ProsaGiuridica ,
VITTORIO
EMANUELE
III
PER
GRAZIA
DI
DIO
E
PER
VOLONTÀ
DELLA
NAZIONE
RE
D
'
ITALIA
VEDUTA
LA
LEGGE
19
MAGGIO
1904
,
N
.
209
,
CONTENENTE
MODIFICAZIONI
ALLE
LEGGI
SULLA
PREPARAZIONE
E
VENDITA
DEL
CHININO
DI
STATO
E
SULLA
MALARIA
;
VEDUTA
LA
LEGGE
23
DICEMBRE
1900
,
N
.
505
,
PER
LA
VENDITA
DEL
CHININO
PER
CONTO
DELLO
STATO
;
VEDUTE
LE
LEGGI
2
NOVEMBRE
1901
,
N
.
460
,
E
22
GIUGNO
1902
,
N
.
224
,
CONTENENTI
DISPOSIZIONI
PER
DIMINUIRE
LE
CAUSE
DELLA
MALARIA
;
SENTITO
IL
CONSIGLIO
SUPERIORE
DI
SANITÀ
;
UDITO
IL
PARERE
DEL
CONSIGLIO
DI
STATO
;
SENTITO
IL
CONSIGLIO
DEI
MINISTRI
;
SULLA
PROPOSTA
DEL
NOSTRO
MINISTRO
SEGRETARIO
DI
STATO
PER
GLI
AFFARI
DELL
'
INTERNO
,
PRESIDENTE
DEL
CONSIGLIO
DEI
MINISTRI
DI
CONCERTO
COL
NOSTRO
MINISTRO
SEGRETARIO
DI
STATO
PER
LE
FINANZE
;
ABBIAMO
DECRETATO
E
DECRETIAMO
:
ARTICOLO
UNICO
.
È
APPROVATO
L
'
UNITO
REGOLAMENTO
UNICO
,
CHE
SARÀ
VIDIMATO
E
SOTTOSCRITTO
,
D
'
ORDINE
NOSTRO
,
DAI
MINISTRI
DELL
'
INTERNO
E
DELLE
FINANZE
,
PER
LA
ESECUZIONE
DELLE
LEGGI
PER
DIMINUIRE
LE
CAUSE
DELLA
MALARIA
E
PER
LA
VENDITA
DEL
CHININO
PER
CONTO
DELLO
STATO
,
DELLI
19
MAGGIO
1904
,
N
.
209
,
23
DICEMBRE
1900
,
N
.
505
,
2
NOVEMBRE
1901
,
N
.
460
,
E
22
GIUGNO
1902
,
N
.
224
.
ORDINIAMO
CHE
IL
PRESENTE
DECRETO
,
MUNITO
DEL
SIGILLO
DELLO
STATO
,
SIA
INSERTO
NELLA
RACCOLTA
UFFICIALE
DELLE
LEGGI
E
DEI
DECRETI
DEL
REGNO
D
'
ITALIA
,
MANDANDO
A
CHIUNQUE
SPETTI
DI
OSSERVARLO
E
DI
FARLO
OSSERVARE
.
DATO
A
ROMA
,
ADDÌ
28
FEBBRAIO
1907
VITTORIO
EMANUELE
REGISTRATO
ALLA
CORTE
DEI
CONTI
,
ADDÌ
9
MARZO
1907
.
REG
.
33
.
ATTI
DEL
GOVERNO
A
F
.
56
.
A
.
TOZZI
.
LUOGO
DEL
SIGILLO
.
V
.
IL
GUARDASIGILLI
GALLO
.
GIOLITTI
.
MASSIMINI
.
Annesso
A
REGOLAMENTO
CAPO
I
.
DISPOSIZIONI
PER
DIMINUIRE
LE
CAUSE
DELLA
MALARIA
.
ART
.
1
.
UNA
ZONA
DI
TERRITORIO
PUÒ
ESSERE
DESIGNATA
COME
MALARICA
,
AGLI
EFFETTI
DELLA
LEGGE
2
NOVEMBRE
1901
,
N
.
460
,
MODIFICATA
CON
LA
LEGGE
19
MAGGIO
1904
,
N
.
209
,
QUANDO
VI
SI
VERIFICHI
LA
MANIFESTAZIONE
SIMULTANEA
,
O
A
BREVI
INTERVALLI
,
DI
PIÙ
CASI
DI
FEBBRE
MALARICA
CONTRATTA
SUL
LUOGO
.
ART
.
2
.
IL
MEDICO
PROVINCIALE
,
NON
APPENA
SARÀ
VENUTO
A
CONOSCENZA
SIA
DIRETTAMENTE
,
SIA
A
MEZZO
DELL
'
UFFICIALE
SANITARIO
,
IN
SEGUITO
ALLE
DENUNZIE
PRESCRITTE
DAGLI
ARTICOLI
45
DELLA
LEGGE
22
DICEMBRE
1888
,
N
.
5849
E
129
DEL
REGOLAMENTO
GENERALE
SANITARIO
,
CHE
IN
UNA
DETERMINATA
LOCALITÀ
SI
SONO
VERIFICATI
CASI
DI
FEBBRE
MALARICA
,
DOVRÀ
PRATICARE
LE
NECESSARIE
INDAGINI
PER
ACCERTARE
L
'
ESISTENZA
DELLE
CONDIZIONI
DI
CUI
AL
PRECEDENTE
ARTICOLO
,
E
,
NEL
CASO
AFFERMATIVO
,
PRESENTARE
NEL
PIÙ
BREVE
TERMINE
AL
PREFETTO
LE
SUE
CONCRETE
PROPOSTE
E
PROMUOVERE
DA
ESSO
LA
CONVOCAZIONE
DEL
CONSIGLIO
PROVINCIALE
DI
SANITÀ
.
ART
.
3
.
IL
CONSIGLIO
PROVINCIALE
DI
SANITÀ
,
PREVI
OVE
OCCORRA
,
NUOVE
ACCERTAMENTI
ED
INDAGINI
,
EMETTERÀ
IL
SUO
MOTIVATO
AVVISO
CHE
INSIEME
ALLE
PROPOSTE
DEL
MEDICO
PROVINCIALE
,
SARÀ
TRASMESSO
AL
MINISTERO
,
PER
LA
COMUNICAZIONE
AL
CONSIGLIO
SUPERIORE
DI
SANITÀ
.
LE
PROPOSTE
DOVRANNO
ESSERE
MOTIVATE
E
CONTENERE
LE
NECESSARIE
INDICAZIONI
PER
DETERMINARE
LA
CIRCOSCRIZIONE
DELLA
ZONA
DA
DICHIARARSI
INFETTA
.
ART
.
4
.
UNA
ZONA
MALARICA
DOVRÀ
,
DI
REGOLA
,
ESSERE
CONTENUTA
ENTRO
I
LIMITI
DELLA
CIRCOSCRIZIONE
TERRITORIALE
DEL
COMUNE
.
IL
GOVERNO
DEL
RE
AVRÀ
,
PERÒ
,
FACOLTÀ
DI
COMPRENDERE
IN
UNICA
ZONA
MALARICA
ANCHE
I
TERRITORI
DI
DUE
O
PIÙ
COMUNI
,
CHE
SIANO
CONTERMINI
,
CHE
APPARTENGONO
ALLA
MEDESIMA
PROVINCIA
E
CHE
RIUNISCANO
GLI
ESTREMI
PREVISTI
ALL
'
ART
.
1
DEL
PRESENTE
REGOLAMENTO
,
SEMPRECHÈ
SIFFATTA
RIUNIONE
SIA
RICHIESTA
DA
SPECIALI
CONDIZIONI
TOPOGRAFICHE
,
OVVERO
DALLA
CONSTATATA
CONSUETUDINE
,
NEGLI
OPERAI
DI
UNO
DEI
COMUNI
,
DI
RECARSI
NELL
'
ALTRO
,
O
NEGLI
ALTRI
COMUNI
PER
RAGIONE
DI
LAVORO
.
IN
QUESTO
CASO
,
IL
PREFETTO
,
SENTITA
LA
GIUNTA
PROVINCIALE
AMMINISTRATIVA
,
RIPARTIRÀ
FRA
I
DIVERSI
COMUNI
,
IN
RAGIONE
DELL
'
ESTENSIONE
,
PER
CIASCUNO
DI
ESSI
,
DEL
TERRITORIO
DICHIARATO
INFETTO
,
LA
SPESA
TOTALE
INCONTRATA
DALLE
AMMINISTRAZIONI
COMUNALI
PER
LA
SOMMINISTRAZIONE
DEL
CHININO
AI
COLONI
ED
OPERAI
,
DEI
QUALI
ALL
'
ART
.
2
DELLA
LEGGE
2
NOVEMBRE
1901
,
N
.
460
,
MODIFICATO
COLLA
LEGGE
19
MAGGIO
1904
,
N
.
209
,
E
LE
AMMINISTRAZIONI
COMUNALI
PROVVEDERANNO
POSCIA
AL
REPARTO
FRA
I
PROPRIETARI
DELLE
TERRE
.
ART
.
5
.
QUALORA
,
PER
QUALSIASI
CAUSA
,
INTERVENGA
UNA
VARIAZIONE
NELLE
CONDIZIONI
,
IN
BASE
ALLE
QUALI
UNA
DETERMINATA
ZONA
DI
TERRITORIO
FU
DESIGNATO
COME
MALARICA
,
SARÀ
PROVVEDUTO
ALLE
OCCORRENTI
RETTIFICAZIONI
COLLA
STESSA
PROCEDURA
OSSERVATA
PER
LA
PRECEDENTE
DICHIARAZIONE
.
ART
.
6
.
AGLI
EFFETTI
DELLA
LEGGE
2
NOVEMBRE
1901
,
N
.
460
,
MODIFICATA
COLL
'
ALTRA
LEGGE
19
MAGGIO
1904
,
N
.
209
,
E
DEL
PRESENTE
REGOLAMENTO
,
È
CONSIDERATO
COME
OPERAIO
,
ANCHE
SE
NON
SIA
INSCRITTO
NELL
'
ELENCO
DEI
POVERI
,
DI
CUI
ALL
'
ART
.
54
DEL
REGOLAMENTO
GENERALE
SANITARIO
3
FEBBRAIO
1901
,
NUM
.
45
:
1/A
CHIUNQUE
IN
MODO
PERMANENTE
O
AVVENTIZIO
,
CON
REMUNERAZIONE
FISSA
O
A
COTTIMO
,
È
IMPIEGATO
IN
QUALSIASI
LAVORO
;
2/A
CHIUNQUE
,
NELLE
STESSE
CONDIZIONI
,
ANCHE
SENZA
PARTECIPARE
MATERIALMENTE
AL
LAVORO
,
SOPRAINTENDE
CON
MERCEDE
GIORNALIERA
O
STIPENDIO
MENSILE
AL
LAVORO
DI
ALTRI
;
3/A
L
'
APPRENDISTA
,
CON
O
SENZA
SALARIO
,
CHE
PARTECIPA
ALL
'
ESECUZIONE
DEL
LAVORO
.
L
'
OBBLIGO
DELLA
SOMMINISTRAZIONE
GRATUITA
DEL
CHININO
SI
ESTENDE
A
TUTTI
I
COMPONENTI
LA
FAMIGLIA
CHE
IN
QUALSIASI
MODO
,
DIRETTAMENTE
OD
INDIRETTAMENTE
,
PRENDANO
PARTE
AI
LAVORI
DELL
'
AZIENDA
O
IMPRESA
.
ART
.
7
.
NEI
COMUNI
,
DOVE
ESISTONO
ZONE
MALARICHE
,
L
'
AMMINISTRAZIONE
COMUNALE
,
SOTTO
IL
CONTROLLO
DEL
PREFETTO
,
ACCERTERÀ
SE
LA
CONGREGAZIONE
DI
CARITÀ
E
LE
ALTRE
ISTITUZIONI
PUBBLICHE
DI
BENEFICENZA
,
ESISTENTI
NEL
COMUNE
ED
OBBLIGATE
ALLA
SOMMINISTRAZIONE
GRATUITA
DEI
MEDICINALI
AI
POVERI
,
ABBIANO
ED
IN
QUALE
MISURA
,
I
MEZZI
PER
PROVVEDERE
ALLA
SOMMINISTRAZIONE
DEL
CHININO
A
TERMINI
DELL
'
ART
.
2
DELLA
LEGGE
2
NOVEMBRE
1901
,
N
.
460
,
MODIFICATO
COLLA
LEGGE
19
MAGGIO
1904
,
N
.
209
.
LA
GIUNTA
PROVINCIALE
AMMINISTRATIVA
DOVRÀ
CURARE
CHE
UNA
SOMMA
,
NON
INFERIORE
ALLA
SPESA
ANNUA
MEDIA
SOSTENUTA
PER
EROGAZIONE
DI
CHININO
NELL
'
ULTIMO
TRIENNIO
,
VENGA
INSCRITTA
IN
APPOSITO
ARTICOLO
NEL
BILANCIO
PREVENTIVO
DELLE
RISPETTIVE
CONGREGAZIONI
DI
CARITÀ
E
DELLE
ALTRE
ISTITUZIONI
PUBBLICHE
DI
BENEFICENZA
IN
QUANTO
OBBLIGATE
.
ART
.
8
.
LA
SOMMINISTRAZIONE
GRATUITA
DEL
CHININO
,
AGLI
EFFETTI
DELL
'
ART
.
2
DELLA
LEGGE
2
NOVEMBRE
1901
,
N
.
460
,
MODIFICATO
COLLA
LEGGE
19
MAGGIO
1904
,
N
.
209
,
È
FATTA
A
CURA
DELLA
CONGREGAZIONE
DI
CARITÀ
OVVERO
DELLE
ALTRE
ISTITUZIONI
PUBBLICHE
DI
BENEFICENZA
,
CUI
SPETTI
TALE
ONERE
,
NEL
SOLO
CASO
,
IN
CUI
ESSE
ABBIANO
I
MEZZI
PER
ORGANIZZARE
IL
SERVIZIO
E
SOSTENERE
TOTALMENTE
LA
SPESA
PER
LA
SOMMINISTRAZIONE
DEL
CHININO
A
TUTTI
GLI
AVENTI
DIRITTO
,
PER
IL
TRATTAMENTO
PREVENTIVO
E
CURATIVO
COMPLETO
.
ANCHE
IN
TAL
CASO
PERÒ
,
IL
COMUNE
AVRÀ
L
'
OBBLIGO
DI
ASSUMERE
IMMEDIATAMENTE
ED
IN
QUALSIASI
EPOCA
DELL
'
ANNO
,
LA
SOMMINISTRAZIONE
DEL
CHININO
,
QUANDO
,
PER
QUALSIASI
MOTIVO
,
LA
CONGREGAZIONE
DI
CARITÀ
O
L
'
ALTRO
ENTE
OBBLIGATO
NON
SI
TROVASSERO
IN
GRADO
DI
ADEMPIERE
AL
SERVIZIO
,
OD
OMETTESSERO
DI
FARLO
,
O
LO
FACESSERO
IN
MODO
INCOMPLETO
OD
INSUFFICIENTE
SALVE
LA
LIQUIDAZIONE
ED
ATTRIBUZIONI
DELLE
SPESE
DA
FARSI
A
TEMPO
DEBITO
,
IN
SEDE
COMPETENTE
.
ART
.
9
.
IN
TUTTI
GLI
ALTRI
CASI
,
E
SALVO
IL
DISPOSTO
DEL
SEGUENTE
ART
.
21
,
LA
SOMMINISTRAZIONE
DEL
CHININO
È
FATTA
DIRETTAMENTE
DALL
'
AMMINISTRAZIONE
COMUNALE
,
E
ALLA
CONGREGAZIONE
DI
CARITÀ
COME
ALLE
ISTITUZIONI
PUBBLICHE
DI
BENEFICENZA
OBBLIGATE
SPETTA
DI
VERSARE
AL
TESORIERE
COMUNALE
,
ENTRO
IL
31
DICEMBRE
DI
CIASCUN
ANNO
,
LA
QUOTA
DI
SPESA
A
LORO
CARICO
ACCERTATA
A
MENTE
DELL
'
ART
.
7
,
CONTRO
ESIBIZIONE
DI
COPIA
DELLA
CONTABILITÀ
RELATIVA
ALLA
SOMMINISTRAZIONE
.
ART
.
10
.
PER
GLI
EFFETTI
DEL
PRECEDENTE
ART
.
9
,
IN
CIASCUN
ANNO
LA
GIUNTA
MUNICIPALE
,
SUL
RAPPORTO
SCRITTO
DELL
'
UFFICIALE
SANITARIO
DETERMINA
LA
QUANTITÀ
DI
CHININO
DA
SOMMINISTRARSI
DAL
COMUNE
,
OCCORRENTE
PRESUMIBILMENTE
PER
IL
TRATTAMENTO
PREVENTIVO
E
CURATIVO
DI
TUTTI
GLI
AVENTI
DIRITTO
,
DURANTE
L
'
ANNO
SUCCESSIVO
,
ED
INSCRIVERE
LA
SPESA
CORRISPONDENTE
NEL
PROGETTO
DI
BILANCIO
PREVENTIVO
PER
QUELL
'
ANNO
.
L
'
AMMONTARE
DI
TALE
PREVISIONE
DEVE
ESSERE
IMMEDIATAMENTE
COMUNICATO
AL
PREFETTO
DELLA
PROVINCIA
PER
LE
EVENTUALI
SUE
OSSERVAZIONI
.
IN
PARI
TEMPO
LA
GIUNTA
MUNICIPALE
INSCRIVE
IN
ENTRATA
,
NEL
PROGETTO
DI
BILANCIO
PREVENTIVO
,
L
'
EVENTUALE
CONTRIBUTO
DELLA
CONGREGAZIONE
DI
CARITÀ
,
E
DELLE
ISTITUZIONI
PUBBLICHE
DI
BENEFICENZA
E
L
'
AMMONTARE
DI
CONTRIBUTI
E
QUOTE
DI
RIMBORSO
A
CARICO
DEI
PROPRIETARI
ED
INDUSTRIALI
OBBLIGATI
A
TERMINI
DALL
'
ART
.
2
DELLA
LEGGE
2
NOVEMBRE
1901
,
N
.
460
,
MODIFICATO
COLL
'
ALTRA
LEGGE
19
MAGGIO
1904
,
N
.
209
.
IN
CASO
DI
STANZIAMENTO
INSUFFICIENTE
NELLA
SPESA
,
OVVERO
DI
OMISSIONE
O
DI
RIFIUTO
,
SARÀ
PROVVEDUTO
DALLA
GIUNTA
PROVINCIALE
AMMINISTRATIVA
A
TERMINI
DELL
'
ART
.
196
DELLA
LEGGE
COMUNALE
E
PROVINCIALE
.
ART
.
11
.
LA
GIUNTA
MUNICIPALE
,
ACCERTATA
LA
SPESA
PER
IL
CHININO
DI
STATO
OCCORSA
NELL
'
ANNO
,
NE
DETRAE
L
'
IMPORTO
DEL
CONTRIBUTO
EVENTUALE
DELLA
CONGREGAZIONE
DI
CARITÀ
E
DELLE
ISTITUZIONI
PUBBLICHE
DI
BENEFICENZA
OBBLIGATE
,
PIÙ
LA
SOMMA
COMPLESSIVA
DEI
RIMBORSI
DOVUTI
DAGLI
INDUSTRIALI
E
INTRAPRENDITORI
OBBLIGATI
,
E
QUINDI
PROVVEDE
AL
RIPARTO
DELLA
SOMMA
RESIDUALE
FRA
I
PROPRIETARI
DELLE
TERRE
COMPRESE
NELLA
ZONA
O
ZONE
MALARICHE
.
A
TAL
'
UOPO
,
ENTRO
IL
31
DICEMBRE
DI
OGNI
ANNO
,
DEBBONO
ESSERE
COMPILATI
,
ALLA
GIUNTA
MUNICIPALE
:
a
)
IL
RUOLO
DEI
CONTRIBUTI
DEI
PROPRIETARI
DELLE
TERRE
COMPRESE
NELLA
ZONA
O
ZONE
MALARICHE
ESISTENTI
NEL
COMUNE
;
b
)
L
'
ELENCO
DELLE
QUOTE
DI
RIMBORSO
DOVUTE
DAI
TITOLARI
DELLE
IMPRESE
INDUSTRIALI
DI
OGNI
NATURA
,
OPIFICI
,
CAVE
,
MINIERE
,
ECC
.
,
ESISTENTI
NELLA
ZONA
O
ZONE
MALARICHE
DEL
COMUNE
,
I
QUALI
OCCUPINO
OPERAI
NON
ESCLUSIVAMENTE
ADDETTI
AI
LAVORI
AGRICOLI
.
NON
SONO
DA
COMPRENDERSI
NEL
RUOLO
DEI
CONTRIBUTI
,
NÉ
NEL
RUOLO
DI
RIMBORSI
:
1/A
GLI
ENTI
,
SOCIETÀ
,
INDUSTRIALI
,
INTRAPRENDITORI
INDICATI
NELL
'
ART
.
3
DELLA
LEGGE
2
NOVEMBRE
1901
,
N
.
460
,
MODIFICATO
DALL
'
ALTRA
LEGGE
19
MAGGIO
1904
,
N
.
209;
2/A
I
PROPRIETARI
DI
TERRE
,
CHE
LAVORANO
PERSONALMENTE
PER
PROPRIO
CONTO
LE
TERRE
,
SENZA
IMPIEGARE
OPERAI
IN
MODO
PERMANENTE
OD
AVVENTIZIO
;
3/A
AGLI
ADDETTI
A
LAVORI
NON
AGRICOLI
CHE
ESERCITANO
UN
'
ARTE
,
INDUSTRIA
OD
INTRAPRESA
,
LAVORANDO
PERSONALMENTE
,
SENZA
DIPENDERE
DIRETTAMENTE
O
INDIRETTAMENTE
DA
ALTRI
INTRAPRENDITORI
O
DA
PROPRIETARI
O
CONDUTTORI
DI
FONDI
E
SENZA
IMPIEGARE
OPERAI
IN
MODO
PERMANENTE
OD
AVVENTIZIO
;
4/A
LE
PUBBLICHE
AMMINISTRAZIONI
CHE
IMPIEGANO
OPERAI
ESCLUSIVAMENTE
PER
LAVORI
PUBBLICI
A
CARICO
DELLE
QUALI
GRAVA
L
'
OBBLIGO
DI
CUI
ALL
'
ART
.
3
DELLA
LEGGE
2
NOVEMBRE
1901
,
N
.
460
,
MODIFICATO
DALL
'
ALTRA
LEGGE
19
MAGGIO
1904
,
N
.
209
.
ART
.
12
.
LA
SOMMA
DA
RIPARTIRE
A
CARICO
DEI
PROPRIETARI
DI
TERRA
OBBLIGATI
AL
RIMBORSO
AI
SENSI
DELL
'
ART
.
11
,
VA
DIVISA
FRA
TUTTI
I
PROPRIETARI
STESSI
,
IN
RAGIONE
DELL
'
ESTENSIONE
DI
CIASCUNA
PROPRIETÀ
.
PEI
FONDI
ENFITEUTICI
O
GRAVATI
DI
USUFRUTTO
IL
REPARTO
DOVRÀ
ESSERE
FATTO
A
CARICO
DELL
'
ENFITEUTA
O
DELL
'
USUFRUTTUARIO
.
ART
.
13
.
NELL
'
ELENCO
DEI
RIMBORSI
A
CARICO
DEI
TITOLARI
DI
IMPRESE
,
INDUSTRIA
,
ECC
.
,
OGNI
IMPRESA
O
AZIENDA
SARÀ
SEGNATA
PER
LA
SOMMA
EFFETTIVAMENTE
SPESA
DAL
COMUNE
PER
IL
CHININO
DI
STATO
,
SOMMINISTRATO
AGLI
OPERAI
CHE
VI
SONO
STATI
ADIBITI
,
DURANTE
L
'
ANNO
,
A
QUALUNQUE
TITOLO
,
ESCLUSI
I
LAVORI
PRETTAMENTE
AGRICOLI
.
ART
.
14
.
L
'
UFFICIALE
SANITARIO
ED
I
MEDICI
COMUNALI
HANNO
L
'
OBBLIGO
DI
VIGILARE
AFFINCHÉ
A
TUTTI
I
COLONI
ED
OPERAI
,
DI
CUI
ALL
'
ART
.
2
DELLA
LEGGE
2
NOVEMBRE
1901
,
N
.
460
,
MODIFICATO
COLL
'
ALTRA
LEGGE
19
MAGGIO
1904
,
N
.
209
,
ED
ALL
'
ART
.
6
DEL
PRESENTE
REGOLAMENTO
SIA
ASSICURATO
IL
REGOLARE
TRATTAMENTO
PREVENTIVO
E
CURATIVO
DELL
'
INFEZIONE
MALARICA
.
A
TALE
EFFETTO
L
'
UFFICIALE
SANITARIO
E
I
MEDICI
ANZIDETTI
,
VALENDOSI
DI
TUTTI
I
MEZZI
DI
INDAGINE
A
LORO
DISPOSIZIONE
E
COL
CONCORSO
DELL
'
AUTORITÀ
COMUNALE
,
DEBBONO
IDENTIFICARE
TUTTI
GLI
INDIVIDUI
AFFETTI
DA
INFEZIONE
MALARICA
,
CHE
ABITANO
O
LAVORANO
NELLA
ZONA
O
ZONE
MALARICHE
,
PER
SOTTOPORLI
AL
TRATTAMENTO
NECESSARIO
.
DEBBONO
INOLTRE
INIZIARE
A
TEMPO
E
PROSEGUIRE
QUANTO
OCCORRA
IL
TRATTAMENTO
PREVENTIVO
DEGLI
INDIVIDUI
SANI
.
ART
.
15
.
IL
CHININO
DI
STATO
È
FORNITO
AI
MEDICI
COMUNALI
ED
AI
MEDICI
DELEGATI
DAL
COMUNE
,
NELLA
QUANTITÀ
NECESSARIA
,
DALL
'
AMMINISTRAZIONE
COMUNALE
,
OVVERO
DALLA
CONGREGAZIONE
DI
CARITÀ
ED
ISTITUZIONI
PUBBLICHE
DI
BENEFICIENZA
NEL
CASO
DI
CUI
ALL
'
ART
.
8
DEL
PRESENTE
REGOLAMENTO
.
I
MEDICI
COMUNALI
INCARICATI
PRESENTERANNO
,
CINQUE
GIORNI
AVANTI
AL
PRINCIPIO
DI
OGNI
MESE
,
LA
RICHIESTA
DELLA
QUANTITÀ
DI
CHININO
DI
STATO
OCCORRENTE
PER
IL
MESE
STESSO
,
INDICANDO
IL
NUMERO
DELLE
PERSONE
CUI
DEVE
FARSI
LA
SOMMINISTRAZIONE
,
E
TENENDO
ACCURATAMENTE
DISTINTA
,
PER
CIASCUNA
DELLE
IMPRESE
ED
AZIENDE
INDUSTRIALI
,
CAVE
,
MINIERE
,
ECC
.
,
ESISTENTI
NELLA
ZONA
O
ZONE
MALARICHE
,
LA
QUANTITÀ
COMPLESSIVA
DI
CHININO
CHE
DOVRÀ
SOMMINISTRARSI
AGLI
OPERAI
ADDETTIVI
.
ALLA
FINE
DEL
MESE
I
MEDICI
PREDETTI
DEBBONO
POI
PRESENTARE
LO
STATO
DELLE
SOMMINISTRAZIONI
,
EFFETTIVAMENTE
ESEGUITE
,
CON
LE
INDICAZIONI
E
DISTINZIONI
DI
CUI
AL
PRECEDENTE
COMMA
.
TALI
STATI
DEBBONO
ESSERE
RIVEDUTI
E
CONTROFIRMATI
PRIMA
DALL
'
UFFICIALE
SANITARIO
,
POI
DALLA
GIUNTA
MUNICIPALE
.
NEL
MESE
DI
DICEMBRE
È
COMPILATO
ED
APPROVATO
DALLA
GIUNTA
UNO
STATO
RIASSUNTIVO
CHE
DEVE
ESSERE
COMUNICATO
AL
PREFETTO
PER
IL
VISTO
.
ART
.
16
.
LA
SOMMINISTRAZIONE
DEL
CHININO
DI
STATO
AI
MALARICI
ED
INDIVIDUI
SOGGETTI
AL
TRATTAMENTO
PREVENTIVO
SARÀ
FATTO
DAI
MEDICI
SIA
NELLA
LORO
ABITAZIONE
OD
IN
ALTRA
LOCALITÀ
INDICATA
DALL
'
AUTORITÀ
COMUNALE
E
NELLE
ORE
STABILITE
DI
CONCERTO
CON
L
'
AUTORITÀ
STESSA
;
SIA
NELL
'
ESEGUIRE
LA
VISITA
DOMICILIARE
AGLI
INFERMI
.
NEL
FISSARE
LE
LOCALITÀ
E
L
'
ORARIO
DELLA
SOMMINISTRAZIONE
SI
AVRÀ
CURA
DI
RECARE
IL
MINOR
DISAGIO
AI
COLONI
ED
OPERAI
E
IL
MINOR
PERTURBAMENTO
POSSIBILI
DEI
LAVORI
CUI
ESSI
DEBBONO
ATTENDERE
.
ART
.
17
.
ALLORQUANDO
UN
COLONO
OD
OPERAIO
,
DURANTE
IL
PERIODO
DELLE
FEBBRI
,
ABBANDONA
UNA
ZONA
MALARICA
,
PER
RECARSI
IN
ALTRA
LOCALITÀ
NON
MALARICA
ED
APPARTENENTE
A
COMUNE
DIVERSO
,
L
'
AMMINISTRAZIONE
DEL
PRIMO
COMUNE
DOVRÀ
DIETRO
PRESCRIZIONE
MEDICA
,
PROVVEDERLO
DI
UNA
QUANTITÀ
DI
CHININO
SUFFICIENTE
PER
LA
PREVENZIONE
O
PER
LA
CURA
,
PER
LA
DURATA
DEL
VIAGGIO
E
PER
I
PRIMI
7
GIORNI
DI
DIMORA
NEL
SECONDO
COMUNE
.
ART
.
18
.
NEL
CASO
DI
CUI
ALL
'
ART
.
8
DEL
PRESENTE
REGOLAMENTO
IL
SERVIZIO
PER
LA
SOMMINISTRAZIONE
DEL
CHININO
,
A
SCOPO
PREVENTIVO
E
CURATIVO
,
SARÀ
FATTO
DAL
MEDICO
O
MEDICI
STIPENDIATI
DALLA
CONGREGAZIONE
DI
CARITÀ
O
DALLE
ISTITUZIONI
PUBBLICHE
DI
BENEFICENZA
OBBLIGATE
,
IN
CONCORSO
,
OCCORRENDO
,
COI
MEDICI
COMUNALI
SOTTO
LA
VIGILANZA
ED
IL
CONTROLLO
DELL
'
UFFICIALE
SANITARIO
,
RIMANENDO
FERMA
L
'
OSSERVANZA
DEGLI
ARTICOLI
14
,
15
,
16
E
17
PRECEDENTI
,
IN
QUANTO
APPLICABILI
.
ART
.
19
.
CHIUNQUE
IMPIEGA
IN
MODO
PERMANENTE
OD
AVVENTIZIO
COLONI
ED
OPERAI
IN
LOCALITÀ
DISTANTI
OLTRE
DUE
CHILOMETRI
DALLA
SEDE
DEL
MUNICIPIO
O
DALL
'
ABITAZIONE
DEL
MEDICO
COMUNALE
,
O
DALLA
LOCALITÀ
ESPRESSAMENTE
DESIGNATA
PER
LA
SOMMINISTRAZIONE
DEL
CHININO
,
ANCHE
PER
IL
TRATTAMENTO
PREVENTIVO
,
È
OBBLIGATO
A
TENER
PRESSO
DI
SÈ
UNA
QUANTITÀ
DI
CHININO
SUFFICIENTE
PER
TRE
GIORNI
DI
CURA
PER
OGNI
COLONO
OD
OPERAIO
.
ART
.
20
.
NULLA
È
INNOVATO
QUANTO
ALLE
NORME
VIGENTI
IN
ORDINE
ALLA
COMPETENZA
PASSIVA
ED
AL
DOMICILIO
DI
SOCCORSO
DEGLI
AMMALATI
POVERI
RICOVERATI
NEGLI
OSPEDALI
OD
IN
ALTRI
ISTITUTI
AVENTI
IN
TUTTO
O
IN
PARTE
PER
FINE
IL
RICOVERO
O
LA
CURA
DI
MALATI
O
FERITI
.
ART
.
21
.
GLI
APPALTATORI
DI
LAVORI
PUBBLICI
DA
ESEGUIRSI
NEL
TERRITORIO
DI
ZONE
MALARICHE
,
OVVERO
LE
AMMINISTRAZIONI
PUBBLICHE
,
CHE
CONDUCONO
DI
TALI
LAVORI
IN
ECONOMIA
,
SONO
TENUTI
A
PROVVEDERE
A
PROPRIE
SPESE
:
a
)
ALLA
COMPLETA
ASSISTENZA
SANITARIA
GRATUITA
A
TUTTI
GLI
OPERAI
IMPIEGATI
NEI
LAVORI
,
SECONDO
LE
NORME
CHE
SARANNO
SANCITE
NEI
CAPITOLATI
DI
APPALTO
VOLTA
PER
VOLTA
ED
ANCHE
NEL
CORSO
DEI
LAVORI
DALLE
COMPETENTI
AUTORITÀ
;
b
)
ALLA
SOMMINISTRAZIONE
GRATUITA
DEL
CHININO
A
TUTTI
GLI
OPERAI
ANZIDETTI
,
PER
IL
TRATTAMENTO
PREVENTIVO
E
CURATIVO
DELL
'
INFEZIONE
MALARICA
,
DURANTE
TUTTA
LA
DURATA
DEL
LAVORO
.
INDIPENDENTEMENTE
DALL
'
APPLICAZIONE
DELLE
PENALITÀ
STABILITE
DALL
'
ART
.
3
DELLA
LEGGE
2
NOVEMBRE
1901
,
N
.
460
,
MODIFICATO
COLL
'
ALTRA
LEGGE
19
MAGGIO
1904
,
N
.
209
,
APPOSITE
CLAUSOLE
DIRETTE
AD
ASSICURARE
L
'
ADEMPIMENTO
DI
TALI
OBBLIGHI
,
NONCHÉ
DI
QUELLI
INDICATI
NELL
'
ART
.
22
DI
QUESTO
REGOLAMENTO
,
DOVRANNO
ESSERE
INSERITE
IN
TUTTI
I
CAPITOLATI
PER
LA
ESECUZIONE
DI
LAVORI
DA
EFFETTUARSI
NEL
TERRITORIO
DI
ZONE
MALARICHE
PER
CONTO
DELLO
STATO
,
PROVINCIE
,
COMUNI
,
CONSORZI
DI
BONIFICA
,
CONSORZI
D
'
IRRIGAZIONE
,
ISTITUZIONI
PUBBLICHE
DI
BENEFICIENZA
E
DI
OGNI
ALTRO
ENTE
PUBBLICO
SOTTOPOSTO
A
TUTELA
OD
A
VIGILANZA
GOVERNATIVA
.
ART
.
22
.
NEI
CAPITOLATI
PER
L
'
ESECUZIONE
DEI
LAVORI
INDICATI
NEL
PRECEDENTE
ARTICOLO
,
DOVRÀ
ALTRESÌ
INSERIRSI
LA
CONDIZIONE
CHE
I
LOCALI
DI
RICOVERO
PER
GLI
OPERAI
,
O
COSTRUITI
DALL
'
IMPRESA
O
FORNITI
DA
QUESTA
,
DEBBONO
ESSERE
DIFESI
DALLA
PENETRAZIONE
DEGL
'
INSETTI
AEREI
,
A
MENTE
DELL
'
ART
.
5
DELLA
LEGGE
2
NOVEMBRE
1901
,
N
.
460
,
MODIFICATO
COLLA
LEGGE
19
MAGGIO
1904
,
NUMERO
209
,
SEMPRE
QUANDO
DETTI
LOCALI
SI
TROVINO
NELLE
ZONE
MALARICHE
INDICATE
NELL
'
ART
.
28
DEL
PRESENTE
REGOLAMENTO
.
ART
.
23
.
LA
DIREZIONE
DEI
LAVORI
,
L
'
UFFICIALE
SANITARIO
ED
IL
MEDICO
PROVINCIALE
AVRANNO
FACOLTÀ
DI
ASSICURARSI
IN
QUALSIASI
MOMENTO
SE
E
COME
VENGA
ADEMPIUTO
AGLI
OBBLIGHI
DI
CUI
AGLI
ARTICOLI
21
E
22
.
IN
CASO
DI
INOSSERVANZA
DA
PARTE
DELL
'
APPALTATORE
OVVERO
DI
INCOMPLETO
ADEMPIMENTO
,
DOVRÀ
PROVVEDERE
DI
UFFICIO
LA
DIREZIONE
DEI
LAVORI
A
TUTTO
RISCHIO
E
SPESE
DELL
'
APPALTATORE
STESSO
.
SE
ANCHE
LA
DIREZIONE
DEI
LAVORI
OMETTA
O
TRASCURI
DI
CIÒ
FARE
,
PROVVEDERÀ
IN
VIA
D
'
URGENZA
L
'
AUTORITÀ
COMUNALE
,
PER
MEZZO
DELL
'
UFFICIALE
SANITARIO
E
DEI
MEDICI
COMUNALI
,
RIFERENDONE
IMMEDIATAMENTE
AL
PREFETTO
PER
GLI
ULTERIORI
PROVVEDIMENTI
.
LA
STESSA
FACOLTÀ
ED
OBBLIGO
COMPETONO
,
NEL
CONGRUO
CASO
,
ALL
'
AUTORITÀ
COMUNALE
QUANDO
SI
TRATTI
DI
LAVORI
CONDOTTI
DIRETTAMENTE
IN
ECONOMIA
DA
UNA
PUBBLICA
AMMINISTRAZIONE
.
ART
.
24
.
OLTRE
ALLA
DENUNZIA
ALL
'
UFFICIALE
SANITARIO
DEI
CASI
DI
MALARIA
,
GIUSTA
GLI
ARTICOLI
45
DELLA
LEGGE
22
DICEMBRE
1888
,
N
.
5849
,
E
129
DEL
REGOLAMENTO
GENERALE
SANITARIO
,
I
MEDICI
SARANNO
PURE
TENUTI
SOTTO
COMMINATORIA
DELL
'
APPLICAZIONE
DELLE
PENE
DI
CUI
ALL
'
ART
.
50
DELLA
STESSA
LEGGE
,
DI
DENUNZIARE
ALL
'
UFFICIALE
DI
PUBBLICA
SICUREZZA
DEL
COMUNE
,
I
CASI
NEI
QUALI
RISULTI
CHE
LE
IMPRESE
DEI
LAVORI
PUBBLICI
NON
SODDISFACCIANO
ALL
'
OBBLIGO
LORO
IMPOSTO
DALL
'
ART
.
3
DELLA
LEGGE
2
NOVEMBRE
1901
,
N
.
460
,
MODIFICATO
COLLA
LEGGE
19
MAGGIO
1906
,
N
.
209
,
CIRCA
LA
PRESTAZIONE
GRATUITA
DELL
'
ASSISTENZA
SANITARIA
D
ALLA
GRATUITA
DISTRIBUZIONE
DEL
CHININO
,
A
FAVORE
DEGLI
OPERAI
ADDETTI
AI
LAVORI
STESSI
.
ART
.
25
.
LA
PENA
PECUNIARIA
COMMINATA
DALL
'
ART
.
3
DELLA
LEGGE
2
NOVEMBRE
1901
,
N
.
460
,
MODIFICATA
COLLA
LEGGE
19
MAGGIO
1904
,
N
.
209
,
DOVRÀ
NEL
CONCORSO
DELLE
CONDIZIONI
INDICATE
NELL
'
ART
.
60
DEL
CODICE
PENALE
,
ESSERE
APPLICATA
ANCHE
AGLI
INGEGNERI
DIRETTORI
ED
ASSISTENTI
.
ART
.
26
.
OGNI
MEDICO
CHE
ABBIA
CONSTATATO
UN
CASO
DI
MORTE
PER
FEBBRE
PERNICIOSA
CONTRATTA
IN
PUBBLICI
LAVORI
DA
OPERAI
IMPIEGATI
DA
UNA
PUBBLICA
AMMINISTRAZIONE
O
DA
UN
'
IMPRESA
,
DOVRÀ
DARNE
DENUNZIA
,
ED
INVIARE
IL
CERTIFICATO
DI
MORTE
ALL
'
AUTORITÀ
DI
PUBBLICA
SICUREZZA
DEL
COMUNE
.
LE
MORTI
PER
PERNICIOSA
DOVRANNO
,
OVE
POSSA
NASCERE
DUBBIO
,
ESSERE
ACCERTATE
MEDIANTE
DIAGNOSI
ANATOMICA
.
ART
.
27
.
PER
TUTTI
GLI
EFFETTI
DELLA
LEGGE
E
DEL
PRESENTE
REGOLAMENTO
SONO
ANNOVERATE
FRA
LE
IMPRESE
DI
LAVORI
PUBBLICI
,
DI
CUI
ALL
'
ART
.
3
DELLA
LEGGE
2
NOVEMBRE
1901
,
N
.
460
,
MODIFICATO
COLLA
LEGGE
19
MAGGIO
1904
,
NUMERO
,
209
,
E
PER
TUTTO
QUANTO
RIGUARDA
IL
PERSONALE
OPERAIO
DA
ESSE
DIPENDENTE
ED
IMPIEGATO
IN
LOCALITÀ
APPARTENENTI
A
ZONE
MALARICHE
,
LE
SOCIETÀ
FERROVIARIE
E
TRAMVIARIE
E
DI
ALTRI
MEZZI
DI
TRASPORTO
TERRESTRI
,
LACUALI
E
FLUVIALI
CHE
ESERCITANO
,
PER
CONCESSIONE
DI
UNA
PUBBLICA
AUTORITÀ
,
PUBBLICO
SERVIZIO
DI
TRASPORTO
,
DI
PASSEGGIERI
E
DI
MERCI
.
ART
.
28
.
L
'
IMPIANTO
DEI
MEZZI
DI
DIFESA
CONTRO
LA
PENETRAZIONE
DEGLI
INSETTI
AEREI
,
PREVISTO
DALL
'
ART
.
5
DELLA
LEGGE
2
NOVEMBRE
1901
,
N
.
460
,
MODIFICATO
COLLA
LEGGE
19
MAGGIO
1904
,
N
.
209
,
SARÀ
RESO
OBBLIGATORIO
PER
I
LOCALI
DI
RICOVERO
,
DALL
'
ARTICOLO
STESSO
INDICATI
,
IN
TUTTE
LE
ZONE
MALARICHE
NELLE
QUALI
LA
INFEZIONE
MALARICA
SI
MANIFESTI
CON
SPECIALE
INTENSITÀ
,
PER
NUMERO
DI
COLPITI
E
SPECIALMENTE
PER
LA
GRAVITÀ
DELLA
MANIFESTAZIONI
.
IL
RICONOSCIMENTO
DI
TALI
CIRCOSTANZE
VIENE
EFFETTUATO
DAL
CONSIGLIO
PROVINCIALE
DI
SANITÀ
SULLA
PROPOSTA
DEL
MEDICO
PROVINCIALE
,
IN
BASE
AI
DATI
DELL
'
ULTIMO
QUINQUENNIO
,
E
LA
DICHIARAZIONE
NE
È
FATTA
PER
DECRETO
REALE
CHE
POTRÀ
ESSERE
UNICO
ANCHE
PER
TUTTE
LE
ZONE
DI
UNA
O
PIÙ
PROVINCIE
.
ART
.
29
.
PER
QUANTO
RIGUARDA
LA
PROTEZIONE
DEI
LOCALI
NECESSARI
ALL
'
ESERCIZIO
DELLE
STRADE
FERRATE
,
LA
DICHIARAZIONE
DELL
'
OBBLIGO
RELATIVO
VERRÀ
FATTA
,
NEI
CONGRUI
CASI
,
DIRETTAMENTE
PER
DECRETO
REALE
,
INTESI
PREVIAMENTE
LE
AMMINISTRAZIONI
FERROVIARIE
,
IL
MINISTRO
DEI
LAVORI
PUBBLICI
E
IL
CONSIGLIO
SUPERIORE
DI
SANITÀ
.
ART
.
30
.
L
'
IMPIANTO
DEI
MEZZI
DI
DIFESA
-
A
MENTE
DEI
PRECEDENTI
ARTICOLI
-
DOVRÀ
ESSERE
FATTO
A
CURA
DELLE
AMMINISTRAZIONI
E
IMPRESE
OBBLIGATE
IN
BASE
ALLE
NORME
CHE
SARANNO
DETTATE
CON
APPOSITE
ISTRUZIONI
MINISTERIALI
,
CHE
REGOLERANNO
PURE
IL
FUNZIONAMENTO
DELLA
DIFESA
STESSA
.
ART
.
31
.
SENZA
PREGIUDIZIO
DELL
'
APPLICAZIONE
DELL
'
ART
.
23
DEL
PRESENTE
REGOLAMENTO
E
DEGLI
ALTRI
MEZZI
COATTIVI
PREVISTI
DALLE
NORME
VIGENTI
,
COLORO
CHE
CONTRAVVENGONO
ALL
'
OBBLIGO
IMPOSTO
DALL
'
ART
.
5
DELLA
LEGGE
2
NOVEMBRE
1901
,
N
.
460
,
MODIFICATO
COLLA
LEGGE
19
MAGGIO
1904
,
N
.
209
,
INCORRERANNO
NELLE
PENE
COMMINATE
DALL
'
ART
.
50
DELLA
LEGGE
SANITARIA
DEL
22
DICEMBRE
1888
,
N
.
5849
.
OLTRE
AGLI
UFFICIALI
DI
POLIZIA
GIUDIZIARIA
,
SARANNO
OBBLIGATI
A
SORVEGLIARE
L
'
OSSERVANZA
DELLE
DISPOSIZIONI
CONTENUTE
NEL
PRESENTE
ARTICOLO
,
LE
AUTORITÀ
SANITARIE
,
ED
I
FUNZIONARI
GOVERNATIVI
PREPOSTI
ALL
'
ESERCIZIO
FERROVIARIO
.
LE
AMMINISTRAZIONI
ED
IMPRESE
DOVRANNO
PROVVEDERE
ALL
'
IMPIANTO
E
FUNZIONAMENTO
DEI
MEZZI
DI
DIFESA
,
DI
CUI
AI
PRECEDENTI
ARTICOLI
,
ENTRO
IL
TERMINE
DI
DUE
MESI
DALLA
PUBBLICAZIONE
DEL
DECRETO
CHE
AVRÀ
RICONOSCIUTA
LA
NECESSITÀ
DELL
'
IMPIANTO
AI
SENSI
DELL
'
ART
.
28
,
SE
LA
DATA
DI
TALE
DECRETO
SIA
POSTERIORE
AL
1/A
APRILE
DELL
'
ANNO
.
SE
INVECE
LA
DATA
SIA
ANTERIORE
AL
1/A
APRILE
,
L
'
IMPIANTO
DOVRÀ
TROVARSI
A
POSTO
E
PRONTO
A
FUNZIONARE
PER
IL
1/A
GIUGNO
DELL
'
ANNO
STESSO
.
ART
.
32
.
L
'
APERTURA
DELLE
CAVE
DI
PRESTITO
E
DI
MATERIALE
DA
COSTRUZIONI
PER
PARTE
DEGLI
IMPRENDITORI
DI
STRADE
E
CANALI
È
SUBORDINATA
ALLA
CONCESSIONE
DI
UNA
LICENZA
DEL
PREFETTO
,
SE
SI
TRATTI
DI
LAVORI
INTERESSANTI
IL
TERRITORIO
DI
DUE
O
PIÙ
COMUNI
,
OVVERO
SE
VENGA
RICHIESTA
,
PER
L
'
APERTURA
DELLA
CAVA
,
L
'
OCCUPAZIONE
TEMPORANEA
DI
BENI
PRIVATI
,
A
TERMINI
DEGLI
ARTICOLI
64
A
70
DELLA
LEGGE
SULLA
ESPROPRIAZIONE
PER
CAUSA
DI
UTILITÀ
PUBBLICA
.
NEGLI
ALTRI
CASI
LA
LICENZA
SARÀ
DATA
DAL
SINDACO
.
IL
DECRETO
DEL
PREFETTO
SARÀ
EMANATO
,
INTESO
IL
GENIO
CIVILE
E
IL
MEDICO
PROVINCIALE
.
IL
DECRETO
DEL
SINDACO
SARÀ
EMANATO
,
INTESO
L
'
UFFICIALE
SANITARIO
E
L
'
UFFICIO
TECNICO
COMUNALE
,
DOVE
ESISTA
.
CENTRO
IL
DECRETO
DEL
SINDACO
È
AMMESSO
RICORSO
AL
PREFETTO
:
CONTRO
IL
DECRETO
DEL
PREFETTO
AL
MINISTRO
DEI
LAVORI
PUBBLICI
.
NEI
LAVORI
CHE
SI
ESEGUONO
DIRETTAMENTE
DALL
'
AMMINISTRAZIONE
DELLO
STATO
,
LA
LICENZA
DI
APRIRE
CAVE
DI
PRESTITO
SARÀ
DATA
DALLA
DIREZIONE
DEI
LAVORI
,
LA
QUALE
PRESCRIVERÀ
LA
DISPOSIZIONE
,
L
'
ALTEZZA
,
LA
MODALITÀ
ED
I
PROVVEDIMENTI
PER
LO
SCOLO
O
IL
PROSCIUGAMENTO
DELLE
CAVE
STESSE
.
ART
.
33
.
È
VIETATA
L
'
APERTURA
DI
CAVE
DI
PRESTITO
O
DI
MATERIALI
DA
COSTRUZIONE
,
SE
NON
NEI
CASI
IN
CUI
NE
VENGA
DIMOSTRATA
LA
NECESSITÀ
.
IL
FONDO
DELLE
CAVE
DOVRÀ
SEMPRE
EMERGERE
SUL
LIVELLO
DEGLI
SCOLI
IN
MODO
DA
RENDERE
POSSIBILE
LO
SCOLO
DELLE
ACQUE
MEDIANTE
CANALE
FUGATORE
,
LA
CUI
PENDENZA
SARÀ
RICONOSCIUTA
,
CASO
PER
CASO
,
IDONEA
DALL
'
UFFICIO
DEL
GENIO
CIVILE
.
SARÀ
OBBLIGO
DEGLI
APPALTATORI
DI
PROVVEDERE
ALLA
MANUTENZIONE
DELLE
CAVE
E
DEI
CANALI
A
PERFETTO
SCOLO
FINO
AL
COLLAUDO
DEI
LAVORI
.
APPOSITE
CLAUSOLE
PER
ASSICURARE
L
'
ADEMPIMENTO
DI
TALI
OBBLIGHI
SARANNO
INSERITE
NEI
CAPITOLATI
D
'
APPALTO
PER
L
'
ESECUZIONE
DI
STRADE
E
CANALI
PER
CONTO
DELLO
STATO
,
PROVINCIE
,
COMUNI
ED
ALTRI
ENTI
PUBBLICI
INDICATI
NELL
'
ULTIMO
COMMA
DELL
'
ART
.
21
DEL
PRESENTE
REGOLAMENTO
.
AGLI
EFFETTI
DEL
PRECEDENTE
ART
.
32
FRA
LE
STRADE
S
'
INTENDONO
COMPRESE
LE
STRADE
FERRATE
E
LE
TRAMVIE
.
ART
.
34
.
NEI
REGOLAMENTI
DI
POLIZIA
RURALE
DEI
COMUNI
DOVRANNO
ESSERE
INTRODOTTE
APPOSITE
NORME
DIRETTE
AD
OTTENERE
CHE
NEI
TERRENI
COMUNQUE
COLTIVATI
E
ADIBITI
AD
USI
INDUSTRIALI
VENGA
IMPEDITA
O
LIMITATA
ALLO
STRETTO
NECESSARIO
LA
FORMAZIONE
E
LA
PERMANENZA
DI
POZZE
,
RISTAGNI
E
POZZI
DI
ACQUA
,
LA
CUI
ESISTENZA
NON
SIA
ASSOLUTAMENTE
INDISPENSABILE
PER
LE
ESIGENZE
DELLA
COLTIVAZIONE
E
DELLE
INDUSTRIE
.
CAPO
II
.
SUSSIDI
E
PREMI
.
ART
.
35
.
LE
AMMENDE
,
COMMINATE
DALL
'
ART
.
3
DELLA
LEGGE
2
NOVEMBRE
1901
,
N
.
460
,
MODIFICATO
COLLA
LEGGE
19
MAGGIO
1904
,
N
.
209
,
SONO
RISCOSSE
IN
CONTO
DEL
CAPITOLO
DELL
'
ENTRATA
PROPRIA
DELLA
AZIENDA
DEL
CHININO
DI
STATO
,
E
,
ASSIEME
AGLI
UTILI
NETTI
DELL
'
AZIENDA
MEDESIMA
,
VENGONO
DESTINATE
AD
AUMENTO
DEL
FONDO
_
SUSSIDI
PER
DIMINUIRE
LE
CAUSE
DELLA
MALARIA
_
.
ART
.
36
.
I
PROPRIETARI
E
GLI
INDUSTRIALI
,
CHE
,
AVENDO
PROVVEDUTO
ALLA
DIFESA
MECCANICA
DELLE
ABITAZIONI
E
DEI
RICOVERI
DEGLI
OPERAI
E
CONTADINI
,
ASPIRINO
ALLA
CONCESSIONE
DEI
PREMI
,
DEI
QUALI
ALL
'
ART
.
5
DELLA
LEGGE
2
NOVEMBRE
1901
,
N
.
460
,
MODIFICATO
COLLA
LEGGE
19
MAGGIO
1904
,
N
.
209
,
DOVRANNO
,
PRIMA
DEL
MESE
DI
GIUGNO
,
FARE
DOMANDA
AL
PREFETTO
PERCHÉ
VENGA
PRATICATA
UNA
VISITA
SOPRA
LUOGO
,
ALL
'
EFFETTO
DI
ACCERTARE
IL
PERFETTO
IMPIANTO
E
FUNZIONAMENTO
DEI
MEZZI
DI
DIFESA
.
IL
PREFETTO
INCARICHERÀ
DELLA
VISITA
IL
MEDICO
PROVINCIALE
OD
UN
FUNZIONARIO
DEL
GENIO
CIVILE
E
GOVERNATIVO
,
CHE
PRESENTERÀ
APPOSITA
RELAZIONE
,
SPECIFICANDO
LE
SPESE
SOSTENUTE
PER
L
'
IMPIANTO
E
LA
PRESUMIBILE
EFFICACIA
DEI
MEZZI
ADOTTATI
.
DURANTE
IL
PERIODO
DAL
GIUGNO
A
DICEMBRE
,
IL
PREFETTO
POTRÀ
FAR
VERIFICARE
LO
STATO
DI
MANUTENZIONE
DELLO
IMPIANTO
.
PER
LA
CONCESSIONE
DEI
PREMI
AVRANNO
,
NELLA
UGUAGLIANZA
DELLE
ALTRE
CONDIZIONI
,
LA
PREFERENZA
QUEI
PROPRIETARI
ED
INDUSTRIALI
CHE
,
OLTRE
AVER
PROVVEDUTO
ALLA
DIFESA
DELLE
ABITAZIONI
O
DEI
RICOVERI
,
AVRANNO
PURE
FORNITO
AGLI
OPERAI
E
CONTADINI
I
MEZZI
PER
LA
PROTEZIONE
DELLA
PERSONA
DALLE
PUNTURE
DEGLI
INSETTI
AEREI
.
ART
.
37
.
SUL
FONDO
DI
CUI
ALL
'
ART
.
5
DELLA
LEGGE
23
DICEMBRE
1900
,
N
.
505
,
MODIFICATO
COLLA
LEGGE
19
MAGGIO
1904
,
N
.
209
,
POTRANNO
ACCORDARSI
SUSSIDI
:
1/A
AI
COMUNI
PIÙ
GRAVEMENTE
COLPITI
DALLA
MALARIA
,
I
QUALI
CON
SPECIALI
PROVVIDENZE
,
AVUTO
RIGUARDO
ALLE
CONDIZIONI
LOCALI
,
ABBIANO
SOSTENUTO
SPESE
NON
OBBLIGATORIE
PER
ASSICURARE
LA
PIÙ
AMPIA
E
COMPLETA
DISTRIBUZIONE
DEL
CHININO
A
SCOPO
PREVENTIVO
E
CURATIVO
;
2/A
AI
COMUNI
I
QUALI
,
DURANTE
LA
CAMPAGNA
ANTIMALARICA
,
ABBIANO
SOSTENUTO
SPESE
PER
RENDERE
PIÙ
INTENSA
ED
EFFICACE
L
'
ASSISTENZA
SANITARIA
PREVENTIVA
E
CURATIVA
,
SEGNATAMENTE
FUORI
DELL
'
ABITATO
,
SIA
ASSUMENDO
APPOSITO
PERSONALE
MEDICO
IN
VIA
STRAORDINARIA
,
SIA
CONCEDENDO
COMPENSI
AL
PERSONALE
ORDINARIO
PER
SPECIALI
PRESTAZIONI
A
QUESTO
SCOPO
;
3/A
AI
COMUNI
CHE
,
PUR
NON
AVENDO
ZONE
MALARICHE
DICHIARATE
,
SOMMINISTRINO
A
LORO
SPESE
IL
CHININO
AGLI
ABITANTI
DEL
LUOGO
,
I
QUALI
PER
RAGIONE
DI
LAVORO
,
ABBIANO
ALTROVE
CONTRATTO
O
POSSANO
CONTRARRE
L
'
INFEZIONE
MALARICA
;
4/A
AD
ISTITUZIONI
DI
BENEFICENZA
CHE
PROVVEDANO
ATTIVAMENTE
ALLA
CURA
ANTIMALARICA
ED
ALLA
DIRETTA
ASSISTENZA
DEI
MALARICI
.
PARTE
DELLA
SOMMA
ANNUALMENTE
DISPONIBILE
SUL
FONDO
ANZIDETTO
POTRÀ
ESSERE
EROGATO
NELL
'
ACQUISTO
DI
PREPARATI
DI
CHININO
O
DI
ALTRI
MEZZI
DI
PREVENZIONE
DELL
'
INFEZIONE
MALARICA
,
DA
METTERSI
A
DISPOSIZIONE
DEL
MINISTERO
DELL
'
INTERNO
,
A
FINE
CHE
PER
MEZZO
DEI
PROPRI
ORGANI
ED
UFFICI
SANITARI
,
POSSA
VALERSENE
PER
INTEGRARE
E
DIFFONDERE
PRATICAMENTE
L
'
AZIONE
PROFILATTICA
GENERALE
CONTRO
LA
MALARIA
.
ART
.
38
.
LE
DOMANDE
RIGUARDANTI
I
SUSSIDI
PER
DIMINUIRE
LE
CAUSE
DELLA
MALARIA
,
DI
CUI
ALL
'
ART
.
5
DELLA
LEGGE
23
DICEMBRE
1900
,
N
.
505
,
MODIFICATE
COLLA
LEGGE
10
MAGGIO
1904
,
N
.
209
,
E
QUELLE
PER
PREMI
STABILITI
NELL
'
ULTIMO
COMMA
DELL
'
ART
.
5
DELLA
LEGGE
2
NOVEMBRE
1901
,
N
.
460
,
PARIMENTE
MODIFICATO
COLLA
LEGGE
19
MAGGIO
1904
,
N
.
209
,
SARANNO
RIVOLTE
AL
MINISTERO
DELL
'
INTERNO
.
IL
MINISTERO
DELL
'
INTERNO
TRASMETTERÀ
LE
DOMANDE
,
COLLE
EVENTUALI
SUE
OSSERVAZIONI
,
A
QUELLO
DELLE
FINANZE
,
IL
QUALE
PROVVEDERÀ
SULLA
PROPOSTA
DELLA
COMMISSIONE
DI
VIGILANZA
,
ISTITUITA
COLL
'
ART
.
8
DELLA
LEGGE
23
DICEMBRE
1900
,
N
.
505
.
IL
PAGAMENTO
DEI
SUSSIDI
E
PREMI
SUDDETTI
È
ORDINATO
CON
MANDATO
DIRETTO
SUI
RESIDUI
DEL
CAPITOLO
ALL
'
UOPO
ISTITUITO
NELLO
STATO
DI
PREVISIONE
DELLA
SPESA
PER
IL
MINISTERO
DELLE
FINANZE
.
ART
.
39
.
INDIPENDENTEMENTE
DALLE
DISPOSIZIONI
CHE
,
IN
RELAZIONE
ALL
'
ART
.
6
DELLA
LEGGE
2
NOVEMBRE
1901
,
N
.
460
,
POTRANNO
,
PER
LA
COLTIVAZIONE
DELLE
RISAIE
NELLE
ZONE
MALARICHE
,
ESSERE
INCLUSE
NEI
REGOLAMENTI
PROVINCIALI
,
RIGUARDANTI
LA
COLTIVAZIONE
STESSA
,
SARANNO
CONCESSI
PREMI
ED
INCORAGGIAMENTI
AI
COLTIVATORI
DI
RISAIE
,
I
QUALI
PROVVEDERANNO
A
DARE
SVILUPPO
A
QUEI
METODI
CHE
,
MEDIANTE
OPPORTUNE
MIGLIORIE
,
VALGONO
A
MENOMARE
I
DANNI
DERIVANTI
DALLA
COLTIVAZIONE
DEL
RISO
.
CAPO
III
.
PREPARAZIONE
E
VENDITA
DEL
CHININO
PER
CONTO
DELLO
STA
TO
.
ART
.
40
.
IL
CHININO
POSTO
IN
VENDITA
DALLO
STATO
DEVE
CORRISPONDERE
AI
CARATTERI
PORTATI
DELLA
FARMACOPEA
UFFICIALE
ITALIANA
,
E
SARÀ
PREPARATO
,
NELLE
FORME
VOLUTE
,
IN
UN
ISTITUTO
FARMACEUTICO
GOVERNATIVO
;
ESSO
È
POSTO
IN
VENDITA
AL
PUBBLICO
CONFEZIONATO
E
CONDIZIONATO
NEI
MODI
PREVISTI
DALL
'
ART
.
2
DELLA
LEGGE
23
DICEMBRE
1900
,
N
.
505
,
MODIFICATO
CON
LA
LEGGE
19
MAGGIO
1904
,
N
.
209
.
LE
FORME
E
MODI
DI
CONFEZIONE
E
DI
CONDIZIONATURA
DEL
CHININO
DA
VENDERSI
A
PREZZI
DI
FAVORE
,
SONO
STABILITI
CON
DECRETO
REALE
,
PROMOSSO
DAL
MINISTERO
DELLE
FINANZE
,
D
'
ACCORDO
CON
QUELLO
DELL
'
INTERNO
,
SENTITO
IL
CONSIGLIO
SUPERIORE
DI
SANITÀ
.
ART
.
41
.
IL
MINISTRO
DELLE
FINANZE
,
UDITA
LA
COMMISSIONE
DI
VIGILANZA
,
ISTITUITA
CON
L
'
ART
.
8
DELLA
LEGGE
23
DICEMBRE
1900
,
N
.
505
,
DECRETA
I
PREZZI
DEI
SALI
DI
CHININO
PER
LO
SPACCIO
AL
PUBBLICO
E
QUELLI
DI
FAVORE
PER
LA
VENDITA
AGLI
ENTI
PUBBLICI
E
PRIVATI
,
CHE
NE
FANNO
LA
GRATUITA
DISTRIBUZIONE
A
NORMA
E
PER
GLI
EFFETTI
DELLE
DISPOSIZIONI
DI
LEGGE
CONTRO
LA
MALARIA
.
IL
DECRETO
MINISTERIALE
,
CHE
STABILISCE
I
PREZZI
DI
FAVORE
DEL
CHININO
,
È
EMESSO
NON
PIÙ
TARDI
DEL
MESE
DI
NOVEMBRE
DI
CIASCUN
ANNO
,
D
'
ACCORDO
COL
MINISTERO
DELL
'
INTERNO
.
ART
.
42
.
IL
CHININO
DELLO
STATO
SI
VENDE
AL
PUBBLICO
,
PER
CONTO
DEL
MINISTERO
DELLE
FINANZE
,
NELLE
FARMACIE
E
NEGLI
ARMADI
FARMACEUTICI
COMUNALI
,
CHE
NE
FANNO
RICHIESTA
,
E
NELLE
RIVENDITE
DEI
GENERI
DI
PRIVATIVA
ALL
'
UOPO
INCARICATE
.
GLI
ESERCENTI
LA
VENDITA
AL
PUBBLICO
SI
APPROVVIGIONANO
DAGLI
UFFICI
DI
VENDITA
DELLE
PRIVATIVE
(
MAGAZZINI
DI
VENDITA
E
SPACCI
ALL
'
INGROSSO
)
,
E
QUESTI
DAL
DEPOSITO
CENTRALE
O
DAI
DEPOSITI
SUCCURSALI
CHE
VERRANNO
DESIGNATI
CON
APPOSITO
DECRETO
DEL
MINISTRO
DELLE
FINANZE
.
LA
VENDITA
DEL
CHININO
DI
STATO
A
PREZZO
DI
FAVORE
È
FATTA
DIRETTAMENTE
,
AGLI
AVENTI
DIRITTO
,
DAL
DEPOSITO
CENTRALE
O
SUCCURSALE
.
ART
.
43
.
GLI
ESERCENTI
DI
FARMACIE
E
LE
AMMINISTRAZIONI
COMUNALI
CHE
,
AVENDO
IMPIANTATO
L
'
ARMADIO
FARMACEUTICO
,
INTENDANO
DI
ESERCITARVI
LO
SPACCIO
AL
PUBBLICO
DEL
CHININO
DI
STATO
,
DEVONO
PRESENTARE
ANALOGA
DICHIARAZIONE
SCRITTA
ALL
'
INTENDENTE
DI
FINANZA
DELLA
PROVINCIA
,
OBBLIGANDOSI
DI
SOTTOSTARE
A
TUTTE
LE
DISPOSIZIONI
DEL
PRESENTE
REGOLAMENTO
.
L
'
INTENDENTE
DI
FINANZA
,
CON
APPOSITO
DECRETO
,
INCARICA
DELLO
SPACCIO
STESSO
I
FARMACISTI
E
LE
AMMINISTRAZIONI
ANZIDETTE
.
ART
.
44
.
L
'
INTENDENTE
DI
FINANZA
,
DI
SUA
AUTORITÀ
E
CON
APPOSITO
DECRETO
,
INCARICA
DELLO
SPACCIO
AL
PUBBLICO
LE
RIVENDITE
DI
GENERI
DI
PRIVATIVA
CHE
REPUTERÀ
NECESSARIE
PER
LA
MAGGIOR
DIFFUSIONE
DELLA
VENDITA
,
SEMPRE
CHE
LE
RIVENDITE
STESSE
TROVINSI
NELLE
CONDIZIONI
DI
DISTANZA
DOVUTE
DALLA
LEGGE
,
RISPETTO
ALLE
FARMACIE
ED
AGLI
ARMADI
FARMACEUTICI
ESERCENTI
LA
VENDITA
DEL
CHININO
DELLO
STATO
.
ART
.
45
.
COSÌ
IL
TRASFERIMENTO
DI
SEDE
COME
LA
NUOVA
ISTITUZIONE
DI
FARMACIE
,
O
DI
ARMADI
FARMACEUTICI
,
CHE
ESERCITINO
LO
SMERCIO
DEL
CHININO
,
LASCIA
INVARIATO
LO
STATO
PREESISTENTE
DEI
PERMESSI
DI
VENDITA
GIÀ
CONFERITI
DALL
'
INTENDENTE
DI
FINANZA
.
ART
.
46
.
PRONUNCIATA
A
NORMA
DELL
'
ART
.
66
LA
DECADENZA
DI
FARMACISTI
E
DI
COMUNI
,
TITOLARI
DI
ARMADI
FARMACEUTICI
,
DAL
DIRITTO
DI
ESERCITARE
LO
SPACCIO
DEL
CHININO
DELLO
STATO
,
OPPURE
ACCETTATA
LA
RINUNCIA
DI
ALCUNO
DI
ESSI
A
QUESTO
DIRITTO
,
L
'
INTENDENTE
DI
FINANZA
PROVVEDE
DI
SUA
AUTORITÀ
INCARICANDO
DELLA
VENDITA
DEL
CHININO
LE
RIVENDITE
DI
GENERI
DI
PRIVATIVA
CHE
PRIMA
NE
ERANO
STATE
ESCLUSE
PER
RAGIONI
DI
DISTANZA
;
NÉ
LE
RIVENDITE
STESSE
POTRANNO
DI
POI
ESSERE
PRIVATE
DI
TALE
INCARICO
PER
IL
FATTO
CHE
I
FARMACISTI
E
I
COMUNI
TITOLARI
DI
ARMADI
FARMACEUTICI
DECADUTI
O
RINUNCIANTI
VENISSERO
RIABILITATI
ALLO
SPACCIO
SUDDETTO
.
ART
.
47
.
IN
OGNI
PROVINCIA
,
DOVE
ESISTANO
ZONE
MALARICHE
,
È
CONCESSO
L
'
ACQUISTO
DEL
CHININO
DELLO
STATO
A
PREZZO
DI
FAVORE
ALLE
AMMINISTRAZIONI
,
ENTI
,
SOCIETÀ
,
IMPRESE
,
ECC
.
,
INDICATE
NELL
'
ARTICOLO
UNICO
DELLA
LEGGE
22
GIUGNO
1902
,
N
.
224
,
E
NELL
'
ART
.
3
DELLA
LEGGE
19
MAGGIO
1904
,
N
.
209
,
TENENDO
CONTO
DELLA
ESISTENZA
DELLE
CONDIZIONI
INDICATE
IN
QUEST
'
ULTIMO
ARTICOLO
E
DEGLI
EFFETTI
CHE
LA
CONCESSIONE
POTRÀ
AVERE
IN
RIGUARDO
ALL
'
EFFICACIA
DELLA
PROFILASSI
E
DEL
GIUSTO
RIPARTO
DEL
CONTRIBUTO
PEL
CHININO
FRA
I
PROPRIETARI
DI
TERRA
.
ART
.
48
.
PER
OTTENERE
LA
CONCESSIONE
DEL
CHININO
DELLO
STATO
A
PREZZI
DI
FAVORE
,
SI
DEVE
FAR
DOMANDA
AL
SINDACO
DEL
COMUNE
DOVE
L
'
ENTE
O
L
'
AZIENDA
SONO
SITUATI
,
DICHIARANDO
NELLA
DOMANDA
STESSA
DI
OBBLIGARSI
AD
IMPIEGARE
IL
CHININO
ESCLUSIVAMENTE
PER
LA
DISTRIBUZIONE
GRATUITA
,
E
DI
SOTTOSTARE
A
TUTTE
LE
DISPOSIZIONI
DEL
PRESENTE
REGOLAMENTO
.
NELLA
DOMANDA
DOVRANNO
INDICARSI
CON
PRECISIONE
:
a
)
IL
NUMERO
DEI
COMPONENTI
E
SOCI
,
SE
SI
TRATTA
DI
COOPERATIVE
-
OVVERO
IL
NUMERO
DEI
SUSSIDIATI
,
SE
SI
TRATTI
DI
ISTITUZIONI
PUBBLICHE
DI
BENEFICENZA
-
OVVERO
DEI
DIPENDENTI
IMPIEGATI
,
OPERAI
,
SALARIATI
,
SE
SI
TRATTA
DI
INTRAPRESE
INDUSTRIALI
,
AGRICOLE
,
ECC
;
b
)
LA
LOCALITÀ
DOVE
L
'
ENTE
ESERCITA
LA
SUA
FUNZIONE
,
OVVERO
DOVE
L
'
INDUSTRIA
O
L
'
INTRAPRESA
SONO
ESERCITATE
,
E
LA
SEDE
DELL
'
AMMINISTRAZIONE
O
DELLA
DIREZIONE
;
c
)
IL
GENERE
DELL
'
INDUSTRIA
E
DEL
LAVORO
ESERCITATO
,
OVVERO
LO
SCOPO
DEL
SODALIZIO
O
DELLA
BENEFICENZA
.
SE
IL
RICHIEDENTE
HA
TITOLO
,
IN
CONFORMITÀ
DELLE
LEGGI
CONTRO
LA
MALARIA
,
PER
PROVVEDERSI
DEL
CHININO
DI
STATO
A
PREZZO
DI
FAVORE
,
IL
SINDACO
APPONE
,
A
PIEDI
DELLA
DOMANDA
STESSA
,
ANALOGA
DECLARATORIA
DI
NULLA
OSTA
,
E
,
MUNITA
DI
TIMBRO
D
'
UFFICIO
,
LA
RESTITUISCE
AL
RICHIEDENTE
PERCHÉ
QUESTI
LA
UNISCA
ALLA
PRIMA
RICHIESTA
DI
CHININO
GIUSTA
IL
SECONDO
COMMA
DELL
'
ART
.
59
.
IN
CASO
DI
RIFIUTO
DEL
SINDACO
ALLA
DICHIARAZIONE
DI
NULLA
OSTA
,
DECIDE
INAPPELLABILMENTE
IL
PREFETTO
DELLA
PROVINCIA
,
SU
RICORSO
PRESENTATO
DAL
RICHIEDENTE
.
ART
.
49
.
ALL
'
ESTERNO
DEI
LOCALI
OVE
SI
ESERCITA
LA
VENDITA
AL
MINUTO
,
E
IN
UN
PUNTO
CHE
SIA
IN
PIENA
VISTA
DEL
PUBBLICO
,
VERRÀ
TENUTA
COSTANTEMENTE
AFFISSA
LA
TABELLA
METALLICA
,
CON
LA
LEGGENDA
:
_
QUI
SI
VENDE
IL
CHININO
DELLO
STATO
_
,
CHE
SARÀ
FORNITO
GRATUITAMENTE
DAL
MINISTERO
DELLE
FINANZE
.
GLI
ESERCENTI
LA
VENDITA
SUDDETTA
DEVONO
INOLTRE
ESPORRE
NELL
'
INTERNO
DEI
LOCALI
MEDESIMI
IN
MODO
VISIBILE
AL
PUBBLICO
UN
CARTELLO
INDICANTE
I
PREZZI
DI
VENDITA
PER
CIASCUN
PREPARATO
DI
CHININO
.
ART
.
50
.
IL
CHININO
DEVE
ESSERE
VENDUTO
AL
PUBBLICO
NELLE
PRECISE
CONDIZIONI
,
IN
CUI
VIENE
FORNITO
DAL
MINISTERO
DELLE
FINANZE
.
INSIEME
AD
OGNI
TUBETTO
,
O
AD
OGNI
10
TAVOLETTE
,
O
AD
OGNI
ALTRO
PREPARATO
DI
CHININO
IN
VENDITA
,
DOVRÀ
CONSEGNARSI
AL
COMPRATORE
UNA
ISTRUZIONE
A
STAMPA
,
INDICANTE
IL
MODO
DI
USO
A
SCOPO
PREVENTIVO
O
CURATIVO
DELLE
FEBBRI
MALARICHE
E
LE
DOSI
DA
PRENDERSI
NEI
SINGOLI
CASI
,
PER
EVITARE
QUALSIASI
RESPONSABILITÀ
PEL
RIVENDITORE
O
DISTRIBUTORE
E
PERICOLO
PEL
CONSUMATORE
INESPERTO
.
ART
.
51
.
LE
SCATOLE
,
I
TUBETTI
,
COME
OGNI
ALTRO
PREPARATO
DI
CHININO
,
DEVONO
CONSERVARSI
IN
UNA
PARTE
NON
UMIDA
DEL
LOCALE
,
NÉ
ESPOSTA
DIRETTAMENTE
AI
RAGGI
SOLARI
,
E
COMUNQUE
IN
MODO
DA
ESCLUDERE
OGNI
DUBBIO
CHE
IL
FARMACO
POSSA
SUBIRE
ALTERAZIONI
.
ART
.
52
.
AI
MAGAZZINI
DI
VENDITA
E
AGLI
SPACCI
ALL
'
INGROSSO
È
DATO
UN
DEPOSITO
COSTANTE
,
IN
MISURA
STABILITA
DAL
MINISTERO
DELLE
FINANZE
,
A
TITOLO
DI
DOTAZIONE
A
FIDO
,
COME
PEI
GENERI
DI
PRIVATIVA
DELLO
STATO
.
A
QUESTA
DOTAZIONE
SI
ESTENDE
LA
CAUZIONE
PRESTATA
PER
LA
GESTIONE
DEI
SALI
E
TABACCHI
,
QUANDO
NON
SIA
GARANTITA
DA
APPOSITA
CAUZIONE
.
GLI
UFFICI
PREDETTI
,
MENSILMENTE
E
INOLTRE
TUTTE
LE
VOLTE
CHE
LE
LORO
VENDITE
ABBIANO
RAGGIUNTO
IL
50
PER
CENTO
DELLA
DOTAZIONE
A
FIDO
,
DEVONO
FAR
RICHIESTA
AL
DEPOSITO
,
DI
CUI
ALL
'
ART
.
42
,
DI
UNA
PROVVISTA
DI
CHININO
EGUALE
ALLE
QUANTITÀ
VENDUTE
ED
UNITE
ALLA
RICHIESTA
STESSA
TANTI
VAGLIA
POSTALI
O
DEL
TESORO
,
INTESTATI
AL
TITOLARE
DEL
DETTO
DEPOSITO
,
IL
CUI
VALORE
COMPLESSIVO
CORRISPONDA
ALL
'
IMPORTO
DEL
CHININO
DOMANDATO
CALCOLATO
AL
PREZZO
DI
VENDITA
AL
PUBBLICO
,
DEDUZIONE
FATTO
DELL
'
AGGIO
LIQUIDATO
A
FAVORE
DEI
FARMACISTI
,
COMUNI
,
TITOLARI
DI
ARMADI
FARMACEUTICI
,
E
RIVENDITORI
DI
GENERI
DI
PRIVATIVA
.
ART
.
53
.
LE
FARMACIE
,
I
COMUNI
,
TITOLARI
DI
ARMADI
FARMACEUTICI
,
E
LE
RIVENDITE
DELLE
PRIVATIVE
,
DEVONO
TENERSI
FORNITI
COSTANTEMENTE
DI
UNA
PROVVISTÀ
CHE
SARÀ
CALCOLATA
,
SULLA
VENDITA
DI
ALMENO
OTTO
GIORNI
,
DALL
'
INTENDENTE
DI
FINANZA
DELLA
PROVINCIA
,
SENTITO
IL
PARERE
DEL
MEDICO
PROVINCIALE
.
L
'
INTENDENTE
DI
FINANZA
POTRÀ
IMPORRE
PROVVISTE
MAGGIORI
AGLI
ESERCENTI
SUDDETTI
,
NEI
LUOGHI
DI
PIÙ
DIFFICILE
ACCESSO
,
OVVERO
SU
RICHIESTA
DEL
MEDICO
PROVINCIALE
DELL
'
UFFICIALE
SANITARIO
IN
CASO
DI
ECCEZIONALI
CONDIZIONI
SANITARIE
.
ART
.
54
.
GLI
ENTI
PUBBLICI
E
I
PRIVATI
,
CHE
A
NORMA
DEGLI
ARTICOLI
2
E
3
DELLA
LEGGE
2
NOVEMBRE
1901
,
N
.
460
,
MODIFICATA
COLLA
LEGGE
19
MAGGIO
1904
,
N
.
209
,
HANNO
PER
LEGGE
OBBLIGO
DELLA
SOMMINISTRAZIONE
GRATUITA
DEL
CHININO
,
COME
ANCHE
I
PROPRIETARI
,
INTRAPRENDITORI
ED
ENTI
INDICATI
AL
COMMA
B
)
DELL
'
ART
.
3
DELLA
LEGGE
19
MAGGIO
1904
,
N
.
209
,
I
QUALI
SI
ASSUMONO
TALE
OBBLIGO
,
DEVONO
TENERSI
PROVVISTI
DI
DETTO
FARMACO
IN
MODO
DA
AVERNE
,
DURANTE
IL
PERIODO
DAL
1/A
GIUGNO
A
TUTTO
DICEMBRE
,
UNA
SCORTA
NON
INFERIORE
AL
FABBISOGNO
DI
UN
MESE
.
IL
FABBISOGNO
SARÀ
ANNUALMENTE
STABILITO
DALL
'
UFFICIALE
SANITARIO
,
SALVO
REVISIONE
DEL
MEDICO
PROVINCIALE
,
E
COMUNICATO
ALL
'
INTENDENZA
DI
FINANZA
AGLI
EFFETTI
DELLA
VIGILANZA
AMMINISTRATIVA
DI
CUI
ALL
'
ART
.
64
.
I
CRITERI
DI
MASSIMA
PER
LA
DETERMINAZIONE
DI
QUESTA
SCORTA
,
SARANNO
FISSATI
DAL
CONSIGLIO
PROVINCIALE
SANITARIO
.
ART
.
55
.
L
'
AGGIO
AGLI
UFFICI
DI
VENDITA
VERRÀ
LIQUIDATO
ALLA
FINE
DI
CIASCUN
ESERCIZIO
FINANZIARIO
O
DELLA
GESTIONE
SE
QUESTA
TERMINA
NEL
CORSO
DELL
'
ESERCIZIO
;
QUELLO
DOVUTO
AI
FARMACISTI
,
AI
COMUNI
TITOLARI
DI
ARMADI
FARMACEUTICI
,
E
RIVENDITORI
DEI
GENERI
DI
PRIVATIVA
SARÀ
SCOMPUTATO
DALL
'
IMPORTO
,
A
PREZZO
DI
VENDITA
AL
PUBBLICO
,
DEL
CHININO
DA
ESSI
ACQUISTATO
E
DI
VOLTA
IN
VOLTA
CHE
NE
FANNO
L
'
ACQUISTO
.
AI
MAGAZZINIERI
E
SPACCIATORI
ALL
'
INGROSSO
DELLE
PRIVATIVE
,
AI
FARMACISTI
,
AI
COMUNI
,
TITOLARI
DI
ARMADI
FARMACEUTICI
,
ED
AI
RIVENDITORI
DEI
SALI
E
TABACCHI
È
CORRISPOSTO
UN
AGGIO
DI
VENDITA
IN
PROPORZIONE
DELLA
QUANTITÀ
DI
CHININO
CHE
ACQUISTANO
.
LA
MISURA
UNITARIA
DI
QUESTI
AGGI
SARÀ
RISPETTIVAMENTE
STABILITA
CON
DECRETO
DEL
MINISTRO
DELLE
FINANZE
.
ART
.
56
.
LE
RICHIESTE
DEI
FARMACISTI
E
DEI
COMUNI
TITOLARI
DI
ARMADI
FARMACEUTICI
,
SARANNO
FATTE
AL
PIÙ
VICINO
UFFICIO
DI
VENDITA
,
E
QUELLE
DEI
RIVENDITORI
DEI
GENERI
DI
PRIVATIVA
ALL
'
UFFICIO
DI
VENDITA
AL
QUALE
I
RIVENDITORI
STESSI
SONO
AGGREGATI
PER
LE
LEVATE
DEI
TABACCHI
,
ED
IN
OCCASIONE
DELLE
LEVATE
MEDESIME
.
TALI
RICHIESTE
SONO
COMPILATE
SU
APPOSITI
MODULI
STAMPATI
FORNITI
DALL
'
INTENDENZA
DI
FINANZA
,
DA
CUI
RISULTI
LA
QUALITÀ
E
QUANTITÀ
DOMANDATA
,
L
'
IMPORTO
A
PREZZO
DI
VENDITA
AL
PUBBLICO
,
GLI
AGGI
AD
ESSI
SPETTANTI
E
L
'
IMPORTO
DOVUTO
AL
NETTO
DEGLI
AGGI
STESSI
.
ART
.
57
.
I
RIVENDITORI
DEI
GENERI
DI
PRIVATIVA
,
NELL
'
ATTO
STESSO
CHE
IL
CHININO
VIENE
AD
ESSI
O
AI
LORO
INCARICATI
SOMMINISTRATO
DAGLI
UFFICI
DI
VENDITA
,
NE
CORRISPONDONO
IN
CONTANTI
L
'
IMPORTO
AL
NETTO
DEGLI
AGGI
;
UGUALE
FORMA
E
MODALITÀ
DI
PAGAMENTO
DEVONO
PRATICARE
I
FARMACISTI
CHE
ESERCITANO
NELLA
STESSA
LOCALITÀ
OVE
HA
SEDE
L
'
UFFICIO
DI
VENDITA
.
I
FARMACISTI
ED
I
COMUNI
,
TITOLARI
DI
ARMADI
FARMACEUTICI
,
CHE
ESERCITANO
IN
LOCALITÀ
DIVERSA
DI
QUELLA
OVE
HA
SEDE
L
'
UFFICIO
DI
VENDITA
,
POSSONO
ESEGUIRE
IL
PAGAMENTO
PER
CONTANTI
,
OPPURE
UNENDO
ALLA
RICHIESTA
UN
VAGLIA
POSTALE
,
CORRISPONDENTE
ALL
'
IMPORTO
SUDDETTO
,
INTESTATO
AL
TITOLARE
DEL
DEPOSITO
DAL
QUALE
PRELEVANO
IL
GENERE
.
ART
.
58
.
GLI
UFFICI
DI
VENDITA
,
CONTROLLATO
IL
CONTEGGIO
ESPOSTO
NELLA
RICHIESTA
DI
CUI
ALL
'
ART
.
56
,
E
RICEVUTO
IL
DANARO
O
IL
VAGLIA
CHE
VI
CORRISPONDE
,
EMETTONO
LA
BOLLETTA
DI
VENDITA
,
CHE
TIENE
ANCHE
LUOGO
DELLA
QUIETANZA
DI
PAGAMENTO
,
E
FORNISCONO
IL
GENERE
DIRETTAMENTE
AGLI
INTERESSATI
OPPURE
AI
LORO
INCARICATI
SUL
LUOGO
,
CONSEGNANDO
LORO
LA
BOLLETTA
SUDDETTA
.
AI
COMUNI
TITOLARI
DI
ARMADI
FARMACEUTICI
E
AI
FARMACISTI
TITOLARI
DI
ESERCIZI
SITI
IN
LOCALITÀ
DIVERSE
DA
QUELLA
OVE
HA
SEDE
L
'
UFFICIO
DI
VENDITA
,
I
MAGAZZINIERI
E
SPACCIATORI
DELLE
PRIVATIVE
,
SPEDISCONO
IL
CHININO
,
INSIEME
ALLA
BOLLETTA
DI
VENDITA
,
CON
PACCO
POSTALE
A
SPESE
DELL
'
AMMINISTRAZIONE
DELLE
PRIVATIVE
,
QUANDO
I
RICHIEDENTI
NON
ABBIANO
INCARICATO
ALCUNO
DI
FARNE
IL
RITIRO
.
ART
.
59
.
PER
OTTENERE
IL
CHINO
AI
PREZZI
A
FAVORE
GLI
ENTI
ED
INDIVIDUI
AMMESSI
ALLA
RELATIVA
CONCESSIONE
,
A
SENSI
DELL
'
ART
.
3
DELLA
LEGGE
19
MAGGIO
1904
,
N
.
209
,
E
DEGLI
ARTICOLI
47
E
48
DEL
PRESENTE
REGOLAMENTO
,
DIRIGONO
LE
LORO
RICHIESTE
AL
DEPOSITO
CENTRALE
O
SUCCURSALE
,
DI
CUI
ALL
'
ART
.
42
,
OVVERO
AGLI
ALTRI
UFFICI
PROVINCIALI
DELLE
PRIVATIVE
CHE
VERRANNO
ALL
'
UOPO
DESIGNATI
.
PER
LA
PRIMA
VOLTA
ESSI
DEBBONO
UNIRE
ALLA
RICHIESTA
IL
NULLA
OSTA
DEL
SINDACO
DEL
COMUNE
DI
CUI
ALL
'
ART
.
48
DEL
PRESENTE
REGOLAMENTO
.
INOLTRE
OGNI
RICHIESTA
DEVE
ESSERE
ACCOMPAGNATA
DA
VAGLIA
POSTALE
O
DEL
TESORO
INTESTATO
AL
TITOLARE
DEL
DETTO
DEPOSITO
E
VALEVOLE
PER
UNA
SOMMA
CORRISPONDENTE
ALL
'
IMPORTO
DEL
CHININO
RICHIESTO
.
LE
RICHIESTE
SONO
COMPILATE
:
DALLE
AMMINISTRAZIONI
PUBBLICHE
O
PRIVATE
SU
CARTA
D
'
UFFICIO
CHE
NE
PORTI
LA
INTESTAZIONE
O
IL
TIMBRO
;
E
DAGLI
ALTRI
ACQUIRENTI
SU
CARTA
SEMPLICE
,
AVENDO
CURA
DI
SCRIVERE
IN
MODO
CHIARAMENTE
LEGGIBILE
IL
PROPRIO
NOME
E
COGNOME
,
O
LA
DITTA
NEL
CUI
NOME
ESERCITANO
,
O
L
'
ENTE
RAPPRESENTATO
;
DEVONO
ESSERE
FIRMATE
DA
CHINE
SIA
LEGALMENTE
AUTORIZZATO
E
CONTENERE
LE
SEGUENTI
INDICAZIONI
:
a
)
LA
QUANTITÀ
E
L
'
IMPORTO
DEL
CHININO
,
DISTINTAMENTE
PER
CIASCUN
PREPARATO
;
b
)
I
DISTINTIVI
DEL
VAGLIA
POSTALE
O
DI
TESORERIA
CHE
VI
È
UNITO
E
PIÙ
PRECISAMENTE
L
'
UFFICIO
EMITTENTE
,
LA
DATA
,
IL
NUMERO
E
L
'
IMPORTO
,
IN
TUTTE
LE
LETTERE
E
CIFRE
;
c
)
IL
PRECISO
INDIRIZZO
A
CUI
DEVE
ESSERE
SPEDITO
IL
CHININO
RICHIESTO
,
OVE
L
'
INVIO
DEBBA
FARSI
CON
PACCO
POSTALE
,
OPPURE
IL
COGNOME
,
NOME
PATERNITÀ
E
QUALITÀ
DELLA
PERSONA
CHE
FOSSE
INCARICATA
DI
FARNE
L
'
IMMEDIATO
RITIRO
.
ART
.
60
.
I
DEPOSITI
INCARICATI
DELLA
DISTRIBUZIONE
PROVVEDONO
DIRETTAMENTE
ALLE
SOMMINISTRAZIONI
DI
CHININO
IN
CONFORMITÀ
ALLE
RICHIESTE
LORO
PERVENUTE
,
ACCOMPAGNATE
DA
CORRISPONDENTI
VAGLIA
POSTALI
O
DEL
TESORO
,
E
CONVERTONO
I
VAGLIA
STESSI
IN
QUIETANZA
DI
TESORERIA
CON
IMPUTAZIONE
AL
CAPITOLO
ISTITUITO
NEL
BILANCIO
DELL
'
ENTRATA
A
TENORE
DELL
'
ART
.
4
DELLA
LEGGE
22
DICEMBRE
1900
,
N
.
505
,
MODIFICATO
COLLA
LEGGE
19
MAGGIO
1904
,
N
.
209
,
INTEGRANDO
,
MEDIANTE
PARTITE
DI
GIORNO
,
IL
PRODOTTO
DI
VENDITA
AL
PUBBLICO
CON
GLI
AGGI
LIQUIDATI
AI
FARMACISTI
,
AI
COMUNI
TITOLARI
DI
ARMADI
FARMACEUTICI
E
RIVENDITORI
DEI
GENERI
DI
PRIVATIVA
.
LE
SPESE
DI
CONDIZIONATURA
E
DI
TRASPORTO
SONO
SOSTENUTE
DALL
'
AMMINISTRAZIONE
DELLE
PRIVATIVE
.
ART
.
61
.
CON
APPOSITE
ISTRUZIONI
SARÀ
PROVVEDUTO
ALLE
MODALITÀ
DEL
RENDICONTO
A
GENERI
E
A
DENARO
PER
IL
SERVIZIO
DEL
CHININO
PRESSO
I
DEPOSITI
E
GLI
ALTRI
UFFICI
DELLE
PRIVATIVE
INCARICATI
DELLA
VENDITA
.
ART
.
62
IN
ESECUZIONE
DELL
'
ART
.
2
DELLA
LEGGE
23
DICEMBRE
1900
,
N
.
505
,
MODIFICATO
CON
LA
LEGGE
19
MAGGIO
1904
,
N
.
209
,
IL
CONSIGLIO
SUPERIORE
DI
SANITÀ
DISPORRÀ
CHE
I
CAMPIONI
DI
SALI
DI
CHININO
DI
STATO
SIANO
ANALIZZATI
PRIMA
CHE
IL
PRODOTTO
SIA
MESSI
IN
VENDITA
,
E
CURERÀ
DI
FARE
ISPEZIONARE
I
LOCALI
OVE
ESSO
SI
PREPARA
.
ART
.
63
.
LA
VIGILANZA
PER
LA
VENDITA
DEI
SALI
DI
CHININO
È
DI
DOPPIA
NATURA
:
SANITARIA
E
AMMINISTRATIVA
.
LA
VIGILANZA
SANITARIA
SI
ESPLICA
DAI
MEDICI
PROVINCIALI
E
DAGLI
UFFICIALI
SANITARI
COMUNALI
NEI
MODI
E
PER
GLI
EFFETTI
DELL
'
ART
.
22
DELLA
LEGGE
SULLA
SANITÀ
PUBBLICA
22
DICEMBRE
1888
,
N
.
5849
.
LA
VIGILANZA
AMMINISTRATIVA
È
ESERCITATA
DAL
CORPO
DELLA
GUARDIA
DI
FINANZA
ALLO
SCOPO
DI
CONSTATARE
:
a
)
SE
ESISTE
LA
DOTAZIONE
PRESCRITTA
DALL
'
ART
.
53
DEL
PRESENTE
REGOLAMENTO
,
O
QUANTO
MENO
SE
NE
SIA
STATA
FATTA
LA
RICHIESTA
NEL
TERMINE
UTILE
STABILITO
NELLO
STESSO
ARTICOLO
;
b
)
L
'
ESATTO
ADEMPIMENTO
DELLE
PRESCRIZIONI
DI
CUI
NEGLI
ARTICOLI
49
,
50
,
51
,
53
,
54
,
64
E
65
.
ART
.
64
.
È
VIETATO
AI
FARMACISTI
E
AI
COMUNI
TITOLARI
DI
ARMADI
FARMACEUTICI
DI
CEDERE
IL
CHININO
,
DA
ESSI
ACQUISTATO
,
AI
RIVENDITORI
DI
GENERI
DI
PRIVATIVA
.
È
PURE
VIETATO
A
TUTTI
COLORO
CHE
HANNO
ACQUISTATO
IL
CHININO
A
PREZZO
DI
FAVORE
,
DI
RIVENDERLO
AL
PUBBLICO
OD
AGLI
ESERCENTI
DELLA
VENDITA
AL
PUBBLICO
.
ART
.
65
.
LA
BOLLETTA
DI
VENDITA
DEVE
CONSERVARSI
PER
LEGITTIMARE
IL
POSSESSO
DEL
CHININO
DELLO
STATO
.
ART
.
66
.
LA
MANCANZA
DEL
CHININO
,
IL
RITARDO
NELLE
RICHIESTE
,
O
QUALSIASI
ALTRA
CAUSA
CHE
POSSA
OSTACOLARE
LA
VENDITA
AL
PUBBLICO
,
COME
PURE
L
'
INFRAZIONE
AL
DIVIETO
DI
CUI
ALL
'
ART
.
64
,
PRODUCONO
PER
LA
SEMPLICE
CONSTATAZIONE
DI
FATTO
,
LA
DECADENZA
DAL
DIRITTO
DI
CONTINUARE
LO
SPACCIO
AL
PUBBLICO
PER
CONTO
DEL
MINISTERO
DELLE
FINANZE
.
LA
DECADENZA
È
PRONUNCIATA
DALL
'
INTENDENTE
DI
FINANZA
,
CHE
REVOCA
IL
DECRETO
DI
CUI
AGLI
ARTICOLI
43
E
44
DEL
PRESENTE
REGOLAMENTO
.
COLORO
CHE
ABBIANO
ACQUISTATO
IL
CHININO
A
PREZZO
DI
FAVORE
PER
FARNE
LA
GRATUITA
DISTRIBUZIONE
,
DECADONO
DALLA
CONCESSIONE
QUANDO
NON
ADEMPIANO
ALL
'
OBBLIGO
DI
TALE
DISTRIBUZIONE
DA
EFFETTUARSI
SECONDO
LE
NORME
DI
QUESTO
REGOLAMENTO
E
LE
PRESCRIZIONI
DEI
MEDICI
COMUNALI
:
COME
PURE
SE
CONTRAVVENGONO
ALLE
DISPOSIZIONI
DELL
'
ART
.
54
OD
A
QUELLE
DELL
'
ART
.
64
DEL
PRESENTE
REGOLAMENTO
.
NEL
CASO
DI
CONTRAVVENZIONE
ALL
'
ART
.
64
ESSI
DOVRANNO
INOLTRE
PAGARE
ALL
'
AZIENDA
DEL
CHININO
DI
STATO
LA
DIFFERENZA
FRA
IL
PREZZO
DI
FAVORE
E
IL
PREZZO
DI
VENDITA
AL
PUBBLICO
,
PER
TUTTA
LE
QUANTITÀ
DEL
CHININO
DA
ESSI
ACQUISTATA
.
ART
.
67
.
IL
MAGAZZINO
DI
DEPOSITO
CENTRALE
,
I
DEPOSITI
SUCCURSALI
,
GLI
UFFICI
DI
VENDITA
E
I
RIVENDITORI
,
SONO
SOTTOPOSTI
PER
LO
SMERCIO
DEL
CHININO
A
TUTTE
LE
DISCIPLINE
DELLA
VENDITA
DEI
GENERI
DI
PRIVATIVA
.
ART
.
68
.
ALLO
SCOPO
DI
STABILIRE
QUALI
RIVENDITE
DEBBANO
ESSERE
AUTORIZZATE
ALLO
SPACCIO
DEL
CHININO
,
NELLE
CONDIZIONI
DI
UBICAZIONE
VOLUTE
DALL
'
ART
.
1
,
SECONDO
ALINEA
DELLA
LEGGE
23
DICEMBRE
1900
,
N
.
505
,
MODIFICATA
COLLA
LEGGE
19
MAGGIO
1904
,
N
.
209
,
IN
QUELLE
SOLE
LOCALITÀ
IN
CUI
ALLA
PUBBLICAZIONE
DEL
PRESENTE
REGOLAMENTO
NON
SIA
STATA
ATTIVATA
LA
MINUTA
VENDITA
AL
PUBBLICO
,
SARÀ
ACCORDATO
IL
TERMINE
PERENTORIO
DI
DUE
MESI
AI
FARMACISTI
E
COMUNI
TITOLARI
DI
ARMADI
FARMACEUTICI
PER
LA
PRESENTAZIONE
DELLA
DICHIARAZIONE
DI
CUI
NELL
'
ART
.
43
DEL
PRESENTE
REGOLAMENTO
.
SCADUTO
QUESTO
TERMINE
GLI
INTENDENTI
DI
FINANZA
CON
APPOSITO
DECRETO
DETERMINERANNO
LE
RIVENDITE
OBBLIGATE
A
SMERCIARE
IL
CHININO
PUBBLICO
.
VISTO
,
D
'
ORDINE
DI
S
.
M
.
IL
MINISTRO
DELL
'
INTERNO
GIOLITTI
.
MINISTRO
DELLE
FINANZE
MASSIMINI
.
Narrativa ,
I
.
"
C
'
è
l
'
avvocato
"
,
annunziò
mamma
Grazia
affacciandosi
all
'
uscio
.
E
siccome
il
marchese
non
si
voltò
né
rispose
,
la
vecchia
nutrice
,
fatti
pochi
passi
nella
stanza
,
esclamò
:
"
Marchese
,
figlio
mio
,
sei
contento
?
Avremo
finalmente
la
pioggia
!
"
.
Infatti
lampeggiava
e
tuonava
da
far
credere
che
tra
poco
sarebbe
piovuto
a
dirotto
,
e
già
rari
goccioloni
schizzavano
dentro
dall
'
aperta
vetrata
del
terrazzino
.
Il
marchese
di
Roccaverdina
,
con
le
mani
dietro
la
schiena
,
sembrava
assorto
nel
contemplare
lo
spettacolo
dei
fitti
lampi
che
si
accendevano
nell
'
oscurità
della
serata
,
seguiti
dal
quasi
non
interrotto
roboare
dei
tuoni
.
"
C
'
è
l
'
avvocato
"
,
replicò
la
vecchia
accostandosi
.
Egli
si
riscosse
,
guardò
la
nutrice
e
parve
percepisse
soltanto
dopo
alcuni
istanti
il
suono
della
voce
di
lei
e
il
senso
delle
parole
.
"
Fallo
entrare
"
,
rispose
.
Poi
,
all
'
atto
della
vecchia
che
accennava
di
voler
chiudere
la
vetrata
,
soggiunse
:
"
Chiudo
io
"
.
Si
udì
subito
lo
sbattere
di
pochi
goccioloni
su
i
vetri
che
tremavano
scossi
dall
'
aria
agitata
dalla
ondulazione
dei
tuoni
.
La
tavola
era
sparecchiata
.
Un
lume
di
ottone
,
a
quattro
becchi
,
illuminava
scarsamente
la
stanza
.
Il
marchese
non
poteva
soffrire
il
petrolio
,
e
continuava
a
servirsi
degli
antichi
lumi
a
olio
per
l
'
uso
d
'
ogni
sera
.
Soltanto
nel
salotto
,
e
perché
gli
erano
stati
regalati
dalla
baronessa
di
Lagomorto
,
sua
zia
paterna
,
si
vedevano
due
bei
lumi
di
porcellana
,
a
petrolio
;
ma
non
venivano
accesi
quasi
mai
.
Egli
preferiva
le
grosse
candele
di
cera
dei
candelabri
di
argento
a
otto
bracci
,
che
ornavano
colà
le
consolli
dorate
,
nelle
rarissime
circostanze
in
cui
doveva
ricevere
qualche
persona
di
conto
.
Con
l
'
avvocato
Guzzardi
non
occorreva
.
Era
di
casa
,
veniva
a
tutte
le
ore
;
entrava
fino
in
camera
,
se
il
marchese
si
trovava
ancora
a
letto
.
All
'
infoschirsi
del
viso
,
si
sarebbe
detto
che
quella
visita
,
a
quell
'
ora
,
con
quel
tempaccio
,
non
riuscisse
molto
gradita
al
marchese
.
Rimasto
in
piedi
,
accigliato
,
mordendosi
le
labbra
,
affondando
le
dita
tra
i
folti
capelli
neri
,
egli
si
era
voltato
verso
l
'
uscio
,
attendendo
.
L
'
avvocato
gl
'
incuteva
una
specie
di
paura
da
che
si
era
dato
agli
esperimenti
spiritici
.
Un
giorno
o
l
'
altro
,
quei
diabolici
esperimenti
,
povero
avvocato
,
lo
avrebbero
fatto
ammattire
!
Fortunatamente
,
fin
allora
,
la
sua
intelligenza
si
era
conservata
benissimo
,
per
ciò
il
marchese
continuava
ad
affidargli
tutte
le
sue
liti
e
tutti
i
suoi
affari
.
A
Ràbbato
,
dove
trovarlo
un
altro
avvocato
più
esperto
e
più
onesto
di
don
Aquilante
Guzzardi
?
Bisognava
prenderlo
così
com
'
era
,
con
quelle
sue
stravaganze
,
che
infine
provenivano
da
troppa
dottrina
.
Latinista
,
grecista
,
filosofo
,
teologo
,
giureconsulto
,
egli
era
tenuto
meritatamente
in
grandissima
stima
anche
nei
paesi
vicini
.
"
Peccato
che
sia
ammattito
per
gli
Spiriti
!
"
,
dicevano
tutti
.
Il
marchese
non
era
giunto
ancora
ad
esclamare
così
;
ma
quelle
magherie
,
come
le
chiamava
,
lo
impensierivano
per
l
'
avvenire
.
E
quantunque
egli
fosse
incerto
se
si
trattasse
di
operazioni
diaboliche
o
di
fantasticaggini
e
allucinazioni
,
non
poteva
difendersi
dal
senso
di
paura
che
in
quel
momento
lo
turbava
più
forte
,
forse
perché
il
vento
,
i
lampi
e
i
tuoni
imperversanti
fuori
influivano
su
i
suoi
nervi
e
accrescevano
l
'
effetto
della
solita
e
invincibile
impressione
.
Quando
l
'
alta
e
magra
figura
dell
'
avvocato
comparve
su
la
soglia
dell
'
uscio
,
quasi
ritagliata
sul
fondo
dell
'
altra
stanza
rischiarata
dal
lume
portato
a
mano
da
mamma
Grazia
,
il
marchese
si
sentì
correre
un
lieve
brivido
ghiaccio
da
capo
a
piedi
.
Visto
a
quel
modo
,
gli
parve
più
alto
,
più
magro
,
più
strano
,
con
la
scialba
faccia
interamente
rasa
,
col
lungo
collo
fasciato
dal
nero
fazzoletto
di
seta
,
le
cui
punte
formavano
un
piccolo
nodo
davanti
,
con
le
falde
dell
'
abito
nero
che
gli
scendevano
oltre
il
ginocchio
,
coi
calzoni
neri
quasi
aderenti
alle
secche
e
interminabili
gambe
,
con
quelle
stecchite
braccia
che
si
agitavano
in
ossequioso
saluto
:
"
Buona
sera
,
marchese
!
"
.
Anche
la
voce
,
che
sembrava
uscisse
dalle
profonde
cavità
dello
stomaco
,
parve
più
cupa
dell
'
ordinario
al
marchese
,
che
rispose
con
un
cenno
del
capo
e
un
gesto
della
mano
invitante
a
sedere
.
"
Pareva
dovessimo
avere
chi
sa
che
tempesta
,
eh
?
E
invece
!...",
esclamò
don
Aquilante
.
"
Per
questo
non
ho
voluto
rimettere
a
domani
la
buona
notizia
che
posso
recarvi
.
"
E
appena
il
marchese
si
era
seduto
dal
lato
opposto
della
tavola
,
don
Aquilante
riprendeva
:
"
Finalmente
ci
siamo
!
"
.
Il
marchese
spalancò
gli
occhi
,
interrogando
.
"
Neli
Casaccio
sarà
arrestato
questa
notte
.
"
"Ma!...",
fece
quegli
.
La
voce
gli
moriva
improvvisamente
nella
gola
.
"
La
deposizione
della
moglie
di
Neli
ha
finito
di
convincere
il
giudice
istruttore
.
Il
mandato
di
arresto
è
stato
firmato
quattr
'
ore
fa
e
consegnato
al
brigadiere
dei
carabinieri
.
Vedete
,
marchese
,
se
io
m
'
ingannavo
nelle
mie
induzioni
!
"
"
Che
cosa
ha
detto
quella
donna
?
"
"
Ha
confermato
le
testimonianze
di
Rosa
Stanga
,
di
Paolo
Giorgi
,
di
Michele
Stizza
.
Neli
aveva
esclamato
più
volte
:
"
Se
Rocco
Criscione
non
smette
gli
faccio
fare
una
fiammata
!
"
.
E
quando
si
convinse
che
non
smetteva
d
'
insidiargli
la
moglie
...
Tutto
si
spiega
,
tutto
è
chiaro
ora
;
e
possiamo
ricostruirci
la
scena
.
Egli
lo
ha
atteso
su
la
strada
di
Margitello
,
nascosto
dietro
la
siepe
di
fichi
d
'
India
,
dove
la
strada
fa
gomito
.
Era
passato
da
Margitello
la
mattina
,
fingendo
di
cacciare
da
quelle
parti
.
"
Salute
,
compare
Neli
.
"
"
Salute
,
compare
Rocco
.
"
C
'
è
la
testimonianza
del
bovaro
.
"
Se
stasera
tornate
a
casa
,
potrò
ripassare
da
qui
;
faremo
la
strada
assieme
.
"
"
Non
vi
scomodate
,
compare
;
tornerò
molto
tardi
.
"
Abbiamo
pure
la
testimonianza
del
garzone
di
Santi
Dimaura
,
che
udì
queste
parole
e
intervenne
nel
discorso
,
dicendo
:
"
La
vostra
mula
sa
la
strada
meglio
di
voi
,
e
non
ha
paura
dei
fanghi
di
Margitello
"
.
"
Con
la
mia
mula
andrei
anche
all
'
inferno
!
"
,
rispose
Rocco
.
"
E
dicono
che
la
strada
sia
peggio
.
"
"
In
paradiso
dobbiamo
andare
,
con
la
grazia
di
Dio
!
"
Risposto
così
,
Neli
Casaccio
si
allontanò
,
chiamandosi
dietro
il
cane
.
Egli
stesso
ha
deposto
che
il
garzone
di
Santi
Dimaura
ha
detto
la
verità
.
Il
garzone
non
ha
saputo
riferire
se
l
'
intonazione
di
quelle
parole
sia
stata
semplice
,
naturale
o
con
qualche
accento
d
'
ironia
:
ma
l
'
ironia
ha
dovuto
esservi
.
Rocco
,
scherzando
,
parlava
della
strada
dell
'
inferno
,
e
Neli
parlava
...
del
paradiso
,
per
non
dire
apertamente
:
"
Ti
manderò
all
'
inferno
io
,
questa
notte
!"."
"
Nessuno
però
ha
visto
Neli
Casaccio
.
"
"
Capisco
;
voi
,
marchese
,
vorreste
la
certezza
assoluta
.
In
questo
caso
non
ci
sarebbe
stato
bisogno
del
giudice
istruttore
,
né
di
tanti
testimoni
per
raccogliere
un
indizio
qua
,
un
altro
là
,
e
aggrupparli
,
confrontarli
,
svilupparli
.
Neli
Casaccio
è
furbo
.
Cacciatore
di
mestiere
;
figuriamoci
!
Ma
è
spaccone
,
ha
lingua
lunga
.
"
Gli
faccio
fare
una
fiammata
!
"
Quando
alla
minaccia
segue
il
fatto
,
che
cosa
si
può
chiedere
di
più
?
"
Parlando
,
don
Aquilante
aggrottava
le
sopracciglia
,
storceva
le
labbra
,
sgranava
gli
occhi
,
agitava
le
braccia
,
tenendo
combaciati
l
'
indice
e
il
pollice
delle
due
mani
e
allargando
le
altre
dita
con
gesto
dimostrativo
,
da
uomo
che
vuole
aggiungere
evidenza
alle
sue
ragioni
.
E
incupita
la
voce
nel
pronunziare
queste
ultime
parole
,
si
era
arrestato
,
fissando
in
viso
il
marchese
che
lo
guardava
con
occhi
smarriti
,
pallidissimo
,
umettandosi
con
la
lingua
le
labbra
inaridite
.
"
È
venuta
da
me
,
l
'
altra
mattina
,
la
povera
vedova
di
Rocco
"
,
riprese
don
Aquilante
,
vedendo
che
il
marchese
stava
zitto
.
"
Sembrava
la
Madonna
Addolorata
:
"
Non
avrò
pace
fino
a
che
gli
assassini
di
mio
marito
non
saranno
in
galera
!"."
"
Perché
dice
:
assassini
?
"
,
domandò
il
marchese
.
"
Perché
lei
crede
che
siano
stati
più
di
uno
.
"
"
Il
colpo
di
fucile
è
stato
più
di
uno
?
"
"
Che
ne
sappiamo
?
Uno
quello
che
ha
ucciso
.
E
nessuno
ha
udito
,
nella
notte
,
neppure
quel
colpo
.
"
Don
Aquilante
socchiuse
gli
occhi
,
scosse
la
testa
e
fece
una
lunga
pausa
.
Di
tratto
in
tratto
,
quasi
spruzzati
per
forza
,
pochi
goccioloni
sbattevano
sui
vetri
simili
a
chicchi
di
grandine
;
ma
i
tuoni
rimbombavano
con
lunghi
echeggiamenti
,
tra
le
grida
di
gioia
della
povera
gente
smaniante
per
la
pioggia
nelle
scoscese
viuzze
attorno
alla
vasta
casa
dei
Roccaverdina
,
isolata
da
ogni
lato
e
quasi
arrampicata
a
quell
'
angolo
della
collina
di
Ràbbato
che
aveva
in
cima
le
torri
dell
'
antico
castello
rovesciate
dal
terremoto
del
1693
.
Dalla
parte
del
viale
che
conduceva
lassù
,
la
casa
dei
Roccaverdina
aveva
l
'
entrata
a
pianterreno
,
mentre
dal
lato
opposto
la
facciata
di
pietra
intagliata
si
elevava
con
tre
alteri
piani
su
le
povere
casette
di
gesso
dalle
quali
era
circondata
.
Gli
altri
lati
,
a
mezzogiorno
e
a
tramontana
,
seguivano
la
ripida
elevazione
del
terreno
,
e
davano
a
chi
guardava
l
'
impressione
che
l
'
edificio
si
fosse
sprofondato
per
un
avvallamento
della
collina
.
Il
terrazzino
della
sala
da
pranzo
rispondeva
a
ponente
,
e
il
vento
impetuoso
lo
investiva
di
faccia
.
Durante
la
lunga
pausa
,
il
marchese
aveva
osservato
con
crescente
inquietudine
l
'
atteggiamento
dell
'
avvocato
che
,
tenendo
socchiusi
gli
occhi
e
scotendo
la
testa
,
sembrava
ragionasse
da
sé
,
sotto
voce
,
poiché
di
tratto
in
tratto
agitava
le
labbra
quantunque
non
ne
facesse
uscire
nessun
suono
.
"
Per
conto
mio
"
,
disse
don
Aquilante
,
destandosi
improvvisamente
dalla
concentrazione
che
lo
aveva
fatto
ammutire
,
"
io
sto
tentando
un
'
inchiesta
più
concludente
dell
'
istruttoria
del
processo
;
ma
forse
è
ancora
troppo
presto
.
"
"
Non
parliamo
di
queste
sciocchezze
...
scusate
,
avvocato
,
se
dico
così
"
,
lo
interruppe
il
marchese
.
"
E
avete
torto
!
"
Don
Aquilante
,
col
viso
rischiarato
da
un
orgoglioso
sorriso
di
compatimento
,
appoggiava
i
gomiti
su
la
tavola
,
incrociava
le
dita
delle
mani
e
ne
faceva
sostegno
al
mento
,
intanto
che
con
voce
cupa
e
lenta
riprendeva
:
"
L
'
ho
veduto
ieri
,
per
la
prima
volta
.
Non
ha
ancora
coscienza
di
essere
morto
.
Accade
così
per
tutti
gli
uomini
materiali
.
Erra
per
le
vie
del
paese
,
si
accosta
alle
persone
,
interroga
,
s
'
indispettisce
di
non
ricevere
risposta
da
nessuno
...
"
.
"
Sì
...
va
bene
;
ma
io
non
amo
ragionare
di
queste
cose
"
,
tornò
a
interromperlo
il
marchese
,
che
però
non
riusciva
a
nascondere
il
suo
turbamento
.
"
Lasciamo
in
pace
i
morti
.
"
"
Invece
i
morti
soffrono
di
vedersi
dimenticati
.
Io
lo
attirerò
verso
di
me
,
lo
interrogherò
per
sapere
proprio
da
lui
...
"
"
E
quando
sarete
arrivato
a
sapere
?
...
Che
valore
avrà
la
vostra
testimonianza
?
"
"
Non
voglio
testimoniare
,
ma
sapere
,
unicamente
sapere
.
Ecco
:
io
avevo
già
appreso
,
per
altre
vie
,
che
l
'
assassino
è
stato
uno
solo
,
appiattato
dietro
la
siepe
di
fichi
d
'
India
.
"
Il
nome
!
"
,
ho
chiesto
.
Non
me
lo
hanno
potuto
rivelare
,
per
leggi
inviolabili
del
mondo
di
là
di
cui
noi
ignoriamo
la
ragione
.
"
"
Ah
!
"
,
fece
il
marchese
.
"
Ma
se
quel
che
voi
volete
darmi
a
intendere
fosse
vero
,
non
rimarrebbe
più
nessun
delitto
impunito
e
il
governo
potrebbe
abolire
la
polizia
.
"
"
È
un
altra
quistione
!
"
,
rispose
don
Aquilante
.
"
Lasciamo
andare
;
non
mi
convincerete
mai
,
mai
,
mai
!
E
poi
,
la
Chiesa
proibisce
queste
operazioni
diaboliche
.
È
provato
che
si
tratta
di
inganni
del
diavolo
.
Vi
siete
lasciato
invischiare
,
così
dotto
come
siete
.
Ma
già
voi
altri
dotti
incappate
negli
errori
più
di
noi
ignoranti
...
"
"
Non
direte
così
tra
qualche
mese
!
"
"
Oh
,
vi
prego
di
lasciarlo
in
pace
...
cioè
,
di
lasciarmi
in
pace
!
"
,
si
corresse
il
marchese
.
"
Penso
all
'
arresto
di
Neli
Casaccio
.
Se
il
giudice
istruttore
si
è
deciso
a
ordinarlo
...
"
"
La
giustizia
umana
fa
quel
che
può
.
O
prove
evidenti
,
o
indizi
che
conducano
a
una
prova
morale
;
non
ha
altri
mezzi
.
"
"
E
così
,
spesso
,
condanna
qualche
innocente
!
"
"
Non
lo
fa
a
posta
;
errare
humanum
est
!
Ma
nel
caso
nostro
è
difficile
che
sbagli
.
Rocco
era
un
brav
'
uomo
;
non
aveva
nemici
.
Chiassone
,
sì
;
donnaiolo
,
anche
!
Da
che
aveva
preso
moglie
però
...
Gli
piaceva
di
scherzare
ciò
non
ostante
.
La
stessa
moglie
di
Casaccio
ha
detto
al
giudice
istruttore
:
"
Tempo
fa
,
è
vero
,
mi
si
era
messo
attorno
,
non
mi
dava
requie
.
Mandava
imbasciate
,
quando
non
aveva
occasione
di
parlarmi
lui
stesso
.
Ed
io
:
'
Siete
pazzo
,
santo
cristiano
!
Non
faccio
un
torto
a
mio
marito
.
Povera
,
ma
onesta
!
'
.
Poi
si
era
chetato
.
E
mio
marito
lo
sapeva
,
e
non
lo
minacciava
più
...
Erano
tornati
amici
"."
"
Ha
detto
:
si
era
chetato
?
"
"
Sarà
stato
vero
?
La
donna
ha
interesse
di
scusare
sé
e
il
marito
.
"
"
Si
era
chetato
!
"
,
mormorò
il
marchese
.
E
strizzò
gli
occhi
,
levandosi
da
sedere
.
Respirava
fortemente
,
quasi
sentisse
mancar
l
'
aria
nella
stanza
.
Aperti
prima
gli
scuri
dell
'
imposta
,
spalancò
poi
la
vetrata
e
si
affacciò
al
terrazzino
.
Don
Aquilante
lo
raggiunse
.
Dietro
le
nuvole
diradate
e
sospinte
dal
vento
,
sembrava
che
la
luna
corresse
rapidamente
pel
cielo
.
Al
velato
chiarore
lunare
i
campanili
,
le
cupole
delle
chiese
di
Ràbbato
si
scorgevano
nettamente
tra
la
bruna
massa
delle
case
affollate
nell
'
insenatura
della
collina
.
Tutt
'
a
un
tratto
,
il
vasto
silenzio
fu
rotto
da
una
roca
voce
che
gridava
quasi
imprecando
:
"
Cento
mila
diavoli
al
palazzo
dei
Roccaverdina
!
Oh
!
oh
!
-
Cento
mila
diavoli
alla
casa
dei
Pignataro
!
Oh
!
oh
!
-
Cento
mila
diavoli
alla
casa
dei
Crisanti
!
Oh
!
oh
!
"
"
È
la
zia
Mariangela
,
la
pazza
!
"
,
disse
il
marchese
.
"
Ogni
notte
così
.
"
E
il
grido
riprendeva
,
roco
,
con
una
specie
di
cantilena
feroce
.
"
Suo
marito
la
tiene
incatenata
come
una
bestia
"
,
rispose
don
Aquilante
.
"
Dovrebbe
immischiarsene
l
'
autorità
;
farla
rinchiudere
in
un
manicomio
.
"
La
pazza
tacque
.
Il
vento
aveva
già
spazzato
le
nuvole
.
Il
temporale
si
era
già
allontanato
,
con
gli
stessi
lampi
che
incendiavano
un
largo
spazio
di
cielo
,
verso
Aidone
,
dietro
le
colline
di
Barzino
.
"
Sempre
così
!
Sarà
un
gran
guaio
anche
quest
'
anno
!
"
,
disse
don
Aquilante
.
"
Buona
notte
,
marchese
.
"
Il
marchese
stava
per
rispondere
,
quando
un
altro
grido
,
acuto
,
straziante
,
gli
arrestò
le
parole
in
gola
:
"
Figlio
!
...
Figlio
mio
!
"
.
"
È
la
moglie
di
Neli
Casaccio
!
"
,
esclamò
l
'
avvocato
,
voltandosi
verso
il
punto
da
cui
il
grido
veniva
.
"
I
carabinieri
sono
andati
ad
arrestarlo
.
Guardate
,
là
,
nella
Piazzetta
delle
Orfanelle
...
"
Al
chiarore
della
luna
,
essi
poterono
scorgere
il
gruppo
dei
carabinieri
che
conducevano
via
l
'
arrestato
.
E
l
'
affettuoso
grido
della
moglie
di
Neli
Casaccio
vibrò
di
nuovo
,
dolorosamente
,
nell
'
oscurità
,
tra
il
sibilare
del
vento
che
riprendeva
violentissimo
.
"
Figlio
!
...
Figlio
mio
!
"
II
.
Due
giorni
dopo
,
il
marchese
di
Roccaverdina
vedeva
ricomparire
l
'
avvocato
che
questa
volta
non
veniva
solo
.
L
'
anticamera
era
piena
di
contadini
e
di
operai
,
tutti
in
piedi
attorno
al
tavolino
dove
il
marchese
,
seduto
,
esaminava
liste
di
conti
scarabocchiate
con
grossa
scrittura
.
"
Scusate
,
marchese
"
,
disse
l
'
avvocato
inoltrandosi
tra
le
persone
che
si
scostavano
per
lasciarlo
passare
.
"
Dobbiamo
parlare
di
cosa
urgente
.
C
'
è
qui
compare
Santi
Dimaura
...
"
"
Voscenza
mi
benedica
!
"
,
soggiunse
questi
,
sporgendo
la
testa
dietro
le
spalle
di
don
Aquilante
.
"
Andate
di
là
;
mi
spiccio
subito
.
"
Don
Aquilante
abbozzò
un
gesto
per
significare
:
"
Fate
pure
con
comodo
!
"
,
e
accennò
al
vecchio
contadino
di
seguirlo
.
Dalla
stanza
dov
'
erano
entrati
essi
udirono
,
poco
dopo
,
la
robusta
voce
del
marchese
che
pareva
litigasse
con
parecchi
.
Timide
risposte
interrompevano
,
a
intervalli
,
le
sfuriate
,
i
rabbuffi
,
le
parolacce
,
le
bestemmie
che
gli
sgorgavano
dalla
bocca
simili
a
un
torrente
.
E
durò
una
buona
mezz
'
ora
.
Don
Aquilante
,
con
una
gamba
accavalciata
all
'
altra
,
una
mano
davanti
agli
occhi
e
il
mento
chinato
sul
petto
,
assorto
in
profonda
meditazione
,
non
aveva
risposto
a
due
o
tre
domande
del
vecchio
che
,
seduto
in
un
canto
,
vicino
a
l
'
uscio
,
girava
tra
le
mani
il
berretto
di
panno
nero
,
di
Padova
,
e
sembrava
atterrito
dagli
urli
del
marchese
che
non
finivano
più
.
Finalmente
si
udì
sbatacchiare
la
porta
di
entrata
e
,
quasi
subito
,
acceso
in
viso
pel
sangue
che
gli
saliva
alla
testa
ogni
volta
che
montava
in
collera
,
il
marchese
irruppe
nella
stanza
,
facendo
balzare
in
piedi
l
'
avvocato
che
in
quel
momento
chi
sa
dov
'
era
con
la
fantasia
.
"
Qualche
giorno
mi
scoppierà
una
vena
del
petto
!
Vogliono
far
le
cose
a
modo
loro
!
E
se
uno
non
sta
loro
addosso
come
un
aguzzino
,
gli
rubano
fin
l
'
aria
che
respira
!
Posso
essere
dappertutto
?
Non
sono
Domineddio
!
"
Era
l
'
ultima
vampata
.
"
Che
c
'
è
di
nuovo
?
"
,
poi
domandò
rabbonito
d
'
un
tratto
,
aggiustandosi
in
capo
il
berretto
di
martora
.
"
Dice
compare
Santi
...
"
,
cominciò
l
'
avvocato
.
"
Per
fare
un
piacere
a
voscenza
"
,
soggiunse
il
vecchio
contadino
.
"
Un
piacere
a
me
?
A
voi
stesso
più
tosto
.
Si
tratta
,
suppongo
,
di
quella
lingua
di
terreno
,
è
vero
?
"
"
Eccellenza
,
sì
.
"
"
Compare
Santi
era
mal
consigliato
"
,
disse
don
Aquilante
.
"
Sono
vecchio
,
eccellenza
.
Ho
consumato
la
mia
vita
su
quelle
zolle
.
Che
vuole
?
Ho
piantato
io
quegli
alberi
;
e
mi
paiono
figli
miei
.
E
quella
casetta
l
'
ho
fabbricata
io
,
con
queste
povere
mani
.
Voscenza
vuol
bene
a
Margitello
?
Vuol
bene
alla
casina
,
colà
?
È
la
stessa
cosa
per
me
.
Chi
poco
ha
,
caro
tiene
.
Le
male
persone
però
vogliono
farmi
passare
una
cattiva
vecchiaia
.
Come
hanno
potuto
dire
che
ce
l
'
avevo
a
morte
con
la
buon
'
anima
di
compare
Rocco
?
E
voscenza
lo
ha
pure
creduto
!
E
il
giudice
istruttore
mi
ha
tenuto
due
ore
tra
le
tanaglie
,
per
strapparmi
di
bocca
:
"
L
'
ho
ammazzato
io
!
"
.
Perché
dovevo
ammazzarlo
?
Perché
compare
Rocco
faceva
gl
'
interessi
del
suo
padrone
?
Perché
più
volte
mi
aveva
accusato
di
alterare
il
limite
?
Il
pretore
però
non
ha
potuto
mai
condannarmi
...
Basta
!
Ho
detto
:
finiamola
!
Il
signor
marchese
vuole
così
?
Sia
fatta
la
sua
volontà
!
"
La
voce
del
vecchio
tremava
;
le
parole
gli
uscivano
lentamente
di
bocca
,
quasi
bagnate
di
lagrime
.
"
Ve
l
'
ho
già
spiegato
"
,
disse
don
Aquilante
.
"
Nell
'
operato
del
giudice
istruttore
il
signor
marchese
non
c
'
entra
.
La
giustizia
fa
il
suo
dovere
;
non
ha
riguardi
per
nessuno
.
"
"
Ora
hanno
arrestato
Neli
Casaccio
,
poveretto
!
"
"
Che
ve
n
'
importa
?
Badate
ai
fatti
vostri
.
"
"
Sceglieremo
due
periti
"
,
fece
il
marchese
.
"
Stavo
per
dire
di
no
,
sentendovi
piagnucolare
.
Non
ve
la
rubo
quella
lingua
di
terreno
;
ve
la
pago
...
Vi
piacerebbe
,
se
qualcuno
venisse
in
casa
vostra
a
occupare
una
stanza
?
Così
voi
,
a
Margitello
;
siete
in
mezzo
alla
mia
tenuta
,
come
quell
'estraneo."
"
Ma
io
mi
trovavo
là
fin
da
quando
i
fondi
attorno
erano
di
altri
proprietari
.
Se
essi
li
hanno
venduti
a
voscenza
,
che
colpa
ne
ho
io
?
...
Quando
dovrò
dare
il
consenso
al
notaio
mi
sentirò
strappare
un
brano
di
cuore
!
...
Pur
troppo
,
in
questo
mondo
,
la
brocca
di
terra
cotta
che
vuol
cozzare
col
sasso
ha
sempre
la
peggio
!
"
"
Ora
non
sapete
quel
che
vi
dite
!
"
,
lo
ammonì
don
Aquilante
.
"
Lo
so
anzi
,
signor
avvocato
!
E
il
pianto
che
faccio
io
Gesù
Cristo
deve
farlo
scontare
con
lagrime
di
sangue
a
colui
che
ha
ammazzato
compare
Rocco
Criscione
!
Senza
di
questo
,
io
non
sarei
costretto
,
per
vivere
in
pace
gli
ultimi
quattro
giorni
di
vita
,
a
vendere
il
fondo
che
mi
ha
lasciato
mio
padre
,
e
che
fu
di
mio
nonno
e
che
doveva
essere
dei
figli
di
mio
figlio
,
orfani
da
due
anni
!
Rimarranno
poveri
e
nudi
in
mezzo
alla
strada
,
perché
la
terra
non
la
porta
via
nessuno
,
e
i
danari
si
squagliano
tra
le
mani
come
la
neve
.
"
"
Potrete
comprare
un
altro
pezzo
di
terreno
.
"
"
Ah
,
signor
avvocato
!
Non
sarà
mai
quello
che
ho
innaffiato
tanti
anni
col
sudore
della
mia
fronte
.
Lagrime
di
sangue
deve
piangere
colui
che
ha
tolto
la
vita
a
compare
Rocco
Criscione
!
È
vero
,
eccellenza
?
Per
voscenza
è
stato
come
se
le
avessero
troncato
la
mano
destra
.
Compare
Rocco
era
un
altro
padrone
!
"
Rabbuiatosi
in
volto
,
il
marchese
andava
su
e
giù
per
la
stanza
,
stringendosi
le
mani
.
"
Vedete
?
"
,
disse
don
Aquilante
.
"
Il
marchese
non
vuole
neppure
aver
l
'
aria
di
farvi
una
soperchieria
.
Chi
vi
ha
detto
niente
?
Siete
venuto
da
me
per
vostra
spontanea
volontà
.
E
intanto
uscite
fuori
con
certi
discorsi
!
"
"
Non
vi
faccia
specie
,
signore
mio
!
Il
cuore
vuole
il
suo
sfogo
.
"
E
il
vecchio
contadino
si
asciugava
gli
occhi
col
dorso
d
'
una
mano
mezza
anchilosata
dal
rude
lavoro
dei
campi
.
Intravedendo
,
con
la
coda
dell
'
occhio
,
qualche
cosa
di
nero
fermatosi
silenziosamente
in
mezzo
all
'
uscio
,
il
marchese
rizzò
la
testa
.
"
Che
vuoi
?
Che
vieni
a
fare
qui
?
"
,
gridò
con
voce
turbata
.
L
'
avvocato
e
compare
Santi
si
voltarono
.
E
,
riconosciuta
la
vedova
di
Rocco
Criscione
,
si
tirarono
da
parte
.
Vestita
a
lutto
,
avviluppata
nell
'
ampia
mantellina
di
panno
nero
che
le
copriva
la
fronte
,
lasciando
scorgere
,
tra
le
falde
tenute
strette
con
le
due
mani
sul
mento
,
appena
gli
occhi
il
naso
e
la
bocca
,
la
donna
non
fece
un
passo
né
un
movimento
.
Rispose
quasi
sottovoce
:
"
Sono
venuta
per
qualche
notizia
,
se
mai
...
"
.
Quell
'
atteggiamento
e
il
tono
della
voce
dovettero
irritare
maggiormente
il
marchese
.
"
Sono
forse
il
giudice
istruttore
io
?
"
,
esclamò
con
stizza
.
"
Ne
so
quanto
te
,
quanto
gli
altri
!
"
E
,
a
un
tratto
,
accortosi
che
le
dava
del
tu
,
si
morse
le
labbra
,
tentò
di
frenarsi
:
"
Si
farà
la
causa
alle
Assise
,
in
Caltagirone
...
Sarete
chiamata
.
Ci
saranno
tre
avvocati
da
parte
vostra
.
E
questo
qui
"
,
soggiunse
il
marchese
indicando
don
Aquilante
,
"
vale
per
dieci
!
Alle
spese
penso
io
.
Non
c
'
è
bisogno
che
veniate
a
stimolarmi
,
a
sollecitarmi
...
Che
posso
fare
più
di
quel
che
ho
fatto
e
faccio
?
Era
vostro
marito
;
ma
era
anche
il
mio
fattore
,
la
mia
mano
destra
,
come
diceva
or
ora
compare
Santi
;
ed
io
l
'
ho
pianto
e
lo
piango
più
di
voi
...
Che
bisogno
c
'
è
di
venire
qui
?
...
Ve
l
'
ho
detto
e
ridetto
:
è
inutile
venire
da
me
!
"
.
Parlando
,
il
marchese
si
era
nuovamente
irritato
,
alzava
la
voce
,
gesticolava
agitatissimo
.
Anche
una
persona
che
non
avesse
saputo
quel
che
era
corso
tra
quella
donna
e
lui
,
avrebbe
facilmente
capito
che
la
irritazione
sorpassava
il
motivo
apparente
,
e
che
le
parole
e
l
'
accento
con
cui
venivano
pronunziate
significavano
qualche
cosa
di
più
di
quel
che
veramente
dicevano
.
A
Ràbbato
nessuno
ignorava
che
Agrippina
Solmo
era
stata
fino
a
tre
anni
addietro
la
femina
del
marchese
,
come
colà
si
esprimono
con
vocabolo
poco
indulgente
.
Nessuno
ignorava
che
egli
aveva
posseduto
quella
contadina
sin
da
quando
ella
aveva
sedici
anni
;
che
l
'
aveva
mantenuta
meglio
di
una
signora
,
e
che
per
qualche
tempo
anche
i
parenti
di
lui
avevano
creduto
che
finalmente
avrebbe
commesso
la
pazzia
di
renderla
marchesa
di
Roccaverdina
.
Intorno
ai
fatti
avvenuti
dopo
,
non
si
sapeva
niente
di
certo
.
Ognuno
diceva
la
sua
per
spiegare
la
subitanea
risoluzione
del
marchese
di
dar
marito
a
colei
.
La
cosa
era
passata
tra
il
marchese
e
Rocco
Criscione
,
detto
anche
Rocco
del
marchese
perché
factotum
di
casa
Roccaverdina
.
Solamente
,
ragionando
con
un
amico
,
una
volta
Rocco
si
era
lasciato
scappare
di
bocca
:
"
Se
il
marchese
mi
avesse
ordinato
:
"
Buttati
giù
dal
campanile
di
Sant
'
Isidoro
"
,
mi
sarei
buttato
a
chiusi
occhi
!
"
.
Vedendo
che
la
donna
restava
là
,
con
lo
sguardo
implorante
fisso
addosso
al
marchese
,
chiusa
nella
mantellina
nera
e
immobile
come
una
statua
su
la
soglia
dell
'
uscio
,
don
Aquilante
,
che
si
era
già
dato
una
spiegazione
di
quella
scena
,
pensò
bene
d
'
intervenire
.
E
avvicinatosele
,
cominciò
a
dirle
a
bassa
voce
:
"
Il
marchese
ha
ragione
.
Ormai
tutto
è
in
mano
della
giustizia
.
Per
quel
che
lo
riguarda
,
non
dubitate
,
spenderebbe
fino
all
'
ultima
stilla
del
suo
sangue
,
se
occorresse
.
Tornate
a
casa
vostra
;
e
quando
vorrete
sapere
notizie
,
venite
da
me
,
sarà
meglio
...
Andate
dunque
!
"
.
Agrippina
Solmo
abbassò
gli
occhi
,
stiè
un
istante
indecisa
,
poi
,
senza
un
motto
né
un
gesto
,
lentamente
volse
le
spalle
e
sparì
come
se
avesse
avuto
le
suole
delle
scarpe
foderate
di
ovatta
.
Il
marchese
,
quasi
masticando
qualcosa
di
amaro
,
si
era
accostato
alla
vetrata
della
finestra
per
evitare
di
guardare
la
vedova
.
"
Vestita
di
nero
,
col
viso
pallido
,
gli
occhi
intenti
e
le
labbra
scolorite
,
essa
deve
sembrargli
una
fantasima
di
mal
augurio
"
,
pensava
don
Aquilante
,
"
anche
forse
perché
gli
fa
temere
una
ripresa
che
potrebbe
produrre
quelle
conseguenze
da
lui
volute
evitare
dandola
in
moglie
a
Rocco
Criscione
!
"
"
Bisogna
compatirla
,
poveretta
"
,
egli
disse
tornando
indietro
.
E
annunziò
:
"
È
andata
via
!
"
.
"
Quella
stupida
di
mamma
Grazia
!
Perché
la
lascia
entrare
?
"
,
brontolò
il
marchese
.
E
riscotendosi
,
soggiunse
:
"
Ah
!
...
Mi
ero
scordato
che
voi
eravate
qui
per
l
'
affare
di
Margitello
.
Insomma
,
che
dobbiamo
concludere
?
Vogliamo
fare
alla
buona
,
tra
noi
,
senza
periti
né
altro
?
...
Cinquant
'
onze
!
"
.
"
Che
dice
mai
,
voscenza
?
"
,
rispose
il
vecchio
contadino
rimasto
presso
l
'
uscio
.
"
Sessanta
?
"
"
È
il
meglio
pezzo
di
terreno
,
eccellenza
;
il
cuore
di
Margitello
.
"
"
Più
sassi
che
terra
.
Dovrò
pagarlo
a
peso
d
'
oro
?
"
"
Quel
che
vale
,
eccellenza
.
"
"
Oh
!
Se
intendete
di
prendermi
per
la
gola
...
"
"
No
,
eccellenza
!
"
"
Sentiamo
dunque
:
che
pretendete
?
"
Il
vecchio
stette
un
po
'
a
riflettere
,
portò
la
mano
destra
al
petto
,
quasi
si
accingesse
a
pronunziare
un
giuramento
,
e
balbettò
:
"
Cent
'
onze
,
eccellenza
!
"
.
Il
marchese
diè
uno
scatto
.
"
Per
farmi
piacere
,
eh
?
Cent
'
onze
!
...
Per
farmi
piacere
?
...
Vi
paiono
fichi
secchi
cent
'
onze
.
E
venite
a
dirmelo
qui
!
E
scomodate
l
'
avvocato
,
quasi
fosse
vostro
servitore
!
...
Cent
'
onze
!
"
"
Compare
Santi
però
...
"
,
tentò
d
'
interromperlo
don
Aquilante
per
calmarlo
.
Ma
il
marchese
non
gli
diè
retta
,
e
continuò
a
gridare
come
un
ossesso
:
"
Cent
'
onze
!
...
Volete
scommettere
che
non
vi
faccio
più
andare
nel
vostro
feudo
?
...
Lo
stimate
certamente
un
feudo
,
se
ne
chiedete
cent
'
onze
...
Chiudo
tutti
i
sentieri
;
litigheremo
...
Intanto
dovrete
andarvi
col
pallone
nel
gran
feudo
di
cent
'
onze
!
...
Avrei
dovuto
fare
così
da
un
pezzo
.
Domani
!
Manderò
a
disfare
con
un
aratro
sentieri
e
viottole
.
E
chi
crede
di
avere
diritti
,
procuri
di
farli
valere
!
"
.
"
Ma
,
eccellenza
!..."
"
Zitto
,
compare
Santi
!
"
,
disse
l
'
avvocato
.
"
Lasciate
che
parli
io
...
"
"
Cent
'
onze
!
"
,
sbraitava
il
marchese
.
"
E
se
facessi
un
taglio
?
"
,
propose
l
'
avvocato
.
Il
vecchio
assentì
con
un
gesto
e
soggiunse
:
"
Fate
come
vi
pare
!
Sono
venuto
qui
ad
afforcarmi
;
coi
miei
propri
piedi
ci
sono
venuto
!
Il
signor
marchese
non
dovrebbe
approfittarsi
delle
circostanze
...
Dio
non
vuole
!
"
.
"
Zitto
!
...
Settant
'
onze
!
"
,
buttò
là
in
mezzo
don
Aquilante
.
E
fece
il
gesto
,
quasi
aprisse
il
pugno
pieno
di
monete
e
le
spargesse
per
terra
.
Il
vecchio
abbassò
il
capo
,
si
prese
il
mento
tra
l
'
indice
e
il
pollice
d
'
una
mano
;
poi
,
rassegnatamente
alzò
le
spalle
.
"
Andiamo
dal
notaio
,
eccellenza
!
"
,
conchiuse
con
un
fil
di
voce
.
III
.
Ogni
volta
che
entrava
nel
camerone
,
come
veniva
chiamato
il
salone
della
baronessa
di
Lagomorto
,
don
Silvio
La
Ciura
si
sentiva
compreso
da
un
sentimento
di
ammirazione
che
lo
rendeva
più
timido
del
solito
.
Era
rimasto
in
piedi
,
con
una
punta
del
cappello
da
prete
appoggiata
alle
labbra
,
e
sembrava
quasi
smarrito
tra
i
vecchi
mobili
che
davano
allo
stanzone
bislungo
un
'
aria
di
decrepitezza
e
di
abbandono
.
Attendendo
che
la
baronessa
comparisse
da
uno
dei
quattro
usci
alti
fino
al
cornicione
,
dopo
di
aver
dato
una
rapida
occhiata
ai
ritratti
polverosi
;
ai
quadri
anneriti
e
screpolati
;
agli
specchi
con
cornici
barocche
,
appannati
e
mezzi
rosi
dall
'
umidità
,
che
coprivano
le
pareti
;
ai
canterali
tinti
in
verde
pallido
con
fiori
e
fregi
bianchi
,
alla
pompeiana
,
nei
margini
e
nel
centro
delle
cassette
;
alle
esili
seggiole
con
spalliere
dorate
,
alle
poltrone
e
ai
due
canapè
di
stile
impero
,
rivestiti
con
damasco
rosso
già
stinto
e
logoro
,
don
Silvio
si
era
fermato
a
contemplare
il
gran
quadro
senza
cornice
,
dove
si
scorgevano
a
mala
pena
la
calva
testa
di
san
Pietro
,
quelle
di
altre
cinque
figure
di
fantesche
e
di
soldati
che
lo
circondavano
nel
pretorio
di
Pilato
,
e
un
gallo
,
su
la
balaustrata
del
portico
,
col
becco
aperto
in
atto
di
cantare
.
Egli
avrebbe
voluto
vedere
quel
quadro
in
chiesa
,
su
l
'
altare
di
una
cappella
,
e
non
là
irriverentemente
sovrapposto
alla
spinetta
verniciata
in
giallo
smorto
con
fregi
neri
e
sorretta
da
tre
sottili
gambe
quadrate
,
che
stava
appoggiata
lungo
il
muro
,
con
la
parte
della
tastiera
verso
il
finestrone
.
Ma
non
osava
di
tornar
a
suggerire
alla
baronessa
l
'
idea
di
regalarlo
alla
parrocchia
.
Quel
quadro
era
stato
portato
da
Roma
,
nel
Seicento
,
da
uno
degli
antenati
di
suo
marito
,
ed
ella
voleva
conservare
intatti
tutti
i
ricordi
di
famiglia
,
come
li
aveva
trovati
il
giorno
che
dalla
casa
dei
Roccaverdina
era
venuta
in
quella
degli
Ingo
-
Corillas
,
baroni
di
Lagomorto
,
sposa
al
baroncino
don
Alvaro
più
di
mezzo
secolo
addietro
.
Il
fruscio
della
gonna
sui
mattoni
verniciati
del
pavimento
rivelò
al
prete
la
presenza
della
baronessa
soltanto
mentr
'
ella
gli
passava
accanto
per
andare
a
sedersi
in
quell
'
angolo
di
canapè
dove
soleva
rannicchiarsi
le
rare
volte
che
riceveva
la
visita
di
un
parente
o
di
persone
molto
intime
.
Don
Silvio
era
tra
queste
.
Alta
,
stecchita
,
piena
di
rughe
ma
ancora
rubizza
,
con
capelli
bianchissimi
divisi
in
due
bande
che
le
coprivano
le
orecchie
e
le
rimpicciolivano
il
volto
tra
le
pieghe
del
fazzoletto
di
seta
nera
annodato
sotto
il
mento
;
vestita
di
leggera
stoffa
grigia
e
coi
mezzi
guanti
di
filo
dello
stesso
colore
alle
mani
scarne
e
affilate
,
la
baronessa
era
entrata
senza
far
rumore
dall
'
uscio
a
cui
don
Silvio
voltava
in
quel
momento
le
spalle
.
Il
prete
fece
un
profondo
inchino
,
si
accostò
a
baciarle
la
mano
appena
ella
,
messasi
a
sedere
,
gli
ebbe
accennato
una
poltrona
;
poi
,
con
umile
atteggiamento
ed
esile
voce
,
incominciò
:
"
Mi
manda
Gesù
Cristo
...
"
.
"
Gesù
Cristo
vi
manda
da
me
troppo
spesso
!
"
,
lo
interruppe
la
baronessa
,
sorridendo
benignamente
.
"
Si
rivolge
alle
persone
che
possono
fare
e
fanno
volentieri
la
carità
"
,
rispose
don
Silvio
.
E
così
dicendo
,
parve
volesse
rendere
più
piccola
la
sua
personcina
bassa
,
magra
,
che
nelle
occhiaie
e
nelle
pallide
gote
infossate
mostrava
i
segni
dei
digiuni
e
delle
penitenze
con
cui
macerava
il
misero
corpo
.
"
Gesù
Cristo
però
"
,
riprese
la
baronessa
crollando
la
testa
,
"
si
ricorda
dei
poveri
che
non
hanno
come
sfamarsi
,
e
dimentica
che
ricchi
e
poveri
abbiamo
già
bisogno
della
pioggia
pei
seminati
,
per
le
vigne
,
per
gli
ulivi
!
"
"
Pioverà
,
a
suo
tempo
,
se
i
nostri
peccati
non
vi
mettono
ostacolo
.
"
"
Voi
fate
penitenza
per
tutti
,
voi
"
,
soggiunse
la
baronessa
.
"
Io
sono
più
peccatore
degli
altri
!
"
"
Diteglielo
,
diteglielo
a
Gesù
Cristo
.
Ci
vuole
la
pioggia
,
Signore
!
Ci
vuole
la
pioggia
!
"
"
Glielo
dirò
"
,
rispose
con
semplicità
il
buon
prete
.
"
Intanto
vengo
a
raccomandarle
di
nuovo
quella
povera
donna
,
la
moglie
di
Neli
Casaccio
.
Ora
che
suo
marito
è
in
carcere
,
perisce
di
stenti
la
poveretta
,
con
quattro
figli
che
non
possono
darle
nessun
aiuto
.
Ella
giura
,
al
cospetto
di
Dio
e
dei
santi
,
che
suo
marito
è
innocente
.
"
"
Se
è
così
,
non
potranno
condannarlo
.
"
"
Quando
era
in
libertà
,
provvedeva
lui
alla
famigliuola
col
suo
mestiere
di
cacciatore
.
"
"
Manderò
un
sacco
di
grano
,
anzi
di
farina
;
sarà
meglio
.
"
"
Dio
glielo
renda
,
tra
cent
'
anni
,
in
paradiso
.
"
"
Vorrei
piuttosto
"
,
riprese
la
baronessa
,
"
che
Dio
me
lo
rendesse
un
po
'
anche
in
questo
mondo
,
almeno
aggiustando
il
cervello
a
mio
nipote
il
marchese
,
liberandolo
dalle
male
arti
di
quella
donnaccia
...
Tenta
di
riafferrarlo
la
sfacciata
!
Non
ho
chiuso
occhio
questa
notte
,
dopo
di
aver
saputo
...
"
"
Sia
fatta
la
volontà
di
Dio
!
"
,
esclamò
don
Silvio
,
giungendo
rassegnatamente
le
mani
.
"
La
volontà
di
Dio
qui
non
c
'
entra
per
niente
"
,
replicò
quasi
stizzita
la
baronessa
.
"
Dio
non
può
permettere
certe
enormità
;
non
può
volere
che
la
figlia
di
una
raccoglitrice
di
ulive
diventi
marchesa
di
Roccaverdina
.
Pares
cum
paribus
,
ha
detto
il
Signore
.
"
"
Siamo
tutti
uguali
davanti
a
lui
!
"
"
Oh
,
no
,
no
!
"
,
ella
protestava
.
"
Perché
dunque
Gesù
Cristo
ha
voluto
nascere
da
una
madre
di
stirpe
reale
?
San
Giuseppe
,
falegname
,
fu
padre
putativo
soltanto
.
"
La
baronessa
si
fermò
un
istante
,
aspettando
che
don
Silvio
le
desse
ragione
.
E
siccome
il
prete
rimaneva
zitto
,
con
gli
occhi
bassi
,
ella
continuò
:
"
Ai
miei
tempi
si
rimediava
a
tutto
col
braccio
delle
autorità
;
ma
oggi
!
...
Io
però
ho
mandato
a
chiamare
quella
donna
;
dovrebbe
già
essere
qui
,
se
lo
stolido
di
don
Carmelo
...
"
.
In
quel
punto
,
il
vecchio
servitore
che
faceva
da
maestro
di
casa
,
da
cameriere
e
da
cuoco
in
casa
della
baronessa
,
affacciava
la
testa
da
uno
degli
usci
,
annunciando
che
quella
donna
attendeva
nell
'
anticamera
:
"
Posso
farla
entrare
?
"
.
"
Subito
"
,
rispose
la
baronessa
.
Agrippina
Solmo
salutò
,
con
un
cenno
del
capo
,
prima
lei
,
poi
don
Silvio
e
,
chiusa
nella
mantellina
,
eretta
,
quasi
altera
,
gettando
sguardi
diffidenti
e
scrutatori
ora
su
l
'
una
,
ora
su
l
'
altro
,
si
avvicinò
lentamente
verso
il
canapè
.
"
Che
comanda
,
voscenza
?
"
Il
tono
della
voce
era
umile
,
l
'
atteggiamento
no
.
"
Non
comando
niente
;
sedete
.
"
E
rivolgendosi
a
don
Silvio
,
la
baronessa
soggiunse
:
"
Ho
piacere
che
voi
siate
testimone
.
Sedete
"
,
replicò
,
vedendo
che
la
Solmo
restava
ancora
in
piedi
.
Poi
,
dopo
alcuni
istanti
di
paura
,
con
aria
severa
e
accento
duro
,
disse
:
"
Figlia
mia
,
parliamoci
chiaro
.
Se
avete
fatto
ammazzare
vostro
marito
...
"
.
"
Io
?
...
Io
?
"
La
baronessa
,
senza
lasciarsi
intimidire
dall
'
energica
protesta
,
né
dall
'
occhiata
divampante
di
indignazione
che
l
'
aveva
accompagnata
,
continuò
:
"
C
'
è
chi
lo
sospetta
e
lo
farà
sapere
anche
alla
giustizia
!
"
.
"
E
perché
,
perché
lo
avrei
fatto
ammazzare
?
Io
?
Oh
,
Vergine
santissima
!
"
"
Chi
sa
che
vi
è
passato
per
la
testa
!
Tentazioni
del
demonio
,
certamente
.
Vi
eravate
messa
in
grazia
di
Dio
prendendo
marito
...
Non
vi
accuso
per
quel
che
è
accaduto
prima
;
vi
compatisco
anzi
...
La
miseria
,
i
cattivi
consigli
,
la
giovinezza
...
Forse
neppure
comprendevate
il
male
che
vi
si
faceva
commettere
.
Infatti
,
vi
siete
comportata
quasi
da
donna
onesta
...
Mio
nipote
,
dall
'
altra
parte
,
ha
fatto
il
suo
dovere
.
Si
è
tolto
ogni
scrupolo
di
coscienza
.
Siete
ricca
,
si
può
dire
,
con
la
dote
ch
'
egli
vi
ha
dato
...
Perché
dunque
non
lo
lasciate
in
pace
?
Che
vi
passa
per
la
testa
?
Fingete
di
non
capire
quel
che
vi
dico
,
eh
?
"
"
Ma
...
signora
baronessa
!
"
"
Sbagliate
,
figlia
mia
,
se
v
'
immaginate
che
possa
riuscirvi
ora
quel
che
non
vi
è
riuscito
l
'
altra
volta
!
"
"
Che
cosa
,
signora
baronessa
?
"
"
Segnatevelo
qui
,
su
la
fronte
.
C
'
è
chi
tiene
bene
aperti
gli
occhi
e
vi
sorveglia
!
Se
avete
fatto
ammazzare
vostro
marito
per
...
"
Agrippina
Solmo
scattò
dalla
seggiola
,
lasciò
cascare
su
le
spalle
la
mantellina
,
e
levando
in
alto
le
braccia
,
imprecava
:
"
Fulmini
del
cielo
,
Signore
!
Fuoco
in
questa
e
nell
'
altra
vita
a
chi
mi
vuol
male
!
"
.
E
coprendosi
il
volto
con
le
mani
,
scoppiava
in
pianto
dirotto
.
"
Calmatevi
!
"
,
intervenne
don
Silvio
.
"
La
baronessa
parla
pel
vostro
bene
...
"
"
Voi
che
siete
un
santo
servo
di
Dio
!
"
,
singhiozzava
la
vedova
,
asciugandosi
le
lagrime
e
facendo
sforzi
per
frenarle
.
"
Parlo
a
un
confessore
,
come
se
fossi
in
punto
di
morte
.
L
'
hanno
ammazzato
...
mio
marito
...
a
tradimento
!
Oh
!
...
Farlo
ammazzare
io
!
...
Chi
lo
dice
?
...
Venga
in
faccia
a
me
!
...
Giuri
su
l
'
ostia
consacrata
!
...
Se
c
'
è
Dio
in
cielo
...
"
"
C
'
è
,
c
'
è
,
figliuola
mia
!
"
,
esclamò
don
Silvio
,
stendendo
le
mani
,
quasi
volesse
chiuderle
la
bocca
e
impedirle
di
bestemmiare
.
"
Per
quale
scopo
dunque
andate
così
spesso
da
mio
nipote
?
"
,
strillò
la
baronessa
.
"
Non
vi
cerca
lui
;
non
vi
manda
a
chiamare
lui
!
"
"
Pel
processo
,
pei
testimoni
.
"
"
Il
processo
?
L
'
ha
istruito
il
giudice
.
I
testimoni
?
Deve
forse
scovarli
mio
nipote
?
Pretesti
!
Pretesti
!
Ormai
dovreste
averla
capita
.
Se
vi
lusingate
di
ricominciare
da
capo
,
se
vi
siete
messa
in
testa
...
di
salire
alto
dalla
vostra
condizione
...
Ecco
perché
la
gente
sospetta
:
l
'
ha
fatto
ammazzare
essa
il
marito
!
"
Agrippina
Solmo
si
era
rimessa
a
sedere
.
Non
piangeva
più
;
sembrava
irrigidita
contro
la
terribile
accusa
gettatale
in
viso
dalla
vecchia
signora
.
E
,
quasi
continuasse
ad
alta
voce
il
rapido
ragionamento
interiore
che
le
agitava
le
labbra
e
la
faceva
errare
con
sguardi
smarriti
lontano
lontano
,
parlava
senza
rivolgersi
a
nessuno
,
ora
lentamente
,
ora
a
sbalzi
:
"
Dio
solo
può
saperlo
!
...
Avevo
sedici
anni
.
Non
pensavo
al
male
;
ma
,
insistenze
,
preghiere
,
promesse
,
minacce
...
In
che
modo
resistergli
?
...
E
sono
stata
la
sua
serva
,
la
sua
schiava
,
dieci
anni
,
volendogli
bene
come
a
un
benefattore
.
In
prova
,
il
giorno
che
all
'
improvviso
egli
mi
disse
:
"
Devi
prendere
marito
,
il
marito
che
ti
do
io
...
"
.
Ah
,
signora
baronessa
!
...
Abbiamo
un
cuore
anche
noi
poverette
!
...
Avrei
voluto
continuare
ad
essere
soltanto
sua
serva
,
sua
schiava
...
Che
ombra
potevo
dargli
?
Eppure
non
fiatai
.
Ha
comandato
,
ed
ho
obbedito
.
Che
ero
io
rimpetto
a
lui
?
Un
verme
della
terra
...
Ed
ora
,
infami
!
dicono
che
ho
fatto
ammazzare
mio
marito
perché
vorrei
...
Ma
a
chi
devo
ricorrere
in
questa
circostanza
?
Non
ho
più
nessuno
al
mondo
!
"
.
"
Abbiate
fiducia
in
Dio
,
figliuola
mia
!
"
"
Se
il
Signore
voleva
proteggermi
,
non
mi
toglieva
il
marito
!
"
,
ella
rispose
bruscamente
a
don
Silvio
,
alzando
le
spalle
.
"
È
peccato
mortale
quel
che
dite
!
"
"
Si
perde
anche
la
fede
in
certi
momenti
!
"
Raccolse
la
mantellina
,
se
l
'
aggiustò
su
la
testa
,
chiuse
sdegnosamente
attorno
al
volto
le
falde
davanti
e
,
ritta
,
aggrottando
le
sopracciglia
,
stringendo
le
labbra
,
attese
così
che
la
baronessa
la
licenziasse
.
La
baronessa
in
quell
'
istante
parlava
sottovoce
all
'
orecchio
di
don
Silvio
.
"
Ma
è
poi
vero
?
"
,
rispose
il
prete
.
"
Le
donnacce
come
lei
sono
capaci
di
tutto
!
"
"
Comanda
altro
,
voscenza
?
"
Agrippina
Solmo
non
dissimulava
l
'
impazienza
di
andarsene
.
"
Badate
a
quel
che
fate
!
Uomo
avvisato
è
mezzo
salvato
"
,
rispose
seccamente
la
baronessa
.
E
la
seguì
fino
all
'
uscio
con
gli
sguardi
aguzzi
,
tetri
di
rancore
,
che
sembrava
la
sospingessero
fuori
per
le
spalle
.
"
Questa
è
la
grossa
spina
che
ho
nel
cuore
!
"
,
ella
esclamò
.
"
Dopo
d
'
aver
fatto
tanto
per
indurre
mio
nipote
a
darle
marito
!
...
Almeno
non
c
'
era
più
pericolo
di
vedergli
commettere
una
pazzia
!
...
Ma
già
noi
Roccaverdina
siamo
,
chi
più
chi
meno
,
col
cervello
bacato
!
Mio
fratello
il
marchese
,
padre
di
mio
nipote
,
sciupava
tempo
e
danaro
con
le
corse
dei
suoi
levrieri
.
Voi
non
lo
avete
conosciuto
.
Si
era
fatto
fare
un
vestito
da
burattino
,
all
'
inglese
,
diceva
lui
,
e
andava
attorno
pei
paesi
vicini
a
ogni
festa
di
santi
patroni
,
facendo
la
concorrenza
ai
ginnetti
...
Mio
fratello
il
cavaliere
si
è
rovinato
per
le
antichità
!
Scava
ossa
di
morti
,
vasi
,
brocche
,
lucerne
,
monetacce
corrose
,
ed
ha
la
casa
piena
di
cocci
.
Suo
figlio
se
ne
è
andato
a
Firenze
a
studiare
pittura
,
in
apparenza
;
a
buttar
via
quattrini
,
in
realtà
;
quasi
suo
padre
non
bastasse
da
solo
a
mandar
per
aria
il
patrimonio
!
...
Mio
nipote
,
il
marchese
attuale
...
Oh
!
C
'
è
il
castigo
di
Dio
su
la
nostra
casa
!
"
S
'
interruppe
vedendo
entrare
dall
'
uscio
rimasto
socchiuso
quattro
canini
neri
,
bassi
,
mezzi
spelati
,
con
gli
occhi
cisposi
,
quasi
vecchi
quanto
lei
,
che
volevano
saltarle
tutti
insieme
su
le
ginocchia
.
"
La
mia
pazzia
,
lo
so
"
,
ella
disse
allontanando
dolcemente
i
canini
,
"
sono
questi
qui
.
Ma
io
non
rovino
nessuno
;
e
per
gli
affari
,
me
ne
vanto
,
il
cervello
l
'
ho
a
posto
.
Così
lo
avesse
avuto
a
posto
il
barone
mio
marito
!
...
Bravo
,
don
Carmine
!
"
Strascicando
la
gamba
,
reggendo
con
le
due
mani
uno
scodellone
di
pane
e
latte
,
il
vecchio
s
'
inoltrava
cautamente
per
non
versare
la
zuppa
,
imbarazzato
dalla
ressa
delle
quattro
bestioline
che
,
alla
vista
del
loro
pasto
,
erano
corse
ad
abbaiargli
e
a
saltellargli
attorno
alle
gambe
.
Inutile
precauzione
!
Sospingendosi
,
urtando
lo
scodellone
con
le
zampe
e
coi
musi
,
i
cani
facevano
schizzare
parte
della
zuppa
sul
pavimento
;
e
la
baronessa
,
intenerita
,
si
chinava
soltanto
ad
accarezzarli
,
chiamandoli
per
nome
,
per
impedire
che
si
mordessero
,
esclamando
ripetutamente
:
"
Povere
bestie
!
Avevano
fame
,
povere
bestie
!
"
.
Don
Carmine
,
piegato
in
due
,
con
le
mani
dietro
la
schiena
,
tentennava
la
testa
osservando
i
bei
mattoni
di
Valenza
insudiciati
.
"
Non
occorre
ripulire
;
ripuliscono
essi
"
,
gli
disse
la
baronessa
mentre
egli
si
chinava
per
riprendere
lo
scodellone
vuotato
.
E
leccato
bene
il
pavimento
,
i
cani
andavano
quatti
quatti
ad
accucciarsi
,
raggomitolandosi
a
due
a
due
,
sui
seggioloni
destinati
a
loro
in
un
angolo
,
con
cuscini
a
posta
.
"
Anche
questa
è
carità
,
caro
don
Silvio
!
"
,
disse
la
baronessa
accomiatandolo
.
IV
.
Poco
più
in
là
del
portone
da
cui
era
uscita
,
Agrippina
Solmo
si
trovava
a
faccia
a
faccia
con
mastro
Vito
Noccia
,
calzolaio
.
"
Che
vi
accade
,
comare
Pina
?
Avete
un
viso
!
"
"
Niente
;
lasciatemi
andare
!
"
Voleva
evitare
di
fermarsi
;
ma
quegli
soggiunse
:
"
Ho
ricevuto
or
ora
la
cedola
per
la
testimonianza
alle
Assise
.
Sentite
,
comare
Pina
:
in
quanto
a
Neli
Casaccio
,
ve
lo
giuro
,
non
so
nulla
.
Non
voglio
dannarmi
,
comare
!
"
.
"
Chi
vi
forza
a
dire
il
falso
?
"
"
Quell
'
anima
lunga
di
don
Aquilante
...
"
Ella
lo
interruppe
:
"
Lo
avete
sentito
dire
,
per
caso
,
che
ho
fatto
ammazzare
io
mio
marito
?
"
.
"
Voi
?
Oh
,
Vergine
Maria
!
"
"
Me
l
'
han
rinfacciato
or
ora
,
mastro
Vito
!
"
E
accennò
,
con
significativa
occhiata
,
la
terrazza
centrale
sovrastante
al
portone
dei
Lagomorto
.
"
L
'
avete
sentito
dire
?
"
,
insisteva
con
sordo
fremito
nella
voce
.
"
Io
,
io
che
darei
tutto
il
sangue
delle
mie
vene
per
farlo
risuscitare
un
solo
minuto
!
"
"
E
il
marchese
che
ne
pensa
?
"
"
Ah
,
mastro
Vito
!
Non
si
può
più
discorrere
con
lui
.
Diventa
un
animale
feroce
appena
gli
si
parla
di
Rocco
.
"
"
Povero
signore
!
Gli
voleva
un
gran
bene
.
Ma
non
vi
angustiate
per
questo
.
Voci
di
mala
gente
.
"
"
Vi
saluto
;
scusate
.
"
Andava
a
rapidi
passi
,
rialzando
con
una
mano
la
gonna
,
guardando
dove
metteva
i
piedi
per
evitare
le
pozze
rossastre
formate
dall
'
acqua
mista
con
feccia
versata
da
una
cantina
dove
travasavano
il
vino
.
E
intanto
pensava
al
marchese
che
diventava
,
come
si
era
espressa
,
un
animale
feroce
ogni
volta
che
ella
andava
da
lui
per
parlargli
del
processo
.
"
Perché
?
Perché
?
"
Non
sapeva
spiegarselo
.
Sospettava
dunque
anche
lui
quel
che
dicevano
le
male
genti
?
Era
impossibile
!
E
affrettava
più
il
passo
.
Gli
occhi
le
si
velavano
di
lagrime
,
il
cuore
le
batteva
con
violenza
,
come
più
ora
rifletteva
intorno
allo
strano
contegno
di
lui
.
Era
cangiato
dalla
mattina
alla
sera
,
pochi
giorni
prima
della
disgrazia
.
Una
volta
,
appena
vistala
entrare
e
mentre
ella
stava
per
togliersi
la
mantellina
,
le
aveva
gridato
:
"
Vattene
!
Vattene
!
"
.
L
'
aveva
quasi
scacciata
.
Poi
,
richiamatala
addietro
,
si
era
rabbonito
tutt
'
a
un
tratto
.
E
quante
domande
!
"
A
che
ora
Rocco
è
tornato
da
Margitello
?
Perché
è
venuto
ed
andato
via
senza
farsi
vedere
da
me
?
"
Quasi
lo
facesse
spiare
o
lo
spiasse
.
Ripensando
alcuni
particolari
a
cui
non
aveva
mai
badato
,
sentiva
un
turbamento
profondo
,
una
specie
di
smarrimento
.
E
affrettava
ancora
il
passo
.
"
Perché
?
Perché
?
"
,
tornava
a
domandarsi
.
"
È
possibile
?
Sospetta
anche
lui
?
Ah
,
Signore
!
"
Mamma
Grazia
,
che
spazzava
l
'
anticamera
,
se
la
vide
davanti
come
un
fantasma
.
"
Dov
'
è
?
"
"
Ma
,
santa
cristiana
,
non
lo
sapete
che
non
vuole
?
"
"
Lasciatemi
entrare
.
Dov
'
è
?
"
"
Mi
sgriderà
;
se
la
prenderà
con
me
!
"
"
Glielo
dirò
,
state
tranquilla
,
che
sono
entrata
di
forza
.
"
E
attraversando
stanze
,
e
spalancando
usci
,
e
frugando
,
si
rivedeva
là
non
da
serva
,
come
aveva
detto
alla
baronessa
,
ma
da
vera
padrona
,
con
le
chiavi
della
dispensa
o
del
magazzino
alla
cintola
,
per
averle
pronte
quando
arrivavano
i
garzoni
col
mosto
o
col
grano
al
tempo
della
vendemmia
o
del
raccolto
.
Si
rivedeva
occupata
a
riguardare
la
biancheria
,
a
riporre
negli
armadi
quella
lavata
e
stirata
;
in
faccende
per
la
casa
,
assieme
con
mamma
Grazia
che
brontolava
,
povera
vecchia
,
perché
si
credeva
spodestata
della
sua
autorità
di
nutrice
.
"
Lo
hai
stregato
!
Lo
hai
stregato
!
"
Glielo
diceva
sul
viso
,
povera
vecchia
!
E
ciò
non
ostante
,
la
rispettava
,
perché
da
colui
ch
'
ella
aveva
nutrito
col
suo
latte
le
era
stato
ordinato
:
"
Voglio
così
,
mamma
Grazia
!
"
.
Ma
dov
'
era
?
Non
lo
aveva
trovato
in
camera
,
né
nella
sala
da
pranzo
,
né
in
salotto
,
né
nello
studio
,
né
in
quella
stanza
ingombra
di
selle
vecchie
e
nuove
,
di
briglie
,
di
cavezze
,
di
arnesi
di
ogni
sorta
per
carrozza
e
per
carri
.
Là
,
in
un
angolo
,
coi
capelli
disciolti
,
ella
si
era
dati
tanti
pugni
su
la
testa
!
Accoccolata
per
terra
aveva
singhiozzato
e
pianto
una
intera
nottata
,
quando
le
era
stato
annunziato
:
"
Domani
te
n
'
andrai
a
casa
tua
,
per
l
'
occhio
della
gente
.
Vi
sposerete
fra
un
mese
!
"
.
Erano
passati
quasi
tre
anni
,
ma
in
quell
'
istante
le
pareva
di
vedere
in
quell
'
angolo
un
'
altra
se
stessa
e
ne
sentiva
immensa
pietà
.
Ah
!
Si
sarebbe
buttata
di
nuovo
per
terra
,
dandosi
pugni
su
la
testa
,
a
sfogarsi
a
piangere
la
sua
mala
sorte
anche
ora
!
...
Dov
'
era
?
Come
non
lo
trovava
?
Giunta
davanti
al
pianerottolo
della
scala
che
conduceva
al
piano
di
sotto
,
cominciò
a
scendere
.
La
testa
le
vagellava
talmente
,
da
sentir
bisogno
di
appoggiarsi
al
muro
per
non
ruzzolare
gli
scalini
.
"
Voglio
saperlo
!
Dalla
sua
bocca
voglio
saperlo
!
"
E
attraversava
altre
stanze
quasi
vuote
,
e
spalancava
altri
usci
,
fino
alla
cameretta
laggiù
,
in
fondo
,
dove
aveva
dormito
nei
primi
mesi
,
allora
!
e
dove
era
restata
parecchie
settimane
quasi
nascosta
,
vergognandosi
di
farsi
vedere
per
le
stanze
da
mamma
Grazia
,
da
Rocco
,
dalle
altre
persone
di
casa
.
E
nell
'
atto
di
stendere
la
mano
al
pomo
di
rame
dell
'
uscio
,
quasi
la
parete
fosse
sparita
a
un
tratto
,
le
parve
di
vedere
il
lettino
con
la
coltre
bianca
,
e
il
tavolino
con
lo
specchio
,
e
il
lavamano
di
ferro
,
e
le
vesti
appese
al
muro
,
e
la
cassa
nuova
di
abete
,
tinta
in
verde
,
allato
all
'
uscio
,
con
la
biancheria
che
ella
si
era
cucita
da
sé
,
con
le
calze
che
si
era
lavorate
da
sé
a
casa
sua
,
prima
che
il
marchese
si
risolvesse
di
farla
venire
là
,
seccato
di
andare
da
lei
,
di
notte
,
a
ora
tarda
,
in
quel
remoto
vicoletto
dov
'
ella
abitava
...
Stese
la
mano
.
L
'
uscio
resistette
.
"
Chi
è
?
...
Mamma
Grazia
!..."
Quella
voce
grossa
di
stizza
l
'
atterrì
.
Se
ella
avesse
risposto
e
si
fosse
fatta
riconoscere
,
il
marchese
certamente
non
avrebbe
aperto
.
E
girò
di
nuovo
il
pomo
,
quantunque
avesse
già
capito
che
l
'
uscio
era
chiuso
dall
'
interno
.
Sentì
un
rumore
di
oggetto
duro
buttato
sul
tavolino
;
sentì
lo
scricchiolio
della
seggiola
smossa
...
"
Tu
!
...
Tu
!
"
E
il
marchese
indietreggiò
alla
vista
inattesa
.
Indietreggiò
anche
lei
davanti
a
quell
'
aspetto
sconvolto
.
"
Perdoni
,
voscenza
!
"
Non
gli
aveva
mai
parlato
altrimenti
,
anche
negli
istanti
più
intimi
,
piena
di
gran
rispetto
per
colui
che
ella
aveva
sempre
stimato
,
più
che
amante
,
padrone
.
Uscito
fuori
e
richiuso
l
'
uscio
dietro
a
sé
,
il
marchese
la
interrogava
con
sguardi
feroci
,
stringendo
i
pugni
,
rialzando
le
larghe
spalle
,
quasi
volesse
avventarsele
contro
.
"
Senta
,
voscenza
!
"
,
ella
pregò
.
"
Farà
poi
quel
che
vuole
,
ma
senta
,
per
carità
!
"
Sembrava
invecchiato
di
dieci
anni
,
con
la
faccia
non
rasa
da
parecchi
giorni
,
coi
folti
capelli
in
disordine
.
"
Chi
sa
chi
ti
manda
!
"
,
mugolò
.
"
Domineddio
?
O
il
diavolo
?
"
"
Perché
,
voscenza
?
"
"
Che
vuoi
?
Parla
!
Spicciati
!
"
"
Mi
ha
fatto
chiamare
la
baronessa
.
Dice
...
"
"
Che
cosa
dice
?
"
"
Dice
...
che
sono
stata
io
che
ho
fatto
ammazzare
mio
marito
!
"
"
E
vieni
a
contarlo
a
me
?
"
"
Lo
vedo
!
...
Non
sono
più
niente
per
voscenza
...
Mi
scaccia
come
una
cagna
arrabbiata
.
Che
ho
fatto
?
Che
ho
fatto
?
Anche
voscenza
dunque
crede
?..."
"
Che
ti
deve
importare
di
quel
che
credo
o
non
credo
?
"
"
È
un
'
infamia
!
"
"
Oh
!
...
Ci
sono
peggiori
infamie
in
questo
mondo
!
"
"
Ma
che
ho
fatto
,
Madonna
Santa
?
"
"
Che
hai
fatto
?
...
Che
hai
fatto
?
...
Niente
!
"
Agrippina
Solmo
,
sforzandosi
di
capire
,
andandogli
dietro
,
lo
supplicava
con
gli
occhi
pieni
di
lagrime
.
"
Niente
!
Niente
!
"
,
ripeteva
il
marchese
aggirandosi
per
la
stanza
,
assorto
nella
triste
idea
che
pareva
lo
torturasse
,
masticando
parole
che
evidentemente
non
voleva
lasciarsi
sfuggire
di
bocca
.
"
Me
ne
vado
"
,
disse
Agrippina
Solmo
,
rassegnandosi
.
"
Questa
è
l
'
ultima
volta
che
voscenza
mi
vede
qui
.
Il
Signore
dovrebbe
farmi
cascare
fredda
prima
di
uscire
dal
portone
!
"
E
fece
atto
di
avviarsi
.
Il
marchese
si
era
voltato
.
Ella
credette
che
stesse
per
risponderle
qualche
cosa
.
No
;
la
guardava
soltanto
,
forse
per
accertarsi
che
andasse
veramente
via
.
"
Le
ho
voluto
bene
!
"
,
ella
si
lamentava
,
senza
che
dal
suo
accento
trasparisse
nessuna
intenzione
di
rimprovero
.
"
L
'
ho
adorato
come
si
adora
Gesù
sacramentato
!
...
Mi
ha
preso
dalla
strada
,
mi
ha
colmata
di
benefici
,
lo
so
!
...
Ma
in
compenso
,
non
le
ho
dato
il
mio
onore
,
la
mia
giovinezza
,
il
cuore
,
tutto
?
Nessuno
saprà
mai
quel
che
ho
sofferto
dal
giorno
che
voscenza
...
Quasi
fossi
stata
uno
straccio
da
buttar
via
!
Oh
!
Era
padrone
di
fare
quel
che
le
pareva
e
piaceva
.
Mi
disse
:
"
Devi
giurare
!
"
.
Ed
io
giurai
,
davanti
al
Crocifisso
.
Mi
sarei
fatta
polvere
per
essere
calpestata
dai
suoi
piedi
!
Crede
forse
voscenza
che
non
sentissi
repugnanza
?
...
Che
la
coscienza
non
mi
rimordesse
?
...
Che
importava
?
Ero
nel
peccato
(
quando
è
destino
,
una
che
può
farci
?
)
e
restavo
nel
peccato
come
prima
.
Per
questo
avevo
giurato
,
alzando
la
mano
dritta
davanti
al
Crocifisso
!
...
E
ora
,
me
ne
vado
!
...
Mi
scoppiava
il
cuore
,
se
non
parlavo
!
...
È
convinto
voscenza
che
ho
fatto
ammazzare
io
Rocco
Criscione
?
...
Mi
denunzi
alla
giustizia
!
Mi
faccia
condannare
a
vita
!
...
Ma
no
,
voscenza
non
lo
crede
,
non
può
crederlo
!..."
"
Dici
bene
!
Non
posso
crederlo
!..."
E
con
voce
ancora
più
cupa
,
il
marchese
soggiungeva
:
"
Meglio
per
te
e
per
me
,
se
fosse
stato
così
!
...
Chi
t
'
ha
fatto
venire
in
questo
momento
?
Domineddio
o
il
diavolo
?
"
.
Agrippina
Solmo
,
incrociate
desolatamente
le
mani
e
scotendo
con
atto
di
compassione
la
testa
,
riprendeva
a
lamentarsi
con
voce
più
fioca
:
"
Non
diceva
così
voscenza
quando
io
le
ripetevo
:
"
Mi
lasci
stare
!
Mi
lasci
stare
!
"
.
E
mia
madre
piangeva
,
poveretta
:
"
È
la
tua
disgrazia
,
figlia
mia
!
"
.
È
stato
vero
!
Che
m
'
importa
se
ora
non
mi
manca
niente
?
Casa
,
oro
,
roba
,
voscenza
può
riprendersi
tutto
...
Un
'
altra
non
parlerebbe
così
!
E
intanto
la
baronessa
,
il
Signore
la
perdoni
!
,
dice
che
io
vengo
qui
per
tornare
di
nuovo
con
voscenza
,
per
...
Mi
vergogno
di
ripetere
quel
che
mi
ha
rinfacciato
!
...
Quando
mai
?
Quando
mai
?
...
Neppure
allora
che
voscenza
,
ogni
giorno
:
"
Sei
la
padrona
qui
,
sarai
sempre
la
padrona
!
"
...
Oh
,
non
si
arrabbi
!
...
Me
ne
vado
!
...
Tutto
avrei
potuto
credere
,
non
questo
di
vedermi
trattata
così
!
"
È
la
tua
disgrazia
,
figlia
mia
!
"
Mia
madre
aveva
ragione
!
"
.
"
Zitta
!
Zitta
!
"
,
urlò
il
marchese
.
Ella
uscì
,
più
turbata
e
più
smarrita
che
non
fosse
venendo
,
e
con
qualche
cosa
nel
cuore
che
somigliava
a
un
rimorso
.
Quei
torbidi
sguardi
del
marchese
le
erano
penetrati
nelle
carni
come
lama
ghiaccia
,
l
'
avevano
frugata
ne
le
più
intime
profondità
della
coscienza
dove
ella
stessa
non
osava
di
guardare
;
e
le
sembrava
che
vi
avessero
già
scoperto
la
infedeltà
che
stava
per
commettere
e
che
avrebbe
certamente
commesso
,
se
il
fucile
dell
'
assassino
non
avesse
colpito
Rocco
Criscione
tra
le
siepi
di
fichi
d
'
India
di
Margitello
,
mentr
'
ella
lo
attendeva
alla
finestra
,
al
buio
,
come
si
attende
un
amante
!
V
.
Mamma
Grazia
,
vedendola
ricomparire
,
nell
'
anticamera
,
l
'
aveva
rimproverata
.
"
Siete
contenta
?
Quasi
gli
mancassero
dispiaceri
a
quel
povero
figlio
mio
!
"
Ella
lo
chiamava
così
da
più
di
quarant
'
anni
.
Anzi
,
ora
che
la
casa
era
stata
vuotata
e
dai
matrimoni
e
dalle
morti
,
e
vi
rimanevano
soltanto
il
marchese
e
lei
,
il
suo
sentimento
di
maternità
si
era
accresciuto
fino
al
punto
che
in
certi
momenti
le
sembrava
di
non
avergli
dato
il
solo
latte
,
ma
di
averlo
partorito
con
gli
stessi
dolori
con
cui
aveva
messo
al
mondo
la
creaturina
,
frutto
di
un
amore
disgraziato
,
volata
in
paradiso
pochi
giorni
dopo
.
Allora
vivevano
il
marchese
padre
,
e
quella
santa
della
marchesa
,
bella
come
una
madonna
,
che
la
paralisi
delle
gambe
inchiodava
in
fondo
a
un
letto
,
dopo
l
'
aborto
che
l
'
aveva
tenuta
più
mesi
tra
la
vita
e
la
morte
!
Ed
erano
in
famiglia
il
cavaliere
e
la
signorina
,
zii
del
marchese
,
che
la
chiamavano
mamma
anche
essi
quantunque
belli
e
grandi
.
La
signorina
,
divenuta
baronessa
,
continuava
a
chiamarla
mamma
Grazia
tuttavia
,
ed
era
vecchia
come
lei
...
Il
cavaliere
,
pure
!
Ma
per
loro
ella
non
sentiva
nessuna
tenerezza
.
Colui
pel
quale
avrebbe
preso
passione
e
morte
era
il
marchese
nutricato
col
vivo
sangue
del
suo
petto
.
Infatti
non
sapeva
darsi
pace
di
vederlo
diventato
un
altro
da
che
avevano
ammazzato
Rocco
Criscione
.
Si
poteva
dire
che
non
mangiava
e
non
dormiva
più
,
quasi
gli
avessero
tolto
,
con
lui
,
metà
della
sua
vita
.
Certe
notti
ella
lo
sentiva
andare
e
venire
su
e
giù
per
la
camera
,
per
le
altre
stanze
.
E
si
levava
da
letto
e
accorreva
,
mezza
svestita
:
"
Ti
senti
male
,
figlio
mio
?
Hai
bisogno
di
qualche
cosa
?
"
.
"
Niente
,
mamma
Grazia
.
Dormite
tranquilla
;
niente
!
"
E
mamma
Grazia
si
addormentava
recitando
il
rosario
;
e
riprendeva
a
recitarlo
durante
la
giornata
,
appena
terminato
di
fare
quel
po
'
di
pulizia
che
le
sembrava
urgente
nella
casa
.
Don
Aquilante
non
riusciva
a
capire
in
che
modo
il
marchese
potesse
vedersela
attorno
,
tutta
scapigliata
,
con
certe
vesti
addosso
che
parevano
cenci
e
certe
ciabatte
che
le
sfuggivano
dai
piedi
a
ogni
due
passi
:
"
La
pulizia
non
è
davvero
il
forte
di
mamma
Grazia
!
"
.
"
Povera
vecchia
"
,
rispondeva
il
marchese
,
"
fa
quel
che
può
.
"
Poco
,
quasi
niente
.
Per
fortuna
egli
viveva
come
un
orso
.
Pagava
la
mesata
di
socio
al
Casino
,
ma
non
vi
andava
mai
.
Con
suo
zio
il
cavaliere
non
parlava
da
anni
.
Dalla
zia
baronessa
si
faceva
vedere
alla
sfuggita
,
soltanto
nelle
feste
di
Natale
,
di
Capo
d
'
anno
e
di
Pasqua
,
o
quando
la
baronessa
lo
mandava
insistentemente
a
chiamare
.
Col
cavaliere
Pergola
,
altro
parente
,
l
'
aveva
rotta
nel
sessanta
,
perché
,
rivoluzionario
e
ateo
,
sedotta
la
figlia
dello
zio
cavaliere
,
l
'
aveva
sposata
solamente
al
municipio
,
dopo
cinque
anni
di
disonore
per
la
famiglia
,
con
due
figli
che
crescevano
come
due
bestioline
e
già
bestemmiavano
peggio
del
padre
.
Unico
svago
del
marchese
era
la
passeggiata
,
lassù
,
su
la
spianata
del
Castello
,
tra
le
rovine
dei
bastioni
e
delle
torti
abbattute
dal
terremoto
del
1693
.
Ne
rimaneva
ben
poco
.
Il
marchese
grande
,
come
chiamavano
suo
nonno
quando
viveva
,
non
aveva
avuto
scrupoli
di
servirsi
delle
pietre
intagliate
di
quelle
storiche
rovine
,
per
rivestirne
la
facciata
della
sua
casa
;
e
nessuno
aveva
osato
opporsi
a
quell
'
atto
di
vandalismo
.
Così
ora
il
marchese
,
passeggiando
per
la
spianata
,
con
le
mani
dietro
la
schiena
,
in
pianelle
,
vestito
come
si
trovava
,
stimava
quasi
di
essere
in
casa
sua
,
e
teneva
udienze
seduto
su
gli
scalini
di
gesso
dello
zoccolo
,
sul
quale
anni
addietro
i
missionarii
liguorini
avevano
piantato
una
croce
di
legno
che
un
colpo
di
levante
aveva
portato
via
sfasciandola
,
e
non
era
stata
sostituita
.
Verso
il
tramonto
,
i
contadini
del
vicinato
salivano
lassù
per
osservare
come
si
coricava
il
tempo
e
per
dare
un
'
occhiata
alla
campagna
;
e
il
marchese
si
degnava
di
attaccar
discorso
con
loro
;
e
li
interrogava
,
e
dava
consigli
.
E
se
c
'
era
qualcuno
che
osava
di
fargli
osservare
che
si
era
fatto
sempre
così
,
da
Adamo
in
poi
e
che
era
meglio
continuare
a
far
così
,
il
marchese
alzava
la
voce
,
lo
investiva
:
"
Per
questo
siete
sempre
miserabili
!
Per
questo
la
terra
non
frutta
più
!
Avete
paura
di
rompervi
le
braccia
zappando
a
fondo
il
terreno
?
Gli
fate
un
po
'
di
solletico
a
fior
di
pelle
,
e
poi
pretendete
che
i
raccolti
corrispondano
!
Eh
,
sì
!
Corrispondono
al
poco
lavoro
.
E
sarà
ancora
peggio
!
"
.
Sembrava
che
stesse
per
azzuffarsi
con
qualcuno
;
lo
sentivano
fin
da
piè
della
collina
coloro
che
tornavano
dalla
campagna
e
ne
riconoscevano
la
voce
:
"
Il
marchese
predica
!
"
.
Ormai
sapevano
quasi
tutti
di
che
si
trattava
.
Durante
l
'
estate
,
venivano
lassù
a
prendere
una
boccata
d
'
aria
fresca
anche
parecchi
galantuomini
dal
Casino
,
e
il
canonico
Cipolla
,
dopo
l
'
ufficio
del
Vespro
nella
chiesa
di
Sant
'
Isidoro
.
Ma
il
marchese
evitava
più
che
poteva
di
attaccar
discorso
con
quei
signori
;
non
voleva
mescolarsi
affatto
nei
loro
torbidi
intrighi
di
partiti
municipali
.
Gli
bastava
pagare
le
tasse
,
che
erano
troppe
!
Quei
signori
infatti
non
sapevano
ragionare
d
'
altro
che
del
sindaco
che
si
lasciava
menar
pel
naso
dal
segretario
;
dell
'
assessore
per
le
liti
,
che
rovinava
il
comune
e
i
debitori
di
esso
per
la
nota
ragione
:
Fabbriche
e
liti
,
padre
Priore
;
dell
'
assessore
per
l
'
annona
che
chiudeva
un
occhio
e
anche
tutti
e
due
sul
conto
dei
macellai
e
dei
panettieri
...
perché
i
migliori
bocconi
dovevano
essere
per
lui
!
...
Sempre
le
stesse
accuse
,
per
tutti
,
sempre
una
musica
!
...
"
Ah
,
lei
,
marchese
,
potrebbe
fare
un
gran
bene
al
comune
!..."
"
Con
lei
sindaco
,
le
cose
andrebbero
diversamente
!
"
"
Ci
vogliono
persone
pari
a
lei
!..."
Venivano
lassù
,
come
il
diavolo
,
per
tentarlo
.
Ma
egli
non
li
lasciava
neppur
finire
:
"
E
gli
affari
di
casa
mia
?
Ho
appena
tempo
di
badare
ad
essi
!
Gente
sfaccendata
ci
vuole
per
servire
il
comune
!
...
Buona
sera
,
signori
!
"
.
E
scappava
,
quando
non
poteva
lasciarli
a
prendere
il
fresco
,
e
continuava
le
sue
passeggiate
in
su
e
in
giù
,
dal
bastione
agli
scalini
dello
zoccolo
,
e
dagli
scalini
al
bastione
,
affondando
i
piedi
tra
le
pianticine
di
malva
che
coprivano
la
spianata
.
Neppure
col
canonico
Cipolla
aveva
molto
piacere
di
discorrere
.
Che
gli
importava
a
lui
,
marchese
di
Roccaverdina
,
e
del
papa
Pio
IX
e
dei
conventi
e
dei
monasteri
che
il
governo
voleva
abolire
?
Il
papa
era
lontano
,
e
a
Palermo
c
'
era
la
Monarchia
che
funzionava
da
papa
pei
siciliani
.
In
quanto
ai
conventi
e
ai
monasteri
,
certamente
erano
una
risorsa
per
certe
famiglie
...
Ma
i
frati
non
avevano
aiutato
i
rivoluzionari
?
Ben
fatto
,
se
ora
i
rivoluzionari
li
ringraziavano
coi
calci
!
...
Egli
non
voleva
impicciarsi
di
politica
,
né
d
'
amministrazione
comunale
,
né
del
papa
,
né
dei
conventi
!
"
Bado
ai
fatti
miei
,
signor
canonico
!
E
,
vedete
,
i
fatti
miei
sono
laggiù
,
a
Margitello
;
e
lassù
,
per
le
colline
di
Casalicchio
;
e
da
questo
lato
,
a
Poggiogrande
;
e
da
quest
'
altro
,
a
Mezzaterra
,
lungo
il
fiume
...
E
il
papa
qua
sono
io
,
e
il
padre
guardiano
pure
;
stavo
per
dire
:
e
la
madre
badessa
anche
!
"
Il
canonico
Cipolla
sorrideva
,
pensando
che
allora
la
madre
badessa
il
marchese
se
la
teneva
chiusa
in
casa
,
e
non
era
un
bell
'
esempio
di
moralità
!
Intanto
gli
rispondeva
:
"
Dite
bene
.
Si
parla
per
chiacchierare
e
per
nient
'
altro
!
"
.
E
lo
lasciava
a
misurare
col
compasso
delle
gambe
la
spianata
.
In
quel
tempo
,
il
marchese
restava
spesso
lassù
fino
a
tardi
assieme
con
Rocco
o
con
l
'
avvocato
.
L
'
avvocato
gli
raccontava
le
sue
frottole
spiritiche
,
seduto
di
faccia
a
lui
sul
bastione
che
sovrastava
alla
vallata
,
ed
egli
lo
canzonava
rudemente
;
non
ne
aveva
ancora
paura
.
Intanto
dietro
le
colline
sorgeva
la
luna
,
enorme
,
rossastra
,
e
montava
su
pel
cielo
,
quasi
arrampicandosi
lesta
lesta
dietro
le
nuvole
,
inondando
di
luce
biancastra
la
immensità
della
campagna
,
fino
alle
montagne
lontane
che
si
confondevano
col
cielo
all
'
orizzonte
.
E
il
marchese
interrompeva
l
'
avvocato
per
indicargli
:
"
Vedete
quel
lume
laggiù
?
È
nella
stalla
di
Margitello
;
danno
la
paglia
alle
mule
.
Ora
Rocco
chiude
le
finestre
della
casina
.
Una
,
due
,
tre
!
...
Sembra
che
un
lume
si
accenda
e
si
spenga
.
Continuate
!
È
Rocco
che
passa
da
una
stanza
all
'altra..."
.
Erano
più
di
due
mesi
che
il
marchese
tralasciava
spesso
quella
passeggiata
di
cui
sembrava
non
avesse
potuto
fare
a
meno
.
Infatti
chi
aveva
bisogno
di
parlargli
,
in
quelle
ore
,
si
avviava
difilato
lassù
,
sicuro
di
trovarlo
a
passeggiare
o
a
tenere
udienza
su
gli
scalini
di
gesso
dello
zoccolo
senza
croce
.
Era
andato
soltanto
quattro
o
cinque
volte
in
campagna
,
non
a
Margitello
,
ma
a
Poggiogrande
,
a
Casalicchio
.
E
da
due
settimane
non
si
muoveva
di
casa
,
mettendo
mobili
e
oggetti
sossopra
,
quasi
per
stancarsi
con
quel
lavoro
manuale
;
ricevendo
soltanto
l
'
avvocato
che
veniva
,
come
le
nottole
,
sempre
di
sera
;
o
qualcuno
dei
garzoni
di
Margitello
mandato
dal
massaio
a
chiedere
ordini
,
perché
nessuno
voleva
assumersi
la
responsabilità
d
'
una
risoluzione
qualunque
.
Il
garzone
andava
via
grattandosi
il
capo
.
Oggi
,
un
ordine
;
domani
,
uno
contrario
.
E
se
esitava
:
"
Bestia
!
Avresti
dovuto
capire
!
"
.
Ci
andava
di
mezzo
lui
.
Mamma
Grazia
lo
compativa
:
"
Se
non
si
fa
la
causa
,
questo
inferno
non
finisce
!
"
.
Ma
ora
che
si
trattava
di
giorni
il
marchese
era
di
peggior
umore
del
solito
e
sbraitava
con
don
Aquilante
:
"
Che
istruttoria
mi
andate
contando
?
Che
processo
?
...
Tutto
è
imbastito
male
.
Le
testimonianze
?
Le
prove
?
Basterà
un
soffio
dell
'
avvocato
della
difesa
per
buttarle
giù
!
Saremo
daccapo
.
Dovrò
stare
ancora
mesi
e
mesi
con
l
'
animo
sospeso
...
"
.
"
Perché
?
È
curiosa
questa
!
"
"
Perché
se
io
me
ne
lavo
le
mani
,
diranno
:
"
Al
marchese
non
glien
'
è
importato
niente
del
povero
Rocco
!
Chi
muore
giace
e
chi
vive
si
dà
pace
"
.
E
verranno
fuori
nuovi
funghi
...
Vedrete
.
"
"
Perché
?
È
curiosa
questa
!
"
"
Vi
sembra
curiosa
,
perché
voi
non
vedete
altro
che
la
causa
,
la
bella
causa
e
la
bella
difesa
che
farete
...
E
se
il
giurì
manderà
assolto
Neli
Casaccio
?
...
Qualcuno
...
l
'
ha
ammazzato
il
povero
Rocco
,
giacché
è
morto
...
e
non
si
è
ammazzato
con
le
proprie
mani
...
E
così
daccapo
!
"
"
Attendiamo
che
il
giurì
abbia
giudicato
.
Ero
venuto
per
sapere
l
'
ora
precisa
della
partenza
.
"
"
Quando
vorrete
.
La
carrozza
è
a
vostra
disposizione
.
Io
non
vengo
.
"
"
Siete
citato
anche
voi
.
"
"
La
mia
deposizione
è
scritta
nel
processo
;
possono
leggerla
.
"
"
Ma
gioverà
anche
la
vostra
presenza
.
I
giurati
,
lo
sapete
,
giudicano
secondo
le
impressioni
del
momento
,
secondo
la
loro
coscienza
;
non
hanno
neppur
bisogno
di
fatti
precisi
...
"
E
don
Aquilante
aveva
dovuto
stentare
per
indurlo
ad
andare
assieme
con
lui
alla
Corte
d
'
Assise
.
Se
n
'
era
quasi
pentito
.
"
Badiamo
,
marchese
!
...
Badiamo
!
"
,
egli
si
raccomandava
.
Ma
il
marchese
non
gli
dava
retta
,
e
continuava
a
dar
colpi
di
frusta
alle
mule
,
lanciandole
in
corsa
vertiginosa
per
quelle
rampe
di
stradone
che
giravano
in
declivio
attorno
al
monte
in
cima
al
quale
Ràbbato
stava
esposto
ai
quattro
venti
,
che
qualche
volta
sembrava
se
lo
palleggiassero
tra
loro
.
"
Badiamo
,
marchese
!
"
Invano
Titta
,
il
cocchiere
,
seduto
in
cassetta
accanto
al
marchese
,
si
voltava
di
tanto
in
tanto
per
rassicurarlo
.
Don
Aquilante
ricordava
,
raccapricciando
,
che
appunto
lungo
quelle
rampe
le
mule
avevano
preso
,
tempo
fa
,
la
mano
al
marchese
,
e
lo
avevano
trascinato
giù
per
la
china
,
tra
sterpi
e
sassi
,
come
impazzite
,
fino
all
'
orlo
del
ciglione
a
precipizio
,
dove
si
erano
fermate
per
miracolo
;
e
pensava
che
certi
miracoli
non
si
ripetono
,
se
si
ripetono
i
guai
.
Doveva
ricordarselo
,
il
marchese
!
Invece
le
mule
,
spumanti
di
sudore
,
perdevano
il
fiato
,
smaniando
sotto
i
colpi
di
frusta
che
piovevano
fitti
.
Evidentemente
il
marchese
sfogava
contro
di
loro
tutto
il
suo
malumore
,
quasi
l
'
istruttoria
ed
il
processo
li
avessero
fatti
quelle
povere
bestie
e
potesse
essere
colpa
di
esse
se
Neli
Casaccio
veniva
assolto
!
Erano
trasvolati
,
come
un
lampo
,
accanto
ai
carretti
coi
testimoni
,
che
scendevano
senza
fretta
.
Don
Aquilante
aveva
intravisto
Rosa
Stanga
,
mastro
Vito
Noccia
,
Michele
Stizza
e
non
aveva
avuto
tempo
di
rispondere
al
loro
saluto
.
Li
invidiava
.
Stavano
scomodi
,
sì
,
sui
carretti
,
esposti
alla
polvere
e
al
sole
;
ma
almeno
andavano
tranquilli
,
senza
pericolo
di
rompersi
la
noce
del
collo
.
"
Badiamo
,
marchese
!
"
E
per
distrarsi
,
don
Aquilante
si
sforzava
di
pensare
al
marchese
grande
,
di
cui
si
raccontava
ancora
la
storiella
dei
testimoni
...
Quegli
era
un
vero
Roccaverdina
!
...
Altri
tempi
,
altri
uomini
!
...
Doveva
vincere
una
lite
?
Occorrevano
prove
?
E
scriveva
al
suo
agente
,
in
paese
:
"
Manda
subito
,
subito
,
un
'
altra
carrettata
di
testimoni
!
"
.
Si
compravano
a
due
tarì
l
'
uno
!
...
Falsi
,
s
'
intende
!
Il
marchese
grande
,
oh
!
oh
!
non
guardava
tanto
pel
sottile
!
La
razza
,
su
certi
punti
,
è
rimasta
la
stessa
.
Quando
un
Roccaverdina
prende
un
drizzone
,
è
capace
di
tutto
,
nel
bene
e
nel
male
!
...
Anche
a
costo
di
far
scavezzare
il
collo
a
chi
non
c
'
entra
...
"
Badiamo
,
marchese
!
"
Il
marchese
però
scendeva
da
cassetta
appunto
quando
,
raggiunta
la
pianura
,
lo
stradone
filava
dritto
a
perdita
d
'
occhio
,
tra
il
frinire
delle
cicale
su
per
gli
ulivi
e
il
zirlare
dei
grilli
tra
le
stoppie
.
"
Dicono
che
avremo
la
ferrovia
fra
quattro
o
cinque
anni
"
"
Anche
i
treni
prendono
la
mano
ai
macchinisti
negli
scontri
"
,
rispose
il
marchese
,
sorridendo
stranamente
.
"
E
con
le
macchine
è
inutile
gridare
:
Badiamo
,
marchese
!
"
VI
.
A
Ràbbato
si
era
già
saputa
,
per
telegrafo
,
la
notizia
della
condanna
di
Neli
Casaccio
:
"
Quindici
anni
!
"
.
E
due
giorni
dopo
,
i
testimoni
,
di
ritorno
,
erano
assediati
dalla
gente
che
voleva
conoscere
tutti
i
particolari
della
causa
.
Neli
,
appena
udito
"
Quindici
anni
!
"
si
era
coperto
il
volto
con
le
mani
scoppiando
in
singhiozzi
.
Poi
,
levata
in
alto
la
mano
destra
,
aveva
gridato
:
"
Signore
,
lo
giuro
al
vostro
divino
cospetto
:
sono
innocente
!
E
se
non
dico
la
verità
,
fatemi
cascare
morto
,
qui
,
davanti
a
voi
!
"
.
Nella
sala
tutti
gli
occhi
si
erano
rivolti
verso
il
Crocifisso
appeso
alla
parete
dietro
il
seggio
del
Presidente
,
quasi
il
Crocifisso
avesse
dovuto
dare
davvero
la
risposta
al
gesto
e
alle
parole
del
condannato
.
Ma
i
carabinieri
,
presolo
per
un
braccio
,
lo
avevano
condotto
via
,
che
si
reggeva
male
su
le
gambe
e
balbettante
:
"
Poveri
figli
!
Poveri
figli
miei
!
"
.
E
la
moglie
!
Si
era
buttata
ai
piedi
del
Presidente
della
Corte
,
coi
capelli
disciolti
,
col
viso
inondato
di
lagrime
,
chiedendo
grazia
pel
marito
:
"
È
innocente
come
Gesù
Cristo
,
eccellenza
!
"
.
Gli
si
era
aggrappata
ai
ginocchi
,
disperatamente
,
né
voleva
lasciarlo
.
"
Ma
io
non
sono
il
Re
,
figliuola
mia
!
Le
grazie
può
farle
lui
soltanto
.
"
"
Vostra
eccellenza
può
tutto
!
...
Vostra
eccellenza
ha
in
mano
la
giustizia
!
...
Un
padre
di
quattro
bambini
!
"
Bisognò
farle
violenza
per
staccarla
.
E
la
gente
,
chi
giudicava
che
Neli
Casaccio
era
stato
condannato
a
torto
,
chi
a
ragione
.
Non
aveva
egli
detto
:
"
Gli
faccio
fare
una
fiammata
?
"
.
Questo
dovrebbe
insegnare
a
tenere
in
freno
la
lingua
;
chi
non
parla
non
falla
!
I
signori
del
Casino
di
conversazione
attendevano
il
ritorno
del
marchese
di
Roccaverdina
e
di
don
Aquilante
per
conoscere
tutto
l
'
andamento
della
discussione
e
il
verdetto
dei
giurati
.
Gli
avevano
negato
fin
le
attenuanti
?
Non
era
possibile
!
Per
ciò
alcuni
dei
più
curiosi
si
erano
aggruppati
in
Piazza
dell
'
Orologio
per
fermare
la
carrozza
al
passaggio
.
E
fu
proprio
una
sorpresa
il
vedere
la
strana
compiacenza
del
marchese
che
,
sceso
dalla
carrozza
assieme
con
don
Aquilante
,
circondato
da
quei
signori
e
seguito
da
una
folla
di
persone
,
si
avviò
verso
il
Casino
dove
egli
,
quantunque
socio
,
aveva
messo
piede
due
o
tre
volte
in
tanti
anni
,
anche
perché
,
secondo
lui
,
vi
si
ammetteva
facilmente
troppa
gentuccia
.
Il
marchese
sembrava
trasfigurato
.
Da
due
giorni
,
don
Aquilante
lo
guardava
stupito
e
stava
ad
ascoltarlo
ancora
più
stupito
.
I
soci
del
Casino
si
erano
schierati
in
semicerchio
;
e
,
dietro
i
seduti
,
si
pigiava
la
siepe
dei
curiosi
che
,
invaso
quel
salone
a
pianterreno
,
stendevano
il
collo
e
si
sollevavano
su
la
punta
dei
piedi
per
sentir
parlare
il
marchese
o
l
'
avvocato
seduti
là
in
faccia
sul
canapè
addossato
al
muro
.
Alcuni
erano
fin
montati
su
gli
zoccoli
delle
quattro
colonne
di
finto
marmo
che
reggevano
la
volta
del
salone
,
per
vedere
e
udir
meglio
.
Questo
mosse
a
sdegno
il
marchese
.
"
Che
c
'
è
?
L
'
opera
dei
pupi
?
Che
cosa
vogliono
tutti
costoro
?
Non
siamo
in
Piazza
dell
'
Orologio
qui
...
Cameriere
!
"
E
scoperto
il
poveretto
del
cameriere
che
si
affaticava
inutilmente
a
fare
uscir
fuori
quegli
intrusi
,
lo
apostrofava
:
"
Don
Marmotta
!
Ma
che
:
prego
,
signori
miei
!
Prendeteli
per
le
spalle
se
non
sanno
l
'
educazione
"
.
Allora
parecchi
soci
si
levarono
da
sedere
,
e
cominciarono
a
spingere
indietro
la
gente
,
che
esitava
e
si
voltava
a
guardare
dopo
aver
fatto
pochi
passi
,
non
sapendosi
rassegnare
a
dover
andar
via
senza
cavarsi
la
curiosità
.
Intanto
il
marchese
aveva
cominciato
a
parlare
.
Ora
,
anche
per
lui
il
processo
era
stato
imbastito
maravigliosamente
.
Il
giudice
istruttore
,
dapprima
,
era
andato
tastoni
,
senza
lume
,
senza
guida
.
Aveva
poi
trovato
il
filo
conduttore
,
e
le
prove
erano
balzate
fuori
,
chiare
e
lampanti
.
"
Ah
,
quel
Procuratore
del
Re
!
Un
fiume
di
eloquenza
.
Gelosia
?
Forza
irresistibile
?
Chiudiamo
dunque
le
prigioni
e
lasciamo
assassinare
la
gente
!
...
Qui
ci
troviamo
davanti
a
una
premeditazione
di
lunga
mano
!
...
Sì
,
o
signori
giurati
,
c
'
è
la
legge
anche
per
coloro
che
disturbano
l
'
altrui
pace
domestica
,
che
insidiano
l
'
onore
delle
famiglie
!
Se
tutti
volessimo
farci
giustizia
con
le
nostre
mani
,
addio
società
!
Ognuno
crede
di
avere
ragione
soprattutto
quando
ha
torto
.
Soltanto
il
magistrato
imparziale
e
giusto
,
perché
non
interessato
,
soltanto
i
giudici
popolari
istituiti
per
questo
scopo
...
"
Sembrava
che
il
Procuratore
del
Re
fosse
lui
,
e
che
quei
soci
,
seduti
in
semicerchio
là
attorno
,
fossero
i
giurati
che
dovevano
giudicare
.
La
sua
voce
prendeva
il
solito
tono
alto
,
come
quando
egli
teneva
udienza
lassù
,
nella
spianata
del
Castello
;
e
la
gente
messa
fuori
del
salone
e
rimasta
davanti
a
l
'
aperta
grande
vetrata
poteva
udirlo
meglio
che
se
fosse
rimasta
dentro
,
perché
la
voce
rimbalzava
per
la
sonorità
della
volta
e
si
faceva
sentire
vibrante
fin
dal
centro
della
piazza
.
"
E
così
il
povero
avvocato
della
difesa
si
è
vista
chiusa
la
bocca
prima
di
parlare
...
Oh
,
non
già
che
non
abbia
parlato
!
Un
'
ora
e
mezzo
,
con
furia
di
gesti
,
battendo
i
pugni
sul
tavolino
...
Se
l
'
è
presa
anche
contro
i
pezzi
grossi
che
autorizzano
con
l
'
esempio
le
soperchierie
dei
loro
dipendenti
!
Come
se
,
in
questo
caso
,
il
marchese
di
Roccaverdina
avesse
detto
a
Rocco
:
"
Va
'
a
rubargli
la
moglie
a
Neli
Casaccio
!
"
.
Povero
avvocato
!
Non
sapeva
dove
sbatter
la
testa
;
armeggiava
con
le
braccia
e
con
la
lingua
,
dopo
che
il
Procuratore
del
Re
gli
aveva
troncato
anticipatamente
i
soliti
argomenti
.
La
gelosia
!
La
forza
irresistibile
!
Si
capiva
che
parlava
unicamente
per
parlare
.
E
poi
...
voleva
provar
troppo
.
Processo
d
'
indizi
!
Le
testimonianze
?
"
Ho
sentito
dire
!
....
Mi
è
stato
detto
!
....
Ha
minacciato
!
"
"
È
un
uomo
feroce
;
cacciatore
di
mestiere
!
Si
può
decidere
della
libertà
di
un
cittadino
su
così
fragili
basi
?"..."
E
il
marchese
rifaceva
la
voce
e
i
gesti
dell
'
avvocato
con
evidentissimo
accento
d
'
ironica
commiserazione
,
ridendo
perché
i
circostanti
ridevano
,
lieto
dell
'
effetto
prodotto
su
coloro
che
dovevano
sembrargli
proprio
i
giurati
,
o
altri
giurati
da
giudicare
in
appello
,
tanto
egli
si
animava
nel
ripetere
le
frasi
più
altisonanti
e
più
comuni
dell
'
avvocato
,
aumentando
l
'
ironica
intonazione
fino
alla
ripresa
del
Procuratore
del
Re
che
volle
parlare
l
'
ultimo
per
dare
il
colpo
di
grazia
!
"
Una
botta
da
maestro
intanto
l
'
aveva
già
data
il
nostro
avvocato
qui
.
Poche
parole
,
ma
sostanziose
,
ma
gravi
,
di
quelle
che
non
ammettono
replica
...
"
Don
Aquilante
che
,
con
le
mani
incrociate
,
gli
occhi
socchiusi
,
ora
storceva
le
labbra
,
ora
scoteva
la
testa
,
e
sembrava
di
non
accorgersi
del
mormorio
di
approvazione
seguito
alle
parole
del
marchese
,
si
scosse
con
un
sussulto
allo
scatto
di
voce
,
che
parve
un
tuono
,
con
cui
quegli
rispondeva
al
dottor
Meccio
,
detto
San
Spiridione
non
si
sapeva
perché
.
Il
dottor
Meccio
,
seduto
proprio
di
faccia
al
marchese
,
era
stato
ad
ascoltarlo
a
testa
bassa
,
col
mento
appoggiato
al
pomo
dorato
della
sua
canna
d
'
India
quasi
più
lunga
di
lui
;
non
si
era
mosso
,
né
aveva
fatto
nessun
altro
segno
di
approvazione
,
né
riso
come
tutti
gli
altri
.
E
rizzandosi
improvvisamente
su
le
interminabili
magre
gambe
-
la
sua
vecchia
tuba
pareva
dovesse
arrivare
a
toccar
la
volta
del
salone
-
avea
sentenziato
:
"
L
'
han
condannato
a
torto
.
È
il
mio
parere
"
.
Il
marchese
era
scattato
:
"
Come
torto
?
Con
tante
prove
?
Che
ne
sapete
voi
?
"
.
"
È
il
mio
parere
.
I
giurati
non
sono
infallibili
.
"
"
Chi
ha
dunque
ammazzato
Rocco
?
"
"
Non
lo
ha
ammazzato
Neli
Casaccio
.
"
"
Chi
dunque
?
Ci
vuole
un
bel
coraggio
a
parlare
così
!
Perché
non
siete
andato
a
dirlo
al
giudice
istruttore
quand
'
era
tempo
?
Non
vi
rimorde
la
coscienza
di
aver
lasciato
condannare
,
secondo
voi
,
un
innocente
?
Ecco
come
siamo
!
"
È
il
mio
parere
!
"
Ma
il
vostro
parere
non
vale
un
fico
contro
la
sentenza
dei
giurati
!
Il
giudice
istruttore
è
stato
dunque
un
bestione
?
Il
Presidente
e
i
giudici
della
Corte
di
Assise
sono
stati
pure
bestioni
?
Chi
è
dunque
l
'
assassino
?
Dov
'
è
?
"
"
Non
vi
scaldate
troppo
,
marchese
!
"
"
Dite
,
dite
:
chi
è
stato
l
'
assassino
!
Dov
'
è
?
"
Il
marchese
,
in
piedi
,
pallido
dalla
collera
,
gesticolava
,
urlava
,
ripetendo
:
"
Chi
è
stato
l
'
assassino
?
Dov
'
è
?
"
.
"
Può
essere
qui
,
tra
noi
,
tra
quella
folla
davanti
la
vetrata
,
e
forse
ride
di
me
,
di
voi
,
dei
giurati
,
dei
giudici
,
della
giustizia
!
E
se
dico
una
sciocchezza
,
lasciatemela
dire
!
La
parola
è
libera
!
"
San
Spiridione
gli
teneva
testa
imperterrito
,
mentre
parecchi
tentavano
di
condurlo
via
per
por
termine
a
quella
scena
sconveniente
,
e
altri
circondavano
il
marchese
pregandolo
di
compatire
un
presuntuoso
che
diceva
sempre
no
quando
uno
diceva
sì
,
per
vizio
d
'
indole
,
per
abitudine
...
"
E
perché
me
lo
dice
in
faccia
?
L
'
ho
fatto
forse
io
il
processo
?
L
'
ho
discussa
io
la
causa
?
L
'
ho
condannato
io
Neli
Casaccio
?
"
E
,
tornato
a
sedersi
,
riprendeva
la
relazione
daccapo
,
minuziosamente
,
riferendo
le
testimonianze
a
una
a
una
,
e
l
'
arringa
del
Procuratore
del
Re
,
e
le
arringhe
degli
avvocati
...
"
Tanto
,
a
me
che
può
importare
se
hanno
condannato
uno
invece
di
un
altro
?
È
affare
dei
giurati
,
dei
giudici
della
Corte
...
Disgraziatamente
"
,
conchiuse
,
"
per
gli
assassinii
che
commettono
i
medici
ignoranti
non
c
'
è
processi
né
Corte
di
Assise
!..."
Ma
il
dottor
Meccio
non
poté
rispondere
a
questa
frecciata
.
Era
andato
via
borbottando
:
"
Se
il
marchese
si
figura
che
il
Casino
sia
la
spianata
del
Castello
!
"
.
VII
.
"
Bene
!
Bene
!
"
,
disse
la
baronessa
.
"
Ed
ora
che
tutto
è
finito
,
mi
darai
retta
,
nepote
mio
?
"
"
Ho
altro
per
la
testa
!
"
,
rispose
il
marchese
.
"
Lo
so
,
pur
troppo
:
quella
donnaccia
.
"
"
Non
me
ne
parlate
,
zia
!
"
"
Anzi
debbo
parlartene
.
"
"
È
inutile
,
vi
dico
.
Per
me
,
è
come
se
non
esistesse
più
,
ve
lo
giuro
.
"
"
Tu
conosci
le
mie
intenzioni
.
"
"
Vi
sono
grato
e
vi
ringrazio
,
zia
!
"
"
Il
mio
testamento
è
in
mano
del
notaio
Lomonaco
.
Non
vorrai
costringermi
a
rifarlo
.
"
"
Siete
padrona
disporre
del
vostro
come
vi
pare
e
piace
.
"
"
Voglio
che
casa
Roccaverdina
rifiorisca
.
Tuo
zio
è
uno
scioperato
.
Ha
già
dato
quasi
fondo
a
tutto
il
suo
patrimonio
;
e
suo
figlio
è
più
matto
di
lui
.
Della
nepote
non
ragioniamo
;
ha
disonorato
la
famiglia
.
Vive
in
peccato
mortale
,
sposata
soltanto
in
municipio
,
per
la
tirannia
di
quell
'
eretico
marito
che
essa
ha
voluto
per
forza
...
Se
lo
tenga
!
"
"
Che
possiamo
farci
?
Non
è
colpa
nostra
.
"
"
Dammi
retta
.
Suol
dirsi
:
matrimoni
e
vescovati
dal
cielo
son
destinati
.
E
questo
di
cui
intendo
parlarti
è
certamente
tra
i
destinati
,
se
non
m
'
inganno
.
Ricordi
?
...
Sì
,
sì
;
non
c
'
è
stata
nessuna
promessa
tra
voi
due
;
non
vi
siete
mai
detta
una
parola
di
amore
;
ma
non
occorreva
dirla
.
Eravate
troppo
ragazzi
allora
,
e
gli
occhi
e
gli
atti
dicevano
assai
più
di
qualunque
parola
.
Così
essa
si
è
tenuta
sempre
come
vincolata
.
Se
si
fosse
chiusa
in
un
monastero
,
non
avrebbe
potuto
vivere
più
fuori
del
mondo
.
È
rimasta
sempre
in
attesa
,
non
ha
disperato
neppure
quando
tu
eri
tutto
di
quella
donnaccia
e
davi
lo
scandalo
di
tenerla
in
casa
...
"
"
Ma
zia
!
"
"
Non
m
'
interrompere
,
lasciami
dire
.
Parlo
per
tuo
bene
.
"
Il
marchese
chinò
il
capo
rassegnandosi
.
Lo
aveva
mandato
a
chiamare
col
pretesto
di
consultarlo
su
certi
miglioramenti
da
fare
nel
vigneto
di
Lagomorto
.
Ma
egli
,
capito
subito
di
che
si
trattava
,
si
era
preparato
le
risposte
.
Questa
volta
,
però
,
a
dispetto
di
ogni
suo
proposito
,
il
marchese
si
sentiva
imbarazzato
da
una
strana
fiacchezza
di
volontà
.
Da
prima
,
lo
avevano
un
po
'
rassicurato
le
domande
intorno
alla
causa
e
alla
condanna
di
Neli
Casaccio
.
E
si
era
diffuso
a
posta
nella
narrazione
per
sviare
la
zia
baronessa
.
Gli
sembrava
di
vedere
agitarlesi
su
le
labbra
gli
insistenti
consigli
con
cui
lo
assediava
ogni
volta
che
veniva
a
vederla
,
mandato
a
chiamare
per
lo
più
;
e
per
ciò
aveva
tentato
di
tirare
in
lungo
il
discorso
,
ad
evitare
la
noia
della
temuta
predica
:
Prendi
moglie
!
Si
era
però
eccitato
per
la
fissazione
della
baronessa
che
Agrippina
Solmo
avesse
fatto
ammazzare
il
marito
con
l
'
intenzione
di
tornare
ad
essere
quella
che
era
una
volta
e
raggiungere
uno
scopo
lasciatosi
sfuggire
con
l
'
aver
sposato
Rocco
Criscione
.
E
appunto
il
vederlo
eccitare
appena
gli
era
stato
accennato
questo
sospetto
,
aveva
spinto
la
baronessa
a
rompere
ogni
indugio
.
Egli
aveva
dovuto
ascoltarla
,
rispondendole
quasi
sbadatamente
,
girando
gli
sguardi
pel
salone
,
fissando
un
ritratto
,
osservando
un
vecchio
mobile
,
guardando
i
cani
accovacciati
sui
cuscini
dei
loro
due
seggioloni
,
e
che
riposavano
riaprendo
di
tratto
in
tratto
gli
occhi
e
alzando
le
teste
,
quasi
capissero
che
non
dovevano
muoversi
per
non
interrompere
la
conversazione
.
Dall
'
alto
di
uno
dei
balconi
era
entrato
improvvisamente
uno
sprazzo
di
sole
in
tramonto
.
La
striscia
di
luce
rossiccia
aveva
rischiarato
per
alcuni
istanti
il
soprapporto
dell
'
uscio
di
faccia
,
e
il
marchese
aveva
strizzato
gli
occhi
per
distinguere
le
figure
annerite
di
quel
Giudizio
di
Paride
malamente
dipinto
,
cercando
di
distrarre
anche
con
questo
la
sua
attenzione
dalla
predica
che
la
baronessa
aveva
cominciato
a
fargli
e
che
minacciava
di
non
finire
più
!
Poi
,
nella
penombra
della
sera
e
mentre
la
zia
gli
evocava
quel
ricordo
di
giovinezza
quasi
scancellato
dalla
sua
memoria
,
egli
si
era
sentito
prendere
da
una
sottile
angoscia
di
rimpianto
che
gli
increspava
la
fronte
e
lo
induceva
a
interromperla
con
quel
"
Ma
zia
!
"
che
non
era
un
diniego
,
né
una
protesta
,
e
non
poteva
avere
nessuna
efficacia
per
impedirle
di
continuare
:
"
Lasciami
dire
;
parlo
per
tuo
bene
...
Io
la
vedo
spesso
da
anni
.
Sempre
la
stessa
!
Vestita
sempre
di
scuro
,
come
una
vedova
,
poveretta
!
E
silenziosa
,
specialmente
dopo
il
tracollo
della
sua
famiglia
,
che
è
nobile
quanto
la
nostra
,
nepote
mio
...
Faresti
la
felicità
tua
,
e
anche
un
'
opera
buona
!
Dignitosa
,
anzi
orgogliosa
in
quella
miseria
che
deve
nascondersi
,
mai
un
accenno
di
te
e
della
sua
ostinata
speranza
.
E
quando
io
gliene
parlai
,
tempo
fa
,
divenne
,
prima
,
rossa
rossa
,
poi
impallidì
,
rispondendo
soltanto
:
"
Ormai
,
baronessa
!
Sono
vecchia
!
"
.
A
trentadue
anni
?
Non
è
vero
.
È
fina
,
delicata
,
signorile
.
E
quando
sorride
,
sembra
che
tutta
la
sua
persona
si
rischiari
e
si
illumini
e
lasci
scorgere
l
'
anima
gentile
e
pietosa
...
Perché
non
vuoi
?
Perché
ti
ostini
a
vivere
solo
?
...
Che
malia
ti
ha
dunque
fatto
quella
donnaccia
?
"
.
Pur
troppo
,
quella
donnaccia
avea
dovuto
gettargli
addosso
una
terribile
malia
;
lo
sentiva
e
fremeva
.
Ma
la
zia
baronessa
faceva
peggio
rammentandogliela
;
egli
ora
tentava
,
appunto
,
di
strapparsela
dal
cuore
,
insofferente
della
prepotenza
e
irritato
della
propria
inettezza
di
vincerla
e
di
liberarsene
.
Non
amava
più
,
odiava
Agrippina
Solmo
;
ma
l
'
odio
gliela
teneva
radicata
nell
'
animo
più
assai
dell
'
amore
!
Ah
,
se
la
zia
baronessa
avesse
saputo
!
...
Egli
però
non
aveva
mentito
giurandole
:
"
Per
me
,
è
come
se
non
esistesse
più
!
"
.
Non
voleva
vederla
neppur
da
lontano
;
le
aveva
interdetto
di
passare
la
soglia
di
casa
Roccaverdina
!
Intanto
...
!
E
si
rizzò
dalla
poltrona
,
ripetendo
:
"
Ho
altro
per
la
testa
in
questo
momento
.
Ne
riparleremo
,
zia
!
"
.
I
quattro
canini
,
saltati
tutt
'
insieme
giù
dai
seggioloni
,
e
stiratisi
e
sbadigliato
,
circondavano
il
marchese
,
mostrando
di
riconoscerlo
col
dimenare
festosamente
le
code
e
saltellargli
attorno
e
abbaiare
.
La
baronessa
li
guardava
sorridendo
dalla
commozione
.
"
Non
fai
loro
neppure
una
carezza
!
"
,
esclamò
.
Gli
passava
davvero
ben
altro
per
la
testa
in
quel
momento
che
accarezzare
quelle
decrepite
bestie
mezze
spelate
e
con
gli
occhi
pieni
di
cispa
!
La
zia
baronessa
aveva
ragione
.
Perché
egli
non
voleva
?
Perché
si
ostinava
a
vivere
solo
?
E
rientrando
in
casa
,
gli
parve
di
rientrare
in
una
spelonca
.
Mamma
Grazia
,
che
non
aveva
ancora
acceso
i
lumi
,
venne
ad
aprirgli
portando
con
una
mano
la
sporca
lumiera
di
terracotta
stagnata
,
col
lucignolo
a
olio
,
che
essa
adoprava
in
cucina
.
Dalla
zia
baronessa
tutto
era
un
gran
vecchiume
;
ma
vi
si
scorgeva
la
sorveglianza
d
'
una
intelligente
e
pulita
padrona
.
Qua
si
sentiva
il
tanfo
della
trascuratezza
,
del
disordine
e
dell
'
abbandono
.
Dal
giorno
che
quella
-
non
la
nominava
più
neppure
col
pensiero
-
era
andata
via
,
egli
non
aveva
più
badato
a
niente
,
lasciando
che
mamma
Grazia
facesse
quel
po
'
che
poteva
,
non
osando
di
rimbrottarla
,
di
sgridarla
,
per
via
dell
'
età
e
del
rispetto
che
le
portava
come
nutrice
e
come
vecchia
persona
di
casa
.
Altra
donna
di
servizio
non
voleva
,
anche
per
non
fare
dispiacere
alla
povera
vecchia
;
servitori
non
gli
piaceva
di
averne
attorno
,
perché
li
stimava
indiscreti
e
ciarlieri
.
Era
vita
questa
?
La
solitudine
ora
gliene
faceva
sentire
tutto
il
fastidio
e
la
nausea
.
Vita
bestiale
!
Egli
,
marchese
di
Roccaverdina
,
godeva
forse
delle
ricchezze
ereditate
?
I
suoi
massai
,
i
suoi
fittaiuoli
godevano
meglio
di
lui
.
Da
più
di
dieci
anni
si
era
ridotto
un
selvaggio
,
schivando
il
commercio
delle
persone
,
arrozzendosi
,
chiuso
in
quella
spelonca
d
'
onde
usciva
soltanto
per
fare
quattro
passi
su
la
spianata
del
Castello
,
o
per
vivere
in
campagna
,
tra
contadini
che
lo
temevano
e
non
gli
volevano
bene
perché
li
trattava
peggio
di
schiavi
,
senza
trovar
mai
una
buona
parola
per
essi
.
Ah
,
la
zia
baronessa
aveva
ragione
!
Perché
non
voleva
?
Le
altre
volte
la
zia
gli
aveva
parlato
su
le
generali
.
Ora
aveva
precisato
,
pur
non
nominando
colei
che
era
stata
la
segreta
aspirazione
dei
suoi
sedici
anni
,
quando
timido
ed
esitante
si
era
contentato
di
manifestare
il
sentimento
che
gli
tremava
in
fondo
al
cuore
soltanto
con
gli
sguardi
o
con
fanciullesche
intimità
di
scherzi
e
di
atti
forse
meno
espressivi
degli
scherzi
;
quando
gli
era
bastato
di
scorgere
o
d
'
indovinare
,
dal
pudibondo
contegno
,
che
ella
si
era
accorta
e
che
acconsentiva
con
maggiore
serietà
di
propositi
,
non
mai
smentita
dopo
.
Ed
egli
l
'
aveva
dimenticata
!
Ed
egli
l
'
aveva
offesa
anteponendole
quella
donna
poi
divenuta
sua
tortura
e
suo
castigo
.
Perché
ora
non
voleva
?
Non
lo
sapeva
neppur
lui
!
Era
seduto
a
tavola
.
Mamma
Grazia
,
portato
il
vassoio
dell
'
insalata
,
vedendo
che
il
marchese
mangiava
con
aria
cupa
,
evitando
di
guardarla
e
di
rivolgerle
la
parola
,
si
era
fermata
a
osservarlo
,
incrociando
le
mani
sotto
il
grembiale
di
traliccio
.
Due
grigi
cernecchi
dei
pochi
capelli
mal
pettinati
le
si
sparpagliavano
su
la
fronte
piena
di
grinze
,
cascandole
sugli
occhi
,
da
uno
dei
quali
,
con
gli
orli
delle
palpebre
rossi
,
non
ci
vedeva
per
un
disgraziato
accidente
di
molti
anni
addietro
,
quando
,
divezzato
il
marchese
,
era
rimasta
come
serva
dai
Roccaverdina
.
"
A
che
pensi
,
figlio
mio
?
"
,
ella
disse
teneramente
.
E
all
'
inattesa
domanda
il
marchese
faceva
una
rapida
mossa
di
tutti
i
muscoli
della
faccia
,
quasi
volesse
,
con
essa
,
trafugare
nel
più
oscuro
posto
del
cervello
i
pensieri
che
lo
tormentavano
e
nasconderli
anche
a
se
stesso
.
Ella
,
che
aveva
notato
,
altre
due
o
tre
volte
,
una
mossa
simile
e
in
identiche
circostanze
,
ne
fu
addolorata
.
"
A
me
puoi
dirlo
"
,
soggiunse
accostandosi
alla
tavola
.
"
Sono
la
tua
mamma
Grazia
!
"
"
Non
trovo
certe
antiche
scritture
;
pensavo
appunto
dove
cercarle
"
,
rispose
il
marchese
.
"
Giù
,
nel
mezzanino
ce
n
'
è
una
catasta
.
"
"
Dici
bene
.
"
"
Ce
n
'
è
tante
altre
anche
in
un
baule
.
Io
so
qual
è
la
chiave
.
"
"
Me
la
darai
domani
.
"
"
Farò
prendere
aria
a
quelle
stanze
.
Saranno
piene
di
topi
.
Non
vi
è
entrato
nessuno
da
anni
.
"
"
Sì
,
mamma
Grazia
.
"
Non
convinta
della
risposta
,
dopo
alcuni
momenti
di
silenzio
,
ella
riprendeva
:
"
Che
ti
cuoce
,
figlio
mio
?
Dimmelo
.
Pregherò
il
Signore
e
la
Vergine
Santissima
del
Rosario
.
Ho
fatto
dire
una
messa
alle
anime
sante
del
Purgatorio
perché
ti
diano
la
pace
dell
'
animo
...
Senti
:
se
è
per
quella
...
richiamala
pure
...
Le
farò
da
serva
,
come
prima
!
"
.
Il
marchese
alzò
la
testa
e
le
spalancò
gli
occhi
in
viso
,
impaurito
dalla
chiaroveggente
penetrazione
di
quella
rozza
e
semplice
creatura
.
"
Oh
,
mamma
Grazia
!
...
È
venuta
qui
?
Che
ti
ha
detto
?
Non
voglio
più
vederla
,
non
m
'
importa
più
niente
di
essa
!
...
Ti
ha
forse
suggerito
di
dirmi
così
?
"
"
No
,
figlio
mio
!
...
Non
irritarti
;
ho
parlato
da
vecchia
stolida
!
"
Si
era
irritato
,
invece
,
per
la
vergogna
di
sentirsi
quasi
alla
mercé
degli
altri
.
Non
sapeva
,
non
poteva
più
dissimulare
dunque
?
Allo
sgomento
che
gli
intorbidava
lo
sguardo
,
mamma
Grazia
,
intimidita
,
replicò
:
"
Non
irritarti
!
Ho
parlato
da
vecchia
stolida
!
"
.
E
andò
via
strascicando
le
ciabatte
.
VIII
.
Quantunque
,
il
giorno
dopo
,
mamma
Grazia
lo
avesse
avvertito
ch
'
ella
aveva
già
dato
aria
al
mezzanino
,
lasciando
la
chiave
nella
serratura
dell
'
uscio
perché
dalla
scala
interna
nessuno
passava
,
il
marchese
non
era
disceso
a
ricercare
le
vecchie
scritture
.
Fatte
attaccare
le
mule
alla
carrozza
,
era
partito
per
Margitello
.
Titta
,
il
cocchiere
,
si
meravigliava
di
vedere
il
padrone
rannicchiato
in
fondo
alla
carrozza
chiusa
,
e
insolitamente
silenzioso
.
Aveva
tentato
,
ma
inutilmente
,
di
fargli
dire
qualcosa
.
"
Ci
vuole
la
pioggia
!
Guardi
,
voscenza
;
non
un
filo
d
'erba."
La
pianura
si
estendeva
da
ogni
lato
,
con
terreni
riarsi
dal
sole
e
screpolati
,
con
aride
piante
di
spino
irte
sui
margini
dello
stradone
...
E
si
era
alla
fine
di
ottobre
!
Qua
e
là
,
un
paio
di
buoi
attaccati
all
'
aratro
si
sforzavano
di
rompere
le
zolle
indurite
,
procedendo
lenti
per
la
resistenza
che
incontravano
.
Qualche
asino
,
un
mulo
,
una
cavalla
col
puledro
dietro
,
pascolavano
,
legati
a
una
lunga
fune
,
o
con
pastoie
ai
piedi
davanti
,
tra
le
poche
stoppie
non
ancora
abbruciate
.
"
Quest
'
anno
la
paglia
rincarirà
.
Non
vi
sarà
altro
per
le
povere
bestie
!
"
La
carrozza
,
lasciato
lo
stradone
provinciale
,
aveva
infilato
,
a
sinistra
,
la
carraia
di
Margitello
,
tra
due
siepi
di
fichi
d
'
India
contorti
,
polverosi
,
coi
fiori
appassiti
su
le
spinose
foglie
magre
e
quasi
gialle
per
mancanza
di
umore
.
Le
mule
trottavano
,
sollevando
nembi
di
polvere
e
facendo
sobbalzare
la
carrozza
su
le
ineguaglianze
del
suolo
.
A
un
certo
punto
,
le
ruote
avevano
urtato
in
un
mucchio
di
sassi
che
ingombrava
metà
della
carraia
.
"
Qui
accadde
la
disgrazia
!
"
,
disse
Titta
.
Quel
mucchio
di
sassi
indicava
il
posto
dove
era
stato
trovato
il
cadavere
di
Rocco
Criscione
,
con
la
testa
fracassata
dalla
palla
tiratagli
quasi
a
bruciapelo
dalla
siepe
accanto
.
Chi
era
passato
di
là
in
quei
giorni
vi
avea
buttato
un
sasso
,
recitando
un
requiem
,
perché
tutti
si
rammentassero
del
cristiano
colà
ammazzato
e
dicessero
una
preghiera
in
suffragio
di
quell
'
anima
andata
all
'
altro
mondo
senza
confessione
e
senza
sacramenti
.
Così
il
mucchio
era
diventato
alto
e
largo
in
forma
di
piccola
piramide
.
Ma
neppure
questa
volta
Titta
sentì
rispondersi
niente
;
e
frustò
le
mule
,
pensando
a
quel
che
sarebbe
avvenuto
a
Margitello
dove
nessuno
si
attendeva
l
'
arrivo
del
padrone
.
Stormi
di
piccioni
domestici
,
usciti
alla
pastura
,
si
levavano
a
volo
dai
lati
della
carraia
al
rumore
dei
sonagli
delle
mule
e
delle
ruote
della
carrozza
,
che
ora
correva
su
la
ghiaia
sparsa
sul
terreno
a
poca
distanza
dalla
casina
.
Si
scorgevano
il
recinto
della
corte
e
le
finestre
chiuse
,
a
traverso
gli
alberi
di
eucalipti
che
la
circondavano
da
ogni
parte
.
Contrariamente
alle
previsioni
di
Titta
,
il
massaio
e
i
garzoni
l
'
avevano
passata
liscia
.
Il
marchese
avea
visitato
la
dispensa
,
le
stalle
delle
vacche
,
il
fieno
,
la
pagliera
;
aveva
ispezionato
minutamente
gli
aratri
di
nuovo
modello
fatti
venire
da
Milano
l
'
anno
avanti
,
la
cantina
,
le
stanze
di
abitazione
dei
contadini
,
seguito
dal
massaio
che
gli
andava
dietro
,
timoroso
di
qualche
lavata
di
capo
;
e
non
aveva
fiatato
neppure
quando
allo
stesso
massaio
era
parso
opportuno
scusarsi
per
un
oggetto
fuori
posto
,
per
un
ingombro
che
avrebbe
dovuto
essere
evitato
,
per
qualche
arnese
buttato
là
trascuratamente
,
guasto
e
non
riparato
.
Poi
il
marchese
era
salito
,
solo
,
nelle
stanze
superiori
;
e
il
massaio
,
dalla
corte
,
gli
vedeva
spalancare
le
finestre
,
lo
sentiva
passare
da
una
stanza
all
'
altra
,
aprire
e
chiudere
cassetti
di
tavolini
e
di
cassettoni
,
armadii
,
spostare
seggiole
e
sbattere
usci
.
Due
o
tre
volte
,
il
marchese
si
era
affacciato
ora
da
una
ora
da
un
'
altra
finestra
,
quasi
volesse
chiamare
qualcuno
.
Invece
,
avea
dato
lunghe
occhiate
lontano
e
attorno
,
per
la
campagna
,
o
al
cielo
che
sembrava
di
bronzo
,
limpido
,
senza
un
fiocco
di
nuvole
da
dieci
mesi
,
infocato
dal
sole
che
bruciava
come
di
piena
estate
.
Tre
ore
dopo
,
egli
era
disceso
giù
aveva
ordinato
a
Titta
di
riattaccare
le
mule
,
ed
era
ripartito
senza
dare
nessuna
disposizione
,
senza
mostrarsi
scontento
né
soddisfatto
.
A
mezza
strada
della
carraia
di
Margitello
,
là
dove
era
il
pezzo
di
terreno
di
compare
Santi
Dimauro
,
che
aveva
dovuto
venderlo
per
forza
,
per
evitarsi
guai
,
il
marchese
,
scorgendo
dallo
sportello
il
vecchio
contadino
seduto
su
un
sasso
rasente
la
siepe
dei
fichi
d
'
India
,
coi
gomiti
appuntati
su
le
ginocchia
e
il
mento
tra
le
mani
,
avea
ordinato
a
Titta
di
fermare
le
mule
.
Compare
Santi
rizzò
la
testa
,
e
salutò
il
marchese
sollevando
con
una
mano
la
parte
anteriore
del
berretto
bianco
,
di
cotone
.
"
Voscenza
benedica
!
"
"
Che
fate
qui
?
"
,
gli
domandò
il
marchese
.
"
Niente
,
eccellenza
.
Trovandomi
al
mulino
,
ho
voluto
dare
uno
sguardo
...
"
"
Rimpiangete
ancora
questi
quattro
sassi
?
"
"
Il
mio
cuore
è
sempre
qua
!
Verrò
a
morirvi
un
giorno
o
l
'altro."
"
E
avete
faccia
di
lagnarvi
,
dopo
che
ve
li
ho
pagati
settant
'
onze
?
"
Il
vecchio
si
strinse
nelle
spalle
,
e
riprese
la
sua
positura
.
"
Montate
in
serpe
con
Titta
"
,
soggiunse
il
marchese
.
"
Grazie
,
voscenza
.
Ho
lasciato
l
'
asino
al
mulino
;
vo
'
a
riprenderlo
,
con
la
farina
.
"
Titta
si
era
voltato
per
convincersi
se
il
padrone
avesse
parlato
sul
serio
invitando
compare
Santi
a
montare
in
serpe
,
tanto
gli
era
parsa
straordinaria
la
cosa
;
ma
la
sua
curiosità
rimase
insoddisfatta
.
Il
marchese
gli
accennò
con
la
mano
di
tirar
via
,
e
le
mule
si
rimisero
al
trotto
al
primo
schiocco
di
frusta
.
Lungo
la
ripida
salita
,
Titta
avea
risparmiato
le
povere
bestie
.
Alla
svoltata
della
Cappelletta
però
,
da
dove
lo
stradone
comincia
a
salire
dolcemente
,
egli
faceva
riprendere
il
trotto
;
e
pel
movimento
a
sbalzi
,
i
sonagli
delle
testiere
squillavano
all
'
ombra
degli
ulivi
e
dei
mandorli
che
sporgevano
dietro
i
ciglioni
le
chiome
grige
e
verdognole
tra
cui
stridevano
alcune
cicale
ritardatarie
,
illuse
forse
dal
persistente
caldo
che
l
'
estate
durasse
ancora
.
"
Che
c
'
è
?
"
,
domandò
il
marchese
all
'
improvviso
arrestarsi
della
carrozza
.
E
,
affacciatosi
allo
sportello
,
vide
l
'
avvocato
don
Aquilante
,
con
le
lunghe
gambe
penzoloni
dal
parapetto
di
un
ponticello
,
il
cappellone
di
feltro
nero
,
a
larghe
falde
,
che
gli
riparava
dal
sole
,
come
un
ombrello
,
la
faccia
sbarbata
,
con
la
grossa
canna
d
'
India
tenuta
ferma
da
una
mano
sul
paracarro
sottostante
.
Don
Aquilante
socchiuse
gli
occhi
,
scosse
la
testa
con
l
'
abituale
movimento
,
portò
l
'
altra
mano
allo
stomaco
,
quasi
volesse
reggere
la
cintura
rilasciata
dei
calzoni
,
e
scese
dal
parapetto
,
aggrottando
le
sopracciglia
,
stringendo
le
labbra
con
l
'
aria
di
un
uomo
importunatamente
disturbato
.
"
Qui
,
con
questo
sole
?
"
,
disse
il
marchese
aprendo
lo
sportello
della
carrozza
.
Don
Aquilante
fece
soltanto
una
mossa
che
voleva
significare
:
se
sapeste
!
e
,
accettando
l
'
invito
espressogli
con
un
gesto
,
montò
accanto
al
marchese
.
Le
mule
ripartirono
al
trotto
.
"
Qui
,
con
questo
sole
?
"
,
tornò
quegli
a
domandare
.
"
Voi
siete
scettico
...
Non
importa
!
...
Vi
convincerete
un
giorno
o
l
'
altro
!
"
,
rispose
don
Aquilante
.
Il
marchese
sentì
corrersi
un
brivido
per
tutta
la
persona
.
Pure
fece
il
bravo
,
sorrise
;
e
quantunque
avesse
pregato
don
Aquilante
di
non
più
riparlargli
di
quelle
cose
,
ed
ora
ne
sentisse
più
che
mai
invincibile
terrore
,
provò
un
impeto
di
sfida
per
vincere
la
sensazione
che
gli
sembrava
puerile
in
quel
punto
,
all
'
aria
aperta
e
con
tutta
quella
luce
.
"
Ah
!
Venite
a
cercare
gli
Spiriti
fin
qui
?
"
"
L
'
ho
seguito
a
dieci
passi
di
distanza
,
senza
potere
raggiungerlo
.
Ora
è
agitato
;
comincia
ad
aver
coscienza
della
sua
nuova
condizione
...
Voi
non
potete
intendere
;
siete
fuori
della
verità
,
tra
la
caligine
dei
pregiudizi
religiosi
.
"
"
Ebbene
?
"
,
balbettò
il
marchese
.
"
Un
giorno
vi
persuaderete
,
finalmente
,
che
io
non
sono
un
allucinato
,
né
un
pazzo
.
Vi
sono
persone
"
,
soggiunse
con
severo
accento
,
"
che
posseggono
facoltà
speciali
per
vedere
quel
che
gli
altri
non
vedono
,
per
udire
quel
che
gli
altri
non
odono
.
Per
esse
,
il
mondo
degli
uomini
e
quello
degli
Spiriti
non
sono
due
mondi
distinti
e
diversi
.
Tutti
i
santi
hanno
avuto
questa
gran
facoltà
.
Non
occorre
,
però
,
di
essere
un
santo
per
ottenerla
.
Particolari
circostanze
possono
accordarla
a
un
meschino
avvocato
come
me
...
"
"
E
non
vi
è
riuscito
a
raggiungerlo
!
"
,
disse
il
marchese
,
con
accento
che
avrebbe
voluto
essere
ironico
e
tradiva
intanto
l
'
ansia
da
cui
era
turbato
.
"
Si
è
fermato
presso
il
ponticello
ed
è
rimasto
un
istante
in
ascolto
;
poi
,
tutt
'
a
un
tratto
,
udito
lo
strepito
dei
sonagli
delle
mule
e
il
rumore
delle
ruote
della
vostra
carrozza
che
saliva
per
la
rampa
sottostante
,
si
è
precipitato
giù
pel
ciglione
dirimpetto
.
Evidentemente
,
ha
voluto
evitare
d
'
incontrarsi
con
voi
.
"
"
Perché
?
"
"
Ve
l
'
ho
detto
.
Egli
comincia
ad
aver
coscienza
della
nuova
condizione
.
In
questo
caso
,
tutto
quel
che
rammenta
la
vita
ispira
orrore
.
È
il
più
penoso
dell
'
altra
esistenza
.
Rocco
che
già
si
accorge
di
non
essere
più
vivo
...
"
Il
marchese
non
osava
d
'
interromperlo
,
né
osava
di
domandarsi
se
colui
che
gli
parlava
in
quel
modo
avesse
smarrito
il
senno
o
fosse
ancora
in
pieno
possesso
della
ragione
.
A
furia
di
udirlo
discorrere
di
queste
stramberie
,
come
il
marchese
soleva
chiamarle
,
si
sentiva
attratto
da
esse
,
non
ostante
che
da
qualche
tempo
in
qua
gli
ispirassero
una
gran
paura
del
misterioso
ignoto
,
a
dispetto
del
suo
scetticismo
e
delle
sue
credenze
religiose
.
E
l
'
Inferno
?
E
il
Paradiso
?
E
il
Purgatorio
?
Don
Aquilante
li
spiegava
a
modo
suo
;
ma
la
Chiesa
non
dice
che
si
tratta
di
cose
diaboliche
?
Titta
aveva
spinte
le
mule
al
gran
trotto
,
per
fare
una
bella
entrata
in
paese
con
schiocchi
di
frusta
,
gran
tintinnio
di
sonagli
e
rumore
di
ruote
;
e
questo
distrasse
il
marchese
dal
torbido
rimescolio
di
riflessioni
e
di
terrori
che
gli
passava
per
la
mente
mentre
don
Aquilante
parlava
.
Rimescolio
di
riflessioni
e
di
terrori
che
lo
riprendeva
però
appena
posto
il
piede
in
quelle
stanze
deserte
dove
non
si
udiva
altro
di
vivente
all
'
infuori
dello
strasciar
delle
ciabatte
di
mamma
Grazia
e
del
borbottio
dei
suoi
rosarii
,
quando
essa
non
aveva
niente
da
fare
.
"
Ho
lasciato
la
chiave
nella
serratura
dell
'
uscio
"
,
gli
rammentò
mamma
Grazia
.
E
il
marchese
,
per
occuparsi
di
qualche
cosa
,
quantunque
veramente
non
avesse
nessuna
vecchia
scrittura
da
ricercare
,
scendeva
giù
nel
mezzanino
.
Mamma
Grazia
aveva
dato
aria
a
quei
due
stanzoni
,
ma
il
tanfo
di
rinchiuso
prendeva
alla
gola
ciò
non
ostante
.
Larghe
amache
di
ragnateli
pendevano
dagli
angoli
del
soffitto
.
Un
denso
strato
di
polvere
copriva
i
pochi
vecchi
mobili
sfasciati
,
le
casse
,
le
tavole
rotte
che
ingombravano
la
prima
stanza
e
vi
si
distinguevano
appena
,
perché
essa
prendeva
luce
da
l
'
altra
che
rispondeva
su
la
via
.
Entrato
quasi
diffidente
,
arricciando
il
naso
pel
forte
puzzo
di
muffa
,
strizzando
gli
occhi
per
vedervi
,
il
marchese
si
era
fermato
più
volte
a
fine
di
raccapezzarsi
.
Tutta
roba
da
buttar
via
!
Era
là
fin
da
quando
viveva
il
marchese
grande
.
Nessuno
aveva
mai
pensato
di
fare
un
bel
repulisti
;
lo
avrebbe
fatto
fare
lui
e
subito
.
Ma
pur
pensando
a
questo
,
tornavano
a
frullargli
nella
testa
le
parole
di
don
Aquilante
,
quasi
qualcuno
gliele
ripetesse
sommessamente
dall
'
angolo
più
riposto
del
cervello
:
"
Ha
voluto
evitare
di
scontrarsi
con
voi
!
Comincia
ad
aver
coscienza
della
sua
condizione
!
"
.
Ormai
!
Che
doveva
importargli
delle
stramberie
dell
'
avvocato
?
...
Ma
se
fosse
vero
?
Eh
,
via
!
...
Ma
,
infine
,
se
fosse
vero
?
...
E
si
arrestò
con
un
senso
di
puerile
paura
,
appena
passata
la
soglia
dell
'
altra
stanza
.
La
stessa
angosciosa
impressione
di
una
volta
,
di
molti
e
molti
anni
addietro
!
Allora
aveva
otto
o
nove
anni
.
Ma
allora
il
lenzuolo
che
avvolgeva
il
corpo
di
Cristo
in
croce
,
di
grandezza
naturale
,
appeso
alla
parete
di
sinistra
,
non
era
ridotto
a
brandelli
dalle
tignuole
;
e
non
si
affacciavano
dagli
strappi
quasi
intera
la
testa
coronata
di
spine
e
inchinata
su
una
spalla
,
né
le
mani
rattrappite
,
né
i
ginocchi
piegati
e
sanguinolenti
,
né
i
piedi
sovrapposti
e
squarciati
dal
grosso
chiodo
che
li
configgeva
nel
legno
.
La
vista
di
quel
corpo
umano
,
che
il
lenzuolo
modellava
avvolgendolo
,
lo
aveva
talmente
impaurito
da
bambino
,
ch
'
egli
si
era
aggrappato
al
nonno
,
al
marchese
grande
,
da
cui
era
stato
condotto
là
,
ora
non
si
rammentava
più
perché
;
e
i
suoi
strilli
avevano
fatto
accorrere
mamma
Grazia
e
la
marchesa
nuova
non
ancora
assalita
dalla
paralisi
.
Il
nonno
aveva
tentato
di
convincerlo
che
quello
era
Gesù
Crocifisso
,
e
che
non
ne
doveva
aver
paura
;
ed
era
salito
sulla
cassapanca
sottostante
per
togliere
gli
spilli
dal
lenzuolo
e
fargli
vedere
il
Signore
messo
in
croce
dai
Giudei
,
del
quale
la
mamma
gli
aveva
raccontato
la
storia
della
passione
e
morte
,
un
venerdì
santo
,
prima
di
farlo
assistere
nella
chiesa
di
Sant
'
Isidoro
alla
sacra
cerimonia
della
Deposizione
.
Anche
quella
volta
egli
aveva
strillato
dalla
paura
,
come
altri
bimbi
suoi
pari
;
e
mamma
Grazia
era
stata
costretta
a
portarlo
via
in
collo
facendosi
largo
a
stento
tra
la
folla
delle
donne
accalcate
nella
chiesa
quasi
buia
,
e
singhiozzanti
e
piangenti
,
mentre
un
prete
picchiava
con
un
martello
sul
legno
della
croce
per
sconficcare
i
chiodi
del
Crocifisso
,
e
una
tromba
squillava
così
malinconicamente
che
sembrava
piangesse
anch
'
essa
.
Questi
ricordi
gli
eran
passati
,
come
un
baleno
,
davanti
agli
occhi
della
mente
;
e
intanto
la
paura
di
bambino
si
riproduceva
in
lui
ugualmente
intensa
,
anzi
raddoppiata
dalla
circostanza
che
il
vecchio
lenzuolo
,
ridotto
in
brandelli
,
rendeva
più
terrificante
quella
figura
di
grandezza
naturale
,
che
sembrava
lo
guardasse
con
gli
occhi
semispenti
e
volesse
muovere
le
livide
labbra
contratte
dalla
suprema
convulsione
dell
'
agonia
.
Quanti
minuti
non
aveva
avuto
forza
e
coraggio
d
'
inoltrarsi
né
di
tornare
addietro
?
Quanto
poté
vincersi
e
dominarsi
,
aveva
le
mani
diacce
e
il
cuore
che
gli
batteva
forte
.
E
non
riusciva
a
formarsi
un
'
esatta
idea
del
tempo
trascorso
.
S
'
impose
però
,
facendosi
violenza
,
di
fissare
il
Crocifisso
,
anzi
di
accostarsi
ad
esso
.
E
soltanto
dopo
che
si
sentì
un
po
'
tranquillo
,
uscì
dallo
stanzone
,
indugiò
un
istante
nell
'
altro
,
e
chiuse
l
'
uscio
a
chiave
.
Ma
nel
salire
le
scale
gli
sembrava
che
quegli
occhi
semispenti
continuassero
a
guardarlo
a
traverso
la
spessezza
dei
muri
,
e
che
quelle
livide
labbra
contratte
dalla
suprema
convulsione
dell
'
agonia
si
agitassero
,
forse
,
per
gridargli
dietro
qualche
terribile
parola
!
IX
.
Don
Silvio
La
Ciura
si
era
alzato
più
volte
dal
tavolino
dove
teneva
aperto
davanti
a
sé
uno
dei
quattro
tomi
del
breviario
.
Quella
sera
sembrava
che
i
venti
di
levante
e
di
tramontana
si
fossero
dati
la
posta
a
Ràbbato
per
una
sfida
di
gara
;
e
soffiavano
,
fischiavano
,
stridevano
,
urlavano
,
strisciando
lungo
i
muri
delle
case
,
scotendo
le
imposte
,
sconvolgendo
le
tegole
sui
tetti
,
azzuffandosi
agli
svolti
delle
cantonate
,
pei
vicoli
,
nelle
piazze
con
gridi
rabbiosi
,
con
ululi
prolungati
,
ora
vicini
,
ora
lontani
,
che
davano
i
brividi
al
povero
prete
.
Ai
ripetuti
assalti
,
l
'
imposta
poco
solida
del
balconcino
della
sua
cameretta
avea
minacciato
di
cedere
,
di
spalancarsi
,
di
lasciar
invadere
la
casa
da
quel
che
sembrava
un
nemico
assediante
,
inasprito
sempre
più
della
resistenza
che
trovava
.
Don
Silvio
,
interrompendo
la
recita
dell
'
ufficio
,
era
stato
costretto
a
puntellarla
con
un
pezzo
di
tavola
e
con
una
stanghetta
.
Ma
quantunque
rassicurato
,
si
arrestava
spesso
a
metà
d
'
un
versetto
di
salmo
,
e
si
sentiva
diventare
piccino
piccino
a
quegli
ululi
,
a
quegli
impeti
fischianti
che
facevano
fin
tintinnare
,
a
intervalli
,
la
piccola
campana
del
vicino
monastero
di
Santa
Colomba
,
o
buttavano
,
di
tratto
in
tratto
,
sul
selciato
della
via
qualche
tegola
o
qualche
vaso
da
fiori
che
vi
si
fracassavano
con
pauroso
rumore
.
La
sua
casetta
a
un
solo
piano
,
all
'
angolo
del
vicoletto
breve
e
contorto
,
investita
da
un
lato
dal
vento
di
levante
e
,
di
faccia
,
dal
tramontano
,
sembrava
vacillasse
.
Tutti
gli
usci
delle
stanze
si
agitavano
e
i
vetri
delle
finestre
e
del
balconcino
trabalzavano
,
e
sul
tetto
era
un
continuo
acciottolio
di
tegole
,
quasi
vi
spasseggiasse
a
salti
un
grosso
animale
.
Don
Silvio
levava
gli
occhi
dal
breviario
,
tendeva
le
mani
giunte
alla
Madonna
Addolorata
appesa
al
capezzale
del
lettino
,
invocandola
,
o
si
rivolgeva
al
Crocifisso
di
ottone
che
aveva
davanti
sul
tavolino
:
"
Sia
fatta
la
vostra
santa
volontà
,
Signore
!
Abbiate
pietà
di
noi
,
Signore
!
"
.
E
si
sarebbe
detto
che
i
venti
,
indispettiti
di
quella
preghiera
,
assalissero
allora
con
maggior
violenza
la
casetta
,
e
urlassero
con
più
forza
dietro
la
porta
,
dietro
le
finestre
e
il
balconcino
.
Per
ciò
don
Silvio
rimaneva
un
po
'
incerto
se
quei
colpi
che
gli
era
parso
di
udire
alla
porta
di
casa
provenissero
dal
rabbioso
furore
del
vento
o
da
qualche
persona
che
veniva
a
chiedere
per
un
moribondo
la
sua
opera
spirituale
.
Di
là
,
la
vecchia
sua
sorella
lo
chiamava
:
"
Silvio
!
Silvio
!
Non
senti
?
Picchiano
"
.
Scesi
con
un
lume
in
mano
gli
scalini
di
gesso
della
scaletta
,
egli
avea
domandato
da
dietro
la
porta
:
"
Chi
siete
?
Che
volete
?
"
.
"
Aprite
,
don
Silvio
!
Sono
io
.
"
"
Oh
,
signor
marchese
!
"
,
egli
esclamò
stupito
,
riconoscendolo
alla
voce
.
E
posato
il
lume
su
uno
scalino
,
toglieva
la
stanghetta
di
sorbo
che
sbarrava
trasversalmente
la
porta
di
entrata
.
Una
folata
di
vento
spense
il
lume
.
"
Lasciate
fare
a
me
"
,
disse
il
marchese
,
richiudendo
subito
la
porta
e
puntellandola
forte
con
una
mano
,
mentre
con
l
'
altra
cercava
tastoni
la
stanghetta
che
don
Silvio
aveva
appoggiato
in
un
angolo
.
"
Ho
i
cerini
"
,
soggiunse
,
dopo
di
averla
rimessa
trasversalmente
a
posto
,
introducendone
i
capi
nelle
due
buche
laterali
che
dovevano
tenerla
fissa
.
E
riaccese
il
lume
.
"
Signor
marchese
!
Che
accade
?
...
A
quest
'
ora
?
...
Con
questo
inferno
scatenato
?
"
Alto
,
robusto
,
con
la
cappotta
di
panno
scuro
il
cui
cappuccio
gli
nascondeva
metà
della
faccia
,
il
marchese
di
Roccaverdina
sembrava
un
gigante
di
fronte
al
magro
corpicino
del
prete
,
in
quella
cameretta
imbiancata
a
calce
e
che
aveva
,
soli
mobili
,
il
tavolino
con
su
un
crocifisso
di
ottone
,
i
volumi
del
breviario
e
poche
carte
alla
rinfusa
,
il
lettino
con
la
coperta
bianca
e
quella
Madonna
Addolorata
al
capezzale
,
e
due
seggiole
col
piano
rozzamente
impagliato
,
una
davanti
al
tavolino
e
una
accanto
al
letto
.
"
Permettete
"
,
disse
il
marchese
sbarazzandosi
della
cappotta
che
buttò
su
la
seggiola
più
vicina
.
Don
Silvio
non
osava
di
tornare
a
interrogarlo
,
dopo
che
non
avea
ricevuto
nessuna
risposta
a
piè
della
scala
.
Il
marchese
si
passò
più
volte
le
mani
su
la
faccia
,
si
tolse
di
capo
il
berretto
di
martora
,
posandolo
su
la
cappotta
;
poi
,
quasi
facesse
uno
sforzo
,
disse
:
"
Voglio
confessarmi
!
"
.
E
scorgendo
l
'
occhiata
di
stupore
di
don
Silvio
,
soggiunse
:
"
Ho
anche
fretta
"
.
"
Eccomi
"
,
rispose
il
prete
.
"
Un
momento
,
e
vengo
subito
.
"
Andò
di
là
,
rassicurò
sua
sorella
mezza
cieca
e
malaticcia
,
senza
dirle
chi
fosse
venuto
a
trovarlo
,
e
tornando
nella
cameretta
chiudeva
dietro
a
sé
gli
usci
delle
altre
poche
stanze
.
Il
marchese
era
rimasto
in
piedi
,
e
l
'
ombra
della
sua
persona
proiettata
dal
lume
si
disegnava
nera
e
ingrandita
su
la
parete
bianca
,
ingombrandola
con
la
larghezza
delle
spalle
e
del
torace
,
toccando
la
volta
del
soffitto
con
la
testa
attorno
a
cui
si
sparpagliavano
,
enormi
come
tentacoli
di
polipo
,
i
ciuffi
di
capelli
che
egli
aveva
arruffati
con
rapido
atto
delle
dita
irrequiete
.
Don
Silvio
intanto
,
cavata
dalla
cassetta
del
tavolino
una
stola
di
stoffa
scura
con
due
crocette
di
gallone
di
argento
nelle
estremità
,
se
la
passava
dietro
il
collo
,
facendone
ricadere
i
lembi
sul
petto
.
Tolse
dal
tavolino
il
lume
,
posandolo
per
terra
nella
stanza
accanto
,
vicino
all
'
uscio
,
in
modo
che
la
cameretta
restasse
in
penombra
;
e
sedutosi
su
la
seggiola
davanti
al
tavolino
e
fattosi
il
segno
della
croce
,
ripeté
:
"
Eccomi
!
"
,
invitando
nello
stesso
tempo
,
col
gesto
,
il
marchese
a
inginocchiarsi
.
Il
marchese
esitò
un
istante
.
Volgendosi
inquieto
verso
il
balconcino
contro
cui
il
vento
faceva
impeto
,
tendeva
l
'
orecchio
all
'
urlo
selvaggio
che
,
imboccato
il
vicolo
,
passava
rapidamente
oltre
,
seguito
da
altri
ululi
,
da
altri
fischi
,
da
altri
stridi
quasi
umani
che
passavano
pure
rapidamente
oltre
in
sinistra
rincorsa
,
lasciandosi
dietro
un
intervallo
di
morto
silenzio
più
sinistro
di
loro
.
Così
,
durante
uno
di
questi
intervalli
,
egli
poté
udire
benissimo
le
gravi
parole
che
il
confessore
gli
rivolgeva
a
bassa
voce
,
dopo
di
averlo
aiutato
a
recitare
il
confiteor
.
"
Dimenticate
ora
la
mia
povera
persona
e
il
misero
luogo
dove
vi
trovate
.
Al
cospetto
di
quel
Dio
che
vi
legge
nel
cuore
,
e
che
è
Padre
di
misericordia
e
di
perdono
,
confessate
umilmente
le
vostre
debolezze
,
i
vostri
falli
,
giacché
la
sua
santa
grazia
vi
ha
spinto
a
questo
atto
per
la
vostra
eterna
salute
.
"
La
voce
di
don
Silvio
aveva
preso
un
accento
solenne
;
e
il
marchese
che
,
quantunque
ginocchioni
,
si
trovava
con
la
fronte
all
'
altezza
della
testa
del
prete
sorretta
da
un
braccio
appoggiato
al
tavolino
,
rimase
stupito
della
severa
dignità
di
quel
viso
pallido
,
emaciato
dai
digiuni
e
dalle
penitenze
,
che
nelle
circostanze
ordinarie
aveva
un
'
umile
espressione
di
sorridente
dolcezza
e
di
bontà
quasi
femminile
.
Per
vincere
quest
'
impressione
che
lo
aveva
assai
turbato
,
il
marchese
aspettò
che
il
vento
riprendesse
a
soffiare
e
a
urlare
;
e
giusto
nel
momento
in
cui
parve
che
esso
volesse
trascinar
via
nella
sua
furia
tutte
le
case
del
vicolo
,
balbettò
:
"
Padre
,
ho
ammazzato
io
Rocco
Criscione
!
"
.
"
Voi
!
Voi
!
"
,
esclamò
don
Silvio
con
voce
tremante
,
sollevandosi
a
metà
da
sedere
,
tanto
gli
era
sembrato
enorme
quel
che
aveva
udito
.
"
Meritava
di
essere
ammazzato
!
"
,
soggiunse
il
marchese
.
"
Dunque
non
siete
pentito
del
fallo
,
figlio
mio
!
"
,
esclamò
il
prete
riprendendo
alquanto
la
sua
calma
.
"
Sono
qui
,
ai
piedi
vostri
,
per
ottenere
il
perdono
.
"
"
E
avete
permesso
"
,
riprese
quegli
severamente
,
"
che
l
'
umana
giustizia
condannasse
un
innocente
?
"
"
L
'
accusa
non
è
venuta
da
parte
mia
.
"
"
Voi
però
non
avete
fatto
niente
per
impedire
quest
'
infamia
!
"
"
È
colpa
dei
giurati
e
dei
giudici
,
se
lo
han
condannato
a
torto
,
quasi
senza
prove
.
"
"
E
perché
,
perché
avete
ammazzato
Rocco
Criscione
?
"
"
Se
lo
meritava
!
"
"
Chi
vi
ha
dato
il
diritto
di
farvi
arbitro
della
vita
e
della
morte
d
'
una
creatura
di
Dio
?
"
"
Giacché
Dio
lo
ha
permesso
...
"
"
Oh
!
Non
bestemmiate
a
questa
maniera
per
scusarvi
e
giustificarvi
.
"
"
Il
Signore
ci
toglie
il
senno
in
certe
circostanze
.
"
"
Quando
meritiamo
tale
castigo
!
"
"
Ero
pazzo
,
forse
...
certamente
...
in
quella
terribile
notte
!
"
"
Ma
dopo
?
Non
avete
riflettuto
,
non
avete
sentito
rimorsi
?
"
"
Oh
,
padre
!
Che
giornate
e
che
nottate
per
lunghi
mesi
!
"
"
Ebbene
;
era
la
voce
di
Dio
che
vi
premeva
,
vi
consigliava
,
vi
chiamava
...
"
"
E
sono
venuto
!
...
Lasciatemi
parlare
;
non
mi
togliete
con
la
vostra
severità
la
forza
di
dirvi
tutto
.
Aiutatemi
anzi
,
siate
misericorde
!
"
"
Dite
,
dite
,
figliuolo
mio
!
Vi
assisteranno
la
Beata
Vergine
e
i
santi
da
voi
invocati
col
confiteor
.
"
Ah
!
Perché
il
vento
taceva
in
quel
momento
?
Il
marchese
aveva
paura
della
sua
stessa
voce
,
davanti
a
quel
sant
'
uomo
,
nella
penombra
della
nuda
cameretta
.
Ma
già
egli
aveva
pronunciato
le
fatali
parole
:
"
Ho
ammazzato
io
Rocco
Criscione
!
"
.
Quel
segreto
,
da
cui
era
stato
torturato
tanti
e
tanti
mesi
,
gli
era
finalmente
sfuggito
di
bocca
!
Ed
ora
egli
sentiva
bisogno
,
più
che
di
accusarsi
,
di
difendersi
,
di
scolparsi
anche
!
Dopo
che
la
giustizia
umana
non
poteva
più
colpirlo
,
si
sentiva
oppresso
dal
terrore
della
giustizia
divina
.
Gli
sguardi
semispenti
di
quel
gran
Crocifisso
lo
inseguivano
fin
là
,
dal
mezzanino
;
e
ora
,
quasi
le
avesse
sotto
gli
occhi
,
egli
vedeva
agitarsi
quelle
livide
labbra
che
gli
era
parso
volessero
pronunziare
la
parola
:
Assassino
!
E
gridarla
forte
perché
tutti
la
udissero
e
tutti
apprendessero
!
Invano
egli
aveva
tentato
di
persuadersi
che
tutto
questo
era
opera
della
sua
immaginazione
esaltata
.
I
sentimenti
religiosi
con
i
quali
era
stato
educato
dalla
madre
,
attutiti
dall
'
età
,
dai
casi
della
vita
,
dalla
poca
frequenza
con
cui
li
aveva
praticati
specialmente
in
questi
ultimi
anni
,
suscitati
quel
giorno
dalla
vivissima
impressione
dell
'
inattesa
vista
del
Crocifisso
,
gli
erano
rifioriti
,
da
una
settimana
,
nel
cuore
con
la
stessa
semplicità
,
con
la
stessa
sincerità
di
quand
'
era
fanciullo
.
Egli
vi
aveva
opposto
,
sì
,
una
specie
di
resistenza
,
quasi
per
istinto
di
conservazione
,
di
difesa
personale
;
ma
quella
notte
,
nello
sconvolgimento
della
natura
,
il
suo
coraggio
,
il
suo
orgoglio
avevano
vacillato
,
avevano
ceduto
.
Ed
era
uscito
di
casa
,
spinto
pure
dalla
certezza
che
nessuno
,
durante
la
tempesta
scatenatasi
su
Ràbbato
,
lo
avrebbe
visto
entrare
dal
prete
,
nessuno
avrebbe
potuto
sospettare
niente
dell
'
atto
ch
'
egli
andava
a
compire
.
Per
questo
non
era
umile
davanti
al
confessore
,
per
questo
si
ostinava
a
ripetere
:
"
Se
lo
meritava
!
"
,
parlando
dell
'
ucciso
.
Visto
che
il
marchese
intendeva
di
diffondersi
nella
narrazione
,
e
comprendendo
che
avrebbe
sofferto
stando
lungamente
in
ginocchio
,
don
Silvio
lo
interruppe
:
"
Per
le
facoltà
accordatemi
,
vi
dispenso
di
continuare
a
confessarvi
ginocchioni
.
Sedete
;
potrete
parlare
più
liberamente
"
.
Il
marchese
obbedì
grato
di
quel
che
gli
pareva
un
giusto
riguardo
alla
sua
persona
;
e
riprese
:
"
Mia
zia
diceva
bene
:
non
dovevo
sposare
quella
donna
,
per
l
'
onore
della
nostra
famiglia
dove
non
è
mai
avvenuto
nessun
incrociamento
con
sangue
basso
...
Ma
io
non
sapevo
staccarmene
.
Convivevo
da
quasi
dieci
anni
con
lei
...
"
.
"
In
peccato
mortale
"
,
suggerì
il
prete
.
"
Come
tanti
altri
"
,
replicò
il
marchese
.
"
La
società
non
è
un
convento
di
frati
che
hanno
fatto
voto
di
castità
.
La
carne
ha
le
sue
imposizioni
;
e
i
pregiudizi
sociali
sono
talvolta
più
potenti
delle
stesse
leggi
umane
e
divine
.
Ho
fatto
male
,
come
tanti
altri
;
non
mi
accorgevo
di
far
male
.
Eppure
volevo
impedirmi
di
arrivare
fino
all
'
eccesso
paventato
da
mia
zia
e
dagli
altri
miei
parenti
.
Ci
sarei
arrivato
più
tardi
,
se
non
avessi
preso
la
risoluzione
...
Fu
un
patto
,
fra
noi
tre
.
Una
sera
,
chiamai
Rocco
e
gli
dissi
:
"
Devi
sposare
Agrippina
Solmo
...
"
.
Contavo
su
la
devozione
di
lui
,
su
la
sua
fedeltà
.
Rispose
:
"
Come
vuole
voscenza
"
.
"
Dovrai
però
essere
suo
marito
soltanto
di
nome
!..."
Non
esitò
;
rispose
:
"
Come
vuole
voscenza
"
.
"
Giuralo
!
"
Giurò
...
Poteva
rifiutarsi
...
"
"
Ma
è
stato
un
gran
sacrilegio
!
"
,
esclamò
il
prete
.
"
Allora
,
chiamai
lei
.
Ero
sicuro
della
sua
risposta
.
Per
quasi
dieci
anni
,
l
'
avevo
vista
davanti
a
me
umile
,
obbediente
come
una
schiava
,
senza
ambizioni
di
sorta
alcuna
.
Questo
formava
la
sua
forza
,
il
suo
potere
sul
mio
cuore
.
Le
dissi
:
"
Devi
sposare
Rocco
!..."
Mi
guardò
supplicante
,
ma
rispose
anche
lei
:
"
Come
vuole
voscenza
!
"
.
"
Sarai
però
sua
moglie
soltanto
di
nome
,
per
l
'
occhio
della
gente
;
giuralo
!
"
E
giurò
...
Poteva
rifiutarsi
...
"
"
È
stato
un
gran
sacrilegio
!
Al
concubinato
avete
sostituito
l
'
adulterio
!
"
,
lo
interruppe
con
accento
di
grande
tristezza
don
Silvio
.
"
Non
dovevo
,
non
potevo
sposarla
io
,
e
la
volevo
sempre
mia
.
Non
badai
ad
altro
.
Nel
mio
cuore
c
'
era
allora
una
tempesta
assai
più
tremenda
di
questa
che
sconvolge
l
'
aria
fuori
...
Voi
siete
un
santo
...
non
potete
intendere
...
"
Le
parole
gli
morirono
su
le
labbra
.
I
due
venti
in
contrasto
riprendevano
in
quell
'
istante
i
loro
ululati
,
i
loro
stridi
;
urtavano
alle
imposte
,
strisciavano
lungo
i
muri
,
pel
vicolo
,
come
una
masnada
in
rivolta
,
inseguentisi
,
e
la
campanella
di
Santa
Colomba
tintinnava
,
quasi
annunziasse
lamentosamente
un
prossimo
disastro
.
"
Avrei
voluto
subito
prevedere
che
esponevo
quei
due
a
un
gran
cimento
!
"
,
continuò
il
marchese
coprendosi
il
viso
con
le
mani
.
"
Ma
la
provata
devozione
di
Rocco
mi
affidava
;
ma
la
gratitudine
e
l
'
affezione
,
non
meno
provate
,
di
essa
mi
affidavano
ancora
più
!
E
l
'
ostacolo
apparente
metteva
un
sapore
nuovo
nella
mia
vita
;
non
godevo
di
altro
!
Per
compensare
Rocco
del
suo
sacrificio
,
gli
lasciavo
mano
libera
.
A
Margitello
,
a
Casalicchio
,
a
Poggiogrande
,
il
padrone
era
lui
.
Spendeva
e
spandeva
con
le
donne
;
tanto
meglio
.
Mi
pareva
rassicurante
segno
di
fedeltà
al
giuramento
.
A
lei
avevo
regalato
,
in
dote
,
anche
quella
casa
vicino
a
casa
mia
.
Essa
veniva
da
me
tutti
i
giorni
,
con
la
scusa
di
aiutare
nelle
faccende
mamma
Grazia
,
che
non
ha
mai
sospettato
niente
,
e
che
la
soffriva
malvolentieri
.
E
davanti
a
tutti
,
io
conservavo
con
gran
scrupolo
le
apparenze
.
Mi
son
divagato
con
questo
giuoco
...
fino
all
'
istante
che
cominciò
a
infiltrarmisi
nell
'
animo
il
bieco
sospetto
.
Per
quali
indizi
?
Non
saprei
dirlo
precisamente
.
Perdei
la
pace
.
Ella
se
n
'
accorse
subito
;
e
il
suo
contegno
più
non
fu
schietto
e
sincero
come
prima
.
Ah
,
che
fiera
trafittura
pel
mio
cuore
!
La
gelosia
mi
faceva
spalancare
gli
occhi
su
ogni
minimo
atto
di
Rocco
e
di
lei
,
ma
mi
dava
insieme
forza
di
dissimulare
.
Ora
egli
non
correva
più
dietro
alle
donne
.
Aveva
perseguitato
con
le
sue
insistenze
la
bella
moglie
di
Neli
Casaccio
...
Poi
,
si
era
chetato
;
lo
ha
confermato
pure
essa
,
nella
sua
deposizione
davanti
al
giudice
istruttore
...
Perché
?
Come
mai
?
...
Avrei
dovuto
prevederlo
!
...
Erano
sposi
davanti
alla
Chiesa
e
alla
legge
;
erano
giovani
e
costretti
a
vivere
nella
stessa
casa
,
a
vedersi
quasi
tutti
i
giorni
...
Ma
...
non
avevano
accettato
il
patto
?
Non
avevano
giurato
?
Se
si
fossero
presentati
a
me
e
mi
avessero
confessato
:
"
Non
vogliamo
,
non
possiamo
più
!
"
io
...
non
so
che
cosa
avrei
risposto
,
che
cosa
avrei
fatto
.
Avrei
perdonato
forse
,
li
avrei
sciolti
dal
giuramento
...
Invece
...
"
"
E
della
legge
di
Dio
non
vi
ricordate
mai
?
"
"
Voi
siete
un
santo
;
non
potete
intendere
!
Ella
giunse
fino
a
non
nascondermi
che
colui
le
faceva
pena
;
fino
a
pretendere
che
le
apparenze
fossero
conservate
anche
davanti
a
lui
!
...
Me
la
sentivo
sfuggire
di
mano
;
perdevo
la
testa
pensando
all
'
infame
tradimento
che
quei
due
mi
avevano
fatto
o
stavano
per
farmi
.
Ingrati
!
Spergiuri
!
Dissimulavo
tuttavia
.
Volevo
essere
certo
...
O
tutta
mia
,
o
né
mia
né
di
altri
!
Pensiero
fisso
che
mi
ribolliva
nel
cervello
,
e
mi
offuscava
la
ragione
...
E
quando
mi
parve
di
non
poter
più
dubitare
...
È
avvenuto
così
!
...
L
'
ho
ammazzato
per
questo
!
...
Se
lo
meritava
!
"
E
la
durezza
dell
'
accento
con
cui
il
marchese
aveva
pronunziato
queste
ultime
parole
vibrò
in
quell
'
intervallo
di
calma
come
uno
scoppio
di
frusta
e
parve
riempire
la
cameretta
.
Pallidissimo
,
con
la
testa
china
,
gli
occhi
socchiusi
pieno
di
terrore
e
di
compassione
,
il
prete
aveva
ascoltato
il
penitente
,
quasi
dimenticando
la
sua
funzione
di
confessore
.
Quella
gran
miseria
umana
,
di
cui
egli
ignorava
i
bassi
avvolgimenti
e
le
angosce
,
gli
faceva
stillare
dalle
palpebre
cocenti
gocce
di
lagrime
che
gli
cascavano
su
una
mano
.
Mai
,
da
confessore
,
gli
era
accaduto
un
caso
che
avesse
avuto
almeno
qualche
lontana
somiglianza
con
questo
.
E
quel
che
più
gli
stringeva
il
cuore
non
era
tanto
il
delitto
confessato
,
quanto
lo
stato
d
'
animo
di
colui
che
sembrava
non
avesse
una
chiara
idea
del
gran
sacramento
di
penitenza
a
cui
era
venuto
a
ricorrere
.
Mentre
il
marchese
parlava
,
egli
levava
la
mente
a
Dio
,
pregando
per
la
contrizione
del
peccatore
,
invocando
lumi
perché
i
suoi
consigli
giungessero
a
serenare
quell
'
anima
sconvolta
e
rabbuiata
.
"
Prostratevi
di
nuovo
davanti
a
Dio
"
,
disse
con
voce
lenta
.
Il
marchese
si
lasciò
cascare
pesantemente
sui
ginocchi
,
affranto
;
e
si
coprì
un
'
altra
volta
la
faccia
con
le
mani
convulse
.
"
Dio
perdona
soltanto
a
chi
è
pentito
,
a
chi
è
pronto
a
riparare
il
male
commesso
.
Sentite
voi
un
profondo
sentimento
di
contrizione
dell
'
assassinio
commesso
e
dei
gravi
peccati
che
lo
hanno
preceduto
e
preparato
?
"
"
Sì
,
padre
"
,
rispose
il
marchese
.
"
Siete
voi
pronto
a
riparare
i
danni
prodotti
alla
persona
e
alla
reputazione
altrui
,
unica
positiva
assicurazione
del
vostro
pentimento
?
"
"
Sì
,
padre
!
...
Se
è
possibile
"
,
quegli
aggiunse
esitando
.
"
C
'
è
un
innocente
che
soffre
per
colpa
vostra
.
Bisogna
giustificarlo
,
salvarlo
.
"
"
In
che
modo
?
"
"
Nel
modo
più
semplice
e
più
diretto
.
"
"
Non
capisco
...
"
"
Egli
sconta
immeritatamente
una
pena
che
avrebbe
dovuto
ricadere
sul
vostro
capo
...
"
"
Aiuterò
,
soccorrerò
sua
moglie
e
i
suoi
figli
,
in
ogni
maniera
...
"
"
Non
basta
.
"
"
Che
altro
potrei
fare
?
"
"
Liberarlo
,
prendendo
il
suo
posto
.
Soltanto
a
questo
patto
...
"
"
Padre
,
imponetemi
qualunque
gran
penitenza
...
"
"
Questo
vi
dice
il
Signore
per
bocca
del
suo
umile
ministro
;
ne
dipendono
la
vostra
pace
in
questa
vita
,
la
vostra
salvezza
eterna
nell
'altra."
"
Ho
sentito
dire
che
c
'
è
un
mezzo
di
riscatto
dei
peccati
,
beneficando
chiese
,
istituzioni
religiose
,
opere
pie
...
"
"
Dio
non
mercanteggia
il
suo
perdono
.
Egli
che
vi
ha
concesso
la
ricchezza
può
togliervela
in
un
momento
,
se
vuole
.
È
stato
immensamente
misericordioso
ispirandovi
di
accorrere
al
suo
santo
tribunale
.
"
"
Dovrei
disonorare
il
nome
dei
Roccaverdina
?
"
"
Un
misero
orgoglio
vi
fa
parlare
così
.
Badate
!
Dio
è
giusto
,
ma
inesorabile
!
Egli
saprà
vendicare
l
'
innocente
.
Le
sue
vie
sono
infinite
.
"
Il
marchese
abbassò
il
capo
e
non
rispose
.
"
Pentirsi
,
quando
il
male
da
noi
fatto
è
irreparabile
,
basta
alla
misericordia
del
Signore
.
Ma
se
la
riparazione
è
possibile
,
urgentissima
,
il
pentimento
non
vale
niente
.
Io
non
potrei
alzare
la
mano
in
nome
di
Dio
ed
assolvervi
.
Qualunque
più
grave
penitenza
sapessi
imporvi
sarebbe
insufficiente
,
irrisoria
.
Riflettete
bene
!
"
"
Rifletterò
!
"
,
disse
il
marchese
con
cupa
irritazione
nella
voce
.
"
Badate
intanto
;
io
vi
ho
rivelato
la
mia
colpa
sotto
il
sigillo
della
confessione
.
Voi
non
potete
denunciarmi
alla
giustizia
...
"
"
Denunciarvi
?
Che
vi
passa
pel
capo
?
Pensate
piuttosto
che
in
questo
momento
voi
rifiutate
la
grazia
del
Signore
...
"
"
Assolvetemi
!
...
Farò
penitenza
!
"
,
supplicò
il
marchese
.
"
Riparerò
in
qualunque
altro
modo
!
Tutto
si
compensa
nel
mondo
!
"
"
Sentite
?
"
,
rispose
il
confessore
.
"
Dio
ci
parla
anche
coi
venti
,
coi
terremoti
,
con
la
fame
,
con
la
peste
,
e
ci
palesa
l
'
ira
sua
e
ci
ammonisce
...
"
"
Tornerò
un
'
altra
volta
!
"
E
il
marchese
si
rizzò
in
piedi
.
"
Il
Signore
vi
aiuti
!
"
,
esclamò
il
prete
.
E
mentre
il
marchese
si
rimetteva
in
testa
il
berretto
di
martora
e
indossava
la
cappotta
,
egli
andò
a
riprendere
il
lume
;
e
su
quel
viso
pallido
ed
emaciato
riapparve
l
'
abituale
dolce
sorriso
di
bontà
quasi
femminile
.
"
Voi
non
potrete
denunciarmi
!
"
,
replicò
il
marchese
.
E
sembrava
minacciasse
.
"
Ho
dimenticato
"
,
rispose
don
Silvio
.
"
Ah
,
signor
marchese
!
Ah
,
signor
marchese
!
"
X
.
Non
aveva
avuto
agio
di
riflettere
lungo
il
faticoso
giro
per
straducole
e
vicoletti
a
fine
di
evitare
in
qualche
modo
la
furia
del
vento
;
ma
appena
chiuso
cautamente
il
portoncino
di
casa
e
acceso
il
lume
,
il
marchese
respirò
a
larghi
polmoni
,
quasi
si
sentisse
liberato
da
insopportabile
oppressione
.
Era
soddisfatto
.
Con
lieta
meraviglia
,
si
sentiva
tranquillo
.
La
coscienza
non
gli
rimordeva
più
,
o
almeno
non
lo
atterriva
coi
tetri
fantasmi
che
per
poco
-
ne
sorrideva
compiacendosi
-
non
lo
avevano
spinto
al
suicidio
,
quel
giorno
che
era
andato
a
rinchiudersi
nella
cameretta
al
secondo
piano
,
deciso
di
tirarsi
un
colpo
di
revolver
alla
tempia
.
Due
volte
era
stato
sul
punto
di
far
scattare
il
grilletto
;
e
perciò
,
trovatosi
inattesamente
faccia
a
faccia
con
Agrippina
Solmo
,
aveva
esclamato
:
"
Chi
sa
chi
ti
manda
!
Domineddio
?
O
il
diavolo
?
"
.
Ora
non
gl
'
importava
più
di
sapere
precisamente
chi
l
'
avesse
mandata
quel
giorno
.
Pensava
soltanto
che
la
giustizia
umana
si
era
legate
le
mani
da
sé
,
condannando
Neli
Casaccio
;
e
che
la
giustizia
divina
doveva
essere
,
in
parte
,
già
appagata
dalla
confessione
spontaneamente
e
sinceramente
fatta
un
'
ora
fa
.
Se
il
confessore
non
avea
voluto
imporgli
una
penitenza
,
se
si
era
rifiutato
di
assolverlo
,
non
era
colpa
sua
.
Forse
,
scegliendo
un
altro
sacerdote
...
Si
era
lusingato
che
don
Silvio
La
Ciura
,
tenuto
per
santo
dal
popolino
-
gli
attribuivano
anche
parecchi
miracoli
-
avesse
dovuto
giudicare
meglio
di
tutti
le
circostanze
per
le
quali
un
marchese
di
Roccaverdina
era
potuto
diventare
assassino
.
E
spogliandosi
per
andare
a
letto
,
esaminava
freddamente
il
suo
stato
d
'
animo
di
quei
giorni
.
Una
vampa
di
pazzia
lo
aveva
avvolto
!
Si
era
creduto
davvero
stregato
,
come
diceva
mamma
Grazia
.
Il
colpo
di
fucile
che
aveva
ucciso
Rocco
doveva
però
anche
aver
rotto
la
opera
diabolica
di
quella
donna
,
se
egli
si
era
sentito
invadere
immediatamente
da
invincibile
avversione
,
da
odio
verso
colei
,
appena
ella
poteva
essere
tutta
sua
,
unicamente
sua
,
come
la
desiderava
e
voleva
prima
di
ammazzare
lo
spergiuro
!
E
quel
sant
'
uomo
di
don
Silvio
gli
proponeva
di
denunciarsi
,
di
prendere
il
posto
di
Neli
Casaccio
!
Se
Dio
intanto
aveva
permesso
che
costui
fosse
condannato
,
voleva
dire
probabilmente
che
gli
pesava
addosso
qualche
altro
grave
delitto
rimasto
occulto
.
In
quanto
a
lui
,
visto
che
il
confessore
si
era
rifiutato
di
assolverlo
,
perché
non
si
sarebbe
rivolto
a
chi
sta
più
in
su
di
qualunque
confessore
,
a
chi
ha
piena
facoltà
di
sciogliere
da
tutti
i
peccati
,
al
Papa
in
persona
?
Il
Papa
è
Dio
in
terra
.
Col
pretesto
di
un
viaggio
nel
continente
,
egli
sarebbe
andato
a
Roma
per
buttarsi
ai
piedi
di
Sua
Santità
.
-
Doveva
fondare
un
altare
con
messa
perpetua
?
Dotare
un
orfanotrofio
?
Regalare
un
calice
di
oro
con
brillanti
a
San
Pietro
?
-
Purché
il
nome
e
l
'
onore
dei
marchesi
di
Roccaverdina
non
fosse
macchiato
!
...
Oh
!
Pio
IX
avrebbe
capito
subito
le
buone
intenzioni
di
lui
;
non
era
povero
di
mente
come
don
Silvio
!
E
si
era
addormentato
in
ginocchio
davanti
a
Pio
IX
che
alzava
la
mano
per
assolverlo
.
Così
si
rimetteva
alla
solita
vita
con
vivissima
eccitazione
di
occuparsi
,
di
stordirsi
,
quasi
le
energie
del
suo
organismo
volessero
prendersi
la
rivincita
dell
'
inerzia
in
cui
le
aveva
lasciate
per
tanti
mesi
,
abbandonando
gli
affari
di
campagna
in
mano
di
garzoni
incapaci
e
senza
scrupoli
,
di
mezzadri
che
col
pretesto
della
cattiva
annata
,
oltre
di
non
pagare
i
fitti
,
venivano
a
piangergli
davanti
per
avere
soccorsi
di
semenza
e
di
alcune
giornate
di
quegli
aratri
di
nuovo
modello
da
lui
fatti
venire
da
Milano
.
La
lunga
siccità
aveva
reso
duri
come
il
ferro
i
terreni
,
e
i
vomeri
ordinari
non
riuscivano
a
spezzarli
per
preparare
i
maggesi
.
"
Abbiamo
la
mano
di
Dio
addosso
!
"
,
conchiudevano
malinconicamente
.
Egli
non
osava
di
rispondere
,
come
le
altre
volte
:
"
La
vera
mano
di
Dio
che
vi
pesa
addosso
è
la
vostra
pigrizia
!
"
.
Guardava
un
po
'
scoraggiato
anche
lui
quelle
campagne
dove
non
si
scorgeva
un
fil
d
'
erba
,
quel
cielo
che
,
da
mesi
e
mesi
,
non
mostrava
agli
occhi
ansiosi
l
'
ombra
di
una
nuvoletta
all
'
orizzonte
.
Soltanto
l
'
Etna
fumava
,
quasi
volesse
ingannare
la
gente
facendo
scambiare
per
nuvole
le
dense
ondate
di
fumo
del
suo
cratere
,
che
il
vento
disperdeva
lontano
.
Verso
sera
,
la
spianata
del
Castello
si
popolava
di
contadini
,
di
gente
di
ogni
condizione
che
venivano
a
interrogare
il
cielo
per
trarne
qualche
buon
augurio
.
Le
serate
erano
dolci
,
quantunque
già
si
fosse
alla
fine
di
novembre
.
Non
spirava
un
alito
.
Il
canonico
Cipolla
,
che
aveva
letto
i
giornali
in
Casino
,
prognosticava
vicina
la
pioggia
.
"
A
Firenze
piove
da
un
mese
,
giorno
e
notte
!
In
Lombardia
,
fiumi
rigonfi
straripano
,
allagano
le
campagne
.
Il
cattivo
tempo
è
in
viaggio
;
arriverà
anche
qui
!
"
E
i
contadini
che
stavano
a
udirlo
a
bocca
aperta
,
volgevano
gli
occhi
verso
il
levante
per
scorgere
qualche
indizio
che
annunziasse
il
prossimo
arrivo
del
cattivo
tempo
in
viaggio
,
e
sarebbe
stato
tempo
benedetto
!
L
'
anno
avanti
non
si
era
raccolto
neppur
tanto
da
compensare
della
semenza
gettata
nei
solchi
.
Le
ulive
si
erano
rinsecchite
su
le
piante
.
Per
ciò
tutti
si
sforzavano
di
raddoppiare
la
sementa
,
risparmiando
il
grano
da
molire
,
stringendosi
le
cigne
dei
calzoni
attorno
allo
stomaco
,
sperando
di
rifarsi
col
nuovo
raccolto
.
E
il
marchese
parlava
poco
e
senz
'
alzare
la
voce
,
ora
passeggiando
su
e
giù
per
la
spianata
,
dal
bastione
allo
zoccolo
della
croce
,
ora
seduto
su
uno
scalino
di
esso
,
sentendosi
lentamente
compenetrare
dalla
costernazione
che
si
leggeva
su
tutti
i
volti
e
dalle
parole
di
tristezza
che
uscivano
dalla
bocca
di
quei
poveretti
.
Essi
se
ne
andavano
a
uno
a
uno
,
a
due
,
voltandosi
indietro
per
dare
un
'
ultima
occhiata
a
quel
cielo
limpidissimo
,
a
quelle
campagne
riarse
,
a
quei
monti
lontani
che
non
si
erano
coperti
di
neve
e
dietro
i
quali
non
si
affacciava
da
mesi
uno
straccio
di
nuvoletta
.
Anche
quei
del
Casino
che
venivano
lassù
non
a
godere
il
fresco
ma
a
spiare
,
come
la
povera
gente
,
il
cielo
di
bronzo
,
l
'
orizzonte
senza
vapori
e
l
'
Etna
che
fumava
,
anche
quei
del
Casino
non
discutevano
più
del
sindaco
,
degli
assessori
,
di
tutte
le
loro
misere
gare
municipali
per
cui
ordinariamente
si
accapigliavano
trovandosi
insieme
.
"
Sarà
una
mal
'
annata
peggiore
della
precedente
!
"
"
I
piccoli
furti
non
si
contano
più
!
"
"
Che
volete
?
La
fame
è
cattiva
consigliera
!
"
"
Dobbiamo
pensare
ai
fatti
nostri
,
marchese
!
"
"
Ognuno
ha
i
suoi
guai
!
"
,
egli
rispondeva
.
E
siccome
,
una
sera
,
assieme
con
altre
persone
,
era
venuto
lassù
anche
il
cavalier
Pergola
,
suo
cugino
,
col
quale
stava
in
rottura
,
il
marchese
fu
costretto
a
rivolgere
la
parola
pure
a
lui
che
si
era
avvicinato
salutandolo
il
primo
.
Il
cavaliere
,
ad
arte
o
no
,
lo
aveva
toccato
nel
debole
,
domandandogli
se
era
vero
che
quell
'
anno
avrebbe
adoperato
la
trebbiatrice
a
Margitello
.
"
Forse
,
per
prova
,
togliendola
in
prestito
dal
Comizio
agrario
provinciale
.
"
"
Voi
potete
farlo
;
ma
i
piccoli
proprietari
?
"
"
Si
tratterebbe
di
trasportare
i
covoni
.
La
spesa
verrebbe
largamente
compensata
dalla
celerità
e
dalla
perfezione
del
lavoro
.
Margitello
è
un
punto
centrale
...
Noi
abbiamo
quel
che
ci
meritiamo
"
,
aveva
soggiunto
il
marchese
.
"
Non
ci
curiamo
di
associarci
,
di
riunire
le
nostre
forze
.
Io
vorrei
mettermi
avanti
,
ma
mi
sento
cascare
le
braccia
!
Diffidiamo
l
'
uno
dell
'
altro
!
Non
vogliamo
scomodarci
per
affrontare
le
difficoltà
,
né
correre
i
pericoli
di
una
speculazione
.
Siamo
tanti
bambini
che
attendono
di
essere
imboccati
col
cucchiaino
...
Vogliamo
la
pappa
bell
'
e
preparata
!
"
"
Parole
d
'
oro
!
"
"
I
nostri
vini
se
li
prende
la
Francia
,
con
quattro
soldi
,
e
ce
li
rimanda
trasformati
in
Bordeaux
.
I
nostri
olii
sono
buoni
appena
per
saponi
o
per
macchine
,
e
abbiamo
intanto
le
migliori
ulive
del
mondo
.
Io
ho
prodotto
vini
,
così
,
per
saggio
,
da
mettersi
in
tasca
tutti
i
Bordeaux
,
tutti
gli
Xeres
,
tutti
i
Reni
dell
'
universo
;
olii
da
dar
dei
punti
a
quei
di
Lucca
e
di
Nizza
...
Ma
bisognerebbe
produrre
in
grande
,
esportare
...
E
non
parlo
dei
formaggi
,
del
burro
...
!
"
Erano
rimasti
soli
lassù
,
senz
'
accorgersi
che
la
sera
si
era
inoltrata
;
il
plenilunio
ingannava
.
All
'
ultimo
,
il
cavalier
Pergola
gli
aveva
detto
:
"
Pur
troppo
è
così
!
Siamo
ancora
mezzi
barbari
!
...
Ecco
:
per
parlare
di
noi
,
giacché
l
'
occasione
è
capitata
,
noi
ci
guardiamo
da
un
bel
pezzo
in
cagnesco
.
Perché
?
Per
un
pregiudizio
.
Non
ho
sposato
in
chiesa
!
È
il
mio
gran
delitto
.
Vostro
zio
non
vuol
vedere
in
viso
,
nemmeno
da
lontano
,
sua
figlia
!
Voi
avete
fatto
lo
stesso
con
me
"
.
"
Il
torto
è
vostro
,
cugino
!
Siete
scomunicato
,
non
lo
sapete
?
E
fate
vivere
in
peccato
mortale
anche
quella
poveretta
!
"
"
Perché
un
prete
sudicio
non
ci
ha
buttato
addosso
due
gocce
di
acqua
salata
?
"
"
Benedetta
,
cugino
!
Dio
vuole
così
!
"
"
Quale
Dio
?
Chi
lo
ha
visto
cotesto
Dio
?
"
"
Io
vi
rispondo
come
don
Silvio
La
Ciura
,
quando
don
Aquilante
voleva
provargli
che
le
persone
della
Santissima
Trinità
sono
quattro
:
il
Padre
,
il
Figlio
,
lo
Spirito
Santo
e
il
Dio
che
vien
formato
dalla
riunione
di
tutti
e
tre
.
"
"
E
che
rispose
quel
bestione
?
"
"
Tre
!
Tre
!
Tre
!
E
s
'
inginocchiò
e
baciò
per
terra
...
Lasciamo
andare
questo
discorso
.
"
"
Ebbene
,
scomunicato
qual
sono
,
io
sto
bene
quanto
gli
altri
.
Che
mi
fa
la
pretesa
scomunica
?
Niente
.
Se
fosse
vera
,
dovrei
vedermi
cascare
i
panni
d
'
addosso
;
le
mie
campagne
non
dovrebbero
fruttare
;
i
miei
affari
andare
a
rotoli
.
Invece
!
Guardate
là
.
Che
cosa
concludono
quei
gonzi
che
si
affollano
dietro
a
don
Silvio
,
recitando
il
rosario
del
Sagramento
,
con
la
croce
e
i
lanternoni
,
in
processione
per
le
vie
?
Sciupano
scarpe
e
fiato
.
Da
mesi
,
ogni
sera
,
essi
vanno
attorno
,
mettendo
malinconia
alla
gente
,
invocando
la
pioggia
.
Se
esistesse
davvero
un
Dio
che
fa
la
pioggia
e
il
bel
tempo
,
avrebbe
dovuto
muoversi
a
compassione
.
Non
piove
e
non
pioverà
fino
a
che
le
leggi
della
Natura
...
"
"
La
Natura
?
Che
cos
'
è
?
"
"
Il
mondo
,
il
cielo
,
l
'
universo
,
la
materia
;
non
c
'
è
altro
!
E
piove
quando
deve
piovere
,
quando
può
piovere
.
E
se
noi
crepiamo
di
fame
,
la
Natura
non
si
turba
per
ciò
.
Siamo
insetti
impercettibili
di
fronte
al
Creato
.
"
"
Ma
cotesta
Natura
chi
l
'
ha
fatta
?
"
"
Nessuno
.
Si
è
fatta
da
sé
,
e
da
per
sé
...
"
"
Chi
ve
l
'
ha
insegnate
tutte
queste
fandonie
?
"
"
Chi
?
I
libri
che
voialtri
non
leggete
.
Fandonie
?
Verità
sacrosante
;
e
i
preti
che
hanno
paura
di
perdere
la
cuccagna
,
se
esse
si
diffondono
nel
popolo
...
"
"
Voi
l
'
avete
sempre
coi
preti
!
"
"
Sono
nemici
d
'
ogni
bene
dell
'umanità."
Tacquero
,
per
guardare
la
folla
fermatasi
e
inginocchiatasi
laggiù
davanti
a
la
chiesa
di
Sant
'
Isidoro
recitando
il
rosario
del
Sagramento
dietro
a
don
Silvio
che
portava
la
croce
nera
,
tra
una
dozzina
di
lanternoni
.
Si
udivano
distinte
le
parole
cantate
:
"
E
cento
mìlia
volte
sia
lodato
e
ringraziato
...
!
"
.
In
quel
momento
la
campana
del
convento
di
Sant
'
Antonio
dava
il
segno
dell
'
un
'
ora
di
notte
.
Il
marchese
si
avviò
.
Al
lume
di
luna
,
si
vedeva
la
folla
dei
preganti
che
sfilava
inoltrandosi
per
la
via
di
rimpetto
,
dietro
la
croce
nera
e
le
fiammelle
gialle
dei
lanternoni
che
pareva
traballassero
.
XI
.
Rocco
Criscione
,
Agrippina
Solmo
,
le
Assise
,
la
stessa
nottata
della
confessione
erano
ormai
pel
marchese
di
Roccaverdina
persone
ed
avvenimenti
così
lontani
,
ch
'
egli
stesso
si
maravigliava
di
questo
strano
fenomeno
della
sua
memoria
.
Di
tratto
in
tratto
però
,
con
lunghi
intervalli
,
qualcuna
di
quelle
figure
gli
si
rizzava
improvvisamente
davanti
e
lo
faceva
sobbalzare
,
quasi
apparizione
reale
.
Rivedeva
ora
Rocco
ora
la
Solmo
in
un
particolare
atteggiamento
,
come
li
aveva
visti
anni
addietro
,
in
qualche
circostanza
insignificante
,
in
campagna
o
in
casa
sua
;
e
non
riusciva
a
spiegarsi
perché
mai
quei
ricordi
gli
scattassero
dalle
oscure
profondità
del
cervello
limpidi
,
precisi
,
senza
che
nessun
apparente
richiamo
avesse
potuto
sollecitarli
.
Rocco
che
maneggiava
un
arnese
rusticano
;
che
mangiava
sul
desco
di
pietra
,
nella
corte
di
Margitello
,
un
'
insalata
di
pomidori
,
col
fiasco
di
terracotta
stagnata
da
un
lato
,
e
con
la
grossa
pagnotta
di
pane
scuro
dall
'
altro
,
nell
'
atto
di
tagliarsene
larghe
fette
da
intingere
nel
condimento
.
La
Solmo
,
coi
capelli
disciolti
,
quando
si
pettinava
in
maniche
di
camicia
,
e
buttava
indietro
,
con
grazioso
movimento
della
testa
,
parte
della
chioma
nera
e
folta
,
legata
rasente
la
nuca
con
la
stringa
;
o
quando
,
lavata
e
pettinata
,
innaffiava
le
graste
di
basilico
e
di
garofani
su
pei
terrazzini
,
orgogliosa
di
quei
folti
e
rotondeggianti
cesti
di
basilico
,
che
ella
accarezzava
con
le
mani
per
impregnarsele
di
odore
e
annusarle
deliziata
.
E
mai
l
'
uno
o
l
'
altra
in
circostanze
gravi
,
in
atteggiamenti
di
rimprovero
o
di
accusa
,
o
semplicemente
in
atto
di
discorrere
con
lui
o
di
stare
ad
ascoltarlo
,
no
;
ma
occupati
in
qualche
faccenda
per
conto
loro
,
senza
sospetto
di
essere
osservati
.
Apparivano
improvvisamente
e
allo
stesso
modo
sparivano
,
e
non
gli
lasciavano
altra
impressione
all
'
infuori
dello
sbalzo
e
di
quella
curiosità
di
sapere
per
quale
nascosta
ragione
fossero
apparsi
e
spariti
.
Soltanto
allorché
,
allo
stesso
modo
,
egli
rivedeva
il
gran
Crocifisso
che
lo
guardava
,
lo
guardava
con
gli
occhi
velati
dallo
spasimo
dell
'
agonia
,
agitando
le
labbra
tumide
e
pavonazze
per
pronunziare
parole
che
non
prendevano
suono
,
soltanto
allora
egli
si
sentiva
rimescolare
da
terrore
quasi
puerile
,
e
chiamava
subito
:
"
Mamma
Grazia
!
"
.
In
quel
momento
voleva
qualcuno
che
gli
stesse
vicino
e
lo
aiutasse
a
vincere
quell
'
impressione
.
Mamma
Grazia
accorreva
.
"
Che
vuoi
,
figlio
mio
?
"
Ed
egli
la
intratteneva
con
un
pretesto
qualunque
,
fino
a
che
la
interna
visione
non
si
affievoliva
,
non
si
scancellava
e
non
lo
lasciava
di
nuovo
tranquillo
.
Qualche
volta
gli
passava
anche
per
la
testa
il
timore
che
don
Silvio
andasse
a
denunciarlo
,
in
un
impeto
d
'
ingenuità
o
di
compassione
pel
condannato
a
torto
.
Incontrandolo
,
è
vero
,
il
sant
'
uomo
lo
salutava
umilmente
,
al
suo
solito
,
con
quel
soave
sorriso
che
gli
illuminava
il
volto
pallido
e
scarno
.
Il
saluto
:
"
Buon
giorno
,
marchese
!
"
,
"
Servo
suo
,
marchese
!
"
,
aveva
però
,
o
gli
sembrava
,
la
stessa
intonazione
delle
ultime
sue
parole
in
quella
notte
,
miste
di
compianto
e
di
rimprovero
:
"
Ho
dimenticato
!
...
Ah
,
signor
marchese
!
Ah
,
signor
marchese
!
"
.
Ma
la
convinzione
che
i
confessori
,
per
speciale
grazia
divina
,
non
potessero
rivelare
i
peccati
dei
penitenti
,
lo
rassicurava
.
Infine
,
che
prove
avrebbe
potuto
dare
don
Silvio
?
La
sola
sua
affermazione
non
era
sufficiente
!
Per
tutto
questo
,
sere
addietro
,
egli
aveva
ascoltato
senza
indignarsi
le
empietà
del
cugino
Pergola
,
e
poi
le
aveva
ripensate
lungamente
,
ripetendosi
spesso
:
"
E
se
ha
ragione
lui
?
...
Non
è
solo
nel
pensare
così
...
E
se
ha
ragione
lui
?
"
.
Il
marchese
non
si
era
mai
occupato
di
quelle
intricate
questioni
,
come
non
si
era
mai
occupato
di
politica
,
di
amministrazione
comunale
,
né
di
tante
altre
cose
che
non
lo
riguardavano
da
vicino
.
Doveva
badare
ai
suoi
affari
,
non
voleva
avere
grattacapi
per
nessuno
.
Che
gl
'
importava
che
fosse
re
Ferdinando
II
,
o
Franceschiello
,
o
Vittorio
Emanuele
?
Tanto
,
era
la
stessa
solfa
:
"
Pagare
tasse
!
"
.
La
libertà
?
Ma
egli
aveva
sempre
fatto
quel
che
gli
era
parso
e
piaciuto
.
Si
sentiva
meglio
di
un
re
in
casa
sua
.
Comandava
ed
era
obbedito
più
di
Vittorio
Emanuele
che
non
poteva
far
niente
,
dicevano
,
senza
il
consenso
dei
ministri
.
E
allora
che
valeva
l
'
essere
re
?
In
quanto
alla
religione
...
No
!
No
!
Il
cugino
Pergola
,
con
quei
libri
proibiti
,
aveva
dato
l
'
anima
al
diavolo
.
Era
protestante
,
frammassone
,
ateo
;
bestemmiava
peggio
di
un
turco
...
Bestemmiava
anche
lui
,
ne
conveniva
,
ma
per
cattiva
abitudine
,
perché
aveva
da
fare
con
gente
che
non
capiva
le
ragioni
,
ma
le
parolacce
.
E
poi
,
una
cosa
era
il
praticar
poco
la
religione
,
un
'
altra
il
negare
l
'
esistenza
di
Dio
,
della
Madonna
,
dei
Santi
!
Intanto
,
quando
si
era
fortificato
,
per
un
poco
,
contro
l
'
impressione
dei
discorsi
del
cugino
,
la
pulce
cominciava
a
ronzargli
dentro
l
'
orecchio
:
"
E
se
ha
ragione
lui
?
E
se
ha
ragione
lui
?
"
.
Una
mattina
quel
demonio
tentatore
era
andato
insolitamente
a
fargli
una
visita
.
"
Vedete
,
caro
cugino
!
Sono
più
cristiano
di
tutti
voialtri
;
dimentico
le
offese
.
Non
vi
dispiacerà
,
spero
,
che
sia
venuto
a
trovarvi
.
Io
sono
indulgente
.
Capisco
le
debolezze
umane
,
come
le
chiamano
i
preti
.
Quando
tutti
vi
biasimavano
perché
tenevate
in
casa
la
Solmo
,
vi
difendevo
,
solo
contro
tutti
i
parenti
.
Mio
suocero
,
vostro
zio
,
buttava
fuoco
e
fiamme
dalla
bocca
e
dagli
occhi
;
la
zia
baronessa
,
peggio
.
Credete
che
fosse
per
la
morale
?
Per
vanità
,
per
interesse
.
Avevano
paura
che
la
sposaste
...
Oh
,
io
l
'
avrei
sposata
per
dispetto
.
Belloccia
,
giovane
,
onesta
,
via
,
più
di
parecchie
maritate
...
Siete
stato
troppo
buono
!
Basta
;
avete
fatto
il
comodo
vostro
;
ve
ne
siete
sbarazzato
.
Potrete
ricominciare
con
un
'altra."
"
Ah
,
no
!
"
,
esclamò
il
marchese
.
"
Perché
?
Per
quel
che
direbbe
la
gente
?
Lasciatela
strillare
!
Voi
fate
una
vita
impossibile
.
Siete
il
marchese
di
Roccaverdina
e
non
contate
per
niente
.
Se
fossi
nei
vostri
panni
,
non
si
dovrebbe
muovere
foglia
in
paese
senza
il
mio
consenso
;
e
anche
per
fare
un
po
'
di
bene
.
Vi
siete
imprigionato
qui
,
come
se
il
mondo
non
esistesse
.
"
"
Bado
agli
affari
miei
.
"
"
Potreste
badarvi
egualmente
.
Accumulate
quattrini
?
A
che
scopo
?
Quando
il
danaro
non
serve
a
far
godere
la
vita
,
è
cosa
senza
valore
.
"
"
La
godo
a
modo
mio
.
"
"
Avete
gli
occhi
chiusi
,
caro
cugino
.
Se
credete
di
guadagnarvi
il
paradiso
!
...
Il
paradiso
è
quaggiù
,
mentre
respiriamo
e
viviamo
.
Dopo
,
si
diventa
un
pugno
di
cenere
e
tutto
è
finito
.
"
"
E
l
'
anima
?
"
"
Ma
che
anima
!
L
'
anima
è
il
corpo
che
funziona
;
morto
il
corpo
,
morta
l
'
anima
.
Chi
ha
mai
visto
un
'
anima
?
Soltanto
don
Aquilante
e
i
pochi
pazzi
suoi
pari
si
illudono
di
parlare
con
gli
Spiriti
.
"
"
Che
ci
assicura
che
sia
come
dite
voi
?
"
"
La
scienza
,
l
'
esperienza
.
Nessuno
è
mai
tornato
dall
'
altro
mondo
...
Ma
già
,
per
voi
,
le
fandonie
dei
preti
sono
verità
sacrosante
.
"
"
Le
ha
rivelate
Dio
.
"
"
A
chi
?
Se
riflettete
un
momento
,
vi
avvedreste
di
qual
ammasso
di
contraddizioni
è
composta
la
Fede
.
E
i
preti
,
che
la
sanno
lunga
,
dicono
:
"
Fate
quel
che
vi
diciamo
noi
,
non
quel
che
facciamo
noi
!"."
"
Sono
uomini
anche
loro
...
"
"
Siamo
uomini
pure
noi
;
ci
lascino
tranquilli
!
"
"
Perché
Dio
ci
ha
dunque
creati
?
"
"
Non
ci
ha
creato
nessuno
!
La
Natura
ha
prodotto
un
primo
animale
e
da
esso
,
per
trasformazioni
e
perfezionamenti
,
siamo
venuti
fuori
noi
.
Siamo
figli
di
scimmia
,
animali
come
gli
altri
animali
.
"
"
Oh
,
questo
poi
!..."
"
Animalissimi
!
Solamente
,
invece
dell
'
istinto
,
abbiamo
la
ragione
;
ed
è
la
stessa
cosa
.
Con
la
scusa
della
ragione
,
facciamo
però
tante
cose
irragionevoli
.
Abbiamo
inventato
l
'
anima
immortale
,
il
paradiso
,
l
'
inferno
...
I
cani
,
gli
uccelli
hanno
l
'
anima
anch
'
essi
.
Dove
vanno
le
anime
loro
dopo
la
morte
?
C
'
è
il
paradiso
dei
cani
?
C
'
è
l
'
inferno
degli
uccelli
?
Sciocchezze
!
Fantasticherie
!
Tutte
invenzioni
dei
preti
.
E
quando
si
avvedono
che
una
loro
balordaggine
non
si
regge
più
,
ne
inventano
subito
un
'
altra
.
I
sacerdoti
pagani
:
Giove
,
Giunone
,
cento
mila
divinità
.
I
preti
cattolici
hanno
preso
Dio
agli
ebrei
e
hanno
inventato
Gesù
Cristo
.
"
"
State
zitto
!
Inventato
?
"
"
Gesù
Cristo
era
un
uomo
come
voi
e
come
me
,
bravo
,
caritatevole
,
che
odiava
i
sacerdoti
,
che
non
voleva
templi
...
Che
ne
hanno
fatto
i
preti
?
Un
Dio
,
col
papa
,
coi
cardinali
,
con
chiese
piene
di
fantocci
,
di
madonne
e
di
santi
...
"
"
State
zitto
!
State
zitto
!
"
Il
cavalier
Pergola
scoppiò
a
ridere
.
"
Che
?
Temete
che
ci
si
sprofondi
il
pavimento
sotto
i
piedi
?
Ecco
;
non
si
sprofonda
niente
!
...
Ah
!
Ah
!
Ah
!
Voglio
portarvi
certi
libri
.
Dovete
leggerli
;
tanto
,
non
avete
nulla
da
fare
.
"
"
Sono
proibiti
.
"
"
Figuratevi
!
I
preti
vorrebbero
impedire
il
trionfo
della
verità
...
"
E
mentre
il
cavalier
Pergola
,
parlando
,
agitava
i
quattro
peli
della
barbetta
che
gli
orlava
il
mento
,
il
marchese
si
meravigliava
di
stare
ad
ascoltarlo
con
grande
interesse
.
Se
fosse
così
,
come
diceva
il
cugino
?
Si
sentiva
rimescolato
,
quasi
una
mano
crudele
tentasse
di
strappargli
dalle
viscere
qualcosa
di
vivo
e
di
tenace
.
"
Secondo
voi
"
,
disse
,
"
ognuno
potrebbe
commettere
qualunque
delitto
e
scialarsela
,
giacché
non
c
'
è
inferno
né
paradiso
.
"
"
C
'
è
la
legge
,
fin
dove
può
;
c
'
è
la
coscienza
umana
che
ci
dice
:
Non
fare
agli
altri
quel
che
non
vuoi
fatto
a
te
stesso
!
"
"
È
uno
dei
dieci
comandamenti
di
Dio
.
"
"
Di
Mosè
,
che
era
un
gran
sapiente
,
un
politicone
come
non
ne
nascono
più
.
Fingeva
di
salire
sul
Sinai
a
discorrere
col
Padre
Eterno
,
quando
era
cattivo
tempo
e
tonava
;
e
poi
veniva
giù
:
"
Il
Padre
Eterno
mi
ha
detto
questo
;
il
Padre
Eterno
ordina
quest
'
altro
!
"
.
E
faceva
bene
;
col
popolo
ignorante
si
deve
agire
così
...
Dopo
che
avrete
letto
quei
libri
di
cui
vi
ho
parlato
...
"
"
Non
li
leggerò
;
è
inutile
prestarmeli
.
Non
voglio
guastarmi
la
testa
.
"
Eppure
li
lesse
,
con
una
specie
di
terrore
,
e
li
rilesse
anche
.
Ragionavano
assai
meglio
del
cugino
,
che
riferiva
le
cose
buccia
buccia
,
e
,
sentendosi
a
corto
di
argomenti
,
scaraventava
fuori
due
,
tre
bestemmie
in
fila
per
sfogarsi
contro
i
preti
,
contro
il
papa
,
fin
contro
il
governo
che
non
li
impiccava
tutti
.
"
Eh
?
"
,
gli
domandava
il
cavaliere
.
"
Vi
siete
convinto
?
"
Tutte
le
cose
lette
gli
turbinavano
nella
mente
e
nella
coscienza
,
senza
che
egli
avesse
coraggio
di
mostrargli
che
lo
avevano
scosso
.
Gli
sembrava
di
essere
penetrato
in
una
regione
nuova
,
dove
si
respirava
meglio
,
con
più
larghi
polmoni
,
ma
dove
egli
si
sentiva
ancora
,
come
le
persone
arrivate
di
recente
,
un
po
'
sbalordito
e
solo
.
Bisognava
abituarsi
;
e
si
accorgeva
con
piacere
che
non
era
difficile
.
Di
giorno
in
giorno
,
rimuginando
le
cose
udite
e
lette
,
vedeva
che
una
difficoltà
,
una
repugnanza
,
un
ostacolo
erano
già
superati
.
Incontrando
don
Silvio
,
al
saluto
:
"
Servo
suo
,
marchese
!
"
,
ora
rispondeva
con
tono
di
celata
ironia
,
quasi
volesse
dirgli
:
"
Non
me
la
date
più
a
intendere
,
prete
mio
!
"
.
E
si
sbalordiva
di
sorprendersi
a
pensare
così
.
Certe
sere
,
durante
la
cena
,
dal
balcone
aperto
,
gli
arrivava
all
'
orecchio
il
confuso
rumore
delle
voci
che
andavano
cantando
il
rosario
del
Sagramento
dietro
a
don
Silvio
,
in
penitenza
per
la
siccità
;
e
alzava
le
spalle
,
compassionando
quei
poveretti
che
sciupavano
scarpe
e
fiato
,
ripeteva
le
stesse
parole
del
cugino
,
con
la
speranza
che
il
cielo
si
movesse
a
pietà
di
loro
!
E
non
si
turbava
più
,
se
udiva
nella
notte
il
rauco
ritornello
cantilenato
dalla
zia
Mariangela
:
"
Cento
mila
diavoli
al
palazzo
dei
Roccaverdina
!
Oh
!
Oh
!
Cento
mila
...
"
.
Quei
diavoli
mandati
attorno
dalla
povera
pazza
,
cento
mila
qua
,
cento
mila
là
,
per
tutte
le
case
dei
ricchi
,
gli
facevano
soltanto
rivedere
con
l
'
immaginazione
la
figura
della
infelice
,
che
portava
i
capelli
tagliati
alla
mascolina
,
coperta
di
cenci
,
pavonazza
in
viso
pel
sangue
che
le
saliva
alla
testa
.
Così
andava
girando
per
le
vie
,
sboccata
ma
innocua
,
quando
il
marito
non
la
incatenava
al
muro
come
una
bestia
feroce
,
per
costringerla
a
restare
in
casa
.
Ma
poi
,
appena
egli
credeva
di
essere
già
certo
,
ridiveniva
a
poco
a
poco
perplesso
.
A
letto
,
prima
di
addormentarsi
,
in
campagna
sorvegliando
i
lavori
e
dando
ordini
,
nell
'
andare
e
venire
da
Ràbbato
a
Margitello
,
o
a
Casalicchio
,
o
a
Poggiogrande
,
rannicchiato
in
fondo
alla
carrozza
,
tutte
quelle
storie
del
cugino
,
tutte
le
cose
lette
e
rilette
gli
crollavano
nella
mente
come
un
giuoco
di
carte
.
E
riprendeva
a
pensare
al
progettato
viaggio
in
Roma
,
per
farsi
assolvere
dal
papa
.
Nel
dubbio
,
non
era
meglio
mettersi
in
salvo
?
Intanto
l
'
irrequietezza
lo
riafferrava
.
Il
cugino
Pergola
aveva
ragione
quando
gli
diceva
:
"
Voi
fate
una
vita
impossibile
!
"
.
E
la
zia
baronessa
aveva
pure
ragione
:
"
Perché
non
vuoi
?
Perché
?
"
.
Inoltre
,
in
fondo
in
fondo
al
cuore
,
l
'
odio
ora
gli
rimescolava
più
spesso
i
ricordi
di
Agrippina
Solmo
.
"
Potrete
ricominciare
con
un
'
altra
!
"
,
gli
aveva
suggerito
il
cugino
Pergola
.
"
Oh
,
no
!
Oh
,
no
!
"
E
rimpiangeva
la
calma
felicità
di
quegli
anni
in
cui
non
dava
retta
a
nessuno
e
faceva
il
piacer
suo
;
e
la
sua
casa
era
pulita
come
uno
specchio
,
ed
egli
possedeva
non
un
'
amante
delle
solite
,
ma
una
vera
schiava
,
buona
,
sottomessa
...
che
aveva
anche
il
gran
pregio
di
non
fare
figliuoli
!
Ah
,
se
non
avesse
ascoltato
i
rimproveri
e
i
suggerimenti
della
zia
baronessa
!
Niente
sarebbe
accaduto
di
quel
che
era
accaduto
!
Ed
egli
non
si
sarebbe
trovato
un
delitto
su
la
coscienza
-
gli
sembrava
quasi
incredibile
!
-
e
Agrippina
Solmo
starebbe
ancora
là
...
"
E
dire
che
c
'
è
gente
che
m
'
invidia
!
"
,
sospirava
,
scotendo
la
testa
.
XII
.
Quella
domenica
andando
,
cosa
insolita
,
dalla
zia
baronessa
senza
che
fosse
mandato
a
chiamare
,
il
marchese
ebbe
la
sorpresa
di
trovarvi
la
signorina
Mugnos
accompagnata
dalla
sorella
minore
e
dalla
serva
.
Riconosciuta
costei
nell
'
anticamera
,
dove
don
Carmelo
le
dava
spiegazioni
,
a
modo
suo
,
intorno
a
certi
ritratti
di
antichi
personaggi
dei
Lagomorto
,
appesi
ai
due
lati
della
stanza
sopra
le
cassapanche
strette
e
lunghe
con
spalliere
ornate
dello
stemma
gentilizio
rozzamente
dipinto
,
il
marchese
aveva
subito
indovinato
chi
si
trovava
dalla
zia
.
E
suo
primo
movimento
era
stato
quello
di
tornare
addietro
;
per
timidezza
,
come
ai
tempi
ormai
lontani
in
cui
non
aveva
osato
di
fare
alla
giovinetta
un
'
aperta
dichiarazione
;
e
anche
per
vergogna
di
trovarsi
ora
faccia
a
faccia
con
lei
che
già
sapeva
le
intenzioni
della
zia
baronessa
e
,
forse
,
pure
le
riluttanze
di
lui
,
non
essendo
la
prudenza
una
delle
principali
virtù
della
vecchia
signora
.
Ma
don
Carmelo
era
corso
ad
annunciare
alla
padrona
:
"
C
'
è
il
marchese
!
"
.
E
per
alcuni
istanti
anche
la
baronessa
si
era
trovata
in
imbarazzo
.
"
Si
parlava
della
mal
'
annata
"
,
ella
riprese
.
"
Si
può
parlar
d
'
altro
?
La
povera
gente
muore
di
fame
.
È
uno
strazio
!
"
"
Dicono
che
il
governo
manderà
dei
soccorsi
"
,
fece
il
marchese
.
"
E
queste
cucine
...
come
le
chiamano
?
"
"
Economiche
.
Distribuiranno
,
per
pochi
soldi
o
gratis
,
minestre
di
riso
e
pane
.
Al
Municipio
sono
in
faccende
per
metterle
su
.
"
Tacquero
.
La
signorina
Zòsima
,
la
maggiore
delle
Mugnos
,
non
aveva
detto
una
parola
e
non
aveva
alzato
gli
occhi
.
La
minore
avea
continuato
ad
andare
attorno
pel
camerone
,
osservando
minutamente
i
vecchi
mobili
e
i
quadri
,
dopo
aver
risposto
con
un
inchino
al
saluto
del
marchese
quando
era
entrato
.
Così
egli
,
trovandosi
ora
a
lato
della
baronessa
e
di
faccia
a
colei
che
era
stata
la
sua
breve
passione
giovanile
,
si
sentiva
su
le
spine
;
e
non
sapendo
come
riattaccare
la
conversazione
,
si
arrabbiava
internamente
contro
la
zia
che
non
gli
veniva
in
aiuto
e
che
pareva
lo
facesse
a
posta
,
per
costringerlo
a
parlare
.
Ah
!
Era
molto
cangiata
la
Mugnos
.
E
il
viso
pallido
,
con
quei
capelli
castagni
pettinati
all
'
antica
,
semplicemente
,
con
quel
fazzoletto
di
seta
scuro
che
glielo
contornava
,
e
col
vestito
quasi
nero
,
semplicissimo
anch
'
esso
,
mostrava
più
anni
che
ella
non
avesse
in
realtà
.
Qualche
cosa
però
della
primitiva
grazia
sussisteva
tuttavia
nei
lineamenti
,
nell
'
espressione
;
qualche
cosa
di
soave
,
di
gentile
,
di
signorile
,
quantunque
la
modesta
decenza
dell
'
abito
lasciasse
scorgere
la
triste
condizione
in
cui
la
famiglia
era
caduta
per
colpa
del
padre
.
Costui
aveva
voluto
vivere
sempre
da
signore
,
senza
far
niente
,
indebitandosi
,
vendendo
a
uno
a
uno
i
fondi
,
le
case
,
i
canoni
,
tutto
,
pei
vizii
della
gola
e
del
giuoco
.
Era
morto
all
'
improvviso
,
a
tavola
;
e
,
dalla
mattina
alla
sera
,
la
sua
famiglia
s
'
era
vista
sprofondare
in
un
abisso
.
Metà
della
scarsa
dote
della
vedova
,
strappata
a
stento
alle
rapaci
mani
dei
creditori
accorsi
subito
,
come
corvi
,
faceva
vivere
miseramente
lei
e
le
figlie
.
Tutte
e
tre
lavoravano
,
nascondendosi
per
pudore
,
di
cucito
,
di
ricamo
o
filando
lino
(
così
correva
voce
)
fino
a
tarda
notte
,
chiuse
in
casa
come
monache
,
uscendo
soltanto
le
domeniche
per
la
messa
cantata
o
per
qualche
rarissima
visita
.
E
si
intristivano
in
quelle
stanze
quasi
nude
,
dormendo
su
pagliaricci
perché
avevano
dovuto
vendere
fin
la
lana
delle
materassa
,
orgogliose
però
di
non
chiedere
niente
a
nessuno
;
la
mamma
,
invocando
silenziosamente
la
morte
che
si
era
dimenticata
di
venire
a
prendersela
,
e
paventando
nello
stesso
tempo
,
ma
soltanto
per
quelle
due
angeliche
creature
,
che
essa
venisse
;
le
figlie
,
rassegnate
a
tutto
e
non
lamentandosi
mai
.
Queste
cose
,
parte
egli
le
aveva
sapute
dalla
baronessa
;
parte
,
da
don
Aquilante
che
,
come
avvocato
,
aveva
dovuto
rimediare
per
loro
parecchi
brutti
affari
,
servendole
con
premura
di
amico
,
disinteressatamente
.
E
la
baronessa
,
dicendogli
,
l
'
altra
volta
:
"
Faresti
la
tua
felicità
e
anche
un
'
opera
buona
"
,
accennava
appunto
a
tali
circostanze
,
che
ella
,
evitando
di
offendere
la
dignitosa
verecondia
delle
tre
donne
e
con
diversi
delicati
pretesti
,
si
era
sempre
ingegnata
di
raddolcire
.
Il
marchese
intanto
,
durante
quei
momenti
di
silenzio
,
si
sentiva
invadere
da
un
impeto
improvviso
.
La
voce
della
coscienza
gli
suggeriva
:
"
Se
tu
lasci
passare
quest
'
occasione
,
se
tu
non
parli
ora
,
non
si
darà
più
il
caso
,
mai
più
!
E
non
potrai
rimediare
!
"
.
Questa
voce
era
la
conseguenza
di
quel
che
aveva
pensato
e
fantasticato
nei
giorni
avanti
,
quando
avea
fin
temuto
di
vedersi
di
nuovo
in
balìa
dei
rinascenti
stimoli
che
gli
facevano
rimpiangere
il
passato
,
quasi
la
creduta
fattura
di
Agrippina
Solmo
tornasse
a
oprargli
addosso
.
Era
anche
la
conseguenza
della
decisione
da
lui
presa
di
far
vita
nuova
,
con
intendimenti
nuovi
;
di
mescolarsi
con
gli
altri
,
di
agire
insieme
con
gli
altri
,
di
non
rimanere
più
oltre
un
'
ombra
,
un
nome
,
come
aveva
fatto
fin
allora
.
Il
cugino
diceva
benissimo
:
"
Il
paradiso
è
quaggiù
,
se
sappiamo
godercelo
!
"
.
E
,
ora
,
il
marchese
voleva
goderselo
,
largamente
;
convinto
ormai
che
appena
morti
si
è
morti
per
sempre
.
Non
se
ne
sa
niente
di
certo
,
per
lo
meno
;
e
poteva
darsi
,
in
ogni
caso
,
che
nel
mondo
di
là
fossero
più
di
manica
larga
dei
confessori
di
quaggiù
.
In
quanto
a
Neli
Casaccio
...
Soccorrendone
sotto
mano
,
per
mezzo
di
mamma
Grazia
,
la
famiglia
,
il
marchese
si
era
già
messo
l
'
animo
in
pace
.
E
poiché
si
trovava
là
,
di
faccia
alla
signorina
Mugnos
che
non
osava
di
guardarlo
;
e
poiché
sentiva
l
'
impulso
di
non
lasciarsi
sfuggire
l
'
occasione
,
e
il
cuore
gli
predicava
:
"
O
ora
,
o
il
caso
non
si
darà
più
,
mai
più
!
"
,
egli
cercava
una
parola
,
una
frase
con
cui
riprendere
il
discorso
,
quando
la
baronessa
ruppe
il
silenzio
:
"
Ebbene
?
Non
vi
dite
niente
?
Come
se
non
vi
foste
mai
conosciuti
!
"
.
"
Zòsima
!
"
,
esclamò
il
marchese
.
"
Permettetemi
di
chiamarvi
così
,
come
anni
fa
...
Ricordate
?
"
La
signorina
Mugnos
alzò
gli
occhi
,
e
un
dolente
sorriso
le
fiorì
su
le
labbra
;
ma
si
spense
subito
.
La
baronessa
allora
si
rizzò
da
sedere
con
la
scusa
di
mostrare
all
'
altra
sorella
certi
oggetti
curiosi
,
conservati
in
una
cassetta
del
cantonale
davanti
a
cui
quella
si
era
fermata
.
Rimasti
soli
,
Zòsima
e
lui
,
il
marchese
esitò
un
istante
.
L
'
atto
della
zia
baronessa
gli
aveva
fatto
smarrire
il
filo
delle
idee
,
ed
egli
cercava
di
rintracciarlo
.
"
Ricordate
?
"
,
poi
replicò
.
"
Non
ho
mai
dimenticato
!
"
"
E
nel
cuore
non
avete
niente
,
proprio
niente
,
contro
di
me
?
"
"
Che
mi
avete
fatto
di
male
?
"
"
Ho
fatto
molto
male
a
voi
e
me
;
ora
lo
comprendo
.
E
...
se
fosse
possibile
...
"
"
Ormai
!
"
,
ella
rispose
con
una
leggera
mossa
delle
spalle
.
"
La
mia
vita
,
finora
,
è
stata
un
grande
sbaglio
,
da
cima
a
fondo
"
,
continuò
il
marchese
.
"
Peggio
che
uno
sbaglio
,
forse
!
...
Ma
non
sono
così
vecchio
da
non
poter
rimediare
.
"
"
Tante
cose
sono
cangiate
;
io
,
soprattutto
.
Mi
avreste
riconosciuta
incontrandomi
altrove
?
Sono
parecchi
,
parecchi
anni
che
non
ci
troviamo
faccia
a
faccia
.
Siamo
due
fantasmi
venuti
fuori
chi
sa
come
!
...
Non
vi
pare
?
"
"
Voglio
rinunciare
al
mio
isolamento
;
voglio
vivere
come
gli
altri
,
in
mezzo
agli
altri
.
"
"
Fate
bene
.
"
"
La
zia
baronessa
vi
ha
parlato
qualche
volta
...
"
"
La
baronessa
è
buona
,
e
s
'
illude
riguardo
a
me
!
"
"
In
che
modo
?
Perché
s
'
illude
?
"
"
Non
so
che
dire
.
In
questo
momento
mi
par
di
sognare
di
star
qui
,
a
discorrere
insieme
.
"
"
E
non
vi
dispiacerebbe
di
svegliarvi
e
di
accorgervi
che
avete
sognato
?
"
"
Da
anni
,
non
mi
dispiace
più
nulla
.
Voi
sapete
quel
che
è
avvenuto
in
casa
nostra
.
Mi
sembra
ovvio
,
naturale
che
le
disgrazie
si
seguano
e
si
somiglino
,
anzi
,
che
non
si
somiglino
!
"
"
Bel
tempo
e
cattivo
tempo
non
durano
gran
tempo
!
dice
il
proverbio
.
"
"
I
proverbi
dicono
tante
cose
!
"
"
Riflettete
.
Se
noi
ci
fossimo
incontrati
di
nuovo
un
anno
fa
,
io
non
vi
avrei
parlato
così
;
forse
avrei
evitato
di
rivolgervi
la
parola
.
Ero
altro
uomo
un
anno
fa
!
...
Ero
un
bruto
!
Lasciatemelo
dire
;
lasciatemi
arrossire
davanti
a
voi
!
Oggi
,
tutto
mi
sembra
congiurare
perché
ogni
cosa
si
muti
per
voi
e
per
me
.
Non
sapevo
di
trovarvi
qui
.
Non
credevo
che
avrei
avuto
il
coraggio
di
dirvi
,
e
con
l
'
animo
con
cui
ve
l
'
ho
detto
:
ricordate
?
"
"
Mia
sorella
si
volta
spesso
a
guardarmi
,
meravigliata
di
vederci
discorrere
insieme
.
Quando
mi
domanderà
:
"
Che
cosa
ti
ha
detto
?
"
io
non
saprò
...
"
"
Rispondetele
:
"
Mi
ha
detto
se
voglio
fargli
l
'
onore
di
essere
la
marchesa
di
Roccaverdina
!"."
"
No
,
marchese
!
Ormai
!
...
E
per
tante
ragioni
.
L
'
onore
sarebbe
mio
;
ma
,
ripensateci
!
...
Ormai
!
"
"
E
se
insistessi
?
E
se
vi
dicessi
che
voi
commettereste
una
cattiva
azione
,
rifiutando
di
cooperare
alla
rinnovazione
della
mia
vita
?
Non
chiedo
una
pronta
risposta
...
Se
poi
il
cuore
vi
consigliasse
di
no
;
se
il
mio
passato
v
'
ispirasse
repugnanza
-
può
darsi
-
non
sarebbe
giusto
che
vi
sacrificaste
.
Consultate
vostra
madre
.
Darete
la
risposta
alla
zia
.
"
Egli
si
era
chinato
verso
di
lei
per
dirle
sommessamente
e
rapidamente
queste
ultime
parole
,
tanto
era
grande
il
suo
stupore
di
aver
potuto
parlare
a
quella
maniera
,
con
delicatezza
di
voce
e
di
forma
che
ignorava
di
possedere
,
e
non
meno
grande
il
timore
che
non
potesse
andar
oltre
senza
riprendere
la
sua
abituale
rozzezza
.
La
baronessa
veniva
a
rioccupare
il
suo
posto
.
"
Vi
siete
riconosciuti
,
finalmente
!
"
"
Un
poco
"
,
rispose
il
marchese
ridendo
.
La
signorina
Mugnos
lo
supplicò
,
con
gli
occhi
,
di
non
tornare
sul
soggetto
della
loro
conversazione
.
E
,
rassicurandola
allo
stesso
modo
,
egli
fu
lieto
di
scorgere
una
notevole
trasformazione
in
lei
,
quasi
un
'
istantanea
rifioritura
di
grazia
e
di
giovinezza
che
le
coloriva
leggermente
la
bianca
pelle
della
faccia
,
le
ravvivava
le
labbra
,
le
accendeva
le
pupille
,
e
le
metteva
un
dolce
tremito
nella
voce
,
allorché
domandò
alla
sorella
Cristina
se
non
le
paresse
che
la
mamma
poteva
stare
in
pensiero
,
vedendole
ritardare
.
La
giovane
,
accostatasi
timidamente
,
rispose
:
"
La
mamma
sa
che
dopo
la
messa
dovevamo
venire
qui
"
.
"
Tu
non
conosci
mio
nipote
"
,
le
disse
la
baronessa
.
"
Era
bambina
allora
"
,
soggiunse
il
marchese
.
"
Di
vista
,
sì
"
,
fece
Cristina
.
"
Me
lo
ha
indicato
Zòsima
,
dalla
finestra
che
dà
su
lo
stradone
.
Passa
spesso
,
in
carrozza
.
"
"
Com
'
è
il
mondo
!
"
,
esclamò
la
baronessa
.
"
Nello
stesso
paese
,
nello
stesso
quartiere
-
no
,
veramente
voi
siete
del
quartiere
di
San
Paolo
;
non
è
in
capo
al
mondo
,
infine
!
-
e
persone
amiche
non
s
'
incontrano
da
anni
,
quasi
vivessero
separate
da
grandi
distanze
!
"
"
Per
noi
"
,
disse
Cristina
,
"
il
mondo
è
racchiuso
tutto
nelle
quattro
mura
di
casa
nostra
.
"
"
Anche
per
me
,
figlia
mia
!
Ma
io
sono
vecchia
e
non
me
n
'
importa
niente
.
"
"
Non
ce
n
'
importa
niente
neppure
a
noi
,
baronessa
"
,
rispose
Zòsima
.
"
Siamo
abituate
...
Ormai
!
"
"
Ah
,
tu
con
questo
"
ormai
!
"
"
"
La
zia
mi
ha
tolto
di
bocca
quel
che
stavo
per
dire
.
Perché
:
"
Ormai
!
Ormai
!
"
.
Perché
?
"
"
Perché
è
così
!
"
,
disse
Zòsima
tristamente
.
Dai
seggioloni
dov
'
erano
accovacciati
,
due
canini
ricominciarono
a
tossire
con
rauchi
scoppi
.
"
Senti
?
"
,
disse
la
baronessa
al
marchese
.
"
Tossono
da
quattro
giorni
,
poveretti
!
Non
si
muovono
più
dalla
cuccia
.
"
"
Sono
vecchi
,
zia
.
"
"
Gli
altri
due
li
tengo
in
camera
mia
;
ho
paura
che
si
contagino
.
Questi
bevono
appena
un
po
'
di
latte
caldo
.
Se
morissero
,
nepote
mio
,
sarebbe
malaugurio
per
me
!
"
"
Dicevate
la
stessa
cosa
anni
fa
,
quando
morirono
prima
Bella
e
poi
Fifì
.
"
"
Senti
?
Senti
?
Mi
strappano
l
'anima."
Zòsima
lo
guardò
sorridendo
benignamente
del
gesto
della
baronessa
che
aveva
portato
le
mani
alle
orecchie
per
non
sentire
i
rauchi
scoppi
di
tosse
.
Ed
egli
andò
via
con
la
soave
impressione
di
quel
sorriso
che
gli
illuminò
il
cuore
parecchi
giorni
.
XIII
.
Non
già
che
il
marchese
fosse
innamorato
come
un
giovanotto
(
egli
anzi
si
meravigliava
un
po
'
di
non
provare
per
la
Mugnos
qualche
cosa
di
più
che
un
sentimento
di
gratitudine
e
di
rispetto
)
,
ma
perché
la
immagine
di
lei
sorridente
lo
rasserenava
tenendolo
occupato
.
La
risposta
poteva
essere
diversa
da
quella
che
egli
desiderava
?
Intanto
bisognava
pensare
a
ripulire
la
casa
,
a
farvi
grandi
mutamenti
.
Mai
,
come
in
quei
giorni
,
essa
non
gli
era
sembrata
un
laberinto
.
Ah
,
quel
marchese
grande
,
che
aveva
avuto
il
mal
del
calcinaccio
in
città
e
in
campagna
!
Fare
e
disfare
era
stato
per
lui
davvero
tutto
un
lavorare
.
Che
mostruosità
quella
massiccia
facciata
,
con
lo
smisurato
portone
e
le
pesanti
mensole
dei
balconi
,
in
quel
vicoluccio
,
tra
casette
che
non
permettevano
di
poterla
osservare
da
vicino
!
E
il
brutto
atrio
,
col
pozzo
in
mezzo
,
la
stalla
a
destra
,
la
cantina
a
sinistra
,
e
in
fondo
la
legnaia
e
la
pagliera
da
far
andare
in
fiamme
tutta
la
casa
,
se
qualcuno
vi
avesse
buttato
un
zolfanello
acceso
!
E
la
scala
!
Buia
,
storta
,
non
poteva
servire
ad
altro
che
a
far
scavezzare
l
'
osso
del
collo
alla
gente
.
Inutile
anche
,
perché
dal
lato
opposto
si
entrava
a
pian
terreno
,
e
soltanto
affacciandosi
ai
balconi
si
capiva
di
trovarsi
al
terzo
piano
.
Egli
già
aveva
tracciato
uno
schizzo
dei
mutamenti
da
fare
.
Ma
l
'
ingegnere
,
che
mostrava
di
non
raccapezzarsi
,
avea
voluto
,
innanzitutto
,
rendersi
conto
della
solidità
dei
muri
sottostanti
,
delle
volte
,
della
possibilità
dei
passaggi
da
praticare
.
"
Capisce
,
marchese
!..."
Parlava
con
aria
severa
,
di
uomo
che
la
sa
lunga
e
che
vuole
far
valere
la
sua
scienza
,
stirandosi
le
grige
fedine
alla
Francesco
-
Giuseppe
,
girando
il
collo
dentro
il
largo
colletto
con
lunghe
punte
a
canale
,
aggiustandosi
gli
occhiali
affumicati
,
a
capestro
,
le
cui
enormi
lenti
rotonde
sembravano
due
buchi
neri
sotto
la
fronte
.
Il
marchese
avea
cominciato
a
irritarsi
delle
minute
osservazioni
di
lui
.
"
Guardi
,
guardi
:
buttando
giù
questo
muro
,
non
avremo
un
'
ariosa
camera
quasi
immediata
alla
sala
da
pranzo
?
"
"
Ma
capisce
,
marchese
,
che
allora
non
sapremo
più
d
'
onde
cavare
un
discreto
corridoio
per
liberare
le
altre
stanze
!
"
"
Come
?
E
questo
spazio
qui
?
"
"
Ah
!
Su
la
carta
,
sta
bene
.
Io
però
non
guardo
la
carta
...
"
Don
Aquilante
,
che
veniva
per
render
conto
al
marchese
dell
'
andamento
di
una
lite
,
lo
sentì
sin
dall
'
anticamera
gridare
:
"
Capisce
!
Capisce
!
Sono
uno
stupido
forse
?
Il
corridoio
qui
...
Un
uscio
.
Un
altr
'
uscio
.
E
così
avremo
un
salottino
avanti
il
salone
!
Capisce
,
sì
o
no
?
"
.
E
rivolgendosi
all
'
avvocato
che
entrava
in
quel
momento
,
esclamò
forte
,
quasi
non
potesse
raffrenare
l
'
impeto
della
voce
:
"
Oggi
non
è
possibile
.
Domani
,
domani
l
'
altro
!
"
.
"
Quando
vi
fa
comodo
,
marchese
"
,
rispose
don
Aquilante
,
un
po
'
sconcertato
da
quell
'
accoglienza
.
Il
marchese
intanto
continuava
a
discutere
come
se
l
'
avvocato
non
fosse
rimasto
là
,
irritandosi
sempre
più
per
la
testardaggine
dell
'
ingegnere
che
scovava
difficoltà
da
ogni
parte
:
"
Io
debbo
avvertirla
avanti
,
marchese
;
non
voglio
assumere
responsabilità
.
"
E
si
stirava
le
fedine
.
Il
marchese
,
insistendo
nella
difesa
del
suo
progetto
,
invocava
anche
il
parere
di
don
Aquilante
,
che
lo
ascoltava
socchiudendo
gli
occhi
,
tirandosi
su
,
col
solito
movimento
delle
mani
e
del
ventre
,
la
cintura
rilasciata
dei
calzoni
,
approvando
con
la
testa
,
senza
pronunciare
un
monosillabo
.
"
Ho
ragione
?
...
Che
ne
dite
?
"
,
strillò
all
'
ultimo
il
marchese
.
Era
impazientissimo
;
quasi
le
obbiezioni
dell
'
ingegnere
ritardassero
i
lavori
e
potessero
mettere
qualche
impedimento
alla
rinnovazione
della
sua
vita
che
quel
matrimonio
doveva
iniziare
.
E
pochi
giorni
dopo
,
la
casa
era
piena
di
operai
che
buttavano
giù
pareti
intermedie
,
smattonavano
pavimenti
,
abbattevano
volte
reali
;
di
ragazzi
che
ammonticchiavano
i
calcinacci
ai
lati
del
portoncino
,
donde
li
portavano
via
i
carrettieri
,
di
mano
in
mano
,
per
non
ingombrare
il
viale
che
conduceva
alla
spianata
del
Castello
.
Impolverato
peggio
dei
manovali
,
il
marchese
andava
da
un
punto
all
'
altro
dando
ordini
,
gridando
come
un
ossesso
se
si
vedeva
mal
capito
,
togliendo
di
mano
il
piccone
a
un
operaio
se
questi
esitava
nel
dare
i
colpi
per
paura
di
vedersi
crollare
addosso
un
pezzo
di
muro
:
"
Così
,
animale
!
Debbo
insegnarti
io
il
tuo
mestiere
?
"
.
E
la
domenica
appresso
,
non
avendo
chi
sgridare
né
di
che
occuparsi
,
sentì
con
piacere
che
due
forestieri
,
pecorai
a
giudicarli
dall
'
apparenza
,
chiedevano
di
consegnargli
una
lettera
e
di
parlare
con
lui
.
Li
squadrò
mentre
apriva
la
busta
.
Vestiti
da
festa
,
con
camicia
di
grossa
tela
candidissima
sotto
il
bianco
corpetto
di
frustagno
casalingo
,
ornato
di
fitti
bottoncini
di
madreperla
;
giacchetta
di
albagio
nero
con
maniche
attillate
;
calzoni
della
stessa
stoffa
,
a
ginocchio
,
dall
'
orlo
dei
quali
scappavano
i
lembi
delle
mutande
;
calze
di
lana
grigia
,
e
calzari
a
punta
,
di
pelle
suina
,
legati
con
corregge
di
cuoio
incrociate
attorno
al
collo
del
piede
,
quei
due
,
un
vecchio
e
un
giovane
,
parevano
intimiditi
dalla
circostanza
di
trovarsi
al
cospetto
del
marchese
di
Roccaverdina
.
"
Di
che
si
tratta
?
La
lettera
non
spiega
nulla
"
,
egli
disse
.
"
Vostra
eccellenza
scuserà
l
'
ardire
"
,
balbettò
il
vecchio
.
"
Questi
è
mio
figlio
.
"
"
Me
ne
rallegro
con
voi
;
bel
pezzo
di
giovane
!
"
"
Grazie
,
voscenza
!
Abbiamo
detto
!
"
È
giusto
richiedere
prima
il
permesso
al
padrone
"
.
I
grandi
meritano
rispetto
.
Noi
non
vogliamo
offendere
nessuno
...
Se
voscenza
acconsente
...
"
"Spiegatevi."
Si
vedeva
che
non
era
facile
spiegarsi
perché
padre
e
figlio
si
guardarono
negli
occhi
,
invitandosi
l
'
un
l
'
altro
a
parlare
.
"
Siamo
di
Modica
,
eccellenza
"
,
riprese
,
esitante
,
il
vecchio
.
"
Ma
,
pel
pascolo
delle
pecore
,
veniamo
spesso
da
queste
parti
...
Così
si
sono
conosciuti
,
per
caso
.
Egli
mi
ha
detto
:
"
Padre
,
che
ne
pensate
?
Io
la
sposerei
,
però
...
"."
"
Chi
?
"
,
domandò
il
marchese
che
cominciava
a
comprendere
.
"
La
vedova
...
di
voscenza
,
cioè
,
la
Solmo
...
"
"
E
venite
da
me
?
Che
può
importarmi
a
me
di
cotesta
signora
?
...
Vi
compatisco
,
perché
non
siete
del
paese
.
"
"
Voscenza
deve
perdonarci
"
,
s
'
intromise
il
giovane
.
"
Ci
hanno
consigliato
...
"
,
balbettò
l
'
altro
.
"
Vi
hanno
consigliato
male
.
Non
ho
niente
che
spartire
con
costei
...
Sono
suo
parente
,
forse
?
Perché
è
stata
...
al
mio
servizio
?
Ha
preso
marito
...
È
vedova
,
libera
...
Che
c
'
entro
io
?
"
Il
marchese
alzava
la
voce
,
corrugando
le
sopracciglia
,
facendo
gesti
di
negazione
con
le
mani
.
"
Che
c
'
entro
io
?
"
,
agitato
da
improvviso
sentimento
di
rancore
,
quasi
di
gelosia
,
contro
colui
che
infine
(
egli
lo
riconosceva
nello
stesso
tempo
)
veniva
a
rendergli
un
bel
servizio
portando
via
,
lontano
,
quella
donna
che
forse
tratteneva
la
signorina
Mugnos
dal
prendere
una
risoluzione
affermativa
.
"
Chi
vi
ha
consigliato
?
...
Essa
?
"
"
Eccellenza
,
no
.
Un
nostro
amico
che
rispetta
tanto
voscenza
...
"
"
Ditegli
che
lo
ringrazio
,
e
che
poteva
far
a
meno
di
suggerirvi
una
sciocchezza
...
E
sposatevi
,
sposatevi
pure
!
È
libera
,
vi
ripeto
.
Io
non
c
'
entro
,
né
voglio
entrarci
...
Subito
vi
sposereste
?
"
"
Bisogna
cavar
fuori
le
carte
e
fare
i
bandi
in
chiesa
.
"
"
E
la
condurreste
a
Modica
?
"
"
Se
voscenza
permette
.
"
"
Io
non
c
'
entro
;
non
volete
intenderlo
?
"
,
urlò
il
marchese
.
Era
rimasto
turbato
.
Per
poco
non
gli
sembrava
che
Agrippina
Solmo
gli
facesse
ora
un
altro
tradimento
;
giacché
doveva
essere
di
accordo
con
lui
,
se
pure
quel
tentativo
non
nascondeva
un
'
insidia
,
un
mezzo
di
rammentare
a
lui
,
marchese
,
che
ella
era
viva
e
che
si
teneva
ancora
come
legata
!
...
Sposasse
!
Purché
gli
si
levasse
di
torno
!
...
Non
voleva
darle
neppure
la
soddisfazione
di
rinfacciarle
la
sua
infamia
!
Aveva
dunque
fretta
di
riprendere
marito
?
E
una
sconcia
parola
gli
uscì
di
bocca
,
quasi
la
Solmo
fosse
là
,
a
riceverla
,
in
pieno
viso
!
Per
sfogo
,
ne
parlò
con
mamma
Grazia
.
"
Meglio
così
,
figlio
mio
!
"
"
Se
venisse
,
bada
!
...
non
voglio
vederla
!
"
"
La
ha
incontrata
parecchie
volte
a
messa
.
Ultimamente
mi
ha
domandato
:
"
È
vero
che
il
marchese
prende
moglie
?"."
"
Chi
gliel
'
ha
detto
?
"
"
Non
so
.
Risposi
:
"
Se
fosse
vero
,
lo
saprei
prima
degli
altri
"
.
Ah
,
se
le
anime
sante
del
Purgatorio
facessero
questo
miracolo
!
"
"
E
...
insistette
?
"
"
Disse
:
"
Dio
lo
renda
felice
!
"
.
Nient
'
altro
.
E
ogni
volta
ha
soggiunto
:
"
Baciategli
le
mani
,
se
credete
!
"
.
Ma
io
te
l
'
ho
sempre
taciuto
,
per
non
farti
dispiacere
,
figlio
mio
!
"
Eppure
no
,
non
doveva
lasciare
andar
via
quella
donna
senza
prima
rinfacciarle
il
suo
nero
tradimento
!
Doveva
,
invece
,
strappargliene
la
confessione
,
perché
ella
non
potesse
vantarsi
,
in
cor
suo
,
di
essere
riuscita
a
farsi
gioco
del
marchese
di
Roccaverdina
.
Voleva
che
piangesse
,
che
avesse
rimorso
dell
'
atto
infame
da
lei
commesso
,
e
non
ignorasse
per
quale
motivo
egli
si
era
rifiutato
di
più
vederla
e
le
aveva
chiuso
in
faccia
la
porta
di
casa
!
Poi
rifletteva
:
"
Ho
torto
.
Vada
via
!
Lontano
!
Vada
!
"
.
Aveva
paura
di
tradirsi
,
di
farla
sospettare
per
lo
meno
.
E
s
'
indignava
contro
se
stesso
della
vigliaccheria
che
gli
rimestava
nel
cuore
i
ricordi
del
passato
,
che
gli
faceva
risentire
il
contatto
delle
verginali
carni
di
lei
,
come
la
prima
volta
,
a
Margitello
,
quando
egli
le
aveva
giurato
:
"
Non
avrò
altra
donna
!
"
.
Era
un
fiore
,
allora
!
...
E
dopo
...
anche
!
E
,
nei
giorni
scorsi
,
mentre
il
piccone
dei
manovali
abbatteva
le
pareti
della
sua
camera
,
non
si
era
sentito
stringere
il
cuore
...
?
"
Ho
torto
!
Vada
via
!
Lontano
!
...
Vada
!
...
E
se
ella
avesse
l
'audacia..."
Ma
quella
sera
,
al
vedersela
improvvisamente
davanti
,
avvolta
nella
mantellina
nera
e
vestita
a
lutto
,
nell
'
andito
del
portoncino
dov
'
ella
lo
aveva
atteso
quasi
un
'
ora
,
sapendo
che
doveva
arrivare
da
Margitello
,
al
sentirsi
salutare
don
voce
commossa
:
"
Voscenza
benedica
!
"
,
il
marchese
non
ebbe
animo
di
passare
sdegnosamente
innanzi
,
né
di
fare
un
gesto
o
di
dirle
un
'
amara
parola
che
la
scacciasse
.
L
'
umile
atteggiamento
,
il
suono
di
quella
voce
che
,
non
udita
da
un
pezzo
,
gli
ronzava
da
qualche
giorno
nell
'
orecchio
col
ricordo
di
parole
e
di
frasi
evocate
suo
malgrado
(
egli
stesso
non
avrebbe
saputo
dire
se
per
rimpianto
,
o
per
indignazione
,
o
per
rigurgito
di
odio
)
,
lo
sopraffecero
,
anche
perché
lo
coglievano
alla
sprovveduta
.
"
Che
fai
qui
?
...
Perché
non
sei
entrata
?
"
,
le
disse
in
risposta
al
saluto
.
"
Volevo
almeno
vederlo
...
Per
l
'
ultima
volta
!
"
"
Entra
!
Entra
!
"
La
voce
del
marchese
si
era
già
alterata
,
e
il
gesto
era
diventato
brusco
,
imperioso
.
Mamma
Grazia
,
accorsa
ad
aprire
l
'
uscio
al
tintinnio
dei
sonagli
delle
mule
e
al
rumore
delle
ruote
della
carrozza
,
indietreggiò
spalancando
gli
occhi
vedendoseli
apparire
insieme
,
e
non
poté
trattenersi
dall
'
esclamare
sotto
voce
:
"
Oh
,
Vergine
santa
!
"
.
Agrippina
Solmo
la
salutò
con
un
cenno
della
testa
,
inoltrandosi
dietro
al
marchese
tra
le
impalcature
e
gli
arnesi
da
muratori
che
ingombravano
le
stanze
,
fino
alla
sala
da
pranzo
,
rimasta
intatta
,
dove
il
marchese
si
fermò
,
sbatacchiando
nervosamente
l
'
uscio
per
chiuderlo
.
"
Volevo
almeno
vederlo
...
per
l
'
ultima
volta
"
,
ella
replicò
tra
i
singhiozzi
irrompenti
.
"
Sto
per
morire
,
forse
?
"
,
disse
il
marchese
con
cupa
ironia
.
"
Per
te
,
lo
so
,
sono
morto
da
un
pezzo
!
"
"
Perché
,
voscenza
?
"
"
Perché
?
...
Non
avevi
giurato
?
"
,
egli
proruppe
.
"
Ti
ho
costretto
con
la
forza
quel
giorno
?
Ti
feci
una
proposta
.
Potevi
rifiutarla
,
rispondermi
di
no
!
"
"
Ogni
sua
parola
era
comando
per
me
.
Ho
obbedito
...
Ho
giurato
,
sinceramente
.
"
"
E
poi
?
...
E
poi
?
...
Nega
,
nega
,
se
hai
coraggio
!
"
"
Per
Gesù
Cristo
che
deve
giudicarmi
!
"
"
Lascia
stare
Gesù
Cristo
!
Nega
,
nega
,
se
puoi
!
...
Ti
sei
data
...
a
tuo
marito
,
come
una
sgualdrina
!
Non
era
,
non
doveva
essere
marito
di
apparenza
soltanto
?
...
Lo
avevate
giurato
,
tutti
e
due
!
"
"
Ah
...
Voscenza
!
"
"
Tu
,
tu
stessa
me
l
'
hai
fatto
capire
!
"
"
Com
'
è
possibile
?
"
"
Ti
faceva
pena
!
Ti
sembrava
avvilito
davanti
alle
persone
!
Me
lo
hai
detto
più
volte
.
"
"
È
vero
!
È
vero
!
Ma
pensi
,
voscenza
!
...
Da
prima
,
niente
;
come
due
estranei
,
come
fratello
e
sorella
.
Spesso
lo
vedevo
appena
mezza
giornata
,
le
domeniche
...
Dopo
quattro
o
cinque
mesi
...
oh
!
sembrava
scherzasse
:
"
Bellavita
,
eh
?
Ho
sotto
gli
occhi
la
tavola
apparecchiata
e
debbo
restare
digiuno
!
"
.
Io
lo
lasciavo
dire
.
E
poi
,
di
tratto
in
tratto
,
mordendosi
le
mani
:
"
Ci
voleva
il
santissimo
...
del
marchese
di
Roccaverdina
per
farmi
fare
questo
sacrificio
!
"
.
E
una
volta
:
"
Vi
pare
che
io
non
indovini
che
cosa
dice
la
gente
?
Quel
cornutaccio
di
Rocco
!
"
.
Gli
risposi
:
"
Dovevate
pensarci
prima
!..."
.
"
Avete
ragione
!..."
.
Pensi
,
voscenza
.
Sentirlo
parlare
così
!
...
Non
ero
di
bronzo
!
"
"
E
allora
?
...
Allora
?
...
Non
me
ne
dicevi
niente
però
!
"
"
A
che
scopo
?
Perché
voscenza
andasse
in
collera
?..."
"
E
...
poi
?
"
"
E
poi
...
Ma
pensi
,
voscenza
!
...
Un
giorno
gli
risposi
:
"
Femine
ne
avete
quante
volete
...
Chi
v
'
impedisce
?
...
Non
vi
bastano
?
"
.
Si
mise
a
piangere
;
come
un
bambino
piangeva
,
imprecando
:
"
Sangue
...
qua
!
Sangue
...
là
!
Dobbiamo
finirla
questa
storia
!
Non
reggo
più
!
...
Che
cuore
avete
dunque
?
"
.
Che
cuore
?
Non
glielo
davo
a
vedere
,
ma
piangevo
,
di
nascosto
,
pel
peccato
mortale
in
cui
vivevo
...
"
"
E
per
lui
pure
!
...
Dillo
!
Confessalo
!
"
"
Niente
!
Niente
,
voscenza
!
...
No
"
,
ella
soggiunse
dopo
breve
pausa
,
"
non
voglio
mentire
!
...
Ma
il
Signore
ci
ha
castigati
...
per
la
mala
intenzione
soltanto
!
E
,
quella
notte
,
non
lo
fece
arrivare
a
casa
!
...
Oh
!
...
Saremmo
venuti
da
voscenza
,
a
pregarlo
,
a
scongiurarlo
...
Tanto
,
a
voscenza
che
le
è
più
importato
di
me
?
...
Il
mio
destino
ha
voluto
così
!
Sia
fatta
la
volontà
di
Dio
!
...
Ed
ora
,
si
perderà
di
me
anche
il
nome
.
Vado
via
,
in
un
paese
dove
nessuno
mi
conosce
;
per
disperazione
vado
via
...
Se
un
giorno
però
...
Serva
,
serva
e
nient
'
altro
!
Ah
!
Vorrei
dare
il
mio
sangue
per
voscenza
!
"
Il
marchese
l
'
aveva
ascoltata
con
crescente
ansietà
,
stringendo
tra
i
denti
il
labbro
per
non
irrompere
;
e
quando
,
fermatasi
un
istante
,
ella
aveva
subito
soggiunto
:
"
No
,
non
voglio
mentire
!
"
,
il
sangue
gli
aveva
dato
un
tuffo
,
quasi
egli
dovesse
vedere
compirsi
di
nuovo
l
'
infame
tradimento
e
proprio
sotto
i
suoi
occhi
.
Stette
immobile
,
senza
fiato
.
Immediatamente
però
il
petto
gli
si
gonfiava
con
un
gran
respiro
di
tetra
soddisfazione
.
Aveva
colpito
a
tempo
!
Aveva
impedito
che
il
tradimento
fosse
compiuto
!
...
Ma
la
intenzione
,
la
mala
intenzione
,
c
'
era
dunque
stata
!
E
,
chi
sa
?
-
non
osava
di
confessarglielo
-
essa
rimpiangeva
ancora
il
morto
!
Un
feroce
pensiero
gli
attraversò
la
mente
:
impedirle
di
sostituire
il
morto
con
un
vivo
!
Tenersela
sempre
schiava
,
e
colmarla
di
disprezzo
,
non
guardandola
neppure
in
viso
!
Quei
singhiozzi
,
quelle
lagrime
,
quelle
proteste
erano
certamente
menzognere
!
E
già
stava
per
dirle
:
"
Non
sposare
!
...
Resta
!
"
.
Si
trattenne
a
stento
.
Agrippina
Solmo
gli
si
era
accostata
umilmente
,
asciugandosi
le
lagrime
;
e
,
presagli
una
mano
,
gliela
baciava
con
labbra
gelide
e
convulse
:
"
Voscenza
benedica
!
E
il
Signore
le
dia
tutte
le
felicità
...
se
è
vero
che
sposa
!
"
.
Un
lieve
senso
di
tenerezza
lo
invase
al
contatto
,
ed
egli
ritrasse
lestamente
la
mano
.
E
prima
che
maggiore
commozione
lo
vincesse
,
al
gesto
di
commiato
,
fece
seguire
,
con
voce
turbata
,
queste
sole
parole
:
"
Se
,
per
caso
...
avessi
bisogno
...
Ricordati
!..."
.
XIV
.
La
baronessa
di
Lagomorto
,
che
da
dieci
anni
usciva
di
casa
soltanto
per
andare
ad
ascoltar
una
messa
,
le
domeniche
,
nella
vicina
chiesetta
delle
Orfanelle
,
era
venuta
dal
nipote
per
portargli
senza
indugio
la
risposta
della
signorina
Mugnos
,
e
anche
per
vedere
i
mutamenti
da
lui
fatti
nel
vecchio
palazzo
dei
Roccaverdina
dov
'
ella
era
nata
.
"
Dovresti
accendermi
un
bel
torcetto
!
"
"
Anche
venti
,
zia
!
"
"
Ma
che
hai
operato
qui
?
Non
mi
raccapezzo
.
"
"
Vita
nuova
,
pelle
nuova
!
"
,
esclamò
il
marchese
,
dandole
braccio
per
condurla
attorno
.
Mamma
Grazia
,
che
si
era
messa
subito
a
piangere
dalla
consolazione
di
rivedere
colà
la
baronessa
,
dopo
tanti
e
tanti
anni
che
non
ci
veniva
più
,
si
affacciava
timidamente
a
questo
o
a
quell
'
uscio
,
facendo
strani
gesti
,
cacciandosi
indietro
i
cernecchi
che
gli
cascavano
davanti
agli
occhi
.
"
Siete
contenta
,
mamma
Grazia
,
ora
che
il
marchese
prende
moglie
?
"
"
Ah
,
se
fosse
vero
,
eccellenza
!
"
"
Se
non
fosse
vero
non
ve
lo
direi
.
Bisogna
ripulirsi
,
mamma
Grazia
,
per
far
piacere
alla
bella
padrona
che
verrà
qui
.
"
"
Mi
ripulirò
,
per
l
'
altro
mondo
!
Oh
,
morrei
contenta
,
se
fosse
vero
!
"
Non
osava
di
credere
alla
notizia
.
Come
mai
suo
figlio
non
glien
'
aveva
fatto
neppure
un
accenno
finora
?
Era
l
'
ultima
a
saperlo
!
Tempo
fa
-
rammentava
-
fin
quella
le
aveva
detto
:
"
So
che
sposa
!
"
.
E
per
ciò
,
a
ogni
risposta
,
mamma
Grazia
aggiungeva
:
"
Se
fosse
vero
!
"
,
quasi
per
rimproverare
il
marchese
.
"
È
vero
!
È
vero
!
"
,
egli
le
confermò
accorgendosi
che
la
povera
vecchia
si
era
imbronciata
.
"
Ma
la
certezza
l
'
ho
avuta
or
ora
,
dalla
zia
baronessa
.
Ecco
perché
non
te
n
'
ho
detto
niente
.
Se
poi
non
fosse
accaduto
...
"
"
Hai
ragione
,
figlio
mio
!
"
E
si
ritrasse
dietro
un
uscio
per
nascondere
la
commozione
.
"
E
il
salone
?
"
,
domandò
la
baronessa
.
"
È
rimasto
intatto
.
"
"
Con
la
sconcia
donna
nuda
dipinta
nel
soffitto
?
"
"
L
'
Aurora
,
opera
pregevole
,
zia
,
dello
stesso
pittore
che
ha
fatto
gli
affreschi
nella
chiesa
di
Sant
'Isidoro."
"
Poteva
coprire
certe
parti
però
!
...
No
,
non
voglio
rivederla
"
,
soggiunse
la
baronessa
,
mentre
il
marchese
stendeva
la
mano
al
pomo
dell
'
uscio
.
Vita
nuova
,
pelle
nuova
!
Una
riunione
delle
principali
persone
a
cui
era
stato
invitato
personalmente
dal
Sindaco
per
provvedere
alla
gran
miseria
della
bassa
gente
,
aveva
fornito
il
pretesto
al
marchese
di
andare
in
Casino
,
d
'
intrattenervisi
a
lungo
,
di
tornarvi
altre
volte
con
lo
stesso
pretesto
.
"
C
'
è
voluta
la
mal
'
annata
per
rivedervi
qui
!
"
"
Tutto
sta
nel
prender
l
'
aire
!
"
Non
era
però
divertente
la
conversazione
nel
Casino
.
Non
si
sentiva
ragionar
d
'
altro
che
di
fame
,
di
miseria
,
d
'
intere
famiglie
di
contadini
emigrate
nei
paesi
fortunati
dove
la
terra
aveva
fruttato
e
c
'
era
da
trovar
lavoro
e
pane
;
di
gente
che
moriva
di
tifo
per
aver
disseppellito
e
mangiato
carne
di
animali
morti
dell
'
infezione
maligna
che
distruggeva
gli
armenti
,
quasi
la
carestia
non
fosse
stato
sufficiente
castigo
di
Dio
!
Oh
,
questa
volta
era
ben
diverso
dalle
terribili
cattive
annate
di
cui
parecchi
avevano
memoria
!
Nel
'46
,
mancava
il
grano
;
non
se
ne
trovava
neppure
a
pagarlo
a
peso
d
'
oro
!
Il
nuovo
governo
,
sì
,
aveva
fatto
venire
grano
da
ogni
parte
;
ma
i
quattrini
dove
erano
?
Dissanguati
dalle
tasse
e
dalla
mal
'
annata
dell
'
anno
avanti
,
i
proprietari
non
sapevano
più
a
qual
santo
votarsi
.
Ogni
lavoro
era
arrestato
.
Lo
stesso
marchese
non
osava
di
avventurarsi
a
intraprendere
niente
nelle
campagne
,
con
quella
persistente
siccità
!
Non
era
nato
un
fil
di
erba
da
tutta
la
semenza
prodigata
sperando
che
finalmente
,
dopo
quasi
un
anno
,
il
cielo
si
sarebbe
sciolto
in
pioggia
feconda
!
Dietro
la
gran
vetrata
del
Casino
,
larve
di
vecchi
,
di
donne
,
di
fanciulli
si
affacciavano
,
mute
,
senza
gesti
,
con
lo
stupore
dello
sfinimento
negli
occhi
,
attendendo
che
il
cameriere
apportasse
loro
qualche
soldo
,
o
che
venisse
a
cacciarle
via
perché
nessuno
là
dentro
aveva
più
niente
da
dare
.
E
,
poco
dopo
ecco
altre
larve
,
mute
,
senza
gesti
,
con
lo
stesso
stupore
di
sfinimento
negli
occhi
,
che
attendevano
,
che
non
mormoravano
vedendosi
scacciate
,
e
riprendevano
a
trascinare
di
porta
in
porta
i
corpi
ischeletriti
,
reggendosi
a
mala
pena
su
le
gambe
,
senza
un
fil
di
voce
per
invocare
la
carità
.
Si
vedevano
oggi
,
domani
,
e
poi
certi
visi
non
comparivano
più
.
"
È
morto
il
tale
,
di
fame
!
È
morto
il
tal
altro
,
di
fame
!
"
E
davanti
la
porta
del
convento
di
Sant
'
Antonio
,
dove
il
municipio
distribuiva
,
a
mezzogiorno
,
minestre
di
riso
bollito
nell
'
acqua
,
condite
con
un
po
'
di
lardo
,
e
grosse
fette
di
pane
nero
,
i
carabinieri
,
la
guardia
forestale
e
gli
inservienti
del
municipio
stentavano
molto
a
trattenere
la
ressa
!
Nessuno
aveva
vergogna
di
accorrere
là
.
"
Anche
il
tale
!
"
"
Anche
il
tal
altro
!
"
Li
nominavano
con
triste
maraviglia
.
Persone
che
mai
si
sarebbe
sospettato
potessero
arrivare
al
punto
di
dover
stendere
la
mano
,
e
che
senza
quella
misera
minestra
e
quella
fetta
di
pane
nero
,
sarebbero
morte
forse
anch
'
esse
di
fame
!
La
sera
,
non
più
rosario
del
Sagramento
per
invocare
la
pioggia
.
Don
Silvio
La
Ciura
aveva
visto
assottigliarsi
a
poco
a
poco
la
folla
che
soleva
seguirlo
.
In
che
modo
aggirarsi
in
processione
per
le
vie
e
cantare
il
rosario
a
stomaco
vuoto
?
E
il
sant
'
uomo
,
che
aveva
gran
fede
ed
era
ingenuo
quanto
un
bambino
,
dicendo
messa
,
ogni
mattina
picchiava
con
le
nocche
delle
dita
alla
porticina
dorata
del
tabernacolo
,
e
con
commovente
semplicità
,
invocava
:
"
Gesù
Salvatore
!
...
Gesù
Salvatore
!
...
Ti
sei
dunque
dimenticato
di
noi
?
"
.
E
,
dopo
messa
,
via
,
di
casa
in
casa
,
a
chiedere
l
'
elemosina
per
gli
affamati
,
riempiendosi
le
tasche
coi
tozzi
di
pane
che
gli
davano
,
portandone
in
un
fazzoletto
,
fin
nella
falda
del
mantello
;
e
due
tozzi
qua
,
tre
tozzi
là
,
uscio
per
uscio
in
quelle
sudice
catapecchie
dove
i
malati
di
tifo
guarivano
per
miracolo
,
senza
assistenza
di
medici
,
senza
medicine
...
E
avrebbero
preferito
di
morire
!
Sembrava
una
larva
anche
lui
;
e
intanto
saliva
e
scendeva
scale
,
correva
da
un
quartiere
all
'
altro
,
con
quei
suoi
brevi
passi
da
perniciotto
,
rasentando
il
muro
dei
vicoli
,
quasi
non
volesse
farsi
scorgere
;
portando
dappertutto
,
oltre
il
soccorso
materiale
,
il
conforto
di
una
buona
parola
,
di
un
sorriso
,
d
'
una
benedizione
...
E
pane
e
pane
e
pane
,
che
non
si
capiva
d
'
onde
potesse
cavarlo
;
talché
la
gente
credeva
che
gli
si
moltiplicasse
tra
le
mani
,
come
una
volta
a
Gesù
Cristo
.
La
baronessa
di
Lagomorto
gli
aveva
detto
:
"
Faccio
fare
,
ogni
tre
giorni
,
una
fornata
di
pagnotte
da
due
soldi
;
pensate
a
distribuirle
voi
"
.
"
Dio
la
rimeriti
,
buona
signora
!
"
"
O
perché
non
andate
pure
da
mio
nipote
?
"
"
So
che
ha
dato
molto
grano
e
molti
quattrini
al
Municipio
.
"
"
Darà
dei
soldi
anche
a
voi
,
non
dubitate
.
"
E
si
era
risoluto
a
seguire
il
consiglio
,
quantunque
si
fosse
già
accorto
che
il
marchese
di
Roccaverdina
,
da
qualche
tempo
in
qua
,
lo
salutasse
a
denti
stretti
ogni
volta
che
lo
incontrava
.
Egli
si
sentiva
trafiggere
l
'
anima
pensando
a
quel
peccatore
che
non
era
più
tornato
a
confessarsi
!
E
ogni
sera
,
nella
nuda
cameretta
dove
lo
aveva
visto
inginocchiato
ai
suoi
piedi
,
pregava
intensamente
perché
il
Signore
gli
spietrasse
il
cuore
e
lo
inducesse
ad
aver
compassione
dell
'
innocente
che
scontava
la
pena
del
delitto
altrui
.
Ma
appunto
quella
mattina
,
nell
'
aiutarlo
a
indossare
i
paramenti
sacri
per
la
messa
,
don
Giuseppe
il
sagrestano
gli
domandava
:
"
Avete
sentito
,
don
Silvio
?
Il
marchese
di
Roccaverdina
ha
regalato
un
Crocifisso
al
convento
di
Sant
'
Antonio
.
I
frati
fanno
una
gran
processione
.
Non
lo
sapevate
?
"
.
Don
Silvio
,
che
non
voleva
distrarsi
dal
recitare
i
versetti
rituali
,
indossato
il
camice
,
lo
ammonì
:
"
Zitto
!
...
Porgetemi
il
cingolo
"
.
E
intanto
ch
'
egli
se
lo
legava
ai
fianchi
,
il
sagrestano
,
giratogli
attorno
per
aggiustargli
le
pieghe
,
e
datagli
in
mano
la
stola
,
riprendeva
:
"
Grand
'
offesa
per
la
nostra
parrocchia
!
Il
canonico
Cipolla
è
furibondo
;
e
anche
gli
altri
canonici
.
Non
andremo
,
s
'
intende
,
alla
processione
del
trasporto
...
Il
padre
guardiano
ha
mandato
l
'
invito
.
Aspetta
,
che
vengo
!
"
.
Don
Silvio
adattatosi
il
manipolo
al
braccio
destro
,
abbassava
la
testa
perché
il
sagrestano
gli
infilasse
la
pianeta
.
"
Non
ve
n
'
importa
niente
,
a
voi
,
di
questa
offesa
alla
parrocchia
?
"
Preso
di
sul
pancone
il
calice
col
corporale
e
il
sovraccalice
,
don
Silvio
si
era
avviato
per
l
'
altare
.
Su
la
soglia
della
sacrestia
il
canonico
Cipolla
lo
fermava
.
"
Siete
avvertito
:
noi
non
interverremo
.
Ve
l
'
ha
detto
don
Giuseppe
?
"
Ospite
incomodo
quel
Crocifisso
che
,
di
tanto
in
tanto
,
pareva
si
svegliasse
per
turbare
con
la
sua
importuna
visione
la
coscienza
del
marchese
!
Egli
non
avrebbe
dovuto
badargli
più
,
dopo
che
il
cugino
Pergola
gli
aveva
sbarazzato
il
cervello
di
tutte
le
superstizioni
dei
preti
.
Intanto
,
che
cosa
poteva
farci
?
la
figura
di
quel
Cristo
agonizzante
su
la
croce
,
abbandonato
laggiù
nello
stanzone
del
mezzanino
,
con
la
testa
,
le
mani
e
le
ginocchia
fuori
dai
brandelli
del
lenzuolo
roso
dalle
tignuole
,
come
egli
lo
aveva
inattesamente
visto
quel
giorno
...
che
cosa
poteva
farci
?
...
quella
figura
gli
dava
un
senso
di
inquietudine
,
di
malessere
ogni
volta
che
gli
invadeva
l
'
immaginazione
.
E
meno
male
se
,
col
fantasma
di
essa
,
altri
ed
ugualmente
tetri
,
non
gli
si
fossero
ripresentati
davanti
,
altri
che
egli
già
credeva
scacciati
lontano
e
da
parecchio
tempo
!
E
così
ora
ecco
Rocco
Criscione
,
a
cavallo
della
mula
,
nell
'
oscurità
,
tra
le
siepi
di
fichi
d
'
India
di
Margitello
,
che
veniva
avanti
,
canticchiando
sotto
voce
-
gli
era
rimasto
nell
'
orecchio
!
-
Quannu
passu
di
ccà
,
passu
cantannu
e
non
aveva
avuto
tempo
di
dire
:
Gesù
!
Maria
!
...
con
quella
palla
ben
assestata
che
gli
avea
fracassato
la
testa
!
E
il
tonfo
del
corpo
!
...
E
lo
scalpito
della
mula
che
fuggiva
spaventata
!
...
E
il
gran
silenzio
nell
'
oscurità
,
terribile
,
seguito
allo
scoppio
della
fucilata
!
...
E
così
,
ora
ecco
Neli
Casaccio
che
dal
gabbione
delle
Assise
,
alzando
la
mano
destra
e
piangendo
,
gridava
:
"
Sono
innocente
!
Sono
innocente
!
"
.
E
tanto
forte
,
che
il
suo
giuramento
sembrava
si
trasformasse
in
urlo
,
in
quegli
urli
del
vento
,
la
nottata
della
confessione
,
e
ch
'
egli
assumesse
le
sembianze
di
don
Silvio
,
pallido
,
con
la
stola
,
e
inesorabile
:
"
Bisogna
riparare
il
mal
fatto
!
Ah
,
marchese
!
"
.
Nervi
!
Immaginazione
esaltata
!
...
Se
lo
ripeteva
cento
volte
,
n
'
era
persuasissimo
.
Ma
che
cosa
poteva
farci
?
Era
andato
a
sorvegliare
,
con
altri
della
Commissione
municipale
,
la
distribuzione
delle
minestre
e
del
pane
alla
povera
gente
;
e
Padre
Anastasio
,
guardiano
del
convento
di
Sant
'
Antonio
,
parlava
di
una
gran
processione
di
penitenza
,
a
piedi
scalzi
,
con
corone
di
spine
e
disciplina
per
placare
lo
sdegno
divino
.
Dovevano
intervenirvi
persone
di
ogni
ceto
,
sacerdoti
,
signori
,
maestranze
,
contadini
,
senza
distinzione
alcuna
,
come
egli
si
era
sognato
che
gli
ordinasse
Sant
'
Antonio
,
due
notti
di
seguito
.
Il
marchese
tentennava
il
capo
.
Quel
padre
Anastasio
,
alto
,
nerboruto
,
col
naso
a
tromba
e
gli
occhi
che
gli
scoppiavano
fuor
dell
'
orbita
,
non
era
tenuto
per
stinco
di
santo
nei
dintorni
del
convento
.
Caso
mai
,
Sant
'
Antonio
sarebbe
andato
proprio
da
lui
per
ordinargli
la
processione
?
Ma
gli
altri
della
Commissione
approvavano
.
"
E
col
simulacro
della
Regina
degli
Angioli
"
,
proponeva
uno
.
"
È
miracoloso
!
"
"
Con
la
statua
del
Cristo
alla
Colonna
"
,
suggeriva
un
altro
.
"
È
più
miracolosa
ancora
!
Si
dice
:
"
Ora
per
la
pioggia
,
ora
pel
vento
.
Non
si
fa
la
festa
del
giovedì
santo
!
"
.
Ed
è
quella
del
Cristo
alla
Colonna
.
"
"
Ho
un
gran
Crocifisso
.
Ve
lo
regalo
per
la
vostra
chiesa
,
padre
Anastasio
.
E
farete
la
processione
trasportandolo
da
casa
mia
.
"
L
'
idea
gli
era
balenata
in
mente
tutt
'
a
un
tratto
.
Il
marchese
si
stupiva
di
non
averci
pensato
prima
.
"
Quando
il
Crocifisso
non
sarà
più
laggiù
nel
mezzanino
,
col
lenzuolo
roso
dalle
tignuole
"
,
egli
rifletteva
,
"
i
miei
nervi
rimarranno
certamente
tranquilli
,
e
tutto
il
resto
si
cheterà
anch
'
esso
.
Che
diamine
!
"
E
sorrideva
in
faccia
a
padre
Anastasio
profondentesi
in
ringraziamenti
con
quel
naso
che
pareva
volesse
squillare
proprio
come
una
tromba
,
con
quegli
occhi
che
,
dalla
gioia
,
si
sgangheravano
più
dell
'
ordinario
...
"
Che
fortuna
pel
convento
!
Un
Crocifisso
grande
?
"
"
Al
naturale
.
"
"
Di
carta
pesta
?
"
"
Scolpito
in
legno
duro
e
con
una
croce
immensa
.
Non
lo
reggeranno
due
uomini
.
Figuratevi
che
un
giorno
...
"
Suo
malgrado
,
senza
poter
ritenersi
,
il
marchese
si
sentì
spinto
a
raccontare
quel
che
gli
era
accaduto
quel
giorno
.
"
Ha
avuto
paura
?
"
"
Un
pochetto
.
"
"
Ah
!
Lo
credo
...
Una
notte
,
anni
fa
,
nel
convento
di
Nissorìa
...
"
E
padre
Anastasio
rideva
anticipatamente
di
quel
che
stava
per
dire
:
che
paura
anche
la
sua
!
Nell
'
andare
dalla
cella
in
fondo
al
corridoio
...
in
un
certo
posto
...
miseria
umana
!
...
si
doveva
passare
davanti
a
un
gran
San
Francesco
,
dipinto
nella
parete
,
con
le
braccia
aperte
e
rapito
in
estasi
dal
suono
del
violino
di
un
angelo
a
cavalcioni
delle
nuvole
.
Lo
vedeva
almeno
venti
volte
al
giorno
,
da
sei
mesi
che
si
trovava
in
quel
convento
,
passando
e
ripassando
pel
corridoio
.
Ma
quella
notte
,
al
lume
della
lampadina
recata
in
mano
...
Come
se
quel
San
Francesco
-
che
alla
dubbia
luce
sembrava
vivo
e
parlante
,
con
gli
occhi
travolti
in
su
-
come
se
quel
San
Francesco
gl
'
imponesse
:
"
Padre
Anastasio
,
di
qui
non
si
passa
!
"
.
E
non
era
passato
,
con
tutta
l
'
urgenza
!
Che
cosa
fosse
allora
accaduto
,
miseria
umana
!
...
Ora
rideva
,
ma
in
quel
momento
!
...
E
la
pancia
di
padre
Anastasio
sobbalzava
sotto
la
tonaca
;
e
gli
occhi
gli
erano
diventati
lustri
dal
convulso
provocato
dalle
grosse
risate
.
XV
.
Il
cavalier
Pergola
trovò
il
marchese
che
sbraitava
ancora
:
"
Sono
padrone
io
in
casa
mia
!
O
che
?
Dovevo
chiedere
il
permesso
al
canonico
Cipolla
?
...
Al
prevosto
Montoro
?
...
Anche
a
don
Giuseppe
il
sagrestano
?
"
.
"
Con
chi
l
'
avete
,
cugino
?
"
L
'
impeto
della
collera
gl
'
impediva
di
raccontare
con
ordine
la
scena
avvenuta
poco
prima
davanti
ai
muratori
che
davano
l
'
intonaco
alle
pareti
di
quella
stanza
;
giacché
il
marchese
aveva
fatto
introdurre
colà
,
senza
cerimonie
,
amichevolmente
,
il
canonico
e
il
prevosto
venuti
a
trovarlo
.
"
"
Ma
come
,
signor
marchese
!
E
la
parrocchia
?
Il
Cristo
spettava
ad
essa
...
Alla
cappella
del
Crocifisso
!
Non
ci
faccia
quest
'
affronto
!
...
Ripari
!
"
Sissignore
,
pretendevano
questo
!
È
forse
un
buffone
il
marchese
di
Roccaverdina
,
da
fare
prima
una
promessa
e
poi
rimangiarsela
?
"
"
E
vi
guastate
il
sangue
per
loro
?
"
"
Ah
,
cugino
!
Sentirsi
dire
dal
prevosto
:
"
Vi
dava
noia
in
casa
quel
Crocifisso
,
marchese
?
Meglio
tenerlo
nascosto
nel
mezzanino
,
che
esporlo
nella
chiesucola
di
un
convento
ridotto
una
mandria
indecente
da
padre
Anastasio
e
dagli
altri
frati
!
"
.
Predica
la
morale
,
lui
!
il
signor
prevosto
,
quasi
non
si
sapesse
...
"
"
Benissimo
!
Quasi
non
si
sapesse
!..."
Il
cavalier
Pergola
si
stropicciava
allegramente
le
mani
,
rideva
battendo
i
piedi
,
mentre
il
marchese
tornava
a
ripetere
:
"
Dovevo
chiedere
il
permesso
a
loro
?
...
Anche
a
don
Giuseppe
il
sagrestano
?
"
.
E
ripeteva
che
,
soprattutto
,
lo
avevano
irritato
le
parole
del
prevosto
:
"
Vi
dava
noia
in
casa
quel
Crocifisso
,
marchese
?
"
.
Da
che
cosa
poteva
sospettarlo
quel
faccione
da
mulo
del
prevosto
?
Doveva
avergliele
suggerite
,
certamente
,
don
Silvio
La
Ciura
!
E
il
giorno
della
processione
...
Uno
spettacolo
!
Tutti
a
piedi
scalzi
,
e
con
corone
di
spine
in
testa
,
una
sfilata
che
non
finiva
più
,
a
dispetto
dei
canonici
di
Sant
'
Isidoro
!
...
E
pianti
e
colpi
di
discipline
...
E
,
mescolati
insieme
,
preti
,
frati
,
confraternite
,
signori
,
maestranze
,
massai
,
contadini
!
...
Tutta
Ràbbato
per
le
vie
!
E
padre
Anastasio
che
accorreva
da
un
punto
all
'
altro
,
con
in
testa
la
corona
di
vimini
un
po
'
di
traverso
e
la
disciplina
in
mano
,
per
mostra
.
Poteva
fare
due
cose
nello
stesso
tempo
,
flagellarsi
le
spalle
e
badare
all
'
ordine
della
processione
,
alle
fermate
,
alle
riprese
?
"
Psi
!
Psi
!
Psi
!
Avanti
!
"
Si
udiva
soltanto
la
sua
voce
,
si
vedeva
soltanto
un
suo
braccio
,
messo
fuori
dalla
larga
manica
,
trinciante
l
'
aria
con
rapidi
segnali
.
E
la
imperiosa
tromba
del
suo
naso
e
la
sua
poderosa
pancia
che
sporgeva
stretta
dal
cordone
trionfavano
allorché
egli
si
fermava
a
gambe
larghe
,
in
mezzo
alla
via
,
quasi
argine
,
per
far
passare
a
giusta
distanza
le
due
file
della
processione
che
accennavano
a
serrarsi
incalzate
dalla
folla
.
E
quel
giorno
...
Il
marchese
avea
dovuto
andare
dalla
zia
baronessa
per
trovarsi
colà
con
la
famiglia
Mugnos
che
voleva
assistere
da
un
terrazzino
al
passaggio
della
processione
.
Nervoso
,
irrequieto
,
rispondeva
spesso
fuori
tono
alle
domande
della
zia
e
della
signora
Mugnos
.
Si
affacciava
,
rientrava
,
tornava
ad
affacciarsi
;
e
la
processione
sfilava
,
sfilava
,
interminabile
,
tra
la
folla
enorme
.
"
Che
hai
,
nepote
mio
?
"
"
Niente
.
Certi
spettacoli
...
non
so
...
fanno
un
effetto
...
"
"
È
vero
.
"
"
È
stata
una
santa
ispirazione
,
marchese
!
"
,
gli
ripeteva
per
la
terza
volta
la
signora
Mugnos
.
Il
marchese
appoggiato
all
'
imposta
del
balcone
dov
'
erano
affacciate
Zòsima
e
la
sorella
,
chiamò
:
"
Zòsima
,
sentite
!
"
.
Ella
si
piegò
col
corpo
verso
di
lui
,
tenendosi
attaccata
con
una
mano
alla
ringhiera
di
ferro
.
"
E
ditemi
la
verità
!
"
,
soggiunse
il
marchese
sottovoce
.
"
La
dico
sempre
"
,
rispose
Zòsima
.
"
Ditemi
la
verità
:
perché
avete
tardato
tanto
ad
acconsentire
?
"
"
Per
riflettere
bene
;
e
anche
per
...
"
"
Per
gelosia
di
...
quella
...
?
Oh
!
"
"
Forse
!
Cosa
passata
non
conta
più
...
Ecco
il
Crocifisso
.
"
Dovette
affacciarsi
anche
lui
.
Si
attendeva
di
riceverne
un
'
impressione
violenta
e
avrebbe
voluto
evitarla
.
Invece
,
alla
luce
diffusa
,
nello
spazio
della
via
,
il
suo
Crocifisso
gli
parve
rimpicciolito
di
proporzioni
e
meno
doloroso
di
aspetto
.
Egli
stentava
a
persuadersi
che
fosse
proprio
quello
stesso
che
laggiù
,
alla
parete
del
mezzanino
,
gli
era
sembrato
quasi
colossale
e
così
terrificante
con
quegli
occhi
semispenti
e
quelle
sanguinolenti
piaghe
che
spuntavano
dagli
strappi
del
lenzuolo
!
Intanto
,
padre
Anastasio
se
lo
portava
via
,
in
coda
alla
processione
,
a
dispetto
dei
canonici
di
Sant
'
Isidoro
...
Solo
don
Silvio
non
avea
voluto
mancare
,
e
,
confuso
coi
più
umili
,
con
la
corona
di
spine
in
testa
,
a
piedi
scalzi
,
si
sbatteva
forte
la
disciplina
su
le
magrissime
spalle
.
E
quel
giorno
,
a
quella
vista
,
il
marchese
si
confermò
nel
sospetto
che
don
Silvio
avesse
suggerito
al
prevosto
le
parole
:
"
Vi
dava
noia
in
casa
Gesù
Crocifisso
?
"
.
Non
intendeva
di
ripetergliele
in
quel
momento
col
prender
parte
,
lui
solo
della
parrocchia
di
Sant
'
Isidoro
,
alla
processione
promossa
da
padre
Anastasio
?
Il
marchese
aggrottò
le
sopracciglia
e
si
ritrasse
indietro
.
Quando
la
via
tornò
deserta
e
silenziosa
,
traversata
soltanto
da
qualche
povera
donna
che
infilava
frettolosamente
un
vicolo
per
arrivare
in
tempo
alla
chiesa
di
Sant
'
Antonio
e
ricevere
la
benedizione
dal
Crocifisso
nuovo
,
come
dicevano
,
quantunque
fosse
vecchissimo
di
qualche
centinaio
di
anni
,
il
marchese
era
già
tranquillo
,
col
gran
sollievo
della
liberazione
finalmente
ottenuta
,
che
gli
traspariva
dagli
sguardi
e
da
tutto
l
'
aspetto
.
Visto
che
Zòsima
stava
per
seguire
nel
salone
la
sorella
Cristina
,
le
accennò
di
fermarsi
.
"
Zòsima
,
ora
tutto
dipende
da
voi
.
"
"
La
baronessa
sa
...
"
,
ella
rispose
un
po
'
meravigliata
di
quelle
parole
.
"
Che
cosa
?
"
"
Il
mio
voto
...
"
"
Che
voto
?
È
una
novità
!
"
"...Di
sposare
dopo
che
il
Signore
ci
avrà
concesso
la
pioggia
!
"
"
E
se
non
piovesse
?
"
"
Pioverà
presto
...
Bisogna
sperarlo
!
"
"
Come
mai
vi
è
venuto
in
testa
?..."
"
C
'
è
tanta
povera
gente
che
muore
di
fame
.
Non
sembrerebbe
malaugurio
anche
a
voi
?
"
"
Avete
ragione
.
"
Egli
era
stato
ad
osservarla
attentamente
durante
le
due
ore
che
si
trovavano
insieme
.
Sì
,
c
'
era
una
soave
finezza
di
espressione
nei
tratti
di
quel
viso
,
specialmente
negli
occhi
e
nella
bocca
;
ma
il
sangue
non
più
scorreva
rapido
e
caldo
sotto
la
bianca
epidermide
;
ma
il
cuore
non
più
batteva
agitato
da
baldo
impulso
di
passione
!
Le
disgrazie
,
le
sofferenze
avevano
ammortito
ogni
rigoglio
nel
non
giovane
corpo
;
e
per
ciò
sembrava
che
anche
quell
'
anima
vivesse
quasi
in
preda
a
continuo
sbalordimento
.
Ma
,
forse
,
egli
s
'
ingannava
.
C
'
era
voluto
e
una
straordinaria
forza
di
volontà
e
un
gran
coraggio
e
un
nobilissimo
orgoglio
per
rassegnarsi
a
vivere
dignitosamente
nella
miseria
dopo
aver
gustato
la
soddisfazione
e
i
piaceri
della
ricchezza
e
spesso
pure
quelli
del
fasto
,
come
lo
aveva
amato
e
praticato
,
a
intervalli
,
suo
padre
!
E
nei
momenti
in
cui
,
suo
malgrado
,
il
marchese
si
sentiva
spinto
a
fare
confronti
che
gli
sembravano
profanazioni
,
scuoteva
la
testa
per
scacciarli
via
,
ripetendo
mentalmente
:
"
Questa
,
questa
è
la
donna
che
ci
vuole
per
me
!
"
.
Glielo
dicevano
anche
gli
altri
in
Casino
,
fin
il
dottor
Meccio
che
pareva
volesse
entrargli
in
grazia
dopo
la
sfuriata
di
mesi
addietro
.
"
Bravo
marchese
!
...
Un
angiolo
!
...
Avete
scelto
un
angiolo
!
...
Tutte
le
virtù
!
...
Debbo
confessarvelo
?
Io
ce
l
'
ho
avuta
un
po
'
con
voi
,
vedendovi
vivere
come
un
romito
,
lassù
!
Questo
è
il
primo
passo
;
poi
verrà
l
'
altro
.
Siamo
qua
,
tutti
,
per
portarvi
in
palma
di
mano
.
Il
paese
ha
bisogno
di
uomini
energici
e
onesti
,
onesti
specialmente
!
Voi
mi
capite
.
Stiamo
passando
un
brutto
quarto
d
'
ora
.
Povero
Comune
!
"
"
Niente
,
dottore
!
Riguardo
ad
affari
comunali
...
"
"
Ma
se
gli
uomini
come
voi
si
tirano
indietro
!
"
"
Ho
troppi
grattacapi
in
casa
mia
.
"
"
È
casa
vostra
,
è
casa
nostra
il
Comune
!
"
"
Niente
!
Da
quest
'
orecchio
non
ci
sento
.
"
E
lo
lasciava
a
spasseggiare
su
e
giù
pel
salone
del
Casino
,
con
la
gran
canna
d
'
India
infilata
sotto
braccio
,
come
una
spada
,
lungo
,
diritto
,
impettito
.
Nell
'
attesa
che
l
'
intonaco
delle
stanze
si
asciugasse
,
che
arrivassero
da
Catania
il
pittore
pei
soffitti
e
gli
operai
per
tappezzarle
,
il
marchese
,
ora
,
andava
quasi
tutti
i
giorni
in
Casino
,
prima
di
assistere
alla
distribuzione
delle
minestre
e
del
pane
insieme
con
gli
altri
colleghi
della
Commissione
.
Aveva
preso
gusto
alla
partita
di
tarocchi
che
don
Gregorio
,
cappellano
del
monastero
di
Santa
Colomba
,
il
notaio
Mazza
,
don
Stefano
Spadafora
e
don
Pietro
Salvo
facevano
colà
,
in
un
angolo
appartato
,
due
volte
al
giorno
,
inchiodati
per
lunghe
ore
col
Giove
,
l
'
Impiccato
,
il
Matto
e
coi
Trionfi
tra
le
mani
,
accalorandosi
,
bisticciandosi
,
insultandosi
con
parolacce
e
tornando
,
poco
dopo
,
più
amici
di
prima
.
Spesso
,
don
Pietro
Salvo
gli
cedeva
il
posto
,
appena
vinto
qualche
soldo
:
"
Volete
divertirvi
,
marchese
?
"
.
Don
Stefano
sbuffava
.
In
presenza
del
marchese
,
gli
toccava
di
contenersi
,
ed
era
una
gran
sofferenza
per
lui
.
Il
marchese
,
che
lo
sapeva
,
sedendosi
gli
faceva
il
patto
:
"
Senza
bestemmie
,
don
Stefano
!
"
.
"
Ma
il
giocatore
deve
sfogarsi
!
Voi
parlate
bene
!
Debbo
crepare
?
"
E
un
giorno
,
a
ogni
svista
del
compagno
,
a
ogni
giocata
andatagli
a
male
,
don
Stefano
,
invece
di
dirne
qualcuna
di
quelle
da
schiodare
dal
Paradiso
mezza
corte
celeste
,
fu
visto
togliersi
rabbiosamente
di
capo
la
tuba
,
sputarvi
dentro
e
rimettersela
,
subito
.
"
Che
fate
,
don
Stefano
?
"
"
Lo
so
io
!
Debbo
crepare
?
...
Questa
vale
per
Giove
...
"
E
buttò
la
carta
picchiando
forte
con
le
nocche
delle
dita
,
quasi
volesse
sfondare
il
tavolino
.
Sembrava
che
quella
volta
i
tarocchi
lo
facessero
a
posta
,
e
il
compagno
pure
.
E
don
Stefano
,
a
cavarsi
rabbiosamente
di
capo
la
tuba
,
a
sputarvi
dentro
e
rimettersela
subito
.
"
Che
fate
,
don
Stefano
?
"
"
Lo
so
io
!
...
Volete
che
crepi
?
"
Soltanto
all
'
ultimo
,
quando
egli
,
fuori
dei
gangheri
,
scaraventava
la
tuba
per
terra
,
gli
astanti
si
avvidero
della
figurina
del
Cristo
alla
Colonna
ficcata
là
in
fondo
,
contro
la
quale
egli
aveva
inteso
di
bestemmiare
,
silenziosamente
,
a
quella
maniera
!
...
Doveva
proprio
crepare
?
E
non
gli
importò
che
gli
appiccicassero
per
questo
il
nomignolo
di
Maometto
.
Almeno
,
da
quel
giorno
in
poi
,
egli
poté
bestemmiare
in
pace
,
a
libito
suo
,
anche
in
faccia
al
marchese
.
Intanto
il
dottor
Meccio
e
parecchi
altri
tornavano
spesso
alla
carica
:
"
Un
signore
come
voi
!
Vi
porteremmo
in
trionfo
al
Municipio
!
"
.
E
siccome
il
marchese
da
questo
orecchio
non
voleva
sentirci
,
così
cominciò
a
riprendere
le
passeggiate
serali
su
per
la
spianata
del
Castello
,
dove
quasi
nessuno
più
osava
di
andare
,
tanto
era
desolante
lo
spettacolo
di
quelle
campagne
brulle
,
riarse
che
si
stendevano
,
di
qua
,
fino
a
piè
delle
colline
,
e
,
di
là
,
fino
a
piè
dell
'
Etna
sempre
pennacchiato
di
fumo
,
con
appena
un
piccolo
orlo
di
neve
in
cima
al
cratere
,
coi
boschi
di
castagni
e
di
lecci
attorno
ai
fianchi
,
scabroso
in
alto
e
rigato
da
nere
strisce
di
lava
che
l
'
aria
senza
vapori
permetteva
di
distinguere
nettamente
.
Ma
,
dopo
tre
o
quattro
volte
,
avea
dovuto
smettere
.
Trovandosi
solo
lassù
,
in
faccia
a
quell
'
immenso
orizzonte
e
con
gran
silenzio
che
lo
circondava
,
egli
sentiva
venirsi
addosso
un
'
inesplicabile
tristezza
.
Le
miserie
udite
raccontare
o
viste
durante
la
giornata
gli
tornavano
in
mente
.
Da
Margitello
,
da
Casalicchio
,
da
Poggiogrande
gli
erano
arrivate
,
una
dietro
a
l
'
altra
,
cattive
notizie
.
"
Ieri
sono
morti
quattro
animali
!
Oggi
,
tre
altri
!
"
Il
tifo
bovino
continuava
la
sua
strage
.
Come
non
impensierirsi
?
...
Ma
non
era
questo
,
no
!
Tristi
presentimenti
gli
scurivano
l
'
animo
;
si
addensavano
,
passavano
via
,
come
nuvoloni
spazzati
dal
vento
,
tornavano
di
quando
in
quando
,
senza
ragione
alcuna
e
senza
significato
preciso
.
Si
distraeva
ruminando
grandi
progetti
agrari
da
attuare
,
appena
sposato
:
un
'
Associazione
di
proprietari
di
vigneti
e
di
uliveti
,
sotto
la
sua
direzione
;
e
macchine
di
ogni
sorta
,
le
più
recenti
;
e
produzione
da
spedire
nei
mercati
della
penisola
e
fuori
,
in
Francia
,
in
Inghilterra
,
in
Germania
!
Altro
che
le
misere
brighe
municipali
con
cui
non
si
cavava
un
ragno
da
un
buco
e
che
significavano
soltanto
:
levati
di
lì
,
che
mi
ci
metto
io
!
E
rizzava
,
con
l
'
immaginazione
,
vasti
edifici
,
laggiù
,
a
Margitello
...
Sentiva
rinascere
in
sé
il
mal
del
calcinaccio
del
nonno
...
Da
una
parte
gli
strettoi
per
le
ulive
,
e
la
dispensa
coi
coppi
panciuti
per
gli
olii
;
dall
'
altra
,
i
pigiatoi
delle
uve
e
la
cantina
,
fresca
,
ariosa
,
per
le
botti
e
i
bottaccini
...
E
vedeva
olii
dorati
,
limpidissimi
,
in
belle
bottiglie
,
da
vincere
al
paragone
quelli
di
Lucca
e
di
Nizza
;
e
vini
rossi
,
e
moscati
da
contrastare
coi
Bordeaux
,
coi
Reno
,
con
tutti
i
migliori
vini
del
mondo
!
XVI
.
Il
povero
don
Silvio
attendeva
da
più
di
mezz
'
ora
nell
'
anticamera
,
e
mamma
Grazia
veniva
di
tanto
in
tanto
a
tenergli
compagnia
.
"
Abbiate
pazienza
!
C
'
è
l
'ingegnere."
"
Non
ho
fretta
,
mamma
Grazia
.
"
"
Siamo
con
la
casa
sossopra
.
"
"
Pel
matrimonio
,
l
'
ho
sentito
dire
.
"
"
Che
tosse
!
...
Riguardatevi
,
don
Silvio
!
"
"
Sia
fatta
...
la
volontà
...
di
Dio
!
"
Con
la
tosse
che
gli
soffocava
le
parole
in
gola
,
il
petto
di
quel
magro
corpicciuolo
,
scosso
rudemente
a
ogni
assalto
,
pareva
dovesse
schiantarsi
.
"
Mettetevi
a
letto
;
fate
una
buona
sudata
!
"
"
E
i
poveretti
che
muoiono
di
fame
?
Per
questo
sono
qui
.
"
"
Ah
,
don
Silvio
!
Non
si
finisce
mai
!
Il
marchese
ha
vuotato
il
magazzino
del
grano
...
Fave
,
ceci
,
cicerchia
...
Che
non
ha
dato
?
"
"
Lo
so
,
lo
so
!
Chi
più
ha
più
deve
dare
.
"
"
Famiglie
intere
su
le
spalle
!
"
"
Lo
so
.
Ma
ci
sarà
qualche
cosa
anche
pei
miei
poveretti
,
mamma
Grazia
.
"
"
Figuratevi
!
Non
se
lo
lascerà
nemmeno
dire
.
"
Il
marchese
,
che
accompagnava
l
'
ingegnere
fino
all
'
anticamera
,
si
fermò
,
turbato
,
alla
inattesa
vista
di
don
Silvio
.
"
E
andate
attorno
con
questa
tosse
?
"
,
gli
disse
l
'
ingegnere
dopo
averlo
salutato
.
Don
Silvio
si
levò
a
stento
da
sedere
,
inchinandosi
al
marchese
e
all
'
ingegnere
,
senza
poter
pronunziare
una
sola
parola
,
scusandosi
con
umile
gesto
di
rassegnazione
.
"
Che
abbiamo
?
"
,
gli
domandò
il
marchese
,
ostentando
disinvoltura
.
"
Qua
,
su
questa
poltrona
;
è
più
comoda
.
"
Lo
aveva
fatto
entrare
nella
stanza
accanto
,
e
gli
si
era
fermato
davanti
,
in
piedi
,
con
le
braccia
dietro
la
schiena
,
guardandolo
fisso
,
per
indovinare
il
motivo
di
quella
visita
prima
che
quegli
parlasse
.
"
Mi
manda
Gesù
Cristo
!
"
,
disse
don
Silvio
.
"
Quale
Gesù
Cristo
?
Perché
?
...
Andate
a
raccontare
queste
storie
alle
femminucce
!
"
Il
marchese
quasi
balbettava
,
pallido
,
da
la
improvvisa
concitazione
.
"
Mi
perdoni
...
voscenza
!
...
Me
ne
vado
...
"
E
don
Silvio
non
poté
proseguire
,
sopraffatto
dalla
tosse
.
Vedendolo
avviare
verso
l
'
uscio
,
il
marchese
lo
fermò
pel
braccio
:
"
Perché
siete
venuto
?
...
Che
volevate
da
me
?
...
Perché
siete
venuto
?
"
.
"
Pei
poveretti
,
marchese
!
Non
ho
saputo
esprimermi
.
"
"
Ci
sono
soltanto
io
a
Ràbbato
?
Ho
dato
assai
.
Troppo
!
Troppo
!
...
Sono
già
dissanguato
.
"
"
Si
calmi
!
...
Non
ha
obbligo
...
"
"
Eh
?
...
Siete
stato
voi
che
avete
detto
al
prevosto
Montoro
...
?
"
Gli
si
era
piantato
davanti
,
ringhiando
le
parole
,
fissandolo
negli
occhi
.
"
Che
cosa
?
"
,
domandò
timidamente
don
Silvio
.
"
Che
cosa
?
Gli
dava
noia
in
casa
quel
Crocifisso
al
marchese
!
"
"
E
ha
potuto
supporlo
?
Oh
,
voscenza
!
Io
,
anzi
,
ho
lodato
il
bell
'
atto
che
toglieva
quella
sacra
immagine
da
un
posto
non
degno
.
"
"
Non
degno
?
"
"
Certamente
;
il
suo
degno
posto
era
l
'altare."
"
Perché
dunque
or
ora
dicevate
:
mi
manda
Gesù
Cristo
?
...
Mi
avete
scambiato
per
una
donnicciuola
,
mi
avete
scambiato
?
"
"
Ha
ragione
!
Sono
parole
piene
di
superbia
quelle
!
...
Me
ne
accorgo
;
ha
ragione
!
...
Credevo
che
quando
uno
va
a
chiedere
pei
poveri
fosse
quasi
mandato
da
Gesù
Cristo
...
Se
la
prenda
con
me
.
I
poveretti
che
hanno
fame
non
debbono
scontare
il
mio
peccato
.
Gliene
chiedo
perdono
...
anche
in
ginocchio
...
"
Il
marchese
lo
trattenne
.
Si
vergognava
di
esser
trascorso
;
ma
non
voleva
lasciarsi
intimidire
da
quel
pretucolo
.
Gli
pareva
che
colui
intendesse
di
abusare
della
circostanza
di
essere
stato
messo
a
parte
,
in
confessione
,
di
un
terribile
segreto
...
Doveva
farglielo
capire
,
perché
non
ricominciasse
più
e
la
finisse
una
volta
per
sempre
!
Non
osò
.
"
Che
vi
immaginate
?
"
,
riprese
con
un
tono
meno
alterato
.
"
Mi
è
rimasto
appena
tanto
grano
da
bastare
per
me
.
"
"
Oh
,
penserà
il
Signore
a
ricoprirle
di
nuovo
i
canicci
!
"
"
Infatti
!
...
Infatti
!
"
"
Non
disperi
della
misericordia
di
Dio
,
marchese
!
"
"
E
intanto
la
gente
muore
come
le
mosche
.
Dovrei
avere
la
zecca
in
casa
,
o
stampare
carte
false
...
Ma
non
vedete
che
non
vi
reggete
in
piedi
?
"
Don
Silvio
assalito
da
un
nuovo
e
più
forte
accesso
di
tosse
,
aveva
dovuto
rimettersi
a
sedere
,
mezzo
tramortito
.
"
Ecco
!
...
Soltanto
per
mostrarvi
la
buona
intenzione
"
,
aggiunse
il
marchese
.
"
Lo
sapevo
che
non
sarei
venuto
invano
!
"
,
rispose
don
Silvio
ringraziandolo
.
Aveva
le
lagrime
agli
occhi
.
Il
marchese
rimase
,
tutta
la
giornata
,
con
un
senso
di
sorda
irritazione
nell
'
animo
,
quasi
il
sentimento
di
pietà
che
all
'
ultimo
lo
aveva
commosso
fosse
stato
una
specie
di
soverchieria
,
una
prepotenza
usatagli
,
con
fine
arte
,
da
quel
prete
.
Si
sfogò
con
mamma
Grazia
:
"
Ci
mancava
lui
per
venire
a
smungermi
!
"
.
"
È
un
santo
,
figlio
mio
!
"
"
I
santi
...
stiano
appiccicati
al
muro
,
o
in
Paradiso
"
,
rispose
duramente
il
marchese
.
E
due
giorni
dopo
,
don
Silvio
era
davvero
in
via
di
andarsene
in
Paradiso
,
dove
il
marchese
lo
voleva
.
Davanti
la
porta
della
sua
abitazione
,
gruppi
di
gente
costernata
,
con
gli
occhi
al
balconcino
della
cameretta
del
malato
.
Il
dottore
aveva
dovuto
ordinare
di
tener
chiusa
la
porta
perché
la
cameretta
non
fosse
invasa
.
Di
tratto
in
tratto
,
qualcuno
dei
pochi
ammessi
in
casa
veniva
fuori
asciugandosi
le
lagrime
,
ed
era
subito
circondato
.
Lo
interrogavano
con
gli
sguardi
,
con
una
lieve
mossa
del
capo
,
quasi
il
suono
delle
parole
potesse
disturbare
l
'
agonizzante
.
"
Si
è
confessato
!
"
"
Udite
?
Gli
portano
il
viatico
e
l
'
estrema
unzione
!
"
La
campanella
di
Sant
'
Isidoro
dava
il
segnale
con
pochi
squilli
affrettati
;
e
,
subito
dopo
,
la
campana
grande
un
tocco
,
due
,
tre
,
che
ondulavano
lenti
tristamente
.
Tutti
in
orecchie
,
a
contarli
:
"
Quattro
!
Cinque
!
"
.
Dappertutto
;
in
Casino
,
nelle
farmacie
,
nelle
botteghe
,
in
ogni
casa
,
davanti
le
porte
.
"
Sei
!
Sette
!
"
Come
se
quei
rintocchi
cupi
e
lenti
stessero
per
annunziare
una
pubblica
sciagura
.
Si
sapeva
:
otto
tocchi
per
le
donne
;
nove
per
gli
uomini
;
dieci
pei
sacerdoti
!
E
il
decimo
rintocco
,
più
cupo
,
più
lento
,
ondulò
a
lungo
per
l
'
aria
.
Altra
gente
accorreva
:
popolane
,
contadini
,
tutti
i
poverelli
da
lui
beneficiati
,
magri
,
squallidi
,
che
dimenticavano
in
quel
momento
la
mal
'
annata
e
la
fame
,
con
occhi
gonfi
di
lagrime
,
con
visi
sbalorditi
.
Ah
,
il
Signore
avrebbe
dovuto
prendersi
,
invece
,
qualcuno
di
loro
!
Ed
ecco
il
viatico
!
Si
udiva
il
campanello
che
precedeva
il
prete
con
la
pisside
e
l
'
olio
santo
.
Il
canonico
Cipolla
,
sotto
il
baldacchino
,
circondato
dai
fedeli
che
portavano
le
lanterne
di
scorta
e
seguito
da
un
centinaio
di
persone
recitanti
il
rosario
,
passava
a
stento
tra
la
folla
inginocchiata
che
ingombrava
il
vicolo
da
un
capo
all
'
altro
.
La
porta
fu
spalancata
;
il
campanello
cessò
di
suonare
.
Anche
il
marchese
aveva
contato
:
"
Uno
!
...
Due
!
...
Cinque
!
...
Dieci
!...",
i
rintocchi
della
campana
grande
di
Sant
'
Isidoro
.
Da
parecchi
giorni
,
tre
,
quattro
volte
il
giorno
,
egli
mandava
Titta
,
il
cocchiere
,
a
prendere
notizie
.
Lo
atterriva
l
'
idea
che
la
febbre
facesse
delirare
don
Silvio
,
e
che
nel
delirio
gli
sfuggisse
una
parola
,
un
accenno
!
...
Poteva
darsi
!
Smaniava
attendendo
il
ritorno
del
messo
.
"
Sei
entrato
proprio
in
camera
?
Lo
hai
visto
?
"
"
Già
sembra
un
cadavere
.
Non
c
'
è
più
speranza
!
"
Il
marchese
socchiudeva
gli
occhi
,
un
po
'
deluso
,
crudele
.
Aveva
la
pelle
dura
quel
prete
!
E
il
giorno
appresso
:
"
Come
va
?
Perché
hai
tardato
tanto
?
"
.
"
Non
volevano
farmi
entrare
.
Mi
ha
riconosciuto
.
Mi
ha
detto
:
"
Ringraziate
il
marchese
!
"
,
parlava
con
un
fil
di
voce
.
"
Ditegli
che
preghi
per
me
!
"
"
"
Ah
!
...
Poveretto
!
"
Ma
,
nel
suo
interno
,
egli
dava
un
significato
ironico
alle
parole
riferitegli
da
Titta
;
e
così
giustificava
il
rancore
che
gli
faceva
desiderare
più
pronta
la
sparizione
di
colui
che
possedeva
il
suo
segreto
,
e
che
era
per
lui
,
non
solamente
un
rimprovero
continuo
,
ma
un
pericolo
;
o
,
se
non
un
pericolo
,
una
ossessione
che
gli
dava
fastidio
.
E
quando
udì
in
Casino
(
vi
era
andato
a
posta
per
sentire
quel
che
si
diceva
)
,
quando
udì
raccontare
dal
notaio
Mazza
che
don
Silvio
aveva
detto
a
sua
sorella
:
"
Abbi
pazienza
,
fino
a
venerdì
a
ventun
'
ora
!
"
,
i
tre
giorni
e
mezzo
che
ancora
mancavano
gli
parvero
una
eternità
.
Sarebbe
stato
vero
?
Il
venerdì
non
poté
restare
ad
attendere
che
la
campana
grande
di
Sant
'
Isidoro
suonasse
a
morto
a
ventun
'
ora
,
com
'
è
di
rito
.
Il
cameriere
del
Casino
era
stato
mandato
a
informarsi
,
anche
per
la
curiosità
di
sapere
se
la
predizione
-
e
tutti
lo
credevano
-
si
sarebbe
avverata
.
Vedendo
che
don
Pietro
Salvo
cava
a
ogni
cinque
minuti
l
'
orologio
di
tasca
,
il
dottor
Meccio
esclamò
:
"
Stiamo
qui
a
tirargli
il
fiato
di
corpo
.
È
sconveniente
!
"
.
"
Andatevene
.
Chi
vi
trattiene
?
"
Erano
sul
punto
di
bisticciarsi
;
ma
dalla
cantonata
spuntava
don
Marmotta
come
il
cameriere
era
soprannominato
.
Veniva
col
suo
comodo
,
dando
la
notizia
a
quanti
lo
fermavano
,
riprendendo
a
camminare
a
passi
lenti
,
con
la
testa
ciondoloni
che
secondava
il
movimento
dei
passi
,
senza
curarsi
che
fosse
impazientemente
aspettato
.
Il
marchese
gli
andò
incontro
:
"
Ebbene
?
"
.
"
È
ispirato
proprio
allo
scocco
di
ventun
'ora."
Si
era
immaginato
di
dover
respirare
più
liberamente
a
quella
notizia
.
Invece
,
rimase
là
,
dubbioso
.
Non
credeva
ai
suoi
orecchi
,
quasi
don
Silvio
avesse
potuto
fargli
il
cattivo
scherzo
di
fingere
di
morire
.
A
casa
,
trovò
mamma
Grazia
che
recitava
il
rosario
in
suffragio
dell
'
anima
del
sant
'
uomo
.
"
È
morto
!
Che
disgrazia
!
A
trentanove
anni
!
Gli
uomini
come
lui
non
dovrebbero
morire
mai
!
"
"
Muoiono
tanti
padri
di
famiglia
!
"
,
la
rimbrottò
.
"
La
morte
non
porta
rispetto
a
nessuno
.
"
Quel
lutto
di
tutto
il
paese
lo
irritava
.
Lo
irritava
anche
il
pensiero
della
morte
,
che
ora
gli
ronzava
alla
mente
con
insolita
vivacità
e
strana
insistenza
.
Gli
sembrava
che
qualcuno
gli
sussurrasse
dentro
il
cervello
:
"
Oggi
a
me
,
domani
a
te
!
"
.
E
quel
qualcuno
,
a
poco
a
poco
,
prendeva
le
sembianze
di
don
Silvio
.
Avrebbe
voluto
esser
sordo
per
non
udire
le
campane
di
tutte
le
chiese
che
suonavano
a
mortorio
,
tacevano
un
po
'
,
riprendevano
a
suonare
!
Sarebbe
scappato
per
Margitello
,
se
non
avesse
riflettuto
che
le
avrebbe
udite
ugualmente
e
più
incupite
dalla
distanza
.
Eppure
non
si
sentiva
ancora
rassicurato
!
Volle
vedere
il
trasporto
dalla
terrazza
davanti
al
Casino
.
In
Piazza
dell
'
Orologio
gran
calca
.
Il
mortorio
che
andava
attorno
da
un
'
ora
,
secondo
la
costumanza
,
per
le
vie
principali
del
paese
,
doveva
passare
di
là
per
deporre
il
cadavere
nella
chiesa
di
Sant
'
Isidoro
dove
gli
avrebbero
cantato
la
messa
funebre
.
E
già
affluiva
in
piazza
la
gente
che
si
riversava
dalle
traverse
precedendo
il
convoglio
.
La
processione
s
'
inoltrava
lentamente
:
confraternite
con
gli
stendardi
avvolti
all
'
asta
,
frati
Cappuccini
,
frati
di
Sant
'
Antonio
,
frati
Minori
conventuali
,
preti
in
cotta
e
stola
nera
,
canonici
con
mozzetta
di
lutto
,
tutti
coi
torcetti
accesi
in
mano
,
salmodianti
;
e
dietro
,
sul
cataletto
,
il
cadavere
,
scoperto
,
con
le
mani
in
croce
,
in
cotta
e
stola
,
e
col
berretto
a
tre
spicchi
in
testa
,
che
spiccava
su
la
coltre
nera
di
broccato
orlata
con
frangia
di
argento
;
corto
,
sparuto
,
col
viso
giallo
,
con
gli
occhi
socchiusi
e
il
naso
affilato
,
sembrava
che
tentennasse
il
capo
a
ogni
passo
dei
portatori
.
Giunti
vicino
al
Casino
,
essi
deponevano
a
terra
il
cataletto
,
e
la
gente
faceva
ressa
attorno
al
cadavere
per
baciargli
le
mani
.
Quattro
carabinieri
erano
pronti
,
dai
lati
,
a
impedire
che
strappassero
in
brandelli
gli
abiti
del
morto
per
tenerli
come
reliquie
.
E
così
il
marchese
poté
osservar
bene
quella
bocca
chiusa
per
sempre
,
che
non
avrebbe
potuto
mai
più
,
mai
più
,
ridire
a
nessuno
il
segreto
da
lui
rivelato
in
confessione
!
Allora
si
sentì
forte
,
vittorioso
,
quasi
la
fine
di
quell
'
uomo
fosse
stata
opera
sua
.
E
soltanto
per
decenza
non
sorrise
,
quando
il
cugino
Pergola
gli
disse
all
'
orecchio
:
"
Dev
'
essere
rimasto
male
don
Silvio
,
non
trovando
di
là
il
Paradiso
!
"
.
XVII
.
Una
mattina
,
quando
il
marchese
meno
se
lo
aspettava
,
don
Aquilante
era
ricomparso
non
per
parlargli
,
come
al
solito
,
di
affari
,
ma
per
annunciargli
con
gravità
:
"
Finalmente
si
è
smaterializzato
!
"
.
Il
marchese
,
che
non
aveva
udito
bene
,
guardatolo
in
viso
con
stupore
,
replicò
:
"
Si
è
...
?
"
.
"
Smaterializzato
!
"
,
sibilò
don
Aquilante
.
Quantunque
le
idee
e
le
credenze
del
marchese
di
Roccaverdina
fossero
compiutamente
cangiate
,
ed
egli
avesse
anzi
,
più
volte
,
domandato
ironicamente
all
'
avvocato
:
"
Che
dicono
gli
Spiriti
?
Si
divertono
ancora
a
tormentarvi
?
"
-
don
Aquilante
gli
aveva
raccontato
,
tempo
addietro
,
che
Spiriti
cattivi
,
di
tanto
in
tanto
,
gli
riducevano
catalettico
il
braccio
destro
per
impedirgli
di
scrivere
-
lo
strano
annunzio
lo
aveva
rimescolato
,
quasi
si
fosse
trattato
di
un
fatto
di
cui
non
si
potesse
dubitare
.
"
E
ora
?
"
,
domandò
,
nell
'
improvviso
turbamento
.
"
Ora
sarà
più
facile
interrogarlo
con
certezza
di
ottenere
precise
risposte
.
Ieri
Rocco
Criscione
mi
è
apparso
,
spontaneamente
,
un
minuto
secondo
.
Ha
voluto
forse
dirmi
:
eccomi
a
vostra
disposizione
.
"
"
Eh
,
via
!
"
,
fece
il
marchese
che
già
riprendeva
padronanza
di
sé
.
"
La
vostra
incredulità
è
irragionevole
.
"
"
Ma
,
innanzitutto
,
dovreste
convincermi
che
l
'
anima
umana
è
immortale
.
"
Don
Aquilante
rizzò
il
capo
,
maravigliato
di
questo
inatteso
linguaggio
.
"
La
scienza
...
"
,
continuò
il
marchese
.
"
Non
mi
parlate
della
scienza
officiale
"
,
lo
interruppe
l
'
avvocato
.
"
È
la
più
massiccia
ignoranza
!
"
"...la
scienza
positiva
richiede
fatti
accertati
,
che
si
possano
provare
e
riprovare
.
La
scienza
...
"
Il
marchese
gli
ripeteva
,
con
enfasi
,
frasi
,
periodi
interi
dei
libri
prestatigli
dal
cugino
,
e
credeva
di
chiudergli
la
bocca
.
"
Fatti
,
sissignore
!
"
,
riprese
don
Aquilante
.
"
Accertati
,
sissignore
!
Solamente
,
poiché
certi
fatti
non
fanno
comodo
ai
materialisti
,
essi
fingono
di
non
vederli
.
Ma
i
fatti
non
per
questo
non
sono
veri
,
non
per
questo
rimangono
annullati
!
"
"
Quando
non
si
può
vedere
né
toccare
con
mano
...
"
"
Vedreste
,
tocchereste
con
mano
,
se
aveste
l
'
animo
di
tentare
l
'esperimento."
"
Ah
!
...
Credete
,
forse
,
che
scaldandomi
la
fantasia
e
mettendomi
paura
,
giungerete
a
farmi
vedere
quel
che
non
è
?
Infine
,
sarebbe
un
'
allucinazione
,
niente
altro
!
"
"
E
se
Rocco
ci
rivelasse
:
"
Mi
ha
ucciso
il
tal
dei
tali
?"."
"
È
impossibile
!
"
"
E
ci
desse
le
prove
?
"
"
È
impossibile
!
"
"
Dovreste
fare
da
medium
.
Egli
vi
era
persona
affezionata
e
fedele
.
Nessuno
meglio
di
voi
potrebbe
servire
ad
evocarlo
.
"
"
Ma
io
non
mi
metto
a
fare
certe
sciocchezze
!
"
"
I
vostri
famosi
scienziati
rispondono
appunto
così
.
"
"
Ed
hanno
ragione
.
"
"
Che
ci
rimettereste
,
a
coadiuvarmi
?
"
"
Siete
venuto
a
posta
per
questo
?
"
"
Sì
,
marchese
.
Da
qualche
tempo
in
qua
,
un
rimorso
mi
tortura
.
Ho
lungamente
riflettuto
intorno
al
processo
e
alla
condanna
di
Neli
Casaccio
.
Temo
che
i
giurati
siano
incorsi
in
uno
di
quegli
inevitabili
errori
giudiziari
che
fanno
scontare
a
un
innocente
il
delitto
di
un
reo
rimasto
ignoto
.
"
"
Perché
?
...
E
che
vorreste
fare
?
"
"
Quel
che
fareste
voi
,
che
farebbe
qualunque
onesta
persona
in
questo
caso
:
rimettere
la
giustizia
su
la
giusta
via
.
"
"
In
che
modo
?
...
Su
quali
indizi
?
"
"
Ce
lo
dovrebbe
dire
lui
!
"
"
Pensate
di
farmi
impazzire
con
le
vostre
stregonerie
?
...
Domandate
piuttosto
agli
Spiriti
se
avremo
presto
la
pioggia
.
Non
possono
far
piovere
cotesti
signori
?
...
Mi
stupisco
che
un
uomo
intelligente
e
dotto
come
voi
si
perda
dietro
a
tali
fandonie
.
Volete
una
spiegazione
?
"
,
soggiunse
.
"
Ve
la
darò
io
,
che
sono
un
ignorante
a
petto
vostro
.
Ora
che
siete
stato
preso
dagli
scrupoli
intorno
a
quel
processo
,
pensa
e
ripensa
,
vi
è
esaltata
la
fantasia
...
Ed
ecco
in
che
modo
vi
è
parso
di
vedervi
apparire
dinanzi
...
"
Non
volle
neppure
nominare
Rocco
Criscione
.
Come
mai
don
Aquilante
si
era
messo
a
riflettere
,
per
l
'
appunto
,
intorno
al
processo
di
Neli
Casaccio
?
...
Che
sospetti
aveva
dunque
?
E
contro
di
chi
?
Era
venuto
per
tastar
terreno
?
...
L
'
apparizione
poteva
essere
una
storiella
inventata
a
bella
posta
per
notare
che
impressione
gli
avrebbe
prodotto
su
l
'
animo
.
Fortunatamente
,
egli
era
rimasto
tranquillo
...
Perché
mostrargli
di
aver
paura
delle
pretese
possibili
rivelazioni
?
Chi
doveva
poi
farle
,
in
realtà
?
Quando
si
è
morti
,
è
per
sempre
!
Aveva
anche
pensato
a
tutto
questo
parlando
.
E
quantunque
gli
titubasse
in
fondo
al
cuore
lo
sgomento
delle
cose
misteriose
che
invade
,
in
certi
momenti
,
fin
gli
uomini
più
intrepidi
,
non
aspettò
che
don
Aquilante
gli
rispondesse
.
"
Intanto
"
,
riprese
subito
,
"
per
farvi
vedere
che
non
sono
,
come
dite
,
irragionevole
,
mi
dichiaro
pronto
a
contentarvi
.
Vedere
e
toccare
con
mano
,
s
'
intende
!
E
così
non
ne
riparleremo
più
...
Purché
non
ci
siano
pratiche
difficili
e
troppo
lunghe
;
non
ho
tempo
da
perdere
.
E
spero
di
rendervi
il
gran
servizio
di
togliervi
di
testa
queste
corbellerie
.
"
"
Lo
fate
per
curiosità
,
o
con
animo
ostile
?
"
"
Mettete
le
mani
avanti
?
Agisco
in
buona
fede
,
ve
lo
assicuro
;
più
per
voi
che
per
me
.
Vedrete
.
Vi
passeranno
pure
gli
scrupoli
,
i
rimorsi
.
"
"
Eccolo
!
"
,
esclamò
don
Aquilante
.
"
Non
ha
atteso
la
chiamata
.
"
Istintivamente
,
il
marchese
girò
gli
occhi
attorno
.
Il
cuore
gli
batteva
forte
,
la
lingua
gli
si
era
tutt
'
a
un
tratto
inaridita
.
"
State
in
orecchio
!
"
La
voce
di
don
Aquilante
era
diventata
cavernosa
.
"
Darà
un
segnale
della
sua
presenza
.
"
Il
pallore
,
il
lieve
tremito
che
gli
agitava
la
testa
e
le
mani
,
la
voce
alterata
mostravano
che
don
Aquilante
non
era
davvero
nello
stato
ordinario
.
E
il
marchese
tendeva
l
'
orecchio
,
trattenendo
il
respiro
.
"
Avete
sentito
?
"
,
domandò
don
Aquilante
.
"No."
"
Eppure
ha
picchiato
forte
sul
tavolino
!
"
"
Non
abbastanza
forte
,
pare
.
"
Dopo
questo
primo
insuccesso
,
il
marchese
cominciava
a
rassicurarsi
;
continuava
però
a
trattenere
il
respiro
,
a
stare
in
orecchio
.
"
Avete
sentito
ora
?
"
"No."
"
Udite
?
Picchia
più
forte
.
"
"
Non
credo
di
esser
sordo
!
"
"
Vi
prendo
una
mano
"
,
disse
don
Aquilante
dopo
qualche
istante
di
paura
,
"
per
assorbire
altro
fluido
vostro
e
poter
produrre
il
fenomeno
in
modo
che
possiate
percepirlo
anche
voi
...
Prestatevi
,
cedete
.
"
Il
marchese
ebbe
un
brivido
ghiaccio
per
tutta
la
persona
.
Don
Aquilante
lo
guardava
negli
occhi
con
ansiosa
intensità
.
"
Niente
!
"
,
esclamò
il
marchese
.
L
'
avvocato
corrugò
la
fronte
e
stette
un
pezzetto
a
capo
chino
,
agitando
le
labbra
quasi
parlasse
da
sé
.
"Insomma?...",
domandò
il
marchese
impaziente
.
"
Non
vuol
dirmelo
!
"
"
Ah
!
"
"
Vuol
dirlo
soltanto
a
voi
.
Promette
che
verrà
a
dirvelo
in
sogno
.
"
"
Lo
sapevo
!
"
,
esclamò
il
marchese
emettendo
un
gran
respiro
di
soddisfazione
.
"
Lo
sapevo
che
la
cosa
doveva
terminare
in
burletta
!
"
"
Verrà
,
certamente
.
Ecco
,
va
via
!
...
È
sparito
!
"
"
E
questo
lo
chiamate
vedere
e
toccare
con
mano
?
"
Il
marchese
rideva
,
si
muoveva
per
la
stanza
,
stirando
le
braccia
,
tendendo
le
gambe
,
quasi
per
sgranchirsi
e
scuotersi
d
'
addosso
quel
senso
di
faticosa
aspettativa
che
lo
aveva
fatto
stare
immobile
più
di
tre
quarti
d
'
ora
.
