel pensiero , nel sentimento , nell ' azione sarà l ' opera della folla . Nella folla , adunque , è la salute del mondo ! CAPITOLO III . LA FOLLA E LA STATICA DELLA PSICHE Qua e là , nelle pagine che scriviamo e che andremo scrivendo , ci è occorso e ci occorrerà di parlare della statica e della dinamica della psiche : è d ' uopo lumeggiare il valore di questi termini , prima che ce ne occupiamo di proposito . Statica e dinamica psichica sono due concezioni e due denominazioni che appartengono al più illustre , forse , dei psicologi italiani , al professore Sergi , e , con le quali , egli denota il pensiero ed il sentimento « Le idee egli diceva nella sua opera per l ' educazione del carattere appartengono alle forme rappresentive della funzione psichica ; possono essere più o meno semplici o complesse ; possono formare un nucleo intorno a cui se ne aggruppano altre accessorie od essere soltanto accessorie : possono formare in numero grandissimo un ordinamento scientifico ed un ' invenzione sì artistica che meccanica . Ma esse non ànno forza d ' espansione : si potrebbe dire che rappresentano la statica della psiche ; e si può affermare che nessun movimento volontario avverrebbe se dovesse rimanere nella pura regione delle idee o delle forme rappresentative . La dinamica , in vece , della psiche è rappresentata dai sentimenti : in essi sta la forza d ' espansione , in vano cercata nelle nostre idee : e in questa espansione essa spinge all ' azione , benché la forza d ' espansione non sia sempre visibile ed apparente secondo l ' energia da cui è fornita » * . E così è , adunque , che statica della psiche vuol dire pensiero , dinamica , sentimento e che , come esiste una statica ed una dinamica per l ' individuo , esiste , del pari , per la folla : e di queste due condizioni ci occuperemo per rispetto alla forma psichica della folla , nella sua forma indifferenziata . Noi tracciammo , in vero , i due momenti più culminanti del pensiero e del sentimento nella folla , riassumendoli nella legge : la folla diffonde ed integra il pensiero , assomma il sentimento ; ma , allora , noi non guardavamo che specialmente l ' opera , la funzione della folla per rispetto al pensiero e all ' azione , rimaneva , poi da tracciare la legge che presiede al sentimento e al pensiero , come motori dell ' azione : ossia studiare pensiero e sentimenti per riguardo al carattere della folla . Cominciamo dal pensiero . La memoria è uno dei fatti della psiche consistente nella facoltà di poter riconoscere , risvegliare e far rivivere le percezioni del mondo esterno , una volta che sieno giunte al nostro sistema nervoso e vi si sieno impresse , * al pari di un cilindro fonografico , di cui si può , a volontà , rievocare le impressioni . Ora , non vi è dubbio che ognuno porta sviluppato entro di sé , nel proprio sistema nervoso , tale attitudine a conservare e a riprodurre le immagini ; lo sviluppo della specie è sempre legato a tale condizione e , nel rinforzarsi e trasmettersi della memoria , è consistita sempre la selezione umana , e , diciamolo più largamente , della razza . Nella lotta traverso i tempi , quelle forme animali che meglio poterono ricevere , conservare e richiamare le impressioni del mondo esterno , accompagnate con il senso di piacere o di dolore , furono quelle che meglio , poterono garentirsi dalle influenze nocive dell ' ambiente . Quel tale fatto , congiunto con l ' esperienze di dolore o di piacere , si presentò alla mente nel momento delle ulteriori esperienze e influì sulla condotta dell ' individuo . In questa maniera la memoria psichica agì traverso i secoli . Ma la memoria , se , in parte , esiste come predisposizione , come istinto , in noi ; dall ' altra , è oggetto di lunga educazione : vi è , in somma , nella memoria una parte trasmessa ed un ' altra acquisita dall ' individuo : l ' educazione che altro è , se non una fissazione ed una rievocazione perenne di percezioni e di sentimenti ? La scrittura non è altro che una rievocazione di esperienze proprie od altrui , le quali sarebbero dovute andare disperse od essere affidate ad altri mezzi meno efficaci . La scrittura , però , nella storia dell ' umanità è un fatto recente : dividendo l ' incivilimento , a seconda dei fattori che lo promuovono , in fattori sociali e storici , la scrittura appartiene a quest ' ultimo , anzi lo determina . La folla indifferenziata è , per tale riguardo , folla atavica , essa non conosce in gran parte questo mezzo ausiliario della memoria : gli avvenimenti , per lei , non sono affidati che alla sola facoltà memnonica ond ' è che sono labili e non vivono che per una o due generazioni . L ' oblio sommerge ben presto il ricordo d ' ogni cosa e ne restano solo delle notizie frammentarie , come di una città distrutta , dopo lungo volger di secoli , non restano che semplici vestigia . La folla primigenia si rassomiglia , per il rapporto della memoria , a quei selvaggi presso i quali , d ' una esplorazione europea , avvenimento , per loro di certo , capitale , dopo settanta anni non rimaneva nessun ricordo . Io ò potuto , vivendo in campagna fra ' contadini , esperimentare che , di molti avvenimenti , sorvive solo il nome ed il ricordo , privo d ' un contenuto stabile e circostanziato : vero fenomeno di sopravvivenza . In campagna , ogni luogo à un nome , che derivò da un avvenimento : una persona uccisa , un uomo od un animale caduto , un nome un po ' strano di persona che vi abitò ecc . , or bene il ricordo dell ' avvenimento è più vivo fra la classe comoda d ' un dato paese che fra la misera . Segno che la memoria , abbandonata a sé stessa nelle forme basse di folla , è più labile che nelle alte : questo risponde bene a quell ' educazione della memoria di cui parlavo poco fa . La folla , inoltre , conserva simile in ciò all ' individuo di preferenza , memoria di certi dati avvenimenti ; à peculiare elezione per quei fatti che la toccano e la commovono vivamente , dei quali solamente conserva il ricordo , che poi diventa evanescente . Possiamo , anzi , stabilire in certo qual modo che quanto più una folla à ricordi di fatti e di interessi ideali , tanto più essa è una forma evoluta di folla . Io ò spesso cercato , fra ' contadini del cosentino , di sapere quali avvenimenti del nostro secolo erano presenti , ancora , alla loro memoria e di fare , poi , il confronto se la memoria degli avvenimenti è più viva in città od in campagna . Fra gli avvenimenti del nostro secolo , ho trovato che alcuni , in città , sono completamente obliati : ad esempio , l ' invasione dei francesi al tempo della repubblica partenopea e la venuta del cardinale Ruffo : nelle campagne il ricordo n ' è ancor vivo nella generazione vecchia , ch ' è quella succeduta alla generazione che prese parte agli avvenimenti ; ma la generazione presente , ch ' è la terza , a contare da quella , non ne à memoria . Bisogna , però , osservare che le città , in genere , erano giacobine e che , in quasi tutte , i francesi venivano accolti come liberatori ; le campagne al contrario erano sanfediste , e , tra esse e gli eserciti dei sanculotti , si impegnarono lotte sanguinose : sicché per le campagne quegli avvenimenti esercitarono un ' impressione più profonda , mettendo da banda che , in campagna , l ' onda degli avvenimenti non è così incalzante come in città . Di tutto quel vasto ed agitato periodo che precede e tien dietro la venuta del cardinale Ruffo , in città , tra la plebe , non ò trovato che un solo ricordo , ma privo di contenuto , che , cioè , ci era l ' albero della libertà , ma nessuno à mai saputo dirmi altro . La carboneria , in Calabria , esercitò grande influsso , più nei paesi che nella città ; ebbene , di questa io ò trovato , quasi vivo , il ricordo in campagna , spento in città . Ho potuto vedere che gli avvenimenti dei primi anni del secolo nostro : venuta dei francesi , sanfedismo , tremuoti , rivoluzione del 48 , sono più vivi degli avvenimenti del 60 , che sono di tanto più recenti ; ma gli è che la rivoluzione italiana non commosse le nostre plebi , che mediocremente e perciò il ricordo è quasi svanito , mentre gli altri avvenimenti , benché più lontani , sono più vivi nell ' animo . Io ò voluto , inoltre , studiare , in mezzo al contado , se esiste il ricordo del medio evo e dell ' evo antico , appunto per rifermare la legge della memoria nella folla ; ed ò trovato che , in contado od in città , non esiste ricordo d ' avvenimenti antichi o medioevali , tranne che in simboli di sopravvivenza . È curioso che , mentre la nostra vita sociale è ancora tutto feudale e me ne occuperò in un saggio sul carattere del mezzogiorno in Italia , il ricordo del medio – evo è quasi svanito . Epperò il Prof . Dorsa , scriveva parlando dei calabresi : « Essi subirono , in questo fatto , la sorte di tutti i popoli neolatini , meno forse i rumeni : il medio – evo gli scisse violentemente da ' loro padri , dei quali seppellì nell ' oblio i miti e gli eroi popolari » * . Ora , esaminando , minuziosamente , questo patrimonio intellettivo del popolo calabrese , a me pare ch ' esso compongasi di tradizioni diverse mescolate e confuse , ma che si ricollegano quasi tutte al medio – evo , l ' evo antico essendo scomparso . Esse sono però ricordi staccati , confusi : i fatti storici sono scomparsi ed è rimasto , invece , la superstruttura ideale . I cicli intellettivi possono , così , rappresentarsi come tanti cerchi che s ' intersecano in tanti punti , formando un unico contenuto . Abbiamo un vasto ciclo di novelle fantasiose , le rumanze , delle quali , il Prof . Dorsa diceva : « le leggende calabresi dette rumanze sono ramificazioni della poesia romanzesca : novelle fantastiche , con le indispensabili figure dell ' orco , del mago , del nano , ond ' è che rimontano alle origini di quella . Sono in prosa com ' erano i vecchi poemi romanzeschi , e come continuano a vivere a ' tempi nostri i Reali di Fra ncia e Guerin Meschino » . La critica à trovato l ' origine di questa * letteratura romanza nella fantasiosa letteratura araba e di cui le mille e una notte sono il più bello esempio . Io credo che a noi sia giunto l ' eco di tale letteratura popolare per mezzo delle invasioni arabe e credo averne trovato un segno in questo fatto che tutti gli avvenimenti , che costituiscono il contenuto di queste « rumanze » , si svolgono in Ispagna o in Portogallo , sedi primitive degli arabi , che di là passarono fra noi . Accanto a questo ciclo di leggende arabe , vi è quello celto delle fate o latino dell ' orco , mescolati e confusi , dove rivivono ancora il mammarutu , il mommu , il pappu ecc . che sono il mormon , il pappos , pappus ecc . dei greci e dei romani * . Un ciclo d ' una certa importanza è costituito dalle avventure di Iugale , la nostra maschera , ch ' è il Giugà dei siciliani e di cui il mito vive nei racconti indiani * . Altro ciclo di non minore importanza ci viene dalla prima tradizione cristiana , una specie di evangelo popolare di Gesù e dei dodici apostoli , nel loro cammino terrestre così immagina la leggenda popolare calabrese e nella quale campeggiano Gesù e S . Pietro , tipo di egoista , incredulo , di mente corta ed in questo la leggenda non si sbaglia . Al ciclo religioso – cristiano appartiene la leggenda dell ' ebreo errante , che cammina sempre , e d ' un altro personaggio detto Marco che , vuol la leggenda , tirò a Gesù uno schiaffo ed è condannato a dondolare eternamente il braccio . Curioso è vedere come , talora , prevalga una interpetrazione mistica ed ignorante di certe parole dell ' evangelo e come su di esse la fantasia popolare abbia creato una leggenda . Così le parole : secula seculorum , che trovansi spesso nel linguaggio chiesastico , nella leggenda popolare sono un marito ed una m oglie la Filomene e Bauci del cristianesimo che ospitarono Gesù , nel suo apostolato terreno , e a cui fu concessa lunga vita rallegrata d ' un amore , che non conosce fine : creazione gentile quant ' altro mai , che sia uscita dalla fantasia popolare ! D ' origine , schiettamente , medioevale sono un non piccolo ciclo di fatti , di romanze e di superstizioni di streghe , di fattucchiere , di tregende , attorno al noce di Benevento . La cupa fantasia medioevale dei demoni che fornicano con gli uomini , è ancora viva . Il ricordo dei maghi famosi quali Rutilio e Pietro Barliario detto dal volgo Pietro Baialardo , si ritrova ancora con la sagace nocella di lui che fu impigliato , in una reta da una donna traditrice , che gli avea rubato il libro delle magie . I ricordi macabri del più fitto medio – evo rivivono ancora ed io ò ritrovato in parecchi villaggi la storia dei morti che , di notte , scoperchiano le tombe ed escono in processione , cantando . Vivono ancora i lupi manari , la credenza dei sogni , i paladini : di questi in verità sussiste solo il nome ed un vago ricordo . Dall ' oriente credo che sopravviva ancora una conoscenza empirica dell ' agricoltura e di certi dati astronomici : i contadini distinguono nel cielo certi astri che servono loro di guida : un gruppo di stelle dette pullara , da polloi molti : triali da tres , tre ; la stella boara , che indica l ' ora nella quale bisogna pensare al governo dei bovi ; la stella mattutina che precede l ' alba ; ed , in fine , un altro gruppo di cinque stelle di cui tre avanti , un ' altra dopo con una stella più piccola a lato . Sono queste stelle , nella immaginazione della povera gente , un quadro della vita sua d ' ogni giorno : le stelle dinanzi sono il bue con il boaro e la moglie e la stella piccola è una figlioletta che vien dietro e li segue a stento . Dalle prime civiltà ci è del pari derivato una larga conoscenza dell ' erbe e dei loro rimedii è il primo empirismo medico che vive ancora e che costituisce tutta la tradizione scientifica popolare . Tal ' è la psiche popolare , nella sua forma statica , in mezzo ad una folla che , per molte condizioni di tempo e di fatti , rimase in uno stadio primitivo ed arretrato di mente e di sviluppo ; nella quale prevalgono ancora le doti primitive delle folle : il porgere facile orecchio allo strano ed al meraviglioso , la credenza nel miracolo , nell ' occultismo , nella negromanzia ; la possibile predizione del futuro ; il senso di meraviglia scarso o mancante e poi un misoneismo cieco ed ostinato * . Queste doti , così proprie delle popolazioni selvaggie o poco civili , rivivono , ancora , fra le forme più basse di folle , ma sono confessiamolo a nostro conforto un atavismo che scompare . La tradizione greco – romana e medioevale va , ogni giorno , dileguandosi e al vecchio contadino subentra il nuovo più sveglio , più colto , che à visitato paesi nuovi , cui duole quel resto di vassallaggio medio – evale . Il vecchio contadino nato e vissuto nel luogo che l ' à visto nascere è ancora vestito alla spagnuola con i calzoni corti , le brache , la giacca di lana nera e le svolte colorate , con l ' antico cappello a cono , con i capelli corti , tranne un sol ciuffo e la barba rasa . È il servo del medio – evo che ancora rivive , attaccato alla corvée , cerimonioso , che vuole ancora baciarvi le mani , che porta , nel viso e nella tonsura del capo , i segni della sua bassezza : quello che gli è succeduto , porta , lentamente , i segni dell ' uomo nuovo la coscienza umana dentro di sé , quel senso di nobile alterezza che forma la dote più bella dei popoli , davvero , civili : uomo colto , gentile , con la coscienza di non essere né di meno , né di più d ' un altro , ma utile al consorzio umano al pari d ' ogni altro : quest ' è la coscienza nuova che va sorgendo ; cambiata , così , la pluralità delle coscienze , la folla avrà una statica psichica diversa , così come noi la scorgiamo ne ' popoli di altri paesi : ad ogni modo , questo ci permette di enunciare la legge che regola la statica psichica . Questa è : il pensiero d ' una folla bassa è fatto dalle idee e da ' concetti d ' altri uomini e d ' altri tempi , stratificato non in modo successivo , ma caotico e confuso , come un terreno geologico che gli avvenimenti tellurici sconvolsero . Così è della mente : il vecchio e il nuovo si trovano insieme senza limiti fissi , ma mescolati in una sola concezione . Gettare nel mare dell ' oblio il vecchio , innestarvi il nuovo , vivere di questo solo : è il progresso d ' una mente che sente la voce del proprio tempo , d ' una mente davvero moderna : verso questa meta ideale si muove la psiche dell ' individuo , come quella della folla , aiutata dalle vicende dei tempi e dalla coltura , ostacolata , talora , da ' più strani ed interessati pregiudizii . CAPITOLO IV . FOLLA E DINAMICA DELLA PSICHE La folla à una dinamica psichica , à , cioè , i sentimenti e le emozioni i quali sono i veri propulsori , le spinte dell ' azione . La dinamica , ossia il complesso delle emozioni e dei sentimenti , è l ' elica della nave , laddove la bussola n ' è rappresentata dal pensiero e pensiero e sentimento formano , in ultimo , il carattere . Le folle ànno , come gli individui , un ' evoluzione del sentimento , simile a quella della specie e , come quella , fatta dal nascere e dallo svolgersi di due sentimenti coevi : egoismo ed altruismo che sono la sorgente di svariate emozioni . Ma , benché questi due sentimenti sieno coevi , ch ' è quanto dire che sorgono e sono contenuti nelle forme più basse del mondo organico , pure la loro evoluzione non è parallela . Se noi volessimo disporre in forma schematica i sentimenti , dalle forme organizzate più basse , risalendo alle più alte , come à fatto la psicologia comparata , troveremmo che , in basso e per un tratto ancora , è il sentimento egoistico che prevale , laddove in alto prevale l ' altruismo . In molti animali il sentimento altruistico si restringe alle funzioni della generazione come è d ' alcuni insetti che muoiono non appena compiuto l ' atto di amore ; più su ancora , l ' altruismo si allarga nel sentimento della maternità , esteso al periodo nel quale la prole non può provvedere a sé stessa o gli sorge accanto il sentimento d ' amore come nelle colombe , nelle tortore ecc . Ma , per trovare il sentimento sociale ch ' è fortemente altruista , bisogna arrivare ad alcune specie evolute , come insetti , formiche , api ; ad alcuni uccelli , viventi a stormo , per salire fino agli antropoidi ed all ' uomo . Nelle società umane l ' altruismo s ' intensifica e si allarga nell ' amore dei figli , dei parenti , dei proprii simili e dell ' evoluzione e dell ' altezza di queste diverse forme di emozioni filiali , parentali e sociali ci serviamo per misurare il progresso d ' una data società . Lo stesso cammino , dall ' egoismo all ' altruismo , vien percorso dall ' individuo nel suo primo e posteriore sviluppo della psiche : di fatti , è noto , come il bambino riceve , nei primi anni , continui eccitamenti che partono dalla periferia del proprio corpo e vanno sino al cervello e al midollo spinale , costituendo il senso cenestesico , onde egli è sempre impressionato di sé ed è egoista . Poco a poco , queste continue eccitazioni non vengono più avvertite per la legge degli stimoli persistenti e simili , invece , arrivano , di continuo , eccitamenti del mondo esterno : è questo il periodo nel quale si completa la psiche e si sviluppano i sentimenti altruistici . Possono alcuni , per un difetto di sviluppo della psiche , non sentire che i soli sentimenti egoistici e son quelli che la scienza à chiamati egotisti , mancanti cioè del sentimento altruistico per difettoso sviluppo , per mancata educazione del sentimento altruistico * . Le folle che sono , come dicemmo , delle stratificazioni sociali , vanno soggette a questi graduali sviluppi dall ' egoismo all ' altruismo : onde le folle basse , indifferenziate sono egoiste : le alte , le colte , le differenziate , altruiste . Continuando i nostri studii del sentimento , pigliando a soggetto le folle indifferenziate più basse e meno evolute , quali sono le plebi contadinesche nel mezzogiorno d ' Italia , io ò potuto fare le seguenti osservazioni : il sentimento filiale è molto sviluppato , sotto tal punto io non ò trovato differenza tra le folle alte e le basse , invece è scarsissimo il sentimento parentale e cioè verso i fratelli , verso i genitori e così via via e l ' esempio di genitori abbandonati nella vecchiaia è frequentissimo . Il sentimento dell ' amicizia è così scarso , che credo quasi non esista : ricercando nei proverbi , che sono la sapienza e la psiche d ' un popolo cristallizzato , ò trovato non un solo proverbio che parli dell ' amicizia ; vi è uno nel quale l ' egoismo più assoluto vi è contenuto e dice così : i migliori amici e i migliori parenti sono i belli tarì ( moneta antica ) con le ali bianche . Ora , questo scarso sentimento di amicizia costituisce un ostacolo grande ad unirsi e ad organizzarsi per qualunque scopo . E perciò l ' uomo plebeo è diffidente , astuto , menzognero , poco curante della promessa , cioè fornito di tutte le qualità antisociali . Uno dei sentimenti sociali è , certamente , il sentimento religioso : ma esso , nel contadino , è un vero feticismo , mancante di ogni sana idealità . Il contadino si rassomiglia , in ciò , molto col selvaggio e con popoli nei quali il sentimento religioso è il riflesso d ' una società barbara . La criminalità , in Calabria , si è ammantata lungo tempo con sentimenti religiosi : i banditi portavano il tradizionale abitino della Madonna del Carmine e pregavano in momenti di imprese arrischiate e pieni di pericoli . Al tempo della Santa Fede i briganti furono tutti sanfedisti ; in altri termini , come , nell ' olimpo greco , quella società , per alcuni rispetti , inferiore e barbara si rispecchiava nei suoi dei , così , presso le folle basse , il sentimento religioso rispecchia le condizioni morali inferiori d ' un popolo . Connesse con i sentimenti sono l ' emozioni , che affatigano l ' animo collettivo al pari dell ' animo individuale e presentano una variabilità in intensità e squisitezza che sale dalle forme basse di folle alle forme alte e si riflette nel gusto estetico , vario , differente , così plebeo in basso , per quanto delicato e gentile in alto . Eppure , in mezzo a questa sentimentalità bassa , vi è talora una squisitezza ed una morbidezza di sentimento , da farla credere uscita , non da una folla inferiore , ma dall ' animo del più gentile dei poeti . L ' animo umano , per quanto perverso , non lo è mai del tutto e porta sempre qualche cosa che compensi il male , anche i grandi delinquenti ànno , nel loro cuore , qualche lato gentile , pietoso , pieno d ' affetto che commove ; un animo eternamente cattivo , senza un lampo solo di bontà , non si trova in natura . Del pari è la psiche popolare : io ò avuto agio di sorprendere una ricamatura ideale e passionata intorno ad un nudo fatto di cronaca d ' una povera suicida : una povera traviata , ravveduta , vinta dall ' amore d ' un uomo , la quale si suicidò , pochi mesi dopo , per la morte della persona amata . In un giornale , esaminando il fatto dal punto di vista dell ' animo della folla , io scrivevo così : « È vera o falsa questa tela di dolori ? chi lo sa ! il fatto vero è che essa corre pietosa così , come l ' ò gettata su questo foglio , per la bocca del popolo , il quale à voluto ed à saputo scrivere , in questo episodio , una pagina , di amore e di dolore insieme , della propria vita : come il Foscolo , nell ' Ortis , scrisse una pagina degli sconforti della gioventù del suo tempo . » Da questa folla inferiore si passa , per gradi , alle folle alte che ànno un grande contenuto morale . Ebbene , dalle une alle altre , attraverso tutti i gradi intermedii , vi è un crescendo dall ' egoismo all ' altruismo nella dinamica della psiche . Paragonate la folla indifferenziata del mezzogiorno d ' Italia con quelle dell ' Australia , delle quali Dario Papa * parla nell ' intervista con « una bella signora » e voi sentite quanto grande ne sia la differenza . Penetrate addentro la psiche collettiva di quella folla e voi troverete che , se nel pensiero esse sono , dinanzi alle folle colte di là , sull ' ultimo gradino della scala , nel sentimento loro prevale l ' altruismo sull ' egoismo . Non una sola causa che meriti la pietà , l ' appoggio , l ' aiuto che non trovi , nelle folle anglosassoni , una corrente di simpatia : là la vita si svolge s ul doppio perno dell ' egoismo che si completa nell ' altruismo : da noi , invece , non viviamo che di semplice e puro egoismo e chi può dire di quanto danno sia questo sentimento così chiuso e così ignorante ? Conchiudiamo , adunque , che se la psiche d ' una folla , nella parte statica , tenta vivere del pensiero del proprio tempo ; nella parte dinamica , si muove verso un crescente altruismo o se volete verso l ' ego – altruismo , ché l ' altruismo puro è dote di pochi eletti e , solo in casi rari , delle folle ; ma , sia pure così , non deve a questo sentimento l ' umanità quanto di nobile , di grande , di generoso esiste sulla terra ? ed è questo poco forse ? Ed ora veniamo al carattere della folla . L ' uomo non è individuo isolato , egli vive in un mezzo , in un ambiente , in qualcosa che lo circonda che agisce su di lui , procurandone una costante reazione . La vita , da qualunque punto la si guardi , dal lato biologico o psichico , sociale o storico , è una reazione all ' ambiente sia esso fisico o sociale , che circonda l ' individuo , ed è reazione con adattamento , onde lo Spencer diceva la vita essere un continuo adattamento delle condizioni interne all ' esterno . Tralasciamo l ' adattamento dell ' organismo all ' ambiente e guardiamo , invece , l ' adattamento delle psiche alle altre che lo circondano , al clima , cioè , storico – sociale , che costituisce quello che noi , in senso lato , diciamo carattere . Ora la psiche individuale non è qualcosa di semplice , essa è estremamente complessa ed è fatta di molti stati di coscienza , che tendono a comporsi in unità e dei quali alcuni rinnovellansi , altri vanno dispersi nell ' oblio . Ma , sebbene questa sia la tendenza della psiche , raramente avviene che gli stati di coscienza , perdendo quel non so che di vago e di fluttuante che portano seco , costituiscano un ' unità che si evolva e si rinnovelli di continuo e lentamente in modo che il nuovo stabilmente s ' innesti sull ' antico e la parte avventizia sull ' acquisita . In una psiche così fortemente organizzata , le reazioni all ' ambiente esterno sono somiglianti cioè come dirette da un solo sentimento ed inspirate ad un fine solo , fine e sentimento che , quando sono normali , fanno a noi dire che quella tale persona è di carattere . Il Sergi , che s ' è occupato più volte del carattere , così diceva : « carattere vuol dire , nella sua significazione letterale , qualche cosa d ' impresso , che rimane costante , perciò , e invariabile , come suggello ; e si riferisce al modo di operare nella contigenza della vita , come una norma per ogni uomo , dati motivi , più o meno , veri e diversi ; è qualche cosa sulla vita attiva d ' ogni individuo , la quale nelle circostanze difficili e gravi , è stimata come una qualità preziosa , che sicuramente dirigerà la condotta senza cedere o piegare davanti a esigenze che possono far deviare dalla via buona ed onesta » . Parlando della folla , non possiamo dire ch ' essa abbia sempre carattere , nel senso detto , dianzi , di norma unica , direttiva , volta al bene ; il carattere è guidato dal sentimento ed illuminato dal pensiero , ora , se i pensieri e il sentimento , nella folla , sono inferiori e mutevoli , il carattere ch ' è la risultante della psiche e delle reazioni del mondo esterno , non può essere né nobile né elevato . Nella folla , adunque , carattere , nel senso stretto della parola , non esiste fino a che essa si mantiene in condizioni inferiori di vita ; ma compare nelle folle alte , colte , nelle quali la dinamica e la statica psichica si sono elevate a quell ' altezza che solo le folle evolute posseggono . Il carattere , però , se non esiste in questa forma elevata ; esiste come metodo di condotta : esso anzi è , come dice Sergi , un organismo che si viene mano mano formando e che va dalla forma più bassa e meno determinate alle più alte , più determinate e più stabili ; né è opera di un solo individuo , ma si è venuto svolgendo nella razza e ciascuno vi à collaborato , non solo educando il proprio carattere , ma influenzando , in modo diretto ed indiretto , quello degli altri * . Vi è perciò la nota ben Sergi nel carattere una parte fondamentale ed avventizia , sicché , quando noi ci accingiamo a parlare del carattere d ' una folla , noi dobbiamo valutare la parte fondamentale e l ' avventizia e , solo quando troviamo che l ' una o l ' altra manca , non ci possiamo aspettare più carattere elevato , ma condotta fluttuante , varia , non diretta ad un fine sociale . CAPITOLO V . GIOVINEZZA E SENILITÀ DELLA FOLLA Le folle , come le persone , hanno i periodi di giovinezza e di senilità . Sia che si considerino due folle , in momenti determinati : sia che se ne consideri una in momenti successivi , l ' osservazione d ' una giovinezza e d ' una senilità della folla non è cosa rara o difficile . Ora , la diversità della folla , in questi due momenti che segnano la pienezza della vita ed il declinare , sta tutta nelle qualità psichiche e , talora , nelle qualità somatiche . Noi dicemmo come , con il potere politico ed economico o con questo solo molte famiglie illustri , che contano lungo volgere di ricchezza e di gloria , trasmettono spesso la degenerazione della razza e notammo , prendendola dal Loria , la impressione che si riceve guardando , dispiegati ai propri occhi , i ritratti di tutto un casato illustre dal più antico antenato che creò la gloria della famiglia , giù giù all ' ultimo discendente . Da questa scorsa l ' occhio rimane come stanco , assistendo ad un progressivo scomparire di doti superiori e ad un subentrare , in loro vece , di note degenerative . Queste osservazioni , vere per una famiglia , valgono per una folla : quando l ' impero romano decadeva , le genti italiche erano meschine , sparute , piccole . Sotto l ' ancien régime la degenerazione avea invaso e nobiltà e servi : né potea essere diversamente sotto lo stimolo dell ' ozio in alto della miseria e del lavoro eccessivo in basso . La senilità della folla è determinata da due fattori , uno psico – somatico e l ' altro sociale , ch ' è quanto dire : le folle invecchiano o per aver troppo vissuto o per circostanze esterne che rendono triste l ' ambiente sociale nel quale devono svolgersi . Il fattore psico – somatico , lo scadimento della razza , è venuto dopo le grandi , le lunghe civiltà che si sono succedute , dopo essersi innalzate sino al fastigio del lusso snervante , della sensualità raffinata , del vizio ammantato del bagliore dell ' arte . Così sono cadute le antiche civiltà orientali , così è caduta Roma ; così cadrà la nostra civiltà . Accanto a questa degenerazione che attende coloro che ànno soverchiamente goduto ; quando un idealismo forte e riparatore non abbia agito come una forza di preservazione , che , mancato il pungolo del bisogno , abbia incitato a novelle lotte e a novelle infuturazioni ; accanto a questa degenerazione sibarita e sardapanalesca , vi è quella che deriva da un forte sopralavoro psico – somatico ed è dei popoli che , troppo intellettualmente , vissero e che sciuparono in qualche impresa , soverchia energia e sui quali il lavoro pesò più duramente di quanto i loro omeri avessero potuto sostenere . Avverrà forse così dei popoli nordici che , oggi , preparono la futura civiltà d ' Europa ; avverrà , forse , così delle Americhe , dove la vita à raggiunto un ' immensa , un ' alta pressione ; avvenne così dei comuni italiani che sciuparono nelle lotte interne il rigoglio di vita . All ' infuori di queste forme di degenerazione psico – somatica , vi è quella legata al clima , all ' orografia , all ' eccesso o al difetto di nutrizione , a tutto quanto l ' ambiente climatico tellurico che agisce , innalzando prima , l ' indice della civiltà e poi deprimendolo . In grazia di ciò , le prime civiltà furono tropicali o quasi , il clima colligiano fece rifiorire e poi spense la genialità toscana . Ma , comunque avvenga , la senilità è un lungo periodo di riposo e di risorgenti energie , che ben può essere talora una vera morte , se un fattore nuovo non sopravvenga , come una mistione d ' un popolo dissimilare , un fenomeno politico , una novella forma economica , il quale fattore nuovo valga a far sì che un popolo sorga dal sudario nel quale pareva avvolto per sempre . Non è molto e gli antropologi aveano posto un nuovo fatalismo , per il quale le razze inferiori non si sarebbero mai elevate sino alla civiltà europea ; ma l ' esempio degli schiavi di America à rotto la pastoia di quest ' altro pregiudizio scientifico , ond ' è che la senilità e la giovinezza dei popoli si alternano , così come dalla morte balza perennemente la vita * . Ma più che nelle condizioni somatiche le folle giovani o vecchie si differenziano nel tono della psiche , giacché le une sono ottimiste le altre pessimiste . Ottimismo e pessimismo sono , adunque , le qualità precipue d ' una folla colta nei due momenti diversi di giovinezza e di senilità e le quali ne presuppongono altre . Il secolo nostro è preso da uno sconforto immenso che nasce dalla ristrettezza economica : il Loria dice che , guardando in viso la gente a noi contemporanea , si coglie nella maggior parte di essa , quell ' impronta di dolore , così comune in chi vive in epoche tormentose . Il visitatore che scorre una pinacoteca riferentesi a ' secoli più tristi della storia d ' un paese , trova sulle tele effigianti i personaggi di quei tempi , un ' eterna nota di duolo , come la si osserva sul viso , talora squisitamente bello , dei profughi russi . L ' età passata ebbe sconforti e dolori politici : guerre , persecuzioni di pensiero , santa inquisizione furono tante sorgenti di dolore : la questione economica rimase come velata da queste altre ed , in apparenza , diverse quistioni , che ne furono la superstruttura ; è merito dei tempi nostri aver denudato il pietoso velario e mostrato che , in fondo ad ogni quistione , si agita il pane quotidiano e che , dalla risoluzione di questo , potrà dipendere l ' avvenire della umanità ; ond ' è che il pensiero del domani tormenta tutti e , come una folata di nebbia , si espande fino alle folle contadinesche , che sono per la natura loro le meno impressionabili e le meno capaci di preoccupazioni dolorose . Ma , la preoccupazione e la ristrettezza economica portano seco , sia fra le folle giovani , come fra le vecchie , uno sconforto ben maggiore , la certezza , cioè , che né legge , né morale , né virtù presiedano alle consociazioni umane , ché anzi l ' arbitrio , l ' immoralità , il vizio sieno la ragione del successo odierno . Questo svanire d ' idealità è sommamente doloroso : le fedi umane e divine cadono e non resta che la forza e l ' astuzia arbitra del mondo . Né si può dire che lo scomparire di quelle idealità , formanti la rocca più salda d ' ogni civiltà , non sia vero , che sia una torbida visione d ' ammalati . L ' esempio d ' ogni giorno è una prova che si aggiunge alle altre , onde a ' più pare che la fine del mondo si avvicini : non più il mille con la promessa del cielo , ma il duemila , con il ruinare della società , preoccupa le menti : il mondo che si è aperto con l a barbarie , si chiuderà con questa : tal ' è il grido di malaugurio de ' nuovi millenarï . Ma , in questo , si differenziano le folle dalle vecchie : mentre le vecchie , disperando del mondo , o cedono ad una morale discendente ragionando così : se il mondo è dominato dal vizio , a che vale essere virtuosi ? o , schivi aspettano questo caos che verrà e dal quale non vi sarà salvezza , e son le folle sfiduciate ; o si rivolgono al passato , rifuggiandovisi come in un regno incantato , del quale sospirano il ritorno e son queste le folle mistiche ; mentre dunque , dallo spettacolo e dallo sconforto presente , esse o ne derivano una morale inferiore o una sfiducia o un neomisticismo ; le folle giovani , dal presente triste , derivano un avvenire migliore di cui esse portano in sé e la novella ed i principï , l ' annunzio e gli elementi formatori . E dinanzi alle folle vecchie , che rappresentano una civiltà che passa , sono un mondo nuovo che sorge e , come tale , portano in sé tendenze svariate e diverse : arte , letteratu ra , concezione morale , novello diritto ecc . tutto è nel loro animo , e , di contro alle forme moriture della vecchia civiltà , si prova l ' impressione di contrasto d ' un giovane a diciotto anni dinanzi ad un vecchio a settanta e lo spettacolo d ' una folla giovane , cosciente di sé di contro ad una folla vecchia , è uno dei drammi più maestosi che offra la storia . Ma , la coscienza della propria missione riceve un conforto ed una certezza dalla scienza , da quest ' arma poderosa , che , in un momento dato , cade dalle mani d ' una folla vecchia e viene imbrandito da altra giovane . Fenomeno ben doloroso e di non poco valore è questa emigrazione del sapere e che , di contro alla coscienza innata , ma confusa di una folla ne crea un ' altra ben più salda e sincera , dispiegando dello speciale meccanismo delle folle il ritmo e la portata ed è come il fascio di luce che , rompendo le tenebre , guida e sorregge il passo del viaggiatore . Ogni civiltà porta in sé come tanti organismi di puntello : organismi ideali , in vero , ma non per questo meno protettori : religione , virtù , ideale , amore degli uomini , disinteresse ecc . Ora , questi principii fondamentali che finché una civiltà è fiorente tiene in gran pregio , quando ne incomincia la senilità vengono rosi come bastioni dal tempo o dal flutto dell ' onda . La scienza , allora , cambiato metro e passata da una folla all ' altra , concorre a demolire quei poteri frenatori che , in altri tempi , corroborò e difese e concorre a formare i nuovi , esercitando così opera di gran valore nelle vicende delle cose umane . La scienza , così , per portare un solo esempio , avea , un giorno , creato nel mondo biologico la teoria della lotta per l ' esistenza con la prevalenza del migliore e avea rifermato il ritmo dell ' evoluzione ascendente e l ' avea trasportato nel campo sociologico ; quand ' ecco , dopo anni d ' esperienze e di pruove , quella stessa scienza riferma il concetto che non sempre l ' evoluzione è ascendente , ma ben può diventare evoluzione a rovescio , assicurando il trionfo non del migliore , ma del più adatto , così nel campo biologico , come nel sociale . In queste poche frasi mutate , quale grande mutamento d ' idee e di riflesso valore dei fatti , compiuto sempre in nome della scienza che predicava un giorno il migliore dei mondi possibile , come il dottor Panglos di Voltaire , e divenuta oggi la più desolante e la più scettica voce del malagurio ! Però , lo svanire di concetti e d ' idealità che parvero un tempo incrollabili non è senza dolore nelle folle vecchie : gli Dei se vanno , se ne va l ' amor di patria , la famiglia si dissolve , che rimane mai ? quando noi assistiamo ad uomini che impersonificano il dolore d ' un mondo che tramonta e che veggono sinistro dovunque e fanno assurgere il dolore proprio a dolore universale , si prova una stretta forte al cuore , se non si pensasse che il mondo vivrà ancora come per il passato e che , all ' uragano d ' un ora , terrà dietro il sereno di molti giorni . Ma , se nelle folle vecchie continua l ' emigrazione di virtù attive , restando solo il vizio o la virtù passiva come un rimpianto ed uno sconforto , nelle folle giovani è un rifiorire di attività ; quanto può ancora la natura umana , in momenti di sforzi , rifiorisce nella folla giovane , e talora , in modo come improvviso , empiendo di ammirazione o di terrore ; accanto all ' ottimismo , alla fiducia di sé , alla consapevolezza della propria missione , si ritrovano la fermezza , la costanza , l ' amore nell ' ideale , la morale elevata , quelle doti , insomma , che preparano l ' avvenire . Nelle folle senili , invece , prevalgono , come sintomi di compiuta missione nella storia , l ' apatia , la sfiducia , la maldicenza , o il bisogno d ' isolarsi dal mondo ; mentre adunque il senso di socievolezza tenta prevalere ; nelle folle vecchie , incapaci di ogni energia sorge la pianta degli sfiduciati , forma di psicoastenia non studiata ancora e della quale dirò qualche cosa . Le mie osservazioni sono state colte in ambiente poco svolto e ristretto : in alto prevalgono l ' egoismo , la maldicenza , la scarsa o mancante fede nella virtù e abbonda , in vece , l ' affarismo professionale e politico che ne fanno una folla di coltura unilaterale , tanto quanto basta per la professione e nulla più ; in basso , è la vecchia folla tratteggiata nei capitoli precedenti , nei capitoli della dinamica e statica psichica e nel carattere collettivo . In mezzo a questo ambiente senile , io ò fatto questi pochi studï sugli sfiduciati , che della folla vecchia rappresentano la parte migliore e più sana che , dalla concezione della vita , non ànno derivato né la facile morale che tutto giustifica , né un ritorno al passato , un neomisticismo impossibile ; ma , addolorati per lo spettacolo quotidiano , non vivono che di sé stesso , quasi per un segreto bisogno di purificarsi nella solitudine e nello spettacolo continuo d ella propria psiche : simili agli antichi anacoreti che viveano , meditando su d ' un teschio , la fragilità delle cose umane . Io non so se l ' arte , questo specchio della vita umana , abbia raffigurato mai , nei suoi quadri , fatti di sentimento e di idealità , tali condizioni dell ' animo , che può , talora , favorite da condizioni diverse , assumere una certa espansione , perdendo quel carattere di tipo raro ; io non ho avuto il tempo per tale ricerca , ma , se dovessi giudicare da ' miei ricordi , io non l ' ho mai trovato raffigurato nell ' arte . Ricordo , in vece , d ' aver trovato il tipo opposto : cioè , raffigurata la fiducia eccessiva nell ' avvenire , quello che , se dovessi , chiamerei , millenarismo , appunto da quei millenari che aveano tanta fiducia in eventi , tanto da loro lontani e perduti nel futuro . Questo tipo così fiducioso , così pieno di fede e di ardore sorge , in epoche di crisi , quando , dinanzi ad un presente , che pare volgere al passato , come tramonto luttuoso di tutta una civiltà , la fede si ravviva e vaticina il futuro : è la speranza che non muore mai nel cuore degli umani e che si avviva dei più bei colori e dà la forza ed il coraggio di più feconde battaglie per l ' avvenire . Quel Sigismondo Busch , divorato dalla tisi , di cui parla Zola nell ' Argent e che passa lunghi giorni sul Capitale di Mara e che scrive lunghe pagine sul fabbisogno sociale della società futura , è un tipo vero , di quei che s ' incontrano e sono l ' antitesi di quell ' altro tipo di sfiduciato della società che se ne sta solo , addolorato del mondo e degli uomini in mezzo a ' quali vive . Alla costituzione psichica di tale tipo , deve influire , e non poco , una condizione particolare dell ' organismo , la psico – astenia . Un organismo debole , che rifletta , ed in modo doloroso , le vicende della vita e che non porti seco né il coraggio di lottare sotto l ' egida della morale , né quello di fare il male ; e che , dalle voci del presente , non senta arrivare a sé il vaticinio dell ' avvenire ; quest ' organismo , così debole , è capace di rinchiudersi nella solitudine , nello sconforto e chiedere loro l ' oblio della vita . Io , studiando alcuni di questi casi , ò trovato la labe psico – astenica : ò sempre dinanzi chi m ' inspirò , per primo , queste osservazioni e il quale , nella sua famiglia , conta persone d ' ingegno ed una di genio , segno questo d ' un logorio psichico che dura ormai da parecchi secoli . Sul fondo psico – astenico ereditario , la sfiducia degli uomini può impiantarsi in modo precoce e prima che la vita sia stata assaporata sino in fondo : i primi sconforti che non lasciano che una ruga negli altri , in questi animi imprimono un solco ben profondo , di quegli che si porteranno eternamente , senza cancellarsi ed influeranno sull ' avvenire . In altri la sfiducia è tardiva , sorge , come sorge un po ' in tutti , quando declina la vita o , ancora prima , in tutti quelli che ànno molto operato : raro è quegli che porta nella tomba la giovinezza dell ' animo , anco quando la neve à imbiancato il crine , muto rimprovero a chi , messo il piede nel regno dell ' ideale , lo ritira impaurito . Ma , la sfiducia può essere ancora un momento di transazione e di meditazione , di rivolgimento interno per una nuova fede : momento di tristezza e di dolore , dal quale l ' animo esce rinnovellato , come l ' uccello leggendario rinasceva dalle ceneri sue . Questi momenti di crisi sono i più , intimamente , cari e come gli uragani son corti ma tremendi , il sole dell ' indomani farà vedere i danni ; ma , nell ' aria rinfrescata , nella terra ringiovanita si sente il profumo del fiore , il cinguettio della rondine , il biondo della spiga : è una primavera che sorge ed in modo definitivo : l ' uragano l ' à maturata ed affrettata . La sfiducia , allora , è il periodo lungo , ma doloroso dell ' incubazione . Ma le folle , a seconda sono giovani o vecchie , ànno due forme di normalità che , da loro , potremo dire : senile e giovanile . La prima è poco attiva , poco energica : consiste nell ' operare rettamente , ma senza passione : nel sentire ma con scarso idealismo e mentre la normalità è apatica l ' anormalità ascende sino al crimine . Nelle folle giovani il fatto va diversamente : anche là , la tendenza criminosa esiste , ma la normalità è molto più attiva , feconda , rivolta non solo al bene , ma contro al male . Per persuadersene basta leggere quanto à scritto sulla profilassi del delitto il Lombroso , recando ad esempio le nazioni tedesca ed inglese , che sono , di fronte alle nazioni latine , le folle giovani . Bisogna vedere che carità inesausta , che altruismo , che lotta epica contro il male e contro il delitto , mentre la civiltà s ' innalza come una gran colonna di fuoco sino al cielo * ! Nelle folle vecchie la normalità è così apatica che , molte volte , il crimine à , oggi , come per il passato , una funzione utile . La nostra vita pubblica è così bassa che noi , come disse il Sighele , possiamo più attenderci il bene dalla disonestà operosa di certi governanti , che dalla onestà passiva e solitaria di certi altri . Come nei tempi passati , possiamo sperare il bene più da un Cesare Borgia che da un qualunque Pier Soderini . Appartiene a ' popoli giovani la normalità attiva , il bene passionato , l ' idealismo alto e sereno , la lotta contro il vizio e fino a tanto che non si crea la virtù attiva , ci sarà bisogno del crimine come motore di progresso . Tornando alle folle , diciamo che le forme vecchie possono ringiovanire o innalzandosi fino alle folle giovani o confondendovisi oppure per opera di fattori morali come coltura , emigrazione ; o di fattori economici come grande industria o per determinati rivolgimenti politici . Non diciamo , particolareggiatamente , di nessuno di questi fattori , dei quali à parlato così bene il Lombroso * , accennando alle cause delle rivoluzioni e delle rivolte : ci restringiamo all ' influenza che una folla giovane può esercitare su di una forma antiquata : influenza che può essere duplice o di vera attrazione , per la quale , dall ' antica folla si distaccano gli elementi che ancora serba vivi nel proprio grembo : oppure d ' imitazione , onde al contatto della folla nuova , la vecchia , se è capace di virtù latenti , le sviluppa , come un corpo , al contatto d ' un altro , caccia luce e calore . Quando , nel secolo scorso in Francia , il terzo stato si preparava alla conquista del potere politico , dal clero , dalla nobiltà una folla di giovani , messo da banda il grado e la ricchezza , scendeva sino a lui , portandovi il pregio di una coltura aristocratica , d ' un animo buono ed ardimentoso . Coltura fina ed elegante , fascino che le richezze potean donare , sicurezza personale che veniva dall ' appartenere ad una classe dirigente , tutto donarono quei conti , quei marchesi , quei visconti , quegli abati , abati che prepararono il nuovo diritto dell ' uomo e che furono esiziali alla loro casta più di un numero , centomila volte maggiore , di sanculotti . Similmente Saul , San Paolo , era uno dei membri della sinagoga più avverso ai cristiani ; ma quando , vinto dalla nuova fede , si convertì al cristianesimo , e vi portò un principio largo , cosmopolita ; chi può dire quanto danno recò al mosaismo quel giudeo convertito ? Fin qui si tratta di att razione * , ma può , però , una folla sprigionare , nel cozzo con altra , dell ' energie che portava , quasi nascoste , nel seno , come avvenne alle classi dirigenti d ' Inghilterra , le quali , di fronte al movimento proletario , seppero concedere una larga legislazione del lavoro , assurgendo , così , al monopolio del mercato mondiale e assicurando la tranquillità interna , onde dinanzi alla così detta quistione sociale che minaccia l ' Europa restano unico e raro esempio di fine tatto politico e di securtà economica . L ' imitazione nelle folle può essere così una suggestione nel bene , come nel male . In natura una delle grandi leggi è l ' imitazione , ch ' è dovuta , in basso della vita , alla necessità della conservazione e vien detta « adattamento » ; in alto , nei gradini più evoluti dell ' animalità , alla vasta cooperazione umana , onde solamente si rende possibile l ' esistenza sociale . Prima ancora che Carlo Darwin , l ' immortale autore della discendenza della specie , avesse studiato il fenomeno dell ' adattamento , suo nonno Erasmo , coltissimo negli studi naturalistici , avea scritto : « I colori degli insetti e di molti piccoli animali contribuiscono a nasconderli alla vista di altri animali che li depredano . I bruchi che vivono nelle foglie , sono generalmente verdi , le farfalle sono dipinte alla foggia dei fiori che frequentano ecc . » Erasmo Darwin notava solamente il fenomeno , senza spiegarlo ; dovea suo nipote Carlo , precisarlo con il principio della scelta naturale . Posteriormente gli studiosi del parassitismo biologico notarono che vi è una forma imitativa di parassitismo o dell ' aspetto . Il Massart , in un bellissimo studio fatto insieme col Vandervelde e pubblicato in Italia sulla « Critica Sociale » ( anno 1894 pag . 203 ) , distingue tre forme d ' imitazione parassitaria : «1 ) Una specie carnivora imita una specie inoffensiva onde poter appressarsi alla sua vittima senza sgomentarla ; 2 ) Una specie ne copia un ' altra al fine di potersi avvicinare facilmente per cagionarle qualche danno ; 3 ) Una specie debole e commestibile imita una specie ben difesa e non commestibile per sfuggire a ' suoi nemici » . Rimandando chi voglia saperne di più al lavoro del Massart e di altri di simil genere * , si può conchiudere che la legge di adattamento è talora legge d ' imitazione , diretta alla conservazione della specie . Ancora più che i fenomeni biologici , la legge d ' imitazione domina i fenomeni psichici : vi è una tendenza spiccata , oggi , nella psicologia e nella psichiatria le due scienze che studiano lo stato di sanità o di malattia della psiche a voler ridurre tutti i fenomeni ad una forma suggestiva , cioè ad una imitazione , cosciente od incosciente , d ' un cervello sull ' altro . Il Sergi , il valente psicologo ed antropologo , avea notato nel suo libro delle « Degenerazioni umane » , che la suggestione è un fatto comune alla psiche : solo alcuni lo presentano più spiccato . In un altro scritto « La psicosi epidemica » egli stabilisce la base fisica della suggestione . La psiche è un ' attività capace d ' esser stimolata e di reagire , ossia di riflessione e di ricettività e continua : « Tutte le due condizioni possono includersi in una legge fondamentale , ricettività riflessa della psiche . Gli alienisti da qualche tempo si aggirano intorno al fenomeno della suggestione nell ' ipnotismo , e in generale ànno creduto che esso sia un fatto che avvenga soltanto nello stato ipnotico dei loro soggetti ma non si sono accorti che la loro suggestione è un fenomeno più acuto della condizione generale della psiche ; la ricettività » . La suggestione spiega tutta la vita psichica normale ed anormale ; l ' educazione , l ' emulazione , la cooperazione ecc . sono una suggestione reciproca degli intelletti : talora è un intelletto sommo , è il genio , che dischiude una via nuova , per la quale , per lunga pezza , s ' indirizzeranno le menti di capacità limitata e normale . Ma la suggestione spiega , del pari , i fenomeni anormali della psiche : spiega , ad esempio , le epidemie demoniache dei secoli passati , l ' epidemie frenesiache della danza , l ' estasi , l ' esaltazione , i fenomeni catalettici , che riempivano di stupore strano la vita dei chiostri . Chi ha pratica di malattie nervose e mentali sa , per esempio , che il ballo di S . Vito la chorea minor degli antichi si può diffondere per imitazione ; sa che la vista di un isterico colto da convulsione o di spettacoli ipnotici , dati in pascolo alla curiosità ignorante nei teatri da un qualunque ipnotizzatore risveglia fenomeni similari in soggetti nei quali il morbo era latente . Sa che vi è un ' epedemia criminosa , suicida , al pari d ' un ' epidemia vaiolosa o tifosa ; sa , infine , che vi sono le forme di pazzia indotta o simultanea , studiate in Italia dal Venturi e dal Seppilli . In fine la suggestione diventa un ' arma ardita d ' investigazione della psicologia della folla e delle società animali inferiori . Abbiamo fatto , così , una corsa rapida su di un ampio soggetto : rimane lo studio dell ' imitazione nei rapporti e economici , la così detta legge d ' imitazione nel regime presente economico . Questo è fenomeno nuovo , spuntato dietro il concetto giuridico dell ' eguaglianza di tutti dinanzi alla legge , delle ricchezze rese più accessibili , della scomparsa delle barriere fra le classi . Nell ' evo antico , quando lo schiavo era cosa ; o , nel medio – evo , quando il servo portava il collare con su scritto il nome del padrone ; lo schiavo o il servo non poteano imitare il libero o il padrone . Ci volle la libertà economica che ruppe le barriere , che aumentò la ricchezza , che la rese più accessibile , per le classi inferiori che tentassero d ' imitare , nella tendenza del lusso , le classi superiori . Ed oggi l ' imitazione non si limita ad uno o ad un altro aspetto della vita , ma gli invade tutti . È noto come non solo nella foggia del vestire , ma nella copia degli alimenti , nella qualità , nella raffinatezza dei modi , nelle abitudini viziose , essa si manifesti . Fra le stesse classi agiate , fra le forme varie di ricchezza e di fortuna , è un rincorrere per superarsi a vicenda . La gente ricca di campagna cerca d ' imitare quella di città ; quella di città l ' altra della metropoli , onde ne nasce una folla di desideri insoddisfatti , che acuisce la questione economica e dà un ultimo crollo alle fortune pericolanti e distrae gran copia del lavoro umano dalla produzione di oggetti utili per dirigerlo verso una folla di cose superflue , onde l ' età nostra s ' assomiglia alle età decadenti con il lusso orientale al vertice della piramide , l ' inopia alla base . La legge d ' imitazione diventa un circolo vizioso : le classi meno abbienti cercano imitare le doviziose , queste trovano nell ' imitazione un pretesto per sfoggiare un lusso nuovo , sconosciuto finora . È certo però che un utile ne deriva fra le classi inferiori , che sentonsi spronate verso un miglioramento continuo e progressivo , sebbene maggiore ne potrebbe essere l ' utile , se l ' imitazione , invece di dilagare per la via del lusso , s ' inalveasse per quello dell ' educazione * . Chi cerca d ' imitare obbedisce ad una legge superiore di progresso ; si è mai pensato che ne sarebbe stato di noi , della nostra civiltà , se le nuove generazioni non avessero imitate le antiche nel conservare gli elementi adatti alla specie , alla sociabilità ecc . ? Se , trovato il modo d ' allevare gli animali , di accendere il fuoco , di lavorare i metalli , lo avessero dimenticato ? Non è chi non vegga che se oggi l ' imitazione è parzialmente un danno sociale , però , cessato il disordine economico , ricomposto il genere umano in una sola famiglia ; la virtù diventerà la cosa solamente degna d ' emulazione , onde , la legge d ' imitazione diverrà legge di progresso non fonte di sperpero , giacché lo sperpero , come notava Novikow , è una delle piaghe della nostra . Se l ' imitazione non à quella importanza che il Tarde le attribuisce per rispetto al genio e alla folla , pure una grande ne à e quando si trovano a contatto due folle di valore intellettivo e psichico diverso , non è raro che l ' una eserciti sull ' altra una suggestione che , da parte della folla inferiore , si traduce in imitazione . In ogni tempo e in ogni luogo , l ' esempio n ' è così vivo e lampante che parmi , diffondendomi più oltre , perdere del tempo , epperò proseguiamo . Se le folle possono passare dallo stato di senilità a quello di giovinezza , ben possono talora ricalcare l ' opposta via , distruggendo in séle ragioni di giovinezza , così come l ' Italia , che , fino al 400 , fu quanto di più giovane era in Europa da quell ' epoca andò incontro ad una dolorosa decadenza che si prolunga in fino a noi . Sia che la mancanza d ' unità politica e l ' esuberanza di vitalità , dissipate in lotte municipali , le fossero nociute ; sia che le forze reazionarie del pensiero svoltesi dopo il concilio di Trento con l ' Inquisizione ed il Sant ' uffizio avessero ucciso ogni vita nella nostra penisola ; sia questa , sia altra ragione ( scoperta dell ' America , caduta di Costantinopoli in mano dei turchi ecc . ) è certo che una folla , la già nota borghes ia italiana , impallidì e passò alla coda del movimento civile del suo tempo , perpetuando uno stato di inferiorità , non anco superato . La Spagna portava in sé , nella mistione con gli Arabi , una sorgente di grandezza , però il fanatismo religioso ed il pregiudizio etnico prevalsero in modo da terminare l ' annientamento dell ' elemento etnico diverso che portava nel proprio grembo e così quella folla che pareva destinata ad un grande avvenire è rimasta , insieme con le sue consorelle latine , una delle ultime fattrici di civiltà e di grandezza . Ed ora conchiudiamo : esistono folle giovani e vecchie , le prime con un contenuto psichico ottimista , le seconde con un contenuto psichico pessimista ; il pessimismo d ' una folla può volgere o alla sfiducia o alla corruzione , o al neomisticismo ; la giovinezza o la senilità d ' una folla non è eterna : vi sono cause che fanno passare una folla da un ' una ad altra forma e che possono perpetuare una data condizione ; le folle giovani e vecchie possono agire fra di loro , influenzandosi a vicenda , mercé l ' imitazione ch ' è una delle forme suggestive d ' una folla sull ' altra . Le folle inferiori , però , son quasi sempre folle giovani : pare questa una contraddizione , ma , a guardarla in fondo , vi si scorge come , talora , nelle folle inferiori , si contenga una vitalità rozza , ma esuberante , la quale venuta a contatto con le qualità superiori d ' una folla senile , vale a fare d ' una folla bassa una folla giovane ed alta . Nelle folle inferiori predominano uno spirito d ' intraprendenza , di costanza , di sacrifizio che le folle alte non posseggono : una specie d ' insensibilità morale acquisita nelle vicende secolari della vita ; ora , quando queste qualità per sé stesse inferiori , vengono a contatto d ' un maggiore spirito di critica e di coltura , da questa mescolanza di qualità inferiori e superiori vengono quelle folle di esuberante giovinezza che formano , di contro alle forme senili , il più spiccato contrasto che si possa immaginare . Non dissimilmente avviene , quando un discendente d ' una razza raffinata , c he porta seco i sintomi d ' una degenerazione , quindi facile emotività , ingegno penetrante , ma non persistente , confondendo la propria esistenza con quella della razza popolana che abbia emotività tarda ma normale , ingegno forte ma poco versatile , trasmette nei figli una mirabile fusione e disseminazione di caratteri e dà nascimento al genio o all ' ingegno . I bastardi adunque sono sempre qualcosa di nuovo e di forte di mezzo alla decadenza d ' un lignaggio . Può avvenire , dunque , che una folla inferiore , nel contatto d ' una folla vecchia , ringiovanisca , elevandosi da quello stato di maturità incompleta , nella quale giaceva o dallo stato di senilità che le incombea da secoli . Se la folla giovane è ottimista , nel sentimento , nel pensiero e incline al nuovo cioè neofila , diversa è la folla senile , la quale è fortemente attaccata al vecchio : è misoneista . Il fenomeno , anzi , presenta una maggiore complessità : le folle vecchie sono le meno geniali , ma son quelle maggiormente ricche di genï . Pare che la natura si diverta a creare , in mezzo ad un popolo di nani , dei giganti . E come potrebbe non esser così , se il genio è una nevrosi , onde di mezzo ad una folla , psichicamente , inferiore , si eleva una mostruosità geniale ? La genialità nelle folle vecchie è così fatta ch ' essa à un carattere rivoltoso : cioè , di vedute lunghe , totalmente nuove , balzanti d ' un tratto e che stranamente contrastono con il vecchio contenuto della folla . Diversa è la genialità delle giovani folle , la quale à un carattere evolutivo , d ' una anticipazione minore e d ' un minore contrasto con l ' ambiente psichico che la circonda . Ma , se il genio della folla vecchia anticipa di tanto l ' avvenire , è la folla giovine che à il compito di accettarne le idee , di diffonderle , di tradurle in atto : la folla vecchia non lo comprende , è la folla giovane che , accogliendo quel tanto di pensiero geniale di mezzo ad un ambiente senile , gli dà quello che la folla dona al pensiero , cioè , completamento , diffusione , pratica attuazione . Anco , adunque , le folle per rispetto al genio e alle sue idee si differenziano fra loro , a seconda che sieno o giovani o senili . Ma , le folle son come gli uomini ; dopo compita la loro missione , declinano fino a tanto che una novella giovinezza non le baci in fronte , giacché la giovinezza è , per rispetto alla folla , come l ' onda del mare che ora carezza il lido , ed ora se ne allontana . CAPITOLO VI . PATOLOGIA DELLA FOLLA La forma patologica della folla è costituita dalla setta , la quale è una collettività limitata di numero e con manifestazioni psichiche ristrette . La psiche , sia essa individuale o sociale , à la spiccata qualità di essere permeabile : una psiche chiusa , che non senta l ' influsso del mondo circostante , non esiste : noi , in ogni ora , in ogni momento , come riceviamo dall ' ambiente esterno ossigeno e rimettiamo acido carbonico ; come introduciamo sostanze plastiche tolte a ' due regni vegetale ed animale ; così riceviamo pensieri e sentimenti e ne diamo , in cambio , degli altri , effettuando un vero scambio psichico . Or bene , questo scambio manca tra la setta e il mondo circostante , ché anzi , se la folla è un centro che sprigiona simpatie , la setta è come uno dei poli della pila che sviluppa elettricità , contraria a quella dell ' altro polo , costituito dalla rimanente società . La folla , in fine , è una formazione instabile nei suoi elementi : le unità che la compongono possono scomparire , ritornare , allontanarsene per sempre ; la setta non à questa elasticità di composizione , ed è , diceva bene il Sighele : una folla cribata e permanente * . Essa è , adunque , una forma patologica della folla e , aggiungiamo , della folla in genere , in quanto che qualunque collettività può passare dallo stato ordinario a quella di setta , al pari di ogni mare interno che può diventare lago salato . La setta , possiamo dire , fino ad un punto dato , è una malattia di crescenza ed una involuzione senile , ogni partito , ch ' è la forma più equilibrata di folla , nel suo nascere attraversa lo stato settario , lo attraversa quando è vecchio , quando la sua missione storica è compita . Quando nasce per quel contenuto economico stridente che porta nel proprio seno , per quella concezione nuova di tutto il mondo che à seco , esso sprigiona la lotta dei partiti imperanti , che altro non sono che interessi economici riconosciuti , vieta concezione del mondo , cresimata dalla opinione universale . È il momento che il partito nascente suole attraversare il periodo settario ; ma , quand o un novello partito , una società nuova trionfa , l ' antica sopravvive , in forma decrepita e settaria , per qualche tempo ancora , alla propria rovina , come uomo , colpito dalla forma senile di demenza , sopravvive ancora a sé stesso . Il cristianesimo , questo immenso partito politico – sociale , che portava nel suo grembo tutta intera una civiltà , dopo la morte di Cristo attraversò un periodo settario . La chiesa di Gerusalemme chiusa in sé stessa , timida , paurosa fu una vera e propria setta : la morte di Stefano fu l ' avvenimento che ruppe questo carattere settario , in quanto che , per essa , Paolo fu guadagnato alla causa cristiana , alla quale dette l ' universalità che i nuovi tempi le assegnavano * . Quando la religione pagana fu , mano a mano , sopraffatta dal cristianesimo , il culto dei vecchi dèi sopravvisse ancora : le città , i grandi laboratori del pensiero nuovo erano tutte intere convertite alla nuova fede , ma il paganesimo viveva ancora nei villaggi , nel pagus , donde il nome di pagano , in forma che , per la sua ristrettezza , potea dirsi settaria . Quando l ' ordine religioso – cavalleresco dei Templarii fu distrutto , pochi superstiti assunsero in Inghilterra una forma affatto settaria , dalla quale alcuni storici vogliono fare derivare la massoneria , giacché nel simbolismo di questa associazione , vivi e frequenti sono i ricordi degli infelici Templari . Quel che si è detto per il partito vale per le altre forme di folle : scuole politiche , scientifiche , religiose possono ad un momento dato , divenire sette , ma qualunque sia la natura di queste , esse rappresentano sempre una quistione economica , che n ' è come il fondo inavvertito , come la causa palese o nascosta . L ' eresia risorgente in tutto il medio – evo pare che sia ben lontana da ogni contenuto economico eppure , di sotto all ' involucro teologico e religioso , ci è sempre il demone nascosto del comunismo risorgente * . Sia , però , qualunque il carattere della setta , essa porta nel suo seno una differenziazione di funzioni ed una connessione , diventando così un vero e proprio organismo : capi e proseliti , vinti all ' idea per un ' ora o per sempre , segni , parole , linguaggio , mezzi di riconoscimento , simboli e poi sentimenti , passioni , pensiero formano la vasta , la complessa , la intensa vita d ' una setta . Il capo d ' una setta , è un vinto da un ' idea , è un passionato , un ardente , è quegli in cui la passione comune è divenuta fiamma perenne , sospiro eterno dell ' anima . Se egli un giorno fu guadagnato alla causa , guadagnerà gli altri ; sarà , come i discepoli di Cristo , pescatore di uomini . Le doti dell ' animo umano più altruiste , più disinteressate saranno il fascino dell ' animo suo ; non vivere che per un ' idea e trasfonderla in altri : ecco la pecurialità di certi animi . In un partito , essi sono le nature superiori , rivestite di eterna bontà ; in una setta , sono i capi . Però , accanto a queste nature angeliche , vi sono bene i fanatici , quelli che un odio cupo e feroce porta in alto , che , nei momenti delittuosi d ' un ' opera settaria , tengono un primato , fatto di mancanza di pietà , d ' assenza delle doti più belle dell ' animo umano : sono dei delinquenti nati come Marat ; degli ambiziosi come Robespierre ; anime mediocri , a cui lo spirito settario à dato una prevalenza , che cadrebbe nella vita normale d ' un partito . Le doti più alte e più basse dell ' animo umano possono , in dati momenti , donare un primato : lo può dare la ferocia , il sangue freddo , lo sprezzo del pericolo , il fanatismo cupo e feroce : così come la bontà , la mitezza , la rassegnazione calma e fidente : è quistione di circostanza e non di altro . I proseliti sono dei passionati come degli ambiziosi , gente guadagnata alla causa o dalla nobiltà dell ' animo o da uno squilibrio passionale o ben anco da spirito di ventura * . La parola setta richiama subito alla mente i segni , le parole misteriose ; l ' Italia è stata , per la sua oppressione politica , la terra classica delle sette : carboneria , giovane Italia , calderai ecc . son tutti fioriti da noi , tanto che qualcosa n ' è trapelato anco fuori ond ' è che , quando si parla di setta , noi pensiamo a questi mezzi di preservazione e di conservazione di contro alle persecuzioni . Segni e parole ànno lo stesso valore che , nel mondo biologico , ànno molti atti di conservazione : alcune specie animali , in fatti , assumono forme terrificanti per spaventare gli avversarii , o forme disgustose od apparenze di foglie o di tronchi o il colore del ramo sul quale vivono o del suolo sul quale abitano * ; questo vasto mimetismo non à altro valore che la conservazione della specie . Lo stesso valore di conservazione individuale ànno le funzioni psichiche , e lo dimostrò il Sergi nell ' Origine dei fenomeni psichici e la loro significazione biologica ; ebbene segni , parole , toccamenti ànno , nella setta , lo stesso valore di protezione collettiva d ' una data società in lotta con i poteri sociali e talora con lo spirito pubblico . Vedremo , in altro capitolo , come questi mezzi protettivi si allarghino nel periodo d ' una persecuzione , ch ' è il momento critico della folla . La setta possiede , del pari , il gergo : in ciò tra le associazioni prevalentemente criminali e le altre che non sono tali o lo possono essere per incidenza , la somiglianza è completa , perché il momento psicologico determinante è identico : sfuggire alla pena . La giovane Italia spediva gran quantità di scritti sotto il muso inquisitoriale dei tirannelli d ' Italia accompagnandoli con lettere , in cui ogni parola avea un significato enigmatico e con questo gergo si poterono spedire tutti quegli scritti di Mazzini , che inondavano l ' Italia , riempendo di stupore le paurose polizie : il gergo permetteva , così , un ' azione altamente protettiva . Di non dissimile valore è l ' uso di caratteri convenzionali , geroglifici ecc . , frequenti nei criminali . La setta , per la sua peculiare posizione di folla in lotta , à un ordinamento militaresco , è una piccola società ordinata in guerra contro la rimanente formazione sociale , questo dà un ' impronta che ci ricorda la costituzione militare degli stati . Essa è à detto Sighele : « una folla cribata » un ' élite , proprio come un esercito ed à di questo l ' obbedienza stretta , il segreto ripartito fra pochi a seconda della fiducia , à i propri gradi , à gli organi trasmissori , à le sue date prestabilite e fisse ; à le proprie pene per chi defeziona o tradisce ; à una criminalità collettiva ; à le insurrezioni o le barricate , à sorprese , à colpi di mano , à spie nel campo avversario e nel campo proprio , à proclami di guerra e di pace ; e , come un esercito , à , infine , le date solenni e gloriose . La setta à , di più , una sete intensa d ' ideale , un misticismo ; sia essa una setta religiosa o politica o sociale , il misticismo non manca mai . Questa gran malattia propria del popolo semitico , iniettata nel sangue ario , le accompagna e dà loro un ' aria , un contenuto speciale . Misticismo , bisogno d ' elevarsi sulle ali del sentimento sino all ' ideale ; profetismo , smania di criticare aspramente con parole di fuoco , con passione inspirata ; messianismo , bisogno di annunziare un mondo nuovo , sono doti degli uomini passionati che non si adagiano nel presente ma aspirano al futuro . Se noi oggi attribuiamo al popolo semitico tali doti , gli è perché nessun popolo le possedette e le possiede in un grado più alto , né altro mai sprigionò , per quelle doti , più larga onda di fascino e d ' incanto ; esse , però , appartengono a tutti gli animi nobili , combattuti dalle idealità , vinti dal loro miraggio e depresse e nausea te dal presente triste , senza lembo di azzurro e sprazzo di sereno . Rénan avea detto , parlando del cristianesimo , che era sorto in mezzo agli ebrei , perché quel popolo portava seco un realismo doloroso tra lo stato di lusso introdotto da Salomone e le tradizioni etniche del giusto , ma povero dell ' ebionim accetto a Dio . « Lo splendore esteriore scrive il Rénan : non era ottenuto che con eccessi d ' iniquità . La nobiltà antica , la fierezza dell ' uomo libero era perduta . Tutti eran servi , vi erano ricchi , ma vi erano poveri . La lotta eterna si apriva , l ' antica fraternità patriarcale era finita . E qual ' era il profitto netto della rivoluzione compita ? Che Gerusalemme vedeva delle parate assai brillanti , che delle migliaia di uomini gemevano nelle cave di Giudea , nelle foreste del Libano , nel fondo delle galere del mar d ' Oman per approvvisionare i bazar di Gerusalemme da trastulli da harem » . Da questo stato peculiare nasceva il profetismo . « I profeti continua Rénan : sono dei fanatici di giustizia sociale che proclamano altamente che se il mondo non è giusto val meglio che non sia * » . Da questo interno scontento è nato , in ogni tempo e in ogni luogo , la promessa messianica che dovrà rinnovellare il mondo . Scontento , insofferenza del presente , sete d ' ideale sono le note salienti degli individui come dei popoli passionati , ardenti , con tendenze altruistiche , iperestetiche le quali si accompagnano con carattere profetico e messianico . Le sette ànno appunto queste doti di misticismo , di profetismo e di messianismo ed esercitano , perciò , profonda suggestione e offrono a sé stesse , all ' anima loro , in mezzo alla lotta più cruda che le avvolge , il dittamo consolatore di quanto di divino vi è nella natura umana . Se il pensiero nella folla s ' integra e si diffonde ed il sentimento si assomma ; nella setta , che n ' è una forma patologica , il ritmo del pensiero e del sentimento si altera , giacché il primo si cristallizza ed il secondo s ' intensifica , come gas sotto il peso di migliaia d ' atmosfere . Non è più una somma di sentimento , ma una moltiplicazione , di quelle che a stento possono capire nel cuore umano , costrette a rimanere compresse , schiacciate come vapore nelle visceri d ' un monte o nella stretta ferrea d ' una enorme caldaia , donde talora , stracciando e rompendo , sprigionasi con schianto . La folla instabile o primigenia à un pensiero diffuso ; nulla vi è , invero , di concreto ; molto è allo stato di vapore , d ' inderminato , più intuizione che pensiero netto e contornato ; nel partito , il pensiero è progressivo , tutto vi si discute , il pensiero proprio come l ' altrui . I giornali , i comizï , i parlamenti , i meeting , i libri non sono che una vasta letteratura orale e scritta , nella quale , ogni giorno , il proprio e l ' altrui pensiero è vagliato , non solo dal lato astratto della dottrina , ma riguardo alla pratica della vita quotidiana . Da questo continuo lavorìo intellettuale nasce la progressività del pensiero , fatto di crescenti stratificazioni , l ' una dell ' altra più larga e più completa . Solo , quando il pensiero è completo , né contiene in sé ulteriori avanzamenti , tende ad immobilizzarsi , la discussione diventa sempre più impossibile e , a tal punto , un partito divent a una setta . Il pensiero settario à un altro lato caratteristico ed è l ' intolleranza , che nasce dall ' esser troppo imbevuto da un ' idea , dall ' averne formato il centro di tutta la vita intellettiva e dall ' averla infiammata di tutta la propria passione , congiungendo pensiero e sentimento , ad un tempo , che dominino intero il campo della psiche . Ora , nel partito il pensiero è di continuo scosso , sfiorato , agitato dal pensiero altrui : si sente che , accanto al proprio , ce n ' è un altro che ora con questo collima ora se ne differenzia ; il pensiero proprio perde , così , l ' impronta assoluta ed egoistica , giacché niente di più giova a far sentire la propria pochezza , quanto misurare sé stesso ogni giorno con gli altri . Per la setta , in vece , avviene il contrario : la si disprezza , ma non la si critica ; la si cerca schiantarla , ma non raddrizzare , se travia , e da questo disprezzo e da questo desiderio di schiantarla nasce , nell ' animo suo , quell ' odio intollerante e fanatico , che partorisce grandi dolori : avviene quel fenomeno istesso che si verifica là dove l ' ebreo è ancora perseguitato , disprezzato , maltrattato ; egli là si sente ancora ebreo , e nel disprezzo intimo per gli altri , si crede ancora il popolo eletto . Ma , dove è stato in tutto parificato agli altri cittadini , là egli à scordato la sua origine etnica , mescolando la propria razza e la propria sorte con l ' altrui * . Se la setta soffre di monodeismo , essa è del pari sofferente di eccessiva intensità unipassionale , quel che potremo dire , con un neologismo , monopatia settaria . Nella folla , il sentimento è instabile , quanto ad intensità : esse , nella forma più semplice ed indifferenziata , ànno , è vero , i grandi uragani passionali , ma dopo di questi ricompare il sereno fatto dall ' inerzia abituale , dal riposo dell ' animo dopo la tensione , che l ' à , per breve ora , sconvolta . Anche nel partito può la passione assommarsi , ma vi sono quelli che il Ferrero chiama sfiatatoi * : stampa , meeting , azione parlamentare per i quali la passione vien fuori , come vapore , per le valvole d ' una caldaia , ogni qual volta l ' interna pressione vinca . Ora , il potere sprigionare una passione , fa sì che la si bilanci anche con altre e nell ' animo resti spazio disponibile per la complessità passionale . La psiche è così fatta che à , normalmente , un flusso di pensiero e di sentimenti ; arrestarlo , fermandone uno o molti nel campo della coscienza , o affrettarne lo scorrere ed il succedere loro , costituiscono due stati patologici . Nella setta avviene appunto così : l ' animo è posseduto da un sol pensiero e da una sola passione ; le emozioni non si raccolgono intorno ai diversi centri emotivi della conservazione individuale , dell ' istint o sessuale , delle relazioni parentali e sociali , ma quest ' ultime solo prevalgono e neppure in una maniera complessa , ma semplice ed unilaterale Quanto a ' centri emotivi vedi Sergi , Psicologia per le scuole .. Epperò la setta suggestiona , di continuo , sé medesima e il mondo esterno : autosuggestione ed etorosuggestione sono due forme le quali , se son comuni all ' individuo ed alla folla , nella setta assurgono ad altezze vertiginose . E la suggestione nasce da parecchie cause . Il cuore umano à sempre un palpito generoso per chi combatte , per chi soffre e per chi spera ; pigliate un malfattore , caricatelo di catene e quello spettacolo schianterà i cuori : le sue colpe saranno dimenticate e resterà , invece vivo nell ' animo lo spettacolo presente della creatura umana che soffre , per quel fenomeno psichico che fa sì che la percezione presente sia sempre più viva della rirepresentazione , come le chiama Spencer , o meglio delle percezioni rievocate . Ora , lo spettacolo di molta gente , e spesso di gente profondamente altruista e nelle quali l ' emotività sociale s ' accompagna con l ' assenza di sentimenti e d ' interessi personali , con la purezza della vita , con una fede viva e possente , con la rassegnazione ; lo spettacolo di tale gente , in un momento di persecuzioni , di sprezzo eccita gli animi circostanti , destando la pietà viva che può ben essere la strada per la quale molti si accostano e saranno guadagn ati alla setta . Il Ferrero , tempo fa , sviluppava la così detta legge di singolarità , per la quale un uomo , differente , per qualità psichiche , da un popolo in mezzo a cui vive può imporvisi * . Il Ferrero non lo à detto , ma la legge di singolarità rientra nel fenomeno suggestivo , vero sia per l ' individuo , sia per una collettività . La setta è una singolarità psichica , essa possiede l ' altruismo in una misura che altri non à ; tra la psiche della setta e le altre , vi è una differenza quantitativa di altruismo , che vince , che assorbe , che desta l ' ammirazione . Tal ' è l ' etero – suggestione , che una setta esercita sulla folla . La suggestione che la folla esercita su sé medesima , l ' autosuggestione , dipende dalla costituzione passionale degli animi e dall ' esaltamento di questo stato . Quando un individuo crede di essere nel vero , di soffrire per una giusta causa , e per essa dimentica tutto e , d ' altra parte , gli è impedito parlarne , egli attraversa lo stato particolare detto ruminazione psicologica . Il pensiero è fisso e rivolto sulla propria psiche : se la vita non vale che per offrirla per olocausto ad un ' idea , chi è capace di questo sacrifizio è grande e tanto più per quanto più capace : nasce , adunque , un esaltamento di sé , un senso intimo di grandezza , che disprezza la folla che non intende e non vede : senso di nobile alterezza che tutti i grandi , da Gesù a Mazzini , ànno avuto e che fece dire a Gesù sul Golgota : padre , perdonali , non sanno quel che si fanno ! La setta , formata adunque di nature similmente appassionate , di gente desiosa di soffrire , d ' idealisti che sanno sprezzare la vita , di monopatici e di monoideizzati è come una campana ripiena d ' ossigeno , nella quale si è costretti a respirare e sentire inalzare la vita ad un massimo , che non può durare , senza che l ' organismo non ne resti consunto . Noi abbiamo insistito sempre sulle condizioni passionali della setta e non senza ragione : una delle conseguenze , cui queste possono condurre , è il delitto passionale : quando , in fatti , il sentimento è giunto a tal punto ch ' esso non può essere più a lungo compresso , scoppia in manifestazioni criminali contro o di sé [ forma di suicidi diretti ed indiretti ] o contro gli altri . Nulla , difatti , manca , acciò avvenga un delitto passionale : la credenza d ' essere nel vero e nel giusto ; d ' essere , a torto , perseguitati o sprezzati ; un senso di megalomania e d ' esaltamento interno ; la coscienza di credere d ' agire per gli altri ; lo spirito completo di sagrifizio . Se una cosa vi manca , è la spinta e che la dànno , talora , i delinquenti veri , i cattivi consiglieri , i provocatori che si frammischiano a ' passionali : questa strana mescolanza di passionali e delinquenti , conduce in modo inevitabile al delitto . Così è adunque : la setta , ch ' è una forma patologica della folla sorge in un ambiente di persecuzione , di scarsa civiltà , di mancante libertà , nelle ore tristi d ' un popolo e può essere talora un rifugio di quanto vi è in un popolo di non corrotto . Ma è rimedio peggiore del male , che abitua alla dissimulazione , al delitto , alla disciplina idiota , all ' idolatria della forza : essa guasta la fibra d ' un popolo onde ben diceva il Foscolo : per fare l ' Italia bisogna disfare le sette . E per disfare ci vuole istruzione e libertà , che educhino , che tolgano le intemperanze , che permettano il progressivo cammino umano , che alla setta sostituiscano il partito , scuola solenne dei popoli , fiume ampio che conduce al mare dell ' umanità . Ben possono , in regime di libertà , esservi sette , ma esse non ànno che la forma , l ' apparenza esterna , cui manca il contenuto , la suggestione , la criminalità ; sono come s imboli di sopravvivenza , che vanno mano mano scomparendo nell ' onda purificatrice del partito , che , discutendo , non congiura e che matura un avvenire migliore sempre del presente . ALTRI FENOMENI PATOLOGICI La folla selvaggia od orda , oltrecché in forma instabile e primigenia , può rivivere come una persistenza di forme , in gran parte , scomparse nel cammino dei secoli , tanto che , incontrandoci in una folla anomala , criminosa noi possiamo concepirla o come un ritorno barbarico in piena civiltà , così come l ' uomo delinquente riproduce , nel suo tipo , forme da lungo tempo oltrepassate ; o come una continuazione d ' una forma inferiore , così come l ' amphioxus lanceolatus è l ' ultimo rappresentante degli acranioti . Ma , sia come forma atavica o come persistenza d ' una forma inferiore , è meritevole di studio . Il monadismo rappresentò uno stadio normale , nel quale l ' umanità fu sospinta dal crescente numero e dal cresciuto bisogno di nutrizione ; ma , provato che sia , diventa un bisogno dello spirito , avido del nuovo e dell ' emozionante . Nei popoli selvaggi , nei quali manca la passione della vita domestica e sociale , lo stato nomade che lascia venir fuori la energia accumulata in un lungo riposo , che mette il fremito della caccia e della guerra , diventa una fonte di diletto psichico , più forte ancora del nutrimento che somministra . Una volta gustato il piacere di vagabondare , il selvaggio non lo dimentica più : diventa per lui un bisogno , fino a tanto che una novella necessità non lo renda stabile . Ma , questo che è un periodo di transizione , un momento , sia pure lungo , della vita dei popoli , in certe folle , si prolunga in modo indefinito , da potersi ben pensare che sieno prima spente che rese stabili . Altre volte , sono folle nomadi di mezzo ad una società stabile , come i pezzenti del medio – evo , come i clerici vagantes , come gli zingari moderni ; e , là dove rivive , il nomadismo si accompagna sempre con le doti sociali inferiori dell ' ozio , con la fame insaziata di impressioni nuove . Un ' attenuazione del nomadismo è certo quella che presentano gli zingari , in alcune parti del mezzogiorno d ' Italia , i quali ànno delle residenze stabili dalle quali partono e alle quali ritornano . Altre forme attenuate sono le emigrazioni interne ed esterne , nelle quali il bisogno economico e il desio d ' altri luoghi possono tanto e sono come il sostitutivo d ' una criminalità collettiva , sia ch ' esse avvengano in modo isolato , sia che piglino la forma , come nel Veneto , d ' una vera emigrazione del clan , d ' un vero isolotto , di una duna che il mare trasporta d ' una costa all ' altra . Altra forma di persistenza o di ritorno atavico è , di certo , il delitto della folla , che può essere , come per l ' individuo , o una forma congenita o una forma passionale , a seconda che o prevalga la mancanza del senso morale o i poteri di arresto sieno poco sviluppati . Né diversamente d ' una persistenza o d ' un ritorno vanno interpetrate l ' epidemie psichiche , religiose o sociali che , a momenti dati , investono , in piena modernità , lo spirito popolare e che sono come un riflesso , una eco del mondo medio – evale , che fu una lunga epidemia ora demoniaca , ora eretica , ora neuro e psicopatica , che possono vivere , ancora , non ostante la scienza che tenta penetrare tutta la vita d ' un popolo . Ma , la psicologia della folla non può dirsi compiuta , senza che si accenni al misoneismo che le folle possono ripetere come un carattere atavico , che agì molto nel tempo antico e fu una forza di conservazione della società . Quando il sentimento sociale era scarso , affidato in gran parte alla memoria , esso poté conservarsi innovandosi quanto meno si potea . Bisognò che fosse , lungamente , fissato , prima di variarlo ; d ' averne cimentato gli elementi antichi , prima di svolgerne i nuovi . La mente stessa , l ' organo pesante , non avea quella forza necessaria da poter resistere al consumo nervoso d ' un ' innovazione , la quale , poté , solo , avvenire in modo lento , ma sicuro sotto la spinta di novelle necessità . ( Paola Lombroso Critica sociale 1897 ) . Appartiene alle folle moderne il cammino celere dal vecchio al nuovo , in grazia della predisposizione dell ' animo che le rivolge all ' avvenire , che fa mantenere il passato , rammodernandolo sempre ed innovandolo . Pure , il misoneismo non è ancora scomparso e rivive talora in forma epidemica ; cosa sono , in fatti , quegli sconforti universali nella scienza , in questa fine di secolo ? cos ' è questo grido suadente il ritorno all ' antico , che pare , talora , assumere un contenuto profetico ? Compagna col misoneismo è la neofilia , che può essere , talora , semplicemente apparente , come quando ritorna , in arte , al preraffaellismo , o essere un vero atavismo , come il sogno ardente d ' un ritorno allo stato di natura , alle concezioni di società che non ànno della nostra né il vizio , né la virtù attiva ; o al superomismo di Nietzsche . Ben vi sono delle concezioni , apparentemente , ataviche , nella forma , ma con contenuto nuovo e moderno : quale il collettivismo , il divorzio , la giuria , che potrebbero sembrare il possesso comune del suolo , l ' etairismo , la primitiva giustizia barbara . ( Ferri Soc . e scienza positiva ) . Similmente presso alcuni popoli prevale la forma , religiosa , apparentemente nuova con contenuto vieto , come nella Russia , dove vivono innumerevoli sette religiose nelle quali la sembianza del nuovo è soverchiata dal risorgente contenuto mistico del primitivo cristianesimo . Connessa col misoneismo , è l ' anticipazione collettiva , la quale , al pari dell ' anticipazione individuale del genio , è sempre inconscia . Quando il genio discopre una novella teoria scientifica , si può dire che essa fu intravvista e preannunciata , in qualche proverbio , dalla genialità anonima della folla . Il detto : nil sub sole novi è vero per la genialità collettiva rispetto all ' individuale : prima di Darwin , il popolo calabrese , in un motto pornografico , assommava la lotta per l ' esistenza e per la donna ; prima d ' ogni grafologo la scrittura si chiamava carattere ; prima di Lister nella Sila le ferite si curavano con la trementina che geme dai pini ; prima che i criminologi studiassero l ' effetto criminogeno del vino , un fablieau narra che il demonio , volendo perdere un santo lo indusse a bere del vino onde il santo , briaco , sedusse la moglie d ' un mugnaio e ne uccise il marito che lo avea colto sul fallo ; prima che si parlasse della simbiosi del delitto , un altro fablieau narra d ' un astrologo c he , letto , negli astri , dover un fanciullo , fatto grande , diventare un assassino , consigliò al padre di farne un medico , onde saziare il sentimento di crudeltà in modo utile per sé e per gli altri . Questa ed altre anticipazioni geniali à la folla ; ma quando la scienza le riferma , quando le estende , essa le combatte rabbiosamente , cedendo al misoneismo che porta seco da tanti secoli . L ' anticipazione della folla si rassomiglia a quella del genio , sono ambedue incoscienti e pertengono ad uno stato d ' inferiorità psico – somatica nella folla , alla neurosi epilettoide nel genio . Il rapporto del genio con la folla implica lo studio dell ' influenza dell ' uno o dell ' altro sul cammino del progresso umano . È la collettività che à segnato la storia del mondo ? o , in vece , la civiltà umana è stata un ' imitazione di vedute d ' intelletti superiori ? i pionieri della civiltà furono le anonime folle d ' ogni tempo e d ' ogni luogo o non piuttosto Socrate o Confucio , Gesù o Maometto , Goethe o Shakespeare , Mazzini o Marx ? Fino a poco tempo fa , non si ebbe difficoltà di credere alla genialità individuale , che svela nuovi veri ed apre vie novelle ed è imitata poi dalla massa ; ma quando i rinnovati studï sociologici dettero importanza al fattore collettivo , parve che questa vieta interpretazione non dovesse essere la vera . Il dibattito si è andato rinfocolando dinanzi all ' avvenire , che promette di essere destinato ad una crescente importanza del collettivismo , non solo nel campo economico , ma intellettivo e , dinanzi a questo che pare un gran pericolo sociale , molti si son domandati ansiosamente se , per caso , l ' interpretazione diciamo così collettivista della società , non sia un errore sociologico e l ' individualismo non debba essere ancora la gran via maestra dell ' avvenire . Il Tarde parve avesse risoluto la quistione eriggendo , con splendore di forma e di ingegno , la teoria dell ' imitazione sociale e lo stesso fatto che , talora , il genio rimane incompreso , pare ribadisca la dottrina della suggestione del genio isolato sulla collettività . Ma , guardando bene la quistione , noi troviamo che il genio piglia dalla collettività l ' impronta psico – somatica : così Heine è genio ebreo , Leonardo da Vinci genio latino , onde a torto separiamo il genio dalla collettività dov ' è nato , giacché esso è come uno specchio che fa convergere i raggi in un foco , è come un monte che riflette le onde sonore e ci dà l ' eco . Ma , anco quando fra collettività e genio non vi sia similarità ; quando il genio è una singolarità psichica , onde riesce a sovrapporsi alla collettività in mezzo a cui vive , pure quel genio che esercita un ' azione di suggestione così viva , non è tale , se non per il contrasto psichico della folla in mezzo cui vive . Le sue doti s ' innalzano , perché quelle delle persone che lo circondano , sono troppo diverse dalle sue ; perché , fra lui e l ' ambiente sociale , si è come impegnata una lotta che lo sublima e l ' innalza e quando la collettività lo imita , assimila quelle virtù o quegli esempi ch ' essa à sprigionato nel contatto con una singolarità psichica , così diversa dalla sua . Però , tra genio e folla esiste ben altro rapporto . Io credo che vi siano due forme di genialità una completa che sorge nelle folle giovani e dove la statica e la dinamica psichica sono alte e ch ' è fatta da uno sviluppo armonico e vertiginoso insieme , delle doti dell ' animo ; l ' altra incompleta ed è una neurosi che si svolge di preferenza nelle folle senili , nelle quali la statica e la dinamica psichica sono poco evolute . Il genio , inoltre , non è che una forza di riserva della collettività : quando questa è troppo in basso , quando lavora poco col cervello , quando il suo egoismo prevale , essa dà dal proprio seno la genialità e l ' altruismo individuale . È un pensiero , è un sentimento di compenso che crea : pare che il pensiero soffocato , il sentimento represso si sprigionino di tanto in tanto come il getto d ' un vulcano che s ' innalzi sino alle stelle . Epperò , il genio vive fra certi climi storici , e si eleva talora dal basso , o discende , tal altro , dall ' alto : è talora plebeo , talora aristocratico ; cioè , proviene da quelle due classi che più risentono la degenerazione e la senilità della razza . Conchiudiamo : il genio sorge dalla folla , assommandone la psiche , oppure da questa riceve il contrasto per il quale sprigiona scintille e s ' innalza ; la folla percorre , con le sue anticipazioni , il genio , ma quando questo le svolge e ne trae le conclusioni , essa le avversa constringendolo a novelle meditazioni e integrazioni , e quando tale lavoro di svolgimento dottrinale è compiuto , la folla stessa , vinto il proprio misoneismo , ne diffonde le nuove dottrine . Il genio è , in fine , come una forza di riserva e di compenso della folla bassa e poco evoluta ; ma , quando la folla s ' innalza , l ' azione individuale del genio si esaurisce : alla genialità individuale succede la collettiva . Noi ritorniamo , per legge di regresso apparente , di nuovo alla folla : nei tempi antichi fu la folla indifferenziata che formò la civiltà ; poi successe la genialità individuale che , come grande fiaccola , come colonna di fuoco si trasse dietro la folla ; ed ora questa , differenziata , evoluta , integrata crea le nuove civiltà e matura l ' avvenire , che rompe da più punti come immenso fascio di luce che abbacina e seduce come in una visione di sogno . CAPITOLO VII . MOMENTI DI CRISI Le folle , come gli organismi , ànno i loro momenti di crisi . Vi è una crisi fisiologica dell ' organismo umano , la crisi della pubertà , quando il fanciullo che fino a ieri giocò con le sue compagne di scuola ; la fanciulla che non sentì nulla , stando in mezzo a ' paffutelli compagni dell ' età sua , provano un sentimento nuovo e strano che li tormenta , li martoria , un bisogno segreto d ' isolarsi , dei turbamenti inusitati , un senso come di sconforto e di pianto . È il dio ignoto che s ' annunzia in mezzo ad una tempesta di sentimenti sconosciuti , di paurosi turbamenti , di sogni deliziosi , di vergogne non mai provate e , alla innocenza infantile , succede la pudica pubertà : è la gran crisi fisiologica , così varia , così complessa , che si prova , ma non si descrive : nel fanciullo è nato l ' uomo ; nella fanciulla , la donna : son tempi quelli in cui i giorni contano per mesi ed i mesi per anni : è il dio d ' amore , che parla in mezzo allo scrosciar della tempesta ed al lampeggiare dei tuoni . Accanto alla grande crisi fisiologica della pubertà che scuote e trasforma l ' organismo ; accanto e dopo questa , cominciano , per taluni , le grandi crisi morali , dalle quali si esce o rifatto o sconfitto . Dolori intensi che non si rimarginano mai e lasciano sulla fronte delle rughe profonde come solchi ; pensieri affannosi come una tempesta in mezzo alla sconfinata maestà dell ' oceano ; prove terribili , quali mai genio satanico seppe immaginare , possono attendere questo organismo umano così fragile , che ogni nonnulla può guastare , sconvolgere , annientare : son le grandi crisi morali dalle quali o si esce invulnerabile o si esce vinto , dimesso per sempre . In questi momenti , la natura umana sprigiona una riserva immensa di forze morali , tenute in serbo , della quale mai ci eravamo accorti né avremmo saputo se quell ' occasione , quel fatto non l ' avesse sprigionato , come una macchina elettrica sulle cui punte si è accumulata gran forza di elettricità , che aspetti un tocco , un avvicinamento per scattare in scintille , rumorosamente . L ' organismo umano è pieno di queste forze di riserva e di compenso : quando una valvola cardiaca è ammalata , il resto del cuore si ipertrofizza ; quando un polmone non respira , l ' altro annienta la sua funzionalità : simigliantemente nelle forti crisi morali , dal fondo dell ' animo umano , da ' centri psichici , si sviluppa una forza , che non sapevamo di possedere , ma che pure portavamo , da lungo tempo , latente in noi stessi . Le collettività àn di queste grandi crisi morali così come le hanno gli individui : quando , per una guerra sfortunata , il territorio nazionale è invaso ; l ' esercito distrutto ; migliaia di famiglie saccheggiate , depredate , uccise e il cavallo straniero scalpita sul lastricato delle città ; un popolo , messo in questo acre cimento , subisce di quelle crisi morali che durano un pezzo a cancellarsi e nelle quali sprigiona tutte le sue energie : sorgono i grandi uomini ignorati , i propositi forti e , conseguenza del surmenage psico – intellettuale , crescono i suicidi , i crimini oltre una diminuita operosità che si riflette anco nell ' opera dell ' ingegno . Ci è adunque qualche cosa che si è infranta , che si è spezzata nella psiche d ' un popolo , in quelle tristi ore di crisi . Vi son popoli che trovano in sé stessi la forza necessaria per rifarsi , ma vi sono di quelli che restano per semp re abbattuti , depressi , storditi come uomo dopo accessi epilettici ravvicinati , che lascino annebbiata la mente . La folla , formazione sociale , à anch ' essa i suoi momenti di crisi ; per citarne una avvenuta al principio del nostro secolo , bisogna ricordare al lettore lo sconforto , lo strazio che colpì la classe lavoratrice d ' Inghilterra , al momento che venne introdotta la macchina , quale la ci descrissero e Marx ed Engels * e la si trova consacrata nelle inchieste che il governo inglese , a più riprese , fece eseguire nelle fabbriche . Una delle crisi peculiari d ' una folla è la persecuzione , momento eminentemente drammatico . Studiarlo per rispetto al partito , ch ' è della folla la forma più equilibrata , è come guardarlo in modo completo ed esauriente ; del resto , nel capitolo sulla setta , abbiamo accennato a questo fenomeno similare , appunto perché , se , per il partito , la persecuzione è un momento transitorio , per la setta costituisce il modo ordinario di vita . Come sorge , adunque , la persecuzione ? La persecuzione è un fenomeno acuto della vita , rampollante da due leggi che dominano le formazioni sociali e che estendono la loro influenza anco più lungi . Non già che essa possa essere giustificata , o che , per triste fatalità , debba prolungarsi , per sempre , nell ' avvenire : ché anzi , è un fenomeno che subisce continue attenuazioni : dagli schiavi fatti a pezzi e messi lungo la via Appia e dai tempi ne ' quali gli eretici venivano bruciati vivi , fino a ' giorni nostri , nei quali le nazioni più civili , per es . d ' Inghiltera e la Svizzera , non conoscono più persecuzioni , il cammino percorso è rassicurante e tale che , per quella imitazione dei popoli superiori da parte de ' popoli inferiori , promette che nei secoli venturi la persecuzione rimanga triste ricordo dell ' umanità , nelle spine e nelle ritorte che ne accompagnarono il suo fatale cammino . Tutta la vita , adunque , è regolata da queste due leggi di progresso e di regresso : nel dominio della meccanica celeste , i corpi roteanti sono affatigati da una legge d ' attrazione e di ripulsione e dalla combinazione di queste due forze vengono fuori le orbite e le traiettorie dei pianeti . In biologia la vita è affatigata , anch ' essa , dalla legge di eredità e di variabilità , onde da una parte le forme tendono trasmettersi così quali sono , immutate , d ' altra parte , l ' ambiente organico ed inorganico tende di continuo a modificarle e , dal contrasto di queste due forze operanti , nasce la complessa varietà organica , lentamente modificantesi per lungo spazio di tempo fino ad assurgere a forme novelle * . Nel mondo sociale operano queste due tendenze di conservazione e di variazione : non appena l ' orda poté differenziarsi , si disegnarono le due tendenze che tentano equilibrarsi con la preponderanza ora dell ' una ora dell ' altra , onde un secolo sembra più progressivo un altro meno , una era di immobilità sociale , un ' altra continuatamante mobile ed ascendente . Eppure avvertite o no le due leggi operano sempre e si compongono in modo che la storia del mondo , tranne certi momenti di regresso , è come un ghiacciaio che si prolunghi indefinitamente per la vallea dei secoli . Fino a pochi anni fa , il moto progressivo della storia era concepito in maniera idealistica : l ' idea moveva gli uomini ; ma gli ultimi anni con i quali si era chiuso il vecchio secolo e le vicende del nuovo doveano rompere il velo dell ' idealità , la storia apriva il proprio seno , disvelandolo , mostrando le leggi del suo progresso , riposanti nella materialità della storia , nel prosaico soddisfacimento del bisogno economico . L ' aspetto idealistico del mondo era , dunque , una superstruttura , era come il drappo che ricopre la statua , dandole parvenza di persona viva . Il gran motore era trovato : due forme antitetiche di produzione intorno a cui si formano , come incrostazioni calcaree , due concezioni diverse del mondo , due morali , due leggi differenti , due sentimenti religiosi diversi , e poi due letterature , due arti ecc . ; in somma due sistemi economici diversi , intorno a cui rampollano due civiltà differenti : questo , sempre e dovunque , il quadro , lo sfondo della storia . Di questa condizione di fatti la persecuzione è un elemento , del quale lo scienziato deve tener conto , giudicandolo come cosa che , se per il progresso dei tempi dovrà scomparire , nondimeno è spiegabile quando si pensi all ' innato misoneismo dell ' uomo e all ' egoismo primitivo : se un movimento ci nuoce o pare tale , come non sveglierà nella bestia umana , l ' egoismo più feroce ? se la mente è vissuta lungamente nell ' ambito di certe idee , come potrà spogliarsene ? Pertiene proprio alla civiltà il compito di accrescere l ' altruismo , di educare l ' uomo alla sottomissione continua di sé all ' interesse della specie , di abituare i cervelli non all ' esclusivismo d ' una idea , ma alla progressione crescente del sapere umano , per il quale l ' uomo moderno è così diverso dall ' antico e sarà più diverso ancora dall ' uomo futuro . Anche qui , nel contenuto d ' una teoria perseguitata , vi è una differenza tra le varie forme di folla , giacché , mentre nel partito , che è la forma più equilibrata di folla , il contenuto della teoria perseguitata è quasi sempre progressivo e nuovo ; nelle folle primigenie , esso è regressivo , atavico , misoneistico : il trionfo dell ' uno non può non giovare , accrescendo una quantità maggiore di benessere , che si espande su di un numero crescente di gente : il trionfo dell ' altro , in vece , importerebbe un danno , un ritorno a condizioni sorpassate di vita . Il medio – evo , per esempio , ebbe una folla di eresie diffuse nei bassi strati popolari , le quali , sotto l ' involucro religioso , conteneano dei principii comunistici , di quel comunismo indifferenziato , che era , certo , un regresso sullo stato industriale e borghese nascente nel medio – evo . Ora , se quel comunismo cieco degli anabattisti e di altre sette religiose fosse potuto prevalere , sarebbe stato gran danno per quel regime borghese che , all ' ombra del maniero , cominciava a formarsi e che iniziò la sua lotta contro la feudalità come movimento religioso con la Riforma ; ma , di sotto al libero esame , vi era ben altro : vi erano le libertà di commercio , d ' industria , di viaggi senza pedatici , l ' abolizione delle associazioni di mestieri , che trionfarono di poi con la rivoluzione francese . La borghesia nascente , credendo di combattere per una quistione religiosa , combatteva per una quistione economica : era la lotta del borgo contro il castello feudale * . Altra differenza ancora è che le dottrine perseguitate , che pertengono alla folla indifferenziata , son prive d ' un contenuto scientifico ; quelle che pertengono ad un partito ànno , in vece , un contenuto che è sempre scientifico , in modo conscio o inconscio non importa . Nell ' antichità vi furono due movimenti fortemente perseguitati : il movimento servile e il cristianesimo ; ma quanta differenza fra essi ! Il movimento servile era una ribellione ai trattamenti inumani d ' un popolo crudele e guerriero , quali erano i Romani , e diretto ad un solo scopo : di liberare sé stessi da tale giogo , pertanto la schiavitù rimaneva ancora istituzione sacra . Le guerre servili furono lotte che né illuminò una dottrina scientifica , né una fede sociale : furono , invece , rivolte incoscienti , affogate nel sangue ; né quei poveri combattenti furono mai baciati in fronte dalla gloria o dal compianto . Il cristianesimo , in vece , fu movimento anch ' esso politico – sociale , senza un contenuto scientifico determinato : anzi fu , sul principio e per molto tempo ancora , un movimento antiscientifico ed incosciente , movimento diretto a distruggere tutto il mondo pagano , a rivoluzionarlo dalle basi economiche sino alle manifestazioni più ideali dell ' arte e della letteratura : ma , di sotto a questa religione di schiavi , covava una novella civiltà . Il mondo pagano cadeva ebbro di sangue e di orgie : la parte più nobile e più ricca viveva nelle forme più pervertitamente sensuali ; le finanze pubbliche erano divorate da vampiri ; la religione morta ; la filosofia decaduta ; i barbari invadeano l ' impero e la folla briaca correva al circo , e le terre rimanevano incolte : il mondo cristiano , con la sua rinuncia al lusso , con il disprezzo della carne , con l ' odio alle scienze ed all ' arte , con la promessa d ' una eterna finale giustizia , rappresentava una reazione ed una negazione , che se oggi può sembrare a noi dannosa , per quei tempi , dovea essere infinitamente salutare . Quando la vita del corpo , nella forma più turpe , travolgeva l ' animo , era d ' uopo affermare di contro la vita dello spirito , nel suo più esagerato ascetismo . A molti scrittori moderni pare che il cristianesimo , con le sue promesse dell ' altra vita , sia stato un movimento addormentatore degli spiriti e lo paragonano alle ingiunzioni quietistiche della religione cattolica . Lo sbaglio è grave e dipende dal non tener conto del clima storico , in cui si svolgeva il cristianesimo : esso s ' indirizzava a persone tenute come cose , a ' quali e religione e scienza negavano ogni carattere umano , e contro cui era lecito ogni tortura ed ogni crudeltà : ora , avere a costoro detto che gli uomini non avrebbero chiusi gli occhi , senza veder molte cose , dovette esercitare un impulso tale che noi oggi , male possiamo comprendere , se non pensando che era la prima parola d ' uguaglianza dopo quella di Budda e degli stoici detta in terra , sia pure , con accompimento nell ' altra vita . Il movimento cristiano fu , adunque , per il suo immenso valore morale , un vero movimento innovatore e progressivo , che portava nelle sue pieghe il destino dell ' umanità . Un ' altra differenza tra ' movimenti perseguitati nelle folle sta nel metodo , quello che oggi si dice tattica , che nelle forme inferiori di folle è rivoltoso , nelle superiori , progressivo : ora i due metodi sono di natura antiteci , cioè l ' uno è , perfettamente , rispondente al concetto scientifico delle formazioni storico – sociali ; l ' altro , no . Se noi interroghiamo la scienza , sul modo come la terra si è venuta formando , essa ci risponderà che , per trasformazioni lente ma continue , dalla nebulosa si sono distaccati i mondi più lontani : poi , dalla terra si è staccata la luna ; poi la terra si è raffreddata , passando dalla vita astrale alla vita planetaria e poi le acque si son precipitate e lentamente la prima vita amorfa è sbocciata nel mare . Ma , da quel plasma amorfo fino all ' uomo , fino all ' altezze della sua psiche , quale e quanto lento cammino ! e , durante l ' evoluzione sociale , dall ' età boleolitica fino al limitare della storia e poi lungo il cammino storico , che lente vicende ! Parimenti di variazioni lente , ma continue e sempre più accelerantisi , è fatto il cammino storico – sociale ! Ora , credere che una civiltà , ch ' è una vasta formazione storica , possa mutarsi in un momento , è errore , la cui azione può rassomigliarsi a ' movimenti violenti , che modificano poco o nulla la crostra terrestre ; laddove il partito si ravvicina , per il metodo , a ' movimenti lenti ma continui del suolo , che pur son capaci di modificazioni ben più profonde e durature . Riassumendoci , adunque , diciamo : il mondo sociale è dominato da una legge di progresso e di regresso , la quale genera la persecuzione ; in fondo ad ogni persecuzione ci è un contenuto economico ; le idee perseguitate ànno un contenuto progressivo ed un altro regressivo ; metodo per raggiungere , per conseguire un ideale , ora è una lenta ma continua elaborazione del presente verso il futuro , metodo evolutivo e scientifico ; ora una rapida elaborazione che talora a nulla giova , metodo antiscientifico e rivoltoso . Un ' ultima osservazione ed entriamo nella psicologia della persecuzione . Noi abbiamo detto come la società differenziata in classi pòrti seco una stratificazione degli stati percorsi , giacché le classi inferiori son i detriti delle forme anteriori percorse dalla società . Questo fenomeno rimane anche nei movimenti , in apparenza , novatori . Di fatti , ogni evo ebbe una sua speciale forma di novazione e di questioni : l ' evo antico ebbe , sebbene molto imperfettamente , novazioni economico – sociali : tal ' è il valore delle lotte plebee a Roma contro il patriziato , tali sono le guerre servili ; il medio evo , a cominciare dal cristianesimo , ebbe forme apparenti di novazione religiosa ; ebbene , queste forme coesistono nei diversi strati sociali dell ' età nostra , le nostre plebi o si rivoltano brutalmente incendiando , uccidendo , incrudelendo e ripetono le insurrezioni servili ; o ànno movimenti religiosi , in fondo comunistici , come fu , pochi anni fa , il lazzarettismo , ed allora ripeton o il carattere religioso di novazione . Sicché , solo in alto , nella forma più completa di folla , nel partito , esistono vere novazioni ; nelle altre sono atavismi , apparentemente , novatori , in fondo de ' quali esiste , e noi lo dicemmo , una quistione economica . Ed ora entriamo in tema di psicologia collettiva , avvertendo che la persecuzione , potendo colpire tanto il partito come la setta , à dei caratteri comuni , similari , dei quali , in altro capitolo , dicemmo . Il capo d ' un partito , noi dicemmo , è un conquistato e poi aggiungemmo che se , talora , egli eccelle per qualità superiori , che ne fanno di lui o il genio o l ' apostolo , eccelle , talaltra , per qualità negative inferiori di ambizione , di crudeltà : come eccelse un Marat , un Danton , un Robespierre . Tale legge che suol essere vera per la setta , non vale o vale meno , per il partito : nella setta si raccolgono dei passionali squilibrati ; nel partito , in vece , si raccolgono quanta gente di sentimento squisito e di sviluppato altruismo , di mente aperta conti la folla , ond ' è che il partito è folla equilibrata . L ' equilibrio di mente e di cuore che può costituire la prerogativa delle sette che passeranno in partito , è la dote necessaria d ' un partito , che accoglie l ' aspirazione più alta e solenne d ' un dato momento storico . Il cristianesimo fu quanto di progressivo vi poté essere , sul cadere dell ' Impero romano e fu un partito : partito furon quei che compirono la rivoluzione italiana ; partito fu il chartismo in Inghilterra : ne viene , adunque , da ciò che i capi d ' un partito sono , prevalentemente , normali ed equilibrati , così come i capi delle sette possono essere , prevalentemente , degli squilibrati o dei criminali . Equilibrati , però , ma diversi per impronta psichica sono i capi d ' un partito : Cristo e Mazzini e Marx son tre capi , son tre genii , diversissimi fra di loro . Carlo Marx è un capo , quale può fiorire in un secolo di critica , di studio e in mezzo ad un partito fortemente scientifico . Ecco come l ' Aveling ne scrivea sul Devenir social : « Marx era uno spirito universale , comprendeva tutte le lingue di Europa ; scriveva e parlava alla perfezione l ' inglese , il francese , il tedesco . La conoscenza che aveva della letteratura d ' ogni paese era immensa . Tutte le forme dell ' arte gli piaceano , tutte le scienze gli erano familiari : egli aveva approfondite tutte le opere di Darwin ; lasciò libriccini di note sulla chimica , per riposarsi si occupava di scienze matematiche , nelle quali ebbe a fare delle scoperte . Marx non era solo un filosofo , ma un uomo d ' azione ecc . » In questi righi è ritratto , con mirabile chiarezza , l ' uomo che , d opo avere inspirato per tanto tempo l ' Internazionale , scompariva , per un tratto , dal teatro della storia per donare al proletariato la più forte opera di critica dell ' economia capitalistica . Mazzini rappresenta il capo d ' una setta politica che ebbe molto del partito . Mente equilibrata e colta , quale la si rivela non solo nei suoi libri , pieni d ' un incanto solenne e profondo , nelle varie e fortunose vicende di sua vita , ma ancora nelle linee del viso : nella fronte alta e larga , eternamente pensierosa , nella faccia regolare , negli occhi , sereni e profondi , sacrati eternamente all ' idea fin da quando era giovinetto a Genova , in sino al letto di morte . Quest ' uomo che vince l ' amore per una madre tenerissima ; che porta un lutto eterno per la patria , sacrificandole ricchezze ed onori : che mena per tanti anni vita d ' apostolo e di anacoreta , prorompente in un linguaggio mistico che domina , come onda sacra , tutti i suoi scritti ; quest ' uomo che à momenti di sconforto nei quali si isola dal mondo , per colare quei dolori che il volgo non comprende ; quest ' uomo siffatto è tipo di apostolo e di profeta , di genio e di martire ; di sognatore e d ' uomo di partito ; è l ' ultimo settario e per tempo il primo grande uomo di partito che sorga in Italia , con vedute vaste ed originali , con comprensività moderna . In lui le note belle del settario e dell ' uomo di partito , mirabilmente , si fondono e dànno l ' originalità dell ' impronta . Gesù è , anch ' esso , un capo partito , solennemente , mistico . Il ritratto che ne lasciò Lentulo forse non è vero : forse Gesù non ebbe né gli occhi a mandorla , né la barba a pizzo , né i capelli descriminati sulla fronte , né taglia elegante e piena di fascino : forse egli non fu così , ma è certo che l ' immaginazione degli artisti cristiani e delle folle credenti non poté concepirlo in maniera , più fortemente , suggestiva e tale quale sembra balzare del racconto che di lui ci ànno lasciato gli evangeli . Un uomo che poteva trascinare le turbe , suggestionandole ; che poté guarire nevrosi in mezzo ad un popolo neuropatico ; che poté amare i fanciulli , vinto dalla bontà innocente e che seppe spargere tanta onda di pietà e di perdono contro peccatrici ed adultere ; e poi dettare le leggi più vere della morale sotto forme di apologhi , di discorsi idillici ; ch e sentì forte la minaccia degli interessi offesi soffiargli d ' intorno ; che ebbe ore di raccoglimento interno , fatto di sconforto e nel quale la coscienza del proprio sacrifizio trionfò sul frale umano ; ed infiammò sé di sacro sdegno e tuonò contro sacerdoti e farisei ; che credette , portare in sé una missione divina inspirandovisi fino agli stanti ultimi di sua vita ; che poté tanto sui destini dell ' umanità ; dovette essere un tipo di genio , prevalentemente , mistico , circonfuso d ' un idealismo che non conosce tramonto . Accanto a questi tre tipi si accolgono i tipi pazzeschi e paranoici Baba , Maometto , Lazzaretti ecc . , nei quali prevalgono le note degenerative sulle geniali . Parlando dei proseliti settarii , noi dicemmo come , spesso , vi si raccolga una folla di criminali o di delinquenti passionali : nel partito , in vece , e in tempi normali , non è così : il partito è il terreno nel quale il delinquente non vive , perché vi mancano l ' emozioni criminose ed abbondano , in loro vece , i metodi normali di discussione e diffusione di idee ; pure , nei momenti di persecuzione , possono bene accorrervi dei passionali , della gente che à bisogno di soffrire per la giustizia , di custodire un alto ideale , di trovare un fine alla vita , per il quale val bene che si combatta e si soffra : di testimoniare di lui come dicevano con linguaggio mistico , i primi cristiani . Avviene , così , adunque che le persecuzioni approdano quasi sempre ad un fine completamente opposto : voleano distruggere un movimento e lo fecondano , voleano abbatterlo e lo sublimano . Questo è quanto noi potremo chiam are suggestione della persecuzione e ch ' è fatta dalla gente passionata , guadagnata alla causa e della quale gente le virtù si elevano , l ' animo si nobilita . Parliamo della gente guadagnata alla causa d ' un partito dalla persecuzione , la quale diventa , così , l ' arma più efficace di propaganda e diffusione d ' idee . Tal ' è , difatti , lo scopo e la natura d ' un partito : diffondere un pensiero : questa che , è in vero , tendenza della natura umana , diventa , ancora più , caratteristica d ' un partito . La persecuzione diventa arma di diffusione e di redenzione morale , nei suoi effetti : ammesso , come vero che , sul cadere dell ' impero romano , il cristianesimo portava in sé la tendenza novatrice e i fili intorno a cui si dovea intessere poi , per tanti secoli , una civiltà nuova , quegli che non vi credeano ancora , sia che fossero schivi di occuparsene o viventi del mondo vecchio che tramontava , doveano giacere in una condizione d ' inferiorità morale : vinti dal male che un ambiente sociale creava loro attorno , non sentivano la speranza vivificatrice del futuro . Così come , lo stato triste ch e travaglia noi in questa fine di secolo , dipende da una civiltà cadente che ci avvolge e molti ànno provato quale sollievo morale , quale forza di combattimento della virtù contro il vizio allettatore , metta nell ' animo la nuova fede umana che , per estensione e per intensità , val bene oggi il cristianesimo di altri tempi . Ora , far giungere a tanta gente scettica od indifferente , una novella idea e nella forma più suggestiva , nella forma più pietosa , e più improntata della grandezza umana ; questo è il valore di redenzione degli animi che può la persecuzione assumere . E i guadagnati non tardano a venire : le donne , di solito così timide , ma ancora così impressionabili , accorrono , portandovi tutto il conforto della loro natura muliebre , tutto il disinteresse , di cui la femina è capace in imprese delle quali l ' onore deve spettare all ' uomo ; tutto il potere di sagrifizio che si rivela negli umili servigi o in quelli più delicati , nei quali essa , per la percezione maggiore di certi fatti che sfuggono all ' uomo , riesce meglio . Chi legge la Russia sotterranea di Stepniak , vede quale parte , nel movimento nichilista , ànno le donne : recapitare lettere , diffondere giornali , nascondere perseguitati , avvisare la gente in pericolo sono un lavoro delicato loro affidato : essere coinvolte nelle cospirazioni , non smentirsi in momenti solenni : è il lavoro eroico . La prima persecuzione dei cristiani avveniva il 30 dopo Cristo per opera di Nerone , ma i cristiani ne uscivane rafforzati . Plinio parlando di loro dice ch ' erano « moltitudo ingens » ed aggiunge che vi erano gente d ' ogni età e d ' ogni sesso . Tale era la suggestione che la persecuzione avea esercitato e in tempi nei quali i fatti e l ' opinione pubblica tardavano a diffondersi . Ma chi voglia avere un saggio del modo come si diffonda il racconto delle persecuzioni , fuori d ' una data nazione o d ' un dato paese dove avvengono , deve riportarsi a ' tempi del Borbone , nel Napoletano , quando l ' Inghilterra rimaneva scossa dal racconto dei profughi intorno quel sistema di terrore detto « negazione di Dio » e chi sa fino a qual punto quella suggestione passionata gravò sui destini d ' Italia ! Ma , per capire ancora più il valore delle persecuzioni dal punto di vista suggestivo , basta leggere l ' intuizione sicura dell ' arte che ne ebbe il De Amicis , visitando le Alpi valdesi : il raccoglimento nella chiesa detta della tana , le prediche sotto i castani , le preghiere prima della battaglia , dinanzi agli uomini armati ed in ginocchio e alle donne salmodianti con i bambini strette alle gonne , nella solennità di quei momenti sacri a Dio , prima d ' andare alla morte , mentre le scolte vegliavano se si appressasse il nemico : questo momento di auto – suggestione è mirabilmente colto e rappresentato dall ' artista con tocco vivo e possente . Ma la suggestione può giungere più oltre fino a costituire una vera apologia del martirio e arrivare fino al fetecismo . È noto che i primi nichilisti non quelli del terrore , ma quegli che si diffusero nel popolo , lavorando e predicando , tipi veramente mistici che ci ricordano i primi cristiani , pieni di fede , di sacrifizio e di rassegnazione ; quei primi nichilisti furono detti i santi dal pubblico che assistette al processo ; i primi cristiani baciavano le cicatrici delle ferite inferte nelle persecuzioni , raccoglievano gli avanzi dei martiri e d ' allora cominciò quel vasto martirologio che si è prolungato nei secoli . Il feticismo , così naturale all ' uomo , può assumere forme enormemente alte e vertiginose , quando vi soffi dentro un sentimento vivo e suggestivo . Quando Spartaco era caduto , i pochi superstiti tenevano a loro onore aver combattuto con lui : cum Spartaco pugnavimus * ! Intimamente connessa con la suggestione è la insensibilità fisica nei tormenti : i criminali posseggono tale insensibilità di natura fisiologica : i suggestionati ànno la stessa insensibilità , ma di natura psicologica : è un potere d ' arresto che esercita la passione veemente in certi momenti : Lattanzio così scriveva : « i nostri ( cioè i cristiani ) uomini , fanciulli , donnicciuole , tacendo vincono i loro tormentatori , né il fuoco stesso può strappare ad essi un gemito : il sesso debole , la fragile età soffrono d ' essere sbramati a membro a membro ecc . * » E scrive Rénan « nell ' eccidio dei Babi in Persia si videro persone che appartenevano alla setta andare a denunziarsi da sé , per essere uniti a ' pazienti . È tanto dolce all ' uomo soffrire per qualche cosa , che in molti casi l ' attrattiva del martirio basta per far credere . Un discepolo che fu compagno nel supplizio al Bab , sospeso al suo fianco , aspettando la morte , avea in bocca soltanto queste parole : Maestro , siete contento di me ? * » A tale ordine di fatti ed a tale stato d ' animo si appartiene quella serenità che sconvolge il carnefice e che fece dire a Giordano Bruno , dinanzi a ' suoi giudici : tremate più voi nel leggermi la sentenza , che io nell ' udirla ! Quando per le vie di Parigi ferveva la folla criminale nei terribili giorni di Settembre , i nobili , chiusi in carcere , cui giungeva da lungi l ' eco della carneficina , mostrarono una serenità di animo sorprendente : si strinsero , in quei giorni , delle amicizie piene ed intime , s ' intrecciarono amori , si fecero giuochi : quella gente si disponeva a morire con la più alta serenità , come è fama di Socrate e degli antichi filosofi * . E che l ' altruismo si esalti viene provato dal fatto che pare a ciascuno la vita non valga se non può buttarla per altri . Quando le persecuzioni dei cristiani dilagavano in Roma e i corpi mutilati giaceano per terra , di notte i fossarï uscivano a raccoglierne gli avanzi , per conservarli nelle catacombe , così come , in mezzo al furore d ' una guerra , anime pietose raccolgono i feriti . E su quelle tombe quali e quante iscrizioni : dolcissimo , carissimo , risorgi in pace , vivrai in Cristo : in queste parole ci è tutta la affettività che si sprigiona dal cuore umano , nei momenti solenni del pericolo : se la natura crea dei mostri , si compiace contrapporre degli angeli , onde ben diceva Rénan : la race des enfants de dieu est éternelle . Nasce da tutti questi fatti la coscienza della propria superiorità morale : l ' uomo s ' innalza in quella sfera , nella quale egli vede piccini dinanzi a sé uomini e cose : non ci è , all ' infuori del suo ideale , cosa alcuna di nobile e di elevato e non è lui uno di quelli che porta nell ' animo tale sacro deposito ? e non costituisce esso la sola , la grande , l ' immortale gloria dell ' uomo ? È sentimento codesto di leggittimo orgoglio che nobilita , che innalza , che sublima e che fece dire a Gesù : « essi non sanno quel che si fanno » , parole nelle quali si racchiude gran parte dell ' intimo sentimento di chi è perseguitato , parole d ' una profondità mirabile ! Possono , in tale condizione d ' animo , i biasimi divenir lode e colui che n ' è bollato , ostentarli con una crudezza , con un certo cinismo , che può dolere , quando non si penetri nel pensiero occulto che muove . Cristiani fu titolo di spregio e così chiamaronsi i seguaci di Gesù ; la croce era il segno del delitto e diventò il segno supremo col quale si affrontò la morte , il segno che dovea dar coraggio nel martirio , ardire nel tormento . E voci e parole e segni ed appellativi possono assumere un alto significato morale , contenere un mondo affettivo inconcepito ed inconcepibile : così , presso i Cristiani , la croce era segno di riconoscimento , il pesce era simbolo di Gesù salvatore , l ' a e la o rappresentavano tutta una dottrina ideologica ed una speranza , l ' agnello una promessa . Noi ci troviamo , adunque , in un mondo psichico diverso , nel quale tutte le facoltà più ideali , più altruistiche s ' innalzano , mentre l ' io scompare e in questo è tutta la psicologia collettiva della persecuzione . Accennammo come , nei settarii , vi sia un spirito di profetismo e di messianismo o , in altri termini , un bisogno di inveire contro i tempi e di predire sventure , fuori delle quali apparisca il sereno . Tali stati dell ' animo sono proprï di chi è insofferente del presente ed anela al futuro e si esagerano in certi momenti nei quali questo stato di scontento e di speranza si esalta . Ora , quale momento maggiore di quello nel quale un partito è perseguitato per un ideale di giustizia , in grazia del quale la parte egoistica dell ' uomo scompare e si allarga e si espande il più puro altruismo ? E quale bisogno maggiore di guardare nel futuro , quando il presente è si triste e quando una parte dell ' umanità rimane acciecata dallo sfoggio della forza brutale e l ' altra acquista come una seconda vista ? Ogni partito , adunque , à avuto questo momento di profetismo e di messianismo : lo ànno avuto del pari le sette e gli individui . Nelle prediche di Fra Gerolamo Savonarola sono frequenti i passi profetici e messianici , che si accompagnano con fenomeni allucinatorï * . In modo simile , Gesù ebbe nei suoi loghi tanti di questi momenti di profetismo , dei quali alcuno è rimasto famoso come quando annunziava « che il tempo era compiuto , il regno dei cieli vicino » ; che « quella età non sarebbe passata senza che prima tutte queste cose non fossero avvenute » ; che « alcuni di coloro che erano presenti non avrebbero gustato la morte » . E poi , volti a ' farisei