"
E
questo
lo
chiamate
vedere
e
toccare
con
mano
?
"
Voleva
prendersi
la
rivincita
su
don
Aquilante
che
gli
aveva
messo
una
bella
paura
,
non
ostante
ch
'
egli
non
avesse
mai
creduto
,
e
molto
meno
ora
,
a
quelle
magherie
.
In
sogno
?
...
Va
bene
!
E
sorrideva
internamente
.
Raccontò
la
scena
al
cugino
Pergola
e
ne
risero
insieme
;
la
raccontò
anche
alla
zia
baronessa
,
a
cui
nessuno
poteva
levar
di
testa
che
nella
brutta
faccenda
non
ci
fosse
entrato
lo
zampino
di
quella
donnaccia
!
E
così
facendo
,
gli
sembrava
di
acquistare
maggiore
coscienza
della
sua
sicurezza
.
Pure
,
per
più
notti
di
seguito
,
andò
a
letto
con
l
'
indefinito
terrore
di
rivedere
in
sogno
la
sua
vittima
.
Se
Rocco
avesse
mantenuto
la
parola
,
sarebbe
significato
che
davvero
...
Ma
non
la
mantenne
né
allora
,
né
dopo
!
Il
marchese
però
non
sapeva
spiegarsi
quella
smania
di
attività
che
da
qualche
tempo
in
qua
lo
urgeva
,
spingendolo
troppo
fuori
dalle
sue
vecchie
abitudini
.
Il
cugino
,
il
dottor
Meccio
e
parecchi
altri
,
picchia
e
ripicchia
,
avevano
un
po
'
scosso
la
sua
risoluzione
di
mantenersi
assolutamente
estraneo
alle
fiere
lotte
municipali
.
Resisteva
ancora
,
ma
con
visibile
fiacchezza
:
"
Dove
volete
condurmi
?
A
che
pro
?
Tanto
,
non
mi
persuaderete
che
vi
sia
da
fare
un
po
'
di
bene
nell
'
arruffata
amministrazione
comunale
che
si
regge
appena
a
furia
di
tasse
!
"
.
"
Il
Comune
ha
tesori
,
marchese
!
Ma
bisogna
strapparli
di
mano
a
coloro
che
se
li
posseggono
tranquillamente
perché
non
si
è
mai
ardito
di
disturbarli
.
Affari
del
Comune
,
affari
di
nessuno
!
È
la
bella
massima
che
prevale
.
"
"
E
pretendereste
che
mi
metta
all
'
opera
io
,
dottore
?
"
"
Lei
non
ha
interessi
particolari
.
Cioè
,
ne
ha
:
è
debitore
del
Comune
anche
lei
,
per
Margitello
,
dopo
lo
scioglimento
dei
diritti
promiscui
.
Dovrebbe
dare
l
'
esempio
con
un
'
onesta
transazione
.
"
"
E
i
sequestri
dei
creditori
?
Non
me
li
levate
di
addosso
voi
.
"
"
Si
convochino
,
tutti
;
s
'
invitino
a
transigere
anche
loro
.
Sarebbe
come
invitarli
a
nozze
.
Non
vedono
,
da
mezzo
secolo
,
il
becco
d
'
un
quattrino
!
Se
lei
potesse
dire
agli
altri
debitori
:
"
Fare
come
ho
fatto
io
...
"."
"
Penserebbero
:
"
Il
marchese
di
Roccaverdina
è
proprio
ammattito
!
"
.
E
dovrei
stuzzicare
il
vespaio
io
?
Perché
tutti
mi
diano
addosso
?
Perché
io
perda
quel
po
'
di
pace
che
i
miei
affari
mi
lasciano
?
"
"
Non
dobbiamo
essere
egoisti
,
cugino
!
"
"
E
voialtri
?
Ve
ne
state
con
le
mani
in
mano
voialtri
.
"
"
Io
predico
al
deserto
,
da
anni
ed
anni
!
Sono
un
povero
medico
,
non
ho
autorità
...
"
"
Eppure
ho
sentito
dire
che
una
volta
,
per
tapparvi
la
bocca
,
non
so
qual
sindaco
vi
disse
:
"
Fate
.
Avete
carta
bianca
"."
"
A
parole
!
...
Non
mi
costringete
a
vuotare
il
sacco
,
marchese
!
"
Lo
attiravano
in
un
angolo
del
salone
del
Casino
,
insistenti
,
parlando
sottovoce
come
se
stessero
a
macchinare
una
tenebrosa
congiura
,
dando
occhiate
di
traverso
a
coloro
che
passeggiavano
in
su
e
in
giù
,
e
che
,
fingendo
di
discorrere
insieme
,
tendevano
l
'
orecchio
,
spie
del
sindaco
e
degli
assessori
.
"
Vedete
quel
don
Pietro
Salvo
?
Non
si
muove
mai
di
qui
.
Si
direbbe
tutt
'
assorto
nella
lettura
dei
giornali
.
Invece
,
non
perde
una
sillaba
di
quel
che
qui
dentro
si
dice
;
la
sera
va
dal
suo
compare
l
'
assessore
,
ad
referendum
!
"
Il
marchese
non
si
decideva
a
rispondere
sì
o
no
:
"
Vedremo
.
Sono
cose
da
pensarci
bene
.
Quando
uno
prende
un
impegno
,
si
trova
poi
legato
mani
e
piedi
.
Non
voglio
impegnarmi
alla
cieca
"
.
"
S
'
intende
!
S
'
intende
!
"
Ma
se
imprendeva
a
parlare
dei
suoi
progetti
agrari
,
subito
si
accalorava
.
Allora
tutti
facevano
circolo
attorno
a
lui
,
spalancavano
tanto
di
orecchi
,
sgranavano
gli
occhi
,
quasi
stessero
per
afferrare
,
là
,
con
avide
mani
,
la
loro
parte
delle
immense
ricchezze
che
il
marchese
faceva
rigurgitare
,
con
un
colpo
di
bacchetta
fatata
,
davanti
alle
immaginazioni
che
la
miseria
di
quelle
tristi
annate
lasciava
sovreccitare
facilmente
.
E
ogni
vite
si
trasmutava
in
un
ceppo
di
oro
!
E
ogni
chicco
d
'
uva
in
un
brillante
!
Filati
interminabili
!
La
vasta
pianura
,
laggiù
,
doveva
diventare
,
in
poco
tempo
,
un
unico
meraviglioso
vigneto
!
E
le
colline
con
quei
boschi
di
ulivi
!
Bisognava
costringerli
a
produrre
annualmente
,
portandoli
bene
,
non
diramandoli
troppo
,
non
mortificandoli
con
la
barbarica
bacchiatura
che
ne
troncava
i
nuovi
polloni
ancora
teneri
e
disperdeva
il
futuro
raccolto
!
Soltanto
una
forte
Società
poteva
produrre
questo
miracolo
!
Nemmeno
un
sol
grappolo
di
uva
di
tutto
il
territorio
di
Ràbbato
doveva
essere
pigiato
nei
palmenti
privati
!
Nemmeno
una
stilla
di
vino
doveva
entrar
in
botti
che
non
fossero
quelle
del
loro
stabilimento
!
E
le
ulive
,
colte
a
mano
a
una
a
una
,
fresche
fresche
,
di
filato
alla
macina
,
senza
che
vedessero
neppur
da
lontano
quei
fetidi
camini
,
quelle
stufe
che
le
concocevano
e
le
facevano
rancidire
!
E
nemmeno
una
goccia
d
'
olio
fuori
dei
coppi
della
Società
!
"
E
i
quattrini
,
marchese
?
"
"
Si
trovano
,
si
debbono
trovare
.
Si
va
a
una
banca
:
"
Ecco
qua
l
'
intera
nostra
produzione
;
noi
vogliamo
attendere
,
per
la
vendita
,
che
i
prezzi
si
rialzino
;
intanto
dateci
il
denaro
che
ci
occorre
"
.
E
subito
:
"
Tanto
a
te
!
Tanto
a
me
!
Tanto
per
la
coltivazione
;
tanto
per
fondo
di
riserva
...
"
.
Si
fa
così
dappertutto
.
Soltanto
noi
dormiamo
come
ghiri
;
e
svegliandoci
,
vorremmo
trovare
la
tavola
apparecchiata
e
metterci
a
mangiare
e
a
scialare
!
"
Gli
ascoltanti
avevano
l
'
acquolina
in
bocca
,
assaporavano
la
imbandigione
,
storditi
anche
dalla
voce
del
marchese
che
si
era
elevata
a
poco
a
poco
,
ai
toni
più
acuti
.
"
Ma
io
mi
sfiato
inutilmente
"
,
egli
aveva
conchiuso
una
volta
(
e
infatti
si
era
arrochito
)
.
"
Basterebbe
,
per
cominciare
,
che
fossimo
soltanto
una
diecina
.
Gli
altri
accorrerebbero
dopo
,
dovrebbero
pregarci
in
ginocchio
per
essere
ammessi
nella
nostra
Società
...
Fatti
però
,
non
parole
.
Contratto
in
piena
regola
con
firma
e
bollo
notarile
;
se
no
,
lo
so
bene
come
si
andrebbe
a
finire
.
Si
dice
:
"
Tric
-
trac
di
Ràbbato
"
.
È
proprio
vangelo
.
Prendiamo
fuoco
,
facciamo
un
po
'
di
rumore
,
un
po
'
di
fumo
...
e
festa
!
Chi
si
è
visto
si
è
visto
.
"
"
Io
sono
pronto
a
redigere
gratis
il
contratto
"
,
disse
il
notaio
Mazza
.
"
Chi
vuol
dare
l
'
assegno
sa
dove
trovarmi
.
"
E
il
tric
-
trac
,
quel
giorno
,
prese
fuoco
;
e
la
Società
Agricola
fu
fondata
,
con
otto
soci
appena
,
pur
di
cominciare
!
"
E
voi
,
don
Pietro
?
Con
le
vostre
vigne
delle
Torretta
,
coi
vostri
ulivi
di
Rossignolo
?
"
Don
Pietro
Salvo
che
entrava
in
quel
momento
e
aveva
capito
di
che
si
trattava
,
rispose
con
una
spallucciata
,
e
soggiunse
:
"
Volete
sapere
una
notizia
?
Neli
Casaccio
è
morto
nel
carcere
;
me
l
'
ha
detto
il
sindaco
or
ora
"
.
Il
marchese
trasalì
.
"
Belle
notizie
ci
apportate
!
"
,
esclamò
per
nascondere
il
turbamento
.
Per
alcuni
minuti
non
si
parlò
di
altro
.
E
quando
il
notaio
Mazza
,
tratto
in
disparte
don
Pietro
,
cercò
d
'
indurre
anche
lui
ad
entrare
assieme
con
gli
altri
nella
Società
,
don
Pietro
rispose
:
"
I
Roccaverdina
sono
stati
sempre
uno
più
matto
dell
'
altro
;
e
il
marchese
non
di
razza
.
Ha
scelto
bene
il
momento
!
Si
muore
di
fame
;
e
,
se
non
piove
,
chi
sa
dove
andremo
a
finire
tutti
quanti
!
"
.
XVIII
.
Erano
anni
che
il
marchese
e
suo
zio
il
cavaliere
don
Tindaro
non
si
guardavano
in
faccia
.
Dal
giorno
che
il
marchese
non
aveva
voluto
permettergli
di
metter
sossopra
i
terreni
di
Casalicchio
per
scavarvi
le
antichità
che
,
secondo
lui
,
vi
si
trovavano
sepolte
,
don
Tindaro
,
soprannominato
sprezzantemente
marchese
contadino
,
gli
aveva
fin
tolto
il
saluto
.
Ora
si
erano
trovati
inattesamente
faccia
a
faccia
nello
stesso
albergo
,
in
Catania
;
il
marchese
,
per
un
prestito
di
settantamila
lire
presso
il
Banco
di
Sicilia
,
il
cavalier
don
Tindaro
per
la
vendita
della
sua
collezione
di
vasi
antichi
,
di
statuette
e
di
monete
,
a
un
lord
inglese
che
,
egli
diceva
,
buttava
via
le
sterline
quasi
fossero
soldi
.
E
la
gioia
per
quella
vendita
era
stata
tale
,
che
il
cavaliere
,
dimenticata
la
grave
offesa
della
non
permessa
esplorazione
di
Casalicchio
,
gli
aveva
steso
la
mano
:
"
Infine
,
sei
figlio
di
mio
fratello
!
...
Vieni
a
vedere
"
.
La
collezione
si
trovava
ancora
nella
sua
stanza
esposta
sui
commò
e
sui
tavolini
;
doveva
consegnarla
il
giorno
dopo
.
Egli
non
usciva
dall
'
albergo
un
istante
,
per
farle
la
guardia
,
e
anche
per
riempirsene
gli
occhi
l
'
ultima
volta
.
Non
li
avrebbe
più
riveduti
quei
preziosissimi
oggetti
che
formavano
,
da
trent
'
anni
,
la
sua
consolazione
e
il
suo
orgoglio
!
Si
sentiva
stringere
il
cuore
ripensandoci
.
Lo
confortava
però
l
'
idea
che
il
suo
nome
si
leggerebbe
su
una
targa
del
Museo
di
Londra
;
questo
era
il
patto
.
Quel
lord
comprava
per
conto
del
Museo
di
Londra
.
"
Trentamila
lire
,
nepote
mio
!
"
"
Vi
sembrano
molte
?
Ne
avete
speso
per
lo
meno
il
doppio
.
"
"
Fandonie
!
Dieci
lire
oggi
,
venti
un
altro
giorno
...
E
tornano
a
casa
tutte
a
una
volta
...
A
questi
chiari
di
luna
!
"
"
Me
ne
rallegro
.
Ma
non
dovreste
ricominciare
;
scapperebbero
di
nuovo
.
"
"
Ah
,
se
tu
volessi
permettermi
!
...
La
indicazione
è
precisa
:
Casalicchio
!
Ora
là
non
c
'
è
casale
né
grande
né
piccolo
.
Ma
in
antico
doveva
esservi
;
i
nomi
non
si
danno
a
caso
.
Né
a
caso
si
dice
:
a
Casalicchio
c
'
è
il
tesoro
!
"
"
Se
vi
facessi
una
proposta
?
"
,
lo
interruppe
il
marchese
.
"
Quale
?
"
"
Vi
leverei
certamente
la
tentazione
di
sciupare
queste
povere
trentamila
lire
.
Impiegatene
due
terzi
soltanto
nelle
costruzioni
della
Società
Agricola
fondata
da
me
.
Io
sono
qui
per
conchiudere
un
prestito
di
settantamila
lire
a
tale
scopo
.
"
"
Ne
riparleremo
...
Intanto
osserva
:
questo
solo
vaso
,
sei
mila
lire
!
Della
più
bella
epoca
greca
!
Sisifo
che
spinge
in
alto
un
masso
...
Mitologia
!
...
Prima
della
venuta
di
Gesù
Cristo
!
"
"
Quando
penso
che
avete
spianato
le
vigne
a
Porrazzo
per
scavarvi
sepolcreti
!
Dovreste
ripiantarle
.
Quelli
di
Porrazzo
sono
i
migliori
terreni
per
vigneto
.
"
"
Ne
riparleremo
,
nepote
.
Tu
hai
la
testa
alle
vigne
,
ai
vini
.
Io
non
bevo
vino
,
lo
sai
.
"
"
Lo
bevono
gli
altri
,
e
debbono
comprarlo
per
forza
.
"
"
Non
pianterai
vigne
anche
a
Casalicchio
!
Lasciami
,
prima
,
fare
almeno
qualche
saggio
.
Quando
di
un
posto
si
dice
:
"
C
'
è
il
tesoro
"
,
significa
...
"
"
Ebbene
,
scaverete
a
Casalicchio
!
"
Il
cavaliere
don
Tindaro
gli
saltò
al
collo
per
abbracciarlo
.
"
Allora
...
Tutto
quel
che
vuoi
...
Due
terzi
,
no
;
metà
,
quindici
mila
lire
...
Non
si
trovassero
là
che
due
soli
vasi
del
valore
di
questo
col
Sisifo
...
!
"
"
E
se
non
si
trovano
?
"
"
Li
veggo
da
qui
;
mi
pare
di
averli
tra
le
mani
...
Ma
,
un
momento
!
...
C
'
entra
pure
quell
'
empio
nella
tua
Società
?
"
"
Oh
,
zio
!
Bisogna
finirla
,
oramai
è
vostro
genero
.
"
"
Niente
!
Finché
non
avrà
sposato
in
chiesa
...
"
"
Sposerà
,
ve
lo
assicuro
,
un
giorno
o
l
'
altro
.
Legalmente
intanto
...
"
Don
Tindaro
si
trasse
indietro
,
imbronciato
.
"
Mi
è
stato
detto
"
,
riprese
,
quasi
masticando
le
parole
,
"
che
vi
siete
riconciliati
,
come
se
la
offesa
fosse
stata
fatta
a
me
solo
e
non
alla
parentela
tutta
.
Una
Roccaverdina
...
concubina
!
È
sua
concubina
"
,
incalzò
,
"
non
moglie
mia
figlia
!
Per
la
Chiesa
,
il
matrimonio
...
come
lo
chiamate
?
"
"Civile."
"
Incivile
dovrebbe
esser
detto
!
...
Matrimonio
da
bestie
!
...
Per
la
Chiesa
,
non
ha
nessun
valore
...
"
"
Coi
pregiudizi
che
avete
in
testa
!
"
"
Pregiudizi
?
Pregiudizio
uno
dei
sette
Sacramenti
?
Sei
dunque
diventato
protestante
come
lui
?
E
tu
pure
,
giacché
sposi
-
so
che
sposi
,
dagli
altri
l
'
ho
saputo
,
per
caso
.
Non
vuol
dire
!
-
tu
pure
non
sposerai
in
chiesa
?
"
"
Io
...
io
farò
come
fanno
tutti
.
"
Il
marchese
arrossì
.
Aveva
dovuto
arrossire
e
sentirsi
imbarazzato
parecchie
altre
volte
,
con
la
zia
baronessa
e
con
Zòsima
specialmente
,
per
la
mancanza
di
sincerità
riguardo
ai
mutati
suoi
sentimenti
religiosi
.
Ma
in
quel
punto
,
aveva
anche
arrossito
per
l
'
improvvisa
coscienza
che
,
da
più
di
un
anno
,
la
sua
vita
era
una
continua
ipocrisia
,
una
continua
menzogna
fin
con
se
stesso
.
Un
attimo
era
bastato
per
fargli
comprendere
che
la
smania
di
distrarsi
,
di
stordirsi
da
cui
si
sentiva
travolgere
era
un
inconsapevole
mezzo
di
addormentare
,
di
far
tacere
l
'
intima
voce
che
minacciava
di
elevarsi
tanto
più
forte
,
quanto
più
egli
cercava
di
soffocarla
.
"
Come
fanno
tutti
?
"
,
riprese
don
Tindaro
?
"
Com
'
è
dovere
,
ti
faccio
osservare
io
.
Sei
cristiano
cattolico
apostolico
romano
?
"
"
Non
mi
son
fatto
sbattezzare
!
"
"
Neppure
quell
'
empio
si
è
fatto
sbattezzare
!
"
"
Pensate
che
il
Vangelo
comanda
di
perdonare
le
offese
.
E
poi
certe
persone
bisogna
prenderle
pel
loro
verso
.
Con
le
buone
si
ottengono
tante
cose
che
non
si
riesce
a
ottenere
con
le
cattive
.
"
"
Perdoneresti
tu
nel
caso
mio
?
Ah
,
tu
non
sei
padre
;
tu
non
puoi
intendere
che
cosa
voglia
dire
vedersi
strappare
di
casa
una
figlia
unica
!
Era
maggiorenne
?
Che
importa
?
Il
padre
è
sempre
padre
;
la
sua
autorità
dura
fino
alla
morte
,
oltre
la
morte
!
E
mia
figlia
(
una
Roccaverdina
!
)
si
è
ribellata
,
si
è
avvilita
fino
al
punto
...
!
Avrei
voluto
vederti
,
se
qualcuno
fosse
venuto
a
portarti
via
Agrippina
Solmo
quando
era
con
te
!
...
E
si
sarebbe
trattato
di
un
'
amante
.
Lo
avresti
ammazzato
,
per
semplice
gelosia
,
se
le
volevi
bene
davvero
!
...
Ma
una
figlia
è
ben
altro
.
Carne
della
nostra
carne
,
sangue
del
nostro
sangue
!
...
Non
so
come
mai
,
allora
,
io
non
abbia
commesso
un
eccidio
!
"
"
Avete
ragione
,
zio
.
Quando
però
il
male
è
fatto
,
dobbiamo
cercarvi
il
rimedio
.
"
"
Sono
un
Roccaverdina
schietto
,
io
;
non
mi
piego
,
mi
spezzo
!
Se
tu
,
invece
di
sangue
,
hai
siero
nelle
vene
...
Quanti
anni
sono
che
non
ti
ho
più
guardato
in
viso
per
l
'
affare
di
Casalicchio
?
Oggi
il
caso
ci
ha
fatto
incontrare
in
terreno
neutrale
,
in
un
albergo
.
Ricorda
però
che
io
sono
di
acciaio
;
non
mi
piego
,
mi
spezzo
.
Frangar
non
flectar
!
Nel
secolo
scorso
i
Roccaverdina
erano
soprannominati
i
Maluomini
...
Coi
nostri
antenati
non
si
scherzava
.
Ora
siamo
una
razza
incarognita
;
tu
,
agricoltore
;
io
...
almeno
!
...
Non
c
'
intendiamo
.
Faccio
conto
di
non
esserci
visti
.
"
"
Non
ritiro
la
mia
parola
,
no
.
Scavate
pure
quanto
volete
a
Casalicchio
.
Darò
ordini
che
vi
lascino
fare
.
"
"
A
quel
patto
?
"
"
Con
nessun
patto
.
"
"
No
,
grazie
!
Non
voglio
restarti
obbligato
.
"
Il
marchese
stette
un
po
'
a
guardare
con
gratitudine
il
vecchio
parente
rimessosi
a
riempirsi
gli
occhi
di
quei
suoi
preziosi
oggetti
che
non
avrebbe
riveduti
più
.
Lo
vedeva
andare
da
un
vaso
all
'
altro
,
soffiare
diligentemente
sopra
uno
per
mandar
via
qualche
granellino
di
polvere
che
gli
pareva
lo
deturpasse
;
rivoltare
un
altro
per
ammirarne
ancora
,
mentr
'
era
in
tempo
,
le
bellissime
figure
disegnate
con
contorni
neri
su
fondo
rossiccio
;
e
palpare
una
statuetta
,
una
patera
con
dolce
carezza
di
amatore
.
E
intanto
che
lo
guardava
,
si
sentiva
rinascere
in
cuore
tutto
l
'
orgoglio
della
razza
dei
Maluomini
,
e
la
compiacenza
di
non
riconoscersi
degenere
,
come
il
vecchio
lo
giudicava
.
Il
rincrescimento
della
continua
ipocrisia
,
della
continua
menzogna
,
da
cui
poco
prima
era
stato
turbato
,
già
gli
pareva
debolezza
indegna
di
un
Roccaverdina
.
"
Avrei
voluto
vederti
!
...
Lo
avresti
ammazzato
!
"
Non
erano
parole
di
approvazione
,
di
giustificazione
?
Non
si
scherzava
neppure
con
lui
,
come
coi
suoi
antenati
,
che
certamente
avevano
ricevuto
quel
soprannome
perché
forti
e
potenti
!
...
I
tempi
però
erano
cangiati
,
e
la
razza
si
adattava
ai
tempi
.
La
Società
Agricola
gli
sembrava
un
atto
di
potenza
e
di
forza
;
oggi
non
era
possibile
mostrarsi
Maluomini
altrimenti
.
A
Margitello
,
dopo
tanti
mesi
di
trista
inerzia
,
cagionata
dalla
insistente
siccità
,
e
interrotta
soltanto
dall
'
occupazione
di
curare
i
pochi
bovi
rimasti
,
e
di
bruciare
e
seppellire
i
cadaveri
di
quelli
che
il
tifo
continuava
ancora
ad
ammazzare
,
il
massaio
e
i
garzoni
avevano
visto
arrivare
il
marchese
,
l
'
ingegnere
e
parecchi
azionisti
della
Società
Agricola
;
i
quali
erano
rimasti
colà
una
settimana
per
assistere
agli
studi
e
alle
prime
operazioni
di
sbarazzamento
del
terreno
su
cui
l
'
edificio
ideato
dal
marchese
doveva
sorgere
.
Più
di
una
cinquantina
di
contadini
,
tra
uomini
e
ragazzi
,
scavavano
le
fondamenta
,
trasportavano
il
terriccio
,
felici
di
guadagnare
pochi
soldi
al
giorno
che
almeno
servivano
a
non
farli
morire
di
fame
,
loro
e
le
loro
famiglie
.
Qualche
socio
aveva
,
timidamente
,
fatto
osservare
al
marchese
che
la
spesa
sarebbe
stata
,
forse
,
eccessiva
per
un
tentativo
...
"
Dovremo
poi
rifarci
da
capo
?
Tra
due
anni
ci
troveremo
costretti
;
vedrete
!
...
E
se
sopraggiunge
la
pioggia
,
addio
!
Occorrerà
di
scappellarci
alla
gente
,
perché
ci
faccia
la
grazia
di
venire
a
lavorare
qui
.
"
Nessuno
aveva
più
osato
di
fiatare
dopo
questa
strillata
.
Si
sarebbe
detto
che
i
denari
presi
in
prestito
dal
Banco
di
Sicilia
,
gli
scottassero
le
mani
,
ed
egli
avesse
fretta
di
buttarli
tutti
via
,
in
legname
,
in
mattoni
,
in
tegole
,
in
calce
,
in
gesso
,
in
ferramenta
di
ogni
sorta
.
L
'
atrio
era
già
ridotto
un
arsenale
con
un
brulichio
,
simile
a
quello
di
un
formicaio
affaccendato
,
di
uomini
che
in
certi
momenti
perdevano
la
testa
,
storditi
dalle
sfuriate
del
marchese
,
dagli
ordini
e
dai
contr
'
ordini
,
quand
'
egli
mutava
tutt
'
a
un
tratto
di
parere
intorno
alla
costruzione
di
un
muro
,
all
'
impostatura
di
una
porta
o
d
'
una
finestra
che
non
gli
garbavano
più
,
quantunque
stabilite
da
lui
stesso
e
segnate
nella
pianta
eseguita
,
col
suo
consenso
,
dall
'
ingegnere
.
Allorché
questi
,
ogni
due
o
tre
giorni
,
arrivava
a
Margitello
,
trovava
sempre
qualche
novità
.
"
Ma
,
signor
marchese
!..."
"
Mi
meraviglio
anzi
che
non
ci
abbiate
pensato
prima
voi
!
"
E
spiegava
la
ragione
del
mutamento
;
e
il
torto
doveva
essere
sempre
dell
'
ingegnere
,
non
di
lui
.
Era
preso
interamente
da
quelle
costruzioni
;
avrebbe
voluto
vederle
già
in
piedi
,
col
tetto
,
con
le
imposte
e
tutto
il
resto
;
e
gli
sembrava
che
venissero
su
lentamente
,
quasi
per
ostile
esitanza
.
Appena
le
domeniche
si
rammentava
di
fare
una
visita
in
casa
della
zia
,
dove
sapeva
di
trovare
Zòsima
con
la
madre
e
la
sorella
.
Alla
signora
Mugnos
non
era
parso
conveniente
che
il
marchese
andasse
a
casa
loro
.
"
Per
evitare
pettegolezzi
"
,
ella
aveva
detto
alla
baronessa
.
Ma
,
in
realtà
,
perché
voleva
evitare
a
sé
e
alle
figlie
l
'
umiliazione
dello
spettacolo
di
quelle
squallide
stanze
dove
esse
nascondevano
la
loro
misera
condizione
,
e
dove
le
figlie
passavano
le
giornate
,
e
spesso
le
nottate
,
lavorando
di
cucito
o
di
ricamo
;
e
lei
,
che
non
s
'
era
mai
sporcate
le
mani
quando
la
famiglia
era
in
auge
,
vi
s
'
incalliva
le
signorili
dita
tirando
il
pennecchio
della
rocca
e
girando
il
fuso
per
conto
di
altri
.
"
Ah
zia
!
...
Dovreste
venir
a
vedere
,
tutte
e
quattro
.
Una
scarrozzata
di
poche
ore
.
"
"
Il
mal
del
calcinaccio
è
ereditario
in
casa
nostra
!
"
"
Ma
di
che
si
tratta
?
Non
ho
capito
bene
.
D
'
un
palmeto
?
D
'
un
fattoio
?
"
,
domandava
la
signora
Mugnos
.
E
al
marchese
non
sembrava
vero
di
riparlarne
,
di
dare
ampie
spiegazioni
,
di
fare
descrizioni
particolareggiate
;
di
condurre
,
quasi
,
le
quattro
signore
per
mano
a
traverso
i
tini
,
i
tinelli
,
le
botti
e
i
bottaccini
che
ancora
non
erano
al
lor
posto
,
ma
che
si
sarebbero
trovati
là
tra
non
molto
;
a
traverso
i
frantoi
,
gli
strettoi
,
i
coppi
pieni
di
olio
,
che
non
c
'
erano
neppur
vuoti
,
ma
che
erano
stati
ordinati
,
tutti
di
una
misura
e
di
unico
modello
,
uguali
a
quello
in
uso
nel
Lucchese
e
a
Nizza
,
verniciati
dentro
e
fuori
,
e
non
di
semplice
terracotta
che
comunicava
agli
oli
il
rancido
e
ne
alterava
il
colore
!
Zòsima
stava
ad
ascoltarlo
con
soave
aria
di
rassegnazione
,
sorridendogli
ogni
volta
che
egli
si
rivolgeva
specialmente
a
lei
per
dimostrarle
che
la
stimava
di
maggiore
intelligenza
delle
altre
,
e
che
la
sua
approvazione
gli
riusciva
gradita
assai
più
di
quella
di
ogni
altra
persona
.
Ma
le
sole
parole
di
tenerezza
che
il
marchese
le
rivolgeva
accomiatandosi
erano
sempre
queste
:
"
Non
piove
!
Vedete
?
...
Non
piove
!
"
.
"
C
'
è
forse
fretta
?
"
,
rispose
Zòsima
una
volta
.
"
Margitello
intanto
non
vi
lascia
tempo
di
pensare
ad
altro
.
"
"
Lo
dite
per
rimproverarmi
?
"
"
Non
saprei
rimproverarvi
neppure
se
avessi
ragione
di
farlo
...
Quando
sarò
davvero
marchesa
di
Roccaverdina
...
"
"
Siete
già
tale
,
Zòsima
,
almeno
per
me
.
"
"
Quando
sarò
davvero
marchesa
di
Roccaverdina
"
,
lo
ripeteva
con
accento
scherzoso
,
"
avrò
certamente
più
agio
di
vedervi
e
di
darvi
qualche
preghiera
.
"
"
Perché
dite
così
?
"
"
Perché
dovrei
parlarvi
di
una
poveretta
venuta
l
'
altro
giorno
da
noi
...
"
"
È
vero
"
,
disse
la
signora
Mugnos
.
"
Voleva
la
signora
marchesa
.
"
Ma
qui
non
c
'
è
nessuna
marchesa
,
figlia
mia
!
....
Eccellenza
sì
,
la
marchesa
di
Roccaverdina
!
"
"
Non
ancora
,
figlia
mia
.
"
"
Eccellenza
sì
,
la
marchesa
di
Roccaverdina
;
debbo
gettarmele
ai
piedi
,
per
questa
creatura
qui
,
per
quest
'
orfanello
...
Il
signor
marchese
ha
fatto
tanto
!
Gli
dobbiamo
la
vita
.
Senza
di
lui
,
saremmo
morti
tutti
di
fame
anche
prima
della
disgrazia
di
mio
marito
...
"
E
bisognò
farla
parlare
"
,
la
signora
Mugnos
sorrideva
,
"
con
la
marchesa
di
Roccaverdina
!
"
"
Per
quel
figliuolo
di
dieci
anni
"
,
riprese
Zòsima
.
"
Che
cosa
voleva
?
...
Chi
era
costei
?
"
"
La
povera
vedova
di
Neli
Casaccio
.
"
"Ma...",
fece
il
marchese
.
"
E
insisteva
:
"
Per
niente
,
pel
solo
pane
e
vestiti
;
con
quattro
cenci
lo
ricopre
...
O
pure
,
se
lo
prenda
voscenza
,
per
ragazzo
da
mandare
qua
e
là
.
È
svelto
di
mente
e
lesto
di
gamba
"
.
Che
potevo
risponderle
?
Non
ha
voluto
persuadersi
che
non
sono
marchesa
di
Roccaverdina
!
"
"
E
su
questo
punto
ha
fatto
bene
"
,
egli
rispose
.
"
In
quanto
al
ragazzo
,
no
,
non
è
possibile
che
lo
prendiamo
in
casa
nostra
.
La
sua
presenza
mi
rammenterebbe
continuamente
troppe
cose
tristi
;
no
,
no
!
"
"
Povera
donna
!
"
,
esclamò
la
baronessa
.
"
Zia
mia
,
se
si
dovesse
beneficare
tutte
le
persone
nel
modo
che
esse
richiedono
!
...
Ognuno
fa
quel
che
può
.
"
"
Osservo
solamente
"
,
riprese
la
baronessa
,
"
che
gli
uomini
di
una
volta
erano
più
cortesi
di
quelli
del
giorno
d
'
oggi
.
Alla
prima
preghiera
di
una
signorina
"
,
e
calcò
su
le
parole
prima
e
signorina
,
"
non
avrebbero
mai
risposto
con
una
negativa
.
Per
lo
meno
,
avrebbero
promesso
;
e
poi
...
Si
sa
,
le
circostanze
...
"
"
Zòsima
"
,
disse
il
marchese
,
"
scommetto
che
voi
preferite
la
mia
...
scortesia
.
"
"
Sì
"
,
ella
rispose
.
XIX
.
E
una
mattina
,
dietro
i
colli
di
Barrese
,
si
erano
affacciate
le
nuvole
,
lentamente
,
quasi
non
avessero
viso
di
mostrarsi
dopo
di
essersi
fatte
desiderare
diciotto
mesi
,
o
quasi
non
riconoscessero
più
la
strada
da
percorrere
per
andare
verso
Ràbbato
.
Si
erano
affacciate
lungo
un
gran
tratto
,
addensandosi
una
dietro
all
'
altra
,
spingendosi
una
su
l
'
altra
;
poi
,
si
erano
fermate
.
Dalle
finestre
,
dai
balconi
che
guardavano
verso
Barrese
,
uomini
,
donne
,
ragazzi
protendevano
le
mani
,
invocandole
,
chiamandole
come
persone
vive
capaci
di
udire
e
d
'
intendere
.
E
dalle
casupole
rasente
il
ciglione
,
dai
vicoli
,
dalle
vie
la
gente
sbucava
,
affluiva
nei
punti
da
dove
avrebbe
potuto
accertarsi
coi
proprii
occhi
che
la
voce
corsa
rapidamente
attorno
:
"
Le
nuvole
!
Le
nuvole
!
"
,
non
fosse
stato
un
perfido
scherzo
di
qualche
cattivo
burlone
.
La
spianata
del
Castello
formicolava
di
persone
d
'
ogni
classe
accorse
ad
osservarle
come
spettacolo
nuovo
e
inatteso
.
Sarebbero
rimaste
ferme
là
?
Si
sarebbero
disperse
?
Che
attendevano
ormai
per
farsi
avanti
e
dirompersi
in
pioggia
?
Dense
,
nerastre
,
bianchicce
agli
orli
,
esse
si
distendevano
,
si
avvolgevano
,
si
allungavano
,
si
confondevano
insieme
,
formando
un
cupo
velario
sul
fil
dei
colli
di
Barrese
.
"
Non
si
muovono
;
hanno
paura
di
noi
che
stiamo
a
guardarle
"
,
disse
un
vecchio
contadino
;
e
rise
.
Ma
nessuno
rise
con
lui
.
Tutti
erano
intenti
a
seguire
con
occhi
ansiosi
le
instabili
forme
che
,
lente
lente
,
si
andavano
mutando
,
agglomerandosi
qua
,
assottigliandosi
là
;
e
le
labbra
mormoravano
preghiere
,
voti
,
esortazioni
a
le
capricciose
che
non
si
decidevano
a
prendere
il
volo
per
venire
a
spargere
il
lor
fecondo
tesoro
di
pioggia
su
quelle
terre
laggiù
,
languenti
di
sete
,
invocanti
dalle
mille
fenditure
,
simili
a
bocche
riarse
,
il
refrigerio
di
qualche
stilla
d
'
acqua
e
da
lunghi
mesi
,
incessantemente
.
Poi
,
una
delle
nuvole
più
lievi
si
staccò
,
si
avviò
come
nave
di
avanguardia
,
subito
seguita
da
un
'
altra
e
da
una
terza
;
e
le
palpebre
di
quegli
occhi
che
stavano
a
spiarne
ogni
movimento
cominciarono
a
battere
frequenti
dalla
profonda
commozione
;
e
quei
cuori
,
tremanti
per
la
dubbiosa
aspettativa
,
palpitarono
di
gioia
vedendole
venire
avanti
,
non
più
una
dietro
all
'
altra
,
ma
insieme
,
silenziosamente
,
e
invadere
il
cielo
azzurro
e
oscurarlo
,
abbassandosi
verso
terra
quasi
appesantite
dal
carico
che
portavano
in
seno
.
E
,
dietro
i
colli
di
Barrese
,
altre
già
ne
spuntavano
più
cupe
,
più
scure
che
salivano
su
spinte
dal
vento
di
levante
messosi
a
spirare
tutt
'
a
un
tratto
,
impregnato
di
umidore
;
e
non
appena
queste
si
eran
liberate
nell
'
aria
uscite
fuori
dalla
linea
curva
dei
colli
,
altre
si
affacciavano
,
sormontavano
lo
spazio
,
incalzando
le
precedenti
che
affrettavano
la
corsa
verso
Ràbbato
,
coprendo
con
la
loro
ombra
le
campagne
,
le
vallate
illuminate
dal
sole
,
quasi
ne
divorassero
lo
splendore
dorato
di
mano
in
mano
che
s
'
inoltravano
verso
le
braccia
tese
incontro
a
loro
,
benedicenti
quelle
di
esse
già
arrivate
su
Ràbbato
e
che
passavano
avanti
frettolose
.
E
alle
prime
gocce
di
pioggia
rare
e
stentate
:
"
Viva
!
Viva
la
divina
Provvidenza
!
"
.
Non
lo
gridava
soltanto
quel
centinaio
di
persone
che
parevano
impazzite
dalla
gioia
su
la
spianata
del
Castello
,
ma
tutte
le
campane
delle
chiese
squillanti
a
distesa
,
ma
Ràbbato
intera
dai
balconi
,
dalle
finestre
,
dalle
vie
,
dalle
piazze
dove
la
gente
si
era
riversata
per
inebriarsi
dello
spettacolo
della
pioggia
fina
,
fitta
,
e
che
ancora
sembrava
incredibile
.
Nessuno
pensava
a
scansarsi
,
tutti
volevano
sentirsela
sbattere
su
le
teste
scoperte
,
su
le
facce
sporte
indietro
,
su
le
mani
levate
in
alto
con
le
palme
riunite
a
mo
'
di
coppa
per
raccogliere
quella
grazia
di
Dio
,
che
irrompeva
con
impeto
,
rumoreggiando
su
le
tegole
,
riversandosi
dai
canali
,
formando
rigagnoli
e
gore
dove
si
gonfiavano
e
scoppiavano
mille
bollicine
,
quasi
l
'
acqua
ribollisse
.
E
,
sotto
la
pioggia
,
parecchi
erano
tornati
prima
di
sera
lassù
,
a
osservare
dalla
spianata
del
Castello
le
campagne
sottostanti
che
bevevano
,
bevevano
,
bevevano
e
non
riuscivano
a
saziarsi
.
Le
viottole
però
,
i
sentieri
,
le
carraie
luccicavano
,
segnando
una
gran
rete
argentata
su
i
terreni
scuriti
;
e
luccicava
il
fiume
ingrossato
,
che
serpeggiava
lambendo
il
piè
delle
colline
;
e
luccicavano
i
rigagnoli
rovesciantisi
su
la
pianura
dai
dossi
rocciosi
delle
colline
che
non
sapevano
che
farsi
dell
'
acqua
e
la
rimandavano
a
chi
più
ne
aveva
bisogno
.
E
la
pioggia
continuava
,
fitta
,
uguale
,
senza
tregua
,
stendendo
un
immenso
velo
che
nascondeva
le
linee
;
i
contorni
,
i
colori
,
sfumando
le
masse
delle
colline
e
delle
montagne
,
facendo
quasi
scomparire
l
'
Etna
,
da
farlo
supporre
una
nuvola
scioglientesi
in
pioggia
anch
'
essa
,
laggiù
,
lontano
.
Il
cavaliere
Pergola
,
riparato
dall
'
ombrello
,
cercava
con
gli
occhi
i
suoi
piccoli
fondi
che
si
distinguevano
appena
,
uno
a
diritta
,
uno
a
sinistra
,
un
terzo
più
giù
:
e
guardava
anche
verso
Margitello
,
dove
l
'
edificio
della
Società
Agricola
biancheggiava
tra
il
bruno
dei
terreni
inzuppati
di
acqua
,
e
con
le
buche
nere
delle
finestre
senza
imposte
e
con
le
mura
senza
tetto
sembrava
lo
scheletro
di
un
grande
animale
buttato
a
marcire
colà
.
"
Anche
voi
qui
,
compare
Santi
?
Ora
non
avete
più
niente
da
venire
a
vedere
da
questo
lato
.
"
"
Vengo
a
guardare
quel
che
non
ho
più
,
dice
bene
voscenza
.
La
roba
mia
se
la
gode
il
marchese
di
Roccaverdina
!
"
"
Ve
l
'
ha
pagata
.
"
"
Chi
lo
nega
?
Ma
se
l
'
è
presa
quasi
di
prepotenza
;
ed
io
ho
dovuto
appollaiarmi
su
le
rampe
delle
Pietrenere
,
che
sono
rampe
maledette
!
"
"
Con
questa
pioggia
però
...
"
"
Là
,
a
Margitello
,
era
la
pupilla
dei
miei
occhi
!
Lo
sa
voscenza
com
'
è
stato
?
Volevano
impigliarmi
nel
processo
...
perché
era
corsa
qualche
parola
di
rabbia
tra
Rocco
del
marchese
e
me
,
pel
limite
di
ponente
.
Rocco
(
il
Signore
gliel
'
avrà
perdonato
)
faceva
gli
interessi
del
padrone
a
diritto
e
a
torto
;
a
torto
per
quel
che
mi
riguardava
.
"
"
Ne
parlate
ancora
?
"
"
Ne
riparlerò
sempre
,
finché
avrò
fiato
!
"
"
Vedrete
;
con
questa
pioggia
anche
le
rampe
delle
Pietrenere
produrranno
.
Non
le
avete
scelte
male
quelle
rampe
;
vi
lagnate
d
'
una
gamba
sana
,
per
non
perdere
il
mal
vezzo
.
"
"
Eh
,
già
!
Noi
poveretti
abbiamo
sempre
torto
!
"
"
Tempo
chiuso
,
cavaliere
!
Ogni
goccia
è
un
pezzo
di
oro
che
casca
dal
cielo
!
"
"
Proprio
così
,
don
Stefano
!
"
"
Sant
'
Isidoro
finalmente
ci
ha
fatto
la
grazia
!
"
"
Voi
,
don
Giuseppe
,
s
'
intende
,
tirate
l
'
acqua
al
vostro
mulino
;
non
siete
sagrestano
per
nulla
!
"
Si
aggruppavano
imperterriti
,
senza
curarsi
che
gli
ombrelli
li
riparassero
male
;
e
,
per
uno
che
andava
via
,
due
,
tre
ne
sopraggiungevano
,
quasi
non
potessero
contentarsi
di
sentir
scrosciare
i
canali
e
veder
gonfiare
i
rigagnoli
per
le
vie
;
volevano
godersi
la
vista
delle
campagne
che
bevevano
,
bevevano
,
bevevano
e
non
arrivavano
a
saziarsi
!
Ah
,
quella
pioggia
avrebbe
dovuto
durare
una
settimana
,
senza
smettere
un
solo
momento
!
Ci
volevano
pei
terreni
almeno
tre
palmi
di
tempera
!
Da
una
finestra
di
Margitello
l
'
ingegnere
additava
al
marchese
la
gente
che
stava
a
guardare
su
la
spianata
del
Castello
.
Non
ostante
il
velo
steso
dalla
pioggia
,
si
distinguevano
le
macchiette
nere
che
apparivano
,
cangiavano
posto
,
si
diradavano
,
tornavano
a
radunarsi
.
Era
giunto
fin
laggiù
lo
scampanio
di
tutte
le
chiese
alle
prime
gocce
di
pioggia
.
E
colà
,
contadini
e
lavoranti
si
erano
abbandonati
a
una
frenesia
di
grida
,
di
salti
di
gioia
nel
cortile
,
mentre
i
ragazzi
si
divertivano
a
pestare
coi
piedi
nelle
pozze
e
a
sbruffarsi
in
faccia
,
l
'
uno
a
l
'
altro
,
l
'
acqua
raccolta
nelle
palme
.
Ora
,
affacciati
alle
porte
delle
stanze
a
pianterreno
,
si
davano
spintoni
per
buttarsi
fuori
a
vicenda
a
prendere
un
'
insaccata
di
quella
che
veniva
più
fitta
quasi
la
rovesciassero
con
gli
orci
.
"
Eh
,
ragazzi
!
...
Finitela
!
"
,
gridò
il
marchese
sporgendosi
dal
davanzale
.
Eppure
tutta
quell
'
allegria
avrebbe
dovuto
fargli
piacere
!
La
pioggia
tanto
desiderata
e
tanto
invocata
,
gli
aveva
messo
addosso
,
al
contrario
,
un
senso
di
tristezza
;
gli
scherzi
dei
ragazzi
lo
irritavano
.
Aveva
ripetuto
anche
ultimamente
a
Zòsima
:
"
Non
piove
!
Vedete
?
Non
piove
"
,
e
la
risposta
di
lei
:
"
Non
c
'
è
fretta
!
"
,
gli
aveva
fatto
una
cattiva
impressione
,
che
però
si
era
subito
dileguata
appena
ella
aveva
soggiunto
:
"
Margitello
non
vi
lascia
pensare
ad
altro
!
"
.
E
ora
che
la
pioggia
era
venuta
,
e
che
pioggia
!
ora
che
il
solo
lieve
ostacolo
frapposto
tra
loro
due
era
già
rimosso
,
egli
non
solamente
non
ne
sentiva
gioia
,
ma
stava
là
,
davanti
a
quella
finestra
,
con
gli
occhi
fissi
su
gli
eucalitti
grondanti
acqua
dai
rami
curvi
e
dalle
lunghe
vecchie
foglie
lavate
dallo
strato
di
polvere
che
le
aveva
fatte
ingiallire
e
inaridire
;
stava
là
,
con
gli
occhi
fissi
,
quasi
il
sogno
che
avrebbe
dovuto
presto
avverarsi
si
allontanasse
rapidamente
,
ed
egli
non
potesse
far
nulla
per
arrestarlo
o
richiamarlo
.
E
quel
senso
di
tristezza
che
gl
'
invadeva
il
cuore
era
tanto
più
penoso
e
vivo
,
quanto
meno
egli
scorgesse
occasioni
e
circostanze
da
doverlo
indurre
a
pensare
così
.
La
casa
,
rinnovata
,
era
pronta
;
il
voto
di
Zòsima
esaudito
.
Che
altro
gli
occorreva
di
fare
,
all
'
infuori
di
andare
a
prendere
lei
per
mano
,
condurla
davanti
al
sindaco
e
poi
davanti
al
parroco
,
in
riprova
del
proverbio
citato
spesso
dalla
zia
baronessa
:
Matrimoni
e
vescovati
dal
cielo
son
destinati
?
In
quel
momento
però
gli
sembrava
che
la
riprova
,
sì
,
sarebbe
avvenuta
,
ma
nel
modo
opposto
a
quel
che
egli
credeva
e
si
aspettavano
tutti
.
E
,
appunto
,
quasi
gli
avesse
letto
nel
pensiero
,
l
'
ingegnere
gli
diceva
:
"
La
signorina
Mugnos
dev
'
essere
lietissima
oggi
.
Per
dire
la
verità
,
essa
si
merita
la
fortuna
di
diventare
marchesa
di
Roccaverdina
;
ma
credo
che
se
qualcuno
,
mesi
addietro
,
glielo
avesse
predetto
,
la
signorina
si
sarebbe
fatto
il
segno
della
santa
croce
,
come
suol
dirsi
,
quasi
per
scacciare
una
tentazione
.
"
"
Forse
...
anch
'
io
!
"
,
disse
il
marchese
.
"
Il
mondo
va
così
,
per
salti
.
Non
c
'
è
mai
niente
di
sicuro
per
nessuno
.
Agrippina
Solmo
...
per
esempio
...
chi
sa
che
cosa
si
era
immaginato
di
dover
raggiungere
!
...
Ed
è
finita
,
prima
in
un
modo
,
poi
moglie
di
un
pecoraio
di
Modica
,
che
forse
le
farà
desiderare
fin
il
pane
...
"
"
No
;
anzi
la
tratta
come
una
signora
.
"
"
Gliel
'
ha
fatto
scrivere
lei
?
Brava
ragazza
!
"
,
continuò
l
'
ingegnere
.
"
Non
è
facile
trovarne
,
nella
sua
condizione
,
una
uguale
.
Qualunque
altra
,
padrona
,
com
'
era
qui
lei
,
di
ogni
cosa
,
avrebbe
pensato
ai
casi
suoi
,
si
sarebbe
fatto
il
gruzzoletto
.
Essa
,
niente
!
Ammirevole
anche
per
la
modestia
.
Avea
voluto
rimanere
quella
che
era
,
fin
nell
'
apparenza
.
Non
smise
mai
la
mantellina
,
e
avrebbe
potuto
portare
,
meglio
di
tant
'
altre
,
lo
scialle
che
ora
portano
tutte
le
popolane
,
anche
se
più
miserabili
.
E
poi
,
bocca
serrata
!
...
Anche
dopo
,
quando
non
poteva
più
lusingarsi
con
nessuna
speranza
,
mai
,
mai
una
parola
di
dispetto
o
di
sdegno
.
Dinanzi
a
lei
,
il
marchese
di
Roccaverdina
era
Dio
!
E
se
qualcuno
,
per
commiserarla
o
per
stuzzicarla
e
provocarla
,
le
diceva
:
"
Il
marchese
avrebbe
dovuto
comportarsi
meglio
con
voi
!
...
E
qua
!
...
E
là
!
"
,
sa
come
sono
certe
persone
!
essa
non
lo
lasciava
finir
di
parlare
:
"
Il
marchese
ha
fatto
bene
!
Ha
fatto
più
di
quel
che
doveva
!
Dio
solo
glielo
può
rendere
!
"
.
Me
l
'
ha
raccontato
mia
moglie
,
che
l
'
ha
sentito
proprio
con
i
suoi
orecchi
,
senza
esser
vista
...
Insomma
,
lei
,
marchese
,
è
fortunato
con
le
donne
...
L
'
una
meglio
dell
'
altra
!
...
Se
lo
faccia
dire
dal
notaio
Mazza
che
cosa
significhi
incappar
male
!
"
Il
marchese
avrebbe
voluto
interromperlo
subito
,
appena
pronunciato
il
nome
di
Agrippina
Solmo
;
ma
,
nella
gran
tristezza
che
gl
'
infondeva
la
pioggia
,
quello
spiraglio
sul
passato
aperto
dalle
parole
dell
'
ingegnere
,
quell
'
evocazione
inaspettata
lo
avevano
un
po
'
commosso
,
spingendolo
a
ricordare
tante
e
tant
'
altre
cose
con
lieve
senso
di
rimpianto
.
Perché
,
infine
,
la
colpa
era
stata
tutta
sua
.
Per
vanità
di
casta
,
per
premunirsi
contro
se
stesso
,
egli
aveva
dato
marito
alla
Solmo
,
con
quel
tirannico
patto
,
senza
punto
riflettere
alle
sue
possibili
conseguenze
.
L
'
ingegnere
,
vedendo
che
il
marchese
taceva
,
e
supponendo
che
gli
accenni
al
passato
gli
fossero
dispiaciuti
,
tratto
di
tasca
un
sigaro
e
accesolo
,
si
era
messo
a
fumare
e
a
passeggiare
per
la
stanza
,
stirandosi
le
fedine
.
Il
marchese
intanto
,
tenendo
ancora
fissi
gli
occhi
su
gli
eucalitti
grondanti
d
'
acqua
,
rincorreva
col
pensiero
una
figura
bianca
,
con
le
trecce
nere
sotto
la
mantellina
di
panno
blu
cupo
;
e
rincorrendola
per
luoghi
da
lui
visti
anni
addietro
,
tra
casupole
arrampicate
a
la
roccia
quasi
ad
accovacciarvisi
al
riparo
del
vento
,
sentiva
un
sordo
impeto
di
gelosia
diversa
assai
di
quella
sentita
una
volta
...
Poteva
forse
dubitare
ora
?
Poteva
forse
indignarsi
?
...
Non
era
egli
stato
contento
che
colei
fosse
andata
ad
abitare
in
quella
lontana
città
mezza
rannicchiata
nell
'
insenatura
di
una
roccia
,
in
una
di
quelle
casupole
arrampicate
su
pei
fianchi
di
essa
quasi
per
accovacciarvisi
al
riparo
del
vento
?
E
si
voltò
bruscamente
verso
l
'
ingegnere
,
che
passeggiava
su
e
giù
col
sigaro
in
bocca
stirandosi
le
fedine
,
in
atto
di
dirgli
:
"
Ma
perché
mi
avete
rimestato
nel
petto
queste
ceneri
ancora
calde
?
"
.
Come
se
la
tristezza
che
lo
aveva
invaso
gliel
'
avesse
soffiata
addosso
colui
,
come
se
gli
avesse
messo
lui
sotto
gli
occhi
la
visione
di
Zòsima
malinconicamente
rassegnata
e
che
diceva
con
voce
dolente
:
"
Non
c
'
è
fretta
.
Margitello
non
vi
lascia
pensare
ad
altro
!
"
.
Ed
era
vero
!
XX
.
Nelle
ore
,
nei
giorni
in
cui
l
'
affaccendamento
per
la
fabbrica
e
le
cure
della
campagna
non
lo
assorbivano
interamente
-
era
bisognato
provvedere
alla
rinnovazione
dell
'
armento
più
che
decimato
dal
tifo
bovino
,
al
dissodamento
dei
terreni
,
ad
acquistare
il
grano
della
sementa
per
rifarsi
dei
danni
delle
due
terribili
mal
'
annate
-
egli
provava
la
strana
sensazione
di
camminare
su
un
terreno
poco
solido
,
che
avrebbe
potuto
da
un
momento
all
'
altro
sprofondarglisi
sotto
i
piedi
.
In
quelle
ore
,
in
quei
giorni
,
ogni
sua
sicurezza
di
coscienza
svaniva
,
quasi
si
fosse
potuto
trovare
daccapo
col
processo
riaperto
,
con
la
imminente
minaccia
che
qualche
indizio
sfuggito
alle
prime
indagini
del
giudice
istruttore
dovesse
rimetterlo
su
le
piste
di
lui
;
quasi
le
parole
rivelatrici
,
nella
confessione
,
avessero
potuto
imprimersi
con
misterioso
processo
su
le
pareti
imbiancate
a
calce
della
cameretta
di
don
Silvio
e
apparire
,
tutt
'
a
un
tratto
,
come
le
bibliche
parole
di
fuoco
nel
convito
di
Balthassar
,
per
perderlo
irremissibilmente
;
quasi
le
magherie
di
don
Aquilante
,
andate
a
vuoto
l
'
altra
volta
,
potessero
,
per
ignote
condizioni
,
da
un
momento
all
'
altro
riuscire
;
quasi
tutte
le
cose
apprese
nei
libri
datigli
a
leggere
dal
cugino
Pergola
fossero
dottrine
inconsistenti
,
fallaci
,
ed
egli
si
fosse
vanamente
rassicurato
intorno
a
questa
e
all
'
altra
vita
!
Una
mattina
aveva
dovuto
scendere
,
con
Titta
e
un
falegname
,
nei
mezzanini
per
vedere
se
certe
vecchie
tavole
ammonticchiate
nella
prima
stanza
fossero
ancora
adoperabili
.
Vi
era
sceso
calmo
,
senza
nessun
timore
che
il
ricordo
del
Crocifisso
regalato
alla
chiesa
del
convento
di
Sant
'
Antonio
potesse
turbarlo
.
Ed
era
risalito
su
più
sconvolto
che
se
gli
fosse
accaduto
di
ritrovare
di
nuovo
al
suo
posto
la
sanguinante
figura
inchiodata
su
la
gran
croce
nera
e
avvolta
nel
lenzuolo
sbrandellato
.
Su
la
parete
ingiallita
dal
tempo
,
lo
spazio
coperto
dalla
croce
e
dal
Cristo
avvolto
nel
lenzuolo
aveva
conservato
intatto
il
colore
primitivo
,
e
la
impronta
dei
tre
bracci
della
croce
e
del
corpo
del
Cristo
era
rimasta
così
netta
,
così
precisa
,
da
sembrare
segnata
a
contorni
sul
giallo
della
parete
da
l
'
abile
mano
di
un
pittore
che
non
aveva
potuto
svilupparla
e
dipingerla
.
Il
marchese
si
era
poi
dato
piena
spiegazione
del
fatto
;
ma
l
'
impressione
improvvisa
era
stata
così
forte
che
egli
aveva
potuto
vincerla
a
stento
durante
la
giornata
.
Un
altro
giorno
,
entrato
nella
cameretta
dove
si
era
rinchiuso
per
tirarsi
una
revolverata
alla
tempia
,
gli
era
tornata
in
mente
la
scena
avvenuta
là
fuori
tra
lui
e
la
Solmo
corsa
a
cercarlo
colà
.
E
gli
era
parso
di
rivedersela
davanti
,
con
quegli
occhi
accesi
che
lo
scrutavano
,
mentr
'
ella
gli
diceva
:
"
Non
sono
più
niente
per
voscenza
!
Mi
scaccia
come
una
cagna
arrabbiata
.
Che
ho
fatto
?
Che
ho
fatto
?
"
.
Se
non
che
ora
gli
sembrava
di
non
aver
notato
allora
la
terribile
espressione
di
quegli
occhi
che
forse
volevano
dirgli
:
"
Io
so
!
Ma
taccio
!
E
voscenza
lascia
credere
che
ho
fatto
ammazzare
io
Rocco
Criscione
?
...
Io
so
!
Ma
taccio
!
"
.
Sospetto
che
non
gli
era
passato
mai
per
la
testa
.
Perché
gli
spuntava
in
mente
ora
?
Le
brevi
lettere
che
di
tanto
in
tanto
ella
gli
faceva
scrivere
quasi
per
rammentargli
che
era
viva
,
non
significavano
forse
:
"
Io
so
!
Ho
taciuto
finora
;
ma
potrei
parlare
.
Non
mi
disse
,
ricorda
voscenza
?
meglio
per
te
e
per
me
se
lo
avessi
fatto
ammazzare
tu
?
Che
intendeva
?
"
.
Gli
era
parso
di
sentirla
parlare
così
!
Anche
quel
giorno
avea
dovuto
stentare
per
vincere
l
'
ossessione
dell
'
orribile
sospetto
.
E
per
ciò
e
per
altro
ancora
egli
aveva
talvolta
la
turbatrice
sensazione
di
camminare
su
un
terreno
poco
solido
che
avrebbe
potuto
,
da
un
momento
all
'
altro
,
sprofondarglisi
sotto
i
piedi
.
Si
aggrappava
a
tutto
per
sostenersi
;
e
,
appena
sentitosi
di
nuovo
rassicurato
,
sorrideva
di
quei
terrori
,
se
la
prendeva
coi
suoi
nervi
.
Che
il
marchese
avesse
i
nervi
irritati
lo
vedevano
tutti
.
Guai
a
fare
una
piccola
cosa
che
non
gli
andasse
a
verso
!
Lo
sapevano
,
pur
troppo
!
mamma
Grazia
,
Titta
,
il
massaio
e
i
garzoni
,
l
'
ingegnere
,
i
muratori
e
i
falegnami
che
lavoravano
a
Margitello
,
e
quei
poveri
contadini
mal
pratici
nell
'
adoprare
gli
aratri
di
nuovo
modello
,
nonostante
le
lezioni
e
i
consigli
da
lui
prodigati
.
Erano
due
settimane
che
egli
non
tornava
a
Ràbbato
,
anche
per
evitare
l
'
impaccio
di
una
visita
alla
zia
baronessa
e
di
un
abboccamento
con
Zòsima
.
Non
poteva
più
dirle
:
"
Non
piove
!
"
.
Acqua
n
'
era
cascata
tanta
,
per
due
giorni
e
due
notti
di
seguito
!
E
le
terre
già
schiumavano
,
inverdivano
,
frettolose
di
far
germogliare
i
semi
delle
erbe
d
'
ogni
sorta
rimasti
addormentati
e
inoperosi
tra
le
zolle
indurite
.
Ma
come
pensare
al
matrimonio
con
quella
fabbrica
dello
Stabilimento
a
cui
egli
doveva
badare
da
mattina
a
sera
,
perché
si
fosse
potuto
trovare
pronto
prima
che
arrivassero
le
macchine
e
i
coppi
e
le
botti
da
collocare
a
posto
?
Come
pensare
al
matrimonio
con
tante
faccende
campestri
per
le
quali
era
costretto
a
scarrozzarsi
da
Margitello
a
Casalicchio
,
da
Casalicchio
a
Poggiogrande
,
volendo
osservare
ogni
cosa
lui
,
sorvegliare
tutto
lui
!
Poteva
fidarsi
di
quei
stupidi
contadini
che
non
capivano
nulla
o
fingevano
di
non
capire
ed
eseguivano
gli
ordini
a
rovescio
per
farlo
disperare
e
sgolare
?
Quando
però
,
dopo
la
colazione
con
l
'
ingegnere
o
con
qualcuno
dei
soci
,
andato
a
Margitello
a
osservare
lo
stato
dei
lavori
,
si
affacciava
alla
finestra
e
vedeva
là
,
a
un
centinaio
di
passi
di
distanza
,
le
mura
già
coperte
coperte
dal
tetto
,
le
finestre
con
le
solide
inferriate
e
le
imposte
,
e
il
via
vai
dei
muratori
che
lavoravano
nell
'
interno
,
e
udiva
il
rumore
delle
seghe
,
delle
pialle
,
dei
martelli
dei
falegnami
che
allestivano
le
porte
,
egli
si
sentiva
gonfiare
il
petto
di
orgogliosa
soddisfazione
.
"
Ve
lo
sareste
immaginato
mesi
fa
?
"
"
Portenti
vostri
,
marchese
!
"
Quei
soci
erano
un
po
'
imbalorditi
pensando
anche
ai
gran
quattrini
già
spesi
.
Li
aveva
anticipati
il
marchese
,
è
vero
,
ma
alla
fine
essi
dovevano
venir
fuori
dalle
loro
vigne
,
dai
loro
oliveti
,
quantunque
a
poco
a
poco
;
intanto
avrebbero
assorbito
altro
che
i
primi
guadagni
!
E
questi
erano
poi
certi
,
sicuri
?
"
Ci
siamo
imbarcati
in
una
grossa
impresa
!
"
"
Chi
non
risica
non
rosica
.
Ecco
come
siete
!
"
S
'
indispettiva
di
vederli
dubitare
davanti
a
quel
fabbricato
sorto
da
sottoterra
per
incanto
e
che
,
tra
non
molto
,
sarebbe
avvivato
dall
'
attività
delle
macchine
e
colmato
,
negli
spazi
ora
vuoti
,
dai
coppi
e
dalle
botti
contenenti
tesori
!
E
per
rincorare
gli
spericolati
,
li
conduceva
là
dentro
,
tra
l
'
ingombro
dei
materiali
,
facendoli
montare
su
le
impalcature
non
disfatte
,
saltare
qua
e
là
attraverso
sbarre
di
ferro
,
legname
,
arnesi
da
muratori
;
fermandoli
a
ogni
quattro
passi
per
ridare
spiegazioni
cento
volte
date
,
per
eccitare
le
loro
immaginazioni
perché
vedessero
le
cose
come
apparivano
agli
occhi
di
lui
,
in
pieno
assetto
,
coi
torchi
sprementi
le
ulive
infrante
e
colanti
olio
a
rivoli
;
coi
mosti
che
fermentavano
nei
tini
e
davano
alla
testa
.
Per
poco
egli
non
spillava
limpidi
vini
dalle
botti
e
non
glieli
porgeva
nei
bicchieri
ad
assaggiarli
!
"
Ma
dunque
,
nepote
mio
?
"
Finalmente
avea
dovuto
andare
dalla
zia
,
preparato
ai
rimproveri
che
ella
gli
avrebbe
fatto
.
"
Cara
zia
!
...
Appena
mi
sarò
sbarazzato
di
questi
impicci
.
Faremo
presto
,
in
poche
settimane
.
"
"
Tutto
alla
buona
,
modestamente
,
senza
lusso
,
desidera
Zòsima
.
"
"
Questo
non
deve
dirlo
lei
.
Il
marchese
di
Roccaverdina
non
può
sposare
come
un
galantomuccio
qualunque
.
"
"
Lo
credo
anch
'
io
.
Ma
quella
povera
figliuola
non
rinviene
ancora
dallo
stupore
di
veder
avverare
il
suo
sogno
.
Ha
paura
di
rallegrarsi
troppo
presto
della
sua
buona
sorte
.
E
io
debbo
trovare
ogni
volta
un
nuovo
sotterfugio
per
far
accettare
a
lei
e
alla
sua
mamma
quel
po
'
con
cui
tu
ed
io
vogliamo
farle
accorgere
della
loro
mutata
fortuna
.
"
Abbiamo
quel
che
c
'
è
sufficiente
.
Ormai
,
ci
siamo
abituate
!..."
Quel
suo
famoso
"
ormai
!
"
Mi
fa
pena
intanto
l
'
altra
ragazza
.
Si
farà
monaca
,
dice
.
"
"
Ora
che
stanno
per
abolire
i
monasteri
?
"
"
Dio
non
lo
permetterà
!
"
"
Penseremo
anche
a
lei
.
Ci
penserà
Zòsima
.
La
marchesa
di
Roccaverdina
riceverà
una
dote
,
e
potrà
disporre
di
qualunque
somma
,
a
suo
piacere
.
"
"
La
conosci
poco
.
Le
parrebbe
di
abusare
del
suo
stato
.
Ha
tutte
le
delicatezze
quella
figliuola
.
Giorni
fa
,
mi
diceva
:
"
Deve
trovarsi
male
con
mamma
Grazia
.
È
persona
fidata
,
affezionata
,
proprio
una
mamma
.
Una
casa
come
quella
però
ha
bisogno
di
una
donna
che
sappia
...
"."
"
Infatti
ha
ragione
.
Da
qualche
tempo
in
qua
,
mamma
Grazia
va
giù
,
va
giù
;
è
mezza
istupidita
.
Ma
posso
mandarla
via
?
Chiuderà
gli
occhi
in
casa
Roccaverdina
,
poveretta
!
"
"
Mi
diceva
anche
...
Debbo
riferirtelo
,
perché
tu
la
disinganni
;
il
tuo
modo
di
comportarti
non
è
tale
,
in
verità
,
da
tranquillarla
.
Mi
diceva
anche
:
"
Se
lo
fa
unicamente
per
contentare
sua
zia
(
giacché
io
so
quanto
interesse
ha
preso
lei
perché
questo
matrimonio
avvenga
)
,
se
il
suo
cuore
non
sente
per
me
quel
che
il
mio
sente
per
lui
"
,
e
le
tremava
la
voce
,
"
lasciamo
andare
!
Non
vorrei
che
egli
si
sacrificasse
.
Ormai
!
"
.
Sempre
quell
'
"
ormai
!
"
La
ho
sgridata
;
ho
risposto
per
te
.
"
"
Avete
fatto
bene
,
zia
.
"
"
Sarebbe
assai
meglio
che
cercassi
di
convincerla
altrimenti
tu
stesso
.
Non
pretendo
che
,
alla
tua
età
,
tu
ti
metta
a
fare
lo
spasimante
.
Ma
c
'
è
modo
e
modo
,
nepote
mio
.
"
È
un
po
'
orso
!
"
,
le
ho
detto
.
Lo
addomesticherai
tu
,
lo
renderai
un
altro
in
poco
tempo
.
"
Il
marchese
non
sapeva
che
rispondere
.
Sentiva
di
trovarsi
dalla
parte
del
torto
.
Il
suo
cuore
non
era
preso
,
e
quando
egli
pensava
a
Zòsima
gli
si
agitava
poco
o
niente
.
Provava
un
piacevole
sentimento
,
una
dolce
soddisfazione
;
non
altro
.
I
suoi
sensi
non
vibravano
,
come
gli
accadeva
se
una
folata
di
ricordi
,
investendolo
improvvisamente
,
gli
avvampava
il
sangue
e
lo
lasciava
turbato
e
sconvolto
,
con
un
indefinito
senso
,
che
egli
non
distingueva
bene
se
di
rancore
o
di
rimpianto
.
Appena
la
vide
entrare
però
,
assieme
con
la
sorella
e
con
la
mamma
,
le
andò
incontro
e
le
strinse
fortemente
la
mano
che
ella
gli
porgeva
commossa
.
"
La
campagna
dev
'
essere
un
paradiso
"
,
disse
la
signora
Mugnos
.
"
Germoglia
a
vista
d
'
occhio
;
sembra
che
scoppi
!
"
,
rispose
il
marchese
.
"
Era
tempo
!
"
,
esclamò
la
baronessa
.
Cristina
non
diceva
niente
.
Si
era
seduta
vicino
ai
seggioloni
dove
i
due
superstiti
canini
della
baronessa
stavano
accovacciati
coi
musi
appoggiati
sul
piano
imbottito
e
con
gli
occhi
socchiusi
,
e
ne
accarezzava
con
una
mano
le
teste
che
mostravano
di
gradire
assai
la
carezza
,
tremando
leggermente
ed
abbassandosi
sotto
la
mano
.
Intanto
il
marchese
,
tratta
un
po
'
in
disparte
Zòsima
,
le
diceva
quasi
sottovoce
:
"
Voglio
giustificarmi
"
.
"
Di
che
cosa
?
"
"
Di
quel
che
voi
sospettate
.
"
,
"
Non
sospetto
niente
;
temo
.
È
naturale
.
"
"
Non
dovete
temere
di
nulla
.
"
Guardandola
e
sentendola
parlare
,
egli
riconosceva
più
chiaramente
il
suo
torto
;
e
le
parole
di
una
volta
:
"
Questa
è
la
donna
che
ci
vuole
per
me
!
"
,
gli
ronzavano
nel
cervello
come
un
rimprovero
.
"
Un
po
'
di
pazienza
"
,
rispose
.
"
Qualche
altro
mese
ancora
.
Voglio
liberarmi
dall
'
ingombro
di
parecchi
affari
.
In
certi
giorni
,
ho
una
specie
di
stordimento
,
tante
sono
le
cose
a
cui
mi
tocca
di
badare
.
Dovrebbe
farvi
piacere
questa
febbre
di
attività
,
dopo
il
mio
balordo
isolamento
.
"
"
Non
me
ne
sono
mai
lagnata
.
"
"
Lo
credo
;
siete
immensamente
buona
.
Voglio
farvi
ridere
.
Ho
pensato
di
dare
il
vostro
nome
alla
botte
grande
dello
Stabilimento
;
porterà
fortuna
all
'impresa."
"
Grazie
!
"
,
disse
Zòsima
sorridendo
.
"
È
una
sciocca
idea
,
forse
...
"
"
Niente
è
sciocco
se
fatto
seriamente
.
"
Lieto
della
risposta
,
egli
tacque
un
istante
;
poi
riprese
:
"
È
vero
che
vostra
sorella
pensi
di
farsi
monaca
?..."
.
"
Non
lo
so
;
può
darsi
.
"
"Dissuadetela."
"
Assumerei
una
grande
responsabilità
.
"
"
Non
vi
ho
mai
palesato
una
mia
idea
.
Non
voglio
separarvi
dalla
mamma
e
dalla
sorella
.
La
mia
casa
è
abbastanza
vasta
da
poter
accogliere
anche
loro
.
"
"
Ve
ne
sono
gratissima
da
parte
mia
.
La
mamma
però
ha
una
particolar
maniera
di
vedere
le
cose
.
"
"
La
sua
delicatezza
non
potrà
offendersi
dell
'
invito
ad
abitare
in
casa
di
sua
figlia
.
"
"
La
nostra
condizione
c
'
impone
molti
riguardi
di
dignità
.
Quante
volte
non
ho
io
pensato
:
"
Che
diranno
di
me
?
"
.
È
vero
che
non
bisogna
occuparsi
della
malignità
della
gente
.
Basta
la
propria
coscienza
.
"
"
Io
non
mi
sono
mai
occupato
dell
'
opinione
degli
altri
.
Non
mi
chiamo
Antonio
Schirardi
marchese
di
Roccaverdina
per
nulla
!
"
"
A
voi
sarà
lecito
;
ma
una
famiglia
come
la
nostra
...
"
"
I
Mugnos
non
sono
da
meno
dei
Roccaverdina
.
"
"
Erano
!
"
"
Il
sangue
non
muta
;
il
nome
è
qualche
cosa
.
"
"
C
'
è
un
orgoglio
che
non
può
essere
scompagnato
dai
mezzi
di
farlo
valere
.
Io
la
penso
come
la
mamma
.
E
per
ciò
ho
detto
alla
baronessa
quel
che
deve
avervi
riferito
,
se
ho
ben
compreso
il
significato
delle
vostre
prime
parole
.
Siate
sincero
,
per
vostro
bene
e
mio
!
Tutto
è
rimediabile
ora
.
"
"
Quando
il
marchese
di
Roccaverdina
ha
impegnato
la
sua
parola
...
"
"
Potete
esservi
ingannato
.
Qui
non
si
tratta
della
vanità
di
mantenere
o
no
la
propria
parola
.
Io
vorrei
detto
da
voi
...
"
Ella
parlava
con
gentile
timidità
,
quantunque
non
timide
fossero
le
parole
.
La
voce
era
alquanto
affiochita
dalla
commozione
,
e
anche
dalla
circostanza
di
dover
ragionare
alla
presenza
della
baronessa
,
della
mamma
e
della
sorella
.
Il
marchese
,
ammirando
l
'
assennatezza
delle
parole
di
Zòsima
,
cominciava
a
scoprire
che
sotto
quel
contegno
nobile
e
riservato
covava
un
fuoco
intenso
,
a
cui
soltanto
la
fortezza
della
volontà
di
lei
non
permetteva
di
divampare
.
Ebbe
uno
slancio
;
e
prendendole
le
mani
con
rapido
gesto
,
senza
ch
'
ella
avesse
tempo
d
'
impedire
quell
'
atto
,
disse
:
"
Non
ho
altro
da
dirvi
,
Zòsima
,
che
sono
dispiacentissimo
di
avervi
dato
occasione
di
dovermi
parlare
così
!
"
.
Una
leggera
pressione
delle
belle
mani
di
lei
fu
la
risposta
.
Zòsima
abbassò
gli
occhi
,
col
volto
colorito
da
una
sfumatura
di
roseo
.
XXI
.
Ma
non
si
decideva
.
Sentiva
qualche
cosa
dentro
di
sé
,
che
sopravveniva
sempre
ad
arrestarlo
nei
momenti
in
cui
egli
avrebbe
voluto
prendere
finalmente
una
risoluzione
;
qualche
cosa
che
somigliava
a
una
superstiziosa
paura
,
a
una
vaga
apprensione
di
pericoli
appiattati
nell
'
ombra
e
pronti
a
slanciarsi
sopra
di
lui
appena
si
fosse
deliberato
ad
attuare
quel
progetto
iniziatore
della
nuova
fase
della
sua
vita
.
E
cavava
fuori
oggi
un
pretesto
,
domani
un
altro
,
con
una
specie
di
inconsapevolezza
feconda
che
gli
dava
un
senso
di
soddisfazione
e
di
sollievo
,
quasi
la
scusa
,
il
pretesto
non
fossero
stati
cercati
,
ma
offertisi
spontaneamente
col
naturale
andamento
delle
cose
.
Per
questo
il
cugino
Pergola
,
il
dottor
Meccio
e
gli
altri
erano
riusciti
a
far
breccia
nell
'
animo
di
lui
,
a
vincerne
la
repugnanza
di
prender
parte
alle
lotte
municipali
,
quantunque
,
secondo
la
sua
espressione
,
non
si
arrivasse
per
mezzo
di
essere
a
cavare
un
ragno
da
un
buco
.
Scadeva
di
carica
il
Sindaco
.
Menato
pel
naso
da
due
o
tre
consiglieri
furbi
e
prepotenti
che
non
avevano
voluto
essere
della
Giunta
per
levare
le
castagne
dal
fuoco
con
la
zampa
altrui
,
egli
non
osava
di
muovere
un
dito
senza
aver
preso
prima
l
'
imbeccata
da
loro
.
Appunto
i
nomi
di
essi
erano
stati
sorteggiati
per
la
rinnovazione
del
quinto
dei
consiglieri
.
Bisognava
impedire
che
venissero
rieletti
,
o
almeno
far
entrare
nel
Consiglio
,
invece
di
qualcuno
di
loro
,
il
marchese
che
sarebbe
poi
stato
il
personaggio
più
importante
tra
quei
pecoroni
,
capaci
soltanto
di
dire
sì
o
no
come
veniva
loro
imposto
.
Nome
,
censo
,
onestà
,
che
altro
poteva
chieder
di
meglio
il
governo
per
nominare
sindaco
il
marchese
?
E
la
cuccagna
di
quei
signori
sarebbe
finita
di
botto
.
"
Il
marchese
di
Roccaverdina
"
,
esclamava
il
dottor
Meccio
,
"
non
è
un
burattino
da
muoversi
secondo
che
quei
signori
tireranno
i
fili
da
dietro
la
scena
.
"
"
Avrete
un
plebiscito
,
cugino
!
"
,
soggiungeva
il
cavalier
Pergola
.
E
a
quattr
'
occhi
,
quando
il
dottor
Meccio
non
era
più
là
,
con
le
sue
fisime
clericali
,
a
trattenerlo
di
parlare
,
si
sfogava
:
"
Siamo
in
mano
di
una
serqua
di
sagrestani
!
Bisogna
spazzarli
via
.
Sagrestani
e
borbonici
!
Attendono
da
un
momento
all
'
altro
il
ritorno
di
Franceschiello
...
"
.
In
fondo
in
fondo
il
marchese
era
un
po
'
borbonico
anche
lui
.
L
'
Italia
una
,
sì
,
gli
sarebbe
parsa
forse
una
bella
cosa
,
se
non
avesse
portato
con
sé
tante
tasse
che
non
lasciavano
rifiatare
;
ma
a
lui
,
che
di
politica
non
si
era
mai
occupato
,
poco
importava
che
il
re
si
chiamasse
Franceschiello
o
Vittorio
Emanuele
.
La
libertà
egli
la
capiva
fino
a
un
certo
punto
.
Chi
gli
aveva
dato
noie
nel
passato
?
Aveva
sempre
fatto
qual
che
gli
era
parso
e
piaciuto
in
casa
sua
;
non
cercava
altro
.
Suo
nonno
e
suo
padre
si
erano
procurati
parecchi
fastidi
per
essersi
mescolati
in
certi
affari
;
il
nonno
specialmente
,
carbonaro
arrabbiato
nel
venti
!
Che
n
'
avea
ottenuto
?
Aveva
dovuto
acquattarsi
per
vivere
in
pace
.
E
suo
padre
nel
quarantotto
?
Capitano
della
guardia
nazionale
,
per
poco
Satriano
non
lo
aveva
fatto
fucilare
.
Ecco
i
bei
guadagni
dell
'
occuparsi
di
politica
!
Almeno
con
Ferdinando
II
e
Franceschiello
,
si
stava
tranquilli
.
Niente
lotte
municipali
.
I
Decurioni
,
come
allora
si
chiamavano
i
consiglieri
,
li
eleggeva
il
Sottintendente
e
nessuno
osava
di
rifiatare
.
Il
cugino
Pergola
si
arrabbiava
sentendogli
ripetere
queste
cose
:
"
E
la
dignità
umana
la
contate
per
nulla
?
Ora
ci
amministriamo
da
noi
con
deputati
e
consiglieri
eletti
da
noi
.
Se
scegliamo
male
,
la
colpa
è
nostra
...
"
.
"
Precisamente
;
ed
è
impossibile
sceglier
bene
.
Le
persone
oneste
non
sono
sfacciate
,
non
amano
di
mettersi
avanti
,
come
coloro
che
niente
hanno
da
perdere
e
tutto
da
guadagnare
.
"
"
Le
persone
oneste
hanno
torto
.
Lasciarsi
sopraffare
è
da
minchioni
.
"
"
Certe
volte
i
minchioni
la
indovinano
,
cugino
!
"
Intanto
si
lasciava
travolgere
dalle
incitazioni
e
dall
'
esempio
.
Il
cugino
e
gli
altri
digrossavano
gli
elettori
,
lasciando
al
marchese
la
cura
di
fare
soltanto
l
'
operazione
dell
'
ultima
mano
,
con
un
saluto
,
con
un
sorriso
,
con
un
bel
grazie
,
con
un
'
accorta
promessa
che
diceva
e
non
diceva
per
non
trovarsi
poi
troppo
impegnato
.
Così
nelle
prime
settimane
il
marchese
si
era
tenuto
un
po
'
in
disparte
.
A
poco
a
poco
però
,
il
fervore
della
lotta
aveva
eccitato
anche
lui
,
spingendolo
fino
ad
andare
personalmente
in
casa
di
alcuni
elettori
influenti
.
"
Oh
,
signor
marchese
!
Troppo
onore
!
...
Si
figuri
!
Il
suo
nome
...
"
"
Non
è
il
mio
solamente
.
Capite
;
sarei
una
noce
nel
sacco
.
Bisogna
votare
la
lista
intera
.
"
"
Ha
ragione
;
ma
...
come
si
fa
?
"
"
Transigiamo
.
Due
,
tre
nomi
:
questi
.
"
"
Si
può
dire
di
no
al
marchese
di
Roccaverdina
?
"
Gli
altri
,
contadini
,
operai
,
qualche
galantuomo
di
quelli
col
don
ma
scarsi
di
quattrini
,
li
mandava
a
chiamare
con
diverse
scuse
,
o
semplicemente
con
un
:
"
Il
marchese
vuol
dirvi
una
parola
"
.
"
Vi
darò
io
la
scheda
.
"
"
Come
voscenza
comanda
.
"
"
Segnata
,
badate
!
"
"
A
mio
compare
,
eccellenza
,
non
posso
fare
un
torto
;
ho
promesso
.
"
"
Vada
per
vostro
compare
.
"
Qualcuno
si
grattava
la
testa
,
impacciato
.
"
Che
c
'
è
?
...
Ti
pagano
?
"
"
Che
vuole
,
voscenza
!
Ho
moglie
e
figli
...
Le
male
annate
...
Con
lo
stomaco
non
si
scherza
!
"
"
Ti
do
il
doppio
;
ma
,
il
giorno
avanti
,
in
casa
mia
,
per
evitare
le
tentazioni
;
non
sarai
solo
.
"
E
se
incontrava
qualche
resistenza
,
il
maluomo
veniva
fuori
in
lui
.
Si
trovava
nel
ballo
,
e
doveva
ballare
,
in
tutti
i
modi
,
con
tutti
i
mezzi
,
e
non
rifuggiva
dalle
minacce
:
"
Me
la
legherò
al
dito
!
Arriva
un
momento
che
in
questo
mondo
si
ha
bisogno
di
qualcuno
.
Non
vi
lagnate
se
allora
...
"
.
Addentratosi
subito
nelle
manovre
elettorali
,
già
prendeva
gusto
alla
lotta
e
vi
si
accaniva
come
non
aveva
mai
immaginato
che
potesse
accadergli
.
Era
proprio
vero
che
certe
cose
bisognava
provarle
per
darne
equo
giudizio
.
Pensava
egli
forse
agli
interessi
del
Comune
,
alle
piaghe
da
guarire
,
alle
questioni
da
risolvere
,
al
bene
da
fare
?
No
.
Lo
attraeva
unicamente
la
lotta
;
e
questa
non
tanto
per
la
smania
di
vincere
a
ogni
costo
le
forze
avversarie
,
quanto
per
quell
'
affaccendamento
con
questo
e
con
quello
che
lo
distoglieva
dal
riflettere
ad
altro
,
che
gli
porgeva
occasione
di
mostrarsene
occupato
e
preoccupato
assai
più
che
non
fosse
in
realtà
.
Giacché
,
di
tratto
in
tratto
,
una
parola
,
un
accenno
,
un
avvenimento
,
qualche
cosa
che
insorgeva
dentro
di
lui
ciò
non
ostante
,
bastava
a
fargli
scorgere
la
inanità
di
tutti
quei
suoi
sforzi
.
Tra
poco
bisognava
ricominciare
a
combattere
l
'
aspra
intima
lotta
che
non
voleva
lasciarlo
tranquillo
,
quasi
niente
avesse
egli
fatto
sin
allora
per
soffocarla
,
per
nientarla
!
Giusto
in
quei
giorni
gli
si
era
presentata
la
vedova
di
Neli
Casaccio
coi
suoi
quattro
bambini
.
"
Voscenza
,
ch
'
è
stata
la
nostra
divina
Provvidenza
!
...
Ha
fatto
cento
,
faccia
,
per
carità
,
cento
e
uno
!
Prenda
al
suo
servizio
il
grandicello
.
Io
m
'
ingegnerò
per
sfamare
gli
altri
,
finché
avrò
braccia
e
salute
.
Lo
mandi
in
campagna
col
bovaro
.
Non
chiedo
salario
.
È
buono
anche
per
mandarlo
qua
e
là
,
dove
occorre
.
Ora
che
voscenza
prende
moglie
...
Ho
pregato
anche
la
signora
marchesa
.
Mi
avevano
consigliato
:
"
Andate
da
lei
!
"
.
Che
ne
so
io
come
vanno
queste
cose
?
E
la
buona
signora
mi
ha
risposto
...
"
"
Niente
!
È
impossibile
!
Ho
fatto
quel
che
ho
potuto
!
"
Aveva
rabbia
di
tremare
,
come
dinanzi
a
un
giudice
,
davanti
a
quella
povera
donna
coperta
di
miserabili
stracci
neri
,
sfiorita
pel
dolore
e
per
la
miseria
,
mal
lavata
e
mal
pettinata
,
e
che
conservava
un
lampo
della
vantata
bellezza
soltanto
negli
occhi
grandi
e
neri
,
gonfi
di
lagrime
.
"
È
vero
!
Glielo
renderà
in
paradiso
la
Bella
Madre
Santissima
!
Io
non
ho
parole
per
ringraziare
voscenza
!
E
il
Signore
deve
darle
,
in
compenso
,
cento
anni
di
salute
e
di
prosperità
!
Come
dovrà
dare
fuoco
in
questa
e
nell
'
altra
vita
alle
male
persone
che
hanno
fatto
morire
in
carcere
l
'
innocente
di
mio
marito
!
...
Era
innocente
,
eccellenza
!
Innocente
come
Gesù
Cristo
messo
in
croce
!
"
"
Non
l
'
ho
condannato
io
"
,
biascicò
il
marchese
.
"
Che
c
'
entra
voscenza
?
Dicevo
:
le
male
persone
.
"
Ogni
parola
di
lei
gli
aveva
trapassato
il
cuore
come
una
punta
di
stile
.
Fortunatamente
era
sopravvenuto
il
cavalier
Pergola
,
affannato
,
sudato
,
con
gli
occhi
scintillanti
per
le
buone
notizie
che
recava
.
La
povera
donna
si
risolve
anche
a
lui
:
"
Ah
,
signor
cavaliere
!
Metta
una
buona
parola
,
voscenza
!
"
.
"
Sì
,
sì
;
intanto
andatevene
.
Se
credete
che
il
marchese
non
abbia
altro
da
fare
!
"
E
la
nottata
precedente
alla
domenica
in
cui
doveva
avvenire
la
votazione
,
il
marchese
era
andato
attorno
,
accompagnato
dal
cugino
e
da
parecchie
persone
fidate
,
a
bussare
alle
porte
degli
elettori
che
dormivano
tranquilli
,
per
incoraggiare
gli
esitanti
,
per
tentare
gli
ultimi
assalti
su
coloro
che
resistevano
,
per
condurre
,
come
prigionieri
,
in
casa
sua
quelli
di
dubbia
fedeltà
,
o
che
non
avrebbero
saputo
resistere
alle
pressioni
degli
avversari
.
E
per
le
vie
,
pei
vicoli
,
le
squadre
dei
due
partiti
s
'
incontravano
guardandosi
in
cagnesco
,
scambiandosi
motti
ironici
,
prendendo
allegramente
la
cosa
,
secondo
gli
umori
delle
persone
.
Il
marchese
non
si
era
mai
sognato
di
dover
arrivare
fino
a
questo
punto
.
In
certi
momenti
,
sentiva
nausea
,
stanchezza
di
quei
piccoli
intrighi
.
Intanto
,
si
trovava
nel
ballo
;
doveva
ballare
!
Un
bel
giorno
,
quando
si
sarebbe
seccato
,
avrebbe
mandato
tutti
-
Municipio
,
Consiglio
,
elettori
-
tutti
a
farsi
benedire
!
Non
voleva
ridursi
il
servitore
di
nessuno
.
Era
tornato
a
casa
all
'
alba
,
e
si
era
messo
a
letto
,
che
non
ne
poteva
più
.
Di
là
,
intanto
,
nella
sala
da
pranzo
,
quei
mascalzoni
vuotavano
bottiglie
di
vino
dietro
bottiglie
e
mangiavano
a
due
ganasce
uova
sode
,
formaggio
,
salame
,
ulive
nere
salate
,
noci
,
fichi
secchi
,
con
montagne
di
pani
freschi
che
sparivano
di
su
la
tavola
quasi
fossero
pilloline
;
mangiavano
e
bevevano
,
in
attesa
di
essere
condotti
nella
chiesetta
di
San
Luigi
,
dove
la
votazione
aveva
luogo
per
mancanza
di
locali
più
adatti
.
Venivano
a
prenderli
a
due
,
a
tre
,
a
quattro
per
volta
,
secondo
la
prima
lettera
dei
nomi
;
e
il
cavalier
Pergola
e
il
dottor
Meccio
facevano
da
carabinieri
,
non
lasciandoli
avvicinare
da
nessuno
per
timore
che
non
accadesse
qualche
rapido
scambio
di
scheda
,
scortandoli
fino
al
tavolino
del
seggio
tra
le
risate
,
le
parole
sarcastiche
,
le
velate
minacce
degli
avversarii
,
che
però
non
protestavano
,
facendo
la
stessa
cosa
per
conto
loro
.
Poi
il
marchese
avea
dovuto
uscire
di
casa
in
fretta
per
andare
a
deporre
la
sua
scheda
,
al
secondo
appello
;
ed
era
passato
in
mezzo
a
due
ali
di
elettori
,
quasi
vergognoso
di
quel
suo
primo
atto
di
vita
pubblica
che
lo
esponeva
alla
vista
di
tanta
gente
non
meno
di
lui
maravigliata
di
vederlo
apparire
colà
.
E
la
sera
,
fino
a
tardi
,
la
sua
casa
era
stata
invasa
da
persone
di
ogni
sorta
,
venute
a
rallegrarsi
della
vittoria
.
Raccontavano
episodi
,
magnificavano
i
loro
sforzi
,
e
gli
si
affollavano
attorno
per
rammentargli
tacitamente
:
"
Dovrà
ricordarsi
di
noi
quando
occorrerà
!
"
.
"
Non
abbiamo
lavorato
pei
suoi
begli
occhi
!
"
"
Non
ci
siamo
messi
allo
sbaraglio
unicamente
per
farle
piacere
!
"
"
Così
è
il
mondo
!
"
,
pensava
il
marchese
.
"
Tutto
apparenza
.
Mi
credono
onesto
,
irreprensibile
perché
ignorano
.
Così
è
il
mondo
!
Forse
parecchi
di
questi
qui
hanno
fatto
peggio
di
me
,
e
,
ignorando
,
anche
io
li
stimo
e
li
rispetto
.
Forse
,
non
hanno
avuto
coraggio
,
ardire
,
astuzia
,
onesti
loro
malgrado
;
forse
,
loro
è
mancata
l
'
occasione
,
onesti
per
caso
!
"
Sentiva
rinascere
proprio
in
quei
momenti
la
solita
superstiziosa
paura
,
la
solita
apprensione
di
pericoli
appiattati
nell
'
ombra
.
Gli
pareva
che
il
contatto
con
tanta
gente
lo
costringesse
a
vivere
in
un
'
atmosfera
insidiosa
,
dove
non
poteva
respirare
liberamente
.
Non
vedeva
l
'
ora
di
sottrarsi
ai
loro
sguardi
,
di
tornare
a
Margitello
.
Colà
i
lavori
erano
stati
sospesi
;
voleva
sorvegliarli
lui
,
non
si
fidando
molto
dell
'
ingegnere
.
Stavano
per
arrivare
i
pigiatoi
,
i
frantoi
,
le
botti
,
i
bottaccini
,
i
coppi
;
e
i
locali
erano
ancora
ingombri
di
materiali
,
e
certe
opere
di
muratura
appena
iniziate
!
Inoltre
,
aveva
fretta
di
assestare
la
sua
casa
,
la
sua
vita
;
di
riprendere
un
po
'
la
vecchia
abitudine
d
'
isolamento
;
di
riposarsi
dopo
tante
agitazioni
che
,
infine
,
non
erano
servite
a
difenderlo
,
come
aveva
creduto
,
dagli
intimi
turbamenti
dai
quali
era
reso
scioccamente
irrequieto
.
La
baronessa
di
Lagomorto
non
aveva
visto
di
buon
occhio
l
'
intromissione
del
marchese
negli
affari
municipali
.
"
Che
t
'
immagini
?
Si
servono
di
te
pei
loro
fini
.
Ti
hanno
mai
ricercato
prima
?
"
"
Ho
sempre
rifiutato
.
"
"
Avresti
fatto
meglio
a
lasciarli
cantare
anche
ora
.
Zòsima
,
ieri
mi
diceva
:
"
Ha
tanto
da
fare
a
casa
sua
!
"
.
Quasi
,
poveretta
,
temesse
...
Insomma
,
quando
ti
risolverai
?
Io
non
voglio
morire
prima
di
assistere
alle
tue
nozze
.
"
"
Tra
qualche
mese
,
zia
.
"
"
Li
so
,
per
prova
,
i
tuoi
mesi
.
Hai
la
felicità
sotto
mano
,
e
non
ti
scomodi
a
stendere
il
braccio
!
Perché
?
Non
ti
capisco
;
Zòsima
ha
ragione
di
sospettare
...
"
"
Mi
dispiace
.
"
"
Lo
dici
in
certa
maniera
!
Comincio
ad
impensierirmi
anch
'io."
"
Non
credevo
che
la
fabbrica
laggiù
,
a
Margitello
,
dovesse
tenermi
tanto
occupato
.
Ora
poi
queste
elezioni
...
"
"
Domani
chi
sa
che
cos
'
altro
!
"
"
Niente
,
zia
!
Mi
sento
stanco
;
ho
bisogno
di
pace
,
di
tranquillità
.
Ecco
!
Voi
lo
sapete
,
se
una
cosa
mi
afferra
...
"
"Appunto."
"
Uno
di
questi
giorni
,
domenica
prossima
anzi
,
con
voi
,
con
la
signora
Mugnos
,
con
Zòsima
,
parleremo
dei
preparativi
;
e
in
due
o
tre
settimane
...
Ho
riflettuto
;
l
'
idea
di
Zòsima
mi
persuade
;
tutto
alla
buona
,
senza
sfarzo
,
senza
chiasso
.
Non
potranno
dire
che
faccia
così
per
avarizia
o
perché
mi
manchino
i
quattrini
.
Un
matrimonio
è
festa
di
famiglia
.
"
"
Zòsima
ne
sarà
molto
contenta
.
"
Ed
era
partito
per
Margitello
assieme
con
l
'
ingegnere
e
il
cavalier
Pergola
,
il
quale
gli
stava
alle
costole
più
che
mai
.
Bisognava
battere
il
ferro
mentre
era
caldo
;
non
perdere
i
beneficii
della
grande
vittoria
ottenuta
.
"
Gli
amici
sono
rimasti
scombussolati
;
ma
lavorano
con
le
mani
e
coi
piedi
presso
il
sottoprefetto
,
presso
il
deputato
,
perché
la
scelta
del
sindaco
caschi
sopra
uno
di
loro
.
"
"
Non
posso
farmi
sindaco
da
me
!
"
,
rispondeva
il
marchese
un
po
'
seccato
.
"
Se
li
lasciamo
mestare
,
se
non
ci
facciamo
vivi
!
...
Una
visita
al
sottoprefetto
...
"
"
E
chi
lo
conosce
cotesto
signore
?
"
"
Non
importa
;
è
un
funzionario
del
governo
,
e
si
terrà
onorato
di
ricevere
l
'
ossequio
del
marchese
di
Roccaverdina
.
"
"
Lasciamo
,
per
ora
,
questo
discorso
.
Guardate
.
Le
campagne
sembrano
un
giardino
!
"
Un
'
immensa
stesa
di
verde
,
di
mille
toni
di
verde
,
dal
tenero
al
cupo
che
sembrava
quasi
nero
;
un
trionfo
,
una
follia
di
vegetazione
fin
nei
terreni
più
ingrati
,
che
non
avevano
mai
prodotto
un
fil
d
'
erba
!
I
ciglioni
dello
stradone
sembravano
due
interminabili
siepi
folte
di
meravigliosi
fiori
gialli
,
rossi
,
bianchi
,
azzurri
,
che
si
rizzavano
su
giganteschi
steli
tra
foglie
di
smeraldo
,
come
se
un
'
esperta
mano
di
giardiniere
avesse
pensato
a
mescolare
i
colori
e
le
loro
sfumature
per
produrre
effetti
di
sorprendente
decorazione
.
Ed
erano
erbe
selvatiche
senza
nome
,
che
s
'
intrecciavano
,
si
pigiavano
,
non
lasciando
il
minimo
spazio
tra
loro
,
sorridenti
,
smaglianti
al
sole
che
le
vivificava
dall
'
alto
.
E
i
seminati
!
Un
tappeto
di
velluto
verde
che
non
finiva
più
,
cosparso
di
macchie
rosse
dai
papaveri
,
punteggiato
di
ricami
cilestrini
e
violetti
dalle
iridi
.
E
qua
i
papaveri
dilagavano
in
larghe
chiazze
sanguigne
;
là
,
i
fiori
del
lino
coprivano
liste
e
quadrati
col
loro
tenero
azzurro
argentato
;
e
,
dappertutto
,
miriadi
di
farfalle
che
s
'
inseguivano
con
ali
tremolanti
,
piccole
,
grandi
,
di
ogni
forma
e
colore
,
quali
non
se
n
'
erano
mai
viste
,
quante
non
se
n
'
erano
mai
dischiuse
dalle
crisalidi
e
dai
bozzoli
a
memoria
di
uomo
!
Le
mule
della
carrozza
trottavano
allegramente
,
e
gli
stormi
dei
piccioni
di
Margitello
,
incontrati
alla
svolta
della
carraia
,
tornavano
addietro
,
verso
il
casamento
con
rapido
fruscio
d
'
ale
,
quasi
ad
annunziare
colà
la
visita
del
padrone
.
XXII
.
Erano
già
arrivate
le
macchine
e
gli
operai
che
dovevano
montarle
e
metterle
a
posto
.
L
'
atrio
di
Margitello
sembrava
di
nuovo
un
arsenale
,
peggio
dell
'
altra
volta
,
coi
bottai
che
dogavano
botti
,
bottaccini
e
tini
pel
mosto
;
coi
carretti
che
sopravvenivano
carichi
ciascuno
di
un
coppo
da
olio
,
e
coi
manovali
e
i
contadini
che
,
imbracatili
,
li
portavano
nella
dispensa
già
pronta
,
col
suolo
di
cemento
,
liscio
e
un
po
'
avvallato
verso
il
centro
,
dove
la
morta
,
cioè
un
coppo
sotterrato
fino
all
'
orlo
,
apriva
la
nera
bocca
per
ricevervi
l
'
olio
nel
caso
che
uno
dei
coppi
si
fendesse
.
E
grida
,
e
bestemmie
da
ogni
parte
;
e
su
tante
diverse
voci
,
stentorea
e
dominatrice
,
quella
del
marchese
che
dava
ordini
,
rimbrottava
,
sacrava
,
e
faceva
perdere
la
testa
a
tutti
.
Non
c
'
erano
voluti
meno
di
otto
giorni
prima
che
ogni
cosa
fosse
in
assetto
.
Ma
,
finalmente
,
gli
strettoi
con
le
grosse
viti
e
le
madreviti
di
acciaio
luccicavano
,
quasi
fossero
d
'
argento
,
di
faccia
alle
macine
piccole
e
svelte
;
i
coppi
protendevano
,
torno
torno
,
la
pancia
verniciata
;
le
botti
,
insediate
sui
sostegni
di
pietra
intagliata
,
si
allineavano
in
ordine
digradante
,
dalla
botte
grande
ai
bottacci
e
ai
bottaccini
con
le
cannelle
e
gli
zaffi
sporgenti
.
"
La
chioccia
coi
pulcini
!
"
,
aveva
esclamato
il
massaio
,
ammirando
.
E
l
'
immagine
era
piaciuta
al
marchese
che
l
'
aveva
ripetuta
all
'
ingegnere
.
Quando
tutto
fu
in
ordine
e
gli
stanzoni
sgombrati
,
spazzati
,
parevano
più
larghi
,
più
luminosi
,
quasi
una
chiesa
da
farvi
le
sacre
funzioni
,
secondo
un
'
altra
immagine
del
massaio
(
l
'
altar
maggiore
era
la
botte
grande
ed
egli
avrebbe
voluto
celebrarvi
la
messa
cantata
allorché
essa
sarebbe
stata
piena
del
vero
sangue
di
Cristo
!
)
;
i
soci
dell
'
Agricola
vennero
invitati
a
un
pranzo
di
inaugurazione
dei
locali
,
e
alla
tavola
,
rizzata
fra
gli
strettoi
e
le
macine
,
mancò
soltanto
il
cugino
Pergola
,
a
cui
gli
strapazzi
per
le
elezioni
avevano
fatto
gonfiare
le
tonsille
come
spesso
gli
accadeva
.
Giornata
di
grandissima
soddisfazione
pel
marchese
,
che
in
quell
'
occasione
battezzava
la
botte
grande
col
nome
di
Zòsima
tra
i
brindisi
di
auguri
e
gli
applausi
dei
commensali
.
"
A
questa
accanto
"
,
disse
il
notaio
Mazza
,
"
metteremo
nome
San
Giurranni
che
è
il
patrono
del
vino
,
perché
ripeta
il
miracolo
di
far
rimanere
le
botti
sempre
piene
,
come
quella
sotto
cui
lo
avevano
sepolto
i
suoi
assassini
per
nascondere
il
loro
delitto
.
Più
ne
spillavano
da
essa
e
più
ne
veniva
fuori
.
E
di
che
qualità
!
Come
mai
?
Un
giorno
la
mamma
di
San
Giurranni
,
cerca
e
guarda
,
si
accorge
che
un
tralcio
verde
e
pampinoso
,
spuntato
dal
terreno
dietro
la
botte
,
era
montato
su
fino
al
cocchiume
e
vi
si
era
immerso
.
Fece
scavare
là
sotto
e
rinvenne
il
corpo
del
figlio
ancora
intatto
...
Ma
la
botte
non
diede
più
vino
!
...
Bisogna
ammazzare
qualche
santo
,
caro
marchese
"
,
concluse
il
notaio
ridendo
,
"
e
seppellirlo
qui
!
"
Il
marchese
non
rise
con
gli
altri
;
si
fece
anzi
scuro
in
viso
,
quasi
il
notaio
non
avesse
parlato
di
San
Giurranni
ma
di
Rocco
Criscione
.
E
al
ritorno
a
Ràbbato
,
passando
con
la
carrozza
tra
le
siepi
di
fichi
d
'
India
dietro
cui
egli
aveva
tirato
quella
notte
il
colpo
fatale
,
gli
parve
di
vedere
steso
per
terra
il
cadavere
di
Rocco
con
la
fronte
fracassata
dalla
palla
e
il
volto
insanguinato
.
Non
lo
rivedeva
così
da
un
pezzo
.
Gli
era
accaduto
di
passare
da
quel
punto
anche
senza
che
un
rapido
ricordo
del
fatto
gli
si
destasse
nella
memoria
;
quella
volta
però
,
non
ostante
la
visita
degli
alti
seminati
che
ondeggiavano
come
il
mare
,
e
delle
prode
della
carraia
tutte
in
fiore
sotto
il
sole
che
tramontava
maestosamente
dorando
la
campagna
attorno
,
egli
ebbe
,
lungo
la
strada
,
sempre
davanti
agli
occhi
la
visione
della
cupa
notte
,
in
cui
la
gelosia
lo
aveva
spinto
ad
appostarsi
dietro
la
siepe
;
e
col
bagliore
della
fiammata
e
con
la
sensazione
del
rimbombo
del
colpo
sparato
,
il
grido
acuto
del
colpito
che
cascava
da
cavallo
e
quella
dello
scalpito
della
mula
fuggente
spaventata
.
E
intanto
,
rispondendo
al
notaio
Mazza
che
gli
stava
a
fianco
nella
carrozza
,
parlava
a
voce
alta
quasi
per
stornarlo
dal
leggergli
su
la
fronte
il
pensiero
che
gli
sembrava
dovesse
essere
visibile
,
tanto
insistentemente
lo
tormentava
.
Quell
'
imbecille
di
notaio
gli
aveva
mutato
in
veleno
tutto
il
piacere
della
lieta
giornata
!
E
così
il
marchese
era
arrivato
a
casa
di
gran
cattivo
umore
.
Mamma
Grazia
gli
annunciava
dolente
:
"
Tuo
cugino
sta
male
,
figlio
mio
!
Ha
mandato
tre
volte
da
questa
mattina
,
vuole
vederti
prima
di
morire
"
.
"
Prima
di
morire
?
"
,
esclamò
il
marchese
stupito
.
"
Così
ha
detto
la
serva
.
Piangeva
.
Il
Signore
lo
ha
chiamato
;
si
mette
in
grazia
di
Dio
!
"
"
Sì
,
va
bene
"
,
rispose
il
marchese
.
"
Andrò
domattina
.
"
Aveva
crollato
la
testa
sorridendo
delle
ultime
parole
di
mamma
Grazia
.
Ed
ecco
don
Aquilante
,
per
parlargli
delle
pratiche
di
un
altro
prestito
di
cui
il
marchese
lo
aveva
incaricato
settimane
addietro
,
di
una
ventina
di
mila
lire
con
ipoteca
su
Casalicchio
,
giacché
le
settanta
mila
del
Banco
di
Sicilia
erano
state
ingoiate
dalla
fabbrica
di
Margitello
,
dalle
macchine
,
dalle
botti
e
dai
coppi
.
"
Marchese
,
andiamo
adagio
!
"
,
gli
disse
don
Aquilante
.
"
Non
tocca
a
me
darvi
consigli
.
Ma
io
conosco
i
miei
polli
.
Facciamo
!
Facciamo
!
da
noi
significa
:
Fate
!
Fate
!
"
"
C
'
è
un
atto
di
Società
,
bollato
e
registrato
...
"
"
Lo
so
...
Alle
strette
,
poi
,
se
doveste
mettervi
a
far
liti
...
vedreste
,
marchese
,
che
cosa
vi
rimarrebbe
in
mano
:
un
pugno
di
mosche
.
"
"
Lo
stabile
,
le
macchine
,
ogni
cosa
...
"
"
Che
ne
fareste
?
"
"
Ciò
che
ne
faremo
ora
.
Le
ventimila
lire
,
dunque
?
"
"
Sono
pronte
,
al
sette
per
cento
;
impossibile
per
meno
.
Quel
canonico
è
un
gran
strozzino
,
quantunque
servo
di
Dio
!
"
"
Allora
sarà
meglio
ricorrere
di
nuovo
al
Banco
di
Sicilia
.
Pago
a
rate
,
in
vent
'anni."
"Forse."
Don
Aquilante
si
voltò
tutt
'
a
un
tratto
indietro
come
se
qualcuno
lo
avesse
chiamato
.
"
Che
c
'
è
?
"
,
domandò
il
marchese
.
"
Nulla
...
Al
solito
...
È
qui
.
Da
un
pezzo
mi
viene
davanti
senza
che
io
lo
evochi
.
"
Don
Aquilante
non
aveva
più
osato
di
riparlargliene
dopo
quell
'
esperimento
mal
riuscito
,
né
il
marchese
gli
aveva
più
domandato
,
per
canzonarlo
:
"
E
gli
Spiriti
?
"
,
distratto
da
tante
occupazioni
.
Ma
in
quel
momento
,
colto
alla
sprovvista
egli
si
lasciò
sfuggire
:
"
Lasciatemi
in
pace
!..."
.
Si
corresse
subito
però
:
"
Ricominciamo
la
farsa
?
"
,
disse
.
"
Mandatelo
al
diavolo
,
se
è
vero
!
...
Parliamo
di
affari
.
"
"
È
un
grande
affare
anche
questo
"
,
rispose
don
Aquilante
con
gravità
.
"
Se
si
potesse
almeno
rivendicare
la
reputazione
del
poveretto
morto
in
carcere
!..."
"
Non
avete
altra
gatta
da
pelare
,
voi
?
"
E
tagliò
corto
al
discorso
.
"
In
quanto
al
canonico
"
,
soggiunse
dopo
alcuni
istanti
di
silenzio
,
"
scrivetegli
pure
che
strozzi
un
altro
.
"
Mentre
mamma
Grazia
preparava
la
cena
,
il
marchese
,
con
un
lume
in
mano
,
andava
da
una
stanza
all
'
altra
per
distrarsi
,
osservando
l
'
effetto
delle
novità
operate
,
fantasticando
intorno
a
quel
che
ancora
mancava
nell
'
ammobiliamento
;
tentando
d
'
immaginarsi
Zòsima
da
padrona
di
casa
colà
dove
quell
'
altra
era
stata
quasi
tale
dieci
anni
;
riflettendo
su
l
'
avvenire
che
doveva
accecare
straordinari
mutamenti
alla
sua
vita
.
Ma
quella
solitudine
,
quel
silenzio
,
quelle
ombre
che
si
raccoglievano
negli
angoli
per
la
scarsa
luce
del
lume
gli
davano
una
paurosa
sensazione
che
gli
faceva
girare
timidamente
gli
occhi
attorno
e
della
quale
si
garriva
nell
'
intimo
come
di
fanciullesca
viltà
.
La
paura
dell
'
ignoto
!
Oh
!
Lo
sapeva
benissimo
;
aveva
creato
tutte
le
chimere
delle
religioni
,
tutte
le
leggende
del
mondo
di
là
;
gliel
'
avevano
insegnato
i
libri
prestatigli
dal
cugino
Pergola
!
Li
rileggeva
di
tanto
in
tanto
,
per
fortificarsi
,
quando
i
suoi
convincimenti
vacillavano
,
quando
le
influenze
ataviche
rialzavano
la
testa
per
ridurlo
simile
ai
selvaggi
,
agli
uomini
primitivi
che
tremavano
pei
fantasmi
creati
dalla
loro
fantasia
e
poi
stimati
realtà
.
Quei
libri
avevano
ragione
.
Ciò
non
ostante
,
le
impressioni
della
giornata
agivano
ancora
sui
suoi
nervi
.
Bisognava
rassegnarsi
a
sopportarle
finché
non
si
fossero
affievolite
e
dileguate
,
proprio
come
le
allucinazioni
prodotte
dalla
febbre
,
che
svaniscono
appena
l
'
accesso
diminuisce
di
grado
.
Così
talvolta
,
durante
il
delirio
,
si
capisce
di
delirare
,
ma
non
si
subiscono
meno
le
allucinazioni
morbose
.
Si
sentiva
in
uno
di
questi
momenti
.
Infatti
ragionava
,
derideva
i
terrori
suscitatigli
dalle
parole
del
notaio
Mazza
,
dalle
sciocchezze
di
don
Aquilante
che
pretendeva
di
vedere
gli
Spiriti
e
di
parlare
con
loro
;
e
intanto
trasaliva
allo
scricchiolio
di
un
mobile
,
guardava
sospettosamente
verso
i
punti
che
rimanevano
meno
illuminati
,
quasi
nascondessero
qualcuno
che
poteva
venirgli
innanzi
all
'
improvviso
...
A
fare
che
cosa
?
...
Stupidaggini
!
E
intanto
si
affrettava
a
tornare
nella
sala
da
pranzo
,
sentendosi
venir
meno
il
coraggio
di
rimanere
più
a
lungo
solo
solo
.
Si
era
affacciato
al
balcone
.
Nel
vicolo
,
neppure
un
lampione
davanti
alle
porte
delle
casupole
;
le
vicine
recitavano
in
comune
il
rosario
.
La
fiammata
dei
focolari
,
le
misere
lucerne
dall
'
interno
gettavano
rossicce
strisce
di
luce
su
la
via
mal
selciata
,
su
un
gruppo
di
persone
,
su
quella
vecchia
accoccolata
sul
sedile
di
pietra
,
con
la
testa
china
e
le
mani
in
grembo
.
Ombre
passavano
e
ripassavano
di
tratto
in
tratto
a
traverso
le
strisce
di
luce
.
E
le
avemmarie
si
rispondevano
da
un
punto
all
'
altro
del
breve
vicolo
,
monotonamente
,
interrotte
da
una
chiamata
,
dal
pianto
di
un
bambino
che
faceva
accorrere
la
mamma
,
dall
'
arrivo
di
un
contadino
che
scaricava
dall
'
asino
due
fasci
di
legna
.
Poi
il
rosario
riprendeva
monotono
,
un
po
'
frettoloso
;
e
il
marchese
pensava
che
un
anno
addietro
egli
non
era
dissimile
da
quella
povera
gente
.
Essa
si
figurava
che
le
sue
preghiere
prendevano
la
via
del
cielo
,
arrivavano
fino
all
'
orecchio
di
Dio
e
della
Madonna
per
interessarli
dei
suoi
bisogni
,
delle
sue
disgrazie
,
e
andava
a
letto
consolata
da
un
luccicore
di
speranza
.
La
qualcosa
poi
non
impediva
che
quella
gente
in
certi
momenti
non
agisse
,
quasi
Dio
e
la
Madonna
non
esistessero
punto
.
E
pensava
che
il
mondo
era
un
inesplicabile
enimma
.
Perché
si
nasceva
?
Perché
si
moriva
?
Perché
tanta
smania
di
affaticarsi
,
di
arricchirsi
,
di
affrettarsi
a
godere
,
e
di
soffrire
con
l
'
intento
di
arrivare
un
giorno
a
godere
?
Qualche
istante
la
vita
gli
appariva
come
una
folle
fantasmagoria
.
E
stupiva
di
quelle
riflessioni
così
insolite
per
lui
,
di
quella
tristezza
che
gli
pensava
su
l
'
anima
,
di
quella
sorda
agitazione
che
gli
serpeggiava
per
tutta
la
persona
,
presagio
di
sinistri
avvenimenti
.
Il
rosario
era
finito
;
tutte
le
porte
delle
casupole
si
erano
chiuse
;
pel
vicolo
rimasto
buio
non
passava
anima
viva
.
E
sotto
il
cielo
senza
luna
,
chiazzato
di
nuvole
cineree
,
risuonò
improvvisamente
la
serale
imprecazione
della
zia
Mariangela
.
"
Centomila
diavoli
alla
casa
dei
Crisanti
!
Oh
!
Oh
!
-
Centomila
diavoli
alla
casa
dei
Pignataro
!
Oh
!
Oh
-
Centomila
diavoli
al
palazzo
dei
Roccaverdina
!
Oh
!
Oh
!
"
Il
marchese
si
ritrasse
dal
balcone
.
Quella
volta
la
voce
della
povera
pazza
gli
era
riuscita
insopportabile
.
La
mattina
dopo
egli
andava
dal
cugino
.
Cecilia
,
figlia
dello
zio
don
Tindaro
,
gli
venne
incontro
nell
'
anticamera
,
tenendo
i
suoi
due
bambini
per
mano
.
"
Grazie
,
marchese
!
"
singhiozzava
.
"
Fategli
coraggio
.
"
"
Ma
è
dunque
vero
?
Io
credevo
che
si
trattasse
di
un
'
esagerazione
di
mamma
Grazia
.
"
"
Questa
volta
è
grave
assai
;
può
rimanere
soffocato
da
un
istante
all
'
altro
...
Per
fortuna
il
Signore
gli
ha
toccato
il
cuore
...
C
'
è
di
là
il
prevosto
Montoro
...
Lo
ha
voluto
lui
,
per
confessarsi
.
"
"
Per
confessarsi
?
"
,
domandò
il
marchese
,
sospettando
di
aver
capito
male
.
Cecilia
non
badò
a
rispondergli
vedendo
uscire
il
prevosto
dalla
camera
del
malato
.
"
Vado
e
torno
subito
"
,
disse
questi
,
avvicinandosi
senza
salutare
il
marchese
a
cui
teneva
ancora
broncio
pel
crocifisso
regalato
alla
chiesa
di
Sant
'
Antonio
.
"
Precauzione
e
nient
'
altro
signora
.
Il
cavaliere
può
essere
fuori
di
pericolo
in
un
baleno
;
è
caso
ovvio
in
questo
genere
di
malattie
.
Non
bisogna
disperare
.
"
La
signora
Pergola
si
asciugò
le
lagrime
,
si
ricompose
e
disse
al
marchese
:
"
Venite
,
venite
!
"
.
Ma
egli
si
era
arrestato
su
la
soglia
della
camera
;
non
credeva
ai
suoi
occhi
.
Sul
cassettone
,
parato
con
tovaglia
da
altare
,
tra
candelabri
di
legno
dorato
con
candele
di
cera
accese
a
già
consumate
a
metà
,
aveva
subito
riconosciuto
le
teche
d
'
argento
delle
reliquie
vedute
esposte
nella
sacrestia
di
Sant
'
Isidoro
nell
'
occasione
dell
'
ultima
vista
diocesana
del
vescovo
.
La
piccola
,
con
le
falangi
di
un
dito
di
san
Biagio
,
protettore
contro
il
mal
di
gola
,
l
'
altra
,
con
un
avambraccio
in
cera
che
serviva
da
astuccio
a
un
osso
dell
'
avambraccio
di
sant
'
Anastasia
.
Di
rimpetto
al
cassettone
,
sul
tavolino
parato
egualmente
con
tovaglia
da
altare
,
tra
due
candelabri
con
candele
accese
e
sgocciolanti
,
in
un
vassoio
di
cristallo
stava
il
cordone
di
argento
del
Cristo
alla
Colonna
,
della
chiesa
di
San
Paolo
,
che
si
concedeva
soltanto
in
casi
estremi
e
a
fedeli
di
riguardo
.
Poteva
mai
aspettarselo
?
E
guardò
,
sbalordito
,
il
cugino
che
,
con
cenni
del
capo
e
mugolando
stentate
e
quasi
incomprensibili
parole
,
lo
invitava
ad
accostarsi
.
Seduto
sul
letto
,
appoggiato
a
un
mucchio
di
guanciali
,
con
in
testa
un
berretto
bianco
di
cotone
,
a
maglia
,
che
gli
nascondeva
anche
le
orecchie
,
coi
sacchetti
degli
empiastri
applicati
alla
gola
e
tenutivi
aderenti
da
una
larga
fascia
di
lana
grigia
,
col
viso
congestionato
,
con
gli
occhi
rigonfi
,
coperto
da
un
mantello
di
panno
verde
-
bottiglia
dai
cui
lembi
uscivano
le
mani
che
stringevano
un
piccolo
Cristo
di
ottone
su
croce
di
ebano
,
il
cavalier
Pergola
,
così
infagottato
,
era
quasi
irriconoscibile
.
E
soltanto
la
presenza
dell
'
afflitta
signora
e
dei
bambini
poté
trattenere
il
marchese
dal
prorompere
in
una
lunga
e
sonora
risata
.
La
risata
però
gli
fremeva
dentro
ed
era
anche
qualche
cosa
di
amaro
,
di
profondamente
triste
,
convulsione
nervosa
e
sgomento
prodotti
dall
'
immensa
delusione
che
lo
inchiodava
là
,
imbalordendolo
,
su
la
soglia
.
"
Ma
...
dunque
?
...
Ma
...
dunque
?
"
,
pensava
ansiosamente
,
accostandosi
al
letto
del
malato
.
"
Perdonatemi
!
...
Vi
ho
...
dato
...
scandalo
!
"
"
Zitto
!
Non
vi
sforzate
!
"
,
egli
lo
interruppe
.
Quelle
parole
,
che
uscivano
strascicanti
dalla
gola
quasi
senza
aiuto
della
lingua
,
facevano
soffrire
anche
lui
.
"
Vi
ho
dato
...
scandalo
...
con
quei
libri
...
!
Bruciateli
!
"
Il
marchese
si
sentiva
già
preso
da
vertigini
,
come
su
l
'
orlo
di
un
abisso
senza
fondo
.
"
Ma
...
dunque
?
...
Ma
...
dunque
?
"
Faccia
a
faccia
con
la
morte
l
'
ateo
,
il
baldo
bestemmiatore
,
il
feroce
odiatore
d
'
ogni
religione
e
dei
preti
,
rinnegava
tutt
'
a
un
tratto
i
suoi
convincimenti
,
diventava
una
femminuccia
,
si
circondava
di
reliquie
,
chiamava
il
confessore
,
voleva
benedetto
il
suo
matrimonio
!
Ed
era
stato
il
suo
iniziatore
,
il
suo
maestro
quasi
!
Oh
!
...
A
chi
doveva
egli
credere
ormai
?
All
'
uomo
sano
,
nel
pieno
possesso
di
tutte
le
sue
facoltà
intellettuali
,
o
a
questo
qui
,
infiacchito
dal
male
,
atterrito
dalle
rinascenti
paure
del
mondo
di
là
,
ma
che
forse
intravvedeva
con
lucido
sguardo
verità
nascoste
alle
menti
troppo
annebbiate
dai
sensi
,
o
sviate
dagli
interessi
e
dalle
passioni
mondane
?
...
E
la
risata
che
tornava
a
fremergli
dentro
,
amara
,
profondamente
triste
e
sarcastica
,
gli
dava
un
'
acuta
sensazione
di
dolor
fisico
all
'
epigastro
,
mentre
il
cavalier
Pergola
riprendeva
a
strascicare
le
parole
,
stralunando
gli
occhi
nei
momenti
che
fin
il
respirare
gli
riusciva
difficile
.
"
Perdonatemi
!
...
Pregate
...
che
Dio
mi
conceda
...
almeno
la
salute
dell
'
anima
...
se
non
quella
del
corpo
!
"
"
Eh
,
via
!
Non
mi
sembrate
neppur
voi
!
"
,
gli
disse
il
marchese
,
simulando
tranquillità
.
E
guardava
attorno
,
non
riuscendo
ancora
a
convincersi
che
lo
spettacolo
che
gli
stava
sotto
gli
occhi
fosse
cosa
reale
.
Un
senso
di
smarrimento
e
di
gran
vuoto
gli
faceva
correre
rapidi
brividi
di
freddo
per
la
schiena
,
quasi
tutto
stesse
per
crollare
e
miseramente
inabissarsi
attorno
a
lui
.
E
,
questa
volta
,
senza
nessuna
speranza
di
prossimo
aiuto
,
senza
nessuna
lusinga
di
lontana
salvezza
!
Così
egli
assisté
,
da
quarto
testimone
,
alla
celebrazione
del
matrimonio
religioso
,
che
il
prevosto
Montoro
venne
a
sbrigare
alla
lesta
,
accompagnato
da
don
Giuseppe
e
da
due
conoscenti
,
raccolti
per
strada
,
giacché
non
era
il
caso
di
perdere
tempo
nella
scelta
.
Indossate
la
cotta
,
la
mozzetta
e
la
stola
,
prima
di
aprire
il
rituale
che
don
Giuseppe
gli
porgeva
,
il
prevosto
,
cavata
dalla
tasca
della
sottana
una
carta
,
la
presentava
,
spiegata
,
al
cavaliere
.
"
È
indispensabile
!
...
Anche
per
mia
giustificazione
.
Bisogna
firmarla
.
"
Fu
portato
il
calamaio
;
e
,
mentre
il
malato
firmava
,
il
prevosto
invitava
gli
astanti
a
ringraziare
Dio
per
quella
spontanea
ritrattazione
di
tutte
le
eresie
,
di
tutti
gli
errori
,
di
tutte
le
empie
dottrine
professate
con
scandalo
di
tante
anime
,
con
corruzione
di
tanti
cuori
.
La
commovente
cerimonia
in
articulo
mortis
durava
pochi
minuti
;
e
il
sole
,
che
inondava
la
camera
dalla
vetrata
del
balcone
di
faccia
al
letto
,
la
rendeva
più
triste
con
la
sua
luminosa
letizia
.
Tra
i
ceri
ardenti
sui
candelabri
davanti
alle
sacre
reliquie
,
nel
raccolto
silenzio
dei
pochi
astanti
inginocchiati
attorno
alla
povera
signora
che
non
poteva
frenare
le
lagrime
,
i
due
sì
parvero
singhiozzati
,
e
le
due
mani
stese
,
una
per
porgere
,
l
'
altra
a
ricevere
in
dito
l
'
anello
benedetto
,
furono
viste
tremare
.
"
Ego
conjungo
vos
in
matrimonio
!
"
,
pronunciò
il
prevosto
con
voce
robusta
e
solenne
,
benedicendo
gli
sposi
.
Al
marchese
tornarono
in
mente
in
quel
punto
le
parole
del
cugino
,
di
un
anno
addietro
,
quando
si
lagnava
che
i
parenti
di
sua
moglie
fossero
indignati
contro
di
lui
perché
non
aveva
voluto
farsi
buttare
addosso
da
un
prete
sudicio
due
gocce
di
acqua
salata
!
E
si
levò
in
piedi
,
senza
avere
la
forza
di
dire
una
sola
parola
di
rallegramento
e
di
augurio
,
con
quella
convulsione
di
riso
amaro
e
sarcastico
che
la
compiuta
delusione
tornava
a
fargli
fremere
internamente
.
XXIII
.
Uscendo
dal
vicoletto
,
dov
'
era
rintanata
la
casa
del
cavalier
Pergola
,
il
marchese
di
Roccaverdina
aveva
incontrato
don
Aquilante
con
un
fascio
di
carte
sotto
braccio
e
la
grossa
canna
d
'
India
impugnata
,
quasi
dovesse
servirgli
di
sostegno
,
quantunque
egli
andasse
ben
diritto
,
scotendo
di
tratto
in
tratto
la
testa
sul
collo
circondato
dall
'
ampio
fazzoletto
nero
da
lui
usato
per
cravatta
.
Tornava
dalla
Pretura
.
"
Oh
!
Buon
giorno
,
marchese
!
Da
queste
parti
?
Capisco
!
Il
cavaliere
sta
dunque
proprio
male
?
"
"
Malissimo
!
...
Non
lo
crederete
:
si
è
confessato
!
"
Il
marchese
,
che
non
rinveniva
ancora
dallo
stupore
e
dal
turbamento
prodottigli
dalla
scena
a
cui
aveva
assistito
,
fu
meravigliato
di
sentirsi
rispondere
:
"
È
naturale
;
doveva
accadere
così
"
.
"
Perché
?
"
"
Perché
tutte
le
convinzioni
superficiali
vengono
spazzate
facilmente
via
dal
primo
vento
che
vi
soffia
su
.
Il
povero
cavaliere
aveva
letto
qualche
mezza
dozzina
di
pretesi
libri
scientifici
-
me
l
'
ha
buttati
in
viso
parecchie
volte
,
disputando
-
e
materialista
ed
ateo
in
pelle
,
in
faccia
al
mistero
della
morte
è
subito
ridiventato
quel
che
era
una
volta
:
credente
,
cattolico
,
bestia
prima
e
più
bestia
ora
!
...
Vi
accompagno
...
"
"Spiegatevi."
"
In
due
parole
.
Voi
siete
tranquillo
,
avete
fede
nella
Chiesa
,
credete
alla
Trinità
,
all
'
inferno
,
al
paradiso
,
al
purgatorio
,
alla
Madonna
,
agli
angeli
,
ai
santi
...
È
comodo
.
Non
sospettate
neppure
che
ci
possa
essere
una
verità
più
vera
di
quella
che
insegnano
i
preti
...
"
Il
marchese
,
abbassando
la
testa
,
vergognoso
di
non
avere
mai
avuto
il
coraggio
di
manifestare
sinceramente
le
sue
convinzioni
,
domandò
:
"
Quale
?
"
.
"
Quella
che
è
stata
rivelata
al
mondo
dallo
Swedenborg
,
dall
'
apostolo
della
Nuova
Gerusalemme
...
"
"
Ah
!
Intendo
"
,
esclamò
amaramente
il
marchese
.
"
Ma
dunque
non
abbiamo
certezza
di
nulla
!
C
'
è
da
perdere
la
testa
!
"
"
Assoluta
certezza
,
marchese
.
"
"
Insomma
,
secondo
voi
,
esiste
Dio
?
Sì
o
no
?
"
"
Esiste
;
non
quello
però
di
cui
ci
parlano
i
preti
.
"
"
E
il
paradiso
?
l
'
inferno
?
il
purgatorio
?
"
"
Certamente
,
ma
non
nel
modo
che
spacciano
la
Chiesa
e
i
suoi
teologi
,
con
le
loro
fantasie
pagane
,
con
le
loro
leggende
da
donnicciuole
!
Fuoco
materiale
,
supplizio
eterno
,
visione
beatifica
...
Vi
paiono
cose
serie
?
"
"
C
'
è
da
perdere
la
testa
!
"
,
replicò
il
marchese
.
"
Al
contrario
.
Niente
è
più
consolante
della
nuova
dottrina
.
Noi
siamo
arbitri
della
propria
sorte
.
Il
bene
e
il
male
che
facciamo
influiscono
su
le
nostre
esistenze
future
.
Passiamo
di
prova
in
prova
,
purificandoci
,
elevandoci
...
se
siamo
stati
capaci
di
emendarci
,
di
spiritualizzarci
...
"
"
Intendo
...
me
lo
avete
già
detto
tant
'
altre
volte
...
Ma
la
certezza
?
La
certezza
,
domando
io
?
"
"
Picchiate
e
vi
sarà
aperto
,
ha
detto
Gesù
.
La
verità
vuol
esser
ricercata
insistentemente
,
con
animo
puro
e
disinteressato
.
Voi
e
tutti
coloro
che
sono
nella
vostra
condizione
non
ve
ne
date
pensiero
.
Siete
immersi
nella
materia
.
Fate
il
bene
con
l
'
unico
intento
di
guadagnarvi
un
posticino
in
paradiso
;
non
fate
il
male
,
quando
non
lo
fate
,
per
paura
dell
'
inferno
e
del
purgatorio
...
La
certezza
?
Primieramente
sta
nella
logica
.
Voi
credete
all
'
assurdo
.
Che
certezza
avete
?
Perché
vi
hanno
affermato
:
È
così
?
E
noi
proviamo
che
non
è
così
.
Proviamo
,
badate
bene
!
...
Quel
povero
cavaliere
...
"
"
C
'
è
da
perdere
la
testa
!
"
Il
marchese
non
sapeva
dir
altro
.
A
chi
doveva
dar
retta
?
Avrebbe
voluto
,
con
una
gran
scrollata
di
spalle
,
tornare
almeno
allo
stato
di
una
volta
,
quando
pensava
soltanto
ai
suoi
affari
e
viveva
a
modo
suo
,
da
bruto
,
sia
pure
,
ma
in
pace
e
affidandosi
al
caso
che
lo
aveva
servito
bene
fin
allora
.
Ah
!
Il
cugino
Pergola
gli
aveva
fatto
un
gran
tradimento
con
quella
conversione
.
Ma
don
Aquilante
poi
che
cosa
conchiudeva
con
le
sue
nuove
dottrine
?
Parole
!
Parole
!
Parole
!
...
Eppure
i
libri
prestatigli
dal
cugino
gli
erano
sembrati
così
convincenti
!
Perché
non
doveva
fidarsi
della
propria
ragione
?
E
passò
la
intera
nottata
a
rileggerli
nei
punti
che
più
lo
interessavano
.
Ahimè
!
L
'
effetto
era
assai
diverso
da
quello
ottenuto
altra
volta
.
Ora
gli
sembrava
che
quei
libri
affermassero
troppo
sbrigativamente
,
che
gli
sgusciassero
di
mano
quando
egli
avrebbe
voluto
meglio
stringerli
in
pugno
.
Interrompeva
la
lettura
,
rifletteva
,
ragionava
a
voce
alta
,
quasi
avesse
là
davanti
una
persona
con
cui
discutesse
,
passeggiando
su
e
giù
per
la
camera
,
tentando
invano
di
combattere
i
terrori
che
gli
insorgevano
attorno
da
ogni
parte
,
e
non
soltanto
a
spaventarlo
ma
a
irriderlo
.
Un
'
inesorabile
lucidità
di
coscienza
lo
faceva
irrompere
contro
se
stesso
:
"
Eh
?
Ti
sarebbe
piaciuto
che
Dio
non
esistesse
!
Ti
sarebbe
piaciuto
che
l
'
anima
non
fosse
immortale
!
Hai
tolto
la
vita
a
una
creatura
umana
,
hai
fatto
morire
in
carcere
un
innocente
,
e
volevi
goderti
in
pace
la
vita
quasi
non
avessi
operato
niente
di
male
!
Ma
lo
hai
visto
:
c
'
è
stato
sempre
qualcuno
che
ha
tenuto
sveglio
in
fondo
al
tuo
cuore
il
rimorso
,
non
ostante
tutto
quel
che
tu
hai
fatto
per
turarti
gli
orecchi
e
non
sentirne
la
voce
.
E
questo
qualcuno
non
si
arresterà
,
non
si
stancherà
,
finché
tu
non
abbia
pagato
il
tuo
debito
,
finché
tu
non
abbia
espiato
anche
quaggiù
!..."
.
Parlava
e
aveva
paura
della
sua
voce
,
che
gli
sembrava
la
voce
di
un
altro
;
parlava
e
abbassava
la
testa
,
quasi
quel
qualcuno
gli
giganteggiasse
di
fronte
,
senza
forma
,
senza
nome
,
simile
a
un
terribile
misterioso
fantasma
,
facendogli
sentire
la
stessa
prepotente
forza
da
cui
,
la
notte
che
il
vento
urlava
per
le
vie
,
era
stato
trascinato
in
casa
di
don
Silvio
per
confessarsi
e
sgravarsi
la
coscienza
dell
'
orrido
incubo
che
l
'
opprimeva
.
Ed
ora
,
che
doveva
egli
fare
?
Accusarsi
,
come
gli
aveva
imposto
don
Silvio
?
Gli
sembrava
inutile
ormai
.
Neli
Casaccio
era
morto
in
carcere
.
Nessuno
,
all
'
infuori
di
lui
,
pensava
più
a
Rocco
Criscione
!
Che
doveva
egli
fare
?
Andare
a
buttarsi
ai
piè
del
papa
per
ottenere
l
'
assoluzione
,
per
farsi
imporre
una
penitenza
?
Oh
!
Non
poteva
più
vivere
così
...
E
tornava
ad
irrompere
contro
se
stesso
:
"
L
'
orgoglio
ti
acceca
!
...
Non
vuoi
macchiare
il
nome
dei
Roccaverdina
!
...
Dei
Maluomini
!
Ah
!
Ah
!
E
vorresti
continuare
ad
ingannare
il
mondo
,
come
hai
ingannato
la
giustizia
umana
!
...
Hai
scacciato
di
casa
tua
il
Cristo
,
che
t
'
importunava
col
rimprovero
della
sua
presenza
!
...
Ed
ecco
dove
ora
ti
trovi
!
Egli
,
sì
,
egli
ti
è
stato
addosso
,
non
ti
ha
dato
tregua
...
E
ti
perseguiterà
,
fino
all
'
estremo
,
e
smaschererà
la
tua
ipocrisia
,
inesorabilmente
!
...
Che
potrai
tu
contro
di
lui
?
"
.
Con
un
manrovescio
fece
volar
via
dal
tavolino
quei
libri
che
più
non
riuscivano
a
convincerlo
,
e
già
gli
sembravano
balorda
mistificazione
;
e
stette
a
lungo
,
con
la
testa
tra
le
mani
,
con
gli
occhi
sbarrati
,
guardando
verso
il
letto
,
dov
'
egli
aveva
dormito
,
facendo
brutti
sogni
,
la
notte
avanti
e
dove
non
avrebbe
più
potuto
trovar
sonno
fino
a
che
non
avesse
ottenuto
,
espiando
,
la
divina
grazia
del
perdono
!
Si
stupiva
di
vedersi
ridotto
in
questo
stato
,
come
travolto
da
un
turbine
improvviso
.
Gli
sembrava
che
il
tempo
fosse
trascorso
con
incredibile
celerità
,
e
ch
'
egli
fosse
,
in
poche
ore
,
invecchiato
di
vent
'
anni
.
Eppure
niente
era
mutato
attorno
a
lui
.
Ogni
oggetto
della
sua
stanza
era
al
posto
di
prima
,
li
scorreva
con
gli
occhi
,
li
numerava
...
No
,
niente
era
mutato
.
Egli
soltanto
era
diventato
un
altro
.
Perché
?
Perché
?
Suo
cugino
,
sentendosi
in
pericolo
di
morte
,
aveva
rinnegato
le
sue
convinzioni
?
Che
doveva
importargli
di
lui
?
E
non
poteva
essere
stata
una
debolezza
piuttosto
fisica
che
intellettuale
?
Raccolto
da
terra
uno
dei
volumi
,
sfogliò
parecchie
pagine
,
si
rimise
a
leggere
,
irritandosi
di
non
ritrovare
in
quei
ragionamenti
l
'
evidenza
persuasiva
e
convincente
che
lo
aveva
prima
turbato
un
po
'
e
poi
consolato
e
confortato
,
facendogli
vedere
il
mondo
e
la
vita
sotto
un
aspetto
positivo
,
affatto
nuovo
per
lui
.
Forza
e
materia
,
nient
'
altro
...
E
le
cose
che
scaturivano
per
propria
virtù
dal
seno
della
materia
cosmica
,
dall
'
atomo
all
'
uomo
,
via
via
con
lunga
serie
di
lente
evoluzioni
...
E
gli
organismi
che
si
perfezionavano
per
continuo
e
interminabile
movimento
,
dalla
coesione
minerale
alla
germinazione
vegetativa
,
dalla
sensazione
all
'
istinto
e
alla
ragione
umana
...
E
tutto
senza
soprannaturale
,
senza
miracoli
,
senza
Dio
!
...
La
materia
che
si
disgregava
assumeva
nuove
forme
,
sviluppava
nuove
forze
...
Ah
!
Si
era
lasciato
convincere
facilmente
,
perché
gli
accomodava
di
credere
che
le
cose
andassero
così
!
E
non
era
mai
rimasto
proprio
convinto
.
No
!
No
!
Come
espiare
?
Era
inutile
illudersi
;
doveva
espiare
!
Gli
sembrava
impossibile
che
quella
parola
fosse
potuta
uscire
dalla
sua
bocca
.
Ma
si
sentiva
vinto
;
non
ne
poteva
più
!
La
sua
volontà
,
il
suo
orgoglio
,
la
sua
fierezza
erano
cascati
giù
tutt
'
a
un
tratto
,
come
vele
abbattute
da
un
tremendo
colpo
di
vento
.
C
'
era
,
da
un
pezzo
,
dentro
di
lui
qualcosa
che
lavorava
a
logorarlo
,
se
n
'
era
già
accorto
...
Aveva
tentato
di
opporvisi
,
di
contrastarlo
...
Non
era
riuscito
!
...
Bisognava
espiare
!
Bisognava
espiare
!
Il
silenzio
gli
faceva
paura
.
Un
gatto
cominciò
a
lamentarsi
nella
via
con
voce
quasi
umana
ora
di
bambino
piangente
,
ora
di
uomo
ferito
a
morte
;
e
il
lamento
si
allontanava
,
si
avvicinava
,
elevandosi
,
abbassandosi
di
tono
,
prolungatamente
;
grido
di
malaugurio
,
sembrava
al
marchese
,
quantunque
lo
sapesse
richiamo
di
amore
.
Non
poté
fare
a
meno
di
stare
in
ascolto
,
distraendosi
,
o
piuttosto
confondendo
con
quel
grido
l
'
intima
voce
che
gli
si
lamentava
nel
cuore
,
mentre
gli
sfilavano
quasi
davanti
agli
occhi
a
intervalli
o
confusamente
Rocco
Criscione
,
Agrippa
Solmo
,
don
Silvio
La
Ciura
,
Zòsimo
,
Neli
Casaccio
,
dolorose
figure
di
vittime
sacrificate
alla
sua
gelosia
,
al
suo
orgoglio
,
alla
sua
impenitenza
.
Rocco
,
bruno
,
con
neri
capelli
folti
,
con
occhi
nerissimi
,
penetranti
,
con
impeto
di
virilità
che
scattava
nella
parola
e
nei
gesti
,
eppure
devoto
a
lui
,
altero
di
sentirsi
chiamare
Rocco
del
marchese
,
e
in
atto
di
ripetergli
le
parole
di
quel
giorno
.
"
Come
vuole
voscenza
!
"
.
Agrippina
Solmo
,
chiusa
nella
mantellina
di
panno
scuro
,
che
andava
via
singhiozzando
,
ma
con
un
cupo
rimprovero
,
quasi
minaccia
,
nello
sguardo
.
Don
Silvio
La
Ciura
,
steso
sul
cataletto
,
col
naso
affilato
,
con
gli
occhi
affondati
nelle
occhiaie
illividite
dalla
morte
,
la
bocca
sigillata
per
sempre
,
come
egli
si
era
rallegrato
di
vederlo
,
davanti
a
la
cancellata
del
Casino
,
tra
la
folla
.
Zòsima
,
con
quella
bianchezza
smorta
,
con
quel
sorriso
di
tristezza
rassegnata
,
che
non
osava
ancora
credere
alla
sua
prossima
felicità
,
con
quel
diffidente
"
Ormai
!
"
su
le
labbra
,
che
in
quel
punto
gli
sembrava
profetico
:
"
Ormai
!
Ormai
!..."
.
Come
avrebbe
potuto
avere
il
coraggio
di
associarla
alla
sua
vita
,
ora
che
egli
si
sentiva
alla
mercé
di
una
vindice
forza
,
avverso
alla
quale
non
poteva
nulla
?
...
No
,
no
!
Doveva
espiare
,
solo
solo
,
non
procurarsi
un
nuovo
rimorso
travolgendo
quella
buona
creatura
nella
inevitabile
ruina
!
Inevitabile
!
...
Non
sapeva
da
che
parte
,
né
da
parte
di
chi
,
né
come
,
né
quando
;
ma
non
poteva
più
dubitare
che
una
parola
rivelatrice
sarebbe
pronunciata
,
che
un
castigo
gli
sarebbe
piombato
addosso
presto
o
tardi
,
se
non
si
fosse
volontariamente
imposta
una
penitenza
,
un
'
espiazione
,
fino
a
che
non
si
sentisse
purificato
e
perdonato
.
Don
Silvio
gli
aveva
detto
:
"
Badate
!
Dio
è
giusto
,
ma
inesorabile
!
Egli
saprà
vendicare
l
'
innocente
.
Le
sue
vie
sono
infinite
!
"
.
E
con
l
'
accento
di
queste
parole
gli
risuonava
nell
'
orecchio
anche
il
ricordo
del
vento
che
scoteva
le
imposte
della
cameretta
,
e
passava
e
ripassava
via
pel
vicolo
,
urlando
e
fischiando
.
Non
osava
più
alzarsi
dalla
seggiola
,
con
la
strana
sensazione
che
la
sua
camera
fosse
diventata
una
prigione
murata
da
ogni
parte
,
dove
lo
avrebbero
lasciato
morire
di
terrore
e
di
sfinimento
,
com
'
era
morto
Neli
Casaccio
,
immeritatamente
,
in
scambio
di
lui
.
Si
era
lusingato
di
sfuggire
alla
giustizia
umana
e
alla
divina
,
dopo
che
i
giurati
avevano
emesso
il
loro
verdetto
;
dopo
che
don
Silvio
era
stato
reso
muto
prima
dal
suo
dovere
di
confessore
,
poi
dalla
morte
;
dopo
ch
'
egli
si
era
illuso
di
essersi
sbarazzato
di
Dio
,
della
vita
futura
e
di
avere
acquistato
la
pace
con
le
dottrine
e
con
l
'
esempio
del
cugino
Pergola
...
E
,
tutt
'
a
un
tratto
!
...
O
aveva
sognato
?
...
O
continuava
a
sognare
a
occhi
aperti
?
Sentì
il
primo
cinguettio
dei
passeri
sui
tetti
,
vide
infiltrarsi
a
traverso
gli
scuri
mal
chiusi
del
balcone
il
chiarore
dell
'
aurora
,
e
gli
parve
di
destarsi
davvero
da
un
orribile
sogno
.
Spalancò
l
'
imposta
,
respirò
a
larghi
polmoni
la
frescura
mattutina
,
e
sentì
invadersi
da
un
dolce
senso
di
benessere
di
mano
in
mano
che
la
luce
del
giorno
aumentava
.
I
passeri
saltellavano
,
si
inseguivano
sui
tetti
,
cinguettando
allegramente
;
le
rondini
gorgheggiavano
su
la
grondaia
,
dove
avevano
appesi
i
loro
nidi
;
pel
vicolo
,
per
le
case
riprendeva
il
rumore
,
l
'
affaccendamento
della
vita
ordinaria
.
E
il
sole
,
che
già
dorava
la
cima
dei
campanili
e
delle
cupole
,
scendeva
lentamente
,
gloriosamente
sui
tetti
,
faceva
venire
avanti
,
quasi
le
ravvicinasse
,
le
colline
lontane
,
le
montagne
che
formavano
una
lieta
curva
di
orizzonte
attorno
alle
colline
che
digradavano
e
si
perdevano
nella
vasta
pianura
verde
,
coi
seminati
qua
e
là
luccicanti
di
rugiada
,
nell
'
ombra
.
Con
la
crescente
luminosità
del
giorno
,
i
tristi
fantasmi
che
lo
avevano
contristato
durante
la
nottata
si
erano
già
dileguati
.
E
appena
gli
tornò
davanti
agli
occhi
la
figura
del
cugino
Pergola
,
col
berretto
bianco
,
di
cotone
,
calcato
fin
su
le
orecchie
,
il
collo
circondato
d
'
empiastri
sorretti
dalla
grigia
fascia
di
lana
,
seduto
sul
letto
,
appoggiato
al
mucchio
dei
guanciali
,
col
viso
congestionato
e
gli
occhi
rigonfi
,
quella
risata
che
colà
,
nella
camera
,
tra
le
candele
ardenti
sui
candelabri
di
legno
dorato
attorno
alle
teche
delle
reliquie
e
al
cordone
di
argento
del
Cristo
alla
Colonna
,
quella
risata
che
gli
era
stata
soffocata
in
gola
,
più
che
dal
turbamento
,
dalla
presenza
dell
'
afflitta
signora
e
dei
bambini
,
gli
scoppiò
ora
irrefrenabile
in
faccia
al
cielo
azzurro
,
luminoso
,
in
faccia
alle
cupole
,
ai
campanili
,
alle
case
di
Ràbbato
,
alla
campagna
,
alle
colline
;
e
senza
nessuna
amarezza
di
delusione
,
quasi
finalmente
comprendesse
di
aver
ecceduto
,
di
essersi
lasciato
vigliaccamente
impressionare
anche
lui
!
E
apriva
soddisfatto
i
polmoni
a
lunghi
respiri
di
soddisfazione
!
XXIV
.
Mamma
Grazia
,
portandogli
il
caffè
,
gli
diede
la
buona
notizia
:
"
Figlio
mio
,
sta
'
tranquillo
;
tuo
cugino
è
fuori
pericolo
.
Ha
mandato
a
dirtelo
la
signora
.
La
gola
gli
è
scoppiata
tutt
'
a
un
tratto
,
verso
mezzanotte
.
Ha
potuto
mangiare
una
minestrina
.
San
Biagio
e
il
Cristo
alla
Colonna
gli
hanno
fatto
il
miracolo
"
.
"
In
due
,
mamma
Grazia
?
Ci
voleva
tanto
?
"
Tentò
di
ridere
,
ma
il
riso
gli
si
ghiacciò
su
le
labbra
.
Più
tardi
,
lanciando
a
tutta
corsa
le
mule
della
carrozza
per
la
discesa
dello
stradone
,
il
marchese
si
sentiva
riprendere
da
una
sorda
inquietudine
,
da
una
inattesa
tristezza
che
gli
facevano
tornare
in
mente
le
terribili
ansietà
della
nottata
.
Le
mule
sbuffando
,
scotendo
le
teste
sotto
i
frequenti
colpi
di
frusta
,
infilata
la
carraia
di
Margitello
,
passarono
,
come
un
fulmine
,
tra
le
siepi
di
fichi
d
'
India
,
entrarono
rumorosamente
nella
corte
;
e
il
massaio
,
uscito
incontro
al
padrone
dal
ripostiglio
a
pian
terreno
,
non
poté
trattenersi
dall
'
esclamare
sotto
voce
:
"
Povere
bestie
!
"
.
Il
marchese
saltò
giù
dalla
carrozza
,
fosco
,
con
le
sopracciglia
corrugate
e
rispose
appena
con
un
cenno
della
testa
al
saluto
del
massaio
.
Andò
di
filato
allo
stabile
dell
'
Agricola
,
fece
spalancare
tutte
le
finestre
,
e
si
aggirò
lentamente
per
quegli
stanzoni
,
osservando
le
macchine
,
i
coppi
,
le
botti
;
provando
un
senso
di
malinconia
davanti
a
quegli
strettoi
,
a
quei
pigiatoi
,
a
quelle
macchine
,
ancora
non
adoprate
e
che
in
quel
punto
gli
pareva
non
sarebbero
mai
arrivate
ad
essere
adoprate
;
davanti
a
quelle
botti
,
a
quei
coppi
vuoti
e
che
gli
pareva
egualmente
non
sarebbero
mai
arrivati
ad
essere
riempiti
...
Perché
questo
scorato
presentimento
?
Non
sapeva
spiegarselo
.
Uscì
fuori
,
oltre
la
cinta
degli
eucalipti
,
su
la
linea
dei
seminati
che
già
incominciavano
a
ingiallire
.
Mai
egli
aveva
visto
tale
meraviglioso
spettacolo
di
sano
rigoglio
.
Le
spighe
si
piegavano
in
cima
dei
pedali
del
grano
così
alti
da
nascondere
un
uomo
a
cavallo
che
si
fosse
inoltrato
in
mezzo
ad
essi
;
e
i
seminati
si
stendevano
,
a
perdita
d
'
occhio
,
da
ogni
parte
della
pianura
,
ondeggiando
dolcemente
fino
a
piè
delle
colline
attorno
a
Ràbbato
.
Là
i
vigneti
nereggiavano
in
grandi
scacchi
,
col
fitto
fogliame
,
e
gli
ulivi
arrampicati
per
l
'
erta
,
macchinosi
,
protendevano
i
rami
in
basso
quasi
volessero
toccare
il
terreno
.
Ma
quelle
vigne
ch
'
egli
sapeva
cariche
di
piccoli
grappoli
che
tra
qualche
mese
si
sarebbero
ingrossati
e
anneriti
o
ambrati
sotto
il
benefico
calore
del
sole
;
ma
quegli
uliveti
che
,
avuta
una
felicissima
fioritura
,
erano
già
onusti
di
frutti
inverdicanti
lietamente
per
la
maturazione
,
non
gli
producevano
,
quel
giorno
,
nessuna
impressione
di
gioia
;
quasi
vigne
ed
uliveti
non
avessero
poi
dovuto
dar
lavoro
alle
macine
,
agli
strettoi
,
ai
pigiatoi
,
e
riempire
i
coppi
e
le
botti
.
Perché
questo
scorato
presentimento
?
Non
sapeva
spiegarselo
.
Era
scontento
di
sé
,
de
'
suoi
progetti
,
di
quel
che
aveva
fatto
,
di
quel
che
avrebbe
voluto
fare
in
seguito
,
di
tutto
.
Gli
pareva
che
ogni
sua
cosa
dovesse
risolversi
in
vanità
,
in
inanità
,
e
che
la
stessa
sua
esistenza
fosse
intanto
un
'
inanità
e
una
vanità
maggiore
delle
altre
.
E
cominciava
a
ripensare
:
"
Non
v
'
è
certezza
di
niente
!
"
.
E
tornava
a
domandarsi
:
"
Ma
dunque
?
...
Ma
dunque
?
"
.
Sempre
daccapo
!
Quando
s
'
immaginava
di
aver
domato
o
vinto
quel
tormentoso
nemico
interiore
,
lo
vedeva
insorgere
,
tornare
all
'
assalto
più
vigoroso
e
più
insistente
di
prima
.
Ogni
tregua
riusciva
illusoria
;
ogni
mezzo
messo
in
opera
,
un
palliativo
che
lo
calmava
per
qualche
tempo
ma
non
guariva
radicalmente
.
Forse
la
colpa
era
sua
.
Egli
non
opponeva
alle
circostanze
e
alle
impressioni
sufficiente
energia
di
resistenza
.
Non
era
dunque
un
Roccaverdina
?
...
Ah
!
Voleva
essere
un
Maluomo
come
i
suoi
d
'
una
volta
.
Non
vi
era
certezza
di
niente
?
Ebbene
...
egli
doveva
agire
come
se
vi
fosse
piena
certezza
!
Con
le
mani
dietro
la
schiena
,
le
gambe
allargate
e
piantate
solidamente
sul
ciglione
sotto
cui
i
seminati
ondeggiavano
,
con
lo
sguardo
che
errava
attorno
,
lontano
,
su
quella
vigorosa
esplosione
di
vita
,
egli
stette
un
pezzo
quasi
senza
pensare
,
radunando
con
intenso
sforzo
le
riposte
energie
del
suo
corpo
d
'
atleta
e
del
suo
spirito
rude
;
e
quando
sentì
corrersi
ribollente
nei
polsi
e
nelle
tempie
il
sangue
spinto
in
su
dal
cuore
che
palpitava
rapidissimo
;
quando
sentì
diventar
saldi
nella
mente
quei
proponimenti
di
ribelle
resistenza
contro
tutto
quel
che
si
opponeva
alla
sua
tranquillità
,
alla
sua
felicità
,
alzò
le
mani
con
un
secco
gesto
di
affermazione
e
di
sfida
...
E
si
sentì
un
altro
!
Quello
di
anni
fa
,
quando
legge
e
norma
di
sua
vita
era
per
lui
il
personale
interesse
,
e
anche
il
capriccio
.
Tutti
i
suoi
guai
presenti
originavano
dall
'
unica
debolezza
di
aver
dato
marito
alla
Solmo
!
E
aveva
creduto
di
fare
atto
di
forza
quel
giorno
!
Il
passato
?
Bisognava
annullarlo
dentro
di
sé
,
poiché
non
si
poteva
più
fare
che
quel
che
era
avvenuto
non
fosse
avvenuto
.
Riparare
,
fin
dove
era
possibile
,
sì
;
ma
non
scoraggiarsi
,
non
avvilirsi
,
non
disperare
;
e
,
soprattutto
,
prendere
il
mondo
qual
è
,
fare
come
gli
altri
.
"
Dio
...
se
c
'
è
...
C
'
è
!
...
Dev
'esservi!...",
soggiunse
.
"
Dio
sarà
certamente
più
misericordioso
degli
uomini
.
Egli
solo
può
valutare
con
esattezza
le
nostre
azioni
,
egli
che
può
leggerci
nell
'
intimo
anche
meglio
di
noi
stessi
.
Sappiamo
forse
,
spesso
,
perché
ci
siamo
risoluti
ad
agire
in
una
maniera
piuttosto
che
in
un
'
altra
?
Siamo
fragili
steli
che
il
vento
fa
piegare
di
qua
o
di
là
secondo
la
parte
da
cui
soffia
...
"
E
guardava
attorno
,
e
stendeva
le
mani
ad
accarezzare
il
seminato
,
che
si
piegava
sotto
la
lieve
pressione
e
si
rialzava
subito
,
quasi
egli
volesse
attingere
con
quel
contatto
,
e
direttamente
,
dalla
operosa
natura
nuovi
e
freschi
elementi
di
vigoria
fisica
e
intellettuale
.
Si
sentiva
un
altro
,
quello
di
anni
fa
.
E
il
massaio
,
che
lo
vide
tornare
con
l
'
aspetto
schiarito
,
gli
disse
:
"
Voscenza
si
è
rifatto
il
cuore
con
la
vista
dei
seminati
!
"
.
"
È
vero
,
massaio
"
,
rispose
sorridendo
.
La
baronessa
di
Lagomorto
era
andata
a
letto
da
un
quarto
d
'
ora
quando
il
marchese
picchiava
al
portone
.
"
Mi
hai
messo
una
gran
paura
,
nepote
mio
!..."
"
Se
avessi
potuto
supporre
!
non
è
tardi
,
zia
!
"
La
baronessa
,
in
cuffia
,
sotto
il
padiglione
che
circondava
il
letto
,
spariva
tra
le
coperte
;
e
le
magre
mani
sporgenti
fuori
dalle
maniche
della
camicia
da
notte
,
e
che
tentavano
di
nascondere
i
diavolini
con
cui
ella
aveva
ancora
la
debolezza
di
arricciarsi
i
capelli
,
sembravano
più
scheletrite
e
più
scure
tra
tanto
bianco
attorno
.
"
Dunque
?
"
,
ella
riprese
vedendo
che
il
nepote
rimaneva
zitto
,
in
piedi
,
e
accennandogli
di
sedersi
.
"
Sono
venuto
per
pregarvi
di
avvisare
la
signora
Mugnos
,
per
domani
...
"
"
Ah
!
Finalmente
!
"
"
E
per
sentire
,
avanti
,
quel
che
voi
mi
consigliate
.
Io
non
so
...
"
"
Zòsima
desidererebbe
che
le
si
risparmiasse
di
andare
al
Municipio
.
Le
due
cerimonie
,
insieme
.
C
'
è
la
cappella
in
casa
tua
,
privilegio
ottenuto
dal
nonno
.
Io
mi
sono
sposata
là
.
Allora
un
prete
veniva
a
dirvi
la
messa
ogni
domenica
.
La
nonna
non
andava
in
chiesa
neppure
pel
precetto
pasquale
.
Altri
tempi
!
"
"
Pel
Municipio
sarà
difficile
.
Parlerò
con
l
'
assessore
che
funziona
da
sindaco
.
Ho
sentito
dire
che
non
vogliono
fare
eccezioni
.
"
"
Le
dita
della
mano
non
sono
tutte
uguali
!
Non
sei
il
marchese
di
Roccaverdina
per
niente
!
Vorrei
vedere
che
ti
dicessero
di
no
.
"
"
È
probabilissimo
.
Quei
signori
della
Giunta
ce
l
'
hanno
un
po
'
con
me
,
per
la
lotta
di
mesi
fa
.
"
"
Vorrò
vederla
!
"
"
In
ogni
caso
,
al
Municipio
andremo
di
sera
,
tardi
...
"
"
Festa
di
famiglia
,
hai
detto
l
'
altra
volta
.
Ora
che
quel
disgraziato
ha
celebrato
anche
il
matrimonio
religioso
,
Tindaro
non
vorrà
più
tener
duro
con
sua
figlia
.
"
"
È
in
rottura
anche
con
me
,
per
gli
scavi
che
non
gli
ho
permesso
di
fare
a
Casalicchio
.
"
"
È
in
rottura
con
tutti
quel
matto
!
Suo
figlio
già
ritorna
da
Firenze
ammalato
,
pare
,
di
tisi
.
Povero
giovane
!
Chi
sa
che
stravizi
ha
fatto
!
...
Basta
:
non
dovremo
far
ridere
la
gente
.
Questo
matrimonio
sarà
una
bella
occasione
per
riconciliare
tutti
.
"
"
Lo
pensavo
anch
'
io
,
zia
.
In
quanto
ai
vestiti
e
al
corredo
per
Zòsima
...
"
"
Lascia
fare
a
me
.
Mi
metterò
d
'
accordo
io
con
la
signora
Mugnos
.
Eccellente
persona
,
ma
un
po
'
orgogliosa
,
o
meglio
,
di
troppo
delicato
pensare
.
So
io
come
prenderla
,
per
non
offendere
il
suo
amor
proprio
.
"
"
Sì
,
zia
.
Verrò
qui
domani
;
a
che
ora
?
"
"
Ti
manderò
a
chiamare
io
.
"
Egli
non
si
era
accorto
dei
canini
che
dormivano
sul
letto
,
dappiè
,
coperti
da
una
piccola
coltre
imbottita
.
Svegliati
dalla
voce
del
marchese
,
sollevate
le
teste
fuori
dai
lembi
della
coltre
,
si
erano
messi
a
ringhiare
.
"
Come
?
Dormono
con
voi
,
zia
!
"
,
egli
esclamò
.
"
Per
tenermi
caldi
i
piedi
.
Hanno
freddo
anch
'
essi
,
poverini
!
"
Uscendo
dal
palazzetto
della
baronessa
,
il
marchese
esitò
un
momento
,
poi
si
diresse
verso
la
casa
del
cugino
Pergola
.
Si
sentiva
abbastanza
forte
contro
le
impressioni
che
vi
avrebbe
potuto
ricevere
.
Era
risoluto
ormai
.
"
Prenderò
il
mondo
com
'
è
;
farò
come
gli
altri
!
"
Non
intendeva
di
voler
essere
un
santo
.
Il
cavalier
Pergola
stava
ancora
a
letto
,
ma
senza
berretto
bianco
calcato
fin
su
le
orecchie
,
senza
empiastri
attorno
al
collo
riparato
soltanto
con
un
fazzoletto
di
seta
.
Di
sul
tavolino
e
di
sul
cassettone
erano
spariti
i
candelabri
di
legno
dorato
,
le
teche
delle
reliquie
,
il
cordone
di
argento
del
Cristo
alla
Colonna
;
e
la
sua
parola
suonava
spedita
quantunque
la
voce
fosse
un
po
'
rauca
.
Seduto
sul
letto
,
appoggiato
al
mucchio
dei
guanciali
,
egli
raccontava
in
quel
momento
una
fiaba
ai
suoi
bambini
,
che
si
mostrarono
molto
malcontenti
dell
'
interruzione
prodotta
da
quella
visita
.
Infatti
,
appena
il
cavaliere
ebbe
finito
di
raccontare
come
le
tonsille
gonfie
erano
scoppiate
tutt
'
a
un
tratto
quando
egli
già
si
sentiva
soffocare
-
aveva
visto
proprio
la
morte
con
gli
occhi
!
-
il
maggiore
dei
bambini
,
impaziente
,
disse
:
"
E
allora
,
babbo
,
l
'
Orco
che
fece
?
"
.
"
Ve
lo
dirò
domani
;
ora
andate
a
letto
.
"
"
No
,
vogliamo
saperlo
ora
!
"
,
soggiunse
la
sorellina
quasi
piagnucolando
.
"
Che
fece
?
"
,
riprese
il
cavaliere
.
"
Prima
di
mangiarsi
viva
la
fanciulla
,
afferrò
la
capra
che
era
con
lei
e
ne
fece
un
boccone
.
Ma
,
nella
fretta
d
'
inghiottire
,
un
osso
gli
si
mise
per
traverso
nella
gola
,
e
morì
soffocato
.
E
la
fanciulla
tornò
libera
a
casa
sua
.
Stretta
la
foglia
,
larga
la
via
,
dite
la
vostra
,
che
ho
detto
la
mia
.
Siete
contenti
?
Andate
a
letto
.
"
La
signora
Pergola
,
all
'
arrivo
del
marchese
,
aveva
lasciato
di
cucire
accanto
al
tavolino
:
alzatasi
da
sedere
e
presi
per
mano
i
due
bambini
rimasti
delusi
dal
troppo
rapido
scioglimento
della
fiaba
,
uscì
con
loro
dalla
camera
.
Il
cavaliere
,
impacciato
di
trovarsi
da
solo
col
cugino
,
disse
:
"
Questa
volta
l
'
ho
vista
brutta
!
È
difficile
immaginare
che
cosa
significhi
sentirsi
morire
nella
pienezza
della
vita
e
con
l
'
intera
lucidità
delle
facoltà
intellettuali
.
Il
pericolo
fa
perdere
la
testa
,
riduce
imbecilli
.
Nelle
malattie
ordinarie
,
le
forze
sono
già
prostrate
,
l
'
intelligenza
è
annebbiata
;
si
muove
allo
stesso
modo
con
cui
ci
si
addormenta
,
senza
accorgersi
di
niente
...
Ma
quando
un
ostacolo
materiale
vi
stringe
la
gola
,
vi
toglie
il
respiro
,
vi
fa
provare
lentamente
tutti
gli
orrori
della
morte
vicina
,
oh
,
credetemi
,
cugino
...
!
Non
si
resiste
...
Io
mi
sarei
squarciato
la
gola
con
le
mie
stesse
mani
...
Voi
sorridete
,
capisco
perché
...
Ho
commesso
una
bestialità
...
Quel
vampiro
del
prevosto
Montoro
ne
ha
approfittato
...
Mi
ha
strappato
una
ritrattazione
.
Dovrà
rendermela
.
Lo
afferrerò
pel
collo
...
"
"
Lo
avete
mandato
a
chiamare
voi
,
mi
ha
detto
la
cugina
.
"
"
Chi
si
rammenta
più
quel
che
ho
fatto
in
quei
momenti
?
Mi
sarei
attaccato
ai
rasoi
...
Mia
moglie
che
mi
stava
davanti
con
gli
occhi
rossi
dal
pianto
...
I
bambini
...
Non
ragionavo
più
...
"
"
E
così
San
Biagio
,
il
Cristo
alla
Colonna
...
"
"
Non
me
ne
parlate
,
cugino
!
"
"
E
voi
,
ve
lo
avverto
,
non
mi
parlate
più
dei
vostri
libri
.
Ve
li
rimando
domani
.
Non
voglio
guastarmi
la
testa
...
Ho
altro
a
cui
pensare
.
Tanto
,
il
mondo
andrà
sempre
allo
stesso
modo
...
Brancoliamo
tastoni
,
nel
buio
...
È
meglio
premunirsi
,
in
ogni
caso
.
Che
ci
rimettiamo
?
Se
di
là
non
c
'
è
nulla
...
buona
notte
!
Ma
se
c
'
è
?
"
"
È
un
rimprovero
?
"
"
No
;
ognuno
la
pensa
a
modo
suo
.
E
per
certe
cose
,
la
miglior
maniera
di
pensarci
,
secondo
me
...
è
non
pensarci
affatto
.
Prendo
moglie
;
ho
i
miei
affari
,
voglio
vivere
tranquillo
.
Che
avete
guadagnato
voi
coi
vostri
famosi
libri
?
Non
ci
danno
da
mangiare
essi
,
non
ci
tolgono
un
guaio
di
addosso
;
e
ne
abbiamo
tanti
!
Dunque
?
Dunque
stringiamoci
nelle
spalle
,
e
lasciamo
che
le
cose
vadano
come
debbono
andare
.
E
poi
,
caro
cugino
,
noi
non
siamo
scienziati
.
Gli
scienziati
fanno
tante
belle
scoperte
;
se
le
tengano
per
loro
.
Noi
non
possiamo
rispondere
:
"
È
vero
!
Non
è
vero
!
"
.
Che
ne
sappiamo
?
Dobbiamo
stare
in
fede
loro
.
Non
sono
infallibili
.
Dunque
?
...
Me
ne
vado
;
è
tardi
.
"
"
I
preti
non
vogliono
altro
;
contano
su
la
nostra
ignoranza
.
"
"
Voi
ce
l
'
avete
coi
preti
.
Per
me
,
sono
uomini
come
noi
.
Perché
hanno
la
chierica
?
Perché
dicono
messa
?
Fanno
il
loro
mestiere
.
Io
sto
a
sentirli
,
e
poi
...
agisco
come
mi
persuado
.
Anche
don
Aquilante
ce
l
'
ha
coi
preti
.
E
intanto
egli
le
sballa
più
grosse
di
loro
.
Non
voglio
dar
retta
a
nessuno
da
oggi
in
avanti
.
Fate
come
me
.
Ve
ne
troverete
bene
.
Che
male
ci
sarebbe
stato
se
aveste
celebrato
a
suo
tempo
il
matrimonio
religioso
?
Avete
riparato
ora
,
e
vi
approvo
.
"
"
Per
contentare
mia
moglie
...
"
"
Dovevate
contentarla
prima
,
se
le
volevate
bene
.
Avete
avuto
paura
.
Significa
che
,
in
fondo
,
non
siete
proprio
convinto
neppure
voi
...
"
"
Vi
avrei
voluto
nei
miei
panni
,
con
queste
maledette
tonsille
!
Ma
le
farò
strappare
.
Un
'
operazione
da
nulla
,
senza
dolore
e
senza
sangue
;
le
afferrano
con
uno
strumento
che
taglia
e
caustica
nello
stesso
tempo
,
e
in
un
minuto
è
fatta
!
"
"
Bravo
!
...
Ma
intanto
avete
avuto
paura
!
"
Il
marchese
rideva
,
soddisfatto
di
aver
potuto
mortificare
il
cugino
,
e
d
'
essersi
presa
la
rivincita
del
turbamento
prodottogli
quella
mattina
con
la
confessione
,
con
lo
spettacolo
delle
reliquie
e
il
resto
.
In
quanto
a
sé
,
tornando
a
casa
,
era
contento
di
ripetersi
mentalmente
:
"
Non
voglio
essere
un
santo
io
!
"
.
XXV
.
Due
mesi
dopo
,
Zòsima
Mugnos
,
diventata
marchesa
di
Roccaverdina
,
era
ancora
quasi
incredula
della
felicità
raggiunta
non
tanto
col
trovarsi
in
mezzo
alle
ricchezze
dalla
pudica
miseria
della
sua
famiglia
decaduta
,
quanto
col
vedere
finalmente
avverato
quel
che
era
stato
per
lei
il
lungo
sogno
della
sua
giovinezza
.
Segreto
sogno
,
lusinga
,
ricordo
piuttosto
che
lusinga
,
dopo
che
il
marchese
,
giovanissimo
-
fattole
nascere
in
cuore
un
affetto
con
atti
e
parole
che
l
'
avevano
tratta
in
inganno
lasciandole
supporre
che
egli
non
osasse
di
dirle
apertamente
quel
che
le
pareva
di
indovinare
-
si
era
allontanato
da
lei
,
proprio
quando
avveniva
la
improvvisa
rovina
della
sua
famiglia
,
e
più
tardi
aveva
accettato
in
casa
una
donna
che
tutti
credevano
destinata
ad
occupare
,
un
giorno
o
l
'
altro
,
il
posto
ch
'
ella
s
'
era
immaginato
potesse
essere
suo
.
Aveva
pianto
nella
sua
cameretta
,
si
era
chiusa
nell
'
ombra
discreta
con
nel
cuore
sempre
vivissima
l
'
immagine
di
colui
che
l
'
aveva
fatto
palpitare
la
prima
volta
;
e
si
era
votata
a
quel
ricordo
nell
'
isolamento
,
senza
nessuna
speranza
,
non
osando
neppure
lamentarsi
della
sua
cattiva
sorte
,
sopportando
con
mirabile
rassegnazione
tutte
le
umiliazioni
della
miseria
;
consolata
unicamente
dal
ricordo
di
quei
lontani
giorni
,
di
quei
mesi
,
di
quei
due
anni
in
cui
tanti
piccoli
fatti
,
tanti
lievi
indizi
le
avevano
popolato
di
gentili
chimere
la
mente
,
e
rallegrato
di
un
continuo
sorriso
la
bella
bocca
e
gli
occhi
azzurri
.
Così
era
quasi
sfiorita
,
pregando
ogni
sera
per
lui
;
grata
di
dovergli
una
consolazione
ch
'
egli
certamente
ignorava
;
grata
di
potere
,
di
quando
in
quando
,
pensare
e
fantasticare
quel
che
sarebbe
potuto
avvenire
e
non
era
avvenuto
e
che
ella
credeva
non
sarebbe
più
avvenuto
.
Orgogliosa
che
mai
un
suo
atto
o
una
sua
parola
non
avessero
rivelato
a
qualcuno
la
sopravvivenza
di
un
'
illusione
della
sua
giovinezza
,
ella
era
rimasta
turbata
il
giorno
in
cui
la
baronessa
di
Lagomorto
le
aveva
fatto
capire
fuggevolmente
,
con
rimpianto
,
che
anche
lei
si
era
illusa
di
vederla
entrare
in
casa
Roccaverdina
per
continuare
la
tradizione
delle
sante
donne
massaie
e
caritatevoli
,
delle
quali
il
ricordo
durava
ancora
.
Una
santa
la
nonna
,
vecchietta
grassa
e
piccola
,
che
negli
ultimi
anni
di
sua
vita
andava
a
messa
col
bastone
,
quasi
strascinando
le
gambe
,
e
intonava
il
rosario
dal
banco
di
famiglia
posto
sotto
il
pulpito
;
banco
nel
quale
non
doveva
mai
sedere
nessun
estraneo
,
e
per
ciò
fatto
col
piano
che
si
rilevava
e
veniva
chiuso
a
chiave
terminata
la
messa
.
Ogni
venerdì
mattina
la
buona
vecchietta
attendeva
nel
portone
i
suoi
poveri
,
seduta
su
un
seggiolone
coperto
di
cuoio
,
con
ai
lati
due
cofani
ricolmi
di
grosse
fette
di
pane
infornato
a
posta
,
che
distribuiva
ella
stessa
,
facendo
sfilare
i
poveri
a
uno
a
uno
,
dicendo
una
buona
parola
a
questo
,
dando
doppia
razione
a
quelli
che
sapeva
carichi
di
famiglia
,
domandando
notizie
di
qualcuno
che
non
si
presentava
,
se
mai
fosse
malato
.
Santa
la
mamma
,
nonna
del
marchese
Antonio
.
Ne
aveva
visto
di
tutti
i
colori
con
le
scapataggini
del
marito
.
Era
padre
della
baronessa
,
ma
elle
soleva
dire
:
"
La
verità
innanzi
tutto
!
"
.
E
poi
,
chi
non
sapeva
che
la
povera
sua
mamma
era
stata
una
martire
?
Tra
bracchi
,
levrieri
,
segugi
,
cani
di
ogni
razza
e
campai
armati
fino
ai
denti
e
con
certe
facce
da
metter
paura
-
arrivavano
,
sparivano
,
ricercati
dai
gendarmi
,
e
riapparivano
poco
dopo
,
senza
barba
,
con
altri
nomi
,
sotto
altre
spoglie
,
e
dovevano
accompagnare
il
padrone
dovunque
,
come
guardie
del
corpo
-
la
santa
donna
tremava
davanti
al
marito
;
e
doveva
fare
la
carità
di
nascosto
perché
al
marchese
non
piaceva
di
vedere
la
casa
assediata
dalla
poveraglia
,
come
avveniva
quando
la
nonna
era
ancora
in
vita
e
non
le
si
poteva
impedire
di
fare
a
modo
suo
.
Santa
e
martire
pure
essa
la
cognata
,
col
marito
che
pensava
soltanto
ai
levrieri
da
far
correre
,
vestito
come
un
burattino
,
all
'
inglese
,
e
che
sciupava
quattrini
per
questa
sua
smania
e
per
le
donne
di
teatro
a
Palermo
,
lasciando
rodersi
di
gelosia
e
di
umiliazione
la
bella
e
buona
creatura
che
Dio
poi
aveva
inchiodata
paralitica
nel
letto
dove
era
morta
di
sfinimento
.
Oh
!
Quando
la
baronessa
cominciava
a
parlare
delle
persone
di
casa
sua
,
non
finiva
più
;
ed
era
così
schietta
e
sincera
da
far
sospettare
che
sentisse
una
specie
di
compiacimento
nel
mostrare
che
,
infine
,
i
Roccaverdina
appartenevano
quasi
a
una
razza
diversa
dall
'
ordinaria
,
non
importava
se
nelle
cose
buone
o
nelle
cattive
.
Le
donne
però
vi
erano
state
tutte
sante
;
e
forse
ella
attribuiva
un
po
'
di
santità
anche
a
se
stessa
,
pensando
ai
guai
che
le
aveva
fatto
patire
il
barone
suo
marito
.
Zòsima
stava
ad
ascoltarla
con
vivissimo
piacere
ogni
volta
che
la
baronessa
ragionava
della
gente
di
casa
Roccaverdina
.
E
quella
sera
che
nell
'
accomiatarsi
si
sentì
mormorare
nell
'
orecchio
:
"
Ah
,
figlia
mia
,
forse
Dio
esaudirà
le
mie
preghiere
!
"
,
e
l
'
accento
e
l
'
espressione
degli
occhi
le
fecero
intendere
di
che
cosa
si
trattasse
,
ebbe
una
vampa
alla
faccia
e
non
poté
neppure
rispondere
come
voleva
:
"
Perché
mi
dite
così
?
"
,
vergognandosi
di
mostrare
che
aveva
subito
capito
.
Dopo
che
il
marchese
aveva
fatto
chiedere
la
sua
mano
,
e
durante
i
lunghi
mesi
scorsi
tra
la
richiesta
e
il
compimento
del
matrimonio
,
quanta
ansietà
,
quanti
silenziosi
pianti
nella
sua
cameretta
,
pensando
a
quell
'
altra
che
forse
aveva
lasciato
qualche
profonda
impronta
nel
cuore
del
marchese
,
e
dubitando
di
poter
riuscire
a
scancellarne
ogni
traccia
!
Aveva
manifestato
i
suoi
timori
prima
alla
mamma
per
consultarla
intorno
alla
risposta
da
dare
;
poi
alla
baronessa
,
per
scusare
il
ritardo
di
quella
risposta
,
che
le
riusciva
strano
e
inesplicabile
.
La
signora
Mugnos
l
'
aveva
sgridata
:
"
Come
?
Ti
metti
a
pari
di
una
donnaccia
?
Ti
credi
così
poca
cosa
,
da
non
poter
fargliela
dimenticare
?
Ma
quelle
disgraziate
,
figlia
mia
,
non
lasciano
segno
alcuno
.
Infatti
,
egli
le
ha
dato
marito
anche
prima
di
chiedere
te
,
e
forse
pensando
a
te
.
Che
temi
dunque
?
"
.
E
la
baronessa
:
"
Hai
avuto
torto
,
figliuola
mia
!
Posso
assicurarti
che
colei
gli
è
andata
via
tutta
intera
dal
cuore
.
Mio
nepote
non
vuol
sentirne
nemmeno
ragionare
;
se
qualcuno
gliela
nomina
,
gli
tronca
le
parole
su
le
labbra
"
.
Eppure
,
che
farci
?
La
marchesa
di
Roccaverdina
,
dopo
due
mesi
,
quando
ormai
non
poteva
ragionevolmente
più
dubitare
di
appartenere
per
sempre
a
colui
che
era
stato
il
sogno
della
sua
giovinezza
,
e
se
lo
vedeva
attorno
premuroso
,
affettuoso
,
con
evidenti
prove
di
spontanea
sottomissione
,
sentiva
rinascere
dentro
di
sé
i
sordi
assalti
di
gelosia
che
le
avevano
tormentata
segretamente
tanti
anni
;
quasi
appunto
quelle
affettuose
premure
,
quelle
prove
di
sottomissione
fossero
da
parte
del
marchese
,
più
che
altro
,
sforzi
di
volontà
coi
quali
egli
cercasse
di
ascondergli
il
vero
stato
d
'
animo
di
lui
.
Mamma
Grazia
,
vedendola
arrivare
dal
Municipio
,
per
ricevere
la
benedizione
nuziale
nella
cappella
di
casa
,
dove
dopo
la
morte
della
marchesa
madre
non
era
più
stata
celebrata
nessuna
funzione
religiosa
,
si
era
buttata
ginocchioni
,
piangendo
di
contentezza
,
e
aveva
baciato
il
pavimento
per
ringraziare
Iddio
della
consolazione
concessale
prima
di
chiudere
gli
occhi
,
esclamando
:
"
Ora
questa
casa
è
ribenedetta
!
Ora
v
'
è
entrata
la
grazia
del
Signore
!
"
.
E
nei
giorni
appresso
la
povera
vecchia
un
po
'
istolidita
aveva
ripetuto
tante
volte
quelle
esclamazioni
,
da
spingere
la
marchesa
a
domandarle
:
"
Perché
?
Che
intendere
di
dire
?
"
.
Mamma
Grazia
si
era
sfogata
,
raccontando
tutto
quel
che
aveva
dovuto
soffrire
in
silenzio
per
non
dar
dispiacere
al
figlio
marchese
,
allorché
era
stata
costretta
a
servire
quell
'
intrusa
venuta
a
far
da
padrona
là
dove
non
era
degna
neppure
di
spazzare
le
stanze
!
"
Non
posso
però
dirne
male
"
,
aveva
soggiunto
:
"
mi
ha
sempre
rispettata
.
E
Dio
mi
castigherebbe
,
se
affermassi
che
era
cattiva
,
interessata
,
vanitosa
;
no
,
no
!
...
Ma
il
suo
posto
non
era
qui
.
E
glielo
dicevo
:
"
Come
hai
fatto
?
Lo
hai
stregato
?
"
.
Ed
ora
ho
qui
la
mia
bella
padroncina
!
Ho
la
mia
bella
figlia
,
che
mi
permette
di
chiamarla
così
perché
è
sposa
di
colui
che
è
quasi
figlio
per
me
...
Ora
questa
casa
è
ribenedetta
.
Il
peccato
mortale
è
andato
via
!
Ora
vi
è
entrata
davvero
la
grazia
del
Signore
!
"
La
signora
Mugnos
,
venuta
ad
abitare
dalla
marchesa
nelle
prime
settimane
,
aveva
voluto
tornare
assieme
con
la
figlia
minore
nella
casa
dov
'
era
nata
,
dove
era
stata
parecchi
anni
moglie
e
madre
felice
,
e
dove
poi
aveva
assistito
,
col
cuore
straziato
e
con
gli
occhi
in
pianto
,
alla
rovina
venuta
subito
dietro
alla
improvvisa
morte
del
marito
.
Due
,
tre
volte
la
settimana
,
ella
e
Cristina
pranzavano
in
casa
Roccaverdina
e
vi
restavano
l
'
intera
giornata
le
domeniche
;
ma
questo
non
impediva
che
la
testa
della
marchesa
non
fosse
invasa
lentamente
dall
'
ossessione
dell
'
altra
che
si
era
aggirata
,
dieci
anni
,
per
quelle
stanze
,
e
che
sembrava
vi
avesse
lasciato
l
'
acuto
odore
di
donna
peccaminosa
,
così
repugnante
per
lei
casta
di
corpo
e
di
pensieri
.
Il
marchese
aveva
già
ripreso
la
sua
vita
di
affaccendamento
che
lo
faceva
partire
quasi
ogni
giorno
per
Margitello
dove
la
vendemmia
ferveva
;
e
il
raccolto
delle
ulive
era
vicino
.
Due
volte
egli
aveva
condotto
la
marchesa
laggiù
,
altiero
di
mostrarle
quelle
macchine
che
luccicavano
quasi
fossero
state
di
argento
,
e
che
tra
poco
avrebbero
avuto
un
bel
da
fare
;
altiero
di
mostrarle
la
trebbiatrice
tolta
in
prestito
dal
Comizio
Agrario
provinciale
,
che
ingoiava
i
covoni
con
la
larga
bocca
,
immettendo
dagli
sbocchi
posteriori
il
grano
crivellato
nei
sacchi
pronti
a
riceverlo
.
Ella
aveva
fatto
sembiante
d
'
interessarsi
della
trebbiatrice
che
una
lunga
correggia
metteva
in
comunicazione
col
motore
fumigante
là
accanto
;
di
interessarsi
delle
macchine
che
da
lì
a
non
molto
sarebbero
state
rosseggianti
di
mosto
,
unte
di
olio
,
sudice
di
morga
,
e
più
belle
che
non
sembrassero
ora
con
quell
'
aria
di
ordigni
di
lusso
posti
là
,
apparentemente
,
per
delizia
degli
occhi
.
Ma
intanto
che
il
marchese
le
faceva
visitare
ogni
cosa
,
dando
minuziose
spiegazioni
,
esaltando
la
sua
iniziativa
,
la
sua
aspirazione
e
descrivendo
l
'
avvenire
della
Società
Agricola
,
quasi
non
si
potesse
menomamente
dubitare
che
esso
dovesse
essere
quale
appariva
alla
sua
immaginazione
o
quale
egli
lo
desiderava
,
Zòsima
si
sentiva
sopraffare
da
un
senso
di
delusione
,
da
un
'
inattesa
tristezza
,
cominciando
ad
avvedersi
che
ella
era
entrata
nella
vita
di
lui
con
la
stessa
importanza
delle
macine
,
della
pigiatrice
,
degli
strettoi
e
di
tutti
gli
altri
arnesi
che
lo
tenevano
occupato
,
senza
che
gli
facesse
vibrare
nel
cuore
qualche
cosa
di
più
intimo
,
di
più
dolce
di
cui
ella
stessa
non
aveva
chiara
e
precisa
idea
,
ma
di
cui
le
era
doloroso
notare
la
evidente
mancanza
.
Temeva
però
di
ingannarsi
;
temeva
specialmente
di
sembrare
o
di
essere
incontentabile
e
quasi
ingrata
,
chiedendo
alla
sua
sorte
un
compenso
più
largo
di
quel
che
era
stato
ora
concesso
alle
sue
lunghe
sofferenze
,
alla
sua
costanza
,
a
quella
segreta
dedizione
con
cui
ella
si
era
votata
a
lui
quando
egli
ne
aveva
perduto
ogni
ricordo
,
tutto
preso
dall
'
altra
,
più
giovane
,
più
fresca
di
lei
,
e
che
certamente
doveva
essergli
parsa
anche
molto
più
bella
.
E
perciò
la
gelosia
di
quel
passato
tornava
a
rigermogliarle
nel
cuore
come
una
volta
.
Allora
si
era
rassegnata
;
oggi
ella
sentiva
che
non
avrebbe
potuto
rassegnarsi
più
.
Che
confronti
faceva
dunque
il
marchese
?
Che
cosa
occorreva
per
impedirgli
che
li
facesse
?
La
signora
Mugnos
,
la
baronessa
,
Cristina
,
tutti
coloro
che
per
una
ragione
o
per
un
'
altra
l
'
avvicinavano
,
le
facevano
capire
chiaramente
che
la
credevano
felice
.
E
quando
,
accorgendosi
della
lieve
ombra
di
tristezza
che
le
velava
gli
occhi
o
traspariva
da
un
caratteristico
atteggiarsi
delle
labbra
,
o
da
una
cert
'
aria
stanca
della
persona
,
le
domandavano
se
per
caso
non
si
sentisse
leggermente
indisposta
,
sorridevano
credendo
che
si
trattasse
di
indizi
da
cui
potevano
trarsi
lieti
auspici
.
Ella
negava
:
"
No
,
no
;
sto
bene
,
molto
bene
anzi
.
Che
mi
manca
?
"
.
"
Che
può
mancarti
,
figlia
mia
?
"
,
le
diceva
la
baronessa
.
"
Ma
non
c
'
è
da
arrossire
,
se
hai
già
la
fortuna
...
"
"
No
,
zia
!
...
Ve
l
'
assicuro
!
"
"
Che
ti
senti
dunque
?
Sei
palliduccia
...
"
"
Niente
mi
sento
,
zia
.
Sono
sempre
stata
un
po
'
pallida
.
"
"
Un
mese
fa
eri
diventata
rosea
;
sembravi
un
'
altra
.
Ora
tua
madre
n
'
è
un
po
'
impensierita
.
Dovresti
smettere
questi
abiti
troppo
scuri
.
Ricordati
che
sei
sposa
,
che
sei
la
marchesa
di
Roccaverdina
...
"
Zòsima
aveva
voluto
conservare
le
modeste
apparenze
di
quand
'
era
semplicemente
la
signorina
Mugnos
,
anche
per
un
riguardo
alla
madre
e
alla
sorella
.
Il
marchese
,
nel
contratto
matrimoniale
,
le
aveva
costituito
in
dote
la
vasta
tenuta
di
Poggiogrande
,
autorizzandola
a
voce
,
anzi
volendo
che
ella
disponesse
della
rendita
in
favore
della
madre
e
della
sorella
in
maniera
da
non
offendere
il
loro
legittimo
orgoglio
.
La
signora
Mugnos
aveva
risposto
alla
figlia
:
"
Siamo
due
mosche
;
quel
che
ci
rimane
ci
basta
"
.
Ed
era
occorsa
una
grande
insistenza
da
parte
della
marchesa
per
farle
accettare
tanto
grano
e
vino
e
legna
da
impedire
che
essa
e
Cristina
dovessero
continuare
a
lavorare
,
come
due
misere
donne
,
mentre
ella
viveva
nella
ricchezza
.
Parecchi
oggetti
superflui
di
casa
Roccaverdina
erano
andati
a
rendere
meno
squallide
le
stanze
della
famiglia
Mugnos
.
"
Oh
mamma
!
Potrei
sentirmi
felice
pensando
al
vostro
stato
e
a
quello
di
Cristina
?
Fatelo
per
me
,
giacché
non
vi
è
piaciuto
di
venir
a
convivere
in
casa
nostra
,
come
il
marchese
ed
io
avevamo
desiderato
.
"
Ma
quando
il
suo
cuore
avea
cominciato
a
turbarsi
con
l
'
ossessione
dell
'
immagine
di
quell
'
altra
che
aveva
desinato
faccia
a
faccia
col
marchese
,
nella
stessa
sala
da
pranzo
e
forse
seduta
nello
stesso
posto
dove
ora
sedeva
lei
;
che
aveva
dormito
,
se
non
nello
stesso
letto
e
nella
stessa
camera
,
certamente
sotto
lo
stesso
tetto
,
e
aveva
toccato
con
le
sue
mani
la
stessa
biancheria
,
e
parecchi
oggetti
che
le
stavano
sotto
gli
occhi
e
che
non
potevano
non
ridestare
il
fantasma
di
colei
nella
immaginazione
del
marchese
,
la
gioia
di
far
partecipare
la
mamma
e
la
sorella
alla
mutata
condizione
della
sua
esistenza
non
era
più
bastata
a
compensarla
dell
'
angoscia
prodotta
dal
perfido
pensiero
che
le
si
insinuava
a
ogni
istante
nel
cervello
,
appena
rimaneva
sola
,
e
specialmente
ogni
volta
che
mamma
Grazia
le
faceva
sentire
il
suo
ritornello
di
vecchia
un
po
'
istupidita
:
"
Ora
questa
casa
è
ribenedetta
!
Ora
v
'
è
entrata
davvero
la
grazia
del
Signore
!
"
.
E
fu
una
gran
trafittura
per
lei
il
giorno
che
il
marchese
,
uditole
ripetere
quel
ritornello
,
sgridò
aspramente
mamma
Grazia
:
"
Non
hai
altro
da
dire
?
Sta
'
zitta
!
Mi
hai
già
rotto
le
tasche
con
la
tua
ribenedizione
!
"
.
"
Poveretta
!
"
,
s
'
interpose
la
marchesa
.
E
avrebbe
voluto
anche
domandargli
:
"
Perché
vi
dispiace
?
"
.
XXVI
.
Dal
canto
suo
,
nelle
prime
settimane
dopo
il
matrimonio
,
il
marchese
aveva
avuto
la
dolcissima
sensazione
di
un
compiuto
rinnovellamento
della
sua
vita
,
vedendo
animate
da
tre
figure
femminili
quelle
stanze
dove
egli
,
da
più
di
un
anno
,
non
vedeva
altra
donna
all
'
infuori
della
vecchia
nutrice
che
andava
attorno
curva
,
mal
pettinata
,
strascicando
le
ciabatte
,
larva
di
donna
più
che
donna
.
La
signora
Mugnos
e
Cristina
avevano
aiutato
la
marchesa
nel
dare
ai
mobili
,
agli
oggetti
,
alle
disposizioni
del
servizio
quell
'
impronta
che
soltanto
l
'
istinto
,
l
'
occhio
e
la
mano
della
donna
sanno
imprimervi
;
e
al
marchese
sembrava
che
ora
tutta
la
sua
tetra
casa
fosse
illuminata
da
altra
luce
,
sorridesse
e
quasi
cantasse
,
tanto
era
insolito
quel
risonar
di
voci
femminili
da
stanza
a
stanza
,
a
cui
lo
scoppio
argentino
di
certe
risate
di
Cristina
dava
una
gaiezza
di
freschi
gorgheggi
che
ringiovaniva
ogni
cosa
.
Quando
però
la
signora
Mugnos
e
Cristina
erano
andate
via
,
il
marchese
aveva
avuto
la
sgradita
sorpresa
di
riconoscere
che
quella
sensazione
di
rinnovellamento
proveniva
principalmente
dalle
impressioni
puramente
materiali
della
presenza
di
persone
quasi
estranee
a
lui
,
e
che
niente
o
poco
assai
era
mutato
dentro
di
lui
.
Nell
'
intimità
dei
primi
colloqui
,
Zòsima
aveva
commesso
l
'
imprudenza
di
parlargli
del
passato
,
di
quegli
anni
di
tristezza
trascorsi
nella
sua
cameretta
,
senza
il
minimo
luccicore
d
'
una
speranza
lontana
,
delle
trepidanze
e
degli
scoraggiamenti
che
l
'
avevano
fatta
esitare
ad
accorrere
al
richiamo
di
felicità
quando
egli
aveva
chiesto
la
mano
di
lei
.
"
Saprò
farvi
dimenticare
tutto
?
"
"
Ho
già
dimenticato
,
poiché
voi
siete
qui
.
"
"
Vorrei
darvi
ogni
felicità
...
Mi
sentivo
più
sicura
,
più
coraggiosa
allora
,
quando
attendevo
di
giorno
in
giorno
,
di
momento
in
momento
,
una
parola
che
non
vi
usciva
mai
da
le
labbra
,
e
che
pure
mi
sembrava
di
leggervi
chiaramente
negli
occhi
.
"
"
Non
v
'
ingannate
.
Ero
timido
;
e
poi
,
allora
vivevano
mio
padre
e
mia
madre
;
mi
sembrava
che
io
non
avessi
il
diritto
di
manifestare
un
desiderio
,
di
prendere
una
risoluzione
.
Mi
avevano
educato
a
una
sottomissione
assoluta
.
Dopo
,
quando
acquistai
piena
libertà
...
di
fare
a
piacer
mio
,
tante
e
tante
cose
erano
mutate
.
Non
vi
vedevo
più
da
un
pezzo
.
Le
nostre
famiglie
avevano
cessato
ogni
relazione
...
La
zia
però
dice
bene
:
matrimoni
e
vescovati
dal
cielo
son
destinati
.
È
stato
proprio
così
.
Non
siete
contenta
che
sia
stato
così
?
"
Oh
,
se
era
contenta
!
Egli
però
non
poteva
far
a
meno
di
rammentare
,
di
paragonare
;
e
Zòsima
gli
appariva
troppo
riserbata
,
troppo
fredda
in
confronto
dell
'
altra
a
cui
involontariamente
correva
il
pensiero
.
Se
ne
adontava
quasi
commettesse
in
quel
momento
un
sacrilegio
,
ma
non
poteva
distrarsi
,
non
poteva
scacciar
via
il
fantasma
che
gli
si
ripresentava
con
tanti
particolari
da
cui
a
poco
a
poco
gli
venivano
ridestati
nell
'
animo
altri
ricordi
che
egli
aveva
creduto
dovessero
essere
annientati
dal
solo
fatto
che
Zòsima
era
sua
legittima
moglie
.
E
quando
la
marchesa
gli
ripeteva
,
affermativamente
,
con
gentile
carezza
di
voce
:
"
Saprò
farvi
dimenticare
tutto
!
"
,
egli
rimaneva
male
,
si
sentiva
rimescolare
,
cercando
di
intendere
che
mai
ella
volesse
significare
con
la
parola
tutto
.
Pur
troppo
non
riusciva
a
dimenticare
!
Tornava
anzi
a
sentirsi
pesare
addosso
quell
'
oscura
fatalità
,
quella
continua
,
vaga
minaccia
di
parecchi
mesi
addietro
;
e
provava
rimorso
d
'
aver
messo
anche
lei
nella
circostanza
di
partecipare
alle
conseguenze
di
quella
fatalità
,
agli
effetti
di
quella
minaccia
,
legandola
inconsideratamente
alla
sua
vita
.
Così
tra
la
marchesa
e
lui
,
sin
dalle
prime
settimane
della
loro
vita
in
comune
,
si
era
interposto
qualche
cosa
,
che
a
lei
pareva
freddezza
e
a
lui
istintiva
repulsione
;
a
lei
naturale
rifiorire
di
sensazioni
e
di
sentimenti
che
lo
inducevano
a
confronti
nei
quali
ella
immaginava
di
doversi
trovare
inferiore
a
quell
'
altra
;
a
lui
,
se
non
rancore
,
dolente
rimprovero
di
scoprirsi
immeritatamente
ingannata
.
Nessuno
dei
due
osava
affrontare
una
spiegazione
;
temevano
di
far
peggio
,
di
apprendere
cose
che
avrebbero
voluto
ignorare
e
delle
quali
sarebbe
stata
peggiore
la
certezza
che
il
sospetto
.
Ella
cercava
di
prevenirne
ogni
desiderio
,
fargli
scorgere
che
se
nella
di
lui
vita
era
avvenuto
un
gran
mutamento
,
era
stato
in
meglio
e
non
in
peggio
.
Egli
tentava
di
mostrarle
in
ogni
occasione
un
'
assoluta
fiducia
nella
bontà
e
nell
'
affetto
di
lei
;
e
metteva
in
ciò
una
specie
di
ostentazione
,
di
cui
la
marchesa
si
accorgeva
e
che
non
le
sembrava
buon
segno
.
Timidamente
un
giorno
ella
gli
aveva
detto
:
"
La
povera
mamma
Grazia
si
stanca
subito
;
non
può
badare
a
tutto
.
Io
non
vorrei
darle
il
dolore
di
veder
in
casa
nostra
un
'
altra
persona
di
servizio
;
l
'
aiuto
dove
e
come
posso
.
Ma
non
solamente
le
mancano
le
forze
,
perde
ogni
giorno
più
la
memoria
"
.
"
Siete
voi
la
padrona
,
marchesa
.
Fate
come
vi
pare
,
non
avete
bisogno
di
consultarmi
;
tutto
quel
che
voi
disponete
e
ordinate
,
io
lo
approvo
anticipatamente
.
Mostratemi
col
fatto
di
sentirvi
qui
marchesa
di
Roccaverdina
per
davvero
.
"
"
No
"
,
ella
rispose
.
"
Dovreste
prima
parlargliene
voi
.
Merita
questo
riguardo
.
Non
vorrei
che
ella
vedesse
in
me
una
nemica
.
Le
donne
come
lei
sono
sospettose
.
Vi
ha
chiamato
sempre
con
l
'
affettuoso
nome
di
figlio
.
Vive
qui
da
tanti
anni
,
quasi
da
parente
.
Ed
è
così
buona
,
così
affezionata
!
"
In
quel
punto
mamma
Grazia
si
era
affacciata
all
'
uscio
.
Da
qualche
tempo
in
qua
commetteva
stranezze
.
Accorreva
immaginandosi
di
essere
stata
chiamata
,
e
spesso
,
pochi
minuti
dopo
,
tornava
a
presentarsi
per
lo
stesso
motivo
.
"
Hai
sentito
,
mamma
Grazia
,
quel
che
dice
la
marchesa
?
"
"
No
,
figlio
mio
.
"
"
Vuol
mettere
una
serva
a
tua
disposizione
,
per
aiutarti
nelle
faccende
di
casa
.
Ti
strapazzi
troppo
,
le
sembra
.
"
"
Non
sono
una
signora
io
.
"
"
Sei
grandetta
;
le
ossa
ti
pesano
.
Eh
?
"
"
Finché
mi
reggo
in
piedi
,
figli
miei
...
"
"
Ti
tocca
il
ben
servito
.
Mi
farai
tante
e
tante
calze
;
te
ne
starai
seduta
nella
tua
cameretta
,
o
al
sole
in
un
balcone
,
quando
è
bel
tempo
.
"
"
Vi
dispiace
,
mamma
Grazia
?
"
,
soggiunse
la
marchesa
.
"
Una
serva
?
Per
me
?
...
Vuol
dire
che
non
sono
più
buona
a
niente
,
figli
miei
!
...
Avete
ragione
.
Non
son
più
buona
a
niente
.
La
testa
non
mi
regge
...
"
"
C
'
è
bisogno
di
piangere
?
"
,
la
rimproverò
il
marchese
.
"
Avrei
voluto
servirvi
sempre
io
...
"
"
E
ci
servirai
sempre
tu
;
l
'
altra
ti
aiuterà
.
La
marchesa
anzi
vorrà
essere
servita
soltanto
da
te
.
Intanto
quella
farà
le
faccende
più
grossolane
.
"
Mamma
Grazia
si
asciugava
le
lagrime
col
grembiale
,
ripetendo
:
"
Lo
so
;
non
sono
più
buona
a
niente
!
"
.
"
Chi
vi
dice
questo
,
mamma
Grazia
?
Se
vi
dispiace
,
lasciamo
andare
;
non
ne
parliamo
più
...
"
"
Hai
ragione
,
figlia
mia
!
Non
sono
più
buona
a
niente
.
"
"
Zitta
!
Così
mi
farai
tante
belle
paia
di
calze
!
"
,
le
aveva
ripetuto
il
marchese
per
consolarla
.
Non
aveva
egli
detto
:
"
Tutto
quel
che
voi
disponete
e
ordinate
io
lo
approvo
anticipatamente
?
"
.
E
la
marchesa
avea
creduto
di
potersi
servire
di
quest
'
ampia
autorizzazione
compiendo
un
'
opera
di
carità
.
Una
settimana
dopo
,
era
tornata
da
lei
la
povera
vedova
di
Neli
Casaccio
a
implorare
di
nuovo
che
prendessero
il
maggiore
dei
suoi
figliuoli
a
servizio
.
"
Eccolo
:
ho
voluto
condurlo
con
me
perché
voscenza
e
il
marchese
si
persuadano
che
è
forte
e
svelto
,
quantunque
abbia
appena
dieci
anni
.
Ne
facciano
quel
che
vogliono
;
in
città
,
in
campagna
,
purché
io
sappia
che
non
gli
manca
un
boccone
di
pane
.
Non
so
più
dove
dare
la
testa
.
Non
mi
resta
che
andare
attorno
a
chiedere
l
'
elemosina
per
me
e
pei
miei
poveri
figliuolini
!
...
Ma
il
Signore
dovrà
farmi
morire
avanti
che
io
arrivi
a
quest
'
estremo
,
e
portarseli
tutti
in
paradiso
prima
di
me
.
"
La
marchesa
non
avea
potuto
risponderle
in
modo
evasivo
come
l
'
altra
volta
;
e
alla
vista
del
bambino
scalzo
,
coperto
di
stracci
,
pallido
e
macilento
,
ma
che
dimostrava
nella
faccia
e
specialmente
negli
occhi
intelligenza
precoce
,
si
era
sentita
commuovere
.
"
Vuoi
restare
qua
?
"
,
gli
domandò
.
"
Eccellenza
,
sì
!
"
"
O
vuoi
andare
in
campagna
?
"
"
Eccellenza
,
sì
!
"
La
marchesa
sorrise
.
La
povera
mamma
ravviava
con
le
dita
i
capelli
arruffati
del
bambino
,
sorridendo
anch
'
essa
,
e
le
ciglia
le
palpitavano
lasciandole
cascare
qualche
lagrima
su
le
gote
scarnite
.
Da
qualche
tempo
in
qua
il
marchese
non
si
era
più
ricordato
di
lei
;
mamma
Grazia
non
era
più
ricomparsa
a
portarle
quel
piccolo
soccorso
che
aveva
tenuto
in
vita
mamma
e
figliuoli
durante
i
terribili
giorni
della
mal
'
annata
.
Ella
,
povera
donna
,
non
se
ne
lagnava
.
Si
era
ingegnata
,
come
tanti
altri
,
andando
a
raccogliere
cicoria
,
amarella
,
tutte
le
erbe
mangiabili
che
la
pioggia
aveva
fatto
ripullulare
per
le
campagne
,
nutrendo
sé
e
i
bambini
con
esse
appena
condite
con
un
po
'
di
sale
e
con
qualche
stilla
di
olio
,
spesso
senza
neppur
questo
;
benedicendo
la
divina
Provvidenza
che
con
tal
mezzo
aveva
impedito
che
tanta
misera
gente
perisse
di
fame
.
"
Ora
m
'
industrio
alla
meglio
"
,
soggiungeva
la
vedova
.
"
Cucio
,
filo
.
Andrò
anche
a
raccogliere
ulive
,
raccomandando
i
bambini
alla
carità
di
una
vicina
.
Ma
siamo
cinque
bocche
,
eccellenza
!
"
"
Prendo
il
ragazzo
"
,
risolse
la
marchesa
tutto
a
un
tratto
.
"
Bisogna
rivestirlo
,
provvederlo
di
scarpe
.
Pel
vestito
,
comprate
la
roba
e
portatela
da
mastro
Biagio
,
il
sarto
...
Lo
conoscete
?
Le
scarpe
bisognerà
ordinarle
a
posta
,
credo
.
Vi
do
il
denaro
occorrente
per
tutto
.
Quel
che
rimarrà
lo
terrete
per
voi
.
"
E
le
lagrime
della
povera
donna
le
avevano
bagnato
la
mano
,
voluta
baciare
per
forza
.
Quella
sera
,
il
marchese
,
tornato
tardi
da
Margitello
,
si
era
messo
a
tavola
di
buon
umore
.
La
marchesa
,
seduta
di
faccia
a
lui
,
attendeva
che
egli
finisse
di
parlare
delle
meraviglie
delle
pigiatrici
e
degli
strettoi
delle
uve
,
che
agivano
con
la
precisione
di
un
orologio
.
"
Se
penso
"
,
egli
continuava
,
"
che
in
questo
vino
qui
hanno
sguazzato
i
piedacci
di
un
pestatore
,
mi
vien
nausea
di
berlo
!
Ai
tempi
di
Noè
non
si
faceva
altrimenti
!
Un
mascalzone
grosso
e
tarchiato
va
su
e
giù
pel
palmento
affondando
nell
'
uva
ammonticchiata
le
pelose
gambaccie
fino
alla
caviglia
,
reggendosi
a
un
bastone
per
non
scivolare
,
spiaccicando
i
chicchi
coi
piedi
mal
ripuliti
...
E
questa
incredibile
porcheria
dovrebbe
continuare
ancora
tra
noi
!..."
"
Non
mi
sgriderete
"
,
lo
interruppe
finalmente
la
marchesa
,
"
se
vi
dirò
che
sono
contenta
anch
'
io
della
mia
giornata
.
Ho
fatto
un
'
opera
di
carità
...
Ho
preso
un
servitorino
...
"
"
Come
mai
?
"
"
Mi
sono
lasciata
intenerire
...
Un
bambino
di
dieci
anni
...
Povera
creatura
!
...
Quell
'
orfanello
...
ricordate
?
di
cui
vi
parlai
tempo
fa
...
figlio
del
disgraziato
Neli
Casaccio
...
Ho
fatto
male
?
"
Ella
si
era
arrestata
un
istante
,
meravigliata
di
vederlo
rannuvolare
in
viso
e
di
vedergli
abbassare
gli
occhi
quasi
volesse
evitare
di
guardarla
o
sfuggire
di
essere
osservato
;
poi
aveva
ripetuto
la
domanda
:
"
Ho
fatto
male
?
"
.
"
No
.
Certamente
"
,
proseguì
il
marchese
con
voce
turbata
,
"
non
potrà
riuscirmi
piacevole
l
'
avere
sempre
dinanzi
chi
mi
ricorderà
avvenimenti
che
mi
hanno
contristato
assai
...
"
"
Posso
riparare
,
se
ho
sbagliato
.
"
"
La
marchesa
di
Roccaverdina
,
quando
ha
dato
la
sua
parola
,
deve
mantenerla
a
ogni
costo
.
"
"
Ma
,
infine
,
che
tristi
cose
può
rammentarvi
quel
ragazzetto
?
Se
suo
padre
è
morto
in
carcere
,
non
ci
ha
colpa
lui
.
Il
male
,
se
mai
,
l
'
ha
fatto
quello
;
dico
così
perché
ha
ammazzato
,
per
gelosia
.
Non
era
un
cattivo
soggetto
,
non
rubava
;
campava
facendo
il
cacciatore
.
Tutti
lo
proclamano
anzi
un
brav
'
uomo
.
Voleva
troppo
bene
a
sua
moglie
;
la
gelosia
lo
ha
perduto
.
In
certi
momenti
,
quando
la
passione
ci
offusca
il
cervello
,
noi
non
sappiamo
più
quel
che
facciamo
...
Io
lo
avrei
assolto
...
"
"
E
...
l
'
ucciso
?
"
,
disse
il
marchese
...
Ma
subito
,
quasi
questa
domanda
gli
fosse
sfuggita
suo
malgrado
,
si
affrettò
a
soggiungere
:
"
Che
bei
discorsi
a
tavola
!..."
.
"
Io
non
credevo
di
vedervi
accigliare
per
un
mio
atto
di
carità
...
"
,
rispose
Zòsima
dolcemente
.
"
Eppure
la
povera
vedova
non
si
stanca
di
benedirvi
,
gratissima
di
tutto
quel
che
voi
avete
fatto
per
essa
e
pei
suoi
bambini
,
durante
la
mal
'
annata
.
Volevate
essere
solo
nel
beneficarla
?
Ah
,
da
ora
in
poi
le
buone
opere
dobbiamo
farle
insieme
!
"
Sorrideva
,
tentando
di
scancellare
la
cattiva
impressione
da
lei
involontariamente
prodotta
;
e
si
meravigliava
che
restasse
silenzioso
,
e
non
riprendesse
a
mangiare
.
"
Non
avrei
mai
creduto
di
farvi
tanto
dispiacere
!
"
,
esclamò
.
"
È
una
mia
ubbia
,
scusate
"
,
egli
rispose
.
"
Forse
m
'
inganno
...
E
poi
...
Mi
abituerò
a
vedere
il
ragazzo
...
Parliamo
d
'altro."
Prese
dalla
fruttiera
un
bel
grappolo
di
uva
e
lo
porse
in
un
piatto
alla
marchesa
,
dicendole
:
"
È
cosa
vostra
,
di
Poggiogrande
"
.
Vedendo
che
ella
,
assaggiatone
soltanto
pochi
chicchi
,
riprendeva
a
picchiare
distrattamente
su
la
tavola
con
la
punta
della
forchetta
,
il
marchese
,
un
po
'
impacciato
,
le
domandò
:
"
Non
vi
piace
?
"
.
"
È
eccellente
...
L
'
ucciso
avete
detto
?..."
Il
marchese
la
guardò
negli
occhi
,
stupito
di
sentirle
riprendere
il
discorso
di
prima
.
"
L
'
ucciso
,
capisco
,
era
persona
di
casa
vostra
"
,
ella
continuò
.
"
Lo
chiamavano
Rocco
del
marchese
!
Gli
volevate
bene
perché
abile
,
fedele
;
non
avete
ancora
trovato
chi
possa
sostituirlo
...
Ma
...
giacché
,
per
caso
,
siamo
venuti
a
parlarne
,
voglio
dirvi
schiettamente
la
mia
impressione
.
"
"Dite."
"
Se
fosse
vivo
,
quell
'
uomo
mi
farebbe
ribrezzo
.
"
"
Ribrezzo
?
"
"
Sì
.
Uno
che
può
sposare
l
'
amante
del
padrone
...
per
interesse
,
non
per
altro
...
Oh
!
La
sua
condotta
lo
prova
.
Se
l
'
avesse
sposata
per
passione
,
io
ora
lo
compatirei
...
Ma
non
l
'
amava
,
non
si
curava
nemmeno
di
salvare
le
apparenze
...
Insidiava
le
mogli
degli
altri
.
Voialtri
uomini
però
giudicate
a
modo
vostro
...
La
stessa
sua
moglie
doveva
forse
disprezzarlo
...
Vedete
?
In
questo
momento
vi
ricordo
persone
e
fatti
che
vorrei
dimenticati
da
voi
;
che
voi
mi
avete
detto
più
volte
di
ricordare
appena
,
come
fantasmi
di
un
sogno
lontano
...
"
"
Non
mi
avete
creduto
?
"
"
Se
non
vi
avessi
creduto
,
non
ve
ne
parlerei
;
quantunque
di
tanto
in
tanto
...
Ecco
;
ve
ne
parlo
per
questo
.
Avrei
dovuto
avere
la
franchezza
,
il
coraggio
di
domandarvi
...
E
,
invece
,
faccio
come
coloro
che
intraprendono
un
gran
giro
per
arrivare
a
un
punto
dove
temono
di
trovare
una
trista
notizia
,
quasi
il
ritardare
per
via
fosse
un
sollievo
anticipato
...
"
"
Che
avete
,
Zòsima
?
"
,
disse
il
marchese
,
levandosi
da
sedere
,
e
avvicinandosi
a
lei
premurosamente
.
"
Che
vi
hanno
detto
?
...
Che
sospettate
?
Quella
stupida
di
mamma
Grazia
,
forse
...
"
"
No
,
poveretta
!
...
Ho
il
cuore
gonfio
.
Sappiatelo
,
Antonio
.
Non
mi
sento
...
amata
da
voi
!
"
E
alcuni
singhiozzi
soffocarono
queste
ultime
parole
.
"
Perché
?
Perché
?
"
,
balbettò
il
marchese
.
"
Dovreste
dirmelo
voi
perché
!
"
XXVII
.
Non
aveva
saputo
dirle
niente
,
cioè
soltanto
poche
parole
stentatamente
scherzose
che
dovevano
rassicurarla
pel
tono
con
cui
le
aveva
pronunciate
e
che
invece
la
turbarono
di
più
.
Era
rimasto
turbatissimo
anche
lui
.
Gli
pareva
che
la
marchesa
,
accettando
in
casa
loro
quel
ragazzo
,
vi
introducesse
qualche
cosa
di
più
che
un
malaugurio
,
un
germe
di
fatalità
;
e
pensava
al
modo
con
cui
impedire
che
questo
avvenisse
,
senza
che
ella
potesse
sospettare
l
'
opera
di
lui
.
Ma
,
infine
,
tutto
ciò
non
era
puerile
?
Fece
una
scrollata
di
spalle
.
E
per
mostrare
alla
marchesa
che
egli
non
era
uomo
da
lasciarsi
dominare
da
un
'
ubbia
,
il
giorno
dopo
,
sul
punto
di
partire
per
Margitello
,
le
diceva
:
"
Dovreste
ordinare
una
piccola
livrea
per
quel
ragazzo
;
calzoni
e
giacchettina
di
panno
scuro
,
filettati
di
giallo
,
colore
dei
Roccaverdina
,
con
berretto
gallonato
"
.
"
Oh
!
"
"
Al
tempo
del
nonno
,
i
nostri
servitori
dovevano
vestire
così
.
Mamma
Grazia
sa
dove
si
trova
qualcuna
di
quelle
vecchie
livree
tarlate
e
i
cappelloni
di
feltro
a
soffietto
.
"
"
Altri
tempi
,
altri
usi
.
"
"
Volete
che
me
n
'
occupi
io
?
"
"
No
;
lo
manderemo
in
campagna
.
Il
boaro
di
Poggiogrande
mi
diceva
appunto
la
settimana
scorsa
,
che
aveva
bisogno
di
un
ragazzo
.
"
"
Forse
sarà
meglio
pel
ragazzo
.
"
"
E
per
noi
"
,
soggiunse
la
marchesa
,
con
lieve
accento
di
tristezza
.
Il
marchese
,
in
piedi
,
sorbiva
lentamente
il
caffè
,
mentre
la
marchesa
,
seduta
vicino
al
tavolinetto
,
agitava
,
pensosa
,
col
cucchiaino
lo
zucchero
in
fondo
alla
tazza
che
le
fumava
davanti
.
"
Temevo
di
trovarvi
già
partito
per
Margitello
"
,
disse
il
cavalier
Pergola
entrando
all
'
improvviso
.
"
Scusate
,
cugina
.
Capperi
!
Mattiniera
!
Vi
credevo
ancora
a
letto
.
Buon
giorno
.
Una
tazza
di
caffè
?
Volentieri
;
non
l
'
ho
preso
in
casa
mia
per
la
fretta
di
venire
qui
.
"
"
Che
cosa
è
accaduto
?
"
,
domandò
il
marchese
.
"
L
'
amico
...
quello
della
Sottoprefettura
mi
ha
scritto
.
Siete
il
primo
nella
terna
;
il
colpo
è
riuscito
!..."
"
È
inutile
;
io
non
voglio
essere
sindaco
!
"
"
Come
?
Dopo
tutto
quel
che
abbiamo
fatto
?
"
"
Che
me
n
'
importa
?
Sbrigatevela
tra
voi
.
Io
ho
i
miei
affari
.
Ho
troppe
cose
a
cui
badare
.
"
"
Il
marchese
ha
ragione
,
cugino
.
"
"
Mah
!
...
Ci
siamo
compromessi
.
Si
è
compromesso
anche
lui
...
In
ogni
caso
,
basterà
dare
il
nome
,
circondarsi
di
assessori
di
fiducia
.
"
"
Ho
appena
fiducia
in
me
stesso
"
,
rispose
il
marchese
.
"
Questa
non
se
l
'
aspettava
nessuno
!
Riflettete
bene
,
cugino
!
"
"
Quando
ho
detto
no
,
è
no
!
...
Volete
venire
a
Margitello
?
Oggi
imbottiamo
il
vino
bianco
...
Poco
,
ma
tutto
d
'
uva
sceltissima
.
"
"
Attenderò
di
assaggiarlo
a
suo
tempo
!
"
E
il
marchese
era
partito
lasciando
là
il
cavaliere
che
bestemmiava
internamente
,
per
rispetto
della
cugina
.
"
Ci
abbandona
così
,
nelle
peste
!
Dovreste
persuaderlo
voi
"
,
egli
disse
,
rivolgendosi
alla
marchesa
e
giungendo
le
mani
in
atto
di
preghiera
.
"
Le
donne
fanno
miracoli
,
se
vogliono
.
"
"
Lo
avete
sentito
:
"
Quando
ho
detto
di
no
,
è
no
!
"
.
E
poi
...
Lo
conoscete
meglio
di
me
.
"
"
Pur
troppo
,
è
un
Roccaverdina
...
Preso
un
dirizzone
,
non
c
'
è
verso
di
stornarnelo
.
Bisogna
lasciarlo
stancare
.
Ora
è
tutto
oli
e
vini
;
non
gli
si
può
ragionare
d
'
altro
.
Probabilmente
,
tra
un
anno
o
due
,
butterà
per
aria
macchine
,
botti
,
coppi
!
Con
quella
donna
-
ve
ne
parlo
perché
è
cosa
già
passata
da
un
pezzo
-
ha
fatto
pure
così
.
Sembrava
che
,
dopo
dieci
anni
,
dovesse
commettere
la
corbelleria
di
sposarla
...
e
un
bel
giorno
la
dà
in
moglie
a
Rocco
Criscione
.
Gliel
'
ha
data
lui
,
gliel
'
ha
imposta
quasi
...
Rocco
non
poteva
dirgli
di
no
;
si
sarebbe
fatto
squartare
pel
suo
padrone
...
Era
sua
moglie
e
non
era
sua
moglie
,
dicevano
le
male
lingue
...
E
quando
Rocco
fu
ammazzato
,
tutti
credevano
:
ora
la
Solmo
ritorna
al
padrone
.
Che
!
...
Ve
l
'
ho
nominata
per
questo
;
non
potete
essere
gelosa
.
Se
mai
,
ora
,
delle
macchine
e
della
Società
Agricola
...
In
quanto
a
donne
,
egli
è
uscito
di
razza
.
Tutti
i
Roccaverdina
sono
stati
famosi
donnaioli
:
il
marchese
grande
,
il
padre
del
cugino
,
anche
vecchio
...
È
vero
che
,
dopo
,
aveva
la
scusa
della
paralisi
della
moglie
...
Povera
zia
!
Bocconi
amari
ne
ha
inghiottiti
parecchi
...
Ed
era
bellissima
...
L
'
avete
conosciuta
?
No
,
non
potete
averla
conosciuta
.
E
per
le
elezioni
comunali
?
Un
altro
dirizzone
;
ma
si
è
stancato
subito
...
Fate
il
miracolo
,
cugina
!
Dobbiamo
abbandonare
il
Comune
in
mano
a
certa
gentaccia
?
Che
penseranno
?
Che
il
marchese
di
Roccaverdina
ha
avuto
paura
!
Non
è
vero
;
ma
così
penseranno
e
lo
diranno
!
...
Mi
mordo
le
mani
!
...
Bella
figura
facciamo
col
Sottoprefetto
!
Egli
lo
ha
proposto
,
sicuro
che
il
marchese
avrebbe
accettato
la
nomina
.
Abbiamo
lavorato
tanto
!
Fate
il
miracolo
!..."
Ah
,
ella
avrebbe
voluto
fare
ben
altro
miracolo
!
Ma
si
sentiva
impotente
.
E
lo
diceva
quello
stesso
giorno
alla
sua
mamma
che
insisteva
presso
di
lei
:
"
Che
hai
dunque
?
Che
ti
accade
?
"
.
"
Forse
ho
sbagliato
,
mamma
!
"
"
Perché
?
"
"
Mi
sento
sola
sola
,
mamma
!
"
"
Che
intendi
dire
?
"
"
Ci
siamo
illusi
,
egli
ed
io
.
Il
suo
cuore
è
chiuso
per
me
.
Ha
preso
me
come
avrebbe
preso
qualunque
altra
...
Può
darsi
che
il
torto
sia
mio
...
Non
avrei
dovuto
entrare
in
questa
casa
...
C
'
è
ancora
il
fantasma
dell
'
altra
.
Lo
sento
,
lo
veggo
...
"
"
Ma
che
cosa
senti
?
Che
cosa
vedi
?
"
"
Niente
!
Non
so
...
Eppure
sono
certa
di
non
ingannarmi
.
"
"
Vergine
benedetta
!
Che
gusto
tormentarsi
così
!
"
"
Ah
,
mamma
!
Non
avrei
voluto
parlartene
per
non
angustiarti
.
Ma
il
cuore
mi
si
schianterebbe
se
non
potessi
sfogarmi
.
Lasciami
sfogare
...
Mi
ero
rassegnata
,
da
anni
.
Tu
non
hai
saputo
mai
nulla
fino
a
pochi
mesi
fa
.
Avevi
dolori
assai
più
grandi
del
mio
;
perché
avrei
dovuto
confidartelo
?
E
quando
,
tutt
'
a
un
tratto
,
quel
che
sembrava
stoltezza
sperare
mi
si
presentò
dinanzi
come
possibile
,
te
ne
rammenti
?
io
esitai
,
a
lungo
esitai
,
temendo
quel
che
,
pur
troppo
,
è
avvenuto
!
Sì
,
mamma
.
Tra
me
e
lui
sta
sempre
quell
'
altra
-
ricordo
vivo
...
!
Non
m
'
inganno
.
Sono
forse
una
persona
,
sono
un
cuore
qui
?
...
Sono
un
mobile
.
"
"
Che
aberrazione
,
figlia
mia
!
C
'
è
un
malinteso
tra
voi
;
dovreste
spiegarvi
.
Marito
e
moglie
debbono
fare
così
,
altrimenti
le
cose
s
'
ingrandiscono
.
Ognuno
immagina
che
sotto
ci
sia
qualche
cosa
di
grave
...
E
non
c
'
è
nulla
!
"
"
E
se
c
'
è
peggio
di
quel
che
uno
sospetta
?
"
"
Non
può
essere
.
Dopo
sei
soli
mesi
!
Il
marchese
ha
cento
cose
per
la
testa
.
Gli
affari
assorbono
,
danno
tanti
pensieri
.
Tu
rimani
a
fantasticare
,
a
roderti
il
fegato
...
Che
vuoi
che
ne
sappia
lui
?
Come
pretendi
che
indovini
?
"
"
Gliel
'
ho
detto
:
"
Antonio
,
non
mi
sento
amata
da
voi
!
"
.
Gliel
'
ho
detto
singhiozzando
...
"
"
Ebbene
?
"
"
Si
è
messo
a
ridere
,
mi
ha
risposto
scherzando
,
ma
rideva
male
,
scherzava
a
stento
.
"
"
Ti
è
sembrato
.
Ha
ragione
.
Gli
uomini
non
possono
intendere
certe
cose
di
noi
donne
,
che
non
hanno
importanza
per
loro
.
E
intanto
tu
ti
logori
la
salute
;
tu
non
ti
accorgi
che
deperisci
di
giorno
in
giorno
.
Sei
pallida
...
Non
sei
mai
stata
così
.
Che
credevi
,
sposando
?
Di
non
dover
avere
nessuna
croce
?
È
un
carattere
strano
;
sopportalo
come
è
.
Ho
sopportato
peggio
io
!
Ho
fatto
la
volontà
del
Signore
,
mi
sono
rassegnata
sempre
;
lo
hai
visto
!
Di
che
sei
gelosa
?
"
"
Del
suo
silenzio
,
mamma
!
"
"
Il
marchese
non
è
espansivo
;
è
fatto
così
.
Vorresti
rifarlo
?
"
"
Che
so
?
Certe
volte
rimane
assorto
,
col
viso
scuro
scuro
;
e
allora
,
quando
si
riscote
,
mi
guarda
con
occhi
smarriti
,
quasi
avesse
paura
che
io
indovinassi
.
E
se
gli
domando
:
"
Che
pensate
?
"
,
risponde
,
sfuggendomi
:
"
Niente
!
Niente
!"."
"
E
sarà
niente
davvero
.
Vuoi
che
gliene
parli
io
?
Che
gliene
faccia
parlare
dalla
baronessa
?
"
"
No
.
Può
darsi
che
io
abbia
torto
.
"
"
Hai
torto
certamente
.
"
"
Sì
,
sì
,
mamma
,
ho
torto
;
lo
comprendo
.
Non
affliggerti
per
me
!
"
Andando
via
,
il
marchese
le
aveva
detto
:
"
Tornerò
presto
questa
sera
"
.
Ma
era
già
un
'
ora
di
notte
,
e
la
marchesa
,
affacciata
al
terrazzino
a
pian
terreno
allato
al
portoncino
d
'
entrata
,
cominciava
a
impensierirsi
del
ritardo
.
Si
atterrì
vedendo
arrivare
soltanto
Titta
a
cavallo
d
'
una
mula
.
"
Il
marchese
?
"
"
Non
è
niente
,
eccellenza
.
"
Titta
,
saltato
giù
da
cavallo
,
legata
la
mula
a
uno
degli
anelli
di
ferro
confitti
a
posta
nel
muro
ai
due
lati
del
portoncino
,
si
affrettava
ad
entrare
.
Ella
gli
corse
incontro
nell
'
anticamera
.
"
Stia
tranquilla
,
voscenza
.
È
accaduto
...
"
"
Il
marchese
sta
male
?
"
"
No
,
eccellenza
.
Devo
andare
dal
pretore
e
dai
carabinieri
...
Si
è
impiccato
uno
a
Margitello
:
compare
Santi
Dimauro
.
"
"
Oh
,
Dio
!
...
Perché
?
Come
?
"
"
È
venuto
a
impiccarsi
nel
suo
fondo
venduto
al
marchese
due
anni
fa
.
L
'
aveva
detto
tante
volte
:
"
Verrò
a
morirvi
un
giorno
o
l
'
altro
!
"
.
E
finalmente
il
disgraziato
ha
mantenuto
la
parola
.
Si
era
pentito
di
aver
venduto
quel
fondo
...
Di
tanto
in
tanto
lo
trovavano
là
,
nella
carraia
,
coi
gomiti
su
le
ginocchia
e
la
testa
tra
le
mani
.
"
Che
fate
qui
,
compare
Santi
?
"
"
Guardo
la
mia
terra
,
che
non
è
più
mia
!
"
"
Avete
preso
un
sacco
di
quattrini
!
"
"
Sì
,
ma
io
vorrei
la
mia
terra
!
"
"
"
Perché
l
'
ha
venduta
?
"
"
Oh
!
Egli
soleva
raccontare
una
storia
lunga
.
Pel
processo
di
Rocco
Criscione
...
L
'
aveva
col
marchese
,
che
non
c
'
entrava
...
Il
giudice
istruttore
...
sa
,
voscenza
;
quando
si
fa
un
processo
si
raccolgono
tutte
le
voci
...
E
siccome
il
giudice
istruttore
...
Una
storia
lunga
!
...
Ma
era
venuto
lui
stesso
a
dire
al
marchese
:
"
Voscenza
vuole
quel
pezzo
di
terra
?
Se
lo
prenda
"
.
Era
proprio
nel
cuore
di
Margitello
,
e
di
tratto
in
tratto
il
vecchio
alterava
il
limite
...
I
contadini
quando
possono
rubare
un
palmo
di
terreno
,
non
hanno
scrupoli
.
Compare
Rocco
,
buon
'
anima
,
non
era
omo
da
lasciarlo
fare
,
nell
'
interesse
del
padrone
.
"
E
il
marchese
non
ne
troverà
un
altro
eguale
,
eccellenza
!
"
Il
vecchio
si
era
dunque
presentato
dal
marchese
:
"
Voscenza
vuole
quel
pezzo
di
terra
?
E
se
lo
prenda
!
"
.
Poi
il
vecchio
si
era
pentito
.
Veniva
a
piangere
là
,
quasi
ci
avesse
un
morto
...
Che
colpa
n
'
aveva
il
padrone
?
E
ora
,
per
fargli
dispetto
,
si
è
impiccato
a
un
albero
...
Chi
se
n
'
era
accorto
?
Spenzolava
davanti
la
casetta
...
Le
mule
della
carrozza
-
gli
animali
hanno
il
fiuto
meglio
di
noi
cristiani
-
non
volevano
andare
né
avanti
né
indietro
.
Io
guardo
attorno
per
veder
di
che
cosa
s
'
impaurissero
le
povere
bestie
...
Ah
,
Madonna
santa
!
Salto
giù
di
cassetta
,
scende
di
carrozza
anche
il
marchese
,
tutti
e
due
più
pallidi
del
morto
.
Non
lo
dimenticherò
finché
campo
!
...
Pavonazzo
,
con
gli
occhi
e
la
lingua
di
fuori
...
Lo
tocco
;
era
freddo
!
...
Allora
siamo
tornati
a
Margitello
...
Il
marchese
,
sturbato
,
non
poteva
parlare
...
Ha
dovuto
buttarsi
sul
letto
.
Ora
sta
meglio
...
E
mi
ha
mandato
per
avvertire
voscenza
.
Devo
andare
dal
pretore
e
dai
carabinieri
...
Il
morto
è
là
,
che
spenzola
ancora
...
Ha
voluto
dannarsi
!
"
La
marchesa
era
stata
ad
ascoltare
senza
interromperlo
,
corsa
da
brividi
per
tutta
la
persona
,
quasi
avesse
davanti
il
corpo
del
vecchio
contadino
col
viso
pavonazzo
,
con
gli
occhi
e
la
lingua
di
fuori
,
che
dondolava
dal
ramo
dell
'
albero
a
cui
disperatamente
era
andato
a
impiccarsi
.
"
Il
Signore
lo
avrà
perdonato
!
"
,
ella
disse
commossa
.
"
Ma
il
marchese
però
non
è
tornato
?
Ditemi
la
verità
,
Titta
:
sta
male
?
"
"
Eccellenza
,
no
!
Aspetta
la
giustizia
coi
carabinieri
e
i
manovali
che
dovranno
portar
via
il
morto
...
Mi
ha
mandato
a
posta
...
E
se
voscenza
permette
...
"
La
marchesa
quella
notte
ebbe
paura
di
dormire
sola
in
camera
sua
.
Disse
a
mamma
Grazia
:
"
Recitiamo
un
rosario
in
suffragio
del
disgraziato
"
.
A
metà
del
rosario
,
mamma
Grazia
era
già
addormentata
su
la
poltrona
dove
la
marchesa
l
'
aveva
fatta
sedere
;
ed
ella
si
buttò
sul
letto
vestita
,
certa
di
non
chiudere
occhio
,
con
nel
cuore
un
'
inesplicabile
angoscia
,
un
invincibile
presentimento
di
tristissimi
casi
che
sarebbero
sopravvenuti
,
presto
o
tardi
,
per
cattiva
influenza
di
quel
morto
.
XXVIII
.
Quella
notte
,
neppure
il
marchese
era
andato
a
letto
a
Margitello
.
Aveva
mandato
due
uomini
a
fare
la
guardia
all
'
impiccato
finché
non
fosse
arrivato
qualcuno
dei
nipoti
di
lui
;
e
riavutosi
dal
malessere
prodottogli
dal
repugnante
spettacolo
,
era
sceso
giù
nella
stanza
terrena
dove
i
garzoni
,
il
massaio
e
gli
altri
uomini
mangiavano
la
minestra
di
fave
lesse
,
discorrendo
dell
'
accaduto
.
La
presenza
del
marchese
li
aveva
fatti
tacere
.
Poi
uno
degli
uomini
,
presentando
il
piatto
vuoto
al
massaio
perché
glielo
riempisse
di
nuovo
,
si
permise
di
dire
:
"
Mandiamo
un
piatto
di
fave
anche
a
compare
Santi
!
"
.
E
rise
per
quella
facezia
;
parecchi
risero
con
lui
.
Il
massaio
,
rivolgendosi
al
marchese
,
notò
:
"
Era
un
pezzo
che
a
Ràbbato
non
s
'
impiccava
nessuno
.
Anni
e
anni
fa
,
il
Rospo
,
gessaio
,
poco
dopo
tornato
dalla
galera
.
Poi
mastro
Paolo
il
droghiere
,
perché
gli
era
scappata
la
moglie
col
campaio
dei
Pignataro
,
portandogli
via
gli
ori
e
i
quattrini
;
e
non
se
ne
seppe
più
né
nova
né
novella
!
"
.
"
Compare
Santi
ha
fatto
il
terzo
!
Ci
vuole
coraggio
a
impiccarsi
con
le
proprie
mani
!
"
,
disse
uno
dei
garzoni
.
"
E
ora
spargeranno
che
si
è
impiccato
per
me
!
"
,
esclamò
il
marchese
.
"
O
che
gliel
'
ha
detto
voscenza
:
Impiccatevi
?
"
,
rispose
il
massaio
.
"
Quasi
io
gli
avessi
rubato
quei
quattro
sassi
maledetti
!
È
venuto
da
me
coi
suoi
piedi
.
Si
è
preso
settant
'
onze
,
in
tanti
bei
pezzi
di
dodici
tarì
d
'
argento
,
uno
sopra
l
'
altro
!
E
dopo
andava
dicendo
,
a
chi
voleva
saperlo
e
a
chi
non
voleva
saperlo
,
che
io
gli
avevo
fatto
violenza
,
con
le
liti
,
quando
il
vecchio
ladro
spostava
il
limite
...
Questo
però
non
lo
diceva
!
"
"
È
il
destino
"
,
disse
gravemente
il
massaio
.
"
Il
destino
ci
chiama
.
Quando
il
destino
ci
sta
sopra
...
Dicevamo
del
Rospo
,
gessaio
.
Me
lo
raccontava
mio
padre
...
Quegli
,
sì
,
fece
bene
a
impiccarsi
!..."
"
Perché
?
"
,
domandò
un
giovanotto
contadino
,
continuando
a
mangiare
.
"
Aveva
rubato
il
pettorale
della
Madonna
...
Anelli
,
orecchini
,
spille
,
tutti
i
voti
dei
fedeli
,
e
la
corona
d
'
argento
,
anche
quella
del
bambino
Gesù
nella
cappella
di
Sant
'
Isidoro
,
e
calici
e
patene
nella
sacristia
...
Erano
stati
quattro
,
e
vennero
scoperti
perché
il
Rospo
si
era
presa
doppia
parte
,
e
uno
dei
compagni
cantò
.
Li
avevano
condannati
alla
galera
a
vita
.
Allora
non
si
scherzava
,
trattandosi
di
cose
sacre
.
Ma
nel
quarantotto
,
la
rivoluzione
mise
in
libertà
tutti
i
galeotti
...
E
il
gessaio
,
trovata
in
casa
una
figlia
di
sedici
anni
,
non
volle
credere
che
fosse
sua
,
quantunque
la
moglie
giurasse
che
egli
l
'
avesse
lasciata
incinta
di
un
mese
quando
era
stato
arrestato
.
Che
doveva
fare
?
Ammazzare
la
moglie
pel
tradimento
e
tornarsene
in
galera
?
Voscenza
si
annoia
con
questa
storia
...
Già
potrebbe
raccontarla
meglio
di
me
.
"
"
Continuate
"
,
rispose
il
marchese
.
"
L
'
ho
udita
accennare
una
volta
,
ma
non
so
tutti
i
particolari
.
"
"
Bisognava
sentirla
raccontare
da
mio
padre
...
Il
Rospo
stava
di
faccia
a
casa
nostra
,
dove
ora
abita
don
Rosario
il
farmacista
,
che
vi
ha
fabbricato
su
un
altro
piano
,
coi
balconi
,
e
ha
tinto
in
rosso
la
facciata
.
Diceva
mio
padre
che
il
Rospo
era
un
ometto
corto
,
segaligno
,
tutto
nervi
;
parlava
poco
,
e
dalla
galera
era
tornato
con
la
pelle
bianca
.
Sfido
!
Era
stato
all
'
ombra
sedici
anni
.
Chi
si
aspettava
di
vederlo
tornare
?
E
la
moglie
e
la
figlia
se
lo
videro
comparire
davanti
come
un
morto
risuscitato
;
neppure
la
moglie
lo
riconosceva
.
E
quando
egli
sentì
dirsi
:
"
Questa
è
tua
figlia
!
"
,
guardò
la
ragazza
con
tanto
d
'
occhi
.
"
Ringraziamo
Iddio
!
"
,
rispose
secco
secco
.
La
moglie
capì
,
e
si
mise
a
piangere
.
Il
Rospo
era
diventato
verde
come
l
'
aglio
,
raccontava
mio
padre
.
Tutti
i
vicini
,
che
erano
accorsi
,
si
posero
in
mezzo
in
difesa
della
moglie
.
E
il
Rospo
chinava
la
testa
:
"
Sì
,
sì
;
va
bene
.
Che
ho
detto
?
Ringraziamo
Iddio
!
"
.
Ma
metteva
paura
,
raccontava
mio
padre
...
Scusi
,
voscenza
"
,
soggiunse
il
massaio
,
rivolgendosi
di
nuovo
al
marchese
che
sembrava
ascoltasse
distrattamente
.
"
Io
non
so
raccontarla
bene
questa
storia
;
non
c
'
ero
allora
,
non
ero
neppur
nato
;
ma
la
ho
udita
tante
e
tante
volte
da
mio
padre
,
che
posso
ripeterla
con
le
sue
stesse
parole
...
"
"
E
s
'
impiccò
pel
tradimento
?
"
,
domandò
un
altro
contadino
.
"
Ma
che
!
Tutti
credevano
:
"
Ora
ammazza
la
moglie
!
"
.
Niente
.
Dal
giorno
dopo
,
egli
riprese
il
suo
mestiere
di
gessaio
.
E
con
la
moglie
non
una
parola
,
non
un
gesto
;
se
non
che
,
di
tratto
in
tratto
,
conduceva
via
la
figlia
alla
fornace
dove
cuoceva
il
gesso
.
E
la
moglie
tremava
:
"
Che
farà
?
Scannerà
quella
povera
creatura
?
"
.
Non
osava
di
fiatare
però
.
E
i
vicini
,
zitti
;
avevano
paura
di
lui
,
tornato
dalla
galera
,
con
quel
viso
smorto
smorto
che
inverdiva
sempre
peggio
dell
'
aglio
,
come
se
il
sole
e
l
'
aria
non
riuscissero
ad
abbronzarlo
.
Per
farla
breve
...
Vergine
benedetta
!
Pare
impossibile
!
...
Ormai
egli
era
convinto
che
quella
non
fosse
sua
figlia
;
anche
la
disgraziata
se
ne
era
convinta
,
indotta
da
lui
:
e
cominciò
ad
odiare
la
madre
.
Ogni
giorno
,
bisticci
,
parolacce
,
quando
non
andava
alla
fornace
col
padre
...
Finalmente
,
la
madre
se
n
'
accorse
.
Piangeva
da
mattina
a
sera
nei
giorni
che
restava
sola
.
Le
vicine
:
"
Che
avete
,
comare
?
"
.
"
Ho
la
maledizione
di
Dio
in
casa
!
"
Non
si
spiegava
.
Poi
,
la
cosa
diventò
palese
a
tutti
...
Bisognava
esser
ciechi
per
non
capire
.
Quella
sfacciata
non
si
conteneva
...
Insomma
la
povera
madre
doveva
vedere
e
tacere
.
Fosse
stata
un
'
altra
donna
...
sia
!
Ma
la
propria
figlia
!
Uno
scandalo
immenso
!
E
i
vicini
facevano
finta
di
non
avvedersi
di
niente
,
per
paura
del
galeotto
.
"
"
Cristo
!
Fece
bene
,
giacché
non
era
sua
figlia
!
"
"
Non
parlate
così
,
compare
Cola
"
,
riprese
il
massaio
.
"
Era
proprio
figlia
sua
!
Un
giorno
la
moglie
cade
malata
,
arriva
in
punto
di
morte
,
e
prima
di
ricevere
i
sacramenti
,
glielo
giura
davanti
al
sacerdote
con
l
'
ostia
consacrata
in
mano
,
davanti
a
tutti
.
"
Sto
per
presentarmi
al
cospetto
di
Dio
!
"
Oh
!
In
punto
di
morte
non
si
mentisce
.
E
due
giorni
dopo
...
Mio
padre
raccontava
:
"
Avevo
bisogno
di
un
carico
di
gesso
,
e
domando
alla
figlia
:
'
Dov
'
è
tuo
padre
?
'
.
Risponde
:
'
Nella
stalla
;
dà
la
paglia
agli
asini
'
.
Aveva
sei
asini
per
trasportare
il
gesso
.
E
vo
'
nella
stalla
,
una
porta
accanto
.
Chiamo
;
nessuno
mi
risponde
.
Spingo
la
porta
,
entro
...
-
mio
padre
qui
si
faceva
sempre
il
segno
della
santa
croce
...
-
Il
Rospo
s
'
era
impiccato
a
uno
degli
anelli
della
mangiatoia
con
la
cavezza
d
'
un
asino
...
I
sei
asini
mangiavano
tranquillamente
la
paglia
...
Si
era
fatto
giustizia
con
le
sue
proprie
mani
!
E
la
gente
disse
che
era
stato
il
castigo
di
Dio
perché
il
Rospo
aveva
rubato
gli
ori
della
Madonna
e
i
calici
e
le
patene
!
...
Fu
il
primo
a
Ràbbato
.
Nessuno
si
ricordava
che
un
rabbatàno
si
fosse
ammazzato
da
sé
fino
a
quel
giorno
"."
"
Il
Rospo
ha
aperto
la
strada
e
gli
altri
gli
vanno
dietro
!
"
,
disse
compare
Cola
.
"
Io
intanto
me
ne
vado
a
dormire
"
"
Anch
'
io
!
Anch
'
io
!
È
tardi
.
Santa
notte
!
"
Tre
rimasero
,
col
massaio
e
il
marchese
.
"
Pure
voscenza
ha
sonno
.
"
"
No
,
massaio
.
"
"
E
ora
,
chi
passerà
più
di
notte
per
la
carraia
?
"
,
disse
uno
dei
contadini
accendendo
la
pipa
.
"
Hai
paura
dello
Spirito
!
Ah
!
Ah
!
"
"
Voi
ridete
,
compare
.
Ma
chi
ha
visto
coi
suoi
occhi
,
come
in
questo
momento
vedo
il
padrone
e
voi
...
"
"
Eri
ubbriaco
quella
volta
.
"
"
Eh
sì
,
col
vino
che
danno
i
Crisanti
!
Aceto
battezzato
.
Credetemi
,
per
strada
pensavo
a
mia
madre
che
avevo
lasciato
malata
,
poveretta
.
C
'
era
un
fil
di
luna
.
Il
cielo
,
sereno
,
con
le
stelle
che
ammiccavano
;
e
il
cane
dei
Sidoti
uggiolava
lassù
davanti
a
la
casa
con
la
porta
aperta
,
e
gli
uomini
che
discorrevano
.
Si
udivano
le
voci
,
non
le
parole
...
Questo
per
dirvi
che
non
era
tardi
;
un
'
ora
di
notte
,
forse
,
poco
più
...
"
"
E
così
?
"
,
disse
il
marchese
,
vedendo
che
il
contadino
si
era
fermato
per
riaccendere
la
pipa
.
"
Mi
sento
accapponare
la
pelle
ogni
volta
che
ne
parlo
.
Prima
,
rispondevo
anche
io
:
"
Sciocchezze
!
Fantasia
alterata
!
"
,
quando
udivo
parlare
di
queste
cose
;
ma
ora
mi
farei
mozzare
il
collo
,
eccellenza
,
perché
è
la
verità
,
se
volessero
costringermi
a
dire
che
non
è
vero
...
Ero
arrivato
a
metà
della
carraia
qui
,
di
Margitello
,
e
davanti
a
me
non
c
'
era
nessuno
.
Ci
si
vedeva
bene
...
Via
,
si
fosse
trattato
di
uno
a
piedi
,
forse
non
avrei
potuto
accorgermene
...
Ma
di
uno
a
cavallo
!
Avrei
dovuto
almeno
sentire
il
rumore
delle
zampe
della
mula
...
Tutt
'
a
un
tratto
!
...
Come
se
la
mula
e
l
'
uomo
che
la
cavalcava
fossero
sbucati
di
sotto
terra
!
La
mula
faceva
salti
,
girava
a
destra
,
a
sinistra
...
A
una
ventina
di
passi
,
eccellenza
,
gridai
:
"
Ohè
!
Badate
!
"
.
Temevo
che
non
mi
venisse
addosso
...
Coi
fichi
d
'
India
della
siepe
non
potevo
scansarmi
,
e
mi
fermai
.
E
la
mula
saltò
e
girò
,
imbizzita
,
sbruffando
dalle
narici
.
Vidi
vacillare
quell
'
omo
e
sentii
il
suo
tonfo
per
terra
...
Volevo
accorrere
...
Gesù
sacramentato
!
Omo
e
mula
se
li
era
inghiottiti
il
terreno
dond
'
erano
sbucati
!
...
Se
in
quel
momento
mi
avessero
salassato
,
non
avrei
dato
una
stilla
di
sangue
!
...
Proprio
nel
punto
dove
ammazzarono
compare
Rocco
Criscione
,
eccellenza
...
Pensavo
a
mia
madre
malata
,
non
pensavo
al
morto
!
...
Ho
visto
con
quest
'
occhi
,
ho
udito
con
queste
orecchie
;
e
non
ripasserei
di
là
,
a
notte
avanzata
,
neppure
se
mi
dicessero
:
"
Ti
diamo
mille
onze
!...",
non
mi
crede
,
voscenza
?
"
Il
marchese
si
era
alzato
da
sedere
,
pallido
,
con
la
lingua
inaridita
,
e
un
tremito
dai
piedi
alla
testa
ch
'
egli
cercava
di
nascondere
mettendosi
a
passeggiare
su
e
giù
per
la
stanza
,
voltando
le
spalle
al
massaio
e
ai
tre
contadini
.
"
Degli
uomini
io
ho
paura
,
non
delle
anime
dei
morti
!
"
,
esclamò
il
massaio
.
"
Una
volta
tornavo
dalla
campagna
verso
la
mezzanotte
.
C
'
era
un
lume
di
luna
che
ci
si
vedeva
come
di
giorno
.
E
nel
piano
di
Sant
'
Antonio
ecco
un
fantasma
,
avvolto
in
un
lenzuolo
,
e
in
testa
un
arcolaio
che
girava
,
girava
!
Mi
fermo
...
e
lui
si
ferma
;
l
'
arcolaio
però
girava
sempre
.
Lì
per
lì
,
si
capisce
,
mi
sentii
gelare
il
sangue
!
ma
siccome
mi
pareva
che
il
fantasma
volesse
impedirmi
di
passare
,
"
Per
la
Madonna
!
"
,
grido
...
Con
la
chiave
di
casa
,
e
un
coltellaccio
dal
manico
di
ferro
,
da
due
soldi
,
avevo
fatto
un
rumore
come
quando
viene
alzato
il
grilletto
d
'
una
pistola
...
e
mi
ero
slanciato
con
impeto
ad
afferrare
un
lembo
del
lenzuolo
.
"
Compare
Nunzio
,
che
fate
!..."
Era
quel
gran
boia
di
Testasecca
!
"
Voi
,
compare
?
"
"
Zitto
non
avete
visto
niente
!..."
E
quel
che
vidi
infatti
non
l
'
ho
mai
detto
a
nessuno
...
Una
persona
che
scendeva
da
un
certo
balcone
con
la
scala
di
corda
...
"
"
Un
ladro
?
"
"
Già
,
di
quelli
che
fanno
spuntare
qualcosa
su
la
testa
dei
mariti
...
Chiunque
altro
sarebbe
tornato
indietro
,
e
ora
racconterebbe
,
come
voi
,
la
storiella
del
fantasma
col
lenzuolo
e
l
'
arcolaio
in
testa
.
"
"
Ma
la
mula
e
l
'
uomo
a
cavallo
,
che
sparirono
in
un
batter
d
'
occhio
,
inghiottiti
dal
terreno
?
"
,
riprese
il
contadino
che
aveva
finito
di
fumare
e
vuotava
la
pipa
sul
palmo
della
mano
.
"
Che
ne
dice
,
voscenza
?
"
,
domandò
il
massaio
.
Il
marchese
non
rispose
,
e
continuò
un
bel
pezzo
ad
andare
su
e
giù
per
lo
stanzone
,
a
testa
bassa
,
con
le
mani
dietro
la
schiena
,
contraendo
a
intervalli
le
labbra
,
quasi
per
trattenere
le
parole
che
gli
si
agitavano
su
la
lingua
,
scrollando
spesso
le
spalle
,
assorto
in
un
ragionamento
interiore
che
sembrava
gli
facesse
fin
dimenticare
il
luogo
in
cui
si
trovava
.
"
Andiamo
a
dormire
anche
noi
!
"
,
disse
uno
dei
contadini
.
Anche
gli
altri
due
si
alzarono
da
sedere
.
"
Buona
notte
,
voscenza
!
"
Il
marchese
accennò
col
capo
una
risposta
al
saluto
,
e
si
fermò
in
mezzo
allo
stanzone
.
"
Destino
!
"
,
esclamò
il
massaio
.
"
Che
vuol
farci
,
eccellenza
?
Pietre
dell
'
aria
,
che
ci
cascano
addosso
quando
non
ce
le
aspettiamo
!
Se
permette
,
mi
butterò
sul
letto
di
Titta
,
caso
voscenza
avesse
bisogno
di
qualche
cosa
.
"
E
prese
in
mano
il
lume
per
accompagnarlo
.
"
Sì
"
,
rispose
il
marchese
.
Il
cortile
era
inondato
dal
lume
di
luna
.
Nella
gran
pace
notturna
si
sentiva
,
in
lontananza
,
una
voce
che
cantava
.
XXIX
.
Aveva
trovato
la
casa
piena
di
gente
.
La
signora
Mugnos
,
Cristina
,
il
cavalier
Pergola
,
don
Aquilante
erano
accorsi
alle
prime
notizie
sparsesi
per
Ràbbato
del
suicidio
del
vecchio
Dimauro
.
Correvano
stranissime
voci
.
Il
vecchio
,
preparato
il
cappio
,
atteso
al
passaggio
il
marchese
,
gli
aveva
imprecato
addosso
tutte
le
maledizioni
del
cielo
e
si
era
impiccato
sotto
gli
occhi
di
lui
.
Il
marchese
,
dallo
spavento
,
cascato
come
morto
per
terra
,
trasportato
alla
Casina
,
era
rinvenuto
dopo
due
ore
!
...
Il
vecchio
si
era
presentato
al
marchese
con
la
corda
in
mano
:
"
Vi
restituisco
le
settant
'
onze
;
datemi
il
mio
fondo
o
,
quanto
è
vero
Iddio
,
m
'
impicco
a
un
albero
,
là
!
"
.
"
Impiccatevi
,
se
vi
fa
piacere
.
Volete
un
po
'
di
sapone
per
la
corda
?
"
E
alla
dura
risposta
del
marchese
,
il
povero
compare
Santi
era
andato
davvero
a
impiccarsi
.
Il
marchese
lo
aveva
guardato
dalla
finestra
,
senza
commuoversi
e
senza
mandare
nessuno
ad
impedire
quella
pazzia
!
...
Il
vecchio
aveva
detto
a
un
nepote
:
"
Domani
il
marchese
troverà
un
frutto
nuovo
a
un
ramo
del
mandorlo
nel
mio
fondo
di
Margitello
.
Gli
farà
stranguglioni
!
"
.
Il
nepote
:
"
Che
frutto
nuovo
?
"
.
"Vedrai."
E
la
mattina
era
andato
via
senza
dire
altro
.
Il
nepote
lo
credeva
a
messa
...
Invece
,
povero
diavolo
,
era
corso
a
impiccarsi
!
...
Titta
,
ripartito
di
buon
'
ora
col
pretore
e
coi
carabinieri
,
aveva
lasciato
la
marchesa
in
grande
agitazione
.
Alla
vista
della
madre
,
Zòsima
le
si
era
gettata
tra
le
braccia
singhiozzando
:
"
Che
disgrazia
,
mamma
,
che
disgrazia
!
"
.
Ma
era
sopraggiunto
quasi
subito
il
cavalier
Pergola
:
"
Eh
,
via
,
cugina
!
...
Che
colpa
ne
ha
il
marchese
?
"
.
Don
Aquilante
l
'
aveva
poi
confortata
un
po
'
,
raccontando
minutamente
com
'
era
andata
la
cosa
;
nessuno
poteva
saperlo
meglio
di
lui
che
aveva
conchiuso
l
'
affare
.
Il
marchese
aveva
tutt
'
altro
pel
capo
,
in
quei
giorni
,
che
il
terreno
di
compare
Santi
!
"
Il
vecchio
venne
da
me
:
"
Signor
avvocato
,
finiamola
!
"
.
Io
alla
prima
non
avevo
capito
.
"
Che
dobbiamo
finire
?
"
"
Questa
storia
del
mio
fondo
di
Margitello
.
"
"
Vi
siete
deciso
finalmente
?...""
"
Ma
dunque
perché
?...",
aveva
esclamato
all
'
ultimo
la
marchesa
strizzandosi
le
mani
.
"
Ma
dunque
perché
?
"
"
Perché
il
vecchio
avaro
avrebbe
voluto
insieme
e
fondo
e
denari
.
Tutti
i
contadini
sono
così
;
uno
più
ladro
dell
'
altro
.
Bruti
!
Anime
di
animali
in
corpo
umano
.
"
E
pronunziava
queste
parole
con
aria
misteriosa
scrollando
la
testa
,
socchiudendo
gli
occhi
,
quasi
nascondessero
un
concetto
profondo
che
sarebbe
stato
inutile
spiegare
;
né
la
signora
né
il
cavalier
Pergola
lo
avrebbero
capito
.
All
'
apparire
del
marchese
su
l
'
uscio
del
salotto
,
nessuno
aveva
osato
di
dire
una
parola
.
"
Che
cosa
c
'
è
?
Fate
il
lutto
?
"
,
egli
esclamò
bruscamente
.
Gli
era
parso
proprio
di
entrare
in
una
di
quelle
stanze
dove
i
parenti
di
un
morto
vi
ricevono
silenziosamente
le
persone
più
intime
,
con
costume
forse
orientale
tuttora
vivo
in
Sicilia
.
"
Come
state
?
"
,
gli
domandò
la
marchesa
.
"
Io
?
...
Benissimo
!..."
Era
pallido
invece
e
rivelava
una
profonda
irritazione
nel
tono
della
voce
.
"
Benissimo
,
vi
dico
!
"
,
egli
replicò
a
un
gesto
dubitativo
della
marchesa
.
"
Non
ci
mancherebbe
altro
"
,
intervenne
il
cavalier
Pergola
,
"
che
il
cugino
dovesse
star
male
perché
un
imbecille
si
è
impiccato
!
"
"
Mi
dispiace
soltanto
di
non
aver
potuto
dormire
la
notte
scorsa
"
,
soggiunse
il
marchese
.
"
Vado
subito
a
letto
,
per
un
paio
di
ore
.
"
La
marchesa
lo
seguì
in
camera
.
"
Grazie
,
non
ho
bisogno
di
niente
"
,
egli
disse
.
"
Prendete
almeno
un
torlo
d
'
uovo
col
caffè
.
"
"
Niente
.
Lasciatemi
dormire
un
paio
d
'ore."
"
So
che
vi
siete
sentito
male
...
"
"
Male
,
perché
?
Sono
un
bambino
forse
?
"
"
Lo
hanno
portato
via
?
"
,
domandò
la
marchesa
dopo
un
istante
di
pausa
.
"
Sì
,
il
diavolo
se
lo
è
portato
via
!
...
Ma
non
capite
che
non
voglio
parlarne
?
...
Che
voglio
...
dormire
?
"
La
marchesa
lo
guardò
stupita
e
uscì
di
camera
mortificatissima
,
quasi
si
fosse
sentita
scacciata
.
Chiuso
l
'
uscio
,
e
tenendo
una
mano
sul
pomo
di
rame
della
serratura
,
stette
là
alcuni
secondi
,
per
ricomporsi
prima
di
tornare
in
salotto
.
"
È
già
andato
a
letto
?
"
,
le
domandò
lo
zio
don
Tindaro
,
arrivato
in
quell
'
intervallo
.
"
Peccato
!
...
Volevo
mostrargli
...
"
E
tolse
di
mano
al
cavalier
Pergola
uno
strano
idoletto
di
argento
,
il
suo
più
bello
acquisto
di
quell
'
anno
,
egli
diceva
.
"
Eh
nepote
?
...
Un
tesoro
!
...
Cosa
egiziana
!
...
Un
Anubi
,
il
Dio
Cane
...
Come
è
venuto
qui
?
...
Da
quanti
secoli
?
Era
a
un
metro
sotterra
...
Lo
ha
scavato
,
per
caso
,
un
contadino
e
me
lo
ha
portato
...
"
Ti
do
due
piastre
,
sei
contento
?
"
E
non
ne
avevo
ancora
capito
l
'
importanza
,
lo
confesso
.
Dopo
,
osservandolo
meglio
...
Argento
...
non
c
'
è
dubbio
...
Ma
quand
'
anche
non
fosse
?
...
Il
valore
non
consiste
ne
la
materia
,
ma
nella
cosa
rappresentata
...
Pensate
,
nepote
mia
,
che
voi
avete
tra
le
dita
un
oggetto
di
parecchie
migliaia
di
secoli
!
...
Ero
venuto
a
posta
per
farglielo
vedere
...
E
anche
per
sapere
che
c
'
è
di
vero
in
quel
che
mi
è
stato
detto
.
Si
è
impiccato
sotto
gli
occhi
del
marchese
?
...
Ma
nessuno
ha
pensato
a
tagliare
la
corda
?
Dovevano
fare
così
...
"
"
Ma
vi
pare
,
papà
!
"
,
lo
interruppe
il
cavalier
Pergola
.
"
È
quel
che
ho
risposto
io
:
ma
vi
pare
!
"
"
Potrebbe
accadere
anche
a
voi
.
Figuriamoci
che
qualche
maligno
dicesse
al
contadino
che
vi
ha
venduto
questo
idoletto
:
"
Sciocco
!
Ti
sei
lasciato
cavar
di
mano
una
fortuna
.
Quel
cosettino
valeva
più
di
mille
onze
...
"
.
E
che
costui
dal
dispiacere
...
"
"
Ma
io
gliel
'
ho
già
detto
prima
:
"
Guarda
;
ti
do
due
piastre
.
Se
intanto
c
'
è
qualcuno
che
volesse
dartene
di
più
...
Mostralo
a
chi
ti
pare
;
solamente
io
vorrei
la
preferenza
.
C
'
è
chi
te
ne
dà
dieci
?
Ed
io
ti
darò
dieci
piastre
e
mezza
"
.
Se
costui
però
venisse
a
dirmi
...
(
sono
così
ignoranti
i
contadini
!
Si
credono
sempre
rubati
dai
galantuomini
!...)
Ma
io
gli
risponderei
:
"
Tieni
!
Restituiscimi
le
mie
due
piastre
"
.
E
mi
costerebbe
un
grande
sforzo
.
Mio
nepote
il
marchese
è
di
altro
parere
.
I
negozi
sono
negozi
;
non
si
fanno
per
disfarli
.
Ha
ragione
.
Ma
quando
si
combatte
con
ignoranti
che
poi
sono
anche
sospettosi
e
maligni
?
Il
meglio
è
non
avere
che
spartire
con
essi
.
Tanto
,
possedere
o
non
possedere
quella
spanna
di
terreno
che
dovrebbe
importargli
?
Visto
che
il
vecchio
si
era
pentito
della
vendita
,
e
che
andava
là
a
piangere
su
le
zolle
-
a
un
contadino
potete
prendergli
la
moglie
,
la
figlia
...
sta
zitto
,
chiude
gli
occhi
;
ma
un
pizzico
di
terra
no
!
è
come
strappargli
un
brano
di
cuore
-
visto
che
il
vecchio
si
era
pentito
della
vendita
,
io
gli
avrei
subito
proposto
:
sciogliamo
il
contratto
;
ecco
il
vostro
fondo
,
qua
le
mie
settant
'
onze
...
e
sputiamoci
su
,
come
suol
dirsi
.
Gliel
'
avevo
consigliato
,
poche
settimane
fa
:
"
Nepote
mio
,
levatelo
di
torno
questo
compare
Santi
Dimauro
!
"
.
Tuo
marito
,
scusa
,
nepote
mia
...
ha
una
testa
!
...
La
testa
dei
Roccaverdina
!
Se
mi
avesse
dato
retta
,
quel
che
è
accaduto
non
sarebbe
accaduto
,
e
tu
non
staresti
ora
spaventata
spaventata
,
con
quegli
occhi
che
guardano
e
non
vedono
...
Lo
hai
osservato
bene
il
mio
idoletto
?
Non
ti
sei
neppure
accorta
che
ha
la
testa
di
un
cane
!
"
Era
proprio
spaventata
spaventata
,
come
diceva
lo
zio
Tindaro
.
Le
rombava
nell
'
orecchio
il
tono
aspro
,
quasi
villano
,
della
voce
del
marchese
,
quale
fin
'
allora
non
le
era
accaduto
di
udirlo
in
parole
rivolte
a
lei
.
Per
giungere
a
questo
punto
,
ella
rifletteva
,
il
turbamento
del
marchese
doveva
essere
grandissimo
;
rimorso
più
che
turbamento
,
se
lo
zio
gli
aveva
consigliato
:
"
Levati
di
torno
quel
compare
Santi
!
"
,
ed
egli
non
aveva
voluto
dargli
retta
perché
un
affare
quando
è
concluso
...
è
concluso
!
In
un
angolo
del
salotto
,
il
cavalier
Pergola
discuteva
ad
alta
voce
con
don
Aquilante
intorno
ai
primi
capitoli
della
Genesi
.
Di
tratto
in
tratto
si
udiva
la
voce
severa
di
don
Aquilante
che
ripeteva
:
"
Parole
il
cui
senso
non
è
stato
ancora
compreso
!
"
.
E
la
replica
del
cavaliere
:
"
Bisognava
appunto
attendere
voi
per
sentirselo
spiegare
!
"
.
Come
fossero
arrivati
fino
alla
Genesi
parlando
del
suicidio
di
compare
Santi
,
nessuno
dei
due
avrebbe
saputo
dirlo
;
certamente
avevano
fatto
presto
.
Lo
zio
don
Tindaro
che
si
era
avvicinato
ad
essi
,
udito
di
che
si
trattava
,
guardato
in
faccia
suo
genero
e
crollata
la
testa
,
si
era
allontanato
borbottando
:
"
E
poi
si
ricorre
alle
reliquie
dei
santi
!
"
.
Passando
davanti
a
la
signora
Mugnos
e
Cristina
che
cercavano
di
confortare
la
marchesa
,
il
cavaliere
don
Tindaro
fece
il
gesto
di
chi
non
vuol
disturbare
un
intimo
colloquio
;
ma
la
signora
Mugnos
lo
richiamava
:
"
Diteglielo
anche
voi
,
cavaliere
;
non
è
un
'
imprudenza
pretendere
che
il
marchese
renda
quel
fondo
agli
eredi
?
"
.
"
E
senza
chiedere
la
restituzione
del
prezzo
,
aggiungerei
io
!
Settant
'
onze
non
fanno
né
ricco
né
povero
il
marchese
di
Roccaverdina
;
con
quella
spanna
di
terreno
o
senza
di
esso
,
Margitello
sarà
sempre
Margitello
.
Margitello
ha
fatto
come
il
pesce
grande
che
ingoia
il
pesce
piccolo
;
si
è
mangiato
Roccaverdina
.
Roccaverdina
,
che
è
il
titolo
di
famiglia
,
è
sparito
in
Margitello
,
dopo
l
'
abolizione
dei
fidecommessi
.
Un
pezzo
tu
,
un
pezzo
io
,
un
pezzo
quegli
...
come
le
spoglie
di
Gesù
Cristo
,
che
i
crocifissori
si
giocarono
ai
dadi
.
Dico
così
per
modo
di
esprimermi
...
Il
marchese
,
d
'
altra
parte
,
non
ha
torto
.
"
Perché
debbo
avere
quella
soggezione
in
casa
mia
?
Per
questo
ho
comprato
qua
,
ho
comprato
là
,
sbarazzandomi
di
tutti
i
vicini
.
"
Ora
Margitello
è
un
gran
rettangolo
,
chiuso
dai
quattro
lati
dallo
stradone
provinciale
e
dalle
carraie
comunali
,
perfettamente
isolato
.
Ma
quel
vecchio
testardo
voleva
star
conficcato
là
per
far
dispetto
al
marchese
...
"
"
Ah
!
...
Non
posso
pensarci
!
...
Mi
sembra
che
ci
sia
la
maledizione
su
quel
terreno
!..."
"
Chi
può
dirti
il
contrario
,
cara
nepote
?
"
"
La
mamma
ha
paura
che
il
marchese
...
"
"
In
questo
momento
non
vi
sembra
imprudente
prenderlo
di
fronte
?...",
la
interruppe
la
signora
Mugnos
.
"
Più
tardi
,
forse
...
Ma
serebbe
sempre
meglio
lasciarlo
fare
a
modo
suo
.
"
"
Ed
è
capace
di
continuare
a
fare
a
modo
suo
,
anche
per
picca
!
"
,
concluse
ridendo
don
Tindaro
.
"
Sì
,
mamma
;
vo
'
vedere
se
m
'
ama
!
"
,
esclamò
Zòsima
poco
dopo
,
appena
rimasta
sola
con
la
signora
Mugnos
e
Cristina
.
"
Vo
'
metterlo
a
questa
prova
!
"
"
E
poi
?
"
,
disse
Cristina
guardando
con
profonda
espressione
di
disinganno
la
sorella
.
"
E
poi
?
...
Almeno
avrò
la
certezza
.
"
"
Io
non
la
cercherei
.
"
"
Perché
?
"
"
Perché
...
La
penso
così
.
"
Ella
pensava
diversamente
.
Era
entrata
con
molta
cautela
in
camera
,
non
volendo
svegliare
il
marchese
,
se
per
caso
dormisse
ancora
.
Vistolo
supino
,
con
gli
occhi
aperti
,
immobile
,
come
se
non
si
fosse
accorto
della
presenza
di
lei
,
la
marchesa
lo
chiamò
con
un
grido
:
"
Antonio
!
...
Oh
,
Dio
!
...
Mi
avete
fatto
paura
!
Vi
sentite
ancora
male
?
"
.
Si
era
accostata
,
ansiosa
,
tremante
,
e
lo
aveva
preso
per
una
mano
.
"
Ma
che
cosa
immaginate
dunque
?
"
,
egli
disse
con
voce
che
mal
nascondeva
l
'
irritazione
.
"
Che
vi
hanno
riferito
?
Che
vi
hanno
insinuato
nell
'animo?..."
"
Ah
!
...
Sentite
"
,
ella
riprese
,
giungendo
le
mani
in
atto
supplichevole
,
"
ve
lo
chiedo
per
grazia
!
...
Se
mi
volete
veramente
bene
...
"
"
Avete
bisogno
di
altre
prove
?
Dopo
quel
che
ho
fatto
?
"
"
Di
altre
prove
no
...
Mi
sono
espressa
male
.
Per
la
nostra
tranquillità
,
per
disperdere
qualunque
mal
augurio
-
che
volete
?
Io
sono
superstiziosa
come
tutte
le
donne
.
Voialtri
uomini
forse
non
potete
credere
che
certi
sentimenti
sieno
spesso
previsioni
,
ammonizioni
del
cuore
-
per
la
nostra
tranquillità
,
sentite
...
!
"
Esitava
,
non
osava
di
esprimere
con
parole
più
schiette
e
più
semplici
il
suo
vivo
desiderio
,
di
imporglielo
anzi
con
la
tenerezza
che
in
quel
momento
le
vibrava
per
tutta
la
persona
e
che
ella
avrebbe
voluto
almeno
indovinata
se
non
scorta
da
lui
.
Esitava
,
aspettando
che
le
accorresse
spontaneamente
in
soccorso
e
che
la
prevenisse
accordandole
,
quasi
in
regalo
,
quel
che
ella
gli
richiedeva
con
timido
gesto
di
preghiera
.
Appena
però
si
avvide
che
il
marchese
la
guardava
diffidente
e
in
atto
di
difesa
e
di
resistenza
,
si
sentì
invadere
da
un
impeto
di
coraggio
e
di
forza
e
con
accento
risoluto
riprese
:
"
Sentite
:
dovreste
rendere
quel
fondo
agli
eredi
,
come
vi
ha
consigliato
lo
zio
don
Tindaro
,
e
senza
volerne
restituito
il
prezzo
...
Vi
prego
di
fare
così
,
per
amor
mio
!
"
.
"
E
con
ciò
confermare
che
il
vecchio
si
è
impiccato
per
colpa
del
marchese
di
Roccaverdina
!
"
Saltò
giù
dal
letto
,
buttando
da
lato
le
coperte
sotto
cui
si
era
ficcato
vestito
.
"
Mio
zio
non
capisce
niente
,
con
le
sue
antichità
!
"
,
soggiunse
.
"
Ve
lo
chiedo
come
dono
...
come
sacrificio
;
non
vorrete
rifiutarmelo
.
Non
sarò
mai
tranquilla
finché
quel
fondo
di
malaugurio
farà
parte
di
Margitello
...
"
"
Che
sospettate
?
Che
vi
hanno
detto
?
Parlate
!
"
"
Che
cosa
potrebbero
dirmi
?
...
Che
potrei
sospettare
?...",
ella
domandò
lentamente
,
indietreggiando
un
po
'
davanti
a
quella
domanda
scoppiata
con
un
urlo
di
collera
.
"
Non
mi
dite
più
niente
,
non
mi
parlate
più
di
questo
!
"
,
fece
il
marchese
.
C
'
erano
nell
'
espressione
della
faccia
e
nel
tono
della
voce
così
evidenti
segni
di
terrore
e
di
angoscia
,
che
la
marchesa
poté
significargli
soltanto
con
un
dolce
gesto
delle
due
mani
:
"
Farò
come
volete
!
"
.
E
uscì
di
camera
.
XXX
.
Infatti
non
gliene
aveva
riparlato
più
;
ma
tutti
e
due
capivano
che
ognuno
di
essi
pensava
continuamente
a
quel
silenzio
impostosi
e
ne
soffriva
in
diversa
maniera
.
Egli
,
stizzito
che
la
marchesa
col
rassegnato
contegno
,
col
muto
dolore
gli
rammentasse
che
attendeva
una
risposta
,
una
rivelazione
,
o
un
atto
,
quell
'
atto
richiestogli
con
supplichevoli
parole
,
come
prova
di
amore
;
ella
,
offesa
dell
'
inesplicabile
rifiuto
,
e
dei
modi
chiusi
e
bruschi
con
cui
si
vedeva
trattata
,
e
che
la
sua
vivace
fantasia
contribuiva
a
ingrandire
e
a
renderle
penosissimi
.
Durante
quei
tre
ultimi
mesi
,
la
povera
mamma
Grazia
se
n
'
era
andata
all
'
altro
mondo
,
senza
neppure
accorgersene
,
restando
immobile
con
la
calza
in
mano
,
su
la
seggiola
dov
'
era
seduta
nel
balcone
per
godersi
il
sole
di
febbraio
;
e
la
baronessa
di
Lagomorto
l
'
aveva
seguita
venti
giorni
dopo
,
estinguendo
tranquillamente
sotto
il
baldacchino
bianco
del
suo
letto
,
coi
canini
là
accucciati
che
più
non
valevano
a
tenerle
ben
riscaldati
i
piedi
.
"
Li
raccomando
a
te
"
,
ella
aveva
detto
alla
marchesa
.
"
Come
figliuoli
!
"
E
aveva
soggiunto
:
"
Muoio
contenta
...
Non
mi
avete
dato
la
consolazione
di
sapere
almeno
che
un
marchesino
è
per
via
...
Non
importa
;
verrà
.
Lo
solleciterò
io
,
di
lassù
,
con
le
mie
preghiere
"
.
"
Ma
che
cosa
dite
,
zia
!..."
"
Oh
!
Non
credere
che
io
non
capisca
che
questa
volta
...
è
finita
!
"
,
continuò
la
baronessa
.
"
Che
ci
faccio
più
in
questo
mondo
?
...
Tu
non
mi
dimenticherai
...
Ho
contribuito
un
po
'
alla
tua
felicità
...
Sei
felice
,
è
vero
?
"
"
Sì
,
zia
!
"
"
Come
si
può
essere
felici
in
questa
valle
di
lagrime
...
Valle
di
lagrime
dice
la
Salveregina
...
È
la
morte
non
ricordo
più
la
canzonetta
che
comincia
così
e
finisce
:
Un
rimedio
a
tutti
i
mali
Per
quei
miseri
mortali
Che
son
stanchi
di
soffrir
!
Me
la
facevano
recitare
quando
ero
bambina
...
La
ripeteva
spesso
la
mamma
...
"
Con
straordinaria
lucidità
di
mente
,
la
baronessa
aveva
provveduto
in
quegli
ultimi
due
giorni
a
modificare
il
suo
testamento
.
"
Ero
in
collera
con
mio
fratello
e
con
mia
nepote
allora
...
Non
voglio
che
maledicano
la
mia
memoria
.
Tu
sei
ricco
a
bastanza
"
,
disse
al
marchese
.
"
Tindaro
ha
più
bisogno
di
te
...
E
Cecilia
ha
due
figli
...
"
Ed
era
morta
due
giorni
dopo
balbettando
la
canzonetta
del
Metastasio
,
stringendo
la
mano
di
Zòsima
,
cercando
con
gli
occhi
i
canini
accucciati
dappiè
sul
letto
,
e
che
poterono
essere
allontanati
a
stento
.
Minacciavano
di
avventarsi
e
mordere
chi
si
accostava
alla
loro
padrona
,
stesa
rigida
sotto
le
coltri
,
col
capo
abbandonato
sui
guanciali
,
e
tra
i
capelli
sotto
la
cuffia
,
i
diavolini
voluti
farsi
fare
la
sera
avanti
perché
da
anni
ed
anni
ogni
sera
aveva
praticato
così
.
La
marchesa
pensava
ancora
dopo
un
mese
alle
parole
della
baronessa
:
"
Sei
felice
,
è
vero
?
"
,
e
alla
sua
risposta
:
"
Sì
,
zia
!
"
.
Ora
la
baronessa
doveva
vedere
di
lassù
che
ella
le
aveva
mentito
per
non
turbarle
quegli
ultimi
giorni
di
vita
.
Non
si
era
mai
sfogata
con
lei
,
come
con
la
mamma
e
la
sorella
;
la
baronessa
non
avrebbe
avuto
la
prudenza
di
confortarla
e
di
tacere
col
nepote
;
e
Zòsima
non
voleva
che
tra
il
marchese
e
lei
vi
fossero
intermediari
;
preferiva
soffrire
.
Poi
era
stata
distratta
dalle
cure
di
scartare
,
di
mettere
a
posto
i
mobili
,
i
quadri
,
gli
oggetti
diversi
che
il
marchese
aveva
fatto
trasportare
in
casa
dal
palazzotto
della
baronessa
lasciato
in
eredità
alla
nepote
maritata
col
cavalier
Pergola
,
a
cui
premeva
di
uscir
presto
dal
vicoletto
dove
ora
gli
pareva
di
sentirsi
mancar
l
'
aria
e
di
non
avere
a
bastanza
luce
.
La
marchesa
aveva
riposto
assieme
con
quelle
di
famiglia
le
gioie
antiche
,
di
molto
valore
,
destinate
a
lei
dalla
zia
.
E
un
giorno
che
ella
ammirava
,
tra
gli
altri
oggetti
ereditati
,
due
vestiti
di
broccato
laminati
in
oro
,
della
prima
metà
del
Settecento
,
conservati
perfettamente
con
tutti
gli
accessori
e
le
scarpine
-
la
baronessa
li
mostrava
raramente
tanto
n
'
era
gelosa
-
si
era
sentita
fin
prendere
dalla
curiosità
di
indossarne
uno
che
,
a
occhio
,
sembrava
tagliato
e
cucito
proprio
per
lei
.
Il
marchese
,
tornato
inattesamente
da
Margitello
,
l
'
aveva
sorpresa
mezza
vestita
,
e
l
'
aveva
,
con
insolita
compiacenza
,
aiutata
nel
travestimento
.
Quel
cantusciu
si
adattava
perfettamente
alla
sua
persona
.
Ma
ella
,
appena
terminato
di
abbigliarsi
,
e
guardatasi
nello
specchio
,
si
era
vergognata
della
sua
curiosità
,
quasi
si
fosse
mascherata
fuori
stagione
.
"
Vi
sta
benissimo
;
sembrate
un
'
altra
persona
"
,
le
disse
il
marchese
.
"
Il
marchese
grande
raccontava
che
,
ogni
volta
che
la
marchesa
bisnonna
indossava
questo
vestito
,
egli
soleva
ripeterle
:
"
Marchesa
,
approfittate
della
circostanza
;
in
questo
momento
non
saprei
negarvi
niente
!
"
.
Ma
la
marchesa
"
,
egli
soggiungeva
,
"
non
ne
approfittò
mai
.
"
"
Da
donna
prudente
"
,
rispose
Zòsima
.
Il
marchese
fece
una
mossa
interrogativa
.
"
Perché
una
signora
"
,
ella
spiegò
,
"
non
deve
chiedere
,
ma
attendere
che
il
suo
desiderio
sia
indovinato
.
"
Per
un
istante
si
era
illusa
intorno
alla
intenzione
del
marchese
.
E
vedendolo
pensieroso
,
un
po
'
accigliato
,
aveva
aspettato
che
le
dicesse
:
"
Indovino
il
vostro
desiderio
.
Sarà
fatto
come
voi
volete
"
.
Invece
egli
cambiò
discorso
.
"
Verrete
domani
a
Margitello
?
Faremo
l
'
assaggio
dei
vini
...
È
la
prima
festa
della
Società
Agricola
.
"
"
Grazie
"
,
ella
rispose
freddamente
.
E
la
mattina
dopo
finse
di
dormire
per
evitare
che
il
marchese
ripetesse
la
proposta
sul
punto
di
andar
via
.
Egli
si
era
aggirato
un
po
'
per
la
camera
,
esitante
se
dovesse
svegliarla
o
no
;
si
era
fermato
a
guardarla
,
e
la
marchesa
che
teneva
gli
occhi
socchiusi
fu
meravigliata
di
vedergli
fare
un
gesto
,
quasi
volesse
scacciare
con
le
mani
qualche
tristo
pensiero
che
lo
tormentava
,
tanto
dolorosa
era
stata
l
'
espressione
del
suo
viso
in
quell
'
atto
.
Soffriva
dunque
anche
lui
?
Di
che
cosa
?
Per
qual
motivo
?
Aveva
dunque
ragione
la
sua
mamma
dicendo
che
tra
marito
e
moglie
c
'
era
di
mezzo
un
malinteso
,
un
equivoco
,
e
che
il
non
tentare
da
una
parte
o
dall
'
altra
di
chiarirli
o
dissiparli
,
serviva
unicamente
a
prolungare
quel
penoso
stato
d
'
animo
e
a
renderlo
peggiore
?
"
Come
?
La
cugina
non
viene
?
"
,
domandò
il
cavalier
Pergola
che
era
già
montato
nella
carrozza
fermata
davanti
al
portone
.
"
È
un
po
'
indisposta
"
,
rispose
il
marchese
.
"
Gli
altri
ci
attendono
alla
Cappelletta
"
,
disse
il
cavaliere
dopo
di
aver
acceso
un
sigaro
.
"
Ecco
don
Aquilante
!
"
Don
Aquilante
arrivava
di
corsa
scusandosi
di
essere
in
ritardo
.
Titta
fece
schioccare
la
frusta
e
le
mule
partirono
di
buon
trotto
.
Il
cavalier
Pergola
non
poteva
trovarsi
insieme
con
l
'
avvocato
senza
cavarsi
il
gusto
di
provocarlo
a
qualche
discussione
.
Quando
la
carrozza
raggiunse
le
altre
due
coi
soci
dell
'
Agricola
alla
Cappelletta
e
passò
avanti
per
la
discesa
,
il
cavaliere
gli
disse
:
"
Oggi
voglio
vedervi
prendere
una
sbornia
.
In
vino
veritas
;
così
ci
direte
la
vera
verità
intorno
ai
vostri
Spiriti
...
Ma
ci
credete
,
proprio
?
"
.
"
Non
ho
mai
preso
sbornie
in
vita
mia
;
né
ho
bisogno
di
essere
ubriaco
per
dire
la
verità
"
,
rispose
severamente
don
Aquilante
.
"
Bevono
vino
anche
gli
Spiriti
?
"
"
Potrei
dirvi
sì
;
e
vi
parrebbe
una
sciocchezza
.
"
Il
cavaliere
scoppiò
in
una
risata
:
"
Meno
male
.
Se
nel
mondo
di
là
non
si
dovesse
più
bere
vino
,
mi
dispiacerebbe
assai
.
Avete
udito
,
cugino
?
Bisogna
turar
bene
le
botti
a
Margitello
;
c
'
è
il
caso
di
trovarne
qualcuna
già
vuotata
.
"
E
rideva
,
pestando
i
piedi
,
strofinandosi
le
mani
,
come
soleva
quando
era
di
buon
umore
.
"
Quel
che
gli
Spiriti
non
possono
vuotare
,
sono
certi
cervelli
dove
non
c
'
è
niente
"
,
replicò
don
Aquilante
,
socchiudendo
gli
occhi
e
scrollando
compassionevolmente
la
testa
.
Il
marchese
non
aveva
risposto
subito
.
Da
qualche
tempo
in
qua
andava
soggetto
a
certe
intermittenze
di
pensiero
dalle
quali
si
riscoteva
tutt
'
a
un
tratto
quasi
rinvenisse
da
uno
sbalordimento
.
Doveva
fare
uno
sforzo
per
rammentare
l
'
idea
,
o
il
fatto
dietro
a
cui
si
era
sperduto
,
e
qualche
volta
non
riusciva
a
rintracciarlo
.
Gli
sembrava
di
aver
camminato
,
camminato
in
mezzo
a
densa
nebbia
senza
distinguere
niente
attorno
a
lui
,
in
uno
spazio
deserto
,
silenzioso
,
o
su
l
'
orlo
di
un
abisso
dove
poteva
porre
il
piede
in
fallo
,
e
di
cui
risentiva
l
'
orrore
rientrando
in
sé
.
Aveva
fatto
un
lieve
balzo
all
'
interrogazione
del
cavaliere
,
e
atteggiava
le
labbra
a
un
sorriso
stentato
indovinando
a
chi
andasse
la
risposta
di
don
Aquilante
.
"
Mio
cugino
è
incorreggibile
"
,
egli
disse
mentre
il
cavaliere
rideva
.
"
Ha
però
in
serbo
le
solite
reliquie
per
quando
si
vede
in
pericolo
!
"
,
rispose
don
Aquilante
senza
scomporsi
.
"
Se
credete
di
chiudermi
la
bocca
col
rinfacciarmi
una
debolezza
di
moribondo
!
"
,
esclamò
il
cavaliere
.
"
Ecco
,
ora
son
qua
in
perfetta
salute
e
posso
tener
testa
a
voi
e
a
tutti
i
preti
della
terra
.
E
a
Margitello
farò
un
bel
brindisi
al
Diavolo
davanti
a
la
botte
grande
col
migliore
vino
della
Società
...
Evviva
Satana
!
Ribellione
,
O
forza
vindice
Della
ragione
!
...
Li
ho
letti
ieri
in
un
giornale
;
versi
di
un
gran
poeta
,
diceva
il
giornale
.
"
"
Ai
poeti
è
permesso
affermare
e
negare
nello
stesso
tempo
.
"
"
Affermare
e
negare
?..."
"
Se
non
m
'
intendete
,
è
colpa
mia
forse
?
Voi
vi
figurate
di
fare
chi
sa
che
cosa
con
un
brindisi
al
Diavolo
.
Credete
in
lui
dunque
;
e
vi
proclamate
libero
pensatore
!
"
"
Siete
più
irragionevole
voi
che
credete
negli
Spiriti
.
Almeno
il
Diavolo
è
una
potenza
,
che
tenta
,
induce
al
male
e
porta
,
lui
solo
,
più
anime
all
'
inferno
che
non
tutti
gli
angioli
e
i
santi
in
paradiso
.
E
a
questo
suggerisce
:
"
Ruba
!
"
.
A
quegli
insinua
:
"
Ammazza
!
"
.
A
uno
:
"
Fornica
!
"
.
A
un
altro
:
"Tradisci!..."
.
E
tutti
ubbidiscono
,
e
tutti
gli
vanno
dietro
...
se
è
vero
che
esiste
!..."
"
Volgarità
vecchia
,
stantia
,
caro
cavaliere
!
Voi
siete
addietro
di
un
secolo
,
a
dir
poco
!
"
"
E
voi
all
'
infanzia
dell
'
umanità
!
"
"
Intanto
con
questi
discorsi
facciamo
addormentare
il
marchese
"
,
disse
don
Aquilante
.
Il
marchese
era
ricaduto
in
quello
stato
di
intermittenza
di
pensiero
da
cui
si
era
destato
un
istante
poco
prima
;
solamente
gli
risuonavano
negli
orecchi
fioche
,
quasi
indistinte
,
la
parole
del
cugino
:
"
A
quegli
insinua
:
ammazza
!
A
questi
insinua
:
ammazza
!
"
.
Sì
!
Sì
!
Il
diavolo
gliel
'
aveva
soffiata
,
ohimè
!
un
'
intera
settimana
la
terribile
parola
...
Ed
egli
aveva
ammazzato
!
...
Così
,
dopo
,
il
diavolo
aveva
suggerito
a
compare
Santi
Dimauro
:
"
Impiccati
!
Impiccati
!
"
.
E
quegli
si
era
impiccato
!
...
Non
si
sarebbe
dunque
mai
sbarazzato
di
questi
incubi
?
Non
dormiva
,
come
diceva
in
quel
punto
don
Aquilante
.
E
dormiva
poco
da
parecchie
settimane
,
nel
letto
,
a
fianco
della
marchesa
;
giacché
non
poteva
dirsi
sonno
quel
chiudere
gli
occhi
per
qualche
quarto
d
'
ora
e
destarsi
di
soprassalto
col
terrore
che
ella
,
accorgendosene
,
gli
domandasse
:
che
cosa
avete
?
C
'
era
già
una
incessante
interrogazione
negli
occhi
di
lei
,
in
quella
chiusa
rassegnazione
,
in
quelle
brevi
risposte
,
che
sembravano
insignificanti
e
che
significavano
tanto
,
quantunque
egli
fingesse
di
non
prestarvi
attenzione
.
Aveva
un
tristo
significato
anche
il
rifiuto
di
andare
quel
giorno
a
Margitello
.
E
il
notaio
Mazza
glielo
rammentava
scendendo
dalla
carrozza
nella
corte
:
"
Peccato
anche
manchi
la
nostra
cara
marchesa
!
"
.
Intanto
doveva
mostrarsi
allegro
con
gli
ospiti
,
dare
una
cert
'
aria
solenne
a
quell
'
assaggio
,
battesimo
dell
'
impresa
per
la
quale
aveva
speso
tanti
quattrini
,
tante
cure
e
tanto
entusiasmo
,
e
suscitato
tante
avidità
e
tante
speranze
.
Fortunatamente
erano
allegri
i
soci
.
Il
notaio
Mazza
si
era
quasi
prostrato
in
ginocchio
davanti
a
la
botte
grande
,
levando
in
alto
le
braccia
ed
esclamando
in
latino
:
"
Adoramus
et
benedicimus
te
!
"
.
Il
cavalier
Pergola
,
tra
una
bestemmia
e
l
'
altra
,
parlava
di
tipi
di
vini
.
"
Se
non
si
arriva
a
creare
un
tipo
,
tutto
è
inutile
!
"
E
così
,
da
lì
a
poco
,
anche
il
marchese
era
già
eccitato
allorché
i
dieci
soci
si
trovarono
coi
bicchieri
in
mano
,
ascoltando
,
con
qualche
impazienza
,
le
spiegazioni
ch
'
egli
dava
intorno
ai
tagli
operati
e
alle
manipolazioni
dovute
fare
appunto
per
creare
il
tipo
,
che
doveva
chiamarsi
Ràbbato
,
bello
e
strano
nome
da
portare
buona
fortuna
.
Poi
il
vino
sgorgò
dalla
cannella
della
botte
Zòsima
limpido
,
di
un
vivo
color
di
rubino
,
coronando
con
lieve
cerchio
di
spuma
rosseggiante
i
bicchieri
;
ma
il
notaio
Mazza
,
assaggiatolo
,
nel
punto
di
fare
un
brindisi
,
si
era
arrestato
,
assaporando
,
facendo
scoppiettare
le
labbra
,
tornando
ad
assaggiare
,
guardando
negli
occhi
tutti
gli
altri
che
assaggiavano
come
lui
,
senza
che
nessuno
si
decidesse
a
dire
il
suo
parere
,
quasi
ognuno
avesse
paura
di
essersi
ingannato
.
"
Ebbene
?
"
,
fece
il
marchese
.
"
Cavaliere
,
dica
lei
...
"
"
Oh
!
...
Voi
,
caro
notaio
,
siete
assai
più
fino
conoscitore
di
me
.
"
"
Allora
,
don
Fiorenzo
Mariani
...
"
,
riprese
il
notaio
.
"
Io
?
"
,
lo
interruppe
questi
,
atterrito
di
dover
pronunziare
un
parere
in
faccia
al
marchese
.
"
Parli
l
'
avvocato
,
e
questa
volta
da
giudice
...
"
"
Dichiaro
la
mia
incompetenza
"
,
s
'
affrettò
a
rispondere
don
Aquilante
che
aveva
già
riposto
nel
vassoio
il
bicchiere
ancora
colmo
.
"
Tipo
Chianti
,
ma
più
forte
"
,
disse
il
marchese
,
dopo
aver
assaggiato
.
"
Troppo
forte
,
forse
!
"
,
soggiunse
maliziosamente
il
notaio
.
"
E
poi
,
i
vini
si
gustano
a
tavola
.
"
"
Dice
benissimo
il
cavaliere
!
"
Erano
usciti
d
'
imbarazzo
così
.
E
a
tavola
,
con
la
scusa
che
i
vini
nuovi
sono
traditori
,
tutti
avevano
bevuto
il
vino
vecchio
;
e
il
cavalier
Pergola
che
voleva
far
prendere
una
sbornia
a
don
Aquilante
,
l
'
aveva
presa
invece
lui
,
leggerina
,
sì
,
come
quella
di
don
Fiorenzo
Mariani
che
gli
sedeva
dirimpetto
,
ma
chiassona
e
con
la
fissazione
:
"
Don
Aquilante
,
evocate
gli
Spiriti
,
o
li
evoco
io
!
"
,
mentre
don
Fiorenzo
,
levato
in
piedi
col
bicchiere
in
mano
,
per
dimostrar
che
la
sua
testa
era
serena
,
ripeteva
sfidando
il
cavaliere
:
"
Pietro
ama
la
virtù
!
Qual
è
il
soggetto
della
proposizione
?
"
.
Soltanto
il
notaio
mangiava
e
beveva
zitto
zitto
.
"
Tipo
Chianti
"
,
rifletteva
,
"
un
po
'
più
forte
!
...
Aceto
addirittura
!..."
"
Mi
sono
ingannato
io
,
o
pure
?...",
lo
interrogava
sottovoce
il
socio
che
gli
sedeva
accanto
.
"
Da
condire
l
'
insalata
,
volete
dire
?
"
"
Questo
è
il
Ràbbato
bianco
.
"
Il
marchese
andava
attorno
egli
stesso
per
riempirne
i
bicchieri
dei
commensali
,
e
giunto
dietro
al
cavaliere
,
che
continuava
a
gridare
:
"
Don
Aquilante
,
evocate
gli
Spiriti
,
o
li
evoco
io
!
"
,
gli
disse
in
tono
severo
:
"
Cugino
,
via
,
finitela
con
questo
stupido
scherzo
!..."
.
"
Scherzo
?
"
,
rispose
il
cavaliere
rosso
in
viso
,
con
gli
occhi
accesi
e
la
lingua
un
po
'
incerta
.
"
Ma
io
parlo
seriamente
...
Carte
in
tavola
!
...
Dove
sono
cotesti
suoi
Spiriti
?
Vengano
,
vengano
qui
.
Io
vi
evoco
in
nome
...
del
Diavolo
:
"
Spiriti
erranti
,
che
non
potete
abbandonare
il
posto
dove
siete
morti
...
In
nome
del
Diavolo
!
"
.
Ah
!
Ah
!
Ah
!
Si
fa
così
...
O
ci
vuole
per
forza
il
tavolino
?
C
'
è
la
tavola
qui
pronta
e
c
'
è
il
vino
...
e
anche
l
'
aceto
che
il
cugino
ha
manipolato
...
Cugino
mio
,
questa
volta
,
aceto
da
peperoni
!
...
Aceto
Ràbbato
!..."
Il
notaio
Mazza
e
gli
altri
volevano
turargli
la
bocca
,
condurlo
di
là
.
"
Buona
persona
il
cavaliere
,
ma
un
dito
di
vino
di
più
lo
mette
subito
in
allegria
...
"
Il
notaio
tentava
di
attenuare
la
brutta
impressione
di
quella
scena
,
vedendo
il
viso
scuro
del
marchese
che
scrollava
le
spalle
e
voleva
far
le
viste
di
non
dare
importanza
alle
parole
del
cugino
.
Il
quale
,
mentre
don
Aquilante
,
appoggiati
i
gomiti
su
la
tavola
,
con
la
testa
fra
le
mani
e
gli
occhi
socchiusi
non
gli
dava
ascolto
,
seguitava
a
ripetere
:
"
Si
fa
così
?
Si
fa
così
,
gran
mago
?
Evocate
compare
Santi
Dimauro
!
...
Evocate
Rocco
Criscione
!
...
Devono
essere
in
queste
vicinanze
...
Spiriti
erranti
!
...
O
voi
siete
un
mago
impostore
!
"
.
Il
marchese
,
impallidito
,
gridò
forte
:
"
Cugino
!
"
.
E
quel
grido
di
rimprovero
parve
che
tutt
'
a
un
tratto
gli
snebbiasse
il
cervello
;
il
cavaliere
tacque
sorridendo
stupidamente
.
Don
Fiorenzo
,
dall
'
altra
punta
della
tavola
,
urlava
intanto
:
"
Chi
non
è
ubriaco
risponda
:
Pietro
ama
la
virtù
!
Qual
è
il
soggetto
della
proposizione
?
"
.
XXXI
.
Maria
,
la
nuova
serva
,
era
venuta
incontro
al
marchese
per
annunziargli
:
"
La
signora
marchesa
si
è
messa
a
letto
dopo
mezzogiorno
;
è
un
po
'
indisposta
.
Ha
un
forte
dolore
di
capo
"
.
"
Perché
non
avete
mandato
a
chiamare
sua
madre
?
"
"
Non
ha
voluto
.
"
"
Riposa
?
"
"
Eccellenza
,
no
;
è
sveglia
.
Credo
che
abbia
anche
un
po
'
di
febbre
.
Cosa
da
niente
...
Porto
il
lume
.
Ha
voluto
essere
lasciata
allo
scuro
.
"
Mario
lo
precedette
in
camera
.
"
Che
cosa
è
stato
?
"
,
egli
domandò
chinandosi
su
la
giacente
.
"
Non
so
;
mi
sono
sentita
male
tutt
'
a
un
colpo
.
Ora
mi
par
di
star
meglio
"
,
rispose
la
marchesa
con
voce
turbata
.
"
Mando
pel
dottore
?
"
"
Non
occorre
.
"
"
Lo
faccio
avvertire
perché
venga
domattina
,
di
buon
'ora."
"
È
inutile
.
Mi
sento
meglio
.
"
Egli
ficcò
la
mano
sotto
le
coltri
per
tastarle
il
polso
.
E
siccome
la
marchesa
evitò
che
la
toccasse
,
sforzandosi
di
sorridere
e
schermendosi
,
il
marchese
le
posò
la
mano
su
la
fronte
.
"
Scottate
!
"
"
È
il
calore
del
letto
"
,
ella
rispose
.
"
Non
ha
preso
nulla
?
"
,
domandò
il
marchese
alla
serva
.
"
Nulla
.
Il
brodo
è
pronto
in
cucina
.
"
"
Bevetene
almeno
una
tazza
.
Non
potrà
farvi
male
"
,
egli
disse
con
accento
di
preghiere
,
rivolgendosi
alla
marchesa
.
"
Più
tardi
,
forse
.
"
"
Portalo
"
,
ordinò
alla
serva
.
"
Sarà
meglio
che
lo
prendiate
subito
"
,
soggiunse
tornando
a
posare
la
mano
su
la
fronte
della
moglie
.
Ella
non
rispose
e
chiuse
gli
occhi
.
"
Vi
dà
fastidio
il
lume
?
"
"
Un
poco
.
"
Il
marchese
tolse
il
lume
dal
posto
dove
la
serva
lo
aveva
posato
,
lo
collocò
su
un
tavolinetto
coprendolo
con
una
ventola
che
quasi
abbuiò
la
camera
,
e
rimase
ritto
in
piedi
davanti
a
la
sponda
del
letto
,
attendendo
che
la
serva
recasse
la
tazza
col
brodo
.
"
Avete
avuto
brividi
di
freddo
?
"
,
domandò
dopo
lunga
pausa
.
"No."
"
Avreste
potuto
almeno
mandare
a
chiamare
la
mamma
"
,
egli
disse
dopo
altra
pausa
.
"
Per
così
poco
?
"
Egli
prese
la
tazza
di
mano
della
serva
.
"
È
un
sorso
"
,
fece
.
"
Bevetelo
prima
che
si
freddi
.
"
La
marchesa
si
sollevò
su
un
gomito
e
bevve
lentamente
.
"
Grazie
!
"
,
disse
lasciandosi
ricadere
sul
letto
.
Egli
la
guardava
con
grande
apprensione
.
Gli
sembrava
che
qualche
altra
terribile
cosa
stesse
per
accadde
e
che
quella
povera
creatura
innocente
dovesse
pagare
per
lui
.
L
'
insolita
tenerezza
nei
suoi
modi
e
nella
sua
voce
proveniva
da
questo
.
E
mentre
egli
restava
là
,
in
piedi
,
silenzioso
con
le
mani
appoggiate
a
la
sponda
del
letto
,
un
po
'
chino
e
con
gli
sguardi
intenti
,
la
marchesa
pensava
a
quel
gesto
,
a
quella
dolorosa
espressione
del
viso
di
lui
osservata
la
mattina
,
quando
il
marchese
stava
per
partire
per
Margitello
,
e
che
l
'
aveva
tenuta
in
profonda
agitazione
.
Pensava
anche
alla
cesta
e
alla
lettera
arrivate
da
Modica
quel
giorno
.
L
'
aveva
portata
un
giovane
capraio
spedito
a
posta
.
"
Chi
vi
manda
?
"
,
ella
gli
aveva
domandato
,
quantunque
già
avesse
capito
da
chi
potessero
provenire
lettera
e
cesta
.
"
Mia
zia
Spano
...
Solmo
la
chiamavano
qui
.
Bacia
le
mani
a
voscenza
.
"
La
marchesa
,
a
quel
nome
,
si
era
sentita
rimescolare
.
"
Il
marchese
è
in
campagna
.
Volete
aspettarlo
?
"
,
ella
disse
.
"
Aspetterò
per
la
risposta
.
Mia
zia
vuole
la
risposta
.
Dice
:
loro
eccellenze
devono
scusare
la
sua
impertinenza
;
sono
cacicavallo
.
Qui
non
ne
fanno
;
per
questo
si
è
presa
la
libertà
...
"
"
Va
bene
.
Siete
stanco
?
Mangerete
un
boccone
.
"
E
dato
l
'
ordine
alla
serva
perché
lo
servisse
in
cucina
,
era
rimasta
con
crescente
turbamento
,
davanti
a
quella
lettera
da
lei
buttata
sul
tavolino
quasi
le
avesse
scottato
le
dita
.
Che
voleva
costei
?
Perché
si
faceva
viva
?
Le
parve
di
vederla
,
a
un
tratto
,
aggirarsi
di
nuovo
per
quelle
stanze
dov
'
era
stata
quasi
dieci
anni
padrona
assoluta
della
casa
e
più
del
cuore
del
marchese
,
come
a
lei
,
moglie
,
non
era
riuscito
;
le
parve
che
quella
lettera
e
quella
cesta
nascondessero
un
tranello
per
far
riprendere
a
colei
l
'
antico
posto
,
e
scacciarne
chi
vi
era
divenuta
legittima
signora
.
E
fissava
,
con
sguardi
diffidenti
,
la
cesta
dove
poteva
,
fosse
,
essere
qualche
opera
di
malìa
.
Le
tornavano
in
mente
casi
uditi
raccontare
da
popolane
(
allora
l
'
avevano
fatta
sorridere
d
'
incredulità
)
,
casi
di
malìe
,
preparate
in
una
torta
,
in
una
frittata
dalle
quali
erano
stati
prodotti
o
una
lenta
malattia
di
sfinimento
e
poi
la
morte
,
o
un
rinfocolamento
di
passione
da
confinare
con
la
pazzia
.
No
,
non
avrebbe
permesso
che
il
marchese
mangiasse
di
quei
cacicavallo
,
e
lei
non
li
avrebbe
neppure
toccati
.
Chi
lo
sa
?
Tante
cose
che
paiono
fiabe
,
sono
vere
;
altrimenti
non
si
racconterebbero
.
E
,
a
poco
a
poco
,
si
affondò
talmente
in
questo
sospetto
,
che
esso
assunse
per
lei
evidenza
di
certezza
.
Sentiva
diffondersi
,
a
traverso
dei
vimini
della
cesta
,
la
maligna
influenza
colà
rinchiusa
,
e
invaderla
e
inquinarle
il
sangue
e
attossicarle
la
fonte
della
vita
.
Ebbe
la
tentazione
di
aprire
la
lettera
,
di
strapparla
anche
senza
leggerla
,
giacché
fin
le
parole
colà
scritte
potevano
avere
qualche
malefica
potenza
.
Resisté
;
intanto
ordinava
alla
serva
di
mettere
cesta
e
lettera
in
un
ripostiglio
nascosto
.
"
Che
ti
ha
detto
quell
'
uomo
?
"
,
le
domandò
.
"
Dice
che
sua
zia
ha
sempre
su
le
labbra
il
nome
del
padrone
,
benedicendolo
.
"
"
Niente
altro
?
"
"
Dice
che
vorrebbe
venire
a
baciargli
le
mani
,
e
che
verrà
un
giorno
o
l
'
altro
.
E
mi
ha
domandato
se
il
padrone
ha
già
avuto
un
figlio
.
"
"
Che
gliene
importa
?
"
"
Così
mi
ha
detto
.
"
"
Ha
un
figlio
...
sua
zia
?
"
"
Vuole
voscenza
che
glielo
domandi
?
"
"No."
Ma
quando
la
serva
ebbe
portato
via
cesta
e
lettera
,
la
marchesa
ripensò
lungamente
quella
domanda
che
le
pareva
insidiosa
quanto
il
regalo
e
la
lettera
.
E
per
tutta
la
mattinata
non
poté
distrarsi
,
con
dinanzi
gli
occhi
la
figura
di
Agrippina
Solmo
come
l
'
aveva
veduta
di
sfuggita
due
o
tre
volte
,
anni
addietro
.
L
'
aveva
invidiata
allora
,
sentendosi
inferiore
a
lei
per
giovinezza
e
bellezza
,
ma
senza
sdegno
e
senz
'
odio
,
perché
allora
stimava
che
non
era
colpa
di
colei
se
il
marchese
l
'
aveva
voluta
e
se
l
'
era
tenuta
in
casa
.
Ne
aveva
avuto
anzi
compassione
,
povera
giovane
!
La
miseria
,
le
insistenze
del
marchese
...
Come
non
cadere
in
peccato
?
E
talvolta
l
'
aveva
ammirata
per
la
devozione
,
per
la
sottomissione
assoluta
,
pel
quasi
incredibile
disinteresse
;
lo
dicevano
tutti
.
Ma
dopo
?
Zòsima
rammentava
il
sospetto
della
baronessa
intorno
alla
Solmo
per
l
'
uccisione
di
suo
marito
.
Rammentava
il
respiro
di
soddisfazione
della
vecchia
signora
quando
la
Solmo
era
andata
via
da
Ràbbato
col
secondo
marito
.
"
Non
mi
par
vero
,
figlia
mia
!
"
,
aveva
esclamato
.
"
Ti
si
è
levata
di
torno
una
gran
nemica
!
"
Ma
ella
era
piena
di
illusioni
e
di
fiducia
in
quei
giorni
,
e
le
parole
della
baronessa
le
erano
parse
esagerazioni
.
Invece
...
Invece
oggi
le
riconosceva
molto
minori
del
vero
.
La
sua
gran
nemica
ella
l
'
aveva
subito
ritrovata
,
invisibile
,
ma
presente
in
quella
casa
dove
si
era
lusingata
di
regnare
sola
e
senza
contrasti
;
l
'
aveva
ritrovata
su
la
soglia
del
cuore
del
marchese
,
e
non
aveva
permesso
che
la
moglie
vi
penetrasse
...
Ed
eccola
ora
;
arrivata
da
lontano
,
col
regalo
e
con
la
lettera
,
per
rafforzare
il
suo
potere
,
forse
creduto
in
punto
di
diminuire
:
eccola
,
arrivata
forse
per
mettere
in
opera
una
mortale
malìa
,
contro
di
lei
certamente
!
Andando
da
una
stanza
all
'
altra
,
torcendosi
le
mani
,
parlando
a
voce
alta
,
reprimendosi
di
tratto
in
tratto
per
timore
di
essere
osservata
,
con
gli
occhi
pieni
di
lagrime
che
non
potevano
sgorgare
,
ella
metteva
tutto
questo
in
confronto
col
contegno
del
marchese
verso
di
lei
,
e
vi
trovava
una
chiara
conferma
di
quel
che
pensava
e
che
non
avrebbe
voluto
credere
.
Ma
come
non
credere
?
Ah
,
Signore
!
Che
aveva
mai
fatto
per
meritarsi
tale
castigo
?
Non
aveva
già
rinunciato
al
bel
sogno
della
sua
giovinezza
?
Non
si
era
già
rassegnata
a
morire
in
quella
sua
triste
casa
dove
ora
le
sembrava
di
non
aver
sofferto
niente
a
paragone
di
quel
che
soffriva
là
,
tra
la
ricchezza
e
il
lusso
che
le
facevano
sentire
maggiormente
la
desolazione
del
suo
povero
cuore
?
E
un
lentore
l
'
aveva
invasa
,
e
un
cerchio
di
ferro
le
aveva
stretto
le
tempie
e
gliele
stringeva
ancora
,
mentre
il
marchese
,
nella
penombra
della
camera
,
con
le
mani
appoggiate
alla
sponda
del
letto
,
più
non
osava
di
interrogarla
,
ed
ella
avrebbe
voluto
gridargli
:
"
La
lettera
è
di
là
!
La
cesta
è
di
là
!
"
,
quasi
il
marchese
stesse
muto
e
chino
su
di
lei
in
attesa
di
tale
rivelazione
perché
già
sapeva
!
Spalancò
gli
occhi
,
lo
fissò
in
viso
,
e
con
voce
velata
dal
turbamento
,
gli
disse
:
"
Avete
visto
il
capraio
arrivato
da
Modica
?
"
"
No
.
Che
cosa
vuole
?
"
"
Ve
lo
dirà
lui
e
la
lettera
che
ha
portato
.
Ha
portato
anche
una
cesta
.
"
"
Ah
!
"
,
fece
il
marchese
accigliandosi
.
"
Lettera
e
cesta
sono
nel
ripostiglio
.
"
Il
marchese
rispose
con
una
spallucciata
.
"
Se
vi
pregassi
...
"
,
disse
la
marchesa
quasi
balbettando
dalla
commozione
.
E
arrestatasi
un
istante
,
riprese
subito
:
"
Sono
una
sciocca
!
...
Non
voglio
procurarmi
un
rifiuto
!
"
Scoppiò
in
pianto
dirotto
.
"
Zòsima
!
...
Zòsima
!
Che
cosa
è
accaduto
!
...
Non
mi
nascondete
nulla
!
"
,
esclamò
stupito
il
marchese
.
"
Voi
,
voi
mi
nascondete
qualche
cosa
!
"
,
ella
rispose
tra
i
singhiozzi
.
Si
sollevò
,
si
mise
a
sedere
sul
letto
,
e
frenando
il
pianto
,
ripeté
:
"
Sì
,
sì
!
Voi
mi
nascondete
qualche
cosa
!
...
Mi
trattate
da
moglie
forse
?
Neppure
da
amica
!
A
un
'
amica
spesso
si
confida
tutto
,
si
chiedono
conforti
o
consigli
.
Ma
io
qui
sono
una
estranea
che
deve
ignorare
,
che
deve
macerarsi
il
cuore
nel
buio
.
Oh
,
non
parlo
per
me
,
non
mi
curo
soltanto
di
me
.
Anche
voi
soffrite
;
lo
veggo
!
Non
state
continuamente
in
guardia
?
Ogni
mia
domanda
,
anzi
,
ogni
mia
parola
non
vi
mettono
in
sospetto
?
Credete
che
non
me
ne
sia
accorta
?
Da
un
pezzo
!
Se
non
vi
volessi
bene
,
non
baderei
a
niente
.
Se
non
vi
volessi
bene
,
non
mi
torturerei
pensando
e
ripensando
:
"
È
per
cagione
mia
?
In
che
ho
potuto
dispiacergli
?
"
.
Involontariamente
,
se
mai
;
dovreste
dirmelo
pure
...
Non
ho
voluto
ingannarvi
,
io
.
Siete
venuto
voi
a
cercarmi
,
quando
già
non
m
'
illudevo
più
,
non
speravo
più
...
"
.
"
Oh
,
marchesa
!
Oh
,
Zòsima
!
"
"
Chiamatemi
Zòsima
!
Marchesa
di
Roccaverdina
non
son
potuta
divenire
finora
!
"
"
Non
dite
così
!
"
"
Debbo
dirlo
per
forza
!
...
Vorreste
darmi
a
credere
,
per
esempio
,
che
la
notizia
di
quella
cesta
e
di
quella
lettera
non
vi
ha
prodotto
nessuna
impressione
?
Quale
,
non
so
.
Avete
alzato
le
spalle
;
ma
questo
non
prova
nulla
;
non
rivela
quel
che
avete
pensato
,
né
quel
che
pensate
in
questo
momento
...
Chiamate
Maria
,
fatevi
dare
la
lettera
...
Conterrà
forse
cose
che
potrebbero
farvi
molto
piacere
...
commuovervi
,
distrarvi
dal
presente
che
sembra
vi
pesi
...
Se
io
fossi
un
ostacolo
...
Oh
!
io
sono
un
fuscellino
che
potere
cacciar
via
con
un
soffio
!
...
Voi
lo
sapete
...
Voi
lo
sapete
!
"
La
voce
,
vibrata
un
momento
con
dolorosa
ironia
,
e
poi
diventata
tremula
,
incerta
,
le
si
era
affievolita
tra
i
singhiozzi
di
nuovo
irrompenti
;
e
le
ultime
parole
le
erano
uscite
dalle
labbra
soffocate
dallo
scoppio
di
pianto
che
l
'
accasciava
sui
guanciali
,
con
la
faccia
nascosta
tra
le
mani
.
"
Ma
ditemi
la
verità
!
Che
cosa
vi
hanno
insinuato
?
Ditemi
la
verità
!
"
Il
marchese
non
sapeva
persuadersi
che
unicamente
la
cesta
e
la
lettera
avessero
prodotto
quell
'
esplosione
di
gelosia
,
quel
grido
d
'
anima
trambasciata
!
Immaginava
che
,
nella
sua
assenza
,
fosse
dovuto
accadere
qualche
cosa
di
inatteso
,
di
grave
,
e
per
ciò
insisteva
a
ripetere
:
"
Ditemi
la
verità
!
Ditemi
la
verità
!
"
.
Stringendosi
forte
la
fronte
con
le
mani
convulse
era
andato
premurosamente
a
mettere
il
paletto
all
'
uscio
,
per
impedire
che
Maria
-
non
ancora
abituata
a
picchiare
prima
di
introdursi
in
una
stanza
-
entrasse
all
'
improvviso
;
e
tornato
davanti
al
letto
,
premendo
con
una
mano
carezzevolmente
la
testa
della
marchesa
,
la
supplicava
,
sottovoce
,
di
frenarsi
,
di
tranquillarsi
.
"
Siete
eccitata
...
Forse
avete
la
febbre
...
Voi
un
ostacolo
?
Come
avete
potuto
pronunziare
questa
parola
?
Ostacolo
a
che
?
...
Oh
,
non
voglio
farvi
l
'
offesa
di
credervi
gelosa
di
un
'
ombra
;
sarebbe
indegno
di
voi
...
Mi
giudicate
male
.
Quella
cesta
?
...
La
farò
buttar
via
,
con
tutto
quel
che
contiene
.
Quella
lettera
?
...
Non
la
leggerò
,
la
getterò
nel
fuoco
senza
aprirla
.
Dovreste
leggerla
voi
,
per
disingannarvi
...
Che
cosa
potrei
nascondervi
?
La
mia
vita
trascorre
sotto
i
vostri
occhi
...
Non
sono
galante
,
lo
so
;
sono
anzi
rozzo
di
maniere
.
Marchese
contadino
mi
chiamava
una
volta
lo
zio
don
Tindaro
;
e
me
ne
glorio
,
ve
lo
confesso
.
Avrei
potuto
vivere
in
ozio
come
tant
'
altri
,
meglio
di
tant
'
altri
...
Avete
veduto
;
ho
rifiutato
di
essere
Sindaco
,
per
continuare
a
fare
il
contadino
.
Il
cugino
Pergola
mi
tiene
il
broncio
;
il
dottor
Meccio
sparla
di
me
in
Casino
,
nelle
farmacie
,
dovunque
;
mi
ha
fin
chiamato
:
"
Fantoccio
di
cencio
!
Pulcinella
!
"
.
Che
me
n
'
importa
?
Ma
voi
,
voi
,
Zòsima
,
non
dovreste
giudicarmi
come
lo
zio
don
Tindaro
,
come
il
cugino
Pergola
,
come
il
dottor
Meccio
!
...
Sì
,
ho
preoccupazioni
...
di
interessi
...
Sono
cose
che
non
vi
riguardano
...
Si
accomoderanno
.
Forse
io
do
troppa
importanza
a
certe
difficoltà
,
a
certi
incidenti
...
Me
lo
ripeteva
,
giorni
addietro
,
don
Aquilante
...
Ma
neppur
lui
mi
capisce
.
Ormai
la
mia
vita
è
così
;
non
posso
stare
inoperoso
,
non
posso
arrestarmi
...
Se
verrà
un
figlio
-
e
spero
che
verrà
-
non
dovrà
dire
che
suo
padre
è
stato
un
fannullone
,
superbo
soltanto
del
suo
titolo
di
marchese
.
E
se
vorrà
essere
un
marchese
contadino
,
come
me
,
se
vorrà
fare
tutt
'
altro
...
non
potrà
dire
che
io
abbia
offuscato
il
nome
dei
Roccaverdina
;
non
potrà
dire
...
"
Parlando
,
parlando
,
con
foga
che
maravigliava
lui
stesso
,
il
marchese
sentiva
di
divagare
,
di
fare
uno
sforzo
per
lottare
contro
la
terribile
fatalità
che
si
rinnovellava
quando
già
gli
era
sembrata
per
lo
meno
respinta
assai
lontano
;
che
per
bocca
altrui
(
come
quello
stesso
giorno
a
Margitello
,
o
per
mezzo
della
sua
coscienza
,
allorché
egli
aveva
creduto
di
poter
sfuggire
all
'
ossessione
del
ricordo
immergendosi
nelle
lotte
municipali
,
negli
affari
,
mutando
condizioni
di
vita
)
veniva
a
sconvolgerlo
,
a
turbarlo
!
...
Il
tempo
,
le
circostanze
,
non
valevano
dunque
niente
?
...
E
la
sua
voce
si
addolciva
,
intenerita
dal
pensiero
che
quella
dolce
creatura
,
singhiozzante
sui
guanciali
perché
gli
voleva
bene
,
non
chiedeva
infine
altra
ricompensa
all
'
infuori
di
un
po
'
di
affetto
,
d
'
una
buona
parola
,
di
un
gesto
di
carezza
;
poco
,
quasi
niente
!
...
Ah
!
C
'
era
qualcosa
che
gli
aggelava
il
cuore
,
che
gli
irrigidiva
la
lingua
,
che
rendeva
duri
i
suoi
modi
,
proprio
nel
punto
ch
'
egli
stava
per
manifestarsi
veramente
qual
era
...
l
'
opposto
di
quello
poi
che
appariva
per
la
parola
interdetta
,
per
la
carezza
vietata
...
E
Zòsima
doveva
per
ciò
credere
ch
'
egli
non
si
accorgesse
di
nulla
,
che
rimanesse
indifferente
alle
sue
smanie
,
alle
sue
torture
,
e
che
il
passato
...
Ah
,
se
Zòsima
avesse
potuto
sapere
com
'
egli
imprecava
ogni
giorno
contro
di
esso
!
...
Se
avesse
potuto
sapere
!
...
E
intanto
continuava
a
parlare
,
a
parlare
,
senza
notare
che
,
di
mano
in
mano
,
la
sua
voce
diveniva
meno
dolce
,
meno
dimessa
,
e
la
parola
egualmente
,
anche
per
lo
sforzo
di
pensare
nello
stesso
tempo
a
cose
diverse
;
anche
per
lo
sforzo
maggiore
,
di
resistere
all
'
improvvisa
tentazione
di
gridare
alla
marchesa
:
"
Vi
spiegherò
...
Vi
dirò
.
Tutto
vi
dirò
"
,
tentazione
che
cercava
di
sostituirgli
su
le
labbra
queste
alle
altre
parole
che
non
spiegavano
e
non
rivelavano
nulla
.
"
Sentite
,
Zòsima
!
...
Ascoltatemi
bene
.
Io
non
posso
vedervi
piangere
,
non
voglio
vedervi
piangere
più
!
Mai
più
,
mai
più
non
voglio
vedervi
piangere
.
Siete
la
marchesa
di
Roccaverdina
...
Siate
fiera
e
orgogliosa
come
sono
io
.
E
non
mi
dite
mai
più
,
mai
più
,
che
dubitate
di
me
,
che
non
vi
sentite
amata
;
mi
fate
offesa
grave
;
non
la
tollero
...
La
gelosia
è
da
donnicciuola
.
La
gelosia
del
passato
è
peggio
che
da
donnicciuola
...
Io
ho
bisogno
di
tranquillità
,
di
pace
;
per
ciò
sono
venuto
a
cercarvi
.
Vi
ho
stimata
degna
di
questa
casa
,
e
non
credo
di
essermi
ingannato
...
Capisco
che
non
state
bene
;
forse
avete
la
febbre
...
Domani
manderò
a
chiamare
il
dottore
...
e
vostra
madre
che
è
donna
di
molto
senno
e
saprà
consigliarvi
bene
,
ne
sono
certo
...
Ma
voi
non
avete
bisogno
che
altri
vi
consigli
,
all
'
infuori
di
me
.
Dovete
avere
fiducia
in
me
...
E
questa
sia
l
'
ultima
volta
che
noi
ragioniamo
intorno
a
un
argomento
così
dispiacevole
.
Se
mi
volete
bene
,
sarà
così
!
Se
non
volete
contristarmi
,
sarà
così
!
"
La
sua
voce
era
divenuta
all
'
ultimo
talmente
severa
che
la
marchesa
,
quasi
intimidita
,
aveva
cessato
di
piangere
;
e
seguitolo
un
po
'
con
gli
occhi
,
mentre
a
testa
bassa
,
con
la
fronte
corrugata
e
le
mani
dietro
la
schiena
andava
su
e
giù
,
davanti
al
letto
,
da
un
punto
all
'
altro
della
camera
,
non
poté
fare
a
meno
di
accennargli
di
accostarsi
.
"
Perdonatemi
!
"
,
gli
disse
.
"
Mai
più
!
Mai
più
!
"
"
Vedremo
"
,
rispose
il
marchese
seccamente
.
XXXII
.
Don
Aquilante
,
venuto
per
parlargli
delle
minacciate
procedure
del
Banco
di
Sicilia
,
si
era
sentito
interrompere
dal
marchese
con
l
'
inattesa
domanda
:
"
Lo
avete
più
riveduto
?
"
.
"
Chi
?
"
"
Lui
!
...
E
quell
'
altro
?
"
Parlava
basso
,
quasi
avesse
paura
di
essere
udito
da
qualcuno
;
ed
erano
loro
due
soli
nello
studio
,
e
l
'
uscio
era
chiuso
.
E
dicendo
:
lui
e
quell
'
altro
,
ammiccava
strizzando
un
occhio
.
A
don
Aquilante
parve
molto
curioso
che
il
marchese
avesse
voglia
di
scherzare
sul
punto
di
ragionare
di
affari
seri
;
pure
rispose
:
"
Non
me
ne
sono
più
occupato
.
Ma
di
questo
riparleremo
un
'
altra
volta
;
per
ora
pensiamo
al
Banco
di
Sicilia
"
.
"
Sì
,
pensiamo
al
Banco
di
Sicilia
...
Pensateci
bene
"
,
soggiunse
il
marchese
.
E
rimase
assorto
,
con
gli
sguardi
fissi
nel
vuoto
.
Don
Aquilante
lo
guardò
stupito
.
"
Vi
sentite
male
?
"
,
gli
domandò
esitante
.
"
Chi
ve
lo
ha
detto
?
"
,
fece
il
marchese
riscotendosi
.
"
Ho
un
chiodo
,
qui
,
proprio
nel
centro
della
fronte
.
Passerà
.
Non
dormo
da
parecchie
notti
,
come
se
mi
tenessero
due
dita
appuntate
su
le
palpebre
per
impedire
che
si
chiudano
.
"
"
Tornerò
domani
;
sarà
meglio
.
"
"
Sarà
meglio
"
,
replicò
il
marchese
distrattamente
.
Don
Aquilante
uscì
dallo
studio
scotendo
la
testa
.
Passando
davanti
a
l
'
uscio
del
salotto
,
si
sentì
chiamare
:
"
Avvocato
!
"
.
"
Oh
,
signora
marchesa
!..."
"
Andate
già
via
?
Sedete
.
"
"
Tornerò
domani
.
Il
marchese
è
un
po
'
sofferente
,
dice
.
"
"Infatti..."
"
Si
strapazza
troppo
...
"
"
Io
non
oso
neppur
domandargli
come
sta
;
s
'
irrita
,
non
risponde
.
"
"
Effetto
dell
'insonnia."
"
E
della
debolezza
;
mangia
così
poco
da
qualche
giorno
!
Sono
impensierita
.
Sta
chiuso
nello
studio
,
rovistando
carte
...
La
vostra
visita
,
scusate
,
non
mi
rassicura
.
Affari
che
vanno
male
,
forse
?
"
"
Li
ha
un
po
'
trascurati
.
I
tempi
sono
duri
;
e
il
marchese
non
è
abituato
a
contare
i
quattrini
che
spende
.
Quella
benedetta
Società
Agricola
ne
ha
ingoiati
molti
.
Se
mi
avesse
dato
retta
!
Io
so
come
vanno
,
disgraziatamente
,
queste
cose
tra
noi
.
Il
marchese
però
vuol
sempre
fare
di
sua
testa
!..."
"
Non
si
tratta
di
case
gravi
,
spero
.
"
"
Ma
che
possono
diventare
gravi
,
se
non
si
ripara
con
prontezza
.
La
storia
della
palla
di
neve
;
rotola
,
rotola
e
s
'
ingrossa
e
si
riduce
valanga
.
"
"
Dev
'
essere
preoccupato
di
questo
...
"
"
Non
c
'
è
motivo
per
ora
.
"
"
Lo
sa
egli
?
Ve
lo
domando
perché
,
ripeto
,
il
suo
contegno
m
'
impensierisce
.
Non
l
'
ho
mai
visto
così
concentrato
,
così
silenzioso
!
Da
ieri
,
ha
detto
appena
una
ventina
di
parole
;
e
ho
dovuto
strappargliele
di
bocca
.
"
"
È
solido
,
ha
salute
di
ferro
;
potete
stare
tranquilla
intorno
a
questo
punto
.
Figuratevi
!
Aveva
cominciato
a
scherzare
con
me
,
al
suo
solito
,
ma
era
uno
sforzo
.
"
"
Ieri
non
ha
voluto
vedere
lo
zio
Tindaro
venuto
a
trovarlo
.
"
"
Sono
stati
sempre
un
po
'
in
urto
.
Anche
lui
,
con
quelle
sue
antichità
!
"
"
Da
che
il
marchese
gli
ha
permesso
di
scavare
a
Casalicchio
,
oh
!
...
nepote
mio
,
qua
!
nepote
mio
,
là
!
Ieri
appunto
veniva
per
regalargli
una
statuina
di
terracotta
trovata
negli
scavi
la
settimana
scorsa
.
Guardate
,
quella
lì
;
io
non
me
ne
intendo
.
A
sentire
lo
zio
Tindaro
,
vale
un
tesoro
.
"
"
Bella
e
ben
conservata
.
Cerere
;
si
capisce
dal
mazzo
di
spighe
che
porta
in
braccio
.
"
"
E
il
marchese
intanto
,
quando
gliela
mostrai
,
mi
rispose
:
"
Buttatela
via
!
Volete
giocare
con
la
bambola
?
Mio
zio
è
pazzo
"."
Don
Aquilante
sorrise
.
"
Che
vi
ha
detto
?
Che
si
sente
?
"
,
domandò
la
marchesa
.
"
Un
po
'
di
mal
di
capo
,
niente
altro
.
"
Da
quattro
giorni
,
il
contegno
del
marchese
era
così
strano
,
che
Zòsima
non
sapeva
che
cosa
pensare
o
fare
.
Ella
aveva
promesso
:
"
Mai
più
!
Mai
più
!
"
,
e
temeva
che
le
sue
parole
non
provocassero
qualche
scena
violenta
come
l
'
altra
volta
.
Chi
sa
?
Forse
egli
intendeva
di
metterla
al
cimento
.
E
questo
dubbio
la
rendeva
timida
,
riguardosa
in
ogni
atto
,
in
ogni
parola
.
Il
massaio
di
Margitello
aveva
chiesto
ordini
intorno
a
certi
lavori
da
intraprendere
.
Doveva
attendere
il
padrone
?
Fare
di
suo
capo
?
E
il
marchese
era
entrato
in
furore
appena
Titta
aveva
aperto
bocca
:
"
Dice
il
massaio
...
"
.
"
Bestia
tu
e
lui
!
Bestie
!
Bestie
!
Bestie
!
Dovrei
mandarvi
via
!
Bestioni
!
"
E
,
chiusosi
nello
studio
,
sbatacchiando
con
impeto
l
'
uscio
,
aveva
continuato
a
gridare
ancora
:
"
Bestie
!
Bestie
!
"
,
con
quel
vocione
che
in
casa
non
si
faceva
udire
così
forte
da
un
pezzo
.
A
cena
,
quella
sera
,
mangiò
poco
e
mala
voglia
.
"
Questa
...
so
che
vi
piace
"
,
disse
la
marchesa
mettendogli
nel
piatto
un
'
ala
di
pollo
arrosto
.
"
Via
,
imboccatemi
,
come
un
bambino
!
"
,
esclamò
il
marchese
con
tono
sarcastico
.
E
allontanò
il
piatto
,
sdegnosamente
.
Era
pallido
,
con
gli
occhi
torvi
,
che
sembrava
guardassero
senza
vedere
,
anche
quando
si
fissavano
intensamente
su
qualche
punto
,
su
un
oggetto
,
in
viso
a
una
persona
,
come
faceva
in
quel
momento
.
Allora
la
marchesa
,
turbata
da
quegli
sguardi
,
ebbe
l
'
impulso
di
dirgli
:
"
Voi
non
state
bene
,
Antonio
...
Che
vi
sentite
?
"
.
"
È
vero
"
,
egli
rispose
docilmente
,
"
non
sto
bene
...
Non
mi
fa
star
bene
!
...
Non
vuole
che
io
stia
più
bene
!..."
"
Chi
?
Chi
non
vuole
?..."
"
Ah
!
Nessuno
,
nessuno
!
...
Questo
chiodo
qui
!
"
E
fece
atto
di
strappare
stizzosamente
con
la
mano
il
chiodo
che
si
sentiva
conficcato
nella
fronte
.
"
Mettetevi
a
letto
;
il
riposo
vi
gioverà
"
,
soggiunse
la
marchesa
.
"
Andiamo
,
andiamo
a
letto
...
Venite
a
letto
anche
voi
.
"
Si
era
rincantucciato
con
le
ginocchia
piegate
,
quasi
raggomitolato
,
con
le
mani
davanti
agli
occhi
,
dopo
essersi
lasciato
insolitamente
aiutare
a
spogliarsi
dalla
marchesa
;
e
parve
che
si
fosse
subito
addormentato
.
Ella
stette
a
osservarlo
,
col
cuore
gonfio
dal
tristo
presentimento
di
grave
malattia
.
E
pel
timore
che
,
entrando
nel
letto
anche
lei
,
non
le
accadesse
di
svegliarlo
,
si
sedette
su
la
seggiola
dappiè
,
attendendo
.
Pregava
mentalmente
,
e
sussultava
ogni
volta
che
il
marchese
riprendeva
a
mugolare
nel
sonno
parole
incomprensibili
.
In
un
momento
di
calma
del
dormente
,
ella
andò
di
là
,
e
ordinò
a
Titta
che
prevenisse
il
dottore
per
domattina
e
avvertisse
anche
la
signora
Mugnos
.
"
Sta
male
il
padrone
?
"
,
fece
Titta
.
"
È
un
po
'
indisposto
.
Dite
così
alla
mamma
.
"
E
più
tardi
,
ordinato
a
Maria
di
andare
a
letto
,
si
era
affrettata
a
tornare
in
camera
.
"
No
,
no
...
Non
lo
fate
entrare
!
...
Chiudete
bene
l
'
uscio
!
"
,
balbettò
il
marchese
.
"
Venite
qui
,
davanti
a
la
sponda
;
così
non
potrà
tenermi
le
dita
su
le
palpebre
per
non
farmi
dormire
...
A
voi
non
può
nuocere
...
Non
siete
stata
voi
!..."
Con
gli
occhi
sbarrati
,
le
mani
brancolanti
e
un
tremito
per
tutta
la
persona
e
nella
voce
,
il
marchese
si
agitava
sotto
le
coperte
,
voltandosi
inquietamente
da
un
fianco
all
'
altro
,
alzando
la
testa
dai
guanciali
per
rivolgere
attorno
sguardi
di
sospetto
e
di
terrore
,
fissando
la
marchesa
quasi
volesse
interrogarla
e
non
osasse
.
Ella
non
sapeva
che
cosa
dirgli
,
un
po
'
impaurita
da
quelle
parole
di
delirio
che
il
marchese
tornava
a
ripetere
;
e
gli
riaggiustava
le
coperte
,
cercando
di
impedire
così
gli
scomposti
movimenti
di
smania
con
cui
egli
accompagnava
le
parole
.
"
È
andato
via
!
Va
,
viene
...
Don
Aquilante
dovrebbe
scacciarlo
...
"
"
Glielo
dirò
...
Lo
scaccerà
"
,
rispose
la
marchesa
per
secondarlo
ed
acchetarlo
.
Tacque
,
senza
però
levarle
i
sospettosi
sguardi
di
addosso
,
e
a
bassa
voce
,
cautamente
,
riprendeva
:
"
Nessuno
mi
ha
visto
...
Con
quel
gran
vento
!
...
Non
c
'
era
anima
viva
per
le
vie
...
E
,
infine
...
un
confessore
ha
la
bocca
sigillata
...
È
vero
!
"
.
"
Senza
dubbio
.
"
"
E
,
infine
...
i
morti
non
parlano
...
È
vero
?
Era
giallo
nel
cataletto
,
con
gli
occhi
chiusi
,
la
bocca
chiusa
,
le
mani
incrociate
.
Come
si
chiamava
!
...
Ah
!
Don
Silvio
...
"
Che
significavano
quei
ragionamenti
?
La
marchesa
non
capiva
a
quali
circostanze
accennassero
;
essi
intanto
le
facevano
intravedere
qualche
trista
cosa
,
nel
buio
;
e
avrebbe
voluto
dissiparlo
,
spinta
da
penosa
curiosità
.
Ma
il
marchese
già
taceva
di
nuovo
o
balbettava
parole
che
non
potevano
avere
nessun
senso
per
lei
:
"
Sì
,
hanno
giurato
?
...
Perché
hanno
giurato
?
Volevano
ridersi
di
me
?
"
.
Tornava
ad
agitarsi
,
a
smaniare
,
a
sconvolgere
le
coperte
.
Una
sconcia
parola
gli
uscì
di
bocca
.
Non
poteva
essere
rivolta
a
lei
.
Egli
la
ripeté
con
accento
incalzante
,
quasi
la
sputasse
in
faccia
a
una
donna
lontana
;
si
capiva
dall
'
espressione
e
dal
gesto
...
La
marchesa
ebbe
una
stretta
al
cuore
.
L
'
idea
della
malìa
,
che
l
'
aveva
sconvolta
il
giorno
in
cui
erano
arrivate
la
cesta
e
la
lettera
della
Solmo
,
le
si
riaffacciò
alla
mente
,
atterrendola
.
Ne
vedeva
già
gli
effetti
?
E
diè
un
grido
,
chiamando
:
"
Maria
!
Titta
!
"
,
allo
sbalzo
del
marchese
che
,
saltato
giù
dal
letto
,
cominciava
frettolosamente
a
rivestirsi
.
Aperse
l
'
uscio
,
chiamando
più
forte
finché
non
sentì
rispondere
;
poi
,
vincendo
la
paura
che
l
'
atto
del
marchese
le
ispirava
,
tentò
di
impedirgli
che
finisse
di
vestirsi
.
"
Antonio
!
Marchese
!
"
,
pregava
afferrandolo
per
le
braccia
,
incurante
delle
rudi
scosse
con
cui
egli
la
respingeva
.
Ritto
,
con
le
labbra
serrate
,
e
gli
occhi
aggrottati
,
il
marchese
respingeva
più
vigorosamente
i
tentativi
di
Maria
e
di
Titta
accorsi
mezzi
vestiti
in
aiuto
della
padrona
.
"
Delira
...
È
la
febbre
...
"
,
ella
spiegava
.
Maria
era
stata
rovesciata
su
la
sponda
del
letto
dal
vigoroso
movimento
d
'
un
braccio
del
marchese
,
e
Titta
,
stordito
da
un
manrovescio
,
non
osava
più
di
accostarglisi
.
"
Antonio
!
Antonio
!
...
Per
carità
!
"
,
supplicava
la
marchesa
.
Egli
la
guardava
intento
ad
abbottonarsi
il
panciotto
,
e
non
mostrava
di
riconoscerla
.
E
appena
ebbe
finito
di
infilarsi
la
giacchetta
,
scostò
la
marchesa
davanti
a
sé
con
gesto
violento
,
e
uscì
di
camera
,
facendo
sbattere
al
muro
Titta
che
cercava
di
trattenerlo
.
"
Oh
Dio
!
Che
fare
?
Dove
va
?
...
Chiamate
gente
!
Titta
,
chiamate
gente
!
"
Nella
gran
confusione
,
non
sapevano
dove
rintracciarlo
;
Titta
,
col
lume
in
mano
,
la
marchesa
dietro
e
Maria
che
invocava
:
"
O
Bella
Madre
Santissima
!
"
,
e
non
sapeva
dir
altro
.
"
Chiamate
gente
,
Titta
!
"
,
insisteva
la
marchesa
.
Visto
aperto
l
'
uscio
dell
'
anticamera
,
Titta
si
affacciò
sul
pianerottolo
della
scala
...
"
Ha
preso
il
fucile
!
Ah
,
Madonna
!
"
,
egli
esclamò
.
"
Va
fuori
!
"
E
tutti
e
tre
furono
su
la
via
,
gridando
,
correndogli
dietro
,
quasi
senza
sapere
quel
che
facessero
.
Egli
scendeva
affrettatamente
per
la
strada
sotto
il
Castello
,
sordo
agli
appelli
della
marchesa
e
di
Titta
,
col
fucile
a
bandoliera
.
"
Vado
io
solo
...
Voscenza
torni
a
casa
...
Ecco
gente
!
"
Tre
contadini
erano
accorsi
alle
grida
.
"
La
febbre
...
Il
delirio
!
...
Raggiungetelo
!
...
Fermatelo
!
"
Alla
Cappelletta
,
la
marchesa
si
abbandonava
,
singhiozzante
e
sfinita
dalla
corsa
,
tra
le
braccia
di
Maria
;
non
avevano
potuto
raggiungerlo
.
Per
alcuni
istanti
la
marchesa
poté
udire
la
voce
di
Titta
che
gridava
:
"
Signor
marchese
!
Eccellenza
!
"
,
e
il
rumore
dei
passi
dei
contadini
che
correvano
assieme
con
lui
;
poi
,
nell
'
oscurità
,
udì
soltanto
lo
stridere
delle
ruote
di
carretto
che
saliva
lentamente
per
lo
stradone
;
e
l
'
abbaio
di
un
cane
.
XXXIII
.
La
mattina
,
tutta
Ràbbato
già
sapeva
la
notizia
dell
'
improvvisa
pazzia
del
marchese
.
"
Ma
come
?
Ma
come
?
"
Lo
zio
don
Tindaro
era
accorso
tardi
;
nessuno
aveva
pensato
di
farlo
avvertire
;
e
per
strada
parecchi
lo
avevano
fermato
,
chiedendo
particolari
-
se
ne
dicevano
tante
!
-
meravigliandosi
che
il
cavaliere
dichiarasse
di
non
saper
niente
e
di
accorrere
appunto
per
persuadersi
-
gli
pareva
impossibile
!
Uno
così
equilibrato
come
il
marchese
suo
nepote
!
-
se
si
trattasse
di
delirio
febbrile
o
di
vera
pazzia
.
All
'
ultimo
,
nel
piano
di
Sant
'
Isidoro
,
gli
era
andato
incontro
il
notaio
Mazza
:
"
È
vero
?
Che
disgrazia
!
"
.
"
Ne
so
meno
di
voi
.
Io
abito
,
per
dir
così
,
all
'
altro
polo
.
Voglio
prima
vedere
coi
miei
occhi
.
"
"
Ha
tentato
di
ammazzare
la
marchesa
...
"
"
Ah
!
Questa
poi
!..."
"
Scambiandola
per
la
Solmo
...
Fuoco
che
è
covato
sotto
cenere
.
"
"
Eh
,
via
!
Il
canonico
Cipolla
ne
ha
detta
una
più
stupida
:
"
La
colpa
è
di
don
Aquilante
che
gli
ha
sconvolto
il
cervello
con
lo
spiritismo
,
facendogli
evocare
Rocco
Criscione
!
"
"
"
Può
anche
darsi
,
cavaliere
!
Può
anche
darsi
!
Infatti
pare
che
il
marchese
si
accusi
di
averlo
ammazzato
lui
...
"
"
Nel
delirio
,
giacché
io
credo
che
sia
un
caso
di
febbre
maligna
,
si
dicono
tante
stramberie
!
"
"
Dio
volesse
,
caro
cavaliere
!
...
Ma
i
contadini
che
lo
hanno
raggiunto
,
con
Titta
il
cocchiere
,
nella
carraia
di
Margitello
...
"
"
Nella
carraia
di
Margitello
?
"
"
Già
!
È
scappato
di
casa
,
col
fucile
...
Ma
dunque
non
sapete
proprio
nulla
!
E
laggiù
,
tra
la
siepe
di
fichi
d
'
India
ha
sparato
,
nel
punto
preciso
dove
fu
ammazzato
Rocco
Criscione
,
gridando
:
"
Cane
traditore
!
...
Avevi
giurato
!
Cane
traditore
!
"
.
Miracolo
che
ora
non
abbia
colpito
Titta
!
Hanno
dovuto
imbavagliarlo
,
togliendosi
le
giacche
di
dosso
-
non
avevano
altro
-
per
impedirgli
di
farsi
male
.
Lo
spiritismo
?
Può
darsi
benissimo
!
...
E
vedrete
che
don
Aquilante
finirà
pazzo
anche
lui
!
"
"
Mi
par
di
sognare
!
"
"
Povera
marchesa
!
Nemmeno
un
anno
di
felicità
!
"
Avevano
dovuto
picchiare
più
volte
prima
che
venissero
ad
aprire
il
portoncino
,
chiuso
perché
la
folla
dei
curiosi
non
invadesse
la
casa
.
"
Ma
come
?
Ma
come
?
"
,
ripeteva
don
Tindaro
,
nel
salotto
dove
la
marchesa
era
svenuta
per
la
terza
volta
quando
egli
vi
entrava
assieme
col
notaio
.
Fra
tante
persone
,
nessuno
gli
dava
retta
.
La
signora
Mugnos
e
Cristina
,
aiutate
dal
cavalier
Pergola
,
portavano
in
camera
la
marchesa
che
sembrava
un
cadavere
,
con
le
braccia
penzoloni
,
gli
occhi
chiusi
,
bianca
bianca
in
viso
.
"
Ma
come
?
Ma
come
?
...
Dottore
!
"
"
È
di
là
,
nello
studio
"
,
rispose
il
dottor
Meccio
.
"
Pazzia
furiosa
!
Vi
ricordate
,
notaio
,
in
Casino
,
quella
volta
?
Eh
?
Eh
?
Che
ne
dite
ora
?
"
E
seguì
le
donne
in
camera
per
soccorrere
la
svenuta
.
Dal
corridoio
,
don
Tindaro
e
il
notaio
udivano
gli
urli
del
marchese
,
quantunque
l
'
uscio
dello
studio
fosse
chiuso
;
il
cavalier
Pergola
li
aveva
raggiunti
.
"
Ci
sarebbe
voluta
la
camicia
di
forza
!
...
Ma
in
questo
porco
paese
dove
trovarla
?
...
Abbiamo
dovuto
legarlo
su
una
seggiola
a
bracciuoli
...
mani
e
piedi
!
Chi
poteva
mai
supporre
...
!
"
Lo
zio
don
Tindaro
non
osava
d
'
inoltrarsi
,
inorridito
dalla
vista
dell
'
infelice
marchese
che
si
dibatteva
urlando
scomposte
parole
,
con
la
bava
alla
bocca
,
i
capelli
in
disordine
,
agitando
qua
e
là
la
testa
,
stralunando
gli
occhi
,
quasi
irriconoscibile
!
Solide
corde
lo
tenevano
fermo
su
la
seggiola
,
e
Titta
e
mastro
Vito
Noccia
,
il
calzolaio
,
reggevano
dai
lati
la
seggiola
che
scricchiolava
,
asciugando
di
tratto
in
tratto
la
bava
che
dalla
bocca
colava
sul
mento
e
sul
petto
del
demente
.
"
Ma
come
?
...
Ma
come
?
"
"
All
'
improvviso
!
"
,
spiegava
il
cavalier
Pergola
.
"
Da
più
giorni
si
lagnava
di
una
trafittura
al
cervello
,
di
un
chiodo
,
diceva
,
conficcato
nella
fronte
...
Il
male
ha
lavorato
,
lavorato
sottomano
...
Ormai
è
certo
...
"
,
riprese
a
un
gesto
interrogativo
del
suocero
.
"
Lo
ha
ammazzato
lui
,
per
gelosia
!..."
"
Inesplicabile
!
"
,
esclamò
il
notaio
Mazza
.
"
Anzi
,
ora
tutto
diventa
chiaro
"
,
riprese
il
cavalier
Pergola
.
E
stettero
un
pezzo
muti
,
a
guardare
il
marchese
che
non
cessava
un
minuto
di
agitare
la
testa
,
di
stravolgere
gli
occhi
,
urlando
con
una
specie
di
ritmo
:
"
Ah
!
Ah
!
...
Oh
!
Oh
!
"
,
mandando
bava
dalla
bocca
,
intramezzando
agli
urli
parole
che
rivelavano
le
rapide
allucinazioni
della
mente
sconvolta
:
"
Eccolo
!
Eccolo
!
...
Mandatelo
via
!
...
Ah
!
Ah
!
Oh
!
Oh
!
...
Zitto
!
Siete
confessore
!
...
Voi
non
potete
parlare
!
Siete
morto
!
...
Non
potete
parlare
...
Nessuno
deve
parlare
!
Ah
!
Ah
!
Oh
!
Oh
!
"
.
"
Sempre
così
!
"
,
disse
Titta
stralunato
.
"
Sempre
così
!
"
,
confermò
mastro
Vito
.
"
E
una
settimana
fa
,
passando
davanti
a
la
mia
bottega
qui
vicino
si
era
fermato
su
la
soglia
.
"
Bravo
!
Di
buon
'
ora
al
lavoro
,
mastro
Vito
.
"
"
Se
non
si
lavora
non
si
mangia
,
eccellenza
!
"
Ah
Signore
!
Che
miseria
siamo
!
"
E
mentre
,
non
ostante
la
terribile
rivelazione
che
faceva
compiangere
il
povero
Neli
Casaccio
condannato
a
torto
e
morto
in
carcere
,
la
gente
da
due
giorni
s
'
impietosiva
in
vario
modo
della
pazzia
del
marchese
,
soltanto
Zòsima
rimaneva
inesorabile
,
inflessibile
,
sorda
a
ogni
ragione
.
"
No
,
mamma
,
non
posso
perdonare
!
...
È
stata
un
'
infamia
,
una
grande
infamia
!
...
Non
capisci
,
dunque
?
L
'
ha
amata
fino
a
diventare
assassino
per
essa
!
...
Te
lo
dicevo
!
Io
non
sono
mai
stata
niente
,
oh
niente
!
per
lui
.
"
"
Ma
che
si
dirà
di
te
?
"
"
Che
m
'
importa
di
quel
che
si
dirà
?
Voglio
andar
via
!
Non
voglio
restare
un
altro
solo
giorno
in
questa
sua
casa
...
Mi
fa
orrore
!
"
"
Anche
questa
è
pazzia
!
Sei
la
moglie
.
Ora
egli
è
un
infelice
,
un
malato
...
"
"
Ha
tanti
parenti
,
ci
pensino
loro
!
Qui
c
'
è
la
maledizione
!
Mi
sento
morire
!
Mi
vuoi
morta
dunque
?
"
"
Oh
,
Zòsima
!
...
Gesù
Cristo
ci
comanda
di
perdonare
ai
nostri
nemici
.
"
"
Sta
'
zitta
tu
!
...
Non
puoi
intendere
tu
!
"
,
aveva
risposto
sdegnosamente
alla
sorella
.
"
Se
non
mi
volete
in
casa
vostra
...
"
"
Figlia
mia
,
che
dici
mai
?
"
"
Fino
a
diventare
assassino
...
per
quella
!
"
Non
sapeva
darsene
pace
.
Il
suo
cuore
traboccava
di
odio
,
quanto
aveva
traboccato
di
amore
fino
a
pochi
giorni
addietro
.
Il
sangue
le
si
era
cangiato
in
fiele
.
Ah
!
ora
ella
doveva
,
con
più
ragione
,
invidiare
colei
che
poteva
insuperbirsi
apprendendo
di
essere
stata
amata
tanto
!
Si
sentiva
umiliata
,
ferita
mortalmente
nella
più
delicata
parte
di
se
stessa
,
in
quel
legittimo
orgoglio
di
donna
che
si
era
formata
un
culto
della
sua
prima
ed
unica
passione
,
e
aveva
sofferto
in
silenzio
,
nascostamente
,
senza
illusioni
e
senza
speranze
,
tanti
anni
!
Perché
non
aveva
dato
ascolto
all
'
ammonimento
delle
sue
esitanze
?
Perché
si
era
lasciata
indurre
dalla
baronessa
e
dalla
madre
?
Non
sarebbe
stata
,
com
'
era
stata
,
marchesa
di
Roccaverdina
di
nome
soltanto
!
Nulla
,
nulla
poteva
più
compensarla
,
consolarla
!
E
doveva
fingere
,
per
l
'
occhio
della
gente
?
Sentirsi
compassionare
?
Oh
,
chi
sa
quante
in
quel
momento
ridevano
di
lei
!
Tutte
coloro
che
avrebbero
voluto
essere
al
posto
di
lei
;
parecchie
,
lo
sapeva
!
No
,
no
!
Ormai
era
finita
!
Se
il
marchese
fosse
guarito
,
non
guarirebbe
egualmente
l
'
atroce
piaga
che
le
si
era
aperta
nel
cuore
!
Giorni
fa
,
poteva
confortarsi
,
lasciarsi
lusingare
dalle
buone
parole
,
dalle
apparenze
;
ora
,
impossibile
!
Doveva
stimarsi
un
'
estranea
in
quella
casa
che
neppure
la
sua
presenza
di
moglie
legittima
aveva
potuto
ribenedire
...
Mamma
Grazia
,
povera
vecchia
,
s
'
era
ingannata
!
E
,
ferma
nella
risoluzione
di
andar
via
,
rispondeva
:
"
Questa
sera
,
tardi
,
quando
nessuno
potrà
accorgersene
,
con
le
sole
vesti
che
ho
indosso
!
...
È
inutile
,
mamma
,
non
potrai
persuadermi
!
"
.
"
Se
tu
lo
vedessi
,
ne
avresti
pietà
!
"
"
Dio
è
giusto
!
È
la
mano
di
Dio
che
lo
punisce
!
"
"
Castigherà
anche
te
che
non
avrai
fatto
il
tuo
dovere
...
Non
ti
riconosco
,
Zòsima
!
Tu
,
così
buona
!
"
"
Mi
ha
resa
cattiva
lui
;
mi
ha
pervertita
lui
!
Mi
ha
fatto
diventare
una
creatura
senza
cuore
!
Peggio
per
lui
!
"
La
signora
Mugnos
,
addoloratissima
di
quest
'
altra
pazzia
(
tornava
a
qualificare
per
tale
l
'
ostinazione
della
figlia
)
,
aveva
voluto
parlarne
allo
zio
don
Tindaro
e
al
cavalier
Pergola
.
Il
vecchio
rispose
crudamente
:
"
Lo
ringrazia
così
del
bene
che
le
ha
fatto
?
"
.
Il
cavalier
Pergola
alzò
le
spalle
,
borbottò
una
bestemmia
e
domandò
:
"
La
casa
,
in
mano
di
chi
l
'
abbandona
la
casa
?
"
.
"
N
'
esce
come
vi
è
entrata
!
"
,
replicò
fieramente
la
signora
,
che
in
quel
punto
sentì
ribollirsi
in
petto
tutto
l
'
orgoglio
delle
nobili
famiglie
Mugnos
e
De
Marco
-
ella
era
una
De
Marco
da
ragazza
-
delle
quali
portava
il
nome
.
Ciò
non
ostante
,
tornò
ad
insistere
presso
la
figlia
:
"
Rifletti
bene
!
Hai
tante
responsabilità
!
"
.
"
Ho
riflettuto
abbastanza
!
"
,
rispose
Zòsima
.
"
Consigliati
col
tuo
confessore
!
"
"
In
questo
momento
non
posso
ascoltar
altro
che
il
mio
cuore
.
Non
voglio
essere
un
'
ipocrita
;
sarebbe
un
'
indegnità
...
Oh
,
mamma
!
"
E
vestita
di
scuro
,
quasi
da
vedova
,
sotto
lo
scialle
nero
che
le
copriva
la
fronte
,
a
sera
avanzata
ella
scendeva
assieme
con
la
mamma
sorretta
al
braccio
della
sorella
,
la
vecchia
scala
dell
'
atrio
,
e
usciva
nel
vicolo
buio
sotto
il
palazzo
Roccaverdina
.
Aveva
voluto
evitare
di
attraversare
il
corridoio
e
di
passare
davanti
a
l
'
uscio
dello
studio
dove
il
marchese
urlava
giorno
e
notte
da
quattro
giorni
-
assistito
da
Titta
e
da
mastro
Vito
che
si
davano
lo
scambio
-
agitandosi
su
la
sedia
a
bracciuoli
,
senza
che
mai
il
nome
di
Zòsima
gli
fosse
venuto
alle
labbra
.
Lo
zio
don
Tindaro
e
il
cavalier
Pergola
entravano
,
a
intervalli
,
dal
demente
che
non
li
riconosceva
,
e
ne
uscivano
atterriti
.
Ora
,
invece
del
dottor
Meccio
,
accorso
il
primo
giorno
più
per
maligna
soddisfazione
che
per
zelo
,
lo
visitava
il
dottor
La
Greca
,
medico
di
famiglia
,
soprannominato
il
Dottorino
perché
piccolo
e
smilzo
di
persona
.
Alle
corde
egli
aveva
fatto
sostituire
larghe
fasce
,
fino
a
che
non
fossero
arrivati
la
camicia
di
forza
e
l
'
apparecchio
per
le
docce
mandati
a
comprare
a
Catania
.
Con
lui
si
poteva
ragionare
.
Invece
quel
clericalaccio
di
San
Spiridione
aveva
fatto
andare
su
le
furie
il
cavalier
Pergola
,
ripetendogli
più
volte
:
"
Caro
cavaliere
,
qui
si
vede
la
mano
di
Dio
!
"
.
"
E
la
zia
Mariangela
dunque
,
che
riammattiva
a
ogni
gravidanza
?
E
bestemmiava
e
imprecava
,
mentre
quando
ritornava
in
senno
era
la
più
buona
e
onesta
donna
?
E
gli
altri
pazzi
?
La
mano
di
Dio
!
Esquilibri
di
nervi
,
sconvolgimento
di
cervello
prodotto
dal
pensiero
fisso
,
fisso
sempre
su
la
stessa
idea
.
"
Il
dottor
La
Greca
andava
di
accordo
con
lui
.
E
se
quel
fanatico
di
don
Aquilante
aveva
davvero
iniziato
il
marchese
nelle
pratiche
spiritiche
,
ce
n
'
era
d
'
avanzo
per
spiegarsi
perfettamente
quel
che
avevano
sotto
gli
occhi
.
Gli
ospedali
di
Parigi
,
di
Londra
,
di
Nuova
York
-
egli
affermava
-
rigurgitavano
di
spiritisti
ammattiti
,
uomini
e
donne
.
Per
ciò
il
cavaliere
aveva
fatto
capire
all
'
avvocato
di
non
farsi
più
vedere
in
casa
Roccaverdina
.
"
Insomma
,
dottore
,
non
si
può
far
nulla
?
Dobbiamo
stare
a
guardare
?
"
Lo
zio
don
Tindaro
avrebbe
voluto
ordinazioni
di
rimedi
,
tentativi
almeno
.
Gli
urli
del
marchese
lo
straziavano
;
e
si
desolava
alla
risposta
del
dottore
:
"
È
assai
se
riusciamo
a
farlo
mangiare
!
"
.
Dovevano
imboccarlo
,
indurlo
a
inghiottire
con
minacce
,
ingozzarlo
talvolta
come
una
bestia
.
Opponeva
resistenza
,
serrava
i
denti
,
agitava
furiosamente
la
testa
-
"
Oh
!
Oh
!
Ah
!
Ah
!
"
-
e
il
ritmo
di
questi
urli
si
udiva
fin
dalla
spianata
del
Castello
,
ora
che
il
dottore
aveva
fatto
trasportare
il
marchese
in
una
stanza
più
larga
e
più
ariosa
,
dove
si
era
potuto
rizzare
comodamente
l
'
apparecchio
per
la
doccia
,
arrivato
il
giorno
avanti
.
Steso
sul
letto
,
con
la
camicia
di
forza
,
il
demente
sembrava
avesse
intervalli
di
calma
,
allorché
con
gli
occhi
sbarrati
,
fissi
in
qualcuna
delle
sue
continue
allucinazioni
,
borbottava
accozzaglie
di
suoni
che
avrebbero
voluto
essere
parole
;
ma
era
calma
illusoria
.
La
forza
dell
'
allucinazione
lo
domava
,
travagliandolo
internamente
,
ed
egli
usciva
da
quello
stato
scoppiando
in
urli
più
violenti
,
più
forti
,
in
esclamazioni
di
terrore
:
"
Eccolo
!
Eccolo
!
...
Mandatelo
via
!
Ah
!
Ah
!
Oh
!
Oh
!
il
Crocifisso
!
...
Rimettetelo
al
suo
posto
,
giù
,
nel
mezzanino
!
Oh
!
Oh
!
Ah
!
Ah
!
"
.
E
i
nomi
di
Rocco
Criscione
,
di
Neli
Casaccio
,
di
compare
Santi
Dimauro
,
facevano
capire
il
tristo
cumulo
di
impressioni
che
gli
aveva
sconvolto
il
cervello
,
dove
la
pazzia
già
si
mutava
in
ebetismo
,
senza
speranza
di
guarigione
.
Lo
zio
don
Tindaro
,
per
la
sua
età
,
non
resisteva
alla
tortura
del
miserando
spettacolo
;
e
il
cavalier
Pergola
,
rimasto
in
casa
Roccaverdina
,
dopo
quindici
giorni
non
ne
poteva
più
,
anche
perché
doveva
badare
ai
proprii
affari
,
e
per
quelli
del
cugino
non
sapeva
come
regolarsi
.
La
imperdonabile
risoluzione
della
marchesa
lo
faceva
uscire
in
escandescenze
:
"
E
si
dicono
cristiane
!
E
si
confessano
e
ingoiano
particole
!
E
...
!
E
...
!
E
...
!
"
.
La
sfilata
degli
improperi
non
finiva
più
se
qualcuno
,
venuto
ad
informarsi
dello
stato
del
marchese
,
tentava
di
scusare
la
povera
signora
che
avea
dovuto
mettersi
a
letto
appena
giunta
a
casa
,
con
febbre
che
durava
ancora
e
faceva
temere
per
la
sua
vita
.
"
Qui
,
qui
era
il
suo
posto
!
...
E
quel
che
ho
detto
a
voi
glielo
direi
in
faccia
!
...
Voglio
che
lo
sappia
!
"
Poteva
durare
più
a
lungo
,
così
?
"
Non
durerà
molto
"
,
gli
aveva
risposto
una
sera
il
dottore
.
"
L
'
ebetismo
si
aggrava
con
terribile
rapidità
.
"
Ed
egli
e
il
dottore
che
stava
per
accomiatarsi
,
erano
rimasti
stupiti
e
quasi
non
credevano
ai
loro
occhi
,
vedendo
apparire
su
l
'
uscio
del
salotto
Agrippina
Solmo
,
che
Maria
non
era
riuscita
a
far
restare
in
anticamera
.
"
Dov
'
è
?
...
Lasciatemelo
vedere
!
"
Maria
teneva
ancora
afferrata
per
la
falda
della
mantellina
quella
sconosciuta
,
parsale
pazza
quando
le
aveva
aperto
la
porta
d
'
entrata
.
"
Dov
'
è
?
...
Me
lo
lascino
vedere
...
Per
carità
,
cavaliere
!
"
E
gli
si
era
buttata
ai
piedi
,
ginocchioni
.
XXXIV
.
Il
dottore
si
era
lusingato
che
la
vista
di
quella
donna
avesse
potuto
produrre
qualche
crisi
nello
stato
del
demente
;
ma
aveva
dovuto
disingannarsi
.
Il
marchese
,
fissatala
con
quegli
sguardi
smarriti
dove
la
pupilla
sembrava
già
coperta
da
un
leggero
strato
di
polvere
,
era
stato
zitto
alcuni
istanti
,
concentrato
,
quasi
frugasse
in
fondo
alla
memoria
per
trovarvi
un
lontano
ricordo
;
poi
,
indifferente
,
aveva
ripreso
il
triste
ritmo
dei
suoi
gridi
:
"
Ah
!
Ah
!
Oh
!
Oh
!
"
,
agitando
la
testa
,
lasciando
colare
dagli
angoli
della
bocca
la
bava
che
Agrippina
Solmo
,
pallida
come
una
morta
,
coi
neri
capelli
in
disordine
,
buttata
per
terra
la
mantellina
,
si
era
messa
ad
asciugargli
,
senza
una
parola
,
senza
una
lagrima
,
con
un
pietoso
stupore
negli
occhi
che
non
si
staccavano
dal
viso
sfigurato
del
suo
benefattore
;
non
lo
chiamava
altrimenti
.
Aveva
pregato
di
restare
là
l
'
intera
nottata
.
E
lo
aveva
vegliato
ripulendogli
le
labbra
,
in
piedi
davanti
al
letto
,
non
sentendo
stanchezza
,
con
un
groppo
di
pianto
che
la
soffocava
e
in
certi
momenti
le
annebbiava
la
vista
,
ma
non
giungeva
a
prorompere
;
con
le
mani
dolorosamente
incrociate
,
e
il
petto
ansante
di
angoscia
a
quel
continuo
agitare
della
testa
con
cui
il
marchese
accompagnava
gli
"
Ah
!
Ah
!
Oh
!
Oh
!
"
quando
le
allucinazioni
gli
concedevano
qualche
ora
di
tregua
.
"
Andate
a
riposarvi
;
noi
abbiamo
dormito
a
bastanza
"
,
le
disse
Titta
rientrando
nella
camera
verso
l
'
alba
.
"
Ah
,
comare
Pina
!
Chi
lo
avrebbe
mai
sospettato
!
"
,
esclamò
mastro
Vito
,
ancora
un
po
'
imbarazzato
dal
sonno
.
"
No
!
Lasciatemi
stare
qui
!...",
ella
rispondeva
senza
neppure
voltarsi
.
"
E
a
voi
,
chi
è
venuto
a
dirvelo
fino
a
Modica
?
"
,
domandò
Titta
.
"
Un
signore
di
Spaccaforno
...
Gliel
'
aveva
scritto
un
amico
di
qui
.
Die
'
la
notizia
a
mio
marito
...
E
sono
accorsa
,
con
la
morte
nel
cuore
...
Due
giorni
di
viaggio
,
con
un
garzone
.
Mi
pareva
di
non
arrivar
mai
!
"
"
Andate
a
riposarvi
...
C
'
è
un
letto
nell
'
altra
stanza
...
"
"
Lasciatemi
stare
qui
,
mastro
Vito
.
"
"
Comare
"
,
egli
disse
,
esitante
,
"
ora
è
inutile
fingere
...
Voi
già
lo
sapevate
...
di
Rocco
!..."
"
Ve
lo
giuro
,
mastro
Vito
!
Niente
!
...
Neppure
un
sospetto
!
...
Avevo
anzi
voluto
andarmene
da
Ràbbato
,
per
levarmegli
di
mezzo
.
Il
marchese
non
voleva
più
vedermi
,
mi
trattava
male
...
Che
colpa
ne
avevo
io
?
Era
stato
lui
...
Io
avrei
voluto
morire
qui
,
da
serva
,
per
gratitudine
...
E
sua
zia
pretendeva
che
avessi
fatto
ammazzare
io
Rocco
Criscione
...
per
tornare
col
marchese
e
farmi
sposare
!
...
Il
Signore
non
gliene
chieda
conto
là
dove
si
trova
!
La
colpa
è
dei
suoi
parenti
,
della
baronessa
soprattutto
...
Ora
non
sarebbe
in
questo
stato
!
...
Che
strazio
,
mastro
Vito
!
"
"
Potete
vantarvelo
!
...
Vi
ha
voluto
bene
!
"
"
È
vero
!
È
vero
!
"
,
ella
rispose
,
scotendo
tristamente
la
testa
,
asciugando
la
bava
dell
'
infelice
che
aveva
ammazzato
per
gelosia
di
lei
e
che
ora
non
la
riconosceva
più
e
smaniava
:
"
Ah
!
Ah
!
Oh
!
Oh
!
"
,
tenuto
stretto
e
immobile
dalla
camicia
di
forza
.
Vergine
Santa
,
che
pietà
!
Il
cavalier
don
Tindaro
,
la
mattina
,
apprendendo
dal
genero
l
'
arrivo
della
Solmo
,
gli
aveva
detto
:
"
Hai
fatto
male
a
farla
entrare
"
.
"
Per
dispetto
della
marchesa
!
...
E
poi
,
dove
trovare
in
questo
momento
una
persona
più
fidata
?
Lo
ha
vegliato
,
sola
,
tutta
la
nottata
.
"
"
La
marchesa
può
mandare
a
scacciarla
.
È
lei
la
padrona
.
"
"
Ha
perduto
ogni
suo
diritto
,
abbandonando
casa
e
marito
.
Io
ammiro
immensamente
questa
povera
donna
che
ha
fatto
due
giorni
di
strada
,
a
cavallo
,
quasi
senza
fermarsi
,
soltanto
per
vederlo
.
Ieri
sera
,
quando
si
è
presentata
e
si
è
buttata
ginocchioni
,
supplicante
,
io
...
che
non
sono
di
cuore
tenero
...
io
e
il
dottore
...
eravamo
commossi
come
due
ragazzi
.
Non
abbiamo
saputo
dirle
:
"
Tornatevene
donde
siete
venuta
"
.
Sarebbe
stata
una
gran
crudeltà
.
"
"
Ma
ora
...
"
"
Ora
,
la
lasceremo
qui
,
fino
a
che
non
vengano
a
scacciarla
via
,
se
ne
avranno
il
coraggio
.
È
stata
l
'
amante
?
E
voi
avete
tali
scrupoli
?
"
"
Non
li
chiamare
scrupoli
...
Il
marchese
di
Roccaverdina
non
deve
morire
con
quella
donna
al
capezzale
...
Sarebbe
uno
scandalo
!
"
"
Deve
morire
come
un
cane
,
alle
mani
di
gente
prezzolata
,
di
Titta
e
di
mastro
Vito
!
...
Questo
,
ah
!
non
vi
sembra
uno
scandalo
!
E
poi
dite
che
io
sono
uno
scomunicato
!
...
Ma
c
'
è
da
rinnegare
cento
Cristi
vedendo
simili
cose
!..."
Tre
giorni
dopo
,
l
'
ebetismo
aveva
fatto
passi
da
gigante
.
Il
marchese
,
liberato
dalla
camicia
di
forza
,
restava
seduto
su
la
seggiola
a
bracciuoli
,
cupo
,
silenzioso
,
con
le
mani
sui
ginocchi
.
Agrippina
Solmo
lo
vestiva
,
gli
lavava
la
faccia
,
lo
pettinava
,
gli
dava
da
mangiare
,
con
cura
materna
.
Certe
volte
,
al
suono
della
voce
che
lo
chiamava
:
"
Marchese
!
Marchese
!
"
,
che
lo
sgridava
con
dolcezza
quando
si
ostinava
a
rifiutare
il
cibo
,
egli
rivolgeva
lentamente
la
testa
verso
di
lei
,
la
guardava
sottocchi
,
con
aria
sospettosa
,
quasi
quella
voce
ridestasse
dentro
di
lui
riminiscenze
di
lontane
sensazioni
,
che
però
dileguavano
rapidissime
e
lo
facevano
ricadere
nella
cupa
immobilità
per
ore
ed
ore
.
E
nella
giornata
gli
si
sedeva
vicino
;
e
mentre
l
'
animalità
di
quel
corpo
sembrava
di
sentire
qualche
godimento
pel
tepore
dell
'
occhiata
di
sole
che
lo
investiva
presso
al
balcone
,
ella
gli
parlava
piano
,
per
sfogo
,
quantunque
sapesse
di
non
essere
capita
:
"
Perché
ha
fatto
così
,
voscenza
?
Perché
non
mi
disse
mai
una
parola
?
...
Ah
,
se
mi
avesse
detto
:
"
Agrippina
,
bada
!
"
.
Mezza
parola
sarebbe
bastata
!
Non
era
voscenza
il
padrone
?
Che
bisogno
c
'
era
di
ammazzare
?
...
È
stato
il
destino
!
Chi
credeva
di
far
male
?
Ah
,
Signore
!
Ah
Signore
!..."
.
Ella
si
rallegrava
di
vederlo
tranquillo
,
di
non
più
udirlo
gridare
né
smaniare
.
Le
sembrava
che
questo
fosse
miglioramento
.
E
rimaneva
dolorosamente
maravigliata
che
il
dottore
ogni
volta
venisse
,
guardasse
,
scotesse
la
testa
e
andasse
via
alzando
le
spalle
,
senza
risponderle
nemmeno
quando
gli
domandava
:
"
Va
meglio
,
è
vero
?
Ora
è
docile
come
un
agnellino
"
.
Si
sentiva
però
stringere
il
cuore
vedendogli
voltare
e
rivoltare
lentamente
le
mani
e
osservarle
a
lungo
e
tastare
le
punte
delle
dita
a
una
a
una
quasi
volesse
contarle
,
incurante
della
bava
che
riprendeva
a
colargli
.
Gliela
asciugava
col
fazzoletto
e
ne
seguiva
ogni
movimento
della
testa
e
degli
occhi
per
scoprirvi
qualche
lampo
di
coscienza
allorché
gli
ripeteva
:
"
Sono
io
!
Agrippina
Solmo
!
Non
mi
riconosce
,
voscenza
?
Sono
venuta
a
posta
;
non
mi
muoverò
più
di
qui
!..."
.
Poi
,
udendogli
mugolare
qualche
parola
,
gli
s
'
inginocchiava
davanti
,
prendendolo
per
le
mani
che
brancicavano
i
calzoni
,
e
tentava
di
farsi
fissare
da
quegli
occhi
che
parevano
inerti
.
"
Sono
io
;
Agrippina
Solmo
!
...
Faccia
uno
sforzo
,
voscenza
!
Si
ricordi
,
si
ricordi
!
...
Mi
guardi
in
viso
!
"
Lo
sollevava
pel
mento
su
cui
la
barba
era
già
cresciuta
ispida
,
pungente
;
gli
scansava
dalla
fronte
i
capelli
cascatigli
giù
nel
tenere
sempre
abbassata
la
testa
come
appesantita
per
la
malattia
del
cervello
;
e
all
'
ultimo
,
rizzatasi
con
scatto
disperato
,
nascondeva
la
faccia
tra
le
mani
convulse
,
balbettando
:
"
Che
castigo
,
Signore
!
Che
castigo
!
"
.
E
intendeva
di
dire
pure
per
sé
,
quasi
gran
parte
della
colpa
fosse
stata
sua
,
se
il
marchese
aveva
ammazzato
Rocco
Criscione
.
Titta
,
di
tratto
in
tratto
,
veniva
a
tenerle
compagnia
.
"
Voi
non
l
'
avete
visto
nei
primi
giorni
.
Non
si
chetava
un
momento
!
Sono
stato
tre
giorni
e
tre
notti
senza
chiudere
occhio
!
...
Faceva
terrore
.
"
"
E
la
marchesa
?
Con
che
cuore
ha
potuto
abbandonarlo
?
"
"
Ringraziate
Iddio
!
...
Se
ci
fosse
stata
lei
,
non
sareste
qui
...
"
La
osservava
.
Era
tuttavia
bella
,
meglio
della
marchesa
,
con
quel
viso
affilato
,
bianco
come
il
latte
e
quegli
occhi
neri
e
quei
folti
capelli
nerissimi
,
alta
e
snella
.
E
parlando
di
lei
con
mastro
Vito
,
Titta
dichiarava
che
,
secondo
lui
,
la
prima
pazzia
il
marchese
l
'
aveva
commessa
dandola
per
moglie
a
Rocco
che
non
se
la
meritava
.
"
Non
sapete
il
patto
?
Non
doveva
toccarla
neppure
con
un
dito
...
Per
questo
il
marchese
lo
ha
ammazzato
.
"
"
Aveva
messo
l
'
esca
accanto
al
fuoco
...
Che
avreste
fatto
voi
?
"
"
Capriccio
di
gran
signore
!
...
A
voi
e
a
me
non
sarebbe
passato
per
la
testa
quel
patto
.
E
n
'
è
andato
di
mezzo
un
innocente
!
La
marchesa
non
sa
che
la
Solmo
è
qui
.
Verrebbe
a
cavarle
gli
occhi
.
Maria
mi
ha
raccontato
di
averle
sentito
dire
alla
madre
:
"
Non
lo
posso
perdonare
!
È
diventato
assassino
per
quella
donna
!
"
.
Ed
ha
voluto
andarsene
.
"
"
Il
marito
è
sempre
marito
!
In
quello
stato
poi
!
"
"
Dicono
che
ha
rinunziato
alla
dote
per
mano
di
notaio
...
Il
marchese
le
aveva
assegnato
Poggiogrande
.
"
"
Per
mano
di
notaio
?
"
"
Ci
credete
voi
?
Io
vorrei
sapere
intanto
chi
comanderà
qui
e
provvederà
ai
fatti
miei
.
"
Lo
zio
don
Tindaro
e
il
cavalier
Pergola
venivano
tre
,
quattro
volte
nella
giornata
,
in
compagnia
del
dottor
La
Greca
.
"
Ah
dottore
!
Non
vuole
mangiare
più
!
Serra
i
denti
,
si
volta
di
là
;
come
fare
?
"
"
Ci
siamo
!
"
Il
dottore
non
die
'
altra
risposta
;
e
Agrippina
Solmo
,
che
ne
comprese
il
significato
,
si
buttò
su
una
seggiola
,
con
le
mani
nei
capelli
,
singhiozzando
:
"
Figlio
,
figlio
mio
!
"
.
La
desolata
tenerezza
di
queste
parole
non
commosse
il
vecchio
zio
del
marchese
,
che
le
si
avvicinò
e
la
prese
per
un
braccio
,
riguardosamente
ma
severo
:
"
Dovete
capirlo
"
,
le
disse
,
"
non
potete
restare
più
qui
.
Mastro
Vito
,
pensateci
voi
...
Poveretta
!
"
.
Ella
gli
sfuggì
per
baciare
e
ribaciare
quelle
mani
quasi
inerti
che
avevano
ammazzato
per
gelosia
di
lei
;
e
pareva
volesse
lasciarvi
tutta
l
'
anima
sua
grata
e
orgogliosa
di
essere
stata
amata
fino
a
quel
punto
dal
marchese
di
Roccaverdina
.
"
Figlio
!
figlio
mio
!
"
E
si
lasciò
trascinar
via
da
mastro
Vito
,
senza
opporre
resistenza
,
umile
,
rassegnata
com
'
era
stata
sempre
,
convinta
anche
lei
che
non
poteva
restare
più
là
,
perché
il
suo
destino
aveva
voluto
così
.
CENERE ( DELEDDA GRAZIA , 1904 )
Narrativa ,
PARTE
PRIMA
I
.
Cadeva
la
notte
di
San
Giovanni
.
Olì
[
1
]
uscì
dalla
cantoniera
biancheggiante
sull
'
orlo
dello
stradale
che
da
Nuoro
conduce
a
Mamojada
,
e
s
'
avviò
pei
campi
.
Era
una
ragazza
quindicenne
,
alta
e
bella
,
con
due
grandi
occhi
felini
,
glauchi
e
un
po
'
obliqui
,
e
la
bocca
voluttuosa
il
cui
labbro
inferiore
,
spaccato
nel
mezzo
,
pareva
composto
da
due
ciliegie
.
Dalla
cuffietta
rossa
,
legata
sotto
il
mento
sporgente
,
uscivano
due
bende
di
lucidi
capelli
neri
attortigliati
intorno
alle
orecchie
:
questa
acconciatura
ed
il
costume
pittoresco
,
dalla
sottana
rossa
e
il
corsettino
di
broccato
che
sosteneva
il
seno
con
due
punte
ricurve
,
davano
alla
fanciulla
una
grazia
orientale
.
Fra
le
dita
cerchiate
di
anellini
di
metallo
,
Olì
recava
striscie
di
scarlatto
e
nastri
coi
quali
voleva
segnare
[
2
]
i
fiori
di
San
Giovanni
,
cioè
i
cespugli
di
verbasco
,
di
timo
e
d
'
asfodelo
da
cogliere
l
'
indomani
all
'
alba
per
farne
medicinali
ed
amuleti
.
D
'
altronde
Olì
pensava
che
anche
non
segnando
i
cespugli
che
voleva
cogliere
,
nessuno
glieli
avrebbe
toccati
:
i
campi
intorno
alla
cantoniera
dove
ella
viveva
col
padre
ed
i
fratellini
,
erano
completamente
deserti
.
Solo
in
lontananza
una
casa
campestre
in
rovina
emergeva
da
un
campo
di
grano
,
come
uno
scoglio
in
un
lago
verde
.
Nella
campagna
intorno
moriva
la
selvaggia
primavera
sarda
:
si
sfogliavano
i
fiori
dell
'
asfodelo
e
i
grappoli
d
'
oro
della
ginestra
;
le
rose
impallidivano
nelle
macchie
,
l
'
erba
ingialliva
,
un
caldo
odore
di
fieno
profumava
l
'
aria
grave
.
La
via
lattea
e
l
'
ultimo
splendore
dell
'
orizzonte
,
fasciato
da
una
striscia
verdastra
e
rosea
che
pareva
il
mare
lontano
,
rendevano
la
notte
chiara
come
un
crepuscolo
.
Vicino
al
fiume
,
la
cui
acqua
scarsissima
rifletteva
le
stelle
e
il
cielo
violaceo
,
Olì
trovò
due
dei
suoi
fratellini
che
cercavano
grilli
.
«
A
casa
!
Subito
!
»
,
ella
disse
con
la
sua
bella
voce
ancora
infantile
.
«
No
!
»
,
rispose
uno
dei
bimbi
.
«
Allora
voi
non
vedrete
spalancarsi
il
cielo
,
stanotte
!
I
bimbi
buoni
,
nella
notte
di
San
Giovanni
vedono
aprirsi
il
cielo
e
poi
vedono
il
paradiso
e
il
Signore
e
gli
angeli
e
lo
Spirito
Santo
...
Ma
voi
vedrete
un
cornino
se
non
andate
a
casa
subito
.
»
«
Andiamo
»
,
disse
pensieroso
uno
dei
bimbi
.
L
'
altro
protestò
ancora
un
po
'
,
ma
finì
col
lasciarsi
condurre
via
dal
fratello
.
Olì
andò
oltre
:
oltre
l
'
alveo
del
fiume
,
oltre
il
sentiero
,
oltre
le
macchie
di
olivastro
:
qua
e
là
si
curvava
e
legava
con
un
nastro
le
cime
di
qualche
cespuglio
,
poi
si
rizzava
e
scrutava
la
notte
con
lo
sguardo
acuto
dei
suoi
occhi
felini
.
Il
cuore
le
balzava
forte
,
d
'
ansia
,
di
timore
e
di
gioia
.
La
notte
fragrante
invitava
all
'
amore
e
Olì
amava
,
Olì
aveva
quindici
anni
e
con
la
scusa
di
segnare
i
fiori
di
San
Giovanni
andava
ad
un
convegno
amoroso
.
Sei
mesi
prima
,
una
sera
d
'
inverno
,
un
giovane
contadino
,
mezzadro
d
'
un
ricco
proprietario
nuorese
a
cui
appartenevano
i
campi
intorno
alla
casa
in
rovina
,
era
entrato
nella
cantoniera
per
chiedere
un
po
'
di
fuoco
.
Era
un
giovane
alto
,
con
lunghi
capelli
neri
lucidi
d
'
olio
:
i
suoi
occhi
nerissimi
non
si
lasciavano
quasi
guardare
,
tanto
erano
luminosi
,
e
soltanto
Olì
poteva
fissarli
con
i
suoi
,
che
non
si
abbassavano
davanti
a
nessuno
.
Il
cantoniere
,
uomo
ancora
giovane
ma
già
grigio
,
stanco
di
fatiche
,
di
affanni
e
di
miseria
,
accolse
benevolmente
il
contadino
,
gli
diede
una
pietra
focaia
,
lo
interrogò
sul
suo
padrone
e
lo
invitò
a
tornare
sempre
che
voleva
.
Da
quella
sera
il
contadino
frequentò
assiduamente
la
cantoniera
:
nelle
sere
piovose
raccontava
storielle
ai
bambini
raccolti
intorno
al
focolare
fumoso
,
e
ad
Olì
insegnò
i
posti
ove
meglio
crescevano
i
funghi
e
le
erbe
mangereccie
.
Un
giorno
egli
trasse
la
fanciulla
fin
verso
un
avanzo
di
nuraghe
,
sopra
un
'
altura
,
fra
macchie
coperte
di
bacche
rosse
,
e
le
disse
che
fra
i
blocchi
della
tomba
gigantesca
stava
nascosto
un
tesoro
.
«
Eppoi
so
di
tanti
altri
accusorgios
[
3
]
»
,
egli
disse
con
voce
grave
,
mentre
Olì
coglieva
finocchi
selvatici
;
«
io
finirò
bene
col
trovarne
uno
,
ed
allora
...
»
«
E
allora
?
»
,
chiese
Olì
,
un
po
'
beffarda
,
sollevando
gli
occhi
che
al
riflesso
del
paesaggio
parevano
verdi
.
«
Allora
me
ne
andrò
lontano
;
e
se
tu
vorrai
venir
con
me
ti
porterò
via
,
in
Continente
.
Io
conosco
bene
il
Continente
,
perché
è
da
poco
tempo
che
ho
finito
il
servizio
militare
.
Sono
stato
a
Roma
e
poi
in
Calabria
ed
in
altri
posti
ancora
.
Là
tutto
è
bello
...
Se
tu
verrai
...
»
Olì
rise
,
piano
piano
,
lusingata
e
felice
,
sebbene
un
po
'
ironica
.
Dietro
il
nuraghe
due
dei
suoi
fratellini
,
nascosti
in
una
macchia
,
fischiavano
richiamando
un
passero
:
per
l
'
immensità
del
paesaggio
non
s
'
udiva
voce
umana
,
non
passava
nessuno
.
Il
servo
prese
Olì
per
la
vita
,
la
sollevò
,
chiuse
gli
occhi
e
la
baciò
;
e
da
quel
giorno
i
due
giovani
s
'
amarono
selvaggiamente
,
diffondendo
il
segreto
della
loro
passione
alle
macchie
più
silenziose
,
ai
cespugli
della
riva
,
ai
neri
nascondigli
dei
nuraghes
solitarî
.
Oppressa
dalla
solitudine
e
dalla
miseria
Olì
amava
il
giovine
per
ciò
che
egli
rappresentava
,
per
le
cose
e
le
terre
maravigliose
che
egli
aveva
vedute
,
per
la
città
dalla
quale
veniva
,
per
il
ricco
padrone
che
serviva
,
per
i
fantastici
disegni
che
egli
tracciava
nell
'
avvenire
;
ed
egli
amava
Olì
perché
era
bella
ed
ardente
:
entrambi
incoscienti
,
primitivi
,
impulsivi
ed
egoisti
,
si
amavano
per
esuberanza
di
vita
e
per
bisogno
di
godimento
.
Anche
la
madre
di
Olì
,
a
quanto
narrava
la
figliuola
,
era
stata
una
donna
fantastica
e
ardente
.
«
Ella
era
di
famiglia
benestante
»
,
raccontava
Olì
,
«
ed
aveva
parenti
nobili
che
volevano
maritarla
con
un
vecchio
possidente
.
Mio
nonno
,
il
padre
di
mia
madre
,
era
un
poeta
:
in
una
notte
improvvisava
tre
o
quattro
canzoni
,
e
tanto
erano
belle
che
,
appena
un
cantastorie
le
ripeteva
per
la
strada
,
tutto
il
popolo
le
apprendeva
e
le
ripeteva
con
entusiasmo
.
Ah
,
sì
,
mio
nonno
era
un
gran
poeta
!
Alcune
sue
poesie
le
so
anch
'
io
,
insegnatemi
da
mia
madre
.
Aspetta
,
senti
questa
.
»
Ella
recitava
qualche
strofa
in
dialetto
logudorese
,
poi
riprendeva
:
«
Il
fratello
di
mia
madre
,
zio
Merziòro
Desogos
,
dipingeva
nelle
chiese
e
scolpiva
i
pulpiti
:
però
si
uccise
perché
aveva
da
scontare
una
condanna
.
Sì
,
i
parenti
di
mia
madre
erano
nobili
ed
istruiti
:
tuttavia
ella
non
volle
sposare
il
vecchio
proprietario
.
Vide
invece
mio
padre
,
che
allora
era
bello
come
una
bandiera
,
se
ne
innamorò
e
fuggi
con
lui
.
Ella
soleva
dire
,
mi
ricordo
:
"
Mio
padre
mi
ha
diseredata
,
ma
non
importa
;
gli
altri
si
tengano
le
loro
ricchezze
,
io
mi
tengo
il
mio
Micheli
e
basta
!
"
»
.
Un
giorno
il
cantoniere
si
recò
a
Nuoro
per
comprare
del
frumento
,
e
ritornò
più
triste
e
disfatto
del
solito
.
«
Olì
,
bada
a
te
,
Olì
!
»
,
disse
alla
figlia
minacciandola
con
la
mano
.
«
Guai
se
quel
servo
rimette
ancor
piede
qui
!
Egli
ci
ha
ingannati
persino
sul
suo
nome
.
Disse
di
chiamarsi
Quirico
ed
invece
si
chiama
Anania
.
È
oriundo
di
Orgosolo
,
razza
di
pastori
,
parente
di
banditi
e
di
galeotti
.
Bada
a
te
,
donnicciuola
:
egli
ha
moglie
!
»
Olì
pianse
e
le
sue
lagrime
caddero
,
assieme
col
frumento
,
entro
l
'
arca
di
legno
nero
;
ma
appena
l
'
arca
fu
chiusa
e
zio
Micheli
tornò
al
lavoro
,
la
fanciulla
andò
in
cerca
del
servo
.
«
Tu
ti
chiami
Anania
!
Tu
hai
moglie
!
»
,
gli
disse
,
e
gli
occhi
le
fiammeggiavano
di
rabbia
.
Anania
finiva
di
seminare
il
grano
sul
prato
smosso
:
due
merli
cantavano
dondolandosi
su
una
fronda
d
'
olivastro
;
grandi
nuvole
bianche
rendevano
più
intenso
l
'
azzurro
del
cielo
.
Tutto
era
dolcezza
,
silenzio
,
oblìo
.
«
Ecco
»
,
disse
il
giovane
,
che
teneva
ancora
la
bisaccia
sulla
spalla
,
«
io
ho
una
moglie
vecchia
.
Ah
,
me
la
diedero
per
forza
...
come
i
parenti
volevano
dare
a
tua
madre
il
vecchio
possidente
...
perché
io
sono
povero
ed
ella
ha
molti
soldi
.
Ma
che
cosa
importa
?
Ella
è
vecchia
e
morrà
presto
;
noi
siamo
giovani
,
Olì
,
ed
io
voglio
bene
soltanto
a
te
.
Se
tu
mi
abbandoni
io
muoio
.
»
Olì
s
'
intenerì
e
credette
.
«
E
che
faremo
ora
?
»
,
domandò
.
«
Mio
padre
mi
bastonerà
se
continueremo
ad
amarci
.
»
«
Abbi
pazienza
,
agnellino
mio
.
Mia
moglie
morrà
presto
;
ma
anche
non
morisse
io
troverò
il
tesoro
e
ce
ne
andremo
in
Continente
»
.
Olì
protestò
,
pianse
,
non
sperò
molto
nel
tesoro
,
ma
continuò
ad
amoreggiare
col
servo
.
La
seminagione
era
terminata
,
ma
Anania
andava
spesso
in
campagna
per
osservare
se
il
grano
spuntava
,
e
per
estirpare
le
male
erbe
dal
seminato
:
nelle
ore
di
riposo
,
invece
di
coricarsi
,
egli
diroccava
il
nuraghe
,
con
la
scusa
di
costruire
un
muro
con
le
pietre
divelte
dal
monumento
,
ma
in
realtà
per
cercare
il
tesoro
.
«
Se
non
qui
altrove
,
ma
lo
troverò
!
»
,
diceva
ad
Olì
.
«
Ebbene
,
a
Maras
un
servo
come
me
trovò
un
fascio
di
verghe
d
'
oro
.
Egli
non
si
avvide
che
erano
d
'
oro
e
le
consegnò
ad
un
fabbro
.
Stupido
!
Ma
io
mi
accorgerò
bene
...
Nei
nuraghes
»
,
raccontava
poi
,
«
abitavano
i
giganti
che
usavano
le
masserizie
d
'
oro
.
Persino
i
chiodi
delle
loro
scarpe
erano
d
'
oro
.
Oh
,
si
trovano
sempre
dei
tesori
,
cercandoli
bene
!
A
Roma
,
quando
io
ero
soldato
,
vidi
un
luogo
dove
si
conservano
ancora
le
monete
d
'
oro
e
gli
oggetti
nascosti
dagli
antichi
giganti
.
Anche
ora
,
del
resto
,
nelle
altre
parti
del
mondo
,
vivono
ancora
i
giganti
,
e
sono
così
ricchi
che
usano
gli
aratri
e
le
falci
d
'argento.»
Egli
parlava
sul
serio
,
con
gli
occhi
splendenti
di
sogni
aurei
;
se
però
gli
avessero
chiesto
che
avrebbe
fatto
dei
tesori
che
sperava
ritrovare
,
forse
non
avrebbe
saputo
dirlo
.
Per
allora
progettava
soltanto
la
fuga
con
Olì
:
all
'
avvenire
non
pensava
che
in
modo
fantastico
.
Verso
Pasqua
la
fanciulla
ebbe
occasione
di
recarsi
a
Nuoro
,
e
domandate
notizie
della
moglie
di
Anania
seppe
che
costei
era
una
donna
anziana
,
ma
niente
affatto
benestante
.
«
Ebbene
»
,
egli
disse
,
appena
Olì
gli
rinfacciò
la
sua
menzogna
,
«
sì
,
ella
adesso
è
povera
,
ma
quando
la
sposai
era
ricca
.
Dopo
le
nozze
io
andai
al
servizio
militare
,
mi
ammalai
,
spesi
molto
;
anche
mia
moglie
si
ammalò
.
Oh
,
tu
non
sai
cosa
vuol
dire
una
lunga
malattia
!
Poi
prestammo
dei
denari
e
non
ce
li
restituirono
.
Poi
credo
un
'
altra
cosa
;
che
mia
moglie
tenga
i
denari
nascosti
.
Ecco
,
ti
giuro
che
è
così
.
»
Egli
parlava
seriamente
,
ed
Olì
credeva
.
Credeva
perché
aveva
bisogno
di
credere
e
perché
Anania
l
'
aveva
abituata
a
ritener
vere
le
cose
più
inverosimili
,
suggestionato
egli
stesso
dalle
sue
fantasie
.
Così
,
verso
i
primi
di
giugno
,
zappando
in
un
orto
del
padrone
,
egli
trovò
un
grosso
anello
di
metallo
rossiccio
e
lo
credette
d
'
oro
.
«
Qui
ci
deve
essere
certamente
un
tesoro
»
,
pensò
,
e
subito
andò
a
raccontare
le
sue
nuove
speranze
ad
Olì
.
La
primavera
regnava
nella
campagna
selvaggia
;
il
fiume
azzurrognolo
rifletteva
i
fiori
del
sambuco
,
i
narcisi
esalavano
voluttuose
fragranze
;
nelle
notti
rischiarate
dalla
luna
o
dalla
via
lattea
,
tiepide
e
silenti
,
pareva
che
nell
'
aria
ondeggiasse
un
filtro
inebbriante
.
Olì
vagava
qua
e
là
,
con
gli
occhi
velati
di
passione
;
nei
lunghi
crepuscoli
luminosi
e
nei
meriggi
abbaglianti
,
quando
le
montagne
lontane
si
confondevano
col
cielo
,
ella
seguiva
con
uno
sguardo
triste
i
fratellini
seminudi
,
neri
come
idoletti
di
bronzo
,
e
mentre
essi
animavano
il
paesaggio
con
le
loro
grida
di
uccelli
selvatici
,
ella
pensava
al
giorno
in
cui
avrebbe
dovuto
abbandonarli
per
partire
con
Anania
.
Ella
aveva
veduto
l
'
anello
ritrovato
dal
giovine
,
e
sperava
e
aspettava
,
col
sangue
arso
dai
veleni
della
primavera
.
«
Olì
!
»
,
chiamò
la
voce
di
Anania
,
dietro
una
macchia
.
Olì
tremò
,
avanzò
cauta
,
cadde
fra
le
braccia
del
giovine
.
Sedettero
sull
'
erba
ancora
tiepida
,
accanto
ad
un
fascio
di
puleggi
e
d
'
alloro
selvatico
che
esalava
un
forte
profumo
.
«
Quasi
quasi
non
venivo
»
,
disse
il
giovine
.
«
La
padrona
deve
sgravarsi
stanotte
,
e
mia
moglie
,
che
sta
ad
assisterla
,
voleva
che
io
restassi
in
casa
.
"
No
"
,
le
dissi
,
"
stanotte
devo
cogliere
il
puleggio
e
l
'
alloro
;
non
sai
che
è
San
Giovanni
?
"
E
son
venuto
.
Ecco
.
»
Si
frugava
in
seno
,
mentre
Olì
toccava
l
'
alloro
chiedendo
a
che
serviva
.
«
Non
lo
sai
,
dunque
?
L
'
alloro
colto
stanotte
serve
per
medicina
e
per
tante
altre
cose
:
se
,
per
esempio
,
tu
spargi
le
foglie
di
quest
'
alloro
qua
e
là
sui
muri
intorno
ad
una
vigna
o
ad
un
ovile
,
gli
animali
rapaci
non
potranno
penetrarvi
,
né
rosicchiar
l
'
uva
,
né
rapire
gli
agnelli
.
»
«
Ma
tu
non
sei
pastore
.
»
«
Io
però
guarderò
la
vigna
del
padrone
:
poi
queste
foglie
le
metterò
anche
intorno
all
'
aia
,
perché
le
formiche
non
rubino
il
grano
.
Verrai
tu
,
quando
io
batterò
il
grano
?
Ci
sarà
molta
gente
;
faremo
festa
e
alla
notte
canteremo
.
»
«
Oh
,
mio
padre
non
vorrà
!
»
,
ella
disse
sospirando
.
«
Ma
è
curioso
quell
'
uomo
!
Si
vede
che
non
conosce
mia
moglie
:
ella
è
decrepita
come
le
pietre
»
,
disse
Anania
,
sempre
frugandosi
in
seno
.
«
Ma
dove
l
'
ho
messa
?
»
«
Che
cosa
?
Tua
moglie
?
»
,
chiese
maliziosamente
Olì
.
«
Ebbene
,
una
croce
!
Ho
trovato
anche
una
croce
d
'argento.»
«
Anche
una
croce
d
'
argento
?
Dove
era
l
'
anello
?
E
tu
non
me
lo
dicevi
?
»
«
Ah
,
eccola
.
Sì
,
è
d
'
argento
vero
.
»
Egli
trasse
di
sotto
l
'
ascella
un
involtino
:
Olì
lo
svolse
,
palpò
la
crocetta
e
domandò
ansiosa
:
«
Ma
è
dunque
vero
?
Il
tesoro
c
'
è
?
»
.
E
pareva
così
felice
che
Anania
,
sebbene
avesse
trovato
la
crocetta
in
campagna
,
credette
bene
di
lasciarla
nella
sua
illusione
.
«
Si
,
là
,
nell
'
orto
.
Chissà
quanti
oggetti
preziosi
ci
saranno
!
Ma
bisognerà
che
io
frughi
di
notte
.
»
«
Ma
il
tesoro
è
del
padrone
.
»
«
No
,
è
di
chi
lo
trova
!
»
,
rispose
Anania
;
e
quasi
per
avvalorare
questo
suo
principio
egli
cinse
Olì
con
un
braccio
e
cominciò
a
baciarla
.
«
Se
io
troverò
il
tesoro
tu
verrai
?
»
,
le
chiese
tremando
.
«
Verrai
,
dimmi
,
fiore
?
Bisogna
che
io
lo
trovi
subito
perché
non
posso
più
vivere
lontano
da
te
.
Ah
,
vedi
,
quando
vedo
mia
moglie
sento
voglia
di
morire
,
mentre
vorrei
vivere
mille
anni
con
te
.
Fiore
mio
!
»
Olì
ascoltava
e
tremava
.
Intorno
era
profondo
silenzio
;
le
stelle
brillavano
sempre
più
perlate
,
come
occhi
sorridenti
d
'
amore
,
e
sempre
più
dolci
erravano
nell
'
aria
i
profumi
delle
erbe
aromatiche
.
«
Mia
moglie
morrà
presto
,
Olì
,
cuoricino
mio
!
Sì
,
che
fanno
i
vecchi
sulla
terra
?
Chissà
?
Fra
un
anno
,
forse
,
noi
saremo
sposi
.
»
«
San
Giovanni
lo
voglia
!
»
,
sospirò
Olì
.
«
Ma
non
bisogna
desiderare
la
morte
di
nessuno
.
Ed
ora
lasciami
andare
.
»
«
Rimani
ancora
un
po
'
»
,
egli
supplicò
con
voce
infantile
,
«
perché
vuoi
andartene
così
presto
?
Che
farò
io
senza
di
te
?
»
Ma
ella
si
alzò
tutta
vibrante
.
«
Forse
ci
rivedremo
domani
mattina
,
perché
coglierò
le
erbe
prima
che
sorga
il
sole
:
ti
farò
un
amuleto
contro
le
tentazioni
...
»
Ma
egli
non
aveva
paura
delle
tentazioni
:
s
'
inginocchiò
,
cinse
Olì
con
ambe
le
braccia
e
si
mise
a
gemere
.
«
No
,
non
andartene
,
non
andartene
,
fiore
;
rimani
ancora
un
poco
,
Olì
,
agnellino
mio
;
tu
sei
la
mia
vita
;
ecco
,
io
bacio
la
terra
dove
tu
posi
i
piedi
,
ma
rimani
ancora
un
poco
;
altrimenti
io
muoio
.
»
Egli
gemeva
e
tremava
,
e
la
sua
voce
commoveva
Olì
fino
alle
lagrime
.
Ella
rimase
.
Solo
in
autunno
zio
Micheli
si
accorse
che
sua
figlia
aveva
peccato
.
Una
collera
feroce
invase
allora
l
'
uomo
stanco
e
sofferente
che
aveva
conosciuto
tutti
i
dolori
della
vita
,
fuorché
il
disonore
.
A
questo
si
ribellò
.
Prese
Olì
per
un
braccio
e
la
cacciò
via
di
casa
.
Ella
pianse
,
ma
zio
Micheli
fu
inesorabile
.
Egli
l
'
aveva
avvertita
mille
volte
;
e
forse
avrebbe
perdonato
se
ella
avesse
peccato
con
un
uomo
libero
;
ma
così
no
,
non
poteva
perdonare
.
Per
qualche
giorno
Olì
visse
nella
casa
in
rovina
intorno
alla
quale
Anania
aveva
seminato
il
grano
;
i
fratellini
le
portavano
qualche
tozzo
di
pane
,
ma
zio
Micheli
se
ne
accorse
e
li
bastonò
.
Allora
Olì
,
per
non
morire
di
fame
e
di
freddo
,
giacché
l
'
autunno
copriva
di
grandi
nubi
livide
il
cielo
,
e
il
vento
umido
soffiava
attraverso
le
macchie
arrossate
dal
gelo
,
s
'
avviò
verso
Nuoro
per
chiedere
aiuto
all
'
amante
.
Fosse
caso
od
avvertenza
,
a
metà
strada
incontrò
Anania
che
la
confortò
,
la
coprì
col
suo
gabbano
e
la
condusse
a
Fonni
,
paese
di
montagna
,
al
di
là
di
Mamojada
.
«
Non
aver
paura
»
,
disse
il
giovine
,
«
ora
ti
conduco
da
una
mia
parente
,
presso
la
quale
starai
benissimo
;
sta
tranquilla
,
ché
io
non
ti
abbandonerò
mai
.
»
La
condusse
in
casa
di
una
vedova
che
aveva
un
figliolino
di
quattro
anni
.
Nel
vedere
questo
bambino
,
nero
,
lacero
,
tutto
orecchie
ed
occhi
,
Olì
pensò
ai
fratellini
e
pianse
.
Ah
,
chi
si
sarebbe
più
curato
dei
poveri
orfanelli
?
Chi
avrebbe
dato
loro
da
mangiare
e
da
bere
;
chi
preparerebbe
il
pane
nella
cantoniera
,
chi
laverebbe
più
i
panni
nel
fiume
azzurro
?
E
che
avverrebbe
mai
di
zio
Micheli
,
il
povero
vedovo
febbricitante
ed
infelice
?
Basta
,
Olì
pianse
un
giorno
ed
una
notte
;
poi
si
guardò
attorno
con
occhi
foschi
.
Anania
era
partito
;
la
vedova
fonnese
,
pallida
e
scarna
,
con
un
viso
di
spettro
,
circondato
da
una
benda
giallastra
,
filava
seduta
davanti
ad
un
fuocherello
di
fuscelli
:
tutto
intorno
era
miseria
,
stracci
,
fuliggine
.
Dal
tetto
di
scheggie
annerite
dal
fumo
pendevano
,
tremolanti
,
grandi
tele
di
ragno
;
pochi
arnesi
di
legno
formavano
le
masserizie
della
misera
casa
.
Il
bimbo
dalle
grandi
orecchie
,
vestito
già
in
costume
,
con
un
berrettone
di
pelle
lanosa
,
non
parlava
né
rideva
mai
:
soltanto
si
divertiva
ad
arrostire
castagne
fra
la
cenere
ardente
.
«
Abbi
pazienza
,
figlia
»
,
disse
la
vedova
alla
fanciulla
,
senza
sollevare
gli
occhi
dal
fuso
.
«
Sono
cose
del
mondo
.
Oh
,
ne
vedrai
delle
peggiori
,
se
vivrai
.
Siamo
nati
per
soffrire
:
anch
'
io
da
ragazza
ho
riso
,
poi
ho
pianto
;
ora
tutto
è
finito
.
»
Olì
si
senti
gelare
il
cuore
.
Oh
,
che
tristezza
,
che
tristezza
immensa
!
Fuori
cadeva
la
notte
,
faceva
freddo
,
il
vento
rombava
con
un
fragore
di
mare
agitato
.
Al
chiarore
giallognolo
del
fuoco
la
vedova
filava
e
ricordava
;
ed
anche
Olì
,
accoccolata
per
terra
,
ricordava
la
notte
calda
e
voluttuosa
di
San
Giovanni
,
il
profumo
dell
'
alloro
,
la
luce
delle
stelle
sorridenti
.
Le
castagne
del
piccolo
Zuanne
scoppiavano
fra
la
cenere
che
si
spargeva
sul
focolare
.
Il
vento
batteva
furiosamente
alla
porta
come
un
mostro
scorrazzante
nella
notte
cupa
.
«
Anch
'
io
»
,
disse
la
vedova
,
dopo
un
lungo
silenzio
,
«
anch
'
io
ero
di
buona
famiglia
.
Il
padre
di
questo
moscherino
si
chiamava
Zuanne
;
perché
,
vedi
,
sorella
cara
,
ai
figli
bisogna
sempre
mettere
il
nome
del
padre
affinché
gli
somiglino
.
Ah
,
sì
,
era
molto
abile
mio
marito
.
Alto
come
un
pioppo
,
vedi
là
,
il
suo
gabbano
è
ancora
appeso
al
muro
.
»
Olì
si
volse
e
sulla
parete
color
terra
vide
infatti
un
lungo
gabbano
d
'
orbace
nero
,
fra
le
cui
pieghe
i
ragni
avevano
tessuto
i
loro
veli
polverosi
.
«
Non
lo
toccherò
mai
»
,
riprese
la
vedova
,
«
anche
se
dovrò
morire
di
freddo
.
I
miei
figli
lo
indosseranno
quando
saranno
abili
come
il
padre
loro
.
»
«
Ma
cosa
era
il
padre
?
»
,
chiese
Olì
.
«
Ebbene
»
,
disse
la
vedova
,
senza
cambiar
tono
di
voce
,
ma
col
viso
spettrale
lievemente
animato
,
«
egli
era
un
bandito
.
Dieci
anni
stette
bandito
,
sì
,
dieci
anni
.
Egli
dovette
darsi
alla
campagna
pochi
mesi
dopo
le
nostre
nozze
:
io
andavo
a
trovarlo
sui
monti
del
Gennargentu
,
egli
cacciava
mufloni
,
aquile
,
avoltoi
,
ed
ogni
volta
ch
'
io
andavo
a
trovarlo
,
egli
faceva
arrostire
una
coscia
di
muflone
.
Dormivamo
all
'
aperto
,
sotto
il
vento
,
sulle
cime
dei
monti
;
ma
ci
coprivamo
con
quel
gabbano
là
e
le
mani
di
mio
marito
ardevano
sempre
,
anche
quando
nevicava
.
Spesso
si
stava
in
compagnia
...
»
«
Con
chi
?
»
,
domandò
Olì
,
che
ascoltando
la
vedova
dimenticava
le
sue
pene
.
Anche
il
bimbo
ascoltava
,
con
le
grandi
orecchie
intente
:
sembrava
una
lepre
quando
sente
il
grido
della
volpe
lontana
.
«
Ebbene
,
con
altri
banditi
.
Erano
tutti
uomini
abili
,
svelti
,
pronti
a
tutto
e
specialmente
alla
morte
.
Tu
credi
che
i
banditi
siano
gente
cattiva
?
Tu
ti
inganni
,
sorella
cara
:
essi
sono
uomini
che
hanno
bisogno
di
spiegare
la
loro
abilità
;
null
'
altro
.
Mio
marito
soleva
dire
:
"
Anticamente
gli
uomini
andavano
alla
guerra
:
ora
non
si
fanno
più
guerre
,
ma
gli
uomini
hanno
ancora
bisogno
di
combattere
,
e
commettono
le
grassazioni
,
le
rapine
,
le
bardanas
[
4
]
non
per
fare
del
male
,
ma
per
spiegare
in
qualche
modo
la
loro
forza
e
la
loro
abilità
!".»
«
Bella
abilità
,
zia
Grathia
!
E
perché
non
si
battono
la
testa
al
muro
,
se
non
hanno
altro
da
fare
?
»
«
Tu
non
capisci
,
figlia
»
,
disse
la
vedova
,
triste
e
fiera
.
«
È
il
destino
che
vuole
così
.
Ora
ti
racconterò
perché
mio
marito
si
fece
bandito
.
»
Ella
disse
si
fece
con
una
certa
fierezza
,
non
priva
di
vanità
.
«
Sì
,
raccontate
»
,
rispose
Olì
,
con
un
lieve
brivido
per
le
spalle
.
L
'
ombra
addensavasi
,
il
vento
urlava
sempre
più
forte
,
con
un
continuo
rombo
di
tuono
:
pareva
di
essere
in
una
foresta
sconvolta
dall
'
uragano
,
e
le
parole
e
la
figura
cadaverica
della
vedova
,
in
quell
'
ambiente
nero
,
illuminato
solo
a
sprazzi
dalla
fiamma
lividognola
del
misero
fuoco
,
davano
ad
Olì
una
infantile
voluttà
di
terrore
,
e
pareva
di
assistere
ad
una
di
quelle
paurose
fiabe
che
Anania
aveva
narrato
ai
suoi
fratellini
:
ed
ella
,
ella
stessa
,
con
la
sua
miseria
infinita
faceva
parte
della
triste
storiella
.
La
vedova
raccontò
:
«
Eravamo
sposi
da
pochi
mesi
;
eravamo
benestanti
,
sorella
cara
:
avevamo
frumento
,
patate
,
castagne
,
uva
secca
,
terre
,
case
,
cavallo
e
cane
.
Mio
marito
era
proprietario
;
spesso
non
aveva
che
fare
e
s
'
annoiava
.
Allora
diceva
:
"
Voglio
diventar
negoziante
;
così
ozioso
non
posso
vivere
,
perché
sono
sano
,
forte
,
abile
,
e
mentre
sto
in
ozio
mi
vengono
le
cattive
idee
"
.
Però
non
avevamo
capitali
abbastanza
perché
egli
potesse
fare
il
negoziante
.
Allora
un
suo
amico
gli
disse
:
"
Zuanne
Atonzu
,
vuoi
prender
parte
ad
una
bardana
?
Si
andrà
in
gran
numero
,
guidati
da
banditi
abilissimi
,
e
si
assalterà
,
in
un
paese
lontano
,
la
casa
di
un
cavaliere
che
ha
tre
casse
piene
d
'
argenteria
e
di
monete
.
Un
uomo
di
quel
paese
è
venuto
apposta
nel
Capo
di
Sopra
[
5
]
per
raccontare
la
cosa
ai
banditi
,
invitandoli
a
fare
una
bardana
;
egli
stesso
ci
indicherà
la
via
.
Ci
son
foreste
da
attraversare
,
montagne
da
salire
,
fiumi
da
guadare
.
Vieni
"
.
Mio
marito
mi
svela
l
'
invito
del
suo
amico
.
"
Ebbene
"
,
dico
io
,
"
che
bisogno
hai
tu
dell
'
argenteria
di
quel
cavaliere
?
"
"
No
"
,
risponde
mio
marito
,
"
io
sputo
sulla
forchetta
che
può
spettarmi
dopo
il
bottino
,
ma
ci
son
foreste
e
montagne
da
attraversare
,
cose
nuove
da
vedere
,
ed
io
mi
divertirò
.
Sono
poi
curioso
di
vedere
come
i
banditi
se
la
caveranno
.
Non
accadrà
niente
di
male
,
via
;
tanti
altri
giovani
verranno
,
come
me
,
per
dar
prova
di
abilità
e
per
passare
il
tempo
.
Ebbene
,
non
è
peggio
se
vado
alla
bettola
e
mi
ubriaco
?
"
Io
piansi
,
scongiurai
»
,
continuò
la
vedova
,
sempre
torcendo
il
filo
con
le
dita
scarne
,
e
seguendo
con
gli
occhi
cupi
il
movimento
del
fuso
,
«
ma
egli
partì
.
Disse
di
recarsi
a
Cagliari
per
affari
...
Egli
partì
,
»
ripeté
la
donna
,
con
un
sospiro
,
«
ed
io
rimasi
sola
:
ero
incinta
.
Dopo
seppi
come
andarono
i
fatti
.
La
compagnia
era
composta
di
circa
sessanta
uomini
:
viaggiavano
a
piccoli
gruppi
,
ma
di
tanto
in
tanto
si
riunivano
in
certi
punti
stabiliti
,
per
deliberare
sul
da
farsi
.
Serviva
da
guida
l
'
uomo
del
paese
verso
cui
erano
diretti
.
Capitano
della
bardana
era
il
bandito
Corteddu
,
un
uomo
dagli
occhi
di
fuoco
e
col
petto
coperto
di
pelo
rosso
;
un
gigante
Golia
,
forte
come
il
lampo
.
Nei
primi
giorni
del
viaggio
piovette
,
si
scatenarono
uragani
,
i
torrenti
strariparono
,
il
fulmine
colpì
uno
della
compagnia
.
Di
notte
procedevano
al
fulgore
dei
lampi
.
Allora
,
arrivati
in
una
foresta
vicina
al
Monte
dei
Sette
Fratelli
,
il
capitano
riunì
i
capi
della
bardana
e
disse
:
"
Fratelli
miei
,
i
segni
del
cielo
non
sono
per
noi
propizi
.
L
'
impresa
riuscirà
male
;
inoltre
sento
l
'
odore
del
tradimento
;
credo
che
la
guida
sia
una
spia
.
Facciamo
una
cosa
:
sciogliamo
la
compagnia
;
vuol
dire
che
l
'
impresa
si
farà
un
'
altra
volta
"
.
Molti
approvarono
la
proposta
,
ma
Pilatu
Barras
,
il
bandito
d
'
Orani
,
che
aveva
il
naso
d
'
argento
perché
il
vero
glielo
aveva
portato
via
una
palla
,
sorse
e
disse
:
"
Fratelli
in
Dio
"
,
egli
usava
sempre
dire
così
,
"
fratelli
in
Dio
,
io
respingo
la
proposta
.
No
.
Se
piove
non
vuol
dire
che
il
cielo
non
ci
protegga
:
anzi
un
po
'
di
disagio
fa
bene
,
abitua
i
giovani
a
vincere
la
mollezza
.
Se
la
guida
ci
tradisce
la
ammazzeremo
.
Avanti
,
puledri
!
"
.
Corteddu
scosse
la
testa
di
leone
,
mentre
un
altro
bandito
mormorava
con
disprezzo
:
"
Si
vede
che
colui
non
può
fiutare
!
"
.
Allora
Pilatu
Barras
gridò
:
"
Fratelli
in
Dio
,
sono
i
cani
che
fiutano
,
non
i
cristiani
!
Il
mio
naso
è
d
'
argento
e
il
vostro
è
di
osso
di
morto
.
Ebbene
,
ecco
che
cosa
io
vi
dico
:
se
noi
sciogliamo
ora
la
compagnia
sarà
un
brutto
esempio
di
viltà
;
pensate
che
fra
noi
ci
sono
dei
giovani
alle
prime
armi
;
essi
non
chiedono
che
di
spiegare
la
loro
abilità
come
si
spiega
una
bandiera
nuova
;
se
ora
invece
voi
li
mandate
via
,
date
loro
esempio
di
vigliaccheria
,
ed
essi
ritorneranno
fra
la
cenere
dei
loro
focolari
,
resteranno
oziosi
e
non
saranno
più
buoni
a
niente
.
Avanti
,
puledri
!
"
.
Allora
altri
capi
diedero
ragione
a
Pilatu
Barras
e
la
compagnia
andò
avanti
.
Corteddu
aveva
ragione
,
la
guida
li
tradiva
.
Entro
la
casa
del
ricco
cavaliere
stavano
nascosti
i
soldati
:
si
combatté
e
molti
banditi
rimasero
feriti
,
altri
vennero
riconosciuti
,
uno
fu
ucciso
.
Perché
non
lo
riconoscessero
,
i
compagni
lo
denudarono
,
gli
tagliarono
la
testa
,
la
portarono
via
con
le
vesti
e
la
seppellirono
nella
foresta
.
Mio
marito
fu
riconosciuto
e
perciò
dovette
farsi
bandito
...
Io
abortii
»
.
Mentre
parlava
la
donna
aveva
cessato
di
filare
e
aveva
steso
le
mani
al
fuoco
.
Olì
rabbrividiva
di
freddo
,
di
terrore
e
di
piacere
:
come
il
racconto
della
vedova
era
orribile
e
bello
!
Ah
!
Ed
essa
,
Olì
,
aveva
sempre
creduto
che
i
banditi
fossero
gente
malvagia
!
No
,
erano
poveri
disgraziati
,
spinti
al
male
dalla
fatalità
,
come
era
stata
spinta
lei
.
«
Ora
ceniamo
»
,
disse
la
donna
,
scuotendosi
.
Si
alzò
,
accese
una
primitiva
candela
di
ferro
nero
,
e
preparò
la
cena
:
patate
e
sempre
patate
:
da
due
giorni
Olì
non
mangiava
altro
che
patate
e
qualche
castagna
.
«
Anania
è
vostro
parente
?
»
,
chiese
la
fanciulla
dopo
un
lungo
silenzio
,
mentre
cenavano
.
«
Sì
,
mio
marito
era
parente
di
Anania
,
ma
in
ultimo
grado
,
poiché
anche
lui
non
era
fonnese
natìo
.
I
suoi
avi
erano
di
Orgosolo
.
Però
Anania
non
rassomiglia
punto
al
beato
[
6
]
»
,
rispose
la
donna
scuotendo
il
capo
con
disprezzo
.
«
Ah
,
sorella
cara
,
mio
marito
si
sarebbe
appiccato
ad
una
quercia
prima
di
commettere
l
'
azione
vile
di
Anania
.
»
Olì
si
mise
a
piangere
;
fece
chinare
la
testa
del
piccolo
Zuanne
sulle
sue
ginocchia
,
gli
strinse
una
manina
sporca
e
dura
,
e
pensò
ai
suoi
fratellini
abbandonati
.
«
Essi
saranno
come
gli
uccellini
nudi
entro
il
nido
,
quando
la
madre
,
ferita
dal
cacciatore
,
non
torna
da
loro
.
Chi
darà
loro
da
mangiare
?
Chi
farà
loro
da
madre
?
Pensate
che
l
'
ultimo
,
il
più
piccolo
,
non
si
sa
ancora
vestire
né
spogliare
.
»
«
Dormirà
vestito
,
allora
!
»
,
rispose
la
vedova
per
confortarla
.
«
Perché
piangi
,
idiota
?
Dovevi
pensarci
prima
:
ora
è
inutile
.
Abbi
pazienza
.
Iddio
Signore
non
abbandona
gli
uccelli
del
nido
.
»
«
Che
vento
!
Che
vento
!
»
,
si
lamentò
poi
Olì
.
«
Credete
voi
ai
morti
?
»
«
Io
?
»
,
disse
la
vedova
,
spegnendo
la
candela
e
riprendendo
il
fuso
.
«
Io
non
credo
né
ai
morti
né
ai
vivi
...
»
Zuanne
sollevò
il
capo
,
disse
piano
piano
:
«
Io
cì
!
»
e
nascose
ancora
il
viso
in
grembo
ad
Olì
.
La
vedova
riprese
i
suoi
racconti
:
«
Io
poi
ebbi
un
altro
figlio
,
che
ora
ha
otto
anni
ed
è
già
servetto
in
un
ovile
.
Poi
ebbi
questo
.
Ah
,
siamo
ben
poveri
adesso
,
sorella
cara
;
mio
marito
non
era
un
ladrone
,
no
;
viveva
del
suo
e
perciò
dovemmo
vendere
tutto
,
tranne
questa
casa
»
.
«
Come
morì
?
»
,
domandò
la
fanciulla
,
accarezzando
la
testa
del
bimbo
che
pareva
addormentato
.
«
Come
morì
?
In
un
'
impresa
.
Egli
non
stette
mai
in
carcere
»
,
osservò
con
fierezza
la
vedova
,
«
sebbene
la
giustizia
lo
ricercasse
,
come
il
cacciatore
ricerca
il
cinghiale
.
Egli
però
sfuggiva
abilmente
ad
ogni
agguato
,
e
mentre
la
giustizia
lo
cercava
sui
monti
,
egli
passava
la
notte
qui
,
sì
,
proprio
qui
,
davanti
a
questo
focolare
,
dove
stai
seduta
tu
...
»
Il
bimbo
sollevò
la
testa
,
con
le
grandi
orecchie
improvvisamente
accese
,
poi
la
riabbassò
sul
grembo
di
Olì
.
«
Sì
,
proprio
lì
.
Una
volta
,
due
anni
or
sono
,
seppe
che
una
pattuglia
doveva
percorrere
la
montagna
ricercandolo
.
Allora
mi
mandò
a
dire
:
"
Mentre
i
dragoni
mi
ricercheranno
,
io
prenderò
parte
ad
una
impresa
;
al
ritorno
passerò
la
notte
in
casa
;
mogliettina
mia
,
aspettami
"
.
Io
aspettai
,
aspettai
,
tre
,
quattro
notti
:
filai
un
rotolo
di
lana
nera
.
»
«
Dove
era
andato
?
»
«
Non
te
lo
dissi
?
Ad
una
impresa
,
ad
una
bardana
,
ecco
!
»
esclamò
la
vedova
con
una
certa
impazienza
:
poi
riabbassò
la
voce
:
«
Io
aspettai
quattro
notti
,
ma
ero
triste
:
ogni
passo
che
udivo
mi
faceva
battere
il
cuore
;
e
le
notti
passavano
,
il
mio
cuore
si
stringeva
,
si
faceva
piccolo
come
il
seme
d
'
una
mandorla
.
Alla
quarta
notte
udii
battere
alla
porta
e
aprii
.
"
Donna
,
non
aspettare
più
"
,
mi
disse
un
uomo
mascherato
.
E
mi
diede
il
gabbano
di
mio
marito
.
Ah
!
»
.
La
vedova
diede
un
sospiro
che
parve
un
grido
,
poi
tacque
;
e
Olì
la
fissò
a
lungo
,
ma
ad
un
tratto
il
suo
sguardo
seguì
lo
sguardo
atterrito
di
Zuanne
.
Le
manine
del
bimbo
,
dure
e
brune
come
zampe
d
'
uccello
,
si
agitavano
e
additavano
la
parete
.
«
Che
hai
?
Che
cosa
vedi
?
»
«
Un
motto
...
»
,
egli
sussurrò
.
«
Ma
che
morto
!...»,
ella
disse
ridendo
,
improvvisamente
allegra
.
Ma
quando
fu
a
letto
,
sola
,
in
una
specie
di
soffitta
grigia
e
fredda
,
sul
cui
tetto
il
vento
urlava
ancora
più
tonante
,
smuovendo
e
sbattendo
le
assi
,
ella
ripensò
ai
racconti
della
vedova
,
all
'
uomo
mascherato
che
le
aveva
detto
:
«
donna
,
non
aspettare
più
!
»
,
al
lungo
gabbano
nero
,
al
bimbo
che
vedeva
i
morti
,
agli
uccellini
nudi
del
nido
abbandonato
,
ai
suoi
poveri
fratellini
,
ai
tesori
di
Anania
,
alla
notte
di
San
Giovanni
,
a
sua
madre
morta
;
ed
ebbe
paura
e
si
sentì
triste
,
così
triste
che
,
sebbene
si
ritenesse
dannata
all
'
inferno
,
desiderò
di
morire
.
II
.
Il
figlio
di
Olì
nacque
a
Fonni
,
al
cominciare
della
primavera
.
Per
consiglio
della
vedova
del
bandito
,
che
lo
tenne
a
battesimo
,
fu
chiamato
Anania
:
egli
passò
a
Fonni
la
sua
infanzia
,
e
ricordò
sempre
con
nostalgia
quel
bizzarro
paese
adagiato
sulla
cima
d
'
un
monte
come
un
avoltoio
in
riposo
.
Durante
il
lungo
inverno
tutto
era
neve
e
nebbia
;
ma
in
primavera
l
'
erba
invadeva
anche
i
ripidi
viottoli
del
paese
,
selciati
di
grosse
pietre
,
dove
gli
scarafaggi
si
addormentavano
beatamente
al
sole
,
e
le
formiche
uscivano
dalle
loro
buche
,
e
vi
rientravano
e
vi
si
aggiravano
attorno
indisturbate
.
Le
casupole
di
pietra
bruna
,
coi
tetti
di
scandule
[
7
]
sovrapposte
a
guisa
di
squame
di
pesce
,
aprivano
sui
viottoli
le
porticine
nere
,
i
balconi
di
legno
corroso
,
le
scalette
talvolta
inghirlandate
di
vite
;
il
pittoresco
campanile
della
Basilica
dei
Martiri
,
emergente
dal
verde
delle
quercie
del
vecchio
cortile
del
convento
,
dominava
il
quadretto
del
paese
,
disegnato
sul
cielo
di
cristallo
azzurrino
.
Un
orizzonte
favoloso
circonda
il
villaggio
:
le
alte
montagne
del
Gennargentu
,
dalle
vette
luminose
quasi
profilate
d
'
argento
,
dominano
le
grandi
valli
della
Barbagia
,
che
salgono
,
immense
conchiglie
grigie
e
verdi
,
fino
alle
creste
ove
Fonni
,
con
le
sue
case
di
scheggia
e
i
suoi
viottoli
di
pietra
,
sfida
i
venti
e
i
fulmini
.
D
'
inverno
il
paese
era
quasi
deserto
,
perché
i
numerosi
pastori
nomadi
che
lo
popolavano
(
uomini
forti
come
il
vento
e
astuti
come
volpi
)
scendevano
con
le
greggie
nelle
tiepide
pianure
meridionali
;
ma
durante
il
bel
tempo
un
bizzarro
viavai
di
cavalli
,
di
cani
,
di
pastori
vecchi
e
giovani
,
animava
le
straducole
.
Anche
Zuanne
,
il
figlio
della
vedova
,
a
undici
anni
era
già
pastore
.
Durante
la
giornata
conduceva
al
pascolo
attraverso
i
selvaggi
dintorni
del
paese
un
certo
numero
di
capre
appartenenti
a
diverse
famiglie
fonnesi
;
all
'
alba
egli
passava
fischiando
lungo
le
vie
,
e
le
capre
,
che
ne
conoscevano
il
fischio
,
uscivano
dalle
case
e
lo
seguivano
mansuete
.
Verso
sera
egli
le
riconduceva
fino
all
'
entrata
del
villaggio
;
di
là
le
intelligenti
bestie
s
'
avviavano
da
sole
alle
case
dei
loro
padroni
.
Il
piccolo
Anania
seguiva
quasi
sempre
il
suo
amico
e
fratello
Zuanne
dalle
grandi
orecchie
:
entrambi
costantemente
scalzi
,
con
ghette
e
giubboncino
di
orbace
,
lunghi
e
sudici
calzoni
di
grossa
tela
,
berretto
di
pelo
di
montone
.
Anania
aveva
sempre
gli
occhi
malaticci
,
e
in
conseguenza
cisposi
;
dal
suo
nasino
rosso
colava
continuamente
un
umore
salato
che
egli
non
esitava
a
leccarsi
,
od
a
spandere
con
la
manina
sporca
,
di
qua
e
di
là
dal
naso
,
formandosi
in
tal
modo
due
baffi
di
crosta
d
'
una
materia
indefinibile
.
Mentre
le
capre
pascolavano
nei
dintorni
montuosi
del
paese
,
fra
i
cespugli
aromatici
e
le
roccie
verdi
di
caprifoglio
,
i
due
bambini
girovagavano
,
scendevano
verso
la
strada
per
lanciare
sassolini
a
chi
passava
,
penetravano
nelle
piantagioni
di
patate
,
dove
lavoravano
le
donne
solerti
,
cercavano
all
'
ombra
umida
dei
noci
giganteschi
qualche
frutto
sbattuto
dal
vento
.
Zuanne
era
alto
e
svelto
,
Anania
più
forte
e
più
ardito
.
Entrambi
bugiardi
di
una
forza
unica
e
agitati
da
fantasie
barbare
,
Zuanne
parlava
sempre
di
suo
padre
,
lodandolo
e
proponendosi
di
seguirne
l
'
esempio
e
di
vendicarne
la
memoria
,
e
Anania
voleva
diventar
soldato
.
«
Io
t
'
arresterò
»
,
diceva
tranquillamente
;
e
Zuanne
rispondeva
con
ardore
:
«
Ed
io
t
'
ammazzerò
»
.
Quindi
giocavano
spesso
ai
banditi
,
armati
di
fucili
di
canna
.
Avevano
certo
uno
sfondo
adatto
,
ed
Anania
non
riusciva
mai
a
scovare
il
bandito
,
sebbene
Zuanne
,
dalla
macchia
dove
si
celava
,
imitasse
la
voce
del
cuculo
.
Un
cuculo
vero
rispondeva
in
lontananza
,
e
spesso
i
due
bambini
,
smessi
i
feroci
propositi
,
s
'
avviavano
in
cerca
del
melanconico
uccello
;
ricerca
non
meno
infruttuosa
di
quella
del
bandito
.
Quando
sembrava
loro
di
esser
vicini
al
covo
misterioso
,
il
grido
triste
singhiozzava
più
lontano
,
più
lontano
ancora
.
Allora
i
due
fratellini
di
sventura
,
affondati
fra
l
'
erba
e
sdraiati
sul
musco
delle
roccie
,
si
contentavano
di
interrogare
il
cuculo
.
Zuanne
era
modesto
;
chiedeva
soltanto
:
Cuccu
bellu
agreste
,
[
8
]
Narami
itte
ora
est
;
e
l
'
uccello
rispondeva
con
sette
gridi
,
mentre
invece
potevano
esser
le
dieci
.
Ciò
nonostante
Anania
slanciava
le
sue
coraggiose
domande
:
Cuccu
bellu
'
e
mare
[
9
]
Cantos
annos
bi
cheret
a
m
'
isposare
?