li chiamava : razza d ' ippocriti , di vipere , di sepolcri imbiancati . I cristiani , eredi della dottrina di Gesù , non erano meno profetici di lui e meno messianici e quale maggiore bisogno della conferma delle parole del maestro se mai sull ' impero tante calamità erano piombate ? non erano esse una certezza che le promesse si sarebbero adempiute ? e potevano questi profeti del tristo augurio esser ben visti ? non godeano essi di quelle sventure che si rovesciano nell ' impero ? non erano i nemici della patria ? Ed ecco come il profetismo che sorge in ogni persecuzione è un motivo , una spinta a novello odio ed a novella persecuzione . Parlando , in ultimo , delle sette , dicemmo delle manifestazioni criminose : or bene , per quanto io abbia cercato , non mi è mai capitato di trovare un partito che si abbandoni al delitto , come risposta alla persecuzione . Vi si abbandonò talora il liberalismo nazionale in Italia , il nichilismo in Russia , ma , questi per la natura stessa dei tempi e dei luoghi , ebbero ed ànno del settario : il cristianesimo , la riforma che furono , due veri e propri partiti , non trovarono mai in sé , nelle loro persecuzioni istinti criminosi : io credo che ciò dipenda dalla costituzione stessa del partito , fatta da gente che , per mente e per cuore , è quanto di più alto abbia un popolo : dipende ancora dal fenomeno che la resistenza piglia , di preferenza , la forma più solenne ed elevata che mai si conosca e solleva gli animi ad un vero e proprio eroismo , di cui si è , in tempi ordinarii , incapaci . Le rivolte degli schiavi rappresentano un fatto cieco ed istintivo , gli schiavi stessi erano quanto di degenerato vi fosse nella natura umana . Legati a ' piedi , frustati , destinati a ' piaceri cubicolari , con le ciglia e i capelli rasi , piccoli , curvi dal lavoro ; erano quanto di basso può l ' uomo creare in altro uomo : eppure , nei momenti solenni , seppero morire in modo da destare l ' ammirazione del popolo romano . Quando cadde , per tradimento , la rocca di Taormina , rimanevano superstiti mille schiavi , comandati da Satiro , i quali si arresero alla generosità dei Romani , che li destinarono a combattere nel circo con le fiere . Quando furono là e si attendeva che venissero fuori le belve , si uccisero l ' un con l ' altro , Satiro si trafisse per l ' ultimo . Questa morte innalzò quei poveri schiavi all ' altezza degli stoici e fu la più nobile vendetta che poteano pigliarsi contro di un popolo , cui mancava la più bella delle virtù , che segnan o la grandezza vera dell ' uomo : il perdono * . Ma se la tendenza criminosa non prevale nel seno del partito perseguitato , si accoglie , bene spesso , nei persecutori : le turbe che urlano , devastano , uccidono , come in Parigi nelle terribili giornate di settembre , o , in Roma , nelle persecuzioni contro i cristiani , o in Francia contro gli Albigesi : i Torquemada , gl ' inquisitori che àn lasciato nella storia un nome tanto esacrato , quanto pieno e recinto di paura , non sono altro che veri e propri criminali nati . Ma , quante rivincite l ' idea perseguitata si piglia in mezzo alle masse dei persecutori ? i cuori più eletti , le menti più salde vengono reclutate fra la massa di gente che persegue e che sente , di mezzo all ' odio , rinascere l ' amor del nemico . Gli esempii non sono rari , ma quello che rimane , dopo tanti secoli il più alto e solenne è l ' esempio di Paolo , guadagnato alla causa di Gesù sulla via di Damasco : la visione che gli apparve e lo conquise , ch ' era mai se non un effetto di allucinazione , d ' auto – suggestione ? Egli avea a sé dinanzi lo spettacolo di Stefano lapidato ; avea la mente piena dell ' ordine del sinodo , con il quale dovea far incarcerare e trucidare altri cristiani , avea la lotta nel cuore tra il fanatismo feroce dei padri suoi e la nuova idea che seduceva , il bisogno di soffrire , d ' avere un ideale per il quale fosse bella la vita , per offrirla in olocausto . Tale e tanta lotta portava nel cuore e da essa prese , nel suo cervello , vita l ' allucinazione che lo fermò e lo sbigottì sulla via di Damasco * . CAPITOLO VIII . LA FOLLA TRAVERSO I SECOLI Nello studio sulla folla accennammo quale essa fu in momenti diversi e molto lontani da noi , ora bisogna che rifacciamo per un momento , la sua storia rapidamente attraverso i secoli , per concludere che oggi essa talora nella sua forma più semplice ed indifferenziata di folla primigenia , è cattiva , con istinti criminosi , impotente al pensiero , la colpa non è sua , essendo da lungo tempo , da migliaia di anni , vissuta in condizioni d ' avvilimento . Su di lei à operato una lunga selezione servile , la quale à agito annebbiando la mente e schiacciando il corpo , sotto il peso della lenta degenerazione . Cominciamo dall ' oriente , dalla prima culla della civiltà . In Cina , in Persia , in Egitto lo stato è una sovrapposizione di popoli vincitori che condannano il popolo vinto ad un ' eterna inferiorità , ad un pervertimento della mente , allo stordimento dei sensi . In Babilonia la plebe à dei riti religiosi osceni , corre alle feste di Belo dove si spendono , di solo incenso , mille talenti ; lascia che le sue donne vendano nel tempio di Venere Melitta la verginità ai forestieri , à delle feste simili ai saturnali ; ma mentre la sua morale è così bassa , i magi , cinti di venerazione , professano una dottrina di ben altra purezza * . Gli Ebrei non conobbero , per lungo tempo , la schiavitù umiliante e dolorosa , ma quando da Babilonia e da Tiro il lusso penetrava , dalle foreste del Libano il povero ma giusto , l ' Ebionim , innalzava un grido di dolore sino a Dio e , a volta a volta , profeti inspirati infondevano la speranza messianica , che dovea ricondurre il popolo d ' Israello alla terra dei padri suoi . Sorse , così , quell ' eterno scontento dell ' animo , proprio del popolo ebreo , quel sospiro eterno nel quale il genio etnico , si è venuto svolgendo e rafforzando * . In India , a ' sudra è conteso conoscere i sacri libri e , se lo tentassero , sarebbero degni di morte ; ben più infelici di loro sono i Paria , a ' quali è negato , per fino , adorare Brahma . Tutto è inferiore nel paria : i suoi dei non reggono al paragone di Brahma ; l ' acqua , che ne riflette l ' ombra , è contaminata ; il guerriero , cui si avvicinano , può trucidarli ; giacché è scritto che devono viver lungi da tutti e soccorrerli è delitto * . In Egitto la desolazione non è meno grande : la religione che contiene in sé tanta parte del sapere , è ignota a ' più e la si tramanda ravvolta di simboli che i soli iniziati comprendono . Se la civiltà à lasciato nell ' Egitto monumenti maestosi di quanti dolori non sono essi fatti ? non senza ragione , si è detto , aver il dolore improntato quell ' immenso popolo di schiavi , di quella bruttezza che esso poi riflesse nell ' effigie dei suoi dèi * . Dall ' Egitto passiamo in Grecia ed in Roma . La condizione e l ' educazione della folla in Grecia non fu migliore . Quella splendida civiltà che seppe assurgere alle più alte vette dell ' arte , che ebbe della natura un ' intuizione facile e chiara e nella sua vita , nel suo ingegno , in tutta sé stessa fu come il mare nel quale si cullava , piena di una artistica serenità ; quella civiltà , quanto a sentimento sociale , non fu né migliore dell ' oriente , né di Roma , superba e dura dominatrice di popoli e di schiavi . Di nessuna altra nazione è memoria come di Sparta che si ordinassero , di tempo in tempo , le stragi degl ' Iloti , né , come di Atene , che si giurasse da ' giovani solennemente e pubblicamente d ' esser nemici del demos ed arrecargli ogni male possibile . La vita di quelle gloriose città e della Magna Grecia fu una oppressione odiosa contro gli schiavi e una lotta di liberi , divisi in ogni città in aristocrazia e democrazia ed impersonificantisi nella contesa fra Sparta ed Atene : onde la vita interna è una vece dolorosa ed alterna di proscrizioni e di esilii , di guerre e di stragi , di oligarchia e di demagogia . In quella terra , dove il pensiero fu così limpido e l ' intelletto riflesse senza nubi la natura fatta , più che in altri climi , di una serenità maestosa ; l ' educazione sociale , l ' amore del prossimo , l ' esempio che , dall ' alto , scese fino in basso , da ' liberi agli schiavi fu brutto e desolante . Fu così dice il Vaccaro , nella opera tante volte citata che gli Spartani « sottoposero i vinti ad una vera selezione artificiale , togliendo loro i mezzi di sviluppo , decimandoli in massa , facendone morire i migliori . Soltanto erano risparmiati quelli che la lenta degenerazione avea reso impotenti » . Nel mondo latino , come in tutto il mondo antico , gli schiavi costituivano un grande sottosuolo sociale , infinite volte maggiore dei liberi . Se , a Sparta , su 224 mila schiavi , vi era appena un popolo di 36 mila liberi ; ad Atene vi erano 40 mila schiavi su 91 mila liberi ; a Roma il numero degli schiavi era incommensurabile . Uno storico così scrive : « Tanti erano questi infelici , che nelle case più grandi stipendiavasi un nomenclatore per tenerne a mente i nomi . Crasso possedeva 500 muratori che noleggiava ad opera ; un avvocato , andando ad arringare , traevasene dietro un nembo ; nel campo di Cepione , su 80 mila soldati , vi erano 40 mila schiavi . Caio ne possedeva 5 mila e moltissimi comuni ne possedeano le 10 e fin le venti mila *.» Lo schiavo era considerato come cosa pertinente al padrone . « Quegli cui fu ucciso lo schiavo dice Gaio può sciegliere di procedere o in via criminale o ripetere un ' indennità in forza della legge Aquilia » . Venivano venduti in baracche di legno , chi sciolto , chi legato , e il compratore , avvicinandovisi , richiedea « mi bisogna un torcoliere , un mugnaio , un cane per la porta e poi chi veniva tenuto legato alla porta , chi gridava le ore è sempre il citato storico , il Cantù , che parla : altri macinavano e un gran disco attorno al collo impedivagli di portare il grano alla bocca , quali correano avanti al padrone per istrada a fargli dare il passo ; quali annunziavano le visite ; questi a ' piedi del padrone , tergevano le traccie dell ' intemperanza ; quelli servivano da sonatori , da impudichi , da buffoni , altri stretti in astucci per modo che non potessero svilupparsi . Pregiatissimi erano pure gli ermafroditi , talora artificiali . Seneca ci addita torme di ragazzi che , all ' uscire dei banchetti , nelle camere aspettavano oltraggi alla natura . Legioni intere di corrotti , erano disposte secondo il paese ed il colore con tant ' arte che in tutti vedevasi corpo ratura snella , volto fiorito della prima lanuggine . Alcuni viaggiavano col viso bisunto perché il sole ed il freddo non intaccassero la pellicina delicata ecc . In qual modo trattati fa orrore pensarlo . Quei che lavoravano i campi aveano capelli e ciglie rase ; quei che portavano i padroni in eleganti lettighe , trascinavano dietro le catene : Antonio e Cleopatra sperimentavano su gli schiavi i veleni . Pollione ne fé gettare uno alle murene perché gli ruppe un vaso . Assistevano digiuni a ' lunghi pasti in piedi e guai se avessero sternutato , tossito , mosse le labbra . Alcuni ricreavano le cene con atroci combattimenti » . « La notte erano chiusi in ergastoli e grotte , su giacigli o per terra ammonticchiati uomini e donne . Fatti vecchi si portavano sull ' isola d ' Esculapio sul Tevere e colà abbandonavansi a morire . » « Un senatus – consultus portava che quando un cittadino romano venisse ucciso da uno schiavo tutti gli altri schiavi di lui si mettessero a morte e un giorno se ne misero a morte quattrocento , il che eccitò qualche susurro , ma Cassio gran conoscitore del giusto e dell ' ingiusto si alza in senato e rimbrotta i novatori . E che cercheremo noi ragione quando già pronunziarono gli avi più saggi di noi ecc . ? » « Le donne erano prostituite , il severo Cassio avea prefisso una tassa per l ' amplesso delle sue schiave . E dopo che giovani erano state esibite alle voluttà degli ebbri , vecchie s ' insultava al loro obbrobrio , imprimendo osceni motti sul seno avvizzito . Le matrone si divertivano poi a pungerle , mentre le adornavano . » « Quella monotonia di patimenti era interrotta una volta all ' anno da ' saturnali *.» Eppure questi infelici erano la parte attiva delle nazioni antiche indispensabili alla sussistenza di tutti * , fino a donare il loro ingegno per far sembrare dotto il proprio padrone come « quel Calvidio Sabino , ricchissimo di cui dice Seneca che era si mal provvisto di memoria che or dimenticava il nome di Ulisse or quello di Priamo , comprò degli schiavi che imparassero a mente Omero , Esiodo e i nove poeti lirici : teneva a ' piedi questi schiavi che gli suggerivano i versi quando gli occorressero e che egli lanciava a ' commensali storpiandoli Cantù , Storia degli italiani . » . Ma la selezione servile che esercitavasi , in Roma , dovea riverberarsi dallo schiavo sul padrone : il parassitismo sociale e biologico lo ànno dimostrato il Vandervelde e Massart , nel Parassitismo organico e sociale * , ed il Vaccaro nella sua opera : la lotta per l ' esistenza e suoi effetti nell ' umanità sono nocivi così al parassita , come alla vittima . Ed , in Roma , la schiavitù nocque al patriziato , quanto altro mai , sia con le frequenti guerre servili che misero in forse la sicurezza dello stato e delle quali Roma si rivalse con infinita ferocia , sia ancora più , con l ' istituzione del liberto : il liberto era il cattivo consigliere del padrone , cui avea venduto l ' animo ed il corpo e non ci è infamia , scelleratezza , crimine commesso dagl ' imperatori che non sia stato co nsigliato dal liberto . E così che lo schiavo corrompeva la grandezza quirita e , con la sua opera di tarlo roditore , preparava i più funesti giorni di Roma * . Ma l ' educazione servile della folla in Roma avea ancora un altro aspetto , né solo si esplicava contro lo schiavo , ma ancora contro la plebe . La storia caratteristica di Roma è , anzi , improntata dalla lotta tra un patriziato astuto , che cerca custodire il suo privilegio economico e politico , e tra una plebe laboriosa e guerriera che chiede , in momenti solenni , i dritti civili e il godimento della ricchezza , da lei conquistata . Al pari che in Grecia , in Roma la lotta piglia un doppio aspetto : d ' una enorme pressura dei liberi sugli schiavi e d ' una lunga contesa dei liberi fra loro . La storia di Roma è in parte lì , fra quella plebe , gente latina , che ottiene , dopo quattro secoli e mezzo , l ' eguaglianza politica e di poi chiede , senza raggiungerla mai , la spartizione dell ' ager publicus e fra il patriziato , stirpe sabellica , disceso dall ' Appennino , il quale promette e ritoglie e corrompe , come negli ultimi anni della repubblica e sotto l ' impero , nel quale tempo la plebe vien tenuta a spese dell ' erario in un ozio infecondo , avido di grandi e criminose emozioni . Se la plebe non potea vivere con l ' agro conquistato non restava che il parassitismo e la corruzione , giunta a tale segno che i soli schiavi , per quanto avviliti , erano ancora la sola parte viva di quella splendida e moritura civiltà . Le condizioni che presenta l ' impero , tranne pochi anni qua e là , tranne il periodo degli imperatori filosofi , sono , quanto mai , raccapriccianti . In alto , imperatori pazzi , delinquenti , pervertiti ; in basso la cura degli affari negletti , la vita dei cittadini in non cale e di continuo minacciata , gli averi tolti per cupidigia e poi orgie , feste , sangue . Nerone passava dal circo al trivio , incendiava Roma , cantando dall ' alto di una torre , faceva uccidere la madre , la sposa , il maestro ; vendeva le sue statue , appena che mediocri , a prezzi favolosi : tipo vile di tiranno , circondato da una folla di etere : questo è per lungo volgere di anni l ' esempio che piove dall ' alto dell ' impero . Il popolo romano avea dimenticato la severità antica dei padri , diventando un popolo di lussuriosi . Giuochi , bagni , passeggi erano le occupazioni favorite : di vespero , nelle vie più frequentate di Roma si svolgeva un passeggio maestoso ed impudico : matrone seminude in lettighe portate da schiavi , cocchi tirati da superbi cavalli e guidati da amazzoni mezzo nude , con a piedi il favorito d ' un giorno o d ' un ora , mezzo sfiaccolato per abuso di voluttà ; donne di mala vita , venute in onore per bellezza e poi senatori in mezzo a liberti e a cinedi . Di sera , questa turba si raccoglieva nei triclini ed era là che cominciava la vita avventurosa della notte ; sul tardi , dopo aver mangiato e bevuto , dopo aver più volte vomitato il pasto , per godere la rinnovellata voluttà del cibo , si passava a ' cubicoli dove una folla di schiavi giovanetti attendeva o di là si scendeva , fra il chiaror delle tede , nel foro , nel trivio , nella suburra , do ve si incontravano matrone che non osavano mostrarvisi di giorno , uomini politici e per fino l ' imperatrice o l ' imperatore . Nelle provincie l ' amministrazione pubblica non era migliore : concesse , come bottino , ad avidi proconsoli , erano spremute a sangue . Ma l ' onestà non era per anco spenta : in Roma , nel cuore del mondo , esistevano ancora famiglie di antica severità di costumi , nelle quali si era rifugiata la prisca virtù romana , nella forma più solenne di protesta . Lo stoicismo in mezzo a quel mondo che tramontava in un gran lago di fango , era quanto di più nobile rimaneva della Roma antica , era l ' antica virtù dei padri rammorbidita d ' un sentimento nuovo , sconosciuto alla durezza quirita , e che parlava di fratellanza umana , di amore , di pietà . Que ' grandi stoici , che prevenivano , per tal punto , i tempi nuovi e che sapeano , romanamente , morire , erano incarnazione vivente di tutto un passato e preannunzio di un grande avvenire e anche oggi , dopo tanti secoli , destano un senso vivo di ammirazione e di rispetto . E frattanto il circo ingoiava nuove vittime umane : torme di schiavi combatteano con le fiere o si uccidevano a vicenda , per deliziare una turba briaca di gente , che accorreva sitibonda di sangue e mentre la plebe , divenuta numerosa e gravante sull ' erario , non chiedeva che nuovi giuochi e nuovo pane , il latifondo dilagava ; tutta l ' Africa pertineva a sei persone : il campo di Trimalcione si estendeva per intere regioni , delle compagnie commerciali , ricche di molti sesterzï , come arpie , suggevano il pubblico erario . E su queste immense ricchezze piombava , a volta a volta , la confisca imperiale per soddisfare a ' desiderii d ' una plebe crescente , né mai satolla . E mentre tutto , a Roma , declinava , un bisogno nuovo prepotente si sprigionava dai cuori ; gli animi più nobili più alti , messa da banda la vecchia favola degli Dei , volgevano al monoteismo : era un bisogno d ' un principio religioso alto e solenne che s ' imponeva : era il bisogno di staccarsi da quell ' orgia dei sensi e sollevarsi sino ad un ideale solenne e rigido che fosse come una novella vita , un nuovo lavacro e questo principio nuovo , informatore penetrava a Roma , prima ancora del cristianesimo , come per spianargli la via : il monoteismo giudaico , spoglio del bieco fanatismo dei padri , semplice e puro , solennemente penetrava per opera dell ' umile gente , che dalla Siria traeva a Roma per lavoro . Dice il Rénan : « Quel mercante siro giunto a Roma , sarà un uomo dabbene e misericordioso , caritatevole per i suoi compatrioti , amante dei poveri . Discorrerà con gli schiavi , rivelerà loro un asilo , ove quegli infelici , rido tti dalla durezza romana alla più desolante solitudine troveranno un po ' di consolazione . Il buon siro accettava la propria ignominia ; si cattivava la benevolenza del padrone , sapeva piacere alla padrona . Questo gran fattore della democrazia andava così sciogliendo a maglia a maglia la rete della civiltà antica . » Era così , adunque , che nei momenti solenni della storia , in mezzo alla corruzione del mondo , in basso si creava una novella società . Egli è sempre così : quando una civiltà muore , dalle ceneri sue ne sorge un ' altra , come dalla morte sorge la vita ; ma importa a noi conchiudere che nell ' antichità l ' educazione della folla fu servile , che mirò a corrompere animo e corpo , che il danno si riversò sulla gente corrotta non meno che sulla corruttrice , che la razza depressa , asservita trovò in sé la forza d ' una novella vita che si annuncia col cristianesimo . Vedremo ora le vicende della folla nell ' età di mezzo . Il medio – evo fu per le folle un ' età sventurata , quanto l ' antica e per trovare un lembo di azzurro , bisogna discendere sino all ' evo moderno . La società di mezzo si apre con un avvenimento d ' un ' importanza capitale : il cristianesimo , il quale contenea in sé diverse tendenze : il fanatismo giudaico , cupo , intollerante , feroce ; e poi l ' ascetismo , la rinunzia delle ricchezze , la brama di fuggire il mondo ; in fine , il sentimento di uguaglianza . Furono queste tre tendenze diverse che , in differenti momenti , prevalsero . L ' evangelo è tutto pieno dell ' amore verso i poveri e dell ' esaltamento degli umili , esaltamento che , se di poi fu compreso come da avverarsi nel mondo di là , per lungo tempo , si credette dovesse avere in terra il suo completo adempimento . La promessa messianica formò molta , anzi gran parte , del sentimento cristiano dei primi tempi : non avea forse Gesù detto che molti dei presenti non avrebbero gustato la morte , prima che il figliuolo dell ' uomo non fosse tornato in terra ammantato di gloria e maestà ? Ora , la promessa d ' un avvento , nel quale gli umili sarebbero stati i primi , formò il fascino segreto , per il quale il cristianesimo poté diffondersi e penetrare dovunque , in un mondo nel quale i sofferenti erano , tanto e sì dolorosamente , sconsolati . Noi abituati a giudicare il cristianesimo con i criterii odierni della scienza che spande , su le classi misere , tanto lume di consolazione e di speranze , non apprezziamo bene le parole di amore , d ' esaltamento degli umili , le quali Gesù , come rivo , riversò su di un mondo di schiavi ; ma chi studia quei tempi , non può non apprezzarne il valore : dopo quella , molto limitata degli stoici , dopo quella di Budda ignota all ' oriente , la predicazione di Gesù è la grande parola di conforto umano e di speranza e per sentirne un ' altra , ugualmente possente , bisogna venire al secolo nostro , a quel movimento che tanto ha di comune col cristianesimo . Ma il cristianesimo conteneva in sé il disprezzo del mondo : non era questo , in fatti , un continuo pericolo per la salvezza delle anime e non volgeva sempre al male ? Le vicende dell ' impero pareano avvalorare tal concetto : orde intere di barbari pioveano , distruggendo , guastando , uccidendo ; gli animi erano stanchi ; le città cadeano ; la fine del mondo non potea essere lontana , non rimanea che fuggire il consorzio e vivere di preghiere , aspettando il gran giorno . E così fu : l ' ascetismo vinse , la vita , l ' amore divennero peccato : il teschio , il simbolo della morte , divenne il libro di meditazione della fralezza umana : l ' età antica avea troppo goduto , quella che cominciava rinunziava alla terra per il cielo . Ma , ancora più tardi , il cristianesimo dovea partorire il più bieco fanatismo : non più la parola di pace , ma la parola di vendetta ed in nome di Gesù si martorieranno genti , si devasteranno città , si arderanno vite umane e , su di un popolo terrorizzato , l ' Inquisizione innalzerà la croce . Il bieco fanatismo mosaico farà la sua terribile prova in mezzo all ' Europa . Ma se tale è il clima religioso , in cui respirerà la folla per tutto il medio – evo , clima di ascetismo e di sommissione ; il clima storico sarà di lotte di nazionalità , di guerre religiose , di oppressioni e di privilegi e da questo tutto la mente ne resterà come squilibrata ed inclinerà alle spaventose epidemie psichiche che improntano il medio – evo , mentre terribili carestie , peste , malanni percorreranno l ' Europa indebolendo , distruggendo la razza umana . Il medio – evo , adunque , comincia con lo scatenarsi dei popoli nordici sull ' impero : Goti , Visigoti , Unni scendono in Italia ; ma , prima ancora di questi , il mondo è insanguinato dalle persecuzioni contro gli ebrei e poi contro i cristiani , in una sola delle quali perirono trecento mila persone . E poi discenderanno i barbari sull ' impero , né , finite queste invasioni , la lotta cruenta di razza si arresterà : la Spagna , la Gallia , l ' Austria correranno sull ' Italia , trasformando tutta la vita medioevale in una guerra di conquista . Quando l ' Europa parrà campo ristretto , un popolo di armati si riverserà sull ' Asia a combattere per il Santo Sepolcro e poi si correrà contro gli increduli nella bella città di Tolosa , contro gli Albigesi o contro i Valdesi , sulle Alpi od in Calabria , inaffiando di sangue cristiano le zolle , con un esercito raccolto fra banditi ; e poi si innalzerà in ogni paese un auto – da – fè , dove le intelligenze più elette lasceranno la vita . E mentre all ' esterno si svolgeano queste scene di orrore ; all ' interno , il territorio si divideva in feudi , nei quali il povero agricoltore era costretto ad una crescente somma di balzelli e di corveés , che andavano dalla difesa del signore feudale , in tempo di guerra , alle prestazioni in tempo di pace e fino al diritto di godere le primizie della sposa . Di tanto in tanto , masse abbrutite insorgevano facendo le jacqueries , come belve ferite che mordono , sbranano , per cadere a ' piedi del cacciatore . La carestia , parecchie volte in un secolo , percorreva l ' Europa devastandola : « la fame e la mortalità si legge erano tali che gli uomini mangiavano erba come i montoni e morivano come le mosche » . E la chiesa , per bocca di S . Tommaso , sentenziava : « Se puoi esser libero , rimanti in ischiavitù , che è causa di umiliazione » ; essa ch ' era il feudo più possente , superiore all ' autorità civile ! Nella Franca Contea il clero possedeva metà delle terre , nel Cambrisis 1400 aratri su 1700 . I canonici di Saint – Claude aveano 12 mila servi e così via via . Le condizioni di vita erano così tristi che il Labruiere scriveva : « Si vedono certi animali feroci maschi e femine , sparsi per la campagna , neri , lividi e tutti bruciati dal sole piegati sulla terra che lavorano con assiduità . Essi si ritirano la notte nelle tane e vivono di pane nero , acqua e radici * » . Da questo impoverimento dell ' organismo e dalla cresciuta ignoranza doveano nascere quegli squilibri psichici collettivi , quelle grandi epidemie morali che dànno una fisonomia speciale al medio – evo : la prima è rappresentata dalla fine del mondo nel mille ed è un ' epidemia ascetica . Il mondo andrà in rovina , a che dunque rimaner legati ai beni della terra ? rinunziate a tutto : questa è la gran saggezza umana . Poi vengono le crociate , tra le quali quella dei bambini , che corrono fino al mare , perché lasci libero il passo fino al santo sepolcro , che cadrà vinto dallo spettacolo dell ' innocenza puerile ; poi vengono , ad ogni momento , le epidemie degli indemoniati , degli incubi , dei succubi , le grandi epidemie isteriche , le streghe e le tragende , le apparizioni miracolose che formano gran parte della vita del medio – evo e la chiesa innalza roghi per salvare l ' anima posseduta dal demonio , bruciando il corpo ; ma , inutile , ch é questi tratterrà quell ' anime squilibrate dalla miseria e dallo spettacolo feroce della forza e continuerà a tormentarle sinché la scienza non lo avrà fugato e , già , dal fondo del medio – evo , una nuova era si apre e vien fuori per i fianchi squarciati di quel vecchio mondo e questa novella face è la borghesia che nasce con due aspetti , come riforma religiosa in Germania , come rinascimento in Italia e come movimento economico nelle repubbliche italiane , che solcano i mari ed alle quali Colombo ha aperto un nuovo mondo . E così si chiude l ' evo – medio , offrendo lo stesso spettacolo dell ' antico , di folle ineducate , abbrutite , ignoranti , paurose , disquilibrate . È nell ' evo moderno che si crea il destino della folla . Noi abbiamo parlato del medio – evo , guardandolo dal punto di vista della folla , ma abbiamo dimenticato di accennare ad alcuni benefici fatti che si erano venuti maturando , durante quell ' età tenebrosa e in quel succedersi di invasioni barbariche . I popoli sopravvenuti e scatenati gli uni sugli altri , si erano cimentati in unità etniche : il popolo romano avea donato la coltura e i popoli barbari aveano donato la propria giovinezza . Le unità etniche erano , adunque , venute formando dovunque e con esse erano venute disegnando le grandi nazioni . Il governo feudale così sparso tendeva ad un aggruppamento crescente , che preludiava alle unità nazionali . Insieme con queste , il concetto della vita cominciava a risorgere : il mondo , dopo le paure del mille e le macabre immagini delle più fitte tenebre medio – evali , non parea così brutto : dovunque un ' attività nuova , un bisogno di godere , un bisogno di ricrearsi con il soffio creatore dell ' arte si facea sentire ed era arte sacra talora , ma talora anche profana anzi soverchiamente profana : era il preludio del Rinascimento . Con l ' arte una forza novella , che dovea rivoluzionare il mondo , era sorta , proprio all ' ombra del feudo , accanto al maniero , che ne dovea poi essere distrutto . Nell ' umile borgo , in mezzo a ' resti delle comunità agricole , le prime industrie , i primi artigiani erano venuti su . Lavoravano or una or l ' altra cosa , ma non più per uso proprio , ma per lo scambio , dapprima limitato ; poi un po ' più in grande : prima in modo temporaneo , poi come stabile occupazione . Il feudo , però , osteggiava questo commercio rudimentale : poneva tasse di pedatico , scendeva come il ladrone a derubare , ma il commercio fioriva nella lotta tra i feudatarï vicini , tra ' feudi e i comuni . Era , in fatti , così : le città si erano venute costituendo ed eran fatte di artigiani , a ' quali mal piaceva che il loro commercio fosse di continuo turbato dall ' avidità baronale , donde le guerre tra feudo e comune e nelle quali il comune avea ad alleati i vassalli ed i ca stelli venivano distrutti e i baroni costretti a vivere in città . Ma , nuovi avvenimenti doveano sopravvenire a danno dei feudi e furono le crociate , che attirarono , sotto il pretesto della fede , quando d ' inquieto avea l ' Europa nel maniero feudale , onde quando i Crociati tornarono da Terra Santa , trovarono che il contado avea scosso il giogo e il comune s ' era a loro spese ingrandito durante le crociate . Le repubbliche marinare d ' Italia , trasportando truppe , allestendo navigli , importando ed esportando di continuo , preparando e foggiando armi , aveano donato impulso alla nascente organizzazione artigiana , che , dagli umili borghi dov ' era sorta , veniva detta borghesia ed era giunta a tale espansione che mai potea essere contenuta dal feudo e la rivolta , che non potea essere lontana , cominciò , come movimento religioso , con la Riforma * . La chiesa era , in fatti , il feudo più grande che esisteva in Europa , che investiva re e principi che pretendeva numerosi balzelli di decime e contro di essa la borghesia nascente insorgeva , e la protesta religiosa era il tono , il colorito che donavano i tempi alla lotta economica . Questo avveniva nella parte nordica d ' Europa ; in Italia , la patria della somma potestà religiosa , lo spirito dei tempi nuovi pigliava un aspetto scientifico e letterario e veniva detto Rinascimento : era la borghesia che ritornava alla tradizione scientifica greco – romana e si riattaccava al passato . In Italia , in fatti , si era incominciato , sotto forme di glosse , lo studio del diritto romano , che una leggenda volea portato da Irnerio da Roma a Bologna ; la tradizione aristotelica cadeva per opera del Telesio ; nelle università si osava per la prima volta dissezionare il corpo umano , ardimento che veniva amaramente rimpianto da ' primi anatomici , che vecchi o si monacavano come Stenone o ne andavano pellegrinando in Terra Santa come Vessalle ; le opere latine e greche venivano amorosamente ricercate nelle biblioteche dei conventi e ristudiate e nuove concezioni scientifiche sorgevano ; Galileo asseriva che la terra si movea ; arditi navigatori correano l ' oceano e una folla di filosofi osava guardar la natura e dubitar della fede , dubbio che costava , è vero , la vita , ma non per questo seduceva di meno . Nessuna epoca più di questa si rassomigliava , per il fondo economico , all ' età antica e perciò era naturale che la superstruttura ideale : leggi , religione , concetto della vita , arte , dovesse risorgere , adattandosi a ' tempi novelli . Il medio evo era stato come un hiatus , tra il mondo antico e il moderno e lo si poteva , in certo modo , cancellare , se non ne ' suoi effetti , nell ' educazione delle novelle generazioni . Il mondo , dopo tanto tempo , finito il timore della tomba , si riaffacciava alla vita . Risorgimento e riforma , per quanto contrari in apparenza , erano due fenomeni d ' una medesima causa : la borghesia nascente . Ma la lotta tra feudo e borghesia non dovea essere lontana : questa , con la scoperta dell ' America , era giunta a tale potenza che mal potea soffrire che una classe parassitaria , piena di vizi , decadente , degenerata le stesse di sopra , succhiandola ed a tale uopo aiutata dal ceto contadinesco ed operaio nel memorabile periodo dell'89 , compì la più grande rivoluzione che conosca la storia , rivoluzione sanguinosa , che permise alla borghesia di togliere tutti i legami ristrettivi , proclamare la libertà di commercio , sostituendo al servo della gleba , il salariato . A questa tenne dietro un periodo di depressione economica : il feudo era scomparso e il piccolo artigiano veniva espropriato e vinto , nel terreno della concorrenza , dal manifatturiero ; il piccolo proprietario cadeva dinanzi al grande ; il terreno della concorrenza era l ' altare sul quale le piccole fortune s ' immolavano dinanzi alle grandi . Quando , ad accrescere il numero dei vinti , venne la macchina in Inghilterra , la macchina che chiedeva grandi capitali , gran numero di braccia , che al lavoro dell ' uomo sostituiva quello della donna e del fanciullo e rendeva sempre più acre la concorrenza . Fu un periodo spaventoso di crisi , di cui il governo inglese , per mezzo d ' inchieste raccolse e voci ed impressioni che si trovano largamente riassunte dal Marx nella sua opera del Capitale . La disoccupazione divenne spaventevole , il logorio della macchina umana toccò gli ultimi estremi , fuor dei quali è la scomparsa della razza ; i salarï giunsero a tal punto da esser detti della fama ; le fortune precipitarono rovinosamente ; si videro fanciulli di due o tre anni impiegati a ruotare molinelli ed altri impazzire o suicidarsi ; donne , uomini morire di stenti e di fame : mai peste o guerra avea tanto rabbiosamente percosso la specie umana . Il momento era terribile , la crisi continua , quando la forte razza britannica sprigionando le forze di riserva che sono nella natura umana ottenne dal Parlamento quella legislazione del lavoro che va dal 1802 al 1877 e continua ancora * . Era la novella storia che cominciava , la storia dell ' umanità redenta , che formò , e formerà ancora , il sogno delle anime elette ; era l ' ideale dell ' amore e della pace che brillava , dopo le torbide ore del duolo , d ' una luce lontana sì , ma che a noi s ' appressa , dolce come il sospiro d ' una vergine , piena d ' impromesse come un sogno d ' amore . CAPITOLO IX . IL VALORE SOCIALE DELLA FOLLA E LA SUA EDUCABILITÀ Potremmo dire d ' aver finito , se non dovessimo parlare del fine e della meta che ci arrise in questo lavoro : parve a noi che della folla , precedenti osservatori abbiano scorto la sola manifestazione criminosa . Epperò , la conclusione che ne scaturì limpida , dalle loro osservazioni , è che la folla , di cui il valore e l ' importanza va crescendo , come quella che fu e diventa , sempre più , la grande , anzi l ' unica , forza operante dell ' avvenire non era stata per il passato , né sarebbe per il futuro , che una collettività incapace di pensiero , dedita di preferenza al crimine . Tale modo passionato di guardare le cose ci parve una somma ingiustizia e un errore scientifico : la folla , ci sembrò , sia capace di pensiero e che la sua azione sia prevalentemente normale e , solo in certi casi , può divenire criminosa ; ci sembrò , ancora , che la folla , sia considerata in modo statico , cioè nelle sue condizioni di fatto in un dato popolo , sia considerato in modo dinamico , cioè nelle varie fasi evolutive , si muova da una maggiore criminalità fino ad una crescente normalità . Le stesse plebi di oggi , che sono le folle indifferenziate ed instabili , si allontanano di molto da quelle di altri tempi per minori pregiudizii , per mancanza di forme epidemiche pazzesche , ( invasioni , ossessioni , incubi e succubi , demopatia ecc . ) , per mancanza di criminalità ( rivolte frequenti ecc . ) ; sicché ci parve che dal lato della criminalità valga per le folle la stessa legge che per gl ' individui cioè se vi sono plebi , per eccezione , delinquenti nate o pazze , le altre però delinquono per passione : educarle , svolgerne il pensiero a discapito del sentimento , forma il gran compito d ' uno stato che senta per davvero la propria missione storica . Le folle indifferenziate ci son parse finora l ' ostacolo più grande al progresso con le tendenze criminali molto spiccate per il passato , meno oggi per l ' odio al progresso che portano seco . Il dovere dello stato consiste nel trasformare la folla indifferenziata in partito , ch ' è forma equilibrata di folla , e la quale contiene nel proprio seno le tendenze che si disputano la direzione della vita d ' una data nazione . Per ottenere ciò , ci è bisogno d ' una larga educazione e d ' una grande istruzione individuale e collettiva e che , cominciata da ' primi anni , si prolunghi per tutta la vita . Quando vi è gente che mai à conosciuto i genitori , che è cresciuta in mezzo alla strada , qual meraviglia poi che tali derelitti della società , abbandonati a sé stessi , diventino o ladri od assassini o prostitute ? e che una folla fatta , preponderantemente , di tale gente abbia tendenze criminali ? Né basta : l ' educazione dev ' essere collettiva : trattenimenti pubblici , teatri , concerti popolari dovrebbero essere cura precipua del governo , insieme con le biblioteche popolari , le università per il popolo e quanto altro varrà ad elevarne la coltura : ecco fin dove l ' educazione dovrebbe spingersi . E tutto cresimato da un insieme di leggi sul lavoro dei fanciulli , delle donne , che ne limitino le ore , proteggano la vita dell ' operaio ; che ne incalzino il limite medio della vita . E , perché la folla trovi in sé l ' energia educatrice , si dovrebbe concedere una ben ampia libertà politica , così come è in Inghilterra la quale dia larghezza , di stampa , d ' associazione , di parola ecc . In altri termini che quel che avviene in certi stati come il Belgio , la Svizzera , l ' Inghilterra e la Nuova Australia , soprattutto , diventi la norma sulla quale gli altri stati dovrebbero pensare di svolgersi . Ma , questo sarebbe poco se alle folle basse mancasse l ' esempio di moralità che viene dall ' alto . Dopo i lavori del Tarde ognuno sa quanto valga l ' imitazione e come l ' imitazione sia un carattere dei selvaggi , dei fanciulli e delle plebi , selvaggi moderni , messi alle fondamenta della nostra civiltà ; ora quale è l ' esempio da imitare che talora discende dall ' alto ? E , con questi esempï , è da meravigliare se le plebi inclinino ad una forma di delitto atavico come à visto il Sighele , laddove , in alto , il delitto si è raffinato nella frode , per sfuggire a ' codici ? Pare d ' assistere ad una fine dolorosa di mondo , se non pensassimo che ancora nella folla esiste il lavoro che crea , il pensiero che edifica , la morale che vince : il genio è scomparso e in sua vece v ' è la genialità collettiva , non più uno spirito sommo che pensa per tutti , ma tutti che pensano sollevandosi ad un ' altezza vertiginosa di pensiero ; non già un santo od un apostolo che senta per tutta l ' umanità , ma milioni d ' esseri che sentano per tutti : una collettività che pensa , che sente , che opera in modo normale : questa è la folla dell ' avvenire . Il passato ed il presente fu di folle sovrapposte differenziate , di modo che alcune crearono la ricchezza , le altre dettero il sentimento ed il pensiero ; la folla dell ' avvenire sarà una folla unica che sente , pensa ed opera in modo normale e possente . In essa è il destino del mondo : in essa è la salute direbbe il mistico Tolstoi ; col cuore pieno di questa folla io scrissi e pongo fine alla prima parte di questo lavoro . IL CARATTERE DEL MEZZOGIORNO D ' ITALIA Questo , e gli studii speciali che seguono , rifermano , allargano od esemplificano idee accennate e svolte nelle pagine precedenti onde il lettore troverà molto di ripetuto qua e là . Non ò creduto , però , togliere all ' opera il getto originale , parendomi che , così come uscì dalla penna , sia più varia e più piena d ' interessamento e di diletto . CAPITOLO I . IL CARATTERE IN GENERALE Nello scritto sulla folla mi occupai del carattere : molte di quelle idee espresse meritano ancora che sieno riferite , perché spianino la via alle altre che diremo al lettore . « Carattere diceva il Sergi vuol dire , nella sua significazione letterale , qualche cosa d ' impresso , che rimane costante , perciò , è invariabile come suggello e si riferisce al modo di operare nelle contingenze della vita come una norma per ogni uomo , dati motivi più o meno varï e diversi ; e qualche cosa nella vita attiva d ' ogni individuo , la quale nelle circostanze difficili o rare , è stimata come una qualità preziosa , che sicuramente dirigerà la condotta , senza cedere o piegare davanti a certe esigenze che possono far deviare dalla via buona ed onesta » . Questa definizione del carattere , che dà il grande psicologo , corrisponde a quel concetto più comune ed accettato , che noi ci siamo formati del carattere ; il carattere per antomasia ; la migliore forma di carattere che esista e meriti , davvero , pregio e considerazione . Ma , daccanto a questa forma elevata e solenne di carattere , vi sono ben le altre , quelle che noi comunemente , chiamiamo mobili e variabili , criminose , inferiori le quali , non meno del carattere vero , improntano di sé la psiche umana , sia essa quella d ' un individuo o d ' una collettività . Il carattere essendo una rispondenza all ' ambiente esterno , specie sociale che ci circonda è fatto d ' una parte statica e d ' altra dinamica , d ' una idea che dirige e d ' una passione che muove : idea e passione che sono come il timone e come l ' elica della nave . Quando tra idea e sentimento , per deficiente educazione dell ' una o dell ' altro o per sviluppo disuguale o per fatto che rompa l ' unità della psiche , vi è contrasto , il carattere ne risente e diventa incerto e fluttuante . È dote di pochi animi mantenerle egualmente sviluppate ed equilibrate , così come essendo il carattere un organismo che ci viene trasmesso e che noi in parte andiamo , con novelle stratificazioni , formando soli in pochi eletti la parte acquisita si sovrappone alla parte fondamentale trasmessaci in modo stabile ed in modo che le vecchie stratificazioni non risorgano . Il carattere risente , adunque , di queste imperfezioni che riguardano la sua statica e la sua dinamica , la sua parte fondamentale e l ' avventizia e ognuna di queste imperfezioni si traduce in un difetto od in una malattia della psiche d ' un individuo , come di una collettività . Il carattere , essendo un modo di rispondere all ' ambiente esterno che ci circonda , implica il concetto d ' un soggetto e di qualche cosa che ci invii frequenti eccitamenti , cui si risponde , per sprigionarne dei nuovi , costituendo un ricambio d ' azioni e di reazioni , un adattamento , direbbe Spencer , delle azioni interne all ' esterne . Il soggetto del carattere è , adunque , l ' uomo o una collettività d ' uomini : e diciamo uomo non psiche , ch ' è solo una parte dell ' unità biologica umana , perché alle azioni dell ' ambiente esterno noi rispondiamo con tutto il nostro io e non con una parte soltanto . Gli antichi , parlando di quest ' unità bio – psicologica umana , distinguevano diversi temperamenti , che rapportavano a quattro tipi principali : sanguigno , bilioso , linfatico e nervoso . L ' insegnamento dell ' antica medicina , fondato su d ' una millenaria osservazione , fu lungamente dimenticato , quando da un certo tempo si è ritornato al concetto dei temperamenti , cioè delle modalità bio – psicologiche umane , tentandone nuove distinzioni e novelle interpetrazioni , fra le quali è notevole quella d ' un scienziato italiano , che dei temperamenti ripone la causa nella costituzione della crasi sanguigna . Per quanto ingegnosa la spiegazione , a me pare che la crasi del sangue sia una parte del temperamento e non la causa , onde io credo che : il temperamento , inteso come costituzione dell ' unità bio – psicologica umana , esiste ; che le quattro specie degli antichi sono vere , sebbene raramente si presentino nella loro purezza , prevalendo le nuances ; in fine , che il temperamento dipende da condizioni di eredità , di nutrizione , di mezzo nel quale l ' organismo si svolge ecc . : ossia prevale in esso il mezzo generatore materno e paterno ed atavico nonché le condizioni posteriori di svolgimento dell ' organismo . In una parola , il temperamento rientra nei misteri , per ora impenetrati , della generazione . L ' ambiente che agisce sul soggetto e ne determina le reazioni , è fisico e sociale , organico ed inorganico . L ' ambiente fisico – tellurico è quello che io chiamo primigenio , che à agito dapprima sull ' uomo e che à dovuto avere gran parte nel primo abbozzo del carattere etnico . La razza ch ' è come un gran serbatoio di energia e di carattere , ch ' è come una grande forma e dà la prima fisonomia ad un popolo ; la razza , secondo me , è effetto dell ' ambiente fisico , della parte di terra che si abita , del clima nel quale si vive , d ' una data forma di fauna e di flora in mezzo a cui si combatte la lotta della vita . Prima che l ' ambiente sociale sia sorto e sviluppato , l ' uomo subisce e reagisce all ' ambiente fisico – tellurico , in modo diverso : cioè , i popoli selvaggi adattandovisi , i popoli civili modificandolo . Così avviene che alcune tribù esquimesi , viventi in clima freddissimo , mostrano un ' indole buona , laddove nei popoli , dal clima tropicale , sorge il fiore della contemplazione ascetica , quell ' eterno bisogno dell ' estasi che sciolga le membra e culli la mente * . Così , le prime civiltà sorgono nei climi caldi e poi lentamente emigrano verso i climi freddi , perché , quando l ' uomo non à ancora sviluppato né arti , né industrie , né prodotti sociali , egli à bisogno di climi fertili , di molta luce e di molto calore , donde il sistema nervoso tragga la necessaria energia che lo prepari alla lotta della civiltà ; à bisogno delle vaste raccolte d ' energie latenti , che porterà nei climi freddi , durante il suo pellegrinaggio dal sud al nord , dall ' oriente all ' occidente , spinto sempre dalla lotta per la vita * , quindi , le grandi civiltà nordiche , nelle quali si prepara il destino del mondo , sono figlie delle terre che il sole amorosamente bacia in fronte coi suoi più caldi raggi e dove più ricca vegeta la flora e prospera la fauna . L ' ambiente climatico – tellurico dà ad alcuni popoli la meschina statura , ad altri l ' indole guerriera e à spinto i nostri antichissimi avi alla pastorizia e all ' agricoltura . L ' Olanda è un paese di sotto il livello del mare ; la lotta , adunque , tra il mare che vuole sommergerla e l ' uomo che non vuole che sia sommersa , è eterna e secolare e dona , di certo , un ' impronta particolare al carattere * . I profughi delle continue invasioni barbariche , cacciati nelle lagune venete , trovarono , nelle condizioni telluriche , la spinta a darsi al mare e divenire una delle più celebri ed industre popolazioni che mai abbiano solcato l ' oceano * . Il Ferrero , in un recente libro sull ' Europa giovane , à lumeggiato la psiche dei popoli nordici : io non ò nessun dubbio che quella tale impronta psichica che il Ferrero attribuisce alla minore passione erotica e al più forte idealismo , non si debba , in vece , attribuire al clima , di modo che il diminuito erotismo non sia che una conseguenza stessa del clima , anziché una causa del vasto e delicato complesso psichico di quel popolo . Ma , l ' azione dell ' ambiente fisico – tellurico , che dicemmo primigenio , appunto perché , da prima ed in modo assoluto , agisce sull ' uomo , si va attenuando , pur rimanendo sempre senza potersi cancellare . I prodotti superorganici dello Spencer , i prodotti storico – sociali , ànno appunto questo scopo : attenuare l ' adattamento passivo dell ' uomo all ' ambiente , sostituendovi un adattamento attivo , per il quale l ' organismo non si modifica , secondo l ' ambiente , ma resiste all ' ambiente senza modificarsi o modificandosi poco . I popoli selvaggi sono dotati al pari degli uomini primitivi d ' una insensibilità psico – somatica : resistono al freddo ed al caldo , alle intemperie , alle privazioni : tutta questa insensibilità è un vasto adattamento passivo dinanzi all ' ambiente ; l ' uomo civile , in vece , resiste all ' ambiente senza piegarvisi : egli non à bisogno di sviluppare una insensibilità psico – somatica , ma , con i p rodotti superorganici : vesti , case , cibi provvede alla propria conservazione nella lotta contro il suolo e contro il clima . Ma , se l ' azione dell ' ambiente fisico – tellurico si attenua , non scompare mai e , inoltre , prepara la possibilità e l ' abbiamo visto poco fa d ' un più vasto , complesso e plasmatore elemento : l ' ambiente sociale , a cui poi succede lo storico e dei quali il primo è fatto dal proprio gruppo sociale e dagli altri , coi quali si viene in contatto , il secondo è distinto dalla possibilità di tramandare le esperienze proprie e le altre della razza e della specie , non più con il mezzo labile della memoria , ma con quello più certo e sicuro della scrittura , facilitando così la futura evoluzione della razza * . Al carattere , adunque , da prima plasmato dall ' ambiente fisico – tellurico , s ' aggiunge la tornitura dell ' ambiente sociale – storico , come dopo il primo abbozzo , l ' artista dà l ' ultima mano , ch ' è , sempre , la più delicata e che impronta in modo vivo e parlante l ' opera d ' arte . Nell ' esostoria , principalmente , e nella protostoria è il gruppo sociale che dà la tornitura al carattere : in esso e per esso si formano le prime ideologie , il primo concetto dell ' universo ; di là sorgono il culto dei morti e la religione ; le tradizioni prime e le prime leggende ; le prime arti ed i primi mestieri : il gruppo sociale è il laboratorio di ogni legge morale o tradizionale , in una parola , della prima vita sociale , che si riflette nel carattere e lo forma . Il carattere come tutte le formazioni storico – sociali obbedisce ad una crescente differenziazione : come prima nel gruppo sociale , unico , indifferenziato sorgono le famiglie , così , per entro al carattere del gruppo sociale , sorgono i caratteri famigliari , senza che però l ' impronta sociale vada perduta . Si formano quindi per usare un ' immagine grafica i primi cerchi inscritti in altro più vasto e da ' caratteri de ' diversi gruppi sorge di poi il carattere regionale , nazionale ed in fine il carattere umano , che si viene lentamente formando . Il carattere familiare rimane sempre come quello che dopo il carattere della razza s ' imprime nell ' individuo , vario tanto , quante numerose son le famiglie e che si porta sempre per tutta la vita ed à come le altre forme di carattere una propria tradizione . Ben presto alla forma sociale del carattere succede la forma intersociale , determinata dall ' urto con il carattere d ' altri gruppi sociali . Vicinanza d ' altri popoli , mistione , importazione d ' idee nuove , isolamento , selezione servile ecc . sono tanti diversi modi del carattere intersociale , del modo cioè come i gruppi sociali , vicendevolmente , s ' influenzano fra loro . Sul carattere intersociale molto contribuisce il clima tellurico , o meglio , una parte di questo : la posizione geografica d ' un popolo . La critica storica à studiato quanto i grandi fiumi , i mari interni , i monti inaccessibili o i facili valichi abbiano contribuito a certe civiltà , ritardandole o affrettandole , dando loro questa o quella piega , il tale o tal ' altro carattere * . Il Nilo rese possibile la grande civiltà egiziana , a causa della fertilità del suolo e rese necessarie le prime scoperte geometriche ; il mare mediterraneo fece fiorire , nel suo bacino , le civiltà primeve d ' Europa ; la postura geografica dette alla Grecia la sua grandezza ; il clima colligiano fece sorgere , insieme con altre cause , in Toscana la genialità artistica che nel 1300 tocca il suo apogeo * . All ' innalzamento del carattere collettivo contribuisce immensamente la pressura della popolazione che , addensandosi nelle città , ne fa dei laboratorii di civiltà , ne ' quali le forme vecchie cadono e le nuove s ' innalzano , dimostrando così quanto sia vero che la morte e la vita si toccano , anzi si generano l ' una dall ' altra . Parte dell ' ambiente sociale è la tradizione , la quale agisce sul carattere non solo come predisposizione formatasi lentamente nelle passate generazioni e trasmessa alle nuove , ma , ancora , mantenendo vive e presenti le antiche stratificazioni del carattere , che , normalmente , tendono ad essere soppiantate dalle nuove . Gli è perciò che nell ' educazione riflessa del carattere , secondo i tempi ed i luoghi , secondo gli interessi d ' una casta o d ' una classe , il carattere si tenta formare , ora rievocando il passato , ora cercando di renderlo evanescente . Il Rinascimento non fu altro dal punto di vista del carattere che una rievocazione degli stati di coscienza sepolti , mercé dello studio delle lingue antiche con le quali quegli stati si formarono . La società ritornava , dopo il feudalismo , ad una forma economica che si rassomigliava alla antica e per più rapporti : cioè per l ' individualismo risorgente e per le novelle condizioni del salariato , ond ' è che il pensiero ricorreva e faceva rivivere modificandola alla superstruttura d ' una civiltà similare . Il Rinascimento poté , adunque , arrecare dei frutti , facendo del passato greco – romano , come il punto di partenza dell ' avvenire : il medio evo non era stato altro che un hiatus , tra il mondo antico e il moderno e lo si poteva incerto modo cancellare , se non nei suoi effetti , nell ' educazione delle novelle generazioni . Il mondo , dopo tanto tempo , finiti i terrori della tomba , riabbracciava il concetto della vita in terra . Oggi lo studio di quelle civiltà fatto , specie nei primi anni e quando non si comprende il fine d ' una coltura generale diventa un metodo educativo che non risponde più a ' tempi e alle novelle evoluzioni del carattere : il carattere nuovo che si viene formando parla dell ' uomo e la coltura greco – romana predica il cittadino ; l ' uno parla di amore , di pietà , di miseri da elevare e l ' altra , con Aristotile , dice che la natura à creato i liberi e gli schiavi , gli uni dalla schiena diritta , gli altri dalla schiena curva ; questo predica la pace , quello la guerra ; vi è dunque un ' antitesi crescente . Volere , come si fa nelle nostre scuole , educare il carattere moderno , evocando , prima che questo sia formato , il carattere antico , e in età nella quale i primi insegnamenti plasmano l ' uomo , vuol dire far rivivere nell ' uomo l ' egoismo , che la moderna civiltà tenta di sommergere sotto il peso delle novelle stratificazioni altrui del carattere . Avviene , perciò , che i nostri giovani colti , quando , in altra maniera , non secondino il nascente carattere umano , sono meno moderni di chi o non avendo avuto coltura abbia sentito in sé la voce dei tempi o abbia avuto una coltura meno dotta sì , ma nuova , epperò , nel consorzio sociale , sono dei fossili che nulla sentono di questo mondo che si preannunzia e di cui i primi bagliori illuminano la mente e mettono dentro il cuore una gioia , una speranza da loro mai sentita , né provata . Il carattere dicemmo più in su presuppone un soggetto , che risponda all ' ambiente , e l ' ambiente fisico , tellurico , sociale , che stimoli il soggetto : così le immagini perché si formino àn bisogno d ' un corpo che si rifletta nello specchio , e , cambiando l ' uno o l ' altro , l ' immagine ne verrà mutata . Tal ' è del carattere : esso è la risultante del soggetto e dell ' ambiente e muta col mutare d ' uno o di tutti e due questi elementi necessari . Così è potuto avvenire che ogni civiltà abbia avuto un proprio carattere : il carattere del mondo antico , dal punto di vista morale ed intellettivo , fu una vera concezione chiara e limpida della vita , senza intimità affannose ; dal punto di vista politico , fu una vicenda di lotte economico – sociali nell ' interno d ' ogni città , riposanti ed adergentesi sul lavoro di milioni di schiavi , vero sostrato sociale , che ebbe di quello geologico i movimenti sismici convulsivi . Nell ' età di mezzo il senso della vita è ottenebrato , stanco ; la morte circonda con le sue mille paure l ' esistenza ; una cappa di piombo fatta di fanatismi , di terrori , di ignoranza incombe la mente ; mentre si matura un fermento di classi e di popoli cozzanti fra loro , di invasioni , di lotte tra feudo e plebi , e si formano i comuni : è come una vasta reazione di elementi chimici differenti in una storia immensa che li contiene . L ' età nostra à ripigliato il senso umano della vita , la mente à fugato le tenebre e il sole si è riaffacciato sull ' orizzonte ; ma essa è travagliata da questo nuovo mondo in gestazione che si avanza e di cui porta in sé e il presentimento e i segni precursori . Tante civiltà , adunque , tanti caratteri : ma per cercare questa doppia influenza , ora combinata ora scissa , dell ' ambiente e del soggetto sul carattere , non è poi mestiere di assurgere alle manifestazioni solenni di questo , ma , nelle contingenze della vita quotidiana , gli esempi non mancano mai . Supponiamo d ' avere a soggetto di studio un ragazzo che , nato e cresciuto in campagna , in quell ' ambiente rozzo , ricco di superstizione e così adatto a far rivivere le vecchie stratificazioni del carattere , abbia ricevuta una educazione fina e moderna . Quel giovinetto , ritornato in campagna , troverà lo stesso ambiente , ma egli lo rifletterà in maniera ben diversa . Egli non crederà a ' mille pregiudizii campagnoli , non ne avrà l ' innocenza ignorante e piena di bonomia , il vecchio mondo sarà in lui sepolto sotto i novelli strati che l ' educazione ed un ambiente più moderno avranno saputo creare . I nostri contadini del mezzogiorno d ' Italia non sono , gran fatto , più istruiti di quello che fossero prima del '60 , eppure tra ' più giovani e i più vecchi vi è una differenza di carattere , determinata dal novello ambiente che si è venuto formando intorno alle nuove generazioni a causa dell ' emigrazione , del servizio militare , della viabilità cresciuta , dell ' istruzione appresa , se non per aver letto , per aver sentito leggere . L ' ambiente questa volta si è cambiato , riflettendosi sul soggetto e creando un carattere nuovo e diverso . Il carattere , ha detto il Sergi , è un organismo fatto di strati : strati antichi e recenti , acquisiti dalla razza e dall ' individuo . Una porzione di questa stratificazione appartiene alla razza , al plasma zoologico o zooplasma , un ' altra è propria della specie e su di esse poi si innalza il carattere etnico , ricomponendosi di nuovo nelle sue varietà , forma il carattere umano . La reazione agli stimoli esterni , con una crescente differenziazione di funzione e di struttura , con la formazione della memoria organica costituisce la nota caratteristica del plasma ; l ' impiego e la formazione crescente dei centri neuro – psichici sono la caratteristica della specie umana ; il modo diverso dell ' applicazione della psiche diretta a modificare l ' ambiente tellurico , creando il novello ambiente sociale , costituisce il carattere diverso di popoli e di civiltà ; finché il ricomporsi da ultimo de ' vari strati sociali in una in cui , scomparsa la folla intersociale , si sia ottenuta la solidarietà dell ' umana famiglia , volta a domare la natura , costituisce il carattere umano , che si viene formando . Su queste grandi stratificazioni , altre , di minore importanza , se ne intercalano , come , in mezzo alle pagine d ' un libro , si trovano carte volanti , che non ne guastano né il senso , né l ' unità . Noi portiamo , per es . dagli strati inferiori della razza il terrore religioso , il senso del soprannaturale , così vivo e presente , nei momenti di crisi dell ' animo ; e , non solo il terrore religioso , ma tutta la vita psichica noi la portiamo come un ' eredità ed una stratificazione del carattere della razza ed il Sergi lo à ben dimostrato : fra la psiche umana e la animale ci è solo differenza qualitativa , non quantitativa . Il carattere della sociabilità , che si trova è vero in alcuni insetti come le api e le formiche , tra i vertebrati inferiori , tra gli antropoidi , nell ' uomo tocca il suo maggiore sviluppo : esso è un carattere della specie a preferenza ; così , su questo carattere , per eccellenza umano , s ' innalzano i varii caratteri etnici . I popoli nordici d ' Europa , il popolo germanico ed anglosassone , portano come impronta etnica un elevamento della massa , una coordinazione degli individui tendenti ad assommarsi nel lavoro collettivo delle grandi masse ; il popolo latino à , come propria impronta , l ' individualità gigante ed isolata ; esso non è come una foresta di virgulti , che non cede e che resiste , come il popolo nordico , ma una quantità di alberi d ' alto fusto , che il vento abbatte e la pioggia flagella . Ma strati della razza e della specie , strati etnici ed individuali , strati acquisiti e congeniti si organizzano , negli uomini e nei popoli normali , in un tutto compatto ed evolutivo . L ' arrestarsi in uno strato senza aggiungervene dei nuovi ; aggiungerne dei nuovi senza cementarli sui vecchi i quali risorgono : son queste due forme patologiche del carattere : la prima è una forma ritardata , d ' arresto ; la seconda di disorganizzazione , degenerativa e tutte e due costituiscono la forma patologica del carattere così d ' un individuo come d ' un popolo . Studiare , adunque , il carattere d ' un popolo importa conoscere la sua statica e la sua dinamica psichica , il modo di pensare e di sentire ; conoscerne gli strati antichi e i recenti ; vedere come sul fondo comune del carattere della specie si sieno venuti maturando gli strati di quel dato popolo , i quali , assommandosi ad unità , àn formato poi quel che si chiama carattere individuale ; ed importa , infine , comprendere come questo se può , patologicamente , rimanere invariabile è sommamente progressivo . Così si valuta il carattere d ' un popolo rispetto a quello degli altri , cercandolo di sospingere se arrestato o regredito maturando , dalle vicende storiche , le nuove formazioni . Tale esame noi faremo , nei seguenti capitoli , rispetto al carattere del mezzogiorno d ' Italia . CAPITOLO II . IL CARATTERE MODERNO Il carattere , inteso in senso largo , è un modo di rispondere alle azioni del mondo esterno , che ci circonda da ogni parte , come l ' aria che respiriamo ; che ci affatiga , ora in modo visibile , ora in modo inavvertito ; che , a certi momenti , ci dà l ' illusione d ' una padronanza di noi stessi ed , a certi altri , il senso d ' una tirannia che bisogna o subire adattandovisi o esserne sopraffatti ; ma che agisce , di continuo , su di noi , provocando reazioni ora leggiere , ora vive e possenti , le quali possono essere o come d ' una sola impronta , che le distingua tutte ; o possono essere variabili come tanti tocchi usciti da diversi pennelli , ognuno dei quali rifletta un momento psichico diverso . Ma questo stato dell ' animo che consiste nel rispondere , in modo vario e diverso , agli stimoli esterni fu un tempo , ed è ancora , presso la gente incolta , il fenomeno normale che viene , col precetto educativo , sostituito dall ' altro per il quale , componendosi ad unità gli stati di coscienza , la reazione della psiche diventa sempre uguale ed uniforme ed inspirata e diretta da un sentimento e da un pensiero , utili alla specie . La psiche è divenuta , così , come un istrumento musicale , in cui ogni tasto riproduce la sua nota , quella e non altra ; e tutte si combinano in una solenne armonia . Questa rispondenza agli stimoli dell ' ambiente , sempre uniforme ed elevata , sempre diretta all ' utile della razza , costituisce come un suggello , che à ricevuto il nome di carattere , carattere per antomasia , quello che merita davvero di essere stimato e pregiato . Una strana illusione ricaccia questa forma evoluta e superiore del carattere , nella giovinezza dell ' umanità , così come vi ricaccia l ' imperio della bontà e della felicità umana . Strana illusione che à sempre tormentato l ' uomo ! l ' immagine dantesca dei condannati a portare il capo rivolto in dietro , per aver tenuto l ' occhio troppo fiso nell ' avvenire , è stato sempre la condanna dell ' umanità : i pagani credettero nel regno di Saturno ; gli ebrei e i cristiani nel paradiso terrestre ; i romantici volsero l ' animo al medio evo ; i neomistici alle sorgenti del cristianesimo ; Rousseau Réclus , Krapotkine allo stato primitivo di natura . È un errore umano nelle forme senili di mentalità tener l ' occhio fiso nel futuro trasportandolo nel passato , pari a quello di chi guardi in un lago , riflesso sotto a ' suoi piedi , l ' immenso cielo stellato che si svolge di sopra il suo capo . La concezione del carattere à subito questa illusione : noi immaginiamo che esso debba ritrovarsi nel passato e lo rievochiamo , quando ci è dato ; cos ' è infatti , la nostra educazione classica ? Ma il carattere è riposto nell ' avvenire : è come la stella che brilla da lontano e che a noi manda ben pochi raggi , ma della quale un giorno potremo essere illuminati , se come il giovane di Longfellow sapremo ascendere la montagna con il motto fatidico sulle labbra ; excelsior ! Epperò il Bellamy , che à descritto la vita dell ' anno duemila , come di già di trascorso , smagando ad un tratto l ' illusione , finisce così : il duemila non è dietro di noi , ma innanzi : esso verrà presto , se sapremo conquistarcelo . Il futuro carattere umano non avrà né la impulsività morbosa , né l ' odio al lavoro , doti un tempo dell ' uomo selvaggio ed oggi riviventi nei criminali e nei bambini * . Esso si svolgerà verso una crescente stabilità e sarà diretto sempre al bene proprio ed altrui , non tanto però che di quel che fu in passato non resti traccia , giacché le formazioni storico – sociali , al pari delle biologiche , son fatte a strati , di cui gli inferiori possono risorgere o permanere . Ma , non ostante le forme inferiori del carattere , l ' evoluzione progressiva di questo non si è mai interrotta , divenendo sempre più stabile , normale ed uniforme : di modo che mobilità criminosa od indifferente è la nota d ' un carattere superiore , e verso questo carattere ideale , forse irraggiungibile , si muove il carattere moderno . Il carattere , però , se è qualcosa formato di pensiero e di sentimento , di una statica e d ' una dinamica , è ancora un riflesso , non puro e semplice , ma vivo e soggettivo dell ' ambiente : se il carattere moderno è tale che muove verso l ' uniformità , come successione ed impronta ; verso la normalità come fine ultimo , molta parte n ' è dovuto all ' ambiente . Il suo studio presuppone , quindi , la disamina dell ' ambiente sociale moderno , della statica e della dinamica dalle quali si viene formando la tendenza , lo spirito informatore . L ' ambiente sociale noi lo dicemmo si viene determinando per opera dell ' ambiente tellurico e per l ' istinto sociale che l ' uomo porta in sé , come eredità della razza animale , a vincere e a combattere la lotta per l ' esistenza . Prima ancora che le forme animate salgano fino all ' uomo , nel mondo vegetale stesso , la società è uno dei mezzi della lotta per l ' esistenza . Le prime società animali e vegetali indifferenziate , i così detti cenobii , che preludiano le società federali di cellule , i metazoi , non ànno altro utile risultato che un aumento di volume che permetta ad un essere di non venire incluso in un altro . Il cenobio à , nelle sue linee fondamentali , questo scopo , al quale si aggiunge l ' altro della divisione di lavoro e del differenziamento di parti . Stabilita la federazione cellulare , differenziata ed integrata quella che a noi pare un ' unità e chiamiamo organismo , nasce il bisogno delle prime società animali . Alcuni articolati , alcuni insetti come le formiche e le api sviluppano le prime forme sociali animali , ma , al disotto di queste , nei piccolissimi funghi , esiste già la forma coloniale sociale e la forma simbiotica . L ' uomo , adunque , porta in sé la tendenza , l ' istinto della socievolezza , l ' ambiente tellurico – fisico lo sospinge e noi vedemmo come le prime forme sociali sieno state grandemente aiutate da ' climi caldi * , onde sorsero i primi gruppi sociali i quali vanno da ' Weddah dei boschi che vivono a coppie , alle orde ancora indifferenziate e alle più complesse forme sociali e i quali sono capaci o di arresto o d ' indefinito progresso , come l ' ovulo che può diventare o un organismo o rimanere , per sempre , una cellula sola . Cresciuto il gruppo sociale e spinto dal bisogno di cibo , si espande , venendo a contatto violento d ' altri gruppi ; è il primo momento d ' una differenziazione nel suo seno , giacché sorge la casta guerriera , in modo prima instabile , poi stabile , definita . Perpetuandosi lo stato di guerra , accanto ad una parte del gruppo che provvede al sostentamento , che bada alla pastorizia o all ' agricoltura , vi è l ' altra che combatte , conquista novelli territorii , uccidendo il nemico . È la lotta per la terra , che poi si trasforma in lotta non solo per il suolo , ma ancora per gli abitanti , che non vengono più uccisi , ma tenuti schiavi . Quando sorge la schiavitù , la società è differenziata in classi , di cui le più basse sono fatte da ' popoli vinti , le più alte da ' popoli vincitori , e porta in sé , non solo una lotta esterna , intrasociale , tra gruppi che assoggettati , di poi , gli uni agli altri costituiscono i primi elementi etnici ; ma un ' altra interna nel proprio grembo tra le classi inferiori destinate alla produzione e allo scambio e le superiori destinate alla guerra o a ' bisogni ideali della società . Accanto a questa lotta ve n ' è altra diretta a strappare alla natura i mezzi della sussistenza e dell ' agiatezza e la quale è combattuta con i dati empirici dapprima , da poi con i mezzi che il pensiero riflesso à saputo creare . Queste tre forme di lotta , si complicano e si confondono : l ' esistenza sociale diventa una lotta contro la natura avara , combattuta da una classe per conto di altre che , ora , adempiono a bisogni intellettivi , ora esercitano funzioni parassitarie : è una lotta in cui ciascuno vorrebbe godere , sobbarcandosi al dovere ingrato del lavoro , perciò popoli tentano sovrapporsi a popoli e classi a classi . Ora non bisogna dimenticare che talora i popoli sovrapposti o le classi superiori ànno rappresentato o un grande interesse sociale o un principio di civiltà , ma , dopo un certo tempo , esse sono divenute parassitarie , in forza del potere politico – sociale che snerva . Né bisogna dimenticare , inoltre , che la lotta contro la natura , fatta con quel dato istrumento di lavoro e sotto quella data pressura sociale , non è stabile , ma varia riflettendosi in tutta la compage sociale , sul sistema politico e sulle superstrutture ideali , onde ogni novella forma economica polarizza diversamente gli animi . Tale lotta sociale , fra le classi e fra i gruppi , è stata sempre aspra e cruenta , e solo ora tende a diventare lotta ideale e ad elidersi . La terra à ricchezze inesplorate , che ben possono essere dall ' uomo ottenute , convergendo le attività , lottanti intersocialmente , contro la natura avara ; il pensiero à donato agli uomini i mezzi come richiedere alla natura sussistenze e ricchezze , purché cessino di combattersi fra loro , sicché le due forme di lotta , intersociale e di classe , promettono di convergere in lotta contro la natura e l ' umanità , differenziata per la lotta dell ' esistenza , per il clima tellurico in tante unità etniche , ricomponendosi con la varietà del genio , formato in sì fortunose vicende , costituirà una sola grande famiglia . Noi siamo all ' alba d ' un gran giorno , quello dell ' umana fratellanza resa sacra dal lavoro di milioni d ' uomini , dalla più grande integrazione , dopo millenarii differenziamenti : i secoli venturi saranno il prisma che ricomporrà lo spettro solare in un bel fascio di luce bianca e luminosa . L ' illusione del passato si concreta nell ' avvenire e chi riflette l ' ambiente sociale di oggi , porta in sé un nuovo senso umano , che i genii e i santi dell ' umanità intravidero , ma che la nostra età vedrà compiuto . La statica moderna della psiche sta nella coltura e nella riflessione del pensiero : l ' umanità à cominciato dal pensiero poco o nulla riflesso , anzi incosciente e irriflesso . Il pensiero , ch ' è una manifestazione lenta della psiche , che , da principio , è una memoria delle impressioni esterne , confuse e poi raggruppate intorno a scarsi centri , che diventano sempre più numerosi e ingranati fra di loro , in ultimo diventa una facoltà che si educa . Nella materia protoplasmatica più semplice ed indifferenziata cominciano ad un tempo sotto lo stimolo dell ' ambiente esterno e vita e psiche . Il plasson reagisce agli stimoli e dell ' avvenuta reazione rimane impressa una modificazione , ch ' è , in sieme , fatto biologico e psichico . Le reazioni posteriori si seguono ed accentuano questa duplice tendenza : la vita una , indifferenziata si biforca in una vita dell ' organismo ed in un ' altra della psiche . Sotto l ' influenza di questa azione continua dell ' ambiente , dalla prima forma di memoria organica , si sviluppa quella psichica : la memoria organica rimane , come il fondo primigenio sul quale l ' altra si è elevata , facendo sì che il cumolo delle esperienze , che formano la memoria psichica , si raggruppino in tanti centri ingranati e distinti , richiamantisi a vicenda . Da questa forma di memoria nasce il pensiero , che è formato da tanti ricordi , particelle elementari del pensiero ; da nuove e vecchie percezioni e da ' legami e dalle relazioni che fra loro intercedono . Il pensiero , fatto adunque così , di fatti presenti e di ricordi , riflette l ' ambiente , ch ' è la sorgente di tutto il nostro mondo intellettivo e lo riflette dapprima , inconsciamente , senza studio : si pensa , perché il pensiero si è ereditato come dote psichica ed à suo fondamento nel protoplasma di cui s ' intesse e deriva l ' organismo . Ma , in seguito , esso diventa autodidatta : se l ' esperienza gli à addimostrato che esso può variare il metodo , per ottenere effetti maggiori di riflessione dell ' ambiente , e se riflettere meglio l ' ambiente vale combattere meglio la lotta per la vita , perché egli di queste nuove acquisizioni non dovrà usare ? Sorge , così , l ' educazione crescente del pensiero : ond e l ' età nostra riguardando e prendendo , come termine di paragone , il pensiero può chiamarsi età del pensiero riflesso , come l ' età antica fu del pensiero incosciente . In senso generico , adunque , in ciò sta l ' evoluzione del pensiero : la statica del carattere moderno è quella del pensiero colto , che dirige ed illumina il carattere . Questa caratteristica è così generale , che essa direbbe meno che niente , se noi non la tentassimo d ' illustrare disvelando a quali concezioni dell ' universo il pensiero riflesso si sia sollevato . Il pensiero dell ' età antiche ebbe del mondo un riflesso che noi riteniamo errato e che si impersonificò in due errori : errore geocentrico ed antropocentrico , onde se il mondo da noi abitato fu creduto centro dell ' universo , l ' uomo fu tenuto come l ' arbitro della natura . Contro di questi due errori , il pensiero riflesso à combattuto le più belle battaglie , dalle geniali intuizioni delle prime scuole filosofiche greche fino al rinascimento italico , nel quale periodo la speculazione è avvalorata dalla ricerca scientifica che si estende dovunque per i rami del sapere e che , oggi , permette di rifare tutta la scienza in unità solenne che muove dalle formazioni astrali e planetarie e , per la scala dell ' essere , sale all ' uomo . Giunto a questo , essa diventa evoluzione psichica e quindi sociale e storica : l ' universo non è più una serie di fatti separati , ma un ordine solo . La caduta dell ' errore geocentrico ed antropocentrico è definitivamente avvenuta e con essa è sorto il concetto che la natura à sue leggi fisse ed immanenti . Lo stesso sentimento religioso , che par contrasti la scienza , rimane , nel pensiero moderno , come continua aspirazione verso l ' ideale e quand ' anco esso si svolga nella forma concreta d ' una qualunque rivelazione , al soffio purificatore del pensiero , perde l ' esteriorità del culto , l ' intolleranza del fanatismo e rimane il campo della fede . Esso che parve un pericolo sociale , una forza d ' arresto nella storia , diventa , in vece , come un mondo che ognuno porta dentro di sé , popolato delle migliori speranze ; è il mondo di qua cacciato fuori del tempo e dello spazio , e così bello e puro quale noi vorremmo fosse questo triste mondo nel quale viviamo . Questo pensiero , adunque , del tutto moderno tende a diffondersi in basso agli strati meno evoluti della folla : è tendenza generale , ma più larga e profonda nei popoli più moderni e si estende a modo di nozione chiara , semplice , certa come pensiero , cioè , positivamente accertato . Su questo sostrato si elevano o tentano di elevarsi le varie colture speciali di arti , professioni , mestieri , scienze : come sul fondo della fede si elevò tutto il medio – evo . In una parola , il pensiero specializzato vive del sostrato generale del pensiero : è questa la tendenza d ' ogni tempo e del nostro del pari ; nei popoli , a larga coltura , si va verificando questo che gli strati inferiori intorno alla concezione del mondo non possono più risorgere : sono come quei morti cui è negata ogni risurrezione , a tale patto il pensiero è un organismo , se no diventa successione di strati caotici . Parallellamente alla statica , si è venuta svolgendo la dinamica del carattere moderno : il sentimento à subito lungo il cammino della vita e della convivenza sociale un ' evoluzione , che va dal sentimento egoistico a quello altruistico . Non già che l ' altruismo sia rampollato come un fenomeno nuovo dall ' egoismo : esso è contenuto , in sieme con l ' altro sentimento inspiratore della vita , nelle forme più semplici protoplasmatiche . La monera , che per eccesso di nutrizione , si scinde in due esseri distinti , compie la prima e rudimentale forma d ' altruismo ; l ' atto della generazione che si complica con l ' ascendere della vita , è la forma primigenia e più elementare d ' altruismo ad un tempo . Essa anzi è legata strettamente alla funzione egoistica della nutrizione : è un distacco di materia , quando mal può contenersi , per ragioni meccaniche , intorno al nucleo : solo , nelle forme cellulari più evolute , si verifica q uella larga partecipazione del nucleo , e del nucleolo , che d ' una funzione , puramente meccanica , ne fan una funzione vitale . Ora , benché le due basi del sentimento : egoismo ed altruismo nascano contemporaneamente e sieno confuse con la vita biologica della cellula , pure l ' egoismo si svolge prima e in maniera maggiore dell ' altruismo , che continua ad essere , per gran parte della scala sociale , ristretto alle funzioni di riproduzioni e dura per un tempo determinato . È un primo gradino dell ' altruismo , fatto di amore e di simpatia fra ' due sessi : anzi , simpatia per il senso opposto e amore per la prole raramente si congiungono in un individuo solo : vi è , come una divisione di funzioni per le quali il maschio sceglie la compagna , la contende con tutti i mezzi di lotta , mentre questa rimane in disparte a concedere le sue grazie al vincitore di quel cruente torneo di amore . Ma se il maschio à , di preferenza , il compito dell ' amore sessuale , la femina à quello della maternità : è lei che nutrisce , che difende i piccoli e , sebbene per un tempo breve , pure è in essa e per essa , che il più forte altruismo , quello della maternità , s ' inizia e si svolge . Il sentimento sociale sorge molto tardi nella scala zoologica e sempre e da per tutto subordinato all ' interesse della specie , cioè ad un egoismo più largo . Le api , che pur ànno un sentimento sociale evoluto , uccidono i maschi quando la prolificazione è compita e costringono gli sciami vecchi ad emigrare , quando i nuovi si sieno formati . Il sentimento d ' amicizia e di fedeltà sorge molto tardi : nella scala zoologica inferiore all ' uomo non è posseduto che da un solo animale , dal cane , e non verso un individuo della propria specie , ma di specie superiore , verso l ' uomo , con il quale comincia l ' elevamento continuato dell ' altruismo . Messo , in fatti , in mezzo ad un ambiente o indifferente od ostile , à dovuto sentire il bisogno di stringersi forte con i suoi simili , per trionfare . La sua esistenza è stata legata ad un sol patto , ad una sola condizione : l ' unione , la vita propria connessa con l ' altrui , l ' altruismo in una parola . Fu , però , un lento svolgimento di questa nuova acquisizione sentimentale , che non dovea distruggere l ' antica , ma rafforzarla . Le civiltà una ad una considerata sono un allargamento ed un ' espansione del sentimento altruistico e camminano per tappe : emozioni familiari , parentali , sociali , umane . L ' emozioni familiari esistono , nelle specie inferiori , ma pertiene all ' uomo ed a ' gradini più alti della civiltà umana averle svolte in quell ' amore , più altruisticamente evoluto , dei figli . I due sentimenti del possesso dell ' individuo dell ' altro sesso , quello che noi diciamo passione erotica e dell ' amore per i figli , si sono completati nell ' emozione familiare , quale la concepiamo adesso , come bisogno di completamento dell ' uomo per la donna , diretto ad ottenere dei figli , che sieno dei due esseri che l ' ànno generato , il più grande affetto , la più immensa passione ed il più forte orgoglio . Al quale sentimento risponde quello della prole . Ma , per giungere a questa altezza dell ' emozioni familiari , per rispettarle ed educarle per sé e per gli altri , quale e quanto lungo cammino ! Da quel selvaggio che fracassò la testa del suo bambino sulla roccia , perché gli avea fatto cadere un cestino di ricci di mare , alla pietà di quelle donne che per il loro bambino , riversano in tutta l ' infanzia sofferente il loro affetto , quale immenso cammino compiuto dall ' umanità ! Connesse con l ' emozioni familiari sono quelle di parentela ( emozioni parentali ) di quella piccola società , nella quale l ' uomo fa i suoi primi passi e nella quale si ritira stanco o vinto dalla lotta sociale . Cos ' è , in fatti , l ' emozione parentale se non un riflesso dell ' amore verso il coniuge e verso i figli , allargato a chi , come noi , vuol bene a questi e n ' è ricambiato ? Non è più l ' affettività verso una persona , ma è la vita affettiva sua da noi vissuta , e la prima forma di parentela comincia dai fratelli e si allarga con l ' estendersi e con l ' intensificarsi delle forme familiari . Solo quando la famiglia à toccato l ' unità monogamica , allora l ' emozione parentale è progredita di pari passo . La parentela fu , nelle prime forme di clan , tutta la società : gens viene da gan , sanscrito , generare ; gens son quegli in mezzo a cui si è nati ; la tribù sorge come unioni di gentes , di larghe famiglie , che si muovono in una sfera più larga , che le abbracci , ma che pure àn fra loro contese e dissidii . Poco a poco le gentes , smettono i matrimoni consanguinei , e s ' intrecciano fra loro come i rami degli alberi in una foresta , come tante onde che s ' intersecano in mille punti nella vastità dell ' oceano * . Appartiene , dunque , a ' popoli progrediti l ' emozioni parentali che dalle classi alte discendono alle basse , dove ancora son poche o nulla sviluppate e su di esse si formano l ' emozioni sociali . L ' emozioni sociali sono dapprima ristrette , legate nell ' ambito della classe e del ceto , limitate nel territorio . È un ' escludersi però di continuo : le classi si semplificano : i loro rapporti perdono l ' antica durezza , mentre le società si raggruppano nelle nazioni . L ' emozioni sociali camminano , così , attraverso una solidarietà crescente : non è ancora , del tutto trascorso il tempo nel quale città sorelle si combatteano aspramente ; che i comuni italiani veniano a guerra sanguinosa , invocando lo straniero ; che Sibari veniva distrutta da Cotrone . E anco oggi , le nazioni con un decrescente odio minacciano di voler scatenare una di quelle conflagrazioni internazionali , che distruggerebbe ogni civiltà , che i più va ri e disparati pregiudizï ànno sconvolto l ' umanità come un mare in tempesta : pregiudizii etnici , religiosi e di classe : ma , su questo mondo che è tramontato o tramonta , scende la pace e dai mille popoli sorge l ' umanità . E ben lo sapete voi , o apostoli dell ' umanità , che , per questo ideale , sfidaste e galera e patiboli : voi razza eterna di Dio , che non avrà mai fine ! Ma il sentimento , perché sia la spinta del carattere , l ' elica della nave , della quale il pensiero è il timone , à bisogno che sia proporzionato allo scopo e normale : un aumento od una diminuzione di sentimentalità importa aumento o diminuzione di volere . Il sentimento perfezionato esige una lunga educazione , che ci allontani dall ' impulsività e dall ' incostanza delle psiche deboli , ammalate . La normalità del sentimento , quanto al contenuto e alla persistenza , è dote dei popoli evoluti , come degli individui completi ed è diciamolo pure una delle doti del carattere . Il genio fu detto è una lunga pazienza , il carattere è un rispondere costante e normale alle reazioni dell ' ambiente ed è adunque questa la dinamica moderna del carattere , il quale , come oggi ci si presenta , in quei popoli che stanno al vertice del progresso sociale , è illuminato da un pensiero , che ri flette la concezione ultima del mondo ; è guidato da un sentimento altruistico e si svolge nell ' ambiente sociale vastissimo dell ' umanità . Vediamo alcuni lati di questo carattere , moderno nel pensiero , altruistico nel sentimento , umano nel suo svolgimento , confrontandolo con le forme inferiori del carattere , superate altrove , od indugiantisi nei popoli bassi e poco evoluti . Il carattere moderno è essenzialmente diffusivo e lo sforzo della coltura d ' una nazione mira appunto a diffondere nei bassi strati sociali , la statica e la dinamica del carattere e con queste il carattere stesso . Nelle moderne società , la coltura à perduto quell ' impronta di privilegio e , non ostante tutte le teorie superumane , essa tende a generalizzarsi ed a pervadere il fondo sociale . Lo stesso sottostrato sociale comprende che può godere dei frutti della società , al solo patto d ' elevarsi ; e quale elevamento migliore , se non assurgendo all ' apice della coltura , in un mondo nel quale l ' evoluzione da biologica è diventata psichica e nel quale in questa direzione tenta evolversi ? Ma l ' elevamento della massa , s ' è indizio della giovinezza d ' un popolo , pure porta con sé un fatto costante : l ' attenuarsi della genialità individuale . Il genio , come pianta che sorge in mezzo a radure , spunta là dove la povertà intellettuale gli si allarga d ' intorno , giacché pare la natura disponga di grandi forze di compenso , e quando un organo vien meno al suo ufficio , una forza di compenso si svolge in un altro . Nel campo della fisio – patologia il fatto è vero ed incontrastato : quando una porzione di cuore funziona male , nell ' altra si svolge una ipertrofia compensatrice ; quando un emisfero cerebrale è distrutto , l ' altro tenta di sostituirvisi . Così , è nel campo morale , quando la massa è poco colta , sorge il genio , il quale si attenua dinanzi alla genialità collettiva . Sia esso fatto vero il rapporto tra genialità individuale e collettiva , sia falso apprezzamento , errore d ' illusione d ' ottica mentale , che fa parere poco alto il genio in mezzo ad una massa dal pensiero evoluto , certo cosa è che l ' osservazione non è nuova , come nuovo non è il fatto che , nelle società vecchie , sorge l ' anticipazione geniale dell ' avvenire che poi nelle società giovani si andrà attuando . Ed a me pare che , s ' è vero che la genialità è fenomeno degenerativo , essa deve sorgere nelle società poco evolute e senili , cioè in un ambiente di degenerazione . D ' altra parte , se il genio precorre i tempi , se egli vede più in là di quanto i suoi contemporanei non possono vedere : l ' attuazione e la comprensione del suo pensiero richieggono uno sforzo maggiore , che la società senile nella quale vive non può impiegare , onde viene a tradursi in pratica in mezzo a collettività giovani e piene d ' energia . In modo non dissimile si comporta la passione : se il genio è uno sviluppo eccessivo d ' intelligenza in mezzo alla mediocrità intellettuale , la grande passione , in mezzo alla scarsezza passionale altruistica , è , come la genialità , un prodotto patologico degenerativo e come questa è un compenso della natura per la conservazione della specie . Il genio e il grande passionato del bene , il santo , non nel senso chiesastico della parola , sorgono in momenti difficili , sono degli individui disadatti all ' ambiente nel quale vivono , sono una forza di conservazione della specie e di perdizione dell ' individuo . Ma l ' elevamento della massa , nel campo dell ' intelligenza e del sentimento , val molto di più che l ' intelligenza isolata del genio e la sentimentalità del santo , e ben lo dice la esperienza storica della civiltà che arride non a ' popoli decrepiti , inondati dalla luce del genio e dal conforto della passione altruistica : ma a quelli in cui e pensiero e sentimento sono colti ed evoluti nella massa . Ma ci è , ancora , di più : ogni elevamento della massa intellettivo e passionale si accompagna con una maggiore integrazione e subordinazione degli individui , come nel campo biologico , ogni organismo più evoluto è fatto di parti più integrate e differenziate . Ora , questa coordinazione e subordinazione della massa è segno di superiorità sociale ; è fonte di maggior lavoro sociale : ben può l ' individuo , come nei popoli latini , essere più alto di quello dei popoli nordici , ma la massa latina , troppo individualizzata , val di meno di quegli uomini dal cervello duro ma di più facile cemento connettivale . E nel campo biologico non sono gli animali inferiori quelli in cui le cellule sono meno connesse fra loro , con più largo spazio intercellulare , in confronto all ' uomo e a ' tessuti superiori in cui lo spazio tra cellula e cellula è breve e il tessuto più compatto ? Carattere moderno adunque vale elevamento della massa con maggiore lavoro sociale . Un ' altra dote del carattere moderno è una più larga partecipazione alla vita pubblica : cos ' è essa , in fatti , se non il cozzo delle idee e dei sentimenti che si disputano la direzione della vita sociale ? E , d ' altra parte , queste varie tendenze e direzioni , che potrebbero incanalarsi e divenire manifestazioni anormali , nella vita pubblica , trovano la più alta correzione ; onde dicemmo il partito essere la forma più equilibrata di folla e la vita pubblica il campo delle sue manifestazioni , come , di contro , la setta n ' è la forma patologica . Dove la vita pubblica è più larga , più intensamente vissuta , là la sicurezza sociale è più garentita ed il progresso da settario diventa evolutivo e scientifico ; d ' altra parte , la vita pubblica è tanto più alta , quanto più il pensiero d ' un popolo è moderno e il sentimento altruista . Ora queste due doti formano il carattere dei popoli civili , sicché possiamo inferire che , quando ci troviamo di nanzi ad un popolo a carattere normale , noi dobbiamo aspettarci che esso sia di coltura elevata , di produzione sociale alta , di vita pubblica interamente , largamente ed onestamente vissuta , giacché la onestà nella vita pubblica tende ad un continuo elevamento e se , come dice il Sighele , essa è meno sviluppata della moralità privata , pure , come una spirale , di continuo s ' innalza verso forme più alte . Le antiche democrazie ebbero per la vita pubblica un grande interessamento , ma esse portarono seco un grave danno costituito da quegli schiavi dal sottosuolo sociale tolti ad ogni vita pubblica . Lo schiavo fu un perenne pericolo per quella civiltà , corruppe e fu corrotto e , quando d ' intorno a sé la corruzione prevalse , egli , convertendosi al cristianesimo , propagandolo esercitò , sullo stato , un ' azione dissolvitrice , più pericolosa d ' ogni rivolta servile e Roma , che , a più riprese , trionfò delle guerre servili , non si salvò né dalla corruzione , né dal nuovo orientamento della schiavitù verso il cristianesimo . E conchiudiamo così : il carattere moderno è fatto da una concezione scientifica del mondo e da un sentimento altruista ; si svolge e discende sino alle masse incolte , elevandole ; alla genialità e alla sentimentalità individuale sostituisce la collettiva , ben più grande e feconda di lavoro sociale ; si esplica non solo nella vita privata , ma nella cosa pubblica , elevandone il contenuto morale . Al lume di questo che noi chiamiamo carattere moderno , vaglieremo , nel prossimo capitolo , il carattere del mezzogiorno d ' Italia . CAPITOLO III . IL CARATTERE DEL MEZZOGIORNO D ' ITALIA Nel parlare del carattere d ' un popolo , guardandolo al lume della scienza positiva , dobbiamo avvalerci molto e dalle impressioni ricevute e del dato statistico , e , quando questi manchi , dalle insieme delle prove indirette , che ci sarà possibile poter ricavare . Così è del carattere del mezzogiorno d ' Italia che io ò studiato lungamente , vivendoci dentro , e confrontandolo con quello del settentrione , colto un po ' fuori e molto sullo studio di riviste e di libri . Le vicende della nostra vita politica , letteraria , scientifica , industriale ecc . in somma di tutta la vita nazionale di questi ultimi tempi à messo sempre in evidenza la differenza dei due caratteri e l ' eccellenza di quello nordico sul meridionale ; l ' uno si è andato avvicinando a quello che noi dicemmo carattere moderno , che si va evolvendo , di preferenza , in mezzo alle razze nordiche , l ' altro ne è ancora molto lontano : l ' uno si poggia sul valore della massa e la scarsa genialità individuale , l ' altro in vece sulla massa bassa , depressa , poco coordinata e subordinata e sulla genialità isolata : l ' uno è fatto come una catena di monti , poco , alti , ma che servono bene alle condizioni orografiche del paese ; l ' altro di leggiere ondulazioni in cui s ' innalzano qua e là monti giganteschi che , paiono , confondersi col cielo . Di questo carattere arretrato del mezzogiorno d ' Italia noi studieremo e la parte statica e la parte dinamica . Cominciando dalla statica del carattere , cioè del pensiero diciamo come esso è poco colto , in basso ; unilaterale , in alto . Dopo tanti anni che l ' insegnamento è diventato obbligatorio , noi siamo a tal punto che la massa di analfabeti abbonda . Scorrendo i varï bilanci municipali quel che colpisce è l ' esiguità dello stanziamento per la pubblica istruzione , né mai le somme stanziate , per quanto esigue , si spendono per intiere . Le scuole sono quanto mai si può immaginare d ' antigienico e da quelle scuole si esce miopi , disattenti , scorati come da lunga tortura . Dalle scuole passando a ' maestri alle maestre , la scena non è più lieta : il romanzo d ' un maestro che il De Amicis ci à , con la sua arte , regalato , non è che una verità , anzi , qualcosa di meno ancora della verità . Il maestro non è pagato , è tenuto in una posizione servile , prono a tutte le autorità locali , segno a ire partigiane e , talvolta , diciamolo pure , oggetto di scandalo in paese . La condizione degli scolari non è più prospera : nei paesi vanno a scuola o d ' inverno , o d ' estate quando tacciano i lavori di campagna , spesso affamati , posposti nell ' insegnamento a ' figli dei maggiorenti del paese , e , quando sieno fatti più grandicelli , vengono tolti definitivamente dalla scuola . La stessa istruzione che s ' impartisce è , del resto , così elementare , che , quand ' anco la si desse a dovere , sarebbe di poca o niuna importanza : io , a conti fatti , ò trovato che uscendo dalla scuola si sa solo leggere mediocremente e scrivere poco o nulla : della istruzione moderna e dell ' educazione del carattere che resta mai o meglio che se n ' è appreso che valga d ' essere conservato ? Ora , questa trascuratezza della istruzione elementare di quella cioè che dovrebbe essere a fondamento di tutta la coltura nazionale dipende da due cause che si completano , e che indicano il nostro carattere inferiore . E sono : il pregiudizio della parte dirigente che teme nell ' istruzione un pericolo sociale , laddove l ' esperienza delle nazioni civili dimostra il contrario ; e l ' incoscienza delle plebi che non sa domandare un esatto adempimento della legge sulla pubblica istruzione : cause , adunque , che si completano come in un ingranaggio le tacche di una ruota e i denti dell ' altra . Noi siamo a tal punto che i programmi ed i regolamenti ministeriali ultimi sono d ' una larghezza e d ' una liberalità immensa , dinanzi al gretto ed ignorante metodo dei comuni del mezzogiorno , per i quali l ' istruzione esiste solo come una passività dei bilanci e non come uno dei più importanti servigi pubblici . La coltura poi , negli strati superiori , è monca ed unilaterale : è diretta non già ad avere un fondo di sapere generale veramente moderno , indispensabile sul quale si aderga la coltura specializzata in questo o in quel campo , ma a ribadire la vieta coltura classica , dove si glorifica tutta una civiltà da noi lontana e che dinanzi al carattere moderno dovrebbe sembrarci barbara . Per essa viviamo d ' un tempo nel quale l ' impero della forza , l ' assenza della pietà , il pregiudizio etnico prevalsero sugli uomini : ora , quale meraviglia se , dallo studio di quei tempi , si esca plasmato ad una durezza che i tempi nuovi non comportano e se il sogno dell ' animo non è l ' avvenire , ma il passato ? Questa forma di educazione , nefasta altrove , dove l ' ambiente è pregno di un grande avvenire , dove tutto parla al cuore e alla mente della solidarietà umana ; diventa a mille doppi più dannosa fra noi , dove si vive ancora del vecchio clima storico – sociale del passato ; dove ancora vige la durezza antica dei modi ; dove la forza brutale à un culto ; dove il servaggio si porta come abito confitto nell ' animo ? Ed è dannoso non solo al carattere , ma ancora alla mente : da quella mole di cognizioni imparate in fretta e furia si esce in uno stato di esaurimento mentale , di psicoastenia , come da una lunga orgia nella quale tutta l ' energia giovanile si sia venuta sciupando . In mezzo a questa coltura vieta la sola parte moderna , rappresentata dallo studio della storia e dal patrio idioma nel quale si riflette il genio etnico , è fortemente negletta : assorti nella lingua greca o latina della nostra , delle nostre vicende storiche , delle scienze biologiche e naturali , della sintesi filosofica di tutta questa sorgente di modernità , che ci dovrebbe educare ad essere uomini del nostro tempo , nulla conosciamo . E quando poi ci lanciamo nella vita qual meraviglia che noi portiamo dovunque : in casa e fuori , nella vita pubblica e privata , nella concezione scientifica e filosofica , questa coltura del carattere così antiquata ed egoista ? Epperò , anche in mente d ' una certa coltura professionale alta , vive ancora e l ' errore antropocentrico e geocentrico , quasi e Galileo e Bruno e Darwin e Spencer e Laplace e Herscell fossero mai stati ed abbiano ancora la mente annebbiata dal miracolo , ne siamo assorti alla concezione dell ' immanenza della natura , né al sentimento della solidarietà umana . In vano , adunque , fra noi si cercherebbero le scuole di arti mestieri , viventi in soli pochi grandi centri ; le scuole davvero pratiche d ' agricoltura , non quelle che il governo tiene con scarso profitto ; le università popolari come nella Svezia e Norvegia . Lo stesso sentimento religioso che può essere talora un coefficiente di progresso , come è nelle nazioni nordiche , in ispecie nelle popolazioni anglo sassoni ; che potrebbe portare in sé come una vasta sorgente idealistica ; da noi è stato sopraffatto dal culto , è stato vinto dal fanatismo , onde à costituito e costituisce ancora un forte ostacolo al progresso . È avvenuto , così , che la criminalità è stata da noi a tinte fortemente religiose e lo è ancora , e gli stessi ordini monastici , il presbiteriato , furono un vivaio di reati sessuali . Né potea essere diversamente sotto questo clima caldo infocato , dove i sensi si accendono e la passione divampa e dove mal potea la regola monastica frenare la natura ardente di tanti giovani , indotti a metter la tonaca , di contraggenio per conservare intatta la proprietà * nel primogenito o spinti al chiostro dagli allettamenti d ' una vita comoda , o da passioni vinte , ma non dome , da un momento di sconforto che parea imporre l ' eterno sagrifizio della vita . E , spinti al chiostro , quante occasioni di peccare ! come confessori e come pedagoghi penetravano da per tutto : solo un forte idealismo poteva salvare gli ordini religiosi dalla corruzione , ma questo mancò sempre , onde divennero una delle maggiori pesti sociali . Ed ora , dopo tanto tempo , essi accennano a risorgere ancora senza che si pensi di contrapporre alla loro opera l ' onda purificatrice della libertà : i più non se ne incaricano affatto , i pochi e si dicono liberali sognano nuove soppressioni , tanto la nostra è pur troppo la terra della forza bruta e del bastone . Connesso con la religione e per molti versi , è l ' amore per la donna , che da noi è forte e precoce e che spesso dilaga non per l ' alveo fisiologico del matrimonio , ma volge giù per la china del vizio . L ' amore peccaminoso anzi è , fino ad un dato punto , la regola : abolito l ' ozio monastico con la prostituzione che porta seco , si sono sostituiti gli amori illeciti diretti al solo scopo di mantenere intatta la proprietà familiare nel primo o nell ' ultimo fratello destinato a continuare la razza . E , da questo pervertimento , traggono origine e un crescente numero d ' esposti , d ' aborti , d ' infanticidï e d ' amori contro natura * . E com ' è delle popolazioni inferiori nell ' Italia del mezzogiorno l ' idea del divorzio , la ricerca della paternità , il concetto più largo della famiglia trovano maggiori ostacoli e qua ancora , in nome dell ' onore , si assolvono gli uxoricidi . Il pregiudizio sessuale vive pieno ed intero , come nel medio evo e non vuole sostitutivi . Si può comprendere quale sia la condizione della donna , come ad essa vengano negate le più elementari libertà , come lo sposo sia imposto per calcolo , non scelto per amore : di quale gelosa tortura la si circondi ; come ancora il celibato l ' attenda . Essa è sempre schiava , come a Roma antica o del padre o dei fratelli o del marito o dei figli : in Inghilterra * le Spinters vivono dell ' idealismo di quella forte razza , ma da noi esse sono dannate a rimanere eternamente schiave , all ' ombra della casa , più gelosa d ' un chiostro e più piena di dolore . Solo da un certo tempo le vicende economiche cominciano ad emanciparla , sospingendola un po ' alla fabbrica , un po ' alla scuola ; ma ancora il bisogno economico non l ' à investita , come quercia che il vento schianti e chi sa quanto tempo ancora ci vorrà perché essa combatta le battaglie della sua emancipazione . A così scarsa ; ed antiquata coltura , dobbiamo aspettarci che corrisponda una bassa sentimentalità , ossia impregnata d ' egoismo , giacché la statica e la dinamica del carattere tentano , benché non sempre , di svolgersi parallelamente . In fatti lo scarso sentimento altruistico è la caratteristica del mezzogiorno , non già che manchino le persone amanti del bene , anzi vi sono e lo sentono fortemente , ma il tono generale è un egoismo cieco e feroce , che impronta ogni azione d ' individui o di massa . In vano , perciò , si cerca fra noi quella folla d ' istituzioni umanitarie e le poche che vi sono , vengono dilapidate da ' politicanti di mestieri , che le ànno infeodate nelle loro famiglie , vivendovi su , come una colonia di batterï su di un terreno nutrivo . Da ciò , dal desiderio di godersele , nascono quelle gare delittuose ; quell ' armeggio presso le autorità e i corpi rappresentativi ; quel contendersi furioso di clientele , che , anche quando paia ispirato dal pubblico bene , in fondo à sempre un pensiero nascosto che move . E mentre questo succede , non uno che gridi : i pochi che lo ànno tentato , àn dovuto amaramente pentirsene : gli onesti , che non mancano , sono di una supina rassegnazione , della teoria del lasciare correre . Le forze , che dovrebbero opporsi a questa corruzione così vasta , mancano o sono appena sorte : manca una vasta coscienza popolare , che senta come le opere pie , che i secoli ci ànno tramandato , sieno la sua ricchezza e come meritino d ' essere amorosamente vigilate : la stampa che nei paesi civili è un vero e proprio tribunale della moralità o non esiste o se esiste , è legata a clientele e parla per livore di parte o se è onesta non può vivere e muore . Se la virtù attecchisce così poco nella sua forma attiva , ch ' è quanto dire come spinta al bene e lotta contro il male e vive solo come potenza negativa che si contenti di operare il bene , quanto può e ad altri non dolga : non meraviglia che la ricchezza , il fascino dell ' oro , la possibilità di nuocere , volendo , e di dispensare favori ; che , in somma , la complessa potenza del male , incuta e rispetto ed ammirazione ? In un popolo così fatto , mancano quell ' emulazione e quei contrasti sociali che sono , altrove , la vita , il motore del progresso . In basso manca l ' elevamento del proletariato , che dà fisonomia al nostro secolo , in alto l ' opporvisi cosciente ed illuminato ; in loro vece vi era e vi è ancora una forma antiquata di lotta . Il brigantaggio , di cui sono ancor vivi il ricordo e la tradizione criminosa , non era che una delle conseguenze del vecchio e persistente contrasto sociale : anzi , talvolta , la spinta al brigantaggio era una reazione a delle ingiustizie , in un mondo ancora semifeudale , dove a chi è ricco è , in parte , permesso valersi dei pubblici poteri e della ricchezza in danno di chi gli sta intorno e non è gran fatto prono ad ogni ingiusto volere . Data questa mancanza d ' un potere regolatore , qual meraviglia che dei delinquenti , dei passionali si fossero elevati a riparatori di torti , che , in altra maniera , non si riusciva né di prevenire , né di riparare * ? Oggi , l ' emigrazione è diventata un sostitutivo del delitto : quando i torti ricevuti sono molti e rendono impossibile il poter soggiornare in un luogo , non è nella giustizia che si ricorre , nella quale non si à fiducia , ma si emigra . In altri tempi , si ricorreva al delitto : era una prima spinta su di un terreno , antropologicamente disposto al crimine , di mezzo ad un ambiente nel quale questo esercitava una forte suggestione ; e se al primo crimine altri ne succedevano , si diventava banditi , opponendo prepotenza a prepotenza ; voluttà di comando ad un passato di servilismo ; alla povertà rassegnata una ricchezza spensierata ; ad una normalità non sentita , una criminalità che si portava nel proprio organismo e nella propria educazione . Ma se l ' emigrazione è un sostitutivo del delitto , n ' è spesso un diversivo , giacché è frequente il fenomeno osservato che gli emigranti portano , là dove vanno , una larga delinquenza , sospinti dall ' eredità criminosa , da maggiori bisogni e da maggiore impunità * . Su questa massa ed in mezzo a questo popolo così depresso , la genialità è frequente , più di quanto non paia , perché molte volte rimane sterile e poco coltivata . Ho conosciuto dei contadini che ànno poetato in vernacolo con un umorismo così fine , da disgradarne qualunque più provetto scrittore ; altri ànno portato una nota passionata d ' amore , da ricordare le dolcezze liriche del Giusti ; vi son di quelli capaci di fare dei lunghi calcoli a mente , di mostrare una facile percezione dei numeri , come gente consumata nel calcolo ; altri , in fine , d ' una bontà sovrumana , veri santi in un ambiente d ' egoismo e ricordo , in fine , d ' un pastore che su di un rozzo pezzo di canna era capace di ripetere qualunque inspirata armonia udita e di non dimenticarla mai più . Di sotto a questa genialità si espande una mediocrità , anzi una bassura desolante . Il risorgimento italiano è certamente una di quelle opere solenni , una di quelle pietre di paragone , che le vicende storiche gettano fra ' piedi di un popolo e dalle quali si esce o vinti o vincitori . In quest ' opera dunque , felicemente superata dal popolo italiano , la parte nordica e meridionale della nazione ànno contribuito in modo diverso : l ' uno come popolo a carattere moderno , l ' altro senile : l ' uno con opera collettiva , l ' altro con la genialità individuale : l ' uno con le insurrezioni di tutto un popolo a Milano , a Brescia , a Genova , con la repubblica romana ; l ' altro , con la genialità di un Pepe , d ' un Poerio , d ' un Russo , d ' un Cuoco , d ' uno Spaventa ecc . In vano , però , si cercherebbe fra noi del mezzogiorno qualcosa che somigli alle storiche giornate di Milano : la repubblica partenopea è una pagina gloriosa non di popolo , ma delle individualità più spiccate , della aristocrazia di mente , di cuore e di natali di tutto il napoletano . Il conte di Ruvo che si volta in su per vedere sul suo collo la lama della ghigliottina , è l ' esempio della nobiltà di pochi animi in mezzo alla crudeltà e alla decadenza collettiva : ma , se la massa non à saputo né dare un esempio come quello del conte di Ruvo , né come l ' altro del forte di Vigliena , seppe bene dare il Sanfedismo , i banditi del Cardinale Ruffo , i sostenitori del cesarismo borbonico . Ed è , così , che non a caso , dalle intime latebre della storia , venivano su a galla , in quel periodo fortunoso , la genialità isolata e la bassezza collettiva del carattere . Quando , per l ' infierire della tirannide borbonica , i profughi del mezzogiorno si sparsero in Italia e fuori , riempirono gli animi d ' ammirazione per la genialità e la possente virtù suggestiva dell ' animo loro ; ma , spesso , fu una genialità criminosa che si disvelò più tardi nella cosa pubblica , onde patriottismo dovea significare , a ' giorni nostri , una novella forma di criminalità fraudolenta , per mezzo dei pubblici poteri . Né il genio si è esaurito di poi : agli Spaventa , a ' Settembrini , a ' De Sanctis , a ' Mancini , a ' Pisanelli son succeduti e i Sergi e i Zumbini e i Colajanni e i Fiorentino e i Bovio e i Rapisardi ecc . , gente tutta che à aperto nuove vie al sapere . Ma , d ' attorno ad essi , se son sorti dei gloriosi discepoli , non si è espansa la loro dottrina , la quale , meditata nell ' Italia del mezzodì , si è trapiantata e à messo radici fuori , nell ' ambiente cioè della massa colta , e della scarsa genialità individuale . Né la genialità è stata continua , essa è , come i fenomeni anormali dello spirito , a scatti e a lampi : passano dei secoli nei quali la genialità tace e poi s ' illumina d ' un tratto , come di fuoco che lungamente covò nella cenere : vi sono degl ' ingegni che si mostrarono ad un periodo tardivo della vita , che furono come razzi d ' una durata corta , ma di grande sfosforescenza , o rimasero genii ignorati come Padula e Nicola Sole ; insomma , una genialità patologica , a scatti , a lampi , ineguale , perduta spesso nell ' ozio o nel male , una genialità malata od infeconda : completa talora , ma talora pazzesca . Nessun popolo è , forse , così scarsamente dotato di facondia del meridionale : egli non sa parlare che non mescoli dialetto ed idioma : che non infiori d ' oscenità il suo linguaggio , ma nessuno ha dato oratori così forti ed efficaci quanto l ' Italia del mezzogiorno ; oratori che trascinano le folle , che dominano i parlamenti , le cui orazioni sono degli avvenimenti e al cui incanto non si resiste . Com ' è della genialità , così è della fermezza e della coerenza del carattere : ben vi sono dell ' anime come Niccolò Barbato e come Matteo Renato Imbriani ; ben vi è potuto essere un abbate Toscano , che fa saltare in aria il forte di Vigliena ; ben un Pepe o quell ' ignoto prete di Amantea , giacobino che , preso dalle orde del Ruffo , preferì essere sospeso ad una corda , calato in un pozzo e a chi gli dicea di volerlo salvare purché gridasse : viva la Santa fede , rispondeva : credo , e tuffato nell ' acqua e sollevato non volle arrendersi e preferì essere annegato ; ben vi possono essere di questi Capanei , ma la massa è vile e criminale , pieghevole a tutti i venti , devota a Dio ed al diavolo ; e dianzi a quella dell ' Italia del Nord , è la Vandea che assolve i crimini degli uomini politici , che li favorisce , che passa dall ' osanna al crucifige , sempre prona , sempre pronta a gridare : è morto l ' imperatore , viva il nuovo imperatore : novelli pretoriani di questa Italia di basso impero ! E se vi è l ' altezza dell ' animo assurgente al sacrifizio , vi sono bene in compenso e l ' ingratitudine e l ' invidia e la misconoscenza . Non ci è paese dove le glorie di casa tardano di più ad essere riconosciute : anco quando il battesimo degli estranei è venuto , i propri paesani lo negano e lo contrastano ancora e lo annebbiano quando possono e lo calunniano . E quando poi si cerchi disperdere un ' istituzione fiorente del mezzogiorno o di spregiarla , chi brandirà il piccone o sbarrerà la strada , sarà uno del mezzogiorno istesso : l ' invidia non è essa , adunque , una dote inferiore e noi non siamo gente tale ? La criminalità istessa , ch ' è sempre un carattere inferiore , può essere indice d ' una maggiore inferiorità : essa si presenta d ' una o d ' un altra maniera , mostrando così in mezzo a quale civiltà si svolga e di quale nobile metallo essa sia la scoria . Di criminalità adunque , ve ne sono due : una che è prevalentemente violenta , atavica e che fiorisce daccanto alle forme inferiori di civiltà ed un ' altra che è fraudolente , moderna e vive di mezzo al tipo sociale prevalentemente elevato ed industriale * . La criminalità , nel mezzogiorno d ' Italia , è di preferenza violenta ; in essa predominano i reati di sangue più che la frode ; il delitto rivive in forma atavica come nei popoli barbari e semicivili . Ora , per quanto il crimine sia sempre dannoso , pure , rivolgerlo contro la proprietà , deviandolo dalla persona , è un male minore , che se fosse rivolto contro l ' integrità umana . In tutta la scala della criminalità violenta , noi abbiamo un tristo primato , di contro all ' Italia del Nord : ( Lombroso : Uomo delinquente vol . III ) , alla quale si accompagna una alta morbilità dovuta al tenore inferiore di vita , al latifondo e alla mancanza di opere igieniche ( camposanti ospedali ecc . ) , benché le leggi le impongano su larga . In nessun altro paese , come nell ' Italia del mezzogiorno si sente quanto poco possano le leggi , quando non vi sia una coscienza civile che le faccia osservare , che ne faccia un bene sociale , invece d ' un aggravio maggiore sui bilanci , d ' una novella offa alle camorre locali , d ' una novella disillusione a danno del pubblico bene . La vita , adunque , che si mena nel mezzogiorno , è , solo nella superficie , sfiorata dall ' alito di modernità ; nel fondo ancora è mezzo feudale ; da questo contenuto antiquato credo dipenda un altro carattere della morbilità psichica del mezzogiorno , non so se da altri notata , fatta da forme paranoiche a contenuto antiquato , a fondo religioso o demonopatiaco ; laddove , nei popoli a progresso elevato , son le forme di delirio sociale o politico che prevalgono . Né le condizioni d ' arresto del nostro carattere si limitano alle superstrutture ideali , ma , per quella legge deterministica della storia , scoverta ed illustrata dal Marx , scendono in fino alle condizioni economiche ; si fondano nella sopravvivenza del feudo , nel latifondo che dilaga , nell ' artigianato ch ' è ancora in fiore , nella piccola industria e nell ' assenteismo padronale . Non però la varia e complessa vita moderna : non le leghe di resistenza , non i sindacati , non gli arbitraggi , non le camere di lavoro ; ma , in vece , le confraternite religiose , i circoli cattolici e le società operaie con i loro patroni , più o meno illustri e danarosi , posti talora sotto la protezione dei santi . Nell ' Italia del mezzogiorno vivono come nel medio – evo ancora i contadini sbarbati e con la testa rasa , tranne un ciuffo solo di capelli , e i quali incontrandovi vi salutano e parlandovi vi stanno a dinanzi a capo scoperto e vi vogliono baciare le mani . E , in mezzo a questo rivivente feudalismo , il latifondo stende le sue pianure desolate , a pascolo , grande come lo immenso altipiano della Sila o il Tavoliero di Puglia , dove i fiumi allagano , rompendo le dighe , la malaria avvelena la vita e la monotonia della lenta palude è rotta dalla vista degli armenti , da uomini a cavallo armati , da boari e da pastori e per quelle vaste pianure , corre , con urlo disperato , la vaporiera , unico indizio di modernità , in quelle vaste plaghe della morte . La vita politica non può essere che un riflesso di questa vasta miseria materiale e morale , giacché le cariche pubbliche non sono altro che il pallio , che clientele locali si contendono colla corruzione o col delitto , sedotte dalla bramosia dell ' oro e dal potere . E la corruzione locale si confonde con quella generale dello stato : il partito al potere sostiene , nell ' elezioni politiche , il deputato del governo e ne à in cambio l ' appoggio nella gestione del comune ed è così che corruzione politica ed amministrativa s ' imperniano in una sola grande corruzione nazionale , che si riverbera anco nelle parti sane dello stato . Avviene , perciò che un grosso elettore può ridersi delle leggi ; fare le votazioni nel proprio castello ; mettere , come votanti , e morti ed analfabeti ; far commettere omicidii e non pagarli ; e poi goder fama d ' onesto , ricevere le visite dell ' autorità ed essere dello stato tra le colonne più salde e più sicure e vedere a ' suoi piedi una folla servile d ' adoratori , ognuno dei quali spera qualcosa e sulla sua testa una folla compiacente d ' autorità che trattano , blandendo da pari a pari , come si fa con un amico possente , temuto e permaloso che , se può farci del bene , può farci del male e ben lo sanno quelli che , cittadini od autorità , presero , sia pure forti della giustizia e della legge , a cozzar con lui e ne uscirono o domi o con le corna rotte . Se né la moralità , né la giustizia , valgono cosa alcuna ; se , per salire alle cariche pubbliche , unica e principale condizione è il censo o il favore di chi sta in alto , meraviglia forse , se , traendo da ' fatti una conseguenza , quanto volete immorale , ma logica e seducente , si venga formando una educazione servile e di tornaconto , che rompe la durezza del carattere ? I popoli a coltura inferiore possono avere una fermezza ed una virtuosità rozza , ma dura : ma quando in un popolo , per altri rispetti inferiori , s ' infiltra la corruzione , allora a quel popolo voi avrete tolto ogni qualunque virtù che potea compensare tutto il male d ' una mentalità e d ' una civiltà arretrate . Così , e non altrimenti , è avvenuto del mezzogiorno d ' Italia , nel quale la forza del carattere si è venuta fiaccando in un servilismo nauseante e crescente , in una putrida educazione . Niente è , in fatti , meno tollerato fra noi , che il non piegare all ' esigenze del momento , il non profondersi in servilismi , verso colui che sta in alto , del quale un tempo si è detto male o se ne dirà quando il bisogno è passato ; il non cambiare colore ; il non gridar forte per aver l ' offa , per tacere quando la si è avuta . La virtù attiva , il disinteresse , le lotte nobili per un ' idealità son quelle che ànno e rampogne e sarcasmi , che più destano l ' ira finta o mal celata e che meglio preparano una vita di spine e di dolori . E come non potrebbe esser così , non sono essi gli onesti , i liberi , gli alteri dei disadatti nella lotta per l ' esistenza , in un mondo di vizii e d ' accomodamenti * ? Non già che gli onesti manchino : vi sono e rimangono sopraffatti da ' farabutti , giacché portano seco uno spirito d ' isolamento , di sfiducia , di poca combattività e cercano rifugio dal presente nel passato , non nell ' avvenire . Loro sentono il male , ma non ànno la forza di combatterlo ; quel che possono chiedere a sé stessi è di ritirarsi dal brago , se vi àn messo , inconsciamente , il piede e di vivere in un mondo di pochi amici del loro stesso sentire o lontani da ogni umano consorzio , nel grembo dei propri cari . Mai la virtù è stata così solitaria come lo è nel mezzogiorno d ' Italia ; mai cosa negativamente inefficace ; forse è la sola maniera nella quale possa esistere , forse è il fenomeno della razza dell ' individualità isolata ; forse e vi entra di sicuro è una psicoastenia senile del nostro genio etnico . La stessa unilateralità e scarsezza di coltura fa sì che del putridume che ci avvolge , non si conosca né la causa , né il rimedio : domandate a costoro perché tanta corruzione e vi risponderanno che gli uomini siamo fatti così ; domandate il rimedio e voi sentirete additare il ritorno al passato ; e quando voi parlate d ' un mondo nuovo che si matura altrove , sulle basi di quel progresso che loro detestano , vi chiudono la bocca con quello scetticismo che non ammette risposta e fa cader le braccia . Ma , se fra costoro vi sono delle anime nobili , vi sono ben di quelle in cui è gran parte di sussieguo , che ànno , è vero , un sentimento onesto , ma ammantato di boria e di superbia : una vera iperestesia della onestà , una mania del contatto : sono delle statue , come li ò inteso chiamare e nessun nome pare risponda di più a quel senso di vuota alterezza che li domina . Ma , se nei centri più ristretti è il vizio che si adora , che vince , che domina ; nei centri più grandi sono la mediocrità dottrinale , la mezza coscienza e la mezza moralità : la vernice , in somma , che cuopre la sostanza , che dà la affidanza non il contenuto . Ma ben potrebbe , anco da questa , qualcosa derivarsi , almeno contro le forme più basse e più ciniche del vizio , se le nature meridionali fossero capaci d ' un opera collettiva di coordinazione e di subordinazione e se noi non portassimo , derivandolo da ' popoli inferiori , un orrore del contatto di noi stessi . Ma , il popolo meridionale porta nelle pieghe del proprio carattere , la grande virtù del lavoro : virtù che rifulge in patria e fuori e che è fatta da una resistenza maggiore alla fatica e da una grande sobrietà . Ed è appunto questo tenore inferiore di vita che costituisce la nostra inferiorità morale : per esso ci si accontenta di bassi salarii , che fanno indugiare le forme economiche semifeudali , e fiaccando , nella lotta per l ' innalzamento del proletariato , la resistenza operaia , producendo un logorio più precoce della macchina umana , che impoverisce la fibra , base somatica della virtualità psichica d ' un popolo * . E così che i nostri emigranti àn saputo creare una ricchezza in America , specialmente nelle Americhe latine ; àn saputo colonizzare l ' Africa francese ; àn saputo arrecare ovunque i frutti più duri della civiltà , quelli del lavoro meno retribuito e più pesante ; ma àn sempre stretto di più le ritorte a quei popoli in mezzo a cui ànno lavorato e ànno spezzato nelle mani delle masse operaie , l ' arma moderna della resistenza . Lo stesso spirito d ' isolamento , una delle doti etniche più marcate , à fatto sì che le nostre masse emigratrici si sieno mantenute lontane dalle altre , chiuse in sé , come dice il Ferrero , formando degli isolotti non pure in mezzo alle genti estranee , ma alle italiche , onde quelle correnti di civiltà che l ' emigrazione porta seco , ne sono venute inaridite : sicché dall ' emigrazione ne è derivato metà di quell ' utile che se ne sarebbe potuto sperare * . Un altro lato della psiche meridionale è certamente la mancanza di passionalità alta e stabile : i popoli o vecchi o selvaggi né conoscono la persistenza e la continuità della passione ; né le sanno elevare a quelle altezze vertiginose dell ' altruismo . Voi non troverete , in questa Italia del mezzogiorno , nessuna di quelle lotte collettive per la civiltà , durate per anni , come in Inghilterra e in America ; non le troverete né sul terreno politico , come fu il chartismo , né sul terreno economico , ma neppure nel campo della carità e della previdenza sociale : confrontate i patronati forestieri , le opere delle Spinters , l ' opera d ' un Barnardo con i nostri comitati patronali , fatti per la boria di pochi e per la vanità delle signore , e vi desteranno un senso vivo di dolore e vi chiedete se non sia vero che la civiltà à emigrato da noi , per passare , da ' baci caldi del sole , al ba cio freddo delle neve * . Concludiamo , oramai , così : la nostra psiche è inferiore sia nella statica , sia nella dinamica : essa è fatta di pensiero poco colto e di sentimento poco evoluto : da questo nasce l ' inferiorità del carattere così basso , ma in mezzo al quale s ' innalza la genialità individuale , talora patologica . Se la civiltà altrove è una grande coordinazione e subordinazione d ' individui , costituenti una massa equilibrata , da noi essa è una radura nella quale sornuotano i superuomini come pini in mezzo alle ginestre . Noi viviamo in una forma ibrida d ' economia , come quelle piante che vegetano sulla foce dei fiumi e che son bagnate dall ' acqua dolce e dalla salmastra e vivono vita grama e vanno soggette a facile decomposizione e portano annidato in sé il germe triste e desolante della malaria . Noi non siamo né abbastanza feudali , né abbastanza industriali : non viviamo né abbastanza del passato , né abbastanza dell ' avvenire ; siamo come una nuance , una triste nuance d ' antico e di moderno , di vecchio e di nuovo . Il giorno che sapremo liquidare definitivamente il passato , cacciandolo sotto le nuove acquisizioni della civiltà e sapremo della vita moderna assumere , non solo gli aspetti fuggevoli , ma le intrinseche virtù , noi potremo dire d ' essere un popolo nuovo , giacché la modernità non è che una vece alterna della senilità , sulla quale la giovinezza fiorisce come , sul tronco d ' un albero ; spoglio e scheletrico dal verno , sorride la primavera di mezzo al verde delle foglie ed al profumo dei fiori . Ma son delle opere nelle quali tutte le intrinseche virtù d ' un popolo si disvelano ; di quelle che si riflettono più lungi ancora che non paia ; di quelle che non dovrebbero essere turbati , ma aiutate ad inalvearsi nel mare della civiltà . CAPITOLO IV . IL GENIO E LE VICENDE DELLA RAZZA DI RIMPETTO AL CARATTERE Il carattere dice il Sergi è un organismo : esso à , dunque , una parte ereditaria , derivata , che si cancella raramente per la sostituzione di novelle abitudini alle vecchie : non meraviglia , perciò , se noi diciamo che nella nostra psiche meridionale , nel nostro carattere etnico , noi portiamo l ' eredità ed il genio del popolo da cui deriviamo . Anzi come avviene di popoli che si sono mantenuti puri di mistioni etniche dissimilari , portiamo in noi stessi gran parte dell ' antico genio etnico , sul quale il tempo à poco aggiunto o tolto , rendendo solo più marcate quelle linee , che altre vicende avrebbero o potuto cancellare o mescolare . E cominciamo dal popolo delle cui vene scorre in noi il sangue . L ' Italia del mezzogiorno fu abitata negli antichissimi tempi dagli Osci , a ' quali si aggiunsero gli Elleni . Erano questi nuovi abitatori dell ' Italia del mezzogiorno , una élite della civiltà greca : coloni od emigranti erano i più giovani d ' animo , i più avventurosi che o le vicende patrie o la vaghezza di nuove terre o l ' esuberanza della