«Cu-cu-cu-cu...»
«
Quattro
anni
,
diavolo
!
Ti
sposi
presto
!...»
canzonava
Zuanne
.
«
Sta
zitto
,
ché
non
ha
sentito
bene
.
»
Cuccu
bellu
'
e
lizu
[
10
]
Cantos
annos
bi
cheret
a
fagher
fizu
?
Qualche
volta
il
cuculo
dava
un
numero
ragionevole
;
e
i
due
bimbi
,
nel
silenzio
immenso
del
luogo
,
interrotto
solo
dalla
voce
del
melanconico
oracolo
,
continuavano
le
domande
non
sempre
allegre
:
Cuccu
bellu
'
e
sorre
,
[
11
]
Cantos
annos
bi
cheret
a
mi
morrer
?
Una
volta
Anania
si
avviò
solo
per
la
montagna
,
e
salì
e
salì
per
la
strada
bianca
,
attraverso
le
macchie
e
i
blocchi
di
granito
,
su
per
le
chine
coperte
dai
fiorellini
violetti
del
serpillo
,
finché
gli
parve
d
'
esser
giunto
ad
una
cima
altissima
.
Il
sole
era
scomparso
,
ma
dietro
le
montagne
turchine
dell
'
orizzonte
pareva
che
grandi
fuochi
ardessero
mandando
in
alto
,
sul
cielo
tutto
rosso
,
una
luce
ardentissima
.
Anania
ebbe
paura
di
quel
cielo
ardente
,
dell
'
altezza
ove
era
giunto
,
del
silenzio
terribile
che
lo
circondava
.
Pensò
al
padre
di
Zuanne
,
e
si
guardò
attorno
con
terrore
:
ah
,
benché
si
proponesse
la
carriera
delle
armi
aveva
paura
dei
banditi
,
-
mentre
Zuanne
desiderava
vivamente
di
vederli
,
-
ed
il
lungo
gabbano
nero
sulla
parete
fuligginosa
gli
faceva
spavento
.
Ridiscese
quasi
rotolando
dalla
cima
dove
aveva
veduto
il
cielo
tutto
rosso
e
le
montagne
turchine
,
e
a
Zuanne
,
che
lo
chiamava
urlando
,
raccontò
dove
era
stato
e
che
li
aveva
veduti
.
Il
figlio
della
vedova
,
dapprima
irritatissimo
,
si
commosse
e
guardò
Anania
con
rispetto
;
poi
entrambi
rientrarono
in
paese
pensierosi
e
taciturni
,
seguiti
dalle
capre
i
cui
campanacci
risonavano
tristemente
nel
silenzio
del
crepuscolo
.
Quando
non
seguiva
Zuanne
,
il
piccolo
Anania
passava
la
giornata
nel
grande
cortile
della
chiesa
dei
Martiri
,
coi
figli
del
fabbricante
di
ceri
,
il
cui
laboratorio
era
in
uno
stambugio
addossato
alla
chiesa
.
Grandi
alberi
ombreggiavano
il
cortile
melanconico
,
circondato
di
tettoie
in
rovina
:
una
scalinata
di
pietra
conduceva
alla
chiesa
,
sulla
cui
facciata
semplicissima
stava
dipinta
una
croce
.
Su
questa
scalinata
Anania
ed
i
figli
del
fabbricante
di
ceri
passavano
ore
ed
ore
,
al
sole
appena
tiepido
,
giocando
con
qualche
pietruzza
,
o
fabbricando
piccoli
ceri
di
creta
.
Alle
finestre
dell
'
antico
convento
s
'
affacciava
qualche
carabiniere
annoiato
:
nell
'
interno
delle
celle
si
scorgevano
stivali
e
giubbe
militari
,
e
si
udiva
una
voce
cantare
in
falsetto
,
con
accento
napoletano
:
A
te
questo
rosario
...
Qualche
fraticello
,
-
degli
ultimi
rimasti
nell
'
umido
e
decadente
luogo
,
-
lacero
,
sporco
,
coi
sandali
rotti
,
passava
nel
cortile
,
pregando
in
dialetto
:
spesso
il
carabiniere
dalla
finestra
,
il
frate
dalla
scalinata
,
s
'
intrattenevano
in
puerili
discorsi
coi
bimbi
del
cortile
;
qualche
volta
il
carabiniere
si
rivolgeva
direttamente
ad
Anania
chiedendogli
notizie
di
sua
madre
:
«
E
cosa
fa
tua
madre
?
»
.
«Fila.»
«
E
altro
?
»
«
Va
alla
fonte
.
»
«
Dille
che
venga
qui
,
ché
ho
da
parlarle
.
»
«
Sissignore
»
,
rispondeva
il
piccolo
innocente
.
E
riferiva
la
cosa
ad
Olì
,
ed
Olì
gli
somministrava
in
risposta
qualche
paio
di
schiaffi
e
gli
proibiva
di
tornare
nel
cortile
(
eppure
una
volta
egli
la
vide
discorrere
con
un
carabiniere
)
ma
egli
naturalmente
non
obbediva
,
perché
non
sapeva
vivere
se
non
con
Zuanne
o
coi
figli
del
fabbricante
di
ceri
.
Tranne
la
domenica
e
i
giorni
della
gran
festa
dei
Martiri
,
in
primavera
,
una
solitudine
triste
regnava
nel
grande
cortile
soleggiato
,
sotto
le
tettoie
in
rovina
,
piene
d
'
odor
di
cera
,
sotto
l
'
enorme
noce
che
ad
Anania
sembrava
più
alto
del
Gennargentu
,
e
nell
'
interno
della
Basilica
,
le
cui
pitture
e
gli
stucchi
pareva
si
consumassero
per
l
'
abbandono
e
l
'
oblio
in
cui
erano
lasciati
;
eppure
egli
ricordò
sempre
con
dolcezza
nostalgica
quel
luogo
deserto
,
dove
in
primavera
l
'
avena
cresceva
fra
le
pietre
,
ed
in
autunno
le
foglie
rugginose
del
noce
cadevano
come
ali
d
'
uccelli
morti
,
Zuanne
,
che
si
struggeva
per
il
desiderio
di
giocare
nel
cortile
,
e
s
'
annoiava
quando
Anania
non
lo
seguiva
,
era
geloso
dei
figli
del
ceraiuolo
e
faceva
di
tutto
perché
l
'
amico
non
li
frequentasse
.
«
Vieni
domani
con
me
»
,
diceva
ad
Anania
,
mentre
arrostivano
le
castagne
sulle
brage
del
focolare
.
«
T
'
insegnerò
dove
si
trova
un
nido
di
lepri
.
Ce
ne
sono
tante
,
vedi
,
così
piccole
che
sembrano
le
dita
di
una
mano
:
e
sono
nude
,
con
le
orecchie
lunghe
.
Eh
,
come
sono
lunghe
quelle
orecchie
,
diavolo
!
»
,
concludeva
,
fingendo
meraviglia
.
Anania
andava
in
cerca
delle
lepri
e
naturalmente
non
le
trovava
.
L
'
altro
giurava
che
prima
c
'
erano
,
che
dovevano
essere
scappate
,
e
peggio
per
Anania
che
non
era
andato
prima
.
«
Tu
vai
con
quelli
»
,
diceva
con
disprezzo
.
«
Peggio
per
te
:
ora
le
lepri
fattele
di
cera
!
Vedi
,
se
venivi
ieri
con
me
!
»
«
E
perché
non
le
hai
prese
tu
?
»
«
Volevo
prenderle
con
te
,
ecco
;
ora
vediamo
se
troviamo
il
nido
della
cornacchia
.
»
Il
piccolo
pastore
faceva
di
tutto
per
trattenere
Anania
,
ma
il
bimbo
cominciava
ad
aver
freddo
lassù
,
ai
piedi
del
monte
già
coperto
di
nebbia
,
e
tornava
in
paese
.
Di
sua
madre
,
in
quel
tempo
,
egli
serbò
pochi
ricordi
perché
la
vedeva
di
rado
;
ella
stava
sempre
fuori
;
lavorava
a
giornata
per
le
case
o
pei
campi
,
nelle
coltivazioni
di
patate
,
e
ritornava
verso
sera
,
lacera
,
livida
dal
freddo
,
affamata
.
Da
lungo
tempo
il
padre
di
Anania
non
era
più
tornato
a
Fonni
,
anzi
il
bambino
non
si
ricordava
di
averlo
mai
veduto
.
Chi
faceva
un
po
'
da
madre
al
piccolo
bastardo
era
la
vedova
del
bandito
:
essa
lo
aveva
cullato
,
lo
aveva
addormentato
tante
volte
con
la
nenia
melanconica
di
strane
canzoni
;
tante
volte
gli
aveva
pulito
la
testa
,
tante
volte
tagliato
le
unghie
dei
piedini
e
delle
manine
terrose
,
e
gli
aveva
soffiato
violentemente
il
naso
.
Ogni
sera
,
filando
accanto
al
fuoco
,
ella
narrava
le
gesta
eroiche
del
bandito
;
i
bambini
ascoltavano
avidamente
,
ma
Olì
non
si
commoveva
più
,
anzi
spesso
rintuzzava
la
vedova
,
o
abbandonava
il
focolare
e
andava
a
coricarsi
nel
suo
giaciglio
.
Anania
dormiva
con
lei
,
ai
piedi
del
letto
:
spesso
trovava
sua
madre
già
addormentata
,
ma
fredda
,
gelida
,
e
cercava
di
riscaldarle
i
piedi
coi
suoi
piedini
caldi
.
Talvolta
la
sentiva
singhiozzare
,
nel
silenzio
della
notte
,
ma
non
osava
chiederle
che
avesse
,
perché
aveva
soggezione
di
lei
:
però
si
confidò
con
Zuanne
,
che
a
sua
volta
gli
spiegò
certe
cose
.
«
Devi
sapere
che
tu
sei
un
bastardo
,
cioè
tuo
padre
non
è
marito
di
tua
madre
.
Ce
ne
sono
molti
così
,
sai
.
»
«
E
perché
non
l
'
ha
sposata
?
»
«
Perché
ha
un
'
altra
moglie
:
la
sposerà
quando
questa
muore
.
»
«
E
quando
muore
,
questa
?
»
«
Quando
Dio
vuole
.
Devi
sapere
che
tuo
padre
prima
veniva
a
trovarci
,
io
lo
conosco
,
sai
.
»
«
Com
'
è
?
»
chiedeva
Anania
,
corrugando
le
ciglia
,
con
un
impeto
di
odio
istintivo
verso
quel
padre
sconosciuto
che
non
veniva
a
trovarlo
,
e
certo
che
sua
madre
piangeva
per
il
suo
abbandono
.
«
Ecco
»
,
diceva
Zuanne
,
interrogando
i
suoi
ricordi
,
«
è
bello
,
alto
,
sai
,
con
gli
occhi
come
lucciole
.
Ha
un
cappotto
da
soldato
.
»
«
Dove
si
trova
?
»
«
A
Nuoro
.
Nuoro
è
una
città
grande
,
che
si
vede
dal
Gennargentu
.
Io
conosco
il
Monsignore
di
Nuoro
perché
mi
ha
cresimato
.
»
«
Ci
sei
stato
tu
,
a
Nuoro
?
»
«
Sì
,
io
ci
sono
stato
»
,
mentiva
Zuanne
.
«
Non
è
vero
,
tu
non
ci
sei
stato
.
Io
mi
ricordo
che
tu
non
ci
sei
stato
.
»
«
Io
ci
sono
stato
prima
che
tu
nascessi
;
ecco
,
se
vuoi
saperlo
!
»
Anania
,
dopo
questi
discorsi
,
seguiva
volentieri
Zuanne
anche
quando
aveva
freddo
,
e
continuamente
gli
domandava
notizie
di
suo
padre
,
di
Nuoro
,
della
strada
che
bisognava
percorrere
per
arrivare
alla
città
.
E
quasi
ogni
notte
sognava
questa
strada
,
e
vedeva
una
città
con
tante
chiese
,
con
palazzi
,
circondata
da
montagne
ancora
più
alte
del
Gennargentu
.
Una
sera
,
agli
ultimi
di
novembre
,
Olì
,
dopo
essere
stata
a
Nuoro
per
la
festa
delle
Grazie
,
litigò
con
la
vedova
;
già
da
qualche
tempo
ella
si
bisticciava
con
tutte
le
persone
che
incontrava
,
e
percuoteva
i
bambini
.
Anania
la
sentì
piangere
tutta
la
notte
,
e
sebbene
il
giorno
prima
ella
lo
avesse
bastonato
,
provò
una
grande
pietà
per
lei
:
avrebbe
voluto
dirle
:
«
Tacete
,
mamma
mia
:
Zuanne
dice
che
se
fosse
come
me
,
quando
sarebbe
grande
andrebbe
a
Nuoro
per
cercare
il
padre
e
imporgli
di
venirvi
a
trovare
:
io
ci
voglio
andare
ora
,
invece
:
lasciatemi
andare
,
mamma
mia
...
»
.
Ma
non
osava
fiatare
.
Era
notte
ancora
quando
Olì
si
alzò
:
scese
in
cucina
,
risalì
,
ritornò
a
scendere
,
rientrò
con
un
fagotto
.
«
Alzati
»
,
disse
al
ragazzetto
.
Poi
lo
aiutò
a
vestirsi
e
gli
mise
intorno
al
collo
una
catenella
dalla
quale
pendeva
un
sacchettino
[
12
]
di
broccato
verde
,
fortemente
cucito
.
«
Cosa
c
'
è
dentro
?
»
chiese
il
bimbo
,
palpando
il
sacchettino
.
«
Una
ricetta
che
ti
porterà
fortuna
;
me
la
diede
un
vecchio
frate
che
incontrai
in
viaggio
...
Tieni
sempre
il
sacchettino
sul
seno
nudo
;
non
perderlo
mai
.
»
«
Come
era
il
vecchio
frate
?
»
,
chiese
Anania
,
pensieroso
.
«
Aveva
una
lunga
barba
?
Un
bastone
?
»
«
Sì
,
una
lunga
barba
,
un
bastone
...
»
«
Che
fosse
lui
?
»
«
Chi
lui
?
»
«
Gesù
Cristo
Signore
...
»
«Forse...»,
disse
Olì
.
«
Ebbene
,
promettimi
che
non
perderai
né
darai
mai
a
nessuno
il
sacchettino
.
Giuramelo
.
»
«
Ve
lo
giuro
,
sulla
mia
coscienza
!
»
,
rispose
Anania
gravemente
.
«
È
forte
la
catenella
?
»
«
È
forte
.
»
Olì
prese
il
fagotto
,
strinse
nella
sua
la
manina
del
fanciullo
e
lo
condusse
in
cucina
dove
gli
diede
una
scodellina
di
caffè
e
un
pezzo
di
pane
.
Poi
gli
gettò
sulle
spalle
un
sacchetto
logoro
e
lo
trascinò
fuori
.
Albeggiava
.
Faceva
un
freddo
intensissimo
;
la
nebbia
riempiva
la
valle
,
copriva
l
'
immensa
chiostra
dei
monti
:
solo
qualche
alta
cresta
nevosa
emergeva
argentea
simile
al
profilo
d
'
una
nuvola
bianca
,
ed
il
monte
Spada
appariva
or
sì
or
no
come
un
enorme
blocco
di
bronzo
tra
il
velo
mobile
della
nebbia
.
Anania
e
la
madre
attraversarono
le
viuzze
deserte
,
passarono
davanti
al
grande
panorama
occidentale
sommerso
nella
nebbia
,
cominciarono
a
scendere
lo
stradale
grigio
e
umido
che
si
sprofondava
giù
giù
,
in
una
lontananza
piena
di
mistero
.
Anania
si
sentì
battere
il
cuoricino
:
quella
strada
grigia
,
vigilata
dalle
ultime
case
di
Fonni
i
cui
tetti
di
scheggie
parevano
grandi
ali
nerastre
spennacchiate
,
quella
strada
che
scendeva
continuamente
verso
un
abisso
ignoto
colmo
di
nebbia
,
era
la
strada
per
Nuoro
.
Madre
e
figlio
camminavano
frettolosi
:
spesso
il
bambino
doveva
correre
,
ma
non
si
stancava
.
Era
abituato
a
camminare
,
ed
a
misura
che
scendeva
si
sentiva
più
agile
,
caldo
,
vispo
come
un
uccello
.
Più
volte
chiese
:
«
Dove
andiamo
,
mamma
mia
?
»
.
«
A
cogliere
castagne
»
,
diss
'
ella
una
volta
,
e
poi
:
«
in
campagna
:
lo
vedrai
»
.
Anania
scendeva
,
correva
,
inciampava
,
rotolava
:
ogni
tanto
si
palpava
il
petto
in
cerca
del
sacchettino
.
La
nebbia
diradavasi
;
in
alto
il
cielo
appariva
d
'
un
azzurro
umido
solcato
come
da
grandi
pennellate
di
biacca
:
le
montagne
si
delineavano
livide
nella
nebbia
.
Un
raggio
giallo
di
sole
illuminava
finalmente
la
chiesetta
di
Gonare
sulla
cima
del
monte
piramidale
,
che
sorgeva
su
uno
sfondo
di
nuvole
color
piombo
.
«
Andiamo
là
?
»
,
domandò
Anania
,
additando
un
bosco
di
castagni
,
umidi
di
nebbia
e
carichi
di
frutti
spinosi
spaccati
.
Un
uccellino
strideva
nel
silenzio
dell
'
ora
e
del
luogo
.
«
Più
avanti
»
,
disse
Olì
.
Anania
riprese
le
sue
corse
sfrenate
:
mai
s
'
era
spinto
tanto
avanti
nelle
sue
escursioni
,
ed
ora
questo
continuo
scendere
a
valle
,
la
natura
diversa
,
l
'
erba
che
copriva
le
chine
,
i
muri
verdi
di
musco
,
le
macchie
di
nocciuoli
,
i
cespugli
coperti
di
bacche
rosse
,
gli
uccellini
che
pigolavano
,
tutto
gli
riusciva
nuovo
e
piacevole
.
La
nebbia
svaniva
,
il
sole
trionfante
schiariva
le
montagne
;
le
nuvole
sopra
monte
Gonare
avevano
preso
un
bel
colore
giallo
-
roseo
,
sul
cui
sfondo
la
chiesetta
appariva
chiara
e
sembrava
vicina
a
chi
la
guardava
.
«
Ma
dov
'
è
questo
diavolo
di
luogo
?
»
,
chiese
Anania
,
volgendosi
a
sua
madre
con
le
manine
aperte
,
e
fingendosi
sdegnato
.
«
Subito
.
Sei
stanco
?
»
«
Non
sono
stanco
!
»
,
egli
gridò
,
rimettendosi
a
correre
.
Arrivò
però
il
momento
in
cui
egli
cominciò
a
sentire
un
piccolo
dolore
alle
ginocchia
:
allora
rallentò
la
corsa
,
si
pose
a
fianco
di
Olì
e
cominciò
a
chiacchierare
;
ma
la
donna
,
col
suo
fagotto
sul
capo
,
il
viso
livido
e
gli
occhi
cerchiati
,
gli
badava
appena
e
rispondeva
distratta
.
«
Torneremo
stanotte
?
»
,
egli
chiedeva
.
«
Perché
non
me
lo
avete
lasciato
dire
a
Zuanne
?
È
lontano
il
bosco
?
È
a
Mamojada
?
»
«
Sì
,
a
Mamojada
.
»
«
Ah
,
a
Mamojada
?
Quando
c
'
è
la
festa
a
Mamojada
?
È
vero
che
Zuanne
è
stato
a
Nuoro
?
Questa
è
la
strada
di
Nuoro
,
io
lo
so
,
e
ci
vogliono
dieci
ore
,
a
piedi
,
per
arrivare
a
Nuoro
.
Voi
siete
stata
a
Nuoro
?
Quando
è
la
festa
a
Nuoro
?
»
«
È
passata
,
era
l
'
altro
giorno
»
,
disse
Olì
,
scuotendosi
.
«
Ti
piacerebbe
stare
a
Nuoro
?
»
«
Altro
che
!
E
poi
...
e
poi
...
»
«
Tu
sai
che
a
Nuoro
c
'
è
tuo
padre
»
,
rispose
Olì
,
indovinando
il
pensiero
del
fanciullo
.
«
Ti
piacerebbe
stare
con
lui
?
»
Anania
ci
pensò
;
poi
disse
con
vivacità
,
corrugando
le
sopracciglia
:
«Sì!.»
A
che
pensava
egli
dicendo
quel
«
sì
»
?
La
madre
non
indagò
oltre
;
chiese
soltanto
:
«
Vuoi
che
ti
conduca
da
lui
?
»
.
«
Sì
!
»
Verso
mezzogiorno
si
fermarono
presso
un
orto
dove
una
donna
,
con
le
sottane
cucite
fra
le
gambe
a
guisa
di
calzoni
,
zappava
vigorosamente
:
un
gatto
bianco
le
andava
dietro
,
slanciandosi
di
tanto
in
tanto
contro
una
lucertola
verde
che
appariva
e
scompariva
fra
le
pietre
del
muro
.
Anania
ricordò
sempre
questi
particolari
.
La
giornata
s
'
era
fatta
tiepida
,
il
cielo
azzurro
;
le
montagne
,
come
asciugantisi
al
sole
,
apparivano
grigie
,
chiazzate
di
boschi
scuri
;
il
sole
,
quasi
scottante
,
riscaldava
l
'
erba
e
faceva
scintillare
l
'
acqua
dei
ruscelli
.
Olì
sedette
per
terra
,
aprì
il
fagotto
e
chiamò
Anania
che
si
era
arrampicato
sul
muro
per
guardare
la
donna
ed
il
gatto
.
In
quel
momento
apparve
allo
svolto
della
strada
la
corriera
postale
di
Fonni
,
guidata
da
un
omone
rosso
coi
baffi
gialli
.
Olì
avrebbe
voluto
nascondersi
;
ma
l
'
omone
,
che
pareva
ridesse
continuamente
perché
aveva
le
guancie
gonfie
,
la
vide
e
gridò
:
«
Dove
vai
,
donnina
?
»
.
«
Dove
mi
pare
e
piace
»
,
ella
rispose
a
voce
bassa
.
Anania
,
ancora
arrampicato
sul
muro
,
guardò
entro
la
vettura
,
e
vedendola
vuota
disse
al
carrozziere
:
«
Prendetemi
,
zio
Battista
,
prendetemi
nella
vettura
,
prendetemi
»
.
«
Dove
andate
?
Dunque
?
»
,
gridò
l
'
omone
,
rallentando
la
corsa
.
«
Ebbene
,
che
tu
sii
sbranato
,
andiamo
a
Nuoro
.
Vuoi
farci
la
carità
di
prenderci
un
po
'
in
vettura
?
»
,
disse
Olì
,
mangiando
.
«
Siamo
stanchi
come
asini
.
»
«
Senti
»
,
rispose
l
'
omone
,
«
va
al
di
là
di
Mamojada
,
intanto
che
io
faccio
la
fermata
.
Vi
prenderò
.
»
Egli
tenne
la
promessa
:
giunto
al
di
là
di
Mamojada
fece
sedere
in
serpe
accanto
a
lui
i
due
viandanti
e
cominciò
a
chiacchierare
con
Olì
.
Anania
,
veramente
stanco
,
sentiva
un
vivo
piacere
nel
trovarsi
seduto
fra
sua
madre
e
l
'
omone
che
scuoteva
la
frusta
,
davanti
ai
freschi
paesaggi
dallo
sfondo
azzurrino
che
si
disegnavano
nell
'
arco
del
mantice
.
Le
grandi
montagne
erano
scomparse
,
scomparse
per
sempre
,
ed
il
bambino
pensava
a
quello
che
avrebbe
detto
Zuanne
sapendo
di
questo
viaggio
.
«
Quando
tornerò
quante
cose
avrò
da
dirgli
!
»
,
pensava
.
«
Gli
dirò
:
io
sono
stato
in
carrozza
e
tu
no
.
»
«
Perché
diavolo
vai
a
Nuoro
?
»
,
insisteva
l
'
omone
,
rivolto
ad
Olì
.
«
Ebbene
,
vuoi
saperlo
?
»
,
ella
rispose
finalmente
.
«
Vado
per
mettermi
a
servire
.
Ho
già
fatto
il
contratto
con
una
buona
signora
.
A
Fonni
non
potevo
più
vivere
;
la
vedova
di
Zuanne
Atonzu
mi
ha
cacciato
di
casa
.
»
«
Non
è
vero
»
,
pensò
Anania
.
Perché
sua
madre
mentiva
?
Perché
non
diceva
la
verità
,
che
cioè
andava
a
Nuoro
per
cercare
il
padre
di
suo
figlio
?
Basta
,
se
ella
diceva
le
bugie
doveva
aver
le
sue
buone
ragioni
;
e
Anania
non
indagò
oltre
,
tanto
più
che
aveva
sonno
.
Chinò
la
testina
sul
grembo
della
madre
e
chiuse
gli
occhi
.
«
Chi
c
'
è
ora
nella
cantoniera
?
»
,
chiese
ad
un
tratto
Olì
.
«
Mio
padre
non
c
'
è
più
?
»
«
Non
c
'
è
più
.
»
Ella
diede
un
profondo
sospiro
:
la
vettura
si
fermò
un
momento
,
poi
riprese
la
sua
corsa
,
ed
Anania
finì
di
addormentarsi
.
A
Nuoro
egli
provò
una
forte
delusione
.
Era
questa
la
città
?
Sì
,
le
case
erano
più
grandi
di
quelle
di
Fonni
,
ma
non
tanto
come
egli
s
'
era
immaginato
:
le
montagne
poi
,
cupe
sul
cielo
violaceo
del
freddo
tramonto
,
erano
addirittura
piccole
,
quasi
per
far
ridere
.
Inoltre
i
bambini
che
s
'
incontravano
per
le
strade
,
le
quali
,
a
dire
il
vero
,
gli
parevano
molto
larghe
,
lo
impressionavano
stranamente
perché
vestivano
e
parlavano
in
modo
diverso
dai
bambini
fonnesi
.
Madre
e
figlio
girovagarono
per
Nuoro
fino
al
cader
della
sera
,
ed
infine
entrarono
in
una
chiesa
.
C
'
era
molta
gente
;
l
'
altare
ardeva
di
ceri
,
un
canto
dolce
s
'
univa
ad
un
suono
ancor
più
dolce
che
veniva
non
si
sa
da
dove
.
Ah
,
ciò
parve
veramente
bello
ad
Anania
,
che
pensava
a
Zuanne
ed
al
piacere
di
narrargli
quanto
ora
vedeva
.
Olì
gli
disse
all
'
orecchio
:
«
Vado
a
vedere
se
c
'
è
l
'
amica
presso
cui
andremo
a
dormire
;
non
muoverti
di
qui
finché
non
torno
io
...
»
.
Egli
rimase
solo
in
fondo
alla
chiesa
;
sentiva
un
po
'
di
paura
,
ma
si
distraeva
guardando
la
gente
,
i
ceri
,
i
fiori
,
i
santi
.
Eppoi
l
'
incoraggiava
il
pensiero
dell
'
amuleto
nascosto
sul
suo
seno
.
Ad
un
tratto
si
ricordò
di
suo
padre
.
Ah
,
dov
'
era
egli
?
Perché
dunque
non
andavano
a
trovarlo
?
Olì
tornò
presto
;
attese
che
la
novena
fosse
terminata
,
prese
Anania
per
la
mano
e
lo
fece
uscire
per
una
porta
diversa
da
quella
ov
'
erano
entrati
.
Camminarono
per
diverse
vie
,
finché
non
vi
furono
più
case
:
era
già
sera
,
faceva
freddo
,
Anania
aveva
fame
e
sete
,
si
sentiva
triste
e
pensava
al
focolare
della
vedova
ed
alle
castagne
ed
alle
chiacchiere
di
Zuanne
.
Arrivarono
in
un
viottolo
chiuso
da
una
siepe
,
dietro
la
quale
si
vedevano
le
montagne
che
avevano
colpito
il
bimbo
per
la
loro
piccolezza
.
«
Senti
»
,
disse
Olì
,
e
la
voce
le
tremava
,
«
hai
visto
quell
'
ultima
casa
con
quel
gran
portone
aperto
?
»
«Sì.»
«
Là
dentro
c
'
è
tuo
padre
:
tu
vuoi
vederlo
,
non
è
vero
?
Senti
:
ora
torniamo
indietro
,
tu
entri
nel
portone
,
di
fronte
al
quale
vedrai
una
porta
pure
aperta
:
tu
entri
là
e
guardi
;
c
'
è
un
molino
ove
fanno
l
'
olio
;
un
uomo
alto
,
con
le
maniche
rimboccate
,
a
capo
scoperto
,
va
dietro
al
cavallo
.
Quello
è
tuo
padre
.
»
«
Perché
non
venite
dentro
anche
voi
?
»
,
domandò
il
bimbo
.
Olì
cominciò
a
tremare
.
«
Io
entrerò
dopo
di
te
:
tu
va
innanzi
;
appena
entrato
dici
:
"
Io
sono
il
figlio
di
Olì
Derios
"
.
Hai
capito
?
Andiamo
.
»
Ritornarono
indietro
;
Anania
sentiva
sua
madre
tremare
e
battere
i
denti
.
Giunti
davanti
al
portone
ella
si
chinò
,
accomodò
il
sacchetto
sulle
spalle
del
bimbo
,
e
lo
baciò
.
«
Va
,
va
»
,
disse
,
spingendolo
.
Anania
entrò
nel
portone
;
vide
l
'
altra
porta
,
illuminata
,
ed
entrò
:
si
trovò
in
un
luogo
nero
nero
,
dove
una
caldaia
bolliva
sopra
un
forno
acceso
,
e
un
cavallo
nero
faceva
girare
una
grande
e
pesante
ruota
oleosa
entro
una
specie
di
vasca
rotonda
.
Un
uomo
alto
,
con
le
maniche
rimboccate
,
a
capo
scoperto
,
con
le
vesti
sudice
,
nere
di
olio
,
andava
appresso
al
cavallo
,
rimuovendo
entro
la
vasca
,
con
una
pala
di
legno
,
le
olive
frantumate
dalla
ruota
.
Altri
due
uomini
andavano
e
venivano
,
spingendo
in
avanti
e
indietro
una
spranga
infilata
in
un
torchio
,
dal
quale
colava
l
'
olio
nero
e
fumante
.
Davanti
al
fuoco
stava
seduto
un
ragazzetto
con
un
berretto
rosso
;
e
fu
questo
ragazzetto
che
primo
si
accorse
del
bimbo
straniero
.
Lo
fissò
bene
,
e
credendolo
un
mendicante
gli
impose
aspramente
:
«
Va
via
!
»
.
Anania
,
timido
,
immobile
sotto
il
suo
sacchetto
,
non
rispose
.
Vedeva
tutto
confuso
ed
aspettava
che
sua
madre
entrasse
.
L
'
uomo
dalla
pala
lo
guardò
con
occhi
lucenti
,
poi
s
'
avanzò
e
chiese
:
«
Ma
che
cosa
vuoi
?
»
.
Quello
era
suo
padre
?
Anania
lo
guardò
timidamente
,
pronunziando
con
vocina
sottile
le
parole
suggeritegli
da
sua
madre
:
«
Io
sono
il
figlio
di
Olì
Derios
»
.
I
due
uomini
che
giravano
il
torchio
si
fermarono
di
botto
,
e
uno
di
essi
gridò
:
«
Tuo
figliooo
!
»
.
L
'
uomo
alto
gettò
per
terra
la
pala
,
si
curvò
su
Anania
,
lo
fissò
,
lo
scosse
,
gli
chiese
:
«
Chi
...
chi
ti
ha
mandato
?
Cosa
vuoi
?
Dove
è
tua
madre
?
»
.
«
È
fuori
...
adesso
verrà
...
»
Il
mugnaio
corse
fuori
,
seguìto
dal
ragazzetto
col
berretto
rosso
;
ma
Olì
era
scomparsa
e
nulla
più
si
seppe
di
lei
.
Avvertita
del
caso
accorse
zia
Tatàna
,
la
moglie
del
mugnaio
,
una
donna
non
più
giovane
,
ma
ancora
bella
,
grassa
e
bianca
,
con
dolci
occhi
castanei
circondati
di
piccole
rughe
,
e
un
po
'
di
baffi
biondi
sul
labbro
rialzato
.
Ella
era
tranquilla
,
quasi
lieta
;
appena
entrò
nel
molino
prese
Anania
per
gli
omeri
,
si
chinò
,
lo
esaminò
attentamente
.
«
Non
piangere
,
poverino
»
,
gli
disse
con
dolcezza
.
«
Or
ora
ella
verrà
.
E
voi
zitti
!
»
,
impose
agli
uomini
e
al
ragazzetto
che
si
immischiava
forse
un
po
'
troppo
nella
faccenda
e
fissava
Anania
con
due
piccoli
occhi
turchini
cattivi
e
un
sorriso
beffardo
nel
rosso
visino
paffuto
.
«
Dov
'
è
andata
?
Non
viene
dunque
?
Dove
la
ritroverò
?
»
,
si
domandava
con
disperazione
il
piccolo
abbandonato
,
piangendo
sconsolatamente
.
Ella
avrà
avuto
paura
.
Dove
sarà
adesso
?
Perché
non
viene
?
E
quell
'
uomo
lurido
,
oleoso
,
cattivo
,
quello
è
suo
padre
?
Le
carezze
e
le
dolci
parole
di
zia
Tatàna
lo
confortarono
alquanto
;
cessò
di
piangere
,
si
leccò
le
lagrime
e
se
le
sparse
di
qua
e
di
là
delle
guance
,
col
gesto
che
gli
era
abituale
;
poi
subito
pensò
alla
fuga
.
La
donna
,
il
mugnaio
,
gli
uomini
,
il
ragazzetto
,
tutti
gridavano
,
imprecavano
,
ridevano
e
si
bisticciavano
.
«
È
proprio
tuo
figlio
.
Tale
e
quale
!
»
,
diceva
la
donna
,
rivolta
al
mugnaio
.
E
il
mugnaio
gridava
:
«
Non
lo
voglio
,
no
,
non
lo
vogliooo
!...»
.
«
Sei
ben
scomunicato
,
sei
senza
viscere
.
Santa
Caterina
mia
,
è
possibile
che
vi
sieno
uomini
così
malvagi
?
»
,
diceva
zia
Tatàna
,
un
po
'
scherzando
,
un
po
'
sul
serio
.
«
Ah
,
Anania
,
Anania
,
sei
sempre
tu
!
»
«
E
chi
dunque
vuoi
ch
'
io
sia
?
Ora
vado
subito
in
Questura
.
»
«
Tu
non
andrai
in
nessun
posto
,
stupido
!
Tu
vuoi
tirar
fuori
di
tasca
le
tue
corna
per
mettertele
sul
capo
!
[
13
]
»
,
osservò
energicamente
la
donna
.
Ma
siccome
egli
insisteva
,
ella
disse
:
«
Ebbene
,
andrai
domani
.
Ora
finisci
il
tuo
lavoro
,
e
ricordati
ciò
che
diceva
il
re
Salomone
:
"
La
furia
della
sera
lasciala
alla
mattina
...
"
»
.
I
tre
uomini
tornarono
al
lavoro
:
ma
spingendo
sotto
la
ruota
la
pasta
delle
olive
frante
,
il
mugnaio
gridava
,
borbottava
,
imprecava
,
mentre
gli
altri
lo
deridevano
e
la
moglie
gli
diceva
tranquillamente
:
«
Via
,
non
prenderti
poi
la
porzione
più
grande
[
14
]
.
Dovrei
arrabbiarmi
io
,
Santa
Caterina
mia
!
Ricordati
,
Anania
,
che
Dio
non
paga
il
sabato
»
.
«
Taci
,
figliolino
mio
»
,
disse
poi
al
bimbo
,
che
singhiozzava
nuovamente
,
«
domani
aggiusteremo
tutto
.
Ecco
,
così
gli
uccelli
volano
dal
nido
appena
hanno
le
ali
.
»
«
Ma
sapevate
voi
che
quest
'
uccellino
esisteva
?
»
,
chiese
ridendo
uno
dei
due
uomini
che
spingevano
la
spranga
.
«
Dove
sarà
andata
tua
madre
?
Com
'
è
fatta
,
dimmi
?
»
,
domandò
il
ragazzetto
,
mettendosi
davanti
ad
Anania
.
«
Bustianeddu
»
,
gridò
il
mugnaio
,
«
se
non
te
ne
vai
ti
mando
via
a
calci
...
»
«
E
provate
un
po
'
!
»
,
diss
'
egli
,
spavaldo
.
«
E
diglielo
dunque
tu
come
è
fatta
Olì
!
»
,
esclamò
uno
dei
due
uomini
.
L
'
altro
rise
tanto
che
dovette
abbandonar
la
spranga
e
premersi
il
petto
.
Intanto
zia
Tatàna
,
premurosa
e
carezzevole
,
interrogava
il
bimbo
,
esaminandogli
le
povere
vestine
.
Egli
raccontò
tutto
con
vocina
incerta
e
lamentosa
,
ogni
tanto
interrotta
da
singhiozzi
.
«
Poverino
,
poverino
!
Uccellino
senz
'
ali
:
senz
'
ali
e
senza
nido
!
»
,
diceva
pietosamente
la
donna
.
«
Taci
,
anima
mia
;
tu
avrai
fame
,
non
è
vero
?
Adesso
andiamo
a
casa
,
e
zia
Tatàna
ti
darà
da
mangiare
,
e
poi
ti
manderà
a
letto
,
con
l
'
angelo
custode
,
e
domani
aggiusteremo
tutte
le
cose
.
»
Con
questa
promessa
ella
lo
condusse
in
una
casetta
vicina
al
molino
,
e
gli
diede
da
mangiare
pane
bianco
e
formaggio
,
un
uovo
ed
una
pera
.
Mai
Anania
aveva
mangiato
tanto
bene
:
e
la
pera
,
dopo
le
carezze
materne
e
le
dolci
parole
di
zia
Tatàna
,
finì
di
confortarlo
.
«Domani...»,
diceva
la
donna
.
«Domani...»,
ripeteva
il
fanciulletto
.
Mentre
egli
mangiava
,
zia
Tatàna
,
che
preparava
la
cena
per
il
marito
,
lo
interrogava
e
gli
dava
buoni
consigli
,
avvalorandoli
con
l
'
affermare
che
erano
già
stati
dettati
dal
re
Salomone
ed
anche
da
Santa
Caterina
.
Ad
un
tratto
,
sollevando
gli
occhi
ella
scorse
alla
finestruola
il
visetto
paffuto
di
Bustianeddu
.
«
Va
via
»
,
disse
,
«
va
via
,
piccola
rana
.
Fa
freddo
.
»
«
Lasciatemi
dunque
entrare
»
,
egli
supplicò
.
«
Fa
freddo
davvero
.
»
«
Va
dunque
al
molino
.
»
«
No
,
c
'
è
mio
padre
che
mi
ha
mandato
via
.
Ih
,
quanta
gente
è
venuta
là
!
»
«
Entra
dunque
,
povero
orfano
,
anche
tu
senza
madre
!
Che
cosa
dice
zio
Anania
?
Grida
ancora
?
»
«
E
lasciatelo
gridare
!
»
,
consigliò
Bustianeddu
,
sedendosi
accanto
ad
Anania
,
e
raccogliendo
e
rosicchiando
il
torso
della
pera
,
abbastanza
rosicchiato
e
già
buttato
via
dal
piccolo
straniero
.
«
Son
venuti
tutti
»
,
raccontò
poi
,
parlando
e
gestendo
come
un
uomo
maturo
.
«
Maestro
Pane
,
mio
padre
,
zio
Pera
,
quel
bugiardone
di
Franziscu
Carchide
,
zia
Corredda
,
tutti
vi
dico
insomma
...
»
«
Che
cosa
dicevano
?
»
chiese
la
donna
con
viva
curiosità
.
«
Tutti
dicevano
che
dovete
adottare
questo
bambino
.
E
zio
Pera
diceva
ridendo
:
"
Anania
,
e
a
chi
dunque
lascerai
i
tuoi
beni
,
se
non
tieni
il
bambino
?
"
.
Zio
Anania
lo
rincorse
con
la
pala
;
tutti
ridevano
come
pazzi
.
»
La
donna
dovette
esser
vinta
dalla
curiosità
,
perché
ad
un
tratto
raccomandò
a
Bustianeddu
di
non
lasciar
solo
Anania
ed
uscì
per
tornare
al
molino
.
Rimasti
soli
,
Bustianeddu
cominciò
a
fare
qualche
confidenza
al
piccolo
abbandonato
.
«
Mio
padre
ha
cento
lire
nel
cassetto
del
canterano
,
ed
io
so
dove
è
la
chiave
.
Noi
abitiamo
qui
vicino
,
e
abbiamo
un
podere
per
il
quale
paghiamo
trenta
lire
di
imposta
:
ma
l
'
altra
volta
venne
il
commissario
e
sequestrò
l
'
orzo
.
Cosa
c
'
è
qui
,
dentro
il
tegame
,
che
fa
cra
-
cra
-
cra
?
Ti
pare
che
prenda
fumo
?
»
,
sollevò
il
coperchio
e
guardò
.
«
Diavolo
,
ci
son
patate
.
Credevo
fosse
altro
.
Ora
assaggio
.
»
Con
due
ditina
prese
una
fetta
bollente
,
ci
soffiò
sopra
più
volte
,
se
la
mangiò
;
ne
prese
un
'
altra
...
«
Che
cosa
fai
?
»
,
disse
Anania
,
con
un
po
'
di
dispetto
.
«
Se
viene
quella
donna
!...»
«
Noi
sappiamo
fare
i
maccheroni
,
io
e
mio
padre
»
,
riprese
imperturbato
Bustianeddu
.
«
Tu
li
sai
fare
?
E
il
sugo
?
»
«
Io
no
»
,
disse
Anania
,
melanconico
.
Pensava
sempre
a
sua
madre
,
assediato
da
tristi
domande
.
Dove
era
andata
?
Perché
non
era
entrata
nel
molino
?
Perché
lo
aveva
abbandonato
e
dimenticato
?
Adesso
che
aveva
mangiato
e
sentiva
caldo
,
egli
aveva
voglia
di
piangere
ancora
,
di
fuggire
.
Fuggire
!
Cercar
sua
madre
!
Questa
idea
lo
afferrò
tutto
e
non
lo
lasciò
più
.
Poco
dopo
rientrò
zia
Tatàna
,
seguìta
da
una
donna
lacera
,
barcollante
,
che
aveva
un
gran
naso
rosso
ed
una
enorme
bocca
livida
dal
labbro
inferiore
penzolante
.
«
È
questo
...
è
questo
...
l
'uccellino?...»,
chiese
balbettando
l
'
orribile
donna
:
e
guardò
con
tenerezza
il
piccolo
abbandonato
.
«
Fammi
vedere
la
tua
faccina
,
che
tu
sii
benedetto
!
È
bello
come
una
stella
,
in
verità
santa
!
E
lui
non
lo
vuole
?
Ebbene
,
Tatàna
Atonzu
,
raccoglilo
tu
,
raccoglilo
come
un
confetto
...
»
Si
avvicino
e
baciò
Anania
,
che
torse
il
viso
con
disgusto
perché
l
'
enorme
bocca
della
donna
puzzava
d
'
acquavite
e
di
vino
.
«
Zia
Nanna
»
,
disse
Bustianeddu
,
facendo
cenno
di
bere
,
«
oggi
l
'
avete
presa
giusta
!
»
«
Co
...
co
...
cosa
sai
tu
?
Che
fai
qui
?
Moscherino
,
povero
orfano
,
va
a
letto
.
»
«
Anche
tu
dovresti
andare
a
letto
!
»
,
osservò
zia
Tatàna
.
«
Andate
,
andate
via
tutti
e
due
:
è
tardi
.
»
Spinse
dolcemente
l
'
ubriaca
,
ma
prima
d
'
uscire
ella
chiese
da
bere
.
Bustianeddu
riempì
d
'
acqua
una
scodella
e
gliela
porse
:
ella
la
prese
con
buona
grazia
,
ma
appena
v
'
ebbe
guardato
dentro
,
scosse
il
capo
e
la
rifiutò
.
Poi
andò
via
traballando
.
Zia
Tatàna
mandò
via
anche
Bustianeddu
e
chiuse
la
porta
.
«
Tu
sarai
stanco
,
anima
mia
;
adesso
ti
metterò
a
dormire
»
,
disse
ad
Anania
,
conducendolo
in
una
grande
camera
attigua
alla
cucina
e
aiutandolo
a
spogliarsi
.
«
Non
aver
paura
,
sai
;
domani
tua
madre
verrà
,
o
andremo
a
cercarla
noi
.
Sai
farti
il
segno
della
croce
?
Sai
il
Credo
?
Sì
,
bisogna
recitare
il
Credo
tutte
le
notti
.
Poi
io
ti
insegnerò
tante
altre
preghiere
,
una
delle
quali
per
San
Pasquale
che
ci
avvertirà
dell
'
ora
della
nostra
morte
.
E
così
sia
.
Ah
,
tieni
anche
la
rezetta
?
E
come
è
bella
!
Sì
,
bravo
,
San
Giovanni
ti
proteggerà
:
sì
,
egli
era
un
bimbo
ignudo
come
te
,
eppure
battezzò
Gesù
Signore
Nostro
.
Dormi
,
anima
mia
:
in
nome
del
Padre
,
del
Figliuolo
e
dello
Spirito
Santo
.
Amen
.
»
Anania
si
trovò
in
un
gran
letto
dai
guanciali
rossi
;
zia
Tatàna
lo
coprì
bene
ed
uscì
,
lasciandolo
al
buio
.
Egli
mise
la
manina
sull
'
amuleto
,
chiuse
gli
occhi
e
non
pianse
,
ma
non
poté
dormire
.
Domani
...
Domani
...
Ma
quanti
anni
erano
trascorsi
dopo
la
partenza
da
Fonni
?
Che
pensava
Zuanne
non
vedendo
ritornare
l
'
amico
?
Pensieri
confusi
,
immagini
strane
gli
passavano
nella
piccola
mente
;
ma
la
figura
della
madre
non
lo
abbandonava
mai
.
Dov
'
era
andata
?
Aveva
freddo
?
Domani
la
rivedrebbe
...
Domani
...
Se
non
lo
conducevano
da
lei
egli
fuggirebbe
...
Domani
...
Sentì
il
mugnaio
rientrare
e
litigare
con
la
moglie
:
il
cattivo
uomo
gridava
:
«
Non
lo
voglio
!
Non
lo
voglio
!
»
.
Poi
tutto
fu
silenzio
.
Ad
un
tratto
qualcuno
aprì
l
'
uscio
,
entrò
,
camminò
in
punta
di
piedi
,
s
'
avvicinò
al
letto
e
sollevò
cautamente
la
coperta
.
Un
baffo
ispido
sfiorò
lievemente
la
guancia
di
Anania
,
ed
egli
,
che
fingeva
di
dormire
,
socchiuse
appena
appena
un
occhio
e
vide
che
chi
l
'
aveva
baciato
era
suo
padre
.
Pochi
momenti
dopo
zia
Tatàna
entrò
e
si
coricò
nel
gran
letto
,
a
fianco
di
Anania
,
che
la
sentì
lungamente
pregare
bisbigliando
e
sospirando
.
III
.
Nessuno
denunziò
alle
autorità
l
'
abbandono
del
piccolo
Anania
,
ed
Olì
poté
scomparire
indisturbata
.
Non
si
seppe
mai
precisamente
dove
ella
fosse
andata
:
ma
qualcuno
disse
di
averla
veduta
sul
piroscafo
che
faceva
il
servizio
fra
la
Sardegna
e
Civitavecchia
:
e
qualche
tempo
dopo
un
negoziante
fonnese
,
ch
'
era
stato
in
continente
per
affari
,
assicurò
di
aver
incontrato
Olì
a
Roma
,
vestita
da
signora
,
in
compagnia
di
allegre
donnine
,
e
di
aver
passato
qualche
ora
con
lei
.
Tutte
queste
cose
si
dicevano
nel
molino
,
presente
il
fanciulletto
che
ascoltava
avidamente
.
Simile
ad
una
bestiola
selvatica
,
in
apparenza
addomesticata
,
egli
meditava
continuamente
la
fuga
:
come
a
Fonni
,
mentre
viveva
con
la
madre
,
desiderava
di
fuggire
per
andare
alla
ricerca
del
padre
,
ora
che
il
suo
sogno
s
'
era
avverato
,
non
pensava
che
ad
un
viaggio
per
ritrovare
Olì
.
Tanto
meglio
se
ella
era
lontana
,
al
di
là
del
mare
;
più
ella
era
lontana
,
più
egli
si
sentiva
capace
di
ritrovarla
.
Eppure
egli
non
la
amava
:
non
la
amava
perché
da
lei
aveva
sempre
ricevuto
più
busse
che
carezze
,
e
l
'
affronto
dell
'
abbandono
,
di
cui
sentiva
istintivamente
tutta
la
vergogna
;
ma
non
amava
neppure
suo
padre
,
quell
'
uomo
oleoso
che
,
nei
primi
istanti
dell
'
abbandono
,
lo
aveva
accolto
con
odio
e
quindi
gli
aveva
destato
un
senso
di
terrore
e
di
repugnanza
;
quell
'
uomo
infine
che
lo
baciava
in
segreto
e
davanti
alla
gente
lo
maltrattava
e
lo
umiliava
continuamente
.
Zia
Tatàna
,
però
,
lo
proteggeva
e
lo
amava
,
ed
egli
a
poco
a
poco
le
si
affezionò
:
ella
lo
lavava
,
lo
pettinava
,
lo
vestiva
,
gli
insegnava
le
preghiere
e
i
precetti
del
re
Salomone
,
lo
conduceva
in
chiesa
,
lo
faceva
dormire
con
lei
,
gli
dava
cose
buone
da
mangiare
.
In
poco
tempo
egli
si
trasformò
,
ingrassò
e
diventò
addirittura
un
signore
,
abbandonando
il
rozzo
costume
fonnese
per
un
abituccio
di
fustagno
scuro
.
Inoltre
cominciò
a
parlar
nuorese
e
ad
assumere
i
modi
spigliati
di
Bustianeddu
.
Ma
il
suo
cuoricino
non
cambiava
,
non
poteva
cambiare
.
Strani
sogni
di
fughe
,
di
avventure
,
di
avvenimenti
straordinari
si
confondevano
,
nella
piccola
anima
,
con
l
'
istintiva
nostalgia
per
il
luogo
natìo
,
per
le
persone
e
le
cose
perdute
;
col
desiderio
della
libertà
selvaggia
fino
allora
goduta
,
ed
infine
col
sentimento
arcano
di
pietà
e
di
vergogna
,
col
pensiero
costante
,
col
segreto
anelito
per
la
madre
lontana
.
Egli
anelava
a
qualche
cosa
d
'
ignoto
,
voleva
sua
madre
perché
tutti
avevano
la
madre
,
e
perché
il
non
averla
gli
causava
,
più
che
dolore
,
umiliazione
.
Capiva
che
ella
non
poteva
stare
col
mugnaio
,
perché
costui
aveva
un
'
altra
moglie
;
ma
fra
i
due
,
egli
avrebbe
preferito
vivere
con
lei
.
Forse
istintivamente
intuiva
già
che
ella
era
la
più
debole
,
e
anche
per
ciò
si
sentiva
dalla
sua
parte
.
A
misura
che
il
tempo
passava
,
questi
sentimenti
si
attenuavano
,
ma
non
scomparivano
dal
piccolo
cuore
;
come
nella
piccola
memoria
si
trasformava
ma
non
spariva
la
figura
fisica
e
morale
della
madre
lontana
.
Un
giorno
poi
egli
venne
a
sapere
da
Bustianeddu
,
che
lo
perseguitava
con
la
sua
amicizia
subìta
più
che
accettata
,
una
cosa
straordinaria
.
«
Mia
madre
non
è
morta
»
,
gli
confidò
il
ragazzetto
,
quasi
vantandosene
.
«
Si
trova
anch
'
essa
in
continente
,
come
la
tua
:
scappò
una
volta
che
mio
padre
stette
in
carcere
.
Ma
quando
sarò
grande
andrò
a
trovarla
;
eh
,
sì
,
te
lo
giuro
!
Eppoi
io
ho
anche
uno
zio
,
che
studia
in
continente
;
ed
egli
scrisse
d
'
aver
veduto
mia
madre
passare
in
una
via
,
e
voleva
bastonarla
,
ma
la
gente
lo
tenne
fermo
.
Ecco
,
questo
berretto
rosso
era
di
mio
zio
.
»
Questa
breve
storia
confortò
Anania
,
e
lo
legò
di
viva
amicizia
con
Bustianeddu
.
Essi
trascorsero
molti
anni
assieme
:
nel
frantoio
,
nella
casa
di
zia
Tatàna
,
per
le
straducole
del
vicinato
.
Bustianeddu
aveva
quasi
la
stessa
età
di
Zuanne
,
l
'
amico
perduto
,
e
in
fondo
era
generoso
e
ardente
.
Andava
o
diceva
d
'
andare
a
scuola
,
ma
spesso
il
maestro
scriveva
un
bigliettino
al
padre
per
chiedere
notizie
dell
'
invisibile
scolaro
:
allora
il
genitore
,
che
era
un
piccolo
negoziante
di
lana
e
di
pelli
,
legava
il
bimbo
con
una
corda
di
pelo
e
lo
chiudeva
in
una
stanza
,
imponendogli
di
studiare
.
Come
i
delinquenti
dal
carcere
,
Bustianeddu
usciva
da
questa
specie
di
prigionia
più
astuto
e
indurito
di
prima
.
Solo
durante
le
lunghe
e
frequenti
assenze
del
padre
,
egli
,
solo
in
casa
,
diventava
serio
:
pareva
sentisse
la
responsabilità
della
sua
posizione
;
guardava
la
casa
,
scopava
,
preparava
da
mangiare
,
lavava
la
biancheria
.
Spesso
Anania
lo
aiutava
di
gran
cuore
;
in
cambio
Bustianeddu
gli
dava
qualche
consiglio
e
gli
insegnava
molte
cose
buone
e
moltissime
cattive
.
Passavano
buona
parte
delle
giornate
e
delle
lunghe
sere
fredde
nel
molino
,
ove
Anania
grande
,
-
come
lo
chiamavano
per
distinguerlo
dal
figlio
,
-
lavorava
per
conto
del
ricco
signor
Daniele
Carboni
,
al
quale
il
frantoio
apparteneva
.
Il
mugnaio
,
-
che
secondo
le
stagioni
si
trasformava
in
contadino
,
in
ortolano
,
in
vignaiuolo
,
-
dava
al
signor
Carboni
il
rispettoso
titolo
di
padrone
perché
lo
serviva
da
lunghi
anni
,
ma
in
realtà
il
suo
lavoro
era
molto
indipendente
,
ben
rimunerato
e
non
privo
di
incerti
.
Il
frantoio
dava
da
una
parte
su
un
cortile
e
dall
'
altra
su
un
orto
che
scendeva
fino
allo
stradale
sopra
la
valle
;
un
bell
'
orto
alquanto
selvatico
,
con
roccie
,
siepi
di
biancospino
e
di
fichi
d
'
India
,
peschi
e
mandorli
e
una
quercia
dal
tronco
corroso
,
nido
di
grosse
termiti
,
di
cavallette
,
di
bruchi
e
d
'
uccelli
.
Anche
quest
'
orto
apparteneva
al
signor
Carboni
,
ed
era
il
sogno
di
tutti
i
monelli
del
vicinato
;
ma
zio
Pera
Sa
Gattu
[
15
]
,
il
vecchio
ortolano
sempre
armato
d
'
un
randello
,
non
lasciava
mai
penetrare
nessuno
.
Da
quest
'
orto
si
vedevano
le
belle
ed
agili
fanciulle
nuoresi
scendere
alla
fontana
con
l
'
anfora
sul
capo
come
le
donne
bibliche
:
e
zio
Pera
le
sbirciava
con
occhi
da
satiro
mentre
seminava
le
fave
e
i
fagiuoli
,
mettendo
tre
semi
per
buco
,
e
gridando
per
spaventare
i
passeri
.
Dal
finestrino
del
molino
Anania
e
Bustianeddu
guardavano
anch
'
essi
con
intenso
desiderio
l
'
orto
soleggiato
,
aspettando
che
l
'
ortolano
si
assentasse
:
ma
zio
Pera
,
ch
'
era
un
ometto
secco
,
dal
viso
rosso
-
terreo
,
sbarbato
e
sarcastico
,
amava
troppo
le
sue
fave
e
i
suoi
cavoli
per
abbandonarli
durante
la
giornata
:
solo
verso
sera
saliva
al
molino
per
riscaldarsi
e
chiacchierare
.
Era
un
'
annata
abbondante
di
olive
;
anche
i
proprietari
dei
paesi
vicini
s
'
affannavano
per
ottenere
l
'
opera
del
frantoio
che
funzionava
giorno
e
notte
;
per
ogni
macinata
di
circa
due
ettolitri
d
'
olive
si
lasciavano
due
litri
d
'
olio
.
Accanto
alla
porta
c
'
era
una
latta
per
l
'
olio
da
alimentar
la
lampada
di
questa
e
quella
Madonna
,
e
le
persone
devote
non
mancavano
mai
di
versarvi
un
po
'
del
prodotto
delle
olive
macinate
durante
la
giornata
.
Sacchi
d
'
olive
nere
lucenti
,
sansa
fumante
,
barili
ed
altri
recipienti
sporchi
ingombravano
sempre
l
'
ambiente
nero
,
caldo
e
sucido
del
molino
;
e
in
questo
ambiente
,
intorno
alla
ruota
trainata
dal
lungo
cavallo
baio
,
davanti
alla
caldaia
bollente
,
accanto
al
torchio
sempre
in
moto
,
sempre
stillante
olio
,
fra
l
'
odore
non
sgradevole
ma
troppo
forte
della
sansa
e
dei
rifiuti
dell
'
olio
,
muovevasi
di
continuo
una
folla
di
tipi
caratteristici
.
La
sera
,
poi
,
si
riunivano
intorno
al
fuoco
della
caldaia
le
persone
più
freddolose
del
vicinato
:
per
lo
più
la
compagnia
veniva
composta
,
oltre
che
dal
mugnaio
e
dai
clienti
,
che
aiutavano
a
spingere
la
sbarra
del
torchio
,
da
cinque
o
sei
individui
sempre
alticci
.
Uno
di
questi
,
Efes
Cau
,
già
ricco
possidente
,
ridotto
in
estrema
miseria
dal
vizio
del
vino
,
dormiva
quasi
ogni
notte
nel
molino
,
infestando
di
insetti
l
'
angolo
dove
si
coricava
.
Una
sera
,
appunto
,
sorse
questione
fra
il
mugnaio
ed
un
ricco
contadino
che
aveva
trovato
un
brutto
insetto
in
un
sacco
di
olive
.
«
Dovresti
vergognarti
,
per
Dio
!
»
,
gridava
il
contadino
.
«
Perché
lasci
entrare
qui
tutti
i
vagabondi
di
Nuoro
?
»
«
Dopo
tutto
egli
era
ricco
,
più
ricco
di
te
!
»
,
gridò
il
mugnaio
,
difendendo
il
Cau
.
«
Questo
non
impedisce
che
ora
egli
viva
di
elemosine
e
sia
pieno
di
insetti
»
,
rispose
l
'
altro
con
disprezzo
.
Allora
zio
Pera
l
'
ortolano
,
che
stava
seduto
accanto
al
fuoco
col
suo
randello
fra
le
ginocchia
,
recitò
una
canzonetta
:
Onzi
pessone
[
16
]
Nde
juchet
de
munnia
.
-
E
tue
chi
lu
ses
nende
Nde
juches
unu
andende
Issu
collette
!
Il
contadino
si
toccò
istintivamente
il
colletto
e
tutti
risero
.
Anche
il
contadino
rise
,
si
calmò
ed
anzi
fece
portare
da
casa
sua
un
bottiglione
di
vino
.
Anania
e
Bustianeddu
,
seduti
in
un
angolo
,
sulle
sanse
calde
,
si
divertivano
nell
'
udire
i
discorsi
dei
grandi
:
e
quando
arrivò
Efes
,
come
sempre
ubriaco
,
barcollante
,
vestito
d
'
un
vecchio
abito
da
caccia
del
signor
Carboni
,
Bustianeddu
gli
andò
incontro
e
gli
cantò
la
canzonetta
di
zio
Pera
.
Onzi
pessone
bia
...
Efes
lo
guardò
coi
suoi
occhi
vitrei
,
rotondi
e
sporgenti
,
e
mentre
sulle
sue
guancie
gialle
e
cascanti
passava
come
un
brivido
di
disgusto
,
la
sua
mano
palpava
il
lurido
collo
della
giacca
abbottonata
.
La
gente
ricominciò
a
ridere
,
e
l
'
infelice
si
guardò
attorno
e
barcollò
;
poi
si
mise
a
piangere
accorgendosi
che
lo
deridevano
.
«
Efes
!
»
,
gridò
zio
Pera
,
mostrandogli
un
bicchiere
colmo
che
al
riflesso
del
fuoco
pareva
di
rubino
.
L
'
ubriaco
si
avanzò
,
sorridendo
fra
le
lagrime
con
un
sorriso
ebete
.
«
No
»
,
disse
Franziscu
Carchide
,
il
giovane
calzolaio
,
nonché
ricamatore
di
cinture
,
bel
giovine
galante
,
dal
viso
roseo
,
«
se
tu
non
balli
non
bevi
.
»
E
preso
il
bicchiere
dalle
mani
del
vecchio
lo
sollevò
in
alto
,
mentre
Efes
guardava
e
tendeva
le
braccia
animato
dal
brutale
desiderio
del
vino
.
«
Dammi
,
dammi
...
»
«
No
,
se
non
balli
,
no
.
»
Egli
fece
un
giro
intorno
a
sé
,
reggendosi
in
equilibrio
.
«
Bisogna
anche
cantare
,
Efes
!
»
Ed
egli
aprì
la
bocca
puzzolente
ed
emise
una
nota
rauca
:
Quando
Amelia
sì
pura
e
sì
candida
...
Egli
tentava
sempre
questo
motivo
;
ma
arrivato
all
'
ultima
parola
contorceva
la
bocca
come
spasimando
per
la
vana
ricerca
dell
'
altro
verso
che
non
ricordava
.
Anania
e
Bustianeddu
ridevano
sgangheratamente
,
accoccolati
sulle
sanse
,
simili
a
due
pulcini
.
«
Senti
»
,
propose
Bustianeddu
,
«
mettiamogli
delle
spille
,
nel
posto
dove
si
corica
»
.
«
Perché
vuoi
mettergli
delle
spille
?
»
«
Perché
si
punga
,
ecco
:
allora
ballerà
davvero
.
Io
ho
le
spille
.
»
«
Mettiamole
»
,
rispose
l
'
altro
,
sebbene
a
malincuore
.
L
'
ubriaco
ballava
ancora
,
barcollante
,
cascante
,
tendendo
le
mani
verso
il
bicchiere
;
e
la
gente
rideva
.
Ma
l
'
allegria
giunse
al
colmo
quando
entrò
nel
molino
Nanna
,
l
'
ubriacona
.
Quella
sera
,
però
,
ella
era
sana
,
aveva
le
vesti
pulite
e
la
faccia
meno
ripugnante
del
solito
;
i
suoi
occhietti
brillavano
d
'
una
certa
intelligenza
.
Era
stata
durante
il
giorno
a
cogliere
erbe
mangereccie
selvatiche
,
e
veniva
a
domandare
un
po
'
d
'
olio
per
condirle
.
Vedendo
Efes
in
quello
stato
,
fatto
ludibrio
della
gente
,
ella
ebbe
un
lampo
negli
occhi
;
si
avanzò
,
prese
l
'
infelice
per
un
braccio
e
nonostante
le
comiche
proteste
del
ricco
contadino
,
lo
costrinse
a
sedersi
su
un
sacco
di
olive
.
«
Non
ti
vergogni
,
Efes
Cau
?
Non
hai
occhi
?
Non
vedi
che
tutti
questi
mendicanti
,
tutte
queste
immondezze
ridono
di
te
?
E
perché
hanno
raddoppiato
le
risa
vedendomi
?
Eppure
oggi
io
ho
lavorato
,
come
è
vero
Dio
,
ho
lavorato
.
Ah
,
Efes
,
Efes
!
Ricordati
come
era
ricca
la
tua
casa
!
Io
venivo
per
portare
l
'
acqua
dalla
fontana
,
e
mi
ricordo
che
tua
madre
aveva
bottoni
d
'
oro
della
camicia
grossi
come
il
mio
pugno
:
la
tua
casa
sembrava
una
chiesa
,
tanto
era
ricca
e
lucente
.
Se
tu
ti
fossi
guardato
dal
vizio
,
ora
tutti
avrebbero
cercato
di
raccoglierti
come
si
raccoglie
un
confetto
.
Invece
tu
ora
sei
schernito
dai
più
miserabili
pezzenti
;
e
tutti
ridono
di
te
come
dell
'
orso
che
balla
per
le
strade
...
Ecco
che
ridono
ancora
,
eppure
essi
sono
più
ubriachi
di
noi
,
come
è
vero
Dio
.
Suvvia
,
mugnaio
,
dammi
un
po
'
d
'
olio
:
tua
moglie
è
una
santa
,
ma
tu
sei
un
diavolo
:
quando
lo
trovi
il
tesoro
?
»
«
Veramente
egli
lavora
un
po
'
più
di
te
;
perché
te
la
prendi
con
lui
?
»
chiese
zio
Pera
,
accennando
al
mugnaio
.
«
Vecchio
peccatore
»
,
rispose
la
donna
,
«
voi
state
zitto
,
quando
ci
sono
io
...
»
«
Poh
!
Poh
!
»
disse
il
vecchio
con
disprezzo
.
«
Tu
fai
la
predica
,
oggi
,
perché
non
hai
vino
in
corpo
.
»
«
Io
so
tenere
in
corpo
il
vino
ed
altre
cose
ancora
...
Dammi
l
'
olio
,
Anania
Atonzu
;
oggi
nella
valle
ho
visto
una
cosa
;
sembrava
una
moneta
d
'oro.»
«
Tu
non
l
'
hai
raccolta
?
»
,
gridò
il
mugnaio
,
rizzandosi
sulla
sua
pala
nera
.
«
Eccola
»
,
rispose
Nanna
,
frugandosi
in
tasca
e
avvicinandosi
al
mugnaio
,
che
si
pulì
le
mani
passandosele
sulle
ginocchia
,
e
poi
esaminò
la
moneta
di
rame
fatta
nera
-
verde
dal
tempo
.
Bustianeddu
ed
Anania
corsero
anch
'
essi
a
vedere
.
Intanto
Efes
,
seduto
sul
sacco
,
piangeva
ricordando
la
madre
e
la
ricca
casa
paterna
e
invano
il
Carchide
cercava
di
consolarlo
offrendogli
il
bicchiere
.
No
,
neppure
il
vino
poteva
lenire
il
dolore
di
quei
ricordi
.
Tuttavia
egli
prese
il
bicchiere
e
bevette
piangendo
.
Il
ricco
contadino
ed
il
padre
di
Bustianeddu
,
giovine
olivastro
con
gli
occhi
turchini
e
la
barba
rossa
,
congiuravano
per
far
ubriacare
Nanna
onde
ella
dicesse
ciò
che
sapeva
sul
conto
di
zio
Pera
;
e
intanto
l
'
ortolano
gridava
contro
i
due
uomini
che
spingevano
la
spranga
perché
,
secondo
lui
,
essi
non
spiegavano
abbastanza
le
loro
forze
.
«
Che
una
palla
vi
trapassi
il
fegato
;
conservatevi
bene
,
ragazzi
»
,
diceva
con
ironia
.
«
Come
sono
poltroni
i
giovani
d
'
oggi
!
»
«
Provate
un
po
'
a
mettervi
qui
,
voi
,
al
posto
delle
olive
,
per
sentire
la
nostra
forza
.
»
«
Che
una
palla
vi
trapassi
la
milza
,
che
una
palla
vi
trapassi
il
calcagno
»
,
continuava
ad
imprecare
zio
Pera
.
«
Bene
!
»
,
esclamò
Maestro
Pane
,
il
vecchio
falegname
gobbo
,
che
aveva
un
solo
baffo
grigio
sulla
gran
bocca
sdentata
;
poi
egli
andò
e
mise
il
chiodo
sotto
.
Seduto
contro
il
muro
sotto
il
finestruolo
,
egli
si
batteva
di
tanto
in
tanto
i
pugni
sulle
ginocchia
,
ma
nessuno
badava
a
lui
,
che
usava
parlare
fra
sé
ad
alta
voce
.
«
Nanna
»
,
disse
il
contadino
,
«
ora
si
porta
la
cena
da
casa
mia
.
Resta
.
»
«
Tu
vuoi
divertirti
?
»
,
disse
la
donna
,
guardandolo
maliziosamente
.
«
Non
ti
basta
Efes
?
»
Tuttavia
ella
restò
;
andò
presso
il
poveretto
che
piangeva
sempre
,
e
ricominciò
a
rimproverarlo
,
consigliandolo
di
non
bere
più
,
di
non
essere
più
il
disonore
dei
suoi
parenti
;
ma
intanto
avveniva
una
cosa
strana
.
Il
Carchide
le
mostrava
il
bicchiere
colmo
,
facendo
dei
cenni
con
la
bocca
,
invitandola
silenziosamente
a
bere
,
ed
ella
guardava
il
vino
affascinata
.
«
E
dammelo
!
»
,
proruppe
alfine
.
Bustianeddu
ed
Anania
,
ritti
dietro
i
due
disgraziati
ubriaconi
,
ridevano
a
più
non
posso
.
«
Perdio
,
come
sei
brutto
!
»
,
disse
Maestro
Pane
,
sempre
parlando
fra
sé
.
Nanna
prese
il
bicchiere
,
bevette
e
cominciò
a
raccontare
brutte
storielle
sul
conto
di
zio
Pera
.
Sì
,
il
vecchio
ortolano
aspettava
la
mattina
per
tempo
che
qualche
ragazzetta
passasse
nello
stradale
;
la
chiamava
promettendole
fave
e
insalata
,
e
quando
l
'
aveva
attirata
entro
l
'
orto
cercava
...
«
Ah
,
otre
schifosa
!
»
,
gridò
zio
Pera
,
minacciandola
col
randello
.
«
Aspetta
,
aspetta
un
po
'...»
«
Ebbene
,
cosa
dico
io
?
Voi
cercavate
d
'
insegnarle
l
'ave-maria...»
Tutti
ridevano
,
ed
anche
Anania
rideva
,
sebbene
non
capisse
perché
zio
Pera
volesse
insegnare
per
forza
l
'
ave
-
maria
alle
ragazzette
che
andavano
alla
fontana
.
Intanto
Bustianeddu
aveva
seminato
le
spille
sul
posto
ove
Efes
soleva
coricarsi
,
Anania
se
ne
accorse
e
non
si
oppose
,
ma
appena
fu
a
casa
,
coricato
nel
gran
letto
di
zia
Tatàna
,
provò
un
impeto
di
rimorso
.
Non
poteva
dormire
;
si
voltava
e
rivoltava
,
sembrandogli
d
'
esser
anche
lui
tormentato
da
migliaia
di
spille
.
«
Che
hai
,
bambino
?
»
,
chiese
zia
Tatàna
,
con
l
'
usata
dolcezza
.
«
Ti
fa
male
il
ventre
?
»
«
No
,
no
...
»
«
Ma
che
hai
dunque
?
»
Egli
non
rispose
subito
,
ma
dopo
qualche
momento
rivelò
il
segreto
.
«
Abbiamo
sparso
tante
spille
sul
posto
ove
dorme
Efes
Cau
...
»
«
Ah
,
cattivi
ragazzi
!
Perché
avete
fatto
ciò
?
»
«
Perché
egli
si
ubriaca
...
»
«
Ah
!
Santa
Caterina
mia
!
»
,
sospirò
la
donna
.
«
Come
sono
cattivi
i
ragazzi
d
'
oggi
!
E
se
qualcuno
mettesse
delle
spille
dove
dormite
voi
?
Vi
piacerebbe
?
No
,
vero
?
Eppure
voi
siete
più
cattivi
di
Efes
.
Tutti
nel
mondo
siamo
cattivi
,
agnellino
mio
,
ma
bisogna
che
ci
compatiamo
a
vicenda
:
altrimenti
guai
,
ci
divoreremmo
come
i
pesci
del
mare
.
Re
Salomone
disse
che
spetta
soltanto
a
Dio
giudicare
...
Hai
capito
?
»
E
Anania
pensò
a
sua
madre
,
a
sua
madre
che
era
stata
così
cattiva
da
abbandonarlo
.
IV
.
Un
giorno
,
verso
la
metà
di
marzo
,
Bustianeddu
invitò
Anania
a
pranzo
.
Il
negoziante
di
pelli
era
dovuto
partire
improvvisamente
per
affari
,
e
il
ragazzetto
trovavasi
solo
a
casa
,
solo
e
libero
dopo
due
giorni
di
prigionia
per
una
delle
solite
assenze
dalla
scuola
:
inoltre
serbava
sulla
guancia
destra
il
segno
d
'
un
poderoso
schiaffo
somministratogli
dal
genitore
.
«
Vogliono
che
io
studi
!
»
,
disse
ad
Anania
,
aprendo
le
mani
,
col
solito
fare
da
uomo
serio
.
«
E
se
io
non
ne
ho
voglia
?
Io
desidero
fare
il
pasticciere
:
perché
non
me
lo
lasciano
fare
?
»
«
Sì
,
perché
?
»
,
chiese
Anania
.
«
Perché
è
vergooogna
!
»
,
esclamò
l
'
altro
,
allungando
la
parola
con
accento
ironico
.
«
È
vergogna
lavorare
,
apprendere
un
mestiere
,
quando
si
può
studiare
!
Così
dicono
i
miei
parenti
:
ma
ora
voglio
far
loro
una
burletta
.
Aspetta
,
aspetta
!
»
«
Che
cosa
vuoi
fare
?
»
«
Te
lo
dirò
poi
:
ora
mangiamo
.
»
Egli
aveva
preparato
i
maccheroni
:
così
egli
chiamava
certi
gnocchi
grossi
e
duri
come
mandorle
,
conditi
con
salsa
di
pomidoro
secchi
.
I
due
amici
mangiarono
in
compagnia
d
'
un
gattino
grigio
che
con
lo
zampino
bruciacchiato
prendeva
famigliarmente
i
gnocchi
dal
piatto
comune
e
se
li
portava
furbescamente
in
un
angolo
della
cucina
.
«
Come
è
curioso
!
»
,
diceva
Anania
,
seguendolo
con
gli
occhi
.
«
A
noi
ce
l
'
hanno
rubato
,
il
gatto
.
»
«
Anche
a
noi
.
Ce
ne
hanno
rubati
tanti
!
Scompaiono
e
non
si
sa
dove
vadano
a
finire
.
»
«
Scompaiono
tutti
i
gatti
del
vicinato
!
Chi
li
ruba
cosa
ne
fa
?
»
«
Ebbene
,
li
fa
arrostire
.
La
carne
è
buona
,
sai
;
sembra
carne
di
lepre
.
In
continente
la
vendono
per
lepre
:
così
dice
mio
padre
.
»
«
Tuo
padre
è
stato
in
continente
?
»
«
Sì
.
Ed
anch
'
io
ci
andrò
,
e
presto
.
»
«
Tu
?
!
»
,
disse
Anania
,
ridendo
con
un
po
'
d
'
invidia
.
Bustianeddu
allora
credé
giunto
il
momento
di
svelare
all
'
amico
i
suoi
pericolosi
progetti
.
«
Io
non
posso
più
viver
qui
»
,
cominciò
a
lamentarsi
;
«
no
,
io
voglio
andar
via
.
Cercherò
mia
madre
e
farò
il
pasticciere
;
se
vuoi
venire
,
vieni
anche
tu
.
»
Anania
arrossì
d
'
emozione
,
e
sentì
il
suo
cuore
battere
forte
forte
.
«
Non
abbiamo
denari
»
,
osservò
.
«
Ecco
,
noi
prendiamo
le
cento
lire
che
sono
nel
cassetto
del
comò
;
se
vuoi
,
le
prendiamo
subito
;
poi
le
nascondiamo
,
perché
se
partiamo
subito
mio
padre
si
accorge
che
le
ho
prese
io
;
aspettiamo
finché
passa
il
freddo
,
poi
partiamo
.
Vieni
.
»
Condusse
Anania
in
una
camera
sucida
e
disordinata
,
ingombra
di
pelli
d
'
agnello
puzzolenti
;
cercò
la
chiave
del
cassettone
in
un
nascondiglio
e
si
fece
aiutare
ad
aprire
il
cassetto
:
oltre
il
biglietto
rosso
delle
cento
lire
c
'
erano
altre
carte
-
monete
e
denari
in
argento
,
ma
i
due
ladruncoli
domestici
presero
soltanto
il
biglietto
rosso
,
richiusero
,
rimisero
la
chiave
.
«
Ora
lo
tieni
tu
»
,
disse
Bustianeddu
,
ficcando
il
biglietto
in
seno
ad
Anania
;
«
stanotte
lo
nasconderemo
nell
'
orto
del
molino
,
nel
buco
della
quercia
,
sai
;
poi
aspetteremo
.
»
Ancor
prima
che
avesse
potuto
opporsi
,
Anania
si
trovò
col
biglietto
nel
seno
,
sotto
l
'
amuleto
di
broccato
;
e
passò
una
giornata
febbrile
,
piena
di
rimorsi
,
di
paura
,
di
speranze
e
di
progetti
meravigliosi
.
Fuggire
!
Fuggire
!
Come
e
quando
non
sapeva
,
ma
oramai
sentiva
che
il
sogno
stava
per
avverarsi
,
e
ne
provava
gioia
e
terrore
.
Fuggire
,
passare
il
mare
,
penetrare
nel
regno
fantastico
di
quel
continente
misterioso
dove
si
nascondeva
sua
madre
!
Che
ansie
,
che
sogni
,
che
gioia
!
Le
cento
lire
gli
sembravano
un
tesoro
inesauribile
;
ma
intanto
sentiva
d
'
aver
commesso
un
grave
delitto
,
rubandole
,
e
non
vedeva
l
'
ora
che
arrivasse
la
notte
per
liberarsene
.
Non
era
la
prima
volta
che
i
due
amici
penetravano
nell
'
orto
coltivato
da
zio
Pera
,
scavalcando
la
finestruola
che
dalla
stalla
attigua
al
molino
dava
nell
'
orto
;
di
notte
,
però
,
non
c
'
erano
stati
mai
,
quindi
spiarono
a
lungo
prima
d
'
azzardarsi
.
Cadeva
una
sera
chiara
e
fredda
;
la
luna
piena
sorgeva
fra
le
roccie
nere
dell
'
Orthobene
,
illuminando
l
'
orto
con
un
chiarore
d
'
oro
.
Giungeva
ai
due
bimbi
affacciati
alla
finestruola
un
disperato
miagolìo
di
gatto
che
pareva
un
lamento
umano
.
«
Che
cosa
è
?
Pare
il
diavolo
!
»
,
disse
Anania
.
«
Io
non
scendo
,
no
,
io
ho
paura
.
»
«
E
rimani
qui
,
allora
!
È
un
gatto
,
non
senti
?
»
,
rispose
l
'
altro
con
disprezzo
.
«
Scendo
io
;
nascondo
il
denaro
entro
la
quercia
,
dove
zio
Pera
non
guarda
mai
;
poi
torno
.
Tu
resta
qui
a
guardare
;
se
c
'
è
pericolo
,
fischia
.
»
In
che
consistesse
poi
questo
pericolo
i
due
amici
non
sapevano
;
ma
entrambi
provavano
un
acuto
piacere
a
render
fantastica
l
'
avventura
,
alla
quale
il
chiarore
della
luna
e
quel
lamento
straziante
di
gatto
davano
un
sapore
ancor
più
piccante
.
Bustianeddu
saltò
nell
'
orto
,
ed
Anania
rimase
alla
finestra
,
un
po
'
avvilito
dalla
paura
che
lo
rendeva
tremante
,
ma
tutto
occhi
e
tutto
orecchi
.
Ed
ecco
,
appena
il
compagno
fu
scomparso
in
direzione
della
quercia
,
due
ombre
passarono
sotto
la
finestruola
;
Anania
sussultò
,
emise
un
fischio
sottile
sottile
,
e
si
nascose
sotto
il
davanzale
.
Che
impeto
di
terrore
e
di
piacere
strano
provò
in
quel
momento
!
Come
si
sarebbe
salvato
Bustianeddu
?
Che
avveniva
laggiù
?
Ecco
,
i
lamenti
del
gatto
raddoppiarono
,
si
fusero
tutti
in
un
gemito
rabbioso
e
straziante
;
poi
cessarono
.
Silenzio
.
Che
mistero
,
che
orrore
!
Anania
sentiva
il
cuore
spezzarglisi
in
seno
.
Che
accadeva
all
'
amico
?
L
'
avevano
preso
,
l
'
avevano
arrestato
?
Ora
lo
porterebbero
in
prigione
;
ed
anche
lui
,
anche
lui
subirebbe
la
sua
parte
di
guai
.
Tuttavia
non
pensò
un
solo
istante
a
mettersi
in
salvo
,
ed
attese
coraggiosamente
sotto
la
finestra
.
Ed
ecco
un
passo
,
un
respiro
ansante
,
una
voce
sommessa
e
tremula
.
«
Anania
?
Dove
diavolo
sei
?
»
Anania
balzò
su
,
porse
la
mano
al
compagno
salvo
.
«
Diavolo
»
,
disse
Bustianeddu
,
ansante
,
«
l
'
ho
scampata
bella
.
»
«
Hai
sentito
il
fischio
?
Eppure
ho
fischiato
forte
.
»
«
Niente
.
Ho
sentito
invece
il
passo
di
due
uomini
,
e
mi
sono
nascosto
sotto
i
cavoli
.
Ecco
,
sai
chi
erano
i
due
uomini
?
Zio
Pera
e
Mastru
Pane
.
Sai
che
hanno
fatto
?
Ebbene
,
c
'
è
un
laccio
pei
gatti
;
il
gatto
che
miagolava
era
preso
al
laccio
,
e
zio
Pera
lo
ha
ammazzato
col
randello
.
Maestro
Pane
prese
la
povera
bestia
sotto
il
mantello
e
disse
,
tutto
contento
:
"
Per
Dio
,
come
è
grasso
!
Meno
male
"
,
disse
zio
Pera
,
"
quello
di
avantieri
sembrava
uno
stecco
"
.
Poi
andarono
via
.
»
«
Oh
!
»
,
esclamò
Anania
a
bocca
aperta
.
«
Ora
lo
fanno
arrostire
,
capisci
,
e
cenano
.
Sono
loro
che
rubano
i
gatti
,
così
,
prendendoli
al
laccio
!
Meno
male
che
non
mi
hanno
veduto
!
»
«
E
i
denari
?
»
«
Nascosti
.
Andiamo
,
mammalucco
;
non
sei
buono
a
niente
.
»
Anania
non
si
offese
:
chiuse
la
finestra
e
rientrò
nel
molino
,
dove
si
svolgeva
la
solita
scena
.
C
'
era
Efes
che
si
grattava
le
spalle
contro
il
muro
,
cantando
Quando
Amelia
si
pura
e
si
candida
...
e
il
Carchide
che
raccontava
d
'
essere
stato
in
un
paese
vicino
,
per
certi
suoi
affari
.
«
Il
sindaco
era
amico
di
mio
padre
,
quando
noi
eravamo
ricchi
»
,
diceva
il
bel
giovine
,
la
cui
famiglia
era
stata
sempre
miserabile
.
«
Appena
sa
che
io
arrivo
nel
paese
,
mi
manda
a
chiamare
e
mi
ospita
in
casa
sua
.
Accidenti
,
che
gente
ricca
!
Trenta
servi
e
sette
serve
:
per
arrivare
alla
casa
bisogna
attraversare
tre
cortili
,
uno
dentro
l
'
altro
,
con
muri
altissimi
:
i
portoni
di
ferro
,
le
finestre
della
casa
tutte
munite
d
'inferriate.»
«
E
perché
?
»
,
chiese
il
mugnaio
.
«
Per
i
ladri
,
caro
mio
.
Perché
il
sindaco
è
ricco
come
il
Re
.
»
«
Boumh
!
Boumh
!
»
,
gridò
un
uomo
che
spingeva
la
spranga
.
«
Cosa
ne
sai
tu
?
»
,
riprese
il
Carchide
,
guardando
l
'
uomo
con
disprezzo
.
«
Il
sindaco
ed
i
suoi
fratelli
,
quando
morì
il
loro
padre
,
si
divisero
le
monete
d
'
oro
con
una
misura
capace
d
'
un
ettolitro
!
La
moglie
del
sindaco
,
poi
,
ha
otto
tancas
in
fila
,
irrigate
da
fiumi
,
con
più
di
cento
fontane
!
Ebbene
,
dicono
che
il
padre
del
sindaco
trovò
un
ascusorju
[
17
]
,
dove
il
re
di
Spagna
,
quando
fece
la
guerra
con
Eleonora
d
'
Arborea
,
nascose
più
di
cento
mila
scudi
in
oro
.
»
«
Ah
!
»
,
esclamò
il
mugnaio
,
con
un
fremito
d
'
emozione
,
appoggiandosi
sulla
pala
nera
.
«
Quelli
sì
,
quelli
son
signori
ricchi
»
,
riprese
il
Carchide
.
«
E
dunque
i
rognosi
Nuoresi
?
»
«
Il
mio
padrone
è
ricco
!
»
protestò
il
mugnaio
.
«
Possiede
più
lui
nell
'
angolo
della
scopa
che
tutti
i
tuoi
sindaci
pulciosi
.
»
«
E
va
!
»
,
gridò
il
giovine
,
facendo
le
fiche
.
«
Tu
non
sai
quel
che
dici
.
»
«
Tu
,
non
sai
quel
che
dici
,
tu
!
»
«
Il
tuo
padrone
è
pieno
di
debiti
:
ne
vedremo
la
fine
,
ne
vedremo
.
»
«
Che
tu
possa
diventar
cieco
,
prima
!
»
«
Che
tu
possa
schiantare
prima
!
»
Per
poco
il
mugnaio
ed
il
giovane
calzolaio
non
vennero
alle
mani
:
ma
la
loro
lite
fu
interrotta
da
un
assalto
di
delirium
tremens
che
colpì
il
povero
Efes
Cau
.
Egli
cadde
sulle
sanse
,
avvoltolandosi
,
contorcendosi
,
saltando
come
un
verme
,
con
gli
occhi
spaventosamente
aperti
e
i
lineamenti
contratti
.
Anania
si
gettò
in
un
angolo
,
gridando
e
piangendo
per
lo
spavento
,
mentre
Bustianeddu
corse
,
assieme
col
mugnaio
ed
altri
,
per
aiutare
il
disgraziato
.
A
poco
a
poco
Efes
tornò
in
sé
,
si
sedette
sulle
sanse
sparse
,
guardò
attorno
con
quei
suoi
grandi
occhi
sporgenti
pieni
di
terrore
,
ancora
tutto
contorto
e
tremante
.
Gli
diedero
da
bere
,
lo
confortarono
.
«
Chi
...
chi
mi
ha
assalito
?
Perché
mi
avete
bastonato
?
Ah
,
non
mi
ha
abbastanza
castigato
Dio
perché
abbiate
a
bastonarmi
anche
voi
?
»
Poi
si
mise
a
piangere
.
Lo
fecero
coricare
,
ed
egli
si
assopì
,
delirando
,
chiamando
sua
madre
ed
una
sorellina
morta
.
Anania
lo
guardava
con
terrore
e
pietà
:
avrebbe
voluto
fare
qualche
cosa
per
aiutarlo
,
ed
intanto
provava
un
istintivo
disgusto
per
quell
'
uomo
una
volta
ricco
,
ora
ridotto
ad
un
involto
di
cenci
puzzolenti
,
buttato
sulla
sansa
come
un
mucchio
di
immondezze
.
Chiamata
da
Bustianeddu
venne
zia
Tatàna
:
si
chinò
pietosamente
sul
malato
,
lo
toccò
,
lo
interrogò
,
gli
mise
un
sacco
sotto
il
capo
.
«
Bisogna
dargli
un
po
'
di
brodo
»
,
disse
sollevandosi
.
«
Ah
,
il
peccato
mortale
,
il
peccato
mortale
!
»
«
Figliolino
mio
»
,
disse
ad
Anania
,
«
va
dal
signor
padrone
a
chiedere
un
po
'
di
brodo
per
Efes
Cau
.
Va
:
vedi
come
riduce
il
peccato
mortale
?
Va
,
prendi
questa
scodella
,
va
.
»
Egli
andò
con
piacere
,
e
Bustianeddu
lo
accompagnò
.
La
casa
del
padrone
non
era
lontana
,
ed
Anania
vi
si
recava
spesso
per
farsi
dare
la
prebenda
del
cavallo
,
i
lucignoli
per
la
candela
del
molino
,
e
per
altre
commissioni
.
Le
strade
erano
qua
e
là
illuminate
dalla
luna
;
gruppi
di
paesani
passavano
cantando
un
coro
melanconico
ed
appassionato
.
Davanti
alla
casa
bianca
del
signor
Carboni
si
stendeva
un
cortile
quadrato
recinto
d
'
alti
muri
e
con
un
grande
portone
rosso
.
I
due
ragazzetti
dovettero
picchiar
forte
per
farsi
aprire
;
ed
Anania
porse
la
scodella
,
esponendo
il
caso
di
Efes
Cau
alla
domestica
che
dischiuse
il
portone
.
«
Non
sarà
per
voi
,
il
brodo
,
eh
?
»
,
sogghignò
la
serva
,
squadrando
sospettosa
i
due
amici
.
«
Va
al
diavolo
,
Maria
Iscorronca
[
18
]
,
noi
non
abbiamo
bisogno
di
brodo
»
,
gridò
Bustianeddu
.
«
Animaletto
,
ora
ti
pago
gli
insulti
»
,
disse
la
serva
,
rincorrendolo
per
la
strada
.
Ma
egli
fuggì
,
mentre
Anania
penetrava
nel
cortile
illuminato
dalla
luna
.
«
Chi
è
:
cosa
vogliono
?
»
,
chiedeva
una
vocina
sottile
,
dall
'
ombra
di
una
tettoia
sotto
cui
aprivasi
la
porta
della
cucina
.
«
Sono
io
!
»
,
gridò
Anania
,
avanzandosi
,
con
la
scodella
fra
le
mani
.
«
Efes
Cau
è
malato
,
nel
molino
,
e
mia
madre
prega
la
signora
padrona
che
dia
un
po
'
di
brodo
al
disgraziato
.
»
«
Oh
,
vieni
!
»
,
rispose
la
vocina
.
In
quel
momento
rientrò
la
serva
,
che
non
avendo
potuto
raggiungere
Bustianeddu
prese
a
spintoni
il
piccolo
Anania
.
Allora
la
bimba
che
aveva
detto
«
vieni
»
balzò
fuori
e
difese
il
figlio
del
mugnaio
.
«
Lascialo
:
che
ti
ha
fatto
?
»
,
disse
,
tirando
la
sottana
alla
serva
.
«
Dagli
subito
il
brodo
.
Subito
!
»
Questa
protezione
,
quel
tono
da
padrona
,
quella
figurina
grassa
e
rossa
,
vestita
di
flanellina
turchina
,
quel
nasetto
prepotente
rivolto
all
'
insù
fra
due
guancie
molto
paffute
,
quei
due
occhi
scintillanti
alla
luna
,
fra
due
bende
ricciolute
di
capelli
rossicci
,
piacquero
immensamente
ad
Anania
.
Egli
conosceva
già
la
figlia
del
padrone
,
Margherita
Carboni
,
come
la
chiamavano
tutti
i
bimbi
che
frequentavano
il
molino
;
qualche
volta
ella
gli
aveva
dato
i
lucignoli
ed
anche
l
'
orzo
per
il
cavallo
,
e
quasi
tutti
i
giorni
egli
la
vedeva
nell
'
orto
e
ad
intervalli
anche
nel
molino
,
dove
essa
si
recava
con
suo
padre
;
ma
mai
s
'
era
immaginato
che
quella
signorina
grassa
e
rossa
e
dall
'
aria
superba
fosse
così
affabile
e
buona
.
Mentre
la
serva
entrava
in
cucina
per
prendere
il
brodo
,
Margherita
domandò
ad
Anania
qualche
particolare
sulla
malattia
di
Efes
Cau
.
«
Egli
oggi
ha
mangiato
qui
,
in
questo
cortile
»
,
ella
disse
con
serietà
.
«
Pareva
sano
.
»
«
È
un
male
che
viene
agli
ubriaconi
»
,
spiegò
Anania
.
«
Si
contorceva
come
un
gatto
...
»
Appena
dette
queste
parole
egli
arrossì
ricordando
il
gatto
preso
al
laccio
da
zio
Pera
,
e
le
cento
lire
rubate
e
nascoste
nell
'
orto
.
Cento
lire
rubate
!
Che
avrebbe
detto
Margherita
Carboni
se
avesse
saputo
che
lui
,
Anania
,
lui
,
il
figlio
del
mugnaio
,
lui
,
l
'
abbandonato
,
lui
,
il
servo
,
verso
cui
la
piccola
padrona
si
degnava
mostrarsi
affabile
e
buona
,
aveva
rubato
cento
lire
e
che
queste
cento
lire
erano
nascoste
nell
'
orto
?
Ladro
!
Egli
era
un
ladro
,
e
di
una
somma
enorme
!
Solo
in
quel
momento
percepì
tutta
la
vergogna
della
sua
azione
,
e
sentì
dolore
,
umiliazione
,
rimorso
.
«
Come
un
gatto
,
ah
!
»
,
disse
Margherita
stringendo
i
denti
e
torcendo
il
nasino
;
«
Dio
mio
,
Dio
mio
;
è
meglio
che
egli
muoia
.
»
La
serva
tornò
,
con
la
scodella
colma
di
brodo
.
Anania
non
poté
più
aprir
bocca
:
prese
la
scodella
e
andò
via
piano
piano
,
badando
di
non
versare
il
brodo
.
Sentiva
una
strana
voglia
di
piangere
,
e
quando
raggiunse
Bustianeddu
,
nello
svolto
della
strada
,
ripeté
le
parole
di
Margherita
:
«
È
meglio
che
egli
muoia
»
.
«
Chi
?
È
caldo
quel
brodo
?
Ora
lo
assaggio
...
»
,
disse
l
'
altro
,
allungando
il
collo
verso
la
scodella
.
Ma
Anania
si
irritò
.
«
Non
toccare
!
»
,
gridò
.
«
Tu
sei
cattivo
;
tu
diventerai
come
Efes
.
Perché
hai
preso
i
denari
?
»
aggiunse
,
abbassando
la
voce
.
«
È
peccato
mortale
,
rubare
.
Va
a
riprenderli
e
rimettili
nel
cassetto
.
»
«
Poh
!
Poh
!
Sei
matto
?
»
«
Ed
io
lo
dico
a
mia
madre
!
»
«
Tua
madre
!
»
,
disse
l
'
altro
con
ironia
.
«
Va
a
cercarla
!
»
Intanto
camminavano
lentamente
,
ed
Anania
guardava
sempre
la
scodella
.
«
Siamo
ladri
!
»
,
disse
a
bassa
voce
.
«
Il
denaro
è
di
mio
padre
,
e
tu
sei
un
mammalucco
.
Andrò
via
io
solo
,
io
solo
ed
io
solo
!
»
«
Va
,
che
tu
non
possa
più
ritornare
!
Ma
io
...
io
lo
dirò
a
...
a
zia
Tatàna
»
(
sì
,
ora
si
vergognò
di
dire
mia
madre
!
)
.
«
Spia
!
»
,
proruppe
Bustianeddu
,
minacciandolo
coi
pugni
stretti
.
«
Se
tu
parli
ti
ammazzo
come
una
lucertola
,
ti
rompo
i
denti
con
una
pietra
,
ti
faccio
cacciar
le
viscere
per
gli
occhi
.
»
Anania
abbassò
le
spalle
,
pauroso
di
rovesciar
il
brodo
e
di
ricevere
i
pugni
dell
'
amico
,
ma
non
ritirò
la
minaccia
di
rivelare
ogni
cosa
a
zia
Tatàna
.
«
Che
diavolo
ti
han
detto
dentro
quel
cortile
?
»
,
proseguì
l
'
altro
,
fremente
.
«
Che
ti
ha
detto
quella
servaccia
?
Parla
.
»
«
Niente
.
Ma
io
non
voglio
essere
un
ladro
.
»
«
Tu
sei
un
bastardo
»
,
gridò
allora
Bustianeddu
,
«
ecco
cosa
sei
.
Ed
io
ora
vado
,
riprendo
i
denari
e
non
ti
guardo
più
in
faccia
.
»
S
'
allontanò
di
corsa
,
lasciando
Anania
colpito
da
un
dolore
profondo
.
Ladro
,
bastardo
,
abbandonato
!
Era
troppo
,
era
troppo
!
Egli
pianse
e
le
sue
lagrime
caddero
entro
la
scodella
.
«
Ed
ora
anche
Bustianeddu
mi
abbandona
e
va
via
solo
!
Ed
io
,
quando
potrò
partire
io
?
Quando
potrò
ricercarla
?
Quando
sarò
grande
!
»
,
rispose
a
se
stesso
,
rianimandosi
.
«
Ora
non
m
'importa.»
Tuttavia
,
appena
consegnò
la
scodella
a
zia
Tatàna
,
corse
al
finestruolo
della
stalla
.
Silenzio
.
Non
si
vedeva
nessuno
,
non
s
'
udiva
nulla
nel
grande
orto
umido
e
chiaro
sotto
la
luna
.
Le
montagne
si
delineavano
azzurre
sullo
sfondo
vaporoso
del
cielo
;
tutto
era
silenzio
e
pace
.
Ad
un
tratto
giunse
dal
molino
la
voce
di
Bustianeddu
.
«
Egli
non
ha
ripreso
i
denari
?
»
,
pensò
Anania
.
«
Non
è
entrato
nell
'
orto
.
Se
andassi
io
?
»
Ma
ebbe
paura
;
rientrò
nel
molino
e
cominciò
ad
aggirarsi
come
un
gattino
affamato
intorno
a
zia
Tatàna
che
curava
il
malato
.
Ella
gli
fece
la
solita
domanda
:
«
Che
hai
?
Ti
fa
male
il
ventre
?
»
.
«
Sì
,
andiamo
a
casa
.
»
Zia
Tatàna
capì
che
egli
voleva
dirle
qualche
cosa
e
lo
accompagnò
fuori
.
«
Gesù
,
Gesù
,
Santa
Caterina
bella
!
»
,
proruppe
,
appena
seppe
tutto
.
«
In
che
mondo
siamo
noi
!
Anche
gli
uccelli
,
anche
i
pulcini
dentro
l
'
uovo
commettono
il
male
!
»
Anania
non
seppe
mai
come
zia
Tatàna
avesse
persuaso
Bustianeddu
a
rimettere
il
denaro
nel
cassetto
:
però
d
'
allora
in
poi
i
due
amici
si
guardarono
un
po
'
in
cagnesco
,
e
per
ogni
piccola
cosa
si
insultavano
e
venivano
alle
mani
.
L
'
inverno
passò
,
ma
anche
in
aprile
il
frantoio
continuò
a
funzionare
perché
l
'
abbondanza
delle
olive
era
quell
'
anno
straordinaria
.
Qualche
volta
però
,
Anania
il
mugnaio
chiudeva
il
frantoio
,
andava
nei
campi
a
zappare
il
frumento
del
padrone
e
conduceva
con
sé
il
piccolo
Anania
,
del
quale
voleva
fare
un
contadino
;
ed
il
bimbo
lo
seguiva
tutto
lieto
di
rendersi
utile
,
recando
con
alterezza
sulle
spalle
la
zappa
e
la
bisaccia
delle
provviste
.
In
mezzo
ai
campi
quell
'
anno
coltivati
dal
mugnaio
,
sorgevano
due
pini
alti
,
sonori
come
due
torrenti
.
Era
un
paesaggio
dolce
e
melanconico
,
qua
e
là
sparso
di
vigne
solitarie
,
senza
alberi
,
né
macchie
.
La
voce
umana
vi
si
perdeva
senza
eco
,
quasi
attratta
e
ingoiata
dall
'
unico
mormorìo
dei
pini
,
le
cui
immense
chiome
pareva
sovrastassero
le
montagne
grigie
e
paonazze
dell
'
orizzonte
.
Mentre
il
padre
zappava
,
curvo
sulla
distesa
verde
-
chiara
del
frumento
tenero
,
Anania
si
perdeva
attraverso
i
campi
nudi
e
melanconici
,
cantando
con
gli
uccelli
,
cercando
funghi
ed
erbe
.
Qualche
volta
il
padre
,
sollevandosi
,
lo
vedeva
in
lontananza
e
provava
una
stretta
al
cuore
,
poiché
il
luogo
,
il
lavoro
,
la
figurina
del
bimbo
,
tutto
gli
ricordava
Olì
,
i
suoi
fratellini
,
l
'
errore
commesso
,
l
'
amore
,
le
gioie
perdute
.
Dov
'
era
Olì
?
E
chi
lo
sapeva
?
Ella
s
'
era
perduta
,
s
'
era
smarrita
come
l
'
uccellino
nei
campi
:
ebbene
,
peggio
per
lei
;
Anania
il
mugnaio
credeva
di
compiere
abbastanza
il
proprio
dovere
allevando
il
figliuolo
;
se
trovava
il
tesoro
che
sempre
sognava
,
manderebbe
il
bimbo
agli
studi
,
se
no
ne
farebbe
un
buon
contadino
:
che
pretendere
di
più
?
E
quelli
che
non
riconoscono
i
propri
figli
,
e
che
invece
di
raccoglierli
ed
allevarli
cristianamente
,
come
egli
faceva
,
li
abbandonavano
alla
miseria
ed
alla
mala
sorte
?
Sì
,
anche
certe
persone
ricche
,
anche
certi
signori
facevano
così
.
Sì
,
anche
il
padrone
...
sì
,
anche
il
signor
Carboni
...
Basta
,
Anania
grande
si
consolava
pensando
a
ciò
;
tuttavia
gli
rimaneva
in
cuore
un
senso
di
tristezza
,
e
guardando
in
lontananza
gli
pareva
di
scorgere
i
nuraghi
che
circondavano
la
cantoniera
di
Olì
;
e
durante
l
'
ora
dei
pasti
,
o
mentre
si
riposava
all
'
ombra
dei
pini
sonori
,
interrogava
il
figliuolo
sulle
sue
vicende
passate
.
Anania
aveva
soggezione
del
padre
,
e
non
osava
mai
guardarlo
negli
occhi
;
ma
una
volta
spinto
nella
via
dei
ricordi
chiacchierava
volentieri
,
abbandonandosi
al
piacere
nostalgico
di
raccontare
tante
cose
passate
.
Ricordava
tutto
;
Fonni
,
la
casa
e
i
racconti
della
vedova
,
il
buon
Zuanne
dalle
grandi
orecchie
,
i
carabinieri
,
i
frati
,
il
cortile
del
convento
,
le
castagne
,
le
capre
,
le
montagne
,
la
fabbrica
dei
ceri
.
Ma
parlava
pochissimo
di
sua
madre
,
mentre
il
mugnaio
lo
tirava
sempre
su
quell
'
argomento
.
«
Ebbene
,
ti
bastonava
tua
madre
?
»
«
Mai
,
mai
!
»
,
protestava
Anania
.
«
Io
so
invece
che
ti
bastonava
.
»
«
Possiate
vedermi
senza
occhi
,
se
è
vero
!
»
,
spergiurava
il
ragazzetto
.
«
E
dimmi
...
che
cosa
faceva
essa
?
»
«
Lavorava
sempre
...
»
«
È
vero
che
un
carabiniere
la
voleva
in
isposa
?
»
«
Non
è
vero
!
Essi
i
carabinieri
,
mi
dicevano
:
"
Di
'
a
tua
madre
che
venga
;
abbiamo
da
parlarle
...
".»
«
Ed
essa
?
»
,
chiedeva
un
po
'
ansioso
il
mugnaio
.
«
Ah
,
essa
si
arrabbiava
come
un
cane
!
»
«
Ah
!
»
Il
mugnaio
sospirava
:
provava
un
senso
di
sollievo
nel
sentire
che
ella
non
andava
dai
carabinieri
.
Ebbene
,
sì
;
egli
le
voleva
ancora
bene
,
egli
ricordava
con
tenerezza
gli
occhi
chiari
e
ardenti
di
lei
,
ricordava
i
fratellini
,
il
povero
e
sofferente
cantoniere
;
ma
che
poteva
farci
?
Se
fosse
stato
libero
l
'
avrebbe
certamente
sposata
;
invece
aveva
dovuto
abbandonarla
:
adesso
tornava
inutile
pensarci
.
«
Va
»
,
diceva
ad
Anania
,
finito
il
pasto
frugale
;
«
là
dove
c
'
è
quel
fico
,
vedi
,
c
'
era
una
casa
antichissima
.
Va
e
fruga
per
terra
,
chissà
che
tu
trovi
qualche
cosa
.
»
Il
fanciullo
partiva
di
corsa
,
mentre
il
padre
pensava
:
«
Le
anime
innocenti
trovano
più
facilmente
i
tesori
.
Se
trovassimo
qualche
cosa
!
Passerei
un
tanto
ad
Olì
,
e
,
morta
mia
moglie
,
la
sposerei
.
Dopo
tutto
sono
stato
io
il
primo
ad
ingannarla
»
.
Ma
Anania
non
trovava
niente
.
Verso
sera
padre
e
figlio
tornavano
lentamente
in
paese
,
attraversando
lo
stradale
chiaro
nei
cui
sfondi
ardeva
il
crepuscolo
d
'
oro
.
Zia
Tatàna
li
aspettava
con
la
cena
pronta
ed
il
fuoco
cigolante
nel
focolare
pulito
.
Ella
soffiava
il
naso
al
piccolo
Anania
,
gli
puliva
gli
occhi
,
narrava
al
marito
gli
avvenimenti
della
giornata
.
Nanna
l
'
ubriacona
era
caduta
sul
fuoco
,
Efes
Cau
aveva
un
paio
di
scarpe
nuove
,
zio
Pera
aveva
bastonato
un
bambino
;
il
signor
Carboni
era
stato
al
molino
per
vedere
il
cavallo
.
«
Dice
che
è
orribilmente
dimagrato
.
»
«
Diavolo
,
ha
lavorato
tanto
:
cosa
vuole
il
padrone
?
Anche
le
bestie
son
di
carne
e
d
'ossa.»
Dopo
cena
il
mugnaio
andava
alla
bettola
,
perfettamente
dimentico
di
Olì
e
delle
sue
avventure
;
e
zia
Tatàna
filava
e
raccontava
una
fiaba
al
suo
figlio
d
'
adozione
,
qualche
volta
assisteva
anche
Bustianeddu
.
«
"
Dicono
che
una
volta
c
'
era
un
re
con
sette
occhi
d
'
oro
in
fronte
che
sembravano
sette
stelle
.
"
»
Oppure
la
fiaba
dell
'
Orco
e
di
Mariedda
.
Mariedda
era
fuggita
dalla
casa
dell
'
Orco
:
«"...Ella
fuggiva
,
fuggiva
,
gittando
dei
chiodi
che
si
moltiplicavano
,
si
moltiplicavano
,
coprivano
tutta
la
pianura
.
Zio
Orco
la
inseguiva
,
la
inseguiva
,
ma
non
riusciva
a
prenderla
perché
i
chiodi
gli
foravano
i
piedi
...
"
»
Dio
,
Dio
,
che
brivido
di
piacere
destava
nei
bimbi
la
fuga
di
Mariedda
!
Che
differenza
fra
la
cucina
,
la
figura
e
i
racconti
della
vedova
di
Fonni
,
e
la
cucina
pulita
e
calda
e
la
figura
soave
e
le
storielle
meravigliose
di
zia
Tatàna
!
Eppure
qualche
volta
Anania
si
annoiava
,
o
almeno
non
provava
l
'
emozione
fremente
che
i
racconti
della
vedova
gli
avevano
un
tempo
destato
;
forse
perché
al
posto
del
buon
Zuanne
,
del
fratellino
amato
,
c
'
era
Bustianeddu
cattivo
e
maligno
,
che
gli
dava
dei
pizzicotti
e
lo
chiamava
spia
e
bastardo
anche
davanti
alla
gente
e
nonostante
gli
ammonimenti
di
zia
Tatàna
.
Una
sera
lo
chiamò
bastardo
davanti
a
Margherita
Carboni
,
che
assieme
con
la
serva
era
venuta
per
una
commissione
in
casa
del
mugnaio
.
Zia
Tatàna
gli
si
gettò
sopra
e
gli
turò
la
bocca
,
ma
troppo
tardi
.
Ella
aveva
udito
,
ed
Anania
provò
un
dolore
indicibile
,
non
raddolcito
neppure
dal
pezzo
di
pane
intinto
nel
miele
che
zia
Tatàna
diede
a
lui
ed
a
Margherita
.
A
Bustianeddu
niente
.
Ma
che
cosa
era
un
pezzo
di
pane
intinto
nel
miele
dopo
la
profonda
amarezza
di
sentirsi
chiamato
bastardo
davanti
a
Margherita
Carboni
?
Ella
era
vestita
di
verde
,
con
calze
violette
ed
aveva
intorno
al
capo
una
sciarpa
di
lana
rossa
che
coloriva
ancor
più
le
sue
guancie
paffute
e
faceva
risaltare
l
'
azzurro
degli
occhi
lucenti
.
Quella
notte
Anania
la
sognò
così
,
bella
e
colorita
come
l
'
arcobaleno
,
ed
anche
nel
sogno
provava
il
dolore
d
'
essere
stato
chiamato
bastardo
davanti
a
lei
.
Nella
Settimana
Santa
,
però
,
-
quell
'
anno
la
Pasqua
ricorreva
agli
ultimi
d
'
aprile
,
-
il
mugnaio
compié
il
precetto
pasquale
ed
il
confessore
gli
impose
di
riconoscere
legalmente
il
figliuolo
.
Nello
stesso
tempo
Anania
,
che
compiva
gli
otto
anni
,
venne
cresimato
:
padrino
il
signor
Carboni
.
Fu
un
grande
avvenimento
per
il
ragazzo
e
per
la
città
tutta
che
s
'
era
data
convegno
nella
cattedrale
,
ove
Monsignor
Demartis
,
il
bel
vescovo
imponente
,
impartiva
la
cresima
a
centinaia
di
fanciulletti
.
Per
le
porte
spalancate
,
che
ad
Anania
parevano
grandissime
,
la
primavera
con
la
sua
viva
luce
e
il
suo
tepore
fragrante
penetrava
nella
chiesa
gremita
di
donne
dai
costumi
di
porpora
,
di
signore
,
di
bimbi
lieti
.
Il
signor
Carboni
,
grosso
,
rosso
in
viso
,
con
gli
occhi
azzurri
e
i
capelli
rossicci
,
col
gilè
di
terziopelo
attraversato
da
una
enorme
catena
d
'
oro
,
veniva
salutato
,
riverito
,
ricercato
dai
personaggi
più
cospicui
,
dai
paesani
e
dalle
paesane
,
dalle
signore
e
dai
bimbi
che
gremivano
la
chiesa
,
Anania
si
sentiva
altero
e
felice
di
tanto
padrino
;
è
vero
che
il
signor
Carboni
doveva
cresimare
altri
diciassette
bambini
;
ma
ciò
non
toglieva
importanza
al
singolo
onore
di
tutti
i
diciotto
figliocci
.
Dopo
la
cerimonia
questi
diciotto
figliocci
,
coi
rispettivi
parenti
,
accompagnarono
a
casa
il
padrino
,
ed
Anania
poté
ammirare
la
sala
di
Margherita
,
di
cui
aveva
sentito
dir
mirabilia
,
-
una
vasta
stanza
tappezzata
di
carta
rossa
,
con
seggioloni
del
secolo
scorso
e
cassettoni
ornati
di
fiori
artificiali
sotto
lampade
di
cristallo
,
nonché
di
alzatine
con
frutta
di
marmo
e
piattini
con
fette
di
salame
e
di
cacio
pure
di
marmo
.
Furon
serviti
liquori
,
caffè
,
biscotti
e
amaretti
;
e
la
bella
signora
Carboni
,
che
aveva
due
profonde
fossette
sulle
guancie
e
i
capelli
neri
tirati
tirati
sulle
tempie
,
graziosamente
adorna
d
'
un
vestito
da
camera
,
d
'
indiana
a
quadretti
azzurri
e
rossi
,
con
volante
e
merletto
in
fondo
,
fu
amabile
con
tutti
e
baciò
i
bimbi
consegnando
a
ciascuno
di
loro
un
involtino
.
Lungamente
Anania
ricordò
questi
particolari
.
Ricordò
che
invano
aveva
ardentemente
desiderato
che
Margherita
entrasse
nella
sala
e
notasse
il
suo
costumino
nuovo
,
di
fustagno
gialliccio
,
duro
come
la
pelle
del
diavolo
,
e
ricordò
che
la
signora
Cicita
Carboni
,
baciandolo
e
battendogli
lievemente
la
mano
inanellata
sulla
testina
orribilmente
rasa
,
aveva
detto
al
mugnaio
:
«
Ah
,
compare
,
perché
l
'
avete
conciato
così
?
Sembra
calvo
...
»
.
«
Lasciate
,
comare
»
,
aveva
risposto
Anania
grande
,
secondando
il
benevolo
scherzo
della
signora
,
«
la
testa
di
questo
buon
pulcino
sembrava
un
bosco
...
»
«
Ebbene
»
,
riprese
la
signora
,
«
avete
dunque
fatto
il
vostro
dovere
?
»
«
Fatto
!
Fatto
!
»
«
Me
ne
rallegro
.
Credete
pure
,
solo
i
figli
legittimi
sono
il
sostegno
dei
padri
nella
vecchiaia
.
»
Poi
s
'
avvicinò
il
signor
Carboni
.
«
Che
occhi
indiavolati
ha
questo
montanaro
!
»
,
disse
,
guardando
il
bimbo
negli
occhi
.
«
Ebbene
,
perché
li
abbassi
?
Ridi
?
Ah
,
diavoletto
...
»
Anania
rideva
di
gioia
nel
vedersi
osservato
dal
padrino
,
e
guardato
con
affetto
dalla
signora
Carboni
.
«
Che
cosa
diventerai
,
diavoletto
?
»
Egli
abbassava
e
sollevava
gli
occhi
lucenti
(
che
le
cure
di
zia
Tatàna
avevano
guarito
perfettamente
)
,
e
cercava
di
nascondersi
dietro
del
padre
.
«
Dunque
,
rispondi
al
padrino
!
»
,
esclamò
il
mugnaio
scuotendolo
.
«
Che
cosa
ti
farai
,
diavoletto
?
»
«
Mugnaio
?
»
,
chiese
la
signora
.
Egli
accennò
di
no
,
di
no
.
«
Ah
,
non
ti
piace
?
Contadino
?
»
No
,
e
sempre
no
.
«
Ebbene
,
vuoi
studiare
?
»
,
chiese
astutamente
il
mugnaio
.
«Sì.»
«
Ah
,
bravo
!
»
,
disse
il
signor
Carboni
,
«
tu
vuoi
studiare
?
ti
farai
prete
?
»
«
Ancora
no
.
»
«
Avvocato
?
»
,
chiese
il
mugnaio
.
«Sì.»
«
Diavolo
!
Diavolo
!
Lo
dicevo
io
che
ha
gli
occhi
vivi
!
Vuol
farsi
avvocato
il
piccolo
topo
!
»
«
Ah
,
caro
mio
,
siamo
poveri
»
,
osservò
sospirando
il
mugnaio
.
«
Se
il
bimbo
ha
voglia
di
studiare
la
provvidenza
non
mancherà
»
,
disse
il
padrone
.
«
Non
mancherà
!
»
,
ripeté
come
eco
la
padrona
,
queste
parole
decisero
il
destino
di
Anania
:
ed
egli
non
le
dimenticò
mai
più
.
Il
frantoio
venne
definitivamente
chiuso
,
-
per
quell
'
anno
,
-
ed
il
mugnaio
si
trasformò
del
tutto
in
contadino
.
Una
primavera
ardente
ingialliva
già
le
campagne
;
le
vespe
e
le
api
ronzavano
intorno
alla
casetta
di
zia
Tatàna
;
il
grande
sambuco
del
cortiletto
coprivasi
di
un
meraviglioso
merletto
di
fiori
giallognoli
.
Nel
cortile
d
'
Anania
conveniva
quasi
sempre
tutti
i
giorni
la
compagnia
che
già
usava
riunirsi
nel
molino
:
zio
Pera
col
randello
,
Efes
e
Nanna
costantemente
ubriachi
,
il
bel
calzolaio
Carchide
,
Bustianeddu
ed
il
padre
,
nonché
altre
persone
del
vicinato
.
Inoltre
Maestro
Pane
aveva
messo
su
bottega
in
un
bugigattolo
in
faccia
al
cortiletto
;
tutto
il
santo
giorno
era
un
viavai
di
gente
che
rideva
,
gridava
,
s
'
insultava
,
diceva
male
parole
.
Il
piccolo
Anania
passava
le
sue
giornate
fra
questa
gente
meschina
e
violenta
,
dalla
quale
apprendeva
atti
e
parole
sconcie
,
abituandosi
allo
spettacolo
dell
'
ubriachezza
e
della
miseria
incosciente
.
A
fianco
della
bottega
di
Maestro
Pane
,
in
un
altro
bugigattolo
nero
di
fuliggine
e
di
ragnatele
,
marciva
una
misera
ragazzetta
inferma
,
del
cui
padre
,
partito
per
lavorare
in
una
miniera
africana
,
non
s
'
era
saputo
più
nulla
:
l
'
infelice
creatura
,
soprannominata
Rebecca
,
viveva
sola
,
abbandonata
,
piagata
,
su
una
stuoia
lurida
,
fra
nugoli
d
'
insetti
e
di
mosche
.
Più
in
là
abitava
una
vedova
con
cinque
bambini
che
mendicavano
;
lo
stesso
Maestro
Pane
chiedeva
spesso
l
'
elemosina
.
Con
tutto
ciò
la
gente
era
allegra
:
i
cinque
bimbi
mendicanti
ridevano
sempre
,
Maestro
Pane
parlava
con
se
stesso
ad
alta
voce
,
raccontandosi
storielle
amene
e
ricordandosi
fatti
allegri
della
sua
gioventù
.
Solo
nei
meriggi
luminosissimi
,
quando
il
vicinato
taceva
e
le
vespe
ronzavano
tra
i
fiori
del
sambuco
,
conciliando
il
sonno
al
piccolo
Anania
coricato
supino
sul
limitare
della
porta
,
vibrava
nel
silenzio
caldo
il
lamento
acuto
di
Rebecca
,
che
saliva
,
si
spandeva
,
si
spezzava
,
ricominciava
,
slanciavasi
in
alto
,
sprofondavasi
sotterra
,
e
per
così
dire
pareva
trafiggesse
il
silenzio
con
un
getto
di
freccie
sibilanti
.
In
quel
lamento
era
tutto
il
dolore
,
il
male
,
la
miseria
,
l
'
abbandono
,
lo
spasimo
non
ascoltato
del
luogo
e
delle
persone
;
era
la
voce
stessa
delle
cose
,
il
lamento
delle
pietre
che
cadevano
ad
una
ad
una
dai
muri
neri
delle
casette
preistoriche
,
dei
tetti
che
si
sfasciavano
,
delle
scalette
esterne
e
dei
poggiuoli
di
legno
tarlato
che
minacciavano
rovina
,
delle
euforbie
che
crescevano
nelle
straducole
rocciose
,
delle
gramigne
che
coprivano
i
muri
,
della
gente
che
non
mangiava
,
delle
donne
che
non
avevano
vesti
,
degli
uomini
che
si
ubriacavano
per
stordirsi
e
che
bastonavano
le
donne
ed
i
fanciulli
e
le
bestie
perché
non
potevano
percuotere
il
destino
,
delle
malattie
non
curate
,
della
miseria
accettata
incoscientemente
come
la
vita
stessa
.
Ma
chi
ci
badava
?
Lo
stesso
piccolo
Anania
,
coricato
supino
sul
limitare
della
porta
,
scacciava
le
mosche
e
le
vespe
agitando
un
fiore
di
sambuco
,
e
pensava
istintivamente
:
«
Uh
!
Perché
grida
sempre
quella
lì
?
Cosa
la
fa
gridare
?
Non
ci
devono
essere
gli
ammalati
nel
mondo
?
»
.
Egli
s
'
era
fatto
tondo
tondo
,
ingrassato
dai
cibi
abbondanti
,
dal
dolce
far
niente
,
e
sopratutto
dal
sonno
.
Dormiva
sempre
.
Ed
anche
nei
meriggi
silenziosi
,
nonostante
il
grido
continuo
di
Rebecca
,
egli
finiva
con
l
'
addormentarsi
,
col
fior
di
sambuco
nella
manina
rossa
,
e
il
naso
coperto
di
mosche
.
E
sognava
di
trovarsi
ancora
lassù
,
nella
casa
della
vedova
,
nella
cucina
vigilata
dal
gabbano
nero
che
pareva
un
fantasma
appiccato
:
ma
sua
madre
non
c
'
era
più
,
era
fuggita
,
lontano
,
in
una
terra
ignota
.
Ed
un
frate
veniva
dal
convento
,
ed
insegnava
a
leggere
e
scrivere
al
piccolo
abbandonato
,
che
voleva
studiare
per
mettersi
in
viaggio
alla
ricerca
di
sua
madre
.
Il
frate
parlava
,
ma
Anania
non
riusciva
a
sentirlo
,
perché
dal
gabbano
usciva
un
lamento
acuto
e
straziante
che
assordava
.
Dio
mio
,
che
paura
!
Era
la
voce
dello
spirito
del
bandito
morto
.
Ed
oltre
alla
paura
,
Anania
provava
un
gran
fastidio
al
naso
ed
agli
occhi
.
Erano
le
mosche
.
V
.
Finalmente
il
suo
sogno
s
'
avverò
.
Una
mattina
di
ottobre
egli
s
'
alzò
più
presto
del
solito
,
e
zia
Tatàna
lo
lavò
,
lo
pettinò
,
gli
fece
indossare
il
vestitino
nuovo
,
quello
di
fustagno
duro
come
la
pelle
del
diavolo
.
Anania
grande
,
che
divorava
già
la
sua
colazione
,
-
un
arrosto
di
viscere
di
pecora
,
-
quando
vide
il
fanciullo
pronto
per
recarsi
alla
scuola
rise
di
gioia
,
e
gli
disse
,
minacciandolo
con
un
dito
:
«
Ohi
,
ohi
,
se
non
fai
da
bravo
!
Ti
mando
da
Maestro
Pane
a
far
le
casse
da
morto
...
»
.
Bustianeddu
venne
a
prendere
Anania
e
lo
accompagnò
con
una
certa
aria
di
sprezzante
protezione
.
La
mattina
era
splendida
;
nell
'
aria
limpida
passava
un
dolce
odore
di
mosto
,
di
caffè
,
di
vinaccia
in
fermentazione
;
le
galline
ed
i
galli
cantavano
per
le
strade
;
i
contadini
si
recavano
in
campagna
coi
lunghi
carri
coperti
di
pampini
,
preceduti
dai
cani
allegri
e
frementi
.
Anania
si
sentiva
felice
,
benché
il
compagno
parlasse
male
della
scuola
e
dei
maestri
.
«
Il
tuo
maestro
,
Ananì
,
pare
un
gallo
,
col
berretto
rosso
e
la
voce
rauca
.
Io
l
'
ho
dovuto
sopportare
per
un
anno
,
che
il
diavolo
gli
roda
il
calcagno
.
»
Le
scuole
erano
all
'
altra
estremità
di
Nuoro
,
in
un
convento
circondato
da
orti
melanconici
;
la
classe
di
Anania
,
al
pianterreno
,
guardava
sulla
strada
solitaria
;
molta
polvere
copriva
le
pareti
,
la
cattedra
del
maestro
sembrava
rosicchiata
dai
topi
;
macchie
d
'
inchiostro
,
incisioni
e
graffiti
,
nomi
che
parevano
geroglifici
,
decoravano
i
banchi
.
Anania
provò
una
vera
delusione
nel
veder
comparire
,
invece
del
maestro
descrittogli
da
Bustianeddu
,
una
maestra
vestita
in
costume
,
piccola
e
pallida
,
con
due
baffetti
neri
sul
labbro
superiore
come
li
aveva
anche
zia
Tatàna
.
Quaranta
bambini
animavano
la
classe
.
Anania
era
il
più
grande
di
tutti
,
e
forse
per
ciò
la
piccola
maestra
,
che
aveva
anche
due
terribili
occhi
neri
,
si
rivolgeva
a
lui
di
preferenza
,
chiamandolo
col
solo
cognome
e
parlandogli
un
po
'
in
dialetto
sardo
,
un
po
'
in
lingua
italiana
.
Quest
'
attenzione
ostinata
non
gli
piaceva
,
ma
gli
giovò
:
dopo
tre
sole
ore
di
scuola
egli
sapeva
già
leggere
e
scrivere
due
vocali
;
è
vero
che
una
era
la
vocale
o
,
ma
ciò
non
toglieva
importanza
al
suo
merito
.
Verso
le
undici
,
però
,
egli
era
già
stufo
della
scuola
e
della
maestra
,
nonché
del
vestito
nuovo
che
lo
impacciava
assai
:
sbadigliava
e
pensava
al
cortiletto
,
al
sambuco
,
al
cestino
dei
fichi
d
'
India
ove
ogni
tanto
egli
usava
cacciar
le
manine
agguerrite
contro
le
spine
.
Non
veniva
mai
l
'
ora
d
'
andar
via
,
dunque
?
Molti
compagni
piangevano
,
e
la
maestra
si
sfiatava
invano
,
predicando
l
'
amor
della
scuola
e
la
tranquillità
.
Finalmente
l
'
uscio
s
'
aprì
:
comparve
e
disparve
come
un
lampo
la
figura
sbarbata
del
bidello
,
-
anche
lui
vestito
in
costume
,
-
risuonò
la
sua
voce
:
«
È
ora
!
»
I
bambini
si
precipitarono
verso
la
porta
spingendosi
,
gridando
,
ed
Anania
rimase
ultimo
accanto
alla
maestra
che
lo
accarezzò
sulla
testa
con
la
piccola
mano
scarna
.
«
Bravo
»
,
gli
disse
:
«
sei
il
figlio
di
Anania
Atonzu
?
»
.
«Sissignora.»
«
Bravo
.
Tanti
saluti
a
tua
madre
.
»
Egli
naturalmente
capì
che
questi
saluti
erano
per
zia
Tatàna
:
e
subito
la
maestra
,
che
lo
lasciò
per
mischiarsi
alla
folla
dei
bambini
schiamazzanti
,
gli
diventò
cara
.
«
Ma
che
modo
è
questo
?
»
,
ella
gridava
agli
scolaretti
afferrandoli
e
fermandoli
.
«
A
due
a
due
!
In
riga
!
»
A
due
a
due
,
in
riga
,
essi
percorsero
un
buon
tratto
di
strada
:
dopo
furono
lasciati
liberi
,
e
si
dispersero
per
lo
spiazzo
come
uccellini
scappati
dalla
rete
,
correndo
e
girando
.
Anche
dalle
altre
classi
uscivano
in
ordine
gli
alunni
via
via
più
adulti
e
più
seri
.
Bustianeddu
piombò
sopra
Anania
,
battendogli
i
quaderni
sul
capo
,
e
lo
trasse
con
sé
.
«
Ti
piace
,
dunque
?
»
«
Sì
»
,
rispose
Anania
,
«
ma
ho
fame
.
Non
finiva
mai
.
»
«
Oh
,
che
credevi
fosse
un
minuto
?
Aspetta
,
e
vedrai
!
Ti
calerà
il
moccio
e
la
bava
,
ti
verrà
la
fame
e
la
sete
.
Oh
,
oh
,
guarda
Margherita
Carboni
.
»
La
bimba
,
con
le
calze
violette
,
la
sciarpa
rossa
,
i
polsini
di
lana
verde
,
s
'
avanzava
fra
un
nugolo
di
scolarette
,
-
uscite
dalla
scuola
dopo
i
maschi
,
-
e
passò
davanti
ai
due
amici
senza
degnarsi
di
guardarli
.
Dopo
il
gruppo
che
la
circondava
venivano
altri
gruppi
di
ragazzette
,
povere
e
ricche
,
paesane
e
borghesi
,
alcune
già
alte
e
civettuole
.
I
ragazzi
di
quarta
e
di
quinta
si
fermavano
a
guardarle
e
ridevano
fra
loro
.
«
Fanno
all
'
amore
»
,
disse
Bustianeddu
.
«
Se
i
maestri
li
vedono
!...»
Anania
non
rispose
,
convinto
che
gli
scolari
e
le
scolare
di
quarta
e
quinta
fossero
abbastanza
grandi
per
far
all
'
amore
.
«
Si
scambiano
anche
delle
lettere
!
»
riprese
Bustianeddu
,
con
grande
importanza
.
«
Anche
noi
,
quando
saremo
in
quarta
,
faremo
all
'
amore
!
»
disse
Anania
con
semplicità
.
«
Che
cosa
fai
tu
,
mammalucco
!
Impara
prima
a
pulirti
il
naso
.
»
E
si
presero
per
mano
e
si
misero
a
correre
.
Dopo
quel
giorno
altri
ed
altri
ne
passarono
;
tornò
l
'
inverno
,
venne
riaperto
il
molino
,
ricominciarono
le
scene
dell
'
anno
avanti
.
Anania
era
il
primo
della
classe
e
fin
d
'
allora
tutti
dissero
che
egli
sarebbe
diventato
medico
o
avvocato
o
magari
giudice
.
Tutti
sapevano
che
il
signor
Carboni
aveva
promesso
di
assisterlo
negli
studi
;
ed
anche
lui
lo
sapeva
,
ma
ancora
non
riusciva
a
farsi
una
giusta
idea
del
valore
di
questa
promessa
.
Solo
più
tardi
cominciò
in
lui
la
gratitudine
;
per
allora
provava
una
soggezione
invincibile
e
nello
stesso
tempo
una
vera
felicità
quando
vedeva
la
florida
ed
affabile
persona
del
padrino
.
Spesso
veniva
invitato
a
pranzo
dal
signor
Carboni
,
ma
,
strano
invito
,
egli
doveva
mangiare
in
cucina
,
con
le
serve
ed
i
gatti
;
del
che
non
si
lamentava
perché
gli
pareva
che
a
tavola
,
coi
signori
,
non
avrebbe
potuto
aprir
bocca
per
la
soggezione
e
per
la
gioia
.
Dopo
il
pranzo
Margherita
usciva
in
cucina
e
s
'
intratteneva
con
lui
,
per
lo
più
chiedendogli
informazioni
sulle
persone
che
frequentavano
il
molino
;
poi
lo
conduceva
di
qua
e
di
là
,
nel
cortile
,
nei
granai
,
in
cantina
,
compiacendosi
quando
egli
esclamava
col
fare
di
Bustianeddu
:
«
eh
,
diavolo
,
quanta
roba
avete
!
»
,
ma
non
si
abbassava
mai
a
giocare
con
lui
.
Gli
anni
passarono
.
Dopo
la
maestrina
dai
baffi
venne
la
volta
del
maestro
che
pareva
un
gallo
;
poi
d
'
un
vecchio
maestro
tabaccone
che
additando
l
'
isola
di
Spitzberg
diceva
piangendo
:
«
qui
fu
imprigionato
Silvio
Pellico
»
;
poi
di
un
piccolo
maestro
dalla
testa
rotonda
,
pallido
,
molto
allegro
,
che
si
suicidò
.
Tutti
gli
scolari
rimasero
morbosamente
impressionati
dal
fatto
doloroso
;
per
molto
tempo
non
pensarono
e
non
parlarono
d
'
altro
,
ed
Anania
,
che
non
sapeva
persuadersi
come
il
maestro
si
fosse
potuto
uccidere
mentre
era
un
uomo
allegro
,
dichiarò
in
piena
scuola
che
era
pronto
a
suicidarsi
alla
prima
occasione
.
Fortunatamente
l
'
occasione
mancava
;
egli
in
quel
tempo
non
aveva
dispiaceri
;
era
sano
;
amato
dai
suoi
,
sempre
primo
nella
scuola
.
Intorno
a
lui
la
vita
si
svolgeva
sempre
eguale
,
con
le
stesse
figure
ed
i
meschini
avvenimenti
,
-
un
giorno
simile
all
'
altro
,
un
anno
simile
all
'
altro
,
-
come
la
stoffa
a
disegni
eguali
che
il
mercante
svolge
dall
'
interminabile
pezza
.
D
'
inverno
convenivano
nel
frantoio
sempre
le
stesse
persone
,
gli
stessi
tipi
,
e
si
rinnovavano
le
stesse
scene
.
In
primavera
il
sambuco
fioriva
nel
cortiletto
,
le
mosche
e
le
api
ronzavano
nell
'
aria
luminosa
;
nelle
strade
e
nelle
case
si
delineavano
sempre
le
stesse
figure
;
zio
Barchitta
il
pazzo
,
con
gli
occhi
azzurri
fissi
e
la
barba
ed
i
capelli
lunghi
,
simile
ad
un
vecchio
Gesù
mendicante
,
continuava
nelle
sue
innocue
stravaganze
,
-
Maestro
Pane
segava
le
assi
,
e
parlava
fra
sé
a
voce
alta
.
-
Efes
passava
barcollando
,
-
Nanna
lo
seguiva
,
-
i
bambini
laceri
giocavano
coi
cani
,
i
gatti
,
le
galline
,
i
porcetti
,
-
le
donnicciole
si
bisticciavano
,
-
i
giovanotti
cantavano
cori
melanconici
nelle
notti
serene
illuminate
dalla
luna
,
il
lamento
di
Rebecca
vibrava
nell
'
aria
simile
al
canto
del
cuculo
nella
tristezza
d
'
un
paesaggio
desolato
.
Come
appare
il
sole
in
uno
squarcio
improvviso
di
cielo
velato
,
qualche
volta
appariva
nel
misero
vicinato
ove
Anania
viveva
,
la
florida
figura
del
signor
Carboni
.
Le
donne
uscivano
sulla
porta
per
salutarlo
e
sorridergli
;
gli
uomini
disoccupati
,
sdraiati
indolentemente
al
sole
,
balzavano
in
piedi
arrossendo
;
i
bambini
gli
correvano
dietro
,
baciandogli
le
mani
ch
'
egli
teneva
bonariamente
intrecciate
dietro
la
schiena
.
Durante
un
rigido
inverno
di
carestia
egli
provvide
di
polenta
e
d
'
olio
tutto
il
vicinato
.
Tutti
ricorrevano
a
lui
per
piccoli
prestiti
che
non
venivano
mai
restituiti
:
qua
e
là
,
per
tutte
le
stradette
dove
il
vento
portava
foglie
,
paglia
e
immondezze
,
egli
incontrava
bambini
e
ragazzi
che
lo
chiamavano
«
padrino
»
e
donne
ed
uomini
che
lo
chiamavano
«
compare
»
;
ormai
non
ricordava
più
il
numero
dei
suoi
figliocci
,
e
zio
Pera
affermava
malignamente
che
non
poche
persone
si
fingevano
compari
e
comari
del
padrone
per
carpirgli
danari
.
«
Eppoi
molti
sperano
che
egli
aiuti
negli
studi
i
loro
figliuoli
!
»
,
disse
un
giorno
il
vecchio
ortolano
,
seduto
davanti
al
forno
del
frantoio
,
col
randello
sulle
ginocchia
.
«
Eh
,
qualcuno
ne
aiuterà
bene
!
»
,
osservò
il
mugnaio
,
con
evidente
compiacenza
,
guardando
Anania
che
stava
affacciato
alla
finestra
.
«
Non
più
d
'
uno
!
Il
padrone
è
un
po
'
vano
,
ma
non
si
rovina
,
poi
!
»
«
Che
dite
voi
,
vecchia
cavalletta
!
»
,
esclamò
il
mugnaio
,
adirandosi
.
«
Come
il
diavolo
,
voi
,
più
invecchiate
,
più
diventate
maligno
.
»
«
Andiamo
!
»
,
riprese
il
vecchio
raschiando
e
tossendo
.
«
E
le
cose
forse
non
si
sanno
?
Ebbene
,
solo
i
cani
riescono
a
nascondere
le
loro
immondezze
.
Perché
il
padrone
non
fa
studiare
i
suoi
bastardi
?
»
Anania
,
che
guardava
alla
finestra
,
sotto
la
quale
odorava
un
mucchio
di
sanse
fumanti
,
sentì
un
fremito
di
dolore
,
come
se
qualcuno
l
'
avesse
percosso
.
Il
mugnaio
raschiò
e
tossì
a
sua
volta
,
e
avrebbe
voluto
che
Anania
non
udisse
le
parole
sacrileghe
dell
'
ortolano
,
ma
anche
lui
non
poté
contenersi
,
e
cominciò
ad
inveire
contro
zio
Pera
.
«
Schifoso
,
maligno
,
topo
morto
,
che
modo
di
parlare
è
il
vostro
?
»
«
E
che
le
cose
non
si
sanno
?
»
,
ripeté
il
vecchio
,
prendendo
il
randello
in
mano
,
come
per
difendersi
da
un
possibile
attacco
.
«
Il
bambino
che
lavora
nella
bottega
di
Franziscu
Carchide
è
forse
figlio
di
Gesù
Cristo
'
?
Ebbene
,
perché
il
padrone
non
fa
studiare
quel
bambino
,
che
è
suo
?
»
«
È
il
figlio
d
'
un
prete
»
,
disse
il
mugnaio
,
abbassando
la
voce
.
«
Non
è
vero
.
È
del
padrone
.
Osservalo
;
è
tal
e
quale
a
Margarita
.
»
«
Ecco
»
,
rispose
il
mugnaio
completamente
disarmato
,
«
quel
bambino
è
cattivo
come
il
diavolo
:
non
si
può
far
studiare
.
Si
può
combattere
contro
le
pietre
?
»
«
Ah
,
bene
!
»
,
mormorò
zio
Pera
,
ripreso
da
un
attacco
di
tosse
.
Anania
stette
ancora
alla
finestra
,
sputando
sul
mucchio
di
sanse
,
oppresso
da
una
misteriosa
tristezza
.
Egli
conosceva
il
ragazzetto
che
lavorava
presso
il
Carchide
,
e
sapeva
che
era
discolo
,
ma
non
più
di
Bustianeddu
e
d
'
altri
ragazzi
che
frequentavano
la
scuola
.
Perché
il
signor
Carboni
non
lo
prendeva
in
casa
sua
,
se
era
suo
figlio
,
come
lui
era
stato
preso
dal
mugnaio
?
Poi
pensò
:
«
Ha
madre
,
quel
ragazzetto
?
»
.
Ah
,
la
madre
,
la
madre
!
A
misura
che
egli
cresceva
,
che
la
sua
mente
aprivasi
e
le
sue
idee
e
le
sue
percezioni
prendevano
forma
,
il
pensiero
della
madre
delineavasi
sempre
più
chiaro
nel
crepuscolo
della
sua
coscienza
nascente
.
In
quel
tempo
egli
frequentava
la
quarta
elementare
,
tra
fanciulli
di
ogni
condizione
e
di
ogni
carattere
,
e
cominciava
ad
aver
sentore
della
scienza
del
bene
e
del
male
.
Si
vergognava
già
coscientemente
se
qualcuno
alludeva
a
sua
madre
,
e
ricordava
di
essersene
sempre
vergognato
per
istinto
;
e
nello
stesso
tempo
provava
un
desiderio
struggente
di
sapere
ove
ella
era
,
di
rivederla
,
di
rimproverarle
la
sua
fuga
.
Già
la
terra
ignota
,
lontana
e
misteriosa
,
ove
ella
s
'
era
rifugiata
,
prendeva
ai
suoi
occhi
linee
e
parvenze
decise
,
come
la
terra
che
tra
i
vapori
dell
'
alba
s
'
avvicina
al
naviglio
viaggiante
.
Egli
studiava
con
piacere
la
geografia
,
e
sapeva
già
perfettamente
l
'
itinerario
da
percorrere
per
arrivare
dall
'
isola
a
quel
continente
dove
si
nascondeva
sua
madre
.
E
come
un
tempo
,
nel
villaggio
dell
'
alta
montagna
,
sognava
la
città
dove
viveva
suo
padre
,
adesso
pensava
alle
grandi
città
di
cui
leggeva
notizie
nei
libri
di
scuola
,
ed
in
una
di
esse
,
ed
in
tutte
,
vedeva
sua
madre
.
L
'
immagine
fisica
di
lei
si
scoloriva
sempre
più
nella
sua
memoria
come
una
vecchia
fotografia
,
ma
egli
se
la
figurava
sempre
vestita
in
costume
,
scalza
,
svelta
e
triste
.
Un
fatto
accaduto
qualche
anno
appresso
sconvolse
però
le
sue
fantasticherie
.
Fu
il
ritorno
della
madre
di
Bustianeddu
.
In
quel
tempo
Anania
frequentava
il
ginnasio
ed
era
segretamente
innamorato
di
Margherita
Carboni
:
si
credeva
quindi
già
una
persona
seria
,
e
finse
di
non
interessarsi
al
fatto
che
commoveva
tutti
i
suoi
vicini
di
casa
,
mentre
invece
vi
pensava
giorno
e
notte
.
Oppresso
da
un
cumulo
d
'
impressioni
dolorose
.
Egli
non
vide
presto
la
donna
,
nascosta
in
casa
di
una
sua
parente
,
ma
giorno
per
giorno
riceveva
le
confidenze
di
Bustianeddu
,
che
era
diventato
un
giovinetto
serio
ed
astuto
.
Siccome
zio
Pera
perdeva
le
forze
,
s
'
era
associato
il
mugnaio
nella
coltivazione
delle
fave
e
dei
cardi
.
Anania
aveva
quindi
libero
ingresso
nell
'
orto
,
e
amava
studiare
seduto
sull
'
erba
del
ciglione
,
nella
corta
ombra
dei
fichi
d
'
India
,
davanti
al
selvaggio
panorama
dei
monti
e
della
vallata
.
Qui
Bustianeddu
veniva
a
trovarlo
ed
a
confidargli
i
suoi
pensieri
.
«
È
tornata
!
»
,
diceva
,
steso
a
pancia
a
terra
sull
'
erba
,
e
muovendo
le
gambe
in
aria
.
«
Era
meglio
che
non
tornasse
.
Mio
padre
voleva
ammazzarla
,
ma
poi
s
'
è
calmato
.
»
«
L
'
hai
veduta
?
»
«
Sicuro
che
l
'
ho
veduta
.
Mio
padre
non
vuole
che
io
vada
da
lei
,
ma
io
ci
vado
egualmente
.
È
grassa
,
vestita
da
signora
.
Io
non
l
'
ho
riconosciuta
,
diavolo
!
»
«
Tu
non
l
'
hai
riconosciuta
!
»
,
esclamava
Anania
,
palpitando
,
meravigliandosi
di
Bustianeddu
e
pensando
a
sua
madre
.
Ah
,
egli
l
'
avrebbe
riconosciuta
subito
!
Ma
poi
diceva
a
se
stesso
:
«
Anche
lei
sarà
vestita
da
signora
,
pettinata
alla
moda
...
Dio
,
Dio
,
come
sarà
?
»
.
«
In
tutti
i
modi
la
riconoscerei
,
oh
,
ne
sono
certo
!
»
,
pensava
poi
,
confidando
nel
suo
istinto
.
«
Perché
è
tornata
tua
madre
?
»
,
chiese
un
giorno
a
Bustianeddu
.
«
Perché
?
Oh
,
bella
,
perché
questo
è
il
suo
paese
.
Essa
cuciva
a
macchina
,
in
una
sartoria
di
Torino
;
era
stanca
ed
è
tornata
.
»
Un
grave
silenzio
seguì
a
queste
parole
:
i
due
ragazzi
sapevano
che
la
storia
della
sartoria
era
una
menzogna
,
ma
l
'
accettavano
incondizionatamente
.
Anzi
,
dopo
un
momento
,
Anania
osservò
:
«
Ed
allora
tuo
padre
dovrebbe
far
la
pace
»
.
«
No
!
»
,
disse
Bustianeddu
,
fingendo
di
dar
ragione
a
suo
padre
.
«
Ella
non
aveva
bisogno
di
lavorare
per
vivere
!
»
«
Oh
,
che
tuo
padre
non
lavora
?
È
vergogna
lavorare
?
»
«
Mio
padre
è
un
negoziante
!
»
,
corresse
l
'
altro
.
«
Che
farà
ora
tua
madre
?
E
tu
con
chi
andrai
a
stare
?
»
«
Chi
lo
sa
!
»
Di
giorno
in
giorno
,
però
,
le
notizie
diventavano
sempre
più
emozionanti
.
«
Se
tu
sapessi
quanta
gente
viene
da
mio
padre
per
pregarlo
di
far
la
pace
con
lei
!
Anche
il
deputato
,
sì
.
Poi
venne
la
nonna
,
ieri
notte
,
e
disse
a
mio
padre
:
"
Gesù
perdonò
alla
Maddalena
;
ebbene
,
figlio
mio
,
pensa
che
siamo
nati
per
morire
;
pensa
che
al
di
là
noi
rechiamo
con
noi
solo
le
buone
azioni
.
Guarda
come
è
desolata
la
tua
casa
;
i
topi
vi
fanno
continuamente
festa
".»
«
E
tuo
padre
?
»
«
"
Andate
via
"
,
disse
arrabbiandosi
,
"
andate
via
subito
;
vergognatevi
.
"
»
«
Ed
ora
»
,
disse
Bustianeddu
il
giorno
appresso
,
«
ora
s
'
è
immischiata
anche
zia
Tatàna
!
Che
sermone
ha
fatto
!
"
Ecco
"
ha
detto
a
mio
padre
,
"
figurati
di
prendere
in
casa
un
'
amica
.
Prendila
:
ella
è
pentita
,
si
emenderà
.
Se
tu
rifiuti
chissà
che
cosa
avverrà
di
lei
!
Re
Salomone
aveva
settanta
amiche
in
casa
sua
ed
era
l
'
uomo
più
savio
del
mondo
"
»
.
«
E
lui
?
»
«
Duro
come
la
pietra
;
anzi
disse
che
le
amiche
fecero
perder
la
testa
a
Salomone
.
»
Infatti
il
negoziante
non
si
piegò
mai
;
e
la
donna
andò
ad
abitare
dall
'
altra
parte
del
paese
,
verso
il
convento
ov
'
erano
le
scuole
;
rivestì
il
costume
,
ma
un
costume
un
po
'
falsato
,
arricchito
di
nastri
e
di
merletti
,
e
dal
quale
si
riconosceva
subito
la
donna
di
fama
equivoca
.
Il
marito
non
perdonò
,
ed
ella
continuò
la
sua
vita
.
Anania
la
vide
un
giorno
,
e
poi
sempre
,
mentre
si
recava
al
ginnasio
;
ella
abitava
una
casa
nerastra
,
intorno
alle
cui
finestre
biancheggiava
una
striscia
di
calce
che
terminava
in
una
croce
.
Sotto
la
porta
c
'
erano
quattro
scalini
,
e
spesso
la
donna
,
che
era
alta
e
bella
,
sebbene
non
più
giovanissima
e
molto
bruna
di
viso
,
stava
seduta
sugli
scalini
,
cucendo
o
ricamando
una
camicia
paesana
.
In
estate
rimaneva
a
testa
nuda
,
coi
capelli
nerissimi
rialzati
un
po
'
a
ciuffo
sulla
breve
fronte
,
e
teneva
un
fazzolettino
di
seta
grigia
intorno
al
lungo
collo
.
Anania
arrossiva
ogni
volta
che
la
vedeva
;
provava
una
morbosa
simpatia
per
lei
,
e
nello
stesso
tempo
gli
pareva
di
odiarla
.
Avrebbe
voluto
cambiar
strada
per
non
vederla
,
ma
una
forza
occulta
e
maligna
lo
attirava
sempre
in
quella
via
.
VI
.
Erano
le
vacanze
pasquali
.
Un
giorno
,
mentre
Anania
studiava
la
grammatica
greca
,
passeggiando
in
un
piccolo
viale
solcato
tra
il
verde
cinereo
d
'
una
distesa
di
cardi
,
udì
picchiare
al
cancello
.
Nell
'
orto
c
'
era
anche
il
mugnaio
,
che
zappava
canticchiando
una
poesia
amorosa
del
poeta
Luca
Cubeddu
;
Nanna
estirpava
male
erbe
,
aiutata
da
zio
Pera
;
ed
Efes
Cau
,
naturalmente
ubriaco
,
stava
coricato
sull
'
erba
.
Faceva
quasi
caldo
;
nuvolette
rosee
correvano
sul
cielo
latteo
,
perdendosi
dietro
i
ceruli
picchi
dei
monti
d
'
Oliena
;
dalla
vallata
salivano
,
quasi
da
una
immensa
conchiglia
colma
di
verde
,
profumi
e
suoni
sfumati
nell
'
aria
calda
.
Ogni
tanto
Nanna
si
sollevava
,
con
una
mano
sulla
schiena
,
con
l
'
altra
gettando
baci
allo
studente
.
«
Anima
mia
»
,
diceva
con
tenerezza
.
«
Dio
ti
benedica
.
Eccolo
là
che
studia
come
un
piccolo
canonico
.
Chissà
cosa
diventerà
!
Diventerà
giudice
istruttore
;
tutte
le
ragazze
della
città
lo
vorranno
raccogliere
come
un
confetto
.
Ah
,
la
mia
povera
schiena
!
»
«
Lavora
!
»
,
rispondeva
zio
Pera
.
«
Che
una
palla
ti
trapassi
il
fegato
,
lavora
,
e
lascia
tranquillo
il
ragazzo
...
»
«
Che
voi
siate
pelato
;
se
fossi
stata
una
ragazzetta
di
tredici
anni
non
mi
avreste
parlato
così
...
»
ella
insinuava
malignamente
,
curvandosi
:
poi
tornava
a
sollevarsi
e
ad
inviar
baci
ad
Anania
,
che
non
se
ne
accorgeva
affatto
.
«
Che
è
?
»
gridò
il
mugnaio
,
udendo
picchiare
al
cancello
.
Anania
ed
Efes
sollevarono
il
viso
,
l
'
uno
dal
libro
,
l
'
altro
dall
'
erba
,
quasi
con
la
stessa
espressione
d
'
attesa
angosciosa
.
Che
fosse
il
signor
Carboni
?
Sì
,
Anania
e
l
'
ubriacone
provavano
quasi
la
stessa
soggezione
vergognosa
quando
il
signor
Carboni
li
sorprendeva
nell
'
orto
:
Efes
Cau
sentiva
tutto
il
peso
della
sua
abbiezione
quando
l
'
uomo
benefico
,
con
uno
sguardo
dolce
e
triste
,
senza
rivolgergli
-
unico
fra
tanti
-
inutili
parole
di
rimprovero
,
lo
salutava
e
si
intratteneva
con
lui
;
Anania
ricordava
sua
madre
e
sentiva
vergogna
di
se
stesso
che
osava
pensare
a
Margherita
;
eppure
entrambi
,
lo
studente
e
il
vizioso
,
dopo
aver
veduto
la
figura
bonaria
dell
'
uomo
retto
,
provavano
una
gioia
timida
e
grata
.
Picchiarono
ancora
.
«
Ebbene
,
chi
è
?
»
,
gridò
il
mugnaio
,
smettendo
di
cantare
e
di
zappare
.
«
Vado
io
»
,
disse
Anania
,
mettendosi
a
correre
e
agitando
il
libro
in
aria
,
mentre
zio
Pera
diceva
:
«
Se
è
il
padrone
bisogna
che
Efes
si
alzi
e
finga
di
lavorare
:
è
una
vergogna
che
lo
si
trovi
sempre
lì
,
buttato
per
terra
come
un
cane
morto
»
.
Nanna
emise
una
specie
di
grugnito
,
raccogliendosi
fra
le
gambe
rosse
seminude
le
sottane
lacere
.
Zio
Pera
gridò
,
rivolto
all
'
ubriaco
:
«
E
dunque
,
palandrone
,
alzati
e
fingi
di
aiutarci
...
»
.
Efes
fece
atto
di
sollevarsi
,
ma
subito
Nanna
si
ribellò
:
«
Ed
io
me
ne
vado
!
Perché
deve
egli
fingere
di
lavorare
?
Perché
lo
insultate
,
zio
Pera
Sa
Gattu
,
che
voi
siate
pelato
?
Non
sapete
che
egli
era
ricco
,
e
che
anche
così
come
è
vale
sempre
più
di
voi
?
»
.
«
Tu
lo
difendi
!
Corvo
con
corvo
non
si
cavan
gli
occhi
!
»
sogghignò
il
vecchio
,
alludendo
al
vizio
della
donna
:
ma
la
contesa
fu
tosto
troncata
dal
ritorno
di
Anania
.
Lo
seguiva
un
giovinetto
in
costume
di
Fonni
,
magro
e
pallido
e
con
un
visetto
da
topo
.
«
Conoscete
costui
?
»
,
chiese
lo
studente
,
rivolgendosi
al
padre
.
«
Neppur
io
l
'
ho
riconosciuto
.
»
«
Chi
sei
?
»
,
chiese
il
mugnaio
,
pulendosi
le
mani
con
un
ciuffo
d
'
erba
.
Il
giovinetto
rise
timidamente
e
guardò
Anania
.
«
Eh
,
Zuanne
Atonzu
!
»
,
gridò
lo
studente
.
«
Guardate
come
si
è
fatto
grande
!
»
«
Salute
!
Noi
siamo
parenti
»
,
esclamò
il
mugnaio
abbracciando
il
fonnese
.
«
Che
tu
sii
il
benvenuto
;
come
sta
tua
madre
?
»
«Bene.»
«
Perché
sei
venuto
?
»
«
Sono
testimonio
in
una
causa
in
Tribunale
.
»
«
Dove
hai
lasciato
il
cavallo
?
Nella
locanda
?
Non
ricordavi
che
noi
siamo
parenti
?
Eh
che
,
dunque
?
Perché
siamo
poveri
non
vuoi
ospitare
da
noi
?
»
«
Siccome
io
son
ricco
!...»,
osservò
sorridendo
il
giovinetto
.
«
Ebbene
,
andiamo
e
conduciamo
il
cavallo
a
casa
nostra
»
,
disse
Anania
cacciandosi
il
libro
in
tasca
.
Uscirono
assieme
;
Anania
puerilmente
felice
di
rivedere
l
'
umile
pastorello
in
rozzo
costume
,
che
gli
ricordava
tutto
un
mondo
lontano
e
selvaggio
,
Zuanne
vinto
da
una
grande
timidezza
davanti
al
bel
signorino
pallido
e
fresco
,
dalla
cravatta
fiammeggiante
sul
colletto
lucido
.
«
Mamma
,
dateci
il
caffè
»
,
gridò
Anania
dalla
strada
;
poi
introdusse
l
'
ospite
nella
sua
cameretta
e
cominciò
come
un
bimbo
a
fargli
vedere
le
sue
cose
.
Mobili
strani
riempivano
la
camera
lunga
e
stretta
,
dal
soffitto
di
canne
coperte
di
calce
,
e
il
pavimento
di
terra
:
due
arche
di
legno
,
rassomiglianti
agli
antichi
cofani
veneziani
,
sulle
quali
un
primitivo
artista
aveva
scolpito
grifi
ed
aquile
,
cinghiali
e
fiori
fantastici
;
un
cassettone
piramidale
,
canestri
appesi
alle
pareti
accanto
a
quadretti
con
la
cornice
di
sughero
;
in
un
angolo
un
'
olla
per
olio
,
nell
'
altro
il
lettino
di
Anania
,
coperto
da
una
stoffa
di
lana
grigia
filata
da
zia
Tatàna
;
e
fra
il
lettino
e
la
finestruola
,
che
guardava
sul
sambuco
del
cortile
,
un
tavolino
con
un
tappeto
di
percalle
verde
,
ed
una
scansa
di
legno
bianco
nei
cui
angoli
la
fantasia
artistica
di
Maestro
Pane
aveva
traforato
,
forse
ad
imitazione
delle
arche
,
foglie
e
fiori
antidiluviani
.
Sul
tavolino
e
nella
scansìa
stavano
pochi
libri
e
molti
quaderni
;
tutti
i
quaderni
scritti
da
Anania
;
parecchie
scatole
legate
misteriosamente
,
calendari
e
pacchetti
di
giornali
sardi
.
Tutto
era
pulito
ed
ordinato
:
dalla
finestra
penetravano
onde
d
'
aria
profumata
,
sul
pavimento
bruno
qua
e
là
screpolato
volteggiavano
,
quasi
inseguendosi
e
scherzando
,
due
foglie
di
sambuco
;
sul
tavolino
stava
aperto
un
volume
dei
Miserabili
.
Quante
,
quante
cose
Anania
avrebbe
potuto
e
voluto
far
vedere
al
giovinetto
straniero
,
come
ad
un
fratello
lungamente
atteso
!
Ma
mentre
egli
apriva
e
richiudeva
qualcuna
di
quelle
scatole
legate
misteriosamente
,
Zuanne
taceva
,
e
il
suo
contegno
gelido
spense
la
gioia
puerile
di
Anania
.
A
che
serviva
?
Perché
aveva
egli
introdotto
quel
mandriano
nella
cameretta
ove
assieme
con
la
fragranza
del
miele
,
delle
frutta
e
dei
mazzi
di
spigo
che
zia
Tatàna
conservava
entro
le
arche
,
si
spandeva
il
profumo
dei
suoi
sogni
solitari
?
In
quella
cameretta
dalla
cui
finestruola
sul
sambuco
,
sui
tetti
erbosi
delle
casette
di
pietra
,
il
mondo
s
'
apriva
per
lui
vergine
e
fiorito
come
i
monti
granitici
del
vicino
orizzonte
?
Dopo
la
gioia
provò
un
impeto
di
tristezza
:
gli
sembrò
che
il
villaggio
natìo
,
il
passato
,
i
primi
anni
della
sua
vita
,
i
ricordi
nostalgici
,
l
'
affetto
poetico
per
il
fratellino
d
'
adozione
,
tutto
fosse
stato
un
sogno
.
«
Andiamo
»
,
disse
quasi
con
dispetto
.
E
trasse
il
pastorello
per
le
vie
di
Nuoro
,
scansando
i
compagni
di
scuola
,
pauroso
che
lo
fermassero
e
gli
chiedessero
chi
era
il
paesano
che
gli
camminava
goffamente
accanto
.
Ma
passando
davanti
alla
casa
del
signor
Carboni
,
videro
affacciarsi
al
portone
un
viso
grassotto
,
colorito
e
quasi
illuminato
dal
riflesso
di
una
fiammante
camicetta
rossa
.
Anania
si
tolse
rapidamente
il
cappello
,
mentre
pareva
che
il
riflesso
della
camicetta
illuminasse
anche
il
suo
viso
:
Margherita
gli
sorrise
,
e
mai
guancie
tonde
di
signorina
furono
segnate
da
più
irresistibili
fossette
.
«
Chi
è
quella
donna
?
»
,
chiese
rozzamente
Zuanne
,
appena
oltrepassata
la
casa
.
«
Donna
!
È
una
ragazza
della
mia
età
!
»
,
osservò
un
po
'
bruscamente
Anania
.
«
Ha
solo
nove
mesi
più
di
me
.
»
Al
che
Zuanne
fu
còlto
da
grande
imbarazzo
e
non
osò
più
fiatare
mentre
Anania
,
come
se
la
volontà
non
gli
bastasse
per
tener
ferma
la
lingua
,
mentiva
pur
sapendo
di
mentire
,
ma
provando
una
struggente
felicità
al
pensare
che
ciò
che
diceva
potesse
esser
vero
.
«
Quella
è
la
mia
innamorata
»
,
disse
.
La
notte
,
mentre
in
cucina
il
mugnaio
,
coricato
su
una
stuoia
,
si
faceva
raccontare
da
Zuanne
la
scoperta
delle
rovine
di
Sorrabile
,
l
'
antica
città
dissotterrata
nei
dintorni
di
Fonni
,
e
domandava
se
vi
si
potevano
trovare
ancora
tesori
,
Anania
guardava
dalla
sua
finestruola
il
lento
sorgere
della
luna
fra
i
denti
neri
dell
'
Orthobene
.
Finalmente
era
solo
!
La
notte
regnava
,
piena
di
fremiti
e
di
dolcezza
,
e
già
il
cuculo
riempiva
di
gridi
palpitanti
la
solitudine
della
valle
.
Ah
,
così
tristemente
Anania
sentiva
gridare
e
palpitare
il
suo
cuore
,
in
una
solitudine
infinita
.
Perché
aveva
mentito
?
E
perché
quello
stupido
pastore
aveva
taciuto
nell
'
udire
la
grande
rivelazione
?
Non
capiva
dunque
che
cosa
era
l
'
amore
,
l
'
amore
senza
confine
e
senza
speranza
?
Ma
perché
s
'
era
egli
abbassato
fino
alla
menzogna
?
Ah
,
vergogna
,
vergogna
!
Gli
pareva
di
aver
calunniato
Margherita
,
tanto
si
credeva
ignobile
e
lontano
da
lei
:
e
che
lo
stesso
spirito
di
vanità
e
il
desiderio
dell
'
inverosimile
,
che
una
volta
gli
avevano
fatto
dire
a
Zuanne
l
'
incontro
dei
banditi
sulla
montagna
,
in
un
lontano
tramonto
,
l
'
avessero
ora
spinto
a
rivelargli
quest
'
amore
impossibile
.
Attaccò
le
mani
fredde
alle
guancie
ardenti
,
con
gli
occhi
rivolti
al
viso
melanconico
della
luna
,
e
rabbrividì
.
Ricordava
un
freddo
e
luminoso
plenilunio
d
'
inverno
,
la
vergogna
e
la
rivelazione
del
furto
delle
cento
lire
,
la
figura
di
Margherita
che
spandeva
luce
nell
'
ombra
,
come
la
luna
nella
notte
.
Ah
,
forse
il
suo
amore
datava
da
quella
sera
;
ma
soltanto
adesso
,
dopo
anni
ed
anni
,
scaturiva
irrefrenabile
come
una
sorgente
che
non
vuole
più
scorrere
sotterra
.
Questi
paragoni
,
-
dell
'
ombra
e
della
sorgente
improvvisa
,
-
venivano
fatti
da
lui
;
ed
egli
si
compiaceva
delle
sue
immagini
poetiche
,
ma
non
cancellava
con
esse
la
vergogna
ed
il
rimorso
che
lo
tormentavano
.
«
Come
sono
vile
»
,
pensava
,
«
vile
fino
alla
menzogna
.
Io
potrò
studiare
e
diventare
avvocato
,
ma
anche
moralmente
resterò
sempre
il
figlio
d
'
una
donna
perduta
...
»
Rimase
lungo
tempo
alla
finestra
:
un
canto
triste
passò
e
dileguò
,
lontano
,
ridestando
nell
'
anima
dell
'
adolescente
i
ricordi
della
patria
selvaggia
,
i
tramonti
sanguigni
,
le
memorie
d
'
infanzia
.
E
sogni
melanconici
e
luminosi
come
la
luna
gli
sorsero
nell
'
anima
.
S
'
immaginò
di
trovarsi
ancora
a
Fonni
;
non
aveva
studiato
,
non
aveva
mai
sentito
la
vergogna
della
sua
condizione
sociale
;
lavorava
,
faceva
il
mandriano
,
era
anche
lui
un
po
'
semplice
come
Zuanne
.
Ed
ecco
che
si
trovava
sull
'
orlo
della
strada
,
in
un
rosso
crepuscolo
d
'
estate
e
vedeva
Margherita
passare
,
-
povera
anch
'
essa
ed
esiliata
sull
'
alto
paesello
-
coi
fianchi
stretti
dalla
gonna
d
'
orbace
,
l
'
anfora
sul
capo
,
simile
alle
donne
bibliche
come
lo
sono
ancora
tutte
le
Barbaricine
.
Egli
la
chiamava
ed
essa
volgeva
il
viso
illuminato
dal
bagliore
del
crepuscolo
,
e
gli
sorrideva
voluttuosamente
.
«
Dove
vai
,
bella
?
»
,
egli
chiedeva
.
«
Vado
alla
fontana
.
»
«
Posso
venire
con
te
?
»
«
Vieni
pure
,
Nanìa
.
»
Egli
andava
:
e
scendevano
assieme
alla
fontana
,
camminando
sull
'
orlo
della
strada
,
sull
'
alto
delle
immense
valli
,
nella
cui
profondità
la
sera
già
si
stendeva
,
mentre
il
cielo
porpureo
si
scoloriva
e
veli
d
'
ombra
cadevano
su
tutte
le
cose
.
Margherita
deponeva
l
'
anfora
sotto
il
filo
argenteo
della
fontana
gorgogliante
,
e
il
mormorio
dell
'
acqua
cambiava
di
tono
,
e
di
monotono
pareva
diventasse
allegro
,
come
se
il
cader
dentro
la
brocca
interrompesse
la
sua
eterna
noia
.
I
due
giovanetti
allora
si
sedevano
su
una
pietra
,
davanti
alla
fontana
,
e
parlavano
d
'
amore
.
L
'
anfora
si
riempiva
,
l
'
acqua
traboccava
e
per
qualche
istante
taceva
,
quasi
ascoltando
ciò
che
i
due
innamorati
dicevano
.
Ed
ecco
che
il
cielo
si
scoloriva
e
i
veli
dell
'
ombra
si
stendevano
anche
sulle
falde
più
alte
della
montagna
,
come
il
desiderio
di
Anania
invocava
.
Egli
allora
cingeva
con
un
braccio
la
vita
della
fanciulla
;
Margherita
posava
il
capo
sulla
spalla
di
lui
;
egli
la
baciava
...
In
quel
tempo
Anania
,
poco
più
che
diciassettenne
,
non
aveva
amici
,
e
coi
compagni
di
scuola
andava
poco
d
'
accordo
perché
era
diffidente
e
scontroso
.
Temeva
continuamente
che
qualcuno
gli
rinfacciasse
la
sua
origine
,
e
un
giorno
,
avendo
sorpreso
un
brano
di
dialogo
fra
due
studenti
:
«
tu
cosa
faresti
?
»
«
nelle
sue
condizioni
io
non
resterei
col
padre
»
credette
accennassero
a
lui
.
Non
salutò
più
i
ricchi
compagni
che
avevano
pronunziato
quelle
parole
,
ma
nel
profondo
del
cuore
diede
loro
ragione
.
«
Sì
»
,
pensava
,
«
perché
rimango
presso
quest
'
uomo
sucido
che
ha
ingannato
mia
madre
e
l
'
ha
gettata
nella
via
del
male
?
Io
non
lo
amo
e
non
lo
odio
,
ma
non
lo
disprezzo
come
dovrei
.
Egli
non
è
cattivo
e
neppure
completamente
triviale
come
tutti
i
nostri
vicini
:
coi
suoi
sogni
bambineschi
di
tesori
e
di
cose
meravigliose
,
col
suo
affetto
rispettoso
verso
la
vecchia
moglie
,
con
la
sua
fedeltà
costante
per
la
famiglia
del
padrone
,
egli
mi
riesce
talvolta
simpatico
,
e
questo
mi
dispiace
,
perché
io
dovrei
e
vorrei
disprezzarlo
.
Che
cosa
è
per
me
lui
?
Gli
ho
chiesto
io
di
farmi
nascere
?
Io
dovrei
abbandonarlo
,
ora
che
sono
cosciente
...
»
Ma
un
po
'
d
'
affetto
e
molta
confidenza
lo
univano
a
zia
Tatàna
.
Essa
non
era
riuscita
a
far
di
lui
quello
che
aveva
sognato
,
cioè
un
ragazzo
religioso
e
obbediente
,
ma
anche
così
come
egli
era
,
indifferente
a
Dio
,
maldicente
dei
preti
e
del
re
,
protervo
e
spregiudicato
,
lo
amava
egualmente
,
convinta
che
egli
,
nonostante
i
suoi
difetti
,
sarebbe
diventato
un
grande
uomo
.
Egli
rideva
e
scherzava
con
lei
,
la
faceva
ballare
,
le
raccontava
tutti
gli
avvenimenti
del
paese
.
Ogni
mattina
ella
gli
portava
a
letto
una
tazza
di
caffè
,
e
gli
annunziava
se
la
giornata
era
bella
o
brutta
;
tutte
le
domeniche
,
poi
,
gli
prometteva
denari
se
egli
andava
a
messa
.
«
No
,
ho
sonno
»
,
egli
rispondeva
;
«
ho
studiato
tanto
ieri
notte
.
»
«
Allora
andrai
più
tardi
»
,
ella
insisteva
.
Egli
non
prometteva
,
ma
zia
Tatàna
gli
dava
egualmente
i
denari
.
E
sempre
intorno
a
lui
svolgevasi
la
stessa
scena
,
con
gli
stessi
personaggi
:
ancora
il
sambuco
profumava
l
'
aria
e
gettava
foglie
nella
cameretta
silenziosa
;
il
vento
portava
dalle
valli
il
soffio
della
selvaggia
primavera
nuorese
;
le
api
ronzavano
nell
'
aria
tiepida
,
e
ancora
,
a
intervalli
,
vibrava
il
lamento
di
Rebecca
.
Anania
frequentava
tutte
le
case
del
vicinato
,
e
specialmente
la
domenica
s
'
indugiava
qua
e
là
,
portando
nei
miseri
ambienti
neri
l
'
eleganza
del
suo
vestito
bleu
,
della
cravatta
rossa
e
del
colletto
alto
,
sotto
il
quale
celavasi
il
cordoncino
dell
'
amuleto
di
Olì
.
L
'
indomani
del
sogno
idilliaco
fatto
al
chiaro
di
luna
sul
davanzale
della
sua
finestruola
,
appena
Zuanne
ritornò
dal
Tribunale
egli
lo
condusse
fuori
,
con
la
buona
intenzione
di
fargli
bere
un
calice
di
anisetta
nella
bettola
del
vicinato
.
«
Chissà
quando
ci
rivedremo
!
»
,
disse
il
mandriano
,
«
quando
dunque
verrai
a
trovarci
?
Vieni
per
la
festa
dei
Martiri
.
»
«
Non
posso
.
Ho
tanto
da
studiare
:
quest
'
anno
devo
prendere
la
licenza
ginnasiale
.
»
«
E
poi
dove
andrai
?
In
continente
?
»
«
Sì
!
»
,
rispose
Anania
con
impeto
.
«
Andrò
a
Roma
.
»
«
Ci
sono
tanti
conventi
a
Roma
,
e
più
di
cento
chiese
,
non
è
vero
?
»
«
Oh
!
più
di
cento
,
certamente
.
»
«
Ieri
notte
tuo
padre
raccontava
che
quando
era
soldato
...
»
«
Dovrai
fare
il
servizio
militare
,
tu
?
»
,
interruppe
Anania
,
che
non
badava
all
'
espressione
del
volto
di
Zuanne
.
«
Lo
farà
mio
fratello
.
Io
...
»
Tacque
.
Entrarono
nella
bettola
.
Un
nugolo
di
mosche
ronzava
attorno
ad
una
fanciulla
bruna
e
bella
,
ma
spettinata
e
sucida
,
seduta
al
banco
.
«
Buon
giorno
,
Agata
;
come
hai
passato
la
notte
?
»
Ella
si
alzò
e
si
rivolse
ad
Anania
con
triviale
famigliarità
.
«
Che
vuoi
,
bello
?
»
«
Che
vuoi
?
»
,
ripeté
egli
a
Zuanne
.
«
Quello
che
vuoi
tu
»
,
disse
impacciato
il
pastorello
.
La
fanciulla
si
mise
a
rifare
la
voce
e
l
'
atteggiamento
di
Zuanne
.
«
Quello
che
vuoi
tu
...
E
tu
cosa
vuoi
,
agnellino
mio
?
»
Guardò
sfacciatamente
Anania
,
ed
anche
Anania
la
guardò
.
Dopo
tutto
egli
non
era
un
santo
;
ma
si
avvide
che
Zuanne
arrossiva
e
chinava
gli
occhi
,
e
quando
uscirono
si
sentì
chiedere
timidamente
:
«
Anche
quella
è
tua
innamorata
?
»
.
«
Perché
?
»
,
egli
domandò
un
po
'
irritato
,
un
po
'
allegro
.
«
Perché
mi
guardava
?
Oh
,
bella
,
a
che
servono
gli
occhi
?
Ti
farai
frate
,
tu
?
»
«
Sì
»
,
rispose
l
'
altro
semplicemente
.
«
E
va
a
farti
frate
!
»
,
esclamò
Anania
,
ridendo
.
«
E
adesso
andiamo
a
vedere
il
Camposanto
:
così
staremo
allegri
.
»
«
Eppure
dobbiamo
andarci
tutti
!
»
,
disse
gravemente
l
'
altro
.
Mentre
ritornavano
verso
casa
,
incontrarono
un
compagno
di
scuola
di
Anania
,
un
brutto
ragazzo
che
s
'
era
già
fatto
crescere
i
baffi
e
la
barba
a
forza
di
strofinarsi
e
radersi
il
volto
.
«
Atonzu
,
vengo
da
te
.
Ti
vuole
il
direttore
.
Tu
dunque
farai
da
donna
»
,
egli
disse
,
fermando
Anania
.
«
Io
?
Macché
donna
d
'
Egitto
!
Non
farò
niente
,
io
!
»
,
rispose
Anania
con
molto
sussiego
.
«
Come
si
fa
,
allora
?
Sei
l
'
unico
tipo
adatto
!
Non
è
vero
che
rassomiglia
a
una
donna
?
Guarda
!
»
,
esclamò
lo
studente
brutto
rivolgendosi
a
Zuanne
.
«
Sei
bello
...
»
,
disse
timidamente
il
giovinetto
.
Anania
si
inchinò
,
levandosi
il
cappello
.
«
Grazie
,
altrettanto
!
»
«
Sì
,
dunque
,
non
fare
il
modesto
:
sei
bello
!
»
ripeté
lo
studente
brutto
:
«
vieni
dunque
dal
direttore
»
.
«
Più
tardi
,
ma
io
non
farò
da
donna
,
parola
d
'
onore
,
no
!
»
«
Perché
deve
far
da
donna
?
»
,
domandò
con
meraviglia
Zuanne
.
«
In
una
commedia
,
capisci
:
ed
è
per
beneficenza
...
per
gli
studenti
poveri
...
»
«
Io
sono
povero
,
fatela
dunque
voi
in
mio
favore
,
la
commedia
!
»
,
disse
Anania
.
«
Povero
!
Sentilo
!
Il
diavolo
ti
porti
,
tu
sei
più
ricco
di
noi
!
»
«
Che
cosa
vuoi
dire
?
»
,
chiese
Anania
minaccioso
,
rabbuiandosi
al
pensiero
che
il
compagno
accennasse
alla
protezione
del
signor
Carboni
.
«
Tu
sei
bello
,
sei
il
primo
,
tu
diventerai
giudice
istruttore
e
tutte
le
fanciulle
ti
vorranno
raccogliere
come
un
confetto
...
»
Questa
espressione
,
che
Nanna
ripeteva
dappertutto
,
fece
ridere
e
calmò
Anania
;
ma
egli
tenne
la
parola
e
non
prese
parte
alla
commedia
.
E
non
se
ne
pentì
,
perché
la
sera
della
rappresentazione
egli
poté
assistervi
seduto
in
seconda
fila
,
subito
dietro
la
sedia
del
padrino
(
in
quel
tempo
sindaco
di
Nuoro
)
al
cui
fianco
Margherita
,
in
abito
rosso
e
cappello
bianco
,
risplendeva
come
una
fiamma
.
Il
capitano
dei
carabinieri
,
il
segretario
della
Sottoprefettura
,
l
'
assessore
anziano
ed
il
direttore
del
Ginnasio
sedevano
in
prima
fila
,
accanto
al
sindaco
ed
alla
sua
splendida
signorina
;
Margherita
,
però
,
non
sembrava
soddisfatta
di
tanta
compagnia
,
perché
si
voltava
indietro
guardando
con
dignità
gli
studenti
e
gli
ufficiali
.
In
fondo
alla
sala
adorna
di
ghirlande
d
'
edera
e
di
vitalba
,
il
sipario
di
percalle
qua
e
là
rattoppato
ondulava
e
lasciava
scorgere
coppie
di
studenti
che
ballavano
allegramente
.
Alla
fine
il
tendone
fu
tirato
su
con
grande
stento
e
la
commedia
cominciò
.
La
scena
risaliva
al
tempo
delle
Crociate
,
e
si
svolgeva
in
un
castello
molto
turrito
e
vetusto
all
'
esterno
,
per
quanto
all
'
interno
fosse
arredato
con
un
solo
tavolino
rotondo
e
mezza
dozzina
di
sedie
di
Vienna
.
La
fida
Ermenegilda
,
uno
studentino
dal
viso
tinto
con
carta
rossa
,
indossava
un
largo
vestito
da
camera
della
signora
Carboni
;
seduta
presso
il
balcone
,
con
le
gambe
accavalcate
indecentemente
,
ricamava
una
sciarpa
per
il
non
meno
fido
Goffredo
,
guerriero
lontano
.
«
Ora
si
punge
le
dita
»
,
mormorò
Anania
,
chinandosi
verso
Margherita
.
Ella
si
chinò
a
sua
volta
,
portando
il
fazzoletto
alla
bocca
per
soffocare
una
risata
.
Il
capitano
dei
carabinieri
,
seduto
accanto
a
lei
,
volse
lentamente
il
capo
,
dando
un
bieco
sguardo
allo
studente
.
Ma
Anania
si
sentiva
tanto
felice
,
aveva
una
pazza
voglia
di
ridere
e
voleva
comunicare
a
Margherita
tutta
la
gioia
che
la
vicinanza
di
lei
gli
destava
.
Nel
secondo
atto
il
conte
Manfredo
,
padre
di
Ermenegilda
,
voleva
costringere
la
fanciulla
ad
obliare
Goffredo
e
sposare
un
ricco
barone
di
Castelfiorito
.
«
Padre
mio
!
»
,
diceva
la
donzella
,
aprendo
le
gambe
in
modo
sguaiato
.
«
A
che
mi
vuoi
tu
costringere
?
Mentre
il
prode
Goffredo
langue
forse
in
una
prigione
orrenda
,
tormentato
dalla
fame
,
dalla
sete
e
da
...
»
«...dagli
insetti
»
,
mormorò
Anania
,
chinandosi
nuovamente
verso
Margherita
.
Il
capitano
si
volse
di
botto
e
disse
con
disprezzo
:
«
La
finisca
,
dunque
!
»
.
Anania
sussultò
,
si
ritrasse
,
gli
parve
d
'
essere
umile
e
pauroso
come
la
chiocciola
che
appena
disturbata
si
ritira
nel
guscio
;
e
per
qualche
minuto
non
vide
e
non
udì
più
nulla
.
«
La
finisca
,
dunque
!
»
Sì
,
egli
non
poteva
scherzare
,
non
poteva
parlare
:
sì
,
egli
aveva
capito
benissimo
;
non
poteva
sollevare
neppure
gli
occhi
:
egli
era
povero
,
era
figlio
della
colpa
...
«
La
finisca
,
dunque
!
»
Che
faceva
,
lui
,
fra
tutti
quei
signori
,
fra
tutti
quei
giovani
ricchi
ed
onorati
?
Come
gli
avevano
permesso
di
entrare
?
Come
aveva
potuto
chinarsi
all
'
orecchio
di
Margherita
Carboni
e
sussurrarle
frasi
volgari
?
Perché
ora
sentiva
tutta
la
volgarità
delle
osservazioni
fatte
.
Ma
non
poteva
parlare
altrimenti
il
figlio
d
'
un
mugnaio
e
di
una
donna
...
«
La
finisca
,
dunque
!
»
Ma
a
poco
a
poco
riprese
animo
,
e
guardò
con
odio
la
nuca
rossa
e
la
testa
calva
del
capitano
.
Non
udendolo
più
ridere
né
parlare
,
Margherita
si
volse
alquanto
e
lo
guardò
:
i
loro
occhi
si
incontrarono
ed
ella
s
'
offuscò
vedendolo
triste
,
ed
egli
se
ne
accorse
e
le
sorrise
.
Immediatamente
tornarono
allegri
tutti
e
due
;
ella
rivolse
il
viso
al
palcoscenico
,
ma
sentì
che
gli
occhi
lunghi
e
socchiusi
di
Anania
non
cessavano
di
guardarla
e
di
sorriderle
.
Una
sottile
ebbrezza
li
avvolse
entrambi
.
Verso
mezzanotte
Anania
accompagnò
i
Carboni
fino
alla
loro
casa
:
l
'
assessore
anziano
,
un
vecchio
medico
chiacchierone
,
camminava
a
fianco
del
sindaco
:
Anania
e
Margherita
andavano
avanti
,
ridendo
e
inciampando
sui
ciottoli
della
strada
buia
e
diruta
.
Gruppi
di
persone
passavano
,
ridendo
e
chiacchierando
.
La
notte
era
scura
,
ma
tiepida
,
vellutata
:
di
tanto
in
tanto
arrivava
un
soffio
di
levante
,
profumato
da
un
odore
di
bosco
umido
.
Stelle
e
pianeti
,
infiniti
come
le
lagrime
umane
,
oscillavano
sul
cielo
profondo
;
sopra
l
'
Orthobene
Giove
brillava
vivissimo
.
Chi
non
ricorda
nella
sua
prima
giovinezza
una
notte
,
un
'
ora
così
?
Stelle
oscillanti
nell
'
oscurità
d
'
una
notte
più
luminosa
d
'
un
tramonto
,
stelle
pronte
a
cadere
sovra
la
nostra
fronte
,
come
un
diadema
regale
;
l
'
Orsa
brillante
,
a
guisa
d
'
un
carro
d
'
oro
che
ci
attenda
per
condurci
in
un
lontano
paese
di
sogni
;
una
strada
buia
,
la
Felicità
vicina
,
così
vicina
da
poterla
afferrare
e
non
lasciarla
mai
più
.
Due
o
tre
volte
Anania
sentì
la
mano
di
Margherita
sfiorare
la
sua
;
ma
il
solo
pensiero
di
poterla
prendere
e
stringere
gli
parve
un
delitto
.
Egli
parlava
e
gli
pareva
di
tacere
e
di
pensare
a
cose
ben
lontane
da
quelle
che
diceva
;
camminava
e
inciampava
e
gli
sembrava
di
non
sfiorare
la
terra
;
rideva
e
si
sentiva
triste
fino
alle
lagrime
:
vedeva
Margherita
così
vicina
da
poterle
stringere
la
mano
,
e
gli
pareva
lontana
e
inafferrabile
come
il
soffio
del
vento
che
veniva
e
passava
.
Ella
rideva
e
scherzava
,
ed
egli
aveva
ben
veduto
negli
occhi
di
lei
il
riflesso
della
sua
sdegnosa
tristezza
;
ma
gli
sembrava
che
ella
non
potesse
badare
a
lui
che
come
ad
un
cane
fedele
.
«
Se
ella
»
,
pensava
,
«
potesse
immaginare
che
io
mi
struggo
dal
desiderio
di
stringerle
la
mano
,
griderebbe
d
'
orrore
come
al
morso
di
un
cane
arrabbiato
.
»
Ad
un
certo
punto
la
voce
alta
e
nasale
dell
'
assessore
tacque
;
Margherita
ed
Anania
si
fermarono
,
salutarono
,
ripresero
la
via
,
ma
lo
studente
parve
destarsi
da
un
sogno
;
tornò
a
sentirsi
solo
,
triste
,
timido
,
barcollante
nel
vuoto
della
strada
scura
.
«
Bravo
,
bravo
!
»
,
disse
il
sindaco
che
si
era
messo
fra
i
due
ragazzi
;
«
ti
è
piaciuta
la
commedia
?
»
«
È
una
stupidaggine
»
,
sentenziò
Anania
con
tono
sicuro
.
«
Braaavo
!
»
,
ripeté
meravigliato
il
padrino
.
«
Sei
un
critico
acerbo
,
tu
!
»
«
Ma
son
cose
da
farsi
quelle
?
Già
,
il
direttore
è
un
fossile
;
non
poteva
scegliere
altro
.
La
vita
,
la
vita
non
è
quella
,
non
è
stata
mai
quella
!
»
«
Potevano
dare
una
commedia
moderna
:
una
cosa
commovente
:
queste
stupide
contesse
han
fatto
il
loro
tempo
!
»
,
disse
Margherita
,
prendendo
il
tono
e
l
'
accento
d
'
Anania
.
«
Brava
!
Anche
tu
!
Sì
,
davvero
,
dovevano
dare
una
cosa
più
commovente
:
per
esempio
la
commedia
di
quegli
indiani
che
quando
la
moglie
partorisce
si
mettono
a
letto
e
si
fanno
trattare
da
puerpere
anche
loro
...
avete
sentito
l
'
assessore
?
»
Margherita
rise
:
rise
anche
Anania
,
ma
il
suo
riso
si
spense
subito
,
come
troncato
da
un
improvviso
pensiero
triste
.
Camminarono
in
silenzio
.
«
Ebbene
,
questi
lampioni
;
bisognerà
provvedere
»
,
disse
piano
,
parlando
a
se
stesso
,
il
signor
Carboni
;
poi
a
voce
alta
:
«
Cosa
hai
detto
per
il
direttore
?
»
.
«
Che
è
un
fossile
.
»
«
Bravo
!
E
se
vado
a
dirglielo
?
»
«
Che
mi
fa
?
Tanto
l
'
anno
venturo
me
ne
vado
.
»
«
Ah
,
te
ne
vai
?
E
dove
?
»
Anania
arrossì
,
ricordandosi
che
non
poteva
andar
via
senza
l
'
aiuto
del
signor
Carboni
.
Che
significava
ora
la
sua
domanda
?
Non
ricordava
più
?
O
si
burlava
di
lui
?
O
voleva
fargli
pesare
già
la
sua
protezione
?
«
Non
lo
so
»
,
disse
a
bassa
voce
.
«
Ah
!
»
,
riprese
il
sindaco
,
«
tu
vuoi
andar
via
?
Non
vedi
l
'
ora
di
andar
via
?
Andrai
,
andrai
:
tu
vuoi
volare
già
,
tu
scuoti
già
le
ali
,
uccellino
!
Ebbene
,
ssssst
,
vola
!
»
Fece
atto
di
lanciare
in
aria
un
uccello
,
poi
batté
la
mano
sulle
spalle
del
figlioccio
.
Ed
Anania
sospirò
,
e
si
sentì
leggero
,
lieto
e
commosso
come
se
veramente
avesse
spiccato
il
volo
.
Margherita
rideva
:
e
nel
silenzio
della
notte
,
il
riso
vibrante
di
lei
pareva
ad
Anania
,
fattosi
uccello
,
il
fremito
arcano
d
'
un
ramo
fiorito
sul
quale
egli
poteva
posarsi
e
cantare
.
VII
.
S
'
avanzava
l
'
autunno
.
Erano
gli
ultimi
giorni
che
Anania
passava
in
famiglia
,
ed
egli
si
sentiva
sempre
più
lieto
,
come
l
'
uccello
che
sta
per
volare
,
ma
una
vaga
tristezza
velava
talvolta
la
sua
gioia
,
un
trepido
timore
dell
'
ignoto
lo
inquietava
.
Mentre
si
chiedeva
come
era
fatto
il
mondo
verso
cui
si
slanciava
già
col
pensiero
,
doveva
dire
addio
,
lentamente
,
giorno
per
giorno
,
al
mondo
umile
e
triste
nel
quale
s
'
era
svolta
la
sua
fanciullezza
incolore
,
non
oscurata
che
dal
dolore
dell
'
abbandono
di
sua
madre
,
non
rischiarata
che
dal
fantastico
amore
per
Margherita
.
La
stagione
languida
e
dolce
contribuiva
a
renderlo
sentimentale
.
L
'
autunno
incipiente
velava
il
cielo
d
'
infinita
dolcezza
;
l
'
orizzonte
si
copriva
d
'
un
vapore
latteo
e
roseo
,
che
pareva
velasse
ma
lasciasse
intravedere
un
mondo
di
sogni
ineffabili
.
Nei
crepuscoli
verdognoli
,
rischiarati
da
nuvole
rosse
che
serpeggiavano
,
svanivano
e
ricomparivano
continuamente
sul
cielo
glauco
,
Anania
sentiva
negli
orti
il
crepitìo
e
l
'
odore
delle
erbe
secche
bruciate
dagli
agricoltori
,
e
gli
sembrava
che
qualche
cosa
dell
'
anima
sua
svanisse
col
fumo
di
quei
fuochi
melanconici
.
Addio
,
addio
,
orti
guardanti
la
valle
;
addio
scroscio
lontano
del
torrente
che
annunzia
il
tornar
dell
'
inverno
;
addio
canto
del
cuculo
che
annunzia
il
tornar
della
primavera
;
addio
grigio
e
selvaggio
Orthobene
dagli
elci
disegnati
sulle
nuvole
come
capelli
ribelli
d
'
un
gigante
dormente
;
addio
rosee
e
cerule
montagne
lontane
;
addio
focolare
tranquillo
e
ospitale
,
cameretta
odorosa
di
miele
,
di
frutta
e
di
sogni
!
Addio
umili
creature
inconscie
della
propria
sventura
,
vecchio
zio
Pera
vizioso
,
Efes
e
Nanna
disgraziati
,
Rebecca
infelice
,
Maestro
Pane
stravagante
,
pazzi
,
mendicanti
,
delinquenti
,
fanciulle
belle
e
inconsapevoli
,
bambini
votati
al
dolore
,
gente
tutta
infelice
o
spregevole
che
Anania
non
ama
ma
sente
attaccata
alla
sua
esistenza
come
il
musco
alla
pietra
,
gente
tutta
che
egli
abbandona
con
gioia
e
con
dolore
!
E
addio
dolcezza
e
luce
sopra
tanti
oscuri
dolori
,
arcobaleno
incurvato
come
cornice
di
perle
sul
quadro
screpolato
di
una
miseria
antica
ed
eterna
-
Margherita
,
addio
!
Il
giorno
della
partenza
si
avvicinava
,
Zia
Tatàna
preparava
una
infinità
di
cose
,
ed
altre
teneva
pronte
nella
memoria
:
camicie
,
calze
,
dolci
,
frutta
,
focaccie
lucide
come
avorio
,
pezze
di
formaggio
,
e
un
pollo
e
dodici
uova
col
sale
e
vino
e
miele
e
uva
passa
,
riempivano
mano
mano
bisaccie
,
cestini
e
scatole
.
«
Diavolo
»
,
osservava
Anania
,
«
pare
debba
partire
un
intero
esercito
.
»
«
Silenzio
,
figlio
mio
!
quando
sarai
là
vedrai
come
tutto
sarà
necessario
.
Là
nessuno
penserà
a
te
,
poverino
:
ah
,
come
farai
tu
?
»
«
Non
dubitate
,
ci
penserò
io
.
»
Il
mugnaio
e
sua
moglie
tenevano
lunghi
colloqui
segreti
,
ed
Anania
ne
indovinava
il
motivo
;
una
sera
poi
li
vide
uscire
assieme
e
attese
ansioso
il
loro
ritorno
.
Zia
Tatàna
rientrò
sola
.
«
Anania
»
,
disse
,
«
dove
dunque
hai
deciso
di
andare
?
A
Cagliari
o
a
Sassari
?
»
Egli
veramente
aveva
fino
a
quel
momento
accarezzato
il
sogno
di
attraversare
il
mare
;
ma
dalle
parole
della
donna
capì
che
qualcuno
aveva
stabilito
di
non
lasciarlo
ancora
andar
oltre
le
coste
sarde
.
«
Siete
stata
dal
signor
Carboni
?
»
,
chiese
con
fiera
amarezza
.
«
Non
negate
.
C
'
è
bisogno
di
far
segreti
con
me
?
Io
so
tutto
,
io
.
Perché
dunque
non
mi
lascia
partire
pel
Continente
?
Gli
restituirò
tutto
,
io
!
»
«
Bah
!
bah
!
»
,
esclamò
zia
Tatàna
,
mortificata
e
addolorata
dall
'
impeto
di
fierezza
dello
studente
.
«
Santa
Caterina
mia
,
che
cosa
ti
passa
in
mente
,
adesso
?
»
Anania
sbuffò
,
sospirò
,
curvò
il
viso
su
un
libro
senza
vederne
una
parola
.
La
donna
gli
si
avvicinò
e
gli
posò
una
mano
sulla
spalla
.
«
Che
cosa
mi
dici
,
dunque
,
figliuolo
mio
?
Cagliari
o
Sassari
?
Non
hai
detto
fino
a
ieri
che
volevi
andare
a
Cagliari
o
a
Sassari
?
Perché
vuoi
andare
più
in
là
?
Gesù
Maria
,
il
mare
è
una
brutta
cosa
:
dicono
che
si
soffre
e
che
si
può
morire
.
E
le
tempeste
poi
?
Non
pensi
alle
tempeste
?
»
«
Voi
non
capite
niente
...
»
,
disse
Anania
,
irritato
,
guardando
e
svolgendo
le
pagine
come
se
leggesse
vertiginosamente
.
«
Se
l
'
hai
detto
tu
!
Che
capricci
son
questi
?
Non
si
studia
lo
stesso
tanto
in
Sardegna
che
in
continente
?
Perché
vuoi
andare
là
?...»
Ah
,
perché
voleva
andare
là
?
Che
ne
capivano
loro
?
Era
forse
per
studiare
?
Fin
dal
primo
giorno
,
quel
dolce
giorno
d
'
autunno
,
in
cui
Bustianeddu
l
'
aveva
condotto
alla
scuola
nel
convento
,
non
aveva
egli
pensato
ad
un
'
altra
cosa
che
non
era
lo
studio
?
Le
ragioni
di
zia
Tatàna
calmarono
alquanto
la
sua
impazienza
.
«
Vedi
dunque
,
tu
sei
ancora
un
bambino
;
a
diciassette
anni
tu
vuoi
già
correre
solo
pel
mondo
?
Vuoi
morire
in
mare
,
solo
,
lontano
da
tutti
,
o
vuoi
smarrirti
in
una
città
che
tu
stesso
dici
grande
come
una
foresta
?
Va
dunque
a
Cagliari
,
adesso
:
il
signor
Carboni
ti
darà
tante
lettere
di
raccomandazione
:
egli
conosce
tutta
Cagliari
:
anche
un
marchese
conosce
.
Ebbene
,
abbi
pazienza
.
Santa
Caterina
mia
!
Andrai
,
andrai
anche
là
,
quando
sarai
più
grande
.
Tu
ora
sei
come
la
lepre
appena
slattata
:
ecco
che
essa
lascia
il
covo
e
fa
un
piccolo
giro
fino
al
muro
della
tanca
:
poi
torna
,
cresce
,
poi
s
'
arrischia
più
in
là
,
più
in
là
ancora
,
guarda
dove
deve
andare
,
vede
la
via
da
percorrere
.
Abbi
pazienza
.
Pensa
che
siamo
vicini
,
pensa
che
potrai
tornare
con
più
facilità
ad
ogni
occorrenza
.
Nelle
vacanze
di
Natale
potrai
tornare
...
»
«
Vado
dunque
a
Cagliari
!
»
,
decise
Anania
,
rasserenato
.
L
'
indomani
cominciò
a
far
le
visite
di
congedo
.
Andò
dal
direttore
del
Ginnasio
,
da
un
canonico
amico
di
zia
Tatàna
,
dal
medico
,
dal
deputato
,
ed
infine
dal
sarto
,
dal
pasticciere
e
dal
calzolaio
Franziscu
Carchide
,
il
bel
giovinotto
che
un
tempo
frequentava
il
molino
.
Ora
il
Carchide
aveva
fatto
fortuna
,
non
si
sapeva
né
come
né
perché
;
possedeva
una
bella
bottega
,
con
cinque
o
sei
lavoranti
,
vestiva
in
borghese
,
parlava
affettato
,
e
si
permetteva
di
fare
il
galante
con
le
signorine
che
serviva
!
«
Addio
»
,
disse
Anania
entrando
nella
bottega
,
«
posdomani
parto
per
Cagliari
:
desideri
qualche
cosa
?
»
«
Sì
,
»
rispose
uno
dei
giovani
,
sollevando
il
volto
sorridente
,
«
mandagli
un
anello
col
diamante
,
perché
egli
deve
sposarsi
con
la
figlia
del
sindaco
!
»
«
E
perché
no
?
»
esclamò
boriosamente
il
Carchide
.
«
Accomodati
,
dunque
.
»
Ma
Anania
,
disgustato
per
lo
scherzo
che
gli
pareva
un
'
ingiuria
a
Margherita
,
s
'
accomiatò
subito
.
Uscendo
incontrò
sulla
porta
il
giovinetto
che
la
voce
pubblica
diceva
figlio
del
Carboni
;
un
ragazzo
molto
alto
per
la
sua
età
,
un
po
'
curvo
,
pallido
,
con
le
mascelle
sporgenti
e
gli
occhi
tristi
e
cerchiati
,
azzurri
come
quelli
di
Margherita
.
«
Addio
,
Antonino
»
,
salutò
lo
studente
,
mentre
l
'
altro
lo
guardava
con
un
baleno
d
'
odio
nelle
pupille
melanconiche
.
Rientrato
a
casa
Anania
riferì
ogni
cosa
a
zia
Tatàna
,
mentre
la
donna
,
seduta
davanti
a
un
braciere
,
preparava
un
dolce
di
scorze
d
'
arancio
,
mandorle
e
miele
[
19
]
,
da
portare
in
regalo
ad
un
importante
personaggio
cagliaritano
.
«
Sentite
»
,
disse
Anania
,
«
il
vostro
canonico
mi
ha
regalato
uno
scudo
,
e
due
lire
il
medico
.
Io
non
volevo
...
»
«
Ah
,
cattivo
figliuolo
!
È
uso
,
questo
,
di
regalare
denari
agli
studenti
che
partono
la
prima
volta
»
,
osservò
la
donna
,
rimovendo
e
rimescolando
delicatamente
con
due
forchette
i
sottili
fili
della
scorza
d
'
arancio
entro
la
lucida
casseruola
di
stagno
.
Un
acuto
odore
di
miele
bollente
profumava
la
cucina
tranquilla
:
qua
e
là
facevano
capolino
i
piccoli
cestini
gialli
colmi
di
provviste
per
lo
studente
.
Anania
sedette
presso
la
donna
,
prese
il
gatto
sulle
ginocchia
e
cominciò
ad
accarezzarlo
.
«
Dove
sarò
tra
otto
giorni
?
»
,
chiese
pensieroso
.
«
Sta
fermo
,
Mussittu
,
giù
la
coda
.
Il
vostro
canonico
mi
ha
fatto
una
lunga
predica
.
»
«
E
ti
consigliò
di
confessarti
e
comunicarti
prima
di
partire
?
»
«
Ciò
si
faceva
venti
anni
fa
,
quando
si
partiva
a
cavallo
per
Cagliari
,
e
s
'
impiegavano
tre
giorni
per
arrivarci
.
Adesso
non
si
usa
più
»
,
rispose
maliziosamente
Anania
.
«
Cattivo
figliuolo
,
tu
non
credi
più
in
Dio
!
»
«
Col
cuore
,
sì
!
»
Queste
parole
consolarono
alquanto
la
buona
donna
che
gli
narrò
l
'
episodio
biblico
di
Eli
;
dopo
gli
chiese
:
«
Dove
dunque
sei
stato
?
»
.
Egli
ricominciò
a
narrare
:
il
gattino
gli
si
era
arrampicato
sulle
spalle
e
gli
leccava
le
orecchie
,
dandogli
un
solletico
strano
che
lo
faceva
,
egli
non
sapeva
perché
,
pensare
a
Margherita
.
Mentre
raccontava
il
volgare
scherzo
del
Carchide
entrò
Nanna
,
che
zia
Tatàna
aveva
mandata
a
comperare
droghe
e
confetti
per
ornare
il
dolce
:
ella
puzzava
di
vino
,
aveva
le
sottane
lacere
,
in
modo
che
le
si
scorgevano
le
gambe
legnose
e
violacee
,
ed
era
ributtante
più
del
solito
.
«
Ecco
qui
»
,
disse
,
estraendo
dal
seno
i
pacchettini
delle
droghe
,
e
fermandosi
ad
ascoltare
i
discorsi
di
Anania
.
«
Hai
sentito
?
»
,
esclamò
ingenuamente
zia
Tatàna
.
«
quell
'
immondezza
di
Franziscu
Carchide
vuole
sposare
Margherita
Carboni
.
»
«
Non
è
così
!
»
,
disse
Anania
,
irritato
.
«
Non
capite
niente
!
»
«
Sì
,
»
disse
Nanna
,
«
io
lo
so
;
egli
è
pazzo
.
Ha
chiesto
la
mano
delle
figlie
del
medico
;
voleva
o
l
'
una
o
l
'
altra
!
L
'
hanno
cacciato
via
col
manico
della
scopa
.
Ora
vuole
Margheritina
,
perché
prendendole
la
misura
delle
scarpine
le
ha
stretto
il
piede
...
»
«
Doveva
dargli
un
calcio
!
»
,
gridò
Anania
,
balzando
in
piedi
,
col
gattino
intorno
al
collo
.
«
Un
calcio
sul
viso
!
»
Nanna
lo
guardò
:
i
suoi
piccoli
occhi
rifulgevano
stranamente
.
«
Ecco
»
,
disse
,
svolgendo
i
pacchettini
con
le
mani
tremolanti
,
«
è
quel
che
dissi
io
.
Eppoi
c
'
è
anche
un
militare
,
un
ufficiale
o
un
generale
,
non
so
,
che
vuole
sposare
Margherita
.
Ma
io
dissi
:
no
,
ella
è
una
rosa
e
deve
sposare
un
garofano
;
freschi
entrambi
...
Prendine
dunque
uno
...
»
S
'
avvicinò
ad
Anania
,
porgendogli
i
confetti
;
ma
egli
balzò
indietro
gridando
:
«
Puzzate
come
una
botte
!
Lontana
da
me
!
»
.
Nanna
traballò
;
qualche
confetto
cadde
e
rotolò
sul
pavimento
.
«
Il
garofano
mio
!
»
,
diss
'
ella
carezzevole
,
nonostante
le
cattive
parole
di
Anania
.
«
Sei
tu
il
garofano
di
Margherita
!
Tu
dunque
parti
?
Va
,
studia
,
diventa
dottore
.
»
Anania
si
curvò
,
raccolse
i
confetti
;
poi
rise
e
disse
tutto
felice
:
«
Mi
raccatteranno
così
,
le
ragazze
:
non
è
vero
?
»
.
E
si
mise
a
ballare
col
gattino
fra
le
braccia
.
Ma
d
'
improvviso
ridiventò
cupo
.
Chi
era
il
militare
che
voleva
sposar
Margherita
?
Forse
quel
capitano
dal
collo
rosso
,
che
a
teatro
gli
aveva
detto
con
disprezzo
:
«
La
finisca
,
dunque
»
?
Improvvisamente
gli
balenò
al
pensiero
una
visione
tormentosa
:
Margherita
sposa
d
'
un
uomo
giovane
e
ricco
,
Margherita
perduta
eternamente
per
lui
!
Depose
il
gattino
per
terra
,
e
fuggì
,
si
chiuse
nella
sua
cameretta
,
s
'
affacciò
alla
finestra
.
Gli
pareva
di
soffocare
.
Non
era
stato
mai
geloso
,
né
aveva
mai
pensato
che
Margherita
potesse
sposarsi
così
presto
.
«
No
,
no
»
,
pensava
,
stringendo
e
scuotendo
la
testa
fra
le
mani
,
«
non
si
deve
sposare
.
Bisogna
che
aspetti
,
finché
...
Ma
perché
dovrebbe
aspettare
?
Io
sono
un
bastardo
,
io
sono
il
figlio
d
'
una
donna
perduta
.
Io
non
ho
altra
missione
che
quella
di
cercare
mia
madre
e
di
ritrarla
dall
'
abisso
del
disonore
...
Margherita
non
può
abbassarsi
a
me
;
ma
finché
non
avrò
compiuto
la
mia
missione
ho
bisogno
di
lei
come
di
un
faro
.
Dopo
posso
morire
contento
.
»
E
non
pensava
che
la
sua
missione
poteva
prolungarsi
indeterminatamente
e
senza
esito
;
e
l
'
idea
che
rinunziando
alla
sua
missione
avrebbe
potuto
sperare
nell
'
amore
di
Margherita
gli
sembrava
mostruosa
.
Il
pensiero
di
ritrovare
sua
madre
cresceva
e
si
sviluppava
con
lui
,
palpitava
col
suo
cuore
,
vibrava
coi
suoi
nervi
,
scorreva
col
suo
sangue
;
solo
la
morte
poteva
sradicarlo
,
questo
pensiero
,
ed
appunto
alla
morte
di
sua
madre
egli
pensava
quando
desiderava
che
il
loro
incontro
non
si
avverasse
;
ma
anche
questa
soluzione
,
o
il
desiderio
di
questa
soluzione
,
gli
sembrava
una
grande
viltà
.
Più
tardi
egli
si
domandò
se
era
stata
la
sua
natura
sentimentale
a
creargli
il
pensiero
della
sua
missione
,
o
se
questo
pensiero
aveva
formato
la
sua
natura
sentimentale
:
ma
alla
vigilia
della
sua
partenza
egli
accettava
ancora
le
sue
sensazioni
ed
i
suoi
sentimenti
senza
analizzarli
;
ed
accettandoli
così
,
come
da
bambino
,
non
faceva
che
meglio
radicarli
nella
sua
anima
e
nella
sua
carne
,
in
modo
che
nessuna
logica
e
nessun
ragionamento
cosciente
avrebbero
poi
potuto
strapparglieli
.
Passò
una
notte
febbrile
.
Ah
,
era
già
lontano
il
tempo
quando
egli
si
contentava
di
veder
Margherita
nei
piccoli
viali
dell
'
orto
,
senza
badare
al
colore
dei
suoi
capelli
e
alla
forma
del
suo
busto
.
Allora
egli
sognava
cose
fantastiche
,
rapimenti
,
incontri
,
fughe
in
luoghi
misteriosi
,
magari
nelle
bianche
pianure
della
luna
;
ma
se
gli
avessero
dato
la
notizia
delle
nozze
di
lei
non
avrebbe
sofferto
.
Una
volta
aveva
progettato
di
convincerla
a
seguirlo
su
una
montagna
;
là
si
avvelenavano
,
d
'
un
veleno
che
non
deformava
i
cadaveri
;
si
stendevano
sulle
roccie
,
fra
l
'
edera
ed
i
fiori
,
e
morivano
assieme
:
ed
in
questo
sogno
non
s
'
era
delineato
neppure
il
desiderio
di
un
bacio
o
di
una
stretta
di
mano
.
Ma
dopo
era
venuto
il
sogno
idilliaco
della
fontana
di
Fonni
,
il
bacio
,
l
'
abbandono
di
Margherita
;
e
durante
la
sera
della
rappresentazione
,
il
profumo
dei
capelli
di
lei
,
lo
splendore
dei
suoi
occhi
,
il
calore
che
pareva
emanasse
dalla
sua
persona
fiorente
gli
avevano
dato
ebbrezze
ineffabili
.
Ed
ora
soffriva
al
pensiero
che
ella
potesse
diventare
d
'
altri
;
e
nel
sonno
febbrile
si
affannava
,
sognando
,
a
scriverle
una
lettera
disperata
,
alla
quale
univa
un
sonetto
,
uno
dei
molti
sonetti
dialettali
che
egli
aveva
già
composto
per
lei
.
Si
svegliò
,
s
'
alzò
ed
aprì
la
finestra
.
L
'
alba
gli
parve
vicina
;
il
cielo
era
limpido
,
sopra
una
guglia
nera
dell
'
Orthobene
tremolava
una
stella
rossastra
,
simile
ad
una
fiammella
su
un
candelabro
di
pietra
;
i
galli
cantavano
,
rispondendosi
l
'
un
l
'
altro
con
una
gara
di
gridi
rauchi
,
e
parevano
indispettiti
reciprocamente
di
ciò
che
gridavano
e
tutti
contro
la
luce
che
non
arrivava
.
Anania
guardava
il
cielo
e
sbadigliava
:
ad
un
tratto
un
brivido
di
freddo
lo
investì
dai
piedi
alla
testa
.
Oh
,
Dio
,
che
accadeva
in
lui
?
Gli
pareva
che
qualche
cosa
volesse
staccarglisi
dall
'
anima
,
restare
sotto
quel
cielo
,
davanti
al
monte
selvaggio
le
cui
creste
servivano
da
candelabri
alle
stelle
.
Come
il
viandante
oppresso
da
un
carico
troppo
grave
vuol
liberarsene
in
parte
onde
poter
continuare
la
sua
strada
,
così
egli
sentiva
il
bisogno
di
lasciare
un
po
'
del
suo
segreto
a
Margherita
.
Chiuse
la
finestra
e
sedette
davanti
al
tavolino
,
tremando
e
sbadigliando
.
«
Che
freddo
!
»
,
disse
a
voce
alta
.
Il
sonetto
che
egli
voleva
mandare
a
Margherita
era
già
copiato
a
stampatello
,
su
un
foglio
di
carta
rosea
rigata
traversalmente
di
viola
:
eccone
la
traduzione
in
prosa
:
«
Una
bellissima
margherita
cresceva
in
un
verde
prato
.
Tutti
i
fiori
l
'
ammiravano
,
ma
specialmente
un
ranuncolo
pallido
ed
umile
,
cresciutole
accanto
,
moriva
di
amore
per
lei
.
Ed
ecco
,
in
una
splendida
giornata
di
primavera
,
una
bellissima
fanciulla
andava
a
passeggiare
nel
prato
,
coglieva
la
margherita
,
la
baciava
,
la
poneva
sul
morbido
seno
,
mentre
senza
avvedersene
schiacciava
l
'
infelice
ranuncolo
che
,
d
'
altronde
,
privato
dell
'
adorata
vicina
,
si
sentiva
beato
di
morire
»
.
Rileggendo
i
versi
il
poeta
provò
una
tristezza
dispettosa
;
vedeva
,
al
posto
della
simbolica
fanciulla
,
un
capitano
dei
carabinieri
dai
baffi
provocanti
;
ripiegò
il
foglio
,
ma
restò
a
lungo
indeciso
se
doveva
chiuderlo
o
no
nella
busta
.
Che
avrebbe
pensato
Margherita
?
Avrebbe
ricevuto
lei
il
sonetto
?
Sì
,
perché
quando
il
postino
batteva
al
portone
tre
colpi
terribili
che
parevano
picchiati
dalla
ferrea
mano
del
destino
,
Margherita
correva
lei
a
ricever
la
posta
.
Bisognava
però
che
ella
fosse
in
casa
nelle
ore
in
cui
passava
il
postino
,
cioè
verso
mezzogiorno
ed
a
sera
.
A
mezzogiorno
ella
certamente
era
in
casa
;
occorreva
dunque
impostar
subito
il
sonetto
.
Un
'
agitazione
febbrile
invase
Anania
;
senza
esitare
oltre
uscì
e
camminò
come
un
sonnambulo
per
le
straducole
buie
e
deserte
.
Dietro
i
muri
dei
cortili
,
nelle
rozze
tettoie
delle
case
paesane
,
i
galli
continuavano
i
loro
canti
dispettosi
;
l
'
aria
umida
odorava
di
stoppia
;
una
povera
infornatrice
di
pane
d
'
orzo
,
che
tornava
dal
compiere
il
suo
faticoso
mestiere
,
attraversò
una
viuzza
;
il
passo
di
due
alti
carabinieri
risuonò
sinistramente
sul
lastrico
del
Corso
:
poi
più
nessuno
,
più
nulla
.
Anania
rasentava
i
muri
,
pauroso
d
'
esser
riconosciuto
nonostante
il
buio
,
e
appena
impostata
la
lettera
si
mise
a
correre
.
Ma
non
poté
rientrare
in
casa
;
gli
pareva
di
soffocare
,
aveva
bisogno
d
'
aria
,
di
immensità
.
Scese
verso
lo
stradale
di
Orosei
,
risalì
il
ciglione
,
e
solo
quando
si
trovò
ai
piedi
dell
'
Orthobene
respirò
,
aprendo
le
narici
come
un
puledro
sfuggito
al
laccio
.
Avrebbe
voluto
gridare
di
gioia
e
di
spasimo
.
Albeggiava
;
tenui
veli
azzurrognoli
coprivano
le
grandi
valli
umide
,
le
ultime
stelle
svanivano
.
Non
sapeva
perché
,
Anania
ripeteva
i
versi
:
Care
stelle
dell
'
Orsa
,
io
non
credea
...
e
cercava
di
ricacciare
da
sé
il
pensiero
di
ciò
che
aveva
fatto
,
mentre
se
ne
sentiva
felice
fino
allo
spasimo
.
Prese
a
salire
l
'
Orthobene
,
strappando
fronde
,
ciuffi
d
'
erba
,
lanciando
pietre
e
ridendo
;
pareva
pazzo
.
I
cespugli
odoravano
,
il
cielo
dietro
l
'
enorme
scoglio
cerulo
di
monte
Albo
diventava
in
color
di
ciclamino
;
Anania
si
fermò
su
una
roccia
,
guardò
l
'
immensa
chiostra
azzurra
delle
montagne
lontane
battute
dal
riflesso
delicato
dell
'
aurora
,
e
ridiventò
pensieroso
.
Addio
!
Domani
egli
sarebbe
al
di
là
delle
montagne
,
e
Margherita
penserebbe
invano
all
'
ignoto
ranuncolo
che
l
'
amava
e
che
era
lui
.
Ed
ecco
,
una
cinzia
cantò
nel
suo
nido
selvaggio
,
nel
cuore
d
'
un
elce
,
e
nella
sua
nota
tremolò
tutta
la
poesia
del
luogo
solitario
;
Anania
ricordò
allora
il
canto
di
un
altro
uccellino
entro
l
'
umido
fogliame
d
'
un
castagno
,
in
una
lontana
mattina
d
'
autunno
,
lassù
,
lassù
,
in
una
di
quelle
montagne
dell
'
orizzonte
,
e
rivide
un
bimbo
che
scendeva
lieto
la
china
,
ignaro
del
proprio
triste
destino
.
«
Anche
adesso
»
,
pensò
rattristandosi
,
«
anche
adesso
sono
lieto
di
partire
,
e
chissà
invece
che
cosa
mi
aspetta
!
»
Rientrò
a
casa
pallido
e
triste
.
«
Ma
dove
sei
stato
,
galanu
meu
[
20
]
?
Perche
sei
uscito
prima
dell
'
alba
?
»
,
chiese
zia
Tatàna
.
«
Datemi
il
caffè
!
»
,
diss
'
egli
,
aspro
.
«
Ecco
il
caffè
,
ma
che
cosa
hai
,
cuoricino
amato
?
Sei
pallido
;
rimettiti
,
riprendi
colore
prima
di
recarti
dal
padrino
.
Come
?
Scuoti
il
capo
?
Non
andrai
stamattina
dal
padrino
?
Cosa
guardi
?
C
'
è
qualche
formica
nel
caffè
?
»
Egli
guardava
fisso
la
piccola
scodella
rossa
filettata
d
'
oro
,
che
serviva
esclusivamente
per
lui
:
addio
piccola
scodella
;
ancora
domani
e
poi
addio
.
Le
lagrime
gli
salivano
agli
occhi
.
«
Andrò
più
tardi
dal
padrino
;
ora
finisco
di
preparare
la
roba
»
,
disse
piano
piano
,
come
parlando
alla
scodella
.
«
E
se
non
ci
rivedessimo
più
?
»
,
chiese
poi
alla
donna
.
«
S
'
io
dovessi
morire
prima
del
ritorno
?
E
forse
sarebbe
meglio
...
Perché
dobbiamo
vivere
a
lungo
?
Giacché
si
deve
morire
è
meglio
morir
presto
.
»
Zia
Tatàna
lo
guardò
;
fece
un
segno
di
croce
per
aria
,
e
disse
:
«
Tu
hai
fatto
cattivi
sogni
,
stanotte
?
Perché
parli
così
,
agnellino
senza
lana
?
Ti
fa
male
il
capo
?
»
.
«
Voi
non
capite
niente
!
»
,
proruppe
egli
,
balzando
in
piedi
.
Entrò
nella
sua
cameretta
e
cominciò
a
riporre
in
una
piccola
valigia
i
libri
e
gli
oggetti
più
cari
;
e
di
tanto
in
tanto
volgeva
gli
occhi
alla
finestra
aperta
,
nel
cui
sfondo
si
scorgeva
un
lembo
di
cielo
autunnale
che
pareva
una
tela
graziosamente
dipinta
:
una
pianura
bianchiccia
con
un
laghetto
azzurro
.
Che
avrebbe
egli
veduto
dalla
finestra
della
cameretta
che
l
'
aspettava
a
Cagliari
?
Il
mare
?
Il
mare
vero
,
le
lontananze
infinite
dell
'
acqua
azzurra
sotto
le
infinite
lontananze
del
cielo
azzurro
?
Tutto
quell
'
azzurro
,
veduto
e
desiderato
,
lo
rasserenò
:
si
pentì
d
'
aver
contristato
zia
Tatàna
,
ma
che
poteva
farci
?
Sì
,
egli
sentiva
d
'
essere
ingrato
,
ma
i
nervi
son
nervi
e
non
si
può
loro
comandare
.
Però
egli
non
vuole
essere
completamente
ingrato
,
no
!
Lascia
la
valigia
,
i
libri
,
le
scatole
,
si
precipita
in
cucina
,
dove
la
buona
donna
scopa
con
aria
tra
melanconica
e
filosofica
,
forse
pensando
alle
parole
funebri
dell
'
«
agnellino
senza
lana
»
,
le
va
sopra
,
stringe
lei
e
la
scopa
in
uno
stesso
abbraccio
,
e
le
trascina
in
un
giro
vorticoso
di
ballo
.
«
Ah
,
cattiva
lana
,
che
cosa
c
'
è
?
»
,
grida
la
vecchia
,
palpitando
di
gioia
;
ma
sul
più
bello
Anania
scappa
,
correndo
e
imitando
lo
sbuffare
del
treno
.
Chiusa
la
valigia
egli
andò
a
congedarsi
dai
vicini
di
casa
,
cominciando
da
Maestro
Pane
.
La
bottega
del
vecchio
falegname
,
di
solito
piena
di
gente
,
era
deserta
,
e
lo
studente
dovette
attendere
alquanto
,
seduto
sullo
scalino
interno
della
porta
,
coi
piedi
fra
gli
abbondanti
trucioli
che
coprivano
il
pavimento
.
Un
leggero
soffio
di
vento
entrava
per
la
porta
,
agitando
le
grandi
ragnatele
del
tetto
,
cosparse
di
fili
di
segatura
.
Finalmente
Maestro
Pane
arrivò
:
indossava
una
vecchia
tunica
da
soldato
,
della
quale
curava
molto
i
bottoni
lucidissimi
,
e
sorrise
con
infantile
compiacenza
quando
Anania
gli
disse
che
sembrava
un
generale
.
«
Ho
anche
il
kepì
!
»
,
disse
con
serietà
.
«
Vorrei
metterlo
,
ma
i
ragazzi
ridono
.
E
così
tu
parti
,
caro
bambino
?
Dio
ti
accompagni
e
ti
aiuti
.
Io
non
ho
niente
da
regalarti
!
»
«
Ma
vi
pare
,
Maestro
Pane
?
»
«
Il
cuore
non
manca
,
ma
il
cuore
non
basta
!
Ebbene
,
io
ti
farò
una
scrivania
quando
sarai
dottore
:
ho
già
il
modello
,
vedi
?
»
Cercò
un
catalogo
di
mobili
,
gelosamente
nascosto
sotto
il
banco
,
e
fece
vedere
allo
studente
una
splendida
scrivania
a
colonnine
e
trafori
.
«
Ti
pare
impossibile
?
»
,
disse
,
risentito
,
accorgendosi
che
Anania
sorrideva
.
«
Tu
non
conosci
Maestro
Pane
!
Io
non
ho
mai
lavorato
mobili
preziosi
e
fini
perché
non
avevo
fondi
,
ma
sarei
buono
...
»
«
Lo
credo
,
lo
credo
,
Maestro
Pà
!
Ed
io
,
quando
sarò
dottore
e
ricco
,
vi
farò
eseguire
tutti
i
mobili
del
mio
palazzo
...
»
«
Davvero
?
e
quanti
anni
ci
vorranno
ancora
?
»
«
Eh
,
chi
lo
sa
?
Dieci
,
quindici
...
»
«
Troppo
!
Sarò
in
cielo
,
allora
,
nella
bottega
di
San
Giuseppe
glorioso
»
(
nonostante
lo
scherzo
si
fece
devotamente
il
segno
della
croce
)
.
«
E
,
dimmi
»
,
riprese
,
fissando
una
pagina
del
catalogo
,
«
cosa
vuol
dire
mobili
al
-
la
-
Lui
-
gi
-
de
-
ci
-
mo
-
quin
-
to
?
»
«
Era
un
re
...
»
,
cominciò
Anania
.
«
Questo
lo
so
»
,
rispose
vivacemente
Maestro
Pane
,
con
un
malizioso
sorriso
sulla
gran
bocca
sdentata
,
«
era
un
re
al
quale
piacevano
le
ragazzine
...
»
«
Maestro
Pane
»
,
gridò
Anania
,
strabiliato
,
«
come
sapete
ciò
?
»
Il
vecchietto
cominciò
a
ridere
,
togliendosi
la
giubba
e
piegandola
accuratamente
.
«
Ebbene
»
,
disse
,
fingendo
un
ingenuo
stupore
per
non
turbare
oltre
l
'
innocenza
di
Anania
,
«
perché
siamo
ignoranti
non
dobbiamo
saper
nulla
?
A
quel
re
piaceva
giocare
e
divertirsi
coi
bambini
,
come
alla
regina
Ester
piaceva
andar
pei
campi
a
cogliere
spighe
,
ed
a
Vittorio
Emanuele
zappare
l
'orto...»
Ma
Anania
la
sapeva
più
lunga
di
Maestro
Pane
,
e
chiese
anche
lui
con
finta
ingenuità
:
«
Avete
dunque
studiato
,
voi
?
»
.
«
Io
?
Avrei
voluto
,
ma
non
ho
potuto
;
fiore
mio
,
non
tutti
nascono
sotto
una
buona
stella
come
te
.
»
«
E
dunque
,
come
sapete
queste
storie
?
»
«
Si
raccontano
,
diavolo
!
La
storia
della
Regina
Ester
l
'
ho
udita
da
tua
madre
,
e
quella
del
Re
da
Pera
Sa
Gattu
...
»
Anania
andò
via
inorridito
,
ricordando
una
storiella
raccontata
molti
anni
prima
da
Nanna
,
una
sera
d
'
inverno
,
nel
molino
delle
olive
...
Bussò
alla
porticina
chiusa
di
Nanna
,
ma
il
vecchio
pazzo
,
seduto
su
una
pietra
,
disse
che
la
donna
non
c
'
era
.
«
L
'
aspetto
anch
'
io
»
,
aggiunse
,
«
perché
Gesù
Cristo
ieri
sera
mi
disse
che
ha
bisogno
d
'
una
serva
.
»
«
Dove
l
'
avete
incontrato
?
»
«
Nel
viottolo
...
laggiù
»
,
indicò
il
pazzo
;
«
aveva
un
cappotto
lungo
e
le
scarpe
rotte
.
Ebbene
,
perché
tu
non
mi
dai
un
paio
di
scarpe
vecchie
,
Anania
Atonzu
?
»
«
Vi
starebbero
strette
»
,
disse
lo
studente
,
guardandosi
i
piedi
.
«
E
perché
non
vai
scalzo
,
che
una
palla
ti
trapassi
la
milza
?
»
,
chiese
minaccioso
il
pazzo
,
corrugando
le
irte
sopracciglia
grigie
.
«
Addio
»
,
disse
Anania
,
senza
rispondere
alla
minacciosa
domanda
,
«
io
parto
per
gli
studi
.
»
Gli
occhioni
azzurri
del
vecchio
presero
una
espressione
maliziosa
.
«
Tu
vai
ad
Iglesias
?
»
«
No
,
a
Cagliari
.
»
«
Ad
Iglesias
ci
sono
i
vampiri
e
le
faine
.
Addio
,
dunque
:
toccami
la
mano
.
Così
,
bravo
;
non
aver
paura
,
non
ti
mangio
.
E
tua
madre
dove
si
trova
ora
?
»
«
Addio
,
state
bene
»
,
disse
Anania
,
ritirando
la
sua
piccola
mano
dalla
manaccia
dura
del
pazzo
.
«
Anch
'
io
devo
partire
»
,
annunziò
il
vecchio
.
«
Andrò
in
un
luogo
dove
si
mangiano
sempre
cose
buone
:
fave
,
lardo
,
lenticchie
,
viscere
di
pecora
.
»
«
Buon
pro
vi
faccia
!
»
«
Eh
!
»
,
gridò
il
pazzo
,
quando
lo
studente
si
fu
allontanato
.
«
Bada
alle
coreggie
gialle
!
E
scrivimi
.
»
Anania
si
congedò
dagli
altri
vicini
,
ed
anche
dalla
donna
mendicante
,
che
lo
ricevette
in
una
cameretta
discretamente
pulita
e
gli
offrì
una
tazza
di
buonissimo
caffè
.
«
Tu
andrai
anche
da
Rebecca
?
»
,
gli
domandò
,
con
invidia
,
«
quella
stupida
si
è
data
a
mendicare
,
adesso
!
Non
è
una
vergogna
,
una
ragazza
come
lei
?
Diglielo
,
dunque
!
»
«
È
piagata
!
può
appena
camminare
...
»
«
No
,
è
guarita
.
Cosa
guardi
lassù
?
È
una
falce
da
mietitore
.
»
«
Perché
sta
appesa
sulla
porta
?
»
«
Per
il
vampiro
,
che
quando
penetra
di
notte
nella
camera
si
ferma
a
contare
i
denti
della
falce
,
e
siccome
non
arriva
che
al
sette
ricomincia
sempre
.
Così
arriva
l
'
alba
,
e
appena
vede
la
luce
il
vampiro
fugge
.
Tu
ridi
?
Eppure
è
vero
.
Che
Dio
ti
benedica
»
,
disse
poi
la
mendicante
,
accompagnandolo
fin
sulla
strada
.
«
Buon
viaggio
;
e
fa
onore
al
vicinato
.
»
Anania
entrò
da
Rebecca
:
ella
pareva
ancora
una
bambina
,
sebbene
avesse
più
di
venti
anni
,
livida
,
calva
,
accoccolata
nel
suo
buco
nero
come
una
fiera
malata
nella
sua
tana
.
Vedendo
lo
studente
arrossì
,
e
tutta
tremante
gli
offrì
,
su
un
primitivo
vassoio
di
sughero
,
un
grappolo
d
'
uva
nera
.
«
Lo
prenda
,
dunque
...
»
,
balbettò
.
«
Non
ho
altro
...
»
«
E
dammi
dunque
del
tu
!
»
,
esclamò
Anania
,
strappando
un
acino
dal
grappolo
.
«
Non
ne
sono
degna
!
Io
non
sono
Margherita
Carboni
;
sono
una
povera
immondezza
!
»
,
rispose
animandosi
la
fanciulla
.
«
Lo
prenda
dunque
questo
grappolo
!
È
pulito
;
io
non
l
'
ho
neppure
toccato
!
Me
lo
portò
zio
Pera
Sa
Gattu
.
»
«
Zio
Pera
?
»
,
chiese
Anania
,
ricordando
con
disgusto
la
storiella
di
Maestro
Pane
.
«
Sì
,
poveretto
!
Egli
si
ricorda
sempre
di
me
,
e
tutti
i
giorni
mi
porta
qualche
cosa
:
il
mese
scorso
sono
stata
malata
perché
mi
si
sono
riaperte
le
piaghe
,
e
zio
Pera
fece
venire
il
medico
e
portò
le
medicine
.
Ah
,
egli
fa
per
me
ciò
che
farebbe
mio
padre
se
...
Ma
egli
mi
ha
abbandonata
!
Basta
!
»
disse
poi
Rebecca
,
accorgendosi
di
aver
toccato
un
tasto
doloroso
per
Anania
.
«
Lei
dunque
non
vuole
il
grappolo
?
È
pulito
,
però
.
»
«
E
dallo
qui
!
Ma
dove
lo
metto
?
Aspetta
:
lo
avvolgo
in
questo
giornale
.
Io
dunque
parto
,
sai
.
Vado
a
Cagliari
per
gli
studi
.
Arrivederci
;
sta
bene
e
curati
.
»
«
Addio
!
»
,
diss
'
ella
,
con
gli
occhi
pieni
di
lagrime
.
«
Anch
'
io
vorrei
partire
!
»
Anania
uscì
e
vedendo
sulla
porta
della
bettola
la
bella
Agata
si
avvicinò
per
congedarsi
anche
da
lei
.
Appena
lo
scorse
,
la
ragazza
cominciò
a
sorridergli
,
con
gli
occhioni
lucenti
,
ed
a
fargli
segni
d
'
addio
con
la
mano
.
«
Tu
facevi
all
'
amore
con
quel
mucchietto
di
marcia
!
»
,
chiese
accennando
Rebecca
affacciatasi
alla
porta
.
«
Allontanati
,
che
puzzi
orribilmente
.
»
Anania
fece
un
gesto
di
raccapriccio
,
pensando
istintivamente
a
Margherita
.
«
Eppure
»
,
proseguì
l
'
altra
,
ridendo
e
guardandolo
languidamente
,
«
essa
è
gelosa
di
me
.
Osserva
come
guarda
!
Stupida
!
Ella
pensa
sempre
a
te
perché
l
'
ultima
notte
dell
'
anno
scorso
,
quando
sorteggiammo
gli
innamorati
,
il
tuo
nome
venne
fuori
assieme
col
suo
!
»
«
Lo
so
,
dunque
!
Finiscila
!
»
,
diss
'
egli
infastidito
.
«
Io
parto
domani
;
addio
.
Desideri
qualche
cosa
?
»
«
Prendimi
con
te
!
»
,
ella
propose
con
ardore
.
Un
pastore
,
che
aveva
finito
di
sorseggiare
un
calice
d
'
acquavite
,
uscì
dalla
bettola
e
pizzicò
la
fanciulla
.
«
Sas
manos
siccas
[
21
]
,
lepre
pelata
!
»
,
gridò
Agata
;
poi
attirò
Anania
entro
la
bettola
e
gli
chiese
che
cosa
desiderava
bere
.
«
Niente
,
addio
,
addio
.
»
Ma
Agata
gli
versò
un
calice
di
vino
bianco
,
e
mentre
egli
beveva
,
ella
,
appoggiatasi
languidamente
al
banco
,
guardava
fuori
e
diceva
:
«
Anch
'
io
verrò
presto
a
Cagliari
;
appena
avrò
un
costume
nuovo
e
i
bottoni
d
'
oro
per
la
camicia
,
verrò
a
Cagliari
e
cercherò
servizio
.
Così
ci
rivedremo
...
Oh
,
diavolo
,
ecco
che
viene
Antonino
;
egli
mi
vuole
in
isposa
ed
è
molto
geloso
di
te
.
Ah
,
gioiello
mio
,
addio
,
vattene
...
»
.
Dicendo
così
si
gettò
su
lui
con
uno
slancio
felino
e
lo
baciò
sulla
bocca
;
poi
lo
spinse
ad
uscire
,
ed
egli
andò
via
sbalordito
e
turbato
;
e
incontrando
Antonino
capì
finalmente
perché
costui
lo
guardava
con
odio
.
Per
qualche
minuto
camminò
senza
avvedersi
dove
andava
:
gli
pareva
d
'
aver
baciato
Margherita
e
il
desiderio
di
vederla
lo
rendeva
fremente
.
«
Ah
»
,
gridò
ad
un
tratto
,
trovandosi
fra
le
braccia
d
'
una
donna
.
«
Figliuolino
del
mio
cuore
»
,
disse
Nanna
,
piangendo
comicamente
e
porgendogli
un
involtino
,
«
tu
dunque
parti
?
Il
Signore
ti
accompagni
e
ti
benedica
come
benedice
la
spiga
del
frumento
.
Noi
ci
rivedremo
ancora
,
ma
intanto
ecco
...
non
rifiutare
,
sai
,
perché
io
ne
morrei
di
dolore
...
»
Per
impedire
la
morte
di
Nanna
egli
prese
l
'
involtino
;
poi
trasalì
sentendo
sulla
sua
guancia
qualcosa
di
viscido
e
un
pestilenziale
soffio
di
acquavite
.
«
Ebbene
»
,
balbettò
Nanna
,
dopo
averlo
baciato
,
«
non
ho
potuto
resistere
.
Pulisciti
la
guancia
:
no
,
essa
non
deve
restar
macchiata
pei
baci
odorosi
come
garofani
,
delle
fanciulle
d
'
oro
che
ti
raccatteranno
come
un
confetto
.
»
Anania
non
protestò
,
ma
quel
terribile
urto
con
la
realtà
lo
rimise
in
equilibrio
,
cancellando
la
sensazione
ardente
del
bacio
d
'
Agata
.
Rientrato
a
casa
svolse
l
'
involtino
e
trovò
tredici
soldi
che
cominciò
a
far
risonare
fra
le
mani
.
«
Sei
stato
dal
padrino
?
»
,
chiese
zia
Tatàna
.
«
Andrò
fra
poco
,
dopo
mangiato
.
»
Ma
appena
mangiato
uscì
nel
cortile
e
si
sdraiò
sopra
una
stuoia
,
sotto
il
sambuco
.
L
'
aria
era
tiepida
;
attraverso
i
rami
Anania
vedeva
grandi
nuvole
bianche
passare
sul
cielo
turchino
;
egli
guardava
e
sentiva
una
dolcezza
infinita
calare
da
quelle
nuvole
;
pareva
una
pioggia
di
latte
tiepido
.
Ricordi
lontani
,
erranti
e
cangianti
come
le
nuvole
,
gli
sfioravano
la
mente
,
confusi
con
le
impressioni
recenti
.
Ecco
,
egli
rivede
il
paesaggio
melanconico
vigilato
dai
pini
sonori
,
dove
suo
padre
ara
la
terra
per
seminare
il
frumento
del
padrone
.
I
pini
hanno
un
rombo
che
pare
la
voce
del
mare
;
il
cielo
è
profondamente
e
tristemente
azzurro
.
Anania
ricorda
due
versi
...
«
I
suoi
occhi
sono
azzurri
,
vuoti
e
profondi
come
il
cielo
.
»
Gli
occhi
di
Margherita
?
No
;
egli
offende
Margherita
pensando
così
;
ma
intanto
è
felice
di
ripetere
versi
così
originali
...
«
I
suoi
occhi
sono
azzurri
,
profondi
e
vuoti
come
il
cielo
.
»
Chi
passa
dietro
il
pino
?
Il
portalettere
dai
baffi
rossi
:
una
cornacchia
,
con
le
ali
aperte
,
batte
forte
il
becco
sulla
fronte
del
povero
uomo
.
Dun
,
dun
,
dun
!
Margherita
corre
ad
aprire
,
prende
la
lettera
rosea
a
fili
verdi
,
e
comincia
a
volare
.
Anania
vorrebbe
seguirla
,
ma
non
può
:
non
può
muoversi
,
non
può
parlare
;
ecco
però
il
portalettere
che
si
avvicina
e
lo
scuote
...
«
Sono
le
tre
,
figlio
mio
;
quando
dunque
andrai
dal
padrino
?
»
,
chiese
zia
Tatàna
,
scuotendolo
.
Egli
balzò
in
piedi
con
un
occhio
chiuso
e
l
'
altro
aperto
,
una
guancia
pallida
e
rossa
l
'
altra
.
«
Che
sonno
!
»
,
disse
stirandosi
.
«
È
che
stanotte
non
ho
dormito
per
niente
.
Ora
vado
.
»
Andò
a
lavarsi
,
si
pettinò
,
perdette
mezz
'
ora
a
farsi
la
scriminatura
da
una
parte
,
poi
nel
mezzo
,
poi
a
farla
scomparire
del
tutto
.
Il
cuore
gli
batteva
con
angoscia
.
«
Che
è
questo
?
Che
diavolo
ho
?
»
,
pensava
,
e
voleva
dominarsi
ma
non
ci
riusciva
.
«
Sei
ancora
lì
?
quando
dunque
andrai
?
»
,
gridò
la
vecchia
dal
cortile
.
Egli
si
affacciò
alla
finestra
.
«
Cosa
dunque
gli
dirò
!
»
«
Che
parti
domani
;
che
farai
da
bravo
;
che
sarai
sempre
un
figlio
rispettoso
.
»
«
Amen
!
E
lui
cosa
mi
dirà
?
»
«
Ti
darà
dei
buoni
consigli
.
»
«
Non
mi
parlerà
di
quella
cosa
...
»
«
Di
quale
cosa
?
»
«
Dei
denari
!
»
,
diss
'
egli
,
abbassando
la
voce
e
portandosi
le
mani
alla
bocca
.
«
Oh
,
benedetto
!
»
,
rispose
la
vecchia
sollevando
le
braccia
.
«
Che
ci
hai
da
veder
tu
?
Tu
non
sai
nulla
!
»
«
E
allora
vado
...
»
Ma
invece
andò
da
Bustianeddu
,
poi
nell
'
orto
per
congedarsi
da
zio
Pera
ed
anche
dai
fichi
d
'
India
,
dai
cardi
,
dal
panorama
,
dall
'
orizzonte
...
Trovò
il
vecchio
sdraiato
sull
'
erba
col
randello
posato
anch
'
esso
sull
'
erba
con
attitudine
di
riposo
.
«
Dunque
parto
zio
Pera
,
addio
:
state
bene
e
divertitevi
!
»
«
Eh
?
»
,
chiese
il
vecchio
,
che
diventava
sordo
e
cieco
.
«
Parto
!
»
,
gridò
Anania
.
«
Vado
a
Cagliari
per
studiare
...
»
«
Il
mare
?
Sì
,
a
Cagliari
c
'
è
il
mare
.
Dio
ti
accompagni
e
ti
benedica
,
figlio
mio
.
Il
vecchio
zio
Pera
non
ha
nulla
da
darti
,
ma
pregherà
per
te
...
»
«
Avete
niente
da
comandarmi
?
»
,
chiese
Anania
,
curvandosi
,
con
le
mani
sulle
ginocchia
.
Il
vecchio
si
sollevò
,
lo
guardò
fisso
e
sorrise
:
«
Che
vuoi
che
ti
comandi
?
Anch
'
io
devo
partire
!
»
.
«
Anche
voi
?
»
,
esclamò
lo
studente
,
sorridendo
per
la
smania
che
tutti
,
anche
i
vecchi
decrepiti
,
avevano
di
partire
.
«Anch'io.»
«
E
per
dove
,
zio
Pera
?
»
«
Ah
,
per
un
paese
lontano
!
»
,
disse
il
vecchio
stendendo
la
mano
verso
l
'
orizzonte
.
«
Per
l
'
Eternità
!
»
Soltanto
sul
tardi
,
dopo
esser
passato
e
ripassato
sotto
le
finestre
di
Margherita
senza
poter
scorgere
la
fanciulla
,
Anania
entrò
e
chiese
del
padrino
.
«
Non
c
'
è
nessuno
in
casa
.
Se
attendi
rientreranno
fra
poco
»
,
disse
la
serva
con
arroganza
.
«
Perché
non
sei
venuto
prima
?
»
«
Perché
faccio
quel
che
mi
pare
e
piace
»
,
diss
'
egli
entrando
.
«
È
giusto
,
meglio
perdere
il
tempo
con
quella
schifosa
d
'
Agata
che
venire
a
riverire
i
benefattori
.
»
«
Auff
!
»
,
egli
sbuffò
,
appoggiandosi
alla
finestra
dello
studio
.
Ah
,
la
serva
lo
umiliava
come
in
quella
notte
lontana
quando
egli
con
Bustianeddu
eran
venuti
per
chiedere
una
scodella
di
brodo
:
nulla
era
cambiato
;
egli
era
sempre
un
servo
,
un
beneficato
.
Lagrime
di
rabbia
gli
inumidirono
gli
occhi
.
«
Ma
io
sono
un
uomo
!
»
,
pensò
.
«
Posso
rinunziare
a
tutto
,
lavorare
la
terra
,
fare
il
soldato
,
ma
non
esser
vile
.
Ora
me
ne
vado
.
»
E
si
staccò
dalla
finestra
,
ma
sfiorando
la
scrivania
già
illuminata
dalla
luna
,
scorse
fra
le
carte
buttate
su
alla
rinfusa
una
busta
rosea
a
righe
verdi
.
Il
sangue
gli
salì
al
capo
;
le
orecchie
gli
arsero
,
percosse
da
una
vibrazione
metallica
;
incoscientemente
si
curvò
e
prese
la
busta
.
Sì
,
era
quella
,
squarciata
e
vuota
.
Gli
parve
di
toccare
la
spoglia
di
una
cosa
per
lui
sacra
,
ch
'
era
stata
violata
;
ah
,
tutto
,
tutto
era
finito
per
lui
,
l
'
anima
sua
era
vuota
e
sbranata
come
quella
busta
.
D
'
un
tratto
una
viva
luce
inondò
la
stanza
;
egli
vide
Margherita
entrare
,
ed
ebbe
appena
il
tempo
di
lasciar
cadere
la
busta
,
ma
si
accorse
che
la
fanciulla
aveva
indovinato
il
suo
atto
,
ed
una
viva
vergogna
si
unì
al
suo
dolore
.
«
Buona
sera
»
,
disse
Margherita
deponendo
il
lume
sulla
scrivania
,
«
ti
hanno
lasciato
al
buio
.
»
«
Buona
sera
»
,
egli
mormorò
,
deciso
a
spiegarsi
e
poi
fuggire
e
non
lasciarsi
vedere
mai
più
.
«Siedi.»
Egli
la
fissava
con
occhi
attoniti
;
sì
,
quella
era
Margherita
,
ma
in
quel
momento
egli
la
odiava
.
«
Scusa
»
,
cominciò
a
balbettare
.
«
Non
l
'
ho
fatto
apposta
,
non
sono
un
vile
,
io
,
ma
ho
veduta
quella
...
questa
busta
»
,
la
toccò
col
dito
,
«
e
non
ho
potuto
...
L
'
ho
guardata
...
»
«
È
tua
?
»
«
È
mia
.
»
Margherita
arrossì
e
si
confuse
,
mentre
Anania
,
come
liberato
da
un
peso
,
cominciava
a
distinguere
le
cose
e
a
ragionare
.
Il
suo
orgoglio
,
offeso
dalla
vergogna
patita
,
lo
consigliava
a
dire
che
l
'
invio
del
sonetto
era
stato
uno
scherzo
;
ma
Margherita
,
nel
suo
vestito
da
passeggio
,
con
la
vita
stretta
da
un
nastro
verde
lucente
,
era
così
bella
e
pura
che
mentire
con
lei
sarebbe
stato
come
mentire
con
un
angelo
!
Anania
avrebbe
voluto
spegnere
il
lume
e
restare
al
chiaro
di
luna
,
solo
con
lei
,
e
caderle
ai
piedi
,
e
chiamarla
coi
più
dolci
nomi
;
ma
non
poteva
,
non
poteva
,
sebbene
s
'
accorgesse
che
anche
lei
sollevava
e
abbassava
gli
occhi
con
delizioso
terrore
,
in
attesa
del
suo
grido
d
'
amore
.
«
Ha
letto
,
tuo
padre
?
»
,
egli
chiese
a
bassa
voce
.
«
Sì
,
ha
letto
;
e
rideva
»
,
ella
rispose
,
commossa
.
«
Rideva
?
»
«
Sì
,
rideva
.
Alla
fine
mi
diede
il
foglio
e
disse
:
"
Chi
diavolo
sarà
?".»
«
E
tu
?
E
tu
?
»
«
Ed
io
...
»
Essi
parlavano
piano
,
ansiosi
,
già
avviluppati
dal
mistero
di
una
complicità
deliziosa
;
ma
improvvisamente
Margherita
cambiò
voce
ed
aspetto
.
«
Oh
,
ecco
papà
.
C
'
è
Anania
!
»
,
esclamò
correndo
verso
l
'
uscio
;
e
uscì
rapidamente
,
mentre
Anania
ricadeva
nel
massimo
turbamento
.
Egli
sentì
la
mano
calda
e
molle
del
padrino
stringere
la
sua
,
e
vide
gli
occhi
azzurri
e
la
catena
d
'
oro
scintillare
,
ma
non
ricordò
mai
precisamente
i
buoni
consigli
e
le
barzellette
che
il
padre
di
Margherita
quella
sera
gli
prodigò
.
Un
dubbio
amaro
lo
tormentava
.
Aveva
o
no
capito
Margherita
il
vero
significato
del
sonetto
?
E
che
ne
pensava
?
Ella
non
aveva
detto
nulla
a
proposito
,
nei
preziosi
istanti
che
egli
s
'
era
così
stupidamente
lasciato
sfuggire
.
L
'
aspetto
turbato
di
lei
non
gli
bastava
;
no
;
ed
egli
voleva
sapere
di
più
,
voleva
sapere
tutto
...
«
Che
cosa
?
»
,
si
domandò
con
tristezza
.
Niente
.
Era
tutto
inutile
.
Anche
se
ella
aveva
capito
,
anche
se
ella
gli
voleva
bene
...
Ma
questa
era
una
stupidaggine
.
Eppoi
tutto
era
inutile
!
Un
vuoto
immenso
lo
circondava
,
e
in
questo
vuoto
la
voce
del
signor
Carboni
si
perdeva
senza
essere
ascoltata
,
come
in
un
abisso
deserto
.
«
Sta
lieto
e
non
pensare
ad
altro
che
a
studiare
!
»
,
concluse
il
padrino
,
vedendo
che
Anania
sospirava
.
«
Allegro
dunque
!
Sii
uomo
e
fatti
onore
!
»
Margherita
rientrò
accompagnata
dalla
madre
,
che
prodigò
allo
studente
la
sua
parte
di
consigli
e
d
'
incoraggiamenti
.
La
fanciulla
andava
e
veniva
per
la
stanza
;
s
'
era
ravviata
i
capelli
in
modo
civettuolo
,
lasciando
un
ciuffetto
sulla
tempia
sinistra
,
e
,
quel
che
più
importa
,
s
'
era
incipriata
.
I
suoi
occhi
scintillavano
;
era
bellissima
,
ed
Anania
la
seguiva
con
uno
sguardo
delirante
,
ripensando
al
bacio
di
Agata
.
Come
attirata
dal
fascino
di
quello
sguardo
,
quando
egli
andò
via
ella
lo
seguì
e
lo
accompagnò
fino
al
portone
.
La
luna
illuminava
il
cortile
,
come
in
quella
sera
lontana
,
quando
la
visione
altera
eppur
soave
di
lei
aveva
destato
nel
bimbo
la
coscienza
del
dovere
:
anche
adesso
ella
appariva
altera
e
soave
,
e
camminava
leggera
,
con
un
fruscìo
d
'
ali
,
pronta
a
volare
:
ed
Anania
credeva
ancora
di
sognare
,
di
vederla
sollevarsi
davvero
e
sparire
nell
'
infinito
,
e
di
non
poterla
raggiungere
mai
più
;
e
il
desiderio
di
stringerle
la
vita
sottile
,
cinta
dal
nastro
lucente
,
gli
dava
le
vertigini
.
«
Non
la
vedrò
più
!
Cadrò
morto
appena
ella
avrà
chiuso
il
portone
»
,
pensò
,
quando
giunsero
al
limite
fatale
.
Margherita
tirò
il
catenaccio
,
poi
si
volse
e
porse
la
mano
allo
studente
.
Era
pallidissima
.
«
Addio
...
Ti
scriverò
...
Anania
...
»
«
Addio
»
,
egli
disse
,
tremando
di
gioia
;
ma
invece
di
andarsene
si
ritrasse
nell
'
ombra
e
attirò
a
sé
Margherita
.
E
parve
ad
entrambi
che
il
contatto
delle
loro
labbra
facesse
scoppiare
qualche
cosa
di
terribile
e
di
grandioso
nell
'
aria
,
perché
,
mentre
si
baciavano
perdutamente
,
sentirono
come
il
rombo
e
l
'
ardore
e
la
luce
del
fulmine
.
VIII
.
A
Cagliari
Anania
frequentò
il
Liceo
e
per
due
anni
l
'
Università
:
studiava
leggi
.
Quegli
anni
furono
come
un
intermezzo
,
nella
sua
vita
;
un
intermezzo
pieno
di
dolcezza
e
di
armonia
.
Già
in
treno
,
mentre
attraversava
i
solitari
paesaggi
sardi
resi
più
tristi
dall
'
autunno
egli
sentiva
una
nuova
vita
.
Gli
pareva
di
esser
un
altro
;
di
aver
cambiato
vestito
,
smettendone
uno
lacero
e
stretto
per
uno
nuovo
,
soffice
e
comodo
.
Era
il
bacio
di
Margherita
che
lo
rendeva
felice
,
o
l
'
addio
a
tutte
le
piccole
e
misere
cose
del
passato
,
o
la
gioia
un
po
'
paurosa
della
libertà
,
o
il
pensiero
del
mondo
ignoto
verso
cui
correva
?
Egli
non
sapeva
,
né
cercava
sapere
.
Un
'
ebbrezza
profonda
,
fatta
di
orgoglio
e
di
voluttà
,
lo
avvolgeva
come
un
vapore
odoroso
,
attraverso
il
cui
velo
egli
intravedeva
orizzonti
mai
prima
sognati
.
Come
era
bella
e
facile
la
vita
!
Egli
si
sentiva
forte
,
bello
,
vittorioso
:
tutte
le
donne
lo
amavano
,
tutte
le
porte
della
vita
si
aprivano
davanti
a
lui
.
Lungo
il
viaggio
da
Nuoro
a
Macomer
stette
sempre
sul
terrazzino
del
vagone
,
scosso
fortemente
dall
'
urto
dispettoso
del
piccolo
treno
.
Poca
gente
saliva
o
scendeva
nelle
stazioni
desolate
,
e
le
acacie
,
lungo
la
linea
,
pareva
aspettassero
il
treno
per
gettargli
contro
nembi
di
foglioline
gialle
.
«
Ecco
»
,
dicevano
le
acacie
al
treno
,
«
prendi
,
piccolo
mostro
dispettoso
:
noi
stiamo
sempre
ferme
e
tu
cammini
.
Che
cosa
pretendi
di
più
?
»
«
Sì
»
,
pensava
lo
studente
,
«
la
vita
è
nel
moto
.
»
E
gli
pareva
di
sentire
la
forza
gioconda
dell
'
acqua
agitata
,
mentre
fino
a
quel
giorno
la
sua
anima
era
stata
una
piccola
palude
con
le
sponde
soffocate
da
erbe
fetide
.
Sì
,
le
acacie
smarrite
nelle
immote
solitudini
sarde
avevano
ragione
:
sì
,
muoversi
,
andare
,
correre
vertiginosamente
,
questa
era
la
vita
.
Eppure
!
...
passando
sotto
un
nuraghe
nero
su
un
'
alta
roccia
,
simile
ad
un
nido
d
'
uccelli
giganteschi
,
Anania
desiderò
di
trovarsi
lassù
con
Margherita
,
soli
tra
le
rovine
e
i
ricordi
che
spiravano
col
selvaggio
odor
del
lentischio
;
soli
,
suggestionati
da
ombre
e
da
fantasmi
di
età
epiche
.
Ah
,
come
si
sentiva
grande
!
Ma
ecco
che
le
cerule
montagne
della
Barbagia
natìa
svaniscono
all
'
orizzonte
:
una
sola
cresta
dell
'
Orthobene
appare
ancora
,
dietro
altre
cime
,
violacea
sul
cielo
pallido
;
ancora
un
lembo
,
una
punta
,
una
pietra
...
più
niente
.
Anche
i
monti
tramontano
come
il
sole
e
la
luna
,
lasciando
un
triste
crepuscolo
nell
'
anima
di
chi
si
allontana
dal
paese
natìo
.
Addio
,
addio
.
Anania
si
sentì
triste
,
ma
per
scuotersi
pensò
intensamente
al
bacio
di
Margherita
,
il
cui
ricordo
,
del
resto
,
non
lo
abbandonava
un
istante
.
A
momenti
però
trasaliva
.
Non
era
stato
tutto
un
sogno
?
Se
ella
dimenticava
o
si
pentiva
?
Ma
subito
l
'
orgoglio
gli
ridonava
la
speranza
.
La
sua
ebbrezza
durò
parecchi
giorni
,
finché
durò
lo
stordimento
della
nuova
esistenza
.
Tutte
le
cose
gli
andavano
a
seconda
;
appena
arrivato
a
Cagliari
trovò
una
bellissima
camera
con
due
balconi
,
da
uno
dei
quali
si
godeva
un
paesaggio
chiuso
da
colline
e
dal
mare
luminoso
,
talvolta
così
calmo
che
i
piroscafi
ed
i
velieri
si
disegnavano
come
incisi
sull
'
acciaio
,
e
dall
'
altro
il
panorama
della
rosea
città
,
che
coi
suoi
bastioni
,
il
suo
Castello
,
i
palmizi
,
i
giardini
,
rassomigliava
ad
una
città
moresca
.
Di
fronte
al
palazzo
nuovo
dove
egli
abitava
,
sorgeva
una
fila
di
casette
antiche
ritinte
di
rosa
,
con
balconi
spagnuoli
pieni
di
garofani
e
di
stracci
stesi
ad
asciugare
al
sole
;
ma
egli
non
guardava
laggiù
;
i
suoi
occhi
ammaliati
correvano
sullo
stupendo
scenario
della
città
,
e
si
fermarono
sulla
linea
dei
bastioni
e
dei
palazzi
medioevali
che
chiudevano
l
'
orizzonte
grandioso
.
Tutto
lassù
era
leggenda
e
poesia
.
Agli
ultimi
di
ottobre
faceva
ancora
caldo
:
l
'
aria
odorava
di
alghe
e
di
fiori
;
e
le
signore
che
passavano
sotto
il
balcone
d
'
Anania
vestivano
di
mussolina
e
di
stoffe
leggere
.
Allo
studente
pareva
di
essere
in
un
paese
incantato
,
e
l
'
aria
fragrante
e
snervante
,
e
le
comodità
nuove
della
sua
camera
,
e
le
dolcezze
della
nuova
vita
,
gli
davano
un
senso
di
mollezza
e
di
languore
.
Fu
preso
da
una
specie
di
sonnolenza
voluttuosa
:
tutto
gli
sembrava
bello
e
grande
;
e
ricordando
il
molino
e
le
sudice
figure
che
vi
si
raccoglievano
,
si
domandava
come
aveva
potuto
per
tanto
tempo
vivere
laggiù
.
La
vita
umile
del
povero
vicinato
proseguiva
certamente
il
suo
corso
melanconico
,
mentre
qui
,
nei
caffè
lucenti
,
nelle
vie
luminose
,
nelle
alte
case
battute
dal
sole
,
dal
riflesso
del
mare
,
tutto
era
luce
,
gioia
,
poesia
.
L
'
arrivo
della
prima
lettera
di
Margherita
accrebbe
la
sua
gioia
di
vivere
:
era
una
lettera
semplice
e
tenera
,
scritta
su
un
gran
foglio
bianco
,
con
caratteri
rotondi
,
quasi
maschili
.
Veramente
Anania
si
aspettava
una
letterina
azzurra
,
con
un
fiore
dentro
;
e
sul
principio
gli
parve
che
Margherita
volesse
fargli
sentire
la
sua
superiorità
e
volesse
dominarlo
;
ma
poi
,
dalle
espressioni
semplici
e
affettuose
della
fanciulla
,
che
pareva
continuasse
con
quella
lettera
una
lunga
e
ininterrotta
corrispondenza
,
s
'
accorse
che
ella
lo
amava
sinceramente
,
con
ingenuità
e
con
forza
,
e
ne
provò
una
dolcezza
inesprimibile
.
Ella
gli
scriveva
:
«
Ogni
sera
sto
lunghe
ore
alla
finestra
,
e
mi
sembra
che
tu
debba
da
un
momento
all
'
altro
passare
,
come
usavi
prima
di
partire
;
mi
dispiace
molto
la
nostra
lontananza
,
ma
mi
conforto
pensando
che
tu
studi
e
prepari
il
nostro
avvenire
»
.
Poi
gli
indicava
dove
indirizzare
la
risposta
,
e
lo
pregava
del
più
gran
segreto
,
perché
naturalmente
la
famiglia
di
lei
,
venendo
a
sapere
del
loro
amore
,
vi
si
sarebbe
opposta
.
Anania
rispose
subito
tutto
vibrante
d
'
amore
e
di
felicità
,
sebbene
un
tantino
oppresso
dal
rimorso
di
tradire
il
suo
benefattore
.
Però
sofisticava
già
:
«
Se
amandola
io
rendo
felice
la
figlia
,
non
faccio
male
al
padre
...
»
.
Le
descrisse
le
meraviglie
della
città
e
della
stagione
.
«
Mentre
scrivo
sento
le
rane
gracidare
ancora
negli
orti
lontani
,
e
vedo
la
luna
salire
come
un
volto
d
'
alabastro
sul
cielo
verdognolo
del
crepuscolo
tiepido
.
È
la
stessa
luna
che
vedevo
salire
sul
solitario
orizzonte
nuorese
,
è
lo
stesso
viso
rotondo
e
melanconico
che
vedevo
affacciarsi
sopra
le
roccie
dell
'
Orthobene
,
ma
come
ora
mi
sembra
più
dolce
,
diverso
,
quasi
sorridente
!
»
E
di
nuovo
,
appena
impostata
questa
prima
epistola
,
egli
sentì
un
impetuoso
desiderio
di
correre
all
'
aperto
,
e
salì
sul
colle
di
Bonaria
.
Una
dolcezza
orientale
calava
con
la
sera
splendida
;
il
viale
che
conduce
al
Santuario
era
deserto
,
e
la
luna
cominciava
a
brillare
attraverso
gli
alberi
immobili
:
il
cielo
di
un
azzurro
verdastro
prendeva
,
sopra
la
linea
madreperlacea
del
mare
,
una
tinta
d
'
un
verde
inverosimile
,
e
nuvole
rosse
e
violette
lo
solcavano
.
Pareva
un
sogno
.
Anania
si
fermò
davanti
al
Santuario
,
e
guardò
il
mare
:
le
onde
riflettevano
la
luminosità
del
cielo
,
delle
nuvole
colorate
e
della
luna
,
e
venivano
ad
infrangersi
sotto
il
colle
,
come
enormi
conchiglie
di
madreperla
che
arrivate
alla
riva
si
scioglievano
in
liquido
argento
.
E
le
barche
veliere
,
allineate
sullo
sfondo
luminoso
,
parevano
ad
Anania
immense
farfalle
scese
a
riposarsi
sull
'
acqua
.
Mai
egli
si
sentì
felice
come
in
quell
'
ora
:
gli
pareva
che
la
sua
anima
fosse
luminosa
come
il
cielo
,
grande
come
il
mare
.
Al
bagliore
della
luna
e
dell
'
estremo
crepuscolo
decifrò
qualche
frase
della
lettera
di
Margherita
;
poi
baciò
il
foglio
,
ed
a
malincuore
si
decise
a
ritornare
in
città
.
La
luna
seminava
il
viale
di
monete
e
disegni
argentei
;
s
'
udivano
ancora
le
rane
e
i
canti
dei
pescatori
;
tutto
era
dolcezza
,
ma
arrivato
davanti
alla
sua
casa
,
Anania
udì
grida
,
urli
,
strilli
di
donne
,
e
voci
d
'
uomini
che
pronunziavano
parole
infami
:
si
volse
e
vide
,
davanti
alle
casette
rosee
che
si
scorgevano
dal
suo
balcone
,
un
gruppo
di
persone
accapigliate
.
Alle
finestre
dei
palazzi
non
si
affacciava
nessuno
;
pareva
che
gli
abitanti
del
quartiere
fossero
abituati
alla
scena
,
all
'
ossessione
di
quella
gente
che
si
accapigliava
in
una
mischia
infernale
,
gridando
le
più
luride
ingiurie
che
l
'
uomo
possa
pronunziare
contro
il
suo
simile
.
Davanti
al
giardino
un
grosso
uomo
vestito
di
velluto
nero
,
immobile
alla
luna
,
si
godeva
la
scena
con
aria
quasi
beata
.
«
Ma
le
guardie
?
Perché
non
vengono
le
guardie
?
»
,
gli
chiese
Anania
,
turbato
.
«
Che
fanno
le
guardie
?
»
,
rispose
l
'
uomo
senza
guardare
lo
studente
.
«
Ogni
settimana
son
qui
le
guardie
!
Spintoni
di
qua
,
spintoni
di
là
,
tutto
finisce
e
poi
tutto
ricomincia
il
giorno
dopo
.
Bisogna
mandar
via
quelle
donne
»
,
riprese
l
'
omone
,
minacciando
da
lontano
i
rissanti
.
«
Aspettate
,
ve
la
do
io
,
adesso
!
Aspettate
che
tutti
abbiano
firmato
il
ricorso
alla
questura
!
»
«
Ma
che
cosa
è
?
»
L
'
omone
lo
guardò
con
disprezzo
.
«
Son
donne
perdute
,
dunque
!
»
Anania
rientrò
a
casa
pallido
e
ansante
,
e
la
padrona
si
accorse
del
suo
turbamento
.
«
Ma
che
cosa
ha
?
»
,
gli
disse
.
«
Si
è
spaventato
?
Son
donne
allegre
,
coi
loro
...
giovanotti
;
e
si
azzuffano
per
gelosia
.
Ma
le
faranno
andar
via
;
abbiamo
ricorso
alla
questura
.
»
«
Di
che
paese
sono
?
»
,
egli
domandò
.
«
Una
è
cagliaritana
;
l
'
altra
,
credo
,
del
Capo
di
Sopra
.
»
Le
urla
raddoppiavano
;
si
distingueva
la
voce
d
'
una
donna
che
si
lamentava
quasi
l
'
avessero
ferita
a
morte
...
Dio
,
che
orrore
!
Anania
tremava
,
e
attratto
da
una
forza
irresistibile
corse
ad
aprire
il
balcone
.
In
alto
,
sul
cielo
purissimo
,
la
luna
e
le
stelle
:
in
basso
,
ai
piedi
del
vaporoso
quadro
della
città
,
quel
gruppo
di
demoni
,
quelle
grida
di
rabbia
,
quelle
parole
abbominevoli
...
Ed
Anania
stette
a
guardare
angosciosamente
,
con
l
'
anima
oppressa
da
un
tremendo
pensiero
...
«
Fate
che
ella
sia
morta
,
Dio
mio
,
Dio
mio
!
Abbiate
pietà
di
me
,
Signore
!
»
,
singhiozzava
egli
a
tarda
notte
,
tormentato
dall
'
insonnia
e
dai
tristi
pensieri
.
L
'
idea
che
una
delle
due
donne
che
abitavano
le
casette
rosee
potesse
essere
sua
madre
era
svanita
,
dopo
le
informazioni
date
,
durante
il
pranzo
,
dalla
padrona
di
casa
;
ma
che
importava
?
Se
non
qui
,
là
,
in
un
punto
ignoto
ma
reale
,
a
Cagliari
,
a
Roma
od
altrove
,
ella
viveva
e
conduceva
,
o
aveva
condotto
,
una
vita
simile
a
quella
delle
donne
che
gli
abitanti
di
Via
San
Lucifero
volevano
scacciare
dal
loro
quartiere
.
«
Perché
Margherita
mi
ha
scritto
?
»
,
egli
pensava
,
«
e
perché
le
ho
risposto
?
Quella
donna
ci
dividerà
per
sempre
.
Perché
ho
sognato
?
Domani
scriverò
a
Margherita
,
le
dirò
tutto
.
Ma
che
posso
dirle
?
E
se
quella
donna
fosse
morta
?
Perché
devo
rinunziare
alla
felicità
?
Non
lo
sa
,
forse
,
Margherita
,
che
io
sono
figlio
del
peccato
?
Se
si
fosse
vergognata
di
me
non
mi
avrebbe
scritto
.
Sì
,
ma
certamente
ella
crede
che
mia
madre
sia
morta
,
o
che
per
me
sia
come
morta
;
mentre
io
sento
che
è
viva
,
e
non
rinunzio
al
mio
dovere
,
che
è
quello
di
cercarla
,
trovarla
,
trarla
dal
vizio
...
E
se
si
è
emendata
?
No
,
essa
non
si
è
emendata
.
Ah
,
è
orribile
;
io
la
odio
...
La
odio
,
la
odio
!
»
Visioni
truci
gli
attraversavano
la
mente
:
vedeva
sua
madre
accapigliata
con
altre
donne
,
con
uomini
luridi
e
bestiali
,
udiva
grida
terribili
,
e
tremava
d
'
odio
e
di
disgusto
.
Verso
mezzanotte
ebbe
una
crisi
di
lagrime
;
soffocò
i
singhiozzi
mordendo
il
guanciale
,
torse
le
braccia
,
si
graffiò
il
petto
;
si
strappò
dal
collo
l
'
amuleto
datogli
da
Olì
il
giorno
della
loro
fuga
da
Fonni
,
e
lo
scaraventò
contro
il
muro
:
oh
,
così
avrebbe
voluto
strappare
e
buttare
lontano
da
sé
il
ricordo
di
sua
madre
!
Ad
un
tratto
si
meravigliò
d
'
aver
pianto
;
s
'
alzò
e
cercò
l
'
amuleto
,
ma
non
lo
rimise
più
al
collo
:
poi
si
domandò
se
,
senza
il
suo
amore
per
Margherita
,
avrebbe
sofferto
egualmente
al
pensiero
di
sua
madre
:
si
rispose
di
sì
.
Di
tanto
in
tanto
avveniva
una
specie
di
vuoto
nella
sua
mente
;
stanco
di
tormentarsi
,
allora
egli
vagava
col
pensiero
dietro
visioni
estranee
al
crudele
problema
che
lo
urgeva
:
la
voce
del
mare
gli
pareva
il
muggito
di
mille
tori
cozzanti
invano
contro
la
scogliera
;
e
per
contrapposto
pensava
ad
una
foresta
scossa
dal
vento
e
inargentata
dalla
luna
,
e
ricordava
i
boschi
dell
'
Orthobene
dove
tante
volte
,
mentre
egli
coglieva
viole
,
il
rumore
del
vento
sugli
elci
gli
aveva
dato
appunto
l
'
illusione
del
mare
.
Ma
all
'
improvviso
il
crudele
problema
tornava
.
«...E
se
si
fosse
emendata
?
È
lo
stesso
;
è
lo
stesso
.
Io
devo
cercarla
,
trovarla
,
aiutarla
.
Ella
mi
ha
abbandonato
per
il
mio
bene
,
perché
altrimenti
io
non
avrei
avuto
mai
un
nome
,
mai
un
posto
nella
società
.
Rimanendo
con
lei
sarei
andato
a
mendicare
;
sarei
vissuto
nella
vergogna
,
forse
;
forse
sarei
diventato
un
ladro
,
un
delinquente
...
Sì
...
e
così
come
sono
non
è
la
stessa
cosa
?
Non
sono
perduto
lo
stesso
?
...
No
,
no
!
Non
è
lo
stesso
!
Così
sono
figlio
delle
mie
azioni
.
Però
Margherita
non
vorrà
esser
mia
,
perché
...
Ma
perché
?
ma
perché
?
Perché
non
vorrà
esser
mia
?
Sono
io
forse
disonorato
?
Che
colpa
ho
io
?
Ella
mi
vuole
,
sì
,
ella
mi
vuole
,
appunto
perché
sono
figlio
delle
mie
azioni
.
Chi
sa
,
del
resto
,
che
quella
donna
non
sia
morta
?
Ah
,
perché
mi
illudo
?
Essa
non
è
morta
,
lo
sento
;
è
viva
,
è
giovane
ancora
,
quanti
anni
ha
adesso
?
Trentatré
anni
,
forse
;
ah
,
è
ben
giovane
!
»
Quest
'
idea
lo
inteneriva
alquanto
.
«
Se
ella
avesse
cinquant
'
anni
non
potrei
perdonarle
.
Ma
perché
mi
ha
ella
abbandonato
?
Se
mi
avesse
tenuto
con
sé
non
sarebbe
più
caduta
:
io
avrei
lavorato
,
a
quest
'
ora
sarei
un
servo
,
un
pastore
,
un
operaio
.
Non
conoscerei
Margherita
,
non
sarei
infelice
...
Mio
Dio
,
mio
Dio
,
fate
che
ella
sia
morta
!
Ma
perché
faccio
questa
stupida
preghiera
?
No
,
ella
non
è
morta
.
Ma
perché
dovrei
io
cercarla
?
Non
mi
ha
ella
abbandonato
?
Io
sono
un
pazzo
,
e
Margherita
riderebbe
se
sapesse
ch
'
io
combatto
una
così
stupida
lotta
.
Ebbene
,
sono
io
forse
il
primo
o
l
'
ultimo
figlio
della
colpa
,
che
si
innalza
e
si
fa
stimare
?
Sì
,
ma
lei
è
l
'
ombra
.
Io
devo
cercarla
e
farla
vivere
con
me
,
e
una
donna
onesta
non
vorrà
mai
vivere
con
noi
:
io
e
lei
saremo
la
stessa
persona
.
Domani
io
devo
scrivere
a
Margherita
.
Domani
.
Se
ella
mi
volesse
egualmente
?
»
Questo
pensiero
lo
colmò
di
dolcezza
;
ma
subito
dopo
ne
sentì
tutta
l
'
assurdità
e
ricadde
nella
disperazione
.
Né
l
'
indomani
né
poi
egli
poté
svelare
a
Margherita
il
segreto
proposito
che
lo
incalzava
,
lo
sollevava
e
lo
avviliva
continuamente
.
«
Glielo
dirò
a
voce
»
pensava
,
ma
sentiva
che
tanto
meno
a
voce
avrebbe
avuto
il
coraggio
di
spiegarsi
,
e
s
'
adirava
per
la
sua
viltà
,
ma
nello
stesso
tempo
si
confortava
nella
vergognosa
certezza
che
la
sua
viltà
appunto
gli
avrebbe
impedito
di
compiere
quella
che
egli
chiamava
la
sua
missione
.
A
volte
,
però
,
questa
missione
gli
appariva
così
eroica
che
l
'
idea
di
rinunziarvi
lo
rattristava
.
«
La
mia
vita
sarebbe
inutile
,
come
per
la
maggior
parte
degli
uomini
,
se
io
rinunziassi
a
ciò
!
»
pensava
.
Ed
in
quei
momenti
di
romanticismo
non
gli
dispiaceva
la
lotta
fra
il
suo
dovere
terribile
e
il
suo
amore
ingrandito
morbosamente
dalla
lotta
.
Dopo
la
sera
della
rissa
non
s
'
affacciò
più
al
balcone
sulla
strada
;
la
vista
delle
casette
,
dalle
quali
neppure
i
ricorsi
alla
questura
riuscivano
a
snidare
le
triste
inquiline
,
gli
faceva
male
;
tuttavia
,
rientrando
a
casa
,
egli
vedeva
spesso
le
due
donne
,
o
sul
balcone
,
fra
i
garofani
e
gli
stracci
,
o
sedute
sul
limitare
della
porta
.
Una
specialmente
quella
del
Capo
di
Sopra
alta
e
snella
,
coi
capelli
nerissimi
e
gli
occhi
d
'
un
turchino
vivo
,
attirava
la
sua
attenzione
.
Si
chiamava
Maria
Rosa
;
era
quasi
sempre
ubriaca
e
a
giorni
vestiva
miseramente
e
girava
per
le
strade
scarmigliata
,
scalza
o
in
ciabatte
rosse
,
a
giorni
usciva
elegantemente
vestita
,
in
cappello
,
in
mantellina
di
velluto
viola
guarnita
di
piume
bianche
,
qualche
volta
si
metteva
sul
balcone
,
fingendo
di
cucire
,
e
cantava
,
con
voce
rauca
,
graziosi
stornelli
del
suo
paese
,
interrompendosi
per
gridare
insolenze
ai
passanti
che
la
molestavano
coi
loro
scherzi
,
o
alle
vicine
con
le
quali
litigava
continuamente
perché
ne
seduceva
i
mariti
ed
i
figli
.
La
sua
voce
giungeva
fino
alla
camera
di
Anania
,
ed
egli
l
'
ascoltava
con
dolore
.
Maria
Rosa
gli
destava
rabbia
e
pietà
,
e
sebbene
la
sapesse
del
tal
paese
,
della
tale
famiglia
,
qualche
volta
egli
tornava
nella
folle
supposizione
che
ella
potesse
essere
sua
madre
.
Sì
,
dovevano
per
lo
meno
rassomigliarsi
...
Ah
,
che
triste
e
terribile
ossessione
!
Una
sera
poi
,
Maria
Rosa
e
la
compagna
lo
fermarono
in
mezzo
alla
strada
,
invitandolo
a
seguirle
;
egli
fuggì
,
preso
da
un
tremito
di
disgusto
e
d
'
orrore
.
Dio
!
Dio
!
Gli
pareva
fosse
stata
lei
a
fermarlo
...
Egli
studiava
con
ardore
e
scriveva
lunghe
lettere
a
Margherita
.
Il
loro
amore
era
perfettamente
simile
a
centomila
altri
amori
fra
studenti
poveri
e
signorine
ricche
:
ma
ad
Anania
pareva
che
nessuna
coppia
al
mondo
potesse
amarsi
come
si
amavano
loro
,
e
che
nessun
uomo
avesse
mai
amato
con
l
'
ardore
con
cui
egli
amava
.
Nonostante
il
dubbio
che
Margherita
potesse
abbandonarlo
se
egli
ritrovava
sua
madre
,
era
felice
del
suo
amore
;
la
sola
idea
di
riveder
la
fanciulla
gli
dava
vertigini
di
gioia
.
Contava
i
giorni
e
le
ore
;
in
tutto
il
suo
avvenire
misterioso
e
velato
non
scorgeva
che
un
punto
luminoso
:
l
'
incontro
con
Margherita
,
al
suo
ritorno
per
Pasqua
.
Anche
a
Cagliari
,
durante
il
primo
anno
di
liceo
,
egli
non
ebbe
amici
e
neppure
conoscenti
;
quando
non
studiava
o
non
vagava
solitario
in
riva
al
mare
,
sognava
sul
balcone
,
come
una
fanciulla
.
Un
giorno
,
verso
il
tramonto
,
salì
sulle
colline
di
monte
Urpino
,
al
di
là
dei
campi
ove
i
mandorli
fiorivano
dal
gennaio
,
e
s
'
inoltrò
nella
pineta
.
Sul
musco
dei
viali
abbandonati
il
sole
calante
tra
i
pini
rosei
gettava
riflessi
delicati
;
a
sinistra
s
'
intravedevano
prati
verdi
,
mandorli
in
fiore
,
siepi
rosse
al
tramonto
;
a
destra
boschetti
di
pini
,
e
chine
ombrose
coperte
di
iris
.
Egli
non
sapeva
dove
fermarsi
,
tanto
i
posti
erano
deliziosi
;
colse
un
fascio
d
'
iris
,
e
infine
salì
sopra
una
cima
verde
di
asfodeli
,
dalla
quale
si
godeva
la
triplice
visione
della
città
rossa
al
tramonto
,
degli
stagni
azzurrognoli
e
del
mare
che
pareva
un
immenso
crogiuolo
d
'
oro
bollente
.
Il
cielo
ardeva
;
la
terra
esalava
delicate
fragranze
;
le
nuvole
azzurrastre
,
che
disegnavano
sull
'
orizzonte
d
'
oro
profili
di
cammelli
e
figure
bronzee
,
davano
l
'
idea
d
'
una
carovana
e
ricordavano
l
'
Africa
vicina
.
Anania
si
sentiva
così
felice
che
sventolò
il
fazzoletto
e
si
mise
a
gridare
salutando
un
essere
invisibile
,
-
che
era
l
'
anima
del
mare
,
del
cielo
,
lo
spirito
dei
sogni
:
Margherita
.
D
'
allora
in
poi
le
pinete
di
monte
Urpino
diventarono
il
regno
dei
suoi
sogni
:
a
poco
a
poco
egli
si
considerò
talmente
padrone
del
luogo
che
si
irritava
quando
incontrava
qualche
persona
nei
viali
solitari
:
spesso
rimaneva
nella
pineta
fino
al
cader
della
sera
,
assisteva
ai
rossi
tramonti
riflessi
dal
mare
,
o
seduto
fra
le
iris
guardava
il
sorgere
della
luna
,
grande
e
gialla
,
fra
i
pini
immobili
.
Una
sera
,
mentre
stava
seduto
sull
'
erba
di
una
china
,
al
di
là
di
un
piccolo
burrone
,
udì
un
tintinnio
di
greggie
pascenti
,
e
fu
assalito
da
un
impeto
di
nostalgia
.
Davanti
a
lui
,
al
di
là
del
burrone
,
il
viale
perdevasi
in
una
lontananza
misteriosa
:
i
pini
rosei
sfumavano
sul
cielo
puro
,
il
musco
aveva
riflessi
di
velluto
;
Venere
splendeva
sull
'
orizzonte
roseo
,
sola
e
ridente
,
quasi
affacciatasi
prima
delle
altre
stelle
per
godersi
la
dolcezza
della
sera
senza
essere
disturbata
.
A
che
pensava
la
solitaria
stella
?
Aveva
un
amante
lontano
?
Anania
osò
rassomigliarsi
all
'
astro
radioso
,
così
solo
nel
cielo
come
egli
era
solo
nella
pineta
.
Forse
in
quell
'
ora
Margherita
guardava
la
stella
della
sera
.
E
che
faceva
zia
Tatàna
?
Il
fuoco
ardeva
nel
focolare
,
e
la
buona
vecchia
preparava
melanconicamente
il
pasto
della
sera
,
pensando
al
suo
caro
fanciullo
lontano
.
Ed
egli
,
egli
non
pensava
quasi
mai
a
lei
;
egli
era
un
ingrato
,
un
egoista
.
Ah
,
ma
che
poteva
farci
?
Se
al
posto
di
zia
Tatàna
ci
fosse
stata
un
'
altra
donna
,
il
suo
pensiero
sarebbe
volato
costantemente
a
lei
.
Invece
quella
donna
...
Dove
era
quella
donna
?
Che
faceva
in
quell
'
ora
?
Scorgevano
anche
i
suoi
occhi
la
stella
della
sera
?
Era
morta
?
Era
viva
?
Era
ricca
o
mendicante
?
E
se
fosse
in
carcere
?
Egli
si
meravigliò
di
non
arrossire
a
questo
pensiero
.
Per
la
prima
volta
,
dopo
tanti
anni
,
provò
un
senso
di
pietà
,
come
quando
,
bambino
,
cercava
di
scaldare
coi
suoi
piedini
i
piedi
gelati
di
Olì
...
Finalmente
il
giorno
del
ritorno
arrivò
.
Egli
partì
,
quasi
oppresso
dalla
sua
felicità
:
aveva
paura
di
morire
in
viaggio
,
di
non
arrivare
a
rivedere
le
care
montagne
,
la
nota
strada
,
il
dolce
orizzonte
,
il
viso
di
Margherita
...
«
Se
però
io
morissi
ora
»
,
pensava
,
con
la
fronte
appoggiata
alla
mano
,
«
se
morissi
ora
ella
non
mi
dimenticherebbe
mai
più
...
»
Fortunatamente
arrivò
sano
e
salvo
;
rivide
le
care
montagne
,
le
valli
selvaggie
,
il
dolce
orizzonte
,
il
viso
paonazzo
di
Nanna
venuta
ad
incontrarlo
alla
stazione
.
Ella
aspettava
da
più
di
un
'
ora
;
appena
vide
il
bel
volto
di
Anania
aprì
le
braccia
e
cominciò
a
piangere
.
«
Figliuolino
mio
!
Figliuolino
mio
!
»
«
Come
la
va
?
Prendi
!
»
,
egli
gridò
,
e
per
impedirle
di
abbracciarlo
le
gettò
addosso
la
valigia
,
un
involto
,
un
cestino
.
«
Avanti
!
Avanti
!
Va
avanti
,
passa
di
qui
;
io
devo
passar
di
là
.
Andiamo
.
»
Si
mise
quasi
a
correre
,
e
sparve
,
lasciando
la
donna
stupefatta
.
Ecco
,
ecco
.
Egli
deve
rivedere
la
nota
strada
:
ella
lo
aspetta
alla
finestra
,
e
non
hanno
bisogno
di
testimoni
per
rivedersi
.
Come
le
case
di
Nuoro
sono
piccole
e
le
strade
strette
e
deserte
!
Meglio
!
Fa
quasi
freddo
,
a
Nuoro
!
La
primavera
c
'
è
,
ma
è
ancora
pallida
e
delicata
come
una
fanciulla
convalescente
.
Ah
,
ecco
alcune
persone
che
s
'
avanzano
:
fra
esse
è
Franziscu
Carchide
che
,
riconoscendo
lo
studente
,
comincia
a
far
gesti
di
gioia
.
Che
rabbia
!
«
Ebbene
,
come
stai
?
Ben
tornato
!
Come
ti
sei
fatto
grande
!
Ed
elegante
,
poi
!
E
che
scarpette
da
damerino
!
quanto
le
hai
pagate
?
»
Finalmente
Anania
è
libero
.
Avanti
,
avanti
!
Il
suo
cuore
batte
,
batte
sempre
più
forte
.
Una
donna
s
'
affaccia
al
limitare
di
una
porta
,
guardando
curiosamente
;
ma
Anania
passa
,
fugge
,
e
da
lontano
sente
esclamare
:
«
È
lui
,
sì
,
proprio
lui
!
»
.
Ebbene
,
sì
,
è
proprio
lui
,
che
vi
importa
?
Ah
,
ecco
,
ecco
;
ecco
la
strada
che
conduce
all
'
altra
,
alla
nota
,
alla
cara
strada
.
Finalmente
:
non
è
un
sogno
?
Anania
sente
dei
passi
e
si
stizzisce
;
è
un
bambino
che
attraversa
di
corsa
la
strada
,
lo
urta
,
vola
via
.
Egli
vorrebbe
correre
così
,
ma
non
può
,
non
deve
.
Prende
anzi
un
aspetto
rigido
,
composto
,
si
accomoda
la
cravatta
,
si
sbatte
con
due
dita
i
risvolti
del
soprabito
.
Già
;
egli
ha
un
soprabito
lungo
,
chiaro
,
elegante
che
lei
non
ha
ancora
veduto
.
Lo
riconoscerà
subito
con
quel
soprabito
?
Forse
no
.
Ecco
finalmente
la
nota
strada
!
Ecco
il
portone
rosso
,
ecco
la
casa
bianca
con
le
finestre
verdi
.
Margherita
non
c
'
è
!
Perché
?
Perché
,
Dio
mio
?
Egli
si
ferma
,
palpitando
.
Fortunatamente
la
strada
è
deserta
:
solo
una
gallina
nera
passeggia
,
alzando
molto
le
zampe
prima
di
posarle
per
terra
,
e
si
diverte
a
battere
il
becco
sul
muro
...
Basta
,
bisogna
passare
oltre
,
a
scanso
di
essere
notato
da
qualche
occhio
curioso
.
Egli
comincia
a
camminare
lentamente
come
la
gallina
;
e
benché
le
finestre
rimangano
vuote
egli
non
cessa
di
fissarle
un
istante
,
e
si
commuove
e
sente
il
cuore
saltargli
in
gola
.
Ad
un
tratto
gli
parve
di
svenire
.
Margherita
s
'
era
affacciata
,
pallida
di
passione
,
e
lo
guardava
con
occhi
ardenti
.
Egli
impallidì
e
non
pensò
neppure
a
salutare
,
a
sorridere
;
non
pensò
a
nulla
,
e
per
parecchi
istanti
non
vide
che
quegli
occhi
ardenti
dai
quali
gli
pioveva
una
voluttà
ineffabile
.
Camminò
automaticamente
,
voltandosi
ad
ogni
passo
,
seguito
da
quegli
occhi
inebbrianti
;
e
solo
quando
Nanna
,
con
la
valigia
sul
capo
,
l
'
involto
in
una
mano
e
il
cestino
nell
'
altra
,
apparve
ansante
in
fondo
alla
strada
,
egli
trasecolò
,
sorpreso
,
e
affrettò
il
passo
.
PARTE
SECONDA
I
.
Era
nell
'
ora
che
volge
il
desìo
ai
naviganti
ed
a
quelli
che
stanno
per
salpare
verso
ignoti
lidi
.
Anania
è
fra
questi
.
Il
treno
lo
trasporta
verso
il
mare
;
cade
una
limpida
sera
d
'
autunno
,
grave
di
melanconia
;
i
dentellati
monti
della
Gallura
sfumano
nelle
lontananze
violacee
,
l
'
aria
odora
di
brughiere
;
un
ultimo
paesetto
appare
,
grigio
e
nero
su
uno
sfondo
di
cielo
rossastro
.
Anania
guarda
gli
strani
profili
dei
monti
,
il
cielo
colorato
,
le
macchie
,
le
roccie
,
e
solo
il
timore
di
apparire
ridicolo
agli
altri
due
viaggiatori
,
un
prete
e
uno
studente
già
suo
compagno
di
scuola
,
gli
impedisce
di
piangere
.
Eppoi
,
ormai
,
egli
è
un
uomo
.
È
vero
che
egli
si
credeva
un
uomo
fin
da
quando
aveva
quindici
anni
:
ma
allora
si
credeva
un
uomo
giovane
,
mentre
adesso
si
crede
un
giovine
vecchio
.
Eppure
la
salute
e
la
gioventù
brillano
nei
suoi
occhi
;
egli
è
alto
,
svelto
,
con
due
seducentissimi
baffetti
castanei
dalle
punte
d
'
oro
.
La
sera
cadeva
;
già
qualche
stella
appariva
«
sovra
i
monti
di
Gallura
»
e
qualche
fuoco
rosseggiava
tra
il
verde
-
nero
delle
brughiere
.
Addio
dunque
,
terra
natìa
,
isola
triste
,
antica
madre
amata
ma
non
abbastanza
perché
una
voce
potente
d
'
oltre
mare
non
strappi
i
tuoi
figli
migliori
dal
tuo
grembo
,
incitandoli
a
disertare
,
come
aquilotti
,
il
nido
materno
,
la
roccia
solitaria
.
Lo
studente
guardava
l
'
orizzonte
ed
i
suoi
occhi
si
offuscavano
a
misura
che
s
'
offuscava
il
cielo
.
Da
quanti
anni
egli
aveva
sentito
la
voce
che
lo
attirava
lontano
!
Ricordava
l
'
avventura
con
Bustianeddu
,
il
progetto
della
fuga
infantile
;
poi
i
continui
sogni
,
il
desiderio
mai
spento
di
un
viaggio
verso
la
terre
d
'
oltre
mare
:
eppure
sul
punto
di
lasciar
l
'
isola
egli
si
sentiva
triste
,
e
si
pentiva
di
non
aver
proseguito
gli
studi
a
Cagliari
.
Era
stato
così
felice
laggiù
!
Nell
'
ultimo
maggio
Margherita
gli
era
apparsa
tra
lo
splendore
fantastico
delle
feste
di
Sant
'
Efes
,
e
insieme
con
lei
,
fra
allegre
brigate
di
compaesani
,
egli
aveva
trascorso
ore
indimenticabili
.
Ella
era
elegante
,
molto
alta
e
formosa
;
i
suoi
capelli
splendenti
e
gli
occhi
turchini
solcati
dall
'
ombra
delle
lunghe
ciglia
nere
attiravano
l
'
attenzione
dei
passanti
che
si
voltavano
a
guardarla
.
Anania
,
meno
alto
e
più
sottile
di
lei
,
le
camminava
al
fianco
,
trepidante
di
piacere
e
di
gelosia
;
gli
pareva
impossibile
che
la
bella
creatura
regale
e
taciturna
,
nei
cui
occhi
sdegnosi
brillava
tutta
la
fierezza
d
'
una
razza
dominatrice
,
si
abbassasse
ad
amarlo
e
neppure
a
guardarlo
.
Margherita
parlava
poco
;
non
era
civetta
,
non
cambiava
aspetto
né
voce
,
quando
gli
uomini
le
rivolgevano
lo
sguardo
o
la
parola
;
e
Anania
l
'
amava
anche
per
questo
,
e
non
vedeva
che
lei
,
non
guardava
altra
donna
che
per
paragonarla
a
lei
e
trovarla
inferiore
;
e
più
egli
diventava
uomo
e
lei
donna
,
e
più
la
passione
lo
infiammava
:
spesso
gli
sembrava
impossibile
che
anni
ed
anni
dovessero
ancora
passare
prima
che
ella
diventasse
sua
.
Durante
le
ultime
vacanze
si
erano
spesso
trovati
soli
,
nel
cortile
di
Margherita
,
favoriti
dalla
serva
che
facilitava
la
loro
corrispondenza
.
Di
solito
essi
tacevano
,
ma
mentre
Margherita
,
o
per
paura
o
per
pudore
tremava
,
vigile
e
melanconica
,
Anania
sorrideva
completamente
dimentico
del
tempo
,
dello
spazio
,
delle
cose
e
delle
vicende
umane
.
«
Perché
non
mi
ripeti
le
parole
che
mi
scrivi
?
»
,
le
domandava
.
«
Taci
!
...
Ho
paura
...
»
«
Di
che
?
Se
tuo
padre
ci
sorprende
io
mi
getterò
per
terra
,
gli
dirò
:
"
no
,
non
facciamo
del
male
;
siamo
già
uniti
per
l
'eternità..."
.
Non
aver
paura
;
io
sarò
degno
di
te
,
io
ho
un
avvenire
davanti
...
Io
sarò
qualche
cosa
!
»
Margherita
non
rispondeva
,
e
vedendola
così
bella
e
gelida
,
con
gli
occhi
illuminati
dalla
luna
come
gli
occhi
di
perla
d
'
un
idolo
,
egli
non
osava
baciarla
,
ma
la
fissava
silenzioso
e
sussultava
,
non
sapeva
bene
se
di
angoscia
o
di
felicità
.
«
Il
mare
è
calmo
.
Dio
sia
lodato
!
»
,
disse
uno
dei
viaggiatori
.
Anania
si
scosse
dai
suoi
ricordi
e
guardò
la
distesa
verde
-
dorata
del
mare
,
che
nel
crepuscolo
pareva
una
pianura
illuminata
dalla
luna
.
Le
rovine
d
'
una
chiesetta
,
un
sentiero
attraverso
le
macchie
,
perduto
sull
'
estremo
limite
della
costa
,
quasi
tracciato
da
un
sognatore
che
l
'
avesse
condotto
fin
laggiù
con
la
speranza
di
proseguirlo
sul
velluto
marezzato
delle
onde
,
attirarono
gli
sguardi
di
Anania
.
Egli
pensò
a
Renato
del
quale
gli
parve
intravedere
il
triste
profilo
su
una
roccia
guardante
il
mare
...
No
,
non
è
lui
,
è
un
altro
eroe
di
Chateaubriand
,
Eudoro
,
che
sulle
roccie
marine
della
Gallia
selvaggia
sogna
le
rose
dell
'
Ellade
lontana
...
Ebbene
,
no
,
non
è
neppure
Eudoro
...
è
un
poeta
che
si
domanda
:
Questa
roccia
granitica
erta
sul
mar
che
fa
?
...
Ma
la
roccia
,
la
chiesetta
ed
il
sentiero
sono
già
spariti
e
con
essi
il
profilo
dell
'
incerto
personaggio
...
La
tristezza
dello
studente
aumentava
:
domande
gravi
e
inutili
gli
attraversavano
la
mente
,
cadevano
senza
risposta
,
come
pietre
buttate
nell
'
acqua
.
Perché
non
poteva
egli
fermarsi
su
quella
costa
selvaggia
,
dolcemente
melanconica
,
e
perché
il
profilo
intraveduto
sulla
roccia
non
poteva
essere
il
suo
?
Perché
non
poteva
egli
costrurre
una
casa
sulle
rovine
della
chiesetta
?
Perché
pensava
a
queste
stupide
romanticherie
,
perché
andava
a
Roma
,
perché
studiava
,
perché
studiava
leggi
?
Chi
era
lui
?
Che
cosa
era
la
vita
,
la
nostalgia
,
l
'
amore
,
la
tristezza
?
Che
cosa
faceva
Margherita
?
Perché
egli
l
'
amava
?
E
perché
suo
padre
era
servo
?
E
perché
suo
padre
lo
aveva
replicatamente
avvertito
di
visitare
,
appena
giunto
a
Roma
,
quei
luoghi
dove
si
conservano
monete
d
'
oro
ritrovate
sotterra
o
nelle
antiche
rovine
?
Suo
padre
era
o
no
un
delinquente
,
o
un
pazzo
affetto
dall
'
idea
fissa
dei
tesori
?
Che
aveva
egli
ereditato
da
suo
padre
?
L
'
idea
fissa
in
forma
diversa
?
Era
dunque
soltanto
un
'
idea
fissa
,
una
malattia
mentale
,
il
pensiero
costantemente
rivolto
a
quella
donna
?
Ma
trovavasi
ella
veramente
a
Roma
,
e
la
ritroverebbe
egli
?
«
Anninia
[
22
]
»
,
disse
con
voce
beffarda
l
'
altro
studente
,
dando
ad
Anania
il
nomignolo
che
i
compagni
gli
avevano
affibbiato
,
«
fai
la
nanna
?
Su
,
via
,
non
piangere
,
la
vita
è
fatta
così
:
un
biglietto
per
viaggio
circolare
,
con
diritto
di
fermate
più
o
meno
lunghe
.
Consolati
almeno
che
il
mal
di
mare
non
verrà
a
interrompere
i
tuoi
sogni
d
'amore...»
Infatti
il
mare
era
calmissimo
e
la
traversata
cominciò
coi
migliori
auspici
.
La
luna
nuova
calava
illuminando
fantasticamente
le
coste
e
la
roccia
enorme
di
Capo
Figari
,
sentinella
ciclopica
vigilante
il
melanconico
sonno
dell
'
isola
abbandonata
.
Addio
,
addio
,
terra
d
'
esilio
e
di
sogni
!
Anania
rimase
immobile
,
appoggiato
al
parapetto
del
piroscafo
,
finché
l
'
ultima
visione
di
Capo
Figari
e
delle
isolette
,
sorgenti
azzurre
dalle
onde
come
nuvole
pietrificate
,
svanirono
tra
i
vapori
dell
'
orizzonte
;
poi
sedette
sulla
panchina
,
battendosi
dispettosamente
un
pugno
sulla
fronte
per
ricacciar
dentro
le
lagrime
che
gli
velavano
gli
occhi
;
e
rimase
lì
,
pallido
e
sconvolto
,
intirizzito
dalla
brezza
umida
,
finché
vide
la
luna
,
rossa
come
un
ferro
rovente
,
calare
in
una
lontananza
sanguigna
.
Finalmente
si
ritirò
,
ma
tardò
ad
assopirsi
;
gli
pareva
che
il
suo
corpo
s
'
allungasse
e
si
restringesse
incessantemente
,
e
che
una
interminabile
fila
di
carri
passasse
sopra
il
suo
petto
indolenzito
;
i
più
tristi
ricordi
della
sua
vita
gli
tornarono
in
mente
:
gli
sembrava
di
udire
,
nello
scroscio
delle
acque
frante
dal
piroscafo
,
il
rumore
del
vento
sopra
la
casetta
della
vedova
,
a
Fonni
...
Oh
,
come
,
come
la
vita
era
triste
,
inutile
e
vana
!
Che
cosa
era
la
vita
?
Perché
vivere
?
Così
,
tristemente
,
si
assopì
;
ma
svegliandosi
si
sentì
un
altro
,
agile
,
forte
,
felice
.
Si
era
addormentato
in
un
tetro
paese
di
dolore
,
fra
onde
livide
vigilate
da
una
luna
sanguigna
:
si
svegliava
in
mezzo
ad
un
paese
d
'
oro
,
in
un
paese
di
luce
,
-
vicino
a
Roma
.
«
Roma
!
»
,
pensò
,
palpitando
di
gioia
.
«
Roma
,
Roma
!
Patria
eterna
,
abisso
d
'
ogni
male
e
fonte
d
'
ogni
bene
!
»
Gli
pareva
di
poterla
abbracciare
tutta
,
di
muovere
alla
conquista
del
mondo
intero
.
Già
a
Civitavecchia
,
attraversando
la
città
umida
e
nera
sotto
il
cielo
mattutino
,
tutto
gli
sembrava
bello
,
e
diceva
allo
studente
Daga
:
«
Vedi
,
mi
par
d
'
essere
nel
vestibolo
d
'
una
grotta
marina
meravigliosa
»
.
Il
Daga
,
che
aveva
già
vissuto
un
anno
a
Roma
,
sorrideva
beffardo
,
invidiando
l
'
entusiasmo
enfatico
del
suo
compagno
.
L
'
arrivo
rombante
del
diretto
diede
al
giovane
provinciale
sardo
un
senso
di
terrore
,
la
prima
impressione
vertiginosa
d
'
una
civiltà
quasi
violenta
e
distruggitrice
.
Gli
parve
che
il
mostro
dagli
occhi
rossi
lo
portasse
via
,
come
il
vento
porta
la
foglia
,
lanciandolo
nel
turbine
della
vita
.
A
Roma
i
due
studenti
andarono
ad
abitare
al
terzo
piano
di
una
casa
in
Piazza
della
Consolazione
,
presso
una
vedova
,
madre
di
due
graziose
ragazze
telegrafiste
,
maestre
,
dattilografe
,
civette
.
I
due
studenti
dormivano
nella
stessa
camera
,
vasta
,
ma
poco
allegra
,
divisa
da
una
specie
di
paravento
formato
con
una
coperta
gialla
;
la
loro
finestra
guardava
su
un
cortile
interno
.
La
prima
volta
che
Anania
guardò
da
quella
finestra
provò
un
senso
disperato
di
sgomento
.
Non
vedeva
che
muri
altissimi
,
d
'
un
giallo
sporco
,
bucati
da
lunghe
finestre
irregolari
,
e
panni
miseri
,
d
'
un
candore
equivoco
,
appesi
a
fili
di
ferro
;
uno
di
questi
fili
,
con
anelli
scorrevoli
,
dai
quali
pendevano
laccetti
di
spago
attorcigliati
,
passava
davanti
alla
finestra
degli
studenti
.
Mentre
Anania
guardava
con
disperata
tristezza
i
muri
perdentisi
sul
pallido
cielo
della
sera
,
Battista
Daga
scosse
il
filo
e
cominciò
a
ridere
:
«
Guarda
,
Anninia
,
guarda
come
gli
anelli
e
i
laccetti
di
spago
ballano
.
Sembrano
vivi
.
Così
è
la
vita
:
un
filo
di
ferro
attraverso
un
cortile
sporco
:
gli
uomini
si
agitano
,
sospesi
sopra
un
abisso
di
miserie
»
.
«
Non
rompermi
le
scatole
»
,
disse
Anania
,
«
sono
abbastanza
melanconico
!
Usciamo
,
mi
par
di
soffocare
.
»
Uscivano
,
camminavano
,
si
stancavano
,
storditi
dal
rumore
delle
carrozze
e
dallo
splendore
dei
lumi
,
dal
passaggio
violento
e
dal
rauco
urlo
delle
automobili
.
Anania
si
sentiva
triste
,
tra
la
folla
;
gli
pareva
d
'
essere
solo
in
un
deserto
,
e
pensava
che
se
si
fosse
sentito
male
e
avesse
gridato
nessuno
lo
avrebbe
udito
e
soccorso
.
Ricordava
Cagliari
con
nostalgia
struggente
;
oh
,
balcone
incantato
,
orizzonte
marino
,
dolce
occhio
di
Venere
!
qui
non
esistevano
più
né
stelle
,
né
luna
,
né
orizzonte
:
solo
un
disgustoso
ammasso
di
pietre
,
un
pullulamento
di
uomini
che
allo
studente
barbaricino
parevano
d
'
una
razza
diversa
e
inferiore
alla
sua
.
Veduta
attraverso
lo
sbalordimento
,
la
stanchezza
dei
primi
giorni
,
la
suggestione
melanconica
del
buio
appartamentino
di
Piazza
della
Consolazione
,
Roma
gli
dava
una
tristezza
quasi
morbosa
;
nella
città
vecchia
,
dalle
vie
strette
,
dalle
botteghe
puzzolenti
,
dagli
interni
miserabili
,
dalle
porte
che
parevano
bocche
di
caverne
,
dalle
scalette
che
sembrava
si
perdessero
in
un
tenebroso
luogo
di
dolore
,
egli
ricordava
i
più
miseri
villaggi
sardi
;
nella
Roma
nuova
si
sentiva
smarrito
,
tutto
gli
appariva
grande
,
le
strade
tracciate
dai
giganti
per
giganti
,
le
case
montagne
,
le
piazze
tancas
sarde
;
anche
il
cielo
era
troppo
alto
e
troppo
profondo
.
Anche
all
'
Università
,
dove
egli
cominciò
a
frequentare
assiduamente
i
corsi
di
Diritto
civile
e
penale
e
le
lezioni
di
Enrico
Ferri
,
lo
aspettava
una
delusione
.
Gli
studenti
non
facevano
altro
che
rumoreggiare
e
ridere
e
beffarsi
di
tutto
.
Pareva
si
beffassero
della
vita
stessa
.
Specialmente
nell
'
aula
IV
,
mentre
si
aspettava
il
Ferri
,
il
chiasso
e
il
divertimento
oltrepassavano
il
limite
;
qualche
studente
saliva
sulla
cattedra
e
cominciava
una
parodia
di
lezione
accolta
da
urli
,
fischi
,
applausi
,
grida
di
«
Viva
il
Papa
»
,
«
Viva
Sant
'
Alfonso
de
'
Liguori
»
,
«
Viva
Pio
IX
»
.
Qualche
volta
lo
studente
,
dalla
cattedra
,
con
una
faccia
tosta
indescrivibile
imitava
il
miagolar
del
gatto
o
il
canto
del
gallo
.
Allora
le
grida
e
i
fischi
raddoppiavano
;
venivano
lanciate
pallottole
di
carta
,
pennine
,
fiammiferi
accesi
,
finché
l
'
arrivo
del
professore
,
accolto
da
applausi
assordanti
,
metteva
fine
alla
scena
.
Anania
si
sentiva
solo
,
triste
fra
tanta
gioia
,
e
gli
sembrava
di
appartenere
ad
un
mondo
diverso
da
quello
ove
era
costretto
a
vivere
.
Solo
quando
il
professore
cominciava
a
parlare
,
egli
provava
una
commozione
profonda
,
quasi
un
senso
di
gioia
.
Fantasmi
di
delinquenti
,
di
suicidi
,
di
donne
perdute
,
di
maniaci
,
di
parricidi
,
passavano
,
evocati
dalla
voce
possente
del
professore
,
davanti
al
pensiero
turbato
di
Anania
.
E
fra
tante
figure
egli
ne
distingueva
una
,
che
passava
e
ripassava
davanti
a
lui
,
ad
occhi
bassi
.
Ma
invece
di
fissarla
con
orrore
egli
la
guardava
con
pietà
,
col
desiderio
di
stenderle
la
mano
.
Una
sera
lui
e
il
Daga
attraversavano
Via
Nazionale
:
lo
splendore
delle
lampade
elettriche
si
fondeva
col
chiarore
della
luna
:
le
finestre
del
palazzo
della
Banca
erano
tutte
vivamente
illuminate
.
«
Sembra
,
che
tutto
l
'
oro
racchiuso
nella
Banca
brilli
attraverso
le
finestre
»
,
disse
Anania
.
«
Ma
bbraaavooo
!
Si
vede
che
la
mia
compagnia
ti
dirozza
.
»
«
Sono
più
che
mai
romantico
stasera
.
Andiamo
al
Colosseo
!
»
Andarono
.
Si
aggirarono
a
lungo
nel
divino
mistero
del
luogo
,
guardando
la
luna
attraverso
ogni
arco
;
poi
sedettero
su
una
colonna
lucente
e
sospirarono
entrambi
.
«
Io
sento
una
gioia
simile
al
dolore
,
»
disse
Anania
.
Il
Daga
non
rispose
,
ma
dopo
un
lungo
silenzio
disse
:
«
Mi
sembra
d
'
essere
nella
luna
.
Non
ti
pare
che
nella
luna
si
debba
provare
ciò
che
si
prova
qui
,
in
questo
gran
mondo
morto
?
»
.
«
Sì
»
,
disse
Anania
,
con
voce
flebile
.
«
Questa
è
Roma
.
»
Al
ritorno
passarono
ancora
per
Via
Nazionale
.
Chiacchieravano
in
dialetto
.
Era
tardi
,
e
su
e
giù
,
attraverso
i
marciapiedi
quasi
deserti
vagavano
molte
farfalle
notturne
,
così
le
chiamava
il
Daga
.
A
un
tratto
una
di
esse
passò
accanto
a
loro
e
li
salutò
in
dialetto
sardo
.
«
Bonas
tardas
,
pizzoccheddos
!
»
Era
alta
,
bruna
,
con
grandi
occhi
cerchiati
:
la
luce
elettrica
dava
al
suo
piccolo
viso
,
emergente
dal
collo
di
pelo
d
'
un
soprabito
chiaro
,
un
pallore
cadaverico
.
Come
a
Cagliari
,
la
sera
in
cui
Rosa
e
la
compagna
lo
avevano
fermato
,
Anania
sussultò
,
preso
da
un
senso
d
'
orrore
,
e
trascinò
via
il
Daga
che
rispondeva
insolentemente
alla
donna
.
Era
lei
?
Poteva
esser
lei
?
Era
una
sarda
...
poteva
esser
lei
!
II
.
Sdraiato
sul
suo
lettuccio
,
dopo
ore
ed
ore
di
amarezza
,
di
dubbio
,
di
opprimente
melanconia
,
egli
pensava
:
«
È
inutile
illudermi
:
non
sono
pazzo
,
no
;
ma
non
posso
più
vivere
così
;
bisogna
ch
'
io
sappia
...
Oh
,
fosse
morta
!
fosse
morta
!
Bisogna
che
io
cerchi
.
Non
sono
venuto
a
Roma
per
questo
?
Domani
!
domani
!
Dal
giorno
che
arrivai
ripeto
questa
parola
,
e
l
'
indomani
arriva
ed
io
non
faccio
niente
.
Ma
che
posso
fare
?
Dove
devo
andare
?
E
se
la
trovo
?
»
.
Ah
,
era
di
questo
che
egli
aveva
paura
.
Non
voleva
neppur
pensare
a
quanto
poteva
accadere
dopo
...
Improvvisamente
si
domandò
:
«
E
se
mi
confidassi
col
Daga
?
Se
io
ora
gli
dicessi
:
"
Battista
,
devo
uscire
,
devo
recarmi
in
questura
per
chiedere
informazioni
...
"
.
Ah
,
non
ne
posso
più
!
Sono
tanti
e
tanti
anni
che
io
trascino
con
me
questo
peso
:
ora
vorrei
liberarmene
,
gettarlo
via
come
si
getta
un
carico
opprimente
...
liberarmene
,
respirare
...
Bisogna
snidarlo
questo
verme
roditore
.
Mi
diranno
che
sono
uno
stupido
,
mi
convinceranno
che
lo
sono
,
mi
diranno
di
smettere
...
Ebbene
,
tanto
meglio
se
mi
convinceranno
...
Che
giornata
triste
!
Il
cielo
si
abbassa
...
si
abbassa
sempre
più
...
Avrei
sonno
?
Bisogna
ch
'
io
vada
subito
»
.
Pioveva
dirottamente
.
Anche
il
Daga
sonnecchiava
sul
suo
lettuccio
,
al
di
là
del
paravento
.
«
Battista
»
,
disse
Anania
,
sollevandosi
,
col
gomito
sul
guanciale
,
«
tu
non
esci
?
»
«No.»
«
Mi
presti
il
tuo
ombrello
?
»
Sperava
che
il
compagno
gli
chiedesse
dove
voleva
andare
,
con
quel
tempo
orribile
,
ma
il
Daga
disse
:
«
Non
potresti
farmi
il
piacere
di
comprartene
uno
?
»
Anania
sedette
sul
letto
,
rivolto
al
paravento
,
e
mormorò
:
«
Devo
andare
in
questura
...
»
.
E
sperò
ancora
che
una
voce
fraterna
gli
chiedesse
il
suo
segreto
...
Ecco
,
egli
palpitava
già
pensando
come
cominciare
...
Ma
attraverso
il
paravento
una
voce
beffarda
chiese
:
«
Vai
a
far
arrestare
la
pioggia
?
»
.
Il
segreto
gli
ripiombò
sul
cuore
,
più
amaro
e
grave
di
prima
.
Ah
,
non
un
paravento
,
ma
una
muraglia
insuperabile
lo
divideva
dalla
confidenza
e
dalla
carità
del
prossimo
.
Non
doveva
chiedere
né
aspettare
aiuto
da
nessuno
;
doveva
bastare
a
se
stesso
.
S
'
alzò
,
si
pettinò
accuratamente
e
cercò
nel
cassetto
la
sua
fede
di
nascita
.
«
Prendilo
pure
,
l
'
ombrello
.
Ma
perché
vai
?
»
,
chiese
l
'
altro
,
sbadigliando
.
Egli
non
rispose
.
Sulle
scale
buie
si
fermò
un
momento
,
ascoltando
lo
scroscio
sonoro
dell
'
acqua
sull
'
invetriata
del
tetto
:
pareva
il
rombo
d
'
una
cascata
,
che
dovesse
di
momento
in
momento
precipitarsi
entro
la
casa
,
già
inondata
dal
fragore
dell
'
imminente
rovina
.
Una
tristezza
mortale
gli
strinse
il
cuore
.
Uscì
e
vagò
lungamente
per
le
strade
lavate
dalla
pioggia
:
salì
su
per
una
viuzza
deserta
,
passò
sotto
un
arco
nero
,
guardò
con
infinita
tristezza
i
chiaroscuri
umidi
di
certi
interni
,
di
certe
piccole
botteghe
,
nella
cui
penombra
si
disegnavano
pallide
figure
di
donne
,
di
uomini
volgari
,
di
bimbi
sudici
:
antri
ove
i
carbonari
assumevano
aspetti
diabolici
,
dove
i
cestini
di
erbaggi
e
di
frutta
imputridivano
nell
'
oscurità
fangosa
,
ed
il
fabbro
e
il
ciabattino
e
la
stiratrice
si
consumavano
nei
lavori
forzati
,
in
un
luogo
di
pena
più
triste
della
galera
stessa
.
Anania
guardava
:
ricordava
la
catapecchia
della
vedova
di
Fonni
,
la
casa
del
mugnaio
,
il
molino
,
il
misero
vicinato
e
le
melanconiche
figure
che
lo
animavano
;
e
gli
pareva
d
'
esser
condannato
a
viver
sempre
in
luoghi
di
tristezza
e
tra
immagini
di
dolore
.
Dopo
un
lungo
ed
inutile
vagabondare
rientrò
a
casa
e
si
mise
a
scrivere
a
Margherita
.
«
Sono
mortalmente
triste
:
ho
sull
'
anima
un
peso
che
mi
opprime
e
mi
schiaccia
.
Da
molti
anni
io
volevo
dirti
ciò
che
ti
scrivo
adesso
,
in
questo
triste
giorno
di
pioggia
e
di
melanconia
.
Non
so
come
tu
accoglierai
la
rivelazione
che
sto
per
farti
;
ma
qualunque
cosa
tu
possa
pensare
,
Margherita
,
non
dimenticare
che
io
sono
trascinato
da
una
fatalità
inesorabile
,
da
un
dovere
che
è
più
terribile
d
'
un
delitto
...
»
Arrivato
alla
parola
«
delitto
»
si
fermò
e
rilesse
la
lettera
incominciata
.
Poi
riprese
la
penna
,
ma
non
poté
tracciare
altra
parola
,
vinto
da
un
gelo
improvviso
.
Chi
era
Margherita
?
Chi
era
lui
?
Chi
era
quella
donna
?
Cosa
era
la
vita
?
Ecco
che
le
stupide
domande
ricominciavano
.
Guardò
lungamente
i
vetri
,
il
filo
di
ferro
,
gli
anellini
ed
i
lacci
bagnati
e
saltellanti
su
uno
sfondo
giallastro
,
e
pensò
:
«
Se
mi
suicidassi
?
»
,
Lacerò
lentamente
la
lettera
,
prima
in
lunghe
striscie
,
poi
in
quadrettini
che
dispose
in
colonna
,
e
tornò
a
fissare
i
vetri
,
il
filo
di
ferro
,
i
laccetti
che
parevano
marionette
.
Rimase
così
finché
la
pioggia
cessò
,
finché
il
compagno
lo
invitò
ad
uscire
.
Il
cielo
si
rasserenava
;
nell
'
aria
molle
vibravano
i
rumori
della
città
rianimatasi
,
e
l
'
arcobaleno
s
'
incurvava
,
meravigliosa
cornice
,
sul
quadro
umido
del
Foro
Romano
.
Al
solito
,
i
due
compagni
salirono
per
Via
Nazionale
e
il
Daga
si
fermò
a
guardare
i
giornali
davanti
al
Garroni
,
mentre
Anania
proseguiva
distratto
,
andando
incontro
ad
una
fila
ciangottante
di
chierici
rossi
,
uno
dei
quali
lo
urtò
lievemente
.
Allora
egli
parve
destarsi
da
un
sogno
,
si
fermò
e
aspettò
il
compagno
,
mentre
i
chierici
s
'
allontanavano
,
e
il
riflesso
dei
loro
abiti
scarlatti
dava
uno
splendore
sanguigno
al
lastrico
bagnato
.
«
Nella
mia
infanzia
ho
conosciuto
il
figliuolino
d
'
un
bandito
famoso
;
il
bimbo
era
già
arso
da
passioni
selvaggie
,
e
si
proponeva
di
vendicare
suo
padre
.
Ora
invece
ho
saputo
che
si
è
fatto
frate
.
Come
tu
spieghi
questo
fatto
?
»
,
domandò
Anania
.
«
Quell
'
individuo
è
pazzo
!
»
,
rispose
il
Daga
con
indifferenza
.
«
Ebbene
,
no
!
»
,
riprese
Anania
animandosi
.
«
Noi
spieghiamo
o
vogliamo
spiegare
molti
misteri
psicologici
,
dando
il
titolo
di
matto
all
'
individuo
che
ne
è
soggetto
.
»
«
Per
lo
meno
,
però
,
è
un
monomaniaco
.
D
'
altronde
anche
la
pazzia
è
un
mistero
psicologico
complicato
;
un
albero
il
cui
ramo
più
potente
è
la
monomania
.
»
«
Ebbene
,
ammetto
.
Ma
l
'
individuo
in
questione
aveva
la
monomania
del
banditismo
;
aggiungi
,
monomania
atavica
.
Facendosi
frate
egli
,
sebbene
uomo
quasi
primitivo
,
ha
voluto
liberarsi
dal
suo
male
...
»
«
E
finirà
con
l
'
impazzire
davvero
,
quel
frate
.
Un
uomo
cosciente
,
colto
dal
malanno
di
un
'
idea
fissa
qualunque
,
deve
liberarsene
secondandola
.
»
«
Tu
forse
hai
ragione
»
,
disse
Anania
,
pensieroso
.
E
non
parlò
più
finché
non
arrivarono
all
'
angolo
di
Via
Agostino
Depretis
.
Allora
disse
,
svoltando
strada
:
«
Voglio
prendere
...
mi
hanno
incaricato
di
prendere
l
'
indirizzo
di
una
persona
...
Devo
andare
in
questura
»
.
Il
compagno
lo
seguì
,
curioso
.
«
Chi
è
questa
persona
?
Chi
ti
ha
incaricato
?
È
del
tuo
paese
?
»
Ma
Anania
non
si
spiegava
.
Arrivati
davanti
a
Santa
Maria
Maggiore
il
Daga
dichiarò
che
non
sarebbe
andato
oltre
.
«
Allora
aspettami
qui
»
,
disse
Anania
,
senza
fermarsi
,
«
ti
dirò
poi
...
»
Messo
in
curiosità
il
Daga
lo
seguì
per
un
tratto
,
poi
lo
aspettò
sulla
gradinata
della
chiesa
.
«
Il
dado
è
gettato
?
»
chiese
con
enfasi
,
quando
Anania
ricomparve
.
Ma
nonostante
le
sue
domande
e
i
suoi
scherzi
non
riuscì
a
sapere
che
cosa
il
suo
compagno
era
andato
a
fare
in
questura
.
Appoggiato
al
muro
Anania
guardava
l
'
orizzonte
e
ricordava
la
sera
in
cui
,
bambino
,
era
salito
sulle
falde
del
Gennargentu
ed
aveva
veduto
un
pauroso
cielo
tutto
rosso
,
animato
da
spiriti
invisibili
.
Anche
adesso
sentiva
un
mistero
aleggiargli
intorno
,
e
la
città
gli
sembrava
una
foresta
di
pietra
attraversata
da
fiumi
pericolosi
,
e
sentiva
paura
.
III
.
Sì
,
come
si
legge
nelle
vecchie
storie
romantiche
,
il
dado
era
gettato
.
La
questura
,
dopo
la
domanda
e
le
indicazioni
di
Anania
,
fece
ricerca
di
Rosalia
Derios
,
e
verso
la
fine
di
marzo
informò
lo
studente
che
al
numero
tale
di
Via
del
Seminario
,
all
'
ultimo
piano
,
abitava
una
donna
sarda
,
affitta
-
camere
,
il
cui
passato
e
i
connotati
corrispondevano
a
quelli
di
Olì
.
Questa
signora
si
chiamava
,
o
si
faceva
chiamare
,
Maria
Obinu
,
nativa
di
Nuoro
.
Abitava
in
Roma
da
quattordici
anni
,
e
nei
primi
tempi
aveva
vissuto
un
po
'
irregolarmente
.
Da
qualche
anno
,
però
,
menava
vita
onesta
-
almeno
in
apparenza
-
affittando
camere
mobiliate
e
facendo
pensione
.
Anania
non
si
commosse
troppo
nel
ricevere
queste
informazioni
.
I
connotati
combinavano
;
egli
non
ricordava
precisamente
la
fisonomia
di
sua
madre
,
ma
ricordava
che
ella
era
alta
,
coi
capelli
neri
e
gli
occhi
chiari
:
e
la
Obinu
era
alta
,
coi
capelli
neri
e
gli
occhi
chiari
.
Inoltre
egli
sapeva
che
a
Nuoro
non
esisteva
alcuna
famiglia
Obinu
,
e
che
nessuna
donna
nuorese
viveva
e
affittava
camere
a
Roma
.
Evidentemente
quindi
la
Obinu
falsava
il
suo
nome
e
la
sua
origine
...
Tuttavia
egli
sentì
che
la
donna
indicatagli
dalla
questura
non
era
,
non
poteva
essere
sua
madre
;
questa
non
viveva
a
Roma
dal
momento
che
la
questura
non
riusciva
a
scoprirla
.
Dopo
giorni
e
mesi
di
attesa
e
di
ansia
,
egli
provò
come
un
senso
di
liberazione
.
La
primavera
penetrava
anche
nel
cortile
melanconico
di
Piazza
della
Consolazione
,
in
quell
'
enorme
pozzo
giallo
esalante
odori
di
vivande
,
animato
dal
canto
delle
serve
e
dal
gorgheggio
dei
canarini
prigionieri
.
L
'
aria
era
tiepida
e
dolce
;
sul
cielo
azzurro
passavano
nuvolette
rosee
,
e
il
vento
portava
fragranze
di
rose
e
di
viole
.
Affacciato
alla
finestra
,
Anania
si
abbandonava
ai
suoi
sogni
nostalgici
.
L
'
odore
delle
viole
,
le
nuvole
rosee
,
il
tepore
della
primavera
,
tutto
gli
ricordava
la
terra
natìa
,
i
vasti
orizzonti
,
le
nuvole
che
dalla
finestra
della
sua
cameretta
egli
vedeva
affacciarsi
o
tramontare
fra
gli
elci
dell
'
Orthobene
.
Poi
ricordava
la
pineta
di
monte
Urpino
,
il
silenzio
delle
cime
coperte
d
'
asfodeli
e
di
iris
violette
,
il
mistero
dei
viali
vigilati
dal
puro
sguardo
delle
stelle
.
E
la
figura
diletta
di
Margherita
dominava
i
freschi
paesaggi
natii
,
circondata
di
asfodeli
e
di
gigli
selvatici
,
coi
capelli
di
rame
sfumati
nel
fulgore
del
cielo
metallico
.
La
primavera
romana
non
lo
commoveva
che
per
le
rimembranze
:
gli
sembrava
una
primavera
artificiale
,
troppo
ardente
e
luminosa
,
troppo
abbondante
di
fiori
e
di
profumi
.
Piazza
di
Spagna
,
ornata
come
un
altare
,
con
la
scalinata
coperta
di
petali
di
rose
mosse
dalla
brezza
,
il
Pincio
con
gli
alberi
avvolti
di
fiori
violacei
,
le
vie
profumate
dai
cestini
di
narcisi
e
di
ranuncoli
che
le
fioraie
,
ferme
sull
'
orlo
dei
marciapiedi
,
offrivano
ai
passanti
,
-
tutta
questa
ostentazione
,
tutto
questo
mercato
della
primavera
,
dava
allo
studente
l
'
idea
di
una
festa
banale
,
che
a
lungo
andare
rattristava
e
disgustava
.
La
primavera
palpitava
al
di
là
dell
'
orizzonte
;
giovinetta
selvaggia
e
pura
ella
scorrazzava
attraverso
le
tancas
coperte
d
'
erbe
alte
aromatiche
,
e
cantava
con
gli
uccelli
palustri
in
riva
ai
torrenti
,
e
scherzava
coi
mufloni
e
con
le
lepri
,
fra
i
ciclamini
,
sotto
le
immense
quercie
sacre
ai
vecchi
pastori
della
Barbagia
,
e
si
addormentava
all
'
ombra
delle
roccie
fiorite
di
musco
,
nei
voluttuosi
meriggi
,
mentre
intorno
al
suo
letto
di
felci
e
di
pervinche
gli
insetti
dorati
ronzavano
amandosi
,
e
le
api
suggevano
le
rose
canine
estraendone
il
miele
amaro
;
amaro
e
dolce
come
l
'
anima
sarda
.
Anania
amava
e
viveva
in
questa
primavera
lontana
;
seduto
accanto
alla
finestra
guardava
le
nuvolette
rosee
,
e
s
'
immaginava
di
essere
un
prigioniero
innamorato
.
Una
sonnolenza
piacevole
gli
velava
lo
spirito
,
togliendogli
la
forza
e
la
volontà
di
pensare
a
determinate
cose
.
Le
idee
venivano
e
passavano
nella
sua
mente
,
-
così
come
le
persone
passano
per
la
via
;
lo
interessavano
per
un
attimo
,
ma
non
si
fermavano
ed
egli
le
dimenticava
subito
.
Più
che
mai
amava
la
solitudine
;
e
persino
la
presenza
del
compagno
lo
irritava
,
anche
perché
il
Daga
lo
derideva
continuamente
.
«
Noi
vediamo
la
vita
sotto
aspetti
ben
diversi
»
,
gli
diceva
,
«
cioè
io
la
vedo
e
tu
non
la
vedi
.
Io
sono
miope
e
vedo
,
attraverso
lenti
fortissime
,
le
cose
e
le
umane
vicende
,
nitidamente
,
rimpicciolite
;
tu
sei
miope
e
non
possiedi
neppure
un
paio
d
'occhiali.»
Talvolta
infatti
pareva
ad
Anania
di
aver
un
velo
davanti
agli
occhi
;
egli
viveva
di
diffidenza
e
di
dolore
.
Anche
la
sua
passione
per
Margherita
,
in
fondo
,
era
composta
di
tristezza
e
di
paura
.
Un
giorno
,
agli
ultimi
di
maggio
,
egli
sorprese
il
compagno
stretto
in
tenero
amplesso
con
la
maggiore
delle
padroncine
.
«
Sei
un
bruto
»
,
gli
disse
con
disprezzo
.
«
Non
amoreggi
anche
con
l
'
altra
sorella
?
Perché
ti
burli
di
entrambe
?
»
«
Scusami
,
stupido
:
son
loro
che
vengono
a
buttarmisi
fra
le
braccia
,
le
posso
respingere
?
»
,
chiese
cinicamente
il
Daga
.
«
Poiché
il
mondo
è
diventato
un
gambero
,
profittiamone
.
Ora
son
le
donne
che
seducono
gli
uomini
;
ed
io
sarei
più
stupido
di
te
se
non
mi
lasciassi
sedurre
...
fino
ad
un
certo
punto
...
»
«
Ma
perché
certe
cose
non
accadono
che
a
certi
tipi
?
A
me
no
,
per
esempio
.
»
«
Perché
agli
asini
non
può
succedere
ciò
che
succede
agli
uomini
:
eppoi
le
nostre
soavi
padroncine
hanno
,
in
fondo
,
l
'
onesto
desiderio
di
trovarsi
un
marito
e
sanno
che
tu
sei
fidanzato
.
»
«
Io
fidanzato
?...»,
gridò
Anania
,
«
chi
lo
ha
detto
?
»
«
Chi
lo
sa
?
E
di
una
Margherita
,
anche
,
che
questa
volta
,
meno
male
,
va
gettata
ante
asinos
.
»
«
Ti
proibisco
di
ripetere
quel
nome
!
»
,
proruppe
Anania
,
andando
addosso
al
Daga
.
«
Capisci
,
te
lo
proibisco
!
»
«
Abbassa
le
dita
,
ché
mi
cavi
gli
occhi
!
Il
tuo
amore
è
feroce
!
»
Fremente
di
collera
Anania
si
mise
a
impacchettare
i
suoi
libri
e
le
sue
carte
.
«
Ah
»
,
diceva
,
a
denti
stretti
,
«
me
ne
vado
subito
,
subito
.
Io
non
so
vivere
fra
gente
curiosa
e
volgare
.
»
«
Addio
,
dunque
!
»
,
disse
Battista
,
gettandosi
sul
letto
.
«
Ricordati
almeno
che
nei
primi
giorni
che
siamo
giunti
,
se
non
c
'
ero
io
rimanevi
vilmente
schiacciato
da
una
carrozza
.
»
Anania
uscì
,
col
cuore
gonfio
di
fiele
:
si
diresse
automaticamente
verso
il
Corso
,
e
quasi
senza
avvedersene
si
trovò
in
Via
del
Seminario
.
Era
un
pomeriggio
ardente
;
lo
scirocco
sbatteva
le
tende
dei
negozi
:
l
'
aria
odorava
di
vernici
,
di
droghe
e
di
vivande
.
Anania
sentiva
i
suoi
nervi
fremere
come
corde
metalliche
.
In
Via
del
Seminario
passò
in
mezzo
a
uno
stormo
di
chierici
e
di
preti
dalle
mantelline
svolazzanti
e
mormorò
dispettosamente
:
«
Corvi
!
»
,
A
un
tratto
,
accanto
a
una
piccola
porta
che
dava
su
un
andito
buio
,
egli
vide
un
numero
,
il
numero
della
casa
ove
abitava
Maria
Obinu
.
Entrò
,
salì
all
'
ultimo
piano
e
suonò
.
Una
donna
alta
e
pallida
,
vestita
di
nero
,
aprì
:
egli
si
turbò
,
sembrandogli
di
aver
veduto
altra
volta
i
grandi
occhi
verdastri
di
lei
.
«
La
signora
Obinu
?
»
«
Sono
io
»
,
rispose
la
donna
con
voce
grave
,
«
No
»
,
egli
pensò
,
«
non
è
lei
;
non
è
la
sua
voce
.
»
Entrò
.
La
Obinu
gli
fece
attraversare
un
piccolo
vestibolo
buio
e
lo
introdusse
in
un
salottino
grigio
e
triste
;
egli
si
guardò
attorno
,
vide
una
testa
di
cervo
e
una
pelle
di
muflone
attaccate
al
muro
,
e
immediatamente
sentì
i
suoi
dubbi
rinascere
.
«
Vorrei
una
camera
;
io
sono
sardo
,
studente
»
,
disse
,
esaminando
la
donna
da
capo
a
piedi
.
Ella
era
pallida
e
scarna
,
col
collo
lungo
,
il
naso
affilato
quasi
trasparente
;
ma
i
folti
capelli
neri
,
pettinati
ancora
alla
sarda
,
cioè
a
trecce
strette
appuntate
fortemente
sulla
nuca
,
le
davano
un
'
aria
graziosa
.
«
Lei
è
sardo
?
Ho
piacere
...
»
,
rispose
disinvolta
.
«
Adesso
non
ho
camere
disponibili
,
ma
se
lei
può
pazientare
una
quindicina
di
giorni
,
ho
una
signorina
inglese
che
deve
partire
...
»
Egli
chiese
ed
ottenne
di
veder
la
camera
;
il
letto
stava
al
centro
,
fra
due
cataste
di
libri
vecchi
e
d
'
oggetti
antichi
;
entro
una
vasca
di
gomma
,
ancora
piena
d
'
acqua
insaponata
,
olezzava
un
fascio
di
gaggie
;
dalla
finestra
si
scorgeva
un
giardinetto
melanconico
.
Sul
tavolino
Anania
vide
,
fra
gli
altri
,
un
volumetto
che
egli
amava
con
passione
dolorosa
.
Erano
i
versi
di
Giovanni
Cena
:
Madre
.
«
Ho
bisogno
di
andar
subito
via
dalla
casa
dove
sto
;
prenderò
questa
camera
,
ma
intanto
,
non
potrebbe
darmene
un
'
altra
,
fosse
anche
un
buco
?...»
Rientrarono
nel
salottino
,
ed
egli
si
fermò
a
guardare
la
testa
imbalsamata
del
cervo
.
«
È
un
ricordo
di
mio
padre
,
che
era
cacciatore
»
,
disse
la
donna
,
sorridendo
con
bontà
.
«
È
di
Nuoro
,
lei
?
»
«
Sì
,
ma
sono
nata
là
per
caso
.
»
«
Anch
'
io
sono
nato
per
caso
nel
villaggio
di
Fonni
»
,
egli
disse
,
guardandola
in
viso
.
«
Sì
,
sono
nato
a
Fonni
;
mi
chiamo
Anania
Atonzu
Derios
.
»
Ella
non
batté
palpebra
.
«
No
,
non
è
lei
!
»
,
egli
pensò
,
e
si
sentì
felice
.
«
Per
questi
quindici
giorni
le
darò
la
mia
camera
»
,
disse
finalmente
la
Obinu
,
cedendo
alle
insistenze
di
lui
,
ed
egli
accettò
.
La
cameretta
pareva
la
cella
d
'
una
monaca
;
il
lettino
candido
,
odorante
di
spigo
,
ricordava
i
semplici
giacigli
di
certe
patriarcali
abitazioni
sarde
.
E
come
in
quelle
abitazioni
,
Maria
Obinu
aveva
appeso
lungo
le
pareti
grigie
della
sua
camera
una
fila
di
quadretti
e
di
immagini
sacre
;
tre
ceri
,
poi
,
e
tre
crocefissi
,
un
ramo
d
'
olivo
e
un
rosario
che
pareva
di
confetti
,
pendevano
in
capo
al
letto
;
in
un
angolo
ardeva
una
lampadina
davanti
ad
una
immagine
dove
le
Sante
Anime
del
Purgatorio
,
tinte
di
livido
da
un
lapis
turchino
,
pregavano
tra
fiamme
insanguinate
da
un
lapis
rosso
.
Anania
prese
possesso
della
camera
,
e
ben
presto
fu
riassalito
dai
suoi
dubbi
.
Perché
la
Obinu
gli
cedeva
la
sua
camera
?
perché
si
mostrava
così
premurosa
con
lui
?
Mentre
egli
metteva
a
posto
i
suoi
libri
,
Maria
bussò
e
,
senza
avanzare
,
gli
domandò
se
desiderava
che
la
lampadina
delle
«
Sante
Anime
»
venisse
spenta
.
«
No
»
,
egli
rispose
con
voce
forte
,
«
venga
avanti
,
anzi
,
che
le
faccio
vedere
una
cosa
.
»
Ella
entrò
,
pallida
,
sorridente
;
pareva
avesse
sempre
conosciuto
il
suo
inquilino
e
gli
volesse
bene
.
Egli
teneva
fra
le
mani
uno
strano
oggetto
,
un
sacchettino
di
stoffa
unta
,
attaccato
ad
una
catenina
annerita
dal
tempo
.
Disse
,
mettendosi
l
'
amuleto
al
collo
:
«
Veda
,
anche
io
sono
devoto
,
questa
è
la
ricetta
di
San
Giovanni
,
che
allontana
le
tentazioni
.
»
La
donna
guardava
.
Improvvisamente
cessò
di
sorridere
,
ed
Anania
sentì
il
suo
cuore
battere
forte
.
«
Lei
non
crede
a
queste
cose
?
»
,
domandò
Maria
.
«
Ebbene
,
se
non
ci
crede
,
almeno
non
se
ne
burli
.
Sono
cose
sacrosante
.
»
Steso
sul
lettino
odorante
di
spigo
,
Anania
pensava
continuamente
al
suo
segreto
.
...
E
se
Maria
Obinu
era
Olì
?
Se
era
lei
?
Così
vicina
e
così
lontana
!
qual
filo
misterioso
lo
aveva
condotto
fino
a
lei
,
fino
al
guanciale
su
cui
ella
doveva
qualche
volta
piangere
ricordando
il
figliuolo
abbandonato
?
Che
strana
cosa
la
vita
!
Egli
era
dunque
giunto
così
al
suo
destino
,
solo
per
forza
di
una
volontà
misteriosa
che
lo
aveva
guidato
quasi
a
sua
insaputa
.
Ma
non
era
pazzo
,
dunque
?
Che
sciocchezze
,
che
puerilità
!
No
,
non
era
lei
,
non
poteva
esser
lei
.
Ma
se
lo
era
?
Se
ella
già
sapeva
di
essere
vicina
a
suo
figlio
,
mentre
egli
si
dibatteva
nel
dubbio
?
No
,
non
poteva
essere
lei
.
Una
madre
non
può
non
tradirsi
,
non
può
non
gridare
nel
rivedere
suo
figlio
.
Era
assurdo
.
-
Sciocchezze
,
idee
convenzionali
.
Una
donna
sa
dominarsi
anche
tra
le
più
violente
emozioni
.
Essa
,
poi
,
che
aveva
abbandonato
e
buttato
via
la
sua
creatura
!
Appunto
per
questo
doveva
tradirsi
,
gridare
,
sussultare
.
Una
madre
è
sempre
una
madre
.
Eppoi
Olì
,
una
selvaggia
,
una
semplice
figlia
della
natura
,
non
poteva
aver
assimilato
la
perfidia
delle
donne
di
città
,
tanto
da
fingere
come
una
commediante
,
da
sapersi
dominare
così
!
Impossibile
.
Era
assurdo
,
Maria
Obinu
era
Maria
Obinu
,
simpatica
donna
,
mite
e
incosciente
,
che
aveva
avuto
la
fortuna
,
più
che
la
forza
,
di
emendarsi
.
Non
poteva
esser
lei
.
Ma
intanto
egli
ricordava
la
prima
notte
passata
a
Nuoro
e
il
bacio
furtivo
di
suo
padre
,
e
di
momento
in
momento
aspettava
che
l
'
uscio
s
'
aprisse
,
e
un
'
ombra
si
avanzasse
,
nel
chiarore
della
lampadina
,
e
un
bacio
rivelatore
gli
sfiorasse
la
fronte
!
...
«
E
se
ciò
fosse
...
che
farei
io
?
»
si
chiedeva
trepidando
.
I
rumori
della
città
si
affievolivano
,
s
'
allontanavano
,
quasi
ritirandosi
anch
'
essi
,
stanchi
,
verso
un
luogo
di
riposo
.
Anania
sentì
rientrare
i
tardivi
inquilini
,
poi
tutto
fu
silenzio
,
nella
casa
,
nella
via
,
nella
città
.
Ed
egli
vegliava
ancora
!
Ah
,
forse
quella
lampadina
?
...
«
Ora
la
spengo
...
»
Si
alzò
.
Un
rumore
,
un
fruscio
...
È
l
'
uscio
che
si
apre
?
Oh
,
Dio
!
Egli
si
gettò
nuovamente
sul
letto
,
chiuse
gli
occhi
e
attese
.
Il
cuore
e
la
gola
gli
pulsavano
febbrilmente
.
Ma
l
'
uscio
rimase
chiuso
,
ed
egli
si
calmò
e
rise
di
sé
.
Però
non
spense
la
lampadina
.
IV
.
Roma
,
1
giugno
Margherita
mia
Ricevo
in
questo
momento
la
tua
lettera
e
rispondo
subito
.
Sono
un
po
'
stordito
;
in
questi
giorni
ho
almeno
una
ventina
di
volte
preso
in
mano
la
penna
per
scriverti
,
senza
riuscirci
.
Eppure
ho
tante
cose
da
dirti
.
Ho
cambiato
casa
:
sto
presso
una
signora
sarda
che
dice
di
esser
nata
a
Nuoro
,
è
una
buona
donna
,
simpatica
,
molto
devota
;
ha
per
me
delle
cure
veramente
materne
,
tanto
che
mi
ha
dato
la
sua
camera
in
attesa
della
partenza
d
'
una
bellissima
signorina
inglese
che
deve
cedermi
la
sua
.
Questa
Miss
rassomiglia
a
te
in
modo
straordinario
;
ti
scongiuro
però
di
non
esser
gelosa
:
1
.
-
perché
io
sono
pazzamente
innamorato
di
una
signorina
nuorese
;
2
.
-
perché
Miss
deve
partire
fra
otto
giorni
;
3
.
-
perché
è
matta
da
legare
;
4
.
-
perché
é
fidanzata
;
5
.
-
perché
io
sono
sotto
la
salvaguardia
di
tutte
le
sante
ed
i
santi
del
cielo
appesi
alle
pareti
della
mia
camera
,
nonché
delle
Anime
Sante
del
Purgatorio
illuminate
giorno
e
notte
da
una
mariposa
.
Presso
la
mia
nuova
padrona
abitano
altri
stranieri
che
vanno
e
vengono
,
e
un
sarto
piemontese
,
elegantissimo
e
coltissimo
,
e
un
commesso
viaggiatore
,
che
per
le
bugie
che
dice
mi
ricorda
il
colendissimo
signor
Francesco
Carchide
di
Nuoro
,
tuo
sfortunato
pretendente
.
La
signora
Obinu
tiene
poi
una
vecchia
cuoca
sarda
,
che
sta
a
Roma
da
oltre
trent
'
anni
ed
ancora
non
ha
appreso
l
'
italiano
.
Povera
vecchia
zia
Varvara
!
Essa
è
nera
e
piccina
come
una
jana
[
23
]
:
conserva
gelosamente
nel
baule
il
suo
costume
natìo
,
ma
veste
un
ridicolo
abito
comprato
a
Campo
dei
Fiori
.
Spesso
io
vado
a
trovarla
,
nella
cucina
buia
e
torrida
,
ed
essa
mi
domanda
notizie
delle
persone
del
suo
paese
,
e
crede
che
il
mare
sia
sempre
in
tempesta
come
l
'
unica
volta
in
cui
ella
lo
attraversò
.
Per
lei
Roma
è
un
luogo
dove
tutte
le
cose
son
care
,
e
dove
si
può
morire
da
un
momento
all
'
altro
investiti
da
una
vettura
.
Mi
domandò
se
da
noi
si
fa
ancora
il
pane
in
casa
;
risposi
di
sì
ed
essa
si
mise
a
piangere
,
ricordando
gli
scherzi
e
il
divertimento
dei
giorni
nei
quali
si
cuoceva
il
pane
,
a
casa
sua
.
Poi
volle
sapere
se
i
pastori
mangiano
ancora
seduti
per
terra
,
sotto
gli
alberi
.
Come
sospirava
ricordando
un
banchetto
di
Pasqua
,
a
cui
prese
parte
quarant
'
anni
or
sono
,
in
un
ovile
del
Goceano
!
Qui
fa
già
molto
caldo
,
ma
verso
sera
,
di
solito
,
l
'
aria
si
rinfresca
:
io
passeggio
lungo
le
rive
del
Tevere
,
e
sto
ore
ed
ore
a
guardare
l
'
acqua
corrente
,
rivolgendo
a
me
stesso
delle
domande
perfettamente
inutili
.
Nelle
sere
tranquille
il
gran
fiume
è
tutto
latteo
,
e
riflette
i
lumi
,
i
ponti
,
la
luna
,
come
un
marmo
levigato
.
Io
rassomiglio
il
corso
perenne
dell
'
acqua
al
mio
amore
per
te
;
così
,
continuo
,
silenzioso
,
travolgente
,
inesauribile
.
Perché
,
perché
tu
non
sei
qui
con
me
,
Margherita
mia
?
Già
tutte
le
cose
mi
sembrano
più
interessanti
quando
io
le
guardo
pensando
a
te
;
ah
,
come
dunque
mi
parrebbero
belle
se
potessi
vederle
riflesse
dai
tuoi
occhi
adorati
!
Ma
quando
dunque
,
ma
quando
si
potrà
avverare
il
sogno
tormentoso
e
delizioso
delle
anime
nostre
?
In
certi
momenti
mi
pare
impossibile
che
io
possa
vivere
ancora
tanto
tempo
diviso
da
te
,
ed
uno
spasimo
indicibile
mi
fa
tremare
il
cuore
;
poi
trasalisco
di
gioia
al
pensare
che
fra
due
mesi
ci
rivedremo
.
O
mia
Margherita
,
mio
fiore
adorato
,
io
non
so
esprimerti
ciò
che
sento
,
e
mi
pare
che
nessuna
parola
umana
potrebbe
esprimerlo
.
È
un
fuoco
continuo
che
mi
arde
e
mi
divora
,
è
una
sete
inesprimibile
che
una
sola
fontana
potrà
estinguere
.
Io
sono
così
solo
nel
mondo
,
Margherita
!
Tu
sei
tutto
il
mio
mondo
,
e
quando
io
mi
smarrisco
tra
la
folla
,
in
un
mare
di
gente
sconosciuta
,
basta
che
pensi
a
te
perché
l
'
anima
mia
vibri
d
'
amore
per
tutti
gli
ignoti
esseri
che
mi
circondano
,
e
intorno
a
me
senta
vibrare
l
'
anima
della
moltitudine
,
come
un
mare
sonoro
.
Quando
ricevo
le
tue
lettere
,
provo
una
felicità
così
intensa
che
mi
dà
le
vertigini
;
mi
pare
d
'
essere
giunto
alla
cima
d
'
una
montagna
,
e
che
debba
appena
stender
la
mano
per
sfiorare
le
stelle
.
È
troppo
...
è
troppo
...
ho
quasi
paura
;
paura
di
precipitare
in
un
abisso
,
paura
di
essere
incenerito
dal
contatto
degli
astri
vicini
.
Che
accadrebbe
di
me
se
tu
mi
venissi
a
mancare
?
Ah
,
tu
non
sai
,
tu
non
puoi
capire
che
bestemmia
pronunzi
quando
mi
scrivi
che
sei
gelosa
delle
donne
che
io
posso
incontrare
qui
a
Roma
.
Nessuna
donna
può
essere
,
può
rappresentare
per
me
ciò
che
tu
sei
e
rappresenti
.
Sei
la
mia
vita
stessa
,
sei
il
passato
,
la
patria
,
la
razza
,
il
sogno
.
*
*
*
Riprendo
la
lettera
,
tutto
stordito
da
una
confidenza
fattami
da
zia
Varvara
pochi
minuti
or
sono
.
La
vecchietta
entrò
qui
con
la
scusa
di
portare
dell
'
acqua
:
era
tutta
arrabbiata
con
la
padrona
e
cominciò
a
parlar
male
di
lei
.
Mi
disse
che
la
Obinu
ha
un
passato
tenebroso
,
che
ha
abbandonato
in
Sardegna
due
suoi
figliuoli
,
e
che
adesso
continua
ad
avere
qualche
relazione
equivoca
...
Egli
interruppe
di
nuovo
la
lettera
,
di
cui
aveva
scritto
le
ultime
righe
sotto
l
'
impulso
d
'
un
improvviso
stordimento
.
«
Sì
»
,
pensò
,
«
io
sono
troppo
vicino
alle
stelle
...
e
non
vedo
l
'
abisso
dove
ineluttabilmente
devo
cadere
...
»
«
No
,
no
,
no
!
»
,
disse
poi
a
voce
alta
,
disperatamente
,
scuotendo
la
testa
.
«
Perché
mi
ostino
?
Essa
può
essere
mia
madre
,
e
non
si
rivela
a
me
per
continuare
a
vivere
nel
vizio
!
»
Egli
singhiozzava
senza
lagrime
,
balbettando
parole
sconnesse
e
scuotendo
follemente
il
capo
;
ma
ad
un
tratto
balzò
in
piedi
,
pallido
,
rigido
,
con
gli
occhi
vitrei
.
«
Bisogna
uscirne
,
bisogna
che
io
sappia
.
Ma
perché
questa
lampada
accesa
,
perché
questi
quadretti
,
perché
le
continue
preghiere
?
Ebbene
,
appunto
per
ciò
.
Ma
io
ti
saprò
smascherare
,
anima
perduta
,
io
ti
ucciderò
!
»
I
suoi
occhi
balenavano
d
'
odio
,
ma
all
'
improvviso
tremò
,
si
lasciò
nuovamente
cadere
seduto
e
batté
la
fronte
sul
tavolo
:
oh
,
avrebbe
voluto
spaccarsi
la
testa
,
non
pensare
più
,
dimenticare
,
annullarsi
...
Si
sentì
vile
,
gli
parve
d
'
essere
viscido
e
nero
;
d
'
essere
carne
della
carne
venduta
di
sua
madre
,
anch
'
egli
delinquente
,
misero
,
abbietto
.
Ricordi
tumultuosi
gli
passarono
nella
mente
;
rammentò
i
generosi
propositi
tante
volte
accarezzati
,
il
sogno
di
cercarla
e
di
redimerla
,
la
pietà
infinita
per
l
'
incoscienza
e
la
irresponsabilità
di
lei
,
l
'
orgoglio
che
egli
provava
nel
sentirsi
così
pietoso
,
la
sete
di
sacrifizio
...
Tutto
menzogna
.
Basta
un
vago
indizio
,
dato
da
una
vecchia
rimbambita
,
per
ridestargli
nell
'
anima
una
tempesta
di
fango
,
e
suggerirgli
l
'
idea
del
delitto
!
Tutto
illusione
,
tutto
sogno
in
«
questa
cosa
strana
»
che
è
la
vita
.
«
E
se
fosse
illusione
anche
ciò
che
penso
adesso
?
Se
io
mi
ingannassi
?
Se
Maria
non
fosse
lei
?
Ebbene
,
se
non
Maria
è
un
'
altra
»
,
concluse
disperato
;
«
vicina
o
lontana
,
ella
esiste
e
mi
chiama
,
ed
io
devo
ritornare
sui
miei
passi
,
ricominciare
,
ritrovarla
,
viva
o
morta
.
Oh
,
fosse
morta
!
»
.
Attese
il
ritorno
della
padrona
,
e
per
calmarsi
cercò
di
analizzare
la
strana
passione
che
lo
tormentava
,
ripetendo
a
se
stesso
che
la
maggior
sua
pena
proveniva
dal
crudele
contrasto
dei
due
esseri
che
formavano
lo
sdoppiamento
del
suo
io
.
Uno
di
questi
due
esseri
era
un
bambino
fantastico
,
appassionato
e
triste
,
col
sangue
malato
;
era
ancora
lo
stesso
bambino
che
scendeva
la
montagna
natìa
sognando
un
mondo
misterioso
;
lo
stesso
che
nella
casa
del
mugnaio
aveva
per
lunghi
anni
meditato
la
fuga
senza
compierla
mai
;
lo
stesso
che
a
Cagliari
aveva
pianto
credendo
che
Maria
Rosa
potesse
essere
sua
madre
:
l
'
altro
essere
,
normale
e
cosciente
,
cresciuto
accanto
al
bambino
incurabile
,
vedeva
la
inconsistenza
dei
fantasmi
e
dei
mostri
che
tormentavano
il
suo
compagno
,
ma
per
quanto
combattesse
e
gridasse
non
riusciva
a
liberarlo
dalla
sua
ossessione
,
a
guarirlo
dalla
sua
follia
.
Una
lotta
continua
,
un
crudele
contrasto
agitava
notte
e
giorno
i
due
esseri
;
e
il
bambino
fantastico
e
illogico
,
vittima
e
tiranno
,
riusciva
sempre
vincitore
.
Egli
voleva
sapere
,
voleva
scoprire
,
voleva
raggiungere
il
suo
intento
;
e
soffriva
della
vanità
della
sua
ricerca
e
della
speranza
di
arrivare
al
suo
scopo
.
Molte
volte
Anania
si
era
chiesto
se
,
libero
dall
'
amore
per
Margherita
,
egli
avrebbe
sofferto
egualmente
in
questa
sua
triste
ricerca
.
E
sempre
s
'
era
risposto
di
sì
.
La
Obinu
rientrò
verso
sera
.
«
Signora
Maria
»
,
disse
Anania
,
aprendo
l
'
uscio
,
«
venga
;
devo
dirle
una
cosa
»
.
Ella
entrò
e
si
buttò
a
sedere
accanto
a
lui
:
ansava
per
le
scale
salite
di
corsa
,
era
insolitamente
rossa
,
con
la
fronte
lucente
di
sudore
.
«
Perché
sta
al
buio
?
Che
cosa
ha
da
dirmi
,
signor
Anania
?
Si
sente
male
?
»
La
sua
voce
era
tranquilla
:
e
di
nuovo
egli
sentì
cadere
i
suoi
sospetti
,
e
gli
parve
ridicolo
fare
una
scena
a
quella
donna
stanca
che
doveva
apparecchiare
la
tavola
per
i
suoi
pensionanti
.
V
.
Era
vicino
il
giorno
della
partenza
.
«
Zia
Varvara
»
,
diceva
lo
studente
alla
vecchia
serva
che
preparava
il
caffè
,
«
come
sono
felice
!
Fra
pochi
giorni
...
addio
!
Mi
pare
di
aver
le
ali
.
Adesso
salto
sulla
finestra
,
faccio
zsss
...
e
via
,
spicco
il
volo
e
sono
in
Sardegna
»
.
«
Aaah
!
»
,
gridò
la
vecchia
,
comicamente
spaventata
.
«
Non
montare
sulla
finestra
,
cuore
mio
!
Bada
che
caschi
...
»
«
Ebbene
,
datemi
una
tazza
di
caffè
,
allora
!
Come
è
buono
il
vostro
caffè
!
Solo
mia
madre
,
a
Nuoro
,
riesce
a
farlo
altrettanto
buono
.
Volete
venire
con
me
,
a
Nuoro
?
»
La
vecchia
sospirò
:
ah
,
se
non
ci
fosse
stato
il
mare
!
«
Sei
molto
ricco
?
»
«
Eh
,
altro
!
»
«
Quante
tanche
hai
?
»
«
Sette
od
otto
,
non
ricordo
bene
.
»
«
E
alveari
ne
hai
?
E
servi
pastori
?
»
«
Tutto
,
tutto
,
zia
Varvara
,
ho
tutto
!
»
«
Ma
allora
perché
studi
?
»
«
Perché
la
mia
innamorata
vuole
ch
'
io
diventi
dottore
.
»
«
E
chi
è
la
tua
innamorata
?
»
«
La
figlia
del
barone
di
Baronia
.
»
«
Ah
,
vivono
ancora
i
baroni
di
Baronia
?
Io
ho
sentito
narrare
che
nel
loro
castello
s
'
aggirano
i
fantasmi
.
Una
volta
un
taglialegna
passò
la
notte
sotto
le
mura
del
castello
e
vide
una
dama
con
una
lunga
coda
d
'
oro
che
pareva
una
cometa
.
Oh
,
Nostra
Signora
mia
del
Buon
Consiglio
,
tu
mi
rovini
...
bada
che
ti
farà
male
tutto
questo
caffè
!
»
«
Raccontate
dunque
,
zia
Varvara
.
Quando
il
taglialegna
vide
la
dama
cosa
fece
?
»
Zia
Varvara
raccontava
.
Confondeva
le
leggende
del
castello
di
Burgos
con
le
leggende
del
castello
di
Galtellì
,
mischiava
ricordi
storici
,
diventati
oramai
tradizioni
popolari
,
con
avvenimenti
accaduti
durante
la
sua
lontana
infanzia
.
«
E
i
nuraghes
,
poi
!
Quanti
tesori
nascosti
!
Sai
,
quando
i
mori
venivano
in
Sardegna
per
rapire
le
donne
e
gli
armenti
,
i
Sardi
nascondevano
le
monete
nei
nuraghes
.
»
Anania
pensava
a
suo
padre
,
che
anche
ultimamente
gli
aveva
scritto
pregandolo
di
visitare
i
musei
«
dove
si
conservano
le
antiche
monete
d
'
oro
»
.
«
Una
volta
»
,
ricominciava
zia
Varvara
,
«
io
andai
a
cogliere
spighe
intorno
ad
un
nuraghe
;
mi
ricordo
come
fosse
oggi
.
Avevo
la
febbre
,
e
verso
sera
dovetti
coricarmi
fra
le
stoppie
,
aspettando
che
passasse
qualche
carro
che
mi
conducesse
in
paese
.
Ed
ecco
cosa
vedo
.
Il
cielo
,
dietro
il
nuraghe
,
era
tutto
color
di
fuoco
:
pareva
un
drappo
di
scarlatto
;
ad
un
tratto
un
gigante
sorse
sul
patiu
[
24
]
e
cominciò
a
cacciar
fumo
dalla
bocca
.
In
breve
tutto
il
cielo
si
oscurò
.
Che
paura
,
Nostra
Signora
mia
del
Buon
Consiglio
!
Ma
ad
un
tratto
vidi
San
Giorgio
con
in
testa
la
luna
piena
,
ed
in
mano
una
leppa
lucente
come
l
'
acqua
.
Tiffeti
,
taffati
!
»
,
concluse
la
vecchia
,
roteando
un
coltello
da
cucina
.
«
San
Giorgio
tagliò
la
testa
al
gigante
,
e
il
cielo
ritornò
sereno
.
»
«
Era
la
febbre
.
»
«
Ebbene
,
sarà
stata
la
febbre
,
ma
io
vidi
il
gigante
e
Santu
Jorgj
:
sì
,
li
vidi
con
questi
occhi
.
»
Anania
ascoltava
con
piacere
i
suggestivi
racconti
di
zia
Varvara
.
Sentiva
,
nelle
parole
nostalgiche
della
vecchia
esiliata
,
l
'
aroma
della
terra
natìa
,
il
soffio
carico
delle
essenze
selvagge
dell
'
Orthobene
e
del
Gennargentu
.
«
Ah
,
come
mi
divertirò
,
queste
vacanze
!
»
,
diceva
alla
vecchia
.
«
Voglio
recarmi
a
tutte
le
feste
,
voglio
visitare
il
mio
paesello
natìo
:
voglio
salire
sul
Gennargentu
,
su
Monte
Rasu
,
sui
monti
di
Orgosolo
.
»
«
E
lei
non
viene
più
in
Sardegna
?
»
,
chiese
una
sera
a
Maria
Obinu
.
«
Io
?
»
,
ella
rispose
,
un
po
'
cupa
.
«
Mai
più
!
»
«
Perché
?
Venga
qui
alla
finestra
,
signora
Maria
,
guardi
che
bella
luna
!
Ebbene
,
non
le
piacerebbe
fare
un
pellegrinaggio
alla
Madonna
di
Gonare
,
così
,
con
una
luna
splendida
?
Salire
a
cavallo
piano
piano
,
pei
boschi
,
pei
dirupi
,
avanti
,
sempre
avanti
,
mentre
la
chiesetta
si
disegna
sul
cielo
,
in
alto
,
in
alto
,
in
alto
!...»
Maria
scuoteva
la
testa
con
indifferenza
;
zia
Varvara
,
al
contrario
,
sussultava
tutta
e
sollevava
gli
occhi
,
quasi
per
cercare
con
lo
sguardo
la
chiesetta
campeggiata
sull
'
azzurro
tenero
del
cielo
lunare
,
in
alto
,
in
alto
,
in
alto
!
...
«
Salvo
lei
e
le
persone
che
le
vogliono
bene
...
»
,
maledì
Maria
,
«
e
salvo
le
chiese
e
i
devoti
di
Maria
Santissima
!
...
ma
il
fuoco
passi
per
la
Sardegna
prima
che
io
ci
ritorni
»
.
Anania
interrogava
spesso
zia
Varvara
sul
passato
di
Maria
,
e
sul
perché
dell
'
odio
di
questa
per
il
paese
natìo
.
«
Ah
,
cuoricino
mio
,
ella
ha
ben
ragione
!
Laggiù
l
'
hanno
assassinata
...
»
«
Ma
se
è
ancora
viva
,
zia
Varvara
!
»
«
Ah
,
tu
non
sai
!
È
meglio
assassinare
una
donna
che
tradirla
...
»
Egli
pensava
a
sua
madre
,
e
il
dubbio
,
la
chimera
e
il
sogno
lo
riafferravano
tutto
.
«
Zia
Varvara
,
voi
avete
detto
che
ella
è
stata
tradita
da
un
signore
...
Ditemi
,
dunque
,
come
si
chiama
quel
signore
...
cercate
di
saperlo
...
Ditemi
,
ha
delle
carte
la
signora
Maria
?
Io
potrei
aiutarla
,
cercare
il
suo
seduttore
.
»
«
Perché
?
»
«
Perché
la
aiuti
...
»
«
Ma
essa
non
ha
bisogno
d
'
aiuto
:
ha
dei
soldi
,
sai
!
Lasciala
in
pace
,
piuttosto
,
perché
ella
non
vuole
che
si
ricordi
la
sua
sventura
.
Non
una
parola
,
sai
!
Mi
strangolerebbe
se
sapesse
che
io
parlo
di
lei
con
te
...
»
«
E
dei
suoi
figli
non
si
sa
niente
?
»
«
Ma
pare
sia
una
figlia
,
solo
.
Credo
stia
coi
parenti
di
lei
.
Maria
manda
spesso
denari
,
in
Sardegna
.
»
Ma
Anania
non
abbandonava
l
'
idea
che
Maria
e
Olì
potessero
formare
la
stessa
persona
.
«
Eppure
bisogna
sapere
»
,
pensava
,
camminando
distratto
per
le
vie
animate
da
una
folla
sempre
più
scarsa
.
«
Se
non
è
lei
perché
mi
tormento
?
Ma
dove
,
dove
è
lei
?
Che
fa
?
È
vicina
o
lontana
?
Al
fragore
della
città
,
a
questo
rombo
che
mi
sembra
la
voce
di
un
mostro
dalle
mille
e
più
mila
teste
,
è
mescolato
il
respiro
,
il
gemito
,
il
riso
di
lei
?
E
se
non
qui
,
dove
?
»
Una
notte
egli
ebbe
un
po
'
di
febbre
,
e
nell
'
incubo
gli
parve
di
vedere
più
volte
la
figura
di
Maria
curva
sul
suo
guanciale
.
Era
delirio
o
realtà
?
Il
chiarore
della
lampada
rischiarava
la
camera
.
Egli
vedeva
altre
figure
fantastiche
,
ma
pensava
«
ho
la
febbre
»
e
solo
la
figura
di
Maria
Obinu
gli
sembrava
reale
.
Visioni
apocalittiche
sorgevano
,
s
'
incalzavano
,
si
mescolavano
,
sparivano
,
come
nuvole
mostruose
,
intorno
a
lui
.
Fra
le
altre
cose
egli
vedeva
il
nuraghe
col
gigante
ed
il
San
Giorgio
del
sogno
febbrile
di
zia
Varvara
;
ma
la
luna
si
staccava
dalla
figura
del
Santo
e
volava
sul
cielo
;
altre
due
lune
,
rosse
e
immense
,
la
seguivano
.
Era
imminente
un
cataclisma
.
Una
folla
enorme
si
pigiava
su
una
spiaggia
di
mare
in
tempesta
.
Le
onde
erano
cavalli
marini
che
lottavano
contro
spiriti
invisibili
.
Ad
un
tratto
un
urlo
salì
dal
mare
,
Anania
sussultò
d
'
orrore
,
aprì
gli
occhi
e
gli
parve
di
averli
azzurri
.
«
Che
stupidaggini
!
»
,
pensò
.
«
Ho
la
febbre
.
»
Maria
Obinu
riapparve
nella
camera
,
si
avanzò
,
silenziosa
,
si
curvò
sul
lettuccio
.
Allora
Anania
cominciò
a
delirare
.
«
Ti
ricordi
,
mamma
,
tu
mi
insegnavi
la
piccola
poesia
:
Luna
luna
Porzedda
luna
Perché
non
vuoi
dirmi
che
sei
la
mia
mamma
,
tu
?
Dimmelo
dunque
;
tanto
io
lo
so
,
che
tu
sei
la
mia
mamma
,
ma
devi
dirmelo
anche
tu
.
Ricordi
l
'
amuleto
?
Possibile
che
tu
non
ricordi
quella
mattina
,
quando
scendevamo
...
e
il
fringuello
cantava
fra
i
castagni
umidi
e
le
nuvole
volavano
via
dietro
il
monte
Gonare
?
Ma
sì
che
ti
ricordi
!
dimmelo
dunque
...
non
aver
paura
...
Io
ti
voglio
bene
,
vivremo
assieme
.
Rispondi
.
»
La
donna
taceva
.
Il
sofferente
fu
assalito
da
un
vero
spasimo
di
tenerezza
e
d
'
angoscia
.
«
Madre
...
madre
,
parla
;
non
farmi
soffrire
oltre
:
sono
stanco
ormai
.
Se
tu
sapessi
che
pena
!
Tu
sei
Olì
,
non
è
vero
?
E
inutile
che
tu
dica
il
contrario
;
tu
sei
Olì
.
Che
cosa
hai
fatto
sinora
?
Dove
sono
le
tue
carte
?
Ebbene
,
non
parliamo
del
passato
;
tutto
è
finito
.
Ora
non
ci
lasceremo
più
...
ma
tu
vai
via
?
No
,
no
,
Dio
,
aspetta
...
non
andartene
...
»
E
si
sollevò
sul
letto
,
con
gli
occhi
spalancati
,
mentre
la
figura
si
allontanava
lentamente
e
scompariva
...
Soltanto
pochi
minuti
prima
di
partire
prese
la
solenne
decisione
di
lasciare
in
sospeso
,
fino
al
ritorno
,
tutte
le
ricerche
e
tutti
i
vani
progetti
.
Si
sentiva
stanco
,
disfatto
;
il
caldo
,
gli
esami
,
la
febbre
,
le
fantasticherie
lo
avevano
esaurito
.
«
Mi
riposerò
»
,
pensava
,
preparando
rapidamente
la
valigia
e
ricordando
i
lunghi
preparativi
della
sua
prima
partenza
da
Nuoro
.
«
Ah
,
quanto
vorrò
dormire
queste
vacanze
!
Non
voglio
diventare
nevrastenico
.
Salirò
sulle
montagne
natìe
,
sul
Gennargentu
vergine
selvaggio
.
Da
quanto
tempo
sogno
quest
'
ascensione
!
Visiterò
la
vedova
del
bandito
,
il
fraticello
Zuanne
,
il
figlio
del
fabbricante
di
ceri
.
E
il
cortile
del
convento
?
...
E
quel
carabiniere
che
cantava
A
te
questo
rosario
?
»
Il
pensiero
poi
di
riveder
fra
poco
Margherita
,
di
immergersi
tutto
nel
fresco
amore
di
lei
come
in
un
bagno
profumato
,
gli
dava
una
felicità
così
intensa
che
lo
faceva
spasimare
.
Pochi
momenti
prima
della
partenza
zia
Varvara
gli
consegnò
un
piccolo
cero
,
perché
lo
offrisse
per
lei
alla
Basilica
dei
Martiri
,
a
Fonni
,
e
Maria
gli
diede
una
medaglia
benedetta
dal
pontefice
.
«
Se
lei
non
la
vuole
,
miscredente
,
la
porti
alla
sua
mamma
»
,
gli
disse
,
sorridendo
,
un
po
'
commossa
.
«
Addio
,
dunque
,
e
buon
viaggio
e
buon
ritorno
.
Si
ricordi
che
la
camera
resta
a
sua
disposizione
.
E
faccia
da
bravo
,
e
mi
scriva
subito
una
cartolina
.
»
«
Arrivederci
!
»
,
egli
gridò
dal
basso
della
scala
,
mentre
Maria
,
curva
sulla
ringhiera
,
lo
salutava
ancora
con
la
mano
.
«
Figlio
del
cuoricino
mio
»
,
disse
zia
Varvara
,
accompagnandolo
fino
alla
porta
,
«
saluta
per
me
la
prima
persona
che
incontri
in
terra
sarda
.
E
buon
viaggio
e
ricordati
del
cero
.
»
Lo
baciò
lievemente
sulla
guancia
,
piangendo
,
ed
egli
fu
tentato
di
risalire
le
scale
per
vedere
se
anche
Maria
Obinu
piangeva
:
poi
sorrise
della
sua
idea
,
abbracciò
zia
Varvara
,
chiedendole
scusa
se
qualche
volta
l
'
aveva
fatta
stizzire
,
e
si
allontanò
.
Tutto
sparve
;
la
vecchia
che
piangeva
il
suo
esilio
dalla
patria
diletta
,
la
strada
melanconica
,
la
piazza
in
quell
'
ora
deserta
e
ardente
,
il
Pantheon
triste
come
una
tomba
ciclopica
;
e
Anania
,
col
viso
accarezzato
dal
vento
di
ponente
,
provò
un
senso
di
sollievo
,
come
svegliandosi
da
un
incubo
.
VI
.
Prima
di
scendere
a
cena
,
egli
s
'
affacciò
al
finestruolo
della
sua
cameretta
e
rimase
colpito
dal
silenzio
profondo
che
regnava
nel
cortile
,
nel
vicinato
,
nel
paese
.
Gli
parve
d
'
essere
diventato
sordo
.
Ma
la
voce
di
zia
Tatàna
risuonò
nel
cortile
,
sotto
il
sambuco
.
«
Nania
,
figlio
mio
,
scendi
.
»
Egli
scese
in
cucina
e
sedette
davanti
al
piccolo
tavolo
apparecchiato
solo
per
lui
,
mentre
i
suoi
«
genitori
»
,
al
solito
,
cenavano
seduti
per
terra
,
intorno
ad
un
canestro
colmo
di
focacce
e
di
vivande
.
La
cucina
era
sempre
la
stessa
,
povera
e
scura
,
ma
pulita
,
col
focolare
nel
centro
,
i
muri
adorni
di
spiedi
e
di
taglieri
,
di
grandi
canestri
,
di
vagli
e
di
setacci
e
d
'
altri
arnesi
per
pulir
la
farina
;
in
un
angolo
c
'
erano
due
sacchi
di
lana
colmi
d
'
orzo
;
accanto
alla
porticina
spalancata
stava
appesa
la
tasca
di
cuoio
per
le
sementi
e
le
provviste
da
campagna
del
contadino
.
Un
porchetto
grugniva
lievemente
e
sbuffava
e
sospirava
,
legato
al
sambuco
del
cortile
.
Un
gattino
rossastro
andò
tranquillamente
a
mettersi
accanto
al
piccolo
tavolo
,
e
cominciò
a
sbadigliare
,
sollevando
i
grandi
occhi
gialli
verso
Anania
.
Egli
si
guardava
attorno
quasi
con
stupore
.
Ah
,
nulla
era
mutato
;
eppure
egli
provava
l
'
impressione
di
trovarsi
per
la
prima
volta
in
quell
'
ambiente
,
con
quel
contadinone
dagli
occhi
ancora
fosforescenti
e
i
lunghi
capelli
oleosi
,
e
con
quella
graziosa
vecchia
,
grassa
e
bianca
come
una
colomba
.
«
Finalmente
siamo
soli
»
,
disse
Anania
grande
,
che
mangiava
l
'
insalata
prendendola
e
stringendola
fra
due
pezzi
di
focaccia
.
«
Ora
non
ti
lasceranno
più
in
pace
,
vedrai
!
Atonzu
di
qua
,
Atonzu
di
là
.
Sì
,
oramai
tu
sei
un
uomo
importante
,
perché
sei
stato
a
Roma
.
Anche
io
quando
tornai
dal
servizio
militare
...
»
«
Eh
,
che
paragoni
son
questi
!
»
protestò
un
po
'
scandolezzata
zia
Tatàna
.
«
Ebbene
,
lasciami
dire
!
Mi
ricordo
che
provavo
difficoltà
a
parlare
in
dialetto
.
Mi
pareva
d
'
essere
in
un
mondo
nuovo
!
»
Lo
studente
guardò
suo
padre
e
sorrise
.
«
Anch
'
io
!
»
,
disse
.
«
Oh
,
meno
male
!
Io
però
,
dopo
,
mi
abituai
di
nuovo
,
mentre
fra
tre
giorni
tu
sarai
stufo
di
restare
in
questo
paese
pettegolo
...
e
...
e
...
»
La
vecchia
lo
guardò
corrugando
le
sopracciglia
,
ed
egli
cambiò
discorso
.
«
Che
c
'
è
dunque
?
Raccontatemi
:
che
cosa
dicono
di
me
?
»
,
domandò
Anania
.
«
Ma
niente
,
ma
niente
!
Lascia
gracchiare
le
cornacchie
...
»
,
rispose
la
vecchia
.
Egli
si
turbò
;
per
un
momento
dubitò
che
si
sapesse
a
Nuoro
qualche
cosa
di
Maria
Obinu
.
Depose
la
forchetta
attraverso
il
piatto
e
dichiarò
che
non
avrebbe
continuato
a
mangiare
se
non
parlavano
...
«
Come
sei
impetuoso
!
Sempre
tu
»
,
osservò
la
vecchia
.
«
Diceva
re
Salomone
che
l
'
uomo
impetuoso
è
simile
al
vento
...
»
«
Oh
,
c
'
è
ancora
re
Salomone
!
»
,
disse
Anania
con
voce
acerba
.
La
vecchia
tacque
,
addolorata
:
il
marito
la
guardò
,
poi
guardò
Anania
e
volle
castigarlo
:
«
Re
Salomone
diceva
sempre
la
verità
»
.
Indi
aggiunse
:
«
Eh
,
dicono
a
Nuoro
che
tu
fai
all
'
amore
con
Margherita
Carboni
»
.
Anania
arrossì
:
riprese
la
forchetta
,
ricominciò
a
mangiare
e
borbottò
:
«
Che
stupidi
!
»
.
«
Senti
,
no
,
non
sono
stupidi
,
»
riprese
il
mugnaio
guardando
entro
il
bicchiere
a
metà
colmo
di
vino
.
«
Se
la
cosa
è
vera
,
hanno
ragione
di
mormorare
,
perché
tu
devi
dichiararti
francamente
al
padrone
e
dirgli
:
"
Benefattore
mio
,
io
oramai
sono
un
uomo
;
mi
perdoni
se
finora
le
ho
nascosto
le
mie
speranze
come
le
ho
nascoste
ai
miei
stessi
genitori
".»
«
Tacete
!
Voi
non
sapete
nulla
!
»
,
proruppe
adirato
ed
infiammato
il
giovine
.
«
Ah
,
santa
Caterina
mia
!
»
,
sospirò
zia
Tatàna
,
«
lascialo
dunque
in
pace
quel
povero
ragazzo
stanco
.
C
'
è
sempre
tempo
a
parlare
di
queste
cose
,
e
tu
sei
un
contadino
e
sei
un
uomo
ignorante
che
non
capisce
niente
.
»
Il
contadino
bevette
,
scosse
la
mano
per
accennare
«
calma
,
calma
»
,
poi
parlò
con
voce
tranquilla
:
«
Sì
,
io
sono
ignorante
e
mio
figlio
è
istruito
,
va
bene
.
Ma
io
sono
più
vecchio
di
lui
.
I
miei
capelli
,
ecco
qui
(
se
ne
tirò
un
ciuffo
sugli
occhi
,
cercò
e
strappò
un
capello
bianco
)
,
cominciano
ad
incanutire
.
L
'
esperienza
della
vita
,
moglie
mia
,
rende
l
'
uomo
più
istruito
d
'
un
dottore
.
Ebbene
,
figlio
mio
,
io
ti
dico
una
sola
cosa
:
interroga
la
tua
coscienza
e
vedrai
che
essa
ti
risponderà
che
non
si
deve
ingannare
il
proprio
benefattore
»
.
Lo
studente
batté
sul
tavolo
il
bicchiere
,
così
forte
che
il
gattino
trasalì
.
«
Sì
,
figlio
»
,
proseguì
il
contadino
,
ricacciandosi
indietro
sulla
testa
i
capelli
oleosi
,
«
tu
devi
andare
dal
padrone
,
devi
baciargli
la
mano
e
dirgli
:
"
Io
sono
figlio
di
contadini
,
ma
per
grazia
vostra
e
del
mio
talento
diventerò
dottore
,
ricco
e
signore
.
Io
amo
Margherita
e
Margherita
mi
ama
:
io
la
renderò
tanto
felice
,
che
essa
dimenticherà
di
essersi
abbassata
a
scegliere
per
isposo
il
figlio
del
suo
servo
.
La
Signoria
Vostra
ci
benedica
,
nel
nome
del
Padre
,
del
Figliuolo
e
dello
Spirito
Santo
"
»
.
«
E
se
invece
di
benedirlo
lo
scaccia
via
come
un
cane
!
»
,
domandò
la
vecchia
.
«
Va
là
,
femminuccia
»
,
esclamò
il
contadino
,
versandosi
ancora
da
bere
,
«
il
tuo
re
Salomone
diceva
che
le
donne
non
sanno
quel
che
dicono
!
Se
io
invece
parlo
ho
già
pesato
le
mie
parole
.
Il
padrone
benedirà
»
.
«
Ma
se
non
è
vero
niente
!
»
,
proruppe
Anania
,
pieno
di
gioia
.
Si
alzò
,
s
'
avvicinò
alla
porta
e
si
mise
a
fischiare
:
non
capiva
più
nulla
,
sentiva
il
cuore
battergli
forte
.
«
Il
padrone
benedirà
!
»
Se
il
contadino
parlava
così
doveva
avere
le
sue
ragioni
.
Ma
perché
Margherita
non
aveva
mai
accennato
alle
buone
disposizioni
di
suo
padre
?
E
se
le
ignorava
lei
,
come
poteva
conoscerle
il
servo
?
«
La
vedrò
fra
poco
»
,
pensò
Anania
,
e
tutti
i
suoi
dubbi
,
le
ansie
,
la
stanchezza
del
viaggio
,
la
gioia
stessa
delle
nuove
speranze
,
tutto
dileguò
davanti
al
dolce
pensiero
:
«
La
vedrò
fra
poco
»
.
Al
lieve
tocco
della
sua
mano
il
portone
s
'
aprì
silenziosamente
.
«
Ben
tornato
»
,
mormorò
la
serva
che
favoriva
la
corrispondenza
dei
due
innamorati
.
«
Ella
verrà
subito
.
»
«
Come
stai
?
»
egli
chiese
con
voce
commossa
.
«
Ecco
,
prendi
un
ricordo
che
ti
ho
portato
da
Roma
.
»
«
Ma
che
cosa
hai
fatto
!
»
,
ella
disse
,
prendendo
subito
l
'
involtino
.
«
Ti
disturbi
sempre
,
tu
!
Aspetta
.
»
Egli
attese
,
appoggiato
al
muro
ancora
tiepido
del
cortile
,
sotto
il
cielo
velato
della
notte
silenziosa
.
Margherita
apparve
,
ma
più
che
vederla
,
egli
la
sentì
:
sentì
la
guancia
liscia
e
calda
,
il
cuore
balzante
contro
il
suo
,
la
vita
agile
,
le
labbra
molli
,
e
gli
sembrò
di
svenire
.
Follemente
,
cominciò
a
baciarla
sui
capelli
,
sul
volto
,
accecato
da
una
inestinguibile
sete
di
baci
.
«
Basta
e
basta
!
»
,
ella
disse
,
riavendosi
per
la
prima
.
«
Come
stai
,
dunque
?
Sei
guarito
?
»
«
Sì
,
sì
!
Ah
,
Dio
,
finalmente
!
Senti
come
mi
batte
il
cuore
.
Ah
»
,
proseguì
,
respirando
a
stento
,
e
stringendosi
la
mano
di
lei
al
petto
,
«
non
posso
neppure
parlare
...
E
neppure
ti
vedo
!
Ah
,
se
tu
portassi
un
lume
!
»
«
Che
dici
,
Nino
!
Ci
vedremo
poi
domani
;
ora
ci
sentiamo
»
,
ella
rispose
,
ridendo
piano
piano
,
mentre
sotto
la
palma
della
mano
che
Anania
si
premeva
sul
petto
sentiva
il
cuore
di
lui
palpitare
convulso
.
«
Come
batte
il
tuo
cuore
!
sembra
quello
d
'
un
uccello
ferito
.
Ma
sei
guarito
davvero
,
dimmi
?
»
«
Guarito
,
guarito
!
...
Margherita
,
dove
sei
?
Ma
siamo
davvero
assieme
?
»
Egli
cercava
di
distinguere
i
lineamenti
di
lei
nell
'
oscurità
della
notte
velata
.
Grandi
nuvole
nere
passavano
incessantemente
sul
cielo
grigiastro
;
di
tanto
in
tanto
un
lembo
ovale
di
firmamento
chiaro
,
circondato
di
cupe
vaporosità
,
appariva
come
un
viso
misterioso
,
con
due
stelle
rossastre
per
occhi
,
e
pareva
spiasse
gl
'
innamorati
.
Anania
sedette
sulla
panchina
e
attirò
la
fanciulla
sulle
sue
ginocchia
.
«
Lasciami
»
,
ella
disse
,
«
peso
troppo
;
sono
troppo
grassa
...
»
«
Sei
leggera
come
una
piuma
»
,
egli
affermò
.
«
Ma
è
dunque
vero
che
ti
ho
con
me
?
Ah
,
mi
pare
un
sogno
!
Quante
volte
ho
sognato
questo
momento
,
che
mi
pareva
non
dovesse
giungere
più
!
Ed
ora
eccoci
assieme
,
uniti
,
uniti
,
capisci
,
uniti
!
Mi
pare
d
'
impazzire
.
Ma
sei
davvero
tu
,
Margherita
?
ma
è
proprio
vero
che
ti
ho
qui
,
sul
mio
cuore
?
Parla
,
dimmi
qualche
cosa
,
altrimenti
mi
par
di
sognare
.
»
«
Tocca
a
te
raccontare
.
Io
ti
scrissi
tutto
,
tutto
;
parla
tu
,
Nino
;
sai
parlare
così
bene
tu
!
Raccontami
di
Roma
;
parla
tu
,
io
non
so
parlare
...
»
,
ella
mormorò
,
turbata
.
«
No
,
invece
!
no
,
tu
sai
parlare
benissimo
.
Tu
hai
una
voce
così
dolce
!
Io
non
ho
mai
sentito
una
donna
parlare
come
parli
tu
...
»
«
Non
dir
bugie
...
»
«
Ti
giuro
che
non
mentisco
.
Perché
dovrei
mentire
?
Tu
sei
la
più
bella
,
tu
sei
la
più
gentile
,
la
più
dolce
tra
le
fanciulle
.
Se
tu
sapessi
come
pensavo
a
te
quando
le
mie
padroncine
,
a
Roma
,
nei
primi
tempi
,
si
buttavano
addosso
a
me
ed
a
Battista
Daga
!
Mi
pareva
d
'
essere
accanto
a
creature
appestate
,
e
pensavo
a
te
come
a
una
santa
,
soave
,
pura
,
fresca
e
bella
.
»
«
Ma
anche
io
,
adesso
...
»
«
Non
bestemmiare
,
Margherita
»
,
egli
proruppe
.
«
Noi
siamo
sposi
:
non
è
dunque
vero
che
siamo
sposi
?
Dimmi
di
sì
.
»
«Sì.»
«
Dimmi
che
mi
ami
.
»
«Sì.»
«
Non
sì
soltanto
.
Dimmi
così
:
Ti
...
amo
!
»
«
Ti
...
a
...
mo
...
Se
non
ti
amassi
sarei
forse
qui
?
»
ella
chiese
poi
,
animandosi
.
«
Ti
amo
,
sicuro
!
Io
non
so
esprimermi
,
ma
ti
amo
,
forse
più
di
quanto
mi
ami
tu
.
»
«
Non
è
possibile
!
Ma
anche
tu
mi
ami
,
lo
so
»
,
egli
riprese
,
«
tu
che
sei
bella
e
ricca
...
»
.
«
Ricca
...
chissà
!
E
se
non
lo
fossi
?
»
«
Sarei
più
contento
.
»
Tacquero
seri
entrambi
quasi
dividendosi
per
seguire
ciascuno
il
proprio
pensiero
.
«
Sai
dunque
»
,
egli
disse
ad
un
tratto
,
timidamente
,
seguendo
il
filo
delle
sue
idee
,
«
mi
han
riferito
che
la
tua
famiglia
sa
del
nostro
amore
.
È
vero
?
»
«
Vero
»
,
ella
rispose
,
dopo
breve
esitazione
.
«
Ah
,
cosa
mi
dici
?
Tuo
padre
dunque
non
sarebbe
contento
?
»
Margherita
esitò
di
nuovo
;
poi
sollevò
il
capo
e
rispose
con
freddezza
:
«
Non
lo
so
»
,
e
dall
'
accento
di
lei
Anania
intuì
qualche
cosa
di
triste
,
d
'
insolito
;
e
la
sua
mente
corse
a
lei
,
al
fantasma
che
forse
si
intrometteva
fra
lui
e
la
famiglia
di
Margherita
.
«
Senti
»
,
disse
,
pensieroso
,
carezzandole
distrattamente
le
mani
:
«
devi
rispondermi
con
franchezza
.
Che
cosa
succede
?
Posso
o
no
aspirare
a
te
?
Posso
sempre
sperare
?
Tu
sai
bene
quello
che
io
sono
:
un
povero
,
un
beneficato
dalla
tua
famiglia
,
il
figlio
d
'
un
tuo
servo
»
.
«
Ma
che
cosa
dici
!
»
,
ella
esclamò
,
impaziente
più
che
addolorata
.
«
Tuo
padre
non
è
affatto
un
servo
,
e
quando
lo
fosse
è
un
uomo
onorato
e
basta
!
»
«
Un
uomo
onorato
!
»
,
ripeté
fra
sé
Anania
,
colpito
nell
'
anima
.
«
Oh
,
Dio
,
ma
lei
non
è
una
donna
onorata
.
»
«
Margherita
»
,
insisté
sforzandosi
invano
a
restar
calmo
,
«
bisogna
che
tu
mi
apra
tutta
l
'
anima
tua
,
e
che
mi
guidi
e
mi
consigli
.
Dimmi
tu
che
cosa
devo
fare
.
Devo
aspettare
?
Devo
agire
?
Il
mio
orgoglio
e
la
mia
coscienza
mi
imporrebbero
di
presentarmi
a
tuo
padre
e
dirgli
tutto
:
altrimenti
egli
può
considerarmi
come
un
traditore
,
un
uomo
senza
onore
e
senza
lealtà
.
Però
io
seguirò
i
tuoi
consigli
,
tutto
fuorché
perderti
.
Sarebbe
la
mia
morte
questa
,
la
mia
morte
morale
.
Io
sono
ambizioso
,
vedi
,
e
lo
dico
altamente
,
perché
,
ove
tu
non
venga
a
mancarmi
,
la
mia
non
sarà
un
'
ambizione
sterile
.
Tu
sei
lo
scopo
della
mia
vita
!
Se
tu
mi
venissi
a
mancare
,
io
non
avrei
più
forza
né
volontà
di
far
bene
...
Se
tu
però
mi
dicessi
:
"
Io
amo
un
altro
"
,
ebbene
,
io
...
»
.
«
Basta
!
Taci
ora
!
»
,
comandò
Margherita
.
«
Sei
tu
che
bestemmi
,
adesso
!
Piove
?
»
Una
goccia
d
'
acqua
era
caduta
sulle
loro
mani
intrecciate
.
Entrambi
sollevarono
il
viso
e
guardarono
le
nuvole
che
ora
passavano
più
lente
,
più
dense
,
mostri
nebulosi
e
torpidi
.
«
Senti
,
dunque
»
,
disse
Margherita
,
parlando
un
po
'
distratta
e
frettolosa
,
come
per
paura
che
la
pioggia
interrompesse
il
convegno
.
«
Noi
non
siamo
più
ricchi
come
prima
.
Gli
affari
di
mio
padre
vanno
male
.
Egli
,
poi
,
ha
prestato
denari
a
tutti
quelli
che
glieli
hanno
chiesti
e
che
...
non
glieli
restituiranno
mai
.
Egli
è
troppo
buono
.
La
nostra
lite
col
comune
di
Orlei
,
quell
'
eterna
lite
per
le
foreste
incendiate
,
va
male
per
noi
:
se
la
perderemo
,
e
purtroppo
pare
così
,
io
non
sarò
più
ricca
.
»
«
Perché
non
mi
hai
scritto
mai
questo
?
»
«
Perché
dovevo
scrivertelo
?
Eppoi
io
stessa
,
fino
a
pochi
giorni
fa
,
ignoravo
certe
cose
.
Oh
,
ma
piove
davvero
!
Vattene
,
adesso
...
»
Si
alzarono
e
si
rifugiarono
sotto
la
tettoia
.
I
lampi
brillarono
fra
le
nuvole
,
e
al
loro
chiarore
violetto
Anania
poté
finalmente
veder
Margherita
,
pallida
come
la
luna
.
«
Che
hai
?
Che
hai
?
»
,
chiese
stringendola
a
sé
.
«
Non
aver
paura
dell
'
avvenire
.
Se
non
sarai
più
tanto
ricca
sarai
però
felice
.
Non
temere
.
»
«
Oh
no
!
Tremo
perché
mia
madre
,
che
ha
paura
dei
fulmini
,
può
alzarsi
da
letto
.
Vattene
,
adesso
...
»
,
ella
rispose
,
respingendolo
dolcemente
.
«Vattene...»
.
Egli
dovette
ubbidire
,
ma
rimase
un
bel
po
'
sotto
il
portone
aspettando
che
la
pioggia
cessasse
.
Impeti
di
gioia
gli
illuminavano
l
'
anima
,
a
intervalli
,
violentemente
,
come
la
luce
dei
lampi
illuminava
la
notte
.
Ricordò
quel
giorno
di
pioggia
,
a
Roma
,
quando
il
pensiero
della
morte
gli
aveva
solcato
l
'
anima
come
il
guizzo
d
'
una
folgore
.
Sì
:
il
dolore
e
la
gioia
si
rassomigliano
:
tutti
e
due
bruciano
.
Ma
mentre
si
dirigeva
a
casa
sua
sotto
gli
ultimi
spruzzi
di
pioggia
,
egli
pensò
:
«
Come
sono
vile
!
Mi
rallegro
della
sventura
del
mio
benefattore
.
Che
cosa
lurida
è
il
cuore
umano
!
»
.
L
'
indomani
mattina
per
tempo
scrisse
a
Margherita
esponendole
molti
progetti
,
uno
più
eroico
dell
'
altro
.
Voleva
dare
lezioni
per
proseguire
gli
studi
senza
essere
oltre
di
peso
al
suo
benefattore
;
voleva
presentarsi
al
signor
Carboni
per
fargli
la
domanda
di
matrimonio
;
voleva
infine
far
capire
alla
famiglia
di
Margherita
che
egli
sarebbe
stato
il
suo
conforto
ed
il
suo
orgoglio
.
Mentre
finiva
di
scrivere
la
lettera
,
davanti
alla
finestra
aperta
donde
penetrava
la
fragranza
delle
campagne
rinfrescate
dalla
pioggia
notturna
,
sentì
alle
sue
spalle
uno
scoppio
di
riso
represso
.
Nanna
,
lacera
e
tentennante
,
con
gli
occhi
pieni
di
lagrime
e
l
'
orribile
bocca
livida
spalancata
al
riso
,
s
'
avanzava
,
con
una
tazza
in
mano
.
«
Buon
giorno
,
Nanna
,
come
va
?
Sei
viva
ancora
?
»
«
Buon
giorno
alla
Vossignoria
.
Ecco
che
non
mi
è
riuscito
di
sorprenderla
!
Ho
chiesto
in
grazia
a
zia
Tatàna
di
portarle
il
caffè
.
Eccolo
qui
.
Ho
le
mani
pulite
,
Vossignoria
.
Oh
,
che
consolazione
,
che
consolazione
!
»
«
Dov
'
è
l
'
Eccellenza
con
cui
parli
?
Da
'
qui
il
caffè
,
e
dammi
tue
notizie
.
»
«
Ah
,
noi
viviamo
nelle
tane
,
come
bestie
feroci
che
siamo
.
Come
posso
dare
del
tu
alla
Vossignoria
,
che
è
un
sole
risplendente
?
»
«
Oh
,
non
sono
più
un
confetto
?
»
,
egli
disse
,
sorbendo
il
caffè
dall
'
antica
chicchera
filettata
d
'
oro
.
«
Che
tu
sii
benedetto
!
...
Ah
,
mi
scusi
!
Ah
,
ricorda
la
prima
volta
che
ritornò
da
Cagliari
?
Sì
,
Margheritina
aspettava
alla
finestra
.
Come
la
luna
non
può
aspettare
il
sole
?
»
Anania
si
alzò
e
depose
la
chicchera
sul
davanzale
della
finestra
;
poi
respirò
forte
.
Come
si
sentiva
felice
!
Come
il
cielo
era
azzurro
,
come
l
'
aria
odorava
!
Che
grandiosità
nel
silenzio
delle
umili
cose
,
nell
'
aria
non
ancora
sfiorata
dal
soffio
e
dal
rombo
della
civiltà
!
Anche
zia
Nanna
non
era
più
la
donna
orribile
e
nauseante
di
un
tempo
;
sotto
l
'
involucro
immondo
di
quel
corpo
nero
e
puzzante
,
palpitava
un
'
anima
poetica
...
«
Senti
questi
versi
!
»
,
egli
gridò
agitando
le
braccia
:
Ella
era
assisa
sopra
la
verdura
,
Allegra
;
e
ghirlandetta
avea
contesta
:
Di
quanti
fior
creasse
mai
natura
Di
tanti
era
dipinta
la
sua
vesta
.
E
come
in
prima
al
giovin
pose
cura
Alquanto
paurosa
alzò
la
testa
:
Poi
con
la
bianca
man
ripreso
il
lembo
Levossi
in
piè
con
di
fior
pieno
un
grembo
.
Nanna
ascoltava
,
senza
capire
una
parola
,
e
apriva
la
bocca
per
dire
...
per
dire
...
lo
disse
infine
:
«
Li
ho
sentiti
altra
volta
»
.
«
Da
chi
?
»
,
gridò
Anania
.
«...Da
Efes
Cau
!
»
«
Non
dire
bugie
;
raccontami
piuttosto
tutto
ciò
che
è
accaduto
a
Nuoro
durante
quest
'anno.»
Nanna
cominciò
,
ritornando
ogni
tanto
a
Margherita
.
Ella
era
la
rosa
delle
rose
il
garofano
,
il
confetto
.
E
i
suoi
vestiti
!
Oh
,
Dio
non
se
n
'
erano
visti
mai
di
più
meravigliosi
:
quando
ella
passava
la
gente
la
guardava
come
si
guarda
una
stella
filante
.
Un
signore
aveva
incaricato
lei
,
Nanna
,
di
rubare
il
laccio
della
scarpa
di
Margherita
;
la
serva
della
famiglia
Carboni
diceva
che
tutte
le
mattine
la
sua
padroncina
trovava
sulla
finestra
lettere
d
'
amore
legate
con
nastrini
azzurri
...
«
Ma
la
rosa
è
una
sola
e
non
può
unirsi
che
al
garofano
...
Ebbene
,
dammi
qui
la
chicchera
...
ah
!
»
,
concluse
l
'
ubriacona
,
dandosi
un
pugno
sulla
bocca
.
«
È
inutile
,
perdio
!
io
ho
visto
la
Vossignoria
quando
aveva
la
coda
ed
ora
non
posso
abituarmi
a
darle
del
lei
...
»
«
Ma
quando
è
che
io
avevo
la
coda
?
»
,
gridò
Anania
minaccioso
.
La
donna
scappò
,
tentennando
,
ridendo
,
turandosi
la
bocca
;
e
dal
cortile
disse
,
rivolta
alla
finestra
di
Anania
:
«
La
coda
della
camicia
...
»
.
Egli
continuò
a
minacciarla
;
ella
continuò
a
barcollare
ed
a
ridere
.
Il
porchetto
,
slegatosi
,
andò
a
fiutarle
i
piedi
;
una
gallina
saltò
sul
collo
del
porchetto
,
piluccandogli
le
orecchie
;
un
passero
si
posò
sul
sambuco
,
dondolandosi
elegantemente
sull
'
estremità
d
'
una
fronda
.
E
lo
studente
si
sentì
così
felice
che
si
mise
a
cantare
altri
versi
del
Poliziano
:
Portate
,
venti
,
questi
dolci
versi
Dentro
all
'
orecchio
della
Ninfa
mia
...
E
gli
sembrava
di
essere
agile
e
leggero
come
il
passero
sull
'
estremità
della
fronda
.
Più
tardi
andò
nell
'
orto
,
dove
poté
consegnare
alla
serva
di
Margherita
la
lettera
già
preparata
.
L
'
orto
ancora
umido
per
la
pioggia
notturna
esalava
un
forte
odore
di
terra
bagnata
e
di
vegetazione
secca
.
I
bruchi
avevano
ridotto
i
cavoli
a
mazzi
di
strani
merletti
grigiastri
;
le
altee
,
filogranate
di
bocciuoli
e
adorne
di
fiori
violacei
senza
stelo
,
tagliavano
lo
sfondo
azzurro
del
cielo
coi
loro
disegni
bizzarri
.
Sull
'
orizzonte
perlato
le
montagne
sorgevano
vaporose
,
coi
picchi
più
lontani
immersi
in
nuvole
d
'
oro
.
In
un
angolo
dell
'
orto
Anania
trovò
Efes
Cau
ubriaco
,
invecchiato
,
ridotto
ad
un
mucchio
di
stracci
,
e
lo
toccò
col
piede
:
l
'
infelice
sollevò
il
volto
,
che
pareva
una
maschera
di
cera
affumicata
,
aprì
un
occhio
vitreo
e
mormorò
il
suo
verso
favorito
:
Quando
Amelia
sì
pura
e
sì
candida
;
poi
ricadde
,
senza
aver
riconosciuto
lo
studente
.
Più
in
là
zio
Pera
,
cieco
del
tutto
,
si
ostinava
ad
estirpare
le
male
erbe
,
che
riconosceva
al
tatto
e
all
'
odore
.
«
Come
state
?
»
,
gridò
Anania
.
«
Sono
morto
,
figlio
mio
»
,
rispose
il
vecchio
.
«
Non
vedo
più
.
Non
sento
più
.
»
«
Coraggio
,
guarirete
...
»
«
Nell
'
altro
mondo
,
nel
mondo
della
verità
,
dove
tutti
guariremo
,
dove
tutti
vedremo
e
sentiremo
;
ah
,
figlio
mio
,
non
importa
,
quando
io
vedevo
con
gli
occhi
del
corpo
la
mia
anima
era
cieca
;
adesso
invece
io
vedo
,
vedo
con
gli
occhi
dell
'
anima
.
Ma
raccontami
:
hai
veduto
il
papa
?
»
Uscito
dall
'
orto
Anania
girovagò
per
il
vicinato
:
sì
,
quel
cantuccio
di
mondo
era
sempre
lo
stesso
;
ancora
il
pazzo
,
seduto
sulle
pietre
addossate
ai
muri
cadenti
,
aspettava
il
passaggio
di
Gesù
Cristo
,
e
la
mendicante
guardava
di
sbieco
la
porta
di
Rebecca
,
sul
cui
limitare
la
misera
creatura
tremava
di
febbre
e
fasciava
le
sue
piaghe
;
e
maestro
Pane
fra
le
sue
ragnatele
segava
le
tavole
e
parlava
fra
sé
ad
alta
voce
,
e
nella
bettola
la
bella
Agata
civettava
coi
giovani
e
coi
vecchi
,
ed
Antonino
e
Bustianeddu
si
ubriacavano
e
di
tanto
in
tanto
scomparivano
per
qualche
mese
e
ricomparivano
con
volti
un
po
'
sbiancati
dal
servizio
del
re
[
25
]
.
E
zia
Tatàna
preparava
ancora
i
dolci
per
il
suo
diletto
«
ragazzino
»
,
sognando
il
giorno
della
sua
laurea
e
già
numerando
col
desiderio
i
presenti
che
amici
e
parenti
gli
avrebbero
inviato
;
ed
Anania
grande
,
nei
giorni
di
riposo
,
ricamava
una
cintura
di
cuoio
,
seduto
in
mezzo
alla
strada
,
e
pensava
ai
tesori
nascosti
nei
nuraghes
.
No
,
niente
era
cambiato
;
ma
lo
studente
vedeva
le
cose
e
gli
uomini
come
ancora
non
li
aveva
veduti
,
e
tutto
gli
sembrava
bello
,
d
'
una
bellezza
triste
e
selvaggia
.
Passava
e
guardava
come
uno
straniero
;
e
nel
quadro
di
quei
tuguri
neri
e
cadenti
,
in
mezzo
a
quelle
figure
semplici
primitive
,
gli
sembrava
di
essere
un
gigante
di
passaggio
.
Sì
,
gigante
ed
uccello
:
gigante
per
la
sua
superiorità
,
uccello
per
la
sua
gioia
.
Agli
ultimi
di
agosto
,
dopo
vari
convegni
,
Margherita
permise
che
Anania
rivelasse
il
loro
amore
al
signor
Carboni
.
«
Dunque
posso
sperare
!
»
,
egli
esclamò
colpito
,
quasi
avesse
fino
a
quel
momento
disperato
.
«
È
proprio
vero
?
Sarà
vero
?
»
«
Ma
siiì
!
»
,
ella
disse
,
vezzeggiando
,
accarezzandogli
i
capelli
con
affetto
quasi
materno
.
Egli
la
strinse
a
sé
,
chiuse
gli
occhi
,
nascose
il
viso
sull
'
omero
di
lei
,
concentrandosi
per
vedere
tutta
l
'
immensità
della
sua
fortuna
.
Era
mai
possibile
?
Margherita
sarebbe
diventata
sua
?
Sua
davvero
?
Sua
nella
realtà
come
lo
era
sempre
stata
nel
sogno
?
Ricordò
il
tempo
in
cui
egli
non
osava
confessare
il
suo
amore
neppure
a
se
stesso
:
ed
ora
?
«
Quante
cose
succedono
nel
mondo
!
»
,
cominciò
a
pensare
.
«
Ma
che
cosa
è
il
mondo
?
Che
cosa
è
la
realtà
?
Dove
finisce
il
sogno
e
dove
comincia
la
realtà
?
E
non
può
essere
tutto
sogno
?
Chi
è
Margherita
?
Chi
sono
io
?
Siamo
vivi
?
E
che
cosa
è
la
vita
?
Che
cosa
è
questa
gioia
misteriosa
che
mi
solleva
tutto
,
come
la
luna
solleva
le
onde
?
E
il
mare
che
cosa
è
?
Sente
il
mare
?
È
vivo
?
E
la
luna
che
cosa
è
?
Ed
è
vero
tutto
questo
?
»
Sollevò
la
testa
e
sorrise
delle
sue
domande
.
La
luna
illuminava
il
cortile
,
e
nella
notte
diafana
il
canto
tremulo
dei
grilli
faceva
pensare
ad
un
popolo
di
folletti
minuscoli
,
ciascuno
dei
quali
suonasse
un
violino
scordato
,
accompagnando
con
quel
motivo
monotono
il
mormorio
delle
foglie
umide
di
rugiada
.
Tutto
era
sogno
e
tutto
era
realtà
.
Anania
credeva
di
vedere
i
folletti
suonatori
e
nello
stesso
tempo
scorgeva
distintamente
la
camicetta
rosea
,
la
catenella
e
gli
anellini
di
Margherita
.
Le
strinse
il
polso
,
premé
un
dito
sulla
perla
di
uno
dei
suoi
anelli
,
le
guardò
le
unghie
,
distinguendone
le
macchiette
bianche
:
sì
,
tutto
era
vero
,
visibile
,
tangibile
.
La
realtà
ed
il
sogno
non
avevano
confine
:
tutto
si
poteva
vedere
,
toccare
,
raggiungere
,
dal
sogno
più
folle
all
'
oggetto
meno
visibile
...
In
quel
momento
pareva
ad
Anania
che
,
come
toccava
l
'
anellino
di
Margherita
,
avrebbe
potuto
,
stendendo
il
braccio
,
sfiorare
la
luna
o
stringere
nel
pugno
il
canto
dei
grilli
...
Ma
poche
parole
pronunziate
da
Margherita
gli
segnarono
nuovamente
i
confini
tra
il
sogno
e
la
realtà
.
«
Cosa
dirai
a
mio
padre
?
»
,
ella
chiese
,
sempre
un
po
'
canzonandolo
.
«
Dimmi
dunque
che
cosa
gli
dirai
.
"
Signor
padrino
...
io
...
e
...
e
sua
figlia
...
sua
figlia
Margherita
...
fa
...
facciamo
una
...
una
cosa
...
"
»
Egli
arrossì
:
capì
che
non
avrebbe
mai
avuto
il
coraggio
di
presentarsi
al
padrino
per
rivelargli
il
suo
amore
.
«
Io
non
potrò
mai
...
»
,
confessò
subito
.
«
Gli
scriverò
.
»
«
Oh
,
questo
poi
no
!
»
,
disse
Margherita
,
facendosi
seria
.
«
Bisogna
assolutamente
parlargli
:
egli
si
piegherà
di
più
.
Se
non
puoi
tu
,
mandagli
qualcuno
.
»
«
Ma
chi
?
»
Margherita
disse
timidamente
:
«
Tua
madre
»
.
Egli
capì
che
ella
alludeva
a
zia
Tatàna
,
ma
il
suo
pensiero
corse
all
'
altra
e
gli
parve
che
anche
Margherita
ci
pensasse
.
L
'
ombra
lo
riavvolse
:
ah
,
sì
,
la
realtà
ed
il
sogno
erano
ben
divisi
da
terribili
confini
:
un
vuoto
,
eguale
a
quello
che
divide
la
terra
dal
sole
,
li
separava
.
«Tuttavia...»,
egli
pensò
,
«
se
potessi
in
questo
momento
parlare
!
Questo
è
l
'
attimo
:
se
me
lo
lascio
sfuggire
forse
non
lo
ritroverò
mai
più
.
Il
vuoto
si
può
varcare
...
»
Aprì
le
labbra
.
Sentì
il
cuore
battergli
forte
,
ma
non
poté
parlare
:
l
'
attimo
passò
.
Qualche
sera
dopo
zia
Tatàna
,
molto
sbalordita
,
ma
altrettanto
orgogliosa
,
e
fiduciosa
nell
'
aiuto
del
Signore
,
dopo
aver
lungamente
pregato
e
fatta
la
salita
trascinandosi
ginocchioni
dalla
porta
all
'
altare
della
chiesa
del
Rosario
,
fece
la
sua
ambasciata
.
Anania
rimase
a
casa
,
aspettando
con
ansia
il
ritorno
della
vecchia
.
Per
un
bel
po
'
stette
sdraiato
sul
letticciuolo
,
leggendo
un
libro
di
cui
non
ricordava
assolutamente
il
titolo
.
«
Ma
io
sono
tranquillo
!
»
pensava
.
«
Che
posso
temere
?
La
cosa
è
più
che
sicura
...
»
Intanto
leggeva
,
senza
capire
una
sillaba
,
e
il
suo
pensiero
seguiva
la
vecchia
.
«
Zia
Tatàna
cammina
lentamente
,
tutta
compresa
dalla
solennità
della
sua
missione
.
Ha
anche
un
po
'
di
paura
,
la
buona
vecchia
colomba
candida
e
soave
;
ma
,
pazienza
!
Con
l
'
aiuto
del
Signore
e
di
Santa
Caterina
e
di
Maria
Santissima
del
Rosario
qualche
cosa
si
farà
...
Per
l
'
occasione
ella
ha
indossato
le
sue
vesti
più
belle
;
la
tunica
orlata
da
tre
nastrini
,
-
verde
-
bianco
-
verde
-
il
corsetto
di
broccato
verdolino
,
la
cintura
d
'
argento
,
il
grembiule
ricamato
,
la
benda
tinta
con
lo
zafferano
.
E
non
ha
dimenticato
gli
anelli
,
no
;
i
grandi
anelli
preistorici
,
ornati
di
cammei
,
di
pietre
gialle
e
verdi
,
di
cornìole
incise
.
Così
,
grave
e
adorna
,
simile
ad
una
vecchia
madonna
,
ella
si
avanza
lentamente
,
salutando
con
solenne
compostezza
le
persone
che
incontra
.
Cade
la
sera
;
l
'
ora
sacra
a
queste
gravi
missioni
d
'
amore
.
Al
cader
della
sera
la
paraninfa
è
sicura
di
trovare
a
casa
il
capo
della
famiglia
al
quale
reca
il
messaggio
arcano
.
»
«
Zia
Tatàna
va
...
va
sempre
più
grave
e
lenta
...
Pare
che
abbia
paura
di
arrivare
;
e
giunta
al
fatale
limite
,
davanti
al
portone
chiuso
,
silenzioso
e
scuro
come
la
porta
del
destino
,
esita
un
momento
,
si
accomoda
gli
anelli
,
il
nastro
del
grembiule
,
la
cintura
;
cinge
il
mento
col
lembo
della
benda
,
e
infine
si
decide
e
batte
al
portone
...
»
Parve
ad
Anania
che
quel
colpo
si
ripercotesse
sul
suo
petto
.
Balzò
in
piedi
,
sollevò
la
candela
e
si
guardò
nello
specchio
.
«
L
'
ho
detto
io
!
Sono
pallido
.
Guarda
che
stupido
!
Ebbene
,
non
voglio
pensarci
più
...
»
S
'
affacciò
alla
finestra
.
Nel
cortile
chiuso
,
illuminato
dall
'
ultimo
barlume
del
giorno
,
il
sambuco
immobile
disegnava
una
macchia
scura
.
Silenzio
perfetto
.
Le
galline
dormivano
già
,
ed
anche
il
porchetto
dormiva
.
Le
stelle
scaturivano
,
scintille
d
'
oro
,
fra
la
cenere
azzurrognola
del
caldo
crepuscolo
.
Al
di
là
del
cortile
,
nella
straducola
,
passava
un
piccolo
mandriano
a
cavallo
,
cantando
in
dialetto
:
Inoche
mi
fachet
die
Cantende
a
parma
dorata
...
Anania
pensò
alla
sua
infanzia
,
alla
vedova
,
a
Zuanne
.
Che
faceva
il
fraticello
sul
suo
alto
convento
?
«
E
dire
che
voleva
diventare
un
bandito
!
Sarei
curioso
di
vederlo
!
Lo
vedrò
.
Entro
questo
mese
mi
recherò
certamente
a
Fonni
.
»
Ah
!
D
'
un
colpo
il
suo
pensiero
tornò
là
,
dove
si
decideva
il
suo
destino
.
«
La
vecchia
colomba
è
nello
studio
semplice
e
ordinato
del
signor
Carboni
.
Ecco
,
quella
è
la
scrivania
dove
una
sera
lo
studente
ha
frugato
e
...
Oh
,
Dio
,
è
mai
possibile
che
egli
abbia
commesso
una
così
vile
azione
?
Sì
,
quando
si
è
ragazzi
non
sì
è
coscienti
;
tutto
è
facile
,
tutto
è
possibile
.
Come
siamo
pazzi
,
da
fanciulli
!
Potremmo
anche
commettere
un
delitto
con
la
massima
incoscienza
!
Basta
;
zia
Tatàna
è
là
.
Ed
anche
il
signor
Carboni
è
là
,
grasso
,
tranquillo
,
con
la
catena
d
'
oro
scintillante
attraverso
il
petto
.
»
«
Ma
che
cosa
dunque
dice
quella
vecchietta
?
»
,
pensò
Anania
,
sorridendo
nervosamente
.
«
Sarei
curioso
di
vedere
come
se
la
cava
.
S
'
io
potessi
esser
là
,
non
veduto
!
Se
avessi
l
'
anello
che
rende
invisibili
;
ecco
,
lo
infilerei
al
dito
e
...
via
...
subito
là
...
Ma
se
il
portone
fosse
chiuso
,
come
farei
?
Ebbene
,
picchierei
,
diamine
!
Mariedda
aprirebbe
,
stizzita
contro
i
ragazzi
che
picchiano
al
portone
e
scappano
.
Io
...
Ma
come
sono
pazzo
a
pensar
queste
cose
puerili
!
Uff
!
non
voglio
pensarci
più
!...»
Si
tolse
dalla
finestra
,
prese
la
candela
,
scese
in
cucina
,
andò
a
sedersi
davanti
al
focolare
acceso
.
Ma
d
'
un
tratto
ricordò
che
era
d
'
estate
e
si
mise
a
ridere
:
poi
guardò
a
lungo
il
gattino
rosso
che
stava
davanti
al
forno
,
immobile
e
pronto
,
coi
baffi
irti
e
la
coda
tesa
,
aspettando
il
passaggio
di
un
topo
.
«
No
»
,
disse
Anania
,
pensando
allo
strazio
del
topolino
,
«
per
stasera
non
te
lo
lascio
prendere
:
neppure
un
topolino
,
deve
stasera
soffrire
in
questa
casa
.
Usciu
,
usssciuu
!
[
26
]
»
,
gridò
balzando
in
piedi
e
correndo
verso
il
gattino
che
vibrò
tutto
e
saltò
sopra
il
forno
.
Sempre
agitato
da
una
inquietudine
nervosa
,
Anania
si
mise
a
camminare
su
e
giù
per
la
cucina
;
di
tanto
in
tanto
palpava
i
sacchi
ricolmi
d
'
orzo
e
mormorava
:
«
Mio
padre
non
è
poi
tanto
povero
;
egli
è
un
mezzadro
del
signor
Carboni
,
non
il
suo
servo
.
No
,
egli
non
è
povero
;
ma
non
potrebbe
certo
restituire
quello
...
che
spendo
io
,
se
non
avvenisse
ciò
che
...
deve
avvenire
.
Ma
avverrà
poi
?
Che
cosa
si
combina
in
questo
momento
?
Ecco
,
zia
Tatàna
ha
parlato
...
Che
ha
detto
?
Ah
,
no
,
no
,
no
,
non
bisogna
neppure
pensarci
...
Bisogna
piuttosto
pensare
alla
risposta
che
darà
,
che
dà
,
il
benefattore
...
Che
dirà
egli
,
l
'
uomo
più
leale
del
mondo
,
sapendo
che
il
suo
protetto
ha
osato
tradire
così
la
sua
buona
fede
?
Ecco
,
egli
cammina
pensieroso
attraverso
la
stanza
:
zia
Tatàna
lo
guarda
,
pallida
,
oppressa
...
»
.
«
Dio
,
Dio
,
che
accade
mai
?
»
,
gemé
Anania
,
stringendosi
il
capo
fra
le
mani
.
Gli
pareva
di
soffocare
;
uscì
nel
cortile
,
si
sporse
sul
muricciuolo
di
cinta
,
attese
,
ascoltò
...
Niente
,
niente
.
Solo
,
dopo
un
quarto
d
'
ora
circa
,
due
voci
risuonarono
dietro
il
muricciuolo
;
poi
una
terza
,
una
quarta
:
erano
i
vicini
che
si
riunivano
così
ogni
notte
davanti
alla
bottega
di
maestro
Pane
,
per
godersi
il
fresco
e
chiacchierare
.
«
Nostra
Signora
mia
»
,
diceva
la
voce
stridula
di
Rebecca
,
«
ho
visto
cinque
stelle
cadere
sul
cielo
.
Ah
,
ciò
non
è
invano
...
Deve
succedere
qualche
disastro
...
»
«
Che
tu
stii
per
mettere
al
mondo
l
'
anticristo
?
»
,
chiese
la
voce
ironica
di
un
contadino
.
«
Dicono
che
deve
nascere
da
un
animale
.
»
«
L
'
anticristo
lo
metterà
al
mondo
tua
moglie
,
animale
schifoso
!
»
,
rispose
adirata
la
ragazza
.
«
Prenditi
questa
,
garofano
!
»
,
disse
la
bella
Agata
che
mangiava
rideva
e
parlava
nello
stesso
tempo
.
Il
contadino
cominciò
a
dire
parole
insolenti
;
il
vecchio
falegname
s
'
irritò
e
gridò
:
«
Se
non
la
finisci
ti
butto
un
sasso
,
faina
pelata
»
.
Ma
il
contadino
proseguì
nella
sua
bella
impresa
:
allora
le
donne
si
allontanarono
e
andarono
a
sedersi
sotto
il
muricciuolo
del
cortile
,
e
zia
Sorichedda
-
una
vecchietta
che
quaranta
anni
prima
era
stata
serva
in
casa
dell
'
Intendente
,
-
cominciò
a
raccontare
per
la
millesima
volta
la
storia
della
sua
padrona
.
«
Era
una
marchesa
.
Suo
padre
era
amico
intimo
del
re
di
Spagna
,
e
le
aveva
dato
in
dote
mille
scudi
in
oro
.
Quanto
fanno
mille
scudi
?
»
«
E
cosa
sono
mille
scudi
?
»
,
disse
Agata
con
disprezzo
.
«
Margherita
Carboni
ne
ha
quattro
mila
...
»
«
No
»
,
osservò
Rebecca
,
«
altro
che
quattro
mila
!
Quaranta
mila
»
.
«
Voi
non
sapete
quel
che
dite
!
»
,
gridò
zia
Sorichedda
.
«
Mille
scudi
in
oro
non
li
possiede
neppure
don
Franceschino
.
»
«
E
andate
!
Siete
rimbambita
!
»
,
gridò
Agata
,
accalorandosi
.
«
Che
cosa
contano
mille
scudi
?
Se
li
ha
Franziscu
Carchide
in
suole
di
scarpe
!
»
La
questione
diventò
seria
;
le
donne
cominciarono
a
ingiuriarsi
:
«
Lo
sai
tu
perché
vanti
il
tuo
Franziscu
Carchide
,
questa
immondezza
rifatta
!...»
.
«
Immondezza
siete
voi
,
vecchia
peccatrice
.
»
«
Ah
!
»
Foglia
di
gelso
,
Chi
la
fa
la
pensa
...
Anania
ascoltava
,
e
ad
un
tratto
,
nonostante
l
'
inquietudine
che
lo
agitava
,
scoppiò
a
ridere
.
«
Oh
»
,
gridò
Agata
,
affacciandosi
al
muricciuolo
,
«
buona
notte
alla
Vossignoria
.
Che
cosa
fai
lì
al
buio
,
pipistrello
?
Fa
vedere
il
tuo
bel
viso
»
.
«
Prego
!
»
egli
rispose
,
avvicinandosi
e
pizzicandola
al
braccio
,
mentre
Rebecca
,
che
all
'
udire
la
risata
del
giovane
s
'
era
accoccolata
per
terra
,
quasi
volendo
nascondersi
,
pizzicava
Agata
alla
gamba
.
«
Al
diavolo
chi
vi
ha
formati
!
»
,
imprecò
la
bella
ragazza
.
«
Questo
è
un
po
'
troppo
!
Lasciatemi
o
...
svelo
!
»
Ma
i
due
la
pizzicarono
più
forte
.
«
Ahi
!
ahi
!
Al
diavolo
!
Rebecca
,
è
inutile
che
tu
faccia
la
gelosa
...
ahi
!
zia
Tatàna
stasera
...
è
andata
a
chiedere
...
parlo
o
no
?
Ah
!...»
Anania
si
ritrasse
,
chiedendosi
come
mai
la
indiavolata
Agata
sapeva
...
«
Cuoricino
mio
,
un
'
altra
volta
rispetta
zia
Agata
!
»
,
ella
disse
sogghignando
,
mentre
Rebecca
,
che
aveva
capito
,
taceva
,
impietrita
,
e
zia
Sorichedda
domandava
:
«
Fammi
il
piacere
,
Nania
Atonzu
,
dimmi
,
chi
a
Nuoro
può
avere
mille
scudi
in
oro
?
»
.
Anche
il
contadino
s
'
avvicinò
e
chiese
:
«
Dimmi
,
Nania
,
è
vero
che
il
papa
ha
settantasette
donne
ai
suoi
comandi
?...»
.
Anania
non
rispose
,
forse
non
intese
neppure
:
vedeva
una
figura
avanzarsi
dal
fondo
della
straducola
e
si
sentiva
venir
meno
.
Era
lei
,
la
vecchia
colomba
messaggera
,
era
lei
che
tornava
portando
fra
le
pure
labbra
,
come
un
fiore
di
vita
o
di
morte
,
la
parola
fatale
.
Egli
si
ritirò
e
chiuse
la
porticina
che
dava
sul
cortile
,
mentre
zia
Tatàna
rientrava
dall
'
altra
parte
e
chiudeva
la
porta
di
strada
.
Ella
sospirava
ed
era
ancora
un
po
'
pallida
e
oppressa
;
s
'
avvicinò
al
focolare
,
e
i
suoi
primitivi
gioielli
,
i
suoi
ricami
,
la
cintura
,
gli
anelli
,
scintillarono
al
riflesso
del
fuoco
.
Anania
le
corse
incontro
e
la
guardò
ansioso
,
e
siccome
ella
taceva
le
domandò
con
impazienza
:
«
Che
cosa
vi
hanno
detto
?
»
.
«
Pazienza
,
figlio
del
Signore
!
Ora
ti
dirò
...
»
«
No
,
Dite
subito
.
Mi
vogliono
?
»
«
Sì
!
Ti
vogliono
,
sì
,
ti
vogliono
!
»
,
annunziò
la
vecchia
,
aprendo
le
braccia
.
Egli
sedette
,
sbalordito
,
e
si
prese
la
testa
fra
le
mani
:
zia
Tatàna
lo
guardò
e
scosse
la
testa
,
mentre
con
le
mani
un
po
'
tremule
si
slacciava
la
cintura
.
«
Mi
vogliono
!
Mi
vogliono
!
È
mai
possibile
?
»
,
ripeteva
fra
sé
Anania
.
Davanti
al
forno
il
gattino
aspetta
ancora
il
passaggio
del
topo
,
e
deve
già
sentire
qualche
rumore
perché
la
sua
coda
freme
:
infatti
,
dopo
un
momento
,
Anania
sente
uno
stridio
,
un
piccolo
grido
di
morte
.
Ma
adesso
la
sua
felicità
è
così
completa
che
egli
non
ricorda
più
che
nel
mondo
esiste
il
dolore
.
La
relazione
particolareggiata
di
zia
Tatàna
gettò
un
po
'
d
'
acqua
fredda
su
quel
grande
incendio
di
gioia
.
La
famiglia
di
Margherita
non
si
opponeva
all
'
amore
dei
due
giovani
,
ma
,
naturalmente
,
non
dava
ancora
un
consentimento
pieno
,
irrevocabile
.
Il
«
padrino
»
aveva
sorriso
,
aveva
battuto
le
mani
e
scosso
la
testa
come
per
dire
:
«
me
l
'
hanno
fatta
quei
due
!
»
.
Aveva
anche
detto
:
«
Fanno
presto
a
metter
le
ali
questi
ragazzi
!
»
,
ma
poi
era
diventato
serio
e
pensieroso
.
«
Ma
,
infine
,
che
avete
concluso
?
»
,
gridò
Anania
,
facendosi
anch
'
egli
serio
e
pensieroso
.
«
Che
bisogna
aspettare
,
Santa
Caterina
bella
!
Non
hai
ancora
capito
?
Ma
la
padrona
disse
:
"
Bisognerebbe
interrogare
anche
Margherita
"
.
"
Eh
,
credo
proprio
che
non
occorra
"
,
rispose
il
padrino
,
battendo
le
mani
.
Io
sorrisi
.
»
Anche
Anania
sorrise
.
«
Abbiamo
dunque
concluso
...
Va
via
,
gatto
!
»
,
gridò
zia
Tatàna
,
tirando
il
lembo
della
tunica
,
sul
quale
il
gattino
s
'
era
comodamente
adagiato
leccandosi
i
baffi
con
orribile
soddisfazione
.
«
Abbiamo
concluso
che
bisogna
aspettare
.
Il
padrone
mi
disse
:
"
Che
il
`
fanciullo
'
pensi
a
studiare
ed
a
farsi
onore
.
Quando
egli
avrà
un
posto
onorevole
noi
gli
daremo
la
nostra
figliuola
:
intanto
si
amino
pure
,
e
che
Dio
li
benedica
"
.
Ecco
,
tu
ora
cenerai
,
spero
!
»
«
Ma
,
infine
,
posso
presentarmi
in
casa
loro
come
fidanzato
?
»
«
Per
adesso
no
:
per
quest
'
anno
no
!
Tu
corri
troppo
,
galanu
meu
!
La
gente
direbbe
che
il
signor
Carboni
è
rimbambito
,
se
permettesse
una
tal
cosa
:
bisogna
che
tu
prenda
la
laurea
,
prima
...
»
«
Ah
»
,
gridò
Anania
,
adirandosi
,
«
è
dunque
meglio
...
»
Stava
per
dire
:
«
è
dunque
meglio
che
ci
vediamo
di
notte
,
di
nascosto
,
per
non
urtare
la
falsa
suscettibilità
della
gente
?
»
;
ma
subito
pensò
che
vedersi
di
notte
,
di
nascosto
da
soli
,
era
forse
meglio
che
vedersi
di
giorno
e
alla
presenza
dei
genitori
,
e
si
calmò
completamente
.
Peggio
per
loro
,
dunque
!
Per
consolarsi
ricominciò
le
visite
la
notte
stessa
:
la
fantesca
,
appena
socchiuse
il
portone
gli
augurò
la
«
buona
fortuna
»
come
se
le
nozze
fossero
già
celebrate
,
ed
egli
le
diede
la
mancia
e
attese
trepidando
la
sposa
.
Essa
venne
,
cauta
e
silenziosa
,
profumata
d
'
ireos
,
con
un
abito
chiaro
biancheggiante
nella
notte
diafana
.
Si
abbracciarono
a
lungo
,
silenziosi
,
vibrando
assieme
,
ebbri
di
gioia
:
il
mondo
era
loro
.
Per
la
prima
volta
Margherita
,
ormai
sicura
di
potersi
abbandonare
senza
paure
né
rimorsi
all
'
amore
del
bel
giovane
che
impazziva
per
lei
,
si
mostrò
appassionata
e
ardente
,
quale
Anania
non
osava
sognarla
:
ed
egli
uscì
dal
convegno
barcollando
,
cieco
,
fuori
di
sé
.
La
notte
appresso
,
il
convegno
fu
ancora
più
lungo
,
più
delirante
.
La
terza
notte
la
serva
,
che
vigilava
nella
cucina
,
forse
stanca
di
vegliare
,
fece
il
segno
convenuto
in
caso
di
sorpresa
e
gl
'
innamorati
si
lasciarono
alquanto
spaventati
.
L
'
indomani
Margherita
scrisse
:
«
Ho
paura
che
ieri
notte
il
babbo
si
sia
accorto
di
qualche
cosa
.
Badiamo
di
non
comprometterci
,
ora
appunto
che
siamo
tanto
felici
:
è
bene
,
quindi
,
che
per
qualche
giorno
non
ci
vediamo
.
Abbi
pazienza
,
e
sii
anzi
coraggioso
come
lo
sono
io
,
che
faccio
un
enorme
sacrifizio
rinunziando
,
per
qualche
tempo
,
alla
immensa
felicità
di
vederti
:
mi
pare
di
morire
,
perché
ti
amo
ardentemente
,
perché
mi
sembra
di
non
poter
più
vivere
senza
i
tuoi
baci
,
ecc
.
,
ecc
.
»
.
Egli
rispose
:
«
Adorata
mia
,
tu
hai
ragione
:
tu
sei
una
santa
,
per
bontà
e
per
saviezza
,
mentre
io
non
sono
che
un
pazzo
,
pazzo
d
'
amore
per
te
.
Non
so
,
non
vedo
più
quel
che
faccio
.
Ieri
notte
potevo
compromettere
tutto
il
nostro
avvenire
e
non
me
ne
accorgevo
neppure
.
Perdonami
:
quando
sono
vicino
a
te
perdo
la
ragione
.
Ho
la
febbre
;
mi
consumo
tutto
,
mi
pare
che
entro
di
me
arda
un
fuoco
distruttore
.
Rinunzio
con
spasimo
alla
suprema
felicità
di
vederti
per
qualche
sera
;
e
siccome
ho
bisogno
di
moto
,
di
svago
,
di
un
po
'
di
lontananza
,
per
attutire
alquanto
questo
fuoco
che
mi
divora
e
mi
rende
incosciente
e
malato
,
penso
di
fare
un
'
escursione
sul
Gennargentu
.
Tu
vuoi
,
non
è
vero
?
Rispondimi
subito
,
cara
,
adorata
,
mio
spasimo
e
mia
gioia
.
Ti
porterò
sul
cuore
:
dalla
più
alta
cima
sarda
ti
manderò
un
saluto
,
griderò
ai
cieli
il
tuo
nome
e
il
mio
amore
,
come
vorrei
gridarlo
dalla
più
eccelsa
cima
del
mondo
affinché
tutta
la
terra
ne
restasse
attonita
.
Ti
abbraccio
,
ti
porto
con
me
,
unita
a
me
,
per
tutta
l
'
eternità
»
.
Margherita
diede
graziosamente
il
suo
permesso
.
Altra
lettera
di
Anania
:
«
Parto
domani
mattina
con
la
corriera
per
Mamojada
-
Fonni
.
Passerò
sotto
la
tua
finestra
alle
nove
.
Vorrei
vederti
stanotte
...
ma
voglio
essere
prudente
.
Vieni
,
vieni
con
me
,
Margherita
,
adorata
mia
,
non
lasciarmi
un
solo
istante
,
vieni
qui
,
sul
mio
cuore
,
ardi
del
mio
fuoco
d
'
amore
,
fammi
morire
di
passione
»
.
VII
.
La
corriera
attraversava
le
tancas
selvaggie
,
gialle
di
stoppie
e
di
sole
ardente
,
qua
e
là
ombreggiate
da
macchie
di
olivastri
e
di
querciuoli
.
Anania
,
seduto
in
serpe
,
a
fianco
del
vetturale
che
scuoteva
la
frusta
(
entro
la
vettura
si
soffocava
dal
caldo
)
,
dimenticava
le
impressioni
febbrili
dei
giorni
scorsi
per
rivivere
in
un
giorno
lontano
.
Rivedeva
il
carrozziere
dai
baffi
gialli
e
dalle
guancie
gonfie
;
ed
a
misura
che
la
corriera
si
avvicinava
a
Mamojada
,
la
suggestione
dei
ricordi
diventava
quasi
dolorosa
.
Nell
'
arco
del
mantice
si
disegnava
lo
stesso
paesaggio
che
egli
aveva
intraveduto
quel
giorno
,
mentre
abbandonava
la
testolina
sulle
ginocchia
di
lei
,
e
stendevasi
lo
stesso
cielo
di
un
azzurro
chiaro
melanconico
.
Ecco
la
cantoniera
:
nel
paesaggio
,
a
linee
forti
,
ondulato
,
verde
di
macchie
selvaggie
,
s
'
intravede
qua
e
là
qualche
filo
d
'
acqua
violacea
;
s
'
odono
fischi
d
'
uccelli
palustri
;
un
pastore
,
bronzeo
su
uno
sfondo
luminoso
,
guarda
l
'
orizzonte
.
La
corriera
si
fermò
un
momento
davanti
alla
cantoniera
.
Seduta
sul
gradino
della
porta
,
una
donna
in
costume
tonarese
,
tutta
fasciata
nelle
ruvide
vesti
come
una
mummia
egiziana
,
scardassava
un
mucchio
di
lana
nera
con
due
pettini
di
ferro
:
poco
distante
tre
bimbi
laceri
e
sporchi
giocavano
,
o
meglio
si
accapigliavano
fra
loro
.
Ad
una
finestra
apparve
un
viso
scarno
e
giallo
di
donna
ammalata
,
che
guardò
la
vettura
con
due
grandi
occhi
verdognoli
,
pieni
di
stupore
.
La
cantoniera
desolata
pareva
l
'
abitazione
della
fame
,
della
malattia
e
del
sudiciume
.
Anania
si
sentì
stringere
il
cuore
:
egli
conosceva
perfettamente
il
dramma
tristissimo
svoltosi
ventitré
anni
prima
in
quel
luogo
solitario
,
in
quel
paesaggio
rude
e
fresco
,
che
sarebbe
stato
così
puro
senza
l
'
immondo
passaggio
dell
'
uomo
.
La
corriera
riprese
il
viaggio
:
ecco
Mamojada
,
emergente
tra
il
verde
degli
orti
e
dei
noci
,
col
campanile
chiaro
disegnato
sull
'
azzurro
tenero
del
cielo
;
da
lontano
il
quadretto
aveva
le
tinte
delicate
d
'
un
acquerello
,
ma
appena
la
corriera
si
inoltrò
su
per
lo
stradale
polveroso
,
il
profilo
del
paesetto
prese
tinte
cupe
,
ancor
più
forti
di
quelle
del
paesaggio
.
Davanti
alle
casette
nere
costrutte
sulla
roccia
s
'
aggruppavano
caratteristiche
figure
di
paesani
:
donne
graziose
,
coi
capelli
lucenti
attortigliati
intorno
alle
orecchie
,
scalze
,
sedute
per
terra
,
cucivano
,
allattavano
,
ricamavano
.