popolazione la pressura sociale spingeva dal patrio lido su quelle terre così vicine alle loro e baciate da quel mare Ionio , nel quale anco l ' Ellade si cullava . Popolo giovane ed ardimentoso , esso dovea vincere , nella lotta della civiltà , l ' antico osco ; dovea avere del ceppo greco lo spirito esteta , limpido , chiaro . E sotto qual cielo mai , dopo quello della Grecia , tali doti doveano trovare una più larga corrispondenza ? non era il nostro cielo come un grande , un immenso riflesso dell ' animo loro ? E carattere della mente e sentimento religioso , tutto armonizzava con quelle marine d ' un azzurro così dolce e profondo , con quei monti così sereni e aprichi che si disegnano in un cielo tersissimo , dove l ' aria è d ' una trasparenza di cristallo e dove tutto ha una bellezza fatta da una esteriorità elegante di linee , d ' armonie , di colori ? Se accanto alla Grecia ci era un suolo capace d ' avere degli uomini d ' uno spirito limpido ed esteta , pieno di minore intimità passionale , privo cioè d ' una esteriorità bella ma affannosa , ma fatto invece d ' una psiche esteriore , ogg ettiva , armonica , fredda , come un lago che rifletta , immobile , il vasto paesaggio che gli sta d ' intorno e il cielo che gli si svolge di sopra ; se , accanto alla Grecia , ci era un ' altra terra capace di quegli uomini , essa era certo l ' Italia del mezzogiorno , questa che essi chiamarono la Grecia Magna . Popoli d ' una psiche così freddamente esteta o meglio d ' un estetismo esteriore , dovea essere poco passionale : la passionalità è impronta semitica , trasmessa a noi per mezzo del mondo cristiano . L ' idealismo passionale è dote dei popoli unilaterali , di quelli che non ànno né lo sguardo limpido e profondo , né un animo equilibrato ; non è rispetto a ' tempi , la caratteristica dell ' evo antico così poco passionale , così profondamente egoistico , così poco capace d ' una intimità tormentosa del pensiero . Gli antichi non conobbero né una passione possente , né un pensiero tormentatore : l ' amore istesso non ebbe per loro che una sensuale esteriorità : ancora sull ' estetismo non era sorto né il demone della passione umana , né di quella divina , che tormenteranno , l ' uno l ' evo moderno , l ' altro l ' evo medio . L ' umanità antica à ben avuto il dolore fisico , ma non il morale : à avuto , nell ' ordinamento economico , lo schiavo ; nella religione il sacrifizio umano ; nella politica l ' egemonia d ' una classe o d ' un paese sull ' altro ; ma dal dolore fisico non spuntò il conforto delle lagrime , queste perle del dolore ; il segreto martire pieno di fascino , nascerà dal bacio fecondo delle stirpi nordiche e del genio semitico con l ' animo ario e quando la civiltà greco – latina sarà tramontata . Un popolo che ha scarso idealismo , non può sentire che un forte , un esagerato amore per sé , un egoismo senza misura , sconfinato e procelloso come l ' oceano e i nostri padri , i Greci d ' Italia , al pari di quelli rimasti nell ' Ellade sentirono forte e ruggente quest ' egoismo . La loro storia è una lotta eterna : di democrazie e di aristocrazie , che involge la rovina della patria . Quel vate che , di notte , sedesse su ' ruderi delle fiorenti città della Magna Grecia e nella mobile fantasia , nella psiche sua estremamente suggestionata , ne evocasse la vita , sentirebbe quei ruderi parlare ancora di lotte e animarsi di quella vita , così ad un tempo esteta e feroce , di millanta anni e più indietro e di cui è venuta a noi come un ' eco triste e dolorosa . Ma un estetismo così esteriore , sotto un cielo di fuoco , di mezzo ad una razza di nudità non velata , di bellezza meravigliosa , col cuore e con i sensi fortemente accensibili , in una gente dove l ' intimità del sentimento non era sorta ; tale estetismo , in tale razza , sotto tal clima , con l ' arte meravigliosamente plastica e realistica , dovette portar seco un erotismo artistico inestinguibile , favorito da una ricchezza , le cui sorgenti erano perenne opera degli schiavi , accompagnato da un lusso asiatico e da una crescente ignavia . Quando una classe è si ricca , solo un idealismo forte e sano può salvarla dal lusso artistico ed erotico ; ma , noi l ' abbiamo detto , l ' idealismo era fiore che dovea nascere dall ' amplesso nordico – semitico e quest ' ancora non era sorto . Il genio etnico dei padri nostri , quando l ' evo antico finiva , era adunque questo : mente limpida , chiara ; sentimento esteta , ma poco ideale ; egoismo forte irrompente nelle lotte sociali e politiche , ergentesi su di un popolo di schiavi e circonfuso da un erotismo artistico . Questo è ancora , dopo tanto tempo , l ' elemento atavico della nostra psiche , il medio – evo à tolto a noi l ' educazione artistica , né à smorzato , per il lungo buio secolare , il senso estetico , né vi à portato in cambio l ' idealismo . Il medio – evo fu una mistione di popoli e di civiltà e , in questo , egli segnò per l ' umanità il più benefico fatto che si possa immaginare . Da una parte i barbari s ' innestarono sul tronco greco – romano , dall ' altra il genio semitico s ' innestò su quello ario . Dovunque tali innesti dissimilari poterono avvenire e rimanere indisturbati , là un nuovo genio etnico sorse , genio che , dopo una millenaria incubazione , dovea venire alla luce , nell ' evo moderno , con un bagliore di novella civiltà . Di questa feconda mistione etnica dissimilare , cioè di gente di genio diverso , i popoli del mezzogiorno d ' Italia o ne ebbero poco o , avendola avuta in larga copia , per vicende di pregiudizii di razza e di religione seppero in larga parte liberarsene . Avvenne , adunque , che mentre l ' Italia nordica , messa come cuneo fra razze nordiche , fu il teatro di parecchie invasioni germaniche e quindi di mistioni dissimilari che vi si fissarono durevolmente , congiungendovisi con nodi di sangue e di civiltà , l ' Italia del mezzogiorno , così lontana dalle nazioni nordiche , così isolata da ' suoi mari , poté essere un campo di rade e lente scorrerie , che , o non poterono resistervi o resisterono per poco tempo . Ben dal popolo dei califfi , da ' servi di Allah una nuova civiltà , a mezzo il medio – evo , si era maturata , civiltà semitica , che , come un razzo , illuminò di vivida luce l ' Europa meridionale e poi si spense ; da quella stirpe adunque , e in Ispagna e in Sicilia il popolo arabo , ricco di tanto splendore civile , venne a noi , tentando di confondere , in una sola mistione etnica , due razze e due civiltà . Ma il pregiudizio religioso prevalse e uccise , in germe , la futura evoluzione della razza ; la cacciata dalla Spagna degli Abenceras , di cui parlano ancora e l ' Alambra e Granata e Castiglia , non era solo la emigrazione d ' una dinastia , era un tramonto di civiltà . Tutto emigrava con essa e l ' arte e la scienza e la giovinezza , restava solo un fanatismo cupo e feroce e dopo di essa dovea sorgere l ' Escuriale e l ' Inquisizione e Domenico di Gusman . Similmente i Normanni , gli agili navigatori , doveano per breve ora vivere su questa Italia meridionale , nella quale le vicende di razza e di pirateria l ' aveano lanciati : essi erano ben dei popoli nordici , ma non ebbero degli altri la fortuna di un lungo soggiorno fra noi e , quando con essi tramontò la loro stella , tramontò la stella del mezzogiorno d ' Italia . Le vicende storiche che aveano reso impossibile una mistione dissimilare di razze , rese possibile una lunga dominazione del popolo spagnuolo su di noi , durante la quale quel popolo ci comunicò la sua bieca intolleranza religiosa e il suo fasto pieno di leziosaggine , di vanità boriosa , lo spirito parassitario , il fanatismo cieco di Filippo secondo e della Inquisizione , la senilità pazzesca di Carlo V , che non vedea mai nei suoi dominii tramontare il sole e che vecchio e frale si ravvolgeva ancor vivo nel sudario . Una vasta degenerazione venne così ad imporsi su ' lontani nepoti del genio greco ed in vano si contese a lungo , in vano si ribellarono contro l ' Inquisizione e Napoli con Masaniello , e Cosenza con Re Marco , questo brigante così misconosciuto , che facea tremare i viceré spagnuoli e assediava le città ; in vano un patrizio cosentino , Pietro Cicala , scappato dalle carceri inquisitoriali , si rifuggia presso il turco , dive nta ammiraglio di potente flotta e flagella inquisitori e spagnuoli ; in vano , Campanella , il frate domenicano , ordisce una congiura formidabile ; lo spagnuolismo si afferma e con esso l ' Inquisizione , che compie una educazione di servilismo e di corruzione che dura più secoli . In tutte queste tristi vicende della storia , voi trovate la nota della genialità individuale e della mentalità collettiva scarsa . Accanto a Telesio e alla celebre accademia cosentina , che dette tanto splendore d ' umanesimo ; accanto a Campanella l ' utopista e l ' uomo d ' azione ; accanto a questi fiori d ' ingegno e di genialità , è il silenzio d ' una turba ignorante . Gli stessi movimenti religiosi che seducono le masse , per es . il gioacchinismo , meditato nell ' Eremo di S . Giovanni del fiore da quell ' abate che Dante dice dotato di profetico spirito , quel movimento che dentro alle nubi teologiche affermava il concetto dell ' amore universale degli uomini : il gioacchinismo si svolgerà altrove , nell ' Umbria , ma tacerà in Calabria . Ed ancora , dopo tanti secoli , alla alba d ' una futura civiltà , noi siamo , come un tempo , creta greca e vernice spagnuola : noi abbiamo degli Elleni , dei n ostri antichi padri greci , la mente limpida , il carattere apatico , l ' idealismo scarso e mancante ; abbiamo degli spagnuoli la vanità boriosa ed il parassitismo , l ' odio al lavoro che crediamo ci umilii ; degli uni e degli altri l ' erotismo e la corruzione , congiunti con un fattore maturato nella senilità della razza e cioè la genialità individuale e la mediocrità collettiva . Dovremmo dunque rimanere eternamente inferiori ? Se l ' amore di questo mezzogiorno , così ricco di genio , ma così ancora plebeo , non fa velo , pare di no . Noi portiamo in noi stessi delle qualità nascoste : abbiamo , nel nostro popolo , un amore al lavoro , una facile intraprendenza , un ' idealità ed un ardore di lotta , vivo quando dalle meschine lotte dei comuni , dal campo ristretto della nostra cittaduzza , si sappia portare a quello largo della patria e dell ' umanità . L ' ingegno è chiaro come il nostro sole , è versatile come le mille gradazioni di luce e di colore del mare di Napoli , che Virgilio diceva : mirabile semper ; nel nostro carattere vi è , o s ' è smarrito da poco , una forza , una costanza che , se rivolta al male , assurse al brigantaggio , volta al bene , alle lotte civili molto può dare . E , quando i nostri contadini , analfabeti emigrano , portano nelle novelle patrie la gran virtù della bontà e del lavoro : e sono gli umili pionieri della civiltà , quelli cui si affidano i lavori più bestiali e più duri sui quali le rifiorenti civiltà americane sorgono di poi . Spesso , penso che sarà di noi un giorno , quando in mezzo a questo popolo così plebeo , ma ricco di tante virtù , spuntasse un pensiero alto e una fede nuova , che sprigionasse dal cuore la natia bontà e , in vece di farla disperderla infeconda , la inalveasse nel gran mare dell ' avvenire e poi una coltura elevata discendesse ad illuminarne la mente ; e poi ancora la gran virtù del lavoro si espandesse per la forma novella della grande industria : io penso , quando ciò avvenisse , questo popolo , così ricco di idealità e di virtù attive di quale luce non sfolgorerebbe ? s ' è vero che dalla morte balza la vita , perché questa dal putridume presente non dovrà sorgere ? E mi ritornano alla mente quello che il Wircoff diceva un giorno dell ' Italia : la civiltà è l ' onda del mare che ora corre alla riva , ora se allontana . Essa si è allontanata da noi , che vi ritorni spumeggiante e con le mill e conchigliette che porta seco , con le mille monadi che vissero sempre , senza struggersi mai , che a miliardi formarono i continenti e che , con l ' esempio , additano lo avvenire umano fatto di monadi , piccolissime che il numero fa possenti e , che nessuno cataclisma potrà svellere mai ! Se ci è chi desideri un campo di lavoro e di gloria , lo cerchi in questo mezzogiorno d ' Italia dove tutto è da rifare e dove tutte l ' energie possono riescire feconde : dove l ' economia cerca i grandi capitali , dove la mente è avida di coltura , dove il cuore è assetato di giustizia . Non nell ' Africa nera , ma qui in questa Africa d ' Italia , o pionieri della civiltà , portate l ' opera vostra , acciò non si dica di noi che siamo , come i ruderi della magna Grecia , una terra di morti * ! IL CRISTIANESIMO E LE FORMAZIONI STORICO – SOCIALI CAPITOLO I . LE FORMAZIONI STORICO – SOCIALI Le formazioni storico – sociali portano in sé e le origini e le ragioni del proprio essere e la propria infuturazione storica . Un tempo esse furono credute come uscenti dal mare dell ' ignoto , non già dal sentimento conscio od incoscio d ' un popolo , dalla sua psiche etnica , e come distendentisi , per largo tratto di tempo e di spazio , e morienti quando il caso avesse portato così . Tale concezione della storia è , oramai , tramontata per sempre e , a questo falso riflesso del mondo umano , se ne è aggiunto uno più vero , per il quale le formazioni storico – sociali nascono ad un tempo dato , sotto un determinato clima , portano in sé la ragione del loro sviluppo e muoiono quando ànno adempito alla propria missione * . Il cristianesimo , come una delle più larghe formazioni storico – sociali , non si sottrae a questa legge comune , del pari , all e unità bio – psicologiche umane e agli organismi in generale . Gli antichi aveano intravveduto questa norma degli organismi umani e , per quel fatto comune alle mentalità poco sistematizzate e coerenti , mentre credeano nel fato e , dinanzi alle vicende della vita , più gravi e dolorose , più involute sentenziavano : erat in fatis , fata trahunt ; d ' altra parte dicevano che ciascuno del destino proprio era l ' arbitro : quisque suae ipsius fortunae faber est . Era il libero arbitrio riconosciuto come sovrano e la lotta che informa la scienza moderna di liberisti dell ' arbitrio e non liberisti ; di deterministi e non deterministi : questa lotta che , sotto la forma della grazia e del peccato originale , agitò il medio – evo , perso il colorito del tempo , è lotta antica e profonda ed involge un grave problema scientifico , ricco di pratiche conseguenze . La scienza moderna , nel suo indirizzo positivo , à risoluto il problema nel senso deterministico , così nel campo della biologia , come in quello più complesso della psicologia individuale , collettiva , sociale . Vi è un determinismo morfologico che l ' Haeckel * chiama meccanico , casuale , ateleologico ; vi è un determinismo psichico , che bandisce il libero arbitrio ; vi è un determinismo collettivo , storico , sociale che toglie dagli avvenimenti umani le fila della provvidenza . Il determinismo moderno non è né il fato superiore agli uomini e agli Dei , né la provvidenza , ma son le forze naturali ed umane in quanto condizionano sé stesse nei futuri svolgimenti , né sono forze irriducibili , perché l ' uomo li sommette sempre a sé stesso , consciamente ed inconsciamente non importa , ed in questo modo modificandole può davvero essere l ' artefice della propria fortuna , onde la civiltà e l ' educazione mirano ad una lunga preparazione dell ' avvenire , secondo un tipo che ci siamo formati e che in noi si è venuto maturando . A questo determinismo scientifico moderno , diverso dall ' antico fatum e dalla provvidenza medioevale , le formazioni storico – sociali obbediscono in vario modo : ve n ' è di quelle che vere meteore durano un ' ora sul cielo della storia ; ve ne sono di altre che vissero e che vivranno lungamente ; ma , o di un giorno o d ' un ' ora , o rapide come la civiltà dei califfi o lunghe come la civiltà aria o ristrette come la religione di Allah o diffuse come la religione di Budda e di Gesù , esse obbediscono sempre al determinismo storico , a questa concezione originale del pensiero positivo . Le formazioni storico – sociali sono , inoltre , i prodotti più complessi della psiche collettiva nei quali collaborarono parecchie generazioni , e spesso si mescolarono diversi genii etnici : studiarle criticamente importa vederne le condizioni di nascimento e di ulteriore evoluzione : conoscere in quale momento storico è sorta una determinata formazione , quale genio di popolo vi à alitato dentro ; o , se son parecchi genii etnici , sorprenderne il carattere di ciascuno e come in modo mutuo , si sieno influenzati ! Né basta , ma siccome vi è per ogni cosa quaggiù una necessità che la determina e la muove , bisogna che questa necessità storica sia ben nota e determinata ; e se , come accade , la formazione storica – sociale tende ad espandersi , a divenire centro di sismici movimenti , di successive imitazioni , è d ' uopo rendersene conto . E solo , quando questo studio sia largamente fatto , si può dire di possedere d ' una formazione storica una chiara cognizione , quello che Dante chiamava il come e il donde : è questo largo lavoro di critica , di pensiero riflesso , che il nostro secolo fa e che può parere infecondo a chi non sappia come da queste investigazioni del passato s ' impari a conoscere il presente e preparare il futuro , acciò esso diventi formazione storico – sociale predeterminata e non incoscia . Lavoro di critica vale , dunque , lavoro d ' educazione e di formazione dell ' avvenire e conoscenza più ampia della psicologia collettiva , di questa giovanissima scienza . Tra le formazioni storico – sociali , il cristianesimo è una delle più estese nel tempo e nello spazio , se non la più estesa , di quelle che più profondamente ànno agito sulla psiche umana . Ben lo si può sprezzare , come fece largamente il pensiero scientifico del secolo passato ; ben si può imprecare contro di esso come fanno i seguaci del Nietzsche , e tutti i superuomini di questa fine di secolo ; ben lo si può voler cancellare dalla coltura moderna ; ma esso , con la sua suggestione , ci circonda più che noi crediamo e costituisce come il clima storico nel quale , per lungo tempo , si è respirato e vissuto . Ciò non vuol dire ch ' esso sia divino , anzi fu ed è una delle creazioni più umane che si conoscano , che portò in sé una larga messe di principii i quali , in periodi diversi , vennero fecondandosi e quando uno parve morto , l ' altro si accese di nuova vita onde il cristianesimo , ebbe una larga proteiformità , una versatilità meravigliosa , un adattamento immenso . Se vi è qualcosa che nel mondo della psiche , si può rassomigliare lentamente al plasma del Weisman , certo questo qualcosa fa il cristianesimo per l ' infinità di forma che assunse , per la longevità dell ' esser suo , per lo svolgimento meraviglioso dalla primeva umile forma . Questa formazione storico – sociale , nata dal genio semitico , ebbe di questo la tenacia , sotto le parvenze cambiantisi ed ebbe del popolo ario la multiforma versatilità : quasi fosse esuberante per una sola gente , essa tende a diffondersi alle razze mongoloide , australoide , negroide , sicché non è lontano il tempo nel quale potrà vantarsi di essere giunta a quella forma di cattolicità , che à lungamente vagheggiato . Egli avviene , adunque , che dove e come si espande la razza ariana , là si espande la formazione storico – sociale che dal suo contatto e nel suo seno si svolse ; dove penetra la sua civiltà penetra la sua concezione idealistica che del mondo si è venuto formando ; nessuna altra superstruttura ideale è così vasta e può competere con questa che non sia la scienza ; ma quanto del pensiero cristiano non è nella scienza ? quante anticipazioni e divinazioni ardite , che la scienza solo adesso cresima , spogliandole dall ' involucro religioso , non furono enunciate e da molti secoli dal cristianesimo , sia pure in forma mistica ? L ' universalità umana : la vita sacra per tutti , l ' affratellamento degli uomini , l ' eguaglianza sono i culmini del pensiero moderno , ma non furono essi sotto il velo religioso anticipati dalla formazione storico – sociale cristiana , primitiva ? ond ' è che oggi che la scienza assurge a queste sommità ideali , dando loro la severità scientifica , noi sentiamo verso il pensiero e il sentimento cristiano primitivo così puro e così umano , un segreto incanto . Esso fu è vero un movimento antiscientifico , negativista di tutta la concezione filosofica ed artistica del mondo pagano : primi dei barbari , i vandali furono i cristiani * ; ma pure quel negativismo era pieno d ' una passionalità così ardente , d ' uno spirito di sacrifizio così puro , portava in sé un novello concetto della vita così pieno , così confacente a ' tempi ; in una parola , vi era , in quel primitivo formarsi del cristianesimo tanta infuturazione storica , tanto carattere umano che anche oggi , non vi si può accostare , senza rimanerne preso . Il negativismo cristiano non era né una distruzione dell ' arte , né un annientamento della vita ; era in vece una novella concezione ed un novello valore , e , come tutte le modificazioni profonde * , esso parve sul principio una negazione : ed oggi che , dopo tanti secoli , un nuovo concetto della vita ritorna ad aleggiare sulle fronti ; oggi , sentiamo una simpatia viva per quella formazione storica che vi si avvicinò , che ne fu anzi una vera e propria anticipazione . L ' elevamento delle masse , che fu opera e contenuto del primitivo cristianesimo , diventa il contenuto civile odierno e se allora urtava contro il pregiudizio scientifico di un uomo come Aristotile e di tutto il pensiero greco e dell ' orgoglio quirita , oggi urta contro il superomismo del Nietzsche e i sentimenti boriosi di classe i quali sono non meno vivi e forti * . Da questo raffronto ne viene che la suggestione cristiana è oggi diventata più viva che mai e che il nostro pensiero , vinto da certe intime somiglianze , dal presente si rifuggia in quel passato di tanti secoli , del quale in questo studio tenterò la disamina degli elementi formatori . Ma all ' animo , ancora , di chi vive del presente non può non importare la lotta che tra scienza e fede si è venuto impegnando * , lotta che non solo è idealistica , che non solo si fonda nella degenerazione crescente , ma in fondo è vera lotta economica . Io credo che la scienza da tale lotta uscirà vincitrice e ne affida che essa è diventata o diventa il patrimonio ideale di quelle folle nuove che penetrano nella civiltà e nella storia , di quelle folle che rappresentano e la giovinezza e l ' avvenire ; pure , il rinascere della forma vieta della fede quando pareva spenta , e il minacciare tutte le conquiste odierne , non è un tema di poche considerazioni ed interesse , ond ' è che dalla vasta formazione storico – sociale cristiana , conviene a noi derivare i soli elementi umani che contiene , ricacciando il sacro , il rel igioso ed il rivelato nel campo delle stratificazioni sommerse della coscienza : così , adunque , dal passato può derivarsi l ' avvenire . CAPITOLO II . LE ORIGINI DEL CRISTIANESIMO Il cristianesimo sorse in Palestina non come una casualità storica , ma come una necessità e quando l ' ora era scoccata . Il Rénan , che si è occupato con ingegno forte e penetrante del mondo semitico e l ' ha saputo rappresentare con l ' incanto d ' un ' arte non comune * , à trovato che il sorgere del cristianesimo , in mezzo al popolo ebreo , dipese dal dualismo che il popolo eletto portava nel cuore fra la eguaglianza patriarcale ed il lusso che da Tiro e da Babilonia , sotto il regno del re sapiente , di Salomone , si veniva introducendo . Il semita , in fatti , era stato un popolo eminentemente patriarcale : i suoi antenati ed Abramo e Mosé che altro erano stati se non dei patriarchi , che all ' ombra della tenda aveano lungamente guidato le sorti di quel popolo . La vita patriarcale era non solo una tradizione , ma un carattere etnico . Lo stesso iahevismo lo consacrava nella legge : non era egli scritto , nel libro sacro , l ' anno sabbatico e non era uno dei dieci comandamenti che Ieova avea dettato , fra il coruscare dei lampi ed il fragore dei tuoni , che bisognava amare come sé stesso il prossimo suo ? E quale altro stato potea più lungamente favorire questo sentimento d ' amore , che non fosse l ' eguaglianza patriarcale , alla cui ombra , il popolo eletto avea , per lungo tempo , corso tante perigliose vicende ? L ' idea , anzi , dell ' eguaglianza si confondea con l ' orgoglio smisurato di quel popolo eletto del signore ; se Ieova era il padre di tutti , se Abramo e Giacobbe e gli altri patriarchi aveano dato nascimento a quel popolo , d ' una figliuolanza più numerosa delle arene del mare ; come potea darsi che parte di quel popolo dovea giacersene , nella schiavitù dei propri fratelli ? Orgoglio ed eguaglianza erano due doti similari del popolo ebreo . Ma , quando le vicende storiche semitiche innalzarono , sotto Davide e Salomone , il popolo ebreo a quell ' altezza , che mai più dovea raggiungere nella storia e , da Tiro e da Babilonia , il lusso penetrava ; dalle foreste del Libano un grido di dolore s ' innalzava , in mezzo al popolo eletto ; il senso della eguaglianza pungeva non solo come un ricordo , ma come un bisogno , consacrato nella legge . Il tipo del giusto ma povero l ' ebionim seduceva la mente e da quel popolo oppresso , ad intervalli , dei profeti dei predicatori ardenti , dei vendicatori dei torti sociali , con parole di fuoco , sorgevano minacciando castighi e predicando virtù . E quando né eloquenza irata de ' profeti valeva ad arrestare il crescere vertigionoso della ricchezza e delle ingiustizie sociali , né minaccia di castighi bastavano ad infrenare l ' irrompere del lusso , nasceva nell ' animo del popolo l ' idea d ' un messia , d ' un vendicatore , d ' una redenzione umana che conducesse all ' antica virtù dei padri * . Né , nella storia del popolo eletto , la speranza era nuova : la liberazione era venuta a tempo di Mosé e potea ritornare ancora , benché qui si fosse trattato d ' una liberazione d ' altro genere , di quello che con linguaggio moderno , si direbbe fine d ' una oppressione di classe , vera e propria emancipazione . E i messia non mancavano mai , però nessuno avea mai esercitato un ' influenza che fosse lunga e duratura ; nessuno mai avea trovato i tempi propizii né avea portato in sé una genialità , che gli avesse donato una infuturazione . Se , adunque , il contenuto messianico non era nuovo , il messia vero non era ancora sorto . Il profetismo ed il messianismo , questo bisogno rinascente di novazioni religiose , è un carattere affatto semitico : arabi ed ebrei lo portano nel proprio sangue , ond ' è che Maometto e Gesù ànno avuto , e prima e dopo , degli anticipatori e dei continuatori , ma nessuno che avesse avuto di loro e la mente e la fortuna , né la genialità epilettica del profeta di Allah né la genialità mistica del rabbi di Nazereth . Il messianismo di Gesù fu , nel cielo del mosaismo qualcosa di più che non fosse il buddismo nella religione di Brahma : il buddismo introduceva , nella durezza e fatalità braminica , un principio di sentimento umano , il messianismo di Gesù , in vece , lo trovava nella legge e nei profeti , lo coglieva dall ' animo popolare , e lo enunciava , estendendolo a tutti gli uomini : egli così veniva non ad annullare la legge , ma a completarla . Ma il suo era , ancora , un messianismo nuovo che si introduceva nel ciclo mosaico : il messianismo degli altri profeti era stato almeno nell ' aspettazione popolare un trionfo della forza rivendicante il diritto , così come , in altre contingenze , era stata l ' opera di Moisè in aiuto del popolo eletto . Ma , oramai , i tempi erano mutati : l ' adorazione e lo imperio della forza bruta volgeano al termine ; Gesù , sotto tal punto , non era genio ebraico e l ' animo suo era d ' un ' intimità fatta di dolcezza e di pietà , virtù quasi sconosciuta all ' animo semita . Le massime di Gesù lo à notato il Rénan * non erano nuove : il nuovo , l ' anticipazione , il geniale era nella bontà dell ' animo di chi li ripeteva , nella pietà con le quali erano dette . Egli intese perfettamente la sua singolarità psichica di mezzo al fan atismo mosaico , in mezzo alla durezza farisaica e però si sentì solo , senza famiglia e disse che veniva a compiere la legge dei padri , a portar la guerra , non la pace ; il che contrasterebbe solennemente con tutto sé stesso , se non si pensasse che in quelle parole , rivelava la singolarità geniale dell ' animo suo . Alla genialità del fondatore altri fatti meravigliosamente s ' aggiungeano , perché il cristianesimo nascesse con una larga infuturazione storica . E queste erano le condizioni di Gerusalemme e le vicende dell ' Impero Romano . Gerusalemme , diventata per conquista provincia romana , era entrata nel cosmopolitismo dell ' Impero e veniva così a trovarsi nel contatto etnico più disparato : greci e romani vi affluivano e costituitavano una vita nuova , fino allora sconosciuta . Altre città aveano popolazione più densa e più variata : Babilonia e Roma , di certo e di gran lunga , la superavano ; ma , in Gerusalemme , per converso la vita era più intima , meno corrotta , onde un avvenimento nuovo che vi fosse sorto dovea , di forza , espandersi e rinfocolarvisi , sicché quel contrasto dell ' animo semitico tra la legge dei padri e le condizioni dei tempi , anziché disperdersi , vi si riaccendeva dal riflesso dei tempi e cioè dalla corruzione circostante e dal bisogno di una morale più pura che tormentava gli animi . Lo stato dell ' impero era quant ' altro mai di più corrotto Roma avesse per l ' innanzi attraversato . Non già che nel mondo romano fosse tutto guasto , il sano esisteva , ma rimaneasi come nascosto sotto il trionfo sfacciato della corruzione cesarea che appestava il potere sociale : ed era questa parte sana che portava in sé stessa un forte bisogno d ' elevarsi , di mondarsi da quella tabe invadente , e , insieme con questo bisogno , pullulava un sentimento ignoto agli antichi , fatto di pietà nuova ed insolita , che , come forza di riserva , si contrapponeva al crescente dolore della schiavitù * . Questa dilagava , quei poteri frenatori che l ' aveano resa sopportabile scomparivano e la pietà cresceva . Lo stoicismo era , nelle sue anticipazioni umanitarie , un segno dei tempi , che non usciva , però , dal confine della mente e dello spirito romano ; alla religione pagana nessuno credeva : il pensiero delle filosofie delle primitive scuole greche si cimentava con la religione e Lucrezio Caro metteva gli Dei nell ' olimpo in un ozio beato , che non turbava l ' immanenza delle leggi di natura : il pantheon si apriva a tutte le divinità , segno codesto che nessuno più vi credea ed un ' aspettazione invadea tutti gli animi , i quali come ne ' gravi momenti di crisi sociale o si rivolgeano allo antico , alla prisca virtù quirita , come gli stoici ; o fissavano l ' avvenire cercandovi una fede , onde Virgilio cantava : redeunt iam saturnia regna . Né l ' aspettazione si restringeva a Roma , si espandeva , anzi , fuori : in Palestina Giovanni Battista , nel deserto , spianava la via a chi sarebbe venuto dietro di lui e al quale egli non poteva neppure legare i calzari ; nell ' impero , gli schiavi si riunivano in associazioni di mutuo soccorso e di comune sepoltura ; in alcune famiglie gli schiavi , a differenza d ' altre e dell ' impero che li spingeva al Circo , venivano trattati con insolita dolcezza ; il siro vi portava , dall ' oriente , una speranza , una pace , una rassegnazione nuova della vita , che l ' avvincea al padrone e a ' suoi simili ; un bisogno d ' una religione che fosse più pura della pagana si facea sentire e , vece d ' altra , il monoteismo ebraico si diffondeva . Il messianismo di Gesù non potea venire in momenti di maggiore aspettazione generale : sorgeva dal dolore della schiavitù e dall ' esaurimento dei sensi , dall ' orgia sfrenata , dall ' impero esorbitante della forza , dal fascino possente della virtù . L ' animo avea necessità d ' una dottrina novella che non fosse l ' antica ; la forza non esercitava più il fascino d ' altri tempi e gli stessi schiavi che l ' aveano , più volte , tentata per loro redenzione non vi speravano più ; né delle religioni esistenti o delle scuole filosofiche alcuna potea appagare lo spirito . Lo stoicismo era una solenne consacrazione della virtù ; una dottrina filosofica che più si adattava all ' indole fiera quirita e che potea prosperare solo in quel popolo che avea creato la leggenda di Muzio Scevola . Quei filosofi perivano coll ' indifferenza con la quale i loro maggiori si erano saputi immolare alla patria . L ' epicureismo era una filosofia troppo sci entifica , perché la generalità la comprendesse ; la religione ebraica era monoteista , ma era lontana da quel contenuto di dolcezza e di bontà che soffiava negli animi ed era inoltre religione strettamente nazionale : dunque , se in tali condizioni una religione fosse sorta , avrebbe dovuto , di certo , trionfare , specie se da quel vasto cosmopolitismo , da quella varietà etnica essa avesse derivato disparati elementi e così fu . Ognuna delle razze dell ' impero dette al cristianesimo qualcosa , il germe d ' una infuturazione storica . Il popolo ebreo le dette la condizione di vita , il nascimento , in quel contrasto che portava in sé ; e di poi le dette il fanatismo bieco mosaico ; il popolo greco le dette la sottigliezza filosofica ; il latino il sogno di grandezza universale , la cattolicità ; il tronco germanico , la forma feudale e l ' idealismo , che spogliandola da ogni culto esterno la rifece adorazione di Dio in ispirito e verità . Ogni classe , in fine , dà una impronta propria e una sorgente di progresso : gli schiavi la diffusione e il sagrifizio , le classi alte la conversione ; lo stato la persecuzione e il riconoscimento . Da questo contatto , così vario e fecondo , è sorto il cristianesimo , pieno d ' una larga infuturazione storica , d ' una complessa proteità di forme e d ' una vita millenaria formata nel contatto , nell ' alito di quei popoli che , fin dal suo nascere , vi spirarono dentro . CAPITOLO III . LE INFUTURAZIONI STORICHE DEL CRISTIANESIMO Gesù avea donato al cristianesimo il sentimento più umano , che altri dopo Budda , avesse mai conferito a dottrina filosofica o religiosa , in sieme con una giocondia , mai conosciuta in quel cielo ebraico chiuso e rannuvolato . La sua vita era stata un idillio trascorso fra quei monti della Palestina , dove centinaia di generazioni erano passate e dove tutto parlava al cuore la suggestione strana della vita patriarcale e fra quei monti , in mezzo a quel popolo così umile e semplice , sulle rive di quei laghi , egli era passato con l ' animo pieno d ' una pace calma , d ' una gioia tranquilla , che sarà uno degli aspetti della sua religione d ' amore * . La preoccupazione , è vero , avea turbato gli ultimi momenti di sua vita , il fastidio della discussione acre e pettegola l ' avea tediato e punto negli ultimi istanti ; il vento avea coruscato la superficie del lago , ma era stato un episodio , un ' ora sola della giornata , per quanto l ' ultima e tragica . Gli insegnamenti più belli erano venuti fuori su quel lago , in mezzo a donne e a fanciulli , nell ' intimità di discepoli devoti : la sua non era stata una genialità torbida e meditabonda , ma dolce come uno di quei ruscelli che camminano fra il verde del colle , sempre freschi e sempre chiari . Però la sua morte , che avea impressionato stranamente i discepoli e le donne pietose che lo aveano seguito ; che si era innalzata , per opera di Maria di Magdala , alla passionalità dolorosa della leggenda ; che avea commosso tanti cuori ; quella morte del giusto , così tragica , ben dovea attagliarsi al tono doloroso che dominava il mondo romano e specialmente quella parte che dovea accogliere la parola maessianica . Gesù stesso , nell ' ultime ore , avea vissuto un ' atmosfera di tristezza e di infausti presagi ; avea pianto su Gerusalemme e avea predetto che non vi sarebbe rimasta pietra su pietra ; e la sua tristezza si era riflessa su l ' animo dei suoi seguaci ed ora le stesse vicende politiche pareano avvalorarla , giacché si era nell ' aspettazione triste d ' un vasto cataclisma sociale . La fine d ' una civiltà s ' annunzia sempre come una fine di mondo e già , in quel tempo , gli stessi elementi nuovi e riformatori concepivano la buona novella solo come un adempimento nell ' altra vita . Il mondo era cattivo e sarebbe diventato peggiore , la morte la buona morte il sonno nel bacio di Gesù , potea solo allietare : la vita era , né potea essere altro , che un lungo dolore , una lunga lotta col male , di cui la morte non era che una agonia , un combattimento , l ' estremo dolore extremus labor di una lunga militia . Il sentimento del dolore era adunque penetrato , come un riflesso del dolore universale , come una stanchezza , nell ' idillio di Galilea , che , ben si era chiuso con le nubi affannose della morte di Gesù , e dovea maggiormente penetrare , come dolore e fanatismo insieme , quando il pensiero mosaico irruppe nell ' evangelo . Israele era stato sempre un popolo addolorato : nelle vicende buone o cattive , Ieova avea premuto sul popolo eletto , spingendo l ' odio fino alla settima generazione di coloro che l ' aveano offeso . Egli era stato un dio geloso e vendicativo , che avea chiesto a ' suoi fedeli prove di sangue . I suoi profeti aveano , come Geremia , lungamente pianto : i santi , come David , in mezzo al fasto del trono , aveano dolorato per i falli commessi ; i giusti , come Giobbe , aveano sofferto . I castighi dal cielo erano sempre piovuti , quando il dio era stato irato : il sereno , di raro , avea brillato su quel popolo eletto , amato d ' un amore ombroso e vendicativo . Lo stesso sentimento religioso non era che l ' idea centrale del carattere del popolo semitico , era la forma nella quale il genio etnico si era venuto plasmando e a cui le vicende storiche erano fortemente legate ; fuori o dentro la patria , in guerra di difesa o di conquiste , nei momenti di libertà o di schiavitù , la religione avea soffiato dentro alla storia del popolo ebreo e ne avea costituito lo sfondo . A questo era accaduto quello che accade a ' popoli di origine diversa , messi a contatto fra di loro e agitati da guerre , nelle quali la religione diventa uno stimolo ed un pungolo maggiore alla lotta di razza , al desio della conquista ; l ' odio piglia un aspetto politico e religioso insieme e la superstruttura del di là diventa come l ' idea centrale , intorno alla quale palpita la vita di un popolo . Così avvenne degli ebrei ; così degli arabi e degli Spagnuoli ; degli albanesi e dei Turchi ; degli Inglesi e degli Irlandesi ; così avviene ancora dove prevale l ' antisemitismo , facendo sì che gli ebrei vivano disperatamente attaccati alla legge dei padri loro * . Il fanatismo mosaico era fortemente epidemico e quando gli Elleni – giudaici si convertirono al cristianesimo , vi portarono tutto il fanatismo ebraico , così tiranno , come era loro stato comunicato e come l ' aveano appreso nella sinagoga . E fu una vera forma epidemica , comunicata al mondo ario per mezzo del cristianesimo e fatta di dolore e fanatismo in sieme ; fu un fanatismo doloroso che , dal contatto etnico e dallo spirito dei tempi , si riflesse nello animo ario , di solito sereno e limpido come un orizzonte vasto e senza nubi . Altro fatto ancora dovea avvalorare tale tendenza : l ' idea cristiana s ' impiantava in un mondo ristretto intellettualmente , in uno orizzonte stretto ed ineguale come il campo visivo d ' un epilettico : gli schiavi che lo doveano accettare e diffondere erano , quanto a sviluppo psichico , quello che sono le nostre folle inferiori , degli unilaterali sia passionalmente che intellettivamente ; ora , quando un ' idea , che risponde ad un sentimento profondo , discende sino a gente di mente limitata , vi assume la ristrettezza passionale del fanatismo , quello che io ò chiamato monopatia settaria ed à di questa la virtù del sacrifizio e l ' unilateralità del pensiero . D ' altra parte , il fanatismo che diventa la forza diffusiva d ' un ' idea , può , quando questa idea sia evoluta e giunta ad un grado di predominio e d ' espansione , diventare oppressiva , imperiosa ; può , quando la sia stata fortemente contrastata , diventare come una sorgente di costante reazione , esercitando in una parola , un ' azione simile a quella che venne contro di lei esercitata . Così avvenne del cristianesimo : il fanatismo agì una volta come una forza di espansione ed un ' altra di reazione ; fu come il vento che prima spinge la nave per risospingerla di poi . Martirologio e persecuzione non furono che due aspetti diversi d ' un unico sentimento , del fanatismo ebraico penetrato con S . Paolo e con gli Elleni – giudaici convertiti al cristianesimo e che turbarono la serenità dello spirito ario e fu questo fanatismo cieco , chiuso che produsse la desolazione e l ' arresto intellettuale delle nazioni latine , la tabe che inquinò cattolicismo e nazioni cattoliche , in sino a quando la Riforma irruppe col libero esame , preparando al cristianesimo un ' infuturazione storica novella e richiamandolo alle fonti dolci e serene dalle quali era sgorgato . Ben ebbe la Riforma le sue intolleranze , che furono degli atavismi che doveano cadere vinti , e per sempre , dalla libertà piena e sconfinata , non dalla libertà indifferente dello spirito latino che tutto vede e di tutto dubita , ma da quella libertà passionata , piena d ' idealismo che illumina la mente delle razze nordiche . Se il pensiero giudaico dette al cristianesimo l ' intolleranza e la tristezza semitica , il pensiero greco gli donò la sottigliezza idealistica e il fantastico dell ' indirizzo neoplatonico . Quando il cristianesimo nasceva , od anche prima , il pensiero filosofico greco era in un periodo di decadenza : le scuole monistiche ioniche ed eleatiche erano morte e da secoli ; l ' eloquenza era discesa al sofismo ; la lirica e le altre forme letterarie tacevano e solo , in mezzo alla desolazione intellettuale , sopravviveva il pensiero filosofico sottilizzante , lontano dalla profondità idealistica dei tempi di Socrate o di quella positiva dei primi filosofi . Quella forma che si svolgerà di preferenza a Bisanzio e che sarà detta perciò bizantinismo , come forma frivola di concezione non solo filosofica , ma di tutta la vita , si era da lungo tempo iniziato nel pensiero greco . Il contatto semita porse un incentivo , dette la materia a questa tendenza del pensiero greco , giacché portava in sé il concetto del monoteismo e una folla di concezioni astruse di teologie , di teogonie così difficili a capirsi , così lontane dalla limpidezza del pensiero religioso ario che ben si prestavano ad una effimera ginnastica intellettuale e ad un giuoco di parole , a distinzioni sottili , a quello che , insomma , era allora la tendenza del pensiero filosofico ellenico e dal connubio nacque la gnosi . E quando l ' ellenismo penetrò nel cristianesimo , vi portò la stessa tendenza sottilizzatrice , l ' interpretazione idealistica religiosa . Quale campo , in fatti , più attraente e più ricco del mistero della trinità e dell ' unità e del verbo , temi aerei , facilmente volatilizzabili , intorno a ' quali si potea il pensiero eternamente lambiccare senza mai toccare il fondo ? Questa attività filosofica , che fu di certo , fra le parti più caduche del pensiero cristiano , ebbe pure un ' importanza , che non parmi , sia stata osservata , mantenendo viva la ginnastica intellettiva e facendo sì che del pensiero greco non si fosse disperso l ' ultima traccia , in fino a quando non venne il Rinascimento . In ogni modo , la chiesa portò con sé questo carattere di vuota disputa teologica , fu sempre un eterno scisma interno ed esterno , senza un pensiero profondo , fatto di sottigliezze sostenute con calore settario , spinto fino alle persecuzioni , comparse fin da ' tempi di Ario e di Donato . Il pensiero cristiano latino fu di ben altra importanza : sia ch ' esso tentasse ridurre ad unità intellettiva rigida , forte , il movimento cattolico cristiano ; sia che esso agitasse , sotto parvenza teologica , le quistioni più gravi come la predistinazione e la grazia , il libero arbitrio e il determinismo ; fu pensiero forte e robusto . La chiesa cattolica , che fu il riflesso di questo pensiero , deve adesso la sua unità , che , ancora dopo tanto tempo , ne fa come una di quelle piramidi egiziane contro delle quali si rompe il vento del deserto . Ma , accanto al concetto filosofico cristiano , vi fu un vero pensiero , anzi una vasta letteratura passionale , riflesso d ' un mondo , non meno del moderno , vivo ed agitato . Già fin da ' tempi di Gesù e poco dopo la sua morte , le vicende della sua vita formavano una letteratura popolare pietosa e triste : raccontata in mille modi , scritta in diverse lingue , essa costituì per lungo tempo , il pensiero principale , la suggestione più viva del vasto mondo cristiano . Gli evangeli sinottici , quelli poi riconosciuti dalla chiesa , per veri , non erano che tali tradizioni che metteano capo o a persone presenti agli avvenimenti o a questi vicini * . Ma , oltre i quattro , altri ne esistevano e se ne vanno ogni giorno scoprendo , giacché nessun fatto , così estensivamente ed intensivamente , commosse gli uomini , come quello della vita di Gesù . Nella nostra vita moderna , il flusso delle idee e delle impressioni è così vario , che , anche in persone monoideizzati , un ' idea non può di tanto occupare l ' animo , di quanto l ' occupò altra volta la vicenda passionale di Gesù ; del resto il monodeismo di tanto si accresceva di quanto grande è il numero di coloro che lo portano nel cuore , e in quel tempo i monoideizzati del cristianesimo erano tutta l ' umanità . E poi , quale idea , di mezzo alla tristezza , allo sconforto universale meritava di più di essere sempre presente alla mente e di essere portata nel cuore ? I tempi che successero , non erano fatti per diminuire questa suggestione : Gesù non era morto che da pochi anni e Stefano apriva il martirologio ; pochi anni dopo , Nerone iniziava le prime persecuzioni che si doveano ripetere con un crescendo spaventevole . Vita di Gesù e persecuzioni , per lungo tempo , formarono come un vasto cielo di leggende , in parte vero e in parte apocrifo , che si dilungò per tutto il medio evo e l ' evo – moderno e vive ancora , raccolto negli evangeli , nell ' opere boliandiste e nella psiche della plebe e noi , nello studio sulla folla , lo trovammo . Ma , quando le persecuzioni cessarono , la superstizione , fin allora contenuta dalla suggestione martirologica ed evangelica , dilagò : il pericolo continuo di sé e l ' esaltazione mistica aveano , fin allora , infrenato il lavoro immaginativo , facendolo vivere della realtà , ma , quando questo cessò , gli elementi fantastici donde ogni religione ribocca , si svolsero e attorno al diavolo , all ' inferno , al paradiso , al purgatorio si formò una vasta leggenda , che viene ora amorosamente raccolta dagli studiosi del medio – evo , come dal Graf fra noi , e che si riflesse nell ' arte di Dante e di Milton e degli oscuri artisti che cantarono il viaggio nei tre regni d ' oltre tomba . Intorno a questa superstruttura ideale , il genio germanico lavorò molto : le novelle più tetre , le leggende più cupe sorsero là : nessun clima forse più di quello delle nebbie , delle sabbie nordiche della Germania , degli scogli flagellati dal vento , della patria di Odino e del dio Tor , è più propizio a mettere nell ' animo tante e tali allucinazioni . Vi contribuirono ancora l ' eremo , la solitudine , i sensi martoriati , la lunga astinenza ; quante allucinazioni non soffrirono quei poveri santi che mortificavano la carne e che il demonio tentava e , talvolta non in vano , sotto le forme più procaci di donne ? Sorse , così , quell ' ascetismo feroce che dalla Tebaide si diffuse per l ' Europa : il teschio e le massime più tristi dell ' antico testamento : la vanitas vanitatum , abel abelim , formarono la sapienza somma dell ' uomo e questa ossessione toccò , nel mille , l ' estremo culmine , onde il Rinascimento apparrà con il suo bisogno di vivere e di godere una nuova primavera umana . Ma , il pensiero cristiano fu affannoso ; dopo l ' assorbimento monopassionale , dei primi tempi , nella vita di Gesù e dei martiri ; dopo l ' ascetismo , esso visse di gravi preoccupazioni , le quali di religioso non ànno che l ' apparenza esterna . Tutte l ' eresie risorgenti , tutte le quistioni teologiche implicano una quistione mondana , la più mondana di tutte , la quistione economica . Il comunismo primitivo , vinto dall ' irrompere dei ricchi nel cristianesimo , dopo la concessione di Costantino e sostituito col debitum legale dell ' elemosina a ' poveri , risorse sempre contro la forma feudale : il monachismo non è che una protesta continua contro il lusso e la ricchezza , i profeti del comunismo escono , a volta a volta , da esso ch ' è contro il pensiero chiuso dal cattolicismo , un fomite di potente rivolta . Da ' domenicani usciranno e Campanella e Bruno ; dagli Agostiniani Lutero ; Girolamo Savonarola sarà un frate e la prima eresia verrà fuori da ' conventi , nei quali si sarà conservato il pensiero pagano nei papiri , sottratti al vandalismo e raschiati per scrivervi su il salmo , ma quel pensiero sepolto balzerà vivo , com ' è fama presso i cristiani che i morti risorgeranno nel giorno del giudizio , gettando la pietra sepolcrale . Nella multiformità del pensiero cristiano sta la sua segreta potenza e quando l ' una forma è esaurita , l ' altra risorgerà con una duttilità meravigliosa come immagine che si rifletta in una molteplicità di specchi , ognuno dei quali le dà qual cosa di nuovo , di vago , d ' impreveduto . Ma il pensiero cristiano fu , ancora , improntato d ' una universalità così piena , da essere solo , al presente , sorpassato dal pensiero scientifico e dalla nuova fede sociale che portiamo nel cuore . La cattolicità non era dote del pensiero semitico , ma , in vece , della razza aria ; prima che sorgesse l ' idea cristiana , gli arii aveano avuto una diffusione etnica meravigliosa , la quale non si è ancora esaurita e costituisce l ' essenza delle lotte di razze , che , a taluno sociologo , pare come il filo conduttore delle vicende umane . Popoli d ' altri colori aveano segnato i primi progressi sociali ; aveano creato le più antiche società di cui resti ricordo ; ma quando costoro si erano arrestati o dispersi nel cammino umano , gli arii ne aveano ereditato il contenuto sociale . Nelle piramidi degli Egiziani , che si vogliono sieno stati di razza negroide , i Greci sono rappresentati come barbari mezzo – nudi e con l ' arco in mano ; gli arii furono dunque gli eredi di quel sepolto mondo orientale che precesse , di tanto tempo , la civiltà d ' occidente e che brillò d ' una luce vivissima . I semiti non assursero mai all ' universalità d ' una religione : nella Bibbia sta spesso detto di Dei d ' altri popoli contro a Ieova ; lo stesso monoteismo iavetico era stato preceduto da un periodo politeistico ; e Gesù , predicando alle turbe , non spinse mai il pensiero oltre il popolo eletto : egli ebbe solo in mente l ' universalità semitica , sebbene la sua dottrina contenesse tanta virtù d ' espansione , quanto ce ne fu di bisogno per l ' avvenire . Il primo cattolico del cristianesimo , Paolo , fu quel che noi diremmo una singolarità geniale , che più del genio stesso è destinata ad esercitare un ' azione suggestiva grande e profonda . In fatti se egli à nelle vene il sentimento d ' un fanatismo cupo , educato nelle sinagoghe ; à un ardore , un ' impetuosità di carattere , un bisogno di lotta che soggioga , anche quando non affascina ed à nella mente il disegno dell ' universalità , sconosciuta al mondo semitico , al popolo eletto . Egli impronta di sé tutto il primo periodo cristiano e , dinanzi alla ristrettezza mentale dei primi discepoli , è quegli cui deve gran parte del suo avvenire la idea cristiana . Tempra destinata a sprigionare intorno a sé amori ed odii , come quando i correligionarii lo salvarono in una cesta a Damasco dall ' ira della sinagoga e come quando lo riguardarono con diffidenza e sospetto a Gerusalemme e lo raffigurarono nella leggenda di Sim on Mago e , per lungo tempo ancora dopo la morte , lo tennero in conto di orgoglioso e di superbo , come chi osò appellarsi apostolo , pretendendo che la visione a lui concessa sulla via di Damasco fosse qualcosa di più che l ' essere stato discepolo eletto durante la vita terrena del maestro * . Ma , quando Paolo partì a diffondere il cristianesimo nel mondo latino , egli ebbe un intuito inconscio della universalità dell ' impero romano , di quell ' universalità ch ' era frutto della dote etnica del popolo ario , così largo nei suoi concepimenti e nelle sue civiltà . Non solo il mondo latino dava la dote universalizzante della mente , ma benanco il cosmopolitismo dell ' impero : e , però le prime associazioni cristiane ebbero la costituzione per provincie e per regioni al pari dell ' impero : egli è proprio così , i partiti novatori trovano nella forma politica imperante come lo scheletro della propria costituzione : il cristianesimo non si sottrasse a questa legge . Il pensiero della cattolicità in Roma fu enormemente favorito dall ' essere questa la capitale dell ' impero e lo fu in più modi , sia perché i grandi centri sono il terreno più adatto per preparare e per diffondere le novazioni , sia ancora perché , a Roma , era più vivo , più forte il contrasto sociale tra l ' antica grandezza scesa fino alla corruzione e alla crudeltà e , di contro , il bisogno d ' una vita nuova fatta d ' un forte sentimento umano di pietà . E , in quel centro , così fattamente preparato , la parola di Paolo dovette giungere come un bisogno , un ' interpretazione d ' un sentimento universale , come la voce dei tempi nuovi . Se non fosse giunta ancora , la si sarebbe aspettata con l ' ansia , con il tormento che le civiltà decadenti mettono negli animi di tutti , con quel sentimento vago ed ignoto che non si sa donde venga e dove vada . Ben tosto i cristiani aumentarono fino a costituire una novella forza collettiva nella vecchia forma romana e , quando le persecuzioni cominciarono , a Roma , più che altrove , nel cuore dell ' Impero , dovettero essere più feroci e dovette la nuova maggiormente diffondersene , con quel senso di curiosità e d ' interesse che un fatto della capitale esercitava . Cominciò , quindi , accanto alla vieta gloria di Roma a tessersi il fascino delle persecuzioni e del martiriologio : Roma diventa la città santa del cristianesimo al pari di Gerusalemme e a misura che questo diventava un organismo , anzi il più forte organismo dell ' impero , Roma ne dovea apparire il cervello ed il cuore , e in quale città , più che in questa , il genio ario era diventato universale , in quale più che in questa dovea affermarsi la universalità del cristianesimo ? Sorse , così , il sogno della grandezza terrena del cristianesimo , che dovea poi ing randirsi sino all ' universalità del papato quale fu concipito da una delle menti più alte del cattolicismo , da Gregorio VII , da Ildebrando . Del resto l ' universalità politica di Roma , fu così fattamente legata alla cattolicità del cristianesimo , che quando l ' impero si scisse , dalle novelle divisioni politiche nacquero come tante chiese , quasi con la rottura dell ' impero si fosse fratturato lo scheletro gigantesco della superstruttura ideale cristiana e a Bisanzio sorse la chiesa con a capo imperatori teologizzanti ed iconoclasti ; in Russia lo spirito slavo si compose in una chiesa feroce e incombente sugli animi e sui corpi più della stessa chiesa romana ; la chiesa greca sottilizzante diventò scismatica ed in ultimo il pensiero religioso germanico si spezzò in mille confessioni diverse , che non ànno che un solo punto comune : la Bibbia e una sola autorità : il pensiero che la interpetra . Ma la universalità cristiana non si è spenta : finita d ' accrescersi come universalità di costituzione , come cattolicismo , vive come universalità di dottrina , come apostolato fra i popoli d ' altro colore e d ' altra religione e ancora dopo tanti secoli Cristo , il leo de tribu Iuda , vince ! Ma , il cristianesimo non era stata che una lunga promessa idealistica : Gesù , in fatti , avea a più riprese annunziato che molti dei presenti non avrebbero gustato la morte prima che il figliuolo dell ' uomo non fosse venuto cinto di gloria e maestà ; ma i tempi erano trascorsi , né le promesse messianiche si erano adempiute . A ' giorni erano successi gli anni e la speranza , anziché spegnersi , veniva ricacciata di là dal tempo e dallo spazio : non avea detto Gesù che il suo regno non era di questo mondo e il mille non era detto l ' ultimo anno , nel quale Egli sarebbe venuto a giudicare e i vivi e i morti ? Ma il mille era trascorso , così come erano passati gli altri anni , né le profezie tentavano lontanamente d ' avverarsi , in vece cresceva non la promessa messianica , ma la cupidigia terrena che penetrava dovunque . Il sogno della grandezza terrena era succeduto a quello del millenarismo ; alla Gerusalemme celeste si veniva sostituendo la Gerusalemme terrena . Tutto portava in sé quest ' impronta : Gesù avea detto , parlando con la samaritana , che sarebbe venuto giorno che Dio si sarebbe adorato in ispirito e verità ; ma la sua religione era piena d ' un culto esterno bello , artistico , ammaliatore dei sensi , quale né i primi cristiani né il Iaevismo aveano conosciuto ; Gesù avea cacciato dal tempio i falsarii , ma la simonia appestava la mistica vigna , che più ancora ? i primi fedeli aveano fuggito la carne ed il mondo e questo vi penetrava nella forma più seducente del vizio artistico e del paganesimo ; l ' antico spirito ario , fatto di godimenti estetici e sensuali , trionfava sull ' ascetismo ; ci voleva una riforma idealistica , consona al primiero spirito cristiano e questa la dovea donare il genio germanico , ch ' è così intimamente ideale , così profondamente raccolto . La riforma à un doppio aspetto : in alto essa è fortemente idealistica , si innalza fino al culto libero , fino all ' adorazione di Dio nel proprio cuore , come tempio che l ' uomo porta seco . Quando , in una fede religiosa , manca la costrizione del culto e della forma , essa può sollevarsi , di espansione in espansione , fino alla concezione di Dio , per discendere all ' umanità , formando un vero panteismo umano , e questo è avvenuto della Riforma quale la si svolge in Inghilterra ed in America , nelle confessioni più alte e più libere , nelle menti più ardite . Ma , in fondo , la Riforma non è che un movimento economico : la chiesa avea assunto forma feudale : il feudo era la forma politico – dominante , e la chiesa non si era sottratta a questo colore del tempo , a questa forza plasmatrice : anzi , era divenuto il feudo più possente , dal quale l ' altro l ' impero riceveva l ' investitura : avea visto a ' suoi piedi , a Canossa , l ' autorità feudo – imperiale e nella lotta lunga tra guelfi e ghibellini , la chiesa avea finito per trionfare . Però , all ' ombra del feudo imperiale e ecclesiastico , si era venuta sprigionando una novella forza economica , la borghesia , che rompeva del feudo e la forma e la sostanza , e che come tutte le quistioni medioevali pigliava un aspetto religioso . In Italia essa era lotta dei comuni liberi , in Germania diventò la Riforma , cioè , lotta movente dal desiderio di negare le decime alla chiesa , disconoscendone la leggittimità . La prima lotta della borghesia prese aspetto religioso e fu diretta contro il maggior feudo che esistesse in Europa , la chiesa : solo più tardi , quando la borghesia divenne più evoluta , la lotta divenne apertamente politica e s ' indirizzò contro i due ordini feudali : nobiltà e clero . La Riforma parve , e fu , coi fatti , un rinnovellamento della dottrina di Gesù , che avveniva per virtù delle masse nordiche . In que ' popoli il pensiero e la vita sono affatto collettivi e però tutto è alto , immenso e durevole : nel cristianesimo il fatto non era nuovo : il suo sorgere non era stato che un ' opera di massa , dell ' unica massa , anzi , che , di vivo e di sano , esistesse nell ' impero , degli schiavi . Mai fino a quel tempo la genialità era discesa fino alla plebe per immillarsi ; quel che sarà il carattere delle folle moderne , cioè la genialità diffusa e diffondentesi per opera della collettività umana , ebbe uno dei più alti esempi nel cristianesimo primitivo , negli schiavi . L ' animo loro era , a quei tempi , l ' unica cosa che la corruzione non avea toccato affatto o avea toccato di meno . Tranne e liberti e cinedi , essi erano quanto di vivo esisteva ancora , l ' unica classe ancora capace di virtù . Essi portavano , in mezzo alla degenerazione della razza , una sorgente d ' energia inesauribile , formata da quegli uomini liberi caduti in ischiavitù , che del passato aveano e il ricordo e l ' irrequietezza . Era un elemento perturbatore che si aggiungeva a fomentare le impazienze , rese più forti da ' più crudeli trattamenti , che si andavano escogitando ogni giorno di più . La schiavitù era un vasto mondo , un sottostrato sociale complesso , percorso da varie correnti , agitato da varii sentimenti , come un popolo d ' un multiforme carattere etnico : accanto allo schiavo millenario , al discendente dei primi popoli soggiogati dalla conquista e che la lunga degenerazione aveva reso curvo sin da sembrare ad Aristotile uomo d ' altra razza , erano i liberi divenuti schiavi , vero elemento sobillatore : accanto al romano e al greco , civili , raffinati , di quella civiltà che aveano appreso da liberi o ch ' era scesa sino allora nel contatto , per quanto rado e guardingo , con la classe alta , vivea il germano mezzo barbaro , ma audace , vigoroso , avido di libertà ; vi erano gli schiavi colti : medici , pedagoghi , letterati ; gli artisti , dediti al suono o al canto o al ballo , vi erano i gladiatori o i guerrieri ; vi erano in fine gli schiavi pertinenti alle modeste famiglie patrizie nelle quali era penetrata una pietà nuova , sconosciuta al mond o romano , un ardore sincero della virtù , un bisogno d ' una religione più alta e nelle quali si venia infiltrando , per mezzo dei Sirï che traevano a Roma , il monoteismo orientale . Gli stoici si erano innalzati al concetto della solidarietà umana e questo dovea certamente penetrare , ora in modo confuso , ora no , fino a quel basso mondo di schiavi e come avviene oggi che , anco nei paesi poco colti , le novelle teorie sociali che più commovono gli animi arrivano , non ostante l ' ignoranza , fino alle plebi ; così un ' eco di quel vasto clima storico d ' aspettazione , di sconforti , di speranze arrivava sino a loro e ne formava il contenuto morale e li stringeva in sieme colla pressura economica in solidarietà , in associazioni di mutua sepoltura , dove i vinti del mondo potessero almeno godere la pace del nulla . Quando a Roma e in Grecia la suggestione della forza avea imperato , gli schiavi ne aveano inteso gli stimoli ed aveano conteso col vincitore la libertà : la loro era stata lotta brutale , senza altro fine che liberare sé stessi dalla schiavitù e calcarla sul capo agli altri . La scienza non avea rischiarato quelli morti lugubri e , vinti , la schiavitù era piombata più grave . I tempi nuovi aveano modificato l ' antica tendenza della liberazione con la forza , illuminata dall ' odio selvaggio , sostituendovi , in vece , il concetto d ' una liberazione dovuta ad un addolcimento di costumi , alla pietà , all ' amore ; alla liberazione con la forza al metodo rivoltoso si era venuto sostituendo il metodo evolutivo dell ' innalzamento graduale mercé i sentimenti più buoni dell ' animo umano . Il cristianesimo conteneva questi concetti : Gesù avea predicato l ' eguaglianza , avea inveito contro la ricchezza , avea esaltato gli umili : tutto rispondeva , nella sua opera e nella sua vita , all ' animo popolare : la scelta dei discepoli , la sua dottrina facile , piana , ricca d ' insegnamenti e in fine la suggestione della sua morte , la morte del giusto , così simile a quella di molti di loro , onde tutto dovea far sì che il suo insegnamento dovesse diventare la loro religione . Nell ' evangelo era ben detto : obbedite a ' vostri padroni con terrore e con timore , ma non era questo un consiglio di prudenza ? con la forza che poteano concludere , che non fosse stato un