Due
carabinieri
,
uno
studente
annoiato
,
un
vecchio
nobile
,
che
era
anche
contadino
,
chiacchieravano
davanti
alla
bottega
d
'
un
falegname
,
intorno
alla
cui
porta
stavano
appesi
molti
quadretti
sacri
dipinti
a
vivi
colori
.
Dopo
mezz
'
ora
di
fermata
la
corriera
ripartì
.
Ecco
le
rovine
della
chiesetta
,
ecco
gli
orti
,
ecco
la
piantagione
di
patate
dove
l
'
altra
volta
Olì
ed
Anania
si
erano
fermati
.
Egli
ricordò
la
donna
che
zappava
,
con
le
sottane
cucite
fra
le
gambe
,
e
il
gatto
bianco
che
si
slanciava
contro
la
lucertolina
verde
guizzante
sul
muro
.
Nell
'
arco
del
mantice
i
paesaggi
si
disegnavano
sempre
più
freschi
,
con
sfondi
luminosi
:
la
piramide
grigiastra
di
monte
Gonare
,
le
linee
cerule
e
argentee
della
catena
del
Gennargentu
apparivano
come
incise
sul
metallo
del
cielo
,
sempre
più
vicine
,
sempre
più
maestose
.
Ah
,
sì
:
ora
davvero
Anania
respirava
l
'
aria
natìa
,
e
sentiva
tutti
gli
istinti
atavici
..
«
Vorrei
balzare
giù
dalla
vettura
,
correre
su
per
le
chine
,
fra
l
'
erba
ancora
fresca
,
tra
le
macchie
e
le
roccie
,
gridando
di
gioia
selvaggia
,
imitando
il
puledro
sfuggito
al
laccio
e
ritornato
alla
libertà
delle
tancas
.
Sì
»
,
egli
pensava
,
mentre
la
corriera
rallentava
la
corsa
su
per
la
strada
in
salita
,
«
io
ero
nato
per
fare
il
pastore
.
Sarei
stato
un
poeta
,
forse
un
delinquente
,
forse
un
bandito
fantasioso
e
feroce
.
Oh
,
contemplare
le
nuvole
dall
'
alto
d
'
un
monte
!
Figurarsi
d
'
essere
il
pastore
d
'
una
torma
di
nuvole
:
vederle
errare
sul
cielo
argenteo
,
incalzarsi
,
svolgersi
,
passare
,
scomparire
!
»
Poi
pensò
:
«
E
non
sono
un
pastore
di
nuvole
?
Fra
le
nuvole
ed
i
miei
pensieri
che
differenza
c
'
è
?
Ed
io
stesso
non
sono
una
nuvola
?
Se
fossi
costretto
a
vivere
in
queste
solitudini
mi
dissolverei
,
diventerei
una
stessa
cosa
con
l
'
aria
,
col
vento
,
con
la
tristezza
del
paesaggio
.
Sono
io
vivo
?
Che
cosa
è
,
dopo
tutto
,
la
vita
?
»
.
Come
sempre
,
egli
non
seppe
rispondere
alla
sua
domanda
:
la
corriera
saliva
lentamente
,
sempre
più
lentamente
,
con
moto
dolce
,
quasi
cadenzato
;
il
cocchiere
sonnecchiava
,
e
pareva
che
anche
il
cavallo
camminasse
dormendo
.
Dal
sole
alto
verso
lo
zenit
calava
uno
splendore
eguale
,
melanconico
;
le
macchie
ritiravano
le
loro
ombre
;
un
silenzio
profondo
e
una
sonnolenza
ardente
pervadevano
l
'
immenso
paesaggio
.
Ad
Anania
pareva
in
realtà
di
dissolversi
,
di
diventare
una
stessa
cosa
con
quel
panorama
sonnolento
,
con
quel
cielo
luminoso
e
triste
.
Ecco
,
egli
aveva
sonno
;
e
come
l
'
altra
volta
finì
col
chiudere
gli
occhi
e
addormentarsi
infantilmente
.
«
Zia
Grathia
?
Nonna
[
27
]
!
»
,
chiamò
con
voce
ancora
assonnata
,
entrando
nella
casetta
della
vedova
.
La
cucina
era
deserta
:
la
straducola
soleggiata
;
deserto
tutto
il
villaggio
che
nella
desolazione
del
meriggi
pareva
una
stazione
preistorica
da
secoli
abbandonata
.
Anania
guardò
curiosamente
intorno
.
Nulla
era
cambiato
:
miseria
,
stracci
,
fuliggine
,
un
po
'
di
cenere
sul
focolare
,
grandi
tele
di
ragno
fra
le
scheggie
del
tetto
;
e
,
imperatore
truce
di
quel
luogo
di
leggende
,
il
lungo
e
vuoto
fantasma
del
gabbano
nero
appeso
al
muro
terreo
.
«
Zia
Grathia
,
dove
siete
?
»
,
gridò
Anania
,
aggirandosi
intorno
.
«
Zia
Grathia
?
»
Finalmente
la
vedova
,
ch
'
era
andata
ad
attingere
acqua
ad
un
pozzo
vicino
,
rientrò
,
con
un
malune
[
28
]
sul
capo
e
la
secchia
in
mano
.
Era
sempre
la
stessa
,
stecchita
,
giallastra
,
col
viso
spettrale
circondato
da
una
benda
di
tela
sporca
:
gli
anni
erano
passati
senza
invecchiare
oltre
quel
corpo
già
disseccato
ed
esaurito
dalle
emozioni
della
lontana
giovinezza
.
Nel
vederla
Anania
si
turbò
:
un
fiotto
di
ricordanze
gli
salì
dalle
profondità
dell
'
anima
;
gli
parve
di
ricordare
tutta
una
esistenza
anteriore
,
di
rivedere
uno
spirito
che
aveva
già
albergato
nel
suo
corpo
prima
dello
spirito
che
lo
animava
al
presente
.
«
Bonas
dies
!
»
,
salutò
la
vedova
,
guardando
meravigliata
il
bel
giovine
sconosciuto
.
E
depose
prima
la
secchia
,
poi
il
malune
,
lentamente
,
guardando
sempre
lo
straniero
.
Ma
appena
egli
sorrise
chiedendole
:
«
Ma
non
mi
riconoscete
dunque
?
»
,
zia
Grathia
diede
un
grido
ed
aprì
le
braccia
:
Anania
l
'
abbracciò
,
la
baciò
,
la
investì
di
domande
.
E
Zuanne
?
Dov
'
era
?
Perché
si
era
fatto
monaco
?
Veniva
a
trovarla
?
Era
felice
?
E
il
figlio
maggiore
?
E
i
figli
del
fabbricante
di
ceri
?
E
questo
e
quell
'
altro
?
E
come
era
trascorsa
la
vita
a
Fonni
durante
quei
quindici
anni
?
E
chi
era
il
pretore
?
E
si
poteva
l
'
indomani
far
la
gita
sul
Gennargentu
?
«
Figlio
mio
caro
!
»
,
cominciò
la
vedova
,
dandosi
attorno
.
«
Ah
,
come
trovi
la
mia
casa
!
Nuda
e
triste
come
un
nido
abbandonato
!
Siediti
dunque
,
lavati
;
ecco
l
'
acqua
pura
e
fresca
,
vero
argento
puro
;
lavati
,
bevi
,
riposati
.
Io
ora
ti
preparerò
un
boccone
:
ah
,
non
rifiutare
,
figlio
delle
mie
viscere
;
non
rifiutare
,
non
umiliarmi
.
Per
cibarti
io
vorrei
darti
il
mio
cuore
;
ma
tu
accetta
quel
che
posso
offrirti
;
ecco
,
asciugati
,
ora
,
anima
mia
!
Come
sei
grande
e
bello
!
Dicono
che
tu
debba
sposare
una
ricca
e
bella
fanciulla
:
ah
,
non
è
stata
stupida
quella
fanciulla
.
Ma
perché
non
mi
hai
tu
scritto
prima
di
venire
?
Ah
,
figlio
caro
,
tu
almeno
non
hai
dimenticato
la
vecchia
abbandonata
!
»
«
Ma
Zuanne
,
Zuanne
?
»
,
insisteva
Anania
,
lavandosi
con
l
'
acqua
freschissima
della
secchia
.
La
vedova
diventò
cupa
.
Disse
:
«
Ebbene
,
non
parlarmene
!
Egli
mi
ha
fatto
tanto
soffrire
!
Era
meglio
che
...
egli
avesse
seguito
l
'
esempio
del
padre
...
Ebbene
,
no
,
non
parliamone
.
Egli
non
è
un
uomo
;
sarà
un
santo
,
come
dicono
,
ma
non
è
un
uomo
!
Se
mio
marito
sollevasse
il
capo
dalla
tomba
e
vedesse
suo
figlio
scalzo
,
col
cordone
,
con
la
bisaccia
,
frate
mendicante
e
stupido
,
che
direbbe
mai
?
Ah
,
lo
fustigherebbe
,
in
verità
»
.
«
Dove
si
trova
ora
frate
Zuanne
?
»
«
In
un
convento
lontano
;
sulla
cima
d
'
un
monte
.
Almeno
fosse
rimasto
nel
convento
di
Fonni
!
ma
no
,
è
destino
che
tutti
debbano
abbandonarmi
;
anche
Fidele
,
l
'
altro
figliuolo
,
ha
preso
moglie
e
raramente
si
ricorda
di
me
:
il
nido
è
deserto
,
abbandonato
;
la
vecchia
aquila
ha
veduto
volar
via
i
suoi
poveri
aquilotti
e
morrà
sola
...
sola
...
»
«
Venite
a
viver
con
me
!
»
,
disse
Anania
.
«
Quando
sarò
dottore
vi
prenderò
con
me
,
nonna
.
»
«
In
che
potrei
servirti
?
Almeno
un
tempo
ti
lavavo
gli
occhi
e
ti
tagliavo
le
unghie
;
ora
invece
tu
dovresti
fare
altrettanto
a
me
...
»
«
Mi
raccontereste
delle
storie
...
a
me
ed
ai
miei
bambini
...
»
«
Anche
le
storie
non
so
più
raccontarle
,
adesso
.
Sono
rimbambita
del
tutto
:
il
tempo
,
vedi
,
il
tempo
s
'
è
portato
via
il
mio
cervello
come
il
vento
porta
via
la
neve
dai
monti
.
Ebbene
,
ragazzino
mio
,
mangia
;
non
ho
altro
da
offrirti
,
accetta
di
buon
cuore
.
Oh
,
questo
cero
,
è
tuo
?
Dove
lo
porterai
?
»
«
Alla
Basilica
,
nonna
,
davanti
all
'
immagine
dei
santi
Proto
e
Gianuario
.
Viene
di
lontano
,
nonna
;
me
lo
diede
una
vecchia
donna
sarda
che
vive
a
Roma
:
anch
'
essa
mi
narrava
delle
storie
,
ma
non
belle
come
le
vostre
.
»
«
Vive
a
Roma
?
E
come
fece
ad
andarci
?
Ah
,
io
morrò
senza
aver
veduto
Roma
!...»
Dopo
il
modestissimo
pasto
,
Anania
cercò
la
guida
,
con
la
quale
combinò
per
l
'
indomani
l
'
ascensione
sul
Gennargentu
:
poi
si
avviò
alla
Basilica
.
Nell
'
antico
cortile
,
sotto
i
grandi
alberi
,
susurranti
,
sui
gradini
corrosi
,
nelle
loggie
rovinate
,
entro
la
chiesa
odorante
d
'
umido
come
una
tomba
,
da
per
tutto
silenzio
e
desolazione
.
Anania
depose
il
cero
di
zia
Varvara
sopra
un
altare
polveroso
,
poi
guardò
i
primitivi
affreschi
delle
pareti
,
gli
stucchi
dorati
da
una
luce
melanconica
,
le
rozze
figure
dei
santi
sardi
,
tutte
le
cose
infine
che
un
tempo
gli
avevano
destato
meraviglia
e
terrore
,
e
sorrise
,
ma
col
cuore
oppresso
da
una
languida
tristezza
.
Ritornato
nel
cortile
vide
,
attraverso
una
finestra
aperta
,
il
cappello
d
'
un
carabiniere
e
un
paio
di
stivali
appesi
al
muro
d
'
una
cella
,
e
nella
memoria
gli
risuonò
ancora
l
'
aria
della
Gioconda
:
«
A
te
questo
rosario
»
.
L
'
odor
della
cera
vagava
nel
cortile
solitario
;
dov
'
erano
i
bimbi
,
compagni
d
'
infanzia
,
gli
uccelletti
seminudi
e
selvatici
,
che
un
tempo
animavano
i
gradini
della
chiesa
?
Anania
non
desiderava
di
rivederli
;
ma
con
quanta
dolcezza
ricordava
i
giuochi
fatti
con
loro
,
mentre
dagli
alberi
le
foglie
secche
cadevano
come
ali
d
'
uccelli
morti
!
Una
donna
scalza
,
con
un
'
anfora
sul
capo
,
passò
in
fondo
al
cortile
.
Anania
trasalì
,
sembrandogli
di
riconoscere
sua
madre
.
Dove
era
sua
madre
?
Perché
egli
non
aveva
osato
,
pur
desiderandolo
,
parlarne
alla
vedova
,
-
e
perché
questa
non
aveva
accennato
alla
sua
ingrata
ospite
?
Per
sfuggire
ai
ricordi
amari
egli
andò
alla
posta
e
inviò
una
cartolina
illustrata
a
Margherita
;
poi
visitò
il
Rettore
,
e
verso
il
tramonto
percorse
la
strada
che
guardava
sulla
immensità
delle
valli
.
Vedendo
le
donne
fonnesi
che
andavano
alla
fontana
,
strette
nelle
tuniche
bizzarre
,
egli
ripensò
ai
suoi
primi
sogni
di
amore
,
quando
desiderava
d
'
esser
lui
un
mandriano
e
Margherita
una
paesana
,
fine
ed
elegante
sebbene
con
l
'
anfora
sul
capo
,
simile
alla
figurina
d
'
uno
stucco
pompejano
.
Come
il
passato
era
lontano
e
come
diverso
dal
presente
!
Un
tramonto
meraviglioso
illuminava
l
'
orizzonte
:
pareva
un
miraggio
apocalittico
.
Le
nuvole
disegnavano
un
paesaggio
tragico
;
una
pianura
ardente
solcata
da
laghi
d
'
oro
e
da
fiumi
porpurei
,
e
sul
cui
sfondo
sorgevano
montagne
di
bronzo
profilate
d
'
ambra
e
di
neve
perlata
,
qua
e
là
squarciate
da
aperture
fiammanti
che
sembravano
bocche
di
grotte
e
dalle
quali
sgorgavano
torrenti
di
sangue
dorato
.
Una
battaglia
di
giganti
solari
,
di
formidabili
abitanti
dell
'
infinito
,
si
svolgeva
entro
quelle
grotte
aeree
:
balenava
il
corruscare
delle
armi
intagliate
nel
metallo
del
sole
,
ed
il
sangue
sgorgava
a
torrenti
,
inondando
le
infuocate
pianure
del
cielo
.
Col
cuore
balzante
di
gioia
Anania
rimase
assorto
nella
contemplazione
del
magnifico
spettacolo
,
finché
le
ombre
della
sera
,
fugato
il
miraggio
,
stesero
un
drappo
violaceo
su
tutte
le
cose
:
allora
egli
rientrò
nella
casa
della
vedova
e
sedette
accanto
al
focolare
.
I
ricordi
lo
riassalirono
.
Nella
penombra
,
mentre
la
vecchia
preparava
la
cena
e
parlava
con
voce
tetra
,
egli
rivedeva
Zuanne
dalle
grandi
orecchie
,
intento
a
cuocer
le
castagne
,
ed
un
'
altra
figura
silenziosa
e
incerta
come
un
fantasma
.
«
Dunque
hanno
ammazzato
tutti
i
banditi
nuoresi
?
»
,
chiedeva
la
vecchia
.
«
Ma
credi
tu
che
passerà
lungo
tempo
prima
che
nuove
compagnie
sorgano
qua
e
là
?
Tu
ti
inganni
,
figlio
mio
.
Finché
vivranno
uomini
dal
sangue
ardente
,
abili
al
bene
ed
al
male
,
esisteranno
banditi
.
È
vero
che
ora
essi
sono
così
cattivi
,
talvolta
vili
,
ladroni
e
spregevoli
!
Ah
,
ai
tempi
di
mio
marito
era
altra
cosa
,
sai
!
Come
erano
coraggiosi
allora
!
Coraggiosi
e
benefici
.
Una
volta
mio
marito
incontrò
una
donna
che
piangeva
perché
...
»
Anania
s
'
interessava
mediocremente
ai
ricordi
di
zia
Grathia
:
altri
pensieri
gli
passavano
per
la
mente
.
«
Sentite
»
,
egli
disse
,
appena
la
vedova
ebbe
finito
la
pietosa
storia
della
donna
che
piangeva
,
«
non
avete
saputo
mai
nulla
di
mia
madre
?
»
Zia
Grathia
era
intenta
a
rivoltare
una
piccola
frittata
,
e
non
rispose
.
«
Ella
sa
qualche
cosa
!
»
,
pensò
Anania
,
turbandosi
.
Ma
dopo
un
istante
di
silenzio
zia
Grathia
osservò
:
«
Se
niente
ne
sai
tu
,
come
vuoi
che
ne
sappia
qualche
cosa
io
?
E
adesso
,
figlio
,
mettiti
qui
,
davanti
a
questa
sedia
,
ed
accetta
il
buon
cuore
»
.
Anania
sedette
davanti
al
canestro
che
la
vedova
aveva
deposto
sopra
una
sedia
,
e
cominciò
a
mangiare
.
«
No
»
,
disse
,
confidandosi
con
la
vecchia
come
non
s
'
era
mai
potuto
confidare
con
nessuno
,
«
per
lungo
tempo
io
non
seppi
nulla
di
lei
.
Ora
però
credo
di
essere
sulle
sue
traccie
.
Dopo
che
mi
ebbe
abbandonato
ella
partì
dalla
Sardegna
,
ed
un
uomo
la
vide
a
Roma
,
vestita
da
signora
.
»
«
Ma
la
vide
davvero
?
»
,
chiese
vivacemente
zia
Grathia
.
«
Le
parlò
?
»
«
Altro
che
le
parlò
!
»
,
rispose
amaramente
Anania
.
«
Egli
disse
d
'
aver
passato
qualche
ora
con
lei
.
Dopo
non
si
seppe
più
nulla
;
ma
io
,
mesi
fa
,
la
feci
ricercare
dalla
Questura
e
venni
a
sapere
che
ella
vive
a
Roma
,
sotto
un
falso
nome
.
Però
si
è
emendata
,
sì
,
si
è
emendata
,
e
adesso
vive
onestamente
lavorando
.
»
Zia
Grathia
era
venuta
a
porsi
davanti
alla
sedia
,
ed
a
misura
che
Anania
parlava
ella
spalancava
gli
occhietti
foschi
,
e
si
curvava
e
trasaliva
,
e
apriva
le
mani
come
per
raccogliere
le
parole
di
lui
.
Egli
si
rasserenava
pensando
a
Maria
Obinu
:
quando
disse
«
ella
ora
si
è
emendata
»
provò
un
impeto
di
gioia
,
sicuro
,
in
quel
momento
,
di
non
ingannarsi
supponendo
che
Maria
e
Olì
fossero
la
stessa
persona
.
«
Ma
sei
sicuro
,
ma
sei
proprio
sicuro
?
»
,
chiese
la
vecchia
,
sbalordita
.
«
Ma
sì
!
Ma
sìii
!...»,
egli
rispose
,
imitando
Margherita
nel
pronunziare
quel
sì
lieto
e
un
po
'
canzonatore
.
«
Ho
vissuto
due
mesi
in
casa
sua
.
»
Si
versò
da
bere
,
guardò
il
vino
attraverso
la
luce
rossastra
della
lucerna
di
ferro
,
e
sembrandogli
torbido
lo
assaggiò
appena
;
poi
nel
pulirsi
la
bocca
vide
che
il
vecchio
tovagliolo
grigiastro
era
bucato
,
e
se
ne
coprì
scherzosamente
il
viso
.
«
Ricordate
quando
io
e
Zuanne
ci
mascheravamo
?
»
,
chiese
,
guardando
attraverso
il
buco
.
«
Io
mettevo
sul
viso
questo
tovagliolo
.
Ma
che
avete
?
»
,
esclamò
subito
con
voce
mutata
,
scoprendosi
il
volto
lievemente
impallidito
.
Egli
vedeva
il
viso
della
vedova
,
di
solito
impassibile
e
cadaverico
,
animarsi
in
modo
strano
,
e
dopo
una
profonda
meraviglia
esprimere
la
pietà
più
intensa
;
e
capì
immediatamente
che
l
'
oggetto
di
questa
pietà
quasi
violenta
era
lui
.
Di
un
colpo
l
'
edifizio
del
suo
sogno
rovinò
.
«
Nonna
!
Zia
Grathia
!
Voi
sapete
!
»
,
gridò
con
aria
spaventata
,
stirando
nervosamente
il
tovagliuolo
quanto
era
lungo
.
«
Finisci
di
mangiare
,
adesso
:
parleremo
poi
,
figlio
.
Non
ti
piace
quel
vino
?
»
Ma
Anania
la
guardò
con
rabbia
e
balzò
in
piedi
.
«
Parlate
!
»
,
le
impose
.
«
Ah
,
Santissimo
Signore
»
,
si
lamentò
zia
Grathia
,
sospirando
e
schioccando
le
labbra
,
«
che
cosa
vuoi
ch
'
io
ti
dica
?
Perché
non
finisci
di
cenare
,
Anania
,
figlio
caro
?
...
Parleremo
poi
...
»
Egli
non
sentiva
e
non
vedeva
più
nulla
.
«
Parlate
!
Parlate
!
Voi
sapete
tutto
,
dunque
?
Dov
'
è
?
È
viva
,
è
morta
,
dov
'
è
?
Dov
'
è
?
Dov
'
è
?
»
Quel
«
dov
'
è
?
»
lo
ripeté
almeno
venti
volte
,
mentre
s
'
aggirava
automaticamente
intorno
alla
cucina
,
piegando
,
spiegando
,
stirando
il
tovagliuolo
,
mettendolo
sul
viso
,
guardando
attraverso
il
buco
:
pareva
un
po
'
impazzito
,
ma
più
irritato
che
commosso
.
«
Calmati
»
,
cominciò
a
dirgli
la
vecchia
,
andandogli
appresso
,
«
io
credevo
che
tu
sapessi
...
Sì
,
ella
è
viva
,
ma
non
è
la
donna
che
ti
ha
ingannato
fingendosi
tua
madre
.
»
«
Non
è
stata
lei
a
ingannarmi
,
nonna
!
L
'
ho
creduto
io
...
Ella
non
sa
neppure
che
io
abbia
supposto
...
Ah
,
dunque
non
è
lei
?
»
,
aggiunse
a
bassa
voce
,
con
meraviglia
,
come
se
fino
a
quel
momento
fosse
stato
certo
che
Maria
Obinu
era
sua
madre
.
«
Ma
parlate
dunque
!
»
,
esclamò
poi
.
«
Perché
mi
tenete
così
sulla
corda
?
Perché
non
mi
avete
parlato
ancora
di
lei
?
Dov
'
è
?
dov
'
è
?
»
«
Ma
se
non
ha
mai
lasciato
la
Sardegna
!
»
,
disse
la
vedova
,
camminandogli
sempre
a
fianco
.
«
In
verità
,
io
credevo
che
tu
lo
sapessi
.
Io
l
'
ho
riveduta
quest
'
anno
,
ai
primi
di
maggio
;
ella
venne
a
Fonni
per
la
festa
dei
Santi
Martiri
,
e
conduceva
un
cantastorie
,
un
giovine
cieco
suo
amante
.
Essi
erano
venuti
a
piedi
da
un
villaggio
lontano
,
da
Neoneli
;
ella
soffriva
le
febbri
di
malaria
,
e
sembrava
una
vecchia
di
sessanta
anni
.
Terminate
le
feste
,
il
cieco
,
che
aveva
guadagnato
assai
,
abbandonò
Olì
per
seguire
una
comitiva
di
mendicanti
diretti
ad
un
'
altra
festa
campestre
.
So
che
ella
,
in
giugno
e
luglio
,
fece
la
mietitrice
nelle
tancas
di
Mamojada
.
La
febbre
la
distruggeva
:
stette
lungamente
malata
nella
cantoniera
e
ci
sta
ancora
...
»
Anania
si
fermò
,
sollevò
il
viso
e
aprì
le
braccia
con
atto
disperato
.
«
Ed
io
...
io
...
l
'
ho
...
vista
!
»
,
gridò
.
«
Io
l
'
ho
vista
!
L
'
ho
vista
!
...
Siete
certa
di
quanto
mi
dite
?
»
,
chiese
poi
fissando
la
vedova
.
«
Certissima
:
perché
dovrei
ingannarti
?
»
«
Ditemi
»
,
egli
insisté
,
«
ma
c
'
è
davvero
?
Io
vidi
alla
finestra
una
donna
febbricitante
,
gialla
,
terrea
,
con
due
occhi
da
gatto
...
Era
lei
?
Ne
siete
certa
?
»
«
Certissima
,
ti
dico
.
Era
lei
certamente
.
»
«
Ed
io
...
io
l
'
ho
vista
!
»
,
egli
ripeté
,
e
si
strinse
il
capo
fra
le
mani
,
torcendoselo
,
preso
da
una
collera
violenta
contro
se
stesso
che
si
era
così
lungamente
,
così
stupidamente
ingannato
;
che
aveva
cercato
sua
madre
al
di
là
dei
monti
e
dei
mari
,
mentre
ella
trascinava
la
sua
miseria
e
il
suo
disonore
attraverso
l
'
isola
natìa
;
che
si
era
commosso
davanti
a
tanti
volti
stranieri
e
non
aveva
sentito
un
palpito
nello
scorgere
il
volto
della
mendicante
,
della
miseria
viva
,
di
sua
madre
,
incorniciato
dalla
finestruola
tetra
della
cantoniera
.
Che
cosa
dunque
era
l
'
uomo
?
E
il
cuore
umano
?
E
la
vita
,
l
'
intelligenza
,
il
pensiero
?
Ah
,
sì
,
ora
che
queste
domande
gli
salivano
non
più
oziosamente
alle
labbra
,
ora
che
la
realtà
batteva
intorno
a
lui
le
sue
ali
funebri
e
squarciava
i
vapori
dell
'
illusione
,
ora
egli
rispondeva
alle
sue
domande
e
sapeva
che
cosa
era
l
'
uomo
,
il
suo
cuore
,
la
sua
vita
:
inganno
,
inganno
,
inganno
.
A
un
tratto
zia
Grathia
lo
prese
per
un
braccio
e
lo
costrinse
a
sedersi
:
poi
gli
si
accoccolò
davanti
,
gli
strinse
una
mano
,
e
lo
guardò
di
sotto
in
su
,
lungamente
,
pietosamente
.
«
Bambino
mio
»
,
gli
disse
,
«
piangi
,
piangi
.
Ti
farà
bene
.
Come
sei
freddo
!
»
.
Anania
strappò
la
mano
dal
morso
duro
delle
mani
della
vedova
.
«
Ma
per
chi
mi
prendete
?
»
domandò
offeso
.
«
Non
sono
un
ragazzino
,
io
!
Perché
devo
piangere
?
»
«
Eppure
ti
farebbe
bene
,
figlio
!
Ah
,
sì
,
io
so
quanto
fa
bene
piangere
!
Quanto
fu
picchiato
alla
mia
porta
,
una
notte
,
ed
una
voce
che
pareva
quella
della
Morte
mi
disse
:
"
Donna
,
non
aspettare
più
!
"
io
diventai
di
pietra
.
Per
ore
ed
ore
non
potei
piangere
;
e
furono
le
ore
più
terribili
per
me
:
mi
pareva
che
il
cuore
,
dentro
il
petto
,
fosse
diventato
di
ferro
rovente
,
e
mi
bruciasse
,
mi
bruciasse
le
viscere
,
mi
lacerasse
il
petto
con
la
sua
punta
acuta
.
Ma
poi
il
Signore
mi
concedé
le
lagrime
,
ed
esse
rinfrescarono
il
mio
dolore
come
la
rugiada
rinfresca
le
pietre
arse
dal
sole
.
Figlio
,
abbi
pazienza
!
Siamo
nati
per
soffrire
:
e
cosa
è
mai
questo
tuo
dispiacere
in
confronto
di
tanti
altri
dolori
?
»
.
«
Ma
io
non
soffro
!
»
,
egli
protestò
.
«
Dovevo
aspettarmelo
,
questo
colpo
;
me
lo
aspettavo
anzi
,
vedete
!
Sono
stato
spinto
a
venir
qui
quasi
da
una
forza
misteriosa
;
una
voce
mi
diceva
:
va
,
va
,
là
saprai
qualche
cosa
!
Certo
,
ho
provato
un
colpo
...
un
po
'
di
sorpresa
...
ma
adesso
è
passato
:
non
datevi
pena
.
»
Ma
la
vedova
lo
fissava
,
lo
vedeva
livido
in
viso
,
con
le
labbra
pallide
contratte
,
e
scuoteva
il
capo
.
Egli
prosegui
:
«
Ma
perché
nessuno
mi
ha
detto
mai
nulla
?
Eppure
qualche
cosa
dovevano
sapere
.
Il
carrozziere
,
per
esempio
,
possibile
che
non
sapesse
nulla
?
»
.
«
Forse
.
Ella
sola
poteva
farti
sapere
qualche
cosa
;
ma
no
,
essa
ha
paura
di
te
.
Quando
venne
qui
,
per
la
festa
,
con
quel
miserabile
cieco
che
si
fece
condurre
da
lei
e
poi
la
abbandonò
,
nessuno
qui
la
riconobbe
,
tanto
sembrava
vecchia
,
piena
di
stracci
,
istupidita
dalla
miseria
e
dalla
febbre
.
Del
resto
,
neppure
tu
l
'
hai
riconosciuta
.
Il
cieco
la
chiamava
con
un
brutto
nomignolo
:
soltanto
a
me
ella
confidò
il
suo
vero
essere
,
mi
raccontò
la
sua
triste
storia
e
mi
scongiurò
di
non
farti
mai
saper
nulla
di
lei
.
Essa
ha
paura
di
te
.
»
«
Perché
ha
paura
?
»
«
Ha
paura
che
tu
la
faccia
mettere
in
prigione
perché
ti
ha
abbandonato
.
Ha
anche
paura
dei
suoi
fratelli
che
sono
cantonieri
della
ferrovia
ad
Iglesias
.
»
«
E
suo
padre
?
»
,
domandò
Anania
,
che
non
aveva
mai
pensato
a
questi
suoi
parenti
.
«
Oh
!
è
morto
da
tanti
anni
,
morto
maledicendola
.
E
Olì
crede
sia
stata
questa
maledizione
a
perseguitarla
.
»
«
Sì
!
È
lei
che
è
pazza
!
Ma
che
ha
ella
fatto
durante
tutti
questi
anni
?
Come
ha
vissuto
?
Perché
non
ha
lavorato
?
»
Egli
sembrava
di
nuovo
calmo
,
e
faceva
le
sue
domande
senza
curiosità
,
pensando
alle
conseguenze
di
questo
disastroso
avvenimento
.
Ma
quando
la
vedova
sollevò
un
dito
e
disse
solennemente
:
«
Tutto
sta
nelle
mani
di
Dio
!
Figlio
,
c
'
è
un
filo
terribile
che
ci
tira
e
ci
tira
...
Forse
che
mio
marito
non
avrebbe
voluto
lavorare
,
e
morire
sul
suo
letto
,
benedetto
dal
Signore
?
Eppure
!
...
Così
di
tua
madre
!
Ella
certo
avrebbe
voluto
lavorare
e
vivere
onestamente
...
Ma
il
filo
l
'
ha
tirata
...
»
,
egli
s
'
accese
in
volto
,
e
di
nuovo
contorse
le
dita
e
si
sentì
soffocare
da
un
impeto
di
vergogna
e
di
spasimo
.
«
Tutto
...
tutto
è
finito
per
me
,
dunque
!
»
,
singhiozzò
.
«
Che
orrore
,
che
orrore
!
Che
miseria
,
che
onta
!
Ma
raccontatemi
,
dunque
,
ditemi
tutto
.
Come
ha
vissuto
?
...
Voglio
sapere
tutto
...
tutto
...
tutto
,
capite
!
voglio
morire
di
vergogna
,
prima
ancora
che
...
Basta
!
»
,
disse
poi
scuotendo
la
testa
,
come
per
scacciare
via
da
sé
ogni
turbamento
.
«Raccontatemi.»
Zia
Grathia
lo
guardava
con
infinita
pietà
:
avrebbe
voluto
prenderselo
sulle
ginocchia
,
cullarlo
,
cantargli
una
nenia
infantile
,
calmarlo
,
addormentarlo
;
ed
invece
lo
torturava
.
Ma
...
sia
fatta
la
volontà
del
Signore
:
siamo
nati
per
soffrire
,
e
non
si
muore
di
dolore
!
Tuttavia
la
vedova
cercò
di
raddolcire
alquanto
il
calice
amaro
che
Dio
porgeva
per
le
sue
mani
al
disgraziato
fanciullo
.
Disse
:
«
Io
non
so
raccontarti
precisamente
come
ella
visse
e
ciò
che
fece
.
So
che
ella
,
dopo
averti
lasciato
,
e
fece
benissimo
,
perché
altrimenti
tu
non
avresti
avuto
mai
un
padre
e
non
saresti
stato
fortunato
come
lo
sei
...
»
.
«
Zia
Grathia
!
Non
fatemi
arrabbiare
!...»,
egli
interruppe
impetuosamente
.
«
Tranquillità
!
Pazienza
!
»
,
gridò
la
donna
.
«
Non
disconoscere
la
bontà
del
Signore
,
ragazzo
mio
!
Se
tu
fossi
rimasto
qui
,
che
avresti
fatto
?
Forse
avresti
finito
vilmente
col
farti
anche
tu
frate
...
frate
mendicante
...
frate
poltrone
!
...
Basta
,
non
parliamone
più
!
Meglio
morire
che
finire
così
!
E
tua
madre
avrebbe
seguìto
egualmente
la
sua
via
,
perché
quello
era
il
suo
destino
.
Anche
qui
,
prima
di
partire
,
credi
tu
ch
'
ella
menasse
una
vita
santa
?
Ebbene
,
no
:
era
questo
il
suo
destino
.
Ella
aveva
qui
,
negli
ultimi
tempi
,
un
amante
carabiniere
che
fu
trasferito
a
Nuraminis
pochi
giorni
prima
della
vostra
fuga
.
Dopo
che
ti
ebbe
abbandonato
,
almeno
così
la
disgraziata
mi
raccontò
,
ella
partì
per
Nuraminis
,
a
piedi
,
nascondendosi
di
giorno
,
camminando
di
notte
,
attraversando
metà
della
Sardegna
.
Raggiunse
il
carabiniere
e
la
loro
relazione
continuò
per
qualche
mese
;
egli
aveva
promesso
di
sposarla
,
ma
invece
si
stancò
presto
di
lei
,
la
maltrattò
,
la
percosse
,
poi
l
'
abbandonò
.
Ella
seguì
la
sua
fatale
via
.
Mi
disse
,
-
e
piangeva
,
poveretta
,
piangeva
da
commuovere
le
pietre
,
-
che
cercò
sempre
del
lavoro
,
ma
che
non
poté
trovarne
mai
.
È
il
destino
,
te
lo
dissi
!
Il
destino
che
priva
del
lavoro
certi
esseri
disgraziati
,
come
ne
priva
altri
della
ragione
,
della
salute
,
della
bontà
.
L
'
uomo
e
la
donna
inutilmente
si
ribellano
.
No
,
avanti
,
morite
,
crepate
,
ma
seguite
il
filo
che
vi
tira
!
Basta
,
ultimamente
però
ella
si
era
emendata
:
s
'
era
unita
con
un
cieco
cantastorie
e
vivevano
da
due
anni
come
marito
e
moglie
:
ella
lo
conduceva
per
i
paesi
,
per
le
feste
campestri
,
da
un
luogo
all
'
altro
;
camminavano
quasi
sempre
a
piedi
,
qualche
volta
soli
,
qualche
volta
in
compagnia
di
altri
mendicanti
girovaghi
.
Il
cieco
cantava
certe
poesie
che
egli
stesso
componeva
:
aveva
una
bellissima
voce
.
Qui
,
mi
ricordo
,
cantò
la
Morte
del
re
,
una
poesia
che
faceva
piangere
la
gente
.
Il
Municipio
gli
diede
venti
lire
,
il
Rettore
lo
invitò
a
pranzo
.
Raccolse
,
in
tre
giorni
che
stette
qui
,
più
di
venti
scudi
.
Ed
era
un
'
immondezza
!
Anche
lui
prometteva
di
sposare
la
disgraziata
;
invece
,
quando
la
vide
ammalata
,
che
non
poteva
trascinarsi
oltre
,
la
piantò
,
per
paura
che
lo
costringessero
a
spendere
per
curarla
.
Di
qui
partirono
assieme
;
andarono
alla
festa
di
Sant
'
Elia
;
là
il
cieco
schifoso
incontrò
una
compagnia
di
mendicanti
campidanesi
che
dovevano
recarsi
ad
una
festa
campestre
nella
Gallura
,
e
andò
via
con
loro
,
mentre
la
disgraziata
moriva
di
febbre
in
una
capanna
di
pastori
.
Dopo
,
come
ti
dissi
,
sentendosi
meglio
,
ella
vagò
di
qua
e
di
là
,
mietendo
,
raccogliendo
spighe
,
finché
la
febbre
l
'
atterrò
del
tutto
.
L
'
altro
giorno
,
però
,
mi
mandò
a
dire
che
stava
meglio
...
»
Un
fremito
,
invano
represso
,
percorreva
tutte
le
membra
di
Anania
.
Quanta
miseria
,
quanta
vergogna
,
quanto
dolore
,
e
che
iniquità
divina
ed
umana
nel
racconto
della
vedova
!
Nessuno
dei
sanguinosi
e
tristi
racconti
ch
'
egli
aveva
sentito
narrare
nella
sua
infanzia
dalla
strana
donna
,
gli
era
mai
parso
più
spaventoso
di
questo
:
nessuno
lo
aveva
mai
fatto
tremare
come
questo
.
Ad
un
tratto
ricordò
il
pensiero
balenatogli
una
volta
in
mente
,
in
una
dolce
sera
lontana
,
nel
silenzio
della
pineta
interrotto
appena
dal
canto
del
galeotto
pastore
.
«
È
stata
anche
in
carcere
?
»
,
domandò
.
«
Sì
,
credo
,
una
volta
.
Furon
trovati
in
casa
sua
certi
oggetti
,
che
un
suo
amico
aveva
preso
da
una
chiesa
campestre
;
ma
fu
rilasciata
perché
provò
di
non
sapere
neppure
di
che
si
trattasse
...
»
«
Voi
mentite
!
»
,
disse
Anania
con
voce
cupa
.
«
Perché
non
dite
tutta
la
verità
?
Essa
è
stata
anche
ladra
...
ebbene
,
perché
non
dirlo
!
Credete
che
mi
importi
niente
?
Proprio
niente
,
vedete
,
neppure
così
»
,
aggiunse
,
mostrandole
la
punta
del
mignolo
.
«
Che
unghie
,
Signore
!
»
,
osservò
la
vecchia
.
«
Perché
ti
lasci
crescere
così
le
unghie
?
»
Egli
non
rispose
,
ma
balzò
in
piedi
e
camminò
su
e
giù
,
furioso
,
mugolando
come
un
toro
.
La
vedova
non
si
mosse
,
ed
egli
,
dopo
pochi
istanti
,
tornò
a
calmarsi
,
e
fermandosi
davanti
alla
donna
chiese
con
voce
dolente
ma
rassegnata
:
«
Ma
perché
son
nato
io
?
Perché
mi
hanno
fatto
nascere
?
Vedete
,
io
ora
sono
un
uomo
rovinato
:
tutta
la
mia
vita
è
distrutta
.
Non
potrò
proseguire
gli
studi
,
e
la
donna
che
dovevo
sposare
,
e
senza
la
quale
non
potrò
più
vivere
,
ora
mi
lascerà
...
cioè
devo
lasciarla
io
»
.
«
Ma
perché
?
Non
sa
chi
sei
tu
?
»
«
Sì
,
lo
sa
,
ma
crede
che
quella
donna
sia
morta
o
così
lontana
da
non
udirne
più
neanche
il
nome
.
Ed
ora
invece
ecco
che
essa
ritorna
!
Come
volete
voi
che
una
fanciulla
pura
e
delicata
possa
vivere
vicino
ad
una
donna
infame
?
»
«
Ma
che
cosa
vuoi
fare
?
Non
hai
tu
stesso
detto
che
non
ti
importa
nulla
di
lei
?
»
«
E
voi
che
cosa
mi
consigliate
?
»
«
Io
?
Che
cosa
ti
consiglio
?
Di
lasciarle
proseguire
la
sua
via
»
,
rispose
ferocemente
la
vedova
:
«
non
ti
ha
abbandonato
lei
?
Se
tu
lo
vorrai
,
la
tua
sposa
non
incontrerà
mai
la
disgraziata
,
e
tu
stesso
non
la
vedrai
mai
più
...
»
.
Anania
la
guardò
,
a
sua
volta
pietoso
ma
anche
sprezzante
.
«
Voi
non
capite
,
non
potete
capire
!
»
disse
.
«
Lasciamo
andare
;
ora
bisogna
pensare
al
modo
di
vederla
;
bisogna
ch
'
io
vada
là
domani
mattina
.
»
«
Tu
sei
matto
...
»
«
Voi
non
capite
...
»
Si
guardarono
;
entrambi
reciprocamente
sdegnati
e
pietosi
.
Allora
cominciarono
a
discutere
e
quasi
a
litigare
.
Anania
voleva
partire
subito
,
o
al
più
tardi
la
mattina
dopo
;
la
vedova
proponeva
di
far
venire
Olì
a
Fonni
senza
dirle
il
perché
.
«
Giacché
ti
ostini
!
Ma
va
là
!
io
la
lascerei
tranquilla
;
come
ha
camminato
sinora
camminerà
d
'
ora
in
avanti
...
Lasciala
stare
...
Mandale
qualche
soccorso
...
»
«
Nonna
,
pare
che
anche
voi
abbiate
paura
.
Quanto
siete
semplice
!
Io
non
le
torcerò
un
capello
;
io
la
prenderò
con
me
;
ella
vivrà
con
me
ed
io
lavorerò
per
lei
:
le
voglio
fare
del
bene
,
non
del
male
,
perché
tale
è
il
mio
dovere
...
»
«
Sì
,
questo
è
il
tuo
dovere
;
ma
d
'
altronde
,
figlio
,
pensa
,
rifletti
.
Come
vivrete
voi
?
Come
camperete
?
»
«
Non
pensateci
!
»
«
Come
,
come
farete
?
»
«
Non
pensateci
!
»
«
Bene
,
allora
!
Ma
ti
ripeto
che
essa
ha
una
folle
paura
di
te
,
e
se
tu
vai
ad
affrontarla
così
,
improvvisamente
,
è
capace
di
commettere
qualche
pazzia
.
»
«
Ed
allora
facciamola
venir
qui
:
ma
subito
,
domani
mattina
.
»
«
Sì
,
subito
,
sulle
ali
d
'
un
corvo
!
Come
sei
impaziente
,
figlio
delle
mie
viscere
!
Va
e
riposati
,
adesso
,
e
non
pensare
a
niente
.
Domani
notte
a
quest
'
ora
ella
sarà
qui
,
non
dubitare
.
Dopo
,
tu
farai
quel
che
vorrai
.
Domani
tu
salirai
sul
Gennargentu
:
io
direi
anzi
di
rimanerci
fino
a
posdomani
...
»
«
Vedrò
io
!
»
«
Ora
va
...
va
a
riposarti
»
,
ella
ripeté
,
dolcemente
spingendolo
.
Anche
nella
stanzetta
ove
egli
aveva
dormito
con
sua
madre
nulla
era
cambiato
;
vedendo
il
misero
giaciglio
,
sotto
cui
c
'
era
un
mucchio
di
patate
ancora
odoranti
di
terra
,
egli
ricordò
il
lettino
di
Maria
Obinu
e
le
illusioni
ed
i
sogni
che
lo
avevano
per
tanto
tempo
perseguitato
.
«
Come
ero
bambino
!
»
,
pensò
amaramente
.
«
E
dicevo
di
esser
uomo
!
Ah
,
soltanto
adesso
sono
uomo
!
Ah
,
soltanto
ora
la
vita
mi
ha
spalancato
le
sue
orribili
porte
!
Sì
,
sono
un
uomo
,
ora
,
e
voglio
essere
un
uomo
forte
!
No
,
vile
vita
,
tu
non
mi
vincerai
;
no
,
mostro
,
tu
non
mi
abbatterai
!
Tu
mi
perseguiti
,
tu
mi
hai
finora
combattuto
a
viso
coperto
,
vigliacca
,
miserabile
,
e
solo
oggi
,
in
questo
giorno
lungo
come
un
secolo
,
solo
oggi
hai
svelato
il
tuo
volto
orrendo
!
Ma
non
mi
vincerai
,
no
,
non
mi
vincerai
!
»
Aprì
le
imposte
tentennanti
che
davano
su
un
balcone
di
legno
,
del
quale
rimanevano
appena
i
sostegni
;
si
afferrò
a
questi
e
si
sporse
fuori
.
La
notte
era
limpidissima
,
fresca
,
chiara
e
diafana
come
sono
in
montagna
le
notti
sul
finir
dell
'
estate
.
Nel
silenzio
indicibile
che
regnava
,
la
visione
delle
montagne
vicine
e
le
linee
vaghe
delle
montagne
lontane
sembravano
più
solenni
e
grandiose
.
Ad
Anania
,
che
vedeva
quasi
ai
suoi
piedi
le
valli
profonde
,
pareva
di
star
sospeso
sopra
un
abisso
:
e
mentre
le
linee
delle
montagne
lontane
gli
destavano
in
cuore
una
dolcezza
strana
,
e
gli
davan
l
'
idea
di
versi
immensi
scritti
dalla
mano
onnipotente
d
'
un
divino
poeta
sulla
pagina
celeste
dell
'
orizzonte
,
il
vicino
colosso
nero
-
turchiniccio
di
Monte
Spada
,
protetto
dalla
formidabile
muraglia
del
Gennargentu
,
lo
opprimeva
,
gli
sembrava
l
'
ombra
del
mostro
al
quale
poco
prima
aveva
lanciato
la
sua
sfida
.
E
pensava
a
Margherita
lontana
,
a
Margherita
sua
,
non
più
sua
,
che
in
quell
'
ora
sognava
certamente
di
lui
guardando
anch
'
essa
l
'
orizzonte
;
e
sentiva
una
grande
pietà
per
lei
,
più
che
per
se
stesso
,
e
lagrime
soavi
e
amare
come
il
miele
amaro
gli
salivano
agli
occhi
;
ma
egli
le
respingeva
,
queste
lagrime
,
le
respingeva
come
un
nemico
felino
e
sleale
che
tentasse
vincerlo
a
tradimento
.
«
Son
forte
!
»
,
ripeteva
,
fermo
sul
balcone
senza
ringhiera
.
«
Mostro
,
sono
io
che
ti
vincerò
,
ora
che
mi
stai
davanti
!
»
E
non
si
accorgeva
che
il
mostro
gli
stava
alle
spalle
,
inesorabile
.
VIII
.
Nella
lunga
notte
insonne
egli
decise
,
o
credette
decidere
,
il
proprio
destino
.
«
Io
la
costringerò
a
viver
qui
,
presso
zia
Grathia
,
finché
non
avrò
trovato
la
mia
via
.
Parlerò
francamente
al
signor
Carboni
e
a
Margherita
.
Ecco
,
dirò
loro
,
le
cose
stanno
così
:
io
ho
intenzione
di
far
vivere
mia
madre
presso
di
me
,
appena
la
mia
posizione
me
lo
permetterà
:
questo
è
il
mio
dovere
,
ed
io
lo
compio
,
caschi
l
'
universo
.
Essi
mi
scacceranno
come
si
scaccia
una
bestia
immonda
;
io
non
mi
illudo
.
Allora
io
cercherò
un
impiego
,
e
lo
troverò
bene
,
e
prenderò
con
me
la
disgraziata
,
e
vivremo
assieme
di
miseria
,
ma
pagherò
i
miei
debiti
,
e
sarò
un
uomo
.
Un
uomo
!
»
pensò
amaramente
.
«
O
un
cadavere
vivente
!
»
Gli
pareva
d
'
esser
calmo
,
freddo
,
già
morto
alla
gioia
di
vivere
;
ma
in
fondo
al
cuore
sentiva
una
crudele
ebbrezza
d
'
orgoglio
,
una
smania
di
stolto
combattimento
contro
la
fatalità
,
contro
la
società
e
contro
se
stesso
.
«
L
'
ho
voluto
io
,
dopo
tutto
!
»
,
pensava
.
«
Sapevo
bene
che
doveva
finir
così
:
mi
sono
lasciato
trascinare
dalla
fatalità
.
Guai
a
me
!
Devo
espiare
io
:
espierò
.
»
Questa
illusione
di
coraggio
lo
sostenne
tutta
la
notte
,
ed
anche
il
giorno
dopo
,
durante
l
'
ascensione
al
Gennargentu
.
La
giornata
era
triste
,
annuvolata
e
nebbiosa
,
ma
senza
vento
:
egli
volle
partire
egualmente
,
con
la
speranza
,
diceva
,
che
il
tempo
si
rasserenasse
,
ma
in
realtà
per
cominciare
a
dar
a
se
stesso
una
prova
di
fermezza
,
di
coraggio
e
di
noncuranza
.
Che
gli
importava
oramai
delle
montagne
,
degli
orizzonti
,
del
mondo
intero
?
Ma
egli
voleva
fare
ciò
che
aveva
stabilito
di
fare
.
Solo
un
momento
,
prima
della
partenza
,
esitò
.
«
E
se
ella
,
avvertita
della
mia
presenza
,
non
venisse
e
fuggisse
ancora
?
E
io
non
prendo
forse
del
tempo
perché
ciò
avvenga
?
»
La
vedova
lo
rassicurò
impegnandosi
a
far
venire
Olì
al
più
presto
possibile
,
ed
egli
partì
.
La
guida
,
su
un
cavallino
forte
e
paziente
,
precedeva
per
gli
erti
sentieri
,
talvolta
dileguandosi
fra
la
nebbia
argentea
delle
lontananze
silenziose
,
talvolta
disegnandosi
sullo
sfondo
del
sentiero
come
una
figura
dipinta
a
guazzo
sopra
una
tela
grigia
.
Anania
seguiva
:
tutto
era
nebbia
intorno
a
lui
,
dentro
di
lui
,
ma
egli
distingueva
attraverso
quel
velo
fluttuante
il
profilo
ciclopico
del
Monte
Spada
,
e
dentro
di
sé
,
fra
le
nebbie
che
gli
avvolgevano
l
'
anima
,
scorgeva
quest
'
anima
come
scorgeva
il
monte
,
grande
,
immensa
,
dura
,
mostruosa
.
Un
silenzio
tragico
circondava
i
viaggiatori
,
interrotto
soltanto
,
a
intervalli
,
dal
grido
degli
avoltoi
.
Forme
strane
apparivano
qua
e
là
fra
la
nebbia
,
ai
lati
del
sentiero
roccioso
,
e
il
grido
degli
uccelli
carnivori
sembrava
la
voce
selvaggia
di
quelle
misteriose
parvenze
,
disturbate
dal
passaggio
dell
'
uomo
.
Anania
credeva
di
camminare
fra
le
nuvole
,
sentiva
qualche
volta
il
senso
del
vuoto
,
e
per
vincere
la
vertigine
doveva
guardare
intensamente
il
sentiero
,
sotto
i
piedi
del
cavallo
,
fissando
le
lastre
umide
e
lucenti
dello
schisto
e
i
piccoli
cespugli
violetti
del
serpillo
la
cui
acuta
fragranza
profumava
la
nebbia
.
Verso
le
nove
,
fortunatamente
pei
viaggiatori
che
in
quell
'
ora
percorrevano
un
sentiero
strettissimo
tagliato
sul
dorso
immenso
di
Monte
Spada
,
la
nebbia
diradò
:
Anania
diede
un
grido
di
ammirazione
,
quasi
strappatogli
violentemente
dalla
bellezza
magnifica
del
panorama
.
Tutto
il
monte
apparve
coperto
da
un
manto
violetto
di
serpillo
fiorito
;
e
al
di
là
,
la
visione
delle
valli
profondissime
e
delle
alte
cime
verso
cui
si
avvicinavano
i
viaggiatori
,
pareva
,
tra
il
velo
squarciato
della
nebbia
luminosa
,
fra
giuochi
di
sole
e
d
'
ombra
,
sotto
il
cielo
turchino
dipinto
di
strane
nuvole
che
si
diradavano
lentamente
,
un
sogno
d
'
artista
impazzito
,
un
quadro
d
'
inverosimile
bellezza
.
«
Come
la
natura
è
grande
,
e
come
è
bella
e
come
è
forte
!
»
,
pensò
Anania
,
intenerito
.
«
Nel
suo
cuore
immenso
tutto
è
puro
:
ah
,
se
ci
trovassimo
qui
soli
,
tutti
e
tre
,
io
,
Margherita
e
lei
,
chi
più
penserebbe
alle
cose
impure
che
ci
separano
?
»
Un
soffio
di
speranza
gli
attraversò
lo
spirito
:
e
se
Margherita
lo
amasse
davvero
tanto
quanto
aveva
dimostrato
d
'
amarlo
in
quegli
ultimi
giorni
,
e
se
acconsentisse
?
...
Con
questa
folle
speranza
in
cuore
camminò
lungo
tratto
,
finché
raggiunse
il
fondo
del
versante
di
Monte
Spada
per
ricominciare
la
salita
verso
la
più
alta
cima
del
Gennargentu
.
Un
torrente
passava
in
fondo
alla
valle
,
fra
enormi
roccie
e
boschi
di
ontani
che
un
improvviso
soffio
di
vento
scuoteva
.
Nel
silenzio
profondo
del
luogo
misterioso
il
mormorio
degli
ontani
diede
ad
Anania
una
bizzarra
impressione
;
gli
parve
che
la
sua
speranza
animasse
le
cose
intorno
,
e
che
gli
alberi
tremassero
,
come
sorpresi
da
una
gioia
arcana
.
Ma
ad
un
tratto
ricadde
nelle
sue
cupe
idee
e
un
progetto
stravagante
gli
attraversò
la
mente
:
farsi
romito
.
«
Se
mi
nascondessi
su
queste
montagne
e
vivessi
solo
,
cibandomi
d
'
erbe
e
di
uccelli
?
Perché
l
'
uomo
non
può
viver
solo
,
perché
non
può
spezzare
i
lacci
che
lo
avvincono
agli
altri
uomini
e
lo
strangolano
?
Zarathustra
?
Sì
,
ma
anch
'
Egli
una
volta
scrisse
:
"
Oh
,
quanto
sono
solo
!
Non
ho
più
nessuno
con
cui
possa
ridere
,
nessuno
che
mi
consoli
dolcemente
...
"
»
Per
tre
ore
l
'
ascesa
continuò
,
lenta
e
pericolosa
.
Il
cielo
si
rasserenò
completamente
,
il
vento
soffiò
:
le
cime
schistose
brillarono
al
sole
,
profilate
di
argento
sull
'
azzurro
infinito
;
l
'
isola
svolse
i
suoi
cerulei
panorami
,
disegnati
di
montagne
chiare
,
di
paesi
grigi
,
di
stagni
lucenti
,
e
qua
e
là
sfumati
nella
linea
vaporosa
del
mare
.
Ogni
tanto
Anania
si
distraeva
,
ammirava
,
seguiva
con
interesse
le
indicazioni
della
guida
e
guardava
col
binocolo
;
ma
appena
egli
cercava
di
godere
la
dolcezza
del
panorama
magnifico
,
il
dolore
gli
dava
come
una
zampata
da
tigre
per
riafferrarlo
interamente
a
sé
.
Verso
mezzogiorno
arrivarono
alla
vetta
Bruncu
Spina
.
Appena
smontato
,
Anania
s
'
arrampicò
fino
al
mucchio
di
lastre
schistose
del
punto
trigonometrico
,
e
si
gettò
per
terra
onde
sfuggire
alla
furia
del
vento
che
lo
assaltava
d
'
ogni
parte
.
Sotto
il
suo
sguardo
irrequieto
stendevasi
quasi
tutta
l
'
isola
,
con
le
sue
montagne
azzurre
e
il
suo
mare
argenteo
,
rischiarata
dal
sole
allo
zenit
:
sopra
il
suo
capo
brillava
il
cielo
turchino
,
vuoto
e
infinito
come
il
pensiero
umano
.
Il
vento
rombava
furiosamente
nel
vuoto
,
e
le
sue
raffiche
investivano
Anania
con
rabbia
pazza
:
pareva
l
'
ira
violenta
d
'
una
belva
formidabile
che
cercasse
di
scacciare
ogni
altro
essere
dall
'
antro
aereo
dove
voleva
dominare
sola
.
Anania
resisté
a
lungo
:
la
guida
gli
si
trascinò
accanto
,
gettandosi
anch
'
essa
carponi
sulle
lastre
schistose
,
e
cominciò
a
indicare
le
principali
montagne
ed
i
paesi
ed
i
borghi
dell
'
isola
.
Il
vento
rapiva
le
parole
e
mozzava
il
respiro
ai
due
uomini
.
«
Quella
è
Nuoro
?
»
,
gridò
Anania
.
«
Sì
:
la
collina
di
Sant
'
Onofrio
la
divide
in
due
.
»
«
Sì
,
è
vero
.
Si
vede
distintamente
.
»
«
Peccato
che
questo
vento
sia
così
rabbioso
!
Va
al
diavolo
,
vento
maledetto
!
»
,
urlò
la
guida
.
«
Altrimenti
si
poteva
mandare
un
saluto
a
Nuoro
,
tanto
oggi
sembra
vicina
!
»
Anania
ripensò
alla
promessa
fatta
a
Margherita
:
«...Dalla
più
alta
cima
sarda
ti
manderò
un
saluto
;
griderò
ai
cieli
il
tuo
nome
ed
il
mio
amore
,
come
vorrei
gridarlo
dalla
più
eccelsa
cima
del
mondo
affinché
tutta
la
terra
ne
restasse
attonita
...
»
.
E
gli
sembrò
che
il
vento
gli
portasse
via
il
cuore
,
sbattendolo
contro
i
colossi
granitici
del
Gennargentu
.
Al
ritorno
egli
credeva
di
trovare
sua
madre
presso
la
vedova
,
e
ansiosamente
,
dopo
aver
lasciato
il
cavallo
presso
la
guida
,
attraversò
il
paese
deserto
e
si
fermò
davanti
alla
porticina
nera
di
zia
Grathia
.
La
sera
scendeva
triste
,
un
vento
gagliardo
soffiava
per
le
straducole
erte
,
rocciose
:
il
cielo
era
pallido
:
pareva
d
'
autunno
.
Anania
,
fermo
davanti
alla
porticina
,
ascoltava
.
Silenzio
.
Attraverso
le
fessure
scorgevasi
il
chiarore
rosso
del
fuoco
.
Silenzio
.
Anania
entrò
e
vide
soltanto
la
vecchia
,
che
filava
seduta
sul
solito
sgabello
,
tranquilla
come
uno
spettro
.
Sulle
brage
gorgogliava
la
caffettiera
,
e
da
un
pezzo
di
carne
di
pecora
,
infilato
in
uno
spiedo
di
legno
,
sgocciolava
il
grasso
sulla
cenere
ardente
.
«
E
dunque
?
...
Nonna
,
dunque
?
»
«
Pazienza
,
gioiello
d
'
oro
!
Non
ho
trovato
una
persona
fidata
che
potesse
andare
laggiù
.
Mio
figlio
non
è
in
paese
.
»
«
Ma
il
carrozziere
?
»
«
Pazienza
,
ti
ho
detto
,
oh
!
»
,
esclamò
la
vedova
,
alzandosi
e
deponendo
il
fuso
sullo
sgabello
.
«
Ho
pregato
appunto
il
carrozziere
di
dirle
che
venga
assolutamente
,
domani
.
Gli
dissi
:
"
La
pregherai
a
nome
mio
che
venga
,
poiché
ho
da
comunicarle
cose
importantissime
che
la
riguardano
.
Non
le
dirai
che
qui
c
'
è
Anania
Atonzu
;
va
,
figlio
,
che
Dio
ti
ricompensi
perché
fai
un
'
opera
di
carità
".»
«
E
lui
?
E
lui
?
»
«
Lui
ha
promesso
di
condurla
qui
in
vettura
.
»
«
Ella
non
verrà
!
Vedrete
che
non
verrà
»
,
disse
Anania
,
inquieto
.
«
Purché
non
fugga
ancora
.
Ho
fatto
male
a
non
recarmi
io
stesso
...
ma
sono
ancora
a
tempo
...
»
E
voleva
partire
subito
:
ma
poi
si
lasciò
facilmente
convincere
a
rimanere
,
e
attese
.
Un
'
altra
triste
notte
passò
.
Nonostante
la
stanchezza
che
gli
fiaccava
le
membra
,
egli
dormì
pochissimo
,
-
su
quel
duro
giaciglio
dove
era
tristamente
nato
e
sul
quale
avrebbe
voluto
quella
notte
stessa
morire
.
Il
vento
urlava
sul
tetto
,
con
boati
da
mare
in
tempesta
,
e
la
sua
voce
rombante
,
ricordava
ad
Anania
l
'
infanzia
melanconica
,
i
terrori
lontani
,
le
notti
d
'
inverno
,
il
contatto
di
sua
madre
che
lo
stringeva
a
sé
più
per
paura
che
per
amore
.
No
,
ella
non
lo
aveva
amato
:
perché
illudersi
?
ella
non
lo
aveva
amato
;
ma
forse
questa
era
stata
la
più
orrenda
sventura
e
la
perdita
inesorabile
di
Olì
.
Egli
lo
sentiva
,
lo
sapeva
;
e
provava
una
tristezza
mortale
,
un
'
improvvisa
pietà
per
lei
che
era
vittima
del
destino
e
degli
uomini
.
S
'
ella
fosse
arrivata
quella
notte
,
mentre
la
voce
del
vento
destava
nel
cuore
di
Anania
impeti
di
terrore
e
di
pietà
,
egli
l
'
avrebbe
accolta
con
tenerezza
;
ma
la
notte
passò
,
e
spuntò
una
giornata
che
il
vento
rendeva
melanconica
,
ed
egli
trascorse
ore
che
mise
fra
le
più
tristi
e
irrequiete
della
sua
vita
.
Durante
quelle
ore
egli
girò
per
le
viuzze
,
come
spinto
dal
vento
,
andò
in
qualche
casa
,
bevette
molta
acquavite
,
ritornò
dalla
vedova
e
sedette
accanto
al
fuoco
,
assalito
da
brividi
di
febbre
e
da
una
acuta
irritazione
nervosa
.
Anche
zia
Grathia
non
trovava
pace
;
vagava
su
e
giù
per
la
casa
,
e
un
'
ora
prima
che
arrivasse
la
corriera
s
'
avviò
per
andare
incontro
ad
Olì
.
Prima
di
uscire
pregò
Anania
di
tenersi
calmo
.
«
Bada
che
ella
ha
paura
di
te
...
»
«
Andate
,
santa
donna
!
»
,
egli
disse
con
disprezzo
.
«
Non
la
guarderò
neppure
:
le
dirò
soltanto
poche
parole
.
»
Passò
più
di
un
'
ora
.
Anania
ricordava
con
amarezza
la
dolce
ora
passata
nell
'
attendere
zia
Tatàna
:
e
mentre
anelava
l
'
arrivo
di
Olì
,
il
triste
arrivo
che
doveva
una
buona
volta
porre
fine
ai
suoi
tormenti
,
si
sentiva
divorato
da
un
cupo
desiderio
:
che
ella
non
arrivasse
,
che
fosse
di
nuovo
fuggita
,
scomparsa
per
sempre
!
«
Ma
è
anche
malata
»
,
pensava
con
triste
conforto
,
«
morrà
ben
presto
!
»
La
vedova
rientrò
,
sola
,
frettolosa
.
«
Zitto
,
non
arrabbiarti
!
»
,
disse
a
voce
bassa
,
rapidamente
.
«
Viene
!
Viene
!
È
qui
:
io
le
ho
detto
tutto
.
Zitto
!
Ha
una
paura
terribile
.
Non
farle
del
male
,
figlio
!
»
Uscì
di
nuovo
,
lasciando
aperta
la
porticina
che
il
vento
cominciò
a
sbattere
,
spingendola
,
attirandola
,
quasi
trastullandosi
con
essa
.
Anania
attese
,
pallido
,
incosciente
.
Ogni
volta
che
la
porta
si
apriva
il
sole
ed
il
vento
penetravano
nella
cucina
,
illuminavano
e
scuotevano
ogni
cosa
,
e
sparivano
per
ricomparire
subito
.
Per
uno
o
due
minuti
Anania
seguì
incoscientemente
il
gioco
del
sole
e
del
vento
,
ma
ad
un
tratto
s
'
irritò
contro
la
porta
e
mosse
per
chiuderla
,
nervoso
e
col
volto
cupo
d
'
ira
.
Egli
apparve
così
alla
misera
donna
che
si
avanzava
tremando
,
timida
e
lacera
come
una
mendicante
.
Egli
la
guardò
:
ella
lo
guardò
:
lo
spavento
e
la
diffidenza
era
negli
occhi
d
'
entrambi
.
Né
l
'
uno
né
l
'
altra
pensarono
neppure
a
stendersi
la
mano
,
neppure
a
salutarsi
:
tutto
un
mondo
di
dolore
e
di
errore
era
fra
loro
e
li
divideva
inesorabilmente
,
come
due
mortali
nemici
.
Anania
tenne
ferma
la
porta
,
appoggiandovisi
,
tutto
inondato
di
sole
e
di
vento
,
e
seguì
con
gli
occhi
la
misera
figura
di
Olì
,
mentre
ella
,
quasi
spinta
da
zia
Grathia
,
si
avanzava
verso
il
focolare
.
Sì
,
era
ben
lei
,
la
pallida
e
scarna
apparizione
intravveduta
nella
finestra
nera
della
cantoniera
;
nel
viso
giallo
-
grigiastro
i
grandi
occhi
chiari
,
sbiaditi
dalla
debolezza
e
dalla
paura
,
parevano
gli
occhi
d
'
un
gatto
selvatico
ammalato
.
Appena
ella
si
fu
seduta
,
la
vedova
ebbe
una
magnifica
idea
:
lasciò
soli
i
suoi
ospiti
!
Ma
Anania
sbatté
la
porta
e
corse
irritatissimo
dietro
zia
Grathia
.
«
Dove
andate
?
Venite
,
tornate
subito
,
altrimenti
vado
via
anch
'
io
!
»
disse
aspramente
,
raggiungendo
la
vecchia
su
per
la
scaletta
.
Olì
dovette
sentire
la
minaccia
,
perché
quando
Anania
e
la
vedova
rientrarono
in
cucina
ella
piangeva
presso
la
porta
,
pronta
ad
andarsene
.
Cieco
di
vergogna
e
di
dolore
,
Anania
le
si
slanciò
sopra
,
l
'
afferrò
per
un
braccio
e
la
spinse
contro
il
muro
,
poi
chiuse
a
chiave
la
porta
.
«
Nooo
!
»
,
egli
gridò
,
mentre
la
donna
s
'
accoccolava
per
terra
,
restringendosi
tutta
come
un
riccio
e
piangendo
convulsa
.
«
Non
partirete
più
!
Non
farete
più
un
passo
senza
il
mio
consentimento
.
Rimanete
,
piangete
finché
volete
,
ma
di
qui
non
vi
muoverete
più
.
I
tempi
allegri
son
finiti
.
»
Olì
pianse
più
forte
,
tutta
scossa
da
un
fremito
di
spasimo
;
ma
nello
scoppio
del
suo
pianto
risuonò
quasi
una
frenetica
irrisione
alle
ultime
parole
di
Anania
;
ed
egli
lo
sentì
,
e
la
vergogna
subitanea
per
le
mostruose
parole
pronunziate
accrebbe
il
suo
furore
.
Ah
,
il
pianto
della
donna
lo
irritava
,
invece
di
commuoverlo
;
tutti
gli
istinti
dell
'
uomo
primitivo
,
barbaro
e
feroce
,
vibravano
nei
suoi
nervi
frementi
:
ed
egli
lo
sentiva
,
ma
non
sapeva
dominarsi
.
Zia
Grathia
lo
guardava
atterrita
,
domandandosi
se
Olì
non
avesse
ragione
a
temerlo
;
e
scuoteva
la
testa
,
minacciava
con
ambe
le
mani
,
s
'
agitava
,
pronta
a
tutto
pur
d
'
impedire
una
scena
violenta
;
ma
non
sapeva
che
dire
,
non
poteva
parlare
.
Ah
,
era
indiavolato
quel
bel
ragazzo
ben
vestito
:
era
più
terribile
d
'
un
pastore
orgolese
con
la
mastrucca
,
più
terribile
dei
banditi
che
ella
aveva
conosciuti
sulla
montagna
.
Ella
s
'
era
immaginata
una
scena
ben
diversa
da
quella
!
«
Sì
»
,
egli
riprese
,
abbassando
la
voce
,
e
fermandosi
davanti
a
Olì
,
«
i
vostri
viaggi
son
finiti
.
Ragioniamo
un
po
'
:
è
inutile
piangere
,
anzi
dovete
rallegrarvi
perché
avete
ritrovato
un
buon
figliuolo
che
vi
restituirà
bene
per
male
:
quindi
dovete
aspettarvi
da
lui
molto
bene
.
Di
qui
voi
non
vi
muoverete
più
,
finché
non
l
'
ordinerò
io
.
Capite
?
capite
?
»
,
ripeté
,
sollevando
di
nuovo
la
voce
,
e
battendosi
la
mano
sul
petto
.
«
Adesso
sono
io
il
padrone
:
non
sono
più
il
bimbo
di
sette
anni
,
che
voi
avete
vilmente
ingannato
e
abbandonato
;
non
sono
più
l
'
immondezza
che
voi
avete
buttato
via
;
sono
un
uomo
ora
,
capite
?
e
saprò
difendermi
,
sì
,
saprò
difendermi
,
saprò
,
perché
voi
finora
non
avete
fatto
altro
che
offendermi
,
uccidermi
giorno
per
giorno
,
sempre
a
tradimento
,
sempre
!
sempre
!
e
rovinarmi
,
capite
,
rovinarmi
sempre
più
,
sempre
più
,
come
si
rovina
una
casa
,
un
muro
,
così
,
pietra
per
pietra
,
così
...
»
Egli
faceva
atto
di
buttar
giù
un
muro
;
si
curvava
,
sudava
,
quasi
oppresso
da
una
vera
fatica
fisica
;
ma
d
'
un
tratto
,
improvvisamente
,
guardando
Olì
che
piangeva
sempre
,
sentì
la
sua
ira
sbollire
,
svanire
.
Un
senso
di
gelo
lo
invase
.
Chi
era
quella
donna
che
egli
ingiuriava
?
Quel
mucchio
di
stracci
,
quella
lurida
lumaca
,
quella
mendicante
,
quell
'
essere
senza
anima
?
Poteva
ella
capire
ciò
che
egli
le
diceva
?
ciò
che
ella
aveva
fatto
?
E
d
'
altronde
che
poteva
esserci
di
comune
fra
lui
e
quella
creatura
immonda
?
Era
poi
davvero
sua
madre
,
quella
?
E
se
lo
era
,
che
significava
,
che
importava
?
Madre
non
è
la
donna
che
dà
materialmente
alla
luce
una
creatura
,
frutto
d
'
un
momento
di
piacere
,
e
poi
la
butta
nel
mezzo
della
strada
,
in
grembo
al
perfido
Caso
che
l
'
ha
fatta
nascere
.
No
,
quella
donna
lì
non
era
sua
madre
,
non
era
una
madre
,
sia
pure
incosciente
:
egli
non
le
doveva
nulla
.
Forse
non
aveva
diritto
di
rimproverarle
i
suoi
errori
,
ma
non
doveva
neppure
sacrificarsi
per
lei
.
Sua
madre
poteva
essere
zia
Tatàna
,
poteva
essere
zia
Grathia
,
e
magari
Maria
Obinu
,
e
magari
zia
Varvara
o
Nanna
l
'
ubriacona
;
tutte
,
fuorché
la
miserabile
creatura
che
gli
stava
davanti
.
«
Avrei
fatto
bene
a
non
occuparmene
,
davvero
,
come
consigliava
zia
Grathia
»
,
pensò
.
«
E
forse
è
meglio
che
essa
riprenda
la
sua
via
.
Che
può
importarmi
di
lei
?
No
,
non
me
ne
importa
niente
.
»
Olì
continuava
a
piangere
.
«
Finitela
»
,
diss
'
egli
freddamente
,
ma
non
più
irato
;
e
siccome
ella
piangeva
più
forte
,
egli
si
volse
alla
vedova
e
le
fece
cenno
di
confortarla
e
farla
tacere
.
«
Non
vedi
che
ha
paura
?
»
,
mormorò
la
vedova
,
passandogli
vicina
.
«
Su
!
su
!
»
,
disse
poi
,
battendo
una
mano
sulle
spalle
di
Olì
.
«
Finiscila
,
figlia
.
Fatti
coraggio
,
abbi
pazienza
.
È
inutile
piangere
;
egli
non
ti
divorerà
,
poi
;
è
figlio
delle
tue
viscere
,
dopo
tutto
.
Su
!
su
!
Adesso
prendi
un
po
'
di
caffè
,
poi
discorrerete
meglio
.
Fammi
il
piacere
,
figlio
,
Anania
,
va
un
po
'
fuori
:
poi
ragionerete
meglio
.
Va
fuori
,
gioiello
d
'oro.»
Egli
non
si
mosse
,
ma
Olì
si
calmò
alquanto
,
e
quando
zia
Grathia
le
portò
il
caffè
,
ella
prese
tremando
la
tazza
e
bevette
avidamente
,
guardandosi
attorno
con
occhi
ancora
spaventati
,
diffidenti
,
eppure
attraversati
da
balenii
di
piacere
.
Ella
era
avida
del
caffè
,
come
quasi
tutte
le
donnicciuole
sarde
,
ed
Anania
,
che
aveva
un
po
'
ereditato
questa
passione
,
la
guardava
e
la
studiava
,
ridiventato
perfettamente
cosciente
;
e
gli
pareva
di
scorgere
una
bestia
selvatica
e
timida
,
una
lepre
rosicchiante
l
'
uva
nella
vigna
,
trepida
per
il
piacere
del
pasto
e
per
la
paura
di
venir
sorpresa
.
«
Ne
vuoi
ancora
?
»
,
domandò
zia
Grathia
,
chinandosi
e
parlando
ad
Olì
come
ad
una
bambina
.
«
Sì
?
No
?
Se
ne
vuoi
ancora
dimmelo
pure
.
Da
'
qui
la
chicchera
,
e
alzati
,
su
,
lavati
gli
occhi
,
sta
tranquilla
!
Hai
sentito
?
Su
,
figlia
!
»
Olì
si
alzò
,
aiutata
dalla
vecchia
,
e
andò
diritta
alla
tinozza
dell
'
acqua
dove
usava
lavarsi
venti
anni
prima
:
volle
pulire
la
chicchera
,
poi
si
lavò
,
e
s
'
asciugò
col
grembiale
bucherellato
.
Le
sue
labbra
tremavano
,
qualche
singhiozzo
le
gonfiava
ancora
il
petto
,
i
suoi
occhi
arrossati
e
cerchiati
,
enormi
nel
viso
piccolo
,
sfuggivano
lo
sguardo
freddo
di
Anania
.
Egli
guardava
il
grembiale
bucherellato
e
pensava
:
«
Bisognerà
subito
farle
una
veste
:
è
veramente
lurida
.
Ho
ancora
sessanta
lire
delle
lezioni
date
a
Nuoro
:
ho
fatto
bene
a
fare
quelle
ripetizioni
...
Ne
troverò
anche
altre
.
Venderò
anche
i
libri
...
Sì
,
occorre
subito
vestirla
e
calzarla
...
Avrà
anche
fame
...
»
.
Quasi
indovinando
il
suo
pensiero
,
zia
Grathia
disse
ad
Olì
:
«
Hai
fame
?
Se
hai
fame
dimmelo
pure
,
subito
:
non
star
lì
vergognosa
;
chi
si
vergogna
patisce
.
Hai
fame
?
No
?
»
.
«
No
»
,
rispose
Olì
con
voce
rauca
.
Anania
si
turbò
nell
'
udire
quella
voce
:
era
ancora
la
voce
d
'
un
tempo
,
sì
,
la
voce
lontana
,
la
voce
di
lei
.
Sì
,
quella
donna
era
lei
,
era
lei
,
la
madre
,
la
sola
,
la
vera
,
l
'
unica
madre
!
Era
la
carne
della
sua
carne
,
il
membro
malato
,
il
viscere
fracido
che
lo
straziava
,
ma
dal
quale
non
poteva
staccarsi
senza
lasciar
la
vita
.
«
Ebbene
,
allora
siedi
qui
»
,
disse
zia
Grathia
avvicinando
due
sgabelli
al
focolare
,
«
siedi
qui
,
figlia
,
e
tu
siedi
qui
,
gioiello
mio
.
Sedete
qui
entrambi
e
discorrete
...
»
.
Fece
sedere
Olì
,
e
pretendeva
di
fare
altrettanto
con
Anania
,
ma
egli
si
scosse
bruscamente
.
«
Lasciatemi
dunque
;
non
sono
un
bimbo
,
vi
ho
detto
!
D
'
altronde
»
,
egli
riprese
,
camminando
su
e
giù
per
la
cucina
,
«
c
'
è
poco
da
discorrere
.
Ho
già
detto
quanto
dovevo
dire
.
Ella
rimarrà
qui
finché
io
non
ordinerò
altrimenti
:
voi
ora
le
comprerete
le
scarpe
e
un
vestito
...
vi
darò
i
danari
...
,
ma
di
questo
parleremo
poi
...
Intanto
»
,
e
alzò
la
voce
,
per
significare
che
si
rivolgeva
ad
Olì
,
«
rispondete
voi
:
che
cosa
rispondete
dunque
?
»
Credendo
che
egli
parlasse
con
la
vedova
,
Olì
non
rispose
.
«
Hai
sentito
?
»
,
le
disse
zia
Grathia
,
con
voce
dolce
.
«
Che
cosa
rispondi
?
»
«
Io
?
»
,
ella
chiese
a
bassa
voce
.
«
Sì
,
tu
.
»
«
Io
...
nulla
.
»
«
Avete
debiti
?
»
,
domandò
Anania
.
«No.»
«
Verso
il
cantoniere
,
no
?
»
.
«
No
.
Si
hanno
tenuto
tutto
quanto
avevo
.
»
«
Che
cosa
avevate
?
»
«
I
bottoni
d
'
argento
della
camicia
,
le
scarpe
nuove
,
dodici
lire
in
argento
.
»
«
Che
cosa
possedete
ora
?
»
«
Nulla
.
Come
mi
vedi
,
mi
scrivi
[
29
]
»
,
diss
'
ella
,
toccandosi
il
grembiale
.
La
sua
voce
era
cupa
,
cavernosa
.
«
Avete
qualche
carta
?
»
«
Cosa
?
»
«
Qualche
carta
»
,
spiegò
zia
Grathia
.
«
Sì
,
la
fede
di
nascita
?
»
«
Sì
,
la
fede
di
nascita
»
,
ella
rispose
toccandosi
il
petto
.
«
L
'
ho
qui
.
»
«
Fate
vedere
»
.
Ella
trasse
una
carta
gialliccia
,
macchiata
d
'
olio
e
di
sudore
,
mentre
Anania
ripensava
amaramente
alle
ricerche
e
alle
indagini
fatte
per
scoprire
se
Maria
Obinu
possedeva
carte
rivelatrici
.
Zia
Grathia
prese
la
carta
e
gliela
diede
;
egli
la
svolse
,
la
lesse
,
la
restituì
.
«
Perché
ve
la
siete
procurata
?
»
,
domandò
.
«
Per
sposarmi
con
Celestino
...
»
«
Il
cieco
»
,
spiegò
la
vedova
,
e
aggiunse
borbottando
:
«
quell
'
immondezza
vile
»
.
Anania
tacque
,
e
continuò
a
camminare
su
e
giù
per
la
cucina
:
il
vento
sibilava
incessantemente
intorno
alla
casetta
;
dalle
fessure
del
tetto
piovevano
alcune
striscie
di
sole
che
disegnavano
fantastiche
monete
d
'
oro
sul
pavimento
nero
.
Anania
camminava
divertendosi
automaticamente
a
mettere
i
piedi
su
quelle
monete
,
come
usava
una
volta
,
da
bambino
:
si
domandava
che
cosa
gli
restava
da
fare
e
gli
sembrava
d
'
aver
già
esaurito
una
parte
del
suo
grave
compito
.
«
Io
ora
chiamerò
di
là
zia
Grathia
»
,
pensava
,
«
e
le
consegnerò
i
danari
perché
le
compri
le
vesti
e
le
scarpe
e
le
dia
da
mangiare
,
poi
partirò
e
vedrò
...
Qui
non
mi
resta
altro
da
fare
:
è
tutto
fatto
...
È
tutto
fatto
!
»
,
ripeté
fra
sé
con
infinita
tristezza
.
«
Tutto
è
finito
.
»
Gli
venne
in
mente
di
sedersi
accanto
a
sua
madre
,
di
chiederle
come
aveva
vissuto
,
di
rivolgerle
una
sola
parola
di
dolcezza
e
di
perdono
:
ma
non
poteva
,
non
poteva
:
il
solo
guardarla
lo
disgustava
;
gli
pareva
che
ella
puzzasse
(
e
in
realtà
ella
emanava
quello
sgradevole
odore
tutto
speciale
dei
mendicanti
)
,
e
non
vedeva
l
'
ora
di
andarsene
,
di
fuggire
,
di
togliersi
dagli
occhi
quella
vista
dolorosa
.
Eppure
qualche
cosa
lo
tratteneva
;
egli
sentiva
che
la
scena
non
poteva
terminare
così
,
dopo
poche
frasi
;
pensava
che
Olì
forse
,
fra
la
sua
paura
e
la
sua
vergogna
,
gioiva
d
'
aver
un
figlio
bello
,
forte
,
civile
;
e
nel
suo
disgusto
,
nel
suo
dolore
anch
'
egli
provava
un
meschino
conforto
dicendo
a
se
stesso
:
«
Almeno
non
è
sfrontata
:
forse
si
può
redimere
ancora
.
È
incosciente
,
ma
non
sfrontata
.
Non
si
ribellerà
»
.
Eppure
ella
si
ribellò
.
«
Ecco
»
,
egli
ricominciò
,
dopo
un
lungo
silenzio
,
«
voi
rimarrete
qui
finché
non
avrò
aggiustato
i
miei
affari
.
Zia
Grathia
comprerà
le
vesti
e
le
scarpe
...
»
La
voce
rauca
e
dolente
risuonò
forte
:
«
Io
non
voglio
nulla
.
Io
no
...
»
.
«
Come
no
?
»
,
egli
chiese
,
fermandosi
di
botto
davanti
al
focolare
.
«
Io
non
resto
.
»
«
Che
cosa
?
»
,
egli
gridò
sporgendosi
in
avanti
,
coi
pugni
stretti
e
gli
occhi
spalancati
.
«
Spiegatevi
meglio
.
»
Ah
,
dunque
non
era
tutto
finito
?
Ella
osava
?
perché
osava
?
Ah
,
ella
dunque
non
capiva
che
suo
figlio
aveva
sofferto
e
lottato
durante
tutta
la
sua
vita
per
raggiungere
uno
scopo
:
quello
di
ritirarla
dalla
via
della
colpa
e
del
vagabondaggio
,
anche
sacrificandole
tutto
il
suo
avvenire
?
Perché
ora
ella
osava
ribellarglisi
,
perché
voleva
sfuggirgli
ancora
?
Non
capiva
che
egli
le
avrebbe
impedito
di
far
ciò
,
anche
a
costo
d
'
un
delitto
?
«
Spiegatevi
!
»
,
egli
ripeté
,
dominando
a
stento
la
sua
collera
.
E
stette
ad
ascoltare
,
fremente
,
esaltato
,
ficcandosi
le
unghie
puntute
sulle
palme
delle
mani
,
mentre
il
suo
viso
andava
di
momento
in
momento
deformandosi
sotto
la
pressione
di
un
dolore
senza
nome
.
Zia
Grathia
lo
fissava
,
pronta
anch
'
essa
a
gettarglisi
sopra
se
egli
osava
toccare
Olì
.
Fra
le
tre
creature
selvagge
,
riunite
intorno
al
focolare
,
la
fiamma
di
un
tizzo
sorgeva
azzurrognola
e
cigolava
:
pareva
piangesse
.
«
Ascoltami
»
,
disse
Olì
animandosi
,
«
non
adirarti
,
tanto
oramai
la
tua
collera
è
inutile
.
Il
male
è
fatto
e
nulla
più
lo
può
rimediare
:
tu
puoi
uccidermi
,
ma
non
ne
ritrarrai
alcun
benefizio
.
L
'
unica
cosa
che
tu
possa
fare
è
di
non
occuparti
di
me
.
Io
non
posso
restare
qui
:
me
ne
andrò
e
tu
non
udrai
più
mie
notizie
.
Figurati
di
non
avermi
mai
incontrata
...
»
«
Dove
vuoi
andare
?
»
,
chiese
la
vedova
.
«
Anch
'
io
gli
ho
detto
queste
cose
,
ma
egli
non
capisce
la
ragione
:
ci
sarebbe
però
un
mezzo
...
Rimani
qui
egualmente
,
invece
di
andar
per
il
mondo
:
non
diremo
chi
tu
sei
ed
egli
vivrà
tranquillo
come
se
tu
fossi
lontana
.
Perché
,
povera
te
,
se
vai
via
di
qui
,
dove
andrai
?
»
«
Dove
Dio
vuole
...
»
«
Dio
?
»
,
proruppe
Anania
,
dandosi
forti
pugni
sul
petto
.
«
Dio
ora
vi
comanda
di
obbedirmi
.
Non
osate
neppur
più
ripetere
che
non
volete
restare
qui
.
Non
osate
»
,
egli
disse
come
in
delirio
.
«
Credete
che
io
scherzi
,
forse
?
Non
osate
muovere
un
passo
senza
ordine
mio
;
altrimenti
sarò
capace
di
tutto
...
»
«
Per
il
tuo
bene
»
,
ella
insisté
.
«
Ascoltami
almeno
:
non
essere
feroce
con
me
,
mentre
sei
indulgente
con
tuo
padre
,
con
quel
miserabile
che
fu
la
mia
rovina
.
»
«
Ella
ha
ragione
!
»
,
disse
la
vedova
.
«
Tacete
!
»
,
impose
Anania
.
Olì
prese
ancor
più
coraggio
.
«
Io
non
so
parlare
,
Ananì
...
io
ora
non
so
parlare
perché
le
disgrazie
mi
hanno
reso
stupida
;
ma
una
sola
cosa
ti
domando
:
non
avrei
tutto
da
guadagnare
restando
qui
?
Se
voglio
andar
via
non
è
per
il
tuo
bene
?
Rispondi
.
Ah
,
egli
neppure
mi
ascolta
!
»
,
disse
poi
,
rivolta
alla
vedova
.
Anania
camminava
nuovamente
su
e
giù
per
la
cucina
,
e
pareva
non
udisse
davvero
le
parole
di
Olì
;
ma
a
un
tratto
trasalì
e
gridò
:
«
Ascolto
!
»
.
Ella
riprese
umilmente
:
«
Perché
dunque
vuoi
che
io
rimanga
qui
?
Lasciami
andare
per
la
mia
via
:
come
un
giorno
ti
feci
del
male
,
lascia
che
ora
possa
farti
del
bene
.
Lasciami
andare
:
io
non
voglio
esserti
d
'
impedimento
:
lasciami
andare
...
per
il
tuo
bene
...
»
.
«
No
!
»
,
egli
ripeté
.
«
Lasciami
andare
,
te
ne
supplico
:
sono
ancor
buona
a
lavorare
.
Tu
non
saprai
più
nulla
di
me
:
sparirò
come
la
foglia
portata
dal
vento
...
»
Egli
s
'
aggirò
su
se
stesso
;
una
terribile
tentazione
lo
insidiò
:
lasciarla
andare
!
Per
un
minuto
secondo
una
folle
gioia
gli
brillò
nell
'
anima
,
al
pensiero
che
tutto
poteva
considerarsi
come
un
sogno
maligno
:
una
sola
parola
e
il
sogno
svaniva
e
tornava
la
dolce
realtà
...
Ma
subito
ebbe
vergogna
di
se
stesso
:
la
sua
ira
crebbe
,
il
suo
grido
echeggiò
nuovamente
nella
tetra
cucina
.
«
No
!
»
«
Tu
sei
una
belva
»
,
mormorò
Olì
,
«
non
sei
un
cristiano
:
sei
una
belva
che
morde
le
sue
stesse
carni
.
Lasciami
andare
,
fanciullo
di
Dio
,
lasciami
...
»
«
No
!
»
«
Una
belva
davvero
!
»
,
confermò
zia
Grathia
,
mentre
Olì
taceva
e
pareva
vinta
.
«
C
'
è
bisogno
di
urlare
così
?
Nooo
!
Nooo
!
Nooo
!
Fuori
,
se
sentono
,
crederanno
che
c
'
è
un
toro
selvatico
,
chiuso
qui
dentro
.
Son
queste
le
cose
che
ti
hanno
insegnato
a
scuola
?
»
«
A
scuola
mi
hanno
insegnato
questa
ed
altre
cose
»
,
egli
disse
,
abbassando
la
voce
che
gli
si
era
fatta
rauca
.
«
Mi
hanno
insegnato
che
l
'
uomo
non
deve
lasciarsi
disonorare
,
a
costo
di
morirne
...
Ma
voi
non
potete
capire
certe
cose
!
Infine
,
tagliamo
corto
,
e
state
zitte
tutt
'
e
due
...
»
«
Io
non
capisco
?
Io
capisco
benissimo
»
,
protestò
la
vecchia
.
«
Nonna
,
voi
capite
davvero
.
Ricordatevi
...
Ma
basta
,
basta
!
»
,
esclamò
egli
,
agitando
le
mani
,
stanco
,
nauseato
.
Le
parole
della
vecchia
lo
avevano
colpito
;
egli
ritornava
cosciente
,
ricordava
che
si
era
sempre
ritenuto
un
essere
superiore
,
e
voleva
porre
fine
alla
scena
dolorosa
e
volgare
.
«
Basta
»
,
ripeté
a
se
stesso
,
lasciandosi
cader
seduto
in
un
angolo
della
cucina
e
prendendosi
la
testa
fra
le
mani
.
«
Ho
detto
no
e
basta
.
Finitela
ora
»
,
aggiunse
con
voce
affranta
.
Ma
Olì
s
'
accorse
benissimo
che
era
invece
il
momento
di
combattere
:
ella
non
aveva
più
paura
,
e
osò
tutto
.
«
Senti
»
,
disse
con
voce
umile
,
sempre
più
umile
,
«
perché
vuoi
rovinarti
,
"
figlio
mio
?
"
(
Sì
,
ella
ebbe
il
coraggio
di
dir
così
,
ed
egli
non
protestò
)
.
Io
so
tutto
...
Tu
devi
sposarti
con
una
fanciulla
ricca
e
bella
:
se
ella
viene
a
conoscere
che
tu
non
mi
rinneghi
,
ti
rifiuterà
.
Ed
ha
ragione
:
perché
una
rosa
non
può
stare
vicina
ad
una
immondezza
...
Fallo
per
lei
;
lasciami
andare
,
ella
crederà
sempre
che
io
non
esista
più
.
Ella
è
un
'
anima
innocente
;
perché
dovrebbe
soffrire
?
Io
andrò
lontano
,
cambierò
nome
,
sparirò
portata
via
dal
vento
.
Basta
il
male
che
ti
feci
involontariamente
...
sì
...
involontariamente
;
figlio
mio
,
io
non
voglio
farti
più
del
male
,
no
.
Ah
,
come
una
madre
può
fare
il
male
a
suo
figlio
?
Lasciami
andare
»
.
Egli
ebbe
desiderio
di
gridare
:
«
Eppure
voi
non
mi
avete
fatto
altro
che
del
male
»
,
ma
si
vinse
.
A
che
serviva
gridare
?
Era
inutile
e
indecoroso
;
no
,
egli
non
voleva
più
gridare
:
solo
,
col
capo
sempre
stretto
fra
le
mani
,
con
voce
nello
stesso
tempo
lamentosa
e
rabbiosa
,
continuò
a
rispondere
:
«
No
,
no
,
no
»
.
In
fondo
sentiva
che
Olì
aveva
ragione
,
e
capiva
che
ella
veramente
voleva
andarsene
per
non
renderlo
infelice
,
ma
appunto
l
'
idea
che
in
quel
momento
ella
era
più
generosa
e
più
cosciente
di
lui
lo
irritava
e
gliela
rendeva
odiosa
.
Ella
si
era
trasformata
:
i
suoi
occhi
illuminati
lo
guardavano
supplichevoli
e
amorosi
;
quando
ripeteva
:
«
lasciami
andare
»
la
sua
voce
vibrava
e
tutto
il
suo
volto
esprimeva
una
tristezza
senza
nome
.
Forse
un
sogno
soave
,
che
giammai
prima
d
'
allora
aveva
rischiarato
l
'
orrore
della
sua
esistenza
,
le
sfiorava
l
'
anima
:
restare
,
vivere
per
lui
,
trovar
finalmente
pace
.
Ma
dal
profondo
dell
'
anima
primitiva
un
istinto
di
bene
,
-
la
scintilla
che
si
cela
anche
nella
selce
,
-
la
spingeva
a
non
badare
a
quel
sogno
.
Una
sete
di
sacrifizio
la
divorava
,
ed
Anania
lo
capiva
,
e
sentiva
finalmente
che
ella
voleva
a
modo
suo
compiere
il
proprio
dovere
,
come
egli
a
modo
suo
voleva
compiere
il
suo
.
Egli
però
era
il
più
forte
e
voleva
e
doveva
vincere
con
tutti
i
mezzi
,
anche
con
la
violenza
,
anche
con
la
necessaria
crudeltà
del
medico
che
per
guarire
il
malato
gli
apre
la
carne
coi
ferri
.
Ad
un
tratto
ella
si
gettò
per
terra
,
ricominciò
a
piangere
,
supplicò
,
gridò
.
Anania
rispose
sempre
no
.
«
Che
farò
dunque
io
?
»
,
ella
singhiozzò
.
«
Nostra
Signora
mia
,
cosa
farò
io
?
Bisogna
che
ti
abbandoni
ancora
con
inganno
,
per
farti
il
bene
per
forza
?
Sì
,
io
ti
lascerò
,
io
me
ne
andrò
.
Tu
non
sei
il
mio
padrone
.
Io
non
so
chi
tu
sei
...
Io
sono
libera
...
e
me
ne
andrò
...
»
Egli
sollevò
il
volto
e
la
guardò
.
Non
era
più
irato
;
ma
i
suoi
occhi
freddi
e
il
suo
viso
livido
,
improvvisamente
invecchiato
,
incutevano
spavento
.
«
Sentite
»
,
disse
con
voce
ferma
,
«
finiamola
.
È
deciso
tutto
,
e
non
c
'
è
da
discutere
oltre
.
Voi
non
muoverete
un
passo
senza
che
io
lo
sappia
.
E
badate
bene
,
e
tenete
a
mente
le
mie
parole
come
se
fossero
le
parole
di
un
morto
:
se
finora
ho
sopportato
il
disonore
della
vostra
vita
vergognosa
era
perché
non
potevo
impedirlo
,
e
perché
speravo
di
por
fine
a
tale
obbrobrio
.
Ma
d
'
ora
in
avanti
sarà
altra
cosa
.
Se
voi
vi
permettete
di
andar
via
di
qui
vi
seguirò
,
vi
ucciderò
e
mi
ucciderò
!
Tanto
non
mi
importa
più
nulla
di
vivere
!
»
Olì
lo
guardava
con
terrore
:
in
quel
momento
egli
era
rassomigliantissimo
a
zio
Micheli
,
il
padre
,
quando
l
'
aveva
cacciata
via
dalla
cantoniera
;
gli
stessi
occhi
freddi
,
lo
stesso
volto
calmo
e
terribile
,
la
stessa
voce
cavernosa
,
lo
stesso
accento
inesorabile
.
Le
parve
di
vedere
il
fantasma
del
vecchio
,
che
risorgeva
per
castigarla
,
e
sentì
l
'
orrore
della
morte
intorno
a
sé
.
Non
disse
più
parola
,
e
si
accoccolò
per
terra
,
tutta
tremante
di
spavento
e
di
disperazione
.
Una
triste
notte
cadde
sul
villaggio
desolato
dal
vento
.
Anania
,
che
non
aveva
potuto
trovare
un
cavallo
per
ripartire
subito
,
dovette
passare
la
notte
a
Fonni
,
e
dormì
d
'
un
sonno
inquieto
,
simile
al
sonno
di
un
condannato
nella
prima
notte
dopo
la
sentenza
.
Olì
e
la
vedova
vegliarono
lungamente
accanto
al
fuoco
:
Olì
aveva
il
freddo
foriero
della
febbre
e
batteva
i
denti
,
sbadigliava
e
gemeva
.
Come
in
una
notte
lontana
,
il
vento
rombava
sopra
la
cucina
vigilata
dalla
spoglia
nera
del
bandito
,
e
la
vedova
filava
,
alla
luce
giallognola
del
fuoco
,
impassibile
e
pallida
come
uno
spettro
:
ma
questa
volta
ella
non
narrava
alla
sua
ospite
le
storie
del
marito
,
e
non
osava
confortarla
.
Solo
,
di
tanto
in
tanto
,
la
supplicava
inutilmente
di
andare
a
letto
.
«
Andrò
se
mi
fate
una
carità
»
,
disse
finalmente
Olì
.
«Parla.»
«
Chiedetegli
se
egli
ha
ancora
la
rezetta
che
gli
diedi
il
giorno
che
siamo
fuggiti
di
qui
;
e
pregatelo
di
farmela
vedere
.
»
La
vecchia
promise
,
e
Olì
si
alzò
:
tremava
tutta
,
e
sbadigliava
tanto
che
le
sue
mascelle
scricchiolavano
.
Tutta
la
notte
vaneggiò
,
arsa
dalla
febbre
;
ogni
tanto
chiedeva
la
rezetta
e
si
lamentava
infantilmente
perché
zia
Grathia
,
coricatale
a
fianco
,
non
si
alzava
e
non
andava
da
Anania
per
chiedergliela
.
Un
dubbio
le
attraversava
la
mente
in
delirio
:
che
Anania
non
fosse
suo
figlio
.
No
,
egli
era
troppo
crudele
e
spietato
;
ella
,
che
era
stata
la
vittima
di
tutti
non
poteva
convincersi
che
suo
figlio
dovesse
torturarla
più
degli
altri
.
Nel
delirio
raccontò
a
zia
Grathia
che
aveva
attaccato
al
collo
di
Anania
quel
sacchettino
per
riconoscerlo
quando
sarebbe
stato
grande
e
ricco
.
«
Io
volevo
andare
a
trovarlo
un
giorno
,
vecchia
vecchia
,
col
bastone
.
Dun
!
Dun
!
picchiavo
alla
sua
porta
.
"
Io
sono
Maria
Santissima
trasformata
in
mendicante
!
"
I
servi
ridevano
e
chiamavano
il
padrone
.
"
Vecchia
,
che
cosa
vuoi
?
"
"
Io
so
che
tu
hai
un
sacchettino
così
e
così
:
io
so
chi
te
lo
ha
dato
;
se
tu
oggi
hai
tante
tancas
e
servi
e
buoi
lo
devi
a
quella
povera
anima
che
ora
è
ridotta
a
sette
once
di
polvere
.
Addio
,
dammi
un
po
'
di
pane
col
miele
.
E
perdona
alla
povera
anima
.
"
"
Servi
,
segnatevi
,
questa
vecchia
che
indovina
ogni
cosa
è
Maria
Santissima
...
"
Ah
,
ah
,
ah
,
la
rezetta
,
la
voglio
...
Quel
giovine
non
è
...
lui
!
La
rezetta
...
la
rezetta
...
»
All
'
alba
zia
Grathia
entrò
da
Anania
e
gli
raccontò
ogni
cosa
.
«
Ah
»
,
diss
'
egli
con
un
sorriso
amaro
,
«
ci
voleva
anche
questa
!
che
ella
dubitasse
!
Gliela
farò
vedere
io
...
se
sono
io
!
»
«
Figlio
,
non
essere
snaturato
:
contentala
almeno
in
questa
piccola
cosa
...
»
,
supplicò
zia
Grathia
.
«
Ma
io
non
l
'
ho
più
quel
sacchettino
;
l
'
ho
buttato
via
:
se
lo
ritroverò
ve
lo
manderò
.
»
Zia
Grathia
insisté
inoltre
per
sapere
l
'
esito
del
colloquio
che
Anania
avrebbe
avuto
con
la
fidanzata
.
«
Se
ella
veramente
ti
vuol
bene
,
si
rallegrerà
della
tua
buona
azione
»
,
gli
disse
,
per
confortarlo
.
«
No
non
ti
rifiuterà
,
anche
se
tu
le
dici
che
non
rinneghi
tua
madre
.
Ah
,
l
'
amore
vero
non
bada
ai
pregiudizi
del
mondo
:
io
amavo
pazzamente
mio
marito
quando
tutto
il
resto
del
mondo
lo
disprezzava
...
»
«
Vedremo
»
,
disse
melanconicamente
Anania
,
«
vi
scriverò
...
»
«
Per
carità
,
non
scrivermi
,
gioiello
d
'
oro
!
Io
non
so
leggere
,
lo
sai
,
e
non
voglio
far
sapere
a
nessuno
i
fatti
tuoi
.
Piuttosto
mandami
un
segno
.
Senti
,
se
ella
non
ti
rifiuta
mandami
la
rezetta
avvolta
in
un
fazzoletto
bianco
;
se
ti
rifiuta
,
mandala
avvolta
in
un
fazzoletto
di
colore
...
»
Egli
promise
di
contentare
la
vecchia
.
«
Ma
tu
quando
tornerai
?
»
«
Non
so
;
fra
non
molto
certamente
,
appena
avrò
aggiustato
i
miei
affari
.
»
Egli
partì
senza
aver
riveduto
Olì
;
un
'
angoscia
infinita
l
'
opprimeva
;
il
viaggio
gli
sembrava
eterno
,
e
sebbene
un
tenue
filo
di
speranza
lo
guidasse
,
non
avrebbe
voluto
arrivare
mai
a
Nuoro
.
«
Ella
mi
ama
»
,
pensava
,
«
forse
mi
ama
come
nonna
amava
suo
marito
.
La
sua
famiglia
mi
disprezzerà
,
mi
caccerà
;
ma
ella
mi
dirà
:
"
Ti
aspetterò
,
ti
amerò
sempre
...
"
.
Sì
,
ma
che
posso
io
prometterle
?
Oramai
il
mio
avvenire
è
distrutto
»
.
Un
'
altra
speranza
inconfessabile
,
egli
sentiva
però
in
fondo
al
cuore
:
che
Olì
fuggisse
ancora
:
egli
non
osava
palesare
a
se
stesso
questa
speranza
,
ma
la
sentiva
,
la
sentiva
;
e
se
ne
vergognava
,
e
ne
calcolava
tutta
la
viltà
,
ma
non
poteva
scacciarla
...
Nel
momento
in
cui
aveva
gridato
:
«
Vi
ucciderò
e
mi
ucciderò
»
,
era
stato
sincero
,
ma
ora
gli
pareva
che
tutto
fosse
stato
un
orribile
sogno
;
e
nel
rivedere
la
strada
e
i
paesaggi
che
tre
giorni
prima
aveva
attraversato
con
tanta
gioia
nell
'
anima
,
e
nell
'
avvicinarsi
a
Nuoro
,
il
senso
della
realtà
lo
stringeva
acerbamente
.
Appena
arrivato
cercò
il
sacchettino
,
e
per
un
'
idea
superstiziosa
,
-
poiché
egli
credeva
che
le
cose
prevedute
non
avvengono
,
-
lo
avvolse
in
un
fazzoletto
di
colore
.
Ma
poi
pensò
che
i
tristi
avvenimenti
di
quei
giorni
egli
li
aveva
sempre
attesi
e
preveduti
,
e
si
irritò
contro
la
sua
puerilità
.
«
Del
resto
,
perché
debbo
mandare
il
sacchettino
?
Perché
debbo
contentarla
?
»
,
disse
fra
sé
,
sbattendo
l
'
involto
contro
il
muro
.
Ma
subito
lo
raccattò
,
pensando
:
«
Per
zia
Grathia
.
Alle
quattro
vado
dal
signor
Carboni
e
gli
dico
tutto
»
,
decise
poi
.
«
Bisogna
finirla
oggi
stesso
.
Bisogna
esser
uomini
.
Ed
Ora
dormiamo
.
»
Si
buttò
sul
letto
e
chiuse
gli
occhi
.
Eran
circa
le
due
;
un
meriggio
caldissimo
e
silenzioso
.
Egli
aveva
ancora
nelle
orecchie
il
rombo
del
vento
,
ricordava
il
freddo
della
notte
passata
a
Fonni
,
e
provava
una
strana
impressione
.
Gli
pareva
d
'
esser
caduto
in
un
abisso
roccioso
,
fra
montagne
erte
desolate
che
soffocavano
il
breve
orizzonte
;
ricordi
lontani
gli
risalivano
dal
profondo
dell
'
anima
:
le
notti
di
febbre
a
Roma
,
il
fragore
del
vento
su
Bruncu
Spina
,
una
poesia
del
Lenau
:
I
Masnadieri
nella
Taverna
della
landa
,
la
canzone
del
mandriano
che
era
passato
nella
straducola
la
sera
in
cui
zia
Tatàna
aveva
chiesto
la
mano
di
Margherita
.
Ma
nello
sfondo
della
sua
immaginazione
nereggiava
sempre
la
cucina
della
vedova
,
col
cappotto
nero
e
vuoto
come
un
simbolo
,
con
la
figura
di
Olì
dai
grandi
occhi
di
gatto
selvatico
.
Che
dolore
e
che
tristezza
gli
causavano
ora
quegli
occhi
!
Così
rimase
a
lungo
,
senza
poter
dormire
,
ma
con
gli
occhi
ostinatamente
chiusi
,
immerso
in
un
cupo
torpore
.
A
un
tratto
pensò
alla
morte
,
meravigliandosi
che
questo
pensiero
non
gli
fosse
ancora
balenato
in
mente
.
«
Nessuna
cosa
è
più
certa
della
morte
;
eppure
ci
tormentiamo
tanto
per
cose
che
passano
inesorabilmente
.
Tutto
passerà
:
tutti
morremo
:
perché
soffrire
così
?
...
E
se
alle
quattro
mi
suicidassi
?
Sì
.
»
Per
qualche
momento
l
'
impressione
della
fine
lo
gelò
tutto
.
Passò
,
ma
gli
lasciò
una
oppressione
così
spaventosa
che
egli
sentì
il
bisogno
di
scuotersi
per
liberarsene
.
Solo
allora
si
accorse
che
,
in
fondo
,
mentre
gli
pareva
d
'
esser
in
preda
alla
più
cupa
disperazione
,
egli
sperava
sempre
.
«
Margherita
!
Margherita
!
Parlerò
con
lei
stanotte
;
ella
mi
dirà
di
tacere
ogni
cosa
a
suo
padre
,
di
aspettare
,
di
fingere
.
No
,
non
voglio
essere
vile
.
Voglio
essere
uomo
.
Alle
quattro
sarò
dal
signor
Carboni
.
»
Alle
quattro
,
infatti
,
egli
passò
davanti
alla
porta
di
Margherita
,
ma
non
poté
fermarsi
,
non
poté
suonare
.
E
passò
oltre
avvilito
,
pensando
di
ritornare
più
tardi
,
ma
convinto
,
in
fondo
,
che
non
sarebbe
riuscito
giammai
di
aver
il
colloquio
col
padrino
.
Due
giorni
e
due
notti
trascorsero
così
in
una
vana
battaglia
di
pensieri
cangianti
come
onde
agitate
.
Nulla
pareva
mutato
nella
sua
vita
e
nelle
sue
abitudini
;
egli
aveva
ripreso
a
dar
lezioni
agli
studentelli
in
vacanza
,
leggeva
,
mangiava
,
passava
sotto
le
finestre
di
Margherita
e
vedendola
la
guardava
ardentemente
:
ma
durante
la
notte
zia
Tatàna
lo
udiva
camminare
per
la
camera
,
scendere
nel
cortile
,
uscire
,
rientrare
,
vagare
:
pareva
un
'
anima
in
pena
,
e
la
buona
vecchia
lo
credeva
ammalato
.
Che
aspettava
egli
?
Che
sperava
?
Il
giorno
dopo
il
suo
ritorno
,
vedendo
un
uomo
di
Fonni
attraversare
la
viuzza
,
impallidì
mortalmente
.
Sì
,
egli
aspettava
qualche
cosa
...
qualche
cosa
d
'
orribile
:
la
notizia
che
ella
fosse
scomparsa
nuovamente
;
e
si
accorgeva
benissimo
della
sua
viltà
,
ma
nello
stesso
tempo
era
pronto
ad
eseguire
la
sua
minaccia
:
«
vi
seguirò
,
vi
ucciderò
,
mi
ucciderò
»
.
In
certi
momenti
gli
pareva
che
niente
fosse
vero
;
nella
casa
della
vedova
c
'
era
soltanto
la
vecchia
,
col
suo
cappotto
e
le
sue
leggende
:
niente
altro
...
niente
altro
...
La
seconda
notte
dopo
il
suo
ritorno
udì
zia
Tatàna
raccontare
una
fiaba
ad
un
bimbo
del
vicinato
:
«...La
donna
fuggiva
,
fuggiva
,
gettando
dei
chiodi
che
si
moltiplicavano
,
si
moltiplicavano
,
coprivano
tutta
la
pianura
.
Zio
Orco
la
inseguiva
,
la
inseguiva
,
ma
non
arrivava
a
prenderla
perché
i
chiodi
gli
foravan
i
piedi
...
»
.
Che
piacere
angoscioso
aveva
destato
quella
fiaba
in
Anania
bambino
,
specialmente
nei
primi
giorni
dopo
il
suo
abbandono
!
Quella
notte
egli
sognò
che
l
'
uomo
di
Fonni
gli
aveva
portato
la
novella
:
ella
era
fuggita
...
egli
la
inseguiva
,
la
inseguiva
...
attraverso
una
pianura
coperta
di
chiodi
...
Eccola
,
ella
è
là
,
all
'
orizzonte
:
fra
poco
egli
la
raggiungerà
e
la
ucciderà
;
ma
egli
ha
paura
,
ha
paura
...
perché
ella
non
è
Olì
,
è
il
mandriano
passato
nella
viuzza
mentre
zia
Tatàna
era
dal
signor
Carboni
...
Anania
corre
,
corre
;
i
chiodi
non
lo
pungono
,
eppure
egli
vorrebbe
che
lo
pungessero
...
Olì
,
trasformata
in
mandriano
,
canta
:
canta
i
versi
del
Lenau
:
I
Masnadieri
nella
Taverna
della
landa
;
ecco
,
egli
sta
per
raggiungerla
e
ucciderla
,
e
un
gelo
di
morte
lo
agghiaccia
tutto
...
Si
svegliò
coperto
da
un
sudore
freddo
,
mortale
;
il
cuore
non
gli
batteva
più
,
ed
egli
scoppiò
in
un
pianto
d
'
angoscia
violenta
.
Il
terzo
giorno
Margherita
,
meravigliata
che
egli
non
scrivesse
,
lo
invitò
al
solito
convegno
.
Egli
andò
,
raccontò
la
gita
,
si
abbandonò
alle
carezze
di
lei
come
un
viandante
stanco
si
abbandona
alle
carezze
del
vento
,
all
'
ombra
d
'
un
albero
,
sull
'
orlo
della
via
;
ma
non
poté
dire
una
sola
parola
sul
cupo
segreto
che
lo
divorava
.
18
settembre
,
ore
due
di
notte
Margherita
,
Sono
rientrato
a
casa
adesso
,
dopo
aver
pazzamente
errato
per
le
strade
.
Mi
pare
d
'
impazzire
da
un
momento
all
'
altro
ed
è
anche
questa
paura
che
mi
spinge
a
confidarti
,
-
dopo
una
lunga
inenarrabile
indecisione
,
-
il
dolore
che
mi
uccide
.
Ma
voglio
esser
breve
.
Margherita
,
tu
sai
chi
io
sono
:
figlio
della
colpa
,
abbandonato
da
una
madre
più
disgraziata
che
colpevole
,
io
sono
nato
sotto
un
astro
terribile
e
devo
espiare
delitti
non
miei
.
Inconsapevole
del
mio
triste
destino
,
spinto
dalla
fatalità
,
io
ho
trascinato
con
me
,
nell
'
abisso
dal
quale
io
non
potrò
mai
uscire
,
la
creatura
che
ho
amato
sopra
tutte
le
creature
della
terra
.
Te
,
Margherita
...
Perdonami
,
perdonami
!
Questo
è
il
mio
più
immenso
dolore
,
il
rimorso
terribile
che
mi
strazierà
per
tutto
il
resto
della
vita
,
se
pure
vivrò
...
Senti
.
Mia
madre
è
viva
:
dopo
una
esistenza
di
colpe
e
di
dolori
,
ella
è
risorta
davanti
a
me
come
un
fantasma
.
Essa
è
miserabile
,
malata
,
invecchiata
dal
dolore
e
dalle
privazioni
.
Il
mio
dovere
,
tu
stessa
lo
dici
a
te
stessa
in
questo
momento
,
è
di
redimerla
.
Ho
deciso
di
riunirmi
con
lei
,
di
lavorare
per
sostenerla
,
di
sacrificare
la
vita
stessa
,
se
occorre
,
per
compiere
il
mio
dovere
.
Margherita
,
che
dirti
altro
?
Mai
come
in
questo
momento
ho
sentito
il
bisogno
di
aprirti
tutta
l
'
anima
mia
,
simile
ad
un
mare
in
tempesta
,
e
mai
ho
sentito
mancarmi
le
parole
come
mi
mancano
in
quest
'
ora
decisiva
della
mia
vita
.
La
ragione
stessa
mi
manca
;
ho
ancora
sulle
labbra
il
profumo
dei
tuoi
baci
e
tremo
di
passione
e
di
angoscia
...
Margherita
,
Margherita
,
la
mia
vita
è
nelle
tue
mani
!
Abbi
pietà
di
me
ed
anche
di
te
.
Sii
buona
come
io
ti
ho
sempre
sognata
!
Pensa
che
la
vita
è
breve
,
e
che
la
sola
realtà
della
vita
è
l
'
amore
,
e
che
nessun
uomo
della
terra
ti
amerà
come
ti
amo
e
ti
amerò
io
.
Non
calpestare
la
nostra
felicità
per
i
pregiudizi
umani
,
i
pregiudizi
che
gli
uomini
invidiosi
inventarono
per
rendersi
scambievolmente
infelici
.
Tu
sei
buona
,
sei
superiore
:
dimmi
almeno
una
parola
di
speranza
per
l
'
avvenire
.
Ma
che
dico
?
Io
divento
pazzo
;
perdonami
,
e
ricordati
che
,
qualunque
cosa
accada
,
io
sarò
sempre
tuo
per
l
'
eternità
.
Scrivimi
subito
...
A
.
19
settembre
Anania
,
La
tua
lettera
mi
sembra
un
orrendo
sogno
.
Anch
'
io
non
trovo
parole
per
esprimermi
.
Vieni
stanotte
,
alla
solita
ora
,
e
decideremo
assieme
il
nostro
destino
.
Sono
io
che
devo
dire
:
la
mia
vita
è
nelle
tue
mani
.
Vieni
,
ti
aspetto
ansiosamente
...
M
.
19
settembre
Margherita
,
Il
tuo
bigliettino
mi
ha
gelato
il
cuore
;
sento
che
il
mio
destino
è
già
deciso
,
ma
un
filo
di
speranza
mi
guida
ancora
.
No
,
non
posso
venire
;
anche
volendolo
non
potrei
venire
.
Non
verrò
se
tu
non
mi
dirai
prima
una
parola
di
speranza
.
Allora
correrò
a
te
per
inginocchiarmi
ai
tuoi
piedi
e
per
ringraziarti
e
adorarti
come
una
santa
.
Ma
ora
no
,
non
posso
,
e
non
voglio
.
Quanto
ti
scrissi
la
notte
scorsa
è
la
mia
irrevocabile
decisione
;
scrivimi
,
non
farmi
morire
in
questa
attesa
terribile
.
Il
tuo
infelicissimo
A
.
19
settembre
,
mezzanotte
Anania
,
Nino
mio
,
Ti
ho
aspettato
fino
a
questo
momento
,
palpitante
di
dolore
e
di
amore
,
ma
tu
non
sei
venuto
,
tu
forse
non
verrai
mai
più
,
ed
io
ti
scrivo
,
in
quest
'
ora
soave
dei
nostri
convegni
,
con
la
morte
nel
cuore
e
le
lagrime
negli
occhi
non
ancora
stanchi
di
piangere
.
La
luna
smorta
cala
sul
cielo
velato
,
la
notte
è
melanconica
e
quasi
lugubre
e
mi
pare
che
tutto
il
creato
si
rattristi
per
la
sventura
che
opprime
il
nostro
amore
.
Anania
,
perché
mi
hai
tu
ingannato
?
Io
sapevo
sì
,
come
tu
dici
,
quello
che
tu
sei
,
e
ti
amai
appunto
perché
sono
superiore
ai
pregiudizi
umani
,
perché
volevo
ricompensarti
delle
ingiustizie
che
la
sorte
aveva
tramato
a
tuo
danno
,
e
sopratutto
perché
credevo
che
anche
tu
,
anche
tu
fossi
superiore
ai
pregiudizi
,
e
avessi
riposto
in
me
,
come
io
avevo
riposto
in
te
,
tutta
la
tua
vita
.
Invece
mi
sono
ingannata
;
o
meglio
sei
stato
tu
ad
ingannarmi
,
tacendomi
i
tuoi
veri
sentimenti
.
Ho
sempre
creduto
che
tu
sapessi
che
tua
madre
viveva
,
e
dove
si
trovava
,
e
la
vita
che
conduceva
;
ma
ero
certa
che
tu
,
vilmente
abbandonato
da
lei
,
non
facessi
più
caso
d
'
una
madre
snaturata
,
tua
sventura
e
disonore
,
e
la
ritenessi
come
morta
per
te
e
per
tutti
...
Non
solo
,
ma
ero
certa
che
se
ella
osava
presentarsi
a
te
,
come
pur
troppo
é
accaduto
,
tu
non
ti
saresti
degnato
neppure
di
guardarla
...
E
invece
,
invece
!
Invece
tu
ora
scacci
chi
ti
ha
lungamente
amato
e
ti
amerà
sempre
,
per
sacrificare
la
tua
vita
e
il
tuo
onore
a
chi
ti
ha
abbandonato
,
bambino
inconsapevole
;
a
chi
ti
avrebbe
ucciso
o
lasciato
in
un
bosco
,
in
un
deserto
,
pur
di
liberarsi
di
te
.
Ma
è
inutile
che
io
ti
scriva
queste
cose
,
perché
tu
certamente
le
capisci
meglio
di
me
;
ed
è
inutile
che
tu
continui
ad
illudermi
e
ad
invocare
sentimenti
che
io
non
posso
avere
dal
momento
che
neppure
tu
li
hai
.
Perché
,
vedi
,
io
capisco
benissimo
che
tu
vuoi
sacrificarti
non
per
affetto
,
e
neppure
per
generosità
,
-
perché
probabilmente
tu
odii
giustamente
la
donna
che
fu
la
tua
rovina
,
-
ma
spinto
da
quei
pregiudizi
umani
inventati
dagli
uomini
per
rendersi
scambievolmente
infelici
.
Sì
,
sì
:
tu
vuoi
sacrificarti
per
il
mondo
;
tu
vuoi
rovinarti
e
rovinare
chi
ti
ama
,
solo
per
la
vanità
di
sentir
dire
:
"
hai
fatto
il
tuo
dovere
!
"
.
Tu
sei
un
fanciullo
,
e
il
tuo
è
un
sogno
pericoloso
ma
anche
,
permettimi
di
dirtelo
,
anche
ridicolo
.
La
gente
,
sapendolo
,
ti
loderà
,
sì
,
ma
in
fondo
riderà
della
tua
semplicità
.
Anania
,
torna
in
te
,
sii
buono
,
con
te
e
con
me
,
come
tu
dici
,
e
sopratutto
sii
uomo
.
No
,
io
non
dico
di
abbandonare
tua
madre
,
debole
e
infelice
,
come
essa
ti
ha
abbandonato
:
no
,
noi
l
'
aiuteremo
,
noi
lavoreremo
per
lei
,
se
occorre
,
ma
che
essa
stia
lontana
da
noi
,
che
essa
non
venga
a
mettersi
fra
noi
,
a
turbare
la
nostra
vita
con
la
sua
presenza
.
Mai
!
mai
!
Perché
dovrei
ingannarti
,
Anania
?
Io
non
posso
neppure
lontanamente
ammettere
la
possibilità
di
vivere
assieme
con
lei
...
Ah
,
no
!
Sarebbe
una
vita
orrenda
,
una
continua
tragedia
;
meglio
morire
una
buona
volta
che
morire
lentamente
di
rancore
e
di
disgusto
.
Io
non
ho
mai
amato
quella
disgraziata
;
ora
ne
sento
pietà
,
ma
non
posso
amarla
;
e
ti
scongiuro
di
non
insistere
nel
tuo
pazzo
progetto
,
se
non
vuoi
farmela
nuovamente
odiare
mille
volte
più
di
prima
.
Questa
la
mia
ultima
decisione
;
sì
,
aiutarla
,
ma
tenerla
lontana
,
che
io
non
la
veda
mai
,
che
possibilmente
il
mondo
dove
vivremo
noi
ignori
che
ella
esiste
.
Pensa
che
anche
lei
,
forse
,
sarà
più
contenta
di
vivere
lontana
da
te
,
la
cui
presenza
le
causerebbe
un
continuo
rimorso
.
Tu
dici
che
é
invecchiata
dal
dolore
,
dalle
privazioni
,
miserabile
e
malata
;
ma
di
chi
la
colpa
se
non
sua
?
Per
te
,
ed
anche
per
lei
,
è
meglio
che
ella
si
trovi
in
quello
stato
;
così
cesserà
di
vagabondare
,
e
,
non
ti
disonorerà
più
;
ma
che
ella
,
dopo
averti
oltraggiato
quando
era
sana
e
giovane
,
non
si
faccia
un
'
arma
della
miseria
e
della
debolezza
per
richiedere
il
sacrifizio
della
tua
felicità
!
...
Ah
,
questo
no
,
non
devi
permetterlo
mai
!
No
,
non
è
possibile
che
tu
compia
una
aberrazione
fatale
!
A
meno
che
tu
non
mi
ami
più
e
colga
l
'
occasione
per
...
Ma
no
,
no
,
no
!
Neppure
voglio
dubitare
di
te
,
della
tua
lealtà
e
del
tuo
amore
!
Anania
,
ritorna
in
te
,
ti
ripeto
,
non
essere
malvagio
e
crudele
con
me
,
che
ti
diedi
tutti
i
miei
sogni
,
tutta
la
mia
giovinezza
,
tutto
il
mio
avvenire
,
mentre
vuoi
essere
generoso
verso
chi
ti
ha
odiato
e
rovinato
.
Abbi
pietà
...
vedi
...
io
piango
,
io
ti
imploro
,
anche
per
te
,
che
vorrei
veder
felice
come
sempre
sognai
...
Ricordati
tutto
il
nostro
amore
,
il
nostro
primo
bacio
,
i
giuramenti
,
i
sogni
,
i
progetti
,
tutto
,
tutto
ricorda
!
Fa
che
tutto
non
si
risolva
in
un
pugno
di
cenere
;
fa
che
io
non
muoia
di
dolore
;
fa
che
tu
stesso
non
abbi
a
pentirti
del
tuo
pazzo
procedere
.
Se
non
vuoi
dar
retta
ai
miei
consigli
interroga
persone
serie
,
persone
di
Dio
,
e
vedrai
che
tutti
ti
diranno
qual
è
il
tuo
vero
dovere
,
che
tutti
ti
diranno
di
non
essere
ingrato
,
né
malvagio
.
Ricorda
,
Anania
,
ricorda
!
Anche
ieri
notte
mi
dicevi
che
dalla
vetta
del
Gennargentu
gridasti
il
tuo
amore
,
proclamandolo
eterno
.
Dunque
mentivi
;
anche
ieri
notte
mentivi
?
E
perché
?
...
Perché
mi
tratti
così
!
Che
ho
fatto
io
per
meritarmi
tanto
dolore
?
Possibile
che
tu
non
ricordi
come
ti
ho
sempre
amato
?
Ricordi
una
sera
che
io
stavo
alla
finestra
e
tu
mi
buttasti
un
fiore
,
dopo
averlo
baciato
?
Io
conservo
quel
fiore
per
ornarne
il
mio
vestito
da
sposa
;
e
dico
conservo
perché
son
certa
che
tu
sarai
il
mio
sposo
diletto
,
che
tu
non
vorrai
far
morire
la
tua
Margherita
(
e
il
tuo
sonetto
lo
ricordi
?
)
,
che
saremo
tanto
felici
,
nella
nostra
casetta
,
soli
soli
col
nostro
amore
ed
il
nostro
dovere
.
Sono
io
che
aspetto
da
te
,
subito
,
una
parola
di
speranza
.
Dimmi
che
tutto
fu
un
sogno
tormentoso
;
dimmi
che
la
ragione
è
ritornata
in
te
,
e
che
ti
penti
d
'
avermi
fatto
soffrire
.
Domani
notte
,
o
meglio
stanotte
,
perché
è
già
passata
la
una
,
ti
aspetto
;
non
mancare
;
vieni
,
adorato
,
vieni
,
diletto
mio
,
mio
amato
sposo
,
vieni
:
io
ti
aspetterò
come
il
fiore
aspetta
la
rugiada
dopo
una
giornata
di
sole
ardente
;
vieni
,
fammi
rivivere
,
fammi
dimenticare
;
vieni
,
adorato
,
le
mie
labbra
,
ora
bagnate
d
'
amaro
pianto
,
si
poseranno
sulla
tua
bocca
amata
come
...
«
No
!
no
!
no
!
»
,
disse
convulso
Anania
,
torcendo
la
lettera
senza
leggerne
le
ultime
righe
.
«
Non
verrò
!
Sei
vile
,
vile
,
vile
!
Morrò
ma
non
mi
vedrai
mai
più
.
»
Coi
fogli
stretti
nel
pugno
si
gettò
sul
letto
,
e
nascose
il
viso
sul
guanciale
,
mordendolo
,
comprimendo
i
singhiozzi
che
gli
gonfiavano
la
gola
.
Un
fremito
di
passione
lo
percorreva
tutto
,
dai
piedi
alla
nuca
;
le
invocazioni
di
Margherita
gli
davano
un
desiderio
cupo
dei
baci
di
lei
,
e
a
lungo
lottò
acerbamente
contro
il
folle
bisogno
di
rileggere
la
lettera
sino
in
fondo
.
Ma
a
poco
a
poco
riprese
coscienza
di
sé
e
di
ciò
che
provava
.
Gli
parve
di
aver
veduto
Margherita
nuda
,
e
di
sentire
per
lei
un
amore
delirante
e
un
disgusto
così
profondo
che
annientava
lo
stesso
amore
.
Come
ella
era
vile
!
Vile
sino
alla
spudoratezza
.
Vile
e
coscientemente
vile
.
La
Dea
ammantata
di
maestà
e
di
bontà
aveva
sciolto
i
suoi
veli
aurei
ed
appariva
ignuda
,
impastata
d
'
egoismo
e
di
crudeltà
;
la
Minerva
taciturna
apriva
le
labbra
per
bestemmiare
;
il
simbolo
s
'
apriva
,
si
spaccava
come
un
frutto
,
roseo
al
di
fuori
,
nero
e
velenoso
all
'
interno
.
Ella
era
la
Donna
,
completa
,
con
tutte
le
sue
feroci
astuzie
.
Ma
il
maggior
tormento
di
Anania
era
il
pensare
che
ella
indovinava
i
suoi
più
segreti
sentimenti
e
che
aveva
ragione
:
sopratutto
ragione
di
rimproverargli
l
'
inganno
usatole
,
e
di
pretendere
da
lui
il
compimento
dei
suoi
doveri
di
gratitudine
e
d
'
amore
.
«
È
finita
!
»
,
pensò
.
«
Doveva
finire
così
.
»
Si
rialzò
e
rilesse
la
lettera
:
ogni
parola
lo
offendeva
,
lo
disgustava
e
lo
umiliava
.
Margherita
dunque
lo
aveva
amato
per
compassione
,
pur
credendolo
vile
come
era
vile
lei
.
Ella
forse
aveva
sperato
di
farsi
di
lui
un
servo
compiacente
,
un
marito
umile
;
o
forse
non
aveva
pensato
a
nulla
di
tutto
questo
;
ma
lo
aveva
amato
solo
per
istinto
,
perché
era
stato
il
primo
a
baciarla
,
il
solo
a
parlarle
d
'
amore
.
«
Ella
non
ha
anima
!
»
,
pensò
il
disgraziato
.
«
Quando
io
deliravo
,
quando
io
salivo
alle
stelle
e
mi
esaltavo
per
sentimenti
sovrumani
,
ella
taceva
perché
nella
sua
anima
era
il
vuoto
,
ed
io
adoravo
il
suo
silenzio
che
mi
sembrava
divino
;
ella
ha
parlato
solo
quando
si
destarono
i
suoi
sensi
,
e
parla
ora
che
la
minaccia
il
pericolo
volgare
del
mio
abbandono
.
Non
ha
anima
né
cuore
.
Non
una
parola
di
pietà
:
non
il
pudore
di
mascherare
almeno
il
suo
egoismo
.
Eppoi
come
è
astuta
!
La
sua
lettera
è
copiata
e
ricopiata
,
sebbene
riveli
la
grossolana
ignoranza
di
lei
:
quanti
"
che
"
,
ci
sono
!
Mi
sembrano
martelli
,
pronti
a
fracassarmi
il
cranio
.
Le
ultime
righe
,
poi
,
sono
un
capolavoro
...
ella
sapeva
già
,
prima
di
scriverle
,
l
'
effetto
che
dovevano
produrre
...
ella
è
più
vecchia
di
me
...
ella
mi
conosce
perfettamente
,
mentre
io
comincio
appena
adesso
a
conoscerla
...
ella
vuole
attirarmi
al
convegno
perché
è
sicura
che
se
io
ci
vado
mi
inebrio
e
divento
vile
...
Inganno
!
inganno
!
inganno
!
Come
la
disprezzo
ora
!
Non
una
parola
buona
,
non
uno
slancio
generoso
,
niente
,
niente
!
Ah
,
che
rabbia
!
»
(
torse
di
nuovo
la
lettera
)
«
Vi
odio
tutti
;
vi
odierò
sempre
!
Voglio
essere
cattivo
anch
'
io
;
voglio
farvi
soffrire
,
schiantare
,
morire
...
Cominciamo
!
»
Prese
il
sacchettino
ancora
avvolto
nel
fazzoletto
di
colore
,
e
poco
dopo
lo
mandò
a
zia
Grathia
.
«
Tutto
è
finito
!
»
,
ripeteva
ogni
momento
.
E
gli
pareva
di
camminare
nel
vuoto
,
fra
nuvole
fredde
,
come
sul
Gennargentu
;
ma
adesso
invano
guardava
sotto
,
intorno
a
sé
:
non
via
di
scampo
;
tutto
nebbia
,
vertigine
,
orrore
.
Durante
la
giornata
pensò
cento
volte
al
suicidio
;
s
'
informò
se
poteva
presentarsi
subito
agli
esami
per
maestro
elementare
o
per
segretario
comunale
;
andò
nella
bettola
e
presa
fra
le
braccia
la
bella
Agata
(
già
fidanzata
con
Antonino
)
,
la
baciò
sulle
labbra
.
Turbini
di
odio
e
di
amore
per
Margherita
gli
attraversavano
l
'
anima
;
più
rileggeva
la
lettera
più
ella
gli
sembrava
perfida
;
più
sentiva
d
'
allontanarsele
più
l
'
amava
e
la
desiderava
.
Baciando
Agata
ricordava
l
'
impressione
violenta
che
il
bacio
della
bella
paesana
gli
aveva
destato
un
giorno
;
anche
allora
Margherita
era
tanto
lontana
da
lui
,
un
mondo
di
poesia
e
di
mistero
li
divideva
;
e
questo
stesso
mondo
,
crollato
,
li
divideva
ancora
.
«
Che
hai
?
»
,
gli
chiese
Agata
,
lasciandosi
baciare
.
«
Vi
siete
bisticciati
,
con
lei
?
Perché
mi
baci
?
»
«
Perché
mi
piaci
...
Perché
sei
puzzolente
...
»
«
Tu
hai
bevuto
»
,
diss
'
ella
,
ridendo
.
«
Se
ti
piacciono
le
donne
così
,
puoi
andare
da
Rebecca
...
Se
però
Margherita
viene
a
saperlo
!
»
«
Taci
!
»
,
diss
'
egli
,
adirandosi
.
«
Non
pronunziar
neppure
il
suo
nome
...
»
«
Perché
?
»
,
chiese
Agata
,
freddamente
maligna
.
«
Non
diverrà
mia
cognata
?
È
forse
diversa
da
noi
?
È
una
donna
come
noi
.
Perché
noi
siamo
povere
?
Chissà
poi
se
anch
'
ella
sarà
ricca
!
Se
fosse
stata
certa
di
ciò
,
forse
ti
avrebbe
tenuto
sempre
a
bada
finché
trovava
un
partito
migliore
di
te
!
»
«
Se
non
la
finisci
ti
batto
...
»
,
diss
'
egli
furibondo
.
Ma
l
'
insinuazione
di
Agata
accrebbe
i
suoi
sentimenti
:
oramai
egli
riteneva
Margherita
capace
di
tutto
.
Verso
sera
si
mise
a
letto
,
con
la
febbre
,
deciso
a
non
alzarsi
,
l
'
indomani
,
affinché
Margherita
venisse
a
sapere
ch
'
egli
era
malato
,
e
ne
soffrisse
.
Giunse
ad
immaginarsi
una
segreta
visita
di
lei
;
e
pensando
alla
scena
che
ne
sarebbe
seguita
,
tremava
di
dolcezza
.
Ma
ad
un
tratto
questo
sogno
gli
apparve
qual
era
,
puerilmente
sentimentale
,
e
ne
provò
vergogna
.
Si
alzò
ed
uscì
.
Alla
solita
ora
si
trovò
davanti
al
portone
di
Margherita
.
Ella
stessa
aprì
.
Si
abbracciarono
e
si
misero
entrambi
a
piangere
;
ma
appena
Margherita
cominciò
a
parlare
,
egli
sentì
un
invincibile
disgusto
per
lei
,
poi
un
senso
di
gelo
.
No
,
egli
non
l
'
amava
più
,
non
la
desiderava
più
.
Si
alzò
e
andò
via
senza
pronunziar
parola
.
Giunto
in
fondo
alla
strada
tornò
indietro
,
s
'
appoggiò
al
portone
e
chiamò
:
«
Margherita
!
»
.
Ma
il
portone
rimase
chiuso
.
IX
.
20
settembre
Il
tuo
procedere
d
'
ieri
notte
mi
ha
finalmente
rivelato
il
tuo
carattere
ed
i
tuoi
sentimenti
.
Crederei
inutile
dirti
che
tutto
è
finito
e
inesorabilmente
fra
noi
,
se
tu
non
prendessi
il
mio
silenzio
per
un
segno
di
attesa
umiliante
.
Addio
dunque
e
per
sempre
.
M
.
PS
Desidero
riavere
le
mie
lettere
:
-
io
ti
restituirò
le
tue
.
Nuoro
,
20
settembre
Caro
padrino
,
Volevo
io
stesso
venire
da
Lei
per
dichiararle
a
voce
quanto
sto
per
scriverle
,
ma
in
questo
momento
ricevo
da
Fonni
la
notizia
che
mia
madre
trovasi
là
gravemente
malata
e
sono
costretto
a
partire
immediatamente
.
Ecco
dunque
quanto
volevo
dirle
.
Sua
figlia
mi
avverte
che
ritira
la
promessa
di
matrimonio
,
stretta
fra
noi
con
consentimento
Suo
.
Margherita
Le
spiegherà
meglio
,
se
già
non
lo
ha
fatto
,
il
perché
di
questa
sua
decisione
,
da
me
pienamente
accettata
.
I
nostri
caratteri
sono
troppo
diversi
perché
noi
possiamo
andare
d
'
accordo
;
per
fortuna
nostra
,
ed
anche
delle
persone
che
ci
amano
,
abbiamo
fatto
in
tempo
questa
triste
scoperta
,
che
se
ci
rende
infelici
adesso
,
impedisce
però
un
errore
che
poteva
causare
la
disgrazia
di
tutta
la
nostra
vita
.
Sua
figlia
sarà
certamente
fortunata
quanto
merita
,
e
incontrerà
un
uomo
degno
di
lei
;
nessuno
più
di
me
le
augura
ogni
felicità
;
io
...
seguirò
il
mio
destino
...
Ah
,
caro
padrino
,
rileggendo
questa
mia
lettera
,
dopo
le
spiegazioni
che
Le
darà
Sua
figlia
,
non
mi
accusi
d
'
ingratitudine
e
d
'
orgoglio
.
No
,
qualunque
cosa
succeda
,
resti
io
libero
o
no
di
compiere
gravissimi
doveri
verso
una
madre
infelice
,
io
considero
finito
ogni
rapporto
fra
me
e
la
Sua
famiglia
;
ma
nel
mio
cuore
conserverò
sempre
,
fino
all
'
ultimo
soffio
di
vita
,
la
riconoscenza
e
sopratutto
la
venerazione
per
Lei
.
In
quest
'
ora
dolorosa
della
mia
vita
,
mentre
gli
avvenimenti
mi
spingono
a
disperare
di
tutto
e
di
tutti
,
e
specialmente
di
me
stesso
,
la
sua
figura
,
padrino
,
la
sua
figura
onesta
e
buona
mi
guida
ancora
,
come
mi
guidò
fin
dal
primo
giorno
che
La
conobbi
;
e
mi
fa
ancora
credere
che
esista
la
bontà
umana
.
E
il
dovere
della
riconoscenza
verso
di
Lei
mi
anima
ancora
a
vivere
,
mentre
la
luce
della
vita
mi
manca
intorno
...
Altro
non
so
dirle
:
ma
l
'
avvenire
Le
dimostrerà
meglio
i
miei
sentimenti
,
e
,
spero
,
non
le
permetterà
di
pentirsi
di
avermi
fatto
del
bene
.
Suo
sempre
riconoscentissimo
Anania
Atonzu
Verso
le
tre
del
pomeriggio
Anania
era
già
in
viaggio
verso
Fonni
,
su
un
vecchio
cavallo
cieco
d
'
un
occhio
,
che
in
verità
non
procedeva
come
l
'
occasione
avrebbe
richiesto
.
Ma
,
ahimè
,
perché
nasconderlo
?
Anania
non
aveva
fretta
,
sebbene
il
carrozziere
,
per
mezzo
del
quale
zia
Grathia
aveva
mandato
la
notizia
del
grave
stato
di
Olì
,
avesse
detto
:
«
Bisogna
che
vostè
parta
subito
;
forse
troverà
la
donna
già
morta
»
.
Per
un
pezzo
Anania
pensò
solamente
alla
lettera
ch
'
egli
stesso
,
passando
a
cavallo
,
aveva
consegnato
alla
serva
del
signor
Carboni
.
«
Egli
mi
disprezzerà
»
,
pensava
.
«
Darà
ragione
a
sua
figlia
quando
essa
gli
avrà
esposto
le
mie
strane
pretese
.
Sì
,
qualunque
donna
avrebbe
agito
come
ha
agito
lei
;
io
ho
avuto
torto
,
ma
con
qualunque
donna
anch
'
io
avrei
agito
come
ho
agito
con
lei
.
»
Poi
ripensò
alle
ultime
righe
della
sua
lettera
.
«
Faranno
buona
impressione
.
Forse
dovevo
aggiungere
che
il
torto
è
tutto
mio
,
ma
che
non
potevo
agire
altrimenti
:
ma
no
,
essi
non
potrebbero
capirmi
,
come
non
potranno
mai
perdonarmi
.
Tutto
è
finito
.
»
E
all
'
improvviso
sentì
un
impeto
di
gioia
ricordandosi
che
sua
madre
moriva
;
ma
subito
cercò
di
inorridire
di
se
stesso
.
«
Sono
un
piccolo
mostro
»
,
pensò
;
ma
la
sua
gioia
era
così
profonda
e
crudele
che
le
stesse
parole
«
piccolo
mostro
»
gli
parvero
qualche
cosa
di
buffo
e
lo
esilararono
.
Dopo
un
momento
,
però
,
sentì
davvero
orrore
di
ciò
che
provava
.
«
Ella
muore
»
,
pensò
,
«
e
sono
io
che
la
uccido
:
ella
muore
di
paura
,
di
rimorso
,
di
dolore
.
Sì
,
io
l
'
ho
vista
l
'
altro
giorno
ripiegarsi
,
restringersi
,
con
gli
occhi
pieni
di
disperazione
:
le
mie
parole
l
'
hanno
ferita
come
pugnalate
.
Che
cosa
lurida
è
il
cuore
umano
!
Ecco
che
io
gioisco
del
mio
delitto
,
e
godo
come
un
prigioniero
che
riacquista
la
libertà
dopo
aver
ucciso
il
carceriere
,
-
mentre
accuso
di
viltà
Margherita
e
la
disprezzo
perché
ella
dice
sinceramente
di
non
potere
amare
una
donna
perduta
.
Ah
,
io
sono
ben
più
vile
;
cento
volte
più
vile
di
lei
.
Ma
posso
io
sentire
altrimenti
?
Qual
turbine
di
contraddizioni
spaventevoli
,
qual
forza
malvagia
trascina
e
contorce
l
'
anima
umana
?
E
perché
,
anche
comprendendo
e
aborrendo
questa
forza
,
non
possiamo
vincerla
?
Il
Dio
che
governa
l
'
universo
è
il
Male
,
un
Dio
mostruoso
che
vive
entro
di
noi
come
il
fulmine
nell
'
aria
.
E
chissà
,
forse
,
mentre
io
mi
rallegro
per
la
probabile
morte
di
quella
disgraziata
,
questa
potenza
infernale
che
ci
opprime
e
ci
deride
fa
migliorare
l
'
infelice
,
e
la
farà
guarire
per
mio
castigo
»
.
Questo
pensiero
lo
rattristò
di
nuovo
;
ed
egli
sentì
orrore
della
sua
tristezza
,
come
aveva
sentito
orrore
della
sua
gioia
:
ma
non
poté
vincere
né
l
'
una
né
l
'
altra
.
Il
tramonto
lo
avvolse
mentre
egli
saliva
da
Mamojada
a
Fonni
:
un
velo
di
dolcezza
stendevasi
sul
grande
paesaggio
roseo
:
le
ombre
che
si
allungavano
soavemente
sul
tappeto
dorato
delle
stoppie
davano
l
'
idea
di
persone
dormienti
,
e
le
montagne
rosee
si
fondevano
col
cielo
roseo
,
ove
la
luna
mostrava
già
la
sua
unghia
di
perla
.
Anania
cominciò
a
sentirsi
meno
cattivo
;
anche
l
'
anima
sua
s
'
elevava
verso
un
paesaggio
mistico
e
puro
.
«
Un
tempo
ho
creduto
di
esser
buono
»
,
egli
pensava
:
«
inganno
,
sempre
inganno
.
Pensando
a
lei
mi
esaltavo
come
quando
pensavo
a
Margherita
:
mi
pareva
di
amarla
e
di
poterla
redimere
,
e
di
rendere
così
la
mia
esistenza
utile
.
Invece
l
'
ho
uccisa
.
Che
farò
ora
?
Che
ne
farò
della
mia
libertà
?
Della
mia
"
miserabile
tranquillità
"
?
Non
sarò
mai
più
felice
;
non
crederò
più
né
agli
altri
né
a
me
stesso
.
Ora
sì
,
ora
capisco
che
cosa
è
l
'
uomo
:
è
una
vana
fiamma
che
passa
nella
vita
e
incenerisce
tutto
ciò
che
tocca
,
e
si
spegne
quando
non
ha
più
nulla
da
distruggere
...
»
.
A
misura
che
egli
saliva
,
il
sole
calava
:
era
un
tramonto
meraviglioso
.
Passando
sotto
un
albero
egli
fermò
il
cavallo
per
contemplare
uno
squarcio
di
paesaggio
che
sembrava
un
quadro
simbolico
:
le
montagne
s
'
eran
fatte
violette
;
una
lunga
nuvola
dello
stesso
colore
oscurava
l
'
orizzonte
in
alto
:
fra
la
nuvola
e
le
montagne
il
cielo
d
'
oro
e
un
grande
sole
cremisi
senza
raggi
.
In
quel
momento
,
non
seppe
perché
,
Anania
si
sentì
buono
buono
e
triste
.
Arrivò
a
desiderare
sinceramente
la
guarigione
di
sua
madre
:
gli
parve
di
provare
una
infinita
pietà
per
lei
,
e
il
bel
sogno
infantile
,
d
'
una
vita
di
sacrifizio
dedicata
interamente
alla
redenzione
dell
'
infelice
,
gli
brillò
nell
'
anima
,
grande
e
melanconico
come
quel
sole
morente
.
Ma
ad
un
tratto
s
'
accorse
che
egli
faceva
quel
sogno
esclusivamente
per
sé
,
-
perché
ormai
non
gliene
restava
altro
,
-
e
paragonò
la
sua
tardiva
generosità
ad
un
arcobaleno
incurvato
sopra
una
campagna
devastata
dall
'
uragano
;
splendore
inutile
.
«
Che
farò
io
?
»
,
ripeté
disperandosi
nuovamente
.
«
Non
amerò
più
,
non
crederò
più
.
Il
romanzo
della
mia
vita
è
finito
.
Finito
a
ventidue
anni
,
quando
per
gli
altri
i
romanzi
cominciano
.
»
Arrivò
a
Fonni
ch
'
era
già
notte
.
La
luna
nuova
cadeva
sul
cielo
lucido
frastagliato
dal
profilo
nero
dei
tetti
di
scheggia
;
l
'
aria
era
freschissima
,
profumata
;
si
udivano
distintamente
i
tintinnii
delle
capre
ritornanti
dal
pascolo
,
il
passo
dei
cavalli
,
i
latrati
dei
cani
;
ed
Anania
pensò
a
Zuanne
e
ricordò
l
'
infanzia
lontana
come
non
l
'
aveva
ricordata
durante
la
sua
prima
gita
a
Fonni
.
Il
suo
arrivo
davanti
alla
casa
della
vedova
richiamò
ai
finestrini
,
alle
porticine
,
ai
poggiuoli
di
legno
delle
casette
attigue
,
molte
teste
curiose
.
Dovevano
aspettarlo
:
un
bisbiglìo
misterioso
sorse
intorno
,
ed
egli
se
ne
sentì
come
avvolto
,
e
gli
parve
che
una
rete
pesante
lo
stringesse
tutto
e
lo
attirasse
giù
,
in
un
abisso
di
tenebre
.
«
Deve
esser
morta
!
»
,
pensò
,
smontando
dal
vecchio
cavallo
che
rimase
immobile
.
Zia
Grathia
apparve
subito
sulla
porticina
,
con
un
lume
in
mano
:
era
più
cadaverica
del
solito
,
con
gli
occhietti
rossi
affondati
in
un
gran
cerchio
livido
.
Anania
la
guardò
inquieto
.
«
Come
sta
?
»
,
chiese
,
sforzandosi
a
render
la
sua
voce
desolata
.
«
Ah
,
sta
bene
!
Ha
finito
la
sua
penitenza
terrestre
!
»
,
rispose
la
vecchia
con
tragica
solennità
.
Anania
capì
che
sua
madre
era
morta
:
non
se
ne
rattristò
troppo
,
ma
non
ne
provò
neppure
sollievo
.
«
Dio
!
Dio
!
Ma
perché
non
avvertirmi
?
A
che
ora
è
spirata
?
Posso
almeno
vederla
?
»
,
chiese
,
con
ansia
in
parte
vera
e
in
parte
finta
,
entrando
nella
cucina
illuminata
da
un
gran
fuoco
.
Seduto
accanto
al
focolare
vide
un
paesano
che
pareva
un
sacerdote
egizio
pallido
,
con
una
lunga
barba
nerissima
quadrata
,
e
due
occhi
neri
rotondi
spalancati
.
Lo
strano
tipo
,
che
teneva
fra
le
mani
un
grosso
rosario
nero
,
guardò
ferocemente
Anania
,
e
il
giovine
se
ne
accorse
e
cominciò
a
sentire
una
misteriosa
inquietudine
.
Una
idea
terribile
gli
balenò
in
mente
.
Ricordò
l
'
aria
impacciata
del
carrozziere
che
gli
aveva
recato
la
notizia
della
grave
malattia
di
sua
madre
;
ripensò
che
pochi
giorni
prima
Olì
era
sofferente
,
ma
non
malata
,
e
capì
che
gli
si
voleva
nascondere
qualche
cosa
di
truce
.
Intanto
la
vedova
,
rimasta
accanto
alla
porta
,
diceva
al
paesano
:
«
Fidele
,
bada
al
cavallo
:
ecco
,
la
paglia
è
là
.
Muoviti
»
.
«
A
che
ora
è
morta
?
»
,
chiese
Anania
,
rivolgendosi
anch
'
egli
al
paesano
,
i
cui
occhi
neri
rotondi
come
due
buchi
lo
suggestionavano
stranamente
.
«
Alle
due
!
»
,
rispose
una
voce
di
basso
profondo
.
«
Alle
due
!
Ho
ricevuto
la
notizia
a
quell
'
ora
,
io
!
Ah
,
perché
non
avvertirmi
prima
?
»
«
Che
potevi
fare
?
»
,
osservò
la
vedova
,
che
badava
sempre
al
cavallo
.
«
Muoviti
,
Fidele
,
figlio
»
aggiunse
con
un
po
'
di
impazienza
.
«
Perché
non
avvertirmi
?
»
,
ripeté
Anania
con
voce
lamentosa
,
curvandosi
automaticamente
per
togliersi
lo
sprone
.
«
Ma
che
cosa
ha
avuto
?
Ma
il
medico
,
dunque
?
...
Dio
,
Dio
mio
...
io
non
sapevo
niente
!
Ora
vado
a
vederla
.
»
Si
avanzò
verso
la
scaletta
;
ma
zia
Grathia
,
sempre
col
lume
in
mano
,
lo
rincorse
e
lo
afferrò
per
un
braccio
.
«
Che
cosa
,
figlio
?
...
Ma
che
cosa
tu
vuoi
vedere
?
...
Un
cadavere
!
»
,
gridò
,
quasi
spaventata
.
Allora
egli
si
turbò
profondamente
.
«
Nonna
!
Nonna
mia
;
credete
che
io
abbia
paura
?
Andiamo
!
»
«
Bene
,
andiamo
...
Aspetta
!
»
,
disse
la
vecchia
,
e
lo
precedette
su
per
la
scaletta
di
legno
:
la
sua
ombra
deforme
tremolò
sul
muro
,
allungandosi
fino
al
tetto
.
Davanti
all
'
uscio
della
cameretta
ove
giaceva
la
morta
,
zia
Grathia
si
fermò
esitando
,
e
strinse
nuovamente
il
braccio
di
Anania
;
egli
si
accorse
che
la
vecchia
tremava
,
e
,
non
seppe
perché
,
anch
'
egli
sentì
un
brivido
.
«
Figlio
»
,
disse
zia
Grathia
a
bassa
voce
,
quasi
in
segreto
,
«
non
spaventarti
.
»
Egli
impallidì
;
il
pensiero
che
da
qualche
momento
lo
tormentava
,
deforme
e
mostruoso
come
le
ombre
tremolanti
sui
muri
,
prese
forma
e
gli
riempì
l
'
anima
di
terrore
.
«
Che
è
?
»
,
gridò
,
indovinando
intera
l
'
orrenda
verità
.
«
Sia
fatta
la
volontà
del
Signore
...
»
«
Si
è
uccisa
?
»
«Sì...»
«
Oh
,
Dio
!
Oh
,
che
orrore
!
»
Egli
gridò
due
volte
,
e
gli
parve
che
i
capelli
gli
si
rizzassero
sul
capo
,
e
sentì
la
sua
voce
risonare
nel
lugubre
silenzio
della
casetta
.
Ma
subito
si
dominò
,
e
spinse
l
'
uscio
.
Sul
lettuccio
,
dove
egli
aveva
dormito
,
vide
il
cadavere
di
Olì
,
delineato
dal
lenzuolo
che
lo
copriva
;
per
le
imposte
aperte
entrava
l
'
aria
fresca
della
sera
,
e
la
fiammella
di
un
cero
,
che
ardeva
accanto
al
letto
,
pareva
volesse
volar
via
,
fuggirsene
per
la
notte
fragrante
.
Anania
s
'
avvicinò
subito
al
letto
,
e
cautamente
,
quasi
temendo
di
svegliarlo
,
scoprì
il
cadavere
.
Una
benda
coperta
di
macchie
già
secche
di
sangue
nerastro
fasciava
il
collo
,
passava
sotto
il
mento
e
sulle
orecchie
e
si
annodava
tra
i
folti
capelli
neri
della
morta
;
in
questo
cerchio
tragico
il
viso
di
lei
si
disegnava
grigiastro
,
con
la
bocca
ancora
contorta
per
lo
spasimo
:
attraverso
le
grandi
palpebre
socchiuse
si
scorgeva
la
linea
vitrea
degli
occhi
.
Anania
capì
subito
che
Olì
s
'
era
recisa
la
carotide
.
Colpito
sinistramente
dalle
macchie
di
sangue
,
ricoprì
il
viso
della
morta
,
lasciando
solo
scoperti
i
capelli
che
si
aggrovigliavano
sull
'
alto
del
guanciale
:
i
suoi
occhi
s
'
erano
riempiti
di
terrore
,
la
sua
bocca
si
contorse
alquanto
,
quasi
imitando
la
contrazione
spasmodica
della
bocca
di
Olì
.
«
Dio
!
Dio
!
Che
orrore
,
che
orrore
!
»
,
egli
disse
,
intrecciando
disperatamente
le
dita
e
scuotendo
le
mani
.
«
Il
sangue
!
Ha
sparso
il
sangue
!
Ma
come
ha
fatto
,
dunque
,
come
ha
potuto
?
Ma
come
ha
fatto
?
Ma
si
è
dunque
tagliata
la
gola
?
Che
orrore
!
Che
errore
fu
il
mio
!
Dio
!
Dio
!
...
No
,
zia
Grathia
,
non
chiudete
...
io
soffoco
.
Sono
stato
io
a
dirle
di
uccidersi
...
Ah
!
ah
!
ah
!
»
Egli
singhiozzò
,
senza
lacrime
,
soffocato
da
un
impeto
di
rimorso
e
di
orrore
.
«
Ella
è
morta
disperata
»
,
disse
poi
,
«
ed
io
non
le
ho
detto
una
sola
parola
di
conforto
.
Dopo
tutto
ella
era
mia
madre
,
ed
ha
sofferto
nel
mettermi
al
mondo
.
Ed
io
...
l
'
ho
uccisa
...
ed
io
vivo
!
»
Mai
,
come
in
quel
momento
,
davanti
al
terribile
mistero
della
morte
,
egli
aveva
sentito
tutta
la
grandezza
ed
il
valore
della
vita
.
Vivere
!
Non
bastava
soltanto
vivere
,
muoversi
,
sentire
la
brezza
profumata
mormorare
nella
notte
serena
,
per
essere
felici
?
La
vita
!
La
cosa
più
bella
e
più
sublime
che
una
volontà
eterna
ed
infinita
abbia
potuto
creare
!
Ed
egli
viveva
;
ed
egli
doveva
la
vita
alla
misera
creatura
che
ora
gli
stava
davanti
immobile
e
priva
di
questo
sommo
bene
.
Perché
egli
non
aveva
mai
pensato
a
questo
?
Ah
,
egli
non
aveva
mai
capito
il
valore
della
vita
,
perché
non
aveva
mai
veduto
da
vicino
l
'
orrore
e
il
vuoto
della
morte
.
Ed
ecco
ella
,
ella
sola
s
'
era
riserbata
il
compito
di
rivelargli
col
dolore
della
sua
morte
,
la
gloria
suprema
di
vivere
:
ella
,
a
prezzo
della
sua
propria
vita
,
lo
faceva
nascere
una
seconda
volta
,
e
questa
nuova
vita
era
incommensurabilmente
più
grande
della
prima
.
Come
un
velo
gli
cadde
dagli
occhi
;
egli
vide
tutta
la
meschinità
delle
sue
passioni
,
dei
suoi
odi
e
dei
suoi
dolori
passati
.
Egli
aveva
sofferto
perché
sua
madre
aveva
peccato
,
perché
lo
aveva
abbandonato
ed
era
vissuta
nella
colpa
!
Sciocco
!
Che
importava
tutto
ciò
?
Che
importavano
queste
sfumature
nel
quadro
grandioso
della
vita
?
Non
bastava
che
Olì
lo
avesse
fatto
nascere
,
perché
ella
rappresentasse
per
lui
la
più
meritevole
delle
creature
,
la
madre
,
ed
egli
dovesse
amarla
ed
esserle
riconoscente
?
Egli
singhiozzò
ancora
:
ma
attraverso
la
sua
angoscia
sentiva
sempre
più
intensa
la
gioia
di
vivere
.
Sì
,
egli
soffriva
:
dunque
viveva
.
La
vedova
gli
si
avvicino
,
prese
fra
le
sue
le
mani
di
lui
,
strette
convulsivamente
,
lo
confortò
,
gli
fece
coraggio
,
poi
lo
supplicò
d
'
allontanarsi
.
«
Andiamo
giù
,
figlio
,
andiamo
.
No
,
non
tormentarti
:
ella
è
morta
perché
doveva
morire
.
Tu
hai
fatto
il
tuo
dovere
,
ed
essa
...
forse
anch
'
essa
fece
il
suo
,
sebbene
il
Signore
ci
abbia
dato
la
vita
per
penitenza
,
imponendoci
di
vivere
...
Andiamo
giù
.
»
«
Era
giovane
ancora
!
»
,
disse
Anania
,
calmandosi
alquanto
e
fissando
i
capelli
neri
della
morta
.
«
No
,
non
ho
paura
,
zia
Grathia
,
aspettate
,
restate
un
momento
.
Quanti
anni
aveva
?
Trentotto
?
Ditemi
»
,
chiese
poi
,
«
a
che
ora
è
morta
?
Come
ha
fatto
?
Raccontatemi
tutto
.
È
stato
qui
il
pretore
?
»
.
«
Andiamo
;
ti
dirò
tutto
,
vieni
»
,
ripeteva
zia
Grathia
,
dirigendosi
verso
l
'
uscio
.
Ma
egli
non
si
mosse
:
guardava
sempre
i
capelli
della
morta
,
meravigliandosi
che
fossero
così
neri
ed
abbondanti
,
ed
avrebbe
voluto
ricoprirli
col
lenzuolo
,
ma
provava
una
strana
paura
ad
avvicinarsi
nuovamente
al
cadavere
.
La
vedova
tornò
presso
il
letto
,
ricoprì
i
capelli
,
e
preso
Anania
per
la
mano
lo
trascinò
fuori
.
Egli
si
voltò
per
guardare
il
tavolinetto
appoggiato
al
muro
,
ai
piedi
del
letto
;
poi
,
quando
furono
usciti
,
si
mise
a
sedere
su
un
gradino
della
scala
.
La
vedova
depose
il
lume
per
terra
,
sedette
anch
'
essa
sulla
scaletta
,
e
cominciò
a
narrare
una
lunga
storia
,
della
quale
Anania
serbò
sempre
nella
memoria
questi
tristi
frammenti
:
«
Ella
diceva
sempre
,
sempre
:
"
Oh
,
me
ne
andrò
,
vedrete
,
me
ne
andrò
,
anche
se
egli
non
vuole
.
Gli
feci
abbastanza
del
male
,
zia
Grathia
mia
:
ora
bisogna
che
lo
liberi
di
me
,
in
modo
che
egli
non
senta
più
il
mio
nome
.
Lo
abbandonerò
una
seconda
volta
,
ora
che
non
vorrei
lasciarlo
più
...
lo
abbandonerò
nuovamente
per
espiare
la
colpa
del
primo
abbandono
...
"
»
.
«
Ella
fece
arrotare
il
coltello
a
serramanico
,
che
teneva
sempre
con
sé
...
»
«...Quando
ricevemmo
il
sacchettino
entro
il
fazzoletto
colorato
,
ella
diventò
livida
;
poi
squarciò
un
po
'
il
sacchettino
e
pianse
...
»
«...Sì,
ella
s
'
è
tagliata
la
gola
.
Sì
,
stamattina
alle
sei
,
mentre
io
ero
alla
fontana
.
Quando
rientrai
la
trovai
in
un
lago
di
sangue
:
era
ancora
viva
,
con
gli
occhi
spalancati
orribilmente
...
»
«...Tutta
la
giustizia
,
-
il
brigadiere
,
il
pretore
,
il
cancelliere
,
-
invase
la
casa
.
Ah
,
pareva
l
'
inferno
!
Il
popolo
s
'
affollò
nella
strada
,
le
donne
piangevano
come
bambine
.
Il
pretore
sequestrò
il
coltello
,
mi
guardò
con
occhi
terribili
,
mi
chiese
se
tu
avevi
minacciato
tua
madre
.
Poi
vidi
che
anch
'
egli
aveva
le
lagrime
agli
occhi
...
»
«
Ella
visse
fin
quasi
a
mezzogiorno
;
agonia
per
tutti
.
Figlio
,
tu
sai
se
nella
mia
vita
io
vidi
cose
terribili
;
ma
nessuna
come
questa
.
No
,
non
si
muore
di
dolore
e
di
pietà
,
poiché
io
oggi
non
sono
morta
.
Ah
,
perché
siamo
nati
?
»
ella
concluse
,
piangendo
.
Anania
provò
un
indicibile
turbamento
nel
veder
piangere
quella
donna
strana
,
che
il
dolore
pareva
avesse
da
lungo
tempo
pietrificato
;
ma
egli
,
egli
che
la
notte
prima
aveva
pianto
d
'
amore
fra
le
braccia
di
Margherita
,
egli
non
poté
piangere
di
rimorso
e
d
'
angoscia
:
solo
qualche
singhiozzo
convulso
gli
stringeva
ogni
tanto
la
gola
.
Si
alzò
e
pregò
la
vedova
di
lasciarlo
rientrare
un
momento
nella
camera
.
«
Voglio
vedere
una
cosa
...
»
disse
,
con
voce
tremula
da
bambino
.
La
vedova
riprese
il
lume
,
riaperse
l
'
uscio
,
lasciò
passare
Anania
,
e
attese
:
così
triste
e
nera
,
con
quell
'
antica
lucerna
di
ferro
in
mano
,
ella
pareva
la
figura
della
Morte
in
attesa
vigilante
.
Anania
si
avvicinò
in
punta
di
piedi
al
tavolinetto
,
sul
quale
aveva
notato
il
suo
sacchettino
,
squarciato
,
deposto
su
un
piatto
di
vetro
.
Prima
di
toccarlo
lo
guardò
quasi
con
diffidenza
,
poi
lo
prese
e
lo
vuotò
.
Ne
uscì
fuori
una
pietruzza
gialla
,
e
cenere
,
cenere
annerita
dal
tempo
.
Cenere
!
Anania
palpò
a
lungo
,
con
tutte
e
due
le
mani
,
quella
cenere
nera
che
forse
era
l
'
avanzo
di
qualche
ricordo
d
'
amore
di
sua
madre
;
quella
cenere
che
aveva
posato
lungamente
sul
suo
petto
,
sentendone
i
palpiti
più
profondi
.
E
in
quell
'
ora
memoranda
della
sua
vita
,
della
quale
capiva
di
non
sentire
ancora
tutta
la
solenne
significazione
,
quel
mucchiettino
di
cenere
gli
parve
un
simbolo
del
destino
.
Sì
,
tutto
era
cenere
:
la
vita
,
la
morte
,
l
'
uomo
;
il
destino
stesso
che
la
produceva
.
Eppure
,
in
quell
'
ora
suprema
,
vigilato
dalla
figura
della
vecchia
fatale
che
sembrava
la
Morte
in
attesa
,
e
davanti
alla
spoglia
della
più
misera
delle
creature
umane
,
che
dopo
aver
fatto
e
sofferto
il
male
in
tutte
le
sue
manifestazioni
era
morta
per
il
bene
altrui
,
egli
ricordò
che
fra
la
cenere
cova
spesso
la
scintilla
,
seme
della
fiamma
luminosa
e
purificatrice
,
e
sperò
,
e
amò
ancora
la
vita
.
FINE
Note
:
[
1
]
Olì
.
Rosalia
.
[
2
]
Segnare
i
cespugli
,
cioè
legarli
con
un
nastro
affinché
nessuno
li
tocchi
.
[
3
]
Accusorgios
.
Tesori
nascosti
.
[
4
]
bardana
,
da
gualdana
,
impresa
brigantesca
per
la
quale
si
radunavano
in
gran
numero
malfattori
armati
che
andavano
così
uniti
ad
assaltare
un
ovile
,
una
casa
,
a
rapire
un
armento
,
a
commettere
una
grassazione
.
[
5
]
Capo
di
Sopra
.
La
provincia
di
Sassari
.
[
6
]
Al
beato
.
Al
morto
.
[
7
]
Scandule
.
Scheggie
.
[
8
]
Cuculo
bello
agreste
,
Dimmi
che
ora
è
.
[
9
]
Cuculo
bello
del
mare
,
Dimmi
quanti
anni
ci
vogliono
ancora
perché
io
mi
sposi
?
[
10
]
Cuculo
bello
del
giglio
,
Quanti
anni
ci
vogliono
ancora
perché
io
abbia
un
figlio
?
[
11
]
Cuculo
bello
di
sorella
,
Quanti
anni
ci
vogliono
perché
io
muoia
?
[
12
]
La
rezetta
:
questi
sacchettini
-
amuleti
contengono
o
scongiuri
o
preghiere
scritte
su
un
foglietto
di
carta
,
o
erbe
e
fiori
raccolti
la
notte
di
San
Giovanni
,
o
pezzetti
di
carbone
,
cenere
,
frammenti
della
vera
croce
,
ecc
.
[
13
]
Tu
vuoi
tirar
fuori
di
tasca
le
tue
corna
per
mettertele
sul
capo
.
Espressione
locale
.
Fare
scandalo
a
proprio
danno
.
[
14
]
Non
prenderti
poi
la
porzione
più
grande
.
Espressione
locale
.
Offendersi
,
mentre
si
ha
torto
.
[
15
]
Sa
Gattu
.
Il
Gatto
.
[
16
]
Ogni
persona
viva
Porta
pidocchi
E
tu
che
lo
stai
dicendo
Ce
ne
hai
uno
che
cammina
Sul
colletto
.
[
17
]
Ascusorju
.
Nascondiglio
contenente
un
tesoro
.
[
18
]
Maria
Iscorronca
.
Nomignolo
spregiativo
che
equivale
a
strega
o
a
qualcosa
di
simile
.
[
19
]
...
dolce
di
scorze
d
'
arancio
,
mandorle
e
miele
...
È
l
'
aranciata
,
con
la
quale
forse
il
Sardo
primitivo
ha
voluto
imitare
o
riprodurre
il
favo
del
miele
,
del
quale
realmente
l
'
aranciata
prende
la
forma
,
il
colore
ed
anche
un
po
'
la
sostanza
.
[
20
]
Galanu
meu
.
Bello
mio
.
[
21
]
Sas
manos
siccas
.
Ti
si
rattrappiscano
le
mani
.
[
22
]
Anninia
.
Ninna
-
nanna
.
[
23
]
Jana
.
Fata
nana
delle
tradizioni
sarde
.
[
24
]
Patiu
.
Il
cortile
,
o
meglio
una
specie
di
terrapieno
che
circonda
quasi
tutti
i
nuraghes
.
[
25
]
A
servizio
del
re
.
Il
carcere
.
[
26
]
Usciu
,
usssciuu
!
.
Voce
per
allontanare
i
gatti
.
[
27
]
Nonna
.
Madrina
.
[
28
]
Malune
.
Recipiente
di
sughero
.
[
29
]
Come
mi
vedi
,
mi
scrivi
.
Espressione
locale
:
«
Non
ho
altro
che
quel
che
ho
indosso
»
.
Narrativa ,
CAPITOLO
PRIMO
.
Lac
d
'
amour
.
Jeanne
si
posò
aperto
sulle
ginocchia
il
volumetto
sottile
che
stava
leggendo
presso
la
finestra
.
Contemplò
pensosa
dentro
la
ovale
acqua
plumbea
dormente
a
'
suoi
piedi
il
passar
delle
nubi
primaverili
che
ad
ora
ad
ora
trascoloravano
la
villetta
,
il
giardino
deserto
,
gli
alberi
dell
'
altra
sponda
,
le
campagne
lontane
,
a
sinistra
il
ponte
,
a
destra
le
quiete
vie
che
si
perdevano
dietro
il
Bèguinage
,
e
i
tetti
acuti
della
grande
mistica
morta
,
Bruges
.
Ah
se
quella
Intruse
di
cui
stava
leggendo
,
se
quella
funerea
visitatrice
movesse
ora
,
invisibile
,
per
la
città
sepolcrale
,
se
le
rughe
brevi
dell
'
acqua
plumbea
fossero
l
'
orma
sua
,
s
'
ella
toccasse
già
la
riva
,
la
soglia
della
villetta
,
con
il
suo
sospirato
dono
di
sonno
eterno
!
Suonarono
le
cinque
;
su
su
,
presso
le
bianche
nubi
,
magiche
voci
d
'
innumerevoli
campane
cantarono
sopra
le
case
,
le
piazze
,
le
vie
di
Bruges
il
malinconico
incantesimo
che
ne
eterna
il
sopore
.
Jeanne
si
sentì
su
gli
occhi
due
mani
fresche
,
un
'
aura
profumata
sul
viso
,
e
sui
capelli
un
alito
,
un
sussurro
"
encore
une
intruse
!
"
un
bacio
.
Non
parve
sorpresa
.
Alzò
la
mano
ad
accarezzare
il
viso
chino
sopra
di
lei
e
disse
solamente
:
"
Addio
,
Noemi
.
Magari
fossi
tu
l
'
Intruse
!
"
La
signorina
Noemi
non
intese
.
"
Magari
?
"
diss
'
ella
.
"
È
italiano
,
questo
?
Non
è
arabo
?
Spiegati
subito
.
"
Jeanne
si
alzò
.
"
Non
capiresti
lo
stesso
"
diss
'
ella
con
un
sorriso
triste
.
"
Dobbiamo
fare
il
nostro
esercizio
di
conversazione
italiana
,
adesso
?
"
"
Ma
,
prego
!
"
"
Dove
sei
andata
con
mio
fratello
?
"
"
All
'
Ospitale
di
S
.
Giovanni
a
salutare
Memling
.
"
"
Bene
,
parla
di
Memling
.
-
No
,
prima
dimmi
se
Carlino
ti
ha
fatto
dichiarazioni
.
"
La
signorina
rise
.
"
Sì
,
mi
ha
dichiarato
la
guerra
e
io
gli
.
"
"
E
io
a
lui
,
si
dice
.
-
Vorrei
che
s
'
innamorasse
di
te
"
soggiunse
Jeanne
,
seria
.
La
signorina
aggrottò
le
ciglia
.
"
Io
non
vorrei
"
diss
'
ella
.
"
Perché
?
Non
è
simpatico
?
Non
ha
spirito
?
Non
è
colto
?
Non
è
distinto
?
Ed
è
anche
ricco
,
poi
,
sai
.
Disprezziamo
pure
la
ricchezza
,
ma
è
una
cosa
comoda
.
"
Noemi
d
'
Arxel
posò
le
mani
sulle
spalle
dell
'
amica
e
la
guardò
nelle
pupille
.
Gli
azzurri
occhi
erano
gravi
e
tristi
.
I
bruni
occhi
indagati
sostenevano
quello
sguardo
con
fermezza
lampeggiante
a
vicenda
di
sfida
,
di
cruccio
e
di
riso
.
"
Intanto
"
disse
la
signorina
"
il
signor
Carlino
mi
piace
per
vedere
Memling
,
per
suonare
a
quattro
mani
musica
classica
e
anche
per
farmi
leggere
Kempis
,
benché
questo
suo
nuovo
amore
di
Kempis
pare
una
profanazione
pensando
che
crede
niente
.
Je
suis
catholique
autant
qu
'
on
peut
l
'
être
lorsqu
'
on
ne
l
'
est
pas
,
eppure
quando
sento
un
miscredente
come
tuo
fratello
leggere
Kempis
così
bene
,
perdo
quasi
anche
la
mia
fede
cristiana
!
Gli
voglio
poi
bene
perché
è
tuo
fratello
,
ma
è
tutto
!
Oh
,
questa
signora
Jeanne
Dessalle
dice
qualche
volta
cose
...
cose
...
!
Non
so
,
non
so
,
non
so
.
Ma
warte
nur
,
du
Räthsel
,
mi
diceva
la
mia
istitutrice
.
Aspetta
,
enigma
!
"
"
Cosa
devo
aspettare
?
"
Noemi
cinse
di
un
braccio
il
collo
dell
'
amica
:
"
Io
ti
sonderò
l
'
anima
con
una
sonda
che
porterà
su
perle
tanto
grandi
,
tanto
belle
e
anche
forse
qualche
alga
,
qualche
poco
di
fango
del
fondo
e
forse
una
piccolissima
pi
uvre."
"
Non
mi
conosci
"
replicò
Jeanne
.
"
Sei
la
sola
persona
,
fra
i
miei
amici
,
che
non
mi
conosce
.
"
"
Già
,
solamente
quelli
che
ti
adorano
ti
conoscono
,
penso
io
,
eh
?
Oh
sì
,
questa
è
una
mania
che
hai
,
di
credere
che
tutta
la
gente
ti
adora
.
"
Jeanne
fece
la
solita
boccuccia
di
bambina
infastidita
.
"
Che
sciocca
!
"
diss
'
ella
.
E
subito
corresse
la
parola
con
un
bacio
e
una
smorfia
,
mezzo
sorriso
,
mezzo
lamento
.
"
Le
donne
!
"
riprese
.
"
Le
donne
,
ti
ho
sempre
detto
,
mi
adorano
!
Vuoi
dire
che
non
mi
adori
,
tu
?
"
"
Mais
point
du
tout
!
"
esclamò
Noemi
.
Jeanne
brillò
negli
occhi
di
malizia
e
di
dolcezza
:
"
In
italiano
si
dice
:
sì
,
di
tutto
cuore
!
"
I
fratelli
Dessalle
avevano
passato
l
'
estate
precedente
a
Maloja
,
Jeanne
studiandosi
di
essere
una
compagna
gradevole
,
nascondendo
quanto
poteva
la
sua
insanabile
piaga
;
Carlino
cercando
,
nelle
ore
mistiche
,
a
Sils
Maria
e
nei
dintorni
,
le
traccie
di
Nietzsche
,
farfalleggiando
nelle
ore
mondane
di
dama
in
dama
,
pranzando
spesso
a
S
.
Moritz
e
persino
a
Pontresina
,
facendo
musica
con
un
addetto
militare
dell
'
ambasciata
germanica
di
Roma
e
con
Noemi
d
'
Arxel
,
discorrendo
di
religione
con
la
sorella
e
il
cognato
di
lei
.
Le
due
sorelle
d
'
Arxel
,
orfane
,
erano
belghe
di
nascita
,
olandesi
di
origine
e
protestanti
.
La
maggiore
di
esse
,
Maria
,
aveva
sposato
,
dopo
un
idillio
singolare
e
poetico
,
il
vecchio
pensatore
italiano
Giovanni
Selva
,
che
sarebbe
popolare
in
Italia
se
gl
'
italiani
avessero
maggiore
interesse
per
gli
studi
religiosi
;
poiché
il
Selva
è
forse
il
più
legittimo
rappresentante
italiano
del
cattolicesimo
progressista
.
Maria
si
era
fatta
cattolica
prima
del
matrimonio
.
I
Selva
passavano
l
'
inverno
a
Roma
,
il
resto
dell
'
anno
a
Subiaco
.
Noemi
,
serbatasi
fedele
alla
religione
de
'
suoi
padri
,
alternava
Bruxelles
con
l
'
Italia
.
Ora
la
vecchia
istitutrice
,
colla
quale
viveva
,
era
morta
a
Bruxelles
da
un
mese
,
alla
fine
di
marzo
.
Né
Giovanni
Selva
né
sua
moglie
avevano
potuto
,
per
una
indisposizione
del
primo
,
venire
ad
assistere
Noemi
in
quei
frangenti
.
Jeanne
Dessalle
,
che
si
era
legata
particolarmente
a
Noemi
,
aveva
persuaso
il
fratello
a
un
viaggio
nel
Belgio
,
da
lui
non
conosciuto
,
e
quindi
offerto
ai
Selva
di
recarsi
a
Bruxelles
in
loro
vece
.
Così
era
avvenuto
che
Noemi
si
trovasse
con
i
Dessalle
a
Bruges
verso
la
fine
di
aprile
.
Vi
abitavano
una
villetta
in
riva
al
breve
specchio
d
'
acqua
che
chiamano
Lac
d
'
amour
.
Carlino
si
era
innamorato
di
Bruges
e
particolarmente
del
Lac
d
'
amour
come
titolo
di
un
romanzo
che
andava
sognando
di
scrivere
,
senza
tenerne
ancora
in
mente
molto
più
che
la
compiacenza
profetica
di
aver
mostrato
al
mondo
uno
squisito
e
originale
magistero
di
arte
.
"
En
tout
cas
"
replicò
Noemi
"
di
tutto
cuore
,
no
!
"
"
Perché
?
"
"
Perché
il
mio
cuore
lo
sto
dedicando
a
un
'
altra
persona
.
"
"
A
chi
?
"
"
A
un
frate
.
"
Jeanne
trasalì
,
e
Noemi
,
confidente
dell
'
amica
,
del
suo
insanabile
amore
per
l
'
uomo
scomparso
,
probabilmente
sepolto
in
qualche
ignota
solitudine
claustrale
,
tremò
di
aver
sbagliato
il
tôno
dell
'
esordio
di
un
discorso
che
aveva
in
mente
.
"
A
proposito
,
Memling
!
"
diss
'
ella
arrossendo
forte
.
"
Dobbiamo
parlare
di
Memling
!
"
Lo
disse
in
francese
e
Jeanne
le
sussurrò
:
"
Sai
che
devi
parlare
italiano
.
"
Gli
occhi
suoi
erano
così
tristi
e
amari
che
Noemi
non
parlò
italiano
,
le
disse
,
ancora
in
francese
,
tante
cose
tenere
,
implorò
una
parola
buona
,
un
bacio
,
ebbe
l
'
una
e
l
'
altro
.
Non
riuscì
a
rasserenare
Jeanne
che
tuttavia
,
blandendo
a
due
mani
l
'
amica
lungo
l
'
arco
dei
capelli
e
guardando
il
proprio
lavoro
amoroso
,
le
diceva
piano
che
non
temesse
di
averla
ferita
.
Triste
,
sì
,
lo
era
.
Che
novità
!
Vero
,
gaia
non
era
mai
,
Noemi
lo
ammise
;
oggi
però
le
nuvole
interne
parevano
più
dense
.
Colpa
della
Intruse
,
forse
.
Jeanne
fece
"
proprio
!
"
con
un
viso
e
un
accento
che
significavano
come
l
'
Intruse
colpevole
della
sua
malinconia
non
fosse
quella
immaginaria
del
libro
ma
la
Falciatrice
terribile
in
persona
.
"
Ho
avuto
una
lettera
dall
'
Italia
"
diss
'
ella
dopo
aver
debolmente
resistito
alle
domande
pressanti
di
Noemi
.
"
È
morto
don
Giuseppe
Flores
.
"
Flores
?
Chi
era
?
Noemi
non
lo
ricordava
più
e
Jeanne
la
rimproverò
con
acerbità
,
come
se
una
tale
smemoratezza
la
rendesse
indegna
del
suo
ufficio
di
confidente
.
Don
Giuseppe
Flores
era
il
vecchio
prete
veneto
che
le
aveva
portato
a
villa
Diedo
l
'
ultimo
messaggio
di
Piero
Maironi
.
Ella
lo
aveva
creduto
consigliere
all
'
amante
della
sua
uscita
dal
mondo
e
non
le
era
bastato
di
fargli
un
'
accoglienza
gelida
,
lo
aveva
trafitto
di
allusioni
ironiche
all
'
azione
sua
,
proprio
degna
di
un
ministro
della
infinita
Pietà
.
Il
vecchio
le
aveva
risposto
con
tanto
lume
,
nelle
parole
gravi
e
soavi
,
di
sapienza
spirituale
,
il
suo
bel
viso
si
era
fatto
,
parlando
,
così
augusto
,
ch
'
ella
aveva
finito
con
domandargli
perdono
e
pregarlo
di
venire
qualche
volta
da
lei
.
C
'
era
infatti
ritornato
due
volte
e
mai
ella
non
s
'
era
trovata
in
casa
.
Allora
lo
aveva
visitato
lei
nella
sua
villa
solitaria
e
di
quella
visita
,
di
quella
conversazione
col
vecchio
tanto
alto
d
'
intelletto
,
tanto
umile
di
cuore
,
tanto
caldo
nell
'
anima
,
tanto
verecondo
e
quasi
timido
nella
parola
,
serbava
ricordi
non
cancellabili
.
Egli
era
morto
,
le
scrivevano
,
donandosi
dolcemente
alla
Divina
Volontà
.
Poco
prima
di
morire
,
durante
una
notte
intera
,
aveva
sognato
senza
tregua
le
parole
del
servo
fedele
nella
parabola
dei
talenti
:
"
ecce
superlucratus
sum
alia
quinque
"
e
l
'
ultima
voce
era
stata
:
"
non
fiat
voluntas
mea
sed
tua
.
"
Chi
le
aveva
scritto
non
sapeva
che
,
malgrado
certi
turbamenti
del
senso
interno
,
malgrado
certi
assalti
di
desideri
religiosi
,
Jeanne
respingeva
,
tanto
inesorabilmente
quanto
in
passato
,
Iddio
e
l
'
immortalità
umana
come
illusioni
eterne
,
ch
'
ella
andava
di
quando
in
quando
a
messa
per
non
darsi
l
'
aria
spiacente
di
libera
pensatrice
e
non
per
altro
.
Ella
non
raccontò
a
Noemi
quei
particolari
della
morte
di
don
Giuseppe
,
ma
li
ripensava
con
l
'
oscuro
senso
,
mortalmente
amaro
,
di
una
ben
altra
sorte
che
le
sarebbe
toccata
s
'
ella
pure
avesse
potuto
credere
così
;
perché
in
fondo
all
'
anima
di
Piero
Maironi
vi
era
sempre
stata
una
religiosità
atavica
e
oggi
ella
era
convinta
che
confessandogli
,
la
sera
dell
'
eclissi
,
di
non
credere
,
aveva
scritto
la
propria
sventura
nel
libro
del
destino
.
E
pensava
un
'
altra
taciuta
parte
angosciosa
della
lettera
venuta
dall
'
Italia
.
Si
vedeva
il
suo
soffrire
benché
non
lo
dicesse
.
Noemi
le
posò
,
le
fermò
silenziosamente
le
labbra
in
fronte
,
vi
sentì
l
'
occulto
dolore
che
accettava
la
sua
pietà
,
si
sciolse
infine
dal
bacio
lenta
lenta
,
quasi
temendo
guastar
qualche
delicato
filo
tra
le
congiunte
anime
,
mormorò
:
"
Forse
questo
vecchio
buono
sapeva
dove
....
Credi
che
fosse
in
relazione
...
?
"
Jeanne
accennò
di
no
.
Nel
settembre
successivo
al
luglio
doloroso
il
suo
disgraziato
marito
era
morto
a
Venezia
,
di
delirium
tremens
.
Ella
era
andata
a
villa
Flores
nell
'
ottobre
e
là
nello
stesso
giardino
dove
anche
la
marchesa
Scremin
era
venuta
aprendo
a
Don
Giuseppe
il
suo
povero
vecchio
cuore
tribolato
,
gli
aveva
espresso
il
desiderio
che
Piero
sapesse
di
questa
morte
,
sapesse
di
poter
pensare
a
lei
,
se
ciò
gli
avvenisse
mai
,
senza
ombra
di
colpa
.
Don
Giuseppe
l
'
aveva
prima
dolcemente
sconsigliata
dal
perdersi
dietro
a
quel
sogno
,
e
poi
le
aveva
detto
,
con
sincerità
intera
,
che
nessuna
notizia
gli
era
pervenuta
mai
di
Piero
dal
giorno
della
sua
scomparsa
.
Temendo
altre
domande
,
schiva
di
sentirsi
toccar
la
ferita
da
mani
inesperte
,
Jeanne
desiderò
uscire
dall
'
argomento
.
"
Raccontami
pure
del
tuo
frate
"
diss
'
ella
.
Ma
proprio
allora
si
udì
nell
'
anticamera
la
voce
di
Carlino
.
"
Adesso
no
"
rispose
Noemi
.
"Stasera."
Carlino
entrò
,
fasciato
il
collo
di
seta
bianca
,
brontolando
contro
il
Lac
d
'
amour
che
infine
era
una
grandissima
corbellatura
,
e
infettava
poi
anche
l
'
aria
di
piccole
creature
odiose
,
velenose
per
le
sue
tonsille
.
"
Già
"
diss
'
egli
.
"
L
'
amore
stesso
non
vale
meglio
.
"
Noemi
gli
volle
proibire
di
parlar
dell
'
amore
.
Lui
,
parlarne
,
che
non
lo
intendeva
!
Carlino
la
ringraziò
.
Stava
appunto
per
innamorarsi
di
lei
,
ne
aveva
avuto
una
paura
enorme
.
Queste
parole
venute
presto
presto
dopo
l
'
apparizione
di
certa
disordinata
piuma
sopra
un
cappello
detestabile
e
dopo
certa
frase
molto
borghesemente
ammirativa
su
quel
povero
diavolo
noioso
di
Mendelssohn
,
lo
avevano
salvato
à
jamais
.
I
due
si
scambiarono
altre
impertinenze
e
Carlino
fu
tanto
brioso
malgrado
le
tonsille
infette
,
che
la
signorina
d
'
Arxel
lo
felicitò
per
il
suo
romanzo
.
"
Si
capisce
che
va
bene
"
diss
'
ella
.
"
Che
!
Punto
!
"
rispose
il
romanziere
.
Non
andava
punto
bene
,
anzi
aveva
dato
nelle
secche
di
una
situazione
disperata
.
Lo
sapeva
l
'
esofago
dell
'
autore
che
ci
aveva
lì
due
personaggi
incapaci
di
scendere
e
di
risalire
,
uno
grasso
e
buono
,
l
'
altro
sottile
e
pungente
,
similissimo
alla
signorina
d
'
Arxel
.
Gli
pareva
di
aver
inghiottito
insieme
un
fico
e
un
'
ape
,
come
certo
disgraziato
contadino
toscano
che
n
'
era
morto
in
quei
giorni
.
L
'
ape
capì
che
aveva
voglia
di
parlarne
,
lo
punse
e
lo
ripunse
tanto
che
infatti
ne
parlò
.
Il
suo
romanzo
poggiava
sopra
un
caso
curioso
di
contagio
spirituale
.
Il
protagonista
era
un
prete
francese
di
ottant
'
anni
,
pio
,
puro
e
dotto
.
Francese
?
Perché
francese
?
Ma
!
Perché
il
personaggio
abbisognava
di
certo
colore
di
fantasia
poetica
,
di
certa
mobilità
sentimentale
e
queste
belle
cose
non
si
trovano
in
un
prete
italiano
,
secondo
Carlino
,
a
sgusciarne
mille
.
Accadeva
un
giorno
a
questo
prete
di
confessare
un
uomo
di
grande
ingegno
,
combattuto
da
terribili
dubbi
circa
la
fede
.
A
confessione
finita
il
penitente
se
n
'
andava
tranquillo
e
il
confessore
rimaneva
scosso
nelle
credenze
proprie
.
Qui
doveva
seguire
un
'
analisi
minuta
e
lunga
dei
successivi
stati
di
coscienza
di
questo
vecchio
,
che
aspettava
la
morte
di
giorno
in
giorno
con
lo
sgomento
di
uno
scolare
il
quale
attenda
nell
'
anticamera
della
scuola
il
suo
turno
di
esame
e
non
si
trovi
più
in
testa
niente
.
Egli
capita
a
Bruges
.
Qui
l
'
ostile
interruttrice
esclamò
:
"
A
Bruges
?
Perché
?
"
"
Perché
io
sono
il
suo
Papa
"
rispose
Carlino
"
e
lo
mando
dove
voglio
.
Perché
a
Bruges
c
'
è
un
silenzio
di
anticamera
dell
'
Eternità
e
quel
carillon
,
che
in
fondo
comincia
a
seccarmi
,
può
anche
passare
per
un
richiamo
di
angeli
.
Finalmente
perché
a
Bruges
c
'
è
una
signorina
brunetta
,
sottile
,
alta
e
che
si
può
anche
dire
intelligente
benché
parli
l
'
italiano
male
e
non
capisca
la
musica
.
"
Noemi
porse
le
labbra
e
arricciò
il
naso
.
"
Che
sciocchezza
!
"
diss
'
ella
.
Carlino
proseguì
dicendo
che
non
sapeva
ancora
come
,
ma
che
insomma
,
in
qualche
modo
,
la
brunetta
sarebbe
diventata
penitente
del
vecchio
prete
.
Noemi
protestò
ridendo
:
come
mai
?
allora
non
era
lei
!
Un
'
eretica
?
Confessarsi
?
Carlino
si
strinse
nelle
spalle
.
Dramma
di
follia
più
,
dramma
di
follia
meno
,
protestantesimo
e
cattolicismo
erano
la
stessa
cosa
.
Dunque
il
vecchio
prete
ritroverebbe
la
sua
fede
antica
nel
contatto
di
quella
semplice
e
sicura
di
lei
.
Qui
Carlino
aperse
una
parentesi
nel
suo
racconto
per
confessare
che
veramente
non
sapeva
che
qualità
di
fede
avesse
Noemi
.
Ella
arrossì
,
rispose
che
aveva
la
fede
protestante
.
Protestante
,
sì
;
ma
semplice
?
Ma
sicura
?
Noemi
s
'
impazientì
.
"
Insomma
sono
protestante
"
diss
'
ella
"
e
Lei
non
si
occupi
della
mia
fede
!
"
In
fatto
Noemi
era
molto
ferma
nella
propria
religione
non
per
virtù
di
ragionamenti
ma
per
affetto
riverente
alla
memoria
dei
genitori
;
e
in
cuor
suo
non
aveva
approvato
la
conversione
della
sorella
.
Carlino
tirò
avanti
.
Una
influenza
mistica
del
sesso
conduce
il
vecchio
a
ricercare
un
'
armonia
di
anime
con
la
fanciulla
.
"
Che
pasticcio
!
"
fece
Noemi
con
il
solito
atto
delle
labbra
.
E
Carlino
tirò
imperterrito
avanti
.
Il
fine
,
il
nuovo
,
lo
squisito
del
suo
libro
era
l
'
analisi
appunto
di
questa
recondita
influenza
del
sesso
sul
vecchio
prete
e
anche
sulla
fanciulla
.
"
Carlino
!
"
fece
Jeanne
.
"
Cosa
ti
viene
in
mente
?
Un
vecchio
di
ottant
'
anni
?
"
Carlino
guardò
in
aria
come
per
dire
a
qualche
invisibile
amico
superiore
:
"
Non
capiscono
niente
!
"
Il
suo
desiderio
era
d
'
invecchiare
ancora
il
prete
e
dargliene
novanta
degli
anni
,
farne
una
specie
di
essere
intermedio
fra
l
'
uomo
e
lo
spirito
,
che
avesse
negli
occhi
le
profondità
nebulose
delle
cose
eterne
imminenti
.
E
la
signorina
avrebbe
nel
sangue
quella
misteriosa
inclinazione
ai
vecchi
,
non
rarissima
nel
suo
sesso
,
ch
'
è
il
vero
stigma
della
nobiltà
femminile
,
per
il
quale
la
donna
si
distingue
dalla
femmina
.
Carlino
si
sentiva
in
mente
delle
cose
divine
a
dire
su
questo
mistico
senso
che
attrae
la
fanciulla
di
ventiquattro
anni
verso
l
'
uomo
di
novanta
,
sacerdote
,
quasi
già
eternato
,
diafano
,
non
però
curvo
né
tremolo
né
infiacchito
nella
voce
.
Si
vedono
di
questi
vecchioni
che
lo
spirito
alto
erige
,
invitti
dal
tempo
.
Ma
come
finirebbe
poi
tutto
ciò
?
Né
Noemi
né
Jeanne
sapevano
immaginarlo
.
Eh
già
,
Carlino
lo
aveva
ben
detto
fino
dal
principio
,
il
fico
e
l
'
ape
che
non
potevano
né
scendere
né
risalire
.
Se
ne
consolava
però
.
Questa
necessità
di
finire
,
in
fondo
,
è
un
pregiudizio
da
droghiere
.
Cosa
finisce
mai
al
mondo
?
Va
bene
,
dicevano
le
signore
,
ma
il
libro
deve
pure
avere
una
fine
.
Oh
certo
!
L
'
ultima
scena
,
di
bellezza
ineffabile
,
sarebbe
una
passeggiata
notturna
,
al
chiaro
di
luna
,
del
prete
e
della
giovine
per
le
vie
di
Bruges
,
dove
le
loro
anime
si
aprirebbero
a
confidenze
quasi
di
amanti
,
a
sogni
quasi
di
profeti
.
I
due
si
troverebbero
a
mezzanotte
davanti
alle
acque
addormentate
del
Lac
d
'
amour
,
ascolterebbero
immobili
il
suono
mistico
del
carillon
sotto
le
nuvole
e
avrebbero
allora
la
rivelazione
vaga
di
una
sessualità
delle
loro
anime
,
di
un
avvenire
di
amore
nella
stella
Fomalhaut
.
"
Perché
mai
proprio
in
Fomalhaut
?
"
esclamò
Noemi
.
"
Lei
è
insopportabile
!
"
rispose
Carlino
.
"
Perché
è
un
nome
delizioso
,
ha
il
suono
di
una
parola
indurita
dal
gelo
tedesco
ma
piena
di
anima
,
che
si
scioglie
nel
sole
di
Oriente
.
"
"
Dio
mio
,
che
chimica
!
A
me
piace
Algol
.
"
"
Lei
e
il
Suo
pastore
andranno
in
Algol
.
"
Noemi
rise
,
e
Carlino
si
appellò
a
Jeanne
.
Quale
stella
preferiva
?
Jeanne
non
sapeva
,
non
aveva
fatto
attenzione
.
Carlino
ne
fu
irritatissimo
,
parve
volerla
rimproverare
non
tanto
della
sua
distrazione
quanto
degli
occulti
pensieri
che
ne
fossero
in
colpa
,
e
,
quasi
temendo
dir
troppo
,
la
mandò
a
meditare
,
a
sognare
,
a
scrivere
la
filosofia
del
fumo
e
delle
nuvole
.
Ma
poi
quand
'
ella
,
niente
malcontenta
,
se
n
'
andava
,
la
richiamò
per
domandarle
se
almeno
avesse
udito
come
il
romanzo
si
sarebbe
chiuso
.
Sì
,
questo
lo
aveva
udito
:
con
una
passeggiata
dell
'
eroina
e
dell
'
eroe
per
Bruges
,
al
chiaro
di
luna
.
"
Bene
"
fece
Carlino
"
siccome
stasera
c
'
è
luna
,
io
ho
bisogno
di
passeggiare
dalle
dieci
a
mezzanotte
con
Noemi
e
te
per
prender
note
.
"
"
Debbo
vestirmi
da
prete
?
"
rispose
Jeanne
,
uscendo
.
Noemi
voleva
seguirla
ma
la
stessa
Jeanne
la
pregò
di
rimanere
.
Rimase
per
dire
a
Carlino
ch
'
egli
era
indegno
di
una
simile
sorella
.
Carlino
andò
a
pescare
nel
portamusica
un
fascicolo
di
Bach
brontolandole
che
lei
non
sapeva
niente
,
non
sapeva
niente
.
Scaramucciarono
alquanto
e
neppure
Bach
li
poté
pacificare
subito
;
per
un
bel
pezzo
tennero
duro
,
anche
suonando
,
a
insolentirsi
,
prima
per
Jeanne
,
poi
per
le
note
sbagliate
.
Finalmente
il
musicale
rivo
limpido
che
le
loro
collere
rompevano
come
sassi
spumeggianti
,
le
soverchiò
,
corse
via
liscio
,
specchiando
cielo
e
idilliache
sponde
.
Jeanne
si
portò
in
camera
l
'
Intruse
,
ma
non
la
lesse
più
.
Anche
la
sua
camera
guardava
il
Lac
d
'
amour
.
Sedette
presso
la
finestra
contemplando
di
là
da
un
ponte
,
di
là
da
vette
spoglie
di
alberi
tondeggianti
fra
casa
e
casa
,
il
fantasma
piramidale
di
una
torre
altissima
velata
di
nebbioline
azzurrognole
.
Udiva
discorrere
pietosamente
la
vena
limpida
di
Bach
e
pensava
a
don
Giuseppe
col
malinconico
senso
di
chi
si
allontana
per
sempre
da
una
casa
diletta
,
e
vi
torna
con
lo
sguardo
ogni
momento
,
e
ad
una
svolta
del
cammino
ne
vede
sparire
l
'
ultimo
angolo
,
l
'
ultima
finestra
.
La
sua
tristezza
aveva
una
viva
punta
inquieta
.
Le
avevano
scritto
che
fra
le
carte
del
morto
si
era
trovato
un
plico
suggellato
con
questa
soprascritta
di
suo
pugno
:
"
da
consegnarsi
per
cura
del
mio
esecutore
testamentario
nelle
mani
di
Monsignor
Vescovo
"
.
L
'
incarico
era
stato
adempiuto
e
voci
uscite
dall
'
episcopio
dicevano
che
fossero
nel
plico
una
lettera
di
don
Giuseppe
a
Sua
Eccellenza
e
una
busta
suggellata
con
la
scritta
di
altra
mano
"
Da
aprirsi
dopo
la
morte
di
Piero
Maironi
.
"
Riferivano
pure
questo
motto
del
Vescovo
:
"
Speriamo
che
il
signor
Piero
Maironi
,
d
'
ignota
dimora
,
ricomparisca
per
farci
sapere
che
è
morto
.
"
Jeanne
ignorava
che
Piero
Maironi
,
prima
della
notte
in
cui
era
fuggito
di
casa
senza
lasciare
traccia
di
sé
,
avesse
consegnato
a
don
Giuseppe
il
racconto
scritto
di
una
visione
della
propria
vita
nel
futuro
e
della
propria
morte
,
visione
pure
ignorata
da
lei
,
avuta
da
Piero
nella
chiesetta
vicina
al
manicomio
dove
sua
moglie
stava
morendo
.
Che
mai
poteva
contenere
la
busta
suggellata
?
Certo
uno
scritto
suo
;
ma
quale
?
Una
confessione
,
probabilmente
,
delle
sue
colpe
.
Il
concetto
e
la
forma
dell
'
atto
rispondevano
bene
al
suo
misticismo
innato
,
al
predominio
della
sua
fantasia
sulla
ragione
,
alla
sua
fisionomia
intellettuale
.
Tre
anni
erano
corsi
dal
giorno
in
cui
Jeanne
,
disperata
,
a
Vena
di
Fonte
Alta
,
si
era
detto
che
non
avrebbe
più
voluto
amare
Piero
e
che
niente
altro
mai
avrebbe
potuto
amare
al
mondo
.
Ancora
lo
amava
così
e
ancora
,
come
in
passato
,
lo
giudicava
col
suo
intelletto
indipendente
dal
cuore
:
indipendenza
cara
al
suo
orgoglio
.
Lo
giudicava
severamente
in
tutte
le
sue
azioni
,
in
tutto
il
suo
contegno
,
dal
momento
in
cui
lo
aveva
conquistato
di
viva
forza
nel
monastero
di
Praglia
sino
al
momento
in
cui
le
loro
labbra
si
erano
congiunte
presso
la
vasca
dell
'
Acqua
Barbarena
.
Egli
si
era
mostrato
incapace
di
amare
,
incapace
di
agire
,
irresoluto
,
femmineo
nella
mobilità
dell
'
animo
.
Ecco
,
lo
era
stato
fino
all
'
ultimo
,
femmineo
;
femmineo
,
inetto
ad
esercitare
alcuna
critica
virile
sul
suo
isterismo
mistico
.
Vi
era
forse
in
questo
giudizio
una
sincerità
imperfetta
,
un
eccesso
di
acerbità
voluto
,
un
proposito
vano
di
ribellione
contro
il
prepotente
,
invincibile
amore
.
Se
si
era
fatto
frate
,
Jeanne
prevedeva
che
si
sarebbe
pentito
.
Era
troppo
sensuale
.
Passato
un
primo
periodo
di
dolore
e
di
fervore
,
la
sensualità
si
sarebbe
risvegliata
,
lo
avrebbe
ricondotto
alla
rivolta
contro
una
fede
radicata
piuttosto
nel
sentimento
e
nelle
abitudini
dell
'
età
prima
che
nell
'
intelletto
.
Ma
si
era
veramente
fatto
frate
?
Jeanne
pensò
che
la
torre
colossale
di
Notre
Dame
colla
sua
sottile
punta
saettata
nel
cielo
,
e
le
mura
tristi
del
Béguinage
,
e
il
povero
stagnante
scuro
Lac
d
'
amour
,
e
lo
stesso
silenzio
solenne
della
città
morta
le
significassero
di
sì
,
ma
che
sarebbe
superstizioso
di
creder
loro
.
"
Dove
andiamo
?
"
chiese
Jeanne
,
alle
dieci
,
mettendo
i
guanti
,
mentre
Carlino
,
dato
a
tenere
a
Noemi
un
capo
della
sua
sciarpa
sesquipedale
ben
tesa
,
se
ne
fermava
l
'
altro
all
'
occipite
e
rotava
poi
sul
suo
proprio
asse
come
un
fuso
,
sino
al
farsi
il
collo
più
grosso
della
testa
.
"
E
il
prete
di
novant
'
anni
ho
proprio
a
esser
io
?
"
Carlino
si
arrabbiò
perché
Noemi
rideva
e
non
teneva
tesa
a
dovere
la
sciarpa
.
"
Tu
o
lei
non
importa
"
rispose
,
quando
Noemi
,
fermatagli
la
sciarpa
con
uno
spillo
,
licenziò
il
romanziere
in
fasce
.
"
E
andate
dove
volete
!
Purché
adesso
si
vada
verso
il
centro
e
si
ritorni
per
l
'
altro
lato
del
Lac
d
'
amour
.
E
parlate
di
qualche
cosa
che
v
'
interessi
molto
.
"
"
Presente
Lei
?
"
fece
Noemi
.
"
Com
'
è
possibile
?
"
Carlino
le
spiegò
che
non
si
sarebbe
accompagnato
a
loro
,
che
le
avrebbe
seguite
col
taccuino
e
la
matita
alla
mano
.
Bisognava
però
che
sostassero
di
tratto
in
tratto
a
piacer
suo
,
e
che
,
s
'
egli
significasse
loro
qualche
altra
sua
volontà
,
obbedissero
.
"
Va
bene
"
disse
Noemi
.
"
Intanto
andiamo
al
Quai
du
Rosaire
a
vedere
i
cigni
.
"
Si
avviarono
verso
Notre
Dame
,
Carlino
dietro
le
signore
,
a
venti
passi
.
In
principio
fu
un
continuo
battibecco
,
per
le
vie
deserte
,
fra
l
'
avanguardia
e
la
retroguardia
.
L
'
avanguardia
camminava
troppo
forte
,
e
Carlino
:
"
A
novant
'
anni
?
A
novant
'
anni
?
"
oppure
rideva
,
e
Carlino
:
"
Ma
che
fate
?
Ma
che
fate
?
Zitto
!
"
oppure
si
fermava
a
guardare
una
chiesa
antica
,
le
cuspidi
,
i
pinnacoli
strani
al
chiaro
di
luna
,
il
cimitero
accanto
alla
chiesa
e
Carlino
:
"
Ma
parlate
,
discorrete
,
fate
qualche
gesto
!
Niente
il
naso
all
'
aria
!
"
Dall
'
avanguardia
venivano
le
ribellioni
;
le
più
acerbe
,
da
Noemi
.
Ella
si
voltò
sul
Dyver
battendo
i
piedi
e
protestando
di
volersene
ritornare
a
casa
se
il
noiosissimo
romanziere
in
fasce
non
la
smetteva
con
i
suoi
comandi
e
rimbrotti
.
Allora
Jeanne
le
sussurrò
:
"
Parlami
del
tuo
frate
.
"
"
Ah
,
il
frate
,
sì
!
"
rispose
Noemi
e
gridò
a
Carlino
che
l
'
avrebbero
accontentato
ma
che
stesse
più
lontano
.
Dal
quai
du
Rosaire
non
si
vedevano
più
i
cigni
che
Noemi
aveva
scôrti
la
mattina
pavoneggiarsi
nel
canale
,
turbandovi
con
le
scie
lente
i
languidi
spettri
di
quell
'
accozzaglia
di
case
e
casucce
che
levano
dall
'
acqua
,
come
bestie
satolle
,
le
lunghe
facce
orecchiute
,
e
guardano
stupide
,
quale
a
un
verso
,
quale
a
un
altro
,
nella
custodia
dell
'
imminente
torrione
delle
Halles
.
Ora
la
luna
batteva
di
sghembo
alle
case
,
stampava
sulle
une
l
'
ombra
delle
altre
,
e
glorificava
comignoli
e
pinnacoli
,
l
'
aguzzo
cappello
da
mago
caldeo
di
una
vecchia
torricciula
,
e
sopra
la
intera
scena
il
sublime
diadema
ottagonale
della
torre
possente
;
ma
non
toccava
l
'
acqua
nera
.
Tuttavia
Jeanne
e
Noemi
,
chine
sulla
sbarra
del
parapetto
,
guardarono
a
lungo
,
Noemi
parlando
sempre
,
nell
'
acqua
nera
;
tanto
a
lungo
che
Carlino
ebbe
tempo
di
riempire
tre
o
quattro
pagine
del
suo
taccuino
e
anche
di
disegnare
i
fregi
onde
un
ambizioso
mercante
brugitano
cinse
sulla
facciata
della
propria
casa
cifre
dell
'
anno
memorabile
1716
,
in
cui
fu
veduta
per
la
prima
volta
dal
sole
,
dalla
luna
e
dagli
astri
.
Il
frate
era
un
benedettino
del
monastero
di
Santa
Scolastica
in
Subiaco
.
Si
chiamava
don
Clemente
.
Era
un
conoscente
dei
Selva
.
Giovanni
lo
aveva
incontrato
la
prima
volta
per
caso
sul
sentiero
di
Spello
,
presso
certe
rovine
.
Gli
aveva
chiesto
della
via
,
eran
venuti
a
discorrere
.
Mostrava
aver
passato
di
poco
i
trent
'
anni
,
aveva
modi
e
aspetto
signorili
.
Il
discorso
era
stato
prima
delle
rovine
,
poi
dei
monasteri
e
della
Regola
,
poi
di
religione
.
Dalla
stessa
voce
del
benedettino
spirava
come
un
aroma
di
santità
.
Si
sentiva
però
in
lui
uno
spirito
avido
del
sapere
e
del
pensiero
moderno
.
Si
erano
lasciati
col
desiderio
reciproco
e
la
promessa
di
rivedersi
.
A
Giovanni
era
stata
benefica
l
'
aura
spirituale
del
giovine
monaco
illuminato
nel
viso
da
una
bellezza
interna
;
e
il
giovine
monaco
aveva
sentito
il
fascino
della
cultura
religiosa
di
Giovanni
,
degli
orizzonti
che
la
breve
conversazione
aveva
pure
aperti
alla
sua
fede
cupida
di
lume
razionale
.
Giovanni
aveva
inteso
parlare
a
Subiaco
di
un
giovine
di
nascita
nobile
,
venuto
a
vestir
l
'
abito
benedettino
in
Santa
Scolastica
per
morte
di
una
donna
amata
.
Non
dubitava
che
fosse
lui
.
Ne
aveva
poi
chiesto
ad
altri
monaci
senza
poterne
cavar
niente
.
Ma
si
erano
riveduti
più
volte
e
trattenuti
lungamente
insieme
.
Giovanni
aveva
prestato
dei
libri
a
don
Clemente
e
don
Clemente
era
venuto
a
casa
Selva
,
aveva
conosciuto
Maria
.
Si
era
rivelato
musicista
,
aveva
suonato
un
"
Salmo
dell
'
aurora
"
composto
da
lui
per
organo
e
canto
,
dopo
aver
udito
Selva
paragonare
il
lento
manifestarsi
del
sole
,
dal
primo
punto
rutilante
fra
i
vapori
alla
gloria
trionfale
del
mezzogiorno
,
con
il
manifestarsi
lento
di
Dio
dal
fumo
lampeggiante
intorno
agli
alti
dirupi
del
Sinai
fino
alla
gloria
trionfale
che
ancora
tutta
non
si
è
svolta
nello
spirito
dell
'
uomo
.
Un
'
altra
volta
Giovanni
gli
aveva
proposta
certa
questione
già
da
lui
dibattuta
con
Noemi
:
se
le
anime
umane
all
'
uscir
di
questa
vita
sieno
subito
fatte
conscie
della
loro
sorte
futura
.
La
risposta
di
don
Clemente
era
stata
che
dopo
la
morte
...
A
questo
punto
della
narrazione
di
Noemi
,
Carlino
domandò
se
dovesse
piantare
lì
tre
tabernacoli
per
passarvi
la
notte
.
Le
signore
si
rizzarono
e
si
avviarono
per
la
rue
des
Laines
.
"
La
risposta
"
riprese
Noemi
"
era
stata
che
probabilmente
dopo
la
morte
le
anime
umane
si
troveranno
in
uno
stato
e
in
un
ambiente
regolati
da
leggi
naturali
come
in
questa
vita
;
dove
,
come
in
questa
vita
,
l
'
avvenire
potrà
prevedersi
per
indizi
,
senza
certezza
.
"
Un
viandante
,
che
avevano
incontrato
all
'
entrata
della
stretta
via
tenebrosa
,
tornò
indietro
e
ripassando
accanto
alle
signore
,
le
guardò
fisso
.
Jeanne
pretese
di
aver
paura
di
quell
'
uomo
,
si
fermò
,
chiamò
Carlino
,
propose
di
ritornare
a
casa
.
La
sua
voce
era
veramente
alterata
ma
Carlino
non
poteva
credere
che
avesse
paura
.
Paura
di
che
?
Non
vedeva
là
davanti
,
a
pochi
passi
,
i
lumi
della
Grande
Place
?
Egli
conosceva
,
del
resto
,
quell
'
uomo
e
lo
avrebbe
posto
nel
suo
romanzo
.
Era
il
fratello
di
Edith
dal
collo
di
cigno
,
ora
spirito
delle
tenebre
,
condannato
a
vagare
la
notte
per
le
vie
di
Bruges
,
in
pena
di
avere
tentata
la
seduzione
di
Santa
Gunhild
,
sorella
di
re
Harold
.
Ogni
volta
che
Carlino
si
era
avventurato
la
notte
per
i
quartieri
più
deserti
di
Bruges
,
aveva
veduto
aggirarvisi
come
a
caso
quell
'
uomo
sinistro
.
"
Bel
modo
"
fece
Noemi
"
di
rassicurare
la
gente
!
"
Carlino
si
strinse
nelle
spalle
e
dichiarò
che
l
'
incontro
era
stato
fortunato
perché
gli
aveva
fatto
venire
in
mente
il
nome
di
Gunhild
per
la
sua
eroina
,
Noemi
essendo
un
nome
da
suocera
.
Nell
'
ombra
nera
delle
Halles
enormi
,
torreggianti
da
manca
sulla
via
,
l
'
uomo
sinistro
ritornato
sui
suoi
passi
sfiorò
quasi
il
fianco
di
Jeanne
che
stavolta
rabbrividì
davvero
.
In
quel
mentre
le
innumerevoli
campane
suonarono
fra
le
nubi
sopra
il
suo
capo
.
Ella
strinse
convulsivamente
,
senza
parlare
,
il
braccio
di
Noemi
.
Attraversarono
la
piazza
in
silenzio
.
Carlino
le
mise
per
una
via
a
sinistra
,
pure
deserta
ma
tutta
chiara
della
luna
imminente
ai
dentati
culmini
bruni
delle
case
.
Jeanne
mormorò
alla
sua
compagna
:
"
Affrettiamo
,
ritorniamo
a
casa
presto
"
.
Ma
Carlino
,
udendo
un
suono
di
musica
da
ballo
venire
dall
'
Hôtel
de
Flandre
,
ordinò
loro
di
fermarsi
e
diede
di
piglio
al
taccuino
.
Noemi
stava
dicendo
qualche
cosa
sull
'
Hôtel
de
Flandre
dove
aveva
alloggiato
anni
prima
,
quando
Jeanne
le
domandò
di
scatto
:
"
È
Maria
che
ti
scrive
una
storia
tanto
lunga
?
"
Noemi
rispose
,
non
sorpresa
ma
piuttosto
trepidante
:
"
Sì
,
Maria
.
"
"
Non
capisco
,
"
replicò
Jeanne
"
perché
si
sia
presa
tutta
questa
briga
.
"
Noemi
non
rispose
.
Carlino
diede
l
'
ordine
di
rimettersi
in
cammino
.
S
'
incamminarono
e
Noemi
non
parlava
.
"
Eh
?
"
riprese
Jeanne
.
"
Perché
si
sarà
presa
tutta
questa
briga
?
"
Noemi
non
parlò
.
Jeanne
le
scosse
il
braccio
che
teneva
ancora
.
"
Non
rispondi
?
Cosa
pensi
?
"
Benché
ambedue
,
ora
,
tacessero
,
non
udirono
Carlino
che
gridava
di
piegare
a
sinistra
.
Egli
sopraggiunse
arrabbiato
,
le
spinse
,
tempestando
,
per
le
spalle
,
alla
volta
di
un
'
altra
via
,
ed
esse
ubbidirono
senz
'
accorgersi
mai
di
quelle
voci
né
di
quel
modo
.
"
Non
rispondi
?
"
ripeté
Jeanne
fra
risentita
e
attonita
.
Noemi
le
strinse
il
braccio
alla
sua
volta
.
"
Aspettiamo
di
essere
a
casa
"
diss
'
ella
.
Carlino
gridò
:
"
Fermatevi
sotto
gli
alberi
!
"
Ma
Jeanne
si
fermò
subito
,
nell
'
affacciarsi
a
un
improvviso
largo
,
a
piccoli
alberi
,
a
un
gran
fianco
di
cattedrale
vetusta
,
battuto
dalla
luna
.
Si
fermò
e
allungando
il
braccio
che
teneva
sotto
quello
di
Noemi
,
le
afferrò
la
mano
,
le
disse
vibrando
affannosamente
:
"
Noemi
,
dimmelo
subito
;
hai
raccontato
qualche
cosa
a
tua
sorella
?
"
Carlino
gridò
che
potevano
fermarsi
anche
lì
,
ma
che
simulassero
un
discorso
interessante
.
Noemi
rispose
all
'
amica
un
sì
così
debole
,
così
timido
,
che
Jeanne
capì
tutto
.
Maria
Selva
credeva
che
il
suo
frate
,
questo
don
Clemente
,
fosse
Piero
Maironi
.
"
Oh
,
Signore
!
"
esclamò
stringendo
forte
forte
la
mano
di
Noemi
.
"
Ma
lo
dice
,
lo
dice
,
anche
?
"
"
Cosa
?
"
"
Eh
,
cosa
!
"
Santo
cielo
,
che
ci
voleva
per
farla
parlar
chiaro
,
questa
creatura
?
Jeanne
si
sciolse
da
lei
che
subito
,
spaventata
,
le
si
riappiccò
al
braccio
.
"
Brave
!
"
gridò
Carlino
.
"
Ma
non
troppo
!
"
"
Perdonami
!
"
supplicò
Noemi
.
"
È
un
dubbio
,
dopo
tutto
,
è
una
congettura
.
Sì
,
lo
dice
.
"
"
No
!
"
fece
Jeanne
,
risoluta
,
scotendo
via
il
dubbio
e
la
congettura
.
"
Non
è
lui
,
non
è
possibile
.
Non
è
mai
stato
musicista
!
"
"
No
,
no
,
non
sarà
lui
,
non
sarà
lui
"
si
affrettò
a
dire
a
Noemi
,
sotto
voce
,
perché
veniva
Carlino
.
Questi
sopraggiunse
,
lodò
,
espresse
il
desiderio
che
si
inoltrassero
lentamente
fra
gli
alberi
.
Sotto
gli
alberi
Jeanne
si
dolse
,
quasi
sdegnosamente
,
che
l
'
amica
avesse
aspettato
quel
momento
a
farle
un
discorso
simile
,
che
non
avesse
parlato
prima
,
in
casa
.
E
tornò
a
protestare
che
questo
benedettino
non
poteva
essere
Maironi
,
che
Maironi
non
era
mai
stato
musicista
.
Noemi
si
giustificò
.
Aveva
avuto
in
animo
di
parlare
al
ritorno
dall
'
Ospitale
di
S
.
Giovanni
,
dalla
visita
ai
Memling
,
ma
Jeanne
era
già
tanto
triste
!
Però
ne
avrebbe
parlato
se
non
fosse
venuto
Carlino
.
E
ora
,
a
passeggio
,
interrogata
,
non
aveva
saputo
schermirsi
.
Se
,
quando
erano
ferme
presso
l
'
Hôtel
de
Flandre
,
Jeanne
non
avesse
ricondotto
il
discorso
a
quel
tema
,
sarebbe
stata
cosa
finita
;
e
lei
,
Noemi
,
non
ne
avrebbe
riparlato
che
a
casa
.
"
E
tua
sorella
crede
proprio
...
?
"
disse
Jeanne
.
Ecco
,
Maria
dubitava
.
Pareva
che
il
persuaso
fosse
Giovanni
.
Giovanni
era
certo
;
almeno
Maria
scriveva
così
.
A
questa
risposta
di
Noemi
Jeanne
scattò
.
Come
poteva
esser
certo
,
suo
cognato
?
Che
ne
sapeva
?
Maironi
non
era
capace
di
metter
giù
un
accordo
,
sul
piano
.
Ecco
la
bella
certezza
!
Noemi
osservò
sommessamente
che
in
tre
anni
poteva
avere
imparato
,
che
i
frati
hanno
interesse
a
educare
i
musicisti
per
l
'
organo
.
"
Allora
lo
credi
anche
tu
?
"
esclamò
Jeanne
.
Noemi
balbettò
un
non
so
così
incerto
che
Jeanne
,
agitatissima
,
dichiarò
di
voler
partire
subito
per
Subiaco
,
di
voler
sapere
.
C
'
era
già
l
'
intelligenza
con
Maria
Selva
di
condurle
sua
sorella
.
Adesso
penserebbe
lei
a
persuadere
Carlino
di
partire
immediatamente
.
Noemi
si
mostrò
spaventata
.
Suo
cognato
non
avrebbe
voluto
che
la
Dessalle
venisse
più
a
Subiaco
,
tanto
per
la
pace
di
lei
quanto
per
la
pace
di
don
Clemente
.
Noemi
aveva
la
missione
di
farle
comprendere
la
convenienza
di
una
tale
rinuncia
.
Selva
era
guarito
e
offriva
di
venir
lui
a
prendere
la
cognata
;
anche
nel
Belgio
,
se
fosse
necessario
.
Ella
si
trovò
a
combattere
,
intanto
,
l
'
idea
di
partire
subito
.
Non
fece
che
irritare
Jeanne
,
la
quale
protestò
e
riprotestò
che
i
Selva
s
'
ingannavano
;
né
seppe
dare
altra
ragione
del
suo
violento
resistere
.
Carlino
,
udito
un
aspro
"
basta
!
"
di
sua
sorella
,
accorse
.
Litigavano
,
il
prete
e
la
signorina
?
Adesso
che
dovevano
cominciare
le
tenerezze
mistiche
?
"
Ci
lasci
in
pace
"
rispose
Noemi
.
"
A
quest
'
ora
il
Suo
prete
di
novant
'
anni
sarebbe
morto
dieci
volte
di
stanchezza
.
Non
ci
dia
più
ordini
.
Guiderò
io
,
che
conosco
Bruges
meglio
di
Lei
.
E
Lei
stia
cento
passi
indietro
.
"
Carlino
non
seppe
replicare
che
"
oh
oh
!
-
oh
oh
!
-
oh
oh
!
"
e
la
D
'
Arxel
si
portò
via
Jeanne
avviandosi
lungo
la
cancellata
del
piccolo
cimitero
di
Saint
-
Sauveur
.
Le
parve
giunto
il
momento
di
metter
fuori
l
'
ultima
rivelazione
.
"
Credo
che
Giovanni
abbia
ragione
,
sai
"
diss
'
ella
.
"
Questo
don
Clemente
è
di
Brescia
.
"
Allora
Jeanne
,
presa
da
un
impeto
di
dolore
,
cinse
con
un
braccio
il
collo
dell
'
amica
,
ruppe
in
singhiozzi
.
Noemi
,
atterrita
,
la
supplicò
di
chetarsi
.
"
Per
amor
di
Dio
,
Jeanne
!
"
Questa
le
domandò
,
fra
un
singhiozzo
soffocato
e
l
'
altro
,
se
Carlino
sapesse
.
Oh
no
,
ma
che
direbbe
adesso
?
"
Qui
non
può
vedere
"
singhiozzò
Jeanne
.
Erano
nell
'
ombra
della
chiesa
.
Noemi
ammirò
che
Jeanne
,
in
preda
a
quell
'
emozione
,
se
ne
fosse
accorta
.
"
Per
carità
,
non
sappia
niente
!
Per
carità
!
"
Noemi
promise
di
non
parlare
.
Jeanne
si
venne
a
poco
a
poco
chetando
e
fu
la
prima
a
muoversi
.
Ah
esser
sola
,
esser
sola
nella
sua
camera
!
La
vista
della
torre
di
Notre
Dame
saettante
il
cielo
con
la
guglia
affilata
le
fece
male
come
la
vista
di
un
nemico
vincitore
e
implacabile
.
Lo
comprendeva
bene
adesso
,
si
era
illusa
per
tre
anni
di
non
avere
più
speranza
.
Come
soffriva
e
si
dibatteva
la
sua
speranza
creduta
morta
,
come
si
ostinava
a
tempestarle
nel
cuore
:
no
,
no
,
non
si
è
fatto
frate
,
non
è
lui
!
Ella
strinse
con
uno
spasimo
di
desiderio
il
braccio
di
Noemi
.
Lo
voce
consolatrice
si
affievolì
,
venne
meno
.
Probabilmente
era
lui
,
probabilmente
tutto
era
proprio
finito
per
sempre
.
Il
silenzio
della
notte
,
la
tristezza
della
luna
,
la
tristezza
delle
vie
morte
,
un
'
aria
gelida
che
si
era
levata
,
consentivano
con
i
pensieri
amari
.
Oltrepassata
di
poco
Notre
Dame
,
ecco
ancora
scivolare
lungo
il
muro
,
dalla
parte
ombrosa
della
via
,
l
'
uomo
sinistro
.
Noemi
affrettò
il
passo
,
desiderosa
ella
pure
di
arrivare
a
casa
.
Quando
Carlino
si
avvide
che
le
signore
andavano
diritte
alla
villetta
invece
di
pigliare
il
ponte
che
conduce
all
'
altra
sponda
del
Lac
d
'
amour
,
protestò
.
Come
?
E
l
'
ultima
scena
?
Avevano
dimenticato
?
Noemi
voleva
ribellarsi
,
ma
Jeanne
,
trepidante
che
Carlino
venisse
a
scoprire
qualche
cosa
,
la
pregò
di
cedere
.
"
Sul
ponte
"
gridò
Carlino
"
fermatevi
due
minuti
!
"
Si
appoggiarono
alla
sbarra
,
guardando
l
'
ovale
specchio
dell
'
acqua
immobile
.
La
luna
si
era
nascosta
dietro
le
nuvole
.
"
Questa
illunità
è
divina
per
me
"
disse
Carlino
"
Ma
ora
io
darei
metà
della
mia
gloria
futura
perché
nelle
nuvole
si
aprisse
una
piccola
finestra
con
una
piccola
stella
nel
mezzo
,
che
si
potesse
veder
nell
'
acqua
.
Voi
non
sapete
immaginare
come
mi
verrà
quest
'
ultimo
capitolo
.
Sentite
.
Sul
quai
du
Rosaire
voi
guardavate
i
cigni
.
"
"
Ma
non
c
'
erano
"
interruppe
Noemi
.
"
Non
importa
"
riprese
Carlino
"
voi
guardavate
i
cigni
illuminati
dalla
luna
.
"
"
Ma
la
luna
non
batteva
sull
'
acqua
"
fece
ancora
Noemi
.
"
Ma
che
importa
?
"
replicò
Carlino
,
seccato
.
E
siccome
Noemi
osservò
che
allora
era
inutile
di
trascinarle
attorno
per
Bruges
a
quell
'
ora
,
egli
paragonò
poeticamente
il
suo
studio
preparatorio
,
le
sue
note
quasi
fotografiche
,
all
'
aglio
che
in
cucina
serve
ma
in
tavola
non
si
porta
.
E
continuò
a
dire
dei
cigni
e
della
luna
.
"
Voi
avete
allora
paragonato
il
candor
vivente
e
il
candor
morto
.
Il
vecchio
prete
viene
fuori
con
questa
squisita
cosa
che
forse
il
candore
vivo
della
giovinetta
s
'
irradia
ai
suoi
pensieri
scolorati
come
i
suoi
capelli
da
un
principio
di
morte
e
ch
'
egli
si
sente
ora
nell
'
anima
un
'
alba
di
candore
tepido
.
Mormora
poi
fra
sé
involontariamente
:
"
Abisag
"
.
Allora
la
fanciulla
dice
:
"
Chi
è
Abisag
?
"
perché
è
ignorante
come
voi
due
che
non
conoscete
chi
è
Abisag
,
il
mio
primo
amore
.
Il
prete
non
risponde
,
si
avvia
con
la
ragazza
per
la
rue
des
Laines
.
Ella
domanda
ancora
chi
sia
Abisag
e
il
vecchio
tace
.
Ecco
quell
'
ombra
torva
,
nera
,
che
va
,
che
viene
,
che
si
dilegua
al
suono
delle
ventiquattro
campane
.
"
Non
è
esatto
"
mormorò
Noemi
.
Carlino
fu
per
dirle
:
stupida
!
"
Il
prete
"
proseguì
"
paragona
quell
'
ombra
nera
a
uno
spirito
maligno
che
va
e
viene
intorno
agli
spiriti
candidi
,
voi
non
capite
il
legame
ma
il
legame
c
'
è
,
avido
di
cacciarvisi
a
star
dentro
,
lui
con
altri
peggiori
di
lui
.
Poi
,
qui
il
legame
non
l
'
ho
ancora
trovato
ma
lo
troverò
,
si
viene
a
parlar
dell
'
amore
.
Voi
avete
traversato
la
Grande
Place
.
Questa
sera
non
c
'
era
la
musica
,
ma
di
solito
c
'
è
,
e
suppongo
che
allora
vi
si
faccia
molto
all
'
amore
cogli
occhi
come
in
tutto
il
mondo
.
Il
vecchio
torrione
e
il
vecchio
prete
mostrano
certa
indulgenza
;
invece
la
giovinetta
trova
stupide
queste
forme
dell
'
amore
,
le
sdegna
.
È
l
'
amore
della
terra
,
dice
il
prete
.
Ed
ecco
l
'
Hôtel
de
Flandre
,
la
musica
del
ballo
di
nozze
.
"
Come
?
"
esclamò
Noemi
"
Era
un
ballo
di
nozze
?
"
Carlino
strinse
,
scrollò
i
pugni
,
soffiando
dall
'
impazienza
;
e
proseguì
,
dopo
un
sospiro
:
"
La
giovinetta
domanda
:
vi
è
un
amore
del
cielo
?
Allora
io
vi
ho
detto
di
fermarvi
sotto
gli
alberi
di
Saint
-
Sauveur
e
voi
vi
siete
invece
fermate
all
'
entrata
della
piazza
.
Fa
niente
,
si
vedeva
la
cattedrale
,
basta
.
Il
prete
risponde
:
sì
,
vi
è
un
amore
del
cielo
.
La
maestà
della
cattedrale
antica
,
della
notte
,
del
silenzio
,
lo
esalta
.
Egli
parla
.
Io
non
posso
dirvi
adesso
la
sua
tirata
,
l
'
ho
in
mente
assai
confusa
,
ma
insomma
il
succo
è
questo
che
anche
l
'
amore
del
cielo
nasce
sulla
terra
e
che
non
vi
matura
mai
.
Il
vecchio
si
lascerà
andare
quasi
a
delle
confessioni
.
Confesserà
col
petto
ansante
,
colla
parola
accesa
,
di
aver
sentito
,
non
particolari
inclinazioni
a
persone
,
né
inclinazioni
da
doversene
vergognare
,
ma
un
'
aspirazione
intellettuale
e
morale
a
congiungersi
con
una
femminilità
incorporea
che
fosse
complemento
dell
'
essere
suo
incorporeo
,
restandone
però
insieme
tanto
divisa
da
poter
intercedere
amore
fra
l
'
una
e
l
'altro."
"
Misericordia
!
"
mormorò
Noemi
.
Carlino
si
era
tanto
riscaldato
che
non
la
udì
.
"
Pare
al
vecchio
"
diss
'
egli
"
d
'
intravvedere
in
questa
unione
una
trinità
umana
simile
alla
Trinità
divina
e
trova
quindi
giusto
,
trova
santo
che
l
'
uomo
vi
aspiri
.
Finalmente
egli
tace
,
tutto
pieno
,
tutto
fremente
delle
cose
che
ha
dette
;
e
s
'
incammina
verso
Notre
Dame
.
La
fanciulla
gli
prende
il
braccio
.
Ecco
l
'
uomo
sinistro
,
lo
spirito
tentatore
.
Lo
avete
ben
veduto
!
Dite
se
tutto
questo
non
è
ben
trovato
,
non
è
combinato
bene
!
Il
vecchio
e
la
fanciulla
lo
sfuggono
,
ma
,
come
il
cielo
,
anche
il
loro
cuore
si
oscura
.
Adesso
mi
occorrerebbe
un
finestrino
nelle
nuvole
,
una
stellina
nel
mezzo
.
Il
vecchio
e
la
fanciulla
guarderebbero
silenziosi
la
stellina
tremolare
nel
Lac
d
'
amour
e
tanti
movimenti
segreti
dei
loro
pensieri
metterebbero
capo
a
quest
'
idea
:
forse
,
oltre
le
nuvole
della
Terra
,
là
,
in
quel
mondo
lontano
!
"
Jeanne
non
aveva
mai
detto
parola
né
mostrato
di
fare
attenzione
al
racconto
di
suo
fratello
.
China
sulla
sbarra
,
guardava
nell
'
acqua
scura
.
A
questo
punto
si
rizzò
impetuosamente
.
"
Ma
tu
non
lo
credi
!
"
esclamò
.
"
Tu
lo
sai
che
sono
illusioni
,
sogni
!
Tu
non
vorresti
mai
che
io
credessi
così
!
Saresti
capace
di
cacciarmi
!
"
"
No
!
"
protestò
Carlino
.
"
Sì
!
E
per
fare
della
bella
letteratura
ti
metti
a
fomentare
anche
tu
questi
sogni
che
snervano
già
tanto
la
gente
,
che
sviano
già
tanto
dalla
vita
vera
!
Non
mi
piace
niente
!
Un
incredulo
come
te
!
Uno
persuaso
,
come
sono
persuasa
io
,
che
noi
siamo
bolle
di
sapone
,
che
si
brilla
un
momento
e
poi
si
ritorna
non
nel
niente
ma
nel
Tutto
!
"
"
Io
?
"
rispose
Carlino
,
intontito
.
"
Io
non
sono
persuaso
di
niente
.
Io
dubito
.
È
il
mio
sistema
,
lo
sai
bene
.
Se
adesso
uno
mi
dicesse
che
la
religione
vera
è
quella
dei
Cafri
o
quella
dei
Pelli
Rosse
,
direi
:
forse
!
Non
le
conosco
!
Io
vedo
la
falsità
di
quelle
che
conosco
e
per
questo
non
vorrei
certo
che
tu
diventassi
cattolica
sul
serio
.
Cacciarti
di
casa
,
poi
...
!
"
"
Intanto
ci
posso
andare
,
prima
di
esserne
cacciata
?
"
Così
dicendo
,
Jeanne
prese
il
braccio
di
Noemi
.
Carlino
pregò
che
facessero
il
giro
del
Lac
d
'
amour
.
Chi
sa
,
forse
intanto
si
aprirebbe
il
finestrino
nel
cielo
.
Ci
teneva
.
Noemi
espresse
il
dubbio
,
ricordando
la
conversazione
di
poche
ore
prima
,
che
alla
finestra
ci
venisse
proprio
la
signorina
Fomalhaut
.
"
Già
"
fece
Carlino
,
pensieroso
.
"
Non
avevo
più
pensato
a
Fomalhaut
.
Se
non
sarà
Fomalhaut
adesso
,
sarà
Fomalhaut
allora
.
"
Ma
Noemi
non
aveva
finito
con
le
sue
difficoltà
.
Se
alla
finestra
non
ci
venisse
nessuna
stella
,
né
grande
né
piccola
?
A
questo
,
Carlino
trovò
subito
rimedio
.
La
stella
ci
sarà
.
Potrà
essere
telescopica
,
perduta
in
una
profondità
immensa
,
ma
ci
sarà
.
La
fanciulla
non
la
vede
;
la
vede
il
prete
,
con
i
suoi
occhi
di
presbite
decrepito
.
Dopo
la
vede
anche
la
fanciulla
,
per
fede
.
"
"
E
così
quella
povera
fanciulla
"
disse
Jeanne
amaramente
"
sulla
fede
di
un
vecchio
prete
mezzo
cieco
vedrà
delle
stelle
che
non
ci
sono
,
perderà
il
suo
buon
senso
,
la
sua
giovinezza
,
la
sua
vita
,
tutto
.
La
farai
bene
seppellire
lì
al
Béguinage
,
dopo
?
"
E
si
avviò
con
Noemi
senz
'
attendere
la
risposta
.
Fatto
il
giro
del
Lac
d
'
amour
,
le
due
signore
si
trattennero
lungamente
sull
'
altro
ponte
;
ma
nessun
finestrino
si
aperse
nel
cielo
.
Il
torrione
lontano
delle
Halles
,
il
campanile
enorme
di
Notre
Dame
,
una
tozza
torre
imminente
allo
stagno
,
gli
acuti
comignoli
del
Béguinage
si
disegnavano
,
venerabile
concilio
di
alti
vecchioni
,
sulle
nubi
lattee
.
Carlino
,
non
potendo
far
di
meglio
,
incominciò
un
ragionamento
ad
alta
voce
sul
posto
più
opportuno
per
la
sua
finestra
.
"
Che
giorno
è
oggi
?
"
chiese
Jeanne
all
'
amica
,
sotto
voce
.
"Sabato."
"
Domani
parlo
a
Carlino
,
lunedì
e
martedì
si
regolano
tante
cose
,
mercoledì
si
fanno
i
bagagli
e
giovedì
partiamo
.
Puoi
scrivere
a
tua
sorella
che
saremo
a
Subiaco
l
'
altra
settimana
.
"
"
Non
decidere
così
!
Pensaci
!
"
"
Ho
deciso
.
Voglio
sapere
.
Se
è
lui
,
non
lo
impedirò
nel
suo
cammino
.
Ma
voglio
vederlo
.
"
"
Ne
riparleremo
domani
,
Jeanne
.
Non
decidere
ancora
.
"
"
Ho
pensato
e
ho
deciso
.
"
Mezzanotte
suonò
al
torrione
delle
Halles
;
suonò
nelle
nuvole
,
a
lungo
,
il
solenne
canto
malinconico
delle
innumerevoli
campane
.
Noemi
,
che
prima
voleva
insistere
,
tacque
,
piena
il
cuore
di
sgomento
;
come
se
quelle
malinconiche
voci
del
cielo
notturno
parlassero
a
lei
di
un
destino
dell
'
amica
sua
,
di
un
destino
di
amore
e
di
dolore
,
che
si
dovesse
compiere
.
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
CAPITOLO
SECONDO
.
Don
Clemente
.
La
luce
veniva
meno
,
nello
studio
di
Giovanni
Selva
,
sul
tavolino
ingombro
di
libri
e
di
carte
.
Giovanni
si
alzò
,
aperse
la
finestra
di
ponente
.
L
'
orizzonte
ardeva
,
dietro
il
prossimo
Subiaco
,
sulla
obliqua
fuga
dei
monti
Sabini
che
da
Rocca
di
Canterano
e
Rocca
di
Mezzo
vanno
verso
Rocca
San
Stefano
.
Subiaco
,
l
'
aguzza
catasta
di
case
e
casupole
grigie
che
si
appunta
nella
Rocca
del
Cardinale
,
si
era
velata
di
ombra
;
non
si
moveva
fronda
degli
ulivi
affollati
a
tergo
della
villetta
rossa
dalle
persiane
verdi
,
ritta
in
testa
dello
scoglio
tondo
cui
la
pubblica
via
cinge
al
piede
;
non
si
moveva
fronda
della
gran
quercia
pendente
al
suo
fianco
,
sopra
il
piccolo
oratorio
antico
di
S
.
Maria
della
Febbre
.
L
'
aria
,
odorata
d
'
erbe
selvagge
e
di
pioggia
recente
,
spirava
fresca
da
Monte
Calvo
.
Erano
le
sette
e
un
quarto
.
Nella
conca
bella
che
l
'
Aniene
riga
le
campane
suonarono
;
prima
la
grossa
di
Sant
'
Andrea
,
poi
le
querule
di
Santa
Maria
della
Valle
e
in
alto
,
a
destra
,
dalla
chiesetta
bianca
presso
la
grande
macchia
,
quelle
dei
Cappuccini
,
poi
altre
ancora
,
lontane
.
Una
femminile
voce
sommessa
,
soave
,
una
voce
di
venticinque
anni
,
disse
dall
'
uscio
socchiuso
alle
spalle
di
Giovanni
,
quasi
timidamente
,
in
francese
:
"
Posso
venire
?
"
Giovanni
si
volse
a
mezzo
,
sorridendo
,
stese
un
braccio
,
raccolse
e
strinse
a
sé
la
giovine
signora
senza
rispondere
.
Ella
sentì
che
non
doveva
parlare
,
che
suo
marito
seguiva
con
l
'
anima
la
luce
moribonda
e
il
canto
mistico
delle
campane
.
Gli
piegò
il
capo
sull
'
omero
e
solo
dopo
un
minuto
di
silenzio
religioso
,
gli
disse
piano
:
"
Diciamo
la
nostra
preghiera
?
"
Una
stretta
del
caro
braccio
le
rispose
.
Né
le
labbra
di
lei
né
quelle
di
lui
si
apersero
.
Soltanto
gli
occhi
dell
'
una
e
dell
'
altro
ingrandirono
aspirando
all
'
Infinito
,
si
colorarono
di
riverenza
e
di
tristezza
,
dei
pensieri
che
non
si
dicono
,
dell
'
incerto
futuro
,
delle
porte
oscure
che
mettono
a
Dio
.
Le
campane
tacquero
e
la
signora
Selva
pose
negli
occhi
del
marito
gli
azzurri
suoi
,
avidi
,
gli
porse
la
bocca
.
La
testa
canuta
dell
'
uomo
e
la
bionda
della
donna
si
congiunsero
in
un
lungo
bacio
che
avrebbe
fatto
stupire
il
mondo
.
Maria
d
'
Arxel
si
era
innamorata
a
ventun
'
anni
di
Giovanni
Selva
per
averne
letto
un
libro
di
filosofia
religiosa
,
tradotto
in
francese
.
Scrisse
all
'
ignoto
autore
parole
tanto
calde
di
ammirazione
che
Selva
le
rispose
accennando
ai
suoi
cinquantasei
anni
e
ai
suoi
capelli
bianchi
La
signorina
replicò
che
sapeva
,
che
non
offriva
né
chiedeva
amore
,
che
avrebbe
soltanto
desiderato
qualche
rigo
di
tanto
in
tanto
.
Le
sue
lettere
lucevano
d
'
ingegno
infuocato
.
Giunsero
a
Selva
mentr
'
egli
si
dibatteva
in
una
oscura
crisi
,
in
una
lotta
amarissima
che
non
accade
raccontare
qui
.
Pensò
che
questa
Maria
d
'
Arxel
poteva
essere
una
stella
di
salute
.
Le
scrisse
ancora
.
"
Sai
che
anniversario
è
oggi
"
disse
Maria
.
"
Ti
ricordi
?
"
Giovanni
ricordava
;
era
l
'
anniversario
del
loro
primo
incontro
.
Le
due
anime
si
erano
rivelate
l
'
una
all
'
altra
,
nella
corrispondenza
,
sino
al
fondo
,
con
indicibili
ardori
di
sincerità
;
e
le
persone
non
si
erano
vedute
che
nei
ritratti
.
Sin
dalla
quarta
o
dalla
quinta
lettera
scambiata
,
Giovanni
aveva
chiesto
alla
signorina
sconosciuta
il
suo
;
attesa
,
temuta
domanda
.
La
signorina
consentì
a
patto
di
riavere
tosto
la
fotografia
,
e
spasimò
fino
a
che
non
le
giunse
di
ritorno
con
parole
dolcissime
dell
'
amico
rapito
dalla
giovanilità
intellettuale
,
appassionata
,
del
viso
di
lei
,
dalla
dolcezza
degli
occhi
grandi
,
dalla
eleganza
del
busto
.
Poi
,
quando
si
erano
accordati
d
'
incontrarsi
,
venendo
lui
dal
lago
di
Como
e
lei
da
Bruxelles
,
a
Hergyswyl
,
presso
Lucerna
,
erano
state
febbri
di
terrori
per
l
'
uno
e
per
l
'
altra
.
Ella
pensava
:
"
Il
ritratto
piacque
,
ma
le
movenze
della
persona
vera
,
una
linea
,
un
colore
delle
vesti
,
il
modo
dell
'
incontro
,
le
parole
prime
,
il
tono
della
voce
possono
forse
distrugger
d
'
un
colpo
il
suo
amore
.
"
Egli
pensava
:
"
Conosce
il
mio
viso
guasto
dagli
anni
,
i
miei
capelli
bianchi
,
li
ama
nei
ritratti
ma
ogni
giorno
più
mi
sciupa
,
forse
al
vedermi
questo
incredibile
amore
cadrà
di
un
colpo
.
"
Egli
era
giunto
a
Hergyswyl
qualche
ora
prima
di
lei
col
piroscafo
;
ella
,
partita
il
mattino
da
Basilea
,
vi
era
arrivata
nel
pomeriggio
con
la
Brünigbahn
.
"
Sai
"
soggiunse
Maria
"
quando
non
ti
vidi
alla
stazione
il
mio
primo
sentimento
fu
di
piacere
;
tremavo
tanto
!
Il
secondo
no
,
il
secondo
fu
di
terrore
.
"
Giovanni
sorrise
.
"
Questo
non
me
lo
hai
mai
raccontato
"
diss
'
egli
.
La
giovine
moglie
lo
guardò
,
sorrise
alla
sua
volta
.
"
Anche
tu
,
forse
,
non
mi
hai
detto
proprio
tutto
tutto
di
quei
momenti
.
"
Giovanni
le
prese
il
collo
fra
le
mani
,
le
mormorò
all
'
orecchio
:
"Vero."
Ella
trasalì
,
rise
di
aver
trasalito
;
e
Giovanni
rise
con
lei
.
"
Cosa
,
cosa
?
"
diss
'
ella
,
rossa
in
viso
,
malcontenta
e
tuttavia
ridente
.
Suo
marito
le
sussurrò
ancora
,
in
tono
di
grande
mistero
:
"
Che
avevi
il
cappello
in
disordine
.
"
"
No
,
non
è
vero
!
Non
è
vero
!
"
Scintillante
di
riso
e
fremente
insieme
all
'
idea
di
un
gran
pericolo
corso
senza
saperlo
,
ella
protestò
che
non
era
possibile
,
che
si
era
tanto
guardata
,
prima
di
arrivare
a
Hergyswyl
,
nello
specchietto
del
suo
nécessaire
.
E
riandarono
insieme
scherzando
,
baciando
ella
spesso
il
petto
di
lui
ed
egli
i
capelli
di
lei
,
ogni
momento
di
quell
'
ora
passata
da
due
anni
.
Giovanni
non
l
'
aveva
attesa
alla
stazione
dov
'
era
una
folla
di
villeggianti
,
ma
pochi
passi
lontano
,
sulla
via
dell
'
albergo
.
L
'
aveva
veduta
venire
,
alta
,
snella
,
con
una
piccola
fronda
in
seno
di
olea
fragrans
,
il
segno
convenuto
;
le
era
andato
incontro
a
capo
scoperto
,
si
erano
stretta
la
mano
forte
forte
,
senza
parlare
.
Egli
aveva
fatto
cenno
al
portiere
,
che
seguiva
con
la
valigia
della
viaggiatrice
,
di
precederli
.
Poi
si
erano
incamminati
adagio
,
stretti
alla
gola
da
una
emozione
senza
nome
.
Ell
'
aveva
sussurrato
per
la
prima
,
con
la
sua
voce
dolce
e
fine
di
dama
:
"
Mon
ami
.
"
Allora
egli
aveva
parlato
sommessamente
,
con
parole
rotte
,
della
sua
ebbrezza
,
del
suo
amore
,
del
suo
rapimento
,
e
non
si
era
poi
accorto
di
avere
oltrepassato
l
'
albergo
e
per
ben
due
volte
né
l
'
una
né
l
'
altro
avevano
udito
il
portiere
chiamarli
alle
spalle
:
"
Monsieur
!
Madame
!
C
'
est
ici
!
C
'
est
ici
!
"
Poi
la
viaggiatrice
era
salita
nella
sua
camera
,
sorridente
,
ma
pallida
di
stanchezza
e
di
mal
di
capo
.
Giovanni
aveva
ripreso
a
passeggiare
fra
gli
orti
e
i
frutteti
piani
di
Hergyswyl
,
a
caso
,
respirando
da
uomo
spossato
per
l
'
eccesso
del
sentire
,
benedicendo
ogni
sasso
e
ogni
foglia
del
verde
angolo
di
terra
straniera
,
il
lago
che
gli
dorme
in
seno
,
la
folla
,
in
faccia
,
delle
grandi
religiose
montagne
,
benedicendo
Iddio
che
gli
aveva
donato
,
alla
sua
età
,
un
tale
amore
.
Ed
era
ritornato
presto
,
troppo
presto
,
all
'
albergo
.
I
due
soli
ospiti
del
piccolo
albergo
in
quel
giorno
di
maggio
,
un
vecchio
professore
tedesco
e
sua
figlia
,
erano
saliti
al
Pilato
.
Nel
salottino
di
lettura
non
c
'
era
nessuno
.
In
quel
salottino
Maria
e
Giovanni
avevano
passato
due
ore
felici
,
tenendosi
per
mano
,
parlando
a
bassa
voce
,
palpitando
spesso
di
paura
che
qualcuno
entrasse
.
"
Ti
ricordi
"
disse
Maria
"
che
nel
salottino
,
di
fianco
al
canapè
dove
eravamo
seduti
,
ci
stava
un
caminetto
?
"
"
Sì
,
cara
.
"
"
E
che
faceva
freddo
benché
fosse
maggio
,
tanto
che
un
cameriere
è
venuto
ad
accendere
il
fuoco
?
"
"
Sì
,
e
mi
ricordo
che
allora
ti
ho
fatto
piangere
.
"
"
Potresti
ripeterla
oggi
,
quella
cosa
?
"
"
Oh
no
!
"
Così
dicendo
,
Giovanni
baciò
riverente
la
bianca
fronte
della
donna
sua
come
una
cosa
santa
.
Quando
a
Hergyswyl
il
cameriere
era
venuto
ad
accendere
il
fuoco
nel
salottino
,
Giovanni
aveva
lasciato
la
mano
diletta
e
,
indugiandosi
colui
,
aveva
detto
:
"
il
vecchio
ceppo
brucierà
bene
sino
alla
fine
,
ma
chi
sa
quanto
possa
durare
la
vampa
giovine
?
"
Maria
non
aveva
risposto
,
lo
aveva
guardato
con
occhi
dilatati
,
offuscati
nel
freddo
tocco
dell
'
ingiusto
sospetto
,
come
vetri
di
una
serra
infocata
nel
tocco
del
gelo
esterno
.
No
,
Giovanni
non
aveva
mai
più
pensata
una
cosa
simile
.
Si
dicevano
spesso
,
egli
e
Maria
,
che
non
v
'
era
forse
sulla
terra
un
'
altra
unione
come
la
loro
,
altrettanto
piena
e
penetrata
di
pace
per
la
sicurezza
solennemente
grave
e
dolce
che
,
comunque
Iddio
avesse
a
disporre
le
esistenze
loro
dopo
la
morte
,
certo
l
'
uno
e
l
'
altro
spirito
sarebbero
stati
congiunti
nell
'
amore
della
Divina
Volontà
.
Però
non
lasciavano
di
confidare
al
Signore
il
sospiro
dell
'
anima
.
La
preghiera
che
avevano
dianzi
pregata
insieme
contemplandola
nel
proprio
interno
,
era
stata
composta
da
Giovanni
e
diceva
così
:
"
Padre
,
sia
di
noi
come
pregò
Gesù
l
'
ultima
sera
;
una
vita
con
Esso
in
Voi
,
per
l
'eternità."
Eran
due
e
uno
anche
in
presente
,
nel
senso
più
stretto
ed
esatto
della
parola
,
perché
pure
nella
loro
unità
spirituale
si
vedeva
la
dualità
;
come
a
una
corrente
cerulea
talvolta
si
confonde
una
corrente
verde
e
nel
primo
lor
fluire
commisto
balenano
qua
e
là
rotte
ondate
color
di
bosco
,
rotte
ondate
color
di
cielo
.
Giovanni
era
un
mistico
che
di
ogni
amore
umano
si
faceva
in
cuore
un
'
armonia
col
divino
.
Sua
moglie
,
venuta
per
lui
dal
protestantesimo
a
un
cattolicismo
assetato
di
ragione
,
gli
si
era
infusa
quanto
aveva
potuto
nell
'
anima
mistica
;
ma
in
lei
l
'
amore
di
Giovanni
soverchiava
ogni
altro
sentimento
.
Ella
era
ricca
,
egli
agiato
;
vivevano
tuttavia
quasi
poveramente
,
per
aver
modo
di
liberalità
larghe
,
l
'
inverno
in
Roma
,
dall
'
aprile
al
novembre
in
Subiaco
,
nella
modesta
villetta
di
cui
avevano
appigionato
il
secondo
piano
.
Non
spendevano
abbondantemente
che
in
libri
e
nella
corrispondenza
.
Giovanni
preparava
un
'
opera
sulle
ragioni
della
morale
cristiana
.
Sua
moglie
leggeva
per
lui
,
scriveva
sunti
,
pigliava
note
.
"
Mi
piacerebbe
tanto
andare
a
Hergyswyl
,
l
'
anno
venturo
"
diss
'
ella
.
"
Vorrei
che
tu
vi
scrivessi
l
'
ultimo
capitolo
del
libro
,
il
capitolo
della
Purità
!
"
Giunse
le
mani
,
così
dicendo
,
felice
nella
visione
del
paesello
appiattato
fra
i
meli
in
fondo
al
piccolo
golfo
,
del
lago
sereno
,
delle
grandi
montagne
religiose
,
di
giorni
tranquilli
dati
al
lavoro
e
alla
contemplazione
in
pace
.
Conosceva
tutto
il
disegno
dell
'
opera
di
suo
marito
e
la
tesi
di
ogni
capitolo
con
i
suoi
principali
argomenti
.
Il
capitolo
della
Purità
le
piaceva
più
di
tutti
,
per
la
forte
trama
razionale
.
Suo
marito
intendeva
porvi
e
sciogliervi
questo
problema
:
"
Perché
il
Cristianesimo
esalta
come
un
elemento
di
perfezione
umana
la
rinuncia
che
contraddice
alle
leggi
della
Natura
,
che
travaglia
l
'
uomo
di
lotte
fierissime
senza
giovare
a
nessuno
,
che
a
possibili
vite
umane
chiude
la
via
dell
'
esistere
?
"
La
risposta
doveva
discendere
dallo
studio
del
fenomeno
morale
nelle
sue
origini
storiche
e
nel
suo
sviluppo
,
cui
erano
dedicati
i
primi
capitoli
dell
'
opera
.
Selva
vi
dimostrava
con
l
'
esempio
de
'
bruti
che
si
sacrificano
per
la
prole
o
per
i
compagni
del
branco
e
sono
talvolta
capaci
di
unioni
strettamente
monogamiche
,
come
nella
natura
animale
inferiore
lo
stimolo
morale
si
palesi
e
si
venga
sviluppando
in
antagonismo
con
gli
stimoli
dell
'
istinto
corporeo
.
Egli
vi
sosteneva
l
'
ipotesi
che
si
elaborasse
così
progressivamente
nelle
specie
inferiori
la
coscienza
umana
.
Si
proponeva
ora
di
rifarsi
da
queste
conclusioni
e
determinare
il
principio
generale
che
la
rinuncia
al
piacere
corporeo
per
una
soddisfazione
di
ordine
superiore
significa
sforzo
della
specie
verso
una
superiore
forma
di
esistenza
.
Avrebbe
quindi
esaminato
il
fatto
straordinario
di
quegl
'
individui
umani
che
agli
stimoli
del
piacere
corporeo
,
grandemente
ringagliarditi
per
la
complicità
dell
'
intelligenza
e
della
immaginazione
col
senso
,
contrappongono
energie
di
rinuncia
più
forti
ancora
,
senz
'
altro
obbietto
che
di
onorare
la
Divinità
.
Avrebbe
dimostrato
che
parecchie
religioni
ne
forniscono
esempi
,
che
la
rinuncia
vi
è
glorificata
,
che
resta
però
sempre
un
atto
libero
dell
'
individuo
.
Avrebbe
riconosciuto
che
sarebbe
atto
biasimevole
e
stolto
se
non
rispondesse
a
un
misterioso
impulso
della
stessa
natura
,
dell
'
elemento
detto
spirituale
che
persiste
nell
'
antico
antagonismo
con
gli
stimoli
dell
'
istinto
corporeo
per
effetto
di
una
legge
cosmica
.
Inconscii
collaboratori
di
Colui
che
governa
l
'
Universo
,
gli
eroi
della
rinuncia
suprema
si
credono
di
onorarlo
col
semplice
sacrificio
,
mentre
incarnano
in
fatto
,
giusta
il
Divino
Disegno
,
la
energia
progressiva
della
specie
,
preparano
al
proprio
elemento
spirituale
il
potere
di
crearsi
una
forma
corporea
superiore
,
più
simile
ad
esso
;
onde
la
purità
loro
è
perfezione
umana
,
è
altezza
in
cui
la
natura
nostra
culmina
e
tocca
i
nebulosi
principii
d
'
una
ignota
natura
sovrumana
.
"
Se
io
penso
alla
Purità
incarnata
"
disse
Giovanni
"
mi
vedo
davanti
don
Clemente
.
Ti
ho
detto
che
viene
alla
riunione
di
stasera
?
Scenderà
subito
dopo
cena
.
"
Maria
trasalì
.
"
Oh
!
"
diss
'
ella
,
"
e
io
che
dimenticavo
!
Mi
ha
scritto
Noemi
.
Partiva
da
Milano
ieri
,
con
i
Dessalle
.
Si
fermano
a
Roma
forse
un
paio
di
giorni
e
poi
vengono
.
"
"
Te
ne
sei
ricordata
perché
ho
nominato
don
Clemente
"
disse
Giovanni
sorridendo
.
"
Sì
"
rispose
sua
moglie
"
ma
però
,
sai
che
non
credo
.
"
L
'
alta
fronte
,
gli
occhi
azzurri
di
don
Clemente
tanto
sereni
e
puri
,
come
avrebbero
conosciuta
la
passione
?
Anche
nella
voce
soffice
,
sommessa
,
quasi
timida
del
giovane
benedettino
era
,
secondo
Maria
,
un
troppo
delicato
pudore
,
un
candore
troppo
virgineo
.
"
Non
credi
"
replicò
Giovanni
"
e
forse
avrai
ragione
,
forse
non
sarà
Maironi
.
Però
stasera
converrà
pure
fargli
sapere
,
in
qualche
modo
,
che
questa
signora
Jeanne
Dessalle
sta
per
venire
a
Subiaco
e
che
visiterà
,
naturalmente
,
i
Conventi
.
È
anche
il
Padre
foresterario
,
lui
;
dovrebbe
accompagnarla
.
"
Di
questo
non
c
'
era
dubbio
.
Lo
avvertirebbe
lei
,
Maria
.
Poiché
non
lo
credeva
l
'
amante
della
Dessalle
,
le
sarebbe
più
facile
di
parlargliene
con
semplicità
.
Che
cosa
terribile
,
però
,
se
fosse
veramente
lui
,
Maironi
,
e
nessuno
l
'
avvertisse
e
si
trovassero
improvvisamente
a
fronte
del
monastero
,
egli
e
questa
donna
!
Era
certo
,
Giovanni
,
che
il
frate
venisse
alla
riunione
?
Sì
,
n
'
era
certissimo
.
Don
Clemente
ne
aveva
ottenuto
il
permesso
dal
Padre
Abate
,
stando
lui
,
Giovanni
,
al
monastero
;
e
gliel
'
aveva
detto
subito
.
Verrebbe
e
condurrebbe
seco
quel
garzone
ortolano
di
cui
gli
aveva
parlato
,
per
farglielo
conoscere
.
Così
un
'
altra
volta
l
'
ortolano
verrebbe
solo
e
gl
'
insegnerebbe
a
rincalzar
le
patate
nel
campicello
dietro
la
villa
che
Giovanni
aveva
pure
preso
in
affitto
per
lavorarlo
con
le
proprie
mani
.
Questa
del
lavoro
manuale
era
una
piccola
mania
di
Giovanni
,
venutagli
tardi
,
che
dispiaceva
un
poco
a
Maria
,
parendole
cosa
non
più
conveniente
alle
sue
abitudini
,
alla
sua
età
.
La
rispettava
,
però
,
e
tacque
.
In
quel
momento
la
ragazza
di
Affile
che
li
serviva
entrò
ad
avvertire
che
quei
signori
stavano
salendo
la
scala
,
e
che
la
cena
sarebbe
pronta
subito
.
Tre
persone
salivano
infatti
per
la
scaletta
a
chiocciola
del
villino
.
Giovanni
scese
loro
incontro
.
Il
primo
era
il
suo
giovane
amico
di
Leynì
,
che
si
scusò
,
salutandolo
,
di
precedere
i
compagni
,
due
ecclesiastici
.
"
Sono
il
cerimoniere
"
diss
'
egli
.
E
li
presentò
lì
sulla
scala
:
"
Il
signor
abate
Marinier
,
di
Ginevra
.
Don
Paolo
Farè
,
di
Varese
,
che
Lei
conosce
già
di
nome
.
"
Selva
rimase
un
po
'
perplesso
ma
poi
si
affrettò
a
far
salire
i
suoi
visitatori
,
li
avviò
alla
terrazza
dov
'
erano
già
disposte
delle
sedie
.
"
E
Dane
?
"
diss
'
egli
,
inquieto
a
di
Leynì
,
pigliando
a
braccetto
.
"
E
il
professor
Minucci
?
E
il
padre
Salvati
?
"
"
Sono
qui
"
rispose
il
giovine
sorridendo
.
"
Sono
all
'
Aniene
.
Le
racconterò
,
è
tutta
una
storia
,
verranno
subito
"
Intanto
l
'
abate
Marinier
esclamava
uscendo
sulla
terrazza
:
"
Oh
,
c
'
est
admirable
!
"
E
don
Paolo
Farè
,
da
buon
comasco
,
mormorava
:
"
sì
,
bello
,
bello
,
"
col
tôno
discreto
di
chi
pensa
:
"
Ma
se
vedeste
il
mio
paese
!
"
.
Sopraggiunse
Maria
,
si
rinnovarono
le
presentazioni
e
di
Leynì
raccontò
la
sua
storia
,
mentre
Marinier
girava
i
piccoli
occhi
scintillanti
per
il
paesaggio
,
dalla
piramide
di
Subiaco
,
quinta
fosca
del
chiaro
sfondo
di
ponente
,
ai
prossimi
carpineti
selvaggi
del
Francolano
che
serra
,
scuro
e
grande
,
il
levante
.
Don
Farè
divorava
con
gli
occhi
Selva
,
l
'
autore
di
scritti
critici
sul
Vecchio
e
Nuovo
Testamento
,
e
particolarmente
di
un
libro
sulle
basi
della
futura
teologia
cattolica
,
che
avevano
innalzata
e
trasfigurata
la
sua
fede
.
La
storia
del
barone
di
Leynì
era
che
alla
stazione
di
Mandela
tirava
un
gran
vento
,
che
il
professore
Dane
temeva
forte
di
esservisi
buscata
un
'
infreddatura
,
che
sospettando
di
non
trovare
cognac
in
casa
di
un
odiatore
dell
'
alcool
come
il
signor
Selva
,
ed
essendo
anche
l
'
ora
in
cui
soleva
pigliare
ogni
giorno
due
uova
,
s
'
era
fermato
all
'
Albergo
dell
'
Aniene
per
avere
le
uova
e
il
cognac
;
che
sulla
terrazza
della
trattoria
,
verso
il
fiume
,
c
'
era
troppa
aria
e
negli
stanzini
attigui
troppa
poca
;
che
si
era
fatto
servire
il
suo
pasto
in
una
camera
dell
'
albergo
e
aveva
rimandato
le
uova
due
volte
;
che
loro
erano
partiti
a
piedi
lasciando
il
professore
Minucci
e
il
padre
Salvati
a
tenergli
compagnia
.
Poiché
il
delicato
,
freddoloso
professore
Dane
non
c
'
era
,
Giovanni
propose
il
cenare
sulla
terrazza
.
Ne
smise
però
subito
l
'
idea
vedendo
che
garbava
poco
all
'
abate
di
Ginevra
.
L
'
elegante
,
mondano
Marinier
,
amico
di
Dane
,
aveva
la
stessa
cura
del
proprio
individuo
,
con
maggiore
dissimulazione
e
senza
scuse
di
salute
.
Non
aveva
cenato
all
'
Aniene
con
l
'
amico
suo
perché
la
cucina
dell
'
Aniene
gli
era
parsa
,
in
una
sua
prima
visita
a
Subiaco
,
troppo
semplice
,
e
sperava
dalla
signora
Selva
una
cena
francese
.
Di
Leynì
sapeva
bene
quanto
la
speranza
fosse
fallace
;
maliziosamente
,
non
lo
aveva
istruito
.
Nel
salottino
da
pranzo
appena
ci
capivano
i
cinque
commensali
.
Guai
se
fossero
venuti
anche
gli
altri
due
!
Per
verità
né
l
'
abate
Marinier
,
né
don
Farè
erano
attesi
.
Altri
,
invece
,
mancava
.
Mancavano
un
frate
e
un
prete
,
uomini
conosciuti
,
che
avrebbero
dovuto
venire
dall
'
alta
Italia
.
Si
erano
scusati
l
'
uno
e
l
'
altro
,
per
lettera
,
con
vivo
rincrescimento
di
Selva
e
di
Farè
pure
,
e
del
di
Leynì
.
Marinier
si
scusò
,
invece
,
di
essere
venuto
.
Era
stato
Dane
,
il
colpevole
.
E
per
don
Paolo
Farè
il
colpevole
era
stato
di
Leynì
.
Selva
protestò
.
Amici
di
amici
,
come
non
sarebbero
graditi
?
E
tanto
di
Leynì
quanto
Dane
sapevano
di
potere
accompagnare
persone
di
loro
fiducia
,
persone
che
dividessero
le
loro
idee
.
Maria
non
parlava
;
Marinier
le
piaceva
poco
.
Anche
le
pareva
che
Dane
e
di
Leynì
avrebbero
fatto
bene
a
non
portare
altri
senza
avvertire
.
Parlò
Marinier
,
dopo
aver
esplorato
con
gli
occhi
,
aggrottando
lievemente
le
sopracciglia
,
una
zuppa
di
fave
.
"
Io
non
so
"
diss
'
egli
"
se
recheremo
noia
alla
signora
Selva
discorrendo
un
poco
adesso
di
quello
che
sarà
poi
il
discorso
della
riunione
.
"
Maria
lo
rassicurò
.
Ella
non
avrebbe
partecipato
alla
riunione
ma
pigliava
moltissimo
interesse
allo
scopo
.
"
Bene
"
proseguì
Marinier
"
allora
sarà
molto
utile
per
me
che
io
conosca
esattamente
questo
scopo
,
perché
Dane
me
ne
ha
parlato
non
con
tanta
precisione
,
e
io
non
posso
esser
sicuro
di
dividere
le
vostre
idee
in
tutto
.
"
Don
Paolo
non
seppe
trattenere
un
gesto
d
'
impazienza
.
Anche
Selva
parve
un
po
'
seccato
,
perché
davvero
un
consenso
in
certe
idee
fondamentali
era
necessario
.
Senza
di
esso
la
riunione
poteva
riescire
peggio
che
inutile
,
pericolosa
.
"
Ecco
"
diss
'
egli
"
siamo
parecchi
cattolici
,
in
Italia
e
fuori
d
'
Italia
,
ecclesiastici
e
laici
,
che
desideriamo
una
riforma
della
Chiesa
.
La
desideriamo
senza
ribellioni
,
operata
dall
'
autorità
legittima
.
Desideriamo
riforme
dell
'
insegnamento
religioso
,
riforme
del
culto
,
riforme
della
disciplina
del
clero
,
riforme
anche
nel
supremo
governo
della
Chiesa
.
Per
questo
abbiamo
bisogno
di
creare
un
'
opinione
che
induca
l
'
autorità
legittima
ad
agire
di
conformità
sia
pure
fra
venti
,
trenta
,
cinquant
'
anni
.
Ora
noi
che
pensiamo
così
siamo
affatto
disgregati
.
Non
sappiamo
l
'
uno
dell
'
altro
,
eccetto
i
pochi
che
pubblicano
articoli
o
libri
.
Molto
probabilmente
vi
è
nel
mondo
cattolico
una
grandissima
quantità
di
persone
religiose
e
colte
che
pensano
come
noi
.
Io
ho
pensato
che
sarebbe
utilissimo
,
per
la
propaganda
dalle
nostre
idee
,
almeno
di
conoscerci
.
Stasera
ci
si
riunisce
in
pochi
per
una
prima
intesa
.
"
Mentre
Giovanni
parlava
,
gli
altri
tenevano
gli
occhi
sull
'
abate
ginevrino
.
L
'
abate
guardava
nel
suo
piatto
.
Seguì
un
breve
silenzio
.
Giovanni
lo
ruppe
il
primo
.
"
Il
professore
Dane
"
diss
'
egli
"
non
Le
aveva
detto
questo
?
"
"
Sì
sì
"
rispose
l
'
abate
,
levando
finalmente
gli
occhi
dal
piatto
"
qualche
cosa
di
simile
.
"
Il
tono
fu
d
'
uno
che
approvasse
poco
.
Ma
perché
,
allora
,
era
venuto
?
Don
Paolo
faceva
smorfie
di
malcontento
,
gli
altri
tacevano
.
Vi
fu
un
momento
d
'
imbarazzo
.
Marinier
disse
:
"
Ne
parleremo
stasera
.
"
"
Sì
"
ripeté
Selva
,
tranquillo
.
"
Ne
riparleremo
stasera
.
"
Pensava
che
avrebbe
trovato
nell
'
abate
un
avversario
e
che
Dane
aveva
commesso
un
errore
di
giudizio
e
di
tatto
invitandolo
alla
riunione
.
Si
confortò
in
pari
tempo
con
la
tacita
riflessione
che
l
'
udirsi
rappresentare
tutte
le
obbiezioni
possibili
sarebbe
utile
;
e
che
un
amico
del
professore
Dane
sarebbe
almeno
onesto
,
non
propalerebbe
nomi
e
discorsi
ancora
da
tacersi
.
Invece
il
giovine
di
Leynì
si
crucciava
di
questo
pericolo
,
sapendo
quante
e
quanto
diverse
amicizie
tenesse
l
'
abate
Marinier
in
Roma
,
dove
dimorava
da
cinque
anni
per
certi
suoi
studi
storici
;
e
si
crucciava
di
non
avere
saputo
della
sua
venuta
in
tempo
di
scriverne
ai
Selva
,
per
suggerir
loro
che
intraprendessero
la
sua
conquista
incominciando
dal
palato
.
La
mensa
di
casa
Selva
,
sempre
nitidissima
e
fiorita
,
era
,
quanto
ai
cibi
,
molto
parsimoniosa
,
molto
semplice
.
I
Selva
non
bevevano
vino
mai
.
Il
vino
chiaretto
,
acerbetto
di
Subiaco
non
poteva
che
inasprire
un
uomo
avvezzo
ai
vini
di
Francia
.
La
ragazza
di
Affile
aveva
già
servito
il
caffè
quando
arrivarono
,
a
un
punto
,
don
Clemente
a
piedi
da
Santa
Scolastica
,
Dane
,
il
padre
Salvati
,
e
il
professore
Minucci
in
un
legno
a
due
cavalli
da
Subiaco
.
Ma
don
Clemente
,
ch
'
era
seguito
dal
suo
ortolano
,
vista
la
carrozza
movere
verso
il
cancello
del
villino
e
non
dubitando
che
portasse
gente
a
casa
Selva
,
affrettò
il
passo
perché
Giovanni
e
l
'
ortolano
potessero
vedersi
,
parlarsi
un
minuto
,
prima
della
riunione
.
I
Selva
e
i
loro
tre
commensali
si
erano
levati
da
cena
e
Maria
,
uscendo
,
a
braccio
del
cavalleresco
abate
Marinier
,
sulla
terrazza
,
vide
,
benché
annotasse
già
,
il
benedettino
sul
ripido
sentiero
che
sale
dal
cancello
aperto
sulla
via
pubblica
.
Lo
salutò
dall
'
alto
e
lo
pregò
di
aspettare
,
a
piè
della
scala
,
che
gli
facessero
lume
.
Scese
ella
stessa
col
lume
la
scala
a
chiocciola
,
accennò
a
don
Clemente
di
volergli
parlare
e
diede
un
'
occhiata
significativa
all
'
uomo
che
gli
stava
dietro
le
spalle
.
Don
Clemente
si
voltò
a
costui
,
gli
disse
di
stare
ad
attenderlo
lì
fuori
sotto
le
rubinie
;
e
saliti
,
al
muto
invito
della
signora
,
alcuni
scalini
,
sostò
ad
ascoltarla
.
Ella
gli
parlò
,
frettolosa
,
dei
suoi
tre
ospiti
e
particolarmente
dell
'
abate
Marinier
.
Disse
che
stava
in
pena
per
suo
marito
il
quale
aveva
posto
tanto
amore
e
tanta
fede
nell
'
idea
di
questa
associazione
cattolica
e
ora
si
troverebbe
a
fronte
di
una
inattesa
opposizione
.
Desiderava
che
don
Clemente
lo
sapesse
,
che
fosse
preparato
.
Glielo
diceva
lei
perché
suo
marito
non
poteva
in
quel
momento
lasciare
i
suoi
ospiti
.
E
si
congedava
,
nel
tempo
stesso
,
da
don
Clemente
,
non
avendo
intenzione
,
lei
donna
e
tanto
ignorante
,
di
assistere
alla
seduta
.
Forse
lo
avrebbe
riveduto
fra
pochi
giorni
,
al
monastero
.
Non
era
il
Padre
foresterario
,
egli
?
Ella
verrebbe
forse
fra
tre
o
quattro
giorni
a
Santa
scolastica
con
una
sua
sorella
...
A
questo
punto
la
signora
Selva
alzò
involontariamente
il
lume
per
vedere
meglio
il
suo
interlocutore
in
viso
,
e
subito
se
ne
pentì
come
di
un
mancato
rispetto
a
quell
'
anima
certamente
santa
,
certamente
pari
di
virile
e
verginale
bellezza
all
'
alta
,
snella
persona
,
al
viso
eretto
abitualmente
in
atto
quasi
di
franca
modestia
militare
,
tanto
nobile
nella
fronte
spaziosa
,
negli
occhi
cerulei
chiari
,
spiranti
a
un
punto
dolcezza
femminea
e
maschio
fuoco
.
"
Ci
sarà
pure
"
disse
a
bassa
voce
,
vergognando
di
sé
"
un
'
amica
intima
di
mia
sorella
,
certa
signora
Dessalle
.
"
Don
Clemente
voltò
la
testa
di
scatto
,
e
Maria
n
'
ebbe
il
contraccolpo
,
tremò
.
Era
dunque
lui
!
Egli
le
rivolse
subito
il
viso
da
capo
.
Era
un
po
'
acceso
ma
composto
.
"
Scusi
"
diss
'
egli
"
questa
signora
,
come
si
chiama
?
"
"
Chi
?
La
Dessalle
?
"
"Sì."
"
Si
chiama
Jeanne
.
"
"
Che
età
può
avere
?
"
"
Non
lo
so
.
Tra
i
trenta
e
i
trentacinque
anni
direi
.
"
Adesso
Maria
non
comprendeva
più
.
Il
padre
faceva
queste
domande
con
tanta
indifferente
calma
!
Ne
arrischiò
una
essa
pure
.
"
Lei
la
conosce
,
padre
?
"
Don
Clemente
non
rispose
.
Sopraggiungeva
in
quel
momento
il
povero
gottoso
Dane
,
che
con
grande
stento
si
era
trascinato
su
dal
cancello
a
braccio
del
professore
Minucci
.
Erano
amici
di
casa
l
'
uno
e
l
'
altro
;
la
signora
Selva
fece
loro
un
'
accoglienza
gentile
ma
lievemente
distratta
.
La
seduta
si
tenne
nello
studiolo
di
Giovanni
.
Era
così
piccolo
che
il
bollente
don
Farè
,
non
potendosi
tenere
aperte
le
finestre
per
un
dovuto
riguardo
ai
reumi
di
Dane
,
vi
si
sentiva
soffocare
e
lo
disse
con
la
sua
rudezza
lombarda
.
Gli
altri
finsero
di
non
udire
,
meno
di
Leynì
,
che
gli
accennò
silenziosamente
di
non
insistere
,
e
Giovanni
che
aperse
l
'
uscio
del
corridoio
e
l
'
altro
vicino
che
dal
corridoio
mette
sulla
terrazza
.
Dane
sentì
subito
un
odore
di
bosco
umido
e
bisognò
chiudere
.
Sullo
scrittoio
ardeva
una
vecchia
lampada
a
petrolio
.
Il
professore
Minucci
soffriva
di
occhi
e
chiese
timidamente
un
paralume
,
che
fu
cercato
,
trovato
e
posto
.
Don
Paolo
si
fremette
dentro
:
"
questa
è
un
'
infermeria
!
"
e
anche
il
suo
amico
di
Leynì
,
a
cui
pareva
che
tante
piccole
cure
si
dovessero
in
quel
momento
dimenticare
,
ebbe
uno
spiacevole
senso
di
freddo
.
Lo
ebbe
lo
stesso
Giovanni
ma
riflesso
;
sentì
l
'
impressione
che
del
Dane
e
forse
anche
del
Minucci
doveano
riportare
coloro
,
fra
i
presenti
,
che
non
li
conoscevano
.
Egli
li
conosceva
.
Il
Dane
,
con
tutti
i
suoi
reumi
e
i
nervi
e
i
sessantadue
anni
,
possedeva
,
oltre
al
sapere
grande
,
una
indomita
vigoria
di
spirito
,
un
coraggio
morale
a
tutta
prova
.
Andrea
Minucci
,
malgrado
il
biondo
pelo
rabbuffato
,
gli
occhiali
,
certa
rigidezza
di
movimenti
,
che
gli
davano
un
aspetto
di
erudito
tedesco
,
era
una
giovane
anima
delle
più
ardenti
,
provata
dalla
vita
,
non
effervescente
alla
superficie
come
l
'
anima
del
prete
lombardo
,
ma
chiusa
nel
proprio
fuoco
,
severa
,
probabilmente
più
forte
.
Giovanni
prese
la
parola
con
animo
franco
.
Ringraziò
i
presenti
e
scusò
gli
assenti
,
il
frate
e
il
prete
,
dolendosi
però
molto
che
mancassero
.
Disse
che
a
ogni
modo
la
loro
adesione
era
sicura
e
insistette
sul
valore
di
quest
'
adesione
.
Soggiunse
parlando
più
alto
e
più
lento
,
tenendo
gli
occhi
sull
'
abate
Marinier
,
che
per
ora
stimava
prudente
non
divulgare
niente
né
della
riunione
,
né
delle
deliberazioni
che
vi
si
prendessero
;
e
pregò
tutti
a
considerarsi
legati
al
silenzio
da
un
impegno
di
onore
.
Quindi
espose
l
'
idea
che
aveva
concepita
,
lo
scopo
della
riunione
,
un
po
'
più
diffusamente
che
non
avesse
fatto
a
cena
.
"
E
adesso
"
conchiuse
"
ciascuno
dica
quel
che
pensa
.
"
Seguì
un
silenzio
profondo
.
L
'
abate
Marinier
stava
per
parlare
quando
si
alzò
in
piedi
,
stentatamente
,
Dane
.
Il
suo
pallido
viso
scarno
,
fine
,
pregno
d
'
intelletto
,
era
atteggiato
a
gravità
solenne
.
"
Io
credo
"
diss
'
egli
in
un
italiano
esotico
,
rigido
e
tuttavia
caldo
di
vita
"
che
trovandoci
noi
sul
cominciamento
di
una
comune
azione
religiosa
,
dobbiamo
fare
due
cose
;
subito
!
Prima
cosa
!
Dobbiamo
raccogliere
l
'
anima
nostra
in
Dio
,
silenziosamente
,
ciascuno
la
sua
,
fino
a
sentire
la
presenza
,
in
noi
,
di
Dio
stesso
,
il
desiderio
Suo
stesso
,
nel
nostro
cuore
,
della
Sua
propria
gloria
.
È
questo
che
io
faccio
e
prego
fare
con
me
.
"
Ciò
detto
,
il
professore
Dane
s
'
incrociò
le
braccia
sul
petto
,
piegò
il
capo
,
chiuse
gli
occhi
.
Tutti
si
alzarono
e
,
meno
l
'
abate
Marinier
,
giunsero
le
mani
.
L
'
abate
se
le
raccolse
al
petto
con
un
ampio
gesto
,
abbracciando
l
'
aria
.
Si
poté
udire
un
gemer
dolce
della
lucerna
,
un
passo
al
piano
terreno
.
Marinier
fu
il
primo
a
guardar
sottecchi
se
gli
altri
pregavano
ancora
.
Dane
rialzò
il
capo
e
disse
:
"Amen."
"
Seconda
cosa
!
"
soggiunse
.
"
Noi
ci
proponiamo
di
obbedire
sempre
l
'
autorità
ecclesiastica
legittima
...
"
Don
Paolo
Farè
scattò
.
"
Secondo
!
"
Un
vibrare
di
subiti
pensamenti
,
un
fremere
sordo
di
parole
non
nate
scosse
ogni
persona
.
Dane
disse
lentamente
:
"
esercitata
con
le
debite
norme
.
"
Quel
moto
discese
a
un
mormorio
di
consenso
,
posò
.
Dane
riprese
:
"
Ancora
questo
!
Mai
non
sarà
odio
né
su
nostro
labbro
,
né
in
nostro
petto
verso
nessuno
!
"
Don
Paolo
scattò
da
capo
.
"
Odio
no
ma
sdegno
sì
!
Circumspiciens
eos
cum
ira
!
"
"
Sì
"
disse
don
Clemente
con
la
sua
dolce
voce
velata
"
quando
avremo
edificato
Cristo
in
noi
,
quando
sentiremo
una
collera
di
puro
amore
.
"
Don
Paolo
,
che
gli
stava
vicino
,
non
rispose
niente
,
lo
guardò
con
le
lagrime
agli
occhi
,
gli
afferrò
una
mano
per
baciargliela
.
Il
benedettino
la
ritrasse
spaventato
,
tutto
una
fiamma
in
viso
.
"
E
non
edificheremo
Cristo
in
noi
"
disse
Giovanni
,
commosso
anche
lui
,
felice
di
quel
mistico
soffio
che
gli
pareva
spirare
nell
'
adunanza
"
se
non
purificheremo
nell
'
amore
le
nostre
idee
di
riforma
;
se
,
quando
venisse
il
momento
di
operare
,
non
ci
purificheremo
prima
le
mani
e
gli
strumenti
.
Questo
sdegno
,
questa
ira
che
Lei
,
don
Paolo
,
dice
,
è
una
grande
potenza
del
Maligno
sopra
di
noi
,
appunto
perché
ha
un
'
apparenza
e
qualche
volta
,
come
nei
Santi
,
una
sostanza
di
bontà
.
In
noi
è
quasi
sempre
vera
inimicizia
perché
non
sappiamo
amare
.
La
preghiera
a
me
più
cara
dopo
il
Pater
noster
è
la
preghiera
dell
'
Unità
,
la
preghiera
che
ci
unisce
allo
spirito
di
Cristo
quando
prega
il
Padre
così
:
"
ut
et
ipsi
in
nobis
unum
sint
.
"
Abbiamo
sempre
il
desiderio
e
la
speranza
dell
'
unità
in
Dio
con
i
fratelli
che
sono
divisi
da
noi
nelle
idee
.
E
adesso
,
dunque
,
dite
se
accettate
la
proposta
di
fondare
l
'
associazione
che
io
vi
propongo
.
Prima
discutete
questo
e
poi
,
se
la
proposta
è
accettata
,
si
vedrà
in
qual
modo
sia
da
porla
in
atto
.
"
Don
Paolo
esclamò
impetuosamente
che
il
principio
nemmanco
era
da
discutere
e
Minucci
osservò
in
tono
sommesso
che
lo
scopo
della
riunione
era
stato
conosciuto
da
tutti
i
presenti
prima
d
'
intervenire
,
che
perciò
,
intervenendo
,
essi
lo
avevano
implicitamente
approvato
,
avevano
implicitamente
consentito
di
legarsi
per
un
'
azione
comune
,
salvo
appunto
a
decidere
sui
modi
e
le
forme
.
L
'
abate
Marinier
chiese
di
parlare
.
"
Me
ne
rincresce
veramente
"
diss
'
egli
sorridendo
,
"
ma
per
legarmi
io
non
ho
portato
con
me
il
menomo
filo
.
Io
sono
pure
di
coloro
che
vedono
molte
cose
andar
male
nella
Chiesa
e
tuttavia
,
quando
il
signor
Selva
mi
ha
bene
spiegato
,
prima
a
cena
e
ora
qui
,
la
sua
idea
che
non
avevo
bene
compresa
dal
mio
amico
professore
Dane
,
mi
si
sono
affacciate
obbiezioni
che
credo
serie
.
"
"
Già
"
pensò
Minucci
che
aveva
udito
parlare
di
certe
ambizioni
del
Marinier
"
se
vuoi
far
carriera
non
ti
devi
mettere
con
noi
.
"
E
soggiunse
forte
:
"
Dica
!
"
"
In
primo
luogo
,
signori
"
cominciò
il
fine
abate
"
mi
pare
che
abbiate
principiato
dalla
seconda
riunione
.
Dirò
con
un
rispetto
grande
che
voi
mi
parete
bravissime
persone
,
le
quali
si
mettano
festosamente
a
sedere
per
giuocare
insieme
alle
carte
,
e
non
possono
andare
avanti
perché
uno
ha
le
carte
italiane
,
un
altro
le
francesi
,
un
altro
le
tedesche
e
non
s
'
intendono
.
Io
ho
udito
parlare
di
idee
comuni
,
ma
forse
vi
ha
fra
noi
piuttosto
una
comunanza
di
idee
negative
.
Noi
siamo
d
'
accordo
,
probabilmente
,
in
questo
,
che
la
Chiesa
Cattolica
è
venuta
somigliando
a
un
tempio
antichissimo
di
grande
semplicità
originaria
,
di
grande
spiritualità
,
che
il
seicento
,
il
settecento
e
l
'
ottocento
hanno
infarcito
di
pasticci
.
Forse
i
più
maligni
di
voi
diranno
pure
che
vi
si
parla
forte
solamente
una
lingua
morta
,
che
le
lingue
vive
appena
vi
si
possono
parlare
piano
e
che
il
sole
vi
prende
alle
finestre
un
colore
falso
.
Ma
io
non
posso
credere
che
siamo
poi
tutti
d
'
accordo
nella
qualità
e
nella
quantità
dei
rimedii
.
Prima
dunque
di
iniziare
questa
frammassoneria
cattolica
,
io
credo
che
vi
converrebbe
intendervi
circa
le
riforme
.
Dirò
di
più
;
io
credo
che
anche
quando
fosse
fra
voi
un
pienissimo
accordo
nelle
idee
,
io
non
vi
consiglierei
di
legarvi
con
un
vincolo
sensibile
come
propone
il
signor
Selva
.
La
mia
obbiezione
è
di
una
natura
molto
delicata
.
Voi
pensate
certo
di
poter
navigare
sicuri
sott
'
acqua
come
pesci
cauti
,
e
non
pensate
che
un
occhio
acuto
di
Sommo
Pescatore
o
vice
-
Pescatore
vi
può
scoprire
benissimo
e
un
buon
colpo
di
fiocina
cogliere
.
Ora
io
non
consiglierei
mai
ai
pesci
più
fini
,
più
saporiti
,
più
ricercati
,
di
legarsi
insieme
.
Voi
capite
cosa
può
succedere
quando
uno
è
colto
e
tirato
su
.
E
,
voi
lo
sapete
bene
,
il
grande
Pescatore
di
Galilea
metteva
i
pesciolini
nel
suo
vivaio
,
ma
il
grande
Pescatore
di
Roma
li
frigge
.
"
"
Questa
è
buona
!
"
fece
don
Paolo
con
un
sussulto
di
riso
.
Gli
altri
tacevano
,
gelidi
.
L
'
abate
continuò
:
"
Non
credo
poi
che
con
questa
lega
possiate
far
niente
di
buono
.
Le
associazioni
fanno
progredire
forse
i
salari
,
forse
le
industrie
,
forse
i
commerci
;
la
scienza
e
la
verità
,
no
.
Le
riforme
si
faranno
un
giorno
,
perché
le
idee
sono
più
forti
degli
uomini
e
camminano
;
ma
voi
,
armandole
in
guerra
e
facendole
marciare
per
compagnie
,
le
esporrete
a
un
fuoco
terribile
che
le
arresterà
per
un
pezzo
.
Sono
gl
'
individui
,
i
Messia
,
che
fanno
progredire
la
scienza
e
la
religione
.
Vi
è
un
Santo
fra
voi
?
Oppure
sapete
dove
prenderlo
?
Prendetelo
e
mandatelo
avanti
.
Parola
ardente
,
grande
carità
,
due
o
tre
piccoli
miracoli
,
suggeritegli
quello
che
deve
dire
e
il
vostro
Messia
farà
più
che
tutti
voi
insieme
.
"
L
'
abate
tacque
e
Giovanni
prese
la
parola
.
"
Forse
il
signor
abate
"
diss
'
egli
"
non
ha
potuto
formarsi
ancora
un
giusto
concetto
della
unione
che
noi
desideriamo
.
Noi
ci
siamo
associati
testé
in
una
preghiera
silenziosa
e
intensa
,
cercando
di
tenerci
uniti
nella
Presenza
Divina
.
Questo
indica
il
carattere
della
nostra
unione
.
Considerando
i
mali
che
affliggono
la
Chiesa
,
i
quali
,
in
sostanza
,
sono
disaccordi
del
suo
elemento
mutabile
umano
con
il
suo
elemento
immutabile
di
Verità
Divina
,
noi
ci
vogliamo
unire
in
Dio
Verità
col
desiderio
ch
'
Egli
tolga
questi
disaccordi
;
e
vogliamo
sentirci
uniti
.
Una
tale
unione
non
ha
bisogno
di
intelligenze
circa
idee
particolari
,
benché
alcuni
di
noi
ne
abbiamo
alquante
di
comuni
.
Noi
non
pensiamo
di
promuovere
un
'
azione
collettiva
né
pubblica
né
privata
per
attuare
una
riforma
o
l
'
altra
.
Io
sono
abbastanza
vecchio
per
ricordare
i
tempi
del
dominio
austriaco
.
Se
i
patrioti
lombardi
e
veneti
si
raccoglievano
allora
a
parlare
di
politica
,
non
era
mica
sempre
per
congiure
,
per
atti
di
rivoluzione
;
era
per
comunicarsi
notizie
,
per
conoscersi
,
per
tener
viva
la
fiamma
dell
'
idea
.
È
questo
che
noi
vogliamo
fare
nel
campo
religioso
.
Lo
creda
il
signor
abate
Marinier
,
quell
'
accordo
negativo
ch
'
egli
diceva
può
bastare
benissimo
.
Facciamo
che
si
allarghi
,
che
abbracci
la
maggioranza
dei
fedeli
intelligenti
,
che
salga
nella
gerarchia
;
vedrà
che
gli
accordi
positivi
vi
matureranno
dentro
occultamente
come
semi
vitali
dentro
la
spoglia
caduca
del
frutto
.
Sì
,
basta
un
accordo
negativo
.
Basta
di
sentire
che
la
Chiesa
di
Cristo
soffre
,
per
unirci
nell
'
amore
di
nostra
Madre
e
almeno
pregare
per
essa
,
noi
e
i
nostri
fratelli
che
,
come
noi
,
la
sentono
soffrire
!
Che
ne
dice
,
signor
abate
?
"
L
'
abate
mormorò
con
un
lievissimo
sorriso
:
"
C
'
est
beau
mais
ce
n
'
est
pas
la
logique
.
"
Don
Paolo
scattò
:
"
Ma
che
logica
!
"
"
Ah
!
"
rispose
il
Marinier
con
una
maligna
faccia
compunta
.
"
Se
rinunciate
alla
logica
...
!
"
Don
Paolo
,
tutto
acceso
,
era
per
protestare
ma
il
professore
Dane
gli
accennò
di
chetarsi
.
"
Noi
non
vogliamo
rinunciare
alla
logica
"
diss
'
egli
.
"
Solamente
non
è
facile
misurare
il
valore
logico
di
una
conclusione
in
materia
di
sentimento
,
di
amore
,
di
fede
,
come
è
facile
misurare
il
valore
logico
di
una
conclusione
in
materia
di
geometria
.
Nella
materia
nostra
il
procedimento
logico
è
occulto
.
Certo
il
mio
caro
amico
Marinier
,
una
delle
menti
acutissime
che
io
conosco
,
non
ha
voluto
dire
questa
cosa
in
risposta
al
mio
caro
amico
Selva
,
che
quando
una
persona
molto
amata
da
noi
cade
inferma
,
è
necessario
a
noi
di
accordarci
sulla
cura
che
le
faremo
,
prima
di
correre
insieme
al
suo
letto
!
"
"
Queste
sono
bellissime
figure
"
disse
l
'
abate
Marinier
alquanto
vivacemente
.
"
Ma
sapete
bene
che
le
similitudini
non
sono
argomenti
!
"
Don
Clemente
,
che
stava
in
piedi
nell
'
angolo
tra
l
'
uscio
del
corridoio
e
la
finestra
,
e
il
professore
Minucci
seduto
presso
a
lui
,
fecero
atto
di
parlare
.
Subito
si
arrestarono
,
volendo
ciascuno
dei
due
cedere
la
parola
all
'
altro
.
Selva
propose
che
prima
parlasse
il
monaco
.
Tutti
guardarono
a
quel
nobile
viso
di
arcangelo
,
arrossente
ma
eretto
.
Don
Clemente
esitò
un
poco
,
e
quindi
parlò
con
la
sua
voce
soffice
,
velata
di
modestia
:
"
Il
signor
abate
Marinier
ha
detto
una
cosa
che
io
credo
molto
vera
.
Ha
detto
:
ci
vuole
un
Santo
.
Io
pure
lo
credo
.
Chi
sa
?
Io
non
dispero
che
possa
già
esistere
.
"
"
Lui
"
mormorò
don
Paolo
.
"
Ora
"
proseguì
don
Clemente
"
io
vorrei
dire
al
signor
abate
Marinier
:
siamo
in
qualche
maniera
i
profeti
di
questo
Santo
,
di
questo
Messia
,
prepariamo
le
sue
vie
,
che
poi
significa
solo
far
sentire
universalmente
il
bisogno
di
un
rinnovamento
di
tutto
che
nella
religione
nostra
è
veste
,
non
corpo
della
verità
,
anche
se
questo
rinnovamento
sarà
doloroso
per
certe
coscienze
.
Ingemiscit
et
parturit
!
E
far
sentire
tutto
ciò
stando
sopra
un
terreno
assolutamente
cattolico
,
aspettando
le
nuove
leggi
dalle
autorità
vecchie
,
dimostrando
però
che
se
non
si
cambiano
le
vesti
portate
da
tanto
tempo
,
fra
tante
intemperie
,
nessuna
persona
civile
si
avvicinerà
più
a
noi
,
e
Dio
non
voglia
che
molti
di
noi
le
svestano
senza
permesso
,
per
un
disgusto
insopportabile
.
Vorrei
anche
dire
al
signor
abate
Marinier
,
se
me
lo
permette
:
non
abbiamo
troppi
timori
umani
!
"
Un
mormorio
caldo
di
assenso
gli
rispose
e
Minucci
scattò
tutto
vibrante
.
Mentre
parlava
l
'
abate
Marinier
,
di
Leynì
e
Selva
lo
avevano
visto
bollire
accigliato
;
e
appunto
Giovanni
,
che
conosceva
il
carattere
fiero
di
quel
mistico
asceta
,
si
era
proposto
,
facendo
parlare
prima
don
Clemente
,
di
dargli
tempo
a
chetarsi
.
Egli
scattò
.
La
parola
non
gli
veniva
fluida
,
gli
si
rompeva
per
soverchio
impeto
,
e
rotta
gli
sgorgava
dal
labbro
a
ondate
,
precisa
,
però
,
e
potente
nel
vigoroso
accento
romano
:
"
Ecco
!
Non
abbiamo
timori
umani
!
Noi
vogliamo
cose
troppo
grandi
e
le
vogliamo
troppo
fortemente
per
avere
timori
umani
!
Noi
vogliamo
comunicare
nel
Cristo
vivo
,
quanti
sentiamo
che
il
concetto
della
Via
,
della
Verità
e
della
Vita
si
...
si
...
si
...
-
si
dilata
,
ecco
,
si
dilata
nel
nostro
cuore
,
nella
nostra
mente
!
E
rompe
tante
-
come
dirò
?
-
vecchie
fasce
di
formole
che
ci
stringono
,
che
ci
soffocano
,
che
soffocherebbero
la
Chiesa
,
se
la
Chiesa
fosse
mortale
!
Noi
vogliamo
comunicare
nel
Cristo
vivente
,
quanti
abbiamo
sete
-
sete
,
signor
abate
Marinier
!
Sete
!
Sete
!
-
che
la
nostra
fede
,
se
perde
di
estensione
,
cresca
di
intensità
-
a
cento
doppi
,
cresca
,
viva
Dio
!
-
e
possa
radiare
fuori
di
noi
,
e
possa
,
dico
,
purificare
come
il
fuoco
,
prima
il
pensiero
e
poi
l
'
azione
cattolica
-
ecco
.
Noi
vogliamo
comunicare
nel
Cristo
vivente
quanti
sentiamo
ch
'
Egli
prepara
una
lenta
ma
immensa
trasformazione
religiosa
per
opera
di
profeti
e
di
Santi
,
la
quale
si
opererà
con
sacrificio
,
con
dolore
,
con
divisione
di
cuori
;
quanti
sentiamo
che
i
profeti
sono
sacri
al
soffrire
e
che
queste
cose
non
ci
vengono
rivelate
dalla
carne
o
dal
sangue
ma
dall
'
Iddio
vivo
nelle
anime
nostre
!
Comunicare
,
vogliamo
,
tutti
,
di
ogni
paese
,
ordinare
la
nostra
azione
.
Massoneria
Cattolica
?
Sì
,
Massoneria
delle
Catacombe
.
Lei
teme
,
signor
abate
?
Teme
che
si
taglino
tante
teste
con
un
colpo
solo
?
Io
dirò
:
dov
'
è
la
scure
per
un
tal
colpo
?
Uno
alla
volta
tutti
si
possono
colpire
:
oggi
il
professore
Dane
,
ad
esempio
,
domani
don
Farè
,
posdomani
qui
il
padre
;
ma
il
giorno
in
cui
quella
fantastica
fiocina
del
signor
abate
Marinier
pescasse
,
attaccati
a
un
filo
,
laici
di
grido
,
preti
,
frati
,
vescovi
,
cardinali
fors
'
anche
,
quale
sarà
,
ditemi
,
il
pescatore
,
piccolo
o
grande
,
che
non
lascerà
cadere
nell
'
acqua
,
spaventato
,
la
fiocina
e
ogni
cosa
?
-
Ma
poi
mi
perdoni
,
signor
abate
,
se
io
dico
a
Lei
e
ai
prudenti
come
Lei
:
dov
'
è
la
vostra
fede
?
Esiterete
voi
,
per
paura
di
Pietro
,
a
servire
Cristo
?
Uniamoci
contro
il
fanatismo
che
lo
ha
crocifisso
e
che
avvelena
ora
la
Sua
Chiesa
e
se
ne
avremo
a
soffrire
,
ringraziamone
il
Padre
:
"
beati
estis
cum
persecuti
vos
fuerint
et
dixerint
omne
malum
adversum
vos
,
mentientes
,
propter
me
.
"
Don
Paolo
Farè
saltò
in
piedi
e
abbracciò
l
'
oratore
.
Di
Leynì
si
affisava
in
lui
con
occhi
accesi
di
entusiasmo
.
Dane
,
Selva
,
don
Clemente
,
l
'
altro
frate
tacevano
,
imbarazzati
,
sentendo
,
specie
i
tre
ecclesiastici
,
che
Minucci
era
trascorso
troppo
,
che
le
sue
frasi
sulla
estensione
e
la
intensità
della
fede
,
sul
timore
di
Pietro
,
non
erano
misurate
,
che
tutta
l
'
intonazione
del
suo
discorso
era
stata
troppo
bellicosa
e
non
si
accordava
né
col
mistico
esordio
di
Dane
né
con
le
parole
usate
da
Selva
a
delineare
il
carattere
dell
'
unione
proposta
.
L
'
abate
di
Ginevra
non
aveva
levato
un
momento
dal
viso
di
Minucci
,
mentr
'
egli
parlava
,
i
suoi
piccoli
occhi
brillanti
.
Guardò
l
'
amplesso
di
don
Paolo
con
un
misto
d
'
ironia
e
di
pietà
,
poi
si
alzò
in
piedi
:
"
Sta
bene
"
diss
'
egli
.
"
Io
non
so
se
il
mio
amico
Dane
in
particolare
divida
le
opinioni
del
signore
.
Veramente
ne
dubito
un
poco
.
Il
signore
ha
nominato
Pietro
.
Ecco
,
mi
pare
che
qui
ci
si
dispone
a
uscire
dalla
barca
di
Pietro
sperando
forse
di
camminare
sopra
le
onde
.
Io
dico
umilmente
che
non
ho
fede
abbastanza
e
andrei
subito
al
fondo
.
Io
intendo
di
restare
nella
barca
e
forse
tutt
'
al
più
adoperarvi
qualche
piccolo
remo
secondo
la
mia
intenzione
,
perché
,
come
ha
detto
il
signore
,
sono
molto
pauroso
.
È
dunque
necessario
che
ci
separiamo
e
non
mi
resta
che
a
domandarvi
perdono
di
essere
venuto
.
Ho
anche
bisogno
di
una
piccola
passeggiata
per
la
mia
vile
digestione
.
-
"
Caro
amico
"
soggiunse
rivolgendosi
a
Dane
"
ci
ritroveremo
all
'Aniene."
E
mosse
verso
Selva
con
la
mano
stesa
,
per
accomiatarsi
.
Subito
gli
furono
tutti
attorno
,
meno
don
Paolo
e
Minucci
,
per
non
lasciarlo
partire
.
Egli
insisteva
tranquillo
,
arrestava
ora
con
un
gelido
sorrisetto
,
ora
con
una
parolina
graziosamente
sarcastica
,
ora
con
un
gesto
elegante
gli
assalitori
troppo
veementi
.
Di
Leynì
si
voltò
a
Farè
,
gli
accennò
di
unirsi
agli
altri
;
ma
il
focoso
don
Paolo
gli
rispose
con
una
violenta
spallata
,
con
una
smorfia
di
fastidio
.
Intanto
dal
gruppo
che
attorniava
il
Marinier
una
voce
toscana
si
alzò
sopra
le
altre
:
"
Stia
bono
!
Non
si
è
ancora
deciso
niente
!
Aspetti
!
Io
non
ho
ancora
detto
la
mia
!
"
Era
il
padre
Salvati
,
scolopio
,
che
aveva
parlato
;
un
vecchio
dai
capelli
candidi
,
dal
volto
rubizzo
,
dagli
occhi
vivaci
.
"
Non
si
è
ancora
deciso
niente
!
"
ripeté
.
"
Io
,
per
esempio
,
per
l
'
unione
ci
sto
ma
io
vorrei
una
cosa
e
i
discorsi
che
si
son
fatti
me
ne
arieggiano
un
'
altra
.
Progresso
intellettuale
,
sta
bene
;
rinnovamento
delle
formole
della
fede
secondo
vogliono
i
tempi
,
sta
bene
;
riforma
cattolica
,
benissimo
!
Io
sto
con
Raffaello
Lambruschini
,
che
era
un
grand
'
omo
;
io
sto
con
i
Pensieri
di
un
solitario
;
ma
per
il
signor
professore
Minucci
il
carattere
della
riforma
mi
pare
che
avrebbe
a
essere
sopra
tutto
intellettuale
e
questo
,
scusate
...
"
Qui
Dane
alzò
la
sua
bianca
,
piccola
mano
di
dama
.
"
Permetta
,
padre
"
diss
'
egli
.
"
Il
mio
caro
amico
Marinier
vede
che
si
ritorna
a
discutere
.
Io
lo
prego
di
rimettersi
a
sedere
.
"
L
'
abate
levò
un
poco
le
ciglia
in
su
,
mise
un
sospiro
scettico
e
obbedì
.
Gli
altri
sedettero
pure
,
soddisfatti
.
Non
si
fidavano
della
discrezione
dell
'
abate
,
sarebbe
stato
un
grosso
guaio
ch
'
egli
fosse
partito
ab
irato
.
Il
padre
Salvati
riprese
a
parlare
.
Egli
era
contrario
a
che
s
'
imprimesse
al
movimento
riformista
un
carattere
sopra
tutto
intellettuale
,
non
tanto
per
il
pericolo
di
Roma
quanto
per
il
pericolo
di
turbare
nella
loro
fede
semplice
una
quantità
immensa
di
anime
tranquille
.
Voleva
che
l
'
Unione
si
proponesse
anzi
tutto
una
grande
opera
morale
,
il
richiamo
dei
credenti
alla
pratica
della
parola
evangelica
.
Illuminare
i
cuori
era
secondo
lui
il
primo
dovere
di
uomini
,
che
aspiravano
a
illuminare
gl
'
intelletti
.
Evidentemente
non
importava
tanto
di
trasformare
secondo
un
ossequio
razionale
la
fede
cattolica
nella
Bibbia
,
quanto
di
rendere
effettiva
la
fede
cattolica
nella
parola
di
Cristo
.
Bisognava
dimostrare
che
generalmente
dai
fedeli
si
onora
Cristo
con
le
labbra
ma
che
il
cuore
del
popolo
è
lontano
da
lui
;
dimostrare
quanto
posto
sia
lasciato
agli
egoismi
da
certe
pietà
fervorose
che
credono
santificarsi
...
Qui
don
Paolo
e
Minucci
brontolarono
:
"
Questo
non
c
'entra."
Il
Salvati
esclamò
che
c
'
entrava
benissimo
e
che
avessero
la
bontà
di
aspettare
.
Continuò
a
dire
di
un
pervertimento
generale
nel
concetto
del
dovere
cristiano
intorno
alla
ricerca
e
all
'
uso
della
ricchezza
,
pervertimento
difficilissimo
a
raddrizzare
perché
indurato
da
secoli
e
secoli
nelle
coscienze
cristiane
con
la
piena
complicità
del
clero
.
"
Il
tempo
,
signori
"
esclamò
il
vecchio
frate
"
domanda
un
'
azione
francescana
.
Ora
io
non
ne
vedo
segno
.
Vedo
antichi
Ordini
religiosi
che
non
hanno
più
forza
di
agire
sulla
Società
.
Vedo
una
Democrazia
Cristiana
amministrativa
e
politica
che
non
ha
lo
spirito
di
S
.
Francesco
,
che
non
ama
la
santa
Povertà
.
Vedo
una
società
di
studi
francescani
;
trastulli
intellettuali
!
Io
intenderei
che
noi
si
provvedesse
all
'
azione
francescana
.
Dico
se
si
vuole
una
riforma
cattolica
!
"
"
Ma
come
?
"
domandò
Farè
.
Minucci
brontolò
seccato
:
"
Non
è
questo
.
"
Selva
sentiva
disgregarsi
le
anime
che
si
erano
unite
in
un
primo
slancio
.
Sentiva
che
Dane
,
Minucci
,
probabilmente
anche
Farè
,
intendevano
,
com
'
egli
stesso
intendeva
,
iniziare
un
movimento
intellettuale
e
che
quella
divampata
francescana
era
venuta
fuor
di
tempo
e
fuor
di
luogo
.
Era
tanto
più
inopportuna
quanto
più
calda
di
verità
viva
.
Perché
molta
verità
c
'
era
senza
dubbio
nelle
parole
del
padre
Salvati
,
egli
lo
riconosceva
,
egli
che
si
era
più
volte
dibattuto
nel
pensiero
il
dubbio
se
non
convenisse
promovere
,
per
il
bene
della
Chiesa
un
'
azione
piuttosto
morale
che
intellettuale
.
Ma
egli
non
sentiva
in
sé
le
attitudini
all
'
apostolato
francescano
e
non
le
vedeva
negli
amici
suoi
,
neppure
nel
più
ardente
,
Luigi
Minucci
,
un
solitario
,
un
asceta
schivo
della
folla
come
lui
,
Selva
.
Le
ragioni
del
Salvati
valevano
a
guastare
e
non
a
edificare
.
Giovanni
sentiva
segrete
ironie
andare
al
Marinier
e
anche
al
Dane
,
di
cui
si
conoscevano
i
gusti
poco
francescani
,
il
palato
difficile
,
i
nervi
delicati
,
gli
affetti
dati
a
cagnolini
e
a
pappagalli
.
Se
si
voleva
riescire
a
qualche
cosa
,
conveniva
correre
al
riparo
.
"
Mi
perdoni
"
diss
'
egli
"
il
carissimo
padre
Salvati
se
io
gli
osservo
che
il
suo
discorso
,
tanto
caldo
di
spirito
cristiano
,
è
intempestivo
.
Mi
pare
ch
'
egli
consenta
con
noi
nel
desiderio
di
una
riforma
cattolica
.
Stasera
non
è
davanti
a
noi
che
una
proposta
;
quella
di
promuovere
una
specie
di
Lega
fra
quanti
hanno
lo
stesso
desiderio
.
Ora
decidiamo
questo
!
"
Lo
scolopio
non
si
arrese
.
Non
poteva
comprendere
una
Lega
inattiva
,
e
un
'
azione
secondo
le
idee
degli
intellettuali
non
gli
piaceva
.
L
'
abate
ginevrino
esclamò
:
"
Je
l
'
avais
bien
dit
!
"
E
si
alzò
per
andarsene
davvero
,
stavolta
.
Selva
non
lo
permise
,
propose
di
sciogliere
la
seduta
,
pensando
di
richiamare
l
'
indomani
o
più
tardi
il
professore
Dane
,
Minucci
,
di
Leynì
,
Farè
.
Con
Salvati
non
c
'
era
niente
a
fare
,
ed
era
meglio
lasciar
partire
Marinier
dandogli
a
credere
che
tutto
fosse
andato
a
monte
.
Minucci
indovinò
il
suo
pensiero
e
tacque
,
l
'
inconsiderato
don
Paolo
non
capì
nulla
e
strepitò
che
si
doveva
deliberare
,
votare
subito
.
Selva
,
e
per
ossequio
a
Selva
,
di
Leynì
,
lo
fecero
aspettare
.
Fremeva
,
però
;
fremeva
contro
lo
svizzero
,
sopra
tutto
.
Dane
e
don
Clemente
erano
poco
soddisfatti
,
quale
per
una
ragione
,
quale
per
un
'
altra
.
Dane
era
molto
irritato
in
cuor
suo
contro
Marinier
e
si
doleva
di
averlo
portato
con
sé
;
don
Clemente
avrebbe
voluto
dire
che
le
parole
del
padre
Salvati
erano
state
molto
belle
e
sante
e
non
intempestive
perché
anzi
era
bene
che
ciascuno
lavorasse
giusta
la
vocazione
propria
,
gl
'
intellettuali
per
una
via
,
i
francescani
per
un
'
altra
.
Colui
che
chiama
provvederebbe
a
coordinare
l
'
azione
dei
chiamati
;
le
diverse
vocazioni
potevano
benissimo
stare
insieme
nella
Lega
.
Avrebbe
voluto
dire
così
ma
non
fu
pronto
,
lasciò
passare
il
momento
,
anche
per
verecondia
intellettuale
,
per
paura
di
non
dir
bene
,
per
un
riguardo
verso
Selva
,
che
desiderava
evidentemente
di
troncare
.
E
fu
troncato
,
tutti
si
alzarono
,
uscirono
sulla
terrazzina
,
meno
Dane
e
Giovanni
.
L
'
abate
Marinier
intendeva
recarsi
l
'
indomani
a
Santa
Scolastica
e
al
Sacro
Speco
;
poi
,
forse
,
ritornare
a
Roma
per
Olevano
e
Palestrina
,
una
via
nuova
per
lui
.
Chi
gliela
poteva
indicare
di
lì
?
Gliela
indicò
don
Clemente
.
Era
la
stessa
che
aveva
percorso
venendo
da
Subiaco
.
Passava
lì
sotto
,
valicava
l
'
Aniene
poco
più
a
sinistra
,
sul
ponte
di
S
.
Mauro
,
volgeva
a
destra
,
saliva
verso
i
monti
Affilani
,
là
di
fronte
.
L
'
aria
veniva
,
odorata
di
boschi
,
dalla
gola
stretta
ond
'
esce
il
fiume
sonoro
sotto
i
Conventi
.
Il
cielo
era
coperto
,
salvo
sul
Francolano
.
Là
sopra
il
gran
monte
nero
tremolavano
due
stelle
.
Minucci
le
mostrò
a
di
Leynì
.
"
Guardi
"
diss
'
egli
"
quelle
due
stelline
come
sfavillano
!
Dante
le
direbbe
le
fiammelle
di
San
Benedetto
e
di
Santa
Scolastica
che
sfavillano
vedendo
nell
'
ombra
un
'
anima
simile
ad
esse
.
"
"
Voi
parlate
di
Santi
?
"
fece
Marinier
,
accostandosi
.
"
Io
ho
domandato
poco
fa
se
avete
un
Santo
e
vi
ho
augurato
di
possederne
uno
.
Queste
sono
figure
oratorie
,
perché
so
bene
che
non
lo
avete
.
Se
lo
aveste
,
il
vostro
Santo
sarebbe
subito
ammonito
dalla
questura
o
spedito
in
China
dalla
Chiesa
.
"
"
Ebbene
?
"
rispose
di
Leynì
"
E
se
fosse
ammonito
?
"
"
Se
fosse
ammonito
oggi
,
sarebbe
imprigionato
domani
.
"
"
Ebbene
?
"
replicò
il
giovane
.
"
E
S
.
Paolo
,
signor
abate
?
"
"
Eh
,
mio
caro
,
S
.
Paolo
,
S
.
Paolo
...
!
"
Con
questa
reticenza
l
'
abate
Marinier
intendeva
probabilmente
dire
che
S
.
Paolo
era
S
.
Paolo
.
L
'
altro
pensò
invece
che
Marinier
era
Marinier
.
Don
Clemente
osservò
che
neppure
tutti
i
Santi
si
potevano
mandare
in
China
.
Perché
non
sarebbe
laico
il
futuro
Santo
?
"
Questo
lo
credo
"
esclamò
il
padre
Salvati
.
Invece
l
'
entusiasta
don
Faré
si
teneva
certo
che
sarebbe
Sommo
Pontefice
.
L
'
abate
rise
.
"
Idea
semplice
ed
eccellente
"
diss
'
egli
.
"
Ma
io
sento
la
carrozza
che
viene
a
pigliarci
,
Dane
,
me
e
chi
vuol
venire
con
noi
a
Subiaco
;
per
cui
vado
a
congedarmi
dal
signor
Selva
.
"
Si
chinò
dal
parapetto
a
cogliere
una
frondetta
dell
'
olivo
piantato
nel
terrazzo
del
piano
inferiore
.
"
Dovrò
presentargli
questo
"
disse
.
"
E
anche
a
Loro
signori
"
soggiunse
con
un
gesto
grazioso
,
sorridendo
.
E
uscì
della
terrazza
.
Si
udì
infatti
,
giù
nella
strada
,
il
rumore
di
un
legno
a
due
cavalli
che
,
venendo
da
Subiaco
,
girò
lo
scoglio
sul
quale
la
villetta
è
assisa
e
si
fermò
davanti
al
cancello
.
Pochi
momenti
dopo
vennero
nella
terrazza
Maria
Selva
e
Dane
col
suo
gran
pastrano
e
il
grandissimo
cappello
nero
a
cencio
.
Seguivano
Giovanni
e
l
'
abate
.
"
Chi
viene
con
noi
?
"
disse
Dane
.
Nessuno
parlò
.
S
'
intesero
,
sul
rumore
fondo
dell
'
Aniene
,
voci
e
passi
che
salivano
dal
cancello
verso
la
villa
.
Minucci
che
stava
sull
'
angolo
di
levante
della
terrazza
,
guardò
e
disse
:
"
Signore
.
Due
signore
.
"
Maria
trasalì
.
"
Due
signore
?
"
diss
'
ella
.
Balzò
al
parapetto
,
vide
due
figure
chiare
che
salivano
lentamente
,
facevano
allora
la
prima
svolta
del
ripido
viottolo
.
Non
era
possibile
distinguerne
le
forme
,
erano
ancora
troppo
giù
e
faceva
troppo
scuro
.
Giovanni
osservò
che
probabilmente
si
trattava
di
persone
dirette
al
primo
piano
,
a
visitare
i
padroni
di
casa
.
Il
professore
Dane
sorrise
misteriosamente
.
"
Potrebbero
venire
anche
al
secondo
"
diss
'
egli
.
Maria
esclamò
:
"
Lei
sa
qualche
cosa
!
"
e
gridò
abbasso
:
"
Noemi
!
est
-
ce
vous
?
"
La
voce
limpida
di
Noemi
rispose
:
"
Oui
,
c
'
est
nous
!
"
Si
udì
un
'
altra
voce
femminile
dirle
forte
:
"
Che
bambina
!
Dovevi
tacere
!
"
Maria
mise
un
piccolo
grido
di
gioia
e
disparve
,
corse
giù
per
la
scala
a
chiocciola
.
"
Lei
sapeva
,
professore
Dane
?
"
fece
Selva
.
Sì
,
Dane
sapeva
,
aveva
veduto
a
Roma
la
signora
Dessalle
,
conosciuta
da
lui
nella
sua
villa
del
Veneto
,
nella
villa
degli
affreschi
del
Tiepolo
.
Suo
fratello
,
il
signor
Carlino
Dessalle
,
era
rimasto
a
Firenze
.
Lei
e
la
signorina
d
'
Arxel
volevano
fare
una
sorpresa
,
gli
avevano
proibito
di
parlare
.
Il
nome
Dessalle
richiamò
alla
mente
di
Selva
,
in
un
baleno
,
quello
cui
subito
non
aveva
pensato
,
la
presenza
di
don
Clemente
,
il
dubbio
che
fosse
lui
l
'
amante
scomparso
di
quella
signora
,
la
necessità
di
evitare
un
incontro
che
poteva
essere
terribile
per
l
'
una
e
per
l
'
altro
.
Del
colloquio
fra
sua
moglie
e
il
padre
egli
non
sapeva
,
naturalmente
.
Intanto
si
udì
Maria
scender
di
corsa
il
sentiero
,
poi
suonare
le
esclamazioni
e
i
saluti
festosi
.
Dane
,
inquieto
per
la
troppo
lunga
fermata
sulla
terrazza
,
propose
di
scendere
.
Quelle
signore
si
erano
certo
servite
della
carrozza
che
veniva
a
prender
lui
!
Anche
don
Clemente
pareva
molto
inquieto
.
Selva
si
affrettò
,
dissimulando
la
commozione
propria
,
di
prenderlo
a
braccetto
.
"
Se
Lei
non
vuole
imbarazzarsi
con
signore
"
diss
'
egli
"
venga
subito
con
me
che
La
faccio
passare
dal
Casino
,
per
il
sentiero
alto
.
"
Il
padre
parve
contentissimo
,
i
due
partirono
in
gran
fretta
,
il
benedettino
senza
nemmeno
salutare
.
"
È
anche
tardi
"
diss
'
egli
"
Ho
detto
all
'
Abate
,
chiedendogli
il
permesso
,
che
sarei
ritornato
alle
nove
e
mezzo
.
"
Scesero
a
precipizio
la
scala
a
chiocciola
;
ma
quando
uscirono
sul
piazzaletto
delle
robinie
,
Jeanne
Dessalle
vi
metteva
il
piede
dall
'
altro
capo
con
Maria
e
Noemi
.
Non
era
tanto
buio
,
sotto
le
robinie
,
che
Maria
non
potesse
riconoscere
suo
marito
e
don
Clemente
nelle
due
ombre
che
uscivano
di
casa
sua
.
Ella
,
che
a
fianco
di
Jeanne
precedeva
sua
sorella
,
prontamente
piegò
e
fece
piegare
a
destra
la
sua
vicina
,
verso
il
piccolo
casino
ch
'
è
un
'
appendice
della
villa
,
voltando
le
spalle
a
questa
.
Dal
canto
suo
,
Selva
,
vedendo
l
'
atto
di
sua
moglie
,
prontamente
sussurrò
al
padre
:
"
Scenda
diritto
,
subito
!
"
Ma
non
valse
.
Non
valse
perché
Noemi
,
meravigliata
di
veder
sua
sorella
svoltare
a
destra
,
si
fermò
esclamando
:
"
Dove
andate
?
"
e
don
Clemente
,
forse
per
aver
veduta
questa
signora
ferma
sulla
sua
via
,
invece
di
passare
e
scendere
,
andò
a
raccogliere
l
'
ortolano
che
lo
attendeva
nell
'
angolo
più
oscuro
del
piazzaletto
,
dove
il
fianco
della
casa
s
'
incontra
col
monte
.
Chiamò
"
Benedetto
!
"
e
si
volse
a
Selva
.
"
Se
Lei
volesse
mostrargli
il
campicello
?
"
Giovanni
rispose
:
"
A
quest
'
ora
?
"
mentre
sua
moglie
diceva
piano
a
Noemi
:
"
C
'
è
forestieri
che
partono
,
lasciamoli
passare
,
restiamo
qui
al
casino
.
"
Ella
le
accennò
in
pari
tempo
del
capo
così
risolutamente
che
la
Dessalle
se
ne
avvide
,
pensò
tosto
a
qualche
mistero
.
"
Perché
?
"
disse
.
"
Sono
terribili
?
"
E
rallentò
il
passo
.
Invece
Noemi
che
aveva
afferrato
l
'
intenzione
della
sorella
,
non
però
le
ragioni
occulte
,
mise
troppo
zelo
a
secondarla
,
abbracciò
alla
vita
le
due
compagne
,
le
spinse
verso
il
casino
.
Jeanne
Dessalle
ebbe
un
moto
istintivo
di
ribellione
,
si
voltò
di
botto
dicendo
:
"
che
fai
?
"
vide
Selva
che
veniva
alla
loro
volta
e
che
subito
salutò
allargando
le
braccia
,
come
per
nascondere
don
Clemente
,
il
quale
,
seguito
dall
'
ortolano
,
passò
frettolosamente
a
cinque
passi
da
Jeanne
,
prese
la
discesa
.
Noemi
,
che
al
saluto
di
suo
cognato
si
era
pure
voltata
,
corse
ad
abbracciarlo
.
Intanto
Selva
si
compiacque
di
vedere
che
don
Clemente
era
sfuggito
all
'
incontro
.
Selva
,
scioltosi
dall
'
abbraccio
di
Noemi
,
stese
la
mano
a
Jeanne
,
che
non
se
ne
avvide
,
mormorò
,
trasognata
,
qualche
incomprensibile
parola
di
saluto
.
In
quel
momento
uscirono
dalla
villa
Dane
,
Marinier
,
Faré
,
di
Leynì
,
il
padre
Salvati
.
I
due
Selva
mossero
loro
incontro
,
lasciando
Noemi
e
la
Dessalle
ad
aspettare
in
disparte
.
I
saluti
di
commiato
furono
abbastanza
lunghi
.
Dane
desiderava
salutare
anche
la
Dessalle
.
Maria
non
la
scorse
più
dove
l
'
aveva
lasciata
,
suppose
che
lei
e
Noemi
fossero
entrate
in
casa
girando
alle
loro
spalle
,
s
'
incaricò
dei
saluti
del
professore
.
Finalmente
quando
i
cinque
discesero
,
accompagnati
da
Giovanni
,
si
udì
chiamare
da
Noemi
:
"
Maria
!
"
Un
accento
particolare
nella
voce
di
sua
sorella
le
disse
che
era
accaduto
qualche
cosa
.
Accorse
;
la
signora
Dessalle
,
seduta
sopra
un
fascio
di
legna
,
nell
'
angolo
lasciato
cinque
minuti
prima
dall
'
ortolano
di
Santa
Scolastica
,
ripeteva
con
voce
debole
:
"
niente
,
niente
,
niente
,
adesso
entriamo
,
adesso
entriamo
.
"
Noemi
,
tutta
palpitante
,
raccontò
che
l
'
amica
si
era
sentita
mancare
a
un
tratto
mentre
quei
signori
discorrevano
e
che
a
lei
era
appena
riuscito
di
trarla
fino
a
quel
fascio
di
legna
.
"
Andiamo
,
andiamo
"
ripeté
Jeanne
e
si
sforzò
di
alzarsi
,
si
trascinò
,
sorretta
dalle
altre
due
,
fino
all
'
uscio
della
villa
,
sedette
sullo
scalino
,
aspettando
un
po
'
d
'
acqua
che
poi
assaggiò
appena
.
Altro
non
volle
e
presto
si
rimise
tanto
da
poter
salire
,
adagio
adagio
,
le
scale
.
Si
scusava
ad
ogni
sosta
e
sorrideva
;
ma
la
fantesca
che
saliva
innanzi
col
lume
,
a
ritroso
,
venne
quasi
meno
ella
stessa
vedendo
quegli
occhi
smarriti
,
quelle
labbra
bianche
,
quel
terribile
pallore
.
La
condussero
al
canapè
del
salottino
;
e
là
,
dopo
un
momento
di
silenzioso
abbandono
a
occhi
chiusi
,
poté
dire
alla
signora
Selva
,
sorridendo
ancora
,
ch
'
erano
affetti
di
anemia
e
che
c
'
era
avvezza
.
Noemi
e
Maria
si
parlarono
piano
fra
loro
.
Jeanne
intese
le
parole
"
a
letto
"
e
assentì
del
capo
con
uno
sguardo
di
gratitudine
.
Maria
aveva
disposto
per
lei
e
per
Noemi
la
migliore
camera
del
piccolo
alloggio
,
la
camera
d
'
angolo
opposta
allo
studio
di
Giovanni
,
dall
'
altra
parte
del
corridoio
.
Mentre
Jeanne
vi
si
avviava
stentatamente
a
braccio
di
Noemi
,
ritornò
Selva
che
aveva
accompagnato
gli
amici
sino
al
cancello
.
Sua
moglie
ne
udì
il
passo
sulla
scala
,
gli
scese
incontro
,
lo
trattenne
.
Si
parlarono
al
buio
,
sotto
voce
.
Era
dunque
lui
,
ma
come
lo
aveva
riconosciuto
?
Eh
,
Giovanni
aveva
ben
cercato
di
frapporsi
,
nel
momento
pericoloso
,
fra
la
signora
e
don
Clemente
,
il
padre
era
anche
passato
quasi
di
corsa
,
ma
egli
aveva
sospettato
subito
,
perché
la
Dessalle
non
aveva
quasi
risposto
al
suo
saluto
,
non
gli
aveva
stesa
la
mano
,
era
rimasta
come
una
statua
.
Anche
il
padre
,
quando
aveva
udito
sulla
terrazza
ch
'
era
arrivata
la
signora
Dessalle
,
si
era
mostrato
inquieto
;
poi
aveva
mostrato
un
vivo
desiderio
di
evitarla
;
si
era
però
serbato
molto
padrone
di
sé
.
Oh
sì
,
molto
padrone
di
sé
!
Questo
era
pure
il
giudizio
di
Maria
che
raccontò
il
suo
colloquio
con
lui
,
lì
in
fondo
alla
scala
.
Marito
e
moglie
salirono
lentamente
,
compresi
di
quello
straordinario
dramma
,
di
quel
dolor
mortale
della
povera
donna
,
dell
'
impressione
terribile
che
doveva
aver
riportato
anche
lui
,
dopo
tutto
,
della
notte
che
passerebbero
l
'
uno
e
l
'
altra
;
pensosi
di
quel
che
accadrebbe
l
'
indomani
,
di
quel
che
farebbe
lui
,
di
quel
che
farebbe
lei
.
"
Per
queste
cose
è
bene
di
pregare
,
non
è
vero
?
"
disse
Maria
.
"
Sì
,
cara
,
è
bene
.
Preghiamo
ch
'
ella
sappia
donare
il
suo
amore
e
il
suo
dolore
a
Dio
"
rispose
suo
marito
.
Entrarono
,
tenendosi
per
mano
,
nella
camera
nuziale
,
divisa
in
due
da
un
cortinaggio
pesante
.
Si
affacciarono
alla
finestra
guardando
il
cielo
,
pregarono
silenziosamente
.
Un
alito
di
tramontana
passò
come
un
lamento
per
la
quercia
che
pende
sulla
piccola
Santa
Maria
della
Febbre
.
"
Povera
creatura
!
"
disse
Maria
.
Parve
a
lei
e
a
suo
marito
di
amarsi
anche
più
teneramente
del
solito
e
tuttavia
sentirono
ambedue
,
senza
dirselo
,
che
qualche
cosa
li
tratteneva
dal
bacio
dell
'
amore
.
Jeanne
,
appena
Noemi
ebbe
chiuso
dietro
a
sé
l
'
uscio
della
loro
camera
,
le
si
avvinghiò
al
collo
,
ruppe
in
singhiozzi
irrefrenabili
.
La
povera
Noemi
,
avendo
compreso
,
per
l
'
effetto
vedutone
,
che
quell
'
ecclesiastico
passato
in
fretta
davanti
all
'
amica
sua
era
Maironi
,
si
struggeva
di
pietà
.
Disse
parole
della
più
ardente
,
della
più
soave
tenerezza
con
la
voce
di
chi
blandisce
un
bambino
che
soffre
.
Jeanne
non
rispondeva
,
singhiozzava
sempre
.
"
È
quasi
meglio
,
cara
"
si
arrischiò
a
dire
Noemi
"
è
quasi
meglio
che
tu
sappia
,
che
tu
non
possa
illuderti
;
è
quasi
meglio
che
tu
lo
abbia
veduto
con
quell
'
abito
!
"
Stavolta
udì
rispondersi
,
fra
i
singhiozzi
,
tanti
appassionati
"
no
,
no
"
così
strani
nel
loro
impeto
quasi
non
doloroso
,
che
ne
rimase
interdetta
.
Riprese
quindi
i
suoi
conforti
ma
più
timidamente
.
"
Sì
,
cara
,
sì
,
cara
,
perché
non
essendoci
più
rimedio
...
"
Jeanne
alzò
il
viso
tutto
lagrimoso
.
"
Non
capisci
che
non
è
lui
?
"
diss
'
ella
.
Noemi
si
sciolse
,
stupefatta
,
dalle
sue
braccia
.
"
Come
,
non
è
lui
?
Tutto
questo
perché
non
è
lui
?
"
Ancora
Jeanne
le
si
lanciò
al
collo
.
"
Non
è
quel
frate
che
mi
è
passato
davanti
"
disse
fra
i
singhiozzi
"
è
l
'
altro
!
"
"
Chi
,
l
'
altro
?
"
"
Quell
'
uomo
che
lo
seguiva
,
che
è
partito
con
lui
!
"
Noemi
neppure
se
n
'
era
accorta
,
di
quest
'
uomo
.
Jeanne
le
strinse
il
collo
da
soffocarla
,
con
un
riso
convulso
.
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
CAPITOLO
TERZO
.
Notte
di
tempeste
.
Nello
scendere
al
cancello
della
villa
don
Clemente
si
domandava
con
ansia
segreta
:
l
'
avrà
riconosciuta
o
no
?
E
se
l
'
ha
riconosciuta
,
quale
impressione
gli
avrà
fatto
?
Giunto
al
cancello
,
si
voltò
a
colui
che
aveva
chiamato
Benedetto
,
gli
scrutò
il
viso
,
un
viso
scarno
,
pallido
,
intellettuale
.
Non
vi
lesse
turbamento
.
Quegli
occhi
lo
fissavano
attoniti
,
quasi
dicendo
:
perché
mi
guarda
?
Il
monaco
pensò
:
forse
non
l
'
ha
riconosciuta
o
forse
non
suppone
che
io
sappia
del
suo
arrivo
.
Passò
il
braccio
sotto
quello
del
compagno
,
pigliò
,
tenendoselo
stretto
senza
parlare
,
a
sinistra
,
verso
la
fragorosa
gola
oscura
dell
'
Aniene
.
Fatti
pochi
passi
sotto
gli
alberi
che
fiancheggiano
la
via
,
gli
disse
:
"
Non
mi
domandi
della
riunione
?
"
con
maggiore
dolcezza
che
le
parole
indifferenti
non
comportassero
.
Quegli
rispose
:
"
Sì
,
mi
racconti
.
"
La
voce
era
fioca
e
vuota
di
desiderio
.
Don
Clemente
si
disse
:
"
l
'
ha
riconosciuta
"
e
parlò
della
riunione
come
persona
preoccupata
di
altro
,
senza
calore
,
senza
cura
di
particolari
;
né
fu
interrotto
mai
dal
compagno
con
domande
o
commenti
.
"
Ci
si
è
sciolti
"
diss
'
egli
"
senza
conchiuder
nulla
,
anche
perché
sono
arrivati
dei
forestieri
.
Così
non
ho
potuto
nemmeno
combinar
niente
per
te
col
signor
Giovanni
.
Ma
,
domani
,
o
tutti
o
in
parte
,
credo
che
ci
riuniremo
ancora
.
E
tu
"
soggiunse
esitante
"
sei
disposto
a
ritornare
o
non
sei
disposto
?
"
Benedetto
rispose
nel
medesimo
tôno
sommesso
di
prima
e
sempre
camminando
:
"
Le
forestiere
che
ho
vedute
,
restano
?
"
Don
Clemente
gli
strinse
il
braccio
forte
forte
.
"
Non
so
"
diss
'
egli
.
E
soggiunse
con
un
'
altra
stretta
,
commosso
:
"
Se
avessi
saputo
...
!
"
Benedetto
aperse
la
bocca
per
parlare
ma
si
trattenne
.
Procedettero
così
in
silenzio
verso
le
due
nere
fronti
della
gola
fragorosa
,
e
,
lasciata
la
strada
maestra
volgente
a
cavalcar
l
'
Aniene
sul
ponte
di
San
Mauro
,
presero
la
mulattiera
dei
Conventi
che
sale
alla
fronte
di
sinistra
.
Là
in
faccia
l
'
obliquo
scoglio
enorme
parve
a
don
Clemente
,
in
quel
momento
,
simbolo
minaccioso
di
una
demoniaca
forza
ferma
sul
cammino
di
Benedetto
;
come
gli
parve
minacciosa
simbolicamente
la
cresciuta
oscurità
,
minaccioso
il
cresciuto
rombo
profondo
del
fiume
nella
solitudine
.
Passato
l
'
Oratorio
di
san
Mauro
,
dove
la
mulattiera
dei
Conventi
gira
a
sinistra
,
sul
fianco
del
monte
,
verso
la
Madonnina
dell
'
Oro
e
un
'
altra
mulattiera
entra
diritta
nella
gola
per
i
ruderi
delle
Terme
neroniane
,
Benedetto
si
sciolse
dolcemente
dal
braccio
del
monaco
e
si
fermò
.
"
Senta
,
padre
"
diss
'
egli
.
"
Avrei
bisogno
di
parlarle
.
Forse
un
poco
a
lungo
.
"
"
Sì
,
caro
,
ma
è
tardi
.
Entriamo
nel
monastero
.
"
Benedetto
abitava
nell
'
Ospizio
dei
pellegrini
,
la
casa
rustica
dove
sono
anche
le
stalle
di
Santa
Scolastica
a
cui
si
accede
da
un
cortile
che
comunica
per
un
cancello
grande
colla
via
pubblica
e
per
un
cancello
piccolo
con
il
corridoio
del
monastero
,
che
dalla
via
pubblica
mette
alla
chiesa
e
al
secondo
dei
tre
chiostri
.
"
Non
vorrei
entrare
nel
monastero
,
stanotte
,
padre
mio
"
diss
'
egli
.
"
Non
vorresti
entrare
?
"
Altre
volte
Benedetto
,
nei
tre
anni
passati
al
servizio
libero
del
monastero
,
aveva
ottenuto
da
don
Clemente
licenza
di
passar
la
notte
fuori
,
sulla
montagna
,
pregando
.
Il
Maestro
pensò
tosto
che
fosse
giunto
per
il
discepolo
uno
di
quei
terribili
cimenti
interni
che
gli
facevano
fuggire
il
povero
giaciglio
e
le
ombre
chiuse
,
complici
del
Maligno
nel
martoriargli
la
immaginazione
.
"
Mi
ascolti
,
padre
"
disse
Benedetto
.
Il
suo
accento
fu
così
fermo
,
significò
a
don
Clemente
tanta
gravità
di
prossime
parole
,
che
questi
non
credette
di
dover
insistere
sull
'
ora
inoltrata
.
Uditi
in
alto
zoccoli
ferrati
di
cavalcature
scendere
alla
loro
volta
,
i
due
uscirono
sul
breve
piano
erboso
che
porta
umili
avanzi
delle
magnificenze
neroniane
incontro
ad
archi
sperduti
nel
carpineto
selvaggio
dell
'
altra
sponda
,
membra
un
tempo
delle
uniche
Terme
,
cui
ora
divide
in
profondo
il
pianto
dell
'
Aniene
.
Sopra
quegli
archi
era
la
dimora
del
prete
diabolico
e
delle
peccatrici
insidianti
ai
figli
di
San
Benedetto
.
Il
monaco
pensò
a
Jeanne
Dessalle
.
Là
in
fondo
alla
gola
,
alte
sopra
il
monte
Preclaro
e
il
monte
di
Jenne
Vecchio
,
splendevano
le
due
stelle
di
cui
si
era
parlato
sulla
terrazza
dei
Selva
come
di
luci
sante
.
Aspettarono
che
passassero
le
cavalcature
.
Passate
che
furono
,
Benedetto
abbracciò
il
suo
maestro
in
silenzio
.
Don
Clemente
,
sorpreso
,
sentendolo
scosso
da
tremiti
,
da
sussulti
,
immaginando
che
lo
avesse
turbato
così
la
vista
di
quella
signora
,
gli
ripeteva
:
"
Coraggio
,
caro
,
coraggio
,
questa
è
una
prova
che
il
Signore
ti
manda
.
"
Benedetto
gli
mormorò
:
"
Non
è
quello
che
Lei
pensa
.
"
E
ricomposto
,
pregò
il
Maestro
di
sedere
sopra
un
rudero
al
quale
egli
stesso
,
postosi
ginocchioni
sull
'
erba
,
appoggiò
le
braccia
incrociate
.
"
Da
questa
mattina
"
diss
'
egli
"
io
ho
segni
di
una
volontà
nuova
del
Signore
a
mio
riguardo
,
senza
ch
'
io
possa
intendere
quale
.
Ella
sa
cosa
mi
è
avvenuto
tre
anni
sono
in
quella
piccola
chiesa
dove
stavo
pregando
mentre
la
mia
povera
moglie
era
per
morire
.
"
"
Vuoi
parlare
della
tua
Visione
?
"
"
No
,
prima
della
Visione
,
tenendo
chiusi
gli
occhi
,
mi
sono
lette
nelle
palpebre
le
parole
di
Marta
:
"
MAGISTER
ADEST
ET
VOCAT
TE
"
.
Questa
mattina
,
mentre
Lei
celebrava
,
all
'
Elevazione
,
mi
sono
vedute
nel
mio
interno
le
stesse
parole
.
Ho
creduto
a
un
ritorno
automatico
di
ricordi
.
Dopo
la
Comunione
ebbi
un
momento
di
ansia
,
parendomi
che
Cristo
mi
dicesse
nell
'
anima
:
non
intendi
,
non
intendi
,
non
intendi
?
Passai
la
giornata
in
un
'
agitazione
continua
,
benché
cercassi
di
affaticarmi
più
del
solito
nell
'
orto
.
Nel
pomeriggio
stetti
un
poco
a
leggere
sotto
il
leccio
dove
si
raccolgono
Loro
padri
.
Avevo
Sant
'
Agostino
:
"
De
opere
monachorum
"
.
Passa
gente
sulla
strada
alta
,
discorrendo
forte
.
Io
alzo
il
viso
,
meccanicamente
.
Poi
,
non
so
perché
,
invece
di
riprendere
la
lettura
,
chiudo
il
libro
,
mi
metto
a
pensare
.
Pensavo
a
quello
che
scrive
Sant
'
Agostino
del
lavoro
manuale
dei
monaci
,
pensavo
alla
Regola
di
san
Benedetto
,
a
Rancé
,
e
come
si
potrebbe
ritornare
,
nell
'
Ordine
benedettino
,
al
lavoro
manuale
.
Poi
,
in
un
momento
di
stanchezza
,
avendo
però
in
cuore
quella
grandezza
immensa
di
Sant
'
Agostino
,
ho
creduto
proprio
di
udire
una
voce
dalla
strada
alta
:
"
MAGISTER
ADEST
ET
VOCAT
TE
"
.
Sarà
stata
un
'
illusione
,
sarà
stato
per
Sant
'
Agostino
,
per
un
ricordo
inconscio
del
"
Tolle
,
lege
"
,
non
dico
di
no
,
ma
intanto
tremavo
,
tremavo
come
una
foglia
.
E
mi
venne
questo
dubbio
pauroso
:
che
il
Signore
mi
voglia
monaco
?
Ella
lo
sa
,
padre
mio
,
perché
gliel
'
ho
detto
ancora
forse
due
o
tre
volte
,
che
questo
si
accorderebbe
con
la
fine
della
mia
Visione
,
almeno
in
una
cosa
.
Le
ho
però
anche
detto
,
quando
Lei
mi
consigliava
,
come
don
Giuseppe
Flores
,
di
non
credere
nella
Visione
,
che
appunto
per
me
questa
era
una
ragione
di
non
crederci
,
non
solo
perché
mi
sento
indegno
di
essere
sacerdote
,
ma
più
ancora
perché
mi
ripugna
stranamente
di
entrare
in
qualsiasi
Ordine
religioso
.
Però
,
se
Iddio
me
lo
imponesse
!
Se
questa
grande
ripugnanza
fosse
appunto
una
prova
!
Volevo
parlarle
quando
siamo
andati
dai
Selva
,
ma
Lei
aveva
fretta
,
non
era
possibile
.
Là
,
su
quel
fascio
di
legne
,
sotto
quelle
rubinie
,
ho
avuto
l
'
ultimo
colpo
.
Ero
stanco
,
tanto
stanco
,
e
mi
sono
lasciato
vincere
dal
sonno
per
cinque
minuti
.
Ho
sognato
che
camminavo
con
don
Giuseppe
Flores
sotto
le
arcate
del
cortile
pensile
di
Praglia
.
Io
gli
dicevo
piangendo
:
'
Ecco
,
è
stato
qui
.
'
E
don
Giuseppe
mi
rispondeva
con
tanto
affetto
:
'
sì
ma
non
pensi
a
questo
,
pensi
che
il
Signore
La
chiama
.
'
E
io
replicavo
:
'
ma
dove
,
dove
mi
chiama
?
'
con
tanta
angoscia
che
mi
svegliai
.
Udii
una
voce
dall
'
alto
della
casa
.
Si
rispose
dal
fondo
del
giardino
,
in
francese
.
Vidi
una
signora
uscire
correndo
dal
fondo
della
villa
,
udii
i
saluti
che
si
scambiarono
lei
e
le
persone
arrivate
,
distinsi
quella
voce
.
Subito
non
la
riconobbi
con
certezza
,
ma
poi
,
siccome
le
voci
si
avvicinavano
,
non
dubitai
più
.
Era
lei
.
Per
un
attimo
sbigottii
,
ma
fu
proprio
un
attimo
.
Mi
si
fece
una
gran
luce
nella
mente
.
"
Benedetto
alzò
il
viso
e
le
mani
giunte
.
La
voce
gli
s
'
infiammò
di
ardore
mistico
.
"
Magister
adest
"
diss
'
egli
.
"
Comprende
?
Il
Divino
Maestro
era
con
me
,
non
avevo
niente
a
temere
,
padre
mio
.
E
non
temetti
niente
,
né
lei
,
né
me
.
La
vidi
montare
sul
piazzaletto
.
Il
mio
sentimento
fu
:
se
c
'
incontriamo
soli
,
le
parlerò
come
a
una
sorella
,
le
domanderò
perdono
,
Iddio
mi
darà
forse
per
lei
una
parola
di
verità
,
le
mostrerò
di
sperare
per
l
'
anima
sua
e
non
di
temere
per
la
mia
!
"
Don
Clemente
non
poté
a
meno
d
'
interromperlo
.
"
No
no
no
,
figlio
mio
"
diss
'
egli
,
quasi
atterrito
,
prendendogli
il
capo
a
due
mani
,
pensando
appunto
come
avrebbe
potuto
evitare
un
simile
incontro
,
come
allontanare
Benedetto
.
I
Selva
,
i
Selva
!
Bisognava
avvertire
i
Selva
.
"
Comprendo
che
Lei
mi
dica
così
"
riprese
Benedetto
affannosamente
"
ma
se
la
incontro
,
non
devo
io
cercare
di
metterla
a
parte
del
mio
bene
come
cercai
di
metterla
a
parte
del
male
?
E
non
mi
ha
insegnato
Lei
che
l
'
amare
Dio
sopra
ogni
cosa
e
il
porre
sopra
ogni
cosa
la
salute
dell
'
anima
propria
non
possono
andare
insieme
?
Che
quando
si
ama
non
si
pensa
mai
a
sé
?
Che
si
desidera
solamente
fare
la
volontà
dell
'
amato
e
si
vorrebbe
che
tutti
la
facessero
?
Che
in
questo
modo
uno
si
salva
certo
e
che
chi
ha
sempre
in
mente
la
salute
dell
'
anima
propria
arrischia
di
perderla
?
"
"
Bene
bene
bene
,
caro
"
rispose
il
padre
,
accarezzandogli
la
testa
.
"
Tu
intanto
domani
vai
a
Jenne
e
ci
stai
fino
a
che
non
ti
richiamo
io
.
Ti
do
una
lettera
per
l
'
arciprete
,
che
è
una
buona
persona
,
e
stai
con
lui
.
Hai
capito
?
E
adesso
andiamo
al
monastero
perché
è
tardi
.
"
Si
alzò
e
fece
alzare
Benedetto
.
Sopra
il
loro
capo
l
'
orologio
di
Santa
Scolastica
suonava
le
ore
.
Erano
dieci
?
Erano
undici
?
Don
Clemente
non
le
aveva
contate
dal
principio
e
temeva
il
peggio
,
aveva
perduta
,
per
tante
diverse
emozioni
,
la
misura
del
tempo
.
Che
andava
mai
a
capitare
!
Chi
avrebbe
previsto
?
E
che
accadrebbe
ora
?
Uscirono
dal
piano
erboso
e
s
'
incamminarono
per
la
ripida
,
sassosa
mulattiera
,
don
Clemente
davanti
,
Benedetto
alle
sue
spalle
,
ambedue
con
l
'
anima
in
tempesta
,
silenziosi
,
rispondendo
ai
loro
pensieri
la
scura
voce
dell
'
Aniene
.
Ecco
,
ad
una
svolta
,
i
lumi
lontani
di
Subiaco
.
Pochi
;
sono
forse
le
undici
!
In
breve
l
'
angolo
nero
del
recinto
di
Santa
Scolastica
sorge
a
fronte
dei
viandanti
.
Per
quali
occulte
vie
,
pensa
Benedetto
,
non
lo
ha
condotto
Iddio
dalle
logge
di
Praglia
,
dove
Jeanne
lo
ha
tentato
e
vinto
,
a
questa
faticosa
salita
nelle
tenebre
,
verso
un
altro
luogo
santo
,
con
lei
vicina
e
il
cuore
fondato
in
Cristo
!
Intanto
le
ragioni
della
prudenza
pratica
,
prementi
,
in
quella
distretta
,
su
don
Clemente
e
le
ragioni
della
santità
ideale
,
insegnate
da
lui
al
diletto
discepolo
in
tempo
di
calma
,
si
contendevano
la
sua
volontà
non
più
tanto
ferma
;
le
prime
da
vicino
con
violenza
imperiosa
,
le
seconde
da
lontano
,
con
la
sola
bellezza
severa
e
mesta
.
Le
due
"
luci
sante
"
,
alte
sopra
l
'
angolo
nero
del
recinto
,
lo
guardavano
appunto
,
come
gli
parve
,
severe
e
meste
.
Oh
terra
impura
,
pensò
,
terra
trista
!
E
forse
prudenza
impura
,
prudenza
trista
,
la
prudenza
terrena
!
Giunti
all
'
angolo
,
i
due
viandanti
presero
a
sinistra
voltando
le
spalle
al
rombo
profondo
dell
'
Aniene
,
passarono
davanti
al
cancello
grande
del
monastero
e
,
girato
l
'
altro
canto
del
recinto
,
giunsero
,
per
la
galleria
oscura
che
corre
sotto
la
biblioteca
,
a
una
porticina
.
Don
Clemente
suonò
.
C
'
era
da
aspettare
alquanto
perché
alle
nove
o
poco
dopo
tutte
le
chiavi
del
monastero
si
portano
all
'
Abate
.
"
Dunque
mi
permette
"
chiese
Benedetto
"
di
restare
fuori
?
"
Le
altre
volte
che
il
Maestro
glielo
aveva
permesso
,
egli
era
salito
a
passar
la
notte
in
preghiera
sui
greppi
nudi
del
Colle
Lungo
,
imminenti
al
monastero
,
o
su
quelli
del
Taleo
o
sulla
costa
petrosa
che
si
taglia
movendo
dall
'
oratorio
di
Santa
Crocella
al
bosco
del
Sacro
Speco
.
Il
Maestro
esitò
un
poco
,
non
ci
aveva
più
pensato
.
E
il
discepolo
gli
era
parso
quel
giorno
più
smunto
,
più
esangue
del
consueto
;
temeva
per
la
sua
salute
alquanto
logora
dalle
fatiche
del
lavoro
campestre
,
dalle
penitenze
,
dal
vivere
disagiato
.
Glielo
disse
.
"
Non
pensi
al
mio
corpo
"
supplicò
il
giovane
,
umile
e
ardente
.
"
Il
mio
corpo
è
infinitamente
lontano
da
me
!
Abbia
solo
paura
che
io
non
faccia
il
possibile
per
conoscere
la
Volontà
Divina
!
"
Soggiunse
che
avrebbe
pregato
anche
per
aver
lume
circa
questo
incontro
e
che
mai
aveva
sentito
Iddio
come
pregando
la
notte
sui
monti
.
Il
Maestro
gli
prese
il
capo
a
due
mani
,
lo
baciò
in
fronte
.
"
Va
"
diss
'
egli
.
"
E
Lei
pregherà
per
me
?
"
"
Sì
,
nunc
et
semper
.
"
Passi
nel
corridoio
.
Una
chiave
gira
nella
toppa
.
Benedetto
si
dilegua
come
un
'
ombra
.
Il
buon
vecchio
fra
Antonio
,
portinaio
del
monastero
,
aperse
,
non
mostrò
di
essersi
atteso
a
vedere
anche
Benedetto
,
e
con
quel
rispetto
dignitoso
in
cui
si
confondevano
la
sua
umiltà
d
'
inferiore
e
la
sua
coscienza
di
onesto
famigliare
antico
,
disse
a
don
Clemente
che
il
padre
Abate
lo
attendeva
nel
suo
alloggio
.
Don
Clemente
salì
con
un
lanternino
al
corridoio
grande
dove
mettevano
l
'
alloggio
dell
'
Abate
e
,
poco
discosto
,
la
sua
cella
stessa
.
L
'
Abate
,
padre
Omobono
Ravasio
da
Bergamo
,
lo
stava
aspettando
in
un
salottino
male
rischiarato
da
una
povera
lucernina
a
petrolio
.
Il
salottino
,
nella
sua
severa
modestia
ecclesiastica
,
non
aveva
di
singolare
che
una
tela
del
Morone
,
bel
ritratto
d
'
uomo
,
due
piccole
tavole
con
teste
d
'
angeli
di
maniera
luinesca
,
un
piano
a
coda
,
carico
di
musica
.
L
'
abate
,
appassionato
per
i
quadri
,
la
musica
e
il
tabacco
da
fiuto
,
dedicava
a
Mozart
e
a
Haydn
gran
parte
del
tempo
non
largo
che
gli
concedevano
i
suoi
doveri
religiosi
e
le
cure
del
governo
.
Era
intelligente
,
alquanto
bizzarro
,
ricco
di
una
cultura
letteraria
,
filosofica
e
religiosa
ferma
sdegnosamente
sul
1850
.
Piccolo
,
canuto
,
aveva
una
fisonomia
arguta
.
Certi
suoi
modi
orobii
,
certe
familiarità
ruvide
avevano
meravigliato
i
monaci
,
avvezzi
alle
maniere
squisitamente
signorili
del
suo
predecessore
,
nobile
romano
.
Veniva
da
Parma
ed
era
entrato
in
carica
da
soli
tre
giorni
.
Don
Clemente
gli
s
'
inginocchiò
davanti
,
gli
baciò
la
mano
.
"
Che
mode
avete
voialtri
a
Subiaco
?
"
disse
l
'
Abate
.
"
Fate
venire
le
dieci
alle
undici
?
"
Don
Clemente
si
scusò
.
Aveva
tardato
per
un
dovere
di
carità
.
L
'
Abate
lo
fece
sedere
.
"
Figlio
mio
"
diss
'
egli
.
"
Voi
soffrite
il
sonno
?
"
Don
Clemente
sorrise
,
non
rispose
.
"
Ebbene
"
riprese
l
'
Abate
"
voi
ne
avete
buttato
via
un
'
ora
e
adesso
io
ho
le
mie
ragioni
di
prendervene
un
altro
poco
.
Vi
devo
parlare
di
due
cose
.
Mi
avete
chiesto
il
permesso
di
recarvi
a
visitare
certi
signori
Selva
.
Ci
siete
andato
?
Sì
?
Potete
dirmi
di
essere
tranquillo
nella
vostra
coscienza
?
"
Don
Clemente
fu
pronto
a
rispondere
con
un
lieve
gesto
di
sorpresa
:
"
Eh
,
sì
!
"
"
Bene
bene
bene
"
fece
l
'
Abate
;
e
fiutò
,
contento
,
una
grossa
presa
di
tabacco
.
"
Io
non
conosco
questi
signori
Selva
,
ma
c
'
è
a
Roma
chi
li
conosce
o
crede
di
conoscerli
.
Non
è
uno
scrittore
,
il
signor
Selva
?
Non
ha
scritto
di
religione
?
Mi
figuro
che
sarà
un
rosminiano
,
a
giudicare
dalla
gente
che
ce
l
'
ha
su
con
lui
;
gente
indegna
di
allacciar
le
scarpe
a
Rosmini
,
ma
intendiamoci
!
Rosminiani
sicuri
sono
quelli
di
Domodossola
e
non
quelli
che
hanno
moglie
,
eh
?
Dunque
stasera
,
dopo
cena
,
ho
ricevuto
una
lettera
da
Roma
.
Mi
scrivono
-
un
pezzo
grosso
,
capite
,
-
che
appunto
stasera
si
doveva
tenere
in
casa
di
questo
falso
cattolico
signor
Selva
un
conciliabolo
di
altri
insetti
malefici
come
lui
,
e
che
probabilmente
vi
ci
sareste
recato
anche
voi
,
e
che
io
dovevo
impedirlo
.
Non
so
cosa
avrei
fatto
,
perché
se
parla
il
Santo
Padre
obbedisco
,
se
non
parla
il
Santo
Padre
rifletto
;
ma
per
vostra
fortuna
voi
eravate
già
fuori
.
Del
resto
c
'
è
della
brava
gente
che
scoverà
qualche
eretico
anche
in
Paradiso
.
Adesso
voi
mi
dite
che
la
vostra
coscienza
è
tranquilla
.
Dunque
non
devo
credere
alla
lettera
?
"
Don
Clemente
rispose
che
certamente
a
casa
Selva
non
ci
erano
venuti
né
eretici
,
né
scismatici
.
Vi
si
era
parlato
della
Chiesa
,
dei
suoi
mali
,
di
possibili
rimedî
,
ma
come
lo
stesso
padre
Abate
avrebbe
potuto
parlarne
.
"
No
,
figlio
mio
"
rispose
l
'
Abate
.
"
Ai
mali
della
Chiesa
e
ai
possibili
rimedî
non
ci
ho
a
pensar
io
.
Ossia
,
ci
posso
pensare
ma
non
ho
a
parlarne
che
a
Dio
perché
ne
parli
poi
Lui
a
chi
tocca
.
E
così
fate
anche
voi
.
Tenete
a
mente
,
figlio
mio
!
I
mali
ci
sono
e
i
rimedî
ci
saranno
,
ma
questi
rimedî
,
chi
sa
?
possono
essere
veleni
e
bisogna
lasciarli
adoperare
al
Grande
Medico
.
Noi
,
preghiamo
.
Se
non
si
credesse
alla
comunione
dei
Santi
,
cosa
si
starebbe
a
fare
nei
monasteri
?
E
in
quella
casa
,
figlio
mio
,
per
la
nostra
pace
,
non
ci
ritornare
!
Non
me
lo
chiedere
più
!
"
Passando
paternamente
così
dal
voi
al
tu
,
l
'
Abate
posò
una
mano
affettuosa
sulla
spalla
del
suo
monaco
afflitto
di
non
poter
rivedere
quei
buoni
amici
e
anche
particolarmente
di
non
poter
l
'
indomani
mattina
conferire
col
signor
Giovanni
,
avvertirlo
del
pericolo
che
correva
Benedetto
,
avvisare
insieme
al
riparo
.
"
Sono
cristiani
aurei
"
diss
'
egli
con
voce
sommessa
,
dolente
.
"
Lo
credo
"
rispose
l
'
Abate
"
Credo
che
saranno
migliori
assai
di
questi
zelanti
che
scrivono
di
queste
lettere
.
Vedi
che
non
faccio
complimenti
.
Tu
sei
di
Brescia
,
eh
?
Bene
,
io
sono
di
Bergamo
.
Noi
si
direbbe
che
sono
piaghe
.
Sono
infatti
piaghe
della
Chiesa
.
Io
risponderò
a
tôno
.
I
miei
monaci
non
prendono
parte
a
congreghe
di
eretici
.
Ma
tu
a
,
casa
Selva
,
non
ci
ritornerai
.
"
Don
Clemente
baciò
rassegnato
la
mano
del
paterno
vecchio
.
"
Adesso
all
'
altro
argomento
!
"
disse
costui
.
"
Apprendo
che
qui
nell
'
Ospizio
dei
pellegrini
,
dove
di
regola
non
ci
dovrebbe
abitare
stabilmente
che
il
vaccaro
,
ci
sta
da
tre
anni
un
giovine
che
ci
avete
collocato
voi
;
oh
,
col
permesso
del
mio
predecessore
,
s
'
intende
!
Un
giovine
che
vi
è
molto
legato
,
che
voi
dirigete
spiritualmente
,
che
fate
anche
studiare
in
biblioteca
.
Vero
che
lavora
nell
'
orto
,
vero
che
mostra
una
pietà
grande
,
ch
'
è
di
edificazione
a
tutti
,
ma
però
,
siccome
non
pare
che
abbia
intenzione
di
farsi
religioso
,
questo
suo
soggiorno
nell
'
Ospizio
nostro
dove
occupa
un
posto
da
tre
anni
,
è
poco
regolare
.
Cosa
me
ne
potete
dire
?
Sentiamo
.
"
Don
Clemente
sapeva
che
alcuni
suoi
confratelli
,
e
non
i
più
vecchi
ma
proprio
i
più
giovani
,
non
approvavano
l
'
ospitalità
concessa
dall
'
Abate
defunto
a
Benedetto
.
Neppure
andava
loro
troppo
a
sangue
che
don
Clemente
e
lui
fossero
tanto
legati
.
Qualche
dispiacere
per
questo
,
don
Clemente
l
'
aveva
già
avuto
.
Comprese
che
quei
tali
non
avevano
perduto
tempo
,
che
stavano
già
lavorando
il
nuovo
Abate
.
Il
suo
bel
viso
si
colorò
di
rossore
.
Egli
non
rispose
subito
,
volendo
prima
spegnersi
dentro
il
suo
corruccio
con
un
atto
di
perdono
mentale
;
poi
disse
ch
'
era
suo
dovere
e
suo
desiderio
d
'
informarlo
.
"
Questo
giovine
"
diss
'
egli
"
è
un
tale
Piero
Maironi
,
di
Brescia
.
Ell
'
avrà
udito
nominare
la
famiglia
.
Suo
padre
,
don
Franco
Maironi
,
sposò
una
donna
senza
nobiltà
né
ricchezza
.
Egli
allora
non
aveva
più
i
genitori
,
viveva
colla
nonna
paterna
,
la
marchesa
Maironi
,
donna
imperiosa
,
orgogliosa
.
"
"
Oh
!
"
esclamò
l
'
Abate
.
"
L
'
ho
conosciuta
!
Uno
spavento
!
Mi
ricordo
!
A
Brescia
la
chiamavano
la
marchesa
Haynau
!
Aveva
dodici
gatti
!
Una
gran
parrucca
nera
!
Mi
ricordo
!
"
Io
non
l
'
ho
conosciuta
che
per
fama
"
ripigliò
don
Clemente
,
sorridendo
,
mentre
l
'
Abate
si
faceva
passare
con
una
buona
presa
di
tabacco
e
un
mugolio
gutturale
il
cattivo
sapore
di
quell
'
antipatica
memoria
.
"
La
nonna
,
dunque
,
non
volle
assolutamente
saperne
di
questo
matrimonio
disuguale
.
Gli
sposi
furono
ospitati
da
uno
zio
della
sposa
,
ella
pure
orfana
.
Lui
,
don
Franco
,
si
fece
soldato
nel
1859
e
morì
di
ferite
.
Sua
moglie
morì
poco
dopo
.
Il
figliuolo
venne
raccolto
dalla
nonna
Maironi
e
,
morta
lei
,
da
certi
Scremin
,
suoi
parenti
veneti
.
La
nonna
lo
lasciò
ricchissimo
.
Sposò
una
figlia
di
questi
Scremin
,
che
disgraziatamente
perdette
la
ragione
poco
dopo
le
nozze
,
credo
.
Lui
ne
fu
afflittissimo
,
condusse
vita
ritirata
fino
a
che
s
'
incontrò
,
per
sua
sventura
,
in
una
signora
divisa
dal
marito
.
Allora
venne
un
periodo
di
traviamento
;
traviamento
di
costume
e
traviamento
di
fede
.
Quando
,
pare
un
miracolo
del
Signore
!
,
ecco
che
sua
moglie
viene
a
morire
e
nel
morire
ricupera
la
ragione
,
fa
venire
il
marito
,
gli
parla
,
muore
come
una
Santa
.
Questa
morte
gli
volta
il
cuore
verso
Dio
,
egli
lascia
la
signora
,
lascia
le
ricchezze
,
lascia
tutto
,
fugge
di
notte
da
casa
sua
senza
dire
a
nessuno
dove
va
.
Siccome
aveva
conosciuto
me
a
Brescia
una
volta
che
ci
andai
per
una
malattia
di
mio
padre
,
e
sapeva
ch
'
ero
a
Subiaco
,
siccome
anche
aveva
caro
il
nostro
Ordine
e
certe
memorie
della
nostra
povera
Praglia
,
è
capitato
qua
.
Mi
ha
raccontato
la
sua
storia
,
mi
ha
supplicato
di
aiutarlo
a
condurre
una
vita
di
penitenza
.
Credetti
che
aspirasse
a
entrare
nell
'
Ordine
.
Egli
mi
disse
invece
di
non
sentirsene
degno
,
di
non
aver
potuto
ancora
conoscere
,
circa
questo
punto
,
la
Divina
Volontà
,
di
volere
intanto
far
penitenza
,
lavorare
colle
proprie
mani
,
guadagnarsi
il
pane
,
un
poverissimo
pane
.
Mi
disse
altre
cose
,
mi
parlò
di
certi
fatti
sovrannaturali
che
gli
sarebbero
intervenuti
.
Io
ne
parlai
subito
al
padre
Abate
di
allora
e
si
combinò
così
:
alloggiarlo
nell
'
Ospizio
,
farlo
lavorare
nella
chiusura
come
aiuto
all
'
ortolano
e
fornirgli
il
vitto
magrissimo
ch
'
egli
desiderava
.
In
tre
anni
non
ha
preso
né
vino
,
né
caffè
,
né
latte
,
né
un
uovo
.
Pane
,
polenta
,
frutta
,
erbaggi
,
olio
,
acqua
pura
:
non
ha
preso
altro
.
La
sua
vita
è
stata
una
vita
di
Santo
,
ciascuno
glielo
può
dire
.
E
si
crede
il
più
gran
peccatore
del
mondo
!
"
"
Hm
!
"
fece
l
'
Abate
,
pensoso
.
"
Hm
!
Capisco
!
Ma
perché
non
entra
nell
'
Ordine
?
Altra
cosa
:
so
che
ha
passato
qualche
notte
fuori
.
"
Don
Clemente
sentì
ancora
corrersi
un
fuoco
al
viso
.
"
In
preghiera
"
diss
'
egli
.
"
Sarà
così
ma
forse
non
tutti
crederanno
.
Sapete
cosa
dice
Dante
:
"
Sempre
a
quel
ch
'
ha
faccia
di
menzogna
Dee
l
'
uom
chiuder
la
bocca
quant
'
ei
puote
,
Però
che
senza
colpa
fa
vergogna
.
"
"
Oh
!
"
esclamò
don
Clemente
arrossendo
,
nella
sua
dignità
vereconda
,
per
coloro
che
potessero
aver
concepito
un
vile
sospetto
.
"
Scusate
,
figlio
mio
"
disse
l
'
Abate
.
"
Non
si
accusa
.
Si
biasimano
le
apparenze
.
Non
riscaldatevi
.
È
meglio
pregare
in
casa
.
E
questi
fatti
soprannaturali
,
dite
su
,
cosa
sono
?
"
Don
Clemente
rispose
che
erano
state
visioni
,
voci
udite
nell
'
aria
.
"
Hm
!
Hm
!
"
fece
ancora
l
'
Abate
con
un
complicato
gioco
di
rughe
,
di
labbra
e
di
sopracciglia
,
come
se
avesse
inghiottito
un
sorso
di
aceto
.
"
Avete
detto
che
si
chiama
?
...
Il
nome
proprio
?
"
"
Piero
,
ma
quando
è
venuto
ha
desiderato
separarsi
da
questo
nome
,
mi
ha
pregato
d
'
imporgliene
un
altro
.
Ho
scelto
Benedetto
;
mi
parve
il
più
appropriato
.
"
L
'
Abate
,
a
questo
punto
,
espresse
la
volontà
di
vedere
il
signor
Benedetto
e
ordinò
a
don
Clemente
di
mandarglielo
l
'
indomani
mattina
,
dopo
il
coro
.
Allora
don
Clemente
si
turbò
un
poco
,
dovette
confessare
che
non
poteva
prometterlo
assolutamente
perché
appunto
anche
in
quella
notte
il
giovine
era
uscito
a
pregare
ed
egli
non
sapeva
con
certezza
a
quale
ora
sarebbe
rientrato
.
L
'
Abate
s
'
inquietò
molto
,
borbottò
una
sequela
di
rimbrotti
e
di
riflessioni
acide
.
Don
Clemente
si
decise
perciò
a
raccontare
l
'
incontro
colla
signora
Dessalle
,
l
'
antica
amante
,
quel
ch
'
era
poi
seguito
per
via
,
la
sua
idea
di
mandare
Benedetto
a
Jenne
e
di
farvelo
rimanere
fino
a
che
la
signora
non
fosse
partita
.
Il
superiore
lo
ascoltò
a
ciglia
aggrottate
,
con
un
continuo
brontolîo
sordo
.
"
Qui
"
esclamò
finalmente
"
si
torna
a
san
Benedetto
!
Si
torna
alle
insidie
delle
peccatrici
!
Vada
vada
vada
,
il
nostro
Benedetto
!
A
questo
Jenne
e
anche
più
in
là
!
E
non
mi
dicevate
questo
?
Vi
pareva
poco
?
Vi
pareva
niente
che
si
ordissero
intorno
al
monastero
delle
trame
di
questa
fatta
?
Andate
,
adesso
;
andate
pure
!
"
Don
Clemente
fu
per
rispondere
che
non
sapeva
se
si
ordissero
trame
,
se
la
signora
avesse
riconosciuto
o
no
il
suo
discepolo
,
che
a
ogni
modo
egli
aveva
già
espresso
a
Benedetto
il
proposito
di
allontanarlo
;
ma
impose
silenzio
a
questo
inutile
sfogo
di
amor
proprio
,
e
prese
,
ginocchioni
,
congedo
.
Ritolto
il
lanternino
che
aveva
lasciato
nel
corridoio
,
non
entrò
nella
sua
cella
.
Percorse
lento
lento
il
corridoio
sino
al
fondo
,
scese
lento
lento
,
non
senza
qualche
sosta
,
per
una
scaletta
a
chiocciola
,
nell
'
altro
corridoio
strettissimo
che
mette
al
Capitolo
.
Il
pensiero
del
diletto
discepolo
orante
nella
notte
sul
monte
,
l
'
aspettazione
delle
risoluzioni
che
prenderebbe
dopo
avere
comunicato
con
Dio
,
le
coperte
ostilità
dei
fratelli
,
i
cipigli
e
i
dubbî
dell
'
Abate
,
il
timore
ch
'
egli
ponesse
Benedetto
nella
necessità
di
scegliere
fra
i
voti
monastici
e
il
bando
dal
convento
,
gli
accumulavano
sul
cuore
un
peso
spossante
.
Il
fervore
mistico
di
Benedetto
,
quella
sua
grande
inconscia
umiltà
,
i
suoi
progressi
nella
intelligenza
della
Fede
giusta
le
idee
che
originavano
dal
signor
Giovanni
,
certi
lumi
nuovi
che
gli
scaturivano
,
conversando
,
dal
pensiero
,
la
forza
crescente
del
mutuo
affetto
,
gli
avevano
fatto
concepire
speranze
di
una
prossima
rivelazione
,
in
quel
naufrago
del
mondo
,
della
Divina
Grazia
,
della
Divina
Verità
,
della
Divina
Potenza
,
per
il
bene
delle
anime
.
Lo
avevano
detto
,
alla
riunione
di
casa
Selva
:
ci
vorrebbe
un
Santo
.
Lo
aveva
detto
per
il
primo
quell
'
abate
svizzero
.
Secondo
altri
era
desiderabile
un
Santo
laico
.
E
questo
era
pure
il
suo
pensiero
,
e
gli
pareva
provvidenziale
che
a
Benedetto
ripugnasse
la
vita
monastica
.
Quasi
quasi
gli
parve
provvidenziale
anche
la
venuta
della
signora
,
che
lo
costringeva
a
lasciare
il
convento
.
Ma
che
gli
succedeva
ora
sul
monte
?
Che
gli
diceva
Iddio
nel
cuore
?
E
se
...
Questo
balenare
di
un
se
nuovo
,
inatteso
,
formidabile
,
arrestò
il
meditabondo
nel
suo
lento
cammino
.
"
MAGISTER
ADEST
ET
VOCAT
TE
.
"
Forse
lo
stesso
Maestro
Divino
chiamava
Benedetto
a
servirgli
sotto
le
vesti
del
monaco
.
Egli
cessò
,
sbigottito
,
di
pensare
,
e
dal
Capitolo
,
posato
il
lanternino
,
entrò
nella
chiesa
,
mosse
diritto
alla
cappella
del
Sacramento
.
Con
quella
dignità
che
nessuna
tempesta
interna
poteva
togliere
alle
movenze
signorili
della
persona
,
alla
pura
bellezza
del
viso
,
si
compose
sull
'
inginocchiatoio
nel
mezzo
della
cappella
,
fra
le
quattro
colonne
,
sotto
la
lampada
;
e
alzò
gli
occhi
al
Tabernacolo
.
Il
Maestro
della
Via
,
della
Verità
e
della
Vita
,
il
Diletto
dell
'
anima
,
era
là
e
dormiva
come
la
procellosa
notte
sul
mare
di
Genezareth
,
fra
Gadara
e
la
Galilea
,
nella
barca
che
altre
barche
travagliate
dai
flutti
seguivano
per
le
tenebre
sonore
.
Era
là
e
pregava
come
un
'
altra
notte
,
solo
,
sul
monte
.
Era
là
e
diceva
con
la
sua
dolce
voce
eterna
:
-
venite
a
me
,
voi
dolenti
;
voi
cui
la
vita
è
grave
,
tutti
venite
a
me
.
-
Era
là
e
parlava
,
il
Vivente
:
credete
in
me
che
sono
con
Voi
,
ristoro
vostro
e
pace
,
io
l
'
Umile
,
figlio
del
Potente
,
io
il
Mite
,
figlio
del
Terribile
,
io
lavoratore
dei
cuori
per
il
regno
della
giustizia
,
per
la
futura
unità
di
voi
tutti
meco
nel
Padre
mio
.
Era
là
,
il
Pietoso
,
nel
Tabernacolo
e
spirava
l
'
invito
ineffabile
:
vieni
,
apriti
,
abbandonati
a
me
.
E
Clemente
si
abbandonò
,
gli
disse
quello
che
non
aveva
mai
confessato
neppure
a
sé
stesso
.
Sentiva
nell
'
antico
monastero
,
tutto
,
tranne
Cristo
nel
Tabernacolo
,
morire
.
Come
cellula
dell
'
organismo
ecclesiastico
,
elaboratrice
di
calore
cristiano
radiante
al
mondo
,
il
monastero
si
ossificava
nella
vecchiaia
inesorabile
.
Onorandi
fochi
di
fede
e
di
pietà
chiuse
nelle
forme
tradizionali
,
simili
alle
fiamme
dei
ceri
accesi
sugli
altari
,
vi
consumavano
i
loro
involucri
umani
inviandone
al
cielo
il
vapore
invisibile
,
senza
che
una
sola
onda
calorifica
o
luminosa
ne
vibrasse
al
di
là
delle
muraglie
antiche
.
Le
correnti
dell
'
aria
viva
non
vi
entravano
più
e
i
monaci
non
uscivano
più
a
cercarle
come
nei
primi
secoli
,
lavorando
nei
boschi
e
sui
prati
,
cooperando
alle
vitali
energie
della
natura
,
nell
'
atto
stesso
che
magnificavano
Iddio
col
canto
.
I
colloquii
con
Giovanni
Selva
lo
avevano
indirettamente
condotto
,
poco
a
poco
,
a
sentire
così
della
vita
claustrale
nelle
sue
forme
presenti
,
pure
essendo
convinto
che
ha
indestruttibili
radici
nell
'
anima
umana
.
Ma
forse
ora
per
la
prima
volta
gli
avveniva
di
guardare
il
suo
sentimento
in
faccia
.
Era
da
un
pezzo
suo
voto
,
era
sua
speranza
che
Benedetto
diventasse
un
grande
operaio
del
Vangelo
;
non
un
operaio
comune
,
un
predicatore
,
un
confessore
,
bensì
un
operaio
straordinario
;
non
un
soldato
dell
'
esercito
regolare
,
impedito
dall
'
uniforme
e
dalla
disciplina
,
bensì
un
libero
cavaliere
dello
Spirito
Santo
;
ma
la
Regola
monastica
non
gli
si
era
mai
ripresentata
in
tale
antagonismo
con
il
suo
ideale
di
un
Santo
moderno
.
E
se
ora
la
Volontà
Divina
si
manifestasse
a
Benedetto
proprio
diversa
dal
desiderio
suo
?
Ah
non
era
egli
già
quasi
sull
'
orlo
di
un
peccato
mortale
?
Non
presumeva
già
egli
quasi
,
polvere
tracotante
,
di
giudicare
le
vie
di
Dio
?
Prosternato
sull
'
inginocchiatoio
,
s
'
immerse
nell
'
Onnipotente
,
anelando
senza
parole
al
perdono
,
alla
rivelazione
,
in
Benedetto
,
della
Volontà
Divina
,
adorandola
da
quel
momento
qualunque
fosse
.
Nell
'
alzarsi
con
un
naturale
defluire
dell
'
onda
mistica
dal
cuore
,
con
gli
occhi
vôlti
ancora
all
'
altare
ma
non
più
fissi
nel
Tabernacolo
,
non
poté
a
meno
di
pensare
alla
Dessalle
e
al
discorso
di
Benedetto
.
La
mediocre
pala
di
quell
'
altare
rappresenta
la
martire
Anatolia
che
offre
dal
paradiso
la
palma
simbolica
ad
Audax
,
il
giovine
pagano
che
tentò
sedurla
e
ne
fu
invece
condotto
a
Cristo
.
La
Dessalle
aveva
sedotto
Benedetto
;
per
quanto
Benedetto
si
fosse
studiato
di
scolpare
lei
e
d
'
incolpare
sé
,
don
Clemente
non
dubitava
che
le
cose
fossero
andate
così
.
Se
ora
egli
operasse
la
conversione
di
lei
?
Se
fosse
giusto
che
la
tentasse
?
Se
il
sentimento
di
Benedetto
fosse
realmente
più
cristiano
che
il
timore
suo
e
gli
spasimi
del
padre
Abate
?
Don
Clemente
si
dibatteva
in
testa
questi
problemi
attraversando
a
capo
basso
la
chiesa
.
Anatolia
e
Audax
!
Gli
sovvenne
che
un
forestiere
scettico
,
udita
da
lui
la
spiegazione
del
quadro
,
aveva
detto
:
sì
,
ma
se
non
li
avessero
ammazzati
,
né
l
'
uno
né
l
'
altra
?
E
se
Audax
avesse
avuto
moglie
?
E
queste
beffarde
parole
gli
erano
parse
una
indegna
profanazione
.
Le
ripensò
e
,
sospirando
,
raccattò
da
terra
il
lanternino
posato
nel
Capitolo
.
Invece
di
avviarsi
alla
sua
cella
si
recò
nel
secondo
chiostro
a
guardare
il
dorso
del
Colle
Lungo
,
dove
forse
Benedetto
stava
in
orazione
.
Alcune
stelle
brillavano
sul
roccioso
dorso
grigio
macchiato
di
nero
e
il
loro
lume
oscuro
mostrava
nel
chiostro
il
piazzale
,
gli
arboscelli
sparsi
,
la
torre
possente
dell
'
Abate
Umberto
,
le
arcate
,
le
mura
vecchie
di
nove
secoli
e
,
sulla
ogiva
del
portale
grande
dove
don
Clemente
stava
contemplando
,
la
doppia
riga
dei
fraticelli
di
sasso
che
vi
salgono
in
processione
.
Il
chiostro
e
la
torre
si
affermavano
nella
notte
con
maestà
di
potenza
.
Era
proprio
vero
che
stessero
morendo
?
Nel
lume
delle
stelle
il
monastero
pareva
più
vivo
che
nel
sole
,
grandeggiava
in
una
mistica
comunione
di
senso
religioso
con
gli
astri
.
Era
vivo
,
era
pregno
di
effluvi
spirituali
diversi
,
confusi
in
una
persona
unica
,
come
le
diverse
pietre
tagliate
e
scolpite
a
comporre
la
unità
del
suo
corpo
,
come
diversi
pensamenti
e
sentimenti
in
una
coscienza
umana
.
Le
vetuste
pietre
,
sature
di
anime
commiste
ad
esse
in
amore
,
sature
di
desiderii
santi
e
di
santo
dolore
,
di
gemiti
e
di
preci
,
radiavano
un
che
oscuro
,
penetrante
nel
subcosciente
.
A
quei
lavoratori
di
Dio
che
nelle
ore
aride
vi
si
ritraessero
dal
mondo
a
breve
riposo
,
potevano
rinfondere
forza
come
d
'
estate
al
falciatore
in
deserti
montani
una
fonte
.
Ma
perché
le
pietre
durassero
vive
,
un
continuo
fiume
di
vita
doveva
pure
trapassar
per
esse
,
un
fiume
di
spiriti
adoranti
,
contemplanti
.
Don
Clemente
sentì
quasi
rimorso
dei
pensieri
volontariamente
accolti
in
chiesa
circa
la
decrepitezza
del
monastero
,
pensieri
radicati
nel
suo
giudizio
personale
,
piacenti
al
suo
amor
proprio
,
quindi
viziati
di
quella
concupiscenza
dello
spirito
che
i
suoi
diletti
Mistici
gl
'
insegnavano
a
discernere
e
ad
aborrire
.
Giunte
le
mani
,
fissò
il
dorso
selvaggio
del
monte
dove
si
figurava
Benedetto
pregante
,
fece
un
atto
mentale
di
rinuncia
,
di
umile
abbandono
delle
proprie
idee
circa
l
'
avvenire
di
quel
giovine
.
Benedisse
Iddio
se
lo
voleva
laico
,
benedisse
Iddio
se
lo
voleva
monaco
,
se
scopriva
la
Sua
volontà
e
se
non
la
scopriva
.
"
Si
vis
me
esse
in
luce
sis
benedictus
,
si
vis
me
esse
in
tenebris
sis
iterum
benedictus
.
"
E
si
avviò
alla
sua
cella
.
Nel
grande
corridoio
dove
le
due
fioche
lampade
ardevano
ancora
,
passando
davanti
all
'
uscio
dell
'
Abate
,
ripensò
la
conversazione
avuta
col
vecchio
e
quelle
sue
massime
circa
i
mali
della
Chiesa
e
la
opportunità
di
operare
contro
di
essi
.
Ricordò
un
discorso
del
signor
Giovanni
sulle
parole
"
fiat
voluntas
tua
"
che
il
comune
dei
fedeli
intende
soltanto
come
un
atto
di
rassegnazione
,
e
che
implicano
,
invece
,
il
dovere
di
lavorare
con
tutte
le
nostre
forze
per
il
prevalere
della
legge
divina
nel
campo
della
libertà
umana
.
Il
signor
Giovanni
gli
aveva
fatto
battere
il
cuore
più
forte
e
l
'
Abate
glielo
aveva
fatto
battere
più
fiacco
.
Quale
dei
due
aveva
detto
la
parola
di
Vita
e
di
Verità
?
La
sua
cella
era
l
'
ultima
a
destra
,
presso
il
balcone
che
guarda
la
conca
rigata
dall
'
Aniene
,
Subiaco
e
i
monti
Sabini
.
Prima
di
entrar
nella
sua
cella
don
Clemente
si
fermò
a
guardar
i
lumi
lontani
di
Subiaco
,
pensò
alla
villetta
rossa
,
più
vicina
ma
invisibile
,
pensò
a
quella
donna
.
Trame
,
aveva
detto
l
'
Abate
.
Amava
ella
ancora
Piero
Maironi
?
Aveva
scoperto
,
sapeva
ch
'
egli
si
era
rifugiato
a
Santa
Scolastica
?
Lo
aveva
riconosciuto
?
Se
sì
,
che
meditava
di
fare
?
Probabilmente
non
aveva
preso
stanza
nel
minuscolo
quartiere
dei
signori
Selva
;
probabilmente
alloggiava
in
un
albergo
di
Subiaco
.
Quei
lumi
lontani
erano
fuochi
di
un
campo
nemico
?
Si
fece
il
segno
della
croce
ed
entrò
nella
sua
celletta
per
un
breve
sonno
fino
alle
due
,
ora
di
coro
.
Benedetto
prese
la
via
del
Sacro
Speco
.
Oltrepassato
,
all
'
altro
angolo
del
monastero
,
il
letto
asciutto
di
un
torrentello
,
raggiunto
a
destra
l
'
oratorio
antichissimo
di
Santa
Crocella
,
salì
per
la
petraia
che
ruina
giù
verso
il
rombo
dell
'
Aniene
di
fronte
ai
carpineti
del
Francolano
,
erto
e
nero
fino
alla
croce
del
vertice
,
incoronata
di
stelle
.
Prima
di
toccare
l
'
Arco
che
mette
al
bosco
del
Sacro
Speco
,
uscì
di
via
,
si
arrampicò
a
sinistra
,
cercando
il
posto
dell
'
ultima
sua
veglia
,
alto
sui
tetti
quadrati
e
sulla
torre
tozza
di
Santa
Scolastica
.
La
ricerca
del
sasso
dove
aveva
pregato
ginocchioni
un
'
altra
dolorosa
notte
,
sviandogli
il
pensiero
dal
mistico
foco
in
cui
era
chiuso
,
glielo
raffreddò
.
Se
ne
avvide
tosto
,
ne
sentì
un
rammarico
affannoso
,
una
impazienza
di
ricuperar
calore
acuita
dal
timore
di
non
riuscirvi
,
dal
senso
di
esserne
in
colpa
,
dal
ricordo
di
altre
aridità
tristi
.
Gelava
,
gelava
sempre
più
.
Cadde
ginocchioni
,
chiamò
Iddio
con
uno
spasimo
di
preghiera
.
Come
piccola
fiamma
inutilmente
apposta
ad
un
fascio
di
legna
verde
,
lo
slancio
della
volontà
gli
venne
meno
senza
movere
il
cuore
inerte
e
mancò
in
uno
stupido
ascoltare
del
rombo
eguale
dell
'
Aniene
.
La
mente
gli
ritornò
in
un
assalto
di
terrore
.
Forse
la
notte
passerebbe
intera
così
;
forse
al
gelo
arido
seguirebbe
la
tentazione
calda
!
Impose
silenzio
al
fervere
delle
immaginazioni
,
si
raccolse
nel
proposito
di
non
smarrirsi
d
'
animo
.
Allora
sorse
in
lui
l
'
idea
chiara
che
spiriti
nemici
gli
erano
sopra
.
Se
avesse
veduto
intorno
a
sé
fiammeggiare
occhi
diabolici
nei
fessi
delle
pietre
,
ne
sarebbe
stato
meno
certo
.
Sentiva
in
sé
il
vaporare
di
un
veleno
,
sentiva
un
'
assenza
di
amore
,
un
'
assenza
di
dolore
,
un
tedio
,
un
peso
,
l
'
aggravarsi
di
un
assopimento
mortale
.
Ricadde
nello
stupido
ascoltare
il
rumore
del
fiume
,
fissi
gli
occhi
senza
sguardo
al
bosco
nero
del
Francolano
.
Gli
passò
nella
visione
interna
,
lento
automa
,
la
immagine
del
prete
malvagio
vissuto
là
colla
sua
corte
di
peccatrici
.
Sentì
stanchezza
di
star
ginocchioni
,
si
accasciò
su
sé
stesso
.
Ecco
ancora
l
'
automa
lento
.
Si
voltò
con
un
faticoso
sforzo
a
sedere
,
abbandonò
le
mani
sui
ciuffi
dell
'
erba
soffice
,
fra
sasso
e
sasso
,
odorante
.
Chiuse
gli
occhi
nella
dolcezza
di
quel
tocco
morbido
,
dell
'
odor
selvaggio
,
del
riposo
;
e
vide
Jeanne
pallida
sotto
l
'
ala
obliqua
di
un
cappello
nero
,
piumato
,
che
gli
sorrideva
con
gli
occhi
umidi
di
lagrime
.
Il
cuore
gli
batté
forte
,
forte
,
forte
;
un
filo
,
un
filo
solo
di
volontà
buona
lo
tratteneva
sulla
china
dell
'
abbandono
all
'
invito
di
quel
volto
.
Spalancò
gli
occhi
,
mise
,
a
braccia
distese
,
a
mani
aperte
,
un
lungo
gemito
.
E
subito
pensò
che
qualche
viandante
notturno
potesse
averlo
udito
,
trattenne
il
respiro
,
stette
in
ascolto
.
Silenzio
;
silenzio
di
tutte
le
cose
fuorché
del
fiume
.
Il
cuore
gli
si
venne
chetando
.
"
Dio
mio
,
Dio
mio
"
mormorò
,
inorridito
del
pericolo
corso
,
dell
'
abisso
intravvisto
.
Si
afferrò
con
gli
occhi
,
con
l
'
anima
,
al
gran
dado
sacro
,
lì
sotto
,
di
santa
Scolastica
,
al
torrione
tozzo
,
tanto
buono
,
che
amava
.
Trapassò
con
lo
spirito
l
'
ombre
e
i
tetti
,
attrasse
in
sé
la
visione
della
chiesa
,
della
lampada
ardente
,
del
Tabernacolo
,
del
Sacramento
,
vi
si
affisse
avido
.
Si
raffigurò
con
uno
sforzo
i
chiostri
,
le
celle
,
le
grandi
croci
presso
i
giacigli
dei
monaci
,
il
volto
serafico
del
suo
Maestro
addormentato
.
Durò
nello
sforzo
quanto
poté
,
reprimendosi
dentro
con
angoscia
un
balenar
frequente
dell
'
obliquo
cappello
piumato
e
del
viso
pallido
,
fino
a
che
i
baleni
gli
si
affiochirono
,
gli
si
perdettero
giù
nelle
profondità
inconscie
dell
'
anima
.
Allora
sorse
faticosamente
in
piedi
e
lento
come
se
la
maestà
di
una
grandezza
pensata
governasse
gli
stessi
suoi
moti
,
giunse
le
mani
,
vi
piegò
il
mento
su
.
Fermò
il
pensiero
nella
preghiera
dell
'
Imitazione
:
"
DOMINE
,
DUMMODO
VOLUNTAS
MEA
RECTA
ET
FIRMA
AD
TE
PERMANEAT
,
FAC
DE
ME
QUIDQUID
TIBI
PLACUERIT
.
"
Non
vi
era
commozione
nel
suo
interno
,
pareva
che
gli
spiriti
di
nequizia
se
ne
fossero
allontanati
;
ma
neppure
vi
erano
discesi
angeli
.
La
mente
stanca
gli
posò
nel
senso
delle
cose
esterne
,
delle
vaghe
forme
,
dei
fiochi
biancori
nell
'
ombra
,
del
lontano
ululo
di
un
gufo
nei
carpineti
,
del
tenue
aroma
d
'
erba
che
le
mani
giunte
odoravano
ancora
.
L
'
aroma
selvaggio
gli
richiamò
il
momento
in
cui
aveva
posato
le
mani
sull
'
erba
,
prima
che
gli
apparisse
il
sorriso
triste
di
Jeanne
.
Sciolse
le
mani
impetuoso
,
tornò
con
gli
occhi
avidi
al
monastero
.
No
no
,
Iddio
non
avrebbe
permesso
ch
'
egli
fosse
vinto
,
Iddio
lo
serbava
alle
opere
sue
.
Allora
dal
profondo
dell
'
anima
,
senza
che
il
volere
vi
avesse
parte
,
gli
si
levarono
fantasmi
non
più
evocati
,
per
consiglio
del
Maestro
,
da
quando
era
venuto
a
Santa
Scolastica
;
fantasmi
della
visione
affidata
in
iscritto
alla
custodia
di
don
Giuseppe
Flores
.
Egli
si
vide
ginocchioni
a
Roma
in
piazza
San
Pietro
,
di
notte
,
fra
l
'
obelisco
e
la
fronte
del
tempio
immenso
,
illuminato
dalla
luna
.
La
piazza
era
vuota
;
il
rumore
dell
'
Aniene
gli
diventò
il
rumore
delle
fontane
.
Dalla
porta
del
tempio
si
porgeva
sulla
gradinata
un
gruppo
di
uomini
vestiti
di
rosso
,
di
violetto
e
di
nero
.
Lo
fissavano
minacciosi
,
appuntando
gl
'
indici
verso
Castel
Sant
'
Angelo
,
come
per
intimargli
di
partirsi
dal
luogo
sacro
.
Ma
ecco
,
questa
non
era
più
la
Visione
,
questo
era
un
immaginar
nuovo
!
Egli
sorgeva
,
diritto
e
fiero
,
in
faccia
al
manipolo
nemico
.
Gli
ruggiva
improvviso
alle
spalle
un
rombo
di
moltitudini
accorrenti
che
irrompevano
nella
piazza
dalle
bocche
di
tutte
le
vie
,
a
fiumi
.
Un
'
ondata
lo
travolgeva
con
sé
acclamando
al
riformatore
della
Chiesa
,
al
vero
Vicario
di
Cristo
,
lo
posava
sulla
soglia
del
tempio
.
Di
là
egli
si
volgeva
come
ad
affermare
autorità
sull
'
Orbe
.
In
quel
momento
gli
folgorò
nel
pensiero
Satana
offrente
a
Cristo
il
regno
del
mondo
.
Precipitò
a
terra
,
si
stese
bocconi
sulle
pietre
,
gemendo
nello
spirito
:
"
Gesù
,
Gesù
,
non
son
degno
,
non
son
degno
di
venir
tentato
come
Te
!
"
E
porse
le
labbra
strette
,
le
affisse
al
sasso
,
cercando
Iddio
nella
creatura
muta
,
Iddio
,
Iddio
,
il
sospiro
,
la
vita
,
la
pace
ardente
dell
'
anima
.
Un
soffio
di
vento
gli
corse
sopra
,
gli
mosse
l
'
erbe
intorno
.
"
Sei
Tu
"
egli
gemette
"
sei
Tu
,
sei
Tu
?
"
Il
vento
tacque
.
Benedetto
si
stringe
i
pugni
alle
guancie
,
leva
il
capo
puntando
i
gomiti
al
sasso
,
sta
in
ascolto
senza
saper
di
che
.
Sospira
,
si
ripone
a
sedere
.
Iddio
non
gli
parlerà
.
L
'
anima
stanca
tace
,
vuota
di
pensiero
.
Passa
il
tempo
,
lento
.
L
'
anima
stanca
richiama
a
fatica
per
suo
ristoro
l
'
ultima
parte
della
Visione
,
il
suo
ascendere
,
per
un
notturno
cielo
tempestoso
,
incontro
ad
angeli
discendenti
.
E
pensa
torbidamente
:
se
questa
sorte
mi
aspetta
,
perché
rattristarmi
?
Se
sarò
tentato
non
sarò
vinto
e
se
sarò
vinto
Iddio
mi
rialzerà
.
Neppure
è
necessario
di
domandargli
cosa
voglia
da
me
.
Perché
non
scendo
a
dormire
?
Benedetto
si
alzò
,
greve
il
capo
di
stanchezza
plumbea
.
Il
cielo
si
era
tutto
coperto
di
nuvole
pesanti
fino
ai
monti
di
Jenne
,
dove
la
valle
dell
'
alto
Aniene
gira
.
Appena
Benedetto
poteva
discernere
la
tenebra
nera
del
Francolano
,
in
faccia
,
e
i
lividori
,
a
'
suoi
piedi
,
della
petraia
.
Mosse
per
discendere
e
al
secondo
passo
si
arrestò
.
Le
gambe
non
lo
reggevano
,
un
soffio
di
sangue
gli
accese
il
viso
.
Era
quasi
digiuno
da
trent
'
ore
.
Non
aveva
preso
che
un
tozzo
di
pane
a
mezzodì
.
Si
sentì
punger
la
persona
da
miriadi
di
spilli
,
batter
forte
il
cuore
,
annebbiar
la
mente
.
Quali
viluppi
di
serpi
gli
si
attorcigliavano
ai
piedi
simulando
la
innocenza
dell
'
erba
?
E
qual
demonio
sinistro
lo
attendeva
lì
sotto
,
carponi
sulla
pietra
,
simulando
un
cespuglio
per
avventarglisi
?
Non
lo
aspettavano
i
demonii
anche
nel
monastero
?
Non
si
annidavano
negli
occhi
del
torrione
?
Non
avevano
quegli
occhi
una
fiamma
nera
?
No
,
no
,
adesso
non
più
;
adesso
lo
fissavano
semichiusi
e
beffardi
.
Il
rombo
dell
'
Aniene
,
questo
?
No
,
il
ruggito
dell
'
Abisso
trionfante
.
Non
credeva
interamente
a
quello
che
vedeva
,
a
quello
che
udiva
,
ma
tremava
tremava
come
una
festuca
nel
vento
e
le
miriadi
di
spilli
gli
camminavano
per
tutta
la
persona
.
Cercò
svincolar
i
piedi
dai
viluppi
di
serpi
,
non
gli
riuscì
.
Dal
terrore
alla
collera
:
"
devo
potere
!
"
esclamò
,
forte
.
Dalla
gola
fosca
di
Jenne
gli
rispose
il
sordo
rumor
del
tuono
.
Guardò
a
quella
volta
.
Un
lampo
aperse
le
nubi
sopra
il
negrore
del
monte
Preclaro
e
sparì
.
Benedetto
si
provò
di
levar
i
piedi
dalle
serpi
e
ancora
la
leonina
voce
del
tuono
lo
minacciò
.
"
Cosa
faccio
?
"
si
diss
'
egli
,
cercando
raccapezzarsi
.
"
Perché
voglio
scendere
?
"
Non
lo
sapeva
più
,
ebbe
bisogno
di
uno
sforzo
mentale
per
ricordare
.
Ecco
,
aveva
pensato
di
scendere
a
dormire
perché
la
preghiera
era
inutile
a
un
uomo
sicuro
di
salire
al
cielo
.
E
un
lampo
arse
anche
dentro
di
lui
:
"
Io
tento
Iddio
!
"
Le
serpi
lo
stringevano
,
il
demonio
strisciava
carponi
alla
sua
volta
per
la
petraia
tutta
infernalmente
viva
di
spiriti
feroci
,
le
fiamme
nere
ardevano
negli
occhi
del
torrione
,
ruggendo
sempre
l
'
Abisso
a
trionfo
.
Ma
il
rugghio
sovrano
del
tuono
romoreggiò
per
le
nubi
:
"
NON
TENTARE
IL
SIGNORE
IDDIO
TUO
.
"
Benedetto
levò
al
cielo
il
viso
e
le
mani
congiunte
,
adorando
,
come
poté
,
con
l
'
ultimo
lume
della
offuscata
coscienza
,
vacillò
,
allargò
le
braccia
,
afferrò
l
'
aria
,
piegò
lentamente
all
'
indietro
,
stramazzò
riverso
sulla
china
,
giacque
senza
moto
.
Il
suo
corpo
giaceva
immobile
nel
vento
del
temporale
,
come
un
tronco
schiantato
,
fra
il
dibattersi
delle
ginestre
e
il
mareggiare
dell
'
erba
.
L
'
anima
dovette
chiudersi
nel
contatto
centrale
con
l
'
Essere
senza
tempo
e
senza
spazio
,
perché
Benedetto
,
al
primo
ritorno
della
coscienza
,
non
ebbe
senso
né
del
luogo
né
dell
'
ora
.
Sentiva
una
levità
strana
delle
membra
,
una
spossatezza
fisica
piacevole
,
una
infinita
dolcezza
interna
;
prima
sul
viso
,
poi
sulle
mani
tanti
minuti
titillamenti
come
di
animati
atomi
amorosi
dell
'
aria
:
teneri
sussurri
di
voci
timide
intorno
a
quello
che
gli
pareva
il
suo
letto
.
Si
rizzò
a
sedere
,
guardò
smarrito
ma
in
pace
;
dimentico
del
dove
e
del
quando
,
ma
tanto
in
pace
,
tanto
contento
della
quieta
fonte
interna
di
un
indistinto
amore
che
gli
fluiva
in
tutti
i
vasi
della
vita
e
se
ne
spandeva
per
le
cose
intorno
,
per
le
dolci
piccole
vite
fatte
amorose
a
lui
.
Sorridendo
fra
sé
del
suo
proprio
smarrimento
,
riconobbe
il
dove
e
il
come
.
Il
quando
,
no
.
Neppure
ne
sentì
desiderio
,
neppure
si
domandò
se
dalla
caduta
fossero
trascorse
ore
o
minuti
,
tanto
lo
appagava
il
beato
presente
.
Il
temporale
era
disceso
verso
Roma
.
Nel
mormorio
della
pioggia
senza
vento
,
piana
piana
,
nella
voce
grande
dell
'
Aniene
,
nella
riposata
maestà
dei
monti
,
nell
'
odore
selvaggio
della
petraia
umida
,
nello
stesso
proprio
cuore
,
Benedetto
sentiva
un
Divino
confuso
alla
creatura
,
un
'
ascosa
essenza
di
paradiso
.
Sentiva
di
fondersi
con
le
anime
delle
cose
come
piccola
voce
in
un
coro
immenso
,
di
essere
uno
con
la
montagna
odorante
,
con
l
'
aria
beata
.
E
così
sommerso
nel
mare
della
paradisiaca
dolcezza
,
abbandonate
le
mani
sulle
ginocchia
,
socchiusi
gli
occhi
,
blandito
dalla
pioggia
piana
piana
,
godeva
non
senza
un
vago
desiderio
che
tanta
soavità
fosse
conosciuta
dalla
gente
che
non
crede
,
dalla
gente
che
non
ama
.
Nel
declinare
del
rapimento
gli
ritornarono
a
mente
i
perché
della
presenza
sua
sul
monte
deserto
nelle
tenebre
della
notte
,
e
le
incertezze
del
domani
,
e
Jeanne
,
e
l
'
esilio
dal
monastero
.
Ma
ora
incertezze
e
dubbî
erano
indifferenti
all
'
anima
sua
ferma
in
Dio
,
come
al
Francolano
immobile
i
tremolii
del
suo
manto
di
foglie
.
Incertezze
,
dubbî
,
ricordi
della
mistica
Visione
gli
si
disciolsero
nel
profondo
abbandono
alla
Divina
Volontà
,
che
avrebbe
disposto
di
lui
a
suo
piacimento
.
La
immagine
di
Jeanne
,
contemplata
quasi
dall
'
alto
di
una
inaccessibile
torre
,
gli
moveva
solo
il
desiderio
di
operare
fraternamente
per
lei
.
La
tranquilla
ragione
ripigliando
intero
l
'
ufficio
suo
,
egli
si
accorse
di
esser
molle
di
pioggia
fin
dentro
le
vesti
;
e
la
pioggia
,
piana
piana
,
continuava
.
Che
fare
?
Rientrare
all
'
Ospizio
dei
pellegrini
no
perché
il
vaccaro
dormiva
;
svegliarlo
per
farsi
aprire
non
avrebbe
voluto
né
sarebbe
stato
facile
.
Pensò
di
riparare
sotto
i
lecci
del
Sacro
Speco
.
Alzatosi
faticosamente
,
ebbe
un
assalto
di
vertigini
.
Aspettò
un
poco
e
poi
scese
adagio
adagio
sulla
via
che
da
Santa
Scolastica
mette
all
'
Arco
d
'
ingresso
nel
bosco
.
Là
nella
nera
ombra
dei
grandi
lecci
chini
e
protesi
,
a
braccia
sparse
,
sulla
china
del
monte
,
fra
il
chiarore
fioco
,
a
sinistra
,
della
costa
esterna
al
bosco
,
cadde
a
sedere
,
sfinito
.
Desiderava
un
po
'
di
cibo
e
non
osò
domandarlo
al
Signore
,
parendogli
domandare
un
miracolo
.
Si
dispose
ad
attendere
il
giorno
.
L
'
aria
era
tepida
,
il
suolo
quasi
asciutto
,
radi
goccioloni
battevano
qua
e
là
dal
fogliame
dei
lecci
.
Benedetto
si
assopì
di
un
sopor
lieve
che
appena
gli
velava
le
sensazioni
,
tramutandole
in
sogno
.
Si
figurò
di
stare
in
un
sicuro
asilo
di
preghiera
e
di
pace
,
all
'
ombra
di
braccia
sante
,
protese
sopra
il
suo
capo
;
e
gli
pareva
di
doverlo
abbandonare
per
ragioni
di
cui
gli
era
evidente
l
'
impero
,
benché
non
avesse
coscienza
della
loro
natura
.
Poteva
uscirne
per
una
porta
cui
metteva
capo
la
via
discendente
al
mondo
,
poteva
uscirne
dalla
parte
opposta
,
per
un
cammino
ascendente
a
solitudini
sacre
.
Pendeva
incerto
.
Il
batter
vicino
di
una
grossa
goccia
gli
fece
aprire
gli
occhi
.
Dopo
un
primo
momento
di
torpore
riconobbe
l
'
Arco
a
destra
,
cui
metteva
capo
il
cammino
discendente
verso
Santa
Scolastica
,
Subiaco
,
Roma
;
a
sinistra
il
cammino
ascendente
verso
il
Sacro
Speco
.
E
notò
attonito
che
dall
'
uno
e
dall
'
altro
lato
,
fuori
dei
lecci
,
le
pietre
scoperte
erano
molto
più
chiare
di
prima
,
che
tanti
minuti
chiarori
traforavano
il
fogliame
sopra
il
suo
capo
.
Giorno
?
Si
fa
giorno
?
Benedetto
avrebbe
creduto
oltrepassata
di
poco
la
mezzanotte
.
Le
ore
suonano
a
Santa
Scolastica
;
una
,
due
,
tre
,
quattro
.
È
giorno
e
sarebbe
anche
più
chiaro
se
il
cielo
non
fosse
tutto
una
pesante
nube
dai
monti
di
Subiaco
a
quelli
di
Jenne
,
quantunque
non
piova
più
.
Un
passo
da
lontano
;
qualcuno
sale
verso
l
'
Arco
.
Era
il
vaccaro
di
Santa
Scolastica
che
,
per
un
caso
insolito
,
portava
a
quell
'
ora
il
latte
al
Sacro
Speco
.
Benedetto
lo
salutò
.
Colui
all
'
udir
questa
voce
,
tramortì
e
fu
per
lasciar
cadere
il
vaso
del
latte
.
"
Oh
,
Benedè
!
"
esclamò
riconoscendo
Benedetto
.
"
Qui
,
siete
?
"
Benedetto
gli
chiese
un
sorso
di
latte
per
amor
di
Dio
.
"
Lo
racconterete
ai
padri
"
diss
'
egli
.
"
Direte
ch
'
ero
sfinito
e
che
vi
ho
chiesto
un
po
'
di
latte
per
amor
di
Dio
.
"
"
Eh
sì
!
eh
sta
bene
!
eh
pigliate
!
eh
bevete
!
"
fece
colui
,
rispettoso
,
avendo
Benedetto
per
un
Santo
.
"
Che
ci
avete
passato
la
notte
qui
?
Che
ci
avete
preso
tutta
quella
pioggia
?
Dio
come
siete
molle
!
Siete
inzuppato
come
una
spugna
,
siete
!
"
Benedetto
bevve
.
"
Benedico
Iddio
"
diss
'
egli
"
per
la
bontà
vostra
e
per
la
bontà
del
latte
.
"
Lo
abbracciò
e
,
anni
dopo
,
il
vaccaro
,
Nazzareno
Mercuri
,
soleva
raccontare
che
mentre
Benedetto
lo
stringeva
fra
le
sue
braccia
non
gli
pareva
esser
lui
;
che
il
sangue
gli
era
diventato
prima
tutto
un
gelo
poi
tutto
un
foco
;
che
il
core
gli
batteva
forte
forte
come
la
prima
volta
che
aveva
ricevuto
Cristo
in
Sacramento
;
che
un
gran
dolor
di
capo
statogli
addosso
due
giorni
gli
era
sfumato
via
;
che
allora
egli
aveva
capito
subito
di
trovarsi
nelle
braccia
di
un
Santo
da
miracoli
e
gli
era
caduto
ginocchioni
ai
piedi
.
In
fatto
non
s
'
inginocchiò
ma
restò
di
sasso
e
Benedetto
gli
dovette
dire
due
volte
:
"
ora
andate
,
Nazzareno
;
andate
,
figliolo
caro
.
"
Avviatolo
amorevolmente
così
al
Sacro
Speco
,
s
'
incamminò
egli
stesso
verso
Santa
Scolastica
.
La
petraia
chiara
era
vôta
di
spiriti
buoni
e
rei
.
Montagne
,
nuvole
,
le
stesse
fosche
mura
del
monastero
e
la
torre
parevano
,
nella
luce
scialba
,
gravi
di
sonno
.
Benedetto
entrò
nell
'
Ospizio
e
coricatosi
,
senza
spogliar
le
vesti
bagnate
,
sul
misero
giaciglio
,
si
raccolse
al
petto
le
braccia
in
croce
,
si
addormentò
profondamente
.
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
CAPITOLO
QUARTO
.
A
fronte
.
Il
rombo
del
tuono
svegliò
,
dopo
le
due
,
Noemi
,
che
da
pochi
momenti
aveva
potuto
prender
sonno
.
Ella
dormiva
nella
camera
vicina
a
quella
di
Jeanne
,
con
l
'
uscio
aperto
.
Jeanne
la
chiamò
subito
.
Avevano
conversato
fino
alle
due
e
Noemi
,
esausta
,
aveva
finalmente
ottenuto
dall
'
instancabile
amica
,
dopo
molto
pregare
inutile
,
di
essere
lasciata
in
pace
.
Finse
di
non
udire
.
Jeanne
la
chiamò
da
capo
:
"
Noemi
!
Il
temporale
!
Ho
paura
!
"
"
Non
hai
paura
niente
!
"
rispose
Noemi
,
irritata
.
"
Taci
!
Dormi
!
"
"
Ho
paura
!
Vengo
da
te
!
"
"
Proibisco
!
"
"
Allora
vieni
tu
!
"
Noemi
replicò
un
"
vuoi
finirla
?
"
tanto
risoluto
che
l
'
altra
si
chetò
.
Per
poco
.
La
voce
di
bambina
dolente
,
che
Noemi
conosceva
bene
,
ricominciò
:
"
Non
hai
dormito
abbastanza
?
Non
puoi
parlare
,
adesso
?
Avrai
dormito
tre
ore
!
"
Noemi
accese
uno
zolfanello
e
guardò
l
'
orologio
col
quale
alla
mano
aveva
prima
invocato
il
silenzio
.
"
Ventidue
minuti
!
"
diss
'
ella
.
"
Basta
!
"
Jeanne
tacque
un
momento
e
poi
mise
fuori
quei
piccoli
hm
!
-
hm
!
-
hm
!
che
son
preludio
al
pianto
di
un
bambino
viziato
.
E
seguì
la
voce
sommessa
:
"
Non
mi
vuoi
niente
bene
!
-
Hm
!
Hm
!
-
Abbi
pietà
,
parliamo
un
poco
!
-
Hm
!
Hm
!
"
Noemi
sospirò
nella
sua
lingua
nativa
:
"
Oh
,
mon
Dieu
!
"
E
si
rassegnò
con
un
secondo
sospiro
:
"
Avanti
!
Cosa
puoi
dirmi
che
tu
non
abbia
già
detto
in
quattr
'
ore
?
"
Il
tuono
ruggì
ma
Jeanne
oramai
non
se
ne
curava
più
.
"
Domattina
andremo
al
monastero
"
diss
'
ella
.
"
Ma
sì
,
va
bene
!
"
"
Andremo
noi
due
sole
?
"
"
Ma
sì
,
è
già
inteso
!
"
La
voce
piagnolosa
tacque
un
momento
e
riprese
:
"
Tu
non
mi
hai
mica
promesso
,
ancora
,
che
qui
in
casa
non
dirai
niente
?
"
"
Dieci
volte
te
l
'
ho
promesso
!
"
"
Sai
,
non
è
vero
,
cosa
devi
dire
per
quello
svenimento
di
ieri
sera
,
se
ti
domandano
?
"
"
Lo
so
!
"
"
Devi
dire
che
quel
padre
non
è
lui
,
che
ho
perduta
una
illusione
e
che
mi
sono
sentita
male
per
questo
.
"
"
Ma
mio
Dio
,
Jeanne
,
queste
son
venti
,
delle
volte
!
"
"
Come
sei
cattiva
,
Noemi
!
Come
non
mi
vuoi
bene
!
"
Silenzio
.
La
voce
di
Jeanne
riprende
:
"
Dimmi
quello
che
pensi
.
Credi
proprio
che
mi
abbia
dimenticata
?
"
"
Non
rispondo
più
.
"
"
Rispondi
,
invece
!
Una
parola
sola
!
Dopo
ti
lascio
dormire
.
"
Noemi
pensa
un
poco
e
poi
risponde
asciutta
,
per
finirla
:
"
Ebbene
,
credo
di
sì
.
Credo
che
non
ti
abbia
mai
amata
!
"
"
Questo
lo
dici
perché
te
l
'
ho
detto
io
"
ribatte
Jeanne
,
aspra
,
senza
lagrime
nella
voce
.
"
Tu
non
puoi
saperlo
!
"
"
Bon
,
ça
!
"
brontolò
Noemi
.
"
C
'
est
elle
qui
me
l
'
a
dit
et
je
ne
dois
pas
le
savoir
!
"
Silenzio
.
La
voce
flebile
:
"Noemi."
Nessuna
risposta
.
"
Noemi
,
ascolta
.
"
Niente
.
Jeanne
si
mette
a
piangere
e
Noemi
cede
.
"
Ma
,
santo
cielo
,
cosa
vuoi
?
"
"
Piero
non
può
sapere
che
mio
marito
è
morto
.
"
"
Bene
.
E
allora
?
"
"
Allora
non
può
sapere
che
sono
libera
.
"
"
E
dunque
?
"
"
Stupida
!
Mi
fai
venire
una
rabbia
!
"
Silenzio
.
Jeanne
sa
bene
quale
specie
di
rabbia
è
la
sua
.
L
'
amica
pensa
troppo
come
lei
stessa
che
vorrebbe
tanto
essere
contraddetta
nel
suo
presentimento
doloroso
,
avere
una
parola
di
speranza
.
Rise
un
riso
lieve
,
forzato
:
"
Noemi
,
fai
l
'
offesa
,
adesso
,
apposta
,
per
non
parlare
.
"
Silenzio
.
Jeanne
riprende
,
mansueta
:
"
Senti
.
Non
credi
che
avrà
delle
tentazioni
?
"
Silenzio
.
Jeanne
non
si
cura
,
stavolta
,
che
Noemi
non
risponda
.
Esclama
:
"
Sarebbe
bella
che
proprio
adesso
non
avesse
più
intenzioni
!
"
Il
suo
sdegno
è
tanto
comico
che
Noemi
,
pure
molto
scandolezzata
,
non
può
a
meno
di
ridere
;
e
ride
anche
lei
.
Noemi
ride
;
però
anche
la
sgrida
di
queste
sciocchezze
enormi
che
dice
senza
riflettere
.
Perché
Noemi
conosce
Jeanne
e
sa
che
Jeanne
in
questo
momento
non
è
la
vera
Jeanne
,
conscia
e
signora
di
sé
;
o
forse
è
la
Jeanne
più
vera
ma
non
certo
quella
che
starà
a
fronte
di
Piero
Maironi
se
mai
s
'
incontrano
.
Il
tuono
tace
e
Jeanne
vorrebbe
vedere
il
tempo
che
fa
,
ma
le
pesa
di
scendere
dal
letto
,
teme
di
sentirsi
male
,
teme
il
dubbio
di
non
poter
salire
fra
qualche
ora
al
monastero
.
Teme
poi
anche
le
difficoltà
che
gli
ospiti
farebbero
se
il
tempo
fosse
troppo
cattivo
;
le
preme
dunque
di
sapere
come
si
dispone
il
cielo
.
Bisogna
che
scenda
Noemi
,
la
schiava
cui
ben
di
rado
riescono
vittoriose
le
ribellioni
.
Noemi
scende
,
apre
la
finestra
,
esplora
il
buio
con
la
mano
distesa
.
Minute
frettolose
goccioline
le
titillano
la
mano
.
Il
buio
si
varia
un
poco
agli
occhi
di
lei
.
Ella
distingue
,
lì
sotto
,
Santa
Maria
della
Febbre
,
grigia
sul
campo
nero
.
Le
si
rischiara
la
nuvolaglia
pesante
,
vi
nereggiano
su
le
braccia
della
quercia
imminente
a
destra
,
i
profili
delle
montagne
.
Le
minute
frettolose
goccioline
titillano
titillano
la
mano
distesa
,
che
si
ritrae
.
Jeanne
domanda
:
"
Dunque
?
"
"Piove."
Ella
sospira
:
"
che
noia
!
"
come
se
avesse
a
piovere
in
eterno
.
E
le
goccioline
prendono
maggior
voce
,
riempiono
di
sommesse
parole
la
camera
,
si
affiochiscono
ancora
.
Jeanne
non
ha
inteso
le
sommesse
parole
,
non
ha
inteso
che
l
'
uomo
di
cui
ha
pieno
il
cuore
giace
svenuto
sulla
petraia
deserta
che
la
pioggia
lava
.
A
mattina
inoltrata
la
signora
Selva
,
un
po
'
inquieta
per
non
avere
ancora
veduto
comparire
né
l
'
una
né
l
'
altra
delle
due
signore
,
entrò
pian
piano
nella
camera
di
sua
sorella
.
Noemi
era
quasi
vestita
e
le
accennò
di
tacere
.
Jeanne
dormiva
,
finalmente
.
Le
due
sorelle
uscirono
insieme
,
si
recarono
nello
studio
di
Giovanni
che
ve
le
attendeva
.
Dunque
?
Don
Clemente
era
proprio
l
'
uomo
?
Marito
e
moglie
desideravano
sapere
,
per
regolarsi
.
Giovanni
non
dubitava
più
e
sua
moglie
dubitava
ancora
.
Noemi
!
Noemi
doveva
sapere
!
Giovanni
chiuse
l
'
uscio
,
mentre
Maria
,
interpretando
il
silenzio
di
sua
sorella
per
una
conferma
,
insisteva
:
"
ma
davvero
?
ma
davvero
?
"
Noemi
taceva
.
Avrebbe
forse
tradito
il
segreto
dell
'
amica
nell
'
intento
di
cospirare
con
i
Selva
per
la
sua
felicità
,
se
non
l
'
avesse
trattenuta
il
dubbio
di
un
disaccordo
con
i
Selva
e
anche
il
senso
di
qualche
cosa
di
malfermo
in
sé
stessa
.
Probabilmente
i
Selva
,
cattolici
,
non
desideravano
che
l
'
uomo
fuggito
dal
mondo
vi
ritornasse
.
Lei
,
protestante
,
non
poteva
pensare
così
.
Almeno
non
lo
avrebbe
dovuto
.
Lei
doveva
pensare
che
Iddio
si
serve
meglio
nel
mondo
e
nel
matrimonio
.
Lo
pensava
,
ma
non
si
nascondeva
che
se
il
signor
Maironi
adesso
sposasse
Jeanne
non
lo
potrebbe
stimare
molto
.
Insomma
era
meglio
tacere
la
strana
verità
.
"
Cosa
pensate
?
"
diss
'ella."
Che
quell
'
ecclesiastico
di
ieri
sera
,
che
è
passato
davanti
a
noi
dopo
tutta
quella
vostra
mimica
,
fosse
l
'
amante
antico
?
È
quello
il
vostro
don
Clemente
?
Bene
,
non
è
lui
.
"
"
Ah
!
Proprio
no
?
"
esclamò
Giovanni
fra
sorpreso
e
incredulo
.
Sua
moglie
trionfò
.
"
Ecco
!
"
diss
'
ella
.
Ma
Giovanni
non
si
diede
per
vinto
.
Domandò
a
Noemi
se
fosse
ben
certa
di
quello
che
diceva
,
e
come
potesse
spiegare
il
tramortimento
della
signora
Dessalle
.
Noemi
rispose
che
non
c
'
era
da
spiegar
niente
.
Jeanne
soffriva
di
anemia
ed
era
soggetta
ad
accessi
di
spossatezza
mortale
.
Giovanni
tacque
,
poco
persuaso
.
Se
proprio
era
stato
così
,
come
poteva
Noemi
affermare
con
tanta
sicurezza
che
don
Clemente
non
era
l
'
uomo
?
Nelle
parole
,
nel
fare
,
nel
viso
di
sua
cognata
,
Giovanni
sentiva
qualche
cosa
di
poco
chiaro
,
di
poco
naturale
.
Maria
s
'
informò
della
notte
.
Come
l
'
aveva
passata
la
signora
Dessalle
?
Inquieta
?
Ma
di
quale
inquietudine
?
"
È
stata
inquieta
!
Che
vi
debbo
dire
?
"
fece
Noemi
,
un
po
'
seccata
.
E
si
accostò
alla
finestra
aperta
come
per
spiare
le
intenzioni
delle
nuvole
.
Giovanni
fece
un
passo
verso
di
lei
,
risoluto
di
venire
a
capo
delle
sue
reticenze
.
Ella
lo
presentì
e
si
affrettò
ad
un
rifugio
,
a
chiedergli
il
suo
pronostico
del
tempo
.
Il
cielo
era
tutto
coperto
,
grandi
nuvole
basse
traboccavano
dai
dorsi
di
Monte
Calvo
sopra
i
Cappuccini
e
la
Rocca
.
L
'
aria
era
tepida
,
il
fragore
dell
'
Aniene
,
forte
.
Giù
in
basso
il
curvo
nastro
della
strada
di
Subiaco
traspariva
fosco
di
mota
fra
i
fogliami
degli
ulivi
.
Giovanni
rispose
:
"Pioggia."
Noemi
domandò
subito
quanta
strada
ci
fosse
dal
villino
ai
Conventi
.
A
Santa
Scolastica
venti
minuti
.
Perché
lo
domandava
?
Udito
che
Jeanne
intendeva
andarvi
con
Noemi
quella
mattina
stessa
,
Maria
protestò
.
Con
un
tempo
simile
?
L
'
ultimo
tratto
bisognava
farlo
a
piedi
.
Non
potevano
aspettare
,
rimandare
a
domani
,
a
dopo
domani
?
"
Quando
te
l
'
ha
detto
?
"
chiese
Giovanni
,
quasi
brusco
.
Noemi
esitò
e
poi
rispose
:
"Stanotte."
Comprese
,
nel
dire
la
parola
,
che
suggeriva
sospetti
,
specie
dopo
quell
'
attimo
di
esitazione
;
e
attese
un
assalto
,
incerta
se
resistere
o
cedere
.
"
Noemi
!
"
esclamò
Giovanni
,
severo
.
Ella
lo
guardò
,
soffusa
il
viso
di
un
lieve
rossore
.
Non
disse
neppure
-
che
c
'
è
?
-
;
tacque
.
"
Non
negare
!
"
ripigliò
suo
cognato
.
"
Questa
signora
ha
riconosciuto
don
Clemente
.
Non
negare
,
dillo
,
è
un
dovere
di
coscienza
per
te
!
Non
è
possibile
di
permettere
che
s
'
incontrino
!
"
"
Quello
che
ho
detto
è
vero
"
rispose
Noemi
,
ferma
oramai
della
via
che
terrebbe
.
Nella
sua
voce
senza
sdegno
,
quasi
sommessa
,
era
una
implicita
confessione
di
non
aver
detto
la
verità
intera
.
"
Non
lo
ha
riconosciuto
?
Però
tu
,
qualche
cosa
sai
!
"
"
So
qualche
cosa
"
rispose
Noemi
"
sì
,
ma
non
posso
dire
quello
che
so
.
Vi
dico
solo
di
far
avvertire
subito
don
Clemente
che
la
signora
Dessalle
e
io
si
va
stamane
a
visitare
i
Conventi
.
Altro
non
vi
dico
e
vado
a
vedere
se
Jeanne
si
è
svegliata
.
"
Ella
uscì
di
volo
.
I
Selva
si
guardarono
.
Che
significava
questo
voler
avvertire
don
Clemente
?
Maria
lesse
nel
pensiero
di
suo
marito
qualche
cosa
che
le
dispiacque
,
che
non
avrebbe
voluto
gli
venisse
alle
labbra
.
"
Scrivi
questo
biglietto
a
don
Clemente
,
intanto
"
diss
'
ella
.
Ma
Giovanni
,
prima
di
scrivere
,
volle
pur
dire
quello
che
pensava
.
Per
lui
vi
era
una
sola
spiegazione
possibile
.
Don
Clemente
era
veramente
l
'
uomo
.
Noemi
aveva
promesso
alla
signora
Dessalle
di
non
dirlo
ma
voleva
impedire
l
'
incontro
.
Maria
esclamò
vivacemente
:
"
Oh
Noemi
,
mentire
,
no
!
"
e
poi
arrossì
,
sorrise
,
abbracciò
suo
marito
come
se
temesse
di
averlo
offeso
.
Perché
appunto
Giovanni
si
era
offeso
una
volta
di
certe
parole
sfuggite
a
lei
sulla
poca
sincerità
degl
'
italiani
e
adesso
un
'
ombra
di
quella
nube
poteva
forse
ritornare
per
effetto
della
sua
esclamazione
.
Egli
fu
punto
infatti
,
più
dall
'
abbraccio
che
dalla
protesta
,
e
arrossì
pure
,
ricordando
,
e
sostenne
che
al
posto
di
Noemi
anche
Maria
avrebbe
negato
.
Maria
tacque
,
uscì
dallo
studio
,
brillandole
negli
occhi
una
lagrima
importuna
.
Giovanni
si
compiacque
,
in
principio
,
di
avere
rintuzzata
una
tenerezza
offensiva
e
si
mise
a
scrivere
il
biglietto
per
don
Clemente
.
Non
l
'
aveva
finito
di
scrivere
e
il
suo
corruccio
gli
era
già
diventato
rimorso
.
Si
alzò
,
uscì
in
cerca
della
moglie
.
Era
nel
corridoio
con
Noemi
che
discorreva
piano
.
Volse
tosto
il
viso
a
lui
,
lo
intese
,
gli
sorrise
con
gli
occhi
ancora
umidi
,
gli
fé
cenno
di
accostarsi
e
di
parlar
sotto
voce
.
Che
c
'
era
?
C
'
era
che
Jeanne
voleva
partire
subito
per
Santa
Scolastica
.
Noemi
avvertì
ch
'
era
appena
svegliata
e
che
questo
subito
significava
un
'
ora
e
mezzo
,
almeno
.
Ma
bisognava
mandare
a
Subiaco
per
una
carrozza
,
poiché
Jeanne
non
era
in
grado
di
fare
a
piedi
che
lo
stretto
necessario
,
l
'
ultimo
tratto
di
via
.
Un
tocco
di
campanello
richiamò
Noemi
.
Jeanne
l
'
aspettava
,
impaziente
.
"
Che
cameriera
pettegola
!
"
diss
'
ella
,
tra
sorridente
e
crucciata
.
"
Cosa
sei
andata
a
raccontare
a
tua
sorella
?
"
Noemi
la
minacciò
di
andarsene
.
Jeanne
giunse
le
mani
,
supplichevole
.
E
le
domandò
fissandola
negli
occhi
,
scrutandone
l
'
anima
:
"
Come
mi
pettino
?
Come
mi
vesto
?
"
Noemi
rispose
sbadatamente
:
"
Ma
come
vuoi
!
"
L
'
altra
batté
il
piede
a
terra
,
sbuffando
.
Allora
Noemi
capì
.
"
Da
contadina
"
diss
'
ella
.
"
Sciocchissima
creatura
!
"
Noemi
rise
.
Jeanne
gemette
il
solito
ritornello
:
"
Non
mi
vuoi
bene
!
Non
mi
vuoi
bene
!
"
Allora
Noemi
si
fece
seria
,
le
domandò
se
volesse
proprio
riprenderselo
,
il
suo
Maironi
.
"
Voglio
esser
bella
!
"
esclamò
Jeanne
.
"
Ecco
!
"
Ella
era
veramente
bella
così
,
nella
sua
veste
da
camera
di
un
giallo
ardente
,
con
il
suo
fiume
di
capelli
bruni
,
cadenti
un
palmo
sotto
la
cintura
.
Era
molto
più
bella
e
più
giovine
che
la
sera
prima
.
Aveva
negli
occhi
quella
intensità
di
vita
che
prendevano
un
tempo
quando
Maironi
entrava
nella
stanza
dov
'
era
lei
,
quando
anche
solo
ella
ne
udiva
il
passo
nell
'
anticamera
.
"
Vorrei
la
mia
toilette
di
Praglia
"
diss
'
ella
.
"
Vorrei
comparirgli
davanti
col
mio
mantello
verde
foderato
di
pelliccia
,
adesso
in
maggio
.
Vorrei
che
vedesse
subito
quanto
sono
ancora
la
stessa
e
quanto
voglio
essere
la
stessa
.
-
Oh
Dio
Dio
!
"
Gettò
le
braccia
,
con
un
subito
slancio
,
al
collo
di
Noemi
,
le
impresse
la
bocca
sulla
spalla
,
soffocando
un
singhiozzo
,
mormorò
parole
che
Noemi
non
poteva
distinguere
.
"
No
no
no
"
diceva
"
sono
pazza
,
sono
cattiva
,
andiamo
via
,
andiamo
via
.
"
Alzò
il
viso
lagrimoso
.
"
Andiamo
a
Roma
"
diss
'
ella
.
"
Sì
sì
"
rispose
Noemi
,
commossa
"
andiamo
a
Roma
,
partiamo
subito
.
Adesso
domando
a
che
ora
c
'
è
un
treno
.
"
Jeanne
l
'
afferrò
di
colpo
,
la
trattenne
.
No
,
no
,
era
una
pazzia
,
cos
'
avrebbe
detto
sua
sorella
?
Era
una
pazzia
,
era
una
cosa
impossibile
.
E
poi
,
e
poi
,
e
poi
...
Si
coperse
il
viso
,
si
mormorò
dentro
le
mani
che
le
bastava
di
vederlo
,
di
vederlo
un
solo
momento
,
ma
che
partire
senza
vederlo
non
poteva
,
non
poteva
,
non
poteva
.
"
Andiamo
!
"
diss
'
ella
,
dopo
un
lungo
silenzio
,
scoprendosi
il
viso
.
"
Vestiamoci
!
Mi
vestirò
come
vorrai
tu
;
di
sacco
,
se
vorrai
,
di
cilicio
.
"
Ell
'
aveva
ricuperato
il
suo
sorriso
cruccioso
di
prima
.
"
Chi
sa
?
"
disse
.
"
Forse
mi
farà
bene
di
vederlo
vestito
da
contadino
.
"
"
Io
guarirei
subito
"
mormorò
Noemi
;
e
arrossì
,
sentendo
di
aver
detto
una
grossa
falsità
.
Quando
la
signora
Selva
bussò
all
'
uscio
per
avvertire
che
la
carrozza
era
pronta
,
Jeanne
pregò
Noemi
,
con
umiltà
comica
,
di
lasciarle
mettere
il
grande
cappello
Rembrandt
che
prediligeva
.
Le
nere
ali
piumate
,
curve
sul
viso
pallido
,
sui
neri
fuochi
degli
occhi
,
sull
'
alta
persona
avvolta
in
un
mantello
scuro
,
parevan
vive
dell
'
anima
stessa
di
lei
,
cupa
,
appassionata
e
altera
.
Ella
sentì
,
nel
dare
il
buongiorno
a
Maria
Selva
,
l
'
ammirazione
che
destava
.
La
sentì
anche
negli
occhi
di
Giovanni
,
ma
diversa
,
non
simpatica
.
Appena
lasciatolo
per
scendere
con
Noemi
al
cancello
dove
la
carrozza
aspettava
,
le
domandò
se
avesse
detto
niente
,
proprio
niente
,
a
suo
cognato
.
Avutane
una
risposta
rassicurante
,
mormorò
:
"
Mi
pareva
.
"
Fatti
pochi
passi
,
le
strinse
forte
il
braccio
,
esclamò
lieta
come
per
una
scoperta
improvvisa
:
"
Però
sono
ancora
bella
!
"
Noemi
non
le
dava
retta
.
Noemi
si
domandava
:
il
nome
Dessalle
avrà
detto
qualche
cosa
al
quel
frate
?
Lo
avrà
egli
udito
da
Maironi
?
Se
Maironi
gli
ha
raccontato
di
questo
amore
,
non
potrebbe
avere
taciuto
il
nome
della
signora
?
In
fondo
ell
'
aveva
un
'
acuta
curiosità
di
conoscere
l
'
uomo
che
aveva
ispirato
a
Jeanne
un
sentimento
così
forte
ed
era
scomparso
dal
mondo
in
un
modo
così
strano
.
Ma
lo
avrebbe
voluto
vedere
da
sola
.
Era
uno
sgomento
di
pensare
che
i
due
s
'
incontrassero
senza
qualche
preparazione
.
Almeno
poter
prima
parlare
a
questo
frate
,
a
questo
don
Clemente
,
accertarsi
che
sa
,
informarlo
se
non
sa
,
apprendere
da
lui
qualche
cosa
di
quell
'
altro
,
il
suo
stato
d
'
animo
,
le
sue
intenzioni
!
Basta
,
pensò
salendo
in
carrozza
,
faccia
la
Provvidenza
!
E
assista
questa
povera
creatura
!
Nel
metter
piede
a
terra
dove
comincia
la
mulattiera
,
Jeanne
propose
timidamente
,
come
chi
prevede
un
rifiuto
e
lo
riconosce
ragionevole
,
di
salire
ai
Conventi
sola
,
colla
guida
di
un
monello
corso
da
Subiaco
dietro
la
carrozza
.
Il
rifiuto
venne
infatti
e
vivacissimo
.
Non
era
possibile
!
Che
mai
le
veniva
in
mente
?
Allora
Jeanne
supplicò
di
essere
almeno
lasciata
sola
con
lui
,
se
lo
avesse
trovato
.
Noemi
non
seppe
che
rispondere
.
"
E
se
ti
precedessi
?
"
diss
'
ella
.
"
Se
domandassi
del
padre
Clemente
?
Se
cercassi
di
capire
cos
'
è
,
cosa
fa
e
cosa
pensa
il
tuo
...
"
Jeanne
la
interruppe
,
esterrefatta
.
"
Il
padre
?
Parlare
al
padre
?
"
esclamò
squadernandole
ambedue
le
mani
sul
viso
come
per
turarle
la
bocca
.
"
Guai
a
te
se
parli
al
padre
!
"
S
'
incamminarono
lentamente
per
la
sassosa
mulattiera
.
Jeanne
si
fermava
spesso
,
presa
da
tremiti
,
vibrando
come
un
filo
teso
al
vento
.
Porgeva
allora
in
silenzio
a
Noemi
le
mani
gelate
perché
sentisse
e
le
sorrideva
.
Nel
mare
delle
nebbie
correnti
a
monte
comparve
,
curioso
anche
lui
,
l
'
occhio
smorto
del
sole
.
II
.
Don
Clemente
celebrò
messa
verso
le
sette
,
parlò
coll
'
Abate
e
poi
si
recò
all
'
Ospizio
dei
pellegrini
.
Trovò
Benedetto
addormentato
con
le
braccia
in
croce
sul
petto
,
le
labbra
socchiuse
,
il
viso
composto
a
una
visione
interna
di
beatitudine
.
Gli
accarezzò
i
capelli
,
lo
chiamò
sottovoce
.
Il
giovine
si
scosse
,
alzò
,
smarrito
,
il
capo
,
balzò
dal
letto
,
afferrò
e
baciò
la
mano
a
don
Clemente
che
la
ritrasse
con
un
impeto
di
umiltà
frenato
subito
dal
suo
pudore
d
'
anima
,
dalla
coscienza
dignitosa
del
suo
ministero
.
"
Dunque
?
"
diss
'
egli
.
"
Il
Signore
ti
ha
parlato
?
"
"
Sono
nella
Sua
volontà
"
rispose
Benedetto
"
come
una
foglia
nel
vento
.
Come
una
foglia
che
non
sa
niente
.
"
Il
monaco
gli
prese
il
capo
a
due
mani
,
lo
attirò
a
sé
,
gli
posò
le
labbra
sui
capelli
,
ve
le
tenne
a
lungo
in
una
silenziosa
comunicazione
di
spirito
.
"
Devi
andare
dall
'
Abate
"
diss
'
egli
.
"
Dopo
verrai
da
me
.
"
Benedetto
lo
fissò
,
lo
interrogò
senza
parole
:
perché
questa
visita
?
Gli
occhi
di
don
Clemente
si
velarono
di
silenzio
e
il
discepolo
si
umiliò
in
uno
slancio
muto
ma
visibile
di
obbedienza
.
"
Subito
?
"
diss
'
egli
.
"Subito."
"
Posso
lavarmi
al
torrente
?
"
Il
Maestro
sorrise
:
"
Va
,
lavati
al
torrente
.
"
Lavarsi
all
'
acqua
che
talvolta
,
per
abbondanza
di
pioggie
,
suona
nella
valle
Pucceia
a
levante
del
monastero
e
taglia
di
rigagnoli
la
via
del
Sacro
Speco
sotto
Santa
Crocella
,
era
il
solo
piacere
fisico
che
Benedetto
si
concedesse
.
Piovigginava
;
nebbie
fumavano
lente
nel
vallone
alto
,
le
tremole
acque
tenui
si
dolevano
a
Benedetto
fuggendo
attraverso
la
via
,
gli
tacevano
contente
nel
cavo
delle
mani
,
gl
'
infondevano
per
la
fronte
,
gli
occhi
,
le
guance
,
il
collo
,
fino
al
cuore
,
un
senso
della
loro
anima
casta
,
dolce
,
un
senso
di
bontà
Divina
.
Benedetto
si
versò
l
'
acqua
sul
capo
largamente
,
e
lo
spirito
dell
'
acqua
gli
alitò
nel
pensiero
.
Sentì
che
il
Padre
lo
avviava
per
novo
cammino
,
che
ve
lo
avrebbe
portato
nella
Sua
mano
potente
.
Benedisse
riverente
la
creatura
per
la
quale
gli
si
era
infuso
tanto
lume
di
grazia
,
l
'
acqua
purissima
;
e
ritornò
all
'
Ospizio
.
Don
Clemente
,
che
lo
attendeva
nel
cortile
,
trasalì
al
vederlo
;
tanto
gli
parve
trasfigurato
.
Sotto
la
selva
umida
dei
capelli
in
disordine
gli
occhi
avevano
una
quieta
gioia
celestiale
,
e
lo
scarno
viso
di
avorio
una
spiritualità
occulta
quale
fluiva
dai
pennelli
del
Quattrocento
.
Come
poteva
quel
volto
accordarsi
con
gli
abiti
contadineschi
?
Don
Clemente
si
applaudì
in
cuor
suo
di
un
pensiero
concepito
nella
notte
e
già
espresso
all
'
Abate
:
dare
a
Benedetto
un
vecchio
abito
di
converso
.
Prima
di
concedere
o
rifiutare
il
proprio
consenso
,
l
'
Abate
voleva
vedere
Benedetto
,
parlargli
.
L
'
Abate
aspettava
Benedetto
suonando
un
pezzo
di
sua
composizione
con
le
nocche
delle
dita
,
e
accompagnando
il
suono
con
diabolici
storcimenti
delle
labbra
,
delle
narici
,
delle
sopracciglia
.
Udito
bussar
discretamente
all
'
uscio
,
non
rispose
né
tralasciò
di
suonare
.
Terminato
il
pezzo
,
lo
ricominciò
,
lo
suonò
una
seconda
volta
da
capo
a
fondo
.
Poi
stette
in
ascolto
.
Fu
bussato
ancora
,
più
lievemente
di
prima
.
L
'
Abate
esclamò
:
"
Seccatore
!
"
E
,
strappati
alcuni
accordi
,
si
pose
a
fare
delle
scale
cromatiche
.
Dalle
scale
cromatiche
passò
agli
arpeggi
.
Poi
stette
ancora
in
ascolto
,
per
tre
o
quattro
minuti
.
Non
udendo
più
nulla
,
andò
ad
aprire
,
vide
Benedetto
che
s
'
inginocchiò
.
"
Chi
è
costui
?
"
diss
'
egli
,
ruvido
.
"
Il
mio
nome
è
Piero
Maironi
"
rispose
Benedetto
"
ma
qui
al
monastero
mi
chiamano
Benedetto
.
"
E
fece
l
'
atto
di
prender
la
mano
dell
'
Abate
per
baciarla
.
"
Un
momento
!
"
disse
l
'
Abate
,
accigliato
,
ritraendo
e
alzando
la
mano
.
"
Cosa
fate
qui
?
"
"
Lavoro
nell
'
orto
del
monastero
"
rispose
Benedetto
.
"
Sciocco
!
"
esclamò
l
'
Abate
.
"
Domando
cosa
state
facendo
qui
davanti
alla
mia
porta
!
"
"
Ero
per
venire
da
Vostra
Paternità
.
"
"
Chi
vi
ha
detto
di
venire
da
me
?
"
"
Don
Clemente
.
"
L
'
Abate
tacque
,
considerò
lungamente
l
'
uomo
inginocchiato
,
poi
brontolò
qualche
cosa
d
'
incomprensibile
e
finalmente
gli
porse
la
mano
a
baciare
.
"
Alzatevi
!
"
diss
'
egli
ancora
brusco
.
"
Entrate
!
Chiudete
l
'
uscio
!
"
L
'
Abate
,
entrato
che
fu
Benedetto
,
parve
dimenticarlo
.
Inforcò
gli
occhiali
,
si
pose
a
sfogliare
libri
e
a
leggere
carte
,
voltandogli
le
spalle
.
Benedetto
aspettava
diritto
in
piedi
,
con
ossequio
militare
,
ch
'
egli
parlasse
.
"
Maironi
di
Brescia
?
"
disse
l
'
Abate
,
con
la
voce
ostile
di
prima
e
senza
voltarsi
.
Avuta
la
risposta
,
continuò
a
sfogliare
e
a
leggere
.
Finalmente
si
levò
gli
occhiali
e
si
voltò
.
"
Cosa
siete
venuto
a
fare
"
diss
'
egli
"
qui
a
Santa
Scolastica
?
"
"
Sono
stato
un
gran
peccatore
"
rispose
Benedetto
.
"
Iddio
mi
ha
chiamato
fuori
del
mondo
e
fuori
ne
son
venuto
.
"
L
'
Abate
tacque
un
momento
,
guardò
fisso
il
giovine
,
disse
con
dolcezza
ironica
:
"
No
,
caro
.
"
Trasse
la
tabacchiera
,
la
scosse
ripetendo
dei
piccoli
"
no
-
no
-
no
"
quasi
sotto
voce
,
guardò
nel
tabacco
,
vi
piantò
le
dita
e
levati
gli
occhi
da
capo
su
Benedetto
,
gli
disse
articolando
lentamente
le
parole
:
"
Questo
non
è
vero
.
"
Ghermita
la
presa
con
il
pollice
,
l
'
indice
e
il
medio
,
alzò
la
mano
rapidamente
come
per
gettar
il
tabacco
in
aria
e
proseguì
con
il
braccio
alzato
:
"
Sarà
vero
che
siete
stato
un
gran
peccatore
,
ma
non
è
vero
che
siate
venuto
fuori
del
mondo
.
Non
siete
né
fuori
né
dentro
.
"
Fiutò
rumorosamente
la
sua
presa
e
ripeté
:
"
Né
fuori
né
dentro
.
"
Benedetto
lo
guardava
senza
rispondere
.
Vi
era
in
quegli
occhi
qualche
cosa
di
tanto
grave
e
di
tanto
dolce
che
l
'
Abate
riabbassò
i
suoi
alla
tabacchiera
aperta
,
tornò
a
frugarvi
,
a
giocherellare
col
tabacco
.
"
Non
vi
capisco
"
diss
'
egli
.
"
Siete
nel
mondo
e
non
siete
nel
mondo
.
Siete
nel
monastero
e
non
siete
nel
monastero
.
Ho
paura
che
la
testa
vi
serva
come
a
vostro
bisnonno
,
a
vostro
nonno
e
a
vostro
padre
.
Belle
teste
!
"
Il
viso
di
avorio
di
Benedetto
si
colorò
lievemente
.
"
Sono
anime
in
Dio
"
diss
'
egli
"
superiori
a
noi
;
e
le
parole
Sue
vanno
contro
un
comandamento
di
Dio
.
"
"
Fate
silenzio
!
"
esclamò
l
'
Abate
.
"
Dite
di
avere
lasciato
il
mondo
e
siete
pieno
del
suo
orgoglio
.
Se
volevate
lasciare
il
mondo
sul
serio
,
dovevate
cercare
di
farvi
novizio
!
Perché
non
l
'
avete
cercato
?
Avete
voluto
venir
qua
in
villeggiatura
,
ecco
la
storia
.
O
forse
avevate
degl
'
impegni
a
casa
vostra
,
dei
pasticci
,
mi
capite
!
Nec
nominentur
in
nobis
.
E
avete
voluto
liberarvi
per
farne
poi
degli
altri
.
E
contate
delle
frottole
a
quel
buon
don
Clemente
,
prendete
il
posto
a
un
povero
pellegrino
,
eh
dite
su
,
magari
cercando
di
darla
a
intendere
ai
frati
,
che
è
facile
,
e
a
Domeneddio
,
che
è
difficile
,
con
orazioni
e
sacramenti
.
Non
dite
di
no
!
"
Il
lieve
rossore
si
era
dileguato
dal
viso
di
avorio
,
le
labbra
apertesi
un
momento
a
parole
pacatamente
severe
non
si
muovevano
più
,
gli
occhi
penetranti
fissavano
l
'
Abate
con
la
dolce
gravità
di
prima
.
E
l
'
Abate
parve
inasprito
da
quel
silenzio
tranquillo
.
"
Parlate
,
dunque
!
"
diss
'
egli
"
Confessate
!
Non
vi
siete
anche
vantato
di
doni
speciali
,
di
visioni
,
che
so
io
,
di
miracoli
forse
anche
?
Siete
stato
un
gran
peccatore
?
Mostrate
che
non
lo
siete
ancora
!
Scolpatevi
,
se
potete
.
Dite
come
avete
vissuto
,
spiegate
la
vostra
pretensione
che
Iddio
vi
abbia
chiamato
,
giustificatevi
di
essere
venuto
a
mangiare
il
pane
dei
frati
a
ufo
,
perché
frate
non
avete
voluto
essere
e
quanto
a
lavorare
avete
lavorato
ben
poco
!
"
"
Padre
"
rispose
Benedetto
e
il
tôno
severo
della
voce
,
la
severa
dignità
del
volto
mal
si
accordavano
con
la
mansuetudine
umile
delle
parole
,
"
questo
è
buono
per
me
peccatore
che
da
tre
anni
vivo
,
per
lo
spirito
,
nella
mollezza
e
nelle
delizie
,
vivo
nella
pace
,
vivo
nell
'
affetto
di
persone
sante
,
vivo
in
un
'
aria
piena
di
Dio
.
Le
Sue
parole
sono
buone
e
dolcissime
all
'
anima
mia
,
sono
una
grazia
del
Signore
,
mi
hanno
fatto
sentire
con
le
loro
punte
quanto
orgoglio
vi
è
ancora
in
me
che
non
lo
sapevo
,
perché
nel
disprezzarmi
da
me
sentivo
piacere
.
Come
servo
,
poi
,
della
santa
Verità
,
le
dico
che
la
durezza
non
è
buona
neppure
con
uno
che
inganna
,
perché
forse
la
soavità
lo
farebbe
pentire
del
suo
inganno
;
e
che
nelle
parole
della
Paternità
Vostra
non
è
lo
spirito
del
nostro
Padre
solo
e
vero
,
al
quale
sia
gloria
.
"
Nel
dire
"
al
quale
sia
gloria
"
Benedetto
cadde
ginocchioni
,
acceso
in
viso
da
un
fervore
augusto
.
"
Sei
tu
,
peccatore
tristo
,
che
vuoi
fare
il
maestro
?
"
esclamò
l
'
Abate
.
"
Ha
ragione
,
ha
ragione
"
rispose
Benedetto
di
slancio
,
affannosamente
e
giungendo
le
mani
.
"
Ora
Le
dico
il
mio
peccato
.
Desiderai
l
'
amore
illecito
,
mi
compiacqui
della
passione
di
una
donna
ch
'
era
d
'
altri
come
d
'
altri
ero
io
e
l
'
accettai
.
Lasciai
ogni
pratica
di
religione
,
non
curai
di
dare
scandalo
.
Questa
donna
non
credeva
in
Dio
e
io
disonorai
Dio
presso
di
lei
colla
mia
fede
morta
,
mostrandomi
sensuale
,
egoista
,
debole
,
falso
.
Iddio
mi
richiamò
colla
voce
dei
miei
morti
,
di
mio
padre
e
di
mia
madre
.
Mi
allontanai
allora
dalla
donna
che
mi
amava
,
ma
senza
vigore
di
volontà
,
ondeggiando
nel
mio
cuore
fra
il
bene
e
il
male
.
In
breve
ritornai
a
lei
,
tutto
ardente
di
peccato
,
conoscendo
di
perdermi
e
risoluto
a
perdermi
.
Non
vi
era
più
un
atomo
di
volontà
buona
nell
'
anima
mia
quando
una
mano
morente
,
cara
,
santa
,
mi
afferrò
e
mi
salvò
.
"
"
Guardatemi
bene
"
disse
allora
l
'
Abate
senza
farlo
alzare
.
"
Avete
mai
fatto
sapere
a
nessuno
ch
'
eravate
qui
?
"
"
A
nessuno
.
Mai
.
"
L
'
Abate
rispose
secco
:
"
Non
vi
credo
.
"
Benedetto
non
batté
ciglio
.
"
Voi
sapete
"
ripigliò
l
'
Abate
"
perché
non
vi
credo
.
"
"
Lo
suppongo
"
rispose
Benedetto
piegando
il
viso
.
"
Peccatum
meum
contra
me
est
semper
.
"
"
Alzatevi
!
"
comandò
l
'
inflessibile
Abate
.
"
Io
vi
caccio
dal
monastero
.
Ora
vi
recherete
a
salutare
don
Clemente
nella
sua
cella
e
poi
partirete
per
non
ritornare
mai
più
.
Avete
inteso
?
"
Benedetto
assentì
del
capo
,
ed
era
per
piegare
il
ginocchio
all
'
omaggio
di
rito
quando
l
'
Abate
lo
trattenne
con
un
gesto
.
"
Aspettate
"
diss
'
egli
.
Rinforcò
gli
occhiali
,
prese
un
foglio
di
carta
e
vi
scrisse
,
stando
in
piedi
,
alcune
parole
.
"
Cosa
farete
"
disse
scrivendo
"
quando
sarete
fuori
?
"
Benedetto
rispose
piano
:
"
Il
bambino
preso
in
braccia
dal
padre
mentre
dormiva
,
sa
egli
cosa
il
padre
farà
di
lui
?
"
L
'
Abate
non
replicò
niente
,
finì
di
scrivere
,
pose
il
foglio
in
una
busta
,
la
chiuse
,
la
tese
,
senza
voltare
il
capo
,
a
Benedetto
che
gli
stava
dietro
le
spalle
.
"
Prendete
"
disse
"
portate
a
don
Clemente
.
"
Benedetto
gli
chiese
il
permesso
di
baciargli
la
mano
.
"
No
,
no
,
andate
via
,
andate
via
!
"
La
voce
dell
'
Abate
tremava
di
collera
.
Benedetto
ubbidì
.
Appena
fu
nel
corridoio
udì
l
'
uomo
incollerito
strepitare
sul
piano
.
Prima
di
entrare
nella
celletta
di
don
Clemente
,
Benedetto
si
fermò
davanti
alla
grande
finestra
che
termina
il
corridoio
.
Ivi
si
era
trattenuto
,
poche
ore
prima
,
il
Maestro
a
contemplare
i
lumi
di
Subiaco
pensando
la
nemica
,
la
creatura
di
bellezza
,
d
'
ingegno
,
di
naturale
bontà
,
venuta
forse
a
contendergli
il
suo
figliuolo
spirituale
,
a
contenderlo
a
Dio
.
Ora
il
figliuolo
spirituale
era
misteriosamente
certo
che
la
donna
male
amata
da
lui
nel
tempo
del
suo
gravitare
cieco
e
ardente
sulle
cose
inferiori
,
aveva
scoperto
la
sua
presenza
nel
monastero
e
sarebbe
venuta
a
cercarlo
.
Disceso
dentro
lo
Spirito
interno
al
proprio
cuore
,
egli
vi
attingeva
un
pio
sentimento
del
Divino
ch
'
era
pure
in
lei
,
ascoso
a
lei
stessa
,
una
mistica
speranza
che
per
qualche
oscura
via
ella
pure
arriverebbe
un
giorno
al
mare
di
verità
eterna
e
di
amore
,
che
attende
tante
povere
anime
erranti
.
Don
Clemente
lo
aveva
udito
venire
e
aperse
a
mezzo
l
'
uscio
della
cella
.
Benedetto
entrò
,
gli
porse
la
lettera
dell
'
Abate
.
"
Debbo
lasciare
il
monastero
"
diss
'
egli
,
sereno
.
"
Subito
e
per
sempre
.
"
Don
Clemente
non
rispose
,
aperse
la
lettera
.
Letta
che
l
'
ebbe
,
osservò
a
Benedetto
,
sorridendo
,
che
la
sua
partenza
per
Jenne
era
stata
decisa
fin
dalla
sera
precedente
.
Vero
,
ma
l
'
Abate
aveva
detto
:
per
non
ritornare
mai
più
.
Don
Clemente
aveva
le
lagrime
agli
occhi
e
sorrideva
ancora
.
"
Lei
è
contento
?
"
disse
Benedetto
,
quasi
dolente
.
Oh
,
contento
!
Come
avrebbe
potuto
dire
il
suo
Maestro
,
quel
che
sentiva
?
Partiva
il
discepolo
diletto
,
partiva
per
sempre
,
dopo
tre
anni
di
dolce
unione
spirituale
;
ma
ecco
,
l
'
ascosa
Volontà
si
era
manifestata
,
Iddio
lo
toglieva
dal
monastero
,
lo
chiamava
per
altre
vie
.
Contento
!
Sì
,
afflitto
e
contento
,
ma
della
sua
contentezza
non
poteva
dire
il
perché
a
Benedetto
.
La
parola
divina
non
avrebbe
avuto
valore
per
Benedetto
s
'
egli
non
la
intendeva
da
sé
.
"
Contento
,
no
"
diss
'
egli
.
"
In
pace
,
sì
.
Noi
c
'
intendiamo
,
vero
?
E
adesso
raccogliti
per
le
mie
parole
ultime
,
che
spero
ti
saranno
care
.
"
Don
Clemente
,
nel
dir
così
a
voce
bassa
,
si
colorò
tutto
di
rossore
.
Benedetto
piegò
il
capo
a
lui
che
gl
'
impose
ambo
le
mani
con
dignità
soave
.
"
Desideri
"
disse
la
virile
voce
piana
"
dare
tutto
te
stesso
alla
Verità
Suprema
,
alla
sua
Chiesa
visibile
e
invisibile
?
"
Come
se
si
fosse
atteso
a
quell
'
atto
e
a
quella
domanda
,
Benedetto
rispose
pronto
con
voce
ferma
:
"Sì."
La
voce
piana
:
"
Prometti
tu
,
da
uomo
a
uomo
,
vivere
senza
nozze
e
povero
fino
a
che
io
ti
sciolga
della
tua
promessa
?
"
La
voce
ferma
:
"Sì."
La
voce
piana
:
"
Prometti
tu
essere
sempre
obbediente
all
'
autorità
della
Santa
Chiesa
esercitata
secondo
le
sue
leggi
?
"
La
voce
ferma
:
"Sì."
Don
Clemente
attirò
a
sé
il
capo
del
discepolo
e
gli
parlò
sulla
fronte
:
"
Ho
chiesto
all
'
Abate
di
poterti
dare
un
abito
di
converso
,
perché
uscendo
di
qua
tu
porti
sopra
di
te
almeno
il
segno
di
un
umile
ministero
religioso
.
L
'
Abate
,
prima
di
decidere
,
ha
voluto
parlarti
.
"
Qui
don
Clemente
baciò
il
discepolo
in
fronte
,
significando
così
il
giudizio
dell
'
Abate
dopo
il
colloquio
,
chiudendo
in
quel
bacio
silenzioso
parole
di
lode
,
non
credute
convenienti
al
suo
carattere
paterno
né
alla
umiltà
del
discepolo
.
E
non
si
avvide
che
il
discepolo
tremava
da
capo
a
piedi
.
"
Ecco
"
diss
'
egli
"
quel
che
l
'
Abate
scrive
dopo
averti
parlato
.
"
Mostrò
a
Benedetto
il
foglio
dove
l
'
Abate
aveva
scritto
:
"
Concedo
.
Fatelo
partire
subito
perché
io
non
sia
tentato
di
trattenerlo
.
"
Benedetto
abbracciò
di
slancio
il
suo
Maestro
e
gli
appoggiò
la
fronte
a
una
spalla
,
senza
parlare
.
Don
Clemente
mormorò
:
"
Sei
contento
?
Adesso
te
lo
domando
io
.
"
Ripeté
due
volte
la
domanda
senza
ottenere
risposta
.
Venne
finalmente
un
sussurro
:
"
Posso
non
rispondere
?
Posso
pregare
un
momento
?
"
"
Sì
,
caro
,
sì
.
"
Accanto
al
lettuccio
del
monaco
,
alta
sopra
l
'
inginocchiatoio
,
una
grande
croce
nuda
diceva
:
Cristo
è
risorto
,
configgi
ora
tu
a
me
l
'
anima
tua
.
Infatti
qualcuno
,
forse
don
Clemente
,
forse
un
suo
predecessore
,
vi
aveva
scritto
sotto
:
"
omnes
superbiae
motus
ligno
crucis
affigat
.
"
Benedetto
si
stese
bocconi
a
terra
,
posò
la
fronte
ov
'
eran
da
posare
le
ginocchia
.
Per
la
finestra
aperta
della
cella
uno
scialbo
lume
del
cielo
piovoso
batteva
,
di
sghembo
,
sul
dorso
dell
'
uomo
prosteso
e
dell
'
uomo
ritto
in
piedi
con
la
faccia
levata
verso
la
croce
grande
.
Il
mormorio
della
pioggia
,
il
rombo
dell
'
Aniene
profondo
avrebbero
detto
a
Jeanne
uno
sconsolato
compianto
di
tutto
che
vive
sulla
terra
e
ama
.
A
don
Clemente
dicevano
un
consenso
pio
della
creatura
inferiore
con
la
creatura
supplice
al
Padre
comune
.
Benedetto
non
li
udiva
.
Egli
si
alzò
,
pacato
in
viso
,
vestì
,
a
un
cenno
del
Maestro
,
la
tonaca
di
converso
stesa
sul
letto
,
cinse
la
cintura
di
cuoio
.
Vestito
che
fu
,
si
mostrò
,
aprendo
le
braccia
e
sorridendo
,
al
Maestro
,
che
si
compiacque
di
vederlo
così
dignitoso
,
così
spiritualmente
bello
in
quell
'
abito
.
"
Lei
non
ha
inteso
?
"
disse
Benedetto
.
"
Non
ha
pensato
una
cosa
?
"
No
,
don
Clemente
aveva
pensato
che
quella
gran
commozione
di
Benedetto
fosse
stata
effetto
di
umiltà
.
Adesso
capiva
che
altro
gli
sarebbe
dovuto
venire
in
mente
;
ma
cosa
?
"
Ah
!
"
esclamò
a
un
tratto
.
"
Forse
la
tua
Visione
?
"
Certo
.
Benedetto
si
era
visto
morire
sulla
nuda
terra
,
all
'
ombra
di
un
grande
albero
,
nell
'
abito
benedettino
;
e
argomento
di
non
credere
nella
Visione
giusta
i
consigli
di
don
Giuseppe
Flores
e
di
don
Clemente
gli
era
stata
la
contraddizione
di
ciò
con
la
sua
ripugnanza
strana
per
i
voti
monastici
,
venutagli
sempre
crescendo
da
quando
aveva
lasciato
il
mondo
.
Ora
questa
contraddizione
pareva
dileguarsi
;
pareva
quindi
risorgere
la
credibilità
di
un
carattere
profetico
della
Visione
.
Don
Clemente
ne
conosceva
questa
parte
e
avrebbe
potuto
leggere
nel
cuore
di
Benedetto
il
suo
sbigottimento
al
riaffacciarsi
di
un
misterioso
disegno
Divino
sopra
di
lui
,
il
suo
terrore
di
cadere
in
peccato
di
superbia
.
Non
ci
aveva
pensato
.
"
Non
pensarci
neppure
tu
"
diss
'
egli
.
E
si
affrettò
a
mutar
discorso
.
Gli
diede
una
lettera
e
dei
libri
per
l
'
arciprete
di
Jenne
.
Intanto
l
'
arciprete
lo
avrebbe
ospitato
.
Se
dovesse
restare
a
Jenne
o
no
,
ritornare
,
in
questo
caso
,
a
Subiaco
o
recarsi
altrove
,
glielo
farebbe
sapere
la
Divina
Provvidenza
.
"
Padre
mio
"
disse
Benedetto
"
proprio
non
penso
cosa
sarà
di
me
domani
.
Penso
unicamente
questo
:
"
magister
adest
et
vocat
me
"
ma
non
come
una
voce
sovrannaturale
.
Ho
avuto
torto
di
non
capire
che
il
Maestro
è
presente
sempre
e
chiama
sempre
:
me
,
Lei
,
tutti
.
Basta
farsi
un
po
'
di
silenzio
nell
'
anima
,
la
sua
voce
si
sente
.
"
Un
raggio
fioco
di
sole
entrò
nella
cella
.
Don
Clemente
pensò
subito
che
,
se
cessasse
di
piovere
,
la
signora
Dessalle
verrebbe
probabilmente
a
visitare
il
monastero
.
Non
disse
niente
ma
la
sua
inquietudine
interna
si
tradì
con
un
trasalire
della
persona
,
con
un
'
occhiata
al
cielo
,
che
significarono
a
Benedetto
come
fosse
tempo
di
partire
.
Egli
domandò
in
grazia
di
poter
pregare
,
prima
nella
chiesa
di
Santa
Scolastica
e
poi
al
Sacro
Speco
.
Il
sole
si
nascose
,
ricominciò
a
piovere
,
Maestro
e
discepolo
scesero
insieme
nella
chiesa
,
vi
si
trattennero
in
preghiera
l
'
uno
accanto
all
'
altro
e
fu
quello
il
loro
solo
addio
.
Benedetto
prese
la
via
del
Sacro
Speco
alle
nove
.
Uscì
di
Santa
Scolastica
inosservato
,
mentre
fra
Antonio
stava
confabulando
col
messo
di
Giovanni
Selva
.
In
quel
momento
,
il
lume
del
sole
redivivo
riaccese
rapidamente
i
vecchi
muri
,
la
via
,
il
monte
;
acuto
gioire
,
ali
veloci
di
uccelletti
ruppero
in
ogni
parte
il
verde
,
e
alle
sue
labbra
salì
spontanea
la
parola
:
"Vengo."
III
.
Jeanne
e
Noemi
arrivarono
al
monastero
alle
dieci
.
A
pochi
passi
dal
cancello
Jeanne
fu
presa
da
una
palpitazione
violenta
.
Avrebbe
desiderato
visitare
l
'
orto
prima
del
Convento
,
poiché
il
monello
di
Subiaco
le
aveva
detto
che
i
frati
di
Santa
Scolastica
ci
avevano
un
bell
'
orto
e
gente
loro
che
vi
lavorava
:
un
vecchio
di
Subiaco
e
un
giovine
forestiere
.
Non
era
più
da
parlarne
.
Pallida
,
sfinita
,
si
trascinò
male
,
al
braccio
di
Noemi
,
fino
alla
porta
dove
un
accattone
aspettava
la
minestra
.
Per
fortuna
fra
Antonio
aperse
prima
ancora
che
Noemi
suonasse
e
Noemi
lo
pregò
di
una
sedia
,
di
un
bicchier
d
'
acqua
per
la
signora
che
si
sentiva
male
.
Sgomentato
alla
vista
di
Jeanne
,
smorta
smorta
,
cadente
sul
fianco
della
sua
compagna
,
il
vecchio
umile
fraticello
pose
in
mano
a
Noemi
la
scodella
di
zuppa
che
aveva
portata
per
l
'
accattone
,
corse
per
la
sedia
e
per
l
'
acqua
.
Un
po
'
la
comicità
di
quella
scodella
fra
le
mani
di
Noemi
sbalordita
,
un
po
'
il
riposo
,
un
po
'
l
'
acqua
,
un
po
'
la
visione
del
chiostro
antico
dormiente
in
pace
,
un
po
'
il
reagire
della
volontà
ristorarono
sufficientemente
Jeanne
in
pochi
minuti
.
Fra
Antonio
andò
in
cerca
del
Padre
foresterario
che
guidasse
le
visitatrici
.
"
Gli
dica
le
due
signore
di
casa
Selva
"
fece
Noemi
.
Don
Clemente
si
presentò
arrossendo
,
nel
suo
verginale
candore
d
'
animo
,
di
conoscere
i
casi
di
Jeanne
all
'
insaputa
di
lei
,
come
avrebbe
arrossito
di
un
inganno
.
Scambiò
Noemi
,
che
prima
gli
si
fece
incontro
,
per
la
Dessalle
.
Alta
,
snella
,
elegante
,
Noemi
rappresentava
bene
una
seduttrice
;
però
non
mostrava
più
di
venticinque
anni
,
non
poteva
essere
,
per
questo
verso
,
la
donna
di
cui
Benedetto
gli
aveva
raccontate
le
vicende
.
Ma
il
benedettino
non
seppe
fare
di
questi
calcoli
.
A
Noemi
premeva
di
assicurarsi
che
fra
Antonio
avesse
adempiuto
bene
il
suo
incarico
.
"
Buongiorno
,
padre
"
diss
'
ella
con
la
sua
bella
voce
cui
l
'
accento
straniero
aggiungeva
grazia
.
"
Ci
siamo
visti
iersera
.
Lei
usciva
di
casa
Selva
.
"
Don
Clemente
fece
un
lievissimo
cenno
del
capo
.
Veramente
Noemi
lo
aveva
appena
intravvisto
.
Era
però
rimasta
colpita
dalla
sua
bellezza
e
aveva
pensato
che
se
quello
era
il
signor
Maironi
si
capiva
la
passione
di
Jeanne
.
Nella
coscienza
della
propria
fresca
gioventù
non
le
passò
per
la
mente
che
i
suoi
venticinque
anni
fossero
stati
scambiati
per
i
trentadue
di
Jeanne
.
Jeanne
,
intanto
,
meditava
di
trar
partito
dal
suo
malessere
.
"
Non
erano
aspettate
,
iersera
"
disse
don
Clemente
a
Noemi
.
"
Lei
viene
dal
Veneto
?
"
Dal
Veneto
?
Noemi
parve
sorpresa
.
"
I
signori
Selva
mi
hanno
detto
"
soggiunse
il
padre
"
che
Lei
abita
nel
Veneto
.
"
Allora
Noemi
capì
,
sorrise
,
rispose
con
un
monosillabo
che
non
era
né
un
sì
né
un
no
,
e
pensò
ella
pure
di
trar
partito
dal
caso
,
di
prepararsi
,
grazie
a
questo
equivoco
,
un
colloquio
particolare
con
don
Clemente
,
per
istruirlo
se
fosse
necessario
.
Le
parve
anche
divertente
di
conversare
con
quel
bel
frate
essendo
creduta
Jeanne
.
Avvertì
con
un
'
occhiata
quest
'
ultima
che
guardava
ora
lei
,
ora
il
frate
,
imbarazzata
,
avendo
capito
l
'
errore
di
lui
,
non
sapendo
se
tacere
o
parlare
.
"
La
mia
amica
"
diss
'
ella
"
conosce
già
Santa
Scolastica
,
naturalmente
.
Io
invece
non
ci
sono
stata
mai
.
Si
volse
a
Jeanne
:
"
Se
il
padre
"
disse
"
ha
la
bontà
di
accompagnarmi
,
mi
pare
che
tu
,
poiché
non
ti
senti
bene
,
potresti
restare
.
"
Jeanne
acconsentì
tanto
prontamente
che
Noemi
dubitò
di
qualche
suo
segreto
disegno
,
si
domandò
se
non
commettesse
un
errore
.
A
ogni
modo
adesso
era
troppo
tardi
.
Don
Clemente
,
poco
soddisfatto
di
aver
ad
accompagnare
una
signora
sola
,
propose
di
attendere
.
Forse
l
'
altra
signora
,
fra
poco
,
si
sentirebbe
meglio
.
Jeanne
protestò
.
No
,
non
dovevano
attendere
,
ella
era
contentissima
di
rimaner
lì
.
Nel
passare
dal
primo
al
secondo
chiostro
Noemi
ricordò
nuovamente
al
padre
l
'
incontro
della
sera
precedente
.
"
Lei
aveva
un
compagno
?
"
diss
'
ella
e
subito
vergognò
del
suo
simulare
,
di
non
aver
tratto
il
monaco
dall
'
inganno
in
cui
era
caduto
.
Don
Clemente
rispose
quasi
sotto
voce
;
"
Sì
signora
,
un
ortolano
del
monastero
.
"
Erano
rossi
in
viso
tutt
'
e
due
ma
non
si
guardarono
,
ciascuno
sentì
solo
il
rossore
proprio
.
"
Lei
sa
chi
siamo
?
"
riprese
Noemi
.
Don
Clemente
rispose
che
supponeva
di
saperlo
.
Dovevano
essere
le
due
signore
aspettate
dalla
signora
Selva
.
Gli
pareva
che
la
signora
Selva
gli
avesse
nominata
sua
sorella
e
la
signora
Dessalle
.
"
Ah
Lei
lo
ha
saputo
da
mia
sorella
?
"
A
queste
parole
di
Noemi
don
Clemente
non
poté
trattenersi
dall
'
esclamare
:
"
Dunque
la
signora
Dessalle
non
è
Lei
?
"
Noemi
comprese
che
l
'
uomo
sapeva
.
Quindi
aveva
provveduto
,
certo
;
un
improvviso
incontro
non
era
possibile
.
Respirò
,
e
il
suo
cuore
femminile
,
vôto
d
'
inquietudine
,
si
riempì
di
curiosità
.
Don
Clemente
le
parlava
della
torre
,
delle
arcate
antiche
,
degli
affreschi
presso
la
porta
della
chiesa
ed
ella
pensava
:
come
farlo
parlare
di
Maironi
?
Lo
interruppe
spensieratamente
mentre
le
mostrava
la
processione
dei
fraticelli
di
sasso
,
per
domandargli
se
capitassero
spesso
al
monastero
anime
stanche
del
mondo
,
disilluse
,
avide
di
darsi
a
Dio
.
"
Sono
protestante
"
diss
'
ella
.
"
Questo
mi
interessa
molto
.
"
Don
Clemente
pensò
in
cuor
suo
che
questo
le
interessasse
molto
non
per
il
suo
protestantesimo
ma
per
la
sua
amicizia
colla
signora
Dessalle
.
"
Spesso
no
"
rispose
"
Qualche
volta
.
Di
solito
quelle
anime
preferiscono
altri
Ordini
.
Ah
,
Lei
è
protestante
?
Non
Le
rincrescerà
,
però
,
di
entrare
nella
nostra
chiesa
?
Non
dico
nella
Chiesa
cattolica
"
soggiunse
sorridendo
e
arrossendo
"
dico
nella
chiesa
del
nostro
monastero
.
"
E
raccontò
di
un
inglese
,
protestante
,
innamorato
di
San
Benedetto
,
che
faceva
lunghi
soggiorni
a
Subiaco
,
frequentava
Santa
Scolastica
e
il
Sacro
Speco
.
"
È
un
'
anima
bellissima
"
diss
'
egli
.
Ma
Noemi
voleva
ritornare
al
primo
soggetto
,
sapere
se
qualcuno
venisse
mai
dal
mondo
a
servire
il
monastero
per
spirito
di
penitenza
,
senza
vestire
l
'
abito
.
Non
ebbe
risposta
perché
don
Clemente
,
veduto
un
colossale
monaco
entrare
nel
chiostro
,
le
si
scusò
,
andò
a
parlargli
e
ritornato
a
lei
con
il
maestoso
compagno
,
Le
presentò
in
don
Leone
una
guida
superiore
a
lui
di
gran
lunga
per
copia
e
profondità
di
dottrina
;
e
,
con
molto
dispetto
di
lei
,
si
allontanò
.
Rimasta
sola
,
Jeanne
fu
ripresa
dalla
palpitazione
violenta
.
Dio
,
come
riviveva
il
passato
,
come
riviveva
Praglia
!
Pensare
ch
'
egli
andava
e
veniva
per
quell
'
ingresso
,
per
quei
chiostri
,
chi
sa
quante
volte
al
giorno
,
che
aveva
tanto
dovuto
ricordare
Praglia
,
quell
'
ora
disposta
dal
destino
,
quell
'
acqua
versata
,
quell
'
ebbrezza
,
quelle
mani
strette
,
nel
ritorno
,
sotto
la
coperta
di
pelliccia
!
Pensare
ch
'
egli
era
libero
e
che
anche
lei
lo
era
!
Che
febbre
,
che
febbre
!
Fra
Antonio
,
sgomentato
sulle
prime
di
trovarsi
lì
questa
signora
che
pareva
senza
fiato
,
rimase
poi
sbalordito
della
rapida
loquela
con
la
quale
,
a
un
tratto
,
ella
lo
assalì
di
domande
.
Il
monastero
,
non
aveva
un
orto
vicino
?
-
Sì
,
vicinissimo
,
a
tramontana
.
Di
mezzo
non
c
'
era
che
una
stradicciuola
.
-
E
chi
lo
coltivava
?
-
Un
ortolano
.
-
Giovane
?
Vecchio
?
Di
Subiaco
?
Forestiere
?
-
Vecchio
.
Di
Subiaco
.
-
E
nessun
altro
?
-
Sì
,
Benedetto
.
-
Benedetto
?
Chi
era
Benedetto
?
-
Un
giovane
,
del
paese
del
Padre
foresterario
.
-
Di
dov
'
era
il
Padre
foresterario
?
-
Di
Brescia
.
-
E
questo
giovine
si
chiamava
Benedetto
?
-
Tutti
lo
chiamavano
Benedetto
;
se
fosse
proprio
il
suo
vero
nome
fra
Antonio
non
lo
poteva
dire
.
-
Ma
che
uomo
era
?
-
Oh
,
questo
sì
,
fra
Antonio
lo
poteva
dire
.
Era
quasi
più
santo
dei
frati
.
Si
capiva
dalla
faccia
che
doveva
essere
di
buona
famiglia
e
alloggiava
come
un
cane
,
non
mangiava
che
pane
,
frutta
ed
erba
,
qualche
notte
la
passava
in
preghiere
,
magari
sulla
montagna
.
Lavorava
la
terra
e
anche
studiava
in
biblioteca
col
Padre
foresterario
.
E
un
cuore
,
un
cuore
grande
!
Tante
volte
aveva
dato
ai
poveri
anche
quel
magro
vitto
del
convento
.
-
E
dove
lo
si
potrebbe
vedere
adesso
?
-
Eh
,
nell
'
orto
certamente
.
Fra
Antonio
supponeva
che
stesse
amministrando
il
solfato
di
rame
alle
viti
.
A
Jeanne
batte
il
cuore
tanto
forte
che
la
vista
le
si
oscura
.
Ella
tace
e
non
si
move
.
Fra
Antonio
crede
che
non
pensi
più
a
Benedetto
.
"
Ah
signora
"
dice
"
Santa
Scolastica
è
un
bel
monastero
,
ma
bisogna
vedere
Praglia
!
"
Perché
fra
Antonio
nella
sua
giovinezza
,
prima
della
soppressione
dell
'
Abbazia
di
Praglia
,
vi
ha
passato
alcuni
anni
,
e
ne
parla
come
di
una
madre
venerata
.
-
Ah
,
la
chiesa
di
Praglia
!
I
chiostri
!
Il
chiostro
pensile
,
il
refettorio
!
-
Alle
inattese
parole
Jeanne
si
esalta
.
Esse
le
dicono
:
va
,
va
,
va
subito
!
Ella
scatta
dalla
seggiola
.
"
Quest
'
orto
?
Per
qual
parte
ci
si
va
?
"
Fra
Antonio
,
un
po
'
sorpreso
,
le
risponde
che
può
recarvisi
attraversando
il
monastero
oppure
girandolo
di
fuori
.
Jeanne
esce
,
chiusa
nel
suo
pensiero
ardente
,
passa
il
cancello
,
gira
a
destra
,
entra
nella
galleria
sotto
la
biblioteca
,
vi
si
ferma
un
momento
stringendosi
le
mani
sul
cuore
e
procede
.
Il
vaccaro
del
convento
,
fermo
sull
'
entrata
del
cortile
dov
'
è
l
'
Ospizio
dei
pellegrini
,
le
mostra
sull
'
opposto
fianco
della
viuzza
chiusa
fra
due
muri
,
l
'
uscio
dell
'
orto
.
Ella
gli
domanda
se
avrebbe
trovato
nell
'
orto
un
tale
Benedetto
.
Malgrado
lo
sforzo
di
dominarsi
,
le
trema
la
voce
nell
'
attesa
di
un
sì
.
Il
vaccaro
risponde
che
non
sa
,
si
offre
di
andar
a
vedere
,
bussa
più
volte
,
chiama
:
"
Benedè
!
Benedè
!
"
Un
passo
,
finalmente
.
Jeanne
si
appoggia
allo
stipite
,
per
non
cadere
.
Dio
,
se
è
Piero
,
cosa
gli
dirà
?
L
'
uscio
si
apre
,
non
è
Piero
,
è
un
vecchio
.
Jeanne
respira
,
contenta
,
per
un
momento
.
Il
vecchio
la
guarda
,
meravigliato
,
dice
al
vaccaro
:
"
Benedetto
non
c
'è."
La
contentezza
di
lei
è
già
svanita
,
ella
si
sente
gelare
;
quei
due
la
guardano
curiosi
,
in
silenzio
.
"
È
questa
signora
"
disse
il
vecchio
"
che
cerca
di
Benedetto
?
"
Jeanne
non
rispose
.
Rispose
per
lei
il
vaccaro
;
e
poi
raccontò
che
Benedetto
aveva
passato
la
notte
fuori
,
ch
'
egli
lo
aveva
trovato
all
'
alba
,
tutto
molle
di
pioggia
,
nel
bosco
del
Sacro
Speco
,
che
gli
aveva
offerto
del
latte
e
che
Benedetto
aveva
bevuto
come
un
moribondo
in
cui
rifluisca
la
vita
.
"
Udite
,
Giovacchino
"
soggiunse
il
vaccaro
,
fattosi
a
un
tratto
solenne
.
"
Quell
'
omo
bevuto
ch
'
ebbe
,
mi
abbracciò
così
.
Io
stavo
male
,
non
avevo
dormito
,
mi
doleva
il
capo
,
mi
dolevano
tutte
l
'
ossa
.
Ebbene
,
dalle
sue
braccia
mi
vennero
come
tanti
piccoli
brividi
e
poi
come
un
calore
buono
,
un
piacere
,
un
sentirmi
così
bene
che
mi
pareva
avere
nello
stomaco
due
sorsi
di
acquavite
,
la
più
fina
.
Via
il
mal
di
capo
,
via
il
male
d
'
ossa
,
via
tutto
.
E
mi
sono
detto
:
per
Caterina
,
quest
'
omo
è
un
Santo
.
E
un
Santo
è
.
"
Passò
,
mentr
'
egli
parlava
,
un
povero
sciancato
,
un
accattone
di
Subiaco
.
Vista
la
signora
,
si
fermò
,
le
tese
il
cappello
.
Jeanne
,
tutta
in
quel
che
il
vaccaro
diceva
,
non
si
avvide
di
lui
né
lo
udì
quando
,
avendo
il
vaccaro
finito
di
parlare
,
le
chiese
l
'
elemosina
per
l
'
amore
di
Dio
.
Ella
domandò
all
'
ortolano
dove
questo
Benedetto
si
potesse
trovare
.
L
'
ortolano
si
cercò
una
risposta
nella
nuca
.
Allora
la
voce
flebile
dell
'
accattone
gemette
:
"
Cercate
Benedetto
?
Sta
al
Sacro
Speco
,
sta
al
Sacro
Speco
.
"
Jeanne
gli
si
voltò
avida
.
"
Al
Sacro
Speco
?
"
diss
'
ella
.
E
l
'
ortolano
domandò
all
'
accattone
se
ce
l
'
avesse
veduto
lui
.
L
'
accattone
raccontò
,
lagrimoso
più
che
mai
,
come
si
fosse
trovato
più
di
un
'
ora
prima
sulla
strada
del
Sacro
Speco
,
oltre
il
bosco
dei
lecci
,
proprio
a
due
passi
dal
Convento
con
un
fastello
di
legna
;
come
fosse
caduto
malamente
e
rimasto
a
giacere
sotto
il
fastello
.
"
Iddio
e
san
Benedetto
"
diss
'
egli
"
fecero
che
passasse
un
monaco
.
Questo
monaco
mi
rialzò
,
mi
confortò
,
mi
prese
a
braccio
,
mi
accompagnò
al
Convento
dove
gli
altri
monaci
mi
ristorarono
.
Io
me
ne
venni
via
e
il
monaco
rimase
al
Sacro
Speco
.
"
"
E
che
c
'
entra
?
"
fece
l
'
ortolano
.
"
C
'
entra
che
prima
,
vestito
com
'
era
,
non
lo
riconobbi
,
ma
poi
lo
riconobbi
.
Era
lui
.
"
"
Chi
,
lui
?
"
"Benedetto."
"
Ma
chi
era
Benedetto
?
"
"
Il
monaco
.
"
"
Ma
che
sei
pazzo
!
-
Scemo
che
sei
!
"
fecero
l
'
ortolano
e
il
vaccaro
.
Jeanne
diede
allo
sciancato
una
moneta
d
'
argento
.
"
Pensate
bene
"
diss
'
ella
.
"
Dite
la
verità
.
"
Lo
sciancato
si
sdilinquì
in
benedizioni
,
intercalandovi
degli
umili
"
quello
che
volete
,
quello
che
volete
,
-
mi
sarò
sbagliato
,
mi
sarò
sbagliato
"
e
se
ne
andò
con
la
sequela
di
pii
borbottamenti
.
Jeanne
interrogò
ancora
il
vaccaro
e
l
'
ortolano
.
Possibile
che
Benedetto
avesse
vestito
l
'
abito
?
Ma
che
!
L
'
accattone
era
un
povero
scemo
.
Se
n
'
andò
anche
il
vaccaro
e
Jeanne
entrò
nell
'
orto
,
sedette
sotto
un
ulivo
,
pensando
che
Noemi
avrebbe
facilmente
saputo
del
portinaio
dove
trovarla
.
Il
vecchio
ortolano
,
curioso
la
sua
parte
,
le
domandò
con
molte
scuse
se
fosse
parente
di
Benedetto
.
"
Perché
si
sa
ch
'
è
un
signore
"
diss
'
egli
.
"
Un
signore
grande
.
"
Jeanne
non
rispose
alla
domanda
.
Volle
invece
sapere
perché
si
avesse
quell
'
opinione
della
ricchezza
di
Piero
.
Ecco
,
si
capiva
dai
modi
,
e
anche
dalla
faccia
;
una
faccia
da
signore
,
proprio
.
E
non
s
'
era
fatto
monaco
?
Eh
,
no
.
E
perché
non
s
'
era
fatto
monaco
?
Non
si
sapeva
,
di
certo
.
Se
ne
dicevano
tante
.
Si
diceva
persino
che
avesse
moglie
e
che
la
moglie
gli
avesse
fatto
ciò
che
l
'
ortolano
chiamava
un
brutto
gioco
.
Jeanne
tacque
e
all
'
ortolano
balenò
che
quella
lì
fosse
la
moglie
appunto
,
la
donna
del
brutto
gioco
,
che
venisse
,
pentita
,
a
implorar
perdono
.
"
Se
questo
fatto
della
moglie
è
vero
"
diss
'
egli
allora
"
la
ci
avrà
avuto
le
sue
ragioni
,
non
dico
,
ma
però
come
bontà
d
'
uomo
,
la
non
ne
avrà
trovato
di
certo
uno
migliore
.
Guardi
,
signora
,
questi
padri
sono
persone
sante
,
non
c
'
è
che
dire
,
ma
uno
buono
come
lui
,
né
a
Santa
Scolastica
né
al
Sacro
Speco
,
glielo
giuro
io
,
non
ci
sta
,
benché
c
'
è
don
Clemente
ch
'
è
santissimo
!
Però
come
questo
Benedetto
,
no
.
"
A
Jeanne
tornarono
subitamente
in
cuore
le
parole
dell
'
accattone
:
Benedetto
,
fatto
monaco
.
Perché
mai
?
Si
sgomentò
che
le
tornassero
in
cuore
senza
una
ragione
.
Non
avevan
detto
quei
due
ch
'
era
una
stoltezza
e
che
l
'
accattone
era
uno
scimunito
?
Sì
,
una
stoltezza
,
lo
capiva
anche
lei
;
sì
,
uno
scimunito
,
era
parso
tale
anche
a
lei
;
ma
le
parole
stolte
battevano
e
ribattevano
al
suo
cuore
,
sinistre
come
maschere
dalle
facce
assurde
che
battessero
al
vostro
uscio
in
altro
tempo
che
di
carnevale
.
"
Se
si
trattiene
,
signora
"
disse
l
'
ortolano
"
non
passa
una
mezz
'
ora
che
capita
.
Che
!
Un
quarto
d
'
ora
!
Sta
forse
in
biblioteca
con
don
Clemente
a
studiare
,
o
forse
in
chiesa
.
"
Dalla
biblioteca
che
cavalca
la
stradicciuola
si
esce
direttamente
nell
'
orto
.
"
Eccolo
!
"
esclamò
il
vecchio
.
Jeanne
balzò
in
piedi
.
L
'
uscio
che
mette
dalla
biblioteca
nell
'
orto
si
aperse
lentamente
.
Invece
di
Piero
comparve
Noemi
seguita
da
un
gran
frate
.
Noemi
vide
l
'
amica
fra
gli
ulivi
e
si
arrestò
di
botto
,
sorpresa
.
Jeanne
nell
'
orto
?
Possibile
che
...
?
No
,
il
vecchio
che
le
stava
accanto
non
poteva
essere
Maironi
e
nessun
altro
era
con
lei
.
Sorrise
,
la
minacciò
col
dito
.
Don
Leone
,
inteso
da
Noemi
che
quella
era
la
signora
della
quale
gli
aveva
detto
durante
la
visita
del
monastero
ch
'
era
rimasta
in
portineria
,
prese
congedo
.
Naturalmente
le
signore
salirebbero
al
Sacro
Speco
e
la
passeggiata
del
Sacro
Speco
non
conveniva
più
alla
sua
mole
.
Erano
quasi
le
undici
,
la
carrozza
doveva
trovarsi
alle
dodici
e
mezzo
dove
l
'
avevano
lasciata
,
perché
a
casa
Selva
si
pranzava
al
tocco
;
se
Jeanne
voleva
vedere
il
Sacro
Speco
non
c
'
era
tempo
da
perdere
,
posto
che
il
suo
malessere
si
fosse
dileguato
,
come
pareva
.
Noemi
consigliava
così
e
non
s
'
indugiò
a
chiedere
spiegazioni
,
in
presenza
dell
'
ortolano
,
dell
'
aver
piantato
fra
Antonio
per
correre
a
esplorare
l
'
orto
.
Si
accontentò
di
sussurrare
:
"
fingevi
,
eh
?
"
Jeanne
rispose
che
al
Sacro
Speco
ci
doveva
andar
lei
,
Noemi
,
e
subito
,
appunto
.
Ella
intendeva
di
stare
ad
aspettarla
nell
'
orto
.
Noemi
indovinò
un
'
altra
commedia
.
"
Oh
no
!
"
diss
'
ella
.
"
O
vieni
al
Sacro
Speco
o
,
se
non
stai
bene
,
scendiamo
subito
a
Subiaco
!
"
Jeanne
obbiettò
che
scendere
subito
era
inutile
perché
non
si
sarebbe
trovata
la
carrozza
;
ma
Noemi
non
si
arrese
.
Avrebbero
fatto
la
discesa
a
grande
agio
,
sarebbero
state
pronte
a
salire
in
carrozza
appena
venisse
.
Jeanne
rifiutò
ancora
,
più
vivacemente
,
non
avendo
altre
ragioni
a
opporre
.
Allora
Noemi
la
guardò
in
silenzio
,
cercando
leggerle
negli
occhi
un
disegno
nascosto
.
In
quell
'
attimo
di
silenzio
Jeanne
fu
rimorsa
nel
cuore
dalle
parole
dell
'
accattone
.
Prese
impetuosamente
il
braccio
dell
'
amica
.
"
Vuoi
che
venga
al
Sacro
Speco
?
"
diss
'
ella
.
"
Bene
,
andiamo
.
Tu
credi
una
cosa
e
non
sai
.
Faccia
il
destino
!
"
Ma
prima
ancora
di
muovere
un
passo
si
sciolse
da
Noemi
,
che
la
guardava
trasognata
,
scrisse
a
matita
nel
suo
portafogli
:
"
Sono
al
Sacro
Speco
.
In
nome
di
don
Giuseppe
Flores
,
mi
aspetti
.
"
Non
firmò
,
stracciò
la
paginetta
,
la
diede
all
'
ortolano
"
per
quell
'
uomo
,
se
ritornava
"
riprese
il
braccio
dell
'
amica
,
dicendo
:
"
Andiamo
!
"
Il
sole
ardeva
sulla
petraia
fumante
umidi
odori
di
erbe
e
di
sasso
,
inargentava
i
cirri
di
nebbione
erranti
lungo
i
fianchi
della
stretta
valle
selvaggia
fino
al
cumulo
enorme
assiso
là
sul
fondo
,
a
cappello
delle
cime
di
Jenne
;
la
voce
grande
dell
'
Aniene
empiendo
le
solitudini
.
Jeanne
saliva
senza
dir
parola
,
senza
rispondere
alle
domande
di
Noemi
più
e
più
sgomentata
del
suo
silenzio
,
del
suo
pallore
,
del
vederle
le
labbra
strette
a
comprimere
il
pianto
,
del
sentir
sussultare
il
suo
braccio
.
Perché
?
Nella
notte
e
fino
all
'
entrata
di
Santa
Scolastica
la
povera
creatura
aveva
ondeggiato
fra
il
timore
e
la
speranza
,
in
una
febbre
di
aspettazione
.
Adesso
era
un
'
altra
febbre
.
Almeno
pareva
.
Pareva
che
avesse
saputo
,
là
nell
'
orto
,
qualche
cosa
di
cui
non
volesse
parlare
,
qualche
cosa
di
penoso
,
di
pauroso
.
Cosa
poteva
essere
?
Il
tragico
pianto
delle
acque
invisibili
,
il
tremare
silenzioso
dei
fili
d
'
erba
per
la
petraia
,
lo
stesso
calore
ardente
stringevano
il
cuore
.
Pochi
passi
prima
dell
'
Arco
ritto
a
contenere
la
folla
nereggiante
dei
lecci
,
Noemi
ebbe
il
conforto
di
udire
voci
umane
.
Erano
Dane
,
a
cavallo
,
Marinier
e
l
'
Abate
a
piedi
,
che
scendevano
insieme
dal
Sacro
Speco
.
Dane
mostrò
molto
piacere
dell
'
incontro
,
trattenne
la
sua
cavalcatura
,
presentò
le
signore
all
'
Abate
,
parlò
con
entusiasmo
del
Sacro
Speco
.
Jeanne
,
scambiata
qualche
parola
coll
'
Abate
,
gli
domandò
se
qualcuno
avesse
pronunciato
i
voti
solenni
,
o
almeno
vestito
l
'
abito
,
di
recente
.
L
'
Abate
rispose
ch
'
era
venuto
a
Santa
Scolastica
da
pochi
giorni
e
non
era
in
grado
di
risponderle
lì
per
lì
;
ma
non
credeva
che
da
un
anno
,
a
dir
poco
,
nessuno
a
Santa
Scolastica
avesse
fatto
la
professione
solenne
né
vestito
l
'
abito
di
novizio
.
Jeanne
s
'
illuminò
di
gioia
.
Adesso
lo
capiva
,
era
stata
una
stupida
di
dubitare
possibile
,
anche
per
un
solo
momento
,
che
Piero
fosse
diventato
frate
,
da
contadino
,
in
dodici
ore
.
Avrebbe
voluto
ritornare
subito
all
'
orto
di
Santa
Scolastica
;
ma
come
fare
?
Quale
pretesto
prendere
?
Proseguì
,
ansiosa
di
sbrigarsi
presto
del
Sacro
Speco
.
Noemi
propose
di
sostare
un
poco
all
'
ombra
dei
lecci
che
là
sulla
via
delle
anime
agitate
dall
'
amor
divino
paiono
torti
anch
'
essi
da
un
interno
furore
ascetico
,
da
un
frenetico
sforzo
di
svellersi
dalla
terra
per
avventar
le
braccia
nel
cielo
.
Jeanne
rifiutò
,
impaziente
.
Aveva
ripreso
colore
nel
volto
e
luce
negli
occhi
.
Si
mise
spedita
per
la
scaletta
che
termina
il
breve
cammino
e
malgrado
le
proteste
di
Noemi
,
che
non
capiva
il
perché
di
tanto
mutamento
,
non
volle
neppure
riprender
fiato
in
capo
alla
scala
,
ove
improvvisamente
si
scopre
la
scena
cupa
,
profonda
della
vallea
,
e
alto
,
a
sinistra
,
l
'
orrido
sasso
caro
ai
falchi
e
ai
corvi
,
rigonfio
sopra
le
murature
squallide
,
bucate
di
fori
disadorni
,
che
vi
s
'
incrostano
per
traverso
sugli
anfratti
nudi
e
sono
il
monastero
del
Sacro
Speco
.
Sotto
il
monastero
,
nel
profondo
,
pende
il
roseto
di
san
Benedetto
e
sotto
il
roseto
pendono
gli
orti
,
pendono
gli
uliveti
al
ruggente
Aniene
scoperto
.
Il
cumulo
assiso
sui
monti
di
Jenne
saliva
invadendo
il
cielo
.
Una
ondata
d
'
ombra
passò
sul
sasso
enorme
,
sul
monastero
,
sul
parapetto
cui
Noemi
aveva
appoggiato
i
gomiti
,
contemplando
.
"
Questo
è
magnifico
"
diss
'
ella
.
"
Lasciami
fermare
un
po
'
qui
almeno
,
ora
che
c
'
è
ombra
!
"
Ma
in
quel
momento
,
a
due
passi
da
loro
,
si
apriva
la
porticina
del
monastero
e
ne
usciva
una
compagnia
di
stranieri
,
signori
e
signore
.
Il
monaco
che
li
aveva
guidati
,
vedendo
Jeanne
e
Noemi
,
tenne
aperto
l
'
uscio
in
atto
di
aspettazione
.
Jeanne
si
affrettò
a
entrare
e
Noemi
,
mal
suo
grado
,
la
seguì
.
"
Affreschi
del
Trecento
"
disse
il
benedettino
nell
'
oscuro
corridoio
di
entrata
,
con
voce
indifferente
e
passando
.
Noemi
si
fermò
,
curiosa
delle
pitture
antiche
.
Jeanne
tenne
dietro
al
benedettino
,
senza
guardare
né
a
destra
né
a
sinistra
,
distratta
,
tentata
da
un
dubbio
.
Se
l
'
Abate
non
avesse
detto
il
vero
?
Se
lo
avesse
detto
l
'
accattone
?
La
fantasia
le
rappresentò
l
'
incontro
felice
nel
cortile
di
Praglia
,
il
viso
pallidissimo
di
lui
,
il
"
grazie
"
che
l
'
aveva
fatta
tremar
di
gioia
.
Le
correvano
brividi
nel
sangue
e
,
come
per
una
strappata
di
redini
all
'
immaginazione
,
si
voltò
a
Noemi
:
"
Vieni
"
diss
'
ella
.
Seguì
il
monaco
nulla
udendo
di
quello
ch
'
egli
diceva
,
nulla
guardando
di
quello
che
indicava
.
Noemi
dissimulava
a
fatica
le
proprie
inquietudini
.
Presentiva
un
pericolo
nel
ritorno
.
Il
punto
pericoloso
era
l
'
orto
di
Santa
Scolastica
dove
Jeanne
intendeva
rientrare
,
secondo
aveva
detto
al
vecchio
ortolano
.
Adesso
le
era
passato
il
desiderio
di
vedere
questo
famoso
Maironi
.
Non
desiderava
che
di
ritornare
con
Jeanne
a
casa
Selva
senz
'
aver
fatto
incontri
e
avrebbe
voluto
indugiarsi
al
Sacro
Speco
il
più
possibile
perché
poi
mancasse
loro
il
tempo
di
sostare
a
Santa
Scolastica
.
Perciò
fingeva
prendere
alle
viscere
preziose
del
monastero
dalla
squallida
pelle
un
interesse
continuo
,
mentre
invece
sentiva
solamente
desiderio
di
ritornarvi
un
'
altra
volta
,
con
sua
sorella
o
con
suo
cognato
,
in
pace
.
Nel
discendere
in
quella
miniera
della
santità
,
né
l
'
una
né
l
'
altra
sapevano
qual
via
facessero
per
l
'
aria
morta
e
fredda
,
per
le
ombre
mistiche
,
per
i
chiarori
giallognoli
pioventi
dall
'
alto
,
per
gli
odori
di
sasso
umido
,
di
lucignoli
fumosi
,
di
arredi
vecchioni
,
per
le
visioni
di
cappelle
,
di
grotte
,
di
croci
negli
sfondi
bui
di
scale
perdentisi
in
fuga
,
a
paro
con
le
loro
volte
acute
,
giù
verso
caverne
inferiori
,
di
marmi
color
di
sangue
,
color
di
notte
,
color
di
neve
,
di
rigide
folle
pie
dalle
facce
bizantine
ingombranti
le
pareti
,
i
timpani
delle
arcate
,
di
monacelle
e
di
fraticelli
ritti
nelle
strombature
delle
finestre
,
nei
pennacchi
delle
vôlte
,
lungo
il
giro
degli
archivolti
,
ciascuno
con
la
sua
venerabile
aureola
.
Non
sapevano
quale
cammino
vi
facessero
e
Jeanne
appena
ne
sentiva
la
realtà
.
Nello
scendere
la
Scala
Santa
,
precedendo
il
monaco
seguito
immediatamente
da
Jeanne
e
Noemi
venendo
ultima
a
cinque
o
sei
gradini
di
distanza
,
Jeanne
,
improvvisamente
,
gittò
le
mani
alle
spalle
della
guida
e
subito
,
vergognando
dell
'
atto
involontario
,
le
ritolse
mentre
il
monaco
,
fermatosi
,
le
volgeva
il
capo
,
attonito
.
"
Scusi
"
diss
'
ella
.
"
Chi
è
quel
padre
?
"
Fra
due
ripiani
della
Scala
,
dietro
un
risalto
della
parete
di
sinistra
,
una
figura
tutta
nera
nella
tonaca
benedettina
si
teneva
ritta
nell
'
angolo
oscuro
,
appoggiando
la
fronte
al
marmo
.
Jeanne
l
'
aveva
oltrepassata
di
quattro
o
cinque
gradini
senza
vederla
.
S
'
era
voltata
a
guardare
per
caso
,
l
'
aveva
veduta
,
un
istintivo
sospetto
le
era
lampeggiato
nel
cuor
tremante
.
Il
monaco
rispose
:
"
Non
è
un
padre
,
signora
.
"
Si
chinò
ad
aprire
con
la
chiave
la
cancellata
di
una
cappella
.
"
Cosa
c
'
è
?
"
chiese
Noemi
,
sopraggiungendo
.
"
Non
è
un
padre
?
"
ripeté
Jeanne
.
Nell
'
udire
la
voce
strana
dell
'
amica
,
Noemi
trasalì
.
Neppure
lei
aveva
notato
la
figura
ritta
nell
'
ombra
della
parete
.
"
Chi
?
"
diss
'
ella
.
Il
monaco
,
che
intanto
aveva
aperto
,
intese
"
qui
?
"
e
riferì
la
parola
a
un
discorso
di
prima
.
"
No
"
disse
"
il
ritratto
autentico
di
san
Francesco
non
è
qui
.
Più
abbasso
c
'
è
un
san
Francesco
dipinto
dal
cavalier
Manente
.
Lo
vedranno
dopo
.
Se
vogliono
passare
...
"
Noemi
disse
piano
a
Jeanne
"
cos
'
hai
?
"
e
avendo
l
'
altra
risposto
con
voce
più
tranquilla
"
niente
"
le
passò
avanti
,
entrò
nella
cappella
,
ascoltando
le
spiegazioni
del
monaco
.
Allora
la
figura
nera
si
staccò
dalla
parete
.
Jeanne
la
vide
salire
lenta
nell
'
ombra
sotto
le
arcate
ogivali
.
Toccato
il
ripiano
superiore
,
la
figura
sparve
a
destra
e
subito
ricomparve
in
un
braccio
di
scala
attraversato
dall
'
obliquo
sfondo
della
scena
,
luminoso
nel
raggio
di
una
finestra
invisibile
.
La
figura
saliva
lenta
,
quasi
faticosamente
.
Prima
di
sparire
dietro
il
fianco
enorme
di
un
'
arcata
,
piegò
il
capo
a
guardare
in
basso
.
Jeanne
la
riconobbe
.
Sull
'
attimo
,
quasi
obbedendo
a
una
fulminea
volontà
impostasi
a
lei
,
quasi
portata
dal
turbine
del
suo
destino
,
pallida
,
risoluta
,
senza
sapere
cos
'
avrebbe
detto
,
cos
'
avrebbe
fatto
,
ella
prese
l
'
ascesa
.
Attraversato
il
ripiano
superiore
,
nel
metter
piede
sulla
scala
chiara
,
traboccò
a
terra
,
vi
giacque
un
momento
;
sì
che
Noemi
,
uscita
della
cappella
,
non
la
vide
,
la
credette
discesa
in
cerca
del
ritratto
di
san
Francesco
.
Si
rialzò
,
riprese
la
via
,
povera
creatura
di
passione
,
richiamata
invano
dalle
immagini
di
celeste
pace
,
irrigidite
sulle
mura
sacre
.
Tutto
era
davanti
a
lei
silenzio
e
vuoto
.
Ell
'
andava
per
vie
ignote
a
lei
,
veloce
,
sicura
,
come
nella
chiaroveggenza
dell
'
ipnosi
.
Passava
per
buie
stretture
,
per
chiarori
larghi
,
senza
esitar
mai
,
senza
guardare
né
a
destra
né
a
sinistra
,
chiusi
e
acuiti
tutti
i
sensi
nell
'
udito
,
seguendo
attimi
di
sussurri
lontani
,
il
dolersi
lieve
di
un
uscio
,
il
vento
di
un
altro
,
lo
sfiorar
di
un
abito
a
uno
stipite
.
Così
dai
due
spinti
battenti
dell
'
ultima
porta
ella
emerse
rapida
in
faccia
a
lui
.
Anch
'
egli
l
'
aveva
riconosciuta
sulla
Scala
Santa
,
all
'
ultimo
momento
.
Si
tenne
quasi
certo
di
non
essere
stato
riconosciuto
alla
sua
volta
;
cercò
tuttavia
di
togliersi
dal
solito
cammino
dei
visitatori
.
Quando
udì
giungere
a
quella
recondita
sala
un
fruscìo
rapido
di
vesti
femminili
,
comprese
,
aspettò
,
a
fronte
della
porta
.
Ella
lo
vide
e
impietrò
sull
'
atto
fra
i
battenti
aperti
,
fissi
gli
occhi
negli
occhi
di
lui
,
che
non
avevano
più
lo
sguardo
di
Piero
Maironi
.
Era
trasfigurato
.
La
persona
,
forse
per
le
vesti
nere
,
pareva
più
sottile
.
Il
viso
pallido
,
scarno
,
spirava
dalla
fronte
,
fatta
più
alta
,
una
dignità
,
una
gravità
,
una
dolcezza
triste
,
che
Jeanne
non
gli
aveva
conosciute
mai
.
E
gli
occhi
erano
del
tutto
altri
occhi
,
avevano
un
inesprimibile
divino
,
tanta
umiltà
e
tanto
impero
,
l
'
impero
di
un
amore
trascendente
,
originario
non
del
suo
cuore
ma
di
una
mistica
fonte
ad
esso
interna
,
di
un
amore
oltrepassante
il
cuore
di
lei
,
ricercantele
più
addentro
una
recondita
regione
dell
'
anima
,
ignota
a
lei
stessa
.
Ella
giunse
lenta
lenta
le
mani
e
piegò
i
ginocchi
a
terra
.
Benedetto
si
recò
alle
labbra
l
'
indice
della
sinistra
e
tese
l
'
altro
alla
parete
fronteggiante
il
balcone
aperto
sui
carpineti
del
Francolano
e
sul
fragore
del
fiume
profondo
.
Nel
mezzo
della
parete
nereggiava
,
grande
,
la
parola
SILENTIUM
.
Per
secoli
,
da
quando
la
parola
era
stata
scritta
,
mai
voce
umana
si
era
udita
là
dentro
.
Jeanne
non
guardò
,
non
vide
.
A
lei
bastò
quell
'
indice
alle
labbra
di
Piero
per
serrar
le
sue
.
Ma
non
bastò
per
costringerle
il
pianto
in
gola
.
Guardava
guardava
lui
con
le
labbra
strette
e
le
sdrucciolavano
grosse
sul
viso
lagrime
silenziose
.
Immobile
,
pendenti
le
braccia
lungo
la
persona
,
Benedetto
chinò
un
poco
il
capo
e
chiuse
gli
occhi
,
assorto
nello
spirito
.
La
grande
,
nera
parola
imperatoria
,
grave
di
ombre
e
di
morte
,
trionfava
sulle
due
anime
umane
,
ruggendo
contro
a
lei
dal
balcone
lucente
le
anime
belluine
dell
'
Aniene
e
del
vento
.
A
un
tratto
,
pochi
secondi
dopo
che
gli
occhi
di
Benedetto
si
erano
chiusi
allo
sguardo
di
lei
,
ella
balenò
e
si
spezzò
,
dalle
spalle
alle
ginocchia
,
in
un
singhiozzo
amaro
di
tutta
l
'
amara
sua
sorte
.
Egli
aperse
allora
gli
occhi
,
la
guardò
dolcemente
,
ed
ella
ribevve
avida
il
suo
sguardo
,
ebbe
ancora
due
singhiozzi
,
quasi
di
dolorosa
gratitudine
.
E
perché
l
'
amato
si
recò
nuovamente
l
'
indice
alla
bocca
,
gli
accennò
del
capo
di
sì
,
di
sì
,
che
avrebbe
taciuto
,
che
si
sarebbe
chetata
.
Obbedendo
sempre
al
suo
gesto
,
al
suo
sguardo
,
si
alzò
in
piedi
,
si
fece
da
banda
,
lo
lasciò
passare
per
i
battenti
aperti
,
lo
seguì
umile
,
con
la
sua
speranza
morta
nel
petto
,
con
tanti
dolci
fantasmi
morti
nella
mente
,
con
il
suo
amore
fatto
tremore
e
venerazione
.
Lo
seguì
fino
alla
cappella
che
chiamano
la
chiesa
superiore
.
Colà
,
di
fronte
alle
tre
piccole
ogive
che
chiudono
interne
ombre
dove
si
disegna
un
altare
e
una
croce
di
argento
brilla
su
parvenze
fosche
di
pitture
antiche
,
Jeanne
s
'
inginocchiò
,
com
'
egli
accennolle
,
sull
'
inginocchiatoio
appoggiato
al
fianco
destro
della
grande
arcata
che
gira
sulla
volta
acuta
,
mentr
'
egli
s
'
inginocchiava
su
quello
appoggiato
al
fianco
sinistro
.
Sul
timpano
dell
'
arcata
un
pittore
del
secolo
XIV
ha
dipinto
il
poema
del
massimo
Dolore
.
Da
un
'
alta
finestra
di
sinistra
scendeva
la
luce
alla
Dolorosa
;
Benedetto
era
nell
'
ombra
.
La
voce
di
lui
mormorò
appena
udibilmente
:
"
Senza
fede
ancora
?
"
Sommesso
come
aveva
parlato
egli
e
senza
volgere
il
capo
,
ella
rispose
:
"Sì."
Egli
tacque
un
momento
e
poi
riprese
con
la
stessa
voce
:
"
La
desidera
?
Potrebbe
operare
come
se
credesse
in
Dio
?
"
"
Se
non
è
necessario
di
mentire
,
sì
.
"
"
Promette
di
vivere
per
i
miseri
e
per
gli
afflitti
,
come
se
ciascuno
di
essi
fosse
una
parte
dell
'
anima
da
Lei
amata
?
"
Jeanne
non
rispose
.
Era
troppo
veggente
e
troppo
leale
per
affermare
che
lo
poteva
.
"
Promette
di
farlo
"
riprese
Benedetto
"
se
io
prometto
di
chiamarla
presso
di
me
in
un
'
ora
fissa
dell
'
avvenire
?
"
Ella
non
sapeva
quale
ora
solenne
,
non
lontana
,
egli
pensasse
,
parlando
così
.
Rispose
palpitante
:
"
Sì
sì
.
"
"
In
quell
'
ora
La
chiamerò
"
disse
la
voce
nell
'
ombra
.
"
Però
non
cerchi
mai
rivedermi
prima
.
"
Jeanne
si
strinse
le
mani
sugli
occhi
,
rispose
un
"
no
"
soffocato
.
Le
pareva
di
turbinare
negli
angosciosi
sogni
di
una
febbre
mortale
.
Piero
non
parlava
più
.
Passarono
due
,
tre
minuti
.
Ella
si
levò
le
mani
dagli
occhi
lagrimosi
,
li
fissò
sulla
croce
che
brillava
là
in
faccia
,
oltre
gli
archetti
ogivali
,
sulle
fosche
parvenze
di
pitture
antiche
.
Mormorò
:
"
Sa
che
don
Giuseppe
Flores
è
morto
?
"
Silenzio
.
Jeanne
volse
il
capo
.
Nessuno
era
più
nella
chiesa
.
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
CAPITOLO
QUINTO
.
Il
Santo
.
I
.
La
luna
era
già
tramontata
e
nel
vento
della
tarda
sera
l
'
Aniene
discorreva
ora
forte
ora
piano
,
come
colui
che
parlando
concitato
ricorda
di
tratto
in
tratto
al
suo
interlocutore
cosa
da
non
lasciar
udire
ad
altri
.
Il
solo
forse
che
in
tutta
la
bella
conca
di
Subiaco
stesse
attento
al
suo
discorso
,
era
Giovanni
Selva
.
Seduto
presso
il
parapetto
della
terrazza
,
egli
vi
teneva
appoggiati
i
gomiti
e
guardava
silenzioso
nell
'
ombra
sonora
.
Maria
e
Noemi
uscite
anch
'
esse
a
goder
la
frescura
e
gli
aromi
selvaggi
del
vento
notturno
,
si
tenevano
in
disparte
.
Maria
sussurrò
una
parola
all
'
orecchio
della
sorella
,
che
uscì
.
Rimasta
sola
,
si
accostò
pian
piano
al
marito
,
gli
posò
un
bacio
sui
capelli
:
"
Giovanni
"
diss
'
ella
.
Quante
volte
,
oppressa
dalla
violenza
dell
'
amore
,
non
gli
aveva
ella
data
l
'
anima
sua
,
tutta
sé
stessa
,
in
questa
sola
parola
detta
sotto
voce
,
tutte
l
'
altre
essendo
manchevoli
,
per
lei
,
o
sciupate
da
troppe
labbra
!
Giovanni
rispose
mestamente
,
come
stanco
:
"Maria."
Non
sentendosi
più
il
viso
di
lei
sui
capelli
,
temette
di
esserle
parso
freddo
.
"
Cara
"
diss
'
egli
.
Ella
tacque
un
momento
e
posategli
ambedue
le
mani
sul
capo
,
prese
ad
accarezzarglielo
lentamente
,
dicendo
:
"
Beati
coloro
che
soffrono
per
la
Verità
.
"
Egli
si
voltò
con
un
sorridente
fremito
di
affetto
,
guardò
se
Noemi
fosse
ancora
presente
,
si
attirò
con
un
braccio
il
caro
viso
sulla
bocca
.
"
Ho
tanto
bisogno
di
te
,
"
disse
"
della
tua
forza
!
"
"
Sono
tua
per
questo
"
rispose
Maria
"
e
sono
forte
solo
perché
tu
mi
ami
.
"
Egli
le
prese
una
mano
,
la
baciò
,
riverente
.
"
Vedi
?
"
esclamò
poi
,
alzando
il
viso
.
"
Forse
non
sai
proprio
il
più
profondo
del
mio
soffrire
,
perché
è
una
cosa
oscura
anche
a
me
che
sono
vecchio
e
non
mi
conosco
ancora
.
Ci
pensavo
adesso
.
Pensavo
che
quando
si
soffre
di
una
ferita
la
causa
del
soffrire
si
vede
,
ma
quando
si
soffre
di
una
febbre
la
causa
è
oscura
così
e
non
si
arriva
mai
a
conoscerla
bene
.
"
Un
mese
non
era
ancora
trascorso
dalla
sera
della
riunione
in
cui
si
era
parlato
di
una
lega
fra
i
cattolici
progressisti
.
Nessuna
lega
n
'
era
venuta
fuori
ma
uno
strano
seguito
di
fatti
spiacevoli
non
poteva
ragionevolmente
attribuirsi
ad
altra
origine
.
Il
professore
Dane
era
stato
richiamato
in
Irlanda
dal
suo
arcivescovo
.
Egli
si
era
subito
recato
da
un
cardinale
di
curia
,
inglese
,
per
rappresentargli
le
sue
cattive
condizioni
di
salute
e
chiedergli
di
appoggiare
presso
l
'
Arcivescovo
una
domanda
di
dilazione
.
Sua
Eminenza
gli
aveva
aperto
gli
occhi
.
Il
colpo
era
venuto
da
Roma
dove
si
era
malissimo
disposti
verso
di
lui
.
Soltanto
per
un
riguardo
al
cardinale
stesso
,
amico
del
Dane
,
e
sopra
tutto
per
riguardo
al
governo
inglese
,
non
si
accontenterebbero
coloro
che
avrebbero
voluto
far
mettere
all
'
Indice
i
suoi
libri
e
costringer
lui
a
lasciare
la
cattedra
.
Il
cardinale
gli
aveva
consigliato
di
partire
da
Roma
,
dove
il
caldo
era
già
molesto
,
e
di
ammalarsi
un
po
'
più
sul
serio
a
Montecatini
o
a
Salsomaggiore
,
dove
lo
avrebbero
lasciato
tranquillo
.
Don
Clemente
non
si
era
più
visto
.
Giovanni
era
andato
a
trovarlo
a
Santa
Scolastica
,
dove
il
monaco
gli
aveva
significato
con
le
lagrime
agli
occhi
che
la
loro
amicizia
doveva
seppellirsi
come
un
tesoro
in
tempo
di
guerra
.
A
don
Paolo
Farè
,
che
teneva
in
Pavia
un
corso
di
religione
per
gli
adulti
,
era
stato
imposto
di
tacere
.
Il
giovane
di
Leynì
era
stato
colpito
per
mezzo
della
sua
famiglia
.
La
sua
pia
,
eccellente
madre
lo
aveva
supplicato
piangendo
,
in
nome
del
morto
padre
suo
,
di
rompere
con
i
pericolosi
amici
Selva
;
ed
egli
credeva
che
il
passo
le
fosse
stato
suggerito
dal
confessore
.
Aveva
resistito
ma
a
prezzo
della
sua
pace
domestica
.
Finalmente
,
un
periodico
clericale
aveva
pubblicato
tre
articoli
sull
'
opera
intera
di
Giovanni
,
riassumendo
parziali
lodi
temperate
e
parziali
biasimi
aspri
in
un
giudizio
severissimo
sul
carattere
,
secondo
il
censore
,
razionalistico
dell
'
opera
stessa
e
sulla
temerità
intollerabile
dell
'
autore
,
che
,
unicamente
armato
di
sapere
laico
,
aveva
osato
pubblicare
scritture
dove
il
difetto
di
scienza
teologica
si
rivelava
miseramente
.
In
sostanza
quegli
articoli
erano
una
terribile
condanna
preventiva
proprio
del
libro
che
Giovanni
stava
scrivendo
sui
fondamenti
razionali
della
morale
cristiana
,
e
preannunciavano
,
a
giudizio
degli
esperti
,
l
'
Indice
per
gli
altri
suoi
lavori
.
"
Dubiti
delle
tue
idee
?
"
disse
Maria
.
La
domanda
non
era
sincera
.
Ell
'
aveva
,
malgrado
il
suo
grande
amore
,
una
conoscenza
profonda
e
chiara
dell
'
animo
di
suo
marito
.
Pensava
che
soffrisse
nel
suo
interno
per
il
presentimento
di
una
condanna
ecclesiastica
.
Giovanni
poteva
parlare
con
disistima
di
certe
sentenze
della
Congregazione
dell
'
Indice
,
ma
la
sua
coscienza
,
riverente
verso
l
'
autorità
più
ch
'
egli
stesso
non
pensasse
,
si
turbava
,
secondo
Maria
,
più
ch
'
egli
stesso
non
volesse
,
del
minacciato
colpo
.
E
Maria
,
temendo
di
ferirlo
se
dicesse
"
hai
paura
?
"
aveva
simulato
un
altro
dubbio
per
aprirgli
la
via
di
confessare
spontaneamente
il
vero
.
La
risposta
di
Giovanni
la
sorprese
.
"
Sì
"
diss
'
egli
.
"
Dubito
di
me
.
Non
però
nel
modo
che
tu
credi
.
Dubito
di
essere
puramente
un
intellettuale
e
di
esagerarmi
l
'
importanza
,
davanti
a
Dio
,
delle
mie
idee
.
Dubito
di
non
viverle
,
le
mie
idee
.
Dubito
di
sentire
troppo
sdegno
contro
coloro
che
non
le
dividono
,
contro
dei
persecutori
che
dobbiamo
amare
,
contro
quell
'
abate
svizzero
che
venne
qua
con
Dane
e
poi
ha
probabilmente
parlato
di
ciò
che
si
è
detto
allora
tra
noi
,
dove
e
come
non
doveva
.
Dubito
di
condurre
una
vita
troppo
inoperosa
,
troppo
facile
,
troppo
piacevole
,
perché
a
me
lo
studio
è
piacevole
.
Dubito
del
mio
stesso
amore
di
Dio
perché
sento
troppo
poco
l
'
amore
del
prossimo
.
Mi
viene
in
mente
che
le
dolcezze
mistiche
mi
possono
addormentare
circa
questo
punto
.
Tu
,
Maria
,
tu
vivi
la
tua
fede
!
Tu
visiti
gl
'
infermi
,
tu
lavori
per
i
poveri
,
tu
conforti
,
tu
istruisci
.
Io
non
faccio
niente
.
"
"
Io
sono
tu
"
mormorò
Maria
.
"
Sei
tu
che
mi
hai
fatta
così
.
E
poi
tu
eserciti
la
carità
intellettuale
.
"
"
No
no
,
questa
è
per
me
una
parola
presuntuosa
!
"
Egli
ricadde
a
contemplare
in
silenzio
l
'
ombra
sonora
.
Maria
sapeva
che
veramente
il
sentimento
affettuoso
della
fraternità
umana
non
era
vivace
in
lui
.
Sentiva
,
non
volendolo
quasi
confessare
a
sé
stessa
,
che
questa
deficienza
toglieva
a
suo
marito
di
esercitare
con
successo
il
grande
apostolato
religioso
che
avrebbe
dovuto
rispondere
alle
sue
disposizioni
intellettuali
,
a
quella
fede
profonda
e
luminosa
ch
'
era
in
lui
frutto
d
'
ingegno
,
di
studio
,
di
amor
divino
più
che
di
tradizione
e
di
abitudine
.
Si
rimproverava
di
essersi
qualche
volta
compiaciuta
della
freddezza
di
Giovanni
verso
gli
uomini
,
per
il
prezioso
sapore
che
ne
prendevano
i
tesori
di
affetto
dati
a
lei
.
Egli
aveva
però
la
coscienza
del
dovere
fraterno
e
mai
ella
non
lo
aveva
conosciuto
sordo
alla
preghiera
,
duro
al
dolore
altrui
.
Non
sentiva
e
quindi
non
amava
Dio
negli
uomini
,
ch
'
è
il
più
sublime
fuoco
della
carità
;
sentiva
e
amava
gli
uomini
in
Dio
,
ch
'
è
freddo
amore
,
come
di
un
fratello
buono
al
fratello
soltanto
per
compiacere
al
padre
.
Ma
quest
'
ultima
è
la
tempra
comune
anche
dei
cuori
umani
migliori
.
Quello
di
Giovanni
era
temprato
così
,
non
poteva
dare
la
carità
sublime
di
cui
umilmente
,
tristemente
si
conosceva
vôto
.
Maria
,
accarezzandogli
i
capelli
con
infinita
tenerezza
pia
,
sognava
che
fluisse
per
il
proprio
cuore
,
per
le
proprie
mani
a
quel
capo
la
soave
indulgenza
Divina
.
"
Sai
"
diss
'
ella
"
ti
offro
subito
io
un
'
opera
di
carità
che
avrà
molto
merito
.
C
'
è
Noemi
che
ha
ricevuto
una
lettera
della
sua
amica
Dessalle
e
dice
di
aver
bisogno
del
tuo
aiuto
.
"
"
Chiamala
"
diss
'
egli
.
Noemi
venne
.
Una
leggera
nube
era
passata
quel
giorno
fra
lei
e
Giovanni
.
Caso
raro
,
avevano
conversato
insieme
di
religione
.
Noemi
si
teneva
ciecamente
aggrappata
alla
propria
e
non
amava
discuterne
.
Malgrado
la
sua
tenerezza
per
Maria
,
il
suo
affettuoso
rispetto
per
Giovanni
,
temeva
di
piegare
,
se
esaminasse
le
ragioni
e
la
natura
del
proprio
credere
,
piuttosto
verso
lo
scetticismo
di
Jeanne
che
verso
il
cattolicismo
liberale
e
progressista
dei
Selva
.
Questo
cattolicismo
le
pareva
una
cosa
ibrida
e
forse
aveva
appreso
da
Jeanne
a
giudicarlo
così
,
perché
Jeanne
,
in
qualche
momento
di
cattiveria
nervosa
,
difendeva
con
acrimonia
il
proprio
scetticismo
da
quella
fede
che
per
essere
luminosa
di
spirito
e
verità
poteva
riuscirgli
formidabile
.
Ell
'
era
poi
anche
sempre
in
sospetto
,
non
di
sua
sorella
,
ma
di
Giovanni
che
meditasse
di
convertirla
;
e
il
sospetto
era
trapelato
,
quel
giorno
,
discorrendo
i
due
della
confessione
,
nella
vivacità
di
qualche
risposta
.
Allora
Giovanni
le
aveva
dolcemente
e
gravemente
ricordato
che
l
'
errore
accolto
senz
'
averne
coscienza
,
col
desiderio
sincero
e
puro
della
verità
,
era
incolpevole
davanti
a
Dio
;
ma
che
se
un
sentimento
estraneo
a
quel
desiderio
avesse
parte
nella
ripulsa
della
verità
,
ne
sorgeva
il
peccato
.
Questo
argomento
ferì
Noemi
ancora
più
addentro
.
Ella
fu
per
domandare
al
cognato
i
suoi
titoli
di
vice
-
giudice
divino
.
Si
contenne
e
lasciò
cadere
il
discorso
.
Più
tardi
,
ripensandoci
,
ebbe
rimorso
del
suo
silenzio
imbronciato
;
non
tanto
perché
le
ultime
parole
di
Giovanni
avessero
fatto
cammino
nella
sua
mente
,
quanto
perché
sapeva
dei
dispiaceri
che
le
opinioni
religiose
da
lui
professate
gli
fruttavano
,
perché
lo
vedeva
abbattuto
di
spirito
.
Anche
per
questo
,
richiamata
da
lui
,
pregata
da
sua
sorella
d
'
essergli
molto
affettuosa
,
ella
si
risolse
a
una
infedeltà
verso
Jeanne
.
Di
quanto
Jeanne
le
aveva
scritto
sotto
il
suggello
del
segreto
,
si
era
aperta
con
Maria
solo
fino
al
confine
dello
stretto
necessario
.
Jeanne
,
sempre
malata
di
corpo
e
di
spirito
,
aveva
udito
parlare
del
Santo
di
Jenne
che
guariva
i
corpi
e
le
anime
,
la
pregava
di
recarsi
a
Jenne
,
di
vedere
questo
Santo
,
di
scrivergliene
qualche
cosa
.
Ora
Noemi
non
poteva
andare
a
Jenne
tutta
sola
,
doveva
pur
chiedere
a
Giovanni
di
accompagnarla
.
La
sua
prima
confidenza
si
era
fermata
qui
.
Adesso
ruppe
tutti
i
suggelli
dell
'
amicizia
e
parlò
.
La
povera
Dessalle
era
più
infelice
che
mai
.
Nel
breve
soggiorno
a
Subiaco
aveva
incontrato
l
'
antico
amante
.
Esclamazione
di
Giovanni
:
era
dunque
proprio
don
Clemente
?
No
,
era
l
'
uomo
venuto
alla
villa
col
padre
la
sera
dell
'
arrivo
di
Jeanne
,
il
garzone
ortolano
di
Santa
Scolastica
,
colui
che
non
era
più
al
monastero
,
colui
del
quale
si
parlava
già
in
tutta
la
valle
dell
'
Aniene
,
e
anche
a
Roma
,
come
del
Santo
di
Jenne
.
Noemi
si
scusò
di
non
averlo
detto
subito
,
allora
.
Guai
se
Jeanne
fosse
venuta
a
saperlo
,
dopo
le
sue
proibizioni
di
parlare
!
E
poi
non
serviva
.
Giovanni
prese
quasi
furtivamente
una
mano
di
sua
moglie
e
se
la
recò
alle
labbra
.
Maria
intese
e
sorrise
.
Ambedue
assalirono
Noemi
di
domande
.
Sì
,
lo
aveva
riconosciuto
la
sera
dell
'
arrivo
e
adesso
Giovanni
e
Maria
potevano
intendere
il
perché
di
quel
tramortimento
che
si
era
visto
.
L
'
incontro
era
poi
avvenuto
l
'
indomani
al
Sacro
Speco
.
Noemi
ne
sapeva
soltanto
che
le
speranze
di
lei
n
'
erano
state
distrutte
,
ch
'
egli
vestiva
da
monaco
e
aveva
parlato
come
un
uomo
datosi
a
Dio
per
sempre
,
ch
'
ella
gli
aveva
promesso
di
dedicarsi
ad
opere
di
carità
e
che
nessuna
relazione
diretta
era
più
possibile
fra
loro
.
Adesso
la
Dessalle
scriveva
da
villa
Diedo
,
il
soggiorno
veneto
dove
si
era
ricondotta
col
fratello
da
Roma
,
due
giorni
dopo
aver
lasciato
Subiaco
.
Scriveva
in
un
'
ora
di
amarissimo
sconforto
.
Il
fratello
,
sorpreso
ch
'
ella
si
occupasse
tanto
de
'
poveri
,
s
'
irritava
di
questa
novità
nei
suoi
pensieri
e
nella
sua
vita
.
Largheggiasse
di
denaro
,
se
le
piaceva
,
quanto
le
piaceva
!
Farsi
venire
una
fila
di
pezzenti
in
casa
,
visitarli
nei
loro
tugurii
,
no
!
Questo
era
sciocco
,
era
inutile
,
era
noioso
,
era
ridicolo
,
era
pazzesco
,
era
clericale
.
C
'
erano
altre
difficoltà
.
Ell
'
avrebbe
desiderato
entrare
nelle
associazioni
femminili
caritatevoli
della
città
.
Al
contatto
della
signora
che
aveva
tanto
fatto
parlare
di
sé
per
Maironi
,
che
se
pure
andava
qualche
volta
in
chiesa
la
domenica
però
non
adempiva
il
precetto
pasquale
,
esse
indietreggiavano
chiudendosi
in
sé
stesse
come
sensitive
.
E
finalmente
anche
le
sue
abitudini
di
dama
oziosa
si
ricomponevano
via
via
dopo
il
primo
strappo
a
impedirle
il
nuovo
cammino
,
tanto
più
pronte
quanto
più
il
cammino
si
faceva
difficile
.
Sentiva
di
dover
soccombere
se
non
le
venisse
una
parola
di
consiglio
,
di
aiuto
da
lui
.
Vederlo
non
poteva
,
scrivere
non
osava
perché
certamente
egli
aveva
inteso
vietare
anche
questo
ed
ella
sarebbe
morta
piuttosto
che
fargli
cosa
sgradita
,
potendo
evitarlo
.
Aveva
letto
una
corrispondenza
romana
del
Corriere
sul
"
Santo
di
Jenne
"
dove
si
diceva
che
il
Santo
era
giovine
e
aveva
lavorato
da
bracciante
nell
'
orto
di
Santa
Scolastica
.
Era
lui
,
dunque
!
Supplicava
Noemi
di
andare
a
Jenne
,
di
chiedergli
per
lei
l
'
elemosina
di
un
conforto
.
Noemi
era
risoluta
di
andare
.
Vorrebbe
Giovanni
accompagnarla
?
Nel
tôno
umile
col
quale
lo
chiese
Giovanni
sentì
una
tacita
offerta
di
scuse
e
di
pace
,
le
stese
la
mano
.
"
Di
tutto
cuore
"
diss
'
egli
.
Maria
si
offerse
per
terza
compagna
.
Fu
stabilito
di
andare
l
'
indomani
,
a
piedi
,
e
di
partire
alle
cinque
del
mattino
per
non
avere
il
sole
ardente
sulla
costa
di
Jenne
,
nuda
e
scoscesa
.
Poi
si
parlò
del
Santo
.
Tutta
la
valle
ne
era
piena
.
La
corrispondenza
letta
dalla
Dessalle
diceva
che
una
quantità
di
gente
affluiva
a
Jenne
per
vedere
e
udire
il
Santo
,
che
si
proclamavano
guarigioni
miracolose
operate
da
lui
,
che
i
benedettini
raccontavano
con
ammirazione
la
vita
di
penitenza
e
di
preghiera
ch
'
egli
aveva
condotto
per
tre
anni
lavorando
nell
'
orto
di
Santa
Scolastica
.
A
Subiaco
si
raccontava
ben
altro
.
Un
tale
Torquato
,
guardaboschi
,
brav
'
uomo
,
parente
della
domestica
dei
Selva
,
aveva
detto
a
costei
di
essere
andato
a
Jenne
con
un
forestiere
,
una
specie
di
poeta
,
venuto
da
Roma
per
parlare
al
Santo
.
Nell
'
andata
e
nel
ritorno
aveva
veduto
,
tutt
'
assieme
,
forse
una
cinquantina
di
persone
che
si
recavano
a
Jenne
per
lo
stesso
scopo
.
Fior
di
signori
,
anche
;
sulla
costa
di
Jenne
una
processione
di
donne
che
cantavano
le
litanie
.
A
Jenne
aveva
saputo
tutta
la
storia
.
Una
notte
l
'
arciprete
di
Jenne
aveva
sognato
un
globo
di
fuoco
sulla
grande
croce
piantata
a
sommo
della
costa
e
questo
globo
di
fuoco
aveva
acceso
la
croce
che
ardeva
e
splendeva
senza
consumarsi
,
illuminava
tutte
le
montagne
e
le
valli
.
Il
giorno
di
poi
egli
si
era
visto
capitare
un
giovine
vestito
da
converso
benedettino
,
che
aveva
l
'
incarico
di
recargli
una
lettera
.
Questa
lettera
era
dell
'
Abate
di
Santa
Scolastica
e
diceva
:
"
Vi
mando
un
angelo
di
fuoco
ardente
che
farà
parlare
di
Jenne
in
tutto
l
'
universo
mondo
.
"
Anche
vi
era
scritto
che
questo
giovine
era
nato
principe
grande
di
sangue
di
re
,
e
che
per
servire
Dio
in
umiltà
si
era
fatto
ortolano
per
tre
anni
a
Santa
Scolastica
.
E
l
'
arciprete
si
era
come
impazzito
per
la
commozione
di
questo
fuoco
sognato
e
di
questo
fuoco
arrivato
,
e
gli
era
venuta
una
grandissima
febbre
.
L
'
indomani
era
giorno
di
festa
.
Degli
altri
due
preti
che
stanno
a
Jenne
uno
era
infermo
e
l
'
altro
se
n
'
era
andato
a
Filettino
due
giorni
prima
per
vedere
sua
madre
inferma
.
La
fantesca
del
parroco
aveva
raccontato
nel
paese
di
questo
benedettino
e
del
sogno
e
ogni
cosa
.
La
gente
del
paese
era
andata
in
chiesa
per
udir
la
messa
del
benedettino
che
avean
veduto
entrarvi
,
e
non
voleva
credere
che
il
benedettino
non
dicesse
messa
.
Volevano
che
almeno
predicasse
,
malgrado
le
sue
proteste
di
non
averne
il
diritto
in
chiesa
;
e
,
presolo
in
mezzo
,
gli
facevano
tanta
ressa
intorno
ch
'
egli
aveva
accennato
con
la
mano
di
uscire
della
chiesa
promettendo
ai
vicini
di
parlare
fuori
.
E
fuori
aveva
parlato
.
Che
avesse
propriamente
detto
,
la
fantesca
non
l
'
aveva
saputo
dire
a
Maria
,
né
Maria
l
'
aveva
poi
potuto
cavar
bene
a
Torquato
.
Un
po
'
interrogando
,
un
po
'
immaginando
,
ella
si
ricostituì
il
suo
discorso
così
:
Potete
voi
entrare
in
chiesa
?
Siete
voi
riconciliati
con
i
vostri
fratelli
?
Sapete
cosa
Vi
dice
il
Signore
Gesù
con
questa
parola
che
non
si
può
avvicinarsi
all
'
altare
senza
essersi
riconciliati
con
i
fratelli
?
Sapete
che
non
potete
entrare
in
chiesa
se
avete
mancato
contro
la
carità
e
la
giustizia
e
non
ne
avete
fatto
ammenda
,
o
non
ne
siete
pentiti
quando
nessuna
ammenda
è
possibile
?
Sapete
che
non
Vi
è
lecito
di
entrare
in
chiesa
se
nutrite
qualche
rancore
verso
i
fratelli
vostri
non
solo
,
ma
pure
se
avete
fatto
torto
loro
in
qualunque
modo
,
negl
'
interessi
o
nel
'
onore
,
se
avete
detto
loro
ingiuria
,
se
portate
nel
cuore
desiderii
disonesti
contro
i
loro
corpi
e
le
loro
anime
?
Sapete
che
tutte
le
messe
,
le
benedizioni
,
i
rosarii
,
le
litanie
contano
meno
che
niente
se
voi
prima
non
vi
purificate
il
cuore
secondo
la
parola
di
Gesù
?
Siete
voi
immondi
di
odio
,
d
'
impurità
?
Andate
,
Gesù
non
vi
vuole
in
chiesa
!
Ma
che
!
diceva
Torquato
.
Il
discorso
era
niente
,
era
la
voce
,
era
il
viso
,
erano
gli
occhi
!
Il
buon
uomo
ne
parlava
come
se
vi
ci
fosse
trovato
.
Allora
la
gente
,
giù
,
in
ginocchio
,
e
pianti
;
e
certe
donne
,
nemiche
fra
loro
,
ad
abbracciarsi
.
Già
non
c
'
erano
che
donne
e
vecchi
perché
gli
uomini
di
Jenne
son
tutti
pecorai
a
Nettuno
e
ad
Anzio
,
e
prima
della
fine
di
giugno
non
ritornano
alla
montagna
.
Il
Santo
,
vedutili
così
contriti
,
aveva
detto
:
entrate
,
inginocchiatevi
,
Iddio
è
dentro
di
voi
,
adoratelo
in
silenzio
.
La
gente
era
entrata
,
una
moltitudine
.
Eran
caduti
in
ginocchio
,
tutti
,
e
per
un
quarto
d
'
ora
,
Torquato
raccontava
così
,
si
sarebbe
udita
,
in
quella
grande
chiesa
,
una
mosca
volare
.
Poi
il
Santo
aveva
intonato
il
"
Padre
nostro
"
a
voce
alta
e
,
seguito
dal
popolo
,
lo
aveva
recitato
lentamente
sostando
a
ogni
versetto
.
E
Torquato
raccontava
che
l
'
arciprete
,
udito
tutto
questo
,
aveva
baciato
il
suo
ospite
e
nel
baciarlo
era
guarito
della
febbre
.
Ecco
portare
infermi
al
Santo
,
in
canonica
,
perché
li
benedica
e
li
sani
.
Egli
non
voleva
ma
quanti
riuscivano
a
toccargli
,
magari
di
furto
,
la
tonaca
,
guarivano
.
E
tanti
andavano
a
lui
per
consiglio
.
C
'
era
stato
un
miracolo
grande
di
una
mula
imbizzarrita
sulla
discesa
della
costa
,
ch
'
era
per
gittare
il
suo
cavaliere
sulle
pietre
in
vista
del
Santo
,
il
quale
saliva
dall
'
Infernillo
portando
acqua
.
Il
Santo
aveva
stesa
la
mano
e
la
mula
si
era
chetata
sull
'
atto
.
Il
racconto
del
guardaboschi
fu
riferito
da
Maria
.
"
Che
tutto
sia
vero
come
il
principe
di
sangue
reale
?
"
disse
Noemi
.
"
Domani
si
saprà
"
rispose
Giovanni
,
alzandosi
.
II
.
Partirono
verso
le
sei
,
col
cielo
coperto
e
un
venticello
fresco
,
fragrante
di
bosco
e
di
montagna
,
vivo
di
vocine
allegre
di
uccelli
,
purificatore
anche
dell
'
anima
.
Ai
bagni
di
Nerone
presero
la
mulattiera
ch
'
entra
nella
stretta
gola
verde
risalendo
la
destra
dell
'
Aniene
.
Si
lasciarono
a
sinistra
,
in
alto
,
Santa
Scolastica
,
il
Sacro
Speco
,
la
Casa
del
Beato
Lorenzo
,
bianca
sotto
lo
scoglio
ferrigno
.
Si
lasciarono
a
destra
il
ponte
della
Scalilla
,
una
trave
gettata
alla
sinistra
sponda
selvaggia
del
turbolento
fiumicello
.
Parlarono
molto
,
per
la
via
,
di
questo
strano
Santo
.
Giovanni
si
stupiva
che
don
Clemente
non
gli
avesse
detto
nulla
,
in
passato
,
della
qualità
di
quel
garzone
ortolano
.
Gli
piaceva
il
discorsino
in
piazza
.
Eran
cose
di
cui
aveva
parlato
con
don
Clemente
,
mostrandogli
come
quella
parola
di
Gesù
non
sia
affatto
praticata
né
insegnata
a
dovere
,
come
i
cristiani
migliori
non
l
'
applichino
che
all
'
uso
dei
sacramenti
,
come
se
i
fedeli
sapessero
di
non
poter
entrare
in
chiesa
senz
'
avere
il
cuore
puro
,
il
popolo
cristiano
sarebbe
veramente
di
esempio
al
mondo
e
non
si
oserebbe
affermare
che
la
moralità
è
presso
a
poco
la
stessa
dappertutto
e
non
dipende
dalle
credenze
.
Gli
piaceva
molto
anche
il
"
Padre
nostro
"
recitato
in
chiesa
così
.
Non
gli
piacevano
invece
i
miracoli
;
dubitava
di
una
debolezza
dell
'
uomo
che
non
sapesse
romperla
risolutamente
con
la
superstizione
popolare
a
lui
lusinghiera
.
Che
poteva
dire
Noemi
del
carattere
di
quest
'
uomo
?
Quale
concetto
se
n
'
era
fatto
per
le
confidenze
di
Jeanne
?
Noemi
s
'
imbarazzò
.
Tutto
quello
che
ne
aveva
udito
da
Jeanne
la
persuadeva
che
Maironi
si
fosse
condotto
male
con
essa
,
che
non
l
'
avesse
veramente
amata
mai
;
e
le
suggeriva
in
pari
tempo
una
curiosità
intellettuale
che
,
combattuta
,
ritornava
sempre
:
la
curiosità
di
sapere
se
quell
'
uomo
avrebbe
amato
lei
meglio
di
Jeanne
.
Rispose
che
il
carattere
di
Maironi
era
per
lei
un
enigma
.
E
l
'
intelligenza
?
E
la
cultura
?
Dell
'
intelligenza
né
della
cultura
non
poteva
dir
nulla
;
però
,
se
una
donna
come
Jeanne
Dessalle
lo
aveva
tanto
amato
,
doveva
essere
intelligente
e
colto
.
E
le
sue
idee
religiose
di
una
volta
?
A
quest
'
ultima
domanda
Noemi
rispose
che
da
certi
fatti
di
cui
le
aveva
parlato
Jeanne
,
dalla
influenza
decisiva
che
le
tradizioni
religiose
di
famiglia
avevano
esercitato
sopra
di
lui
,
secondo
Jeanne
,
in
una
crisi
del
loro
amore
,
ell
'
arguiva
che
fosse
allora
un
cattolico
della
vecchia
scuola
,
non
un
cattolico
...
Qui
,
Noemi
s
'
interruppe
,
arrossì
e
sorrise
.
Sorrise
anche
Giovanni
.
Invece
Maria
si
oscurò
un
poco
.
Il
discorso
cadde
.
Camminarono
per
alquanto
tempo
in
silenzio
,
solo
scambiando
un
saluto
con
qualche
montanaro
che
scendeva
ai
mulini
di
Subiaco
sul
mulo
carico
di
grano
.
Sostarono
a
riposare
sul
prato
di
S
.
Giovanni
che
parte
quel
di
Subiaco
da
quel
di
Jenne
.
Il
Beato
Lorenzo
,
bianco
sotto
lo
scoglio
ferrigno
,
li
guardava
alle
spalle
oramai
,
dall
'
alto
.
Lumi
di
sole
,
rotte
le
nuvole
,
doravano
i
monti
,
e
la
piccola
compagnia
,
pensando
alla
costa
bruciata
di
Jenne
,
si
rimetteva
in
cammino
quando
la
incontrò
il
medico
di
Jenne
che
riconobbe
Maria
per
averla
veduta
,
tempo
addietro
,
in
casa
di
un
collega
di
Subiaco
.
Salutò
,
trattenne
la
sua
mula
,
sorridendo
.
"
Loro
signori
vanno
a
Jenne
?
Vanno
a
vedere
il
Santo
?
Troveranno
gran
gente
,
oggi
.
"
Gran
gente
?
Noemi
è
seccata
perché
teme
di
non
poter
vedere
Maironi
a
suo
agio
,
i
Selva
son
curiosi
di
sapere
.
Perché
,
gran
gente
?
Perché
vogliono
il
Santo
a
Filettino
,
lo
vogliono
a
Vallepietra
,
a
Trevi
,
e
le
donne
di
Jenne
intendono
averlo
per
sé
.
"
Tutto
per
farmi
riposare
!
"
soggiunse
il
medico
.
"
E
anche
per
far
riposare
il
farmacista
.
Oggi
il
medico
è
il
benedettino
e
la
farmacia
è
la
sua
tonaca
.
"
E
raccontò
che
quel
giorno
doveva
venir
gente
da
Filettino
,
gente
da
Vallepietra
,
gente
da
Trevi
per
parlamentare
con
Jenne
,
venire
a
un
accordo
e
dividersi
il
Santo
.
"
Chi
sa
se
non
si
bastoneranno
!
"
Intanto
a
Jenne
c
'
erano
già
i
carabinieri
.
"
Anche
lei
lo
chiama
"
il
Santo
"
?
"
disse
Maria
.
"
Eh
!
"
rispose
il
medico
,
ridendo
.
"
Così
lo
chiaman
tutti
.
Meno
però
chi
lo
chiama
il
Diavolo
,
perché
adesso
a
Jenne
c
'
è
anche
di
questi
.
"
Sorpresa
.
Questa
era
nuova
.
Chi
lo
chiamava
il
Diavolo
?
E
perché
?
"
Eh
!
"
Il
medico
fece
il
viso
del
furbo
che
la
sa
lunga
e
non
la
vuole
dire
tutta
.
"
Ma
!
"
diss
'
egli
"
ci
sono
due
preti
di
Roma
che
villeggiano
a
Jenne
;
due
preti
,
due
preti
...
!
Son
fini
di
molto
.
Cosa
pensino
del
Santo
a
me
non
l
'
hanno
detto
,
ma
intanto
l
'
arciprete
s
'
è
tirato
molto
indietro
e
qualche
altro
pure
.
Quella
è
gente
che
lavora
.
Non
si
vede
ma
lavora
.
Sono
insetti
...
non
per
dirne
male
!
Anzi
,
forse
,
in
questo
caso
,
per
dirne
bene
!...Sono
insetti
che
quando
si
mettono
ad
ammazzare
una
pianta
non
toccano
i
frutti
,
non
toccano
i
fiori
,
non
toccano
le
foglie
,
sto
per
dire
non
toccano
neanche
le
radici
perché
un
beveraggio
li
arriverebbe
,
un
colpo
di
zappa
li
scoprirebbe
e
loro
non
vogliono
essere
arrivati
,
non
vogliono
essere
veduti
.
Si
ficcano
nel
midollo
.
Ora
ci
stanno
,
nel
midollo
.
Andrà
un
mese
,
andranno
due
,
la
pianta
deve
seccare
e
seccherà
.
"
"
Ma
Lei
"
domandò
Maria
"
cosa
ne
pensa
?
Quest
'
uomo
si
spaccia
proprio
per
un
santo
?
È
contento
che
della
gente
superstiziosa
se
lo
disputi
così
?
È
vero
che
ha
guarito
degli
ammalati
?
"
Mentr
'
ella
parlava
il
medico
rideva
sempre
.
"
Io
rido
"
rispose
.
"
È
un
caso
di
psicopatia
mistica
contagiosa
.
Scusino
,
devo
trovarmi
a
Subiaco
alle
otto
.
Buon
divertimento
!
"
Dato
il
colpo
del
suo
malanimo
,
scosse
le
redini
al
mulo
,
e
se
n
'
andò
per
paura
di
dover
mostrare
come
colpissero
le
sue
ragioni
.
Noemi
,
la
più
commossa
dei
tre
per
l
'
atteso
incontro
con
l
'
uomo
amato
da
Jeanne
,
incominciava
a
sentirsi
stanca
.
Una
seconda
sosta
si
fece
a
piedi
della
costa
di
Jenne
,
sulle
ghiaie
rigate
dai
sottili
rivoletti
che
vanno
al
fiume
dalla
grotta
dell
'
Infernillo
.
Ecco
sopraggiungere
qualcuno
alle
loro
spalle
.
Che
sorpresa
e
che
gioia
!
Don
Clemente
!
Anche
il
bel
volto
del
padre
si
accese
.
Egli
amava
e
riveriva
Giovanni
Selva
come
un
grande
cristiano
,
aveva
talvolta
a
difendersi
contro
la
tentazione
di
giudicar
il
suo
superiore
,
l
'
Abate
,
che
gli
aveva
interdetto
di
visitarlo
,
contro
la
tentazione
di
appellarsi
dall
'
Abate
a
Qualcuno
maggiore
degli
Abati
e
anche
dei
Pontefici
,
interno
all
'
anima
sua
.
Ora
Questi
gli
disse
nell
'
anima
:
"
l
'
incontro
è
mio
dono
"
e
il
monaco
si
unì
lieto
agli
amici
.
Maria
lo
presentò
a
Noemi
ed
egli
arrossì
ancora
nel
riconoscere
la
persona
che
aveva
scambiato
per
la
persecutrice
di
Benedetto
.
"
E
la
sua
amica
?
"
diss
'
egli
,
tremando
di
apprendere
che
fosse
lì
presso
.
Rassicurato
,
lampeggiò
di
sollievo
nel
viso
.
Noemi
ne
sorrise
ed
egli
,
avvedutosene
,
rimase
confuso
.
Sorrisero
anche
gli
altri
ma
nessuno
parlò
.
Il
primo
a
rompere
il
silenzio
fu
Giovanni
.
Certo
don
Clemente
andava
a
Jenne
come
loro
?
E
forse
ci
andava
per
lo
stesso
scopo
,
per
vedere
la
stessa
persona
,
l
'
ortolano
,
eh
,
l
'
ortolano
di
quella
sera
?
Ah
don
Clemente
,
don
Clemente
!
Sì
,
don
Clemente
andava
pure
a
Jenne
,
ci
andava
per
vedere
Benedetto
.
E
quanto
all
'
ortolano
,
si
scusò
.
Inganno
non
c
'
era
stato
,
c
'
era
stato
il
desiderio
che
le
due
anime
si
avvicinassero
senza
violenza
,
nel
modo
più
spontaneo
,
senza
raccomandazioni
e
informazioni
preventive
.
Preso
a
salire
insieme
la
costa
,
parlarono
di
Benedetto
.
Noemi
,
dimentica
della
stanchezza
,
pendeva
dalle
labbra
del
padre
,
e
il
padre
,
appunto
per
questo
,
parlava
così
poco
e
così
circospetto
ch
'
ella
ne
fremeva
d
'
impazienza
,
e
in
breve
si
sentì
stanca
da
capo
.
Prese
il
braccio
di
Maria
,
lasciò
che
don
Clemente
si
dilungasse
con
suo
cognato
.
Allora
don
Clemente
confidò
a
Giovanni
che
aveva
una
missione
penosa
.
Pareva
che
qualcuno
avesse
scritto
a
Roma
da
Jenne
in
modo
ostile
a
Benedetto
,
accusandolo
di
tenere
discorsi
non
perfettamente
ortodossi
,
di
spacciarsi
per
taumaturgo
e
di
vestire
senza
diritto
un
abito
religioso
che
rendeva
gravissimo
lo
scandalo
.
Certo
da
Roma
era
stato
scritto
all
'
Abate
e
l
'
Abate
aveva
dato
l
'
incarico
a
lui
,
don
Clemente
,
di
recarsi
a
Jenne
e
di
chiedere
a
Benedetto
la
restituzione
dell
'
abito
.
Don
Clemente
aveva
cercato
invano
dissuadere
il
vecchio
Abate
che
se
l
'
era
cavata
con
una
barzelletta
:
"
leggete
il
Vangelo
,
la
Passione
secondo
S
.
Marco
:
chi
segue
Cristo
quando
tutti
lo
abbandonano
bisogna
che
ci
rimetta
l
'
abito
.
È
un
segno
di
santità
.
"
E
poiché
qualcuno
doveva
portare
questo
messaggio
a
Jenne
,
don
Clemente
preferì
di
portarlo
egli
.
Aveva
poi
anche
ricevuto
una
strana
lettera
dell
'
arciprete
di
Jenne
.
L
'
arciprete
,
brav
'
uomo
ma
timido
,
gli
aveva
scritto
che
Benedetto
,
a
suo
avviso
,
era
veramente
un
pio
cristiano
ma
che
discorreva
troppo
di
religione
alla
gente
e
che
i
suoi
discorsi
avevano
qualche
volta
un
certo
sapore
di
quietismo
e
di
razionalismo
;
che
lo
si
accusava
di
esercitare
a
profitto
delle
sue
idee
non
tanto
ortodosse
un
potere
diabolico
;
che
l
'
accusa
era
sicuramente
falsa
ma
ch
'
egli
non
aveva
potuto
,
per
prudenza
,
tenerlo
ancora
presso
di
sé
,
che
forse
il
miglior
partito
sarebbe
per
lui
di
andarsene
in
qualche
paese
dove
non
fosse
conosciuto
e
viverci
quieto
.
Il
dialogo
fu
interrotto
da
una
chiamata
di
Maria
.
Noemi
,
spossata
dal
sole
ardente
,
presa
da
palpitazione
,
aveva
bisogno
di
un
'
altra
sosta
.
Le
signore
si
erano
sedute
all
'
ombra
di
un
sasso
.
Don
Clemente
si
congedò
.
Si
sarebbero
riveduti
a
Jenne
!
Maria
era
molto
angustiata
per
sua
sorella
,
si
rimproverava
in
cuor
suo
di
non
essersi
opposta
a
che
venisse
a
piedi
.
Lei
e
Giovanni
tacevano
guardando
Noemi
che
sorrideva
loro
,
pallida
.
In
quel
deserto
di
montagne
senza
bellezza
,
su
quei
sassi
bruciati
dal
sole
,
il
silenzio
pesava
di
un
peso
mortale
.
Fu
per
tutti
e
tre
un
sollievo
di
udire
voci
di
viandanti
che
salivano
.
Erano
sei
o
sette
persone
,
avevano
seco
due
muli
e
salivano
cantando
il
rosario
.
Quando
furono
vicini
si
videro
sui
muli
una
giovinetta
e
un
uomo
,
sparuti
ambedue
,
quasi
cadaverici
.
La
giovinetta
,
visti
i
Selva
,
spalancò
gli
occhi
;
l
'
uomo
li
teneva
chiusi
.
Gli
altri
guardarono
con
certe
facce
compunte
,
continuando
le
preghiere
.
La
nenia
monotona
si
dilungò
insieme
al
calpestio
dei
muli
,
si
perdette
nell
'
alto
.
Poco
dopo
la
triste
processione
sopraggiunse
dal
basso
una
brigata
allegra
di
giovinotti
borghesi
che
ridevano
parlando
di
Quiriti
a
caccia
piuttosto
di
Sabine
che
di
Santi
.
Al
vedere
Giovanni
e
le
due
signore
ammutolirono
.
Passati
,
ripresero
a
ridere
e
a
scherzare
;
scherzarono
su
Giovanni
che
forse
era
il
Santo
fra
le
tentatrici
.
Una
grande
nube
dagli
orli
di
argento
,
la
prima
di
una
flotta
che
veleggiava
verso
ponente
,
oscurò
il
sole
;
e
Noemi
,
alquanto
rinfrancata
,
propose
di
approfittare
dell
'
ombra
per
rimettersi
in
via
.
Pochi
passi
sotto
la
croce
sognata
,
secondo
quel
Torquato
,
dall
'
arciprete
,
incontrarono
un
borghese
vestito
di
nero
che
scendeva
sul
mulo
.
"
Scusino
"
diss
'
egli
alle
signore
,
trattenendo
il
mulo
,
"
una
di
Loro
è
Sua
Eccellenza
la
duchessa
di
Civitella
?
"
Udita
la
risposta
,
si
scusò
dicendo
che
un
senatore
suo
amico
gli
aveva
raccomandata
questa
duchessa
,
da
lui
non
conosciuta
,
che
doveva
capitare
a
Jenne
per
vedere
il
Santo
.
"
Già
"
diss
'
egli
sorridendo
.
"
Forse
anche
Loro
.
Tutti
adesso
.
Una
volta
ci
venivano
a
vedere
un
Papa
.
Sicuro
.
A
Jenne
c
'
era
un
Papa
.
Alessandro
IV
.
Vedranno
l
'
iscrizione
.
"
Calores
aestivos
vitandi
caussa
.
"
Adesso
ci
vengono
per
un
Santo
.
Dovrebb
'
essere
più
che
un
Papa
.
Ho
paura
che
sia
meno
!
Hanno
visto
i
due
malati
?
Hanno
visto
gli
studenti
di
Roma
?
Eh
,
vedranno
altro
,
vedranno
altro
!
Ma
ho
paura
che
sia
meno
.
Buon
viaggio
a
Loro
signori
!
"
Oltrepassata
la
croce
,
montarono
in
faccia
al
cielo
aperto
,
fra
i
dorsi
verdi
pendenti
alla
conca
romita
di
Jenne
,
incoronata
là
di
fronte
dalla
povera
greggia
di
casupole
che
il
campanile
governa
.
Giovanni
era
stato
a
Jenne
altre
volte
e
non
gli
parve
diversa
perché
ora
vi
dimorasse
un
Santo
e
vi
si
operassero
miracoli
.
Sua
moglie
,
che
ci
veniva
per
la
prima
volta
,
ebbe
l
'
impressione
di
un
luogo
spirante
raccoglimento
religioso
per
quel
senso
di
altezza
non
suggerito
da
vedute
lontane
,
per
quel
cielo
profondo
dietro
il
villaggio
,
per
la
solitudine
,
per
il
silenzio
.
Noemi
pensò
con
pietà
profonda
alla
povera
lontana
Jeanne
.
III
.
L
'
oste
di
Jenne
,
un
brav
'
uomo
in
occhiali
,
nobilmente
cortese
,
che
conosceva
il
mondo
per
essere
stato
in
America
e
tuttavia
pareva
immune
delle
sue
corruzioni
,
parlò
di
Benedetto
ai
nuovi
arrivati
con
favore
,
in
sostanza
;
però
non
senza
certo
riserbo
diplomatico
.
Non
lo
chiamava
il
Santo
;
lo
chiamava
fra
Benedetto
.
I
Selva
seppero
da
lui
che
Benedetto
viveva
in
una
capanna
sua
,
lavorandogli
per
compenso
un
campicello
.
Chi
lo
volesse
vedere
doveva
aspettare
le
undici
.
Adesso
stava
falciando
l
'
erba
.
La
sua
vita
era
questa
.
Sull
'
alba
andava
alla
messa
dell
'
arciprete
.
Lavorava
fino
alle
undici
.
Mangiava
pane
,
erbe
,
frutta
,
non
beveva
che
acqua
.
Nel
pomeriggio
lavorava
per
niente
le
terre
delle
vedove
e
degli
orfani
.
La
sera
,
seduto
sulla
sua
porta
,
parlava
di
religione
.
Alle
dieci
e
mezzo
i
Selva
e
Noemi
andarono
a
veder
Sant
'
Andrea
,
la
chiesa
di
Jenne
,
accompagnati
dall
'
ostessa
,
bella
donna
poderosa
,
pulitissima
,
semplice
,
ilare
modestamente
.
Usciti
in
piazza
dal
dedaluccio
di
vicoletti
dov
'
è
l
'
osteria
,
vi
trovarono
gran
capannelli
di
donne
,
a
detta
dell
'
ostessa
,
forestiere
.
Ella
le
distingueva
dai
busti
,
dai
guarnelli
,
dalle
calzature
.
Queste
erano
di
Trevi
,
quelle
di
Filettino
,
quell
'
altre
di
Vallepietra
.
L
'
ostessa
entrò
in
un
forno
a
destra
della
chiesa
dove
parecchie
donne
di
Jenne
si
facevan
cuocere
le
stiacciate
,
ciascuna
la
propria
.
"
Forestiere
che
vogliono
parlare
al
nostro
Santo
"
diss
'
ella
a
Maria
.
Ella
non
diceva
"
Fra
Benedetto
"
come
il
marito
;
diceva
"
il
Santo
"
.
"
Non
a
lui
,
però
"
dichiarò
arrossendo
"
perché
lui
si
stizzisce
.
"
No
,
non
si
stizziva
veramente
,
perché
gli
era
un
Santo
;
ma
pregava
con
dolore
di
non
venir
chiamato
così
.
Nel
gran
chiesone
rovinoso
che
"
una
domenica
o
l
'
altra
"
diceva
l
'
ostessa
"
ce
schiaccia
tutti
come
topi
"
non
c
'
erano
che
i
due
malati
e
la
loro
compagnia
.
I
due
malati
erano
stati
adagiati
sul
pavimento
,
proprio
nel
mezzo
della
chiesa
,
con
due
guanciali
sotto
il
capo
.
I
loro
compagni
salmeggiavano
ginocchioni
e
non
guardarono
a
chi
entrava
,
continuarono
a
salmeggiare
.
"
Forse
li
hanno
condotti
per
farli
benedire
al
Santo
"
disse
l
'
ostessa
sotto
voce
"
ma
di
questo
il
Santo
ha
dolore
.
Non
vuole
.
Forse
cercheranno
di
toccargli
l
'
abito
di
soppiatto
e
questo
pure
è
difficile
,
ora
.
"
Quella
povera
gente
cessò
di
salmeggiare
e
una
donna
venne
a
domandare
all
'
ostessa
se
le
undici
fossero
suonate
.
Le
rispose
Maria
che
mancava
un
quarto
d
'
ora
e
le
domandò
degl
'
infermi
.
L
'
uomo
era
malato
di
febbri
,
da
due
anni
;
la
ragazza
,
sua
sorella
,
di
cuore
.
Venivano
dal
piano
di
Arcinazzo
,
una
strada
di
parecchie
ore
,
per
farsi
guarire
dal
Santo
di
Jenne
.
Una
donna
di
Arcinazzo
,
malata
di
cuore
,
era
guarita
giorni
prima
solo
con
toccargli
l
'
abito
.
Maria
e
Noemi
parlarono
agli
infermi
.
La
ragazza
era
fidente
.
L
'
uomo
,
che
tremava
di
febbre
,
pareva
fosse
esser
venuto
per
accontentare
i
suoi
,
per
provare
anche
questa
.
Aveva
molto
sofferto
del
viaggio
.
"
So
'
strade
per
andare
all
'
altro
mondo
"
diss
'
egli
"
e
la
guarigione
sarà
quella
.
"
Una
donna
,
forse
sua
madre
,
ruppe
in
pianto
e
lo
supplicò
di
pregare
,
di
raccomandarsi
a
Gesù
e
Maria
.
Le
due
signore
si
allontanarono
,
richiamate
da
Giovanni
per
un
tafferuglio
che
avveniva
sulla
piazza
fra
le
donne
e
quegli
studenti
che
avevano
oltrepassato
i
Selva
sulla
costa
di
Jenne
.
Gli
studenti
dovevano
avere
scherzato
male
sulla
devozione
loro
al
Santo
.
Erano
inviperite
.
Quelle
di
Jenne
sbucarono
dal
forno
.
Da
un
'
altra
parte
sbucarono
due
pennacchi
di
carabinieri
.
Noemi
e
Maria
entrarono
fra
le
donne
a
metter
pace
.
Giovanni
arringò
gli
studenti
che
ridevano
per
braveria
,
con
pericolo
di
peggio
.
Un
canto
suonò
dalla
chiesa
,
prima
velato
,
poi
,
aprendosi
la
porta
,
forte
:
"
Sancta
Maria
,
ora
pro
nobis
.
"
Comparvero
i
due
ammalati
.
La
ragazza
camminava
sorretta
,
l
'
uomo
era
portato
a
braccia
,
dalla
testa
e
dai
piedi
,
spenzolato
come
un
cadavere
.
E
anche
le
portatrici
cantavano
,
solenni
in
viso
:
"
Sancta
Virgo
virginum
,
ora
pro
nobis
.
"
Sulla
piazza
le
donne
caddero
ginocchioni
tutte
insieme
,
intorno
ai
carabinieri
sbalorditi
;
gli
studenti
ammutolirono
;
una
cavalcata
di
signori
e
signore
che
entrava
in
piazza
dalla
mulettiera
di
Val
d
'
Aniene
,
si
arrestò
.
Maria
prima
,
quindi
Noemi
,
tratte
a
terra
da
uno
spirito
che
metteva
loro
brividi
di
commozione
,
s
'
inginocchiarono
.
Giovanni
esitò
.
Quella
non
era
la
sua
fede
.
A
lui
sarebbe
parso
di
offendere
il
Creatore
e
Donatore
della
ragione
facendo
viaggiare
a
lungo
sul
mulo
degli
ammalati
perché
un
simulacro
,
una
reliquia
,
un
uomo
,
li
guarisse
miracolosamente
.
Però
era
fede
.
Era
,
dentro
un
rude
involucro
d
'
ignoranze
caduche
,
il
senso
,
negato
alle
menti
superbe
,
dell
'
ascosa
Verità
che
è
Vita
,
radio
misterioso
dentro
un
ammasso
di
minerale
impuro
.
Era
fede
,
era
incolpevole
errore
,
era
amore
,
era
dolore
,
era
un
che
visibile
degli
accolti
più
alti
misteri
dell
'
Universo
.
La
terra
stessa
e
la
grande
faccia
triste
della
chiesa
e
le
piccole
facce
umili
delle
casupole
intorno
alla
piazza
,
parevano
averne
intelletto
e
riverenza
.
Giovanni
si
vide
in
mente
la
immagine
di
una
morta
,
statagli
cara
,
che
aveva
creduto
così
,
un
'
aura
gelata
corse
anche
a
lui
nel
sangue
,
le
ginocchia
gli
si
piegarono
sotto
.
La
compagnia
degli
ammalati
passò
cantando
colla
faccia
levata
:
"
Mater
Christi
"
.
Le
donne
inginocchiate
risposero
colla
faccia
a
terra
:
"
Ora
pro
nobis
"
.
Poi
si
alzarono
e
seguirono
il
corteo
.
Intanto
tre
o
quattro
donne
di
Jenne
dissero
forte
:
"
Non
vole
!
Non
vole
!
"
Una
spiegò
a
Maria
che
il
Santo
non
voleva
gli
fossero
portati
infermi
.
Non
furono
ascoltate
e
seguirono
anche
loro
,
curiose
di
quel
che
sarebbe
.
Pure
i
Selva
,
sulle
prime
renitenti
,
si
mossero
dietro
a
Noemi
,
avida
.
Alle
loro
spalle
,
con
quel
giusto
intervallo
che
li
dimostrasse
spettatori
e
non
seguaci
,
si
avviarono
gli
studenti
.
Soli
,
assai
più
da
lontano
,
seguivano
i
carabinieri
,
ultima
coda
del
serpe
di
gente
,
che
guizzò
e
scomparve
dentro
un
fesso
dell
'
ammasso
di
casolari
fronteggianti
la
chiesa
.
Scomparve
,
si
torse
per
i
vicoletti
oscuri
dai
nomi
pomposi
,
che
riescono
a
un
'
altra
fronte
del
villaggio
,
la
più
misera
,
la
più
deforme
.
Ivi
,
sulla
ruina
sassosa
del
monte
,
male
affisse
ai
ronchioni
,
alle
lastre
della
roccia
,
sdrucciolano
in
basso
fra
i
ciottoli
le
stamberghe
ammassellate
.
Le
finestrine
nere
guardano
come
occhiaie
di
scheletri
il
silenzio
della
valle
profonda
,
chiusa
.
Le
porte
versano
sulla
ruina
scalini
diruti
.
Le
più
non
ne
hanno
che
tre
o
quattro
scheggioni
.
Qualcuna
n
'
è
rimasta
del
tutto
vedova
.
Quando
ci
si
è
a
fatica
inerpicati
dentro
si
trovan
caverne
senza
luce
né
aria
.
"
So
'
mali
passi
,
vigoli
cattivi
"
disse
alle
signore
dalla
sua
porta
una
vecchia
,
sorridendo
.
Una
di
questa
caverne
male
accessibili
era
la
dimora
di
Benedetto
.
Due
rivi
della
turba
,
rotta
nella
discesa
,
vi
si
riunirono
sotto
la
porta
aperta
.
Da
un
forno
lì
accanto
le
donne
uscirono
a
dire
che
Benedetto
non
c
'
era
.
La
turba
ondeggiò
intorno
ai
due
infermi
,
si
levarono
voci
di
lamento
.
Domande
ansiose
,
diversi
mormorii
risalirono
per
i
due
rivi
di
gente
su
all
'
altro
capo
della
processione
,
dove
non
si
era
inteso
il
perché
di
quei
gemiti
e
si
faceva
ressa
per
scendere
,
per
vedere
.
Forse
qualche
maggior
guaio
era
accaduto
agli
ammalati
,
fermi
nel
sole
ardente
.
Tre
studenti
scivolarono
giù
fra
le
donne
levandone
grugniti
di
male
parole
.
Ecco
,
una
donna
di
Jenne
ha
detto
:
"
Portateli
dentro
,
poverini
.
"
Sì
,
sì
,
dentro
,
dentro
!
Nella
casa
del
Santo
!
La
gente
si
aspetta
già
il
miracolo
dalle
pareti
fra
le
quali
egli
vive
,
dal
suolo
che
preme
,
dagli
arredi
pregni
della
sua
santità
.
Sul
letto
del
Santo
!
Sul
letto
del
Santo
!
Si
posano
delle
assicelle
sui
pietroni
smozzicati
che
salgono
alla
porta
di
Benedetto
,
i
due
infermi
sono
tra
spinti
e
portati
su
da
un
'
ondata
.
Eccoli
stesi
per
traverso
sul
giaciglio
del
Santo
.
L
'
ondata
empie
la
caverna
.
Tutti
cadono
ginocchioni
,
a
pregare
.
È
caverna
veramente
.
Un
fianco
intero
n
'
è
parete
giallastra
di
roccia
,
tagliata
per
isghembo
.
Si
cammina
sulla
terra
nuda
,
mal
calcata
.
Accanto
al
giaciglio
,
alto
due
palmi
,
è
un
focolare
.
Non
vi
son
finestre
,
ma
un
raggio
di
sole
,
entrato
per
il
camino
,
batte
,
celeste
fiamma
,
sulla
pietra
senza
cenere
del
focolare
.
Una
coperta
bruna
è
stesa
sul
letto
.
Una
croce
è
scolpita
rozzamente
sulla
parete
obliqua
di
roccia
,
presso
all
'
entrata
.
In
un
angolo
si
vede
,
sola
ricchezza
,
una
gran
secchia
piena
d
'
acqua
,
un
catino
verde
,
una
bottiglia
,
un
bicchiere
.
Alcuni
libri
sono
accatastati
sopra
una
sdruscita
seggiola
di
paglia
.
Un
'
altra
seggiola
porta
un
piatto
di
fave
e
del
pane
.
Il
luogo
ha
l
'
aspetto
di
una
estrema
povertà
,
ordinata
e
pulita
.
L
'
uomo
,
febbricitante
,
si
lagna
del
freddo
,
dell
'
umido
,
del
buio
.
Dice
di
star
peggio
e
che
lo
hanno
condotto
a
morire
.
Lo
scongiurano
di
chetarsi
,
di
sperare
.
Invece
la
sua
giovinetta
sorella
dal
cuore
ammalato
,
un
minuto
dopo
che
l
'
han
posata
sul
letto
,
sente
sollievo
.
Lo
annuncia
subito
,
annuncia
che
guarisce
.
Intorno
a
lei
si
lagrima
e
si
ride
insieme
,
si
loda
il
Signore
.
Le
si
baciano
le
vesti
come
s
'
ella
pure
fosse
divenuta
santa
,
si
grida
l
'
annuncio
fuori
.
Voci
di
gioia
rispondono
,
altra
gente
si
caccia
nella
caverna
col
viso
acceso
,
con
gli
occhi
avidi
.
Ma
in
quel
momento
qualcuno
,
ch
'
è
sceso
più
abbasso
in
cerca
del
Santo
,
grida
da
lontano
:
il
Santo
viene
!
il
Santo
viene
!
Allora
la
caverna
rigurgita
gente
sulla
china
,
un
fracasso
di
voci
e
di
passi
trabocca
in
giù
,
in
un
attimo
tutto
è
vuoto
intorno
ai
Selva
e
a
tre
o
quattro
studenti
,
fermi
sotto
l
'
entrata
della
capanna
.
Delle
donne
di
Jenne
parte
è
ritornata
nel
forno
al
lavoro
,
parte
sta
a
guardare
sulla
porta
.
Maria
scambia
qualche
parola
con
queste
.
Tutta
forestiera
quella
gente
ch
'
è
scesa
?
Eh
sì
,
non
tutta
ma
quasi
.
Gente
di
Vallepietra
,
la
più
parte
.
Sarebbe
meglio
che
da
Vallepietra
ci
venisse
l
'
acqua
.
E
che
vogliono
?
Portarsi
via
il
Santo
da
Jenne
?
Sì
,
dicevano
anche
questo
,
parlavano
di
far
gran
cose
.
E
voi
?
Noi
si
sa
che
lui
non
vole
andare
.
E
poi
...
Le
compagne
gridano
qualche
cosa
dal
di
dentro
,
la
donna
si
volta
,
succede
un
litigio
,
i
due
Selva
e
gli
studenti
entrano
a
vedere
la
guarita
miracolosamente
.
Noemi
rimane
fuori
.
È
impaziente
di
vedere
Benedetto
,
palpita
,
non
ne
comprende
il
perché
,
si
chiama
stupida
nel
suo
cuore
;
ma
non
si
muove
.
Due
tonache
benedettine
venivano
per
i
campicelli
del
basso
,
da
lontano
.
Sopra
la
seconda
lampeggiava
tratto
tratto
un
ferro
di
falce
.
Udito
piombar
dall
'
alto
lo
scroscio
delle
voci
e
dei
passi
,
Benedetto
disse
al
suo
compagno
con
un
sorriso
:
"
Padre
mio
.
"
Don
Clemente
,
appena
arrivato
a
Jenne
,
aveva
raggiunto
Benedetto
sul
praticello
che
stava
falciando
,
gli
aveva
recato
il
messaggio
doloroso
e
promesso
,
dopo
un
lungo
colloquio
,
di
tenere
a
chi
lo
chiamava
santo
certo
discorso
che
Benedetto
desiderò
.
Udì
anche
lui
lo
scroscio
della
folla
che
scendeva
,
le
grida
"
il
Santo
!
il
Santo
!
"
e
quando
Benedetto
gli
ebbe
detto
sorridendo
:
"
Padre
mio
!
"
impallidì
,
fece
un
gesto
di
acquiescenza
e
passò
avanti
.
Benedetto
depose
la
falce
,
uscì
un
poco
del
sentiero
,
sedette
dietro
un
masso
e
un
gran
melo
fiorito
,
che
lo
nascondevano
ai
sopravvegnenti
.
Don
Clemente
li
affrontò
solo
.
Al
primo
vederlo
coloro
si
arrestarono
.
Più
voci
dissero
:
"
non
è
lui
!
"
e
altre
voci
:
"
lui
è
dietro
!
"
e
altre
ancora
dalla
retroguardia
:
"
passate
avanti
!
"
La
colonna
si
mosse
.
Allora
don
Clemente
levò
la
mano
e
disse
:
"Ascoltate."
L
'
uomo
che
non
sapeva
parlare
a
due
persone
sconosciute
senza
coprirsi
di
rossore
,
adesso
era
pallidissimo
.
La
voce
dolcemente
velata
si
udì
appena
ma
si
vide
il
gesto
.
Il
bellissimo
viso
sereno
,
l
'
alta
persona
,
imposero
riverenza
.
"
Voi
cercate
Benedetto
"
diss
'
egli
.
"
Voi
lo
chiamate
Santo
.
Questo
è
un
grandissimo
dolore
che
voi
gli
date
.
Egli
ha
pur
detto
a
tutti
dal
primo
giorno
del
suo
arrivo
a
Jenne
di
essere
un
gran
peccatore
ridotto
a
penitenza
per
la
infinita
bontà
di
Dio
.
Ma
egli
vuole
che
io
vi
confermi
questo
.
Lo
confermo
,
è
la
verità
.
È
stato
un
gran
peccatore
.
Domani
potrebbe
cadere
ancora
.
Se
vi
credesse
un
solo
momento
quando
voi
lo
chiamate
Santo
,
Iddio
si
allontanerebbe
da
lui
.
Non
lo
chiamate
più
Santo
e
soprattutto
,
poi
,
non
gli
domandate
più
miracoli
.
"
"
Padre
"
lo
interruppe
con
voce
solenne
,
facendosi
avanti
e
allargando
le
braccia
,
un
vecchio
alto
,
magro
,
sdentato
,
dal
profilo
d
'
aquila
.
"
Padre
,
noi
non
domandiamo
il
miracolo
,
il
miracolo
è
fatto
,
la
donna
,
come
ha
toccato
la
dimora
dell
'
uomo
è
guarita
,
e
noi
Le
diciamo
che
l
'
uomo
è
santo
e
se
a
Jenne
vi
è
gente
che
dice
altre
cose
è
gente
degna
di
bruciare
nel
fondo
dell
'
inferno
.
Padre
,
noi
Le
baciamo
le
mani
ma
diciamo
questo
.
"
"
C
'
è
un
ammalato
,
ancora
!
C
'
è
un
ammalato
,
ancora
!
"
gridarono
dieci
,
venti
voci
.
"
Venga
il
Santo
!
"
Dal
gruppo
degli
studenti
,
alla
retroguardia
,
si
gridò
:
"
avanti
il
Santo
!
Il
Santo
parli
!
"
"
O
che
modo
è
questo
?
"
fece
il
vecchio
volgendosi
addietro
con
dispetto
,
da
spodestato
oratore
del
popolo
.
"
Che
modo
è
questo
?
"
Un
subisso
di
voci
sdegnose
coperse
la
sua
,
gridando
gli
studenti
sempre
più
forte
:
"
Venga
il
Santo
!
Parli
il
Santo
!
Via
il
prete
!
Via
!
"
Le
donne
si
voltarono
minacciose
:
"
Via
voi
,
via
!
"
E
in
alto
,
dalle
stamberghe
appollaiate
sulla
rovina
,
sbucarono
i
pennacchi
dei
carabinieri
.
Allora
Benedetto
si
alzò
,
uscì
allo
scoperto
.
Appena
fu
veduto
,
un
gran
clamore
di
gioia
lo
accolse
.
I
Selva
si
fecero
sulla
porta
della
caverna
a
guardare
in
giù
,
Noemi
scese
di
corsa
.
Benedetto
si
trovò
attorniato
in
un
lampo
da
gente
che
gli
baciava
la
tonaca
benedicendo
.
Molti
,
ginocchioni
,
piangevano
.
Noemi
,
ch
'
era
discesa
sola
dietro
gli
studenti
,
si
slanciò
avanti
,
vide
finalmente
l
'
uomo
.
Jeanne
le
ne
aveva
mostrate
più
fotografie
,
dicendo
però
che
di
nessuna
era
soddisfatta
pienamente
.
Nella
fisonomia
simpatica
di
Piero
Maironi
Noemi
aveva
letto
un
'
ombra
interna
di
tristezza
;
quella
di
Benedetto
luceva
di
straordinaria
vita
.
Da
due
giorni
egli
si
era
fatto
radere
capelli
e
barba
per
aver
udito
una
donna
sussurrare
:
"
è
bello
come
Gesù
.
"
La
espressione
dell
'
anima
dominatrice
gli
si
era
accentuata
nel
naso
più
prominente
per
la
maggiore
magrezza
,
nelle
grandi
occhiaie
scure
.
Gli
occhi
avevano
un
fascino
inesprimibile
.
Spiravano
tristezza
anche
adesso
ma
una
tristezza
dolce
,
piena
di
vigore
e
di
pace
,
di
devozione
mistica
.
Attorniato
,
sotto
la
bianca
nuvoletta
del
melo
fiorente
,
dalla
turba
prostrata
,
circonfuso
di
sole
e
di
mobili
ombre
,
pareva
una
visione
di
pittore
antico
.
Noemi
impietrò
,
stretta
alla
gola
da
un
groppo
di
pianto
.
Presso
a
lei
parecchie
donne
piangevano
,
solo
per
averlo
veduto
,
penetrate
da
una
suggestione
vicendevole
.
Una
di
esse
,
ammalata
,
stanca
,
si
era
seduta
sull
'
orlo
del
sentiero
,
non
poteva
vedere
il
Santo
,
piangeva
di
commozione
senza
saperne
il
perché
.
Sopraggiunsero
dei
ritardatarii
,
un
vecchio
e
tre
donne
di
Vallepietra
.
Subito
le
tre
donne
,
scambiando
don
Clemente
per
Benedetto
,
si
misero
a
singhiozzare
e
a
gridare
:
"
com
'
è
bello
,
com
'
è
bello
!
"
Intanto
,
sotto
la
bianca
nuvoletta
del
melo
fiorito
,
Benedetto
riuscì
con
parole
di
dolore
,
di
supplica
,
di
rampogna
,
a
respingere
l
'
assalto
della
turba
adoratrice
,
a
farla
rialzare
in
piedi
.
Un
grido
partì
dal
gruppo
degli
studenti
:
"
parli
!
"
In
quello
stesso
momento
,
lassù
in
alto
,
le
campane
di
Jenne
annunciarono
solenni
il
mezzogiorno
al
villaggio
,
alle
solitudine
,
al
monte
Leo
,
al
monte
Sant
'
Antonio
,
al
monte
Altuino
,
alle
nubi
veleggianti
verso
ponente
.
Benedetto
si
pose
l
'
indice
alla
bocca
,
le
campane
parlarono
sole
.
Guardò
don
Clemente
come
per
un
tacito
invito
.
Don
Clemente
si
scoperse
e
cominciò
a
dire
l
'
Angelus
Domini
.
Benedetto
,
in
piedi
,
a
mani
giunte
,
lo
disse
con
lui
e
fino
a
che
le
campane
suonarono
tenne
gli
occhi
fissi
sul
giovane
che
gli
aveva
gridato
di
parlare
:
gli
occhi
pieni
di
tristezza
,
di
dolcezza
mistica
.
Quello
sguardo
ineffabile
,
il
suono
delle
campane
solenni
,
il
tremar
dell
'
erba
,
l
'
ondular
lieve
dei
rami
fioriti
al
vento
,
il
rapimento
di
tante
facce
lagrimose
volte
a
una
sola
si
componevano
insieme
per
Noemi
in
una
parola
unica
che
la
esaltava
senza
rivelarsi
,
come
tormenta
l
'
anima
nel
desiderio
di
sé
la
parola
occulta
sotto
una
tragica
processione
di
accordi
musicali
.
Le
campane
tacquero
e
Benedetto
disse
dolcemente
a
chi
gli
stava
di
fronte
:
"
Chi
siete
voi
e
cosa
è
accaduto
che
vi
ha
fatto
venire
a
me
come
se
io
fossi
quello
che
non
sono
?
"
Gli
fu
risposto
da
più
voci
a
un
tempo
,
gli
fu
detto
del
miracolo
e
com
'
egli
fosse
desiderato
nel
villaggio
degli
uni
e
nel
villaggio
degli
altri
.
"
Voi
esaltate
me
"
diss
'
egli
"
perché
siete
ciechi
.
Se
questa
giovine
è
guarita
non
io
l
'
ho
guarita
ma
la
sua
fede
.
Questa
forza
della
fede
che
l
'
ha
fatta
alzarsi
e
camminare
è
nel
mondo
di
Dio
,
dappertutto
e
sempre
,
come
la
forza
dello
spavento
che
fa
tremare
e
cadere
.
È
una
forza
nell
'
anima
come
le
forze
che
sono
nell
'
acqua
e
nel
fuoco
.
Dunque
se
la
giovine
è
guarita
è
perché
Dio
ha
disposto
nel
suo
mondo
questa
gran
forza
;
datene
lode
a
Dio
e
non
a
me
.
Ma
poi
udite
.
Voi
offendete
Dio
se
la
Sua
potenza
e
bontà
vi
paiono
più
grandi
nei
miracoli
.
Esse
sono
dappertutto
e
sempre
infinite
.
È
difficile
di
capire
come
la
fede
risani
,
ma
è
impossibile
di
capire
come
questi
fiori
vivano
.
Il
Signore
non
sarebbe
mica
meno
potente
né
meno
buono
se
questa
giovane
non
fosse
guarita
.
Pregate
di
guarire
sì
,
ma
pregate
più
ancora
di
comprendere
questa
grande
cosa
che
vi
ho
detto
ora
,
pregate
di
poter
adorare
la
volontà
del
Signore
quando
vi
dà
la
morte
come
quando
vi
dà
la
vita
.
Vi
sono
nel
mondo
degli
uomini
che
credono
di
non
credere
in
Dio
e
quando
le
malattie
e
la
morte
entrano
nelle
loro
case
,
dicono
:
è
la
legge
,
è
la
natura
,
è
l
'
ordine
dell
'
Universo
,
noi
pieghiamo
il
capo
,
noi
accettiamo
senza
mormorare
,
noi
proseguiamo
il
cammino
del
nostro
dovere
.
Guardate
che
questi
uomini
non
passino
avanti
a
voi
nel
regno
dei
cieli
.
E
pensate
anche
quali
miracoli
domandate
.
Voi
venite
per
esser
guariti
dalle
malattie
del
corpo
,
voi
volete
che
io
venga
nei
vostri
villaggi
per
questo
.
Abbiate
fede
e
guarirete
senza
di
me
.
Ricordatevi
però
che
potreste
usare
anche
meglio
la
vostra
fede
secondo
la
volontà
di
Dio
.
Siete
voi
tutti
e
interamente
sani
dell
'
anima
vostra
?
No
,
voi
non
lo
siete
;
e
che
vi
servirà
di
aver
l
'
otre
sana
se
il
vino
è
guasto
?
Voi
amate
voi
stessi
e
le
vostre
famiglie
più
della
verità
,
più
della
giustizia
,
più
della
legge
divina
.
Voi
avete
presente
sempre
quello
ch
'
è
dovuto
a
voi
e
ai
vostri
e
ben
di
rado
quello
ch
'
è
dovuto
agli
altri
.
Voi
credete
di
salvarvi
colla
moltitudine
delle
preghiere
.
E
nemmeno
sapete
pregare
.
Voi
pregate
allo
stesso
modo
i
Santi
che
sono
i
servi
e
Iddio
ch
'
è
il
Padrone
;
quando
non
fate
peggio
!
Voi
non
pensate
che
al
Padrone
non
importano
le
molte
parole
,
ch
'
Egli
preferisce
essere
servito
fedelmente
in
silenzio
col
pensiero
sempre
alla
Sua
volontà
.
E
non
intendete
i
vostri
mali
,
siete
come
il
moribondo
che
dice
:
"
sto
bene
.
"
Forse
alcuno
di
voi
pensa
in
questo
momento
:
se
non
intendo
il
male
che
faccio
,
il
Signore
non
mi
condannerà
.
Ma
il
Signore
non
giudica
come
i
giudici
del
mondo
.
L
'
uomo
che
ha
preso
un
veleno
senza
saperlo
deve
cadere
come
colui
che
lo
ha
voluto
prendere
.
L
'
uomo
che
non
ha
la
veste
bianca
non
può
entrare
nella
cena
del
Signore
anche
se
non
sapeva
che
la
veste
non
era
necessaria
.
Colui
che
ama
se
stesso
sopra
ogni
cosa
,
sappia
o
non
sappia
il
suo
peccato
,
non
passa
per
la
porta
del
regno
dei
cieli
,
allo
stesso
modo
che
il
dito
della
sposa
,
se
è
ripiegato
sopra
sé
stesso
,
non
entra
nell
'
anello
offerto
dallo
sposo
.
Conoscete
le
infermità
dell
'
anima
vostra
e
pregate
con
fede
di
esserne
sanati
.
Vi
dico
in
nome
di
Cristo
che
lo
sarete
.
La
guarigione
del
vostro
corpo
è
buona
per
voi
,
per
la
famiglia
vostra
,
per
gli
animali
e
le
piante
che
avete
in
cura
;
ma
la
guarigione
dell
'
anima
vostra
,
credete
questa
cosa
benché
non
la
comprendete
!
la
guarigione
dell
'
anima
vostra
è
buona
per
tutte
le
povere
anime
dei
viventi
sbattuti
fra
il
bene
e
il
male
,
è
buona
per
tutte
le
povere
anime
dei
morti
che
si
purificano
con
fatica
e
dolore
,
come
la
vittoria
di
un
soldato
è
buona
per
tutti
della
sua
nazione
.
È
anche
buona
per
gli
Angeli
,
che
sentono
tanta
gioia
,
ha
detto
Gesù
,
per
la
guarigione
di
un
'
anima
,
e
la
gioia
fa
crescere
la
loro
potenza
,
e
la
loro
potenza
,
credete
voi
che
sia
per
le
tenebre
o
per
la
luce
,
per
la
morte
o
per
la
vita
?
Domandate
con
fede
,
prima
la
guarigione
dell
'
anima
e
poi
la
guarigione
del
corpo
!
"
Dal
ripido
pendìo
gli
si
porgeva
una
fitta
di
visi
;
avidi
i
più
alti
cui
soltanto
giungeva
il
suono
della
voce
,
e
rigati
di
pianto
;
parte
attoniti
i
più
vicini
,
parte
entusiasti
,
parte
dubbiosi
.
Anche
a
Noemi
colavano
lagrime
lungo
le
guancie
smorte
.
Gli
studenti
avevano
smesso
l
'
aria
beffarda
.
Quando
Benedetto
tacque
,
uno
di
loro
avanzò
risoluto
e
serio
,
per
parlare
.
In
quel
mentre
il
vecchio
esclamò
:
"
E
voi
ci
guarite
l
'
anima
!
"
Altre
voci
ripeterono
ansiose
:
"
E
voi
ci
guarite
l
'
anima
!
E
voi
ci
guarite
l
'
anima
!
"
In
un
baleno
,
tutta
l
'
avanguardia
,
presa
dal
contagio
,
traboccò
in
ginocchio
tendendo
le
braccia
supplici
:
"
E
voi
ci
guarite
l
'
anima
!
E
voi
ci
guarite
l
'
anima
!
"
Benedetto
si
gettò
avanti
con
le
mani
nei
capelli
,
esclamando
:
"
Che
fate
ancora
?
Che
fate
ancora
?
"
Un
grido
suonò
dall
'
alto
:
"
la
miracolata
!
"
La
giovinetta
che
,
posata
sul
giaciglio
di
Benedetto
,
si
era
sentita
risanare
,
scendeva
al
braccio
di
una
sorella
maggiore
,
cercando
Benedetto
.
Questi
non
badò
al
grido
,
al
balenar
della
gente
lassù
,
che
si
divideva
per
lasciar
passare
le
due
donne
.
Non
valendo
a
far
rialzare
la
gente
,
cadde
ginocchioni
egli
pure
.
Allora
coloro
che
gli
stavano
intorno
si
rialzarono
,
e
giungendo
ad
essi
il
fremito
commosso
e
le
voci
:
"
La
miracolata
!
La
miracolata
!
"
fecero
rialzare
lui
che
pareva
non
avere
udito
.
"
La
miracolata
!
"
gli
diceva
ciascuno
,
"
la
miracolata
!
"
cercando
sul
suo
viso
la
compiacenza
del
miracolo
con
occhi
che
gridavano
:
"
viene
per
voi
,
l
'
avete
guarita
voi
!
"
come
s
'
egli
poco
prima
non
avesse
detto
nulla
.
La
giovinetta
scendeva
,
smorta
e
giallognola
come
la
petrosa
via
battuta
dal
sole
,
triste
nel
visetto
gentile
inclinato
al
braccio
della
sorella
.
E
la
sorella
pure
era
triste
.
La
turba
si
divise
davanti
a
loro
e
Benedetto
si
fece
da
parte
,
riparò
dietro
don
Clemente
con
un
involontario
moto
che
parve
deliberato
.
Tutti
trepidavano
e
sorridevano
come
nell
'
attesa
di
un
altro
miracolo
.
Le
due
donne
non
s
'
ingannarono
,
passarono
davanti
a
don
Clemente
senza
neppur
guardarlo
,
si
volsero
a
Benedetto
e
la
maggiore
gli
disse
,
sicura
:
"
Uomo
santo
di
Dio
,
tu
hai
guarito
questa
,
guarisci
l
'
altro
!
"
Benedetto
rispose
quasi
sotto
voce
,
tutto
fremente
:
"
Io
non
sono
un
uomo
santo
,
io
non
ho
guarito
questa
,
per
quest
'
altro
che
dite
io
potrò
solamente
pregare
.
"
Udito
che
l
'
altro
era
loro
fratello
,
che
stava
nella
sua
capanna
,
sul
suo
letto
e
che
soffriva
molto
,
disse
a
don
Clemente
:
"
Andiamo
ad
assisterlo
.
"
E
si
mosse
con
il
suo
Maestro
.
Dietro
a
loro
si
ricompose
rumoreggiando
il
fiotto
diviso
della
gente
.
Benedetto
si
voltò
a
proibire
che
lo
seguissero
,
a
comandare
che
le
donne
si
prendessero
invece
cura
di
quella
giovinetta
,
la
quale
non
doveva
risalir
l
'
erta
a
piedi
sotto
la
sferza
del
sole
ardente
.
Comandò
che
la
portassero
all
'
osteria
,
la
facessero
porre
a
letto
,
la
ristorassero
con
cibo
e
vino
.
Quelli
che
lo
seguivano
si
fermarono
,
gli
altri
fecero
ala
per
lasciarlo
passare
.
Lo
studente
che
prima
aveva
chiesto
di
parlare
,
lo
accostò
rispettosamente
,
gli
domandò
se
più
tardi
egli
e
alcuni
amici
suoi
avrebbero
potuto
trattenersi
un
poco
,
soli
,
con
esso
.
"
Oh
sì
!
"
rispose
Benedetto
con
un
virile
,
caldo
impeto
di
assenso
.
Noemi
ch
'
era
lì
presso
,
si
fece
coraggio
.
"
Devo
chiederle
cinque
minuti
anch
'
io
"
diss
'
ella
in
francese
,
arrossendo
;
e
subito
le
balenò
di
aver
dato
così
a
capire
che
lo
conosceva
persona
colta
,
si
fece
tutta
una
vampa
e
ripeté
la
sua
preghiera
in
italiano
.
Don
Clemente
premette
un
poco
,
quasi
senza
volerlo
,
il
braccio
a
Benedetto
,
che
rispose
garbato
ma
un
po
'
asciutto
:
"
Vuol
far
del
bene
?
Si
occupi
di
quella
povera
ragazza
.
"
E
passò
oltre
.
Entrò
nella
sua
stamberga
,
solo
con
Don
Clemente
.
Nessuno
lo
aveva
seguito
.
Una
vecchia
,
la
madre
dell
'
ammalato
,
vedutolo
entrare
,
gli
si
gettò
piangendo
ai
piedi
con
le
parole
di
sua
figlia
:
"
Siete
voi
l
'
uomo
santo
?
Siete
voi
?
Una
me
ne
avete
guarita
,
guaritemi
anche
l
'
altro
!
"
Sulle
prime
Benedetto
,
entrando
dal
sole
in
quel
buio
,
non
discerneva
niente
.
Poi
vide
steso
sul
letto
l
'
uomo
che
respirava
male
,
gemeva
,
piangeva
,
imprecava
ai
Santi
,
alle
femmine
,
al
paese
di
Jenne
,
al
suo
maledetto
destino
.
Inginocchiata
accanto
a
lui
,
Maria
Selva
gli
tergeva
con
un
fazzoletto
il
sudore
della
fronte
.
Nessun
altro
era
nella
caverna
.
Presso
alla
porta
luminosa
la
grande
croce
scolpita
per
isghembo
sulla
parete
giallastra
di
roccia
diceva
in
quel
momento
una
oscura
parola
solenne
.
"
Sperate
in
Dio
"
rispose
Benedetto
alla
vecchia
,
dolcemente
.
E
si
accostò
al
letto
,
si
piegò
sull
'
infermo
,
gli
prese
il
polso
.
La
vecchia
cessò
di
singhiozzare
,
l
'
infermo
d
'
imprecare
e
di
gemere
.
Si
udì
il
ronzio
delle
mosche
nel
focolare
chiaro
.
"
Avete
chiamato
il
medico
?
"
mormorò
Benedetto
.
La
vecchia
riprese
a
singhiozzare
:
"
Guaritelo
voi
,
guaritelo
voi
,
in
nome
di
Gesù
e
Maria
!
"
L
'
infermo
riprese
a
gemere
.
Maria
Selva
disse
sotto
voce
a
Benedetto
:
"
Il
medico
è
a
Subiaco
.
Il
signor
Selva
,
che
Lei
forse
conosce
,
è
andato
alla
farmacia
.
Io
sono
sua
moglie
.
"
In
quel
punto
rientrò
Giovanni
,
ansante
,
afflitto
.
La
farmacia
era
chiusa
,
il
farmacista
assente
.
L
'
arciprete
gli
aveva
dato
del
marsala
.
Dei
signori
venuti
da
Roma
con
gran
provvigioni
gli
avevano
dato
del
cognac
e
del
caffè
.
Benedetto
chiamò
a
sé
con
un
cenno
don
Clemente
,
gli
disse
all
'
orecchio
che
facesse
venire
l
'
arciprete
;
quell
'
uomo
stava
morendo
.
Avrebbe
potuto
andar
egli
a
chiamarlo
ma
gli
pareva
duro
per
la
povera
madre
di
allontanarsi
.
Don
Clemente
uscì
senza
far
motto
.
A
pochi
passi
dalla
casupola
,
la
compagnia
elegante
venuta
da
Roma
per
curiosità
del
Santo
di
Jenne
,
tre
signore
e
quattro
signori
,
guidata
da
quel
signore
di
Jenne
che
s
'
era
incontrato
con
i
Selva
sulla
costa
,
si
stava
consultando
.
Veduto
il
benedettino
,
si
parlarono
sottovoce
rapidamente
e
uno
di
loro
,
un
giovinotto
elegantissimo
,
incastratasi
nell
'
occhio
la
caramella
,
avanzò
verso
don
Clemente
che
era
guardato
dalle
signore
con
ammirazione
,
con
rammarico
che
il
Santo
,
come
avevano
udito
dalla
loro
guida
,
non
fosse
lui
.
Anche
costoro
desideravano
un
colloquio
con
Benedetto
.
Lo
desideravano
specialmente
le
signore
.
Il
giovinotto
soggiunse
con
un
sorriso
beffardo
che
quanto
a
sé
non
se
ne
credeva
degno
.
Don
Clemente
gli
rispose
breve
breve
che
per
ora
era
impossibile
di
parlare
a
Benedetto
;
e
tirò
via
.
Colui
riferì
alle
signore
che
il
Santo
stava
nel
tabernacolo
chiuso
a
chiave
.
Intanto
Benedetto
,
supplicandolo
sempre
la
madre
desolata
che
non
usasse
medicine
,
che
facesse
il
miracolo
,
confortava
il
giacente
con
qualche
sorso
dei
cordiali
portati
da
Giovanni
Selva
e
più
con
parole
,
con
lievi
carezze
,
con
la
promessa
di
altre
parole
di
salute
che
altri
gli
avrebbe
portato
.
E
la
voce
pia
,
tenera
,
grave
,
operò
un
miracolo
di
pace
.
L
'
infermo
respirava
male
assai
,
gemeva
ancora
,
ma
non
imprecava
più
.
La
madre
,
folle
di
speranza
,
mormorava
a
mani
giunte
,
lagrimando
:
"
Il
miracolo
,
il
miracolo
,
il
miracolo
.
"
"
Caro
"
diceva
Benedetto
"
sei
in
mano
di
Dio
e
la
senti
terribile
.
Abbandònati
,
la
sentirai
soave
.
Ti
poserà
da
capo
nel
mare
di
questa
vita
,
ti
poserà
nel
cielo
,
ti
poserà
dove
vorrà
lei
,
abbandònati
,
non
ci
pensare
.
Quand
'
eri
bambino
la
tua
mamma
ti
portava
,
tu
non
domandavi
né
il
come
né
il
quando
né
il
perché
,
tu
eri
nelle
sue
braccia
,
tu
eri
nel
suo
amore
,
tu
non
domandavi
altro
.
Così
anche
ora
,
caro
.
Io
che
ti
parlo
ho
fatto
tanto
male
nella
mia
vita
,
forse
un
poco
ne
hai
fatto
anche
tu
,
forse
te
ne
ricordi
.
Piangi
piangi
così
abbandonato
sul
seno
del
Padre
che
ti
chiama
,
che
ti
vuole
perdonare
,
che
vuol
dimenticare
tutto
.
Ora
verrà
il
sacerdote
e
tu
glielo
dirai
,
il
male
che
forse
hai
fatto
,
così
come
ricordi
,
senza
angoscia
.
E
poi
,
sai
chi
verrà
da
te
nel
mistero
?
Sai
che
amore
,
caro
,
sai
che
pietà
,
sai
che
gioia
,
sai
che
vita
?
"
Lottando
con
le
ombre
della
morte
,
figgendo
in
Benedetto
gli
occhi
vitrei
,
lucenti
di
un
desiderio
intenso
e
del
terrore
di
non
poterlo
esprimere
,
il
povero
giovine
che
aveva
inteso
male
il
discorso
di
Benedetto
,
credendo
di
doversi
confessare
a
lui
,
cominciò
a
dire
i
suoi
peccati
.
La
madre
che
durante
il
discorso
di
Benedetto
,
buttatasi
ginocchioni
alla
parete
di
roccia
vi
teneva
le
labbra
sulla
croce
aspettando
il
compimento
del
miracolo
,
scattò
,
al
suono
strano
di
quella
voce
,
in
piedi
,
balzò
al
letto
,
comprese
,
gittò
un
grido
disperato
con
le
mani
al
cielo
,
mentre
Benedetto
,
atterrito
,
esclamava
:
"
no
,
caro
,
non
a
me
,
non
a
me
!
"
Ma
l
'
infermo
non
intese
,
gli
cinse
con
un
braccio
il
collo
,
lo
raccolse
a
sé
,
continuò
la
sua
confessione
ambasciata
,
ripetendo
Benedetto
:
"
Dio
mio
!
Dio
mio
!
"
nello
sforzo
di
non
udire
,
né
avendo
cuore
di
strapparsi
dal
morente
.
Non
udì
infatti
né
udire
era
facile
,
tanto
rade
,
rotte
e
torbide
venivano
le
parole
.
E
non
si
vedeva
arrivare
l
'
arciprete
,
e
don
Clemente
non
ritornava
!
Passi
e
voci
sommesse
si
udirono
bene
al
di
fuori
,
qualche
testa
curiosa
comparve
all
'
uscio
,
ma
nessuno
entrò
.
Le
parole
del
morente
si
perdettero
in
un
garbuglio
di
suoni
fiochi
,
egli
tacque
.
"
C
'
è
gente
fuori
?
"
chiese
Benedetto
.
"
Qualcuno
vada
dall
'
arciprete
,
dica
di
far
presto
.
"
Giovanni
e
Maria
stavano
attorno
alla
madre
che
,
fuori
di
sé
,
trabalzava
dal
dolore
alla
collera
.
Dopo
aver
creduto
al
miracolo
,
non
voleva
credere
che
il
suo
figliuolo
si
fosse
ridotto
naturalmente
a
quegli
estremi
,
ora
singhiozzava
per
lui
,
ora
imprecava
alle
medicine
che
gli
aveva
date
Benedetto
,
per
quanto
i
Selva
le
dicessero
che
non
erano
state
medicine
.
Maria
se
l
'
era
abbracciata
e
per
confortarla
e
per
trattenerla
.
Accennò
a
Giovanni
che
andasse
lui
dall
'
arciprete
e
Giovanni
corse
via
.
Gli
occhi
lucenti
del
moribondo
supplicarono
.
Benedetto
gli
disse
:
"
Figlio
mio
,
desideri
Cristo
?
"
Il
poveretto
accennò
di
sì
col
capo
e
con
un
gemito
inesprimibile
.
Benedetto
lo
baciò
,
lo
ribaciò
teneramente
.
"
Cristo
mi
dice
che
i
tuoi
peccati
ti
sono
rimessi
e
che
tu
parta
in
pace
.
"
Gli
occhi
lucenti
sfavillarono
di
gioia
.
Benedetto
chiamò
la
madre
che
dalle
aperte
braccia
di
Maria
si
precipitò
sul
figlio
suo
.
Ecco
entrare
don
Clemente
trafelato
,
con
Giovanni
e
l
'
arciprete
.
Don
Clemente
aveva
trovato
in
canonica
un
ecclesiastico
non
conosciuto
da
lui
,
alle
prese
coll
'
arciprete
.
A
sentir
costui
,
una
turba
fanatica
voleva
portare
in
Sant
'
Andrea
la
pretesa
miracolata
per
un
ringraziamento
a
Dio
.
Era
dovere
dell
'
arciprete
impedire
un
tale
scandalo
.
La
guarigione
della
ragazza
se
non
era
impostura
non
era
nemmanco
realtà
.
Il
preteso
taumaturgo
poi
aveva
predicato
un
sacco
di
eresie
sui
miracoli
e
sulla
salute
eterna
,
aveva
parlato
della
fede
come
di
una
virtù
naturale
,
aveva
criticato
Gesù
che
guariva
gl
'
infermi
.
Adesso
stava
fabbricando
un
altro
miracolo
con
un
altro
disgraziato
.
Bisognava
finirla
.
Finirla
?
pensava
il
povero
arciprete
che
sentiva
già
odore
di
Sant
'
Uffizio
.
Era
presto
detto
"
finirla
"
.
Ma
come
,
finirla
?
La
visita
di
don
Clemente
,
che
sopravvenne
a
questo
punto
del
discorso
,
lo
fece
respirare
.
Adesso
,
pensò
,
mi
aiuterà
lui
.
Invece
le
cose
volsero
al
peggio
.
Udito
il
triste
messaggio
di
don
Clemente
,
quel
prete
esclamò
:
"
Vede
?
Ecco
i
miracoli
come
finiscono
!
Ma
Lei
non
deve
entrare
col
Santo
Viatico
nella
casa
di
quell
'
eretico
s
'
egli
prima
non
esce
e
non
esce
per
non
tornarci
più
!
"
Don
Clemente
avvampò
nel
viso
.
"
Non
è
un
eretico
!
"
diss
'
egli
.
"
È
un
uomo
di
Dio
!
"
"
Lo
dice
Lei
!
"
esclamò
il
prete
.
"
E
Lei
"
proseguì
volto
all
'
arciprete
"
Lei
ci
pensi
!
Faccia
come
vuole
,
del
resto
;
io
non
c
'
entro
.
A
rivederla
.
"
Fatto
un
inchino
a
don
Clemente
,
senza
parole
,
scivolò
fuori
della
camera
.
"
E
adesso
?
E
adesso
?
"
gemette
il
povero
arciprete
recandosi
le
mani
alle
tempie
.
"
Quello
è
un
uomo
terribile
ma
io
non
voglio
mancare
verso
Domeneddio
.
Dimmi
tu
,
dimmi
tu
!
"
Aveva
un
santo
timore
di
Dio
,
sì
,
l
'
arciprete
,
ma
non
era
neppure
senza
un
timore
fra
santo
e
umano
di
don
Clemente
,
della
coscienza
severa
che
lo
avrebbe
giudicato
.
A
don
Clemente
lampeggiò
,
nella
stretta
del
momento
,
il
partito
da
prendere
.
"
Disponi
per
il
Viatico
"
diss
'
egli
"
e
vieni
subito
con
me
a
confessare
quel
povero
giovane
.
Benedetto
farà
vedere
se
è
un
eretico
o
se
è
un
uomo
di
Dio
.
"
La
fantesca
venne
ad
avvertire
che
un
signore
pregava
il
signor
arciprete
di
far
presto
,
presto
,
perché
quell
'
ammalato
moriva
.
Don
Clemente
,
trafelato
,
entrò
nella
stamberga
con
Giovanni
e
l
'
arciprete
.
Chiamò
Benedetto
a
sé
,
presso
l
'
uscio
e
gli
parlò
sotto
voce
.
L
'
ammalato
rantolava
.
Benedetto
ascoltò
,
a
capo
chino
,
le
parole
dolorose
che
gli
chiedevano
un
atto
di
umiliazione
santa
,
s
'
inginocchiò
senza
rispondere
davanti
alla
croce
scolpita
da
lui
nella
roccia
,
la
baciò
avidamente
nell
'
incontro
delle
braccia
tragiche
e
riaspirare
in
sé
dal
solco
della
pietra
il
segno
del
sacrificio
,
il
suo
amore
,
il
suo
bene
,
la
sua
forza
,
la
sua
vita
;
e
,
rialzatosi
,
uscì
di
là
per
sempre
.
Il
sole
scompariva
in
un
turbinoso
fumo
di
nuvoli
montanti
a
settentrione
,
dietro
il
villaggio
.
I
luoghi
che
avevano
poco
prima
brulicato
di
gente
erano
un
livido
deserto
.
Dalle
svolte
dei
viottoli
ghiaiosi
,
dietro
gli
usci
socchiusi
,
dai
canti
dei
casolari
,
donne
spiavano
.
All
'
apparire
di
Benedetto
si
ritrassero
tutte
.
Egli
sentì
che
Jenne
sapeva
l
'
agonia
dell
'
uomo
venuto
a
lui
per
salute
,
che
l
'
ora
della
potestà
era
venuta
per
i
suoi
avversari
.
Don
Clemente
,
il
Maestro
,
l
'
amico
,
gli
aveva
prima
chiesto
di
deporre
il
suo
abito
e
ora
di
uscire
della
sua
casa
,
di
uscire
da
Jenne
.
Con
dolore
e
amore
,
ma
glielo
aveva
chiesto
.
Fra
l
'
amarezza
e
il
digiuno
,
poiché
non
aveva
potuto
prendere
la
sua
refezione
meridiana
di
pane
e
fave
,
si
sentì
quasi
venir
meno
,
gli
si
oscurò
la
vista
.
Sedette
sulla
soglia
ruinosa
di
una
porticina
chiusa
,
all
'
entrata
della
viuzza
della
Corte
.
Un
lungo
rombo
di
tuono
suonò
sul
suo
capo
.
Poco
a
poco
,
nel
riposo
,
si
riebbe
.
Pensò
all
'
uomo
che
moriva
nel
desiderio
di
Cristo
e
un
'
onda
di
dolcezza
gli
tornò
nell
'
anima
.
Sentì
rimorso
di
aver
dimenticato
per
alcuni
istanti
quel
gran
dono
del
Signore
,
di
avere
disamata
la
croce
appena
bevutone
vita
e
gioia
.
Si
nascose
il
viso
fra
le
mani
e
pianse
silenziosamente
.
Un
rumor
lieve
,
in
alto
,
d
'
imposte
che
si
aprono
;
qualche
cosa
di
molle
gli
batte
sul
capo
.
Si
toglie
trasalendo
le
mani
dagli
occhi
;
ai
suoi
piedi
è
una
rosellina
selvatica
.
Rabbrividì
.
Da
parecchi
giorni
,
o
la
sera
rientrando
nella
sua
spelonca
o
uscendone
la
mattina
,
ogni
giorno
aveva
trovato
fiori
sulla
soglia
.
Non
li
aveva
tolti
mai
.
Li
poneva
da
banda
,
sopra
un
sasso
,
perché
non
fossero
calpestati
;
non
altro
.
Neppure
aveva
mai
cercato
di
sapere
qual
mano
li
recasse
.
Certo
la
rosellina
selvatica
era
caduta
dalla
stessa
mano
.
Non
alzò
il
capo
e
comprese
che
pur
non
raccogliendo
la
rosellina
né
accennando
a
raccoglierla
,
gli
bisognava
partire
.
Cercò
levarsi
,
le
gambe
non
lo
reggevano
ancora
bene
,
tardò
un
momento
a
rimettersi
in
cammino
.
Il
tuono
rumoreggiava
da
capo
,
più
forte
,
continuo
.
Una
porticina
si
aperse
,
se
ne
porse
una
giovine
vestita
di
nero
,
bionda
,
bianca
come
la
cera
,
piena
gli
occhi
azzurrini
di
sbigottimento
e
di
lagrime
.
Benedetto
non
poté
a
meno
di
volgere
il
capo
a
lei
.
Riconobbe
la
maestra
del
Comune
,
che
aveva
veduto
un
momento
in
casa
dell
'
arciprete
,
e
già
proseguiva
senza
salutarla
quando
ella
gli
gettò
un
gemito
:
"
mi
ascolti
!
"
e
,
fatto
un
passo
indietro
nell
'
andito
,
cadde
sulle
ginocchia
,
gli
stese
le
mani
imploranti
,
ripiegando
il
capo
sul
petto
.
Benedetto
si
fermò
.
Esitò
un
momento
e
poi
disse
,
con
gravità
severa
:
"
Che
vuole
da
me
?
"
Si
era
fatto
quasi
buio
.
I
lampi
abbagliavano
,
il
fragore
del
tuono
empiva
la
misera
viuzza
,
impediva
ai
due
di
udirsi
.
Benedetto
si
accostò
all
'
uscio
.
"
Mi
hanno
detto
"
rispose
la
giovine
senz
'
alzare
il
viso
e
sostando
agli
scoppi
del
tuono
"
che
Lei
forse
dovrà
partire
da
Jenne
.
Una
Sua
parola
mi
ha
dato
la
vita
,
la
Sua
partenza
mi
farà
morire
ancora
.
Mi
ripeta
quella
parola
,
la
dica
per
me
,
solo
per
me
!
"
"
Quale
parola
?
"
"
Lei
stava
col
signor
arciprete
,
io
ero
nella
stanza
vicina
colla
fantesca
e
l
'
uscio
aperto
.
Lei
diceva
che
un
uomo
può
negare
Dio
senza
essere
veramente
ateo
e
senza
meritare
la
morte
eterna
,
quando
nega
quel
Dio
che
gli
è
proposto
in
una
forma
ripugnante
al
suo
intelletto
ma
poi
ama
la
Verità
,
ama
il
Bene
,
ama
gli
uomini
,
pratica
questi
amori
.
"
Benedetto
tacque
.
Lo
aveva
detto
,
sì
,
ma
parlando
a
un
prete
e
non
sapendo
di
venire
udito
da
persone
forse
non
atte
a
comprenderlo
.
Ella
sospettò
la
cagione
di
quel
silenzio
.
"
Non
si
tratta
di
me
"
disse
.
"
Io
credo
,
sono
cattolica
.
È
per
mio
padre
che
ha
vissuto
così
ed
è
morto
così
e
...
se
sapesse
!
...
hanno
persuaso
anche
mia
madre
ch
'
egli
non
ha
potuto
salvarsi
!
"
Mentr
'
ella
parlava
,
rade
gocce
,
grosse
,
cominciarono
a
battere
,
fra
i
lampi
e
i
tuoni
,
sulla
via
,
macchiarono
la
polvere
di
grandi
macchie
,
scrosciarono
col
vento
,
sferzando
i
muri
;
ma
né
Benedetto
riparò
dentro
l
'
uscio
né
lei
gliene
fece
invito
,
e
questa
fu
da
parte
di
lei
la
confessione
sola
del
sentimento
profondo
che
si
copriva
di
misticismo
e
di
pietà
filiale
.
"
Mi
dica
,
mi
dica
"
implorò
,
alzando
finalmente
il
viso
"
che
mio
padre
è
salvo
,
che
lo
ritroverò
in
Paradiso
!
"
Benedetto
rispose
:
"Preghi."
"
Dio
!
Solo
questo
?
"
"
Si
prega
forse
per
il
perdono
di
chi
non
può
essere
perdonato
?
Preghi
.
"
"
Oh
,
grazie
!
Lei
è
sofferente
?
"
Queste
ultime
parole
furono
sussurrate
così
piano
che
Benedetto
non
poté
udirle
.
Fece
un
gesto
di
addio
e
si
allontanò
fra
le
ondate
di
pioggia
che
flagellavano
e
urtavano
via
per
il
fango
la
morta
rosellina
selvatica
.
Forse
da
una
finestra
,
forse
dalla
porta
dell
'
osteria
,
Noemi
,
che
vi
stava
con
la
ragazza
di
Arcinazzo
,
lo
vide
passare
.
Si
fece
dare
un
ombrello
dall
'
oste
e
lo
seguì
sfidando
la
violenza
del
vento
e
della
pioggia
.
Lo
seguì
,
soffrendo
di
vederlo
a
capo
scoperto
e
senza
ombrello
,
pensando
che
se
non
fosse
stato
un
Santo
,
lo
si
sarebbe
detto
un
pazzo
.
Uscita
sulla
piazza
della
chiesa
,
vide
socchiudersi
un
uscio
a
mano
diritta
,
un
prete
lungo
e
magro
guardare
dall
'
interno
.
Credette
che
il
prete
avrebbe
invitato
Benedetto
a
entrare
,
ma
invece
il
prete
,
quando
Benedetto
gli
fu
vicino
,
chiuse
l
'
uscio
rumorosamente
,
con
grande
sdegno
di
lei
.
Benedetto
entrò
in
Sant
'
Andrea
ed
ella
pure
vi
entrò
.
Quegli
andò
a
inginocchiarsi
davanti
all
'
altar
maggiore
,
ella
si
tenne
presso
la
porta
.
Il
sagrestano
,
che
sonnecchiava
seduto
sui
gradini
di
un
altare
,
uditi
i
loro
passi
,
si
alzò
,
mosse
verso
Benedetto
.
Ma
egli
era
del
partito
dei
preti
romani
e
,
riconosciuto
l
'
eretico
,
ritornò
indietro
,
domandò
alla
signorina
forestiera
se
potesse
dirgli
niente
di
quel
giovine
ammalato
di
Arcinazzo
ch
'
era
stato
portato
in
chiesa
la
mattina
,
quando
il
sagrestano
ci
aveva
veduta
anche
lei
.
E
soggiunse
che
ne
domandava
perché
aveva
l
'
ordine
di
aspettare
l
'
arciprete
che
sarebbe
venuto
per
portargli
il
Viatico
.
Noemi
sapeva
che
l
'
uomo
di
Arcinazzo
era
moribondo
ma
non
più
di
così
.
"
Ho
capito
"
disse
il
sagrestano
,
forte
,
con
intenzione
.
"
Non
vorrà
saperne
di
Cristo
.
Questi
sono
i
belli
miracoli
!
Sia
benedetto
Iddio
per
i
tuoni
e
i
fulmini
che
altrimenti
ci
portavan
qui
la
ragazza
!
"
E
ritornò
a
sedere
,
a
sonnecchiare
sul
suo
gradino
.
Noemi
non
sapeva
levare
gli
occhi
da
Benedetto
.
Non
era
un
proprio
e
vero
fascino
né
il
sentimento
appassionato
della
giovine
maestra
.
Lo
vide
vacillare
,
poggiar
le
mani
ai
gradini
e
poi
voltarsi
,
stentatamente
,
a
sedere
,
né
si
domandò
se
soffrisse
.
Guardava
lui
ma
più
assorta
in
sé
che
in
lui
,
assorta
in
un
mutamento
progressivo
del
proprio
interno
che
la
veniva
facendo
diversa
,
non
riconoscibile
a
se
stessa
,
in
un
senso
ancora
confuso
e
cieco
di
una
verità
immensa
che
le
si
venisse
comunicando
per
vie
misteriose
,
che
le
torcesse
con
sofferenza
intime
fibre
del
cuore
.
I
ragionamenti
religiosi
di
suo
cognato
potevano
averle
turbata
la
mente
;
il
cuore
non
glielo
avevano
toccato
mai
.
E
ora
perché
?
Come
?
Cos
'
aveva
detto
,
infine
,
quell
'
uomo
macilento
?
Oh
ma
lo
sguardo
,
ma
la
voce
,
ma
...
Che
altro
?
Qualche
altra
cosa
,
impossibile
a
comprendere
.
Un
presentimento
,
forse
.
Quale
?
Ma
!
Chi
sa
?
Un
presentimento
di
qualche
futuro
legame
fra
quell
'
uomo
e
lei
.
Lo
aveva
seguito
,
era
entrata
in
chiesa
per
non
perdere
l
'
occasione
di
parlargli
e
adesso
ne
aveva
quasi
paura
.
Parlargli
di
Jeanne
,
poi
anche
.
Jeanne
,
lo
aveva
ella
compreso
?
Come
mai
aveva
potuto
Jeanne
,
amandolo
,
resistere
alla
corrente
di
pensiero
superiore
ch
'
era
in
lui
,
che
forse
a
quel
tempo
sarà
stata
latente
ma
che
una
Jeanne
doveva
pur
sentire
?
Cos
'
aveva
ella
amato
?
L
'
uomo
inferiore
?
Se
gli
parlasse
,
non
gli
parlerebbe
solamente
di
Jeanne
,
gli
parlerebbe
di
religione
,
pure
.
Gli
domanderebbe
quale
fosse
la
sua
,
proprio
.
E
poi
,
s
'
egli
le
rispondesse
una
cosa
sciocca
,
una
cosa
volgare
?
Per
questo
aveva
quasi
paura
di
parlargli
.
Una
folata
di
pioggia
batté
dalle
invetriate
rotte
di
una
finestra
sul
pavimento
.
Noemi
pensò
che
mai
più
non
avrebbe
dimenticato
quell
'
ora
,
quella
grande
chiesa
vuota
,
quell
'
oscuro
cielo
,
quel
colpo
di
pioggia
entrato
come
un
colpo
di
pianto
,
il
naufrago
del
mondo
assorto
sui
gradini
dell
'
altare
maggiore
,
Dio
sa
in
quali
sublimi
pensieri
,
e
neppure
il
sagrestano
suo
nemico
,
postosi
a
dormire
sui
gradini
di
un
altro
altare
con
la
famigliarità
noncurante
di
un
collega
di
Domeneddio
.
Passò
molto
tempo
,
forse
un
'
ora
,
forse
più
.
La
chiesa
si
venne
rischiarando
,
parve
che
smettesse
di
piovere
.
Suonarono
le
quattro
.
Entrò
in
chiesa
don
Clemente
e
dietro
a
lui
entrarono
Maria
e
Giovanni
,
contenti
di
trovar
Noemi
,
della
quale
non
sapevano
che
fosse
avvenuto
.
Si
mosse
anche
il
sagrestano
che
conosceva
il
padre
.
"
Dunque
?
Il
Viatico
?
"
Il
Viatico
?
L
'
uomo
,
pur
troppo
,
era
morto
.
Al
Viatico
si
era
pensato
troppo
tardi
.
Il
padre
domandò
di
Benedetto
e
Noemi
glielo
indicò
.
Parlarono
del
colloquio
che
Noemi
desiderava
.
Don
Clemente
arrossì
,
esitò
,
ma
poi
non
seppe
come
rifiutarsi
a
chiederlo
e
raggiunse
Benedetto
.
Mentre
i
due
discorrevano
insieme
,
Giovanni
e
Maria
ragguagliarono
Noemi
di
quel
ch
'
era
accaduto
.
Entrato
l
'
arciprete
,
l
'
infermo
non
aveva
parlato
più
.
Non
era
stato
possibile
di
confessarlo
.
Intanto
era
scoppiato
il
temporale
con
tale
veemenza
,
tali
torrenti
strepitavano
intorno
alla
capanna
che
l
'
arciprete
non
aveva
potuto
uscirne
per
andar
a
prendere
l
'
olio
santo
.
Si
credeva
che
l
'
ammalato
durasse
qualche
ora
;
invece
,
alle
tre
,
era
morto
.
Don
Clemente
e
l
'
arciprete
erano
usciti
appena
lo
avevano
permesso
i
torrenti
.
Giovanni
e
Maria
erano
rimasti
colla
madre
,
che
pareva
impazzita
,
fino
all
'
arrivo
della
sorella
maggiore
del
morto
.
Allora
erano
partiti
,
anche
per
venire
in
cerca
di
Noemi
.
Non
l
'
avevano
trovata
all
'
osteria
,
si
erano
diretti
alla
chiesa
.
Avevano
incontrato
sulla
piazza
il
padre
che
usciva
da
una
casa
civile
.
Non
sapevano
che
ci
fosse
andato
a
fare
.
Maria
parlò
con
entusiasmo
di
Benedetto
,
de
'
suoi
conforti
spirituali
al
moribondo
.
Era
sdegnatissima
,
come
suo
marito
,
della
guerra
fattagli
da
gente
che
adesso
aveva
buon
giuoco
a
voltargli
contro
tutto
il
paese
.
Biasimavano
la
debolezza
dell
'
arciprete
e
non
erano
contenti
neppure
di
don
Clemente
.
Don
Clemente
non
avrebbe
dovuto
prestarsi
alla
cacciata
del
suo
discepolo
!
Perché
gli
aveva
detto
lui
di
andarsene
,
quando
era
venuto
l
'
arciprete
.
Il
suo
primo
torto
era
stato
di
portare
il
messaggio
dell
'
Abate
.
Noemi
non
sapeva
di
questo
messaggio
.
Udito
che
si
voleva
spogliare
Benedetto
della
sua
tonaca
,
scattò
:
Benedetto
non
doveva
obbedire
!
Intanto
Benedetto
e
il
padre
mossero
verso
la
porta
.
Benedetto
si
tenne
in
disparte
;
il
padre
venne
a
dire
ai
Selva
e
a
Noemi
che
,
parecchia
gente
volendo
parlare
a
Benedetto
,
egli
aveva
combinato
un
ritrovo
comune
presso
un
signore
del
paese
.
Doveva
ora
precederli
,
con
Benedetto
,
colà
.
Sarebbe
venuto
a
riprenderli
in
chiesa
fra
pochi
minuti
.
Il
signore
era
quel
tale
che
i
Selva
avevano
incontrato
sulla
costa
di
Jenne
dove
stava
in
attesa
della
duchessa
di
Civitella
.
La
duchessa
era
poi
arrivata
con
altre
due
dame
e
con
alcuni
cavalieri
fra
i
quali
un
giornalista
,
il
giovinotto
elegantissimo
dalla
caramella
.
Il
signore
di
Jenne
non
capiva
più
nella
pelle
,
si
sentiva
per
quel
giorno
in
corpo
uno
spirito
ducale
di
bontà
e
di
magnificenza
.
Perciò
don
Clemente
,
consigliato
dall
'
arciprete
di
rivolgersi
a
lui
,
ne
aveva
facilmente
ottenuto
la
promessa
,
per
Benedetto
,
di
un
vecchio
abito
nero
da
mattina
,
di
una
cravatta
nera
,
di
un
cappello
nero
a
cencio
.
Quando
,
nella
camera
dov
'
erano
preparate
le
vesti
laicali
,
il
discepolo
,
svestita
la
tonaca
,
prese
,
tacendo
sempre
,
a
indossarle
,
il
Maestro
,
che
stava
alla
finestra
,
non
poté
trattenere
un
singhiozzo
.
Pochi
momenti
dopo
Benedetto
lo
chiamò
dolcemente
.
-
Padre
mio
diss
'
egli
.
"
Mi
guardi
.
"
Vestito
dei
nuovi
panni
,
troppo
lunghi
e
larghi
,
egli
sorrideva
,
mostrando
pace
.
Il
padre
gli
afferrò
una
mano
per
baciargliela
;
ma
Benedetto
,
ritratta
con
impeto
la
mano
,
allargò
le
braccia
,
si
strinse
al
petto
lui
che
parve
allora
il
minore
,
il
figliuolo
,
il
penitente
ministro
di
tristi
prepotenze
umane
che
sul
palpito
divino
di
quel
petto
si
sciogliessero
in
polvere
,
cenere
e
niente
.
Stettero
così
abbracciati
lungamente
senza
dir
parola
.
"
L
'
ho
fatto
per
te
"
mormorò
alfine
don
Clemente
.
"
Ti
ho
portato
io
il
messaggio
ignominioso
per
vedere
la
grazia
del
Signore
risplendere
in
questo
tuo
abito
vile
più
che
nella
tonaca
.
"
Benedetto
lo
interruppe
.
"
No
no
"
diss
'
egli
"
non
mi
tenti
,
non
mi
tenti
!
Ringraziamo
Iddio
,
invece
,
che
appunto
mi
castiga
per
quel
compiacimento
presuntuoso
che
ho
avuto
a
Santa
Scolastica
quando
Lei
mi
ha
offerto
l
'
abito
benedettino
e
io
ho
pensato
che
nella
mia
visione
mi
ero
visto
morire
con
quell
'
abito
.
Il
mio
cuore
si
alzò
allora
come
dicendosi
:
"
sono
veramente
prediletto
da
Dio
!
"
E
adesso
...
"
Oh
ma
..
!
"
esclamò
il
padre
e
subito
tacque
,
tutto
una
fiamma
nel
viso
.
Benedetto
credette
intendere
che
avesse
pensato
:
"
non
è
detto
che
tu
non
lo
riprenda
,
l
'
abito
che
hai
spogliato
!
non
è
detto
che
la
visione
non
si
avveri
!
"
e
che
poi
non
avesse
voluto
dire
il
suo
pensiero
,
sia
per
prudenza
,
sia
per
non
alludere
alla
sua
morte
.
Sorrise
,
lo
abbracciò
.
Il
padre
si
affrettò
a
parlare
d
'
altro
,
scusò
l
'
arciprete
ch
'
era
dolente
di
quanto
accadeva
,
che
non
avrebbe
voluto
allontanare
Benedetto
ma
temeva
i
Superiori
.
Non
era
un
don
Abbondio
,
non
temeva
per
sé
,
temeva
per
lo
scandalo
di
un
conflitto
con
l
'
Autorità
.
"
Io
gli
perdono
"
disse
Benedetto
"
e
prego
Dio
che
gli
perdoni
,
ma
questo
difetto
di
coraggio
morale
è
una
piaga
della
Chiesa
.
Piuttosto
che
mettersi
in
conflitto
con
i
Superiori
ci
si
mette
in
conflitto
con
Dio
.
E
si
crede
di
sfuggire
a
questo
sostituendo
alla
propria
coscienza
,
dove
Dio
parla
,
la
coscienza
dei
Superiori
.
E
non
s
'
intende
che
operando
contro
il
Bene
o
astenendosi
da
operare
contro
il
Male
per
obbedire
ai
Superiori
si
è
di
scandalo
al
mondo
,
si
macchia
davanti
al
mondo
il
carattere
cristiano
.
Non
s
'
intende
che
il
debito
verso
Dio
e
il
debito
verso
i
Superiori
si
possono
compiere
insieme
non
operando
mai
contro
il
Bene
,
non
astenendosi
mai
da
operare
contro
il
Male
,
ma
senza
giudicare
i
Superiori
,
ma
obbedendo
loro
con
perfetta
obbedienza
in
tutto
che
non
è
contro
il
Bene
o
a
favore
del
Male
,
deponendo
ai
loro
piedi
la
propria
vita
stessa
,
solo
non
la
coscienza
;
la
coscienza
,
mai
!
Allora
questo
inferiore
spogliato
di
tutto
fuorché
della
sua
coscienza
e
della
sua
obbedienza
giusta
,
questo
inferiore
è
un
puro
grano
del
sale
della
terra
e
dove
molti
di
questi
grani
si
trovino
uniti
,
ciò
cui
essi
aderiscono
resterà
incorrotto
e
ciò
cui
non
aderiscono
cadrà
imputridito
!
"
A
misura
che
parlava
,
Benedetto
si
veniva
trasfigurando
.
Nel
pronunciare
le
ultime
parole
sorse
in
piedi
.
Gli
occhi
avevano
lampi
,
la
fronte
un
chiarore
augusto
dello
spirito
di
Verità
.
Posò
le
mani
sulle
spalle
di
don
Clemente
.
"
Maestro
mio
"
diss
'
egli
raddolcendosi
nel
viso
"
io
lascio
il
tetto
,
il
pane
e
l
'
abito
che
mi
furono
offerti
,
ma
non
lascerò
di
parlare
di
Cristo
Verità
fino
a
che
avrò
vita
.
Me
ne
vado
ma
non
per
tacere
.
Si
ricorda
di
avermi
fatto
leggere
la
lettera
di
S
.
Pier
Damiano
a
quel
laico
che
predicava
?
E
quello
là
predicava
in
chiesa
!
Io
non
predicherò
in
chiesa
ma
se
Cristo
vuole
che
io
parli
nei
tugurii
,
nei
tugurii
parlerò
;
se
vuole
che
io
parli
nei
palazzi
,
nei
palazzi
parlerò
;
se
vuole
che
io
parli
nei
cubicoli
,
parlerò
nei
cubicoli
;
se
vuole
che
io
parli
sui
tetti
,
parlerò
sui
tetti
.
Pensi
all
'
uomo
che
operava
nel
nome
di
Cristo
e
ne
fu
proibito
dai
discepoli
.
Cristo
ha
detto
:
lasciatelo
fare
.
È
da
obbedire
ai
discepoli
o
è
da
obbedire
a
Cristo
?
"
"
Per
l
'
uomo
del
Vangelo
sta
bene
,
caro
"
rispose
don
Clemente
"
ma
ora
sulla
volontà
di
Cristo
ci
si
può
anche
ingannare
,
bada
.
"
Il
cuore
di
don
Clemente
non
parlava
propriamente
così
;
ma
le
parole
imprudenti
,
indisciplinate
del
cuore
non
furon
lasciate
passare
alle
labbra
.
"
Del
resto
,
padre
mio
"
riprese
Benedetto
"
lo
creda
,
io
non
sono
bandito
per
avere
evangelizzato
il
popolo
.
Vi
sono
due
cose
ch
'
Ella
deve
sapere
.
La
prima
è
questa
:
mi
è
stato
proposto
,
qui
a
Jenne
,
da
qualcuno
che
mi
parlò
quella
volta
e
poi
non
vidi
più
,
di
abbracciare
la
carriera
ecclesiastica
per
diventare
missionario
.
Risposi
che
non
mi
sentivo
chiamato
.
La
seconda
è
questa
.
Nei
primi
giorni
dopo
la
mia
venuta
a
Jenne
,
discorrendo
di
religione
con
l
'
arciprete
,
gli
parlai
della
vitalità
eterna
della
dottrina
cattolica
,
del
potere
che
ha
l
'
anima
della
dottrina
cattolica
di
trasformare
continuamente
il
proprio
corpo
,
accrescendone
senza
limiti
la
forza
e
la
bellezza
.
Lei
sa
,
padre
mio
,
da
chi
mi
sono
venute
queste
idee
per
mezzo
di
Lei
.
L
'
arciprete
deve
avere
riferito
il
mio
discorso
,
che
gli
era
piaciuto
.
Il
giorno
dopo
mi
domandò
se
a
Subiaco
avessi
conosciuto
Selva
,
se
avessi
letto
i
suoi
libri
.
Mi
disse
ch
'
egli
non
li
aveva
letti
ma
sapeva
ch
'
erano
da
fuggire
.
Padre
mio
,
Ella
comprende
.
È
per
causa
del
signor
Selva
e
dell
'
amicizia
di
Lei
col
signor
Selva
che
io
parto
da
Jenne
così
.
Non
La
ho
mai
tanto
amata
quanto
adesso
,
non
so
dove
andrò
ma
dovunque
il
Signore
mi
mandi
,
vicino
o
lontano
,
non
mi
abbandoni
nell
'
anima
Sua
!
"
Così
dicendo
con
un
tumulto
,
nella
voce
,
di
dolore
e
di
amore
,
Benedetto
si
gettò
un
'
altra
volta
nelle
braccia
del
Maestro
che
,
straziato
egli
pure
da
una
tempesta
di
sentimenti
diversi
,
non
sapeva
se
domandargli
perdono
o
promettergli
gloria
,
la
vera
;
e
solamente
poté
dirgli
,
ansando
:
"
Anch
'
io
,
tu
non
sai
!
ho
bisogno
di
non
essere
abbandonato
dall
'
anima
tua
.
"
Don
Clemente
raccolse
in
un
fardello
,
maneggiandolo
con
mani
guardinghe
,
riverenti
,
l
'
abito
deposto
dal
discepolo
.
Raccolto
che
l
'
ebbe
,
disse
a
Benedetto
che
non
poteva
offrirgli
l
'
ospitalità
di
Santa
Scolastica
,
che
aveva
avuto
in
animo
di
pregare
i
signori
Selva
,
ma
che
ora
gli
sorgeva
il
dubbio
se
a
Benedetto
fosse
opportuno
,
nell
'
interesse
del
suo
stesso
apostolato
,
mettersi
così
pubblicamente
sotto
la
protezione
del
signor
Giovanni
.
Benedetto
sorrise
.
"
Oh
,
questo
no
!
"
diss
'
egli
.
"
Temeremo
noi
le
tenebre
più
che
non
ameremo
la
luce
?
Ma
ho
bisogno
di
pregare
il
Signore
che
mi
faccia
conoscere
,
se
possibile
,
la
Sua
volontà
.
Forse
vorrà
questo
,
forse
altro
.
E
adesso
vorrebbe
farmi
portare
un
po
'
di
cibo
e
di
vino
?
Poi
mi
mandi
chi
mi
vuole
parlare
.
"
Don
Clemente
si
meravigliò
,
nel
suo
interno
,
che
Benedetto
gli
domandasse
del
vino
ma
non
ne
fece
mostra
.
Disse
che
gli
avrebbe
mandata
pure
quella
signorina
che
stava
con
i
Selva
.
Benedetto
lo
interrogò
cogli
occhi
,
ricordando
che
quando
la
signorina
,
poi
riveduta
in
chiesa
,
gli
aveva
chiesto
un
colloquio
,
don
Clemente
gli
aveva
stretto
il
braccio
come
per
ammonirlo
tacitamente
di
stare
in
guardia
.
Don
Clemente
,
arrossendo
molto
,
si
spiegò
.
Aveva
veduta
la
signorina
a
Santa
Scolastica
insieme
a
un
'
altra
persona
.
Quel
moto
era
stato
involontario
.
L
'
altra
persona
era
lontana
.
"
Non
ci
rivedremo
"
diss
'
egli
"
perché
appena
ti
avrò
mandato
il
cibo
e
avrò
avvertite
queste
persone
,
dovrò
partire
per
Santa
Scolastica
.
"
Benedetto
,
parlando
di
andare
a
Subiaco
o
altrove
,
aveva
detto
"
forse
questo
,
forse
altro
"
con
un
accento
così
pregno
di
sottintesi
,
che
don
Clemente
,
nel
congedarsi
,
gli
sussurrò
:
"
Pensi
a
Roma
?
"
Invece
di
rispondere
,
Benedetto
gli
prese
dolcemente
di
mano
il
fardello
dov
'
era
la
povera
tonaca
concessa
e
ritolta
,
se
l
'
accostò
,
non
senza
un
tremito
delle
mani
,
alle
labbra
,
ve
le
impresse
,
ve
le
tenne
lungamente
.
Era
il
rimpianto
dei
giorni
di
pace
,
di
lavoro
,
di
preghiera
,
di
parola
evangelica
?
Era
l
'
attesa
di
un
'
ora
lucente
nell
'
avvenire
?
Rese
il
fardello
al
Maestro
.
"
Addio
"
diss
'
egli
.
Don
Clemente
uscì
a
precipizio
.
La
stanza
offerta
dal
padrone
di
casa
per
le
udienze
di
Benedetto
aveva
un
grande
canapè
,
un
tavolino
quadrato
coperto
di
un
panno
giallo
a
fiorami
azzurri
,
delle
sedie
sgangherate
,
delle
poltrone
che
mostravano
la
stoppa
per
gli
squarci
del
vecchio
cuoio
stinto
,
due
ritratti
di
avoli
parrucconi
dalle
cornici
annerite
,
due
finestre
,
una
quasi
accecata
da
una
muraglia
greggia
,
l
'
altra
aperta
sui
prati
,
sulla
faccia
di
un
bel
monte
pensoso
,
sul
cielo
.
Benedetto
,
prima
di
ricevere
visitatori
,
vi
si
affacciò
per
un
addio
ai
prati
,
al
monte
,
al
povero
paese
.
Preso
da
spossatezza
,
si
appoggiò
al
davanzale
.
Era
una
spossatezza
dolce
dolce
.
Non
si
sentiva
quasi
più
il
peso
del
corpo
e
il
cuore
gli
si
ammolliva
di
beatitudine
mistica
.
Poco
a
poco
,
perdendo
i
suoi
pensieri
oggetto
e
forma
,
il
senso
della
quieta
innocente
vita
esterna
,
delle
stille
che
gocciavano
dai
tetti
,
dell
'
aria
odorata
di
montagna
,
lievemente
,
occultamente
mossa
ora
in
questa
ora
in
quella
parte
,
lo
intenerì
.
Gli
rinacquero
nella
memoria
ore
lontane
della
sua
giovinezza
prima
,
quando
non
aveva
moglie
né
pensava
al
matrimonio
,
la
fine
di
un
temporale
nell
'
alta
Valsolda
,
sui
dorsi
del
Pian
Biscagno
.
Quanto
diversa
la
sua
sorte
se
i
suoi
genitori
avessero
vissuto
trenta
,
vent
'
anni
di
più
!
Almeno
uno
di
essi
!
Si
vide
nel
pensiero
la
lapide
del
camposanto
di
Oria
:
A
FRANCO
IN
DIO
LA
SUA
LUISA
e
gli
occhi
gli
si
gonfiarono
di
pianto
.
Venne
allora
una
reazione
violenta
della
volontà
contro
questi
languori
molli
del
sentimento
,
questa
tentazione
di
debolezza
.
"
No
no
no
"
mormorò
egli
,
udibilmente
.
Una
voce
,
alle
sue
spalle
,
rispose
:
"
Non
ci
vuole
ascoltare
?
"
Benedetto
si
voltò
,
sorpreso
.
Tre
giovani
stavano
davanti
a
lui
.
Egli
non
li
aveva
uditi
entrare
.
Quello
di
essi
che
pareva
il
maggiore
,
un
bel
ragazzo
,
basso
di
statura
,
bruno
,
dagli
occhi
esperti
di
molte
cose
,
gli
chiese
arditamente
perché
avesse
spogliato
l
'
abito
clericale
.
Benedetto
non
rispose
.
"
Non
lo
vuol
dire
?
"
fece
colui
.
"
Non
importa
,
senta
.
Noi
siamo
studenti
dell
'
Università
di
Roma
,
gente
di
poca
fede
,
glielo
dico
schietto
e
subito
.
E
ci
godiamo
la
nostra
giovinezza
,
più
o
meno
;
glielo
dico
subito
anche
questo
.
"
Uno
dei
compagni
tirò
l
'
oratore
per
la
falda
dell
'
abito
.
"
Sta
zitto
!
"
disse
il
primo
.
"
Sì
,
uno
di
noi
crede
poco
ai
Santi
ma
è
un
purissimo
.
Quello
però
non
è
qui
davanti
a
Lei
,
come
non
vi
sono
altri
che
stanno
giuocando
all
'
osteria
.
Il
Purissimo
non
ha
voluto
venire
con
noi
.
Dice
che
troverà
modo
di
parlarle
da
solo
a
solo
.
Noi
siamo
quello
che
Le
ho
detto
.
Siamo
venuti
da
Roma
per
fare
una
gita
e
per
vedere
un
miracolo
,
s
'
era
possibile
;
insomma
per
stare
allegri
.
"
I
compagni
lo
interruppero
,
protestando
.
"
Ma
sì
!
"
ribatté
lui
.
"
Per
stare
allegri
!
Scusi
,
io
sono
più
sincero
.
Infatti
mancò
poco
che
la
nostra
allegria
ci
costasse
cara
.
Si
scherzò
e
ci
volevano
accoppare
,
capisce
;
a
Suo
onore
e
gloria
.
Ma
poi
s
'
è
udito
il
discorsino
ch
'
Ella
fece
a
quella
turba
fanatica
.
Per
il
demonio
,
si
disse
,
questo
è
un
linguaggio
che
ha
del
novo
in
una
bocca
pretina
o
semipretina
,
questo
è
un
Santo
che
ci
va
meglio
degli
altri
,
scusi
la
confidenza
.
E
ci
si
accordò
subito
di
chiederle
un
colloquio
.
Perché
poi
,
se
siamo
un
poco
scettici
e
gaudenti
,
siamo
anche
un
poco
intellettuali
e
certe
verità
religiose
c
'
interessano
.
Io
,
per
esempio
,
sono
forse
per
diventare
un
neo
buddista
.
"
I
suoi
compagni
risero
ed
egli
si
voltò
ad
essi
adirato
.
"
Sì
,
non
sarò
buddista
nella
pratica
ma
il
Buddismo
m
'
interessa
più
del
Cristianesimo
!
"
Qui
successe
un
battibecco
fra
i
tre
per
quest
'
uscita
poco
opportuna
;
e
un
secondo
oratore
,
lungo
,
sottile
,
in
occhiali
,
prese
il
posto
del
primo
.
Costui
parlava
nervoso
,
con
frequenti
scatti
del
capo
e
degli
avambracci
rigidi
.
Il
suo
discorso
fu
questo
.
I
suoi
compagni
e
lui
avevano
discusso
più
volte
intorno
alla
vitalità
del
Cattolicismo
.
Tutti
ammettevano
che
fosse
esausta
e
che
la
morte
seguirebbe
presto
se
non
intervenisse
una
riforma
radicale
.
Alla
possibilità
di
questa
riforma
chi
credeva
e
chi
non
credeva
.
Desideravano
conoscere
l
'
opinione
di
un
cattolico
intelligente
e
moderno
nello
spirito
come
si
era
rivelato
Benedetto
.
Avevano
molte
domande
a
fargli
.
Qui
il
terzo
ambasciatore
della
compagnia
studentesca
giudicò
venuto
il
suo
momento
e
scaraventò
addosso
a
Benedetto
una
tempesta
disordinata
di
quesiti
.
Sarebb
'
egli
stato
disposto
a
farsi
propugnatore
di
una
riforma
della
Chiesa
?
Credeva
nell
'
infallibilità
del
Papa
e
del
Concilio
?
Approvava
il
culto
di
Maria
e
dei
Santi
nella
sua
forma
presente
?
Era
democratico
cristiano
?
Quale
concetto
aveva
di
una
riforma
desiderabile
?
Avevano
veduto
a
Jenne
Giovanni
Selva
.
Benedetto
,
conosceva
i
suoi
libri
?
Approvava
le
sue
idee
?
Gli
piaceva
che
fosse
proibito
ai
cardinali
di
uscire
a
piedi
e
ai
preti
di
andare
in
bicicletta
?
Cosa
pensava
della
Bibbia
e
dell
'
ispirazione
?
Prima
di
rispondere
,
Benedetto
guardò
a
lungo
,
severo
in
viso
,
il
suo
giovine
interlocutore
.
"
Un
medico
"
diss
'
egli
finalmente
"
aveva
fama
di
saper
guarire
tutte
le
malattie
.
Qualcuno
che
non
credeva
nella
medicina
andò
da
lui
per
curiosità
,
per
interrogarlo
sull
'
arte
sua
,
sugli
studî
,
sulle
opinioni
.
Il
medico
lo
lasciò
parlare
lungamente
e
poi
gli
prese
il
polso
,
così
.
"
Benedetto
prese
il
polso
del
primo
che
gli
aveva
parlato
e
proseguì
:
"
Glielo
prese
,
glielo
tenne
un
momento
in
silenzio
,
poi
gli
disse
:
-
Amico
,
voi
soffrite
di
cuore
.
Io
ve
l
'
ho
letto
in
viso
e
ora
sento
battere
il
martello
del
falegname
che
vi
lavora
la
bara
.
"
Il
giovine
dal
polso
prigioniero
non
poté
a
meno
di
batter
le
ciglia
.
"
Non
parlo
per
Lei
"
disse
Benedetto
.
"
Parla
quel
medico
a
quel
tale
che
non
crede
nella
medicina
.
E
continua
:
-
Venite
voi
a
me
per
avere
vita
e
salute
?
Io
vi
darò
l
'
una
e
l
'
altra
.
Non
venite
per
questo
?
Io
non
ho
tempo
per
voi
.
-
Allora
colui
,
che
si
era
sempre
creduto
sano
,
allibbì
e
disse
:
-
Maestro
,
eccomi
nelle
vostre
mani
,
fate
che
io
viva
.
"
I
tre
rimasero
per
un
momento
sbalorditi
.
Quando
accennarono
a
riaversi
e
a
replicare
,
Benedetto
riprese
:
"
Se
tre
ciechi
mi
domandano
la
mia
lampada
di
verità
,
cosa
risponderò
io
?
Risponderò
:
andate
prima
e
preparate
gli
occhi
vostri
ad
essa
perché
se
io
ve
la
dessi
nelle
mani
ora
,
voi
non
ne
avreste
alcun
lume
,
voi
non
potreste
che
guastarla
.
"
"
Non
vorrei
"
disse
lo
studente
lungo
,
smilzo
e
occhialuto
"
che
per
vedere
questa
Sua
lampada
di
verità
si
dovessero
chiudere
le
finestre
alla
luce
del
sole
.
Ma
insomma
capisco
ch
'
Ella
non
voglia
spiegarsi
con
noi
,
che
ci
prenda
per
dei
reporters
.
Oggi
noi
non
abbiamo
o
almeno
io
non
ho
le
disposizioni
che
Lei
desidera
.
Sarò
un
cieco
ma
non
mi
sento
di
domandar
la
luce
al
Papa
e
nemmeno
a
un
Lutero
.
Però
,
se
Lei
viene
a
Roma
,
troverà
dei
giovani
disposti
meglio
di
me
,
meglio
di
noi
.
Venga
,
parli
,
permetta
anche
a
noi
di
udirla
.
Oggi
abbiamo
la
curiosità
,
domani
,
chi
sa
?
potremo
avere
il
desiderio
buono
.
Venga
a
Roma
.
"
"
Mi
dia
il
Suo
nome
"
disse
Benedetto
.
Colui
gli
porse
una
carta
da
visita
.
Si
chiamava
Elia
Viterbo
.
Benedetto
lo
guardò
,
curioso
.
"
Sì
signore
"
diss
'
egli
"
sono
israelita
,
ma
questi
due
battezzati
non
sono
più
cristiani
di
me
.
Del
resto
io
non
ho
nessun
pregiudizio
religioso
.
"
Il
colloquio
era
finito
.
Nell
'
uscire
,
il
più
giovane
dei
tre
,
quello
dalla
gragnuola
di
domande
,
tentò
un
ultimo
assalto
.
"
Ci
dica
almeno
se
i
cattolici
,
secondo
Lei
,
dovrebbero
andare
alle
urne
politiche
?
"
Benedetto
tacque
.
L
'
altro
insistette
:
"
Non
vuoi
rispondere
neppure
a
questo
?
"
Benedetto
sorrise
.
"
Non
expedit
"
diss
'
egli
.
Passi
nell
'
anticamera
;
due
colpettini
leggeri
all
'
uscio
;
entrano
i
Selva
con
Noemi
.
Maria
Selva
entra
prima
e
vedendo
Benedetto
così
vestito
,
non
può
trattenere
un
movimento
di
sdegno
,
di
compianto
e
di
riso
;
arrossisce
,
vorrebbe
dire
una
parola
di
protesta
,
non
la
trova
.
A
Noemi
vengono
le
lagrime
agli
occhi
.
Tutti
e
quattro
tacciono
per
un
momento
e
si
comprendono
.
Poi
Giovanni
mormora
:
Non
fu
dal
vel
del
cuor
giammai
disciolto
e
stringe
la
mano
all
'
uomo
che
nei
suoi
goffi
abiti
gli
pare
augusto
.
"
Sì
ma
Lei
non
deve
portare
questa
roba
!
"
esclamò
Maria
,
meno
mistica
di
suo
marito
.
Benedetto
fece
un
gesto
come
per
dire
"
non
parliamo
di
ciò
!
"
e
guardava
il
maestro
del
suo
Maestro
con
occhi
desiderosi
e
riverenti
.
"
Sa
"
diss
'
egli
"
quanto
Vero
e
quanto
Bene
mi
sono
venuti
da
Lei
?
"
Giovanni
non
sapeva
di
avere
tanto
influito
su
quell
'
uomo
attraverso
don
Clemente
.
Suppose
che
avesse
letto
i
suoi
libri
.
Ne
fu
commosso
e
ringraziò
nel
suo
cuore
Iddio
che
gli
faceva
sentire
con
dolcezza
un
po
'
di
effettivo
bene
operato
in
un
'
anima
.
"
Quanto
sarei
stato
felice
"
ripigliò
Benedetto
"
di
lavorare
nel
Suo
orto
per
vederla
qualche
volta
,
per
udirla
parlare
!
"
Noemi
,
all
'
udir
ricordare
quella
sera
,
si
lasciò
sfuggire
una
esclamazione
sommessa
piena
di
memorie
che
non
si
potevano
dire
.
Giovanni
ne
prese
occasione
per
offrire
a
Benedetto
l
'
ospitalità
,
poiché
don
Clemente
gli
aveva
detto
che
intendeva
lasciare
Jenne
la
sera
stessa
.
Potremmo
partire
insieme
,
quando
piacesse
a
lui
,
dopo
il
colloquio
ch
'
egli
avrebbe
concesso
a
sua
cognata
.
Noemi
,
pallida
,
fissò
Benedetto
per
la
prima
volta
,
aspettando
la
sua
risposta
.
"
La
ringrazio
"
diss
'
egli
,
dopo
avere
pensato
un
poco
.
"
Se
busserò
alla
Sua
porta
Ella
mi
aprirà
.
Ora
non
Le
posso
dire
altro
.
"
Giovanni
fece
atto
di
ritirarsi
con
sua
moglie
.
Benedetto
li
pregò
di
restare
.
Certo
la
signorina
non
aveva
segreti
per
loro
;
almeno
per
sua
sorella
se
non
per
il
cognato
.
Anche
questo
coperto
invito
a
Maria
cadde
perché
Noemi
osservò
,
imbarazzata
,
che
non
si
trattava
di
segreti
suoi
.
I
Selva
si
ritirarono
.
Benedetto
rimase
in
piedi
e
non
disse
a
Noemi
di
sedere
.
Egli
sapeva
di
avere
a
fronte
l
'
amica
di
Jeanne
,
presentiva
il
discorso
che
verrebbe
,
un
messaggio
di
Jeanne
.
"
Signorina
"
diss
'
egli
.
Il
modo
non
fu
scortese
ma
significò
chiaramente
:
"
quanto
più
presto
,
tanto
meglio
.
"
Noemi
intese
.
Qualunque
altro
l
'
avrebbe
offesa
.
Benedetto
,
no
.
Con
lui
si
sentiva
umile
.
"
Ho
l
'
incarico
"
diss
'
egli
"
di
domandarle
se
sa
niente
di
una
persona
ch
'
Ella
deve
avere
conosciuto
molto
.
Anche
molto
amato
,
credo
.
Il
nome
,
io
non
so
se
lo
pronuncio
bene
perché
non
sono
italiana
,
è
don
Giuseppe
Flores
.
"
Benedetto
trasalì
.
Non
si
aspettava
questo
.
"
No
"
esclamò
ansioso
.
"
Non
so
niente
!
"
Noemi
lo
guardò
un
momento
in
silenzio
.
Avrebbe
voluto
,
prima
di
parlare
,
domandargli
perdono
del
dolore
che
gli
avrebbe
recato
.
Disse
a
bassa
voce
,
mestamente
:
"
Mi
è
stato
scritto
di
apprenderle
che
non
è
più
di
questa
vita
.
"
Benedetto
piegò
il
viso
,
se
lo
nascose
fra
le
mani
.
Don
Giuseppe
,
caro
don
Giuseppe
,
cara
grande
anima
pura
,
cara
fronte
luminosa
,
cari
occhi
pieni
di
Dio
,
cara
voce
buona
!
Pianse
dolcemente
due
lagrime
,
due
sole
lagrime
che
Noemi
non
vide
,
si
udì
dentro
la
voce
di
don
Giuseppe
che
gli
diceva
:
non
senti
che
sono
qui
,
che
sono
con
te
,
che
sono
nel
tuo
cuore
?
Noemi
,
dopo
un
lungo
silenzio
,
mormorò
:
"
Mi
perdoni
.
Vorrei
non
averle
dovuto
recare
un
dolore
così
grande
.
"
Benedetto
si
scoperse
il
viso
.
"
Dolore
e
non
dolore
"
diss
'
egli
.
Noemi
tacque
,
riverente
.
Benedetto
le
domandò
se
sapesse
quando
quella
persona
fosse
morta
.
Verso
la
fine
di
aprile
,
credeva
Noemi
.
Ella
era
allora
fuori
d
'
Italia
.
Era
nel
Belgio
,
a
Bruges
,
con
un
'
amica
sua
alla
quale
era
stata
scritta
la
notizia
.
Per
quanto
ne
aveva
udito
dall
'
amica
,
quella
persona
,
Noemi
non
ne
ripeté
il
nome
per
un
delicato
riguardo
,
aveva
fatto
una
morte
santa
.
Le
sue
carte
,
ella
era
incaricata
di
riferire
anche
questo
,
erano
state
affidate
al
Vescovo
della
città
.
Benedetto
fece
un
gesto
di
approvazione
che
poteva
servire
anche
per
chiusa
del
colloquio
.
Noemi
non
si
mosse
.
"
Non
ho
ancora
finito
"
diss
'
ella
.
E
soggiunse
subito
:
"
Ho
un
'
amica
cattolica
...
io
non
sono
cattolica
,
sono
protestante
...
che
ha
perduta
la
fede
in
Dio
.
Le
hanno
consigliato
di
dedicarsi
a
opere
di
carità
.
Vive
con
un
fratello
contrarissimo
a
qualunque
religione
.
Questa
novità
che
sua
sorella
si
occupi
di
beneficenza
,
che
si
metta
in
relazione
con
gente
dedita
alle
opere
buone
per
principio
religioso
,
gli
è
spiacente
.
Adesso
è
ammalato
,
s
'
irrita
,
si
esalta
,
inveisce
contro
le
bigotte
del
Bene
,
non
vuole
che
sua
sorella
si
occupi
di
visitare
poveri
,
né
di
proteggere
ragazze
,
né
di
raccogliere
bambini
abbandonati
.
Dice
che
tutto
questo
è
clericalismo
,
è
utopia
,
che
il
mondo
va
come
vuole
andare
,
che
si
deve
lasciarlo
andare
e
che
con
questo
mescolarsi
alle
classi
inferiori
non
si
fa
che
metter
loro
in
testa
delle
idee
false
e
pericolose
.
Ora
è
stato
detto
alla
mia
amica
che
deve
o
mentire
a
suo
fratello
facendo
di
nascosto
ciò
che
prima
faceva
in
palese
,
o
separarsi
da
lui
.
Essa
ha
tanto
bisogno
di
un
consiglio
sicuro
!
Mi
scrive
di
domandarlo
a
Lei
.
Ha
letto
nei
giornali
ch
'
Ella
consiglia
qui
tanta
gente
di
queste
montagne
,
spera
che
non
rifiuterà
.
"
"
Poiché
suo
fratello
"
rispose
Benedetto
"
è
ammalato
di
corpo
e
anche
di
spirito
,
non
le
si
offre
il
Bene
nella
sua
casa
stessa
?
Diventerà
una
cattiva
sorella
per
arrivare
a
conoscere
Iddio
?
Interrompa
le
sue
opere
,
si
dedichi
a
suo
fratello
,
lo
curi
come
del
male
del
corpo
così
del
male
dello
spirito
,
con
tutto
l
'
amore
che
...
"
Stava
per
dire
"
che
gli
porta
"
si
corresse
per
non
ammettere
così
espressamente
che
conosceva
la
persona
,
"
...
con
tutto
l
'
amore
di
cui
è
capace
,
gli
si
faccia
preziosa
,
lo
vinca
poco
a
poco
,
senza
prediche
,
solo
colla
bontà
.
Farà
tanto
bene
anche
a
lei
di
cercar
d
'
incarnare
in
sé
la
bontà
stessa
,
la
bontà
attiva
,
instancabile
,
paziente
e
prudente
.
E
lo
vincerà
,
lo
persuaderà
,
poco
a
poco
,
senza
discorsi
,
che
tutto
quello
che
fa
lei
è
ben
fatto
.
Allora
potrà
riprendere
le
sue
opere
e
le
potrà
riprendere
anche
da
sola
.
E
vi
riuscirà
meglio
.
Adesso
le
fa
per
un
consiglio
avuto
,
forse
non
vi
riesce
tanto
bene
.
Allora
le
farà
per
quest
'
abitudine
del
Bene
acquistata
con
suo
fratello
,
vi
riuscirà
meglio
.
"
"
Grazie
"
disse
Noemi
.
"
Grazie
per
l
'
amica
mia
e
anche
per
me
,
perché
mi
piace
tanto
questo
che
ha
detto
.
E
posso
io
ripetere
i
suoi
consigli
,
il
Suo
incoraggiamento
in
Suo
nome
?
"
La
domanda
pareva
superflua
poiché
incoraggiamento
e
consigli
erano
chiesti
proprio
a
Benedetto
,
proprio
per
incarico
dell
'
amica
.
Ma
Benedetto
si
turbò
.
Era
un
esplicito
messaggio
che
Noemi
gli
chiedeva
per
Jeanne
.
"
Chi
son
io
?
"
diss
'
egli
.
"
Che
autorità
posso
avere
?
Le
dica
che
pregherò
.
"
Noemi
tremò
nel
suo
interno
.
Sarebbe
stato
tanto
facile
,
ora
,
parlargli
di
religione
!
E
non
osava
.
Ah
perdere
una
occasione
simile
!
No
,
bisognava
parlare
ma
non
poteva
mica
pensare
per
un
quarto
d
'
ora
a
quello
che
direbbe
.
Disse
la
prima
cosa
che
le
venne
in
mente
.
"
Scusi
,
poiché
dice
di
pregare
;
vorrei
tanto
sapere
se
Lei
proprio
le
approva
tutte
,
le
idee
religiose
di
mio
cognato
?
"
Appena
proferita
la
domanda
,
le
parve
tanto
impertinente
,
tanto
goffa
,
da
vergognarne
.
E
si
affrettò
a
soggiungere
sentendo
di
dir
cosa
ancora
più
sciocca
e
dicendola
irresistibilmente
:
"
Perché
mio
cognato
è
cattolico
,
io
sono
protestante
e
vorrei
regolarmi
.
"
"
Signorina
"
rispose
Benedetto
"
verrà
giorno
in
cui
tutti
adoreranno
il
Padre
in
ispirito
e
verità
,
sulle
cime
;
oggi
è
ancora
il
tempo
di
adorarlo
nelle
ombre
e
nelle
figure
,
in
fondo
alle
valli
.
Molti
possono
salire
,
quale
più
,
quale
meno
,
verso
lo
spirito
e
la
verità
;
molti
non
possono
.
Vi
hanno
piante
che
oltre
una
certa
zona
non
fruttificano
e
,
portate
ancora
più
su
,
muoiono
.
Sarebbe
follia
di
toglierle
al
loro
clima
.
Io
non
La
conosco
,
non
posso
dirle
se
le
idee
religiose
di
suo
cognato
possano
,
portate
in
Lei
così
,
senza
preparazione
,
dare
un
frutto
buono
.
Le
dico
però
di
studiare
molto
molto
il
cattolicismo
con
l
'
aiuto
di
suo
cognato
,
perché
non
vi
è
un
solo
protestante
convinto
che
lo
conosca
bene
.
"
"
Lei
non
verrà
a
Subiaco
?
"
chiese
Noemi
timidamente
.
Qualche
nascosta
malinconia
salì
nella
sua
voce
che
fece
salir
nel
cuore
a
Benedetto
un
senso
di
dolore
dolce
,
tosto
fatto
sgomento
,
tanto
era
nuovo
.
"
No
"
diss
'
egli
"
non
credo
.
"
Noemi
volle
e
non
volle
dire
che
n
'
era
dolente
,
pronunciò
alcune
parole
confuse
.
Si
udì
gente
nell
'
anticamera
.
Noemi
piegò
il
viso
,
Benedetto
pure
;
e
il
colloquio
si
sciolse
senz
'
altro
saluto
.
Anche
la
duchessa
volle
parlare
a
Benedetto
.
Portò
con
sé
compagni
e
compagne
.
Non
più
giovine
ma
galante
ancora
,
mezzo
superstiziosa
e
mezzo
scettica
,
egoista
e
non
senza
cuore
,
voleva
bene
alla
figliuola
tisica
di
un
suo
vecchio
cocchiere
.
Udito
parlare
del
Santo
di
Jenne
e
de
'
suoi
miracoli
,
aveva
combinata
la
gita
,
un
po
'
per
divertimento
,
un
po
'
per
curiosità
,
per
vedere
se
fosse
il
caso
di
far
venire
il
Santo
a
Roma
o
di
mandargli
la
ragazza
.
Cugina
di
un
cardinale
,
aveva
conosciuto
presso
di
lui
uno
dei
preti
che
villeggiavano
a
Jenne
.
Ora
colui
,
incontratala
,
le
aveva
già
parlato
a
modo
suo
del
Santo
e
annunciato
il
crollo
della
sua
riputazione
.
Però
siccome
la
duchessa
non
si
fidava
di
nessun
prete
ed
era
curiosa
di
conoscere
un
uomo
cui
si
attribuiva
un
passato
romanzesco
,
e
la
stessa
curiosità
avevano
i
suoi
compagni
,
una
compagna
in
particolare
,
si
risolse
di
avvicinarlo
a
ogni
modo
.
Era
venuta
con
lei
una
vecchia
nobildonna
inglese
,
famosa
per
la
sua
ricchezza
,
per
le
sue
toilettes
bizzarre
,
per
il
suo
misticismo
teosofico
e
cristiano
,
innamorata
metafisicamente
del
Papa
e
anche
della
duchessa
che
ne
rideva
con
i
suoi
amici
.
I
quali
amici
,
nel
vedere
Benedetto
in
quell
'
arnese
,
si
scambiarono
occhiate
e
sorrisi
che
per
poco
non
diventarono
sghignazzamenti
quando
la
vecchia
inglese
,
prevenendo
tutti
,
prese
la
parola
.
Disse
,
in
un
cattivo
francese
,
che
sapeva
di
parlare
a
una
persona
colta
:
che
lei
,
con
amici
e
amiche
di
ogni
nazione
,
lavorava
per
riunire
tutte
le
Chiese
cristiane
sotto
il
Papa
,
riformando
il
cattolicismo
in
alcune
parti
troppo
assurde
che
nessuno
nel
suo
cuore
credeva
più
buone
a
niente
,
come
il
celibato
ecclesiastico
e
il
dogma
dell
'
inferno
;
che
avevano
bisogno
,
per
fare
questo
,
di
un
Santo
;
che
questo
Santo
sarebbe
lui
perché
uno
spirito
-
ella
non
era
spiritista
ma
un
'
amica
sua
lo
era
-
anzi
proprio
lo
spirito
della
contessa
Blawatzky
aveva
rivelato
questo
;
ch
'
era
perciò
necessaria
la
sua
venuta
a
Roma
e
che
a
Roma
egli
avrebbe
potuto
con
i
suoi
doni
di
santità
rendere
servigio
anche
alla
duchessa
di
Civitella
,
ivi
presente
.
Finì
il
suo
discorso
così
:
"
Nous
vous
attendons
absolument
,
monsieur
!
Quittez
ce
vilain
trou
!
Quittez
-
le
bientôt
!
Bientôt
!
"
Benedetto
,
girato
rapidamente
lo
sguardo
severo
per
la
cerchia
delle
facce
sardoniche
o
stolide
,
dall
'
occhialetto
della
duchessa
alla
caramella
del
giornalista
,
rispose
:
"
A
l
'
instant
,
madame
!
"
E
uscì
della
camera
.
Uscì
della
camera
e
della
casa
,
attraversò
la
piazza
camminando
male
negli
abiti
disadatti
,
prese
la
via
della
costa
senza
guardare
né
a
destra
né
a
sinistra
,
portato
dallo
spirito
più
che
dalle
forze
affievolite
del
corpo
,
pensando
passar
la
notte
sotto
qualche
albero
e
l
'
indomani
portarsi
a
Subiaco
e
di
là
,
con
l
'
aiuto
di
don
Clemente
,
a
Tivoli
dove
conosceva
un
buon
vecchio
prete
solito
venire
di
tanto
in
tanto
a
Santa
Scolastica
.
All
'
ospitalità
dei
Selva
,
che
gli
sarebbe
stata
cara
,
non
pensava
più
.
Il
suo
cuore
era
puro
e
in
pace
ma
egli
non
poteva
dimenticare
che
la
voce
soave
di
quella
signorina
straniera
e
l
'
accento
mesto
col
quale
aveva
detto
:
"
Lei
non
verrà
a
Subiaco
?
"
gli
avevano
risuonato
dentro
in
un
modo
strano
,
che
un
minuto
secondo
era
bastato
perché
gli
balenasse
in
mente
questo
pensiero
:
"
se
Jeanne
fosse
stata
così
non
mi
sarei
sciolto
.
"
Avevano
ragione
i
mistici
:
penitenza
e
digiuno
non
valgono
.
A
ogni
modo
tutto
era
oramai
dileguato
.
Restava
solamente
l
'
umile
sentimento
di
una
fralezza
essenzialmente
umana
che
,
uscita
vittoriosa
da
prove
difficili
,
può
ricomparire
improvvisamente
ed
essere
vinta
da
un
soffio
.
Il
paesello
era
deserto
.
La
gente
di
Trevi
,
di
Filettino
,
di
Vallepietra
,
cessato
il
temporale
,
era
partita
commentando
i
fatti
della
mattina
,
la
guarigione
dubbia
,
la
guarigione
fallita
,
i
moniti
seminati
alacremente
da
seconde
mani
contro
il
seduttore
del
popolo
,
il
falso
cattolico
.
All
'
uscita
del
villaggio
Benedetto
fu
veduto
da
due
o
tre
donne
di
Jenne
.
L
'
abito
laico
le
fece
allibire
,
lo
credettero
scomunicato
,
lo
lasciarono
passare
in
silenzio
.
Pochi
passi
più
in
là
fu
raggiunto
da
qualcuno
che
correva
.
Era
un
giovinetto
magro
,
biondo
,
dagli
occhi
azzurri
,
intelligentissimi
.
"
Lei
va
a
Roma
,
signore
Maironi
?
"
diss
'
egli
.
"
La
prego
di
non
chiamarmi
così
"
rispose
Benedetto
,
spiacente
di
apprendere
che
il
suo
nome
,
chi
sa
in
qual
modo
,
si
era
divulgato
.
"
Non
so
se
vado
a
Roma
.
"
"
Io
La
seguo
"
disse
il
giovine
,
impetuoso
.
"
Mi
segue
?
Perché
mi
segue
?
"
Il
giovine
gli
prese
,
per
tutta
risposta
,
una
mano
,
se
la
recò
alle
labbra
malgrado
la
resistenza
e
le
proteste
di
Benedetto
.
"
Perché
?
"
diss
'
egli
.
"
Perché
ho
il
disgusto
del
mondo
e
non
trovavo
Dio
e
oggi
mi
pare
,
per
Lei
,
di
essere
nato
alla
gioia
.
Permetta
,
permetta
che
La
segua
!
"
"
Caro
"
rispose
Benedetto
,
commosso
,
"
non
so
neppur
io
dove
andrò
.
"
Il
giovinetto
lo
supplicò
di
dirgli
almeno
quando
avrebbe
potuto
rivederlo
,
e
siccome
Benedetto
non
sapeva
veramente
come
rispondergli
,
esclamò
:
"
Oh
La
vedrò
a
Roma
!
Lei
andrà
a
Roma
,
certo
!
"
Benedetto
sorrise
.
"
A
Roma
?
E
dove
trovarmi
,
a
Roma
,
se
ci
vado
?
"
Quegli
rispose
che
sicuramente
a
Roma
si
parlerebbe
di
lui
,
che
tutti
saprebbero
dove
trovarlo
.
"
Se
Dio
vorrà
!
"
disse
Benedetto
con
un
affettuoso
cenno
di
saluto
.
Il
giovinetto
gentile
lo
trattenne
un
momento
per
la
mano
.
"
Sono
lombardo
anch
'
io
"
diss
'
egli
.
"
Sono
Alberti
,
di
Milano
.
Si
ricordi
di
me
!
"
E
seguì
Benedetto
con
lo
sguardo
intenso
finché
,
a
una
svolta
della
mulattiera
,
disparve
.
Alla
vista
della
croce
dalle
grandi
braccia
,
sull
'
orlo
della
discesa
,
Benedetto
ebbe
un
improvviso
sussulto
di
commozione
,
dovette
arrestarsi
.
Quando
si
rimise
in
cammino
fu
preso
da
vertigini
.
Fece
pochi
passi
ancora
,
barcollando
,
fuori
della
via
per
togliersi
dal
passaggio
della
gente
e
si
lasciò
cadere
sull
'
erba
in
un
grembo
del
prato
.
Allora
,
chiusi
gli
occhi
,
sentì
che
non
era
un
malessere
passaggero
,
ch
'
era
qualche
cosa
di
più
grave
.
Non
smarrì
del
tutto
la
conoscenza
,
smarrì
l
'
udito
,
il
tatto
,
la
memoria
,
la
nozione
del
tempo
.
Al
primo
riaversi
,
la
sensazione
,
ai
dorsi
delle
mani
,
del
panno
grosso
,
diverso
da
quello
della
solita
sua
veste
,
gli
mise
una
curiosità
non
tormentosa
,
quasi
divertente
,
circa
l
'
identità
propria
.
Si
andò
tastando
il
petto
,
i
bottoni
,
gli
occhielli
,
senza
capire
.
Pensò
.
Un
ragazzo
di
Jenne
che
gli
passò
vicino
sul
prato
,
corse
a
Jenne
,
raccontò
ansante
che
il
Santo
giaceva
morto
sull
'
erba
,
presso
la
croce
.
Benedetto
pensò
con
quell
'
ombra
di
ragione
oscura
che
ci
governa
nel
sogno
e
al
primo
svegliarci
.
Non
erano
i
panni
suoi
,
erano
i
panni
di
Piero
Maironi
.
Egli
era
Piero
Maironi
ancora
.
Ne
fu
sgomentato
e
rinvenne
del
tutto
.
Si
levò
a
sedere
,
si
mirò
la
persona
,
girò
lo
sguardo
intorno
,
per
il
prato
,
per
i
monti
velati
dalle
ombre
della
sera
.
Alla
vista
della
grande
croce
la
sua
mente
si
ricompose
.
Si
sentiva
male
,
male
assai
.
Cercò
di
rimettersi
in
piedi
e
vi
riuscì
a
fatica
.
Si
avviò
verso
la
mulattiera
domandandosi
che
potrebbe
fare
in
quello
stato
.
Vide
qualcuno
venir
frettoloso
per
la
mulattiera
,
da
Jenne
,
fermarglisi
in
faccia
;
udì
esclamare
:
"
Dio
,
è
Lei
!
"
riconobbe
la
voce
della
donna
che
gli
aveva
parlato
con
tanta
passione
fra
i
tuoni
e
i
lampi
.
Ella
sola
,
di
tanti
che
avevano
udito
a
Jenne
il
racconto
del
ragazzo
,
era
venuta
.
Gli
altri
non
avevano
creduto
o
non
avevano
voluto
credere
.
Era
venuta
correndo
,
folle
di
angoscia
.
Ora
si
era
fermata
di
botto
,
a
due
passi
da
lui
,
incapace
di
proferir
parola
.
Egli
non
sospettò
che
fosse
venuta
per
lui
,
le
diede
la
buona
sera
e
passò
.
Ella
non
gli
ricambiò
il
saluto
,
affannata
,
dopo
la
prima
gioia
,
di
vederlo
camminare
male
,
non
osando
seguirlo
.
Lo
vide
fermarsi
con
un
uomo
a
cavallo
che
saliva
,
parlargli
;
fece
un
balzo
avanti
per
udire
.
L
'
uomo
era
un
mulattiere
mandato
dai
Selva
in
cerca
di
Benedetto
.
I
Selva
erano
partiti
da
Jenne
poco
dopo
quest
'
ultimo
,
con
due
muli
per
le
signore
,
credendo
raggiungerlo
sulla
costa
.
Giunti
all
'
Aniene
senza
veder
nessuno
,
avevano
interrogato
un
viandante
che
veniva
da
Subiaco
.
Colui
non
seppe
darne
notizia
.
Noemi
che
doveva
prendere
l
'
ultimo
treno
per
Tivoli
,
era
partita
con
Giovanni
,
nascondendo
il
suo
rammarico
;
il
mulattiere
era
stato
rimandato
a
Jenne
per
cercarvi
di
Benedetto
e
anche
per
riportarne
un
ombrellino
dimenticato
all
'
osteria
;
Maria
era
rimasta
ad
aspettarlo
sulle
ghiaie
dell
'
Infernillo
.
La
giovine
maestra
udì
Benedetto
domandare
al
mulattiere
,
per
carità
,
che
gli
portasse
da
Jenne
un
po
'
d
'
acqua
.
I
due
si
parlarono
ancora
ma
lei
non
attese
altro
,
scomparve
.
Benedetto
aveva
accettato
,
dopo
una
breve
conversazione
col
mulattiere
,
di
raggiungere
,
a
cavallo
,
la
signora
Selva
.
Rimasto
solo
,
sedette
sotto
la
croce
aspettando
il
ritorno
del
mulattiere
con
l
'
acqua
e
con
l
'
ombrello
.
La
luna
falcata
si
veniva
dorando
nel
cielo
chiaro
sopra
i
monti
di
Arcinazzo
;
la
sera
era
senza
vento
,
tepida
.
Benedetto
si
sentiva
le
tempie
pulsare
e
ardere
,
celere
e
breve
il
respiro
.
Dolore
non
sentiva
;
e
l
'
erba
odorante
del
prato
,
gli
alberi
sparsi
,
le
grandi
montagne
ombrose
,
tutto
gli
era
vivo
,
tutto
gli
era
pio
,
tutto
gli
era
dolce
di
un
mistero
di
amore
orante
che
inclinava
la
stessa
falce
della
luna
verso
le
cime
placide
nel
cielo
di
opale
.
Don
Giuseppe
Flores
gli
diceva
nel
cuore
che
sarebbe
soave
di
morire
così
col
giorno
,
pregando
insieme
alle
cose
innocenti
.
Passi
frettolosi
,
dalla
parte
di
Jenne
.
Si
fermarono
un
po
'
discosto
.
Una
bambina
si
avanza
verso
Benedetto
,
gli
porge
timidamente
una
bottiglia
d
'
acqua
e
un
bicchiere
,
fugge
indietro
.
Benedetto
,
meravigliato
,
la
richiama
;
ella
viene
lenta
,
vergognosa
.
Richiesta
del
suo
nome
,
tace
;
dei
suoi
genitori
,
tace
.
Una
voce
dice
:
"
È
la
bambina
dell
'oste."
Benedetto
riconosce
la
voce
e
,
al
fioco
lume
della
luna
,
la
persona
silenziosa
rimasta
indietro
per
lo
stesso
squisito
sentimento
che
le
ha
fatto
prender
con
sé
la
bambina
.
"
Grazie
"
diss
'
egli
.
Ella
si
appressò
un
poco
,
tenendo
la
bambina
per
mano
,
sussurrò
:
"
Sa
che
i
preti
hanno
parlato
colla
madre
del
morto
?
Sa
che
ora
questa
donna
accusa
Lei
di
averlo
fatto
morire
?
"
Benedetto
rispose
con
qualche
severità
nella
voce
:
"
Perché
mi
dice
questo
?
"
Ella
conobbe
di
avergli
fatto
dispiacere
accusando
alla
sua
volta
,
esclamò
desolata
:
"
Oh
mi
perdoni
!
"
E
riprese
:
"
Posso
farle
una
domanda
?
"
"Dica."
"
Ritornerà
mai
a
Jenne
?
"
"No."
La
donna
tacque
.
Si
udirono
venire
,
da
lontano
,
il
mulattiere
e
il
suo
mulo
.
Ella
disse
,
a
voce
più
bassa
:
"
Per
pietà
,
una
domanda
ancora
.
Come
si
figura
Lei
l
'
altra
vita
?
Crede
che
uno
possa
ritrovare
le
persone
conosciute
in
questa
?
"
Se
il
lume
della
luna
non
fosse
stato
così
fioco
,
Benedetto
avrebbe
vedute
due
grosse
lagrime
rigar
il
viso
della
giovine
.
"
Credo
"
rispose
gravemente
"
che
fino
alla
morte
del
nostro
pianeta
l
'
altra
vita
sarà
per
noi
un
grande
continuo
lavoro
sopra
di
esso
e
che
tutte
le
intelligenze
aspiranti
alla
Verità
e
all
'
Unità
vi
si
ritroveranno
insieme
all
'opera."
Le
scarpe
ferrate
del
mulattiere
suonano
vicine
sui
ciottoli
.
La
donna
dice
:
"Addio."
Stavolta
le
lagrime
suonano
anche
nella
voce
.
Benedetto
le
risponde
:
"
A
Dio
.
"
Egli
scende
sul
mulo
,
ardendo
di
febbre
,
nelle
ombre
della
valle
.
Andrà
dunque
a
casa
Selva
.
Sa
,
lo
ha
saputo
dal
mulattiere
,
che
non
troverà
Noemi
,
ma
questo
gli
è
indifferente
,
non
la
teme
,
neppure
ricorda
quel
momento
di
lieve
emozione
.
Un
altro
pensiero
si
agita
,
infiammato
dalla
febbre
,
nell
'
anima
sua
.
Vi
turbinano
parole
di
don
Clemente
,
parole
di
quel
giovine
Alberti
,
parole
della
vecchia
dama
inglese
,
vi
lampeggiano
dentro
immagini
rotte
della
Visione
.
A
casa
Selva
,
sì
,
ma
per
poco
!
Egli
scende
e
la
gran
voce
dell
'
Aniene
gli
rugge
in
profondo
,
più
e
più
forte
:
"
Roma
,
Roma
,
Roma
.
"
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
CAPITOLO
SESTO
.
Tre
lettere
.
Jeanne
a
Noemi
.
Vena
di
Fonte
Alta
,
4
luglio
...
Perdonami
se
ti
scrivo
colla
matita
.
Ho
riletto
la
tua
lettera
qui
,
a
mezz
'
ora
dall
'
albergo
,
seduta
sull
'
orlo
di
una
vasca
dove
le
mandre
vengono
ad
abbeverarsi
.
L
'
acqua
piccola
che
vi
cade
da
un
canaletto
di
legno
mi
ricorda
con
la
sua
voce
tenera
qualche
cosa
che
mi
fa
dolere
il
cuore
:
una
passeggiata
con
lui
per
i
prati
e
i
boschi
,
nella
nebbia
,
una
sosta
presso
questa
fonte
,
parole
dolorose
,
qualche
lagrima
,
una
cosa
scritta
nell
'
acqua
,
un
momento
felice
,
l
'
ultimo
.
È
stato
un
grande
sacrificio
che
ho
fatto
a
Carlino
di
ritornare
a
Vena
dopo
tre
anni
.
Gli
ho
sempre
voluto
bene
ma
il
messaggio
di
Jenne
mi
farebbe
affrontare
per
lui
ben
altri
sacrifici
che
questo
,
e
lietamente
,
e
sapendo
di
averne
perduto
tutto
il
merito
.
Non
sono
contenta
della
tua
lettera
,
te
ne
dirò
il
perché
;
non
però
adesso
.
Qui
scrivo
troppo
male
e
ora
scende
il
nebbione
dai
prati
alti
sopra
la
fonte
,
soffia
una
tramontana
fredda
.
Debbo
curare
la
mia
salute
per
Carlino
.
Anche
questo
è
un
sacrificio
perché
odio
la
mia
salute
!
Più
tardi
.
Noemi
,
non
potresti
far
sì
che
il
mezzo
foglietto
di
carta
qui
unito
,
scritto
a
matita
,
gli
cadesse
sotto
gli
occhi
?
Tu
esiti
a
dirgli
come
l
'
obbedisco
;
non
potresti
almeno
aiutarmi
a
farglielo
sapere
così
?
Non
sono
contenta
delle
tue
lettere
sopra
tutto
perché
sono
troppo
corte
.
Tu
sai
quanto
io
sia
insaziabile
di
udire
di
lui
,
egli
è
ospite
della
casa
dove
lo
sei
anche
tu
,
a
Subiaco
non
devi
assolutamente
saper
che
fare
,
e
te
la
sbrighi
in
due
parole
!
-
Sta
meglio
.
-
Legge
molto
.
-
Ha
lavorato
nell
'
orto
.
-
Forse
passerà
l
'
estate
con
noi
.
-
Scrive
.
-
E
non
hai
ancora
saputo
dirmi
che
male
veramente
abbia
,
cosa
legga
,
dove
andrà
se
non
passa
l
'
estate
con
voi
,
se
scrive
lettere
o
libri
,
e
di
cosa
parlate
fra
voi
;
perché
è
impossibile
che
non
parliate
insieme
qualche
volta
.
Non
ripetermi
la
tua
scusa
che
quanto
meno
mi
si
parla
di
lui
,
tanto
meglio
è
per
me
.
È
una
scusa
comoda
che
hai
trovato
ma
è
sciocca
;
perché
,
mi
si
parli
o
non
mi
si
parli
,
è
la
stessa
cosa
.
La
mia
speranza
è
ben
morta
.
Non
rinasce
.
Dunque
scrivi
a
lungo
.
Sono
certa
ch
'
egli
ti
vuole
convertire
,
che
avete
insieme
delle
conversazioni
intime
e
che
mi
parli
poco
di
lui
per
questo
.
Sarebbe
una
piccola
gloria
,
sai
,
di
convertire
te
perché
in
religione
tu
sei
una
sentimentale
,
non
hai
la
visione
chiara
,
fredda
e
sicura
della
verità
che
ho
pur
troppo
io
senz
'
avere
studiato
e
che
tanto
non
vorrei
avere
.
Quando
pensi
di
ritornare
nel
Belgio
?
I
tuoi
interessi
non
ti
richiamano
lassù
?
Mi
hai
parlato
una
volta
di
un
tuo
agente
che
non
t
'
ispirava
molta
fiducia
.
Pare
che
in
agosto
viaggeremo
.
Almeno
così
dice
ora
Carlino
che
poi
cambia
facilmente
assai
.
Mi
piacerebbe
vedere
l
'
Olanda
in
settembre
,
con
te
.
Addio
.
Dunque
scrivi
.
S
'
egli
legge
molto
potresti
farti
prestare
un
libro
da
lui
e
lasciarvi
dentro
il
mezzo
foglietto
per
segno
.
Insomma
,
trova
!
O
questo
o
altro
;
sei
donna
.
Trova
,
se
pure
mi
vuoi
bene
.
Penso
del
resto
che
non
me
ne
vuoi
più
niente
.
È
così
,
di
'
la
verità
.
Invece
qui
all
'
albergo
c
'
è
una
signora
innamorata
di
me
.
Ridi
pure
,
è
proprio
vero
.
Vive
a
Roma
.
Suo
marito
è
sottosegretario
di
Stato
.
Vuole
a
ogni
costo
che
io
passi
l
'
inverno
venturo
a
Roma
.
Dipenderà
da
Carlino
.
La
signora
lo
assedia
ed
egli
si
lascia
assediare
,
né
ben
resiste
né
ben
capitola
.
Addio
,
scrivi
,
scrivi
e
scrivi
.
Noemi
a
Jeanne
(
dal
francese
)
.
Subiaco
,
8
luglio
...
Ho
fatto
meglio
.
Mio
cognato
gli
disse
a
memoria
,
in
presenza
mia
,
un
passo
latino
che
lo
colpì
,
un
passo
su
certi
monaci
del
tempo
antico
,
prima
di
Cristo
.
Egli
pregò
Giovanni
di
scriverglielo
.
Eravamo
nell
'
uliveto
sopra
la
villetta
,
seduti
sull
'
erba
.
Io
porsi
prontamente
a
Giovanni
una
matita
e
il
mezzo
foglietto
,
presentandogliene
il
lato
bianco
.
Egli
scrisse
e
Maironi
prese
il
mezzo
biglietto
,
vi
lesse
il
passo
latino
,
se
lo
pose
in
tasca
senza
guardare
l
'
altra
facciata
.
È
stato
un
vero
tradimento
e
ho
tradito
per
amor
tuo
.
Dubiterai
ancora
di
me
?
Cosa
ti
potrei
dire
della
sua
malattia
più
che
non
ti
abbia
già
detto
?
Per
due
settimane
,
circa
,
gli
è
stata
addosso
la
febbre
.
Un
giorno
il
medico
diceva
ch
'
era
tifoide
,
un
giorno
diceva
che
non
era
.
Cessò
ma
le
forze
non
sono
ancora
interamente
ritornate
,
la
magrezza
è
grande
,
pare
che
qualche
disordine
interno
persista
,
il
medico
è
rigoroso
riguardo
alla
qualità
dei
cibi
,
egli
ha
rinunciato
al
suo
regime
,
prende
carni
e
anche
un
po
'
di
vino
.
È
venuto
ieri
da
Roma
a
trovare
Giovanni
un
suo
amico
,
un
professore
famoso
,
il
professore
Mayda
.
Giovanni
lo
ha
pregato
di
vedere
Maironi
,
di
consigliare
qualche
cosa
.
Ha
consigliato
una
cura
di
acque
che
Maironi
certamente
non
prenderà
.
Mi
pare
di
conoscerlo
abbastanza
per
poterlo
dire
.
Da
otto
giorni
in
qua
ha
migliorato
sensibilmente
,
del
resto
.
Lavora
nell
'
orto
qualche
poco
la
mattina
e
qualche
poco
la
sera
.
Stamani
si
è
levato
per
tempissimo
e
non
gli
è
venuto
in
mente
di
lavare
la
scala
?
Maria
rimproverò
ieri
la
sua
vecchia
fantesca
perché
la
scala
non
era
pulita
.
Questa
vecchia
,
che
dorme
a
Subiaco
,
quando
venne
alle
sette
trovò
il
lavoro
fatto
da
Maironi
.
Mia
sorella
e
mio
cognato
lo
rimproverarono
,
quest
'
ultimo
quasi
aspramente
,
forse
perché
è
tanto
diverso
da
Maironi
e
non
gli
verrebbe
in
mente
di
pigliare
la
granata
neppure
se
si
trovasse
dentro
una
nuvola
di
ragnatele
.
Cosa
Maironi
legge
?
A
me
di
letture
sue
non
parlò
che
una
volta
e
per
breve
tempo
,
come
ti
dirò
.
Ti
ho
scritto
che
forse
passerà
l
'
estate
con
noi
,
perché
so
che
Maria
e
Giovanni
lo
desiderano
.
Il
mio
presentimento
è
che
ora
non
resterà
e
che
andrà
a
Roma
.
Però
è
una
mia
idea
,
niente
di
più
,
non
ne
so
niente
.
Quanto
a
volermi
convertire
,
io
non
so
se
la
cosa
sia
facile
né
se
Maironi
ci
pensi
.
Bada
,
io
lo
chiamo
Maironi
scrivendo
a
te
;
parlando
a
lui
lo
chiamo
Benedetto
senz
'
altro
,
perché
il
suo
desiderio
è
questo
.
Sono
sicura
che
a
convertirmi
ci
pensava
Giovanni
.
L
'
ha
trovato
tanto
facile
che
non
me
ne
parla
più
.
Di
Maironi
non
lo
crederei
.
Mi
pare
che
per
lui
il
Cristianesimo
sia
sopra
tutto
azione
e
vita
secondo
lo
spirito
di
Cristo
,
del
Cristo
risorto
che
vive
sempre
in
mezzo
a
noi
,
del
quale
noi
abbiamo
,
com
'
egli
dice
,
l
'
esperienza
.
Mi
pare
che
la
sua
propaganda
religiosa
non
abbia
per
oggetto
il
Credo
di
una
Chiesa
cristiana
piuttosto
che
di
un
'
altra
,
benché
senza
dubbio
la
santità
del
suo
vivere
sia
rigorosamente
cattolica
.
Quando
l
'
ho
inteso
parlare
di
dogmi
con
Giovanni
non
era
mai
per
discutere
le
differenze
fra
Chiesa
e
Chiesa
,
era
piuttosto
per
aprire
certe
formole
della
Fede
e
mostrare
la
luce
grande
che
n
'
esciva
aprendole
in
un
certo
modo
.
In
questo
Giovanni
è
maestro
ma
quando
parla
Giovanni
si
sente
sopra
tutto
che
nella
sua
mente
vi
ha
un
sapere
immenso
,
e
quando
parla
Maironi
si
sente
sopra
tutto
che
nel
suo
cuore
vi
ha
il
Cristo
vivo
,
il
Cristo
risorto
,
e
ci
si
accende
.
Per
essere
interamente
,
scrupolosamente
sincera
,
ti
dirò
che
se
non
credo
ch
'
egli
desideri
di
convertirmi
,
però
non
posso
esserne
certissima
.
Eravamo
un
giorno
nell
'
uliveto
.
Egli
e
Giovanni
discorrevano
di
un
libro
tedesco
sull
'
essenza
del
Cristianesimo
che
pare
aver
fatto
rumore
ed
è
stato
scritto
da
un
teologo
protestante
.
Maironi
osservava
come
questo
protestante
,
quando
parla
del
Cattolicismo
,
ne
parli
colla
più
onesta
attenzione
d
'
imparzialità
,
ma
come
in
fatto
non
conosca
la
religione
cattolica
.
Secondo
lui
nessun
protestante
la
conosce
,
son
tutti
pieni
di
pregiudizi
,
giudicano
essenziali
al
Cattolicismo
certe
alterazioni
della
sua
pratica
,
esteriori
e
sanabili
.
C
'
era
lì
un
panierino
di
albicocche
ed
egli
ne
tolse
una
bellissima
,
però
un
poco
guasta
.
"
Ecco
"
disse
"
un
frutto
guasto
.
Se
io
offro
questo
frutto
a
uno
che
non
conosce
ma
vuole
esser
gentile
,
mi
dice
che
vi
è
del
sano
e
del
buono
ma
che
pur
troppo
vi
è
anche
del
malato
e
che
perciò
egli
,
con
dispiacere
,
non
lo
prenderà
.
Così
parla
del
Cattolicismo
questo
protestante
insigne
.
Ma
se
io
offro
il
frutto
a
uno
che
conosce
,
egli
lo
accetterà
quand
'
anche
fosse
tutto
putrido
e
porrà
il
nocciuolo
immortale
nel
proprio
terreno
con
la
speranza
di
avere
albicocche
bellissime
e
sane
.
"
Il
discorso
era
rivolto
a
Giovanni
,
ma
gli
occhi
guardavano
sempre
me
.
Devo
soggiungere
che
anche
a
Jenne
egli
mi
aveva
detto
d
'
imparare
a
conoscere
il
Cattolicismo
.
A
ogni
modo
se
io
rimango
protestante
non
è
per
il
conoscere
e
il
non
conoscere
,
è
perché
così
vogliono
i
miei
sentimenti
più
sacri
.
Mia
cara
Jeanne
,
vi
ha
un
'
altra
cosa
che
ti
voglio
schiettamente
dire
.
Sospetto
che
tu
sia
gelosa
.
Ho
paura
che
tu
non
possa
comprendere
il
dolore
indicibile
che
mi
faresti
se
lo
fossi
veramente
;
ho
paura
che
tu
non
possa
comprendere
la
gravità
immensa
dell
'
offesa
che
faresti
a
lui
prima
e
poi
anche
a
me
.
Adesso
io
ti
apro
il
mio
cuore
.
Avrei
rimorso
di
non
farlo
,
amica
mia
;
rimorso
rispetto
a
te
,
rispetto
a
lui
,
rispetto
a
me
stessa
.
Quanto
a
lui
,
egli
è
buono
e
dolce
a
tutti
coloro
che
avvicina
ma
in
modo
particolare
ai
più
umili
,
e
forse
tu
potresti
esser
gelosa
della
vecchia
di
Subiaco
che
viene
in
casa
per
i
bassi
servizî
.
Con
Maria
e
con
me
la
sua
bontà
e
dolcezza
si
mostrano
silenziosamente
più
che
con
parole
.
Con
noi
egli
è
sereno
,
semplice
,
affabile
;
non
ha
mai
l
'
aria
di
sfuggirci
ma
non
è
mai
accaduto
che
si
trattenesse
a
parte
né
con
l
'
una
né
con
l
'
altra
.
Io
sono
agli
occhi
di
lui
un
'
anima
e
le
anime
sono
per
lui
tutte
come
erano
per
mio
padre
le
menome
pianticelle
del
suo
grande
giardino
,
ch
'
egli
avrebbe
voluto
difendere
dal
gelo
col
calore
del
suo
cuore
,
far
crescere
e
fiorire
colla
comunicazione
della
sua
vita
.
Ma
sono
un
'
anima
come
un
'
altra
,
forse
appunto
colla
differenza
sola
ch
'
egli
mi
giudica
più
lontana
dalla
verità
e
perciò
più
minacciata
dal
gelo
;
benché
questo
non
si
vede
nel
suo
contegno
.
Quanto
a
me
,
cara
,
io
provo
certamente
un
sentimento
profondo
per
lui
;
ma
sarebbe
abbominevole
dire
che
il
mio
sentimento
somigli
anche
da
lontano
a
quello
che
gli
uomini
chiamano
col
solito
nome
.
Il
mio
sentimento
è
riverenza
,
è
una
specie
di
timore
devoto
,
una
specie
di
awe
per
cui
io
sento
intorno
alla
sua
persona
come
un
circolo
magico
che
non
oserei
passare
.
Nella
sua
presenza
il
mio
cuore
non
ha
un
battito
di
più
.
Non
lo
so
,
direi
piuttosto
che
ne
abbia
uno
di
meno
.
Non
potrei
essere
più
sincera
di
così
,
cara
Jeanne
.
Dunque
ti
prego
,
ti
supplico
di
non
immaginare
altra
cosa
.
Per
ora
non
penso
al
Belgio
.
Può
darsi
che
vi
faccia
una
corsa
più
tardi
.
Salutami
tuo
fratello
,
del
quale
vorrei
sapere
se
ha
finalmente
portato
il
vecchio
prete
e
la
signorina
in
Fomalhaut
.
Ci
penso
anch
'
io
qualche
volta
,
alla
sua
Fomalhaut
.
Digli
che
se
quest
'
inverno
verrete
a
Roma
faremo
musica
insieme
.
Addio
,
ti
abbraccio
.
Benedetto
a
don
Clemente
.
(
Non
spedita
)
.
Padre
mio
,
il
Signore
si
è
ritirato
dall
'
anima
mia
,
non
dico
per
abbandonarmi
al
peccato
ma
per
togliermi
ogni
senso
della
presenza
Sua
,
e
il
desolato
grido
di
Gesù
Cristo
sulla
croce
freme
,
a
momenti
,
in
tutto
il
mio
essere
.
Se
mi
sforzo
di
richiamare
ogni
mio
pensiero
nel
pensiero
della
Presenza
Divina
,
ogni
mio
sentimento
in
un
atto
di
abbandono
alla
Divina
Volontà
,
non
ne
ho
che
pena
e
scoramento
,
mi
par
di
essere
una
bestia
caduta
sotto
il
carico
,
che
a
un
primo
colpo
di
frusta
fa
uno
sforzo
,
ricade
;
a
un
secondo
colpo
,
a
un
terzo
,
a
un
quarto
trasalisce
appena
,
neppure
tenta
rialzarsi
.
Se
apro
il
Vangelo
o
l
'
Imitazione
,
non
vi
trovo
sapore
.
Se
ripeto
preghiere
mi
vince
il
tedio
e
ammutolisco
.
Se
mi
prostro
sul
pavimento
,
il
pavimento
mi
gela
.
Se
mi
lamento
a
Dio
di
essere
trattato
così
,
il
Suo
silenzio
mi
par
diventare
più
ostile
.
Se
con
l
'
autorità
dei
grandi
mistici
mi
dico
che
ho
torto
di
avere
tanto
affetto
alle
dolcezze
spirituali
,
di
soffrire
tanto
per
la
loro
privazione
,
mi
rispondo
che
hanno
torto
i
mistici
,
che
nello
stato
di
grazia
sensibile
si
cammina
sicuri
e
che
invece
in
questa
notte
spirituale
senza
stelle
il
cammino
non
si
vede
,
non
c
'
è
altra
regola
che
ritrarre
il
piede
quando
si
sente
molle
l
'
erba
,
e
ciò
non
basta
,
ch
'
è
anche
possibile
di
porlo
addirittura
,
il
piede
,
nel
vuoto
.
Padre
,
padre
mio
,
mi
apra
le
Sue
braccia
,
ch
'
io
senta
il
calore
del
Suo
petto
pieno
di
Dio
!
Vi
sono
cento
ragioni
per
me
di
non
venire
a
Santa
Scolastica
,
ma
in
ogni
modo
preferirei
scrivere
.
Ella
è
qui
presente
a
me
più
che
nel
corpo
;
io
mi
unisco
,
mi
confondo
meglio
a
Lei
col
pensiero
che
se
Le
fossi
davanti
;
e
ho
bisogno
di
confondermi
a
Lei
col
pensiero
,
ho
bisogno
di
costringere
l
'
anima
mia
dentro
la
Sua
.
Forse
Le
manderò
questa
lettera
,
forse
neppure
la
manderò
.
Padre
mio
,
padre
mio
,
mi
fa
bene
di
scriverti
più
che
di
parlarti
,
non
ti
potrei
parlare
colla
foga
che
ora
mi
viene
alla
penna
e
non
mi
verrebbe
alle
labbra
.
Scrivendo
,
io
parlo
,
io
grido
a
te
immortale
,
io
ti
spoglio
dalle
mortalità
che
sono
anche
nell
'
anima
tua
e
che
mi
romperebbero
,
nella
tua
presenza
,
questa
foga
,
delle
mortalità
di
conoscenze
incomplete
delle
cose
,
di
prudenze
che
ti
consiglierebbero
veli
al
tuo
pensiero
.
No
,
non
te
la
spedirò
questa
lettera
,
eppure
tu
l
'
avrai
;
l
'
arderò
,
eppure
tu
l
'
avrai
,
sì
,
tu
l
'
avrai
,
non
è
possibile
che
il
mio
tacito
grido
non
ti
raggiunga
,
forse
adesso
nelle
tenebre
della
notte
,
mentre
dormi
,
forse
fra
due
ore
,
ancora
nelle
tenebre
della
notte
,
mentre
preghi
con
i
fratelli
nella
dolce
chiesa
dove
tanto
abbiamo
adorato
insieme
.
Io
so
perché
sono
arido
,
io
so
perché
Dio
mi
abbandona
.
Sempre
quando
Dio
mi
abbandona
,
quando
tutte
le
sorgenti
vive
dell
'
anima
mia
inaridiscono
e
i
germi
vivi
si
disseccano
e
il
mio
cuore
diventa
un
mare
morto
,
io
so
perché
.
Perché
ho
udita
una
musica
soave
alle
mie
spalle
e
mi
sono
voltato
,
oppure
perché
il
vento
mi
recò
fragranze
dai
prati
in
fiore
a
lato
della
mia
via
e
mi
arrestai
,
oppure
perché
la
nebbia
mi
è
salita
di
fronte
e
ho
temuto
,
oppure
perché
uno
spino
mi
offese
il
piede
e
ne
ho
concepita
ira
.
Istanti
,
baleni
,
ma
intanto
l
'
uscio
si
apre
,
un
soffio
maligno
entra
.
È
sempre
così
,
basta
uno
sguardo
raccolto
,
una
lode
gustata
,
una
immagine
trattenuta
,
una
offesa
rimeditata
,
il
soffio
maligno
entra
.
E
adesso
è
tutto
questo
insieme
!
È
scesa
la
notte
sul
mio
cammino
,
ho
messo
il
piede
nell
'
erba
molle
,
la
ho
sentita
,
ho
ritratto
il
piede
ma
non
subito
.
Perché
adopero
figure
?
Scrivi
scrivi
,
mano
mia
vile
,
la
nuda
verità
!
Scrivi
che
questa
casa
è
un
nido
di
mollezza
e
che
se
ho
gustato
il
letto
soffice
,
la
biancheria
fine
,
l
'
odore
di
lavanda
,
ho
molto
più
gustato
la
conversazione
del
signor
Giovanni
e
le
letture
assorbenti
nel
diletto
della
mente
,
l
'
aura
di
due
giovani
donne
pure
,
intellettuali
,
piene
di
grazia
,
la
loro
ammirazione
segreta
,
il
profumo
di
un
sentimento
che
una
di
esse
mi
è
parsa
chiudere
in
sé
,
la
visione
di
una
vita
nascosta
in
questo
nido
fra
queste
persone
,
lontana
da
tutto
ch
'
è
volgare
,
ch
'
è
basso
,
ch
'
è
immondo
,
ch
'
è
schifoso
.
Ho
sentito
il
male
del
mondo
con
il
ribrezzo
che
se
ne
ritrae
e
non
con
il
focoso
dolore
che
lo
affronta
per
strappargli
le
anime
.
Istanti
,
baleni
;
mi
rifugiai
come
un
tempo
nell
'
abbraccio
della
Croce
ma
la
Croce
,
poco
a
poco
,
altrimenti
da
un
tempo
,
mi
diventò
nelle
braccia
legno
insensibile
e
morto
.
Mi
sono
detto
:
spiriti
di
nequizia
,
male
volontà
sapienti
e
forti
che
sono
nell
'
aria
,
congiurano
contro
di
me
,
contro
la
mia
missione
.
Mi
sono
risposto
:
superbia
,
giù
!
E
poi
la
prima
idea
mi
riprese
,
ondeggiai
cieco
in
questa
vicenda
trista
,
ogni
giorno
,
tutto
il
giorno
.
E
poiché
niente
ne
ho
lasciato
trasparire
,
poiché
capivo
che
il
signor
Giovanni
e
le
signore
non
dubitavano
che
io
non
fossi
nell
'
interno
così
sereno
,
così
puro
come
il
mio
esterno
pareva
,
mi
disprezzai
,
certi
momenti
,
come
un
ipocrita
,
per
dirmi
,
il
momento
dopo
,
che
invece
il
mio
esterno
puro
e
sereno
mi
aiutava
a
vivere
,
parlo
della
vita
spirituale
;
che
il
parer
forte
mi
obbligava
a
esser
forte
.
Mi
paragonai
a
un
albero
che
ha
il
midollo
divorato
dai
vermi
,
il
legno
consunto
dalla
putrefazione
e
vive
per
la
corteccia
,
può
dare
foglie
e
fiori
per
lei
,
può
dare
ombra
benefica
.
E
poi
mi
dissi
che
questo
era
buono
per
gli
uomini
;
ma
davanti
a
Dio
,
davanti
a
Dio
?
E
poi
mi
dissi
ancora
che
Dio
mi
potrebbe
sanare
perché
l
'
albero
divorato
nel
midollo
non
è
sanabile
ma
l
'
uomo
sì
;
e
allora
mi
torturai
per
la
impotenza
di
fare
quello
che
Dio
avrebbe
chiesto
a
me
come
cooperazione
della
mia
volontà
alla
Sua
:
fuggire
,
fuggire
.
Dio
è
nella
voce
dell
'
Aniene
che
dalla
sera
della
mia
partenza
da
Jenne
mi
dice
:
"
Roma
,
Roma
,
Roma
"
;
e
Dio
è
pure
nella
forza
dei
vermi
invisibili
che
mi
hanno
rosô
le
virtù
vitali
del
corpo
.
E
allora
e
allora
e
allora
?
Signore
,
ascolta
il
mio
gemito
che
Ti
domanda
giustizia
.
Ho
detto
tante
volte
che
certamente
partirò
appena
ne
avrò
la
forza
e
qui
mi
vorrebbero
trattenere
e
come
potrò
io
dir
loro
:
amici
miei
,
voi
mi
siete
nemici
?
Ecco
,
viltà
mia
!
Perché
non
potrei
dirlo
?
Perché
non
lo
dirò
?
Ho
letto
un
giorno
nello
sguardo
della
giovine
protestante
:
-
Se
Lei
parte
che
sarà
dell
'
anima
mia
?
Non
deve
Lei
desiderare
di
condurmi
alla
fede
Sua
?
Io
non
mi
lascio
condurre
ancora
.
-
No
,
non
posso
,
non
debbo
scrivere
tutto
.
E
come
scrivere
l
'
espressione
di
uno
sguardo
,
l
'
intonazione
di
una
parola
per
sé
indifferente
?
Non
sono
sguardi
come
quello
per
il
quale
San
Girolamo
s
'
immerse
nell
'
acqua
gelata
o
almeno
la
commozione
mia
non
somiglia
alla
sua
.
Non
vale
acqua
gelata
contro
uno
sguardo
puro
nella
sua
dolcezza
.
Solo
il
fuoco
vi
arriva
,
il
fuoco
dell
'
Amore
supremo
.
Oh
chi
mi
libera
dal
mio
cuore
mortale
che
non
si
move
di
un
solo
picciol
moto
senza
movere
tutte
le
fibre
del
corpo
,
chi
mi
libera
il
cuore
immortale
che
gli
è
interno
come
il
germe
al
frutto
e
si
prepara
un
corpo
celeste
?
Non
posso
,
non
debbo
scrivere
tutto
,
ma
questo
sì
lo
voglio
scrivere
:
il
Signore
mi
tende
insidie
e
lacci
!
Caduto
,
mi
deriderà
!
Perché
è
avvenuto
che
io
scrivessi
il
passo
latino
sulla
gente
che
vive
in
penitenza
fra
il
Mar
Morto
e
il
deserto
,
"
sine
pecunia
,
sine
ulla
femina
,
omni
venere
abdicata
,
socia
palmarum
"
su
quel
pezzo
di
carta
che
recava
sull
'
altra
faccia
parole
di
J
.
D
.
,
calde
ancora
del
mio
peccato
antico
e
del
suo
,
delle
memorie
più
terribili
?
Perché
una
persona
così
timida
ha
osato
impormi
una
comunicazione
segreta
?
Il
vento
mi
ha
spalancata
la
finestra
.
Oh
Aniene
Aniene
,
come
non
ti
stanchi
di
ruggirmi
il
tuo
comando
!
Che
io
parta
sul
momento
?
Impossibile
,
le
porte
sono
chiuse
.
E
poi
sarebbe
indegno
di
partire
così
.
Disonorerei
Dio
,
farei
dire
:
che
qualità
di
servi
ingrati
e
pazzi
ha
il
Signore
?
Vieni
,
spirito
del
mio
Maestro
,
vieni
,
vieni
,
parla
,
io
ti
ascolto
.
Che
mi
dici
?
Che
mi
dici
?
Ah
tu
sorridi
delle
mie
tempeste
,
tu
mi
dici
di
partire
,
sì
,
ma
di
partire
nobilmente
,
di
annunciare
che
il
Signore
me
lo
comanda
.
Tu
mi
dici
di
obbedire
alla
voce
di
Dio
nell
'
Aniene
.
Ecco
che
il
vento
si
allontana
,
pare
chetarsi
,
contento
.
Sì
,
sì
,
sì
,
con
lagrime
.
Domani
,
domattina
.
Lo
annuncierò
.
E
so
a
chi
andrò
in
Roma
.
Oh
luce
,
oh
pace
,
oh
sorgenti
redivive
dell
'
anima
mia
,
oh
mare
morto
che
ti
gonfii
in
una
calda
ondata
!
Sì
,
sì
,
sì
,
con
lagrime
.
Grazie
,
grazie
.
Gloria
a
Te
,
Padre
nostro
che
sei
nei
cieli
,
sia
santificato
il
nome
Tuo
,
venga
il
regno
Tuo
,
sia
fatta
la
Tua
volontà
!
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
CAPITOLO
SETTIMO
.
Nel
turbine
del
mondo
.
Una
carrozza
signorile
si
fermò
sull
'
imbrunire
davanti
a
una
casa
di
via
della
Vite
,
in
Roma
.
Due
signore
ne
discesero
frettolosamente
e
sparirono
dentro
la
porta
oscura
.
La
carrozza
partì
.
Due
minuti
dopo
ne
arrivò
un
'
altra
,
versò
due
altre
signore
nella
stessa
porta
e
partì
.
In
un
quarto
d
'
ora
ne
capitarono
cinque
.
La
porta
oscura
non
inghiottì
meno
di
dodici
signore
.
La
piccola
via
ritornò
silenziosa
.
Trascorsa
una
mezz
'
ora
cominciarono
a
venire
dal
Corso
gruppi
di
uomini
.
Si
fermavano
davanti
a
quella
stessa
porta
,
leggevano
il
numero
al
lume
del
fanale
vicino
,
entravano
.
E
la
porta
oscura
inghiottì
a
questo
modo
un
'
altra
quarantina
di
persone
.
Gli
ultimi
furono
due
preti
.
Quello
che
guardò
il
numero
era
miope
,
non
riusciva
a
decifrarlo
.
L
'
altro
gli
disse
ridendo
:
"
Entra
,
entra
,
io
sento
puzzo
di
Lutero
,
dev
'
essere
qui
.
"
E
il
primo
entrò
nelle
tenebre
puzzolente
.
Salirono
per
una
scala
nera
,
sucida
,
su
su
verso
l
'
unico
lumicino
a
olio
che
ardeva
al
quarto
piano
.
Quando
furono
al
terzo
,
accesero
dei
fiammiferi
per
leggere
i
nomi
sulle
placche
degli
usci
.
Una
voce
chiamò
dall
'
alto
:
"
Qui
,
signori
,
qui
!
"
Un
giovine
affabile
signore
in
abito
nero
di
mattina
discese
a
incontrarli
,
li
ossequiò
molto
,
disse
che
si
aspettava
solamente
loro
,
li
fece
entrare
,
per
un
'
anticamera
e
un
andito
quasi
tanto
oscuri
quanto
la
scala
,
in
una
stanza
grande
,
piena
di
gente
,
illuminata
alla
meglio
da
quattro
candele
e
da
due
vecchie
lucerne
a
olio
.
Il
giovine
signore
si
scusò
dell
'
oscurità
.
I
suoi
genitori
non
volevano
in
casa
né
luce
elettrica
né
gaz
né
petrolio
.
Tutti
gli
uomini
venuti
a
gruppi
erano
raccolti
lì
.
Tre
o
quattro
vestivano
l
'
abito
ecclesiastico
.
Gli
altri
,
meno
un
vecchio
dalla
faccia
rossa
e
dalla
barba
bianca
,
parevano
studenti
.
Nessuna
signora
.
Erano
tutti
in
piedi
,
eccetto
il
vecchio
,
persona
di
riguardo
,
certamente
.
Conversavano
sottovoce
.
La
stanza
sussurrava
come
una
grotta
tutta
rivoletti
e
goccie
cadenti
.
Entrati
i
due
preti
,
il
giovine
padrone
di
casa
disse
:
"Allora!..."
Le
persone
strette
nel
gruppo
maggiore
si
scostarono
a
cerchio
e
vi
apparve
nel
mezzo
Benedetto
.
Un
tavolino
con
due
candele
e
una
sedia
erano
preparati
per
lui
.
Pregò
che
si
togliessero
le
candele
.
Poi
gli
dispiacque
anche
il
tavolino
.
Si
disse
stanco
,
chiese
di
parlare
seduto
sul
canapè
,
vicino
al
vecchio
signore
dal
viso
acceso
e
dalla
barba
bianca
.
Vestiva
di
nero
,
era
pallido
e
magro
più
ancora
che
a
Jenne
.
La
fronte
gli
si
era
scoperta
di
capelli
,
aveva
preso
qualche
cosa
della
fronte
solenne
di
don
Giuseppe
Flores
.
E
gli
occhi
avevano
un
azzurro
più
lucente
.
Molte
delle
facce
volte
avidamente
a
lui
parevano
piuttosto
affascinate
da
quegli
occhi
e
da
quella
fronte
che
ansiose
di
udire
la
sua
parola
.
Egli
prese
a
parlare
così
,
senza
un
gesto
,
tenendosi
le
mani
sulle
ginocchia
:
"
Io
devo
dire
subito
a
chi
parlo
perché
non
tutti
qui
hanno
le
stesse
disposizioni
di
anima
verso
Cristo
e
la
Chiesa
.
Non
credo
di
parlare
ai
sacerdoti
presenti
,
credo
e
spero
ch
'
essi
non
abbiano
bisogno
della
parola
mia
.
Non
parlo
a
questo
signore
seduto
presso
a
me
,
perché
egli
pure
,
lo
so
,
non
ne
ha
bisogno
.
Non
parlo
ad
alcuno
che
sia
fermo
nella
fede
cattolica
.
Io
parlo
unicamente
a
quei
giovani
che
mi
hanno
scritto
così
.
"
Trasse
una
lettera
e
lesse
:
"
Noi
siamo
stati
educati
nella
fede
cattolica
e
,
fatti
uomini
,
abbiamo
accettato
con
un
nuovo
atto
di
libera
volontà
i
suoi
più
ardui
misteri
,
abbiamo
lavorato
per
essa
nel
campo
amministrativo
e
sociale
;
ma
ora
un
altro
mistero
sorge
sul
nostro
cammino
e
la
nostra
fede
tituba
davanti
ad
esso
.
La
Chiesa
cattolica
che
si
proclama
fonte
di
verità
,
oggi
contrasta
la
ricerca
della
verità
quando
si
esercita
sui
fondamenti
suoi
,
sui
libri
sacri
,
sulle
formole
dei
dogmi
,
sull
'
asserita
infallibilità
sua
.
Questo
per
noi
significa
ch
'
essa
non
ha
più
fede
in
sé
stessa
.
La
Chiesa
cattolica
che
si
proclama
ministra
della
Vita
,
oggi
incatena
e
soffoca
tutto
che
dentro
di
lei
vive
giovanilmente
,
oggi
puntella
tutte
le
sue
cadenti
vecchiaie
.
Questo
per
noi
significa
morte
;
lontana
,
ma
ineluttabile
morte
.
La
Chiesa
cattolica
che
proclama
di
volere
rinnovar
tutto
in
Cristo
,
è
ostile
a
noi
che
vogliamo
contendere
ai
nemici
di
Cristo
la
direzione
del
progresso
sociale
.
Questo
per
noi
significa
,
insieme
a
molti
altri
fatti
,
avere
Cristo
sulle
labbra
e
non
nel
cuore
.
La
Chiesa
cattolica
oggi
è
tale
e
Dio
vorrà
che
noi
le
obbediamo
ancora
?
Ecco
perché
noi
veniamo
a
Voi
.
Che
dobbiamo
fare
?
Voi
che
vi
professate
cattolico
e
,
predicate
il
cattolicismo
e
avete
fama
...
"
Qui
Benedetto
troncò
la
lettura
,
dicendo
:
"
Seguono
parole
inutili
.
"
E
riprese
a
parlare
:
"
Io
rispondo
a
chi
mi
ha
scritto
così
:
-
Ditemi
;
perché
vi
siete
rivolti
a
me
che
mi
professo
cattolico
?
Mi
credete
voi
forse
,
nella
Chiesa
,
un
Superiore
dei
Superiori
?
È
forse
per
questo
che
se
la
parola
mia
sarà
diversa
da
quella
che
voi
dite
la
parola
della
Chiesa
,
voi
riposerete
in
pace
sulla
parola
mia
?
Udite
una
figura
.
Pellegrini
assetati
si
accostano
a
una
fonte
famosa
.
Trovano
una
vasca
piena
di
acqua
stagnante
,
ingrata
al
gusto
.
La
scaturigine
viva
è
sul
fondo
della
vasca
,
non
la
trovano
.
Si
volgono
mesti
a
un
cavatore
di
pietre
che
lavora
in
una
cava
vicina
.
II
cavatore
offre
loro
acqua
viva
.
Gli
chiedono
il
nome
della
sorgente
.
"
È
la
stessa
della
vasca
"
dice
.
"
È
tutta
,
nel
sottosuolo
,
una
sola
corrente
.
Chi
scava
,
trova
.
"
I
pellegrini
sitibondi
siete
voi
,
il
cavatore
oscuro
sono
io
e
la
corrente
occulta
nel
sottosuolo
è
la
Verità
,
cattolica
.
La
vasca
non
è
la
Chiesa
,
la
Chiesa
è
tutto
il
campo
corso
dalle
acque
vive
.
Voi
vi
siete
rivolti
a
me
per
un
vostro
inconscio
conoscere
che
la
Chiesa
non
è
la
sola
gerarchia
,
è
la
universale
assemblea
dei
fedeli
,
gens
sancta
,
che
dal
fondo
di
ogni
cuore
cristiano
può
zampillare
acqua
viva
della
sorgente
stessa
,
della
stessa
Verità
.
Inconscio
conoscere
;
perché
se
non
fosse
inconscio
,
voi
non
direste
-
la
Chiesa
contrasta
questo
-
la
Chiesa
soffoca
quello
-
la
Chiesa
invecchia
-
la
Chiesa
ha
Cristo
sulle
labbra
e
non
nel
cuore
.
"
Intendetemi
bene
.
Io
non
giudico
la
gerarchia
,
io
riconosco
e
onoro
l
'
autorità
della
gerarchia
,
io
dico
unicamente
che
la
Chiesa
non
è
la
gerarchia
sola
.
Udite
un
'
altra
similitudine
.
Vi
ha
nei
pensieri
di
ciascun
uomo
una
specie
di
gerarchia
.
Prendete
un
uomo
giusto
.
Certe
idee
,
certi
propositi
sono
in
lui
pensieri
dominanti
,
governano
la
sua
vita
,
e
sono
questi
:
compiere
il
dovere
religioso
,
il
dovere
morale
,
il
dovere
civile
.
Egli
ha
dei
varii
doveri
il
concetto
tradizionale
che
gliene
fu
appreso
.
Ma
poi
questa
gerarchia
d
'
idee
ferme
con
impero
non
è
tutto
l
'
uomo
.
Sotto
di
essa
vi
è
in
lui
una
moltitudine
di
altre
idee
,
una
moltitudine
di
pensieri
che
continuamente
si
muovono
e
si
modificano
per
le
impressioni
e
l
'
esperienza
della
vita
.
E
sotto
questi
pensieri
vi
ha
un
'
altra
regione
dell
'
anima
,
vi
ha
l
'
Inconscio
dove
facoltà
occulte
lavorano
un
lavoro
occulto
,
dove
avvengono
i
contatti
mistici
con
Dio
.
Le
idee
dominanti
esercitano
autorità
sul
volere
dell
'
uomo
giusto
,
ma
tutto
l
'
altro
mondo
del
suo
pensiero
ha
pure
una
importanza
immensa
perché
attinge
continuamente
alla
Verità
con
l
'
esperienza
del
reale
nell
'
esterno
,
con
l
'
esperienza
del
Divino
nell
'
interno
,
e
quindi
tende
a
rettificare
le
idee
superiori
,
le
idee
dominanti
in
quanto
il
loro
elemento
tradizionale
non
è
adeguato
al
Vero
;
è
per
esse
una
perenne
fonte
di
fresca
vita
che
le
rinnova
,
una
sorgente
di
autorità
legittima
fondata
sulla
natura
delle
cose
,
sul
valore
delle
idee
,
più
che
sui
decreti
degli
uomini
.
La
Chiesa
è
tutto
l
'
uomo
,
non
un
solo
gruppo
d
'
idee
eminenti
e
dominanti
;
la
Chiesa
è
la
gerarchia
con
i
suoi
concetti
tradizionali
ed
è
il
laicato
con
il
suo
continuo
attingere
alla
realtà
,
con
il
suo
continuo
reagire
sulla
tradizione
;
la
Chiesa
è
la
teologia
ufficiale
ed
è
il
tesoro
inesausto
della
Verità
divina
che
reagisce
sulla
teologia
ufficiale
;
la
Chiesa
non
muore
,
la
Chiesa
non
invecchia
,
la
Chiesa
ha
nel
cuore
il
Cristo
vivente
meglio
che
sulle
labbra
,
la
Chiesa
è
un
laboratorio
di
verità
in
azione
continua
e
Iddio
comanda
che
voi
restiate
nella
Chiesa
,
che
voi
operiate
nella
Chiesa
,
che
voi
siate
,
nella
Chiesa
,
sorgenti
di
acqua
viva
.
"
Uno
spirito
di
commozione
e
di
ammirazione
agitò
l
'
uditorio
con
il
rumore
del
vento
.
Benedetto
,
ch
'
era
venuto
alzando
la
voce
,
sorse
in
piedi
.
"
Ma
qual
fede
è
la
vostra
"
esclamò
acceso
"
se
parlate
di
uscire
dalla
Chiesa
perché
vi
offendono
certe
dottrine
antiquate
dei
suoi
capi
,
certi
decreti
delle
Congregazioni
romane
,
certi
indirizzi
del
governo
di
un
Pontefice
?
Quali
figli
siete
voi
che
parlate
di
rinnegare
la
madre
perché
veste
come
a
voi
non
aggrada
?
È
forse
cambiato
,
per
una
veste
,
il
seno
materno
?
Quando
piegati
sovr
'
esso
voi
dite
piangendo
a
Cristo
le
vostre
infermità
,
e
Cristo
vi
sana
,
pensate
voi
all
'
autenticità
di
un
passo
di
S
.
Giovanni
,
al
vero
autore
del
quarto
Vangelo
o
ai
due
Isaia
?
Quando
raccolti
sovr
'
esso
vi
unite
a
Cristo
in
sacramento
,
vi
turbano
i
decreti
dell
'
Indice
o
del
Sant
'
Uffizio
?
Quando
abbandonati
sovr
'
esso
entrate
nelle
tenebre
della
morte
,
vi
è
meno
dolce
la
pace
che
a
voi
ne
spira
,
perché
un
Papa
è
,
contrario
alla
democrazia
cristiana
?
"
Amici
miei
,
voi
dite
:
noi
abbiamo
riposato
all
'
ombra
di
questo
albero
,
ma
ora
la
sua
corteccia
si
fende
,
la
sua
corteccia
si
dissecca
,
l
'
albero
morrà
,
andiamo
in
cerca
di
un
'
altra
ombra
.
L
'
albero
non
morrà
.
Se
aveste
orecchi
udreste
il
moto
della
corteccia
nuova
che
si
forma
,
che
avrà
il
suo
periodo
di
vita
,
che
si
fenderà
,
che
si
disseccherà
alla
sua
volta
perché
un
'
altra
corteccia
le
succeda
.
L
'
albero
non
muore
,
l
'
albero
cresce
.
Benedetto
sedette
spossato
e
tacque
.
L
'
uditorio
ebbe
un
moto
e
un
fremito
di
onda
verso
di
lui
.
Egli
,
lo
arrestò
alzando
le
mani
.
"
Amici
"
riprese
con
voce
stanca
e
dolce
"
ascoltatemi
ancora
.
Scribi
e
Farisei
,
anziani
e
principi
dei
sacerdoti
zelanti
contro
le
novità
sono
in
ogni
tempo
e
anche
in
quest
'
ora
.
Non
ho
a
parlar
di
loro
a
voi
,
Iddio
li
giudicherà
.
Noi
preghiamo
per
tutti
coloro
che
non
sanno
quello
che
fanno
.
Ma
forse
nell
'
altro
campo
cattolico
militante
non
si
è
senza
peccato
.
Nell
'
altro
campo
si
è
inebbriati
della
idea
di
modernità
.
La
modernità
è
buona
ma
l
'
eterno
è
migliore
.
Io
temo
che
colà
non
si
tenga
l
'
eterno
nel
debito
conto
.
Vi
si
attende
molta
salute
alla
Chiesa
di
Cristo
dall
'
azione
cattolica
collettiva
nel
campo
amministrativo
e
politico
,
azione
di
battaglia
per
la
quale
il
Padre
riceverà
ingiuria
dagli
uomini
,
e
non
se
ne
attende
abbastanza
dalla
luce
delle
opere
buone
di
ciascun
cristiano
per
la
quale
il
Padre
è
glorificato
.
Supremo
fine
delle
creature
umane
è
glorificare
il
Padre
.
Ora
gli
uomini
glorificano
il
Padre
di
coloro
che
hanno
lo
spirito
di
carità
,
di
pace
,
di
sapienza
,
di
povertà
,
di
purità
,
di
fortezza
,
che
adoperano
per
i
fratelli
le
energie
della
vita
.
Uno
di
questi
giusti
che
professi
e
pratichi
il
Cattolicismo
è
profittevole
alla
gloria
del
Padre
,
di
Cristo
e
della
Chiesa
più
di
molti
Congressi
,
di
molti
Circoli
,
di
molte
vittorie
elettorali
cattoliche
.
"
Ho
inteso
testé
uno
di
voi
mormorare
:
"
e
l
'
azione
sociale
?
"
L
'
azione
sociale
,
amici
miei
,
è
sicuramente
buona
come
opera
di
giustizia
e
di
fraternità
,
ma
,
simili
ai
socialisti
,
certi
cattolici
la
marchiano
con
il
marchio
delle
loro
opinioni
religiose
e
politiche
,
rifiutano
di
accomunarvi
gli
uomini
di
buona
volontà
se
non
accettano
quel
marchio
,
respingono
da
sé
il
buon
Samaritano
e
questo
è
abbominevole
agli
occhi
di
Dio
.
Improntano
col
marchio
cattolico
anche
opere
che
sono
strumenti
di
lucro
e
questo
pure
è
abbominevole
agli
occhi
di
Dio
.
Predicano
la
giusta
distribuzione
della
ricchezza
ed
è
bene
,
ma
troppo
dimenticano
di
predicare
insieme
la
povertà
del
cuore
;
e
se
lo
ommettono
deliberatamente
per
ragioni
di
opportunità
,
questo
è
abbominevole
agli
occhi
di
Dio
.
Purgate
l
'
azione
vostra
di
questi
abbominii
.
Chiamate
alle
opere
particolari
di
giustizia
e
di
amore
tutti
gli
uomini
di
buona
volontà
,
contenti
di
esserne
voi
gli
iniziatori
.
Predicate
a
ricchi
e
poveri
,
con
la
parola
e
con
l
'
esempio
,
la
povertà
del
cuore
.
"
L
'
uditorio
ondeggiò
confusamente
,
sospinto
in
parti
diverse
.
Benedetto
si
raccolse
un
momento
celando
il
viso
fra
le
mani
.
"
Voi
mi
avete
domandato
che
fare
?
"
diss
'
egli
,
scoprendo
il
viso
.
Pensò
ancora
un
poco
e
riprese
:
"
Io
vedo
nell
'
avvenire
cattolici
laici
,
zelatori
di
Cristo
e
della
Verità
,
trovar
modo
di
costituire
unioni
diverse
dalle
presenti
.
Si
armeranno
un
giorno
cavalieri
dello
Spirito
Santo
per
l
'
associata
difesa
di
Dio
e
della
morale
cristiana
nel
campo
scientifico
,
artistico
,
civile
,
sociale
,
per
l
'
associata
difesa
delle
legittime
libertà
nel
campo
religioso
,
con
certi
particolari
obblighi
,
non
però
di
convivenza
né
di
celibato
,
integrando
l
'
ufficio
del
clero
cattolico
dal
quale
non
avranno
a
dipendere
come
Ordine
,
ma
solo
come
persone
nella
pratica
individuale
del
Cattolicismo
.
Pregate
che
la
volontà
di
Dio
si
manifesti
circa
quest
'
Opera
nelle
anime
che
la
pensano
;
pregate
ch
'
esse
anime
si
spoglino
lietamente
della
compiacenza
di
averla
immaginata
e
della
speranza
di
vederla
compiuta
,
se
Dio
si
rivela
contrario
ad
essa
.
Se
Dio
si
rivela
favorevole
,
pregate
che
gli
uomini
la
sappiano
bene
ordinare
in
ogni
parte
a
gloria
di
Lui
e
a
gloria
della
Chiesa
.
Amen
.
"
Egli
aveva
finito
e
nessuno
si
mosse
.
Tutti
gli
occhi
lo
fissavano
,
ansiosi
,
avidi
di
altre
parole
dopo
le
inattese
ultime
di
tôno
scuro
e
grande
.
Molti
avrebbero
voluto
e
non
osarono
rompere
quel
silenzio
.
Ma
quando
Benedetto
si
alzò
e
tutti
gli
si
scostarono
d
'
intorno
a
cerchio
riverenti
,
si
alzò
pure
il
vecchio
signore
dal
viso
rosso
e
dai
capelli
bianchi
,
e
disse
con
voce
rotta
dalla
emozione
:
"
Ella
riceverà
oltraggi
e
battiture
,
sarà
incoronato
di
spine
e
abbeverato
di
fiele
,
sarà
deriso
dai
farisei
e
dai
pagani
,
non
vedrà
l
'
avvenire
che
desidera
,
ma
l
'
avvenire
è
per
Lei
,
i
discepoli
dei
discepoli
suoi
lo
vedranno
.
"
Abbracciò
Benedetto
e
lo
baciò
in
fronte
.
Due
o
tre
vicini
batterono
le
mani
timidamente
,
uno
scroscio
di
applausi
suonò
nella
sala
.
Benedetto
,
turbatissimo
,
accennò
a
un
giovinetto
biondo
che
lo
aveva
accompagnato
,
e
questi
corse
a
lui
,
proprio
lucente
in
viso
di
commozione
e
di
gioia
.
Qualcuno
sussurrò
:
"
Un
discepolo
.
"
Altri
soggiunse
,
piano
:
"
Sì
,
e
il
prediletto
.
"
Il
padrone
di
casa
si
prostrò
,
quasi
,
davanti
a
Benedetto
con
parole
di
ossequio
e
di
gratitudine
.
Allora
uno
dei
sacerdoti
ardì
pure
farsi
avanti
,
disse
con
voce
commossa
:
"
E
per
noi
,
maestro
,
non
avrà
un
consiglio
?
"
"
Non
mi
chiami
maestro
"
rispose
Benedetto
,
tutto
ancora
turbato
;
"
preghi
luce
a
questi
giovani
,
ai
nostri
Pastori
e
anche
a
me
.
"
Uscito
ch
'
egli
fu
,
si
levò
nella
sala
un
crepitìo
di
voci
vibrate
,
brevi
e
fioche
,
premendo
ancora
lo
stupore
sulle
anime
commosse
.
Poi
la
commozione
scoppiò
qua
e
là
,
forte
,
ruppe
da
ogni
banda
,
urtandosi
anche
le
ammirazioni
fra
loro
nell
'
esaltare
queste
o
quelle
parole
,
queste
o
quelle
idee
del
discorso
,
l
'
accento
o
lo
sguardo
dell
'
oratore
,
o
lo
spirito
di
santità
diffuso
nel
suo
volto
,
spirante
anche
dalla
sua
mano
.
Ma
il
padrone
di
casa
congedò
gli
ospiti
;
con
molte
scuse
,
sì
,
con
molte
parole
di
cerimonia
,
ma
con
una
fretta
quasi
scortese
.
Rimasto
solo
,
aperse
un
uscio
ch
'
era
chiuso
a
chiave
,
s
'
inchinò
dentro
l
'
apertura
.
"
Signore
!
"
diss
'
egli
.
E
spalancò
l
'
uscio
.
Uno
sciame
di
signore
irruppe
nella
sala
vuota
.
Una
signorina
matura
si
slanciò
addirittura
verso
il
giovine
,
a
mani
giunte
,
esclamando
:
"
Oh
quanto
Le
siamo
grate
!
Oh
che
Santo
!
Non
so
perché
non
siamo
corse
tutte
fuori
ad
abbracciarlo
!
"
"
Cara
"
disse
una
signora
con
ironica
flemma
veneta
,
sorridendo
nei
due
grandi
belli
occhi
,
"
perché
,
fortunatamente
per
lui
,
l
'
uscio
era
chiuso
a
chiave
.
"
Erano
dodici
signore
.
Il
padrone
di
casa
,
professore
Guarnacci
,
figlio
dell
'
agente
generale
di
una
di
queste
,
la
marchesa
Fermi
,
romana
,
le
aveva
raccontato
della
riunione
che
doveva
tenersi
in
casa
sua
,
del
discorso
che
vi
avrebbe
pronunciato
lo
strano
personaggio
di
cui
si
parlava
già
in
Roma
come
di
un
agitatore
religioso
entusiasta
e
taumaturgo
,
popolare
nel
quartiere
del
Testaccio
.
La
marchesa
si
era
posta
in
capo
di
udirlo
non
veduta
.
Presi
gli
accordi
col
Guarnacci
,
aveva
tratte
nella
congiura
tre
o
quattro
amiche
e
ciascuna
di
queste
aveva
ottenuto
di
aggregarsi
delle
appendici
.
Era
una
miscela
curiosa
,
in
vista
.
Molte
avevano
toilettes
da
società
,
due
vestivano
proprio
come
quacchere
,
una
sola
di
nero
.
Le
due
quacchere
,
straniere
,
parevano
impazzite
dall
'
entusiasmo
e
fremevano
contro
la
marchesa
,
una
vecchia
scettica
,
alquanto
sarcastica
,
che
diceva
tranquillamente
:
"
Sì
,
ha
parlato
bene
ma
però
avrei
voluto
vedere
la
sua
faccia
mentre
parlava
.
"
E
dichiarando
di
saper
giudicare
gli
uomini
dalla
faccia
meglio
che
dalle
parole
,
la
vecchia
marchesa
rimproverò
il
Guarnacci
di
non
aver
praticato
un
buco
nell
'
uscio
o
almeno
levata
la
chiave
dalla
toppa
.
"
Sei
troppo
santo
"
diss
'
ella
.
"
Non
conosci
le
donne
.
"
Il
Guarnacci
rise
,
si
scusò
con
l
'
ossequio
dovuto
alla
padrona
di
suo
padre
e
affermò
che
Benedetto
era
bello
come
un
angelo
.
Ma
una
giovine
signora
insipidetta
,
venuta
,
pensavano
rabbiosamente
le
quacchere
,
Dio
sa
perché
,
uscì
a
dire
quieta
quieta
che
lo
aveva
veduto
due
volte
e
ch
'
era
brutto
.
"
Bisognerebbe
conoscere
la
Sua
idea
di
bellezza
,
signora
"
disse
acremente
una
quacchera
.
E
l
'
altra
quacchera
mise
subito
fuori
,
ma
sottovoce
per
acuire
la
malignità
espressamente
,
un
velenoso
:
"
Naturellement
!
"
La
signora
insipidetta
replicò
,
un
poco
arrossendo
fra
l
'
imbarazzo
e
il
dispetto
,
ch
'
era
magro
,
pallido
;
e
le
due
quacchere
si
guardarono
,
si
sorrisero
con
tacito
disprezzo
.
Ma
dove
lo
aveva
veduto
?
Questo
volevano
sapere
le
altre
dalla
Insipidetta
.
"
Eh
!
Sempre
nel
giardino
di
mia
cognata
"
diss
'
ella
.
"
Sempre
nel
giardino
?
"
esclamò
la
marchesa
.
"
È
un
angelo
in
piena
terra
o
è
un
angelo
in
vaso
?
"
La
Insipidetta
rise
e
le
quacchere
fulminarono
la
marchesa
con
gli
occhi
furiosi
.
Entrò
il
thè
,
compreso
nell
'
invito
del
professore
Guarnacci
.
"
Bella
discussione
,
eh
?
"
disse
piano
la
signora
Albacina
,
moglie
dell
'
onorevole
Albacina
,
sottosegretario
di
Stato
per
l
'
Interno
,
all
'
orecchio
della
signora
vestita
di
nero
,
che
non
aveva
mai
aperto
bocca
.
Colei
sorrise
tristemente
e
non
rispose
.
Il
thè
,
servito
dal
professore
e
da
una
sua
sorellina
,
ammorzò
per
un
momento
la
conversazione
che
si
riaccese
sul
discorso
di
Benedetto
e
diventò
un
guazzabuglio
tale
di
ragionamenti
senza
ragione
,
di
giudizi
senza
giudizio
,
di
dottrine
senza
dottrina
,
che
la
signora
silenziosa
vestita
di
nero
propose
all
'
Albacina
,
con
la
quale
era
venuta
,
di
andarsene
.
Ma
in
quel
momento
la
marchesa
Fermi
,
scovato
un
campanellino
sopra
una
caminiera
,
si
mise
a
scampanellare
per
ottenere
silenzio
.
"
Vorrei
sapere
di
questo
giardino
"
diss
'
ella
.
Le
quacchere
e
la
signorina
matura
,
infervorate
a
discutere
l
'
ortodossia
cattolica
di
Benedetto
,
non
avrebbero
taciuto
per
dieci
campanelli
;
ma
la
curiosità
della
signorina
matura
,
all
'
udire
la
parola
"
giardino
"
scattò
.
Scattò
fuori
tutta
intera
.
Altro
che
giardino
!
Il
signor
professore
doveva
raccontare
tutto
che
sapeva
di
questo
padre
Hecker
italiano
e
laico
.
Un
po
'
per
sfoggio
di
cultura
,
un
po
'
per
avventatezza
,
ella
aveva
già
battezzato
Benedetto
così
.
Allora
la
Insipidetta
guardò
l
'
orologio
.
La
sua
carrozza
avrebbe
dovuto
trovarsi
alla
porta
.
La
piccola
Guarnacci
disse
che
di
carrozze
ce
n
'
erano
già
quattro
o
cinque
.
La
Insipidetta
voleva
arrivare
al
Valle
per
il
terzo
atto
della
commedia
.
Due
altre
signore
avevano
altri
impegni
e
partirono
con
lei
.
La
Fermi
restò
:
"
Fa
presto
,
però
,
professore
,
"
diss
'
ella
,
"
perché
stasera
mia
figlia
ci
aspetta
,
me
e
queste
altre
signore
di
cui
vedi
le
spalle
.
"
"
Faccia
prestissimo
"
disse
,
dispettosetta
,
la
signorina
matura
.
"
Dopo
parlerà
per
la
povera
gente
che
non
mostra
le
spalle
.
"
Una
forestiera
bionda
,
molto
scollata
,
bellissima
,
lanciò
uno
sguardo
ineffabile
alle
povere
coperte
spallucce
magre
della
dispettosa
,
che
diventò
rossa
di
rabbia
come
un
gambero
.
"
Allora
"
incominciò
il
professore
"
siccome
la
signora
marchesa
e
forse
anche
le
altre
signore
che
hanno
fretta
sanno
già
quanto
so
io
del
Santo
di
Jenne
prima
della
sua
partenza
da
Jenne
,
quello
lo
lascio
.
Io
dunque
un
mese
fa
,
in
ottobre
,
neanche
ricordavo
di
aver
letto
nei
giornali
,
in
giugno
o
in
luglio
,
di
questo
Benedetto
che
predicava
e
faceva
miracoli
a
Jenne
,
quando
un
giorno
uscendo
da
S
.
Marcello
m
'
incontrai
in
un
tale
Porretti
che
una
volta
scriveva
nell
'
Osservatore
e
adesso
non
vi
scrive
più
.
Questo
Porretti
mi
si
accompagna
,
si
parla
della
condanna
dei
libri
di
Giovanni
Selva
che
si
aspetta
di
giorno
in
giorno
e
,
tra
parentesi
,
non
è
ancora
venuta
,
e
Porretti
mi
dice
che
adesso
in
Roma
c
'
è
un
amico
di
Selva
,
il
quale
farà
parlare
di
sé
più
che
lo
stesso
Selva
.
"
Chi
è
?
"
faccio
io
.
"
II
Santo
di
Jenne
"
dice
.
E
mi
racconta
questo
.
L
'
uomo
è
stato
cacciato
da
Jenne
per
opera
di
due
preti
,
farisei
terribili
,
che
a
Roma
si
conoscono
.
Si
è
rifugiato
a
Subiaco
presso
i
Selva
che
villeggiano
lì
e
si
è
ammalato
gravemente
.
Guarito
,
è
venuto
a
Roma
circa
alla
metà
di
luglio
.
Il
professore
Mayda
,
amico
del
Selva
anche
lui
,
e
che
lo
aveva
conosciuto
a
Subiaco
,
lo
prese
per
aiuto
giardiniere
nella
villa
che
si
è
fabbricata
due
anni
sono
sull
'
Aventino
,
sotto
Sant
'
Anselmo
.
Il
nuovo
aiuto
giardiniere
che
si
fa
chiamare
Benedetto
e
nient
'
altro
,
come
a
Jenne
,
è
diventato
presto
popolare
in
tutto
il
quartiere
del
Testaccio
.
Divide
il
pane
con
pezzenti
,
assiste
malati
,
pare
che
ne
abbia
guarito
qualcuno
con
l
'
imposizione
delle
mani
e
la
preghiera
.
È
divenuto
tanto
popolare
che
la
nuora
del
professore
Mayda
,
benché
sia
credente
e
praticante
,
lo
avrebbe
licenziato
volentieri
per
non
avere
la
seccatura
di
tanta
gente
che
viene
a
cercarlo
;
ma
il
suocero
,
che
non
è
né
praticante
né
credente
,
non
ha
voluto
.
Il
suocero
gli
ha
riguardi
grandissimi
.
Se
sopporta
di
vederlo
rastrellare
i
viali
,
annaffiare
i
fiori
,
è
solo
per
rispetto
alle
sue
idee
di
Santo
,
e
non
glielo
permette
oltre
una
certa
misura
di
tempo
,
molto
breve
.
Vuole
che
attenda
liberamente
alla
sua
missione
religiosa
.
Egli
stesso
scende
sovente
in
giardino
a
parlare
di
religione
con
lui
.
Benedetto
,
per
compiacergli
,
ha
smesso
il
regime
di
pane
,
erbaggi
e
acqua
che
teneva
a
Jenne
,
prende
carne
e
vino
.
E
per
compiacere
a
Benedetto
il
professore
ne
fa
distribuire
molto
largamente
agli
ammalati
del
quartiere
.
Vi
ha
chi
ride
di
lui
e
magari
lo
ingiuria
,
ma
dal
popolino
è
venerato
come
,
in
principio
,
a
Jenne
.
Ed
esercita
la
carità
delle
anime
più
ancora
che
l
'
altra
.
Ha
levato
certi
disordini
morali
di
famiglie
,
fu
minacciato
di
morte
per
questo
da
una
mala
femmina
,
ha
fatto
ritornare
in
chiesa
gente
che
non
ci
aveva
più
messo
piede
dalla
fanciullezza
in
poi
.
Lo
sanno
i
benedettini
di
Sant
'
Anselmo
.
La
sera
poi
,
due
o
tre
volte
la
settimana
,
parla
nelle
catacombe
.
"
La
signorina
matura
esclamò
:
"
Nelle
catacombe
?
"
E
si
porse
,
palpitante
,
verso
il
narratore
.
Una
delle
quacchere
mormorò
:
"
Mon
Dieu
!
Mon
Dieu
!
"
e
un
'
altra
voce
,
grave
di
stupore
riverente
:
"
Che
senso
!
"
"
Ecco
"
riprese
il
giovine
,
sorridendo
"
Porretti
ha
detto
"
nelle
catacombe
"
ma
intendeva
in
un
luogo
privato
,
conosciuto
da
pochi
.
Adesso
lo
conosco
anch
'io."
"
Ah
!
"
fece
la
signorina
matura
.
"
Lei
lo
conosce
?
Dov
'
è
?
"
Guarnacci
tacque
ed
ella
sentì
la
sua
indiscrezione
.
"
Scusi
,
scusi
!
"
disse
,
frettolosa
.
"
Lo
sapremo
,
lo
sapremo
"
fece
la
marchesa
.
"
Ma
senti
un
po
'
,
figliuolo
mio
,
questo
tuo
Santo
che
predica
in
segreto
,
non
sarebbe
una
specie
di
eresiarca
?
Cosa
ne
dicono
i
preti
?
"
"
Stasera
"
rispose
il
professore
Guarnacci
"
ne
avrebbe
veduto
qui
tre
o
quattro
e
sono
andati
via
contentissimi
.
"
"
Saranno
preti
poco
preti
,
preti
mal
cotti
,
pretoidi
.
Ma
cosa
dicono
gli
altri
?
Vedrai
che
gli
altri
,
presto
o
tardi
,
gli
daranno
il
torcibudella
.
"
E
con
quest
'
allegra
profezia
la
marchesa
se
n
'
andò
seguita
da
tutte
le
spalle
scoperte
.
La
signorina
matura
e
le
quacchere
,
felici
che
quello
spregevole
sciame
mondano
se
ne
fosse
andato
,
assalirono
il
professore
con
domande
.
Non
si
poteva
proprio
sapere
il
posto
delle
nuove
catacombe
?
Quante
persone
vi
si
radunavano
?
Anche
donne
?
Quali
erano
i
temi
dei
discorsi
?
Cosa
dicevano
i
frati
di
Sant
'
Anselmo
?
E
della
vita
passata
di
quest
'
uomo
si
era
venuti
a
sapere
nulla
?
Il
professore
si
schermì
quanto
poté
,
riferì
solamente
le
parole
di
un
padre
di
Sant
'
Anselmo
:
"
un
Benedetto
per
ogni
parrocchia
di
Roma
e
Roma
diventa
davvero
la
Città
Santa
.
"
Ma
quando
,
partite
tutte
le
altre
signore
,
si
trovò
solo
con
l
'
Albacina
e
con
la
Silenziosa
che
aspettavano
la
loro
carrozza
,
siccome
all
'
Albacina
era
legato
di
amicizia
,
lasciò
capire
a
questa
che
avrebbe
parlato
ma
che
la
presenza
di
una
signora
sconosciuta
lo
imbarazzava
,
pregò
l
'
Albacina
di
presentarlo
.
L
'
Albacina
non
ci
aveva
pensato
.
"
Il
professore
Guarnacci
"
diss
'
ella
.
"
La
signora
Dessalle
,
mia
buona
amica
.
"
La
"
catacomba
"
era
proprio
la
sala
stessa
dove
stavano
in
quel
momento
.
Prima
,
le
riunioni
avevano
luogo
nell
'
alloggio
dei
Selva
,
in
via
Arenula
.
Quel
posto
non
pareva
molto
adatto
,
per
diverse
ragioni
.
Guarnacci
,
fattosi
discepolo
egli
pure
,
aveva
offerto
la
casa
propria
.
Le
riunioni
vi
si
tenevano
due
volte
la
settimana
.
Ci
venivano
i
Selva
,
una
sorella
della
signora
,
alcuni
ecclesiastici
,
quella
stessa
signora
veneta
ch
'
era
partita
poc
'
anzi
,
alcuni
giovani
fra
i
quali
certo
Alberti
,
prediletto
dal
Maestro
che
quella
sera
era
venuto
e
partito
con
lui
,
e
anche
un
ebreo
,
certo
Viterbo
,
già
prossimo
a
farsi
cattolico
e
dal
quale
il
Maestro
sperava
cose
grandi
;
un
operaio
tipografo
,
qualche
artista
,
persino
due
membri
del
Parlamento
.
Lo
scopo
delle
riunioni
era
di
far
conoscere
a
persone
attratte
da
Cristo
ma
ripugnanti
al
Cattolicismo
,
ciò
che
il
Cattolicismo
è
veramente
,
la
essenza
vitale
,
indistruttibile
della
religione
cattolica
e
il
carattere
umano
di
quelle
sue
diverse
forme
che
la
rendono
appunto
ripugnante
a
molti
,
che
sono
mutabili
e
mutano
e
muteranno
per
una
elaborazione
dell
'
interno
elemento
divino
combinata
con
le
reazioni
dell
'
esterno
,
della
scienza
e
della
coscienza
pubblica
.
Benedetto
era
severissimo
nell
'
ammettere
alle
riunioni
perché
nessuno
più
di
lui
sapeva
trattare
delicatamente
colle
anime
,
rispettarne
i
candori
,
farsi
piccino
alle
piccine
,
alto
alle
alte
,
usare
con
le
timide
il
linguaggio
riguardoso
che
istruisce
e
non
turba
.
"
La
marchesa
"
continuò
il
professore
"
dice
:
sarà
un
eresiarca
,
i
preti
che
lo
seguono
saranno
eretici
.
No
.
Con
Benedetto
non
c
'
è
a
temere
di
eresie
né
di
scismi
.
Proprio
nell
'
ultima
riunione
egli
ha
dimostrato
che
scismi
ed
eresie
,
oltre
ad
essere
condannabili
per
sé
,
sono
funesti
alla
Chiesa
non
solamente
perché
le
sottraggono
anime
,
ma
perché
,
anche
,
le
sottraggono
elementi
di
progresso
,
perché
se
i
novatori
restassero
nella
soggezione
della
Chiesa
gli
errori
loro
perirebbero
e
quell
'
elemento
di
verità
,
quell
'
elemento
di
bene
che
quasi
sempre
è
unito
,
in
qualche
misura
,
all
'
errore
,
diventerebbe
vitale
nel
corpo
della
Chiesa
.
"
L
'
Albacina
osservò
che
questo
era
molto
bello
e
che
se
le
cose
stavano
a
questo
modo
la
sinistra
profezia
della
marchesa
non
si
sarebbe
avverata
.
"
La
profezia
del
torcibudella
,
no
!
"
disse
il
professore
,
ridendo
.
"
Queste
cose
non
accadono
e
io
non
credo
che
sieno
accadute
mai
.
Sono
calunnie
.
Bisogna
essere
la
marchesa
e
certa
gente
come
la
marchesa
che
si
trova
qui
a
Roma
per
crederle
.
Un
prete
romano
,
capisce
,
un
prete
ha
osato
avvertire
Benedetto
che
si
guardasse
!
Ma
Benedetto
gli
ha
levato
il
coraggio
di
parlargliene
un
'
altra
volta
.
Dunque
,
torcibudella
no
;
ma
persecuzione
sì
.
Quei
tali
due
preti
di
Roma
ch
'
erano
a
Jenne
non
hanno
mica
dormito
.
Io
non
volli
dirlo
prima
perché
la
marchesa
non
è
persona
cui
raccontare
queste
cose
,
ma
ci
sono
in
aria
dei
guai
grossi
.
Si
è
spiato
ogni
passo
di
Benedetto
,
si
è
adoperata
anche
la
nuora
di
Mayda
,
a
mezzo
del
confessore
,
per
avere
informazioni
dei
suoi
discorsi
,
si
è
saputo
delle
riunioni
.
La
sola
presenza
di
Selva
dà
loro
il
carattere
che
quella
gente
abborre
e
siccome
contro
un
laico
non
può
far
niente
,
così
pare
che
si
cerchi
l
'
aiuto
del
braccio
secolare
contro
Benedetto
,
l
'
aiuto
dei
carabinieri
e
dei
giudici
.
Loro
si
meravigliano
?
Eppure
è
così
.
Finora
non
c
'
è
niente
di
positivo
,
niente
di
fatto
,
ma
si
macchina
.
Siamo
stati
avvertiti
da
un
ecclesiastico
straniero
che
un
'
altra
volta
ha
chiacchierato
male
ma
stavolta
ha
chiacchierato
bene
.
Si
preparano
e
si
fabbricano
materiali
per
un
'
azione
penale
.
"
La
Silenziosa
trasalì
,
uscì
finalmente
del
suo
mutismo
.
"
Come
è
possibile
?
"
diss
'
ella
.
"
Signora
mia
,
"
disse
il
professore
"
Lei
non
sa
di
cosa
sieno
capaci
alcuni
intransigenti
in
tonaca
.
Gl
'
intransigenti
laici
sono
agnelli
,
in
paragone
.
Si
vuol
servirsi
di
un
disgraziato
caso
successo
a
Jenne
.
Ora
però
noi
speriamo
in
un
fatto
nuovo
,
che
non
occorre
di
raccontare
a
molti
,
senza
discernimento
,
ma
ch
'
è
importantissimo
.
"
II
professore
tacque
un
momento
,
assaporando
l
'
acuta
curiosità
che
aveva
destato
e
che
,
muta
sulle
labbra
,
sfavillava
dagli
occhi
intenti
delle
due
dame
.
"
L
'
altro
giorno
"
riprese
"
il
segretario
del
cardinale
....
un
giovine
prete
tedesco
,
si
recò
a
Sant
'
Anselmo
e
parlò
coi
frati
.
In
seguito
a
questa
visita
Benedetto
fu
chiamato
a
Sant
'
Anselmo
dove
i
benedettini
gli
hanno
un
grande
affetto
e
un
grande
rispetto
.
Gli
fu
chiesto
se
non
avesse
intenzione
di
rendere
omaggio
a
Sua
Santità
,
di
domandare
udienza
.
Rispose
ch
'
era
venuto
a
Roma
con
questo
desiderio
nel
cuore
,
che
aspettava
un
cenno
dalla
Provvidenza
,
e
che
questo
era
il
cenno
.
Allora
gli
fu
detto
che
Sua
Santità
lo
avrebbe
ricevuto
certamente
volentieri
ed
egli
domandò
l
'
udienza
.
Questo
fu
raccontato
a
Giovanni
Selva
da
un
benedettino
tedesco
.
"
"
E
quando
ci
va
?
"
chiese
l
'
Albacina
.
"
Posdomani
sera
.
"
Il
professore
soggiunse
che
da
parte
del
Vaticano
la
cosa
era
tenuta
segretissima
,
che
si
era
imposto
a
Benedetto
di
non
parlare
con
alcuno
,
che
niente
ne
sarebbe
trapelato
senza
l
'
indiscrezione
di
quel
frate
tedesco
,
e
che
gli
amici
di
Benedetto
speravano
grandi
cose
da
questa
visita
.
L
'
Albacina
domandò
cosa
si
proponesse
Benedetto
di
dire
al
Pontefice
.
Il
professore
sorrise
.
Benedetto
non
se
n
'
era
aperto
con
nessuno
e
nessuno
aveva
osato
interrogarlo
.
Secondo
il
professore
,
Benedetto
parlerebbe
a
favore
di
Selva
,
pregherebbe
che
i
suoi
libri
non
fossero
posti
all
'
Indice
.
"
Sarebbe
poco
"
disse
l
'
Albacina
,
sottovoce
;
Jeanne
ebbe
un
fremito
di
consenso
.
"
Pochissimo
!
"
esclamò
,
quasi
pigliandosela
col
professore
che
parve
sorpreso
di
quel
subito
scatto
dopo
tanto
silenzio
.
Egli
si
scusò
.
Non
aveva
inteso
dire
che
Benedetto
non
parlerebbe
anche
di
altre
cose
,
al
Papa
.
Aveva
inteso
dire
che
,
secondo
lui
,
di
quell
'
argomento
gli
parlerebbe
certo
.
L
'
Albacina
non
sapeva
spiegarsi
il
desiderio
del
Papa
di
vedere
Benedetto
.
Come
lo
spiegavano
i
suoi
amici
?
Come
lo
spiegava
Selva
?
Eh
,
nessuno
lo
sapeva
spiegare
;
né
Selva
né
gli
altri
.
"
Io
lo
spiego
!
"
disse
Jeanne
,
impetuosa
,
compiacendosi
di
capire
quello
che
nessuno
capiva
.
"
Il
Papa
,
non
è
stato
vescovo
a
Brescia
?
"
Guarnacci
sorrise
di
un
sorriso
fra
l
'
ammirativo
e
l
'
ironico
,
rispose
.
Ah
,
la
signora
era
molto
informata
del
passato
di
Benedetto
!
La
signora
sapeva
con
certezza
cose
che
a
Roma
si
dicevano
ma
che
però
trovavano
anche
degli
increduli
!
Solo
una
cosa
non
sapeva
.
Il
Papa
non
era
mai
stato
vescovo
a
Brescia
,
aveva
coperto
due
sedi
vescovili
nel
Mezzogiorno
.
Jeanne
irritata
con
se
stessa
,
vergognosa
di
essersi
quasi
tradita
,
non
replicò
.
L
'
Albacina
voleva
sapere
quale
opinione
Benedetto
avesse
del
Papa
.
"
Oh
lui
"
rispose
il
professore
"
nel
Papa
non
considera
e
non
venera
che
l
'
ufficio
.
Almeno
credo
.
Della
persona
non
l
'
ho
inteso
parlare
mai
.
Dell
'
ufficio
sì
.
Ne
ha
discorso
una
sera
magnificamente
,
contrapponendo
il
Cattolicismo
al
Protestantesimo
,
svolgendo
il
suo
ideale
di
governo
della
Chiesa
:
principato
e
giusta
libertà
.
Del
resto
il
nuovo
Papa
non
si
sa
ancora
cosa
sia
.
Si
dice
che
sia
santo
,
intelligente
,
malato
e
debole
.
Nell
'
accompagnare
le
signore
alla
carrozza
,
sulla
scala
buia
,
il
professore
uscì
a
dire
sospirando
:
"
Quello
che
pur
troppo
si
teme
è
che
Benedetto
non
viva
.
Almeno
Mayda
lo
teme
.
"
L
'
Albacina
,
che
scendeva
a
braccio
del
professore
,
esclamò
senza
fermarsi
:
"
Oh
poveretto
!
Di
che
soffre
?
"
"
Ma
!
"
rispose
il
professore
.
"
Di
un
male
inguaribile
,
pare
;
conseguenza
della
tifoide
ch
'
ebbe
a
Subiaco
e
sopra
tutto
della
vita
disagiatissima
che
ha
fatto
,
delle
penitenze
,
dei
digiuni
.
"
E
continuarono
la
lunga
discesa
in
silenzio
.
Soltanto
in
fondo
alla
scala
si
avvidero
che
la
loro
compagna
era
rimasta
indietro
.
Il
professore
risalì
rapidamente
e
trovò
Jeanne
ferma
sul
penultimo
pianerottolo
,
aggrappata
alla
ringhiera
.
Sulle
prime
non
si
mosse
né
parlò
.
Poi
mormorò
:
"
Non
ci
si
vede
.
"
Guarnacci
non
sapeva
e
non
fece
attenzione
né
a
quel
momento
di
silenzio
né
al
tôno
sommesso
e
incerto
della
voce
.
Le
offerse
il
braccio
e
discese
con
lei
,
scusando
sé
del
buio
,
accusandone
l
'
avarizia
del
padrone
di
casa
.
Jeanne
salì
nella
carrozza
dell
'
Albacina
che
la
portò
al
Grand
Hôtel
.
Nel
tragitto
l
'
Albacina
parlò
con
rammarico
della
notizia
che
le
aveva
dato
il
Guarnacci
.
Jeanne
non
aperse
bocca
.
Il
suo
mutismo
dispiacque
all
'
amica
.
"
Lei
non
è
stata
contenta
del
discorso
?
"
diss
'
ella
.
Non
conosceva
affatto
le
idee
religiose
di
Jeanne
.
"
Sì
"
rispose
questa
.
"
Perché
?
"
"
Così
.
Mi
pareva
.
Allora
non
Le
dispiace
di
essere
venuta
?
"
L
'
Albacina
si
sentì
,
con
molta
sorpresa
,
prendere
una
mano
e
rispondere
:
"
Le
sono
tanto
grata
!
"
La
voce
fu
sommessa
e
quieta
,
la
stretta
della
mano
quasi
violenta
.
"
Nientemeno
!
"
pensò
l
'
Albacina
.
"
Questa
è
una
futura
dama
dello
Spirito
Santo
.
"
"
Per
conto
mio
"
riprese
ad
alta
voce
"
capisco
che
mi
terrò
la
mia
religione
vecchia
,
quella
degl
'
intransigenti
.
Saranno
farisei
,
saranno
tutto
quello
che
vi
piace
,
ma
ho
paura
che
a
volerla
tanto
ritoccare
e
ristaurare
,
la
religione
vecchia
,
essa
crolli
e
non
resti
più
niente
in
piedi
.
E
poi
volendo
seguire
i
Benedetti
bisognerebbe
cambiare
troppe
cose
.
No
no
.
Però
l
'
uomo
m
'
ispira
un
interesse
straordinario
.
Adesso
bisognerebbe
cercare
di
vederlo
.
Bisogna
che
lo
vediamo
.
Molto
più
se
proprio
è
condannato
a
morire
presto
.
Non
Le
pare
?
E
come
si
fa
?
Pensiamo
.
"
"
Io
non
desidero
di
vederlo
"
s
'
affrettò
a
dire
Jeanne
.
"
Davvero
?
"
esclamò
l
'
amica
.
"
Ma
come
?
Mi
spieghi
questo
enigma
.
"
"
Così
.
Non
desidero
.
"
"
Curiosa
!
"
pensò
l
'
Albacina
.
La
carrozza
si
fermò
davanti
all
'
entrata
del
Grand
Hôtel
.
Nell
'
atrio
Jeanne
s
'
incontrò
con
Noemi
e
suo
cognato
,
che
uscivano
.
"
Finalmente
!
"
disse
Noemi
.
"
Va
,
corri
,
tuo
fratello
è
arrabbiatissimo
con
questa
Jeanne
che
non
arriva
mai
.
Noi
siamo
discesi
ora
perché
è
venuto
il
medico
.
"
I
Dessalle
erano
a
Roma
da
quindici
giorni
.
Un
principio
di
ottobre
umido
e
freddo
,
preoccupazioni
di
salute
,
il
progetto
di
uno
studio
sul
Bernini
seguito
al
progetto
di
romanzo
,
avevano
persuaso
Carlino
ad
accontentare
la
signora
Albacina
più
presto
che
non
avrebbe
voluto
,
a
lasciare
villa
Diedo
per
i
tepori
di
Roma
prima
dell
'
inverno
,
con
molta
chiusa
gioia
di
sua
sorella
.
Due
o
tre
giorni
dopo
l
'
arrivo
fu
preso
da
una
leggera
bronchite
.
Si
diede
per
tisico
,
si
tappò
in
camera
con
il
proposito
di
starci
tutto
l
'
inverno
,
volle
il
medico
due
volte
al
giorno
,
tiranneggiò
Jeanne
con
un
egoismo
spietato
,
le
numerò
i
minuti
di
libertà
.
Ella
si
fece
sua
schiava
,
parve
godere
di
quell
'
irragionevole
soprappiù
di
sacrificio
,
che
passava
la
misura
del
suo
affetto
fraterno
.
Lo
donava
mentalmente
,
con
dolce
ardore
,
a
Benedetto
.
Vedeva
spesso
i
Selva
e
Noemi
,
non
a
casa
loro
,
al
Grand
Hôtel
.
Anche
i
Selva
erano
soggiogati
dal
suo
fascino
di
donna
superiore
,
bella
,
gentile
e
triste
.
Tutto
che
aveva
udito
di
Benedetto
in
casa
Guarnacci
lo
sapeva
già
da
Noemi
.
Solo
non
sapeva
che
Mayda
avesse
espresso
quel
giudizio
.
Noemi
,
pietosamente
e
anche
per
non
lasciar
trasparire
la
commozione
propria
,
gliel
'
aveva
taciuto
.
Carlino
l
'
accolse
male
.
Il
medico
,
che
gli
aveva
trovato
il
polso
frequente
,
capì
subito
che
era
un
polso
collerico
.
Scherzò
un
poco
sulla
gravità
del
male
e
se
ne
andò
.
Carlino
,
burbero
,
volle
sapere
dove
Jeanne
si
fosse
tanto
indugiata
ed
ella
non
glielo
nascose
.
Solamente
gli
nascose
il
nome
vero
di
Benedetto
.
"
Non
ti
sei
vergognata
"
diss
'
egli
"
di
star
ad
ascoltare
alle
porte
?
"
E
senza
lasciarle
il
tempo
di
rispondere
inveì
contro
le
nuove
tendenze
che
le
aveva
scoperte
.
"
Domani
andrai
a
confessarti
!
E
posdomani
reciterai
il
rosario
!
"
Sotto
la
usuale
tolleranza
cortese
del
suo
linguaggio
,
la
benevolenza
che
mostrava
pure
a
non
pochi
ecclesiastici
,
si
nascondeva
una
vera
fobìa
antireligiosa
.
L
'
idea
che
sua
sorella
potesse
un
giorno
accostarsi
ai
preti
,
alla
fede
,
alle
pratiche
,
gli
faceva
perdere
il
lume
degli
occhi
.
Jeanne
non
rispose
,
si
offerse
mansuetamente
per
la
solita
lettura
serale
.
Carlino
le
dichiarò
netto
di
non
volerne
sapere
,
pretese
di
sentire
degli
spifferi
,
la
tenne
un
quarto
d
'
ora
colla
candela
in
mano
a
scrutar
usci
,
finestre
,
pareti
,
pavimento
,
e
poi
la
mandò
a
dormire
.
Ma
Jeanne
entrata
nella
sua
camera
,
non
pensò
a
dormire
né
a
coricarsi
.
Spense
la
luce
e
sedette
sul
letto
.
Strepiti
di
carrozze
sonavano
nella
via
,
passi
e
fruscii
di
vesti
femminili
nei
corridoi
;
immobile
fra
le
tenebre
,
ella
non
udiva
.
Aveva
spento
la
luce
per
pensare
,
per
non
vedere
che
il
proprio
pensiero
,
l
'
idea
balenatale
nello
scender
la
scala
di
casa
Guarnacci
al
braccio
del
professore
dopo
che
,
udite
le
parole
sinistre
"
si
teme
che
non
viva
"
aveva
quasi
smarriti
i
sensi
.
In
carrozza
con
l
'
Albacina
,
in
camera
con
suo
fratello
,
mentre
doveva
pur
parlare
e
con
l
'
una
e
con
l
'
altro
,
fare
attenzione
a
tante
diverse
cose
,
era
stato
un
balenar
continuo
,
nel
suo
profondo
,
di
quest
'
idea
,
di
questa
proposta
offerta
dal
cuore
ardente
alla
volontà
.
Adesso
non
balenava
più
.
Jeanne
la
contemplava
in
sé
,
ferma
.
Nella
figura
seduta
sul
letto
,
immobile
fra
le
tenebre
,
due
anime
si
stavano
tacite
a
fronte
.
Una
Jeanne
umile
,
appassionata
,
persuasa
di
poter
tutto
sacrificare
all
'
amore
,
si
misurava
con
una
Jeanne
inconsciamente
orgogliosa
,
persuasa
di
possedere
una
dura
e
fredda
verità
.
Gli
strepiti
delle
carrozze
si
fecero
più
radi
nella
via
,
i
passi
e
i
fruscii
più
radi
nei
corridoi
.
A
un
tratto
le
due
Jeanne
parvero
riconfondersi
in
una
che
pensò
:
"
Quando
mi
annuncieranno
la
sua
morte
,
mi
potrò
dire
:
almeno
hai
fatto
questo
.
"
Si
alzò
,
accese
la
luce
,
sedette
alla
scrivania
,
prese
un
foglietto
e
scrisse
:
"
A
Piero
Maironi
,
la
notte
del
29
ottobre
...
"
Credo
.
"
JEANNE
DESSALLE
.
"
Scrisse
e
guardò
a
lungo
,
a
lungo
,
la
parola
solenne
.
Più
la
guardava
,
più
le
due
Jeanne
si
venivano
lente
ridividendo
.
La
Jeanne
inconsciamente
orgogliosa
soverchiò
,
oppresse
l
'
altra
quasi
senza
lotta
.
Tutta
amara
di
amarezza
mortale
,
lacerò
il
foglio
macchiato
della
parola
impossibile
a
mantenere
,
impossibile
a
scrivere
sinceramente
.
Spenta
da
capo
la
luce
,
accusò
di
crudeltà
Iddio
se
mai
esistesse
,
pianse
,
pianse
nelle
volontarie
tenebre
,
senza
freno
.
II
L
'
orologio
di
San
Pietro
suonò
le
otto
.
Benedetto
lasciò
un
piccolo
gruppo
di
persone
allo
sbocco
della
via
di
Porta
Angelica
,
entrò
solo
nel
colonnato
del
Bernini
,
si
avviò
lentamente
verso
il
Portone
di
bronzo
,
sostò
ad
ascoltar
il
rumore
delle
fontane
,
a
guardar
i
grappoli
di
fiamme
dei
quattro
candelabri
intorno
all
'
obelisco
,
e
tremolo
,
opaco
sul
volto
della
luna
,
il
sommo
getto
della
fontana
di
sinistra
.
Fra
cinque
,
fra
dieci
minuti
,
forse
fra
un
quarto
d
'
ora
egli
si
sarebbe
trovato
alla
presenza
del
Papa
.
Il
suo
pensiero
era
fermo
e
vibrante
in
questo
apice
come
nell
'
apice
suo
la
saliente
acqua
viva
della
fontana
.
La
piazza
era
vuota
.
Nessuno
lo
avrebbe
visto
entrare
in
Vaticano
fuorché
la
corona
spettrale
dei
Santi
,
ritti
là
in
faccia
sopra
il
giro
dell
'
altro
colonnato
.
I
Santi
e
le
fontane
gli
dicevano
insieme
che
a
lui
pareva
di
vivere
un
'
ora
solenne
ma
che
questo
atomo
del
tempo
ed
egli
stesso
ed
il
Pontefice
passerebbero
in
breve
,
si
perderebbero
per
sempre
nel
regno
dell
'
oblio
,
continuando
le
fontane
il
loro
monotono
lamento
e
i
Santi
la
loro
tacita
contemplazione
.
Egli
sentiva
invece
che
la
parola
della
Verità
è
parola
di
vita
eterna
;
e
raccolto
un
'
ultima
volta
in
sé
stesso
,
chiusi
gli
occhi
,
pregò
intensamente
,
come
da
due
giorni
pregava
,
che
lo
Spirito
gliela
suscitasse
,
davanti
al
Papa
,
nel
petto
,
gliela
portasse
alle
labbra
.
Egli
aspettava
qualcuno
,
fra
le
otto
e
le
otto
e
un
quarto
.
Le
otto
e
un
quarto
erano
suonate
ma
nessuno
compariva
.
Si
voltò
a
guardar
il
Portone
di
bronzo
.
Non
n
'
era
aperto
che
uno
sportello
e
si
vedeva
luce
nell
'
interno
.
Vi
entravano
di
tempo
in
tempo
,
come
spensierati
moscerini
nelle
fauci
di
un
leone
,
gruppetti
di
genterella
minuta
.
Finalmente
vi
si
affacciò
dal
di
dentro
un
prete
,
accennando
.
Benedetto
si
avvicinò
.
Quegli
disse
:
"
Lei
viene
per
Sant
'
Anselmo
?
"
Era
la
domanda
convenuta
.
Come
Benedetto
gli
ebbe
risposto
di
sì
,
il
prete
gli
fece
segno
di
entrare
.
"
Favorisca
"
diss
'
egli
.
Benedetto
lo
seguì
.
Passarono
fra
le
guardie
pontificie
che
salutarono
militarmente
il
prete
.
Svoltarono
a
destra
,
salirono
la
Scala
Pia
.
All
'
entrata
del
Cortile
di
San
Damaso
altre
guardie
,
altri
saluti
,
un
ordine
del
prete
,
dato
sottovoce
;
Benedetto
non
lo
intese
.
Attraversarono
il
Cortile
lasciando
a
sinistra
la
porta
della
Biblioteca
,
a
destra
la
porta
per
la
quale
si
accede
alle
stanze
del
Papa
.
In
alto
,
le
vetrate
delle
logge
sfavillavano
alla
luna
.
Benedetto
,
che
ricordava
un
'
udienza
,
avuta
dal
Pontefice
defunto
,
si
meravigliò
della
strana
via
che
gli
si
faceva
prendere
.
Attraversato
il
cortile
in
linea
retta
,
il
prete
si
avviò
per
l
'
andito
stretto
che
conduce
alla
scaletta
dei
Mosaici
,
e
si
fermò
davanti
all
'
uscio
che
si
apre
a
destra
,
ove
scende
la
scala
del
Triangolo
.
"
Lei
conosce
il
Vaticano
?
"
diss
'
egli
.
"
Conosco
i
musei
e
le
logge
"
rispose
Benedetto
"
e
sono
stato
ricevuto
dal
predecessore
del
Pontefice
attuale
nel
suo
appartamento
.
Altro
non
conosco
.
"
"
Qui
non
è
stato
mai
?
"
"Mai."
Il
prete
si
mise
primo
per
la
scaletta
debolmente
illuminata
da
lampadine
elettriche
.
A
un
tratto
,
dove
la
prima
branca
della
scaletta
monta
sur
un
pianerottolo
,
le
lampadine
si
spensero
.
Benedetto
,
fermatosi
con
un
piede
sul
pianerottolo
,
udì
la
sua
guida
salir
di
corsa
una
scala
,
a
destra
.
Poi
non
udì
più
nulla
.
Pensò
che
la
luce
fosse
mancata
per
caso
,
che
il
prete
fosse
salito
per
farla
riaccendere
.
Attese
.
Nessun
lume
,
nessun
passo
,
nessuna
voce
.
Montò
sul
pianerottolo
;
sentì
a
sinistra
,
tentando
l
'
aria
buia
,
una
parete
;
procedette
verso
destra
,
sempre
a
tentoni
;
si
accorse
,
urtandovi
il
piede
,
di
due
diverse
branche
di
scala
che
salivano
dal
pianerottolo
.
Attese
ancora
,
non
dubitò
che
il
prete
non
avesse
a
ritornare
.
Ma
cinque
,
dieci
minuti
passarono
e
il
prete
non
ritornava
.
Che
poteva
essere
accaduto
?
Si
era
voluto
ingannarlo
,
deriderlo
?
Ma
perché
?
Benedetto
s
'
interdisse
un
sospetto
inutile
a
discutere
.
Pensò
invece
al
partito
da
prendere
.
Aspettare
ancora
non
gli
parve
ragionevole
.
Era
da
ridiscendere
?
Era
da
salire
?
In
quest
'
ultimo
caso
,
per
quale
delle
due
vie
?
Si
raccolse
in
sé
stesso
interrogando
l
'
Onnipresente
.
Ridiscendere
,
no
.
Gli
ripugnava
.
Salì
a
caso
una
delle
scale
,
quella
che
conduce
alle
camere
dei
domestici
.
Era
corta
,
Benedetto
trovò
subito
un
altro
pianerottolo
.
Ora
egli
aveva
udito
il
prete
salir
di
corsa
e
di
seguito
molti
scalini
,
il
rumore
de
'
suoi
passi
si
era
perduto
molto
in
alto
.
Ridiscese
,
tentò
l
'
altra
scala
.
Era
più
lunga
.
Il
prete
doveva
avere
salito
quella
.
Decise
di
seguire
il
prete
.
Giunto
alla
sommità
,
sbucò
da
una
porticina
in
una
loggia
illuminata
dalla
luna
.
Si
guardò
attorno
.
A
destra
,
quasi
immediatamente
,
una
cancellata
partiva
quella
dalla
loggia
.
Le
due
vi
s
'
incontravano
ad
angolo
retto
.
A
sinistra
la
loggia
terminava
,
alquanto
lontano
,
a
una
porta
chiusa
.
La
luna
piena
batteva
per
le
grandi
vetrate
sul
pavimento
,
mostrava
i
fianchi
del
Cortile
di
San
Damaso
e
nello
sfondo
,
tra
le
due
grandi
ali
scure
del
Palazzo
,
umili
tetti
,
gli
alberi
di
villa
Celsi
,
le
alture
di
Sant
'
Onofrio
.
Tanto
la
porta
di
sinistra
quanto
la
cancellata
di
destra
parevano
chiuse
.
Benedetto
guardò
,
guardò
,
a
destra
e
a
sinistra
.
Impronte
antiche
gli
venivano
ricomparendo
poco
a
poco
nella
memoria
.
Sì
,
in
quella
loggia
egli
era
stato
ancora
,
aveva
veduto
quella
cancellata
recandosi
con
un
suo
conoscente
,
lettore
della
Vaticana
,
a
visitare
la
Galleria
delle
lapidi
,
la
via
Appia
del
Vaticano
.
Ecco
,
sì
,
adesso
ricordava
bene
.
La
porta
di
sinistra
,
in
fondo
alla
loggia
,
doveva
mettere
agli
appartamenti
del
cardinale
segretario
di
Stato
.
La
loggia
oltre
la
cancellata
era
la
loggia
di
Giovanni
da
Udine
,
le
grandi
finestre
colle
inferriate
che
mettevano
nella
loggia
di
Giovanni
da
Udine
erano
le
finestre
dell
'
appartamento
Borgia
,
l
'
entrata
della
Galleria
delle
lapidi
doveva
aprirsi
proprio
nell
'
angolo
.
Allora
presso
la
cancellata
ci
stava
uno
svizzero
.
Adesso
non
c
'
era
nessuno
.
Tutto
era
deserto
,
a
destra
e
a
sinistra
,
tutto
era
silenzio
.
A
tentar
la
porta
del
cardinale
segretario
di
Stato
non
era
da
pensare
.
Benedetto
spinse
la
cancellata
.
Era
aperta
.
Sostò
,
si
trovò
davanti
all
'
entrata
della
Galleria
delle
lapidi
.
Stette
ancora
in
ascolto
.
Silenzio
profondo
.
Gli
parve
che
una
voce
interna
gli
dicesse
:
"
Sali
,
entra
.
"
Salì
,
franco
,
i
cinque
gradini
.
La
via
Appia
del
Vaticano
,
larga
forse
quanto
l
'
antica
,
non
aveva
una
lampada
.
Fiochi
chiarori
ne
rigavano
il
pavimento
,
a
intervalli
,
dalle
finestre
che
fra
le
lapidi
e
i
cippi
e
i
sarcofaghi
pagani
guardano
Roma
.
Da
quelle
della
parete
cristiana
,
che
guardano
il
cortile
del
Belvedere
,
non
entrava
lume
.
Il
fondo
lontano
,
verso
il
museo
Chiaramonti
,
si
perdeva
nelle
tenebre
più
nere
.
Allora
,
sentendosi
nel
tacito
cuore
del
Vaticano
immenso
,
Benedetto
ebbe
un
assalto
di
terrore
sacro
.
Si
accostò
a
una
grande
finestra
onde
si
vedeva
Castel
Sant
'
Angelo
,
infiniti
dispersi
lumi
nel
piano
,
e
all
'
orizzonte
,
più
alti
,
più
splendenti
,
quelli
del
Quirinale
.
La
vista
,
non
di
Roma
illuminata
,
ma
di
una
panca
bassa
e
sottile
,
coperta
di
tela
verde
,
che
correva
lungo
i
cippi
e
i
sarcofaghi
,
gli
quietò
lo
spirito
.
Intravvide
poi
nell
'
ombra
un
padiglione
mezzo
disfatto
.
Che
poteva
essere
?
Anche
lungo
la
parete
opposta
correva
una
panca
eguale
all
'
altra
.
Procedendo
,
urtò
in
qualche
cosa
che
trovò
essere
un
seggiolone
a
bracciuoli
.
Adesso
al
terrore
era
sottentrato
un
proposito
sicuro
.
La
interna
voce
imperiosa
che
gli
aveva
prima
detto
di
entrare
,
ora
gli
diceva
:
"
procedi
"
.
Glielo
disse
così
chiaro
,
così
forte
,
che
un
subito
bagliore
gl
'
illuminò
la
memoria
.
Si
percosse
la
fronte
.
Nella
Visione
egli
si
era
visto
a
colloquio
col
Papa
.
Questo
non
lo
aveva
potuto
dimenticare
mai
.
Bensì
aveva
dimenticato
,
e
adesso
glien
'
era
ritornata
la
memoria
in
un
lampo
,
che
lo
guidava
per
il
Vaticano
al
Papa
uno
spirito
.
Procedette
lungo
la
parete
di
sinistra
presso
la
quale
aveva
urtato
nel
seggiolone
.
Si
teneva
sicuro
che
giunto
al
fondo
della
Galleria
avrebbe
trovato
un
'
uscita
e
,
finalmente
,
luce
.
Che
nel
fondo
ci
fosse
il
cancello
del
museo
Chiaramonti
non
ricordava
.
Procedeva
appoggiando
spesso
la
mano
alla
parete
,
alle
lapidi
.
A
un
tratto
sentì
che
non
toccava
più
né
marmo
né
muro
.
Batté
leggermente
la
parete
col
pugno
.
Era
legno
,
una
porta
.
Si
fermò
involontariamente
,
sospeso
.
Un
passo
suonò
dall
'
interno
,
una
chiave
girò
nella
toppa
,
una
lama
di
luce
fendette
di
sghembo
la
Galleria
,
si
allargò
;
comparve
una
figura
nera
,
il
prete
che
aveva
abbandonato
Benedetto
sulla
scala
.
Egli
uscì
con
un
atto
rapido
,
richiuse
la
porta
,
disse
a
Benedetto
come
se
niente
fosse
stato
:
"
Lei
sta
per
trovarsi
alla
presenza
di
Sua
Santità
.
"
Lo
fece
entrare
e
chiuse
la
porta
daccapo
,
rimanendo
fuori
.
Benedetto
,
entrando
,
non
vide
che
un
tavolino
,
una
lucernetta
col
paralume
verde
,
una
figura
bianca
seduta
in
faccia
a
lui
,
dietro
il
tavolino
.
Cadde
ginocchioni
.
La
Figura
Bianca
stese
un
braccio
e
disse
:
"
Alzati
.
Come
sei
venuto
?
"
Il
viso
incorniciato
di
capelli
grigi
,
singolarmente
dolce
,
aveva
una
espressione
di
stupore
.
La
voce
,
dall
'
accento
meridionale
,
era
commossa
.
Benedetto
si
alzò
e
rispose
:
"
Dal
Portone
di
bronzo
fino
a
un
luogo
che
non
so
indicare
sono
venuto
col
sacerdote
che
stava
presso
Vostra
Santità
;
poi
sono
venuto
solo
.
"
"
Conoscevi
il
Vaticano
?
Ti
hanno
detto
che
mi
avresti
trovato
qui
?
"
Quando
Benedetto
gli
ebbe
risposto
che
aveva
visitato
anni
prima
i
musei
vaticani
,
le
logge
e
la
Galleria
lapidaria
una
sola
volta
,
che
alla
logge
non
era
salito
dal
Cortile
di
San
Damaso
,
che
non
sapeva
affatto
dove
avrebbe
trovato
il
Sommo
Pontefice
,
questi
tacque
un
momento
,
pensoso
;
poi
disse
benignamente
,
affettuosamente
,
indicandogli
una
sedia
in
faccia
a
lui
:
"
Siedi
,
figlio
mio
.
"
Se
Benedetto
non
fosse
stato
assorto
nel
volto
ascetico
e
benigno
del
Papa
,
avrebbe
,
mentre
il
suo
angusto
interlocutore
stava
raccogliendo
alcune
carte
sparse
sul
tavolino
,
girato
lo
sguardo
non
senza
meraviglia
per
quella
strana
sala
di
ricevimento
,
un
polveroso
caos
di
vecchi
quadri
,
di
vecchi
libri
,
di
vecchi
mobili
,
un
'
anticamera
,
si
sarebbe
detto
,
di
qualche
biblioteca
,
di
qualche
museo
dove
si
fossero
intraprese
opere
di
riordino
.
Ma
egli
era
assorto
nel
volto
del
Papa
,
nel
magro
,
cereo
volto
che
aveva
una
espressione
ineffabile
di
purezza
e
di
bontà
.
Si
avvicinò
,
piegò
il
ginocchio
,
baciò
la
mano
che
il
Santo
Padre
gli
stese
dicendo
con
gravità
soave
:
"
Non
mihi
,
sed
Petro
.
"
Quindi
sedette
.
Il
Papa
gli
porse
un
foglio
,
gli
avvicinò
la
lucernetta
.
"
Guarda
"
diss
'
egli
.
"
Conosci
la
scrittura
?
"
Benedetto
guardò
,
trasalì
,
non
poté
frenare
un
'
esclamazione
di
mesta
riverenza
.
"
Sì
"
rispose
"
è
la
scrittura
di
un
santo
prete
che
ho
molto
amato
,
che
è
morto
e
si
chiamava
don
Giuseppe
Flores
.
"
Sua
Santità
riprese
:
"
Adesso
leggi
.
Ad
alta
voce
.
"
Benedetto
lesse
.
"
Monsignore
Affido
al
mio
Vescovo
il
plico
suggellato
,
chiuso
insieme
a
questo
foglietto
in
una
busta
recante
l
'
indirizzo
a
Lei
.
Lo
lasciò
a
me
per
essere
aperto
dopo
la
sua
morte
,
come
sopra
vi
è
scritto
,
il
signor
Piero
Maironi
,
ben
conosciuto
da
Lei
,
prima
di
scomparire
dal
mondo
.
S
'
egli
ancora
viva
o
sia
passato
di
vita
né
so
né
ho
modo
di
sapere
.
Il
plico
deve
contenere
il
racconto
di
una
visione
di
carattere
soprannaturale
che
il
Maironi
ebbe
nel
ritornare
a
Dio
dal
fuoco
di
una
passione
colpevole
.
Sperai
allora
che
Iddio
lo
avesse
veramente
eletto
per
ministro
di
qualche
singolare
opera
Sua
.
Sperai
che
la
santità
dell
'
opera
verrebbe
confermata
dopo
la
morte
del
Maironi
dalla
lettura
di
questo
documento
,
che
se
ne
rivelerebbe
un
carattere
profetico
.
Lo
sperai
benché
mi
fossi
studiato
,
per
prudenza
di
nascondere
al
Maironi
stesso
la
mie
speranze
segrete
.
Due
anni
sono
trascorsi
dal
giorno
in
cui
egli
scomparve
e
nulla
si
è
mai
saputo
di
lui
.
Quando
Monsignore
,
ella
starà
leggendo
quello
che
adesso
io
scrivo
,
sarò
scomparso
anch
'
io
.
La
prego
di
volersi
sostituire
a
me
in
questa
custodia
religiosa
.
Ella
ne
disporrà
secondo
la
coscienza
Sua
come
crederà
meglio
.
E
preghi
per
l
'
anima
del
Suo
povero
don
GIUSEPPE
FLORES
.
"
Benedetto
depose
lo
scritto
e
guardò
il
Pontefice
in
viso
,
aspettando
.
"
Sei
tu
Pietro
Maironi
?
"
disse
questi
.
"
Sì
,
Santità
.
"
Il
Pontefice
sorrise
con
bontà
.
"
Intanto
"
diss
'
egli
"
mi
rallegro
che
vivi
.
Quel
Vescovo
ti
suppose
morto
,
aperse
il
plico
e
credette
di
doverlo
rimettere
al
Vicario
di
Cristo
.
Questo
avvenne
circa
sei
mesi
sono
,
vivendo
il
mio
santo
Predecessore
che
ne
parlò
ad
alcuni
cardinali
e
anche
a
me
.
Poi
si
è
saputo
che
vivevi
,
e
dove
e
come
.
Ora
ti
devo
movere
alcune
domande
.
Ti
esorto
a
rispondermi
la
esatta
verità
.
"
Il
Pontefice
fermò
gli
occhi
gravi
negli
occhi
di
Benedetto
che
piegò
lievemente
il
capo
.
"
Qui
hai
scritto
"
diss
'
egli
"
che
stando
in
quella
piccola
chiesa
veneta
ti
sei
visto
in
Vaticano
a
colloquio
col
Papa
.
Cosa
ricordi
di
questa
parte
della
tua
visione
?
"
"
La
mia
visione
"
rispose
Benedetto
"
nel
tempo
che
passai
a
Santa
Scolastica
,
circa
tre
anni
,
mi
si
venne
spezzando
nelle
memoria
,
anche
perché
il
mio
maestro
spirituale
di
Santa
Scolastica
,
come
il
povero
don
Giuseppe
Flores
,
mi
ha
sempre
consigliato
di
non
tenerne
conto
.
Alcune
parti
ne
restano
nette
,
altre
si
oscurarono
.
Che
mi
ero
veduto
in
Vaticano
a
fronte
del
Sommo
Pontefice
,
mi
restò
sempre
fisso
nella
mente
;
ma
non
più
di
così
.
Invece
,
pochi
momenti
sono
,
nella
galleria
buia
dalla
quale
sono
entrato
qua
,
mi
risovvenni
improvvisamente
che
nella
Visione
io
ero
guidato
al
Pontefice
da
uno
spirito
.
Me
ne
risovvenni
quando
trovandomi
solo
,
di
notte
,
al
buio
,
in
un
luogo
ignoto
o
quasi
ignoto
perché
c
'
ero
stato
una
volta
sola
molti
anni
addietro
,
senz
'
avere
un
'
idea
della
direzione
che
avrei
dovuto
tenere
,
fui
per
ritornare
sui
miei
passi
e
una
voce
interna
,
molto
chiara
,
molto
forte
,
mi
disse
di
andare
avanti
.
"
"
E
quando
hai
bussato
alla
porta
"
chiese
il
Papa
"
sapevi
di
trovarmi
qui
?
Sapevi
di
bussare
alla
porta
della
Biblioteca
?
"
"
No
,
Santità
.
Non
intendevo
neppure
di
bussare
.
Ero
al
buio
,
non
vedevo
niente
,
intendevo
di
saggiare
colla
mano
la
parete
.
"
Il
Papa
stette
alquanto
sopra
pensiero
e
poi
osservò
che
nel
manoscritto
ci
stava
pure
:
"
prima
mi
guidava
un
uomo
vestito
di
nero
.
"
Di
questo
,
Benedetto
non
aveva
memoria
.
"
Sai
"
riprese
il
Papa
"
che
il
profetare
non
è
,
per
sé
solo
,
sufficiente
prova
di
santità
.
Sai
che
si
possono
avere
,
che
si
sono
avute
visioni
profetiche
,
non
dico
per
opera
di
spiriti
maligni
,
noi
ne
sappiamo
troppo
poco
per
poterlo
dire
,
ma
insomma
per
effetto
di
forze
occulte
,
forze
insite
alla
natura
umana
,
le
quali
,
a
ogni
modo
,
non
hanno
che
fare
colla
santità
.
Puoi
dirmi
le
disposizioni
dell
'
anima
tua
quando
hai
avuto
la
Visione
?
"
"
Sentivo
"
rispose
Benedetto
"
un
amarissimo
dolore
di
essermi
allontanato
da
Dio
,
di
averne
respinto
i
richiami
,
una
gratitudine
infinita
per
la
Sua
paziente
bontà
,
un
infinito
desiderio
di
Cristo
.
Mi
ero
appena
viste
nella
mente
,
proprio
viste
,
proprio
distinte
,
bianche
sopra
un
fondo
nero
,
queste
parole
del
Vangelo
che
prima
,
nel
tempo
buono
,
mi
erano
state
tanto
care
:
"
Magister
adest
et
vocat
te
.
"
Don
Giuseppe
Flores
celebrava
e
la
Messa
era
presso
alla
fine
quando
,
stando
in
preghiera
,
con
gli
occhi
coperti
dalle
mani
,
ebbi
la
Visione
;
ma
istantanea
,
fulminea
!
"
Benedetto
ansava
nel
ritorno
violento
delle
memorie
.
"
Ha
potuto
essere
un
'
illusione
"
diss
'
egli
"
Opera
di
spiriti
maligni
,
no
.
"
"
Gli
spiriti
maligni
"
disse
il
Pontefice
"
possono
trasfigurarsi
in
angeli
di
luce
.
Possono
avere
operato
allora
contro
lo
spirito
buono
ch
'
era
in
te
.
Ti
sei
inorgoglito
poi
,
di
questa
visione
?
"
Benedetto
piegò
il
capo
e
pensò
alquanto
.
"
Forse
una
volta
"
diss
'
egli
"
per
un
momento
,
a
Santa
Scolastica
,
quando
il
mio
maestro
,
a
nome
dell
'
Abate
,
mi
offerse
una
veste
di
converso
,
la
veste
che
poi
mi
fu
tolta
a
Jenne
.
Allora
pensai
per
un
momento
che
questa
offerta
inattesa
confermasse
l
'
ultima
parte
della
Visione
e
n
'
ebbi
un
moto
di
compiacenza
,
mi
stimai
oggetto
di
una
predilezione
divina
.
Ne
domandai
subito
perdono
a
Dio
e
adesso
ne
domando
perdono
a
Vostra
Santità
.
"
Il
Pontefice
non
parlò
,
ma
la
sua
mano
si
alzò
spiegata
e
ridiscese
in
un
atto
di
indulgenza
.
Egli
si
diede
poi
a
maneggiare
le
carte
diverse
che
aveva
sul
tavolino
,
parve
consultarne
attentamente
più
d
'
una
.
Quindi
le
posò
,
le
raccolse
,
le
fece
da
banda
,
riprese
a
parlare
.
"
Figlio
mio
"
diss
'
egli
"
ti
devo
domandare
altre
cose
.
Hai
nominato
Jenne
.
Io
neppure
non
sapevo
che
esistesse
,
questo
Jenne
.
Me
lo
hanno
descritto
.
Diciamo
il
vero
,
non
si
capisce
perché
tu
ti
sia
andato
a
cacciare
a
Jenne
.
"
Benedetto
sorrise
lievemente
ma
non
volle
discolparsi
,
interrompere
il
Papa
,
il
quale
continuò
:
"
È
stata
un
'
idea
disgraziata
,
perché
chi
può
dir
bene
cosa
succede
a
Jenne
?
Sai
di
aver
avuto
lassù
della
gente
che
ti
vedeva
di
mal
occhio
?
"
Benedetto
pregò
semplicemente
Sua
Santità
che
lo
dispensasse
dal
rispondere
.
"
Ti
capisco
"
rispose
il
Papa
"
e
debbo
dire
che
la
tua
preghiera
è
cristiana
.
Tu
non
dirai
niente
ma
io
non
posso
tacere
che
sei
stato
accusato
di
molte
cose
.
Lo
sai
?
"
Benedetto
sapeva
di
un
'
accusa
sola
o
almeno
ne
dubitava
.
Il
Papa
aveva
l
'
aria
più
imbarazzata
di
lui
.
Egli
era
sereno
.
"
Ti
accusano
"
ripigliò
il
Papa
"
di
esserti
spacciato
,
a
Jenne
,
per
un
taumaturgo
e
di
essere
stato
causa
,
per
questi
tuoi
vanti
,
che
un
disgraziato
morisse
in
casa
tua
.
Si
arriva
persino
a
dire
ch
'
egli
è
morto
per
certi
beveraggi
che
gli
hai
dati
.
Ti
accusano
di
aver
predicato
al
popolo
piuttosto
da
protestante
che
da
cattolico
e
anche
...
"
Il
Santo
Padre
esitò
.
Al
suo
pudore
verginale
ripugnava
persino
accennare
a
certe
cose
.
"
Di
relazioni
non
lecite
"
disse
"
con
la
maestra
del
paese
.
Cosa
rispondi
,
figlio
mio
?
"
"
Santo
Padre
"
rispose
Benedetto
,
tranquillo
,
"
lo
Spirito
risponde
per
me
nel
Suo
cuore
.
"
Il
Pontefice
lo
guardò
,
attonito
,
ma
non
solamente
attonito
;
anche
un
poco
turbato
,
come
se
Benedetto
gli
avesse
letto
nell
'
anima
.
Il
viso
gli
si
dipinse
di
un
lieve
rossore
.
"
Spiegati
"
diss
'
egli
.
"
Iddio
mi
dona
di
leggere
nel
Suo
cuore
che
Lei
non
crede
ad
alcuna
di
quelle
accuse
.
"
A
queste
parole
di
Benedetto
il
Papa
contrasse
lievemente
le
sopracciglia
.
"
Adesso
"
riprese
Benedetto
"
Vostra
Santità
pensa
che
io
mi
attribuisca
una
chiaroveggenza
miracolosa
.
No
,
è
una
cosa
che
vedo
nel
Suo
viso
,
che
sento
nella
Sua
voce
,
da
povero
uomo
comune
quale
sono
.
"
"
Forse
tu
sai
"
esclamò
il
Papa
"
chi
è
stato
in
questi
giorni
da
me
!
"
Egli
aveva
fatto
chiamare
a
Roma
l
'
arciprete
di
Jenne
,
lo
aveva
interrogato
su
Benedetto
.
L
'
arciprete
,
trovato
un
Papa
di
suo
genio
,
un
Papa
ben
diverso
dai
due
zelanti
che
lo
avevano
intimorito
a
Jenne
,
non
aveva
perduta
l
'
occasione
di
mettersi
facilmente
in
pace
colla
propria
coscienza
,
aveva
dato
sfogo
ai
rimorsi
lodando
e
rilodando
.
Benedetto
non
ne
sapeva
niente
.
"
No
"
rispose
"
non
lo
so
.
"
Il
Pontefice
tacque
,
ma
il
suo
viso
,
le
mani
,
la
intera
persona
,
tradivano
una
viva
inquietudine
.
Egli
si
abbandonò
finalmente
sulla
spalliera
della
seggiola
,
chinò
il
capo
sul
petto
,
stese
le
braccia
al
tavolino
e
appoggiatevi
le
mani
,
una
presso
all
'
altra
,
pensò
.
Mentre
pensava
,
immobile
,
fissi
gli
occhi
nel
vuoto
,
la
fiamma
della
lucernina
a
petrolio
salì
fumigando
,
rossa
,
nel
tubo
.
Egli
non
se
n
'
avvide
subito
.
Quando
se
n
'
avvide
la
regolò
e
poi
ruppe
il
silenzio
.
"
Credi
tu
"
diss
'
egli
"
avere
veramente
una
missione
?
"
Benedetto
rispose
,
con
una
espressione
di
fervore
umile
:
"
Sì
,
lo
credo
.
"
"
E
perché
lo
credi
?
"
"
Santità
,
perché
ciascuno
viene
al
mondo
con
una
missione
scritta
nella
sua
natura
.
Quand
'
anche
non
avessi
avuto
visioni
né
altri
segni
straordinari
,
la
mia
natura
ch
'
è
religiosa
mi
imporrebbe
il
dovere
di
un
'
azione
religiosa
.
Come
posso
dirlo
?
Ecco
,
lo
dirò
...
"
Qui
la
voce
di
Benedetto
tremò
di
emozione
"...come
non
l
'
ho
detto
a
nessuno
.
Io
credo
,
io
so
che
Dio
è
il
nostro
Padre
di
tutti
,
ma
io
sento
nella
mia
natura
la
Sua
paternità
.
Quasi
non
è
un
dovere
il
mio
,
è
un
sentimento
di
figlio
.
"
"
E
credi
avere
il
cómpito
di
esercitarla
qui
,
adesso
,
un
'
azione
religiosa
?
"
Benedetto
giunse
le
mani
come
se
implorasse
già
di
venire
ascoltato
.
"
Sì
"
diss
'
egli
"
anche
qui
,
anche
adesso
.
"
Ciò
detto
,
pose
un
ginocchio
a
terra
tenendo
sempre
giunte
le
mani
.
"
Alzati
"
disse
il
Santo
Padre
.
"
Di
'
liberamente
quello
che
lo
Spirito
ti
consiglia
.
"
Benedetto
non
si
alzò
.
"
Mi
perdoni
"
diss
'
egli
"
io
devo
parlare
al
solo
Pontefice
e
qui
non
mi
ascolta
il
solo
Pontefice
!
"
Il
Papa
trasalì
,
lo
interrogò
con
gli
occhi
,
severo
.
Benedetto
porse
un
poco
il
mento
,
inarcando
le
sopracciglia
,
verso
una
porta
grande
alle
spalle
del
Papa
.
Questi
prese
un
campanello
di
argento
che
stava
sul
tavolino
,
accennò
imperiosamente
a
Benedetto
di
alzarsi
e
suonò
.
Ricomparve
dalla
porta
della
Galleria
il
prete
di
prima
.
Il
Papa
gli
ordinò
di
far
venire
in
Galleria
don
Teofilo
,
il
cameriere
fedele
che
aveva
portato
con
sé
dalla
sua
sede
arcivescovile
del
Mezzogiorno
.
Venuto
don
Teofilo
,
egli
andrebbe
ad
attendere
Sua
Santità
nelle
sale
della
Biblioteca
.
"
Ripasserai
di
qua
"
diss
'
egli
.
Parecchi
minuti
trascorsero
nell
'
attesa
silenziosa
che
colui
rientrasse
.
Il
Pontefice
,
pensoso
,
non
alzò
mai
gli
occhi
dal
tavolino
.
Benedetto
,
in
piedi
,
teneva
chiusi
i
suoi
.
Li
aperse
quando
rientrò
il
prete
.
Uscito
che
fu
costui
per
la
porta
sospetta
,
il
Papa
accennò
con
la
mano
e
Benedetto
parlò
,
a
voce
bassa
.
Il
Pontefice
lo
ascoltava
stringendo
i
bracciuoli
della
sedia
,
pôrta
in
avanti
la
persona
e
chino
il
viso
.
"
Santo
Padre
"
disse
Benedetto
"
la
Chiesa
è
inferma
.
Quattro
spiriti
maligni
sono
entrati
nel
suo
corpo
per
farvi
guerra
allo
Spirito
Santo
.
Uno
è
lo
spirito
di
menzogna
.
Anche
lo
spirito
di
menzogna
si
trasfigura
in
angelo
di
luce
e
molti
pastori
,
molti
maestri
della
Chiesa
,
molti
fedeli
buoni
e
pii
ascoltano
devotamente
lo
spirito
di
menzogna
credendo
ascoltare
un
angelo
.
Cristo
ha
detto
:
"
io
sono
la
Verità
"
e
molti
nella
Chiesa
,
anche
buoni
,
anche
pii
,
scindono
la
Verità
nel
loro
cuore
,
non
hanno
riverenza
per
la
Verità
che
non
chiamano
religiosa
,
temono
che
la
verità
distrugga
la
verità
,
pongono
Dio
contro
Dio
,
preferiscono
le
tenebre
alla
luce
e
così
ammaestrano
gli
uomini
.
Si
dicono
fedeli
e
non
comprendono
quanto
scarsa
e
codarda
è
la
loro
fede
,
quanto
è
loro
straniero
lo
spirito
dell
'
apostolo
che
tutto
scruta
.
Adoratori
della
lettera
,
vogliono
costringere
gli
adulti
a
un
cibo
d
'
infanti
che
gli
adulti
respingono
,
non
comprendono
che
se
Dio
è
infinito
e
immutabile
,
l
'
uomo
però
se
ne
fa
un
'
idea
sempre
più
grande
di
secolo
in
secolo
e
che
di
tutta
la
Verità
Divina
si
può
dire
così
.
Essi
sono
causa
di
una
funesta
perversione
della
Fede
,
che
corrompe
tutta
la
vita
religiosa
;
perché
il
cristiano
che
con
uno
sforzo
si
è
piegato
ad
accettare
quello
ch
'
essi
accettano
e
a
respingere
quello
che
respingono
,
crede
aver
già
fatto
il
più
per
servire
Iddio
,
mentre
ha
fatto
meno
che
niente
e
gli
resta
di
vivere
la
fede
nella
parola
di
Cristo
,
nella
dottrina
di
Cristo
,
gli
resta
di
vivere
il
fiat
voluntas
tua
,
che
è
tutto
.
Santo
Padre
,
oggi
pochi
cristiani
sanno
che
la
religione
non
è
principalmente
adesione
dell
'
intelletto
a
formole
di
verità
ma
che
è
principalmente
azione
e
vita
secondo
questa
verità
,
e
che
alla
fede
vera
non
rispondono
solamente
doveri
religiosi
negativi
e
obblighi
verso
l
'
autorità
ecclesiastica
.
E
quelli
che
lo
sanno
,
quelli
che
non
scindono
la
Verità
nel
loro
cuore
,
quelli
che
hanno
il
culto
supremo
di
Dio
verità
,
che
ardono
di
una
fede
impavida
in
Cristo
,
nella
Chiesa
e
nella
Verità
,
ne
conosco
,
Santo
Padre
!
,
quelli
sono
combattuti
acremente
,
sono
diffamati
come
eretici
,
sono
costretti
al
silenzio
,
tutto
per
opera
dello
Spirito
di
menzogna
,
che
lavora
da
secoli
nella
Chiesa
una
tradizione
d
'
inganno
per
la
quale
coloro
che
oggi
lo
servono
si
credono
di
servire
Iddio
,
come
lo
credettero
i
primi
persecutori
dei
cristiani
.
Santità
...
"
Qui
Benedetto
pose
un
ginocchio
a
terra
.
Il
Papa
non
si
mosse
.
Pareva
aver
abbassato
il
capo
ancora
di
più
.
Il
zucchetto
bianco
era
quasi
tutto
nel
lume
della
lucernina
.
"...io
ho
letto
proprio
oggi
grandi
parole
di
Lei
ai
Suoi
diocesani
antichi
,
sulla
molteplice
rivelazione
di
Dio
Verità
nella
Fede
e
nella
Scienza
,
e
anche
direttamente
,
misteriosamente
,
nell
'
anima
umana
.
Santo
Padre
,
molti
,
moltissimi
cuori
di
sacerdoti
e
di
laici
appartengono
allo
Spirito
Santo
;
la
Spirito
di
menzogna
non
ha
potuto
entrarvi
neppure
sotto
una
veste
angelica
.
Dica
una
parola
,
Santo
Padre
,
faccia
un
atto
che
rialzi
questi
cuori
devoti
alla
Santa
Sede
del
Pontefice
romano
!
Onori
davanti
a
tutta
la
Chiesa
qualcuno
di
questi
uomini
,
di
questi
sacerdoti
che
sono
combattuti
dallo
Spirito
di
menzogna
,
ne
sollevi
qualcuno
all
'
episcopato
,
ne
sollevi
qualcuno
al
Sacro
Collegio
!
Anche
questo
,
Santo
Padre
!
Consigli
esegeti
e
teologi
,
se
è
necessario
,
a
camminare
prudenti
poiché
la
scienza
non
progredisce
che
a
patto
di
essere
prudente
;
ma
non
lasci
colpire
dall
'
Indice
né
dal
Sant
'
Uffizio
per
qualche
soverchio
ardimento
uomini
che
sono
l
'
onore
della
Chiesa
,
che
hanno
la
mente
piena
di
Verità
e
il
cuore
pieno
di
Cristo
,
che
combattono
per
difesa
della
fede
cattolica
!
E
poiché
Vostra
Santità
ha
detto
che
Iddio
rivela
le
sue
verità
anche
nel
segreto
delle
anime
,
non
lasci
moltiplicare
le
divozioni
esterne
,
che
bastano
,
raccomandi
ai
Pastori
la
pratica
e
l
'
insegnamento
della
preghiera
interiore
!
"
Benedetto
tacque
un
momento
,
spossato
.
Il
Papa
alzò
il
viso
,
guardò
l
'
uomo
inginocchiato
che
lo
fissava
con
occhi
dolorosi
,
luminosi
sotto
le
sopracciglie
contratte
,
vibrando
nelle
mani
giunte
dove
si
appuntava
lo
sforzo
dello
spirito
.
Il
viso
del
Papa
tradiva
una
commozione
intensa
.
Egli
voleva
dire
a
Benedetto
che
si
alzasse
,
che
sedesse
;
e
non
parlò
per
timore
di
tradire
la
commozione
anche
nella
voce
.
Insistette
a
cenni
,
tanto
che
Benedetto
si
alzò
e
presa
la
sua
seggiola
,
appoggiatevi
alla
spalliera
le
mani
ancora
giunte
,
ricominciò
a
parlare
.
"
Se
il
clero
insegna
poco
al
popolo
la
preghiera
interiore
che
risana
l
'
anima
quanto
certe
superstizioni
la
corrompono
,
è
per
causa
del
secondo
spirito
maligno
che
infesta
la
Chiesa
trasfigurato
in
angelo
di
luce
.
Questo
è
lo
spirito
di
dominazione
del
clero
.
A
quei
sacerdoti
che
hanno
lo
spirito
di
dominazione
non
piace
che
le
anime
comunichino
direttamente
e
normalmente
con
Dio
per
domandarne
consiglio
e
direzione
.
A
buon
fine
!
Il
Maligno
inganna
,
così
la
loro
coscienza
;
a
buon
fine
!
Ma
le
vogliono
dirigere
essi
in
qualità
di
mediatori
e
queste
anime
diventano
fiacche
,
timide
,
servili
.
Non
saranno
molte
,
forse
;
i
peggiori
maleficî
dello
spirito
di
dominazione
sono
diversi
.
Egli
ha
soppressa
l
'
antica
santa
libertà
cattolica
.
Egli
cerca
fare
all
'
obbedienza
,
anche
quando
non
è
dovuta
per
legge
,
la
prima
delle
virtù
.
Egli
vorrebbe
imporre
sottomissioni
non
obbligatorie
,
ritrattazioni
contro
coscienza
,
dovunque
un
gruppo
d
'
uomini
si
associa
per
un
'
opera
buona
prenderne
il
comando
,
e
,
se
declinano
il
comando
,
rifiutar
loro
l
'
aiuto
.
Egli
tende
a
portare
l
'
autorità
religiosa
anche
fuori
del
campo
religioso
.
Lo
sa
l
'
Italia
,
Santo
Padre
.
Ma
cosa
è
l
'
Italia
?
Non
è
per
essa
che
io
parlo
,
è
per
tutto
il
mondo
cattolico
.
Santo
padre
,
Ella
forse
non
lo
avrà
provato
ancora
,
ma
lo
spirito
di
dominazione
vorrà
esercitarsi
anche
sopra
di
Lei
.
Non
ceda
,
Santo
Padre
!
Ella
è
il
Governatore
della
Chiesa
,
non
permetta
che
altri
governi
Lei
,
non
sia
il
Suo
potere
un
guanto
per
invisibili
mani
altrui
.
Abbia
consiglieri
pubblici
e
siano
i
vescovi
raccolti
spesso
nei
Concilii
nazionali
e
faccia
partecipare
il
popolo
alla
elezione
dei
vescovi
scegliendo
uomini
amati
e
riveriti
dal
popolo
,
e
i
vescovi
si
mescolino
al
popolo
non
solamente
per
passare
sotto
archi
di
trionfo
e
farsi
salutare
dal
suono
delle
campane
ma
per
conoscere
le
turbe
e
per
edificarle
a
imitazione
di
Cristo
,
invece
di
starsene
chiusi
da
principi
orientali
negli
episcopii
,
come
tanti
fanno
.
E
lasci
loro
tutta
l
'
autorità
che
è
compatibile
con
quella
di
Pietro
!
Santità
,
posso
parlare
ancora
?
"
Il
Papa
,
che
da
quando
Benedetto
aveva
ricominciato
a
parlare
gli
teneva
gli
occhi
in
viso
,
rispose
con
un
lieve
abbassar
del
capo
.
"
Il
terzo
spirito
maligno
"
riprese
Benedetto
"
che
corrompe
la
Chiesa
,
non
si
trasfigura
in
angelo
di
luce
perché
saprebbe
di
non
poter
ingannare
,
si
accontenta
di
vestire
una
comune
onestà
umana
.
È
lo
spirito
di
avarizia
.
Il
Vicario
di
Cristo
vive
in
questa
reggia
come
visse
nel
suo
episcopio
,
con
un
cuore
puro
di
povero
.
Molti
Pastori
venerandi
vivono
nella
Chiesa
con
eguale
cuore
,
ma
lo
spirito
di
povertà
non
vi
è
bastantemente
insegnato
come
Cristo
lo
insegnò
,
le
labbra
dei
ministri
di
Cristo
sono
troppo
spesso
compiacenti
ai
cupidi
dell
'
avere
.
Quale
di
essi
piega
la
fronte
con
ossequio
a
chi
ha
molto
solamente
perché
ha
molto
,
quale
lusinga
con
la
lingua
chi
agogna
molto
,
e
il
godere
la
pompa
e
gli
onori
della
ricchezza
,
l
'
aderire
con
l
'
anima
alle
comodità
della
ricchezza
pare
lecito
a
troppi
predicatori
della
parola
e
degli
esempî
di
Cristo
.
Santo
padre
,
richiami
il
clero
a
meglio
usare
verso
i
cupidi
dell
'
avere
,
sieno
ricchi
,
sieno
poveri
,
la
carità
che
ammonisce
,
che
minaccia
,
che
rampogna
.
Santo
Padre
!
"
Benedetto
tacque
,
fissando
il
Papa
con
una
espressione
intensa
di
appello
.
"
Ebbene
?
"
mormorò
il
Papa
.
Benedetto
allargò
le
braccia
e
riprese
:
"
Lo
Spirito
mi
sforza
a
dire
di
più
.
Non
è
opera
di
un
giorno
ma
si
prepari
il
giorno
e
non
si
lasci
questo
cómpito
ai
nemici
di
Dio
e
della
Chiesa
,
si
prepari
il
giorno
in
cui
i
sacerdoti
di
Cristo
dieno
l
'
esempio
della
effettiva
povertà
,
vivano
poveri
per
obbligo
come
per
obbligo
vivono
casti
,
e
servano
loro
di
norma
per
questo
le
parole
di
Cristo
ai
Settantadue
.
Il
Signore
circonderà
gli
ultimi
fra
loro
di
tale
onore
,
di
tale
riverenza
quale
ora
non
è
nel
cuore
della
gente
intorno
ai
Principi
della
Chiesa
.
Saranno
pochi
ma
la
luce
del
mondo
.
Santo
Padre
,
lo
sono
essi
oggi
?
Qualcuno
lo
è
;
i
più
non
sono
né
luce
né
tenebre
.
"
Qui
,
per
la
prima
volta
,
il
Pontefice
assentì
del
capo
mestamente
.
"
Il
quarto
spirito
maligno
"
proseguì
Benedetto
"
è
lo
spirito
d
'
immobilità
.
Questo
si
trasfigura
in
angelo
di
luce
.
Anche
i
cattolici
,
ecclesiastici
e
laici
,
dominati
dallo
spirito
d
'
immobilità
credono
piacere
a
Dio
come
gli
ebrei
zelanti
che
fecero
crocifiggere
Cristo
.
Tutti
i
clericali
,
Santità
,
anzi
tutti
gli
uomini
religiosi
che
oggi
avversano
il
cattolicismo
progressista
,
avrebbero
fatto
crocifiggere
Cristo
in
buona
fede
,
nel
nome
di
Mosè
.
Sono
idolatri
del
passato
,
tutto
vorrebbero
immutabile
nella
Chiesa
,
sino
alle
forme
del
linguaggio
pontificio
,
sino
ai
flabelli
che
ripugnano
al
cuore
sacerdotale
di
Vostra
Santità
,
sino
alle
tradizioni
stolte
per
le
quali
non
è
lecito
a
un
cardinale
di
uscire
a
piedi
e
sarebbe
scandaloso
che
visitasse
i
poveri
nelle
loro
case
.
È
lo
spirito
d
'
immobilità
che
volendo
conservare
cose
impossibili
a
conservare
ci
attira
le
derisioni
degl
'
increduli
;
colpa
grave
davanti
a
Dio
!
"
Il
petrolio
veniva
mancando
nella
lucerna
,
il
cerchio
delle
tenebre
si
stringeva
,
si
addensava
intorno
e
sopra
la
breve
sfera
di
luce
in
cui
si
disegnavano
,
l
'
una
in
faccia
all
'
altra
,
la
bianca
figura
del
Pontefice
seduto
e
la
bruna
di
Benedetto
in
piedi
.
"
Contro
lo
spirito
d
'
immobilità
"
disse
questi
"
io
la
supplico
di
non
permettere
che
sieno
posti
all
'
Indice
i
libri
di
Giovanni
Selva
.
"
Quindi
,
posta
la
seggiola
da
banda
,
s
'
inginocchiò
nuovamente
,
stese
le
mani
al
Pontefice
,
parlò
più
trepido
e
più
acceso
:
"
Vicario
di
Cristo
,
io
La
scongiuro
di
un
'
altra
cosa
.
Sono
un
peccatore
indegno
di
venire
paragonato
ai
Santi
ma
lo
Spirito
di
Dio
può
parlare
anche
per
la
bocca
più
vile
.
Se
una
donna
ha
potuto
scongiurare
un
Papa
di
venire
a
Roma
,
io
scongiuro
Vostra
santità
di
uscire
dal
Vaticano
.
Uscite
,
Santo
Padre
;
ma
la
prima
volta
,
almeno
la
prima
volta
,
uscite
per
un
'
opera
del
vostro
ministero
!
Lazzaro
soffre
e
muore
ogni
giorno
,
andate
a
vedere
Lazzaro
.
Cristo
chiama
soccorso
in
tutte
le
povere
creature
umane
che
soffrono
.
Ho
vista
dalla
Galleria
delle
lapidi
i
lumi
che
fronteggiano
un
altro
palazzo
di
Roma
.
Se
il
dolore
umano
chiama
in
nome
di
Cristo
,
là
si
risponderà
forse
:
"
no
"
ma
si
va
.
Dal
Vaticano
si
risponde
"
sì
"
a
Cristo
,
ma
non
si
va
.
Che
dirà
Cristo
,
Santo
Padre
,
nell
'
ora
terribile
?
Queste
parole
mie
,
se
fossero
conosciute
dal
mondo
,
mi
frutterebbero
vituperî
da
chi
più
si
professa
devoto
al
Vaticano
;
ma
per
vituperi
e
fulmini
che
mi
si
scagliassero
non
griderei
io
fino
alla
morte
:
che
dirà
Cristo
?
Che
dirà
Cristo
?
A
Lui
mi
appello
.
"
La
fiammella
della
lucerna
mancava
,
mancava
;
nella
breve
sfera
di
luce
fioca
che
le
tenebre
premevano
non
si
vedeva
quasi
più
di
Benedetto
che
le
mani
stese
,
non
si
vedeva
quasi
più
del
Papa
che
la
destra
posata
sul
campanello
d
'
argento
.
Appena
Benedetto
tacque
,
il
Santo
Padre
gli
ordinò
di
alzarsi
,
poi
scosse
il
campanello
due
volte
.
La
porta
della
Galleria
si
aperse
,
entrò
il
fido
cameriere
già
popolare
in
Vaticano
col
nome
di
don
Teofilo
.
"
Teofilo
"
disse
il
Papa
,
"
in
Galleria
,
è
riaccesa
la
luce
?
"
"
Sì
,
Santità
.
"
"
Allora
passa
in
Biblioteca
dove
troverai
monsignore
.
Digli
che
venga
qua
,
che
mi
aspetti
.
E
tu
provvedigli
un
'
altra
lucerna
.
"
Ciò
detto
,
Sua
Santità
si
alzò
.
Era
piccolo
di
statura
e
tuttavia
un
po
'
curvo
.
Mosse
verso
la
porta
della
Galleria
accennando
a
Benedetto
di
seguirlo
.
Don
Teofilo
uscì
dalla
parte
opposta
.
Triste
presagio
,
nella
buia
sala
dov
'
eran
corse
tante
fiammelle
di
parole
accese
dallo
Spirito
,
non
rimase
che
la
piccola
lucernina
morente
.
La
Galleria
delle
lapidi
,
là
dove
il
Papa
e
Benedetto
vi
entrarono
,
era
semibuia
.
Ma
nel
fondo
una
grande
lampada
a
riflettore
illuminava
l
'
iscrizione
commemorativa
a
destra
della
porta
che
mette
nella
loggia
di
Giovanni
da
Udine
.
Fra
le
grandi
ali
di
lapidi
schierate
da
capo
a
fondo
della
Galleria
,
che
guardavano
l
'
oscuro
dibattito
delle
due
anime
viventi
come
testimoni
muti
che
già
conoscessero
i
misteri
di
oltre
tomba
e
del
giudizio
divino
,
il
Papa
si
avanzava
lento
,
silenzioso
,
seguito
,
un
passo
indietro
e
a
sinistra
,
da
Benedetto
.
Sostò
un
momento
presso
il
torso
del
fiume
Oronte
,
guardò
dalla
finestra
.
Benedetto
si
domandò
se
guardasse
i
lumi
del
Quirinale
,
palpitò
,
attendendo
una
parola
.
La
parola
non
venne
.
Il
Papa
riprese
,
tacendo
sempre
,
il
suo
lento
andare
,
con
le
mani
congiunte
dietro
il
dorso
,
e
il
mento
appoggiato
al
petto
.
Sostò
presso
al
fondo
,
nella
luce
della
grande
lampada
;
parve
incerto
se
ritornare
o
procedere
.
A
sinistra
della
lampada
la
porta
della
Galleria
si
apriva
sopra
uno
sfondo
di
notte
,
di
luna
,
di
colonne
,
di
vetri
,
di
pavimento
marmoreo
.
Il
Papa
si
avviò
a
quella
volta
,
scese
i
cinque
gradini
.
La
luna
batteva
per
isghembo
sul
pavimento
rigato
dalle
ombre
nere
delle
colonne
,
tagliato
in
fondo
alla
loggia
dall
'
obliquo
profilo
dell
'
ombra
piena
,
dentro
la
quale
mal
si
discerneva
il
busto
di
Giovanni
.
Il
Papa
percorse
la
loggia
fino
a
quell
'
ombra
,
vi
entrò
,
vi
si
trattenne
.
Intanto
Benedetto
,
fermatosi
molti
passi
indietro
per
non
avere
l
'
aria
di
premere
irriverentemente
nel
desiderio
di
una
risposta
,
mirava
l
'
astro
veleggiante
fra
nuvole
grandi
su
Roma
.
Mirando
l
'
astro
,
domandò
a
sé
,
a
qualche
Invisibile
che
gli
fosse
vicino
,
quasi
anche
allo
stesso
volto
severo
e
triste
della
luna
,
se
avesse
troppo
osato
,
male
osato
.
Si
pentì
subito
del
suo
dubbio
.
Aveva
forse
parlato
egli
?
Oh
no
,
le
parole
gli
erano
venute
alle
labbra
senza
meditazione
,
aveva
parlato
lo
Spirito
.
Chiuse
gli
occhi
in
uno
sforzo
di
preghiera
mentale
ancora
levando
la
faccia
verso
l
'
astro
,
come
un
cieco
che
porgesse
il
viso
avido
al
divinato
splendore
di
argento
.
Una
mano
lo
toccò
lievemente
sulla
spalla
.
Trasalì
e
aperse
gli
occhi
.
Era
il
Papa
e
il
suo
viso
diceva
come
avesse
finalmente
maturate
nel
pensiero
parole
che
lo
appagavano
.
Benedetto
chinò
il
capo
rispettosamente
ad
ascoltarlo
.
"
Figlio
mio
"
disse
Sua
Santità
"
alcune
di
queste
cose
il
Signore
le
ha
dette
da
gran
tempo
anche
nel
cuore
mio
.
Tu
,
Dio
ti
benedica
,
te
la
intendi
col
Signore
solo
;
io
devo
intendermela
anche
cogli
uomini
che
il
Signore
ha
posto
intorno
a
me
perché
io
mi
governi
con
essi
secondo
carità
e
prudenza
;
e
devo
sovratutto
misurare
i
miei
consigli
,
i
miei
comandi
,
alle
capacità
diverse
,
alle
mentalità
diverse
di
tanti
milioni
di
uomini
.
Io
sono
un
povero
maestro
di
scuola
che
di
settanta
scolari
ne
ha
venti
meno
che
mediocri
,
quaranta
mediocri
e
dieci
soli
buoni
.
Egli
non
può
governare
la
scuola
per
i
soli
dieci
buoni
e
io
non
posso
governare
la
Chiesa
soltanto
per
te
e
per
quelli
che
somigliano
a
te
.
Vedi
,
per
esempio
;
Cristo
ha
pagato
il
tributo
allo
Stato
e
io
,
non
come
Pontefice
ma
come
cittadino
,
pagherei
volentieri
il
mio
tributo
di
omaggio
là
in
quel
palazzo
di
cui
hai
veduto
i
lumi
,
se
non
temessi
di
offendere
così
i
sessanta
scolari
,
di
perdere
anche
una
sola
delle
loro
anime
che
mi
sono
preziose
come
le
altre
.
E
così
sarebbe
se
io
facessi
togliere
certi
libri
dall
'
Indice
,
se
chiamassi
nel
Sacro
Collegio
certi
uomini
che
hanno
fama
di
non
essere
rigidamente
ortodossi
,
se
,
scoppiando
un
'
epidemia
,
andassi
,
ex
abrupto
,
a
visitare
gli
ospedali
di
Roma
.
"
"
Oh
Santità
!
"
esclamò
Benedetto
"
mi
perdoni
ma
non
è
sicuro
che
queste
anime
disposte
a
scandolezzarsi
del
Vicario
di
Cristo
per
ragioni
simili
poi
si
salvino
,
e
invece
è
sicuro
che
si
acquisterebbero
tante
altre
anime
le
quali
non
si
acquistano
!
"
"
E
poi
"
continuò
il
Papa
come
se
non
avesse
udito
"
sono
vecchio
,
sono
stanco
,
i
cardinali
non
sanno
chi
hanno
messo
qui
,
non
volevo
.
Sono
anche
ammalato
,
ho
certi
segni
di
dover
presto
comparire
davanti
al
mio
Giudice
.
Sento
,
figlio
mio
,
che
tu
hai
lo
spirito
buono
ma
il
Signore
non
può
volere
da
un
poveruomo
come
me
le
cose
che
tu
dici
,
cose
a
cui
non
basterebbe
neppure
un
Pontefice
giovine
e
valido
.
Però
vi
sono
cose
che
anch
'
io
,
con
il
Suo
aiuto
,
potrò
fare
;
se
non
le
cose
grandi
,
almeno
altre
cose
.
Le
cose
grandi
preghiamo
il
Signore
che
susciti
chi
a
loro
tempo
le
sappia
fare
e
chi
sappia
bene
aiutare
a
farle
.
Figlio
mio
,
se
io
mi
metto
da
stasera
a
trasformare
il
Vaticano
,
a
riedificarlo
,
dove
trovo
poi
Raffaello
che
lo
dipinga
?
E
neppure
questo
Giovanni
?
Non
dico
però
di
non
fare
niente
.
"
Benedetto
era
per
replicare
.
Il
Pontefice
,
forse
per
non
volersi
spiegare
di
più
,
non
gliene
lasciò
né
il
modo
né
il
tempo
,
gli
fece
una
domanda
gradita
.
"
Tu
conosci
Selva
"
diss
'
egli
.
"
Privatamente
,
che
uomo
è
?
"
"
È
un
giusto
"
si
affrettò
a
rispondere
Benedetto
.
"
Un
gran
giusto
.
I
suoi
libri
sono
stati
denunciati
alla
Congregazione
dell
'
Indice
.
Forse
vi
si
troveranno
alcune
opinioni
ardite
ma
non
vi
è
confronto
fra
la
religiosità
calda
e
profonda
dei
libri
di
Selva
e
il
formalismo
freddo
,
misero
di
altri
libri
che
corrono
,
più
del
Vangelo
,
per
le
mani
del
clero
.
Santo
Padre
,
la
condanna
di
Selva
sarebbe
un
colpo
alle
energie
più
vive
e
più
vitali
del
Cattolicismo
.
La
Chiesa
tollera
migliaia
di
libri
ascetici
stupidi
che
rimpiccioliscono
indegnamente
l
'
idea
di
Dio
nello
spirito
umano
;
non
condanni
questi
che
la
ingrandiscono
!
"
Le
ore
suonarono
da
lontano
.
Nove
e
mezzo
.
Sua
Santità
prese
tacendo
una
mano
di
Benedetto
,
la
chiuse
fra
le
sue
,
gli
fece
intendere
con
quella
muta
stretta
sensi
e
consensi
trattenuti
dalla
bocca
prudente
.
La
strinse
,
la
scosse
,
l
'
accarezzò
,
la
strinse
ancora
,
disse
finalmente
con
voce
soffocata
:
"
Prega
per
me
,
prega
che
il
Signore
m
'illumini."
Due
lagrime
brillavano
nei
belli
occhi
soavi
di
vecchio
che
mai
non
si
macchiò
di
un
volontario
pensiero
impuro
,
di
vecchio
tutto
dolcezza
di
carità
.
Benedetto
non
riuscì
,
per
la
commozione
,
a
parlare
.
"
Vieni
ancora
"
disse
il
Papa
.
"
Dobbiamo
discorrere
ancora
.
"
"
Quando
,
Santità
?
"
"
Presto
.
Ti
farò
avvertire
.
"
Intanto
l
'
ombra
,
avanzando
,
aveva
inghiottito
la
Figura
bianca
e
la
Figura
nera
.
Sua
Santità
pose
una
mano
sulla
spalla
di
Benedetto
,
gli
domandò
sommessamente
,
quasi
esitante
:
"
Ricordi
la
fine
della
tua
visione
?
"
Benedetto
rispose
,
pure
sottovoce
,
abbassando
il
viso
:
"
Nescio
diem
neque
horam
.
"
"
Non
sono
nel
manoscritto
"
riprese
Sua
Santità
.
"
Ma
ricordi
?
"
Benedetto
mormorò
:
"
In
abito
benedettino
,
sulla
nuda
terra
,
all
'
ombra
di
un
albero
.
"
"
Se
così
sarà
"
riprese
il
Santo
Padre
,
dolcemente
"
ti
voglio
benedire
per
quel
momento
.
Allora
sarò
ad
aspettarti
in
cielo
.
"
Benedetto
s
'
inginocchiò
.
La
voce
del
Papa
suonò
solenne
nell
'
ombra
:
"
Benedico
te
in
nomine
Patris
et
Filii
et
Spiritus
Sancti
.
"
Il
Papa
risalì
rapidamente
i
cinque
gradini
,
scomparve
.
Benedetto
rimase
ginocchioni
,
assorto
in
quella
benedizione
che
gli
era
parsa
venire
da
Cristo
.
Si
alzò
al
suono
di
un
passo
nella
Galleria
.
Pochi
momenti
dopo
egli
scendeva
,
accompagnato
da
don
Teofilo
,
al
Portone
di
bronzo
.
III
.
La
camera
,
al
quarto
piano
,
era
appena
decente
.
Un
letto
di
ferro
,
un
tavolino
da
notte
,
uno
scrittoio
con
pochi
libri
logori
e
sfasciati
,
un
cassettone
di
abete
,
un
lavamani
di
ferro
,
qualche
sedia
impagliata
,
n
'
erano
tutto
il
mobiglio
.
Un
abito
grigio
pendeva
da
un
chiodo
,
un
cappello
nero
a
cencio
da
un
altro
.
Un
baglior
frequente
di
lampi
entrava
dalla
finestra
aperta
,
entravano
soffî
della
buia
notte
burrascosa
,
facevano
oscillare
la
fiammella
della
lampada
a
petrolio
che
ardeva
sul
tavolino
da
notte
,
oscillare
il
lume
e
le
ombre
sulle
lenzuola
non
tanto
bianche
,
su
due
mani
scarne
,
sur
un
fascio
di
rose
sciolto
fra
le
due
mani
,
sulla
camicia
di
flanella
dell
'
uomo
infermo
che
si
era
tratto
su
a
sedere
,
sul
suo
viso
rugoso
,
magro
,
grigiastro
di
barba
d
'
un
mese
.
Dall
'
altra
parte
del
letto
povero
,
nella
penombra
,
stava
Benedetto
,
in
piedi
.
L
'
uomo
infermo
guardava
i
fiori
e
taceva
.
Le
sue
mani
,
anche
le
sue
labbra
,
tremavano
.
Egli
era
stato
frate
.
A
trent
'
anni
aveva
gettato
la
cocolla
e
preso
moglie
.
Uomo
di
poco
ingegno
e
di
pochi
studî
,
era
vissuto
miseramente
colla
moglie
e
con
due
figliuole
,
facendo
lo
scrivano
.
La
moglie
era
morta
,
le
figliuole
si
erano
date
alla
mala
vita
.
Si
spegneva
lentamente
anche
lui
,
adesso
,
in
quel
quarto
piano
di
via
della
Marmorata
,
presso
all
'
angolo
di
via
Manuzio
,
consunto
dalla
miseria
,
dalla
tabe
,
dall
'
animo
amaro
.
Un
singhiozzo
irrefrenabile
gli
ruppe
dal
petto
.
Allargò
le
braccia
,
raccolse
e
strinse
a
sé
il
capo
di
Benedetto
e
subito
fece
atto
di
respingerlo
,
si
coperse
il
viso
colle
mani
.
"
Non
son
degno
,
non
son
degno
!
"
diss
'
egli
.
Ma
Benedetto
gli
abbracciò
alla
sua
volta
il
capo
,
glielo
baciò
,
rispose
:
"
Neppur
io
son
degno
di
questa
grazia
che
mi
fa
il
Signore
.
"
"
Quale
grazia
?
"
chiese
l
'
infermo
.
"
Che
Lei
pianga
con
me
!
"
Così
dicendo
,
Benedetto
si
levò
dall
'
abbraccio
;
e
durava
a
fissare
affettuosamente
il
vecchio
.
Questi
lo
guardò
attonito
,
come
per
dire
:
"
voi
sapete
?
"
Egli
accennò
del
capo
lievemente
,
silenziosamente
,
di
sì
.
Colui
non
sospettava
che
il
suo
passato
fosse
conosciuto
.
Abitava
lì
da
tre
anni
.
Una
vicina
più
vecchia
di
lui
,
una
povera
gobbina
caritatevole
e
pia
,
gli
rendeva
dei
servigi
,
lo
assisteva
nelle
sue
infermità
,
trovava
modo
di
soccorrerlo
con
le
due
lire
giornaliere
di
pensione
ch
'
erano
tutta
la
sua
sostanza
.
Aveva
saputo
dai
portinai
ch
'
egli
era
un
frate
sfratato
,
lo
vedeva
tanto
triste
,
tanto
umile
,
tanto
riconoscente
,
pregava
sera
e
mattina
la
Madonna
e
tutti
i
Santi
del
Paradiso
che
le
facessero
la
grazia
di
aiutarla
presso
Gesù
che
gli
perdonasse
e
lo
facesse
ritornare
in
grembo
alla
Chiesa
.
Raccontava
le
sue
pene
e
le
sue
speranze
ad
altre
vecchiette
pie
,
diceva
:
"
Non
oso
pregarlo
io
,
Gesù
;
quel
disgraziato
gliel
'
ha
fatta
troppo
grossa
.
Ci
vuole
anche
un
pezzo
grosso
che
preghi
.
"
Quel
giorno
il
vecchio
le
era
andato
dicendo
più
volte
che
sarebbe
stato
felice
di
avere
delle
rose
.
Allora
la
gobbina
aveva
pensato
:
"
C
'
è
l
'
uomo
santo
di
cui
tutti
parlano
,
che
fa
il
giardiniere
.
Io
vado
,
gli
racconto
la
cosa
,
gli
dico
che
le
rose
gliele
porti
lui
e
chi
sa
cosa
ne
può
venire
!
"
Aveva
pensato
così
e
subito
si
era
detto
:
"
Questo
pensiero
,
se
non
mi
viene
dalla
Madonna
,
mi
viene
di
sicuro
da
Sant
'
Antonio
!
"
Allora
il
semplice
suo
cuore
puro
aveva
dato
un
'
ondata
di
dolcezza
e
di
letizia
.
Senza
por
tempo
in
mezzo
ella
era
andata
a
villa
Mayda
,
alla
elegante
villa
pompeiana
biancheggiante
sull
'
Aventino
fra
belle
palme
,
quasi
in
faccia
alla
finestra
del
vecchio
ex
-
frate
.
Benedetto
stava
per
coricarsi
in
obbedienza
al
professore
che
gli
aveva
trovato
la
febbre
,
la
piccola
frodolenta
febbre
che
di
tempo
in
tempo
lo
rodeva
da
qualche
settimana
senz
'
altre
sofferenze
.
Udito
di
che
si
trattava
,
era
venuto
subito
colle
rose
.
Il
vecchio
si
coperse
ancora
il
viso
,
vergognando
.
Poi
,
senza
più
guardare
Benedetto
,
parlò
delle
rose
,
spiegò
il
perché
del
suo
desiderio
.
Era
figlio
di
un
giardiniere
,
avrebbe
voluto
fare
il
giardiniere
anche
lui
ma
gli
piaceva
di
frequentare
le
chiese
e
i
suoi
trastulli
erano
tutti
di
cose
sacre
:
altarini
,
candelabri
,
busti
di
vescovi
mitrati
.
I
padroni
,
gente
religiosissima
,
avevano
lasciato
intendere
ai
suoi
genitori
che
se
gli
si
fosse
manifestata
la
vocazione
ecclesiastica
,
lo
avrebbero
fatto
educare
a
proprie
spese
;
e
i
genitori
lo
avevano
destinato
senz
'
altro
a
quella
via
.
Egli
si
era
accorto
ben
presto
di
non
avere
forze
bastanti
a
tener
le
promesse
sacerdotali
;
ma
neppure
gli
bastò
l
'
animo
di
prendere
una
risoluzione
che
avrebbe
afflitto
i
suoi
mortalmente
.
Invece
si
figurò
che
se
uscisse
del
tutto
dal
mondo
potrebbe
forse
andar
salvo
,
e
seguendo
imprudenti
consigli
entrò
là
ond
'
ebbe
poi
a
venir
fuori
male
,
si
fece
di
quella
frateria
della
quale
soleva
dire
più
tardi
,
questo
non
lo
raccontò
,
scherzando
copertamente
cogli
amici
:
"
quando
stavo
al
reggimento
.
"
Ragazzo
,
aveva
amato
i
fiori
;
dall
'
entrata
nel
Seminario
in
poi
non
ci
aveva
pensato
più
,
mai
più
,
per
quarant
'
anni
.
La
notte
prima
della
visita
di
Benedetto
aveva
sognato
un
gran
rosaio
del
giardino
dov
'
era
trascorsa
la
sua
fanciullezza
.
Le
bianche
rose
piegavano
tutte
a
lui
,
lo
guardavano
,
nel
mondo
dei
sogni
,
come
curiose
anime
pie
un
pellegrino
nel
mondo
delle
ombre
.
Gli
dicevano
:
"
dove
vai
,
dove
vai
,
povero
amico
,
perché
non
ritorni
a
noi
?
"
Destatosi
,
aveva
sentito
un
desiderio
di
rose
,
tenero
,
pungente
fino
alle
lagrime
.
E
quante
rose
adesso
sul
suo
letto
,
per
la
bontà
di
una
persona
santa
,
quante
belle
,
odoranti
rose
!
Tacque
e
fissava
Benedetto
a
bocca
semiaperta
,
lucenti
gli
occhi
di
una
domanda
dolorosa
:
tu
sai
,
tu
comprendi
;
cosa
pensi
di
me
?
Pensi
che
vi
sia
speranza
di
perdono
?
Benedetto
,
curvo
sull
'
ammalato
,
prese
a
parlargli
accarezzandolo
.
La
vena
delle
parole
soavi
fluiva
fluiva
con
un
suono
vario
di
tenerezza
ora
lieta
ora
dolente
.
Ora
il
vecchio
ne
pareva
beato
,
ora
usciva
in
domande
affannose
;
subito
allora
la
fluida
vena
soave
gli
ristorava
beatitudine
in
viso
.
Intanto
la
gobbina
andava
e
veniva
col
rosario
in
mano
dalla
sua
camera
all
'
uscio
del
vicino
,
divisa
fra
il
desiderio
di
precipitare
le
avemarie
in
quel
momento
decisivo
e
il
desiderio
di
udire
se
là
dentro
parlassero
,
cosa
dicessero
.
Ma
giù
nella
strada
si
era
venuta
raccogliendo
,
malgrado
il
cattivo
tempo
,
della
gente
che
aspettava
il
Santo
di
Jenne
.
Una
merciaia
lo
aveva
veduto
entrare
colle
rose
in
mano
,
accompagnato
dalla
gobbina
.
In
un
batter
d
'
occhio
si
erano
aggruppate
davanti
alla
porta
forse
cinquanta
persone
,
donne
la
maggior
parte
,
quali
per
vederlo
,
quali
per
avere
un
sua
parola
.
Aspettavano
pazientemente
,
parlando
piano
,
come
se
fossero
in
chiesa
,
di
Benedetto
,
dei
miracoli
che
faceva
,
delle
grazie
che
avrebbero
implorate
da
lui
.
Sopraggiunse
un
ciclista
,
scese
dalla
bicicletta
,
domandò
il
perché
di
quell
'
assembramento
,
si
fece
informare
appuntino
del
luogo
dove
stava
il
Santo
di
Jenne
e
risalito
in
macchina
ripartì
di
gran
corsa
.
Poco
dopo
,
una
botte
seguita
dal
ciclista
di
prima
venne
a
fermarsi
davanti
alla
porta
.
Ne
discese
un
signore
che
attraversò
l
'
assembramento
ed
entrò
in
casa
.
Il
ciclista
rimase
presso
la
botte
.
L
'
altro
parlò
col
portinaio
,
si
fece
accompagnare
da
lui
fino
all
'
uscio
dove
la
gobbina
stava
col
suo
rosario
in
mano
,
palpitante
.
Bussò
malgrado
le
tacite
giaculatorie
di
lei
che
implorava
la
Madonna
di
allontanare
quell
'
importuno
.
Benedetto
venne
ad
aprire
.
"
Scusi
"
disse
colui
,
cortesemente
.
"
Lei
è
il
signor
Pietro
Maironi
?
"
"
Non
porto
più
questo
nome
"
rispose
Benedetto
,
tranquillo
"
ma
l
'
ho
portato
.
"
"
Mi
rincresce
d
'
incomodarla
.
Le
sarei
grato
se
si
compiacesse
di
venire
con
me
.
Le
dirò
poi
dove
.
"
L
'
infermo
udì
queste
parole
dello
sconosciuto
e
gemette
:
"
No
,
sant
'
uomo
,
non
andate
via
per
amor
di
Dio
!
"
Benedetto
rispose
:
"
Favorisca
dirmi
il
Suo
nome
e
perché
dovrei
venire
con
Lei
.
"
L
'
altro
parve
imbarazzato
.
"
Ecco
"
disse
.
"
Sono
un
delegato
di
P
.
S
.
"
L
'
infermo
esclamò
:
"
Gesummaria
!
"
e
la
gobbina
,
esterrefatta
,
lasciò
cadere
il
rosario
,
guardò
Benedetto
che
non
poté
trattenere
un
atto
di
sorpresa
.
Il
delegato
si
affrettò
a
soggiungere
,
sorridendo
,
che
la
sua
visita
non
aveva
un
significato
troppo
pauroso
,
ch
'
egli
non
era
venuto
ad
arrestare
nessuno
,
che
non
aveva
a
comunicare
ordini
,
ma
solamente
un
invito
.
Siccome
gl
'
inviti
della
Questura
hanno
un
carattere
speciale
,
Benedetto
non
pensò
a
scusarsi
,
domandò
di
restar
solo
con
l
'
infermo
e
con
la
donna
per
cinque
minuti
,
sussurrò
qualche
cosa
all
'
orecchio
del
primo
che
parve
assentire
con
lagrime
nella
voce
,
prese
la
gobbina
a
parte
,
le
disse
che
l
'
infermo
era
disposto
a
ricevere
un
sacerdote
,
ch
'
egli
ora
non
sapeva
quando
sarebbe
stato
libero
di
condurgliene
uno
egli
stesso
.
La
povera
piccola
creatura
tremava
tutta
fra
lo
sgomento
e
la
gioia
,
non
sapeva
dire
che
"
Gesù
mio
!
Madonna
mia
!
"
Benedetto
la
rincorò
,
promise
di
ritornare
appena
lo
potesse
e
,
preso
congedo
,
discese
le
scale
col
delegato
.
Nella
via
il
gruppo
di
gente
si
era
fatto
più
grosso
e
rumoreggiava
,
stringeva
minacciosamente
il
ciclista
rimasto
presso
la
botte
,
ch
'
era
stato
riconosciuto
per
una
guardia
di
P
.
S
.
e
non
voleva
dire
perché
fosse
prima
venuto
a
informarsi
e
poi
ritornato
con
l
'
altro
individuo
.
Si
voleva
forzare
il
fiaccheraio
ad
andarsene
,
si
parlava
di
staccare
il
cavallo
.
Quando
apparve
il
delegato
con
Benedetto
,
gli
si
fecero
tutti
addosso
gridando
:
-
Via
,
birro
!
-
Via
!
-
Abbasso
!
-
Lasciate
quell
'
uomo
!
Badate
ai
ladri
,
per
Dio
!
Voi
pigliate
i
servi
di
Dio
e
lasciate
i
ladri
!
-
Via
!
-
Abbasso
!
-
Benedetto
si
fece
avanti
,
accennò
,
a
due
mani
,
di
tacere
,
pregò
e
ripregò
che
se
n
'
andassero
in
pace
poiché
nessuno
gli
voleva
far
male
,
egli
non
era
arrestato
,
se
n
'
andava
con
quel
signore
di
sua
libera
volontà
.
Nello
stesso
momento
scrosciò
un
tuono
in
cielo
,
un
impeto
di
acquazzone
sul
marciapiede
.
La
folla
balenò
,
si
disperse
rapidamente
.
Il
delegato
diede
un
ordine
al
ciclista
e
salì
nella
botte
con
Benedetto
.
Partirono
verso
il
Tevere
,
fra
i
tuoni
,
i
lampi
e
la
pioggia
furiosa
.
Benedetto
domandò
al
delegato
,
molto
quietamente
,
che
si
volesse
da
lui
alla
Questura
.
Il
delegato
rispose
che
non
si
trattava
di
Questura
.
Chi
voleva
parlare
al
signor
Maironi
era
un
pezzo
più
grosso
del
questore
.
"
Non
so
se
avrei
dovuto
dirlo
"
soggiunse
"
ma
già
glielo
dirà
lui
.
"
E
raccontò
che
lo
aveva
cercato
inutilmente
a
villa
Mayda
,
disse
quanto
gli
sarebbe
seccato
di
non
trovarlo
presto
.
Benedetto
si
provò
a
domandargli
se
sapesse
la
cagione
della
chiamata
.
Realmente
il
delegato
non
la
sapeva
,
ma
finse
un
silenzio
diplomatico
,
si
rannicchiò
nel
suo
angolo
come
per
salvarsi
dalle
folate
di
pioggia
.
Un
lampo
mostrò
a
Benedetto
il
fiume
giallastro
,
i
neri
barconi
di
Ripagrande
;
un
altro
il
tempio
di
Vesta
.
Poi
non
si
raccapezzò
più
affatto
,
gli
parve
di
attraversare
una
sconosciuta
necropoli
,
un
dedalo
di
vie
funeree
dove
ardessero
lampade
sepolcrali
.
Finalmente
la
carrozzella
entrò
con
fracasso
in
un
atrio
,
si
fermò
al
piede
di
uno
scalone
scuro
,
fiancheggiato
di
colonne
.
Benedetto
lo
salì
col
delegato
fino
al
secondo
ripiano
sul
quale
si
aprivano
due
porte
.
Quella
di
sinistra
era
chiusa
,
quella
di
destra
guardava
sullo
scalone
per
un
occhio
ovale
lucente
.
Il
delegato
la
spinse
,
entrò
con
Benedetto
in
un
bugigattolo
,
in
una
specie
di
anticamera
.
Un
usciere
che
dormicchiava
si
alzò
stentatamente
.
Il
delegato
lasciò
Benedetto
e
passò
in
un
'
altra
stanza
.
Allora
l
'
usciere
si
chinò
come
per
raccogliere
qualche
cosa
e
disse
a
Benedetto
porgendogli
una
lettera
chiusa
:
"
Guardi
che
Le
è
caduta
una
carta
.
"
Perché
Benedetto
si
meravigliava
,
insistette
:
"
Lei
è
bene
quello
del
Testaccio
?
Veda
che
sarà
Sua
,
faccia
presto
!
"
Faccia
presto
?
Benedetto
guardò
l
'
uomo
che
si
era
rimesso
a
sedere
.
Quegli
lo
guardò
alla
su
volta
e
confermò
il
suo
consiglio
con
uno
scatto
secco
del
capo
che
significava
:
tu
sospetti
che
ci
sia
sotto
qualche
cosa
e
realmente
c
'
è
.
Benedetto
guardò
la
busta
.
Vi
si
leggeva
questo
indirizzo
:
"
Al
garzone
giardiniere
di
villa
Mayda
"
E
sotto
,
a
caratteri
più
grandi
:
"
SUBITO
"
La
scrittura
era
femminile
ma
Benedetto
non
la
riconobbe
.
Aperse
e
lesse
:
"
Sappia
che
il
Direttore
generale
della
Pubblica
Sicurezza
farà
il
possibile
per
indurla
a
lasciare
volontariamente
Roma
.
Rifiuti
.
Quello
che
segue
lo
potrà
leggere
a
Suo
agio
.
"
Benedetto
ripose
frettolosamente
la
lettera
.
Ma
poiché
nessuno
compariva
e
tutto
pareva
dormire
intorno
a
lui
,
la
cavò
,
riprese
a
leggerla
.
Seguiva
così
:
"
In
Vaticano
si
è
poco
contenti
,
dopo
le
sue
visite
,
del
Santo
Padre
,
il
quale
,
fra
l
'
altre
cose
,
ha
richiamato
a
sé
l
'
affare
Selva
dalla
Congregazione
dell
'
Indice
.
Ella
non
può
immaginare
gl
'
intrighi
che
si
tramano
contro
di
Lei
,
le
calunnie
che
si
fanno
arrivare
anche
ai
Suoi
amici
,
tutto
per
lo
scopo
di
allontanarla
da
Roma
,
di
impedire
ch
'
Ella
veda
più
il
Pontefice
.
Si
è
ottenuto
che
il
Governo
aiuti
la
congiura
promettendogli
in
compenso
di
non
mandare
ad
effetto
certa
nomina
di
persona
molto
sgradita
al
Quirinale
,
per
la
sede
arcivescovile
di
Torino
.
Non
ceda
,
non
abbandoni
il
Santo
Padre
e
la
Sua
missione
.
La
minaccia
per
l
'
affare
di
Jenne
non
è
seria
,
sarebbe
impossibile
di
procedere
contro
di
Lei
e
lo
sanno
.
Chi
non
Le
può
scrivere
ha
saputo
tutto
questo
,
lo
ha
fatto
scrivere
a
me
,
lo
farà
pervenire
a
Lei
.
NOEMI
D
'
ARXEL
.
Benedetto
guardò
involontariamente
l
'
usciere
,
quasi
dubitando
ch
'
egli
conoscesse
il
senso
di
quella
lettera
passata
per
le
sue
mani
.
Ma
l
'
usciere
dormicchiava
da
capo
e
non
si
scosse
che
al
ricomparire
del
delegato
,
il
quale
gli
ordinò
di
accompagnare
Benedetto
dal
signor
commendatore
.
Benedetto
fu
introdotto
in
una
stanza
spaziosa
,
tutta
buia
fuorché
nell
'
angolo
dove
un
signore
sui
cinquant
'
anni
stava
leggendo
la
Tribuna
nel
chiarore
di
una
lampada
elettrica
,
vivo
sul
suo
cranio
calvo
,
sul
giornale
,
sul
tavolo
coperto
di
carte
.
Sopra
di
lui
,
nella
penombra
,
si
intravvedeva
un
grande
ritratto
del
Re
.
Egli
non
levò
dal
giornale
il
capo
grave
di
conscio
potere
.
Lo
levò
quando
gli
piacque
e
guardò
con
occhi
noncuranti
l
'
atomo
di
popolo
che
aveva
davanti
a
sé
.
"
Prenda
una
sedia
"
diss
'
egli
,
gelido
.
Benedetto
ubbidì
.
"
Lei
è
il
signor
Pietro
Maironi
?
"
"
Sì
signore
.
"
"
Mi
rincresce
di
averla
incomodata
ma
era
necessario
.
"
Sotto
le
parole
cortesi
del
signor
commendatore
si
sentiva
un
fondo
di
durezza
e
di
sarcasmo
.
"
A
proposito
"
diss
'
egli
.
"
Perché
non
si
fa
chiamare
col
Suo
nome
,
Lei
?
"
Alla
improvvisa
domanda
Benedetto
non
rispose
immediatamente
.
"
Bene
bene
"
ripigliò
colui
.
"
Questo
adesso
importa
poco
.
Qui
non
siamo
in
Tribunale
.
Io
penso
che
se
si
vuole
fare
il
bene
si
deve
farlo
col
proprio
nome
.
Ma
io
non
vado
in
chiesa
,
ho
idee
diverse
dalle
Sue
.
Non
importa
,
dico
.
Lei
sa
chi
sono
io
?
Il
delegato
gliel
'
ha
detto
?
"
"
No
signore
.
"
"
Bene
,
sono
un
funzionario
dello
Stato
che
s
'
interessa
un
poco
della
sicurezza
pubblica
e
che
ha
un
certo
potere
;
sì
,
un
certo
potere
.
Ora
io
voglio
dimostrarle
che
ho
interesse
anche
per
Lei
.
Lei
,
mi
dispiace
il
dirlo
,
è
in
una
situazione
critica
,
mio
caro
signor
Maironi
o
signor
Benedetto
,
a
Sua
scelta
.
È
pervenuta
all
'
Autorità
giudiziaria
un
'
accusa
contro
di
Lei
,
veramente
grave
;
e
io
vedo
molto
in
pericolo
non
soltanto
la
Sua
fama
di
santità
ma
pure
la
Sua
libertà
personale
e
quindi
la
Sua
predicazione
almeno
per
qualche
anno
.
"
Una
fiamma
salì
al
viso
di
Benedetto
,
i
suoi
occhi
scintillarono
.
"
Lasci
la
santità
e
la
fama
"
diss
'
egli
.
L
'
augusto
funzionario
dello
Stato
riprese
senza
scomporsi
:
"
Lei
si
sente
ferito
.
Badi
,
sa
,
che
la
Sua
fama
di
santità
corre
altri
pericoli
.
Altre
cose
si
dicono
di
Lei
che
non
hanno
a
che
fare
,
per
questo
stia
tranquillo
,
col
codice
penale
ma
che
non
si
accordano
molto
colla
morale
cattolica
;
e
Le
assicuro
che
sono
abbastanza
credute
.
Dico
per
dire
;
son
cose
che
non
mi
riguardano
affatto
.
Del
resto
la
santità
non
è
mai
reale
,
è
sempre
,
più
o
meno
,
una
idealizzazione
che
lo
specchio
fa
della
immagine
.
Se
c
'
è
una
santità
è
quella
dello
specchio
,
è
quella
della
gente
che
crede
ai
Santi
.
Io
non
ci
credo
.
Ma
veniamo
al
serio
.
Le
ho
dovuto
dire
delle
cose
sgradevoli
,
La
ho
anche
ferita
;
ora
medicherò
.
Io
non
sono
credente
ma
però
apprezzo
il
principio
religioso
come
elemento
di
ordine
pubblico
,
e
questo
è
poi
il
sentimento
dei
miei
superiori
,
è
il
sentimento
del
Governo
.
Perciò
il
Governo
non
può
aver
piacere
che
si
faccia
un
processo
scandaloso
a
qualcuno
che
presso
il
popolo
passa
per
santo
;
un
processo
che
potrebbe
poi
anche
provocare
dei
disordini
.
Ma
c
'
è
di
più
!
Noi
sappiamo
che
Lei
è
persona
gradita
al
Papa
il
quale
La
vede
spesso
.
Ora
in
alto
non
si
ha
nessuna
voglia
di
recare
dispiaceri
personali
al
Papa
.
Si
ha
dunque
la
buona
intenzione
di
evitargli
questo
,
se
possibile
.
E
sarà
possibile
a
una
condizione
.
Qui
in
Roma
Lei
ha
dei
nemici
attivi
,
non
di
parte
nostra
,
sa
!
non
di
parte
liberale
!
,
che
si
preparano
a
rovinarla
interamente
;
nella
riputazione
e
in
tutto
.
Se
vuole
che
Le
apra
il
mio
pensiero
,
il
mio
pensiero
è
questo
:
dal
punto
di
vista
cattolico
hanno
ragione
.
Io
modifico
un
poco
,
per
mio
uso
e
per
loro
uso
,
il
motto
famoso
dei
Gesuiti
:
"
aut
sint
ut
sunt
"
dico
io
"
aut
non
erunt
.
"
Mi
riferiscono
che
Lei
è
un
cattolico
largo
.
Ciò
significa
semplicemente
che
lei
non
è
cattolico
.
Tiriamo
via
.
I
Suoi
nemici
L
'
hanno
denunciata
al
Procuratore
del
Re
.
Per
verità
noi
dovremmo
far
arrestare
dai
carabinieri
il
signor
Pietro
Maironi
condannato
in
contumacia
dalla
Corte
d
'
Assise
di
Brescia
per
mancato
servizio
di
giurato
;
ma
questa
è
una
bazzecola
.
Lei
si
figura
di
avere
guarito
della
gente
a
Jenne
ed
è
accusato
non
solamente
di
esercizio
illegale
della
medicina
ma
persino
di
aver
avvelenato
un
paziente
,
niente
meno
!
Ora
noi
abbiamo
i
mezzi
di
salvarla
.
Noi
faremo
in
modo
che
la
denuncia
si
ponga
a
dormire
.
Ma
se
Lei
resta
in
Roma
i
Suoi
nemici
di
Roma
faranno
un
rumore
così
grande
che
non
ci
potremo
fingere
sordi
.
Bisogna
che
Lei
se
ne
vada
lontano
;
e
subito
!
Meglio
se
va
fuori
d
'
Italia
.
Vada
in
Francia
,
dove
c
'
è
carestia
di
santità
.
O
almeno
...
non
ci
ha
una
casa
,
Lei
,
sul
lago
di
Lugano
?
Adesso
vi
sono
delle
suore
,
vero
?
Suore
e
Santi
stanno
benissimo
insieme
.
Vada
colle
suore
e
lasci
passare
la
burrasca
.
"
Il
commendatore
parlava
serio
serio
,
lento
lento
,
coprendo
lo
scherno
di
flemma
più
insolente
.
Benedetto
si
alzò
in
piedi
,
risoluto
e
severo
.
"
Io
stavo
"
rispose
"
presso
un
infermo
che
aveva
bisogno
della
medicina
illegale
mia
.
Mi
si
poteva
lasciare
al
mio
posto
.
Lei
e
il
Governo
sono
i
peggiori
miei
nemici
se
mi
offrono
di
fuggire
la
giustizia
.
Lei
faccia
il
Suo
dovere
di
mandare
i
carabinieri
ad
arrestarmi
per
il
mancato
servizio
di
giurato
.
Io
proverò
poi
che
non
potei
ricevere
la
citazione
.
Il
signor
procuratore
del
Re
faccia
il
dovere
Suo
di
procedere
contro
di
me
per
la
denuncia
di
Jenne
;
mi
si
troverà
sempre
a
villa
Mayda
.
Lo
dica
ai
Suoi
superiori
.
Dica
loro
che
non
mi
moverò
da
Roma
,
che
temo
un
Giudice
solo
e
ch
'
essi
pure
lo
temano
nel
loro
doppio
cuore
,
perché
Egli
sarà
più
terribile
al
doppio
cuore
che
alla
violenza
sincera
!
"
Il
commendatore
,
impreparato
a
quel
colpo
,
livido
di
veleno
impotente
,
prorompeva
già
in
parole
di
collera
quando
si
udì
il
rumor
sordo
di
una
carrozza
ch
'
entrava
nell
'
atrio
.
Levò
allora
lo
sguardo
da
Benedetto
,
stette
in
ascolto
.
Benedetto
afferrò
la
spalliera
della
sua
seggiola
per
levarsi
quell
'
impaccio
a
voltar
le
spalle
.
L
'
altro
si
scosse
,
riacceso
negli
occhi
dall
'
ira
un
momento
sopita
;
gettò
il
giornale
che
aveva
sempre
tenuto
in
mano
,
batté
il
pugno
sul
tavolo
,
esclamando
:
"
Che
fa
?
Non
si
muova
!
"
I
due
uomini
si
fissarono
per
alcuni
secondi
in
silenzio
,
uno
con
autorità
maestosa
,
l
'
altro
bieco
.
Poi
questi
riprese
,
veemente
:
"
Debbo
farla
arrestare
qui
?
"
Benedetto
durò
a
fissarlo
in
silenzio
.
Quindi
rispose
:
"
Aspetto
.
Faccia
.
"
Un
usciere
,
che
aveva
bussato
più
volte
inutilmente
,
comparve
sulla
soglia
,
s
'
inchinò
al
commendatore
senza
dir
parola
.