novello dolore ? La redenzione dovea venire , ma dal mondo di là e , quando ogni redenzione terrena parea morta , non era una sorgente di forza morale quella ricompensa , l ' unica ricompensa , promessa a chi , fin quella , si vedea negata ? se erano gli ultimi sulla terra , ben erano i primi dinanzi a Dio ? Dalla tristezza del presente l ' uomo si è sempre rifuggiato nell ' ideale e di là à attinto nuova lena a modificare un presente ben triste e , in apparenza , immodificabile : così fecero quegli schiavi ! E gli schiavi dettero al cristianesimo la diffusione orale , l ' unica da ' tempi permessa , e la suggestione del martirio : nel martirio si disvela la passionalità unilaterale , ma grande di quegli uomini , cui il senno romano avea negato la personalità umana ; e i quali ripeteranno a milioni l ' eroismo di Gesù sulla croce e testimonieranno , in sieme col maestro , della grandezza della natura umana , ascosa nell ' umiltà della nascita . A ' Romani parea la loro morte vile damnum , perché non comprendono come quei poveri schiavi dovranno smagliare , ad uno ad uno , gli anelli , della grandezza quirita e come il valore degli avi cadrà dinanzi all ' eroismo umile e rassegnato di quei martiri . Il primitivo cristianesimo è tutto pieno di loro , che si stringeranno in un partito organizzato e forte , che diffonderanno gli evangeli , che inizieranno il martirologio e scaveranno le catacombe , faranno sorgere le prime arti sacre e i primi tempï , inventeranno un gergo cristiano e un simbolismo come la croce , il pesce , l ' alfa e l ' omega , l ' effigie del buon pastore ecc . , creeranno , in una parola , un vasto mondo affettivo ed ideale . Lo stato dette al cristianesimo , in due momenti diversi , due cooperazioni differenti , la prima volta , perseguitandolo , accrebbe il fascino delle persecuzioni che sempre , in ogni tempo , finiscono per far trionfare quell ' idea che tentano di sommergere nel nulla ; in un secondo tempo , dette il riconoscimento legale , il danno più grave che sia stato mai recato alla dottrina di Gesù . Il cristianesimo era stato , in fatti , una società comunistica : non già che negli Evangeli ciò fosse detto espressamente , ma dovunque i primi cristiani si erano venuti formando , aveano dato alle prime comunioni una forma strettamente altruistica . L ' egoismo era apparso così grave che ne era nata la leggenda di quel tale , morto a ' piedi di Pietro per aver tentato di celare parte dei suoi averi , in vece di donarli a ' poveri . Fosse stato vero o falso il fatto ; si fosse trattato d ' una morte casuale improvvisa , ed interpetrata poi come castigo divino o si fosse trattato , in vece , d ' una vera invenzione ; è certo che il cristianesimo assunse , nei primordii , una forma comunistica . Ma , quando lo stato concesse il proprio riconoscimento , quando molti vi si convertirono per ragioni politiche , il comunismo urtava siffattamente lo spirito egoistico da non potersi permettere più oltre ch ' esso sussistesse e improntasse la dottrina cristiana ed in s ua vece si escogitò il debitum legale dell ' elemosina , cioè il permesso sì di tener tutto , purché si desse a ' poveri quod superabat . Da questo momento , chiesa e stato formarono una cosa sola : la chiesa cominciò a vivere di cupidigie terrene e fu una delle forze più incombenti sulla libertà e sul pensiero . La religione pagana non avea esercitato nulla di simile mai , essa non era stata né con i poveri , né contro di essi , a mantenere la schiavitù era bastata la forza ; ma fin da ora la religione di Gesù nelle sue varie forme , cattolicismo e protestantesimo , diventerà uno dei più forti poteri contro ideali o ucciderà , in germe , le sue future evoluzioni . Essa s ' innalzerà a potenza terrena , ma cesserà di essere la rocca salda delle aspirazioni umane : porterà , è vero , negli ordini sacerdotali come tante vie aperte a che l ' umile si innalzi fino al vertice della posizione religiosa ; terrà in mano lungo tempo le coscienze ; spargerà col dittamo della carità consolazioni sopraumane ; ma il suo carattere liberatore dalla schiavitù è finito per sempre , la schiavitù di cui parleranno sarà quella del demonio e della carne , che preparerà alle rassegnazioni ed a ll ' ascetismo . Ma , a misura ch ' essa si allontanava dallo spirito plebeo , si era inteso il bisogno di nuovi legami che ve lo legassero indissolubilmente , di quei legami ideali che talora sono così forti e che permettono , con tenaci e novelli adattamenti , una lunga durata . Uno di questi si era venuto lentamente ed inconsciamente maturando ed era lo spirito artistico . I cristiani si erano mostrati d ' un vandalismo e d ' un negativismo esagerato di tutta l ' arte pagana ; come accade nei monopassionali , a loro quell ' arte splendida era parsa come un solo e grande peccato , come la tela ordita dalla carne , per perdere l ' anima e l ' aveano fortemente ripudiata . Ma portavano in sé tutto il contenuto passionale che dovea donare un ' arte novella : la vita di Gesù e il vasto martirologio , l ' assorbimento ascetico , il dolore universale che si rifletteva in loro , erano un contenuto artistico solenne , al quale non mancava altro che la forma e questa venne . E già , nelle catacombe , rivi ve ancor quella prima rozza arte cristiana : nell ' epigrafi lapidarie vi è come una lirica solenne e grave che s ' innalza da questo basso mondo e sale fino a Dio : il pensiero diventa d ' una dolcezza ineffabile ; i morti dormono nel Signore e in lui risorgeranno ; il loro riposo è quiete ; essi sono dolcissimi , amatissimi , rivivranno negli astri . Tutto è dolce , commovente come l ' addio d ' una madre , pieno di fascino come il bacio d ' una vergine . E dove nelle catacombe , gli anditi si allargano , per formare le cappelle si veggono i primi affreschi , le prime effigie di Gesù , i primi simboli . L ' arte cristiana era sorta e dovea espandersi come l ' ombra d ' un albero di fioritura meravigliosa , sorsero , fra breve , i tempi , i canti , la musica sacra , la scoltura , la pittura . Il genio etnico germanico o latino o slavo portò in ognuna di queste manifestazioni un ' impronta propria . L ' arte più bella , più mondana donò tele meravigliose , di cui di cristiano non vi è che il tono : Raffaello cercò le sue madonne in Trastevere , Michelangelo studiò a lungo sull ' uomo il suo Moisè , Dante cantò , nell ' inferno , le passioni del suo tempo e della sua vita di profugo , Petrarca innalzò le sue liriche religiose con quella stessa lingua adusata a cantar di Laura . L ' arte antica , l ' arte di Prassetele e di Virgilio , ritornò a brillare sullo spirito ario e fu mondana e religiosa in sieme , anzi più mondana che religiosa ed ebbe il merito di educare i sensi di quegli antichi figli di Grecia e di Roma , legandoli a sé , facendoli dimentichi del presente , innalzandoli con l ' arte in sino a Dio in un ' estasi beata : ancora una volta il cielo fu scordato per la terra . E quando come nel secolo nostro la letteratura cristiana pare finita , sopravvive come critica ed esegesi storica nelle pagine brillanti dell ' ingegno che meglio rispecchiò il pensiero semita e cristiano , del Rénan . Il cristianesimo portò con sé una larga infuturazione storica , grazie alla quale esso poté in momenti diversi vivere d ' una vita giovane , nuova , consone a ' tempi . Quando uno dei suoi aspetti parve vecchio , un altro se ne presentò e per lungo tempo visse , donando una modernità meravigliosa di dottrina e di contenuto . Poté così imprigionare a sé tanti e sì diversi popoli , essere la superstruttura ideale di due civiltà : medioevale e moderna : avere una universalità non solo nel pensiero , ma nella costituzione ed essere , per tanto tempo , il fattore principale della vita del mondo . Fu è vero , un movimento antiscientifico : lo fu dinanzi alla sapienza pagana che condannò e distrusse ; lo fu nei suoi fondatori gli schiavi gente di nessuna coltura , nella gran parte ; lo fu ancora perché , se portò nella vita il concetto d ' una missione terrena , dell ' eguaglianza dinanzi a Dio , della carità che terge le lagrime e non ebbe del mondo altro che un falso riflesso , pure , per lungo tempo , la scienza si svolse nel suo grembo . Il pensiero speculativo dei filosofi naturali fu preceduto dalle investigazioni teologiche , che ne furono come una ginnastica * ; le prime meditazioni positive sorsero nei chiostri , Galileo discoprì in un tempio la legge del pendolo . E quando l ' innovazione scientifica per il misoneismo proprio d ' ogni religione venne condannata , non tardò molto a ricevere dalla chiesa un tacito consentimento . Il cristianesimo inteso quale religione presentì che la scienza dovea essere il soffio che l ' avrebbe dissipata e l ' avversò , ma quando comprese che l ' avversario potea nuocere , ch ' era ancora in tempo di guidare , infrenando , questa misteriosa forza del pensiero , l ' accolse fra le sue braccia come figlio prodigo , con una serie di adattamenti meravigliosi . Il cristianesimo che creò un ' arte nuova , un mondo nuovo , non poté darci una scienza novella , il suo fu negativismo scientifico e , in ciò , sta la sua debolezza . CAPITOLO IV . IL SEGRETO DEL CRISTIANESIMO Il cristianesimo ebbe un ' infuturazione di parecchi secoli , godette nel suo insieme una lunga giovinezza : la profezia che il regno di Gesù non avrebbe avuto mai fine , si è , in parte , avverata e non , come potrebbe apparire , per aiuto divino , ma per opera meramente umana , in grazia del genio ario che lo pervase in tutti i punti , donandogli , come a ' vecchi della leggenda , un ' eterna giovinezza . Lo spirito ario è d ' una versatilità meravigliosa : nel lungo ed aspro cammino sociale , l ' ario dovette piegare il suo animo a mille vicende climatico – sociali diverse ; dovette adattarsi al clima rigido della Finlandia , la divisa del mondo ultima Tule , come la chiamarono i poeti , e al clima temperato dell ' Italia o al tropicale della Sicilia ; divenne navigatore ardito o montanaro intrepido ; contese il pane alla ingratitudine delle roccie o , come nell ' Olanda , contese , lungamente , al mare il suolo sul quale abita e poi fu in contatto di popoli diversi : di fenicï , d ' arabi , di egiziani , di negri ed ereditò dai popoli estinti dell ' oriente o fermati a mezzo del cammino sociale , la primeva civiltà . Da questa varietà di fatti storici e di vicende etniche , gli arii acquistarono una pieghevolezza ed una versatilità di spirito sorprendente che li fece capaci d ' un largo avvenire e di salire nel culmine più alto della umana famiglia . Il cristianesimo venne a tal punto che lo spirito ario si era completamente formato ed ebbe , nella varietà degli speciali rami che dall ' altipiano dell ' Himalaya vennero in Europa , tutti i segreti e riposti caratteri , che le dettero non solo una larga estensione , ma una lunga infuturazione . Fu come un molle strato di cera sulla quale ogni popolo lasciò la sua impronta , facendone la più variata creazione che sia mai uscita dallo spirito umano . Il genio greco donò al cristianesimo la sottigliezza filosofica , una dote di pensiero dacadente , la quale non fu capace d ' alcuna infuturazione storica ; per converso , il genio latino gli dette quella ch ' era stata sempre sua dote , una forte unità di dottrina e di struttura . In fatti , il latino non ebbe che una sola impronta di pensiero , propria ed originale ; e fu la concezione del giure espressa in una forma laconicamente rigida e chiara , come il carattere romano , semplice , ma ferreo . Nessun popolo si era innalzato ad un pensiero , così netto e deciso , espresso in forma apidea ; né avea mai saputo così organizzarsi fortemente ; ora , quando la grandezza politica romana decadde , portò nel cristianesimo il suo genio , innalzandolo ad una precisione dommatica e ad una costituzione non mai raggiunta altrove . Il cattolicismo che fu appunto la forma che il cristianesimo assunse nel pensiero latino fu una formazione storica di tutto il medio evo , cementata così fortemente che , ancora dopo tanti secoli , resiste agli assalti del libero pensiero come le antiche mura di Roma che resistono agli strazi del tempo o la maestà del Coliseo che sfida ancora i secoli . Nell ' ambito dello stesso ramo neolatino , ognuno dei diversi popoli , e francese e spagnuolo , dette una impronta propria : lo spagnuolo dette il fanatismo feroce , la religione fatta strumento di lotta di razza , di odio nazionale e che grava sul pensiero come una cappa di piombo . Nell ' Escuriale , in quella massa fredda e tetra , è racchiusa l ' immagine sensibile di quel cattolicismo cupo e feroce , in cui Dio s ' adora per opera dell ' Inquisizione e il pensiero si purifica negli auto – da – fè . Tutto è bieco e triste in questa concezione ed in questa creazione dello spirito spagnuolo ; la vita vi si assomiglia ad un funerale che vi si canti , ancora in vita , come la pazza fantasia di Carlo V seppe per sé stesso ideare ; voi sentite che quella superstruttura ideale non potea uscire che da menti malate , da un Filippo II , parricida , da un Domenico di Gusman , criminale , da un popolo esaurito in una lunga lotta etnica con una civiltà splendida , ma colante sangue , con un popolo fanatico , fatalista e sensuale come i servi di Allah , da un popolo educato lungamente alla guerra . Da questo strano e cozzante contatto etnico , uscirono la Inquisizione e l ' ordine dei Domenicani , che fecero rivivere e superarono la legge iavetica , pur così triste feroce . Lo spirito francese dette al cristianesimo il giocondo scetticismo , il volterrianismo cattolico , che vede tutto , che sa esprimere tutto in forma brillante , ma senza passione ; la percezione chiara , ma apatica ; luminosa , ma non ardente . Nessuno più del popolo francese vi seppe portare la credenza ma non la fede piena e profonda ; quella credenza piacevole che non à né l ' intimità affannosa tedesca , né l ' incrollabilità latina ed è come uno di quegli splendidi palazzi che s ' improvvisano in certe occasioni , che paiono di marmo e sono di tavole ; che paiono monumenti e son sorti in pochi giorni ; che dànno l ' illusione d ' un edificio , senza esser tali . Voltaire che ride della religione e che trema all ' oscuro è il tipo del carattere francese , fatto d ' una chiarezza meravigliosa di vista e d ' una superficialità di sentimento . Il tronco germanico dette al cristianesimo una intimità di pensiero e di fede , pari a quella dei primitivi tempi . L ' animo germanico è così fatto : quel clima freddo , quelle terre desolate , battute da ' venti contendono all ' animo di espandersi , come accade sotto questo bel cielo latino e tolgono quell ' agilità meravigliosa di mente così propria a noi razza neolatina . L ' unilateralità è il suo carattere intellettivo , come la passionalità profonda e chiusa n ' è il carattere morale . Da queste due doti ne viene una forza di mente e di pensiero , poderosa ma non espansiva , unilaterale che à bisogno di raggrupparsi per ottenere quella larghezza di orizzonte dell ' individualità psichica latina : epperò un bisogno di supplire con la tenacia alla mancanza d ' un intuito pronto e vivace . Là tutto è pesante , tutto organizzato e complesso , tutto unilaterale , ma per compenso è d ' una penetrazi one più profonda , d ' una intimità più piena . Uno spirito così fatto da nessuna cosa è più turbato che dall ' apparenza che cuopre la sostanza e l ' annulla e dai confini che impediscono al suo pensiero di liberamente espandersi : esso à il bisogno degli orizzonti ideali nei quali trovi compenso alla ristrettezza materiale degli orizzonti geografici . Nulla è , in fatti , tanto avverso alle intimità dello spirito , quanto lo spettacolo d ' una natura libera , gaia , illuminata da un eterno sorriso che lascia l ' animo divagare per l ' etra : il pensiero greco fu tutto esteriore sia perché era la primavera della vita , sia perché tutta la natura lo rendeva tale . Il pensiero teutonico è , completamente , diverso dal pensiero latino e quando fisò l ' occhio nel cristianesimo , vi cercò lo spirito informatore : sentì il grave ed il pesante del culto , della parvenza che uccideva lo spirito ; trovò che nelle fonti la religione di Gesù era fatta di spirito e verità ; che era sommamente libera da ogni autorità ; che il cattolicisimo era una stratificazione maturata nei secoli dal genio latino . Lo stesso testamento antico , malgrado l ' aria chiusa e grave che lo domina , contiene delle sentenze e delle massime che paiono rispondere a quella concezione del cristianesimo primitivo , al quale si volea far ritorno : e non era egli stato detto nella legge che non bisognava farsi immagine di cosa alcuna ch ' è sulla terra ? In Italia , questa terra del genio isolato , tale lavoro intellettuale di riforma era stato fatto da gente che la chiesa avea condannato per eretici , ma la loro voce non si era di spersa , or dunque non la si potea risvegliare con la certezza che non sarebbe caduta nel deserto ? E così fu che nacque la Riforma , opera esclusivamente teutonica e che segna la più larga infuturazione storico – cristiana , dopo o accanto al cattolicisimo . Ma , se il pensiero tedesco dette al cristianesimo l ' intimità ideale e la libertà di discussione , il genio inglese , mezzo celto e mezzo teutonico , dona un più largo spirito di comprensione , una più larga interpetrazione delle fonti , un culto più evanescente ; la religione di Gesù diventa quella di ciascuno spirito che cerchi , che interroghi le sacre carte , senz ' altra guida che l ' animo proprio . È il grado estremo del libero esame fuor del quale sta la religione non rivelata che gli spiriti colti portano in sé e che si svolge su due idee cardinali : dio in tutto , il panteismo degli spiriti magni da Bruno ad Haeckel , e l ' umanità . Tal ' è la concezione anglo – sassone del cristianesimo : un amore che da Dio discende sino agli uomini in una passionalità indefessa per il bene , in un bisogno di tergere le lagrime e di lenire il dolore , sagrificando sempre sé stesso a questo alto ideale umano : ecco la grandiosità di questa forte razza , di questi veri e grandi santi dell ' umanità . Non è la passionalità inerte dei nostri santi latini , non la carità del poverello d ' Assisi , ma è la passionalità attiva e feconda , furiosa , incalzante come quel mare che flagella gli scogli sui quali vivono * . Il pensiero slavo , per ultimo , portò nel contenuto cristiano un sentimento vivo di rassegnazione , di resistenza passiva al dolore , un desio della quiete solenne della morte , della buona morte e euthanasia che vale a sopportare l ' oppressione teocratica dello czar . Là tutto è diverso dal mondo cattolico latino : in alto lo stato chiesa che incombe e dà l ' aria d ' un mondo chiuso ed inerte , in basso un popolo adusato al dolore e al quale contrappone una rassegnazione , viva e feconda , attiva , senza posa , che valga a vincere i danni opprimenti della teocrazia : i numerosi artel sono come un mondo istintivo vario , complesso , d ' una energia popolare feconda , che quei popoli portano seco dalla sopravvivente forma comunistica e ch ' è fatta , è vero , d ' alcune doti inferiori , le quali , in sieme con le doti superiori del carattere , fanno percorrere a quei popoli che entrano , allora allora , nella civiltà lungo cammino , giacché niente giova di più quanto questa mescolanza di civiltà e di barbarie . Un popolo tutto civile , tutto perfetto , d ' una sola intonazione psichica è sempre dammeno d ' un altro fatto di doti inferiori e superiori in sieme * . Ma , la versatilità del cristianesimo non si è , per anco , esaurita e , dinanzi a gravi problemi odierni , esso si è mostrato capace d ' un grande adattamento . Di fatti , il nostro secolo à portato e porta nel suo seno due concezioni , ugualmente importanti : da una parte una novella concezione positiva del mondo , dall ' altra la questione sociale . Il nuovo concetto del mondo si è venuto maturando negli ultimi tempi e si riattacca alle antiche scuole ioniche ed aleatiche , che erano assurte fino alla concezione meccanica e casuale del mondo . Con essa la prima parte della ricerca filosofica la geogenia e l ' astrogenia era compiuta , intorno alla seconda l ' antropogenia , la posizione del problema umano , molte ardite divinazioni erano state fatte da quei primi filosofi greci . Con Socrate s ' inizia la ricerca antropogenetica ; però , morto lui , il motto della sua scuola : " il conosci te stesso " assume , vece del primo significato scientifico , uno quasi religioso . Platone introduce nel pensiero speculativo greco l ' idealismo che già , come piccolo germe , si contenea nel dinamismo antico : a che accennava , adunque , quella forza fuori degli atomi , ma che pure li muoveva ? non era forse la materia scompagnata dalla forza ? Il doppio indirizzo positivo ed idealistico si prolunga ancora e ricompare nel chiudersi del mondo romano : da una parte Epicuro , Lucrezio , che ritornano al positivismo primevo del pensiero greco ; dall ' altra , gli stoici che parlano del mondo fatto d ' una sostanza materiale e del fuoco , di cui le psiche individuali non sono che delle particelle e che un giorno divamperà nel mondo : igni natura renovatur integra ! Il medio evo segna la prevalenza di tutta la teogenia e geogenia semitica sul pensiero positivo antico : l ' esameron mosaico chiude ogni speculazione filosofica sul come e sul donde : ogni investigazione in essa comincia e finisce . Ci è bisogno che il Rinascimento venga perché si presentino alla mente i diversi indirizzi filosofici con quali si era chiuso l ' età antica e cioè , da una parte , il pensiero monistico e dall ' altra il pensiero dualistico cristiano . Ma , con il Rinascimento , comincia il vasto e vertiginoso processo scientifico : navigatori arditi sorpassano le colonne d ' Ercole ; Galileo guarda nel cielo e trova che la terra si muove ; nelle università italiane , si osa dissezionare il corpo umano ; intelletti sommi , come Leonardo da Vinci , coltivano le scienze esatte e sono , ad un tempo , scienziati ed artisti ; crescono i commerci e l ' industre e una folla di filosofi naturalisti osa innalzarsi ad una novella concezione dell ' universo . Satana che rappresenta il pensiero scientifico trionfa : non invano per tutto il medio – evo , à tormentato il pensiero dei frati , costringendoli a dire che essi credono appunto perché assurdo : credo quia absurdum . La chiesa innalzerà contro i pensatori il rogo , ma le ceneri , disperse al vento , saranno un fomite di libero pensiero , fino a che il Comte , a ' giorni nostri , tenterà la ricostruzione statica di tutto i l sapere , completandolo . Ma la scienza non è sola concezione statica del mondo , è ancora dinamica . Laplace e Herscell discoprono la nebulosa primitiva e studiano come da essa procedano gli astri e la terra ; Kant , Goethe , Geoffroy de Saint – Hilaire , di contro a Cuvier , affermano che le specie evolvono , le une dalle altre ; Carlo Lyell discopre , di contro alla dottrina dei cataclismi , la teoria delle variazioni lente ma continue del suolo ; Lamark , nella sua filosofia zoologica , studia l ' adattamento e l ' influenza , del mezzo sulla specie e ne trae la conclusione che gli organismi animali si succedono in fino all ' uomo ; Wallace e Darwin studiano l ' altro fattore dell ' evoluzione : la lotta per l ' esistenza con il trionfo del più adatto ; il padre Secchi compone in unità le forze fisiche ; Spencer in ultimo applica alla società il concetto evoluzionistico ed analogico , mentre Marx ed Engels discoprono nella storia il determinismo . Il pensiero dinamico è compiuto ed è tutto una negazione della concezione mosaica : il nostro sistema solare non era che una nebulosa da cui si sono distaccati , ad uno ad uno , i pianeti e della quale il sole è il centro più coeso . La terra è uno di questi pianeti che attraversò una doppia fase : una astrale , incandescente , luminosa ed una altra planetaria , di raffreddamento , per il quale il vapore acqueo si precipitò in forma liquida nelle vaste screpolature della corteccia terrestre . E in fondo a ' mari l ' ossigeno , l ' idrogeno , il carbonio , l ' azoto e il solfo , combinandosi , sotto alte temperature , formarono il plasson , dal quale si iniziarono due nuove formazioni , come due linee convergenti in basso e divergenti in alto : il regno vegetale ed il regno animale , fatto ciascuno di forme successive , legate fra loro come una immensa catena di cui ciascuno anello somiglia al precedente e al susseguente . Sul vertice di questa scala ge ologica sta l ' uomo ; e quando l ' evoluzione giunta sino a questo , cessa di essere morfologica , diventa psichica e poi sociale e storica . Di fronte alla concezione monistica , il mosaismo cadeva vinto : vinto nei giorni biblici , ne ' pochi secoli attribuiti alla vita del mondo , nel diluvio universale , nell ' uomo creato ad immagine e somiglianza di Dio , nel peccato originale di Adamo ecc . , e bisognava , o capitolare , rinunciando a tutto il vecchio testamento , o adattarsi e questo fece la dottrina cristiana con un tatto ed un accorgimento abbastanza raro . Il cattolicesimo continuò a mantenere viva la tradizione biblica , mentre permise che eletti ingegni tentassero una conciliazione della fede con la scienza e lo tentarono poche ma colte persone in Europa , mentre in America , dove il cattolicisimo vive d ' una forte giovinezza , il movimento della fede verso la scienza è più esteso ancora di quanto possa parere . La chiesa riformata , che à in sé molto più d ' elementi vitali che non la confessione cattolica , à resistito di più a questa concessione della fede in prò della scienza , sicché il movimento evoluzionistico teologico è meno esteso , ma non per questo esso conta seguaci di men dubbio valore , specialmente nei grandi scienziati inglesi che inclinano fortemente al teismo . L ' altro movimento importante verso il quale il cristianesimo à dovuto pigliare una posizione di secondamento e di adattamento , è stato la questione sociale , che travaglia tanto il nostro secolo e la nostra civiltà . Il fatto non è nuovo : Leone XIII da più tempo intende l ' animo alla quistione sociale , e , a più riprese , ha scritto , su questa , encicliche , di cui alcuna diffusissima . A questo movimento Leone è trascinato , più che da altro , dall ' esempio del clero oltramontano , che , da un pezzo s ' occupa della quistione sociale con ardore , giacché in Italia pochi ancora son quelli fra ' prelati , che della quistione non hanno non che competenza , ma quella tal quale conoscenza di cose sociali ed economiche , oramai indispensabili ad ognuno . Per tal fatto accade in Italia sentire il clero dal pergamo scomunicare intenti e dottrine , che altrove , in Francia , in Germania , in Inghilterra , sono con ardore propugnate da ecclesiastici di fama universale , quali : il Ketteler , monsignor Manning , monsignor Gibbons e , quel che più , soffragati da lunghe e numerose citazioni bibliche , da squarci dei santi padri e che han dato luogo ad un largo movimento sociale cristiano . « I socialisti cristiani , dice un acuto e simpatico scrittore di cose economiche vogliono riformare la società in nome di Dio , ma non per questo , vogliono che la riforma sia meno radicale e meno profonda , non per questo esercitano sui loro membri una attrazione meno intensa » . In questo movimento sociale cristiano illuminato e cosciente , la chiesa cattolica ha mostrato una superiorità manifesta sulle comunioni protestanti , ché molto più larga e feconda è stata l ' iniziativa della prima , dovuta in gran parte allo spirito gerarchico che l ' informa e all ' unità che la domina . Nei due movimenti , scientifico l ' uno e sociale l ' altro , cioè nello evoluzionismo e nel socialismo cristiano , la chiesa cattolica ha mostrato , grazie alla coltura del clero dei paesi nordici , una vitalità insolita e ha superato di gran lunga il clero protestante . Il movimento sociale cristiano è stato originato dal movimento sociale democratico , ond ' esso è sorto prima là dove la democrazia sociale ha preso piede e costituisce uno dei fattori politici più poderosi della vita di quelle nazioni . Monsignor Ketteler , anzi , che forse è stato uno dei primi socialisti cattolici , molto ha appreso da Lassalle , dal messia del socialismo , come lo chiamano i lavoratori di Germania ; quegli che , in pochi anni di apostolato , ha lasciato così larga traccia di dottrina e di fede nel popolo . La critica all ' attuale momento economico , la democrazia sociale cristiana l ' ha presa tutta o da Lassalle o da Marx o da Engels , portandovi un ardore incredibile . Leggendo le loro prediche o i loro discorsi , vi si trova un ' audacia insolita di pensiero e di linguaggio , quanto e forse più che nei più ardenti scrittori di torti economici . Né l ' opera della democrazia sociale si è arrestata ; anzi è stata seguita da un lavoro lungo di preparazione intellettuale con sapore schiettamente religioso . La Bibbia è stata lungamente compulsata e ricercata per sapere quanto di aiuto e di consiglio avesse potuto dare alla questione sociale , divisa in diverse parti e studiata competentemente , si è ricercato quali istituti di pacificazione sociale essa contenga , quali massime di comunismo specie nel nuovo testamento essa raccolga e la invettiva dei primi padri della chiesa ha flagellato di bel nuovo i monopolizzatori della ricchezza . La chiesa , come si sa , nel suo sorgere , usciva dall ' ebionismo ebraico , il messianismo era la speranza dei poveri , il profetismo n ' era la naturale difesa , per tali fatti il cristianesimo rimase a lungo fino al riconoscimento da parte dello stato la dottrina degli umili e dei poveri , con carattere apertamente comunistico , ond ' è che la democrazia sociale cristiana , richiamandosi al comunismo , ritorna alla sua naturale sorgente . Sorta adunque la democrazia sociale e sospinta dal movimento democratico , ha aggiunto al movimento un aspetto nuovo e prettamente peculiare : mentre il socialismo democratico prescinde da ogni condizione subbiettiva e sostiene le proprie idee come qualcosa di fatale che si matura da sé ; il socialismo cristiano lo sostiene in nome di Dio , riaccendendo tutte le speranze che dalla Bibbia traggono fondamento . Il miglioramento economico che dovrà fare scomparire le disuguaglianze è , per la democrazia sociale cristiana , il regno di Dio che viene sulla terra , allora vi sarà un solo pastore e un solo gregge e il lupo pascolerà con l ' agnello : è un nuovo millennio che si avvicina fortificato dalla fede e dalla scienza . Comune così il fondo scientifico e religioso sul quale si innalza la democrazia sociale , diverso n ' è il fine cui tende . Alcuni , fra cui il Manning , vescovo di Londra , arrivano fino al collettivismo ; altri si fermano ad una legislazione protettiva dell ' operaio da parte dello stato ; altri , in fine , ad un ' azione puramente morale : che i ricchi dieno a ' poveri , che con i fondi delle elemosine si facciano casse pensioni ecc . , che tutti , si ricordino d ' essere figliuoli di Dio ecc . V ' è così nella democrazia cristiana un campo conservatore che parte da questi ultimi e arriva man mano , per gradazioni , fino ad un campo prettamente innovatore . Però , conservatori o non , essi sono accomunati da un ' opera attiva ed intelligente sulle masse : circoli istruttivi , di riposo , assicurazioni , casse pensioni ecc . ; nulla è trascurato che valga a riunire gli operai , renderli coscienti , organizzarli . Sotto questo punto , la democrazia cristiana è d ' una attività meravigliosa , in tanto più , in quanto fanno fidanza sul sentimento religioso secolare delle masse . Un altro punto caratteristico della democrazia sociale cristiana è questo che cioè essa non solo sorge là dove il movimento sociale è inoltrato , ma là dove non è riconosciuta la confessione cattolica come religione ufficiale , ond ' essa vive e si agita poco nelle nazioni latine e giganteggia ed è rigogliosa nei paesi nordici . All ' occhio dello studioso positivista questo apparirà un fenomeno di conservazione , là dove la chiesa si aduggia all ' ombra dello stato , dove le masse non son compenetrate da etorodossia , inutile diventa ogni movimento diretto alla loro conquista . È il bisogno di mantenere un ascendente , che , per complesse ragioni , tenta di sfuggire , che sospinge i cattolici da oltre alpe ad un ' azione d ' organizzazione e di propaganda . Finita l ' epoca mistica dei popoli , un solo modo rimane di tenerli nell ' orbita della chiesa ed è quello d ' interessarsi alla loro vita economica . Ed i risultati fino ad un certo punto secondano gli sforzi , se non che , come è stato ampiamente notato , le masse disciplinate dalla democrazia cristiana , passano alla democrazia sociale , onde l ' opera della chiesa si risolve talora ad effetti diametralmente opposti a quelli cui mirava . Fatto del resto non nuovo , giacché , come riconobbe lo stesso Bismark , la legislazione sociale tedesca il così detto socialismo di stato servì come un pungolo ed una spinta ad accrescere le fila dei democratici . La democrazia sociale cristiana appare così come un largo e maestoso movimento che prende capo dalle dottrine marxiste e ad esso ritorna ; ha uomini autorevoli quali Gibbons , Mannig , Ketteler , De Curtins , De Moun , Mejer ed altri ; à giornali , congressi , organizzazioni e si estende meravigliosamente la mercé del senno e dell ' operosità dei capi . Lo studioso potrà ricercare quali motivi l ' abbiano fatta sorgere e le abbiano dato una vitalità rigogliosa , potrà vedervi , ed è giusto riconoscerlo , che in fondo , come ogni problema sociale , risiede su di un interesse economico , quello cioè di conservare l ' ascendente materiale e morale della chiesa in quei punti dov ' è scosso ; ma non potrà disconoscere che questi uomini che ricercano con tant ' amore il bene degli umili , che ripongono a base del rinnovamento economico il rinnovamento religioso e morale , per quanto questo siasi mostrato sempre insufficiente , sien o persone degne d ' ogni stima . All ' opera loro , illimitata e saggia , si deve , se Leone XIII tolse la scomunica contro i Cavalieri del lavoro , e se a Londra lo sciopero dei facchini di porto fu sostenuto con ardore ; all ' opera loro si deve se le classi colte nella parte rimasta credente si rivolgano affettuosamente alle classi misere giacché come diceva uno di essi : « la salvezza della società sta nel vangelo della fratellanza , nel vangelo di Cristo . Bisogna inaugurare il regno della giustizia , perché al fondo d ' ogni problema sociale , esiste un torto da raddrizzare *.» CAPITOLO V . LE SOPRAVVIVENZE DEL CRISTIANESIMO Il cristianesimo vive ancora in molti dei suoi aspetti : ma in altri esso è una pura sopravvivenza . Le formazioni storico – sociali son così fatte che , dei molti e varii elementi di cui sono formate , alcuni vivono d ' una esuberanza di vita , altri meno : alcuni sono caduchi come foglie ingiallite , altri , come l ' ulivo , sono dotate d ' un verde eterno ; il cristianesimo non si è sottratto a questa legge . Certo , oggi , vive del cristianesimo la vasta emozionalità artistica , maturata dai secoli nell ' animo ardente di migliaia di generazioni e che il genio collettivo ed individuale colsero eternandola o nel marmo o nel canto o sulla tela o nelle note solenni e gravi dell ' organo . L ' arte cristiana è un misto di genialità collettiva ed individuale : i primi affreschi , i templi , i primi canti sacri sono opera collettiva : anche quando una sola mente li dettò , non fece che esprimere la passionalità collettiva di una turba di credenti . Chi ricorda più il nome di quei maestri comacini che partivano per l ' Europa edificando cattedrali ? di quelle genti nordiche che innalzarono i templi nei quali l ' animo si solleva a Dio , su per le colonne svelte e gli archi a sesto acuto ? di quei facitori di arabeschi , di trine , di merletti marmorei , delicati così che paiono fatti con l ' alito ? di tutta quella architettura religiosa , di quei primi anni , delle prime melodie sacre , chi ricorda il nome dell ' autore , perso in mezzo alla folla oscura , di cui lui non fu che un interpetre geniale sì , ma non originale ? Poi , su questa arte di genialità collettiva , il pensiero ed il sentimento riflesso ànno creato la propria opera geniale sempre , ma individuale : ogni popolo vi à lasciato la propria impronta ed ogni secolo il proprio nome , ogni genio il proprio ricordo , facendone come opere universali in cui parla tutta l ' anima della cristianità , in cui si raccolgono le infinite voci cristiane sparse nel tempo e nello spazio . Quelle son opere universali , sono come l ' immagine sensibile della cattolicità ; e dinanzi a queste svariate e complesse opere d ' arte , ancora la suggestione cristiana è viva , l ' emozionalità è possente e voi ben sentite il fascino di quell ' arte alla cui fede , forse , non più credete . E ciascuna à una suggestione propria : la prima arte delle catacombe vi mette nell ' animo un non so che di triste e di melanconico ; quella dei grandi pittori è lieta o triste , a secondo del soggetto che vi mette dinanzi ; quella delle opere universali , nei quali si accoglie l ' emozionalità artistica di tanti secoli , è varia e solenne . Voi tremate dinanzi all ' Escuriale , gioite dinanzi ad un tempio d ' architettura moresca , siete preso di solennità dinanzi al Vaticano , v ' invade una gioia pura avanti alla Madonna della seggiola ; il duomo di Milano vi mette le vertigini e i templi gotici vi innalzano sino a Dio , come la nota d ' un organo col quale si accompagni un canto solenne e grave . E quando dalla scultura , dalla musica , dalla pittura passate all ' arte scritta , l ' impressione non è meno variata , né meno ricca di emozioni : Dante vi colpisce con la grandiosità umana dell ' Inferno ; Petrarca con la dolcezza delle sue liriche religiose ; Manzoni dà alla fede , mite ma rassegnata , una pace ed un incanto sovrumano ; gli evangeli vi beano e vi fanno rivivere nell ' idillio di Galilea . E , ancora , dopo tanti secoli , i luoghi dove visse Gesù , quei laghi tranquilli , quella terra dalle notti stellate , che parlano tanto all ' anima , quel Golgota , in mezzo a quegli oliveti , tutto mette in cuore un tormento nuovo e strano , una suggestione viva , uno charme , un profumo che s ' innalza e si consacra nell ' arte viva e possente di Ernesto Rénan ed ànno inebbriato tanti cuori che ben la intesero , se non la scrissero . La suggestione artistica cristiana vive ancora , dopo che l ' animo di molti si è allontanato dalla fede viva e possente : noi sentiamo lo strazio dei martiri , la passionalità viva di S . Agostino , lo ardore della carne degli anacoreti , l ' estasi dei santi , l ' impeto degli eresiarchi , l ' orrore delle lotte religiose : noi viviamo ancora del vasto mondo cristiano , così affannoso , così variamente passionato . Ridiamo ancora , come al tempo del Rinascimento , della sensualità dei frati ; proviamo lo scetticismo artistico di Leone X : ci infiammiamo dell ' ardore ascetico di fra Gerolamo Savonarola , e sentiamo , in fine , che se quel mondo è morto come fede , è vivo come emozione , come fonte estetica e che basta il ricordo perché ci si presenti , e quando non l ' interroghiamo per crederlo , lo ricerchiamo col coltello della critica , per sorprendervi le leggi dell ' umano . Ben vi è qualcosa ch ' è caduta come il pensiero sottilizzante del neo – giudaismo o fantasioso del neo – platonismo ; vi è bene qualcosa d ' immobile come muraglia chinese ed è la patristica che si prolunga sino alla Summa theologica di S . Tommaso d ' Aquino ; vi è qualcosa di superato ed è la Riforma ; in una parola , tutto il pensiero speculativo cristiano è ormai definitivamente morto , ma il pensiero popolare cristiano sta ancora : i cicli religiosi dei santi , della vita di Gesù , dei tre regni mistici , involti nella leggenda , vivono ancora al pari del diavolismo , e di mille fablieau di frati procaci , amanti della carne , toccanti strane avventure amorose , comiche , sebbene ogni anno che passa , la vada cancellando e pochi anni ancora e nessuno lo ricorderà più ; ma ben vive , negli spiriti popolari incolti , il germe delle novazioni religiose , dell ' epidemie asceti che , del miracolo , del soprannaturale , di quella concezione errata del mondo creazionistica , geoentrica ed antropocentrica che il medio – evo ed il cattolicismo seppero instillare nelle plebi . Tali sopravvivenze arcaiche medio – evali , così lontane dalla modernità , celano un gran pericolo sociale , potendo , quandocchesia , risorgere e mettere in pericolo le conquiste della civiltà o risolversi in moti rivoltosi e criminali . Se ci è ufficio che la scienza possa compiere , questo è certamente il più grande e più benefico e consiste nell ' affrettare l ' evoluzione sociale in basso , nel sepellire completamente le sopravvivenze del carattere , innalzando la psiche delle plebi alla concezione odierna della vita . Le forme patologiche cristiane son vive e forti più di quanto possa credersi ed assumono parvenze e contenuto diverso : dove , come in Italia , in Ispagna domina l ' ignoranza senza la gran pressura politico – sociale , rivive una forma arretrata di cristianesimo , a contenuto egoistico e con tendenze criminose . Ma quando non di un popolo senile , ma d ' uno quasi appena uscito della barbarie , si tratti , qual ' è la razza slava e sulla quale incomba un potere teocratico – sociale più opprimente ancora che il cattolicismo e d ' intorno lo circondi un egoismo duro e feroce , in questo clima sociale così fatto , sorge uno squilibrio psico – intellettivo che piglia una forma nuova sul fondo comune religioso che circonda tutto . Nascono così , in Russia , le forme settarie religiose , neofile , con contenuto erotico , ora positivo , ora negativo , con una profusione d ' altruismo e talora confinanti con la criminalità . Da noi possono rivivere i santuarii e l ' apparizione ; poté esistere il Lazzarettismo , come fatto isolato e sporadico , ma in Russia e i figli di Dio e i Tolstoiani , e gli Skoptzi e Douchobortzi vivono e si espandono e santuari e sette sono l ' indice di un male grave e profondo , d ' un arresto fra noi nel progresso , d ' un disquilibrio in Russia . La civiltà cammina ma porta seco la passività delle forme degenerate ed è come l ' ombra che segue il corpo ; il cristianesimo non si sottrae a questa legge , esso à le sue estasi e le sue bassezze : estasi sono l ' arte , il sentimento della fratellanza umana , la versatilità di cui il genio ario l ' à dotato ; le bassure sono il fanatismo cieco , le epidemie psico e neuropatiche a fondo religioso che vissero nel medio – evo e vivono ancora . Il cristianesimo assunse due forme principali : la cattolica e la protestante , le quali vivono d ' una rigogliosa vita e di diversa infuturazione storica . Il cattolicesimo è come pensiero e come costituzione un ciclo , un periodo chiuso , ma ancora forte e vivo . Esso non à , in vero , speranze di futuri svolgimenti , ma à , in compenso , una stabilità granitica , è come la piramide , forte , maestosa a cui i secoli àn dato vigore e solennità . Esso ha una disciplina ferrea ed è come l ' armata di dio in terra ; à un ' inflessibilità di dottrina , à uno spirito di conservazione raro . Tutto concorre a dargli forza : la tradizione secolare , il fascino dell ' arte con cui s ' incatenano gli animi meridionali , passionatamente esteti e la possanza degli ordini monastici , dove gli individui s ' annullano per immillarsi e dove migliaia di donne si sagrificano ad un solo fine , la grandezza del papato ; à il fasto in tutto , nei paramenti sacri dell ' umile parroco fino a ' tesori del vaticano . Con queste doti , benché non porti più il germe di nuove evoluzioni , esso vive ancora e sebbene nell ' Europa paia come invecchiato , nell ' Americhe , vive della giovinezza di quel mondo nuovo ; nelle missioni vive del fascino dell ' apostolato ; fra le genti nordiche , dell ' idealismo della razza . Le vicende avverse che gli àn tolto il potere temporale , gli àn donato un ' influenza spirituale ben più estesa ; l ' àn come rimodernato ; gli àn , come , donato una novella purezza , mondandolo e rinnovellandolo . Il protestantesimo è , invece una forma giovane cristiana : esso non à né la vetustà né la organizzazione del cattolicesimo , ma à la giovinezza e l ' idealisimo dei popoli tedesco ed anglosassone nel cuore : il cattolicesimo non può essere che religione latina , come il protestantesimo nordica . Tutto gli à donato quella forte razza : l ' idealismo alto e sereno ; la passionalità del bene , indefessa , continua come una gran meta che ciascuno si è messo dinanzi e verso la quale cammina , senza impazienza o sconforto , la libertà solenne dello spirito . La riforma è una libera interpetrazione della mente , è l ' adorazione di dio in ispirito e verità , che à per culto e per tempio l ' animo proprio e la propria aspirazione , ond ' è che , nelle sue forme più libere , si eleva fino al panteismo e confina coll ' umanità . Così intesa , come culto libero d ' un dio , come sacrif izio completo a questa immensa famiglia umana , essa è la più alta e la più autentica interpretazione dell ' evangelo . Gesù che disse mai che non fu l ' amore degli altri e di che parlò se non fu di Dio , unicamente di lui ? Egli non conobbe né la superstruttura della trinità , né quei dogmi astrusi e sottili che il neoplatonismo creò di poi . È avvenuto , così , adunque che i grandi scienziati inglesi sono teisti e cristiani ; che Spencer può parlare d ' un agnosticismo moderno , d ' un innalzamento della fede e che possano dirsi cristiani , perché ànno di Cristo quell ' amore universale , al quale , per il passato , pochi si elevarono e che forma adesso la dote dei popoli più largamente diretti verso l ' avvenire . Questa è la più larga infuturazione del cristianesimo , come il ricordo più vivo e suggestionante è di quei primi cristiani , con i quali tanto si va rassomigliando il mondo presente . Anche allora , come oggi , un vasto dolore umano ed una vasta aspettazione ; anche allora , un imperversare d ' uomini e di cose verso quei primi credenti , anche allora i funesti presagi d ' una novella barbarie ; ma , di mezzo allo sconforto , nacque per opera di quegli umili una nuova civiltà , che aspirando al cielo , conquistò la terra . La loro vita rifulse di quanto sacrifizio poté contenere la natura umana ; loro seppero vincere , perdonando ; seppero mostrare che la somma sapienza sta nel perdono e del maestro seppero imitare il sagrifizio pieno e solenne ed oggi di loro , in questo ravvicinamento ideale delle civiltà , rivive il ricordo e l ' ammirazione . E , ogni qualvolta l ' umanità sentirà il bisogno d ' un nobile esempio , della virtù inerme che vince , volgerà a voi il suo ricordo , a voi che mostraste fino a quale altezza celestiale può innalzarsi la bestia umana . Di tutto il mondo cristiano , insieme con Gesù , voi vivrete nella gloria dei secoli ; quella gloria che vi promisero i cieli , ma che vi ha donato la terra ! LE " ROMANZE " CAPITOLO I . PSICHE COLLETTIVA E FIABE Alcune formazioni della psiche collettiva hanno tendenza a pietrificarsi , assumendo forme stabilmente fisse , che durano lunga pezza , anche dopo che lo stato di coscienza , dal quale nacquero , è da tempo passato . Tali forme pietrificate vivono , pur quando non si possono più comprendere , restando come forme di sopravvivenza , come simboli di movimenti psichici che né ci agitano , né ci affaticano . Sono , come i fossili geologici , indizio d ' altre faune e d ' altre flore . Il Ribot , cui si deve l ' immagine così rispondente al vero della pietrificazione di certi prodotti psichici , non ne annovera che una sola specie che sia tale : cioè le parole ed i proverbi le forme grammaticali hanno un ' anima ed una storia che bene i filologi moderni interpetrano . Nei radicali o nelle desinenze , nelle forme primitive o derivate , nella struttura monosillabica o agglutinante o flessiva , nella caduta o nell ' elisione delle consonanti , nell ' addolcimento o nello inasprimento delle vocali , ci è ben più d ' un fatto filologico ; ci è una storia etnica , ci sono derivazioni e parentele di popoli , ci è come a larghi tratti l ' evoluzione umana . Noi sentiamo , come , per esempio , nel crescere numerico dei vocaboli vi sia un accrescimento di pensiero e di civiltà ; di certi popoli indoviniamo date abitudini dal numero stragrande di determinati sinonimi ; comprendiamo come gli arabi , che aveano trecento vocaboli riguardanti il cavallo , dovettero essere un popolo di guerrieri ; di certi selvaggi indoviniamo l ' animo dall ' assenza o dalla presenza di certe voci esprimenti certe idee * ; dell ' evoluzione dell ' organo visivo noi siamo certi , pensando come , nelle lingue più antiche non vi sieno vocaboli accennanti a certi colori ; dell ' animo dei criminali indoviniamo i moti nascosti dal loro gergo . Ma , in sieme con queste forme psicologiche pietrificate , altre ve ne sono quali le fiabe quelle che noi , popoli meridionali d ' Italia , chiamiamo rumanze , dalle lingue nelle quali comparvero e dal tempo in che nacquero . Rumanze perché comparvero e furono raccontate , quando la lingua latina si corrompeva negli idiomi volgari : spagnuolo , francese , rumeno . Ma le fiabe non sono tutte rumanze : sono ancora più larghe ed estese : vi sono di quelle nate nel medio evo e di quelle altre che sono come vestigia del mondo pagano ; di quelle che rimontano ancora più tardi ; ma , qualunque sia la data e l ' origine loro , il nome di rumanze le comprende tutte , sieno esse di contenuto diverse . La critica specialmente letteraria , si è impadronita di esse e le va raccogliendo : in Francia , in Germania , in Italia altrove le fabliaux , le rumanze , le fiabe sono soggetto di uno studio lungo ed amoroso , più però dal punto di vista letterario , che da altro * . Vi si cercano e le fonti e le primiere forme letterarie , o , come fece da noi il Graf , nel suo libro « Il Diavolo » e nell ' altro sulle leggende medioevali , si salva dall ' oblio un mondo intellettivo , per offrire agli studiosi un campo di ricerche . Però , le fiabe si prestano ad investigazioni non tentate ancora , allo studio , cioè , della psiche collettiva , per discoprirne le leggi , vedere come da esse sieno sorte tali formazioni e quale n ' è la natura : punto nuovo codesto di critica , al quale le fiabe non furono mai assoggettate . L ' animo collettivo adunque si può studiare come su due libri : uno dei quali antico , che si va quasi perdendo ed è la fiaba , in sieme con le altre forme storico – collettive ; l ' altro moderno , fatto dalle manifestazioni psico – collettive che vivono a noi d ' intorno e che noi possiamo sorprendere e studiare . Questi due campi di studio sono totalmente differenti , ma , ci è bene , fra di loro , un nesso evolutivo , giacché l ' uno si appartiene ad una collettività vecchia , inferiore ; l ' altro ad una collettività giovane ; delle quali , l ' una à una statica psichica fatta di pensiero poco riflesso e una dinamica , profondamente , egoista ; l ' altra à una statica moderna , riflessa ed una dinamica altruista . Ma la collettività nuova , la folla che si viene preparando deriva dall ' antica , n ' è una forma evoluta , onde , perché lo studio psicologico sia completo , bisogna che esso non si restringa alle forme presenti della psiche collettiva , ma scenda ancora in giù , così come nel campo psicologico individuale noi non ci arrestiamo all ' uomo , ma discendiamo al bambino . Però , abbracciando , con la mente , il vasto campo delle fiabe , ci accorgiamo come esso sia diverso nel suo contenuto : le saghe nordiche non sono i fabliaux latini : come le novelle arabe non sono i nostri cicli eroici cavallereschi ; pure le leggi psicologiche che vi si disvelano sono sempre uguali , onde ben possiamo noi , facendo d ' un tal complesso di fiabe , oggetto di studio , aver la certezza d ' interpetrare lo spirito generale che lo domina . Non dissimilmente di come avviene nella psicologia individuale , lo studioso esamina un dato numero d ' individui sani od ammalati ; misura un dato numero di percezioni e poi estende i dati di queste ricerche e , salvo le variazioni individuali e certe variazioni collettive , le leggi ricavate rimangono vere , appunto perché le persone umane queste unità bio – psicologiche , sono , nella loro complessività e variabilità , uguali . Le fiabe che formano oggetto di questo studio sono le così dette rumanze , pertinenti al popolo calabrese , che son quelle che io ho inteso da ragazzo , del quale ne ò compreso lo spirito e sulle quali molte volte ho ripensato , giacché , trattandosi di cogliere l ' animo collettivo , molto se ne perde nella raccolta scritta che se ne fa , come d ' un gas molto si volatilizza nel travasarlo . Or bene , guardando queste ed altre raccolte di fiabe pertinenti ad un dato popolo , si trova sempre che esse son fatte di stratificazioni diverse , mescolate in sieme , e le quali ripetono la mistione di razza del popolo in mezzo a cui nacquero . Vi sono , adunque , dei cicli intellettivi che toccano e si confondono , che si rassomigliano a quelle onde che si formano sulla superficie d ' una vasca , nella quale si getti sparpagliandosi una manciata di sabbia e dove ciascun granello diventa il centro di cerchi che si intersecano in mille punti , con quelli formati dagli altri granelli . Ma , i cicli si sono formati in tempi diversi della vita di un popolo e ne sono come la storia : vi sono di quelli antichi e di quelli più recenti , di quelli nazionali , zampillanti dalle profondità dello spirito etnico puro , e di quelli importati ; ma , e sugli uni e sugli altri , la psiche collettiva à messo come una impronta sua , che li distingue dalle altre forme collettive psichiche , togliendo le circostanze di tempo e di luogo . Le circostanze di tempo e di luogo sono doti d ' una mente ordinata : noi dicemmo come la mente si formi dalle impressioni del mondo esterno , le quali lasciano delle modificazioni nella nostra psiche , facilmente registrabili e rievocabili e le quali vengono immagazzinate intorno a dati centri di tempo , di luogo , di somiglianza e di contrarietà * . Detti centri tendono a confondersi : prima che un dato fatto vada nell ' oblio , il ricordo ne diventa evanescente : cadono , cioè , le circostanze di tempo e di luogo , che sono i due centri intorno a cui era aggruppata l ' esperienza : la mente non ha che un solo ricordo : il fatto è avvenuto fuori del momento presente ; il fonogramma si è come cancellato . L ' uomo à tentato di opporsi a questa evanescenza dell ' impressioni ; l ' à tentata con la scrittura a guippu , geroglifica , pictografica , alfabetica ; ma tant ' è , la psiche collettiva si è affidata per lungo tempo alla memoria psichica , si è servita , solo , molto più tardi della scrittura . La psiche collettiva è , adunque , nei suoi ricordi evanescente e ristretta , ond ' è che nel racconto delle fiabe o essa tace e tempo e luoghi o li ricaccia in un paese lontano , in un Eldorado vero o immaginario . I Toscani quando vogliono dire d ' un paese lontano dicono in Ogamagoga ; da noi i fatti raccontati nelle fiabe avvengono in Portogallo o in Ispagna e cominciano con « ci era una volta » dove ? quando ? chi lo sa . Eppure , talvolta , vi si può sorprendere l ' ultima nota evanescente del tempo o del luogo : quando le nostre fiabe si svolgono in Ispagna , esse ci ricordano la loro provenienza : è da là che ci venne la fantasiosa letteratura moresca che forma uno dei cicli più importante di fiabe . Rimangono , così , come dei simboli di sopravvivenza nella psiche collettiva , accennanti a fatti e a circostanze , a vicende diverse dei quali il ricordo s ' è perso e la sopravvivenza si è stratificata , onde , d ' un ' intera formazione psichica , non è rimasto che un rudero . Così , della dominazione araba , fra noi , non rimane che un ciclo di rumanze e la circostanza che i fatti narrati accadono , quasi sempre , in Spagna o in Portogallo . Vi è , adunque , nella psiche collettiva , una riduzione , una semplificazione per la quale scompaiono le circostanze di tempo e di luogo e i diversi contenuti intellettivi , maturati in tempi e civiltà diverse , o si stratificano confondendosi , e ben li vedremo nel secondo capitolo quando parleremo dei diversi cicli delle nostre rumanze ; o evaporano sino ad una pura sopravvivenza . Diventa , così , la psiche popolare come un archivio storico , nel quale molti documenti sono scomparsi o ne resta solo il titolo e tutti sono , poi , sommamente confusi , onde si dura fatica a discernerli . La ragione di queste mistioni , stratificazioni e sopravvivenze dei cicli intellettivi riposa sempre in quella legge messa dal Ferrero per spiegare i simboli e cioè l ' abbreviazione del lavoro mentale , che costa una vera disintegrazione * , onde le percezioni , le immagini , i ricordi , abbandonati a sé stessi , diventano evanescenti e poco ne rimane e suornuota , come , quando naufraga un bastimento , poche tavole vanno su per le onde . La psiche collettiva avrebbe dovuto durar molto lavoro a tenere in sieme le vicende storiche nette , distinte , lavoro al quale di rado si regge ; ed ecco che , invece del vasto mondo delle vicende , si ritiene lo scarso , l ' aereo della superstruttura , la parte fantastica , ideale , leggendaria , mescolata con le altre che si posseggono o si possederanno . Ecco come la folla , che à una scarsa memoria degli avvenimenti storici , mantiene la leggenda e la fiaba . Ben le fiabe ànno un sentimento : il contenuto loro è fortemente affettivo , in quanto contengono sempre una storia , ora lieta ora triste , in quanto riflettono una vicenda umana . Esse non sono di quelle storie che lasciano indifferenti , ma di quelle nelle quali l ' animo umano si appassiona e ben lo si può esperimentare dal fatto che ve ne sono di quelle che , dagli occhi dei bambini o di persone compassionevoli , spremono delle lagrime . Le fiabe ànno dunque un ' anima , una passionalità , anzi questa a preferenza , giacché la psiche popolare , nelle sue forme , s ' intende , più semplici e meno evolute , è prevalentemente senziente , anziché pensante . E come i sentimenti primevi dell ' animo umano sono amore ed odio , e la religione è una sorgente d ' emozioni ; così la psiche collettiva , nelle sue forme primitive , vive degli stessi sentimenti affettivi della psiche individuale e però le fiabe si svolgono o intorno a vicende amorose o sono illuminate dall ' odio , oppure ànno un contenuto , un fondo religioso , che copre ed ammanta i fatti umani , e da loro trae il colorito e la trama . Questi sentimenti , però , non ànno la vasta complessità e la finezza moderna : voi non trovate l ' altruismo , frutto nuovo e moderno dell ' albero del sentimento ; trovate , in vece , l ' amore sessuale , l ' amore della prole ; e l ' odio non è quello che si porta al vizio perché tale , ma è l ' odio al vizio che ci tocca , alla virtù che ci abbaglia , alla bellezza che non si conquide . È invidia e cupidigia , in una parola , il tono sentimentale passionale che domina ; è il sentimen to dei tempi andati che s ' indugia , ancora , nel presente , fatto più di bassezze che d ' estasi umane . Non differente è il contenuto religioso che non si appalesa come la tendenza dell ' animo verso un ideale messo fuori del tempo e dello spazio ; ma è quel sentimento religioso grossolano come uno sfondo di quadro uscito da un pennello rozzo e primitivo . La psiche collettiva , adunque , imprime tutta sé stessa in queste formazioni e siccome essa è poco evoluta , così le creazioni che forma , riflettono un mondo poco evoluto : ben vi sono però , delle concezioni d ' una grande squisitezza sentimentale ; ben queste fiabe esercitano un incanto , sono una sorgente di piacere estetico : sono come certe creazioni di genii criminali che affascinano , che paiono uscite dalle penne più gentili d ' artisti ; son come i poemi omerici che cantano rapimenti e stragi , tutto un basso mondo con scarso contenuto etico , ma che pure allettano e seducono . È l ' arte che non manca mai , è la genialità artistica che circonda queste formazioni psico – intellettive . Donde promana , mai , questo fascino ? perché questa genialità inconscia ? Una grande sorgente di godimento estetico è di certo riposta in quel non so che di vago e di vario che scorre dinanzi alla mente : sempre la varietà è stata una fonte inestinguibile di godimento . L ' animo umano à una perenne sete d ' impressioni nuove e variate , che quando non penetrino per gli occhi , penetrano per la mente . E nelle fiabe due fatti concorrono a dare il godimento estetico : primo , il nuovo ed il vario ; secondo : che le concezioni non escono dall ' ambito dei casi abituali della vita . Se fossero d ' un contenuto davvero nuovo , urtante il misoneismo ch ' è gran parte della psiche collettiva inferiore , esse certamente sarebbero sorgente d ' un dolore , d ' un sentimento angoscioso , d ' una disintegrazione nervosa : è il nuovo del particolare nella vecchia trama generale della vita che tanto piace e tanto seduce l ' animo , ammantato com ' è della passionalità e che commove l ' animo senza sconvolgerla . È la finzione nell ' a rte , ch ' è tanta parte dell ' estetismo dell ' animo umano . L ' esistenza delle fiabe richiama un ' altra questione di psicologia collettiva che va formulata così : sono le fiabe opera della immaginazione e della psiche collettiva ? Guardando superficialmente la questione , non vi à dubbio che sia proprio così . Queste storie di maghi , di orchi , di fate , di santi , di demoni appaiono come il parto d ' una immaginazione gigantesca . Ma pure esse non sono che un riflesso falso delle cose , queste che paiono opera d ' una immaginazione inventiva , non sono che allucinazioni ed illusioni ; è il mondo dei fatti visto attraverso lenti che alterano . Il mondo delle fiabe può sembrare all ' occhio dello scienziato o un simbolismo o una illusione : la mitologia che formò un vasto ciclo di letteratura collettiva fu creduta un simbolismo dei complessi e vasti fenomeni solari , il mito adombrava il concetto scientifico ; però , per ammettere questo , noi dovremmo assegnare alla psiche collettiva primeva un pensiero riflesso che non à , val meglio adunque o interpetrarla come fa lo Spencer come fenomeno umano , di cui si sia perduto il contenuto , o come un falso riflesso dei fenomeni della natura * . Così per le fiabe , le quali sono in gran parte nate sotto i cicli torridi , dove il clima si accende e l ' aria à mille inganni di luce e di colori . In quei paesi , le allucinazioni e le illusioni sono frequenti , perché i sensi sono abnormemente stimolati , perché abnormi stimoli corrono fino alla corteccia cerebrale . Nei deserti dove è frequente il miraggio , fra quei mari che riflettono l ' altra sponda , su quelle terre dal riflesso del sole , vissero quei popoli , dal cui animo sgorgarono le più immaginose leggende . Un altro ciclo di fiabe sorse nel medio – evo specialmente fra ' popoli nordici con un contenuto religioso , mistico , pieno di terrore della carne e del diavolo , aggirantesi d ' intorno a ' tre regni della morte , e furono esse queste fiabe un ' allucinazione nascente dallo squilibrio psico – somatico , che sconvolse le menti in quell ' età triste e del quale studiammo il ritmo nelle formazioni storico – sociali . L ' immaginazione , adunque , non è dote d ' una psiche collettiva inferiore e quel che pare a noi opera sua , opera normale , è quanto di meno normale possa essere : è una imperfezione dei sensi , è una falsa esperienza che trasmettono a ' centri nervosi e che questi accettano senza riprova . E le fiabe portano tutto il vecchio contenuto scientifico , tutto il pensiero riflesso sulla natura , che parve un giorno vero e che , per la permeabilità della psiche , discese sino alla plebe . Gli antichi credettero agli incanti , al metabolismo , a geni , alle fate ecc . , e vi credettero uomini sommi , per quei tempi : la natura non fu creduta immanente ; le sue leggi furono concepite come capaci d ' interruzione ; la creazione spontanea l ' aborigenismo sempre possibile . Ora , questo era un contenuto scientifico falso di cui la scienza si andò mano mano spogliando , ma che rimase nell ' animo popolare e si pietrificò nella fiaba . Le fiabe , accogliendo adunque tanti e si varii elementi , sono come un organismo che si è andato formando , nel quale ànno lavorato vari stati della psiche collettiva , ognuno dei quali sopravvive in un ciclo , e , quando poi una fiaba è formata , la psiche collettiva trasmettendola , l ' ammoderna , le dà un colorito e una freschezza d ' attualità , la modifica insensibilmente sino a farne tante cose diverse . Guardando la vasta raccolta delle fiabe si scorge come esse mettono tutte capo a poche che sono come i capostipiti d ' una varia e complessa famiglia e sentendole raccontare a varii intervalli di tempo , sentite che molte circostanze , riflettendo il nuovo ambiente , si sono modificate , a dimostrare che la psiche collettiva , ch ' è nel fondo così misoneista , è , nello stesso tempo , facilmente tanto suggestionabile fino a riflettere in fatti immaginari d ' una millenaria esistenza , le modificazioni dell ' ambiente sociale che la circonda . Le fiabe , come tutte le formazioni storico – sociali , ànno un clima storico nel quale vivono , o per essere più proprio , nacquero e vissero , e ch ' è fatto da una coltura scarsa e da un sentimento poco evoluto : come certe forme d ' allucinazione sorgono con la pubertà e rivivono nella vecchiaia , queste nascono nella giovinezza dei popoli rivivono nella loro senilità , nei due momenti che la mancanza d ' esperienza o la difettosa percezione si presta ad un falso riflesso della natura . L ' antichità greca creò il vasto mondo mitologico ed eroico , l ' evo medio la larga fioritura romanza ; ma e l ' una e l ' altra per giovinezza o per senilità riflessero la natura in modo falso ed errato . Il ciclo eroico – mitico antico cadde allo sfasciarsi della civiltà pagana , al cozzo del cristianesimo che operò negli animi una novella polarizzazione . In quel succedersi di novelle mistioni etniche , nel concetto nuovo della vita e della civiltà nuova che sorse , il contenuto mitologico dovea cadere , per sorgerne altro ; ma la disposizione psichica che l ' avea creato , sopravvisse , onde un nuovo ciclo romanzesco s ' aperse a contenuto principalmente arabo – cristiano . E oggi la fiaba non vive che nella plebe , là dove si addensa la senilità di un popolo , dove le antiche stratificazioni del carattere vivono ; ma a misura che le vicende economiche innalzano il proletariato alla luce della storia , e gli donano un pensiero ed un sentimento nuovo , le fiabe cadono , onde non tarderà molto che di esse non si trovi più traccia . Ma , questo sparire d ' un mondo fantasioso , che molti rimpiangono , segna la fine d ' una cecità dell ' intelletto , di un annebbiamento della mente , è il principio d ' una nuova psiche collettiva : oramai l ' incanto è rotto , le catene d ' oro sono spezzate e una nuova civiltà ci saluta in fronte , la civiltà nella quale l ' animo è profondamente pieno della umanità , l ' intelletto profondamente irradiato dalla scienza . Un tempo , si novella , che una gran voce si udisse gridare su per i mari : il Dio Pane è morto ; era l ' antichità coi suoi lieti inganni che finiva ; forse se ne udrà per lo avvenire un ' altra che dirà : la vecchia civiltà umana , così splendente in alto e pur dolorosa in basso , non è più e in sua vece è sorta la civiltà nuova della giustizia e del lavoro . E con lei morrà la fiaba , dal contenuto triste e dalla forma , seducentemente , artistica ; e sia così di lei : noi non avremo per la morta né una lagrima , né un rimpianto ! CAPITOLO II . LE « RUMANZE » Le rumanze non si sottraggono alle leggi che regolano le fiabe , in genere , e cioè alla stratificazione e mistione dei cicli , sorti in vicende etniche diverse e per tempo e per luogo , al contenuto morale inferiore , al fascino artistico , al falso riflesso del mondo , alla legge deterministica del clima storico . I cicli esistenti in esse , sono parecchi , ognuno dei quali è la sopravvivenza d ' un dato avvenimento storico . Il ciclo più antico nel tempo , ch ' è il greco – romano , è scarso od appena accennato : né potea essere diversamente per quel fatto da noi detto che cioè il mondo romano venne cancellato nelle menti dalle nuove mistioni dei popoli dissimilari e dal nuovo contenuto etico – religioso . Vi si trova , quindi , come un ricordo spezzato , non composto a novella , come i resti d ' un naufragio che surnuotino ancora o come pochi e rari vocaboli d ' una lingua appresa da bambino e poi dimenticata * . Si , delle maschere romane e greche si conserva il nome di papos e mormon restano due nomi senza significato , che si ripetono in suon di spavento a ' bambini ( mammarutu o mammone o papparuto ) , ma delle strane avventure di questi personaggi , delizia della plebe romana , nulla sopravanza . Ben più vivo è il ciclo eroico – cavalleresco , benché alquanto scolorito e , falsamente , talora interpetrato . I cicli eroico – cavallercschi sorsero nel Nord d ' Europa , e non giunsero sino a noi , che scarsamente , giacché le emigrazioni nordiche o non penetrarono fino nel mezzogiorno d ' Italia o , penetrate , non ebbero tempo di fissarvisi . Quindi non vi è ricordo di Orlando o di Carlomagno , né di Artù e di tutte quelle altre figure di dame , di cavalieri , di giganti , delle quali Ariosto , nel suo poema , ci à lasciato il più splendido esempio . Il ciclo celtico dell ' orco è vivo e presente in molti racconti , anzi si è fuso con l ' altro arabo . L ' orco à palagi splendidi e ruba le più belle fanciulle , delle quali poi s ' innamora senza essere riamato e le fanciulle scappano e l ' orco le insegue . Ha giardini eternamente fioriti , dal profumo soave , nei quali la gente va a coglier pomi ed egli si nasconde e li sorpende : e con i suoi amori e con i suoi odii , con i suoi incanti , talora con la sua bontà forma la trama di molte fiabe * . Ma i due cicli più importanti sono il ciclo religioso e l ' altro arabo . Il ciclo religioso è vasto , fatto delle vicende vere od immaginarie della vita di Gesù e dei discepoli , dove campeggiano il maestro Gesù buono , semplice , amorevole che legge nei cuori e compatisce e Pietro di mente ristretta e di animo piccolo . Al ciclo religioso cristiano appartiene la storia , comunissima nel medio – evo , dell ' ebreo errante , di alcune vicende di santi , ora vere ora immaginarie , del diavolo , degli eremiti che vivono di vita centenaria con lunghe barbe bianche e che , bussando a ' loro eremi , chiedono che la gente si segni con la croce e a ' quali gli angeli arrecano da mangiare . Vi appartengono del pari le storie macabre , le danze dei morti , e in questo ciclo si riflette lo humour plebeo con i suoi motti salaci e grossolani , con la furberia ingenua della gente povera . All ' altro ciclo arabo appartengono le più belle e fantasiose fiabe , quelle che incantano e seducono , al pari delle Mille e una notte , come un canto di donna in una sera d ' estate . E son racconti di re che s ' innamorano di povere fanciulle ; di fate che stanno in fondo a ' mari e di notte si recano sulla terra ; di ardimentosi cavalieri tramutati in pietra ; di maghe che ammaliano e di ragazze che rompono l ' incanto ; di palazzi che sorgono in una notte e nei quali ogni oggetto à un anima ed una voce ; son leggende di amore e di odio , nelle quali s ' intreccia il sentimento religioso o vi son le streghe con la tregenda , e che ànno sempre un lieto fine e dove la virtù trionfa . Son questi , adunque , i cicli delle fiabe romanzesche , che s ' intrecciano fra loro , in modo che il profano ed il divino , l ' antico e il recente formino una storia sola che incanta e che seduce . Il falso riflesso del mondo rivive in queste creazioni dello spirito collettivo : vi è il destino , il fatum , che ogni uomo porta seco e al quale non si resiste : uomini dannati a vivere da animali , ad essere uccisi al tale anno di età , a viver in fondo a ' mari ; vi è la instabilità delle leggi di natura : notti lunghe quanto mesi , acque del mare che si sconvolgono con una parola , animali che parlano ; vi è il metabolismo e vi è l ' incanto ; vi è il miracolo : vi è , in somma , tutto il falso concetto della natura che , in momenti successivi , gli uomini si andarono formando e che vive ancora nei libri polverosi come ricordo d ' altri tempi e nell ' animo popolare in forma viva e possente . E , in sieme con il falso riflesso della natura , nelle fiabe si rispecchia un animo primitivo con le sue impulsività , con le tendenze criminose . È l ' animo della gente e del tempo in cui nacquero queste seducenti fantasie : è l ' imprevidenza della psiche inferiore che domina sempre , è l ' impulsività che spinge i cavalieri contro i pericoli ; è la passionalità bassa che guida al delitto ; è la credenza che la virtù trionfi sempre , che i delitti non restino impuniti ; è tutto questo , che ispira la fine d ' ogni fiaba . E il contenuto è un delitto , che ora commettono i geni o le fate ; ora i potenti , ora gl ' invidi compagni o i parenti e al quale succede come ricompensa un novello crimine , rifermando quel concetto antropologico criminale che la pena nell ' origine è un novello delitto * . Tutta la psiche popolare si riflette , adunque , nelle fiabe : ci senti il fascino della ricchezza che seduce e che abbaglia , la suggestione del fasto , onde il protagonista è sempre un re bello come il sole ; i palazzi son sempre di brillanti e le vesti di broccato e le fate ricamano in telai di oro e , quando si pettinano , lascian cadere da ' capelli perle e le catene sono di oro . E col crimine si congiunge l ' amore : le due passioni più potenti dell ' animo popolare . Per amore i giovani partono verso l ' ignoto , per amore lo giovanette soffrono ed è l ' amore per l ' uomo un momento fuggevole , per la donna è tutta la vita ; per l ' uno è l ' episodio , per l ' altra il poema ; la donna , quando non è innamorata , quando non è madre o moglie , quando non soffre per la persona amata , è crudele , è maga , incantatrice o è invida . L ' inferiorità della donna , colta dal Lombroso , è raffigurata in queste fiabe , anticipando , come fa sempre l ' arte , le deduzioni scientifiche . E l ' ottimismo domina sempre questa eterna speranza dell ' animo giovane non manca mai , è la nota di consolazione nel gran mare del dolore umano : è la nota eternamente gentile . Ma di mezzo a questo ciclo fantasioso coruscato di nubi , a questo poema eternamente delittuoso della fiaba , che gentilezza di sentimenti , che purezza di tocco , che alito d ' idealità ! In una fiaba è detto come una giovane sorella di re per amore del fratello mangi una foglia di lauro nel quale sta un genio , pur sapendo di divenire madre . Ella nasconde a tutti il sagrifizio per tema che non la s ' incolpi e lascia , morendo , la ragazza , frutto di questo strano amore , in una stanza , addormentata e ne consegna al fratello la chiave e lo prega che non l ' apra mai . E il fratello così fa e tiene la chiave appesa al collo come una reliquia ; ma , una notte , la moglie gli ruba la chiave , apre e trova , sotto l ' azione d ' un narcotico , la giovanetta addormentata e la maltratta , credendola una favorita e la giovanetta tace e soffre in segreto e solo , rivolta ad un piccolo coltello dal manico intarsiato , gli racconta lo strano nascimento suo e lo prega che quando abbia udito la triste storia , le si voglia conficcare nel petto . Che strazio in questo dolore così chiuso e disperato , di questa fanciulla restata orfana che piange e non à il coraggio di farla finita e che candore nel confidare in mancanza di persone che l ' amino il suo dolore ad un oggetto inanimato ! Ed in un ' altra fiaba , un figlio di re , tenuto schiavo dalle fate , al cui amore egli non à voluto piegare , di notte va presso la culla d ' un bambino e gli canta una ninnanonna riboccante di dolore . Se fossi libero egli dice : starei sempre teco a cullarti e ti fascerei di broccato e ti terrei in una culla di oro , o figlio dell ' animo mio ! In un ' altra una giovinetta , eternamente buona , perdona a una matrigna crudele e vi son delle fiabe d ' amore , d ' un brio e d ' una freschezza meravigliosa , pari ruscelletti dei verdi colli , di cui parla Dante , e che fanno i lor canali freschi e molli . Come la fiaba di quella giovinetta , uno di quei fulgori di donne che passano sprezzando e ammaliando i cuori , che vince un re , il più bello che sia mai stato con l ' alterezza piena di grazie e di civetteria in sieme e lo vede a ' suoi piedi . Sì , come nelle manifestazioni criminose , v ' è la nota geniale , così in queste produzioni d ' un mondo inferiore vi è il fascino , talora , d ' un ' arte sovraumana e d ' un ' immensa bontà , vi è il riflesso d ' una psiche fatta di fango e di raggi di sole . CAPITOLO III . LA GENIALITÀ NELLA FIABA Nei precedenti studii sulla psiche collettiva , abbiamo colto i rapporti tra le forme inferiori e il genio , ora ci resta a dire come le manifestazioni psichiche collettive sieno talora vere manifestazioni geniali , sorte come la genialità individuale dalla neurosi circostante * . Il genio , in fatti , non è che una neurosi , almeno in alcune manifestazioni e forme , il quale porta in sé le stigmate come incoscienza della creazione geniale , amnesia , note psicosomatiche deficienti in sé o nella sua famiglia . Vi sono stati dei geni pazzeschi ed incompleti ; di quelli che sono diventati tali dopo un grave trauma o psichico o somatico ; altri affetti di malattie nervose o mentali ; di forme monomaniache , impulsive , delittuose . Ed in mezzo a queste manifestazioni neuro e psicopatiche è sorta la genialità individuale . La genialità collettiva incompleta non si sottrae a tale legge : essa sorge nelle folle inferiori non nelle superiori , in quelle folle cioè che ànno un contenuto ideativo e sensitivo una statica e una dinamica psichica in arresto ; in quelle folle che sono fortemente misoneiste , e nelle quali il nuovo s ' accompagna con una forte disintegrazione psichica ; in cui l ' azione criminosa non è rara e talora è prevalente : nella quale , in fine , prevalgono le forme patologiche epidemiche di nevrosi e di psicopatie . Le fiabe son sorte , di preferenza , nel medio – evo quando la mente era ingombra d ' un falso concetto della natura ; quando una tenebra intellettuale , come in notte d ' inverno , toglieva la vista delle cose . La natura non era che un eterno peccato ordito dalla carne e dal demonio , lo sprezzo delle cure mondane era la sola sapienza . L ' animo era travagliato da un interno dolore che le vicende strane e fortunose teneano sempre vivo e presente . Era una vera lipemania che incombeva su tutti : era un annebbiamento nel cervello ed una desolazione nel cuore , né la vita esterna era migliore : la peste , le carestie , i morbi si succedevano ad intervalli fissi ; le guerre , le invasioni erano vicende di tutti i giorni ; la prepotenza era cosa di tutte le ore e una grande degenerazione , una stanchezza vincea tutti . Da queste condizioni psicosomatiche venivan fuori le forme epidemiche neuro e psicopatiche : demonapatia , catalessia , isteria , frenesia della danza , ecc . erano le stigmate , in sieme col delitto , di questa immensa degenerazione psichica e , in sieme con questa neurosi , sorgeva la genialità collettiva . E le fiabe erano una vera genialità sia per l ' arte con che venivano intessute , sia perché erano una vera anticipazione di certe forme letterarie : da esse nasceranno i poemi eroici , i poemi eroicomici come nella romanza di che ne so * , vera anticipazione del Don Quichotte ; nasceranno i poemi sacri , la lirica amorosa , e in fatti nelle fiabe le parti più belle d ' amore sono in verso ; i romanzi , le novelle . Nella fiaba e nelle altre forme popolari quali le prime poesie rimate vi è tutta l ' anticipazione della genialità collettiva , incompleta ed è , come quella del genio individuale , inconscia . E sono anticipazioni , non solo letterarie , ma scientifiche e io ne ò riportate molte nello studio sulla folla , dove lo inconscio apparisce di più in certe anticipazioni , che scoperte dal genio incontrano nelle folle vecchie il più grande misoneismo : in questo popolo calabrese , che in un motto pornografico à di tanto preceduto Darwin , il trasformismo desta un vero spavento , anco nella parte colta . Io occupandomi delle fiabe trovai che le scoperte sul carattere criminale che tanto onorano Lombroso , Ferri , Garofalo ecc . , erano contenute e riflesse nelle fiabe : vi è riflesso l ' imprevidenza dei criminali , l ' animo inferiore della donna , la pena che è in origine un novello delitto , il fatto di psicologia criminale per il quale a ' delinquenti manca la pietà non la cognizione della giustizia , onde spesso accortamente nelle fiabe si fa loro giudicare i crimini commessi , come se fossero di altri ; queste ed infinite altre note di criminologia sono contenute nelle fiabe , in una delle quali , per es . l ' orca , prima di inseguire sua figlia scappata di casa con un re , entra in chiesa e prega la madonna che le conceda di farglieli pigliare per mangiarseli , riconfermando così il rapporto , in tali animi delittuosi , tra crimine e religione . Adunque , nella fiaba vi è l ' incoscienza e l ' amnesia della creazione geniale ed è , come la genialità individuale , un prodotto della neurosi della psiche collettiva . E , nata nelle psichi ammalate , vive nelle forme inferiori delle folle , nelle forme d ' arresto , nelle stratificazioni più basse e quando il soffio di modernità le investe e il carattere inferiore cade , muore la fiaba . La folla dell ' avvenire sarà senza degenerazione e senza fiabe , sarà una di quelle forme elevate quale noi portiamo nella mente e nel cuore , quale carezziamo con la nostra più dolce speranza . L ' avvenire della folla è come uno di quei regni incantati della fiaba dove generosi cavalieri moveano e dove la potenza del male li tramutava in pietra , ma , dopo secoli , un fortunato smagando l ' incanto conquistava quel regno e le pietre risorgevano uomini e fregandosi gli occhi diceano : che lungo sonno ! Così forse sarà di noi , molti , volgendo l ' animo a questa folla dell ' avvenire , rimarranno vinti dalla forza del male che ci circonda ; però verrà giorno in cui rivivremo , non di una giovinezza corporea , ma nel pensiero pietoso degli epigoni , che sentiranno la nobiltà d ' un ideale e il fulgore d ' una fede . Il sonno sarà stato lungo ma non indarno ! LE EPIDEMIE PSICHICHE CAPITOLO I . LE EPIDEMIE PSICHICHE La psiche à , anch ' essa , le sue forme epidemiche , che raggiungono talora una grande diffusione ed una estrema intensità . Quando un pensiero od un sentimento diventa predominante nel campo della coscienza e l ' occupa tutto intero e lo possiede dando , da solo , il tono ed il colorito ; né è patrimonio d ' un animo solo , ma si diffonde , guadagna gli animi tutti , e dura per intera età ; quando ciò avvenga , noi ci troviamo dinanzi al contagio strano , che dicemmo psichico , e del quale studieremo il ritmo ed il valore . La critica à oramai detto donde nasca il contagio psichico , com ' esso sia fatto di due doti dell ' animo umano che si completano , dal bisogno di soggiogare e d ' esser soggiogati , dalla suggestione e dall ' imitazione . La suggestione e l ' imitazione , del pari che l ' opposizione , non sono altro che sentimenti similari , che si completano a vicenda : la suggestione individuale , quella che si esplicherà sugli altri , suscitando l ' imitazione o l ' opposizione , altro non è che l ' effetto della suggestione dell ' ambiente in un animo isolato , in un solo specchio concavo che accolga nel suo foco , unificandole , le mille vibrazioni eteree che sono a lui d ' intorno . In natura vi sono degli esseri privilegiati , delle nature psichiche squisite che , prime , sentono la gran voce del tempo ; che sanno a questa dare una forma determinata , e proiettarla al di fuori , come voce dell ' animo loro , smisuratamente grande . Il suggestionatore , adunque , non è che un suggestionato , suggestionato non da un uomo , ma dal vasto ambiente sociale che lo circonda ; è un veggente del tempo , laddove gli altri non sono che i suggestionati d ' un uomo , al cui contatto sprigionano o l ' imitazione o l ' opposizione , meco chi dicesse elettricità dello stesso nome o di nome contrario . Ma , e suggestione ed imitazione sono due doti normali dell ' animo umano le quali , però , in certi momenti storici assumono un ' estensione ed una intensità , quasi , patologica diventando come i sensi d ' un isterico , fortemente iperestetici . La suggestione à sempre dominato le menti , l ' imitazione è stata sempre la via maestra della civiltà : tutta la storia del progresso scientifico e civile , tutta l ' educazione collettiva od individuale , non è altro che un ' opera continua di suggestione ed imitazione . Ma , il nuovo della suggestione e dell ' imitazione , nel contagio psichico , consiste nella intensità inusitata , nell ' estensione sconosciuta con cui certe idee si sono diffuse e sono penetrate nell ' animo umano ; nel modo come ànno ristretto il campo della coscienza , occupandolo da sole , producendo quel fenomeno che io ò chiamato di monodeismo e di monopatia . Il campo della coscienza è estremamente complesso e variabile : i pensieri e sentimenti lo attraversano di continuo , fermandovisi per un momento e scomparendo , come immagini che passino dinanzi ad uno specchio posto in una strada ; ma , quando un solo pensiero ed un solo sentimento rimangono nel campo della psiche , quando l ' onda si arresta , allora , per un fenomeno strano , pensiero e sentimento s ' ingrandiscono e possono , dalla psiche , di un solo individuo , diffondersi a quella degli altri , arrestandovisi ed ingrandendovisi , del pari ; onde avviene che le infinite psichi individuali , possedute da un solo fatto e intonate allo stesso modo , si riuniscano in un ' immensa psiche collettiva , per una di quelle moltiplicazioni del sentimento , così frequenti nei fenomeni di psicologia collettiva . Ora , perché il fenomeno normale della suggestione ed imitazione assurgano a tanta altezza patologica , ci è bisogno che vi sia un momento determinante fatto di due elementi e cioè da un abnorme stimolo esterno e da un ' abnorme reazione dell ' organismo , in cui sia rotto l ' equilibrio psichico e reso incapace di novelli adattamenti . In fatti , oggi , una vasta degenerazione va impadronendosi dell ' organismo umano , come una immensa ombra che la civiltà porti seco . I nostri padri non conobbero le cure affannose della lotta per l ' esistenza e per la civiltà : il loro tenore di vita fu sempre morigerato e il sereno dello spirito fu il tono perenne dell ' animo . In noi l ' affanno penetra per più punti e dal pensiero del domani e dalla lotta più cruda che ci avvolge e dal rapido succedersi della civiltà : noi siamo come la foglia che cade ingiallita innanzi tempo e che il vento mulina . Epperò , portiamo in noi stessi e l ' esaurimento nervoso ( psicoastenia ) e la degenerazione ; e il bisogno di forti eccitamenti che vincano il torpore de ' nervi esauriti dal lavoro , onde l ' alcoolismo , il morfinismo , la libidine , la sete delle emozioni violente vanno diffondendosi sempre più e minacciano di estinguere questa razza umana . Nasce , da tutto ciò , un forte squilibrio psichico onde certi doti normali dell ' animo umano s ' ingigantiscono , onde la suggestione diventa più viva e l ' imitazione più diffusa : la psiche diventa come una corda tesa sino al grado estremo e che , nell ' unità di tempo , dà un numero stragrande di vibrazioni , al più leggiero tocco dell ' alito che la sfiori . Un punto più in là e la corda si spezza : un ' azione più lunga e duratura di questo surmenage psico – intellettivo e la pazzia , le malattie nervose spezzeranno questo frale umano . E , ben in pochi anni , la demenza si è sestuplicata in Inghilterra , toccando l ' alta cifra di 155000 . Il mondo è , adunque , diventato triste ed affannoso quale non fu nel passato , appunto perché l ' animo umano è diventato più sensibile , più iperestetico . Le impressioni esterne , una volta , trovavano un ' attenuazione nel sist ema nervoso che li rifletteva ; ora , in questo riflettendosi , ingigantiscono , ond ' è che il dolore sociale realtà vera , ma minore del dolore antico nei nostri nervi , nella nostra psiche si moltiplica fino all ' ennesima potenza , divenendo , più che un dolore materiale , un vasto dolore morale e , come accade sempre , si accompagna con una grande aspettazione , con un bisogno d ' un messia e quando qualcuno pretende di avere trovato il rimedio di tale dolore umano , cedendo , lui per il primo , ad una suggestione dell ' ambiente , gli altri gli credono e gli corrono dietro , ond ' è che oggi l ' epidemie psichiche nascono , da una parte , e come nacquero in ogni tempo , da una ristrettezza mentale e da uno squilibrio passionale , dall ' altra dal vasto dolore umano che ne circonda . Ed in fatti , il mondo antico , lo spirito ario , così sereni e tranquilli , non ebbero epidemie psichiche : furono come una lunga giornata d ' un sereno smagliante , che solo , a sera tardi , si ricuopre di nubi . L ' affanno che non aveali colpiti nella giovinezza , venne a sera , nella mistione etnica dei popoli dell ' impero , nel contatto dell ' animo semitico , nel dilagare della schiavitù , nelle ruinose vicende politiche . E l ' epidemia fu ascetica e religiosa ; e , come le altre forme di contagio psichico , ebbe un doppio contenuto , regressivo e progressivo ; progressivo fu , di certo , il cristianesimo che innalzava i miseri , che dava alla vita un contenuto nuovo , che spezzava la prisca grandezza : regressivo l ' ascetismo , il rinnegamento dell ' arte e del pensiero . Il medio – evo fu , in vece , un lungo periodo di epidemie psichiche e noi ne dicemmo il perché . Ma , comunque sorgano le epidemie psichiche , ànno sempre un colorito speciale che il tempo loro dà , in modo diverso ; celano un contenuto ora regressivo ora progressivo , ora di ritorno ora di anticipazione ed , in fine , sono come una tendenza compensatrice di mezzo ad un ambiente triste e doloroso sempre . E così , nell ' evo antico , noi troviamo le epidemie sociali , tali sono le rivolte servili che , a momenti dati , s ' impadronivano degli animi d ' infinità di schiavi con la celerità d ' un baleno ; nel medio – evo il tono epidemico è ascetico e religioso , in sieme ; nell ' evo – moderno è complesso : economico – sociale – politico , oppure è religioso – ascetico , come l ' evo medio , o economico – sociale come l ' evo antico . La nostra civiltà , venuta dopo l ' antica e la medioevale , nelle sue stratificazioni psichiche ripete le altre due , onde , accanto al colorito proprio del tempo economico – sociale – politico , à le epidemie a fondo sociale come nella civiltà antica e di mezzo , o le ascetiche e religiose come nel medio – evo . Siano però qualsivogliano gli aspetti delle epidemie psichiche , non vi è che in fondo un contenuto solo , l ' economico e sono come un compenso all ' ambiente , in mezzo al quale si vive : nel mondo antico imperava la schiavitù e l ' epidemia psichica assumeva l ' aspetto d ' una liberazione umana , onde le guerre servili ; nel medio – evo , che succedeva al godimento antico dei sensi , alla serenità del pensiero ario , l ' epidemia ascetico – religiosa fu un lungo martirio della carne , un ' introspezione paurosa dell ' animo ; nell ' evo moderno , nel quale domina l ' egoismo , l ' epidemia psichica è , profondam ente , altruista , pigli , poi , forma religiosa od economica – sociale poco importa . D ' altra parte , le epidemie si organizzano e si diffondono o fra animi passionati ed ardenti o fra animi fortemente squilibrati od in istato d ' arresto , per manco di coltura , e da questo particolare carattere nascono le forme epidemiche a contenuto progressivo o regressivo , con le illusioni di guarire il mondo , ma con l ' occhio fiso all ' indietro o all ' innanzi e sono le une sopravvivenze del passato , le altre anticipazioni dell ' avvenire . In fine , come ultima distinzione , le epidemie psichiche pazzesche agiscono di preferenza o sul sistema nervoso ( epidemie nevropatiche ) o sulla psiche ( epidemie psicopatiche : appartengono alle prime tra le epidemie medioevali le forme istero – epilettiche , la mania della danza , ecc . , e alle seconde le demonopatie , le invasioni e le ossessioni ecc . , e nel tempo presente , il suicidio è una epidemia neuropatica , così come il neomisticismo è una forma psicopatica . CAPITOLO II . LE EPIDEMIE PSICHICHE MODERNE L ' evo moderno , in questo suo declinare , è improntato da un tardo sviluppo delle qualità psichiche superiori ed in loro vece , da uno sviluppo eccessivo delle doti inferiori della psiche . Le doti inferiori della psiche che sono , ancora , le doti primeve , si compendiano , nel campo dell ' intelligenza , in un forte senso del presente e però in uno scarso idealismo e , nel campo del sentimento , in un forte egoismo , epperò in un altruismo scarso . Noi viviamo troppo dell ' oggi e di noi stessi ; l ' ideale , questa forte rappresentazione del mondo , cacciato fuori del tempo , non ci tormenta che ben poco e l ' amore degli altri non ci preoccupa per nulla . È ben vero che l ' idealismo e l ' altruismo , che sono in fondo due prodotti dell ' attrazione della psiche , sono doti di popoli evoluti , che non risplendono sulla fronte della fanciullezza dell ' umanità , ma brillano nella giovinezza umana ; questo è ben vero , ma è vero , del pari , che noi oggi traversiamo un periodo di regresso durante il quale idealismo e altruismo son rinculati d ' un pezzo . I nostri antichi ebbero un idealismo falso , ma vivo : essi credettero in una religione rivelata e nell ' amore della patria ; il loro altruismo assunse la forma della carità inesausta ; ebbero , in somma , un forte senso dell ' ideale che , oggi , può parere antiquato , ma , per quei tempi , fu certamente moderno . Questo oggi è completamente spento : la scienza à distrutto il senso della religione rivelata ; le vicende politiche , quello della patria , senza che le nuove concezioni idealistiche fossero penetrate , vece delle antiche ; così come la nuova scienza sociologica à distrutto il concetto vieto della carità , senza che il nuovo del dovere sociale vi si sia sostituito . Il nostro è un orizzonte morale ed intellettivo desolato : molti non hanno né un raggio di fede , né un barlume di speranza : l ' egoismo ed il senso del presente son diventati i due soli poli della vita e in vano noi cerchiamo la virtù che sale e che conquide , ché i vincitori dell ' oggi sono la gente dal cervello eunuco e dal cuore chiuso , i vinti sono gli animi eletti , che ànno nel cuore un ideale , nell ' intelletto un pensiero . Qual meraviglia , adunque , se , per quella tal legge di compenso che è nella natura , per il fenomeno dell ' opposizione sociale , ch ' è come dicemmo un fatto sugestivo , sorga e dilaghi , di fronte al pensiero del presente al realismo , la sete dell ' ideale e di fronte all ' egoismo l ' amore sconfinato dell ' umanità . In ogni tempo ed in ogni luogo , la natura , con le sue epidemie psichiche , à esercitato una funzione di conservazione , accentuando quelle doti che mancano , crescendole a dismisura , radicandole in certi animi in tanta proporzione ed intensità , di quanto sono deficienti negli altri ; onde è che , anco questa volta , le nuove epidemie psichiche , che portano in sé quei sentimenti di compenso che mancano negli altri , sono di natura idealiste e altruistiche . Ma , come accade dello spirito umano , sul quale le forme trascorse esercitano talora una influenza viva e grande , onde vi è una eredità ed un atavismo , così è avvenuto che l ' altruismo e l ' idealismo risorgente ànno assunto due forme : negli intelletti vigorosi e nuovi ànno assunte forme novelle onde il sentimento religioso che sale a Dio per discendere all ' umanità come nelle popolazioni anglosassone ; o la novella fede sociale come nel proletariato ; e negli intelletti deboli hanno assunto la forma di risorgenze religiose da lungo tramontate e sepolte nell ' incoscio della psiche . Epperò è avvenuto che dal triste realismo , dall ' egoismo incombente del secolo nostro vengono fuori come più rivi di epidemie psichiche e però sorgono l ' idealismo anglosassone , quel forte idealismo della razza , che noi dicemmo confina con Dio e à come mira l ' umanità ; il socialismo , ch ' è fede e scienza ad un tempo nel quale si van raccogliendo i pensatori più arditi e la parte lavoratrice dell ' umanità ; lo spiritismo questo strano fenomeno scientifico , che , deriso dapprima , va impressionando di sé animi di scienziati come Wallace , come Lombroso , come Richet e come Flammarion ; che si presta bene così ad una interpetrazione scientifica ( psichismo ) come ad un riconoscimento dell ' anima come elemento diverso dallo spirito e che preoccupa una infinità di accademie scientifiche , ed à i suoi esperimenti eseguiti col rigore d ' uno esperimento psicologico ; ed in fine il neo – misticismo , questo ritorno ad altri tempi , fortemente credenti e che nasce da una stanchezza di mirare innanzi , da un bisogno di riguardarsi in dietro , e che ha come postulato che se la scienza ci ha ingannato , ben la fede ci accoglie ancora . Ma , comprese nella forma neomistica , sono due concezioni religiose viventi in due climi storici diversi l ' uno arretrato l ' altro non evoluto : nelle nostre plebi , in fatti , rivivono le forme medioevali del diavolismo , delle ossessioni dei miracoli , dei sogni pieni di anticipazioni ecc . , in una parola , quelle forme mistiche medioevali , talora , a contenuto delittuoso . In Russia , dove gli animi sono poco progrediti ed ancora più , sotto il peso d ' un ' immensa pressura sociale : là in quei popoli l ' epidemia psichica assume forme e contenuto nuovo . Son forme epidemiche , pazzesche , che attentano alla vita propria o degli altri come negli Skoptzi o in quella strana setta dove la gente si fa murar viva ( gli inclusi ) ; o che al male non resistono , come Tolstoiani che spingono l ' ardire fino al male certo ed indeprecabile , come quando si sottraggono alla leva , obbedendo al motto divino : non ammazzare e presi di poi , lasciano la vita in Siberia . E accanto alle forme di epidemie psichiche complete con contenuto progressivo , stanno le forme regressive corrispondenti : accanto all ' idealismo anglosassone è il misticismo latino : l ' una è una forma nuova di carità inesausta che scende come dittamo sulle sventure umane e non rinnega né la scienza né la vita . L ' altra è la carità vieta dei conventi , è l ' untuosità dei paesi latini : l ' una è tutta una profilassi contro il vizio , una precauzione contro il crimine , quegli uomini fanno il bene per una forte pietà che sentono nel cuore ed il loro Dio è come la sintesi di tutta l ' idealità di che trabocca l ' animo loro ; l ' altra è subordinato alla grandezza terrena del papato . Quanto diverso il neo – misticismo slavo , dal latino fatto d ' un profondo senso di scoraggiamento della vita , d ' una rinunzia della civiltà , d ' una ascetica contemplazione della mente : quindi voi non trovate la fede operosa come nel primo , ma sentite d ' essere in mezzo a un popolo che vivo d ' un falso riflesso d ' un mondo tramontato , che non à del mondo vero , che tenterebbe riprodurre , la passionalità viva ed ardente . Così , accanto alla novella concezione sociale quella che noi chiamiamo socialismo , vi sono le altre che predicano la riforma immediata e violenta ed il ritorno a forme sociali tramontate . Queste son due forme di epidemie psichiche diverse : la prima è essenzialmente progressiva sia per il metodo , evolutivo , sia per il contenuto cioè come superstruttura d ' una novella forma economica , l ' altra è essenzialmente regressiva , sia per il metodo violento e sia ancora perché essa vagheggia una società meno complessa , quella che Rousseau chiamava stato di natura , onde i Reclus e gli altri spesso ricorrono agli esempi di selvaggi buoni per contrapporli alle civiltà moderne . Egli avviene così , adunque , che le epidemie psichiche moderne , progressive , si toccano con quelle regressive : possiamo dire che sono messe a due a due come le faccie di tante medaglie delle quali l ' una è dorata , l ' altra è di piombo . E , dopo le forme progressive e regressive , vengon le forme pazzesche e criminali : viene il suicidio , l ' assassinio politico , forme a lungo studiate e sulle quali noi non vogliamo indugiare , senza osservare che talora alle forme comuni di crimine il tempo dà il proprio tono , che oggi dei delinquenti comuni si ammantano del carattere politico o sociale , come un tempo del religioso e che il tono discende persino alle forme completamente pazzesche onde è che se un tempo i pazzi avevano deliri ed allucinazioni religiose oggi le hanno di carattere politico – sociale . Le grandi epidemie portano adunque in sé un alto valore , giacché sono come i fenomeni d ' una vasta malattia e ne sono il rimedio : esse , complete od incomplete , accennano di quali fatti psichici scarseggi la civiltà , quali sentimenti abbiano bisogno d ' essere educati , onde le doti inferiori , prevalendo come sempre , non abbiano a distruggerla . E lo stato quando fosse davvero provvido e quando , più che alle piccole vicende del giorno , tenesse gli occhi fisi a ' grandi interessi collettivi , dovrebbe assecondare tali epidemie psichiche , impadronendosene , mettendone in atto postulati più semplici e più attuabili , dando , a queste fiumane di sentimento , la dirittura ed il corso , non l ' ostacolo che le arresti , così solo esso farebbe opera saggia e preparerebbe l ' avvenire senza scosse e senza danni , imitando le epoche geologiche che non si sono succedute , come dice Cuvier , per cataclismi , ma , come ammetteva il Lyell per mutazioni lente e continue .
COME UTILIZZARE IL CATTOLICISMO ( MONNERET_DE_ VILLARD UGO , 1906 )
StampaPeriodica ,
Si presenta ... a noi chiaramente il problema del valore pratico , strumentale , della religione cattolica ... Non lo consideriamo per ora se non nei limiti della vita terrena ... Un ' altra serie di fatti attirerà la nostra attenzione , e questo studieremo per stabilire il valore pratico della religione cattolica . Tali fatti possono essere divisi in tre grandi categorie : quelli che il cattolicismo ha in comune con molte altre fedi e confessioni ; quelli che egli ha in comune col padre suo spirituale , il cristianesimo , e quelli infine che gli appartengono in proprio . Della prima serie ne citeremo alcuni che sono di estrema importanza . L ' evento di una coscienza religiosa è certo uno dei più importanti fenomeni ed una delle più terribili esperienze a cui può essere sottoposta la nostra personalità : è una completa trasformazione , un mutarsi radicale di tutti gli ingredienti costituenti il nostro io ... Secondo fatto : la coscienza religiosa ci dà il senso dell ' assoluto . Si può osservare che tale senso dell ' assoluto noi possiamo conquistarlo per via filosofica , ma fra l ' uno e l ' altro vi è la grande differenza d ' intensità che deriva dalle differenti genesi : l ' uno , il filosofico , proviene dalla ragione ed è penosamente costruito , l ' altro procede dall ' estasi ed è pienamente e profondamente ed intimamente vissuto ... Se da questo noi passiamo ai vantaggi pratici che ci può dare la coscienza cattolica , e che essa ha in comune col cristianesimo , tre almeno ne voglio citare , che sono di estrema importanza . Il primo è il riacquistato senso del peccato . Noi possiamo avere oggi il senso di commettere il male , concetto filosofico , od almeno morale . Il pensiero del male si riconnette in tal modo per legami più o meno stretti , più o meno appariscenti a quello di danno e di vantaggio : è una materializzazione quindi che noi abbiamo fatto , una riduzione a maggior volgarità del concetto religioso di peccato . Il vantaggio od il danno materiali hanno una ben minima influenza sul nostro io intimo e profondo : sì che molti uomini vi sono che tali concetti trascurano e non hanno nella loro vita alcuna ricerca di benessere . Ben diverso invece è il concetto di peccato quale proviene dalla coscienza religiosa . Esaminiamolo sotto diversi aspetti . Per noi oggi il commettere il male o il fare bene è divenuto un ' azione quasi indifferente anzi lo è completamente , come ho detto , quando tale male o tale bene non assumono una conseguenza pratica ... Che avremo riguadagnato noi riacquistando il senso del peccato ? Prima di ogni altra la possibilità di commettere dei peccati , che in avanti ci era negata . E ciò non è certo lieve affare . Il commettere evidentemente un peccato sapendone la gravità vuol dire in ultima analisi mettere la nostra anima in uno stato di eccezionale tensione ... Da ciò una fonte non trascurabile di emozioni profonde ... La necessità quindi si fa e sempre più evidente di stabilire entro noi una legge di male e bene che ci potrà dare il piacere di seguirla ... il piacere di violarla ... Il secondo fatto , fra quelli che il cattolicismo ha in comune col cristianesimo , che molto m ' importa di citare , è quello dell ' ambiguità delle sensazioni che tale religione è atta a sollevare in noi . Infatti il sottile artificio che dà a questa religione il vantaggio su tutte le altre è che essa parla d ' amore ... Vi è nella parola amore , e specialmente nel modo in cui la usa il cattolicesimo , qualcosa di così ambiguo che stimola , che parla al pensiero ed alla speranza , sì che tale parola irraggia anche sull ' intelligenza la più bassa e sul cuore più gelido . Soprattutto gli esseri in cui la sensualità si è sublimata , la felicità la trovarono nel cattolicismo . I libri della religione rivelano e traspirano tutti un profumo di eterno femminino ... Il terzo fatto che desidero citare , e tanti ne trascuro , che il cattolicismo ha in comune anche col cristianesimo e che tanto viene ad aiutarci nella nostra ricerca dei modi di utilizzare ed aumentare l ' anima , è la considerazione che tali religioni ci portano - per atto di fede , e quindi profondamente - a ritenere possibile e credere fermamente nel miracolo . Tale fede nel miracolo è il primo coefficiente per una possibilità di compiere i miracoli . Ora il compiere i miracoli è l ' unica via per giungere al sodisfacimento completo di tutti i nostri desideri , all ' onnipotenza ... Ed ora alla terza categoria dei fatti , quelli in tutto e per tutto propri al cattolicismo ... Con il cristianesimo che è la religione della pietà , si erige il cattolicismo religione della forza , della violenza e della dominazione . Due soli esempi , ma abbastanza gravidi di considerazioni : l ' Inquisizione e la Compagnia di Gesù . Il Cattolicismo è quindi una scuola di dominazione . Contro il Cristianesimo , religione dell ' uguaglianza , il cattolicismo si è sviluppato come religione della disuguaglianza ( gerarchia sacerdotale , il principio della scomunica diametralmente opposto ai concetti cristiani di amore del prossimo e di aiuto verso i peccatori giacché li mette nell ' impossibilità di salvarsi , indulgenze e condono dei peccati non equamente distribuiti giacché non tutti erano e sono in grado di contraccambiarli coi compensi chiesti dalla chiesa , elemosine , dotazioni , pellegrinaggi ... ) . È quindi il cattolicesimo , oltre che una scuola di dominazione , anche una scuola di inesorabile e violenta dominazione , a tutto sviluppo dell ' individuo e a tutto suo beneficio ... Il cattolicesimo è poi in fondo una religione abbastanza elastica in quanto riguarda l ' oggetto della fede : contro il cristianesimo , ferocemente monoteista , il cattolicesimo si svolse e si presenta a noi , col suo culto della Vergine e dei santi , come un larvato politeismo ... Il cattolicesimo infine è una religione sontuosa , fatta di magnificenza , forse molto di scenografia , certamente molto d ' arte - e questa applicata col più sottile dei poteri suggestivi - dalla vertiginosa eleganza e dalla penombra evocativa delle cattedrali gotiche , alla grandiosità della messa , con l ' accompagnamento musicale che Palestrina o Sebastiano Bach hanno scritto per il più tragico dei drammi . Ma mi affretto a venire alle ultime considerazioni le più importanti per noi . Il cattolicesimo è il più portentoso strumento per lo studio e per lo sviluppo dell ' anima ; è il più profondo e il più sottile metodo di penetrazione psicologica , la scuola d ' analisi la più raffinata e la più completa . La lettura dei grandi mistici da Eckehart a Loyola , da S . Angela a S . Teresa , ce ne convinceranno facilmente . I metodi di cui il cattolicismo si serve sono essenzialmente tre : la casuistica o studio delle varie forme del peccato . la solitudine , la meditazione ... che compongono la vita claustrale . l ' analisi interiore . In fondo questi tre modi che il cattolicesimo predica come i migliori per coltivare e rafforzare la fede , come quelli che , sotto altre spoglie o con altre forme , noi siamo andati , man mano studiando come quelli . che meglio ci avrebbero servito per . studiare l ' anima e quindi per utilizzarla ... La preghiera è un potente mezzo di suggestione con cui , usando del potere evocativo ed esaltante delle parole e delle formule , si creano o si facilitano gli stati d ' elevazione d ' anima . La confessione poi è stata la più sottile e la più raffinata delle invenzioni cattoliche : troppo lungo ed inutile sarebbe qui l ' esaminarne dettagliatamente il meccanismo psicologico , ma certo essa è il più potente dei mezzi di liberazione d ' ogni idea ossessionante , l ' idea del peccato commesso , come la creazione e la liberazione dal sogno che ci turba . E con questo chiudo la rapida scorreria attraverso i valori pratici ... La loro eccezionale importanza , la loro profondità , la loro perfezione psicologica , fanno sì che la religione cattolica sia uno dei più formidabili e sicuri strumenti per la coltivazione delle anime , per il culto dell ' io , e quindi , indirettamente ed oltre i limiti che essa fissa , uno dei mezzi migliori per utilizzare l ' anima e quindi per conquistare il mondo .
IL FANCIULLINO ( PASCOLI GIOVANNI , 1899 )
Saggistica ,
I . È dentro noi un fanciullino ( 1 ) che non solo ha brividi , come credeva Cebes Tebano che primo in sé lo scoperse , ma lagrime ancora e tripudi suoi . Quando la nostra età è tuttavia tenera , egli confonde la sua voce con la nostra , e dei due fanciulli che ruzzano e contendono tra loro , e , insieme sempre , temono sperano godono piangono , si sente un palpito solo , uno strillare e un guaire solo . Ma quindi noi cresciamo , ed egli resta piccolo ; noi accendiamo negli occhi un nuovo desiderare , ed egli vi tiene fissa la sua antica serena maraviglia ; noi ingrossiamo e arrugginiamo la voce , ed egli fa sentire tuttavia e sempre il suo tinnulo squillo come di campanello . Il quale tintinnio segreto noi non udiamo distinto nell ' età giovanile forse così come nella più matura , perché in quella occupati a litigare e perorare la causa della nostra vita , meno badiamo a quell ' angolo d ' anima d ' onde esso risuona . E anche , egli , l ' invisibile fanciullo , si perita vicino al giovane più che accanto all ' uomo fatto e al vecchio , ché più dissimile a sé vede quello che questi . Il giovane in vero di rado e fuggevolmente si trattiene col fanciullo ; ché ne sdegna la conversazione , come chi si vergogni d ' un passato ancor troppo recente . Ma l ' uomo riposato ama parlare con lui e udirne il chiacchiericcio e rispondergli a tono e grave ; e l ' armonia di quelle voci è assai dolce ad ascoltare , come d ' un usignuolo che gorgheggi presso un ruscello che mormora . O presso il vecchio grigio mare . Il mare è affaticato dall ' ansia della vita , e si copre di bianche spume , e rantola sulla spiaggia . Ma tra un ' ondata e l ' altra suonano le note dell ' usignuolo ora singultite come un lamento , ora spicciolate come un giubilo , ora punteggiate come una domanda . L ' usignuolo è piccolo , e il mare è grande ; e l ' uno è giovane , e l ' altro è vecchio . Vecchio è l ' aedo , e giovane la sua ode . Väinämöinen è antico , e nuovo il suo canto ( 2 ) . Chi può imaginare , se non vecchio l ' aedo e il bardo ? Vyàsa è invecchiato nella penitenza e sa tutte le cose sacre e profane . Vecchio è Ossian , vecchi molti degli skaldi . L ' aedo è l ' uomo che ha veduto ( oîde ) e perciò sa , e anzi talvolta non vede più ; è il veggente ( aoidós ) che fa apparire il suo canto ( 3 ) . Non l ' età grave impedisce di udire la vocina del bimbo interiore , anzi invita forse e aiuta , mancando l ' altro chiasso intorno , ad ascoltarla nella penombra dell ' anima ( 4 ) . E se gli occhi con cui si mira fuor di noi , non vedono più , ebbene il vecchio vede allora soltanto con quelli occhioni che son dentro di lui , e non ha avanti sé altro che la visione che ebbe da fanciullo e che hanno per solito tutti i fanciulli . E se uno avesse a dipingere Omero , lo dovrebbe figurare vecchio e cieco , condotto per mano da un fanciullino , che parlasse sempre guardando torno torno . Da un fanciullino o da una fanciulla : dal dio o dall ' iddia : dal dio che sementò nei precordi di Femio quelle tante canzoni , o dell ' iddia cui si rivolge il cieco aedo di Achille e di Odisseo ( 5 ) . - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - II . Ma il garrulo monello o la vergine vocale erano dentro lui , invisibilmente . Erano la sua medesima fanciullezza , conservata in cuore attraverso la vita , e risorta a ricordare e a cantare dopo il gran rumorio dei sensi . E la sua fanciullezza parlava per ciò più di Achille che d ' Elena , e s ' intratteneva col Ciclope meglio che con Calipso . Non sono gli amori , non sono le donne , per belle e dee che siano , che premono ai fanciulli ; sì le aste bronzee e i carri da guerra e i lunghi viaggi e le grandi traversie . Così codeste cose narrava al vecchio Omero il suo fanciullino , piuttosto che le bellezze della Tindaride e le voluttà della dea della notte e della figlia del sole ( 6 ) . E le narrava col suo proprio linguaggio infantile . Tornava da paesi non forse più lontani che il villaggio che è più vicino ai pastori della montagna ; ma esso ne parlava ad altri fanciulli che non c ' erano stati mai . Ne parlava a lungo , con foga , dicendo i particolari l ' un dopo l ' altro e non tralasciandone uno , nemmeno , per esempio , che le schiappe da bruciare erano senza foglie . Ché tutto a lui pareva nuovo e bello , ciò che vi aveva visto , e nuovo e bello credeva avesse a parere agli uditori . La parola " bello " e " grande " ricorreva a ogni momento nel suo novellare , e sempre egli incastrava nel discorso una nota a cui riconoscere la cosa . Diceva che le navi erano nere , che avevano dipinta la prora , che galleggiavano perché ben bilanciate , che avevano belli attrezzi , bei banchi ; che il mare era di tanti colori , che si moveva sempre , che era salato , che era spumeggiante . I guerrieri ? Portavano i capelli lunghi . I loro caschi ? Avevano creste che si movevano al passo . Le loro aste ? Facevano una lunga ombra . Per non essere frainteso ripeteva il medesimo pensiero con altra forma : diceva " un pochino , mica tanto ! " , " vivere , mica morire ! " , e anche " parlò e disse " , " si adunarono e furono tutti in un luogo " . Non mancava di quelle spiegazioni che chiudono la bocca : " ubbidite , perché ubbidire ... è meglio " " solo devo rimanermene senza dono ? Non sta bene " . La chiarezza non è mai troppa : " I pulcini erano otto , e nove con la madre , che aveva fatti i pulcini " , " Aias , quello più piccolo , non grande come l ' altro , ma molto più piccolo : era piccino ... " . Qualche volta riusciva sublime , ma senza farlo apposta : saltava qualche circostanza , per giungere a ciò che importava più e che era più sensibile . Un divino arciere tirava l ' arco " e per tutto si vedevano cataste accese per bruciare i morti " . Il dio supremo mosse il sopracciglio e scosse i capelli , " e scrollò l ' Olimpo che è così grande " . Sopra tutto , per far capire tutto il suo pensiero , in qualche fatto o spettacolo più nuovo e strano , s ' ingegnava con paragoni tolti da ciò che esso e i suoi uditori avevano più sott ' occhio o nell ' orecchio . E in ciò teneva due modi contrari : ora ricordava un fatto piccolo per farne intendere uno grande , ora uno maggiore per farne vedere uno minore . Così rappresentava un mare agitato che con le grosse onde spumeggianti si getta contro la spiaggia , e strepita e tuona , per dar l ' idea d ' una moltitudine d ' uomini che accorre in un luogo ; e descriveva uno sciame di mosche intorno ai secchielli pieni colmi di latte , per esprimere il confuso e vasto agglomerarsi d ' un esercito di guerrieri . Questo era il suo solo artifizio , se pure si può chiamare artifizio ciò ch ' egli faceva così ingenuamente che spesso la cosa , mediante il suo paragone , riusciva più piccola , sebbene sempre paresse più chiara ; come quando confrontava il fluido parlare di alcuni vecchi savi all ' incessante frinire delle cicale , o la resistenza d ' un grande eroe all ' indifferenza d ' un asino che seguita a empirsi d ' erba nel prato donde i bimbi vogliono cacciarlo a suon di bastonate . No no : il fanciullino del cieco non tanto voleva farsi onore , quanto farsi capire : non esagerava ; perché i fatti che raccontava , gli parevano già assai mirabili così come erano . Ed egli sapeva , né per altro argomento se non perché parevano anche a lui , che mirabili dovevano parere anche agli altri bambini come lui , che erano nell ' anima di tutti i suoi uditori . I quali ora come allora lo ascoltano con maraviglia . E non sarebbe ragionevole , di cose che dopo trenta secoli non si credono più verosimili . Ma dopo pur trenta secoli gli uomini non nascono di trent ' anni , e anche dopo i trent ' anni restano per qualche parte fanciulli . - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - III . Ma è veramente in tutti il fanciullo musico ? Che in qualcuno non sia , non vorrei credere né ad altri né a lui stesso : tanta a me parrebbe di lui la miseria e la solitudine . Egli non avrebbe dentro sé quel seno concavo da cui risonare le voci degli altri uomini ; e nulla dell ' anima sua giungerebbe all ' anima dei suoi vicini . Egli non sarebbe unito all ' umanità se non per le catene della legge , le quali o squassasse gravi o portasse leggiere , come uno schiavo o ribelle per la novità o indifferente per la consuetudine . Perché non gli uomini si sentono fratelli tra loro , essi che crescono diversi e diversamente si armano , ma tutti si armano , per la battaglia della vita ; sì i fanciulli che sono in loro , i quali , per ogni poco d ' agio e di tregua che sia data , si corrono incontro , e si abbracciano e giocano . Eppure è chi dice che veramente di generi umani ve ne ha due , e non si scorge che siano due , e che l ' uno attraversa l ' altro , sempre diviso ma sempre indistinto , come una corrente dolce il mare amaro . Vivono persino nelle stessa famiglia , sotto gli occhi della stessa madre , e vivono in apparenza la stessa vita germinata da uguale seme in unico solco ; e questi sono stranieri a quelli , non d ' un solo tratto di cielo e di terra , ma di tutta l ' umanità e di tutta la natura . Essi si chiamano per nome e non si conoscono né si conosceranno mai . Ora se questo è vero , non può avvenire se non per una causa : che gli uni hanno dentro sé l ' eterno fanciullo , e gli altri no , infelici ! Ma io non amo credere a tanta infelicità . In alcuni non pare che egli sia ; alcuni non credono che sia in loro ; e forse è apparenza e credenza falsa . Forse gli uomini aspettano da lui chi sa quali mirabili dimostrazioni e operazioni ; e perché con le vedono , o in altri o in sé , giudicano che egli non ci sia . Ma i segni della sua presenza e gli atti della sua vita sono semplici e umili . Egli è quello , dunque , che ha paura al buio , perché al buio vede o crede di vedere ; quello che alla luce sogna o sembra sognare , ricordando cose non vedute mai ; quello che parla alle bestie , agli alberi , ai sassi , alle nuvole , alle stelle : che popola l ' ombra di fantasmi e il cielo di dei ( 7 ) . Egli è quello che piange e ride senza perché , di cose che sfuggono ai nostri sensi e alla nostra ragione . Egli è quello che nella morte degli esseri amati esce a dire quel particolare puerile che ci fa sciogliere in lacrime , e ci salva ( 8 ) . Egli è quello che nella gioia pazza pronunzia , senza pensarci , la parola grave che ci frena . Egli rende tollerabile la felicità e la sventura , temperandole d ' amaro e di dolce , e facendone due cose ugualmente soavi al ricordo . Egli fa umano l ' amore , perché accarezza esso come sorella ( oh ! Il bisbiglio dei due fanciulli tra un bramire di belve ) , accarezza e consola la bambina che è nella donna . Egli nell ' interno dell ' uomo serio sta ad ascoltare , ammirando , le fiabe e le leggende , e in quello dell ' uomo pacifico fa echeggiare stridule fanfare di trombette e di pive , e in un cantuccio dell ' anima di chi più non crede , vapora d ' incenso l ' altarino che il bimbo ha ancora conservato da allora . Egli ci fa perdere il tempo , quando noi andiamo per i fatti nostri , ché ora vuol vedere la cinciallegra che canta , ora vuol cogliere il fiore che odora , ora vuol toccare la selce che riluce . E ciarla intanto , senza chetarsi mai ; e , senza lui , non solo non vedremmo tante cose a cui non badiamo per solito , ma non potremmo nemmeno pensarle e ridirle , perché egli è l ' Adamo che mette il nome a tutto ciò che vede e sente . Egli scopre nelle cose le somiglianze e relazioni più ingegnose . Egli adatta il nome della cosa più grande alla più piccola , e al contrario . E a ciò lo spinge meglio stupore che ignoranza , e curiosità meglio che loquacità : Impicciolisce per poter vedere , ingrandisce per poter ammirare . Né il suo linguaggio è imperfetto come di chi non dica la cosa se non a mezzo , ma prodigo anzi , come di chi due pensieri dia per una parola . E a ogni modo dà un segno , un suono , un colore , a cui riconoscere sempre ciò che vide una volta . C ' è dunque chi non ha sentito mai nulla di tutto questo ? Forse il fanciullo tace in voi , professore , perché voi avete troppo cipiglio , e voi non lo udite , o banchiere , tra il vostro invisibile e assiduo conteggio . Fa il broncio in te , o contadino , che zappi e vanghi , e non ti puoi fermare a guardare un poco ; dorme coi pugni chiusi in te , operaio , che devi stare chiuso tutto il giorno nell ' officina piena di fracasso e senza sole . Ma in tutti è , voglio credere . Siano gli operai , i contadini , i banchieri , i professori in una chiesa a una funzione di festa ; si trovino poveri e ricchi , gli esasperati e gli annoiati , in un teatro a una bella musica : ecco tutti i loro fanciullini alla finestra dell ' anima , illuminati da un sorriso o aspersi d ' una lagrima che brillano negli occhi de ' loro ospiti inconsapevoli ; eccoli i fanciullini che si riconoscono , dall ' impannata al balcone dei loro tuguri e palazzi , contemplando un ricordo e un sogno comune . - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - IV . Se è in tutti , è anche in me . E io , perché da quando s ' era fanciulli insieme , non ho vissuto una vita cui almeno il dolore , che fu tanto , desse rilievo , non l ' ho perduto quasi mai di vista e di udita . Anzi , non avendo io mutato quei primi miei affetti , chiedo talvolta se io abbia vissuto o no . E io dico sì , perché ivi è più vita dove è meno morte , e altri dice no , perché crede il contrario . Comunque , parlo spesso con lui , come esso parla alcuna volta a me , e gli dico : Fanciullo , che non sai ragionare se non a modo tuo , un modo fanciullesco che si chiama profondo , perché d ' un tratto , senza farci scendere a uno a uno i gradini del pensiero , ci trasporta nell ' abisso della verità ... Oh ! Non credo io che da te vengano , semplice fanciullo , certe filze di sillogismi , sebbene siano esposte in un linguaggio che somiglia al tuo , e disposte secondo ritmi che sono i tuoi ! Forse quei ritmi ce le fanno meglio seguire , quelle filze , e quel linguaggio ce lo fa meglio capire , quel ragionamento ; o forse no , ché l ' uno , abbagliando , ci distrae , e gli altri , cullando , ci astraggono ; sì che il fine del ragionatore non è ottenuto come sarebbe senza quelle immagini e senza quella cadenza . Ma mettiamo che sia : ora il tuo fine non è , credo , mai questo , che si dica : Tu mi hai convinto di cosa che non era nel mio pensiero . E nemmeno quest ' altro : Tu mi hai persuaso a cosa che non era nella mia volontà . Tu non pretendi tanto , o fanciullo . Tu dici che in un tuo modo schietto e semplice cose che vedi e senti in un tuo modo limpido e immediato , e sei pago del tuo dire , quando chi ti ode esclama : anch ' io vedo ora , ora sento ciò che tu dici e che era , certo , anche prima , fuori e dentro di me , e non lo sapeva io affatto o non così bene come ora ! Soltanto questo tu vuoi , seppure qualche cosa vuoi dal diletto in fuori che tu stesso ricavi da quella visione e da quel sentimento . E come potresti aspirare ad operazioni così grandi tu con così piccoli strumenti ? Perché tu non devi lasciarti sedurre da una certa somiglianza che è , per esempio , tra il tuo linguaggio e quello degli oratori . Sì : anch ' essi , gli oratori , ingrandiscono e impiccioliscono ciò che loro piaccia , e adoperano , quando loro piace , una parola che dipinga invece di un ' altra che indichi . Ma la differenza è che essi fanno ciò appunto quando loro piace e di quello che loro piaccia . Tu no , fanciullo : tu dici sempre quello che vedi come lo vedi . Essi lo fanno a malizia ! Tu non sapresti come dire altrimenti ; ed essi dicono altrimenti da quello che sanno che si dice . Tu illumini la cosa , essi abbagliano gli occhi . Tu vuoi che si veda meglio , essi vogliono che non si veda più . Il loro insomma è il linguaggio artifiziato d ' uomini scaltriti , che si propongono di rubare la volontà ad altri uomini non meno scaltriti ; il tuo è il linguaggio nativo di fanciullo ingenuo , che tripudiando o lamentando parli ad altri ingenui fanciulli . Non è così ? ... Fanciullo , dunque , che non ragioni se non a modo tuo , dicendo di quando in quando le sentenze più comuni e più sublimi , più chiare e più inaspettate , tu puoi per altro , in ciò che ti riguarda più da presso , e intendere la mia e dire la tua ragione . Per questo ti parlo con più gravità che io non soglia , e vorrei avere da te una risposta meno ... come ho da dire ? Infantile ? ... poetica , che tu non costumi . - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - V . Tu sai che io ti amo , o mio intimo benefattore , o invisibile coppiere del farmaco nepenthès e ácholon , contro il dolore e l ' ira , o trovatore e custode d ' un segreto tesoro di lagrime e sorrisi ! . E sai ancora che io non ti credo , come fanciullo , così irragionevole , né stimo un perditempo l ' ascoltarti quando detti dentro . Oh ! No , molto ci corre . Sebbene qualche volta , a vedere le tiritere isosillabiche e omeoteleute ( non ti spaventare ! è come dire " versi rimati " ) con le quali certi orecchianti vogliono far credere di far l ' arte tua , anch ' io rischio di pensare , come molti , che codesto parlare cadenzato e sonoro non sia naturale né ragionevole . Ma è un momento . Dimentico quelle tiritere , e dico a te che per quel momento mi fissi tra spaurito e malcontento con codesti occhi che vedono con maraviglia ; dico a te : No no : non temere . Tu sei il fanciullo eterno , che vede tutto con maraviglia , tutto come per la prima volta . L ' uomo le cose interne ed esterne , non le vede come le vedi tu : egli sa tanti particolari che tu non sai . Egli ha studiato e ha fatto suo pro degli studi degli altri . Sì che l ' uomo dei nostri tempi sa più che quello dei tempi scorsi , e , a mano a mano che si risale , molto più e sempre più . I primi uomini non sapevano niente ; sapevano quello che sai tu , fanciullo . Certo ti assomigliavano , perché in loro il fanciullo intimo si fondeva , per così dire , con tutto l ' uomo quanto egli era . Maravigliavano essi , con tutto il loro essere indistinto , di tutto ; ché era veramente allora nuovo tutto , né solo per il fanciullo , ma per l ' uomo . Maravigliavano con sentimento misto ora di gioia ora di tristezza ora di speranza ora di timore . Se poi tale commovimento volevano esprimere a sé e ad altri , essi traevano fuori dalla faretra , per dirla con te , certi preziosi e numerosi strali di cui non si doveva far gettito . Pronunziavano essi , i primi uomini , con lentezza uniforme , con misurata gravità , la difficile parola che stupivano volasse e splendesse e sonasse , e fosse loro e diventasse d ' altri , e recasse attorno l ' anima di chi la emetteva dopo la lunga silenziosa meditazione . Oh ! non le gettavano essi come cose vili che soprabbondano , le parole pur mo nate , legate coi più sottili nodi , segnate con le più vive impronte , lavorate coi più ingegnosi nielli ! Ne vedevano