Il
commendatore
disse
subito
"
vengo
"
e
alzatosi
frettolosamente
uscì
con
una
faccia
strana
dove
la
collera
spariva
e
spuntava
l
'
ossequio
.
L
'
usciere
rientrò
immediatamente
,
disse
a
Benedetto
che
aspettasse
.
Passò
un
quarto
d
'
ora
.
Benedetto
,
tutto
fremente
,
con
il
cuore
in
tumulto
e
la
testa
in
fiamme
,
eccitato
e
spossato
dalla
febbre
,
era
ricaduto
sulla
sua
seggiola
,
turbinandogli
dentro
alla
rinfusa
i
più
diversi
pensieri
.
-
Dio
gli
perdoni
a
quest
'
uomo
!
-
A
tutti
!
-
Che
gioia
se
il
Pontefice
non
permette
la
condanna
di
Selva
!
-
La
persona
che
non
mi
può
scrivere
,
come
sa
?
-
E
adesso
perché
mi
fanno
aspettare
?
-
Cosa
vogliono
ancora
da
me
?
-
Oh
,
con
questa
febbre
,
se
non
avessi
a
esser
più
padrone
dei
miei
pensieri
,
delle
mie
parole
!
-
Che
terrore
!
-
Dio
,
Dio
,
non
lo
permettete
!
-
Ma
che
orride
viltà
sono
nel
mondo
,
che
vergogna
di
fornicazioni
occulte
fra
questa
gente
della
Chiesa
e
dello
Stato
che
si
odia
,
che
si
disprezza
!
Come
,
come
lo
permetti
,
Signore
?
-
Nessuno
viene
ancora
!
-
La
febbre
!
-
Dio
,
Dio
,
fa
che
io
resti
padrone
dei
miei
pensieri
,
delle
mie
parole
.
Dio
Verità
,
il
tuo
servo
è
in
potere
de
'
suoi
nemici
congiurati
,
fa
ch
'
egli
Ti
glorifichi
anche
nel
fuoco
ardente
!
-
Quelle
due
persone
pensano
a
me
,
adesso
.
Io
non
devo
pensare
a
loro
!
-
Esse
non
dormono
,
pensano
a
me
.
-
Non
sono
ingrato
,
non
sono
ingrato
,
ma
non
devo
pensare
a
loro
!
-
Penserò
a
te
,
vecchio
santo
del
Vaticano
,
che
dormi
e
non
sai
!
-
Ah
quella
scaletta
non
la
farò
più
,
quel
dolce
viso
pieno
di
Spirito
Santo
non
lo
vedrò
più
!
-
Però
,
Dio
sia
lodato
,
non
lo
avrò
visto
invano
.
-
Ma
cosa
faccio
qui
?
-
Perché
non
me
ne
vado
?
-
Potrò
poi
andare
?
-
Questa
febbre
!
Si
alzò
,
cercò
di
legger
l
'
ora
sur
un
occhio
tondo
di
orologio
biancheggiante
nell
'
ombra
.
Mancavano
cinque
minuti
alle
undici
.
Fuori
,
il
temporale
continuava
.
La
potenza
degli
elementi
furibondi
e
la
potenza
del
tempo
che
spingeva
la
piccola
sfera
sul
quadrante
,
parevano
amiche
a
Benedetto
nel
loro
prevalere
indifferente
sulla
potenza
umana
che
aveva
sede
dov
'
egli
era
e
lo
teneva
in
sua
balìa
.
Ma
la
febbre
,
la
crescente
febbre
!
Ardeva
di
sete
.
Se
almeno
avesse
potuto
aprire
una
finestra
,
tendere
la
bocca
all
'
acqua
del
cielo
!
Un
tocco
di
campanello
elettrico
,
passi
affrettati
nell
'
anticamera
,
finalmente
.
Ecco
il
commendatore
,
in
soprabito
e
cappello
.
Chiude
l
'
uscio
dietro
a
sé
,
raccoglie
delle
carte
sul
suo
tavolo
,
dice
a
Benedetto
con
piglio
sprezzante
:
"
Stia
attento
.
Lei
ha
tre
giorni
per
lasciare
Roma
.
Ha
capito
?
"
Non
cura
di
aspettare
risposta
,
preme
un
bottone
.
Entrato
l
'
usciere
,
gli
ordina
:
"
Accompagnate
!
"
Giunto
colla
sua
guida
sullo
scalone
,
Benedetto
,
credendosi
oramai
libero
di
scendere
,
le
chiese
un
po
'
d
'
acqua
.
"
Acqua
?
"
rispose
l
'
usciere
.
"
Non
posso
andarne
a
prendere
,
adesso
.
Sua
Eccellenza
aspetta
.
Favorisca
qui
.
"
Lo
fece
entrare
,
con
sua
meraviglia
,
nell
'
ascensore
.
"
Anzi
le
Loro
Eccellenze
"
diss
'
egli
;
e
mentre
l
'
ascensore
saliva
al
secondo
piano
,
venne
guardando
Benedetto
come
si
guarda
qualcuno
cui
è
fatto
un
grande
onore
e
che
non
pare
meritarlo
.
Giunti
al
secondo
piano
,
i
due
attraversarono
una
grandissima
sala
semioscura
.
Da
questa
sala
Benedetto
venne
fatto
passare
in
una
stanza
illuminata
così
riccamente
ch
'
egli
ne
provò
fastidio
e
sofferenza
,
ne
rimase
quasi
acciecato
.
Due
uomini
,
seduti
ai
due
angoli
di
un
largo
canapè
,
ve
lo
attendevano
in
attitudine
diversa
;
il
più
giovine
con
le
mani
in
tasca
,
una
gamba
a
cavalcioni
dell
'
altra
,
il
capo
rovesciato
sulla
spalliera
;
il
più
vecchio
col
busto
piegato
in
avanti
e
le
mani
occupate
in
un
continuo
blando
maneggio
alterno
della
barba
grigia
.
Il
primo
aveva
una
guardatura
sarcastica
;
il
secondo
l
'
aveva
scrutatrice
,
malinconica
,
buona
.
Questi
,
evidentemente
il
più
autorevole
dei
due
,
invitò
Benedetto
a
sedere
sur
una
poltrona
di
fronte
a
lui
.
"
Non
creda
,
sa
,
caro
signor
Maironi
"
diss
'
egli
con
voce
armoniosa
e
sonora
ma
rispondente
in
qualche
modo
alla
malinconia
dello
sguardo
,
"
non
creda
che
noi
siamo
qui
due
artigli
potenti
dello
Stato
.
Noi
siamo
qui
in
questo
momento
due
individui
di
una
specie
rara
,
due
uomini
politici
geniali
che
conoscono
bene
il
loro
mestiere
e
che
lo
disprezzano
meglio
.
Siamo
due
grandi
idealisti
che
sanno
mentire
idealmente
bene
colla
gente
che
altro
non
merita
e
sanno
adorare
la
Verità
;
due
democratici
,
ma
però
adoratori
di
quella
Verità
recondita
che
non
è
stata
mai
toccata
dalle
mani
sudicie
del
vecchio
Demos
.
"
Detto
così
,
l
'
uomo
dalla
barba
grigia
fluente
riprese
a
farvi
scorrere
su
le
due
mani
a
vicenda
e
strinse
gli
occhi
scintillanti
di
un
sorriso
acuto
,
pago
delle
proprie
parole
,
cercando
la
sorpresa
sul
viso
di
Benedetto
.
"
Siamo
poi
anche
credenti
"
riprese
.
Allora
l
'
altro
personaggio
alzò
,
senza
levar
il
capo
dalla
spalliera
,
le
mani
distese
e
disse
quasi
solennemente
:
"Piano."
"
Lascia
,
caro
amico
"
ripigliò
il
primo
senza
volgersi
all
'
amico
.
"
Siamo
ambedue
credenti
,
però
in
modo
diverso
.
Io
credo
in
Dio
con
tutte
le
mie
forze
che
sono
molte
e
lo
avrò
sempre
meco
.
Tu
credi
in
Dio
con
tutte
le
tue
debolezze
che
sono
poche
e
non
lo
avrai
che
al
tuo
letto
di
morte
.
"
Altro
sorriso
acuto
e
pago
,
altra
pausa
.
L
'
amico
scosse
il
capo
alzando
le
sopracciglia
come
per
una
udita
corbelleria
che
meritasse
pietà
e
non
risposta
.
"
Io
poi
"
continuò
la
voce
sonora
e
armoniosa
"
sono
anche
cristiano
.
Non
cattolico
ma
cristiano
.
Anzi
,
come
cristiano
,
sono
anticattolico
.
Il
mio
cuore
è
cristiano
e
il
mio
cervello
è
protestante
.
Io
vedo
con
gioia
nel
cattolicismo
i
segni
,
non
dico
della
decrepitezza
ma
della
putrefazione
.
La
carità
si
va
disfacendo
nei
cuori
più
schiettamente
cattolici
in
una
melma
oscura
tutta
vermi
di
odio
.
Vedo
il
Cattolicismo
fendersi
da
ogni
parte
e
vedo
spuntare
per
le
fessure
la
vecchia
idolatria
cui
si
è
sovrapposto
.
Le
poche
energie
giovani
,
sane
,
vitali
,
che
vi
si
manifestano
,
tendono
tutte
a
separarsene
.
So
che
Lei
è
appunto
un
cattolico
radicale
,
ch
'
è
amico
di
un
uomo
veramente
sano
e
forte
che
si
dice
cattolico
ma
ch
'
è
giudicato
eretico
,
però
,
dai
cattolici
puri
;
e
lo
è
certamente
.
Mi
hanno
detto
che
Lei
è
scolare
di
questo
nobile
eretico
,
che
fa
una
propaganda
riformatrice
e
che
in
pari
tempo
cerca
di
agire
sul
Pontefice
.
Ora
un
grande
riformatore
lo
aspetto
anch
'
io
ma
dev
'
essere
un
antipapa
;
non
un
antipapa
nel
piccolo
senso
storico
;
un
antipapa
nel
grande
senso
luterano
della
parola
.
"
Curiosità
ci
punge
di
sapere
"
come
Lei
creda
possibile
ringiovanire
questo
povero
vecchione
di
Papato
che
noi
laici
precediamo
non
soltanto
nella
conquista
della
civiltà
ma
nella
scienza
di
Dio
,
anche
,
e
persino
nella
scienza
di
Cristo
;
che
ci
anfana
dietro
a
grande
distanza
e
ogni
tanto
si
pianta
sulla
via
,
restio
come
una
bestia
che
fiuta
il
macello
,
e
poi
,
quando
è
tirato
ben
forte
,
fa
un
salto
avanti
per
tornarsi
a
piantare
fermo
fino
a
un
altro
strappo
di
fune
.
Ci
dica
il
Suo
concetto
di
una
riforma
cattolica
.
Sentiamo
.
"
Benedetto
rimase
silenzioso
.
"
Parli
"
riprese
il
nume
ignoto
che
pareva
imperare
in
quel
luogo
.
"
Il
mio
amico
non
è
Erode
né
io
sono
Pilato
.
Noi
potremmo
forse
diventare
due
apostoli
della
Sua
idea
.
"
L
'
amico
stese
ancora
le
due
mani
aperte
,
senza
levar
il
capo
dalla
spalliera
,
disse
ancora
,
però
pigiando
più
forte
sulla
prima
sillaba
:
"Piano."
Benedetto
tacque
.
"
Mi
pare
,
caro
mio
"
disse
l
'
amico
voltando
il
capo
,
senz
'
alzarlo
,
verso
il
collega
"
che
questo
sarà
il
primo
fiasco
della
tua
eloquenza
.
Qui
il
modello
del
nihil
respondit
è
preso
molto
sul
serio
.
"
Benedetto
trasalì
,
atterrito
dal
richiamo
al
Divino
Maestro
,
dal
dubbio
di
parerne
un
imitatore
superbo
.
Cessò
in
quel
momento
di
sentire
il
suo
male
,
la
febbre
,
la
sete
,
la
gravezza
del
capo
.
"
Oh
no
"
esclamò
"
adesso
io
rispondo
!
Lei
dice
che
non
è
Pilato
.
Il
vero
è
invece
che
io
sono
l
'
ultimo
dei
servi
di
Cristo
perché
gli
sono
stato
infedele
e
che
Lei
mi
ripete
proprio
la
domanda
di
Pilato
:
-
Quid
est
veritas
?
Ora
Lei
non
è
disposto
a
ricevere
la
verità
,
come
non
vi
era
disposto
Pilato
.
"
"
Oh
!
"
esclamò
il
suo
interlocutore
.
"
E
perché
?
"
L
'
amico
rise
rumorosamente
.
"
Perché
"
rispose
Benedetto
"
chi
opera
tenebre
,
le
tenebre
lo
avvolgono
e
la
luce
non
gli
può
arrivare
.
Lei
opera
tenebre
.
È
facile
di
comprenderlo
,
Lei
è
il
signor
ministro
dell
'
Interno
,
La
conosco
di
fama
.
Lei
non
è
nato
per
operare
tenebre
,
vi
è
stata
molta
luce
in
certe
opere
Sue
,
vi
è
molta
luce
nella
Sua
anima
,
molta
luce
di
verità
e
di
bontà
;
ma
in
questo
momento
Lei
opera
tenebre
.
Io
sono
questa
notte
qui
perché
Lei
ha
pattuito
un
mercato
non
confessabile
.
Lei
dice
di
adorare
la
Verità
,
domanda
a
un
fratello
se
possiede
la
Verità
e
tace
che
lo
ha
già
venduto
!
"
Mentre
Benedetto
parlava
,
l
'
amico
del
ministro
,
Eccellenza
egli
pure
ma
in
sottordine
,
alzò
finalmente
il
capo
dalla
spalliera
del
canapè
.
Parve
che
incominciasse
soltanto
allora
a
stimar
degno
di
attenzione
l
'
uomo
e
quello
che
diceva
.
Parve
anche
divertirsi
della
lezione
toccata
al
principale
del
quale
ammirava
l
'
ingegno
grandissimo
ma
derideva
in
cuor
suo
le
velleità
idealistiche
.
Il
principale
rimase
,
sulle
prime
,
sbalordito
;
poi
scattò
in
piedi
,
gridando
come
un
ossesso
:
"
Siete
un
mentitore
!
Siete
un
insolente
!
Non
meritate
la
mia
bontà
!
Non
vi
ho
venduto
,
non
valete
niente
,
vi
regalerò
!
Andate
!
Andate
via
!
"
Cercò
il
bottone
del
campanello
elettrico
e
non
trovandolo
nella
cecità
della
collera
,
gridò
:
"
Usciere
!
Usciere
!
"
Il
sottosegretario
di
Stato
,
avvezzo
a
queste
scenate
ch
'
eran
poi
sempre
fuochi
di
paglia
perché
il
ministro
aveva
un
cuore
d
'
oro
,
se
la
rideva
,
in
principio
sotto
i
baffi
.
Ma
quando
lo
udì
chiamar
l
'
usciere
a
quel
modo
,
conoscendo
bene
le
indiscrezioni
degli
uscieri
e
pensando
i
pettegolezzi
pericolosi
che
potevano
nascere
di
questo
incidente
,
il
ridicolo
che
ne
sarebbe
schizzato
anche
sopra
di
lui
,
trattenne
risolutamente
il
ministro
imponendogli
,
quasi
,
di
chetarsi
,
e
disse
brusco
a
Benedetto
:
"
Lei
se
ne
vada
.
"
Il
ministro
si
diede
a
camminare
per
la
sala
,
muto
,
a
capo
basso
,
a
passi
frettolosi
e
brevi
,
male
vincendo
in
sé
il
bambino
che
avrebbe
voluto
battere
i
piedi
sul
posto
.
Benedetto
non
ubbidì
.
Ritto
e
severo
,
radiante
invisibili
raggi
di
uno
spirito
dominatore
,
che
tennero
a
distanza
il
sottosegretario
di
Stato
,
egli
costrinse
l
'
altro
con
questo
potere
magnetico
a
voltarsi
verso
di
lui
,
a
fermarsi
,
a
guardarlo
in
faccia
.
"
Signor
ministro
"
diss
'
egli
"
io
sto
per
uscire
non
solo
da
questo
palazzo
ma
credo
anche
,
fra
non
molto
,
da
questo
mondo
.
Non
La
rivedrò
più
,
mi
ascolti
un
'
ultima
volta
.
Ella
non
è
ora
disposto
alla
Verità
,
però
la
Verità
è
alle
Sue
porte
,
e
verrà
l
'
ora
,
e
non
è
lontana
perché
la
Sua
vita
discende
,
che
si
farà
notte
sopra
di
Lei
,
sopra
i
Suoi
poteri
,
i
Suoi
onori
,
le
Sue
ambizioni
.
Allora
Ella
udrà
la
Verità
chiamare
nella
notte
.
Potrà
rispondere
-
parti
-
e
non
la
incontrerà
più
mai
.
Potrà
rispondere
-
entra
-
e
la
vedrà
comparire
velata
,
spirante
dolcezza
dal
velo
.
Ella
non
sa
ora
come
risponderà
,
né
io
lo
so
,
né
alcuno
al
mondo
.
Si
prepari
colle
opere
buone
a
risponder
bene
.
Qualunque
sieno
gli
errori
Suoi
,
vi
è
religiosità
nel
Suo
spirito
.
Iddio
Le
ha
dato
molto
potere
nel
mondo
;
lo
adoperi
per
il
Bene
.
Lei
ch
'
è
nato
cattolico
dice
di
essere
protestante
.
Forse
Lei
non
conosce
abbastanza
il
Cattolicismo
per
comprendere
che
il
Protestantesimo
si
sfascia
sopra
il
Cristo
morto
e
che
il
Cattolicismo
evolve
per
virtù
del
Cristo
vivente
.
Ma
io
parlo
adesso
all
'
uomo
di
Stato
,
non
certo
per
domandargli
di
proteggere
la
Chiesa
cattolica
che
sarebbe
una
sventura
,
ma
per
dirgli
che
se
lo
Stato
non
ha
ad
essere
né
cattolico
né
protestante
,
non
gli
è
però
lecito
d
'
ignorare
Iddio
e
voi
osate
negarlo
in
più
di
una
scuola
vostra
,
di
quelle
che
chiamate
alte
,
in
nome
della
libertà
della
scienza
che
voi
confondete
colla
libertà
del
pensiero
e
della
parola
perché
il
pensiero
e
la
parola
sono
liberi
di
negare
Iddio
ma
la
negazione
di
Dio
non
ha
né
può
avere
carattere
di
scienza
e
voi
solo
la
scienza
dovete
insegnare
.
Voi
conoscete
bene
la
piccola
politica
che
vi
fa
transigere
in
segreto
con
la
vostra
coscienza
per
avere
celatamente
un
favore
dal
Vaticano
,
nel
quale
non
credete
;
ma
voi
conoscete
male
la
grande
politica
di
mantenere
l
'
autorità
di
Chi
è
il
principio
eterno
di
ogni
giustizia
.
Voi
lavorate
a
distruggerla
ben
peggio
che
con
i
professori
atei
;
in
fondo
i
professori
atei
hanno
un
piccolo
potere
;
voi
uomini
politici
che
dite
spesso
di
credere
in
Dio
,
voi
ne
distruggete
l
'
autorità
molto
più
che
quei
professori
,
con
i
mali
esempî
del
vostro
ateismo
pratico
.
Voi
che
vi
figurate
di
credere
nel
Dio
di
Cristo
,
siete
in
realtà
profeti
e
sacerdoti
degli
dei
falsi
.
Voi
li
servite
come
li
servivano
i
principi
idolatri
ebrei
,
nei
luoghi
alti
,
in
cospetto
del
popolo
.
Voi
servite
nei
luoghi
alti
gli
dei
di
tutte
le
cupidigie
terrestri
.
"
"
Bravo
!
"
interruppe
il
ministro
,
conosciuto
per
la
sua
morigeratezza
,
per
le
virtù
famigliari
,
per
la
noncuranza
del
danaro
.
"
Mi
divertite
!
"
E
soggiunse
,
vôlto
all
'
amico
:
"
Proprio
non
valeva
la
pena
.
"
"
M
'
intenda
bene
!
"
riprese
Benedetto
.
"
Sì
,
anche
Lei
è
uno
di
questi
sacerdoti
.
Parlo
io
forse
di
gaudenti
comuni
?
Parlo
di
Lei
e
di
altri
come
Lei
che
si
credono
gente
onesta
perché
non
cacciano
le
mani
nel
danaro
dello
Stato
,
che
si
credono
gente
morale
perché
non
si
danno
ai
piaceri
dei
sensi
.
Vi
dirò
due
cose
.
Intanto
,
voi
adorate
piaceri
più
perversi
.
Voi
fate
di
voi
stessi
i
vostri
falsi
dei
,
voi
adorate
il
piacere
di
contemplarvi
nel
vostro
potere
,
nei
vostri
onori
,
nell
'
ammirazione
della
gente
.
Ai
vostri
dei
voi
sacrificate
colpevolmente
molte
vittime
umane
e
la
integrità
del
vostro
stesso
carattere
.
Fra
voi
vi
è
il
patto
che
ciascuno
rispetti
il
falso
dio
del
collega
e
ne
aiuti
il
culto
.
I
più
puri
di
voi
sono
colpevoli
almeno
di
questa
complicità
.
Voi
torcete
lo
sguardo
da
torbide
congiure
d
'
interessi
vili
,
da
non
confessabili
intrighi
di
sêtte
che
strisciano
nell
'
ombra
e
li
lasciate
passare
in
silenzio
.
Voi
vi
credete
incorrotti
e
corrompete
!
Voi
distribuite
regolarmente
denaro
pubblico
a
gente
che
vi
vende
la
parola
e
l
'
onestà
della
coscienza
.
Voi
disprezzate
e
nutrite
questa
infamia
sotto
di
voi
.
È
più
empio
comperare
voti
e
lodi
che
venderne
!
I
più
corrotti
siete
voi
!
Secondo
peccato
,
voi
considerate
il
mentire
una
necessità
della
vostra
condizione
,
voi
mentite
come
bere
acqua
,
mentite
al
popolo
,
mentite
al
Parlamento
,
mentite
al
Principe
,
mentite
agli
avversarî
,
mentite
agli
amici
.
Lo
so
,
qualcuno
di
voi
personalmente
non
pratica
l
'
abituale
mentire
,
solamente
lo
tollera
nei
colleghi
,
molti
di
voi
prendono
con
ripugnanza
quest
'
abito
nell
'
entrare
dove
si
governa
,
come
entrando
in
una
miniera
si
prende
talvolta
una
veste
sudicia
che
difende
la
nostra
;
e
all
'
uscire
lo
depongono
con
gioia
.
Ma
costoro
che
sono
i
migliori
,
si
diranno
essi
buoni
e
fedeli
servi
della
Verità
?
Voi
credete
in
Dio
e
forse
al
vostro
letto
di
morte
pensate
di
avere
maggiormente
offeso
Iddio
come
uomini
politici
con
azioni
di
violenza
contro
la
Chiesa
nel
nome
dello
Stato
.
No
,
non
saranno
state
queste
le
vostre
maggiori
offese
.
Se
vengono
in
Parlamento
e
dal
Parlamento
al
Governo
uomini
che
professino
come
filosofi
di
non
conoscere
Dio
ma
che
insorgano
nel
nome
della
Verità
contro
quest
'
arbitraria
tirannia
della
Menzogna
,
meglio
serviranno
Dio
e
saranno
più
grati
a
Dio
di
voi
che
credete
in
esso
come
in
un
idolo
e
non
come
nello
Spirito
di
Verità
,
di
voi
che
osate
parlare
di
putrefazioni
del
Cattolicismo
,
puzzolenti
di
falsità
come
siete
.
Sì
,
puzzolenti
!
Voi
fate
tanto
impura
l
'
aria
delle
altezze
,
a
rovescio
di
quello
che
sarebbe
naturale
,
da
rendere
ben
difficile
di
respirarla
.
Voi
avete
un
cuore
religioso
,
signor
ministro
;
non
rispondetemi
che
in
questo
palazzo
non
si
può
servire
Iddio
...
"
"
Sa
Lei
...
"
esclamò
con
ira
il
ministro
incrociando
le
braccia
sul
petto
.
Il
sottosegretario
di
Stato
stese
graziosamente
una
mano
verso
di
lui
per
arrestarne
la
parola
sdegnosa
.
"
Piano
piano
piano
"
diss
'
egli
.
"
Permetti
?
Perché
mi
ci
diverto
.
"
Il
sottosegretario
di
Stato
,
piccolo
,
rotondetto
,
rispettoso
della
propria
sottosegretarietà
,
simile
a
un
uovo
in
possesso
cosciente
di
un
sacro
pulcino
,
ben
minore
uomo
del
ministro
e
ben
diverso
da
lui
,
non
aveva
affatto
le
curiosità
intellettuali
del
Superiore
e
non
era
venuto
che
per
compiacere
al
Superiore
.
Il
Superiore
,
luminosa
intelligenza
,
soleva
fermare
il
proprio
lume
ora
sull
'
una
ora
sull
'
altra
delle
persone
che
gli
giravano
attorno
e
crederli
allora
lucenti
per
loro
virtù
come
forse
penserà
il
sole
degli
astri
che
gli
fanno
la
corte
.
Il
sottosegretario
di
Stato
rifletteva
luce
al
ministro
e
il
ministro
rifletteva
ammirazione
al
sottosegretario
di
Stato
.
Il
ministro
lo
aveva
desiderato
a
quel
colloquio
non
comprendendo
affatto
che
il
piccolo
Mercurio
del
suo
sistema
planetario
,
avendo
risoluto
da
giovine
di
sciogliersi
dal
soprannaturale
che
gl
'
impediva
i
movimenti
più
spontanei
della
sua
natura
egoistica
,
si
era
preso
per
il
soprannaturale
dell
'
odio
che
gl
'
infermi
concepiscono
talvolta
per
la
persona
della
quale
sanno
che
ha
fatto
delle
infermità
loro
un
pronostico
triste
.
Come
questi
infelici
vogliono
persuadersi
che
il
profeta
non
merita
fede
e
più
la
sua
profezia
si
viene
avverando
,
più
s
'
irritano
,
più
si
struggono
di
abbattere
quell
'
autorità
minacciosa
;
così
colui
,
più
sentiva
declinargli
il
vigor
giovanile
e
perder
credito
i
dogmi
materialistici
e
folgorargli
nel
cuore
di
quando
in
quando
certe
apprensioni
lancinanti
di
una
verità
formidabile
che
poi
venivano
lentamente
meno
,
più
s
'
inveleniva
nell
'
odio
coperto
d
'
ironica
noncuranza
.
"
Senta
un
po
'
,
caro
Lei
"
diss
'
egli
a
Benedetto
dopo
essersi
fatto
largo
nella
conversazione
con
quella
parola
e
quel
gesto
.
"
Lei
parla
molto
di
dei
falsi
e
di
dei
veri
.
Io
non
so
se
il
Suo
sia
falso
o
vero
.
Sarà
vero
ma
è
certamente
irragionevole
.
Un
Dio
che
ha
creato
il
mondo
come
gli
è
piaciuto
,
in
modo
che
deve
andare
come
va
,
e
poi
viene
a
dirci
che
dobbiamo
farlo
andare
in
un
modo
diverso
,
eh
senta
,
via
!
non
è
un
Dio
ragionevole
!
Lei
si
è
permesso
di
vuotare
un
sacco
di
contumelie
,
un
sacco
di
accuse
agli
uomini
politici
,
che
sono
calunnie
,
specialmente
se
le
vuole
applicare
a
quel
signore
lì
e
a
me
;
ma
io
Le
concedo
che
la
politica
,
per
forza
,
non
è
mestiere
da
Santi
.
Chi
ha
fatto
il
mondo
non
ha
voluto
che
lo
sia
!
Se
la
sbrighi
con
lui
.
Ebbene
,
bisogna
pure
che
qualcuno
lo
faccia
,
quel
mestiere
lì
.
Adesso
lo
facciamo
noi
che
se
non
siamo
Santi
,
almeno
Lei
vede
quanto
pazientemente
trattiamo
con
i
Santi
.
E
senta
.
"
Il
sottosegretario
guardò
l
'
orologio
.
"
Si
fa
tardi
"
diss
'
egli
"
e
nelle
vie
di
Roma
,
a
ora
tarda
,
la
santità
corre
qualche
pericolo
.
È
meglio
che
Lei
se
ne
vada
.
"
Stese
la
mano
al
campanello
elettrico
per
chiamare
l
'
usciere
.
"
Signor
ministro
!
"
esclamò
Benedetto
con
tal
vigore
di
accento
che
il
sottosegretario
rimase
immobile
a
braccio
steso
come
colto
da
un
colpo
di
gelo
.
"
Lei
teme
per
lo
Stato
,
per
la
monarchia
,
per
la
libertà
,
i
socialisti
e
gli
anarchici
;
tema
molto
più
i
Suoi
colleghi
schernitori
di
Dio
,
perché
i
socialisti
e
gli
anarchici
sono
febbre
,
gli
schernitori
di
Dio
sono
cancrena
!
-
Quanto
a
Lei
"
soggiunse
vôlto
al
sottosegretario
"
Lei
deride
Uno
che
tace
.
Tema
il
suo
silenzio
!
"
Senza
che
né
l
'
uno
né
l
'
altro
dei
due
potenti
dicesse
una
parola
,
facesse
un
gesto
,
Benedetto
uscì
della
sala
.
Egli
discese
lo
scalone
vibrando
tutto
nel
contraccolpo
delle
parole
che
gli
erano
scoppiate
dal
cuore
e
nel
fuoco
febbrile
del
sangue
.
Le
gambe
gli
tremavano
,
gli
mancavano
sotto
.
Fu
costretto
due
o
tre
volte
di
afferrarsi
al
parapetto
e
di
sostare
.
Giunto
all
'
ultima
colonna
,
vi
premette
la
fronte
pulsante
,
cercando
frescura
.
Se
ne
staccò
subito
,
sentì
ripugnanza
della
stessa
pietra
di
quel
palazzo
come
se
fosse
infetta
di
tradimento
,
complice
del
commercio
vile
che
vi
si
era
fatto
,
atrocemente
vile
,
fra
ministri
di
Cristo
e
ministri
della
Patria
.
Sedette
sul
penultimo
gradino
,
non
potendone
più
,
senza
guardare
ai
fanali
accesi
della
carrozza
che
aspettava
lì
a
due
passi
,
senza
dubbio
la
carrozza
del
ministro
;
non
curando
esser
veduto
.
Respirò
un
poco
,
lo
sdegno
gli
si
venne
quietando
un
poco
,
quietando
in
dolore
,
in
desiderio
di
piangere
sulle
tristi
cecità
del
mondo
.
E
cominciò
anche
a
sentirsi
solo
,
amaramente
solo
.
Unica
lei
,
la
donna
del
suo
passato
errore
,
aveva
vegliato
,
aveva
scoperto
,
aveva
agito
.
Solo
per
lei
gli
era
stato
dato
di
far
fronte
al
ministro
sapendo
quale
linguaggio
fosse
da
tenergli
.
Gli
altri
amici
suoi
,
gli
amici
devoti
alle
sue
idee
religiose
,
avevano
dormito
e
dormivano
.
Gli
piacque
l
'
acre
pensiero
che
non
si
curassero
più
di
lui
.
Gli
piacque
di
abbandonarsi
almeno
una
volta
alla
pietà
della
propria
sorte
,
di
gustarla
,
almeno
una
volta
,
sino
al
fondo
,
di
figurarsi
la
propria
sorte
anche
più
dolorosa
e
amara
che
non
fosse
.
Tutti
erano
contro
di
lui
,
si
accordavano
contro
di
lui
,
tutti
!
Solo
,
solo
,
solo
.
E
i
suoi
sostegni
interni
eran
proprio
buoni
?
Eran
proprio
sicuri
?
Quell
'
uomo
là
in
alto
,
quel
ministro
di
tanto
ingegno
,
di
tanto
sapere
,
di
tanta
bontà
personale
,
se
avesse
ragione
?
Se
il
Cattolicismo
fosse
veramente
insanabile
?
Oh
,
ecco
,
anche
il
Signore
,
il
Signore
da
lui
servito
,
il
Signore
che
lo
colpiva
nel
corpo
,
che
lo
metteva
in
potere
dei
suoi
nemici
,
adesso
lo
abbandonava
nell
'
anima
.
Angoscia
,
mortale
angoscia
!
Desiderò
morire
lì
,
aver
pace
.
Le
voci
,
in
alto
,
del
ministro
e
del
sottosegretario
che
discendono
.
Benedetto
si
sforzò
di
alzarsi
,
si
trascinò
nella
via
,
vide
a
sinistra
,
pochi
passi
oltre
il
portone
,
un
'
altra
carrozza
ferma
.
Un
domestico
in
livrea
stava
sul
marciapiede
discorrendo
col
cocchiere
.
Al
comparire
di
Benedetto
il
domestico
gli
si
fece
premurosamente
incontro
.
Benedetto
riconobbe
alla
luce
del
gas
il
romano
antico
di
villa
Diedo
,
il
cameriere
dei
Dessalle
.
Gli
balenò
nel
cervello
torbido
che
Jeanne
fosse
ad
aspettarlo
in
carrozza
,
diede
un
passo
indietro
.
"
No
"
diss
'
egli
.
Intanto
la
carrozza
era
venuta
avanti
.
Benedetto
immaginò
di
vedere
Jeanne
,
esser
fatto
salire
con
lei
,
di
non
avere
forza
sufficiente
a
impedirlo
.
Preso
da
vertigine
,
retrocesse
ancora
e
sarebbe
caduto
se
il
domestico
non
lo
avesse
raccolto
nelle
sue
braccia
.
Si
trovò
in
carrozza
senza
saper
come
,
con
un
fastidioso
lume
vivo
incontro
e
un
forte
ronzio
negli
orecchi
.
A
poco
a
poco
si
raccapezzò
.
Era
solo
,
una
lampadina
ad
acetilene
gli
luceva
in
faccia
.
Lo
sportello
alla
sua
destra
era
aperto
e
il
domestico
gli
parlava
.
Che
diceva
?
Dove
andare
?
A
villa
Mayda
?
Sì
certo
,
a
villa
Mayda
.
Non
si
poteva
spegnere
quel
lume
?
Il
domestico
spense
e
parlò
ancora
,
di
una
carta
.
Quale
carta
?
Una
carta
che
la
signora
aveva
fatto
mettere
nel
taschino
interno
del
coupé
,
coll
'
ordine
di
consegnarla
al
signore
.
Benedetto
non
capiva
,
non
vedeva
.
Il
domestico
prese
la
carta
e
gliela
pose
in
tasca
.
Poi
domandò
,
per
ordine
dei
signori
,
stavolta
disse
così
,
come
il
signore
stesse
di
salute
.
Se
lo
avesse
veduto
morto
,
il
rigido
uomo
avrebbe
ugualmente
eseguito
l
'
ordine
.
Benedetto
pregò
,
per
tutta
risposta
,
che
gli
fosse
portata
un
po
'
d
'
acqua
;
bevette
avidamente
quella
che
il
domestico
gli
recò
da
un
caffè
vicino
,
ne
provò
alquanto
ristoro
.
Riprendendo
la
tazza
vuota
,
il
domestico
credette
bene
di
compiere
la
sua
missione
:
"
La
signora
mi
ha
ordinato
di
dirle
,
se
Lei
domanda
,
che
i
signori
hanno
mandato
la
carrozza
perché
sanno
che
Lei
non
sta
bene
e
hanno
pensato
che
qui
,
a
quest
'
ora
,
non
ne
troverebbe
.
"
Il
coupé
aveva
molle
eccellenti
e
le
gomme
alle
ruote
.
Che
riposo
era
per
Benedetto
di
correre
silenziosamente
così
,
solo
dentro
un
'
oscura
carrozza
soffice
,
nel
cuore
della
notte
!
Di
quando
in
quando
apparivano
a
destra
e
a
sinistra
sfondi
di
vie
lucenti
e
allora
era
per
lui
una
sofferenza
,
come
se
quelle
lunghe
file
di
lumi
fossero
nemiche
.
Tornava
subito
l
'
ombra
delle
vie
strette
,
la
fuga
,
sui
marciapiedi
e
sulle
case
,
della
luce
trabalzante
dai
fanali
del
coupé
.
Il
cocchiere
mise
il
cavallo
al
passo
e
Benedetto
guardò
fuori
,
nel
buio
.
Gli
parve
che
incominciasse
la
salita
dell
'
Aventino
.
Si
sentiva
meglio
;
la
febbre
,
inasprita
dai
travagli
fisici
e
morali
di
quella
notte
di
battaglia
,
declinava
rapidamente
.
Avvertì
allora
,
per
la
prima
volta
,
il
sottilissimo
profumo
del
coupé
,
il
solito
profumo
usato
da
Jeanne
,
e
lo
morse
la
memoria
viva
del
ritorno
da
Praglia
con
lei
,
del
momento
in
cui
,
lasciata
lei
al
piede
della
salita
di
villa
Diedo
,
si
era
allontanato
solo
nella
victoria
profumata
e
tepida
di
lei
;
solo
,
ebbro
del
suo
segreto
di
amore
.
Atterrito
dalla
vivezza
dei
ricordi
,
si
strinse
le
braccia
al
petto
,
si
sforzò
di
ritrarsi
dai
sensi
e
dalla
memoria
nel
centro
di
sé
,
ansava
a
bocca
semiaperta
non
riuscendo
a
spinger
la
immagine
fuori
dalla
sua
visione
interna
.
E
altre
gliene
lampeggiavano
nel
cuore
senza
vincere
la
sua
volontà
resistente
ma
facendola
fremere
come
una
corda
tesa
.
Era
l
'
idea
che
soltanto
lei
,
Jeanne
,
lo
amasse
davvero
,
che
soltanto
lei
soffrisse
del
suo
soffrire
.
Era
la
voce
di
lei
che
si
doleva
di
non
essere
riamata
,
la
voce
di
lei
che
lo
pregava
di
amore
con
una
cantilena
di
Saint
-
Saëns
,
tanto
dolce
,
tanto
triste
,
nota
ad
ambedue
,
della
quale
egli
le
aveva
detto
a
villa
Diedo
che
nulla
saprebbe
ricusare
a
chi
pregasse
così
.
Era
l
'
idea
di
fuggir
lontano
,
ben
lontano
e
per
sempre
,
da
Roma
pagana
e
farisea
.
Era
una
visione
di
pace
,
di
colloquî
purissimi
con
la
donna
ch
'
egli
conquisterebbe
finalmente
alla
fede
.
Era
un
desiderio
ardente
di
dire
al
Signore
:
troppo
tristo
è
il
mondo
,
concedi
che
ti
adori
così
.
Era
il
pensiero
che
in
tutto
ciò
non
vi
fosse
colpa
,
che
non
fosse
colpa
l
'
abbandono
della
sua
missione
a
fronte
di
tanti
nemici
.
Era
il
dubbio
di
non
avere
realmente
missione
alcuna
,
di
aver
ceduto
a
suggestioni
d
'
inganno
,
di
aver
creduto
a
realtà
di
fantasmi
,
di
essere
stato
illuso
da
parvenze
del
caso
.
Erano
le
fisionomie
spirituali
e
morali
dei
suoi
amici
e
seguaci
,
fatte
difformi
agli
occhi
suoi
come
da
uno
specchio
convesso
;
era
la
scorata
certezza
che
ogni
speranza
posta
in
essi
gli
fallirebbe
.
Era
da
capo
la
cantilena
tenera
e
triste
,
con
un
senso
non
più
di
preghiera
ma
di
pietà
,
di
una
pietà
circonfusa
alla
sua
lotta
amara
,
dell
'
accorata
pietà
di
qualche
spirito
ignoto
che
pure
soffrisse
e
si
dolesse
di
Dio
ma
umilmente
,
dolcemente
,
e
parlasse
per
tutto
che
ama
e
soffre
nel
mondo
.
La
carrozza
si
fermò
a
un
crocicchio
e
il
domestico
scese
dal
serpe
,
si
affacciò
allo
sportello
.
Pareva
che
tanto
egli
quanto
il
cocchiere
non
avessero
un
'
idea
chiara
del
posto
di
questa
villa
Mayda
.
A
destra
scendeva
una
stradicciuola
fra
due
muri
.
Dietro
quello
più
alto
di
sinistra
colossali
alberi
neri
ruggivano
al
tramontano
che
aveva
spazzato
le
nubi
.
Nello
sfondo
nereggiavano
al
fioco
lume
stellare
il
Gianicolo
e
San
Pietro
.
Era
una
stradicciuola
da
pedoni
.
Doveva
il
signore
scendere
lì
per
andare
a
villa
Mayda
?
No
,
ma
"
il
signore
"
volle
scendere
a
ogni
modo
,
uscire
della
carrozza
avvelenata
.
Si
trascinò
,
lottando
col
suo
povero
corpo
infermo
e
col
vento
,
fino
a
Sant
'
Anselmo
.
Rifinito
,
pensò
a
domandare
l
'
ospitalità
dei
monaci
ma
non
lo
fece
.
Scese
lungo
il
grande
,
silenzioso
asilo
benedettino
di
pace
,
passò
sospirando
davanti
alla
porta
chiusa
che
dice
vanamente
quieti
et
amicis
,
giunse
infine
al
cancello
di
villa
Mayda
.
Il
giardiniere
venne
ad
aprirgli
mezzo
svestito
e
si
meravigliò
molto
di
vederlo
.
Gli
disse
che
lo
credeva
in
prigione
perché
verso
le
nove
un
delegato
di
P
.
S
.
e
una
guardia
erano
venuti
a
cercarlo
.
Anzi
la
signora
,
la
nuora
del
professore
,
saputo
questo
,
aveva
dato
senz
'
altro
l
'
ordine
di
non
lasciarlo
entrare
se
per
caso
ritornasse
;
ma
poi
,
con
molta
gioia
del
giardiniere
,
affezionato
a
Benedetto
e
al
padrone
quanto
avverso
alla
signora
,
era
venuto
un
fiero
contrordine
del
professore
.
Udito
ciò
,
Benedetto
sarebbe
ripartito
subito
se
gliene
fossero
bastate
le
forze
.
Ma
non
era
in
grado
di
fare
cento
passi
.
"
Sarà
per
questa
sola
notte
"
diss
'
egli
.
Abitava
una
cameretta
nella
casina
del
giardiniere
.
Sperò
,
nell
'
entrarvi
,
che
vi
avrebbe
ritrovata
la
pace
del
cuore
;
ma
non
fu
così
.
Lo
cacciavano
anche
di
là
;
ecco
l
'
annuncio
amaro
che
il
suo
cuore
diede
al
povero
lettuccio
,
ai
poveri
arredi
,
ai
pochi
libri
,
alla
fumosa
candela
di
sego
.
Fissi
gli
occhi
nel
Crocifisso
pendente
sopra
uno
sgabello
a
fianco
del
letto
,
egli
gemette
mentalmente
con
uno
sforzo
di
volontà
:
"
Come
posso
io
dolermi
tanto
,
Signore
,
delle
croci
mie
?
"
Invano
;
il
suo
spirito
non
aveva
senso
vivo
né
di
Cristo
né
della
Croce
.
Sedette
desolato
,
non
volendo
coricarsi
così
,
aspettando
una
stilla
di
dolcezza
che
non
veniva
.
Una
folata
di
vento
gli
fece
volgere
il
capo
alla
finestra
che
si
era
spalancata
.
Vide
laggiù
nel
cielo
lucidissimo
,
sopra
i
merli
di
Porta
San
Paolo
e
la
nera
punta
della
piramide
di
Cestio
e
le
vette
dei
cipressi
che
cingono
la
tomba
di
Shelley
,
un
grande
pianeta
.
Il
vento
urlava
intorno
alla
casina
.
Oh
la
notte
nel
manicomio
dove
sua
moglie
moriva
,
e
le
urla
delle
agitate
,
e
il
grande
pianeta
!
Nel
reclinare
il
capo
grave
di
tristezza
si
accorse
per
caso
della
carta
che
il
domestico
gli
aveva
cacciata
in
tasca
.
Era
una
grande
busta
orlata
di
nero
.
La
spiegò
,
vi
lesse
il
nome
e
i
titoli
della
sua
povera
vecchia
suocera
,
la
marchesa
Nene
Scremin
,
e
le
due
semplici
parole
che
seguivano
:
IN
PACE
.
Impietrò
col
foglio
aperto
nelle
mani
e
gli
occhi
fissi
alle
due
parole
anguste
.
Poi
le
mani
gli
cominciarono
a
tremare
e
dalle
mani
il
tremito
gli
salì
al
petto
,
crescendo
,
crescendo
,
e
dall
'
affollar
del
petto
gli
ruppe
su
per
la
gola
una
tempesta
di
pianto
.
Piange
per
il
ritorno
di
tante
memorie
ricondotte
a
lui
dalla
povera
morta
,
dolorose
e
soavi
;
piange
affissandosi
nel
Crocifisso
,
in
Cristo
,
al
quale
,
oh
certo
,
ella
si
abbandonò
fidente
,
nel
morire
,
come
l
'
altra
cara
,
come
la
sua
Elisa
;
piange
di
gratitudine
a
lei
che
ancora
dal
mondo
ignoto
gli
è
pia
,
gl
'
intenerisce
il
cuore
.
Ricorda
le
ultime
parole
udite
dalla
sua
bocca
:
"
Allora
,
vederci
,
mai
più
?
"
Sorride
nell
'
anima
presaga
,
si
volge
alla
finestra
spalancata
,
contempla
il
grande
pianeta
.
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
CAPITOLO
OTTAVO
.
Jeanne
.
I
.
Un
piccolo
gruppo
di
operai
veniva
sul
mezzogiorno
da
una
casa
in
costruzione
di
via
Galvani
verso
via
della
Marmorata
.
Vedendo
capannelli
di
gente
sotto
gli
alberi
e
capannelli
agli
usci
,
gente
alle
finestre
delle
due
ultime
case
di
destra
e
di
sinistra
,
un
operaio
che
seguiva
il
gruppo
a
pochi
passi
di
distanza
disse
forte
ai
compagni
:
"
Quanti
scemi
per
un
furbo
!
"
Un
omaccione
barbuto
che
stava
sulla
soglia
d
'
una
botteguccia
l
'
udì
e
gli
si
fece
incontro
,
lo
apostrofò
minaccioso
:
"
Tu
che
dici
?
"
L
'
altro
si
fermò
a
squadrarlo
,
gli
rispose
beffardo
:
"
To
'
!
Quello
che
piace
a
me
!
"
L
'
omaccione
gli
menò
un
pugno
,
gli
altri
operai
gli
si
fecero
addosso
in
aiuto
del
compagno
.
Grida
,
bestemmie
,
lampeggiar
di
coltelli
,
strilli
di
donne
dalle
finestre
,
accorrer
di
gente
dal
viale
,
accorrer
di
guardie
e
di
vigili
,
in
un
baleno
la
via
fu
tutta
un
bollimento
nero
,
un
ondeggiar
della
calca
urlante
trabalzata
da
destra
a
sinistra
e
da
sinistra
a
destra
come
a
bordo
di
una
nave
sul
mare
in
tempesta
;
e
a
due
passi
dal
fitto
dove
contendevano
gli
operai
e
le
guardie
,
bravo
chi
avesse
saputo
quel
che
accadeva
.
La
folla
era
feroce
contro
gl
'
insultatori
del
Santo
ma
cieca
;
quali
fossero
non
sapeva
;
voleva
a
morte
con
cento
voci
discordi
l
'
omaccione
,
gli
operai
,
le
guardie
,
uno
che
aveva
riso
,
uno
che
aveva
fatto
il
paciere
e
chi
dava
gomitate
per
cacciarsi
avanti
e
chi
ne
dava
per
tirarsi
fuori
.
Un
conduttore
del
tram
di
S
.
Paolo
,
passando
davanti
a
via
Galvani
,
vide
il
tumulto
e
si
divertì
a
gridare
a
un
gruppo
di
popolane
,
cento
metri
più
in
là
,
che
il
Santo
di
Jenne
era
stato
ritrovato
in
via
Galvani
.
La
voce
corse
per
i
viali
pieni
di
capannelli
e
di
curiosi
solitari
,
come
fuoco
per
la
polvere
.
I
capannelli
si
ruppero
,
precipitarono
verso
via
Galvani
,
interrogandosi
le
persone
,
nel
correre
,
a
vicenda
.
I
curiosi
solitari
seguirono
più
lenti
,
più
cauti
,
e
videro
presto
alquante
facce
seccate
ritornare
indietro
.
Che
Santo
ritrovato
!
Era
una
cagnara
delle
solite
.
Qualcuno
vede
gente
scendere
in
fretta
da
Sant
'
Anselmo
.
Un
'
altra
voce
corre
:
quelli
vengono
da
villa
Mayda
,
quelli
sanno
!
E
si
fa
popolo
da
destra
,
da
sinistra
,
tutti
si
affrettano
,
come
piccioni
a
una
manciata
di
grano
,
allo
sbocco
della
via
di
Santa
Sabina
.
E
i
curiosi
solitari
,
più
lenti
,
più
cauti
,
dietro
.
Che
!
A
villa
Mayda
non
sanno
niente
,
neppure
vogliono
più
rispondere
,
tanto
sono
infastiditi
dalla
processione
di
gente
che
viene
a
suonare
il
campanello
.
E
un
drappello
di
carabinieri
arriva
serrato
,
a
passo
di
carica
,
svolta
in
via
Galvani
.
Si
odono
dei
fischi
,
delle
grida
irose
:
"
Quelli
sanno
!
Quelli
lo
hanno
menato
via
!
"
"
No
!
"
grida
una
fruttivendola
in
un
gruppo
fermo
sull
'
angolo
di
via
Alessandro
Volta
.
"
È
stato
un
delegato
!
Sono
state
le
guardie
!
"
In
quel
gruppo
s
'
inveisce
non
tanto
contro
il
delegato
e
le
guardie
quanto
contro
le
marmotte
che
avrebbero
potuto
,
se
volevano
,
buttare
a
fiume
delegato
,
guardie
,
botte
,
cavallo
e
cocchiere
e
si
son
lasciate
sgominare
da
quattro
parole
,
da
quattro
gocce
d
'
acqua
.
La
vecchietta
che
ha
fatto
venire
Benedetto
dall
'
ex
-
frate
è
lì
anche
lei
.
L
'
hanno
fermata
mentre
usciva
dal
fornaio
e
racconta
per
la
centesima
volta
la
storia
dell
'
arresto
,
s
'
intenerisce
per
la
centesima
volta
dicendo
delle
rose
e
delle
parole
pie
e
dell
'
aria
tanto
malata
che
il
Santo
aveva
.
Gli
uditori
si
commovono
,
gemono
le
odi
del
Santo
.
E
chi
racconta
una
guarigione
miracolosa
ch
'
egli
ha
operata
e
chi
ne
racconta
un
'
altra
e
chi
dice
di
quel
suo
parlare
che
va
all
'
anima
e
chi
di
quel
viso
che
vale
una
predica
e
chi
della
sua
povertà
e
chi
della
carità
che
trova
modo
,
così
povero
,
di
fare
.
Ecco
da
via
Galvani
guardie
,
carabinieri
,
arrestati
e
folla
.
Un
curioso
solitario
si
avvicina
a
un
altro
individuo
della
sua
specie
,
gli
domanda
che
sia
avvenuto
nel
quartiere
.
Colui
non
sa
niente
.
I
due
si
mettono
insieme
,
interrogano
un
popolano
che
pare
averne
abbastanza
,
volersene
andare
.
Il
popolano
risponde
che
lì
sopra
,
in
una
villa
presso
Sant
'
Anselmo
,
ci
sta
un
sant
'
uomo
adorato
in
tutto
il
quartiere
perché
visita
gli
ammalati
e
ne
guarisce
molti
e
parla
di
religione
meglio
dei
preti
,
così
che
tutti
lo
chiamano
il
Santo
.
Il
Santo
di
Jenne
,
anzi
;
perché
ha
fatto
molti
miracoli
in
un
paese
dei
monti
,
che
si
chiama
Jenne
,
e
ne
hanno
parlato
anche
i
giornali
.
E
iersera
,
mentre
stava
assistendo
un
povero
infermo
,
la
Questura
lo
ha
portato
via
,
non
si
sa
perché
.
Si
diceva
che
poi
lo
avessero
rilasciato
e
ch
'
egli
fosse
ritornato
a
casa
,
alla
villa
dove
lavora
da
giardiniere
;
ma
la
gente
della
villa
nega
ch
'
egli
vi
si
trovi
più
e
non
dà
spiegazioni
.
Il
popolo
è
riscaldato
,
vuole
...
Ecco
un
tram
,
dei
passeggeri
fanno
segno
alla
gente
e
la
gente
grida
,
corre
verso
la
prossima
fermata
,
il
popolano
pianta
i
due
,
corre
anche
lui
là
dove
una
folla
già
si
addensa
rapida
intorno
al
tram
.
Lo
strascico
lento
dei
curiosi
si
avvia
dietro
alla
folla
,
i
due
apprendono
come
il
tram
abbia
ricondotto
sei
cittadini
del
quartiere
che
,
motu
proprio
,
si
erano
recati
dal
Questore
.
I
sei
discesero
fra
la
turba
impaziente
di
udire
,
di
sapere
.
Non
parevano
lieti
.
Alla
tempesta
delle
domande
rispondevano
di
chetarsi
.
Avrebbero
parlato
,
avrebbero
riferito
,
ma
non
lì
nella
strada
.
E
già
la
gente
protestava
,
l
'
ingiuria
fremeva
su
molte
labbra
.
Colui
che
pareva
il
capo
dei
sei
,
un
tabaccaio
,
si
fece
levar
sulle
spalle
dei
colleghi
e
arringò
brevemente
la
folla
.
"
Abbiamo
notizie
"
diss
'
egli
.
"
Possiamo
assicurarvi
fin
d
'
ora
che
il
Santo
non
è
in
carcere
!
"
Scoppiarono
dei
viva
,
dei
bravo
,
degli
applausi
.
"
Ma
dov
'
egli
sia
"
proseguì
l
'
oratore
"
propriamente
non
si
sa
.
"
Urla
e
fischi
.
L
'
oratore
allibbì
e
dopo
essersi
debolmente
provato
di
parlare
,
cedette
alla
burrasca
e
calò
dai
suoi
rostri
viventi
.
Ma
un
'
altro
dei
sei
,
più
gagliardo
e
ardito
,
balzò
su
a
rispondere
violentemente
.
Allora
le
urla
,
le
invettive
raddoppiarono
.
"
Vi
hanno
infinocchiato
!
"
gridava
la
gente
.
"
Scemi
che
siete
!
In
prigione
lo
hanno
cacciato
!
In
prigione
!
"
Il
grido
si
diffonde
,
l
'
odono
i
lontani
che
altro
non
hanno
udito
e
persino
coloro
che
né
questo
né
altro
udirono
,
sentono
attraversarsi
il
petto
dalle
magnetiche
onde
oscure
dell
'
ira
.
Parecchi
urlano
:
"
abbasso
!
"
senza
sapere
chi
vogliano
giù
.
Ed
ecco
da
capo
i
grandi
cappelli
dei
carabinieri
,
da
capo
le
guardie
.
Invano
i
sei
si
sgolano
a
protestare
,
le
grida
di
abbasso
e
di
morte
ne
coprono
la
voce
.
Un
delegato
fa
dare
gli
squilli
.
Al
terzo
succede
un
fuggi
fuggi
.
Fugge
anche
la
Deputazione
col
tabaccaio
a
capo
;
ma
,
fuggendo
,
i
sei
riescono
a
trar
con
sé
chi
l
'
uno
e
chi
l
'
altro
dei
popolani
meno
infuriati
,
con
la
promessa
di
dare
in
un
luogo
opportuno
spiegazioni
che
non
si
possono
gridare
in
piazza
.
Riparano
in
un
deposito
di
materiali
da
fabbrica
,
cinto
di
un
assito
.
Parecchi
li
seguono
,
filtrano
,
a
uno
a
uno
,
per
l
'
uscio
dell
'
assito
;
e
il
tabaccaio
,
pensando
avere
nel
petto
cose
da
far
crollare
il
mondo
,
parla
in
cospetto
della
piramide
di
Caio
Cestio
,
che
aspetta
indifferente
il
passar
dei
secoli
fino
al
silenzio
,
alle
rovine
,
alla
selva
.
Il
tabaccaio
parla
,
con
voce
misurata
,
fra
una
trentina
di
facce
attente
.
Dice
che
il
Santo
di
Jenne
non
è
sicuramente
in
prigione
,
che
non
si
sa
dove
sia
,
ma
che
si
sanno
altre
cose
,
pur
troppo
.
E
dice
le
altre
cose
.
Se
le
avesse
dette
alle
turbe
scendendo
dal
tram
,
lo
avrebbero
fatto
a
brani
.
In
Questura
ridono
del
Santo
e
di
chi
gli
crede
.
Raccontano
ch
'
egli
ha
un
amante
,
una
signora
molto
ricca
;
che
nella
notte
è
stato
interrogato
dal
Direttore
generale
della
P
.
S
.
per
ragioni
non
tanto
belle
;
che
quando
è
uscito
del
ministero
,
ha
trovato
l
'
amante
che
lo
attendeva
in
carrozza
ed
è
partito
con
lei
.
"
Io
non
volevo
credere
"
conchiude
il
tabaccaio
"
ma
ecco
!
Adesso
dica
lui
.
"
Uno
dei
sei
,
oste
a
Santa
Sabina
,
si
fece
a
raccontare
che
sua
moglie
aveva
udito
nel
cuore
della
notte
una
carrozza
fermarsi
presso
l
'
osteria
;
che
si
era
alzata
e
aveva
veduta
la
carrozza
,
un
legno
signorile
,
con
il
cocchiere
e
il
domestico
in
tuba
;
che
il
domestico
stava
allo
sportello
e
aiutava
una
persona
a
scendere
;
che
la
persona
scesa
di
carrozza
era
passata
a
piedi
sotto
la
finestra
andando
verso
Sant
'
Anselmo
e
ch
'
ella
aveva
riconosciuto
il
Santo
di
Jenne
.
L
'
oste
soggiunse
che
non
aveva
creduto
al
riconoscimento
perché
non
c
'
era
luna
ed
era
piovuto
fin
dopo
le
undici
,
per
cui
la
notte
doveva
essere
stata
molto
buia
;
che
non
avendo
creduto
neppure
aveva
parlato
;
ma
che
poi
,
all
'
udire
il
racconto
della
Questura
,
si
era
dovuto
persuadere
.
E
sua
moglie
aveva
dell
'
altro
a
raccontare
.
Si
era
alzata
alle
sei
.
Fra
le
sette
e
le
otto
era
passata
una
botte
andando
verso
Sant
'
Anselmo
.
Poco
dopo
,
la
botte
era
ripassata
.
Questa
volta
sua
moglie
ci
aveva
veduto
dentro
il
Santo
di
Jenne
.
Era
pronta
ad
attestarlo
con
giuramento
.
Qui
,
alcuni
fra
gli
uditori
sgattaiolarono
dal
recinto
,
corsero
a
sussurrare
le
notizie
nel
quartiere
.
Ne
successe
che
mentre
il
tabaccaio
e
l
'
oste
e
i
loro
amici
stavano
ancora
nel
recinto
,
si
fece
gente
sulla
strada
di
Santa
Sabina
e
un
grosso
gruppo
salì
,
seguito
da
due
guardie
,
verso
l
'
osteria
.
Entrarono
nel
cortile
.
L
'
ostessa
ciarlava
con
un
cliente
,
sotto
il
pergolato
.
La
interrogarono
ed
essa
rifece
il
racconto
che
aveva
fatto
al
marito
.
La
interrogarono
ancora
,
volevano
sapere
questo
e
quello
,
tanti
particolari
.
La
donna
finì
con
rispondere
di
non
ricordar
bene
.
Avrebbe
portato
da
bere
,
da
rinfrescare
ad
essi
l
'
ugola
,
a
sé
la
memoria
.
Che
!
Quelli
non
erano
venuti
per
bere
,
glielo
dissero
bruscamente
.
Due
ferrovieri
,
attavolati
sotto
il
pergolato
,
poco
discosto
,
si
seccarono
di
quell
'
interrogatorio
.
Uno
di
essi
chiamò
l
'
ostessa
,
le
parlò
a
voce
alta
:
"
Che
voglion
sapere
?
L
'
ho
veduto
io
l
'
uomo
che
cercano
.
È
partito
stamattina
alle
otto
,
con
una
ragazza
,
per
la
linea
di
Pisa
.
"
La
gente
si
volse
a
lui
,
lo
interrogò
e
quegli
giurò
incollerito
che
aveva
detto
la
verità
,
che
il
loro
Santo
di
Jenne
era
partito
alle
otto
in
una
vettura
di
seconda
classe
con
una
bella
bionda
,
conosciutissima
.
Allora
coloro
,
mogi
mogi
,
se
n
'
andarono
.
Usciti
che
furono
tutti
,
una
guardia
travestita
si
avvicinò
al
ferroviere
,
gli
domandò
alla
sua
volta
se
fosse
ben
certo
di
quello
che
aveva
detto
.
"
Io
?
"
rispose
colui
.
"
Se
sono
certo
?
Che
si
ammazzino
!
Non
so
nulla
di
nulla
,
io
.
Le
ho
fatte
chetare
,
le
ho
fatte
andare
al
diavolo
,
quelle
bestiacce
.
Corrano
almeno
fino
a
Civitavecchia
,
adesso
,
e
affoghino
tutti
in
mare
,
loro
e
il
loro
Santo
!
"
"
E
allora
?
"
fece
l
'
ostessa
.
"
Dove
sarà
andato
?
"
"
Vada
a
cercarlo
in
cantina
"
rispose
il
ferroviere
"
che
il
fiasco
è
vuoto
e
noi
si
ha
sete
ancora
.
"
II
.
"
Se
continui
così
"
esclamò
Carlino
udendo
sua
sorella
ordinare
alla
cameriera
cappello
,
pelliccia
e
guanti
,
"
se
mi
lasci
solo
tutto
il
giorno
,
ti
giuro
che
ritorniamo
a
villa
Diedo
.
Almeno
là
non
saprai
dove
andare
.
"
"
Ho
pensato
di
mandarti
Chieco
"
diss
'
ella
.
"
Oggi
alle
due
suona
dalla
Regina
e
poi
verrà
da
te
.
Addio
.
"
E
partì
senza
lasciare
al
fratello
il
tempo
di
replicare
.
Il
suo
coupé
l
'
aspettava
.
Diede
al
domestico
l
'
indirizzo
del
sottosegretario
di
Stato
per
l
'
Interno
e
salì
.
Era
un
sabato
.
Da
più
giorni
Jeanne
non
dormiva
né
,
quasi
,
mangiava
.
Il
martedì
sera
aveva
saputo
dall
'
Albacina
quello
che
si
tramava
contro
Piero
e
come
suo
marito
,
il
sottosegretario
di
Stato
,
fosse
invitato
dal
ministro
ad
unirsi
a
lui
per
avere
al
ministero
una
conversazione
con
quest
'
uomo
tanto
temuto
e
odiato
dalla
corte
del
Sommo
Pontefice
,
dalla
fazione
intransigente
che
voleva
prevalere
in
Vaticano
.
Ella
corse
da
Noemi
,
le
fece
scrivere
quel
biglietto
,
telefonò
a
un
giovine
segretario
suo
ammiratore
di
venire
al
Grand
Hôtel
e
diede
a
lui
l
'
incarico
di
trovare
la
persona
che
consegnasse
il
biglietto
,
perché
di
mandarlo
a
villa
Mayda
non
era
forse
più
in
tempo
.
Ma
sapeva
pure
,
questo
gliel
'
aveva
detto
Noemi
,
che
Piero
era
febbricitante
.
Pensò
di
fargli
trovare
alla
porta
del
ministero
la
sua
carrozza
col
domestico
che
aveva
conosciuto
Maironi
a
villa
Diedo
.
Un
'
imprudenza
;
ma
che
le
ne
importava
?
Niente
le
importava
fuorché
la
vita
cara
.
La
partecipazione
di
morte
della
marchesa
Nene
le
era
arrivata
quella
sera
stessa
,
coll
'
ultima
distribuzione
.
Volle
che
Piero
l
'
avesse
subito
,
che
potesse
subito
pregare
per
la
povera
morta
.
Strana
cosa
ma
vera
:
ella
si
trasfondeva
in
lui
,
dimenticando
sé
,
la
propria
incredulità
,
per
sentire
cosa
dovesse
sentire
o
desiderar
egli
con
la
sua
fede
.
La
notte
stessa
il
domestico
le
diede
conto
della
sua
missione
.
Le
descrisse
Maironi
come
uno
spettro
,
un
cadavere
.
Ella
si
disperò
.
Sapeva
del
conflitto
fra
il
professore
Mayda
e
sua
nuora
,
sapeva
che
il
professore
era
chiamato
molto
spesso
fuori
di
Roma
,
lo
stimava
un
grande
chirurgo
ma
non
un
grande
medico
,
immaginava
che
nella
sua
assenza
la
giovine
signora
non
avrebbe
avuto
un
riguardo
,
un
'
attenzione
al
mondo
per
l
'
infermo
.
E
sapeva
dei
tre
soli
giorni
che
s
'
intendevano
concedere
dal
Direttore
generale
.
Oh
non
era
possibile
lasciar
Piero
a
villa
Mayda
!
Portarlo
via
,
bisognava
!
Trovargli
un
nascondiglio
dove
né
Questura
né
carabinieri
sapessero
scovarlo
,
dove
fosse
assistito
bene
,
con
ogni
cura
e
da
un
medico
valente
!
Non
pensò
a
consultare
i
Selva
.
Neppure
aveva
detto
a
Noemi
la
propria
intenzione
di
mandare
la
carrozza
al
ministero
.
Le
passò
per
la
mente
l
'
idea
di
proporre
loro
che
ospitassero
Piero
ma
non
le
parve
buona
;
le
relazioni
di
Piero
con
Giovanni
Selva
erano
troppo
note
perché
quello
fosse
un
nascondiglio
sicuro
.
Dentro
questa
considerazione
prudente
fremeva
una
segreta
gelosia
di
Noemi
,
una
gelosia
di
carattere
particolare
,
non
violenta
,
non
ardente
,
perché
Noemi
non
amava
Piero
di
un
amore
simile
al
suo
,
ma
quasi
più
tormentosa
perché
ella
comprendeva
che
Piero
poteva
accettare
il
sentimento
mistico
di
Noemi
,
perché
di
un
tale
sentimento
ella
era
incapace
e
anche
perché
non
aveva
una
ragione
giusta
di
dolersi
dell
'
amica
,
di
rimproverarla
,
di
sfogarsi
.
Un
altro
possibile
nascondiglio
le
si
offerse
al
pensiero
,
l
'
alloggio
di
un
vecchio
senatore
suo
conoscente
,
stato
amico
intimo
di
suo
padre
,
molto
religioso
e
pieno
di
ammirazione
affettuosa
per
Maironi
.
Afferrò
quell
'
idea
.
Ora
,
rivolgendosi
al
senatore
per
chiedergli
nientemeno
che
di
accogliere
a
casa
sua
un
uomo
ammalato
e
in
pericolo
di
arresto
,
le
conveniva
di
giustificare
il
proprio
zelo
.
Ella
non
figurava
fra
i
discepoli
di
Piero
e
il
senatore
ignorava
affatto
il
passato
.
Ma
il
senatore
conosceva
Noemi
;
egli
era
quel
vecchio
dai
capelli
bianchi
e
dalla
faccia
rossa
che
si
era
trovato
alla
riunione
di
via
della
Vite
;
Noemi
e
lui
s
'
incontravano
spesso
nella
"
catacomba
"
.
Jeanne
gli
scrisse
immediatamente
dicendo
di
farlo
a
nome
dell
'
amica
Noemi
che
non
osava
;
mise
fuori
le
condizioni
di
salute
e
le
circostanze
che
sempre
per
questo
riguardo
consigliavano
di
togliere
Maironi
da
villa
Mayda
;
tacque
del
pericolo
di
arresto
;
espose
la
preghiera
dell
'
amica
;
soggiunse
che
lo
stato
dell
'
infermo
rendeva
la
cosa
urgentissima
,
che
se
il
senatore
acconsentisse
lo
pregava
di
consegnare
al
latore
della
lettera
una
sua
carta
di
visita
per
Maironi
con
due
semplici
parole
di
offerta
.
Chiuse
domandandogli
un
colloquio
al
Senato
nella
giornata
e
pregandolo
di
tacere
,
intanto
,
ogni
cosa
.
Poi
scrisse
a
Noemi
,
l
'
avvertì
di
quanto
aveva
fatto
a
suo
nome
,
la
incaricò
di
ottenere
da
suo
cognato
,
se
il
senatore
avesse
dato
la
carta
di
visita
,
che
si
recasse
subito
in
vettura
,
con
la
detta
carta
di
visita
,
a
villa
Mayda
,
che
persuadesse
Maironi
ad
accettare
l
'
offerta
e
il
professore
Mayda
a
lasciarlo
partire
,
servendosi
delle
ragioni
politiche
.
Scritte
le
due
lettere
ebbe
un
accesso
di
prostrazione
con
fenomeni
così
gravi
che
la
cameriera
si
sgomentò
.
Costei
non
svegliò
Carlino
perché
Jeanne
trovò
la
forza
di
vietarglielo
imperiosamente
ma
fece
chiamare
il
medico
senza
dirlo
alla
signora
.
Il
medico
pure
si
sgomentò
.
Venendo
per
Carlino
l
'
aveva
conosciuta
nervosa
;
però
non
gli
era
mai
accaduto
di
vederla
in
uno
stato
simile
,
irrigidita
,
cadaverica
,
incapace
di
parlare
.
L
'
accesso
durò
fino
alle
sei
della
mattina
.
Il
primo
segno
di
miglioramento
fu
questo
che
Jeanne
domandò
l
'
ora
.
La
cameriera
,
pratica
,
mormorò
al
medico
"
passa
"
e
rispose
forte
:
"
Le
sei
,
signora
.
"
La
parola
parve
miracolosa
.
Jeanne
ch
'
era
stata
adagiata
sul
letto
senza
spogliarla
,
si
alzò
a
sedere
,
smarrita
sì
ma
padrona
delle
sue
membra
e
della
sua
voce
.
Domandò
subito
di
Carlino
,
ansiosamente
.
Carlino
dormiva
,
non
aveva
udito
nulla
,
non
sapeva
nulla
.
Ella
respirò
,
disse
sorridendo
al
medico
:
"
Adesso
caccio
Lei
.
"
E
non
ebbe
pace
fino
a
che
il
medico
non
se
ne
andò
.
La
cameriera
si
accinse
a
spogliarla
;
si
prese
prima
della
stupida
e
poi
delle
scuse
,
quasi
lagrimose
.
"
Oh
!
"
disse
la
ragazza
"
Lei
vuol
prima
mandare
quelle
lettere
!
Sì
,
sì
,
le
mandi
via
,
quelle
cattive
lettere
,
che
Le
hanno
fatto
tanto
male
!
"
Jeanne
le
diede
un
bacio
.
Quella
giovine
l
'
adorava
e
lei
pure
le
voleva
bene
,
la
trattava
qualche
volta
come
una
cara
sorellina
scioccherella
.
Chiuse
le
due
lettere
,
le
disse
di
chiamare
il
domestico
,
gli
diede
le
istruzioni
:
prendere
una
botte
,
andare
dal
signor
senatore
...
,
via
della
Polveriera
,
40
,
consegnare
la
lettera
diretta
a
lui
,
aspettare
la
risposta
.
Se
gli
si
rispondesse
che
non
c
'
era
risposta
,
ritornare
al
Grand
Hôtel
e
riferire
.
Se
invece
il
signor
senatore
gli
facesse
rimettere
un
biglietto
,
portarlo
con
l
'
altra
lettera
,
in
via
Arenula
,
a
casa
Selva
.
Un
'
ora
dopo
,
il
domestico
venne
a
riferire
che
tutto
era
stato
fatto
;
due
ore
dopo
,
un
biglietto
del
senatore
avvertiva
Jeanne
che
Benedetto
era
già
a
casa
sua
.
A
mattina
inoltrata
venne
Noemi
.
Jeanne
riposava
,
finalmente
.
Noemi
attese
che
si
svegliasse
,
le
raccontò
che
suo
cognato
si
era
subito
recato
a
villa
Mayda
;
che
non
vi
aveva
trovato
il
professore
il
quale
era
partito
a
mezz
'
ora
dopo
mezzanotte
per
Napoli
;
che
Maironi
aveva
subito
accettato
l
'
offerta
del
senatore
;
che
conoscendo
l
'
umore
della
persona
,
Giovanni
non
aveva
creduto
di
farne
saper
niente
alla
giovine
signora
Mayda
;
che
aveva
trovato
Maironi
molto
giù
,
ma
però
senza
febbre
;
per
cui
era
sicuro
che
non
avrebbe
sofferto
del
tragitto
dall
'
Aventino
a
via
della
Polveriera
.
Quel
buon
giardiniere
lo
aveva
bene
avviluppato
,
colle
lagrime
agli
occhi
,
in
una
grossa
coperta
.
Forse
Jeanne
s
'
ingannava
ma
le
pareva
che
Noemi
,
pure
mostrandole
molto
interesse
nel
parlarle
di
Piero
,
mostrandole
molto
riguardo
ai
sentimenti
di
lei
,
le
parlasse
però
in
un
tôno
diverso
da
quello
di
una
volta
e
come
un
'
amica
che
non
avesse
mutato
linguaggio
ma
si
fosse
fatta
straniera
nel
cuore
.
Avrebb
'
ella
forse
desiderato
Piero
a
casa
Selva
?
Probabile
.
Da
quel
mercoledì
mattina
in
poi
erano
state
corse
continue
.
A
Palazzo
Madama
si
sorrideva
di
un
riverito
collega
dai
capelli
bianchi
e
dalla
faccia
rossa
,
che
riceveva
ogni
giorno
,
nella
sala
dei
telegrammi
,
lunghe
visite
di
una
bella
ed
elegante
signora
.
Dal
Senato
Jeanne
correva
al
Grand
Hôtel
per
somministrare
una
medicina
a
Carlino
;
dal
Grand
Hôtel
a
via
Arenula
per
avere
e
dare
notizie
o
in
via
Tre
Pile
per
vedere
il
medico
del
senatore
,
che
aveva
in
cura
Piero
.
Corse
il
giorno
e
lagrime
la
notte
;
lagrime
di
angoscia
per
lui
consumato
da
un
recondito
male
invincibile
,
ripreso
dalla
febbre
dopo
ventiquattr
'
ore
di
apiressia
perfetta
.
Anche
altre
lagrime
,
altre
crucciose
lagrime
per
le
accuse
ch
'
erano
state
sparse
fra
i
discepoli
e
gli
amici
di
Piero
e
non
da
tutti
respinte
.
Ella
n
'
era
informata
da
Noemi
.
Le
accuse
che
riguardavano
presunti
amori
di
Piero
a
Jenne
non
eran
credute
,
ma
era
invece
creduto
da
molti
ch
'
egli
avesse
in
Roma
relazioni
segrete
con
una
signora
maritata
della
quale
però
nessuno
sapeva
il
nome
.
Che
fossero
relazioni
tanto
colpevoli
quanto
dicevano
i
calunniatori
non
si
credeva
.
I
più
fedeli
non
credevano
neppure
a
un
legame
ideale
;
ma
erano
pochi
.
Una
volta
Noemi
,
nel
riferire
a
Jeanne
certe
defezioni
,
certe
freddezze
,
ruppe
improvvisamente
in
pianto
.
Jeanne
fremette
,
si
rabbuiò
;
vide
allora
negli
occhi
dell
'
amica
uno
sgomento
tanto
supplice
che
,
trapassando
dalla
collera
gelosa
a
un
impeto
di
affetti
senza
nome
,
le
aperse
le
braccia
,
se
la
strinse
al
seno
.
Questo
era
successo
il
venerdì
sera
,
la
sera
in
cui
spiravano
i
tre
giorni
concessi
a
Maironi
per
allontanarsi
da
Roma
.
Verso
il
mezzogiorno
di
sabato
Jeanne
ricevette
un
biglietto
dell
'
Albacina
.
La
signora
del
sottosegretario
di
Stato
aspettava
Jeanne
in
casa
sua
,
alle
due
.
Fu
per
questo
invito
ch
'
ella
uscì
in
carrozza
poco
prima
delle
due
,
non
curando
le
proteste
di
Carlino
.
Appena
la
carrozza
partì
,
Jeanne
rialzò
il
velo
,
tolse
il
biglietto
dal
manicotto
e
chinatovi
su
il
bel
viso
pallido
,
lo
fissò
non
già
leggendo
,
non
già
scrutando
il
senso
molto
piano
e
semplice
delle
parole
,
ma
pensando
che
avesse
a
dirle
l
'
Albacina
,
immaginando
ogni
cosa
possibile
.
Si
era
deciso
di
lasciare
Maironi
in
pace
?
O
la
Questura
ne
aveva
scoperto
la
dimora
e
s
'
intendeva
procedere
all
'
arresto
?
"
Certo
sarà
il
peggio
!
"
si
disse
Jeanne
.
"
Ah
,
Dio
!
"
E
dimentica
un
momento
di
sé
,
si
levò
il
manicotto
al
viso
,
vi
premette
la
fronte
.
Ah
forse
no
,
forse
no
!
Rialzato
rapidamente
il
capo
,
guardò
fuori
,
se
qualcuno
l
'
avesse
veduta
.
La
carrozza
correva
veloce
,
silenziosa
sulle
ruote
di
gomma
.
Ella
tornò
alle
sue
congetture
,
vi
si
perdette
a
segno
di
non
avvedersi
che
la
carrozza
si
era
fermata
se
non
quando
il
cameriere
aperse
lo
sportello
.
Discese
.
L
'
Albacina
le
venne
incontro
sulle
scale
,
pronta
per
uscire
.
Jeanne
doveva
ripartire
con
lei
,
subito
.
Subito
?
E
dove
andare
?
Sì
,
subito
,
subito
,
con
la
carrozza
di
Jeanne
,
perché
l
'
Albacina
non
poteva
in
quel
momento
disporre
della
propria
.
E
l
'
Albacina
stesse
diede
l
'
indirizzo
al
cameriere
di
Jeanne
,
un
indirizzo
ignoto
a
Jeanne
,
molto
lontano
.
Si
sarebbe
spiegata
in
viaggio
.
E
la
carrozza
riprese
la
corsa
veloce
,
silenziosa
sulle
ruote
di
gomma
.
Ah
,
l
'
Albacina
aveva
dimenticate
le
carte
di
visita
!
Fece
fermare
ma
poi
guardò
l
'
orologio
,
vide
che
si
perdeva
troppo
tempo
;
avanti
!
Jeanne
ne
fremeva
d
'
impazienza
.
Dunque
,
dunque
?
Dove
si
va
?
Ecco
,
si
va
dal
cardinale
...
Jeanne
trasalì
.
Dal
cardinale
...
?
Il
cardinale
aveva
fama
d
'
intransigente
fra
i
più
fieri
.
L
'
Albacina
lo
doveva
assolutamente
vedere
e
un
quarto
d
'
ora
più
tardi
non
lo
avrebbe
più
trovato
in
casa
.
Ah
che
complicazione
di
cose
!
Ella
non
poteva
spiegare
tutto
in
poche
parole
.
Lo
scopo
della
visita
,
s
'
intende
,
era
sempre
quello
per
il
quale
donna
Rosetta
Albacina
lavorava
da
tre
giorni
con
il
confessato
interesse
alle
idee
e
alla
persona
del
Santo
di
Jenne
,
e
il
non
confessato
piacere
di
condurre
un
intrigo
difficile
senza
dissapori
con
la
propria
coscienza
.
Ella
si
era
incapricciata
di
Jeanne
a
Vena
di
Fonte
Alta
,
nulla
sapendo
del
suo
passato
.
E
nulla
ne
sapeva
ora
.
La
sospettava
innamorata
del
Santo
ma
supponeva
un
amore
mistico
,
nato
all
'
udirlo
parlare
nella
catacomba
di
via
della
Vite
.
Si
teneva
certa
ch
'
ell
'
avesse
avuto
parte
nella
scomparsa
di
lui
da
villa
Mayda
,
che
conoscesse
il
suo
nascondiglio
e
non
volesse
dirlo
per
aver
promesso
il
segreto
agli
amici
.
Perché
Jeanne
,
fidandosi
poco
della
signora
che
le
pareva
leggera
e
della
quale
non
poteva
dimenticare
ch
'
era
moglie
di
un
nemico
potente
,
le
aveva
ripetutamente
negato
di
saperlo
.
Questa
scarsa
fiducia
di
Jeanne
la
offendeva
un
poco
perché
in
fondo
,
lei
,
donna
Rosetta
,
moglie
di
un
'
Eccellenza
,
arrischiava
molto
più
;
ma
insomma
il
suo
amor
proprio
era
oramai
impegnato
nel
giuoco
la
cui
posta
era
la
permanenza
libera
del
Santo
di
Jenne
in
Roma
,
ed
ella
era
ferma
di
tirare
avanti
la
partita
.
Una
gran
complicazione
di
cose
,
dunque
.
Intanto
,
almeno
fino
a
venerdì
sera
,
la
Questura
non
aveva
ancora
scoperto
l
'
asilo
del
Santo
.
Riteneva
che
fosse
in
Roma
,
questo
sì
.
Qui
donna
Rosetta
fece
una
pausa
,
sperando
che
Jeanne
dicesse
qualche
cosa
.
Niente
.
Ammise
,
riprendendo
il
discorso
,
che
suo
marito
potesse
sospettare
i
maneggi
ch
'
ella
gli
nascondeva
,
non
essere
interamente
sincero
con
lei
.
Questo
non
era
però
verisimile
.
Quando
suo
marito
non
parlava
sincero
,
donna
Rosetta
lo
capiva
in
aria
.
Capiva
pure
gli
altri
,
del
resto
.
Quanto
a
suo
marito
,
donna
Rosetta
s
'
ingannava
.
A
Palazzo
Braschi
si
sapeva
fino
da
mercoledì
sera
dove
trovare
Maironi
,
e
non
lo
si
voleva
dire
,
e
il
sottosegretario
di
Stato
si
fidava
di
sua
moglie
meno
ancora
che
se
ne
fidasse
Jeanne
.
Ma
le
novità
grosse
erano
le
vaticane
.
Avevano
raccontato
al
Papa
i
fatti
di
via
della
Marmorata
e
Sua
Santità
era
irritatissima
contro
il
Governo
perché
le
si
era
fatto
credere
che
il
Governo
fosse
strumento
,
in
questo
affare
,
degli
odiiche
massonici
contro
un
uomo
gradito
al
Papa
.
Intorno
al
Papa
gli
animi
erano
divisi
.
Gl
'
intransigenti
più
fanatici
,
contrarii
al
cardinale
segretario
di
Stato
,
caldeggiavano
la
nomina
sgradita
al
Quirinale
per
la
sede
arcivescovile
di
Torino
e
disapprovavano
gl
'
intrighi
segreti
col
Governo
italiano
.
Secondo
il
loro
capo
,
l
'
Eminentissimo
che
donna
Rosetta
si
proponeva
ora
di
visitare
,
altri
mezzi
dovevano
adoperarsi
per
sottrarre
il
Santo
Padre
alla
influenza
pestifera
di
un
razionalista
inverniciato
di
misticismo
.
Queste
cose
l
'
Albacina
le
sapeva
dall
'
abate
Marinier
che
veniva
a
sorriderne
argutamente
nel
suo
salotto
.
Bisognava
sentire
quanto
veleno
di
accuse
,
con
quali
arti
,
si
seminava
dagl
'
intransigenti
,
tutti
d
'
accordo
in
questo
,
contro
quel
povero
diavolo
di
razionalista
mistico
del
quale
l
'
abate
sorrideva
non
meno
che
de
'
suoi
nemici
!
C
'
erano
novità
anche
al
ministero
dell
'
Interno
.
Quali
novità
?
Donna
Rosetta
stava
per
rispondere
quando
la
carrozza
si
fermò
davanti
a
un
grande
convento
.
Il
cardinale
alloggiava
lì
.
Donna
Rosetta
discese
sola
.
Dal
cardinale
la
presenza
di
Jeanne
non
occorreva
,
sarebbe
anzi
stata
inopportuna
.
Occorreva
in
altro
luogo
.
Jeanne
attese
in
carrozza
,
crucciata
di
non
sapere
ancora
,
dopo
tante
chiacchiere
,
il
perché
di
quella
visita
.
Passarono
cinque
,
dieci
minuti
.
Jeanne
si
rizzò
sulla
persona
,
dall
'
angolo
dove
si
era
raccolta
nei
suoi
pensieri
,
a
guardar
l
'
entrata
del
convento
,
se
donna
Rosetta
ricomparisse
.
Radi
viandanti
passavano
lenti
per
la
via
silenziosa
,
guardavano
nella
carrozza
.
A
Jeanne
pareva
offensivo
che
vi
fosse
della
gente
tanto
tranquilla
.
Ah
Dio
,
e
lui
,
e
lui
?
Il
medico
le
aveva
promesso
un
bollettino
al
Grand
Hôtel
per
le
sette
.
Non
erano
ancora
le
tre
.
Più
di
quattr
'
ore
di
attesa
.
E
cosa
direbbe
il
bollettino
?
Tante
corse
,
tante
pratiche
,
tanti
maneggi
,
tante
cose
,
e
poi
?
Dio
Dio
,
e
poi
?
Si
morse
le
labbra
,
si
soffocò
un
singhiozzo
in
gola
.
Ah
,
ecco
donna
Rosetta
,
finalmente
.
Il
cameriere
apre
lo
sportello
,
ella
gli
ordina
:
"
Palazzo
Braschi
!
"
E
sale
in
carrozza
,
si
getta
un
libriccino
ai
piedi
,
si
strofina
a
furia
le
labbra
,
invece
di
parlare
,
col
fazzoletto
profumato
,
dice
fremendo
che
ha
dovuto
baciar
la
mano
al
cardinale
e
ch
'
era
tanto
poco
pulita
.
Però
la
visita
è
andata
bene
.
Ah
se
suo
marito
sapesse
!
Ell
'
aveva
fatto
una
parte
veramente
orribile
.
Il
cardinale
era
quello
famoso
che
si
era
incontrato
una
volta
con
Giovanni
Selva
nella
biblioteca
del
monastero
di
Santa
Scolastica
a
Subiaco
,
e
lo
aveva
assalito
chiamandolo
profanatore
delle
mure
sacre
,
promettendogli
che
sarebbe
andato
all
'
inferno
e
più
giù
.
Donna
Rosetta
aveva
soffiato
nel
suo
fuoco
per
mandare
a
monte
l
'
accordo
segreto
fra
Vaticano
e
palazzo
Braschi
,
era
andata
a
raccontargli
che
la
haute
religiosa
di
Torino
voleva
l
'
uomo
scelto
dal
Vaticano
e
sgradito
al
Quirinale
.
Quel
diavolo
di
cardinale
,
conosciuto
da
lei
nel
salotto
di
un
prelato
francese
,
aveva
sulle
prime
risposto
solamente
,
col
suo
accento
né
francese
né
italiano
:
"
C
'
est
vous
qui
me
dites
ça
?
C
'
est
vous
qui
me
dites
ça
?
"
Infatti
donna
Rosetta
aveva
risposto
ridendo
:
"
Oh
c
'
est
énorme
,
je
le
sais
!
"
Era
un
discorso
che
poteva
costare
l
'
Eccellenza
a
suo
marito
.
Ma
poi
l
'
Eminentissimo
le
aveva
quasi
promesso
che
i
voti
della
haute
di
Torino
parrebbero
stati
soddisfatti
:
"
Ce
sera
lui
,
ce
sera
lui
!
"
Finalmente
le
aveva
detto
:
"
Comment
donc
,
madame
,
avez
-
vous
épousé
un
franc
-
maçon
?
Un
des
pires
,
aussi
!
Un
des
pires
!
Faites
lui
lire
cela
!
"
E
le
aveva
dato
un
libretto
sulle
dottrine
infernali
e
la
dannazione
inevitabile
dei
framassoni
.
Era
il
libretto
che
l
'
Albacina
si
era
gettato
ai
piedi
salendo
in
carrozza
.
"
Figuriamoci
"
diss
'
ella
"
se
mio
marito
legge
questa
roba
!
"
Ma
che
ne
importava
a
Jeanne
?
Jeanne
era
impaziente
di
conoscere
le
novità
del
ministero
dell
'
Interno
.
E
ora
da
chi
si
andava
,
al
ministero
dell
'
Interno
?
Dal
ministro
o
dal
sottosegretario
di
Stato
?
Si
andava
dal
sottosegretario
di
Stato
,
dal
marito
di
donna
Rosetta
.
Donna
Rosetta
aveva
taciuto
fino
a
quel
momento
il
proposito
e
l
'
oggetto
di
questa
visita
per
non
lasciare
a
Jeanne
il
tempo
di
schermirsi
né
di
prepararsi
troppo
.
L
'
on
.
Albacina
sapeva
dell
'
amicizia
di
sua
moglie
per
la
signora
Dessalle
e
dell
'
amicizia
della
signora
Dessalle
per
i
Selva
,
tanto
legati
,
alla
loro
volta
,
a
Maironi
.
Egli
aveva
detto
a
sua
moglie
di
voler
parlare
direttamente
a
questa
signora
,
per
fini
suoi
che
intendeva
tacere
.
L
'
avrebbe
aspettata
al
ministero
dopo
le
tre
.
Ce
la
poteva
portare
lei
,
sua
moglie
;
ma
senz
'
assistere
al
colloquio
.
Il
movimento
primo
di
Jeanne
fu
un
'
esclamazione
di
rifiuto
.
Donna
Rosetta
la
persuase
facilmente
a
mutar
consiglio
.
Ella
non
poteva
dire
che
progetti
avesse
in
testa
suo
marito
,
non
lo
sapeva
;
ma
secondo
lei
sarebbe
stata
follia
di
non
andare
,
di
non
udire
,
poiché
non
ci
poteva
essere
pericolo
,
da
parte
di
Jeanne
,
d
'
impegnarsi
a
niente
.
Jeanne
si
arrese
,
benché
il
silenzio
serbato
dall
'
Albacina
fino
all
'
ultimo
in
cosa
di
tanto
momento
,
la
facesse
trepidare
come
un
infermo
cui
si
annunci
,
dopo
molti
discorsi
scherzosi
,
la
visita
di
un
chirurgo
celebre
che
verrà
per
dargli
un
'
occhiata
e
non
più
.
"
Non
Le
direi
di
andar
sola
"
conchiuse
sorridendo
l
'
Albacina
.
"
Gli
uscieri
ne
hanno
viste
tante
,
al
tempo
di
certi
ministri
e
vice
-
ministri
!
Ma
ci
vengo
io
che
al
ministero
sono
conosciuta
;
e
poi
adesso
quello
che
accadeva
una
volta
non
accade
più
.
"
L
'
on
.
Albacina
stava
presso
il
ministro
.
Un
deputato
,
chiamato
allora
allora
per
entrare
,
riconobbe
donna
Rosetta
e
le
offerse
di
annunciarla
a
suo
marito
.
Egli
non
aveva
che
due
parole
a
dire
,
sarebbe
uscito
subito
.
Infatti
dopo
cinque
minuti
l
'
on
.
deputato
uscì
insieme
ad
Albacina
che
pregò
Jeanne
di
passare
dal
ministro
con
lui
.
Le
due
signore
non
si
attendevano
a
ciò
,
donna
Rosetta
domandò
a
suo
marito
se
non
fosse
lui
che
voleva
parlare
a
Jeanne
.
Sua
Eccellenza
non
si
smarrì
per
così
poco
,
congedò
sua
moglie
con
modi
molto
sommarî
e
portò
,
di
sorpresa
,
la
Dessalle
dal
ministro
.
La
presentò
al
superiore
,
imbarazzata
,
quasi
offesa
.
Il
ministro
l
'
accolse
colla
più
rispettosa
cortesia
,
da
uomo
austero
solito
a
onorare
la
donna
tenendosene
a
distanza
.
Egli
aveva
conosciuto
il
banchiere
Dessalle
,
padre
di
Jeanne
,
e
le
ne
parlò
subito
:
"
Un
uomo
"
disse
"
che
aveva
molto
oro
nei
suoi
forzieri
ma
il
più
puro
nella
sua
coscienza
!
"
Soggiunse
che
questa
memoria
lo
aveva
incoraggiato
ad
abboccarsi
con
lei
per
una
faccenda
delicatissima
.
Proferite
ch
'
egli
ebbe
queste
parole
,
anzi
mentre
le
diceva
,
Jeanne
sentì
con
certezza
che
quell
'
uomo
sapeva
il
passato
.
Ella
non
poté
a
meno
,
di
guardare
alla
sfuggita
il
sottosegretario
.
Gli
lesse
negli
occhi
la
stessa
scienza
;
ma
lo
sguardo
del
sottosegretario
la
turbava
e
la
irritava
;
quello
del
ministro
,
invece
,
le
apriva
un
'
anima
paterna
.
Il
ministro
entrò
in
argomento
parlando
di
Giovanni
Selva
del
quale
fece
ampie
lodi
.
Si
dolse
di
non
avere
con
lui
relazioni
personali
.
Disse
di
sapere
che
Jeanne
era
amica
della
famiglia
Selva
.
Egli
si
rivolgeva
a
lei
per
affidare
a
questi
suoi
amici
una
missione
importante
presso
un
'
altra
persona
.
E
parlò
di
Maironi
,
sempre
avendo
cura
d
'
interporre
i
Selva
fra
lo
stesso
Maironi
e
Jeanne
,
di
evitare
ogni
accenno
a
possibili
comunicazioni
dirette
fra
l
'
uno
e
l
'
altra
.
Jeanne
lo
ascoltava
,
divisa
fra
l
'
attenzione
alle
sue
parole
,
intensa
,
lo
studio
,
pure
intenso
,
di
preparare
una
risposta
prudente
,
misurata
,
e
il
fastidio
sdegnoso
che
le
dava
la
presenza
del
piccolo
,
mefistofelico
Albacina
.
Il
discorso
del
ministro
fu
diverso
da
quello
che
,
in
principio
,
ella
si
attendeva
;
migliore
ma
più
imbarazzante
.
Egli
le
disse
che
non
parlava
come
ministro
ma
come
amico
;
che
con
lei
non
voleva
fare
misteri
;
che
certe
ombre
non
avevano
avuto
assolutamente
corpo
;
che
né
ministri
,
né
magistrati
,
né
agenti
di
P
.
S
.
avevano
a
occuparsi
affatto
del
signor
Maironi
il
quale
era
perfettamente
libero
di
sé
e
niente
aveva
a
temere
dalla
giustizia
del
suo
paese
,
fattasi
persuasa
della
inanità
di
certe
accuse
mossegli
per
odio
religioso
;
ch
'
egli
aveva
molta
simpatia
per
le
idee
religiose
del
signor
Maironi
e
anche
molta
stima
per
i
suoi
propositi
di
apostolato
,
ma
che
il
signor
Selva
doveva
persuaderlo
della
opportunità
di
allontanarsi
,
almeno
per
qualche
tempo
,
nell
'
interesse
del
suo
stesso
apostolato
,
da
Roma
dove
gli
si
faceva
dai
suoi
nemici
religiosi
una
guerra
tale
,
a
colpi
di
calunnie
,
ch
'
egli
era
per
rimanere
ben
presto
,
inevitabilmente
,
senza
discepoli
.
Qui
il
ministro
,
anche
credendo
fare
cosa
gradita
a
Jeanne
,
affermò
la
propria
religiosità
;
abbaglio
tragico
,
pensò
lei
amaramente
.
Egli
sperava
che
in
un
prossimo
avvenire
il
signor
Maironi
potesse
esercitare
liberamente
la
propria
influenza
in
luogo
altissimo
;
vi
erano
molti
segni
di
una
prossima
trasformazione
di
quel
tale
ambiente
,
di
una
prossima
disgrazia
degl
'
intransigenti
;
ma
per
ora
gli
era
opportuno
di
eclissarsi
.
Questo
era
il
consiglio
amichevole
ma
pressante
che
si
desiderava
di
fargli
pervenire
per
mezzo
del
suo
illustre
amico
.
Accettava
la
signora
Dessalle
di
parlare
all
'
illustre
amico
?
Jeanne
trepidava
.
Era
da
fidarsi
?
Era
da
dir
cose
che
forse
coloro
non
sapevano
e
cercavano
sapere
da
lei
?
Guardò
involontariamente
il
sottosegretario
e
gli
occhi
suoi
parlarono
così
chiaro
ch
'
egli
non
poté
a
meno
di
pigliare
una
risoluzione
.
"
Signora
"
disse
col
suo
abituale
sorriso
sarcastico
,
"
vedo
che
Lei
non
mi
desidera
.
La
mia
presenza
non
è
necessaria
e
me
ne
vado
per
ossequio
al
Suo
desiderio
:
desiderio
giusto
e
che
si
capisce
.
"
Jeanne
arrossì
ed
egli
se
ne
accorse
,
si
compiacque
di
averla
ferita
con
la
coperta
allusione
che
si
conteneva
nelle
sue
ultime
parole
e
più
ancora
nel
sorriso
maligno
.
"
Però
"
soggiunse
collo
stesso
sorriso
"
non
me
ne
andrò
senz
'
affermarle
,
sulla
mia
parola
,
che
mia
moglie
Le
è
un
'
amica
fedelissima
,
che
non
mi
ha
mai
tenuto
sul
Suo
conto
un
solo
discorso
indiscreto
;
come
,
sullo
stesso
argomento
,
non
ne
ho
mai
tenuto
io
a
mia
moglie
.
"
Vendicatosi
così
,
l
'
omino
se
ne
andò
,
lasciando
Jeanne
agitatissima
.
Dio
,
intendevano
proprio
che
avesse
a
parlare
lei
,
a
Piero
?
Supponevano
che
lo
vedesse
,
pensavano
essi
pure
che
la
santità
di
Piero
fosse
mentita
?
Si
ricompose
con
uno
sforzo
supremo
,
cercò
aiuto
nello
sguardo
grave
,
mesto
,
rispettoso
del
ministro
.
"
Parlerò
al
signor
Giovanni
"
diss
'
ella
.
"
Credo
però
"
soggiunse
esitando
"
che
il
signor
Maironi
sia
ammalato
,
che
non
possa
viaggiare
.
"
Nel
nominare
Maironi
le
salirono
le
vampe
al
viso
.
Ella
le
sentì
assai
più
che
non
si
vedessero
.
Però
il
ministro
se
ne
avvide
e
venne
in
suo
soccorso
.
"
Forse
,
signora
"
diss
'
egli
"
Ella
dubita
di
compromettere
i
Suoi
amici
Selva
.
Non
abbia
questo
dubbio
.
Prima
Le
ripeto
che
il
signor
Maironi
non
ha
niente
a
temere
da
nessuno
e
poi
aggiungo
che
noi
sappiamo
tutto
.
Sappiamo
ch
'
è
in
Roma
,
che
sta
,
per
poche
ore
ancora
,
presso
un
senatore
del
Regno
,
in
via
della
Polveriera
.
Sappiamo
pure
ch
'
è
ammalato
ma
ch
'
è
in
grado
di
viaggiare
;
anzi
Lei
può
dire
al
signor
Selva
che
io
gli
farò
avere
,
se
vuole
,
dal
mio
collega
dei
Lavori
Pubblici
un
coupé
riservato
.
"
Jeanne
,
tremante
,
fu
per
interromperlo
,
per
esclamare
:
poche
ore
ancora
?
Si
contenne
appena
e
prese
congedo
per
correre
al
Senato
,
sapere
.
"
Forse
il
signor
Selva
lo
ignora
"
disse
il
ministro
,
accompagnandola
verso
l
'
uscio
"
ma
il
senatore
aspetta
non
so
quali
parenti
e
non
potrà
più
alloggiare
il
signor
Maironi
.
Gli
rincresce
.
Gran
brav
'
uomo
!
Siamo
vecchi
amici
.
"
Jeanne
tremava
di
avere
intravveduta
la
verità
.
A
palazzo
Braschi
che
il
senatore
congedasse
Piero
;
un
'
altra
spinta
per
allontanarlo
da
Roma
!
Ma
possibile
che
il
senatore
si
fosse
lasciato
persuadere
?
Congedare
un
infermo
in
quello
stato
?
Salì
nel
suo
coupé
,
si
fece
portare
a
palazzo
Madama
,
chiese
del
senatore
.
Non
c
'
era
.
L
'
usciere
che
le
rispose
così
le
parve
un
po
'
imbarazzato
.
Aveva
una
consegna
?
Non
osò
insistere
,
lasciò
una
carta
colla
preghiera
di
passare
dal
Grand
Hôtel
prima
di
pranzo
.
Ella
stessa
partì
per
il
Grand
Hôtel
fremendo
,
e
gemendo
insieme
nel
suo
cuore
,
battendo
colla
punta
del
piede
il
libretto
contro
la
Massoneria
,
dimenticato
da
donna
Rosetta
.
Avrebbe
voluto
che
i
due
sauri
volassero
.
Erano
le
quattro
e
tre
quarti
e
il
suo
dovere
quotidiano
era
di
preparare
la
medicina
per
Carlino
alle
quattro
e
mezza
.
II
.
Mezz
'
ora
prima
ch
'
ella
fosse
di
ritorno
al
Grand
Hôtel
,
vi
capitarono
Giovanni
e
Maria
Selva
.
In
pari
tempo
vi
capitò
il
giovane
Leynì
che
veniva
egli
pure
a
domandare
della
signora
Dessalle
e
parve
soddisfatto
dell
'
incontro
,
però
senza
letizia
.
Udito
che
la
signora
Dessalle
era
fuori
,
i
tre
visitatori
chiesero
di
aspettarla
nella
sala
di
conversazione
.
I
Selva
parevano
ancor
più
tristi
che
di
Leynì
.
Dopo
un
breve
silenzio
,
Maria
osservò
ch
'
erano
le
quattro
e
un
quarto
e
che
Jeanne
non
avrebbe
potuto
tardar
molto
perché
alle
quattro
e
mezzo
,
ogni
giorno
,
aveva
un
impegno
presso
suo
fratello
.
Di
Leynì
pregò
di
venirle
presentato
,
quando
arrivasse
.
Aveva
un
messaggio
per
lei
che
non
conosceva
;
un
messaggio
,
del
resto
,
che
riguardava
pure
gli
amici
di
Benedetto
,
quindi
anche
i
Selva
.
Maria
trasalì
.
"
Un
messaggio
di
lui
?
"
diss
'
ella
,
impetuosa
.
"
Un
messaggio
di
Benedetto
?
"
Di
Leynì
la
guardò
,
sorpreso
di
quell
'
impeto
,
e
tardò
un
poco
a
rispondere
.
No
,
non
era
di
Benedetto
ma
lo
riguardava
.
Poiché
la
signora
Dessalle
poteva
sopraggiungere
di
momento
in
momento
e
si
trattava
di
cosa
non
tanto
breve
,
non
tanto
semplice
,
gli
pareva
opportuno
di
non
cominciare
a
parlarne
prima
del
suo
arrivo
.
Domandò
poi
ingenuamente
come
mai
avesse
preso
interesse
alla
sorte
di
Benedetto
questa
signora
Dessalle
che
non
si
era
veduta
mai
alle
riunioni
di
via
della
Vite
,
e
della
quale
non
aveva
mai
udito
il
nome
.
"
Ma
Lei
"
disse
Maria
"
perché
crede
che
ci
abbia
interesse
?
"
"
Eh
"
rispose
di
Leynì
"
ho
un
messaggio
per
lei
,
che
riguarda
lui
,
capirà
!
"
Di
Leynì
,
devoto
a
Benedetto
di
una
devozione
senza
confini
,
non
aveva
mai
creduto
alle
voci
calunniose
sparse
sul
suo
conto
,
le
aveva
respinte
sempre
con
appassionato
sdegno
.
Non
ammetteva
del
suo
maestro
né
amori
colpevoli
né
amori
ideali
.
Nel
fare
quella
domanda
non
gli
era
potuto
passare
per
la
mente
che
fra
la
Dessalle
e
Benedetto
vi
fosse
una
relazione
non
confessabile
.
Giovanni
troncò
il
discorso
dicendo
che
la
Dessalle
avrebbe
anche
potuto
tardare
molto
e
che
intanto
di
Leynì
parlasse
.
Di
Leynì
parlò
.
Egli
aveva
visitato
Benedetto
.
Arrivando
in
via
della
Polveriera
da
San
Pietro
in
Vincoli
,
aveva
riconosciuto
due
guardie
travestite
che
passeggiavano
.
Poteva
essersi
ingannato
oppure
anche
poteva
essere
stato
un
caso
.
Però
era
cosa
da
farne
menzione
.
Il
senatore
lo
aveva
fatto
pregare
,
appena
entrato
in
casa
,
di
passare
nel
suo
studio
.
Là
,
parlando
con
molta
cortesia
ma
con
un
manifesto
imbarazzo
,
gli
aveva
detto
ch
'
era
lieto
di
vedere
,
proprio
in
quel
momento
,
un
amico
del
suo
caro
ospite
;
che
Benedetto
era
fortunatamente
senza
febbre
e
,
secondo
lui
,
avviato
alla
guarigione
;
che
un
telegramma
lo
avvertiva
dell
'
arrivo
imminente
di
una
sua
vecchia
sorella
;
ch
'
egli
aveva
una
sola
camera
da
letto
,
nel
suo
alloggio
,
oltre
alla
propria
e
a
quella
della
fantesca
;
che
gli
era
impossibile
di
mandare
sua
sorella
all
'
albergo
e
anche
impossibile
oramai
di
telegrafarle
che
ritardasse
la
sua
venuta
perché
era
già
in
viaggio
;
quindi
...
Il
senatore
aveva
lasciato
a
di
Leynì
la
cura
di
venire
alla
conclusione
.
Di
Leynì
ch
'
era
con
altri
pochi
fedeli
nel
segreto
delle
trame
contro
Benedetto
,
era
rimasto
sbalordito
.
Cosa
rispondere
?
Che
il
senatore
era
solo
padrone
in
casa
sua
?
Era
forse
l
'
unica
risposta
possibile
.
Di
Leynì
aveva
osato
esprimere
riguardosamente
il
dubbio
che
un
trasloco
riescisse
fatale
all
'
ammalato
.
Il
senatore
si
teneva
certo
del
contrario
.
Credeva
che
un
cambiamento
di
aria
gli
sarebbe
utilissimo
.
Non
aveva
ancora
potuto
parlare
al
medico
ma
non
ne
dubitava
.
Suggeriva
Sorrento
.
Siccome
di
Leynì
né
sapeva
più
che
dire
né
si
muoveva
,
il
senatore
lo
aveva
congedato
pregandolo
di
recarsi
in
nome
suo
al
Gran
Hôtel
dalla
signora
Dessalle
,
per
le
istanze
della
quale
egli
aveva
ospitato
Benedetto
,
e
di
invitarla
a
voler
provvedere
perché
sua
sorella
sarebbe
arrivata
la
sera
stessa
,
prima
delle
undici
.
Di
Leynì
si
era
poi
recato
da
Benedetto
.
Dio
,
in
quali
condizioni
lo
aveva
trovato
!
Senza
febbre
,
sì
,
forse
;
ma
con
l
'
aspetto
e
la
guardatura
di
un
moribondo
.
Il
giovine
aveva
le
lagrime
agli
occhi
nel
parlarne
.
Benedetto
non
sapeva
di
dover
partire
.
Gliene
aveva
parlato
lui
come
di
una
cosa
non
sicura
ma
possibile
.
Benedetto
lo
aveva
guardato
in
silenzio
per
leggergli
nell
'
animo
,
e
poi
gli
aveva
detto
sorridendo
:
devo
andar
in
prigione
?
Allora
di
Leynì
si
era
pentito
di
non
aver
aperto
subito
a
un
uomo
tanto
forte
e
sereno
in
Dio
tutta
la
verità
e
gli
aveva
riferito
per
intero
il
discorso
del
senatore
.
"
Egli
mi
prese
"
disse
il
giovine
con
voce
rotta
dalla
commozione
"
la
mano
e
tenendomela
e
accarezzandomela
pronunciò
queste
parole
precise
:
"
Da
Roma
non
parto
.
Vuoi
che
venga
a
morire
da
te
?
"
Io
mi
turbai
tanto
che
non
ebbi
la
forza
di
rispondergli
,
perché
poi
non
so
nemmeno
se
il
pericolo
dell
'
arresto
non
ci
sia
veramente
,
se
l
'
atto
incredibile
del
senatore
non
sia
appunto
un
pretesto
per
evitare
che
glielo
arrestino
in
casa
e
come
si
potrebbe
portarlo
in
un
altro
asilo
sfuggendo
alle
guardie
.
Lo
abbracciai
,
borbottai
qualche
parola
senza
senso
e
corsi
via
,
corsi
qua
per
parlare
a
questa
signora
Dessalle
.
Potrebbe
forse
venir
lei
dal
senatore
e
persuaderlo
.
"
I
Selva
avevano
spesso
interrotto
di
Leynì
con
esclamazioni
di
sorpresa
e
di
sdegno
.
Finito
ch
'
egli
ebbe
il
suo
racconto
,
tacquero
,
sbalorditi
.
Prima
a
interrompere
il
silenzio
fu
la
signora
Maria
.
"
Questa
Jeanne
che
non
viene
!
"
diss
'
ella
,
piano
.
Fece
un
segno
impercettibile
a
suo
marito
e
gli
propose
di
andare
insieme
a
vedere
se
fosse
rientrata
e
non
l
'
avessero
avvertita
.
Nell
'
attraversare
il
jardin
d
'
hiver
gli
disse
che
le
pareva
necessario
di
far
sapere
a
di
Leynì
chi
fosse
veramente
la
signora
Dessalle
.
Jeanne
non
era
rientrata
.
Giovanni
prese
a
parte
il
giovine
,
gli
parlò
sotto
voce
.
Maria
,
che
lo
guardava
,
lo
vide
trasalire
,
spalancare
gli
occhi
,
impallidire
;
quindi
parlare
alla
sua
volta
,
domandare
qualche
cosa
.
Jeanne
Dessalle
entrò
frettolosa
,
sorridente
.
Il
portiere
le
aveva
consegnato
un
biglietto
del
medico
.
Diceva
:
"
Non
credo
di
poterci
ritornare
.
Stamane
era
sfebbrato
.
Speriamo
che
l
'
accesso
non
si
rinnovi
.
"
Jeanne
notò
subito
che
non
vi
si
parlava
di
portare
l
'
ammalato
altrove
.
Ell
'
abbracciò
la
signora
,
stese
la
mano
a
Selva
che
le
presentò
di
Leynì
.
Ella
si
scusò
poi
con
tutti
di
doverli
lasciare
per
cinque
minuti
.
Suo
fratello
l
'
aspettava
.
Uscita
che
fu
promettendo
di
ritornare
subito
,
di
Leynì
si
affrettò
ad
appartarsi
ancora
con
Selva
.
Maria
gli
vide
ricomparire
in
viso
l
'
ansia
di
prima
,
vide
che
faceva
molte
domande
e
che
alle
risposte
di
suo
marito
si
andava
ricomponendo
.
Vide
finalmente
suo
marito
posargli
le
mani
sulle
spalle
,
dirgli
qualche
cosa
ch
'
ella
indovinò
,
una
segreta
cosa
,
ancora
non
conosciuta
da
Jeanne
;
vide
negli
occhi
del
giovine
una
commozione
,
una
riverenza
profonda
.
Un
cameriere
entrò
a
dire
che
la
signora
Dessalle
aspettava
i
signori
nel
suo
alloggio
.
Vi
era
molto
movimento
nell
'
albergo
.
Sussurri
di
strascichi
e
sordi
tocchi
di
passi
si
confondevano
sui
tappeti
dei
corridoi
,
sommesse
voci
straniere
,
gaie
,
crucciose
,
lusinghiere
,
indifferenti
,
andavano
e
venivano
,
agli
ascensori
si
faceva
ressa
.
Ciascuno
della
piccola
comitiva
silenziosa
aveva
in
cuore
lo
stesso
senso
amaro
di
quella
mondanità
indifferente
.
Jeanne
era
nel
suo
salotto
,
attiguo
alla
camera
di
Carlino
che
vi
stava
accompagnando
al
piano
il
violoncello
di
Chieco
.
Ella
venne
incontro
ai
suoi
amici
con
un
sorriso
che
insieme
alla
musica
,
un
'
antica
musica
italiana
semplice
e
serena
,
strinse
loro
il
cuore
.
Parve
un
po
'
sorpresa
di
vedere
di
Leynì
,
del
quale
non
attendeva
la
visita
.
Li
aveva
fatti
salire
per
parlare
più
libera
;
disse
invece
che
aveva
pensato
di
offrir
loro
un
concerto
di
Chieco
,
il
quale
però
non
voleva
che
si
aprisse
l
'
uscio
.
Del
resto
si
udiva
egualmente
abbastanza
bene
.
Giovanni
l
'
avvertì
subito
che
il
cavaliere
di
Leynì
aveva
un
messaggio
per
lei
del
senatore
.
"
Mentre
Loro
parlano
"
diss
'
egli
"
noi
ascolteremo
la
musica
.
"
E
si
scostò
con
sua
moglie
da
Jeanne
ch
'
era
diventata
pallida
e
nascondeva
male
malgrado
estremi
sforzi
l
'
angosciosa
impazienza
di
udire
questo
messaggio
.
Seduto
presso
a
lei
,
di
Leynì
cominciò
a
parlarle
sottovoce
.
Il
violoncello
e
il
piano
scherzavano
insieme
sopra
un
tema
pastorale
,
pieno
d
'
ingenua
tenerezza
ilare
e
di
carezze
.
Maria
non
poté
a
meno
di
mormorare
:
"
Dio
,
poveretta
!
"
E
suo
marito
non
poté
a
meno
di
seguire
sul
viso
di
Jeanne
,
al
suono
della
tenera
musica
ilare
,
le
parole
affliggenti
del
suo
interlocutore
.
Osservava
pure
il
viso
del
giovine
,
il
quale
,
parlando
alla
signora
,
guardava
spesso
lui
come
per
significar
pena
e
attingere
consiglio
.
Jeanne
lo
ascoltava
con
gli
occhi
fissi
a
terra
.
Quando
egli
ebbe
finito
,
li
alzò
ai
Selva
,
i
grandi
occhi
pietosamente
addolorati
;
guardò
l
'
una
,
guardò
l
'
altro
,
dicendo
muta
,
involontariamente
:
"
voi
sapete
?
"
Gli
occhi
tristi
dell
'
uno
e
dell
'
altra
le
risposero
:
sì
,
sappiamo
.
La
musica
ebbe
uno
scoppio
sonoro
di
gioia
.
Maria
ne
approfittò
per
mormorare
al
marito
:
"
Le
avrà
riferito
anche
il
discorso
del
voler
morire
a
Roma
?
"
Il
marito
rispose
che
sarebbe
stato
meglio
,
che
lo
sperava
.
Jeanne
pose
gli
occhi
all
'
uscio
onde
veniva
il
fragore
della
musica
,
attese
un
poco
e
poi
accennò
ai
Selva
di
avvicinarsi
,
disse
con
voce
tranquilla
che
il
senatore
avrebbe
dovuto
far
avvertire
loro
,
che
non
sapeva
perché
si
fosse
rivolto
a
lei
.
Vedessero
loro
,
adesso
,
che
fosse
a
fare
.
La
musica
tacque
,
si
udirono
Carlino
e
Chieco
discorrere
.
Di
Leynì
,
che
abitava
un
quartierino
di
scapolo
alla
salita
di
Sant
'
Onofrio
,
l
'
offerse
.
Ma
se
c
'
era
un
mandato
di
arresto
?
Se
non
si
attendeva
,
per
eseguirlo
,
che
l
'
uscita
di
Benedetto
da
quella
casa
?
Jeanne
smentì
,
pacatamente
,
la
possibilità
dell
'
arresto
.
I
Selva
la
guardavano
pieni
di
ammirazione
per
quella
calma
voluta
.
Jeanne
aveva
supposto
da
un
pezzo
ch
'
essi
sapessero
il
nome
vero
di
Benedetto
;
come
non
sarebbe
sfuggita
una
parola
a
Noemi
,
malgrado
tutti
i
divieti
?
E
un
istante
prima
,
nel
tacito
scambio
di
sguardi
dolorosi
,
i
Selva
e
lei
si
erano
intesi
.
Giovanni
e
sua
moglie
comprendevano
che
Jeanne
si
faceva
eroicamente
violenza
non
per
loro
ma
per
di
Leynì
.
E
adesso
anche
di
Leynì
,
per
le
confidenze
di
Giovanni
,
sapeva
!
Parve
loro
di
avere
quasi
commesso
un
tradimento
.
Essi
si
tennero
certi
che
se
Jeanne
diceva
di
non
credere
alla
possibilità
dell
'
arresto
doveva
averne
ragioni
da
loro
non
conosciute
.
Osservarono
che
Benedetto
avrebbe
potuto
accettare
l
'
ospitalità
loro
.
Jeanne
ricordò
pronta
che
Benedetto
stesso
aveva
espresso
un
desiderio
e
che
la
salita
di
Sant
'
Onofrio
pareva
più
adatta
di
via
Arenula
per
il
soggiorno
di
un
ammalato
bisognoso
di
pace
.
Però
,
secondo
lei
,
non
era
possibile
ammettere
che
il
trasporto
avesse
luogo
senza
un
'
espressa
licenza
del
medico
.
In
questo
si
accordarono
tutti
.
I
Selva
diedero
incarico
a
di
Leynì
di
riferire
al
senatore
che
gli
amici
di
Benedetto
avrebbero
provveduto
a
trovargli
un
altro
asilo
ma
però
a
condizione
che
il
medico
curante
autorizzasse
in
iscritto
il
suo
trasporto
.
Mentre
Giovanni
parlava
,
irruppe
dalla
stanza
vicina
un
tumultuoso
allegro
del
piano
,
tutto
singhiozzi
e
grida
.
Egli
tacque
,
non
volendo
alzar
troppo
la
voce
,
lasciò
passare
l
'
impeto
della
musica
straziante
.
E
straziante
fu
la
parola
che
gli
occhi
di
lui
e
gli
occhi
del
giovine
si
dissero
durante
quel
silenzio
delle
labbra
.
Di
Leynì
non
aveva
tempo
da
perdere
,
prese
congedo
.
Gli
spiaceva
di
andare
solo
,
avrebbe
desiderato
presentarsi
al
senatore
con
qualcuno
fra
gli
amici
di
Benedetto
che
potesse
mettergli
un
po
'
di
soggezione
,
perché
il
suo
contegno
non
si
capiva
.
Giovanni
Selva
mormorò
qualche
cosa
circa
una
vicepresidenza
del
senato
cui
quel
vecchio
aspirava
e
che
non
otterrebbe
.
Amaro
dolore
,
scoprire
miserie
tali
dove
meno
si
sarebbe
creduto
!
Maria
si
alzò
,
offerse
a
di
Leynì
di
andare
con
lui
.
"
Lei
resta
?
"
chiese
Jeanne
,
vivacemente
,
a
Giovanni
.
L
'
accento
diceva
:
Lei
deve
restare
.
Selva
rispose
che
sarebbe
rimasto
a
ogni
modo
e
l
'
espressione
della
sua
voce
,
del
suo
viso
fu
tale
da
significare
a
Jeanne
che
gli
pesavano
sul
cuore
parole
tristi
non
ancora
dette
.
Oh
,
pensò
Jeanne
,
se
adesso
Chieco
uscisse
,
se
Carlino
chiamasse
e
non
fosse
più
possibile
di
parlarsi
!
Perché
anche
lei
doveva
parlare
a
Selva
.
Gli
doveva
riferire
il
discorso
del
ministro
.
I
due
musicisti
avevano
nuovamente
smesso
di
suonare
,
discorrevano
.
Jeanne
bussò
discretamente
all
'
uscio
,
vi
soffiò
dentro
due
paroline
gaie
:
"
Bravi
!
Già
finito
?
"
"
No
,
bella
mia
"
rispose
Chieco
,
di
dentro
.
"
Accidenti
a
Voi
se
vi
seccate
!
"
E
modulò
un
fischio
infernale
,
da
forare
l
'
uscio
.
Jeanne
batté
le
mani
.
Piano
e
violoncello
attaccarono
un
grave
andante
.
Ella
si
volse
a
Selva
che
rientrava
dall
'
avere
accompagnato
fuori
sua
moglie
per
dirle
di
telegrafare
a
don
Clemente
.
Gli
andò
incontro
a
mani
giunte
,
colle
lagrime
agli
occhi
.
"
Selva
"
mormorò
con
voce
soffocata
,
"
Lei
già
sa
tutto
,
a
Lei
non
posso
nascondermi
.
Vi
è
qualche
cosa
di
peggio
,
mi
dica
la
verità
.
"
Selva
le
prese
le
mani
,
gliele
strinse
in
silenzio
mentre
il
violoncello
rispondeva
per
lui
,
amaro
e
grave
:
"
Piangi
,
piangi
,
perché
non
è
sorte
di
amore
e
di
dolore
come
la
tua
sorte
.
"
Egli
stringeva
le
povere
mani
di
ghiaccio
,
non
riuscendo
a
parlare
.
Lo
capiva
bene
,
di
Leynì
non
aveva
osato
riferirle
le
parole
terribili
-
vengo
a
morire
da
te
-
;
toccava
a
lui
di
darle
il
primo
colpo
.
"
Cara
"
diss
'
egli
dolcemente
,
paternamente
,
"
non
Le
ha
egli
detto
al
Sacro
Speco
che
in
un
'
ora
solenne
La
chiamerebbe
a
sé
?
L
'
ora
è
venuta
,
egli
la
chiama
.
"
Jeanne
diede
un
balzo
,
le
parve
di
non
aver
capito
.
"
Oh
,
come
?
No
!
"
diss
'
ella
.
Poi
,
tacendo
Selva
con
la
stessa
pietà
negli
occhi
,
ebbe
un
lampo
al
cuore
,
fece
"
ah
!
"
,
si
porse
tutta
in
una
muta
angosciosa
domanda
.
Selva
le
strinse
le
mani
ancora
più
forte
,
un
singhiozzo
represso
gli
scosse
il
petto
,
gli
contorse
le
labbra
serrate
.
Ella
non
disse
niente
ma
cadeva
se
non
la
sorreggevano
le
mani
di
lui
.
La
sorresse
,
la
pose
a
sedere
.
"
Subito
?
"
diss
'
ella
.
"
Subito
?
È
una
cosa
imminente
?
"
"
No
,
no
,
La
chiama
per
domani
.
Lui
crede
che
sia
domani
,
ma
può
essere
che
s
'
inganni
,
speriamo
che
s
'
inganni
!
"
"
Dio
,
Selva
,
ma
se
il
medico
scrive
ch
'
è
senza
febbre
!
"
Selva
fece
il
gesto
di
chi
è
costretto
ad
ammettere
una
sventura
senza
comprenderla
.
La
musica
taceva
,
egli
parlò
sotto
voce
.
Benedetto
gli
aveva
scritto
.
Il
medico
lo
aveva
trovato
senza
febbre
ma
egli
presentiva
un
nuovo
accesso
dopo
il
quale
sarebbe
venuta
la
fine
.
Iddio
gli
faceva
la
grazia
di
un
'
attesa
quieta
e
dolce
.
Aveva
una
preghiera
da
fargli
.
Sapeva
che
la
signora
Dessalle
,
amica
della
signorina
Noemi
,
era
in
Roma
.
Egli
aveva
promesso
a
questa
signora
,
davanti
a
un
altare
del
Sacro
Speco
,
di
chiamarla
a
sé
,
prima
di
morire
,
per
un
colloquio
.
Molto
probabilmente
la
signorina
Noemi
gliene
potrebbe
dire
il
perché
.
Selva
s
'
interruppe
.
Aveva
in
tasca
la
lettera
,
fece
l
'
atto
di
cavarla
.
Jeanne
se
n
'
avvide
,
fu
presa
da
un
tremito
convulso
.
"
No
no
"
diss
'
egli
.
"
Le
ripeto
che
può
ingannarsi
.
"
Aspettò
che
si
chetasse
e
invece
di
trarre
la
lettera
,
ne
disse
l
'
ultima
parte
a
memoria
:
"
L
'
accesso
ritornerà
stasera
o
stanotte
,
domani
sera
o
dopodomani
mattina
sarà
la
fine
.
Desidero
vedere
domani
la
signora
Dessalle
per
una
parola
nel
nome
del
Signore
,
al
quale
vado
.
Ho
testé
pregato
il
senatore
di
ottenermi
questo
colloquio
ma
egli
si
scusò
.
Mi
rivolgo
dunque
a
Lei
.
"
Jeanne
si
era
coperto
il
viso
colle
mani
e
taceva
.
Selva
credette
bene
di
suggerire
speranze
.
L
'
accesso
poteva
non
ritornare
,
poteva
esser
vinto
.
Ella
scosse
violentemente
il
capo
ed
egli
non
osò
insistere
.
A
un
tratto
le
parve
udire
Chieco
prender
congedo
.
Trasalì
,
scostò
le
mani
dal
viso
spettrale
fra
i
capelli
scomposti
.
Invece
scoppiarono
le
prime
allegre
note
del
Curricolo
napoletano
,
il
pezzo
che
Chieco
suonava
sempre
per
ultimo
.
Ella
balzò
in
piedi
,
parlò
convulsa
,
senza
lagrime
:
"
Selva
,
so
che
Piero
muore
,
so
che
non
s
'
inganna
.
Lo
faccia
restare
dov
'
è
,
s
'
è
possibile
.
Gli
conduca
i
suoi
amici
,
me
lo
giuri
che
glieli
condurrà
,
che
gli
procurerà
questo
conforto
.
Dica
tutto
ad
essi
di
me
,
dica
loro
la
verità
,
dica
loro
quanto
è
puro
,
quanto
è
santo
,
Piero
.
Io
aspetto
qui
.
Non
mi
muovo
.
Andrò
quando
Lei
mi
dirà
,
dove
lei
mi
dirà
.
Sono
forte
,
vede
,
non
piango
più
.
Telegrafi
a
don
Clemente
che
il
suo
discepolo
muore
e
che
venga
.
Facciamo
tutto
quello
che
dobbiamo
fare
.
È
tardi
,
vada
.
E
Lei
già
in
un
modo
o
nell
'
altro
lo
vedrà
,
Piero
,
stasera
.
Gli
dica
...
"
Qui
un
colpo
di
spasimo
ruppe
la
parola
.
Chieco
entrò
zufolando
,
battendo
palma
a
palma
nella
sua
bizzarra
maniera
e
Selva
scivolò
fuori
dell
'
uscio
.
Jeanne
gli
corse
dietro
nel
corridoio
scuro
,
gli
afferrò
una
mano
,
v
'
impresse
un
bacio
frenetico
.
Qualche
ora
dopo
,
verso
le
dieci
,
Jeanne
stava
leggendo
il
Figaro
a
Carlino
sprofondato
in
una
poltrona
con
le
gambe
avvolte
in
una
coperta
,
e
sulle
ginocchia
,
strettavi
a
due
mani
,
una
gran
tazza
di
latte
.
Jeanne
leggeva
talmente
male
,
talmente
noncurante
di
punti
e
di
virgole
,
che
suo
fratello
la
interrompeva
ogni
momento
,
s
'
impazientiva
.
Leggeva
da
cinque
minuti
quando
la
cameriera
venne
ad
avvertirla
che
c
'
era
la
signorina
Noemi
.
Jeanne
gettò
il
giornale
,
balzò
in
un
lampo
fuori
della
camera
.
Noemi
raccontò
frettolosamente
,
in
piedi
,
premendole
per
l
'
ora
tarda
di
ripartire
,
che
mentre
Giovanni
e
Maria
stavano
al
Grand
Hôtel
,
il
professor
Mayda
,
reduce
da
Napoli
,
era
venuto
a
casa
Selva
,
fuori
di
sé
,
a
chiedere
spiegazioni
della
scomparsa
di
Benedetto
da
casa
sua
;
che
allora
ella
gli
aveva
raccontato
tutto
;
che
Mayda
era
andato
direttamente
in
via
della
Polveriera
;
che
ci
aveva
trovato
Maria
,
di
Leynì
,
il
senatore
e
il
medico
,
il
quale
era
di
opinione
che
Benedetto
si
potesse
trasportare
;
che
fra
il
medico
e
Mayda
vi
era
stato
un
diverbio
a
proposito
di
ciò
e
che
Mayda
lo
aveva
troncato
dicendo
:
"
ebbene
,
piuttosto
di
lasciarlo
qui
,
me
lo
riporto
via
io
.
"
Ed
era
ritornato
più
tardi
con
una
carrozza
piena
di
guanciali
e
di
coperte
,
se
lo
era
portato
via
.
Pareva
che
il
viaggio
fosse
andato
bene
.
Udito
il
racconto
,
Jeanne
abbracciò
silenziosamente
l
'
amica
,
stretta
stretta
.
E
l
'
amica
,
palpitante
,
lagrimosa
,
le
sussurrò
:
"
Senti
,
Jeanne
.
Per
domani
,
preghi
?
"
"
Sì
"
rispose
Jeanne
.
Tacque
,
lottando
contro
l
'
insorgere
di
una
tempesta
di
pianto
.
Quando
ebbe
vinto
,
riprese
sotto
voce
:
"
Non
so
pregar
Dio
.
Sai
chi
prego
?
Prego
don
Giuseppe
Flores
.
"
Noemi
le
posò
il
viso
sur
una
spalla
,
disse
con
voce
soffocata
:
"
Vorrei
che
dopo
egli
ci
vedesse
lavorare
insieme
per
la
sua
fede
.
"
Jeanne
non
rispose
ed
ella
partì
.
Jeanne
ritornò
da
Carlino
per
la
lettura
e
Carlino
l
'
accolse
aspramente
.
Le
dichiarò
che
ne
aveva
abbastanza
di
quella
vita
e
ch
'
ella
doveva
prepararsi
a
partire
con
lui
l
'
indomani
per
Napoli
.
Jeanne
rispose
che
era
una
follia
e
che
non
sarebbe
partita
.
Allora
Carlino
diede
in
escandescenze
,
le
afferrò
i
polsi
,
la
scosse
a
segno
da
farle
male
.
Doveva
assolutamente
partire
!
Poiché
resisteva
,
era
venuto
il
momento
di
dirle
che
si
sapevano
i
motivi
dei
suoi
andirivieni
,
dei
suoi
misteri
,
dei
suoi
occhi
rossi
,
del
suo
leggere
male
e
anche
,
ora
,
del
suo
non
voler
partire
da
Roma
.
Egli
n
'
era
stato
informato
da
lettere
anonime
.
Guai
a
lei
se
non
la
rompesse
con
quel
pazzo
!
Guai
a
lei
se
gli
sacrificasse
le
sue
idee
,
se
si
lasciasse
conquistare
dalla
superstizione
,
dal
bigottismo
,
dalla
religione
dei
preti
!
Non
l
'
avrebbe
mai
più
guardata
in
faccia
.
L
'
avrebbe
rinnegata
per
sorella
,
da
libero
pensatore
come
voleva
vivere
e
morire
.
No
no
,
troncare
,
troncare
,
Napoli
,
Palermo
,
l
'
Africa
,
se
occorresse
!
"
Libero
pensatore
?
Certo
.
E
la
libertà
mia
?
"
disse
Jeanne
senza
sdegno
,
a
ricordo
di
un
diritto
e
non
per
il
proposito
di
usarne
.
Carlino
intese
invece
che
proprio
volesse
usarne
come
a
lui
non
piaceva
e
perdette
addirittura
il
lume
degli
occhi
.
Jeanne
tramortì
nell
'
udire
quell
'
uomo
nervoso
ma
creduto
da
lei
buono
e
gentile
scagliar
tante
ingiurie
con
tanto
fiele
.
Non
rispose
niente
,
si
ritirò
,
tutta
tremante
,
nella
sua
camera
,
gli
scrisse
due
righe
per
dirgli
che
la
sua
dignità
non
le
permetteva
di
restare
con
lui
fino
a
che
non
si
fosse
disdetto
delle
sue
offese
,
che
se
ne
andava
,
che
s
'
egli
avesse
una
parola
per
lei
la
mandasse
a
casa
Selva
.
Non
prese
con
sé
che
una
piccola
borsa
e
uscì
accompagnata
dalla
cameriera
lasciando
la
lettera
sulla
scrivania
.
Non
vide
carrozzelle
presso
l
'
albergo
e
si
avviò
verso
l
'
esedra
per
prendervi
il
tram
.
Infuriava
il
tramontano
,
i
lecci
del
viale
si
dibattevano
stridendo
,
era
buio
,
si
camminava
malissimo
sul
suolo
tutto
sossopra
,
la
cameriera
esclamò
sgomenta
:
"
Gesummaria
,
signora
,
dove
andiamo
?
"
Jeanne
,
col
capo
in
fiamme
,
col
cuore
e
i
polsi
in
tumulto
,
continuò
la
via
senza
rispondere
;
parendole
venir
portata
dai
flutti
di
un
mare
ignoto
,
nelle
tenebre
,
verso
lui
.
Verso
lui
,
verso
lui
.
Anche
verso
il
suo
Dio
?
Il
vento
potente
la
stordiva
ruggendole
sopra
e
ai
lati
.
Le
parole
di
Noemi
,
le
parole
di
Carlino
le
straziavano
l
'
anima
con
opposta
violenza
.
Anche
verso
il
suo
Dio
?
Ah
che
ne
poteva
sapere
?
Intanto
verso
lui
!
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
_
CAPITOLO
NONO
.
Nel
turbine
di
Dio
.
I
.
Alle
due
pomeridiane
del
giorno
seguente
Jeanne
aspettava
in
casa
Selva
,
con
Maria
e
Noemi
,
le
notizie
di
villa
Mayda
non
senza
pensare
di
quando
in
quando
al
silenzio
pertinace
del
Grand
Hôtel
.
Giovanni
era
andato
a
villa
Mayda
prima
delle
sette
.
N
'
era
ritornato
alle
nove
.
Non
aveva
potuto
vedere
Benedetto
.
Il
professore
Mayda
non
l
'
aveva
permesso
né
a
lui
né
ad
altri
.
Sapeva
che
l
'
ammalato
aveva
ricevuto
i
Sacramenti
,
ma
piuttosto
per
devozione
che
per
imminenza
di
pericolo
.
Però
nella
notte
un
filo
di
febbre
si
era
rifatto
.
Si
sperava
ora
di
poter
dominare
l
'
accesso
,
contenerlo
.
Forse
Giovanni
nel
fare
la
sua
relazione
a
Jeanne
l
'
aveva
un
po
'
colorata
di
ottimismo
.
Benedetto
stava
nella
camera
stessa
del
professore
.
Non
era
possibile
,
disse
Giovanni
,
immaginare
con
quale
femminile
squisitezza
di
cure
egli
fosse
assistito
da
questo
terribile
Mayda
che
tanti
credevano
duro
e
superbo
.
Giovanni
era
ritornato
colà
dopo
colazione
,
sul
mezzogiorno
.
Da
parte
di
Carlino
,
niente
;
né
scritti
né
messaggi
.
Jeanne
,
malgrado
l
'
altra
grande
angoscia
,
non
poteva
a
meno
di
pensare
anche
a
lui
.
Se
il
dolore
,
la
collera
,
lo
avessero
fatto
ammalare
?
Le
amiche
la
rassicuravano
.
La
cameriera
o
il
cameriere
sarebbero
venuti
ad
avvertirla
!
Ella
dubitava
della
intelligenza
di
quella
gente
.
Che
fare
?
Jeanne
era
per
chiedere
che
si
mandasse
qualcuno
ad
informarsi
,
quando
,
alle
due
e
un
quarto
,
si
udì
un
passo
frettoloso
nell
'
anticamera
ed
entrò
Giovanni
col
soprabito
indosso
e
col
cappello
in
mano
.
Jeanne
lo
guardò
in
faccia
,
intese
ch
'
era
venuto
il
momento
.
Si
alzò
,
bianca
come
una
morta
.
Subito
si
alzarono
silenziosamente
anche
Maria
e
Noemi
,
la
prima
guardando
Jeanne
,
Noemi
guardando
suo
cognato
che
non
sapeva
,
davanti
a
quel
viso
spettrale
di
Jeanne
,
trovar
parole
.
Furono
cinque
o
sei
terribili
secondi
,
non
più
.
Maria
disse
sommessamente
:
"
Si
va
?
"
Suo
marito
rispose
:
"
È
meglio
.
"
Niente
altro
fu
detto
.
Le
tre
signore
si
ritirarono
per
mettere
mantello
e
cappello
;
Jeanne
in
una
stanza
,
Maria
e
Noemi
in
un
'
altra
.
Giovanni
seguì
quest
'
ultime
.
Dunque
?
La
febbre
è
salita
molto
,
il
professore
non
ha
più
speranza
.
Noemi
,
udito
questo
,
mette
il
cappello
in
furia
e
va
nella
camera
di
Jeanne
che
sta
mettendo
il
suo
.
Jeanne
si
volta
,
la
vede
venire
a
un
bacio
,
la
ferma
col
gesto
,
si
pone
un
dito
alle
labbra
.
Noemi
intende
.
È
l
'
ora
della
fortezza
,
Jeanne
non
vuole
baci
né
parole
né
lagrime
.
E
non
domanda
particolari
,
non
domanda
niente
.
Si
raccolgono
tutti
;
Maria
dice
piano
a
suo
marito
di
prendere
due
carrozzelle
coperte
,
anche
perché
il
cielo
si
è
annerito
,
un
temporale
da
inverno
romano
è
imminente
.
Non
occorrono
carrozzelle
.
Giovanni
è
venuto
col
landau
di
casa
Mayda
.
Si
sale
nel
landau
,
chiuso
.
Jeanne
si
accorge
allora
che
le
sue
compagne
sono
vestite
di
scuro
e
che
lei
ha
un
vestito
cenere
,
troppo
chiaro
,
troppo
elegante
.
Trasalisce
lievemente
,
gli
altri
la
interrogano
collo
sguardo
.
Ella
esita
un
momento
,
pensa
che
non
ha
né
tempo
né
modo
di
rimediare
,
risponde
:
"Niente."
Si
parte
.
Nessuno
parla
più
.
Svoltando
in
via
del
Pianto
,
la
carrozzella
si
ferma
per
un
impedimento
.
Si
è
fatto
ancora
più
buio
,
tuona
,
i
cavalli
s
'
impennano
,
Maria
guarda
inquieta
dallo
sportello
;
Jeanne
,
ch
'
è
seduta
in
faccia
a
Giovanni
,
gli
domanda
sotto
voce
se
ha
telegrafato
a
don
Clemente
.
Giovanni
risponde
che
don
Clemente
è
a
villa
Mayda
fino
dalle
dieci
e
mezzo
.
La
carrozza
prosegue
.
A
Piazza
Montanara
comincia
la
pioggia
.
I
cavalli
trottano
serrato
.
Quando
finalmente
il
cocchiere
li
mette
al
passo
,
Maria
guarda
suo
marito
:
-
È
bene
l
'
Aventino
?
Dobbiamo
essere
vicini
.
-
Questo
è
detto
con
gli
occhi
,
non
con
le
labbra
.
Jeanne
non
era
mai
passata
di
là
ma
sente
anche
lei
che
si
è
per
arrivare
.
Eretta
sulla
persona
,
guarda
il
muro
che
le
passa
davanti
agli
occhi
.
Lo
guarda
attentamente
come
se
volesse
contare
le
commessure
delle
pietre
.
I
cavalli
riprendono
il
trotto
.
Passato
Sant
'
Anselmo
,
si
scende
al
basso
.
Popolani
fermi
,
a
destra
e
a
sinistra
,
guardano
nella
carrozza
.
Giovanni
Selva
mormora
involontariamente
:
"Ecco."
Allora
Jeanne
ha
un
sussulto
,
si
copre
impetuosa
il
viso
colle
mani
.
Maria
,
seduta
al
suo
fianco
,
le
cinge
il
collo
con
un
braccio
,
si
piega
tutta
a
lei
,
le
sussurra
:
"
Coraggio
!
"
Ma
Jeanne
si
stringe
in
sé
,
si
schermisce
quanto
può
,
e
Noemi
accenna
a
sua
sorella
,
scuotendo
il
capo
,
di
smettere
.
Maria
sospira
e
la
carrozza
svolta
a
sinistra
fra
due
fitte
ali
di
gente
,
passa
un
cancello
.
Le
ruote
stridono
sulla
ghiaia
,
si
fermano
.
Un
domestico
viene
allo
sportello
.
Il
signor
professore
prega
di
favorire
nella
villa
.
Solamente
allora
Giovanni
Selva
dice
alle
sue
compagne
che
Benedetto
non
è
più
nella
villa
,
che
ha
voluto
essere
portato
nella
sua
vecchia
cameretta
in
casa
del
giardiniere
.
La
carrozza
procede
di
qualche
passo
,
i
quattro
scendono
fra
due
gruppi
di
palme
,
davanti
a
una
gradinata
di
marmo
bianco
.
Piove
ancora
ma
non
molto
e
nessuno
se
ne
cura
,
né
il
popolo
che
si
affolla
al
cancello
né
un
gruppo
di
persone
che
dal
viale
di
aranci
discendente
lungo
il
muro
di
cinta
alla
casina
del
giardiniere
sta
guardando
i
nuovi
arrivati
.
Qualcuno
si
stacca
da
quel
gruppo
.
È
di
Leynì
che
sale
la
gradinata
di
marmo
bianco
dietro
a
Selva
,
lo
ferma
sotto
un
'
arcata
del
vestibolo
pompeiano
e
discorre
con
lui
a
voce
bassa
,
senza
dare
un
'
occhiata
alla
magnifica
scena
distesa
fra
i
due
gruppi
di
palme
,
al
fiume
di
begonie
che
casca
fra
due
sponde
di
muse
giù
per
la
china
dell
'
Aventino
,
al
nero
cielo
procelloso
tagliato
da
strie
bianche
laggiù
sopra
i
merli
di
Porta
San
Paolo
,
sopra
la
piramide
di
Caio
Cestio
e
la
selvetta
funebre
che
pullula
dal
cuore
di
Shelley
.
Selva
entrò
nel
vestibolo
e
ricomparve
un
momento
dopo
con
sua
moglie
.
I
due
scesero
la
gradinata
insieme
a
di
Leynì
,
si
avviarono
verso
le
persone
che
parevano
aspettarli
nel
viale
degli
aranci
.
In
quel
momento
un
fuoco
di
voci
sdegnose
divampa
al
cancello
.
La
via
è
piena
di
popolo
.
Aspettano
da
ore
,
da
quando
è
corsa
nel
quartiere
del
Testaccio
la
voce
che
il
Santo
di
Jenne
è
ritornato
infermo
a
villa
Mayda
.
Finora
si
sono
accontentati
di
notizie
.
Adesso
hanno
chiesto
che
una
deputazione
possa
entrare
,
vederlo
;
i
domestici
rifiutano
di
portare
il
messaggio
,
avviene
uno
scambio
di
parole
irose
che
improvvisamente
si
cheta
.
Compare
dal
viale
degli
aranci
l
'
alta
figura
bruna
del
professore
Mayda
,
i
popolani
si
levano
il
cappello
.
Egli
ordina
di
aprire
il
cancello
,
dice
al
popolo
che
tutti
vedranno
Benedetto
ma
più
tardi
,
che
intanto
entrino
pure
nel
giardino
.
"
Ma
sì
,
povera
gente
!
"
.
E
il
popolo
entra
lento
,
rispettoso
,
alcuni
attorniano
il
professore
,
lo
interrogano
colle
lagrime
agli
occhi
:
"
È
vero
,
signor
professore
?
È
vero
che
muore
?
Dica
!
"
E
dietro
a
loro
si
accalcano
altri
,
ansiosi
,
aspettando
la
risposta
.
La
risposta
è
solamente
questa
:
"
Ma
!
Cosa
volete
che
vi
dica
?
"
Il
virile
viso
malinconico
dice
più
delle
parole
e
la
folla
s
'
inoltra
compunta
per
le
verdi
chine
,
livide
in
faccia
al
cielo
nero
striato
di
bianco
,
mistico
simbolo
di
morte
,
di
un
oscuro
passo
dalle
ombre
terrestri
alle
alte
vie
dalla
chiarità
infinita
.
II
.
Benedetto
amava
il
professore
Mayda
.
Quando
,
nella
casa
del
senatore
,
udì
ch
'
egli
aveva
risoluto
di
portarlo
con
sé
a
villa
Mayda
,
ebbe
un
momento
di
gioia
.
Amava
il
professore
,
forse
incapace
ancora
di
fede
ma
profondamente
convinto
che
vi
hanno
enigmi
insolubili
per
la
scienza
,
generoso
,
fiero
ai
potenti
,
mite
agli
umili
.
Amava
pure
il
giardino
,
gli
alberi
,
i
fiori
e
l
'
erba
ond
'
era
stato
,
come
del
professore
,
il
servo
e
l
'
amico
.
Tutto
vi
era
pieno
di
care
,
innocenti
anime
,
con
le
quali
in
certi
momenti
di
rapimento
spirituale
aveva
adorato
Iddio
posando
le
labbra
sulle
loro
vesti
picciolette
,
sopra
un
fiore
,
sopra
una
foglia
,
sopra
uno
stelo
,
dentro
un
alito
di
frescura
verde
.
Gli
piaceva
l
'
idea
di
morire
in
mezzo
ad
esse
.
Talvolta
,
sotto
un
pino
volgente
al
Celio
l
'
ombrello
pieno
di
vento
e
di
suono
,
aveva
pensato
all
'
ultima
scena
della
Visione
,
si
era
contemplato
lì
steso
sull
'
erba
nell
'
abito
benedettino
,
pallido
,
sereno
tra
faccie
compiangenti
,
cantando
il
pino
sopra
di
lui
un
canto
misterioso
del
cielo
.
Ogni
volta
si
era
soffocata
nel
cuore
questa
compiacenza
non
scevra
di
vanità
egoistiche
,
umane
,
non
tutta
raccolta
e
chiusa
nell
'
ossequio
della
Divina
Volontà
;
ma
non
aveva
potuto
svellerne
la
radice
.
Tese
dunque
le
braccia
,
riconoscente
,
al
professore
.
Ma
subito
fu
preso
da
uno
scrupolo
.
La
sua
intelligenza
e
il
suo
sentimento
cristiano
si
trovarono
in
contraddizione
.
Sapeva
di
essere
sgradito
alla
signora
che
aveva
sposato
il
figlio
del
professore
,
ufficiale
di
marina
,
allora
in
Oriente
;
capiva
che
ritornando
a
villa
Mayda
sarebbe
stato
causa
di
dispiacere
a
lei
e
perciò
di
dissapori
con
il
suocero
.
Ma
come
ora
dirlo
senz
'
accusare
di
poca
giustizia
e
di
poca
carità
una
persona
che
appunto
per
essergli
nemica
egli
doveva
particolarmente
amare
?
Pregò
il
professore
di
lasciarlo
andare
a
Sant
'
Onofrio
.
La
mutazione
fu
così
repentina
che
Mayda
ne
meravigliò
,
pensò
un
momento
,
capì
,
gli
disse
aggrottando
le
ciglia
:
"
Volete
che
io
non
perdoni
mai
più
qualche
cosa
a
qualcuno
?
"
Benedetto
non
si
oppose
più
.
Soltanto
quando
a
notte
venne
il
momento
di
scendere
alla
carrozza
ed
egli
si
sentì
incapace
di
reggersi
,
sorrise
,
disse
al
professore
posandogli
la
mano
sul
braccio
:
"
Lei
sa
che
a
questo
modo
domani
o
posdomani
avrà
un
morto
in
casa
?
"
Il
professore
rispose
che
con
lui
non
mentiva
,
che
questo
era
possibile
,
ma
non
certo
.
"
Lei
sa
"
rispose
Benedetto
,
non
più
sorridente
,
"
che
prima
vi
avrà
...
"
"
So
quello
che
volete
dire
"
interruppe
il
professore
.
"
Venite
in
pace
,
caro
.
Non
sono
credente
come
voi
ma
lo
vorrei
essere
e
aprirò
rispettosamente
la
mia
porta
a
chi
vorrete
voi
.
Intanto
prenderemo
questo
,
vero
?
"
Staccò
dalla
parete
il
Crocifisso
che
Benedetto
aveva
portato
con
sé
e
prese
l
'
infermo
nelle
sue
braccia
potenti
.
Il
tragitto
si
fece
senza
guai
.
Adagiato
nel
traverso
nel
landau
sopra
una
diga
di
cuscini
,
Benedetto
,
che
sembrava
diminuito
di
statura
,
rispondeva
più
col
sorriso
che
colla
voce
fievole
alle
frequenti
domande
del
professore
.
Questi
gli
teneva
continuamente
la
mano
al
polso
e
di
tempo
in
tempo
gli
amministrava
un
cordiale
.
All
'
entrata
della
villa
,
fosse
commozione
o
stanchezza
,
il
povero
viso
scarno
dell
'
infermo
imbiancò
e
si
coperse
di
sudore
,
i
grandi
occhi
lucenti
si
chiusero
.
Mayda
lo
portò
nel
suo
proprio
letto
.
Così
avvenne
che
Benedetto
,
nel
ricuperare
la
coscienza
,
non
si
raccapezzasse
più
.
Egli
non
la
ricuperò
,
in
quella
sua
spossatezza
estrema
,
senza
passare
per
ombre
di
pensamenti
vani
.
Gli
parve
esser
morto
,
giacere
steso
sulla
faccia
perpetuamente
oscura
della
luna
,
avere
a
cerchio
di
sé
l
'
imbuto
dei
raggi
solari
fuggenti
all
'
infinito
e
vedere
sul
fondo
nero
dell
'
imbuto
fiammeggianti
occhi
di
stelle
.
Poco
a
poco
si
conobbe
in
un
letto
enorme
,
tutto
scuro
,
cinto
di
un
chiaror
fioco
che
si
perdeva
ai
lati
verso
pareti
male
visibili
.
Grandi
ombre
gli
si
movevano
intorno
.
A
fronte
gli
si
apriva
un
azzurro
tutto
sparso
di
punti
lucenti
.
Gli
batté
il
cuore
;
non
erano
veramente
stelle
?
Dovette
richiamarsi
alle
sensazioni
del
letto
e
del
proprio
vivere
per
comprendere
ch
'
erano
veramente
stelle
ma
ch
'
egli
non
giaceva
sulla
luna
.
Allora
dov
'
era
?
Si
lasciò
andare
a
una
dolcezza
che
lo
invadeva
,
alla
dolcezza
di
non
sentirsi
quasi
più
il
corpo
e
di
sentirsi
Dio
nell
'
anima
,
tanto
vicino
e
tenero
e
ardente
.
Era
dove
piaceva
a
Dio
.
Una
mano
gli
si
posò
sulla
fronte
,
una
lampadina
elettrica
lo
abbagliò
,
un
'
affettuosa
voce
forte
disse
:
"
Come
va
?
"
Egli
riconobbe
Mayda
.
Allora
domandò
a
lui
dove
fosse
,
perché
non
fosse
nella
sua
cameretta
antica
.
Prima
ancora
che
il
professore
gli
rispondesse
,
lo
assalse
un
dubbio
angoscioso
.
Il
Crocifisso
?
Il
caro
Crocifisso
?
Era
rimasto
in
casa
del
senatore
?
Il
Crocifisso
era
sul
tavolino
da
notte
.
Il
professore
glielo
mostrò
.
"
Non
sai
"
diss
'
egli
"
che
lo
abbiamo
portato
con
noi
?
"
Benedetto
lo
guardò
,
contento
del
nuovo
tu
e
porse
la
mano
tremante
cercando
quella
di
Mayda
che
gliela
prese
fra
le
proprie
,
dolcemente
.
In
pari
tempo
si
sentì
umiliato
della
sua
dimenticanza
.
Era
egli
vicino
a
perder
la
mente
?
Tutto
il
giorno
prima
aveva
pensato
le
ultime
parole
da
dire
agli
amici
e
alla
persona
che
tanto
gli
aveva
fatto
sentire
la
sua
presenza
invisibile
.
Ma
se
perdeva
la
mente
?
Il
professore
diede
mano
a
saturarlo
di
chinino
.
In
principio
Benedetto
accettò
volontieri
iniezioni
dolorose
e
pozioni
amare
,
così
per
il
desiderio
di
rinvigorirsi
un
poco
e
quindi
di
difendersi
contro
un
oscuramento
dello
spirito
,
come
per
il
desiderio
di
soffrire
.
Oh
sì
,
soffrire
,
soffrire
!
Nei
giorni
precedenti
aveva
sofferto
molto
,
non
di
sofferenze
locali
,
non
di
sofferenze
acute
,
ma
di
una
sofferenza
inesprimibile
,
diffusa
dalle
radici
dei
capelli
alle
estremità
dei
piedi
.
Era
stata
una
beatitudine
dell
'
anima
poter
associare
in
tali
momenti
la
volontà
propria
alla
Volontà
Divina
,
accettare
dall
'
Amore
tutto
il
dolore
che
gli
aveva
destinato
senza
dirgliene
il
misterioso
perché
,
un
perché
nascosto
nel
disegno
dell
'
Universo
,
certo
un
perché
di
bene
;
non
di
solo
bene
della
persona
sofferente
ma
di
bene
universale
,
di
un
bene
radiante
dal
suo
povero
corpo
senza
conosciuto
confine
,
come
il
moto
da
un
vibrante
atomo
del
mondo
.
Grande
cosa
soffrire
,
continuare
umilmente
Cristo
,
continuare
la
redenzione
come
un
peccatore
può
,
compensare
col
dolore
proprio
il
male
altrui
!
Là
sul
sentiero
solitario
del
Sacro
Speco
,
nel
fragore
dell
'
Aniene
,
fra
le
montagne
religiose
,
don
Clemente
gli
aveva
parlato
così
.
E
adesso
quel
soffrir
mortale
era
cessato
.
Quando
il
chinino
cominciò
a
rombargli
nel
capo
,
se
ne
sgomentò
.
Questi
rimedî
lo
istupidivano
.
Chiamò
il
professore
;
gli
rispose
una
suora
.
Chiese
che
gli
facessero
venire
un
sacerdote
dalla
Bocca
della
Verità
.
Il
professore
ch
'
era
andato
a
riposare
per
un
'
ora
,
venne
a
rassicurarlo
e
credette
allora
dirgli
quello
che
prima
aveva
taciuto
.
Don
Clemente
aveva
telegrafato
a
Selva
che
sarebbe
giunto
a
Roma
l
'
indomani
mattina
alle
dieci
.
Benedetto
n
'
ebbe
una
gran
gioia
.
"
Ma
non
sarà
tardi
?
"
diss
'
egli
"
Non
sarà
tardi
?
"
No
,
non
poteva
esser
tardi
.
Egli
non
si
trovava
presentemente
in
pericolo
prossimo
.
Questione
di
vita
o
di
morte
era
il
rinnovarsi
della
febbre
e
nel
caso
più
disgraziato
vi
sarebbero
state
ancora
molte
ore
.
Mayda
dubitò
di
avere
parlato
troppo
crudamente
,
gli
sussurrò
:
"
Ma
guarirai
.
"
E
uscì
della
camera
.
Benedetto
,
pensando
a
don
Clemente
,
passò
dalla
quiete
della
sua
contentezza
nel
sopore
e
nel
sogno
,
dove
discesero
gli
spiriti
mali
a
comporgli
con
le
ultime
parole
del
professore
una
visione
d
'
inganno
.
Egli
si
vide
in
faccia
un
colossale
muraglione
di
marmo
,
incoronato
di
ricche
balaustrate
,
tutto
bianco
di
luna
.
Là
in
alto
,
dietro
le
balaustrate
,
agitavasi
al
vento
una
densa
foresta
.
Sei
scale
,
pure
fiancheggiate
di
balaustri
,
scendevano
per
isghembo
,
tre
da
sinistra
e
tre
da
destra
,
sulla
fronte
del
muraglione
,
terminando
a
sei
ripiani
sporgenti
.
Le
balaustrate
superiori
erano
partite
da
pilastrini
che
reggevano
urne
.
Ed
ecco
fra
le
urne
,
a
mezzo
di
ciascun
intervallo
,
apparire
come
in
danza
,
nello
stesso
istante
,
nello
stesso
abito
celeste
scollato
,
nello
stesso
grazioso
atto
del
capo
,
sei
giovani
donne
bellissime
;
e
con
lo
stesso
armonioso
gesto
delle
braccia
ignudo
tendere
a
lui
dall
'
alto
,
piegando
il
busto
,
sei
scintillanti
coppe
di
argento
.
Si
ritraevano
quindi
a
un
punto
dalla
balaustrata
e
a
un
punto
ricomparivano
sulle
sei
scale
,
le
scendevano
uguali
velocemente
,
e
,
toccati
i
ripiani
,
a
un
punto
riporgevano
graziose
il
busto
,
gli
tendevano
,
guardandolo
con
una
gravità
strana
,
le
sei
coppe
scintillanti
.
Dalle
loro
labbra
non
usciva
parola
e
tuttavia
gli
era
evidente
che
le
sei
giovani
gli
offrivano
nell
'
argento
un
liquore
di
vita
,
di
salute
,
di
piacere
.
Egli
sentiva
di
averne
uno
sgomento
morale
angoscioso
e
tuttavia
di
non
poter
levare
lo
sguardo
dalle
coppe
scintillanti
,
dai
bei
volti
gravi
,
chini
sopra
di
esse
.
Si
sforzava
di
chiudere
gli
occhi
e
non
poteva
,
di
levarsi
e
non
poteva
,
d
'
invocare
Dio
e
non
poteva
.
Le
sei
danzatrici
piegarono
a
un
punto
le
coppe
verso
di
lui
,
sei
mobili
nastri
di
liquore
rigarono
l
'
aria
.
"
Come
io
"
pensò
il
dormente
scambiando
persone
nella
memoria
turbata
"
a
Praglia
.
"
E
tutto
scomparve
,
si
vide
davanti
Jeanne
.
Ritta
in
piedi
,
chiusa
nel
mantello
verde
foderato
di
skuntz
,
ombrata
il
viso
dal
grande
cappello
nero
,
ella
lo
guardava
come
lo
aveva
guardato
a
Praglia
nel
momento
del
primo
incontro
.
Ma
stavolta
il
dormente
vide
una
rispondenza
fra
la
gravità
di
quello
sguardo
e
la
gravità
dei
volti
delle
danzatrici
,
vide
con
lo
spirito
la
parola
silenziosa
delle
sette
anime
:
povero
uomo
,
tu
ora
conosci
il
tuo
doloroso
errore
,
tu
ora
sai
che
Dio
non
è
.
La
gravità
degli
sguardi
non
era
che
tristezza
di
pietà
.
Le
coppe
della
vita
,
della
salute
e
del
piacere
gli
erano
offerte
discretamente
e
senza
gioia
come
a
uno
ch
'
è
nel
lutto
,
che
ha
perduto
ogni
cosa
più
cara
;
come
il
solo
povero
conforto
che
gli
rimane
.
Così
Jeanne
offriva
il
suo
amore
.
E
il
dormente
fu
invaso
da
questa
presunta
evidenza
nuova
che
Dio
non
è
.
Era
una
vera
e
propria
sensazione
fisica
,
un
gelo
diffuso
per
tutte
le
membra
,
movente
lento
al
cuore
.
Egli
prese
a
tremare
,
a
tremare
,
e
si
destò
.
Mayda
pendeva
sopra
di
lui
col
termometro
in
mano
.
Benedetto
mormorò
con
gli
occhi
sbarrati
:
Padre
!
-
Padre
!
-
Padre
!
-
La
suora
suggerì
:
-
Padre
nostro
che
sei
nei
cieli
...
-
e
avrebbe
continuato
con
la
sua
voce
disgraziatamente
sciocca
senza
un
brusco
richiamo
del
professore
.
Questi
mise
il
termometro
a
Benedetto
che
quasi
non
se
ne
avvide
.
Era
tutto
nello
sforzo
di
staccare
dall
'
intimo
sé
le
immagini
delle
figure
tentatrici
e
della
orribile
loro
parola
,
di
gettarsi
,
anima
e
coscienza
,
in
seno
al
Padre
,
di
aderire
a
Lui
con
l
'
intero
essere
proprio
,
di
annientarsi
in
esso
.
Le
immagini
cedevano
lentamente
,
con
ritorni
di
assalto
sempre
più
brevi
,
sempre
più
deboli
.
Il
viso
appariva
tanto
trasfigurato
nella
mistica
tensione
dell
'
anima
che
Mayda
si
pietrificò
a
contemplarlo
,
dimenticò
di
guardar
l
'
orologio
fino
a
che
i
lineamenti
contratti
nell
'
affannosa
preghiera
non
si
vennero
distendendo
in
una
compostezza
di
pace
.
Allora
si
sovvenne
,
levò
il
termometro
.
La
suora
,
dietro
a
lui
,
reggeva
la
lampadina
elettrica
cercando
pure
di
vedere
.
Egli
non
discerneva
,
sulle
prime
,
il
grado
.
In
quei
pochi
secondi
di
silenzio
e
di
attenzione
intensa
né
l
'
uno
né
l
'
altra
si
avvidero
che
l
'
infermo
si
era
voltato
sul
fianco
e
guardava
il
professore
.
Finalmente
Mayda
scosse
lo
strumento
.
Che
grado
aveva
segnato
?
La
suora
non
osò
chiederlo
e
la
faccia
del
professore
era
impenetrabile
.
L
'
ammalato
allungò
la
mano
senza
ch
'
egli
se
ne
avvedesse
,
lo
toccò
lievemente
sul
braccio
.
Mayda
si
volse
a
lui
,
gli
lesse
negli
occhi
sorridenti
la
domanda
:
"
e
dunque
?
"
Non
rispose
a
parole
ma
solo
con
l
'
ondular
della
mano
spiegata
:
né
bene
né
male
.
Poi
sedette
accanto
al
letto
,
silenzioso
ancora
,
impenetrabile
,
guardando
Benedetto
che
non
guardava
più
lui
ma
guardava
,
rimessosi
a
giacere
supino
,
i
punti
lucenti
nell
'
immenso
azzurro
.
"
Professore
"
diss
'
egli
"
che
ore
sono
?
"
"
Le
tre
.
"
"
Alle
cinque
mandi
ad
avvertire
a
Bocca
della
Verità
.
"
"
Va
bene
.
"
"
Sarebbe
tardi
?
"
A
quest
'
ultima
domanda
il
professore
rispose
con
un
"
no
"
sonoro
,
vibrato
.
E
dopo
un
momento
di
silenzio
soggiunse
a
voce
più
bassa
"
no
"
come
a
conclusione
di
un
ragionamento
interno
.
Il
termometro
era
salito
a
trentasette
e
cinque
;
dalla
sera
precedente
,
più
d
'
un
grado
.
Se
l
'
ascensione
continuasse
rapida
,
se
vi
fosse
pericolo
di
delirio
avrebbe
mandato
a
Bocca
della
Verità
prima
delle
cinque
.
L
'
ascensione
rapida
non
gli
pareva
probabile
benché
quel
trentasette
e
cinque
avesse
un
colore
nero
.
Domandò
all
'
ammalato
se
la
luce
della
lampadina
l
'
offendesse
.
Benedetto
rispose
che
materialmente
non
l
'
offendeva
,
spiritualmente
sì
;
gli
toglieva
di
vedere
per
la
finestra
il
cielo
,
la
notte
stellata
.
"
Illuminatio
mea
"
diss
'
egli
,
dolcemente
.
Il
professore
non
capì
,
gli
fece
ripetere
la
parola
,
chiese
quale
fosse
il
suo
lume
,
udì
la
voce
fievole
mormorare
:
"Nox."
Mayda
non
conosceva
i
Salmi
,
la
parola
profonda
dell
'
antico
ebreo
,
al
quale
parve
oscuro
il
nostro
piccolo
sole
che
occulta
il
mondo
superiore
.
Intese
e
non
intese
.
Tacque
riverente
.
Benedetto
cercava
con
gli
occhi
le
stelle
.
La
sua
propria
coscienza
trapassava
in
esse
che
lo
guardavano
austere
sapendolo
presso
a
raccogliere
,
prima
della
morte
imminente
,
tutta
la
storia
morale
della
sua
vita
per
dirla
con
parole
che
sarebbero
un
primo
giudizio
pronunciato
nel
nome
di
Dio
Giustizia
per
impulso
del
Dio
Amore
,
che
non
si
perderebbero
perché
nessun
moto
si
perde
,
che
apparirebbero
,
chi
sa
come
,
chi
sa
dove
chi
sa
quando
,
per
la
gloria
di
Cristo
,
come
testimonianza
suprema
di
uno
spirito
alla
Verità
morale
contro
sé
stesso
.
Così
gli
parlavano
le
stelle
silenziose
,
animate
del
suo
pensiero
.
E
la
sua
vita
gli
si
disegnò
nella
mente
da
capo
a
fondo
,
non
tanto
nei
punti
salienti
esterni
,
come
nella
linea
morale
interna
.
Egli
ne
vide
tutta
la
prima
parte
dominata
da
una
concezione
religiosa
prevalentemente
egoistica
,
ordinata
a
far
convergere
l
'
amore
di
Dio
e
degli
uomini
a
un
bene
individuale
,
a
un
fine
di
perfezione
propria
e
di
premio
.
Sentiva
dolore
di
avere
così
obbedita
solamente
a
parole
la
legge
che
all
'
amore
di
sé
stesso
antepone
l
'
amore
di
Dio
;
ed
era
un
dolore
dolce
,
non
perché
gli
fosse
facile
trovare
scuse
all
'
errore
,
imputarlo
a
maestri
,
ma
perché
gli
era
dolcezza
sentire
il
proprio
niente
nell
'
onda
di
grazia
che
lo
avvolgeva
.
E
sentiva
il
proprio
niente
in
quel
passato
sfacelo
di
una
religiosità
manchevole
,
operato
dall
'
insorgere
dei
sensi
,
nella
depressione
centrale
della
sua
vita
,
tutta
un
tessuto
di
sensualità
,
di
debolezze
,
di
contraddizioni
e
di
menzogne
;
il
proprio
niente
anche
nella
vita
posteriore
alla
sua
conversione
,
impulso
e
opera
di
una
Volontà
interna
e
prevalente
alla
sua
,
durante
il
quale
ultimo
tempo
gli
pareva
di
avere
,
per
conto
proprio
,
solamente
gravato
contro
l
'
impulso
buono
.
Anelò
a
deporre
come
una
spoglia
pesante
tutto
quel
"
sé
"
che
lo
tardava
.
Conobbe
parte
di
questo
"
sé
"
pesante
anche
l
'
affetto
alla
Visione
,
aspirò
alla
Verità
Divina
nel
suo
mistero
qualunque
ella
fosse
,
si
donò
a
lei
con
tale
violenza
di
desiderio
da
spezzarsi
,
quasi
,
nel
palpito
;
e
le
stelle
gli
folgorarono
un
senso
così
vivo
della
incommensurabile
grandezza
della
Verità
Divina
di
fronte
alla
concezione
religiosa
sua
e
dei
suoi
amici
,
e
insieme
una
fede
così
certa
di
essere
avviato
a
quella
immensità
,
ch
'
egli
esclamò
alzando
di
scatto
la
testa
dal
guanciale
:
"
Ah
!
"
La
suora
si
era
appisolata
ma
il
professore
no
.
"
Cosa
c
'
è
?
"
diss
'
egli
.
"
Vedi
qualche
cosa
?
"
Sulle
prime
Benedetto
non
rispose
.
Il
professore
alzò
la
lampadina
e
si
chinò
sopra
di
lui
che
volse
il
viso
a
guardarlo
con
una
espressione
di
desiderio
intenso
e
dopo
averlo
guardato
lungamente
sospirò
:
"
Ah
professore
,
c
'
è
che
Lei
deve
venire
dove
vado
io
.
"
"
Ma
sai
"
disse
Mayda
"
dove
vai
,
tu
?
"
"
So
"
rispose
Benedetto
"
che
mi
separo
da
tutto
quello
che
si
corrompe
e
che
pesa
.
"
Poi
domandò
se
qualcuno
fosse
andato
alla
parrocchia
.
Come
,
se
non
era
passato
che
un
quarto
d
'
ora
?
Si
scusò
,
gli
pareva
che
fosse
passato
un
secolo
.
Supplicò
il
professore
di
ritirarsi
,
di
prendere
riposo
,
contemplò
daccapo
i
lumi
celesti
;
poi
chiuse
gli
occhi
,
desiderò
Gesù
,
due
braccia
umane
che
lo
sollevassero
e
lo
cingessero
,
un
petto
umano
,
animato
di
Divino
,
dove
celare
il
viso
entrando
nell
'
immenso
mistero
.
Ebbe
i
sacramenti
alle
sei
.
Il
termometro
era
salito
di
qualche
linea
.
Alle
nove
Benedetto
domandò
di
Giovanni
Selva
.
Seppe
ch
'
era
venuto
,
ch
'
era
ripartito
e
che
c
'
era
invece
di
Leynì
.
Volle
vederlo
malgrado
l
'
opposizione
del
professore
.
Gli
disse
che
desiderava
salutare
almeno
alcuni
dei
suoi
amici
delle
catacombe
.
Di
Leynì
lo
sapeva
,
gliene
aveva
parlato
Selva
.
Poté
annunciare
che
si
erano
dato
convegno
a
villa
Mayda
verso
il
tocco
.
La
suora
infermiera
,
venuta
poco
prima
a
sostituire
la
sua
compagna
,
ebbe
l
'
imprudenza
di
dire
che
tanta
gente
del
popolo
domandava
notizie
.
Benedetto
,
lì
per
lì
,
non
disse
nulla
;
ma
,
uscito
di
Leynì
,
fece
chiamare
il
professore
.
Il
professore
non
c
'
era
,
aveva
dovuto
recarsi
all
'
Università
.
Il
discorso
della
suora
avea
fatto
prendere
definitivamente
a
Benedetto
una
risoluzione
pensata
fin
da
quando
la
prima
luce
del
giorno
gli
aveva
mostrato
le
pareti
della
camera
dipinte
di
soggetti
mitologici
nello
stile
della
Casa
di
Livia
.
Desiderò
di
un
desiderio
indicibile
la
sua
cameretta
antica
.
Là
avrebbe
veduto
gli
amici
,
i
popolani
che
volessero
visitarlo
,
e
,
se
fosse
venuta
,
l
'
altra
persona
.
Pregò
di
parlare
al
giardiniere
e
ai
servi
,
espresse
il
suo
desiderio
;
e
perché
coloro
rifiutavano
di
trasportarlo
,
li
supplicò
per
amor
di
Dio
,
li
commosse
tanto
che
si
arresero
,
a
rischio
di
venir
cacciati
.
"
Idee
proprio
di
Santi
"
pensò
la
suora
.
Benedetto
fece
il
tragitto
nelle
braccia
del
giardiniere
e
di
un
servo
,
avviluppato
di
coperte
,
col
Crocifisso
in
mano
.
La
sua
consolazione
di
trovarsi
nella
cameretta
povera
fu
così
grande
che
parve
a
tutti
migliorato
.
Ma
il
termometro
saliva
.
Dopo
il
tocco
il
termometro
segnava
trentanove
.
Don
Clemente
era
arrivato
alle
dieci
e
mezzo
.
III
.
I
Selva
e
di
Leynì
raggiunsero
il
gruppo
di
persone
che
li
aspettavano
nel
viale
degli
aranci
.
Erano
tutti
laici
meno
uno
,
un
giovine
sacerdote
abruzzese
,
piccolo
,
dal
viso
olivastro
,
dagli
occhi
neri
,
profondi
e
ardenti
.
Vi
era
lo
studente
Elia
Viterbo
,
ora
cristiano
,
stato
battezzato
da
quel
sacerdote
.
Vi
era
il
biondo
giovinetto
lombardo
prediletto
dal
Maestro
.
Vi
era
un
giovine
operaio
,
abruzzese
anche
lui
,
amico
del
prete
,
bellissimo
,
dalla
faccia
di
apostolo
;
vi
era
quell
'
Andrea
Minucci
della
riunione
religiosa
di
Subiaco
;
vi
erano
un
pittore
,
un
ufficiale
di
marina
comandato
al
Ministero
e
altri
;
tutti
uomini
che
ogni
amore
terreno
avrebbero
sacrificato
all
'
amore
di
Benedetto
.
Nessuno
di
loro
aveva
creduta
vera
una
sola
delle
voci
calunniose
sparse
contro
di
lui
.
Lo
avevano
difeso
con
impetuoso
sdegno
contro
i
compagni
diffidenti
.
Si
potrà
dire
di
essi
un
giorno
che
furono
posti
alla
prova
dalla
Provvidenza
ed
eletti
quindi
a
continuatori
dell
'
opera
del
Maestro
.
Di
Leynì
era
della
loro
schiera
;
in
Giovanni
Selva
essi
ammiravano
e
riverivano
un
uomo
ammirato
e
riverito
dal
Maestro
,
provandone
però
soggezione
.
Stavano
da
un
pezzo
nel
viale
degli
aranci
ad
aspettare
appunto
lui
;
perché
a
entrar
dal
Maestro
non
si
aspettava
che
il
signor
Giovanni
.
Molti
di
loro
avevano
le
lagrime
agli
occhi
.
All
'
avvicinarsi
dei
Selva
,
tutti
si
levarono
il
cappello
in
silenzio
.
Giovanni
si
avviò
,
seguito
dall
'
intero
gruppo
,
verso
la
casina
.
Sua
moglie
veniva
ultima
.
Uno
dei
giovani
le
accennò
di
passare
avanti
,
ma
ella
non
volle
e
nessuno
insistette
.
Non
era
luogo
né
ora
di
cerimonie
;
Maria
sentiva
che
quegli
uomini
erano
chiamati
prima
di
lei
a
continuare
l
'
opera
di
Benedetto
dopo
la
sua
morte
.
Camminavano
in
silenzio
e
a
capo
scoperto
malgrado
la
pioggia
,
Selva
come
gli
altri
.
Mayda
li
ricevette
sulla
soglia
.
Al
suo
ritorno
dall
'
Università
,
egli
aveva
accolto
la
notizia
del
passaggio
di
Benedetto
alla
casina
con
un
terribile
scoppio
di
collera
.
Non
aveva
poi
disarmato
con
la
suora
,
con
il
giardiniere
,
con
i
servi
;
ma
si
era
persuaso
in
cuor
suo
,
considerando
la
nota
delle
temperature
prese
ogni
mezz
'
ora
,
che
quel
colpo
di
follia
non
aveva
modificato
sensibilmente
il
corso
fatale
della
febbre
.
Alla
domanda
se
si
dovesse
restar
poco
nella
camera
,
cercare
che
l
'
ammalato
parlasse
il
meno
possibile
,
rispose
:
"
Fate
tutto
quello
che
desidera
;
è
il
banchetto
del
condannato
.
"
E
li
precedette
sur
una
scaletta
di
legno
.
"
I
tuoi
amici
"
diss
'
egli
,
entrando
nella
camera
.
Li
fece
passare
,
e
,
chiuso
l
'
uscio
,
si
appoggiò
a
uno
stipite
della
porta
,
con
le
mani
incrociate
dietro
il
dorso
,
guardando
Benedetto
.
L
'
alta
figura
bruna
non
si
mosse
più
di
là
tutto
il
tempo
che
Benedetto
trattenne
i
suoi
fedeli
.
Benedetto
aveva
il
viso
acceso
,
gli
occhi
lucenti
,
il
respiro
frequente
.
Salutò
gli
amici
con
un
"
grazie
"
vibrante
di
sovreccitazione
lieta
che
strappò
a
qualcuno
dei
singhiozzi
.
Allora
egli
alzò
la
mano
come
pregando
di
chetarsi
.
Dopo
ricevuto
il
Viatico
la
sua
continua
preghiera
era
stata
di
poter
parlare
ai
suoi
discepoli
prediletti
,
di
avere
da
Dio
parole
di
verità
e
forza
bastevole
a
pronunciarle
.
Si
sentiva
ora
il
petto
pieno
dello
Spirito
.
"
Venitemi
vicini
"
diss
'
egli
.
Il
giovinetto
biondo
passò
avanti
agli
altri
,
s
'
inginocchiò
,
rigato
il
viso
di
tacite
lagrime
,
al
letto
del
Maestro
che
gli
posò
la
mano
sul
capo
e
riprese
:
"
Restate
uniti
.
"
Le
dolorose
parole
taciute
accorarono
maggiormente
;
ma
ciascuno
sentì
che
quell
'
anima
era
per
dare
l
'
ultima
luce
di
ammaestramento
e
di
consiglio
,
ciascuno
represse
il
pianto
.
La
voce
di
Benedetto
suonò
nel
silenzio
più
profondo
.
"
Pregate
senza
posa
e
insegnate
a
pregare
senza
posa
.
Questo
è
il
fondamento
primo
.
Quando
l
'
uomo
ama
veramente
di
amore
una
persona
umana
o
una
idea
della
propria
mente
,
il
suo
pensiero
aderisce
in
segreto
continuamente
al
suo
amore
mentr
'
egli
attende
alle
più
diverse
occupazioni
della
vita
,
sia
vita
di
servo
,
sia
vita
di
re
;
e
ciò
non
gli
toglie
di
attendervi
bene
ed
egli
non
ha
bisogno
di
rivolgere
molte
parole
al
suo
amore
.
Gli
uomini
del
mondo
possono
portare
così
nel
loro
cuore
una
creatura
,
una
idea
di
verità
o
di
bellezza
.
Portate
voi
sempre
nel
vostro
il
Padre
che
non
avete
veduto
ma
che
avete
sentito
tante
volte
come
uno
Spirito
di
amore
spirante
in
voi
,
che
vi
metteva
il
desiderio
dolcissimo
di
vivere
per
esso
.
Se
così
farete
,
l
'
azione
vostra
sarà
tutta
viva
di
spirito
di
Verità
.
"
Riposò
un
poco
,
guardò
don
Clemente
seduto
accanto
al
letto
,
sorrise
.
"
Parole
Sue
della
cara
Santa
Scolastica
"
diss
'
egli
.
E
continuò
:
"
Siate
puri
nella
vita
perché
altrimenti
disonorerete
Cristo
davanti
al
mondo
;
siate
puri
nel
pensiero
perché
altrimenti
disonorerete
Cristo
davanti
agli
spiriti
di
bontà
e
agli
spiriti
di
nequizia
che
si
combattono
nelle
anime
dei
viventi
.
"
Detto
così
,
egli
cinse
col
braccio
la
testa
del
giovinetto
biondo
quasi
a
difenderla
dal
male
e
pregò
nell
'
anima
per
lui
ch
'
era
forse
la
sua
maggiore
speranza
.
Poi
ripigliò
:
"
Siate
santi
,
non
cercate
né
lucri
né
onori
,
mettete
in
comune
per
le
vostre
opere
di
verità
e
di
carità
il
superfluo
misurato
secondo
la
voce
interna
dello
Spirito
.
Siate
benefici
amici
a
tutti
i
dolori
umani
nei
quali
v
'
incontrerete
,
siate
mansueti
ai
vostri
offensori
e
derisori
che
saranno
molti
anche
nell
'
interno
della
Chiesa
,
siate
intrepidi
a
fronte
del
male
;
datevi
alle
necessità
l
'
uno
dell
'
altro
;
perché
se
tali
non
vivrete
non
potrete
servire
lo
Spirito
di
Verità
e
perché
il
mondo
riconosca
la
Verità
dai
vostri
frutti
,
perché
i
fratelli
riconoscano
dai
vostri
frutti
che
voi
siete
di
Cristo
.
"
Don
Clemente
si
piegò
sopra
di
lui
per
la
pietà
del
suo
respirare
affannoso
,
gli
disse
piano
che
riposasse
.
Benedetto
gli
prese
,
gli
strinse
la
mano
,
tacque
alcuni
istanti
.
Poi
,
levatigli
in
viso
i
grandi
occhi
lucenti
,
rispose
:
"
Hora
ruit
.
"
E
ricominciò
:
"
Ciascuno
di
voi
adempia
i
suoi
doveri
di
culto
come
la
Chiesa
prescrive
,
secondo
stretta
giustizia
e
con
perfetta
obbedienza
.
Non
prendete
nomi
per
la
vostra
unione
,
né
parlate
mai
collettivamente
,
né
fatevi
regole
comuni
oltre
a
queste
che
vi
ho
dette
.
Amatevi
,
l
'
amore
basta
.
E
comunicate
gli
uni
con
gli
altri
.
Molti
lavorano
nella
Chiesa
lo
stesso
lavoro
al
quale
vi
preparate
voi
con
la
preparazione
morale
che
vi
ho
prescritta
:
voglio
dire
un
lavoro
di
purificazione
della
fede
e
di
penetrazione
della
fede
purificata
nella
vita
.
Onorateli
e
apprendete
da
essi
ma
non
fateli
partecipi
della
vostra
unione
se
spontaneamente
non
vengano
a
voi
per
mettere
il
loro
superfluo
in
comune
.
Questo
sarà
il
segno
che
Iddio
li
manda
a
voi
.
"
Qui
Benedetto
s
'
interruppe
,
pregò
dolcemente
Giovanni
Selva
di
venirgli
più
vicino
.
"
Desidero
vederla
"
diss
'
egli
.
"
Quello
che
ho
detto
e
più
ancora
quello
che
dirò
è
nato
da
Lei
.
"
Stese
la
mano
a
prendere
quella
di
don
Clemente
,
soggiunse
:
"
Il
padre
lo
sa
.
-
Noi
dobbiamo
sentire
Iddio
presente
in
noi
stessi
ma
dobbiamo
anche
sentirlo
ciascuno
di
noi
nell
'
altro
e
io
lo
sento
tanto
in
Lei
.
-
Sì
"
proseguì
volgendosi
a
don
Clemente
come
per
un
appello
alla
sua
autorità
"
questo
è
il
fondamento
vero
della
fraternità
umana
e
per
questo
coloro
che
amano
gli
uomini
e
si
figurano
di
essere
freddi
con
Dio
sono
più
vicini
al
Regno
di
tanti
che
si
figurano
di
amare
Dio
e
non
amano
gli
uomini
.
"
Il
giovine
prete
che
stava
,
quasi
timidamente
,
dietro
Selva
,
esclamò
:
"
oh
sì
sì
!
"
Selva
piegò
il
capo
,
sospirando
.
L
'
alta
figura
bruna
addossata
a
uno
stipite
della
porta
non
si
mosse
,
ma
il
suo
sguardo
fermo
a
Benedetto
ebbe
una
intensità
,
una
tenerezza
,
una
tristezza
indicibili
.
Don
Clemente
si
piegò
da
capo
all
'
infermo
,
gli
disse
di
sostare
un
poco
;
anche
la
suora
ne
lo
pregò
.
Mayda
non
parlò
né
parlarono
i
discepoli
.
Benedetto
bevve
un
po
'
d
'
acqua
,
ringraziò
e
riprese
il
suo
dire
.
"
Purificate
la
fede
per
gli
adulti
ai
quali
è
incomportabile
il
cibo
degl
'
infanti
.
Questa
parte
del
vostro
lavoro
è
per
quelli
che
sono
fuori
della
Chiesa
,
le
appartengano
di
nome
o
no
,
per
quelli
ai
quali
voi
vi
mescolerete
incessantemente
.
Lavorate
a
glorificare
l
'
idea
di
Dio
adorando
sopra
ogni
cosa
la
Verità
e
insegnando
che
non
vi
è
verità
contro
Dio
né
contro
la
Sua
legge
.
Badate
però
con
altrettanta
cura
che
gl
'
infanti
non
accostino
la
bocca
al
cibo
degli
adulti
.
Non
vi
offenda
una
fede
impura
,
una
fede
imperfetta
dove
pura
è
la
vita
e
giusta
è
la
coscienza
;
perché
rispetto
alle
profondità
infinite
di
Dio
poca
differenza
vi
è
tra
la
fede
della
femminetta
e
la
fede
vostra
e
se
la
coscienza
della
femminetta
è
giusta
,
se
la
sua
vita
è
pura
,
voi
non
passerete
avanti
a
lei
nel
Regno
dei
Cieli
.
Non
pubblicate
mai
scritti
intorno
a
questioni
religiose
difficili
perché
sieno
venduti
ma
distribuiteli
secondo
prudenza
e
mai
non
vi
apponete
il
vostro
nome
.
"
Lavorate
per
la
penetrazione
della
fede
purificata
nella
vita
.
Questo
lavoro
è
per
quelli
che
nella
Chiesa
sono
e
nella
Chiesa
vogliono
essere
e
si
chiamano
turba
,
popolo
infinito
;
per
coloro
che
veramente
credono
nei
dogmi
e
si
compiacerebbero
di
crederne
anche
più
,
che
veramente
credono
nei
miracoli
e
si
compiacciono
di
crederne
anche
più
,
ma
veramente
non
credono
nelle
Beatitudini
,
che
dicono
a
Cristo
:
"
Signore
,
Signore
!
"
ma
pensano
che
sarebbe
troppo
duro
di
fare
tutta
la
Sua
volontà
e
neppure
hanno
zelo
di
cercarla
nel
Libro
Santo
e
non
sanno
che
religione
è
sopra
tutto
azione
e
vita
.
A
costoro
che
pregano
abbondantemente
,
spesso
idolatricamente
,
insegnate
voi
a
praticare
,
oltre
alle
preghiere
prescritte
,
anche
la
preghiera
mistica
in
cui
è
la
fede
più
pura
,
la
più
perfetta
speranza
,
la
più
perfetta
carità
,
che
purifica
per
sé
l
'
anima
e
purifica
la
vita
.
Vi
dico
io
di
prendere
pubblicamente
il
posto
dei
Pastori
?
No
;
ciascuno
lavori
nella
propria
famiglia
,
ciascuno
lavori
fra
i
propri
amici
,
chi
può
lavori
nel
libro
.
Così
lavorerete
anche
il
terreno
onde
i
Pastori
sorgono
.
"
Figli
miei
,
non
vi
prometto
che
rinnoverete
il
mondo
.
Lavorerete
nella
notte
senza
profitto
apparente
come
Pietro
e
i
suoi
compagni
sul
mare
di
Galilea
,
ma
Cristo
alfine
verrà
e
allora
il
vostro
guadagno
sarà
grande
.
"
Tacque
,
pregò
per
i
suoi
discepoli
,
sospirò
nella
prescienza
di
molto
loro
soffrire
da
molte
specie
di
nemici
e
disse
le
ultime
parole
:
"
Più
tardi
le
vostre
preghiere
;
adesso
il
vostro
bacio
.
"
I
discepoli
domandarono
a
una
voce
di
essere
benedetti
.
Egli
si
schermì
,
disse
di
non
sentirsi
degno
:
"
Non
sono
che
il
povero
cieco
,
al
quale
il
Signore
ha
aperti
gli
occhi
col
fango
.
"
Don
Clemente
non
parve
udire
,
s
'
inginocchiò
dicendo
:
"
Anche
me
.
"
Benedetto
gl
'
impose
con
umile
obbedienza
la
mano
sul
capo
,
disse
le
parole
latine
della
benedizione
rituale
e
lo
baciò
.
Così
fece
agli
altri
,
uno
per
uno
.
Parve
a
ciascuno
sentirsi
fluire
nell
'
interno
da
quella
mano
il
vento
dello
Spirito
.
Quando
fu
la
volta
del
prete
,
questi
mormorò
:
"
Maestro
,
e
noi
?
"
Il
morente
si
raccolse
alcuni
istanti
,
rispose
:
"
Siate
poveri
,
vivete
da
poveri
,
siate
perfetti
,
non
compiacetevi
né
di
titoli
né
di
vesti
di
onore
,
non
dell
'
autorità
personale
né
dell
'
autorità
collettiva
,
amate
coloro
che
vi
odiano
,
astenetevi
dalle
parti
,
pacificate
nel
nome
di
Dio
,
non
accettate
uffici
civili
,
non
tiranneggiate
le
anime
né
vogliate
governarle
troppo
,
non
fate
culture
artificiali
di
sacerdoti
,
pregate
Dio
di
esser
molti
ma
non
temete
di
esser
pochi
;
non
crediate
che
vi
abbisogni
molta
scienza
umana
,
solo
vi
abbisogna
molto
rispetto
per
la
ragione
e
molta
fede
nella
Verità
universale
e
inscindibile
.
"
Ultima
si
avvicinò
Maria
Selva
.
S
'
inginocchiò
a
due
passi
dal
letto
.
L
'
infermo
le
sorrise
,
le
fe
'
cenno
di
alzarsi
.
"
La
ho
già
benedetta
in
Suo
marito
"
diss
'
egli
.
"
Non
li
so
distinguere
.
Ella
è
una
parte
dell
'
anima
sua
.
Ella
è
il
suo
coraggio
,
lo
sia
sempre
più
nelle
ore
penose
che
lo
aspettano
.
E
siate
insieme
la
poesia
dell
'
amore
cristiano
fino
all
'
ultimo
.
Fermatevi
ora
qui
un
poco
tutt
'
e
due
.
"
La
luce
venne
meno
rapidamente
nella
camera
mentre
i
discepoli
uscivano
.
Si
udì
il
rombo
del
tuono
,
la
suora
andò
a
chiudere
la
finestra
.
Prima
guardò
nel
giardino
,
esclamò
:
"
poverini
!
"
Benedetto
udì
,
volle
sapere
,
apprese
che
il
giardino
formicolava
di
persone
venute
per
vederlo
,
che
una
pioggia
tempestosa
era
imminente
.
Pregò
i
Selva
di
attendere
e
Mayda
di
far
entrare
il
popolo
.
Un
calpestio
pesante
suonò
sulla
scaletta
di
legno
.
La
porta
si
aperse
,
parecchi
popolani
entrarono
adagio
in
punta
di
piedi
.
In
un
momento
la
camera
fu
piena
.
Una
calca
di
teste
scoperte
si
affacciava
alla
porta
.
Nessuno
parlava
,
tutti
guardavano
Benedetto
,
smarriti
,
riverenti
.
Benedetto
salutò
colle
due
mani
,
a
braccia
aperte
.
"
Vi
ringrazio
"
diss
'
egli
.
"
Pregate
come
certo
a
qualcuno
di
voi
ho
insegnato
.
E
Dio
sia
con
voi
,
sempre
.
"
Un
omone
grande
gli
rispose
,
tutto
rosso
:
"
Noi
si
pregherà
ma
Lei
non
more
,
sa
.
Lei
non
creda
sta
cosa
.
Però
ce
benedica
.
"
"
Sì
,
ce
benedica
"
suonò
da
ogni
parte
.
"
Ce
benedica
.
"
Intanto
dalla
scaletta
venivano
voci
impazienti
di
gente
che
voleva
e
non
poteva
salire
.
Benedetto
disse
qualche
cosa
,
piano
,
a
don
Clemente
.
Don
Clemente
ordinò
che
i
presenti
sfilassero
davanti
al
letto
uscendo
poi
dalla
camera
perché
potessero
sfilare
anche
gli
altri
.
A
uno
a
uno
passarono
tutti
.
Erano
genterella
del
Testaccio
,
operai
,
garzoni
di
negozio
,
venditrici
di
frutta
,
piccoli
merciaiuoli
,
accattoni
.
Benedetto
andava
ripetendo
di
tanto
in
tanto
,
con
voce
stanca
,
parole
di
congedo
.
-
Addio
.
-
Pregate
per
me
.
-
A
rivederci
in
paradiso
.
-
Chi
passando
davanti
lui
piegava
il
ginocchio
in
silenzio
,
chi
toccava
il
letto
e
si
faceva
il
segno
della
croce
,
chi
gli
raccomandava
sé
o
persone
care
,
chi
gli
diceva
benedizioni
.
Uno
gli
domandò
perdono
di
aver
creduto
ai
suoi
calunniatori
.
Fu
allora
una
sequela
di
"
anche
a
me
,
anche
a
me
.
"
Passò
la
gobbina
di
via
della
Marmorata
,
cominciò
a
raccontargli
piangendo
che
il
suo
vecchio
prete
si
era
confessato
e
avrebbe
voluto
dirgli
tutta
la
sua
gratitudine
.
Chi
seguiva
la
spinse
via
ed
ella
passò
per
sempre
dagli
occhi
di
lui
.
Tanti
così
gli
passarono
davanti
l
'
ultima
volta
e
piangendo
si
allontanarono
da
lui
per
sempre
,
ch
'
egli
aveva
consolati
nello
spirito
e
nel
corpo
.
Molti
ne
riconobbe
e
salutò
col
gesto
.
Quelli
giravano
via
pure
girando
il
volto
lagrimoso
continuamente
a
lui
.
La
fila
che
scendeva
sfiorando
sulla
scaletta
la
fila
che
saliva
,
le
antecipava
le
impressioni
della
camera
dolorosa
.
-
Ah
che
viso
!
-
Ah
che
voce
!
-
Dio
,
muore
!
-
È
un
angelo
di
Dio
!
-
Vedrete
!
-
Ci
ha
il
paradiso
negli
occhi
!
-
E
non
pochi
mormoravano
maledizioni
agi
'
infamacci
che
lo
avevano
calunniato
,
non
pochi
parlavano
,
fremendo
,
di
veleno
e
di
assassinio
.
Dio
,
portato
via
dai
questurini
,
ritornava
così
!
Un
lugubre
tuonare
continuo
e
il
gran
pianto
uguale
della
pioggia
coprivano
i
sussurri
pietosi
e
irosi
.
Finito
di
scolare
il
fiume
del
popolo
,
Mayda
fece
aprire
la
finestra
perché
l
'
aria
si
era
viziata
.
Benedetto
pregò
che
gli
alzassero
un
poco
il
capo
,
desiderando
vedere
il
gran
pino
inclinato
al
Celio
.
La
verde
livida
corona
dell
'
ombrello
tagliava
obliqua
il
cielo
tempestoso
.
La
guardò
a
lungo
.
Riadagiato
il
capo
sul
guanciale
,
accennò
a
don
Clemente
di
piegarsi
verso
di
lui
,
gli
disse
,
quasi
all
'
orecchio
:
"
Sa
,
quando
mi
hanno
portato
qua
dalla
villa
,
ho
sentito
un
fortissimo
impulso
a
pregare
che
mi
portassero
sotto
il
pino
che
si
vede
dalla
finestra
,
per
morire
lì
.
Ma
ho
anche
pensato
subito
ch
'
era
una
cosa
troppo
voluta
,
e
che
non
era
buona
.
E
poi
-
soggiunse
sorridendo
-
sarebbe
sempre
mancato
l
'abito."
Un
lieve
moto
delle
labbra
di
don
Clemente
gli
rivelò
ch
'
egli
aveva
recato
l
'
abito
con
sé
da
Subiaco
.
N
'
ebbe
un
assalto
di
commozione
intensa
.
Giunte
le
mani
,
stette
in
silenzio
fino
a
che
durò
la
lotta
interna
fra
il
desiderio
che
la
Visione
si
compiesse
e
la
coscienza
che
non
si
sarebbe
compiuta
naturalmente
.
Si
raccolse
in
un
atto
di
abbandono
alla
Divina
Volontà
.
"
Il
Signore
vuole
che
io
muoia
qui
"
diss
'
egli
.
"
Però
mi
permette
di
avere
almeno
l
'
abito
sul
letto
prima
di
morire
.
"
Don
Clemente
si
chinò
sopra
di
lui
e
lo
baciò
in
fronte
.
Intanto
i
Selva
attendevano
in
disparte
.
Benedetto
li
chiamò
a
sé
,
disse
loro
che
avrebbe
ricevuto
la
signora
Dessalle
fra
mezz
'
ora
,
ma
che
la
pregava
di
non
venire
sola
.
Poteva
venire
con
loro
.
Insieme
ai
Selva
uscì
anche
Mayda
.
La
suora
dormicchiava
.
Allora
Benedetto
pregò
don
Clemente
di
recarsi
poi
dal
Pontefice
,
di
dirgli
come
la
fine
della
Visione
non
si
fosse
avverata
,
come
quindi
tutto
l
'
apparente
miracoloso
della
sua
vita
svanisse
,
come
finalmente
egli
avesse
sentita
con
grande
dolcezza
,
prima
di
morire
,
la
benedizione
del
Papa
.
"
E
gli
dica
"
finì
"
che
spero
di
poter
parlare
ancora
nel
suo
cuore
.
"
L
'
ambascia
era
diminuita
ma
la
voce
si
affiochiva
,
le
forze
venivano
mancando
colla
febbre
.
Don
Clemente
gli
prese
e
tenne
a
lungo
il
polso
.
Poi
si
alzò
.
"
Lei
va
a
prendere
l
'
abito
?
"
mormorò
Benedetto
con
un
sorriso
dolcissimo
.
Il
bel
viso
del
padre
si
coperse
di
rossore
.
Egli
vinse
presto
il
sentimento
umano
che
gli
consigliava
di
simulare
,
e
rispose
:
"
Sì
,
caro
.
Credo
che
sia
il
tempo
.
"
"
Che
ore
sono
?
"
"
Le
cinque
e
mezzo
.
"
"
Lei
crede
alle
sette
?
Alle
otto
?
"
"
No
,
non
così
presto
,
ma
desidero
che
tu
abbia
questa
consolazione
subito
.
"
In
un
salottino
della
villa
,
Giovanni
Selva
,
guardato
l
'
orologio
,
disse
a
sua
moglie
:
"Andate."
L
'
intelligenza
era
che
con
Jeanne
andassero
da
Benedetto
Maria
e
Noemi
.
Questa
stese
le
mani
a
suo
cognato
.
"
Sai
"
diss
'
ella
,
tutta
tremante
"
vado
a
dargli
una
notizia
che
riguarda
l
'
anima
mia
.
Non
ti
offendere
se
la
do
a
lui
prima
che
a
te
.
"
Jeanne
intuì
la
notizia
che
Noemi
avrebbe
portato
al
morente
:
la
sua
prossima
conversione
al
Cattolicismo
.
Tutta
la
forza
ch
'
ell
'
aveva
raccolto
in
sé
per
il
momento
supremo
l
'
abbandonò
.
Abbracciò
Noemi
e
scoppiò
in
lagrime
.
I
Selva
le
fecero
animo
,
ingannandosi
circa
quel
pianto
.
Ella
pregò
,
fra
i
singhiozzi
,
che
andassero
,
che
andassero
;
a
lei
era
impossibile
di
venire
.
Noemi
sola
intese
.
Jeanne
non
voleva
venire
perché
aveva
indovinato
e
non
poteva
fare
quanto
avrebbe
fatto
lei
.
La
supplicò
,
la
scongiurò
,
le
mormorò
tenendola
abbracciata
:
"
perché
non
cedi
,
in
questo
momento
?
"
Jeanne
rispose
solamente
,
singhiozzando
:
"
Oh
tu
mi
capisci
!
"
E
perché
Noemi
protestava
di
non
voler
più
andare
,
la
supplicò
alla
sua
volta
di
andare
,
di
andare
subito
,
di
non
tardare
a
dargli
questa
consolazione
.
Ella
non
poteva
,
non
poteva
,
non
poteva
!
Non
ci
fu
verso
di
smuoverla
.
Un
domestico
venne
a
chiamare
Selva
.
Maria
e
Noemi
uscirono
.
Rimasta
sola
,
Jeanne
ebbe
un
momento
l
'
idea
di
raggiungerle
,
di
arrendersi
,
di
andargli
a
dire
ella
pure
una
parola
di
gioia
.
Cadde
ginocchioni
,
stese
le
braccia
,
quasi
a
lui
che
le
stesse
davanti
,
singhiozzò
:
"
caro
,
caro
,
come
ti
potrei
ingannare
?
"
Aveva
lottato
più
volte
col
proprio
scetticismo
imperioso
e
sempre
invano
.
Uno
slancio
di
dedizione
alla
fede
,
lo
sapeva
,
non
sarebbe
stato
durevole
.
"
Perché
non
mi
vuoi
sola
?
"
gemette
ancora
,
sempre
ginocchioni
.
"
Perché
non
mi
vuoi
sola
?
Perché
le
coscienze
pie
non
si
offendano
?
Perché
la
mia
disperazione
non
ti
turbi
?
Perché
non
mi
vuoi
sola
?
Posso
io
dire
davanti
a
loro
quello
che
ho
dentro
di
me
?
Tu
che
sei
buono
come
il
tuo
Signore
Gesù
,
perché
non
mi
vuoi
sola
?
Oh
!
"
Ella
scattò
in
piedi
,
convinta
che
se
Piero
la
udisse
risponderebbe
"
sì
,
vieni
.
"
Stette
un
attimo
come
impietrata
,
colle
mani
alle
tempie
;
e
mosse
poi
lentamente
,
simile
a
una
sonnambula
,
uscì
del
salotto
,
attraversò
il
vestibolo
,
scese
in
giardino
.
Pioveva
tanto
dirottamente
,
il
cielo
,
corso
tuttora
di
tempo
in
tempo
dal
tuono
,
era
tanto
fosco
che
prima
delle
sei
,
quella
sera
di
febbraio
,
pareva
già
quasi
notte
.
Jeanne
entrò
come
stava
,
a
capo
scoperto
,
nella
pioggia
fitta
e
fredda
,
prese
,
senz
'
affrettar
il
passo
,
non
il
viale
degli
aranci
a
destra
ma
il
sentiero
che
scende
a
sinistra
fra
due
righe
di
grandi
agavi
a
un
boschetto
di
lauri
,
di
cipressi
e
di
ulivi
cui
si
aggrappano
rose
.
Passò
dal
gran
pino
che
guarda
il
Celio
e
girando
al
basso
verso
destra
per
un
lungo
arco
di
via
,
si
condusse
alla
fonte
che
un
avello
antico
raccoglie
nel
pendìo
ripido
fra
una
cintura
di
mirti
,
pochi
passi
più
giù
che
la
casina
del
giardiniere
.
Ivi
si
fermò
.
Una
finestra
della
casina
luceva
;
certo
la
finestra
di
Piero
.
Vi
passò
un
'
ombra
;
forse
Noemi
!
Jeanne
sedette
sull
'
orlo
marmoreo
della
vasca
.
Era
possibile
di
affogare
lì
dentro
?
Avrebbe
cercato
di
morire
se
non
ci
fosse
Carlino
?
Pensieri
vani
;
non
vi
si
trattenne
.
Attese
,
attese
,
sotto
la
pioggia
fredda
,
con
gli
occhi
e
l
'
anima
fermi
alla
finestra
lucente
.
Altre
ombre
.
Partono
,
adesso
?
Sì
,
forse
partono
Maria
e
Noemi
ma
non
lasceranno
Piero
solo
.
Ci
sarà
Mayda
,
ci
sarà
il
benedettino
,
ci
sarà
la
suora
.
Ebbene
,
ella
tenterà
.
Un
passo
frettoloso
nel
viale
degli
aranci
;
qualcuno
che
si
avvia
alla
casina
.
Jeanne
,
che
si
era
alzata
,
torna
a
sedere
.
Ecco
,
quell
'
ignoto
è
entrato
.
Movimento
di
ombre
alla
finestra
.
Due
persone
escono
parlando
vivacemente
;
le
voci
del
professore
e
di
Giovanni
Selva
.
Pare
che
parlino
di
qualcuno
venuto
a
prendere
notizie
.
Altre
persone
escono
,
l
'
acqua
delle
grondaie
mormora
sugli
ombrelli
.
Devono
esser
loro
,
Maria
e
Noemi
.
Jeanne
si
alza
da
capo
,
si
avvia
.
Passa
l
'
uscio
della
casina
,
vede
gente
nella
cucina
del
giardiniere
,
prega
una
ragazza
di
salire
a
vedere
presso
l
'
ammalato
,
chi
ci
sta
.
Quella
esita
,
cerca
schermirsi
,
ma
poi
va
,
scende
subito
.
Ci
stanno
il
prete
e
la
suora
.
Jeanne
domanda
un
po
'
di
carta
,
una
matita
,
un
lume
.
Comincia
a
scrivere
:
"
Padre
-
Mi
rivolgo
...
"
S
'
interrompe
,
sta
in
ascolto
.
Qualcuno
scende
la
scaletta
di
legno
.
Un
passo
d
'
uomo
;
dunque
il
padre
.
Allora
gli
parlerà
.
Butta
via
la
matita
,
gli
va
incontro
sulla
scaletta
.
È
scuro
,
don
Clemente
la
scambia
per
Maria
Selva
.
"
È
quieto
"
dice
,
prima
ch
'
ell
'
apra
bocca
.
"
Pare
che
dorma
.
Gli
ha
fatto
tanto
bene
quello
che
Sua
sorella
gli
ha
detto
.
Il
professore
crede
che
passerà
la
notte
.
Faccia
venire
anche
l
'
altra
signora
.
L
'
ha
domandata
.
Credevo
che
fossero
andate
a
prenderla
.
"
Jeanne
tace
,
si
fa
da
banda
.
Egli
dice
"
permesso
"
e
passa
senza
guardarla
,
va
in
cucina
per
avere
un
po
'
di
pane
e
un
po
'
d
'
acqua
,
digiuno
com
'
è
dalla
sera
precedente
.
Jeanne
trema
come
una
foglia
.
Egli
l
'
ha
domandata
!
Queste
parole
,
il
favore
del
caso
le
danno
le
vertigini
.
Sale
piano
piano
,
spinge
l
'
uscio
piano
piano
.
La
suora
la
vede
,
fa
per
alzarsi
.
Ella
le
accenna
,
col
dito
alla
bocca
,
di
non
si
muovere
,
si
accosta
piano
piano
al
letto
,
vede
una
lunga
cosa
nera
distesa
sulle
coltri
,
si
arresta
esterrefatta
,
non
comprende
.
Ode
un
lievissimo
gemito
.
Il
giacente
alza
la
mano
destra
con
un
gesto
vago
,
come
se
cercasse
qualche
cosa
.
La
suora
si
alza
ma
Jeanne
,
più
pronta
,
è
di
slancio
al
guanciale
,
si
china
su
Piero
che
ha
ripreso
a
gemere
,
ad
agitar
la
mano
.
Jeanne
lo
interroga
affannosa
,
egli
non
risponde
,
geme
,
guarda
qualche
cosa
accanto
al
letto
e
Jeanne
offre
un
bicchiere
d
'
acqua
,
gli
vede
scotere
il
capo
,
si
dispera
di
non
capire
.
Ah
,
il
Crocifisso
,
il
Crocifisso
!
La
suora
alza
il
lume
da
terra
,
Jeanne
porge
il
Crocifisso
a
Piero
che
gli
affligge
le
labbra
e
la
guarda
,
la
guarda
con
gli
occhi
grandi
,
vitrei
,
dov
'
è
la
morte
.
La
suora
getta
un
grido
,
corre
a
chiamare
il
padre
.
Piero
guarda
Jeanne
,
guarda
Jeanne
,
si
sforza
di
prendere
il
Crocifisso
a
due
mani
,
di
alzarlo
verso
lei
,
le
sue
labbra
si
agitano
,
si
agitano
,
non
ne
esce
suono
.
Jeanne
si
raccoglie
nelle
proprie
le
mani
di
Piero
,
bacia
il
Crocifisso
di
un
bacio
appassionato
.
Egli
chiude
allora
gli
occhi
,
il
suo
volto
s
'
irradia
di
un
sorriso
,
si
piega
un
poco
sulla
spalla
destra
,
non
si
move
più
.
FINE
.
95
Narrativa ,
I
La
Rivista
Policarpo
De
-
Tappetti
,
incauto
padre
e
scrivano
presso
il
Fondo
per
il
culto
,
ha
promesso
al
figlio
Agenore
,
sei
anni
e
quattro
mesi
,
di
condurlo
al
Macao
.
-
Agenore
-
gli
ha
detto
,
la
sera
del
sabato
,
con
accento
severo
-
tu
appartieni
a
una
nazione
di
ben
trenta
eziandio
milioni
di
abitanti
,
non
ficcarti
le
dita
nel
naso
!
a
una
nazione
che
è
stata
maestra
di
civiltà
....
non
grattarti
!
perdio
,
la
testa
,
quando
parla
papà
,
hai
capito
?
a
una
nazione
insomma
,
di
cui
è
operoso
scrivano
colui
che
ti
ha
messo
all
'
onore
del
mondo
.
Domani
è
la
festa
dello
Statuto
.
-
Papà
,
che
cos
'
è
lo
Statuto
?
-
Lo
Statuto
è
,
figlio
mio
,
quella
cosa
per
cui
non
c
'
è
che
la
gente
senza
educazione
,
che
finga
d
'
ignorare
i
proprii
doveri
,
tra
cui
,
te
lo
dico
una
volta
per
sempre
,
quello
di
ubbidire
mammà
e
papà
,
e
di
non
fare
certe
risposte
;
che
non
le
farebbe
neanche
un
monello
di
strada
.
Sono
le
sette
di
mattina
.
Casa
De
-
Tappetti
pare
un
inferno
.
La
signora
Eufemia
,
tutta
discinta
,
con
le
papillotes
in
testa
,
mette
sossopra
i
cassettoni
,
e
butta
in
aria
quanto
trova
,
cercando
un
involtino
di
carta
azzurra
,
contenente
una
dozzina
di
bottoni
per
camicia
.
Policarpo
è
in
mutande
,
coi
piedi
infilati
in
un
paio
di
ciabatte
,
che
ogni
tanto
gli
scappano
,
insieme
con
la
pazienza
maritale
e
paterna
.
Egli
ha
in
mano
un
solino
finto
e
una
cravatta
di
seta
nera
,
veneranda
memoria
sopravvissuta
a
tempi
migliori
.
-
Per
bacco
baccaccio
!
-
egli
mormora
tra
i
denti
-
queste
cose
non
succedono
che
a
me
....
Non
c
'
è
una
camicia
a
cui
non
manchi
un
bottone
.
Specialmente
di
quelli
a
parte
di
dietro
.
Ma
dove
li
avete
gli
occhi
?
....
a
casa
del
diavolo
?
..
-
Sta
un
po
'
zitto
.
-
Zitto
,
un
corno
!
sarà
la
trentesima
volta
....
ma
che
dico
?
sarà
l
'
ottantesima
volta
che
trovo
la
camicia
senza
il
bottone
a
parte
di
dietro
....
Agenore
!
lascia
stare
l
'
orologio
.
Conoscerò
,
a
dire
poco
,
mille
persone
;
pure
tutte
hanno
i
bottoni
in
regola
.
-
Ma
finiscila
una
volta
....
ecco
,
li
ho
trovati
.
Rosa
!
un
ago
,
e
un
po
'
di
filo
bianco
.
-
Oh
!
non
si
troverà
né
ago
,
né
filo
,
ne
sono
sicuro
.
Serva
e
padrona
si
sbracciano
,
si
affannano
,
frugano
,
rifrugano
e
non
trovano
nulla
.
-
L
'
avevo
detto
io
!
Agenore
!
lascia
stare
l
'
orologio
.
-
Dimmi
-
soggiunse
la
moglie
tutta
stravolta
-
non
ti
basterebbe
uno
spillo
messo
per
bene
?
-
Sicuro
!
per
farmi
scoppiare
una
vena
.
-
Aspetta
....
ecco
l
'
ago
....
manca
il
filo
....
ah
!
un
po
'
di
filo
nero
.
-
Lo
sapevo
!
-
Papà
.
-
strilla
Agenore
-
non
mi
voglio
lavare
la
faccia
.
-
Non
ti
vergogni
,
sudicione
?
(
alla
serva
con
autorità
)
.
Rosa
,
non
risparmiate
il
sapone
,
specialmente
nel
collo
....
e
che
sia
pettinato
,
mi
raccomando
....
sangue
di
bacco
.
-
Che
cosa
c
'
è
?
-
Te
l
'
ho
detto
mille
volte
!
non
abbottonare
i
manichetti
delle
camicie
pulite
!...uno
si
infila
la
camicia
e
non
riesce
a
mettere
fuori
le
mani
.
Non
c
'
è
mai
stato
verso
....
mai
....
mai
....
-
T
'
ha
preso
il
nervoso
stamane
?
-
Sfido
io
!
guarda
l
'
orologio
,
son
già
le
otto
;
presto
,
il
mio
fazzoletto
bianco
,
quello
delle
feste
....
il
mio
fazzoletto
turchino
,
quello
per
il
naso
....
il
fazzoletto
rosso
,
di
seta
,
per
il
sudore
....
dopo
sette
anni
di
matrimonio
ho
sempre
da
chiedere
le
stesse
cose
.
Agenore
,
sei
pronto
?
..
il
mio
bastone
!
dammi
la
chiave
del
portone
....
me
la
voglio
cucire
in
tasca
!
non
c
'
è
caso
che
vi
ricordiate
di
darmela
....
Agenore
,
sei
pronto
?
..
l
'
astuccio
degli
occhiali
dov
'
è
....
non
si
trova
mai
....
già
!
l
'
avrete
dato
al
ragazzo
per
baloccarsi
,
si
capisce
questa
casa
è
un
inferno
...
dammi
un
giornale
.
-
Per
che
farne
?
-
Dammi
un
giornale
vecchio
....
si
sa
mai
....
quando
c
'
è
dei
ragazzi
....
Dio
,
come
stirano
queste
bretelle
!
e
il
gilet
poi
pare
un
sacco
....
te
l
'
avevo
detto
,
io
,
di
farmi
una
piccola
basta
di
dietro
?
-
Che
dici
?
-
Basta
di
dietro
!
...
sei
sorda
?
Finalmente
si
riesce
a
porre
sesto
a
tanta
confusione
.
Policarpo
dà
gli
ultimi
avvertimenti
al
figlio
,
e
presolo
per
mano
,
scende
le
scale
del
domicilio
,
in
via
dei
Coronari
,
attraversa
via
di
San
Luigi
dÈ
Francesi
,
pozzo
delle
Cornacchie
,
piazza
di
Pietra
,
via
delle
Muratte
,
e
per
l
'
Angelo
Custode
,
Si
spinge
verso
il
Macao
,
gridando
ogni
cinque
minuti
:
-
Non
cacciarti
tra
le
gambe
della
gente
....
sta
zitto
....
non
scendere
dal
marciapiede
,
non
vedi
che
ci
sono
i
legni
?
Dalle
finestre
pendono
le
bandiere
a
tre
colori
.
Agenore
opprime
di
domande
l
'
illustre
genitore
.
-
Papà
,
che
vuol
dire
tre
colori
?
-
Vuol
dire
che
l
'
Italia
è
divisa
in
tre
grandi
regioni
:
alta
Italia
,
Italia
centrale
e
Italia
meridionale
,
-
Meridionale
che
significa
?
-
Ch
'
è
mezzogiorno
.
-
L
'
ora
del
pranzo
!
papà
,
ho
fame
.
-
Non
si
dice
fame
:
le
persone
per
bene
dicono
:
appetito
.
-
Si
,
papà
!
ma
io
ho
fame
.
-
Appetito
.
-
Sì
,
papà
:
ho
anche
appetito
.
Comprami
una
ciambella
.
-
Mangiare
a
digiuno
fa
sempre
male
.
-
Io
mi
metto
a
piangere
.
-
E
io
ti
porto
a
casa
.
-
No
,
papà
;
voglio
vedere
la
rivista
;
piuttosto
piangerò
stasera
.
Non
so
come
Policarpo
e
suo
figlio
riescono
,
malgrado
la
folla
,
a
penetrare
nel
recinto
del
Macao
.
Enormi
spirali
di
polvere
salgono
al
cielo
,
simili
a
turbini
del
deserto
,
e
accecano
soldati
e
spettatori
.
I
reggimenti
,
immobili
,
paiono
muraglie
d
'
uomini
.
Lampeggiano
le
sciabole
dei
cavalleggieri
.
Il
generale
comandante
in
capo
galoppa
di
qua
,
di
là
,
facendo
ondeggiare
marzialmente
il
ricco
pennacchio
che
pare
una
nuvoletta
di
bianchi
vapori
.
Romba
il
cannone
.
Le
bande
musicali
suonano
l
'
inno
reale
.
Agenore
non
istà
piú
nella
pelle
.
Un
drappello
di
carabinieri
splendidi
,
come
campioni
di
un
torneo
,
entra
nel
recinto
.
Sono
i
corazzieri
.
Ecco
il
re
,
seguìto
da
un
codazzo
di
splendide
,
svariate
,
pittoresche
uniformi
.
-
Papà
!
Io
non
vedo
niente
;
qual
è
il
re
?
..
-
Vedi
:
è
quello
laggiú
,
pallido
,
con
quei
grandi
baffi
....
non
lo
vedi
?
-
Li
hanno
tutti
i
baffi
.
-
Non
capisci
niente
.
Non
mi
seccare
.
-
Lo
so
che
non
capisco
:
ma
la
mamma
dice
sempre
:
"
Papà
non
sa
mai
quello
che
si
dica
"
Policarpo
dà
un
'
occhiata
fulminante
al
piccolo
Agenore
,
che
si
ficca
il
dito
nelle
narici
.
-
Via
quel
dito
!
-
Tu
ce
lo
metti
sempre
e
nessuno
ti
dice
nulla
.
Ah
,
quando
sarò
grande
!
Policarpo
trascina
il
figlio
sul
piazzale
dell
'
Indipendenza
.
C
'
è
un
quadrato
di
fanteria
e
un
quadrato
di
curiosi
;
molte
signore
,
in
abiti
assai
carini
;
molta
ragazzaglia
inerpicata
sui
cancelli
,
sui
lampioni
.
Agenore
assiste
alla
sfilata
,
provocando
fieri
rabbuffi
dalla
giusta
collera
del
genitore
,
per
le
domande
stupidissime
con
cui
mette
a
dura
prova
l
'
erudizione
paterna
.
A
un
certo
punto
,
Policarpo
afferra
il
figlio
e
facendolo
galoppare
come
un
dannato
dantesco
lo
trascina
sulla
piazza
del
Quirinale
.
La
folla
si
agglomera
davanti
al
regio
palazzo
.
-
Papà
,
-
chiede
Agenore
indicando
la
Consulta
,
-
chi
ci
sta
in
quella
casa
?
-
Ci
sta
l
'
onorevole
Crispi
.
-
Non
me
ne
importa
nulla
.
-
Non
me
ne
importa
nulla
neanche
a
me
,
pure
egli
è
il
capo
del
governo
,
e
lo
dobbiamo
amare
,
come
si
amano
le
istituzioni
.
La
folla
applaude
,
il
Re
e
il
Duca
d
'
Aosta
si
affacciano
e
salutano
dalla
loggia
,
agitando
gli
elmi
piumati
.
Policarpo
trascina
verso
casa
il
figlio
che
ha
un
palmo
di
lingua
fuori
,
e
gli
occhi
rossi
dal
sudore
e
dal
polverio
.
-
Ti
sei
divertito
?
-
gli
chiede
la
mamma
togliendogli
l
'
abitino
.
-
Sì
,
mamma
:
ho
tanto
fame
.
-
Si
dice
:
appetito
!
-
grida
Policarpo
.
-
Povero
figlio
!
-
esclama
la
mamma
,
dandogli
un
bacetto
.
-
papà
ti
dà
i
tormenti
eh
?
poverino
!
-
Bella
educazione
!
-
soggiunge
Policarpo
-
voi
,
o
signora
,
diminuite
il
prestigio
dell
'
autorità
.
-
Ma
che
prestigio
?
-
Voi
,
o
signora
,
eccitate
una
creatura
inconsapevole
allo
sprezzo
verso
il
superiore
immediato
,
voi
seminate
la
diffidenza
tra
le
diverse
classi
sociali
,
voi
....
-
Oh
non
mi
gonfiare
la
testa
!
andiamo
a
tavola
,
chè
ci
sono
le
fettuccine
al
pomidoro
.
Policarpo
con
accento
maestoso
:
-
Signora
!
Non
è
al
pomidoro
che
si
forma
il
carattere
della
gioventú
.
II
Le
gioie
di
De
-
Tappetti
.
La
casa
,
tutt
'
insieme
,
si
compone
di
due
camere
e
una
cucina
.
È
bene
conoscere
l
'
ambiente
,
poichè
,
un
filosofo
antico
-
fors
'
anche
un
greco
-
non
si
sa
mai
!
-
ha
detto
:
-
La
casa
è
l
'
individuo
.
Veramente
io
direi
:
la
casa
è
il
padrone
di
casa
.
E
il
padrone
di
casa
che
spesso
,
in
Roma
,
è
una
padrona
,
è
poi
uno
spettro
mensile
e
trimestrale
!
che
nuoce
alle
funzioni
dell
'
organismo
umano
,
poichè
non
accorda
il
respiro
.
Per
andare
da
Policarpo
De
-
Tappetti
,
si
entra
in
un
andito
stretto
e
buio
,
che
comincia
coi
cestini
d
'
una
fruttarola
,
donna
magra
,
untuosa
(
la
quale
passa
i
tre
quarti
della
vita
a
grattarsi
la
testa
)
,
e
finisce
con
un
laghetto
,
una
specie
di
compluvio
naturale
,
alimentato
con
singolare
costanza
dalle
donne
del
vicinato
.
In
fondo
all
'
andito
c
'
è
una
porta
butterata
dal
vaiuolo
,
incrostata
di
ruggine
,
di
ragnatele
,
d
'
immondezze
;
qualche
cosa
di
schifoso
.
È
la
porta
,
per
cui
le
donne
vanno
a
fare
la
pulizia
-
pare
impossibile
-
dei
panni
,
in
una
specie
di
grotta
,
dai
muri
stillanti
acqua
e
sudiciume
.
Saliti
quattro
capi
di
scale
,
c
'
è
un
ripiano
,
dai
mattoni
sconnessi
,
regolarmente
disseminati
di
gusci
d
'
ova
,
di
buccie
di
patate
,
e
altri
elementi
commestibili
,
come
sarebbe
a
dire
cartaccie
,
stracciolini
,
chiodarelli
e
una
quantità
enorme
di
noccioli
di
ciriegia
,
abilmente
disposti
,
in
modo
da
far
cascare
la
gente
,
a
rischio
di
rompersi
,
Dio
scampi
,
l
'
osso
del
collo
.
La
prima
camera
di
De
-
Tappetti
è
mobiliata
con
un
magnifico
sofà
di
reps
giallo
,
comprato
dal
perito
Stella
con
7
lire
e
45
centesimi
;
un
cassettone
coi
tiretti
scortecciati
e
mancante
di
un
piede
;
un
orologio
a
pendolo
,
e
che
segna
sempre
le
ore
5
e
due
centimetri
,
con
l
'
unica
lancetta
che
gli
è
rimasta
;
uno
specchio
,
dalla
cornice
nera
,
e
col
cristallo
rotto
agli
angoli
e
attaccato
mediante
margini
di
francobolli
;
quattro
sedie
di
paglia
perfettamente
scompagne
;
una
elegante
poltroncina
di
reps
azzurro
,
comprata
dal
perito
Stella
a
5
lire
e
90
centesimi
;
una
tavola
rotonda
intarsiata
di
macchie
e
di
minuzzoli
di
pane
,
un
mobile
misterioso
,
coperto
da
due
vecchi
scialli
della
signora
De
-
Tappetti
,
e
che
,
poi
,
non
è
altro
che
un
lettuccio
di
ferro
incaricato
di
fingere
,
durante
il
giorno
,
un
sofà
,
e
accogliere
,
la
notte
,
le
stanche
e
non
rimunerate
membra
della
serva
.
È
dunque
una
sala
,
una
camera
da
ricevere
,
stanza
da
letto
,
sala
da
pranzo
,
il
cui
servizio
cumulativo
richiede
una
quantità
di
ingegnosi
artifizi
.
Nella
seconda
camera
,
una
toletta
di
legno
dipinta
a
marmi
preziosi
,
due
lettucci
di
ferro
i
cui
pezzi
sono
mantenuti
,
per
mezzo
di
vecchie
corde
d
'
imballaggio
,
quasi
in
relazione
tra
loro
,
e
una
culla
a
gabbioncino
per
Agenore
che
pure
ha
quasi
sette
anni
,
un
attaccapanni
i
cui
piuoli
si
staccano
al
peso
di
un
soprabito
,
e
una
quantità
di
quadri
(
poichè
De
-
Tappetti
ama
le
arti
)
le
cui
vecchie
muffite
litografie
rappresentano
le
cinque
parti
d
'
Europa
,
una
delle
quali
è
la
Primavera
.
La
cucina
non
è
che
uno
sgabuzzino
in
cui
i
predecessori
di
Policarpo
hanno
lasciato
molte
memorie
di
famiglia
in
una
quantità
di
sorci
,
i
quali
vivono
non
si
sa
proprio
di
che
.
È
festa
,
è
la
festa
di
San
Pietro
.
-
Oggi
ci
dobbiamo
divertire
un
pochetto
?
-
esclama
Policarpo
giocondo
,
e
affibbiandosi
gli
straccali
-
vi
condurrò
tutti
e
due
ai
prati
di
Castello
,
passando
per
porta
Angelica
.
-
Papà
?
io
voglio
passare
per
il
ponte
di
Ripetta
.
-
No
,
figlio
mio
;
invece
spenderemo
i
soldi
del
pedaggio
in
tante
ciambelle
di
Lucca
.
-
Voglio
passare
per
il
ponte
e
voglio
le
ciambelle
di
Lucca
.
-
Mi
meraviglio
,
e
mi
vergogno
per
voi
,
discolaccio
?
...
Corpo
di
bacco
,
non
trovo
piú
la
mia
cravatta
nera
.
Eppure
l
'
ho
messa
.
Dico
sempre
:
lasciate
le
cose
dove
le
metto
io
!
Nossignore
?
come
parlare
al
muro
.
-
Fai
adagio
!
-
dice
la
moglie
-
con
un
po
'
di
pazienza
....
-
Pazienza
un
corno
non
mi
si
dà
retta
,
mai
.
Ce
la
voglio
inchiodare
,
la
cravatta
!
Si
cerca
,
si
fruga
,
la
famosa
cravatta
è
dentro
una
scarpa
di
Agenore
.
-
Ecco
,
ecco
come
si
sciupa
la
mia
guardaroba
.
Una
cravatta
che
porto
da
dodici
e
che
è
ancora
nuova
fiammante
.
Credete
forse
che
vada
a
rubare
la
notte
?
che
faccia
il
falso
monetario
?
La
ci
vuol
tutta
per
non
morir
di
fame
al
servizio
dello
Stato
,
e
intanto
mi
si
mette
la
cravatta
nelle
scarpe
.
Con
95
lire
il
mese
:
un
ragazzo
che
mangerebbe
un
patrimonio
,
una
moglie
che
vuole
assolutamente
un
cappello
ogni
due
anni
?
una
serva
che
divora
un
chilo
di
pane
ogni
giorno
,
e
45
lire
di
pigione
!
Manco
male
i
nuovi
organici
mi
porteranno
un
aumento
.
Benedetto
sia
questo
Ministero
!
io
l
'
ho
sempre
detto
:
fior
di
brava
gente
,
benchè
abbia
dato
la
croce
al
mio
capo
sezione
.
Non
s
'
accosta
mai
all
'
ufficio
,
lui
.
Policarpo
faccia
questo
,
Policarpo
faccia
quest
'
altro
,
giú
,
giú
,
tutto
addosso
a
questo
somaro
!
-
A
proposito
:
c
'
è
stato
il
salumaio
?
-
Vada
al
diavolo
!
aspetti
i
nuovi
organici
....
li
aspetto
bene
io
,
mentre
mi
premono
piú
che
a
lui
.
Il
giorno
in
cui
andranno
in
vigore
,
vi
condurrò
tutti
nell
'
omnibus
da
Piazza
Venezia
a
Porta
del
Popolo
.
Indi
con
voce
solenne
:
-
E
se
non
mi
farete
inquietare
,
torneremo
sull
'
omnibus
,
da
Porta
del
Popolo
a
Piazza
Venezia
.
E
poi
,
una
bella
domenica
,
vi
farò
vaccinare
.
La
serva
rientrando
.
Il
postino
col
Don
Chisciotte
.
Policarpo
levando
al
cielo
gli
occhi
....
-
Dio
mi
ha
mandato
anche
questo
canchero
di
giornale
!
-
dando
un
'
occhiata
al
foglio
-
è
un
'
infamia
!
-
Che
è
successo
?
-
I
nuovi
organici
....
-
Ebbene
?
-
Tutto
per
aria
.
Ah
!
l
'
ho
sempre
detto
:
questo
Ministero
è
un
poco
di
buono
.
-
Papà
?
andiamo
ai
prati
di
Castello
?
-
È
inutile
,
figlio
mio
,
anche
qui
siamo
completamente
al
verde
.
III
Il
banchetto
della
famiglia
.
La
serva
sbuffa
in
cucina
.
Donna
Eufemia
sta
capando
uno
spicchio
d
'
aglio
.
Policarpo
gratta
un
formaggio
che
appesta
il
vicinato
.
Agenore
,
impicciando
tutti
quanti
,
giunge
a
spingere
,
surrettiziamente
,
alcune
patate
sotto
la
cenere
calda
,
nella
quale
,
naturalmente
,
si
scotta
e
strilla
come
un
'
aquila
.
È
una
rivoluzione
.
Policarpo
si
caccia
in
tasca
il
pezzo
di
formaggio
.
Eufemia
depone
l
'
aglio
sopra
lo
sciacquatore
.
La
serva
rovescia
tutto
quanto
il
barattolo
del
sale
dentro
la
pignatta
.
-
Presto
,
la
concolina
?
-
grida
Eufemia
pestando
un
piede
.
La
serva
si
slancia
nella
camera
da
letto
.
Policarpo
osserva
le
dita
di
Agenore
,
e
non
vedendo
nulla
di
sospetto
,
gli
tasta
il
polso
e
si
fa
mostrare
la
lingua
.
-
Non
piangere
;
-
gli
dice
-
non
è
niente
.
-
Già
:
brontola
Eufemia
,
-
per
voi
tutto
è
niente
.
Vieni
qua
,
da
me
,
figlietto
caro
....
sta
zitto
,
che
poi
ti
compro
due
bei
centesimi
di
nocchie
.
-
Se
non
aveste
messo
la
mano
vicino
al
fuoco
,
non
vi
sareste
scottato
!
-
dice
severamente
Policarpo
;
-
la
vostra
condotta
non
è
che
una
serie
di
dispiaceri
per
la
famiglia
.
-
Ma
questa
concolina
viene
o
non
viene
?
-
Che
fa
quella
somara
?
-
Dille
che
si
sbrighi
.
Policarpo
si
volta
con
impeto
,
e
ne
viene
uno
scontro
colla
serva
,
che
sta
correndo
colla
concolina
in
mano
.
I
calzoni
di
Policarpo
sono
fracidi
d
'
acqua
insaponata
.
La
concolina
va
in
mille
pezzi
.
Tutta
la
famiglia
,
costernata
,
si
raccoglie
intorno
a
quei
frantumi
,
come
davanti
a
una
catastrofe
.
Una
lacrima
spunta
dal
ciglio
di
Policarpo
.
Donna
Eufemia
batte
le
mani
congiungendole
,
con
voce
straziante
:
-
La
concolina
di
mia
nonna
!
Policarpo
,
per
nascondere
la
sua
emozione
,
si
fruga
in
tasca
,
ne
cava
il
pezzo
di
formaggio
,
e
lo
fissa
con
straordinaria
intensità
.
Intanto
la
pignatta
dà
disopra
,
e
il
brodo
,
cascando
nel
fuoco
,
solleva
spirali
di
fumo
bianco
.
Policarpo
,
Eufemia
e
la
serva
,
con
unanime
slancio
,
si
precipitano
verso
la
pignatta
,
che
viene
alzata
da
sei
mani
e
messa
da
pàrte
.
Agenore
s
'
appende
alle
ginocchia
del
genitore
e
strilla
:
-
Le
mie
patate
!
La
serva
,
confusa
,
afferra
uno
strofinaccio
fradicio
di
acqua
e
cenere
,
dà
una
ripulita
alla
pignatta
,
poi
sempre
rintontita
,
lo
depone
sul
casto
seno
di
Donna
Eufemia
.
Policarpo
si
curva
per
dare
una
correzione
al
figlio
.
Eufemia
manda
un
grido
drammatico
,
prende
lo
strofinaccio
con
due
dita
e
lo
butta
lungi
da
sé
con
atto
di
ribrezzo
.
Lo
strofinaccio
s
'
avvolge
come
un
turbante
intorno
al
cranio
nudo
di
Policarpo
.
-
Un
asciugamani
,
presto
un
asciugamani
!
-
urla
Policarpo
.
La
serva
afferra
una
cosa
bianca
,
e
gliela
porge
.
Policarpo
si
asciuga
la
testa
e
il
collo
.
Altro
grido
di
donna
Eufemia
:
-
La
mia
camicia
da
notte
!
La
cucina
è
un
inferno
.
Policarpo
guarda
con
desolazione
profonda
i
calzoni
fradici
,
quasi
fosse
l
'
ultimo
atto
dei
Due
Sergenti
.
-
Come
fare
?
Non
ce
n
'
hai
nessun
altro
paio
di
mezza
stagione
.
-
Lasci
a
andare
:
s
'
asciutteranno
.
-
Ma
tu
t
'
ammalerai
.
-
Che
poi
non
m
'
avessi
da
pigliare
un
febbrone
?
-
Levateli
subito
:
credi
a
me
.
-
Ma
che
mi
metto
?
non
posso
mica
restare
in
mutande
.
-
Aspetta
facciamo
così
:
Rosa
,
prendete
la
mia
veste
di
lana
turchina
.
Per
un
momento
,
ti
metterai
quella
..
-
Un
funzionario
dello
Stato
vestito
da
donna
?
La
dignità
di
Policarpo
si
rivolta
,
ma
la
necessità
è
urgente
e
superiore
all
'
amor
proprio
.
Così
avviene
che
Policarpo
,
un
momento
appresso
si
avvia
solennemente
verso
la
tavola
,
mezzo
vestito
da
uomo
e
mezzo
da
donna
.
Agenore
ci
ride
.
Il
genitore
lo
fulmina
con
un
'
occhiata
.
-
Non
si
deve
mai
ridere
sulle
sventurate
emergenze
della
famiglia
,
e
dovreste
invece
apprendere
,
che
il
genitore
afflitto
da
sventura
idraulica
,
sa
sempre
nobilmente
indossare
la
veste
del
sacrificio
.
Finalmente
la
famiglia
è
seduta
a
tavola
.
Agenore
ha
un
tovagliolo
,
che
lo
strozza
,
legato
intorno
al
collo
.
La
serva
porta
la
minestra
.
Agenore
domanda
che
per
lo
meno
la
sua
scodella
sia
coperta
da
due
chilogrammi
di
formaggio
.
Il
genitore
si
rifiuta
.
Agenore
si
tira
i
capelli
.
Il
genitore
gli
tira
gli
orecchi
.
Eufemia
tira
la
manica
di
Policarpo
,
il
quale
si
mette
in
bocca
la
prima
cucchiaiata
di
minestra
,
Per
poco
non
la
sputa
,
-
Dio
clemente
e
misericordioso
!
esclama
Policarpo
-
questa
minestra
è
una
salina
di
Orbetello
.
-
Le
tue
solite
esagerazioni
....
-
Eufemia
mia
!
non
eccitare
,
te
ne
prego
,
la
mia
sacrosanta
indignazione
.
Fammi
il
piacere
di
degustare
la
minestra
e
poi
....
Eufemia
assaggia
,
-
C
'
è
un
po
'
di
sale
,
ma
non
mi
pare
che
ci
sia
da
strillare
a
quel
modo
che
fai
tu
.
-
Ma
è
salata
o
non
lo
è
?
rispondi
categoricamente
,
poichè
la
vita
domestica
è
fondata
sulla
logica
.
-
Non
ti
stranire
,
fammi
questo
piacere
.
-
Signora
Eufemia
!
i
sett
'
anni
di
matrimomio
non
vi
autorizzano
a
denigrare
la
sincerità
dei
miei
sensi
.
Non
tergiversiamo
,
per
amore
di
Dio
.
È
salata
o
no
,
questa
minestra
?
-
Quanto
sei
seccante
!
-
Papà
-
soggiunge
Agenore
-
perché
la
mamma
dice
sempre
che
sei
seccante
?
-
È
un
'
espressione
confidenziale
che
tu
non
devi
ultroneamente
ripetere
!
Hai
capito
?
Ma
guarda
che
fai
?
tu
intingi
la
manica
dentro
la
scodella
.
Ma
,
disgraziato
,
non
te
l
'
ho
detto
mille
volte
?
a
che
cosa
servono
le
maniche
?
-
A
ripulirsi
la
bocca
.
Policarpo
resta
atterrito
,
davanti
al
crescente
idiotismo
di
quel
figlio
unico
che
un
giorno
dovrà
essere
il
capo
della
sua
stirpe
.
La
signora
Eufemia
con
voce
acre
e
acutissima
:
-
Impossibile
!
non
passa
giorno
che
a
tavola
non
si
faccia
qualche
lite
.
Tutti
mi
dicono
:
quanto
dovete
esser
felice
con
vostro
marito
;
è
un
uomo
che
fa
ridere
tutti
.
Ma
già
,
si
capisce
!
fuori
di
casa
il
signore
sarà
amabile
,
sarà
spiritoso
,
sarà
.
ciarliero
,
sarà
brillante
.
Appena
messo
piede
in
casa
,
non
fa
che
brontolare
,
brontolare
,
e
dalla
mattina
alla
sera
:
ora
i
bottoni
non
sono
cuciti
;
ora
s
'
è
persa
la
cravatta
;
ora
la
minestra
ha
il
bruciato
ora
non
c
'
è
calza
abbastanza
nella
lampada
a
petrolio
....
Ma
dimmi
un
'
altra
cosa
:
non
potresti
dare
un
altro
giro
ai
tuoi
discorsi
?
-
Eufemia
!
-
risponde
severamente
Policarpo
-
Eufemia
,
te
ne
prego
,
rientra
in
te
stessa
.
Tu
demolisci
il
prestigio
della
patria
potestà
!
tu
scuoti
,
nella
loro
base
,
quei
principii
inconcussi
che
ho
procurato
sempre
d
'
instillare
nel
tenero
animo
di
Agenore
nostro
.
-
Ma
io
sono
inconcussa
da
un
pezzo
e
te
lo
dico
francamente
:
o
parla
d
'
altro
o
sta
zitto
.
Agenore
,
vuoi
un
pezzettino
d
'
arrosto
?
-
Ma
me
le
compri
poi
le
nocchie
?
-
Ti
ho
detto
di
sì
.
Non
seccarmi
neppure
te
.
-
Ecco
-
mormora
Policarpo
-
ecco
come
si
finisce
per
traviare
il
senso
retto
della
gioventú
!
Le
nocchie
sono
il
primo
passo
sul
sentiero
dell
'
abisso
.
La
nocchia
è
la
madre
dei
vizi
.
-
Policarpo
,
te
lo
ripeto
:
non
essere
così
brontolone
.
Non
ci
hai
altro
da
dirmi
?
Ma
scusa
tanto
;
perché
leggi
tanti
giornalacci
?
Non
ci
trovi
niente
di
bello
da
raccontarmi
?
Perché
non
ci
dici
tante
belle
cose
?
-
Non
vi
si
trovano
che
cose
brutte
.
-
Perché
leggi
,
allora
?
-
Per
ornare
il
mio
spirito
di
quella
cultura
unissona
,
che
deve
cementare
le
facoltà
intellettuali
e
intangibili
della
coscienza
cittadina
.
Ma
che
vuoi
ti
narri
,
cara
mia
?
Vuoi
che
venga
a
tavola
,
per
dirti
che
la
locomotiva
ha
rovesciato
il
ministero
?
-
Come
?
-
Con
un
break
di
sfiducia
:
pur
troppo
il
capo
del
governo
è
stato
trascinato
con
un
vagone
senza
ruote
....
lui
!
un
uomo
che
trascina
giorno
e
notte
il
carro
dello
Stato
.
-
E
s
'
è
fatto
male
?
-
Nessun
male
,
grazie
al
cielo
.
-
Ma
figuriamoci
,
che
paura
,
Gesú
!
Policarpo
con
accento
severissimo
:
-
La
paura
è
un
sentimento
subalterno
.
-
Queste
ferrovie
!
-
esclama
la
signora
Eufemia
,
con
profonda
convinzione
.
-
Per
me
non
vorrei
servirmene
mai
.
-
Tu
esageri
-
risponde
Policarpo
basta
avere
un
poco
di
prudenza
,
e
non
viaggiare
che
con
treni
esenti
da
scontri
,
e
da
deviazioni
o
altri
simili
disastri
.
-
Se
io
fossi
capo
del
Governo
....
-
Non
è
possibile
;
saresti
una
capa
.
-
Mettiamo
il
caso
.
Ebbene
,
non
andrei
che
in
carrozza
.
-
Come
fare
?
A
giorni
il
presidente
del
gabinetto
andrà
a
Vienna
in
compagnia
dei
sovrani
.
-
È
lontano
assai
Vienna
?
-
Lontanissima
.
Io
non
vi
sono
mai
stato
,
ma
conosco
il
fratello
d
'
uno
che
suo
cugino
doveva
andare
a
Vienna
e
anche
piú
lontano
,
eppure
è
capitale
dell
'
Austria
.
-
Ma
che
ci
vanno
a
fare
a
Vienna
?
-
A
fare
amicizia
con
l
'
Austria
.
-
Papà
.
-
interrompe
Agenore
-
non
m
'
hai
detto
sempre
che
l
'
Austria
è
una
brutta
aquila
bicipite
?
-
Lo
era
nel
quarantotto
.
Perché
lo
stato
dell
'
Europa
,
figlio
mio
,
è
tutto
cambiato
.
Napoleone
III
è
stato
sconfitto
a
Sadova
.
Bismarck
è
sceso
nella
penisola
balcanica
,
e
ha
battuto
i
russi
a
Plevna
;
i
bulgari
hanno
invaso
l
'
Erzegovina
,
sbarcando
nell
'
isola
di
Tabarca
;
la
Francia
ha
dichiarato
guerra
all
'
Enfida
,
e
ha
levato
a
Thiers
le
redini
del
governo
,
tanto
è
in
trambusto
;
per
questo
appunto
,
l
'
Austria
,
ch
'
era
nemica
,
ora
poi
,
sfido
,
è
piú
amica
di
prima
;
e
lo
stesso
imperatore
degli
austriaci
è
anche
ungherese
,
perché
sono
due
governi
,
che
diventano
un
solo
,
anche
per
la
ragione
che
Kossuth
è
sempre
stato
a
Torino
,
la
nostra
capitale
,
dove
fu
amico
sempre
dell
'
Italia
.
Così
sono
amici
al
di
qua
dalla
Leitha
,
e
al
di
là
dalla
Leitha
.
-
Scusa
un
momento
-
interrompe
Eufemia
;
-
ho
capito
tutto
,
ma
questa
Leitha
che
vuol
dire
?
.
-
I
governi
dell
'
Austria
sono
due
,
cisleitano
,
e
transleitano
,
mi
capisci
?
ma
poi
veramente
non
sono
che
uno
,
e
questo
governo
ogni
tanto
passa
al
di
là
dalla
Leitha
per
poi
venire
al
di
qua
.
-
Scusa
tanto
,
amico
mio
,
ma
levami
una
curiosità
:
la
Leitha
che
cos
'
è
?
-
La
Leitha
con
cui
si
governa
,
e
che
si
chiama
la
Dieta
.
-
Ma
se
è
Dieta
come
può
essere
Leitha
?
Policarpo
con
doloroso
stupore
:
-
Scusa
tanto
,
cara
mia
.
Io
sono
Policarpo
e
non
sono
anche
De
-
Tappetti
?
Dieta
è
il
cognome
.
IV
De
-
Tappetti
in
villeggiatura
.
Il
sogno
della
signora
Eufemia
De
-
Tappetti
è
diventato
una
realtà
.
Policarpo
è
riuscito
a
farsi
subaffittare
,
da
un
suo
collega
,
una
casa
di
campagna
nelle
vicinanze
di
Frascati
.
Nei
tre
giorni
precedenti
alla
partenza
per
la
villeggiatura
Policarpo
non
ha
fatto
che
ripetere
a
tutto
il
vicinato
-
Ah
,
non
ne
posso
piú
;
sarà
meglio
che
ce
ne
andiamo
subito
al
nostro
villino
.
-
Un
villino
?
-
Oh
,
una
cosa
da
niente
:
una
palazzina
di
due
piani
,
con
un
po
'
di
giardino
.
Venite
pure
a
trovarmi
....
quando
volete
....
ma
è
così
lontano
....
c
'
è
due
ore
di
cammino
,
a
piedi
....
con
questo
sole
....
eppoi
,
una
strada
impossibile
....
il
governo
non
pensa
mai
alle
strade
....
ma
venite
pure
,
mi
farete
tanto
piacere
.
La
palazzina
,
tutt
'
insieme
!
è
una
casuccia
rustica
,
molto
vituperata
dalle
intemperie
.
Una
porta
sbocconcellata
,
munita
di
un
semplice
saliscendi
,
mette
in
una
specie
di
stalla
,
che
sarebbe
la
sala
da
pranzo
,
per
la
ragione
che
c
'
è
la
cucina
fatta
unicamente
per
abbrustolire
le
focacce
dei
tempi
d
'
Isacco
e
di
Giacobbe
.
Una
magnifica
scala
di
legno
,
tarlata
a
dovere
,
e
abbellita
di
spaventosi
ragnateli
,
porta
al
secondo
piano
della
palazzina
,
che
si
compone
di
una
cameraccia
schifosa
,
divisa
in
due
da
un
tramezzo
d
'
assi
sconnesse
,
abitacolo
sacro
alle
pulci
,
che
professano
un
verace
attaccamento
ai
membri
della
famiglia
De
-
Tappetti
.
Il
giardino
consiste
in
un
pezzetto
di
terreno
incolto
,
pieno
d
'
erbacce
,
di
sterpi
,
tra
cui
cresce
rigoglioso
il
papavero
,
l
'
ortica
abbonda
,
e
i
cespugli
di
corbezzoli
si
aggraziano
dei
loro
bottoni
di
corallo
.
Il
terreno
è
cinto
da
una
staccionata
cadente
in
cui
lo
stesso
compianto
Mazzarella
non
avrebbe
trovato
piú
posto
,
per
una
nuova
interruzione
.
In
un
angolo
,
si
vede
una
cisterna
in
cui
,
secondo
la
leggenda
che
corre
in
paese
,
i
gatti
defunti
avrebbero
trovato
l
'
estrema
dimora
fin
dalla
piú
remota
antichità
.
Policarpo
,
per
godere
una
mesata
intiera
tale
delizia
,
ha
promesso
di
pagare
22
lire
dicendo
:
-
Il
sacrificio
è
grave
,
ma
la
salute
prima
di
tutto
.
La
signora
Eufemia
,
sposa
e
madre
felice
,
avanti
di
partire
ha
gabellato
alle
amiche
questa
pietosa
menzogna
:
-
Policarpo
mi
voleva
fare
un
abito
,
ma
io
gli
ho
detto
:
abbi
pazienza
,
caro
mio
,
ma
mi
pare
una
bestialità
:
la
prima
cosa
che
si
deve
fare
,
in
campagna
,
è
di
mettersi
in
piena
libertà
.
E
poi
,
non
ce
l
'
ho
il
mio
abito
di
seta
marron
?
Da
lunghi
anni
,
la
signora
Eufemia
parla
con
accento
convinto
e
possessivo
,
di
questo
abito
di
seta
marron
,
che
nessuno
ha
mai
visto
e
nemmeno
lei
.
La
cosa
è
talmente
penetrata
nelle
abitudini
,
che
lo
stesso
Policarpo
ha
detto
piú
volte
,
disponendosi
alla
passeggiata
:
-
Per
l
'
amor
di
Dio
,
dolce
Eufemia
!
...
non
mettere
il
tuo
abito
di
seta
marron
;
il
tempo
è
minaccioso
.
I
miei
calli
non
s
'
ingannano
mai
.
La
partenza
per
la
campagna
è
un
vero
avvenimento
per
la
famiglia
De
-
Tappetti
,
e
per
l
'
intero
vicinato
che
-
sia
detto
a
,
sua
lode
-
non
ci
aveva
mai
creduto
.
Le
lenzuola
dentro
a
un
secchio
-
i
fazzoletti
,
i
calzoncini
di
Agenore
stiacciati
nella
cazzerola
,
le
calze
e
le
mutande
del
genitore
,
pigiate
bene
dentro
la
pignatta
-
altri
indumenti
rassettati
con
garbo
dentro
parecchi
utensili
di
cucina
;
il
tutto
caricato
sul
gobbone
della
serva
,
l
'
infelice
Rosa
,
che
viene
spedita
alla
stazione
due
ore
prima
della
partenza
del
convoglio
.
La
signora
Eufemia
,
s
'
è
messa
due
abiti
,
quello
per
casa
,
e
quello
per
fuori
,
uno
sull
'
altro
,
a
scanso
di
maggiori
impicci
.
Policarpo
ha
le
tasche
piene
d
'
ogni
sorta
di
roba
,
dai
pettini
ai
cucchiai
,
dalla
scatolina
del
lucido
per
le
scarpe
,
al
macinino
per
il
caffè
.
Il
piccolo
Agenore
è
ovattato
di
stracci
per
la
cucina
,
di
cartaccia
per
accendere
il
fuoco
,
ha
una
padella
sullo
stomaco
e
un
soffietto
sulla
schiena
,
del
quale
dice
talvolta
di
sentire
il
soffio
,
la
qual
cosa
non
è
sufficientemente
appurata
dalla
storia
.
Tutti
e
tre
hanno
le
mani
impacciate
da
fagotti
,
in
cui
si
celano
i
misteri
della
famiglia
,
dalle
scarpe
vecchie
,
alla
conserva
di
pomidoro
.
I
De
-
Tappetti
salgono
sopra
un
omnibus
,
e
arrivano
alla
stazione
un
'
ora
prima
della
partenza
del
treno
.
-
Scusi
-
dice
De
-
Tappetti
,
cavandosi
il
cappello
,
a
un
facchino
-
mi
saprebbe
dire
a
che
ora
parte
il
treno
delle
5,50
?
-
Dieci
minuti
prima
delle
sei
.
-
Sempre
ritardi
!
-
esclama
Eufemia
:
indi
,
volgendosi
al
marito
:
-
in
che
classe
si
va
?
-
Andremo
in
terza
....
non
essendovi
una
quarta
.
Finalmente
la
famiglia
è
in
viaggio
.
Agenore
non
lascia
un
minuto
il
finestrino
,
e
tempesta
il
babbo
di
domande
imbarazzanti
.
-
Papà
!
che
cosa
è
il
vapore
?
-
Il
vapore
è
il
fumo
che
penetra
nelle
ruote
e
si
converte
in
forza
motrice
,
per
modo
che
quando
una
locomotiva
è
in
movimento
tutti
i
vagoni
le
corrono
appresso
fino
a
che
si
scenda
a
una
stazione
che
sarebbe
per
esempio
Frascati
.
-
Papà
!
perché
si
chiamano
vagoni
?
-
Perché
vagano
sulle
ruote
.
-
Papà
!
perché
gli
alberi
fuggono
?
-
Non
è
che
un
'
illusione
ottica
;
quanto
piú
si
va
innanzi
,
l
'
albero
va
sempre
indietro
,
rimanendo
fermo
al
suo
posto
,
così
che
,
a
poco
a
poco
,
si
perde
di
vista
;
mentre
al
contrario
,
se
noi
si
restasse
fermi
,
l
'
albero
camminerebbe
,
cosa
che
non
può
stare
,
e
che
io
tuo
genitore
,
non
dovrei
neanche
permettere
.
Finalmente
si
scende
a
Frascati
.
Un
facchino
si
offre
per
il
trasporto
di
tutto
il
bagagliume
che
affligge
la
famiglia
De
-
Tappetti
.
-
No
!
-
risponde
con
voce
grave
il
De
-
Tappetti
-
l
'
uomo
deve
bastare
a
sé
stesso
;
noi
abbiamo
,
in
questi
fagotti
,
dei
preziosi
ricordi
dei
nostri
avi
,
e
non
devono
essere
toccati
da
mani
profane
,
e
comecchessia
mercenarie
.
La
giornata
è
afosa
;
il
sole
scotta
,
la
strada
è
faticosa
,
la
polvere
accieca
,
il
caldo
è
soffocante
;
Agenore
ha
fuori
un
palmo
di
lingua
;
la
signora
Eufemia
va
in
acqua
dal
sudore
;
l
'
infelice
Rosa
fa
salire
gli
ultimi
rantoli
d
'
una
serva
oppressa
al
trono
dell
'
eterno
.
Policarpo
s
'
asciuga
la
fronte
,
con
un
grembialino
di
Agenore
,
e
dice
con
voce
tronca
e
affaticata
:
-
Qui
almeno
....
si
respira
un
po
'
d
'aria....un
po
'
d
'
aria
sana
....
fa
piacere
....
in
verità
....
che
bella
frescura
!
-
A
me
pare
-
soggiunge
Rosa
-
che
ci
si
crepi
di
caldo
.
-
Tu
non
calcoli
il
peso
delle
parole
,
disgraziata
!
-
grida
Policarpo
.
-
Tu
calunnii
la
villeggiatura
,
tu
vorresti
insinuare
nel
core
inesperto
del
mio
tenero
figlio
,
un
sospetto
:
il
sospetto
che
Policarpo
De
-
Tappetti
sacrifichi
22
lire
d
'
affitto
per
fargli
soffrire
in
piena
campagna
il
caldo
insopportabile
delle
grandi
città
.
-
Scusami
tanto
,
ma
io
provo
un
caldo
simile
a
quello
di
Roma
Policarpo
,
con
un
sorriso
di
profonda
commiserazione
:
-
È
naturale
:
tu
ignori
che
cosa
sia
un
termometro
,
il
tuo
caldo
non
è
che
un
,
frutto
della
tua
ignoranza
!
La
famiglia
De
-
Tappetti
entra
in
possesso
della
palazzina
.
-
Papà
!
quanto
è
brutta
!
-
esclama
il
piccolo
Agenore
.
-
Dio
mio
!
-
mormora
la
signora
Eufemia
;
-
mi
pare
una
spelonca
da
ladri
.
-
Voi
vi
fermate
alle
apparenze
-
brontola
Policarpo
;
-
voi
non
cercate
che
l
'
opera
dell
'
uomo
,
innalzate
invece
le
vostre
menti
a
contemplare
la
bellezza
della
natura
.
La
catapecchia
,
del
resto
,
sarebbe
comodissima
,
se
non
mancasse
di
tutto
,
specialmente
di
mobilio
.
Rosa
accende
il
fuoco
,
e
la
palazzina
si
riempie
di
fumo
.
I
De
-
Tappetti
sono
costretti
a
fare
un
cenino
all
'
aperto
,
con
cinque
uova
al
tegame
,
e
un
po
'
di
prosciutto
.
All
'
ora
delle
galline
vanno
a
letto
.
Rosa
dorme
in
cucina
sopra
un
pagliericcio
e
Agenore
nella
stanza
superiore
,
sopra
sei
sedie
,
rese
soffici
da
una
quantità
di
stracci
e
di
giornali
vecchi
.
Prima
di
coricarsi
,
Policarpo
scrive
al
suo
capo
d
'
ufficio
il
seguente
biglietto
:
"
Illustre
Signore
!
"
Ho
preso
oggi
possesso
del
mio
villino
"
di
Frascati
.
Non
è
una
gran
cosa
;
è
una
"
modesta
palazzina
da
povera
gente
come
"
siamo
noi
;
ma
tutte
le
volte
che
V
.
S
.
"Ill.ma
ci
volesse
onorare
di
sua
presenza
"
sarei
lieto
di
porre
un
appartamento
a
"
sua
disposizione
.
"
Umilissimo
servo
"
POLICARPO
DE
-TAPPETTI."
-
Ma
che
fai
?
-
gli
dice
la
moglie
,
diventi
matto
?
-
Mi
fo
un
merito
senza
costo
di
spesa
;
il
principale
non
accetterà
mai
e
poi
mai
la
mia
graziosa
offerta
.
Indi
Policarpo
si
sveste
e
sale
a
letto
:
un
letto
alto
quanto
l
'
arco
di
Tito
,
con
durezza
analoga
,
e
travertino
.
Poco
dopo
è
quasi
colto
da
vertigini
,
e
prima
di
chiudere
gli
occhi
,
formula
questa
preghiera
:
-
Signore
!
fate
che
domattina
io
riesca
a
ridiscendere
sulla
superficie
della
terra
.
V
Gli
amici
.
L
'
erbarola
ha
detto
alla
fornaia
:
-
Proprio
vero
,
sapete
!
il
signor
Policarpo
ha
affittato
una
magnifica
casina
di
campagna
,
ma
una
cosa
che
,
dice
,
bisogna
vedere
.
-
Come
faccia
a
spendere
quella
famiglia
,
io
non
lo
so
.
Io
che
non
sono
ricca
,
ma
,
infine
....
-
Eh
,
vorrei
averne
io
la
metà
!
-
Insomma
si
vive
abbastanza
bene
;
un
po
'
di
quattrini
in
disparte
ce
l
'
ho
....
e
grazie
a
Dio
,
debiti
non
ne
ho
fatto
mai
.
Dicevo
,
dunque
,
che
in
campagna
al
giorno
d
'
oggi
,
per
chi
non
voglia
sfigurare
,
ci
vuole
un
sacco
di
denari
.
Io
lo
so
,
perché
quando
sono
stata
a
Nettuno
,
in
due
mesi
ho
speso
piú
di
cinquanta
scudi
.
-
Notate
poi
,
che
la
signora
Eufemia
,
a
quanto
m
'
ha
detto
il
cicoriaro
,
fa
un
lusso
strepitoso
,
e
la
sua
serva
sostiene
che
,
la
mattina
,
quando
si
leva
,
infila
un
abito
di
seta
marron
,
ch
'
è
cosa
da
rimanere
tonti
.
-
Perdio
,
che
razza
di
sprechi
!
e
dire
che
l
'
ho
conosciuta
,
io
,
che
non
aveva
neanche
camicia
indosso
.
-
Eh
!
già
:
è
appunto
in
....
questi
casi
che
arrivano
le
risorse
,
quando
meno
ci
si
pensa
.
Discorsi
quasi
simili
avvengono
tra
l
'
oste
e
il
salumaio
;
tra
il
droghiere
e
il
merciaio
,
tra
il
macellaio
e
l
'
orzarolo
.
In
questi
giorni
,
il
villino
De
-
Tappetti
,
sulle
bocche
del
vicinato
,
è
salito
alle
proporzioni
gigantesche
del
palazzo
reale
di
Caserta
;
l
'
erbarola
è
convinta
che
la
signora
Eufemia
si
cambi
,
ogni
quindici
minuti
,
un
abito
di
seta
marron
.
Sabato
,
il
povero
Policarpo
,
ricevè
questa
cartolina
postale
:
Di
casa
,
13
Agosto
.
"
Chaco
amicco
!
...
Veniamo
con
questa
"
a
dirte
che
sttiamo
Bene
tutte
cuante
,
"
come
spero
di
Te
,
con
la
tua
siniora
e
il
re
-
"
gazzino
.
Dichome
è
positivo
che
vi
nuoiate
,
"
abbiamo
pensato
di
farve
un
improvissata
"
per
la
madona
d
'
Agosto
venendo
-
che
"
siamo
in
Domenica
-
tuttin
sieme
,
Vale
"
a
dire
la
mi
ammoglie
con
Augusto
,
e
li
"
nostri
vicini
,
la
famiglia
Pulitano
,
indove
"
che
cè
pure
la
Sora
Amalia
,
e
si
farà
"
molta
allegria
che
portiamo
noi
due
polli
"
e
che
ti
ringrassio
dell
'
hamicizia
Tanti
"
saluti
.
Fessio
natissimo
COLANDREA
.
"
De
-
Tappetti
resta
pietrificato
.
La
signora
Eufemia
non
trova
,
in
mezzo
a
tanto
dolore
,
una
parola
di
conforto
.
Non
proverebbe
spavento
maggiore
,
se
le
dicessero
che
la
sua
veste
di
seta
marron
esiste
realmente
,
e
che
si
è
macchiata
d
'
olio
sul
davanti
.
È
domenica
.
Tutta
la
famiglia
De
-
Tappetti
sta
in
piedi
fino
dall
'
alba
.
Policarpo
,
ogni
cinque
minuti
,
alza
gli
occhi
al
cielo
nella
speranza
d
'
una
burrasca
che
mandi
a
monte
ogni
cosa
.
Il
cielo
invece
è
così
beffardamente
sereno
,
che
mette
l
'
urto
di
nervi
.
Eufemia
dà
ordini
alla
serva
;
ma
Policarpo
non
dà
quattrini
.
Perciò
si
passa
di
modificazione
in
modificazione
.
Lunga
e
dolorosa
è
la
compilazione
del
menu
,
che
resta
fissato
in
queste
proporzioni
:
due
chili
di
carne
,
due
di
fettuccine
,
dieci
soldi
di
formaggio
,
tre
litri
e
mezzo
di
vino
,
con
incarico
a
Rosa
di
allungarli
in
sei
bottiglie
;
infine
otto
soldi
di
frutta
,
piú
tre
soldi
di
pizzutello
,
per
procurare
una
conveniente
colica
ai
ragazzi
.
Agenore
ha
l
'
incarico
di
togliere
i
sassi
dal
giardino
.
Rosa
leva
le
ragnatele
dalla
cucina
,
Policarpo
,
con
metodica
regolarità
,
pianta
una
serie
di
chiodi
nelle
gambe
vacillanti
delle
sedie
,
con
la
speranza
che
ne
derivi
qualche
strappo
ai
calzoni
del
Colandrea
o
del
Pulitano
.
Si
fanno
sforzi
inauditi
per
dissimulare
la
crollante
miseria
della
casupola
;
perfino
un
vecchio
scialle
di
Rosa
viene
messo
,
a
guisa
di
cortinaggi
,
alla
finestra
della
camera
da
letto
.
Sopra
il
giaciglio
di
Agenore
viene
posto
un
mucchio
di
paglia
,
e
lo
si
copre
di
mutande
,
di
camicie
,
di
pedalini
,
di
straccetti
,
di
grembiali
,
e
altro
,
per
far
credere
che
sia
la
resa
della
lavandaia
.
Suonano
le
dieci
....
le
dieci
e
mezzo
....
sono
quasi
le
undici
....
Policarpo
comincia
a
respirare
.
-
Ah
!
forse
non
verranno
,
quei
birbaccioni
....
avranno
riflettuto
,
che
,
francamente
,
sarebbe
un
incomodo
troppo
grave
....
.
quel
Colandrea
è
uomo
di
buon
senso
....
fors
'
anche
avranno
perso
il
treno
....
Ma
ecco
Agenore
che
viene
gridando
.
-
Eccoli
che
arrivano
!
-
Il
diavolo
se
li
porti
!
indiscreti
,
scrocconi
,
villanacci
,
infami
!
-
strilla
Policarpo
,
indi
correndo
incontro
alla
signora
Paolina
Colandrea
,
alla
signora
Amalia
Codarelli
,
alla
signora
Eulalia
Pulitano
:
-
Ma
che
dolce
sorpresa
!
ah
!
una
magnifica
improvvisata
....
avete
fatto
bene
....
è
una
gran
prova
d
'
amicizia
;
entrate
,
accomodatevi
;
Rosa
!
prendi
i
cappelli
....
dia
pure
a
me
,
signora
Eulalia
....
ecco
,
prendi
,
mettili
al
piano
superiore
.
-
Ho
detto
....
andiamo
a
fare
una
visita
a
Policarpo
-
esclama
Tonio
Colandrea
,
omaccione
dalle
larghe
spalle
.
-
Benone
....
benone
....
ne
sono
incantato
!
-
balbetta
Policarpo
,
ma
viene
interrotto
dalle
grida
e
dai
pianti
del
piccolo
Augusto
.
-
Che
hai
,
che
strilli
in
questo
modo
?
-
gli
domanda
la
signora
Paolina
.
-
Agenore
m
'
ha
messo
in
bocca
una
manata
di
terra
.
-
Agenore
!
-
grida
severamente
il
padre
-
è
questa
dunque
l
'
educazione
che
t
'
insegno
?
Ricordati
bene
che
l
'
amore
del
prossimo
è
la
prima
cosa
.
Chi
dimentica
le
massime
paterne
,
si
trova
sempre
esposto
alle
torture
del
rimorso
,
come
pure
a
un
paio
di
calci
,
che
ti
darò
senza
pregiudizio
di
un
altro
paio
che
tu
potrai
ricevere
,
a
sussidio
di
questi
miei
insegnamenti
.
La
signora
Eufemia
,
con
impetuosa
rapidità
,
affinchè
non
si
possano
fermare
all
'
esame
dei
dettagli
,
fa
visitare
agli
ospiti
la
casuccia
e
il
giardino
.
La
famiglia
Colandrea
scambia
occhiate
e
sorrisi
epigrammatici
con
la
famiglia
Pulitano
,
mentre
va
soffocando
di
complimenti
esagerati
la
povera
Eufemia
,
che
suda
sangue
come
Cristo
nell
'
orto
.
-
Ma
che
bella
casina
!
quant
'
è
pulita
!
quant
'
è
ariosa
con
tutti
i
comodi
!
Finalmente
si
va
a
tavola
.
Gli
uomini
si
sono
messi
in
maniche
di
camicia
.
I
coniugi
De
-
Tappetti
hanno
,
in
luogo
dei
tovaglioli
ceduti
agli
ospiti
,
due
asciugamani
sulle
ginocchia
.
Rosa
versa
abilmente
una
porzione
di
fettuccine
sull
'
abito
sgargiante
della
signora
Amalia
.
Nestore
Pulitano
rovescia
una
bottiglia
di
vino
e
Policarpo
esclama
con
le
lacrime
agli
occhi
:
-
Non
è
niente
,
allegria
!
Tonio
Colandrea
comincia
uno
dei
suoi
invariabili
discorsi
:
-
Una
volta
è
accaduto
lo
stesso
nel
65
....
anzi
no
,
nel
72
:
eravamo
in
casa
di
Atanasio
,
quello
che
ha
sposato
la
figlia
di
quel
droghiere
,
che
aveva
due
case
,
una
in
via
Rasella
,
e
l
'
altra
....
non
mi
ricordo
piú
,
quel
droghiere
che
era
il
nipote
di
Boccolini
il
notaio
....
Boccolini
per
Dio
!
....
il
famoso
Boccolini
,
quello
che
sua
moglie
si
faceva
corteggiare
dal
giovane
Alessi
....
Alessi
,
quello
di
borsa
....
che
suo
padre
-
figuratevi
!
ci
davamo
del
tu
-
vendeva
pannine
all
'
angolo
di
via
dei
Coronari
....
come
?
il
vecchio
Alessi
?
che
aveva
tre
figlie
una
delle
quali
maritata
col
segretario
del
principe
di
Cassano
,
è
impossibile
che
non
l
'
abbiate
conosciuto
.
Paolina
Colandrea
non
parla
d
'
altro
che
del
gran
caro
dei
viveri
.
Nestore
Pulitano
,
il
barbiere
,
passa
in
rassegna
i
suoi
avi
,
risalendo
all
'
epoca
delle
crociate
,
mentre
Eulalia
Pulitano
esclama
,
ogni
tanto
,
meccanicamente
:
-
Era
una
grande
e
nobile
famiglia
quella
dei
Pulitano
!
La
vedova
Amalia
Codarelli
non
parla
mai
.
A
un
tratto
Agenore
fa
strillare
il
piccolo
Augusto
,
come
un
demonio
.
-
Che
hai
?
-
M
'
ha
cacciato
in
bocca
un
mucchio
di
ragnatele
.
-
Agenore
!
-
grida
con
voce
stentorea
Policarpo
;
-
scendete
subito
di
tavola
e
venite
a
ricevere
,
da
figlio
obbediente
,
quei
due
calci
che
vi
spettano
,
e
che
un
padre
deve
inculcare
,
nei
piú
gravi
momenti
della
vita
,
alla
propria
figliuolanza
.
Il
pranzo
è
finito
.
Gli
ospiti
se
ne
vanno
in
fretta
e
in
furia
.
Eufemia
bacia
le
donne
,
mostrando
sugli
occhi
il
pianto
dell
'
amicizia
.
Policarpo
stringe
la
mano
agli
uomini
,
dicendo
:
-
Venite
pure
tutte
le
domeniche
....
Venite
,
per
amor
di
Dio
.
Indi
rimasto
solo
:
-
Se
avessero
il
coraggio
di
ritornare
,
sento
che
offrirei
loro
un
piatto
di
fettuccine
all
'
arsenico
.
Rientrando
in
casa
,
egli
vede
Agenore
immobile
a
capo
chino
,
in
mezzo
alla
cucina
.
-
Che
fai
?
-
Aspetto
due
calci
,
papà
!
...
E
Policarpo
dolcemente
:
-
Va
pure
a
riposare
,
figlio
mio
;
te
li
darò
domani
,
a
colazione
.
VI
Ruoli
organici
.
Policarpo
De
-
Tappetti
ha
letto
sui
giornali
che
all
'
ordine
del
giorno
della
Camera
erano
comparse
quelle
cose
girevoli
che
si
chiamano
i
ruoli
organici
.
Policarpo
ha
provato
,
nelle
sue
viscere
di
impiegato
straordinario
,
un
rimescolio
a
cui
non
doveva
certamente
essere
estranea
,
insieme
con
l
'
affezione
rispettosa
verso
i
proprii
superiori
,
una
zuppa
di
fagioli
andata
a
male
,
per
colpa
della
serva
,
la
quale
ha
stretto
col
garzone
del
salumaio
un
'
untuosa
relazione
,
di
cui
non
si
darà
certo
lettura
in
apposita
commissione
parlamentare
.
Policarpo
De
-
Tappetti
,
forte
della
sua
lunga
e
provata
devozione
agli
ordini
costituzionali
,
ha
comunicato
al
suo
caposezione
,
per
debito
d
'
ufficio
,
una
regolare
e
documentata
flussione
di
denti
,
grazie
alla
quale
egli
ha
potuto
assistere
alla
seduta
,
sia
per
acquistare
la
convinzione
personale
dell
'
esistenza
dei
ruoli
organici
,
sia
per
abituare
suo
figlio
Agenore
alla
religione
d
'
un
progetto
di
legge
,
che
potrà
essere
discusso
nei
giorni
in
cui
Policarpo
De
-
Tappetti
sarà
sceso
sotterra
,
lasciando
un
'
eredità
di
affetti
e
di
scarpe
di
panno
,
mentre
suo
figlio
Agenore
De
-
Tappetti
tirerà
il
carro
dello
Stato
,
o
altro
veicolo
congenere
e
non
meno
nazionale
.
Policarpo
è
alla
tribuna
pubblica
,
appoggiato
all
'
ultimo
banco
,
e
Agenore
,
che
ha
trovato
posto
nel
banco
sottostante
,
si
volge
al
babbo
e
dice
:
-
Papà
,
i
fagiuoli
mi
hanno
fatto
male
.
-
Non
mormorare
,
figlio
mio
:
anche
nell
'
umiltà
dei
fagiuoli
c
'
è
qualche
volta
la
mano
della
provvidenza
.
Emesso
questo
pensiero
filosofico
,
Policarpo
si
concentra
in
sé
stesso
,
come
,
al
pari
forse
di
Agenore
,
udisse
qualche
voce
interna
non
abbastanza
amalgamata
con
quella
della
coscienza
.
Comincia
intanto
la
discussione
sugli
organici
.
-
Papà
!
-
domanda
Agenore
,
reprimendo
un
moto
dell
'
anima
,
che
somiglia
ad
un
sospiro
-
papà
mio
,
me
li
fai
vedere
i
ruoli
organici
?
-
Figlio
mio
:
i
ruoli
organici
sono
una
cosa
essenzialmente
immateriale
:
nessuno
li
può
vedere
e
,
purtroppo
,
nessuno
li
può
toccare
.
Guarda
piuttosto
il
deputato
Plebano
,
che
parla
adesso
sopra
i
pubblici
bisogni
;
egli
era
l
'
unica
persona
che
avesse
-
un
Avvenire
sul
quale
ha
scritto
tanti
articoli
,
a
favore
di
noi
poveri
impiegati
;
ma
ormai
non
c
'
è
piú
avvenire
disgraziatamente
per
noi
,
e
grazie
al
cielo
neanche
per
lui
.
Momento
di
pausa
.
-
Ascolta
,
bene
quello
che
dice
l
'
onorevole
Plebano
;
gli
organici
non
potranno
mai
essere
cosa
seria
e
stabile
,
se
non
si
organizzano
prima
i
pubblici
servizi
i
quali
non
rispondono
ai
pubblici
bisogni
.
-
Papà
,
quand
'
è
che
si
provano
i
pubblici
bisogni
?
-
È
meglio
passarci
sopra
,
figlio
mio
;
l
'
argomento
è
troppo
grave
.
Quando
un
regnicolo
ha
un
bisogno
,
questo
non
è
che
un
bisogno
privato
,
poichè
deriva
appunto
da
una
privazione
.
Ma
se
,
invece
,
un
popolo
,
compenetrato
nella
propria
esistenza
di
consorzio
civile
,
s
'
inculca
bene
nel
potere
legislativo
,
e
manomette
le
riforme
organiche
delle
tabelle
definitive
,
allora
tutti
provano
qualche
cosa
che
non
si
spiega
,
la
quale
sarebbe
appunto
un
pubblico
bisogno
,
che
deve
corrispondere
ai
pubblici
servizi
.
-
Corrispondere
....
che
cosa
?
-
Mi
spiegherò
con
un
esempio
:
un
cittadino
morigerato
prova
un
bisogno
pubblico
.
Che
cosa
fa
egli
in
simile
frangente
?
ricorre
,
col
rispetto
che
si
deve
,
al
potere
legislativo
,
e
gli
dice
:
io
ho
il
tale
bisogno
pubblico
,
la
mi
faccia
un
po
'
lei
corrispondere
a
quel
servizio
che
di
dovere
.
-
E
allora
?
-
Allora
il
potere
legislativo
lo
manda
a
quel
servizio
.
L
'
onorevole
Treppunti
intanto
dice
che
non
capisce
come
si
vogliano
migliorare
gli
stipendi
senza
migliorare
i
servizi
;
l
'
onorevole
Cavalletto
parla
della
piaga
dei
sollecitatori
e
del
sospetto
di
corruzione
;
l
'
onorevole
Fortis
raccomanda
la
sorte
degli
impiegati
straordinari
;
l
'
onorevole
Zeppa
sostiene
che
la
sinistra
ha
migliorate
le
condizioni
della
travetteria
,
e
Policarpo
De
-
Tappetti
,
che
ha
paura
di
perdere
ogni
speranza
,
comincia
,
non
foss
'
altro
,
a
perdere
la
testa
.
Agenore
,
intanto
,
torcendosi
e
facendo
qualche
cosa
che
somiglia
a
un
singhiozzo
,
esclama
:
-
Papà
!
i
fagiuoli
.
-
Agenore
!
-
risponde
Policarpo
con
accento
d
'
ineffabile
malinconia
:
-
ti
prego
di
sospendere
,
momentaneamente
le
dolorose
manifestazioni
di
un
animo
,
turbato
da
legumi
troppo
coriacei
.
Noi
ci
troviamo
davanti
a
un
'
assemblea
legislativa
che
sta
votando
un
milione
in
nostro
favore
....
-
Un
milione
?
-
Si
,
figlio
mio
!
...
un
milione
,
di
cui
non
avrò
,
naturalmente
,
neanche
un
soldo
;
ma
è
sempre
decoroso
,
per
una
famiglia
come
la
nostra
,
avere
partecipato
moralmente
,
idealmente
,
al
possesso
d
'
un
milione
.
-
Dimmi
,
papà
:
con
questo
milione
,
mi
comprerai
qualche
cosa
?
Policarpo
intenerito
:
-
Sì
,
figlio
mio
,
ti
procurerò
qualche
divertimento
:
domani
ti
porterò
al
Pincio
a
vedere
il
tramonto
.
È
bene
che
gli
animi
dei
giovincelli
si
ritemprino
ai
grandi
spettacoli
della
natura
.
VII
Il
Natale
.
È
la
mattina
di
domenica
.
Dalle
nove
alle
undici
,
consulto
tra
Eufemia
,
Policarpo
e
Rosa
,
per
decidere
il
programma
del
pranzo
natalizio
.
Solamente
alle
undici
e
un
quarto
la
lista
definitiva
rimane
composta
così
,
a
base
di
patate
:
Gnocchi
al
sugo
,
Patate
con
contorno
di
pollo
,
Arrosto
di
manzo
con
contorno
di
patate
,
Patate
fritte
con
contorno
di
spinaci
,
Cicoria
e
patate
per
insalata
,
Mezzo
fiaschetto
di
Aleatico
,
Caldallesse
,
invece
di
marrons
glaces
troppo
indigesti
,
Sei
soldi
di
cialdoni
,
Tre
mele
e
quattro
soldi
di
formaggio
.
Policarpo
vorrebbe
aggiungere
alla
lista
due
tazze
di
caffè
:
ma
resta
spaventato
dalla
propria
audacia
.
Combinato
il
pranzo
,
la
famiglia
De
-
Tappetti
procede
al
proprio
abbigliamento
festivo
.
Agenore
,
col
pennello
da
barba
,
insapona
religiosamente
una
spalliera
di
seggiola
,
e
ogni
tanto
strilla
,
con
voce
acutissima
:
-
Papà
,
oggi
che
è
Natale
,
mi
ci
porti
al
teatro
meccanico
?
Policarpo
fruga
in
ogni
ripostiglio
e
grida
:
-
Eufemia
.
EUFEMIA
.
-
Che
hai
,
che
strilli
?
POLICARPO
.
-
In
nome
di
quei
doveri
di
sposa
e
di
madre
,
a
cui
si
deve
ispirare
la
tua
condotta
,
mi
sai
dire
dove
diamine
hai
ficcato
il
lustro
per
le
scarpe
?
EUFEMIA
(
alla
serva
)
.
-
Rosa
:
dove
avete
messo
il
lustro
per
le
scarpe
?
dov
'
è
il
mio
talma
,
quello
con
le
perline
nere
?
POLICARPO
(
esterrefatto
)
.
-
Gesummio
!
Si
sarebbe
perduto
il
tuo
talma
!
dunque
la
mia
famiglia
è
sopra
un
abisso
?
AGENORE
.
-
Papà
oggi
ch
'
è
Natale
,
mi
ci
porti
al
teatro
meccanico
?
Policarpo
,
volgendosi
verso
Agenore
,
lo
vede
piú
che
mai
dedicato
all
'
insaponatura
della
spalliera
,
e
gli
grida
:
-
Nequitosa
creatura
,
tu
sperperi
in
tal
modo
quella
schiuma
che
è
precisamente
destinata
al
mento
del
genitore
?
e
tu
mi
rovini
,
con
tanta
animadversione
,
quella
seggiola
,
che
servì
di
base
alla
santa
memoria
di
tuo
nonno
?
e
tu
manometti
con
precoce
impulso
di
brutale
malvagità
,
quel
pennello
cui
può
solamente
adibire
la
barba
paterna
?
EUFEMIA
(
minacciando
Agenore
)
.
-
Metti
subito
via
il
pennello
se
no
ti
tiro
quello
che
mi
viene
alle
mani
.
POLICARPO
.
-
Ed
io
quello
che
mi
viene
ai
piedi
,
che
poi
sarebbe
il
frutto
della
mia
legittima
indignazione
.
La
serva
con
faccia
stordita
,
esce
,
tutta
impolverata
,
dalla
cucina
e
dice
:
-
Signora
,
il
lustro
non
si
trova
.
POLICARPO
.
-
Come
:
non
si
trova
?
Bisognerà
trovarlo
per
forza
.
I
miei
mezzi
non
permettono
enormi
spese
voluttuarie
in
tante
scatole
di
lustro
.
Ne
abbiamo
comprata
una
,
che
non
sono
neppure
tre
mesi
.
(
agitato
da
fiero
sospetto
)
Ma
dunque
voi
me
lo
mangiate
?
AGENORE
.
-
Papà
:
oggi
che
è
Natale
mi
ci
porti
al
teatro
meccanico
?
La
signora
Eufemia
,
tutta
rossa
,
scalmanata
:
-
Ecco
qua
:
l
'
ho
trovato
io
il
lustro
,
(
porgendolo
a
Policarpo
)
era
fra
le
tue
carte
.
POLICARPO
(
alzando
il
lustro
e
gli
occhi
al
cielo
)
.
-
Fra
i
miei
documenti
!
Fra
quelle
pagine
immarcescibili
,
che
sono
il
testimonio
oculare
della
mia
integrità
cittadina
!
(
principiando
a
lustrare
)
Un
giorno
,
di
questo
passo
,
lo
troveremo
nella
sporta
del
pane
,
o
nella
concolina
in
cui
ci
laviamo
le
fisonomie
familiari
,
o
su
quel
cuscino
,
ch
'
è
il
capezzale
delle
mie
notti
.
Eufemia
:
casa
De
-
Tappetti
è
nella
piú
assoluta
decadenza
.
(
scopettando
con
rabbia
)
Agenore
:
lascia
stare
il
gatto
!
Te
l
'
ho
detto
cento
volte
.
AGENORE
.
-
Papà
:
l
'
ho
mandato
via
perché
era
sullo
scendiletto
e
stava
facendo
....
POLICARPO
(
con
amarezza
)
.
-
Anche
l
'
altro
giorno
era
sul
mio
soprabito
blú
e
fece
....
quel
gatto
non
ha
principio
di
educazione
!
AGENORE
.
-
Papà
:
oggi
ch
'
è
Natale
,
mi
ci
porti
al
teatro
meccanico
?
POLICARPO
.
-
Quanto
sei
noioso
e
degenere
,
figlio
mio
!
EUFEMIA
(
irritata
)
.
-
E
tu
rispondigli
una
volta
,
senza
farlo
svociare
.
POLICARPO
(
al
figlio
)
.
-
Che
vuoi
?
parla
!
e
parla
senza
omologare
di
singhiozzi
il
tuo
ragionamento
.
AGENORE
.
-
Papà
:
oggi
ch
'
è
Natale
,
mi
ci
porti
al
teatro
meccanico
?
POLICARPO
(
con
voce
solenne
)
.
-
Prima
di
tutto
,
dobbiamo
andare
a
spasso
,
e
per
via
decideremo
quale
spettacolo
convenga
alla
puerizia
.
I
soli
divertimenti
educativi
dovranno
,
onestamente
,
ricreare
questo
connubio
nell
'
atto
che
,
manoducendo
la
sua
prole
,
si
permetterà
di
gavazzare
,
senza
intempestivo
dispendio
.
Entra
Rosa
con
un
cencio
nero
in
mano
,
che
butta
in
braccio
alla
signora
Eufemia
.
ROSA
.
-
Ecco
il
talma
con
le
perline
nere
.
EUFEMIA
.
-
Dov
'
era
?
ROSA
.
-
Era
....
era
....
POLICARPO
.
-
Siate
veridica
nei
vostri
domestici
referti
.
ROSA
.
-
Io
non
so
chi
ce
lo
abbia
messo
,
ma
era
sulla
cesta
del
carbone
.
EUFEMIA
.
-
Il
mio
talma
sulla
cesta
del
carbone
!
.
POLICARPO
.
-
Il
carbone
sul
talma
della
cesta
di
mia
consorte
?
Rosa
sparisce
di
corsa
,
in
cucina
.
Policarpo
fissa
sul
talma
due
occhi
pieni
di
lagrime
.
La
signora
Eufemia
incretinisce
a
vista
d
'
occhio
.
POLICARPO
(
con
gesto
pieno
di
nobiltà
e
di
energia
)
.
-
Mostriamoci
forti
e
parati
sempre
,
nelle
piú
dure
controversie
della
vita
.
Mettiti
quel
talma
che
ci
costa
tanti
dolori
e
usciamo
.
Nulla
turbi
la
nostra
festiva
giocondità
natalizia
.
La
signora
Eufemia
eseguisce
meccanicamente
.
Escono
tutti
e
tre
.
Poca
gente
nelle
vie
.
Policarpo
trascina
Eufemia
,
che
trascina
Agenore
,
che
trascina
un
carrettino
sfiancato
mediante
un
pezzo
di
spago
.
La
famiglia
De
-
Tappetti
si
reca
al
Pincio
.
Sono
le
dodici
e
mezzo
,
e
in
tutto
il
Pincio
non
si
vedono
dieci
persone
.
Policarpo
costringe
il
figlio
a
leggere
i
nomi
dei
grandi
uomini
in
marmo
;
indi
gli
infligge
un
'
ammirazione
di
un
quarto
d
'
ora
avanti
ai
cigni
del
laghetto
.
In
ultimo
dilapida
la
somma
di
tre
soldi
per
procurargli
cinque
minuti
d
'
altalena
.
Dal
Pincio
,
la
famiglia
De
-
Tappetti
corre
a
San
Pietro
.
Sulla
piazza
non
c
'
è
anima
viva
.
Policarpo
spiega
il
sistema
ingegnoso
col
quale
fu
eretto
l
'
obelisco
,
mediante
funi
riscaldate
,
secondo
lui
,
mentre
il
Papa
gridava
:
Fuori
i
barbari
!
Da
San
Pietro
,
la
famiglia
De
-
Tappetti
corre
a
piazza
di
Termini
per
vedere
i
cartelloni
del
serraglio
delle
belve
.
Da
piazza
di
Termini
,
la
famiglia
De
-
Tappetti
corre
nella
chiesa
d
'
Aracoeli
,
dove
Agenore
declama
la
seguente
poesia
davanti
al
presepe
:
Queste
feste
natalizie
Faccia
il
ciel
che
concilii
Le
sue
grazie
piú
propizie
Come
ciò
che
ci
ha
concesso
Dopo
avercelo
promesso
Ch
'
apparisce
alla
capanna
E
nascesseci
il
Messia
;
Tra
gli
evviva
tra
gli
osanna
Gridiam
tutti
e
così
sia
.
Versi
,
manco
a
dirlo
,
di
Policarpo
.
Dall
'
alto
della
scalinata
dell
'
Aracoeli
,
la
famiglia
De
-
Tappetti
si
precipita
verso
casa
.
POLICARPO
(
con
gioia
repressa
dalla
dignità
)
.
-
Che
ne
dici
,
moglie
mia
?
ci
siamo
divertiti
abbastanza
?
EUFEMIA
(
cascando
a
pezzi
)
.
Quanto
a
me
....
POLICARPO
.
-
E
tu
,
Agenore
,
ti
sei
divertito
?
AGENORE
.
-
No
,
papà
.
POLICARPO
.
-
Ecco
le
conseguenze
dell
'
abuso
dei
piaceri
!
Agenore
,
ti
do
cinque
minuti
di
tempo
,
per
rettificare
la
tua
primitiva
asserzione
.
AGENORE
.
-
Ma
io
mi
sono
seccato
.
POLICARPO
.
-
E
io
,
forse
,
non
mi
sono
seccato
piú
di
te
?
Ma
oggi
è
festa
,
e
tu
devi
imitare
la
paterna
ilarità
.
Ti
ordino
di
essere
contento
,
e
di
abbandonarti
a
segni
di
giubilo
manifesto
.
Vuoi
ubbidirmi
,
sì
o
no
?
AGENORE
.
-
Ti
ubbidisco
subito
,
papà
.
E
si
mette
a
piangere
come
una
fontana
.
VIII
De
-
Tappetti
al
veglione
.
Sono
le
otto
di
sera
e
la
signora
Eufemia
De
-
Tappetti
non
connette
piú
.
Agenore
salta
sulle
sedie
.
Policarpo
ha
promesso
di
condurli
,
tutt
'
e
due
,
al
veglione
del
Costanzi
.
La
seta
di
un
vecchio
ombrello
,
prendendo
la
forma
d
'
un
prodotto
assai
comune
della
ceramica
nazionale
,
sarà
la
cuffia
della
signora
Eufemia
:
il
resto
del
costume
da
maschera
è
composto
d
'
una
cortina
e
d
'
un
vecchio
scialle
a
scacchi
neri
e
rossi
,
ridotto
a
qualche
cosa
che
potrebbe
essere
classificata
appena
tra
il
domino
e
il
sacchetto
della
tombola
.
Il
costume
di
Agenore
è
,
forse
,
meno
splendido
quanto
ai
particolari
,
ma
di
elegante
e
incantevole
semplicità
.
Egli
ha
indosso
un
paio
di
mutandine
sue
,
una
camicia
della
mamma
legata
alla
cintura
;
un
cachenez
di
papà
messo
a
tracolla
;
infine
un
cappello
conico
,
formato
di
gazzette
,
incollate
una
sull
'
altra
,
con
rabeschi
di
carta
dorata
,
il
cui
costo
non
può
essere
inferiore
ai
due
soldi
,
senza
contare
una
costellazione
d
'
ostie
da
lettere
,
attaccate
dalle
mani
stesse
del
genitore
.
Il
quale
,
quanto
a
sé
stesso
,
ha
deciso
di
non
alterare
le
proporzioni
quotidiane
della
persona
.
Egli
ha
detto
:
-
Un
funzionario
dello
Stato
non
può
comecchessia
obliterare
la
compagine
individuale
,
e
tu
stesso
,
figlio
mio
,
impara
che
,
arrivati
ad
una
certa
età
,
se
continui
ancora
a
mangiare
le
ostie
del
cappello
,
ti
mando
subito
a
letto
su
due
piedi
,
e
anche
sopra
il
mio
.
L
'
andata
dei
coniugi
De
-
Tappetti
al
veglione
è
un
avvenimento
per
il
vicinato
.
La
signora
Eufemia
,
verso
il
meriggio
,
era
scesa
a
comprare
spilli
e
fettuccie
,
spesa
molto
notata
dalla
cicoriara
che
sta
sul
portone
;
e
poi
la
stessa
signora
Eufemia
aveva
detto
al
norcino
:
-
Piú
tardi
manderò
la
serva
a
prendere
una
costoletta
di
maiale
;
badate
che
sia
buona
,
poiché
stasera
dobbiamo
andare
al
Costanzi
.
Al
momento
della
partenza
,
casa
De
-
Tappetti
pare
una
maledizione
.
Policarpo
,
con
gli
occhi
di
fuori
,
ha
un
pezzo
di
sapone
in
una
mano
e
la
scatolina
del
grasso
lucido
nell
'
altra
.
Agenore
strilla
che
gli
cascano
le
calze
.
Policarpo
sputa
sul
sapone
,
e
lo
strofina
contro
le
scarpe
.
Accortosi
dello
sbaglio
,
butta
lungi
il
sapone
,
corre
alla
catinella
,
e
vi
immerge
la
scatola
del
grasso
lucido
,
per
lavarsi
le
mani
.
La
signora
Eufemia
pare
una
spiritata
:
ella
non
fa
che
gridare
:
-
Dio
mio
,
questi
balli
saranno
la
mia
rovina
.
Finalmente
tutto
è
in
ordine
.
La
signora
Eufemia
s
'
è
messa
in
testa
la
cuffia
,
e
Agenore
ha
mangiato
le
ultime
ostie
rosse
.
Policarpo
dà
il
braccio
destro
alla
sua
signora
,
prende
per
mano
il
bambino
,
e
scendono
in
istrada
,
fra
i
susurri
delle
lavandaie
,
della
cicoriara
,
del
norcino
e
dell
'
orzarolo
,
il
quale
si
mette
a
gridare
:
-
Fate
largo
,
che
passa
il
tabernacolo
.
Trafelati
,
con
la
lingua
di
fuori
,
le
scarpe
piene
di
fango
,
i
De
-
Tappetti
arrivano
al
Costanzi
,
dopo
un
'
ora
di
cammino
.
Ballottato
dalle
maschere
,
trascinato
in
mezzo
a
ondate
di
giovanotti
,
Policarpo
conserva
,
a
stento
,
la
sua
proverbiale
dignità
.
Dopo
una
quantità
di
guai
,
i
coniugi
De
-
Tappetti
riescono
a
penetrare
nella
platea
.
La
signora
Eufemia
resta
incantata
.
Dice
che
le
pare
di
essere
in
chiesa
.
Agenore
non
vede
nulla
e
pretende
di
salire
sulle
spalle
del
babbo
.
Policarpo
resiste
,
Agenore
piange
e
pesta
i
piedi
.
Per
farla
finita
,
Policarpo
lo
prende
in
collo
.
Ma
una
quantità
di
maschere
circonda
la
famiglia
De
-
Tappetti
e
le
dà
la
baia
.
Policarpo
alzando
gli
occhi
al
cielo
ha
la
fortunata
ispirazione
di
salire
in
galleria
.
Quivi
respira
.
Eufemia
si
mette
a
sedere
,
Agenore
può
vedere
tutto
quanto
,
e
tempesta
di
domande
il
genitore
.
-
Papà
!
che
cos
'
è
quella
luce
bianca
?
-
È
la
luce
elettrica
.
-
Come
la
fanno
?
-
Mediante
una
combinazione
chimica
:
si
mettono
a
bagno
i
carboni
,
s
'
avvicinano
i
poli
,
s
'
accende
un
fiammifero
davanti
a
uno
specchio
,
si
gira
la
corda
di
bengala
,
e
allora
viene
l
'
ingegnere
Sfondrini
,
e
dice
:
questa
è
la
luce
elettrica
.
-
Anche
il
gaz
è
una
luce
elettrica
?
-
No
,
figlio
mio
.
Il
gaz
non
è
altro
che
il
risultato
della
compagnia
che
lo
fabbrica
,
e
che
si
chiama
gazometro
:
poi
lo
chiudono
nei
tubi
,
e
lo
portano
al
Municipio
,
chi
ne
vuole
va
dal
sindaco
,
paga
,
e
si
fa
dare
la
pressione
,
che
gli
serve
anche
di
ricevuta
.
-
Papà
!
guarda
quella
mascherina
bianca
....
la
vedi
?
perché
quel
signore
le
ha
dato
un
bacio
?
-
Egli
è
un
suo
fratello
,
che
le
dà
l
'
addio
,
essendo
in
procinto
di
partire
per
l
'
America
.
-
Policarpo
-
bisbiglia
la
signora
Eufemia
con
accenti
di
terrore
-
mi
si
sono
rotti
parecchi
uncinetti
:
mi
casca
....
Tutto
quanto
....
-
Per
amor
di
Dio
!
-
Vedi
un
po
'
di
trovarmi
degli
spilli
!
-
E
dove
vuoi
che
te
ne
trovi
?
-
Papà
:
che
significa
tutte
quelle
figure
nel
soffitto
?
-
Sono
le
nove
muse
...
dovevi
badarci
prima
d
'
uscire
di
casa
....
quelli
sono
i
cavalli
che
tirano
i
carri
del
sole
....
ti
casca
sempre
qualche
cosa
!
....
quest
'
altro
è
il
genio
della
commedia
....
bella
figura
facciamo
,
perdio
!
...
il
mare
coi
cigni
rappresenta
la
mitologia
....
vedi
,
se
puoi
aggiustarti
in
qualche
modo
....
e
quelle
nere
che
ballano
,
sono
altre
nove
muse
....
ce
la
fai
!
ce
la
fai
?
-
Non
è
possibile
.
-
Papà
,
papà
.
-
Ma
stai
zitto
un
momento
,
non
vedi
che
la
mamma
si
demolisce
?
I
coniugi
De
-
Tappetti
scendono
con
precipitazione
.
La
signora
Eufemia
si
regge
le
gonnelle
,
Agenore
si
fa
trascinare
come
un
carretto
e
giunto
nel
vestibolo
,
indica
la
statua
di
Giulio
Cesare
e
grida
:
-
Papà
,
chi
è
quell
'
uomo
nero
?
-
Quell
'
uomo
è
un
imperatore
romano
,
il
quale
....
il
quale
....
-
Il
quale
che
?
-
Il
quale
,
figlio
mio
,
se
me
lo
domandi
ancora
una
volta
t
'
arriva
un
paio
di
schiaffi
IX
Rivolta
femminile
.
Sono
le
otto
e
tre
quarti
di
sera
.
Sul
tavolino
,
coperto
da
un
vecchio
scialle
a
scacchetti
verdi
e
turchini
,
risplende
un
lume
a
petrolio
col
piede
lucido
per
l
'
untume
,
il
cristallo
incrinato
e
un
giornale
ridotto
a
paralume
col
sussidio
d
'
una
spilletta
arrugginita
e
di
due
mollichelle
di
pane
masticato
.
Questo
paralume
,
da
oltre
due
anni
,
forma
l
'
orgoglio
dell
'
autore
,
Policarpo
De
-
Tappetti
,
il
quale
,
con
gli
occhiali
sul
naso
e
il
labbro
inferiore
penzoloni
,
sta
rifacendo
la
punta
a
un
par
di
vecchi
pedalini
che
paiono
rosicchiati
dai
sorci
.
Agenore
,
con
un
paio
di
forbicette
,
fa
una
quantità
di
ritagli
di
carta
,
ai
quali
,
mentalmente
,
si
propone
d
'
appiccare
il
fuoco
,
appena
i
genitori
abbiano
voltato
le
spalle
.
La
signora
Eufemia
,
vestita
di
percalle
a
righe
pistacchio
,
è
sprofondata
nel
vecchio
monumentale
seggiolone
comprato
all
'
asta
pubblica
per
lire
14,75
,
e
destinato
a
serbatoio
di
pulci
per
uso
esclusivo
della
famiglia
.
La
signora
Eufemia
è
assorta
nella
lettura
di
un
mezzo
foglio
,
dentro
al
quale
Rosa
ha
portato
la
senape
destinata
ai
pediluvii
di
Policarpo
.
L
'
attenzione
della
signora
Eufemia
è
concentrata
su
questo
breve
resoconto
:
-
Domenica
le
donne
radicali
di
Parigi
tennero
un
gran
comizio
.
Luisa
Michel
teneva
la
presidenza
.
Era
vestita
di
nero
.
Essa
disse
:
"
È
giunta
l
'
ora
della
rivolta
per
le
donne
.
Il
codice
civile
è
fatto
contro
di
lei
;
essa
lo
deve
riformare
.
Se
essa
lo
avrà
sarà
libera
.
Vi
dovete
rifiutare
a
lavorare
se
non
vi
pagheranno
come
volete
"
.
Martel
disse
:
"
L
'
uomo
è
un
animale
tanto
basso
,
che
non
ve
n
'
è
alcuno
che
lo
equipari
.
Mercanteggia
il
cibo
alla
donna
,
quando
non
glielo
ruba
"
.
Un
'
altra
donna
,
la
cittadina
Grippa
,
disse
:
"
Rifiutatevi
di
dare
i
vostri
amplessi
agli
uomini
.
Non
siate
piú
operaie
,
se
non
vi
mettono
allo
stesso
livello
dell
'
uomo
:
non
siate
piú
donne
perdute
:
scioperiamo
.
Lo
Stato
dovrebbe
indennizzare
la
donna
tutte
le
volte
che
questa
prestasi
a
farsi
fecondare
"
.
Questa
lettura
getta
il
turbamento
nel
cervello
ancora
verginale
,
nonché
idiota
,
della
signora
Eufemia
,
mentre
Policarpo
,
da
cinque
minuti
sani
,
si
riprova
inutilmente
a
introdurre
il
filo
nella
cruna
dell
'
ago
.
Agenore
,
con
la
fatale
irriverenza
di
questo
secolo
,
guarda
gli
sforzi
del
genitore
con
sorriso
di
scherno
.
Policarpo
ci
si
prova
ancora
sei
o
sette
volte
,
poi
si
inquieta
e
dice
a
Eufemia
:
-
Fammi
il
piacere
d
'
infilarmelo
tu
,
perché
io
non
ce
la
fo
.
E
volgendosi
al
piccolo
Agenore
:
-
E
non
è
lecito
a
qualsiasi
prole
ostentare
la
prevaricazione
d
'
una
perniciosa
ilarità
,
mentre
il
genitore
è
periclitante
nell
'
adempimento
delle
sue
funzioni
notturne
,
hai
capito
?
E
poi
alla
moglie
:
-
Eufemia
!
Saresti
dunque
sorda
alla
voce
,
del
dovere
nonché
a
quella
del
tuo
consorte
?
Eufemia
trasalendo
:
-
Che
vuoi
?
-
Infilare
quest
'
ago
.
La
signora
Eufemia
,
con
accento
pieno
di
amarezza
:
-
Riformate
prima
il
codice
civile
,
o
Policarpo
,
e
poi
v
'
infilerò
.
Policarpo
,
stupefatto
,
guarda
fisso
il
paralume
,
poi
guarda
Agenore
,
che
guarda
la
mamma
,
che
guarda
Policarpo
,
che
dice
:
-
Eufemia
,
rientra
in
te
stessa
,
tu
sei
evidentemente
sotto
l
'
erubescenza
.
d
'
un
sogno
.
Guardami
bene
:
io
sono
Policarpo
tuo
.
Tu
ti
trovi
nel
santuario
della
tua
famiglia
,
e
questi
pedalini
stessi
(
agitandoli
)
rappresentano
uno
di
quei
teneri
vincoli
sui
quali
riposa
il
matrimoniale
consorzio
.
Eufemiuccia
!
dà
un
poco
di
pizzichi
alle
tue
sembianze
e
riconduci
la
mente
sul
sentiero
della
realtà
e
di
questo
salottino
dove
aleggia
la
domestica
gioia
e
dove
anche
la
domestica
dorme
sul
canapè
.
Eufemia
!
infilami
l
'ago....cidenti!
m
'
è
cascato
!
Policarpo
si
mette
pecoroni
alla
ricerca
dell
'
ago
,
che
dev
'
essere
sparito
in
una
delle
tante
crepe
polverose
dell
'
ammattonato
.
Eufemia
,
guardando
il
marito
carponi
,
si
fa
rossa
d
'
indignazione
e
borbotta
:
-
Martel
ha
ragione
.
L
'
uomo
è
un
animale
tanto
basso
che
non
c
'
è
alcuno
che
lo
equipari
.
Policarpo
s
'
insinua
sotto
il
tavolino
e
riceve
dal
figlio
Agenore
,
una
pedata
sopra
un
occhio
.
Il
genitore
,
offeso
,
irritato
,
alza
la
testa
,
batte
nel
tavolino
,
si
fa
un
bernoccolo
,
il
lume
traballa
,
minaccia
di
rovesciarsi
e
Policarpo
strilla
:
-
Figlio
sciagurato
!
.
Tu
vuoi
dunque
abbandonarti
al
massacro
di
chi
t
'
ha
dato
la
vita
?
(
uscendo
di
sotto
alla
tavola
)
Tu
hai
attentato
al
lume
dei
miei
occhi
e
a
quello
a
petrolio
,
che
avrebbe
potuto
distruggere
nelle
fiamme
il
nostro
modesto
patrimonio
e
anche
il
matrimonio
,
te
compreso
,
mostro
d
'
ingratitudine
chi
t
'
ha
insegnato
di
venire
alle
mani
coi
piedi
?
Policarpo
alza
sopra
Agenore
un
braccio
minaccioso
,
precursore
d
'
uno
schiaffo
paterno
.
Agenore
scappa
in
cucina
.
Eufemia
corre
nella
camera
da
letto
esclamando
.
-
Dire
che
mi
sono
prestata
a
farmi
fecondare
da
un
uomo
simile
e
....
senza
indennità
governativa
!
Policarpo
rimane
atterrito
,
estatico
,
davanti
alla
scomparsa
fulminea
dei
membri
della
famiglia
.
Per
un
momento
,
egli
crede
d
'
esser
ecceduto
nell
'
esercizio
della
paterna
potestà
,
e
mezzo
tonto
,
entra
nella
camera
da
letto
.
Eufemia
,
curva
sui
cuscini
,
pare
oppressa
dai
singulti
.
Policarpo
la
piglia
dolcemente
sotto
le
ascelle
,
con
movimento
di
burocratica
tenerezza
.
Memore
delle
parole
della
cittadina
Grippa
,
Eufemia
si
rivolta
come
una
biscia
e
dice
a
Policarpo
:
-
Tutto
è
inutile
,
o
signore
!
io
rifiuto
di
dare
i
miei
amplessi
agli
uomini
.
Io
comincio
a
mettermi
in
isciopero
.
-
Eufemia
!
-
dice
Policarpo
,
trasognato
-
tu
non
sai
quello
che
dici
.
La
tua
esagitata
parola
dimostra
l
'
abrogazione
delle
tue
facoltà
mentali
.
Eufemia
!
guardami
:
guardami
bene
....
sono
Policarpo
.
-
No
;
tu
sei
un
animale
tanto
basso
,
che
non
vi
è
alcuno
che
ti
equipari
.
-
Ma
no
:
Eufemiuccia
!
io
sono
Policarpo
tuo
,
sono
quel
Policarpo
identico
al
quale
sei
unita
in
nodo
indefettibile
:
raccogli
i
tuoi
ricordi
!
tu
hai
associato
la
tua
vita
integerrima
alle
mie
immacolate
generalità
,
e
questa
unione
è
stata
fecondata
.
Eufemia
con
accento
drammatico
:
-
Arrestatevi
;
io
non
intendo
piú
di
prestarmi
,
a
farmi
....
-
Eufemia
:
tu
dunque
vuoi
postergare
i
santi
doveri
di
sposa
e
di
madre
?
-
Voglio
essere
posta
allo
stesso
vostro
livello
-
Come
!
tu
vorresti
emarginare
le
pratiche
?
le
circolari
?
archiviare
gli
atti
?
protocollare
delle
evasioni
?
-
Voi
avete
fatto
il
codice
civile
contro
di
me
!
-
urla
donna
Eufemia
.
-
Signora
!
-
conclude
gravemente
Policarpo
-
voi
accusate
un
pubblico
funzionario
d
'
avere
manomesso
il
palladio
della
convivenza
civile
,
e
questo
è
il
colmo
dell
'
animadversione
,
contro
gli
ordinamenti
sociali
.
Voi
offendete
,
in
me
,
il
funzionario
,
il
marito
,
l
'
uomo
,
il
Policarpo
,
voi
,
voi
che
dovreste
essere
l
'
angelo
del
cubicolo
familiare
,
voi
che
....
Dopo
un
minuto
di
riflessione
:
-
Fra
noi
due
dovrà
,
ulteriormente
,
intercedere
una
separazione
di
beni
e
di
toro
....
-
Ma
che
toro
!
-
esclama
Eufemia
.
-
L
'
uomo
è
un
animale
così
basso
che
non
c
'
è
toro
che
lo
equipari
.
X
Agenore
smarrito
.
Sono
le
nove
e
tre
quarti
di
sera
.
Casa
De
-
Tappetti
è
immersa
nella
piú
profonda
costernazione
.
La
serva
,
seduta
nel
cantone
piú
oscuro
della
sala
da
pranzo
,
appoggia
la
fronte
sopra
la
spalliera
e
dorme
in
preda
alle
piú
strazianti
inquietudini
.
La
signora
Eufemia
-
dimentica
di
ogni
delicato
senso
di
pudore
-
è
mezzo
vestita
e
mezzo
no
,
e
il
suo
seno
potrebbe
presentare
ancora
qualche
attrattiva
agli
occhi
autorevoli
di
Policarpo
,
s
'
egli
non
si
ostinasse
a
fissarli
sui
propri
stivali
con
una
costanza
degna
di
migliore
scarpa
.
La
signora
Eufemia
,
ogni
tanto
,
fa
un
salto
alla
finestra
,
e
guarda
,
con
rapido
movimento
di
testa
,
ai
due
lati
della
via
.
Indi
,
ritorna
mestamente
accanto
a
Policarpo
che
continua
a
considerare
le
proprio
scarpe
sotto
un
altro
punto
di
vista
,
piú
patriottico
,
ma
non
meno
doloroso
del
precedente
.
Policarpo
,
con
voce
cavernosa
:
-
Hai
visto
niente
?
-
Niente
;
povera
creatura
.
Policarpo
,
reprimendo
i
singulti
:
-
Era
il
nostro
amore
!
Era
il
nostro
sangue
,
Eufemia
!
Era
il
mio
ritratto
!
Il
mio
animo
di
padre
è
straziato
nelle
sue
viscere
immediate
!
Dio
,
abbiate
pietà
di
noi
;
io
non
domando
al
cielo
che
una
grazia
sola
:
ricuperare
mio
figlio
,
per
abbracciarlo
teneramente
,
e
metterlo
,
dieci
giorni
,
a
pane
e
acqua
.
Indi
,
volgendo
gli
occhi
sopra
la
serva
:
-
Oh
femmina
religiosamente
devota
ai
doveri
di
cittadina
e
di
domestica
!
La
tua
vita
è
un
sacerdozio
,
che
mantiene
acceso
il
sacro
focolare
della
famiglia
,
e
comprende
nel
salario
gli
affetti
d
'
un
vergine
cuore
,
retribuito
mensilmente
con
pari
tenerezza
.
Guarda
,
moglie
mia
,
la
povera
Rosa
.
Ella
non
ha
piú
il
coraggio
di
pronunciare
una
qualsivoglia
parola
.
La
commozione
la
opprime
.
-
Perdona
,
amico
mio
,
a
me
pare
che
russi
.
-
T
'
inganni
!
non
è
che
il
rantolo
d
'
un
cuore
esulcerato
.
La
signora
Eufemia
,
sospirando
a
mantice
,
ritorna
,
quasi
barcollando
,
alla
finestra
.
Policarpo
fa
due
o
tre
passi
,
poi
s
'
arretra
e
dice
con
accento
severo
e
fatale
:
-
Eufemia
,
non
è
piú
tempo
d
'
esitare
.
Io
devo
perlustrare
tutti
i
sette
colli
,
anche
a
costo
di
fiaccare
il
mio
.
O
ritroverò
il
nostro
caro
Agenore
,
o
tu
sarai
vedova
anzi
tempo
.
-
Io
ne
morirò
.
-
E
io
verrò
a
piangere
continuamente
sulla
tua
fossa
.
Così
dicendo
,
cadono
uno
nelle
braccia
dell
'
altra
.
Per
essere
storicamente
esatto
,
devo
dire
anzi
che
Policarpo
,
avendo
sbagliato
la
misura
,
cade
invece
sopra
il
lavamani
,
e
manda
in
pezzi
la
catinella
.
Rosa
si
sveglia
di
schianto
,
e
grida
:
-
Madonna
mia
,
gli
spiriti
!
E
Policarpo
,
uscendo
,
con
accento
filosofico
:
-
Gli
spiriti
sono
eccessivamente
depressi
.
E
,
ricalcando
la
bomba
sin
sugli
orecchi
,
scende
nella
via
.
Ah
!
voi
non
sapete
....
È
una
storia
,
questa
,
lugubre
e
nazionale
.
Agenore
è
fuggito
di
casa
.
Il
figlio
dell
'
orzarolo
gli
ha
detto
che
tutte
le
sere
c
'
è
una
dimostrazione
,
con
squilli
di
tromba
,
e
Agenore
s
'
è
lasciato
incautamente
sedurre
da
quella
prospettiva
rivoluzionaria
.
Agenore
è
fuggito
di
casa
alle
otto
scusandosi
col
dire
che
andava
a
comprare
un
soldo
di
cialdoni
.
Come
mai
l
'
oculata
signora
Eufemia
ha
prestato
facile
orecchio
a
così
sfacciata
bugia
?
Come
mai
ella
ha
potuto
,
anche
per
un
momento
,
supporre
che
nella
vita
di
Agenore
potesse
intercalarsi
un
episodio
,
rappresentato
da
un
soldo
di
cialdoni
?
Non
calunniate
questa
eccellente
madre
di
famiglia
.
Il
sospetto
aveva
subito
attraversato
l
'
animo
suo
.
-
Agenore
ha
un
soldo
?
Dio
mio
!
si
sarebbe
egli
macchiato
di
qualche
crimine
?
Ma
non
può
essere
.
L
'
avrà
trovato
per
la
strada
.
Ma
quand
'
anche
ciò
fosse
,
come
mai
egli
si
getta
subito
in
braccio
ai
bagordi
,
alla
disperazione
,
al
libertinaggio
?
-
Agenore
,
Agenore
!
Hai
tempo
a
strillare
!
Agenore
è
già
lontano
,
Agenore
è
già
a
piazza
Navona
,
insieme
col
figlio
dell
'
orzarolo
,
suo
compagno
di
traviamenti
e
di
perdizione
.
Policarpo
ferma
un
agente
municipale
,
davanti
a
San
Luigi
de
'
Francesi
,
e
gli
domanda
:
-
Avete
visto
mio
figlio
?
-
E
chi
siete
voi
?
-
Io
?
io
sono
un
padre
infelice
.
La
guardia
si
spazientisce
e
risponde
:
-
Che
vuole
che
sappia
io
?
-
Ma
come
!
scusate
-
esclama
DeTappetti
-
non
è
forse
affidata
a
voi
la
tutela
,
la
salvaguardia
dei
cittadini
?
-
Sono
o
non
sono
un
regnicolo
?
Voi
stesso
siete
o
non
siete
un
regnicolo
?
-
Badi
come
parla
!
misuri
le
parole
!
Policarpo
spaventato
dalla
propria
audacia
teme
di
avere
offeso
la
maestà
della
legge
,
e
fugge
mezzo
tonto
,
verso
piazza
Navona
,
pigliando
di
petto
tutte
le
persone
.
Appena
giunto
in
faccia
alla
fontana
,
sente
uno
squillo
di
tromba
,
e
vede
un
maresciallo
che
porta
via
di
peso
qualche
cosa
che
pare
un
cencio
,
mentre
invece
è
il
giovane
Agenore
,
figlio
unico
di
Policarpo
De
-
Tappetti
.
Quale
vista
per
un
padre
!
quale
vista
,
per
un
Policarpo
!
È
questo
il
punto
culminante
dell
'
azione
drammatica
.
POLICARPO
.
-
Figlio
mio
!
AGENORE
(
con
voce
strozzata
)
.
-
Papà
,
mi
portano
carcerato
.
MARESCIALLO
.
-
Ah
,
è
vostro
figlio
,
questo
pezzo
di
birbaccione
?
-
perché
non
l
'
avete
messo
a
letto
?
perché
non
gli
date
un
po
'
piú
di
educazione
?
POLICARPO
(
dignitoso
)
.
-
Maresciallo
,
ve
ne
prego
....
non
diminuite
il
mio
prestigio
davanti
a
un
'
indocile
prole
,
che
versa
a
piene
mani
il
disonore
sulla
mia
testa
,
che
un
giorno
sarà
canuta
.
MARESCIALLO
.
-
Meno
chiacchiere
!
POLICARPO
.
-
Rendetemi
mio
figlio
.
MARESCIALLO
.
-
Ma
siete
matto
!
POLICARPO
.
-
L
'
avete
forse
colto
in
flagrante
?
MARESCIALLO
.
-
Gridava
l
'
Inno
!
l
'
ho
udito
io
.
POLICARPO
(
rivolgendosi
al
figlio
con
tutta
l
'
amarezza
d
'
un
genitore
offeso
e
deluso
)
.
Agenore
!
come
mai
,
dopo
tanti
anni
del
mio
fecondo
apostolato
,
hai
potuto
emettere
gridi
sovversivi
?
come
mai
ti
vedo
in
mezzo
a
gruppi
di
facinorosi
?
ahi
,
tu
che
dovevi
essere
il
bastone
della
mia
vecchiaia
!
AGENORE
(
piangendo
)
.
-
Lo
sarò
,
lo
sarò
.
POLICARPO
(
inesorabile
)
.
-
Ah
,
troppo
tardi
!
il
bastone
della
mia
vecchiaia
piomberà
sulle
tue
spalle
.
Momento
di
pausa
e
di
raccoglimento
.
POLICARPO
(
con
gesto
autorevole
)
.
-
Maresciallo
:
io
sono
un
funzionario
del
governo
;
uno
zio
di
mia
moglie
è
amico
d
'
un
ministro
,
del
ministro
Mezzanotte
,
buon
'
anima
sua
;
si
davan
del
tu
....
MARESCIALLO
.
-
Vedo
bene
che
lei
è
un
galantuomo
....
si
prenda
pure
questo
birichino
e
lo
mandi
a
letto
.
Agenore
,
mezzo
sconquassato
,
passa
nelle
mani
del
genitore
,
che
lo
afferra
per
l
'
avambraccio
,
e
lo
trascina
verso
casa
ruggendo
:
-
Disgraziato
,
che
ci
sei
andato
a
fare
in
piazza
Navona
?
-
A
sentire
la
musica
.
-
E
chi
ha
destato
,
nel
tuo
petto
,
questi
gravi
istinti
musicali
?
-
È
il
figlio
dell
'
orzarolo
che
m
'
ha
detto
che
bisognava
gridare
:
Vogliamo
l
'
inno
.
-
Ma
non
hai
tu
riflettuto
che
il
tuo
grido
offendeva
i
grandi
corpi
dello
Stato
?
Ma
dimmi
:
hai
tu
mai
visto
che
tuo
padre
anche
nelle
grandi
circostanze
della
vita
abbia
mai
chiesto
un
inno
?
perché
hai
emesso
,
dunque
,
grida
sediziose
?
Silenzio
prudente
da
parte
di
Agenore
.
-
Ah
!
tu
non
rispondi
?
tu
ti
avvolgi
in
dignitoso
silenzio
?
Ma
io
non
mi
farò
illudere
da
questo
tardivo
mutismo
.
Una
correzione
è
necessaria
.
Vedi
tu
questa
mano
?
Gli
dà
uno
schiaffo
e
conchiude
con
voce
solenne
:
-
Questa
mano
impedisce
al
tuo
piede
di
rimanere
,
ulteriormente
,
sull
'
orlo
dell
'
abisso
.
XI
L
'
istruzione
di
Agenore
.
Il
lume
a
petrolio
sopra
un
sottolume
ottagonale
,
fatto
di
scatole
di
cerini
appiccicate
a
un
panno
,
fiammeggia
in
mezzo
alla
tavola
.
Il
globo
di
cristallo
smerigliato
,
è
incrinato
da
cima
a
fondo
e
picchiettato
di
pezzetti
di
decalcomania
,
fatica
speciale
della
pazienza
e
della
saliva
di
Agenore
.
La
serva
,
al
buio
,
sbadiglia
sull
'
uscio
della
cucina
.
Policarpo
,
Eufemia
,
Agenore
,
pieni
di
raccoglimento
e
di
aspettativa
,
stanno
seduti
intorno
alla
tavola
,
accigliati
,
preoccupati
,
come
se
,
da
un
momento
all
'
altro
,
attendessero
i
conforti
di
nostra
santa
religione
.
Policarpo
De
-
Tappetti
è
infagottato
in
un
vecchio
cappotto
militare
,
comprato
a
Campo
dei
Fiori
,
e
trasformato
dalla
signora
Eufemia
in
veste
da
,
camera
,
mediante
certi
paramani
gonfi
,
e
un
bavero
enorme
d
'
un
verde
cosi
sfacciato
che
la
testa
di
Policarpo
,
per
via
di
riflesso
e
d
'
analogia
,
pare
,
occhiali
a
parte
,
una
gran
testa
di
cavolo
.
La
toeletta
della
medesima
signora
Eufemia
è
piena
di
pretese
,
con
una
quantità
di
nastrini
e
di
fettuccie
stinte
,
e
con
un
"
fisciú
"
tutto
accartocciato
,
che
pare
un
gran
mazzo
d
'
indivia
.
Le
pendono
dagli
orecchi
due
goccie
di
falso
corallo
che
somigliano
,
fino
all
'
illusione
,
a
due
bastoni
di
ceralacca
Agenore
,
come
nei
giorni
di
festa
,
ha
la
faccia
pulita
fino
al
giro
del
collo
.
Si
notano
pure
traccie
di
tentativi
audaci
ma
infruttuosi
nella
pulitura
delle
unghie
e
nella
pettinatura
dei
capelli
.
L
'
orologio
della
chiesa
vicina
suona
le
tre
;
Agenore
le
conta
.
Policarpo
segue
con
tenerezza
paterna
gli
sforzi
aritmetici
del
figlio
,
poi
dice
a
Eufemia
stropicciandosi
un
occhio
.
-
Vedrai
che
non
verrà
;
il
tempo
è
minaccioso
,
il
cielo
è
intempestivo
.
-
Papà
,
-
gli
chiede
Agenore
,
-
ma
a
che
ora
ha
detto
che
tu
lo
aspetterai
,
con
noi
,
perché
lui
avesse
venuto
?
-
La
grammatica
,
la
grammatica
,
figlio
mio
!
-
esclama
Policarpo
,
con
accento
di
terrore
profondo
,
-
ma
le
tue
facoltà
commemorative
sono
dunque
cosi
fiacche
,
malgrado
le
suggestività
del
tuo
genitore
?
D
'
onde
mai
tanta
oblivione
,
mentre
ti
ho
detto
di
badar
bene
a
quello
che
dici
?
-
Ma
perché
dovessi
parlare
con
la
grammatica
,
se
il
mio
padrino
non
c
'
è
?
-
La
vita
dell
'
uomo
è
unissona
,
-
risponde
gravemente
Policarpo
;
-
e
sia
detto
per
l
'
ultima
volta
che
,
quando
in
te
stesso
venisse
meno
il
rispetto
ai
tempi
,
io
non
avrei
la
menoma
oscillazione
di
tirar
bene
le
orecchie
alla
tua
inconsapevole
puerizia
.
Agenore
che
,
durante
questa
predica
,
ha
tenuto
l
'
occhio
fisso
sopra
un
insetto
alato
,
che
passeggia
sul
tappeto
:
-
Papà
,
le
mosche
hanno
le
mani
?
-
S
'
ode
un
passo
lento
per
le
scale
,
virgolato
da
colpi
di
tosse
e
da
sospiri
asmatici
.
-
Dev
'
essere
lui
!
esclama
la
signora
Eufemia
,
facendosi
un
pochino
rossa
in
mezzo
all
'
indivia
.
Una
scampanellata
pare
confermi
l
'
ipotesi
della
signora
De
-
Tappetti
.
La
serva
corre
,
traballando
,
apre
l
'
uscio
e
dice
:
-
Si
accomodi
,
signor
cavaliere
.
La
famiglia
De
-
Tappetti
si
alza
con
entusiasmo
,
si
precipita
verso
il
visitatore
,
lo
sbarazza
dell
'
ombrello
,
del
paletot
,
del
cachenez
e
della
tuba
,
sulla
quale
Agenore
si
affretta
a
disegnare
un
gigantesco
14
col
dito
intinto
di
saliva
.
-
Oh
caro
compare
!
che
onore
!
che
piacere
!
-
Davvero
!
con
questo
tempaccio
!
-
Vi
siete
bagnato
?
-
Venite
qui
,
vicino
alla
tavola
.
:
c
'
è
piú
luce
,
-
dice
Policarpo
con
premura
.
,
come
se
lo
invitasse
ad
accostarsi
a
un
caminetto
.
E
il
cavaliere
Anassagora
Caramelli
,
compare
di
Policarpo
e
di
Eufemia
,
impiegato
al
fondo
per
il
culto
,
viene
trascinato
a
una
poltrona
che
si
regge
per
miracolo
.
Il
cavaliere
siede
,
ma
si
alza
di
botto
,
con
faccia
spaventata
e
portando
una
mano
sotto
la
falda
del
soprabito
.
L
'
estremità
d
'
una
molla
a
spirale
,
fuori
di
sesto
,
acuta
quanto
un
cava
-
tappi
,
lo
ha
punto
vicino
l
'
osso
sacro
.
-
Che
è
successo
?
-
chiede
la
signora
Eufemia
:
-
uno
spillo
forse
?
una
forcinella
?
-
Non
saprei
,
-
risponde
il
cavaliere
un
po
'
confuso
,
-
qualche
cosa
di
pungente
che
mi
è
penetrato
nel
....
-
Sedere
comodamente
,
-
dice
,
con
intenzione
faceta
,
Policarpo
,
-
è
una
delle
vicissitudini
agognate
dall
'
individuo
comecchessia
lasso
di
questa
,
dirò
così
....
cavaliere
,
fate
il
favore
,
ecco
una
sedia
scevra
di
qualsiasi
punta
inopportuna
.
Finalmente
il
cavaliere
Anassagora
Caramelli
è
seduto
,
con
tutto
il
comodo
suo
.
È
un
tipo
né
vecchio
né
giovane
,
né
bello
né
brutto
,
né
intelligente
né
idiota
.
Le
male
lingue
dicono
che
,
prima
della
nascita
di
Agenore
,
Anassagora
frequentasse
molto
casa
De
-
Tappetti
,
mentre
Policarpo
stava
in
ufficio
.
Certo
è
che
la
signora
Eufemia
si
è
spesso
vantata
del
compare
al
quale
attribuisce
,
con
visibile
compiacenza
,
patenti
di
nobiltà
.
-
Mio
compare
,
-
soleva
dire
.
-
possiede
ancora
un
seggiolone
dei
suoi
avi
,
con
lo
stemma
della
famiglia
sulla
spalliera
,
e
c
'
è
una
bestia
rampante
.
-
Dunque
,
-
comincia
il
cavaliere
,
per
iniziare
un
qualsiasi
discorso
.
-
Eccomi
qua
,
-
risponde
Policarpo
con
accento
maestoso
di
Coriolano
alle
porte
di
Roma
.
-
La
salute
?
-
Benone
,
-
risponde
sorridendo
Eufemia
.
-
E
il
nostro
piccolo
Agenore
?
-
Il
nostro
piccolo
Agenore
adorna
l
'
animo
di
studii
preclari
,
-
dice
Policarpo
,
facendo
la
bocca
a
cuore
;
-
vieni
qua
,
Agenoruccio
mio
,
dà
un
saggio
al
tuo
padrino
di
quelle
discipline
letterarie
che
abbelliscono
la
tua
adolescente
precocità
.
Agenore
introduce
tre
dita
nel
naso
,
e
con
la
testa
bassa
va
a
situarsi
tra
le
gambe
di
papà
,
come
un
gruppo
in
gesso
di
Amore
e
Venere
.
-
Il
nostro
Agenore
,
-
continua
Policarpo
,
-
è
ancora
ai
primi
rudimenti
della
sapienza
,
subordinata
alla
sua
tenerezza
,
e
anche
alla
mia
,
che
gli
voglio
tanto
bene
,
ma
egli
non
difetta
di
quella
larghezza
costitutiva
di
cervello
,
che
sua
madre
glielo
dice
sempre
:
studia
,
figlio
mio
,
come
tuo
padre
,
che
s
'
è
fatta
una
posizione
,
e
procura
di
ottenere
quella
perspicacia
,
con
la
quale
fidiamo
noi
tutti
nel
tuo
desiderio
,
che
sarà
il
bastone
della
mia
vecchiaia
.
E
ora
a
te
,
Agenore
,
e
vedi
un
po
'
di
farti
onore
,
davanti
a
questo
padrino
che
è
cavaliere
nel
fondo
del
culto
,
persona
altolocata
,
che
ci
elargisce
i
beneplaciti
d
'
una
preziosa
amicizia
.
Su
dunque
,
Agenore
.
E
Agenore
con
voce
stridula
:
Farfallina
,
bella
e
bianca
Vola
,
vola
,
e
non
si
stanca
Sopra
questo
o
su
quel
...
-
Ma
no
!
-
gli
grida
Policarpo
;
la
poesia
la
dirai
per
ultimazione
dell
'
esperimento
.
Dimmi
invece
,
quante
sono
le
dita
della
mano
?
Dopo
un
momento
di
dolorosa
aspettativa
,
Agenore
risponde
:
-
Cinque
!
-
Bene
!
-
esclama
Policarpo
dando
un
'
occhiata
trionfale
al
cavaliere
Anassagora
,
-
e
come
si
chiamano
?
Agenore
osserva
le
dita
della
destra
,
poi
balbettando
risponde
:
-
Pollice
,
indice
,
martedì
,
giugno
,
primavera
.
-
Ma
tu
confondi
,
figlio
mio
.
Si
vede
che
l
'
erudizione
ti
si
affolla
al
cervello
!
Calma
!
calma
!
Pensa
bene
a
quello
che
dici
.
Quante
sono
le
quattro
stagioni
dell
'
anno
?
-
Sono
cinque
:
pollice
,
ind
....
-
Ma
no
le
dita
!
dico
le
stagioni
.
-
Sono
quattro
.
-
Bene
!
e
come
si
chiamano
?
prim
....
primav
....
.
-
Primavera
,
agosto
,
anulare
,
oceania
.
-
Mi
pare
,
-
osserva
con
indulgenza
il
cavaliere
,
-
che
sia
piú
forte
in
geografia
.
-
Credo
anch
'
io
,
-
miagola
Policarpo
atterrito
,
e
,
con
voce
strozzata
,
chiede
al
figlio
:
-
chi
ha
scoperto
l
'
America
?
Silenzio
glaciale
per
parte
di
Agenore
.
-
L
'
America
,
-
ripiglia
Policarpo
fremendo
,
-
non
fu
scoperta
da
Cristoforo
Colombo
?
Momento
di
viva
trepidazione
nei
genitori
.
Finalmente
Agenore
guarda
in
faccia
suo
padre
e
risponde
con
accento
risoluto
.
-
No
.
-
Che
dici
?
Cristoforo
Colombo
non
è
forse
stato
il
primo
a
sbarcare
nel
nuovo
mondo
?
-
No
.
-
Agenore
,
-
strilla
il
padre
irritatissimo
,
-
tu
accorda
quest
'
onore
storico
e
incontestato
a
Cristoforo
Colombo
,
o
io
ti
fo
mettere
a
letto
dalla
serva
e
subito
.
Agenore
si
mette
a
piangere
,
pesta
coi
piedi
,
smania
,
fa
l
'
inferno
.
La
mamma
lo
piglia
per
un
braccio
,
e
lui
le
graffia
il
naso
.
S
'
interpone
il
cavaliere
Anassagora
e
Agenore
gli
afferra
una
manata
di
ricci
.
-
Sciagurato
!
che
fai
?
lasciami
!
Invece
di
lasciarlo
Agenore
tira
.
I
ricci
si
staccano
dalla
tempia
del
cavaliere
e
con
essi
....
tutta
la
parrucca
.
Policarpo
perde
il
lume
degli
occhi
,
piglia
Agenore
di
peso
,
lo
porta
nella
camera
da
letto
,
chiama
la
serva
e
al
suo
cospetto
somministra
al
figlio
tutti
gli
schiaffi
che
la
morale
oltraggiata
mette
a
disposizione
della
paterna
autorità
.
Messo
a
letto
Agenore
,
con
tutte
le
violenze
del
caso
,
Policarpo
rientra
nella
camera
da
ricevere
e
dice
al
cavaliere
Anassagora
Caramelli
:
-
Compare
carissimo
,
io
vi
domando
scusa
a
nome
mio
,
e
interinalmente
anche
a
nome
di
quella
canaglia
di
mio
figlio
,
che
ho
consegnato
nelle
braccia
di
Rosa
,
perché
lo
passi
in
quelle
di
Morfeo
.
Dio
mi
è
testimonio
che
fo
di
tutto
per
infondere
il
mio
sapere
nella
sua
personalità
,
ma
le
idee
moderne
cominciano
a
traviare
il
suo
spirito
.
Io
non
so
a
quale
carriera
potrò
avviare
questo
mio
unigenito
.
-
Papà
,
-
grida
Agenore
,
mettendo
il
naso
fuori
del
coltroncino
,
-
voglio
fare
il
cocchiere
.
Il
cavaliere
a
scanso
di
una
nuova
scena
,
fa
due
complimenti
alla
signora
,
saluta
Policarpo
e
si
ritira
,
in
fretta
e
in
furia
.
Rimasti
soli
,
Policarpo
lancia
un
'
occhiata
di
desolazione
alla
signora
Eufemia
.
-
Come
mai
Agenore
s
'
è
ostinato
a
negare
che
Colombo
abbia
scoperto
l
'
America
?
-
Ohi
sa
!
ma
sei
ben
sicuro
poi
che
l
'
abbia
scoperta
lui
?
-
Io
?
...
credo
di
sì
....
mi
pare
....
almeno
....
l
'
ho
inteso
dire
.
-
Perché
a
me
,
sembra
,
invece
,
che
sia
un
altro
.
-
Hai
ragione
,
perbacco
!
Ora
mi
ricordo
che
è
un
altro
.
Colombo
non
è
,
ma
è
un
nome
che
gli
somiglia
.
Per
questo
ho
fatto
confusione
.
Un
nome
che
finisce
in
ombo
....
in
ombo
....
La
signora
Eufemia
radiante
:
-
È
vero
!
Flavio
Gioia
.
XII
De
-
Tappetti
all
'
Esposizione
.
-
Scegli
,
-
aveva
detto
con
gravità
al
figlio
Agenore
:
-
o
l
'
esposizione
o
il
tramvai
.
-
Papà
,
-
aveva
risposto
Agenore
,
scelgo
anche
il
tramvai
.
Policarpo
rimase
dolorosamente
colpito
da
questa
tendenza
scialacquatrice
del
suo
primo
unigenito
,
ma
non
seppe
reagire
,
pensando
che
questa
gita
sul
tramvai
era
stata
decisa
fin
dall
'
anno
passato
,
in
tre
successivi
consigli
di
famiglia
.
Mentre
il
tramvai
con
tiro
a
quattro
sale
rapidamente
per
la
erta
di
Magnanapoli
,
Agenore
domanda
:
-
Perché
s
'
attaccano
i
muli
assieme
ai
cavalli
?
-
Perché
la
malagevolezza
della
salita
richiede
un
servizio
co
'
mulativi
.
-
Ma
il
mulo
non
è
fratello
del
cavallo
?
-
No
,
caro
,
è
lo
zio
.
Il
tramvai
s
'
arresta
davanti
al
palazzo
dell
'
esposizione
,
e
Policarpo
discende
,
col
figlio
,
non
senza
insinuare
nella
tenera
intelligenza
un
'
alta
idea
della
paterna
generosità
.
-
Vedi
,
figlio
mio
!
i
nostri
sei
soldi
ci
davano
diritto
imprescrittibile
di
farci
portare
fino
alla
stazione
;
ma
noi
abbiamo
abdicato
a
due
metà
della
corsa
,
perché
la
voce
dell
'
interesse
deve
taciturnizzare
davanti
alle
glorie
dell
'
arte
,
per
cui
riverbera
sul
nome
italiano
tanto
lustro
,
che
faresti
meglio
a
badare
dove
metti
i
piedi
.
È
la
terza
volta
che
calpesti
le
basi
del
tuo
genitore
.
-
Papà
:
che
cosa
sono
quelle
statue
?
-
chiede
Agenore
indicando
il
gruppo
che
corona
il
palazzo
.
-
Quello
,
figlio
mio
,
è
lo
Statuto
,
con
l
'
Italia
e
l
'
Indipendenza
,
che
ci
fu
largito
in
occasione
della
festa
annuale
,
che
appunto
si
chiama
giorno
dello
Statuto
.
-
-
E
quelle
statue
piú
basse
?
-
Sono
i
duchi
Torlonia
,
coi
quali
fu
inaugurato
questo
tempio
del
genio
.
-
E
artiglieria
!
-
dice
canzonando
uno
strillone
che
passa
.
-
Concentratevi
nella
venale
esposizione
delle
vostre
effemeridi
,
brutto
vassallo
,
-
gli
replica
,
con
voce
severa
,
Policarpo
,
-
e
non
turbate
un
padre
,
nell
'
atto
d
'
impartire
alla
prole
una
saggia
collaudazione
intellettuale
.
Lo
strillone
fa
un
giretto
,
poi
torna
pian
piano
e
attacca
una
coda
di
carta
ai
bottoni
retrospettivi
di
Policarpo
;
Agenore
se
ne
accorge
benissimo
,
ma
il
suo
animo
,
inquinato
da
traviamenti
immaturi
,
gli
consiglia
una
muta
ma
odiosa
complicità
.
Un
signore
che
passa
,
avverte
piamente
Policarpo
del
tiro
che
gli
hanno
fatto
.
Policarpo
con
gesto
maestoso
porta
la
mano
destra
sulla
parte
interessata
,
strappa
la
coda
,
e
grida
:
-
Questo
non
è
soltanto
un
oltraggio
individuale
,
ma
è
eziandio
un
attentato
al
soprabito
di
un
pubblico
funzionario
....
E
rivolgendosi
a
una
guardia
:
-
Custode
severo
,
ma
giusto
delle
patrie
leggi
,
io
vi
denuncio
un
crimine
testè
compiuto
sotto
i
miei
occhi
.
-
Dove
?
-
Dietro
la
schiena
.
Ai
miei
bottoni
posticipati
fu
annessa
un
'
appendice
cartilaginosa
.
Eccola
:
è
una
coda
.
Anzi
una
codardia
.
Policarpo
,
con
la
sua
cieca
fiducia
nella
tutela
delle
leggi
,
pianta
la
guardia
con
la
coda
in
mano
,
e
conduce
Agenore
al
portone
centrale
del
palazzo
.
-
È
permesso
?
-
domanda
col
dovuto
ossequio
al
guardiano
.
-
No
,
di
qui
non
s
'
entra
.
-
Che
si
entri
dalle
finestre
?
-
pensa
Policarpo
,
-
scusi
:
mi
farebbe
il
favore
d
'
indicarmi
....
-
Lei
ha
il
biglietto
o
la
fotografia
?
-
La
fotografia
!
-
mormora
Policarpo
interdetto
,
poi
con
sorriso
di
trionfo
:
-
sì
,
ne
ho
una
.
-
Allora
entri
per
via
Genova
.
Policarpo
trascina
,
giú
per
la
scalinata
,
il
riluttante
Agenore
,
che
strilla
:
-
Papà
,
che
cos
'
è
la
fotografia
?
-
Vuol
dire
che
non
è
permesso
accedere
negli
ambienti
espositivi
senza
presentare
una
fotografia
.
Per
fortuna
,
ho
in
tasca
quella
di
mamma
tua
.
Policarpo
si
presenta
all
'
ingresso
di
via
Genova
.
Il
portiere
domanda
:
-
La
fotografia
?
-
Un
momento
.
Essa
è
sul
mio
seno
,
dice
Policarpo
e
cava
dalla
tasca
del
soprabito
un
vecchio
protocollo
,
nel
quale
è
con
diligenza
incartato
il
ritratto
(
tre
per
una
lira
)
della
signora
Eufemia
.
Il
portinaio
guarda
stupefatto
e
dice
:
-
Ma
non
le
somiglia
per
niente
.
-
Domando
scusa
:
mi
somiglia
nell
'
integrità
del
carattere
,
nell
'
assiduità
perspicua
ai
lavori
civili
e
familiari
,
nell
'
inconcussa
contribuzione
al
benessere
.
-
Qui
non
c
'
intendiamo
!
Lei
ha
forse
esposto
qualche
cosa
?
-
Io
no
:
ma
un
mio
cugino
ha
esposta
la
sua
vita
per
salvare
un
pericolante
....
-
Ma
lei
allora
chi
rappresenta
?
Policarpo
accigliato
e
solenne
:
-
Rappresento
l
'
amore
della
famiglia
,
l
'
ordine
,
il
progresso
,
la
moralità
.
-
Ho
capito
!
quand
'
è
cosi
,
paghi
una
lira
,
si
provveda
di
biglietto
,
e
vada
a
entrare
dalla
parte
di
via
Nazionale
.
-
Già
ci
sono
stato
,
mio
Dio
,
poichè
la
mia
vita
oramai
non
è
piú
che
una
sequela
di
porte
inaccessibili
.
Agenore
comincia
a
pestar
i
piedi
.
-
Stai
cheto
,
stai
cheto
,
Agenore
.
Noi
finiremo
per
entrare
,
onde
uscire
da
questa
perplessità
.
Vieni
:
tergiversiamo
nuovamente
il
cammino
già
compiuto
,
torniamo
a
questa
via
non
meno
Crucis
che
nazionale
.
Tutto
si
trova
a
questo
mondo
e
Policarpo
De
-
Tappetti
,
finalmente
,
trova
la
porta
per
cui
si
entra
.
Ma
proprio
al
momento
in
cui
sta
per
introdurre
il
proprio
individuo
in
quell
'
invenzione
di
Procuste
ch
'
è
il
contatore
,
un
portiere
gli
dice
:
-
Se
vuole
entrare
,
entri
pure
,
ma
l
'
avverto
che
tra
sei
minuti
si
chiude
l
'
esposizione
.
-
Figlio
mio
,
-
esclama
Policarpo
,
sbigottito
:
-
sulle
pratiche
emarginate
del
destino
era
scritto
che
noi
non
dovessimo
entrare
in
questo
santuario
dell
'
arte
.
Vieni
:
torniamo
alle
tranquille
ma
nutritive
gioie
domestiche
.
-
Ma
io
voglio
andare
sul
tram
.
-
Il
tram
,
figlio
caro
,
è
un
tramite
costoso
,
che
va
usato
con
parsimonia
.
-
Voglio
il
tram
,
se
no
mi
butto
per
terra
.
-
Bada
,
Agenore
,
-
grida
Policarpo
con
voce
iraconda
:
-
non
atterrirti
,
perché
io
ti
terrificherei
.
Ti
sia
quindi
sacro
il
fondo
dei
calzoni
come
al
genitore
il
fondo
per
il
culto
,
sul
quale
resterebbe
l
'
orma
di
una
punizione
inconcussa
.
-
Fine
-
Narrativa ,
a
Cesare
Lombroso
Illustre
amico
,
Quando
,
nello
scorso
aprile
,
veniva
celebrato
il
suo
giubileo
scientifico
,
rivedendo
le
bozze
di
questo
volumetto
io
pensavo
di
fargliene
riverente
omaggio
per
unire
la
mia
fioca
voce
di
novelliere
alle
unanimi
acclamazioni
degli
Scienziati
del
mondo
intero
.
E
m
'
induceva
a
questo
non
solamente
l
'
antica
affettuosa
venerazione
,
ma
anche
l
'
idea
che
il
soggetto
delle
due
novelle
qui
riunite
,
avendo
qualche
relazione
coi
suoi
ultimi
spassionatissimi
studi
intorno
ai
fenomeni
psichici
,
dei
quali
abbiamo
ragionato
in
Roma
ogni
volta
che
ho
avuto
il
piacere
di
rivederla
,
evitava
all
'
omaggio
il
difetto
di
una
troppo
grave
stonatura
.
Lo
accetti
,
Illustre
Amico
,
con
la
sua
solita
bontà
,
e
mi
creda
sempre
suo
aff.mo
Luigi
Capuana
.
Catania
,
28
giugno
1906
UN
VAMPIRO
«
No
,
non
ridere
!
»
,
esclamò
Lelio
Giorgi
,
interrompendosi
.
«
Come
vuoi
che
non
rida
?
»
,
rispose
Mongeri
.
«
Io
non
credo
agli
spiriti
»
.
«
Non
ci
credevo
...
e
non
vorrei
crederci
neppur
io
»
riprese
Giorgi
.
«
Vengo
da
te
appunto
per
avere
la
spiegazione
di
fatti
che
possono
distruggere
la
mia
felicità
,
e
che
già
turbano
straordinariamente
la
mia
ragione
»
.
«
Fatti
?
...
Allucinazioni
vuoi
dire
.
Significa
che
sei
malato
e
che
hai
bisogno
di
curarti
.
L
'
allucinazione
,
sì
,
è
un
fatto
anch
'
essa
;
ma
quel
che
rappresenta
non
ha
riscontro
fuori
di
noi
,
nella
realtà
.
È
,
per
esprimermi
alla
meglio
,
una
sensazione
che
va
dall
'
interno
all
'
esterno
;
una
specie
di
proiezione
del
nostro
organismo
.
E
così
l
'
occhio
vede
quel
che
realmente
non
vede
;
l
'
udito
sente
quel
che
realmente
non
sente
.
Sensazioni
anteriori
,
accumulate
spesso
inconsapevolmente
,
si
ridestano
dentro
di
noi
,
si
organizzano
come
avviene
nei
sogni
.
Perché
?
In
che
modo
?
Non
lo
sappiamo
ancora
...
E
sogniamo
(
è
la
giusta
espressione
)
a
occhi
aperti
.
Bisogna
distinguere
.
Vi
sono
allucinazioni
momentanee
,
rapidissime
che
non
implicano
nessun
disordine
organico
o
psichico
.
Ve
ne
sono
persistenti
,
e
allora
...
Ma
non
è
questo
il
tuo
caso
»
.
«
Sì
;
mio
e
di
mia
moglie
!
»
.
«
Non
hai
capito
bene
.
Noi
scienziati
chiamiamo
persistenti
le
allucinazioni
dei
pazzi
.
Non
occorre
,
credo
,
che
io
mi
spieghi
con
qualche
esempio
...
Il
fatto
poi
che
siete
due
a
soffrire
la
stessa
allucinazione
,
e
nello
stesso
momento
,
è
un
semplice
caso
d
'
induzione
.
Probabilmente
sei
tu
che
influisci
sul
sistema
nervoso
della
tua
signora
»
.
«
No
;
prima
è
stata
lei
»
.
«
Allora
vuol
dire
che
il
tuo
sistema
nervoso
è
più
debole
o
ha
più
facile
ricettività
...
Non
arricciare
il
naso
,
poeta
mio
,
sentendo
questi
vocabolacci
che
i
vostri
dizionari
forse
non
registrano
.
Noi
li
troviamo
comodi
e
ce
ne
serviamo
»
.
«
Se
tu
mi
avessi
lasciato
parlare
...
»
.
«
Certe
cose
è
meglio
non
rimescolarle
.
Vorresti
una
spiegazione
dalla
scienza
?
Ebbene
,
in
nome
di
essa
,
io
ti
rispondo
che
,
per
ora
,
non
ha
spiegazioni
di
sorta
alcuna
da
darti
.
Siamo
nel
campo
delle
ipotesi
.
Ne
facciamo
una
al
giorno
;
quella
di
oggi
non
è
quella
di
ieri
;
quella
di
domani
non
sarà
quella
di
oggi
.
Siete
curiosi
voialtri
artisti
!
Quando
vi
giova
,
deridete
la
scienza
,
non
valutate
nel
loro
giusto
valore
i
tentativi
,
gli
studi
,
le
ipotesi
che
pur
servono
a
farla
progredire
;
poi
,
se
si
dà
un
caso
che
personalmente
v
'
interessa
,
pretendete
che
essa
vi
dia
risposte
chiare
,
precise
,
categoriche
.
Ci
sono
,
pur
troppo
,
scienziati
che
si
prestano
a
questo
gioco
per
convinzione
o
per
vanità
.
Io
non
sono
di
questi
.
Vuoi
che
te
la
dica
chiara
e
tonda
?
La
scienza
è
la
più
gran
prova
della
nostra
ignoranza
.
Per
tranquillarti
,
ti
ho
parlato
di
allucinazioni
,
di
induzione
,
di
recettività
...
Parole
,
caro
mio
!
Più
studio
e
più
mi
sento
preso
dalla
disperazione
di
sapere
qualcosa
di
certo
.
Sembra
fatto
apposta
;
quando
gli
scienziati
già
si
rallegrano
di
aver
constatato
una
legge
,
pàffete
!
ecco
un
fatto
,
una
scoperta
che
la
butta
giù
con
un
manrovescio
.
Bisogna
rassegnarsi
.
E
tu
lascia
andare
,
quel
che
accade
a
te
e
alla
tua
signora
è
accaduto
a
tanti
altri
.
Passerà
.
Che
t
'
importa
di
sapere
perché
e
come
sia
avvenuto
?
T
'
inquietano
forse
i
sogni
?
»
.
«
Se
tu
mi
permettessi
di
parlare
...
»
.
«
Parla
pure
,
giacché
vuoi
sfogarti
;
ma
ti
dico
anticipatamente
che
fai
peggio
.
L
'
unico
modo
di
vincere
certe
impressioni
è
quello
di
distrarsi
,
di
sovrapporre
ad
esse
impressioni
più
forti
,
allontanandosi
dai
luoghi
che
probabilmente
han
contribuito
a
produrle
.
Un
diavolo
scaccia
l
'
altro
:
è
proverbio
sapientissimo
»
.
«
Lo
abbiamo
fatto
;
è
stato
inutile
.
I
primi
fenomeni
,
le
prime
manifestazioni
più
evidenti
sono
avvenuti
in
campagna
,
nella
nostra
villa
di
Foscolara
...
Siamo
scappati
via
.
Ma
la
stessa
sera
dell
'
arrivo
in
città
...
»
.
«
È
naturale
.
Che
distrazione
poteva
darvi
la
vostra
casa
?
Dovevate
viaggiare
,
far
vita
d
'
albergo
,
un
giorno
qua
,
un
giorno
là
;
andare
attorno
l
'
intera
giornata
per
chiese
,
monumenti
,
musei
,
teatri
;
tornare
all
'
albergo
a
sera
tardi
,
stanchi
morti
...
»
.
«
Abbiamo
fatto
anche
questo
,
ma
...
»
.
«
Voi
due
soli
,
m
'
immagino
.
Dovevate
cercare
la
compagnia
di
qualche
amico
,
di
una
comitiva
...
»
.
«
Lo
abbiamo
fatto
;
non
è
valso
a
niente
»
.
«
Chi
sa
che
comitiva
!
»
.
«
Di
gente
allegra
...
»
.
«
Gente
egoista
vuol
dire
,
e
vi
siete
trovati
isolatissimi
in
mezzo
ad
essa
,
capisco
...
»
.
«
Prendevamo
anzi
molta
parte
alla
loro
allegria
,
sinceramente
,
spensieratamente
.
Appena
però
ci
trovavamo
soli
...
Non
potevamo
mica
condurre
la
comitiva
a
dormire
con
noi
...
»
.
«
Ma
dunque
dormivate
?
Ora
non
capisco
più
,
se
tu
intendi
parlare
di
allucinazioni
o
pure
di
sogni
...
»
.
«
E
picchia
con
le
allucinazioni
,
coi
sogni
!
Eravamo
svegli
,
con
tanto
di
occhi
spalancati
,
nelle
più
limpide
funzioni
dei
sensi
e
dello
spirito
,
come
in
questo
momento
che
vorrei
ragionare
con
te
e
tu
ti
ostini
a
non
volermi
concedere
..
»
.
«
Tutto
quel
che
vuoi
»
.
«
Vorrei
almeno
esporti
i
fatti
»
.
«
Li
so
,
me
li
figuro
;
i
libri
di
scienza
ne
sono
pieni
zeppi
.
Potranno
esservi
diversità
insignificanti
nei
minuti
particolari
...
Non
contano
.
L
'
essenziale
natura
del
fenomeno
non
muta
per
ciò
»
.
«
Non
vuoi
darmi
neppure
la
soddisfazione
...
?
»
.
«
Cento
,
non
una
,
giacché
ti
fa
piacere
.
Tu
sei
di
coloro
che
amano
di
grogiolarsi
nei
dolori
,
quasi
vogliano
centellinarseli
...
È
stupido
,
scusa
!
...
Ma
se
ti
fa
piacere
...
»
.
«
Francamente
,
mi
sembra
che
tu
abbia
paura
»
.
«
Paura
di
che
?
Sarebbe
bella
!...»
.
«
Paura
di
dover
mutare
opinione
.
Hai
detto
:
Io
non
credo
agli
spiriti
.
E
se
,
dopo
,
fossi
costretto
a
crederci
?
»
.
«
Ebbene
,
sì
;
questo
mi
seccherebbe
.
Che
vuoi
?
Siamo
così
noi
scienziati
:
siamo
uomini
,
caro
mio
.
Quando
il
nostro
modo
di
vedere
,
di
giudicare
ha
preso
una
piega
,
l
'
intelletto
si
rifiuta
fin
di
prestar
fede
ai
sensi
.
Anche
l
'
intelligenza
è
affare
di
abitudine
.
Tu
intanto
mi
metti
con
le
spalle
al
muro
.
Sia
.
Sentiamo
dunque
questi
famosi
fatti
»
.
«Oh!...»,
esclamò
con
un
largo
respiro
Lelio
Giorgi
.
«
Già
sai
per
quali
tristi
circostanze
dovetti
andarmene
a
cercar
fortuna
in
America
.
I
parenti
di
Luisa
erano
contrari
alla
nostra
unione
;
come
tutti
i
parenti
-
e
non
dico
che
avessero
torto
-
anch
'
essi
badavano
,
più
che
ad
altro
,
alla
situazione
economica
di
colui
che
doveva
essere
il
marito
della
loro
figliuola
.
Non
avevano
fiducia
nel
mio
ingegno
;
diffidavano
anzi
della
mia
pretesa
qualità
di
poeta
.
Quel
volumetto
di
versi
giovanili
pubblicato
allora
,
è
stato
la
mia
maggiore
disgrazia
.
Non
che
pubblicati
,
non
ne
ho
scritti
più
da
quell
'
anno
in
poi
;
ma
anche
tu
,
poco
fa
,
mi
hai
chiamato
caro
poeta
!
L
'
etichetta
mi
è
rimasta
appiccata
addosso
,
quasi
fosse
stata
scritta
con
inchiostro
indelebile
.
Basta
.
Suol
dirsi
che
c
'
è
un
Dio
per
gli
ubriachi
e
pei
bambini
.
Bisognerebbe
aggiungere
:
E
talvolta
anche
pei
poeti
,
giacché
devo
passare
per
poeta
»
.
«
Ecco
come
siete
voialtri
letterati
!
Cominciamo
sempre
ab
ovo
!
»
.
«
Non
spazientirti
.
Ascolta
.
Durante
la
mia
dimora
di
tre
anni
a
Buenos
Aires
,
non
aveva
più
avuto
nessuna
notizia
di
Luisa
.
Piovutami
dal
cielo
quell
'
eredità
di
uno
zio
che
non
s
'
era
mai
fatto
vivo
con
me
,
tornai
in
Europa
,
corsi
a
Londra
...
e
con
dugentomila
lire
di
cartelle
della
Banca
d
'
Inghilterra
volai
qui
...
dove
mi
attendeva
il
più
doloroso
disinganno
.
Luisa
era
sposa
da
sei
mesi
!
Ed
io
l
'
amavo
più
di
prima
!
...
La
povera
creatura
aveva
dovuto
cedere
alle
insistenti
pressioni
dei
suoi
.
Ci
mancò
poco
,
te
lo
giuro
,
che
non
commettessi
una
pazzia
.
Questi
particolari
,
vedrai
,
non
sono
superflui
...
Commisi
però
la
sciocchezza
di
scriverle
una
focosissima
lettera
di
rimproveri
,
e
di
spedirglierla
per
posta
.
Non
avevo
previsto
che
potesse
capitare
in
mano
del
marito
.
Il
giorno
dopo
egli
si
presentò
a
casa
mia
.
Compresi
subito
l
'
enormità
del
mio
atto
e
mi
proposi
di
esser
calmo
.
Era
calmo
anche
lui
.
"
Vengo
a
restituirle
questa
lettera
"
mi
disse
.
"
Ho
aperto
sbadatamente
,
non
per
indiscrezione
,
la
busta
che
la
conteneva
;
ed
è
stato
bene
che
sia
accaduto
così
.
Mi
hanno
assicurato
che
lei
è
un
gentiluomo
.
Rispetto
il
suo
dolore
;
ma
spero
che
lei
non
vorrà
turbare
inutilmente
la
pace
di
una
famiglia
.
Se
può
fare
lo
sforzo
di
riflettere
,
si
convincerà
che
nessuno
ha
voluto
arrecarle
del
male
volontariamente
.
Certe
fatalità
della
vita
non
si
sfuggono
.
Lei
intende
qual
è
ormai
il
suo
dovere
.
Le
dico
intanto
,
senza
spavalderia
,
che
son
risoluto
a
difendere
a
ogni
costo
la
mia
felicità
domestica
"
.
Era
impallidito
parlando
e
gli
tremava
la
voce
.
"
Chiedo
perdono
dell
'
imprudenza
"
risposi
.
"
E
,
per
meglio
rassicurarla
,
le
dico
che
domani
partirò
per
Parigi
"
.
Dovevo
essere
più
pallido
di
lui
;
le
parole
mi
uscivano
a
stento
di
bocca
.
Mi
stese
la
mano
;
gliela
strinsi
.
E
mantenni
la
parola
.
Sei
mesi
dopo
,
ricevevo
un
telegramma
di
Luisa
:
"
Sono
vedova
.
T
'
amo
sempre
.
E
tu
?
"
.
Suo
marito
era
morto
da
due
mesi
»
.
«
Il
mondo
è
così
:
la
disgrazia
di
uno
forma
la
felicità
di
un
altro
»
.
«
È
quel
che
egoisticamente
pensai
anch
'
io
;
ma
non
sempre
è
vero
.
Mi
era
parso
di
toccare
il
cielo
col
dito
la
sera
delle
nozze
e
durante
i
primi
mesi
della
nostra
unione
.
Evitammo
,
per
tacito
accordo
,
di
parlare
di
colui
.
Luisa
aveva
distrutto
ogni
traccia
del
morto
.
Non
per
ingratitudine
,
giacché
quegli
,
illudendosi
di
essere
amato
,
aveva
fatto
ogni
sforzo
per
renderle
lieta
la
vita
;
ma
perché
temeva
che
l
'
ombra
di
un
ricordo
,
anche
insignificante
,
potesse
dispiacermi
.
Indovinava
giusto
.
Certe
volte
,
il
pensiero
che
il
corpo
della
mia
adorata
era
stato
in
pieno
possesso
,
quantunque
legittimo
,
di
un
altro
mi
dava
tale
stretta
al
cuore
,
che
mi
faceva
fremere
da
capo
a
piedi
.
Mi
sforzavo
di
nasconderglielo
.
Spesso
però
l
'
intuito
femminile
velava
di
malinconia
i
begli
occhi
di
Luisa
.
E
per
ciò
la
vidi
raggiante
di
gioia
,
quando
ella
fu
sicura
di
potermi
annunciare
che
un
frutto
del
nostro
amore
le
palpitava
nel
seno
.
Ricordo
benissimo
:
prendevamo
il
caffè
,
io
in
piedi
,
ella
seduta
con
una
posa
di
dolce
stanchezza
.
Fu
quella
la
prima
volta
che
un
accenno
al
passato
le
sfuggì
dalle
labbra
.
"
Come
sono
felice
"
esclamò
"
che
questo
sia
avvenuto
soltanto
ora
!
"
.
Si
udì
un
gran
colpo
all
'
uscio
,
quasi
qualcuno
vi
avesse
picchiato
forte
col
pugno
.
Trasalimmo
.
Io
corsi
a
vedere
,
sospettando
una
sbadataggine
della
cameriera
o
di
un
servitore
;
nella
stanza
allato
non
c
'
era
nessuno
»
.
«
Vi
sarà
parso
colpo
di
pugno
qualche
schianto
forse
prodotto
nel
legno
dell
'
uscio
dal
calore
della
stagione
»
.
«
Diedi
tale
spiegazione
,
visto
il
turbamento
grandissimo
di
Luisa
;
ma
non
ne
ero
convinto
.
Un
forte
senso
di
impaccio
,
non
so
definirlo
altrimenti
,
si
era
impossessato
di
me
e
non
riuscivo
a
celarlo
.
Stemmo
alcuni
minuti
in
attesa
.
Niente
.
Da
quel
momento
in
poi
,
però
,
notai
che
Luisa
evitava
di
rimaner
sola
;
il
turbamento
persisteva
in
lei
,
quantunque
non
osasse
di
confessarmelo
,
né
io
di
interrogarla
»
.
«
E
così
,
ora
comprendo
,
vi
siete
suggestionati
,
inconsapevolmente
,
a
vicenda
»
.
«
Niente
affatto
.
Pochi
giorni
dopo
io
ridevo
di
quella
sciocca
impressione
;
e
attribuivo
allo
stato
interessante
di
Luisa
l
'
eccessivo
eccitamento
nervoso
che
traspariva
dai
suoi
atti
.
Poi
parve
tranquillarsi
anch
'
essa
.
Avvenne
il
parto
.
Dopo
qualche
mese
però
,
mi
accorsi
che
quel
senso
di
paura
,
anzi
di
terrore
,
l
'
aveva
ripresa
.
La
notte
,
tutt
'
a
un
tratto
,
ella
si
avvinghiava
a
me
,
diaccia
,
tremante
.
"
Che
cosa
hai
?
Ti
senti
male
?
"
le
domandavo
ansioso
.
"
Ho
paura
...
Non
hai
udito
?
"
.
"
No
"
.
"
Non
odi
?..."
insistette
la
sera
appresso
.
"
No
"
.
Invece
quella
volta
udivo
un
fioco
suono
di
passi
per
la
stanza
,
su
e
giù
,
attorno
al
letto
;
dicevo
di
no
per
non
atterrirla
di
più
.
Levavo
il
capo
,
guardavo
...
"
Dev
'
essere
entrato
qualche
topo
in
camera
...
"
.
"
Ho
paura
!
...
Ho
paura
!
"
.
Per
parecchie
notti
,
ad
ora
fissa
prima
della
mezzanotte
,
sempre
quello
scalpiccio
,
quell
'
inesplicabile
andare
e
venire
,
su
e
giù
,
di
persona
invisibile
,
attorno
al
letto
.
Lo
attendevamo
»
.
«
E
le
fantasie
riscaldate
facevano
il
resto
»
.
«
Tu
mi
conosci
bene
;
non
sono
uomo
da
essere
eccitato
facilmente
.
Facevo
il
bravo
anzi
,
per
riguardo
di
Luisa
;
tentavo
di
dare
spiegazioni
del
fatto
:
echi
,
ripercussioni
di
rumori
lontani
;
accidentalità
della
costruzione
della
villa
,
che
la
rendevano
stranamente
sonora
...
Tornammo
in
città
.
Ma
,
la
notte
appresso
,
il
fenomeno
si
riprodusse
con
maggior
forza
.
Due
volte
la
spalliera
appiè
del
letto
venne
scossa
con
violenza
.
Balzai
giù
,
per
osservar
meglio
.
Luisa
,
rannicchiata
sotto
le
coperte
,
balbettava
:
"
È
lui
!
È
lui
!
"
»
.
«
Scusa
»
lo
interruppe
Mongeri
«
non
te
lo
dico
per
metter
male
tra
tua
moglie
e
te
,
ma
io
non
sposerei
una
vedova
per
tutto
l
'
oro
del
mondo
!
Qualcosa
permane
sempre
del
marito
morto
,
a
dispetto
di
tutto
,
nella
vedova
.
Sì
.
"
È
lui
!
È
lui
!
"
.
Non
già
,
come
crede
tua
moglie
,
l
'
anima
del
defunto
.
È
quel
lui
,
cioè
sono
quelle
sensazioni
,
quelle
impressioni
di
lui
rimaste
incancellabili
nelle
sue
carni
.
Siamo
in
piena
fisiologia
»
.
«
Sia
pure
.
Ma
io
»
riprese
Lelio
Giorgi
«
come
c
'
entro
con
la
tua
fisiologia
?
»
.
«
Tu
sei
suggestionato
;
ora
è
evidente
,
evidentissimo
»
.
«
Suggestionato
soltanto
la
notte
?
A
ora
fissa
?
»
.
«
L
'
attenzione
aspettante
,
oh
!
fa
prodigi
»
.
«
E
come
mai
il
fenomeno
varia
ogni
volta
,
con
particolari
imprevisti
,
poiché
la
mia
immaginazione
non
lavora
punto
?
»
.
«
Ti
pare
.
Non
abbiamo
sempre
coscienza
di
quel
che
avviene
dentro
di
noi
.
L
'
incosciente
!
Eh
!
Eh
!
fa
prodigi
anch
'
esso
»
.
«
Lasciami
continuare
.
Riserva
le
tue
spiegazioni
a
quando
avrò
finito
.
Nota
che
la
mattina
,
nella
giornata
,
noi
ragionavamo
del
fatto
con
relativa
tranquillità
.
Luisa
mi
rendeva
conto
di
quel
che
aveva
sentito
lei
,
per
raffrontarlo
con
quel
che
avevo
sentito
io
,
appunto
per
convincerci
,
come
tu
dici
,
se
mai
le
fantasie
sovraeccitate
ci
facessero
,
nostro
malgrado
,
quel
brutto
scherzo
.
Risultava
che
avevamo
sentito
l
'
identico
rumore
di
passi
,
nella
stessa
direzione
,
ora
lento
,
ora
accelerato
;
la
stessa
scossa
alla
spalliera
del
letto
,
lo
stesso
strappo
alle
coperte
e
nella
stessissima
circostanza
,
cioè
quando
io
tentavo
,
con
una
carezza
,
con
un
bacio
,
di
calmare
il
suo
terrore
,
d
'
impedirle
di
gridare
:
"
È
lui
!
È
lui
!
"
quasi
quel
bacio
,
quella
carezza
provocassero
lo
sdegno
della
persona
invisibile
.
Poi
,
una
notte
,
Luisa
,
aggrappandosi
al
collo
,
accostando
le
labbra
al
mio
orecchio
,
con
un
suono
di
voce
che
mi
fece
trasalire
,
mi
sussurrò
:
"
Ha
parlato
!
"
,
"
Che
dice
?
"
,
"
Non
ho
sentito
bene
...
Odi
?
Ha
detto
:
Sei
mia
!
"
.
E
siccome
anch
'
io
la
stringevo
più
fortemente
al
petto
,
sentii
che
le
braccia
di
Luisa
venivano
tratte
indietro
,
violentemente
,
da
due
mani
poderose
;
e
dovettero
cedere
non
ostante
la
resistenza
che
mia
moglie
opponeva
»
.
«
Che
resistenza
poteva
opporre
,
se
era
lei
stessa
che
agiva
in
quel
modo
,
senza
averne
coscienza
?
»
.
«
Va
bene
...
Ma
ho
sentito
l
'
ostacolo
anche
io
,
di
persona
che
si
frapponeva
tra
me
e
lei
,
di
persona
che
voleva
impedire
,
a
ogni
costo
,
il
contatto
tra
me
e
lei
...
Ho
visto
mia
moglie
rigettata
indietro
con
una
spinta
...
Giacché
Luisa
voleva
stare
in
piedi
,
per
via
del
bambino
che
dormiva
nella
culla
accanto
al
letto
,
ora
che
sentivamo
scricchiolare
i
ferri
a
cui
la
culla
era
sospesa
e
vedevamo
la
culla
dondolare
,
traballare
e
le
copertine
volare
via
per
la
camera
,
buttate
per
aria
malamente
...
Non
era
allucinazione
questa
.
Le
raccoglievo
;
Luisa
,
tremante
,
le
rimetteva
al
posto
;
ma
di
lì
a
poco
esse
volavano
per
aria
di
nuovo
,
e
il
bambino
,
destato
dalla
scossa
,
piangeva
.
Tre
notti
fa
,
peggio
....
Luisa
sembrava
vinta
dal
malefico
fascino
di
colui
...
Non
mi
udiva
più
,
se
la
chiamavo
,
non
si
accorgeva
di
me
che
le
stavo
davanti
...
Parlava
con
colui
e
,
dalle
sue
risposte
,
capivo
quel
che
colui
le
diceva
.
"
Che
colpa
ho
io
,
se
tu
sei
morto
?
Oh
!
no
,
no
!
...
Come
puoi
pensarlo
?
Avvelenarti
io
?
...
Per
sbarazzarmi
di
te
?
...
È
un
'
infamia
!
E
il
bambino
che
colpa
ha
?
Soffri
?
Pregherò
per
te
farò
dire
delle
messe
...
Non
vuoi
messe
?
...
Me
,
vuoi
?
...
Ma
come
mai
?
Sei
morto
!..."
.
Invano
io
la
scotevo
,
la
chiamavo
per
destarla
da
quella
fissazione
,
da
quell
'
allucinazione
...
Luisa
si
ricomponeva
tutt
'
a
un
tratto
.
"
Hai
sentito
?
"
,
mi
diceva
,
"
Mi
accusano
di
averlo
avvelenato
.
Tu
non
ci
credi
...
Tu
non
mi
sospetterai
capace
...
oh
Dio
!
E
come
faremo
pel
bambino
?
Lo
farà
morire
!
Hai
sentito
?
"
.
Io
non
avevo
udito
niente
,
ma
capivo
benissimo
che
Luisa
non
era
pazza
,
non
delirava
...
Piangeva
,
abbracciando
stretto
stretto
il
bambino
levato
dalla
culla
per
proteggerlo
dal
maleficio
di
colui
.
"
Come
faremo
?
Come
faremo
?
"
»
.
«
Il
bambino
però
stava
bene
.
Questo
avrebbe
dovuto
tranquillarvi
»
.
«
Che
vuoi
?
Non
si
assiste
a
fatti
di
tale
natura
senza
che
la
mente
più
solida
non
ne
riceva
una
scossa
.
Io
non
sono
superstizioso
,
ma
non
sono
neppure
un
libero
pensatore
.
Sono
di
quelli
che
credono
e
non
credono
,
che
non
si
occupano
di
quistioni
religiose
perché
non
hanno
tempo
né
voglia
di
occuparsene
...
Ma
nel
mio
caso
e
sotto
l
'
influenza
delle
parole
di
mia
moglie
:
"
Farò
dire
delle
messe
"
pensai
naturalmente
all
'
intervento
di
un
prete
»
.
«
L
'
hai
fatta
esorcizzare
?
»
.
«
No
,
ma
ho
fatto
ribenedire
la
casa
,
con
gran
spargimento
di
acqua
benedetta
...
anche
per
impressionare
l
'
immaginazione
della
povera
Luisa
,
se
mai
si
fosse
trattato
d
'
immaginazione
esaltata
,
di
nervi
sconvolti
...
Luisa
è
credente
.
Tu
ridi
,
ma
avrei
voluto
veder
te
nei
miei
panni
»
.
«
E
l
'
acqua
benedetta
?
»
.
«
Inefficace
.
Come
se
non
fosse
stata
adoperata
»
.
«
Non
l
'
avevi
pensato
male
.
Anche
la
scienza
ricorre
talvolta
a
mezzi
simili
nelle
malattie
nervose
.
Abbiamo
il
caso
di
quel
tale
che
credeva
gli
si
fosse
allungato
enormemente
il
naso
.
Il
medico
finse
di
fargli
l
'
operazione
,
con
tutto
l
'
apparato
di
strumenti
,
di
legatura
di
vene
,
di
fasciature
...
e
il
malato
guarì
»
.
«
L
'
acqua
benedetta
invece
fece
peggio
.
La
notte
dopo
...
Oh
!
...
Mi
sento
rabbrividire
al
solo
pensarci
.
Ora
tutto
l
'
odio
di
colui
era
rivolto
contro
il
bambino
...
Come
proteggerlo
?
...
Appena
Luisa
vedeva
...
»
.
«
O
le
sembrava
di
vedere
...
»
.
«
Vedeva
,
caro
mio
,
vedeva
...
Vedevo
anche
io
...
quasi
.
Giacché
mia
moglie
non
poteva
più
avvicinarsi
alla
culla
;
una
strana
forza
glielo
impediva
...
Io
tremavo
allo
spettacolo
di
lei
che
tendeva
desolatamente
le
braccia
verso
la
culla
,
mentre
colui
-
me
lo
diceva
Luisa
-
chinato
sul
bambino
dormente
,
faceva
qualcosa
di
terribile
,
bocca
con
bocca
,
come
se
gli
succhiasse
la
vita
,
il
sangue
...
Sono
tre
notti
di
seguito
che
la
nefanda
operazione
si
ripete
e
il
bambino
,
il
caro
figliuolino
...
non
si
riconosce
più
.
Bianco
,
da
roseo
che
era
!
come
se
realmente
colui
gli
abbia
aspirato
il
sangue
;
deperito
in
modo
incredibile
,
in
tre
sole
notti
!
È
immaginazione
questa
?
È
immaginazione
?
Vieni
a
vederlo
»
.
«
Si
tratta
dunque
?..»
.
Il
Mongeri
rimase
alcuni
minuti
pensoso
,
a
testa
bassa
,
aggrottando
le
sopracciglia
.
Il
sorriso
un
po
'
sarcastico
e
un
po
'
compassionevole
apparsogli
su
le
labbra
mentre
Lelio
Grandi
parlava
,
si
era
spento
tutt
'
a
un
tratto
.
Poi
alzò
gli
occhi
,
fissò
l
'
amico
che
lo
guardava
con
ansiosissima
attesa
e
ripetè
:
«
Si
tratta
dunque
?
...
Ascoltami
bene
.
Io
non
ti
spiego
niente
,
perché
sono
convinto
di
non
poter
spiegarti
niente
.
È
difficile
essere
più
schietto
di
così
.
Ma
posso
darti
un
consiglio
...
empirico
,
che
forse
ti
farà
sorridere
alla
tua
volta
,
specialmente
venendoti
da
me
...
Fanne
l
'
uso
che
credi
»
.
«
Lo
eseguirò
subito
,
oggi
stesso
»
.
«
Ci
vorrà
qualche
giorno
,
per
parecchie
pratiche
che
occorrono
.
Ti
aiuterò
a
sbrigarle
nel
più
breve
tempo
possibile
.
I
fatti
che
mi
hai
riferito
non
li
metto
in
dubbio
.
Devo
aggiungere
che
,
per
quanto
la
scienza
sia
ritrosa
di
occuparsi
di
fenomeni
di
tale
natura
,
da
qualche
tempo
in
qua
non
li
tratta
con
l
'
aria
sprezzante
di
prima
:
tenta
di
farli
rientrare
nella
cerchia
dei
fenomeni
naturali
.
Per
la
scienza
non
esiste
altro
,
all
'
infuori
di
questo
mondo
materiale
.
Lo
spirito
...
Essa
lascia
che
dello
spirito
si
occupino
i
credenti
,
i
mistici
,
i
fantastici
che
oggi
si
chiamano
spiritisti
...
Per
la
scienza
c
'
è
di
reale
soltanto
l
'
organismo
,
questa
compagine
di
carne
e
di
ossa
formante
l
'
individuo
e
che
si
disgrega
con
la
morte
di
esso
,
risolvendosi
negli
elementi
chimici
da
cui
riceveva
funzionamento
di
vita
e
di
pensiero
.
Disgregati
questi
...
Ma
appunto
la
quistione
si
riduce
,
secondo
qualcuno
,
a
sapere
se
la
putrefazione
,
la
disgregazione
degli
atomi
,
o
meglio
la
loro
funzione
organica
si
arresti
istantaneamente
con
la
morte
,
annullando
ipso
facto
la
individualità
,
o
se
questa
perduri
,
secondo
i
casi
e
le
circostanze
,
più
o
meno
lungamente
dopo
la
morte
...
Si
comincia
a
sospettarlo
...
E
su
questo
punto
la
scienza
verrebbe
a
trovarsi
d
'
accordo
con
la
credenza
popolare
...
Io
studio
,
da
tre
anni
,
i
rimedi
empirici
delle
donnicciuole
,
dei
contadini
per
spiegarmi
il
loro
valore
...
Essi
,
spessissimo
,
guariscono
mali
che
la
scienza
non
sa
guarire
...
La
mia
opinione
oggi
sai
tu
qual
è
?
Che
quei
rimedi
empirici
,
tradizionali
siano
i
resti
,
i
frammenti
della
segreta
scienza
antica
,
e
anche
,
più
probabilmente
,
di
quell
'
istinto
che
noi
possiamo
oggi
verificare
nelle
bestie
.
L
'
uomo
,
da
principio
,
quando
era
molto
vicino
alle
bestie
più
che
ora
non
sia
,
divinava
anche
lui
il
valore
terapeutico
di
certe
erbe
:
e
l
'
uso
di
esse
si
è
perpetuato
,
trasmesso
di
generazione
in
generazione
,
come
nelle
bestie
.
In
queste
opera
ancora
l
'
istinto
;
nell
'
uomo
,
dopo
che
lo
svolgimento
delle
sue
facoltà
ha
ottenebrato
questa
virtù
primitiva
,
perdura
unicamente
la
tradizione
.
Le
donnicciuole
,
che
sono
più
tenacemente
attaccate
ad
essa
,
ci
han
conservato
alcuni
di
quei
suggerimenti
della
natura
medicatrice
;
ed
io
credo
che
la
scienza
debba
occuparsi
di
questo
fatto
,
perché
in
ogni
superstizione
si
nasconde
qualcosa
che
non
è
unicamente
fallace
osservazione
dell
'
ignoranza
...
Perdonami
questa
lunga
disgressione
.
Quello
che
qualche
scienziato
ora
ammette
,
cioè
che
,
con
l
'
atto
apparente
della
morte
di
un
individuo
,
non
cessi
realmente
il
funzionamento
dell
'
esistenza
individuale
fino
a
che
tutti
gli
elementi
non
si
siano
per
intero
disgregati
,
la
superstizione
popolare
-
ci
serviamo
di
questa
parola
-
lo
ha
già
divinato
da
un
pezzo
con
la
credenza
nei
Vampiri
,
ed
ha
divinato
il
rimedio
.
I
Vampiri
sarebbero
individualità
più
persistenti
delle
altre
,
casi
rari
,
sì
,
ma
possibili
anche
senza
ammettere
l
'
immortalità
dell
'
anima
,
dello
spirito
...
Non
spalancar
gli
occhi
,
non
crollare
la
testa
...
È
fatto
,
non
insolito
,
intorno
al
quale
la
così
detta
superstizione
popolare
-
diciamo
meglio
-
la
divinazione
primitiva
potrebbe
trovarsi
d
'
accordo
con
la
scienza
...
E
sai
qual
è
la
difesa
contro
la
malefica
azione
dei
Vampiri
,
di
queste
persistenti
individualità
che
credono
di
poter
prolungare
la
loro
esistenza
succhiando
il
sangue
o
l
'
essenza
vitale
delle
persone
sane
?
...
L
'
affrettamento
della
distruzione
del
loro
corpo
.
Nelle
località
dove
questo
fatto
si
produce
,
le
donnicciuole
,
i
contadini
corrono
al
cimitero
,
disseppelliscono
il
cadavere
,
lo
bruciano
...
È
provato
che
il
Vampiro
allora
muore
davvero
;
e
infatti
il
fenomeno
cessa
...
Tu
dici
che
il
tuo
bambino
...
»
.
«
Vieni
a
vederlo
;
non
si
riconosce
più
.
Luisa
è
pazza
dal
dolore
e
dal
terrore
...
Mi
sento
impazzire
pure
io
,
anche
perché
invasato
dal
diabolico
sospetto
...
Ma
...
Invano
mi
ripeto
:
Non
è
vero
!
Non
può
esser
vero
!
...
Invano
ho
tentato
di
confortarmi
pensando
:
E
dato
pure
che
fosse
vero
?
...
È
una
gran
prova
d
'
amore
.
Si
è
fatta
avvelenatrice
per
te
!
...
-
Invano
!
Non
so
né
posso
più
difendermi
da
una
vivissima
repugnanza
,
da
una
straziante
violenza
di
allontanamento
,
altra
malefica
opera
di
colui
!
...
Egli
insiste
nel
rimprovero
:
lo
capisco
dalle
risposte
di
Luisa
,
quando
colui
la
tiene
sotto
il
suo
orrido
fascino
,
e
la
poverina
protesta
.
"
Avvelenarti
?
Io
?
...
Come
puoi
crederlo
?..."
.
Oh
!
Non
viviamo
più
,
amico
mio
.
Sono
mesi
e
mesi
che
sopportiamo
questo
tormento
,
senza
farne
parola
a
nessuno
per
timore
di
far
ridere
di
noi
le
persone
che
si
dicono
spregiudicate
...
Tu
sei
il
primo
a
cui
ho
avuto
il
coraggio
di
farne
la
confidenza
per
disperazione
,
per
invocare
un
consiglio
,
uno
scampo
...
E
avremmo
ancora
pazientemente
sopportato
tutto
,
lusingandoci
che
così
strani
fenomeni
non
avrebbero
potuto
prolungarsi
troppo
,
se
ora
non
corresse
pericolo
la
nostra
innocente
creaturina
»
.
«
Fate
cremare
il
cadavere
.
È
una
prova
che
m
'
interessa
,
oltre
che
come
amico
,
come
scienziato
.
Alla
moglie
,
quantunque
non
più
vedova
,
sarà
facilmente
concesso
;
ti
aiuterò
nelle
pratiche
occorrenti
presso
le
autorità
.
E
non
mi
vergogno
per
la
scienza
di
cui
sono
un
meschino
cultore
.
La
scienza
non
scapita
di
dignità
ricorrendo
anche
all
'
empirismo
,
facendo
tesoro
di
una
superstizione
,
se
poi
potrà
verificare
che
è
superstizione
soltanto
in
apparenza
;
ne
riceverà
impulsi
a
ricerche
non
tentate
,
a
scoprire
verità
non
sospettate
.
La
scienza
deve
essere
modesta
,
buona
,
pur
di
aumentare
il
suo
patrimonio
di
fatti
,
di
verità
.
Fate
cremare
il
cadavere
.
Ti
parlo
seriamente
»
,
soggiunse
il
Mongeri
,
leggendo
negli
occhi
del
suo
amico
il
dubbio
di
esser
trattato
da
donnicciuola
,
da
popolano
ignorante
.
«
E
il
bambino
intanto
?
»
,
esclamò
Lelio
Giorgi
torcendosi
le
mani
.
«
Una
notte
io
ebbi
un
impeto
di
furore
;
mi
slanciai
contro
colui
seguendo
la
direzione
degli
sguardi
di
Luisa
,
quasi
egli
fosse
persona
da
potersi
afferrare
e
strozzare
;
mi
slanciai
urlando
:
"
Va
'
via
!
Va
'
via
,
maledetto
!..."
.
Ma
fatti
pochi
passi
,
ero
arrestato
,
paralizzato
,
inchiodato
là
,
a
distanza
con
le
parole
che
mi
morivano
in
gola
e
non
riuscivano
a
tradursi
neppure
in
indistinto
mugolio
...
Tu
non
puoi
credere
,
tu
non
puoi
immaginare
...
»
.
«
Se
volessi
permettermi
di
tenervi
compagnia
questa
notte
...
»
.
«
Ecco
:
me
lo
chiedi
con
tale
accento
di
diffidenza
...
»
.
«
T
'
inganni
»
.
«
Forse
faremo
peggio
:
temo
che
la
tua
presenza
non
serva
che
ad
irritarlo
di
più
,
come
la
benedizione
della
casa
.
Questa
notte
no
.
Verrò
a
riferirti
domani
...
»
.
E
,
il
giorno
dopo
,
egli
tornò
così
spaventato
,
così
disfatto
che
il
Mongeri
concepì
qualche
dubbio
intorno
all
'
integrità
delle
facoltà
mentali
del
suo
amico
.
«
Egli
sa
!
»
,
balbettò
Lelio
Giorgi
appena
entrato
nello
studio
.
«
Ah
,
che
nottata
d
'
inferno
!
Luisa
lo
ha
sentito
bestemmiare
,
urlare
,
minacciare
terribili
gastighi
se
noi
oseremo
»
.
«
Tanto
più
dobbiamo
osare
»
,
rispose
il
Mongeri
.
«
Se
tu
avessi
visto
quella
culla
scossa
,
agitata
in
modo
che
io
non
so
spiegarmi
come
il
bambino
non
sia
cascato
per
terra
!
Luisa
ha
dovuto
buttarsi
ginocchioni
,
invocando
pietà
,
gridandogli
:
"
Si
,
sarò
tua
,
tutta
tua
!
...
Ma
risparmia
quest
'innocente..."
.
E
in
quel
momento
mi
è
parso
che
ogni
mio
legame
con
lei
fosse
rotto
,
ch
'
ella
non
fosse
davvero
più
mia
,
ma
sua
,
di
colui
!
»
.
«
Càlmati
!
...
Vinceremo
.
Càlmati
!
...
Voglio
esser
con
voi
questa
notte
»
.
Il
Mongeri
era
andato
con
la
convinzione
che
la
sua
presenza
avrebbe
impedito
la
manifestazione
del
fenomeno
.
Pensava
:
«
Accade
quasi
sempre
così
.
Queste
forze
ignote
vengono
neutralizzate
da
forze
indifferenti
,
estranee
.
Accade
quasi
sempre
così
.
Come
?
Perché
?
Un
giorno
certamente
lo
sapremo
.
Intanto
bisogna
osservare
,
studiare
»
.
E
,
nelle
prime
ore
di
quella
notte
,
accadeva
proprio
com
'
egli
aveva
pensato
.
La
signora
Luisa
girava
gli
spauriti
occhi
attorno
,
tendeva
ansiosamente
l
'
orecchio
...
Niente
.
La
culla
rimaneva
immobile
:
il
bambino
,
pallido
pallido
,
dimagrito
,
dormiva
tranquillamente
.
Lelio
Giorgi
,
frenando
a
stento
l
'
agitazione
,
guardava
ora
sua
moglie
,
ora
il
Mongeri
che
sorrideva
soddisfatto
.
Intanto
ragionavano
di
cose
che
,
nonostante
la
preoccupazione
,
arrivavano
in
alcuni
momenti
a
distrarli
.
Il
Mongeri
aveva
cominciato
a
raccontare
una
sua
divertentissima
avventura
di
viaggio
.
Bel
parlatore
,
senza
nessun
'
affettazione
di
gravità
scientifica
,
egli
intendeva
di
deviare
così
l
'
attenzione
di
quei
due
,
e
intanto
non
perderli
d
'
occhio
,
per
notare
tutte
le
fasi
del
fenomeno
caso
mai
dovesse
ripetersi
,
e
già
cominciava
a
persuadersi
che
il
suo
intervento
sarebbe
stato
salutare
,
quando
nell
'
istante
che
il
suo
sguardo
si
era
rivolto
verso
la
culla
,
egli
si
accorse
di
un
lieve
movimento
di
essa
,
il
quale
non
poteva
esser
prodotto
da
nessuno
di
loro
perché
la
signora
Luisa
e
Lelio
gli
sedevano
dirimpetto
e
discosti
dal
posto
dov
'
era
la
culla
.
Non
poté
far
a
meno
di
fermarsi
,
di
farsi
scorgere
,
e
allora
Luisa
e
Lelio
balzarono
in
piedi
.
Il
movimento
era
aumentato
gradatamente
e
quando
la
signora
Luisa
si
volse
a
guardare
là
,
dove
gli
occhi
di
Mongeri
si
erano
involontariamente
fissati
,
la
culla
si
dondolava
e
sobbalzava
.
«
Eccolo
!
»
,
ella
gridò
.
«
Oh
,
Dio
!
Povero
figliuolino
!
»
.
Fece
per
accorrere
,
ma
non
poté
.
E
cadde
rovesciata
su
la
poltrona
dov
'
era
stata
seduta
fin
allora
.
Pallidissima
,
scossa
da
un
fremito
per
tutta
la
persona
,
con
gli
occhi
sbarrati
e
le
pupille
immobili
,
balbettava
qualcosa
che
le
gorgogliava
nella
gola
e
non
prendeva
suono
di
parola
,
e
sembrava
dovesse
soffocarla
.
«
Non
è
niente
!
»
,
disse
Mongeri
,
levatosi
in
piedi
anche
lui
e
stringendo
la
mano
di
Lelio
che
gli
si
era
accostato
con
vivissimo
atto
di
terrore
,
quasi
per
difesa
.
La
signora
Luisa
,
irrigiditasi
un
istante
,
ebbe
un
tremito
più
violento
e
subito
parve
ritornasse
allo
stato
ordinario
;
se
non
che
la
sua
attenzione
era
tutta
diretta
a
guardare
qualcosa
che
gli
altri
due
non
scorgevano
,
a
prestar
ascolto
a
parole
che
quelli
non
udivano
,
e
delle
quali
indovinavano
il
senso
dalle
risposte
di
lei
.
«
Perché
dici
che
voglio
continuare
a
farti
del
male
?
...
Ho
pregato
per
te
!
...
Ho
fatto
dir
delle
messe
!...»
.
«
Ma
non
si
può
sciogliere
!
Tu
sei
morto
...
»
.
«
Non
sei
morto
?
...
Dunque
perché
mi
accusi
di
averti
avvelenato
?...»
.
«
D
'
accordo
con
lui
?
Oh
!...»
.
«
Ti
aveva
promesso
,
sì
;
ed
ha
mantenuto
...
Per
finzione
?
C
'
intendevamo
da
lontano
?
Lui
m
'
ha
spedito
il
veleno
?
...
È
assurdo
!
Non
dovresti
crederlo
se
è
vero
che
i
morti
vedono
la
verità
...
»
.
«
Va
bene
.
Non
ti
stimerò
morto
...
Non
te
lo
ripeterò
più
»
.
«
È
in
istato
di
trance
spontanea
!
»
,
disse
Mongeri
all
'
orecchio
di
Lelio
.
«
Lasciami
»
.
Presala
pei
pollici
,
dopo
qualche
minuto
,
e
ad
alta
voce
,
chiamò
:
«Signora!...»
.
Alla
voce
cupa
e
irritata
,
voce
robusta
,
maschile
,
con
cui
ella
rispose
,
Mongeri
dié
un
salto
indietro
.
La
signora
Luisa
si
era
rizzata
sul
busto
con
tal
viso
rabbuiato
,
con
tale
espressione
di
durezza
nei
lineamenti
,
da
sembrare
altra
persona
.
La
speciale
bellezza
della
sua
fisionomia
,
quel
che
di
gentile
,
di
buono
,
quasi
di
verginale
che
risultava
dalla
dolcezza
dello
sguardo
dei
begli
occhi
azzurri
e
dal
lieve
sorriso
errante
su
le
labbra
,
come
un
delicato
palpito
di
esse
,
quella
speciale
bellezza
era
compiutamente
sparita
.
«
Che
cosa
vuoi
?
Perché
t
'
intrometti
tu
?
»
.
Mongeri
riprese
quasi
subito
padronanza
di
sé
.
L
'
abituale
sua
diffidenza
di
scienziato
gli
faceva
sospettare
di
aver
dovuto
sentire
anche
lui
,
per
induzione
,
per
consenso
dei
centri
nervosi
,
l
'
influsso
del
forte
stato
di
allucinazione
di
quei
due
,
se
gli
era
parso
di
veder
dondolare
e
sobbalzare
la
culla
che
,
ora
,
egli
vedeva
benissimo
immobile
,
con
dentro
il
bambino
tranquillamente
addormentato
,
ora
che
la
sua
attenzione
veniva
attirata
dallo
straordinario
fenomeno
della
personificazione
del
fantasma
.
Si
accostò
,
con
un
senso
di
dispetto
contro
se
stesso
per
quello
sbalzo
indietro
al
rude
suono
di
voce
che
lo
aveva
quasi
investito
,
e
rispose
imperiosamente
:
«
Finiscila
!
Te
l
'
ordino
!
»
.
Aveva
messo
nell
'
espressione
tale
sforzo
di
volontà
che
il
comando
avrebbe
dovuto
imporsi
all
'
esaltamento
nervoso
della
signora
,
superarlo
-
egli
pensava
-
.
La
sardonica
e
lunga
risata
che
rispose
subito
a
quel
te
l
'
ordino
,
lo
scosse
,
lo
fece
titubare
un
istante
.
«
Finiscila
!
Te
l
'
ordino
!
»
,
replicò
poi
con
maggior
forza
.
«
Ah
!
Ah
!
Vuoi
essere
il
terzo
...
che
gode
...
Avvelenerete
anche
lui
?
»
.
«
Mentisci
!
Infamemente
!
»
.
Mongeri
non
aveva
potuto
trattenersi
di
rispondere
come
a
persona
viva
.
E
la
lucidità
della
sua
mente
già
un
po
'
turbata
,
non
ostante
gli
sforzi
ch
'
egli
faceva
per
rimanere
osservatore
attento
e
imparziale
,
venne
sconvolta
a
un
tratto
quando
si
sentì
battere
due
volte
su
la
spalla
da
mano
invisibile
,
e
nel
medesimo
istante
si
vide
apparire
davanti
al
lume
una
mano
grigiastra
,
mezza
trasparente
,
quasi
fosse
fatta
di
fumo
,
e
che
contraeva
e
distendeva
con
rapido
moto
le
dita
assottigliandosi
come
se
il
calore
della
fiamma
la
facesse
evaporare
.
«
Vedi
?
Vedi
?
»
,
gli
disse
Giorgi
.
E
aveva
il
pianto
nella
voce
.
Improvvisamente
ogni
fenomeno
cessò
.
La
signora
Luisa
si
destava
dal
suo
stato
di
trance
,
quasi
si
svegliasse
da
sonno
naturale
,
e
girava
gli
occhi
per
la
camera
,
interrogando
il
marito
e
Mongeri
con
una
breve
mossa
del
capo
.
Essi
s
'
interrogavano
,
alla
lor
volta
,
sbalorditi
di
quel
senso
di
serenità
,
o
meglio
di
liberazione
che
rendeva
facile
il
loro
respiro
e
regolari
i
battiti
del
cuore
.
Nessuno
osava
parlare
.
Solamente
un
fioco
lamento
del
bambino
li
fece
accorrere
ansiosi
verso
la
culla
.
Il
bambino
gemeva
,
gemeva
,
dibattendosi
sotto
l
'
oppressione
di
qualcosa
che
sembrava
aggravarglisi
sulla
bocca
e
gli
impedisse
di
gridare
...
Improvvisamente
,
cessò
anche
questo
fenomeno
,
e
non
accadde
più
altro
.
La
mattina
,
andando
via
,
Mongeri
non
pensava
soltanto
che
gli
scienziati
hanno
torto
di
non
voler
studiare
da
vicino
casi
che
coincidono
con
le
superstizioni
popolari
,
ma
tornava
a
ripetersi
mentalmente
quel
che
aveva
detto
due
giorni
avanti
ai
suo
amico
:
Non
sposerei
una
vedova
per
tutto
l
'
oro
del
mondo
.
Come
scienziato
è
stato
ammirevole
,
conducendo
l
'
esperimento
fino
all
'
ultimo
senza
punto
curarsi
se
(
nel
caso
che
la
cremazione
del
cadavere
del
primo
marito
della
signora
Luisa
non
avesse
approdato
a
niente
)
la
sua
reputazione
dovesse
soffrirne
presso
i
colleghi
e
presso
il
pubblico
.
Quantunque
l
'
esperimento
abbia
confermato
la
credenza
popolare
e
dal
giorno
della
cremazione
dei
resti
del
cadavere
i
fenomeni
siano
compiutamente
cessati
,
con
gran
sollievo
di
Lelio
Giorgi
e
della
buona
signora
Luisa
,
nella
sua
relazione
,
non
ancora
pubblicata
,
il
Mongeri
però
non
ha
saputo
mostrarsi
interamente
sincero
.
Non
ha
detto
:
«
I
fatti
sono
questi
,
e
questo
il
resultato
del
rimedio
:
la
pretesa
superstizione
popolare
ha
avuto
ragione
su
le
negazioni
della
scienza
:
il
Vampiro
è
morto
completamente
appena
il
suo
corpo
venne
cremato
»
.
No
.
Egli
ha
messo
tanti
se
,
tanti
ma
nella
narrazione
delle
minime
circostanze
,
ha
sfoggiato
tanta
allucinazione
,
tanta
suggestione
,
tanta
induzione
nervosa
nel
suo
ragionamento
scientifico
,
da
confermare
quel
che
aveva
confessato
l
'
altra
volta
,
cioè
:
che
anche
la
intelligenza
è
affare
d
'
abitudine
e
che
il
mutar
di
parere
lo
avrebbe
seccato
.
Il
più
curioso
è
che
non
si
è
mostrato
più
coerente
come
uomo
.
Egli
che
proclamava
:
«
Non
sposerei
una
vedova
per
tutto
l
'
oro
del
mondo
»
ne
ha
poi
sposata
una
per
molto
meno
,
per
sessantamila
lire
di
dote
!
E
a
Lelio
Giorgi
che
ingenuamente
gli
disse
:
«
Ma
come
?
...
Tu
!...»,
rispose
:
«
A
quest
'
ora
non
esistono
insieme
neppure
due
atomi
del
corpo
del
primo
marito
.
È
morto
da
sei
anni
!
»
,
senza
accorgersi
che
,
parlando
così
,
contraddiceva
l
'
autore
della
memoria
scientifica
Un
preteso
caso
di
Vampirismo
,
cioè
se
stesso
.
FATALE
INFLUSSO
«
Lascia
andare
!
»
,
fece
Blesio
,
vedendo
impallidire
tutt
'
a
un
tratto
il
suo
amico
Raimondo
Palli
,
che
aveva
cessato
di
parlare
quasi
interrotto
da
un
groppo
di
singhiozzi
.
«
Mi
racconterai
il
resto
un
'
altra
volta
»
.
«
Delia
non
rispose
»
proseguì
Raimondo
dopo
qualche
secondo
di
pausa
.
«
Mi
fissò
con
grandi
occhi
neri
scrutatori
che
da
un
pezzo
non
potevo
più
sostenere
,
e
sorrise
tristamente
.
Quegli
sguardi
mi
scendevano
nella
più
riposta
profondità
del
cuore
come
raggi
luminosi
,
e
ne
rivelavano
a
lei
e
a
me
stesso
i
più
intimi
segreti
.
Giacché
mi
accadeva
spesso
di
non
avere
piena
coscienza
dello
stato
dell
'
animo
mio
verso
di
lei
,
e
di
sentirmi
invadere
da
brividi
di
terrore
ogni
volta
che
la
luminosità
delle
sue
vividissime
pupille
mi
faceva
scorgere
quanto
vana
fosse
la
lusinga
di
poter
illudere
lei
e
me
.
Non
l
'
amavo
più
quanto
una
volta
e
mi
ostinavo
intanto
a
ripeterle
che
niente
era
mutato
tra
noi
due
,
un
po
'
per
compassione
di
lei
,
un
po
'
per
sdegno
di
quel
che
non
giudicavo
,
qual
era
,
naturale
miseria
dell
'
amore
,
ma
vero
delitto
d
'
ingratitudine
verso
colei
che
mi
aveva
fatto
,
incondizionatamente
,
dono
di
tutta
se
stessa
.
E
lo
sdegno
era
misto
col
rimorso
di
aver
violentato
l
'
organismo
della
povera
creatura
,
di
aver
contribuito
a
svolgere
in
esso
facoltà
che
,
senza
dubbio
,
vi
sarebbero
rimaste
latenti
o
non
sarebbero
mai
arrivate
al
punto
di
riuscire
nocive
.
Tu
ignori
la
vera
ragione
da
cui
sono
stato
spinto
a
tentare
su
quel
delicatissimo
fiore
di
vita
gli
esperimenti
che
avrebbero
dovuto
essere
una
vittoria
e
che
divennero
invece
,
in
meno
di
un
anno
,
tristissimo
gastigo
.
Tu
credi
ancora
che
io
abbia
fatto
ciò
per
invincibile
curiosità
di
studiare
,
a
modo
mio
,
le
misteriose
forze
della
nostra
psiche
in
un
soggetto
che
presentava
le
migliori
condizioni
per
tale
studio
.
Disingànnati
,
caro
Blesio
.
Sin
dai
primi
giorni
del
mio
matrimonio
,
nello
stordimento
prodottomi
dalla
felicità
di
vedere
e
di
sentire
accanto
a
me
quell
'
esile
figura
di
bruna
il
cui
possesso
mi
era
sembrato
,
per
quattro
lunghi
anni
,
irrealizzabile
sogno
,
sin
dai
primi
giorni
mi
ero
lentamente
sentito
invadere
da
un
infinito
inesplicabile
senso
di
sgomento
,
che
mi
rendeva
pensoso
e
distratto
.
"
Che
cosa
hai
?
"
mi
domandava
Delia
,
allacciandomi
le
braccia
attorno
al
collo
con
gesto
di
suprema
grazia
affettuosa
.
"
Niente
!
La
troppa
felicità
,
vedi
?
mi
stordisce
come
un
potente
liquore
"
.
Non
mentivo
,
rispondendo
così
,
ma
non
dicevo
intera
la
verità
.
Non
avrei
saputo
dirla
in
quei
giorni
,
fino
al
mattino
in
cui
,
svegliatomi
prima
di
lei
,
e
contemplandola
,
al
fioco
lume
della
lampadina
da
notte
,
abbandonata
sui
guanciali
,
coi
nerissimi
capelli
disciolti
e
il
petto
lievemente
ansante
pel
respiro
,
contemplandola
più
come
deliziosa
visione
d
'
arte
che
come
realtà
,
all
'
improvviso
ebbi
coscienza
della
natura
di
quell
'
indefinito
sgomento
che
da
parecchie
settimane
mi
rendeva
pensoso
e
distratto
.
"
Mi
ama
davvero
?
Per
quale
nascosto
scopo
vuol
darmi
a
intendere
che
mi
ama
?
"
.
Ora
mi
pareva
impossibile
che
la
dolcissima
creatura
che
avrebbe
potuto
aspirare
per
bellezza
,
per
bontà
,
per
intelligenza
,
a
un
'
unione
più
degna
di
lei
,
si
fosse
lasciata
indurre
a
sposare
me
,
non
ricco
,
quasi
brutto
,
con
l
'
unico
prestigio
di
un
po
'
di
abilità
...
o
di
qualcosa
di
più
,
via
,
nella
mia
arte
di
scultore
,
e
di
una
discreta
cultura
che
,
secondo
certi
critici
,
ha
molto
nociuto
al
mio
ingegno
di
artista
»
.
«
Questa
botta
tocca
anche
a
me
!
»
,
disse
Blesio
,
ridendo
.
«
Tu
hai
avuto
sempre
il
torto
di
badar
troppo
a
quel
che
scriviamo
noi
pretesi
critici
d
'
arte
.
Lasciaci
cantare
!
Lavora
»
.
Si
scorgeva
però
che
il
riso
di
Blesio
era
sforzato
,
e
che
tentava
di
nascondere
il
triste
presentimento
di
quel
che
poteva
da
un
momento
all
'
altro
accadere
,
se
l
'
eccessivo
perturbamento
del
suo
amico
non
si
fosse
arrestato
.
Raimondo
fece
una
spallucciata
,
e
continuò
:
«
Da
prima
scacciai
via
sdegnosamente
come
indegno
di
me
e
di
lei
l
'
importuno
pensiero
.
Ma
già
un
'
intima
voce
tornava
insistente
a
sussurrarmelo
a
ogni
nuova
manifestazione
di
affetto
prodigatami
da
Delia
.
Allora
,
la
prendevo
per
le
mani
,
la
fissavo
tenendola
ferma
innanzi
a
me
,
interrogandola
:
"
Mi
ami
davvero
?
"
e
lo
stupore
che
si
manifestava
sul
bel
volto
di
Delia
e
il
doloroso
sorriso
che
le
spuntava
su
le
labbra
prima
della
timida
risposta
:
"
Perché
me
lo
domandi
?
"
invece
di
farmi
comprendere
la
sciocchezza
e
la
villania
della
mia
interrogazione
,
mi
sembrava
involontaria
conferma
di
quel
dubbio
anche
quando
ella
,
liberatasi
rapidamente
dalla
stretta
delle
mie
mani
,
aggrappandomisi
al
collo
con
l
'
abituale
gesto
di
suprema
grazia
affettuosa
,
mi
baciava
e
ribaciava
,
senza
aggiungere
una
sola
parola
.
Pareva
volesse
dirmi
:
"
Sei
contento
?
...
Si
bacia
così
soltanto
quando
si
ama
davvero
!
"
.
Quella
muta
risposta
però
non
mi
appagava
;
né
avrei
saputo
dire
intanto
qual
altra
avrebbe
potuto
ella
darmene
per
disperdere
il
mio
dubbio
.
Mi
tornava
in
mente
il
motto
di
quel
diplomatico
,
che
la
parola
ci
è
stata
data
per
nascondere
il
nostro
pensiero
.
Quei
baci
erano
meno
della
parola
,
o
qualcosa
di
eguale
,
o
anche
qualcosa
di
poco
più
;
non
me
n
'
importava
.
Sapevo
,
caro
Blesio
,
che
il
pensiero
di
una
persona
può
irridersi
facilmente
di
qualunque
altrui
violenza
per
scoprirlo
.
Passarono
parecchi
mesi
prima
che
mi
balenasse
l
'
idea
di
servirmi
dell
'
azione
magnetica
per
ottenere
,
all
'
insaputa
di
lei
,
la
schietta
rivelazione
della
verità
.
E
anche
dopo
concepitone
il
disegno
,
esitai
ancora
per
altri
mesi
,
temendo
di
poter
produrre
irrimediabili
disturbi
in
quel
sensibilissimo
organismo
,
che
alle
minime
impressioni
vedevo
sobbalzare
quasi
fosse
stato
punto
da
uno
spillo
,
o
toccato
da
un
carbone
ardente
.
Mi
trattenne
pure
,
dopo
che
ero
già
risoluto
,
il
leggero
velo
di
tristezza
che
le
mie
ripetute
domande
:
"
Mi
ami
davvero
?
"
avevano
steso
sul
volto
di
Delia
,
e
il
lieve
tremito
della
sua
voce
che
mi
pareva
rivelasse
,
invece
della
parola
,
la
protesta
del
suo
cuore
:
"
Perché
dubiti
di
me
?
"
.
Infatti
,
perché
dubitavo
?
Perché
-
e
questo
era
il
peggio
-
non
ricevendo
risposte
che
mi
soddisfacessero
,
perché
mi
sentivo
,
a
poco
a
poco
,
distaccare
da
Delia
,
quasi
la
sua
bella
manina
mi
allontanasse
e
volesse
tenermi
a
distanza
?
Dall
'
ampia
vetrata
del
mio
studio
,
la
vedevo
comparire
ogni
mattina
nel
giardinetto
,
con
la
preferita
vestaglia
color
crema
,
ornata
di
larghi
nastri
rossi
,
coi
capelli
nerissimi
appena
ravviati
e
che
le
davano
intanto
un
'
aria
di
arcaica
eleganza
seducentissima
.
Si
aggirava
lentamente
pei
viali
,
si
fermava
,
riprendeva
ad
andare
o
a
cogliere
fiori
dai
vasi
e
dalle
aiuole
che
ella
stessa
coltivava
con
arte
di
giardiniera
provetta
.
Di
tanto
in
tanto
,
alzava
il
capo
verso
la
vetrata
,
guardava
intenta
,
quasi
si
attendesse
di
vedermi
col
viso
incollato
ai
vetri
per
osservarla
;
e
crollava
la
testa
,
delusa
,
mortificata
.
Lo
capivo
,
perché
potevo
benissimo
vederla
senz
'
essere
visto
.
Perché
fingevo
la
sorpresa
com
'
ella
entrava
nel
mio
studio
,
esitando
su
la
soglia
con
la
cestina
colma
di
fiori
,
quasi
simile
alla
bionda
Flora
tizianesca
della
Galleria
degli
Uffizi
?
...
Cominciavo
a
sentire
,
e
ne
avevo
dispetto
,
un
senso
di
lieve
rancore
per
quella
che
mi
sembrava
sua
ostentazione
d
'
ingannarmi
.
Non
so
che
cosa
avrei
poi
fatto
,
se
Delia
mi
avesse
risposto
:
"
No
,
non
t
'
amo
!
Meriti
forse
d
'
essere
amato
?
"
.
Da
due
settimane
,
notte
per
notte
,
mentr
'
ella
dormiva
al
mio
fianco
,
io
m
'
ingegnavo
di
saturarla
del
mio
fluido
,
come
avevo
appreso
dai
libri
letti
e
studiati
per
tale
scopo
.
Ella
non
doveva
accorgersi
della
mia
intenzione
di
addormentarla
;
temevo
che
,
richiesta
di
accondiscendere
,
si
rifiutasse
.
E
durante
la
giornata
spiavo
se
mai
apparisse
in
lei
qualche
sintomo
da
rivelarmi
che
la
mia
azione
magnetica
fosse
riuscita
a
dominarla
.
Niente
!
Già
disperavo
del
buon
resultato
,
quando
un
pomeriggio
...
Oh
,
tu
non
puoi
farti
un
'
idea
della
profonda
commozione
che
mi
assalì
in
quel
momento
!
Delia
avea
voluto
posare
da
modello
per
una
figurina
di
donna
commissionatami
da
un
americano
.
"
Sta
'
ferma
,
così
!
"
,
le
dissi
vivamente
,
lieto
dell
'
atteggiamento
da
lei
preso
appena
sedutasi
davanti
a
me
poco
lontana
dal
cavalletto
.
La
vidi
irrigidirsi
,
chiudere
gli
occhi
,
impallidita
,
col
respiro
ansante
...
Era
entrata
,
quando
meno
me
l
'
aspettavo
,
nel
più
profondo
sonno
magnetico
.
Ne
fui
spaventato
,
come
se
avessi
compiuto
su
lei
il
più
vile
dei
delitti
colpendola
a
tradimento
.
Rinfrancàtomi
un
po
'
e
presala
pei
pollici
con
mani
tremanti
,
mi
affrettai
però
a
interrogarla
:
"
Dormi
?
"
.
"
Si
"
.
"
Sei
lucida
?
"
.
"
Lucidissima
"
.
"
Potresti
leggermi
nel
pensiero
?
"
.
"
Sì
.
Tu
dubiti
...
"
.
"
Ecco
"
la
interruppi
,
facendo
gli
opportuni
passaggi
.
"
Ecco
la
mano
di
una
persona
che
tu
non
conosci
:
è
moglie
di
un
mio
amico
.
Ama
il
marito
?
...
Osserva
bene
"
.
E
così
dicendo
le
avevo
messo
in
una
mano
l
'
altra
sua
mano
.
Vidi
che
la
stringeva
forte
,
corrugando
la
fronte
,
abbassando
la
testa
in
atto
di
scrutare
.
"
Lo
ama
tanto
!
"
.
"
Non
t
'
inganni
?
"
.
"
No
.
Il
cuore
di
costei
è
come
un
limpidissimo
fonte
di
cui
si
scorge
nettamente
il
fondo
.
L
'
ama
.
Oh
,
tanto
!
"
,
replicò
.
"
Osserva
meglio
"
insistei
.
"
Non
occorre
.
Povera
donna
!
Ha
già
capito
che
egli
dubita
,
e
piange
spesso
,
in
segreto
.
È
dunque
cieco
costui
da
non
accorgersi
che
quegli
occhi
hanno
pianto
?
È
strano
:
io
provo
la
stessa
sofferenza
di
lei
...
Devo
piangere
,
come
lei
...
Lasciami
piangere
!
"
.
E
copiose
lacrime
le
inondarono
il
volto
accompagnate
da
singhiozzi
.
Attesi
che
si
sfogasse
un
po
'
.
"
Ora
ti
sveglio
"
la
suggestionai
.
"
Non
dovrai
ricordarti
di
niente
"
.
"
Non
mi
ricorderò
di
niente
"
.
Le
ripresi
i
pollici
,
aspirando
,
perché
sapevo
che
così
doveva
farsi
per
riattirarmi
il
fluido
;
e
nel
momento
in
cui
ella
riapriva
gli
occhi
,
finsi
,
sorridendo
,
di
aggiustarle
la
testa
per
la
posa
.
"
Così
!
"
.
E
mi
misi
a
lavorare
come
se
niente
fosse
stato
.
Avrei
dovuto
esser
pago
dell
'
esperimento
;
ma
sapevo
che
i
soggetti
,
come
li
chiamano
,
possono
mentire
anche
durante
la
inconsapevolezza
del
sonno
magnetico
.
Non
era
il
caso
di
Delia
?
Per
ciò
ripetei
per
un
'
intera
settimana
,
col
pretesto
delle
pose
,
due
o
tre
volte
il
giorno
,
l
'
esperimento
e
sempre
con
l
'
identico
risultato
,
quantunque
io
avessi
fatto
ogni
sforzo
per
indurre
Delia
ad
essere
veramente
sincera
.
E
questo
,
forse
-
anzi
senza
forse
,
ora
ne
sono
convinto
-
ha
prodotto
gli
incredibili
fenomeni
che
per
un
intero
anno
mi
han
dato
l
'
impressione
di
una
vita
fuori
della
vita
,
d
'
una
vita
che
non
so
distinguere
se
sia
stata
sogno
o
realtà
,
e
che
aggiungerà
presto
un
'
altra
catastrofe
a
quella
avvenuta
tre
mesi
addietro
»
.
«
Eh
,
via
!
Non
dire
così
!
»
,
esclamò
Blesio
.
«
A
furia
d
'
immaginare
la
possibilità
di
una
disgrazia
,
noi
contribuiamo
spessissimo
a
farla
accadere
davvero
»
.
Raimondo
Palli
portò
le
mani
alla
fronte
e
alle
tempie
,
premendo
,
quasi
volesse
impedire
che
gli
scoppiassero
:
poi
,
rigettati
indietro
,
con
vivace
movimento
della
testa
,
i
folti
capelli
,
e
socchiudendo
gli
occhi
,
riprese
:
«
Una
mattina
,
dovetti
accorgermi
che
Delia
mi
sfuggiva
di
mano
,
resistendo
alla
mia
volontà
,
non
cadendo
più
nel
sonno
magnetico
così
facilmente
provocato
ed
ottenuto
fino
allora
.
Posava
per
gli
ultimi
tocchi
della
mia
figurina
,
che
era
e
non
era
il
suo
ritratto
perché
io
avevo
sentito
ripugnanza
di
vendere
a
un
estranio
la
precisa
immagine
di
mia
moglie
.
Le
solite
parole
:
"
Sta
'
ferma
!
Cosi
!
"
che
le
altre
volte
erano
bastate
a
farla
istantaneamente
addormentare
,
riuscivano
inefficaci
quantunque
replicate
più
volte
.
"
Che
cosa
vuoi
farmi
?
...
Che
cosa
mi
hai
fatto
?
"
ella
domandò
,
diffidente
,
guardandomi
fisso
negli
occhi
.
E
siccome
io
non
avevo
saputo
risponderle
,
stupito
di
sentirla
parlare
a
quel
modo
,
ella
soggiunse
:
"
Mi
sembra
di
avere
qualcosa
di
strano
dentro
di
me
,
qualcosa
che
mi
scote
,
che
m
'
eccita
...
Non
so
come
esprimermi
...
Oh
!
oh
!
...
Veggo
,
ma
non
cogli
occhi
,
lontano
,
fin
in
fondo
al
giardino
...
Laggiù
,
nell
'
aiuola
a
destra
,
un
gatto
raspa
la
terra
e
danneggia
le
pianticine
di
violette
!
...
È
possibile
?
...
Vieni
;
andiamo
a
vedere
!
"
.
E
mi
trascinò
per
mano
fuori
dello
studio
,
laggiù
,
dove
un
gatto
faceva
precisamente
quel
ch
'
ella
aveva
visto
stando
a
sedere
presso
il
cavalletto
,
da
un
punto
dove
si
scorgevano
appena
le
cime
degli
alberi
del
giardino
smosse
dal
vento
dietro
la
vetrata
.
"
Sei
diventata
una
veggente
"
le
dissi
con
tono
di
voce
che
voleva
essere
scherzoso
e
non
nascondeva
intanto
il
mio
stupore
.
"
Male
!
"
ella
rispose
con
improvvisa
serietà
.
"
È
assai
meglio
non
vedere
!
...
È
assai
meglio
ignorare
!
"
.
Non
aggiunse
altro
,
né
io
le
seppi
dir
altro
»
.
Blesio
,
impensierito
dell
'
esaltazione
del
suo
amico
,
resa
più
manifesta
dalla
crescente
irrequietezza
delle
mani
e
dai
rapidi
alteramenti
della
voce
in
evidente
contrasto
con
la
minuziosa
limpida
narrazione
,
tentò
nuovamente
d
'
impedirgli
di
proseguire
.
«
Non
stancarti
;
ho
già
capito
,
sei
stato
un
po
'
imprudente
,
forse
...
»
.
«
Forse
?
...
Troppo
dovresti
dire
»
,
riprese
Raimondo
Palli
.
«
Troppo
»
.
E
,
implorando
con
lo
sguardo
,
continuò
:
«
Da
quel
giorno
in
poi
,
caro
Blesio
,
io
ho
assistito
a
tali
portenti
di
chiaroveggenza
da
far
perdere
l
'
equilibrio
a
qualunque
più
solido
intelletto
.
Non
osai
più
d
'
interrogarla
:
"
Mi
ami
?
Di
'
,
mi
ami
davvero
?
"
.
Ma
Delia
sentiva
anche
da
una
stanza
all
'
altra
le
vibrazioni
del
mio
pensiero
,
come
se
le
nostre
anime
,
fuse
insieme
,
pensassero
la
stessa
cosa
,
nello
stesso
momento
.
La
vedevo
apparire
su
la
soglia
del
mio
studio
,
col
viso
contratto
da
dolore
intenso
,
e
la
sua
voce
piena
di
lacrime
mi
rimproverava
:
"
Perché
dubiti
di
me
?
Lo
sento
,
non
negarlo
!
Che
cosa
dovrei
fare
,
parla
!
per
darti
la
prova
suprema
dell
'
immenso
amore
mio
?
"
.
Pietà
,
o
vigliaccheria
,
io
mi
ostinavo
a
negare
.
Inutilmente
.
La
vedevo
andare
via
niente
convinta
delle
affettuose
parole
,
delle
carezze
,
dei
baci
che
-
lo
capivo
dopo
-
non
producevano
su
lei
l
'
effetto
voluto
per
l
'
esagerazione
a
cui
mi
induceva
la
paura
di
non
poter
più
sfuggire
a
quell
'
ispezione
che
mi
aveva
ridotto
in
uno
stato
peggiore
di
ogni
peggiore
schiavitù
.
Come
?
Non
sarei
più
stato
libero
di
formolare
un
'
idea
,
un
desiderio
,
una
speranza
,
senza
che
Delia
non
venisse
a
dirmi
:
"
Si
,
è
una
buona
idea
;
dovresti
attuarla
.
-
O
pure
:
Dipende
da
te
,
perché
quel
bagliore
di
fantasia
diventi
realtà
.
-
O
pure
:
-
No
,
quel
desiderio
è
troppo
ambizioso
per
noi
;
non
lasciartene
lusingare
.
-
O
pure
:
Dici
bene
,
questa
speranza
è
un
gran
conforto
per
me
!
"
.
E
ciò
come
se
io
l
'
avessi
messa
a
parte
di
tutto
con
le
più
precise
parole
,
per
consultarla
,
per
averne
l
'
approvazione
o
la
disapprovazione
?
...
Oh
!
Non
aver
niente
da
nasconderle
!
Nei
primi
mesi
della
nostra
unione
,
era
stata
anzi
gran
delizia
per
me
comunicarle
i
più
riposti
pensieri
,
chiederle
consigli
,
suggerimenti
che
mi
rivelavano
sempre
più
squisite
delicatezze
d
'
animo
,
sempre
più
fine
penetrazione
d
'
intelligenza
in
ricambio
del
mio
cordiale
abbandono
.
Volevo
così
dimostrarle
la
mia
profonda
gratitudine
per
la
gioia
,
la
felicità
,
la
nuova
essenza
di
vita
che
ella
era
venuta
a
diffondere
attorno
a
me
,
tanto
da
farmi
credere
divenuto
un
altro
,
quando
mi
accorgevo
dell
'
agile
sviluppo
di
alcune
mie
facoltà
artistiche
rimaste
fin
allora
quasi
latenti
.
E
provavo
un
senso
di
mortificazione
,
se
Delia
,
con
delicata
modestia
,
mi
diceva
:
"
Che
bisogno
hai
tu
di
consultarmi
?
Tutto
quel
che
tu
fai
lo
giudicherò
sempre
ben
fatto
,
anche
quando
gli
altri
potranno
giudicarlo
altrimenti
"
.
Non
avevo
dunque
proprio
niente
da
nasconderle
.
E
intanto
ora
stimavo
violato
il
sacro
penetrale
del
mio
pensiero
,
di
cui
prima
le
spalancavo
a
due
battenti
le
porte
.
Una
cupa
irritazione
mi
invadeva
a
ogni
nuova
manifestazione
della
sua
inevitabile
chiaroveggenza
e
nello
stesso
tempo
una
viva
indignazione
per
quello
che
,
in
certi
momenti
,
mi
sembrava
atto
di
ingrato
ribelle
.
Non
avrei
dovuto
essere
piuttosto
felicissimo
per
l
'
assoluta
compenetrazione
delle
nostre
anime
,
della
quale
la
chiaroveggenza
di
Delia
era
mirabile
testimonianza
?
"
No
!
"
riflettevo
subito
.
"
Ella
rimane
chiusa
,
impenetrabile
.
Io
,
soltanto
io
,
sono
in
sua
compiuta
balìa
!
"
.
Tentai
di
difendermi
con
lo
stesso
mezzo
servito
,
involontariamente
,
a
produrre
l
'
incredibile
fenomeno
.
Ma
Delia
non
sentiva
più
il
mio
influsso
;
era
già
più
forte
di
me
»
.
«
Avresti
dovuto
ricorrere
ad
uno
specialista
»
lo
interruppe
Blesio
.
«
Un
magnetizzatore
di
professione
,
probabilmente
avrebbe
domato
quelle
forze
ancora
non
bene
conosciute
e
che
la
tua
malaccortezza
aveva
scatenate
...
Ma
,
te
ne
prego
,
rimandiamo
a
qualche
altro
giorno
questi
dolorosi
ricordi
...
Nella
foga
del
parlare
,
non
ti
accorgi
che
essi
ti
commuovono
fortemente
»
.
«
Li
ripenso
quando
non
parlo
;
vale
lo
stesso
.
Lasciami
proseguire
»
rispose
Raimondo
,
stirandosi
nervosamente
i
baffi
e
la
barba
.
«
Sopravvennero
intanto
alcuni
mesi
di
sosta
.
Credei
che
la
eccitazione
nervosa
da
me
provocata
si
fosse
finalmente
esaurita
,
e
che
la
cura
consigliatami
da
un
dottore
consultato
all
'
insaputa
di
Delia
avesse
realmente
contribuito
a
fortificarne
l
'
organismo
.
Era
un
po
'
dimagrita
in
quei
mesi
,
e
aveva
perduto
la
vivace
tinta
che
coloriva
le
sue
guance
di
bruna
con
lieve
sfumatura
rosea
.
Soltanto
lo
splendore
degli
occhi
era
rimasto
immutato
.
Vedendola
rifiorire
,
non
sospettando
affatto
che
quella
tregua
potesse
essere
passeggera
,
avevo
ripreso
a
lavorare
alla
statua
La
Giovinezza
,
quasi
suggeritami
da
lei
,
un
mattino
di
primavera
,
passeggiando
insieme
tra
la
splendida
esplosione
dei
fiori
delle
aiuole
che
fiancheggiavano
i
brevi
viali
del
nostro
giardinetto
.
La
Giovinezza
,
nella
mia
intenzione
,
doveva
essere
Delia
trasformata
in
Dea
,
idealizzata
,
se
pure
ci
fosse
stato
bisogno
d
'
idealizzare
una
figura
che
era
,
pei
miei
occhi
,
un
'
idealità
artistica
in
atto
.
Il
lavoro
mi
assorbiva
talmente
che
le
lunghe
ore
di
quella
giornata
di
estate
sembravano
insufficienti
alla
mia
smania
di
condurre
a
termine
la
statua
in
brevissimo
tempo
.
Delia
veniva
spesso
a
tenermi
compagnia
,
seduta
in
un
angolo
,
leggendo
e
ricamando
zitta
zitta
per
non
distrarmi
:
ed
io
mi
accorgevo
della
sua
presenza
soltanto
nei
momenti
di
riposo
della
modella
.
Mi
accorgevo
pure
,
con
doloroso
stupore
,
che
mai
Delia
mi
era
parsa
così
lontana
da
me
,
come
in
quelle
lunghe
giornate
che
più
mi
stava
silenziosamente
vicina
.
Eppure
quella
statua
che
mi
si
vivificava
sotto
la
stecca
e
il
pollice
era
la
libera
traduzione
del
bozzetto
improvvisato
con
insolita
rapidità
mentre
ella
,
che
me
n
'
aveva
quasi
suggerito
l
'
idea
,
posava
perché
io
fissassi
nella
creta
il
movimento
delle
linee
della
sua
persona
,
così
come
l
'
immaginazione
me
la
andava
trasformando
in
fantasia
d
'
arte
.
Una
sera
,
tutt
'
a
un
tratto
,
Delia
mi
disse
:
!
Ah
,
Raimondo
!
...
Tu
stai
per
cessare
di
amarmi
!
"
.
"
Non
pensare
assurdità
!
"
,
risposi
bruscamente
.
"
Tu
però
in
quest
'
istante
mentre
neghi
,
pensi
:
-
Oh
,
Dio
,
ella
indovina
!
"
.
Tornai
a
negare
:
ma
era
vero
.
In
quell
'
istante
pensavo
proprio
:
"
Oh
,
Dio
,
ella
indovina
"
.
"
Come
avvenga
non
so
"
riprese
Delia
.
"
C
'
è
dentro
di
me
o
una
anima
nuova
,
o
qualcosa
che
direi
malia
,
se
potessi
credere
alla
malia
.
Strana
malia
,
Raimondo
;
malefica
malia
che
mi
fa
vedere
quel
che
non
vorrei
vedere
,
che
mi
fa
udire
quel
che
non
vorrei
udire
,
quasi
il
tuo
pensiero
parli
per
me
ad
alta
voce
...
E
sto
in
ascolto
,
da
mesi
,
costretta
,
decisa
di
non
dirti
niente
,
di
soffrire
in
silenzio
perché
mi
sembra
che
anche
tu
soffra
...
Ah
,
Raimondo
!
Tu
stai
per
cessare
di
amarmi
...
Mi
sento
impazzire
!
"
.
Non
ricordo
più
quel
che
dissi
per
consolarla
,
per
confortarla
.
Dovetti
essere
efficacissimo
,
se
Delia
mi
si
gettò
tra
le
braccia
scoppiando
in
pianto
dirotto
,
balbettando
tra
i
singhiozzi
:
"
Perdonami
!
Ti
faccio
soffrire
!
"
.
Ma
il
giorno
dopo
e
così
tutti
i
giorni
,
per
parecchi
mesi
,
si
ripeté
la
stessa
scena
,
fino
a
che
Delia
quasi
estenuata
dallo
sforzo
inconsapevolmente
fatto
dall
'
organismo
,
non
parlò
più
,
e
si
ridusse
a
fissarmi
,
a
fissarmi
a
lungo
,
crollando
dolorosamente
la
testa
,
sorridendo
con
tale
tristezza
che
io
ero
forzato
ad
abbassare
gli
occhi
,
o
a
rivolgerli
altrove
avvilito
da
quella
luminosità
di
cui
ti
ho
parlato
,
che
mi
pareva
scendesse
a
illuminare
le
più
riposte
profondità
del
mio
cuore
...
Che
terribili
mesi
di
sofferenza
,
caro
Blesio
!
Noi
vivevamo
isolati
,
per
deliberato
disegno
,
sin
dai
primi
giorni
del
nostro
matrimonio
,
entrambi
orgogliosi
di
bastare
a
noi
stessi
...
E
la
gente
,
che
per
maligna
o
benevola
curiosità
si
occupava
dei
fatti
nostri
,
ci
giudicava
felici
!
Tali
avremmo
potuto
essere
,
certissimamente
,
se
le
mie
stesse
mani
non
avessero
distrutto
,
con
imperdonabile
caparbietà
,
il
magnifico
immeritato
dono
benignamente
concessomi
dalla
sorte
.
Giacché
io
ero
stato
caparbio
,
stupidamente
caparbio
nel
volermi
accertare
,
a
ogni
costo
,
se
il
mio
dubbio
:
"
Mi
ama
davvero
?
Perché
vuol
darmi
a
intendere
che
m
'
ama
?
"
,
corrispondesse
o
no
alla
realtà
.
Che
terribili
mesi
,
caro
Blesio
!
Tu
non
potrai
mai
formartene
neppure
un
'
idea
approssimativa
.
Invano
cercavo
un
rifugio
nel
lavoro
;
invano
la
mia
coscienza
di
artista
mi
confortava
con
attestarmi
che
la
statua
ormai
quasi
compiuta
,
sotto
l
'
impulso
di
tante
agitazioni
,
fosse
riuscita
più
bella
di
quanto
io
,
incontentabile
,
non
l
'
avevo
sperata
.
Lavoravo
febbrilmente
,
quasi
la
mia
mano
fosse
stata
mossa
da
un
altro
me
stesso
che
conviveva
dentro
di
me
assieme
con
quello
che
si
tormentava
,
e
smaniava
e
delirava
,
sì
,
a
volte
delirava
,
intanto
che
la
mano
dell
'
altro
dava
gli
ultimi
tocchi
alle
estremità
della
figura
con
meticolosa
accuratezza
...
Fu
allora
...
Oh
,
non
avevo
badato
alla
nuova
espressione
degli
sguardi
con
cui
Delia
osservava
il
mio
lavoro
,
aggirandosi
attorno
al
cavalletto
,
muta
,
intenta
,
in
visibile
ammirazione
,
mi
pareva
,
di
quella
Giovinezza
in
parte
sua
geniale
ispirazione
.
Ne
ero
lusingato
,
anche
perché
in
quel
punto
non
provavo
l
'
impressione
scrutatrice
di
quelle
nere
pupille
luminosissime
,
che
mi
rivelavano
quanto
il
mio
cuore
fosse
mutato
,
vinto
da
grave
stanchezza
di
amare
per
aver
troppo
amato
»
.
Raimondo
si
arrestò
quasi
volesse
riprendere
forza
.
La
sua
voce
infatti
si
era
andata
affievolendo
;
le
ultime
parole
gli
erano
uscite
dalle
labbra
seguite
da
un
profondo
sospiro
.
Blesio
osservava
con
pena
il
rapido
movimento
delle
palpebre
e
il
tremito
delle
labbra
che
rendevano
più
triste
quella
pausa
.
Raimondo
alzò
le
mani
,
come
per
rimovere
qualche
ostacolo
davanti
a
sé
,
e
tratto
un
altro
profondo
sospiro
,
riprese
:
«
Quella
splendida
mattina
di
maggio
,
lo
studio
era
invaso
da
tale
giocondità
di
luce
,
che
i
gessi
dei
miei
precedenti
lavori
sembravano
inattesamente
scossi
da
misteriosi
brividi
di
vita
.
La
creta
della
Dea
,
assai
più
di
essi
,
prendeva
così
mirabili
chiaroscuri
,
riflessi
così
formicolanti
da
darmi
l
'
illusione
che
sotto
le
carni
del
seno
e
delle
braccia
ignude
si
avverasse
il
miracolo
della
pulsazione
del
sangue
.
Delia
,
entrata
con
lievi
passi
,
si
era
fermata
dietro
di
me
,
senza
che
io
me
ne
fossi
accorto
...
Tutt
'
a
un
tratto
,
mi
sentii
afferrare
violentemente
pel
braccio
;
e
prima
che
,
spinto
da
lei
vigorosamente
da
parte
,
potessi
accorrere
e
impedire
l
'
atto
di
quelle
furibonde
mani
,
Delia
...
Oh
!
oh
!
"
No
,
non
è
così
!
"
balbettava
con
voce
roca
,
che
io
non
avrei
saputo
riconoscere
se
l
'
avessi
udita
senza
veder
lei
.
"
No
,
non
è
così
!
"
.
E
le
esili
mani
,
tese
come
artigli
,
si
affondavano
nella
creta
,
disformando
braccia
,
seno
,
volto
alla
Dea
che
mi
era
costata
tanti
mesi
di
lavoro
!
...
Ero
rimasto
impietrito
davanti
a
quell
'
orrore
.
"
No
,
non
è
così
!
...
Non
è
così
!
"
.
E
Delia
brancicava
la
creta
,
quasi
tentasse
di
rimodellarla
,
voltandosi
verso
di
me
con
gli
occhi
sbarrati
dall
'
improvviso
scoppio
di
pazzia
,
le
labbra
sformate
da
un
terribile
sorriso
,
balbettando
con
voce
aspra
e
roca
:
"
Ecco
!
...
Ecco
come
dev
'
essere
!
...
Ecco
!
Tu
non
hai
saputo
...
Io
,
io
sì
!
"
.
E
cadde
riversa
sul
pavimento
in
violenta
convulsione
.
Quando
rinvenne
,
non
mi
riconosceva
più
!
La
ho
assistita
,
la
ho
vegliata
per
tre
eterni
mesi
,
giorno
e
notte
,
istupidito
dal
dolore
,
attanagliato
dal
rimorso
di
aver
prodotto
lo
sfacelo
di
quella
povera
creatura
con
lo
stolto
esperimento
che
avrebbe
dovuto
disperdere
il
mio
sospetto
,
e
invece
...
invece
!
"
Mi
amava
davvero
?
"
.
Ho
ancora
integra
la
mia
ragione
continuando
a
domandarmelo
?
E
quel
che
è
accaduto
è
stato
colpa
mia
o
inesorabile
opera
di
quella
fatalità
che
regge
la
nostra
esistenza
?
...
Dimmelo
tu
!
Rischiarami
tu
!
»
.
E
Raimondo
Palli
,
convulso
,
singhiozzava
,
torcendosi
le
mani
tese
supplichevoli
verso
l
'
amico
.
Blesio
aveva
anche
lui
le
lacrime
agli
occhi
e
non
riusciva
a
trovare
una
sola
parola
di
conforto
,
incerto
se
Raimondo
fosse
già
pazzo
o
sul
punto
di
divenir
tale
.
Narrativa ,
I
-
Mostratemi
dunque
un
piedino
.
Ella
lo
allungò
subito
fuori
dalla
corta
sottana
nera
.
-
Grazie
,
principessa
.
-
Mi
avete
riconosciuta
?
-
domandò
con
un
tremito
nella
voce
sottile
,
abbassando
vezzosamente
il
volto
sotto
il
mascherino
per
guardare
la
scarpetta
scollata
,
in
pelle
bronzina
,
a
bottoncini
rotondi
sopra
un
fianco
,
che
teneva
ancora
alzata
.
-
Talento
di
calzolaio
!
-
l
'
altro
replicò
,
mentre
il
gruppo
delle
maschere
si
scioglieva
come
per
incanto
a
quel
nome
di
principessa
.
Infatti
Lelio
Fornari
,
non
ancora
celebre
,
ma
già
abbastanza
noto
per
un
romanzo
crudele
di
satira
contro
le
signore
della
città
,
aveva
pronunciato
quel
titolo
con
una
inflessione
di
voce
ben
diversa
dal
tono
mordace
,
col
quale
da
mezz
'
ora
teneva
testa
agli
attacchi
di
tutte
quelle
mascherine
borghesi
.
In
fondo
il
suo
spirito
,
bizzarro
ed
altero
,
si
compiaceva
di
tale
minimo
trionfo
al
veglione
del
grande
club
cittadino
,
ove
capitavano
talvolta
anche
le
dame
dell
'
aristocrazia
clericale
.
La
principessa
era
allora
fra
esse
quella
più
in
voga
.
Quindi
Lelio
Fornari
inchinandosi
elegantemente
le
offerse
il
braccio
senza
parlare
;
ella
accettò
.
Ma
una
delle
prime
maschere
tornò
indietro
sbarrando
loro
il
passo
.
-
Guardatene
-
si
rivolse
alla
principessa
col
tono
confidenziale
da
maschera
a
maschera
:
-
è
un
uomo
cattivo
.
Lelio
,
che
la
conosceva
,
sdegnò
di
rispondere
.
-
Non
amerà
che
i
tuoi
piedi
.
-
Sarebbero
mai
più
piccoli
del
suo
cuore
?
-
ribatté
con
accento
canzonatorio
la
principessa
.
-
Un
uomo
,
che
insulta
le
signore
nei
propri
libri
!
-
Vi
lagnate
dunque
per
qualche
amica
?
-
Vi
avrebbe
riconosciuta
!
-
esclamò
la
principessa
,
aggravando
quella
ironia
.
La
mascherina
,
moglie
di
un
maggiore
di
fanteria
,
una
brunetta
piccante
,
che
non
mancava
mai
ad
una
festa
del
club
e
si
lasciava
corteggiare
troppo
palesemente
da
tutti
,
trasalì
sotto
la
maschera
.
-
Da
che
cosa
credereste
di
avermi
indovinata
?
-
La
principessa
si
volse
aspettando
.
-
Dai
piedi
-
rispose
insolentemente
Lelio
:
-
voi
siete
molto
più
piccola
,
eppure
li
avete
più
grandi
della
principessa
.
La
folla
delle
maschere
si
pigiava
in
due
immensi
saloni
,
rumorosamente
,
sotto
la
luce
cruda
dei
lampadari
a
gas
,
che
gli
enormi
specchi
incastrati
nella
parete
ripetevano
all
'
infinito
per
una
infilata
luminosa
,
come
un
altro
corso
di
maschere
silenziose
nel
baccanale
dei
propri
vestiti
.
La
principessa
sospesa
al
braccio
di
Lelio
,
che
glielo
premeva
insensibilmente
profittando
di
tutte
le
spinte
,
disse
:
-
Siete
stato
brutale
.
-
Vi
piacerei
per
questo
difetto
?
-
No
.
-
Ne
ho
altri
.
-
Sentiamo
:
ditemi
prima
i
migliori
.
-
Vi
amo
.
-
Così
presto
?
-
Perché
così
presto
?
Vi
siete
pure
accorta
che
vi
seguo
per
strada
da
sei
mesi
.
-
Davvero
!
-
Egli
non
rispose
.
-
Allora
ditemi
anche
perché
mi
amate
.
-
Non
lo
so
.
-
Ditemi
come
.
-
Nemmeno
.
-
Non
sapete
proprio
altro
?
-
Altro
...
cioè
...
-
Ebbene
?
-
Questo
rientra
ne
'
miei
difetti
peggiori
.
-
Sentiamo
egualmente
.
-
So
che
un
giorno
mi
permetterete
di
amarvi
.
Una
franca
risata
le
agitò
dinanzi
alle
labbra
la
blonda
di
merletto
nero
.
-
Ma
chi
può
averlo
detto
?
-
Voi
stessa
.
-
Oh
!
diventate
enigmatico
.
-
Tutti
gli
enigmi
non
sono
tali
se
non
perché
debbono
venire
sciolti
.
Io
vi
seguo
da
sei
mesi
,
ve
l
'
ho
detto
quantunque
lo
sapeste
già
;
ve
ne
accorgeste
subito
,
la
prima
volta
,
all
'
angolo
del
Pavaglione
,
allorché
,
urtandovi
quasi
,
io
mi
arrestai
,
sorpreso
dalla
strana
espressione
del
vostro
volto
.
-
Strana
!
-
ella
ripeté
quasi
irritata
di
non
ricevere
un
complimento
migliore
.
-
Oh
!
non
siete
bella
,
ecco
la
vostra
superiorità
.
Se
aveste
le
forme
statuarie
e
il
viso
classico
della
contessa
Ghigi
,
non
vi
avrei
nemmeno
guardata
:
la
bellezza
che
si
può
misurare
al
compasso
non
serve
più
che
negli
esemplari
d
'
accademia
e
pei
romanzieri
della
vecchia
scuola
.
Allora
una
modella
dovrebbe
essere
la
donna
più
adorata
e
più
adorabile
,
mentre
invece
la
si
paga
ad
ore
,
e
nessuno
pensa
a
lei
se
non
per
paragonarla
a
qualche
altra
meno
difettosa
,
perché
nella
sua
classe
la
vera
bellezza
è
la
statua
.
-
Conosco
questa
vostra
teoria
,
l
'
avete
già
sviluppata
nell
'
ultimo
romanzo
.
-
Aspettate
:
ecco
quello
che
non
vi
ho
messo
.
Voi
sorrideste
all
'
urto
,
col
quale
vi
respinsi
quasi
allo
svoltar
di
quell
'
angolo
:
eravate
vestita
di
una
lana
azzurra
listata
di
bianco
,
cogli
stivalini
alti
,
un
piccolo
cappello
da
uomo
,
una
bizzarria
di
acconciatura
,
che
vi
attirava
tutti
gli
sguardi
e
che
voi
sola
potevate
arrischiare
in
provincia
.
-
Avete
buona
memoria
.
-
Io
mi
volsi
,
tornai
indietro
per
seguirvi
:
non
vi
avevo
ancora
veduta
.
La
vostra
figurina
snella
mi
ondulava
dinanzi
con
passo
quasi
saltellato
piegando
appena
la
testa
per
ricevere
un
saluto
fra
la
gente
,
che
si
rivolgeva
a
guardarvi
,
e
che
avevate
quasi
l
'
aria
di
allontanare
colla
graziosa
alterigia
del
portamento
.
Mi
erano
rimasti
impressi
i
vostri
occhi
:
dovevano
essere
glauchi
,
di
un
verde
-
mare
inesplicabile
nella
mobilità
del
suo
colore
fra
le
iridi
improvvise
degli
sguardi
.
Vi
sorpassai
;
mi
vedeste
,
mi
fermai
in
fondo
al
portico
per
studiarvi
meglio
,
poi
vi
seguii
dappertutto
,
sino
al
vostro
palazzo
.
Vi
avevo
veduta
.
-
Non
ero
bella
.
-
Per
fortuna
.
-
Altrimenti
non
mi
avreste
amata
?
-
Ve
l
'
ho
pur
detto
.
-
Ma
davvero
non
vi
piacciono
le
belle
signore
?
-
Né
signore
,
né
belle
.
-
Cosicché
...
?
-
Voi
non
siete
né
l
'
una
né
l
'
altra
.
Ella
non
s
'
irritò
,
presa
in
quella
bizzarra
conversazione
,
che
il
luogo
e
l
'
abito
potevano
permettere
;
tornò
a
ridere
.
-
Perché
mi
amate
dunque
?
-
Non
lo
so
,
vi
dirò
invece
perché
mi
piacete
.
Questo
lo
so
bene
.
Vi
conosco
come
voi
stessa
forse
non
vi
conoscete
,
benché
sentiate
che
la
vostra
forza
di
donna
non
sta
nella
bellezza
e
nel
vostro
titolo
di
principessa
.
Erano
passati
nel
secondo
salone
,
più
vasto
,
parato
di
una
carta
gialla
,
e
un
po
'
meno
affollato
.
Molti
avevano
già
notato
la
nuova
maschera
di
Lelio
e
la
studiavano
acutamente
,
indovinando
dall
'
aria
altera
di
lui
che
dovesse
essere
qualche
gran
dama
.
Lelio
Fornari
non
era
simpatico
.
Sebbene
fosse
quasi
bello
e
le
brillanti
qualità
del
suo
spirito
lo
rendessero
prezioso
in
tutte
le
conversazioni
,
si
temeva
troppo
la
mordacità
improvvisa
dei
suoi
frizzi
,
spesso
anche
troppo
veri
,
e
si
seguitava
a
negargli
l
'
importanza
dell
'
ingegno
,
meno
per
l
'
arditezza
della
sua
originalità
che
per
l
'
immodestia
battagliera
,
colla
quale
egli
l
'
adoperava
.
Si
trovò
quindi
serrato
nuovamente
in
un
gruppo
di
maschere
,
cui
si
aggiunsero
alcuni
eleganti
,
in
marsina
,
colle
camicie
lucenti
come
la
porcellana
,
gli
occhi
vividi
della
curiosità
leggermente
sguaiata
di
tutti
i
veglioni
.
La
principessa
era
tutt
'
altro
che
una
maschera
signorile
:
non
aveva
che
uno
scialle
bianco
,
antico
,
a
ricami
finissimi
e
frangiato
sopra
un
abito
di
seta
nera
a
sottana
corta
;
nessuna
altra
traccia
di
ricchezza
.
Portava
lo
scialle
sulla
testa
come
le
donne
del
popolo
,
con
un
mascherino
nero
,
volgarissimo
,
i
guanti
a
due
soli
bottoni
.
Nullameno
l
'
eleganza
del
portamento
,
e
quella
indefinibile
disinvoltura
delle
grandi
dame
,
lasciavano
trapelare
da
tale
borghese
acconciatura
un
sentore
aristocratico
con
qualche
acredine
di
mistero
,
che
attirava
la
gente
.
-
Finirai
in
un
suo
romanzo
,
mascherina
.
-
Oh
!
i
romanzi
scritti
!
-
ella
ghignò
sotto
la
blonda
.
-
Ti
ha
letto
!
-
esclamò
il
conte
Turolla
,
uno
dei
più
eleganti
.
-
Sarei
allora
al
suo
braccio
?
-
replicò
in
falsetto
la
principessa
.
Tutti
scoppiarono
a
ridere
.
Lelio
tacque
:
evidentemente
quell
'
intoppo
l
'
irritava
.
-
Hai
dunque
perduto
il
tuo
spirito
?
-
lo
aggredì
una
mascherina
afferrandogli
l
'
altro
braccio
.
-
Mascherina
,
voi
dovete
averlo
già
innamorato
:
vedete
,
non
è
più
riconoscibile
!
-
Non
m
'
innamoro
mai
.
-
Vanteria
!
-
esclamò
la
mascherina
.
-
Abilità
,
altrimenti
non
si
è
mai
amati
.
La
principessa
lo
guardò
involontariamente
.
-
Adesso
improvviserai
una
teorica
-
intervenne
daccapo
il
conte
Turolla
;
-
l
'
amore
vero
è
contagioso
.
-
Non
vi
sono
più
amori
veri
;
voi
stesso
,
conte
,
ne
siete
una
prova
.
Sareste
così
elegante
se
credeste
alla
possibilità
di
essere
amato
per
voi
stesso
?
-
L
'
altro
non
seppe
rispondere
subito
.
-
Toccato
!
conte
!
-
gli
si
rivolse
la
principessa
.
-
Toqué
-
egli
ribatté
con
un
mediocre
gioco
di
parole
.
-
E
di
me
,
senza
dubbio
-
ella
rispose
tirando
il
proprio
cavaliere
fuori
del
gruppo
,
e
gittando
al
conte
sotto
la
maschera
con
voce
di
scherno
:
-
Ma
,
e
Cornelia
?
-
Sarà
coi
Gracchi
.
-
A
gracidare
.
-
Ih
!
ih
!
oh
!
-
Allora
Lelio
profittò
del
chiasso
provocato
da
quelle
scempiaggini
per
fare
due
altri
salti
e
perdersi
nella
folla
.
-
Idioti
!
-
mormorò
la
principessa
.
-
Sono
i
vostri
cortigiani
.
-
Infatti
mi
dicono
talvolta
che
sono
bella
-
replicò
appoggiandoglisi
al
braccio
;
e
tradendo
così
il
desiderio
di
riprendere
con
lui
l
'
interrotta
conversazione
.
-
Hanno
ragione
perché
non
vi
conoscono
.
Infatti
che
cosa
siete
per
loro
?
La
principessa
Montalto
di
origine
vecchia
,
con
un
gran
patrimonio
,
un
gran
nome
e
un
magnifico
palazzo
,
nel
quale
li
ricevete
quando
non
siete
o
a
Roma
o
in
villa
.
Avete
dei
cavalli
,
date
delle
feste
,
invitando
,
benché
la
vostra
sia
una
famiglia
clericale
,
quasi
tutte
le
persone
eleganti
di
ogni
classe
e
di
ogni
partito
.
Vi
debbono
ben
dire
che
siete
bella
,
poi
lo
credono
.
Siete
alta
,
sottile
,
avete
un
portamento
inimitabile
,
una
freschezza
di
gran
fiore
.
Le
vostre
eleganze
parigine
disorientano
i
loro
gusti
e
i
loro
giudizi
provinciali
;
qualche
volta
,
in
teatro
o
in
carrozza
,
vi
obliate
in
pose
da
sognatrice
.
Lelio
,
che
la
guardava
negli
occhi
,
glieli
vide
battere
improvvisamente
:
le
loro
ciglia
troppo
lunghe
passavano
dai
fori
del
mascherino
come
una
peluria
di
seta
.
-
Per
voi
non
sono
così
?
-
Io
vi
conosco
.
-
Senza
avermi
mai
parlato
prima
d
'
ora
.
-
Mai
.
-
Siete
stravagante
.
-
Confessate
che
da
quattro
anni
,
i
quattro
anni
del
vostro
matrimonio
,
non
siete
mai
stata
come
vi
credono
i
vostri
cortigiani
.
-
Vorreste
il
mio
segreto
.
-
Sono
io
che
ve
lo
dirò
.
Ella
ebbe
un
gesto
.
-
Bisogna
amarvi
per
averlo
indovinato
.
Voi
non
siete
la
principessa
di
Montalto
nata
contessa
Malavolti
;
eravate
come
straniera
nella
casa
fredda
di
vostra
madre
,
siete
appena
un
'
ospite
in
quella
di
vostro
marito
.
Dovunque
siate
nata
e
comunque
viviate
,
in
voi
è
qualche
cosa
di
diverso
dalla
famiglia
e
dalla
razza
,
cui
appartenete
.
Il
vostro
mondo
non
è
questo
,
l
'
ignorate
voi
stessa
,
e
nemmeno
io
saprei
dirvelo
;
ma
deve
essere
lontano
,
in
una
di
quelle
regioni
e
di
quelle
epoche
nelle
quali
il
disordine
era
la
poesia
della
vita
,
e
ogni
passione
alzava
la
bandiera
della
propria
libertà
.
Adesso
invece
vi
manca
tutto
,
siete
malcontenta
,
annoiata
:
la
vostra
eleganza
non
è
che
un
omaggio
reso
alla
folla
,
e
che
essa
vi
restituisce
col
suo
gusto
infantile
delle
cose
rare
.
-
Per
farmi
il
ritratto
,
ecco
che
disegnate
una
testa
di
fantasia
.
-
La
vostra
è
appunto
una
testa
fantastica
.
I
vostri
capelli
troppo
crespi
per
una
signora
sembrano
aver
conservato
l
'
arsura
dei
grandi
soli
,
ma
non
sono
veramente
belli
che
spettinati
,
mentre
invece
li
bipartite
a
madonna
con
una
violenza
di
contrasto
,
che
dà
al
vostro
volto
una
espressione
beffarda
di
idealità
.
Avete
gli
occhi
verdi
,
la
bocca
larga
ed
ardente
,
la
pelle
bruna
,
ombrata
di
peluria
;
il
vostro
sorriso
è
quasi
sempre
violento
,
la
vostra
voce
invece
è
sottile
e
dolce
come
quella
di
un
bambino
.
Nessuna
delle
altre
signore
è
così
:
esse
non
sono
più
che
piccole
borghesi
,
di
una
educazione
più
corretta
,
ma
di
un
gusto
raramente
fino
.
La
loro
bellezza
,
quando
sono
belle
,
è
nota
anticipatamente
:
è
una
riproduzione
più
o
meno
castigata
dei
modelli
,
che
servirono
così
bene
ai
nostri
grandi
vecchi
pittori
di
razza
latina
.
-
Sono
dunque
una
gitana
?
-
Nel
corpo
,
ma
avete
tutto
il
mare
negli
occhi
e
...
-
E
?
-
Ve
lo
dirò
più
tardi
:
voi
non
avete
mai
amato
,
non
amerete
mai
.
-
Nemmeno
mia
madre
,
nemmeno
i
miei
figli
,
se
ne
avrò
?
-
Nemmeno
.
-
Mi
concedete
poco
-
ribatté
sardonicamente
.
-
Nullameno
vorreste
amare
-
egli
seguitò
scrutandola
con
acutezza
negli
occhi
.
-
I
vostri
capricci
,
costretti
a
storpiarsi
per
passare
attraverso
il
piccolo
mondo
elegante
delle
vostre
relazioni
,
vi
rendono
cattiva
:
lo
sentite
voi
stessa
,
talvolta
al
punto
di
insuperbirne
.
Ella
abbassò
la
testa
come
colpita
dalla
verità
di
questa
analisi
.
-
Avete
finito
?
-
Quello
che
volevo
dirvi
adesso
?
Sì
.
-
E
voi
solo
mi
amate
?
-
Sì
.
-
Perché
?
-
Ve
l
'
ho
pur
detto
:
non
siete
né
signora
,
né
bella
;
avete
qualche
cosa
della
donna
fuori
della
nostra
civiltà
,
la
quale
non
ha
saputo
farne
che
una
dama
o
una
serva
.
-
Siete
un
romantico
.
-
Può
essere
,
ma
vi
ho
indovinata
.
-
Chi
sa
!
-
Perché
siete
venuta
a
parlarmi
?
-
Per
sentirvi
rispondere
.
-
E
adesso
?
-
Fatevi
presentare
.
-
Quando
?
-
Appena
mi
sarò
tratta
la
maschera
per
il
cotillon
.
La
sua
voce
breve
sembrava
dare
un
ordine
.
Alla
sua
volta
Lelio
Fornari
s
'
imbarazzò
:
dopo
tutta
quell
'
arditezza
di
fraseologia
la
semplicità
della
conclusione
lo
sorprendeva
.
-
Irma
!
-
esclamò
improvvisamente
come
in
un
impeto
di
passione
.
-
Lelio
-
ella
ribatté
quasi
col
medesimo
accento
sfuggendogli
dal
braccio
,
e
perdendosi
fra
la
folla
prima
che
egli
riuscisse
a
riafferrarla
.
-
Battuto
al
primo
capitolo
!
-
gli
sussurrò
una
voce
all
'
orecchio
,
mentre
altre
maschere
lo
riassalivano
senza
lasciargli
il
tempo
di
riprendere
il
solito
tono
di
braveria
spirituale
.
Il
veglione
non
era
che
a
mezzo
,
e
malgrado
l
'
ampiezza
di
quei
due
saloni
,
si
poteva
appena
ballare
.
Nel
meno
vasto
,
tutto
a
stucchi
e
a
specchi
,
un
suonatore
noleggiato
,
bel
vecchio
dal
colorito
rosso
e
dalla
testa
calva
,
suonava
quasi
sempre
dei
valtzer
appena
la
piccola
orchestra
taceva
nell
'
altro
;
ma
la
ressa
delle
maschere
era
tale
che
solo
nel
mezzo
si
era
potuto
aprire
un
circolo
per
le
coppie
più
ballerine
.
Gli
ispettori
del
club
,
col
nastrino
azzurro
all
'
occhiello
della
marsina
,
s
'
affannavano
indarno
a
conservare
l
'
ordine
del
ballo
,
presi
anch
'
essi
nello
stordimento
di
tutta
quella
confusione
educata
,
fra
l
'
abbarbaglio
dei
colori
,
la
stravaganza
dei
costumi
,
lo
scintillìo
,
l
'
addensarsi
subitaneo
dei
gruppi
,
che
una
parola
bastava
a
sciogliere
talvolta
,
mentre
spesso
ingrossavano
come
nella
violenza
di
un
tumulto
.
Era
tutta
la
borghesia
di
Bologna
,
ricca
,
avida
di
piacere
in
quegli
ultimi
giorni
di
carnevale
,
e
che
la
confidente
promiscuità
della
maschera
liberava
amabilmente
dalla
fatica
di
fingere
come
nelle
altre
feste
una
eleganza
di
modi
superiori
alla
sua
vita
.
Le
signore
più
note
per
sfarzo
erano
già
state
riconosciute
e
girellavano
con
dietro
un
crocchio
di
ammiratori
;
altre
,
fanciulle
o
mogli
di
piccoli
impiegati
,
camuffate
alla
meglio
,
andavano
sole
o
s
'
arrestavano
agli
angoli
,
respinte
da
quella
folla
più
felice
,
allineandosi
involontariamente
alle
pareti
come
quei
rimasugli
ributtati
dalle
acque
del
mare
senza
cessa
alla
riva
,
e
che
vi
rimangono
come
una
indefinibile
orlatura
.
Poi
l
'
onda
delle
maschere
sboccando
dalle
porte
dei
due
saloni
dilagava
per
tutte
le
altre
sale
del
club
,
ove
alcuni
vecchi
solitari
giuocavano
ostinatamente
la
partita
di
tutte
le
sere
,
o
qua
e
là
sui
divani
qualche
coppia
dalla
posa
impacciata
sembrava
attendere
sempre
un
momento
più
opportuno
per
restringere
ancora
il
proprio
duetto
.
Nella
sala
del
camino
un
giovane
deputato
della
città
,
grassoccio
e
bonario
come
un
curato
di
campagna
,
discuteva
di
politica
fra
l
'
attenzione
di
pochi
,
paghi
di
affettare
così
per
l
'
allegria
di
quel
veglione
una
trascuranza
di
gente
superiore
.
E
la
lunga
fila
delle
mamme
e
delle
zie
venute
sino
lì
a
rimorchio
da
tutte
le
case
,
anche
le
più
lontane
della
città
,
passavano
in
una
processione
lenta
,
come
di
ombre
nere
e
silenziose
fra
gli
scoppi
irrefrenabili
delle
voci
e
i
passi
,
le
piccole
corse
saltellanti
delle
coppie
più
giovani
,
che
sfuggivano
pazzamente
per
ritornare
subito
indietro
cogli
occhi
ardenti
,
il
volto
roseo
,
lasciando
quasi
sempre
una
traccia
acuta
di
profumo
.
Lelio
Fornari
appena
poté
rompere
la
folla
uscì
dalla
porticina
del
salone
giallo
a
sinistra
,
presso
il
palcoscenico
,
e
pel
corridoio
a
specchi
,
fra
due
file
di
sofà
gremiti
di
maschere
e
di
marsine
,
venne
sino
alla
sala
del
caminetto
.
Il
giovane
deputato
gli
rivolse
la
parola
.
-
Già
stanco
lei
!
-
Si
soffoca
.
E
gettandosi
sulla
poltrona
accese
una
sigaretta
.
Ma
anche
lì
seguitarono
per
lui
i
saluti
e
i
frizzi
delle
maschere
.
Realmente
era
seccato
:
una
noia
improvvisa
di
quel
grande
gaudio
volgare
gli
era
entrata
nell
'
animo
dopo
quel
colloquio
così
facile
e
insieme
temerario
colla
principessa
.
Adesso
scrutava
nella
memoria
i
suoi
più
effimeri
atteggiamenti
,
meravigliandosi
di
quanto
aveva
potuto
dirle
senza
che
ella
se
ne
mostrasse
minimamente
offesa
.
Come
mai
si
era
tanto
inoltrato
?
Perché
l
'
altra
glielo
aveva
permesso
?
Lelio
Fornari
non
era
ricco
.
Malgrado
la
facilità
di
essere
accolto
per
la
sua
nascita
e
per
la
sua
educazione
anche
nei
migliori
saloni
del
piccolo
olimpo
bolognese
,
egli
non
aveva
davvero
molte
relazioni
:
sdegnava
la
piccola
borghesia
,
quantunque
affollata
di
belle
ragazze
,
e
temeva
d
'
ingolfarsi
in
spese
maggiori
delle
proprie
risorse
frequentando
troppo
l
'
alta
società
.
Le
sere
,
quando
non
lavorava
,
o
qualche
cagione
improvvisa
non
lo
traeva
solitario
per
le
vie
più
remote
della
vecchia
città
,
le
passava
tutte
al
«
Caffè
delle
Scienze
»
fra
un
gruppo
di
amici
,
già
invidiosi
della
sua
piccola
gloria
,
ma
con
tutto
l
'
ardore
delle
più
nuove
idee
nel
cervello
e
la
gioconda
virulenza
della
giovinezza
nel
sangue
.
Naturalmente
egli
li
dominava
.
Lo
conoscevano
,
o
almeno
credevano
di
conoscerlo
ancora
più
orgoglioso
che
ambizioso
,
di
un
pessimismo
affettato
in
quella
sua
posa
di
non
innamorarsi
e
di
non
credere
all
'
amore
delle
donne
.
Egli
invece
ne
soffriva
segretamente
.
Un
piccolo
ventaglio
lo
percosse
sulla
spalla
.
Egli
balzò
in
piedi
,
ma
la
maschera
dallo
scialle
bianco
,
frangiato
a
bellissimi
ricami
,
passò
oltre
al
braccio
del
prefetto
,
un
omiciattolo
sulla
quarantina
già
calvo
,
con
due
fedine
bionde
e
due
gambe
grottescamente
arcate
,
che
gli
davano
malgrado
la
solennità
della
fisonomia
un
'
aria
bizzarra
di
pagliaccio
.
Poi
la
mascherina
ripassò
gettandogli
dagli
occhi
verdi
un
rapido
sguardo
abbagliante
.
Il
circolo
si
era
diradato
intorno
al
caminetto
.
-
La
conosce
quella
mascherina
?
-
chiese
il
giovane
deputato
a
Lelio
Fornari
.
-
Ho
appena
qualche
sospetto
.
-
Io
credo
di
averla
riconosciuta
.
Lelio
già
ricomposto
aspettò
la
rivelazione
,
ma
l
'
altro
,
che
voleva
essere
pregato
,
tacque
.
-
Vuoi
fare
un
giro
con
me
,
cattivo
?
-
arrivò
saltellando
quella
mascherina
,
la
brunetta
del
maggiore
,
che
aveva
tentato
di
turbargli
il
primo
incontro
colla
principessa
.
Allora
Lelio
ridiventò
amabile
.
-
Temo
di
attirarmi
troppi
odi
.
-
Vieni
egualmente
,
sono
io
che
ti
difenderò
.
-
Avresti
il
coraggio
di
comprometterti
per
così
poco
?
-
Ella
ebbe
un
grazioso
movimento
di
testa
,
prendendogli
il
braccio
per
trascinarlo
dietro
la
principessa
,
della
quale
si
vedeva
lo
scialle
bianco
riflesso
nell
'
ultimo
specchio
in
fondo
all
'
appartamento
.
-
Tu
ami
la
principessa
.
-
No
.
-
Provamelo
.
-
Non
vi
è
che
un
modo
.
-
Quale
?
-
Provare
invece
che
ti
amo
,
lo
accetteresti
?
-
Prima
che
mi
sia
offerto
?
È
vero
che
non
sono
una
signora
,
me
lo
hai
detto
dianzi
:
tratti
così
con
tutte
le
altre
donne
?
-
Senti
,
mascherina
,
in
questo
momento
tu
mi
abbomini
:
vorresti
vendicarti
di
tutto
il
male
che
non
ti
ho
fatto
.
La
principessa
tornava
indietro
;
Lelio
ebbe
un
fremito
,
sul
suo
viso
apparve
come
uno
sdegno
di
noia
.
-
Me
ne
vado
,
me
ne
vado
,
non
voglio
rendere
altri
geloso
-
gli
urlò
sul
viso
la
mascherina
piantandolo
improvvisamente
in
mezzo
alla
stanza
così
che
la
principessa
udisse
;
e
fuggì
con
un
grande
svolazzo
di
sottane
tutta
contenta
di
aver
potuto
compiere
quella
piccola
malignità
.
Allora
Lelio
scioccamente
si
mise
dietro
alla
principessa
rimproverandosi
di
fare
una
così
magra
figura
,
e
pensando
a
quale
degli
amici
avrebbe
chiesto
il
favore
di
quella
presentazione
.
Ma
il
cotillon
tardava
.
Nell
'
allegria
crescente
delle
sale
passavano
dei
soffi
di
follia
e
di
passione
;
l
'
aria
troppo
riscaldata
da
quell
'
eccesso
d
'
illuminazione
a
gas
si
era
riempita
di
profumi
e
di
una
polvere
sollevata
dallo
scalpiccio
di
tutti
quei
piedi
,
che
turbinava
sulle
larghe
fiamme
dei
becchi
dorati
;
tutti
i
visi
si
erano
animati
,
i
gesti
parevano
febbrili
,
le
voci
salivano
sino
alle
urla
più
squarrate
per
ridiscendere
ad
un
murmure
sommesso
nella
stretta
dei
colloqui
ostinati
,
fra
lo
stridore
vitreo
delle
malignità
e
le
tentazioni
di
tutte
quelle
carezze
arrischiate
o
sopportate
.
Persino
molti
vecchi
si
erano
lasciati
vincere
dall
'
orgasmo
generale
,
e
passavano
a
braccetto
di
qualche
maschera
affettando
di
satireggiare
sè
medesimi
nell
'
esagerazione
del
portamento
,
ma
in
fondo
trepidanti
di
una
tale
ripresa
di
giovinezza
,
che
li
rituffava
nell
'
onda
inebriante
della
vita
dopo
tanti
anni
trascorsi
in
secco
sull
'
ultimo
lido
.
Solo
la
processione
delle
mamme
e
delle
zie
,
ammantellate
di
nero
,
seguitava
colla
stessa
lentezza
annoiata
,
riposandosi
a
grandi
distanze
da
un
divano
all
'
altro
,
o
nel
passare
davanti
ad
una
pendola
la
consultavano
con
lunghe
occhiate
,
mentre
la
ressa
fuggente
delle
mascherine
le
urtava
momentaneamente
,
e
qualcuna
affannata
,
saltellante
,
nell
'
iride
dei
propri
colori
,
stringeva
all
'
improvviso
una
di
esse
al
collo
,
le
sussurrava
fra
il
nero
del
cappuccio
qualche
parola
,
e
scappava
furbescamente
prima
di
ricevere
la
risposta
.
Quindi
le
ombre
proseguivano
crollando
il
capo
con
una
rassegnazione
contenta
della
gioia
altrui
.
I
più
annoiati
erano
i
pochi
provinciali
,
perché
anche
Bologna
come
tutte
le
capitali
per
quanto
piccole
ha
questa
categoria
alle
proprie
feste
,
e
i
giovanetti
di
primo
carnevale
,
cui
la
confidente
facilità
degli
altri
eleganti
faceva
soffrire
nell
'
amor
proprio
;
quindi
si
raggruppavano
qua
e
là
per
riunire
tutte
le
loro
debolezze
in
un
assalto
di
maldicenza
,
o
isolati
sopra
una
poltrona
tentavano
tratto
tratto
di
ostentare
la
noia
.
Alcuni
bevevano
.
Lelio
Fornari
si
riconobbe
ridicolo
.
Tutto
il
suo
orgoglio
era
prostrato
da
quelle
poche
scherzose
parole
della
principessa
,
che
dicendogli
di
farsi
presentare
aveva
risposto
così
repentinamente
al
suo
urlo
inconsapevole
.
-
Irma
!
Girellò
ancora
pel
vasto
appartamento
seguendola
da
lontano
per
attendere
almeno
qualche
gesto
,
ma
ella
sembrava
averlo
dimenticato
.
Benché
riconosciuta
già
da
tutti
,
seguitava
a
tenere
la
maschera
per
divertirsi
di
quel
frastuono
senza
prendervi
troppa
parte
,
barattando
qualche
stretta
di
mano
colle
più
intime
conoscenze
,
che
le
si
inchinavano
ossequiosamente
come
se
fosse
già
smascherata
.
E
a
poco
a
poco
il
suo
codazzo
si
era
ingrossato
,
molte
signore
in
toeletta
da
ballo
venivano
a
complimentarla
,
altre
l
'
avevano
invitata
a
cena
.
-
E
Giulio
,
tuo
marito
?
-
È
a
Roma
.
Le
sale
per
la
cena
erano
al
pianterreno
,
ma
un
piccolo
gruppo
di
signore
con
quella
prepotenza
aristocratica
,
cui
i
circoli
borghesi
non
sanno
mai
resistere
,
si
era
fatta
apparecchiare
una
tavola
nell
'
ultimo
gabinetto
presso
il
botteghino
del
caffè
,
malgrado
il
tintinnìo
dei
bacili
e
dei
bicchieri
,
che
ne
usciva
come
da
uno
sbocco
di
officina
.
Lelio
a
poca
distanza
dalla
principessa
in
quel
momento
,
avrebbe
dato
un
anno
della
propria
superba
giovinezza
per
essere
fra
quegli
invitati
,
ma
tutto
il
suo
ingegno
e
la
sua
educazione
non
potevano
meritargli
simile
onore
.
Il
conte
Turolla
invece
,
capitando
in
quel
punto
,
offrì
il
braccio
alla
principessa
,
che
lo
pregò
di
trarle
il
mascherino
.
Egli
levò
prima
delicatamente
i
due
lunghi
spilloni
,
che
le
fissavano
lo
scialle
sul
mazzo
dei
capelli
,
quindi
tirando
al
disopra
di
questo
la
fettuccia
elastica
le
liberò
il
viso
.
La
principessa
apparve
rossa
,
cogli
occhi
gonfi
,
tutta
in
sudore
:
la
sottile
peluria
delle
sue
gote
pareva
brinata
.
-
Oh
!
-
esclamò
scherzosamente
-
chissà
come
sono
!
E
si
avviò
la
prima
senza
degnare
Lelio
Fornari
nemmeno
di
uno
sguardo
.
Questa
indifferenza
,
che
qualunque
altro
di
quel
piccolo
mondo
aristocratico
avrebbe
preso
per
una
necessità
dell
'
etichetta
,
ferì
profondamente
l
'
amor
proprio
del
giovane
romanziere
.
Tutti
gli
odi
malati
della
sua
vanità
proruppero
come
una
muta
di
cani
al
primo
allentare
dei
guinzagli
dietro
le
orme
fuggenti
di
una
volpe
.
Nessuno
degli
eleganti
invitati
a
quella
breve
cena
olimpica
valeva
quanto
lui
,
che
senza
titoli
sapeva
di
discendere
da
un
'
antica
famiglia
feudale
,
forse
con
poco
lustro
nelle
cronache
,
ma
di
un
sangue
più
puro
,
se
mai
sangue
puro
poté
conservarsi
nelle
famiglie
,
che
quello
medesimo
dei
Montalto
.
Sciaguratamente
una
stessa
decadenza
economica
aveva
forzato
tutti
i
suoi
parenti
a
destreggiarsi
nelle
professioni
:
alcuni
erano
rimasti
in
campagna
,
mutati
in
piccoli
proprietari
,
economi
ed
incolti
senza
più
alcun
orgoglio
di
tradizione
.
Suo
padre
era
fra
questi
.
Egli
invece
aveva
studiato
legge
,
ma
non
ne
avrebbe
mai
esercitato
il
mestiere
subdolo
e
proficuo
,
meno
ancora
per
una
ripugnanza
dell
'
ingegno
che
per
la
nativa
alterezza
del
carattere
.
Viveva
quindi
parcamente
colla
pensione
assegnatagli
dal
vecchio
padre
sulla
dote
materna
la
prima
metà
dell
'
anno
a
Bologna
,
e
nella
estate
si
ritirava
sui
monti
ad
una
villa
assai
malandata
col
nobile
pretesto
di
comporvi
qualche
libro
.
Tutto
ciò
gli
sembrava
ancora
di
un
grande
tono
aristocratico
,
sebbene
quella
vita
a
Bologna
gl
'
infliggesse
tratto
tratto
dolorose
umiliazioni
.
Infatti
dal
grosso
club
cittadino
avendo
voluto
passare
all
'
altro
dei
nobili
frammezzato
anch
'
esso
di
borghesi
importanti
,
benché
un
qualche
arricchito
troppo
presto
venisse
periodicamente
escluso
,
si
era
urtato
a
parecchie
difficoltà
di
antipatie
.
Non
vi
si
giuocava
e
non
vi
si
faceva
grande
lusso
,
ma
la
poca
pensione
ve
lo
esponeva
egualmente
ad
amari
riserbi
nell
'
evitare
certe
partite
di
piacere
o
nell
'
accettare
certi
inviti
.
Infatti
egli
rimproverava
sovente
a
se
medesimo
questa
debolezza
.
La
sua
larga
cultura
filosofica
,
gli
istinti
ribelli
,
che
nella
prima
giovinezza
,
quando
in
Italia
il
socialismo
non
era
ancora
partito
,
lo
avevano
tratto
passionatamente
nel
campo
dei
novatori
più
rivoluzionari
,
e
un
buon
senso
sicuro
,
cui
doveva
le
migliori
osservazioni
ne
'
suoi
romanzi
ancora
saturi
di
vecchio
romanticismo
,
gli
mettevano
facilmente
a
nudo
l
'
inane
vanità
di
tale
pretensione
.
E
non
pertanto
l
'
alterigia
inguaribile
dello
spirito
,
esagerata
ancora
dalla
finezza
del
suo
gusto
,
lo
condannava
inesorabilmente
a
cercare
l
'
eletta
compagnia
mondana
fra
gente
,
alla
quale
gli
sarebbe
stato
impossibile
comunicare
le
proprie
idee
,
e
che
giudicava
i
suoi
libri
un
semplice
dilettantismo
.
Quindi
tale
noncuranza
della
principessa
lo
sferzò
a
sangue
sul
cuore
.
«
Una
civetta
come
tutte
le
altre
!
»
mormorò
poco
dopo
mentalmente
rituffandosi
nel
veglione
.
Ma
lo
spettacolo
gli
parve
allora
anche
più
volgare
.
Nessuna
maschera
era
elegante
,
nessun
costume
rivelava
un
'
idea
o
almeno
una
sufficiente
cultura
nell
'
imitazione
:
poco
lusso
e
non
molta
grazia
.
Oramai
tutte
le
signore
erano
discese
a
cena
;
rimanevano
le
figlie
e
le
mogli
degli
impiegati
,
che
profittando
dell
'
intervallo
cominciavano
a
ballare
senza
più
soggezione
degli
altri
,
in
un
allegro
oblio
della
propria
meschinità
.
Qualche
coppia
vagava
a
braccetto
,
assorta
,
beata
momentaneamente
di
una
intimità
chissà
da
quanto
tempo
sospirata
.
Egli
non
volle
ballare
:
alcune
fra
quelle
ragazze
senza
maschera
lo
ammirarono
sinceramente
.
«
Che
buffonata
!
»
pensò
all
'
improvviso
insolentendo
tristamente
contro
quel
sollazzo
di
una
piccola
gente
curvata
tutto
l
'
anno
sotto
il
peso
della
economia
domestica
.
Tuttavia
una
vanità
anche
più
piccola
lo
attirava
irresistibilmente
verso
quell
'
ultimo
gabinetto
,
nel
quale
cenava
la
principessa
.
Resistette
,
poi
colla
solita
sofistica
di
tutte
le
passioni
si
persuase
di
vincere
una
falsa
paura
coll
'
andarvi
,
e
traversò
il
vasto
appartamento
fino
allo
stanzino
del
caffè
per
chiedere
delle
sigarette
.
Nel
passare
per
quell
'
ultimo
gabinetto
,
ove
non
sedevano
a
tavola
che
quattro
uomini
e
quattro
donne
,
nessuno
gli
badò
;
egli
ripassò
altero
,
senza
guardare
,
avendo
già
rinunciato
internamente
a
quella
presentazione
.
-
To
'
!
non
ceni
?
-
gli
chiese
gaiamente
un
maestro
di
pianoforte
,
allegro
giullare
torinese
non
senza
qualche
piccola
qualità
di
artista
,
che
divertiva
tutte
le
signore
di
Bologna
.
-
Non
ho
fame
.
-
Sei
innamorato
?
Ah
!
tu
no
,
me
lo
ero
scordato
.
-
E
tu
dove
ceni
?
-
Dalla
contessa
Ghigi
,
la
divina
;
dev
'
essere
laggiù
nell
'
ultima
saletta
colla
principessa
Montalto
,
la
marchesa
Ruffoni
e
la
signorina
Antici
.
Me
lo
hanno
detto
.
Tu
non
conosci
alcuna
di
loro
?
-
Alcuna
.
-
Vuoi
che
ti
presenti
?
...
fra
noi
artisti
....
Lelio
Fornari
frenò
a
stento
un
sorriso
di
albagia
.
-
Come
vorrai
.
-
Allora
vieni
con
me
.
-
Alla
loro
tavola
?
-
C
'
inviteranno
:
ci
vado
a
posta
.
-
Tu
puoi
farlo
,
io
no
;
non
le
conosco
.
L
'
altro
s
'
ingannò
sul
tono
sardonico
delle
parole
.
-
Dopo
,
non
mancherà
tempo
.
Quale
ti
piace
di
più
?
-
Nessuna
veramente
.
-
Io
preferirei
la
principessa
come
donna
.
E
il
giullare
commentò
questa
preferenza
con
un
gesto
lubrico
.
-
Allora
presentami
a
lei
.
-
Ciao
.
Lelio
Fornari
tornò
nella
sala
del
caminetto
.
Il
giovane
deputato
,
in
colloquio
grave
col
prefetto
,
parlava
dell
'
ultima
crisi
ministeriale
così
incostituzionalmente
risolta
dal
presidente
Agostino
Depretis
;
il
prefetto
andava
guardingo
,
mentre
l
'
altro
ripeteva
con
una
certa
enfasi
i
soliti
luoghi
comuni
dei
giornali
.
Egli
si
mescolò
alla
conversazione
.
Più
colto
e
perspicace
d
'
entrambi
si
mise
a
difendere
Depretis
,
disegnando
un
po
'
confusamente
la
sua
complessa
figura
di
vecchio
parlamentare
.
Naturalmente
la
discussione
si
rinfocolò
,
ma
egli
otteneva
così
di
trattenerli
finché
ripassasse
tutto
quel
gruppo
di
signore
colla
principessa
,
e
allora
il
prefetto
le
avrebbe
indubbiamente
fermate
fornendo
al
maestro
Armandi
un
momento
opportuno
per
la
presentazione
.
Poi
non
gli
spiaceva
di
farsi
vedere
da
lei
in
tale
compagnia
semi
-
diplomatica
.
Quindi
il
suo
spirito
aizzato
trovò
qualche
paradosso
originale
:
Agostino
Depretis
,
così
profondamente
scettico
dopo
essere
stato
così
caldo
rivoluzionario
,
era
la
più
viva
espressione
del
momento
politico
in
Italia
.
-
Chi
può
credere
adesso
fra
l
'
epopea
,
che
si
dissolve
,
e
la
commedia
,
che
riannoda
la
vita
suscitata
dall
'
epopea
?
È
l
'
ora
dei
volteggiatori
politici
:
la
sinistra
arrivata
al
potere
ne
impara
le
difficoltà
tradendo
tutto
il
proprio
programma
.
Agostino
Depretis
è
forse
ancora
il
solo
fra
tutti
quelli
che
gli
mutano
intorno
,
il
quale
conservi
alto
il
sentimento
della
grandezza
nazionale
.
-
Egli
inizia
una
nuova
êra
di
corruzione
-
proruppe
il
deputato
.
-
L
'
avrà
dominata
.
-
È
certamente
un
uomo
superiore
-
replicò
il
prefetto
contento
dell
'
aiuto
imprevedibile
,
che
gli
veniva
dal
giovane
romanziere
.
-
Ah
!
ecco
un
gruppo
di
signore
.
Infatti
la
principessa
si
avanzava
prima
fra
il
conte
Turolla
ed
Armandi
;
questi
affettava
grottescamente
delle
arie
da
domestico
.
Il
prefetto
e
il
deputato
s
'
inoltrarono
per
salutarle
,
si
formò
crocchio
:
Lelio
rimaneva
un
po
'
dietro
al
prefetto
.
Allora
Armandi
lo
presentò
:
la
principessa
ricevette
il
suo
inchino
,
gli
tese
la
mano
colla
solita
cortesia
,
e
passò
oltre
senza
parlare
.
Lelio
e
il
deputato
rimasero
addietro
,
soli
.
-
La
più
bella
è
sempre
la
contessa
Ghigi
:
la
principessa
non
è
che
piccante
.
Lelio
Fornari
sollevò
bruscamente
la
testa
come
sotto
la
puntura
di
una
ironia
,
ma
quando
tornò
nel
salone
gli
dissero
che
la
contessa
Ghigi
e
la
principessa
Montalto
se
n
'
erano
già
andate
.
II
Tutte
le
volte
che
Lelio
Fornari
incontrava
la
principessa
Irma
riceveva
il
medesimo
saluto
.
Ella
sembrava
averlo
già
veduto
da
lontano
e
dava
al
proprio
volto
o
alla
propria
posa
una
seduzione
più
acuta
:
egli
invece
si
irrigidiva
traendosi
seccamente
il
cappello
,
ma
si
rivolgeva
tosto
a
guardarla
,
e
allora
,
qualunque
distanza
li
separasse
,
i
loro
sguardi
s
'
incrociavano
rapidi
e
sfavillanti
.
Lelio
fremeva
cupamente
di
collera
.
Da
quella
conversazione
in
maschera
non
era
più
riuscito
ad
averne
altra
colla
principessa
partita
poco
dopo
per
Roma
;
ma
vi
era
rimasta
quasi
tutta
la
quaresima
,
e
quindi
al
ritorno
non
aveva
aperto
che
il
salotto
per
i
più
intimi
.
Lelio
Fornari
,
conoscendo
il
marito
solamente
di
vista
,
non
avrebbe
potuto
andarvi
senza
un
invito
speciale
:
aveva
portato
le
due
carte
da
visita
al
palazzo
il
giorno
dopo
la
presentazione
,
e
tutto
era
rimasto
lì
.
Chi
era
stato
dunque
più
audace
in
quella
conversazione
,
egli
dandole
della
gitana
e
schizzandole
un
ritratto
insolente
quanto
bizzarro
,
o
ella
lasciandolo
dire
e
rispondendo
a
quel
grido
col
suo
nome
nell
'
atto
di
fuggire
senza
lasciarsi
più
riprendere
?
Conosceva
egli
davvero
quella
donna
,
della
quale
si
raccontavano
tanti
scandali
,
mentre
il
marito
,
beone
e
cacciatore
,
sembrava
non
accorgersi
di
nulla
?
Malgrado
un
indefinibile
convincimento
in
quella
intuizione
,
che
credeva
aver
avuto
del
suo
carattere
o
piuttosto
della
sua
figura
,
si
era
dovuto
confessare
amaramente
di
aver
trasceso
nel
fare
con
lei
dello
spirito
con
una
vanteria
di
romanziere
sempre
in
agguato
per
sorprendere
qualche
carattere
eccezionale
.
La
goffaggine
di
quest
'
ultima
posa
,
resa
ridicola
da
troppi
autori
,
aveva
certamente
fatto
sorridere
in
lei
la
gran
dama
.
Generalmente
le
signore
non
hanno
per
l
'
arte
,
e
più
ancora
per
quella
dello
scrittore
,
che
una
stima
mediocrissima
:
la
giudicano
uno
dei
tanti
passatempi
offerti
alla
superiorità
della
loro
posizione
,
accordando
appena
qualche
importanza
ai
grandi
nomi
consacrati
dalla
fama
.
Tutti
gli
altri
non
sono
che
della
gente
,
la
quale
vive
del
proprio
lavoro
e
cui
si
può
giovare
comprando
il
libro
.
Lelio
Fornari
era
già
rimasto
offeso
da
questo
giudizio
della
grande
classe
mondana
.
Tale
dispregio
della
propria
arte
,
nella
quale
sentiva
di
poter
diventare
qualche
cosa
,
gli
pareva
una
ingiustizia
più
dolorosa
di
quante
altre
avvelenavano
o
schiacciavano
la
vita
degli
altri
poveri
:
quindi
il
suo
primo
sentimento
era
stato
di
odio
verso
la
principessa
.
La
superbia
di
artista
,
aiutata
dall
'
orgoglio
della
giovinezza
,
gli
faceva
sentire
di
essere
abbastanza
bello
per
contendere
una
donna
a
qualunque
altro
uomo
sino
alle
conseguenze
più
pericolose
;
ma
i
saluti
e
i
sorrisi
della
principessa
,
appena
tornata
da
Roma
,
lo
avevano
daccapo
imbrogliato
.
Perché
civettava
ella
così
pubblicamente
con
lui
?
A
teatro
lo
cercava
insistentemente
col
binoccolo
,
gli
sorrideva
,
una
volta
aveva
persino
risposto
al
piccolo
saluto
,
col
quale
egli
provocantemente
aveva
osato
affettare
verso
di
lei
una
ingiustificabile
intimità
.
Poi
all
'
uscita
,
nell
'
atrio
,
passando
a
braccio
del
marito
,
gli
aveva
rivolto
un
cenno
confidenziale
.
Egli
fremente
si
era
slanciato
per
seguirla
,
ma
non
aveva
potuto
scorgere
dal
portico
troppo
gremito
di
gente
che
allontanarsi
la
sua
carrozza
;
poi
l
'
indomani
era
ripassato
almeno
dieci
volte
sotto
le
alte
finestre
del
suo
palazzo
nella
inutile
speranza
di
vederla
.
Oramai
molti
si
erano
accorti
di
questo
maneggio
,
e
colla
facilità
del
pubblico
ad
accrescere
il
numero
degli
amanti
alle
dame
della
grande
galanteria
avevano
fatto
a
Lelio
Fornari
i
primi
complimenti
insidiosi
sulla
sua
nuova
conquista
.
Invece
egli
credeva
di
sapere
molto
esattamente
che
la
principessa
era
ancora
in
relazione
con
un
principino
della
città
,
bel
giovane
magro
,
di
un
'
antica
famiglia
rovinata
,
e
che
un
matrimonio
avrebbe
un
giorno
o
l
'
altro
rimesso
a
galla
.
Si
erano
narrati
particolari
su
particolari
di
quell
'
amore
.
Ella
imprudente
talvolta
sino
alla
sfrontatezza
si
era
mostrata
con
lui
dappertutto
,
ad
ogni
ora
,
di
notte
e
di
giorno
,
per
le
stradicciuole
remote
e
sotto
i
portici
del
Pavaglione
:
aveva
persino
viaggiato
sola
con
lui
da
Bologna
a
Milano
,
mentre
il
marito
stava
a
Roma
.
L
'
altro
,
geloso
di
quanti
le
facevano
la
corte
,
avrebbe
voluto
abbandonarla
cento
volte
,
ma
ritornava
sempre
ai
suoi
piedi
,
piangendo
,
vinto
da
una
malìa
impudica
,
alla
quale
tutti
non
avrebbero
domandato
che
di
soccombere
.
Poi
erano
altre
novelle
di
corteggiatori
trascinati
fino
all
'
orlo
della
felicità
e
beffardamente
respinti
,
o
accettati
con
un
capriccio
da
sultana
per
rigettarli
poco
dopo
ancora
più
ammalati
di
quel
sogno
di
amore
,
e
vanamente
indiscreti
nelle
rivelazioni
di
un
segreto
,
che
la
gente
fingeva
per
invidia
di
non
voler
credere
.
Ella
passava
dovunque
altera
,
soventi
un
po
'
sciatta
nelle
vesti
e
nei
modi
,
col
suo
portamento
inimitabile
,
accendendo
tratto
tratto
nei
propri
occhi
verdi
delle
fiamme
fatue
,
colla
larga
bocca
socchiusa
sui
grandi
denti
bianchi
,
e
il
nasino
corto
,
rialzato
leggermente
,
che
le
faceva
un
musetto
adorabile
di
perversità
.
Ma
non
era
robusta
.
Malgrado
l
'
ampiezza
del
petto
e
la
snella
elasticità
di
tutta
la
persona
,
ogni
tanto
compariva
pallida
,
di
un
giallore
ambrato
sotto
il
bruno
della
pelle
cogli
occhi
languidi
un
sorriso
indolorito
sulle
labbra
:
allora
i
suoi
capelli
pettinati
quasi
sempre
a
madonna
le
davano
un
'
aria
anche
più
strana
:
pareva
una
graziosa
bestiolina
ammalata
uno
di
quegli
animali
sacri
ed
infelici
che
le
antiche
religioni
prodigavano
nelle
decorazioni
dei
templi
.
Era
quella
la
sua
grande
originalità
,
l
'
agguato
,
nel
quale
prendeva
anche
i
più
scettici
,
lasciandosi
sfuggire
parole
amare
di
melanconia
,
tutto
un
rimpianto
di
vita
ideale
,
che
nessuna
ebbrezza
d
'
amore
o
di
vanità
avrebbe
mai
potuto
consolare
.
Quindi
molti
combattevano
per
lei
attribuendo
gli
scandali
delle
sue
relazioni
alla
sincerità
temeraria
del
suo
carattere
,
giacché
si
era
sempre
mostrata
più
che
tenera
del
marito
.
Le
sue
stesse
abitudini
religiose
sembravano
contraddire
all
'
immoralità
dei
suoi
capricci
.
La
si
vedeva
spesso
di
buon
mattino
,
modestamente
vestita
,
col
viso
ancora
gonfio
di
sonno
,
andare
alla
chiesa
parrocchiale
per
restarvi
lunghe
ore
sola
,
ginocchioni
,
nel
fervore
della
preghiera
come
le
più
umili
donnicciuole
.
Poi
aveva
osato
mantenere
da
moglie
l
'
uso
impostole
da
ragazza
di
seguire
vestita
di
nero
,
con
un
immenso
velo
nero
sulla
testa
e
un
cero
in
mano
,
la
processione
della
Madonna
di
San
Luca
;
mentre
tutte
le
altre
giovani
signore
non
lo
ardivano
più
tra
la
beffarda
incredulità
della
maggioranza
e
la
brutta
superstizione
dei
villani
,
rimasti
ormai
soli
in
quella
passeggiata
decorativa
.
Ma
Lelio
Fornari
,
abbastanza
perspicace
per
conciliare
in
lei
tutte
queste
apparenti
contraddizioni
,
non
aveva
ancora
saputo
indovinare
il
perché
di
quella
affettazione
quasi
amorosa
verso
di
lui
.
Pretendeva
ella
di
arrolarlo
nel
manipolo
dei
giovanetti
,
prime
speranze
dell
'
aristocrazia
bolognese
,
che
la
seguivano
per
le
strade
o
s
'
affollavano
nel
suo
palchetto
in
una
vanità
di
mostra
,
abbarbagliati
dai
suoi
sorrisi
od
ingannati
dalla
più
semplice
delle
sue
pose
?
Allora
tutta
l
'
amara
,
precoce
esperienza
del
romanziere
si
destava
in
lui
per
renderlo
anche
più
cinico
:
il
suo
disprezzo
per
la
donna
egualmente
incapace
di
grandi
pensieri
e
di
grandi
passioni
diventava
odio
di
battaglia
,
una
voglia
gelida
ed
acuta
di
misurarsi
con
questa
principessa
,
che
dominava
già
tutta
Bologna
senza
altri
mezzi
che
una
eleganza
e
una
civetteria
un
po
'
meno
volgari
.
Un
caso
gli
aperse
i
saloni
della
contessa
Ghigi
:
egli
vi
andò
e
vi
ottenne
molto
successo
velando
la
propria
superiorità
intellettuale
.
Sulle
prime
erano
rimasti
freddi
verso
questo
romanziere
,
già
denunciato
alla
pubblica
indignazione
per
lo
scandalo
del
suo
ultimo
libro
;
ma
presto
il
suo
riserbo
,
le
maniere
squisite
e
una
suprema
insospettabile
ironia
nel
lusingare
i
difetti
più
personali
,
e
quindi
più
inconsci
,
di
ognuno
gli
valsero
la
simpatia
degli
uomini
.
La
sua
stessa
cortese
freddezza
colle
signore
calmò
ogni
apprensione
.
La
contessa
Ghigi
,
bellissima
,
dal
viso
e
dal
corpo
di
statua
,
ma
del
pari
massiccia
nello
spirito
,
finì
di
compiacersi
di
lui
come
di
un
ornamento
acquistato
al
proprio
salone
.
Egli
invece
vi
attendeva
la
principessa
.
La
prima
sera
,
incontrandosi
,
rimasero
egualmente
in
guardia
:
si
cantò
al
piano
,
si
cenò
dopo
mezzanotte
sui
piccoli
tavoli
,
e
i
cavalieri
servivano
le
dame
;
non
si
poté
fare
molto
spirito
,
si
ballò
,
ma
Lelio
rimase
abilmente
sopra
un
divano
col
principe
Giulio
a
parlare
di
caccia
e
del
Papa
.
Il
principe
,
clericale
militante
,
riportò
di
lui
una
eccellente
impressione
.
Dopo
quindici
giorni
Lelio
accettava
dal
principe
l
'
invito
per
una
caccia
nelle
valli
comasche
,
e
al
ritorno
trovava
modo
destramente
di
causarne
un
altro
a
pranzo
.
-
Avete
dunque
mutato
teorica
?
-
gli
chiese
quella
sera
medesima
la
principessa
Irma
nel
salone
della
contessa
Ghigi
,
credendo
di
sorprenderlo
nella
contemplazione
estatica
di
quest
'
ultima
.
Egli
finse
di
non
comprendere
.
-
Adesso
amate
la
bellezza
.
-
La
studio
:
la
contessa
è
una
delle
donne
più
belle
che
io
abbia
visto
.
Osservate
quanta
finezza
di
disegno
nell
'
attacco
delle
gote
col
collo
,
e
come
la
sua
fronte
è
serena
;
poche
statue
greche
sono
più
classicamente
belle
,
ma
la
contessa
avrebbe
sempre
,
anche
su
queste
,
l
'
incalcolabile
vantaggio
della
pelle
sul
marmo
.
La
sua
ha
un
candore
di
camelia
più
puro
ancora
che
nel
bellissimo
fiore
inanime
.
-
Non
è
che
una
statua
.
-
Alludete
forse
alla
freddezza
del
suo
spirito
?
Questo
prudente
riserbo
la
irritò
.
-
Via
...
siete
troppo
artista
per
aver
potuto
resistere
al
fascino
della
sua
bellezza
.
Lelio
le
rispose
con
un
sorriso
di
provocazione
.
-
Non
ballate
?
-
No
,
sono
troppo
lungo
:
voi
invece
,
principessa
,
avete
nel
ballo
una
posa
adorabile
tenendo
la
faccia
volta
come
quella
del
cavaliere
,
e
arrovesciandovi
sul
suo
braccio
.
È
una
trovata
che
poche
donne
potranno
imitare
,
perché
ci
vuole
la
vostra
figura
e
soprattutto
la
vostra
testa
.
-
Brutta
.
Che
cosa
scrivete
ora
?
-
Nulla
.
-
Chi
amate
?
-
Voi
.
-
Sempre
enigmaticamente
?
-
Sempre
.
-
Sempre
colla
sicurezza
che
un
giorno
ve
lo
permetterò
?
-
Sempre
.
Lelio
pareva
tranquillo
.
-
Sapete
che
questa
potrebbe
essere
una
insolenza
?
-
Per
voi
no
,
perché
vi
credete
sicura
del
contrario
.
Ella
fece
per
voltargli
le
spalle
,
ma
si
ostinò
;
quella
provocazione
calma
cominciava
a
dominarla
.
-
Ah
!
dunque
,
un
giorno
dovrò
permettervelo
?
-
Perché
no
?
L
'
accento
di
queste
ultime
parole
era
così
insolentemente
pieno
di
tutte
le
ciarle
,
che
si
facevano
sul
suo
conto
per
la
città
,
che
ella
sobbalzò
come
sotto
una
ferita
.
I
suoi
occhi
verdi
sfavillarono
,
mentre
il
sorriso
le
si
irrigidiva
sulla
larga
bocca
sensuale
.
-
In
questo
momento
i
vostri
occhi
hanno
avuto
una
di
quelle
ondulazioni
luminose
,
che
dal
mare
sembrano
perdersi
nella
luce
del
cielo
.
-
Tornate
poeta
.
-
Con
voi
lo
si
diventa
.
-
Non
avete
voluto
venire
a
pranzo
?
-
lo
interruppe
bruscamente
.
-
Troppo
poco
.
-
Perché
vi
aveva
invitato
solamente
mio
marito
?
-
Fors
'
anche
.
-
Se
vi
invitassi
io
?
-
Provate
.
-
Non
proverò
.
-
Proverete
.
-
Testardo
!
La
contessa
Ghigi
li
separò
;
ella
si
avanzava
verso
di
loro
vestita
di
un
cupo
abito
rosso
scollato
,
che
lasciava
vedere
tutta
la
prestigiosa
bellezza
delle
sue
spalle
.
I
suoi
grandi
occhi
neri
lucevano
senza
ardere
.
-
Parlate
d
'
arte
?
-
ella
disse
col
suo
sorriso
sempre
un
po
'
ingenuo
e
cortese
d
'
intenzione
.
-
La
principessa
non
ama
né
l
'
arte
né
gli
artisti
.
-
Che
ne
sapete
?
-
questa
proruppe
.
-
Tutto
quello
,
che
voi
stessa
mi
avete
detto
:
detestate
i
romanzi
scritti
,
come
ne
amereste
gli
autori
?
-
Oh
!
alcuni
possono
essere
amabili
-
ribatté
la
contessa
senza
accorgersi
del
loro
imbarazzo
.
-
Non
saranno
amati
per
questo
.
Altre
signore
interruppero
il
dialogo
:
Lelio
notò
che
la
principessa
allontanandosi
al
braccio
dell
'
amica
lo
sorvegliava
in
uno
dei
grandi
specchi
della
parete
,
e
allora
finse
abilmente
di
ammirare
la
superba
figura
della
contessa
.
Poco
dopo
vennero
a
cercarlo
per
una
sciarada
:
ma
nell
'
andarsene
la
principessa
gli
disse
che
tutti
i
giovedì
restava
in
casa
per
ricevere
gli
amici
.
Egli
vi
andò
una
volta
,
vi
trovò
un
mondo
di
signore
,
e
non
si
fece
più
vedere
.
Ella
gliene
chiese
il
perché
.
-
Come
potete
ricordarvi
di
me
in
un
giorno
,
nel
quale
dovete
rispondere
ai
complimenti
di
tutta
Bologna
?
-
Appunto
perché
non
me
ne
fate
mai
:
li
aspetto
sempre
.
-
Ne
volete
domani
?
Verrò
a
trovarvi
sulle
tre
.
Ella
ebbe
un
delizioso
sorriso
di
accettazione
,
gli
tese
la
mano
e
la
lasciò
per
qualche
secondo
nella
sua
;
a
Lelio
parve
che
la
sottile
manina
si
schiacciasse
sotto
la
sua
stretta
con
una
mollezza
di
seta
,
ma
erano
sotto
il
portico
del
Pavaglione
e
dovettero
separarsi
per
non
attirare
troppo
l
'
attenzione
della
gente
.
Ella
si
rivolse
due
volte
a
guardarlo
.
Quella
notte
Lelio
non
dormì
.
Nel
suo
appartamentino
di
due
stanze
appena
,
una
da
letto
e
l
'
altra
da
studio
,
che
gli
costavano
una
sessantina
di
franchi
al
mese
,
fece
ad
occhi
aperti
i
sogni
più
strani
,
trovando
sempre
nel
fondo
di
ognuno
la
medesima
amarezza
.
La
principessa
era
troppo
ricca
per
poterla
solamente
invitare
in
quelle
due
camerette
ammobigliate
,
delle
quali
il
tappeto
mostrava
la
corda
e
i
mobili
scompagnati
raccontavano
troppo
chiaramente
le
loro
ultime
vicende
nei
magazzeni
dei
rigattieri
.
Poi
quella
nuova
avventura
finirebbe
forse
per
costargli
al
di
là
delle
proprie
risorse
,
giacché
le
signore
molto
ricche
nella
loro
ignoranza
del
denaro
non
s
'
immaginano
mai
quali
difficoltà
possa
incontrare
un
amante
,
povero
o
quasi
,
nel
seguire
il
loro
meno
signorile
capriccio
.
Ma
una
voglia
sensuale
gli
mordeva
tutti
i
muscoli
di
stringersi
finalmente
sul
petto
,
in
un
delirio
di
prepotenza
,
quella
duttile
donnina
dalle
movenze
così
voluttuose
e
l
'
espressione
così
multipla
della
fisonomia
.
Se
non
era
una
gitana
,
come
le
aveva
detto
temerariamente
al
veglione
,
aveva
però
qualche
cosa
della
razza
zingaresca
;
non
era
nemmeno
molto
pulita
nella
pelle
e
nella
biancheria
,
si
pettinava
colle
dita
attorcigliandosi
i
capelli
sulla
nuca
e
fermandoli
quasi
sempre
con
un
fiore
.
Poi
a
certe
ondulazioni
del
suo
passo
o
nell
'
abbandono
di
alcune
pose
balenava
una
lubricità
,
che
turbava
persino
le
fanciulle
ancora
condannate
alla
modestia
di
educande
sotto
l
'
occhio
vigile
della
madre
.
Domani
lo
riceverebbe
sola
?
In
questo
caso
egli
aveva
già
deciso
,
sebbene
gli
tremasse
ancora
qualche
dubbio
nel
cuore
,
di
arrischiare
tutto
per
tutto
,
giacché
con
una
donna
simile
le
misure
ordinarie
della
galanteria
non
dovevano
valere
;
ella
avrebbe
forse
ceduto
ad
un
assalto
subitaneo
,
o
magari
resistendovi
,
lo
stimerebbe
doppiamente
per
quell
'
audacia
.
Quindi
l
'
indomani
,
in
soprabito
e
cilindro
,
un
po
'
pallido
per
la
notte
d
'
insonnia
,
salì
lo
scalone
del
palazzo
Montalto
:
la
principessa
era
uscita
.
-
Da
poco
?
-
chiese
imprudentemente
.
-
Or
ora
-
rispose
il
cameriere
gallonato
che
gli
aveva
aperto
la
grossa
porta
dell
'
appartamento
:
nell
'
anticamera
si
vedevano
quattro
enormi
casse
intagliate
del
quattrocento
.
Egli
ridiscese
verde
di
sdegno
per
tentare
d
'
incontrarla
:
infatti
sulle
cinque
la
vide
sotto
al
Pavaglione
,
dentro
la
pasticceria
di
moda
,
fra
un
circolo
di
eleganti
e
di
signore
,
che
ridevano
.
Egli
passò
e
ripassò
davanti
alla
vetrina
tutta
piena
di
scatoline
in
raso
a
dolci
colori
,
quasi
aspettando
un
richiamo
;
finalmente
spinse
la
porta
.
La
sua
faccia
pallida
colpì
tutti
.
-
Guardati
!
-
gli
si
rivolse
il
conte
Turolla
accennandogli
uno
dei
grandi
specchi
,
sotto
il
quale
la
principessa
seguitava
a
ridere
senza
aspettare
il
suo
saluto
.
Lelio
s
'
accorse
di
essere
vicino
a
commettere
una
odiosa
sciocchezza
:
con
uno
sforzo
supremo
di
volontà
costrinse
la
propria
collera
ad
abbassarsi
e
mirandosi
nello
specchio
rispose
:
-
Hai
ragione
,
ho
lavorato
tutta
la
notte
.
La
principessa
si
alzò
gaiamente
per
contemplarlo
nello
specchio
invece
di
guardarlo
in
faccia
:
un
'
altra
risata
accolse
questo
scherzo
,
ma
Lelio
rimesso
del
tutto
si
era
già
tratto
il
cappello
e
le
tendeva
la
mano
.
Ella
la
strinse
come
al
solito
.
Poi
si
levò
proponendo
a
tutti
quei
giovani
di
accompagnarla
in
un
giro
lungo
tutto
il
Pavaglione
;
Lelio
si
era
rivolto
a
proposito
verso
il
banco
per
ordinare
un
vermouth
chinato
.
-
Non
viene
lei
,
signor
Fornari
?
-
gli
domandò
con
accento
vibrante
di
sottile
ironia
la
principessa
.
-
Mille
grazie
,
ma
ho
un
altro
appuntamento
.
-
Con
chi
era
il
primo
?
-
Potrei
forse
dirlo
se
fosse
andato
a
vuoto
.
-
Altrettanta
fortuna
pel
secondo
-
rispose
dall
'
uscio
salutandolo
con
un
gesto
amichevole
.
Egli
si
morse
le
labbra
per
rattenere
una
ingiuria
plebea
.
Erano
le
cinque
,
l
'
ora
del
passeggio
elegante
sotto
il
portico
del
Pavaglione
prima
di
rincasare
per
il
pranzo
;
i
negozi
erano
affollati
,
la
giornata
splendida
,
il
sole
di
marzo
aveva
messo
nell
'
aria
una
mollezza
tiepida
e
profumata
.
Lelio
sperando
che
la
principessa
sarebbe
tornata
a
casa
forse
sola
,
a
piedi
,
andò
verso
il
suo
palazzo
per
tagliarle
la
strada
;
in
quel
momento
avrebbe
voluto
con
lei
una
spiegazione
a
qualunque
costo
,
anche
a
quello
di
uno
scontro
col
marito
o
di
sembrare
grottesco
a
tutta
la
città
.
Ma
anche
quel
fanciullesco
proposito
gli
andò
a
vuoto
,
perché
la
principessa
rientrò
nel
proprio
palazzo
dentro
la
carrozza
della
contessa
Ghigi
e
col
marito
di
questa
.
Lelio
dovette
rispondere
al
loro
cortese
saluto
,
quantunque
gli
sembrasse
di
leggere
negli
occhi
verdi
della
principessa
una
bravata
di
canzonatura
.
Ormai
quel
duello
lo
preoccupava
tutti
i
momenti
.
I
compagni
lo
tentavano
malignamente
su
quell
'
avventura
,
che
lo
aveva
tanto
mutato
:
si
notavano
le
sue
frequenti
distrazioni
,
il
suo
imbarazzo
nei
discorsi
offensivi
che
si
tenevano
su
lei
,
si
erano
osservate
le
loro
occhiate
a
teatro
,
certi
fremiti
in
lui
,
quel
minuscolo
dramma
di
silenzi
,
di
parole
,
di
bugie
pressoché
uguale
in
tutti
gli
amori
.
Egli
per
difendersi
affettava
un
cinismo
anche
più
volgare
verso
tutte
le
donne
,
e
si
era
lasciato
trascinare
a
più
di
una
cena
con
ballerine
di
ultima
fila
.
Intanto
il
tempo
passava
.
Una
sera
sui
primi
di
maggio
la
contessa
Ghigi
invitò
la
principessa
ad
una
gita
sulle
colline
di
Ozzano
ad
un
suo
podere
,
ove
era
solita
recarsi
tutti
gli
anni
,
almeno
una
volta
,
a
pranzo
dalla
propria
balia
.
Ella
v
'
andava
in
confidenza
entro
un
vecchio
calesse
,
senza
livree
,
col
cavallo
di
un
fattore
:
il
principe
Giulio
presente
all
'
invito
domandò
di
esservi
compreso
,
perché
sarebbe
stata
per
lui
una
eccellente
occasione
per
apprendere
se
in
quelle
colline
vi
fossero
delle
quaglie
.
Lelio
Fornari
sopravvenne
in
quel
punto
.
Ma
la
contessa
Ghigi
sembrava
poco
disposta
ad
accettare
il
marito
dell
'
amica
per
non
turbare
il
carattere
di
quella
visita
:
i
contadini
avrebbero
avuta
troppa
soggezione
,
e
la
piccola
festa
sarebbe
diventata
un
'
ordinaria
gozzoviglia
di
signore
in
campagna
.
-
Io
sono
cacciatore
,
trattatemi
a
pane
di
granturco
:
non
sarà
la
prima
volta
che
ne
mangio
-
insisteva
il
principe
.
-
Niente
,
poi
nella
calesse
non
ci
si
cape
in
più
di
due
signore
.
-
Ebbene
,
un
'
altra
idea
:
vi
raggiungeremo
lungo
la
strada
,
magari
solo
al
podere
,
io
e
il
signor
Fornari
.
Ella
accetta
,
non
è
vero
,
signor
Lelio
?
sul
mio
biroccino
da
caccia
.
Oh
!
vi
attacco
sempre
delle
rozze
,
io
vesto
male
anche
in
città
,
quei
contadini
non
mi
riconosceranno
.
-
Ma
il
signor
Fornari
-
intervenne
la
principessa
-
consentirà
a
non
essere
elegante
?
Io
-
aggiunse
ironicamente
-
mi
farò
prestare
un
abito
dalla
cameriera
.
-
Io
invece
verrò
in
maniche
di
camicia
-
ribatté
Fornari
sul
medesimo
tono
.
La
contessa
rise
,
la
partita
era
vinta
:
Lelio
e
la
principessa
si
guardarono
negli
occhi
,
quindi
si
separarono
senz
'
altro
.
L
'
indomani
sul
mezzogiorno
,
perché
le
signore
malgrado
tutte
le
vanterie
della
sera
innanzi
si
erano
alzate
tardi
,
la
contessa
Ghigi
e
la
principessa
Irma
arrivavano
al
podere
Cà
de
'
Varchi
al
disopra
della
vecchia
badia
,
precedute
dal
principe
Giulio
e
da
Lelio
Fornari
montati
sopra
un
rozzo
biroccino
e
vestiti
da
caccia
.
Lelio
conservava
un
certo
aspetto
signorile
,
il
principe
invece
pareva
davvero
uno
di
quei
fattori
da
buoi
,
arrossati
dal
sole
dei
mercati
e
dal
vino
delle
bettole
.
Secondo
il
solito
,
credendo
tutti
quattro
di
andare
incontro
ad
una
grande
gioia
,
rimasero
seccati
sino
dal
primo
momento
:
i
contadini
,
tranne
il
reggitore
e
i
due
vecchi
,
erano
scappati
per
la
soggezione
,
la
casa
era
sporca
,
l
'
aia
piccola
,
la
buca
pel
letame
si
apriva
presso
la
porta
della
cucina
,
unica
porta
di
tutta
la
casa
.
Due
gelsi
brulli
,
già
sfogliati
pei
bachi
,
dei
quali
si
vedevano
le
stuoie
dalle
piccole
finestre
del
piano
superiore
,
battevano
coi
rami
sui
tetti
.
Si
dovettero
porre
i
due
cavalli
nella
stalla
dei
buoi
,
chiamando
a
grandi
grida
uno
dei
ragazzi
fuggiaschi
pei
campi
,
perché
venisse
a
cavarne
prima
un
paio
di
vitelli
;
la
calesse
e
il
biroccino
rimasero
sull
'
aia
,
momentaneamente
all
'
ombra
di
due
grossi
fienili
.
Siccome
la
contessa
aveva
mandato
avanti
il
cuoco
con
molte
provviste
,
il
pranzo
era
quasi
pronto
in
una
camera
attigua
alla
cucina
,
e
dalla
quale
con
grave
incomodo
dei
contadini
si
erano
dovuti
sgombrare
un
letto
e
due
cassettoni
.
La
balia
,
vecchia
e
secca
,
affettava
molta
servilità
verso
la
contessa
,
che
credeva
ingenuamente
di
essere
adorata
da
lei
e
da
tutta
la
famiglia
,
mentre
invece
quella
gita
non
riusciva
loro
grata
se
non
pei
cinquanta
franchi
,
che
ella
lasciava
sempre
per
regalo
nelle
manine
sporche
del
ragazzo
più
piccolo
.
Né
la
contessa
né
i
suoi
invitati
,
quando
per
caso
ne
accompagnava
qualcuno
,
avevano
il
senso
o
il
gusto
della
campagna
:
volevano
mostrarsi
indulgenti
verso
le
maniere
o
la
povertà
dei
contadini
,
ed
invece
li
umiliavano
doppiamente
senza
trovare
mai
un
solo
accento
,
che
destasse
un
'
eco
della
loro
vita
.
Lelio
Fornari
invece
entrò
nella
cucina
e
coll
'
acuta
sensibilità
dell
'
artista
si
mise
subito
all
'
unissono
con
tutti
:
il
cuoco
già
brillo
vi
si
affaccendava
col
reggitore
ed
il
nonno
,
intanto
che
la
balia
vestita
cogli
abiti
della
domenica
doveva
accompagnare
la
contessa
,
che
le
aveva
passato
il
braccio
sotto
il
braccio
per
mostrarsi
buona
in
faccia
agli
altri
invitati
.
Poco
dopo
capitò
nella
cucina
una
ragazza
alta
,
scalza
,
bruna
,
cogli
occhi
ancora
tutti
pieni
di
sole
,
chiamata
improvvisamente
dal
campo
per
girare
l
'
arrosto
.
Le
due
signore
e
il
principe
seduti
nell
'
aia
all
'
ombra
dei
fienili
si
volgevano
spesso
verso
la
cucina
,
dalla
quale
venivano
sino
a
loro
risa
,
fumi
e
profumi
,
colla
voce
del
cuoco
e
quella
di
Lelio
,
che
scherzavano
colla
ragazza
.
Questa
,
passata
sull
'
aia
a
testa
bassa
per
la
presenza
dei
signori
,
si
era
tosto
rimessa
;
il
cuoco
diceva
qualche
barzelletta
in
bolognese
,
Lelio
le
acuminava
e
la
ragazza
imporporata
dalle
fiamme
del
focolare
,
sul
quale
girava
il
lungo
spiedo
carico
di
polli
e
di
piccioni
,
sembrava
anche
più
bella
.
Il
busto
rozzo
,
da
cui
la
rozza
camicia
bianca
emergeva
vivamente
,
le
dava
una
apparenza
fantastica
,
coi
capelli
così
scarduffati
,
più
neri
nell
'
ombra
densa
del
camino
,
e
le
braccia
nude
e
gagliarde
,
che
avrebbero
potuto
brandire
subitamente
quello
spiedo
come
un
'
arma
.
Lelio
non
aveva
ancora
pronunciata
una
sola
parola
d
'
italiano
in
quella
cucina
,
movendovisi
come
se
vi
fosse
sempre
stato
:
anzi
la
sua
disinvoltura
,
solleticata
dalla
loro
famigliarità
,
lo
aveva
fatto
trascendere
sino
a
sturare
una
bottiglia
dell
'
eccellente
vino
bianco
,
mandato
su
dalla
contessa
per
berla
tutta
insieme
nei
bicchieri
piccoli
.
-
Signor
Fornari
-
chiamò
con
voce
secca
la
principessa
dalla
finestra
,
sorprendendolo
,
mentre
pizzicava
scherzosamente
il
collo
alla
ragazza
.
Egli
invece
di
uscire
corse
all
'
inferriata
.
-
Che
cos
'
è
,
principessa
?
-
e
mise
le
mani
presso
le
sue
nel
medesimo
ferro
.
Egli
stesso
aveva
il
volto
rosso
,
caldo
;
il
principe
Giulio
e
la
contessa
Ghigi
volgevano
loro
in
quel
momento
le
spalle
.
La
principessa
sentì
la
voluttà
di
quel
bel
viso
giovane
.
-
Perché
non
esce
sull
'
aia
?
-
gli
domandò
con
sussiego
forzato
dandogli
del
lei
per
la
prima
volta
,
mentre
si
erano
trattati
sino
allora
col
voi
francese
.
-
Siete
voi
che
lo
desiderate
?
-
l
'
altro
replicò
appressandole
maggiormente
il
volto
al
volto
.
Nella
cucina
si
era
fatto
un
silenzio
improvviso
;
la
ragazza
si
volse
di
sbieco
.
-
Vedete
,
principessa
,
avete
fatto
loro
paura
:
venite
dentro
.
Ella
ebbe
una
smorfia
di
ripugnanza
,
Lelio
si
staccò
dalla
finestra
freddamente
.
-
Se
voi
amate
le
serve
,
a
me
non
piacciono
i
servitori
.
Un
lampo
di
collera
si
accese
negli
occhi
neri
di
Lelio
,
ma
seppe
frenarsi
,
e
senza
nemmeno
rispondere
tornò
al
focolare
presso
la
ragazza
.
Il
pranzo
parve
anche
più
squisito
in
quella
cameruccia
dalle
pareti
scalcinate
,
a
travi
sudice
,
su
quella
tavola
un
po
'
zoppa
,
che
la
balia
aveva
coperta
colla
propria
migliore
biancheria
;
ma
le
posate
erano
rugginose
,
perché
il
cuoco
aveva
dimenticata
a
casa
la
sporta
delle
argenterie
.
Il
principe
avvezzo
ai
contrattempi
della
caccia
ne
rise
,
ma
le
due
signore
dovettero
fare
qualche
sforzo
per
vincersi
,
mentre
la
vecchia
balia
a
fianco
della
contessa
ne
restava
umiliata
,
e
suo
figlio
,
il
reggitore
,
bel
pezzo
di
contadino
già
sui
cinquanta
,
che
serviva
a
tavola
,
cercava
di
scusarsi
offrendo
di
forbirle
subito
un
'
altra
volta
colla
sabbia
.
Poi
l
'
allegria
ricominciò
.
Lelio
sentendosi
in
vena
seppe
divertire
le
signore
con
una
girandola
di
motti
fini
ed
originali
,
che
finirono
di
guadagnargli
il
cuore
dei
contadini
:
nella
cucina
si
udiva
ridere
,
giacché
tutti
i
ragazzi
vi
erano
tornati
dai
campi
.
Solo
la
principessa
ridiventava
tratto
tratto
accigliata
.
Lelio
la
punse
scherzosamente
più
volte
,
e
allora
ella
si
atteggiò
nella
sua
bella
posa
di
sognatrice
;
mangiava
poco
,
abbandonandosi
sulla
sedia
rustica
,
mentre
la
contessa
sempre
così
serena
le
diceva
dolcemente
:
-
Ecco
che
ti
annoi
!
te
lo
avevo
predetto
.
-
No
,
mia
cara
,
sono
anzi
contentissima
,
è
una
giornata
deliziosa
.
In
quel
momento
Lelio
le
premé
sotto
la
tavola
un
piede
,
ella
si
volse
,
ma
non
lo
ritirò
.
Allora
il
dialogo
si
fece
più
scintillante
;
il
principe
,
gran
mangiatore
,
ratteneva
sempre
il
reggitore
in
quella
sua
intensa
preoccupazione
di
mutare
i
piatti
per
parlargli
di
quaglie
;
i
prati
sui
colli
vicini
dovevano
esserne
pieni
,
perché
le
quaglie
vi
nidificano
in
gran
numero
,
e
l
'
inverno
era
quasi
stato
senza
neve
.
Lelio
corteggiava
amabilmente
la
vecchia
balia
tenendo
sempre
fra
i
propri
piedi
un
piedino
della
principessa
,
della
quale
il
volto
si
velava
sempre
più
di
una
fantasticheria
poetica
.
Fuori
il
sole
incendiava
tutta
l
'
aia
di
una
gloria
di
luce
,
mentre
da
lontano
gli
alberi
verdi
sussurravano
mollemente
.
Ogni
tanto
,
all
'
aprirsi
dell
'
uscio
,
si
vedeva
la
cucina
piena
di
gente
,
che
mangiava
in
piedi
,
seduta
,
in
tutte
le
pose
;
la
bella
ragazza
scalza
era
sempre
nell
'
angolo
del
focolare
con
un
piatto
sulle
ginocchia
.
-
Lasciate
aperto
-
disse
Lelio
;
-
è
più
bello
così
!
Ci
vediamo
tutti
.
-
Sì
-
ripeté
il
principe
;
-
democrazia
almeno
in
campagna
.
Ma
la
principessa
sorprendendo
una
occhiata
di
Lelio
alla
ragazza
ritirò
bruscamente
il
piedino
.
Lelio
si
sentì
nel
cuore
un
grido
di
trionfo
;
temerariamente
allungò
daccapo
un
piede
sotto
le
sue
sottane
,
e
lasciandosi
cadere
il
tovagliolo
,
le
sfiorò
un
'
anca
.
-
Vi
piacciono
le
contadine
,
signor
Fornari
?
-
domandò
la
principessa
.
-
Non
osereste
la
stessa
domanda
col
principe
.
-
Lo
so
,
lo
so
,
a
lui
piacciono
,
e
a
voi
?
-
Perché
negarlo
?
Sì
.
-
Così
sudicie
-
ella
soggiunse
a
bassa
voce
con
una
moina
di
ripugnanza
.
-
Come
la
frutta
:
chi
lava
le
ciliegie
in
campagna
?
-
Ben
detto
!
-
esclamò
il
principe
.
-
Ah
!
voi
dovreste
tacere
-
gli
si
rivolse
minacciandolo
col
dito
la
contessa
:
-
vi
si
conosce
anche
troppo
.
Siete
tutti
così
voialtri
!
-
Che
cosa
trovate
dunque
voialtri
uomini
di
meglio
nelle
contadine
?
-
insisté
la
principessa
.
-
Chi
ha
detto
meglio
?
-
ribatté
il
principe
.
Ma
la
domanda
era
rivolta
a
Lelio
.
-
La
sincerità
.
-
O
la
facilità
?
-
Spesso
sono
la
medesima
cosa
-
,
e
il
suo
sguardo
la
dominò
dall
'
alto
.
Erano
alle
frutta
.
Lelio
andò
in
cucina
con
una
bottiglia
sturata
e
un
gran
piatto
di
dolci
per
far
bere
i
ragazzi
,
il
principe
lo
seguì
mettendo
mano
al
portasigari
;
la
confidenza
tornava
in
tutti
,
ridevano
fra
un
tintinnire
di
bicchieri
e
di
piatti
,
perfino
il
vecchio
cane
pastore
bianco
era
riuscito
ad
introdursi
.
Volevano
scacciarlo
,
ma
Lelio
protestò
gettandogli
un
gran
pezzo
di
pagnotta
,
che
l
'
altro
scappò
subito
a
mangiare
dietro
i
fienili
.
Le
due
signore
rimaste
sole
attendevano
il
caffè
.
Il
cuoco
brillo
lo
preparava
in
un
pentolino
sul
focolare
,
ma
avrebbero
dovuto
berlo
nei
bicchierini
,
perché
si
era
scordato
egualmente
delle
chicchere
e
del
caffè
,
e
la
balia
aveva
dovuto
andarne
a
cercare
un
cartoccino
nella
propria
cassa
.
Ella
sola
ne
prendeva
qualche
volta
in
famiglia
.
-
Signor
Fornari
-
chiamò
la
contessa
-
ci
lasciate
sole
,
tutti
.
-
Usciamo
piuttosto
,
qui
si
soffoca
:
prenderemo
il
caffè
all
'
ombra
del
gran
susino
dietro
la
casa
.
Infatti
uscirono
tutti
,
anche
la
balia
:
furono
portate
delle
sedie
,
si
formò
il
crocchio
.
Giù
da
quella
eminenza
la
valle
si
stendeva
incantevole
sino
a
Bologna
restringendosi
dietro
verso
i
colli
,
che
la
chiudevano
come
un
immenso
muraglione
giallastro
.
Potevano
essere
le
due
:
si
parlò
ancora
,
si
rise
,
poi
la
conversazione
venne
languendo
in
quella
fatica
della
prima
digestione
.
A
poco
a
poco
anche
la
cucina
si
era
vuotata
,
il
reggitore
dopo
aver
condotto
i
cavalli
a
bere
in
una
pozza
non
era
più
uscito
dalla
stalla
,
si
udivano
da
lungi
cantarellare
voci
fresche
sui
gelsi
che
i
ragazzi
sfogliavano
per
i
bachi
,
e
una
pace
dolce
,
voluttuosa
,
veniva
da
tutta
quella
campagna
in
fiore
,
colle
grandi
erbe
ondeggianti
e
i
grani
,
che
si
doravano
lentamente
alle
prime
intensità
del
sole
.
Lelio
era
caduto
in
una
contemplazione
di
artista
accanto
alla
principessa
,
coll
'
occhio
vagante
sulla
vallata
;
improvvisamente
si
sentì
addosso
il
suo
sguardo
.
Si
levò
,
anch
'
ella
fece
altrettanto
;
il
principe
discorreva
tranquillamente
di
agricoltura
colla
balia
e
colla
contessa
,
ma
vedendoli
alzarsi
,
tutti
domandarono
ad
una
voce
:
-
Dove
si
va
?
-
Bisogna
pur
muoversi
.
-
Con
questo
sole
!
-
esclamò
la
contessa
,
cui
l
'
aria
aperta
metteva
una
bianchezza
più
fulgida
sulle
carni
.
-
Appunto
nel
sole
.
Ah
!
contessa
,
non
vi
diventereste
più
bella
perché
è
impossibile
,
ma
vi
mutereste
per
qualche
giorno
di
bellezza
.
-
Sì
,
davvero
!
A
Rimini
nel
tempo
dei
bagni
divento
di
un
bruno
orribile
.
-
Confessate
però
che
nessun
uomo
ve
lo
ha
ancora
detto
.
Anche
la
contessa
,
il
principe
e
la
balia
si
erano
levati
;
entrarono
tutti
nell
'
aia
cacciandosi
nella
poca
ombra
fra
il
calesse
e
i
fienili
.
Il
sole
era
ardente
,
la
balia
propose
di
salire
nelle
stanze
superiori
a
vedere
i
bachi
,
e
infatti
ogni
tanto
si
scorgeva
dalla
finestra
il
busto
rosso
della
ragazza
che
li
mutava
di
stuoia
.
-
Ah
!
sei
tu
...
-
esclamò
Lelio
,
che
aveva
girato
il
pagliaio
,
scorgendo
il
cane
accosciato
con
un
osso
fra
le
zampe
.
Il
cane
agitò
la
coda
come
ad
un
saluto
,
ma
si
scostò
appena
di
qualche
passo
per
riaccovacciarsi
subito
.
-
La
brutta
bestiaccia
!
-
disse
la
principessa
arrivando
dall
'
altra
parte
.
-
È
un
povero
....
Ella
era
ancora
così
melanconica
,
ma
negli
occhi
verdi
le
tremava
una
luce
insolita
;
il
sole
dardeggiando
sul
fieno
l
'
aveva
arroventato
e
faceva
intorno
ad
essi
come
un
'
aureola
d
'
incendio
.
Ella
alzò
una
mano
per
ripararsi
la
fronte
.
-
Irma
!
-
egli
proruppe
piegandosele
sul
volto
col
viso
pallido
e
gli
occhi
ardenti
.
Erano
soli
;
dietro
il
fienile
un
altro
terrapieno
si
curvava
quasi
in
una
svolta
,
nessuno
poteva
vederli
,
ma
udivano
sempre
dall
'
altro
lato
la
vecchia
balia
vantare
i
bachi
,
che
dormivano
della
seconda
.
-
Se
vogliamo
andare
a
vederli
...
-
Aspettiamo
che
abbiano
finito
di
dar
loro
la
foglia
,
si
veggono
meglio
-
rispose
la
contessa
.
-
Irma
!
-
ripeté
Lelio
,
ma
questa
volta
con
voce
così
strozzata
che
l
'
altra
ribatté
come
sfidandolo
improvvisamente
:
-
Che
cosa
vi
prende
?
-
Egli
si
guardò
attorno
,
l
'
altra
ebbe
un
moto
di
spavento
,
ma
era
tardi
:
l
'
aveva
già
afferrata
alla
cintura
,
premendola
nella
parete
del
fienile
.
Ella
si
sentì
raschiare
il
collo
,
ardere
la
schiena
,
mentre
il
sole
le
batteva
sugli
occhi
accecante
,
trionfale
.
-
No
,
no
...
-
Gridate
dunque
!
-
Ella
fece
ancora
uno
sforzo
,
ma
l
'
altro
la
soverchiò
con
una
demenza
sùbita
ed
irresistibile
.
Fu
un
attimo
.
Ella
dovette
abbassargli
il
capo
sulla
spalla
sotto
la
furia
dei
baci
che
le
mangiavano
il
collo
,
presa
dentro
una
stretta
delirante
,
nella
quale
tutte
le
sue
resistenze
di
donna
svanivano
,
mentre
una
paura
orribile
,
inutile
le
cresceva
dalle
voci
parlottanti
sempre
all
'
altro
lato
.
-
No
!
-
rantolò
ancora
sentendosi
ardere
improvvisamente
i
ginocchi
da
un
raggio
di
sole
,
poi
credette
di
svenire
nella
sensazione
delle
punte
,
che
le
foravano
gli
abiti
sottili
e
le
mani
.
Non
era
forse
stato
più
di
un
minuto
.
Ella
si
ricompose
per
la
prima
,
vinta
,
offesa
,
guardando
istintivamente
il
cane
,
che
non
si
era
mosso
;
Lelio
più
sbalordito
non
riusciva
a
parlare
,
poi
delicatamente
,
con
due
dita
,
le
trasse
una
festuca
dai
capelli
.
-
Questa
la
conserverò
-
disse
finalmente
.
-
Oh
!
-
ella
esclamò
con
accento
tremulo
e
guardandosi
intorno
-
se
...
-
Io
arrischiavo
la
vita
,
voi
no
-
rispose
l
'
altro
superbamente
.
-
Bestiaccia
!
-
Perché
dunque
vi
pare
così
brutto
questo
povero
cane
?
-
ribatté
Lelio
ad
alta
voce
per
farsi
udire
dall
'
altra
parte
.
-
Non
gli
guastate
l
'
unica
festa
dell
'
anno
:
vedete
bene
che
anche
in
questa
gli
toccano
solamente
le
ossa
.
Questa
disinvoltura
finì
di
vincerla
:
Lelio
calmo
non
si
affrettava
a
ritornare
dall
'
altro
lato
.
-
Andate
,
andate
-
ella
diceva
affannosa
.
-
Perché
?
-
rispose
gettando
un
sorriso
trionfante
d
'
ironia
attraverso
il
fienile
.
-
Oh
!
Lelio
!
vai
.
III
A
questo
modo
Lelio
Fornari
era
diventato
l
'
amante
della
principessa
Irma
Montalto
,
però
la
loro
relazione
rimase
per
abbastanza
tempo
secreta
malgrado
le
molte
dicerie
dei
primi
incontri
.
Quella
violenza
istantanea
aveva
sconfitto
tutte
le
civetterie
della
donna
e
della
dama
,
come
accade
quasi
sempre
quando
il
maschio
rompendo
il
fragile
inviluppo
della
educazione
sociale
riappare
nella
irresistibile
sincerità
della
natura
.
Ma
allora
le
parti
s
'
invertirono
,
Lelio
diventò
freddo
,
ella
si
fece
più
amorosa
;
pareva
che
finalmente
avesse
trovato
l
'
uomo
della
propria
vita
,
questo
ideale
secreto
di
tutte
le
donne
,
che
spiega
forse
la
maggior
parte
dei
loro
inintelligibili
capricci
.
Egli
invece
le
serbava
rancore
dell
'
aver
voluto
tenerlo
a
bada
sino
quasi
a
renderlo
ridicolo
nella
folla
degli
altri
adoratori
.
In
fondo
quella
di
Lelio
non
era
stata
che
una
passione
di
vanità
vivificata
dal
succo
della
giovinezza
.
Egli
era
ritornato
col
principe
dinanzi
al
loro
calesse
.
Al
momento
di
scambiare
i
saluti
ella
poté
sussurrargli
:
-
Venite
stasera
.
Lelio
la
guardò
fisso
.
-
Vieni
...
Contessa
,
stasera
verrete
tutti
da
me
:
finiremo
così
la
giornata
insieme
.
Nel
vano
di
una
finestra
sotto
una
tenda
bianca
raddoppiata
da
un
cortinaggio
di
seta
,
ella
fingendo
di
affacciarsi
alla
strada
osò
di
buttargli
le
braccia
al
collo
.
-
Mi
ami
?
-
E
tu
?
-
Cattivo
!
-
mormorò
con
voce
spenta
;
poi
con
una
dolcezza
inesprimibile
:
-
Mi
ami
?
-
ripeté
stringendosi
sotto
al
suo
sguardo
come
una
colomba
.
Una
grande
rosa
purpurea
le
profumava
i
capelli
;
Lelio
sentì
di
non
poter
resistere
alla
seduzione
,
e
colla
sua
precoce
esperienza
cinica
di
romanziere
,
invece
di
renderle
il
bacio
,
le
strinse
con
una
mano
quanto
più
poté
di
carne
sotto
il
busto
.
Ella
si
allontanò
tutta
ilare
per
andarsi
a
poggiare
dietro
la
sedia
del
marito
,
che
giocava
a
scopa
colla
contessa
.
-
Ha
il
sette
bello
,
sai
.
-
Vuoi
dunque
rovinarmi
in
tutto
?
-
Ella
cercò
maliziosamente
gli
occhi
di
Lelio
,
che
rimase
impassibile
.
Ma
quando
egli
uscì
dal
palazzo
circa
sulla
mezzanotte
per
tornare
a
casa
,
avendo
già
con
lei
un
appuntamento
per
l
'
indomani
,
un
'
amara
rampogna
gli
strinse
il
cuore
,
di
aver
sperato
per
un
istante
qualche
cosa
di
più
nobile
in
un
amore
di
principessa
.
Lelio
non
era
geloso
:
fosse
albagia
di
carattere
o
freddezza
di
cuore
,
non
aveva
ancora
amato
davvero
attraverso
le
sue
molte
avventure
femminili
.
Eppure
dal
fondo
della
sua
anima
si
levavano
spesso
impeti
tempestosi
di
passione
che
lo
facevano
urlare
come
un
perduto
nel
primo
sbigottimento
della
solitudine
,
quando
la
paura
non
ha
ancora
uccisa
la
speranza
.
Ed
erano
invocazioni
deliranti
di
dolore
,
appelli
forsennati
di
una
voluttà
,
cui
nulla
aveva
mai
potuto
appagare
,
e
che
riprendevano
talvolta
le
vie
del
cielo
come
un
ritorno
mistico
a
Dio
,
il
tormentatore
che
consola
anche
quando
vuole
distruggere
la
propria
creatura
.
Ma
appena
di
fronte
alla
donna
lo
riprendeva
un
'
ira
fredda
di
analisi
,
cercava
minutamente
,
quasi
maliziosamente
,
tutti
i
suoi
difetti
,
decomponeva
le
sue
sensazioni
,
disseccava
tutti
i
suoi
sentimenti
.
L
'
amore
non
era
lì
,
in
quella
fragilità
di
corpo
e
di
spirito
,
che
l
'
uomo
era
sempre
sicuro
di
spezzare
al
primo
contatto
;
ma
non
era
nemmeno
altrove
,
o
non
sapeva
trovarlo
.
Come
per
molti
scrittori
della
nuova
scuola
naturalista
,
la
crudità
del
suo
pessimismo
era
un
'
angosciosa
reazione
contro
l
'
inafferrabile
divinità
della
vita
,
che
le
cose
e
le
anime
sembravano
piuttosto
nascondere
che
rivelare
.
Quindi
tutta
la
malìa
seduttrice
della
principessa
non
poteva
trionfare
della
sua
diffidenza
.
Lelio
sapeva
o
credeva
di
sapere
il
nome
di
molti
altri
suoi
amanti
,
ai
quali
naturalmente
ella
doveva
aver
prodigate
le
medesime
scene
.
Se
talora
vinto
dalle
sue
carezze
si
diceva
che
nessuno
aveva
forse
saputo
accendere
in
lei
tanto
ardore
,
poco
dopo
la
coscienza
di
quella
troppo
facile
promiscuità
col
marito
e
cogli
altri
lo
riagghiacciava
.
Ella
ne
restava
impermalita
.
Una
volta
,
ed
era
il
terzo
appuntamento
sempre
nel
suo
magnifico
salottino
lilla
,
ella
glielo
chiese
:
-
Tu
non
mi
credi
.
-
Di
che
fede
vuoi
tu
parlare
?
-
e
il
suo
accento
era
duro
.
-
Eppure
devi
sentirlo
che
ti
amo
-
ripeté
strisciandogli
con
una
palma
così
lievemente
sulla
faccia
che
al
buio
egli
avrebbe
potuto
prenderla
per
una
piuma
di
ventaglio
.
-
Tu
sei
geloso
.
-
Di
tuo
marito
?
L
'
altra
s
'
imbarazzò
,
non
voleva
accusarsi
da
sé
stessa
.
Ma
Lelio
sdraiato
indolentemente
sopra
una
bassa
poltrona
trapunta
la
lasciava
fare
;
tutto
il
suo
spirito
era
teso
nell
'
analizzarla
;
ella
ne
provava
una
pena
strana
,
che
non
avrebbe
saputo
nemmeno
accennare
colle
parole
,
qualche
cosa
di
aspro
e
di
freddo
come
gli
accusati
debbono
risentirne
nel
primo
interrogatorio
.
Andò
a
rannicchiarsi
nell
'
angolo
del
divano
,
ma
quantunque
paresse
mesta
il
suo
atteggiamento
era
di
una
lubricità
pruriginosa
.
Allora
Lelio
venne
a
sedersi
sulla
spalliera
alla
quale
essa
poggiava
la
testa
.
-
Dunque
mi
ami
...
-
No
,
poiché
questo
ti
fa
anche
più
piacere
,
tristo
violatore
di
donne
,
che
non
sai
nemmeno
fartelo
perdonare
colla
sincerità
della
violenza
.
Perché
mi
hai
tu
presa
?
-
Perché
mi
tentavi
tu
?
-
Ti
amavo
.
-
Avresti
amato
di
vedermi
soffrire
indarno
?
-
Non
soffro
io
adesso
indarno
?
Tu
non
mi
ami
,
lo
so
,
quindi
sono
io
che
mi
degrado
cedendoti
,
ma
tu
rimani
più
basso
di
me
.
Che
cosa
ti
avevo
io
fatto
,
cattivo
soggetto
?
Eri
bello
,
venni
da
te
al
veglione
;
e
poi
mi
avevano
tanto
detto
che
eri
un
grande
ingegno
,
uno
spirito
satanico
...
Noi
non
conosciamo
generalmente
che
degli
sciocchi
,
quelli
che
riempiono
i
nostri
saloni
.
Tu
mi
dicesti
quanto
nessuno
aveva
mai
osato
,
io
quella
notte
non
dormii
.
Avevo
paura
di
darti
ragione
:
era
proprio
così
?
Come
lo
sapevi
tu
?
Era
un
mistero
;
allora
volli
fuggire
.
Sei
tu
-
continuò
violentemente
-
che
hai
voluto
tutto
,
e
mi
tratti
così
.
Pronunciando
queste
ultime
parole
era
diventata
pallida
,
cogli
occhi
verdi
socchiusi
.
Una
seduzione
morbosa
esalava
da
tutto
il
suo
corpo
impregnato
di
un
triste
odore
di
sandalo
,
mentre
la
sua
lunga
veste
da
camera
di
un
giallo
spento
sembrava
quasi
bagnata
,
tanto
le
si
modellava
sul
corpo
.
-
Non
ti
basta
una
donna
come
me
?
-
le
sfuggì
in
un
impeto
d
'
orgoglio
.
-
Forse
perché
sei
principessa
?
-
Fors
'
anche
.
Lelio
s
'
alzò
per
andarsene
,
ma
ella
non
lo
credette
.
Infatti
tardava
a
trovare
il
cappello
ed
i
guanti
:
ella
lo
seguiva
cogli
occhi
dilatati
,
si
era
rapidamente
con
una
mano
ravviati
i
capelli
,
mentre
un
piedino
le
spenzolava
entro
la
calza
rosea
dal
divano
,
lasciando
vedere
sino
a
mezzo
la
gamba
.
Lelio
salutò
sull
'
uscio
.
Ella
attese
ancora
qualche
secondo
,
poi
gli
corse
dietro
,
lo
raggiunse
al
secondo
salone
;
egli
si
voltò
al
fruscio
delle
sottane
e
si
sentì
già
avvinghiato
per
le
spalle
.
-
Torna
subito
indietro
.
Quando
si
furono
daccapo
seduti
sul
divano
,
ella
tacque
:
voleva
che
parlasse
lui
per
il
primo
.
-
Che
cosa
vuoi
?
-
le
disse
finalmente
.
-
Mi
ami
?
-
Io
sì
-
rispose
colla
solita
menzogna
degli
uomini
.
-
La
vuoi
sapere
la
verità
?
Se
qualcuno
ama
fra
noi
due
,
sono
io
.
-
Chi
amate
dunque
,
principessa
?
-
Uno
scemo
che
me
lo
domanda
.
E
saltandogli
sulle
ginocchia
lo
morse
ad
una
guancia
.
-
Lo
voglio
,
sai
,
lo
voglio
:
sono
io
che
ti
violento
.
Credi
che
sia
un
privilegio
degli
uomini
?
-
E
lo
aveva
rovesciato
sotto
un
'
onda
di
risa
cristalline
sul
divano
,
facendogli
il
solletico
un
po
'
dappertutto
,
così
che
rimaneva
quasi
coperto
interamente
dalla
sua
veste
gialla
;
quindi
prendendolo
al
collo
con
ambo
le
mani
in
una
rabbia
ipocritamente
graziosa
di
pantera
:
-
Ecco
il
violento
!
-
esclamò
.
Ma
dieci
minuti
dopo
,
quando
Lelio
fatto
più
molle
,
col
volto
ancora
un
po
'
madido
,
la
lasciava
baciandola
sui
capelli
come
una
bambina
,
ella
tornò
a
chiedere
:
-
Mi
ami
?
-
Tu
no
.
-
Niente
,
niente
?
-
ella
ripeté
biascicando
le
parole
.
-
Nemmeno
come
un
vestito
.
-
Scommettiamo
.
Lelio
era
triste
.
-
Hai
paura
di
perdere
?
-
insisté
provocantemente
:
-
scommettiamo
.
-
Sia
pure
,
ti
proverò
,
che
io
per
te
non
valgo
neppure
un
vestito
.
Ella
cessò
di
sorridere
.
-
Ma
fai
davvero
?
-
Poiché
lo
esigi
.
Involontariamente
si
erano
staccati
riprendendo
ognuno
la
propria
posa
;
egli
pareva
in
visita
dinanzi
ad
una
signora
,
che
si
fosse
alzata
cortesemente
per
gli
ultimi
saluti
,
ma
un
freddo
improvviso
li
aveva
egualmente
sorpresi
.
La
donna
fu
più
impaziente
.
-
È
un
modo
di
darmi
della
borghese
.
Ma
sono
curiosa
:
me
lo
proverai
presto
?
-
Lo
temo
.
-
Grazie
.
Che
cosa
scommetti
?
-
soggiunse
tosto
in
tono
canzonatorio
tendendogli
daccapo
la
mano
.
-
Più
di
quello
che
io
abbia
,
poiché
ti
perderò
.
-
Sai
,
in
questo
momento
tu
non
provi
che
una
scena
da
romanzo
:
ecco
perché
io
odio
i
romanzi
scritti
:
sono
sempre
così
falsi
!
-
Fra
un
autore
e
una
principessa
chi
dirà
la
verità
?
-
Va
via
,
non
ti
voglio
più
vedere
sino
a
questa
sera
in
teatro
:
oh
!
se
non
vieni
a
farmi
visita
...
Quella
sfida
troppo
seria
malgrado
l
'
aria
di
scherzo
colla
quale
era
stata
gittata
e
raccolta
rinfocolò
naturalmente
la
loro
passione
.
In
fondo
avrebbero
voluto
entrambi
aver
torto
,
mentre
un
secreto
presentimento
li
avvertiva
di
una
non
lontana
rottura
.
Perché
?
Non
erano
abbastanza
belli
,
giovani
e
caldi
per
potersi
amare
?
Tuttavia
trepidavano
di
essersi
già
troppo
conosciuti
.
In
una
fra
le
più
deliziose
leggende
di
Heine
un
ondino
e
un
'
ondina
s
'
incontrano
ad
un
ballo
campestre
:
tutti
ammirano
la
loro
danza
dalle
ondulazioni
di
una
strana
grazia
,
poi
la
dama
dice
all
'
orecchio
del
cavaliere
:
«
Sul
vostro
cappello
tremola
un
giglio
che
cresce
solo
in
fondo
all
'
oceano
»
.
«
Bella
dama
»
,
rispose
l
'
altro
,
«
perché
dunque
la
vostra
mano
è
così
gelida
e
l
'
orlo
della
vostra
veste
tanto
inzuppato
d
'
acqua
?
»
.
La
musica
tace
e
la
bella
coppia
si
separa
assai
civilmente
:
per
sciagura
si
conoscono
già
troppo
.
Ma
Lelio
raffreddandosi
si
abituava
con
una
specie
di
crescendo
al
bisogno
di
quella
donna
di
una
lubricità
così
originale
.
Ella
invece
voleva
domarlo
,
come
fanno
le
donne
cogli
uomini
,
indebolendolo
:
senonché
in
tale
crudele
rivincita
femminile
spesso
s
'
inteneriva
sino
alle
lagrime
,
e
allora
erano
deliziose
melanconie
,
effusioni
poetiche
,
nelle
quali
il
fine
gusto
di
entrambi
si
accordava
come
in
una
suonata
a
quattro
mani
.
Ella
una
mattina
andò
a
trovarlo
:
Lelio
,
umiliato
da
tale
visita
in
quelle
due
camerette
ammobigliate
,
dovette
cedere
subito
alla
gaiezza
,
colla
quale
ella
saltellava
volendo
tutto
vedere
e
frugando
invece
abilmente
fra
i
suoi
manoscritti
per
cercarvi
le
tracce
di
qualche
avventura
,
forse
non
del
tutto
passata
.
Non
trovò
quasi
nulla
,
poche
fotografie
di
belle
donne
,
che
Lelio
le
dichiarava
ad
ogni
sua
dimanda
cortigiane
o
modelle
.
-
Qualcuno
non
ti
ha
veduto
entrare
?
-
le
chiese
diventando
prudente
per
una
improvvisa
tenerezza
di
tenerla
così
in
quella
cameretta
nella
quale
aveva
tante
volte
sognato
di
lei
.
Ella
vi
rimase
più
d
'
un
'
ora
.
-
Verresti
qui
una
notte
con
me
?
-
Nel
tuo
letto
!
-
ella
esclamò
rispondendo
al
suo
guardo
con
una
smorfia
di
ripugnanza
.
-
Perché
?
-
Ma
è
una
via
pubblica
,
lo
so
.
L
'
altro
invece
credette
ad
una
schizzinosa
aristocrazia
di
gran
dama
,
e
se
ne
offese
.
Rimasero
entrambi
impacciati
,
poi
ella
se
ne
andò
nullameno
sorridendo
.
Ma
sulle
dieci
della
sera
stessa
la
vide
sola
col
principino
fuori
di
strada
.
Camminavano
stretti
l
'
uno
contro
l
'
altro
,
parlando
a
bassa
voce
,
concitati
:
egli
allungò
il
passo
e
traversò
la
strada
cacciandosi
sotto
l
'
altro
portico
per
seguirli
non
visto
.
Non
era
gelosia
,
ma
un
'
amarezza
della
vanità
e
del
non
aver
mai
potuto
sino
allora
credere
ad
alcuna
donna
.
Sapeva
che
il
principe
stava
per
sposare
una
baronessa
tedesca
ricca
a
milioni
,
quindi
i
due
dovevano
certamente
parlarne
;
fors
'
anche
era
la
loro
ultima
scappata
in
una
deliziosa
soffocante
ripresa
di
tutte
le
follie
,
studiando
già
il
modo
d
'
intendersi
dopo
quel
matrimonio
.
Lelio
sentiva
che
fra
la
principessa
e
il
principino
una
vera
rottura
poteva
anche
non
accadere
mai
in
quella
costante
famigliarità
creata
loro
dai
rapporti
mondani
:
egli
invece
doveva
già
affrettare
il
proprio
ritorno
in
campagna
per
non
ingrossare
troppo
i
primi
debiti
contratti
nella
necessità
di
frequentare
quegli
ultimi
mesi
più
assiduamente
i
massimi
saloni
bolognesi
.
La
principessa
,
vana
e
dissoluta
come
quasi
tutte
le
sue
pari
,
aveva
invece
voluto
prenderlo
al
modo
che
si
spicca
un
frutto
da
un
albero
:
per
curiosità
gelosa
,
convinta
di
fargli
lo
stesso
onore
della
contessa
Ghigi
alla
propria
balia
in
quella
visita
di
tutti
gli
anni
.
I
due
strisciavano
lungo
i
muri
nell
'
ombra
senza
voltarsi
.
Per
un
momento
pensò
di
fare
uno
scandalo
coll
'
oltrepassarli
,
fermandoli
magari
con
qualche
ironica
trovata
,
ma
se
ne
vergognò
quasi
subito
:
sarebbe
stato
un
confessarsi
ridicolamente
geloso
,
poi
tutta
Bologna
sapeva
che
il
principino
in
altra
occasione
aveva
dichiarato
di
non
battersi
per
motivi
di
religione
.
E
soprattutto
a
che
pro
,
dal
momento
che
non
amava
?
Tuttavia
si
era
loro
appressato
.
Adesso
non
perdeva
una
mossa
di
lei
,
avrebbe
quasi
scommesso
d
'
indovinare
anche
le
sue
risposte
;
passava
poca
gente
,
nullameno
qualcuno
si
rivoltò
ad
osservarli
avendoli
forse
riconosciuti
.
Dopo
parecchi
giri
e
rigiri
arrivarono
alla
Seliciata
di
Strada
Maggiore
,
nella
quale
stazionavano
parecchi
fiaccheri
,
e
semplicemente
,
temerariamente
salirono
sul
primo
,
un
brougham
.
-
Con
me
non
lo
farebbe
.
Ah
!
glielo
domanderò
.
Invece
l
'
indomani
appena
entrato
nel
suo
gabinetto
ella
gli
disse
che
andava
a
Parigi
col
principe
Giulio
.
-
Vieni
anche
tu
?
-
L
'
altro
si
sentì
come
una
stoccata
nel
petto
.
-
Perché
?
Giulio
è
invitato
a
due
lunghe
partite
di
caccia
,
io
resterò
sola
,
vieni
.
Sei
stato
a
Parigi
?
La
vedrai
,
è
la
sola
città
dove
si
viva
.
Ma
egli
si
era
fatto
anche
più
triste
di
quanto
avrebbe
voluto
mostrarlo
.
-
Debbo
andare
in
campagna
a
scrivere
un
libro
.
-
Lo
scriverai
dopo
.
-
Non
posso
.
-
Lo
hai
già
impegnato
col
tuo
editore
?
-
La
semplicità
di
questa
domanda
parve
all
'
altro
un
insulto
.
-
Sai
bene
che
non
scrivo
per
commissioni
-
ribatté
seccamente
.
Non
si
era
ancora
seduto
.
-
Ah
!
Noi
partiamo
giovedì
immancabilmente
.
-
Addio
-
egli
disse
tendendole
la
mano
.
-
Ma
perché
mi
lasci
così
?
Quando
ci
rivedremo
?
-
Al
mio
ritorno
a
Bologna
quest
'
inverno
.
-
Non
prima
?
-
Forse
che
tu
lo
vorrai
?
-
Oh
!
-
esclamò
finalmente
-
ma
sei
uggioso
col
tuo
tono
!
Gli
voltò
le
spalle
con
atto
nervoso
,
ma
l
'
altro
non
sapeva
più
andarsene
.
Una
mollezza
lo
aveva
preso
in
quel
gabinetto
tutto
pieno
di
fiori
e
dell
'
odore
di
quella
donna
così
adorabilmente
fatua
e
voluttuosa
;
si
sentiva
vinto
,
finito
.
Una
malinconia
di
abbandono
come
un
anticipo
della
tristezza
che
lo
aspettava
alla
villa
in
compagnia
del
vecchio
padre
,
prostrava
in
quel
momento
tutto
il
suo
orgoglio
giovanile
.
-
Hai
freddo
stamane
:
che
ti
faccia
accendere
il
fuoco
?
-
ella
si
volse
gaiamente
.
-
Allora
io
parto
oggi
stesso
-
egli
disse
.
-
Subito
!
Lelio
le
si
avvicinò
,
la
prese
delicatamente
fra
le
braccia
come
per
piantarsela
dentro
alle
carni
,
e
si
mosse
per
fuggire
.
-
Lelio
!
-
ella
lo
richiamò
dal
divano
sul
quale
era
caduta
:
-
qui
,
in
ginocchio
.
Promettetemi
,
bel
signorino
,
che
in
tutti
questi
mesi
non
mi
tradirete
con
nessuna
contadina
.
-
E
tu
con
nessun
principe
.
-
Insolente
!
-
ribatté
con
un
lieve
rossore
alla
fronte
.
-
Addio
,
amore
.
-
Addio
,
principessa
.
IV
Lelio
scrisse
parecchie
volte
alla
principessa
dalla
campagna
,
seguendola
un
po
'
dappertutto
nelle
sue
peregrinazioni
da
Parigi
alle
stazioni
balneari
,
poi
alle
due
ville
grandiose
di
Vignola
e
di
Bazzano
.
Ella
rispondeva
a
bigliettini
muschiati
saltellando
sui
propri
ricordi
con
quella
disinvoltura
civettuola
così
accorante
per
la
vanità
dell
'
uomo
,
che
vorrebbe
sempre
aver
lasciata
la
propria
traccia
nella
donna
.
In
quella
solitudine
verde
e
villana
,
ove
nessuna
eco
di
mondo
spirituale
gli
giungeva
mai
all
'
orecchio
,
Lelio
dovette
accorgersi
anche
troppo
presto
di
soffrire
realmente
per
l
'
assenza
di
lei
.
La
sua
vita
domestica
tutt
'
altro
che
fortunata
col
vecchio
padre
diventava
anche
più
uggiosa
per
la
rozzezza
dei
vicini
incapaci
di
comprendere
il
valore
de
'
suoi
libri
e
di
gustare
le
sue
maniere
signorili
.
Anzi
molti
fra
essi
,
(
e
v
'
erano
pure
de
'
suoi
parenti
rimasti
semplici
proprietari
di
campagna
,
alcuni
dei
quali
molto
più
ricchi
di
lui
)
,
se
ne
offendevano
come
di
una
affettazione
.
Era
questo
in
fondo
il
dibattito
fra
padre
e
figlio
;
l
'
uno
rimproverava
all
'
altro
l
'
ozio
letterario
e
di
mantenersi
per
giunta
troppo
costosamente
mangiandosi
la
dote
materna
.
Infatti
il
padre
non
gli
aveva
mai
dato
un
soldo
del
proprio
.
Quell
'
estate
Lelio
non
seppe
trovare
in
sè
stesso
la
solita
energia
di
lavoro
.
Aveva
concepito
un
grande
romanzo
di
costumi
provinciali
,
i
soli
che
conoscesse
davvero
per
esservi
vissuto
nel
mezzo
,
sebbene
siano
forse
più
difficili
degli
altri
sotto
la
loro
omogenea
apparenza
.
Ma
un
disgusto
amaro
di
sè
medesimo
gli
toglieva
colla
prontezza
d
'
intuizione
la
perseveranza
necessaria
a
tutte
le
imprese
.
Quella
donna
trattata
prima
altezzosamente
,
quindi
brutalmente
conquistata
,
gli
era
sfuggita
di
mano
alle
prime
carezze
nella
medesima
sera
della
conquista
,
colla
stessa
umiltà
di
voluttuoso
raccoglimento
sotto
il
suo
sguardo
trionfatore
.
Gli
pareva
di
sentire
in
tutti
i
suoi
atti
una
sottile
canzonatura
,
simile
a
quella
dei
servi
verso
i
padroni
,
quando
arrivano
a
farsi
imporre
da
questi
un
ordine
lungamente
agognato
,
qualche
cosa
d
'
ipocrita
e
di
prepotente
,
che
sbertava
tutte
le
sue
albagie
di
uomo
e
di
artista
.
Infatti
non
era
ella
principessa
con
un
milione
di
dote
e
due
altri
milioni
del
marito
,
mentre
egli
non
era
per
tutti
che
un
piccolo
borghese
,
così
decaduto
anche
dal
proprio
nome
,
che
non
avrebbe
osato
premettervi
il
titolo
nobiliare
conquistato
dai
suoi
lontani
antenati
?
Il
suo
contatto
con
lei
era
un
effimero
risultato
di
quella
democrazia
male
definibile
,
che
rimescola
oggi
tutte
le
vecchie
classi
sociali
senza
poterle
rifondere
in
un
tipo
nuovo
.
Se
lo
si
accoglieva
nei
palazzi
più
aristocratici
,
vi
rimaneva
pur
sempre
lo
stesso
estraneo
senza
importanza
,
al
quale
si
sarebbero
potuti
accordare
tutti
gli
appoggi
per
la
migliore
delle
carriere
,
ma
che
nessuno
avrebbe
voluto
per
genero
nemmeno
nelle
case
meno
ricche
.
Quindi
lo
giudicavano
uno
di
quei
tanti
provinciali
,
che
l
'
università
pulisce
e
la
gioventù
sostiene
qualche
anno
a
galla
,
finché
ritornano
nella
lontananza
delle
provincie
,
o
peggio
ancora
discendono
la
gamma
delle
false
posizioni
,
che
la
mancanza
di
una
ricchezza
o
di
un
nome
impone
agli
spostati
della
grande
vita
mondana
.
Lelio
Fornari
non
doveva
finire
in
alcuna
delle
due
categorie
,
ma
allora
nessuno
avrebbe
potuto
fargli
il
complimento
di
un
diverso
avvenire
,
mentre
egli
medesimo
nelle
ore
più
cupe
di
scoraggiamento
,
dinanzi
alla
indifferenza
del
pubblico
all
'
altezza
della
meta
,
cessava
spesso
di
meritarlo
.
Quindi
trascorreva
i
giorni
in
una
sorda
irritazione
,
dalla
quale
scaturivano
tristi
litigi
col
padre
.
Questi
,
avendo
saputo
dei
pochi
debiti
contratti
a
Bologna
,
si
era
affrettato
a
negare
ogni
soccorso
;
l
'
altro
,
già
poco
disposto
a
chiederlo
aveva
potuto
a
stento
frenarsi
;
poi
la
scena
era
peggiorata
.
-
Tu
somigli
tutto
a
tua
madre
!
-
aveva
esclamato
il
vecchio
.
-
E
per
questo
la
trattaste
sempre
così
male
?
La
risposta
era
troppo
vera
e
fulminea
.
-
Lo
sai
tu
se
questa
ragione
non
poteva
essere
sufficiente
?
-
replicò
l
'
altro
dopo
una
pausa
guardandolo
pesantemente
.
Lelio
,
che
malgrado
il
suo
pessimismo
amava
la
memoria
della
madre
,
ebbe
paura
di
aver
troppo
compreso
.
Per
quel
giorno
non
osarono
dirsi
altro
,
ma
il
loro
dissidio
diventò
un
divorzio
;
si
parlarono
più
di
rado
,
quasi
a
forza
.
Il
vecchio
affettava
una
superba
indifferenza
,
sapendosi
ricco
in
faccia
al
figlio
,
cui
i
50
mila
franchi
della
dote
materna
non
potevano
bastare
,
e
che
mangiandoseli
inevitabilmente
avrebbe
dovuto
presto
o
tardi
cadere
o
sotto
di
lui
o
sotto
un
impiego
;
Lelio
invece
nella
coscienza
orgogliosa
del
proprio
ingegno
non
considerava
più
quel
padre
che
come
un
padrone
,
del
quale
aveva
già
sorpassato
l
'
autorità
.
Ma
per
tornare
a
Bologna
gli
occorrevano
parecchie
migliaia
di
lire
,
e
non
sapeva
dove
trovarle
.
Allora
si
rimise
violentemente
al
lavoro
.
Un
bigliettino
della
principessa
venne
daccapo
a
turbarlo
.
«
Mio
caro
grand
'
uomo
,
avete
finito
il
capolavoro
?
Quando
verrete
a
leggermelo
?
IRMA
»
Le
rispose
con
un
'
ode
.
Finalmente
la
fortuna
gli
sorrise
;
un
suo
vicino
di
campagna
,
vecchio
senza
figli
,
che
gli
aveva
sempre
mostrato
una
certa
deferenza
pel
fatto
dei
libri
stampati
,
gli
si
offerse
spontaneamente
in
quell
'
imbarazzo
di
quattrini
.
Naturalmente
Lelio
lo
avviluppò
in
un
racconto
fantastico
sulle
ladrerie
degli
editori
e
le
spese
necessarie
in
certi
studi
di
ambiente
moderno
;
l
'
altro
incantato
della
confidenza
si
riconfermò
nella
fede
del
suo
avvenire
.
Però
volle
una
cambiale
:
erano
quattromila
lire
,
che
Lelio
sperava
pazzamente
di
potergli
rendere
col
primo
libro
.
Quell
'
anno
rimasto
celebre
nelle
cronache
teatrali
bolognesi
doveva
darsi
per
la
prima
volta
il
Vascello
fantasma
di
Wagner
;
ma
Lelio
,
caso
strano
in
un
giovane
di
quel
tempo
e
pieno
d
'
intenzioni
rivoluzionarie
in
arte
,
non
era
un
wagneriano
.
La
principessa
stava
ancora
in
villa
;
poi
si
videro
la
prima
volta
ad
una
rappresentazione
di
prosa
nel
teatro
del
Corso
:
ella
gli
fece
un
cenno
,
Lelio
salì
subito
a
farle
visita
e
la
trovò
più
deliziosa
.
La
Campagna
le
aveva
dorato
le
carni
,
il
sole
le
era
rimasto
negli
occhi
verdi
pieni
di
baleni
,
pareva
persino
diventata
più
semplice
.
La
sua
toeletta
di
quella
sera
,
in
casimiro
grigio
,
era
di
una
modestia
adorabile
.
Parlarono
subito
vivacemente
,
egli
tentò
qualche
allusione
,
cui
l
'
altra
rispose
con
un
sorriso
discreto
senza
un
accenno
alla
ripresa
della
loro
relazione
.
Egli
s
'
irritava
:
sentiva
mancarsi
il
terreno
ad
ogni
parola
,
incapace
di
trovare
uno
scatto
per
impadronirsi
di
quella
donna
,
che
avendolo
dimenticato
non
sembrava
disposta
a
cercarlo
nuovamente
.
Poi
dovette
ritirarsi
perché
tutti
gli
amici
,
anche
i
meno
confidenziali
,
si
affollavano
nel
palchetto
per
farle
i
primi
complimenti
del
ritorno
.
Egli
rimase
ferito
,
cupo
di
una
umiliazione
,
dinanzi
alla
quale
tutti
i
ragionamenti
per
rinunziare
a
quella
avventura
,
degna
solo
di
riempire
la
giovinezza
di
qualche
sfaccendato
elegante
,
diventavano
inutili
ora
che
un
desiderio
lo
aveva
ripreso
vicino
a
lei
,
improvviso
e
famelico
,
di
possederla
ancora
come
la
prima
volta
per
lasciarle
in
qualche
punto
una
traccia
incancellabile
.
La
secreta
inimicizia
dei
sessi
,
raramente
sopita
per
qualche
istante
dall
'
amore
vero
,
gli
riaccendeva
dentro
il
sangue
le
tentazioni
della
lotta
in
una
smania
anche
più
iraconda
di
sentirsi
mordere
da
'
suoi
baci
,
e
di
soffocarla
in
una
di
quelle
strette
,
sotto
le
quali
la
voluttà
stessa
urla
di
spasimo
.
Poi
rinvenendo
come
da
un
sogno
vedeva
nettamente
la
serie
delle
volgarità
inevitabili
a
tale
passione
,
forse
la
più
pericolosa
per
gli
uomini
d
'
ingegno
,
perché
contro
di
essa
non
valgono
appunto
né
forza
di
pensiero
né
finezza
di
sentimento
;
ma
capiva
pure
che
l
'
unico
modo
di
salvezza
sarebbe
stato
nel
cangiar
paese
per
qualche
tempo
,
mentre
tale
muta
confessione
di
sconfitta
faceva
sanguinare
il
suo
orgoglio
più
di
qualunque
umiliante
abbandono
.
Lelio
aveva
appena
ventiquattro
anni
.
Il
suo
disprezzo
per
le
ordinarie
passioni
dei
suoi
compagni
era
dunque
piuttosto
una
posa
che
una
vera
virtù
di
combattimento
;
giacché
solo
più
innanzi
negli
anni
,
e
seguitando
nello
studio
assiderante
dell
'
anatomia
sopra
tutti
i
sentimenti
umani
,
avrebbe
poi
attinto
l
'
orgoglio
impassibile
dei
grandi
artisti
così
simile
a
quello
dei
grandi
navigatori
.
L
'
indomani
scrisse
invece
alla
principessa
scioccamente
:
«
Il
capolavoro
è
appena
cominciato
;
aiutatemi
a
finirlo
»
.
Per
due
giorni
attese
indarno
la
risposta
.
Allora
tornò
dalla
contessa
Ghigi
e
negli
altri
due
o
tre
saloni
dove
poteva
incontrare
la
principessa
:
infatti
ella
vi
era
già
,
corteggiata
da
tutti
,
in
uno
sfolgorio
di
grazia
e
di
spirito
,
che
eccitava
nuove
ammirazioni
.
Egli
sospettò
subito
di
un
altro
amante
,
ma
non
scorse
che
il
principino
tornato
a
Bologna
per
introdurre
la
moglie
nell
'
alta
società
.
Invece
era
stato
per
entrambi
un
vero
disastro
.
La
baronessa
tedesca
,
alta
,
con
una
faccia
quasi
di
uomo
,
malgrado
la
sceltissima
educazione
,
era
riuscita
a
tutti
insoffribile
:
le
donne
l
'
odiavano
per
i
suoi
milioni
compiangendo
il
principino
,
che
gli
uomini
e
la
principessa
,
questa
volta
passata
dal
loro
canto
,
giudicavano
spregevole
per
la
stessa
ragione
.
Ella
era
inesauribile
di
frizzi
sulla
canonichessa
,
come
aveva
subito
battezzata
la
rivale
,
ed
inventava
i
più
perfidi
aneddoti
sulle
sue
esigenze
di
moglie
.
Solo
la
contessa
Ghigi
dall
'
alto
della
propria
bellezza
difendeva
la
straniera
.
-
Essa
sarà
una
virtù
:
il
principe
aveva
bisogno
di
trovare
una
donna
simile
.
-
Badate
,
contessa
,
che
la
frase
non
sia
troppo
esatta
-
insinuò
malignamente
il
conte
Turolla
.
Ella
comprese
allora
il
doppio
senso
delle
proprie
parole
.
-
Le
virtù
sono
belle
-
disse
la
principessa
Irma
.
-
Per
questo
vi
è
un
piacere
così
irresistibile
a
farle
perdere
.
-
Ah
!
ma
tacete
,
siete
orribili
voi
altri
uomini
colle
vostre
massime
.
-
Credete
che
anche
il
principe
diventerà
un
grande
virtuoso
?
-
chiese
Lelio
.
-
Perché
no
?
-
Infatti
gli
basterà
per
questo
rimanerle
fedele
.
Il
motto
era
così
mordace
che
la
principessa
Irma
gli
si
volse
sorridendo
.
La
loro
amicizia
tornava
quindi
a
riscaldarsi
,
ma
l
'
altra
,
accecata
da
una
inesplicabile
rivalità
contro
la
cultura
forse
troppo
vantata
della
canonichessa
,
seguitava
a
tradirsi
.
-
È
già
annunziato
un
suo
articolo
sul
Vascello
fantasma
:
badate
,
signor
Fornari
,
voi
che
non
siete
un
wagneriano
.
-
Come
!
-
gli
gridarono
tutti
,
benché
lo
sapessero
già
,
ma
in
quell
'
anno
l
'
entusiasmo
per
Wagner
arrivava
alle
esagerazioni
di
un
'
ultima
moda
nella
buona
società
.
-
Appunto
perché
tutta
la
musica
di
Wagner
è
una
musica
di
fantasmi
:
gettatele
dentro
un
raggio
di
sole
e
non
rimarranno
di
quelle
nebbie
che
poche
gocce
di
rugiada
.
-
Perle
!
-
ribatté
la
principessa
Irma
.
-
Anzi
lagrime
,
questa
grande
parola
di
tutti
i
romanticismi
,
perché
anche
Wagner
è
un
romantico
.
E
la
discussione
deviò
,
ma
Lelio
vi
aveva
ottenuto
di
attirare
sopra
di
sé
l
'
attenzione
generale
.
-
Il
vostro
libro
?
-
ella
gli
chiese
poco
dopo
.
Si
parlavano
in
piedi
:
ella
era
scollacciata
colle
braccia
nude
,
brune
di
una
peluria
finissima
,
e
un
grande
occhio
di
tigre
brillantato
nei
capelli
.
Il
lungo
strascico
dell
'
abito
nero
pareva
farla
più
grande
.
Egli
corretto
dentro
la
marsina
la
fissava
con
occhi
febbricitanti
;
per
un
attimo
fu
il
più
forte
,
quindi
nel
farle
un
complimento
le
si
chinò
sul
seno
quasi
a
respirarne
il
profumo
,
ma
allora
un
sorriso
sfiorò
le
labbra
della
dama
.
-
Come
siete
!
...
-
egli
esclamò
volgarmente
con
quella
sincerità
di
bramosia
alla
quale
le
donne
sono
quasi
sempre
sensibili
.
-
Avete
bisogno
di
me
per
un
capitolo
?
-
Vi
trascinerò
fino
in
fondo
al
libro
.
-
Ah
!
sapete
già
anticipatamente
la
fine
?
quale
orrore
!
-
sogghignò
malignamente
.
-
Irma
,
se
non
scappi
ti
do
un
bacio
qui
.
-
Scemo
!
-
Te
lo
do
.
-
Me
ne
vado
.
Egli
la
seguì
;
nel
secondo
gabinetto
,
pei
fumatori
,
non
v
'
era
alcuno
;
allora
improvvisamente
,
violentemente
le
si
attaccò
colla
bocca
sopra
una
spalla
.
Ella
acconsentì
tutto
colla
bella
testa
arrovesciata
,
muta
,
rivolgendosi
già
per
tornare
nel
salone
,
mentre
la
coda
lunga
dell
'
abito
le
strisciava
dietro
sul
tappeto
con
un
fruscìo
sommesso
.
Fin
dal
primo
appuntamento
la
battaglia
era
scoppiata
con
una
veemenza
d
'
incendio
.
Quei
cinque
mesi
di
assenza
parevano
aver
accumulato
dentro
di
loro
le
energie
di
una
nuova
giovinezza
,
ma
ella
risorgeva
sempre
più
provocante
da
ogni
prostrazione
di
un
minuto
,
con
quell
'
appagamento
insaziato
della
donna
,
che
per
seguitare
a
volere
non
ha
nemmeno
bisogno
di
seguitare
a
sentire
.
Infatti
certe
sue
dissolutezze
avevano
l
'
acredine
di
una
sfida
,
cui
l
'
altro
rispondeva
nell
'
orgasmo
dei
propri
ventiquattro
anni
.
Eppure
non
si
amavano
;
egli
non
era
geloso
,
ella
non
s
'
inquietava
di
nulla
,
ma
uguali
nella
tempra
della
giovinezza
potevano
abbastanza
contendere
nella
disparità
dell
'
ingegno
e
della
posizione
perché
quella
lotta
sensuale
durasse
ancora
qualche
tempo
.
Nullameno
una
medesima
dolente
passione
di
non
sapere
amare
li
spingeva
così
freneticamente
l
'
uno
nelle
braccia
dell
'
altro
quasi
a
frugarsi
dentro
l
'
anima
,
attraverso
le
carni
,
nella
folle
speranza
di
trovarvi
finalmente
il
secreto
di
quell
'
amore
,
senza
cui
il
piacere
rimane
sempre
così
al
disotto
della
felicità
.
Intanto
per
un
tacito
accordo
,
suggerito
da
una
stessa
condizione
di
spirito
,
non
s
'
interrogavano
mai
al
di
là
del
presente
,
divorandolo
più
festosamente
nella
coscienza
secreta
della
sua
brevità
.
Lelio
però
aveva
una
pretensione
,
che
durante
quel
periodo
ella
non
potesse
accettare
la
corte
di
nessun
altro
:
doveva
essere
questo
il
suo
trionfo
,
la
originalità
del
ricordo
,
che
ne
resterebbe
ad
entrambi
,
perché
Lelio
medesimo
avrebbe
dovuto
serbarle
per
forza
quella
specie
di
fedeltà
;
poi
un
bel
giorno
o
in
una
notte
anche
più
bella
,
prima
che
l
'
amabile
ingannatrice
si
fosse
decisa
a
tradirlo
,
egli
l
'
abbandonerebbe
bruscamente
.
Ma
certi
sintomi
gli
davano
a
pensare
:
ella
non
gli
aveva
ancora
offerto
alcun
regalo
,
nemmeno
di
quelle
quisquiglie
che
le
donne
prodigano
sempre
.
Voleva
essa
così
risparmiare
delicatamente
il
suo
orgoglio
di
gentiluomo
povero
?
O
in
quella
inimicizia
,
risorgente
fra
loro
da
tutti
gli
abbandoni
più
voluttuosi
,
cercava
piuttosto
di
avere
con
lui
meno
addentellati
per
balzare
più
agile
in
una
improvvisa
rottura
?
Lelio
aveva
creduto
di
riconoscere
fra
i
suoi
piccoli
gioielli
abituali
,
a
certe
preferenze
o
a
certe
frasi
,
parecchi
regali
di
altri
amanti
conservati
poi
per
gradevolezza
di
ricordi
o
di
uso
.
A
lui
solo
non
aveva
mai
chiesto
nulla
:
valeva
egli
meno
per
lei
?
Forse
anche
meno
di
un
vestito
,
come
si
era
vantato
di
provarle
in
quella
scommessa
?
Allora
lo
riprendeva
più
dolorosa
la
collera
di
non
poterla
amare
malgrado
tutta
la
frenesia
dei
trasporti
,
nei
quali
perdeva
naturalmente
più
di
quanto
ricevesse
.
Questa
micidiale
superiorità
della
donna
lo
irritava
talvolta
sino
all
'
odio
di
sè
medesimo
.
Perché
cedere
così
il
sangue
più
puro
della
propria
giovinezza
?
Quella
donna
non
l
'
avrebbe
abbandonato
forse
in
quel
medesimo
carnevale
,
dimenticandolo
per
sempre
,
fra
la
turba
volgare
degli
altri
amanti
?
Non
era
lei
la
vincitrice
,
che
poteva
passare
la
vita
nei
piaceri
senza
perdervi
nulla
di
più
importante
?
Colla
abitudine
critica
di
ogni
vero
artista
egli
aveva
già
analizzato
abbastanza
bene
la
propria
passione
;
era
una
frenesia
di
sensi
e
di
vanità
,
una
forza
composta
di
due
debolezze
,
e
profezia
forse
di
una
debolezza
peggiore
.
Altri
illustri
erano
caduti
in
quella
stessa
passione
brutale
della
femmina
,
e
vi
erano
morti
.
Da
Shakspeare
a
Byron
,
da
Molière
a
Goethe
,
da
Heine
a
Garibaldi
,
quale
triste
odissea
di
grandi
teste
singhiozzanti
sopra
ginocchia
aperte
a
tutto
il
volgo
!
Era
sempre
la
stessa
tragedia
provocata
da
misteriose
ed
irresistibili
affinità
,
un
vizio
che
cresceva
in
un
corpo
e
ne
guastava
l
'
anima
,
distruggendo
quasi
sempre
la
vita
di
entrambi
.
Forse
tutti
quei
grandi
avevano
cominciato
come
lui
,
con
una
sensualità
o
una
galanteria
,
poi
l
'
abitudine
si
era
fatta
forte
,
ed
era
scoppiata
la
frenesia
di
amare
nello
sforzo
impossibile
di
voler
essere
amato
;
e
mentre
la
donna
,
forse
incolpevole
a
forza
di
essere
inintelligente
,
seguitava
a
discendere
nelle
bassure
degli
amori
senza
nome
,
essi
le
si
attaccavano
alle
gonne
piangendo
di
adorazione
e
di
vergogna
.
Intanto
quell
'
avventura
diventata
pubblica
cominciava
a
nuocergli
seriamente
,
alcuni
amici
insinuavano
con
delicata
malignità
ch
'
egli
non
avrebbe
potuto
durarvi
per
mancanza
di
danaro
,
altri
più
apertamente
dicevano
già
che
la
principessa
doveva
avergliene
dato
:
lo
si
sorvegliava
nelle
spese
,
si
valutavano
minuziosamente
tutte
le
sue
nuove
eleganze
.
Al
club
pareva
una
intesa
per
comprometterlo
con
ogni
sorta
d
'
inviti
.
Una
volta
per
una
partita
di
caccia
alla
volpe
nella
tenuta
di
un
ricco
conte
,
e
alla
quale
la
principessa
Irma
doveva
partecipare
con
quasi
tutti
gli
eleganti
del
suo
circolo
e
molti
ufficiali
di
cavalleria
,
egli
cercò
invano
una
scusa
onorevole
per
rimanerne
fuori
:
non
aveva
cavallo
.
Un
ufficiale
con
gentilezza
insidiosa
gliene
offerse
uno
dei
propri
.
-
Come
!
le
fanno
dunque
paura
i
cavalli
?
-
Lelio
ebbe
la
debolezza
di
arrossire
.
-
No
-
rispose
alteramente
.
-
Ma
dunque
,
signor
Fornari
,
lei
non
sa
montare
?
-
intervenne
la
principessa
.
-
Una
cosa
che
sanno
fare
anche
i
marinai
.
-
Lo
sapessi
pure
,
non
monterei
che
un
cavallo
mio
.
-
Siete
così
puritano
in
fatto
di
bestie
?
-
Tutti
sorrisero
.
Egli
le
serbò
rancore
,
ma
per
quanto
si
fosse
giurato
di
non
entrare
più
in
quel
salone
,
vi
andò
la
sera
stessa
del
ritorno
dalla
caccia
;
ella
sfolgorante
di
brio
e
di
felicità
parve
non
accorgersi
di
lui
.
Lelio
invece
non
l
'
aveva
mai
veduta
così
tentatrice
:
cercò
di
affettare
l
'
indifferenza
,
ma
il
suo
orgoglio
soffriva
troppo
di
non
potersene
nemmeno
andare
senza
una
specie
di
abdicazione
,
perché
vi
riuscisse
.
Quella
sera
il
principe
Giulio
,
cacciatore
solamente
da
uccelli
,
quindi
un
po
'
trascurato
fra
tutti
quei
racconti
di
galoppi
e
di
salti
,
gli
venne
incontro
.
La
loro
conversazione
durò
troppo
:
la
canonichessa
ne
fece
l
'
osservazione
in
francese
come
della
più
bizzarra
avventura
nel
carnevale
,
l
'
amante
che
perdendo
la
moglie
si
metteva
per
consolazione
a
corteggiare
il
marito
,
e
Lelio
l
'
apprese
poco
dopo
dal
conte
Turolla
.
In
quel
momento
il
principino
scherzava
colla
principessa
Irma
.
La
canonichessa
gelosa
impallidì
:
allora
Lelio
,
che
le
si
era
già
avvicinato
per
pungerla
con
qualche
motto
crudele
,
colto
da
un
senso
improvviso
di
pietà
verso
quella
brutta
donna
,
colpita
come
lui
al
cuore
da
una
stessa
ingiustizia
,
uscì
dal
salone
.
Questa
volta
era
ben
deciso
a
ritornare
in
campagna
,
subito
,
per
riguadagnarvi
,
lavorando
,
il
tempo
perduto
.
Nullameno
passarono
ancora
alcuni
giorni
,
poi
la
rivide
ad
un
concerto
,
e
la
sera
medesima
sedendole
accanto
nel
palchetto
ella
si
mise
a
premergli
un
piede
.
La
mutevole
creatura
rideva
pazzamente
di
un
ufficiale
,
il
più
brutto
del
reggimento
,
che
le
faceva
dalla
barcaccia
una
corte
troppo
palese
.
-
Giulio
,
lo
vedi
?
-
si
volse
al
marito
.
-
Oh
!
sono
tranquillo
sul
conto
suo
.
Infatti
il
principe
doveva
andare
a
Roma
l
'
indomani
per
restarvi
una
settimana
.
-
Bada
,
è
troppo
bello
.
La
volgarità
di
questi
scherzi
ripugnava
a
Lelio
,
che
ritirò
il
piede
sotto
il
divano
:
ella
bruscamente
si
volse
a
guardare
altrove
,
ma
l
'
indomani
si
videro
per
strada
.
Egli
l
'
accompagnò
un
tratto
.
-
Venite
alla
festa
della
canonichessa
?
-
Non
sono
invitato
.
Ella
ne
fece
le
meraviglie
.
-
Ah
!
non
siete
wagneriano
.
-
Voi
andrete
certamente
.
-
Sì
,
da
sola
...
Sono
sola
sola
in
casa
.
Il
suo
sorriso
aveva
la
solita
lubricità
,
poi
si
passò
rapidamente
la
punta
della
lingua
sulle
labbra
.
-
Invitatemi
a
pranzo
-
l
'
altro
proruppe
.
-
Perché
sono
sola
?
-
Egli
capì
tosto
che
acconsentiva
.
-
Trovate
un
pretesto
.
-
Se
non
è
che
questo
!
Siccome
è
la
prima
festa
della
canonichessa
,
e
vi
sarà
tutta
Bologna
,
avrete
certamente
un
abito
nuovo
per
eclissare
tutte
le
signore
.
Verrò
a
vederlo
.
Ma
si
pentì
subito
dopo
di
averlo
trovato
sentendo
come
fosse
volgare
.
-
Sì
,
è
veramente
bello
!
-
esclamò
la
donnina
con
uno
scoppio
di
orgoglio
infantile
.
Alle
cinque
e
mezzo
Lelio
in
marsina
e
cravatta
bianca
entrava
trionfalmente
nel
salotto
della
principessa
,
perché
a
casa
aveva
trovato
un
invito
per
la
festa
da
ballo
.
La
principessa
si
turbò
.
-
Allora
il
pretesto
non
serve
più
.
Se
lo
sapessero
!
-
Fammi
vedere
l
'
abito
.
-
Non
vi
mostro
niente
.
Il
dibattito
durò
dieci
minuti
,
ma
siccome
il
cameriere
entrava
nel
gabinetto
per
avvisare
che
la
signora
era
servita
,
Lelio
troncò
ogni
difficoltà
col
chiederle
sfacciatamente
d
'
essere
invitato
a
pranzo
,
e
le
offerse
il
braccio
.
Il
pranzo
modestissimo
era
mal
servito
:
ella
stava
contegnosa
,
egli
disinvolto
faceva
dello
spirito
accorgendosi
di
riuscirle
sempre
più
seccante
.
Perché
?
Aveva
ella
calcolato
sulla
sua
assenza
in
quella
festa
,
o
si
pentiva
già
di
compromettersi
troppo
con
quel
pranzo
,
sola
con
lui
,
in
faccia
a
tutti
i
domestici
?
Allora
Lelio
si
fece
vile
:
conoscendo
la
sua
debolezza
per
i
complimenti
si
profuse
in
frasi
dolci
,
piene
di
scurrili
allusioni
,
e
finì
per
raccontare
scherzosamente
tutta
la
storia
di
un
amante
,
che
la
contessa
Ghigi
,
la
divina
impeccabile
,
avrebbe
finalmente
trovato
in
un
ufficiale
di
artiglieria
.
Ella
non
lo
credeva
,
ma
i
particolari
erano
così
minuti
e
scabrosi
che
dovette
riderne
per
forza
.
Poi
tornarono
un
momento
nel
gabinetto
a
prendere
il
caffè
.
Pareva
ridivenuta
allegra
.
Improvvisamente
Lelio
,
inginocchiandosele
innanzi
per
baciarla
sulla
cintura
,
le
chiese
il
permesso
di
assistere
alla
sua
toeletta
con
Clelia
,
la
cameriera
di
confidenza
,
che
,
al
corrente
di
tutto
da
un
pezzo
,
non
ne
avrebbe
fatto
alcuna
meraviglia
.
Ella
gli
pose
per
risposta
la
mano
sulla
bocca
.
-
Se
invece
della
festa
rimanessimo
qui
insieme
fino
alle
undici
?
Poi
tu
vai
a
letto
ed
io
faccio
altrettanto
:
lo
faresti
per
me
un
simile
sacrificio
?
-
La
proposta
era
così
stravagante
che
l
'
altra
non
la
comprese
nemmeno
.
-
Vattene
,
è
già
tardi
.
-
No
,
ti
aspetterò
qui
.
Voglio
vederti
prima
di
tutti
gli
altri
.
Ella
non
badò
al
tono
freddo
di
quelle
parole
.
Appena
rimasto
solo
,
Lelio
si
voltò
verso
lo
specchio
e
vi
si
scorse
livido
di
collera
:
il
gabinetto
poco
illuminato
da
una
lampada
sopra
un
alto
piede
dorato
,
coperta
di
trine
,
pareva
più
piccolo
;
egli
le
sollevò
dalla
grossa
palla
di
vetro
appannato
gettandole
sopra
una
poltroncina
,
e
in
quella
luce
più
viva
tornò
a
guardarsi
.
Eppure
gli
pareva
d
'
essere
bello
,
almeno
più
che
il
principe
Giulio
e
quell
'
altro
della
canonichessa
,
dalla
quale
aveva
così
tardi
e
forse
a
stento
ricevuto
l
'
invito
alla
festa
.
Perché
dunque
la
principessa
Irma
non
lo
amava
?
La
puerilità
di
questa
dimanda
,
che
non
avrebbe
osato
rivolgere
a
nessun
altro
,
in
quel
momento
lo
fece
soffrire
.
La
sua
anima
degna
di
più
alte
passioni
si
trovò
daccapo
in
quel
gabinetto
minuscolo
,
di
un
lusso
raffinato
ed
insignificante
come
la
vita
della
donna
,
dietro
la
quale
egli
si
perdeva
da
un
anno
;
si
rammentò
tutto
,
il
primo
incontro
,
la
gita
a
Cà
de
'
Varchi
,
la
scena
violenta
dietro
al
fienile
,
tutta
la
serie
dei
minimi
drammi
,
i
ripicchi
,
le
carezze
,
i
delirii
della
carne
nella
più
torrida
arsura
della
passione
,
quando
si
abbracciavano
così
strettamente
che
avrebbero
potuto
credere
per
un
istante
di
non
lasciarsi
più
.
Poi
tutto
finiva
un
istante
dopo
per
ricominciare
ancora
in
una
alternativa
di
luci
e
di
ombre
,
mentre
un
gran
vuoto
gli
si
allargava
in
cuore
e
il
cervello
spossato
gli
si
intorpidiva
sotto
una
nebbia
pesante
.
Perché
durava
ancora
quella
meschina
novella
,
buona
tutto
al
più
per
raccontarsi
in
poche
pagine
?
Intanto
egli
era
ancora
lì
ad
attendere
fanciullescamente
la
principessa
trionfante
nell
'
abito
nuovo
,
che
le
avrebbe
attirato
gli
omaggi
di
nuove
passioni
.
Se
ella
invece
lo
avesse
amato
,
quale
deliziosa
circostanza
quella
assenza
del
marito
,
e
come
si
sarebbero
sentiti
entrambi
felici
di
rinunziare
alla
festa
per
trascorrere
insieme
la
sera
,
fors
'
anche
la
notte
,
arrischiando
per
questa
beatitudine
di
poche
ore
magari
tutta
la
vita
!
Ella
intenta
ad
abbigliarsi
non
pensava
invece
più
a
lui
in
tal
momento
,
perché
appena
incomincia
per
una
signora
la
toeletta
da
ballo
,
questo
solo
diventa
l
'
amante
,
e
ogni
altro
scompare
.
Lelio
aveva
acceso
una
sigaretta
quantunque
sapesse
che
la
principessa
non
permetteva
mai
di
fumare
nel
proprio
gabinetto
;
quindi
si
era
gettato
sopra
un
divano
.
Poi
consultò
l
'
orologio
,
non
erano
che
le
otto
e
mezzo
.
Quanto
impiegherebbe
ella
a
vestirsi
?
Per
un
momento
ebbe
quasi
voglia
di
andarsene
.
Che
cosa
faceva
lì
?
Non
gli
sarebbe
toccato
di
uscire
peggio
,
solo
,
a
piedi
,
mentre
l
'
altra
monterebbe
nella
propria
carrozza
,
giacché
per
nulla
al
mondo
ella
avrebbe
consentito
a
farsi
accompagnare
da
lui
al
ballo
?
Per
così
segnalato
favore
Lelio
avrebbe
dovuto
essere
per
lo
meno
il
principino
;
allora
il
mondo
non
vi
avrebbe
trovato
nulla
a
ridire
,
ma
un
borghese
come
lui
l
'
avrebbe
resa
ridicola
.
Il
mondo
riconosce
parecchie
categorie
negli
amanti
come
in
ogni
altra
classe
di
funzionari
.
E
l
'
idea
di
un
amore
profondo
,
tenace
,
con
una
dama
bella
ed
elegante
,
che
avesse
potuto
comprendere
almeno
in
parte
i
bisogni
della
sua
anima
e
la
grandezza
dei
suoi
ideali
d
'
artista
,
gli
appariva
dentro
la
magia
di
un
quadro
dalle
tinte
delicate
sopra
un
fondo
misterioso
;
egli
vi
si
sarebbe
sentito
più
uomo
nella
forte
calma
della
fede
inspirata
ad
un
'
altra
anima
,
colla
soavità
di
un
abbandono
,
che
lo
avrebbe
riposato
dalle
virili
fatiche
del
pensiero
.
Che
cosa
direbbe
suo
padre
vedendolo
in
tal
momento
ad
aspettare
come
un
valletto
che
la
principessa
fosse
vestita
?
Gettò
la
sigaretta
e
tornò
a
camminare
.
Era
stanco
,
irritato
di
quella
attesa
troppo
lunga
anche
per
un
vero
amante
,
e
nullameno
senza
gran
cosa
di
anormale
,
dacché
la
festa
cominciava
alle
dieci
,
e
la
toeletta
di
una
signora
non
può
in
simili
casi
durare
meno
di
qualche
ora
.
Istintivamente
si
cercò
un
libro
intorno
,
fuori
nevicava
.
Egli
aveva
lasciato
la
pelliccia
in
anticamera
,
ma
andando
alla
festa
avrebbe
avuto
bisogno
di
trovare
subito
un
fiacre
per
non
sporcarsi
le
scarpe
.
Questa
preoccupazione
gli
suggerì
di
chiamare
un
servo
,
che
glielo
andasse
a
cercare
,
poi
improvvisamente
diventò
timido
e
non
l
'
osò
.
Che
avrebbe
pensato
costui
?
Daccapo
si
distrasse
:
quindi
un
altro
più
meschino
pensiero
lo
fece
sorridere
quasi
con
gioia
nella
speranza
che
l
'
abito
della
principessa
fosse
brutto
e
non
le
attirasse
che
l
'
ironia
delle
signore
;
sarebbe
stata
sempre
una
piccola
rivincita
per
lui
,
che
a
quella
festa
non
avrebbe
avuto
alcuna
importanza
.
Ma
gli
ultimi
quarti
d
'
ora
furono
addirittura
convulsi
.
Finalmente
intese
un
fruscìo
.
Ella
entrò
sorridente
col
viso
in
alto
:
aveva
sulla
testa
un
diadema
e
al
collo
una
collana
di
oro
massiccio
ad
anella
e
piastrine
,
qualche
cosa
di
barbaro
e
di
elegante
come
il
diadema
e
la
collana
di
Elena
,
che
il
dottore
Schliemann
aveva
pochi
mesi
prima
scoperto
in
Grecia
,
e
già
diventati
di
moda
a
Parigi
.
La
sua
bella
testa
di
gitana
ne
acquistava
un
'
aria
bizzarra
d
'
impero
.
Rimase
un
istante
sull
'
uscio
quasi
incorniciata
dalle
sue
modanature
in
legno
pallido
;
aveva
il
busto
di
un
rosso
cupo
a
ricami
dorati
e
,
sotto
,
una
campana
di
merletti
rugginosi
egualmente
ricamati
d
'
oro
le
copriva
la
sottana
,
della
quale
lo
strascico
si
perdeva
al
di
fuori
.
Ella
s
'
avanzò
guardandolo
negli
occhi
per
cogliervi
il
primo
lampo
di
ammirazione
,
ma
appena
nel
gabinetto
si
voltò
allo
specchio
.
Un
odore
acuto
di
sandalo
era
entrato
con
lei
.
Lelio
taceva
:
allora
ella
trionfante
gli
sorrise
nello
specchio
.
Le
sue
spalle
brune
,
nude
,
parevano
più
delicate
sotto
quella
pesante
fornitura
d
'
oro
,
senza
una
gemma
,
e
tutto
quell
'
oro
nel
busto
e
nella
gonna
,
che
le
accendeva
intorno
una
strana
fosforescenza
.
Un
'
idea
passò
lampeggiando
nel
cervello
di
Lelio
.
Ella
sorrideva
ancora
.
Lelio
chinò
lievemente
la
testa
al
suo
sorriso
e
,
affettando
la
massima
circospezione
,
poiché
lo
strascico
del
vestito
riempiva
quasi
tutto
il
gabinetto
,
le
si
accostò
per
di
dietro
colle
labbra
tese
per
deporle
un
bacio
sulla
spalla
sinistra
.
La
sua
testa
spuntò
dallo
sfondo
lucente
del
cristallo
,
altrettanto
bella
,
forse
più
pallida
nell
'
abito
nero
e
sopra
quella
camicia
bianca
come
la
porcellana
,
mentre
ella
si
aggiustava
un
riccio
sotto
il
diadema
;
ma
Lelio
nel
piegarsi
per
darle
il
bacio
traballò
improvvisamente
incespicando
nell
'
abito
,
così
che
per
balzare
indietro
ne
sfondò
con
un
piede
la
campana
dei
merletti
.
Lo
stridore
della
seta
lacerandosi
anch
'
essa
per
oltre
la
metà
della
loro
altezza
fece
voltare
la
principessa
,
che
urtò
quasi
colla
testa
in
quella
di
Lelio
;
era
diventata
verde
come
i
propri
occhi
,
cogli
occhi
sfolgoranti
.
-
Villano
!
-
gridò
raccogliendo
nella
mano
la
strappatura
.
Lelio
attese
che
rialzasse
il
capo
;
i
suoi
sguardi
si
urtarono
allora
in
quelli
della
principessa
umidi
di
lagrime
.
-
Avete
perduto
la
scommessa
.
Nell
'
ira
di
quel
dolore
ella
non
comprese
nemmeno
.
-
Clelia
!
-
esclamò
.
-
Eppure
ve
lo
aveva
detto
che
non
avrei
mai
avuto
per
voi
il
valore
di
un
abito
!
-
soggiunse
Lelio
tristamente
.
Ma
l
'
altra
l
'
interruppe
con
un
gesto
di
disprezzo
così
violento
che
l
'
altro
dovette
indietreggiare
;
ella
rimaneva
sempre
così
piegata
colla
strappatura
fra
le
mani
.
Allora
Lelio
,
che
nell
'
iracondo
pentimento
di
quella
vittoria
stava
per
rispondere
una
ingiuria
grossolana
,
le
si
inchinò
freddamente
e
,
prima
ancora
che
la
cameriera
accorresse
,
uscì
dal
gabinetto
.
Fuori
la
neve
seguitava
a
cadere
.
-
Dove
vai
?
-
lo
chiamò
una
voce
amica
all
'
angolo
di
via
Farini
.
-
sei
di
ballo
?
-
No
.
Ho
mutato
pensiero
-
rispose
abbottonando
solamente
allora
la
pelliccia
,
sotto
la
quale
l
'
altro
aveva
veduto
il
piastrone
e
la
cravatta
bianca
.
-
Allora
vieni
con
me
,
abbiamo
una
cena
con
cinque
o
sei
sgualdrine
del
teatro
Brunetti
.
Staremo
allegri
.
Almeno
quelle
sono
donne
che
si
conoscono
prima
;
non
c
'
è
pericolo
di
essere
ingannati
.
-
Tanto
peggio
,
mio
caro
!
-
replicò
l
'
altro
.
E
si
lasciò
trascinare
.
INCENSO
I
Un
signore
,
che
villeggiava
presso
il
suo
paesello
nell
'
estate
,
lo
aveva
un
giorno
scherzosamente
chiamato
«
vescovo
»
,
e
quel
nomignolo
gli
era
rimasto
.
Era
un
povero
ragazzo
di
sedici
anni
,
benché
ne
mostrasse
appena
tredici
,
lungo
e
sottile
quasi
quanto
la
grama
veste
talare
,
che
il
parroco
gli
aveva
regalato
per
quella
occasione
della
sua
discesa
al
seminario
della
città
,
famoso
in
tutta
la
provincia
perché
Vincenzo
Monti
,
il
grande
poeta
romagnolo
,
e
forse
il
solo
poeta
delle
Romagne
,
vi
aveva
fatto
gli
studi
nella
seconda
metà
del
secolo
passato
.
Ora
il
seminario
non
valeva
gran
cosa
come
scuola
,
ed
è
probabile
che
anche
allora
non
valesse
di
più
.
Ad
ogni
modo
pel
«
vescovo
»
era
stato
quello
il
massimo
,
indimenticabile
giorno
della
sua
giovine
vita
.
A
casa
la
mamma
era
morta
tisica
da
un
pezzo
:
vi
rimanevano
il
babbo
alto
e
secco
,
buon
uomo
,
di
carattere
mite
,
con
due
figlie
già
grandi
ed
un
ragazzetto
:
erano
cinque
in
tutto
,
e
il
padre
,
cantoniere
della
provincia
,
non
aveva
che
quarantacinque
lire
al
mese
di
stipendio
.
I
conti
non
furono
difficili
,
ne
diede
dieci
a
Giannino
,
che
andava
a
farsi
prete
,
e
serbò
le
altre
trentacinque
per
il
resto
.
La
miseria
diventava
presso
a
poco
eguale
da
ambo
le
parti
.
Con
quei
dieci
franchi
al
mese
Giannino
doveva
campare
da
novembre
a
luglio
pensando
ai
libri
,
alla
carta
,
alle
penne
,
al
lume
,
a
tutto
:
un
grasso
,
grosso
e
ricco
prete
del
paese
,
ora
morto
,
che
possedeva
nella
città
una
bella
casa
,
gli
concesse
gratis
un
piccolo
granaio
;
nella
stessa
casa
abitava
una
vecchia
,
povera
,
sorella
del
prete
.
Fu
dunque
mandato
giù
per
un
carrettiere
un
letticciuolo
,
un
tavolinetto
,
quattro
lenzuoli
,
due
salviette
,
una
coperta
e
null
'
altro
;
Giannino
calò
tre
giorni
dopo
con
un
fagotto
,
nel
quale
aveva
messo
i
libri
e
pochi
cenci
di
biancheria
,
ma
l
'
arciprete
ammirato
dal
suo
coraggio
gli
aveva
regalato
un
vecchio
mantello
,
perché
se
ne
servisse
contro
il
freddo
nell
'
inverno
.
Il
futuro
«
vescovo
»
penetrò
nella
città
a
piedi
,
poco
stanco
malgrado
le
venti
miglia
fatte
,
perché
la
giornata
era
bella
;
un
magnifico
sole
stendeva
le
sue
ultime
dorature
su
tutta
la
campagna
,
e
le
passere
svolazzavano
monellescamente
lungo
le
siepi
.
Avrebbe
potuto
salire
gratuitamente
in
quel
lungo
tratto
di
strada
su
qualche
biroccia
scarica
,
ma
la
dignità
della
veste
ecclesiastica
e
un
giovanile
orgoglio
del
primo
viaggio
glielo
vietarono
.
Andò
difilato
alla
casa
circa
nel
mezzo
del
Corso
,
pel
quale
era
entrato
,
e
si
presentò
alla
vecchia
.
Questa
viveva
all
'
ultimo
piano
in
due
camerette
nude
e
gelide
,
appunto
sotto
il
piccolo
granaio
,
nel
quale
aveva
essa
medesima
disposto
il
letto
per
lui
.
Era
curva
,
mal
vestita
,
con
pochi
denti
in
bocca
e
due
occhietti
grigi
di
falco
sotto
la
fronte
rugosa
.
Si
era
ridotta
così
per
alcune
scappate
di
gioventù
,
che
l
'
avevano
guastata
col
ricco
fratello
senza
che
si
fosse
più
potuta
rappattumare
con
lui
.
Egli
non
le
mandava
quasi
nulla
,
permettendole
solo
di
alloggiare
in
quella
casa
;
ella
viveva
non
si
sa
di
che
.
Il
ragazzo
era
simpatico
.
Le
loro
due
miserie
si
vollero
bene
quasi
subito
,
d
'
istinto
.
Giannino
le
raccontò
tutto
,
l
'
altra
taceva
.
Nella
camera
,
sopra
un
fornello
di
terra
cotta
,
fumava
un
pentolino
.
-
Vuoi
farti
prete
come
mio
fratello
:
egli
avrebbe
potuto
almeno
darti
qualche
cosa
.
Il
ragazzo
sorrise
lietamente
,
poi
le
mostrò
la
carta
da
dieci
lire
e
volle
consegnargliela
per
evitare
tutti
i
rischi
:
in
tasca
gli
rimanevano
ventotto
soldi
regalatigli
dalle
sorelle
,
tre
dei
quali
erano
del
fratello
più
piccolo
.
Egli
aveva
già
fatto
in
testa
il
proprio
bilancio
:
bisognava
spendere
meno
di
sette
soldi
al
giorno
calcolando
che
gli
altri
pochi
soldi
necessari
per
le
penne
,
per
la
carta
e
per
il
lume
potesse
guadagnarli
da
chierico
in
qualche
funzione
:
lo
stesso
carrettiere
che
aveva
portato
il
letto
,
era
disposto
a
riportare
gratuitamente
al
villaggio
ogni
quindici
giorni
il
fagottino
della
biancheria
,
perché
le
sorelle
potessero
lavarla
.
Dal
momento
che
l
'
acqua
non
costava
nulla
e
il
pane
lo
si
vendeva
sei
soldi
il
chilogramma
,
gliene
rimanevano
tre
per
il
companatico
,
perché
il
ragazzo
sapeva
di
poter
vivere
con
solo
mezzo
chilo
;
poi
ad
ogni
vacanza
di
Natale
,
di
carnevale
e
di
Pasqua
,
sarebbe
tornato
al
paese
per
una
settimana
,
e
là
mangiando
cogli
altri
avrebbe
risparmiato
i
sei
soldi
quotidiani
.
La
vecchia
non
era
solita
a
spendere
molto
di
più
:
un
caffè
col
latte
la
mattina
,
tre
soldi
di
minestra
a
pranzo
,
presso
a
poco
altrettanto
da
cena
.
Questo
impossibile
bilancio
era
purtroppo
vero
,
ma
la
vecchia
non
propose
nulla
:
fu
il
ragazzo
che
coll
'
adorabile
confidenza
della
sua
età
la
pregò
di
tenerlo
a
dozzena
.
Ella
ricusò
per
non
aver
responsabilità
,
quindi
finì
coll
'
accordargli
che
avrebbero
mangiato
insieme
quei
giorni
che
essa
accenderebbe
il
fornello
:
negli
altri
ognuno
restava
libero
di
uscirne
come
poteva
.
E
così
il
«
vescovo
»
cominciò
la
carriera
ecclesiastica
.
L
'
altro
vescovo
vero
della
città
,
ricco
ed
avaro
,
niente
impietosito
del
caso
,
gli
concesse
appena
la
esenzione
dalle
tasse
di
scuola
,
ammonendolo
severamente
che
in
quella
vita
fuori
del
seminario
,
fra
i
pericoli
del
mondo
,
avrebbe
dovuto
vigilare
doppiamente
sopra
sé
stesso
.
Il
ragazzo
pieno
di
timore
dinanzi
a
quell
'
alta
autorità
,
che
un
viso
burbero
,
butterato
dal
vaiuolo
,
rendeva
in
tale
momento
anche
più
terribile
,
non
sentì
nemmeno
il
ridicolo
di
simili
ammonizioni
contro
i
piaceri
mondani
,
dai
quali
i
dieci
franchi
al
mese
lo
garantivano
anche
troppo
bene
.
Al
primo
esame
d
'
ammissione
i
professori
gli
furono
benevoli
,
invece
entrando
nella
classe
gli
piovvero
addosso
dileggi
da
tutti
i
banchi
.
Naturalmente
i
seminaristi
esterni
,
(
si
chiamavano
così
quelli
che
praticavano
solamente
le
scuole
)
erano
i
più
poveri
:
nel
seminario
affollato
di
centocinquanta
allievi
,
una
categoria
,
quella
dei
ricchi
,
che
pagavano
intera
la
dozzena
,
vestiva
di
rosso
,
un
rosso
splendido
,
abbacinante
;
l
'
altra
,
di
coloro
a
mezza
dozzena
,
portava
la
veste
nera
con
una
larga
fascia
rossa
a
nodo
sulla
cintura
:
i
paria
del
di
fuori
vestivano
da
prete
come
potevano
.
Spessissimo
il
nero
dei
loro
abiti
diventava
rameo
,
ferrigno
,
gialliccio
:
tutta
la
gamma
delle
slavature
vi
si
mostrava
al
sole
,
i
cappelli
di
felpa
lasciavano
dalle
cuciture
passare
il
cartone
,
i
mantelli
nascondevano
male
i
propri
buchi
fra
le
pieghe
,
mentre
le
scarpe
al
disotto
sembravano
sorridere
con
troppa
allegria
di
tutti
questi
inconvenienti
.
Nullameno
anche
fra
questi
esterni
vi
erano
delle
suddivisioni
:
alcuni
vivevano
abbastanza
bene
presso
qualche
parente
,
tutti
avevano
già
delle
relazioni
,
mentre
Giannino
non
conosceva
nella
città
che
il
signore
,
dal
quale
aveva
già
ricevuto
il
soprannome
di
vescovo
.
Questi
,
ancora
giovane
,
era
caduto
poco
prima
assai
pericolosamente
,
azzoppandosi
dalla
gamba
destra
.
Quel
primo
inverno
fu
rigidissimo
.
Il
piccolo
«
vescovo
»
tutte
le
mattine
sulle
otto
passava
per
il
Corso
,
svoltando
all
'
angolo
del
palazzo
Zannoni
per
andare
al
seminario
senza
attraversare
la
piazza
,
giacché
la
miseria
degli
abiti
e
l
'
aria
sparuta
del
viso
lo
avevano
segnalato
alle
atroci
buffonerie
dei
monelli
,
che
una
volta
gli
erano
già
corsi
sopra
a
palle
di
neve
fra
le
risate
di
tutti
.
Nullameno
il
suo
coraggio
,
simile
a
quello
dei
passeri
che
seguitano
a
cantare
anche
quando
la
neve
ha
coperto
tutti
i
campi
,
non
aveva
bisogno
di
molti
sforzi
per
resistere
a
tale
vita
.
La
mattina
non
faceva
colazione
:
tornando
a
casa
dal
seminario
,
se
per
la
vecchia
Geltrude
non
era
giorno
di
fornello
,
comprava
in
una
piccola
bottega
,
sempre
la
stessa
,
il
solito
mezzo
chilo
di
pane
bruno
e
tre
soldi
di
frutta
o
tre
soldi
di
maiale
;
divideva
il
tutto
in
due
parti
,
e
la
giornata
era
trascorsa
.
Nel
pomeriggio
bisognava
tornare
a
scuola
,
poi
andava
a
spasso
se
non
capitava
qualche
funzione
di
chiesa
,
e
finalmente
a
letto
col
mantello
dell
'
arciprete
e
tutti
gli
altri
vestiti
sulle
coperte
.
Lì
studiava
allo
scarso
lume
di
un
lanternino
a
petrolio
,
ma
anche
questo
bisognava
non
lasciarlo
ardere
troppo
.
Ai
libri
aveva
già
provveduto
:
un
canonico
ricco
e
quasi
pazzo
per
le
anticaglie
gliene
aveva
prestati
parecchi
,
alcuni
fra
i
migliori
compagni
ne
diedero
altri
,
da
ultimo
un
ex
professore
di
filosofia
,
prete
buono
e
strano
,
malviso
al
vescovado
,
gli
fornì
il
resto
.
Restava
ancora
la
spesa
per
la
carta
quando
non
gli
riusciva
di
farsela
regalare
.
Nel
primo
mese
guadagnò
sedici
soldi
in
due
accompagnamenti
funebri
al
cimitero
,
e
poté
così
comprare
qualche
quaderno
con
un
cartoccino
di
penne
:
a
quella
per
le
male
copie
pensavano
i
manifesti
delle
colonne
.
In
una
sera
di
neve
,
rincasando
sull
'
ora
di
notte
,
aveva
osato
strappare
un
lembo
di
avviso
che
il
vento
gli
sbatteva
quasi
sul
volto
:
sulle
prime
,
spaventato
della
propria
audacia
,
credette
in
buona
fede
che
i
manifesti
non
si
potessero
rompere
,
poi
si
rinfrancò
e
,
avendo
studiato
nel
giorno
i
luoghi
più
propizi
,
usciva
la
sera
circa
sulle
otto
a
fare
così
la
propria
provvista
.
Era
una
vita
povera
e
semplice
,
alla
quale
per
diventare
sublime
sarebbe
bastata
la
coscienza
del
sacrifizio
.
Egli
invece
non
ne
sapeva
nulla
:
aveva
una
voglia
ardente
di
farsi
prete
in
quel
fanciullesco
entusiasmo
delle
prime
preghiere
e
dei
primi
abbarbagli
mistici
:
sapeva
che
a
casa
il
padre
e
le
sorelle
mangiando
quasi
sempre
formentone
lavoravano
anche
più
di
lui
,
ed
egli
li
amava
dolcemente
,
senza
passione
.
Alla
parrocchia
futura
non
pensava
mai
,
anzi
quando
il
padre
gliene
aveva
parlato
sognando
già
di
riposarsi
vecchio
all
'
ombra
del
campanile
figliale
,
egli
ne
aveva
quasi
sofferto
:
benché
torbido
,
il
suo
sogno
sarebbe
stato
di
studiare
sempre
e
magari
di
predicare
,
se
la
voce
glielo
avesse
permesso
.
Ma
allora
era
troppo
gracile
,
con
un
collo
non
più
grosso
di
una
canna
e
una
voce
roca
,
attraverso
la
quale
tratto
tratto
passavano
sibili
di
mal
augurio
.
Non
ci
voleva
meno
di
una
giovinezza
così
casta
e
calma
per
non
provocare
lo
stesso
terribile
malore
,
del
quale
la
mamma
era
morta
,
appiattato
quasi
visibilmente
sotto
le
sue
carni
biancastre
.
Giornali
non
ne
leggeva
perché
scomunicati
,
poi
i
compiti
di
scuola
lo
tenevano
occupato
tutto
il
giorno
.
Egli
voleva
figurarvi
fra
i
migliori
nella
speranza
per
sé
e
pe
'
suoi
di
essere
l
'
anno
venturo
accolto
gratis
nel
seminario
,
come
ad
alcuni
altri
era
accaduto
.
Ma
il
suo
ingegno
non
era
molto
,
e
la
miseria
invece
di
attirargli
simpatie
gli
manteneva
intorno
quella
diffidenza
fredda
,
che
tutti
sentono
per
la
gente
troppo
povera
.
Solo
quel
vecchio
professore
di
filosofia
sembrava
prediligerlo
:
ma
anzitutto
,
poverissimo
anch
'
egli
e
malato
nelle
gambe
,
viveva
con
una
sorella
altrettanto
vecchia
,
poi
afflitto
da
una
formidabile
voracità
non
aveva
di
che
appagarla
in
casa
propria
.
Però
gli
era
rimasto
dell
'
abitudine
professorale
un
bisogno
insaziato
di
ripetere
le
antiche
lezioni
di
seminario
,
le
stesse
che
vi
si
danno
oggi
ancora
,
tutto
un
guazzabuglio
di
frasi
e
di
pensieri
dentro
un
mulinello
di
sillogismi
buoni
tutto
al
più
per
divertire
l
'
incapacità
di
un
seminarista
,
ma
che
per
lui
erano
invece
tutta
la
verità
possibile
allo
spirito
umano
.
Il
suo
odio
contro
Rosmini
,
del
quale
negava
iracondamente
anche
l
'
ingegno
,
lo
faceva
alla
prima
obbiezione
uscire
dai
gangheri
.
Sulle
quattro
pomeridiane
,
finita
l
'
ultima
lezione
,
il
«
vescovo
»
doveva
quindi
andare
da
don
Riva
in
via
del
Filatoio
per
accompagnarlo
a
spasso
:
uscivano
adagio
dall
'
uscio
alto
tre
scalini
e
andavano
lungo
il
muro
verso
porta
Montanara
.
Il
vecchio
appoggiato
sul
bastone
,
colla
grossa
testa
bianca
,
un
mantellone
bigio
e
le
povere
gambe
grosse
come
due
tronchi
,
parlava
forte
fermandosi
spesso
con
un
gran
gesto
della
mano
sinistra
per
confermare
un
argomento
.
Le
ragazze
sorridevano
incontrando
quella
strana
coppia
.
Forse
la
loro
più
lunga
passeggiata
fra
andata
e
ritorno
non
oltrepassava
un
chilometro
,
ma
v
'
impiegavano
un
'
ora
e
mezzo
:
qualche
volta
il
«
vescovo
»
,
sospeso
quasi
gelosamente
a
tutte
le
parole
dell
'
altro
,
osava
una
obbiezione
che
faceva
fermare
di
botto
il
professore
.
-
Ah
!
tu
credi
-
ribatteva
coll
'
aspra
superiorità
del
dotto
,
cui
l
'
invidia
degli
emuli
contristò
la
vita
fra
l
'
ignara
indifferenza
del
pubblico
:
-
ecco
....
E
spessissimo
invece
di
rispondere
all
'
argomento
oppostogli
non
faceva
che
ripetere
il
proprio
.
Nullameno
quella
vita
era
ben
dura
.
Ogni
giorno
l
'
ingenua
confidenza
del
ragazzo
riceveva
atroci
smentite
:
come
tutti
i
buoni
,
specialmente
quando
sono
poveri
,
egli
aveva
preso
alla
lettera
le
parole
di
carità
,
di
amore
,
di
pietà
verso
Dio
e
verso
gli
uomini
,
che
sbocciavano
come
piccoli
fiori
celesti
nei
manuali
di
preghiere
,
o
passavano
con
una
sonorità
grossolana
in
tutte
le
prediche
dei
parroci
.
La
sua
anima
innocente
aveva
sperato
quasi
colla
certezza
della
fede
che
nel
seminario
tutti
i
professori
gli
farebbero
da
padre
e
i
compagni
da
fratello
,
mentre
il
vescovo
alto
e
solenne
nella
dolcezza
della
propria
autorità
avrebbe
vegliato
su
lui
come
un
santo
.
Invece
i
professori
simili
a
tutti
gli
altri
maestri
praticavano
di
mala
voglia
il
proprio
mestiere
prediligendo
gli
scolari
più
servili
,
o
dai
quali
potessero
nelle
feste
attendere
qualche
regalo
;
i
compagni
,
come
quelli
del
suo
villaggio
,
gareggiavano
odiandosi
reciprocamente
e
i
più
ricchi
dominavano
fra
di
loro
,
mentre
egli
povero
,
colle
scarpe
rattoppate
e
quella
vesticciuola
talare
tutta
a
rammendi
,
diventava
il
bersaglio
di
ogni
motteggio
.
Persino
la
mingherlina
struttura
gli
nuoceva
.
Poi
avendo
confessato
imprudentemente
ad
un
amico
di
campare
con
sette
soldi
al
giorno
,
questo
miracolo
di
sacrificio
parve
a
tutti
ignobile
,
e
lo
battezzarono
«
Ugolino
»
il
sublime
affamato
del
più
tragico
fra
i
canti
di
Dante
.
Egli
sulle
prime
rispose
,
poscia
piegò
la
testa
piangendo
.
Alle
funzioni
ecclesiastiche
gli
accadeva
lo
stesso
;
i
preti
se
ne
disputavano
i
pochi
lucri
accorrendo
di
lontano
alle
buone
messe
,
mercanteggiando
tutti
gli
uffici
con
una
crudità
di
linguaggio
troppo
inconsapevole
,
perché
non
fosse
una
necessità
della
loro
vita
.
Al
disotto
di
loro
i
chierici
si
aspreggiavano
anche
più
biricchinescamente
nella
contesa
dei
piccoli
servigi
,
pagati
a
soldi
,
così
che
abbisognava
davvero
il
caso
di
una
gran
festa
o
di
un
mortorio
molto
ricco
perché
il
povero
Giannino
vi
potesse
penetrare
.
Il
suo
incasso
più
lauto
in
un
mese
furono
tre
lire
.
Siccome
nessuno
era
più
magramente
vestito
di
lui
,
si
divideva
dai
compagni
sulla
porta
del
seminario
per
tornare
a
casa
coi
libri
stretti
da
una
correggia
fra
due
assicelle
,
scantonando
vergognoso
ai
vicoli
,
colla
bocca
sempre
sorridente
per
un
difetto
del
labbro
superiore
e
gli
occhi
buoni
ombrati
da
ciglia
lunghissime
.
I
suoi
giorni
migliori
erano
quelli
di
vacanza
,
il
giovedì
e
la
domenica
,
perché
poteva
restare
a
letto
fino
alle
dieci
leggendo
qualche
libro
prestatogli
da
don
Riva
,
mangiando
ad
un
'
ora
dopo
mezzogiorno
la
minestra
calda
colla
vecchia
Geltrude
.
Questi
erano
sempre
giorni
di
fornello
:
Giannino
vi
metteva
tre
soldi
,
essa
quattro
per
cucinare
generalmente
dei
maccheroni
:
talvolta
la
vecchia
vi
aggiungeva
un
pezzo
di
formaggio
o
di
tonno
o
una
pera
.
Due
volte
l
'
anno
-
per
santa
Geltrude
e
per
la
madonna
della
chiesa
di
San
Francesco
,
la
madonna
mora
come
la
chiamavano
le
treccole
-
ella
lo
convitava
per
quel
bisogno
anche
nei
più
miseri
,
specialmente
quando
vivono
solitari
,
di
fare
un
sacrificio
a
qualcuno
.
Ma
il
ragazzo
alla
prima
occasione
rendeva
l
'
invito
aggirandosele
intorno
con
una
festosità
di
cagnolino
,
mentre
l
'
altra
cucinava
il
suo
regalo
:
e
quei
giorni
egli
parlava
anche
di
più
,
colla
illusione
di
aver
mangiato
il
doppio
,
sebbene
qualche
po
'
di
fame
gli
fosse
egualmente
rimasta
.
La
vecchia
invece
discorreva
sempre
pochissimo
,
stava
molte
ore
del
giorno
fuori
guadagnando
misteriosamente
quanto
le
serviva
a
campare
,
poi
rincasava
con
un
grosso
caldano
pieno
di
carbonella
,
che
si
metteva
sotto
le
sottane
,
e
nell
'
angolo
della
prima
stanzetta
presso
la
finestra
ricominciava
a
fare
la
calza
.
Passavano
dei
giorni
interi
senza
vedersi
.
Ella
non
saliva
al
granaio
se
non
per
spazzarlo
perché
il
ragazzo
si
rifaceva
il
letto
e
si
tirava
l
'
acqua
necessaria
da
sé
.
E
nei
momenti
più
tristi
della
sua
solitudine
,
appena
sbocconcellato
in
piedi
,
alla
finestra
,
il
poco
pane
,
scendeva
da
lei
per
sentirsi
dire
qualche
parola
con
uno
di
quei
bruciori
di
essere
amato
,
così
dolorosi
nella
giovinezza
quando
la
mamma
sola
potrebbe
ancora
accarezzarci
come
un
bambino
,
ed
è
morta
invece
da
gran
tempo
,
ella
lo
salutava
senza
parlare
con
una
occhiata
,
reclinando
subito
dopo
la
testa
sulla
calza
.
La
finestra
di
quella
cameretta
,
come
l
'
altra
del
suo
granaio
,
davano
sui
tetti
di
contro
;
non
si
vedeva
che
un
piccolo
piano
inclinato
,
rigato
,
muffoso
,
scuro
:
quasi
nessuna
voce
arrivava
fino
lassù
,
i
vetri
erano
appannati
,
il
freddo
più
intenso
che
nella
strada
.
La
vecchia
andava
a
letto
sull
'
avemaria
per
non
accendere
il
lume
,
chiudendosi
dentro
a
catenaccio
;
egli
rincasava
un
'
ora
e
mezzo
o
due
ore
dopo
per
fare
altrettanto
,
spesso
sorpreso
da
un
gelo
,
che
nemmeno
il
letto
bastava
a
vincere
,
perché
gli
veniva
dallo
stomaco
non
abbastanza
pieno
.
Faceva
tutto
a
letto
,
le
preghiere
,
le
lezioni
,
i
conti
,
i
sogni
,
nei
quali
la
giovane
fantasia
si
rifugiava
coll
'
istinto
degli
uccelli
,
che
cercano
il
bosco
,
ma
dai
quali
usciva
spesso
con
una
stanchezza
desolata
.
Quanti
anni
gli
occorrerebbero
per
diventare
prete
?
Anche
senza
perderne
alcuno
,
fra
rettorica
,
filosofia
,
morale
,
teologia
,
tutti
gli
ordini
e
il
tempo
della
coscrizione
,
sarebbero
sette
;
sempre
così
solo
,
come
un
piccolo
viaggiatore
smarritosi
al
primo
viaggio
verso
una
mèta
,
che
gli
s
'
intorbidava
nel
pensiero
.
Infatti
il
seminario
e
il
duomo
grande
della
città
colla
pompa
delle
loro
scuole
e
delle
loro
funzioni
gli
avevano
offuscato
quel
primo
ingenuo
ideale
di
prete
orante
fra
gl
'
increduli
e
i
derelitti
.
E
però
la
sua
devozione
più
dolce
era
per
la
madonna
,
che
gli
ricordava
la
mamma
morta
pregando
che
lui
,
il
primogenito
maschio
,
si
facesse
prete
:
in
famiglia
non
aveva
altra
tenerezza
di
ricordo
perché
la
vita
dura
vi
rendeva
più
esigenti
tutti
gli
egoismi
,
e
fuori
non
aveva
ancora
trovato
un
cuore
che
rispondesse
al
suo
.
Tutti
lo
avevano
più
o
meno
deriso
,
anche
i
migliori
;
gli
altri
,
i
preti
,
avviandolo
per
la
loro
carriera
,
erano
stati
anche
più
freddi
.
Ma
per
quanto
desolata
quella
solitudine
dei
suoi
sedici
anni
in
un
granaio
,
con
dieci
franchi
al
mese
per
vivere
,
rare
volte
la
malinconia
lo
vinceva
sino
al
pianto
,
anzi
nelle
giornate
più
rigide
e
caliginose
di
quel
primo
inverno
il
suo
coraggio
si
mantenne
imperterrito
come
nella
tensione
delle
prime
ore
in
una
battaglia
;
poi
la
primavera
lo
vinse
.
Si
sentì
più
solo
:
nella
scuola
gli
pareva
quasi
d
'
essere
smarrito
fra
i
compagni
,
mentre
le
parole
dei
professori
vi
passavano
lentamente
come
un
gorgoglio
e
le
orazioni
stesse
,
rompendoglisi
nella
testa
,
svanivano
in
alto
simili
ai
bioccoli
bianchi
delle
siepi
fra
il
vento
e
il
sole
.
Era
la
prima
volta
che
questo
gli
accadeva
.
Una
tristezza
accorata
gli
veniva
dalla
ebrietà
della
natura
in
quei
primi
giorni
di
fecondazione
,
mentre
le
donne
passavano
per
le
strade
con
uno
splendore
sul
viso
pari
a
quello
dei
santi
dipinti
nelle
vetriate
,
e
tutti
,
anche
i
monelli
,
presi
nell
'
allegria
di
quella
immensa
festa
,
non
lo
guardavano
più
.
Egli
invece
,
deposto
il
pesante
mantello
regalatogli
dall
'
arciprete
,
se
ne
andava
entro
quella
veste
talare
appena
sufficiente
per
disegnare
un
'
ombra
sul
selciato
:
era
più
pallido
,
senza
appetito
nemmeno
per
mangiare
il
poco
che
aveva
.
Ma
nessuno
se
ne
accorgeva
.
Allora
lo
ripigliavano
improvvisi
pentimenti
.
Sarebbe
stato
meglio
per
lui
rimanere
col
padre
a
fare
il
cantoniere
:
a
sedici
anni
avrebbe
avuto
già
mezza
paga
con
poca
fatica
,
e
passerebbe
la
giornata
nella
strada
sbadilando
un
fosso
fra
una
chiacchiera
ed
un
saluto
,
lieto
nel
sole
primaverile
come
i
suoi
compagni
.
Invece
era
un
malato
,
vestito
di
un
ragnatelo
che
gli
faceva
freddo
anche
adesso
che
tutti
incominciavano
ad
aver
caldo
,
segregato
dalla
vita
comune
in
una
esistenza
claustrale
,
senza
la
fraternità
del
convento
e
la
sua
quiete
studiosa
.
I
suoi
condiscepoli
nel
seminario
potevano
forse
soffrire
per
la
mancanza
di
libertà
,
ma
avevano
tutte
le
ore
occupate
e
si
tenevano
l
'
un
l
'
altro
compagnia
.
Egli
invece
,
solo
con
don
Riva
,
finirebbe
come
lui
.
Il
vecchio
prete
peggiorava
tutti
i
giorni
,
giacché
avendo
bisogno
di
cibi
sostanziosi
non
ne
aveva
neppure
abbastanza
di
quelli
più
ordinari
,
e
gli
altri
preti
lo
sfuggivano
appunto
per
la
sua
miseria
;
mentre
il
vescovo
,
arricchito
per
la
terza
volta
da
un
'
altra
eredità
di
centomila
franchi
,
fingeva
d
'
ignorare
come
l
'
antico
professore
di
filosofia
nel
seminario
morisse
quasi
di
fame
.
Adesso
per
condurlo
a
spasso
bisognava
dargli
il
braccio
portandolo
quasi
di
peso
,
quantunque
Giannino
anch
'
esso
male
in
gambe
si
sentisse
soventi
la
schiena
bagnata
da
cattivi
sudori
.
Una
domenica
fuori
di
Porta
Pia
,
mentre
passavano
lentamente
dinanzi
alla
bottega
dei
sali
e
tabacchi
,
il
vecchio
ritirò
il
braccio
disotto
al
suo
,
ed
appoggiando
ambo
le
mani
sulla
canna
disse
col
viso
quasi
nascosto
dietro
il
bavaro
rialzato
del
soprabitone
:
-
Pagami
un
soldo
di
caradà
...
non
ne
ho
...
non
ne
ho
!
Il
ragazzo
provò
alla
gola
uno
stringimento
improvviso
di
pianto
a
quella
voce
così
sorda
,
ed
entrò
nella
bottega
.
II
Nell
'
estate
dell
'
anno
seguente
don
Riva
morì
.
Durante
gli
ultimi
due
mesi
,
nei
quali
non
poté
più
alzarsi
,
nessuno
era
venuto
a
trovarlo
tranne
don
Costantino
,
il
parroco
,
e
Giannino
.
La
più
squallida
miseria
rendeva
freddo
quel
pianterreno
sempre
un
po
'
umido
,
colle
finestre
sopra
un
cortile
stretto
come
un
pozzo
,
dal
quale
sorgevano
esalazioni
mefitiche
.
Nella
casa
non
si
cucinava
più
,
la
vecchia
sorella
era
sempre
in
giro
dai
vicini
per
accattare
qualche
soccorso
al
morente
,
diventato
in
quella
lunga
insonnia
prodottagli
dal
vizio
cardiaco
di
una
asprezza
ancora
più
insofferente
.
Talvolta
nelle
crisi
più
acute
di
collera
contro
il
vescovo
e
gli
altri
colleghi
di
chiesa
,
che
lo
lasciavano
morire
così
,
pareva
che
perfino
la
sua
fede
vacillasse
.
-
Dio
non
è
sempre
giusto
!
-
gli
era
sfuggito
una
sera
vedendo
ritornare
la
sorella
senza
la
minestra
,
che
una
vicina
le
aveva
promesso
.
Queste
sinistre
parole
agghiacciarono
l
'
anima
di
Giannino
:
se
avesse
avuto
del
danaro
,
lo
avrebbe
dato
nascostamente
alla
vecchia
sorella
,
come
aveva
fatto
l
'
ultima
domenica
col
franco
della
grande
messa
cantata
in
duomo
dal
vescovo
,
ma
quella
sera
non
aveva
un
soldo
in
tasca
:
anzi
si
sentiva
lui
stesso
ammalato
.
Frequenti
vertigini
lo
coglievano
da
qualche
tempo
,
anche
passeggiando
;
il
cuore
gli
batteva
convulsamente
nel
fare
le
scale
,
non
poteva
dormire
,
e
peggio
ancora
quel
pane
di
tutti
i
giorni
non
gli
riusciva
spesso
di
mandarlo
giù
.
Siccome
dall
'
anno
scorso
si
era
allungato
,
sembrava
anche
più
magro
.
Quindi
si
alzò
per
andarsene
.
-
Anche
tu
mi
lasci
...
-
Alle
nove
chiudono
il
portone
e
io
non
ho
la
chiave
.
-
Hai
ragione
:
prendilo
,
prendilo
-
soggiunse
con
nuova
amarezza
vedendolo
sbirciare
sul
comodino
un
libro
.
Erano
le
Sette
giornate
di
Galileo
.
-
Un
'
altra
vittima
-
brontolò
-
del
clero
e
non
della
chiesa
.
Come
è
ben
vendicato
oggi
!
Il
padre
Secchi
,
la
maggior
gloria
dei
Gesuiti
,
non
è
che
un
piccolo
continuatore
di
Galileo
.
Quando
il
ragazzo
fu
nella
strada
,
si
accorse
di
piangere
.
Quella
sera
non
gli
era
accaduto
nulla
di
speciale
,
eppure
si
sentiva
invaso
da
un
sentimento
così
scorato
della
morte
che
ne
singhiozzava
,
come
se
fosse
imminente
anche
per
lui
.
Tutto
gli
era
andato
male
:
sul
finire
dell
'
altr
'
anno
,
essendosi
ammalato
,
non
aveva
potuto
dare
che
la
metà
degli
esami
e
con
esito
quasi
infelice
;
era
passato
a
stento
nella
filosofia
e
nella
fisica
,
ma
per
cadere
miserevolmente
nella
matematica
,
appunto
la
materia
,
nella
quale
si
sentiva
più
forte
.
Quindi
rabbuffi
dai
professori
,
un
'
altra
severa
ammonizione
dal
vescovo
,
che
vedeva
in
questo
le
conseguenze
di
una
vita
troppo
libera
fuori
del
seminario
,
male
parole
a
casa
,
perché
un
anno
perduto
vi
rappresentava
un
più
lungo
sacrificio
di
quei
dieci
franchi
al
mese
,
scherni
dai
compagni
per
la
sua
incapacità
a
diventare
prete
,
il
più
facile
fra
tutti
i
mestieri
.
Ogni
speranza
di
entrare
nel
seminario
svaniva
per
sempre
.
Egli
resistette
,
studiò
tutte
le
vacanze
con
maggiore
accanimento
,
ma
negli
esami
di
riparazione
lo
colse
la
solita
timidezza
,
e
per
poco
non
vi
fallì
daccapo
.
Allora
non
lottò
più
.
L
'
inguaribile
avvilimento
dei
poveri
,
che
si
rassegnano
anticipatamente
a
sopportare
tutto
,
lo
colse
come
una
malattia
in
quella
giovinezza
ancora
così
aperta
a
tutte
le
speranze
della
vita
;
al
pari
di
sua
madre
morta
tisica
a
venticinque
anni
,
e
di
don
Riva
,
che
agonizzava
a
settanta
nel
più
triste
abbandono
,
egli
sarebbe
sempre
una
vittima
.
Già
fino
a
quel
giorno
non
aveva
mangiato
una
sola
volta
tanto
da
cavarsi
la
fame
;
i
suoi
vestiti
erano
cenci
di
elemosina
,
nessuno
lo
amava
neppure
nella
propria
casa
,
ove
rappresentava
una
speculazione
fallita
.
La
morte
giovane
,
prima
di
tutti
quegli
inutili
sforzi
in
una
carriera
,
dalla
quale
ognuno
lo
respingeva
,
sarebbe
stata
la
migliore
fortuna
.
Quindi
rilesse
le
poesie
di
Leopardi
,
cullandosi
nella
loro
immensa
tristezza
senza
misurarne
la
profondità
,
come
talvolta
errando
la
notte
nelle
tenebre
aveva
provato
una
indefinibile
compiacenza
di
smarrimento
senza
chiedersi
il
significato
di
tutta
quell
'
ombra
,
o
che
cosa
potesse
esservi
al
di
là
.
Ogni
giorno
,
all
'
ora
una
volta
abituale
del
passeggio
,
veniva
a
trovare
don
Riva
per
leggergli
l
'
Osservatore
Cattolico
,
unica
lettura
della
quale
ancora
s
'
interessasse
,
poiché
i
libri
,
diceva
lui
,
lo
avevano
tradito
.
-
Non
studiare
,
sai
.
Bisogna
essere
ignoranti
per
fare
carriera
nella
nostra
classe
,
poi
così
si
comprendono
forse
meglio
le
miserie
dei
poveri
.
-
Voi
vi
siete
rovinato
a
fare
il
professore
di
seminario
,
ve
l
'
ho
sempre
detto
-
interveniva
stizzosamente
la
vecchia
sorella
quasi
calva
,
col
capo
coperto
anche
nell
'
estate
da
un
fazzolettone
turchino
e
gli
occhi
quasi
senza
palpebre
,
rossi
fors
'
anche
dalle
troppe
veglie
.
Ella
adorava
quel
fratello
,
l
'
ultima
persona
che
le
restasse
al
mondo
,
col
quale
viveva
da
oltre
quarant
'
anni
.
-
Tacete
,
pettegola
:
quella
poteva
anch
'
essere
la
strada
per
diventare
vescovo
,
se
non
avessero
voluto
rovinarmi
per
forza
.
Adesso
il
maggior
tedio
gli
veniva
dalle
mosche
,
insistenti
,
ghiotte
del
suo
sudore
viscoso
di
ammalato
.
-
Mi
mangiano
già
prima
che
sia
morto
!
Ma
la
cosa
non
poteva
durare
molto
.
L
'
idropisia
gli
era
salita
dalle
gambe
al
ventre
,
gonfiandoglielo
enorme
sotto
i
lenzuoli
;
mentre
le
gote
gli
si
scavavano
in
un
color
di
cenere
,
e
negli
occhi
vitrei
s
'
irrigidiva
già
la
fissazione
spaventata
dell
'
invisibile
.
Egli
non
aveva
voluto
ancora
i
sacramenti
,
credendosi
sempre
in
tempo
per
riceverli
,
ma
una
mattina
alle
otto
mandò
egli
stesso
la
sorella
a
chiamare
il
parroco
don
Costantino
;
si
confessò
,
si
comunicò
piamente
,
piangendo
qualche
lagrima
silenziosa
,
l
'
ultima
ribellione
della
sua
vita
conculcata
di
professore
,
e
si
mise
un
crocifisso
sul
lenzuolo
.
Quando
Giannino
arrivò
colle
Giornate
in
mano
per
chiedergli
il
Sommario
della
storia
d
'
Italia
di
Cesare
Balbo
,
la
fisonomia
del
vecchio
prete
era
quasi
serena
.
L
'
uomo
cessando
di
lottare
aveva
cessato
di
soffrire
.
In
quell
'
ombra
della
stanza
,
ammorbata
dall
'
acre
odore
del
decrepito
materasso
e
delle
povere
lenzuola
,
fra
le
quali
moriva
,
la
sua
grossa
testa
bianca
pareva
dentro
un
'
aureola
.
La
sorella
seduta
presso
la
finestra
taceva
.
Giannino
si
sentì
prendere
da
un
sudore
freddo
,
l
'
altro
non
mosse
la
testa
,
poi
chiuse
gli
occhi
.
Il
suo
respiro
era
affannoso
,
gorgogliante
di
catarro
.
Il
ragazzo
attese
nel
mezzo
della
stanza
qualche
minuto
,
quindi
si
accostò
alla
sorella
,
ma
questa
gli
fece
capire
tutto
con
un
gesto
.
Anche
la
sua
faccia
pareva
impietrita
.
Era
la
morte
nella
maestà
senza
nome
del
proprio
mistero
,
senza
lagrime
,
senza
parole
:
nessuna
commedia
umana
vi
si
agitava
intorno
.
Egli
non
pensò
più
,
tutto
quanto
sapeva
e
credeva
gli
dileguò
improvvisamente
dallo
spirito
,
mentre
i
suoi
occhi
atoni
vedevano
senza
guardare
,
e
il
rantolo
del
malato
si
abbassava
lentamente
.
Questi
ebbe
ancora
un
gemito
.
Allora
la
sorella
,
adagio
,
venne
col
grembiule
a
cacciargli
le
mosche
dal
volto
:
anche
Giannino
si
era
appressato
.
Dopo
qualche
minuto
l
'
altro
lo
riconobbe
,
poi
chiese
che
gli
raddrizzassero
i
cuscini
sudici
sotto
la
schiena
,
e
parve
star
meglio
.
-
Ero
venuto
...
-
cominciò
Giannino
cercando
di
dare
alla
propria
voce
una
intonazione
disinvolta
per
dissimulare
il
proprio
terrore
,
-
ho
qui
il
libro
da
renderle
.
-
Tienilo
...
è
il
legato
che
ti
faccio
-
e
ricadde
nuovamente
in
quella
specie
di
torpore
.
Ma
questa
volta
vi
durò
qualche
ora
.
Giannino
e
la
sorella
non
parlavano
,
quegli
per
sfuggire
all
'
angoscia
di
tale
tensione
aveva
preso
dal
comodino
uno
dei
libri
,
L
'
uomo
sotto
la
legge
del
soprannaturale
del
cardinale
Alimonda
.
Si
era
fatto
tardi
;
il
medico
,
un
signore
vicino
,
non
veniva
che
prima
di
mezzogiorno
o
assai
tardi
la
notte
rincasando
,
ma
aveva
dichiarato
che
forse
la
cosa
durerebbe
ancora
qualche
giorno
.
Don
Costantino
occupatissimo
per
la
festa
di
San
Saverio
,
nella
quale
la
sua
chiesa
avrebbe
sfoggiato
un
ricco
addobbo
,
era
tornato
sulle
due
dopo
pranzo
,
e
rassicurato
da
quella
frase
del
medico
non
verrebbe
più
nella
notte
senza
una
chiamata
.
Giannino
ne
parlò
sommessamente
colla
sorella
,
che
gli
rispose
con
quella
rassegnazione
ormai
vicina
all
'
indifferenza
,
nell
'
impossibilità
di
qualunque
speranza
.
-
È
tardi
?
-
domandò
improvvisamente
l
'
infermo
agitando
la
testa
,
mentre
il
ragazzo
stava
per
ritirarsi
inosservato
.
-
Sì
,
bisogna
ch
'
io
vada
:
sono
le
otto
e
mezzo
.
L
'
altro
gli
tese
la
mano
con
uno
sforzo
così
spossato
che
Giannino
cadde
in
ginocchio
per
baciarla
.
Un
'
ultima
luce
si
accese
nei
grandi
occhi
vitrei
dell
'
agonizzante
;
la
sorella
seduta
alla
finestra
vide
il
ragazzo
alzarsi
quasi
subito
per
fuggire
dallo
spasimo
di
quella
emozione
:
il
libro
gli
era
caduto
,
lo
raccolse
vergognoso
che
avesse
potuto
sciuparsi
davanti
a
lui
,
e
vi
soffiò
sulle
costole
per
cacciarne
la
polvere
.
-
Non
studiare
...
-
ammonì
ancora
,
spegnendosi
,
la
voce
del
vecchio
professore
.
Due
giorni
dopo
Giannino
verso
le
sette
ritornava
in
città
con
la
cotta
bianca
sotto
il
braccio
,
per
una
stradicciuola
che
dal
cimitero
passava
presso
il
convento
dei
cappuccini
,
solo
e
triste
dopo
aver
accompagnato
il
mortorio
di
don
Riva
.
Anche
il
funerale
era
stato
miserabile
;
avevano
coperta
la
bara
col
panno
sbiadito
dei
poveri
,
poi
don
Costantino
l
'
aveva
seguìta
con
altri
quattro
preti
e
poche
beghine
del
vicinato
:
egli
portava
dinanzi
la
croce
fra
due
monelli
in
cotta
.
Appena
deposta
la
bara
al
cancello
,
don
Costantino
aveva
mormorato
in
fretta
le
solite
preghiere
,
e
il
piccolo
corteo
si
era
disperso
.
In
quel
vespero
luminoso
di
letizia
,
per
la
larga
strada
da
porta
Montanara
al
cimitero
,
passavano
molti
gruppi
di
persone
e
qualche
carrozza
;
quindi
egli
sfiancò
per
quel
viottolo
fra
gli
orti
e
i
due
bracci
del
canale
Naviglio
.
La
sua
anima
tutta
piena
della
morte
provava
una
strana
dolcezza
nella
contraddizione
di
quel
crepuscolo
estivo
,
vibrante
di
sussurri
e
di
profumi
,
mentre
nel
cielo
limpido
e
tremulo
grandi
nuvole
rosse
sembravano
isole
in
fiamme
.
Dagli
orti
densi
di
verzura
e
lungamente
inaffiati
veniva
un
sito
terroso
.
Egli
camminava
a
testa
bassa
rivedendo
ancora
nel
pensiero
gli
ultimi
istanti
del
morto
:
dov
'
era
egli
adesso
?
La
terra
,
che
gettavano
forse
in
quell
'
istante
sulla
sua
cassa
era
tutto
il
premio
de
'
suoi
giorni
tribolati
quaggiù
,
mentre
il
suo
spirito
salito
sino
a
Dio
aveva
già
ricevuto
la
benedizione
della
felicità
eterna
?
Eppure
egli
sentiva
con
una
specie
di
terrore
che
l
'
anima
del
vecchio
aveva
protestato
amaramente
sino
all
'
ultimo
minuto
,
come
se
le
consolazioni
della
vita
futura
non
bastassero
a
chiudere
le
cicatrici
di
tutta
la
sua
vita
umana
.
Si
moriva
,
morivano
i
credenti
e
gl
'
increduli
dopo
essere
passati
sotto
le
medesime
verghe
,
sparendo
nel
mistero
:
solo
la
religione
aveva
saputo
accendere
una
lampada
sul
gran
varco
per
gittare
nelle
tenebre
dell
'
infinito
il
bagliore
di
qualche
raggio
.
E
in
mezzo
a
questo
trionfo
continuo
della
morte
,
la
vita
si
manteneva
egualmente
lieta
nella
pompa
spensierata
della
propria
bellezza
,
come
se
la
gente
e
la
natura
non
potessero
mai
ricordarsene
.
Improvvisamente
ad
un
gomito
della
stradicciuola
si
vide
venire
incontro
due
signore
,
ricche
negli
abiti
,
con
un
servo
gallonato
di
dietro
a
pochi
passi
.
Erano
madre
e
figlia
,
ma
questa
,
forse
quindicenne
,
camminava
con
una
lentezza
impressionante
.
Il
suo
viso
piccino
,
rotondo
,
sebbene
le
gote
fossero
già
un
po
'
scavate
,
era
di
un
pallore
simile
a
quello
dei
vecchi
ceri
sugli
altari
;
una
immensa
capellatura
bionda
,
di
un
oro
ardente
,
le
scendeva
sulle
spalle
,
mentre
coi
grandi
occhi
azzurri
,
bistrati
,
guardava
tristamente
la
mamma
,
che
le
parlava
con
tenerezza
.
Egli
si
tirò
vergognoso
verso
il
fosso
per
non
urtarle
,
con
uno
spasimo
nuovo
per
quella
sottana
così
lagrimevole
,
dai
bottoni
sfilacciati
e
quasi
sordida
malgrado
tutto
il
suo
studio
di
tenerla
pulita
,
ma
la
fanciulla
accorgendosi
forse
della
sua
confusione
deviò
gli
occhi
.
Quei
pochi
passi
diventavano
una
immensa
distanza
,
s
'
imbrogliava
a
camminare
,
colla
testa
bassa
,
guardando
con
inconsapevole
ardimento
il
viso
della
fanciulla
.
Anch
'
essa
era
pallida
,
più
di
lui
,
irremissibilmente
ammalata
.
Una
indefinibile
dolcezza
le
spirava
intorno
come
se
non
camminasse
nemmeno
,
così
sospesa
al
braccio
della
madre
,
una
donna
alta
e
bella
,
cogli
occhi
neri
e
un
battito
nelle
palpebre
,
che
tradiva
la
dolorosa
fatica
per
reprimere
una
troppo
lunga
emozione
.
Infatti
quella
passeggiata
,
a
piedi
,
fuori
dalla
città
,
se
vi
ritornavano
così
lentamente
,
doveva
essere
per
la
madre
la
più
orribile
delle
torture
.
Chi
erano
?
Egli
non
le
aveva
mai
vedute
e
non
avrebbe
saputo
a
chi
chiederlo
,
ma
il
suo
cuore
si
era
aperto
impetuosamente
dinanzi
all
'
aspetto
moribondo
di
quella
fanciulla
.
Nessun
'
altra
bellezza
di
giovinetta
o
di
angelo
dipinto
gli
era
mai
sembrata
più
eterea
:
la
sua
esile
ed
alta
figurina
si
disegnava
appena
sotto
le
vesti
accanto
al
corpo
così
splendido
e
vigoroso
della
mamma
,
mentre
in
quell
'
ombra
della
sera
le
sue
labbra
violette
lasciavano
ancora
vedere
i
denti
bianchi
.
Quando
le
ebbe
oltrepassate
si
voltò
,
ed
arrossì
vivamente
,
vedendo
che
anche
la
fanciulla
aveva
girato
la
testa
per
guardargli
dietro
.
Che
cosa
pensava
ella
di
lui
?
Aveva
indovinato
colla
chiaroveggenza
misteriosa
degli
infermi
,
pei
quali
la
vita
non
è
più
che
un
velo
,
la
sua
profonda
tristezza
in
quel
momento
,
dopo
aver
accompagnato
al
cimitero
il
cadavere
dell
'
unico
amico
?
Aveva
sentito
che
povero
,
abbandonato
,
infermo
desiderava
anche
egli
di
morire
?
Senza
rendersene
conto
,
giacché
in
questo
caso
gliene
sarebbe
mancato
il
coraggio
,
ritornò
sui
propri
passi
dietro
di
loro
:
camminava
adagio
attardandosi
nello
svellere
qualche
germoglio
dalle
siepi
per
mantenere
la
distanza
;
il
suo
sguardo
si
attaccava
ad
ogni
passo
di
quell
'
effimera
creatura
con
una
inesprimibile
emozione
,
ma
non
vedeva
che
il
suo
abito
chiaro
e
tutto
quell
'
oro
sulle
spalle
sotto
un
cappellino
di
una
eleganza
incomprensibile
per
lui
,
che
non
aveva
mai
osservato
una
donna
.
Ella
teneva
penzoloni
nella
mano
sinistra
,
stancamente
,
un
grande
merletto
bianco
per
avvolgersene
il
volto
al
primo
soffio
fresco
.
La
mano
era
sguantata
.
Ci
vollero
venti
minuti
per
ritornare
sulla
strada
,
che
dalla
porta
della
città
conduce
al
cimitero
:
allo
sbocco
aspettava
una
magnifica
carrozza
con
due
grandi
cavalli
bai
.
Allora
egli
affrettò
il
passo
inconsideratamente
,
e
poté
essere
visto
dalla
fanciulla
nel
momento
che
i
cavalli
partivano
al
gran
trotto
;
ma
nel
farla
salire
sul
predellino
con
quale
delicatezza
la
mamma
aveva
saputo
aiutarla
per
nascondere
agli
occhi
della
gente
la
sua
estrema
prostrazione
!
Alcuni
passanti
avevano
salutato
rispettosamente
.
Egli
tornò
in
fretta
da
quella
porta
entro
la
città
,
e
sull
'
altra
porta
di
un
gran
palazzo
barocco
sorprese
fra
due
donnicciuole
questo
dialogo
:
-
La
contessina
non
arriverà
in
fondo
al
mese
.
-
È
tisica
marcia
:
quasi
tutti
i
signori
sono
così
.
-
Allora
la
famiglia
Naldi
è
finita
.
-
Bel
male
!
non
hanno
da
morire
anche
i
signori
?
La
contessa
vedova
tornerà
a
maritarsi
;
come
ama
però
la
sua
creatura
!
...
-
Poveretta
!
-
replicò
l
'
altra
,
addolcendo
la
voce
a
questa
osservazione
,
che
la
toccava
nelle
fibre
di
madre
.
A
lui
sembrò
di
aver
saputo
tutto
.
Ma
da
quel
giorno
la
sua
vita
interiore
parve
aver
trovato
finalmente
la
tenerezza
consolatrice
,
che
le
era
mancata
sino
dall
'
infanzia
.
Quella
morente
fra
tutti
gli
splendori
della
ricchezza
era
una
derelitta
come
lui
:
glielo
aveva
letto
nei
grandi
occhi
cilestri
,
pallidi
di
uno
smarrimento
,
che
si
sentiva
anch
'
egli
nel
cuore
così
spesso
.
Prima
di
coricarsi
pregò
anche
per
lei
,
perché
la
madonna
la
guarisse
,
lasciandola
quaggiù
come
una
immagine
degli
angeli
adoranti
intorno
al
suo
trono
.
E
a
poco
a
poco
quella
tenerezza
si
fece
più
intensa
:
non
era
l
'
amore
inevitabile
a
'
suoi
diciotto
anni
,
quel
primo
fervore
di
tutto
l
'
essere
verso
di
un
altro
in
uno
slancio
d
'
ispirazioni
infinite
,
entusiasta
e
vivace
come
tutte
le
illuminazioni
della
fantasia
;
ma
una
passione
delicata
e
profonda
,
che
lo
faceva
vivere
collo
spirito
di
quella
sconosciuta
,
in
una
confidenza
fraterna
e
nullameno
trepidante
di
riserve
.
Nessuna
immagine
impura
,
nessun
volgare
sottinteso
turbava
la
serenità
ardente
del
suo
affetto
.
Egli
non
sapeva
nemmeno
abbastanza
chiaramente
che
cosa
fosse
la
donna
,
benché
avesse
dovuto
studiare
sui
libri
la
torbida
epopea
di
peccato
e
di
espiazione
per
la
quale
essa
aveva
traversato
il
cristianesimo
fino
all
'
apoteosi
di
Maria
.
Poi
la
sua
stessa
miseria
di
seminarista
,
costretto
a
vivere
con
dieci
franchi
al
mese
,
perdeva
ogni
dolore
dinanzi
alla
miseria
mortale
di
quell
'
altra
,
vacillante
come
un
'
ombra
fra
tutti
i
riverberi
della
ricchezza
,
e
già
vicina
a
sparire
improvvisamente
nel
chiarore
di
un
'
alba
.
L
'
indomani
ripassò
sotto
le
finestre
del
palazzo
,
avventurandosi
per
tutta
la
città
sino
nello
Stradone
,
un
largo
viale
fiancheggiato
di
platani
,
all
'
ombra
dei
quali
nel
pomeriggio
le
signore
uscivano
a
farsi
vedere
.
Tutto
fu
indarno
,
dovettero
trascorrere
delle
settimane
prima
che
la
rivedesse
in
carrozza
,
poi
la
incontrò
ancora
a
piedi
sempre
così
lenta
,
vestita
di
chiaro
,
col
viso
bianco
dentro
l
'
aureola
dorata
dei
capelli
.
Avrebbe
voluto
conoscere
il
suo
nome
,
ma
quando
lo
seppe
gli
parve
volgare
,
Tecla
,
perché
sentì
dolorosamente
l
'
impossibilità
di
aggiungervi
un
diminutivo
;
quindi
ascoltando
,
talvolta
chiedendo
imprudentemente
,
seppe
il
resto
.
Era
l
'
unica
figlia
del
conte
Naldi
morto
tisico
dopo
pochi
mesi
di
matrimonio
colla
contessa
Crivelli
.
Tutta
la
città
s
'
interessava
del
caso
pietoso
,
perché
i
più
illustri
professori
avevano
già
dichiarata
perduta
ogni
speranza
.
Solo
la
madre
colla
sublime
assurdità
dell
'
amore
confidava
sempre
.
Ma
gli
esami
gli
caddero
addosso
nella
prostrazione
fantasiosa
di
quel
sogno
,
dentro
il
quale
oramai
rimaneva
chiuso
,
senza
avere
ancora
potuto
rendersene
un
conto
abbastanza
chiaro
.
Egli
sapeva
solo
di
amarla
con
tutta
la
forza
dell
'
anima
dal
momento
che
il
suo
pensiero
si
perdeva
affascinato
dietro
di
lei
.
La
notte
ed
il
giorno
,
nel
silenzio
delle
scuole
o
nelle
solitudini
del
proprio
granaio
,
vedendo
sempre
la
sua
esile
figura
di
fanciulla
passare
lentamente
cogli
occhi
cilestri
,
pallidi
di
quello
stesso
smarrimento
,
che
si
sentiva
nel
cuore
.
-
Merlini
,
che
cosa
avete
dunque
da
essere
sempre
così
intontito
?
Lo
sgridava
talora
la
voce
aspra
del
professore
,
mentre
gli
altri
ridevano
intorno
.
Egli
si
turbava
,
ma
nella
purezza
della
propria
coscienza
non
credette
nemmeno
di
aprirsene
col
confessore
.
Quell
'
anno
gli
esami
andarono
meglio
,
poi
restò
ancora
due
giorni
in
città
per
tentare
di
vederla
,
e
la
terza
mattina
ripartì
a
piedi
per
il
villaggio
.
Là
si
ammalò
.
Un
tifo
,
forse
dovuto
all
'
insalubrità
del
pozzo
di
casa
,
lo
tenne
due
mesi
tra
la
vita
e
la
morte
:
il
medico
lo
aveva
spacciato
,
il
parroco
volle
amministrargli
i
sacramenti
,
egli
invece
era
quasi
contento
pensando
che
forse
anch
'
ella
stava
per
morire
.
Il
loro
breve
viaggio
,
così
dissimile
eppure
egualmente
triste
,
finiva
allo
stesso
modo
;
avevano
appena
traversato
un
lembo
della
terra
,
che
Dio
già
impietosito
della
loro
stanchezza
li
richiamava
.
Invece
guarì
.
Allora
provò
tutte
le
amarezze
della
malattia
,
le
prostrazioni
,
gli
scoramenti
,
e
soprattutto
l
'
umiliazione
della
miseria
,
che
gli
contendeva
di
rimettersi
in
forza
coi
cibi
sostanziosi
prescritti
dal
medico
.
Intorno
a
lui
il
padre
e
le
sorelle
erano
freddi
:
oramai
credendolo
svogliato
degli
studi
e
così
poco
in
gambe
si
erano
rassegnati
a
perderlo
,
quindi
le
querimonie
scoppiarono
alle
spese
provocate
dalla
malattia
.
Egli
si
sentì
discusso
,
valutato
coll
'
atroce
discernimento
dei
poveri
,
pei
quali
tutto
deve
soggiacere
alla
misura
del
danaro
.
Quando
ripartì
ai
Santi
per
la
città
pareva
uno
scheletro
,
ma
l
'
appetito
gli
era
tornato
in
un
rigoglio
improvviso
di
giovinezza
.
Sciaguratamente
i
dieci
franchi
al
mese
non
gli
avrebbero
permesso
di
mangiare
di
più
,
se
qualche
buona
fortuna
di
chiesa
non
venisse
ad
aggiungere
loro
un
altro
guadagno
.
I
primi
mesi
furono
terribili
,
il
freddo
e
la
fame
gli
attanagliarono
spesso
lo
stomaco
.
Rivide
la
giovinetta
sempre
così
diafana
,
coi
capelli
d
'
oro
sulle
spalle
,
e
le
guance
di
un
pallore
cinereo
:
forse
questo
poteva
essere
un
effetto
del
freddo
,
ma
i
suoi
occhi
incontrandola
gli
rivelarono
subito
,
come
la
prima
volta
,
che
nulla
era
migliorato
nella
sua
vita
di
fantasma
.
Come
la
prima
volta
ella
rivolse
la
testa
a
guardarlo
,
ed
egli
arrossì
nuovamente
.
Essa
pure
cominciava
ad
alzarsi
solo
con
quei
primi
freddi
a
rovescio
di
tutte
le
previsioni
,
che
non
le
avevano
concesso
altri
giorni
dopo
la
caduta
delle
foglie
.
Naturalmente
si
era
ingiallita
in
un
colore
d
'
ambra
sottilmente
venato
:
solo
l
'
oro
dei
suoi
capelli
regali
scintillava
agli
ultimi
soli
.
Egli
la
rivide
ancora
,
e
non
trascorse
più
giorno
che
almeno
cinque
o
sei
volte
non
passasse
e
ripassasse
sotto
le
sue
finestre
,
dacché
una
mattina
aveva
creduto
di
scorgerla
fra
due
tende
,
altrettanto
bianca
,
col
viso
ai
vetri
,
immobile
.
I
cristalli
di
un
pezzo
solo
,
purissimi
,
lasciavano
apparire
la
sua
figura
sino
alle
ginocchia
.
Egli
si
arrestò
di
botto
come
dinanzi
ad
una
di
quelle
sante
dipinte
nelle
alte
vetriate
:
i
capelli
d
'
oro
le
facevano
sul
capo
un
nimbo
di
gloria
attraverso
la
luminosità
dei
cristalli
,
che
rendeva
quasi
trasparenti
anche
i
suoi
abiti
.
Per
fortuna
in
quel
momento
la
strada
era
deserta
,
ma
quando
poté
finalmente
sottrarsi
all
'
incanto
di
quella
apparizione
senza
che
ella
lo
avesse
ancor
veduto
,
per
rattenere
uno
scoppio
di
pianto
lì
nel
mezzo
del
Corso
si
disse
di
aver
fatto
una
grande
scoperta
.
Quella
era
dunque
la
sua
camera
?
Una
voce
segreta
,
inconfutabile
,
glielo
affermava
.
Infatti
tornandovi
tutte
le
sere
vi
scorse
sempre
il
lume
;
l
'
indizio
era
tutt
'
altro
che
sicuro
,
ma
nullameno
egli
si
sentiva
certo
di
non
ingannarsi
.
Quell
'
anno
l
'
inverno
rigido
cominciò
a
San
Martino
.
Egli
tormentato
sempre
più
dalla
fame
aveva
finalmente
potuto
trovare
un
condiscepolo
,
al
quale
ripetere
le
lezioni
di
ogni
giorno
,
nel
figlio
di
un
calzolaio
,
che
impietosito
dalla
miseria
di
questo
nuovo
maestro
lo
invitava
tutte
le
sere
a
cena
.
Non
era
un
vitto
molto
fine
,
ma
abbondante
come
in
vita
sua
non
gli
era
mai
capitato
:
poi
il
calzolaio
gli
risuolò
le
scarpe
e
sua
moglie
gli
fece
un
paio
di
calze
in
grossa
lana
nera
.
Così
col
mantellone
dell
'
arciprete
e
lo
stomaco
pieno
non
aveva
più
freddo
,
ma
in
quella
casa
lo
trovarono
presto
svogliato
.
Durante
le
ripetizioni
,
cui
l
'
altro
si
prestava
di
mala
voglia
,
frequenti
distrazioni
gli
facevano
spesso
sbagliare
i
temi
esponendolo
alle
berte
dello
scolaro
contento
di
potersi
a
quel
modo
mostrare
superiore
in
faccia
ai
propri
parenti
.
Era
una
nuova
tortura
più
aspra
della
fame
;
poi
in
quella
famiglia
il
padre
ateo
e
la
madre
villana
non
avviavano
il
figlio
al
sacerdozio
che
come
ad
un
mestiere
,
calcolandone
anticipatamente
i
guadagni
senza
un
riguardo
né
a
se
stessi
né
a
lui
.
I
loro
discorsi
osceni
lo
facevano
soffrire
nelle
fibre
più
delicate
dell
'
anima
;
nullameno
resistette
per
quella
necessità
di
dovere
pur
mangiare
,
e
soprattutto
perché
le
ripetizioni
gli
avevano
fornito
la
scusa
per
ottenere
dal
padrone
di
casa
la
chiave
della
porta
.
La
libertà
gli
parve
immensa
.
Tutte
le
sere
sulle
dieci
ripassava
due
o
tre
volte
sotto
il
palazzo
Naldi
fermandosi
a
considerare
lungamente
quella
finestra
illuminata
.
La
sua
sottile
ombra
nera
si
disegnava
sinistramente
sulla
bianchezza
della
neve
;
talvolta
i
passanti
si
voltavano
meravigliati
a
considerarlo
,
e
allora
egli
riprendeva
il
passo
nascondendo
il
viso
magro
nell
'
alto
bavero
del
mantellone
,
colto
da
un
senso
pauroso
di
vergogna
al
pensiero
che
qualcuno
potesse
parlarne
col
vescovo
.
Perché
un
seminarista
giovane
come
lui
era
ancora
fuori
ad
ora
così
tarda
?
Ma
siccome
all
'
angolo
della
casa
di
contro
,
prima
di
arrivare
al
palazzo
,
v
'
era
una
piccola
Madonna
di
maiolica
rischiarata
da
un
lampione
,
tutte
le
sere
si
fermava
devotamente
a
dirle
tre
Salve
Regina
per
lei
.
Certamente
quella
neve
avrebbe
preso
prima
di
sciogliersi
la
tenue
fanciulla
nella
propria
bianchezza
per
nasconderla
agli
occhi
di
tutti
,
lieve
e
pura
dentro
l
'
ombra
di
un
'
altra
notte
più
profonda
.
Egli
lo
sapeva
già
con
una
certezza
che
talvolta
lo
faceva
rabbrividire
.
Infatti
imparò
presto
dalla
voce
di
tutti
che
la
giovinetta
,
da
quindici
giorni
sdraiata
sopra
una
poltrona
nella
camera
della
mamma
prospiciente
sull
'
ampio
giardino
perché
non
poteva
stare
a
letto
,
era
in
fin
di
vita
.
Egli
ebbe
uno
schianto
al
cuore
:
che
cosa
vi
era
dunque
in
quell
'
altra
camera
perennemente
illuminata
?
Poi
la
notte
degli
otto
dicembre
,
festa
della
Immacolata
Concezione
,
nel
passare
alla
solita
ora
vide
dentro
l
'
atrio
del
palazzo
una
carrozza
bruna
con
due
immensi
fanali
accesi
,
che
lo
rischiaravano
come
di
una
luce
d
'
incendio
.
Nevicava
fittamente
,
silenziosamente
,
a
larghe
falde
.
La
neve
turbinava
ai
vetri
dei
fanali
con
un
battito
di
piccole
ale
bianche
crescendo
pura
e
fredda
sulla
strada
:
nessuno
passava
.
Egli
già
tutto
bianco
,
colle
scarpe
sepolte
nella
neve
e
il
mantellone
che
vi
strideva
dietro
ad
ogni
passo
,
si
diresse
verso
la
Madonna
.
Dentro
quella
opacità
la
fiamma
del
lampione
gli
parve
come
di
lampada
sepolcrale
.
Improvvisamente
sentì
un
soffio
più
freddo
negli
occhi
e
un
bisogno
irresistibile
d
'
inginocchiarsi
dinanzi
alla
Madonna
singhiozzando
sotto
il
mantello
perché
nessuno
potesse
vederlo
.
Appoggiò
la
testa
al
muro
e
si
prostrò
col
mantello
sulla
testa
congiungendo
disperatamente
le
mani
:
le
sue
orazioni
salirono
a
quella
piccola
immagine
quasi
invisibile
come
una
fiamma
fra
il
pianto
dirotto
che
gli
inondava
il
viso
.
La
fanciulla
moriva
:
egli
se
ne
accorgeva
come
la
madre
ginocchioni
anche
essa
accanto
alla
poltrona
.
Era
allucinazione
?
Era
una
di
quelle
misteriose
visioni
,
che
la
scienza
nega
ancora
,
e
che
lo
spirito
ebbe
sempre
?
Egli
mormorava
sommessamente
le
parole
del
salmista
ai
moribondi
con
lo
stesso
accento
monotono
dei
preti
in
tali
istanti
,
simile
ad
un
murmure
di
acque
,
che
avvallino
per
un
fondo
senza
fine
.
Quando
i
ginocchi
intirizziti
dalla
umidità
della
neve
lo
fecero
rinvenire
,
si
sentì
tutto
bagnato
:
tentò
di
rialzarsi
colle
mani
al
muro
,
ma
l
'
impressione
del
freddo
fu
così
acuta
che
gli
fece
quasi
gettare
un
urlo
.
Una
carrozza
passò
rotolando
sulla
neve
,
mentre
il
portone
si
chiudeva
strepitosamente
.
Egli
intontito
di
quanto
aveva
fatto
si
avviò
rabbrividendo
per
tornare
a
casa
;
nella
notte
lo
colse
la
febbre
.
III
La
gente
si
attardava
.
A
quell
'
ora
nella
vasta
chiesa
,
tutta
parata
di
nero
,
l
'
ombra
diventata
più
misteriosa
non
era
rotta
che
laggiù
ai
lati
dell
'
altare
maggiore
dalle
due
lampade
sospese
sotto
la
piccola
cupola
.
Ma
dinanzi
alla
terza
cappella
della
navata
sinistra
,
ove
il
feretro
coperto
d
'
immense
ghirlande
giaceva
sopra
un
tappeto
di
fiori
,
il
chiarore
era
intenso
;
centinaia
di
torce
fiammeggiavano
intorno
a
quella
specie
di
recinto
,
che
il
parroco
aveva
avuto
l
'
idea
di
costruirvi
intorno
coi
panconi
della
navata
principale
per
frenare
la
curiosità
villana
della
gente
.
Un
odore
acuto
d
'
incenso
errava
ancora
fra
gli
aromi
di
tutti
quei
fiori
nelle
tenebre
.
Poi
anche
i
più
curiosi
cominciarono
a
diradarsi
;
qualche
prete
in
abito
nero
passava
per
la
chiesa
,
ogni
tanto
s
'
intendevano
sussurri
interrotti
dal
tonfo
del
pesante
portello
,
dal
quale
la
gente
entrava
od
usciva
;
e
nuovi
gruppi
si
formavano
intorno
a
quel
recinto
fiammeggiante
come
un
incendio
,
sempre
cogli
stessi
gesti
di
meraviglia
e
un
qualche
subitaneo
riso
indiscreto
tra
il
fruscìo
delle
sottane
,
alle
quali
i
bimbi
condotti
ad
ammirare
lo
spettacolo
si
aggrappavano
timidamente
.
Ma
la
chiesa
alta
e
vasta
rimaneva
nullameno
grave
.
L
'
ombra
sempre
più
cupa
sembrava
tratto
tratto
oscillare
;
improvvisamente
dei
profili
di
cappella
lucevano
nella
pulitezza
del
marmo
,
o
qualche
bagliore
sprizzava
dalle
cime
di
una
balaustra
,
mentre
nella
navata
principale
il
grande
crocifisso
,
stretto
da
una
mano
di
legno
,
si
protendeva
minacciosamente
nel
vuoto
,
dal
pulpito
nero
.
Egli
rientrò
nella
chiesa
dalla
porticina
della
sacrestia
,
nella
quale
era
andato
a
spogliare
la
cotta
;
altri
due
preti
gli
passarono
davanti
,
chiacchierando
ad
alta
voce
del
mortorio
riuscito
al
di
là
di
ogni
previsione
.
Quasi
tutti
i
preti
della
città
vi
avevano
partecipato
guadagnando
uno
scudo
a
testa
;
poi
l
'
uffizio
seguiterebbe
ancora
due
giorni
,
e
verrebbero
la
settima
e
la
trigesima
.
Il
lusso
dei
fiori
e
della
cera
era
stato
addirittura
fantastico
.
-
È
fortunato
don
Camillo
...
prima
che
ne
càpiti
più
un
altro
!
-
Chi
lo
sa
?
-
A
me
no
certamente
;
nella
mia
parrocchia
non
vi
è
alcun
signore
di
questa
forza
.
La
contessa
Naldi
ha
potuto
fare
così
perché
rimane
vedova
senza
figli
.
-
Già
.
A
questa
conclusione
commercialmente
giusta
,
Giannino
trasalì
;
i
due
preti
sfiancarono
per
dare
ancora
un
'
occhiata
al
feretro
,
la
gente
voltò
il
viso
a
guardarli
,
ma
si
erano
nuovamente
ricomposti
con
quella
fisonomia
grave
ed
insieme
indifferente
del
clero
nelle
proprie
funzioni
.
Alcune
donnicciuole
del
popolo
inginocchiate
sui
panconi
dicevano
il
rosario
a
mezza
voce
girando
curiosamente
gli
occhi
sopra
ognuno
degli
ultimi
visitatori
,
quasi
per
rispondere
con
un
battito
di
palpebre
alla
loro
prima
impressione
di
stupore
,
e
riabbassavano
devotamente
il
capo
,
mentre
le
corone
balenanti
nella
incandescenza
di
tutte
quelle
torce
battevano
tratto
tratto
seccamente
nel
legno
.
Un
bambino
si
mise
a
piangere
.
Giannino
non
aveva
osato
accostarsi
.
Benché
la
chiesa
fosse
tiepida
,
si
era
stretto
nel
mantellone
nascondendovi
sotto
il
piccolo
tricorno
:
la
sua
testa
sparuta
,
bianca
come
di
gesso
,
cogli
occhi
ardenti
di
febbre
,
spiccava
così
vivamente
che
alcuni
si
volsero
a
considerarlo
.
Egli
si
allontanò
verso
la
porta
,
ma
invece
di
uscire
tornò
indietro
,
dall
'
altra
navata
deserta
,
fermandosi
ogni
tanto
nel
buio
dei
larghi
pilastri
.
Se
qualcuno
avesse
potuto
esaminarlo
,
sarebbe
rimasto
meravigliato
alla
espressione
del
suo
viso
.
Una
contrazione
dolorosa
glielo
stirava
sino
alle
orecchie
;
teneva
la
bocca
più
dischiusa
del
solito
quasi
nello
sforzo
di
respirare
,
mentre
gli
occhi
vitrei
,
immobili
,
bruciavano
internamente
di
una
fiamma
bianca
.
Adagio
,
con
una
circospezione
sospettosa
,
come
se
la
piccola
percossa
delle
sue
scarpe
di
vacchetta
gli
rintronasse
spasmodicamente
nel
cervello
,
trasaliva
volgendosi
indietro
.
Una
idea
fissa
,
tenace
,
gli
aveva
avvinghiato
tutto
lo
spirito
senza
lasciargli
fare
alcun
altro
movimento
:
egli
non
la
capiva
ancora
bene
,
ma
sino
dal
principio
della
funzione
la
sua
volontà
vi
era
soggiaciuta
.
Quindi
colla
abilità
,
che
svegliano
certe
sorta
di
sonnambulismo
,
adesso
procedeva
senza
far
rumore
per
trovare
il
nascondiglio
:
tratto
tratto
gli
arrivavano
buffi
olezzanti
così
acuti
che
il
suo
cervello
già
malato
in
quella
tensione
ne
vaneggiava
.
La
navata
aveva
sette
cappelle
,
ma
solo
in
due
ardeva
sull
'
altare
entro
un
vasetto
di
cristallo
,
pieno
di
acqua
e
di
olio
,
un
lucignolo
galleggiante
:
il
cristallo
azzurrino
rendeva
quella
luce
come
lontana
.
Tutte
le
cappelle
avevano
la
balaustra
bassa
,
interrotta
nel
mezzo
da
un
cancelletto
di
ferro
a
palle
di
ottone
.
Egli
le
conosceva
,
erano
piccole
,
coll
'
altare
addossato
al
muro
,
senza
tendine
di
fianco
,
come
quelle
che
lo
hanno
discosto
;
sarebbe
quindi
bastato
al
sacrestano
,
passandovi
dinanzi
col
lume
nel
suo
giro
prima
di
chiudere
la
chiesa
,
gittarvi
una
occhiata
per
scorgere
se
vi
fosse
qualcuno
.
Poi
in
quella
navata
sboccava
l
'
uscio
della
sacrestia
,
dalla
quale
dovevano
uscire
ancora
parecchi
preti
.
Forse
la
maggior
parte
di
loro
avrebbe
preso
dalla
grande
navata
centrale
per
inginocchiarsi
l
'
ultima
volta
davanti
al
feretro
,
ma
egli
tremava
nullameno
di
essere
ancora
lì
appoggiato
ad
un
pilastro
,
non
osando
entrare
nel
vano
dell
'
arco
,
dirimpetto
al
quale
nell
'
altra
navata
rutilavano
tutti
quei
ceri
intorno
alla
morta
.
La
loro
luce
,
proiettandosi
vivamente
,
malgrado
l
'
ingombro
delle
ultime
persone
,
arrivava
sino
dentro
l
'
arco
,
nel
quale
avrebbe
dovuto
passare
.
La
sua
coscienza
tentò
un
moto
supremo
di
rivolta
,
che
si
risolse
in
un
sentimento
più
doloroso
.
Invece
di
rimanere
addossato
a
quel
pilastro
,
del
quale
il
freddo
gli
penetrava
nelle
carni
attraverso
il
mantellone
,
passò
dal
lato
delle
cappelle
e
si
appoggiò
al
confessionale
sporgente
dal
loro
muro
divisorio
.
Il
confessionale
,
chiuso
a
chiave
secondo
il
solito
,
aveva
al
disopra
dello
sportello
solamente
una
tendina
.
Sarebbe
bastato
lasciarvisi
cadere
nell
'
interno
dietro
la
tenda
per
essere
al
sicuro
.
Certo
il
sacrestano
non
verrebbe
col
lume
a
frugare
dentro
ogni
confessionale
per
cercarvi
un
imprudente
come
lui
,
molto
più
che
nella
chiesa
non
era
esposta
alcuna
immagine
abbastanza
riccamente
gemmata
da
attirare
la
cupidigia
dei
ladri
;
ma
nella
sua
fantasia
sino
allora
come
atonica
scoppiarono
improvvisamente
tutte
le
paure
dei
racconti
sulle
imprese
sacrileghe
tentate
appunto
di
notte
nelle
chiese
.
Un
terrore
sacro
gli
gelò
il
sangue
,
l
'
ombra
stessa
pareva
appesantirglisi
intorno
con
una
gravezza
spirituale
.
La
gente
se
ne
andava
sempre
,
facendo
dare
un
tonfo
al
portello
,
poscia
altri
entravano
,
si
distingueva
dalla
differenza
dei
passi
quella
delle
persone
:
le
donne
,
quasi
tutte
del
popolo
a
quell
'
ora
,
trascinavano
le
ciabatte
,
mentre
qualcuna
si
allontanava
con
una
percossa
sottile
ed
affrettata
dei
piccoli
tacchi
.
Gli
uomini
avevano
la
battuta
pesante
e
parlavano
a
voce
più
alta
.
Egli
ascoltava
anelante
,
senza
il
coraggio
di
muoversi
;
che
cosa
voleva
dunque
fare
?
Oramai
quanti
nella
sacrestia
lo
conoscevano
,
avendolo
veduto
uscire
da
venti
minuti
,
dovevano
immaginarselo
a
casa
tutto
contento
dei
due
franchi
guadagnati
come
turiferario
:
infatti
quei
quaranta
soldi
,
avvolti
nel
fazzoletto
entro
la
tasca
sinistra
della
sottana
,
gli
battevano
quasi
dolorosamente
sulla
coscia
ad
ogni
moto
.
Dovevano
essere
le
sette
e
mezzo
,
alle
otto
la
chiesa
verrebbe
chiusa
senza
dubbio
.
Eppure
l
'
orrore
del
sacrilegio
che
stava
per
compiere
,
gelandogli
ogni
vena
,
lasciava
il
suo
cervello
più
limpido
per
giudicarne
tutta
la
indefinibile
follìa
.
Una
attrazione
quasi
voluttuosa
,
e
quella
sinistra
poesia
del
pericolo
,
che
sembra
dare
al
peccato
un
sofistico
incanto
di
eroismo
,
gli
mantenevano
l
'
esaltazione
del
primo
proposito
,
quando
fra
il
coro
delle
voci
e
il
profumo
di
tutti
i
fiori
,
agitando
l
'
incensiere
dinanzi
al
feretro
,
egli
solo
aveva
subitamente
deciso
di
volere
ancora
una
volta
guardare
la
morta
.
In
quel
momento
il
feretro
era
sparito
ai
suoi
occhi
fra
l
'
abbarbaglio
delle
torcie
,
nella
confusione
iridescente
dei
fiori
,
sui
quali
le
nuvole
degli
incensi
s
'
innalzavano
pigramente
in
volute
leggere
come
di
nebbia
.
La
prestigiosa
funzione
era
finita
,
ma
quel
proposito
gli
rimaneva
fisso
nel
cervello
come
un
chiodo
,
del
quale
sentiva
la
pressione
rovente
in
mezzo
alla
fronte
.
Quindi
era
ancora
lì
,
nella
preparazione
sonnambula
di
quel
disegno
inesplicabile
e
irresistibile
,
che
lo
faceva
rabbrividire
di
un
freddo
angoscioso
.
I
suoi
occhi
si
tesero
nell
'
ombra
verso
l
'
uscio
socchiuso
della
sacrestia
;
l
'
ultimo
gruppo
di
preti
lo
spalancò
restando
sulla
soglia
a
parlottare
,
egli
distinse
dietro
loro
il
sacrestano
vestito
di
pavonazzo
,
colla
canna
dello
spegnitoio
nella
mano
;
ma
improvvisamente
,
quasi
la
poca
luce
di
quell
'
uscio
potesse
arrivare
sino
al
confessionale
,
provò
una
percossa
nel
petto
,
che
lo
fece
indietreggiare
col
busto
sotto
la
tendina
.
Il
cappello
gli
cadde
dentro
al
confessionale
con
sordo
rimbombo
,
e
allora
colle
mani
già
allungate
per
raccoglierlo
,
senza
più
riflettere
,
trepidante
,
cercò
la
panchina
del
dossale
,
e
ritirò
dentro
i
piedi
a
furia
.
Un
gran
fracasso
doveva
essersi
prodotto
,
giacché
rimase
cogli
orecchi
intronati
,
e
gli
parve
d
'
intendere
molte
voci
interrogarsi
curiosamente
.
Rimase
chiotto
,
senza
battere
palpebra
,
come
nei
terrori
senza
nome
del
sogno
,
quando
la
morte
ci
arresta
subitanea
.
Il
mantello
gli
si
era
ammassato
dietro
la
schiena
,
impedendogli
quasi
di
star
seduto
,
mentre
la
tenda
oscillando
ancora
batteva
leggermente
negli
spigoli
dello
sportello
.
Egli
contò
macchinalmente
quelle
percosse
come
una
ultima
eco
della
propria
vita
,
poi
si
acquetò
.
Fuori
il
rumorìo
scemava
:
ritirò
adagio
il
piede
col
quale
era
caduto
sopra
il
cappello
,
e
stette
seduto
in
quel
buio
,
con
una
oscurità
non
meno
densa
sul
cuore
,
senza
sentire
più
altro
.
Trascorse
molto
tempo
:
qualcuno
passò
frettolosamente
accanto
al
confessionale
,
il
portello
aprendosi
e
chiudendosi
diede
ancora
molti
tonfi
,
mentre
i
rumori
si
attutivano
lentamente
.
Un
silenzio
enorme
,
spaventevole
,
parve
dilatarsi
nella
chiesa
.
Quindi
udì
le
voci
del
parroco
e
del
sacrestano
intorno
al
feretro
,
del
quale
spegnevano
alternativamente
le
torce
per
risparmiare
la
cera
regalata
alla
chiesa
;
i
loro
passi
vagarono
nell
'
ombra
.
Il
sacrestano
aveva
le
scarpe
grosse
,
mentre
il
parroco
camminava
con
un
fruscìo
leggero
di
donna
;
dal
fondo
del
confessionale
egli
avvertì
questa
differenza
con
una
acutezza
,
della
quale
prima
non
sarebbe
stato
capace
.
Ma
il
tempo
doveva
essersi
allentato
:
gli
pareva
che
i
minuti
si
prolungassero
indefinitamente
,
una
oppressione
di
terrore
,
di
rimorsi
,
di
ebbrezza
soffocava
il
suo
spirito
.
Quel
confessionale
gli
si
mutava
nella
fantasia
in
mille
immagini
difformi
,
oscillava
,
affondava
precipitosamente
in
una
tenebra
senza
intoppo
.
Che
cosa
aveva
egli
voluto
nascondendovisi
?
Quando
ne
uscirebbe
?
Perché
?
Adesso
non
aveva
più
freddo
.
Il
mantellone
gli
pesava
sulle
spalle
stirandoglisi
sulle
ginocchia
così
violentemente
che
quasi
quasi
avrebbe
creduto
allo
sforzo
di
una
mano
misteriosa
,
la
quale
volesse
strapparglielo
.
Un
abbarbaglio
di
visioni
gli
bruciava
nel
cervello
spegnendosi
subitamente
,
poi
una
specie
di
calma
,
quella
rassegnazione
dei
propositi
irrevocabili
,
gli
si
allargò
adagio
nel
cuore
.
Finalmente
il
sacrestano
fece
l
'
ultimo
giro
prima
di
chiudere
la
chiesa
,
i
grandi
catenacci
striderono
,
il
parroco
dalla
sacrestia
tornò
al
feretro
e
si
rimise
a
spiccare
i
grumi
della
cera
colata
lungo
le
torce
,
mentre
l
'
altro
raschiava
quella
caduta
per
terra
.
Allora
Giannino
arrischiò
di
rimuovere
un
lembo
della
tenda
,
ma
siccome
il
confessionale
stava
dirimpetto
al
pilastro
,
non
vide
nulla
;
solamente
indovinò
dal
pallore
di
un
riverbero
in
alto
che
intorno
al
feretro
la
maggior
parte
delle
torce
era
stata
spenta
.
Per
quanto
conoscesse
già
questo
uso
economico
delle
chiese
e
lo
trovasse
ragionevole
,
in
quel
momento
gli
fece
male
come
una
profanazione
del
quadro
,
nel
quale
la
morta
giaceva
.
Aveva
una
fretta
convulsa
di
uscire
,
ma
dovette
attendere
ancora
lungamente
.
I
due
si
attardavano
nella
bisogna
:
ogni
tanto
si
udiva
un
suono
fesso
della
pentola
,
cui
mutavano
luogo
gittandovi
dentro
i
grumi
della
cera
,
poi
uno
stridore
del
rampichino
sui
mattoni
,
mentre
nella
luce
sempre
più
pallida
i
fiori
morenti
accrescevano
l
'
intensità
dei
proprii
profumi
.
D
'
un
tratto
Giannino
provò
un
sussulto
così
terribile
che
quasi
quasi
sbatté
colla
testa
nel
dossale
:
egli
non
ci
aveva
ancora
pensato
;
perché
?
Come
aveva
potuto
non
pensarci
?
Era
possibile
che
ciò
non
accadesse
in
un
mortorio
come
quello
?
Si
ricordò
che
anche
nelle
case
più
povere
si
faceva
sempre
la
veglia
al
cadavere
,
quindi
tutte
le
sue
idee
si
confusero
in
un
attimo
.
Una
certezza
istantanea
,
soffocante
,
come
se
lo
avesse
già
saputo
anteriormente
,
dimenticandolo
nel
modo
più
inesplicabile
,
gli
tolse
il
respiro
:
doveva
essere
così
,
era
impossibile
che
non
fosse
così
!
Eppure
nella
sua
inesperienza
di
chierico
non
lo
sapeva
davvero
se
qualcuno
vegliasse
in
orazione
i
cadaveri
,
quando
restavano
una
notte
nella
chiesa
.
Chi
sarebbe
rimasto
in
tal
caso
presso
il
feretro
,
poiché
nella
chiesa
non
v
'
era
più
che
don
Camillo
col
sacrestano
?
Vi
avrebbe
egli
durato
fino
al
mattino
?
Evidentemente
,
se
veglia
doveva
esservi
,
non
sarebbe
finita
prima
,
ma
la
notte
sarebbe
stata
ben
lunga
.
Gli
pareva
impossibile
che
don
Camillo
,
noto
a
tutta
la
città
per
la
mollezza
delle
sue
abitudini
,
potesse
resistere
in
tale
pio
esercizio
:
poi
egli
non
aveva
avuto
colla
morta
nessun
vincolo
.
Un
altero
e
doloroso
sorriso
sfiorò
le
labbra
secche
del
ragazzo
a
questo
confronto
fra
sé
stesso
e
il
ricco
parroco
di
Sant
'
Agostino
:
nessuno
della
città
,
nemmeno
la
contessa
madre
,
aveva
indovinato
la
secreta
,
indefinibile
relazione
di
lui
,
miserabile
ragazzo
morente
di
fame
e
di
tristezza
,
con
quella
incantevole
fanciulla
moribonda
di
freddo
e
d
'
inappetenza
fra
tutti
gli
splendori
della
ricchezza
.
Essi
soli
si
erano
intesi
in
quella
prima
occhiata
,
senza
parlare
salutandosi
impercettibilmente
come
due
fratelli
.
Quindi
egli
aveva
sentito
giorno
per
giorno
la
sua
agonia
,
aveva
pianto
quando
ella
piangeva
,
si
era
destato
ai
suoi
soprassalti
,
aveva
trasalito
a
tutti
i
suoi
spasimi
.
Un
amaro
orgoglio
lo
faceva
adesso
pensare
astiosamente
a
don
Camillo
,
il
parroco
ricco
,
dalle
maniere
effeminate
,
che
veniva
di
notte
a
raschiare
avaramente
la
cera
delle
torce
di
una
morta
.
Non
aveva
dunque
cuore
colui
?
Avrebbero
mai
ragione
i
miscredenti
,
quando
accusavano
i
preti
di
fare
un
mestiere
del
loro
sacerdozio
?
Ma
in
mezzo
a
tutto
questo
tumulto
di
pensieri
lo
colpì
la
voce
di
don
Camillo
nella
sonorità
echeggiante
della
chiesa
:
-
Dio
!
ma
si
soffoca
tra
questi
fiori
-
aveva
esclamato
tossendo
potentemente
.
-
Quanti
quattrini
sprecati
!
-
rispose
il
sacrestano
.
-
Che
cosa
farebbero
d
'
inverno
i
giardinieri
?
-
soggiunse
don
Camillo
sedendosi
sopra
un
pancone
,
che
scricchiolò
.
-
Avete
finito
?
-
Ventiquattro
torce
bastano
per
la
notte
,
io
direi
.
-
Lasciate
vedere
la
pentola
.
Poco
dopo
Giannino
li
udì
ripassare
per
la
chiesa
.
-
È
pesante
,
eh
!
?
-
domandava
don
Camillo
.
Poi
disparvero
nella
sacrestia
,
e
l
'
uscio
si
chiuse
.
Era
solo
.
Quello
che
provò
in
tale
momento
,
nessuno
potrebbe
esprimerlo
:
fu
come
se
la
chiesa
,
diventando
improvvisamente
immensa
come
la
notte
che
fuori
la
circondava
,
vacillasse
tutta
nelle
tenebre
.
Egli
rimaneva
rincantucciato
rattenendo
il
respiro
con
maggiore
sforzo
adesso
che
non
c
'
era
più
alcuno
,
gli
orecchi
tesi
nell
'
ansia
di
un
perseguitato
.
Qualche
orazione
gli
salì
alle
labbra
fra
una
paura
di
rimorsi
.
Era
davvero
un
sacrilegio
?
Perché
avrebbe
dovuto
esserlo
?
Nella
purezza
del
proprio
cuore
egli
non
vi
sentiva
nulla
di
male
,
malgrado
tutte
le
recriminazioni
del
suo
pensiero
.
Vederla
,
solamente
vederla
per
inginocchiarsi
all
'
altare
,
e
pregare
tutta
la
notte
per
lei
!
Egli
solo
,
all
'
insaputa
di
tutti
,
farebbe
la
veglia
per
quella
sorellina
spirituale
morta
dentro
il
proprio
profumo
mattiniero
.
Un
fervore
di
orazione
lo
infiammava
come
quel
giorno
della
prima
comunione
,
quasi
ancora
da
fanciullo
,
nella
chiesa
parrocchiale
del
suo
villaggio
parata
a
festa
:
la
sua
anima
era
assorta
allora
agli
splendori
stellanti
della
fede
,
con
tutti
i
sensi
surreccitati
da
una
ebbrezza
di
raggi
e
di
suoni
che
si
perdevano
in
alto
.
Erano
queste
le
ineffabili
consolazioni
,
i
deliranti
conforti
,
che
la
religione
riserbava
agli
spiriti
fedeli
nella
tragica
prova
del
mondo
,
dentro
il
quale
la
vita
è
così
perigliosa
e
la
morte
tanto
desolata
.
L
'
amore
divino
ricongiungeva
prima
o
poi
quelli
,
che
la
natura
aveva
diviso
,
permettendo
nell
'
intimità
della
preghiera
il
riconoscimento
soave
della
loro
fraternità
,
o
lasciando
alla
morte
stessa
la
dolcezza
di
tale
rivelazione
.
Ma
questo
ardore
si
spense
d
'
un
tratto
appena
fece
il
primo
movimento
per
alzarsi
;
raccolse
il
tricorno
e
rimase
in
piedi
tremante
dietro
la
tendina
.
Nulla
era
ancora
accaduto
.
Avrebbe
potuto
restare
nascosto
in
quel
confessionale
sino
all
'
alba
,
dicendo
il
rosario
per
la
morta
,
senza
commettersi
né
a
rischi
né
a
peccati
;
poi
uscirebbe
non
visto
,
appena
il
sacrestano
riaprisse
la
porta
.
Nella
chiesa
tiepida
non
sentiva
alcun
freddo
;
certo
il
suo
granaio
era
molto
più
indifeso
,
giacché
il
vento
vi
fischiava
da
tutte
le
fessure
,
e
in
qualche
punto
i
tegoli
lasciavano
stillare
la
neve
sull
'
ammattonato
a
gocce
lente
,
sonanti
,
uguali
.
Quante
volte
quelle
gocce
gli
avevano
tenuto
compagnia
?
Ma
sporgendo
solo
il
busto
dalla
tendina
capiva
che
sarebbe
andato
sino
in
fondo
.
Un
'
ultima
paura
lo
fece
ricadere
seduto
;
si
vedeva
già
scoperto
,
arrestato
,
in
una
orribile
scena
di
rimproveri
:
don
Camillo
,
che
accorreva
contro
di
lui
nel
sonno
senza
capire
perché
a
quell
'
ora
egli
fosse
lì
presso
la
morta
,
e
avesse
voluto
vederla
.
O
era
piuttosto
un
tentativo
di
furto
?
Questa
domanda
rintronava
agli
orecchi
del
ragazzo
con
un
fracasso
di
torrente
,
enorme
e
diffuso
.
Poi
l
'
indomani
ricominciava
il
processo
,
i
professori
lo
interrogavano
a
scuola
fra
lo
stupore
inorridito
dei
condiscepoli
,
finché
arrivava
il
vescovo
col
collare
pavonazzo
e
la
grande
croce
d
'
oro
sul
petto
.
Il
suo
volto
butterato
dal
vaiuolo
,
cogli
occhi
bianchi
,
era
livido
di
minacce
;
e
il
ragazzo
si
sentiva
crollare
tutto
d
'
intorno
,
la
chiesa
,
il
proprio
granaio
,
i
muri
del
seminario
,
che
non
bastavano
nemmeno
essi
a
seppellirlo
,
a
nasconderlo
per
sempre
nella
vergogna
di
seminarista
scomunicato
.
Fu
l
'
ultimo
,
tormentoso
sforzo
della
sua
volontà
;
quindi
sporse
risolutamente
il
busto
,
arrivò
a
toccare
il
pavimento
colle
mani
e
ritirando
adagio
,
uno
per
volta
,
i
piedi
dallo
sportello
si
trovò
in
mezzo
della
navata
.
La
tenebra
vi
era
cresciuta
:
nella
cappella
a
sinistra
del
confessionale
un
lucignolo
mandava
entro
uno
di
quei
vasetti
azzurrini
fino
a
lui
un
tenue
filo
di
luce
,
ma
la
sua
attenzione
fu
subito
attratta
dal
bagliore
dell
'
altra
navata
laterale
,
ove
le
ventiquattro
torce
bruciavano
ancora
intorno
al
feretro
.
Rimase
lungamente
in
piedi
immobile
,
ascoltando
;
le
lampade
dell
'
altar
maggiore
splendevano
come
due
carbonchi
,
il
silenzio
sacro
,
tiepido
della
vasta
chiesa
,
aromatizzato
dai
fiori
morenti
intorno
alla
morta
,
aveva
una
solennità
inesprimibile
;
vi
si
sarebbe
udito
sonoramente
,
a
qualunque
distanza
,
il
soffio
di
un
respiro
.
Appena
fatto
il
primo
passo
,
il
suo
rimbombo
lo
arrestò
:
allora
non
osando
traversare
la
grande
navata
centrale
,
in
punta
di
piedi
,
senza
respirare
,
risalì
fino
al
fondo
di
quella
verso
la
porta
,
strisciò
come
un
'
ombra
nel
muro
e
arrivò
sotto
l
'
altra
.
Il
feretro
vi
faceva
in
mezzo
una
aiuola
ardente
,
fiorita
,
di
un
incanto
stupefacente
nell
'
ombra
.
Le
torce
piantate
su
alti
candelabri
dorati
bruciavano
con
fiamme
quadrilingui
,
di
un
colore
rossastro
,
abbassandosi
tratto
tratto
come
sotto
il
battito
di
un
'
ala
invisibile
,
mentre
i
pesanti
panconi
neri
parevano
chiuderle
con
una
barricata
di
guerra
,
e
in
alto
il
feretro
nereggiava
sotto
l
'
immensa
coperta
frangiata
d
'
argento
.
Ma
le
ghirlande
vi
si
ammucchiavano
come
cadute
dal
cielo
,
coi
fiori
ancora
sorridenti
nel
lume
delle
torce
.
La
sua
anima
vacillò
.
Non
era
la
morte
quella
,
ma
una
inesplicabile
pompa
nuziale
intorno
ad
un
talamo
poggiato
sui
fiori
e
coperto
di
fiori
per
nascondere
sotto
la
castità
della
loro
bellezza
un
più
casto
imeneo
.
Le
tede
ardevano
allineate
ventando
carezzevolmente
ad
ogni
sospiro
.
Solo
il
panno
mortuale
era
troppo
nero
,
e
la
sua
frangia
d
'
argento
stava
immobile
in
una
pesantezza
sinistra
.
Chi
dormiva
lì
sotto
,
mentre
i
fiori
e
le
torce
vegliavano
ancora
?
Si
avvicinò
adagio
,
cogli
occhi
sbarrati
,
come
tratto
al
profumo
dei
fiori
;
una
scritta
sul
finto
muro
di
legno
che
sosteneva
il
feretro
lo
arrestò
.
Era
a
caratteri
biancastri
sotto
un
teschio
e
due
stinchi
incrociati
:
-
MEMENTO
HOMO
QUIA
PULVIS
ES
ET
IN
PULVEREM
REVERTERIS
.
-
Egli
l
'
aveva
letta
ben
altre
volte
,
ma
in
quel
momento
il
terribile
avviso
lo
colpì
come
una
rivelazione
.
Infatti
era
veramente
la
morte
a
due
passi
da
lui
,
sotto
l
'
ombra
troppo
densa
di
quella
coperta
frangiata
d
'
argento
,
la
morte
infinitamente
terribile
nel
proprio
mistero
malgrado
tutte
quelle
luci
e
quei
fiori
,
che
parlava
minacciosamente
nella
lingua
consacrata
dalla
chiesa
di
Cristo
,
il
redentore
risuscitato
.
Come
uno
spettatore
qualunque
egli
indietreggiò
per
girare
intorno
al
feretro
e
contemplarlo
da
tutti
i
lati
,
quasi
scordandosi
di
averlo
già
studiato
durante
la
lunga
funzione
fra
la
ressa
dei
preti
,
che
cantavano
,
e
cantando
lui
stesso
col
turibolo
in
mano
.
Nell
'
altro
fianco
la
scritta
ammoniva
:
HODIE
MIHI
CRAS
TIBI
e
altri
motti
ripetevano
sempre
la
stessa
minaccia
misteriosa
sotto
il
medesimo
teschio
e
i
medesimi
stinchi
incrociati
,
di
un
colore
scialbo
fra
la
vivezza
dei
fiori
e
delle
torce
.
Ma
i
fiori
riempivano
tutto
lo
spazio
intorno
al
feretro
come
trapunti
su
tanti
cuscini
enormi
senza
una
foglia
,
serrati
l
'
uno
contro
l
'
altro
,
quasi
soffocando
nei
propri
odori
.
L
'
occhio
non
poteva
cogliere
né
toni
né
forme
;
era
una
densità
multicolore
con
qualche
pennacchio
come
di
piume
bianche
fra
strisce
uniformi
,
e
righe
che
formavano
parole
illeggibili
in
un
abbacinamento
di
tinte
quasi
tormentoso
.
Invece
le
ghirlande
dai
lunghi
nastri
spioventi
si
arrotondavano
in
contorni
delicati
:
una
,
la
più
bella
,
tutta
a
viole
mammole
,
di
un
colore
malinconico
e
di
un
olezzo
languente
doveva
posare
sopra
la
testa
della
morta
,
poi
ve
n
'
erano
di
camelie
,
di
gigli
dai
calici
aperti
,
assetati
:
poi
i
mughetti
,
le
rose
,
tutti
i
fiori
giovani
dal
profumo
intenso
e
dalla
vita
breve
,
una
improvvisazione
di
giardino
in
quell
'
inverno
così
bianco
di
neve
;
mentre
la
neve
seguitava
sempre
a
cadere
sulla
neve
,
ultimo
spettacolo
che
la
giovanetta
aveva
contemplato
dalla
propria
grande
finestra
sul
giardino
.
Era
venuto
dall
'
altro
lato
,
presso
l
'
ultimo
pancone
che
toccava
la
balaustra
della
cappella
;
sull
'
altare
ardevano
sei
ceri
dinanzi
ad
una
immagine
della
Madonna
,
e
una
piccola
lampada
d
'
argento
sospesa
ad
una
funicella
scura
luceva
appena
in
un
angolo
.
La
predella
,
gli
scalini
,
tutto
il
pavimento
erano
coperti
di
fiori
.
Oramai
il
cervello
gli
si
annebbiava
.
Nel
passare
pel
vano
,
tra
il
pancone
e
la
balaustra
,
siccome
il
mantello
lo
impacciava
,
se
lo
scrollò
dalle
spalle
,
quindi
venne
tra
i
fiori
ad
inginocchiarsi
sul
gradino
davanti
al
piccolo
cancello
.
Mormorò
rapidamente
un
'
avemaria
e
si
voltò
verso
il
feretro
.
Era
impossibile
avvicinarvisi
senza
calpestare
quei
cuscini
fioriti
,
ma
se
ne
accorse
solo
alla
loro
morbida
resistenza
.
Con
un
coraggio
,
del
quale
non
si
rendeva
alcun
conto
,
cacciò
le
mani
sotto
il
pesante
coltrone
e
tentò
replicatamente
di
sollevarlo
traballando
volta
per
volta
sotto
il
suo
peso
;
allora
un
brivido
gli
passò
dentro
le
ossa
a
questa
gravità
invincibile
della
morte
,
come
se
la
sua
ombra
stessa
,
dalla
quale
nessuno
può
ritirarsi
,
gli
fosse
caduta
sul
capo
.
Tutti
i
terrori
gli
sibilarono
con
un
guizzo
vipereo
alle
orecchie
,
mentre
una
disperazione
ancora
più
forte
gli
faceva
cacciare
la
testa
sotto
la
frangia
d
'
argento
per
rialzare
con
un
supremo
sforzo
delle
spalle
tutto
il
lembo
da
quel
lato
.
Fu
un
istante
.
Trovò
brancicando
due
capi
dell
'
armatura
che
reggeva
la
coperta
,
s
'
irrigidì
sulla
punta
dei
piedi
,
col
collo
teso
,
le
braccia
scricchiolanti
sotto
l
'
enorme
peso
,
e
riuscì
ad
appoggiarne
una
piega
sopra
quello
,
cui
era
più
vicino
colla
testa
.
Allora
gli
si
scoperse
l
'
interno
,
una
specie
di
gabbia
nera
in
mezzo
alla
quale
posava
la
cassa
;
febbrilmente
sollevò
l
'
altro
lembo
.
Tutta
la
luce
delle
torce
,
alte
dinanzi
all
'
immagine
della
Madonna
e
intorno
alla
balaustra
della
cappella
,
batté
nel
vano
pauroso
traendo
un
baleno
dal
cristallo
che
copriva
la
faccia
della
morta
.
Egli
si
sporse
col
busto
,
arrampicandosi
colle
ginocchia
sul
basamento
senza
poterla
ancora
discernere
,
ma
gli
parve
nullameno
di
vederla
come
la
prima
volta
.
Il
piccolo
volto
bianco
giaceva
fra
l
'
oro
dei
capelli
,
cogli
occhi
chiusi
,
addormentato
.
Soltanto
le
labbra
erano
più
scure
.
Forse
egli
non
vedeva
nulla
per
la
troppa
obliquità
dei
raggi
sul
cristallo
,
ma
i
suoi
occhi
dilatati
nello
sforzo
supremo
di
quella
visione
vi
scorgevano
l
'
immagine
,
che
si
formava
dietro
di
loro
nel
suo
cervello
.
Tecla
dormiva
di
un
sonno
tranquillo
;
il
nimbo
dei
suoi
capelli
aveva
la
luce
dei
soli
più
belli
di
maggio
,
mentre
la
bocca
le
faceva
una
piccola
ombra
sulla
faccia
.
La
morte
doveva
essere
passata
di
lì
suggellandogliela
per
sempre
col
proprio
bacio
.
E
Tecla
non
aveva
parlato
più
,
ma
egli
la
comprendeva
ancora
:
il
suo
volto
esprimeva
la
calma
di
un
riposo
senza
fine
,
in
un
sonno
pieno
di
visioni
come
i
santi
ne
avevano
avuto
talora
prima
di
morire
.
Era
morta
?
Lo
sentiva
ella
in
quel
momento
curvo
su
lei
per
darle
tutto
il
proprio
amore
di
fratello
abbandonato
?
Non
poteva
ella
rivivere
in
un
miracolo
come
Dio
ne
aveva
fatti
tanti
?
Tutto
era
intatto
in
lei
:
basterebbe
un
pensiero
di
Dio
a
rianimarla
,
quel
soffio
spirato
nel
primo
uomo
uscito
dalle
sue
mani
di
creatore
.
Si
chinò
lentamente
,
sfiorò
di
un
bacio
il
cristallo
sopra
la
fronte
della
morta
,
e
ritraendosi
colla
massima
cautela
riabbassò
il
panno
sino
al
basamento
come
prima
.
Allora
si
accorse
di
aver
sciupati
troppi
fiori
colle
scarpe
per
giungere
fino
lì
,
ricalcò
le
proprie
orme
e
tornò
ad
inginocchiarsi
sui
gradini
della
balaustra
.
Il
suo
volto
livido
esprimeva
una
sofferenza
convulsa
nello
sforzo
di
mantenersi
alto
verso
l
'
immagine
della
Madonna
;
infatti
non
lo
poté
,
e
gli
cadde
poco
dopo
fra
le
palme
delle
mani
.
Intorno
a
lui
i
fiori
odoravano
acutamente
,
confondendo
tutti
i
propri
sospiri
in
un
vapore
invisibile
,
sempre
più
greve
,
che
ondeggiava
sul
feretro
sotto
l
'
ombra
cupa
della
navata
,
nel
gran
silenzio
della
chiesa
.
Si
sarebbe
detto
che
anche
le
fiamme
delle
torce
ne
provassero
l
'
oppressione
spezzandosi
tratto
tratto
per
risalire
più
rapide
in
un
getto
.
Egli
invece
vi
era
immerso
:
alle
sue
ginocchia
,
ai
suoi
piedi
tutti
i
fiori
dagli
aromi
più
penetranti
,
i
garofani
,
i
reseda
,
i
gelsomini
,
le
rose
,
le
gardenie
dai
grandi
occhi
pallenti
,
le
magnolie
grosse
come
un
frutto
,
i
narcisi
,
le
piccole
viole
e
le
piccole
gaggie
riunite
a
quella
festa
della
morte
agonizzavano
dentro
i
propri
profumi
,
coi
petali
già
vizzi
nell
'
angoscia
del
mattino
imminente
.
Egli
respirava
il
loro
alito
con
un
'
asma
crescente
.
Alzando
gli
occhi
vide
la
Madonna
dipinta
sull
'
altare
sorridere
dolcemente
.
Le
fiamme
dei
ceri
agitavano
le
ombre
del
quadro
intorno
alla
sua
bella
figura
bianca
,
discendente
da
un
trono
di
nuvole
all
'
appello
devoto
di
san
Filippo
,
inginocchiato
nell
'
angolo
colle
mani
giunte
e
il
viso
estatico
.
Era
lei
,
la
divina
onnipotente
,
la
Vergine
Madre
,
che
piegava
Dio
a
tutti
i
propri
voleri
,
la
pietosa
,
che
intendeva
ancora
le
voci
singhiozzanti
della
terra
.
Lo
splendore
del
suo
volto
aveva
la
dolcezza
di
un
'
alba
.
-
Maria
,
Maria
!
-
sospirò
Giannino
tendendole
le
braccia
in
una
ultima
delirante
invocazione
,
perché
con
un
miracolo
della
sua
bontà
facesse
risorgere
quella
morta
.
-
Oh
!
Maria
,
essa
è
vostra
figlia
e
mia
sorella
...
Oh
!
Maria
,
Maria
-
ripeté
ancora
mentre
la
testa
gli
ricadeva
più
pesantemente
sulle
palme
.
Quindi
pianse
silenziosamente
,
vagamente
,
in
una
dolcezza
di
fede
,
sempre
cogli
occhi
fisi
nel
sorriso
della
Madonna
,
finché
le
lagrime
cessarono
,
e
cogli
occhi
aperti
,
immobili
,
rimase
a
guardarla
adorando
.
I
fiori
colti
dal
freddo
crescente
della
notte
esalavano
gli
ultimi
odori
.
Allora
parve
a
lui
che
la
Vergine
discendesse
dal
quadro
lentamente
,
tutto
rimaneva
immoto
dintorno
:
sempre
così
adagio
gli
si
accostò
senza
che
egli
potesse
tentare
un
solo
atto
e
stette
a
mirarlo
.
Egli
non
sapeva
più
se
era
desto
o
sognava
,
ma
si
accorse
di
piangere
nuovamente
.
Un
sorriso
pietoso
schiuse
le
labbra
della
Madonna
.
-
Non
piangere
,
povero
ragazzo
.
Sai
tu
chi
sono
?
Duecento
trentatré
anni
fa
in
un
mattino
d
'
inverno
mia
madre
mi
condusse
nello
studio
di
un
pittore
a
servire
da
modella
nuda
per
una
baccante
:
io
non
volevo
,
ma
la
miseria
e
le
insistenze
furono
tali
che
dovetti
presto
finire
come
tante
altre
.
Tre
anni
dopo
incontrandomi
in
una
bettola
di
carnevale
egli
mi
propose
di
tornare
nel
suo
studio
per
una
posa
di
madonna
apparente
sopra
un
gruppo
di
nuvole
alle
preghiere
di
san
Filippo
...
Da
san
Filippo
posò
un
notaio
vecchio
,
uscito
allora
dal
carcere
dopo
dieci
anni
per
crimine
di
falso
:
ma
le
lunghe
sofferenze
gli
avevano
fatto
un
viso
di
martire
,
nel
quale
due
grandi
occhi
splendevano
di
un
fuoco
selvaggio
.
Da
duecentotrent
'
anni
eccoci
qui
dipinti
insieme
a
fare
dei
miracoli
;
tutto
il
mio
quadro
,
vedi
,
è
ornato
di
voti
.
Quante
cose
ho
imparato
da
Madonna
,
che
non
sapevo
nella
vita
malgrado
tutti
i
disastri
delle
mie
avventure
!
Preghiere
e
bestemmie
salgono
dal
cuore
umano
come
uno
stesso
vapore
,
che
il
vento
spazza
,
perché
il
cielo
non
ne
resti
macchiato
.
In
duecentotrent
'
anni
fra
le
centinaia
di
migliaia
venuti
al
mio
altare
supplicando
non
uno
,
che
avesse
il
cuore
puro
o
chiedesse
soltanto
per
un
altro
!
-
Sei
dunque
la
Madonna
!
-
Anch
'
ella
era
una
donna
come
me
.
Non
piangere
,
povero
ragazzo
;
la
vita
è
sempre
ugualmente
infelice
per
tutti
;
nessuna
preghiera
,
nessuna
illusione
può
salvarla
,
nemmeno
quella
di
un
altro
mondo
.
Se
Dio
esistesse
,
tutti
sarebbero
buoni
e
felici
,
perché
contro
di
lui
chi
oserebbe
ribellarsi
?
Invece
la
triste
e
cattiva
anima
umana
è
costretta
a
contendere
tutto
l
'
universo
ad
ogni
altra
anima
per
tentare
di
essere
egoisticamente
felice
nel
minuto
della
propria
esistenza
.
Tu
solo
,
povero
ragazzo
,
in
duecentotrent
'
anni
ti
sei
inginocchiato
al
mio
altare
pregando
non
per
te
.
-
Oh
!
Maria
,
Maria
!
-
egli
singhiozzò
.
Ma
l
'
altra
seguitò
con
voce
più
dolce
:
-
Tu
preghi
per
lei
senza
aver
preteso
prima
al
suo
amore
,
per
lasciare
quelli
,
che
ne
sarebbero
nati
,
ad
espiare
nella
durata
dei
secoli
umani
la
vostra
voluttà
di
un
minuto
.
Ora
non
chiedere
che
risorga
;
ma
il
miracolo
che
invocavi
è
già
compìto
.
La
mia
apparizione
ti
resterà
qui
confitta
nella
mente
per
sempre
fino
al
giorno
della
morte
.
E
chinandosi
adagio
mentre
egli
la
guardava
col
volto
mezzo
nascosto
fra
le
palme
,
lo
toccò
appena
coll
'
indice
della
mano
destra
sulla
fronte
.
-
Va
:
tutto
d
'
ora
innanzi
sia
diverso
per
te
.
Ella
indietreggiò
salendo
verso
il
quadro
prima
ancora
che
egli
ubbidendo
al
comando
si
alzasse
colla
faccia
bianca
e
gli
occhi
secchi
.
I
fiori
gli
mandarono
intorno
un
ultimo
buffo
di
odori
.
Traversò
tutta
la
chiesa
stretto
nel
mantellone
nero
come
quando
era
uscito
cinque
o
sei
ore
prima
dall
'
uscio
della
sacrestia
per
andarsene
,
e
spingendo
colle
spalle
il
pesante
portello
si
nascose
dietro
l
'
ombra
del
tamburo
,
nel
quale
si
apriva
dal
di
dentro
la
porta
della
chiesa
.
La
mattina
il
sacrestano
ancora
assonnato
non
lo
vide
nel
tirare
i
chiavistelli
;
nevicava
ancora
.
Giannino
venne
dritto
a
casa
e
si
mise
subito
a
letto
sorpreso
da
un
gelo
di
febbre
acutissima
:
naturalmente
la
vecchia
nei
primi
due
giorni
non
se
ne
occupò
giudicandolo
un
caso
piuttosto
violento
di
raffreddore
,
poi
gli
altri
vicini
lo
seppero
,
e
fu
chiamato
un
medico
che
abitava
al
pianterreno
.
Questi
,
sinistramente
impressionato
,
invece
di
spiegarsi
sulla
diagnosi
ordinò
dell
'
antipirina
con
applicazioni
assidue
di
ghiaccio
sul
capo
.
Però
mancando
i
danari
per
tutto
questo
,
nessuno
li
offerse
.
Otto
giorni
dopo
suo
padre
,
disceso
alla
città
per
riscuotere
la
paga
e
ricevere
le
istruzioni
dell
'
ingegnere
provinciale
,
seppe
il
triste
caso
.
Le
sue
prime
parole
furono
di
lagnanza
per
non
avere
relazioni
sufficienti
da
far
ricevere
il
ragazzo
nell
'
ospedale
;
questi
invece
non
parlava
,
ma
riconosceva
ancora
la
gente
,
e
ad
ogni
domanda
si
portava
l
'
indice
della
mano
destra
alla
fronte
,
appoggiandone
la
punta
proprio
dove
il
dito
della
Madonna
lo
aveva
toccato
.
Il
miracolo
si
compiva
.
Dopo
qualche
giorno
Giannino
non
riconobbe
più
alcuno
:
adesso
,
da
quattro
anni
,
è
ancora
nel
grande
manicomio
di
Imola
,
sempre
vestito
da
seminarista
,
cosicché
lo
chiamano
il
«
vescovo
»
.
Questo
nomignolo
lo
ha
perseguitato
sino
laggiù
.
MIRRA
Fior
di
sambuco
.
Io
filo
intorno
a
te
come
fa
il
baco
Per
chiudermi
e
morir
dentro
il
tuo
buco
.
Vociò
Mengo
,
il
carrettiere
toscano
,
picchiando
il
pugno
sulla
tavola
e
sfidando
collo
sguardo
lucido
Rocco
,
il
suo
avversario
romagnolo
;
ma
questi
,
più
vecchio
,
lungo
e
scarno
,
coi
pomelli
già
rossi
dalla
sbornia
,
si
alzò
per
rimbeccare
.
Lo
stornello
toscano
era
sembrato
a
tutti
molto
piccante
.
-
Eh
!
non
vincerai
-
lo
apostrofò
Tugnazza
,
un
gran
tocco
di
contadino
bugiardo
,
che
si
vantava
sempre
di
aver
servito
come
soldato
nella
cavallerizza
della
regina
a
Moncalieri
,
quando
essa
non
era
ancora
che
una
piccola
principessa
del
sangue
.
-
Non
vincerai
questa
volta
:
bravo
Mengo
!
Questi
aveva
già
ripreso
il
bicchiere
colmo
di
sangiovese
,
e
lo
alzava
al
disopra
della
testa
in
segno
di
vittoria
,
allora
il
vecchio
Rocco
adattandosi
con
una
scrollatina
il
pesante
gabbano
biancastro
,
dal
bavero
di
volpe
,
che
non
deponeva
mai
per
quanto
facesse
caldo
nell
'
osteria
,
si
girò
tre
dita
nel
collo
per
allentare
il
nodo
della
larga
sciarpa
rossa
in
lana
,
e
cantò
con
voce
squarrata
:
Fior
d
'
erba
amara
.
Per
me
non
torna
più
la
primavera
,
Ma
tu
conserva
un
fior
per
la
mia
bara
.
-
Ohé
,
Rocco
,
bene
!
-
Non
basta
,
un
altro
!
Lo
stornello
di
Mengo
era
migliore
.
-
Un
altro
,
un
altro
!
-
gridarono
parecchi
stringendoglisi
intorno
,
mentre
egli
guardava
sorridente
cogli
occhi
piccini
.
Nella
stanza
non
grande
il
caldo
e
il
puzzo
erano
opprimenti
,
quantunque
né
la
finestra
né
la
porta
a
vetri
chiudessero
troppo
bene
;
su
pel
camino
nella
parete
di
contro
saliva
il
fumo
fetido
di
una
aringa
riscaldata
sulle
bracie
,
e
le
voci
s
'
incrociavano
urlanti
,
stonate
,
fra
lo
scalpiccìo
della
gente
pigiata
come
ad
uno
spettacolo
.
Un
grosso
lume
a
petrolio
,
poco
pulito
,
illuminava
abbastanza
vivamente
la
stamberga
,
dietro
la
quale
in
un
altro
camerino
si
giocava
a
tresette
.
-
Tira
via
,
Rocco
.
-
Finito
!
-
uno
replicò
.
-
È
come
il
gallo
de
la
botte
!
Tutti
si
rivolsero
a
guardare
sulla
porta
del
camerino
la
grande
oleografia
,
inchiodatavi
recentemente
dall
'
ostessa
,
e
che
rappresentava
una
botte
con
un
magnifico
gallo
sul
cocchiume
e
nel
fondo
questa
scritta
:
«
Quando
questo
gallo
canterà
-
credenza
si
farà
.
»
-
Gallo
lo
sono
ancora
-
ribatté
Rocco
:
-
portami
una
ragazza
,
tu
.
-
Tira
via
dunque
.
-
Tieni
.
-
Eh
!
va
là
che
non
trovi
altro
-
disse
Mengo
.
Quindi
le
voci
crebbero
ancora
quasi
schernendo
il
vecchio
Rocco
,
ma
con
una
secreta
simpatia
per
lui
,
se
avesse
potuto
battere
Mengo
,
uno
fra
i
migliori
stornellisti
di
Cignale
,
il
paese
più
vicino
di
Toscana
.
Era
ancora
l
'
antica
rivalità
fra
i
due
stati
del
duca
Leopoldo
e
del
Papa
.
Ci
fu
come
un
momento
di
ansia
quando
Rocco
abbassò
la
testa
per
raccogliersi
;
dall
'
altro
camerino
scoppiò
un
'
atroce
bestemmia
.
Fiore
di
brina
.
Chi
picchia
donne
suona
una
campana
,
Chi
spicca
rose
prenderà
una
spina
.
-
Toh
!
-
uno
ruggì
.
-
Oh
Dio
!
Il
fracasso
di
un
tavolo
rovesciato
,
dal
quale
cadevano
litri
e
bicchieri
,
arrestò
l
'
applauso
,
che
l
'
ultimo
stornello
di
Rocco
avrebbe
provocato
;
la
gente
si
precipitò
per
la
porta
,
vi
ebbero
subito
delle
braccia
alzate
,
delle
urla
,
una
colluttazione
di
molti
contro
un
solo
,
il
quale
si
vedeva
a
stento
stretto
fra
la
ressa
,
mentre
Viù
,
il
ragazzaccio
gobbo
,
che
tutti
conoscevano
così
tristo
,
si
era
già
tirato
indietro
livido
come
la
cenere
.
La
gente
lo
interrogava
.
-
È
stato
lui
...
-
cercò
di
rispondere
malignamente
,
ma
l
'
altro
dando
uno
strattone
fra
le
braccia
che
lo
tenevano
avvinghiato
,
alzò
il
coltello
.
-
Tu
sei
stato
,
maledetto
!
Volevi
piantarmi
questo
nella
pancia
,
ma
te
l
'
ho
strappato
di
mano
,
e
te
lo
caccio
io
dentro
la
gobba
.
Un
sogghigno
perverso
stirò
le
labbra
del
ragazzo
,
momentaneamente
rassicurato
da
tutta
quella
folla
,
che
ratteneva
il
suo
avversario
;
già
i
pareri
oscillavano
.
Toto
e
Ghino
,
compagni
di
Viù
nella
partita
,
cercarono
di
dare
la
colpa
all
'
altro
,
all
'
uomo
,
come
lo
avevano
chiamato
per
dileggio
sino
dal
principio
del
giuoco
per
marcare
la
sua
differenza
con
loro
,
che
non
arrivavano
ai
vent
'
anni
.
Viù
,
il
meno
giovane
,
ne
aveva
appena
diciotto
.
Ma
gli
sforzi
di
Santone
per
divincolarsi
,
mentre
nessuno
ancora
era
riuscito
a
trargli
di
mano
il
coltello
strappato
al
gobbo
,
cominciavano
ad
impensierire
la
folla
sballottata
in
quello
stanzino
troppo
angusto
contro
i
muri
e
nell
'
impossibilità
di
potere
spiegare
la
propria
forza
.
-
Mi
raccomando
,
mi
raccomando
!
-
si
udiva
la
voce
acuta
di
Teresa
,
la
ricca
ostessa
,
alta
,
grassa
,
odiosa
,
quantunque
non
brutta
,
per
la
esosità
della
avarizia
e
l
'
ipocrita
servilità
,
colla
quale
trattava
gli
avventori
.
-
Se
non
fosse
per
Santone
,
avrei
piacere
-
le
rispose
sprezzantemente
Sughetto
,
un
giovane
calzolaio
-
che
venissero
i
carabinieri
e
vi
facessero
chiudere
l
'
osteria
.
Ma
ella
si
era
già
cacciata
più
avanti
senza
ripugnanza
per
tutte
le
mani
che
la
brancicavano
,
riuscendo
finalmente
a
riunire
Rocco
e
Mengo
perché
disarmassero
Santone
.
-
E
tu
sta
zitto
-
si
volse
al
gobbo
.
La
raccomandazione
era
inutile
.
Quella
specie
di
furore
muto
,
col
quale
Santone
spiegando
una
forza
prodigiosa
tentava
sempre
di
svincolarsi
dalla
folla
per
piombare
sopra
di
lui
,
aveva
gelato
di
terrore
la
fredda
malvagità
dell
'
altro
.
Istintivamente
si
era
ritirato
dietro
il
banco
coperto
di
marmo
,
sul
quale
nei
giorni
di
grande
cucina
,
quando
s
'
accendevano
anche
i
fornelli
del
camerino
,
la
Teresa
disponeva
i
piatti
e
li
barattava
;
ma
appena
lì
dentro
tremò
di
non
poterne
più
uscire
.
Rapidamente
tentò
colla
mano
destra
,
senza
che
alcuno
se
ne
avvedesse
,
i
cassetti
del
banco
per
cercarvi
un
'
arma
:
erano
chiusi
.
-
Ti
sei
messo
da
te
nella
trappola
-
uno
gli
disse
ghignando
dallo
spigolo
dell
'
uscio
.
-
Lasciatemi
,
corpo
di
Dio
!
-
urlava
Santone
.
-
Nessuno
m
'
impedirà
di
finirlo
.
Ha
voluto
darmi
una
coltellata
nel
fianco
,
all
'
improvviso
:
glielo
farò
mangiare
io
il
coltello
,
tutto
a
pezzettini
.
Ridi
,
ah
!
-
gridò
essendo
già
riuscito
a
liberare
la
mano
,
nella
quale
teneva
il
coltello
.
Tutti
si
ritrassero
istantaneamente
,
solo
il
vecchio
Rocco
gli
rimase
di
faccia
.
-
E
adesso
dove
vai
?
-
Lo
ammazzo
.
-
Bella
forza
!
per
schiacciare
una
cimice
come
lui
basta
un
'
unghia
.
L
'
osservazione
era
così
vera
che
tutti
fremettero
;
Viù
,
cogli
occhi
sbarrati
,
tremava
.
-
Lo
vuoi
ammazzare
?
-
seguitò
Roccò
staccandosi
dal
banco
per
mostrargli
il
ragazzaccio
,
mentre
prima
glielo
nascondeva
quasi
col
corpo
.
-
Non
lo
vedi
che
è
già
morto
di
paura
?
Va
là
,
Santone
,
che
la
è
proprio
cosa
da
te
!
Lascia
andare
,
tu
sei
un
uomo
.
-
Ha
voluto
ammazzarmi
-
mormorava
l
'
altro
,
lasciandosi
afferrare
nuovamente
la
mano
,
nella
quale
brandiva
il
coltello
.
-
Date
mente
a
Rocco
,
Santone
-
interloquì
la
Teresa
.
-
Tu
porta
subito
una
bottiglia
,
vecchia
avara
,
ma
se
non
è
di
quello
,
mi
hai
capito
,
invece
di
tirare
il
collo
al
gobbo
lo
tiriamo
a
te
-
le
si
volse
Rocco
di
mala
voglia
.
-
Bravo
,
Rocco
!
Si
cominciava
già
a
ridere
,
questi
aveva
tratto
il
coltello
di
mano
all
'
altro
e
,
conoscendo
il
suo
carattere
impetuoso
ma
buono
,
glielo
aveva
di
buona
grazia
restituito
.
-
Tienilo
,
è
di
buona
guerra
.
Una
carogna
come
lui
non
paga
la
carica
.
-
Adesso
sei
tu
che
torni
a
soffiare
-
disse
qualcuno
.
-
No
.
-
Andiamo
,
via
,
bisogna
fare
la
pace
:
quello
che
è
stato
è
stato
.
Che
diavolo
!
Viva
il
carnevale
...
Quindi
le
voci
alzandosi
e
spezzandosi
tutte
in
una
volta
ruppero
la
tensione
della
scena
;
oramai
tutto
era
sedato
,
Santone
ricadde
sulla
panca
fra
Mengo
e
Rocco
,
Toto
e
Ghino
senza
avere
ancora
parlato
rimettevano
a
posto
il
tavolo
,
mentre
la
Teresa
scopando
i
frantumi
più
grossi
dei
vetri
brontolava
già
:
-
Li
paghi
tu
,
Santone
,
i
rotti
:
il
litro
e
tre
bicchieri
.
-
Due
:
vedete
pure
che
questo
è
intatto
-
intervenne
Ghino
.
-
Va
da
Dio
a
farteli
pagare
.
-
No
,
sono
io
che
li
ho
rovesciati
-
si
fece
avanti
Viù
con
voce
conciliante
,
benché
non
fosse
vero
.
-
Allora
se
paghi
tu
,
paga
subito
,
altrimenti
non
ti
credo
-
si
volse
l
'
ostessa
.
-
Ecco
.
E
con
un
pugno
di
soldi
nella
mano
sinistra
tornò
presso
il
tavolo
.
Non
pareva
più
quello
:
colla
prontezza
odiosamente
scaltra
che
lo
distingueva
,
appena
convinto
di
averla
scappata
bella
voleva
la
rivincita
.
-
Gran
cosa
!
ecco
qua
,
nove
soldi
in
tutto
,
ma
io
avevo
perso
anche
la
partita
:
noi
stavamo
per
quattordici
punti
e
gli
altri
per
due
.
Pago
io
la
bottiglia
.
-
Tienti
il
tuo
danaro
-
mugghiò
Santone
,
facendo
atto
di
alzarsi
per
gettarglielo
in
faccia
,
se
lo
avesse
deposto
sul
tavolo
.
-
E
perché
?
Hai
vinto
.
Che
cosa
vuoi
di
più
?
Sono
io
che
confesso
di
aver
torto
.
-
E
il
coltello
?
-
Lo
hai
pure
nella
tasca
:
io
sono
senza
,
eppure
mi
rimetto
qui
a
sedere
.
Se
vuoi
ammazzarmi
ammazzami
;
che
diavolo
!
tutti
possiamo
sbagliare
una
volta
,
non
siamo
uomini
?
Si
rinviene
,
non
è
vero
,
Mengo
?
Ohe
,
Mengo
,
canta
uno
stornello
.
Cantavi
pure
di
là
.
Santone
ancora
rosso
dalla
fatica
di
quella
lotta
guardava
quasi
trasognato
la
disinvoltura
del
ragazzaccio
,
che
sembrava
irriderlo
con
tutto
il
corpo
:
una
contorsione
antipatica
gli
faceva
infatti
piegare
la
testa
sulla
spalla
gobba
con
atto
sgraziato
,
mentre
la
larga
bocca
sensuale
e
gli
occhi
piccoli
,
cilestri
,
seguitavano
a
ridere
del
loro
riso
cattivo
.
Con
una
mano
dalle
dita
lunghe
lunghe
aveva
posato
i
danari
sulla
tavola
e
li
teneva
coperti
.
Santone
alto
e
tarchiato
,
coi
capelli
rossi
,
i
baffi
ispidi
,
il
naso
corto
e
grosso
,
sembrava
un
bufalo
;
tratto
tratto
abbassava
i
sopraccigli
villosi
saettando
in
giro
sguardi
diffidenti
.
Viù
lo
vide
tastarsi
il
coltello
nella
tasca
interna
della
giubba
.
-
Così
non
canti
,
Mengo
?
-
Quella
falsa
scioltezza
impacciava
anche
gli
altri
,
quando
finalmente
arrivò
Teresa
colla
bottiglia
.
-
Un
'
altra
,
la
mia
-
ordinò
Viù
spianandosi
meglio
sulla
sedia
.
-
Vada
,
tutto
è
accomodato
.
Datevi
la
mano
-
insisté
due
o
tre
volte
Mengo
.
-
Io
sempre
-
rispose
Viù
,
interrogando
l
'
avversario
collo
sguardo
.
Questi
gl
'
indovinò
forse
nel
fondo
degli
occhietti
la
sottile
canzonatura
,
e
strinse
daccapo
i
pugni
;
poi
vi
fu
ancora
uno
scambio
lungo
,
noioso
delle
solite
raccomandazioni
,
molti
già
rientrati
nella
stanza
tornarono
intorno
al
tavolo
per
bere
gratis
a
quella
pace
,
vi
ebbero
spinte
,
considerazioni
sciocche
,
complimenti
sotto
forma
d
'
ingiuria
,
qualche
ingiuria
vera
fra
i
pacificatori
.
Rocco
,
vessato
da
tutto
quell
'
intervento
,
che
riduceva
a
zero
la
parte
così
importante
avuta
nella
crisi
,
se
ne
andò
brontolando
,
e
la
pace
fu
conchiusa
finalmente
con
una
terza
bottiglia
pagata
da
Santone
.
Nullameno
questi
rimaneva
accigliato
;
Viù
invece
alzando
la
voce
provocantemente
,
come
un
vincitore
,
aveva
già
fatto
cenno
a
Toto
di
ravviare
la
partita
.
Santone
ricusò
brutalmente
,
ma
dopo
dieci
minuti
,
bloccato
,
vinto
,
giocava
nuovamente
avendo
per
compagno
lo
stesso
Viù
.
-
Asino
!
-
questi
gli
gridò
confidenzialmente
alla
prima
svista
:
-
non
vedi
che
serbando
il
re
di
bastoni
avremmo
fatto
l
'
ultima
presa
?
Tua
figlia
Santina
gioca
meglio
di
te
.
-
Va
dunque
a
giocare
con
lei
e
cavami
quattro
dita
dai
...
-
Là
,
là
,
t
'
inquieti
ancora
!
Bevevano
già
da
tre
ore
.
La
partita
proseguì
facendosi
mano
mano
più
seria
senza
attirare
altrimenti
l
'
attenzione
del
pubblico
:
si
sapeva
sin
troppo
che
Viù
non
lasciava
passare
giorno
senza
accattare
briga
,
quantunque
in
fondo
fosse
un
vigliacco
e
ne
buscasse
soventi
di
sonore
.
Suo
padre
,
un
'
altra
canaglia
,
era
stato
lungo
tempo
il
terrore
del
paese
,
poi
invecchiando
aveva
fatto
meno
paura
malgrado
l
'
abitudine
delle
minacce
,
e
ora
diventato
idropico
per
un
vizio
cardiaco
non
era
più
che
uno
spettro
giallo
,
il
quale
passava
ancora
lungo
i
muri
delle
case
,
cogli
occhi
opachi
e
il
viso
smunto
,
così
grottesco
nella
propria
orridezza
che
i
monelli
gli
davano
la
baia
.
E
il
primo
era
sempre
Viù
,
il
suo
unico
figlio
.
Quel
giorno
stesso
dalla
porta
della
pizzicheria
vecchia
,
questi
vedendolo
attraversare
adagio
adagio
la
piazzetta
,
lo
aveva
apostrofato
:
-
Morite
pure
contento
,
babbo
:
io
mi
bevo
anticipatamente
i
danari
per
la
vostra
cassa
.
-
Maledetto
!
Ma
l
'
ingiuria
raccapricciante
aveva
ghiacciato
il
riso
sulle
labbra
di
tutti
.
Viù
non
se
n
'
era
dato
per
inteso
,
anzi
scorrazzando
per
il
paese
lo
aveva
riempito
del
proprio
chiasso
di
bettola
in
bettola
,
seguìto
da
una
torma
di
giovinastri
,
che
bevevano
alle
sue
spalle
.
Difatti
in
quel
martedì
egli
aveva
intascato
parecchie
lire
colla
tassa
sul
posteggio
,
della
quale
il
padre
aveva
dovuto
cedergli
la
riscossione
per
non
potersi
più
reggere
dritto
tutta
la
mattina
a
farsi
pagare
dai
villani
,
che
venivano
colle
ceste
al
mercato
.
Però
l
'
ultima
scena
con
Santone
era
rimasta
sullo
stomaco
a
Viù
.
Già
,
prima
,
aveva
combinato
con
Toto
e
con
Ghino
di
prenderlo
in
mezzo
per
vincergli
una
bottiglia
e
sbertarlo
poi
ignominiosamente
;
ma
nonostante
tutta
la
sua
semplicità
quegli
se
n
'
era
accorto
minacciandogli
uno
scapaccione
.
Viù
di
rimando
aveva
messo
mano
al
coltello
,
se
non
che
la
grossa
mano
di
Santone
gli
era
piombata
subito
sul
pugno
stritolandoglielo
quasi
nello
strappargli
l
'
arma
.
Adesso
ci
pensavano
ambedue
scontrandosi
tratto
tratto
con
una
occhiata
seria
.
-
Mi
rendi
il
mio
coltello
?
-
chiese
Viù
all
'
improvviso
.
-
No
.
Un
lampo
sprizzò
dagli
occhi
del
ragazzaccio
,
che
finse
di
stringersi
nelle
spalle
con
bonomia
.
-
Ne
comprerò
un
altro
.
Santone
non
rispose
,
bevvero
ancora
,
quindi
sopraggiunsero
altri
monelli
in
sudore
,
perché
uscivano
dal
ballo
.
Se
ne
parlò
,
si
fecero
i
nomi
delle
donne
che
vi
pestavano
i
piedi
sino
dal
mezzogiorno
;
uno
citò
Girella
,
il
peggiore
ubbriaco
del
paese
che
vi
ballava
colla
moglie
e
la
figlia
già
grandicella
,
due
sgualdrine
,
facendosi
pagare
i
poncini
da
tutti
;
poi
un
altro
si
chinò
all
'
orecchio
di
Viù
:
-
C
'
è
anche
Santina
mezzo
ubbriaca
.
-
Oh
!
La
partita
era
alla
fine
.
-
Pago
io
l
'
ultimo
litro
-
si
volse
Viù
;
poi
disse
:
-
Andiamo
tutti
nel
pozzangherone
.
Così
chiamavano
in
paese
la
sala
dove
si
ballava
.
-
E
tu
non
vieni
con
noi
,
Santone
?
Via
!
balleremo
io
e
te
:
io
farò
da
donna
,
andiamo
.
«
Si
scopron
le
tombe
,
si
levano
i
morti
»
-
stridé
Viù
aprendo
la
marcia
a
braccio
di
Santone
invano
riluttante
fra
tutti
quei
ragazzacci
,
che
lo
trascinavano
quasi
a
forza
cantando
e
ridendo
.
Fuori
la
notte
era
buia
,
ma
uno
scirocco
umido
la
manteneva
così
calda
che
si
sarebbe
potuto
girare
senza
gabbano
;
per
la
larga
ed
unica
strada
del
paesello
i
pochi
fanali
sembravano
scavare
delle
pozzanghere
giallastre
entro
l
'
oscurità
dell
'
acciottolato
,
e
lontano
,
dove
il
paese
finiva
ad
un
muraglione
poggiato
sopra
una
fila
di
archi
a
difesa
della
ripa
contro
la
corrente
del
fiume
,
e
i
freddi
invernali
,
si
udivano
i
rantoli
di
un
organetto
.
Non
erano
più
delle
dieci
di
notte
.
Tutti
coloro
che
intendevano
prendere
parte
al
carnevale
ubbriacandosi
nelle
bettole
o
ballando
nel
pozzangherone
,
erano
già
rincasati
;
dai
vetri
dei
due
caffè
ancora
aperti
si
vedeva
qualche
coppia
ostinata
in
una
ultima
partita
a
carte
entro
la
luce
nebbiosa
:
quindi
un
sordo
rumore
di
battenti
percossi
avvertì
la
comitiva
che
anche
la
Teresa
chiudeva
l
'
osteria
.
Un
centinaio
di
passi
più
innanzi
,
dalle
due
larghe
finestre
,
al
primo
piano
,
di
una
casetta
tutta
nera
uscivano
con
un
gran
lume
le
battute
asmatiche
di
una
polka
,
che
un
organetto
suonava
appoggiandosi
sui
bassi
di
un
violoncello
.
-
Senti
Caputo
come
raschia
!
-
osservò
Toto
spiccando
un
salto
per
arrivare
primo
lassù
.
La
combriccola
invece
si
arrestò
un
momento
al
portone
aperto
;
nel
muro
di
contro
,
alla
stessa
altezza
,
si
vedevano
passare
gesticolando
delle
grandi
ombre
entro
una
specie
di
vano
luminoso
,
e
sparire
istantaneamente
nell
'
oscurità
della
parete
;
sopra
al
portone
e
giù
per
l
'
andito
nero
che
si
apriva
più
basso
della
strada
rintronavano
le
battute
di
tutti
quei
piedi
,
la
maggior
parte
colle
scarpe
imbullettate
,
così
che
i
muri
ne
tremavano
;
mentre
uno
strido
rauco
o
un
colpo
di
tacco
più
violento
tentavano
di
affrettare
ancora
quel
galoppo
rovinoso
.
-
E
forza
...
dalli
,
dalli
dunque
!
-
urlarono
cinque
o
sei
voci
.
Allora
l
'
organetto
,
come
preso
anch
'
esso
nella
vertigine
della
ronda
,
strinse
così
freneticamente
il
tempo
che
le
note
stesse
sembrarono
pestarsi
l
'
una
l
'
altra
come
i
piedi
che
,
non
trovando
più
il
terreno
sotto
,
si
ammaccavano
balzelloni
fra
il
polverìo
rosso
dell
'
ammattonato
e
il
vapore
di
tutti
quegli
aliti
.
Infatti
dalle
finestre
spalancate
usciva
come
una
nebbia
.
-
Ballano
,
ballano
!
-
disse
Santone
con
un
sorriso
bonario
contemplando
i
salti
delle
ombre
nel
muro
opposto
.
Dall
'
andito
aperto
nel
fondo
,
dietro
la
scala
,
sopra
la
ripa
del
fiume
,
venivano
tra
il
tanfo
della
fanghiglia
lasciatavi
da
tutti
quei
piedi
fetori
umani
più
acuti
,
che
non
permettevano
alcun
dubbio
sul
come
gl
'
inquilini
della
casa
ed
altri
forse
del
paese
,
essendo
quel
portone
sempre
aperto
anche
di
notte
,
usassero
del
cortiletto
.
Non
v
'
era
lume
,
ma
giù
dalla
scala
scendeva
un
filo
di
luce
sottile
come
un
ragnatelo
,
appena
sufficiente
per
indicare
per
dove
dall
'
andito
si
montasse
alla
sala
.
Alcuni
calavano
già
le
scale
,
benché
il
galoppo
non
si
fosse
ancora
arrestato
.
La
comitiva
entrò
.
Sopra
il
secondo
pianerottolo
quattro
scalini
mettevano
alla
sala
,
altri
due
invece
scendevano
in
una
specie
di
cucinetta
,
improvvisata
a
caffè
,
con
due
lunghe
tavole
da
bettola
e
qualche
cocoma
sul
focolare
,
ma
era
quasi
vuota
in
quel
momento
.
Il
padrone
,
un
gran
pezzo
di
facchino
dai
capelli
rossi
,
senza
giacca
e
con
un
lercio
mozzicone
di
pipa
in
bocca
,
raccolse
il
loro
soldo
a
testa
in
un
vecchio
bacile
di
ferro
,
che
tornò
a
posare
sopra
una
sedia
mezzo
spagliata
;
più
in
alto
,
entro
un
pezzo
di
legno
,
era
piantata
una
candela
di
sego
.
-
Avanti
,
avanti
!
-
diceva
con
un
gran
gesto
,
ma
vedendo
Santone
cercarsi
in
tasca
i
fiammiferi
staccò
gentilmente
la
candela
dal
muro
.
Era
impossibile
entrare
.
In
quel
momento
le
coppie
dei
ballerini
si
precipitavano
dall
'
uscio
verso
il
caffè
sudanti
,
trafelate
;
gli
uomini
trascinando
a
forza
le
donne
,
che
sembravano
non
volervi
accondiscendere
per
quella
finta
ripugnanza
imposta
loro
dall
'
uso
di
dover
sempre
opporre
un
rifiuto
prima
di
accettare
un
rinfresco
,
e
rotolavano
quasi
dai
gradini
a
grappoli
nel
buio
del
pianerottolo
,
rumoreggiando
.
Dentro
,
la
sala
era
ancora
piena
.
Tre
lumi
a
petrolio
,
sospesi
ai
travicelli
del
soffitto
,
la
illuminavano
vivamente
;
in
fondo
,
presso
una
delle
finestre
spalancate
,
il
palco
dell
'
orchestra
non
era
composto
che
di
una
tavola
con
sopra
due
sedie
,
e
i
suonatori
affranti
guardavano
con
occhio
vago
.
Si
girava
a
stento
.
Quasi
tutti
gli
uomini
,
specialmente
quelli
che
non
ballavano
,
rimanevano
ritti
,
ammantellati
come
la
domenica
in
piazza
,
senza
muoversi
:
molte
donne
attempate
sedevano
sopra
due
panche
lungo
le
pareti
,
ed
erano
le
mamme
delle
più
giovani
venute
a
ballare
,
ma
nessuno
le
invitava
mai
se
non
per
lazzo
;
in
un
altro
angolo
due
carabinieri
in
berretto
e
mantello
vigilavano
scuri
,
seri
,
quasi
inosservati
.
Ma
nonostante
le
finestre
aperte
era
caldo
.
Un
puzzo
di
cenci
sudanti
,
di
scarpe
unte
colla
grascia
,
di
petrolio
,
di
polvere
,
di
fiati
mozzava
il
respiro
;
si
parlava
a
gruppetti
sogghignando
,
la
maggior
parte
fumavano
.
E
un
altro
odore
acuto
di
vino
cotto
veniva
per
l
'
uscio
della
cucina
,
ove
i
ballerini
bevevano
secondo
il
solito
dopo
ogni
ballo
.
Giga
,
la
bella
mora
,
non
aveva
voluto
a
nessun
patto
discendervi
quella
volta
,
benché
fosse
anche
essa
fra
quelle
scritturate
dal
padrone
per
il
ballo
:
paga
non
ne
riceveva
come
tutte
le
altre
,
ma
solamente
a
mezzogiorno
e
sull
'
avemaria
da
mangiare
:
al
resto
bisognava
pensarci
da
sé
eccitando
la
baldoria
e
facendo
bere
i
ballerini
,
perché
lì
appunto
stava
il
guadagno
del
ballo
.
Ogni
bicchierino
costava
due
soldi
e
non
valeva
forse
due
centesimi
,
poi
vi
erano
le
zucchette
di
aleatico
a
quindici
,
a
trenta
,
magari
a
cinquanta
soldi
l
'
una
,
giacché
si
ballava
sempre
a
sfida
.
Uno
scommetteva
di
piroettarvi
intorno
mulinando
colla
donna
senza
mai
urtarvi
del
piede
;
nel
caso
contrario
doveva
pagare
,
ma
se
gli
riusciva
invece
toccava
all
'
avversario
.
Ed
era
il
ballo
più
festoso
,
che
eccitava
tutti
gli
orgogli
e
tutte
le
curiosità
come
gli
a
solo
in
teatro
.
Viù
si
accostò
a
Giga
.
-
Ohé
,
Mora
,
vuoi
fare
una
galletta
con
me
?
-
Perché
no
?
adesso
,
dopo
.
-
Allora
chi
pigliamo
?
Santina
?
-
È
andata
via
poco
fa
.
-
Con
chi
?
-
Lo
so
io
?
-
rispose
la
Mora
con
un
sorriso
sprezzante
che
le
scoperse
tutti
i
magnifici
denti
bianchi
.
-
Cerca
tu
le
donne
che
vuoi
.
Per
il
ballo
della
galletta
ce
ne
volevano
quattro
,
e
un
uomo
solo
nel
mezzo
.
Viù
invece
si
accostò
a
Toto
:
-
Dov
'
è
Santina
?
-
Era
quasi
ubbriaca
del
tutto
,
sarà
andata
a
casa
.
-
Imbecille
!
Lei
non
va
a
casa
se
è
ubbriaca
:
l
'
avranno
portata
fuori
.
Toto
si
mise
in
cerca
che
già
Perpignano
,
il
direttore
di
sala
,
batteva
le
mani
per
il
nuovo
ballo
;
i
ballerini
ritornavano
lentamente
dal
caffè
a
coppie
,
perdendosi
fra
la
folla
,
mentre
Caputo
tentava
d
'
accordare
il
violoncello
e
la
gente
rimaneva
sempre
lì
nel
mezzo
.
-
Indietro
dunque
,
indietro
!
-
gridava
Perpignano
colle
lunghe
braccia
distese
per
disegnare
il
circolo
,
e
intanto
chiedeva
il
soldo
a
tutti
gli
uomini
che
si
disponevano
in
fila
con
una
donna
.
-
Indietro
dunque
!
Paga
il
soldo
tu
,
Cristiano
:
va
bene
,
spingi
indietro
.
Ehi
,
Tonio
!
non
hai
pagato
nemmeno
l
'
altra
volta
,
credi
che
me
ne
sia
scordato
?
Per
Dio
!
ma
se
non
date
indietro
vi
pesto
i
piedi
:
lasciate
dunque
ballare
.
Monferrina
,
avanti
!
To
,
...
il
soldo
?
Mora
,
in
fila
,
bella
Mora
,
e
tu
,
Cocca
,
fatti
avanti
con
Santone
.
Bene
,
Santone
!
quattro
salti
anche
tu
,
crepi
la
malinconia
,
bisogna
divertirsi
al
mondo
!
-
Viva
il
carnevale
!
-
strillò
Viù
spingendo
Santone
un
po
'
impacciato
colla
sua
ballerina
,
la
Berta
del
beccamorti
,
una
ragazza
sottile
come
una
faina
,
dal
musetto
nero
e
due
occhi
che
foravano
la
pelle
.
Ella
rideva
con
Viù
.
Ma
l
'
ondeggiamento
della
sala
seguitava
sempre
impedendo
al
circolo
di
formarsi
malgrado
tutti
gli
sforzi
di
Perpignano
,
alto
e
secco
,
che
pigliava
la
gente
per
le
spalle
,
dove
meglio
poteva
,
respingendola
in
fila
.
Il
pubblico
troppo
affollato
quella
sera
,
finiva
coll
'
aver
ragione
dei
ballerini
.
L
'
organetto
aveva
gettato
la
prima
battuta
in
una
nota
di
falsetto
stridula
come
di
una
punta
sul
vetro
,
che
si
era
perduta
nel
fracasso
;
dalle
finestre
aperte
improvvisi
buffi
di
vento
abbassavano
le
fiamme
dei
lumi
a
petrolio
producendo
bizzarri
effetti
di
ombra
sopra
quella
massa
grigia
,
compatta
ed
oscillante
,
cui
le
donne
allineate
alla
parete
facevano
come
una
cornice
anche
più
scura
.
Tratto
tratto
a
un
grido
di
ragazzetto
nascosto
fra
le
gambe
degli
altri
,
a
un
urto
imprevisto
trasalivano
.
Viù
impaziente
di
primeggiare
apostrofò
Perpignano
:
-
Ridammi
il
mio
soldo
,
se
non
sai
far
stare
la
gente
a
posto
.
-
Ti
cogliesse
un
accidente
!
come
vuoi
fare
?
-
Musica
,
musica
!
vedrai
che
si
scostano
.
Infatti
egli
per
il
primo
urtò
in
Santone
spingendoselo
innanzi
,
e
tutte
le
coppie
spostandosi
in
una
specie
di
curva
riuscirono
a
fare
il
vuoto
nel
mezzo
.
La
monferrina
,
intonata
con
una
veemenza
di
fanfara
sugli
acuti
più
stridenti
dell
'
organetto
,
si
allentava
ogni
tanto
nella
scarica
di
quattro
passi
di
polka
per
riprendere
daccapo
sopra
un
ritmo
di
una
monotonia
accorante
,
senza
che
alcuno
se
ne
impressionasse
.
Invece
si
notavano
già
le
bizzarrie
del
ballo
:
quelli
che
non
pigliavano
mai
il
tempo
e
galoppavano
pettoruti
,
o
curvi
,
o
dinoccolati
,
con
un
braccio
intorno
alla
cintura
della
donna
nella
goffaggine
pesante
di
una
carezza
,
che
talvolta
tentavano
di
compiere
accostandole
di
più
il
volto
,
mentre
ella
si
ritraeva
con
ripugnanza
;
altre
coppie
più
strette
,
che
si
parlavano
all
'
orecchio
brancicandosi
;
parole
ed
atti
lubrici
scattavano
come
scintille
fra
il
polverio
,
senza
che
nessuno
di
quei
volti
esprimesse
una
gioia
.
Tutti
sembravano
faticare
,
colle
carni
in
sudore
e
la
bocca
semi
aperta
.
Le
donne
,
meno
grevi
degli
uomini
,
si
lasciavano
trascinare
guizzando
talora
negli
scambietti
della
polka
con
subita
agilità
.
-
A
me
!
-
gridò
Viù
cacciandosi
fra
Santone
e
Berta
per
portargliela
via
;
e
difatti
vi
riuscì
col
tagliare
il
circolo
insinuandovisi
poco
più
lungi
fra
le
altre
due
coppie
,
mentre
Santone
rimasto
nel
mezzo
fra
lo
scoppio
di
una
risata
generale
si
sentiva
improvvisamente
preso
alle
spalle
.
Era
Cocca
,
la
ballerina
di
Viù
,
che
per
non
restare
sola
lo
aveva
abbracciato
sospingendolo
nuovamente
al
galoppo
.
-
Ih
,
ih
!
frusta
,
Cocca
-
si
gridava
da
ogni
parte
:
-
tira
di
fianco
come
un
cavallo
da
bilanciere
.
Allo
stesso
momento
Viù
e
Berta
,
nel
passargli
dinanzi
colla
leggerezza
di
due
uccelli
,
sfiancavano
daccapo
per
piroettare
nel
mezzo
.
La
piccola
Berta
sembrava
scodinzolare
dentro
le
sottane
scartando
rapidamente
il
piede
e
torcendosi
sui
fianchi
con
una
mossa
,
che
faceva
quasi
sempre
dare
un
urlo
alla
massa
.
Viù
invece
era
sgarbato
,
ma
la
disgustosa
brutalità
della
sua
faccia
in
quelle
contorsioni
del
ballo
si
animava
di
una
lascivia
esilarante
.
A
testa
bassa
,
col
comignolo
della
gobba
,
che
gli
saliva
quasi
sopra
un
orecchio
,
fingeva
ad
ogni
istante
di
precipitarsi
contro
il
ventre
della
ballerina
,
e
le
donne
ne
ridevano
più
degli
uomini
.
-
Che
duri
,
che
duri
!
-
vociavano
le
coppie
tornate
al
passo
per
ripigliare
il
fiato
.
-
Vuoi
venire
a
bere
?
-
domandò
Santone
alla
Cocca
.
-
No
.
Ma
ad
un
gesto
di
Perpignano
il
galoppo
ricominciò
così
frenetico
che
tutti
ne
indovinarono
la
fine
;
allora
si
alzarono
proteste
,
gridii
,
pestando
più
violentemente
i
piedi
fra
lo
scherno
di
quelli
che
non
ballavano
e
si
compiacevano
di
vedere
i
ballerini
mezzo
frodati
del
loro
soldo
.
-
Che
duri
,
per
Dio
!
-
È
finita
,
gobbo
...
-
Bella
Mora
,
avanti
!
-
La
Cocca
squittì
colla
sua
voce
di
volpe
:
-
Santone
,
tira
gli
ultimi
.
-
Vengo
io
-
le
saltò
innanzi
Ghino
,
mentre
l
'
altro
preso
dalla
vertigine
di
quel
circolo
troppo
stretto
girava
sopra
sè
stesso
come
un
bue
colpito
da
una
mazzata
fra
le
corna
,
ma
si
rimise
quasi
subito
e
,
riafferrando
la
Cocca
di
volo
,
all
'
ultima
battuta
,
la
sostenne
per
aria
con
una
mano
.
-
A
bere
,
a
bere
!
-
urlarono
quasi
tutti
aggruppandosi
intorno
a
Santone
,
che
si
era
messo
violentemente
la
Cocca
sotto
un
braccio
:
Viù
li
seguiva
con
Berta
,
Ghino
con
la
bella
Mora
.
Si
misero
a
tavola
nel
camerino
con
dinanzi
un
piattello
di
paste
e
dei
bicchierini
di
vermouth
per
le
donne
,
gli
uomini
presero
del
vino
caldo
,
ma
anche
lì
c
'
era
ressa
.
La
gente
non
arrivava
a
potersi
sedere
,
trasudata
,
senza
un
pensiero
delle
correnti
di
aria
che
s
'
infilavano
su
per
le
scale
,
non
domandava
insistentemente
che
da
bere
.
-
Se
muta
vento
,
Mora
,
farai
la
brina
su
tutto
il
pelo
.
-
E
tu
?
-
Dammi
una
mano
che
ti
faccia
sentire
fin
dove
son
bagnato
.
La
Mora
alzò
le
spalle
voltandosi
a
guardare
negli
occhi
Ghino
,
che
le
pizzicava
una
coscia
sotto
la
tavola
.
-
Non
è
lì
!
-
ghignò
con
un
impudore
sprezzante
.
L
'
altro
rimase
interdetto
.
Santone
invece
non
sapendo
cosa
dire
aveva
già
vuotati
due
bicchieri
di
vin
caldo
,
e
badava
ad
offrire
delle
paste
battendo
leggermente
col
labbro
del
piattello
nel
seno
delle
ragazze
perché
ne
prendessero
;
nel
camerino
così
pieno
era
un
continuo
via
vai
,
molti
si
affacciavano
all
'
uscio
per
scambiare
una
parola
o
guardavano
solo
curiosamente
senza
entrare
,
mentre
la
Veronica
,
sorella
del
padrone
,
si
affannava
indarno
per
servire
tutti
.
Viù
aveva
indettato
Berta
.
-
Perché
,
Santone
,
non
vuoi
che
Santina
venga
anche
lei
a
ballare
?
-
Non
voglio
-
replicò
l
'
altro
duramente
senza
accorgersi
dei
sorrisi
che
la
sua
risposta
provocava
.
-
E
se
fosse
venuta
!
Io
almeno
non
l
'
ho
vista
:
bel
male
che
ci
sarebbe
...
Adesso
sarà
a
casa
.
E
la
voce
di
Berta
aveva
uno
squillo
tagliente
,
poiché
aveva
già
saputo
tutto
prima
di
Toto
,
e
lo
aveva
detto
a
Viù
.
-
Anch
'
io
voglio
andarmene
presto
-
disse
Santone
.
-
Perché
?
Qui
si
sta
bene
-
rispose
Ghino
.
-
Voialtri
potete
starci
,
io
me
ne
vado
.
-
Santina
non
ha
paura
di
rimanere
sola
a
casa
?
-
Perché
paura
?
-
Tu
l
'
avresti
,
Berta
?
-
Io
sì
-
ribatté
con
atto
monellesco
che
smentiva
le
parole
.
Ma
un
altro
accordo
si
era
fatto
sentire
e
nuovi
ballerini
vennero
a
cercare
le
ragazze
;
i
tre
uomini
rimasero
a
tavola
,
poi
Santone
alzatosi
per
accendere
un
mozzicone
di
sigaro
ad
una
bracia
del
focolare
vi
rimase
seduto
presso
alla
Veronica
.
Era
una
vecchia
ragazza
sdentata
,
con
un
gran
naso
nel
quale
una
narice
molto
più
larga
faceva
come
un
buco
;
ma
tutti
le
volevano
bene
perché
lavorava
tutto
l
'
anno
da
tessitrice
per
mantenere
il
fratello
ubbriacone
.
Quella
fatica
di
fare
da
sola
i
ponci
,
i
caffè
e
il
vino
caldo
,
sempre
col
viso
nel
fuoco
,
le
aveva
fatto
diventare
le
guance
giallastre
un
po
'
lucide
.
-
Non
ho
potuto
trovarla
ancora
-
mormorò
Toto
,
rientrando
,
all
'
orecchio
di
Viù
.
-
Io
so
dov
'
è
.
-
Tu
?
-
Me
lo
ha
detto
Berta
:
è
giù
nel
capanno
della
Costa
con
Prugnolina
,
Scopetta
e
Sandro
.
A
quest
'
ora
ci
saranno
già
altri
.
Toto
scattò
per
andar
via
.
-
Aspetta
-
fe
'
l
'
altro
,
gittando
una
occhiata
sinistra
a
Santone
:
-
si
sono
portati
dietro
un
fiasco
per
finire
di
ubbriacarla
,
la
metteranno
in
cuccagna
.
-
Nel
capanno
ci
si
sta
bene
.
Turulù
vi
ha
lasciato
l
'
altra
settimana
un
fascio
di
paglia
-
replicò
Toto
cogli
occhi
luccicanti
.
-
Adesso
bisogna
tener
qui
Santone
.
-
Vado
a
vedere
.
-
No
,
se
vai
ci
resti
:
sta
qui
-
conchiuse
imperiosamente
guardandogli
in
faccia
così
che
l
'
altro
si
sottomise
.
-
Allora
che
cosa
vuoi
fare
?
-
Andremo
giù
noi
con
Santone
.
L
'
altro
ebbe
un
gesto
d
'
incredulità
.
-
Gli
dico
che
è
la
Sghemba
di
Porciano
;
noi
l
'
abbiamo
condotta
laggiù
d
'
accordo
cogli
altri
e
vedrai
che
viene
anche
lui
.
Tu
vai
avanti
ad
avvisare
che
scappino
perché
arriva
Santone
.
L
'
altro
non
capiva
ancora
.
-
E
se
la
scopre
?
-
Non
la
scoprirà
.
È
buio
;
Santina
,
riconoscendolo
alla
voce
,
starà
zitta
.
Mengo
e
Rocco
entrando
dalla
scala
tagliarono
loro
il
dialogo
;
allora
Santone
tornò
alla
tavola
e
la
Veronica
servì
altri
cinque
ponci
.
-
Abbiamo
cantato
fino
adesso
:
ohé
,
Mengo
!
,
torna
a
dire
l
'
ultimo
stornello
-
esclamò
Rocco
,
che
una
sbornia
affettuosa
traeva
a
confessare
la
propria
inferiorità
davanti
al
rivale
.
Fiori
di
cesta
.
Se
Adamo
c
'
ebbe
a
perdere
una
costa
nel
far
la
donna
Dio
perdé
la
testa
.
Ma
gli
stornelli
non
facevano
più
effetto
a
quella
ora
.
Fortunatamente
Santone
s
'
impegnò
con
Mengo
in
un
discorso
di
fieno
,
che
non
poteva
essere
breve
,
perché
quegli
ne
aveva
ancora
da
vendere
una
buona
partita
,
tutto
il
suo
ricolto
dell
'
estate
.
Allora
Toto
e
Viù
diedero
una
occhiata
in
sala
e
,
non
potendo
stare
neanche
lì
,
uscirono
a
passeggiare
.
La
notte
era
sempre
così
tiepida
,
umida
e
nera
;
non
si
sarebbe
riconosciuto
un
uomo
a
cinque
passi
di
distanza
.
-
Andiamo
laggiù
a
vedere
-
insisteva
sempre
Toto
con
un
tremito
spaurito
nella
voce
dopo
quella
confidenza
.
Il
gobbo
invece
rideva
silenziosamente
:
ogni
tanto
qualcuno
usciva
o
rientrava
dal
portone
.
-
Dunque
nessuno
lo
sa
ancora
,
perché
andrebbero
per
di
là
in
questo
caso
?
-
egli
osservò
accennando
verso
il
fiume
.
-
Che
Berta
abbia
tenuto
il
secreto
?
Sarà
stato
Sandro
che
non
ha
voluto
avvisare
altri
;
lo
conosco
.
Se
gli
fosse
capitato
il
tiro
da
solo
,
sarebbe
stato
anche
più
contento
.
-
Ma
Berta
come
lo
ha
saputo
?
-
Non
ha
voluto
dirmelo
.
-
Andiamo
a
vedere
.
-
Andiamo
.
Oltrepassarono
il
muraglione
a
passi
concitati
,
quindi
sfiancando
per
un
sentiero
discesero
la
sponda
del
fiume
per
tornare
quasi
sotto
la
casa
del
pozzangherone
.
In
quella
oscurità
il
pericolo
di
tombolare
giù
sino
all
'
acqua
era
imminente
ad
ogni
passo
,
ma
i
due
ragazzacci
conoscevano
troppo
bene
cinghione
per
cinghione
tutta
la
ripa
per
darsene
pensiero
.
Appena
in
fondo
Viù
si
arrestò
mettendo
un
fischio
.
-
Vado
io
.
-
No
,
verrà
uno
di
loro
-
e
ripeté
cinque
o
sei
volte
quel
sibilo
del
quale
era
solito
servirsi
come
di
un
segnale
.
Nullameno
s
'
inoltrarono
.
La
corrente
del
fiume
ingrossata
dallo
sciogliersi
delle
nevi
rumoreggiava
sordamente
;
si
distingueva
appena
il
vecchio
ponte
,
e
giù
pel
greto
una
casa
perché
v
'
era
lume
ad
una
finestra
.
Dall
'
altro
lato
non
si
vedeva
che
buio
.
Viù
fischiò
ancora
,
poco
dopo
un
'
ombra
gli
si
parò
davanti
.
-
Sei
tu
,
Sandro
?
-
Sì
.
Ah
!
lo
hai
saputo
.
-
Lo
ha
saputo
anche
Santone
,
almeno
cerca
Santina
.
-
Oramai
è
talmente
ubbriaca
che
non
ci
riconosce
più
.
Vieni
.
-
No
,
torno
su
per
trattenere
Santone
;
ma
se
mi
sentite
ancora
a
fischiare
,
scappate
subito
;
vuol
dire
che
egli
viene
giù
.
Lo
conoscete
!
-
L
'
altro
era
rimasto
interdetto
.
La
voce
di
Viù
,
la
sua
premura
,
mentre
tutti
lo
sapevano
così
pronto
a
godersi
il
male
altrui
,
gli
parevano
sospette
.
-
Di
'
,
vuoi
mandarci
via
per
restare
tu
con
lei
?
-
La
pigli
così
?
Ti
saluto
.
-
Aspetta
.
Toto
era
perplesso
,
ma
la
soggezione
verso
Viù
lo
vinse
anche
questa
volta
;
allora
Sandro
andò
loro
dietro
per
qualche
passo
,
quindi
concluse
:
-
Per
me
ne
ho
avuto
già
abbastanza
.
-
No
,
per
Dio
!
-
ribatté
Viù
-
io
torno
subito
.
Se
posso
,
imbroglio
Santone
e
lo
mando
a
cercare
dal
lato
opposto
,
altrimenti
calo
anch
'
io
con
lui
fischiando
.
Voialtri
fuggite
per
il
fiume
:
ma
se
veniamo
soli
io
e
Toto
,
ci
divertiremo
.
Com
'
è
,
com
'
è
Santina
?
-
chiese
mutando
tono
.
-
Oh
!
è
da
ridere
;
spranga
calci
come
una
cavalla
.
-
Su
,
svelto
,
Toto
!
-
E
si
separarono
.
Santone
scendeva
appunto
le
scale
per
tornare
a
casa
,
quando
essi
rientrarono
nell
'
andito
.
-
Dove
vai
?
-
A
letto
.
-
Vuoi
venire
con
noi
invece
?
-
Dove
?
-
Abbiamo
la
Sghemba
di
Porciano
nel
capanno
della
Costa
.
-
Ohé
!
-
esclamò
Santone
sorridendo
-
siamo
noi
soli
?
-
Ritorno
adesso
di
là
,
è
mezzo
ubbriaca
:
ho
detto
che
venivo
a
prendere
un
fiasco
.
Vedrai
che
rideremo
.
-
Andiamo
pure
.
Toto
non
aveva
fiatato
;
malgrado
la
sua
precoce
malvagità
quel
tentativo
lo
spaventava
.
Lungo
il
muraglione
diede
una
gomitata
a
Viù
,
ma
questi
gli
disse
di
andare
innanzi
;
quindi
scesero
adagio
,
circospetti
,
perché
Santone
meno
agile
di
loro
veniva
ultimo
.
-
Com
'
è
che
non
parliamo
?
Pare
che
andiamo
a
seppellire
un
morto
-
questi
esclamò
.
-
Sta
zitto
,
qualcuno
potrebbe
seguirci
;
è
meglio
che
siamo
soli
.
-
La
Sghemba
ne
ha
viste
ben
altre
.
-
Sai
pure
che
quando
s
'
impunta
è
capace
di
non
volere
alcuno
.
-
Questa
volta
la
vedremo
!
-
replicò
Santone
con
un
franco
riso
.
-
È
tutto
carnevale
.
Erano
scesi
.
-
Vado
io
,
voialtri
venite
adagio
-
disse
Viù
sparendo
rapidamente
nell
'
ombra
.
I
due
si
fermarono
.
Toto
tremava
.
Benché
il
capanno
non
si
distinguesse
ancora
,
non
era
a
più
di
cinquanta
passi
entro
una
insenatura
della
ripa
coperta
di
virgulti
,
pei
quali
coll
'
agilità
della
giovinezza
non
sarebbe
stato
molto
difficile
arrampicarsi
;
e
davanti
gli
si
apriva
un
bel
pezzo
di
fiume
asciutto
.
Santone
andò
innanzi
.
-
Vieni
,
è
mezzo
addormentata
-
gli
sussurrò
improvvisamente
Viù
sorgendogli
di
faccia
ad
una
svolta
:
-
Entra
tu
per
il
primo
che
sei
il
più
forte
:
con
te
certo
non
la
può
.
-
Non
c
'
è
nessun
altro
?
-
No
,
io
non
sono
nemmeno
entrato
:
l
'
ho
sentita
dal
di
fuori
nicchiare
sul
fieno
.
-
Lascia
fare
a
me
.
-
Bada
che
ci
siamo
anche
noi
dopo
-
riprese
Viù
sogghignando
.
-
Diavolo
!
-
Ecco
.
Toto
e
Viù
si
ritrassero
,
mentre
Santone
allungando
due
passi
imboccava
l
'
apertura
del
capanno
.
-
Ohé
,
Sghemba
!
-
chiamò
a
mezza
voce
.
Un
urlo
soffocato
fu
la
risposta
,
intanto
che
Toto
e
Viù
sgattaiolavano
su
per
la
macchia
,
nella
quale
gli
altri
tre
erano
già
fuggiti
.
Ma
Viù
si
fermò
:
il
rombo
del
fiume
in
quel
momento
gli
parve
spaventevole
.
Aspettò
ansiosamente
con
Toto
senza
capire
che
cosa
potesse
accadere
,
giacché
Santone
era
sparito
dentro
al
capanno
ridendo
all
'
urlo
di
Santina
senza
riconoscerla
.
S
'
intese
un
rumore
sordo
di
lotta
e
la
voce
di
Santone
che
disse
:
-
Va
là
,
Sghemba
,
che
non
mi
scappi
.
-
No
,
no
-
esclamò
soffocatamente
Toto
alzandosi
.
-
Che
fai
?
-
Vado
via
.
-
Vigliacco
!
hai
paura
-
rispose
Viù
con
voce
tremula
.
-
Tu
sei
il
vigliacco
-
replicò
l
'
altro
:
-
va
là
,
questo
non
ti
tornerà
a
conto
.
Un
urlo
di
donna
,
sottile
,
disperato
,
si
spense
dentro
al
capanno
.
Allora
Viù
rimasto
solo
ebbe
paura
.
Benché
la
notte
fosse
buia
,
si
sentì
veduto
fra
quei
cespugli
:
l
'
aria
era
pesante
,
la
corrente
del
fiume
scura
come
l
'
aria
trabalzava
rantolando
sui
sassi
,
tutto
il
resto
era
solitudine
.
Coll
'
orecchio
teso
colse
i
più
piccoli
suoni
,
seguì
su
per
la
ripa
l
'
ascensione
di
Toto
,
che
si
separava
fuggendo
da
quel
delitto
per
correre
senza
dubbio
a
letto
.
Nel
capanno
non
si
udiva
più
altro
.
Santone
scambiando
la
figlia
per
la
Sghemba
non
si
era
fatto
naturalmente
alcun
riguardo
,
mentre
l
'
altra
inorridita
,
inebetita
dalla
violenza
aveva
tentato
invano
di
difendersi
,
poi
si
era
taciuta
per
una
ultima
disperata
lusinga
di
non
essere
così
riconosciuta
.
-
Cercherà
di
sfuggirgli
improvvisamente
dal
capanno
,
dopo
-
pensò
Viù
.
Ed
egli
aveva
voluto
questo
per
vendetta
dello
scapaccione
toccato
come
risposta
alla
coltellata
colla
quale
per
poco
non
aveva
aperto
un
fianco
a
Santone
.
Tutto
quanto
gli
restava
ancora
di
meno
guasto
nella
precoce
perversità
del
cuore
balzò
in
sussulto
;
poi
il
silenzio
dentro
il
capanno
,
come
se
quei
due
vi
fossero
morti
,
gli
dié
una
paura
istantanea
,
pazza
,
di
poter
essere
anch
'
egli
ucciso
.
D
'
un
salto
,
col
medesimo
ribrezzo
di
Toto
,
si
cacciò
a
caso
su
per
l
'
erta
,
ma
quando
giunse
sulla
cima
era
già
pentito
di
aver
ceduto
a
quel
moto
istintivo
;
allentò
il
passo
e
si
dispose
a
tornare
nel
pozzangherone
.
-
Sei
stato
da
Santina
?
-
gli
chiese
Berta
col
suo
sorriso
sfrontato
.
La
festa
non
gli
parve
più
quella
.
Infatti
la
maggior
parte
di
coloro
che
non
ballavano
l
'
avevano
abbandonata
;
per
le
finestre
spalancate
l
'
aria
della
notte
,
entrando
con
un
freddo
umido
,
sbatteva
sinistramente
le
fiamme
dei
lumi
a
petrolio
,
mentre
gli
ultimi
ballerini
,
i
più
ostinati
,
ballavano
come
trottano
i
cavalli
da
vettura
poco
più
discosti
dalla
stalla
anche
se
sfiniti
.
Egli
non
rideva
più
.
Gli
sembrò
che
la
gente
lo
esaminasse
,
Toto
e
Ghino
erano
spariti
,
nel
botteghino
vuoto
del
caffè
la
Veronica
affranta
dormigliava
sopra
una
sedia
.
Nell
'
insopportabile
crescendo
di
quella
oppressione
si
ricordò
l
'
atroce
ingiuria
detta
nel
pomeriggio
al
padre
,
ridotto
ad
uno
spettro
,
spregiato
da
tutti
per
le
violenze
di
una
volta
,
e
che
nullameno
lo
aveva
sempre
amato
alla
propria
maniera
.
La
mamma
era
morta
l
'
anno
passato
,
in
una
sera
di
carnevale
,
mentre
egli
,
Viù
,
ballava
in
quello
stesso
pozzangherone
:
se
ne
ricordava
benissimo
,
che
erano
venuti
indarno
a
chiamarlo
,
ma
sin
d
'
allora
anche
i
peggiori
giovinastri
del
paese
lo
avevano
giudicato
e
condannato
senza
appello
.
-
Vogliamo
fare
il
saltarello
?
-
gli
passò
innanzi
Berta
.
-
Balla
tu
l
'
ultima
zucchetta
-
aggiunse
un
altro
.
-
Balliamola
,
balliamola
!
-
replicò
Berta
.
-
Ti
ho
detto
di
no
,
figlia
di
beccamorti
.
-
Tu
sei
il
beccamorti
,
che
uccidi
tuo
padre
.
-
Ohé
,
ohé
!
-
intervenne
il
padrone
-
qui
si
sta
allegri
.
Balli
o
non
balli
la
zucchetta
?
-
Viù
scrollò
la
spalla
gobba
senza
rispondere
.
-
Che
canaglia
!
-
gli
disse
dietro
il
padrone
.
Ma
appena
fuori
il
tormento
gli
si
fece
più
acuto
,
avrebbe
voluto
sapere
a
qualunque
costo
come
la
era
andata
a
finire
,
e
invece
appena
il
pensiero
gli
si
fermava
su
quella
domanda
si
sentiva
correre
per
le
ossa
un
brivido
gelato
.
Qualche
cosa
,
che
prima
non
avrebbe
mai
supposto
,
gli
capovolgeva
la
coscienza
,
bizzarri
rimorsi
della
vita
condotta
sino
allora
gli
battevano
sul
cervello
colla
violenza
di
un
'
accusa
,
contro
la
quale
non
trovava
risposta
;
perché
aveva
fatto
così
?
Involontariamente
tornò
al
muraglione
spiando
giù
nelle
tenebre
,
ma
non
udì
altro
che
il
rombo
del
fiume
,
continuo
e
misterioso
,
perdersi
nell
'
invisibile
.
La
notte
buia
diventava
sempre
più
fredda
senza
stelle
e
senza
vento
:
egli
solo
era
così
agitato
.
Sapeva
dove
abitava
Santone
,
ma
non
ebbe
il
coraggio
di
passare
da
quel
vicolo
per
vedere
se
vi
era
lume
alle
sue
finestre
,
e
Santina
vi
fosse
tornata
.
Ella
era
come
lui
depravata
e
perversa
.
Era
riuscita
a
scappare
senza
farsi
riconoscere
?
Avrebbe
voluto
sperarlo
,
perché
non
ne
sarebbe
a
quel
modo
rimasto
più
che
uno
scherzo
:
che
importava
il
fatto
,
se
Santone
non
se
ne
accorgeva
?
Questa
strana
moralità
era
la
sola
,
nella
quale
vedesse
chiaro
.
Poi
quella
tensione
troppo
forte
per
il
suo
spirito
si
spezzò
lasciandolo
in
una
specie
di
sonnolenza
bruta
,
con
un
malessere
di
sbornia
e
una
ripugnanza
istintiva
a
tornare
in
casa
,
dove
suo
padre
solo
sul
pagliericcio
stava
senza
dubbio
rantolando
come
tutte
le
altre
notti
.
Accese
la
pipa
e
ripassò
per
tutto
il
villaggio
,
quanto
era
lungo
,
mettendosi
sulla
strada
di
Porciano
.
Adesso
pensava
alla
Sghemba
,
quell
'
altra
sgualdrina
egualmente
nota
ai
due
paesi
per
la
brutalità
chiassosa
delle
proprie
avventure
,
e
ancora
abbastanza
bella
malgrado
i
quarant
'
anni
passati
.
Cantò
Mengo
,
da
lontano
:
Fior
di
cicuta
.
Io
remo
e
la
barchetta
va
spedita
Perché
,
donna
,
dal
cor
mi
sei
caduta
.
Allora
Viù
affrettò
il
passo
per
incontrarlo
,
ma
quando
poté
scorgere
un
'
ombra
s
'
accorse
che
un
'
altra
le
veniva
dietro
.
Si
avvicinava
lentamente
,
egli
riconobbe
Santone
e
saltò
la
siepe
nascondendosi
dietro
un
grosso
olmo
.
Si
capiva
che
andavano
a
spasso
per
digerire
il
troppo
vino
ingollato
,
poi
Mengo
traballando
riprese
il
discorso
di
prima
con
quella
ostinazione
degli
ubbriachi
,
specialmente
quando
un
ricordo
affettuoso
li
mette
sui
racconti
di
famiglia
.
-
Perché
vedi
-
si
sentiva
piagnucolare
la
sua
voce
-
io
le
volevo
un
gran
bene
;
l
'
avevo
sposata
senza
la
camicia
contro
la
volontà
di
mio
padre
,
che
mi
avrebbe
voluto
dare
in
moglie
la
Ghita
.
Va
là
,
vi
avrei
trovato
duecento
scudi
di
dote
,
che
non
mi
avrebbero
giovato
gran
cosa
.
Bisogna
amarsi
piuttosto
in
famiglia
:
allora
,
anche
se
torni
a
casa
qualche
volta
ubbriaco
,
tutto
si
accomoda
.
La
Ghita
ha
sposato
Giustino
,
ebbene
,
Giustino
ha
fatto
un
cattivo
affare
...
bisogna
che
porti
sempre
il
basto
e
lei
sopra
.
Tu
capisci
.
Ma
se
vi
volete
bene
in
famiglia
...
la
non
dura
.
Qualche
cosa
ci
ha
sempre
da
essere
di
guasto
in
casa
,
o
la
moglie
o
la
figlia
.
Santone
dié
un
soprassalto
.
-
Non
dico
per
la
tua
,
ma
è
così
.
Io
non
ho
figlie
,
se
le
avessi
,
farebbero
come
le
altre
;
che
colpa
ne
abbiamo
noi
?
Io
me
lo
sono
detto
mille
volte
,
i
primi
giorni
,
quando
mi
veniva
da
piangere
anche
per
strada
;
e
che
,
la
colpa
è
mia
,
se
Teresa
mi
è
morta
di
parto
?
Lo
so
,
doveva
accadere
così
,
perché
fu
così
,
ma
mi
pare
,
guarda
,
mi
pare
talvolta
ancora
di
avercene
avuto
colpa
.
Non
è
vero
:
io
non
ce
ne
ho
avuta
,
dillo
anche
tu
.
Non
avrebbe
potuto
accadere
anche
a
te
?
Tu
vai
a
casa
,
e
la
moglie
resta
gravida
:
ebbene
?
Dovevo
saperlo
io
che
sarebbe
morta
?
-
Santone
alzò
la
testa
;
erano
oramai
presso
l
'
olmo
,
ma
l
'
altro
non
finiva
il
discorso
.
-
Infine
-
mormorò
Mengo
-
chi
non
ne
ha
colpa
non
ne
ha
.
Che
cosa
ci
può
fare
un
uomo
?
Ti
capitano
alle
volte
delle
cose
che
non
si
crederebbero
a
raccontarle
:
io
ho
ammazzato
mia
moglie
,
sono
io
l
'
assassino
!
-
esclamò
Mengo
con
un
singhiozzo
.
-
L
'
assassino
è
chi
lo
sapeva
!
-
mugghiò
Santone
cupamente
stringendo
i
pugni
nell
'
ombra
.
Eppure
nessun
altro
assassinio
n
'
è
seguìto
.
Il
fatto
narrato
la
mattina
da
Toto
occupò
tutti
i
discorsi
del
paese
senza
che
alcuno
pensasse
a
denunciarlo
alle
autorità
.
Viù
,
sbigottito
,
sulle
prime
tentò
di
negare
,
ma
siccome
Santone
era
partito
per
Porciano
,
dove
andava
qualche
volta
a
lavorare
nelle
carbonaie
,
non
stette
molto
a
vantarsene
.
Quindi
la
lubricità
dello
scherzo
ne
fece
presto
dimenticare
l
'
orrore
,
molto
più
che
Santina
negando
risolutamente
non
se
ne
mostrava
affatto
preoccupata
.
-
Il
rovescio
di
Mirra
!
-
disse
un
giorno
il
segretario
comunale
,
appassionato
filodrammatico
,
vedendola
passare
sgonnellando
per
la
strada
.
-
Mirra
,
che
cosa
?
-
chiese
il
sindaco
,
ex
maresciallo
dei
carabinieri
,
che
aveva
preso
moglie
nel
paese
.
E
l
'
altro
colse
a
volo
l
'
occasione
di
spiegargli
lungamente
il
caso
della
tragedia
alfieriana
.
A
POPPA
Viveva
solo
a
Manna
,
piccola
città
di
provincia
.
Da
molti
anni
non
usciva
più
di
casa
che
ai
bei
giorni
rifacendo
invariabilmente
la
stessa
passeggiata
da
Porta
Santa
Cecilia
a
Porta
Maggiore
,
mentre
i
fanciulli
lo
guardavano
con
occhi
curiosi
e
molte
persone
si
scappellavano
senza
che
egli
le
conoscesse
.
Poi
il
suo
unico
pronipote
,
un
bimbo
,
che
si
era
allevato
negli
ultimi
anni
,
aveva
naufragato
mozzo
di
bastimento
nelle
Indie
.
Quando
il
vecchio
soldato
ricevette
la
notizia
non
diede
che
un
crollo
,
forse
il
primo
di
tutta
la
sua
vita
;
per
molti
giorni
non
comparve
nella
strada
,
quindi
una
mattina
qualcuno
lo
aveva
veduto
dirigersi
alla
stazione
e
salire
sul
primo
treno
.
Era
sempre
così
vestito
,
con
un
cappello
a
cilindro
di
felpa
lunga
,
dalle
ali
molto
ricurve
,
stranissimo
al
nostro
tempo
;
con
un
soprabito
nero
a
bavero
dritto
,
chiuso
sino
al
mento
,
con
due
file
di
bottoni
metallici
,
frammezzo
ai
quali
brillava
la
vecchia
croce
,
e
di
un
paio
di
pantaloni
scuri
,
con
una
larga
striscia
fiorata
sulle
costole
.
Era
andato
alla
stazione
solo
,
rasato
come
al
solito
:
aveva
la
grande
canna
di
zucchero
in
mano
,
non
portava
seco
valigia
.
Dopo
quella
suprema
sciagura
il
suo
viso
non
aveva
invecchiato
,
giacché
a
novant
'
anni
non
s
'
invecchia
più
:
solamente
i
suoi
occhi
,
già
sguerniti
di
palpebre
,
parevano
più
fissi
,
e
forse
senza
quel
cravattone
nero
,
a
collare
,
la
testa
gli
sarebbe
caduta
sul
petto
.
La
stazione
era
deserta
.
Allo
sportellino
chiese
un
biglietto
per
Tolone
.
L
'
impiegato
,
un
forestiere
giunto
da
poco
in
paese
,
non
capì
,
mise
fuori
il
naso
curiosamente
,
e
vedendosi
dinanzi
quella
figura
mummificata
sorrise
.
-
Vuole
andare
in
Francia
?
-
Sì
.
-
Allora
-
proseguì
l
'
impiegato
colla
gentilezza
metà
orgogliosa
e
metà
servile
del
proprio
ufficio
-
bisogna
prendere
la
linea
di
Firenze
-
Spezia
-
Genova
...
-
e
la
spiegazione
durò
più
di
un
minuto
,
mentre
l
'
altro
,
che
aveva
posato
sul
davanzale
dello
sportellino
una
vecchia
moneta
da
cento
lire
,
appoggiato
militarmente
sulla
canna
,
come
sopra
un
fucile
,
sembrava
ascoltarlo
e
non
lo
ascoltava
.
Quando
il
treno
arrivò
,
il
bigliettinaio
uscito
sotto
la
tettoia
per
veder
salire
quello
strano
signore
si
appressò
coll
'
intenzione
di
aiutarlo
.
I
facchini
,
che
per
essere
della
città
,
conoscevano
tutti
il
colonnello
,
parlavano
sommessamente
fra
loro
:
il
vecchio
si
era
arrampicato
da
solo
sul
vagone
reggendosi
vigorosamente
allo
sportello
.
Il
vagone
era
vuoto
,
il
treno
si
fermava
cinque
minuti
.
All
'
ultimo
i
facchini
,
gli
altri
impiegati
,
il
bigliettinaio
,
il
capo
stazione
,
tutta
la
poca
gente
di
quell
'
ora
si
aggruppò
in
silenzio
sotto
quel
vagone
:
il
vecchio
stava
in
piedi
incorniciato
dallo
sportello
nella
luce
smorta
dell
'
alba
,
che
dava
un
pallore
di
ritratto
antico
alla
sua
faccia
.
Poi
la
locomotiva
gettò
il
solito
fischio
,
e
il
treno
oscillando
fece
traballare
il
colonnello
:
nell
'
istante
medesimo
tutto
quel
crocchio
pallido
di
una
indefinibile
emozione
si
traeva
macchinalmente
il
cappello
come
per
un
supremo
saluto
.
Parve
che
il
colonnello
si
rovesciasse
;
ma
improvvisa
la
sua
mano
,
tagliando
coll
'
antico
gesto
automatico
l
'
aria
fuori
dallo
sportello
,
fece
un
saluto
militare
,
che
il
treno
già
in
moto
interruppe
.
La
locomotiva
fischiava
ancora
.
Il
colonnello
sedette
nel
vagone
vuoto
colla
canna
fra
le
mani
e
il
mento
sulla
canna
.
Così
viaggiò
più
di
venti
ore
:
giunse
a
Tolone
.
Nel
porto
molti
bastimenti
arrivavano
e
partivano
;
gliene
fu
indicato
uno
che
faceva
rotta
per
il
Capo
di
Buona
Speranza
.
Era
un
vapore
inglese
,
l
'
«
INFLEXIBLE
»
.
Quando
il
bastimento
fu
al
largo
,
il
colonnello
rimasto
insensibile
al
tramestio
della
partenza
andò
alla
punta
di
poppa
e
stette
guardando
verso
la
Francia
.
Naturalmente
egli
fu
subito
una
meraviglia
a
bordo
.
I
passeggeri
,
francesi
ed
inglesi
,
ammirati
della
sua
alta
figura
,
cui
l
'
abbigliamento
e
la
croce
davano
quasi
un
carattere
di
apparizione
,
si
domandavano
sussurrando
dove
mai
quel
soldato
di
quasi
un
secolo
potesse
andare
.
Egli
non
parlava
con
nessuno
.
Il
suo
occhio
fisso
sull
'
infinito
del
mare
pareva
inerte
,
la
sua
fisonomia
era
immobile
.
Ma
sebbene
il
mare
fosse
agitato
,
e
il
vapore
avesse
un
forte
rollìo
,
e
molti
soffrissero
il
mal
di
mare
,
il
suo
passo
pareva
quello
di
un
viaggiatore
rotto
a
tutte
le
traversate
.
All
'
indomani
un
'
altra
curiosità
venne
a
contendergli
il
primato
.
Era
un
bel
giovane
biondo
,
di
statura
atletica
,
coi
capelli
lunghi
a
riccioli
,
che
contrastavano
colla
severa
eleganza
del
suo
soprabito
nero
.
Il
volto
illuminato
da
due
grandi
occhi
azzurri
,
pieni
di
riverberi
freddi
come
quelli
di
un
blocco
di
ghiaccio
al
sole
,
era
quasi
macilento
;
aveva
il
mento
quadro
,
il
naso
aquilino
,
e
una
striscia
bianca
e
sottile
di
cicatrice
,
che
dall
'
orecchio
sinistro
gli
si
perdeva
nelle
frequenti
contrazioni
della
bocca
.
Ma
la
sua
macilenza
finiva
al
viso
,
sotto
aveva
un
collo
da
toro
e
due
spalle
da
Ercole
.
Al
momento
d
'
imbarcarsi
nessuno
gli
aveva
badato
,
il
mattino
seguente
tutti
lo
ammiravano
.
Egli
passeggiava
sul
ponte
come
assorto
in
una
idea
senza
accorgersi
degli
altri
,
a
un
tratto
s
'
imbatté
nel
colonnello
.
-
Voi
foste
un
soldato
di
Napoleone
I
,
signore
?
-
gli
chiese
con
moto
repentino
in
eccellente
francese
.
-
Lo
sono
-
ribatté
il
colonnello
con
voce
lenta
e
fredda
.
Quegli
stava
per
replicare
,
ma
si
rattenne
:
il
colonnello
passò
oltre
.
Alcune
signore
avevano
avvertito
quello
scambio
di
parole
senza
intenderle
,
quindi
il
colonnello
non
si
vide
più
per
quella
giornata
.
Un
'
altra
mattina
comparve
all
'
alba
sul
ponte
,
poi
si
accostò
al
pilota
e
gli
domandò
indicandogli
un
'
isola
già
oltrepassata
:
-
Si
chiama
?
-
L
'
Assunzione
.
-
Questo
-
mormorò
-
sarebbe
stato
il
nome
per
la
sua
isola
!
-
Tutto
quel
giorno
il
tempo
fu
cattivo
,
soffiavano
molti
venti
,
il
mare
aveva
come
dei
muggiti
d
'
impazienza
,
delle
onde
colleriche
,
le
quali
si
rompevano
schiumando
contro
la
chiglia
del
vapore
.
Molti
passeggeri
divennero
inquieti
,
il
cielo
era
quasi
bianco
di
serenità
.
Poi
venne
la
sera
e
il
sole
sparve
improvvisamente
all
'
orizzonte
come
inghiottito
da
un
vortice
.
A
mezzanotte
il
ponte
era
deserto
.
Il
colonnello
seduto
a
poppa
volgendovi
le
spalle
guardava
innanzi
a
sé
nel
buio
;
il
vapore
ansava
,
ma
sotto
il
suo
rullìo
si
sentiva
sempre
il
silenzio
del
mare
.
Improvvisamente
una
figura
nera
gli
si
fermò
dinanzi
,
parve
attendere
un
istante
,
quindi
gli
sedette
vicino
.
-
Io
sono
di
Mosca
-
disse
poi
.
-
Eravate
voi
,
signore
,
della
Grande
Armata
contro
la
Russia
?
-
Sì
.
Il
giovane
si
alzò
,
gli
prese
una
mano
e
recandosela
repentinamente
alle
labbra
esclamò
:
-
Permettetemi
,
permettetemi
,
signore
!
Noi
,
l
'
ultimo
popolo
nella
storia
d
'
Europa
,
dobbiamo
il
nostro
attuale
risveglio
a
Napoleone
.
Voi
ci
avete
invasi
,
ci
avete
sconfitti
,
perché
la
civiltà
sconfiggerà
sempre
la
barbarie
;
poi
le
nostre
nevi
vi
copersero
,
il
nostro
ghiaccio
vi
gelò
.
Noi
v
'
inseguimmo
come
lupi
,
arrivammo
sino
a
Parigi
,
e
Parigi
ci
rivelò
a
noi
stessi
.
Allora
sentendo
di
essere
barbari
cessammo
di
esserlo
.
Voi
eravate
,
signore
,
della
grande
campagna
!
-
Sono
stato
di
tutte
.
-
Tutte
!
-
proruppe
guardandolo
con
ammirazione
:
-
a
tutte
le
battaglie
,
a
tutti
gli
assedi
,
da
Madrid
a
Mosca
,
da
San
Giovanni
d
'
Acri
a
Waterloo
!
-
A
tutte
-
rispose
il
vecchio
con
un
accento
,
che
sembrava
uscire
da
un
sogno
.
-
Quale
epopea
e
quale
grandezza
per
Napoleone
se
invece
di
essere
un
conquistatore
fosse
stato
un
apostolo
come
la
storia
gl
'
imponeva
!
Ma
fu
ben
punito
:
Sant
'
Elena
è
stata
la
prigione
del
tiranno
.
-
Napoleone
non
fu
mai
prigioniero
-
tuonò
il
vecchio
;
-
nessuno
lo
batté
mai
veramente
:
solo
qualche
volta
noi
ci
trovammo
in
troppo
pochi
o
morimmo
in
troppi
per
poter
vincere
,
ecco
tutto
!
Gl
'
Inglesi
,
che
lo
tradirono
sulla
parola
,
non
osarono
tenerlo
,
e
lo
misero
sopra
uno
scoglio
coll
'
Oceano
per
sentinella
.
Eppure
-
mormorò
con
una
pausa
,
quasi
parlando
coi
propri
ricordi
-
gl
'
Inglesi
sono
buoni
soldati
!
-
E
la
conversazione
cadde
;
ma
il
giovane
,
che
evidentemente
vi
si
appassionava
,
tentò
di
riannodarla
.
-
Il
mondo
è
mutato
:
alle
battaglie
sanguinose
stanno
per
succedere
le
lotte
feconde
del
lavoro
.
Tutti
i
tiranni
d
'
Europa
,
meno
il
nostro
,
hanno
dovuto
transigere
col
popolo
,
la
libertà
arriva
da
tutte
le
parti
e
scalza
il
vecchio
edificio
del
privilegio
:
non
più
guerre
dinastiche
,
non
più
oziosi
e
signori
,
prepotenti
e
mezzani
.
Che
tutti
lavorino
e
siano
liberi
,
la
donna
diventi
uguale
all
'
uomo
,
per
unica
patria
il
mondo
.
Benché
con
linguaggio
diverso
,
tutti
diremo
la
stessa
parola
,
c
'
intenderemo
negli
scopi
e
nei
mezzi
:
Napoleone
non
ha
voluto
credere
al
vapore
,
e
oggi
il
vapore
vale
più
di
tutte
le
sue
vittorie
.
-
Che
!
-
proruppe
il
vecchio
,
scagliando
sul
giovane
uno
sguardo
,
di
cui
il
bagliore
brillò
nelle
tenebre
.
La
canna
gli
tremava
nelle
mani
,
parve
voler
prorompere
,
poi
si
rivolse
verso
il
mare
con
un
gran
gesto
.
La
notte
era
fosca
,
il
mare
ascoltava
.
-
Vi
ho
offeso
?
-
mormorò
umilmente
il
giovane
.
Il
vecchio
si
piegò
:
-
Siete
russo
,
avete
detto
:
comanda
ancora
lo
czar
a
Pietroburgo
?
-
Per
poco
!
-
ribatté
a
denti
stretti
con
un
suono
che
parve
di
bramito
.
-
A
Parigi
che
cosa
c
'
è
?
-
La
Repubblica
.
-
E
prima
?
-
La
Comune
.
-
Che
cosa
è
?
Che
cosa
ha
fatto
?
-
La
Comune
-
replicò
l
'
altro
con
accento
entusiasta
-
è
l
'
uguaglianza
di
tutti
nel
lavoro
e
nella
retribuzione
.
-
Ne
parlavano
anche
prima
di
Napoleone
:
che
cosa
ha
fatto
?
-
Ha
abbattuto
la
sua
colonna
-
rispose
il
giovane
punto
dal
freddo
di
quella
indifferenza
.
Il
vecchio
non
ebbe
che
un
fremito
.
-
Nemmeno
i
vermi
avranno
rispettato
il
suo
cadavere
!
L
'
Europa
è
dunque
come
egli
l
'
ha
lasciata
.
Napoleone
solo
poteva
farne
un
impero
;
era
la
sua
idea
,
noi
l
'
abbiamo
seguita
dappertutto
.
Io
aveva
quindici
anni
quand
'
egli
mi
prese
nel
suo
esercito
,
camminavo
quasi
nascosto
nell
'
ombra
della
bandiera
.
Allora
un
sergente
valeva
un
re
!
A
Roma
abbiamo
battuto
il
papa
,
alle
Piramidi
abbiamo
sconfitto
Maometto
,
abbiamo
trionfato
dovunque
:
egli
guardava
,
noi
vincevamo
.
A
Madrid
,
quando
l
'
imperatore
ha
fatto
scoperchiare
la
tomba
di
Carlo
V
,
io
ero
lì
:
a
Vienna
ho
visto
l
'
imperatore
Francesco
seguire
Napoleone
col
cappello
in
mano
,
a
Berlino
pigliammo
la
spada
di
Federico
,
da
Mosca
ci
trasportammo
dietro
nella
ritirata
la
grande
croce
d
'
Ivano
il
Terribile
.
-
E
la
perdeste
.
-
La
buttammo
in
un
lago
,
Napoleone
buttava
via
tutto
,
le
croci
e
le
corone
,
i
reggimenti
e
gl
'
imperi
.
Che
cosa
credete
che
sia
un
regno
?
Ci
avevano
messo
dei
secoli
a
farlo
,
noi
lo
conquistavamo
in
una
settimana
.
Noi
eravamo
la
Grande
Armata
,
il
resto
era
il
mondo
.
Se
Napoleone
non
fosse
morto
giovane
,
l
'
avremmo
preso
tutto
,
saremmo
andati
per
le
Indie
e
ritornati
per
l
'
America
.
Tutti
i
popoli
ci
aspettavano
.
-
E
che
cosa
avreste
recato
loro
?
-
Il
vecchio
sostò
,
poi
guardandolo
serenamente
rispose
:
-
Napoleone
.
-
Comprendo
-
proseguì
l
'
altro
rattenuto
un
istante
da
quella
immensa
parola
.
-
Il
vostro
è
stato
un
gran
sogno
,
ma
la
nostra
realtà
è
anche
più
grande
.
Voi
eravate
la
gloria
e
noi
siamo
la
libertà
,
voi
eravate
l
'
esercito
e
noi
siamo
la
moltitudine
:
voi
siete
stati
gli
ultimi
conquistatori
della
storia
.
La
guerra
millenaria
dell
'
umanità
condensandosi
in
uno
sforzo
supremo
ha
prodotto
le
vostre
battaglie
;
ora
la
guerra
dei
popoli
è
conchiusa
e
comincia
quella
delle
classi
:
la
prima
condensò
le
nazioni
,
la
seconda
le
dissolverà
in
un
solo
popolo
.
Una
volta
il
soldato
si
batteva
per
il
generale
,
domani
vincerà
per
se
stesso
.
Il
vecchio
evidentemente
affaticato
fece
uno
sforzo
.
-
Vedete
là
quella
costellazione
?
Un
giorno
la
chiameranno
forse
di
Napoleone
:
io
ci
sono
,
voi
con
chi
siete
?
-
Sono
nichilista
!
-
Poi
abbassando
la
voce
soggiunse
:
-
Noi
lavoriamo
nel
secreto
a
rovinare
il
vecchio
impero
per
costruire
la
giovane
Russia
,
cospiratori
nell
'
ombra
,
martiri
al
sole
.
-
Le
vostre
armi
?
-
Tutte
quelle
che
un
uomo
può
usare
.
-
Avete
vinto
nessuna
battaglia
?
-
Abbiamo
ucciso
un
imperatore
.
-
Ma
l
'
impero
è
rimasto
.
E
il
vecchio
non
parlò
più
.
Il
mare
era
buio
,
le
stelle
brillavano
ancora
.
Passarono
forse
due
ore
senza
che
i
due
strani
interlocutori
,
caduti
in
una
meditazione
,
forse
profonda
come
quel
mare
,
e
scintillante
di
pensieri
come
il
cielo
di
stelle
,
parlassero
.
Il
vapore
avanzava
sempre
agitando
nell
'
ombra
un
pennacchio
di
fumo
.
Poi
il
vecchio
mormorò
:
-
Sono
tutti
morti
...
-
e
la
testa
gli
ricadde
pesantemente
sopra
le
mani
congiunte
sulla
canna
,
come
sotto
il
peso
di
quell
'
enorme
poema
,
del
quale
era
l
'
ultimo
verso
,
di
quei
due
milioni
e
mezzo
di
soldati
,
ai
quali
solo
era
sopravvissuto
.
In
quel
momento
l
'
alba
cominciava
a
spuntare
;
lontano
,
in
fondo
all
'
orizzonte
,
una
macchia
bruna
ed
immobile
poteva
essere
un
'
isola
.
-
Eccola
!
-
esclamò
il
giovane
levandosi
.
La
faccia
del
vecchio
raggiò
.
Il
mare
mormorava
,
l
'
alba
cresceva
,
il
vapore
rantolava
sordamente
.
Allora
il
vecchio
alzò
ambo
le
mani
come
invocando
e
una
lagrima
,
l
'
ultima
,
gli
scese
dagli
occhi
appannati
.
L
'
altro
lo
guardò
trasalendo
.
Il
vecchio
soldato
si
trasfigurava
:
i
primi
rossori
dell
'
alba
sembravano
vampate
di
cannoni
lontani
,
l
'
onde
avevano
dei
fremiti
di
battaglia
,
la
costellazione
era
scomparsa
,
quando
uno
scoppio
immenso
squarciò
l
'
Oceano
e
il
sole
sfolgorò
.
-
Viva
Napoleone
!
-
gridò
il
vecchio
salutando
militarmente
come
se
lo
pigliasse
per
il
fantasma
del
morto
imperatore
.
Il
sole
saliva
sopra
Sant
'
Elena
.
-
Andate
a
visitare
la
sua
tomba
?
-
domandò
il
giovane
.
-
A
morirvi
.
Egli
è
stato
il
primo
,
io
sono
l
'
ultimo
.
E
fu
l
'
ultima
parola
.
IL
CANARINO
Il
magnifico
gatto
d
'
Angora
tornò
a
sdraiarsi
sullo
sgabello
.
Ella
riprese
il
libro
dal
tavolo
,
e
abbandonando
il
capo
sulla
spalliera
con
un
morbido
atto
di
civetteria
,
che
contrastava
colla
dura
marmorea
bellezza
del
suo
volto
,
riprese
:
-
Bonghi
ha
ragione
:
naturalmente
,
voi
,
suo
avversario
politico
e
filosofico
,
non
potrete
convenirne
,
troverete
forse
questa
sua
prefazione
al
Fedone
fiacca
e
pesante
,
ma
chi
potrebbe
oggi
scriverne
una
degna
?
Forse
noi
non
lo
possiamo
più
.
-
Perchè
?
-
Non
me
lo
domandate
,
giacchè
lo
sapete
fin
troppo
.
Io
,
una
signora
,
che
ha
letto
poco
e
capito
meno
,
non
posso
spiegarvelo
,
ma
noi
sentiamo
oggi
diversamente
dai
greci
,
giudichiamo
con
altri
criteri
,
amiamo
un
'
altra
bellezza
.
Nessun
oratore
parlando
alla
Camera
si
fa
accompagnare
da
un
flauto
,
nessun
avvocato
come
Iperide
sveste
oggi
la
propria
accusata
davanti
alle
Assise
:
il
nostro
abbigliamento
troppo
complicato
darebbe
tempo
ai
carabinieri
d
'
intervenire
,
mentre
la
stessa
accusata
non
sentirebbe
forse
più
la
forza
di
tale
argomento
.
-
Siete
ben
sicura
che
l
'
aneddoto
d
'
Iperide
non
sia
una
favola
?
-
egli
ribattè
cercando
evidentemente
d
'
irritarla
.
-
In
questo
caso
non
sarebbe
che
più
vera
:
credete
che
se
ne
potrebbe
inventare
una
simile
sui
nostri
giurati
?
Bonghi
ha
tradotto
Platone
...
-
Perchè
?
-
Se
mi
aveste
domandato
per
chi
,
vi
avrei
risposto
:
per
noi
,
per
tutti
coloro
,
che
ignorano
il
greco
;
vedete
bene
che
dedica
la
prefazione
alla
principessa
di
Teano
,
la
più
bella
signora
d
'
Italia
.
Certo
una
traduzione
dovrebbe
essere
come
un
ritratto
,
ma
Bonghi
non
è
un
artista
,
non
sarà
forse
nemmeno
un
filosofo
,
come
voi
sostenete
,
però
è
un
ingegno
.
Come
quegli
scienziati
,
che
vanno
a
studiare
le
flore
dei
paesi
lontani
e
ritornano
con
una
cassetta
di
fiori
secchi
,
egli
ci
reca
un
Platone
vizzo
,
senza
colore
e
senza
profumo
.
Non
importa
,
io
ringrazio
Bonghi
.
-
Ma
egli
-
proseguì
l
'
illustre
critico
,
rattenendo
un
moto
di
dispetto
ed
ammirando
involontariamente
la
superba
bellezza
della
duchessa
-
pretende
di
tradurre
davvero
.
Non
è
il
gentiluomo
,
che
tenta
l
'
impossibile
per
una
signora
affrontando
magari
il
ridicolo
e
trionfandone
con
un
sorriso
.
Voi
siete
troppo
buona
con
lui
,
e
vi
dimenticate
che
il
nostro
secolo
possiede
ancora
un
uomo
capace
di
tradurre
Platone
:
perchè
non
lo
ha
voluto
?
Indovinate
il
suo
nome
?
-
E
chi
non
indovinerebbe
?
Vi
sono
forse
due
scrittori
come
lui
?
Come
mi
dispiacque
di
vederlo
a
Firenze
per
il
congresso
degli
orientalisti
!
Io
,
che
me
lo
ero
immaginato
con
una
bella
testa
di
filosofo
antico
ammorbidita
da
una
eleganza
femminile
,
non
vidi
che
un
fattore
volgare
ed
atticciato
,
cui
l
'
essere
stato
quasi
prete
dava
ancora
un
impaccio
indefinibile
,
e
due
occhi
troppo
belli
facevano
una
fisonomia
inaccettabile
.
Evidentemente
quegli
occhi
li
aveva
rubati
.
-
A
chi
?
-
Ad
una
donna
,
che
avrebbe
dovuto
essere
un
poeta
se
Dio
avesse
consentito
alle
donne
di
esprimere
la
poesia
invece
d
'
ispirarla
.
Avete
ragione
Renan
solo
poteva
tradurre
Platone
.
Vi
ricordate
la
sua
preghiera
sull
'
Acropoli
di
Atene
?
Avete
ancora
letto
l
'
ultimo
capitolo
del
suo
Ecclesiaste
?
È
uscito
ieri
.
La
lingua
francese
può
rendere
la
greca
?
A
giudicare
da
Cousin
m
'
hanno
detto
di
no
:
a
leggere
Renan
io
,
che
non
so
il
greco
,
affermo
intrepidamente
di
sì
.
-
Forse
Renan
non
ha
mai
ricevuto
complimento
più
bello
.
Invano
Zola
disperato
d
'
imitarlo
tenta
d
'
impicciolirlo
paragonandolo
a
Gauthier
:
Renan
scrive
e
Gauthier
bulina
,
a
Gauthier
il
pensiero
deriva
quasi
sempre
dalla
frase
,
Renan
ha
la
frase
del
proprio
pensiero
.
La
loro
lingua
è
diversa
:
quella
di
Gauthier
a
girandole
di
fiori
e
di
fuochi
,
piena
di
ricercatezze
recondite
e
profumate
,
di
parole
rare
come
le
gemme
,
scoppiettanti
d
'
iridi
e
di
baleni
.
I
suoi
periodi
oscillano
come
incensieri
,
in
tutti
i
suoi
disegni
predomina
il
rabesco
,
la
confusione
prodiga
ed
inesauribile
dell
'
ornato
,
la
ricchezza
che
impazza
nella
ricchezza
,
la
melodia
che
si
perde
nel
labirinto
delle
variazioni
.
-
Vi
è
del
Talberg
in
lui
.
-
Forse
...
Renan
è
semplice
,
non
si
può
essere
bello
altrimenti
.
Guardate
Zola
,
che
combatte
Gauthier
e
Victor
Hugo
:
ebbene
,
il
suo
stile
è
una
fusione
dei
loro
due
,
talvolta
nelle
qualità
più
spesso
nei
difetti
,
mentre
la
sua
arte
discende
da
Balzac
,
che
confessa
,
e
dai
romanzieri
inglesi
,
che
nega
.
La
sua
originalità
di
artista
e
di
pensatore
sta
nei
soggetti
prescelti
;
Zola
oggi
è
il
più
grande
perchè
è
il
più
moderno
.
Un
passo
ancora
e
le
finezze
linguistiche
e
sensistiche
di
Gauthier
si
cambieranno
pei
Goncourt
in
vanità
di
astruserie
,
che
annebbieranno
loro
sovente
la
verità
dei
quadri
.
Il
fino
diventerà
impalpabile
,
l
'
indicibile
sarà
detto
,
ma
l
'
incompreso
sarà
aumentato
.
La
duchessa
ebbe
un
sorriso
.
-
E
Renan
?
Parlatemi
di
Renan
,
di
questo
uomo
,
che
discutendo
è
sempre
della
opinione
del
proprio
avversario
.
-
Vi
piace
questa
ultima
formula
del
suo
scetticismo
?
-
Se
tutti
gli
uomini
fossero
scettici
con
noi
alla
sua
maniera
,
e
se
Renan
fosse
bello
!
-
Lo
è
.
A
chi
paragonarlo
per
farvelo
meglio
sentire
?
Egli
non
è
un
pensatore
nel
senso
altissimo
della
parola
,
non
ha
il
genio
,
che
apre
o
chiude
una
epoca
.
Tutte
le
creazioni
sono
informi
,
tutte
le
sintesi
incompiute
:
nelle
prime
la
forma
recalcitra
,
nelle
seconde
la
materia
sfugge
.
Egli
non
ha
inventato
nulla
,
ma
sa
quasi
tutto
,
ha
percorso
la
storia
e
la
geografia
del
mondo
:
l
'
Oriente
gli
ha
ceduto
coi
propri
colori
le
sorgenti
della
poesia
e
della
pittura
,
la
Grecia
gli
ha
dato
la
bellezza
,
Roma
antica
il
senno
dell
'
equità
,
la
Germania
moderna
la
critica
per
tutte
le
dottrine
.
Scettico
vero
,
egli
concilia
in
sè
stesso
le
contraddizioni
di
tutti
i
sistemi
,
come
la
vita
risolve
nel
proprio
fatto
l
'
antagonismo
di
tutte
le
forze
.
Michelet
ha
detto
che
la
storia
è
una
resurrezione
,
ma
scrivendola
non
ha
sempre
potuto
trionfare
della
morte
;
Renan
ha
giudicato
la
vita
un
romanzo
,
e
ha
scritto
quello
di
un
uomo
oggi
ancora
creduto
da
quasi
tutti
un
Dio
.
Il
romanzo
è
per
lo
più
una
tragedia
indebolita
,
nella
quale
la
disperazione
diventa
malinconia
e
il
singhiozzo
sorriso
.
Renan
sorride
.
Egli
credente
solo
nella
vita
,
non
ne
accetta
che
la
formula
più
alta
,
impossibile
a
tutti
i
sistemi
,
la
bellezza
.
La
vita
è
un
fatto
che
la
scienza
cerca
di
decomporre
,
la
storia
di
raccontare
,
l
'
arte
di
ripetere
:
l
'
arte
è
ancora
la
più
fortunata
.
Forse
Schelling
aveva
ragione
affermando
in
essa
l
'
ultimo
momento
del
pensiero
,
se
la
creazione
fu
il
primo
momento
della
vita
.
-
Oh
!
-
Non
mi
credete
?
Ritorniamo
dunque
a
Renan
.
Che
direbbe
oggi
di
lui
Balzac
morto
nell
'
ammirazione
di
Gauthier
?
Uno
scrittore
per
diventare
veramente
bello
non
deve
essere
novatore
né
del
pensiero
,
né
della
forma
;
forse
questa
affermazione
scritta
susciterebbe
polemiche
e
spropositi
,
ma
io
mi
vi
ostino
perchè
ogni
individuo
non
può
essere
perfetto
che
adulto
.
La
Grecia
rappresenta
la
perfezione
del
pensiero
moderno
,
quella
del
nostro
secolo
non
so
dove
o
quando
avverrà
.
Uno
scrittore
per
sperare
di
essere
perfetto
deve
trovare
tutto
fatto
attorno
a
sé
,
nel
meriggio
di
un
sistema
,
il
quale
abbia
felicemente
maturato
tutto
lo
spirito
di
un
popolo
.
Vedete
,
Renan
giunge
dopo
che
i
romantici
hanno
rinnovellato
la
vecchia
lingua
classica
e
prima
che
i
nuovi
naturalisti
la
rimettano
nel
crogiuolo
:
ecco
forse
perché
egli
scrive
meglio
di
tutti
.
Però
Renan
è
ancora
più
scrittore
che
artista
,
non
rappresenta
ma
dice
;
solamente
per
questo
non
basta
la
sapienza
della
lingua
,
giacchè
Littré
sapendo
la
storia
intima
di
ogni
parola
gli
rimane
incalcolabilmente
inferiore
.
Filologia
e
chimica
formano
le
parole
e
i
colori
,
la
natura
e
i
pittori
inventano
i
toni
.
E
si
fermò
.
-
Renan
,
Renan
!
-
tornò
a
provocarlo
la
duchessa
senza
lasciargli
nemmeno
il
tempo
di
respirare
-
fatemi
il
suo
ritratto
.
Avete
cominciato
e
vi
siete
ancora
distratto
:
volete
Bonghi
in
compenso
?
Ve
lo
cedo
,
sebbene
incominci
a
diventarmi
simpatico
,
oggi
,
che
tutti
si
vantano
d
'
insultarlo
.
-
Non
crediate
così
di
chiedermi
poco
e
di
offrirmi
troppo
-
rispose
con
certa
amarezza
.
-
voi
,
duchessa
,
che
sapete
tanto
bene
il
latino
,
vi
ricordate
senza
dubbio
la
definizione
della
bellezza
data
da
Cicerone
:
la
bellezza
si
può
esprimere
talvolta
,
più
raramente
raffigurarla
,
analizzarla
mai
.
Non
vi
è
spesso
sembrato
che
una
pagina
di
Renan
rassomigli
a
una
pagina
di
Mozart
,
ne
abbia
la
stessa
malinconia
latente
,
lo
stile
puro
quantunque
capriccioso
,
l
'
inimitabilità
dell
'
espressione
precisa
nella
parola
e
illimitata
nel
sentimento
?
Balzac
ha
detto
che
la
prima
qualità
di
un
libro
è
di
far
pensare
;
per
un
libro
di
filosofia
,
forse
,
ma
per
un
libro
d
'
arte
ne
dubito
.
Renan
ottiene
di
meglio
:
la
sua
prosa
è
una
musica
che
vi
fa
sognare
;
ecco
il
prestigio
,
il
fine
ultimo
dell
'
arte
,
dare
all
'
anima
una
seconda
vita
,
sostituire
alla
creazione
della
natura
quella
dello
spirito
.
L
'
arte
non
può
avere
sistemi
.
Vedete
come
Zola
,
che
sarebbe
benissimo
dotato
,
sia
costretto
ad
esagerare
le
scene
per
sostenere
l
'
esagerazione
delle
proprie
polemiche
.
In
tutte
le
opere
di
Renan
non
vi
è
forse
una
sola
vera
negazione
;
egli
sa
che
un
'
idea
ne
vale
un
'
altra
,
e
che
per
un
'
idea
come
per
un
individuo
il
fatto
di
esistere
ne
implica
il
diritto
e
ne
contiene
la
ragione
.
La
negazione
,
che
pretende
distruggere
,
è
al
tempo
stesso
un
'
impotenza
ed
una
assurdità
;
essa
deve
semplicemente
essere
il
limite
di
ogni
individuo
attorno
a
sé
medesimo
,
l
'
orbita
della
sua
attività
.
Quindi
,
se
Cousin
disse
impropriamente
che
l
'
errore
è
la
forma
della
verità
nella
storia
,
Renan
più
fortunato
comprese
che
la
verità
non
può
risultare
se
non
da
tutte
le
contraddizioni
,
ed
affermò
che
solo
nel
contraddirsi
sempre
e
sinceramente
stava
la
speranza
di
avere
qualche
volta
ragione
.
Volete
un
libro
,
che
contenga
la
verità
?
-
C
'
è
?
-
Sì
.
-
Datemelo
.
-
Ma
non
avrete
né
il
tempo
né
la
pazienza
di
leggerlo
.
Pigliate
il
catalogo
di
una
biblioteca
,
e
se
la
biblioteca
ha
qualche
milione
di
libri
quel
catalogo
contiene
la
verità
.
-
Non
si
potrebbe
farne
un
estratto
?
-
Si
è
tentato
,
si
tenterà
ancora
inutilmente
.
Nessun
ingegno
sarà
mai
così
vasto
da
abbracciare
tutto
,
nessuna
vita
così
lunga
da
concederne
il
tempo
;
l
'
arte
sola
,
essendo
come
la
vita
una
creazione
,
può
talvolta
essere
vera
mantenendosi
inconscia
.
Intervenga
la
coscienza
,
e
subito
una
sensazione
o
un
'
idea
facendosi
dell
'
arte
un
baluardo
per
difendersi
o
un
monumento
per
glorificarsi
,
l
'
opera
d
'
arte
sarà
un
'
opera
morta
.
Vi
siete
mai
domandata
se
Renan
creda
in
Dio
con
una
fede
più
forte
che
in
qualunque
altro
principio
?
Domandate
a
voi
stessa
,
dopo
averlo
letto
,
se
ci
credete
:
non
ne
saprete
nulla
.
Vi
parrà
di
essere
in
alto
,
nell
'
azzurro
,
che
le
stelle
vi
guardino
con
sorrisi
di
bontà
,
che
la
terra
vi
richiami
col
sospiro
dei
fiori
,
che
le
nubi
si
aprano
per
accogliervi
,
che
il
vento
si
rattenga
per
sostenervi
;
vi
sentirete
l
'
anima
più
pura
,
il
pensiero
più
vivido
,
il
cuore
più
caldo
.
E
Dio
?
Forse
quella
non
è
che
la
sua
presenza
:
domandatelo
a
Renan
,
domandatelo
a
voi
stessa
,
e
non
otterrete
risposta
.
L
'
arte
vi
avrà
barattate
l
'
estasi
della
natura
,
una
strofa
avrà
avuto
lo
sfondo
di
una
prospettiva
,
una
pagina
vi
sarà
parsa
un
panorama
;
le
due
creazioni
si
saranno
valse
,
ma
se
vorrete
analizzarle
,
la
scienza
non
vi
darà
che
dei
misteri
e
dei
cadaveri
,
la
critica
che
delle
contraddizioni
e
delle
parole
.
Si
può
forse
,
esprimere
in
altro
modo
ciò
che
la
musica
dice
?
Sarebbe
essa
ancora
l
'
ultimo
sforzo
del
linguaggio
,
il
verbo
dei
pensieri
muti
altrimenti
?
Ebbene
,
anche
la
bellezza
è
una
musica
ineffabile
come
la
vita
stessa
.
-
Triste
musica
,
allora
!
-
Siete
pessimista
?
-
Sì
.
Egli
sorrise
.
La
duchessa
si
alzò
per
offrirgli
da
un
tavolino
prezioso
d
'
intarsi
l
'
astuccio
delle
sigarette
,
e
rimase
qualche
istante
in
piedi
guardandolo
.
La
sua
bella
testa
pallida
aveva
sempre
la
stessa
espressione
di
freddezza
quasi
crudele
.
-
La
prefazione
di
Bonghi
conclude
per
la
vita
-
egli
soggiunse
con
accento
leggero
di
provocazione
.
Io
potrei
ripetervi
la
sua
frase
:
poiché
siete
tanto
bella
,
tutto
non
è
dunque
dolore
quaggiù
.
-
Allora
perché
la
bellezza
non
basta
alla
felicità
dell
'
amore
e
l
'
amore
spesso
non
si
cura
nemmeno
della
bellezza
?
Bonghi
ha
ragione
quando
afferma
contro
la
falsa
serenità
dei
nuovi
pagani
che
il
mondo
antico
è
stato
infelice
quanto
il
moderno
,
e
che
la
malinconia
non
è
un
male
cristiano
.
Noi
siamo
tutti
infelici
!
-
Voi
!
-
egli
esclamò
con
accento
duro
,
forse
irritato
seco
medesimo
dalle
troppe
idee
sciupate
in
quel
dialogo
,
e
che
avrebbero
potuto
bastare
a
parecchi
dei
suoi
articoli
.
Ma
ella
non
si
degnò
nemmeno
di
notare
l
'
interruzione
.
-
Lo
so
-
proseguì
vivamente
-
ormai
si
è
detto
tutto
sul
dolore
e
sul
piacere
,
si
è
preteso
che
siano
l
'
uno
la
cessazione
dell
'
altro
,
poi
due
gradi
di
una
stessa
sensazione
.
Vundtz
e
Lotze
,
vedete
che
sono
bene
informata
,
me
lo
diceva
ieri
il
professore
Tommasi
-
Crudeli
,
presso
a
poco
sostengono
questa
tesi
:
ma
vi
è
una
obbiezione
.
Se
il
dolore
deriva
dalla
vibrazione
troppo
violenta
di
un
nervo
,
perché
una
parola
fa
spesso
più
male
di
una
pugnalata
,
e
la
frattura
di
una
gamba
è
meno
spasmodica
talvolta
di
una
rottura
galante
?
Il
dolore
morale
è
dunque
diverso
dal
dolore
fisico
?
La
fame
crea
l
'
accattonaggio
,
mentre
la
vergogna
di
aver
fame
produce
sovente
il
suicidio
.
Perché
nella
maggior
parte
dei
casi
noi
affrontiamo
il
dolore
per
arrivare
al
piacere
?
Perdonate
se
io
,
donna
,
oso
gettare
con
le
mie
mani
lo
scandaglio
in
certi
abissi
,
ma
la
questione
ci
interessa
tutti
,
grandi
e
piccoli
,
uomini
e
donne
.
-
Non
vi
farò
che
una
obbiezione
la
più
volgare
ed
insieme
la
più
forte
:
se
la
vita
è
infelice
,
perché
tutti
l
'
accettano
?
-
Perché
dimenticate
voi
i
suicidi
?
Coloro
che
accettano
,
sperano
,
ecco
tutto
.
-
La
speranza
deriva
essa
pure
dalla
vita
:
ma
volete
davvero
una
ragione
irresistibile
?
-
seguitò
con
evidente
intenzione
di
sarcasmo
guardandola
negli
occhi
.
-
poiché
ogni
fenomeno
è
doppio
,
pigliate
i
due
estremi
della
gamma
,
la
generazione
e
la
morte
:
la
voluttà
dell
'
una
è
più
intensa
del
dolore
dell
'
altra
.
Anzi
,
Leopardi
,
un
pessimista
che
non
potete
rinnegare
,
sosteneva
con
ragione
che
la
morte
sola
è
senza
dolore
.
-
Siete
ben
sicuri
che
in
ogni
fenomeno
della
vita
il
piacere
sia
maggiore
del
dolore
?
-
Il
fatto
della
vita
è
per
me
,
esaminatelo
imparzialmente
.
-
Lo
volete
?
-
ribattè
sollevando
il
capo
dalla
spalliera
della
poltrona
.
Egli
tornò
a
sorridere
.
Allora
la
duchessa
si
alzò
lentamente
,
andò
alla
finestra
,
dinanzi
alla
quale
,
fra
le
tende
penzolava
una
magnifica
gabbia
dorata
;
ne
aperse
lo
sportello
e
ne
trasse
colla
mano
il
canarino
.
Il
grazioso
animaletto
mise
due
o
tre
stridi
lasciandosi
prendere
dalla
padrona
.
-
Alì
-
ella
si
volse
chiamando
il
magnifico
gatto
d
'
Angora
,
che
sonnecchiava
sopra
uno
sgabello
.
La
duchessa
aveva
appena
avuto
il
tempo
di
sedersi
che
Alì
le
era
saltato
sulle
ginocchia
e
,
percotendogliele
con
la
coda
,
le
si
strofinava
con
le
orecchie
nel
seno
.
Poi
si
accovacciò
nel
suo
grembo
guardando
tranquillamente
il
canarino
.
La
duchessa
gli
passò
una
mano
sul
capo
e
appressandogli
sicuramente
l
'
altra
alla
bocca
gli
presentò
l
'
uccellino
per
le
zampe
.
Il
canarino
gettò
un
grido
.
Alì
lo
teneva
già
addentato
sino
al
dosso
.
-
Che
cosa
fate
?
-
esclamò
balzando
in
piedi
l
'
illustre
critico
,
che
aveva
atteso
a
tutta
quella
manovra
senza
capirla
.
-
Vi
confuto
-
rispose
mostrandogli
freddamente
il
gatto
,
che
sgretolava
con
pigra
ghiottoneria
quel
corpicino
ancora
vivo
.
Entrambi
erano
diventati
pallidi
.
La
duchessa
scacciò
Alì
con
un
gesto
,
si
alzò
e
tendendogli
la
mano
ripeté
con
indefinibile
sorriso
:
-
Adesso
ditemi
ancora
che
nella
vita
il
piacere
di
mangiare
vale
il
dolore
di
essere
mangiato
.
IDILLIO
Secondo
un
motto
di
Pindaro
«
all
'
ingresso
di
ogni
opera
d
'
arte
bisogna
mettere
una
figura
che
brilli
da
lontano
»
.
Quale
l
'
aveva
dunque
egli
collocata
nell
'
atrio
del
proprio
tempio
,
di
cui
oggi
non
ci
rimangono
che
poche
ruine
?
Lo
si
ignora
,
ma
se
dagli
scarsi
rottami
si
potè
conchiudere
all
'
edificio
,
la
statua
,
che
ne
ornava
il
vestibolo
,
dev
'
essere
stata
ben
bella
.
E
questa
legge
di
estetica
,
da
lui
liricamente
formulata
,
si
verificò
poi
in
tutte
le
grandi
opere
d
'
arte
.
Forse
la
Grecia
non
ebbe
sculture
più
belle
del
fregio
del
Partenone
:
all
'
ingresso
della
Iliade
,
serena
ed
a
un
tempo
sanguinante
epopea
di
battaglia
,
Omero
aveva
già
collocato
la
patetica
figura
di
Andromaca
:
all
'
ingresso
dell
'
Eneide
Virgilio
pose
il
tragico
fantasma
di
Didone
,
nelle
prime
bolgie
dell
'
inferno
Dante
s
'
imbatte
in
Francesca
,
dalla
soglia
stellata
del
Paradiso
gli
viene
incontro
Beatrice
:
Angelica
passa
fuggendo
nelle
prime
strofe
dell
'
Orlando
,
il
primo
guerriero
che
arriva
sulla
piazza
di
Gerusalemme
è
Clorinda
,
la
prima
vittima
che
si
presenta
nel
palazzo
maledetto
di
Adelchi
è
Ermengarda
:
Margherita
sta
nel
vestibolo
del
massimo
poema
moderno
,
Ofelia
sulla
porta
del
gran
teatro
del
mondo
!
Zola
stesso
,
l
'
implacabile
pessimista
,
ha
dovuto
mettere
davanti
al
proprio
freddo
ed
enorme
edificio
borghese
l
'
agreste
e
pietosa
sembianza
di
Miette
,
figurina
idilliaca
,
che
nella
storia
dell
'
Idillio
viene
così
a
trovarsi
fra
la
Simetha
di
Teocrito
e
la
Regina
di
Tennyson
,
ingenua
come
la
prima
,
devota
a
morte
come
la
seconda
.
Ma
fra
queste
due
donne
,
fra
Teocrito
e
Tennryson
,
non
sono
passati
invano
circa
duemila
anni
.
Certo
non
tutte
le
epoche
,
e
nemmeno
forse
tutti
i
popoli
,
possono
produrre
l
'
Idillio
,
quale
apparve
in
Grecia
,
e
da
quella
apparizione
è
rimasto
nel
nostro
spirito
.
I
romani
,
che
derivarono
dai
greci
tutte
le
arti
e
delle
arti
si
applicarono
tenacemente
a
tutti
i
generi
,
nel
presentimento
di
una
difficoltà
insuperabile
parvero
affidare
quest
'
ultima
prova
al
loro
poeta
più
dotto
nella
mano
e
squisito
nel
temperamento
.
La
dura
fibra
romana
non
si
piegò
,
Virgilio
fece
miracoli
di
artificio
,
ma
la
vittoria
dell
'
arte
rimase
a
Teocrito
.
Nato
in
Sicilia
,
dentro
il
mare
più
bello
,
sotto
il
cielo
più
puro
,
in
una
isola
nella
quale
la
casa
può
essere
un
lusso
e
il
vestito
una
decorazione
:
dove
l
'
incanto
della
natura
impone
l
'
ozio
,
e
il
canto
come
linguaggio
naturale
dell
'
ozio
può
facilmente
diventarne
la
sola
preoccupazione
,
Teocrito
si
trovò
sulla
scena
più
adatta
alla
propria
poesia
.
Intorno
a
lui
la
pastorizia
durava
da
secoli
e
dura
ancora
ai
nostri
giorni
,
l
'
agricoltura
non
aveva
maggior
fatica
del
raccogliere
,
e
la
facilità
del
clima
vi
produceva
colla
condiscendenza
nella
vita
il
suo
oblio
.
Una
moltitudine
di
barche
dalle
vele
multicolori
le
facevano
cintura
:
era
libera
come
uno
scoglio
e
potente
come
un
regno
,
ferace
quanto
una
pianura
e
poetica
come
tutte
le
montagne
.
Cornice
,
quadro
,
personaggi
,
tutto
era
pronto
;
l
'
epoca
non
poteva
essere
migliore
.
La
Grecia
,
che
avendo
aperto
con
Omero
il
proprio
lungo
periodo
di
gloria
doveva
chiuderlo
con
Teocrito
in
una
parentesi
di
grandezza
e
di
grazia
,
aveva
già
troppa
storia
,
troppo
lottato
,
vinto
e
perduto
,
su
tutti
i
campi
di
battaglia
.
Il
suo
pensiero
era
esaurito
,
la
sua
anima
non
aveva
più
la
freschezza
di
sensazioni
,
quella
stupefazione
beata
del
risveglio
della
vita
,
che
le
aveva
fatto
inventare
Pane
prima
di
Apollo
,
il
flauto
innanzi
alla
lira
.
Ma
nella
Sicilia
,
sulla
quale
le
tempeste
politiche
erano
passate
come
i
venti
d
'
Africa
scrollando
solamente
le
cime
degli
alberi
,
la
siringa
era
ancora
l
'
istrumento
più
dolce
,
ancora
durava
l
'
accordo
inalterato
fra
spirito
e
natura
,
mondo
e
pensiero
.
Forse
le
prime
parole
cadute
nell
'
orecchio
del
poeta
bambino
furono
un
motivo
di
egloga
modulato
dalla
balia
:
più
tardi
,
giovinetto
,
era
stato
probabilmente
giudice
in
più
di
una
cantata
,
che
riprodusse
poi
immortale
nel
verso
.
Partito
da
Siracusa
per
studiare
nell
'
isola
di
Cos
sotto
Sileta
,
celebre
poeta
,
vi
aveva
conosciuto
il
figlio
di
Tolomeo
Lago
;
quindi
,
visitata
Alessandria
,
allora
centro
intellettuale
del
mondo
era
stato
di
ritorno
in
patria
,
accolto
alla
corte
di
Gerone
.
Ma
l
'
erudizione
accumulata
negli
studi
e
nei
viaggi
non
aveva
indurito
la
fibra
del
suo
temperamento
:
schietto
siciliano
aveva
voluto
apprendere
dai
greci
i
canti
,
non
le
canzoni
.
Così
la
loro
decrepitezza
non
potè
intristire
la
sua
gioventù
,
mentre
l
'
abbondanza
del
getto
riempendogli
costantemente
le
forme
perfettissime
da
esse
ricevute
,
gli
tolse
di
cedere
a
quella
vanità
di
ricercatezze
,
che
già
viziavano
i
suoi
maestri
e
dovevano
poi
guastare
tutti
i
suoi
successori
.
Laonde
,
ingenuo
d
'
occhi
e
collo
sguardo
istrutto
si
trovò
rapporto
alle
cose
in
quella
condizione
di
mezza
verità
,
la
più
favorevole
alla
immaginazione
,
come
ha
scritto
un
grande
critico
;
la
quale
può
egualmente
insistere
e
sfuggire
,
stringere
da
presso
la
realtà
e
allontanarsene
,
cogliere
il
particolare
e
la
prospettiva
.
Dopo
lui
e
il
suo
tempo
,
l
'
idillio
scomparve
,
i
romani
n
'
ebbero
uno
degnissimo
sebbene
diverso
nelle
Georgiche
,
essi
che
avevano
sentito
l
'
agricoltura
con
la
stessa
tenace
serietà
della
guerra
e
della
politica
.
Finalmente
venne
il
cristianesimo
e
l
'
idillio
inadatto
all
'
anima
di
Roma
diventò
impossibile
nel
pensiero
umano
.
Il
concetto
pessimista
del
mondo
,
che
costituiva
il
fondo
della
nuova
religione
,
dava
necessariamente
un
altro
aspetto
alla
natura
e
un
altro
significato
alla
vita
;
poi
l
'
impero
rovinante
,
il
profondo
avvilimento
di
una
civiltà
,
che
si
sentiva
esaurita
e
si
presentiva
distrutta
mentre
i
barbari
ruggivano
a
tutte
le
frontiere
:
l
'
esistenza
ridotta
un
'
orgia
pei
pagani
fisi
all
'
Olimpo
e
un
'
espiazione
pei
cristiani
intenti
nel
Golgota
;
la
terra
abbandonata
dalle
antiche
divinità
e
non
ripopolata
dalle
nuove
;
il
dubbio
rimasto
ultima
affermazione
di
quanti
pensavano
ancora
,
l
'
indifferenza
suprema
virtù
di
coloro
che
resistevano
tuttavia
,
il
martirio
estremo
eroismo
di
quelli
che
ricominciavano
a
credere
.
Poi
i
barbari
irruppero
,
l
'
impero
sprofondò
,
la
civiltà
si
spense
,
e
sul
suo
cadavere
morto
di
vecchiaia
la
natura
non
intese
per
molto
tempo
che
canti
di
salmi
e
singulti
di
pianto
.
Un
grande
spostamento
aveva
avuto
luogo
;
nel
mondo
antico
il
tempio
era
all
'
aperto
,
di
marmo
bianco
,
giocondo
come
una
terma
,
mentre
l
'
Eliso
stava
nel
centro
della
terra
,
freddo
e
scuro
come
un
sepolcro
.
Nel
mondo
nuovo
il
primo
tempio
era
stato
sotto
terra
,
e
l
'
Eliso
in
cielo
.
Quando
i
poeti
ritorneranno
a
cantare
,
l
'
elegia
avrà
dunque
la
nostalgia
del
sepolcro
e
l
'
ode
quella
del
paradiso
:
quindi
l
'
una
canterà
con
voce
più
bassa
,
l
'
altra
volerà
con
ali
più
forti
.
Poi
l
'
idillio
,
sopravvissuto
e
destinato
a
sopravvivere
sempre
nelle
improvvisazioni
popolari
come
prima
ed
ultima
forma
dell
'
egloga
,
tentò
di
risorgere
artisticamente
fra
le
fole
,
le
ballate
,
le
sirventi
,
ma
la
nuova
fanciullezza
del
mondo
,
non
era
come
l
'
antica
,
e
la
purificazione
esercitata
dal
cristianesimo
sulla
natura
aveva
messo
la
diffidenza
nell
'
uomo
.
La
bellezza
era
stata
dichiarata
un
pericolo
,
l
'
amore
un
peccato
.
La
coscienza
atterrita
dal
problema
religioso
non
poteva
più
bearsi
nell
'
eterna
giovinezza
dei
campi
:
l
'
arte
avendo
tutto
obliato
ricominciava
bambinescamente
sotto
la
ferula
della
religione
,
la
vita
ancora
sofferente
delle
proprie
crisi
non
aveva
più
abbandoni
,
onde
fra
la
vergine
e
il
cavaliere
,
i
due
tipi
nuovi
,
l
'
idillio
non
fu
possibile
.
Ma
quando
nella
civiltà
progredita
rifiorirono
le
lettere
,
e
la
bellezza
ridivenuta
plastica
restaurò
il
regno
delle
forme
,
l
'
idillio
comparve
nuovamente
coll
'
imitazione
di
Virgilio
in
Italia
,
più
tardi
coll
'
imitazione
dell
'
Italia
in
Francia
per
finire
da
noi
in
un
'
Arcadia
di
accademia
,
là
in
una
Arcadia
di
corte
colle
pastorelle
vestite
di
seta
e
il
verso
trapunto
come
i
loro
abbigliamenti
.
La
letteratura
aveva
rinvenuto
il
modo
,
non
il
tempo
dell
'
idillio
.
Poscia
vennero
il
romanticismo
e
la
musica
;
il
primo
invece
di
abbigliare
le
pastorelle
di
seta
le
ornò
di
sentimenti
anche
più
fini
,
ed
ebbe
per
la
natura
entusiasmi
di
sacerdote
,
tenerezze
di
amante
;
la
seconda
,
più
intima
e
quindi
anche
più
vera
della
poesia
,
accennava
già
di
riuscire
quando
il
contatto
del
romanticismo
e
le
false
abitudini
del
teatro
la
viziarono
così
che
nello
stesso
capolavoro
immortale
di
Bellini
,
malgrado
la
freschezza
dell
'
ispirazione
e
la
grazia
delle
movenze
,
manca
troppo
spesso
la
semplicità
.
Finalmente
l
'
idillio
passò
in
Inghilterra
,
e
là
,
dentro
una
letteratura
,
nella
quale
si
era
sempre
notato
il
predominio
di
quanto
oggi
chiamasi
con
brutta
parola
realismo
,
si
disse
che
Tennyson
era
risorto
.
Infatti
a
prima
vista
tutte
le
condizioni
vi
sembravano
riunite
.
Un
popolo
coltissimo
e
non
ancora
in
decadimento
,
abbastanza
ricco
per
avere
il
gusto
e
l
'
abitudine
della
campagna
,
con
un
sentimento
schietto
della
vita
e
una
predisposizione
alla
malinconia
corretta
dalla
fortezza
della
tempra
.
La
sua
campagna
era
feracissima
,
la
sua
religione
quasi
ragionevole
,
la
sua
filosofia
poco
teoretica
,
la
sua
poesia
semplice
per
indole
per
tradizione
.
Tennyson
stesso
non
poteva
essere
meglio
dotato
dalla
natura
ed
esercitato
nello
studio
.
Ma
il
ferreo
carattere
inglese
diventato
di
acciaio
al
fuoco
della
grande
rivoluzione
puritana
,
si
era
ancora
più
indurito
nel
lungo
e
fortunato
esercizio
commerciale
:
la
religione
agghiacciatasi
dopo
il
trionfo
aveva
come
coagulato
il
sentimento
del
popolo
,
il
classicismo
rimasto
nelle
lettere
e
nei
costumi
malgrado
l
'
influenza
di
Byron
e
di
Shelley
irrigidiva
ancora
il
gusto
dell
'
aristocrazia
.
In
Inghilterra
più
che
altrove
il
concetto
della
vita
e
dell
'
amore
erano
in
antitesi
coll
'
idillio
,
L
'
agricoltura
vi
ha
ridotto
il
podere
come
una
fabbrica
cogli
stessi
operai
,
le
stesse
macchine
,
la
stessa
speculazione
crudele
e
trionfante
:
la
bigotteria
protestante
,
molto
peggiore
della
cattolica
,
aiutata
dall
'
indole
del
popolo
e
dalla
sua
storia
vi
ha
costretto
l
'
arte
ad
un
ufficio
puramente
morale
;
quindi
negate
tutte
le
passioni
,
contati
i
generi
e
i
tipi
.
Da
molto
tempo
il
teatro
inglese
è
chiuso
,
per
molti
anni
non
si
aprirà
se
la
vita
non
vi
ritorni
coll
'
arte
,
quella
vita
,
che
oggi
non
si
vuole
nel
romanzo
perchè
si
condanna
il
romanzo
nella
vita
.
Così
la
ragazza
inglese
,
ammirabile
per
la
sua
superbia
d
'
individuo
capace
di
bastare
a
sé
medesimo
,
è
forse
meno
di
ogni
altra
incline
all
'
idillio
,
mentre
nella
dignità
del
proprio
carattere
deve
giudicare
sconveniente
ogni
più
ingenua
confessione
dell
'
amore
.
Nella
Grecia
non
era
così
.
La
Simetha
di
Teocrito
non
è
cortigiana
,
ma
una
piccola
borghese
come
la
Margherita
di
Goethe
,
camuffata
così
miseramente
dal
Gounod
in
angelo
.
Innamorata
e
tradita
dall
'
amante
ricorre
agli
scongiuri
.
La
scena
è
la
stessa
che
ai
nostri
giorni
,
solamente
il
rito
n
'
è
cambiato
.
Invece
dei
lauri
oggi
si
usa
il
mazzo
delle
carte
.
È
notte
,
il
luogo
deserto
,
un
cortile
o
un
giardino
.
La
luna
sogguarda
dalle
nubi
.
Simetha
accompagna
lo
scongiuro
cantando
,
e
il
suo
canto
esalato
a
voce
bassa
è
di
un
effetto
terribile
.
Si
direbbe
quasi
un
canto
calmo
se
il
ritornello
indirizzato
al
fuso
,
che
girando
sopra
sè
stesso
deve
attirare
l
'
assente
,
non
avesse
uno
stridore
di
arma
omicida
.
I
cani
salutano
dai
boschi
la
luna
,
poi
il
mare
si
queta
,
il
vento
tace
,
ma
non
le
tace
nel
petto
la
passione
per
colui
,
che
doveva
sposarla
e
invece
ha
fatto
di
lei
una
miserabile
disonorata
.
Questo
lamento
di
una
bellezza
funebre
nei
versi
greci
è
tutto
di
amore
.
Simetha
non
piange
la
verginità
perduta
,
ma
l
'
amante
involatosi
dietro
un
altro
amore
,
mentre
ella
mostrata
a
dito
dalle
compagne
più
fortunate
dovrà
subire
le
baie
dei
giovanotti
più
depravati
del
paese
.
Allora
il
ricordo
delle
passate
voluttà
torna
a
fermentarle
nel
sangue
e
,
levando
verso
la
luna
,
che
le
confonde
il
proprio
pallore
sul
volto
,
ella
invoca
la
pianta
famosa
dell
'
Isyomane
,
che
fa
delirare
cavalli
e
puledre
lungo
le
valli
di
Arcadia
.
-
Ah
!
ah
!
odioso
amore
,
perchè
attaccandoti
al
mio
petto
come
una
mignatta
di
palude
hai
bevuto
tutto
il
sangue
nero
del
mio
corpo
?
-
esclama
cacciando
un
grido
quasi
per
un
morso
improvviso
.
Questo
urlo
la
esaurisce
,
ha
bisogno
di
restare
sola
.
La
stessa
presenza
della
vecchia
Testili
le
diviene
insopportabile
,
quindi
la
manda
ad
ungere
la
porta
di
Delfi
con
una
atroce
mistura
di
veleni
.
Qui
la
scena
muta
,
e
comincia
la
seconda
parte
dell
'
idillio
.
Simetha
si
sdraia
per
terra
come
una
bestia
,
in
tormento
e
singhiozzando
,
cantando
,
racconta
a
sè
medesima
colla
passione
di
tutti
gli
infelici
il
proprio
male
.
Il
racconto
è
un
capolavoro
di
verità
e
di
poesia
.
Il
ritornello
della
invocazione
a
Diana
,
che
lo
riannoda
interrompendolo
,
invariabile
nelle
parole
muta
significato
ad
ogni
strofa
coll
'
accento
della
voce
languida
o
minacciosa
,
famelica
o
supplichevole
.
Un
giorno
,
non
è
molto
,
la
sua
amica
,
Anasso
,
venne
ad
invitarla
per
la
festa
di
Diana
;
vi
si
recarono
coi
canestri
e
videro
molte
fiere
,
fra
le
altre
una
leonessa
,
della
quale
le
è
rimasto
il
ricordo
.
Simetha
aveva
fatto
la
più
accurata
toeletta
,
perchè
la
giornata
era
splendida
ed
avrebbero
incontrati
molti
giovanotti
.
Infatti
a
mezza
strada
s
'
imbatterono
in
due
dei
più
belli
,
Delfi
e
Eudamippo
,
che
uscivano
dalla
palestra
rossi
,
sudanti
.
Vederlo
,
amarlo
,
fu
un
punto
solo
,
un
colpo
di
vento
,
uno
scoppio
di
fulmine
.
Forse
l
'
amore
covava
da
lungo
tempo
nel
suo
cuore
:
l
'
atmosfera
era
favorevole
,
la
stagione
di
primavera
,
il
cielo
quasi
bianco
a
forza
di
essere
puro
,
Simetha
innamorata
di
Delfi
oblia
la
festa
e
scappa
a
casa
;
se
fosse
rimasta
,
e
Delfi
le
avesse
rivolta
la
parola
,
sarebbe
scoppiato
uno
scandalo
.
Così
Shakespeare
molti
secoli
dopo
ha
fatto
innamorare
Giulietta
e
Romeo
:
la
prima
qualità
dell
'
amore
semplice
è
la
prontezza
.
Appena
in
casa
Simetha
si
caccia
in
letto
e
si
ammala
.
Per
dieci
giorni
,
dieci
secoli
,
non
mangiò
né
bevve
:
un
pensiero
le
tendeva
il
cervello
,
uno
spasimo
le
bruciava
il
cuore
,
Delfi
.
La
fisonomia
le
si
emaciò
,
la
pelle
le
divenne
gialla
come
il
topazio
;
allora
pensò
agli
scongiuri
,
risorsa
di
tutte
le
immaginazioni
deboli
,
ma
gli
scongiuri
furono
insufficienti
.
Ad
ogni
invocazione
le
crebbe
la
smania
,
quantunque
volte
pronuncia
il
nome
di
Delfi
le
labbra
le
scottano
ancora
.
Non
rimane
più
che
un
rimedio
,
mandare
Testili
da
Delfi
;
la
passione
l
'
aveva
trovato
subito
,
ma
la
ragione
esitava
.
Testili
va
e
torna
con
Delfi
.
Qui
è
il
punto
culminante
del
poemetto
.
Parla
Simetha
:
con
un
solo
tratto
Teocrito
si
rivela
poeta
ed
osservatore
di
primo
ordine
,
giacchè
rivedendo
con
gli
occhi
della
fantasia
Delfi
entrare
dall
'
uscio
ella
interrompe
il
racconto
per
gettare
il
grido
del
ritornello
come
se
la
stessa
emozione
le
si
ripetesse
nell
'
anima
,
e
il
medesimo
strido
della
prima
volta
le
rompesse
dalle
labbra
.
Poi
un
freddo
le
tocca
tutte
le
carni
,
un
sudore
abbondante
come
una
rugiada
la
bagna
,
e
non
può
parlare
nemmeno
come
i
bambini
balbettano
nel
sonno
vagendo
verso
la
madre
.
Quest
'
ultima
nota
è
di
un
patetico
profondamente
femminino
,
giacchè
l
'
amore
sveglia
sempre
la
maternità
nella
donna
.
Delfi
entra
bello
e
fatuo
conquistatore
,
anche
adesso
le
pare
di
rivederlo
;
le
siede
con
famigliarità
quasi
protettrice
sul
letto
e
per
farle
un
complimento
comincia
a
parlarle
di
sé
stesso
,
dicendo
che
il
suo
invito
lo
ha
prevenuto
come
l
'
altro
giorno
egli
sorpassò
il
bel
Filino
alla
corsa
.
Naturalmente
cita
il
più
bello
fra
i
propri
amici
per
provarle
che
non
teme
confronti
.
E
Simetha
gli
dà
ragione
.
Per
le
Delfi
non
è
l
'
elegante
antipatico
di
tutte
le
decadenze
,
ma
il
Delfi
bello
,
dal
petto
largo
,
dalle
membra
agili
,
il
vincitore
della
palestra
.
Simetha
non
ha
torto
.
Oggi
ancora
le
donne
,
che
si
avvicinano
al
suo
modo
di
sentire
,
sono
forse
anche
meno
esigenti
,
non
pretendono
neppure
che
Delfi
sia
bello
.
Ma
come
tutte
le
persone
troppo
amate
,
Delfi
non
ama
;
in
pochi
giorni
si
stanca
di
Simetha
e
la
trascura
;
ella
trema
,
piange
,
finché
apprende
da
un
'
amica
che
Delfi
è
innamorato
altrove
,
s
'
ignora
se
di
un
uomo
o
di
una
donna
.
Simetha
stessa
non
lo
ricerca
:
che
le
importa
il
nome
?
Ella
non
è
gelosa
,
giacchè
la
gelosia
discende
quasi
sempre
dalla
testa
mentre
ella
ama
coi
sensi
:
esige
Delfi
,
ma
trova
forse
naturale
che
altri
lo
desideri
,
solamente
non
vorrebbe
perderlo
.
In
questo
ultimo
caso
giura
piuttosto
di
ucciderlo
,
ma
anche
allora
non
si
preoccupa
della
rivale
.
Simetha
ama
troppo
Delfi
per
odiare
un
altro
.
Giammai
vi
fu
idillio
più
povero
e
più
bello
;
oggi
dopo
tanto
mutamento
di
età
noi
lo
sentiamo
ancora
,
noi
che
non
possiamo
più
scriverlo
e
,
quello
che
è
peggio
,
rifarlo
.
Teocrito
ha
messo
l
'
elegia
,
fors
'
anche
la
tragedia
,
in
fondo
all
'
idillio
giacchè
Simetha
può
bene
ammazzare
Delfi
in
un
incontro
,
a
certe
ore
,
in
date
circostanze
.
Tennyson
ha
fatto
altrettanto
,
ma
invece
di
Delfi
è
la
regina
che
morirà
:
idillio
,
elegia
e
tragedia
si
seguono
formando
un
solo
componimento
.
Là
un
fatto
che
rivive
in
un
racconto
,
qua
un
soliloquio
nel
quale
si
perde
un
fatto
;
Teocrito
ha
scolpito
un
gruppo
,
Tennyson
fuso
una
statua
;
il
gruppo
è
molto
nudo
,
la
statua
molto
panneggiata
,
il
primo
prorompe
dalla
vita
,
la
seconda
rientra
nel
sogno
.
Siamo
alla
vigilia
della
festa
di
Maggio
.
La
futura
regina
è
nella
propria
casetta
,
sola
con
la
madre
,
alla
quale
raccomanda
di
svegliarla
presto
l
'
indomani
per
avere
il
tempo
di
abbigliarsi
:
domani
è
la
gran
festa
,
si
dà
il
premio
della
bellezza
,
la
più
bella
sarà
nominata
regina
.
Essa
ha
già
contato
i
voti
,
sono
tutti
suoi
.
Nella
ingenua
vanteria
dei
primi
trionfi
la
regina
non
sa
frenarsi
e
come
Delfi
particolareggia
alla
madre
piangente
di
gioia
le
proprie
bellezze
.
L
'
apertura
della
scena
è
vera
,
il
ritornello
,
che
come
un
'
eco
delle
ovazioni
imminenti
interrompe
quel
soliloquio
,
ha
una
grazia
e
una
leggerezza
inimitabili
.
Come
le
frasi
leggermente
retoriche
tornano
e
vibrano
nelle
sue
spezzature
!
Ma
ecco
che
dalla
ragazza
prorompe
la
vergine
.
Ella
non
ha
mai
amato
e
non
ama
:
la
hanno
detto
che
ha
un
cuore
selvaggio
,
ma
non
ha
risposto
perché
non
avevano
colpito
nel
segno
.
Molti
giovani
,
dei
quali
non
ricorda
più
il
nome
l
'
amarono
.
Uno
solo
,
Rubino
l
'
ha
colpita
.
Ella
lo
vide
sempre
solo
,
raccolto
in
sé
stesso
,
schivo
della
gente
:
Rubino
l
'
ama
senza
averglielo
mai
detto
.
Questo
riserbo
è
la
sua
superiorità
sugli
altri
giovani
,
l
'
unica
ragione
per
la
quale
ella
talvolta
pensa
a
lui
;
anche
Rubino
deve
essere
vergine
,
ma
ha
una
fisonomia
pura
e
malinconica
,
il
riflesso
dei
lunghi
sogni
sulla
fronte
.
Ma
la
ragazza
ripiglia
il
sopravvento
,
e
perdendosi
già
con
la
fantasia
nel
tumulto
glorioso
dell
'
indomani
,
con
versi
esultanti
e
sapienti
,
forse
troppo
sapienti
,
dipinge
alla
madre
il
quadro
della
festa
entro
il
paesaggio
calmo
della
valle
che
somiglia
alle
valli
di
tutte
le
descrizioni
.
Vi
è
persino
il
rivolo
,
che
mormora
tra
i
sassi
,
il
sole
,
che
al
tramonto
indora
le
cime
delle
colline
.
All
'
ultimo
scoppio
del
ritornello
si
sente
lo
scoppio
del
bacio
,
che
la
futura
regina
dà
alla
mamma
intenta
a
rimboccarle
le
coperte
.
Passò
un
anno
.
La
regina
è
ammalata
di
tisi
,
la
malattia
delle
vergini
e
delle
sante
:
quando
l
'
anima
sola
vive
il
corpo
non
ha
che
morire
.
Si
è
levata
sentoni
sul
letto
e
prega
la
madre
di
svegliarla
all
'
alba
per
vedere
l
'
aurora
del
nuovo
anno
.
Il
soliloquio
prosegue
lento
e
stentato
:
un
lumicino
rischiara
la
camera
,
nell
'
aria
pesa
la
nausea
di
un
alito
viziato
,
ma
l
'
inferma
perdendosi
nei
ricordi
della
propria
incoronazione
vorrebbe
vivere
fino
alla
prossima
primavera
.
Perché
?
È
un
rimorso
,
che
le
sale
dal
corpo
disfatto
come
un
bisogno
supremo
di
sentire
la
natura
prima
di
abbandonarla
?
O
il
desiderio
di
avere
molti
fiori
al
proprio
funerale
?
Chi
lo
sa
?
Quindi
coll
'
intenerimento
contagioso
dei
malati
parla
della
chiesetta
parrocchiale
,
rammenta
il
piccolo
camposanto
,
finché
ripresa
improvvisamente
dalla
vanità
della
ragazza
,
con
un
irresistibile
impeto
d
'
affetto
espresso
in
versi
mirabili
,
scongiura
la
mamma
a
seppellirla
sotto
la
spinalba
,
che
nel
mattino
trionfale
di
maggio
le
fece
da
baldacchino
al
trono
.
La
vanità
è
dunque
la
sua
unica
passione
,
come
la
tisi
doveva
essere
la
sua
unica
malattia
,
s
'
ella
non
vuole
che
corone
e
non
sogna
che
di
mostrarsi
dall
'
alto
,
sui
gradini
di
un
altare
o
di
un
trono
?
Forse
,
ma
i
sermoni
del
buon
pastore
le
sovvengono
a
tempo
e
,
soffocando
tutte
le
voci
dell
'
orgoglio
,
le
sgorgano
dalle
labbra
scolorite
in
tante
consolazioni
per
la
mamma
.
Povera
mamma
!
Come
dev
'
essere
dolorosa
la
morale
evangelica
in
bocca
di
una
figlia
morente
,
come
consolerebbe
di
più
il
sentirla
piangere
nel
dolore
dell
'
abbandono
che
il
vederla
rassegnata
alla
necessità
della
partenza
!
Il
desiderio
dell
'
ammalata
fu
esaudito
:
la
primavera
è
tornata
battendo
con
le
foglie
delle
pianticelle
rampicanti
ai
vetri
della
sua
finestra
.
Perché
mai
questa
vergine
,
che
non
ha
amato
il
mondo
,
questa
tisica
che
sta
per
abbandonarlo
con
gioia
,
si
perde
ad
analizzarne
con
arte
sì
fina
e
talvolta
con
particolari
così
dotti
tutte
le
loro
bellezze
alla
madre
?
O
fu
un
capriccio
d
'
inferma
,
o
è
stato
un
difetto
nel
poeta
.
L
'
agonia
si
avvicina
:
il
prete
è
uscito
dopo
aver
benedetto
la
morente
,
mamma
e
figlia
sono
sole
.
Il
canto
del
finale
incomincia
con
un
canto
sacro
;
gli
angeli
sono
passati
a
volo
pel
cielo
suonando
le
arpe
;
Regina
le
ha
sentite
due
volte
,
alla
terza
morirà
.
Un
angelo
librato
nel
vano
della
finestra
,
lontano
,
nell
'
azzurro
,
la
chiama
.
-
Addio
sorella
,
addio
mamma
!
La
ragazza
spirando
rivela
il
proprio
segreto
di
vergine
,
quindi
il
sogno
di
paradiso
le
ricomincia
nell
'
anima
,
e
in
quel
sogno
s
'
addormenta
.
Ecco
la
figura
messa
da
Tennyson
dinanzi
ai
propri
idilli
come
quella
che
più
altamente
esprime
la
sua
poesia
idilliaca
.
Il
paesaggio
è
inglese
,
colori
freddi
,
aria
umida
,
vegetazione
rigogliosa
.
Una
agricoltura
sapiente
ha
migliorato
ogni
pianta
:
case
,
mulini
,
castelli
,
tutto
a
posto
,
il
quadro
pare
il
paese
,
ma
il
paese
pare
un
quadro
.
La
regina
muore
:
che
cosa
farebbe
nella
vita
?
Diventerebbe
prima
sposa
,
poi
madre
,
poi
massaia
:
addio
quindi
poesia
,
perché
tutta
la
poesia
consiste
nella
verginità
,
primo
grado
dell
'
angelo
.
Invano
parla
sempre
di
fiori
e
li
conosce
,
ne
sa
persino
i
nomi
difficili
:
forse
li
imparò
adornando
l
'
altare
della
chiesetta
,
ma
i
fiori
non
le
dissero
una
parola
della
loro
vita
così
simile
alla
nostra
,
vita
di
amore
e
di
generazione
.
L
'
idillio
di
Tennyson
è
dunque
un
'
elegia
ancora
più
romantica
che
cristiana
,
alla
quale
Lamartine
non
è
estraneo
,
giacchè
nel
canto
o
nell
'
accompagnamento
,
nella
voce
o
nell
'
accento
,
qualche
cosa
di
suo
vi
si
intende
.
Che
cosa
pensa
Tennyson
della
Simetha
di
Teocrito
?
Non
lo
so
,
ma
si
potrebbe
forse
saperlo
,
e
forse
ne
pensa
diversamente
da
noi
,
ma
che
cosa
penserebbe
Teocrito
della
Regina
di
Tennyson
?
Adesso
l
'
Inghilterra
è
per
Tennyson
,
poeta
laureato
della
regina
,
i
lords
lo
accettano
tra
di
loro
,
i
borghesi
lo
venerano
,
i
pastori
lo
citano
,
il
pubblico
lo
paga
come
non
ha
mai
pagato
nessun
poeta
,
i
critici
lo
dichiarano
superiore
a
Byron
e
si
sono
lagnati
solo
una
volta
,
quando
volle
imitarlo
dopo
aver
imitato
tutti
;
ma
il
mondo
è
per
Teocrito
,
il
poeta
della
natura
,
che
nessun
periodo
di
civiltà
ha
ancora
invecchiato
,
che
forse
nessun
altro
poeta
sorpasserà
.
Teocrito
vive
in
fondo
a
tutti
i
cuori
:
è
laggiù
nei
nostri
primi
ricordi
,
nei
nostri
primi
sogni
d
'
amore
,
nel
nostro
primo
risveglio
alla
vita
e
alla
verità
.
Tutti
noi
avemmo
qualche
Simetha
e
qualche
Regina
,
vivemmo
nell
'
elegia
e
aspirammo
alla
sana
giocondità
dell
'
idillio
antico
.
Così
la
letteratura
inglese
,
che
ha
avuto
Shakespeare
e
avrà
Tennyson
ancora
per
poco
,
pare
accenni
anch
'
essa
di
ritornare
all
'
antico
per
interrogare
la
natura
con
nuove
intenzioni
.
La
Francia
ha
ritrovato
Zola
e
Zola
ha
ritrovato
la
Miette
;
l
'
Inghilterra
non
può
quindi
tardare
molto
a
rinvenire
un
altro
poeta
,
che
alzi
nell
'
atrio
del
proprio
monumento
un
'
altra
maggiore
statua
,
perché
secondo
il
motto
di
Pindaro
«
all
'
ingresso
di
ogni
opera
d
'
arte
bisogna
mettere
una
figura
che
brilli
da
lontano
»
.
LA
NOTTE
DI
NATALE
Tutte
le
ragazze
si
alzarono
.
La
Prudenza
diede
ancora
una
occhiata
in
giro
,
accomodò
un
ciocco
caduto
da
un
alare
,
stette
un
momento
incerta
se
riportasse
la
pentola
nella
cucina
,
poi
risolvendosi
d
'
un
tratto
disse
:
-
Andiamo
.
Le
ragazze
già
impazienti
si
agitarono
fra
le
sedie
con
un
garrito
di
passere
,
vi
furono
ancora
delle
risa
,
qualche
scherzo
di
mano
sugli
abiti
e
sugli
sciallini
;
Ghita
,
la
più
vanitosa
,
andò
un
'
altra
volta
a
guardarsi
nella
specchiera
.
Prudenza
la
richiamò
sgridando
con
bonomia
e
tutte
insieme
sparvero
collo
stesso
saluto
dalla
porta
.
Prudenza
,
rimasta
ultima
,
si
rivolse
col
battente
in
mano
ad
osservare
Gaspare
.
Era
un
vecchietto
con
una
calotta
nera
sulla
testa
che
gli
teneva
luogo
di
berretta
,
una
veste
di
percalle
in
dosso
a
fiorami
diluiti
dagli
anni
e
dall
'
uso
.
Egli
si
alzò
,
tornò
a
scrutare
dentro
la
pentola
nella
quale
avevano
bollito
le
castagne
,
rimosse
il
candeliere
,
lo
smoccolò
sebbene
non
ne
avesse
bisogno
e
si
risedette
sulla
poltrona
.
La
pezzola
turchina
gli
spenzolava
dietro
ad
una
colonnina
dello
schienale
.
Nella
camera
troppo
grande
un
muro
,
facendo
arco
a
metà
,
formava
una
alcova
senza
tende
:
l
'
alcova
era
riempita
da
un
largo
letto
di
noce
colla
cimasa
coronata
da
una
conchiglia
,
e
da
due
canterani
di
modello
antico
,
coi
piedi
alti
,
a
due
soli
cassetti
.
Fuori
dell
'
alcova
a
mano
dritta
biancheggiava
un
armadio
di
alberone
;
un
altro
comò
sormontato
da
una
specchiera
a
quattro
colonnette
nere
,
che
si
acuminavano
in
due
testiere
di
ottone
,
era
il
mobile
più
bello
della
camera
;
nel
mezzo
un
tavolo
rotondo
vi
faceva
da
altare
,
con
una
Madonna
cilestrina
tutta
stellata
d
'
argento
,
e
un
presepio
sotto
una
campana
di
vetro
,
dentro
la
quale
una
grande
macchia
rosea
era
senza
dubbio
la
culla
del
santo
Bambino
.
Due
gatti
di
gesso
bianco
,
sul
quale
col
fumo
di
candela
si
era
tentato
di
imitare
le
zebrature
della
pelle
,
si
miravano
dai
lati
del
camino
con
una
posa
quasi
altera
nella
lunga
immobilità
.
Gaspare
disteso
sulla
vecchia
poltrona
guardava
distrattamente
il
cerchio
lasciato
dalla
pentola
nella
cenere
.
L
'
ambiente
era
tiepido
.
Le
grosse
palle
in
ottone
degli
alari
riverberavano
alle
fiammelle
delle
brage
,
mentre
nella
camera
mollemente
assopita
il
crepitìo
delle
faville
sfuggenti
su
pel
camino
sembrava
un
'
eco
delle
ultime
risa
.
Fuori
nella
notte
la
luna
aumentava
colla
propria
limpidezza
il
freddo
del
vento
.
Gaspare
pensò
a
Prudenza
,
che
non
si
era
forse
affagottata
bene
;
ma
la
chiesa
era
vicina
e
senza
dubbio
calda
in
quella
notte
per
la
molta
folla
.
Perché
Gaspare
non
era
stato
anch
'
egli
della
comitiva
accompagnando
la
vecchia
moglie
e
tutte
quelle
ragazze
dei
vicini
alla
prima
messa
del
Natale
?
Forse
egli
stesso
non
avrebbe
saputo
ben
precisarlo
,
ma
da
oltre
quarant
'
anni
non
aveva
messo
piede
in
una
chiesa
.
Ed
ecco
come
le
cose
erano
andate
.
Una
volta
sotto
Gregorio
XVI
lo
avevano
arrestato
innocente
e
tenuto
sei
mesi
in
prigione
:
l
'
accusa
era
di
politica
e
quindi
gravissima
,
una
relazione
con
alcuni
giovanotti
,
dei
quali
due
furono
poi
fucilati
e
tre
perirono
dopo
lunghi
anni
nel
bagno
di
Civitavecchia
.