essi tutti i pregi , e il peso e il timbro del loro metallo , e il suono col quale in principio rompevano dalle labbra schiudentisi , e quello col quale in fine ronzavano nelle orecchie aperte . Or tu , fanciullo , fai come loro , perché sei come loro . Fai come tutti i bambini i quali non solo , quando sono un po ' sollevati , giocano e saltano con certe loro cantilene ben ritmate , ma quando sono ancora poppanti , e fanno la boschereccia , con misura e cadenza balbettano tra sé e sé le loro file di pa pa e ma ma . E in ciò è ragione perché è natura . Tu sei ancora in presenza del mondo novello , e adoperi a significarlo la novella parola . Il mondo nasce per ognun che nasce al mondo . E in ciò è il mistero della tua essenza e della tua funzione . Tu sei antichissimo , o fanciullo ! E vecchissimo è il mondo che tu vedi nuovamente ! E primitivo il ritmo ( non questo o quello , ma il ritmo in generale ) col quale tu , in certo modo , lo culli o lo danzi ! Come sono stolti quelli che vogliono ribellarsi o all ' una o all ' altra di queste due necessità , che paiono cozzare tra loro : veder nuovo e veder da antico , e dire ciò che non s ' è mai detto e dirlo come sempre si è detto e si dirà ! E si ribellano , gli uni con gli schifi gesti di pedanti : Questa metafora non è in ... ( e qui il nome d ' un poeta a mano a mano più recente ) ; gli altri con pugnaci atteggiamenti di novatori : Questo non è assai inaudito e inaudibile ! Quelli sono in generale vecchi che nella vecchiaia credono riposta ogni autorità ; e questi , giovani che nella giovinezza imaginano insita ogni forza ; più noiosi questi di quelli , perché l ' un vanto è sempre con impertinenza , e l ' altro non è mai senza tristezza , e perché se gli uni non intendono più , per senile sordità , l ' arguto chiacchiericcio del fanciullo , gli altri non lo intendono ancora , per quello schiamazzare che fanno , miseramente orgoglioso , intorno al loro io giovane . E , in verità , giovani non sono , ché d ' essere , se fossero , non si accorgerebbero . D ' essere vecchio uno si accorge sì , qualche volta , e allora si veste , si tinge , grida a giovane . È forse il caso di voi , vecchiastri ? A ogni modo , pace . Sappiate che per la poesia la giovinezza non basta : la fanciullezza ci vuole ! - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - VI . Tu sei savio e mi contento . Non vuoi né ripetere il già detto né trovare l ' indicibile ; non vuoi essere né un ' inutilità né una vanità . Vuoi il nuovo , ma sai che nelle cose è il nuovo , per chi sa vederlo , e non t ' indurrai a trovarlo , affatturando e sofisticando . Il nuovo non s ' inventa : si scopre . Mi contento dunque , a dirla tra noi , vale a dire , tra me ... Ma intendiamoci subito : di ciò non ti attribuisco gran lode , perché non ci vedo gran merito . Come ? Aspetta e sii paziente , ché mi conviene andar per le lunghe . E prima vorrei farti una domanda . Un fine , l ' hai tu ? Fuori , s ' intende , di quello appunto di dire o dittare ? E puoi dirmi , quale ? Ho bisogno di saperlo . Non rispondi ? Pensi ? esiti ? dubiti ? Imagino che codesto fine non sia , per esempio , quello di dare un po ' d ' aiuto , di fornire un poco d ' oro al tuo vecchio ospite , che ne ha tanto bisogno . Imagino , anzi so che tu non conosci altro oro che metaforico , cioè che non si spende . Ridi ? Intendiamoci . So per certo che tu non credi di procacciarmi direttamente un utile materiale , ma sospetto che ti figuri di procacciarmelo indirettamente , aggiungendo non saprei che favore alla mia povera persona e che pregio alle mie umili virtù , sì che l ' industria che sai che esercito , mi profitti qualche cosa più . Ebbene , ti inganneresti . Sappi che è il contrario ; e che è ragionevole che sia il contrario . Tu sei un fanciullo : ora non tutti sanno distinguere te fanciullo da me vecchio , e perché mi sentono e vedono bamboleggiare qualche volta , credono volentieri che io bamboleggi sempre , anche quando lavoro sul serio , per guadagnarmi la vita . Per ciò essi meno apprezzano quei lavori serii , e io minor utile ne ricavo . E hanno torto . Sempre ? Sappi che non hanno torto sempre . Hanno , per esempio , ragione ( né parlo soltanto di me , ma di molti altri ) , quando tra i miei ragionamenti , che non dovrebbero essere se non giusti e chiari , vedono comparire i tuoi sorrisi e le tue grida . Vedi : i passeri sono graziosi uccelli ( anch ' essi : perché no ? ) ; ma nei seminati i contadini non ce li vogliono , per graziosi che siano . Le spadacciole sono bellissimi fiori ; ma tra il grano sarebbe molto meglio che non ce ne fosse . Ma fanno così bel vedere ! Non nego che possano dilettare qualcuno : non dilettano però colui che spera l ' utile di quel grano . Capisci ? Se anche c ' è qualcuno a cui piacciono i tuoi frulli e i tuoi lampeggiamenti in mezzo a un ragionare che avrebbe a essere serio , ai più non può essere che non dispiaccia . E sai che cosa succede ? Questi , trovandoti così fuori di posto , non pensano che tu sia il fanciullo dalla voce argentina , ma credono sentire in te l ' uomo roco , l ' uomo che parla per ingannare : e gridano Retorica ! Ora per evitare tale scambio a te e tale danno a me , non sarebbe male che quando io bado ai fatti miei , tu te ne andassi lontano e dormissi nei profondi boschi d ' Idalia e tra l ' odoroso cespuglio dell ' amaraco . Se tu conoscessi Platone , ti direi che come egli ha ragione nel volere che i poeti facciano mythous e non logous , favole e non ragionamenti , così non ho torto io nel pretendere che i ragionatori facciano logous e non mythous ( 9 ) . Ma pur troppo è difficile trovare chi si contenti di far solo quello che deve . E Platone stesso ... Ma egli era Platone . Tornando a noi , dunque , nessun utile né diretto né indiretto mi viene da te , o fanciullo . Checché tu possa dire , nessuno . Quale invero sarebbe ? Parla ! - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - VII . IL FANCIULLO A te né le gemme né gli ori fornisco , o dolce ospite : è vero ; ma fo che ti bastino i fiori che cogli nel verde sentiero , nel muro , su le umide crepe , su l ' ispida siepe . Non reco al tuo desco lo spicchio fumante di pingue vitella ; ma fo che ti piaccia il radicchio non senza la tua selvastrella , con l ' ovo che a te mattutina cantò la gallina . Per me tu non ari , o poeta , né vigne sassose , né grasse maggesi ; ma dimmi se più di vigne e maggesi s ' allieta quel cupo signore , od il passero garrulo e tu ! Non fragili coppe di Cina , la lampada d ' oro t ' irradia ; ma tu la tua scabra cucina tu ami e la provvida madia ; la fiamma che lustra , tu ami , sui nitidi rami . Non hai che dal ciglio ti penda , né paggio né florida ancella ; ma lieta , ma grata sfaccenda per te la tua dolce sorella ; che cinge il grembiule , e sorride ; lo scinge e s ' asside con te ... E per letto di morte , che a tutti è sì duro e sì grave , che cosa ti serbo , sai tu ? Oh ! Rose per letto di morte , cadute dal pruno : il soave dolore che fu ! - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - VIII . Bene ! Tu hai cantato e detto : hai cantato strofe e detto verità . E mi viene in mente che oltre codeste verità , diremo così , usuali , di cui io ti sono testimone , ci sia sotto il tuo dire una verità più riposta e meno comune , a cui però la coscienza di tutti risponda con subito assenso.Quale? Questa : che la poesia , in quanto è poesia , la poesia senza aggettivo , ha una suprema utilità morale e sociale . E tu non hai mica ragionato , per rivelare a me il tuo fine . Tu hai detto quel che vedi e senti . E dicendo questo , hai forse espresso quale è il fine proprio della poesia . Ora tocca a me ragionarci sopra , Chi ben consideri , comprende che è il sentimento poetico il quale fa pago il pastore della sua capanna , il borghesuccio del suo appartamentino ammobigliato sia pur senza buon gusto ma con molta pazienza e diligenza ; e vai dicendo . O è il contrario ? E il pastore che , parando le pecore , sogna una bottega da avviare nel borgo vicino , e il borghesuccio che fantastica d ' un palazzo in città grande e rumoreggiante , sono , essi sì , poeti fantasiosi e sognatori , e gli altri no ? Già , per me , altro è sentimento poetico , altro è fantasia ; la quale può essere bensì mossa e animata da quel sentimento , ma può anche non essere . Poesia è trovare nelle cose , come ho da dire ? Il loro sorriso e la loro lacrima ; e ciò si fa da due occhi infantili che guardano semplicemente e serenamente di tra l ' oscuro tumulto della nostra anima . A volte , non ravvisando essi nulla di luminoso e di bello nelle cose che li circondano , si chiudono a sognare e a cercare lontano . Ma pur nelle cose vicine era quello che cercavano , e non avervelo trovato , fu difetto , non di poesia nelle cose , ma di vista negli occhi . Direte voi ( non parlo a te , ora , o fanciullo , ma a cotali fanciulloni ) , direte voi che il sentimento poetico abbondi più in chi , torcendo o alzando gli occhi dalla realtà presente , trovi solo belli e degni del suo canto i fiori delle agavi americane , o in chi ammiri e faccia ammirare anche le minime nappine , color gridellino , della pimpinella , sul greppo in cui siede ? E non voglio dire che non abbondi nel primo , quel sentimento , e non si trovi anzi unito ad altre virtù di scienza e di fantasia che lo facciano giustamente ammirabile ; sebbene , come più agevolmente muove , così più presto annoia il suo lettore , e , a ogni modo , poiché le cose assenti , o non viste mai , sono sempre a tutti meravigliose , egli fa come l ' uomo che pretende d ' aver rallegrato con sue novellette l ' uditore che , pure ascoltando , abbia bevuto largamente del vino letificante . Egli è stato , forse , arguto e festevole ; ma chi rallegra con la parola sua schietta , senza bisogno di calici , ha maggior merito . Or dunque intenso il sentimento poetico è di chi trova la poesia in ciò che lo circonda , e in ciò che altri soglia spregiare , non di chi non la trova lì e deve fare sforzi per cercarla altrove . E sommamente benefico è tale sentimento , che pone un soave e leggiero freno all ' instancabile desiderio , il quale ci fa perpetuamente correre con infelice ansia per la via della felicità . Oh ! chi sapesse rafforzarlo in quelli che l ' hanno , fermarlo in quelli che sono per perderlo , insinuarlo in quelli che ne mancano , non farebbe per la vita umana opera più utile di qualunque più ingegnoso trovatore di comodità e medicine ? E non so dire quanto la comunione degli uomini ne sarebbe avvantaggiata ; specialmente in questi tempi in cui la corsa verso l ' impossibile felicità è con tanto fulmineo disprezzo in chi va avanti , con tanta disperata invidia in chi resta addietro . Già in altri tempi vide un Poeta ( io non sono degno nemmeno di pronunziare il tuo santo nome , o Parthenias ! ) , vide rotolare per il vano circolo della passione le quadriglie vertiginose ; e quei tempi erano simili a questi , e balenava all ' orizzonte la conflagrazione del mondo in una guerra di tutti contro tutti e d ' ognuno contro ognuno ; e quel Poeta sentì che sopra le fiere e i mostri aveva ancor più potere la cetra di Orfeo che la clava d ' Ercole . E fece poesia , senza pensare ad altro , senza darsi arie di consigliatore , di ammonitore , di profeta del buono e del mal augurio : cantò , per cantare . E io non so misurare qual fosse l ' effetto del suo canto ; ma grande fu certo , se dura sino ad oggidì , vibrando con dolcezza nelle nostre anime irrequiete . O rimatori di frasi tribunizie , o verseggiatori di teoriche sociali , che escludete dall ' ora presente ogni poesia che non sia la vostra , vale a dire , escludete la POESIA , ditemi : Era o non era al suo posto , nel secolo d ' Augusto , il cantore delle Georgiche ? Sì , non è vero ? Egli insegnava ad amare la vita in cui non fosse lo spettacolo né doloroso della miseria né invidioso della ricchezza : egli voleva abolire la lotta tra le classi e la guerra tra i popoli . Che volete voi , o poeti socialisti , che dite cose tanto diverse e le dite tanto diversamente da lui ? - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - IX . Dei due fraterni poeti Augustei ( ché non si può parlare di Virgilio senza soggiungere Orazio ) voi direte che fu la filosofia che li addusse a quella ragione sana e pia di considerare la società e la vita . E no : fu il fanciullino che li portò per mano , dicendo : Vi dirò io dove è nel tempo stesso la poesia e la virtù . Fu il fanciullino che , se mai , fece che trascegliessero tra le opinioni dei filosofi quelle che confermavano il loro sentimento . Considerate.Catone e Varrone scrissero di agricoltura prima di Virgilio . Erano uomini di molto giudizio e sapere , essi . Per esempio , Catone , suggerendo al pater familias che cosa deve dire e fare , quando si reca alla villa , conclude : " Venda l ' olio , se si vende bene ; il vino , il frumento che avanzi , lo venda . I buoi incaschiti , le fattrici non più buone , così le pecore , la lana , le pelli , un barroccio vecchio , ferramenti vecchi , uno schiavo attempato , uno schiavo ammalazzito , e altra roba che ci sia di troppo , la venda . Un padre di famiglia deve tirare a vendere , non a comprare " ( 10 ) . Quegli schiavi , tra la ferraglia vecchia e l ' altra roba d ' avanzo , a noi fanno un certo senso ; eppure era naturale che si nominassero a quel punto . Varrone in fatti riferisce questa elegante distinzione delle cose con le quali si coltivano i campi : " Altri le dividono in tre generi : strumento vocale , semivocale e muto ; vocale in cui sono gli schiavi , semivocale in cui sono i bovi , muto in cui sono i carri " ( 11 ) . È naturale , s ' intende , che Virgilio scrivendo di proposito sull ' agricoltura , in versi bensì ma non a fantasia , in versi ma dopo aver studiato l ' argomento anche sui libri degli altri , parlasse a ogni momento , oltre che dei plaustri e dei bovi , di quello strumento precipuo della coltivazione che erano gli schiavi . Noi , per esempio , dobbiamo aspettarci che come insegna quale profenda dare , erbe in fiore e biada , al polledro da razza ( 12 ) , e ai manzi in tanto che si domano , non sola erba a frasche di salcio e paleo di palude , ma anche piantine di grano appena nato ( 13 ) ; così ammaestri il buon massaio sul pane e companatico , vino e vestimenta , da fornirsi alla familia . Parlando di olive , è certo che egli penserà al pulmentarium familiae . Catone , gran maestro , dice pure ( 14 ) : " Indolcisci quanto più puoi , di olive caschereccie . Quindi le olive anche buone , da cui non possa uscire che poco olio , indolciscile : e fanne grande risparmio , perché durino il più possibile . Quando le olive saranno mangiate , dà allec e aceto " . Tornava bene , mi pare , discorrere di codeste olive da riporre per gli schiavi , e così anche dei vestimenti ; ché poteva cadere in taglio , a proposito della lana , fare per esempio un ' osservazione di tal genere : " quando a uno schiavo dài una tunica o un pastrano nuovo , prima ritira il vecchio , per farne casacche a toppe ( centones ) " . Insomma queste e simili provvidenze erano buone a mettersi in bei versi con quel tanto garbo del poeta che sa parlare con solennità e gravità di umili cose . Oh ! Sì ! Non ci sono schiavi per Virgilio . Nei suoi poemi non c ' è mai nemmeno la parola servus ; c ' è serva due volte , e a proposito di altri tempi e di altri costumi ( 15 ) : tempi e costumi in cui il poeta vede bensì i re serviti da molti schiavi ; eppur chiama questi famuli e ministri non servi ( 16 ) . Ma i suoi campi , quelli che esso insegnava a coltivare , quelli che arava e seminava con i suoi dolci versi , quelli non hanno gente incatenata e compedita . Il poeta che nella prima delle ecloghe pastorali mette sé in persona d ' uno schiavo liberato , ha proclamato nelle compagne italiche quella parola che con tanta enfasi suona dalla sua bocca di Titiro : LIBERTAS ( 17 ) . Gli agricoli di Virgilio né sono schiavi né mercenari . Essi sono di quelli di cui parla Varrone ( 18 ) , che coltivano la terra da sé , come tanti possidentucci con la loro figliolanza . Questi ha in mente Virgilio , quando esclama che sarebbero tanto felici , se conoscessero la loro felicità , con tanta pace , con tanto fruttato , tra tanto bello , senza il rodio o della miseria o della soverchianza altrui , lavorando alla sua stagione , godendosi la famiglia in casa e le care feste fuori ( 19 ) . Di gente che lavori per altri , nemmeno una traccia . L ' ideale del poeta è quel vecchiettino Cilice , trapiantato dalla sua patria nei dintorni di Taranto . Aveva avuto pochi iugeri di terra non buona né a grano né a prato né a vigna : una grillaia , uno scopiccio . Ebbene il bravo vecchiettino ne aveva fatto un orto , con non solo i suoi cavoli , ma anche gigli e rose , e alberi da frutta , e bugni d ' api , e vivai di piante ( 20 ) . Sì : il poco e il piccolo era il sogno dei due grandi fraterni poeti . Virgilio diceva : Loda la campagna grande , e tienti alla piccina ( 21 ) . E Orazio : Questo era il mio voto : un campicello non tanto grande , con l ' orto , con una fonte , e per giunta un po ' di selvetta ( 22 ) . Chi non dovrebbe preferire la campagna grande alla piccola , quando non toccasse di coltivarla a lui ? Ma ai due poeti , quando erano poeti , non si presentava al pensiero questa considerazione così semplice . A dir meglio , il fanciullo che era in loro , preferiva , come tutti i fanciulli , ciò che è piccolo : il cavallino , la carrozzina , l ' aiolina . Oh ! c ' è chi ha rimproverato a Orazio quest ' amor della mediocrità ! Ma esser poeta della mediocrità , non vuol dire davvero essere poeta mediocre . Il contrario , anzi , è vero . Non ama , chi dice di amare un serraglio di donne . Non è poeta , chi non si fissa in una visione che i suoi occhi possano misurare . E le cose grandi , le cose ricche , le cose sublimi non riescono poetiche , se non sono sentite e dette in persona di chi stupisce avanti loro , perché appunto esso è piccolo , è povero , è umile . Il poeta è il poverello dell ' umanità , spesso anche cieco e vecchio . E se tale non sembra , se anzi è gran signore e giovane e felice , ebbene vuol dire che se è ricco lui , è pauperculus però il fanciullino che è in lui ; cioè si è conservato povero , come a dire fanciullo . Perché poverino è sempre il bimbo , sia pur nato in una culla d ' oro , e tende sempre la mano a tutto e a tutti , come non avesse niente e desidera il boccon di pan duro del suo compagno trito , e vorresse fare il duro lavoro del suo compagno tribolato . Per questo non Virgilio proprio , ma il fanciullo che egli aveva in cuore , non voleva gli schiavi nei campi . Diremo noi che Virgilio attingesse dai libri di qualche filosofo o di qualche profeta questa legge di libertà ? No : egli stesso ne era forse inconsapevole , di questa libertà che proclamava . Era la sua poesia che aboliva la servitù , perché la servitù non era poetica . Non era poetica , e il divino fanciullo che non vede se non ciò che è poetico , non la vedeva . Tanto che noi , se non avessimo dei tempi di Virgilio altro testimone che Virgilio , dovremmo credere che non esistesse allora più questa miseria e vergogna che non è cessata nemmeno ai nostri , di tempi . Oh ! Dovremmo credere che il Cristo non anco nato ispirasse al poeta contadino dell ' Esperia , come il vaticinio del suo avvento , così il presentimento della grande fratellanza umana ! Non c ' è la schiavitù nell ' Italia Virgiliana : nemmeno c ' è il salariato , nemmeno il mezzadro ! - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - X . Così il poeta vero , senza farlo apposta e senza andarsene , portando , per dirla con Dante , il lume dietro , anzi no , dentro , dentro la cara anima portando lo splendore e ardore della lampada che è la poesia ; è , come si dice oggi , socialista , o come si avrebbe a dire , umano . Così la poesia , non ad altro intonata che a poesia , è quella che migliora e rigenera l ' umanità , escludendone , non di proposito il male , ma naturalmente l ' impoetico . Ora si trova a mano a mano che impoetico è ciò che la morale riconosce cattivo e ciò che l ' estetica proclama brutto . Ma di ciò che è cattivo e brutto non giudica , nel nostro caso , il barbato filosofo . È il fanciullo interiore che ne ha schifo . Il quale come narrando le imprese dei suoi eroi , e dicendo tutto di loro , e , oltre le battaglie e i discorsi , anche i pasti e i sonni , e figurando a noi , per esempio , i loro cavalli , e ridicendo che brucavano e sudavano e spumavano , pur non dice mai ( tu vedi che procuro quanto posso , che tu non torca il niffolo ) non dice mai che stallavano ; così della nostra anima non racconta che il buono e della nostra visione non ricorda che il bello . Ché per cantare il male bisogna fare uno sforzo continuo su se stesso , a meno che non si tratti di pazzia . E in questo caso , la pazzia sta appunto in questo , di pensar da buoni e cantar da cattivi . Così , caro fanciullo , hanno gran torto coloro che attribuiscono , per ciò che tu non vedi se non il buono , qualche merito di bontà a colui che ti ospita . Il quale può essere anche un masnadiero , e aver dentro sé un fanciullo che gli canti le delizie della pace e dell ' innocenza , e la casa dove non deve più riposare , e la chiesa dove non sa più pregare . - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - XI . Il poeta , se è e quando è veramente poeta , cioè tale che significhi solo ciò che il fanciullo detta dentro , riesce perciò ispiratore di buoni e civili costumi , d ' amor patrio e familiare e umano . Quindi la credenza e il fatto , che il suon della cetra adunasse le pietre a far le mura della città , e animasse le piante e ammansasse le fiere della selva primordiale ; e che i cantori guidassero e educassero i popoli . Le pietre , le piante , le fiere , i popoli primi , seguivano la voce dell ' eterno fanciullo , d ' un dio giovinetto , del più piccolo e tenero che fosse nella tribù d ' uomini salvatici . I quali , in verità , s ' ingentilivano contemplando e ascoltando la loro infanzia . Così Omero , in tempi feroci , a noi presenta nel più feroce degli eroi , cioè nel più vero e poetico , in Achille , un tipo di tal perfezione morale , che poté servire di modello a Socrate , quando preferiva al male la morte . Così Virgilio , in tempi più gentili , avendo la mira soltanto al poetico , ci mostra lo spettacolo tanto anticipato , ahimè ! , d ' un ' umanità buona , felice , tutta al lavoro e alle pure gioie dei figli , senza guerre e senza schiavi . Gli uomini , al suo tempo , parrebbe che avessero impetrato , ciò che è ancora il desiderio inadempiuto de ' nostri operai , le otto ore di lavoro per ogni otto di sonno e altre otto di svago . - Oh ! qualche volta presso lui il contadino aggiunge la notte al giorno ! - Sì : ma che dolcezza di lavoro , quella , tra l ' uomo che col pennato fa il capo a spiga a suoi rami di pino , che hanno a essere fiaccole , e la donna che o tesse la tela o schiuma il paiolo cantando ( 23 ) . E nell ' Eneide Virgilio canta guerre e battaglie ; eppure tutto il senso della mirabile epopea è in quel cinguettio mattutino di rondini o passeri , che sveglia Evandro nella sua capanna , là dove avevano da sorgere i palazzi imperiali di Roma ! ( 24 ) Ma Omero , ma Virgilio , non lo facevano apposta . Ma il poeta non deve farlo apposta . Il poeta è poeta , non oratore o predicatore , non filosofo , non istorico , non maestro , non tribuno o demagogo , non uomo di stato o di corte . E nemmeno è , sia con pace del maestro , un artiere che foggi spada e scudi e vomeri ; e nemmeno , con pace di tanti altri , un artista che nielli e ceselli l ' oro che altri gli porga . A costituire il poeta vale infinitamente più il suo sentimento e la sua visione , che il modo col quale agli altri trasmette l ' uno e l ' altra . Egli , anzi , quando li trasmette , pur essendo in cospetto d ' un pubblico , parla piuttosto tra sé , che a quello . Del pubblico , non pare che si accorga . Parla forte ( ma non tanto ! ) più per udir meglio esso , che per farsi intendere da altrui . È , per usare imagini che sono presenti ora al mio spirito , è , sì , per quanto possa spiacere il dirlo , un ortolano ; un ortolano , sì , o un giardiniere , che fa nascere e crescere fiori o cavolfiori . Sapete che cosa non è ? Non è cuoco e non è fiorista , che i cavolfiori serva in bei piatti , con buoni intingoli , che i fiori intrecci in mazzetti o in ghirlandette . Egli non sa se non levare al cavolo qualche foglia marcia o bacata , e legare i fiori alla meglio , con un torchietto che strappa lì per lì a un salcio : come a dire , unisce i suoi pensieri con quel ritmo nativo , che è nell ' anima del bimbo che poppa e del monello che ruzza . Ora il poeta sarà invece un autore di provvidenze civili e sociali ? Senza accorgersene , se mai . Si trova esso tra la folla ; e vede passar le bandiere e sonar le trombe . Getta la sua parola , la quale tutti gli altri , appena esso l ' ha pronunziata , sentono che è quella che avrebbero pronunziata loro . Si trova ancora tra la folla : vede buttare in istrada le masserizie di una famiglia povera . Ed esso dice la parola , che si trova subito piena delle lagrime di tutti . Il poeta è colui che esprime la parola che tutti avevano sulle labbra e che nessuno avrebbe detta . Ma non è lui che sale su una sedia o su un tavolo , ad arringare . Egli non trascina , ma è trascinato ; non persuade , ma è persuaso . Perché pensi alla patria e alla società , bisogna proprio che sia un momento che tutti intorno a lui ci pensino . Se no , è un guaio serio . Quello per la mamma , è il più soave degli affetti . Ma che direste voi d ' uno che facesse la cronaca , giorno per giorno , di sua mamma ? Stamane s ' è levata , cara mamma ! Io l ' ho guardata , povera mamma ! M ' ha dato il caffè e latte , povera cara mamma ! Costui è un imbecille , quando non è uno che finga e abbia bisogno di darsi l ' aria di amare quella che è così facile amare ! Oh ! la madre è malata , la madre è lontana , la madre è morta ! Ecco che allora ci si pensa , alla mamma , e ci si strugge . Oppure la mamma ha una gran consolazione ; e noi siamo più che consolati , e ci sentiamo invasi da un impeto di canto . Così per la patria . Non ci accorgiamo di lei , se non nelle sue feste e nelle sue - nostre ! - disgrazie . E allora prorompe anche dal cuore del fanciullo il grido di gioia e il grido di dolore ; ed è grido che ha subito mille echi . Ma il bambino non è un bambino che s ' impanchi a far lezione quotidiana d ' amor patrio o d ' amor paterno e materno ai suoi fratellini , e anzi ai suoi zii e nonni . Chi pretende che faccia questo , vuole che il vispo fanciullo sia un vecchio noioso ; vuole , insomma , che non esista la poesia . Perché la poesia , costretta a essere poesia sociale , poesia civile , poesia patriottica , intristisce sui libri , avvizzisce nell ' aria chiusa della scuola , e finalmente ammala di retorica , e muore . E noi di questa pseudopoesia ne abbiamo tanta , sin da quando , morto Virgilio , invecchiando Orazio , chiusa la grande rivoluzione che cominciò , si può dire , e finì con la morte di due donne , di Giulia e di Cleopatra , la figlia e l ' amante di Cesare ; ebbene i corvi , quali Pindaro li avrebbe chiamati , si gettarono gracchiando sull ' immenso campo di battaglia , per beccare non occhi di uccisi , ma semi di poesia . E che facevano essi ? Raccontavano un fatto storico , di quelli ultimi : lo condivano con declamazioni , esclamazioni , maledizioni ; e lo mettevano in esametri . Ma anch ' essi capivano che non bastano i versi a far poesia : e perciò incorniciavano la loro storia verseggiata e declamata con una descrizione di alba e un ' altra di tramonto ; e il poema era fatto ( 25 ) . Ecco Giulio Montano . Questi era un poeta come tant ' altri . A ogni tratto inseriva albe e tramonti . Pertanto , poiché un tale s ' era seccato ch ' egli avesse recitato per tutto un giorno , e diceva che non si doveva andare alle sue recite ; Natta Pinario esclamò : " O che io posso essere più condiscendente con lui ? Io sono pronto a starlo a sentire da un ' alba a un tramonto ! " Voleva dire , il buon Natta , che la seccaggine sarebbe durata poco , e che dopo due o tre versi esso poteva andare pei fatti suoi (26).È inutile . Già Orazio ammoniva che non bastavano le descrizioncelle , le digressioncelle , le belle toppe rosse e gialle , per far di prosa poesia ( 27 ) . Bisogna che il fatto storico , se vuol divenir poetico , filtri attraverso la maraviglia e l ' ingenuità della nostra anima fanciulla , se la conserviamo ancora . Bisogna allontanare il fatto vicino allontanandocene noi ( 28 ) . Volete una prova a cui distinguere la poesia dalla pseudopoesia , in siffatto genere storico ? Se la narrazione , che il verseggiatore vi fa , vi commuove meno che la stessa , fatta in prosa , dallo storico e dal cronista , dite pure che il verseggiatore ha tradotto , e male ; non ha poetato . E ha perduto il suo tempo e ha fatto perdere a noi il nostro . - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - XII . Ma in Italia la pseudopoesia si desidera , si domanda , s ' ingiunge . In Italia noi siamo vittime della storia letteraria ! Per vero , né in Italia soltanto , mi pare che delle lettere si sia ingenerato un concetto falso . Le lettere sono gli strumenti delle idee , e le idee fanno di sé tanti gruppi che si chiamano scienze . Ma noi , fissati sugli strumenti , abbiamo finalmente dimenticato i fini . Siamo agricoltori che non pensano se non alle vanghe e non parlano se non di aratri , e più delle loro bellurie che delle loro utilità . Delle semente , della terra , dei concimi , non ci curiamo più . Quindi avviene che abbiamo , come fisici , filosofi , storici , matematici , così letterati ; modo di dire , come coltivatori di canapa , di viti , di grano e d ' ulivi , così periti di vanghe e d ' aratri , i quali non s ' occupano di altro , e credono che non ci si debba occupar d ' altro , e stimano , io vedo , che la loro sia la più nobile delle occupazioni . E almeno li facessero essi , codesti strumenti : no , li " giudicano " e li " collezionano " . Codest ' ozio noi chiamiamo ora critica e storia letteraria . E ognuno può vedere che ci sono cose molto più utili e belle da fare : cioè coltivare e seminare . Ma c ' è pure , tra le tante branche della letteratura , la poesia che sta a sé , la poesia che comprende in sé tutto ciò che si dice e scrive per diletto , amaro o dolce , suo o altrui . Questa non è rispetto alle scienze quello che lo strumento rispetto al fine . È una coltivazione , poniamo , anch ' essa , ma d ' altro ordine e specie . È , poniamo , la coltivazione , affatto nativa , della psiche primordiale e perenne . Ma noi la mettiamo insieme con l ' altra letteratura " strumentale " , e ne ragioniamo allo stesso modo . La dividiamo per secoli e scuole , la chiamiamo arcadica , romantica , classica , veristica , naturalistica , idealistica , e via dicendo . Affermiamo che progredisce , che decade , che nasce , che muore , che risorge , che rimuore . In verità la poesia è tal maraviglia che se voi fate ora una vera poesia , ella sarà della stessa qualità che una vera poesia di quattromila anni sono . Come mai ? Così : l ' uomo impara a parlare tanto diverso o tanto meglio , di anno in anno , di secolo in secolo , di millennio in millennio ; ma comincia con far gli stessi vagiti e guaiti in tutti i tempi e luoghi . La sostanza psichica è uguale nei fanciulli di tutti i popoli . Un fanciullo è fanciullo allo stesso modo da per tutto . E quindi , né c ' è poesia arcadica , romantica , classica , né poesia italiana , greca , sanscrita ; ma poesia soltanto , soltanto poesia , e ... non poesia . Sì : c ' è la contraffazione , la sofisticazione , l ' imitazione della poesia , e codesta ha tanti nomi . Ci sono persone che fanno il verso agli uccelli , e al fischio sembrano uccelli ; e non sono uccelli , sì uccellatori . Ora io non so dire quanta vanità sia la storia di codesti ozi . Eccola in due parole . Un poeta emette un dolce canto . Per un secolo , o giù di lì , mille altri lo ripetono fiorettandolo e guastandolo ; finché viene a noia . E allora un altro poeta fa risonare un altro bel canto . E per un secolo , o più o meno , mille altri ci fanno su le loro variazioni . Qualche volta il canto iniziale non è né bello né dolce ; e allora peggio che mai ! Ma in Italia , e altrove , non stiamo paghi a questo compendio . Ragioniamo e distinguiamo troppo . Quella scuola era migliore , questa peggiore . A quella bisogna tornare , a questa rinunziare . No : le scuole di poesia sono tutte peggio , e a nessuna bisogna addirsi . Non c ' è poesia che la poesia . Quando poi gli intendenti , perché uno fa , ad esempio , una vera poesia su un gregge di pecore , pronunziano che quel vero poeta è un arcade ; e perché un altro , in una vera poesia , ingrandisce straordinariamente una parvenza , proclamano che quell ' altro vero poeta pecca di secentismo ; ecco gl ' intendenti scioccheggiano e pedanteggiano nello stesso tempo . Qualunque soggetto può essere contemplato , dagli occhi profondi del fanciullo interiore : qualunque tenue cosa può a quelli occhi parere grandissima . Voi dovete soltanto giudicare ( se avete questa mania di giudicare ) se furono quelli occhi che videro ; e lasciar da parte secento e Arcadia . La poesia non si evolve e involve , non cresce o diminuisce ; è una luce o un fuoco che è sempre quella luce e quel fuoco : i quali , quando appariscono , illuminano e scaldano ora come una volta , e in quel modo stesso . Solamente s ' ha a dire che raramente appariscono . Sì : la poesia , detta e scritta , è rara . Proprio rara la poesia pura . Ma c ' è la poesia " applicata " . La poesia " applicata " è dei grandi poemi , dei grandi drammi , dei grandi romanzi . Ora molto ci corre che questi siano tutta poesia . Immaginate che siano un gran mare , ognuno . Nel mare sono le perle ; ma quante ? Ben poche ; però in quale più , in quale meno . Occorre anche dire che in essi poemi , drammi , romanzi , la poesia pura di rado si trova pura . Faccio un esempio . Una di queste perle , nel grande oceano perlifero che è la divina Comedia , diremo la campana della sera : Era già l ' ora che volge il disio ai naviganti , e intenerisce il core lo dì ch ' han detto ai dolci amici addio ; e che lo nuovo peregrin d ' amore punge , se ode squilla di lontano che paia il giorno pianger che si muore . In questa rappresentazione , che di più poetiche non se ne può trovare ( Dante ci rappresenta l ' ora in cui ridiveniamo per un momento fanciulli ! ) , il tocco più poetico è l ' ultimo . È l ' ultimo ; sebbene la squilla lontana che piange il giorno che muore , sia di quei tocchi che noi verseggiatori abbiamo fatti tornare a noia , a forza di ripeterli . E così quel suono di squilla può essere stinto e fioco per alcuno , assordato da tanti doppi . Ma tant ' è . Orbene : il poeta ha dovuto mettere , per la necessità dell ' arte , un pochino di lega nel suo oro puro . Quale ? Quel " paia " . L ' ha dovuto mettere , perché egli racconta un sentimento poetico altrui , sebbene anche di sé . E allora ha detto che la squilla pare piangere , non piange veramente . A un tratto il fanciullo ( qui un poco , e molto altrove , molto presso altri ) , il fanciullo a mezza via si riscuote , e par che si vergogni d ' essere fanciullo e di parlar fanciullesco , e si corregge . " Pare , non è , intendiamoci " . Ma caro bimbo , lo sapevamo da noi , che la campana non piange , ma par che pianga : anche però il giorno par che muoia , e non muore ( 29 ) . - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - XIII . La poesia benefica di per sé , la poesia che di per sé ci fa meglio amare la patria , la famiglia , l ' umanità , è , dunque , la poesia pura , la quale di rado si trova . In Italia poi , che è la mia patria ( non la tua , o fanciullo : tu sei del mondo , non sei d ' ora ma di sempre ) , in Italia è più rara che altrove . Invero non mai da noi fu amata la poesia elementare e spontanea . Come in genere la nostra letteratura , così in ispecie la nostra poesia ha avuto innanzi sé dei modelli . Noi abbiamo specchiato il nostro stile nell ' arte latina , come i latini avevano fatto coi greci . Ciò può aver giovato a dare concretezza e maestà alle nostre scritture ; ma quanto a poesia , ciò l ' ha soffocata ; la poesia non si fa sui libri . Poi amiamo troppo l ' ornamentazione ; e questo gusto lo dimostriamo specialmente in ciò che meno lo comporta : nella poesia . Il fanciullino italico non ruzza che ben vestito e ben pettinato : le noci con le quali fa a filetto , devono essere coperte di carta d ' oro e d ' argento . Noi vogliamo farci sempre onore : invece di badare al giuoco , badiamo a noi : ci stiamo a sentire e ammicchiamo alla nostra ombra . E anche più che a noi , badiamo al pubblico : guardiamo con la coda dell ' occhio i grandi che stanno a vederci ; e così facciamo tutto senza garbo e senza scioltezza . E siccome , particolarmente ai nostri giorni , tutto da noi si fa a concorso e tutto si dà all ' asta e tutto si conclude con la aggiudicazione e la premiazione , così ci proponiamo , più che altro , di sopraffare l ' un l ' altro e di conquistarci con qualche grazietta il favore dei giudici . Nei giochi dei nostri fanciulli , c ' entra per molta parte la gherminella che è cosa da attempati . Sono troppo scaltriti , i nostri fanciulli , e cercano meglio di essere primi , che di esser loro . Perciò la nostra poesia ( per chiamarla così ) è per lo più d ' imitazione , anzi di collezione , e sa di lucerna , non di guazza e d ' erba fresca . Noi studiamo troppo , per poetare ; ed è superfluo aggiungere che , per sapere , studiamo troppo poco . Mettiamo lo studio ove non c ' entra . O come ? Non c ' entra nel poetare lo studio ? Sì , ma diretto al fine , che Dante mostrò . Virgilio , che è lo studio , conduce Dante a Matelda che è l ' arte ; l ' arte in genere e in ispecie . L ' arte di Dante è appunto la poesia . Dunque lo studio condusse Dante alla poesia . Ebbene , Matelda , o la poesia , è nel giardino dell ' innocenza , sceglie cantando fior da fiore , ha gli occhi luminosi , purifica nei fiumi dell ' oblio e della buona volontà . Ossia , il poeta , mercé lo studio , è riuscito a ritrovare la sua fanciullezza , e puro come è , vede bene e sceglie senza alcuna fatica , sceglie cantando , i fiori che pare spuntino avanti i suoi piedi . Io , senza insistere sul valore morale del mito tanto esatto e bello , dico , interpretando il poeta per il rispetto artistico , che lo studio deve essere diretto a togliere più che ad aggiungere : a togliere la tanta ruggine che il tempo ha depositata sulla nostra anima , in modo che torniamo a specchiarci nella limpidezza di prima ; ed essere soli tra noi e noi . Lo studio deve togliere le scorie al puro cristallo che noi troviamo quasi casualmente ; e quel cristallo pur con le scorie val più d ' un vetro che noi dilatiamo e formiamo soffiando . Lo studio deve rifarci ingenui , insomma , tal quale Dante figura sé come avanti Beatrice così rispetto a Matelda ; che se dall ' una è sgridato e fatto piangere e vergognare come fanciullo battuto , dall ' altra è , come bambino che non vuole o non può fare da sé , preso e tuffato nell ' acqua e menato a bere alla fonte . Lo studio deve togliere gli artifizi , e renderci la natura . Così dice Dante . La sua arte è impersonata in Matelda , che è la natura umana primordialmente libera , felice , innocente . - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - XIV . Ma noi italiani siamo , in fondo , troppo seri e furbi , per essere poeti . Noi imitiamo troppo . E sì , che studiando si deve imparare a far diverso , non lo stesso . Ma noi vogliamo far lo stesso e dare a credere o darci a credere di fare meglio . Perciò sovente ci pare che , incastonando la gemma altrui in un anello nostro , noi abbiamo trovata e magari fatta la gemma ; e più sovente ci imaginiamo che , dorando la statua di bronzo , quella statua non solo sia più bella , ma diventi opera nostra . Noi non gettiamo più il martello contro i blocchi di marmo : ci accontentiamo di pulire e lustrare le statue belle e fatte . Al più al più , noi facciamo l ' arte di Giovanni da Udine : eleganti stucchi : ma non ricordiamo quel che Giovanni disse , mi pare , a Pietro Aretino che ne lo ammirava : Bambocci vogliono essere ! E le scuole ci legano . Le scuole sono fili sottili di ferro , tesi tra i verdi mai della foresta di Matelda : noi , facendo i fiori , temiamo a ogni tratto d ' inciampare e cadere . L ' ho già detto : se uno si abbandona alle delizie della campagna , teme che lo chiamino arcade ; se un altro si vede avanti un ' antitesi , sta un pezzo tra il sì e il no , temendo d ' essere chiamato secentista . Mentre la mandra degli imitatori si butta alla rinfusa dietro qualche ariete maggiore , e tutti si mettono a belare o mugliare a un modo ; sì che in certi tempi pare che gl ' italiani ( giudicandoli da quelli che scrivono in versi ) non abbiano che l ' amica , in certi altri non abbiano che la mamma ; i poeti veri sono pieni del contrario affetto : vogliono cioè non essere imbrancati né nel verismo né nell ' idealismo né nel simbolismo . Queste preoccupazioni li rendono troppo circospetti , troppo irresoluti , troppo sforzati . E Matelda si allontana da loro , facendo echeggiare sempre più lungi il suo dolce salmo che finisce per confondersi con lo stormir delle foglie e col gorgoglio del ruscello , e morire . Ma poi per la poesia vera e propria , a noi manca , o sembra mancare , la lingua . La poesia consiste nella visione d ' un particolare inavvertito , fuori e dentro di noi . Guardate i ragazzi quando si trastullano seri seri . Voi vedete che hanno sempre alle mani cose trovate per terra , nella loro via , che interessano soltanto loro e che perciò sol essi sembrano vedere : chioccioline , ossiccioli , sassetti . Il poeta fa il medesimo . Ma come chiamare questi lapilli ideali , questi cervi volanti della sua anima ? Il nome loro non è fatto , o non è divulgato , o non è comune a tutta la nazione o a tutte le classi del popolo . Pensate ai fiori e agli uccelli , che sono de ' fanciulli la gioia più grande e consueta : che nome hanno ? S ' ha sempre a dire uccelli , sì di quelli che fanno tottavì e sì di quelli che fanno crocro ? Basta dir fiori o fioretti , e aggiungere , magari , vermigli e gialli , e non far distinzione tra un greppo coperto di margherite e un prato gremito di crochi ? Ora se vi provate a dire il nome proprio loro , ecco che il nome di Linneo non va , per cento ragioni , e il nome popolare varia , quando c ' è , da regione a regione , anzi da contado a contado . Se il popolo italiano badasse a queste tali cose , fiori , piante , uccelli , insetti , rettili , che formano per gran parte la poesia della campagna , il nome che esse hanno in una terra , avrebbe finito per prevalere su quello dominante in altre . Ma gl ' italiani abbarbagliati per lo più dallo sfolgorio dell ' elmo di Scipio , non sogliono seguire i tremolii cangianti delle libellule . E così il poeta , se vuol poetare , bisogna che si lasci ogni tanto dire : " E questo che è ? Che vuol dire ? O poeta saccente e seccante ! " E tuttavia così il poeta deve fare , e lasciar dire così , sperando , se non altro , che se ne avvantaggino i poeti futuri , i quali troveranno divulgati tanti nomi prima ignoti e perciò chiamati oscuri . In verità non è egli l ' Adamo che per primo mette i nomi ? Così deve operare , facendo a ogni momento qualche rinunzia d ' amor proprio . Perché l ' arte del poeta è sempre una rinunzia . Ho detto che deve togliere , non aggiungere : e ciò è rinunzia . Deve fare a meno di tanti ghirigori , così facili a farsi , di tante bellurie , così piacevoli alla vista , di tante dorature , che danno tanta idea della propria ricchezza : e questa è rinunzia . Deve lasciar molto greggio e molto imperfetto . Oh ! Come è necessaria l ' imperfezione per essere perfetti ! Lo sapeva anche Marziale che derideva quel Matone che voleva dir tutto belle . Di ' , egli esclama , qualche volta soltanto bene , anche né ben né male , magari male ! La continua eleganza è sommamente stucchevole . È come quel pranzo descritto dal De Amicis nel Marocco , che tutto vi sapeva di pomata . Questa bellezza in tutto e per tutto è totalmente antipoetica ; ché la poesia è ingenuità ; e quel fanciullo , che ogni cosa che fa e dice , la fa con una moina e con una smorfietta , e la dice con parolucce smaccate e dolciate ; che scapaccioni chiama quel fanciullo consapevole della sua fanciulleria ! - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - XV . Con tutto questo , che speri tu ? Che fine hai ? Ritorno , come vedi , al primo detto . Essere utile a me ? No , s ' è detto . Recar utile agli altri ? S ' è detto che , se mai , non lo fai apposta : dunque non è il fine tuo , codesto . Dilettar te stesso ? Ecco : se questo fosse il tuo fine , tu chiuderesti dentro te la tua visione , e te la godresti tra te e me , senza quei tanti struggimenti che ci sono per comunicare la visione agli altri . O dunque ? La gloriola ... O povero fanciullo ! Pensa , o fanciullo , quante altre cose potrei fare con maggiore rispondenza a codesto fine . Da condurre un esercito a volare sulla bicicletta , tutto , o quasi tutto , meglio porta alla meta della vittoria e della gloria . Ma poniamo che ci si arrivi anche " sulle ali del canto " . Qual disgrazia sarebbe mettersi in questa via , e per te e per me ! Prima di tutto , ne andrebbe molto tempo . La gloriola vuole mutui uffici . Io devo conversare , e per lettere e a voce , sì con quelli che coltivano medesimi campi , e chieder loro e averne notizie sull ' efficacia d ' un concime che usiamo , e dar loro e riceverne auguri e rallegramenti per un buon raccolto che speriamo d ' avere o abbiamo avuto ; sì con quelli che professano soltanto di fornir le pianticelle , i semi , i concimi chimici , gli strumenti agricoli , a mano e a vapore . Quanto studio , quanta diligenza e pazienza si richiede per siffatta coltivazione ! Bisogna raccattare tutti i cocci , come fanno i contadini , per seminarci e trapiantarci le tante pianticelle ; anche i caldani rotti raccattiamo ; anche quei vasi , dove cresceva il garofano di Geva contadinella . E star sempre lì ad annaffiare , a mondare , a potare ; e sbirciare i vasi del vicino , e struggerci ch ' egli abbia papaveri più grandi e girasoli più vistosi , e buttare a lui il malocchio , e contro il malocchio di lui tener molta ruta , e guardare che non ci si secchi . Ma tu dirai : Anche il tempo si raccatta ! Bene : parliamo d ' altro . Non miete , chi non s ' inchina . Ora , per la gloriola , ci s ' inchina troppo , tanto umile sovente è la pianticella , e ci s ' inchina troppo spesso , tante sono . Voglio dire che la nostra anima ( l ' anima , intendi ! ) si deforma , si fa gobba , come è la schiena dei poveri contadini che s ' inchinano per il grano . E tu devi essere dritta , serena , semplice , o anima mia ! Non c ' è forse sentimento al mondo , nemmeno l ' avidità del guadagno , che sia tanto contrario all ' ingenuità del poeta , quanto questa gola di gloriola , che si risolve in un desiderio di sopraffazione ! Quanto sei preso da questo morbo , tu ( ma tu non c ' entri , allora ) , io , non cerco il poetico , il buono e il bello , ma il sonante e l ' abbagliante . Oh ! non cerco allora i lapilli , i nicchi , i fiori per la mia via , ma veglio inquieto spiando i quaderni altrui , magari leggendo di sulle spalle dello scrittore ciò che egli scrive . Allora io smetto il mio verso , e mi metto a far quello d ' altri : come un merlo noioso che canta , in questo mentre , non le sue arie mattinali di bosco , ma la ritirata : perché , se non per voglia di gloriola , nel suo padrone e forse in lui ? O merlo dal becco giallo , tu hai voluto esser troppo furbo ! Come puoi credere che il tuo " Io ti vedo ! " che risonava tra il cader della guazza , sia peggio di codesto insopportabile " Ritirati cappellon ! " ? Ma è pur vero che " merlo " vuol dire sì furbo e sì il contrario ! O anche , insistiamo troppo su un nostro verso o motivo o vezzo o genere , che sia una volta piaciuto ; e riusciamo stucchevoli ; non basta ; diventiamo falsi . Imitiamo da noi medesimi , col vetro d ' un bicchiere , il diamante puro che una volta trovammo . E sempre , pensando o scrivendo , siamo distratti dalla preoccupazione dell ' effetto : che ne diranno ? Vincerò , con questo , il tale o il tal altro ? E la tua grazia , che non è grazia se non è spontanea , si perde per sempre . Tu non vedi più giusto e limpido ; anzi non guardi più ; seppure , ciò che sarebbe peggio , non guardi , come ho detto , negli altri , e non baratti le vesti e magari l ' anima con altri , che tu veda o creda più pregiati di te ! - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - XVI . Non pensare alla gloriola , fanciullo : non è cosa da te . Ella è troppo difficile , o facile , a raggiungersi . Difficile : non ho già detto quanto è raro che t ' intendano ? Tu non fai se non scoprire il nuovo nel vecchio . Gli altri , ossia i tuoi lettori e uditori , che non dovrebbero dire o pensare se non : " Come è vero ! E io non ci avevo pensato " . Ma questo assentimento non ti vien sempre e nemmeno spesso . Gli occhi della gente sono oggi così fissi nell ' ombelico della propria persona , che non hanno visto , si può dire , altro . E perché hanno le luci velate dalla catalessi del loro egoismo , dicono che sei tu oscuro . Puoi , quanto tu voglia , descrivere un mattino , per esempio , in campagna : chi non l ' ha mai veduto sorgere , il sole , né in campagna né in città , non capisce e non approva nulla di ciò che dici . Sei inoltre oscuro , sovente per un ' altra ragione : perché sei chiaro . Sono tanto avvezzi i lettori oggi alle girandole , agli andirivieni , ai viluppi dei pensieri e sentimenti ; perché gli autori , attingendo questi e quelli di sui libri , s ' ingegnano con gli stucchi e gli ori a dar loro un aspetto nuovo , o fanno come le lepri , le quali , per nascondere al cacciatore le loro tracce , si mettono a girare e pestare su esse ; sono i lettori tanto abituati ai misteri o gherminelle degli autori , i quali , troppo comodi , vogliono perpetuamente che s ' intenda dagli altri meglio che da lor si ragioni ; che quando tu dici nel tuo semplice modo le tue semplici cose , ecco che non ti capiscono più . Essi cercano in te quello che non c ' è , e perché non lo trovano , ci rimangono male . E se anche ti capiscono , vale a dire se capiscono che non vuoi dire se non quel che dici , e non sottintendi nulla , e non hai la pretesa , assurda e comune , che il senso , nelle tue cose , ce lo mettano i lettori , allora i più non ti apprezzano . Ai più pare che il bello sia nei fregi e che il poetico sia nella foga oratoria , E infine , quasi tutti , come vuoi che ascoltino lo stormire delle foglie o il gorgoglio del ruscello o il canto dell ' usignuolo o il suono della tua avena , se lì presso la banda del villaggio assorda la campagna coi tromboni e i colpi di gran cassa ? No no , fanciullo . La gloria o gloriola si forma con l ' assenso di molti , e tu non sei udito , ascoltato , approvato , che dai pochi . È vero che tu ti rivolgi a tutti , ma ricordati : non agli uomini proprio , ma ai fanciulli , come te , che sono negli uomini . Ora codesti fanciulli , dato che in nessuno manchino , in pochi però prestano ascolto . E sai quali sono questi pochi ? Sono generalmente poeti . Cioè il loro fanciullo , o ti sta a sentire solo perché anch ' esso canta e vuol sapere se tu canti meglio o peggio di lui , o standoti a sentire finisce con cantare anche lui . E che succede ? Succede che un giorno o l ' altro comincia a fare il tuo verso . Prima fa solo qualche nota , poi qualche battuta , infine tutta la tua canzone . E allora ? Allora diventa tuo imitatore . Ebbene ? Ebbene l ' imitatore è un debitore ; e il debitore , presto o tardi , parlerà male del creditore . E così , anche di quei pochi , molti si sottrarranno dal dir le tue lodi , per assicurar le loro . E la tua gloriola o non nascerà o intisicherà appena nata . - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - XVII . Ma poi ti sentiresti d ' accettarla codesta gloriola ? Sai com ' ella nasce . Nasce in generale dalla affermazione tua stessa . È pensiero giustissimo del nostro Leopardi : " La via forse più diretta di acquistar fama , è di affermare e con sicurezza e pertinacia , e in quanti più modi è possibile , di averla acquistata (30)." E altrove : " Rara è nel nostro secolo quella persona lodata generalmente , le cui lodi non siano cominciate dalla propria bocca ... Chi vuole innalzarsi , quantunque per virtù vera , dia bando alla modestia (31)." E tu , fanciullo , vorresti che io da una seggiola o da un palco mi mettessi a gridar le tue lodi o affermare la tua fama ? " Questo ragazzo è un ragazzo miracoloso ... noto in tutto il mondo ... " In questo modo la gloriola sarebbe facile . Ma tu no , non vorresti . Eppure gli uomini non crederanno mai che sia grande un merito che non sia tanto grande da vincere persino la modestia di colui che l ' ha . Se la tua modestia è grande , contentati d ' una grandezza assai modesta . Sarai considerato un poeta mediocre , e poiché mediocre non deve essere il poeta , sarai proclamato non poeta . Ovvero tu , non credendo all ' amara considerazione del Leopardi , aspetterai che la tua lode cominci dalle bocche altrui ? Perché questa lode sia tale da crearti una vera fama occorre ch ' ella possa propagarsi per gran numero di persone ; le quali ti loderanno poi a lor volta senza conoscerti , senza averti udito , senza averti letto ! Ti loderanno per " suggestione " . Oh ! il pessimo fatto che sarebbe allora il tuo ! Tutto quel che tu facessi , sarebbe ugualmente lodato : ciò che tu sentissi d ' aver fatto di meglio , sarebbe pareggiato a ciò che tu conoscessi d ' aver fatto di peggio . Persino cosa che non avessi fatto tu , ma comparisse col tuo nome , sarebbe levata alle stelle , e così preferita a quelle che proprio tu avessi fatto e credessi buone e belle ! E che ne faresti di tale gloriola ? Tanto più che bisogna vedere da che ti venne quella lode iniziale , che avviò tutte quell ' altre lodi . Da che ? Da qualche cosa più atta delle altre ad accecare , ad inebriare , a far delirare la gente . Dalla politica , per esempio : dal partito o dalla setta . Badaci , ragazzo . È il fatto di qualcuno che vuol procacciarsi la popolarità mettendo la cannella a una botte , e che tutti bevano . La gran botte è la politica , il vino che ognuno ne beve , è il proprio sentimento che si riscalda alla botte comune : la sbornia generale è la tua gloria ! O gloriola indegna del tuo desiderio ! E poi è amara . Sai che siamo al tempo dei concorsi ; al tempo delle classificazioni e premiazioni . Il divertimento più grande che si diano gli uomini , è quello di giudicare . In Atene fu in altri tempi una consimile mania di seder nell ' Eliéa e deporre le sue pietruzze . Oggi non c ' è più solo qualche pazzo , ma molti ; e non giudicano , in mancanza d altro , i cani e i gatti di casa , ma gli scrittori e i poeti di casa e fuori . Giudicano e classificano : questo è il primo , quello il secondo , l ' altro il terzo , e vai dicendo . Ahimè ! tu fanciullo , fai il tuo discorsino , esprimi un tuo sentimento , esponi il tuo pensiero , mostri un tuo sorriso , versi una tua lagrima , senza riguardarti , senza saperlo , si può dire , senza perché ; al primo venuto , sfogando il cuore , quasi fuori di te : a mezzo le tue parole , al tuo riso , al tuo pianto , ecco senti che il tuo uditore piglia appunti , pesa le frasi che dici , disegna , col pollice , in aria la linea del tuo sorriso , esamina l ' acqua e il cristallo della tua lagrima ; e mormora : " Non c ' è male ! Benino ! Bene ! Benissimo ! Peggio però del tale ! Anche meglio del tal altro ! Primo ! Secondo ! Terzo ! Poeta maggiore ! Poeta minore ! " Certo tu , se non sei un vanarello o un frignone , cancelli il sorriso , ribevi la lagrima , e te ne vai . Forse giuri in quel momento di non andare più da altri , e godere o piangere tra te , un ' altra volta . Ma sei fanciullo , e torni sempre da capo , trovando però ogni volta che per i fanciulli non c ' è più luogo in questo mondo ! Il fatto è che , oltre la noia di quel sentirti sempre paragonato , come se tu facessi un esercizio scolastico , puoi provare anche l ' amarezza d ' essere posposto , con giudizio spiccio o maligno , e anche d ' essere preposto , a tali che tu non ti sogni nemmeno di emulare , a tali a cui tu non pensavi nemmeno , a cui non dovevi , non potevi pensare , assorto come eri nel tuo piacere o nel tuo dolore . Ti paragoneranno con gli altri e anche con te stesso . Ti conteranno gli anni e le rughe agli occhi , e i capelli bianchi , e non vedono l ' ora di dirti che decadi , che rimbecillisci , che muori . Bella carità ! E un bel giorno ti butteranno in un canto , dimenticandosi di te , e a torto . A torto sempre , perché ciò che hai fatto di buono , non deve essere annullato da ciò che poi faccia di men buono ; e perché non può nascere mai un portento tale da far dimenticare quelli che prima di lui trovarono pur una mica di poesia . Sia grande quanto si voglia il poeta che si aggiunge al canone , egli deve sedere su una seggiola , o vogliam dire trono , sola : non ha bisogno di due o di tutte , e che un altro o tutti gli altri si rizzino e se ne vadano . La gloriola non è per te fanciullo ! La poesia pura , quando si legge , fa che il lettore volgare dica : Come si potrebbe far meglio e più ! È vero che codesta è illusione d ' ornatista ... E io penso ai panforti fiorati che sono tanto più belli , e si contemplano così a lungo ; ma finalmente gli ornati si gettano e si mangia il panforte solo . Tuttavia ricordati , anche per via di questo esempio fanciullesco del panforte fiorato , che generalmente si ammira e loda quel che sta sopra , non quello ch ' è sotto . Ricordati che la poesia vera fa battere , se mai , il cuore , non mai le mani . - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - XVIII . Dunque ... Ma intendo . Tu non aspiri alla gloriola , ma alla gloria ; e così distingui , come se la gloriola fosse tra i vivi , e la gloria dopo morte . Non voglio dirti ( le tue illusioni mi sono care ) , non voglio dirti che dopo morte non sentiremo nulla , di ciò che si dice di noi . Sentirò o almeno sentirai : non rabbuiarti . Ma sentirai belle cose ? Qui sta il punto . Prima di tutto : diranno nulla ? Si ha fretta , ai nostri giorni , di vivere ; e le visite ai camposanti fanno perder tempo . Ci si assorda , ai nostri giorni , con la nostra vita ; e non è possibile udire lo stridio leggiero delle ombre . I morti , ai nostri giorni , non contano più . Un poeta disse che il dì della morte era il dì della lode ; ma il detto , pochi anni dopo che fu detto , non era più vero ; e il Prati stesso lo sa , se nel sepolcro qualcosa si sa ! E questo oblio che preme subito i morti , non è , quanto ai letterati , senza ragione e senza giustizia . Noi letterati vogliamo in vita occupar troppo il mondo di noi . Se stessimo nel nostro angolo , se non ci sbracciassimo tanto nel mezzo della gente , se non vociassimo tanto , non avverrebbe questo compenso di silenzio dopo morte . Dunque , diranno nulla di te ? E se mai , diranno bene e giusto ? O credi che allora sarà cessata la mania della classificazione , l ' artifizio della suggestione , la cecità del partito e della setta ? Vedi : spesso i morti sono disturbati nel loro riposo , e tratti fuori per dare addosso ai vivi . Spessissimo . L ' invidia sai in che forma si esercita per lo più . Tu dài a uno la debita lode in presenza d ' alcuno . Questi conferma breve : poi a lungo si volta a lodare un altro , il quale può essere inferiore o superiore al tuo lodato , ma quasi sempre è morto . Ora tu , fanciullo , vorresti essere disseppellito a questo fine ? Poiché sarai un ' ombra , avresti piacere d ' essere adoperato a far ombra a qualche buon fanciullo saldo , che viva e canti ? Questo non ti piacerebbe : meglio dormire dimenticato . È meglio esser morto tutto , che continuare a comparire avanti i tribunali ad essere giudicato e classificato : tanto più , che i giudici si trasmettono , cursori che stanno eternamente fermi , le fiaccole de ' loro giudizi . Tu non vuoi giudizi : vuoi commozione , vuoi assenso , vuoi amore ; e non per te , ma per la tua poesia . Ebbene morto che tu sia , se la tua voce fu pura , se fu la voce dell ' anima e delle cose , non l ' eco , o più fioca o più forte , d ' altrui voce ; ebbene codesta voce sarà inavvertita , quando non sia dimenticata . In vero se è spesso ripetuta , come forse è ragione , si fonderà col tempo , non so se nel silenzio o rumore circostante : come il cinguettio delle rondini sotto la tua grondaia , che quando è un pezzo che lo senti , non lo senti più ... Tu vuoi parlare ? Aspetta : non ho finito . A ogni modo perché dovrebbe essere altrimenti ? Che cosa fai tu , veramente , che sia degno di lode e di gloria ? Tu ridi , tu piangi : che merito in ciò ? Se credi d ' averci merito , è segno che ridi e piangi apposta : se lo fai apposta , non è poesia la tua : se non è poesia , non hai diritto a lode . Tu scopri , s ' è detto ; non inventi ; e ciò che scopri , c ' era prima di te e ci sarà senza te . Vorresti scriverci il tuo nome su ? Ti adiri , che ti vogliano giudicare e anche premiare per quello che non è se non la tua natura e la tua manifestazione di vita . Dunque che importa a te del nome ? - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - XIX . Il fanciullo Il nome ? Il nome ? L ' anima io semino , ciò ch ' è di bianco dentro il nocciolo , che in terra si perde , ma nasce il bell ' albero verde . Non lauro e bronzo voglio ; ma vivere ; e vita è il sangue , fiume che fluttua senz ' altro rumore , che un battito , appena , del cuore . Nei cuori , io voglio , resti un mio palpito , senz ' altro vanto che qual d ' un brivido che trema su l ' acque , fa il sasso che in fondo vi giacque . Nell ' aria , io voglio , resti un mio gemito : se l ' assiuolo geme voglio essere tra i salci del rio anch ' io , nelle tenebre , anch ' io . Se le campane piangono piangono , io nelle opache sere invisibile voglio essere accanto di quella che piange a quel pianto . Io poco voglio ; pur , molto : accendere io su le tombe mute la lampada che irraggi e conforti la veglia dei poveri morti . Io tutto voglio ; pur , nulla : aggiungere un punto ai mondi della Via Lattea , nel cielo infinito ; dar nuova dolcezza al vagito . Voglio la vita mia lasciar ; pendula ad ogni stelo , sopra ogni petalo , come una rugiada ch ' esali dal sonno , e ricada nella nostr ' alba breve . Con l ' iridi di mille stille sue nel sole unico s ' annulla e sublima ... lasciando più vita di prima . - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - XX . Bene ! Dunque riassumo , come uomo serio che sono . La poesia , per ciò stesso che è poesia , senz ' essere poesia morale , civile , patriottica , sociale , giova alla moralità , alla civiltà , alla patria , alla società . Il poeta non deve avere , non ha , altro fine ( non dico di ricchezza , non di gloriola o di gloria ) che quello di riconfondersi nella natura , donde uscì , lasciando in essa un accento , un raggio , un palpito nuovo , eterno , suo . I poeti hanno abbellito agli occhi , alla memoria , al pensiero degli uomini , la terra , il mare , il cielo , l ' amore , il dolore , la virtù ; e gli uomini non sanno il loro nome . Ché i nomi che essi dicono e vantano , sono , sempre o quasi sempre , d ' epigoni , d ' ingegnosi ripetitori , di ripulitori eleganti , quando non siano nomi senza soggetto . Quando fioriva la vera poesia ; quella , voglio dire , che si trova , non si fa , si scopre , non s ' inventa ; si badava alla poesia e non si guardava al poeta ; se era vecchio o giovane , bello o brutto , calvo o capelluto , grasso o magro : dove nato , come cresciuto , quando morto . Siffatte quisquilie intorno alla vita del poeta si cominciarono a narrare a studiare a indagare , quando il poeta stesso volle richiamare sopra sé l ' attenzione e l ' ammirazione che è dovuta soltanto alla poesia . E fu male . E il male ingrossa sempre più . I poeti dei nostri tempi sembrano cercare , invece delle gemme che ho detto , e trovare , quella vanità che è la loro persona . Non codesta quei primi . E tu , o fanciullo , vorresti fare quello che fecero quei primi , col compenso che quei primi n ' ebbero ; compenso che tu reputi grande , perché sebbene non nominati , i veri poeti vivono nelle cose le quali , per noi , fecero essi ( 32 ) . È così ? Sì . - Fine -