L
'
impressione
di
questa
tragedia
,
che
si
cacciava
violentemente
fra
le
scene
modeste
e
volgari
della
sua
vita
,
e
i
patimenti
del
carcere
,
l
'
orrore
degli
assassini
,
coi
quali
aveva
dovuto
ridere
e
scherzare
sei
mesi
,
le
torture
degli
interrogatorii
,
le
minacce
lungo
il
processo
,
poi
la
sorveglianza
oltraggiosa
,
che
lo
perseguitò
anche
dopo
,
e
soprattutto
il
raccapriccio
indicibile
,
indimenticabile
che
provò
la
mattina
della
fucilazione
,
quando
tratto
da
una
forza
fatale
volle
assistervi
malgrado
tutte
le
rimostranze
di
Prudenza
,
fu
tale
che
ne
ammalò
nervosamente
per
qualche
anno
.
E
d
'
allora
ebbe
una
ripugnanza
mista
di
odio
e
di
spavento
per
tutti
i
preti
.
Infatti
smise
ogni
pratica
religiosa
,
sebbene
Prudenza
vi
scorgesse
con
ragione
il
pericolo
di
un
nuovo
incarceramento
.
Ma
Gaspare
,
che
non
era
mai
stato
patriota
,
non
fu
più
oltre
disturbato
;
anzi
il
suo
parroco
,
a
quell
'
epoca
uno
dei
sanfedisti
più
arrabbiati
,
ogni
qualvolta
lo
incontrasse
,
indovinando
quel
suo
stato
infermiccio
di
spirito
lo
salutava
con
un
sorriso
di
compassione
.
Gaspare
si
sentiva
rimescolare
,
e
,
quando
il
curato
morì
,
quantunque
di
animo
mite
andò
a
veder
passare
il
corteo
funebre
,
perché
altrimenti
non
gli
sarebbe
parso
di
esserne
sicuro
.
Intanto
la
sua
vita
aveva
ripreso
la
solita
andatura
:
era
impiegato
nella
amministrazione
di
un
gran
signore
,
che
facendogli
pochi
complimenti
lo
teneva
carissimo
per
l
'
ordine
scrupoloso
di
ogni
suo
atto
e
la
specchiata
onestà
del
carattere
.
Così
,
senza
quel
ricordo
insanguinato
,
si
sarebbe
creduto
un
uomo
perfettamente
felice
.
Poi
i
tempi
erano
migliorati
.
L
'
avvenimento
di
Pio
IX
malgrado
la
bufera
del
quarantotto
e
i
successivi
rigori
al
ritorno
del
papa
da
Gaeta
e
dei
Tedeschi
nelle
Romagne
,
segnavano
un
'
epoca
più
blanda
di
governo
;
i
patrioti
cospiravano
meno
tenebrosamente
e
,
scoperti
,
andavano
in
esilio
,
e
i
clericali
si
divertivano
in
tutte
le
guise
,
più
fermi
che
mai
nella
fede
del
proprio
regno
;
persino
gli
ufficiali
tedeschi
,
una
razza
bellissima
ed
elegantissima
,
sarebbero
sembrati
amabili
se
la
loro
qualità
di
nemici
non
l
'
avesse
vietato
.
In
quel
torno
due
grandi
gioie
erano
venute
a
ritemprarlo
.
Quel
signore
lo
aveva
messo
a
capo
di
tutta
la
propria
amministrazione
,
raddoppiandogli
d
'
un
colpo
l
'
importanza
del
grado
e
la
somma
dello
stipendio
;
Prudenza
,
la
bella
donnina
dal
volto
ovale
di
madonna
,
dagli
occhi
neri
,
dalla
bocca
soave
che
illuminava
di
sorrisi
tutte
le
sue
ore
casalinghe
,
era
finalmente
incinta
dopo
dieci
anni
.
Quest
'
ultimo
trionfo
maritale
lo
fece
quasi
impazzire
,
molto
più
che
ella
stessa
ne
delirava
.
Quindi
in
casa
non
vi
fu
più
requie
;
ella
preparava
il
corredo
per
il
bambino
;
egli
avrebbe
voluto
fare
altrettanto
,
s
'
informava
,
dirigeva
,
scompigliava
,
riordinava
ogni
cosa
.
Le
vicine
venivano
su
ad
ogni
ora
da
Prudenza
per
discorrerle
del
bambino
e
ridere
vantandosene
quasi
,
come
se
quella
tarda
gravidanza
di
una
così
bella
donnina
fosse
una
fortuna
e
un
orgoglio
per
tutti
.
Adesso
,
passando
tutte
le
giornate
lunga
distesa
sulla
poltrona
,
ella
aveva
preso
una
vecchia
per
le
faccenduole
di
casa
e
mandava
alla
trattoria
per
il
pranzo
;
egli
nel
terrore
di
una
sconciatura
le
proibiva
continuamente
ogni
più
piccolo
moto
,
si
ringalluzziva
alle
allusioni
delle
comari
,
e
appena
rimanevano
soli
,
covandola
collo
sguardo
sino
a
farla
arrossire
,
finiva
quasi
sempre
col
domandare
il
permesso
di
appressarle
le
orecchie
al
ventre
e
di
ascoltare
.
Poi
tutte
quelle
aspettazioni
di
silenzi
e
di
discorsi
si
erano
risolte
entro
una
bella
notte
di
primavera
in
un
vagito
;
il
bambino
era
nato
grande
e
bello
,
aveva
già
un
ciuffettino
di
capelli
biondi
,
sembrava
un
fiore
,
un
frutto
,
tutto
ciò
che
la
natura
ha
di
più
squisito
e
la
fantasia
di
più
ideale
.
Il
bambino
piangeva
misteriosamente
come
piangono
tutti
i
bambini
,
gli
altri
piangevano
di
gioia
:
la
madre
nel
pallore
e
per
le
sofferenze
del
parto
sembrava
una
martire
.
Quindi
all
'
indomani
un
'
altra
festa
per
il
battesimo
.
Gaspare
si
era
messo
un
soprabito
nero
,
magnifico
come
quello
del
suo
padrone
,
tutta
la
casa
era
in
moto
:
lungo
la
strada
la
gente
veniva
sugli
usci
a
guardare
la
fanciulletta
inghirlandata
che
portava
il
neonato
;
Gaspare
si
sentiva
scoppiare
,
vedeva
dei
baleni
in
cielo
,
ascoltava
delle
suonate
dentro
le
case
.
In
chiesa
un
altro
caso
aveva
concluso
la
sacra
funzione
facendo
straripare
l
'
entusiasmo
.
Nella
immensa
cattedrale
,
deserta
a
quell
'
ora
pomeridiana
,
un
ufficiale
austriaco
di
cavalleria
,
tutto
vestito
di
bianco
,
arrivato
forse
da
poco
nella
città
ed
entrato
per
ammirare
il
tempio
,
si
era
accostato
curiosamente
al
corteo
per
assistere
al
battesimo
.
Tutti
lo
guardavano
;
aveva
un
aspetto
nobile
,
un
'
aria
di
bontà
che
lo
rendeva
anche
più
bello
.
Sulla
fine
la
comare
,
che
scoppiava
dalla
vanità
nell
'
esercizio
delle
proprie
funzioni
,
rispondendo
al
latino
del
prete
con
un
latino
anche
più
disastroso
del
solito
,
appena
detta
l
'
ultima
giaculatoria
,
nel
rimettere
il
bambino
entro
la
coltricella
merlettata
non
poté
rattenersi
dal
mostrarglielo
con
un
gesto
fra
servile
e
civettuolo
.
Le
altre
donne
avevano
fatto
ala
,
e
l
'
ufficiale
,
avanzatosi
forse
involontariamente
di
un
passo
,
si
era
trovato
al
fianco
di
Gaspare
e
del
prete
,
che
gli
sorrideva
sotto
il
volto
con
quel
sorriso
dei
preti
di
allora
verso
i
tedeschi
.
Quindi
sotto
l
'
attrazione
del
bambino
tutti
si
erano
inteneriti
:
l
'
ufficiale
aveva
esclamato
in
bonissimo
italiano
:
-
Come
è
bello
!
-
E
volgendosi
al
padre
,
che
si
riconosceva
necessariamente
fra
tutti
all
'
aspetto
impacciato
ed
insieme
orgoglioso
,
gli
aveva
detto
con
una
irresistibile
gentilezza
di
maniere
:
-
Questo
angelo
ignora
ancora
i
nostri
odii
politici
:
mi
permettete
di
dargli
un
bacio
?
Egli
è
bello
come
l
'
Italia
,
speriamo
che
sia
più
fortunato
.
Gaspare
strozzato
dall
'
emozione
non
aveva
saputo
che
dire
,
ma
il
bambino
al
soffio
leggero
di
quel
bacio
aveva
risposto
con
un
vagito
.
Tutti
avevano
le
lagrime
agli
occhi
,
poi
l
'
ufficiale
fece
un
saluto
militare
cortesissimo
e
,
per
non
compromettere
più
oltre
quella
buona
gente
colla
propria
presenza
,
uscì
.
Gaspare
era
raggiante
:
in
casa
lo
raccontò
subito
a
Prudenza
,
che
ne
pianse
.
Così
erano
passati
due
anni
,
quindi
il
bambino
si
era
ammalato
improvvisamente
ed
era
morto
.
Lo
spavento
prima
,
il
dolore
poscia
di
quella
perdita
non
si
descrivono
;
per
qualche
tempo
ne
rimasero
come
inebetiti
,
Gaspare
invecchiò
,
Prudenza
divenne
quasi
brutta
.
Invano
la
rivoluzione
cacciando
i
Tedeschi
e
rintuzzando
i
preti
venne
ad
offrir
loro
delle
distrazioni
;
e
le
entrate
trionfali
dei
nostri
eserciti
,
i
bersaglieri
bruni
e
piumati
,
i
garibaldini
colle
camicie
rosse
,
le
bande
,
le
luminarie
,
i
discorsi
,
gli
entusiasmi
,
che
scoppiavano
in
grida
di
pianto
e
in
lacrime
di
follìa
,
il
mutamento
profondo
in
ogni
ordine
,
l
'
affaccendarsi
vertiginoso
del
nuovo
assetto
strepitarono
,
vampeggiarono
intorno
a
loro
.
Gaspare
costretto
a
far
parte
della
guardia
nazionale
vi
raggiunse
il
grado
di
sergente
,
partecipò
a
molte
dimostrazioni
,
fu
membro
in
più
di
un
comitato
,
ma
di
ritorno
a
casa
,
rivedendo
Prudenza
che
non
ne
usciva
quasi
più
,
lo
sguardo
gli
correva
fatalmente
a
quella
cuna
vuota
.
Ah
!
se
Fernando
fosse
stato
vivo
,
come
lo
avrebbe
vestito
da
bersaglierino
.
E
anche
questo
dolore
passò
.
Prudenza
stessa
,
che
era
stata
sul
punto
di
morirne
e
,
forse
per
un
istinto
della
vita
,
si
rifugiava
in
una
più
intensa
predilezione
di
Gaspare
,
parve
obliarlo
:
la
loro
esistenza
solitaria
avvallò
lentamente
nella
vecchiaia
come
nell
'
ombra
di
una
sera
umida
e
pacifica
.
Egli
era
stato
pensionato
,
ella
non
aveva
avuto
altri
avvenimenti
:
adesso
si
sorreggevano
affettuosamente
l
'
un
l
'
altro
dimenticando
nella
inalterabile
intimità
della
loro
concordia
che
la
morte
potesse
mai
separarli
.
Seduto
sulla
poltrona
,
coi
piedi
sugli
alari
e
la
testa
sull
'
orlo
dello
schienale
,
chiuse
gli
occhi
.
La
pace
tiepida
dell
'
ambiente
penetrava
nella
quiete
della
sua
coscienza
onesta
di
vecchio
,
il
quale
non
si
sentiva
ancora
decaduto
:
egli
poteva
guardarsi
intorno
e
dietro
senza
un
rimprovero
.
Prudenza
era
arzilla
,
si
amavano
come
al
primo
giorno
;
mai
nella
loro
lunga
vita
di
sposi
una
cattiva
parola
era
caduta
nel
mezzo
di
un
discorso
e
li
aveva
momentaneamente
divisi
.
E
allora
fra
quelle
ultime
fiamme
delle
bragie
che
gli
lambivano
tiepidamente
le
piante
dei
piedi
,
la
testa
affondata
nell
'
imbottitura
dello
schienale
,
si
ricordò
Prudenza
fanciulla
,
poi
sua
sposina
di
vent
'
anni
,
non
sapeva
neppure
egli
come
o
perché
,
tanto
era
bella
,
persino
troppo
bella
!
La
sua
figura
bianca
,
colle
trecce
nere
e
il
sorriso
roseo
,
gli
ondulò
un
istante
dinanzi
a
tutte
le
memorie
del
cuore
.
Aperse
gli
occhi
.
La
stanza
era
ancora
la
stessa
della
prima
notte
di
matrimonio
,
solamente
quel
magnifico
comò
di
noce
colla
specchiera
invece
di
essere
dentro
l
'
alcova
dal
canto
di
lei
era
presso
il
camino
.
Gaspare
aveva
allora
voluto
rompere
appositamente
la
simmetria
coll
'
altro
canterano
dell
'
alcova
per
esprimere
così
i
diritti
della
bellezza
.
Prudenza
doveva
avere
un
comò
più
bello
per
le
proprie
camicie
più
fine
e
una
specchiera
per
abbigliarsi
.
Ella
aveva
sorriso
della
spiegazione
.
Poi
il
comò
era
uscito
un
giorno
dall
'
alcova
e
il
canterano
vi
era
rientrato
.
-
Perché
?
-
chiese
Gaspare
tornato
a
casa
.
-
Non
sono
più
bella
.
Non
era
vero
,
ma
egli
lasciò
che
Prudenza
facesse
il
voler
suo
.
Gaspare
si
alzò
;
fossero
quelle
memorie
o
il
riverbero
del
camino
,
aveva
il
volto
acceso
:
cominciò
a
passeggiare
fermandosi
tratto
tratto
in
un
pensiero
col
volto
sempre
più
animato
da
una
gaiezza
giovanile
.
-
Che
cosa
dirà
mai
!
-
esclamò
improvvisamente
.
Aveva
una
grande
idea
.
Intanto
che
Prudenza
assisteva
alle
tre
messe
del
Natale
egli
rimetterebbe
il
comò
al
posto
del
canterano
e
stenderebbe
sul
letto
la
coperta
di
seta
gialla
che
c
'
era
stata
solamente
la
prima
notte
di
matrimonio
e
il
giorno
del
battesimo
.
La
coperta
doveva
essere
nell
'
ultimo
cassetto
del
comò
.
Chissà
che
cosa
Prudenza
direbbe
di
questa
sorpresa
:
era
l
'
ultimo
scherzo
,
egli
ne
rideva
e
ne
sorrideva
.
Colla
mano
già
leggermente
tremula
tirò
il
cassetto
e
cercò
la
coperta
:
era
ravvoltolata
in
quattro
fazzoletti
rossi
di
cotone
ancora
tutti
di
un
pezzo
.
Ma
s
'
interruppe
,
perché
quella
doveva
essere
l
'
ultima
cosa
:
prima
bisognava
portare
il
canterano
in
mezzo
alla
camera
e
sostituirlo
col
comò
.
Vi
si
accinse
.
Siccome
tutte
le
biancherie
grevi
da
tavola
e
da
letto
erano
nell
'
armadione
,
il
canterano
non
pesava
troppo
.
Lo
scostò
d
'
ambo
i
lati
,
e
lo
piegava
già
verso
la
colonna
ai
piedi
del
letto
,
quando
intese
cadere
qualche
cosa
lungo
il
muro
con
un
suono
secco
di
carta
.
Nel
timore
di
aver
commesso
qualche
malanno
corse
a
prendere
la
candela
e
,
curvandosi
sino
ad
inginocchiarsi
,
cercò
:
era
un
piccolo
pacco
.
Per
istinto
,
prima
ancora
di
formare
un
pensiero
,
ricollocò
con
due
spintoni
il
canterano
a
posto
e
tornò
al
camino
:
quindi
cercò
gli
occhiali
.
La
prima
era
una
lettera
indirizzata
a
Prudenza
;
disciolse
il
plico
,
lo
aperse
a
ventaglio
:
tutte
le
lettere
andavano
a
Prudenza
.
Che
cosa
erano
?
Egli
non
ne
sapeva
niente
;
sulle
prime
si
vergognò
,
erano
forse
lettere
di
famiglia
,
pettegolezzi
che
essa
gli
aveva
nascosti
con
bontà
di
sposa
,
forse
di
gente
già
morta
.
Istantaneamente
gli
venne
quasi
fatto
di
gettarle
sul
fuoco
per
ritornare
al
canterano
,
ma
la
curiosità
aguzzata
dalla
solitudine
lo
punse
più
profondamente
,
e
ne
aperse
una
.
Alla
prima
parola
impallidì
,
la
lettera
incominciava
:
«
Angelo
mio
!
Il
nostro
bambino
sta
dunque
bene
...
»
.
Ma
egli
non
comprendeva
ancora
.
Tremante
,
ansante
,
portandosi
istintivamente
la
mano
agli
occhiali
,
quasi
dubitasse
di
leggere
bene
,
proseguì
;
non
v
'
era
dubbio
,
quelle
lettere
venivano
a
Prudenza
.
A
un
certo
punto
era
scritto
:
«
perché
il
nostro
bambino
non
potrà
mai
chiamarsi
Fernando
di
Steinmetz
?
»
.
Gaspare
ricadde
sulla
poltrona
.
La
camera
aveva
sempre
lo
stesso
aspetto
calmo
,
le
bragie
del
camino
sorridevano
ancora
:
si
sentiva
strozzare
.
Il
significato
di
quelle
lettere
era
così
assurdo
,
il
racconto
di
quel
fallo
sino
allora
ignorato
così
incomprensibile
,
che
in
sulle
prime
non
arrivava
ad
orizzontarsi
.
Sussulti
nervosi
gli
scrollavano
il
cuore
,
convulsioni
indefinibili
gli
capovolgevano
il
cervello
:
poi
gli
si
fece
come
una
pace
morta
nell
'
anima
;
e
si
rammentò
l
'
aneddoto
dell
'
ufficiale
al
battesimo
.
Sicuramente
era
lui
.
Nullameno
era
strano
.
Tutta
quella
vita
di
Prudenza
che
egli
conosceva
non
dava
presa
al
minimo
sospetto
;
le
maniere
di
lei
erano
sempre
state
le
stesse
,
i
suoi
occhi
sempre
calmi
,
sempre
quieti
,
il
suo
sorriso
sempre
casto
.
Una
simile
avventura
era
dunque
impossibile
.
Ma
allora
la
sua
lunga
esperienza
del
mondo
gli
ricordò
centomila
casi
egualmente
impossibili
e
veri
,
e
rammentandosi
la
sua
antica
inferiorità
di
omino
brutto
ed
insipido
vicino
a
quella
donna
bella
come
una
divinità
,
e
che
aveva
sempre
vissuto
nella
modestia
della
sua
vita
d
'
impiegato
con
una
rassegnazione
inalterabile
quasi
da
essere
strana
per
lui
stesso
,
allibì
.
Quindi
interpretandola
più
esattamente
gli
parve
come
una
rassegnazione
di
prigioniero
;
ma
tutti
i
prigionieri
non
erano
colpevoli
.
Egli
lo
sapeva
,
sulle
prime
non
osò
condannare
.
Prudenza
aveva
dunque
amato
un
altro
?
Quell
'
ufficiale
,
egli
ricordava
,
aveva
tutto
quanto
mancava
a
lui
;
era
bello
,
nobile
,
ricco
:
naturalmente
doveva
esserle
piaciuto
più
di
un
povero
impiegato
mal
vestito
,
senza
spirito
,
che
aveva
appena
un
buon
cuore
,
e
non
sapeva
che
amare
e
rispettare
.
Quindi
una
malinconia
dolce
,
piena
di
generosi
rimpianti
per
se
stesso
,
gli
strinse
l
'
anima
.
Poi
si
ribellò
ancora
.
Infine
egli
non
ci
aveva
colpa
di
essere
stato
così
:
perché
ella
dunque
lo
aveva
sposato
?
Che
cosa
poteva
rinfacciargli
?
Non
l
'
aveva
sempre
tenuta
sopra
un
altare
?
Non
era
sempre
stato
un
uomo
onesto
?
Tutti
non
lo
rispettavano
?
E
riandando
agli
ultimi
cinquant
'
anni
della
sua
vita
,
così
morigerata
ed
attiva
,
si
disse
che
valeva
bene
quella
di
un
altro
,
giacché
egli
non
aveva
d
'
arrossire
in
faccia
a
nessun
gran
signore
.
Ma
una
voce
sorda
ed
ostinata
gli
gridava
nullameno
dal
fondo
della
coscienza
che
il
torto
era
suo
:
la
primavera
è
dei
fiori
,
e
nella
stagione
dei
fiori
un
buon
frutto
è
senza
pregio
.
Egli
non
era
mai
stato
altro
.
Prudenza
infatti
lo
aveva
sempre
apprezzato
,
ma
un
fiore
misterioso
le
aveva
fatto
un
giorno
girare
la
testa
.
Povera
donna
!
Mentre
tutte
le
altre
fanno
scontare
al
marito
la
propria
colpa
di
sensi
o
di
cuore
,
ella
invece
lo
aveva
egualmente
prediletto
.
Allora
l
'
immagine
di
Prudenza
ai
bei
giorni
gli
riapparve
,
quando
il
suo
volto
puro
come
quello
di
una
madonna
imponeva
quasi
silenzio
alle
voglie
brutali
dell
'
amore
;
o
lungo
i
passeggi
nella
domenica
quando
tutti
la
guardavano
,
ed
egli
sentiva
in
quella
ammirazione
di
tutti
come
dei
rimproveri
per
se
stesso
.
Egli
non
era
degno
di
Prudenza
;
se
non
avesse
profittato
della
sua
inesperienza
per
sposarla
,
forse
Prudenza
sarebbe
diventata
una
gran
signora
.
Ed
ella
non
se
n
'
era
mai
lagnata
.
Ma
con
tutte
queste
ragioni
il
suo
cuore
soffriva
sempre
.
Sciaguratamente
per
tutti
la
vita
era
fatta
così
,
la
bellezza
aveva
anch
'
essa
i
propri
diritti
e
la
gioventù
era
piena
di
passioni
.
A
settant
'
anni
egli
doveva
saperlo
quanto
un
altro
.
Perché
dunque
se
ne
lamentava
?
La
sua
vita
,
legata
con
quella
di
Prudenza
a
una
profondità
prima
d
'
ora
nemmeno
sospettata
,
si
era
sempre
pasciuta
di
una
illusione
,
illusione
l
'
amore
delle
prime
notti
,
illusione
l
'
amore
del
primo
ed
unico
bambino
!
Adesso
gli
sembrava
di
non
avere
più
passato
.
La
sua
vita
,
semplice
impiego
nell
'
amministrazione
di
un
gran
signore
,
serie
di
conti
e
di
conteggi
,
perdeva
ogni
significato
:
che
cosa
era
dunque
venuto
a
fare
nel
mondo
?
E
ora
tutto
era
fatto
!
Persino
questa
suprema
e
totale
disgrazia
era
così
lontana
che
non
si
poteva
più
parlarne
.
Nell
'
oppressione
di
quest
'
ultima
idea
gli
parve
che
una
mano
di
ferro
stringendogli
lo
stomaco
gli
ricacciasse
tutte
le
castagne
mangiate
nella
sera
su
per
la
gola
con
un
'
amaritudine
di
purgante
.
Per
reazione
si
alzò
.
La
sonnolenza
tiepida
ed
onesta
della
camera
gli
fece
male
,
forse
la
camera
conosceva
tutto
quel
triste
secreto
.
Girò
due
o
tre
volte
per
l
'
alcova
sempre
colle
lettere
in
mano
,
e
si
fermò
dinanzi
al
ritratto
di
Fernando
,
alto
nella
parete
sopra
quello
stesso
canterano
cui
voleva
mutare
posto
.
Quell
'
idea
di
ricordare
a
Prudenza
la
prima
notte
di
matrimonio
gli
morse
allora
il
cuore
.
Chissà
quante
volte
ella
sopportando
le
sue
carezze
aveva
pensato
con
un
sospiro
al
bel
ufficiale
!
Ma
Fernando
era
proprio
loro
?
Si
appressò
al
canterano
,
lo
assettò
con
un
altro
spintone
al
solito
posto
ed
allungandovisi
sopra
con
uno
sforzo
staccò
il
ritratto
dalla
parete
.
Fernando
era
miniato
,
nudo
nello
splendore
della
innocenza
sopra
un
cuscino
.
Egli
lo
strinse
nella
mano
tornando
con
passi
febbrili
verso
la
poltrona
:
si
mise
a
guardarlo
.
La
delicata
e
superba
bellezza
del
bambino
finì
di
atterrarlo
,
gli
si
smarrirono
i
sentimenti
,
gli
si
confusero
le
idee
:
Fernando
non
poteva
essere
suo
.
Quindi
tutte
le
gioie
e
i
dolori
provati
per
lui
gli
ripassarono
lentamente
nella
memoria
come
un
corteo
di
funerale
per
un
cimitero
.
Gli
sembrò
di
averlo
ancora
in
braccio
,
mentre
la
mamma
col
seno
slacciato
li
guardava
tutti
e
due
sorridendo
;
gli
sembrò
di
insegnargli
a
camminare
,
di
mettersi
carponi
perché
il
piccino
potesse
movere
i
primi
passi
reggendoglisi
con
una
mano
ai
capelli
;
si
ricordò
tutti
gl
'
incidenti
per
strada
,
a
pranzo
,
a
letto
,
poi
,
quando
il
bimbo
ammalò
,
il
terrore
delle
notti
insonni
,
i
lamenti
della
creaturina
che
soffriva
,
il
medico
intenerito
che
piangeva
quasi
,
le
vicine
che
venivano
in
punta
di
piedi
e
se
ne
andavano
singhiozzando
;
poi
la
morte
,
il
vestitino
bianco
,
la
bara
coll
'
angioletto
,
i
fiori
,
i
pianti
,
Prudenza
che
ebbe
a
morirne
,
lui
mezzo
morto
che
doveva
consolare
tutti
e
bastare
a
tutto
.
Si
ricordò
che
di
notte
era
andato
diverse
volte
solo
a
piangere
lungo
le
mura
della
città
,
si
ricordò
di
tutto
e
in
mezzo
a
tanto
squallore
di
memorie
,
fra
gli
echi
di
questi
lamenti
,
la
figura
ilare
di
Fernando
sorrideva
ancora
ai
suoi
occhi
incantati
,
mentre
la
sua
vocina
gli
batteva
a
strilli
sul
cuore
.
Perché
dunque
Fernando
non
era
suo
?
Non
avrebbe
potuto
anche
esserlo
?
Che
cosa
aveva
avuto
quell
'
uomo
per
soverchiarlo
così
in
tutto
?
Forse
in
quelle
carte
c
'
era
più
di
una
spiegazione
.
Si
pose
il
ritratto
sulle
ginocchia
e
riaccostando
il
mazzo
delle
lettere
agli
occhiali
si
mise
a
cercare
nei
bolli
l
'
ordine
delle
loro
date
.
Voleva
leggerle
in
fila
per
capire
meglio
,
ma
all
'
improvviso
un
insulto
di
sdegno
,
di
tristezza
,
di
dignità
amareggiata
e
nullameno
trionfante
gli
fece
gettare
il
pacco
sulle
bragie
respingendo
dispettosamente
la
poltrona
da
un
lato
.
Le
lettere
arsero
subito
,
si
contorsero
sotto
le
lingue
curiose
delle
fiamme
:
qualcuna
si
aperse
,
s
'
involarono
su
pel
camino
per
ricadere
in
tanti
cenci
minimi
ed
aerei
.
Egli
aveva
già
ripreso
il
ritratto
e
se
lo
teneva
dinanzi
gli
occhi
per
non
vedere
le
fiamme
:
forse
non
vedeva
nemmeno
cogli
occhi
il
ritratto
,
ma
la
sua
anima
non
lo
ammirava
che
meglio
.
Oramai
non
sapeva
più
di
avere
settant
'
anni
,
né
quando
avesse
perduto
il
bambino
;
invece
gli
contava
i
ricci
sulla
fronte
e
mettendogli
un
mignolo
in
bocca
gli
diceva
:
-
Mordi
,
Nando
,
mordi
,
Nando
!
-
E
Nando
,
grosso
e
biondo
come
un
vitellino
,
era
lì
,
c
'
era
sempre
stato
,
ci
sarebbe
sempre
,
gli
saltava
sopra
un
ginocchio
ed
allungandogli
le
manine
cogli
occhi
strizzati
,
i
labbruzzi
protesi
,
si
metteva
a
battergli
coi
talloni
gli
stinchi
strillando
:
-
Cavallone
,
cavallone
!
-
Egli
rideva
,
ritornava
bambino
,
poi
sollevandolo
a
tutta
l
'
altezza
delle
proprie
braccia
gli
domandava
:
-
Nandino
,
vuoi
più
bene
a
me
o
alla
mamma
?
-
Una
mano
lo
percosse
sulla
spalla
.
Gaspare
si
voltò
di
soprassalto
rimanendo
col
ritratto
alzato
sopra
la
testa
.
-
Che
cosa
fai
,
Gaspare
?
-
chiese
Prudenza
con
voce
intenerita
,
indovinando
quella
contemplazione
.
Gaspare
ebbe
una
scossa
violenta
,
si
scrollò
,
la
guardò
un
istante
cogli
occhi
sbarrati
,
parve
che
un
lampo
gli
schizzasse
dalle
pupille
,
che
la
bocca
gli
si
contraesse
ad
una
parola
:
tremava
,
aveva
la
faccia
smarrita
,
le
mani
vibranti
.
Prudenza
affagottata
ancora
nello
sciallone
,
col
viso
calmo
,
un
po
'
giallo
,
un
viso
di
buona
vecchia
che
ha
pregato
ed
è
contenta
di
se
stessa
,
lo
guardava
con
amorevole
rimprovero
.
-
Gaspare
....
A
quella
voce
egli
si
arrese
,
abbassò
la
testa
,
una
lagrima
,
che
l
'
altra
non
vide
,
gl
'
inumidì
gli
occhi
,
e
baciò
il
ritratto
.
Ella
più
commossa
fece
un
gesto
carezzevole
per
toglierglielo
,
ma
Gaspare
sollevò
il
capo
,
le
prese
una
mano
e
stringendogliela
esclamò
finalmente
:
-
Ah
!
se
fosse
vivo
....
CRISTO
ALLA
FESTA
DI
PURIM
Pioveva
.
Nella
piccola
trattoria
,
vuota
a
quell
'
ora
,
i
quattro
giovani
seduti
all
'
ultimo
tavolo
in
fondo
,
con
dinanzi
un
fiasco
di
Chianti
ancora
intatto
,
parevano
pensosi
;
uno
di
essi
,
biondo
,
dalla
faccia
pallida
,
che
colla
schiena
al
muro
guardava
per
la
vetriata
dell
'
uscio
sotto
il
portico
,
esclamò
:
-
Eccolo
!
Infatti
entrò
un
'
alta
figura
di
prete
,
curvo
delle
spalle
,
che
traendosi
tosto
il
cappello
per
scrollarne
l
'
acqua
mostrò
una
fronte
di
una
dolcezza
straordinaria
malgrado
i
capelli
neri
,
ispidi
e
duri
,
che
la
incorniciavano
;
ma
così
giovane
non
poteva
essere
che
uno
studente
di
teologia
.
-
Dunque
?
-
domandò
sedendosi
famigliarmente
.
-
Ci
siamo
stati
,
l
'
attore
è
grande
-
rispose
Tarlatti
,
il
biondo
,
con
voce
sottile
,
passandosi
spesso
la
mano
sul
capo
quasi
automaticamente
.
-
Zacconi
è
forse
più
che
il
migliore
attore
d
'
Italia
-
disse
Osnaghi
,
il
poeta
:
-
peccato
che
tu
non
possa
andare
a
sentirlo
.
-
Che
importa
l
'
attore
in
un
'
opera
simile
?
-
interruppe
l
'
abate
.
-
Importa
come
la
misura
nel
verso
.
Sul
teatro
il
personaggio
,
essendo
vivo
,
deve
esprimere
nella
lealtà
il
pensiero
,
che
lo
ha
creato
,
molto
più
che
il
poeta
,
costretto
a
scrivere
solamente
le
parole
,
presuppone
tutto
il
lesto
nell
'
attore
.
Tu
sopprimeresti
altrimenti
il
teatro
.
-
Si
seppellirebbe
un
morto
,
evitando
così
la
riapparizione
di
scheletri
scenici
come
il
Cristo
di
Bovio
!
Non
è
teatro
questo
,
non
è
dramma
,
non
è
scena
,
non
è
figura
-
seguitò
concitatamente
Mattioli
,
che
gli
era
vicino
,
più
piccolo
,
bruno
,
dalla
fisonomia
vivacissima
.
-
Tutto
vi
è
egualmente
falso
,
lo
scenario
e
gli
attori
,
il
pubblico
che
ascolta
,
e
colui
che
ha
scritto
.
Il
dramma
riassunto
in
una
sola
scena
,
dalla
quale
il
vero
personaggio
resterebbe
fuori
,
era
certamente
una
grande
idea
:
Cristo
non
può
essere
rappresentato
che
così
,
facendolo
solamente
sentire
:
tutte
le
figure
devono
muoversi
intorno
alla
sua
ombra
esprimendo
nei
propri
atteggiamenti
il
variare
dei
suoi
moti
.
La
scena
poteva
essere
superba
,
Gerusalemme
,
nel
momento
della
sua
fine
ideale
,
identica
a
quella
di
Roma
;
a
Gerusalemme
cadeva
la
monarchia
divina
,
a
Roma
era
caduta
poco
prima
l
'
unica
repubblica
cittadina
,
perché
la
creazione
era
più
grande
oramai
del
creatore
,
e
il
diritto
del
mondo
più
largo
della
legge
romana
.
A
Gerusalemme
come
a
Roma
la
stessa
corruttela
di
costumi
,
il
medesimo
sfacelo
d
'
istituzioni
,
una
eguale
anarchia
d
'
idee
.
Forse
mai
più
magnifica
scena
fu
apprestata
dalla
storia
al
genio
di
un
poeta
.
Mentre
Roma
soccombeva
non
allo
sforzo
di
resistere
alla
invasione
ideale
del
mondo
nella
sua
coscienza
,
ma
alla
propria
impossibilità
individuale
di
contenerla
;
in
Gerusalemme
,
più
antica
e
più
forte
malgrado
la
schiavitù
politica
,
il
potente
spirito
semitico
rimaneva
ancora
chiuso
entro
la
coccia
della
legge
mosaica
.
L
'
Ebraismo
vivente
tuttora
,
sopravvissuto
alle
tragedie
di
una
migrazione
millenaria
attraverso
tutti
i
popoli
,
infrangibile
come
un
atomo
in
ognuna
delle
sue
più
piccole
stazioni
era
ancora
in
Gerusalemme
una
idea
più
compatta
che
non
il
gius
quiritario
a
Roma
.
Ed
eccola
prima
scena
del
dramma
di
Cristo
che
,
detronizzando
Iehova
coll
'
adottarlo
per
padre
,
sostituiva
al
dualismo
del
popolo
eletto
coi
popoli
gentili
,
assurda
ed
atroce
primogenitura
,
l
'
universalità
dell
'
uomo
pari
all
'
unità
divina
.
L
'
abate
si
lasciò
sfuggire
un
gesto
.
-
Non
interrompere
,
ho
bisogno
di
dir
tutto
,
subito
,
per
non
confondermi
.
Non
discuto
che
il
dramma
di
Bovio
,
io
sono
un
artista
:
tu
,
Tarlatti
,
che
sei
un
filosofo
scettico
:
tu
,
abate
,
che
sei
un
mistico
:
tu
,
Osnaghi
,
che
sei
un
poeta
:
tu
,
Tebaldi
,
che
sei
un
socialista
,
discuterete
l
'
idea
.
Che
importa
una
idea
nell
'
arte
,
se
non
vi
crea
una
figura
?
L
'
arte
è
vita
.
Bovio
aveva
trovato
l
'
opposizione
drammatica
,
Cristo
e
Giuda
,
l
'
eroe
e
il
traditore
,
questa
necessità
di
tutte
le
tragedie
,
questo
segreto
di
tutte
le
catastrofi
,
dalle
quali
si
sprigiona
una
idea
.
Ma
che
cosa
diventa
Giuda
nella
scena
di
Bovio
?
Un
patriota
in
ritardo
,
che
congiura
in
piazza
fra
due
legionari
romani
e
una
etèra
greca
,
i
quali
parlano
come
lui
,
tutti
in
un
modo
,
a
concetti
aforistici
,
con
formule
liriche
;
non
personaggi
bensì
maschere
,
dalle
quali
soffiano
il
pensiero
e
le
parole
di
Bovio
,
come
purtroppo
le
prodiga
da
anni
nei
libri
e
nei
discorsi
;
seicentismi
di
pensieri
e
di
parole
in
un
'
asma
di
stile
,
entro
i
vuoti
del
quale
molti
operai
ed
alcuni
studenti
cercano
indarno
la
profondità
.
Vi
è
del
sonnambulo
e
del
ventriloquo
in
quell
'
uomo
.
La
scena
-
si
rivolse
all
'
abate
-
giacchè
bisogna
ripensarla
tutta
per
discuterla
,
si
svolse
sulla
piazza
di
Gerusalemme
:
dalla
porta
aperta
della
sinagoga
si
vede
e
si
ode
lo
Sheliach
leggere
il
parascà
al
paragrafo
di
Ester
,
mentre
per
la
piazza
passano
fallofore
di
Lesbo
,
tribadi
di
Sparta
,
batilli
,
una
etèra
e
Giuda
con
due
congiurati
.
L
'
etèra
l
'
apostrofa
dalla
lettiga
con
uno
squarcio
di
filosofia
della
storia
per
spiegargli
la
impossibilità
di
una
rivolta
giudaica
contro
Roma
,
un
centurione
la
soccorre
d
'
argomenti
rinfacciando
agli
ebrei
di
non
avere
nè
un
Gracco
,
nè
un
Catilina
:
poi
l
'
etèra
pesando
con
la
rapidità
femminile
le
sue
filosofie
,
che
secondo
lei
si
dividono
il
mondo
,
quella
di
Epicuro
e
quella
del
Rabbi
di
Nazaret
,
conclude
rivolta
al
centurione
:
«
se
tu
a
Roma
non
mi
troverai
fra
le
compagne
di
Tiberio
cercami
fra
le
seguaci
del
Messia
»
.
La
prima
cortigiana
ha
parlato
,
e
da
buona
pronipote
di
Aspasia
proibisce
ai
Farisei
di
uccidere
Cristo
,
perchè
dopo
cinquanta
e
cinquanta
olimpiadi
il
mondo
non
ha
ancora
perdonato
agli
Eliasti
e
ad
Atene
la
morte
di
Socrate
.
Per
una
etèra
,
che
arringa
in
piazza
dalla
lettiga
,
bisogna
accontentarsene
:
evidentemente
i
discorsi
di
piazza
non
erano
allora
come
adesso
,
se
l
'
etère
vi
parlavano
come
i
moderni
professori
di
filosofia
del
diritto
.
La
prima
cortigiana
ha
declamato
il
proprio
pezzo
:
aspettiamo
la
seconda
,
Maria
di
Magdala
.
Ma
Giuda
rimasto
solo
sulla
piazza
disegna
a
sè
medesimo
il
proprio
ritratto
in
un
monologo
ritmato
come
un
recitativo
,
e
che
comincia
con
una
invocazione
all
'
etèra
già
lontana
.
Nella
leggenda
cristiana
Giuda
è
il
traditore
,
ma
siccome
il
tradimento
è
fatto
ad
un
Dio
,
Giuda
vi
diventa
meno
di
uomo
vendendo
inesplicabilmente
il
maestro
per
trenta
denari
,
duecento
cinquanta
franchi
moderni
,
ed
impiccandosi
subito
dopo
per
il
rimorso
.
Il
Cristianesimo
nello
sforzo
di
fare
il
Cristo
un
Dio
ha
violato
intorno
a
lui
tutti
gli
elementi
umani
:
ma
Giuda
perchè
tradì
?
Questa
oscura
domanda
ha
sempre
pesato
sul
sentimento
cristiano
;
il
traditore
nella
prima
parte
della
vita
di
Cristo
rimane
insignificante
,
quindi
la
sua
negazione
scoppia
improvvisa
ed
assurda
per
dissiparsi
subito
dopo
entro
l
'
ombra
.
Nell
'
arte
la
figura
di
Giuda
non
fu
mai
disegnata
,
e
Dante
stesso
,
il
poeta
dei
poeti
,
il
più
pensatore
dei
poeti
come
dice
Bovio
,
vi
ha
fallito
mettendolo
in
fondo
all
'
inferno
in
una
delle
tre
bocche
di
Satana
fra
Cassio
e
Bruto
.
Dante
,
che
applica
sul
Satana
biblico
la
triplice
maschera
del
cerbero
virgiliano
,
e
nella
gamma
divina
delle
espiazioni
pareggia
deicidio
e
legicidio
!
Eppure
è
Dante
,
il
poeta
della
Tolomea
,
nella
quale
i
peccatori
traspaiono
come
paglie
nel
ghiaccio
e
,
mentre
piangono
per
lo
spasimo
,
le
lagrime
si
gelano
loro
dentro
gli
occhi
!
Nullameno
Dante
ha
fallito
,
Bovio
altera
le
date
della
leggenda
cristiana
per
condensarne
il
significato
;
la
famosa
frase
-
qualcuno
tradisce
-
pronunciata
all
'
ultima
cena
cogli
apostoli
,
la
suppone
detta
prima
dell
'
aneddoto
coll
'
adultera
,
pel
quale
ha
concepito
il
proprio
dramma
.
Giuda
comincia
col
pensare
il
problema
di
Socrate
:
ebbe
egli
ragione
di
morire
per
le
leggi
della
sua
città
anzichè
per
la
propria
dottrina
?
«
Sarà
più
grande
di
lui
questo
idealista
di
Nazaret
?
»
Perché
Giuda
applica
a
Cristo
questa
parola
moderna
e
nel
più
moderno
significato
?
Poi
definisce
gli
apostoli
:
«
Pietro
che
trema
,
Giovanni
che
delira
,
Giacomo
che
gonfia
,
Tomaso
che
dubita
»
,
ma
Pietro
nella
tragedia
cristiana
tremerà
e
rinnegherà
veramente
il
maestro
solo
nel
cortile
di
Caifas
,
Giovanni
delirerà
vecchio
nell
'
Apocalisse
,
Tomaso
resterà
celebre
per
il
proprio
dubbio
contro
Cristo
risorto
e
riapparso
alle
donne
e
agli
altri
apostoli
,
Giacomo
gonfia
o
gonfierà
...
che
cosa
?
Io
non
lo
so
.
Un
sorriso
apparve
sulle
labbra
di
tutti
quei
giovani
.
-
Lascia
,
lascia
,
tutto
questo
sarebbe
nulla
:
non
è
Giuda
che
parla
,
ma
Bovio
,
il
quale
nel
l894
crede
di
poter
giudicare
ognuno
di
quei
quattro
apostoli
con
una
sola
parola
.
E
sempre
l
'
uomo
,
che
nella
propria
Filosofia
del
Diritto
scriveva
:
«
Spartaco
ebbe
un
successore
,
Cristo
»
,
ed
ecco
pareggiata
una
guerra
servile
di
Roma
a
tutto
il
cristianesimo
.
Ma
Giuda
sente
una
fatalità
di
tradimento
intorno
a
Cristo
:
la
battuta
questa
volta
è
buona
,
se
non
che
Giuda
dovrebbe
sentirla
in
sè
stesso
per
alzarsi
a
figura
drammatica
rivale
di
Cristo
,
e
invece
arzigogola
sul
tradimento
,
il
quale
è
secondo
lui
nell
'
aria
,
nella
folla
,
nei
discepoli
,
nei
fratelli
stessi
di
Cristo
se
il
genio
può
averne
,
per
finire
al
solito
in
una
lirica
,
dubbiosa
bestemmia
:
«
Se
dietro
al
tuo
patibolo
il
traditore
sono
io
,
la
complicità
si
addensa
dal
genere
umano
a
tuo
Padre
»
.
-
Ma
lo
sai
dunque
tutto
a
mente
?
-
chiese
Osnaghi
.
-
Ecco
tutto
il
Giuda
di
Bovio
:
che
cosa
è
quest
'
uomo
?
Parrebbe
un
patriota
giudeo
,
poi
si
perde
nel
vaniloquio
,
non
ha
una
passione
,
una
idea
,
un
carattere
,
un
temperamento
.
Parla
come
un
retore
,
declama
peggio
d
'
un
istrione
essendo
a
sè
stesso
teatro
ed
attore
,
e
,
come
questo
non
bastasse
,
ecco
ancora
Maria
di
Magdala
a
fargli
l
'
ultima
lezione
di
filosofia
.
L
'
etèra
della
prima
scena
avrebbe
dovuto
essere
la
donna
pagana
,
abbastanza
fine
per
cogliere
i
primi
sottili
aromi
di
un
pensiero
nuovo
anche
se
religioso
;
questa
della
seconda
sarebbe
già
la
passione
novella
,
l
'
amore
umano
purificato
dal
contatto
divino
e
sublimatosi
nel
sacrificio
di
sè
medesimo
sino
a
diventare
più
limpido
della
innocenza
.
La
figura
di
Maddadena
così
bella
nella
penombra
della
leggenda
cristiana
,
schizzata
con
due
o
tre
tocchi
,
sentite
come
parla
:
«
Potrai
trovare
ancora
un
fatto
,
un
pensiero
,
che
superi
-
solo
-
la
malizia
del
mondo
?
«
E
Giuda
rimbecca
:
«
Sarà
un
pensiero
di
genio
»
.
Maddalena
:
«
Innanzi
al
quale
il
Nazareno
è
vile
:
chi
sarà
l
'
eroe
?
«
Giuda
guarda
a
terra
,
e
io
sono
tentato
di
fare
altrettanto
,
perché
non
credo
di
aver
capito
più
di
lui
.
Quindi
disputano
su
Cristo
;
Maddalena
,
con
un
linguaggio
imitato
dalle
eroine
di
Dumas
figlio
,
accenna
alla
propria
caduta
e
al
perdono
del
Rabbi
senza
potersi
decidere
come
Giuda
a
prendere
Cristo
nè
per
un
uomo
,
nè
per
un
Dio
,
quantunque
sia
venuto
un
giorno
a
sedersi
sul
verone
della
sua
,
casa
,
e
lì
,
sognando
senza
forse
,
gli
sia
sfuggito
dalle
labbra
pallide
-
non
mandarmi
questo
calice
,
sudo
Sangue
,
non
abbandonarmi
,
perdona
loro
perchè
non
sanno
quello
che
si
facciano
-
tutti
i
gridi
supremi
,
che
segneranno
il
crescendo
spasmodico
del
suo
sacrificio
.
E
quasi
ciò
non
fosse
abbastanza
falso
drammaticamente
riferisce
a
Giuda
il
giudizio
su
lui
di
Cristo
,
così
:
«
Giuda
non
è
la
fede
di
Filippo
,
di
Bartolomeo
e
degli
altri
semplici
,
nè
il
pensiero
del
filosofo
di
Stagira
:
è
la
mezza
mente
che
,
posta
fra
due
mondi
,
oscilla
fra
due
fini
e
rasenta
il
tradimento
»
.
«
Se
egli
si
uccide
,
somiglia
a
quel
tumido
Uticense
che
stimò
di
non
poter
sopravvivere
a
repubblica
morta
da
gran
tempo
:
se
mi
uccide
somiglia
a
quel
Cassio
iracondo
che
tentò
rifare
una
repubblica
disfatta
sopra
un
uomo
ucciso
»
Infine
questa
disputa
di
accento
scolastico
e
di
volgarità
moderne
finisce
all
'
ultima
moda
socialistica
:
questo
ti
riguarda
,
Tebaldi
.
Giuda
accusa
d
'
insufficienza
la
teorica
di
Cristo
e
,
profetizzando
che
i
prelati
ricchi
dell
'
avvenire
non
lo
riconoscerebbero
se
gli
saltasse
il
ticchio
di
risuscitare
dopo
un
millennio
,
urla
contro
la
promessa
di
una
seconda
vita
:
«
Ahi
!
...
qua
il
solco
,
qua
il
seme
,
qua
la
spiga
,
qua
il
diritto
!
-
Di
là
c
'
è
frode
»
.
-
Tutto
questo
è
goffo
,
lo
so
:
ma
aggiungi
ancora
la
bella
parola
:
«
Il
venditore
di
Cristo
non
sono
io
:
verrà
!
»
-
disse
Osnaghi
guardando
Tebaldi
,
che
non
aveva
ancora
parlato
.
-
La
sola
bella
di
tutta
la
scena
,
perchè
le
ultime
parole
di
Maria
di
Magdala
sono
di
una
fraseologia
ancora
più
torbida
:
«
Se
il
tuo
redentore
è
nel
numero
,
la
tua
redenzione
non
è
destinata
.
Va
e
cerca
nel
numero
il
tuo
Messia
che
non
sa
liberare
sè
dalla
turba
.
Addio
»
.
-
Pazienza
se
fosse
qui
finita
!
-
sogghignò
Tarlatti
-
ma
invece
siamo
ancora
al
prologo
del
dramma
scritto
solo
per
il
motto
finale
nella
scena
dell
'
adultera
:
Chi
è
senza
peccato
scagli
la
prima
pietra
»
.
Naturalmente
tutti
restano
colle
pietre
in
mano
tranne
il
centurione
,
che
getta
il
proprio
bastone
di
vite
per
raggiungere
Cristo
dietro
le
quinte
.
-
Oh
!
-
interruppe
Osnaghi
-
perchè
non
ripeti
la
formula
frugoniana
del
centurione
?
»
«
Restitusci
a
Roma
questo
mio
bastone
di
vite
,
e
dille
che
una
parola
è
nata
più
equa
del
diritto
del
pretore
»
.
Quale
capitano
di
fanteria
declamerebbe
oggi
così
?
-
E
siccome
Giuda
piange
,
Maddalena
per
consolarlo
gli
dice
anch
'
essa
il
proprio
giudizio
:
«
Innanzi
a
te
Egli
è
già
un
mito
,
e
tu
innanzi
a
Lui
sei
già
la
posterità
incredula
che
simula
adorazione
»
-
La
lezione
è
terminata
!
-
conchiuse
Osnaghi
stringendosi
nelle
spalle
.
-
Se
l
'
arcivescovo
di
Napoli
avesse
saputo
tacere
,
questo
Cristo
alla
festa
di
Purim
non
lo
si
sarebbe
rappresentato
come
non
lo
si
era
letto
.
-
Oh
-
ribattè
l
'
abate
-
tutto
ciò
che
tocca
Cristo
diventa
importante
.
La
chiesa
ha
creduto
di
opporsi
a
questa
opera
di
Bovio
certo
non
per
quello
che
vale
,
ma
per
quello
che
significa
.
-
Forse
hai
ragione
-
disse
Tarlatti
.
-
Riassumiamo
prima
-
si
ostinò
daccapo
Mattioli
.
-
Che
cosa
c
'
è
in
questo
Cristo
di
Bovio
?
Cristo
no
,
Giuda
nemmeno
,
ma
tre
donne
,
una
ètera
di
Grecia
,
la
cortigiana
di
Magdala
,
l
'
adultera
di
Gerusalemme
:
una
triade
femminile
,
dentro
la
quale
avrebbe
dovuto
mostrarci
l
'
idea
di
Cristo
.
La
prima
non
è
già
più
una
ètèra
per
il
semplice
fatto
di
sentire
anche
da
lungi
la
sua
presenza
,
la
seconda
diventa
una
pitonessa
per
avergli
parlato
,
la
terza
si
salva
dalla
lapidazione
per
aver
ottenuto
senza
nemmeno
chiederla
una
sua
risposta
.
Null
'
altro
.
Cristo
che
chiama
Aristotile
il
filosofo
di
Stagira
è
dà
del
tumido
Uticènse
a
Catone
,
dell
'
iracondo
a
Cassio
,
della
mezza
mente
a
Giuda
,
mandandolo
a
pensare
la
verità
messianica
nel
deserto
perchè
la
larghezza
dello
spazio
gli
suggerisca
quello
che
la
lunghezza
dei
secoli
dovrà
rivelare
:
e
che
passa
sulla
terra
unicamente
per
risolvervi
un
caso
di
adulterio
come
un
pretore
...
tale
Cristo
è
davvero
la
più
sconoscente
ingiuria
proferita
contro
di
lui
in
questo
secolo
,
che
dopo
avergli
conteso
la
divinità
gli
ha
negato
perfino
l
'
esistenza
.
Mai
più
vacua
corpulenza
di
pensiero
si
sgonfiò
in
più
informi
sembianze
di
arte
,
e
più
inetta
soggettività
di
autore
,
si
atteggiò
drammaticamente
per
falsare
figure
ed
ambiente
,
idea
e
linguaggio
...
-
Perchè
perdi
in
questo
momento
tu
stesso
la
misura
?
-
Perché
il
dramma
c
'
era
.
-
T
'
inganni
.
Nel
medioevo
la
chiesa
rappresentò
la
Passione
nei
Misteri
,
ma
quando
sorse
il
teatro
nessuno
dei
grandi
poeti
pensò
di
trarre
dalla
Passione
una
tragedia
,
e
bada
che
nè
Lopez
,
nè
Calderon
sono
grandi
poeti
.
-
Tu
opponi
un
fatto
ad
un
'
idea
:
è
troppo
poco
.
-
Forse
!
-
intervenne
Osnaghi
-
ma
io
ti
opporrò
idea
a
idea
.
Tu
credi
al
dramma
di
Cristo
,
io
no
:
tu
vedi
d
'
ambiente
e
la
scena
,
Gerusalemme
divisa
fra
partiti
politici
e
sacerdotali
,
la
doppia
tirannia
di
Erode
e
del
Sanhedrin
,
poi
Roma
più
in
alto
.
Cristo
appare
dal
popolo
,
secondo
te
;
i
discepoli
gli
si
stringono
intorno
,
le
donne
s
'
innamorano
della
sua
parola
,
i
partiti
si
acquetano
per
ascoltarla
.
Scene
di
miracoli
e
scene
domestiche
abbondano
gli
apostoli
formano
una
prima
Tavola
Rotonda
,
alla
quale
Cristo
annunzia
il
tradimento
,
perché
come
tutti
i
veramente
grandi
egli
ha
presentito
la
catastrofe
e
indovinato
il
rivale
.
La
bravura
dei
discepoli
messa
a
dura
prova
nel
processo
soccombe
,
la
prima
fede
del
popolo
si
dissipa
;
Pilato
,
l
'
indulgente
magistrato
romano
,
spicca
originalmente
fra
le
sinistre
figure
dei
pontefici
,
e
l
'
ultimo
atto
si
compie
sul
Golgota
colle
donne
sotto
alla
croce
.
Ebbene
,
mio
caro
,
il
dramma
non
c
'
è
.
Se
di
Cristo
fai
un
uomo
,
urti
nel
fantasma
divino
,
che
di
lui
è
in
tutte
le
coscienze
,
e
in
questo
dissidio
l
'
anima
del
pubblico
si
frange
.
Se
tu
lo
mostri
Dio
,
tutto
il
suo
valore
umano
non
è
più
che
un
simbolo
vuoto
.
Il
dramma
non
può
oltrepassare
i
limiti
della
individualità
,
noi
dobbiamo
cozzare
nel
fato
,
in
Dio
,
non
esserlo
.
-
Eschilo
ha
scritto
il
Prometeo
.
-
Tragedia
umana
,
mio
caro
,
perchè
Prometeo
e
Giove
non
superano
le
proporzioni
di
due
eroi
,
e
l
'
Olimpo
non
è
più
alto
del
Caucaso
.
Cristo
nell
'
arte
non
può
apparire
che
solo
,
figura
umana
,
dalla
quale
traspare
lo
spirito
divino
,
nè
uomo
,
nè
donna
alla
fisonomia
,
di
una
bellezza
vera
e
non
reale
,
come
lo
rappresentarono
i
grandi
pittori
antichi
.
Guarda
i
loro
crocifissi
:
il
corpo
non
spenzola
come
dovrebbe
dalla
croce
,
lo
spasimo
della
sua
faccia
è
ineffabile
,
ma
non
vi
si
sente
alcuna
fitta
corporea
,
il
suo
dolore
è
divino
e
ha
atteggiato
di
sè
stesso
la
bellezza
del
volto
.
Oggi
credono
di
fare
del
realismo
dipingendo
un
uomo
crocifisso
:
la
verità
è
nell
'
altro
,
il
Crocifisso
.
-
La
poesia
è
fede
-
esclamò
l
'
abate
:
-
tu
sei
vicino
ad
accoglierla
.
-
No
-
interruppe
Tarlatti
,
-
la
più
grande
poesia
è
nel
dubbio
:
ecco
perchè
ho
amato
la
figura
di
Cristo
.
Tu
no
,
abate
,
non
puoi
rileggerle
perchè
hai
la
seconda
vista
dei
mistici
;
ma
voi
altri
pigliate
ancora
una
volta
le
sue
parabole
,
allineate
le
sue
risposte
.
Vi
è
in
tutte
una
mestizia
irresistibile
,
una
ironia
sottile
,
che
Renan
solo
ha
saputo
cogliere
.
Il
dubbio
trema
nell
'
anima
del
Messia
:
attraverso
i
racconti
ingenuamente
impossibili
degli
evangelisti
si
comprende
che
il
suo
dubbio
tocca
gli
altri
,
giacchè
nemmeno
i
suoi
miracoli
più
stupefacenti
.
come
quello
di
Lazzaro
,
bastano
a
persuadere
coloro
stessi
che
vi
assistono
.
All
'
altezza
,
cui
è
salito
,
la
vista
gli
vacilla
:
il
mondo
troppo
grande
anche
pel
suo
occhio
di
veggente
sarà
sempre
più
antico
(
e
più
vasto
di
qualunque
opera
,
e
la
sua
redenzione
trionfandovi
non
avrà
redento
che
pochi
.
Allora
,
il
redentore
preso
nella
vertigine
della
propria
illusione
prova
nel
freddo
della
caduta
i
primi
brividi
del
nulla
.
Ecco
il
dramma
di
Cristo
,
l
'
impossibilità
di
credersi
Dio
e
di
farlo
credere
prima
di
morire
.
Infatti
tutte
le
sue
affermazioni
sono
ambigue
,
i
discepoli
,
che
lo
seguono
,
non
le
comprendono
più
di
colui
che
dovrà
tradirlo
:
l
'
avvenire
gli
è
chiuso
come
il
passato
,
la
morte
stessa
,
dando
agli
altri
la
fede
nella
sua
divinità
,
non
gli
basta
più
.
Nessun
processo
somiglia
a
quello
di
Cristo
,
giacchè
tutto
vi
si
riassume
in
una
parola
:
qui
est
veritas
.
Il
silenzio
di
Cristo
davanti
a
questa
dimanda
di
Pilato
è
la
sua
sconfitta
di
Dio
.
Che
importa
il
resto
?
La
magnifica
scena
del
Golgota
colla
ironia
finale
della
fede
,
che
morta
nel
redentore
ricomincia
nel
ladrone
crocifisso
al
suo
fianco
:
l
'
ineffabile
malinconia
della
sostituzione
di
Giovanni
,
il
più
poeta
tra
i
discepoli
,
come
figlio
nel
cuore
di
Maria
:
l
'
ultimo
,
delirante
appello
nel
vuoto
-
Dio
,
dio
,
perchè
mi
hai
abbandonato
?
-
e
subito
dopo
tutto
il
peso
della
morte
nel
terribile
-
consumatum
est
-
questo
finale
sublime
non
vale
il
silenzio
di
Cristo
davanti
alla
domanda
di
Pilato
:
quid
est
veritas
?
L
'
espiezione
del
redentore
è
tutta
in
quel
silenzio
.
Gli
altri
guardarono
all
'
abate
come
aspettando
uno
scatto
,
ma
questo
invece
si
volse
a
Tebaldi
:
-
A
te
ora
,
poiché
i
poeti
,
i
quali
come
Osnaghi
fanno
ancora
dei
versi
,
non
sentono
più
Cristo
che
dipinto
.
Tu
socialista
,
se
davvero
il
socialismo
sarà
Un
'
epoca
nello
spirito
umano
,
devi
intendere
quella
,
dalla
quale
esce
.
Ami
tu
Cristo
?
.
-
Io
lo
odio
.
-
Tanto
meglio
!
Il
tuo
odio
potrebbe
averlo
compreso
più
dell
'
amore
di
Tarlatti
.
Cristo
non
ha
egli
detto
:
chi
non
odia
l
'
anima
sua
in
questa
vita
non
la
serberà
immortale
?
Chi
odia
crede
.
Tebaldi
il
più
grosso
dei
quattro
si
torse
verso
l
'
abate
appoggiando
il
gomito
sulla
tavola
e
guardandolo
fissamente
;
la
sua
faccia
:
quadra
,
bruna
,
dai
sopraccigli
quasi
riuniti
,
esprimeva
una
fiera
energia
.
-
Non
ho
il
vostro
ingegno
-
cominciò
-
ma
io
credo
;
per
voi
altri
la
vita
è
uno
spettacolo
,
del
quale
vorreste
riprodurre
i
quadri
nell
'
arte
,
e
così
pensereste
di
aver
vissuto
.
Allora
come
ridete
di
Bovio
?
Perchè
il
suo
quadro
di
Cristo
è
brutto
?
E
bello
a
che
cosa
gioverebbe
,
se
nemmeno
la
redenzione
di
Cristo
ha
giovato
?
Quando
tu
,
Mattioli
,
parlavi
di
Giuda
,
io
ti
ascoltavo
attentamente
:
il
cristianesimo
non
ha
potuto
comprendere
il
suo
tradimento
,
tu
dicevi
.
Ebbene
,
io
ti
rispondo
:
perchè
tradimento
non
vi
fu
.
In
che
cosa
si
poteva
tradire
Cristo
?
Qual
'
era
la
sua
idea
?
Io
non
la
so
.
-
Il
mondo
l
'
ha
accettata
.
-
proruppe
l
'abate.-
Rimanendo
tale
quale
,
quindi
non
la
sa
come
me
.
Egli
si
proclama
figlio
di
Dio
:
è
questa
l
'
idea
?
Tutte
le
mitologie
dei
suoi
tempi
n
'
erano
piene
.
La
redenzione
dal
peccato
originale
mediante
una
incarnazione
divina
?
Tutte
le
mitologie
n
'
erano
piene
.
Un
'
altra
vita
in
un
altro
mondo
migliore
?
Tutte
le
mitologie
n
'
erano
piene
.
L
'
uguaglianza
del
genere
umano
.
-
Sì
.
-
Ma
non
osò
proclamarla
.
-
Nel
cristianesimo
schiavo
e
padrone
sono
eguali
.
-
Come
dunque
sono
ancora
schiavo
e
padrone
?
Che
egli
abbia
o
no
avuto
una
esistenza
di
uomo
,
mi
pare
la
più
inutile
delle
questioni
dal
momento
che
sarebbe
stato
un
uomo
non
superiore
al
proprio
tempo
.
-
Perchè
dunque
hai
detto
di
odiarlo
?
Gli
altri
assistevano
quasi
ansiosi
allo
strano
duello
,
ma
dinanzi
al
viso
sempre
così
oscuro
di
Tebaldi
,
la
fronte
dell
'
abate
si
rischiarava
;
ambedue
sentivano
che
i
discorsi
fatti
sino
allora
non
erano
stati
che
divagazioni
.
-
Per
la
religione
del
suo
nome
:
essa
è
ancora
il
più
grande
ostacolo
al
progresso
umano
colla
viltà
dei
dogmi
e
l
'
ipocrisia
delle
speranze
.
Il
Dio
di
Cristo
crea
l
'
uomo
,
certamente
per
l
'
uomo
e
non
per
sè
stesso
,
e
nullameno
per
un
primo
peccato
condanna
tutta
la
sua
discendenza
:
è
una
fola
,
lo
so
,
ma
questa
fola
rende
ancora
timida
l
'
umanità
.
Cristo
si
proclama
suo
figlio
,
e
viene
a
morire
con
noi
per
redimerci
dalle
conseguenze
di
questo
peccato
:
dove
?
-
In
un
altro
mondo
;
e
allora
a
che
prò
discendere
in
questo
?
E
la
speranza
,
di
quell
'
altro
mondo
,
che
conserva
tutte
le
ingiustizie
nel
nostro
.
Se
la
vita
è
un
pellegrinaggio
,
perchè
preoccuparci
della
strada
?
Basta
la
mèta
,
molto
più
che
il
viaggio
è
brevissimo
.
Il
mondo
invece
deve
inventare
una
stazione
.
-
Nell
'
infinito
.
Arrestati
,
se
puoi
,
tu
che
parli
di
stazioni
:
il
tuo
giorno
è
un
baleno
fra
due
ombre
,
la
tua
vita
è
una
corsa
fra
due
mète
:
hai
Dio
dietro
e
Dio
davanti
.
Arrestati
:
in
nessun
momento
della
tua
esistenza
terrena
sei
pari
a
te
stesso
,
solo
nella
tua
anima
immortale
sta
la
tua
identità
.
Atteggia
,
combina
il
mondo
come
ti
piace
,
non
sarà
bello
perchè
potrà
guastarsi
,
non
sarà
giusto
perchè
tu
condanni
il
presente
,
e
non
puoi
mutare
il
passato
.
Se
tu
vuoi
la
felicità
degli
uomini
vivi
,
perchè
non
la
pretendi
anche
pei
morti
?
Il
loro
antico
dolore
non
basterebbe
dunque
a
turbare
la
tua
gioia
nel
nuovo
assetto
sociale
?
Tu
,
che
accusi
d
'
ingiustizia
l
'
elezione
del
popolo
ebreo
fra
tutti
i
popoli
,
vorresti
eleggere
alla
beatitudine
una
generazione
e
le
generazioni
di
essa
contro
tutto
il
numero
delle
altre
:
pretendi
la
felicità
,
e
fuggi
dinanzi
al
problema
del
dolore
!
Perchè
l
'
uomo
soffre
?
Fino
a
quando
non
avrai
risposto
in
te
medesimo
a
questa
domanda
,
il
tuo
appello
alla
gioia
sarà
per
lo
meno
insensato
;
tu
,
l
'
uomo
delle
scienze
positive
,
vuoi
dunque
risolvere
l
'
equazione
facendo
a
meno
dei
suoi
dati
?
-
La
società
sola
riduce
l
'
uomo
infelice
.
-
Ancora
l
'
uomo
contro
l
'
uomo
!
Perché
?
questo
se
tu
li
credi
eguali
?
E
se
invece
sono
dispari
nella
natura
,
solamente
in
Dio
potranno
pareggiarsi
.
L
'
umanità
non
è
dunque
più
per
te
socialista
un
uomo
solo
,
sempre
uguale
a
sè
medesimo
,
nella
cui
vita
ogni
generazione
è
un
minuto
,
che
si
ricorda
al
di
là
del
proprio
passato
,
e
presagisce
quanto
gli
si
prepara
nell
'
avvenire
?
Il
primo
pensiero
dell
'
uomo
non
è
per
sè
medesimo
,
ma
per
il
proprio
creatore
.
Provati
a
non
ascoltare
la
domanda
,
che
ti
sale
ad
ogni
istante
dalla
coscienza
:
donde
vengo
io
che
vado
?
E
subito
dopo
:
dove
vado
io
che
passo
?
E
poichè
non
sai
rispondere
,
il
problema
diventa
triplice
:
allora
chi
sono
?
Domandalo
a
Dio
.
-
Troppi
lo
hanno
già
chiesto
indarno
.
-
E
tutti
chiederanno
sempre
.
-
Perchè
il
dubbio
è
la
nostra
unica
verità
-
intervenne
Tarlatti
.
-
No
,
esso
ne
è
solamente
la
fatica
.
Dio
risponde
perchè
egli
stesso
,
suscitando
in
noi
queste
domande
,
ha
voluto
che
la
nostra
vita
sia
un
dialogo
ininterrotto
con
lui
.
Le
vostre
arti
dilucidano
i
propri
quadri
sul
panorama
della
sua
creazione
,
le
vostre
scienze
sillabano
le
prime
parole
sul
libro
delle
sue
leggi
,
la
nostra
storia
effimera
comincia
e
finisce
nella
sua
storia
eterna
.
Perchè
Dio
non
sarebbe
disceso
fino
a
noi
sotto
la
forma
di
Gesù
?
La
leggenda
mosaica
,
voi
dite
,
è
assurda
quanto
l
'
altra
cristiana
della
redenzione
:
ma
che
ci
resta
di
più
ragionevole
?
Forse
la
ragione
,
che
ignora
tutti
i
perchè
delle
proprie
domande
e
delle
proprie
risposte
?
Cancellate
creatore
e
creazione
,
ma
resterete
sempre
dinanzi
al
pensiero
,
che
ha
potuto
tanto
cancellare
,
e
alla
materia
incancellabile
anche
per
il
pensiero
.
Siete
dunque
al
medesimo
punto
,
nella
stessa
antitesi
del
finito
coll
'
infinito
,
dell
'
uomo
con
Dio
:
e
poiché
nulla
può
disgiungere
materia
e
spirito
,
forma
e
sostanza
,
ordine
e
cose
,
Cristo
torna
mediatore
fra
le
sue
nature
inseparabili
.
Cristo
non
si
riesce
a
negarlo
;
tu
,
Mattioli
,
lo
ammetti
nell
'
arte
,
tu
,
Tarlatti
,
nel
dubbio
,
tu
,
Tebaldi
,
nell
'
odio
;
mentre
egli
vi
costringe
tutti
e
per
sempre
nella
propria
orbita
divina
.
L
'
umanità
tenterebbe
indarno
di
scordarlo
,
perchè
in
essa
,
ciò
che
fu
,
dura
.
Prima
di
strappare
Cristo
alla
coscienza
dell
'
umanità
cercatevi
intorno
con
che
cosa
riempirete
in
essa
un
vuoto
di
duemila
anni
.
Chi
di
voi
,
può
proclamare
false
le
figure
dello
spirito
accettando
per
vere
quelle
della
natura
?
L
'
indimenticabile
dell
'
uno
non
vale
dunque
l
'
immutabile
dell
'
altra
?
Per
coloro
,
che
credono
,
il
presente
è
l
'
eterno
:
per
quelli
,
che
dicono
di
non
credere
,
il
presente
è
l
'
effimero
,
ma
la
realtà
è
ugualmente
per
tutti
nel
presente
:
Cristo
è
presente
nell
'
umanità
.
Tu
,
romanziere
,
hai
confessato
che
nessun
dramma
è
più
intenso
del
suo
:
trova
tu
,
poeta
,
una
passione
della
sua
più
ineffabile
:
tu
,
filosofo
scettico
,
cerca
un
dubbio
più
profondo
della
sua
fede
-
se
la
nostra
vita
non
viene
da
Dio
,
e
non
torna
a
Dio
per
mezzo
di
Dio
,
dove
va
la
nostra
vita
?
-
Tu
,
socialista
,
accumula
tutte
le
risorse
della
materia
,
condensa
l
'
immensità
del
mondo
nella
brevità
del
tuo
tempo
,
e
costruisciti
una
vita
di
piaceri
;
il
più
piccolo
dei
dolori
spirituali
simboleggiati
in
Cristo
ti
renderà
per
sempre
,
ugualmente
,
inconsolabile
.
Tutti
noi
portiamo
Cristo
crocifisso
nel
cuore
,
e
la
nostra
passione
continua
la
sua
,
finchè
sia
consumata
la
prova
e
vinto
il
mistero
.
Oggi
come
sempre
il
mondo
appartiene
a
coloro
che
credono
.
-
Chi
crede
più
?
-
chiesero
tutti
a
una
voce
.
-
Coloro
che
interrogano
senza
pretendere
la
risposta
,
e
coloro
che
rispondono
senza
essere
interrogati
:
i
grandi
della
scienza
che
consultano
l
'
universo
aspettando
ingenuamente
le
sue
rivelazioni
,
e
i
piccoli
della
storia
che
rispondono
,
inconsciamente
ai
suoi
appelli
.
Sono
gli
eletti
di
Dio
.
-
E
la
chiesa
,
della
quale
tu
vesti
l
'
abito
?
-
intervenne
con
fine
sorriso
Tarlatti
.
-
Signori
,
è
ora
di
chiudere
-
disse
l
'
oste
appressandosi
a1
loro
tavolo
dopo
aver
spento
senza
che
se
ne
accorgessero
,
quasi
tutti
i
becchi
del
gas
;
questo
brusco
avviso
li
richiamò
come
una
strappata
dalle
aeree
regioni
,
nelle
quali
avevano
spaziato
sino
allora
,
alla
volgarità
dell
'
ambiente
.
Il
fiasco
era
ancora
intatto
.
-
Oh
!
-
proruppe
Tarlatti
-
bisogna
pagarlo
ugualmente
,
poichè
l
'
oste
ha
dovuto
sopportare
quanto
abbiamo
detto
finora
.
Si
erano
rimessi
i
mantelli
e
si
avviarono
per
uscire
:
piovigginava
.
Scambiarono
qualche
parola
sulle
lezioni
dell
'
indomani
all
'
università
,
erano
tutti
studenti
,
poi
si
strinsero
con
affetto
la
mano
.
-
Dunque
,
caro
abate
-
disse
ancora
Tarlatti
-
la
conclusione
è
:
Laus
Christo
,
come
l
'
intestatura
dell
'
ultimo
capitolo
nell
'
ultimo
volume
di
Renan
sulle
Origini
del
cristianesimo
.
-
E
a
Bovio
?
-
interruppe
sardonicamente
Mattioli
prevenendo
la
risposta
.
-
Il
silenzio
intorno
alla
sua
opera
,
affinchè
possa
più
presto
sentire
quella
,
che
egli
stesso
chiama
Voce
grande
di
Cristo
-
rispose
l
'
abate
coll
'
imperturbabile
fede
dei
mistici
.
TESTA
O
LETTERA
?
Una
volta
era
stato
un
signore
.
I
vecchi
del
villaggio
si
ricordavano
ancora
di
suo
padre
,
il
cavaliere
,
che
Gregorio
XVI
nominò
conte
per
quelle
due
tornature
di
campo
offerte
al
paese
,
quando
si
doveva
costruire
la
grande
chiesa
parrocchiale
.
Ma
il
titolo
di
conte
non
aveva
attecchito
,
perché
nelle
fantasie
montanare
egli
avrebbe
dovuto
essere
molto
più
ricco
per
meritarlo
davvero
;
rimase
quindi
cavaliere
.
Fece
educare
il
figlio
,
l
'
estremo
e
l
'
unico
della
sua
vita
,
nel
seminario
della
prossima
città
,
poi
sentendosi
troppo
vecchio
lo
riprese
a
casa
e
se
lo
tenne
costantemente
dappresso
sino
agli
ultimi
giorni
.
Il
ragazzo
diventato
ormai
giovanetto
sembrava
intelligente
ed
era
bello
;
quindi
il
cavaliere
morì
,
e
il
giovanetto
fattosi
quasi
uomo
volle
subito
essere
un
giovane
alla
moda
secondo
il
costume
d
'
allora
nel
villaggio
.
Ma
siccome
la
moda
è
identica
in
tutti
i
luoghi
e
in
tutti
i
tempi
,
si
mise
contemporaneamente
a
comprare
cavalli
,
a
giuocare
,
ad
amoreggiare
.
La
sua
vita
era
una
festa
.
Fragorosamente
allegro
,
stordendosi
nel
proprio
frastuono
e
colle
adulazioni
della
poveraglia
,
che
lo
chiamava
sempre
conte
e
cavaliere
,
egli
era
l
'
anima
e
l
'
invidia
di
tutto
il
villaggio
.
A
notte
lo
assordava
di
risa
e
di
canto
ubbriacando
per
tutte
le
bettole
quanti
ne
avevano
voglia
,
ed
erano
molti
:
di
giorno
passava
e
ripassava
sul
selciato
roccioso
dell
'
unica
strada
,
alto
sopra
la
propria
sedia
.
Così
allora
si
chiamavano
i
biroccini
;
ma
la
sua
sedia
era
dorata
,
dipinta
di
rosso
,
con
un
gran
tappeto
,
il
primo
che
il
villaggio
avesse
forse
visto
,
e
che
egli
lasciava
spenzolare
fra
il
montatoio
e
una
stanga
a
guisa
di
gualdrappa
.
Le
sedie
di
quel
tempo
,
primo
e
massimo
sintomo
di
ricchezza
in
una
famiglia
,
somigliavano
agli
ultimi
sedioli
usati
nelle
corse
al
trotto
,
sostituiti
poi
dai
sulki
americani
,
ma
erano
a
due
posti
;
e
siccome
non
avevano
molle
sotto
la
grande
cassa
di
legno
festosamente
dipinta
o
intagliata
,
per
ottenere
una
qualche
elasticità
portavano
due
stanghe
smisuratamente
lunghe
.
Così
gravitando
e
molleggiando
sulle
reni
del
cavallo
,
massime
nelle
discese
,
permettevano
di
parlare
senza
troppo
pericolo
di
mangiarsi
la
lingua
nell
'
assiduo
trabalzare
sui
ciottoli
delle
strade
.
Da
alcuni
paesetti
montanari
delle
Romagne
le
ultime
sedie
hanno
forse
portato
alla
città
i
voti
del
plebiscito
nel
1859
:
oggi
nella
rapida
vicenda
di
tutte
le
forme
nessuno
le
ricorda
più
.
La
sedia
del
cavaliere
era
dunque
dorata
come
la
sua
vita
,
chiassosa
come
la
sua
gioia
,
rapida
come
i
suoi
capricci
,
andava
sovente
nel
fosso
come
la
sua
fortuna
.
Una
volta
fortuna
e
sedia
vi
rimasero
così
sbriciolate
che
nessuna
avarizia
o
pietà
tentò
di
risollevarle
.
Ma
prima
il
cavaliere
aveva
preso
in
moglie
una
fanciulla
di
eccellente
famiglia
diventata
poi
quasi
illustre
per
due
uomini
politici
saliti
ad
alte
cariche
nella
rivoluzione
.
La
fanciulla
sedotta
dalle
apparenze
painesche
del
cavaliere
lo
aveva
sposato
,
regalandogli
presto
in
quella
allegra
vita
,
senza
troppo
capirla
,
due
figli
.
Quindi
nel
crollo
improvviso
di
tutta
la
casa
restò
più
intontita
che
afflitta
:
la
sua
natura
bonaria
,
capace
di
vivere
in
ogni
condizione
quasi
colla
stessa
facilità
,
devota
,
fredda
,
di
un
appetito
insaziato
e
di
un
cicalìo
inesauribile
,
la
salvò
dalle
cupe
malinconie
dei
decaduti
.
Poi
morì
abbandonando
il
giovane
dissoluto
con
due
bambini
,
solo
e
povero
.
Il
giuoco
gli
aveva
già
fatto
perdere
quasi
tutte
le
masserizie
,
senza
che
il
suo
temperamento
ne
fosse
domo
:
lasciò
i
figli
crescere
nel
rigagnolo
e
iniziò
per
sé
stesso
un
sistema
di
scroccherie
basato
sulle
antiche
relazioni
di
famiglia
.
L
'
arguzia
dei
primi
espedienti
aiutata
dalla
sfacciataggine
delle
maniere
gli
diede
per
qualche
anno
un
abbondante
ricolto
;
in
seguito
slargò
le
operazioni
,
come
soleva
egli
stesso
dire
ironicamente
,
circuì
ogni
forestiere
signorile
capitasse
nel
paese
,
fece
da
scrivano
e
da
segretario
,
fu
sensale
e
mezzano
,
visse
di
tutto
e
di
tutti
.
Avendo
una
eccellente
calligrafia
,
qualche
studio
grammaticale
e
potendo
firmare
"
conte
"
e
"
cavaliere
"
,
due
titoli
che
davano
una
grande
rispettabilità
alla
sua
volontaria
sventura
,
poté
spillare
quattrini
al
vescovo
,
poi
a
quanti
gli
successero
,
finché
giunto
il
'59
ed
eletti
i
deputati
si
credette
quasi
ricco
.
Per
molti
anni
gabbò
tutti
quelli
della
provincia
col
darsi
a
credere
a
volta
un
Giobbe
e
a
volta
un
grande
elettore
,
o
partendo
talora
cogli
abiti
più
sdruciti
a
fare
il
giro
della
diocesi
si
presentava
ovunque
e
sempre
col
migliore
italiano
,
mentre
nel
villaggio
per
dispregio
della
gente
non
discorreva
mai
che
nel
più
sordido
dialetto
,
ma
ritornando
invariabilmente
senza
un
soldo
dopo
averli
tutti
perduti
in
qualche
bettola
.
Però
non
sentiva
rimorsi
.
E
oltre
il
giuoco
aveva
ancora
un
vizio
ed
una
passione
:
era
goloso
,
nauseantemente
goloso
di
dolciumi
,
e
pazzo
per
la
caccia
alle
reti
.
Nei
giorni
migliori
,
quando
colla
vendita
di
qualche
uccello
poteva
comprarsi
delle
paste
,
veniva
subito
nel
caffè
per
mangiarle
dinanzi
alla
gente
con
ogni
sorta
di
lazzi
e
d
'
ingiurie
contro
i
signori
del
paese
,
che
facevano
la
più
miserabile
vita
e
non
erano
nemmeno
da
tanto
che
sapessero
come
lui
cavarsi
un
capriccio
.
-
Perché
non
le
dai
piuttosto
ai
tuoi
bambini
?
-
gli
fu
chiesto
un
giorno
.
-
Il
bambino
sono
io
.
Ma
poi
ci
pensò
e
gli
parve
con
un
certo
senso
di
umiliazione
che
la
risposta
fosse
più
vera
di
quanto
volesse
.
Infatti
era
stata
accolta
da
una
risata
significativa
.
Alcuni
parenti
umiliati
da
quella
sua
vita
di
mendicante
si
offersero
più
di
una
volta
a
trovargli
un
impiego
,
ma
egli
rifiutava
ostinatamente
.
-
Se
lavorassi
nessuno
mi
crederebbe
più
conte
.
-
Allora
mandate
almeno
a
bottega
i
ragazzi
.
-
Prima
di
tutto
sono
conti
anche
loro
se
lo
sono
io
:
però
se
ci
vogliono
andare
,
non
mi
oppongo
.
Naturalmente
i
ragazzi
se
ne
guardavano
bene
.
Poi
venne
il
'66
ed
essendo
allora
quasi
due
giovanotti
diventarono
due
garibaldini
.
Alla
partenza
,
siccome
in
paese
si
era
fatta
una
colletta
per
i
volontari
e
ad
essi
n
'
era
già
toccata
una
parte
,
il
padre
li
chiamò
.
Erano
presso
un
'
osteria
.
-
I
tedeschi
sono
sempre
stati
nostri
nemici
,
ma
questa
volta
dev
'
essere
finita
per
sempre
:
battetevi
tutti
da
bravi
-
concluse
dopo
un
lungo
discorso
alla
presenza
di
molta
plebaglia
,
che
gli
batté
fragorosamente
le
mani
.
-
E
adesso
beviamo
.
-
Vorreste
mangiarci
quei
due
soldi
che
abbiamo
-
rispose
il
maggiore
dei
due
figli
,
il
più
lacero
.
-
Ti
ho
detto
di
bere
-
ribatté
il
conte
rattenendosi
.
-
Dove
avete
i
quattrini
voi
?
-
Il
vecchio
,
che
si
vide
penetrato
,
gli
lanciò
una
occhiata
sinistra
;
la
plebaglia
rideva
e
fermava
quanti
passassero
per
farli
assistere
alla
scena
.
-
Il
conte
,
il
conte
!
-
vociavano
i
bambini
.
Il
conte
era
diventato
livido
.
-
Tu
dunque
vai
a
batterti
per
la
patria
?
-
replicò
con
voce
stridula
.
-
Sai
che
cosa
ti
darà
la
patria
,
dopo
?
-
Non
voglio
niente
io
.
-
Te
lo
darà
ugualmente
:
ti
darà
la
galera
.
Il
figlio
alzò
la
mano
,
ma
la
gente
s
'
interpose
.
Nullameno
il
conte
trovò
modo
di
farsi
ubbriacare
da
un
altro
volontario
,
e
prima
di
sera
incontrandosi
coi
figli
:
-
Ohé
!
-
gridò
loro
barcollando
-
io
ho
fatto
bene
la
mia
prima
tappa
.
Questo
scherzo
li
rappattumò
.
Ma
come
il
vecchio
aveva
predetto
accadde
:
dopo
cinque
o
sei
anni
ambo
i
figli
quantunque
non
malvagi
finirono
in
galera
.
Egli
proseguiva
la
solita
vita
,
solamente
era
stato
nominato
organista
della
parrocchia
con
cento
lire
annue
di
stipendio
e
,
ciò
che
maggiormente
importava
,
con
una
nuova
facilità
a
scroccare
buoni
pranzi
.
D
'
allora
non
fu
festa
di
campagna
alla
quale
si
suonasse
o
no
l
'
organo
senza
di
lui
.
Arrivava
primo
,
nel
tempo
della
caccia
,
colle
reti
e
i
richiami
,
per
cacciare
in
qualche
campo
vicino
ove
in
mancanza
d
'
uccelli
s
'
ingegnava
colla
frutta
o
altro
;
d
'
inverno
col
solito
mantello
bucherellato
di
panno
turchino
,
un
residuo
dell
'
antica
eleganza
,
e
il
caldanino
sotto
.
Partiva
ultimo
non
senza
qualche
cartoccio
nelle
tasche
,
giacché
a
tavola
domandava
quasi
per
ogni
pietanza
il
permesso
di
conservarne
un
ricordo
,
esagerando
questo
uso
già
troppo
sfacciato
di
molti
preti
.
Nella
primavera
,
a
caccia
proibita
,
invescava
le
cingallegre
,
d
'
estate
arretiva
gli
ortolani
,
nel
settembre
le
passere
,
d
'
ottobre
trovava
qualche
paretaio
disusato
per
i
fringuelli
;
e
d
'
inverno
tornava
colla
pania
ai
tordi
,
o
saliva
malgrado
la
neve
al
paretaio
,
ne
spazzava
la
platea
,
e
lì
nel
casotto
,
semivestito
,
gelato
,
con
una
pignattina
di
caffè
,
nella
quale
intingeva
un
pezzo
di
pane
,
aspettava
tutto
il
giorno
che
un
fringuello
più
affamato
di
lui
venisse
a
beccare
l
'
erba
presso
il
boschetto
.
Era
una
caccia
rabbiosa
e
desolata
.
Spesso
il
vento
alzando
turbini
di
neve
glieli
sbatteva
sul
volto
incorniciato
dal
finestrino
,
immobile
come
un
ritratto
:
aveva
i
diacciuoli
nella
barba
,
il
naso
pavonazzo
,
le
lagrime
agli
occhi
,
e
nullameno
raggomitolato
nel
vecchio
mantello
,
il
caldanino
sulla
pancia
e
le
mani
sul
caldanino
,
i
piedi
dentro
una
vecchia
sporta
piena
di
paglia
,
aspettava
sempre
.
L
'
uccello
arrivava
pigolando
:
allora
i
suoi
occhi
scintillavano
,
un
brivido
più
freddo
lo
faceva
tremare
sulla
panca
,
afferrava
colla
mano
dritta
la
ciambella
del
tiratoio
e
attendeva
senza
respirare
.
Ma
se
l
'
uccello
saltarellando
per
la
platea
s
'
involava
prima
di
essere
entrato
fra
le
reti
,
la
sua
passione
scoppiava
in
un
delirio
di
collera
.
Poneva
il
caldanino
sul
parapetto
e
alzando
le
corna
al
cielo
chiamava
Dio
ad
alte
grida
come
un
nemico
personale
,
che
si
compiacesse
a
torturarlo
vigliaccamente
.
-
Nemmeno
un
uccello
...
To
'
!
-
e
un
gesto
intraducibile
conchiudeva
la
bestemmia
.
La
sera
giù
nel
villaggio
,
vedendolo
arrivare
mezzo
morto
dal
freddo
senza
nemmeno
un
passerotto
,
gli
davano
la
berta
:
egli
tornava
ad
inviperirsi
.
Poi
il
governo
mise
una
forte
tassa
di
trentacinque
lire
sui
paretai
,
di
quaranta
sulle
reti
a
mano
,
di
dieci
per
le
panie
,
e
proibì
i
lacciuoli
.
La
nuova
legge
,
soggetto
,
prima
e
dopo
la
promulgazione
,
di
tutti
i
discorsi
del
villaggio
,
fu
pel
conte
causa
di
nuove
tragedie
.
Egli
aveva
giurato
di
cacciare
senza
nessuna
licenza
,
ma
nonostante
tutti
i
riguardi
dei
carabinieri
,
che
fingevano
di
non
vederlo
,
cadde
più
volte
in
contravvenzione
,
e
dovette
scontarla
con
la
perdita
degli
attrezzi
e
parecchi
giorni
di
carcere
.
Le
sue
bravate
al
caffè
,
dove
parlava
dei
carabinieri
col
più
insultante
disprezzo
,
li
aveva
costretti
a
catturarlo
.
Allora
fu
eroico
:
colle
cento
lire
dell
'
organo
,
la
sua
unica
rendita
,
comprò
tutte
le
licenze
e
venne
trionfante
al
caffè
ad
inveire
contro
quei
signori
che
per
paura
della
nuova
tassa
avevano
dismessi
i
paretai
.
-
E
quest
'
inverno
?
-
gli
chiese
un
bracciante
che
giuocava
a
scopa
.
-
Sai
leggere
tu
?
-
No
.
-
Io
so
scrivere
-
rispose
sardonicamente
,
e
una
risata
in
coro
gli
diede
ragione
.
Infatti
le
lettere
restavano
sempre
la
sua
migliore
risorsa
,
anche
quando
giuocava
.
Ma
questa
frenetica
passione
del
giuoco
,
che
gli
aveva
fatto
perdere
i
lenzuoli
,
le
sedie
e
una
volta
persino
i
tortellini
di
Pasqua
,
prima
di
cuocerli
,
a
un
centesimo
l
'
uno
,
non
riusciva
oramai
più
a
soddisfarla
.
I
due
o
i
cinque
franchi
spillati
ai
gonzi
sfumavano
tosto
in
dolciumi
,
se
il
gioco
non
era
pronto
:
nullameno
se
ne
rifaceva
alla
meglio
.
Talora
nel
paretaio
,
mentre
passava
un
branco
di
passeri
e
dava
loro
lo
zimbello
,
aveva
scommesso
:
-
Cinque
soldi
che
piglio
almeno
tre
passere
?
-
Intanto
gli
uccelli
giungevano
al
tiro
.
-
Scommettiamo
,
tiravia
:
cinque
soldi
...
-
Ma
come
vuoi
fare
?
Potresti
prendere
anche
tutto
il
branco
.
-
Ebbene
in
questo
caso
avrò
perduto
-
rispondeva
il
giuocatore
indiavolato
.
Un
'
altra
volta
gli
dettero
tre
lettere
da
portare
a
tre
parrocchie
:
erano
inviti
per
un
funerale
.
Egli
partì
sollecitamente
;
cinque
soldi
per
lettera
e
senza
dubbio
una
pagnotta
e
un
bicchiere
di
vino
dal
prete
che
la
riceveva
.
A
un
miglio
dal
paese
si
incontrò
in
un
altro
giuocatore
,
vecchio
contadino
,
già
possidente
andato
a
male
.
Si
fermarono
a
chiacchierare
presso
il
parapetto
di
un
ponte
:
ambedue
non
avevano
sciaguratamente
giuocato
da
un
pezzo
,
quindi
il
conte
mostrò
le
tre
lettere
e
gli
espose
l
'
incarico
.
-
Eh
!
-
mormorò
l
'
altro
invidiosamente
-
quindici
soldi
con
poca
fatica
.
-
Vogliamo
giuocarli
?
-
Non
ho
le
carte
-
ribatté
il
contadino
con
tono
amaro
.
Il
conte
ebbe
un
sorriso
umiliante
di
superiorità
.
-
Ecco
,
sono
tre
lettere
a
cinque
soldi
l
'
una
,
vanno
a
tre
parrocchie
:
scommettiamo
.
Se
indovini
la
parrocchia
hai
vinto
tu
,
se
non
la
indovini
ho
vinto
io
.
-
Ma
se
non
ho
un
soldo
!
-
replicò
l
'
altro
solleticato
dal
giuoco
e
forse
anche
dalla
sua
stranezza
.
Poi
una
idea
lo
illuminò
.
-
Facciamo
così
:
se
vinco
,
tu
mi
cedi
l
'
incarico
e
le
porto
io
;
così
tu
non
metti
fuori
niente
.
-
E
se
perdi
?
-
L
'
altro
si
grattò
la
testa
.
-
Va
là
,
imbecille
,
l
'
ho
trovata
io
:
se
perdi
mi
accompagnerai
nel
giro
senza
guadagnare
nulla
.
Invece
perdette
il
conte
.
Così
erano
passati
molti
anni
,
poi
i
figli
uno
alla
volta
tornarono
dalla
galera
:
il
maggiore
ripartì
dal
villaggio
e
andò
a
fare
il
manovale
a
Roma
,
l
'
altro
si
acconciò
nel
paese
da
stalliere
presso
un
oste
.
Il
conte
viveva
solo
.
Stava
lassù
in
un
solaio
screpolato
,
quasi
senza
porta
,
col
tetto
troppo
incline
,
attraverso
il
quale
si
vedevano
le
stelle
:
d
'
inverno
la
neve
gli
cadeva
intorno
al
letto
alta
sino
al
ginocchio
senza
che
egli
pensasse
a
spazzarla
,
non
aveva
camino
,
e
d
'
altronde
gli
sarebbe
mancata
la
legna
.
Il
fornaio
gli
riempiva
gratis
il
caldanino
di
carbonella
:
del
letto
non
aveva
rimasto
che
il
pagliericcio
,
entro
il
quale
si
cacciava
tutto
vestito
,
poi
col
mantello
si
faceva
una
coperta
e
col
vecchio
cappellaccio
una
specie
di
berrettone
.
Nei
giorni
di
gran
freddo
non
si
alzava
più
;
passava
le
lunghe
ore
a
guardare
i
propri
uccelli
chiusi
dentro
un
abbaino
sporgente
sul
tetto
e
difeso
da
una
rete
di
ferro
,
rifacendo
forse
per
la
milionesima
volta
gli
stessi
sogni
di
giuoco
,
di
caccia
o
di
dolciumi
.
Aveva
pochi
bisogni
e
meno
rimorsi
;
se
fosse
ridivenuto
ricco
si
sarebbe
nuovamente
rovinato
.
Oramai
in
paese
la
sua
miseria
e
le
sue
stravaganze
si
erano
talmente
invecchiate
nell
'
abitudine
di
tutti
che
nessuno
gli
badava
più
.
Egli
tirava
dritto
.
Finalmente
si
ammalò
.
Un
giorno
la
ruota
di
un
biroccino
pigliandogli
il
mantello
lo
fece
cadere
;
parve
cosa
da
nulla
,
ma
non
si
rimise
più
.
Gli
vennero
meno
le
gambe
,
si
mise
a
letto
.
Il
figlio
per
rispetto
mondano
,
fors
'
anche
per
un
rimasuglio
di
pietà
,
venne
ad
usargli
qualche
cura
,
a
portargli
qualche
zuppa
.
Egli
non
si
lagnava
.
Era
d
'
inverno
.
Nel
solaio
aperto
a
tutti
i
venti
sarebbe
gelato
il
vino
:
le
pareti
scrostate
e
sudicie
annebbiavano
la
poca
luce
,
il
pavimento
era
tutto
rotto
,
la
porta
sgangherata
metteva
certi
urli
ai
buffi
del
vento
,
che
parevano
umani
.
Solo
gli
uccelli
nell
'
abbaino
saltellavano
o
canticchiavano
di
quando
in
quando
.
Nessun
altro
mobile
o
soprammobile
occupava
un
poco
di
quella
nudità
desolata
,
tranne
un
fiasco
spagliato
,
sospeso
per
un
chiodo
a
capo
del
letto
.
Una
volta
,
quando
lo
poteva
ancora
,
vi
faceva
il
caffè
attaccandolo
alla
catena
del
focolare
;
adesso
era
vuoto
,
impolverato
,
e
per
coperchio
aveva
un
guscio
d
'
uovo
.
E
,
sintomo
di
morte
vicina
,
egli
aveva
venduto
quasi
tutti
gli
attrezzi
di
caccia
,
meno
un
sacco
di
reti
che
gli
servivano
da
guanciale
.
-
È
morto
?
-
domandava
talvolta
la
gente
al
figlio
.
Questi
si
stringeva
indifferentemente
nelle
spalle
.
Ma
un
giorno
l
'
arciprete
si
credette
in
dovere
di
visitare
il
suo
organista
,
che
da
sei
mesi
non
suonava
più
e
si
faceva
sostituire
dal
capobanda
del
villaggio
,
un
giovane
di
carattere
dolcissimo
.
Quando
il
conte
scorse
l
'
arciprete
:
-
È
venuto
per
darmi
il
buon
viaggio
?
-
esclamò
.
-
Mi
dispiace
che
dovrà
accompagnarmi
gratis
al
cimitero
,
ma
io
non
ce
ne
ho
colpa
;
l
'
uso
l
'
hanno
inventato
loro
.
Per
me
ne
farei
anche
a
meno
.
-
Non
volete
dunque
i
conforti
della
religione
?
-
Il
conte
ebbe
un
sorriso
spavaldo
.
Egli
si
era
sempre
vantato
d
'
empietà
pur
bazzicando
nelle
chiese
,
ma
la
sua
fisonomia
era
così
disfatta
che
il
prete
credette
di
non
essere
venuto
inutilmente
.
Il
medico
aveva
già
dichiarato
da
tempo
che
il
conte
oltre
la
paralisi
alle
gambe
soffriva
di
un
aneurisma
.
Nullameno
l
'
occhio
dell
'
infermo
era
sicuro
.
Allora
s
'
impegnò
una
lunga
discussione
fra
il
prete
,
che
voleva
convertire
il
conte
,
e
questi
che
,
rabbrividendo
a
qualche
sua
ragione
,
non
voleva
mostrarlo
per
un
'
ultima
bravata
di
morire
senza
sacramento
.
Erano
le
tre
dopo
mezzogiorno
;
il
figlio
uscito
da
un
'
ora
non
sarebbe
ritornato
che
a
notte
.
Il
vecchio
colla
testa
appoggiata
sulle
reti
,
nascosto
dentro
il
pagliericcio
,
col
vecchio
mantello
sopra
il
cappellaccio
che
gli
si
rialzava
come
una
sporta
sulla
fronte
,
non
mostrava
che
la
faccia
bianca
sotto
la
barba
bianca
cresciutagli
nell
'
ultimo
mese
.
Ad
un
tratto
si
sentì
male
.
Il
prete
gli
si
chinò
sopra
premurosamente
:
-
Aspettate
,
vado
a
prendere
i
sacramenti
-
mormorò
vedendolo
mutare
fisonomia
.
Ma
l
'
altro
mise
fuori
una
mano
e
lo
rattenne
.
-
È
tardi
.
-
Raccomandatevi
a
Dio
.
-
Ma
c
'
è
?
-
Ne
dubitereste
proprio
?
-
Il
vecchio
dubitava
davvero
.
Ma
il
prete
richiamato
a
tutta
la
serietà
del
proprio
ufficio
da
quella
agonia
improvvisa
,
si
trasse
di
tasca
una
grossa
medaglia
e
presentandogliela
perché
la
baciasse
:
-
È
la
Madonna
delle
Grazie
,
vi
sono
due
mesi
di
indulgenza
a
dirle
un
'
avemaria
.
Il
vecchio
tese
la
mano
.
-
Baciatela
dunque
.
-
Ma
c
'
è
?
-
Chi
?
-
Dio
-
e
tacque
;
poi
facendo
uno
sforzo
per
voltarsi
a
guardare
in
faccia
l
'
arciprete
,
gli
mostrò
la
medaglia
.
-
Scommettiamo
:
io
prendo
testa
,
voi
lettera
.
-
Disgraziato
!
-
gridò
il
prete
,
offeso
nella
propria
fede
da
quello
che
egli
prendeva
per
uno
scherzo
brutale
.
-
Avete
paura
di
perdere
;
scommettiamo
:
non
c
'
è
.
-
Dio
?
!
-
Testa
...
-
chiamò
l
'
infermo
gettando
la
medaglia
in
mezzo
alla
stanza
,
e
piegò
subitamente
il
capo
.
Rantolava
:
il
prete
si
voltò
al
tintinnìo
della
medaglia
,
ma
attratto
dal
rantolo
del
morente
non
poté
raccoglierla
.
Il
conte
moriva
,
aveva
gli
occhi
vitrei
,
un
filo
di
bava
sulla
bocca
.
A
un
tratto
,
mentre
il
prete
suo
malgrado
agitato
da
quella
suprema
scommessa
stentava
a
trovare
le
parole
rituali
per
raccomandargli
l
'
anima
,
il
vecchio
sbarrò
gli
occhi
:
parve
voler
parlare
.
-
Raccomandatevi
a
Dio
!
-
La
testa
ricadde
,
era
morto
.
Il
prete
si
chinò
atterrito
per
vedere
se
respirava
ancora
,
ma
sentendolo
già
freddo
provò
un
brivido
alla
schiena
.
Allora
confuso
,
quasi
palpitante
in
un
dubbio
che
non
avrebbe
voluto
sentire
,
andò
a
raccogliere
la
medaglia
:
era
dentro
un
crepaccio
del
pavimento
.
Così
al
buio
non
si
discerneva
da
che
parte
fosse
voltata
.
Si
abbassò
.
-
Testa
!
-
Il
conte
aveva
vinto
l
'
ultima
scommessa
.
L
'
OMNIBUS
La
notte
era
fosca
.
Il
viale
di
circonvallazione
coperto
dai
vecchi
platani
sembrava
alla
scarsa
luce
dell
'
unico
fanale
presso
la
barriera
come
un
lungo
andito
che
si
perdesse
nell
'
ombra
.
L
'
aria
era
umida
,
la
tenebra
così
fitta
che
le
mura
stesse
della
città
vi
erano
scomparse
.
Solo
una
stella
laggiù
,
lontano
,
aveva
un
bagliore
misterioso
di
lucerna
sospesa
nell
'
infinito
.
Egli
proseguì
lentamente
.
Una
tristezza
vasta
e
silenziosa
come
quella
tenebra
era
penetrata
nella
sua
anima
,
occupandone
tutto
il
deserto
.
Nessun
ricordo
gli
vigilava
più
nella
memoria
,
non
una
idea
gli
attraversava
la
coscienza
.
Era
solo
.
Il
suo
passo
strideva
sulla
ghiaia
minuta
del
viale
come
un
lamento
.
L
'
ombra
e
il
silenzio
si
dilatavano
nella
notte
.
Egli
alzò
macchinalmente
gli
occhi
ed
incontrando
lo
sguardo
morente
di
quella
stella
trasalì
.
Laggiù
c
'
era
dunque
un
altro
che
naufragava
nelle
tenebre
.
E
d
'
improvviso
credette
di
udire
un
rotolare
sordo
ed
insieme
fragoroso
che
s
'
inoltrasse
:
l
'
ombra
rimaneva
immobile
,
la
terra
tremava
.
Egli
attese
;
in
quella
precipita
ruina
s
'
intendeva
già
la
cadenza
di
un
ritmo
che
la
precedeva
e
la
guidava
.
Poi
due
lampi
forarono
la
tenebra
,
mentre
le
foglie
degli
alberi
palpitavano
perdutamente
,
e
lontano
,
al
disopra
dell
'
ombra
che
pareva
precipitare
giù
nel
fossato
,
quei
due
lampi
rossi
tingevano
di
sangue
i
merli
delle
mura
.
D
'
un
tratto
una
fanfara
di
sonagli
scoppiò
come
un
riso
di
pazzia
davanti
a
quel
terrore
invisibile
:
quindi
una
ondulazione
di
ombre
leggere
e
galoppanti
rimbalzò
sulla
strada
,
coi
sonagli
che
tintinnivano
disperatamente
e
i
due
fanali
rossi
fiammeggianti
come
due
occhi
dinanzi
ad
una
massa
più
nera
delle
tenebre
,
più
alta
degli
alberi
.
I
platani
tremavano
,
ma
più
in
alto
ancora
,
su
quella
massa
cubica
,
un
'
altra
ombra
,
dritta
come
un
camino
sopra
una
casa
,
aveva
una
luce
pallidissima
alla
punta
.
Era
un
omnibus
a
tre
cavalli
,
quella
ombra
in
alto
il
cocchiere
.
I
cavalli
,
coperti
da
un
immenso
velo
nero
che
svolazzava
tratto
tratto
sui
fanali
con
un
battito
di
palpebre
,
si
riconoscevano
appena
.
Uno
schiocco
di
frusta
squillò
:
i
cavalli
dettero
un
balzo
e
rimasero
immobili
.
-
Vuoi
salire
?
-
gli
chiese
con
voce
velata
il
cocchiere
abbassando
la
frusta
.
L
'
altro
l
'
osservò
.
Il
cocchiere
seduto
in
serpe
sul
cielo
dell
'
omnibus
aveva
un
balenìo
bianco
sulla
faccia
.
Erano
gli
occhi
?
non
distingueva
altro
:
il
manico
della
frusta
era
lungo
come
una
lancia
.
I
cavalli
immoti
sotto
la
gramaglia
del
loro
velo
non
sbruffarono
nemmeno
.
Il
cocchiere
mosse
la
frusta
.
-
Vuoi
salire
?
-
L
'
omnibus
era
lunghissimo
:
qualche
vetro
dei
suoi
sportelli
riverberava
al
raggio
obliquo
di
un
fanale
;
l
'
interno
non
si
discerneva
,
le
ruote
arrivavano
ai
vetri
.
-
Vuoi
salire
?
-
ripeté
per
la
terza
volta
.
La
sua
faccia
irriconoscibile
nella
ombra
ebbe
come
un
bagliore
di
maiolica
.
-
No
.
Uno
schiocco
di
frusta
vibrò
,
i
cavalli
spiccarono
un
salto
e
l
'
omnibus
rotolò
fragorosamente
.
Egli
si
rivolse
e
lo
vide
scomparire
poco
dopo
a
destra
,
per
la
seconda
svolta
,
verso
la
campagna
.
La
notte
non
si
era
accorta
di
nulla
.
Egli
proseguì
,
l
'
aria
era
sempre
così
tiepida
,
il
buio
così
profondo
.
Poi
tutta
quell
'
apparizione
,
i
tre
cavalli
apocalittici
,
l
'
omnibus
,
i
fanali
rossi
che
lucevano
come
una
fiamma
e
guardavano
come
due
occhi
,
il
cocchiere
quasi
invisibile
,
il
suo
invito
strano
,
tutto
gli
sparve
colla
medesima
prontezza
dallo
sguardo
e
dal
pensiero
.
In
fondo
al
viale
piegò
a
sinistra
verso
il
sobborgo
San
Sebastiano
,
il
più
ricco
e
popoloso
della
città
.
I
fanali
erano
ancora
accesi
,
molta
gente
in
giro
.
Un
lungo
fremito
passava
per
la
notte
,
il
murmure
lontano
del
fiume
pareva
un
gemito
di
ferito
.
D
'
improvviso
due
colonne
bianche
balenarono
sul
margine
della
strada
:
la
villa
nascosta
dagli
alberi
non
si
distingueva
,
ma
un
filo
di
luce
passava
per
l
'
ultima
finestra
al
primo
piano
.
Aperse
la
porta
colla
chiave
,
salì
le
scale
coperte
da
un
tappeto
così
grosso
che
soffocava
ogni
rumore
di
passi
,
e
sempre
al
buio
infilò
l
'
appartamento
.
Un
violento
profumo
di
fiori
gli
batté
sul
viso
.
L
'
appartamento
era
piccolo
,
dall
'
ultimo
uscio
socchiuso
sboccava
un
'
onda
di
luce
.
Egli
lo
spinse
insensibilmente
e
si
arrestò
.
Il
gabinetto
giallo
,
poco
più
grande
di
una
tenda
,
era
illuminato
da
un
lampadario
di
bronzo
dorato
carico
di
candele
trasparenti
:
un
enorme
specchio
riluceva
nel
fondo
,
i
mobili
erano
dorati
;
nel
mezzo
,
sdraiata
sopra
una
pelle
di
orso
nero
,
una
donna
vestita
di
bianco
fumava
una
sigaretta
.
Ella
si
era
passata
un
braccio
sotto
la
testa
e
guardava
in
alto
colle
spalle
rivolte
all
'
uscio
.
I
suoi
capelli
,
neri
,
diffusi
,
si
discernevano
appena
sulla
pelle
della
belva
;
mentre
una
delle
sue
pantofole
dorate
fuori
della
veste
sembrava
battere
nervosamente
la
musica
di
un
sogno
.
In
un
angolo
,
sopra
un
plinto
di
marmo
giallo
,
un
'
onda
di
garofani
traboccava
da
un
vaso
d
'
argento
.
A
un
tratto
il
suo
piede
si
arrestò
.
Ella
arrovesciò
il
capo
,
sorrise
e
con
accento
tranquillo
disse
:
-
Ti
ho
sentito
.
E
lo
chiamò
con
un
gesto
sulla
pelle
nera
.
-
Dimmelo
subito
,
mi
ami
?
-
Egli
non
rispose
.
-
Rodolfo
...
-
Mi
ami
?
!
-
esclamò
con
più
impeto
,
percotendogli
quasi
col
volto
sul
volto
silenzioso
.
Poi
lasciando
la
presa
con
atto
inesprimibile
di
disperazione
e
di
amore
:
-
Che
m
'
importa
?
-
gridò
.
-
Ti
amo
io
.
-
Mi
hai
sempre
amato
-
egli
rispose
con
voce
quasi
dolce
mirandola
negli
occhi
,
e
una
luce
lontana
di
stella
sembrava
brillare
in
fondo
al
suo
sguardo
nero
come
la
notte
.
La
bellissima
donna
si
confuse
.
-
Non
ti
ho
sempre
conosciuto
.
-
Quindi
non
mi
riconoscerai
sempre
.
Ella
si
era
fatta
malinconica
,
egli
era
rimasto
tetro
:
il
gabinetto
pieno
di
luce
e
di
profumi
li
avvolgeva
come
in
un
'
onda
d
'
oro
.
Ella
si
levò
,
rimase
un
istante
in
piedi
a
guardarlo
così
sprofondato
in
quella
meditazione
,
poi
andò
a
sedersi
sopra
una
poltrona
nascondendovi
il
volto
contro
lo
schienale
.
Passò
del
tempo
:
quando
si
alzò
aveva
gli
occhi
rossi
;
tornò
a
sedergli
vicino
,
lo
prese
per
le
spalle
ed
arrovesciandosi
la
sua
bella
testa
in
grembo
:
-
Rodolfo
...
-
esclamò
rabbrividendo
alla
fissazione
del
suo
sguardo
:
-
tu
guardi
nel
vuoto
.
Ma
in
quel
momento
un
impeto
di
vita
le
irruppe
dal
cuore
,
la
sua
fronte
sfavillò
.
-
Povero
Beniamino
!
-
proruppe
cacciandogli
le
mani
nei
ricci
dei
capelli
e
squassandoli
per
rompergli
l
'
incanto
di
quella
meditazione
;
-
povero
Beniamino
,
che
sei
triste
quando
tutto
ti
sorride
intorno
.
Non
senti
come
sei
bello
?
La
tua
fronte
è
segnata
dal
dito
della
storia
,
un
giorno
il
mondo
ti
riconoscerà
per
uno
dei
suoi
grandi
.
Napoleone
I
era
pallido
come
te
,
i
capelli
di
lord
Byron
erano
ricciuti
come
i
tuoi
:
tu
potrai
vincere
battaglie
belle
come
una
canzone
e
scrivere
canzoni
sonore
come
una
battaglia
.
Aspetta
:
la
tua
ora
fatale
passerà
anche
troppo
presto
portandoti
lontano
dai
miei
occhi
,
e
io
non
ti
vedrò
più
che
in
mezzo
ad
una
aureola
di
gloria
,
sullo
sfondo
nero
di
una
procella
.
La
fronte
di
lui
balenò
.
-
Aspetta
...
-
ella
s
'
affrettò
a
ripetere
:
-
la
storia
non
saprebbe
che
farsi
della
tua
giovinezza
,
la
primavera
è
dei
fiori
.
Sei
già
celebre
,
il
mondo
ti
osserva
palpitando
.
Io
ti
credo
:
la
fede
che
s
'
inspira
è
pur
sempre
la
migliore
delle
certezze
.
Ascolta
-
proseguì
anelando
con
una
moina
di
terrore
e
di
adorazione
:
-
se
ti
provassi
che
ti
amo
,
se
il
tuo
pensiero
abituato
a
tutte
le
magnificenze
dell
'
infinito
,
se
il
tuo
cuore
pieno
di
tutte
le
pompe
dell
'
immortalità
dovessero
per
forza
arrestarsi
davanti
al
mio
amore
...
-
Fermarsi
è
morire
.
-
No
,
non
ancora
.
Se
quando
tu
cerchi
nelle
tenebre
dell
'
ignoto
io
avessi
per
te
conforti
di
luce
e
di
rivelazioni
;
se
quando
tutto
oscilla
nel
dubbio
del
tuo
pensiero
io
restassi
salda
nella
fede
del
tuo
cuore
;
se
quando
tu
lotti
io
fossi
sempre
la
vittoria
;
se
quando
tu
vinci
io
fossi
sempre
il
premio
...
se
io
fossi
nel
tuo
ieri
eterno
e
nel
tuo
dimani
immortale
?
...
-
La
vita
non
è
che
l
'
oggi
.
-
E
sia
pure
.
Hai
ragione
,
noi
donne
siamo
caduche
,
siamo
un
fiore
ed
un
frutto
,
un
profumo
che
accarezza
,
un
sapore
che
corrobora
.
Sali
,
sii
grande
;
io
non
posso
nulla
per
te
;
sii
infinitamente
infelice
,
la
tua
felicità
è
forse
in
questo
.
Vivi
lassù
,
al
disopra
dell
'
aria
,
dove
le
stelle
guardano
nel
vuoto
e
le
comete
cercano
Dio
:
io
non
ho
né
il
diritto
,
né
la
forza
di
seguirti
.
Ma
quando
discenderai
dal
zodiaco
fiammeggiante
della
tua
idea
al
comando
della
storia
,
che
avrà
drizzato
sopra
un
Golgota
la
tua
croce
nera
,
io
sarò
ad
aspettarti
lungo
la
strada
e
avrò
lagrime
che
laveranno
tutte
le
tue
piaghe
,
parole
che
copriranno
tutti
gli
insulti
.
Ma
prima
,
fra
l
'
apoteosi
e
il
martirio
,
sovvèngati
qualche
volta
di
me
,
che
ti
avrò
amato
colla
stessa
costanza
della
terra
che
gira
intorno
al
sole
,
sovvèngati
della
mia
vita
,
che
sarà
sboccata
nella
tua
come
una
fontana
nell
'
oceano
.
La
fontana
è
piccola
,
ma
la
sua
acqua
si
può
bere
.
Poi
guardandolo
improvvisamente
come
in
atto
di
sfida
proruppe
:
-
Ebbene
,
senti
:
che
cosa
daresti
tu
,
ambizioso
,
per
essere
il
maggiore
fra
quanti
uomini
furono
e
saranno
?
-
Il
sembrarlo
a
tutti
.
Ella
chinò
scoraggiata
la
fronte
,
mormorando
:
-
Mi
soffochi
.
Egli
era
ancora
nella
stessa
posa
,
sdraiato
colla
testa
nel
suo
grembo
guardandola
cogli
occhi
immobili
.
La
sua
fronte
altissima
era
pallida
come
una
lapide
.
Ma
un
lampo
passò
ancora
nelle
pupille
tremolanti
della
donna
.
-
Credi
tu
almeno
nel
tuo
genio
?
-
Sei
tu
sicura
di
Dio
?
-
Quindi
egli
si
rialzò
,
le
tese
la
mano
:
i
suoi
occhi
brillavano
come
due
stelle
.
-
Rodolfo
,
Rodolfo
...
-
ella
gemé
soffocatamente
-
tu
mi
abbandoni
,
te
lo
leggo
negli
occhi
.
L
'
altro
non
rispose
.
Ma
ella
non
si
arrendeva
,
gli
serrava
le
mani
,
gli
si
avviticchiava
col
sorriso
,
collo
sguardo
;
poi
alzando
le
braccia
per
gettargliele
al
collo
con
atto
stanco
,
febbrile
d
'
amore
,
mormorò
:
-
Vieni
,
dunque
,
dormiamo
....
Egli
le
rattenne
quel
gesto
.
-
È
già
l
'
alba
-
rispose
freddamente
.
Fuori
la
notte
era
sempre
così
tenebrosa
,
il
sobborgo
aveva
spento
tutti
i
fanali
,
non
s
'
udiva
una
voce
:
ma
laggiù
,
lontano
,
quella
piccola
stella
non
era
ancora
sommersa
.
Quando
fu
presso
la
città
,
egli
piegò
macchinalmente
a
dritta
lungo
lo
stesso
viale
.
Le
mura
non
si
discernevano
ancora
,
i
platani
facevano
sempre
sul
suo
capo
una
volta
anche
più
nera
dell
'
ombra
.
D
'
improvviso
quel
medesimo
fracasso
rotolò
lontanamente
:
poi
quegli
occhi
rossi
riavvamparono
,
i
sonagli
tintinnirono
,
gli
alberi
tornarono
a
tremare
e
l
'
ombra
indietreggiò
fuggendo
giù
nel
fossato
,
mentre
una
macchia
di
sangue
lambiva
sinistramente
le
mura
e
l
'
ondulazione
di
un
galoppo
leggero
e
cadenzato
rimbalzava
sulla
strada
.
L
'
omnibus
sembrava
illuminato
anche
di
dentro
.
Lo
schiocco
della
frusta
imitava
la
battuta
delle
nacchere
.
Egli
era
venuto
sul
ciglio
della
strada
.
Questa
volta
il
balenìo
bianco
sulla
faccia
del
cocchiere
era
come
il
riverbero
di
una
vetriata
.
-
Ferma
!
-
egli
gridò
stendendo
la
mano
.
I
cavalli
si
arrestarono
stecchiti
.
L
'
omnibus
illuminato
internamente
da
un
fanale
bianco
sopra
lo
sportello
superiore
appariva
stipato
nel
fondo
e
sui
sedili
di
casse
bianche
,
segnate
sul
coperchio
da
una
croce
nera
;
una
,
la
più
piccina
,
forse
di
un
bimbo
nato
e
morto
nel
medesimo
giorno
,
sembrava
un
cofanetto
.
Il
cocchiere
attendeva
colla
frusta
bassa
.
-
Salgo
?
-
Pieno
!
-
l
'
altro
rispose
battendo
colla
frusta
sui
fianchi
dell
'
omnibus
.
-
Salgo
?
-
In
serpe
?
-
Egli
vi
si
arrampicò
,
ma
non
si
era
ancora
assettato
che
il
cocchiere
gli
domandò
:
-
Pronti
?
-
Sì
.
Lo
schiocco
della
frusta
squillò
e
i
cavalli
si
slanciarono
.
Allora
esaminando
il
cocchiere
egli
s
'
accorse
che
era
uno
scheletro
vestito
di
una
livrea
nera
,
con
un
largo
cappello
piatto
sulla
testa
.
Il
balenìo
bianco
della
faccia
gli
veniva
dai
denti
.
Andavano
colla
rapidità
di
un
sogno
.
-
Donde
vieni
?
-
egli
domandò
nel
piegarsi
sopra
di
lui
ad
una
voltata
vorticosa
.
-
Dall
'
ospedale
di
San
Lorenzo
.
-
Quanti
morti
hai
caricato
?
-
Non
li
conto
io
.
Vi
fu
una
pausa
.
L
'
omnibus
rotolava
furiosamente
,
la
città
si
era
già
perduta
in
lontananza
,
un
gran
viale
fiancheggiato
di
lunghi
cipressi
appariva
.
-
Dove
vai
?
-
Scarico
al
cimitero
.
-
Ci
fermiamo
lì
?
-
chiese
guardando
laggiù
quella
stella
oramai
vicina
ad
affondarsi
.
Un
lampo
più
bianco
passò
sulla
faccia
del
cocchiere
,
che
ripeté
:
-
Scarico
al
cimitero
.
Nello
stesso
momento
la
testa
dell
'
altro
gli
cadeva
morta
sulla
spalla
.
Lassù
,
lontano
,
la
stella
si
era
affondata
.
LA
CITTÀ
-
Vi
ricordate
-
proseguì
l
'
illustre
critico
-
la
pagina
fine
e
malinconica
,
nella
quale
Sainte
-
Beuve
paragona
una
biblioteca
ad
un
cimitero
?
L
'
aria
è
umida
e
fredda
,
le
sale
hanno
delle
sonorità
di
sotterraneo
,
gli
ordini
degli
scaffali
rammentano
la
disposizione
dei
sepolcri
nelle
prime
catacombe
,
i
vecchi
libri
di
carta
pecora
hanno
il
pallore
giallognolo
delle
vecchie
statue
sdraiate
sui
coperchi
dei
sarcofaghi
.
Poi
vi
sono
i
libri
rilegati
a
colori
vistosi
,
colle
costole
luccicanti
e
dorate
come
le
tombe
azzimate
di
marmi
e
di
fiori
;
le
sale
proseguono
una
dentro
l
'
altra
come
nelle
certose
,
si
sente
nell
'
aria
un
raccoglimento
solenne
,
un
silenzio
di
meditazione
,
che
vi
fa
abbassare
la
voce
e
sospendere
lo
scricchiolìo
delle
scarpe
.
Quante
tombe
ignorate
!
Quanti
libri
,
che
non
si
leggono
più
!
Ma
vi
sono
le
tombe
illustri
,
davanti
alle
quali
centinaia
di
generazioni
si
son
già
fermate
palpitando
,
e
che
altri
grandi
della
vita
vennero
ad
interrogare
incollandovi
gli
orecchi
per
udirne
le
risposte
profonde
;
ma
vi
sono
i
libri
illustri
,
che
centinaia
di
generazioni
hanno
già
imparato
e
altre
centinaia
impareranno
,
che
discendono
ogni
giorno
dagli
scaffali
,
come
i
morti
escono
forse
ogni
notte
dal
sepolcro
,
per
dare
una
data
antica
alle
nostre
scoperte
di
ogni
giorno
e
una
autorità
millenaria
ai
nostri
sogni
di
una
notte
.
Una
biblioteca
è
un
cimitero
-
ripetè
l
'
illustre
critico
abbassando
la
voce
.
La
bella
duchessa
lo
scrutò
con
occhio
benevolo
e
soggiunse
sorridendo
:
-
Mi
avete
detto
altre
volte
che
dobbiamo
ai
frati
le
prime
biblioteche
:
la
prima
delle
ultime
si
è
aperta
ieri
,
la
-
Vittorio
Emanuele
»
.
Non
vi
è
mai
sembrato
che
le
vecchie
biblioteche
sentano
fin
troppo
il
convento
?
Ne
ho
visitate
poche
,
ma
ne
ho
sempre
ricevuto
la
stessa
impressione
:
che
scaffali
poveri
e
gelidi
,
che
panche
da
chiesa
o
da
refettorio
!
In
fondo
a
tutte
un
tavolone
con
una
lucerna
sepolcrale
pendente
dal
soffitto
.
Generalmente
erano
costrutte
a
navata
.
Gli
uomini
,
che
vi
studiavano
,
dovevano
essere
penitenti
,
i
libri
di
autori
morti
,
tutte
le
opere
un
testamento
.
D
'
estate
vi
si
sentiva
un
freddo
d
'
inverno
,
d
'
inverno
vi
si
sarà
gelato
addirittura
.
Una
volta
,
sola
con
un
domenicano
,
calvo
e
terribile
,
udendo
il
pavimento
echeggiare
sotto
il
mio
passo
leggero
di
donna
gli
domandai
se
v
'
erano
sotto
le
prigioni
.
-
E
vi
rispose
?
-
Sorridendo
che
v
'
era
la
cantina
.
Ebbene
abbiamo
ragione
noi
moderni
di
volere
allegri
i
cimiteri
e
le
biblioteche
.
-
Forse
!
ma
saranno
senza
monumenti
.
-
Accettereste
per
caso
la
formula
di
Victor
Hugo
,
il
libro
ha
ucciso
il
monumento
mentre
-
ella
aggiunse
con
sardonico
sorriso
-
i
nostri
municipi
non
fanno
che
smentirla
tutti
i
giorni
?
Oramai
mancano
le
piazze
per
le
statue
.
-
La
formula
di
Victor
Hugo
è
terribile
quanto
giusta
,
ma
sciaguratamente
ce
n
'
è
un
'
altra
più
terribile
,
che
egli
forse
non
ha
presentito
:
se
il
libro
ha
ucciso
il
monumento
,
il
monumento
è
morto
anche
nel
libro
.
Non
si
scrivono
più
capolavori
.
-
Perchè
?
-
Le
ragioni
sono
troppe
,
dirne
una
sola
,
che
le
riassuma
tutte
,
non
è
forse
meno
difficile
di
un
capolavoro
.
Perchè
non
siamo
noi
più
belli
?
Uno
scienziato
vi
risponderà
:
perchè
nella
nostra
educazione
coltiviamo
lo
spirito
trascurando
il
corpo
,
e
così
crederà
di
avere
risposto
.
Ma
questo
è
un
effetto
non
una
causa
.
Prima
che
il
culto
del
corpo
venisse
trascurato
,
nello
spirito
sarà
stata
mortalmente
ferita
l
'
idea
della
bellezza
.
Perchè
?
Perchè
non
abbiamo
noi
più
fede
?
Se
la
fede
è
una
visione
,
l
'
arte
è
un
processo
fotografico
che
la
fissa
.
Quale
è
dunque
il
nostro
concetto
della
vita
?
Quale
il
nostro
concetto
della
morte
?
Come
ogni
visione
è
un
fatto
individuale
,
così
i
sensi
del
corpo
e
le
facoltà
dello
spirito
in
ogni
individuo
hanno
una
potenza
forse
indeterminabile
ma
predeterminata
.
La
prima
condizione
per
fare
un
capolavoro
è
dunque
che
esso
esista
nella
zona
,
che
la
vita
di
un
individuo
può
abbracciare
.
Ora
la
nostra
vita
individuale
ha
confini
ben
tracciati
,
abbastanza
difesi
,
dai
quali
nessuna
invasione
di
fatti
o
di
idee
possa
irrompere
devastando
le
pianure
o
affumicando
gli
orizzonti
,
entro
cui
deve
formarsi
la
visione
del
capolavoro
?
Oggi
che
tutte
le
barriere
sono
abbattute
fra
popolo
e
popolo
,
e
si
fanno
le
ferrovie
sotto
il
letto
dell
'
oceano
,
e
si
sventrano
le
montagne
,
che
cosa
è
la
patria
?
Pei
popoli
,
che
dicono
di
averla
,
è
il
sentimento
di
un
fatto
già
trascorso
;
pei
popoli
,
che
non
l
'
hanno
ancora
,
il
sentimento
di
un
fatto
futuro
.
I
popoli
liberi
dichiarandosi
uguali
vogliono
uniformare
leggi
e
costumanze
,
conciliare
tutti
gli
interessi
per
annullare
tutte
le
differenze
;
i
popoli
schiavi
aspirano
alla
patria
per
smarrirla
all
'
indomani
nella
fratellanza
universale
.
La
patria
è
il
mondo
,
non
vi
è
dunque
più
patria
.
Quale
è
la
nostra
religione
?
-
La
mia
?
-
esclamò
la
duchessa
con
un
sorriso
-
aspetto
che
me
lo
diciate
.
-
La
vostra
risposta
invece
di
essere
spiritosa
è
profonda
.
Noi
non
abbiamo
più
religione
:
il
sentimento
religioso
è
rimasto
perchè
immortale
,
ma
delle
sue
molte
costruzioni
nessuna
è
ancora
dritta
in
fondo
alle
coscienze
.
Rovine
dunque
!
Al
principio
del
nostro
secolo
la
poesia
le
ha
cantate
,
adesso
anche
il
canto
è
cessato
perchè
furono
distrutte
anche
le
rovine
.
La
critica
arrivò
d
'
ogni
lato
con
un
'
orda
di
scienziati
,
che
si
divisero
ringhiosamente
i
rottami
vantandosi
con
essi
di
ripetere
l
'
edificio
.
Qualche
volta
son
arrivati
a
ridisegnarne
la
pianta
,
e
urlarono
al
miracolo
,
come
se
la
pianta
del
Campidoglio
rifatta
dal
Canina
,
quand
'
anche
vera
,
potesse
valere
,
non
dirò
nella
coscienza
di
un
popolo
,
ma
nella
immaginazione
di
un
artista
lo
spettacolo
del
Campidoglio
quale
l
'
anima
di
Roma
l
'
aveva
profeticamente
intuito
,
dieci
secoli
di
storia
composto
,
e
l
'
anima
di
Roma
morente
l
'
aveva
veduto
per
l
'
ultima
volta
fra
le
fiamme
e
la
bufera
dei
barbari
trionfanti
.
Che
cosa
è
oggi
la
famiglia
?
La
sovranità
del
padre
,
l
'
autorità
del
cognome
,
la
catena
della
tradizione
,
tutto
è
spezzato
.
Una
volta
ogni
famiglia
era
una
dinastia
,
adesso
è
una
democrazia
,
che
sta
per
diventare
demagogia
:
il
padre
si
vanta
amico
del
figlio
,
la
madre
sorella
delle
figlie
.
Rovine
dunque
!
Anticamente
la
famiglia
fu
una
torre
nello
stato
che
era
una
fortezza
,
nella
patria
che
era
un
mondo
contro
il
mondo
;
poi
nel
medioevo
la
torre
diventò
un
palazzo
,
il
palazzo
una
casa
,
oggi
i
ricchi
hanno
un
appartamento
e
i
poveri
una
camera
.
Ecco
la
famiglia
:
il
gruppo
è
rimasto
perchè
insolubile
,
ma
l
'
edificio
,
che
s
'
innalzava
sopra
di
esso
come
sopra
tre
cariatidi
,
padre
,
madre
e
figlio
,
è
crollato
.
-
Voi
mi
spaventate
-
disse
la
duchessa
,
diventando
seria
suo
malgrado
.
-
Perchè
?
Lo
sapete
pure
che
la
vita
dell
'
individuo
nell
'
umanità
è
una
rovina
,
che
passa
,
in
una
rovina
,
che
resta
.
Le
rovine
vi
spaventano
?
Ma
non
siamo
noi
stessi
un
risultato
di
rovine
,
non
siamo
noi
composti
coi
ruderi
di
venti
civiltà
,
che
si
frantumarono
compenetrandosi
?
Ieri
Renan
,
il
vostro
scrittore
prediletto
,
inseguito
dal
dubbio
attraverso
la
propria
nobile
ed
immensa
erudizione
,
si
domandava
in
un
ammirabile
opuscolo
:
che
cosa
è
una
nazione
?
Renan
,
che
nell
'
estrema
sensibilità
della
propria
fibra
ha
sentito
tutte
le
malattie
del
nostro
secolo
,
vicino
forse
a
morire
s
'
accorge
che
la
nazione
sta
morendo
.
La
vita
antica
aveva
due
termini
,
individuo
e
stato
;
la
vita
moderna
ne
la
ancora
tre
,
individuo
,
stato
e
umanità
;
la
vita
futura
tornerà
ad
averne
due
,
individuo
e
umanità
.
Che
cosa
è
la
nazione
?
L
'
orda
.
La
patria
?
L
'
accampamento
.
Così
la
storia
si
mise
in
cammino
,
ha
scritto
con
frase
immortale
il
Quinet
.
Quando
la
tenda
diventò
di
sasso
e
il
terrapieno
una
muraglia
,
l
'
accampamento
si
trasformò
in
città
:
allora
l
'
orda
si
mutò
in
popolo
,
e
la
patria
arrivava
fin
dove
gli
ultimi
armati
dell
'
orda
potevano
accampare
lungi
dalla
città
.
Lì
era
il
confine
della
patria
,
l
'
orbita
tracciata
a
quel
popolo
dalla
sua
doppia
forza
di
attrazione
e
di
ripulsione
nel
sistema
storico
del
mondo
.
Adesso
le
città
non
hanno
più
mura
e
i
doganieri
passeggiano
su
tutti
i
confini
invitando
i
viaggiatori
a
varcarli
:
non
vi
è
più
patria
,
non
vi
sarà
dunque
più
nazione
.
-
Ed
è
per
questo
che
non
si
scrivono
più
capolavori
?
-
Chi
sa
?
Il
capolavoro
è
un
quadro
:
vi
sono
dunque
condizioni
di
luce
e
necessità
di
prospettiva
,
che
lo
dominano
:
poi
un
quadro
dev
'
essere
composto
in
modo
che
esprima
più
di
quello
che
fa
vedere
.
Ogni
angolo
di
campagna
non
è
quindi
un
paesaggio
,
nè
ogni
crocchio
un
gruppo
.
Un
capolavoro
-
seguitò
l
'
illustre
critico
correggendosi
con
atto
nervoso
-
è
anzitutto
una
visione
,
che
ha
bisogno
di
formarsi
nel
popolo
prima
di
tradursi
nell
'
opera
dell
'
artista
.
Laonde
occorre
che
nello
spirito
del
popolo
,
dal
quale
deve
sorgere
,
istinto
,
sentimento
e
idea
,
queste
tre
forme
della
vita
,
non
si
siano
offese
collo
svolgersi
;
che
la
sua
filosofia
non
sia
troppo
alta
nè
la
sua
religione
troppo
bassa
,
che
la
sua
scienza
sappia
analizzare
ma
non
ancora
decomporre
,
che
la
sua
civiltà
sia
arrivata
a
quel
grado
e
la
sua
storia
a
quel
punto
,
nel
quale
l
'
una
tocca
l
'
apogeo
e
l
'
altra
trova
la
coscienza
;
bisogna
finalmente
che
la
stessa
perfezione
necessaria
all
'
artista
per
estrarlo
si
sia
prima
verificata
nel
popolo
per
produrlo
.
A
venti
o
a
settanta
anni
non
si
scrive
un
capolavoro
,
non
si
fonda
una
religione
,
non
si
costituisce
un
impero
:
le
reggi
della
vita
sono
identiche
nell
'
individuo
e
nel
popolo
.
Ci
vuole
dunque
una
unità
fisica
di
razza
,
una
unità
morale
di
sentimento
,
una
unità
ideale
di
pensiero
;
se
il
popolo
non
sarà
uno
come
razza
,
non
arriverà
alla
necessaria
intensità
di
sensazione
:
se
non
sarà
uno
moralmente
,
mancherà
l
'
unità
di
composizione
;
se
non
sarà
uno
idealmente
,
quella
di
significato
alla
sua
opera
.
Orbene
siamo
noi
uni
come
razza
,
per
esempio
,
noi
italiani
?
Oggi
una
statistica
sta
contando
il
colore
dei
capelli
e
degli
occhi
per
apprendere
la
proporzione
fra
le
razze
,
che
ci
compongono
;
sono
molte
,
troppe
anzi
.
Tutti
i
barbari
attraversarono
l
'
Italia
per
andare
a
Roma
e
nel
partirsene
ci
lasciarono
dei
bambini
per
compenso
dei
tesori
rubati
o
distrutti
.
Prima
del
cristianesimo
Roma
era
diventata
l
'
emporio
di
tutte
le
religioni
:
il
cristianesimo
le
divorò
,
ma
esse
gli
rifiorirono
in
pustule
sulla
pelle
.
Il
vapore
e
il
telegrafo
hanno
reso
costante
quello
che
era
momentaneo
,
cioè
il
passaggio
di
un
popolo
attraverso
un
altro
;
il
commercio
ci
offre
i
prodotti
,
la
scienza
,
le
ragioni
,
l
'
arte
gli
spettacoli
di
tutti
i
popoli
.
Noi
soccombiamo
sotto
il
peso
delle
nostre
conquiste
:
lo
stato
non
difende
più
la
nostra
personalità
storica
,
l
'
umanità
non
ci
ha
ancora
dato
la
propria
.
Il
cielo
non
è
più
per
noi
che
un
deserto
popolato
di
mondi
,
la
terra
un
laboratorio
gremito
di
viventi
;
la
critica
ha
distrutto
la
leggenda
senza
creare
la
storia
,
la
religione
ha
perduto
Dio
conservando
i
santi
,
la
scienza
non
ha
sorpreso
il
fenomeno
che
per
disperare
di
rinvenire
la
legge
.
Tutti
i
medici
sostengono
oggi
che
l
'
ingegno
è
una
nevrosi
,
e
infatti
basta
guardare
la
fisonomia
d
'
un
uomo
d
'
ingegno
per
vedere
quella
di
un
malato
:
negli
uomini
moderni
la
testa
è
più
grossa
e
il
petto
più
angusto
che
nelle
statue
antiche
.
L
'
ultima
filosofia
,
la
massima
,
l
'
hegeliana
,
risolve
l
'
universo
in
una
idea
:
l
'
ultima
scienza
,
il
darwinismo
,
conclude
nell
'
uomo
all
'
animale
;
l
'
ultima
affermazione
cattolica
è
stata
la
necessità
del
potere
temporale
,
l
'
ultimo
grido
della
poesia
una
bestemmia
,
l
'
ultima
parola
dello
stato
una
parola
di
abdicazione
:
libertà
!
-
Lo
so
che
non
siete
liberale
:
e
allora
?
Egli
si
fermò
.
Evidentemente
il
lungo
discorso
lo
aveva
affaticato
:
la
sua
bella
faccia
di
pensatore
colla
fronte
alta
sotto
i
lunghi
capelli
grigi
perdette
lo
splendore
della
ispirazione
,
i
suoi
occhi
si
appannarono
,
un
'
ombra
gli
si
distese
sulla
bocca
e
vi
spense
il
sorriso
.
Quindi
reclinando
la
testa
sul
petto
parve
seguire
giù
nell
'
oscurità
di
un
baratro
lo
sprofondarsi
di
una
visione
,
ma
improvvisamente
si
raddrizzò
,
e
con
quella
voce
lenta
e
dolce
,
che
ammaliava
subito
il
pubblico
dall
'
alto
della
cattedra
,
riprese
:
-
Sainte
-
Beuve
pel
primo
ha
trovato
l
'
immagine
paragonando
Renè
a
una
torre
e
le
altre
opere
di
Chateaubriand
ad
un
gruppo
di
case
agglomerate
sulla
sua
base
.
Oggi
che
il
libro
ha
ucciso
il
monumento
e
il
monumento
è
morto
nel
libro
,
giacchè
non
si
scrivono
più
capolavori
,
l
'
immagine
trovata
da
Sainte
-
Beuve
per
Chateaubriand
vale
per
tutti
,
e
chi
fabbrica
una
capanna
,
chi
una
casa
,
un
palazzo
,
una
villa
,
una
città
.
Guardate
Balzac
,
che
Sainte
-
Beuve
,
il
primo
critico
del
secolo
,
ha
negato
:
Balzac
,
il
primo
genio
del
secolo
,
che
si
dibatte
trent
'
anni
per
scrivere
un
capolavoro
senza
riuscirvi
,
e
invece
di
alzare
un
monumento
fonda
una
città
.
I
suoi
quaranta
volumi
sono
tanti
rioni
,
nei
quali
si
muove
una
popolazione
identica
e
diversa
siccome
in
tutte
le
città
:
non
manca
una
bottega
,
una
industria
,
un
istituto
,
una
scuola
.
Dalla
pescivendola
alla
principessa
del
sangue
o
dell
'
avventura
la
città
possiede
tutte
le
categorie
e
le
varietà
femminili
;
vi
saranno
trenta
pittori
,
cento
giornalisti
,
poeti
e
scienziati
,
preti
e
demagoghi
,
assassini
e
gendarmi
,
burocratici
e
soldati
,
parlamento
e
prigioni
,
ospedali
e
teatri
,
genio
e
follia
,
misticismo
ed
usura
:
plebe
venuta
dalla
campagna
,
o
germogliata
fra
il
selciato
,
o
nata
dal
fermento
delle
immondizie
accumulate
negli
angiporti
.
Vi
sono
i
martiri
oscuri
e
gli
eroi
decorati
,
veri
o
falsi
:
Napoleone
I
vi
passa
parecchie
volte
nelle
sue
varie
campagne
,
i
Borboni
vi
soggiornano
molti
anni
,
Svedenborg
vi
arriva
dalla
Scandinavia
.
Vi
è
il
passeggio
pubblico
costantemente
pieno
di
carrozze
,
il
corso
rumoroso
di
folla
;
nei
quartieri
aristocratici
la
ricchezza
moltiplica
il
frastuono
e
la
luce
,
si
profonde
in
capolavori
e
in
aborti
,
ripete
tutte
le
sue
eterne
grandezze
e
i
suoi
eterni
obbrobrii
.
Nei
quartieri
bassi
la
miseria
prosegue
la
propria
vita
di
stenti
aiutandosi
di
crimini
e
di
eroismi
,
ingegnandosi
con
gioie
minuscole
e
con
piaceri
bestiali
,
bestemmiando
Dio
e
credendo
nei
signori
.
Ma
le
stagioni
passano
,
e
il
clima
varia
dal
gelo
alla
canicola
,
mentre
migliaia
di
persone
vivono
in
quella
città
,
e
la
loro
vita
vi
produce
centinaia
di
drammi
,
migliaia
di
sentimenti
e
di
idee
.
Balzac
ha
fondato
da
solo
questa
città
,
nella
quale
tutti
verranno
poi
a
costruire
.
-
Ah
!
-
esclamò
la
duchessa
-
comprendo
.
-
Badate
al
primo
,
Flaubert
.
Un
altro
,
il
quale
ha
sognato
il
capolavoro
,
e
penetrato
della
sua
unità
decise
che
ogni
artista
non
può
scriverne
più
di
uno
,
giacchè
bisogna
attendere
per
esso
il
momento
armonico
di
tutte
le
facoltà
dello
spirito
con
tutte
le
circostanze
esterne
.
Flaubert
verrà
a
fabbricare
nella
città
di
Balzac
.
Vedete
quella
casa
?
È
la
casa
di
Madame
Bovary
,
forse
la
più
bella
della
città
.
Critici
ed
artisti
non
si
stancano
di
lodarne
la
disposizione
interna
,
l
'
eccellenza
dei
materiali
,
l
'
armonia
della
facciata
e
dei
fianchi
:
sciaguratamente
critici
ed
artisti
oggi
non
sono
più
buoni
giudici
,
e
però
se
molte
case
di
Balzac
,
per
esempio
quelle
di
Eugenie
Grandet
o
di
Cousine
Bette
,
mi
paiono
migliori
,
la
casa
di
Madame
Bovary
resterà
un
eterno
modello
delle
case
borghesi
al
nostro
secolo
.
Vedete
dietro
di
essa
quel
magnifico
mostruoso
edifizio
?
Sono
i
palazzi
di
Salambò
,
ancora
un
'
opera
di
Flaubert
:
Madame
Bovary
doveva
essere
il
capolavoro
,
Salambò
il
monumento
:
il
capolavoro
è
forse
più
bello
del
monumento
,
ma
vorrei
aver
fatto
piuttosto
Salambò
che
Madame
Bovary
.
Siete
stanca
?
-
No
.
-
Allora
,
passeggiamo
.
Guardate
,
via
Alessandro
Dumas
figlio
:
le
due
case
all
'
imboccatura
sono
di
Margherita
Gauthier
e
di
Clemenceau
,
lo
scultore
,
più
innanzi
in
quel
vasto
palazzo
c
'
è
il
salone
del
Demi
-
monde
.
Via
Emilio
Augier
:
questa
è
più
larga
,
di
stile
più
solido
e
moderno
.
Vedete
le
finestre
al
secondo
piano
della
terza
casa
a
sinistra
?
Là
stanno
Les
Lionnes
pauvres
,
l
'
altra
di
facciata
appartiene
a
Maitre
Guerin
,
poi
vi
è
quella
del
Gendre
Poiret
e
subito
dopo
il
palazzo
degli
Effrontès
.
Quest
'
altra
strada
,
che
ha
un
solo
palazzotto
elegante
,
ma
pretenzioso
,
verniciato
,
leggete
:
via
Octave
Feuillet
questo
è
il
palazzotto
di
Camors
.
Via
Champfleury
:
oggi
è
poco
frequentata
,
in
fondo
vi
è
lo
studio
di
Courbet
il
pittore
.
Vicolo
Edmondo
Duranty
;
è
corto
,
senza
sfondo
.
Oramai
arriviamo
alla
grarnde
piazza
De
Gonconrt
.
La
vedete
?
È
formata
di
grandi
fabbricati
irregolari
,
palazzi
del
settecento
,
prima
della
rivoluzione
,
durante
la
rivoluzione
,
dopo
la
rivoluzione
.
Voltatevi
,
quella
Certosa
è
di
Stendhal
,
osservate
la
sua
statua
,
alta
in
atteggiamento
rigido
dal
profilo
tagliente
,
che
domina
sul
largo
piedestallo
Rouge
et
Noir
.
Egli
solo
aiutò
Balzac
nella
fondazione
della
città
:
adesso
avete
dinanzi
due
strade
,
via
De
Goncourt
,
l
'
altra
più
recente
via
Alfonso
Daudet
.
Per
quale
volete
mettervi
?
-
Per
la
più
grande
,
via
Goncourt
.
-
Gettiamo
nullameno
uno
sguardo
nell
'
altra
,
ne
vale
la
pena
.
Quel
palazzo
sontuoso
e
barocco
è
del
Nabab
,
negli
altri
dappresso
e
che
paiono
alberghi
stanno
a
pensione
gli
ex
Re
in
esilio
:
quella
è
la
piccola
casa
di
Jacque
il
macchinista
,
nell
'
ultima
in
fondo
abitò
Numa
Roumestan
il
ministro
.
Adesso
entriamo
in
via
De
Goncourt
:
è
una
bella
strada
.
Ecco
lo
studio
di
Manette
Salomon
,
l
'
ospedale
di
Soeur
Filomene
,
la
casa
della
Faustin
,
in
quella
casipola
nacque
la
povera
Elisa
,
in
quell
'
altra
abitarono
i
fratelli
Zenganno
,
più
in
là
Renata
Mauperin
.
Quella
palazzina
,
a
due
passi
,
con
una
piccola
facciata
da
museo
,
è
la
Maison
de
l
'
Artiste
,
una
specie
di
bazar
pieno
di
mobili
,
di
quadri
e
di
cianfrusaglie
.
Un
momento
:
osservate
quella
casa
,
che
si
avanza
stranamente
sulla
strada
:
è
di
aspetto
povero
sotto
la
decenza
,
è
la
casa
di
Germinie
Lacerteux
.
Svoltando
si
entra
nel
quartiere
di
Zola
,
il
più
vasto
dei
quartieri
recenti
,
quantunque
sia
ancora
in
costruzione
.
L
'
enorme
fabbricato
che
si
prolunga
dalla
casa
di
Germinie
Lacerteux
,
ripetendone
il
disegno
,
dall
'
insegna
della
grande
liquoreria
presso
la
porta
si
chiama
L
'
Assomoir
:
è
quello
che
ha
fatto
il
nome
all
'
ingegnere
,
no
all
'
architetto
,
perchè
questa
volta
l
'
ingegnere
è
un
grande
artista
.
Esaminate
come
Zola
ha
riprodotto
minuziosamente
il
cattivo
stile
parigino
moderno
nel
palazzotto
dicontro
;
questa
volta
l
'
esattezza
arriva
al
capolavoro
,
è
il
palazzotto
della
Curèe
.
Più
in
là
sorge
la
casa
dell
'
altro
Rougon
Son
Exellence
,
in
fondo
alla
strada
l
'
immenso
,
prodigioso
mercato
,
il
vero
Ventre
de
Paris
.
-
È
bello
?
-
Un
mercato
difficilmente
può
esserlo
,
ma
è
immenso
,
prodigioso
.
Avete
ancora
notata
quella
altana
?
Là
abitava
Elena
Mouret
colla
figlia
,
la
povera
piccina
nervosa
.
-
Quell
'
altana
è
un
capolavoro
.
-
Di
costruzione
non
direi
,
ma
vi
si
respira
un
'
aria
più
pura
,
e
sulla
conca
di
questo
mercato
è
di
un
effetto
eccellente
.
Vogliamo
salirvi
?
-
Perchè
no
?
-
rispose
finalmente
la
duchessa
-
forse
dalla
sua
altezza
si
scorge
il
grande
giardino
del
Paradou
.
-
Spero
che
non
vi
piacerà
.
Giammai
artificio
violentò
maggiormente
la
natura
:
è
la
farragine
del
mercato
dentro
il
giardino
.
-
Forse
avete
ragione
,
ma
il
giardiniere
è
stato
nullameno
un
grande
poeta
.
-
E
lo
sarebbe
parso
doppiamente
,
se
avesse
saputo
un
po
'
meno
la
nomenclatura
.
La
duchessa
si
arrese
.
-
Ritorniamo
-
disse
poi
.
-
Non
vi
sembra
che
il
quartiere
sia
bello
e
soprattutto
grande
?
-
Senza
dubbio
,
ma
vi
sento
due
brutti
difetti
,
la
monotonia
dello
stile
e
una
suprema
volgarità
nelle
massime
come
nelle
minime
cose
.
-
È
moderno
.
-
La
città
di
Balzac
lo
è
del
pari
e
non
mi
fa
pesare
sulla
coscienza
la
volgarità
di
questo
quartiere
.
Poi
non
tutto
vi
è
compiuto
:
si
capisce
che
vi
abita
soltanto
la
nuova
borghesia
e
il
popolino
,
nessuna
famiglia
illustre
,
nessun
grand
'
uomo
è
ancora
venuto
a
stabilirvisi
.
Da
solo
questo
quartiere
non
potrebbe
vivere
e
nemmeno
diventare
una
città
.
-
Infatti
tutto
vi
è
come
provvisorio
,
la
vita
non
vi
ha
conservato
nulla
.
-
Vi
manca
persino
una
chiesa
.
-
No
,
girate
quell
'
angolo
:
ecco
la
chiesa
,
forse
meglio
la
cappella
di
Lourdes
:
nella
volta
egri
ha
dipinto
i
quattro
evangeli
.
-
Povero
Zola
!
il
terzo
non
potè
finirlo
.
-
Non
ve
ne
lagnate
:
Zola
della
religione
non
sentiva
che
l
'
idolatria
e
in
lui
l
'
artista
era
finito
assai
prima
che
l
'
uomo
morisse
.
La
sua
opera
conclude
al
dottor
Pascal
,
l
'
eroe
della
scienza
,
che
vorrebbe
da
questa
trarre
una
morale
,
una
religione
nuova
,
e
invece
sprofonda
nel
l
'
animalità
di
un
incesto
.
Zola
era
un
pessimista
inguaribile
:
onesto
,
dolorosamente
ammalato
della
propria
onestà
,
vide
e
disegnò
come
nessuno
prima
di
lui
l
'
abbiezione
del
popolo
sino
alle
classi
più
alte
,
ma
non
vide
altro
.
Tutto
quanto
la
vita
ha
di
nobile
,
di
eroico
,
di
veramente
tragico
gli
sfuggì
,
eppure
la
vita
dura
nella
storia
soltanto
per
questa
eccellenza
di
pochi
,
che
vi
funzionano
come
un
sale
antiputrido
:
eroismo
di
pensiero
,
eroismo
di
cuore
.
Ma
vinto
nel
giorno
tardo
del
suo
trionfo
Zola
ebbe
paura
,
e
si
rifugiò
in
un
sogno
ancora
più
anarchico
che
socialista
:
allora
non
vide
più
.
Le
sue
ultime
figure
furono
di
cartone
dipinto
,
la
sua
musica
rimase
un
frastuono
,
il
suo
colore
una
macchia
,
il
suo
pensiero
si
oscurò
,
il
suo
cuore
rimbambì
.
-
Siete
violento
nelle
verità
.
-
La
verità
lo
è
sempre
finchè
combatte
:
nessun
artista
ha
potuto
salvarsi
entrando
nel
socialismo
:
guardate
Zola
,
Tolstoi
,
oggi
tocca
ad
Anatole
France
.
Il
socialismo
è
dunque
ancora
falso
,
vuoto
forse
,
se
i
poeti
,
che
hanno
sempre
l
'
istinto
e
la
nostalgia
del
nuovo
,
non
estrarne
una
novità
e
vi
perdono
il
senso
dell
'
arte
.
La
duchessa
sorrise
.
-
Torniamo
nella
città
di
Balzac
.
-
Temereste
smarrirvi
altrimenti
.
-
Impossibile
!
ho
sempre
tenuto
d
'
occhio
il
grande
campanile
della
chiesta
di
Svedenborg
,
il
campanile
di
Seraphitus
.
E
talmente
alto
che
nulla
può
nasconderlo
.
-
Forse
talvolta
le
nuvole
.
-
Ah
!
-
proruppe
quasi
stizzosamente
la
duchessa
-
non
avrete
dunque
mai
un
momento
di
entusiasmo
,
sarete
sempre
un
critico
?
Quindi
illuminandosi
in
viso
:
-
Giacchè
volevate
salire
meco
sull
'
altana
di
Zola
,
accompagnatemi
sul
campanile
di
Seraphitus
:
là
saremo
più
in
alto
,
in
un
'
aria
,
in
una
luce
più
pura
.
-
E
vedremo
tutta
la
città
e
il
suo
bel
territorio
,
i
villaggi
vicini
,
la
grande
rocca
di
Hugo
,
indefinibile
e
portentosa
agglomerazione
di
castelli
,
le
ville
eleganti
di
George
Sand
,
il
capriccioso
villino
di
Musset
,
il
vecchio
Maniero
di
Lamartine
...
-
seguitò
con
accento
quasi
ironico
.
-
Seraphitus
!
-
mormorò
la
duchessa
.
-
Voi
vi
chinerete
dall
'
alto
del
suo
campanile
come
egli
dalla
cima
del
Fiord
,
ed
altrettanto
impassibIrE
.
-
No
.
-
Non
vorrete
dunque
guardare
?
-
Sì
,
ma
in
alto
.
L
'
illustre
critico
non
rispose
.
IL
RITRATTO
Il
palazzo
era
del
quattrocento
,
bruno
e
solenne
.
Aveva
i
finestroni
a
grandi
vetri
riparati
da
tendine
bianche
e
il
portone
fiancheggiato
da
pilastri
colla
catena
:
pareva
quasi
nuovo
nella
facciata
,
quasi
vecchio
nel
cortile
e
nell
'
andito
su
per
tutto
lo
scalone
.
La
statua
che
ne
coronava
il
primo
plinto
,
mancava
del
braccio
dritto
,
il
sole
del
lucernario
orlato
di
uno
zodiaco
dorato
si
era
spento
chissà
da
quanti
anni
,
e
i
suoi
ultimi
raggi
caduti
per
lo
scalone
erano
stati
forse
spazzati
in
qualche
mattina
fra
i
calcinacci
dalla
scopa
del
portiere
.
Il
sarto
che
adesso
ne
disimpegnava
la
funzione
,
senza
livrea
e
senza
spada
,
senza
mazza
e
senza
cappellone
,
ignorava
egli
pure
la
storia
della
famiglia
,
dalla
quale
quattro
secoli
or
sono
era
stato
costrutto
questo
magnifico
edifizio
,
ancora
fortezza
al
pianterreno
,
ma
avendo
già
del
palazzo
al
primo
piano
,
coll
'
atrio
senza
colonne
e
lo
scalone
pieno
di
statue
.
Il
suo
ultimo
rappresentante
,
volontario
fra
gli
eserciti
del
primo
Napoleone
,
era
morto
nella
ritirata
di
Mosca
,
ignoto
ghibellino
dietro
la
fortuna
dell
'
ultimo
Cesare
.
D
'
allora
il
palazzo
aveva
mutato
parecchi
padroni
conservando
sempre
il
proprio
nome
:
era
stato
affittato
in
molte
parti
e
per
molti
usi
,
a
magazzini
e
ad
appartamenti
,
a
studio
di
artisti
e
a
camere
ammobigliate
.
Persino
qualche
bottega
si
era
aperta
dal
di
fuori
fra
il
vano
di
due
finestre
,
e
i
granai
erano
diventati
laboratori
.
Ma
il
palazzo
sovrastando
a
tutte
le
case
della
strada
colla
sua
massa
bruna
e
marmorea
manteneva
sempre
lo
stesso
aspetto
aristocratico
,
quantunque
decaduto
,
col
portone
spalancato
,
i
lastroni
dell
'
atrio
rotti
e
il
cortile
deserto
.
La
gente
che
lo
abitava
vi
pareva
estranea
:
infatti
passavano
frettolosamente
,
piccini
,
male
vestiti
come
si
usa
oggi
,
non
ricevendo
da
lui
e
non
rendendogli
nulla
della
sua
grandiosità
poetica
o
della
sua
poesia
melanconica
.
Sul
cortile
,
all
'
abbaino
di
una
soffitta
,
viveva
un
pittore
.
L
'
abbaino
tagliato
nel
cornicione
,
sebbene
grande
quasi
quanto
una
finestra
ordinaria
,
sembrava
piccolo
.
Quando
il
pittore
era
in
casa
,
si
vedeva
spesso
la
sua
pipa
sporgere
dal
cornicione
fumando
o
battendo
sugli
spigoli
con
una
cadenza
musicale
.
Allora
qualche
strappo
di
canzone
cadeva
nel
cortile
,
talvolta
vi
cadeva
pure
la
pipa
,
ma
essendo
di
radica
non
si
rompeva
.
Il
pittore
era
giovane
e
solo
:
aveva
venticinque
anni
,
era
secco
come
la
fame
e
vagabondo
come
l
'
ozio
:
ma
se
possedeva
cinque
o
sei
tubetti
di
colore
e
due
o
tre
pennelli
,
non
aveva
quasi
mai
lavori
da
compiere
e
mai
voglia
di
lavorare
.
I
suoi
capelli
crespi
si
sarebbero
detti
di
un
moro
,
i
suoi
abiti
logori
sembravano
di
un
altro
:
solo
il
sorriso
era
suo
,
un
sorriso
largo
sopra
dei
denti
bianchissimi
,
che
gli
rischiarava
il
volto
mostrando
tutta
la
bontà
spensierata
ed
affettuosa
del
suo
animo
.
Così
,
sempre
allegro
nella
miseria
,
temperava
di
sogni
le
troppe
crudezze
della
realtà
:
diceva
di
abitare
per
la
strada
non
tornando
quasi
mai
a
casa
che
per
dormire
,
aveva
più
compagni
che
donne
,
desiderava
tutto
senza
veramente
invidiare
nulla
.
La
gioventù
lo
sorreggeva
.
Eppure
la
sua
vita
avrebbe
dovuto
essere
infelice
.
Suo
padre
,
verniciatore
di
qualche
merito
,
era
morto
prestissimo
:
sua
madre
,
rimasta
vedova
,
dopo
aver
fatto
di
tutto
per
vivere
bene
aveva
dovuto
morire
nel
più
triste
abbandono
all
'
ospedale
.
Egli
se
ne
ricordava
perfettamente
insieme
ad
altre
cose
della
mamma
,
secreti
sospettati
sino
da
fanciullo
,
indovinati
da
ragazzo
poi
risaputi
giovinotto
da
lei
stessa
con
quell
'
accorante
cinismo
di
poveri
che
non
nascondono
più
nulla
perché
hanno
perduto
ogni
speranza
.
Ma
egli
resisteva
.
Indarno
la
vita
quotidiana
gl
'
insudiciava
ogni
giorno
più
quei
ricordi
colla
propria
esperienza
,
o
talvolta
incontrando
un
'
antica
conoscenza
di
casa
,
qualche
artigiano
o
qualche
signore
,
una
scena
oltraggiosa
per
la
memoria
della
mamma
,
un
motto
,
un
particolare
che
non
avrebbe
osato
ridire
con
alcuno
,
gli
balenavano
improvvisi
ed
accecanti
al
pensiero
,
giacché
la
gentilezza
della
sua
natura
trionfava
egualmente
di
tutto
.
-
Povera
mamma
!
-
mormorava
in
cuore
.
Poi
una
ragazza
lo
innamorò
,
e
allora
lasciandosi
riprendere
dal
sogno
di
essere
un
bravo
pittore
vestito
di
velluto
,
colla
cassetta
sotto
il
braccio
,
l
'
ixa
nel
bastone
,
viaggiando
per
le
campagne
verso
le
città
,
festeggiato
ed
amato
dappertutto
,
la
sua
stessa
statura
non
gli
piacque
più
.
Avrebbe
voluto
essere
più
alto
,
pallido
e
bello
,
giacché
era
talmente
brutto
che
doveva
in
parte
convenirne
;
ma
invece
della
grande
ricchezza
si
sarebbe
sentito
più
felice
solamente
col
danaro
per
vivere
libero
ed
elegante
in
una
piccola
gloria
.
Quindi
le
storielle
avventurose
dei
vecchi
romanzi
sugli
artisti
gli
trottavano
pazzamente
pel
capo
,
sebbene
non
avesse
mai
posto
piede
in
uno
studio
di
pittore
,
o
deciso
almeno
di
mettersi
a
studiare
l
'
arte
sul
serio
.
Era
stato
molti
anni
garzone
nella
stessa
bottega
,
resa
nota
dal
padre
e
subito
dopo
la
sua
morte
rivenduta
dalla
mamma
senza
nemmeno
giungere
ad
intascarne
il
prezzo
;
ma
garzone
indisciplinato
che
perdeva
le
ore
per
strada
e
non
aveva
mai
saputo
tirare
un
filetto
sopra
una
ruota
;
si
fece
presto
cacciare
.
Poi
morta
la
mamma
entrò
impiegato
in
una
bottega
di
droghiere
,
ne
fu
espulso
,
mutò
padrone
,
cangiò
mestiere
,
sempre
allegro
e
svogliato
,
finché
la
vecchia
arte
,
come
egli
diceva
con
un
sorriso
,
lo
riattirò
trasformandolo
in
imbianchino
.
Aveva
trovato
un
eccellente
amico
in
un
compagno
ed
un
buon
principale
.
Per
parecchio
tempo
lavorò
tranquillo
,
quindi
capitò
un
altro
guaio
.
Una
seconda
ragazza
lo
innamorò
.
La
ragazza
,
bella
sartina
,
civettuola
ed
elegante
,
dichiarò
che
non
avrebbe
mai
accettato
per
amoroso
un
imbianchino
col
berretto
di
carta
bianca
e
il
vestitone
di
rigatino
turchiniccio
schizzato
di
colori
:
allora
egli
s
'
improvvisò
pittore
di
stanze
ed
altro
,
ma
quantunque
si
vestisse
meglio
e
parlasse
sempre
in
italiano
,
tutto
fu
inutile
:
la
ragazza
non
volle
saperne
.
Egli
rimase
pittore
.
Il
suo
primo
lavoro
fu
la
riquadratura
di
una
bottega
con
un
rosone
nel
mezzo
della
volta
,
dalla
quale
scendeva
il
lume
a
petrolio
.
Il
fumo
della
lampada
vi
mise
un
po
'
di
chiaroscuro
intorno
,
la
bottega
era
buia
e
il
rosone
passò
.
In
seguito
dipinse
qualche
paesaggio
sulle
pareti
delle
bettole
,
molti
cartelli
,
alcune
insegne
,
persino
dei
ritratti
che
non
somigliavano
a
nessuno
;
però
il
guadagno
era
sempre
scarso
,
e
quando
il
bisogno
urgeva
più
doloroso
,
egli
andava
dietro
un
vicolo
scuro
,
dove
nella
cantonata
di
una
vecchia
casa
s
'
inabissava
il
bugigattolo
di
uno
scrivano
,
per
farvi
delle
copie
.
Così
aveva
le
miserie
di
tutte
le
arti
.
Ultimamente
emigrando
di
quartiere
in
quartiere
,
di
granaio
in
granaio
,
era
capitato
nell
'
antico
palazzo
Lambertini
.
I
padroni
,
una
famiglia
di
canepini
che
vivevano
lassù
strettamente
,
quantunque
guadagnassero
abbastanza
bene
nel
loro
mestiere
,
gli
fornirono
la
stanza
con
un
letto
,
un
cassettone
,
un
portacatino
in
ferro
collo
specchio
:
ce
n
'
era
d
'
avanzo
.
Il
cavalletto
da
pittore
aggiungeva
tutti
gli
altri
significati
.
La
soffitta
vasta
,
col
tetto
inclinato
e
le
travi
grosse
come
quelle
di
un
bastimento
,
sarebbe
bastata
da
sola
a
più
di
una
famiglia
:
d
'
inverno
l
'
acqua
vi
gelava
nella
brocca
,
d
'
estate
il
sole
vi
faceva
screpolare
il
cassettone
;
i
mattoni
del
pavimento
erano
rotti
,
i
vetri
della
finestra
scompagnati
,
ma
tutti
questi
difetti
sparivano
dinanzi
a
due
grandi
vantaggi
.
Rispondeva
coll
'
uscio
sulla
scala
e
si
abbelliva
nella
parete
dicontro
al
letto
di
un
antico
ritratto
di
matrona
.
La
sua
cornice
ancora
dorata
riverberava
in
certe
notti
di
luna
,
l
'
abito
cremisi
della
vecchia
signora
sembrava
quasi
nuovo
in
alcune
pieghe
,
mentre
l
'
ombra
coagulatasi
nel
fondo
del
quadro
dava
come
una
tristezza
più
pensierosa
al
giallore
opaco
della
sua
fronte
.
Non
si
capiva
bene
se
fosse
in
piedi
o
seduta
,
ma
in
ogni
modo
il
suo
busto
scollacciato
dignitosamente
sino
alla
sommità
del
seno
stava
eretto
e
il
superbo
atteggiamento
della
testa
sormontata
da
una
piuma
bianca
le
induriva
alquanto
la
bonarietà
grassa
della
fisonomia
.
Egli
lo
spazzolò
accuratamente
il
primo
giorno
pensando
di
copiarlo
,
poi
non
lo
fece
.
Un
'
altra
volta
,
a
secco
di
quattrini
da
molti
giorni
e
non
avendo
quindi
pranzato
,
pensò
di
venderlo
,
giacché
il
ritratto
dimenticato
nella
soffitta
dai
vari
rivenditori
del
palazzo
evidentemente
non
apparteneva
più
ad
alcuno
.
La
notte
fredda
e
ventosa
urlava
alla
finestra
.
Egli
aveva
bighellonato
tutto
il
giorno
cercando
qualche
lavoro
inutilmente
:
non
si
era
incontrato
in
un
amico
,
non
aveva
fermato
una
donna
.
Una
tramontana
frizzante
levatasi
nel
pomeriggio
assiderava
le
vie
,
ma
sebbene
i
suoi
calzoni
avessero
le
pillacchere
e
il
soprabito
balenasse
al
gomito
e
al
bavaro
non
poteva
cangiarli
.
Era
venuta
la
sera
senza
mangiare
,
il
digiuno
filava
verso
le
quarant
'
otto
ore
.
Egli
si
prese
davanti
i
calzoni
in
una
mano
e
li
strinse
.
Da
tutti
gli
usci
dei
caffè
uscivano
folate
calde
,
su
dalle
finestre
,
dalle
porte
delle
osterie
irrompevano
odori
mordaci
di
cucina
,
mentre
la
gente
,
più
frettolosa
del
solito
,
urtando
lo
destava
dalle
sue
distrazioni
di
affamato
.
Era
tornato
a
casa
per
accendere
la
pipa
e
cenare
così
;
il
tabacco
gli
fece
bene
.
Quindi
ravvoltolato
strettamente
fra
le
coperte
,
lanciando
boccate
di
fumo
come
un
camino
,
si
mise
a
considerare
fantasticamente
quel
ritratto
.
Chi
era
?
Che
cosa
le
era
accaduto
nella
sua
vita
di
quattrocento
anni
fa
?
Aveva
avuto
degli
amanti
?
Tutti
i
suoi
discendenti
erano
morti
?
La
immaginazione
eccitata
dalla
fame
cominciò
a
battere
la
campagna
attraverso
il
passato
radunando
le
più
strane
novelle
,
i
più
inconciliabili
aneddoti
intorno
a
quel
ritratto
,
finché
a
poco
a
poco
la
stanchezza
lo
vinse
e
la
gioventù
trionfando
del
digiuno
lo
addormentò
.
Per
qualche
minuto
la
pipa
proseguì
a
fumare
innocuamente
fra
le
lenzuola
,
poi
si
spense
,
la
candela
poco
più
che
a
mezzo
durò
un
'
altra
ora
.
Sognò
.
La
soffitta
rimaneva
sempre
la
stessa
,
la
candela
agonizzava
fumando
:
egli
era
triste
,
colla
testa
affondata
melanconicamente
nel
cuscino
,
quando
gli
parve
d
'
intendere
un
fruscio
di
seta
.
Qualcuno
era
entrato
.
Era
una
bella
fanciulla
dal
viso
pallido
,
vestita
con
rara
eleganza
,
che
si
dirigeva
sorridendo
verso
la
vecchia
signora
:
questa
discese
dal
quadro
e
le
gettò
amorosamente
le
braccia
al
collo
.
Poi
avevano
parlato
.
In
quel
momento
la
vecchia
signora
sembrava
ringiovanita
;
i
suoi
occhi
grigi
brillavano
di
bontà
,
la
piuma
bianca
della
sua
fronte
tremava
come
del
sorriso
della
sua
bocca
,
ma
egli
non
poteva
più
ricordarsi
le
loro
parole
;
solamente
gli
rimaneva
il
ricordo
confuso
di
un
riconoscimento
,
qualche
cosa
di
drammatico
fra
le
due
donne
che
si
ritrovavano
finalmente
dopo
parecchi
secoli
di
assenza
.
La
bella
fanciulla
era
anche
più
commossa
;
i
magnifici
capelli
biondi
le
si
scuotevano
fra
un
nimbo
dorato
sopra
la
fronte
di
un
pallore
meraviglioso
.
Egli
nascosto
sotto
le
coperte
cercava
di
farsi
più
piccolo
per
non
essere
veduto
,
tendendo
l
'
orecchio
ad
ogni
accento
con
una
angoscia
di
curiosità
che
gli
acuiva
orribilmente
le
sofferenze
della
fame
.
Poi
la
ragazza
uscì
senza
guardarlo
ed
egli
vide
daccapo
la
vecchia
signora
immobile
nel
proprio
ritratto
.
Che
cosa
si
erano
detto
?
La
fanciulla
era
una
sua
discendente
?
Perché
era
entrata
in
quella
notte
,
sola
ed
elegante
,
per
uscire
così
presto
?
E
a
poco
a
poco
credette
di
indovinarlo
.
Quella
fanciulla
nobile
e
ricca
era
sola
come
lui
;
una
mestizia
desolata
,
quell
'
abbandono
inconsolabile
degli
orfani
come
lui
,
senza
amore
nel
passato
e
senza
alcuno
da
amare
nel
presente
,
l
'
avevano
spinta
fuori
del
proprio
palazzo
in
cerca
di
una
mamma
o
di
una
nonna
alla
quale
confidare
la
tristezza
del
proprio
cuore
.
Infatti
qualche
cosa
rischiarava
adesso
la
fisonomia
della
vecchia
signora
dando
al
suo
sorriso
una
bontà
giuliva
di
mistero
.
Perché
mai
lo
guardava
così
?
Avevano
esse
parlato
di
lui
?
La
sua
immaginazione
eccitata
dalla
febbre
del
digiuno
gli
persuase
che
la
vecchia
signora
aveva
raccontato
alla
fanciulla
tutta
la
miseria
di
quella
sua
vita
d
'
artista
col
cuore
vuoto
come
le
tasche
,
in
preda
ai
più
strambi
deliri
della
fame
e
dell
'
amore
.
Anch
'
egli
era
solo
nella
vita
,
più
solo
di
quelli
che
hanno
tutto
perduto
,
giacché
non
aveva
mai
avuto
nulla
,
aspettando
sempre
indarno
qualche
cosa
o
qualcuno
.
Ma
chi
era
quella
fanciulla
?
Come
si
chiamava
?
Dopo
aver
pensato
lungamente
concluse
che
si
sarebbero
riconosciuti
infallibilmente
in
qualche
luogo
,
poiché
ella
doveva
averlo
veduto
in
quella
strana
visita
e
non
potrebbe
così
presto
dimenticarlo
.
Un
profumo
delicato
ed
acuto
era
rimasto
nella
soffitta
:
egli
avrebbe
voluto
interrogare
la
vecchia
signora
,
ma
un
rispetto
pauroso
,
insolito
ed
invincibile
,
glielo
impediva
.
Ella
sorrideva
cogli
occhi
grigi
.
L
'
aria
del
mattino
dissipò
quel
sogno
vivificandone
il
ricordo
così
che
per
un
pezzo
non
poté
distrarsene
.
La
fanciulla
misteriosa
,
l
'
ideale
di
tutte
le
sue
visioni
,
era
diventata
una
nipote
dell
'
antico
ritratto
:
qualche
volta
nelle
stravaganze
del
suo
lungo
ozio
gli
accadeva
di
uscire
appositamente
per
incontrarla
,
o
più
spesso
tornando
a
casa
si
sorprendeva
a
domandarsi
con
ostinazione
incredula
se
non
fosse
già
su
ad
aspettarlo
.
Poi
di
commissione
in
commissione
sperò
che
gli
capiterebbe
di
farle
il
ritratto
.
Egli
avendo
già
la
sua
fisonomia
nell
'
immaginazione
era
sicuro
di
non
ingannarsi
,
ella
tornerebbe
con
lui
a
trovare
la
nonna
.
Ma
fra
tutte
queste
aberrazioni
e
i
sogni
del
lotto
,
dei
cavalli
che
dovevano
rubare
la
mano
al
cocchiere
e
che
egli
arrestava
ad
una
cantonata
salvandole
la
vita
,
delle
lettere
profumate
che
non
arrivavano
mai
;
fra
le
fantasmagorie
di
troppi
romanzi
che
si
dissolvevano
nell
'
impossibile
,
il
suo
buon
senso
popolano
protestava
ancora
.
Quindi
scuoteva
la
testa
per
scrollarne
tutte
quelle
immagini
,
ma
allora
una
malinconia
cupa
come
il
fondo
di
quel
vecchio
ritratto
gli
si
addensava
lentamente
nel
cuore
.
Dopo
molti
mesi
della
più
rigida
miseria
,
all
'
avvicinarsi
dell
'
inverno
parve
che
la
stagione
per
lui
migliorasse
.
Gli
furono
offerti
da
verniciare
tutti
gli
usci
e
le
finestre
di
un
appartamento
,
più
i
portoni
di
una
stalla
e
di
una
rimessa
.
Il
lavoro
era
poco
nobile
,
ma
c
'
erano
trenta
lire
da
guadagnare
in
una
settimana
.
Accettò
allegramente
.
A
mezzo
dell
'
opera
aveva
già
comprato
per
dieci
lire
un
vecchio
paltò
,
nel
quale
si
affagottava
voluttuosamente
andando
girelloni
apposta
nei
primi
freddi
notturni
lungo
una
qualche
mura
della
città
.
La
sera
del
sabato
,
finito
il
lavoro
,
ne
aveva
intascato
il
resto
del
prezzo
:
quattordici
lire
.
Erano
troppe
,
la
testa
gli
girò
.
Venne
prima
a
casa
:
voleva
lavarsi
,
pettinarsi
,
mutare
camicia
per
entrare
a
cena
in
qualche
buona
locanda
,
ma
la
pigrizia
lo
rattenne
da
tale
grossa
follìa
.
Invece
discese
in
una
cantina
,
ove
si
cucinava
anche
da
bettola
,
e
vi
scialò
in
una
cena
inesauribile
quasi
tre
lire
lasciando
cinque
soldi
di
buona
mano
all
'
ostessa
.
Fuori
l
'
aria
era
pungente
:
nullameno
egli
si
sbottonò
il
pastrano
e
col
cappello
sulla
nuca
,
le
mani
dietro
la
schiena
si
mise
a
camminare
sbuffonchiando
.
I
maccheroni
e
il
vino
ingollato
gl
'
infiammavano
il
sangue
,
gli
pareva
che
la
luce
del
gas
facesse
un
'
aureola
intorno
alla
testa
di
tutte
le
donne
,
quando
passavano
sotto
i
lampioni
.
Ma
improvvisamente
,
prima
ancora
che
questo
indistinto
bisogno
femminino
gli
si
acuisse
nella
coscienza
,
allo
svoltare
di
un
cantone
una
fanciulla
che
veniva
correndo
gli
urtò
col
viso
nel
petto
.
Era
piccina
,
con
un
fazzoletto
sulla
testa
:
ella
si
rattenne
,
trattenne
una
risata
domandandogli
scusa
:
egli
s
'
imbarazzò
,
ma
l
'
altra
rideva
,
risero
insieme
.
La
fanciulla
aveva
il
visetto
aguzzo
,
sguaiato
,
e
le
scarpette
,
egli
ne
vide
una
sola
,
scollate
malgrado
il
freddo
della
stagione
.
-
Dove
vai
?
-
finì
per
chiederle
famigliarmente
.
-
E
tu
?
-
Io
sono
stato
a
cena
.
La
ragazza
accettò
di
andare
con
lui
.
Nel
passare
dinanzi
ad
un
caffè
egli
la
guardò
bene
nella
faccia
:
era
pallidissima
,
coi
pomelli
rossi
dal
belletto
.
Entrarono
,
egli
chiese
un
punch
bianco
e
le
disse
di
ordinare
tutto
quello
che
voleva
.
Ella
esitava
.
-
Dopo
cena
,
quando
si
è
mangiato
bene
,
non
c
'
è
che
un
punch
-
egli
concluse
con
una
specie
di
vanteria
beata
.
-
Un
punch
dunque
!
-
ripeté
la
ragazza
,
che
non
aveva
cenato
,
con
una
contrazione
fuggevole
alla
bocca
;
ma
appena
bevutolo
d
'
un
fiato
come
una
medicina
parlò
di
andare
a
casa
.
Il
suo
viso
era
talmente
sconvolto
che
l
'
altro
credette
le
venisse
male
.
-
Sarà
il
punch
.
-
Che
cosa
vuoi
?
il
nostro
stomaco
è
così
leggero
...
-
ella
ribatté
sordamente
.
Strada
facendo
l
'
aria
frigida
la
ristorò
:
salirono
ridendo
le
scale
.
Quando
ebbero
acceso
la
candela
,
la
ragazza
rimasta
nel
mezzo
fece
un
oh
!
di
complimento
sulla
grandezza
e
sulla
decenza
della
soffitta
.
Osservò
il
cavalletto
.
-
Sei
pittore
?
-
Ma
la
tela
del
cavalletto
era
ancora
bianca
.
Poi
d
'
improvviso
girando
gli
occhi
gridò
:
-
Un
ritratto
!
...
Tu
che
cosa
fai
?
Ti
levi
il
paltò
.
Lo
hai
fatto
tu
il
ritratto
?
Lasciami
vedere
.
Ma
siccome
era
piccola
corse
ad
una
sedia
,
ve
la
portò
sotto
,
vi
salì
,
e
cacciando
la
candela
sotto
il
naso
della
signora
:
-
Chi
è
?
-
si
rivolse
ridendo
del
suo
riso
monellesco
.
-
Ma
se
è
vecchia
!
Guarda
,
guarda
la
piuma
bianca
...
Stupida
!
le
piume
si
mettono
ai
cappellini
.
Quindi
si
curvò
col
naso
sulla
tela
.
Egli
si
era
già
levata
anche
la
giacca
e
guardava
dietro
le
sue
spalle
la
testa
del
ritratto
con
un
ricordo
involontario
del
sogno
.
-
Bella
questa
!
-
ella
squittì
;
poi
sillabando
:
-
Aloisia
comitissa
ux
...
qui
è
cancellato
...
Lambertini
...
Toh
!
il
mio
cognome
.
Narrativa ,
PARTE
PRIMA
CAPITOLO
PRIMO
La
pioggia
,
caduta
a
diluvio
durante
la
notte
,
aveva
reso
impraticabile
quel
lungo
stradone
di
campagna
,
tutto
a
volte
e
risvolte
,
quasi
in
cerca
di
men
faticose
erte
e
di
pendii
meno
ripidi
.
Il
guasto
dell
'
intemperie
appariva
tanto
più
triste
,
in
quanto
,
qua
e
là
,
già
era
evidente
il
disprezzo
e
quasi
il
dispetto
della
cura
di
chi
aveva
tracciato
e
costruito
la
via
per
facilitare
il
cammino
tra
le
asperità
di
quei
luoghi
con
gomiti
e
giravolte
e
opere
or
di
sostegno
or
di
riparo
:
i
sostegni
eran
crollati
,
i
ripari
abbattuti
,
per
dar
passo
a
dirupate
scorciatoje
.
Piovigginava
ancora
a
scosse
nell
'
alba
livida
tra
il
vento
che
spirava
gelido
a
raffiche
da
ponente
;
e
a
ogni
raffica
,
su
quel
lembo
di
paese
emergente
or
ora
,
appena
,
cruccioso
,
dalle
fosche
ombre
umide
della
notte
tempestosa
,
pareva
scorresse
un
brivido
,
dalla
città
,
alta
e
velata
sul
colle
,
alle
vallate
,
ai
poggi
,
ai
piani
irti
ancora
di
stoppie
annerite
,
fino
al
mare
laggiù
,
torbido
e
rabbuffato
.
Pioggia
e
vento
parevano
un
'
ostinata
crudeltà
del
cielo
sopra
la
desolazione
di
quelle
piagge
estreme
della
Sicilia
,
su
le
quali
Girgenti
,
nei
resti
miserevoli
della
sua
antichissima
vita
raccolti
lassù
,
si
levava
silenziosa
e
attonita
superstite
nel
vuoto
di
un
tempo
senza
vicende
,
nell
'
abbandono
d
'
una
miseria
senza
riparo
.
Le
alte
spalliere
di
fichidindia
,
ispide
,
carnute
e
stravolte
,
o
le
siepi
di
rovi
secchi
e
di
agavi
,
le
muricce
qua
e
là
screpolate
erano
di
tratto
in
tratto
interrotte
da
qualche
pilastro
cadente
che
reggeva
un
cancello
scontorto
e
arrugginito
o
da
rozzi
e
squallidi
tabernacoli
,
i
quali
,
nella
solitudine
immobile
,
guardati
dagl
'
ispidi
rami
degli
alberi
gocciolanti
,
anziché
conforto
ispiravano
un
certo
sgomento
,
posti
com
'
eran
lì
a
ricordare
la
fede
a
viandanti
(
per
la
maggior
parte
campagnuoli
e
carrettieri
)
che
troppo
spesso
,
con
aperta
o
nascosta
ferocia
,
dimostravano
di
non
ricordarsene
.
Qualche
triste
uccelletto
sperduto
veniva
,
col
timido
volo
delle
penne
bagnate
,
a
posarsi
su
essi
;
spiava
,
e
non
ardiva
mettere
neppure
un
lamento
in
mezzo
a
tanto
squallore
.
Vi
strillava
,
al
contrario
(
almeno
a
prima
vista
)
,
una
giumenta
bianca
montata
da
un
fantoccio
in
calzoni
rossi
e
cappotto
turchino
.
Se
non
che
,
a
guardar
bene
,
quella
giumenta
bianca
si
scopriva
anch
'
essa
compassionevole
:
vecchia
e
stanca
,
sbruffava
ogni
tanto
dimenando
la
testa
bassa
,
come
se
non
ne
potesse
più
di
sfangare
per
quello
stradone
;
e
il
cavaliere
,
che
la
esortava
amorevolmente
,
pur
in
quella
vivace
uniforme
di
soldato
borbonico
,
non
appariva
meno
avvilito
della
sua
bestia
,
le
mani
paonazze
,
gronchie
dal
freddo
,
e
tutto
ristretto
in
sé
contro
il
vento
e
la
pioggia
.
-
Coraggio
,
Titina
!
E
intanto
il
fiocco
del
berretto
a
barca
,
di
bassa
tenuta
,
pendulo
sul
davanti
,
gli
andava
in
qua
e
in
là
,
quasi
battendo
la
solfa
al
trotto
stracco
della
povera
giumenta
.
Dei
rari
passanti
a
piedi
o
su
pigri
asinelli
qualcuno
che
ignorava
come
qualmente
il
principe
don
Ippolito
Laurentano
tenesse
una
guardia
di
venticinque
uomini
con
la
divisa
borbonica
nel
suo
feudo
di
Colimbètra
,
dove
fin
dal
1860
si
era
esiliato
per
attestare
la
sua
fiera
fedeltà
al
passato
governo
delle
Due
Sicilie
,
si
voltava
stupito
e
si
fermava
un
pezzo
a
mirare
quel
buffo
fantasma
emerso
dai
velarii
strappati
di
quell
'
incerto
crepuscolo
,
e
non
sapeva
che
pensarne
.
Passando
innanzi
allo
stupore
di
questi
ignoranti
,
Placido
Sciaralla
,
capitano
di
quella
guardia
,
non
ostanti
il
freddo
e
la
pioggia
ond
'
era
tutto
abbrezzato
e
inzuppato
,
si
drizzava
sulla
vita
per
assumere
un
contegno
marziale
;
marzialmente
,
se
capitava
,
porgeva
con
la
mano
il
saluto
a
qualcuno
di
quei
tabernacoli
;
poi
,
chinando
gli
occhi
per
guardarsi
le
punte
tirate
su
a
forza
e
insegate
dei
radi
baffetti
neri
(
indegni
baffi
!
)
sotto
il
robusto
naso
aquilino
,
cangiava
l
'
amorevole
esortazione
alla
bestia
in
un
:
«
Su
!
su
!
»
imperioso
,
seguito
da
una
stratta
alla
briglia
e
da
un
colpetto
di
sproni
giunti
,
a
cui
talvolta
Titina
-
mannaggia
!
-
sforzata
così
nella
lenta
vecchiezza
,
soleva
rispondere
dalla
parte
di
dietro
con
poco
decoro
.
Ma
questi
incontri
,
tanto
graditi
al
capitano
,
avvenivano
molto
di
rado
.
Tutti
ormai
sapevano
di
quel
corpo
di
guardia
a
Colimbètra
,
e
ne
ridevano
o
se
n
'
indignavano
.
Il
Papa
in
Vaticano
con
gli
Svizzeri
;
don
Ippolito
Laurentano
,
nel
suo
fèudo
con
Sciaralla
e
compagnia
!
E
Sciaralla
,
che
dentro
la
cinta
di
Colimbètra
si
sentiva
a
posto
,
capitano
sul
serio
,
fuori
non
sapeva
più
qual
contegno
darsi
per
sfuggire
alle
beffe
e
alle
ingiurie
.
Già
cominciamo
che
tutti
lo
degradavano
,
chiamandolo
caporale
.
Stupidaggine
!
indegnità
!
Perché
lui
comandava
ben
venticinque
uomini
(
ohè
,
venticinque
!
)
e
bisognava
vedere
come
li
istruiva
in
tutti
gli
esercizii
militari
e
come
li
faceva
trottare
.
E
poi
,
del
resto
,
scusate
,
tutti
i
signoroni
non
tengono
forse
nelle
loro
terre
una
scorta
di
campieri
in
divisa
?
Veramente
,
dichiararsi
campiere
soltanto
,
scottava
un
po
'
al
povero
Sciaralla
,
che
«
nasceva
bene
»
e
aveva
la
patente
di
maestro
elementare
e
di
ginnastica
.
Tuttavia
,
a
colorar
così
la
cosa
s
'
era
piegato
talvolta
a
malincuore
,
per
non
essere
qualificato
peggio
.
Campiere
,
sì
.
Campiere
capo
.
-
Caporale
?
-
Capo
!
capo
!
Che
c
'
entra
caporale
?
Ammettete
allora
che
sia
milizia
?
Di
chi
?
come
?
e
perché
vestita
a
quel
modo
?
Sciaralla
si
stringeva
nelle
spalle
,
socchiudeva
gli
occhi
:
-
Un
'
uniforme
come
un
'
altra
.
Capriccio
di
Sua
Eccellenza
,
che
volete
farci
?
Con
alcuni
più
crèduli
,
tal
'
altra
,
si
lasciava
andare
a
confidenze
misteriose
:
che
il
principe
cioè
,
mal
visto
per
le
sue
idee
dal
governo
italiano
,
il
quale
-
figurarsi
!
-
avrebbe
alzato
il
fianco
a
saperlo
morto
assassinato
o
derubato
senza
pietà
,
avesse
davvero
bisogno
nella
solitudine
della
campagna
di
quella
scorta
,
di
cui
egli
,
Sciaralla
,
indegnamente
era
capo
.
Restava
però
sempre
da
spiegare
perché
quella
scorta
dovesse
andar
vestita
di
quell
'
uniforme
odiosa
-
Boja
,
piuttosto
!
-
s
'
era
sentito
più
volte
rispondere
il
povero
Sciaralla
,
il
quale
allora
pensava
con
un
po
'
di
fiele
quanto
fosse
facile
al
principe
il
serbare
con
tanta
dignità
e
tanta
costanza
quel
fiero
atteggiamento
di
protesta
,
rimanendo
sempre
chiuso
entro
i
confini
di
Colimbètra
,
mentre
a
lui
e
ai
suoi
subalterni
toccava
d
'
arrischiarsi
fuori
a
risponderne
.
Invano
,
a
quattr
'
occhi
,
giurava
e
spergiurava
,
che
mai
e
poi
mai
,
al
tempo
dei
Borboni
,
avrebbe
indossato
quell
'
uniforme
,
simbolo
di
tirannide
allora
,
simbolo
dell
'
oppressione
della
patria
;
e
soggiungeva
scotendo
le
mani
:
-
Ma
ora
,
signori
miei
,
via
!
Ora
che
siete
voi
i
padroni
...
Lasciatemi
stare
!
È
pane
.
Dite
sul
serio
?
Gli
volevano
amareggiare
il
sangue
a
ogni
costo
,
fingendo
di
non
comprendere
che
egli
poi
non
era
tutto
nell
'
abito
che
indossava
;
che
sotto
quell
'
abito
c
'
era
un
uomo
come
tutti
gli
altri
costretto
a
guadagnarsi
da
vivere
in
qualche
porca
maniera
.
Con
gli
sguardi
,
coi
sorrisi
,
componendo
il
volto
a
un
'
aria
di
vivo
interessamento
ai
casi
altrui
,
cercava
in
tutti
i
modi
di
stornar
l
'
attenzione
da
quell
'
abito
;
poi
,
di
tutte
quelle
arti
che
usava
,
di
tutte
quelle
smorfie
che
faceva
,
si
stizziva
fieramente
con
se
stesso
,
perché
,
a
guardar
quell
'
abito
senza
alcuna
idea
,
gli
pareva
bello
,
santo
Dio
!
e
che
gli
stésse
proprio
bene
;
e
quasi
quasi
gli
cagionava
rimorso
il
dover
fingersi
afflitto
di
portarlo
.
Aveva
sentito
dire
che
su
a
Girgenti
un
certo
«
funzionario
»
continentale
,
barbuto
e
bilioso
,
aveva
pubblicamente
dichiarato
con
furiosi
gesti
,
che
una
tale
sconcezza
,
una
siffatta
tracotanza
,
un
così
patente
oltraggio
alla
gloria
della
rivoluzione
,
al
governo
,
alla
patria
,
alla
civiltà
,
non
sarebbero
stati
tollerati
in
alcun
'
altra
parte
d
'
Italia
,
né
forse
in
alcun
'
altra
provincia
della
stessa
Sicilia
,
che
non
fosse
questa
di
Girgenti
,
così
...
così
...
-
e
non
aveva
voluto
dir
come
,
a
parole
;
con
le
mani
aveva
fatto
un
certo
atto
.
Oh
Dio
,
ma
proprio
per
lui
,
per
quell
'
uniforme
borbonica
dei
venticinque
uomini
di
guardia
,
tanto
sdegno
,
tanto
schifo
?
O
perché
non
badavan
piuttosto
codesti
indignati
al
signor
sindaco
,
ai
signori
assessori
e
consiglieri
comunali
e
provinciali
e
ai
più
cospicui
cittadini
,
che
venivano
a
gara
,
tutti
parati
e
impettiti
,
a
fare
ossequio
a
S
.
E
.
il
principe
di
Laurentano
,
che
li
accoglieva
nella
villa
come
un
re
nella
reggia
?
E
Sciaralla
non
diceva
dell
'
alto
clero
con
monsignor
vescovo
alla
testa
,
il
quale
,
si
sa
,
per
un
legittimista
come
Sua
Eccellenza
,
poteva
considerarsi
naturale
alleato
.
Sciaralla
gongolava
e
gonfiava
per
tutte
queste
visite
;
e
nulla
gli
era
più
gradito
che
impostarsi
ogni
volta
su
l
'
attenti
e
presentar
le
armi
.
Se
veniva
monsignore
,
se
veniva
il
sindaco
,
la
sentinella
chiamava
dal
cancello
il
drappelletto
dal
posto
di
guardia
vicino
,
e
un
primo
saluto
,
là
,
in
piena
regola
,
con
un
bel
fracasso
d
'
armi
,
levate
e
appiedate
di
scatto
;
un
altro
saluto
poi
,
sotto
le
colonne
del
vestibolo
esterno
della
villa
,
al
richiamo
dell
'
altra
sentinella
del
portone
.
Rispetto
al
salario
,
era
così
poco
il
da
fare
,
che
tanto
lui
quanto
i
suoi
uomini
se
ne
davano
apposta
,
cercandone
qua
e
là
il
pretesto
;
e
una
delle
faccende
più
serie
erano
appunto
questi
saluti
alla
militare
,
i
quali
servivano
a
meraviglia
a
toglier
loro
l
'
avvilenza
di
vedersi
,
così
ben
vestiti
com
'
erano
,
inutili
affatto
.
In
fondo
,
con
tali
e
tanti
protettori
,
Sciaralla
avrebbe
potuto
ridersi
della
baja
che
gli
dava
la
gente
minuta
,
se
,
come
tutti
i
vani
,
non
fosse
stato
desideroso
d
'
esser
veduto
e
accolto
da
ognuno
con
grazia
e
favore
.
Non
sapeva
ridersene
poi
,
e
anzi
da
un
pezzo
in
qua
ne
era
anche
più
d
'
un
po
'
costernato
,
per
un
'
altra
ragione
.
C
'
era
una
chiacchiera
in
paese
,
la
quale
di
giorno
in
giorno
si
veniva
sempre
più
raffermando
,
che
tutti
gli
operaj
delle
città
maggiori
dell
'
isola
,
e
le
contadinanze
e
,
più
da
presso
nei
grossi
borghi
dell
'
interno
,
i
lavoratori
delle
zolfare
si
volessero
raccogliere
in
corporazioni
o
,
come
li
chiamavano
in
fasci
,
per
ribellarsi
non
pure
ai
signori
,
ma
a
ogni
legge
,
dicevano
,
e
far
man
bassa
di
tutto
.
Più
volte
,
essendo
di
servizio
nell
'
anticamera
,
ne
aveva
sentito
discutere
nel
salone
.
Il
principe
ne
dava
colpa
,
s
'
intende
,
al
governo
usurpatore
che
prima
aveva
gabbato
le
popolazioni
dell
'
isola
col
lustro
della
libertà
e
poi
la
aveva
affamata
con
imposte
e
manomissioni
inique
;
gli
altri
gli
facevano
coro
;
ma
monsignor
vescovo
pareva
a
Sciaralla
che
meglio
di
tutti
sapesse
scoprir
la
piaga
.
Il
vero
male
,
il
più
gran
male
fatto
dal
nuovo
governo
non
consisteva
tanto
nell
'
usurpazione
che
faceva
ancora
e
giustamente
sanguinare
il
cuore
di
S
.
E
.
il
principe
di
Laurentano
.
Monarchie
,
istituzioni
civili
e
sociali
:
cose
temporanee
;
passano
;
si
farà
male
a
cambiarle
agli
uomini
o
a
toglierle
di
mezzo
,
se
giuste
e
sante
;
sarà
un
male
però
possibilmente
rimediabile
.
Ma
se
togliete
od
oscurate
agli
uomini
ciò
che
dovrebbe
splendere
eterno
nel
loro
spirito
:
la
fede
,
la
religione
?
Orbene
,
questo
aveva
fatto
il
nuovo
governo
!
E
come
poteva
più
il
popolo
starsi
quieto
tra
le
tante
tribolazioni
della
vita
,
se
più
la
fede
non
gliele
faceva
accettare
con
rassegnazione
e
anzi
con
giubilo
,
come
prova
e
promessa
di
premio
in
un
'
altra
vita
?
La
vita
è
una
sola
?
questa
?
le
tribolazioni
non
avranno
un
compenso
di
là
,
se
con
rassegnazione
sopportate
?
E
allora
per
qual
ragione
più
accettarle
e
sopportarle
?
Prorompa
allora
l
'
istinto
bestiale
di
soddisfare
quaggiù
tutti
i
bassi
appetiti
del
corpo
!
Parlava
proprio
bene
,
Monsignore
.
La
vera
vera
ragione
di
tutto
il
male
era
questa
.
Insieme
però
con
Monsignore
che
veramente
,
ricco
com
'
era
,
sentiva
poco
le
tribolazioni
della
vita
,
Sciaralla
avrebbe
voluto
che
tutti
i
poveri
la
riconoscessero
,
questa
ragione
.
Ma
non
riusciva
a
levarsi
dal
capo
un
vecchierello
mendico
,
presentatosi
un
giorno
al
cancello
della
villa
col
rosario
in
mano
,
il
quale
,
stando
ad
aspettar
l
'
elemosina
e
sentendo
un
lungo
brontolio
nel
suo
stomaco
,
gli
aveva
fato
notare
con
un
mesto
sorriso
:
-
Senti
?
Non
te
lo
dico
io
;
te
lo
dice
lui
che
ha
fame
...
La
costernazione
di
Sciaralla
,
per
quel
grave
pericolo
che
sovrastava
a
tutti
i
signori
,
proveniva
più
che
altro
dalla
sicurezza
con
cui
il
principe
,
là
nel
salone
,
pareva
lo
sfidasse
.
Riposava
certo
su
lui
e
sul
valore
e
la
devozione
dei
suoi
uomini
quella
sicurezza
del
principe
,
al
quale
poteva
bastare
che
dicesse
di
non
aver
paura
,
lasciando
poi
agli
altri
il
pensiero
del
rimanente
.
Fortuna
che
finora
lì
a
Girgenti
nessuno
si
moveva
,
né
accennava
di
volersi
muovere
!
Paese
morto
.
Tanto
vero
-
dicevano
i
maligni
-
che
vi
regnavano
i
corvi
,
cioè
i
preti
.
L
'
accidia
,
tanto
di
far
bene
quanto
di
far
male
,
era
radicata
nella
più
profonda
sconfidenza
della
sorte
,
nel
concetto
che
nulla
potesse
avvenire
,
che
vano
sarebbe
stato
ogni
sforzo
per
scuotere
l
'
abbandono
desolato
,
in
cui
giacevano
non
soltanto
gli
animi
,
ma
anche
tutte
le
cose
.
E
a
Sciaralla
parve
di
averne
la
prova
nel
triste
spettacolo
che
gli
offriva
,
quella
mattina
,
la
campagna
intorno
e
quello
stradone
.
Aveva
già
attraversato
il
tratto
incassato
nel
taglio
perpendicolare
del
lungo
ciglione
su
cui
sorgono
aerei
e
maestosi
gli
avanzi
degli
antichi
Tempii
akragantini
.
Si
apriva
là
,
un
tempo
,
la
Porta
Aurea
dell
'
antichissima
città
scomparsa
.
Ora
egli
ranchettava
giù
per
il
pendìo
che
conduce
alla
vallata
di
Sant
'
Anna
,
per
la
quale
scorre
,
intoppando
qua
e
là
,
un
fiumicello
di
povere
acque
:
l
'
Hypsas
antico
,
ora
Drago
,
secco
d
'
estate
e
cagione
di
malaria
in
tutte
le
terre
prossime
,
per
le
trosce
stagnanti
tra
gl
'
ispidi
ciuffi
del
greto
.
Impetuoso
e
torbido
per
la
grande
acquata
della
notte
scorsa
,
investiva
laggiù
,
quella
mattina
,
il
basso
ponticello
uso
,
d
'
estate
,
ad
accavalciare
i
ciottoli
e
la
rena
.
Veramente
da
quella
triste
contrada
maledetta
dai
contadini
,
costretti
a
dimorarvi
dalla
necessità
,
macilenti
,
ingialliti
,
febbricitanti
,
pareva
spirasse
nello
squallore
dell
'
alba
un
'
angosciosa
oppressione
di
cui
anche
i
rari
alberi
che
vi
sorgevano
fossero
compenetrati
:
qualche
centenario
olivo
saraceno
dal
tronco
stravolto
,
qualche
mandorlo
ischeletrito
dalle
prime
ventate
d
'
autunno
.
-
Che
acqua
,
eh
?
-
s
'
affrettava
a
dire
capitan
Sciaralla
,
imbattendosi
lungo
quel
tratto
nella
gente
di
campagna
o
nei
carrettieri
che
lo
conoscevano
,
per
prevenire
beffe
e
ingiurie
,
e
dava
di
sprone
alla
povera
Titina
.
Non
a
caso
però
,
quel
giorno
,
metteva
avanti
la
pioggia
della
notte
scorsa
.
Trottando
e
guardando
nel
cielo
la
nera
nuvolaglia
sbrendolata
e
raminga
,
pensava
proprio
a
essa
per
trovarvi
una
scusa
che
gli
quietasse
la
coscienza
,
avendo
trasgredito
a
un
ordine
positivo
ricevuto
la
sera
avanti
dal
segretario
del
principe
:
l
'
ordine
di
recare
sul
tamburo
una
lettera
a
don
Cosmo
Laurentano
,
fratello
di
don
Ippolito
,
che
viveva
segregato
anche
lui
nell
'
altro
fèudo
di
Valsanìa
,
a
circa
quattro
miglia
da
Colimbètra
.
Sciaralla
non
se
l
'
era
sentita
d
'
avventurarsi
a
quell
'
ora
,
con
quel
tempo
da
lupi
,
fin
laggiù
;
aveva
pensato
che
Lisi
Prèola
,
il
vecchio
segretario
,
avendo
una
forca
di
figliuolo
che
aspirava
a
diventar
capitano
della
guardia
,
non
cercava
di
meglio
che
mandar
lui
Sciaralla
all
'
altro
mondo
;
che
però
forse
quella
lettera
non
richiedeva
tale
urgenza
ch
'
egli
rischiasse
di
rompersi
il
collo
per
una
via
scellerata
,
al
bujo
,
sotto
la
pioggia
furiosa
,
tra
lampi
e
tuoni
;
e
che
infine
avrebbe
potuto
aspettar
l
'
alba
e
partir
di
nascosto
,
senza
rinunziare
per
quella
sera
alla
briscola
nella
casermuccia
sul
greppo
dello
Sperone
,
dove
si
riduceva
coi
tre
compagni
graduati
a
passar
la
notte
,
dandosi
il
cambio
ogni
tre
ore
nella
guardia
.
L
'
uscir
di
Colimbètra
era
sempre
penoso
per
capitan
Sciaralla
,
ma
una
vera
spedizione
allorché
doveva
recarsi
a
Valsanìa
,
dove
ogni
volta
gli
toccava
d
'
affrontar
paziente
l
'
odio
d
'
un
vecchio
energumeno
,
terrore
di
tutte
le
contrade
circonvicine
,
chiamato
Mauro
Mortara
,
il
quale
,
approfittando
della
dabbenaggine
di
don
Cosmo
,
a
cui
certo
i
libracci
di
filosofia
avevano
sconcertato
il
cervello
,
vi
stava
da
padrone
,
né
sopra
di
lui
riconosceva
altra
signoria
.
-
Coraggio
,
coraggio
,
Titina
!
-
sospirava
pertanto
Sciaralla
,
ogni
qual
volta
gli
si
presentava
alla
mente
la
figura
di
quel
vecchio
:
basso
di
statura
,
un
po
'
curvo
,
senza
giacca
,
con
una
ruvida
camicia
d
'
albagio
di
color
violaceo
a
quadri
rossi
aperta
sul
petto
irsuto
,
un
enorme
berretto
villoso
in
capo
,
ch
'
egli
da
se
stesso
s
'
era
fatto
dal
cuojo
d
'
un
agnello
,
la
cui
concia
col
sudore
gli
aveva
tinti
di
giallo
i
lunghi
cernecchi
e
,
ai
lati
,
l
'
incolta
barba
bianca
:
comico
e
feroce
,
con
due
grosse
pistole
sempre
alla
cintola
,
anche
di
notte
,
poiché
si
buttava
a
dormir
vestito
su
uno
strapunto
di
paglia
per
poche
ore
soltanto
:
a
settantasette
anni
sveglio
ancora
e
robusto
,
più
che
un
giovanotto
di
venti
.
-
E
non
morrà
mai
!
-
sbuffava
Sciaralla
.
-
Sfido
!
che
gli
manca
?
Dopo
tant
'
anni
è
considerato
come
parte
della
famiglia
anche
da
don
Ippolito
,
che
è
tutto
dire
.
Con
don
Cosmo
per
poco
non
si
dànno
del
tu
.
E
ripensava
,
proseguendo
la
via
,
alle
straordinarie
avventure
di
quell
'
uomo
che
,
al
Quarantotto
,
aveva
seguito
nell
'
esilio
a
Malta
il
principe
padre
,
don
Gerlando
Laurentano
,
il
quale
gli
s
'
era
affezionato
fin
da
quando
,
privato
del
grado
di
gentiluomo
di
camera
,
chiave
d
'
oro
,
per
uno
scandalo
di
corte
a
Napoli
,
sera
ritirato
a
Valsanìa
,
dove
il
Mortara
era
nato
,
figlio
di
poveri
contadini
,
contadinotto
anche
lui
,
anzi
guardiano
di
pecore
,
allora
.
A
un
'
avventura
segnatamente
,
tra
le
tante
,
si
fermava
il
pensiero
di
Placido
Sciaralla
:
a
quella
che
aveva
procurato
al
Mortara
il
nomignolo
di
Monaco
;
avventura
dei
primi
tempi
,
avanti
al
Quarantotto
,
quando
a
Valsanìa
,
attorno
al
vecchio
principe
di
Laurentano
,
acceso
di
vendetta
dopo
quello
scandalo
di
corte
a
Napoli
,
si
radunavano
di
nascosto
,
venendo
da
Girgenti
,
i
caporioni
del
comitato
rivoluzionario
.
Mauro
Mortara
faceva
la
guardia
ai
congiurati
a
piè
della
villa
.
Ora
una
volta
un
frate
francescano
ebbe
la
cattiva
ispirazione
di
avventurarsi
fin
là
per
la
questua
.
Il
Mortara
,
chi
sa
perché
,
lo
prese
per
una
spia
;
e
senza
tante
cerimonie
lo
afferrò
,
lo
legò
,
lo
tenne
appeso
a
un
albero
per
tutto
un
giorno
;
alla
notte
lo
sciolse
e
lo
mandò
via
;
ma
tanta
era
stata
la
paura
,
che
il
frate
non
poté
più
riaversene
e
ne
morì
poco
dopo
.
Quest
'
avventura
era
più
viva
delle
altre
nella
memoria
di
Sciaralla
,
non
solo
perché
in
essa
Mauro
Mortara
si
mostrava
,
come
a
lui
piaceva
crederlo
,
feroce
,
ma
anche
perché
l
'
albero
,
a
cui
il
francescano
era
stato
appeso
,
era
ancora
in
piedi
presso
la
villa
,
e
Mauro
non
tralasciava
mai
d
'
indicarglielo
,
accompagnando
il
cenno
con
un
muto
ghigno
e
un
lieve
tentennar
del
capo
,
atteggiato
il
volto
di
schifo
nel
vedergli
addosso
quell
'
uniforme
borbonica
.
-
Coraggio
,
coraggio
,
Titina
!
Conveniva
soffrirseli
in
pace
gli
sgarbi
e
i
raffacci
di
quel
vecchio
.
Il
quale
,
sì
,
guaj
e
rischi
d
'
ogni
sorta
ne
aveva
toccati
e
affrontati
in
vita
sua
,
senza
fine
;
ma
che
fortuna
,
adesso
,
servire
sotto
don
Cosmo
che
non
si
curava
mai
di
nulla
,
fuori
di
quei
suoi
libracci
che
lo
tenevano
tutto
il
giorno
vagante
come
in
un
sogno
per
i
viali
di
Valsanìa
!
Che
differenza
tra
il
principe
suo
padrone
e
questo
don
Cosmo
!
che
differenza
poi
tra
entrambi
questi
fratelli
e
la
sorella
donna
Caterina
Auriti
,
che
viveva
-
vedova
e
povera
-
a
Girgenti
!
Da
anni
e
anni
tutti
e
tre
erano
in
rotta
tra
loro
.
Donna
Caterina
Laurentano
aveva
seguito
lei
sola
le
nuove
idee
del
padre
;
e
poi
si
diceva
che
,
da
giovinetta
,
aveva
recato
onta
alla
famiglia
,
fuggendo
di
casa
con
Stefano
Auriti
,
morto
poi
nel
Sessanta
,
garibaldino
,
nella
battaglia
di
Milazzo
,
mentre
combatteva
accanto
al
Mortara
e
al
figlio
don
Roberto
,
che
ora
viveva
a
Roma
e
che
allora
era
ragazzo
di
appena
dodici
anni
,
il
più
piccolo
dei
Mille
.
Figurarsi
,
dunque
,
se
il
principe
poteva
andar
d
'
accordo
con
quella
sorella
!
Ma
con
Cosmo
,
intanto
,
perché
no
?
Questi
,
almeno
apparentemente
,
non
aveva
mai
parteggiato
per
alcuno
.
Ma
forse
non
approvava
la
protesta
del
fratello
maggiore
contro
il
nuovo
Governo
.
Chi
aveva
però
ragione
di
loro
due
?
Il
padre
,
prima
che
liberale
,
era
stato
borbonico
,
gentiluomo
di
camera
e
chiave
d
'
oro
:
che
meraviglia
,
dunque
,
se
il
figlio
,
stimando
fedifrago
il
padre
,
s
'
era
serbato
fedele
al
passato
Governo
?
Meritava
anzi
rispetto
per
tanta
costanza
:
rispetto
e
venerazione
;
e
non
c
'
era
nulla
da
ridire
,
se
voleva
che
tutti
sapessero
com
'
egli
la
pensava
,
anche
dal
modo
con
cui
vestiva
i
suoi
dipendenti
.
Sissignori
,
sono
borbonico
!
ho
il
coraggio
delle
mie
opinioni
!
Un
toffo
di
terra
arrivò
a
questo
punto
alle
spalle
di
capitan
Sciaralla
,
seguíto
da
una
sghignazzata
.
Il
capitano
diè
un
balzo
sulla
sella
e
si
voltò
,
furente
.
Non
vide
nessuno
.
Da
una
siepe
sopra
l
'
arginello
venne
fuori
però
questa
strofetta
,
declamata
con
tono
derisorio
,
lento
lento
:
Sciarallino
,
Sciarallino
,
dove
vai
con
tanta
boria
sul
ventoso
tuo
ronzino
?
Sei
scappato
dalla
storia
,
Sciarallino
,
Sciarallino
?
Capitan
Sciaralla
riconobbe
alla
voce
Marco
Prèola
,
il
figlio
scapestrato
del
segretario
del
principe
,
e
sentì
rimescolarsi
tutto
il
sangue
.
Ma
,
subito
dopo
,
il
Prèola
gli
apparve
in
tale
stato
,
che
le
ciglia
aggrottate
gli
balzarono
fino
al
berretto
e
la
bocca
serrata
dall
'
ira
gli
s
'
aprì
dallo
stupore
.
Non
pareva
più
un
uomo
,
colui
:
salvo
il
santo
battesimo
,
un
porco
pareva
,
fuori
del
brago
,
ritto
in
piedi
,
cretaceo
e
arruffato
.
Con
le
gambe
aperte
,
buttato
indietro
sulle
reni
a
modo
degli
ubriachi
,
il
Prèola
seguitò
da
lassù
a
declamare
con
ampii
e
stracchi
gesti
:
Oppur
vai
,
don
Chisciottino
,
all
'
assalto
d
'
un
molino
?
od
a
caccia
di
lumache
t
'
avventuri
col
mattino
,
così
rosso
nelle
brache
,
nel
giubbon
così
turchino
,
Sciarallino
,
Sciarallino
?
-
Quanto
sei
caro
!
-
sbuffò
Sciaralla
,
allungando
una
mano
alle
terga
,
ove
la
mota
gli
s
'
era
appiastrata
.
Marco
Prèola
si
calò
giù
,
sul
sedere
,
dall
'
arginello
lubrico
di
fango
,
e
gli
s
'
accostò
.
-
Caro
?
No
,
-
disse
,
-
mi
vendo
a
buon
mercato
!
Ti
piace
la
poesia
?
Bella
!
E
séguita
,
sai
?
La
stamperò
su
L
'
Empedocle
domenica
ventura
.
Capitan
Sciaralla
stette
ancora
un
pezzo
a
guardarlo
,
col
volto
contratto
,
ora
,
in
una
smorfia
tra
di
schifo
e
di
compassione
.
Sapeva
che
colui
andava
soggetto
ad
attacchi
d
'
epilessia
;
che
spesso
vagava
di
notte
come
un
cane
randagio
e
spariva
per
due
o
tre
giorni
finché
non
lo
ritrovavano
come
una
bestia
morta
,
con
la
faccia
a
terra
e
la
bava
alla
bocca
,
o
su
al
Culmo
delle
Forche
o
su
la
Serra
Ferlucchia
o
per
le
campagne
.
Gli
vide
la
faccia
gonfia
,
deturpata
da
una
livida
cicatrice
su
la
gota
destra
,
dall
'
occhio
alla
bocca
,
con
pochi
peli
ispidi
biondicci
sul
labbro
e
sul
mento
;
gli
guardò
il
vecchio
cappelluccio
stinto
e
roccioso
,
che
non
arrivava
a
nascondergli
la
laida
calvizie
precoce
;
notò
che
calvo
era
anche
di
ciglia
;
ma
non
poté
sostenere
lo
sguardo
di
quegli
occhi
chiari
,
verdastri
,
impudenti
,
in
cui
tutti
i
vizii
pareva
vermicassero
.
Cacciato
dalla
scuola
militare
di
Modena
,
il
Prèola
era
stato
a
Roma
circa
un
anno
nella
redazione
d
'
un
giornalucolo
di
ricattatori
;
scontata
una
condanna
di
otto
mesi
di
carcere
,
aveva
tentato
di
uccidersi
buttandosi
giù
da
un
ponte
nel
Tevere
;
salvato
per
miracolo
,
era
stato
rimpatriato
dalla
questura
,
e
ora
viveva
alle
spalle
del
padre
,
a
Girgenti
.
-
Che
hai
fatto
?
-
gli
domandò
Sciaralla
.
Il
Prèola
si
guardò
l
'
abito
cretoso
addosso
,
e
con
un
ghigno
frigido
rispose
:
-
Niente
.
Un
insultino
...
Con
le
mani
aggiunse
un
gesto
per
significare
che
s
'
era
voltolato
per
terra
.
Poi
,
all
'
improvviso
,
cangiando
aria
e
tono
,
gli
ghermì
un
braccio
e
gli
gridò
:
-
Qua
la
lettera
!
So
che
l
'
hai
!
-
Sei
matto
?
-
esclamò
Sciaralla
con
un
soprassalto
,
tirandosi
indietro
.
Il
Prèola
scoppiò
a
ridere
sguajatamente
.
-
Mi
serve
soltanto
per
annusarla
.
Càvala
fuori
.
Voglio
sentire
se
sa
odor
di
confetti
.
Animale
,
non
sai
che
il
tuo
padrone
sposa
?
Sciaralla
lo
guardò
,
stordito
.
-
Il
principe
?
-
Sua
Eccellenza
,
già
!
Non
credi
?
Scommetto
che
la
lettera
parla
di
questo
.
Il
principe
annunzia
le
prossime
nozze
al
fratello
.
Non
hai
visto
monsignor
Montoro
?
È
lui
il
paraninfo
!
Veramente
monsignor
Montoro
in
quegli
ultimi
giorni
s
'
era
fatto
vedere
molto
più
di
frequente
a
Colimbètra
.
Che
fosse
vero
?
Sciaralla
si
sforzò
d
'
impedire
che
quella
notizia
incredibile
,
di
un
avvenimento
così
inopinato
,
gli
accendesse
in
un
lampo
la
visione
di
splendide
feste
,
di
una
gaja
animazione
nuova
in
quel
silenzioso
,
austero
ritiro
;
la
speranza
di
regali
per
la
bella
comparsa
che
avrebbe
fatto
coi
suoi
uomini
e
il
servizio
inappuntabile
che
avrebbe
disimpegnato
...
Ma
il
principe
,
possibile
?
così
serio
...
alla
sua
età
?
E
poi
,
come
prestar
fede
al
Prèola
?
Cercando
di
nascondere
la
meraviglia
e
la
curiosità
con
un
sorriso
di
diffidenza
,
gli
domandò
:
-
E
chi
sposa
?
-
Se
mi
dài
la
lettera
,
te
lo
dico
,
-
rispose
quello
.
-
Domani
!
Va
'
là
!
Ho
capito
.
E
Sciaralla
si
spinse
col
busto
per
cacciar
la
giumenta
.
-
Aspetta
!
-
esclamò
il
Prèola
,
trattenendo
Titina
per
la
coda
.
-
M
'
importa
assai
delle
nozze
,
e
che
tu
non
ci
creda
!
Forse
...
vedi
?
questo
mi
premerebbe
più
di
sapere
...
forse
il
principe
parla
al
fratello
delle
elezioni
,
della
candidatura
del
nipote
.
Non
sai
neanche
questo
?
Non
sai
che
Roberto
Auriti
,
«
il
dodicenne
eroe
»
,
si
presenta
deputato
?
-
So
un
corno
io
;
chi
se
n
'
impiccia
?
-
fece
Sciaralla
.
-
Non
abbiamo
l
'
on
.
Fazello
per
deputato
?
-
Non
lo
dico
io
che
siete
fuori
della
storia
,
vojaltri
,
a
Colimbètra
!
-
ghignò
il
Prèola
.
-
Abbiamo
le
elezioni
generali
,
e
Fazello
non
si
ripresenta
,
somaro
,
per
la
morte
del
figliuolo
!
-
Del
figliuolo
?
Se
è
scapolo
!
Il
Prèola
tornò
a
ridere
sguajatamente
.
-
E
che
uno
scapolo
,
uomo
di
chiesa
per
giunta
,
non
può
aver
figliuoli
?
Bestione
!
Avremo
l
'
Auriti
,
sostenuto
dal
governo
,
contro
l
'
avvocato
Capolino
.
Fiera
lotta
,
singolar
tenzone
...
Dammi
la
lettera
!
Sciaralla
diede
una
spronata
a
Titina
e
con
uno
sfaglio
si
liberò
del
Prèola
.
Questi
allora
gli
tirò
dietro
una
e
due
sassate
;
stava
per
tirargli
la
terza
,
quando
dalla
svoltata
si
levò
una
voce
rabbiosa
:
-
Ohè
,
corpo
di
...
Chi
tira
?
E
un
'
altra
voce
,
rivolta
evidentemente
a
Sciaralla
che
fuggiva
:
-
Vergògnati
!
Fantoccio
!
Ignorante
!
Buffone
!
E
dalla
svoltata
apparvero
sotto
un
ombrellaccio
verde
sforacchiato
,
stanchi
e
inzaccherati
,
i
due
inseparabili
Luca
Lizio
e
Nocio
Pigna
,
o
,
come
tutti
da
un
pezzo
li
chiamavano
,
Propaganda
e
Compagnia
:
quegli
,
uno
spilungone
ispido
e
scialbo
,
con
un
pajo
di
lenti
che
gli
scivolavano
di
traverso
sul
naso
,
stretto
nelle
spalle
per
il
freddo
e
col
bavero
della
giacchettina
d
'
estate
tirato
su
;
questi
,
tozzo
,
deforme
,
dal
groppone
sbilenco
,
con
un
braccio
penzolante
quasi
fino
a
terra
e
l
'
altro
pontato
a
leva
sul
ginocchio
,
per
reggersi
alla
meglio
.
Erano
i
due
rivoluzionarii
del
paese
.
Capitan
Sciaralla
credeva
a
torto
che
nessuno
si
movesse
a
Girgenti
.
Si
movevano
loro
,
Lizio
e
Pigna
.
È
vero
che
,
l
'
uno
e
l
'
altro
,
quella
mattina
,
così
bagnati
e
intirizziti
,
sotto
quell
'
ombrello
sforacchiato
,
non
davano
a
vedere
che
potessero
esser
molto
temibili
le
loro
imprese
rivoluzionarie
.
Nessuno
poteva
vederlo
meglio
di
Marco
Prèola
,
il
quale
avendo
già
da
un
pezzo
abbandonato
al
caso
la
propria
vita
,
tenuta
per
niente
da
lui
stesso
più
che
dagli
altri
e
senza
più
né
affetti
né
fede
in
nulla
,
sciolta
non
pur
d
'
ogni
regola
,
ma
anche
d
'
ogni
abitudine
e
gettata
in
preda
a
ogni
capriccio
improvviso
e
violento
,
tutto
vedeva
buffo
e
vano
e
tutto
e
tutti
derideva
,
sfogando
in
questa
derisione
le
scomposte
energie
non
comuni
dell
'
animo
esacerbato
.
Sapeva
che
,
tre
giorni
addietro
,
quei
due
si
erano
recati
alla
marina
di
Porto
Empedocle
a
catechizzare
i
facchini
addetti
all
'
imbarco
dello
zolfo
,
gli
scaricatori
,
gli
stivatori
,
i
marinaj
delle
spigonare
,
i
carrettieri
,
i
pesatori
,
per
raccoglierli
in
fascio
.
Vedendoli
di
ritorno
a
quell
'
ora
,
in
quello
stato
,
arricciò
il
naso
,
si
fermò
in
mezzo
allo
stradone
ad
aspettarli
per
accompagnarsi
con
loro
fino
a
Girgenti
;
quando
gli
furon
vicini
,
aprì
le
braccia
,
quasi
per
reggere
un
fiasco
,
di
que
'
grossi
,
e
disse
loro
:
-
Andiamo
;
niente
:
lo
porto
io
.
Il
Pigna
si
fermò
e
,
sforzandosi
di
dirizzarsi
meglio
sul
braccio
,
squadrò
con
disprezzo
il
Prèola
.
Il
corpo
,
tutto
groppi
e
nodi
;
ma
una
faccia
da
bambolone
aveva
,
senza
un
pelo
,
arrossata
sulle
gote
dal
salso
che
gli
aveva
dato
fuori
alla
pelle
,
e
un
pajo
d
'
occhi
neri
,
smaltati
e
mobilissimi
da
matto
,
sotto
un
cappellaccio
tutto
sbertucciato
,
che
lo
faceva
somigliare
a
uno
di
quei
fantocci
che
schizzan
su
dalle
scàtole
a
scatto
.
Marco
Prèola
lo
chiamò
con
un
vezzeggiativo
dispettosamente
bonario
,
e
gli
disse
ammiccando
:
-
Nociarè
,
non
te
n
'
avere
a
male
!
Mondaccio
laido
è
questo
,
d
'
ingrati
.
Marinaj
,
piedi
piatti
.
Oh
,
e
chiudi
il
paracqua
,
Luca
!
Dio
ci
manda
l
'
acqua
,
e
non
te
ne
vuoi
profittare
?
Laviamoci
il
visino
,
così
...
E
levò
la
faccia
fangosa
verso
il
cielo
.
Spruzzolava
ancora
dalle
nuvole
che
s
'
imporporavano
negli
orli
frastagliati
,
correndo
incontro
al
sole
che
stava
per
levarsi
,
un
'
acquerugiola
gelida
e
pungente
.
-
Che
son
aghi
?
-
gridò
,
sbruffando
come
un
cavallo
,
squassando
la
testa
e
buttandosi
apposta
addosso
al
Pigna
.
Sozzo
com
'
era
già
da
capo
a
piedi
e
tutto
fradicio
di
pioggia
,
si
sentiva
ormai
libero
da
ogni
angustia
di
guardarsi
dall
'
acqua
e
dalla
zàcchera
,
e
provava
la
voluttà
,
sguazzando
nel
fango
senza
più
impaccio
né
ritegno
,
di
potere
insozzarne
gli
altri
impunemente
.
-
Scànsati
!
-
gli
gridò
il
Pigna
.
-
Chi
ti
cerca
?
chi
ti
vuole
?
chi
ti
ha
dato
mai
confidenza
?
Il
Prèola
,
senza
scomporsi
,
gli
rispose
:
-
Quanto
mi
piaci
arrabbiato
!
Creta
madre
,
caro
mio
.
Te
ne
volevo
attaccare
un
po
'
...
Mi
scansi
?
Poi
ti
lagni
degli
altri
,
che
sono
ingrati
.
-
Ci
vuole
una
faccia
...
-
brontolò
il
Pigna
,
rivolto
al
Lizio
.
Ma
questi
andava
chiuso
in
sé
,
non
curante
e
accigliato
.
Diede
una
spallata
,
come
per
dire
che
non
voleva
esser
frastornato
dai
suoi
pensieri
,
e
avanti
.
Il
Prèola
li
seguì
un
pezzo
in
silenzio
,
un
po
'
discosto
,
guardando
ora
l
'
uno
ora
l
'
altro
.
Aveva
nelle
viscere
la
smania
di
fare
qualche
cosa
,
quella
mattina
;
non
sapeva
quale
,
si
sarebbe
messo
a
urlare
come
un
lupo
.
Per
non
urlare
,
apriva
la
bocca
,
si
cacciava
una
mano
sui
denti
e
tirava
fin
quasi
a
slogarsi
la
mascella
;
poi
sospirava
o
si
scrollava
tutto
in
un
fremito
animalesco
.
Poteva
solo
sfogarsi
con
quei
due
;
ma
,
a
stuzzicare
il
Lizio
,
che
gusto
c
'
era
?
Disperatonaccio
come
lui
e
,
per
giunta
,
con
la
testa
piena
di
fumo
.
Due
disgrazie
,
una
sopra
l
'
altra
,
il
suicidio
del
padre
,
bravo
avvocato
ma
di
cervello
balzano
,
poi
quello
del
fratello
,
gli
avevano
cattivato
in
paese
una
certa
simpatia
,
mista
di
costernazione
,
e
anche
un
certo
rispetto
.
Studiava
molto
e
parlava
poco
,
anzi
non
parlava
quasi
mai
.
La
ragione
c
'
era
,
veramente
:
gli
mancava
quasi
mezzo
alfabeto
.
Di
lui
si
poteva
ridere
soltanto
per
questo
:
che
aveva
trovato
nel
Pigna
il
suo
organetto
;
e
organetto
e
sonatore
,
ogni
volta
,
ai
comizii
,
comparivano
insieme
.
Se
il
Pigna
stonava
,
egli
lo
rimetteva
in
tono
,
serio
serio
,
tirandolo
per
la
manica
.
Rivoluzione
sociale
...
fratellanza
dei
popoli
...
rivendicazione
dei
diritti
degli
oppressi
...
parole
grandi
,
insomma
!
E
forse
perciò
,
distratto
,
s
'
era
attaccato
intanto
a
un
tozzo
di
pane
faticato
da
altri
per
lui
.
Faceva
benone
,
oh
!
Solo
che
,
con
questo
po
'
po
'
di
freddo
...
-
Una
caffettierina
,
volesse
Iddio
!
-
invocò
con
improvviso
scatto
il
Prèola
,
levando
le
braccia
.
-
Tre
pezzetti
di
zucchero
,
un
vasetto
di
panna
,
quattro
fettine
di
pane
abbruscato
.
Oh
animucce
sante
del
Purgatorio
!
Luca
Lizio
si
voltò
,
brusco
,
a
guatarlo
.
Proprio
a
una
tazzina
di
caffè
pensava
in
quel
momento
,
così
accigliato
;
e
la
vedeva
,
e
se
ne
inebriava
quasi
in
sogno
,
aspirandone
il
fumante
aroma
;
e
stringeva
in
tasca
,
nel
desiderio
che
lo
struggeva
,
il
pugno
intirizzito
.
Partito
a
bujo
,
e
sconfitto
,
da
Porto
Empedocle
,
sentiva
un
freddo
da
morire
;
non
gli
pareva
l
'
ora
d
'
arrivare
.
Avvilito
da
quel
bisogno
meschino
,
si
vedeva
misero
,
degno
di
conforto
,
d
'
un
conforto
che
sapeva
di
non
poter
trovare
in
nessuno
.
Poc
'
anzi
,
tra
quel
fantoccio
fuggito
di
là
su
la
giumenta
bianca
e
il
Prèola
fermo
più
su
ad
aspettare
con
un
ghigno
rassegato
sulle
labbra
,
aveva
avuto
lui
stesso
un
'
improvvisa
strana
impressione
di
sé
,
che
gli
era
penetrata
fino
a
toccare
e
sommuovere
dal
fondo
del
suo
essere
un
sentimento
finora
sconosciuto
,
quasi
di
stupore
per
tutti
i
suoi
sdegni
,
per
tutte
le
sue
furie
ardenti
,
le
quali
a
un
tratto
gli
s
'
erano
scoperte
,
come
da
lontano
,
folli
e
vane
,
là
in
mezzo
a
quella
scena
di
desolato
squallore
.
Nella
magrezza
miserabile
del
suo
corpo
tremante
di
freddo
e
pur
madido
di
un
sudorino
vischioso
,
s
'
era
veduto
simile
a
quegli
alberi
che
s
'
affacciavano
dalle
muricce
,
stecchiti
e
gocciolanti
.
Gocciolavano
anche
a
lui
per
il
freddo
la
punta
del
naso
e
gli
occhi
miopi
dietro
le
lenti
.
S
'
era
ristretto
in
sé
;
e
,
quasi
quell
'
impressione
,
toccato
il
fondo
del
suo
essere
e
vanita
in
quello
stupore
,
gli
si
fosse
ora
serrata
attorno
come
un
'
irta
angustia
,
s
'
era
sentito
tutto
dolere
:
doler
le
tempie
schiacciate
,
le
aguzze
sporgenze
delle
scapole
,
su
cui
la
stoffa
della
giacchettina
d
'
estate
aveva
preso
il
lustro
,
e
i
polsi
scoperti
dalle
maniche
troppo
corte
e
i
piedi
bagnati
entro
le
scarpe
rotte
.
E
tutto
ora
gli
pareva
un
di
più
,
una
soperchieria
crudele
:
ogni
nuova
pettata
di
quello
stradone
divenuto
una
fiumara
di
creta
;
la
cruda
luce
dell
'
alba
che
,
non
ostante
la
cupezza
di
quelle
nuvole
,
si
rifletteva
su
la
motriglia
e
lo
abbagliava
;
ma
sopra
tutto
la
compagnia
di
quel
tristo
,
da
capo
a
piedi
imbrattato
di
fango
,
fango
fuori
,
fango
dentro
,
che
stuzzicava
il
Pigna
a
parlare
.
Avvezzo
ormai
da
anni
a
star
zitto
,
provava
uno
stordimento
a
mano
a
mano
più
confuso
per
quel
suo
silenzio
che
,
all
'
insaputa
di
tutti
,
si
nutriva
e
s
'
accresceva
dentro
di
lui
di
certe
stravaganti
impressioni
,
come
quella
di
poc
'
anzi
,
che
non
avrebbe
potuto
esprimere
neppure
a
se
stesso
,
se
non
a
costo
di
togliere
ogni
credito
e
ogni
fiducia
all
'
opera
sua
.
Marco
Prèola
,
intanto
,
seguitava
a
dire
,
quasi
tra
sé
:
-
Io
,
va
bene
;
che
sono
io
?
un
vagabondo
;
mi
merito
questo
e
altro
.
Ma
vedete
Domineddio
che
tempo
pensa
di
fare
,
quando
sono
in
cammino
per
una
santa
missione
due
poveri
umanitarii
che
una
turba
irriverente
ha
cacciato
via
,
di
notte
,
a
nerbate
!
Il
Pigna
accennò
di
fermarsi
,
fremente
;
ma
Luca
Lizio
lo
tirò
via
con
uno
strappo
alla
manica
e
un
grugnito
rabbioso
.
-
Nerbate
...
ma
bada
,
sai
!
-
masticò
quello
tra
i
denti
.
-
Gliele
darei
io
,
le
nerbate
...
-
E
da
te
me
le
piglierei
,
Nociarè
,
-
s
'
affrettò
a
dirgli
il
Prèola
con
un
inchino
,
-
perché
tu
,
non
sembri
,
ma
sei
un
eroe
.
Puzzi
,
mannaggia
,
ma
sei
un
eroe
;
e
quando
te
lo
dico
io
ci
puoi
credere
.
Il
popolo
non
ti
può
capire
.
Non
può
capire
la
tua
idea
,
perché
per
disgrazia
l
'
idea
non
ha
occhi
,
non
ha
gambe
,
e
non
ha
bocca
.
Parla
e
si
muove
per
bocca
e
con
le
gambe
degli
uomini
.
Se
dici
,
poniamo
:
«
Popolo
,
l
'
umanità
cammina
!
T
'
insegnerò
io
a
camminare
!
»
-
son
capaci
di
guardarti
le
cianche
,
come
le
butti
:
«
Ma
guarda
un
po
'
,
chi
vuole
insegnarci
a
camminare
!
»
.
-
Pezzo
d
'
asino
!
-
sbottò
Propaganda
,
non
potendo
più
tenersi
.
-
E
non
si
chiama
ragionare
coi
piedi
,
codesto
?
-
Io
?
Il
popolo
!
-
rimbeccò
il
Prèola
.
-
Il
Popolo
,
per
tua
norma
,
-
ribatté
il
Pigna
,
roteando
gli
occhi
da
matto
;
ma
subito
si
trattenne
.
-
Non
lo
nominare
,
il
Popolo
;
non
sei
degno
neanche
di
nominarlo
,
tu
,
il
Popolo
!
Troppe
cose
ha
capito
il
Popolo
,
caro
mio
,
per
tua
norma
;
e
prima
di
tutte
questa
:
che
i
tuoi
patrioti
lo
ingannarono
...
-
I
miei
?
-
fece
il
Prèola
,
ridendo
.
-
I
tuoi
,
quelli
che
lo
spinsero
a
fare
la
rivoluzione
del
Sessanta
,
promettendo
l
'
età
dell
'
oro
!
I
patrioti
e
i
preti
.
Noi
,
caro
mio
,
per
tua
norma
,
gli
dimostriamo
,
quattr
'
e
quattr
'
otto
e
con
le
prove
alla
mano
,
che
...
capisci
?
per
virtù
della
sua
stessa
forza
,
capisci
?
per
virtù
,
dico
bene
,
della
sua
stessa
forza
,
non
per
concessione
d
'
altri
,
esso
può
,
se
vuole
,
migliorare
le
sue
condizioni
.
-
Meglio
sarebbe
per
forza
della
sua
virtù
,
-
osservò
,
placido
,
il
Prèola
.
Il
Pigna
lo
guardò
,
stordito
.
Ma
subito
quello
s
'
affrettò
a
tranquillarlo
:
-
Niente
,
non
ci
badare
.
Giuoco
di
parole
!
-
Per
virtù
...
per
virtù
della
sua
stessa
forza
,
-
ribatté
a
bassa
voce
,
non
più
ben
sicuro
il
Pigna
,
rivolgendosi
al
Lizio
per
consigliarsi
con
gli
occhi
di
lui
se
aveva
detto
bene
;
e
seguitò
,
un
po
'
sconcertato
:
-
Migliorare
,
sissignore
,
questo
iniquo
ordinamento
economico
,
dove
uomini
vivono
...
cioè
,
no
...
oppure
,
sì
...
uomini
vivono
senza
lavorare
,
e
uomini
,
pur
lavorando
,
non
vivono
!
Capisci
?
Noi
diciamo
al
Popolo
:
«
Tu
sei
tutto
!
Tu
puoi
tutto
!
Unìsciti
e
detta
la
tua
legge
e
il
tuo
diritto
!
»
.
-
Bravissimo
!
-
esclamò
il
Prèola
.
-
Permetti
che
parli
io
,
adesso
?
-
La
tua
legge
e
il
tuo
diritto
!
-
ripeté
ancora
una
volta
il
Pigna
,
furioso
.
-
Parla
,
parla
.
-
E
non
t
'
offendi
?
-
Non
m
'
offendo
:
parla
.
-
Fosti
,
sì
o
no
,
sagrestano
fino
a
poco
tempo
fa
?
Propaganda
si
voltò
di
nuovo
a
guardarlo
,
stordito
.
-
Che
c
'
entra
questo
?
E
il
Prèola
,
placido
:
-
Hai
promesso
di
non
offenderti
!
Rispondi
.
-
Sagrestano
,
sissignore
,
-
riconobbe
il
Pigna
,
coraggiosamente
.
-
Ebbene
?
Che
vuoi
dire
con
ciò
?
Che
ho
cambiato
colore
?
-
No
,
che
colore
!
Lascia
stare
.
Al
massimo
,
casacca
.
-
Ho
imparato
a
conoscere
i
preti
,
ecco
tutto
!
-
E
a
far
figliuoli
,
-
raffibbiò
il
Prèola
:
-
sette
figlie
femmine
,
tutte
di
fila
;
lo
puoi
negare
?
Nocio
Pigna
si
fermò
per
la
terza
volta
a
guatarlo
.
Aveva
promesso
di
non
offendersi
.
Ma
dove
voleva
andare
a
parare
con
quell
'
interrogatorio
?
Aveva
perduto
il
posto
alla
chiesa
,
perché
una
delle
figliuole
,
la
maggiore
,
e
un
certo
canonico
Landolina
...
-
Col
patto
,
oh
,
di
non
toccare
certi
tasti
,
-
lo
prevenne
,
scombujandosi
e
abbassando
gli
occhi
.
-
No
no
no
,
-
disse
precipitosamente
il
Prèola
,
con
una
mano
al
petto
.
-
Senti
,
Nocio
,
io
sono
,
a
giudizio
de
'
savi
universale
,
quel
che
si
dice
un
farabutto
.
Va
bene
?
Sono
stato
otto
mesi
dentro
...
figùrati
!
E
vedi
qua
?
-
soggiunse
,
indicando
la
cicatrice
sulla
gota
.
-
Quando
mi
buttai
a
fiume
,
come
dicono
a
Roma
...
Già
!
...
Figùrati
dunque
se
certe
cose
mi
possono
fare
impressione
!
Sai
,
anzi
,
che
mi
fa
impressione
?
Che
tu
,
a
quella
disgraziata
...
-
Non
tocchiamo
,
t
'
ho
detto
,
certi
tasti
.
-
Caro
mio
!
-
sospirò
il
Prèola
,
socchiudendo
gli
occhi
.
-
Ti
faccio
una
confidenza
.
Quelli
che
combatto
sono
i
soli
per
cui
abbia
una
certa
stima
.
Ma
questi
tali
,
per
le
mie
...
diciamo
disgrazie
,
non
vogliono
averne
di
me
,
e
non
mi
vorrebbero
lasciar
vivere
.
Qui
sbagliano
.
Vivere
debbo
!
E
per
vivere
,
sto
coi
preti
.
Gli
uomini
non
perdonano
;
Dio
invece
,
a
detta
dei
preti
,
m
'
ha
da
un
pezzo
perdonato
;
e
con
questa
scusa
si
servono
di
me
.
Guarda
,
oh
,
che
piazza
,
Nocio
!
-
aggiunse
,
buttandosi
indietro
il
cappelluccio
per
mostrare
la
fronte
.
-
E
ce
n
'
ho
,
dentro
,
sai
!
Se
le
cose
mi
fossero
andate
per
il
loro
verso
...
Basta
,
lasciamo
stare
.
Io
,
voi
...
tutto
...
ma
guardate
!
Fango
.
Ci
stiamo
tutti
e
tre
,
coi
piedi
affondati
;
ebbene
,
parliamoci
chiaro
,
in
nome
di
Dio
,
diciamoci
le
cose
come
sono
,
senza
vestirle
di
frasi
,
nude
;
pigliamoci
questo
piacere
!
Io
sono
un
porco
,
sì
,
ma
tu
che
sei
,
Nociarè
?
che
lavoro
è
il
tuo
,
me
lo
dici
?
Pàssati
una
mano
sulla
coscienza
:
tu
non
lavori
!
-
Io
?
-
esclamò
il
Pigna
,
stupito
più
che
offeso
dell
'
ingiustizia
,
allungando
il
braccio
e
ripiegandolo
sul
petto
con
l
'
indice
teso
.
-
Lavori
per
la
causa
?
Frase
!
-
ribatté
il
Prèola
,
pronto
.
-
T
'
ho
pregato
:
la
verità
nuda
!
Poi
te
la
vesti
a
casa
come
vuoi
,
per
quietarti
la
coscienza
.
Lavoravi
...
ti
cacciarono
via
dalla
chiesa
;
poi
,
da
un
banco
di
lotto
...
Calunnia
,
lo
so
!
Ma
pure
,
se
davvero
ti
fossi
messo
in
tasca
i
bajocchi
dei
gonzi
che
venivano
a
giocare
al
botteghino
,
credi
che
per
me
avresti
fatto
male
?
Benone
avresti
fatto
!
Ma
ora
che
fai
?
Lavorano
le
tue
figliuole
,
e
tu
mangi
e
predichi
.
E
qua
,
quest
'
altro
San
Luca
evangelista
...
Come
lo
chiamate
?
Amore
libero
.
Va
bene
:
frase
!
Il
fatto
è
che
s
'
è
messo
con
un
'
altra
delle
tue
figliuole
,
e
...
Luca
Lizio
,
a
questo
punto
,
livido
e
scontraffatto
,
si
avventò
con
le
braccia
protese
alla
gola
del
Prèola
.
Ma
questi
si
trasse
indietro
,
ridendo
,
finché
poté
ghermirgli
i
polsi
e
respingerlo
senza
furia
.
-
Ma
va
'
!
-
gli
gridò
,
con
un
lustro
di
gioja
maligna
negli
occhi
e
nei
denti
.
-
Io
sto
dicendo
la
verità
.
-
Lascialo
perdere
!
-
s
'
interpose
il
Pigna
,
a
sua
volta
trattenendo
Luca
Lizio
e
riavviandosi
.
-
Non
vedi
che
fa
professione
di
mosca
canina
?
-
Canina
,
già
:
gli
ho
punzecchiato
la
nudità
,
-
sghignò
il
Prèola
.
-
E
con
questo
freddo
...
Sì
sì
,
meglio
nasconderla
!
Volevo
spiegarti
soltanto
,
caro
Nocio
,
senza
offenderti
,
perché
non
puoi
fare
effetto
.
-
Perché
questo
è
un
paese
di
carogne
!
-
gridò
il
Pigna
,
voltandosi
a
fulminarlo
con
tanto
d
'
occhi
.
-
D
'
accordo
!
-
approvò
subito
il
Prèola
.
-
E
io
,
piú
carogna
di
tutti
.
D
'
accordo
!
Ma
tu
non
lavori
:
le
tue
figliuole
lavorano
,
e
Luca
mangia
e
studia
,
e
tu
mangi
e
predichi
.
Studiare
,
predicare
:
parole
.
La
sostanza
è
il
boccone
che
si
mangia
.
Vorrei
sapere
come
non
vi
strozza
,
pensando
che
le
tue
figliuole
sgobbano
a
cucire
e
non
dormono
la
notte
per
procurarvelo
.
Il
Pigna
finse
di
non
udire
;
scrollò
più
volte
il
capo
e
brontolò
tra
sé
,
di
nuovo
:
-
Paese
di
carogne
!
Va
'
ad
Aragona
,
a
due
passi
da
Girgenti
;
va
'
a
Favara
,
a
Grotte
,
a
Casteltermini
,
a
Campobello
...
Paesi
di
contadini
e
solfaraj
,
poveri
analfabeti
.
Quattromila
,
soltanto
a
Casteltermini
!
Ci
sono
stato
la
settimana
scorsa
ho
assistito
all
'
inaugurazione
del
Fascio
.
-
Col
lumino
acceso
davanti
alla
Madonna
?
-
domandò
il
Prèola
.
-
Altro
è
Dio
,
altro
il
prete
,
imbecille
!
-
rispose
alteramente
il
Pigna
.
-
E
le
trombe
che
suonano
la
fanfara
reale
?
-
Disciplina
!
Disciplina
!
-
esclamò
il
Pigna
.
-
Fanno
bene
!
Bisognava
vederli
...
Tutti
pronti
e
serii
...
quattromila
...
compatti
...
parevano
la
terra
stessa
,
la
terra
viva
,
capisci
?
che
si
muove
e
pensa
...
ottomila
occhi
che
sanno
e
che
ti
guardano
...
ottomila
braccia
...
E
il
cuore
mi
si
voltava
in
petto
pensando
che
soltanto
da
noi
,
qua
a
Girgenti
,
capoluogo
,
a
Porto
Empedocle
,
paese
di
mare
,
aperto
al
commercio
,
niente
!
niente
!
non
si
può
far
niente
!
Come
i
bruti
!
Peggio
!
Ma
sai
come
vivono
giù
a
Porto
Empedocle
?
Come
si
fa
ancora
l
'
imbarco
dello
zolfo
?
Lo
sai
?
Marco
Prèola
era
stanco
:
crollò
il
capo
,
mormorò
:
-
Porto
Empedocle
...
E
a
tutti
e
tre
si
rappresentò
l
'
immagine
di
quella
borgata
di
mare
cresciuta
in
poco
tempo
a
spese
della
vecchia
Girgenti
e
divenuta
ora
comune
autonomo
.
Una
ventina
di
casupole
prima
,
là
sulla
spiaggia
,
battute
dal
vento
tra
la
spuma
e
la
rena
,
con
un
breve
ponitojo
da
legni
sottili
,
detto
ora
Molo
Vecchio
,
e
un
castello
a
mare
,
quadrato
e
fosco
dove
si
tenevano
ai
lavori
forzati
i
galeotti
,
quelli
che
poi
,
cresciuto
il
traffico
dello
zolfo
,
avevano
gettato
le
due
ampie
scogliere
del
nuovo
porto
,
lasciando
in
mezzo
quel
piccolo
Molo
,
al
quale
in
grazia
della
banchina
,
è
stato
serbato
l
'
onore
di
tener
la
sede
della
capitaneria
del
porto
e
la
bianca
torre
del
faro
principale
.
Non
potendo
allargarsi
per
l
'
imminenza
d
'
un
altipiano
marnoso
alle
sue
spalle
,
il
paese
s
'
è
allungato
sulla
stretta
spiaggia
,
e
fino
all
'
orlo
di
quell
'
altipiano
le
case
si
sono
addossate
,
fitte
,
oppresse
,
quasi
l
'
una
sull
'
altra
.
I
depositi
di
zolfo
s
'
accatastano
lungo
la
spiaggia
;
e
da
mane
a
sera
è
uno
stridor
continuo
di
carri
che
vengono
carichi
di
zolfo
dalla
stazione
ferroviaria
o
anche
,
direttamente
,
dalle
zolfare
vicine
;
e
un
rimescolìo
senza
fine
d
'
uomini
scalzi
e
di
bestie
,
ciattìo
di
piedi
nudi
sul
bagnato
,
sbaccaneggiar
di
liti
,
bestemmie
e
richiami
,
tra
lo
strepito
e
i
fischi
d
'
un
treno
che
attraversa
la
spiaggia
,
diretto
ora
all
'
una
ora
all
'
altra
delle
due
scogliere
sempre
in
riparazione
.
Oltre
il
braccio
di
levante
fanno
siepe
alla
spiaggia
le
spigonare
con
la
vela
ammainata
a
metà
su
l
'
albero
;
a
piè
delle
cataste
s
'
impiantano
le
stadere
su
le
quali
lo
zolfo
è
pesato
e
quindi
caricato
su
le
spalle
dei
facchini
,
detti
uomini
di
mare
,
i
quali
,
scalzi
,
in
calzoni
di
tela
,
con
un
sacco
su
le
spalle
rimboccato
sulla
fronte
e
attorto
dietro
la
nuca
,
immergendosi
nell
'
acqua
fino
all
'
anca
,
recano
il
carico
alle
spigonare
,
che
poi
,
sciolta
la
vela
,
vanno
a
scaricar
lo
zolfo
nei
vapori
mercantili
ancorati
nel
porto
,
o
fuori
.
-
Lavoro
da
schiavi
,
-
disse
il
Pigna
,
-
che
stringe
il
cuore
,
certi
giorni
d
'
inverno
.
Schiacciati
sotto
il
carico
,
con
l
'
acqua
fino
alle
reni
.
Uomini
?
Bestie
!
E
se
dici
loro
che
potrebbero
diventar
uomini
,
aprono
la
bocca
a
un
riso
scemo
o
t
'
ingiuriano
.
Sai
perché
non
si
costruiscono
le
banchine
sulle
scogliere
del
nuovo
porto
,
da
cui
l
'
imbarco
si
potrebbe
far
più
presto
e
comodamente
coi
carri
o
i
vagoncini
?
Perché
i
pezzi
grossi
del
paese
sono
i
proprietarii
delle
spigonare
!
E
intanto
,
con
tutti
i
tesori
che
si
ricavano
da
quel
commercio
,
le
fogne
sono
ancora
scoperte
sulla
spiaggia
e
la
gente
muore
appestata
;
con
tanto
mare
lì
davanti
,
manca
l
'
acqua
potabile
e
la
gente
muore
assetata
!
Nessuno
ci
pensa
;
nessuno
se
ne
lagna
.
Pajono
tutti
pazzi
,
là
,
imbestiati
nella
guerra
del
guadagno
,
bassa
e
feroce
!
-
Ma
sai
che
parli
bene
davvero
?
-
concluse
il
Prèola
,
approvando
.
-
Ma
sai
che
ti
giovarono
sul
serio
le
prediche
che
sentisti
da
sagrestano
?
-
Baibai
,
baibai
,
dice
l
'
Inglese
!
-
soggiunse
Nocio
Pigna
,
stendendo
minacciosamente
il
lunghissimo
braccio
.
-
Trecentomila
siamo
,
caro
mio
,
oggi
come
oggi
.
E
presto
ci
sentirete
.
Superata
l
'
erta
dello
stradone
,
appoggiato
di
là
all
'
altro
versante
della
vallata
,
Placido
Sciaralla
seguitava
intanto
a
trotterellare
su
Titina
per
Valsanìa
,
immerso
in
nuove
e
più
complicate
considerazioni
,
dopo
quelle
notizie
del
Prèola
.
A
un
certo
punto
se
ne
stancò
,
scrollò
le
spalle
e
si
mise
a
guardare
intorno
.
Gli
si
svolgeva
ora
,
a
sinistra
,
la
campagna
lieta
della
vicinanza
del
mare
,
tutta
a
mandorli
,
a
olivi
e
a
vigneti
.
Era
già
in
vista
della
Seta
,
casale
d
'
una
cinquantina
d
'
abituri
allineati
sullo
stradone
,
fondachi
e
taverne
per
i
carrettieri
,
la
maggior
parte
,
da
cui
esalava
un
tanfo
acuto
e
acre
di
mosto
,
un
tepor
grasso
di
letame
,
e
botteghe
di
maniscalchi
,
di
magnani
,
di
carraj
,
con
una
stamberguccia
in
mezzo
,
ridotta
a
chiesuola
per
le
funzioni
sacre
della
domenica
.
Per
schivare
la
vista
di
quei
borghigiani
zotici
che
lo
conoscevano
tutti
,
Sciaralla
imboccò
un
sentieruolo
tra
i
campi
e
in
breve
s
'
internò
nelle
terre
di
Valsanìa
.
Tranne
il
vigneto
,
cura
appassionata
e
orgoglio
di
Mauro
Mortara
,
e
l
'
antico
oliveto
saraceno
,
il
mandorleto
e
alcuni
ettari
di
campo
sativo
e
,
giù
nell
'
ampio
burrone
,
l
'
agrumeto
,
che
costituivano
la
parte
di
mezzo
riservata
a
don
Cosmo
,
tutto
il
resto
era
ceduto
in
piccoli
lotti
a
mezzadrìa
a
poveri
contadini
,
non
dal
principe
don
Ippolito
direttamente
,
a
cui
anche
quel
fèudo
apparteneva
,
ma
da
fittavoli
di
fittavoli
,
i
quali
non
contenti
di
vivere
in
città
da
signori
sulla
fatica
di
quei
poveri
disgraziati
,
li
vessavano
con
l
'
usura
più
spietata
e
con
un
raggiro
intricato
di
patti
esosi
.
L
'
usura
si
esercitava
sulla
semente
e
su
i
soccorsi
anticipati
durante
l
'
annata
;
l
'
angheria
più
iniqua
,
nei
prelevamenti
al
tempo
del
raccolto
.
Dopo
aver
faticato
un
anno
,
il
così
detto
mezzadro
si
vedeva
portar
via
dall
'
aja
a
tumulo
a
tumulo
quasi
tutto
il
raccolto
:
i
tumuli
per
la
semente
,
i
tumuli
per
la
pastura
,
e
questo
per
la
lampada
e
quello
per
il
campiere
e
quest
'
altro
per
la
Madonna
Addolorata
,
e
poi
per
San
Francesco
di
Paola
,
e
per
San
Calògero
,
e
insomma
per
quasi
tutti
i
santi
del
calendario
ecclesiastico
;
sicché
talvolta
,
sì
e
no
,
gli
restava
il
solame
,
cioè
quel
po
'
di
grano
misto
alla
paglia
e
alla
polvere
,
che
nella
trebbiatura
rimaneva
sull
'
aje
.
Il
sole
s
'
era
già
levato
,
e
capitan
Sciaralla
vedeva
qua
e
là
,
nella
distesa
delle
terre
,
sprazzar
di
luce
qualche
pozza
d
'
acqua
piovana
o
forse
qualche
piccolo
rottame
smaltato
.
Tutta
la
campagna
vaporava
,
quasi
un
velo
di
brina
vi
tremolasse
.
Di
tratto
in
tratto
,
qualche
tugurio
screpolato
e
affumicato
,
che
i
contadini
chiamavano
roba
,
stalla
e
casa
insieme
,
e
usciva
da
questo
la
moglie
d
'
uno
dei
mezzadri
per
legare
all
'
aperto
il
porchetto
grufolante
,
e
tre
,
quattro
gallinelle
la
seguivano
;
innanzi
alla
porta
rossigna
e
imporrita
di
quello
,
un
'
altra
donna
pettinava
una
ragazzetta
che
piagnucolava
;
mentre
gli
uomini
,
con
vecchi
aratri
primitivi
,
tirati
da
una
mula
stecchita
e
da
un
lento
asinello
che
si
sfiancava
nello
sforzo
,
grattavano
a
mala
pena
la
terra
,
dopo
quella
prim
'
acquata
della
notte
.
Tutta
questa
povera
gente
,
vedendo
passare
Sciaralla
su
la
giumenta
bianca
,
sospendeva
il
lavoro
per
salutarlo
con
riverenza
,
come
se
passasse
il
principe
in
persona
.
Capitan
Sciaralla
rispondeva
pieno
di
dignità
,
alzando
la
mano
al
berretto
,
militarmente
,
e
accoglieva
quelle
dimostrazioni
di
rispetto
come
un
anticipato
compenso
all
'
umiliazione
che
andava
a
patire
da
quella
vecchia
bestia
feroce
del
Mortara
.
Una
costernazione
tuttavia
gli
guastava
il
piacere
di
quei
saluti
:
tra
breve
,
entrando
nei
dominii
di
colui
,
sarebbe
stato
assaltato
dai
cani
,
da
quei
tre
mastini
più
feroci
del
padrone
,
il
quale
certo
aveva
loro
insegnato
a
fargli
ogni
volta
quell
'
accoglienza
.
E
aveva
un
bel
gridare
Sciaralla
,
mentre
quelli
gli
saltavano
addosso
,
di
qua
e
di
là
,
fino
all
'
altezza
di
Titina
,
la
quale
a
sua
volta
traeva
salti
da
montone
,
spaventata
:
Mauro
o
il
curàtolo
Vanni
di
Ninfa
si
presentavano
col
loro
comodo
a
richiamarli
,
quando
il
malcapitato
aveva
già
veduto
più
volte
la
morte
con
gli
occhi
.
Con
quei
tre
mastini
Mauro
Mortara
conversava
proprio
come
se
fossero
creature
ragionevoli
.
Diceva
che
gli
uomini
non
san
capire
i
cani
;
ma
questi
sì
,
gli
uomini
.
Il
male
è
-
diceva
-
che
,
poveretti
,
non
ce
lo
sanno
esprimere
;
e
noi
crediamo
che
non
ci
capiscano
e
non
sentano
.
Sciaralla
però
se
lo
spiegava
altrimenti
,
il
fenomeno
.
Quei
cani
intendevano
così
bene
il
padrone
,
perché
questo
era
più
cane
di
loro
.
E
gli
parve
d
'
averne
una
riprova
quella
mattina
stessa
.
Mauro
stava
innanzi
alla
villa
;
e
i
tre
amiconi
,
vigili
attorno
,
col
muso
all
'
aria
.
Ebbene
,
all
'
arrivo
di
lui
,
questa
volta
,
essi
se
ne
stettero
lì
(
uno
,
anzi
,
sbadigliò
)
,
quasi
avessero
compreso
che
il
padrone
avrebbe
fatto
ottimamente
le
loro
veci
.
-
Che
vuoi
tu
qua
,
a
quest
'
ora
,
mal
'
ombra
?
-
gli
disse
infatti
Mauro
,
tirandosi
giù
dal
capo
il
cappuccio
del
ruvido
cappotto
,
in
cui
era
avvolto
,
e
scoprendo
la
testa
oppressa
dall
'
enorme
berretto
villoso
.
Quand
'
era
prossima
la
vendemmia
,
Mauro
Mortara
non
dormiva
più
,
le
notti
:
stava
a
guardia
della
vigna
,
passeggiando
per
i
lunghi
filari
,
insieme
coi
tre
mastini
.
Forse
se
n
'
era
stato
all
'
aperto
anche
con
quella
notte
da
lupi
:
n
'
era
ben
capace
!
Sciaralla
lo
salutò
umilmente
,
poi
,
indicando
i
cani
,
domandò
:
-
Posso
scavalcare
?
-
Scavalca
,
-
borbottò
Mauro
.
-
Che
porti
?
-
Una
lettera
per
don
Cosmo
,
-
rispose
Sciaralla
,
smontando
dalla
giumenta
.
E
mentre
si
cercava
nella
tasca
interna
del
cappotto
,
si
sentiva
addosso
gli
occhi
di
Mauro
pieni
d
'
ira
e
di
scherno
.
-
Eccola
.
La
manda
Sua
Eccellenza
di
gran
fretta
.
-
Sta
'
qui
,
-
gl
'
intimò
Mauro
,
prendendo
la
lettera
.
-
E
bada
di
non
lasciare
la
giumenta
.
Sciaralla
sapeva
che
gli
era
proibito
di
salire
alla
villa
,
come
se
,
con
la
sua
uniforme
,
potesse
sconsacrare
quel
vecchiume
,
quella
rozza
cascinaccia
d
'
un
sol
piano
:
lui
che
veniva
dagli
splendori
di
Colimbètra
,
dove
uno
si
poteva
specchiare
anche
nei
muri
!
La
proibizione
non
partiva
certo
da
don
Cosmo
,
ma
dal
Mortara
stesso
,
il
quale
gli
vietava
perfino
di
legare
la
giumenta
agli
anelli
confitti
nell
'
aggetto
della
rustica
scala
a
collo
.
Doveva
tener
le
briglie
in
mano
e
star
lì
in
piedi
,
all
'
aperto
,
ad
aspettare
,
quasi
fosse
venuto
per
l
'
elemosina
.
Appena
Mauro
si
mosse
,
i
tre
cani
s
'
accostarono
pian
piano
a
capitan
Sciaralla
e
cominciarono
a
fiutarlo
.
Il
poveretto
,
fermo
e
con
l
'
anima
sospesa
,
alzò
gli
occhi
al
Mortara
che
saliva
la
scala
.
-
Non
vi
sporcate
il
muso
con
codesti
calzoni
!
-
disse
Mauro
,
dopo
aver
chiamato
a
sé
i
cani
;
e
soggiunse
,
rivolto
a
Sciaralla
:
-
Adesso
ti
mando
un
sorso
di
caffè
,
per
farti
rimettere
dalla
paura
.
Pervenuto
al
pianerottolo
,
fece
per
bussare
al
modo
convenuto
,
battendo
cioè
tre
volte
il
saliscendi
sul
dente
del
nasello
interno
;
ma
,
appena
alzato
il
saliscendi
,
la
porta
si
aprì
,
e
Mauro
entrò
esclamando
:
-
Aperta
?
Di
nuovo
aperta
?
L
'
avete
aperta
voi
?
-
soggiunse
poi
dietro
l
'
uscio
della
cucina
,
da
cui
per
un
istante
s
'
era
mostrata
la
testa
incuffiata
di
donna
Sara
Alàimo
,
la
casiera
(
cameriera
,
no
!
)
di
Valsanìa
.
-
Io
?
-
gridò
dall
'
interno
donna
Sara
.
-
Mi
alzo
adesso
,
io
!
E
,
sentendo
che
Mauro
si
allontanava
,
fece
le
corna
con
una
mano
e
le
scosse
più
volte
in
un
gesto
di
dispetto
.
Cameriera
,
no
-
lei
:
eh
perbacco
!
né
di
lui
,
né
di
nessuno
,
là
dentro
.
Aveva
la
ventola
in
mano
,
è
vero
;
stava
ad
accendere
il
fuoco
in
cucina
,
ma
era
vera
signora
,
di
nascita
e
d
'
educazione
,
lei
;
lontana
parente
di
Stefano
Auriti
,
cognato
dei
Laurentano
,
e
perciò
,
via
,
se
vogliamo
,
parte
della
famiglia
anche
lei
.
Stava
a
Valsanìa
da
molti
anni
a
badare
a
don
Cosmo
,
che
forse
non
avrebbe
mai
sentito
alcun
bisogno
di
lei
se
la
sorella
donna
Caterina
non
gliel
'
avesse
mandata
da
Girgenti
,
dove
da
vera
signora
non
le
restava
altra
consolazione
che
quella
di
morire
dignitosamente
di
fame
.
A
Valsanìa
le
giornate
le
passavano
a
strisciar
la
groppa
a
due
gatti
,
debitamente
castrati
,
che
le
andavano
sempre
dietro
a
coda
ritta
;
a
dir
corone
di
quindici
poste
,
a
labbreggiar
senza
fine
altre
preghiere
;
ma
,
a
starla
a
sentire
,
tutto
andava
bene
,
solo
perché
c
'
era
lei
;
senza
lei
,
addio
ogni
cosa
.
Se
le
messi
imbiondivano
,
se
gli
alberi
fruttificavano
,
se
veniva
a
tempo
la
pioggia
...
Insomma
si
dava
l
'
aria
di
governare
il
mondo
.
Mauro
non
la
poteva
soffrire
.
E
donna
Sara
in
questo
lo
contraccambiava
cordialmente
;
anzi
nulla
le
riusciva
più
penoso
che
il
dovere
apparecchiar
la
tavola
anche
per
lui
,
poiché
don
Cosmo
pur
troppo
s
'
era
ridotto
fino
a
tal
punto
,
fino
a
dar
quest
'
onore
a
un
figlio
di
contadini
e
quasi
contadino
zappaterra
anche
lui
;
sissignori
...
mentre
lei
,
donna
Sara
,
vera
signora
di
nascita
e
d
'
educazione
,
lì
,
in
cucina
lei
,
e
obbligata
a
servirlo
!
S
'
affacciò
alla
finestra
e
,
vedendo
giù
capitan
Sciaralla
,
emise
un
profondo
sospiro
con
un
breve
lamento
nella
gola
:
-
Ah
,
Placidino
,
Placidino
!
Offriamolo
al
Signore
in
penitenza
dei
nostri
peccati
...
Intanto
Mauro
era
entrato
nello
stanzino
da
bagno
di
don
Cosmo
.
Tutto
era
vecchio
e
rustico
in
quell
'
antica
villa
abbandonata
:
rosi
i
mattoni
dei
pavimenti
avvallati
;
le
pareti
e
i
soffitti
,
anneriti
;
le
imposte
e
i
mobili
,
stinti
e
corrosi
;
e
tutto
era
impregnato
come
d
'
un
tanfo
di
granaglie
secche
,
di
paglia
bruciata
,
d
'
erbe
appassite
nell
'
afa
delle
terre
assolate
.
Nello
stanzino
da
bagno
,
don
Cosmo
,
in
mutande
a
maglia
,
nudo
il
torso
peloso
,
nudi
i
piedi
nelle
vecchie
ciabatte
,
si
preparava
alla
consueta
abluzione
con
una
dozzina
di
spugne
,
grandi
e
piccole
,
disposte
sul
lavabo
.
Si
lavava
tutto
,
ogni
mattina
,
anche
d
'
inverno
,
con
l
'
acqua
diaccia
;
e
questa
era
l
'
unica
delizia
della
sua
vita
:
solennissima
pazzia
,
invece
,
per
Mauro
che
,
sì
e
no
,
ogni
mattina
si
lavava
«
la
semplice
maschera
»
,
com
'
egli
diceva
,
per
significare
la
sola
faccia
.
-
Avete
dormito
di
nuovo
con
la
porta
aperta
?
-
Sì
?
Oh
guarda
!
-
fece
don
Cosmo
,
come
ne
fosse
stupito
;
e
si
grattò
sul
mento
la
corta
barba
grigia
,
ricciuta
.
-
Mai
,
eh
?
gli
occhi
non
li
aprirete
mai
?
-
incalzò
Mauro
.
-
Non
lo
dico
io
?
Il
bamboccetto
!
l
'
ajo
,
la
bàlia
,
gli
dobbiamo
dare
...
Santissimo
Dio
,
che
cristiano
siete
?
Non
lo
avete
letto
il
giornale
di
jeri
?
Di
quei
lacci
di
forca
che
,
con
la
scusa
della
fame
,
vogliono
mandare
a
gambe
all
'
aria
tutto
quello
che
abbiamo
fatto
noi
,
a
costo
del
sangue
nostro
?
Don
Cosmo
,
tra
i
gesticolamenti
furiosi
di
Mauro
,
non
s
'
era
accorto
della
lettera
che
questi
teneva
in
mano
,
e
quietamente
aveva
cominciato
a
insaponarsi
il
capo
calvo
.
Stizzito
da
quella
calma
,
Mauro
seguitò
:
-
E
se
tutti
fossero
come
voi
...
Ma
ci
sono
anch
'
io
,
qua
per
grazia
di
Dio
!
Vecchio
come
sono
,
avrebbero
ancora
da
vedersela
con
me
!
Don
Cosmo
voltò
il
capo
tutto
luccicante
di
bolle
di
sapone
e
lo
guardò
:
-
Vedi
che
posso
dunque
seguitare
a
dormire
anche
con
la
porta
aperta
?
Ci
sei
tu
!
I
giornali
,
a
Valsanìa
,
capitavano
di
tanto
in
tanto
,
già
destinati
al
loro
più
umile
e
forse
più
utile
uso
d
'
involti
.
Mauro
se
li
rimetteva
in
sesto
amorosamente
,
ci
passava
sopra
le
mani
più
volte
per
appianarne
le
brancicature
e
gli
strambelli
;
e
,
vincendo
con
una
pazienza
da
certosino
l
'
enorme
stento
della
lettura
(
giacché
da
sé
assai
tardi
aveva
imparato
a
compitare
appena
)
,
se
ne
pascolava
per
intere
settimane
,
cacciandoseli
a
memoria
dal
primo
all
'
ultimo
rigo
.
Eran
tutte
notizie
nuove
per
lui
,
echi
sperduti
colà
della
vita
del
mondo
.
Nell
'
ultimo
giornale
,
venutogli
così
per
caso
tra
mano
,
aveva
letto
,
il
giorno
avanti
,
dl
uno
sciopero
di
solfaraj
in
un
paese
della
provincia
e
della
costituzione
di
essi
in
«
Fascio
di
lavoratori
»
.
-
Rivendicazione
del
proletariato
!
Uhm
!
si
era
fatte
spiegare
da
don
Cosmo
queste
due
parole
per
lui
sibilline
,
e
tutta
la
notte
,
chiuso
nel
boricco
sotto
l
'
acqua
furiosa
,
aveva
ruminato
e
ruminato
,
sbuffante
di
sacro
sdegno
contro
quei
nemici
della
patria
.
Non
degnò
di
risposta
le
ultime
parole
di
don
Cosmo
,
il
quale
anche
per
lui
non
doveva
avere
la
testa
a
segno
,
e
gli
porse
la
lettera
di
don
Ippolito
.
-
L
'
ha
portata
uno
dei
suoi
pagliacci
:
Sciarallino
il
capitano
.
-
Per
me
?
-
domandò
don
Cosmo
meravigliato
,
tenendo
l
'
acqua
nelle
mani
giunte
.
-
Mi
scrive
Ippolito
?
Oh
che
miracolo
...
Apri
,
leggi
:
ho
le
mani
bagnate
...
-
Asciugatevele
!
-
gli
disse
Mauro
,
brusco
.
-
Negli
affari
di
vostro
fratello
sapete
bene
che
non
voglio
entrarci
.
Ma
non
pare
la
sua
scrittura
.
-
Ah
,
Prèola
,
-
osservò
don
Cosmo
,
guardando
la
busta
.
La
lettera
era
scritta
dal
segretario
sotto
dettatura
e
firmata
da
don
Ippolito
.
Leggendola
,
don
Cosmo
alle
prime
righe
aggrottò
le
ciglia
,
poi
sciolse
man
mano
la
tensione
della
fronte
e
degli
occhi
in
uno
stupore
doloroso
;
abbassò
le
pàlpebre
;
abbassò
la
mano
con
la
lettera
.
-
Ah
,
dunque
è
vero
...
-
Vero
che
cosa
?
-
brontolò
Mauro
,
stizzito
della
sua
curiosità
.
Don
Cosmo
sporse
il
labbro
contraendo
in
giù
gli
angoli
della
bocca
in
un
gesto
d
'
amara
e
sdegnosa
commiserazione
,
tentennando
il
capo
,
poi
disse
:
-
Se
dà
questo
passo
,
non
c
'
è
più
rimedio
...
si
rovina
...
-
Ditemi
che
cos
'
è
,
santo
diavolo
!
-
ripeté
Mauro
,
vieppiù
stizzito
.
Ma
don
Cosmo
stette
a
guardarlo
un
pezzo
prima
di
rispondergli
.
-
Mi
domanda
la
villa
,
-
poi
disse
lasciandosi
cadere
a
una
a
una
le
parole
dalle
labbra
,
-
la
villa
,
per
Flaminio
Salvo
.
-
Qua
?
-
domandò
Mauro
con
un
soprassalto
,
quasi
don
Cosmo
gli
avesse
dato
un
pugno
in
faccia
.
-
Qua
?
-
ripeté
,
tirandosi
indietro
.
-
A
Flaminio
Salvo
,
la
villa
del
generale
Laurentano
?
Ma
don
Cosmo
non
s
'
infuriava
come
Mauro
per
l
'
immaginaria
profanazione
della
villa
:
era
sì
oppresso
di
doloroso
stupore
per
ciò
che
significava
quell
'
ospitalità
offerta
al
Salvo
dal
fratello
.
Pochi
giorni
addietro
un
amico
,
Leonardo
Costa
,
che
veniva
qualche
volta
a
trovarlo
dal
vicino
borgo
di
mare
,
gli
aveva
riferito
la
voce
che
correva
a
Girgenti
d
'
un
prossimo
matrimonio
di
don
Ippolito
con
la
sorella
nubile
,
zitellona
del
Salvo
.
Don
Cosmo
non
aveva
voluto
crederci
:
suo
fratello
Ippolito
aveva
due
anni
più
di
lui
,
sessantacinque
;
da
dieci
era
vedovo
e
s
'
era
mostrato
sempre
inconsolabile
,
pur
nella
sua
compostezza
,
della
morte
della
moglie
,
santa
donna
...
Impossibile
!
-
Eppure
...
-
Gli
risponderete
di
no
?
-
disse
Mauro
minaccioso
dopo
avere
atteso
un
momento
.
Don
Cosmo
aprì
le
braccia
e
sospirò
,
con
gli
occhi
chiusi
:
-
Sarebbe
inutile
!
E
poi
,
del
resto
...
-
Come
!
-
lo
interruppe
Mauro
.
-
Il
Salvo
,
quell
'
usuraio
baciapile
,
qua
?
Ma
me
ne
vado
io
,
allora
!
E
non
vi
ricordate
,
perdio
,
che
suo
padre
andò
ad
assistere
al
Te
Deum
quando
vostro
padre
fu
mandato
in
esilio
?
E
lui
,
lui
stesso
giovanotto
,
non
insegnò
alla
sbirraglia
borbonica
la
casa
dove
s
'
era
nascosto
don
Stefano
Auriti
con
vostra
sorella
,
quando
i
nobili
di
Palermo
portarono
a
Satriano
in
Caltanissetta
le
chiavi
della
città
?
Ve
le
siete
scordate
,
voi
,
queste
cose
?
Io
le
ho
tutte
qua
in
mente
,
come
in
un
libro
stampato
!
Fatelo
venire
a
Valsanìa
,
ora
,
se
n
'
avete
il
coraggio
!
Ma
la
stanza
del
Generale
,
no
!
quella
,
no
!
La
chiave
del
camerone
la
tengo
io
!
Là
non
metterà
piede
,
o
l
'
ammazzo
,
parola
di
Mauro
Mortara
!
Don
Cosmo
non
si
scompose
affatto
dal
suo
penoso
attonimento
a
quella
lunga
sfuriata
.
Parecchie
volte
era
stato
sul
punto
di
far
intendere
a
Mauro
che
a
Gerlando
Laurentano
suo
padre
non
era
mai
passata
per
il
capo
l
'
idea
dell
'
unità
italiana
,
e
che
il
Parlamento
siciliano
del
1848
,
nel
quale
suo
padre
era
stato
per
alcuni
mesi
ministro
della
guerra
,
non
aveva
mai
proposto
né
confederazione
italiana
né
annessione
all
'
Italia
,
ma
un
chiuso
regno
di
Sicilia
,
con
un
re
di
Sicilia
e
basta
.
Questa
l
'
aspirazione
di
tutti
i
buoni
vecchi
Siciliani
d
'
allora
;
la
quale
,
se
di
qualche
punto
,
all
'
ultimo
,
s
'
era
spinta
più
in
là
,
non
era
stato
mai
oltre
una
specie
di
federazione
,
in
cui
ciascuno
stato
dovesse
conservare
la
propria
autonomia
.
Non
glien
'
aveva
detto
mai
nulla
;
né
pensò
di
dirglielo
adesso
;
e
lasciò
che
Mauro
,
sbuffando
di
sdegno
,
gli
voltasse
le
spalle
e
andasse
a
rinchiudersi
in
quella
stanza
del
principe
padre
,
sacra
per
lui
quanto
la
patria
stessa
,
primo
covo
della
libertà
e
ora
quasi
tempio
di
essa
.
Giù
,
intanto
,
innanzi
alla
villa
,
il
povero
Sciaralla
stava
ad
aspettare
ancora
il
caffè
promesso
:
magari
un
sorso
,
e
una
bella
fiammata
per
stirizzirsi
...
Aspetta
,
aspetta
:
se
ne
scordò
anche
lui
e
cominciò
a
sentirsi
tra
le
spine
per
il
ritardo
della
risposta
.
Avrebbe
dovuto
averla
con
sé
dalla
sera
avanti
,
se
avesse
obbedito
al
Prèola
.
Pensava
che
a
quell
'
ora
il
principe
a
Colimbètra
s
'
era
forse
levato
e
domandava
al
segretario
quella
risposta
.
E
lui
,
ecco
,
era
ancora
là
,
ad
aspettarla
!
Ma
ci
voleva
tanto
a
legger
la
lettera
e
a
buttar
giù
due
righi
di
risposta
?
O
che
il
Mortara
,
a
bella
posta
,
non
l
'
avesse
ancora
data
a
don
Cosmo
?
E
capitan
Sciaralla
sbuffava
;
se
la
prendeva
ora
con
Titina
che
non
stava
ferma
un
momento
,
tormentata
dalle
mosche
.
-
Quieta
!
Quieta
!
Quieta
!
Tre
strattoni
di
briglia
.
Titina
chiuse
gli
occhi
lagrimosi
con
tanta
pena
rassegnata
,
che
Sciaralla
subito
si
pentì
dello
sgarbo
.
-
Hai
ragione
anche
tu
,
poveretta
!
Non
hanno
dato
neanche
a
te
una
manata
di
paglia
...
E
lasciò
andare
un
sospirone
.
Finalmente
don
Cosmo
s
'
affacciò
a
una
finestra
della
villa
.
Al
rumore
delle
imposte
,
Sciaralla
si
voltò
di
scatto
.
Ma
don
Cosmo
si
mostrò
meravigliato
di
vederlo
ancora
lì
.
-
Oh
,
Placido
!
E
che
fai
?
-
Ma
come
,
eccellenza
!
la
risposta
!
-
gemette
il
Capitano
,
giungendo
le
mani
.
Don
Cosmo
aggrottò
le
ciglia
.
-
C
'
è
bisogno
della
risposta
?
-
Come
!
-
ripeté
Sciaralla
,
esasperato
.
-
Se
sto
qui
da
un
'
ora
ad
aspettarla
!
Ecco
,
ecco
appunto
!
Quel
vecchio
boja
non
glien
'
aveva
detto
nulla
!
-
Hai
ragione
,
sì
,
aspetta
,
figliuolo
,
-
gli
disse
don
Cosmo
,
ritirandosi
dalla
finestra
.
Pensò
che
il
fratello
stava
attento
anche
alle
minime
formalità
(
minchionerie
,
le
chiamava
lui
)
,
e
che
avrebbe
considerato
come
un
affronto
,
o
un
grave
sgarbo
per
lo
meno
,
non
aver
risposta
;
prese
dunque
un
umile
foglietto
di
carta
ingiallito
,
intinse
la
penna
tutta
aggrumata
in
una
bottiglina
d
'
inchiostro
rugginoso
e
,
in
piedi
,
lì
sul
piano
di
marmo
del
cassettone
,
si
mise
a
ponzar
la
risposta
,
che
infine
,
dopo
molto
stento
,
gli
uscì
in
questi
termini
:
Da
Valsanìa
li
22
di
settembre
del
1892
.
Caro
mio
Ippolito
,
Tu
forse
non
sai
in
quali
miserevoli
condizioni
sia
ridotta
questa
decrepita
stamberga
,
dove
io
solamente
posso
abitare
,
che
mi
considero
già
fuori
del
mondo
,
e
non
me
ne
lagno
!
Se
tu
stimi
,
ciò
non
per
tanto
,
che
non
si
possa
fare
di
meno
,
che
ci
vengano
a
rusticare
li
Salvo
;
abbi
,
ti
prego
,
l
'
avvertenza
di
prevenirli
che
qua
difettiamo
di
tutto
,
e
che
però
seco
loro
si
portino
tutte
qelle
masserizie
di
Casa
et
ogni
altra
suppellettile
,
di
cui
reputino
aver
bisogno
.
Altro
vorrei
dirti
e
direi
,
se
vano
non
mi
paresse
lo
sperare
,
che
potesse
tornare
al
pro
la
mia
ragione
.
Onde
,
senz
'
altro
,
caramente
ti
abbraccio
.
Cosmo
Chiuse
la
lettera
,
sbuffando
,
e
si
recò
di
nuovo
alla
finestra
.
Capitan
Sciaralla
accorse
,
si
levò
il
berretto
e
vi
accolse
la
lettera
.
-
Bacio
le
mani
a
Vostra
Eccellenza
!
Un
salto
,
e
in
sella
.
-
Di
volo
,
Titina
!
Bau
!
bau
!
bau
!
i
tre
mastini
,
svegliati
di
soprassalto
,
gli
corsero
dietro
un
lungo
tratto
,
per
dargli
a
modo
loro
l
'
addio
.
Don
Cosmo
rimase
alla
finestra
:
seguì
con
gli
occhi
il
galoppo
di
capitan
Sciaralla
fino
alla
voltata
del
viale
;
poi
il
ritorno
ringhioso
e
sbuffante
dei
tre
mastini
,
dopo
la
vana
corsa
e
il
vano
abbajare
.
Quando
le
tre
bestie
alla
fine
si
sdrajarono
di
nuovo
a
terra
presso
la
scala
e
allungando
il
muso
sulle
zampe
anteriori
chiusero
gli
occhi
per
rimettersi
a
dormire
,
egli
,
mirandole
,
scrollò
lievemente
il
capo
e
sorrise
.
Davanti
a
quel
loro
ricomporsi
al
sonno
non
gli
sembrarono
più
vani
né
l
'
abbajare
né
la
corsa
di
poc
'
anzi
.
Ecco
:
le
tre
bestie
avevano
protestato
contro
la
venuta
di
quell
'
uomo
,
il
quale
aveva
loro
interrotto
il
sonno
,
ora
che
credevano
di
averlo
cacciato
via
,
tornavano
saggiamente
a
dormire
.
-
Perché
è
saggezza
del
cane
,
-
pensò
,
sospirando
profondamente
-
quand
'
abbia
mangiato
e
atteso
agli
altri
bisogni
del
corpo
,
lasciare
che
il
tempo
passi
dormendo
.
Guardò
gli
alberi
,
davanti
alla
villa
:
gli
parvero
assorti
anch
'
essi
in
un
sogno
senza
fine
,
da
cui
invano
la
luce
del
giorno
,
invano
l
'
aria
smovendo
loro
le
frondi
tentassero
di
scuoterli
.
Da
un
pezzo
ormai
,
nel
fruscìo
lungo
e
lieve
di
quelle
fronde
egli
sentiva
,
come
da
un
'
infinita
lontananza
,
la
vanità
di
tutto
e
il
tedio
angoscioso
della
vita
.
CAPITOLO
SECONDO
Pregati
da
Flaminio
Salvo
,
che
dagli
affari
di
banco
e
dai
tanti
altri
negozii
a
cui
attendeva
non
aveva
mai
un
momento
libero
,
Ignazio
Capolino
,
già
suo
cognato
,
e
Ninì
De
Vincentis
,
giovane
amico
di
casa
,
scendevano
il
giorno
dopo
in
carrozza
da
Girgenti
a
Valsanìa
per
dare
le
opportune
disposizioni
per
la
villeggiatura
:
incarico
graditissimo
all
'
uno
e
all
'
altro
,
per
due
diverse
,
anzi
opposte
ragioni
.
I
carri
,
sovraccarichi
di
suppellettile
,
erano
partiti
da
un
pezzo
da
Girgenti
,
e
a
quell
'
ora
dovevano
essere
già
arrivati
a
Valsanìa
.
Il
discorso
,
tra
i
due
in
quella
carrozza
padronale
del
Salvo
,
era
caduto
su
le
proposte
nozze
di
donna
Adelaide
sorella
di
don
Flaminio
,
col
principe
di
Laurentano
.
-
No
no
:
è
troppo
!
è
troppo
!
-
diceva
sogghignando
Capolino
.
-
Povera
Adelaide
,
è
troppo
,
dopo
cinquant
'
anni
d
'
attesa
!
Diciamo
la
verità
!
Ninì
De
Vincentis
batteva
di
continuo
le
pàlpebre
,
come
per
contenere
nei
begli
occhi
neri
a
mandorla
il
dispiacere
per
quella
derisione
.
Nello
stesso
tempo
,
con
l
'
atteggiamento
del
volto
pallido
affilato
avrebbe
voluto
mostrare
l
'
intenzione
almeno
d
'
un
sorriso
,
per
regger
la
cèlia
e
rispondere
in
qualche
maniera
all
'
ilarità
pur
così
smodata
e
sconveniente
di
Capolino
.
-
Già
,
nozze
per
modo
di
dire
!
-
seguitò
questi
,
implacabile
,
lì
che
nessuno
lo
sentiva
(
Ninì
,
il
buon
Ninì
,
pasta
d
'
angelo
,
era
men
che
nessuno
)
.
-
Per
modo
di
dire
...
perché
,
lasciamo
andare
!
sarà
bene
,
sarà
male
:
la
legge
è
legge
,
caro
mio
,
e
le
opinioni
politiche
e
religiose
,
se
còntano
,
còntano
poco
di
fronte
a
lei
.
Ora
il
principe
,
lo
sai
,
conditio
sine
qua
non
,
vuole
che
il
matrimonio
sia
soltanto
religioso
,
non
ammette
l
'
altro
per
le
sue
idee
.
Dunque
,
matrimonio
senza
effetti
legali
,
mi
spiego
?
Sarà
una
cosa
bella
,
oh
!
Gustosa
,
anche
coraggiosa
,
non
dico
di
no
:
ma
quella
povera
Adelaide
,
via
!
E
Capolino
si
mise
a
ghignar
di
nuovo
,
come
se
nel
suo
concetto
Adelaide
Salvo
non
fosse
la
donna
più
adatta
a
quell
'
eroismo
di
nuovo
genere
che
si
richiedeva
da
lei
,
a
quella
sfida
coraggiosa
alla
società
civilmente
costituita
.
Ninì
De
Vincentis
taceva
e
continuava
a
sbattere
gli
occhi
,
ancora
con
quel
sorriso
afflitto
,
rassegato
sulle
labbra
,
sperando
che
il
suo
silenzio
impacciasse
la
foga
derisoria
del
compagno
.
Ma
che
!
Ci
sguazzava
,
Capolino
.
-
Perché
lo
fa
?
-
riprese
,
ponendosi
davanti
la
sposa
zitellona
.
-
Per
entrare
nel
mondo
con
tutti
i
diritti
di
signora
?
Ma
io
direi
che
ne
esce
,
piuttosto
.
Va
a
rinchiudersi
a
Colimbètra
!
È
monacazione
sotto
tutti
i
rispetti
,
mi
spiego
?
Il
principe
,
a
buon
conto
,
ha
sessantacinque
anni
sonati
.
S
'
interruppe
a
un
atto
del
De
Vincentis
.
-
Eh
,
caro
mio
!
Lo
so
,
tu
fai
professione
d
'
angelo
;
ma
qua
si
tratta
di
matrimonio
;
e
ci
si
deve
pur
pensare
all
'
età
.
Vis
,
vis
,
vis
:
lo
dicono
anche
i
sacerdoti
!
Dunque
,
mondo
,
niente
.
Diventa
principessa
,
principessa
di
Laurentano
:
dirò
,
regina
di
Colimbètra
!
Sì
:
per
me
,
per
te
,
per
tutti
noi
che
riteniamo
il
matrimonio
religioso
,
non
pur
superiore
al
civile
,
ma
il
solo
,
il
vero
che
valga
;
quello
che
,
bastando
davanti
a
Dio
,
dovrebbe
strabastare
per
gli
uomini
.
Tutti
gli
altri
però
,
ohè
,
non
hanno
mica
l
'
obbligo
di
riconoscerlo
e
di
rispettare
lei
,
fuori
di
Colimbètra
,
quale
principessa
di
Laurentano
;
e
Lando
,
per
esempio
,
il
figlio
del
primo
letto
,
di
rispettarla
quale
seconda
madre
.
E
che
le
resta
allora
?
La
ricchezza
...
Non
lo
fa
per
questo
certamente
,
ricca
com
'
è
di
casa
sua
.
Se
lo
facesse
per
questo
,
oh
!
povera
Adelaide
,
ho
una
gran
paura
che
le
andrebbe
a
finire
come
a
me
...
E
qui
rise
di
nuovo
Capolino
,
ma
come
una
lumaca
nel
fuoco
.
Dopo
una
lunghissima
lotta
,
era
riuscito
a
ottenere
in
moglie
una
sorella
di
Flaminio
Salvo
,
mezza
gobba
,
minore
di
due
anni
di
donna
Adelaide
,
e
formarsi
con
la
dote
di
lei
uno
stato
invidiabile
.
Allegrezza
in
sogno
,
ahimè
!
Povero
mondo
,
e
chi
ci
crede
!
Cinque
anni
dopo
,
morta
la
moglie
,
sterile
per
colmo
di
sventura
,
aveva
dovuto
restituire
al
Salvo
la
dote
,
ed
era
ripiombato
nello
stato
di
prima
,
con
tante
e
tante
idee
,
una
più
bella
e
più
ardita
dell
'
altra
nel
fecondo
cervello
alle
quali
purtroppo
,
così
d
'
un
tratto
,
era
venuta
meno
la
benedetta
leva
del
denaro
.
S
'
era
concesso
sei
mesi
di
profondo
scoramento
e
poi
altri
sei
d
'
invincibile
malinconia
,
sperando
con
quello
e
con
questa
d
'
intenerire
il
cuore
dell
'
altra
sorella
del
Salvo
,
di
donna
Adelaide
appunto
.
Ma
il
cuore
di
donna
Adelaide
non
s
'
era
per
nulla
intenerito
:
ben
guardato
nell
'
ampia
e
solida
fortezza
del
busto
,
aveva
per
due
anni
resistito
all
'
assedio
di
lui
,
assedio
di
gentilezze
,
di
cortesie
,
di
devozione
;
aveva
infine
respinto
d
'
un
colpo
un
assalto
supremo
e
decisivo
,
e
Capolino
s
'
era
dovuto
ritirare
in
buon
ordine
.
Altri
sei
mesi
di
profondo
scoramento
,
d
'
invincibile
malinconia
;
e
,
finalmente
,
munito
d
'
una
seconda
moglie
,
giovane
,
bella
e
vivacissima
,
era
ritornato
con
più
fortuna
all
'
assalto
della
casa
di
Flaminio
Salvo
.
Le
male
lingue
dicevano
che
in
grazia
di
Nicoletta
Spoto
,
cioè
della
moglie
giovane
,
bella
e
vivacissima
,
la
quale
era
diventata
subito
quasi
la
dama
di
compagnia
di
donna
Adelaide
e
dell
'
unica
figliuola
di
don
Flaminio
,
Dianella
,
Capolino
era
bucato
nel
banco
in
qualità
di
segretario
e
d
'
avvocato
consulente
.
Ma
se
vogliamo
pigliare
tutte
le
mosche
che
volano
...
Da
un
anno
egli
viveva
nel
lusso
e
nell
'
abbondanza
;
tanto
lui
quanto
la
moglie
si
servivano
da
padroni
dei
landò
pomposi
e
dei
superbi
cavalli
della
scuderia
del
Salvo
;
elegantissimo
cavaliere
,
ogni
domenica
,
su
e
giù
per
il
viale
della
Passeggiata
,
pareva
che
egli
ne
facesse
la
mostra
;
e
infine
col
favore
incondizionato
di
Flaminio
Salvo
era
riuscito
a
imporsi
,
a
farsi
riconoscere
capo
del
partito
clericale
militante
,
il
quale
,
dopo
il
ritiro
dell
'
onorevole
Fazello
,
gli
avrebbe
offerta
fra
pochi
giorni
la
candidatura
alle
imminenti
elezioni
politiche
generali
.
All
'
anima
candida
di
Ninì
De
Vincentis
non
balenava
neppur
da
lontano
il
sospetto
che
tutta
quell
'
acredine
di
Capolino
per
donna
Adelaide
potesse
avere
una
ragione
recondita
e
inconfessabile
.
Come
non
credeva
che
qualcuno
mai
si
fosse
potuto
accorgere
del
suo
timido
,
puro
e
ardentissimo
amore
per
Dianella
Salvo
,
la
figlia
ora
inferma
di
don
Flaminio
,
così
non
s
'
era
mai
accorto
,
prima
,
del
vano
ostinato
assedio
di
Capolino
a
donna
Adelaide
,
né
credeva
ora
minimamente
alle
chiacchiere
maligne
sul
conto
di
quella
cara
signora
Nicoletta
,
seconda
moglie
di
Capolino
.
Non
sapeva
scoprir
secondi
fini
in
nessuno
;
meno
che
mai
poi
quello
del
denaro
.
Era
,
su
questo
punto
,
come
un
cieco
.
Da
parecchi
anni
dopo
la
morte
dei
genitori
,
si
lasciava
spogliare
,
insieme
col
fratello
maggiore
Vincente
,
da
un
amministratore
ladro
,
chiamato
Jaco
Pacia
,
il
quale
aveva
saputo
arruffar
così
bene
la
matassa
degli
affari
,
che
il
povero
Ninì
,
avendogliene
tempo
addietro
domandato
conto
,
per
poco
non
ne
aveva
avuto
il
capogiro
.
E
s
'
era
dovuto
recare
una
prima
volta
al
banco
del
Salvo
per
un
prestito
di
denaro
su
cambiali
.
Parecchie
altre
volte
era
poi
dovuto
ritornare
allo
stesso
banco
;
e
,
alla
fine
,
per
consiglio
dell
'
amministratore
,
aveva
fatto
al
Salvo
la
proposta
di
saldare
il
debito
con
la
cessione
della
magnifica
tenuta
di
Primosole
,
proposta
che
il
Salvo
aveva
subito
accettata
,
acquistandosi
per
giunta
la
più
fervida
gratitudine
di
Ninì
,
a
cui
naturalmente
non
era
passato
neppure
per
il
capo
il
sospetto
d
'
un
accordo
segreto
tra
il
Pacia
,
suo
amministratore
,
e
il
banchiere
.
Amava
Dianella
Salvo
e
in
don
Flaminio
non
sapeva
veder
altro
che
il
padre
di
lei
.
Ora
avrebbe
tanto
desiderato
che
la
fanciulla
,
scampata
per
miracolo
a
un
'
infezione
tifoidea
,
fosse
andata
a
recuperar
la
salute
a
Primosole
,
nell
'
antica
villa
di
sua
madre
,
dove
tutto
le
avrebbe
parlato
di
lui
,
con
la
mesta
,
amorosa
dolcezza
dei
ricordi
materni
.
Ma
i
medici
avevano
consigliato
al
Salvo
per
la
figliuola
aria
di
mare
.
E
Ninì
pensava
,
dolente
,
che
a
Valsanìa
sul
mare
egli
non
avrebbe
potuto
recarsi
a
vederla
se
non
di
rado
.
Si
confortava
per
il
momento
col
pensiero
che
avrebbe
sorvegliato
lui
alla
preparazione
della
camera
,
del
nido
che
l
'
avrebbe
accolta
per
qualche
mese
.
Come
se
Capolino
avesse
letto
il
pensiero
del
suo
giovane
amico
,
di
cui
facilmente
e
da
un
pezzo
aveva
indovinato
l
'
ingenua
aspirazione
,
suggellò
,
dopo
la
risata
,
con
un
basta
!
il
primo
discorso
,
e
riprese
,
fregandosi
le
mani
:
-
Tra
poco
saremo
arrivati
.
Tu
attenderai
alla
camera
di
Dianella
;
sarà
meglio
.
Io
penserò
per
donna
Vittoriona
.
Ninì
,
soprappreso
così
,
mostrò
una
viva
costernazione
per
quest
'
ultima
,
ch
'
era
la
moglie
del
Salvo
,
pazza
da
molti
anni
.
-
Sì
sì
,
-
disse
,
-
bisogna
star
bene
attenti
,
che
questo
cambiamento
,
Dio
liberi
,
non
la
turbi
troppo
.
-
Non
c
'
è
pericolo
!
-
lo
interruppe
Capolino
.
-
Vedrai
che
neppure
se
n
'
accorgerà
.
Seguiterà
tranquillamente
la
sua
interminabile
calza
.
Fa
le
calze
al
Padreterno
,
lo
sai
.
Notte
e
giorno
;
e
vuole
che
lavorino
con
lei
anche
le
due
suore
di
San
Vincenzo
che
l
'
assistono
.
Pare
che
questa
calza
sia
già
grande
come
un
tartanone
.
Ninì
crollò
il
capo
mestamente
.
La
vettura
,
poco
oltre
la
Seta
,
entrò
nel
fèudo
,
dallo
stradone
.
Il
cancello
era
rovinato
:
una
sola
banda
,
tutta
arrugginita
,
era
in
piedi
,
fissa
a
un
pilastro
;
l
'
altro
pilastro
era
da
gran
tempo
diroccato
.
La
strada
carrozzabile
,
che
attraversava
quest
'
altra
parte
del
fèudo
,
ceduta
anch
'
essa
a
mezzadria
,
era
come
tutto
il
resto
in
abbandono
,
irta
di
cespugli
,
tra
i
quali
si
vedevano
i
solchi
lasciati
di
recente
dai
carri
con
la
suppellettile
.
Ninì
De
Vincentis
guardò
tutt
'
intorno
quella
desolazione
senza
dir
nulla
,
ma
seguitò
a
parlar
per
sé
e
per
lui
Capolino
.
-
La
malatuccia
-
disse
,
facendo
una
smusata
-
avrà
poco
da
stare
allegra
qua
,
non
ti
pare
?
-
È
molto
triste
,
-
sospirò
Ninì
.
-
Non
dico
soltanto
per
il
luogo
-
soggiunse
Capolino
.
-
Anche
per
quelli
che
vi
stanno
.
Due
tomi
,
caro
mio
.
Adesso
vedrai
.
Mah
...
Questa
villeggiatura
si
farà
più
per
donna
Adelaide
che
non
ci
viene
,
che
per
Dianella
.
E
Dianella
,
che
forse
lo
sospetta
,
la
soffrirà
in
pace
,
al
solito
,
per
amore
della
zia
...
Eh
!
Flaminio
è
un
grand
'
uomo
,
non
c
'
è
che
dire
!
-
L
'
aria
però
è
buona
,
-
osservò
il
giovanotto
per
attenuare
,
almeno
un
po
'
,
l
'
aspro
giudizio
del
compagno
sul
Salvo
.
-
Ottima
!
ottima
!
-
sbuffò
Capolino
,
il
quale
,
da
questo
punto
,
si
chiuse
in
un
silenzio
accigliato
,
fino
all
'
arrivo
alla
villa
.
I
carri
erano
giunti
da
poco
,
insieme
con
la
giardiniera
che
aveva
portato
due
servi
del
Salvo
,
il
cuoco
,
una
cameriera
e
due
tappezzieri
.
Donna
Sara
Alàimo
,
sul
pianerottolo
in
cima
alla
scala
,
batteva
le
mani
,
festante
,
a
quelle
quattro
montagne
di
bella
roba
su
i
carri
.
-
Presto
,
scaricate
!
-
ordinò
ai
servi
e
ai
carrettieri
Capolino
,
smontando
dalla
vettura
e
agitando
la
mazzettina
.
Poi
,
salita
in
fretta
la
scala
,
domandò
a
donna
Sara
:
-
Don
Cosmo
?
Ed
entrò
senza
aspettar
risposta
,
nel
vecchio
cascinone
con
Ninì
De
Vincentis
,
che
gli
andava
dietro
come
un
cagnolino
sperduto
.
-
Scaricate
!
-
ripeté
uno
dei
servi
,
rifacendo
tra
le
risate
dei
compagni
il
tono
di
voce
e
il
gesto
imperioso
di
quel
padrone
improvvisato
.
Don
Cosmo
s
'
aggirava
come
una
mosca
senza
capo
per
le
stanze
lavate
di
fresco
da
donna
Sara
,
la
quale
fin
dal
giorno
avanti
,
appena
saputa
la
notizia
della
prossima
venuta
del
Salvo
,
s
'
era
sentita
tutta
allargare
dalla
contentezza
e
,
subito
messa
in
gran
da
fare
,
aveva
anche
persuaso
a
don
Cosmo
che
sarebbe
stato
bene
sgombrare
questa
e
quella
stanza
della
decrepita
mobilia
,
perché
gli
ospiti
ricconi
non
vedessero
tutta
quella
miseria
in
una
casa
di
principi
.
«
Ma
no
!
ma
no
!
ma
no
!
»
aveva
cominciato
subito
a
strillare
don
Cosmo
dalla
sua
stanza
,
udendo
il
fracasso
di
quei
poveri
vecchi
mobili
strappati
a
forza
dai
loro
posti
e
trascinati
;
e
donna
Sara
,
stupefatta
da
quella
protesta
:
«
No
?
Come
no
,
se
me
l
'
ha
detto
lei
?
»
.
Perché
avveniva
sempre
così
:
donna
Sara
parlava
,
parlava
,
e
don
Cosmo
,
dal
canto
suo
,
pensava
,
pensava
,
facendo
finta
di
tanto
in
tanto
d
'
udire
,
con
qualche
rapido
cenno
del
capo
,
quando
più
lo
pungeva
il
fastidio
del
suono
di
quelle
interminabili
parole
.
Questi
cenni
erano
interpretati
naturalmente
da
donna
Sara
come
segni
d
'
assentimento
;
la
sopportazione
con
cui
don
Cosmo
simulava
d
'
ascoltarla
,
come
riconoscimento
della
saggezza
con
cui
lei
governava
la
casa
e
il
mondo
;
e
tanto
lontana
era
arrivata
nell
'
interpretare
a
suo
modo
quei
segni
e
quella
sopportazione
del
suo
padrone
,
che
forse
qualche
sera
se
lo
sarebbe
preso
per
mano
e
condotto
a
letto
,
se
tutt
'
a
un
tratto
don
Cosmo
,
sbarrando
tanto
d
'
occhi
e
prorompendo
in
un
'
esclamazione
inopinata
,
non
le
avesse
fatto
crollare
tutto
il
castello
delle
sue
supposizioni
.
-
Don
Cosmo
onorandissimo
!
-
esclamò
Capolino
,
scoprendolo
alla
fine
,
dopo
aver
girato
anche
lui
di
qua
e
di
là
per
trovarlo
.
-
In
gran
confusione
,
eh
?
Perbacco
!
-
No
,
no
,
-
s
'
affrettò
a
rispondere
don
Cosmo
per
troncar
subito
le
cerimonie
,
con
le
nari
arricciate
per
il
lezzo
acre
di
muffa
che
ammorbava
il
cascinone
,
umido
ancora
per
l
'
insolita
lavatura
.
-
Cercavo
una
stanza
appartata
,
dove
starmene
senza
recare
incomodo
.
Capolino
fece
per
protestare
;
ma
don
Cosmo
lo
fermò
a
tempo
:
-
Lasciatemi
dire
!
Ecco
...
comodo
io
,
comodi
loro
:
va
bene
così
?
In
capo
,
in
capo
,
tenete
in
capo
!
Alzò
una
mano
,
così
dicendo
,
a
carezzare
l
'
elegantissima
barbetta
nera
di
Ninì
De
Vincentis
.
-
Ti
sei
fatto
un
bel
ragazzo
,
figliuolo
mio
,
e
così
cresciuto
,
mi
fai
accorgere
di
quanto
sono
vecchio
!
Tuo
fratello
Vincente
?
sempre
arabista
?
-
Sempre
!
-
rispose
Ninì
,
sorridendo
.
-
Ah
!
Quei
quattordici
volumi
d
'
arabo
manoscritti
dovrebbero
pesare
come
tanti
macigni
,
nel
mondo
di
là
,
sull
'
anima
del
conte
Lucchesi
-
Palli
che
volle
farne
dono
morendo
alla
nostra
Biblioteca
per
rovinare
codesto
povero
figliuolo
!
-
Ne
ha
già
interpretati
dieci
,
-
disse
Ninì
.
-
Gliene
restano
ancora
quattro
,
ma
grossi
così
!
-
Faccia
presto
!
faccia
presto
!
-
concluse
don
Cosmo
paternamente
.
-
E
,
anche
tu
,
figliuolo
mio
,
bada
...
badate
alle
cose
vostre
:
so
che
vanno
male
!
Giudizio
!
Capolino
intanto
,
presso
la
finestra
,
s
'
industriava
di
farsi
specchio
della
vetrata
aperta
,
e
si
lisciava
sulle
gote
le
fedine
,
già
un
po
'
brizzolate
.
Bello
non
era
davvero
,
ma
aveva
occhi
fervidi
e
penetranti
che
gli
accendevano
simpaticamente
tutto
il
volto
bruno
e
magro
.
Sentendo
cadere
il
discorso
tra
il
Laurentano
e
Ninì
,
finse
di
star
lì
a
determinare
i
punti
cardinali
della
villa
.
-
Esposizione
a
mezzogiorno
,
è
vero
?
Ma
se
l
'
era
scelta
per
lei
,
questa
camera
,
don
Cosmo
?
-
Questa
o
un
'
altra
,
-
rispose
il
Laurentano
.
-
Camere
ce
n
'
è
d
'
avanzo
,
vedrete
;
ma
tutte
così
,
vecchie
e
in
pessimo
stato
.
Uscendo
di
qua
...
(
no
,
senza
cerimonie
:
scusate
,
che
gusto
c
'
è
a
dire
che
non
è
vecchio
quello
che
è
vecchio
?
Si
vede
!
)
...
dicevo
,
uscendo
di
qua
,
abbiamo
questo
lungo
corridojo
,
che
divide
in
due
parti
il
casermone
:
le
camere
da
questa
parte
sono
a
mezzogiorno
;
quelle
di
là
,
a
tramontana
.
La
sala
d
'
ingresso
interrompe
di
qua
e
di
là
il
corridojo
,
e
divide
la
villa
in
due
quartieri
uguali
,
salvo
che
di
qua
,
in
fondo
,
abbiamo
un
camerone
,
il
cui
uscio
è
alle
mie
spalle
;
di
là
,
invece
,
abbiamo
una
terrazza
.
È
semplicissimo
.
-
Ah
bene
bene
bene
,
-
approvò
Capolino
.
-
E
dunque
abbiamo
anche
un
camerone
?
Don
Cosmo
sorrise
,
negando
col
capo
;
poi
spiegò
che
cosa
era
il
«
camerone
»
,
e
come
ridotto
e
da
chi
custodito
.
-
Per
amor
di
Dio
!
-
esclamò
Capolino
.
-
Sarebbe
meglio
perciò
,
-
concluse
don
Cosmo
,
-
che
disponeste
l
'
abitazione
nel
quartiere
di
là
,
libero
del
tutto
.
Io
m
'
ero
scelta
apposta
questa
camera
.
Capolino
approvò
di
nuovo
;
e
poiché
i
servi
eran
già
venuti
su
col
primo
carico
,
s
'
avviò
con
Ninì
per
l
'
altro
quartiere
.
Don
Cosmo
rimase
in
quella
camera
,
dove
con
l
'
ajuto
di
donna
Sara
trasportò
tutti
i
suoi
libracci
.
La
povera
casiera
,
sentendo
quanto
pesava
tutta
quella
erudizione
,
non
riusciva
a
capacitarsi
come
mai
don
Cosmo
che
se
l
'
era
messa
in
corpo
,
potesse
vivere
poi
così
sulle
nuvole
.
Don
Cosmo
,
ancora
con
le
nari
arricciate
,
non
riusciva
a
capacitarsi
,
invece
,
perché
quella
mattina
ci
fosse
tutto
quel
puzzo
d
'
umido
.
Ma
forse
non
distingueva
bene
tra
il
puzzo
e
il
fastidio
che
gli
veniva
dal
pensare
che
or
ora
,
per
l
'
arrivo
degli
ospiti
,
tutte
le
sue
antiche
abitudini
sarebbero
frastornate
,
e
chi
sa
per
quanto
tempo
.
Di
lì
a
poco
,
Capolino
ritornò
,
lasciando
solo
di
là
il
De
Vincentis
,
che
s
'
era
dimostrato
molto
più
adatto
di
lui
alla
bisogna
:
così
almeno
dichiarò
.
In
verità
,
veniva
per
porre
a
effetto
una
delle
ragioni
per
cui
s
'
era
volentieri
accollato
l
'
incarico
del
Salvo
:
quella
cioè
di
scoprir
l
'
umore
di
don
Cosmo
circa
il
matrimonio
del
fratello
,
o
di
«
tastargli
il
polso
»
su
quell
'
argomento
,
com
'
egli
diceva
tra
sé
.
Non
già
che
sperasse
che
ormai
quelle
nozze
potessero
andare
a
monte
;
ma
,
conoscendo
la
diversità
,
anzi
l
'
opposizione
inconciliabile
tra
i
due
modi
di
pensare
e
di
sentire
del
Salvo
e
di
don
Cosmo
,
gli
piaceva
supporre
che
qualche
attrito
,
qualche
urto
potesse
nascere
dal
soggiorno
di
quello
a
Valsanìa
.
Era
così
astratta
e
solitaria
l
'
anima
di
don
Cosmo
,
che
la
vita
comune
non
riusciva
a
penetrargli
nella
coscienza
con
tutti
quegli
infingimenti
e
quelle
arti
e
quelle
persuasioni
che
spontaneamente
la
trasfigurano
agli
altri
,
e
spesso
,
perciò
,
dalla
gelida
vetta
della
sua
stoica
noncuranza
lasciava
precipitar
come
valanghe
le
verità
più
crude
.
-
Uh
quanti
libri
!
-
esclamò
Capolino
entrando
.
-
Già
lei
studia
sempre
...
Romagnosi
,
Rosmini
,
Hegel
,
Kant
...
A
ogni
nome
letto
sul
dorso
di
quei
libri
sgranava
gli
occhi
,
come
se
vi
ponesse
punti
esclamativi
sempre
più
sperticati
.
-
Poesie
!
-
sospirò
don
Cosmo
,
con
un
gesto
vago
della
mano
,
socchiudendo
gli
occhi
.
-
Come
come
?
Don
Cosmo
,
non
capisco
.
Filosofia
,
vorrà
dire
.
-
Chiamatela
come
volete
,
-
rispose
il
Laurentano
,
con
un
nuovo
sospiro
.
-
Da
studiare
,
poco
o
niente
:
c
'
è
da
godere
,
sì
,
della
grandezza
dell
'
ingegnaccio
umano
,
che
su
un
'
ipotesi
,
cioè
su
una
nuvola
,
fabbrica
castelli
:
tutti
questi
varii
sistemi
di
filosofia
,
caro
avvocato
,
che
mi
pajono
...
sapete
che
mi
pajono
?
chiese
,
chiesine
,
chiesacce
,
di
vario
stile
,
campate
in
aria
.
-
Ah
già
,
ah
già
...
-
cercò
d
'
interrompere
Capolino
,
grattandosi
con
un
dito
la
nuca
.
Ma
don
Cosmo
,
che
non
parlava
mai
,
toccato
giusto
su
quell
'
unico
tasto
sensibile
,
non
seppe
trattenersi
:
-
Soffiate
,
rùzzola
tutto
;
perché
dentro
non
c
'
è
niente
:
il
vuoto
,
tanto
più
opprimente
,
quanto
più
alto
e
solenne
l
'
edifizio
.
Capolino
s
'
era
tutto
raccolto
in
sé
,
per
raccapezzarsi
,
incitato
dalla
passione
con
cui
don
Cosmo
parlava
,
a
rispondere
,
a
rintuzzare
;
e
aspettava
,
sospeso
,
una
pausa
;
avvenuta
,
proruppe
:
-
Però
...
-
No
,
niente
!
Lasciamo
stare
!
-
troncò
subito
don
Cosmo
,
posandogli
una
mano
su
la
spalla
.
-
Minchionerie
,
caro
avvocato
!
Per
fortuna
,
in
quella
,
Mauro
Mortara
,
sulla
spianata
innanzi
alla
villa
dalla
parte
che
guardava
la
vigna
e
il
mare
,
si
mise
a
chiamare
col
suo
solito
verso
-
pio
,
pio
,
pio
-
gl
'
innumerevoli
colombi
,
a
cui
soleva
dare
il
pasto
due
volte
al
giorno
.
Don
Cosmo
e
Capolino
s
'
affacciarono
al
balcone
.
Anche
Ninì
si
sporse
a
guardare
dalla
ringhiera
dell
'
ultimo
balcone
in
fondo
,
e
poi
dal
terrazzo
s
'
affacciarono
i
servi
e
le
cameriere
e
i
tappezzieri
.
Era
ogni
volta
,
tra
quel
candido
fermento
d
'
ali
,
una
zuffa
terribile
,
giacché
la
razione
delle
cicerchie
era
rimasta
da
tempo
la
stessa
,
mentre
i
colombi
s
'
erano
moltiplicati
all
'
infinito
e
vivevano
,
ormai
,
quasi
in
istato
selvaggio
per
il
fèudo
e
per
tutte
le
contrade
vicine
.
Sapevano
l
'
ora
dei
pasti
e
accorrevano
puntuali
a
fitti
nugoli
fruscianti
,
da
ogni
parte
:
invadevano
,
tubando
d
'
impazienza
,
in
gran
subbuglio
,
i
tetti
della
villa
,
della
casa
rustica
,
del
pagliajo
,
del
colombajo
,
del
granajo
,
del
palmento
e
della
cantina
,
e
se
Mauro
tardava
un
po
'
,
dimentico
o
assorto
nelle
sue
memorie
,
una
numerosa
comitiva
si
spiccava
dai
tetti
e
andava
a
sollecitarlo
dietro
la
porta
della
nota
camera
a
pianterreno
:
la
comitiva
a
poco
a
poco
diventava
folla
e
in
breve
tutta
la
spianata
ferveva
d
'
ali
e
grugava
,
mentre
per
aria
tant
'
altri
si
tenevan
su
le
ali
sospesi
a
stento
,
non
sapendo
dove
posarsi
.
Don
Cosmo
pensò
con
dispiacere
che
quel
giorno
,
intanto
,
Mauro
non
sarebbe
salito
a
desinare
;
gliel
'
aveva
detto
la
sera
avanti
:
-
Questa
è
l
'
ultima
volta
che
mangio
con
voi
.
Perché
mi
farete
la
grazia
di
credere
che
non
verrò
a
sedermi
a
tavola
con
Flaminio
Salvo
.
Ora
se
ne
stava
giù
tra
i
suoi
colombi
a
testa
bassa
,
aggrondato
.
Capolino
l
'
osservava
dal
balcone
,
come
se
avesse
sotto
gli
occhi
una
bestia
rara
.
-
Lo
saluto
?
-
domandò
piano
a
don
Cosmo
.
Questi
con
la
mano
gli
fe
'
cenno
di
no
.
-
Orso
,
eh
?
-
soggiunse
Capolino
.
-
Ma
un
gran
bel
tipo
!
-
Orso
,
-
ripeté
don
Cosmo
,
ritirandosi
dal
balcone
.
Andati
nella
sala
da
pranzo
dell
'
altro
quartiere
,
già
riccamente
addobbata
dai
tappezzieri
,
Capolino
tentò
di
nuovo
di
«
tastare
il
polso
»
a
don
Cosmo
sul
noto
argomento
.
Non
sarebbe
più
certo
ricascato
a
muovergliene
il
discorso
dai
libri
di
filosofia
.
Don
Cosmo
era
distratto
nell
'
ammirazione
di
quella
sala
resa
così
d
'
improvviso
irriconoscibile
-
Prodigio
d
'
Atlante
!
esclamava
,
battendo
una
mano
su
la
spalla
di
Ninì
De
Vincentis
.
-
Mi
par
d
'
essere
a
Colimbètra
!
Subito
Capolino
colse
la
palla
al
balzo
:
-
Lei
non
ci
va
più
da
anni
,
a
Colimbètra
,
eh
?
Don
Cosmo
stette
un
po
'
a
pensare
.
-
Da
circa
dieci
.
E
restò
sospeso
,
senza
aggiunger
altro
.
Ma
Capolino
,
fissando
il
gancio
per
tirarlo
a
parlare
:
-
Da
quando
vi
morì
sua
cognata
,
è
vero
?
-
Già
,
-
rispose
,
asciutto
,
il
Laurentano
.
E
Capolino
sospirò
:
-
Donna
Teresa
Montalto
...
che
dama
!
che
lutto
!
Vera
donna
di
stampo
antico
!
E
,
dopo
una
pausa
,
grave
di
simulato
rimpianto
,
un
nuovo
sospiro
,
d
'
altro
genere
:
-
Mah
!
Cosa
bella
mortal
passa
e
non
dura
!
Donna
Sara
Alàimo
,
la
casiera
,
che
si
trovava
in
quel
punto
a
servire
in
tavola
,
per
rialzarsi
agli
occhi
degli
ospiti
dalla
sua
indegna
condizione
di
serva
,
fu
tentata
d
'
interloquire
e
sospirò
timidamente
con
un
languido
risolino
:
-
Metastasio
!
Ninì
si
voltò
a
guardarla
,
stupito
;
don
Cosmo
accomodò
la
bocca
per
emettere
un
suo
riso
speciale
,
fatto
di
tre
oh
!
oh
!
oh
!
pieni
,
cupi
e
profondi
.
Ma
Capolino
,
nel
vedersi
minacciato
d
'
aver
guastate
le
uova
nel
paniere
sul
più
bello
,
rimbeccò
,
stizzito
:
-
Leopardi
,
Leopardi
...
-
Petrarca
,
Petrarca
,
scusate
,
caro
avvocato
!
-
protestò
don
Cosmo
,
aprendo
le
mani
.
-
Me
n
'
appello
a
Ninì
!
-
Ah
,
già
,
Petrarca
,
che
bestia
!
Muor
giovine
colui
che
al
cielo
è
caro
...
-
si
riprese
subito
Capolino
.
-
Confondevo
...
E
lei
dunque
...
dunque
lei
non
rivede
il
fratello
da
allora
?
Don
Cosmo
riprese
a
un
tratto
l
'
aria
addormentata
,
socchiuse
gli
occhi
;
confermò
col
capo
.
-
Sempre
sepolto
qui
!
-
spiegò
allora
Capolino
al
De
Vincentis
,
come
se
questi
non
lo
sapesse
.
-
Altri
gusti
,
capisco
...
anzi
diametralmente
opposti
,
perché
don
Ippolito
ama
la
...
la
compagnia
,
non
sa
farne
a
meno
...
E
forse
,
io
dico
,
dopo
la
sciagura
,
avrebbe
molto
desiderato
di
non
restar
solo
,
senza
parenti
attorno
...
Ma
,
lei
qui
;
il
figlio
sempre
a
Roma
...
e
...
Don
Cosmo
,
che
aveva
già
compreso
,
ma
a
suo
modo
,
l
'
intenzione
di
Capolino
,
per
tagliar
corto
uscì
a
dire
:
-
E
dunque
fa
bene
a
riammogliarsi
,
volete
dir
questo
?
D
'
accordo
!
Tu
intanto
,
-
soggiunse
,
rivolgendosi
a
Ninì
,
-
bello
mio
,
non
ti
risolvi
ancora
?
Ninì
,
nel
vedersi
così
d
'
improvviso
tirato
in
ballo
,
s
'
invermigliò
tutto
:
-
Io
?
-
Guarda
come
s
'
è
fatto
rosso
!
-
esclamò
Capolino
,
scoppiando
a
ridere
,
dalla
rabbia
.
-
Dunque
c
'
è
,
dunque
c
'
è
?
-
domandò
don
Cosmo
,
picchiandosi
con
un
dito
il
petto
,
dalla
parte
del
cuore
.
-
Altro
se
c
'
è
!
-
esclamò
Capolino
,
ridendo
più
forte
.
Ninì
,
tra
le
spine
,
mortificato
,
urtato
da
quella
risata
sconveniente
,
protestò
con
qualche
energia
:
-
Ma
non
c
'
è
nientissim
'
affatto
!
Per
carità
,
non
dicano
codeste
cose
!
-
Già
!
San
Luigi
Gonzaga
!
-
riprese
allora
Capolino
,
prolungando
sforzatamente
la
risata
.
-
O
piuttosto
...
sì
,
dov
'
è
donna
Sara
?
lui
sì
,
davvero
,
Metastasio
...
un
eroe
di
Metastasio
,
don
Cosmo
!
o
diciamo
meglio
,
un
angelo
...
ma
un
angelo
,
non
come
ad
Alcamo
,
badiamo
!
Sa
,
don
Cosmo
,
che
ad
Alcamo
chiamano
angelo
il
porchetto
?
Ninì
s
'
inquietò
sul
serio
;
impallidì
;
disse
con
voce
ferma
:
-
Lei
mi
secca
,
avvocato
!
-
Non
parlo
più
!
-
fece
allora
Capolino
,
ricomponendosi
.
Don
Cosmo
rimase
afflitto
,
senza
comprendere
in
prima
:
poi
aprì
la
bocca
a
un
ah
!
che
gli
rimase
in
gola
.
Si
trattava
forse
della
figlia
del
Salvo
?
Ah
,
ecco
,
ecco
...
Non
ci
aveva
pensato
.
Non
la
conosceva
ancora
.
Ma
sicuro
!
benissimo
!
Una
fortuna
per
quel
caro
Ninì
!
E
glielo
volle
dire
:
-
Non
ti
turbare
,
figliuolo
mio
.
È
una
cosa
molto
seria
.
Non
dovresti
perder
tempo
,
nella
tua
condizione
.
Ninì
si
torse
sulla
seggiola
quasi
per
resistere
,
senza
gridare
,
alla
puntura
di
cento
spilli
su
tutto
il
corpo
.
Capolino
rattenne
il
fiato
e
aspettò
che
la
valanga
precipitasse
.
Don
Cosmo
non
seppe
rendersi
ragione
dell
'
effetto
di
quelle
sue
parole
e
guardò
,
stordito
,
prima
l
'
uno
,
poi
l
'
altro
.
-
M
'
è
scappata
qualche
altra
minchioneria
?
-
domandò
.
-
Scusate
.
Non
parlo
più
neanche
io
.
Ninì
viveva
veramente
in
cielo
,
in
un
cielo
illuminato
da
un
suo
sole
particolare
,
lì
lì
per
sorgere
,
non
sorto
ancora
,
e
che
forse
non
sarebbe
sorto
mai
.
Lo
lasciava
lì
,
dietro
le
montagne
dure
della
realtà
,
e
preferiva
rimanere
nel
lume
roseo
e
vano
d
'
una
perpetua
aurora
,
perché
il
sole
,
sorgendo
,
non
dovesse
poi
tramontare
,
e
perché
le
ombre
,
inevitabili
,
rimanessero
tenui
e
quasi
diafane
.
Già
gli
s
'
era
affacciato
il
dubbio
che
il
Salvo
ormai
non
avrebbe
accolto
bene
la
sua
richiesta
di
nozze
,
dato
che
egli
si
fosse
mai
spinto
a
fargliela
.
Ma
aveva
sempre
rifuggito
dall
'
accogliere
e
ponderare
questo
dubbio
per
non
turbare
il
purissimo
sogno
di
tutta
la
sua
vita
.
E
non
perché
quel
dubbio
gliel
'
avesse
impedito
,
ma
perché
veramente
gli
mancava
il
coraggio
di
tradurre
in
atto
un
ideale
così
altamente
vagheggiato
che
quasi
temeva
si
potesse
guastare
al
minimo
urto
della
realtà
,
non
s
'
era
mai
risoluto
,
non
che
a
fare
la
richiesta
,
ma
nemmeno
a
dichiararsi
apertamente
con
Dianella
Salvo
.
Ora
,
il
sospetto
che
egli
potesse
farlo
per
la
dote
della
ragazza
che
avrebbe
rimesso
in
sesto
le
sue
finanze
,
gli
cagionò
un
acutissimo
cordoglio
,
gli
avvelenò
la
gioja
di
quel
servigio
reso
per
amore
,
e
che
invece
poteva
parere
interessato
;
e
,
come
se
tutt
'
a
un
tratto
il
suo
sole
avesse
dato
un
tracollo
,
tutto
improvvisamente
gli
s
'
oscurò
,
e
quando
le
stanze
furon
messe
in
ordine
,
ed
egli
con
la
gola
stretta
d
'
angoscia
fece
un
ultimo
giro
d
'
ispezione
,
non
seppe
posare
,
come
s
'
era
proposto
,
sul
guanciale
del
letto
di
Dianella
il
bacio
dell
'
arrivo
,
perché
ella
,
senza
saperlo
,
ve
lo
trovasse
la
sera
,
andando
a
dormire
.
Don
Cosmo
e
Capolino
,
piccoli
,
neri
,
sotto
un
cielo
altissimo
,
cupamente
infocato
dal
tramonto
,
s
'
erano
messi
intanto
a
passeggiare
innanzi
alla
vecchia
villa
,
per
il
lungo
,
diritto
viale
,
che
fa
quasi
orlo
,
a
manca
,
al
ciglio
,
d
'
onde
sprofonda
ripido
un
burrone
ampio
e
profondo
,
detto
il
vallone
.
Pareva
che
lì
l
'
altipiano
per
una
convulsione
tellurica
si
fosse
spaccato
innanzi
al
mare
.
La
tenuta
di
Valsanìa
restava
di
qua
,
scendeva
con
gli
ultimi
olivi
in
quel
burrone
,
gola
d
'
ombra
cinerulea
,
nel
cui
fondo
sornuotano
i
gelsi
,
i
carubi
,
gli
aranci
,
i
limoni
lieti
d
'
un
rivo
d
'
acqua
che
vi
scorre
da
una
vena
aperta
laggiù
in
fondo
nella
grotta
misteriosa
di
San
Calògero
.
Dall
'
altra
parte
del
burrone
,
alla
stessa
altezza
,
eran
le
terre
alberate
di
Platania
che
a
mezzogiorno
scendono
minacciose
sulla
linea
ferroviaria
,
la
quale
,
sbucando
dal
traforo
sotto
Valsanìa
,
corre
quasi
in
riva
al
mare
fino
a
Porto
Empedocle
.
La
zona
di
fiamma
e
d
'
oro
del
tramonto
traspariva
in
un
fantastico
frastaglio
di
tra
il
verde
intenso
degli
alberi
lontani
,
di
là
dal
burrone
.
Qua
,
su
i
mandorli
e
gli
olivi
di
Valsanìa
,
alitava
già
la
prima
frescura
d
'
ombra
,
dolce
,
lieve
e
malinconica
,
della
sera
.
Quest
'
ora
crepuscolare
,
in
cui
le
cose
,
nell
'
ombra
calante
,
ritenendo
più
intensamente
le
ultime
luci
,
quasi
si
smaltano
nei
lor
chiusi
colori
,
era
alla
solitudine
di
don
Cosmo
più
d
'
ogn
'
altra
gradita
.
Egli
aveva
costante
nell
'
animo
il
sentimento
della
sua
precarietà
nei
luoghi
dove
abitava
,
e
non
se
n
'
affliggeva
.
Per
questo
sentimento
che
si
trasfondeva
lieve
e
vago
nel
mistero
impenetrabile
di
tutte
le
cose
,
ogni
cura
,
ogni
pensiero
gli
erano
insopportabilmente
gravi
.
Figurarsi
,
ora
,
come
schiacciante
dovesse
riuscirgli
il
discorso
di
Capolino
,
che
s
'
aggirava
fervoroso
intorno
alle
imprese
fortunate
del
Salvo
,
a
un
gran
disegno
che
costui
meditava
,
insieme
col
direttore
delle
sue
zolfare
,
l
'
ingegnere
Aurelio
Costa
,
per
sollevar
le
sorti
dell
'
industria
zolfifera
,
miserrime
da
parecchi
anni
.
-
Coscienza
nuova
,
la
sua
,
-
diceva
Capolino
.
-
Lucida
,
precisa
e
complicata
,
don
Cosmo
,
come
un
macchinario
moderno
,
d
'
acciajo
.
Sa
sempre
quel
che
fa
.
E
non
sbaglia
mai
!
-
Beato
lui
!
-
ripeteva
don
Cosmo
con
gli
occhi
socchiusi
,
in
atto
di
rassegnata
sopportazione
.
-
E
credentissimo
,
sa
!
-
seguitava
Capolino
.
-
Veramente
divoto
!
-
Beato
lui
!
-
È
una
meraviglia
come
,
tra
tante
brighe
,
riesca
a
trovar
tempo
e
modo
di
badare
anche
al
nostro
partito
.
E
con
che
impegno
ne
ha
sposato
la
causa
!
Ma
,
poco
dopo
,
Capolino
cambiò
discorso
,
accorgendosi
che
don
Cosmo
non
gli
prestava
ascolto
.
Gli
si
fece
più
accosto
,
gli
toccò
il
braccio
e
aggiunse
piano
,
con
aria
mesta
:
-
Quel
povero
Ninì
!
Son
sicuro
che
ci
piange
,
sa
?
per
quel
po
'
di
baja
che
gli
abbiamo
dato
a
tavola
.
Innamoratissimo
,
povero
figliuolo
!
Ma
la
ragazza
,
eh
!
purtroppo
,
non
è
per
lui
.
-
Fidanzata
ad
altri
?
-
domandò
don
Cosmo
,
fermandosi
.
-
No
no
:
ufficialmente
,
no
!
-
negò
subito
Capolino
.
-
Ma
...
zitto
però
,
mi
raccomando
:
non
deve
saperlo
neanche
l
'
aria
!
Io
credo
,
caro
don
Cosmo
,
che
la
ragazza
sia
in
fondo
più
malata
d
'
anima
che
di
corpo
.
-
Toccata
,
eh
?
-
Toccata
.
Questa
forse
è
l
'
unica
cosa
mal
fatta
di
suo
padre
.
Qua
Flaminio
ha
sbagliato
...
eh
,
non
c
'
è
che
dire
,
ha
sbagliato
!
Don
Cosmo
si
rifermò
,
crollò
più
volte
il
capo
e
disse
,
serio
serio
:
-
Vedete
dunque
che
sbaglia
anche
lui
,
caro
avvocato
?
-
Ma
se
il
diavolo
,
creda
,
ci
volle
proprio
cacciar
la
coda
,
quella
volta
!
-
riprese
Capolino
.
-
Lei
saprà
che
Flaminio
...
sarà
dieci
anni
,
altro
che
dieci
!
saranno
quindici
di
sicuro
!
Insomma
lì
,
poco
più
poco
meno
,
fu
a
un
pelo
di
morire
affogato
...
Non
lo
sa
?
E
come
!
Ai
bagni
di
mare
,
a
Porto
Empedocle
.
Una
cosa
buffa
,
creda
,
buffa
e
atroce
al
tempo
stesso
!
Per
un
pajo
di
zucche
...
-
Di
zucche
?
Sentiamo
,
-
disse
don
Cosmo
,
contro
il
suo
solito
,
incuriosito
.
-
Ma
sì
,
-
seguitò
Capolino
.
-
Prendeva
un
bagno
,
ai
Casotti
.
Non
sa
nuotare
e
,
per
prudenza
,
si
teneva
tra
i
pali
del
recinto
,
dove
l
'
acqua
,
sì
e
no
,
gli
arrivava
al
petto
.
Ora
(
il
diavolo
!
)
vide
un
pajo
di
zucche
galleggiare
accanto
a
lui
,
lasciate
in
mare
forse
da
qualche
ragazzo
.
Le
prese
.
Stando
accoccolato
,
perché
l
'
acqua
lo
coprisse
fino
al
collo
-
(
com
'
è
brutto
l
'
uomo
nell
'
acqua
,
don
Cosmo
mio
,
l
'
uomo
che
non
sa
nuotare
!
)
-
gli
venne
la
cattiva
ispirazione
d
'
allungar
la
mano
a
quel
pajo
di
zucche
e
cacciarsele
sotto
con
la
cordicella
che
le
teneva
unite
;
ci
si
mise
a
seder
sopra
,
e
,
siccome
le
zucche
,
naturalmente
,
spingevano
,
e
lui
aveva
lasciato
il
sostegno
del
palo
per
veder
se
quelle
avessero
tanta
forza
da
sollevargli
i
piedi
dal
fondo
,
a
un
tratto
,
patapùmfete
!
perdette
l
'
equilibrio
e
tracollò
a
testa
giù
,
sott
'
acqua
!
-
Oh
,
guarda
!
-
esclamò
don
Cosmo
,
costernato
.
-
Si
figuri
,
-
riprese
Capolino
,
-
come
cominciò
a
fare
coi
piedi
per
tornare
a
galla
!
Ma
,
per
disgrazia
,
i
piedi
gli
s
'
erano
impigliati
nella
cordicella
e
,
naturalmente
,
per
quanti
sforzi
facesse
sott
'
acqua
,
non
li
poteva
più
tirare
al
fondo
.
-
Zitto
!
zitto
!
ohi
ohi
ohi
...
-
fece
con
Cosmo
contraendo
le
dita
e
tutto
il
volto
.
Ma
Capolino
seguitò
.
-
Badi
che
è
buffo
davvero
rischiar
d
'
affogare
in
un
recinto
di
bagni
,
in
mezzo
a
tanta
gente
che
non
se
ne
accorgeva
e
non
gli
dava
ajuto
,
non
sospettando
minimamente
ch
'
egli
fosse
lì
con
la
morte
in
bocca
!
E
sarebbe
affogato
,
affogato
com
'
è
vero
Dio
,
se
un
ragazzotto
di
tredici
anni
-
questo
Aurelio
Costa
,
che
ora
è
ingegnere
e
direttore
delle
zolfare
del
Salvo
ad
Aragona
e
a
Comitini
-
non
si
fosse
accorto
di
quei
due
piedi
che
si
azzuffavano
disperatamente
a
fior
d
'
acqua
e
non
fosse
accorso
,
ridendo
,
a
liberarlo
...
-
Ah
,
capisco
...
-
fece
don
Cosmo
.
3/4
E
la
figliuola
,
adesso
...
-
La
figliuola
...
la
figliuola
...
-
masticò
Capolino
.
-
Flaminio
,
capirà
,
dovette
disobbligarsi
con
quel
ragazzo
e
si
disobbligò
nella
misura
del
pericolo
che
aveva
corso
e
del
terrore
che
s
'
era
preso
.
Gli
dissero
che
era
figlio
d
'
un
povero
staderante
all
'
imbarco
dello
zolfo
...
-
Il
Costa
,
già
,
Leonardo
Costa
,
-
interruppe
don
Cosmo
.
-
Amico
mio
.
Viene
a
trovarmi
qua
,
qualche
domenica
,
da
Porto
Empedocle
.
-
Saprà
dunque
che
sta
con
Flaminio
,
adesso
?
-
soggiunse
Capolino
.
-
Flaminio
lo
levò
dalle
stadere
e
gli
diede
un
posto
nel
suo
gran
deposito
di
zolfo
su
la
spiaggia
di
levante
.
Al
figlio
Aurelio
,
poi
,
volle
dar
lui
la
riuscita
,
senza
badare
a
spese
;
non
solo
,
ma
se
lo
tolse
con
sé
,
lo
fece
crescere
in
casa
sua
coi
figliuoli
,
con
Dianella
e
con
quell
'
altro
bimbo
che
gli
morì
.
Anche
questa
disgrazia
contribuì
certo
a
fargli
crescere
l
'
affetto
per
il
giovine
.
Ma
,
affetto
,
dico
,
fino
a
un
certo
punto
.
Per
la
stessa
ragione
per
cui
ora
non
darebbe
la
figlia
a
Ninì
De
Vincentis
,
non
la
darebbe
mai
,
m
'
immagino
,
neanche
ad
Aurelio
Costa
,
suo
dipendente
,
si
figuri
!
-
Ma
!
-
esclamò
don
Cosmo
,
scrollando
le
spalle
.
-
Ricco
com
'
è
...
con
una
figlia
sola
...
-
Eh
no
...
eh
no
...
,
-
rispose
Capolino
.
-
Capisco
,
a
un
caso
di
lui
,
tutte
le
ricchezze
cascheranno
per
forza
in
mano
a
qualcuno
,
a
un
genero
,
a
quello
che
sarà
.
Ma
vorrà
ben
pesarlo
,
prima
,
Flaminio
!
Non
è
uomo
da
rosee
romanticherie
.
Può
averne
la
figlia
...
E
,
romanticherie
nel
vero
senso
della
parola
,
badi
!
Perché
,
di
questa
sua
vera
e
segreta
malattia
sono
a
conoscenza
io
,
per
certe
mie
ragioni
particolari
;
ne
è
a
conoscenza
credo
,
anche
Flaminio
,
o
almeno
ne
ha
il
sospetto
;
ma
lui
,
l
'
ingegnere
Costa
(
ottimo
giovine
,
badiamo
!
giovine
solido
,
cosciente
del
suo
stato
e
di
quanto
deve
al
suo
benefattore
)
non
ne
sa
nulla
di
nulla
,
non
se
l
'
immagina
neppur
lontanamente
;
glielo
posso
assicurare
,
perché
ne
ho
una
prova
di
fatto
,
intima
.
L
'
ingegnere
...
A
questo
punto
Capolino
s
'
interruppe
,
scorgendo
in
fondo
al
viale
un
uomo
,
che
veniva
loro
incontro
di
corsa
,
gesticolando
.
-
Chi
è
là
?
-
domandò
,
fermandosi
,
accigliato
.
Era
Marco
Prèola
,
tutto
impolverato
,
arrangolato
,
in
sudore
,
con
le
calze
ricadute
su
le
scarpacce
rotte
.
Stanco
morto
.
-
Ci
siamo
!
ci
siamo
!
-
si
mise
a
gridare
,
appressandosi
.
-
È
arrivato
!
-
L
'
Auriti
?
-
domandò
Capolino
.
-
Sissignore
!
-
riprese
il
Prèola
.
-
Per
le
elezioni
:
non
c
'
è
più
dubbio
!
Vengo
di
corsa
apposta
da
Girgenti
.
Si
tolse
il
cappelluccio
roccioso
,
e
con
un
fazzoletto
sudicio
s
'
asciugò
il
sudore
che
gli
grondava
dal
capo
tignoso
.
-
Mio
nipote
?
-
domandò
,
frastornato
e
stupito
,
don
Cosmo
.
Subito
Capolino
,
con
aria
rammaricata
,
prese
a
informarlo
delle
dimissioni
del
Fazello
,
e
delle
premure
che
si
facevano
su
lui
perché
accettasse
la
candidatura
,
e
delle
voci
che
correvano
a
Girgenti
su
questa
venuta
inattesa
di
Roberto
Auriti
.
Voci
...
voci
a
cui
egli
,
Capolino
,
non
voleva
prestar
fede
per
due
ragioni
:
prima
,
per
il
rispetto
che
aveva
per
l
'
Auriti
,
rispetto
che
non
gli
consentiva
di
supporre
che
,
non
chiamato
,
venisse
a
contendere
un
posto
che
il
Fazello
lasciava
volontariamente
.
La
compagine
del
partito
che
rappresentava
la
maggioranza
del
paese
,
come
per
tante
prove
indiscutibili
s
'
ra
veduto
,
rimaneva
salda
,
anche
dopo
il
ritiro
di
Giacinto
Fazello
.
L
'
altra
ragione
era
più
intima
,
ed
era
questa
:
che
gli
sarebbe
doluto
,
troppo
doluto
,
d
'
aver
per
avversario
non
temibile
,
in
una
lotta
impari
,
uno
che
,
non
ostanti
le
divergenze
d
'
opinioni
in
famiglia
,
era
parente
pur
sempre
dei
Laurentano
ch
'
egli
venerava
e
della
cui
amicizia
si
onorava
.
No
,
no
:
preferiva
credere
piuttosto
che
l
'
Auriti
fosse
venuto
a
Girgenti
solo
per
riveder
la
madre
e
la
sorella
.
-
Ma
che
dice
,
avvocato
?
-
proruppe
Marco
Prèola
,
scrollandosi
dalle
spalle
quel
lungo
,
faticoso
discorso
,
col
quale
Capolino
,
senza
parere
,
aveva
voluto
dare
un
saggio
delle
sue
attitudini
politiche
.
-
Se
sono
andati
a
prenderlo
alla
stazione
quattro
mascalzoni
,
studentelli
dell
'
Istituto
Tecnico
?
se
sono
arrivate
in
paese
la
mafia
e
la
massoneria
,
capitanate
da
Guido
Verònica
e
da
Giambattista
Mattina
?
Non
c
'
è
più
dubbio
,
le
dico
!
È
venuto
per
le
elezioni
.
Mentre
Capolino
e
il
Prèola
discutevano
tra
loro
,
gli
occhi
,
il
naso
,
la
bocca
di
don
Cosmo
facevano
una
mimica
speciosissima
:
si
strizzavano
,
s
'
arricciavano
,
si
storcevano
...
Vivendo
in
quell
'
esilio
,
assorto
sempre
in
pensieri
eterni
,
con
gli
occhi
alle
stelle
,
al
mare
lì
sotto
,
o
alla
campagna
solitaria
intorno
,
ora
,
così
investito
da
tutte
quelle
notizie
piccine
,
si
sentiva
come
pinzato
da
tanti
insettucci
fastidiosi
.
-
Gesù
!
Gesù
!
Pare
impossibile
...
Quante
minchionerie
...
-
E
allora
,
un
bicchiere
di
vino
,
si
-
don
Co
'
-
esclamò
,
per
concluder
bene
,
Marco
Prèola
.
-
Vossignoria
mi
deve
fare
la
grazia
d
'
un
bicchiere
di
vino
.
Non
ne
posso
più
!
Ho
girato
tutta
Girgenti
per
trovare
il
nostro
carissimo
avvocato
;
m
'
hanno
detto
che
si
trovava
qua
a
Valsanìa
,
e
subito
mi
sono
precipitato
a
piedi
per
la
Spina
Santa
.
Mi
guardino
!
Ho
la
gola
,
propriamente
,
arsa
.
-
Andate
,
andate
a
bere
alla
villa
,
-
gli
rispose
don
Cosmo
.
-
E
non
c
'
è
il
Mortara
?
-
domandò
il
Prèola
.
-
Ho
paura
...
-
aggiunse
ridendo
.
-
Mi
sparò
,
or
è
l
'
anno
...
Dice
che
venivo
qua
nel
fèudo
a
caccia
dei
suoi
colombi
.
Parola
d
'
onore
,
si
-
don
Cosmo
,
non
è
vero
!
Per
le
tortore
venivo
.
Forse
,
qualche
volta
,
non
dico
,
avrò
sbagliato
.
Tiro
e
,
botta
e
risposta
,
mi
sento
arrivare
...
Fortuna
che
mi
voltai
subito
.
Pum
!
Nelle
natiche
,
una
grandinata
...
Privo
di
Dio
,
le
giuro
,
si
-
don
Co
'
,
che
se
non
era
per
il
rispetto
alla
famiglia
Laurentano
...
La
doppietta
ce
l
'
avevo
anch
'
io
e
,
parola
d
'
onore
...
Dal
fondo
del
viale
giunse
in
quella
un
rumore
di
sonaglioli
.
I
tre
,
che
s
'
erano
accostati
alla
villa
conversando
,
si
voltarono
a
guardare
.
Capolino
chiamò
:
-
Ninì
!
Ninì
!
Ecco
le
vetture
!
Arrivano
!
Ninì
s
'
affrettò
a
scendere
dalla
villa
,
ne
scesero
anche
i
servi
,
donna
Sara
Alàimo
e
la
cameriera
,
già
amiche
tra
loro
.
Erano
due
vittorie
.
Nella
prima
stava
don
Flaminio
con
la
figliuola
;
nella
seconda
,
la
demente
con
due
infermiere
.
Don
Cosmo
s
'
aspettava
di
vedere
smontare
da
una
delle
vetture
anche
donna
Adelaide
,
la
sposa
:
restò
disilluso
.
Ninì
De
Vincentis
non
ebbe
il
coraggio
di
farsi
avanti
a
offrire
il
braccio
a
Dianella
.
Col
cuore
tremante
e
la
vista
annebbiata
dalla
commozione
,
le
intravide
il
volto
affilato
,
pallidissimo
sotto
la
spessa
veletta
da
viaggio
,
e
la
seguì
con
lo
sguardo
,
mentre
,
appoggiata
al
braccio
di
Capolino
,
tutta
avvolta
in
una
pesante
mantiglia
,
saliva
pian
piano
la
scala
,
come
una
vecchina
,
tra
gli
augurii
ossequiosi
di
donna
Sara
Alàimo
.
Donna
Vittoria
,
smontata
dalla
vettura
faticosamente
per
l
'
enorme
pinguedine
,
restò
tra
le
due
infermiere
con
gli
occhi
immobili
,
vani
nell
'
ampio
volto
pallido
,
incorniciato
dall
'
umile
scialle
nero
,
che
teneva
in
capo
;
guardò
così
un
pezzo
don
Cosmo
;
poi
aprì
le
labbra
carnose
e
quasi
bianche
un
sorriso
squallido
e
disse
in
un
inchino
:
-
Signor
Priore
!
Una
delle
infermiere
la
prese
per
mano
,
mentre
don
Cosmo
,
accanto
al
Salvo
,
socchiudeva
gli
occhi
,
afflitto
.
Ninì
andò
dietro
alla
demente
.
-
Grazie
,
-
disse
Flaminio
Salvo
,
stringendo
forte
la
mano
a
don
Cosmo
.
-
E
non
dico
altro
a
lei
.
-
No
,
no
...
s
'
affrettò
a
rispondere
il
Laurentano
,
turbato
e
commosso
ancora
dal
triste
spettacolo
,
sentendo
un
'
improvvisa
,
profonda
pietà
per
quell
'
uomo
che
,
nella
sua
invidiata
potenza
,
con
quella
stretta
di
mano
gli
confidava
in
quel
punto
il
sentimento
della
propria
miseria
.
CAPITOLO
TERZO
-
Di
qua
,
di
qua
,
mi
segua
,
-
disse
al
signore
che
gli
veniva
dietro
il
vecchio
cameriere
dalle
piote
sbieche
in
fuori
,
che
lo
facevano
andare
in
qua
e
in
là
con
le
gambe
piegate
.
Attraversarono
su
i
soffici
tappeti
polverosi
tre
stanze
morte
in
fila
,
in
ognuna
delle
quali
il
cameriere
,
passando
,
apriva
gli
scuri
dei
vecchi
finestroni
tinti
di
verde
.
Le
stanze
tuttavia
rimanevano
in
un
'
angustiosa
penombra
,
sia
per
la
pesantezza
dei
drappi
,
sia
per
la
bassezza
della
casa
sovrastata
dagli
edifizii
di
contro
che
paravano
.
Aperti
gli
scuri
,
il
cameriere
guardava
la
stanza
e
sospirava
,
come
per
dire
:
«
Vede
com
'
è
arredata
bene
?
E
intanto
non
figura
!
»
.
Pervennero
così
al
salone
in
fondo
,
lugubre
e
solenne
,
dal
palco
scompartito
,
in
rilievo
,
ornato
di
dorature
.
Il
signore
trasse
da
un
elegante
portafogli
un
biglietto
da
visita
stemmato
,
ne
piegò
un
lembo
e
lo
porse
al
cameriere
,
il
quale
,
indicando
un
uscio
nel
salone
,
disse
:
-
Un
momentino
.
C
'
è
di
là
il
cavalier
Prèola
.
-
Prèola
padre
?
-
Figlio
.
-
E
cavaliere
per
giunta
?
-
Per
me
,
-
protestò
il
vecchio
inchinandosi
profondamente
con
la
mano
al
petto
,
-
tutti
i
padroni
miei
,
cavalieri
!
E
,
andandosene
su
i
piedi
sbiechi
,
lesse
sottecchi
,
sul
biglietto
da
visita
:
Cav
.
Gian
Battista
Mattina
.
-
(
Costui
,
-
dunque
,
-
cavaliere
autentico
,
pare
)
.
Il
Mattina
rimase
in
piedi
,
cogitabondo
in
mezzo
al
salone
;
poi
scrollò
le
spalle
,
seccato
;
volse
uno
sguardo
distratto
in
giro
;
vide
uno
specchio
alla
parete
di
fronte
e
vi
s
'
appressò
.
In
quel
vasto
specchio
,
dalla
luce
tetra
,
la
propria
immagine
gli
apparve
come
uno
spettro
;
e
ne
provò
un
momentaneo
turbamento
indefinito
.
Spirava
da
tutti
i
mobili
,
dal
tappeto
,
dalle
tende
quel
tanfo
speciale
delle
case
antiche
,
d
'
una
vita
appassita
nell
'
abbandono
.
Quasi
il
respiro
d
'
un
altro
tempo
.
Il
Mattina
si
guardò
di
nuovo
attorno
con
una
strana
costernazione
per
la
immobilità
silenziosa
di
quei
vecchi
oggetti
,
chi
sa
da
quanti
anni
lì
senz
'
uso
,
e
si
accostò
di
più
allo
specchio
per
scrutarsi
davvicino
,
movendo
pian
piano
la
testa
,
stirandosi
fin
sotto
gli
occhi
stanchi
le
punte
dei
folti
baffi
conservati
neri
da
una
mistura
,
in
contrasto
coi
capelli
precocemente
grigi
che
conferivano
cotal
serietà
al
suo
volto
bruno
.
A
un
tratto
,
un
lunghissimo
sbadiglio
gli
fece
spalancare
e
storcere
la
bocca
,
e
all
'
emissione
del
fiato
fradicio
contrasse
il
volto
in
un
'
espressione
di
nausea
e
di
tedio
.
Stava
per
scostarsi
dallo
specchio
,
allorché
sul
piano
della
mensola
,
chinando
gli
occhi
,
scorse
qua
e
là
tanti
bei
mucchietti
di
tarlatura
disposti
quasi
con
arte
,
e
si
chinò
a
mirarli
con
curiosità
.
Avevano
lavorato
bene
quelle
tarme
,
e
nessuno
intanto
pareva
tenesse
in
debito
conto
la
lor
fatica
...
Eppure
,
il
frutto
,
eccolo
là
,
bene
in
vista
,
che
diceva
:
«
Questo
è
fatto
.
Portate
via
!
»
.
Stese
una
mano
a
uno
di
quei
mucchietti
,
ne
prese
un
pizzico
e
strofinò
le
dita
.
Niente
!
Neanche
polvere
...
E
,
guardandosi
i
polpastrelli
dell
'
indice
e
del
pollice
,
andò
a
sedere
su
una
comoda
poltrona
accanto
al
canapè
.
Seduto
,
la
scosse
un
po
'
,
come
per
accertarsi
della
solidità
.
-
Neanche
polvere
...
Niente
!
Con
una
smorfia
,
trasse
dal
tavolinetto
tondo
innanzi
al
canapè
un
album
,
in
capo
al
quale
era
il
ritratto
del
padrone
di
casa
,
il
canonico
Agrò
.
Era
sempre
parso
al
Mattina
che
il
canonico
Pompeo
Agrò
avesse
una
strana
somiglianza
con
un
uccellaccio
,
di
cui
non
rammentava
il
nome
.
Certo
il
naso
,
largo
alla
base
,
acuminato
in
punta
,
s
'
allungava
in
quel
volto
come
un
becco
Era
però
negli
occhietti
grigi
,
vivi
,
sotto
la
fronte
alta
e
angusta
,
tutta
la
malizia
astuta
,
sottile
e
tenace
,
di
cui
l
'
Agrò
godeva
fama
.
Il
Mattina
esaminò
quel
viso
,
come
se
nei
tratti
di
esso
volesse
scorgere
la
ragione
dell
'
invito
ricevuto
la
sera
avanti
.
Che
diamine
poteva
voler
da
lui
l
'
Agrò
?
Il
dissidio
di
questo
canonico
gran
signore
col
partito
clericale
,
dissidio
che
suscitava
tanto
scandalo
in
paese
,
era
proprio
proprio
vero
,
o
non
piuttosto
un
atteggiamento
concertato
,
insidioso
,
per
tradir
la
buona
fede
dell
'
Auriti
,
penetrar
nel
campo
avversario
e
sorprenderne
le
mosse
?
Eh
,
a
fidarsi
d
'
una
volpe
...
Quel
colloquio
segreto
col
Prèola
...
Fosse
tutto
un
tranello
?
Alzò
gli
occhi
,
volse
di
nuovo
lo
sguardo
attorno
e
di
nuovo
dall
'
immobilità
silenziosa
di
quei
vecchi
oggetti
senz
'
uso
e
senza
vita
si
sentì
turbato
,
quasi
che
essi
,
per
averne
egli
scoperto
le
magagne
,
lo
spiassero
ora
più
ostili
.
Udì
per
le
tre
stanze
in
fila
la
voce
del
vecchio
cameriere
,
che
ripeteva
:
-
Di
qua
,
di
qua
,
mi
segua
.
Posò
l
'
album
e
guardò
in
direzione
dell
'
uscio
.
-
Oh
!
Verònica
...
-
Caro
Titta
,
-
rispose
Guido
Verònica
,
fermandosi
in
mezzo
al
salone
.
Si
tolse
le
lenti
per
pulirle
col
fazzoletto
pronto
nell
'
altra
mano
;
strizzò
gli
occhi
fortemente
miopi
,
e
con
l
'
indice
e
il
pollice
della
mano
tozza
si
stropicciò
il
naso
maltrattato
dal
continuo
pinzar
delle
lenti
;
poi
si
appressò
per
sedere
su
la
poltrona
di
fronte
al
Mattina
;
ma
questi
,
alzandosi
,
lo
prese
sotto
il
braccio
e
gli
disse
piano
:
-
Aspetta
,
ti
voglio
far
vedere
...
E
lo
condusse
innanzi
alla
mensola
per
mostrargli
tutti
quei
mucchietti
di
polviglio
.
Il
Verònica
,
non
comprendendo
che
cosa
dovesse
guardare
,
miope
com
'
era
,
si
chinò
fin
quasi
a
toccar
col
naso
il
piano
della
mensola
.
-
Tarli
?
-
disse
poi
,
ma
senza
farci
caso
,
anzi
guardando
freddamente
il
Mattina
,
come
per
domandargli
perché
glieli
avesse
mostrati
:
e
andò
a
sedere
su
la
poltrona
.
-
Tu
quoque
?
-
domandò
allora
il
Mattina
,
rimasto
male
e
volendo
dissimular
la
stizza
.
-
Non
so
di
che
si
tratti
,
-
gli
rispose
il
Verònica
con
l
'
aria
di
chi
voglia
nascondere
un
segreto
.
-
Neanch
'
io
,
-
s
'
affrettò
a
soggiungere
il
Mattina
con
indifferenza
..
-
Ho
ricevuto
un
invito
...
E
posò
gli
occhi
senza
sguardo
su
la
fronte
del
Verònica
sconciata
da
tre
lunghi
raffrigni
in
vario
senso
:
ferite
riportate
in
duello
.
-
Torni
da
Roma
?
-
No
.
Da
Palermo
.
-
E
ti
trattieni
molto
?
-
Non
so
.
Dimostrava
chiaramente
il
Verònica
con
quelle
secche
risposte
che
voleva
restar
chiuso
in
sé
,
per
non
darsi
importanza
con
ciò
che
-
volendo
-
avrebbe
potuto
dire
.
Difatti
il
suo
còmpito
,
adesso
,
era
questo
:
mostrarsi
seccato
,
anzi
stanco
e
sfiduciato
.
Per
sua
disgrazia
,
egli
-
e
tutti
lo
sapevano
-
aveva
un
ideale
:
la
Patria
,
rappresentata
,
anzi
incarnata
tutta
quanta
nella
persona
di
un
vecchio
glorioso
statista
,
il
Crispi
,
battuto
alcuni
anni
addietro
in
una
tumultuosa
seduta
parlamentare
,
dopo
una
lotta
piccina
e
sleale
.
Per
questo
vecchio
glorioso
s
'
era
cimentato
in
tanti
e
tanti
duelli
,
riportandone
quasi
sempre
la
peggio
;
aveva
respinto
su
i
giornali
con
inaudita
violenza
di
linguaggio
le
ingiurie
degli
oppositori
.
Ma
ormai
,
caduto
quel
Vecchio
,
anche
la
patria
per
lui
era
caduta
:
trionfava
la
marmaglia
;
non
era
noja
,
la
sua
;
era
propriamente
schifo
di
vivere
.
Non
credeva
affatto
che
Roberto
Auriti
potesse
vincere
,
quantunque
sostenuto
dal
Governo
;
ma
quel
suo
Vecchio
venerato
-
che
ancora
intorno
all
'
avvenire
della
patria
s
'
illudeva
come
un
fanciullo
-
gli
aveva
imposto
di
recarsi
a
Girgenti
a
combattere
per
l
'
Auriti
;
sapeva
che
questi
,
più
che
per
le
premure
del
Governo
,
s
'
era
piegato
ad
accettare
la
lotta
per
la
spinta
del
vecchio
statista
;
ed
eccolo
a
Girgenti
.
Tanto
per
non
venir
meno
al
dovere
,
rispondeva
ora
all
'
invito
dell
'
Agrò
,
d
'
un
canonico
,
lui
che
amava
i
preti
quanto
il
fumo
negli
occhi
.
C
'
era
;
bisognava
che
s
'
adattasse
.
Non
ostante
però
la
sfiducia
con
cui
s
'
era
lasciato
andare
a
quella
impresa
elettorale
,
si
sentiva
alquanto
stizzito
nel
vedersi
messo
ora
alla
pari
con
un
Mattina
qualunque
,
appajato
con
costui
nella
piccola
congiura
che
il
canonico
Agrò
pareva
volesse
ordire
.
Il
Mattina
si
mosse
su
la
poltrona
,
sbuffando
e
prendendo
un
'
altra
positura
.
-
Si
fa
aspettare
...
-
Chi
c
'
è
di
là
?
-
domandò
Guido
Verònica
,
senz
'
ombra
d
'
impazienza
.
Il
Mattina
si
protese
e
disse
sottovoce
:
-
Prèola
figlio
,
la
lancia
spezzata
d
'
Ignazio
Capolino
.
L
'
ho
saputo
dal
cameriere
.
Che
te
ne
pare
?
Domando
e
dico
,
che
cosa
ci
stiamo
a
fare
qua
noi
due
?
-
Sentiremo
...
-
sospirò
il
Verònica
.
-
Non
vorrei
che
...
Il
Mattina
s
'
interruppe
,
vedendo
aprir
l
'
uscio
ed
entrare
,
lungo
e
curvo
su
la
sua
magrezza
,
il
canonico
Pompeo
Agrò
Facendo
cenno
con
ambo
le
mani
ai
due
ospiti
di
rimaner
seduti
,
disse
con
vocetta
stridente
:
-
Chiedo
vènia
...
Stieno
,
stieno
seduti
,
prego
.
Caro
Verònica
;
cavaliere
esimio
.
Qua
,
cavaliere
,
segga
qua
,
accanto
a
me
;
non
ho
paura
de
'
suoi
peccatacci
di
gioventú
.
-
Sì
,
gioventù
!
-
sorrise
il
Mattina
,
mostrando
il
capo
grigio
.
Il
Canonico
trasse
dal
petto
un
vecchio
orologino
d
'
argento
.
-
Il
pelo
,
eh
,
lei
m
'
insegna
,
e
non
il
vizio
.
Già
le
dieci
perbacco
!
Ho
perduto
molto
tempo
...
Mah
!
S
'
alterò
in
volto
;
restò
un
momento
perplesso
,
se
dire
o
non
dire
;
poi
,
come
attaccando
una
coda
al
sospiro
rimasto
in
tronco
:
-
La
gratitudine
,
un
mito
!
Tentennò
il
capo
,
e
riprese
:
-
Sarebbero
disposti
lor
signori
a
venire
un
momentino
con
me
?
-
Dove
?
-
domandò
il
Mattina
.
-
In
casa
di
Roberto
Auriti
...
tanto
amico
mio
,
tanto
fin
dall
'
infanzia
,
lo
sanno
.
I
nostri
padri
,
più
che
fratelli
,
compagni
d
'
arme
;
quello
di
Roberto
a
Milazzo
,
e
il
mio
cadde
al
Volturno
.
Storia
,
questa
.
Se
ne
dovrebbe
tener
conto
in
paese
,
invece
di
menare
tanto
scalpore
per
la
mia
...
come
la
chiamano
?
diserzione
...
eh
?
diserzione
,
già
.
La
veste
!
Sissignori
.
Ma
sotto
la
veste
c
'
è
pure
un
cuore
;
e
ce
l
'
ho
anch
'
io
per
la
santa
amicizia
,
e
anche
...
e
anche
...
Il
Canonico
forse
voleva
aggiungere
«
per
la
patria
»
;
lo
lasciò
intendere
col
gesto
e
pose
un
freno
alla
foga
del
sentimento
generoso
.
Si
sforzava
di
parlar
dipinto
,
con
un
risolino
arguto
sulle
labbra
,
strofinandosi
di
continuo
sotto
il
mento
le
mani
ossute
,
come
se
le
lavasse
alla
fontanella
delle
sue
frasi
polite
,
sì
,
non
però
fluenti
e
limpide
e
continue
,
ma
quasi
a
sbruffi
,
esitanti
spesso
e
con
curiosi
ingorghi
esclamativi
.
Di
tratto
in
tratto
,
nel
sollevar
le
pàlpebre
stanche
,
lasciava
intravedere
qualche
obliquo
sguardo
fuggevole
,
così
diverso
dall
'
ordinario
,
che
subito
ciascuno
immaginava
quell
'
uomo
dovesse
,
nell
'
intimità
,
non
esser
quale
appariva
,
aver
più
d
'
una
afflizione
profondamente
segreta
che
lo
rendeva
astuto
e
cattivo
,
e
travagli
d
'
animo
oscuri
.
-
Prima
d
'
andare
,
-
riprese
cangiando
tono
,
-
due
paroline
per
intenderci
.
Avrei
meditato
...
messo
su
,
o
mi
sembra
,
un
piccolo
piano
di
battaglia
.
Non
la
pretendo
a
generale
,
veh
!
Lor
signori
combatteranno
;
io
porterò
il
gamellino
.
Ecco
.
Ben
ponderato
tutto
,
il
nostro
più
temibile
avversario
chi
è
?
Il
Capolino
?
No
;
ma
chi
gli
fa
spalla
:
il
Salvo
,
già
suo
cognato
,
potentissimo
.
Ora
io
da
buona
fonte
so
che
il
Salvo
fino
a
pochi
giorni
fa
non
voleva
permettere
in
verun
modo
questa
...
questa
comparsa
del
Capolino
.
-
Sì
,
sì
,
-
confermò
il
Mattina
.
-
A
causa
delle
trattative
di
matrimonio
tra
la
sorella
e
il
principe
di
Laurentano
.
-
Oh
!
Benissimo
,
-
approvò
il
Canonico
.
-
Ma
il
Salvo
concesse
la
grazia
di
fargli
spalla
appena
seppe
che
il
principe
non
intendeva
d
'
aver
riguardo
alla
parentela
dell
'
Auriti
e
ordinava
non
ne
avesse
parimenti
il
partito
.
Stando
così
le
cose
,
le
sorti
del
nostro
Roberto
sono
quasi
disperate
.
Non
c
'
illudiamo
.
-
Eh
,
lo
so
!
-
sbuffò
il
Verònica
.
Subito
il
Canonico
lo
fermò
con
un
gesto
della
mano
,
seguitando
:
-
Ma
se
noi
,
ecco
,
pognamo
che
noi
,
signori
miei
,
a
dispetto
della
libertà
concessa
dal
principe
,
riuscissimo
a
legar
mani
e
piedi
al
colosso
,
al
Salvo
...
eh
?
Come
?
Ecco
:
sarebbe
questo
il
mio
piano
.
Pompeo
Agrò
,
data
così
l
'
esca
alla
curiosità
,
stette
un
pezzo
con
le
mani
spalmate
,
sospese
sotto
il
mento
;
poi
le
ritrasse
,
richiudendole
;
chiuse
anche
gli
occhi
per
raccogliersi
meglio
;
lasciò
andar
fuori
un
altro
:
«
Ecco
!
»
,
come
un
gancio
per
sostener
l
'
attenzione
dei
due
ascoltatori
,
e
rimase
ancora
un
po
'
in
silenzio
.
-
Lor
signori
sanno
le
condizioni
con
cui
si
effettuerà
il
matrimonio
per
espressa
volontà
del
Laurentano
.
Ora
queste
condizioni
,
secondo
che
io
ho
divisato
,
dovrebbero
diventare
il
punto
...
come
diremo
?
vulnerabile
del
Salvo
.
-
Il
tallone
d
'
Achille
,
-
suggerí
il
Mattina
,
scotendosi
,
per
dire
una
cosa
nuova
.
-
Benissimo
!
d
'
Achille
!
-
approvò
l
'
Agrò
.
-
E
mi
spiego
.
Preme
al
Salvo
certamente
,
avendole
accettate
,
che
il
figlio
del
principe
,
residente
a
Roma
(
mi
par
che
si
chiami
Gerlando
,
eh
?
come
il
nonno
:
Gerlandino
,
Landino
)
non
sia
o
almeno
,
non
si
mostri
apertamente
contrario
a
questo
matrimonio
del
padre
.
Anzi
so
che
il
Salvo
ha
posto
come
patto
la
presenza
del
giovine
alla
cerimonia
nuzialc
,
per
il
riconoscimento
del
vincolo
da
parte
sua
e
come
impegno
da
gentiluomo
per
l
'
avvenire
.
Io
non
conosco
codesto
Gerlandino
,
ma
so
che
è
di
pelo
...
cioè
,
diciamo
,
di
stampa
ben
altra
dal
padre
.
-
Opposta
!
-
esclamò
il
Veronica
.
-
Io
lo
conosco
bene
.
-
Oh
bravo
!
-
soggiunse
l
'
Agrò
.
-
Ammesso
dunque
che
non
abbia
neppure
le
idee
di
Roberto
Auriti
,
tra
i
due
,
voglio
dire
tra
questo
e
un
Capolino
,
dovrebbe
aver
più
cara
,
m
'
immagino
,
la
vittoria
del
parente
.
Guido
Verònica
,
a
questo
punto
,
si
scosse
e
sospirò
a
lungo
,
come
per
votarsi
dell
'
illusione
accolta
per
un
momento
,
e
disse
:
-
Ah
,
no
,
non
credo
,
sa
!
non
credo
proprio
che
Lando
si
impicci
di
codeste
cose
...
-
Mi
lasci
dire
,
-
riprese
il
Canonico
,
con
voce
agretta
.
-
A
me
non
cale
che
se
ne
impicci
:
vorrei
saper
solamente
da
lei
che
è
stato
tanto
tempo
a
Roma
e
conosce
il
giovine
,
se
l
'
antagonismo
,
diciamo
così
,
tra
don
Ippolito
Laurentano
e
donna
Caterina
Auriti
sussista
anche
tra
i
loro
figliuoli
.
-
No
,
questo
no
!
-
rispose
subito
il
Verònica
.
-
Sono
anzi
in
buon
accordo
,
amici
.
-
Mi
basta
!
-
esclamò
allora
il
Canonico
picchiandosi
col
dorso
d
'
una
mano
la
palma
dell
'altra.-
Mi
strabasta
!
Se
della
parentela
con
l
'
Auriti
non
vuole
tener
conto
il
padre
,
può
invece
,
o
potrebbe
,
tener
conto
il
figlio
.
Ed
ecco
legato
il
Salvo
,
il
colosso
!
Pompeo
Agrò
volle
godere
un
momento
di
quella
prima
vittoria
guardando
acutamente
,
con
un
sorrisino
un
po
'
smorfioso
,
il
Verònica
,
poi
il
Mattina
,
già
accampati
entrambi
nel
suo
piano
,
stimato
almeno
meditabile
.
Quindi
,
come
un
generale
non
contento
di
vincere
soltanto
a
tavolino
,
con
le
leggi
della
tattica
,
scese
a
osservare
le
difficoltà
materiali
dell
'
impresa
.
-
Il
punto
,
-
disse
,
-
sarà
persuadere
a
quel
benedetto
Roberto
di
servirsi
di
questo
spediente
.
Giacché
,
per
lo
meno
abbiamo
bisogno
di
una
lettera
privata
di
Gerlandino
,
da
far
vedere
o
conoscere
in
qualche
modo
al
Salvo
,
ecco
!
o
diretta
al
Salvo
stesso
,
che
sarà
difficile
,
o
a
Roberto
,
o
a
qualche
amico
:
a
lei
,
per
esempio
,
caro
Verònica
:
insomma
,
una
prova
,
un
documento
...
Guido
Verònica
non
volle
dichiarare
ch
'
egli
non
poteva
attendersi
una
lettera
da
Lando
,
col
quale
non
aveva
alcuna
intimità
;
stimò
,
sì
,
ingegnoso
il
piano
dell
'
Agrò
,
ma
forse
inattuabile
per
la
troppa
schifiltà
di
Roberto
il
quale
...
il
quale
...
sì
,
benemerenze
patriottiche
...
-
«
Onestà
immacolata
!
»
-
soggiunse
l
'
Agrò
.
-
Sì
,
-
concesse
il
Verònica
,
-
e
anche
ingegno
,
se
vogliamo
;
ma
...
ma
...
ma
...
al
dì
d
'
oggi
...
e
gli
secca
il
Prefetto
e
par
che
gli
secchino
anche
gli
amici
...
basta
!
Sarà
un
affar
serio
!
Io
,
per
me
,
mi
metterei
anche
la
pelle
alla
rovescia
per
ajutarlo
,
però
...
S
'
interruppe
;
si
batté
la
fronte
con
una
mano
;
esclamò
:
-
Ho
trovato
!
Giulio
...
c
'
è
Giulio
...
il
fratello
di
Roberto
,
giusto
in
questo
momento
nella
segreteria
particolare
di
S
.
E
.
il
ministro
D
'
Atri
:
eh
,
perbacco
!
a
lui
sì
posso
scrivere
...
è
intimissimo
di
Lando
.
Da
Giulio
si
otterrà
facilmente
quello
che
vogliamo
,
senza
farne
saper
nulla
a
Roberto
,
che
opporrebbe
chi
sa
quanti
ostacoli
.
Ecco
fatto
!
-
Bravissimo
!
bravissimo
!
-
non
rifiniva
più
d
'
esclamare
il
Canonico
,
gongolante
.
Solo
il
Mattina
era
rimasto
come
una
barca
,
la
cui
vela
non
riuscisse
a
pigliar
vento
.
Vedendo
quell
'
altre
due
barche
filar
così
leste
senza
più
curarsi
di
lui
rimasto
floscio
indietro
si
sentì
umiliato
,
volle
dir
la
sua
e
,
non
potendo
altro
,
si
provò
a
soffiare
un
po
'
di
vento
contrario
e
a
parar
qualche
secca
o
qualche
scoglio
.
-
Già
,
-
disse
,
-
ma
non
sarà
troppo
tardi
,
signori
miei
?
Riflettiamo
!
Prima
che
la
lettera
arrivi
,
anche
facendo
con
la
massima
sollecitudine
,
di
qui
a
Roma
,
chiama
e
rispondi
!
Ci
vorrà
una
settimana
;
dico
poco
.
Il
Salvo
avrà
tutto
il
tempo
,
di
compromettersi
e
non
si
potrà
più
tirare
indietro
.
-
Eh
,
lo
vorrò
vedere
!
-
esclamò
il
Canonico
con
un
sogghignetto
,
e
alzando
una
mano
,
come
per
salutarlo
da
lontano
.
-
No
,
sa
!
no
,
sa
!
Mai
piùù
mai
piùù
,
mai
piùù
...
Vuole
che
gli
stia
poi
tanto
a
cuore
il
Capolino
?
-
Ma
la
propria
dignità
,
scusi
!
-
si
risentì
il
cavaliere
,
come
se
fosse
in
ballo
la
sua
.
-
Bella
figura
ci
farebbe
!
Ma
sa
che
oggi
stesso
nella
sala
di
redazione
dell
'
Empedocle
si
proclamerà
ufficialmente
la
candidatura
di
Capolino
con
l
'
intervento
del
Salvo
e
di
tutti
i
maggiorenti
del
partito
?
Non
scherziamo
!
-
In
questo
caso
,
-
saltò
a
dire
il
Verònica
,
-
per
far
più
presto
,
si
spedirà
a
Giulio
ora
stesso
,
d
'
urgenza
,
un
telegramma
in
cifre
.
Roberto
ha
un
cifrario
particolare
col
fratello
.
Non
perdiamo
più
tempo
...
Piuttosto
...
aspetti
!
...
ora
che
ci
penso
...
il
Selmi
...
perdio
!
-
Selmi
?
-
domandò
il
Canonico
,
stordito
da
quel
nome
che
cadeva
all
'
improvviso
come
un
ostacolo
insormontabile
su
la
via
così
bene
spianata
.
-
Il
deputato
Selmi
?
-
Corrado
Selmi
,
sì
,
-
rispose
il
Verònica
.
-
L
'
ho
visto
a
Palermo
...
Ha
promesso
a
Roberto
di
venire
qua
,
per
lui
,
e
che
anzi
avrebbe
tenuto
un
discorso
...
-
Ebbene
?
-
fece
l
'
Agrò
.
-
Anzi
,
un
parlamentare
di
tanta
autorità
...
vero
patriota
...
-
Lasci
andare
!
lasci
andare
!
-
lo
interruppe
il
Verònica
,
socchiudendo
gli
occhi
,
scotendo
una
mano
.
-
Patriota
...
va
bene
!
Bacato
,
bacato
,
bacato
,
caro
Canonico
...
Debiti
...
compromissioni
...
storie
...
e
Dio
non
voglia
che
il
povero
Roberto
per
causa
di
lui
...
Basta
.
Non
è
per
questo
,
adesso
...
Ma
per
Lando
Laurentano
...
E
Guido
Verònica
fece
piú
volte
schioccar
le
dita
,
come
per
strigarsele
dell
'
impiccio
che
gli
dava
il
pensiero
del
Selmi
.
-
Non
capisco
...
-
osservò
il
Canonico
.
-
Forse
tra
il
Laurentano
e
il
Selmi
?
...
-
Eh
,
altro
!
-
esclamò
il
Verònica
.
-
Nimicizia
mortale
!
-
Affar
di
donne
,
-
aggiunse
il
Mattina
,
serio
,
socchiudendo
gli
occhi
,
soddisfattissimo
di
quella
contrarietà
.
E
il
Canonico
,
incuriosito
:
-
Ah
sì
?
di
donne
?
-
Storia
vecchia
,
-
rispose
il
Verònica
.
-
Finita
,
a
quanto
pare
,
ma
,
fino
a
un
anno
fa
,
Corrado
Selmi
-
lo
dico
perché
tutta
Roma
lo
sa
-
fu
l
'
amante
di
donna
Giannetta
D
'
Atri
,
moglie
del
Ministro
d
'
oggi
.
Il
Canonico
levò
una
mano
:
-
Uh
,
che
cose
!
E
questa
...
e
questa
donna
Giannetta
chi
sarebbe
?
-
Ma
una
Montalto
!
-
disse
il
Verònica
.
-
Cugina
di
Lando
...
Lei
sa
che
la
prima
moglie
del
principe
fu
una
Montalto
.
-
Ah
,
ecco
!
E
forse
il
giovine
...
?
-
Da
ragazzo
,
tra
cugini
...
Questo
non
lo
so
bene
.
Il
fatto
è
che
Lando
Laurentano
provocò
due
volte
il
Selmi
...
Ora
,
capirà
,
se
questi
viene
qua
a
sostenere
la
candidatura
di
Roberto
...
-
Già
,
già
,
già
...
ora
comprendo
!
-
esclamò
il
Canonico
.
-
si
dovrebbe
impedire
!
Ah
,
si
dovrebbe
impedire
!
-
Forse
non
sarà
difficile
,
-
concluse
il
Verònica
.
-
Perché
Corrado
Selmi
avrà
da
combattere
per
sé
nel
suo
collegio
.
Basta
,
vedremo
.
Adesso
andiamo
subito
da
Roberto
.
Il
Canonico
si
alzò
.
-
Pronti
,
-
disse
.
-
La
vettura
è
giù
.
Un
momentino
,
col
loro
permesso
.
Prendo
il
cappello
e
il
tabarro
.
Poco
dopo
,
il
Verònica
e
il
Mattina
rividero
il
vecchio
cameriere
dai
piedi
sbiechi
,
parato
da
automedonte
,
e
salirono
in
vettura
con
l
'
Agrò
.
Venendo
su
dal
Ràbato
,
per
piazza
San
Domenico
notarono
subito
un
movimento
insolito
lungo
la
via
maestra
.
Quattro
,
cinque
monellacci
,
correndo
e
fermandosi
qua
e
là
,
strillavano
il
giornaletto
clericale
Empedocle
,
che
pareva
andasse
a
ruba
.
-
L
'
Impiducli
!
L
'
Impiducli
!
E
per
tutto
si
formavano
capannelli
,
qua
a
leggere
,
là
a
commentar
vivamente
qualche
articolo
,
certo
violento
,
stampato
in
quel
foglio
.
Il
Verònica
,
vedendo
passare
presso
la
vettura
uno
di
quegli
strilloni
,
non
seppe
resistere
alla
tentazione
,
e
mentre
il
Canonico
-
che
per
le
vie
della
città
,
in
quei
giorni
,
si
sentiva
in
mezzo
a
un
campo
nemico
-
consigliava
:
-
«
Meglio
a
casa
!
meglio
a
casa
!
»
-
si
fece
buttare
nella
vettura
una
copia
del
giornale
.
La
prese
il
Mattina
.
-
Leggo
io
?
E
cominciò
a
leggere
sottovoce
l
'
articolo
di
fondo
,
quello
che
,
indubbiamente
,
suscitava
tanto
fermento
nel
pubblico
.
Era
intitolato
Patrioti
per
bisogni
di
famiglia
,
e
si
riferiva
-
senza
far
nomi
,
ma
con
turpe
evidenza
-
alla
memoria
di
Stefano
Auriti
,
padre
di
Roberto
,
alterando
con
vilissima
calunnia
la
storia
romanzesca
del
suo
amore
per
Caterina
Laurentano
;
la
fuga
dei
due
giovani
poco
prima
della
rivoluzione
del
1848;
la
parte
presa
da
Stefano
Auriti
a
questa
rivoluzione
«
non
già
per
amor
di
patria
,
ma
appunto
per
bisogni
di
famiglia
,
cioè
per
la
conquista
d
'
una
dote
insieme
con
le
grazie
del
suocero
per
forza
,
ricco
,
liberale
,
sì
,
ma
,
ahimè
,
d
'
una
inflessibilità
superiore
a
ogni
previsione
»
.
Man
mano
,
leggendo
,
la
voce
del
Mattina
si
alterava
dallo
sdegno
,
acceso
maggiormente
dall
'
indignazione
dell
'
Agrò
,
che
prorompeva
di
tratto
in
tratto
,
accennando
di
turarsi
le
orecchie
e
buttandosi
indietro
:
-
Oh
vigliacchi
!
oh
vigliacchi
!
A
un
certo
punto
il
Mattina
si
vide
strappar
di
mano
il
giornale
.
Guido
Verònica
,
pallidissimo
,
col
volto
scontraffatto
dall
'
ira
,
aprì
lo
sportello
della
vettura
,
ne
balzò
fuori
e
,
senza
sentire
i
richiami
del
Canonico
,
tanto
per
cominciare
,
si
lanciò
di
furia
tra
un
crocchio
di
gente
,
in
mezzo
al
quale
stava
il
Capolino
,
a
cui
schiaffò
in
faccia
il
giornale
,
stropicciandoglielo
sul
muso
.
L
'
aggressione
fu
così
fulminea
,
che
tutti
restarono
per
un
momento
storditi
e
sgomenti
,
poi
s
'
avventarono
addosso
all
'
aggressore
:
accorse
gente
,
vociando
,
da
tutte
le
parti
:
nel
mezzo
era
la
mischia
,
fitta
:
volavano
bastonate
,
tra
urli
e
imprecazioni
.
Il
Mattina
non
ebbe
tempo
né
modo
di
cacciarsi
in
difesa
del
Verònica
;
ma
,
poco
dopo
,
l
'
abbaruffìo
,
lì
nel
forte
,
si
allargò
:
la
rissa
era
partita
.
Il
Canonico
chiamava
il
Mattina
,
smaniando
,
dalla
vettura
.
Questi
udì
alla
fine
e
si
volse
;
ma
vide
in
quella
il
Verònica
,
senza
cappello
,
senza
lenti
,
strappato
,
ansimante
tra
una
frotta
di
giovani
che
evidentemente
lo
difendevano
,
e
accorse
.
Ritornò
,
poco
dopo
,
alla
vettura
del
Canonico
:
-
Niente
-
dice
;
-
stia
tranquillo
;
andiamo
pure
;
è
tra
amici
;
se
l
'
è
cavata
bene
.
Il
Canonico
tremava
tutto
.
-
Signore
Iddio
,
Signore
Iddio
...
che
scandalo
...
Ma
perché
?
...
Schifosi
...
Non
conveniva
sporcarsi
le
mani
...
E
ora
che
avverrà
?
-
Oh
,
-
fece
con
una
certa
sprezzatura
il
Mattina
.
-
Un
duello
;
è
semplicissimo
...
o
una
querela
,
se
la
santa
religione
non
consentirà
a
quel
farabutto
di
dar
conto
delle
turpitudini
che
pure
gli
ha
permesso
di
sfognare
.
-
La
religione
,
scusi
,
lasciamola
stare
,
cavaliere
,
-
disse
Pompeo
Agrò
pacatamente
.
-
Non
c
'
entra
e
...
mi
lasci
dire
!
non
c
'
entra
neppure
il
Capolino
.
-
Come
no
?
-
Mi
lasci
dire
.
Io
so
chi
ha
scritto
l
'
articolo
,
quella
sozzura
.
Il
Prèola
,
il
Prèola
venuto
stamani
da
me
,
non
so
da
chi
spedito
...
Brutto
ingrato
!
feccia
d
'
uomo
!
-
Ma
il
Capolino
,
-
obbiettò
il
Mattina
,
-
è
direttore
del
giornale
e
ha
lasciato
passar
l
'
articolo
.
-
Giurerei
,
metterei
le
mani
sul
fuoco
,
-
rispose
il
Canonico
,
-
che
non
lo
lesse
prima
.
È
mio
avversario
,
veda
,
eppure
lo
riconosco
incapace
d
'
una
siffatta
bassezza
...
E
ora
che
troveremo
in
casa
di
Roberto
?
Donna
Caterina
Auriti
-
Laurentano
abitava
con
la
figlia
Anna
,
vedova
anch
'
essa
,
e
col
nipote
,
una
vecchia
e
triste
casa
sotto
la
Badìa
Grande
.
La
casa
era
appartenuta
a
Michele
Del
Re
,
marito
di
Anna
,
che
null
'
altro
aveva
potuto
lasciare
in
eredità
alla
vedova
giovanissima
,
all
'
unico
figliuolo
,
Antonio
,
che
ora
aveva
circa
diciott
'
anni
.
Vi
si
saliva
per
angusti
vicoli
sdruccioli
,
a
scalini
,
malamente
acciottolati
,
sudici
spesso
,
intanfati
dai
cattivi
odori
misti
esalanti
dalle
botteghe
buje
come
antri
,
botteghe
per
lo
più
di
fabbricatori
di
pasta
al
tornio
,
stesa
lì
su
canne
e
cavalletti
ad
asciugare
,
e
dalle
catapecchie
delle
povere
donne
,
che
passavano
le
giornate
a
seder
su
l
'
uscio
,
le
giornate
eguali
tutte
,
vedendo
la
stessa
gente
alla
stess
'
ora
,
udendo
le
solite
liti
che
s
'
accendevano
da
un
uscio
all
'
altro
tra
due
o
più
comari
linguacciute
per
i
loro
monelli
che
,
giocando
,
s
'
erano
strappati
i
capelli
o
rotta
la
testa
.
Unica
novità
,
di
tanto
in
tanto
,
il
Viatico
;
il
prete
sotto
il
baldacchino
,
il
campanello
,
il
coro
delle
divote
:
Oggi
e
sempre
sia
lodato
Nostro
Dio
Sacramentato
...
Morto
il
marito
,
dopo
appena
tre
anni
di
matrimonio
,
Anna
Auriti
era
quasi
morta
anch
'
essa
per
il
mondo
.
Fin
dal
giorno
della
sciagura
non
era
uscita
mai
più
di
casa
,
neanche
per
andare
a
messa
le
domeniche
;
né
s
'
era
mai
più
mostrata
,
nemmeno
attraverso
i
vetri
delle
finestre
sempre
socchiuse
.
Soltanto
le
monache
della
Badìa
Grande
,
affacciandosi
alle
grate
a
gabbia
,
avevano
potuto
vederla
dall
'
alto
,
quand
'
ella
veniva
a
prendere
,
sul
vespro
,
un
po
'
d
'
aria
nell
'
angusto
giardinetto
pensile
della
casa
,
ch
'
era
addossata
alla
tetra
,
altissima
fabbrica
di
quella
badìa
,
già
antico
castello
baronale
dei
Chiaramonte
.
Né
certo
quelle
monache
avevano
potuto
sentire
alcuna
invidia
di
lei
,
reclusa
come
loro
.
Come
loro
,
se
non
più
semplicemente
,
vestiva
di
nero
,
sempre
;
come
loro
nascondeva
,
sotto
un
fazzoletto
nero
di
seta
annodato
al
mento
,
i
capelli
,
se
non
recisi
,
non
più
curati
affatto
,
appena
ravviati
in
due
bande
e
attorti
alla
lesta
dietro
la
nuca
;
que
'
bei
capelli
castani
,
voluminosi
,
che
tanta
grazia
un
giorno
,
acconciati
con
arte
,
avevano
dato
al
suo
pallido
,
mite
,
soavissimo
volto
.
Donna
Caterina
aveva
condiviso
strettamente
questa
clausura
della
figlia
,
vestita
anch
'
essa
di
nero
,
fin
dal
1860
,
data
della
morte
eroica
del
marito
,
a
Milazzo
.
Rigida
,
magra
,
non
aveva
l
'
aria
di
mesta
rassegnazione
della
figlia
.
La
macerazione
cupa
dell
'
orgoglio
,
la
fierezza
del
carattere
che
,
a
costo
d
'
incredibili
sacrifizii
,
non
s
'
era
mai
smentita
di
fronte
alle
più
crudeli
avversità
della
sorte
,
le
avevano
alterato
così
i
lineamenti
del
volto
,
che
nessuna
traccia
esso
ormai
serbava
più
dell
'
antica
bellezza
.
Il
naso
le
si
era
allungato
,
affilato
e
teso
sulla
bocca
vizza
,
qua
e
là
rientrante
per
la
perdita
di
alcuni
denti
;
le
gote
le
si
erano
affossate
;
aguzzato
il
mento
.
Ma
sopra
tutto
gli
occhi
,
sotto
le
folte
sopracciglia
nere
,
mostravano
la
rovina
di
quel
volto
:
le
pàlpebre
s
'
eran
rilassate
,
una
più
,
l
'
altra
meno
;
e
quell
'
occhio
più
dell
'
altro
socchiuso
,
dallo
sguardo
lento
,
velato
d
'
intensa
angoscia
,
conferiva
a
quella
faccia
spenta
l
'
aspetto
d
'
una
maschera
di
cera
,
orribilmente
dolorosa
.
I
capelli
,
intanto
,
le
erano
rimasti
nerissimi
e
lucidi
,
quasi
per
dileggio
,
per
far
risaltare
meglio
lo
scempio
di
quelle
fattezze
e
smentir
la
credenza
che
i
dolori
facciano
incanutire
.
Aveva
sofferto
tutto
donna
Caterina
Laurentano
,
anche
la
fame
,
lei
nata
nel
fasto
,
allevata
e
cresciuta
fra
gli
splendori
d
'
una
casa
principesca
:
la
fame
,
quando
,
domata
la
rivoluzione
del
1848
,
a
diciotto
anni
,
col
primo
figliuolo
neonato
,
Roberto
,
aveva
dovuto
seguire
nell
'
esilio
,
in
Piemonte
,
il
marito
,
escluso
con
altri
quarantatré
dall
'
amnistia
,
e
condannato
alla
confisca
dei
pochi
beni
.
Il
padre
,
don
Gerlando
Laurentano
,
anch
'
egli
tra
quei
quarantatré
esclusi
,
la
aveva
allora
invitata
ad
andare
con
lui
a
Malta
,
suo
luogo
d
'
esilio
,
a
patto
però
che
avesse
abbandonato
per
sempre
Stefano
Auriti
.
Lei
?
Aveva
rifiutato
sdegnosamente
;
e
con
più
sdegno
aveva
poi
rifiutato
l
'
elemosina
del
fratello
Ippolito
,
il
quale
con
altri
pochi
indegni
della
nobiltà
siciliana
era
andato
a
ossequiar
Satriano
a
Palermo
,
e
ne
aveva
ottenuto
la
restituzione
dei
beni
confiscati
al
padre
.
Ed
era
andata
a
Torino
col
marito
,
tutti
e
due
sperduti
e
come
ciechi
,
a
mendicare
per
quel
figlioletto
la
vita
.
Nessuno
degli
esuli
,
dei
fuorusciti
siciliani
colà
,
aveva
voluto
credere
dapprima
che
ella
,
di
così
cospicui
natali
,
unica
figliuola
femmina
del
principe
di
Laurentano
,
non
avesse
portato
nulla
con
sé
,
né
ricevesse
soccorsi
dalla
famiglia
;
e
Stefano
Auriti
era
stato
perciò
in
tutti
i
modi
ostacolato
dagli
stessi
compagni
di
sventura
nella
ricerca
affannosa
d
'
un
posticino
che
gli
avesse
dato
pane
,
solo
pane
per
la
moglie
e
per
sé
.
E
allora
ella
s
'
era
gravemente
ammalata
e
per
cinque
mesi
era
stata
in
un
ospedale
,
ricoverata
per
carità
dopo
infiniti
stenti
,
e
per
carità
il
piccolo
Roberto
era
stato
allevato
in
un
altro
ospizio
.
S
'
erano
ravveduti
finalmente
e
commossi
i
compagni
d
'
esilio
e
avevano
ajutato
a
gara
Stefano
Auriti
.
Uscita
dall
'
ospedale
,
ella
aveva
ricevuto
la
notizia
che
il
padre
,
don
Gerlando
Laurentano
,
era
morto
volontariamente
a
Bùrmula
,
di
veleno
.
Dei
dodici
anni
passati
a
Torino
,
fino
al
1860
,
donna
Caterina
serbava
ormai
una
memoria
vaga
,
confusa
,
come
di
una
vita
non
vissuta
propriamente
da
lei
,
ma
piuttosto
immaginata
in
un
sogno
strano
e
violento
,
in
cui
tuttavia
sprazzavano
visioni
liete
,
qualche
momento
felice
e
ardente
,
d
'
entusiasmo
patriottico
.
Incancellabilmente
impressa
nel
cuore
aveva
invece
l
'
ora
del
risveglio
da
questo
sogno
:
allorché
le
era
pervenuta
la
notizia
che
Stefano
Auriti
,
partito
col
figliuolo
appena
dodicenne
da
Quarto
con
Garibaldi
per
la
liberazione
della
Sicilia
,
era
caduto
nella
battaglia
campale
di
Milazzo
.
Neanche
la
grazia
di
farla
impazzire
aveva
voluto
concederle
Iddio
in
quel
momento
!
E
aveva
dovuto
sentire
,
vedere
quasi
,
il
suo
cuore
di
moglie
straziato
,
colpito
a
morte
,
là
in
Sicilia
,
trascinarsi
sanguinando
dietro
al
figliuolo
giovinetto
,
rimasto
ora
senza
il
presidio
del
padre
a
seguitare
la
guerra
.
Le
avevano
fatto
a
Torino
una
colletta
,
e
coi
due
orfanelli
,
Giulio
e
Anna
,
nati
colà
,
era
ritornata
in
Sicilia
,
nella
patria
già
liberata
;
ma
da
vedova
,
in
gramaglie
,
e
più
misera
di
come
ne
era
partita
:
tra
l
'
esultanza
di
tutti
,
lei
,
con
quei
due
piccini
,
vestiti
anch
'
essi
di
nero
.
Roberto
era
già
entrato
a
Napoli
con
Garibaldi
,
e
ora
combatteva
sotto
Caserta
,
accanto
a
Mauro
Mortara
.
Era
stata
accolta
in
casa
degli
Alàimo
,
parenti
poveri
di
Stefano
Auriti
.
Novamente
il
fratello
Ippolito
,
ora
riparato
a
Colimbètra
,
le
aveva
profferto
ajuto
;
e
novamente
,
con
pari
sdegno
,
ella
lo
aveva
rifiutato
,
meravigliando
e
gettando
nella
costernazione
gli
Alàimo
,
che
la
ospitavano
.
Povera
gente
,
anche
d
'
intelletto
povera
e
di
cuore
,
quante
amarezze
non
le
aveva
cagionate
!
S
'
era
dovuta
guardare
da
loro
,
come
da
nemici
acerrimi
della
sua
dignità
,
ch
'
essi
non
intendevano
;
capacissimi
com
'
erano
di
chiedere
e
d
'
accettare
di
nascosto
quell
'
ajuto
che
ella
aveva
rifiutato
,
non
contenti
del
lavoro
che
faceva
in
casa
e
che
si
procacciava
da
fuori
per
cavarne
un
giusto
compenso
al
poco
dispendio
che
dava
loro
.
S
'
era
rialzata
per
poco
da
quell
'
orribile
avvilimento
al
ritorno
di
Roberto
,
accolto
da
tutto
il
paese
quasi
in
delirio
.
Ancora
,
ricordando
quel
giorno
,
quel
momento
,
le
sue
misere
carni
eran
corse
da
brividi
.
Ah
con
quale
esultanza
,
con
che
spasimo
d
'
amore
e
di
dolore
s
'
era
serrato
al
seno
il
figliuolo
,
che
ritornava
solo
,
senza
il
padre
,
l
'
eroe
giovinetto
dalla
camicia
rossa
,
che
il
popolo
le
aveva
recato
su
le
braccia
in
trionfo
!
Il
Governo
provvisorio
le
aveva
accordato
un
sussidio
mensile
,
e
a
Roberto
-
non
potendo
altro
,
per
l
'
età
-
aveva
accordato
una
borsa
di
studio
in
Palermo
.
L
'
aveva
perduta
pochi
anni
dopo
,
questa
borsa
,
Roberto
,
per
seguir
Garibaldi
alla
conquista
di
Roma
.
Ma
al
torrente
di
sangue
giovanile
,
che
avrebbe
ristorato
le
vene
esauste
di
Roma
,
la
ragion
di
Stato
aveva
opposto
,
ad
Aspromonte
,
un
argine
di
petti
fraterni
;
e
Roberto
,
con
gli
altri
,
era
stato
preso
e
imprigionato
,
prima
alla
Spezia
,
poi
al
forte
Monteratti
a
Genova
.
Liberato
,
aveva
ripreso
gli
studii
,
per
poco
.
Nel
1866
,
dietro
a
Garibaldi
,
di
nuovo
.
Solo
nel
1871
gli
era
venuto
fatto
di
laurearsi
in
legge
;
e
subito
era
andato
a
Roma
per
provvedere
,
dopo
tante
vicende
tumultuose
,
alla
propria
esistenza
e
a
quella
dei
suoi
.
Qualche
anno
dopo
,
lo
aveva
raggiunto
il
fratello
Giulio
.
Anna
,
a
Girgenti
,
aveva
già
trovato
marito
,
e
donna
Caterina
-
aspettando
che
Roberto
a
Roma
si
facesse
largo
e
si
preparasse
un
avvenire
degno
del
suo
passato
,
e
la
consolasse
infine
di
tutte
le
amarezze
patite
e
dell
'
avvilimento
per
cui
maggiormente
aveva
sofferto
-
era
andata
a
vivere
in
casa
del
genero
Michele
Del
Re
.
La
morte
di
questo
,
tre
anni
dopo
,
la
sciagura
della
figlia
,
la
miseria
sopravvenuta
di
nuovo
,
quasi
non
avevano
avuto
potere
di
scuoterla
da
un
dolore
più
cupo
e
profondo
,
in
cui
era
caduta
.
Il
figlio
,
il
figlio
da
cui
tanto
si
aspettava
,
il
suo
Roberto
,
fra
il
trambusto
violento
della
nuova
vita
nella
terza
Capitale
,
tra
la
baraonda
oscena
dei
tanti
che
vi
s
'
abbaruffavano
reclamando
compensi
,
carpendo
onori
e
favori
,
il
suo
Roberto
si
era
perduto
!
Stimando
semplicemente
come
suo
dovere
quanto
aveva
fatto
per
la
patria
,
non
aveva
voluto
né
saputo
accampare
alcun
diritto
a
compensi
,
aveva
forse
sperato
e
atteso
che
gli
amici
,
i
compagni
,
si
fossero
ricordati
di
lui
dignitoso
e
modesto
.
Poi
forse
lo
schifo
lo
aveva
vinto
e
tratto
in
disparte
.
E
qual
rovinìo
era
sopravvenuto
in
Sicilia
di
tutte
le
illusioni
,
di
tutta
la
fervida
fede
,
con
cui
s
'
era
accesa
alla
rivolta
!
Povera
isola
,
trattata
come
terra
di
conquista
!
Poveri
isolani
,
trattati
come
barbari
che
bisognava
incivilire
!
Ed
eran
calati
i
Continentali
a
incivilirli
:
calate
le
soldatesche
nuove
,
quella
colonna
infame
comandata
da
un
rinnegato
,
l
'
ungherese
colonnello
Eberhardt
,
venuto
per
la
prima
volta
in
Sicilia
con
Garibaldi
e
poi
tra
i
fucilatori
di
Lui
ad
Aspromonte
,
e
quell
'
altro
tenentino
savojardo
Dupuy
,
l
'
incendiatore
;
calati
tutti
gli
scarti
della
burocrazia
;
e
liti
e
duelli
e
scene
selvagge
;
e
la
prefettura
del
Medici
,
e
i
tribunali
militari
,
e
i
furti
,
gli
assassinii
,
le
grassazioni
,
orditi
ed
eseguiti
dalla
nuova
polizia
in
nome
del
Real
Governo
;
e
falsificazioni
e
sottrazioni
di
documenti
e
processi
politici
ignominiosi
:
tutto
il
primo
governo
della
Destra
parlamentare
!
E
poi
era
venuta
la
Sinistra
al
potere
,
e
aveva
cominciato
anch
'
essa
con
provvedimenti
eccezionali
per
la
Sicilia
;
e
usurpazioni
e
truffe
e
concussioni
e
favori
scandalosi
e
scandaloso
sperpero
del
denaro
pubblico
;
prefetti
,
delegati
,
magistrati
messi
a
servizio
dei
deputati
ministeriali
,
e
clientele
spudorate
e
brogli
elettorali
;
spese
pazze
,
cortigianerie
degradanti
;
l
'
oppressione
dei
vinti
e
dei
lavoratori
,
assistita
e
protetta
dalla
legge
,
e
assicurata
l
'
impunità
agli
oppressori
...
Da
due
giorni
-
dacché
Roberto
era
arrivato
a
Girgenti
-
usciva
dalla
bocca
amara
di
donna
Caterina
Auriti
questo
fiotto
veemente
di
crudeli
ricordi
,
d
'
acerbe
rampogne
,
di
fiere
accuse
.
Guardando
il
figlio
,
a
traverso
le
pàlpebre
rilassate
,
con
quell
'
occhio
quasi
spento
,
si
votava
il
cuore
di
tutte
le
amarezze
accumulate
in
tanti
anni
,
di
tutto
il
dolore
,
di
cui
l
'
anima
sua
s
'
era
nutrita
e
attossicata
.
-
Che
speri
?
che
vuoi
?
-
gli
domandava
.
-
Che
sei
venuto
a
far
qui
?
E
Roberto
Auriti
,
investito
dalla
furia
della
madre
,
taceva
aggrondato
,
a
capo
chino
,
con
gli
occhi
chiusi
.
Aveva
ormai
quarantatré
anni
:
già
calvo
,
ma
vigoroso
,
col
volto
fortemente
inquadrato
dalle
folte
sopracciglia
nere
,
quasi
giunte
,
e
dalla
corta
barba
pur
nera
,
se
ne
stava
avvilito
e
addogliato
,
come
un
fanciullo
debole
al
cospetto
di
quella
madre
che
,
pur
così
debellata
dai
dolori
e
dagli
anni
,
serbava
tanta
energia
e
così
fieri
spiriti
.
Si
sentiva
veramente
sconfitto
.
L
'
animo
,
troppo
teso
negli
sforzi
della
prima
gioventù
,
gli
era
venuto
meno
a
poco
a
poco
,
di
fronte
alla
nuova
,
laida
guerra
,
guerra
di
lucro
,
guerra
per
la
conquista
indegna
dei
posti
.
E
ne
aveva
chiesto
uno
anche
lui
,
non
per
sé
,
per
il
fratello
Giulio
,
e
lo
aveva
ottenuto
al
Ministero
del
tesoro
.
Egli
s
'
era
affidato
agli
scarsi
,
incerti
proventi
della
professione
d
'
avvocato
:
proventi
che
tuttavia
,
tal
volta
,
non
gli
lasciavano
al
tutto
tranquilla
la
coscienza
,
non
già
perché
non
li
credesse
meritato
compenso
al
proprio
lavoro
,
allo
zelo
;
ma
perché
la
maggior
parte
delle
liti
gli
venivano
per
il
tramite
dei
deputati
siciliani
suoi
amici
,
di
Corrado
Selmi
specialmente
,
e
per
parecchie
aveva
il
dubbio
che
le
avesse
vinte
,
non
tanto
per
la
sua
bravura
,
quanto
per
l
'
indebita
e
non
gratuita
ingerenza
di
quelli
.
Ma
egli
,
morto
il
cognato
Michele
Del
Re
,
aveva
la
madre
e
la
sorella
vedova
e
il
nipote
da
mantenere
a
Girgenti
;
oltre
che
a
Roma
,
da
parecchi
anni
,
non
era
più
solo
.
Certo
la
madre
non
ignorava
la
convivenza
di
lui
a
Roma
con
una
donna
,
di
cui
per
antichi
pregiudizii
e
per
la
puritana
rigidezza
dei
costumi
non
poteva
avere
alcuna
stima
;
non
glien
'
aveva
mai
fatto
parola
;
ma
egli
sentiva
l
'
aspra
condanna
nel
cuore
materno
,
un
'
altra
amarezza
-
secondo
lui
ingiusta
-
che
la
madre
non
gli
mostrava
per
non
avvilirlo
,
per
non
ferirlo
vieppiù
.
Ma
forse
donna
Caterina
,
in
quei
momenti
,
non
ci
pensava
nemmeno
,
tutt
'
intesa
com
'
era
a
mettere
innanzi
al
figlio
,
con
foga
inesausta
,
insieme
coi
ricordi
luttuosi
della
famiglia
,
le
condizioni
tristissime
del
paese
.
E
durante
quest
'
esposizione
,
la
sorpresero
il
canonico
Pompeo
Agrò
e
il
Mattina
.
Dalla
cordialità
vivace
,
con
cui
Roberto
Auriti
lo
accolse
,
l
'
Agrò
comprese
subito
ch
'
egli
ignorava
ancora
la
pubblicazione
di
quel
turpe
articolo
.
Presentò
il
Mattina
,
ossequiò
la
signora
.
Donna
Caterina
aspettò
che
i
primi
convenevoli
fossero
scambiati
e
che
i
due
amici
esprimessero
la
gioja
di
rivedersi
dopo
tanti
anni
;
e
riprese
,
rivolta
all
'
Agrò
:
-
Per
carità
,
Monsignore
,
glielo
faccia
intendere
anche
lei
,
che
è
amico
sincero
.
Qua
siamo
tra
noi
.
Anche
questo
signore
,
se
l
'
ha
condotto
lei
,
sarà
un
amico
.
Io
voglio
persuadere
mio
figlio
a
non
accettare
questa
lotta
.
-
Mamma
...
-
pregò
Roberto
,
con
un
sorriso
afflitto
.
-
Sì
,
sì
,
-
incalzò
la
madre
.
-
Lo
dicano
loro
.
Che
ha
fatto
Roberto
,
e
perché
,
in
nome
di
che
cosa
viene
oggi
a
chiedere
il
suffragio
del
suo
paese
?
Forse
in
nome
di
tutto
ciò
che
fece
da
giovinetto
,
in
nome
del
padre
morto
,
dei
sacrifizii
e
degli
ideali
santi
per
cui
quei
sacrifizii
furono
fatti
e
quello
strazio
sofferto
?
Farà
ridere
!
-
Oh
,
no
,
perché
,
donna
Caterina
?
-
si
provò
a
interrompere
il
canonico
Agrò
,
portandosi
una
mano
al
petto
,
quasi
ferito
.
-
Non
dica
così
.
-
Ridere
!
ridere
!
-
incalzò
quella
con
più
foga
.
-
Lo
sa
bene
anche
lei
come
quegli
ideali
si
sono
tradotti
in
realtà
per
il
popolo
siciliano
!
Che
n
'
ha
avuto
?
com
'
è
stato
trattato
?
Oppresso
,
vessato
,
abbandonato
e
vilipeso
!
Gli
ideali
del
Quarantotto
e
del
Sessanta
?
Ma
tutti
i
vecchi
,
qua
,
gridano
:
Meglio
prima
!
Meglio
prima
!
E
lo
grido
anch
'
io
,
sa
?
io
,
Caterina
Laurentano
,
vedova
di
Stefano
Auriti
.
-
Mamma
!
mamma
!
-
supplicò
Roberto
,
con
le
mani
agli
orecchi
.
E
subito
la
madre
:
-
Sì
,
figlio
:
perché
prima
almeno
avevamo
una
speranza
,
quella
che
ci
sostenne
in
mezzo
a
tutti
i
triboli
che
tu
sai
e
non
sai
,
là
,
a
Torino
...
Nessuno
vuol
più
saperne
,
ora
,
credi
.
Troppo
cari
si
son
pagati
,
quegli
ideali
;
e
ora
basta
!
Ritòrnatene
a
Roma
!
Non
voglio
,
non
posso
ammettere
che
tu
sia
venuto
qua
in
nome
del
Governo
che
ci
regge
.
Tu
non
hai
rubato
,
figlio
,
non
hai
prestato
man
forte
a
tutte
le
ingiustizie
e
le
turpitudini
che
qua
si
perpetrano
protette
dai
prefetti
e
dai
deputati
,
non
hai
favorito
la
prepotenza
delle
consorterie
locali
che
appestano
l
'
aria
delle
nostre
città
come
la
malaria
le
nostre
campagne
!
E
allora
perché
?
che
titoli
hai
per
essere
eletto
?
chi
ti
sostiene
?
chi
ti
vuole
?
Entrò
,
in
questo
punto
,
Guido
Verònica
,
rassettato
e
ricomposto
.
Era
salito
all
'
albergo
dopo
la
rissa
per
cambiarsi
d
'
abito
,
e
vi
aveva
lasciato
detto
che
se
qualcuno
fosse
venuto
a
cercar
di
lui
,
egli
sarebbe
ritornato
alle
ore
tre
del
pomeriggio
.
Subito
l
'
Agrò
e
il
Mattina
gli
fecero
cenno
con
gli
occhi
,
che
Roberto
non
sapeva
nulla
.
Donna
Caterina
Auriti
s
'
era
levata
in
piedi
,
per
incitare
il
figlio
a
rifiutare
l
'
ajuto
del
Governo
,
che
del
resto
non
avrebbe
avuto
alcun
valore
nell
'
imminente
lotta
,
e
ad
accettar
questa
,
invece
,
in
nome
dell
'
isola
oppressa
.
Non
avrebbe
vinto
,
certamente
;
ma
la
sconfitta
almeno
non
sarebbe
stata
disonorevole
e
sarebbe
servita
di
mònito
al
Governo
.
-
Perché
voi
lo
vedrete
,
-
concluse
.
-
Faccio
una
facile
profezia
:
non
passerà
un
anno
,
assisteremo
a
scene
di
sangue
.
Guido
Verònica
parò
le
mani
grassocce
.
-
Per
carità
,
signora
mia
,
per
carità
,
non
dica
codeste
cose
,
che
sono
orribili
in
bocca
a
lei
!
Le
lasci
dire
ai
sobillatori
che
,
senza
volerlo
,
fanno
il
giuoco
dei
clericali
!
Scusi
,
Canonico
;
ma
è
proprio
così
!
Quattro
mascalzoni
ambiziosi
che
seminano
la
discordia
per
assaltare
i
Consigli
comunali
e
provinciali
e
anche
il
Parlamento
;
altri
quattro
ignobili
nemici
della
patria
che
sognano
la
separazione
della
Sicilia
sotto
il
protettorato
inglese
,
uso
Malta
!
E
c
'
è
poi
la
Francia
,
la
nostra
cara
sorella
latina
,
che
soffia
nel
fuoco
e
manda
denari
per
trar
partito
domani
di
qualche
sommossa
brigantesca
,
ispirata
dalla
mafia
!
-
Ah
sì
?
-
proruppe
donna
Caterina
,
che
s
'
era
tenuta
a
stento
.
-
Lei
si
conforta
così
?
Sono
tutte
calunnie
,
le
solite
,
quelle
che
ripetono
i
ministri
,
facendo
eco
ai
prefetti
e
ai
tirannelli
locali
capi
-
elettori
;
per
mascherare
trenta
e
più
anni
di
malgoverno
!
Qua
c
'
è
la
fame
,
caro
signore
,
nelle
campagne
e
nelle
zolfare
;
i
latifondi
,
la
tirannia
feudale
dei
cosiddetti
cappelli
,
le
tasse
comunali
che
succhiano
l
'
ultimo
sangue
a
gente
che
non
ha
neanche
da
comperarsi
il
pane
!
si
stia
zitto
!
si
stia
zitto
!
Guido
Verònica
sorrise
nervosamente
,
aprendo
le
braccia
;
poi
si
rivolse
a
Roberto
:
-
Oh
senti
...
(
col
suo
permesso
,
signora
!
)
:
avrei
bisogno
del
tuo
cifrario
,
per
spedire
un
telegramma
d
'
urgenza
a
Roma
.
-
Ah
già
,
bravo
,
bravo
!
-
esclamò
il
canonico
Agrò
,
riscotendosi
dal
doloroso
atteggiamento
preso
durante
la
violenta
intemerata
di
donna
Caterina
.
Roberto
si
recò
di
là
per
il
cifrario
.
La
conversazione
cadde
fra
i
tre
amici
e
la
vecchia
signora
;
poi
l
'
Agrò
per
rompere
il
silenzio
penoso
sopravvenuto
,
sospirò
:
-
Eh
,
certo
sono
tristi
assai
le
condizioni
del
nostro
povero
paese
!
E
la
conversazione
fu
ripresa
un
po
'
,
ma
senza
più
calore
.
I
tre
avevano
un
'
intesa
segreta
tra
loro
ed
erano
anche
gonfii
e
costernati
dello
scandalo
di
quell
'
articolo
:
si
scambiavano
occhiate
d
'
intelligenza
,
avrebbero
voluto
rimanere
soli
un
momento
per
accordarsi
sul
miglior
modo
di
preparare
Roberto
.
Ma
donna
Caterina
non
se
n
'
andava
.
-
Sa
se
Corrado
Selmi
,
-
le
domandò
Guido
Verònica
,
-
ha
scritto
a
Roberto
che
verrà
?
-
Verrà
,
verrà
,
-
rispose
ella
,
scrollando
il
capo
con
amaro
sdegno
.
-
Ci
ho
pensato
,
-
disse
piano
il
Verònica
all
'
Agrò
e
al
Mattina
.
-
Tanto
meglio
,
se
viene
.
Anzi
gli
spedirò
io
stesso
un
telegramma
perché
venga
subito
,
per
me
,
capite
?
Cosí
Lando
...
zitti
,
ecco
Roberto
.
Ma
non
era
Roberto
:
entrò
invece
nella
sala
un
giovinotto
alto
,
smilzo
,
a
cui
le
lenti
serrate
in
cima
al
naso
,
congiungendo
le
folte
sopracciglia
,
davano
un
'
aria
di
cupa
e
rigida
tenacia
.
Era
Antonio
Del
Re
,
il
nipote
.
Pallidissimo
di
solito
,
appariva
in
quel
momento
quasi
cèreo
.
-
Hanno
letto
nell
'
Empedocle
?
-
domandò
con
un
fremito
nelle
labbra
e
nel
naso
.
Il
canonico
Agrò
e
il
Mattina
alzarono
subito
le
mani
per
impedire
che
seguitasse
.
-
Contro
Roberto
?
-
domandò
donna
Caterina
.
-
Contro
il
nonno
!
-
rispose
,
vibrante
,
il
giovinotto
.
-
una
manata
di
fango
!
E
contro
te
!
-
Sozzure
!
sozzure
!
-
esclamò
l
'
Agrò
.
-
Per
carità
,
non
ne
sappia
nulla
il
povero
Roberto
!
-
Già
sta
a
leggerlo
,
-
disse
il
nipote
,
sprezzante
.
-
No
!
no
!
gridò
allora
l
'
Agrò
,
levandosi
in
piedi
.
-
Oh
Signore
Iddio
,
bisogna
prevenirlo
!
Già
questi
farabutti
hanno
avuto
la
lezione
che
si
meritavano
dal
nostro
Verònica
!
Per
carità
,
vada
lei
,
donna
Caterina
...
Imprudenza
,
imprudenza
,
ragazzo
mio
!
Donna
Caterina
accorse
;
ma
troppo
tardi
.
Roberto
Auriti
,
ignorando
quel
che
poc
'
anzi
aveva
fatto
il
Verònica
,
era
corso
pallido
,
col
volto
contratto
da
un
sorriso
spasmodico
,
e
come
un
cieco
alla
redazione
di
quel
giornalucolo
,
presso
Porta
Atenèa
.
Vi
aveva
trovati
già
raccolti
i
maggiorenti
del
partito
,
con
Flaminio
Salvo
alla
testa
,
per
proclamare
,
subito
dopo
l
'
aggressione
,
la
candidatura
di
Ignazio
Capolino
.
Al
vecchio
usciere
,
che
stava
di
guardia
nella
saletta
d
'
ingresso
innanzi
all
'
uscio
a
vetri
della
sala
di
redazione
,
aveva
detto
-
ancor
sorridendo
a
quel
modo
-
che
Roberto
Auriti
voleva
parlare
col
direttore
.
Nella
sala
di
redazione
s
'
era
fatto
un
improvviso
silenzio
;
poi
agli
orecchi
di
Roberto
eran
venute
queste
parole
concitate
:
-
Nossignori
!
Vado
io
,
tocca
a
me
;
l
'
articolo
l
'
ho
scritto
io
,
e
io
ne
rispondo
!
Non
aveva
neppur
visto
chi
gli
s
'
era
fatto
innanzi
:
gli
s
'
era
lanciato
addosso
come
una
belva
,
lo
aveva
levato
di
peso
e
scagliato
con
tale
impeto
contro
l
'
uscio
,
che
questo
s
'
era
sfondato
,
sfasciato
,
con
gran
fracasso
e
rovinìo
di
vetri
infranti
.
Quando
il
Verònica
,
il
Mattina
e
il
nipote
Del
Re
sopraggiunsero
a
precipizio
,
tra
la
ressa
della
gente
accorsa
da
ogni
parte
agli
urli
che
s
'
eran
levati
altissimi
dalla
sala
di
redazione
,
Marco
Prèola
col
volto
insanguinato
e
un
coltello
in
mano
si
dibatteva
ferocemente
sbraitando
:
-
Lasciatemi
,
maledetti
,
lasciatemi
!
Se
lo
liberate
adesso
,
l
'
ammazzo
più
tardi
!
Lasciatemi
!
Lasciatemi
!
CAPITOLO
QUARTO
In
fondo
al
vestibolo
,
tra
i
lauri
e
le
palme
,
su
lo
sfondo
della
gran
porta
a
vetri
colorati
,
la
preziosa
statua
acefala
di
Venere
Urania
,
scavata
a
Colimbètra
nello
stesso
posto
ove
ora
sorge
la
villa
,
pareva
che
non
per
vergogna
della
sua
nudità
tenesse
sollevato
un
braccio
davanti
al
volto
ideale
che
ciascuno
,
ammirandola
,
le
immaginava
subito
,
lievemente
inclinato
,
come
se
in
realtà
vi
fosse
;
ma
per
non
vedere
inginocchiati
alla
soglia
della
cappella
che
si
apriva
a
destra
tutti
quegli
uomini
così
stranamente
parati
:
la
compagnia
borbonica
di
capitan
Sciaralla
.
La
messa
era
per
finire
.
Dentro
la
cappella
,
lucida
di
marmi
e
di
stucchi
,
stavano
soltanto
il
principe
don
Ippolito
,
raccolto
nella
preghiera
su
l
'
inginocchiatojo
dorato
e
damascato
,
innanzi
all
'
altare
;
più
indietro
,
Lisi
Prèola
,
il
segretario
;
più
indietro
ancora
,
le
donne
di
servizio
:
la
governante
e
due
giovani
cameriere
.
La
servitù
mascolina
doveva
contentarsi
d
'
assistere
alla
messa
dal
vestibolo
;
solo
a
Liborio
,
cameriere
favorito
del
principe
,
in
brache
corte
e
calze
di
seta
,
era
concesso
di
star
su
l
'
entrata
,
più
dentro
che
fuori
;
e
questa
pareva
a
Sciaralla
un
'
ingiustizia
del
Prèola
,
bell
'
e
buona
.
In
qualità
di
capitano
,
egli
si
riteneva
degno
di
sedere
per
lo
meno
accanto
al
Prèola
stesso
,
se
non
subito
dopo
il
principe
,
ecco
.
Apertamente
,
no
,
non
se
ne
lagnava
,
per
prudenza
;
ma
ci
pigliava
certe
bili
!
E
come
d
'
un
peccato
d
'
invidia
se
n
'
era
confessato
a
don
Lagàipa
,
che
ogni
domenica
veniva
a
Colimbètra
a
dir
messa
.
-
Almeno
davanti
a
Dio
dovremmo
essere
tutti
eguali
,
ecco
!
Tutti
,
escluso
il
principe
;
non
c
'
era
bisogno
di
dirlo
.
Ma
lui
,
Sciaralla
,
non
si
lagnava
perché
voleva
esser
favorito
,
messo
avanti
agli
altri
,
distinto
dai
suoi
subalterni
al
cospetto
di
Dio
?
Le
corna
aveva
dunque
,
le
corna
e
la
coda
del
demonio
,
quella
sua
riflessione
,
che
pur
sembrava
giusta
a
prima
giunta
.
Così
don
Illuminato
Lagàipa
aveva
tappata
la
bocca
a
Sciaralla
.
E
Sciaralla
,
un
sospirone
.
Vera
tentazione
del
demonio
era
intanto
quella
statua
nuda
,
lì
davanti
la
cappella
,
per
tutti
quegli
uomini
di
guardia
che
dovevano
star
fuori
.
Mentre
le
labbra
recitavano
le
preghiere
,
gli
occhi
eran
quasi
costretti
a
peccare
guardando
senza
volerlo
quella
nudità
,
che
S
.
E
.
il
principe
,
tanto
divoto
,
non
avrebbe
dovuto
tenere
così
esposta
!
Oh
maledetta
!
Sembrava
viva
,
sembrava
...
Le
povere
donne
di
servizio
abbassavano
gli
occhi
,
ogni
volta
,
passando
;
e
anche
don
Illuminato
li
abbassava
,
pezzo
d
'
ipocrita
!
Ridevano
intanto
,
fiorenti
,
le
mirabili
forme
della
dea
decapitata
,
emersa
dal
tempo
remoto
,
nata
da
uno
scalpello
greco
,
da
un
artefice
ignaro
che
la
sua
opera
dovesse
tanto
sopravvivere
e
parlare
a
profana
gente
un
linguaggio
diabolico
,
ornamento
d
'
un
vestibolo
,
tra
cassoni
di
lauri
e
di
palme
.
Finita
la
messa
,
gli
uomini
della
compagnia
di
guardia
fecero
ala
su
l
'
attenti
,
al
passaggio
del
principe
che
si
recava
al
Museo
.
Così
eran
chiamate
le
sale
a
pianterreno
dell
'
altro
lato
del
vestibolo
,
nelle
quali
tra
alte
piante
di
serra
erano
raccolti
gli
oggetti
antichi
,
d
'
inestimabile
valore
:
statue
,
sarcofaghi
,
vasi
,
iscrizioni
,
scavati
a
Colimbètra
,
e
che
don
Ippolito
aveva
illustrati
molti
anni
addietro
nelle
sue
Memorie
d
'
Akragas
,
insieme
col
prezioso
medagliere
esposto
su
,
nel
salone
della
villa
.
L
'
antica
famosa
Colimbètra
akragantina
era
veramente
molto
più
giù
,
nel
punto
più
basso
del
pianoro
,
dove
tre
vallette
si
uniscono
e
le
rocce
si
dividono
e
la
linea
dell
'
aspro
ciglione
,
su
cui
sorgono
i
Tempii
,
è
interrotta
da
una
larga
apertura
.
In
quel
luogo
,
ora
detto
dell
'
Abbadia
bassa
,
gli
Akragantini
,
cento
anni
dopo
la
fondazione
della
loro
città
,
avevano
formato
la
pescheria
,
gran
bacino
d
'
acqua
che
si
estendeva
fino
all
'
Hypsas
e
la
cui
diga
concorreva
col
fiume
alla
fortificazione
della
città
.
Colimbètra
aveva
chiamato
don
Ippolito
la
sua
tenuta
,
perché
anch
'
egli
lassù
,
nella
parte
occidentale
di
essa
,
aveva
raccolto
un
bacino
d
'
acqua
,
alimentato
d
'
inverno
dal
torrentello
che
scorreva
sotto
Bonamorone
e
d
'
estate
da
una
nòria
,
la
cui
ruota
stridula
era
da
mane
a
sera
girata
da
una
giumenta
cieca
.
Tutt
'
intorno
a
quel
bacino
sorgeva
un
boschetto
delizioso
d
'
aranci
e
melograni
.
Nel
museo
don
Ippolito
soleva
passare
tutta
la
mattinata
,
intento
allo
studio
appassionato
e
non
mai
interrotto
delle
antichità
akragantine
.
Attendeva
ora
a
tracciare
,
in
una
nuova
opera
,
la
topografia
storica
dell
'
antichissima
città
,
col
sussidio
delle
lunghe
minuziose
investigazioni
sui
luoghi
,
giacché
la
sua
Colimbètra
si
estendeva
appunto
dov
'
era
prima
il
cuore
della
greca
Akragante
.
Presso
una
delle
ampie
finestre
della
seconda
sala
,
guarnite
di
lievi
tende
rosee
,
era
la
scrivania
massiccia
,
intagliata
;
ma
don
Ippolito
componeva
quasi
sempre
a
memoria
,
passeggiando
per
le
sale
;
architettava
all
'
antica
due
,
tre
periodoni
gravi
di
laonde
e
di
conciossiaché
,
e
poi
andava
a
trascriverli
su
i
grandi
fogli
preparati
su
la
scrivania
,
spesso
senza
neppur
sedere
.
Tenendosi
con
una
mano
sul
mento
la
barba
maestosa
,
che
serbava
tuttavia
un
ultimo
vestigio
,
quasi
un
'
aria
del
primo
color
biondo
d
'
oro
,
egli
,
alto
,
aitante
,
bellissimo
ancora
,
non
ostanti
l
'
età
e
la
calvizie
,
si
fermava
davanti
a
questo
o
a
quel
monumento
,
e
pareva
che
con
gli
occhi
ceruli
,
limpidi
sotto
le
ciglia
contratte
,
fosse
intento
a
interpretare
una
iscrizione
o
le
figure
simboliche
d
'
un
vaso
arcaico
.
Talvolta
anche
gestiva
o
apriva
a
un
lieve
sorriso
di
soddisfazione
le
labbra
perfette
,
giovanilmente
fresche
,
se
gli
pareva
d
'
aver
trovato
un
argomento
decisivo
,
vittorioso
,
contro
i
precedenti
topografi
.
Su
la
scrivania
era
quel
giorno
aperto
un
volume
delle
storie
di
Polibio
,
nel
testo
greco
,
Lib
.
IX
,
Cap
.
27
,
alla
pagina
ov
'
è
un
accenno
all
'
acropoli
akragantina
.
Un
gravissimo
problema
travagliava
da
parecchi
mesi
don
Ippolito
circa
alla
destinazione
di
questa
acropoli
.
-
Disturbo
?
-
domandò
,
inchinandosi
su
la
soglia
di
quella
seconda
sala
,
don
Illuminato
Lagàipa
,
che
già
si
era
spogliato
degli
arredi
sacri
e
aveva
fatto
la
solita
colazione
di
cioccolato
e
biscottini
.
Era
un
prete
di
mezz
'
età
,
tondo
di
corpo
,
dal
volto
bruciato
dal
sole
,
nel
quale
gli
occhi
cilestri
,
troppo
chiari
,
pareva
vaneggiassero
smarriti
.
Buon
uomo
,
in
fondo
,
pacifico
e
noncurante
,
lì
,
in
presenza
del
principe
,
che
ogni
domenica
lo
tratteneva
a
colazione
,
si
dava
,
per
fargli
piacere
,
arie
di
rigida
e
battagliera
intransigenza
,
di
cui
rideva
poi
,
discorrendo
filosoficamente
con
la
sua
vecchia
e
fedele
Fifa
,
l
'
asina
mansueta
,
che
lo
riconduceva
al
campicello
presso
il
camposanto
di
Bonamorone
,
pochi
ettari
di
terra
,
che
-
se
sapevano
il
rapido
passar
della
vita
-
pure
,
sotto
questo
o
quel
re
,
gli
producevano
ogni
anno
quel
tanto
che
modestamente
gli
bisognava
.
-
Domenica
,
oggi
,
e
non
si
lavora
!
-
soggiunse
,
levando
le
mani
e
sorridendo
.
-
Non
è
lavoro
,
il
mio
,
propriamente
,
-
gli
disse
con
un
sobrio
gesto
garbato
don
Ippolito
.
-
Già
,
già
!
otia
,
otia
,
secondo
Cicerone
!
-
si
corresse
don
Lagàipa
.
-
Ha
ragione
.
Venivo
per
dirle
che
jeri
mattina
,
prima
che
mi
recassi
al
mio
campicello
,
Monsignore
mi
fece
l
'
onore
d
'
incaricarmi
d
'
un
'
ambasciata
per
Vostra
Eccellenza
.
-
Monsignor
Montoro
?
-
Già
.
Mi
disse
di
avvertir
Vostra
Eccellenza
che
oggi
,
nel
pomeriggio
,
con
l
'
ajuto
di
Dio
,
verrà
qua
,
per
parlare
,
suppongo
,
delle
prossime
elezioni
.
Eh
,
-
sospirò
,
intrecciando
le
dita
e
scotendo
le
mani
così
giunte
,
-
pare
che
il
diavolaccio
maledetto
si
senta
prudere
le
corna
...
Guerra
,
guerra
...
tempesta
!
Ho
sentito
che
sono
arrivate
da
Palermo
,
per
richiamo
,
dicono
,
del
canonico
Agrò
,
due
certe
gallinelle
d
'
acqua
...
già
!
due
famosi
galoppini
al
comando
dell
'
alta
mafia
e
della
famigerata
banda
massonica
...
un
tal
Mattina
,
un
tal
Verònica
...
-
L
'
Agrò
?
-
disse
cupo
don
Ippolito
Laurentano
,
che
s
'
era
impuntato
a
quel
nome
,
senza
più
badare
al
resto
.
-
Dunque
l
'
Agrò
vuole
proprio
scendere
in
piazza
,
senza
alcun
ritegno
,
senza
alcun
riguardo
,
nemmeno
per
l
'
abito
che
indossa
?
-
Eh
!
-
tornò
a
sospirare
don
Lagàipa
.
-
Superiore
mio
...
superiore
...
ma
dico
ciò
che
si
dice
...
relata
refero
...
non
manda
giù
,
dicono
,
che
non
l
'
abbiano
fatto
vescovo
al
posto
del
nostro
Eccellentissimo
monsignor
Montoro
.
Crede
di
salvare
le
apparenze
con
...
con
la
scusa
dell
'
antica
amicizia
che
lo
lega
all
'
Auriti
,
ecco
...
-
Bell
'
amicizia
,
da
gloriarsene
!
-
brontolò
il
Laurentano
.
-
Per
un
sacerdote
!
-
Ma
l
'
Agrò
...
-
osservò
don
Illuminato
.
E
non
aggiunse
altro
.
Chiuse
gli
occhi
,
tentennò
il
capo
,
emise
un
terzo
sospiro
:
-
Eh
,
si
complica
...
la
faccenda
si
complica
...
sì
,
dico
...
si
fa
molto
delicata
...
-
Per
me
?
-
salto
su
a
dire
don
Ippolito
(
e
il
lucido
cranio
gli
s
'
infiammò
)
.
-
Delicata
per
me
?
Sappia
monsignor
Montoro
...
già
dovrebbe
saperlo
;
io
non
riconosco
,
non
ho
mai
riconosciuto
per
nipote
codesto
Roberto
Auriti
garibaldesco
.
Non
lo
conosco
neppur
di
vista
:
qua
non
è
mai
venuto
,
né
io
del
resto
gli
avrei
fatto
oltrepassar
la
soglia
del
mio
cancello
.
Per
ordine
del
suo
Governo
,
non
invitato
dalla
cittadinanza
,
viene
con
la
folle
speranza
di
prendere
il
posto
di
Giacinto
Fazello
?
Bene
.
Avrà
ciò
che
si
merita
.
Senza
alcuna
considerazione
per
la
mia
sciagurata
parentela
in
-
vo
-
lon
-
ta
-
ria
,
si
lotti
e
si
vinca
!
-
Ah
,
lottare
,
lottare
,
sicuro
!
bisogna
lottare
!
disse
don
Illuminato
,
aggrottando
fieramente
le
ciglia
su
quegli
occhi
vani
.
-
Anche
se
non
si
dovesse
vincere
.
-
E
perché
no
?
-
domandò
severo
don
Ippolito
.
-
Che
probabilità
di
vittoria
può
aver
l
'
Auriti
?
Che
conta
l
'
Agrò
?
-
Ma
...
dicono
...
la
prefettura
...
e
don
Iluminato
grattò
la
guancia
raschiosa
.
-
Non
è
base
!
-
ribatté
subito
il
principe
.
-
L
'
abbiamo
veduto
nelle
elezioni
comunali
.
-
Già
,
già
...
-
si
rimise
don
Lagàipa
.
-
Però
...
la
mafia
in
campo
,
adesso
...
la
polizia
favoreggiatrice
...
tutte
le
male
arti
...
dicono
...
e
deve
arrivare
...
non
so
,
un
pezo
grosso
...
un
deputato
...
Selmi
,
mi
par
d
'
avere
inteso
...
Don
Ippolito
rimase
in
silenzio
per
un
pezzo
,
col
volto
atteggiato
di
nausea
;
poi
,
scotendo
un
pugno
,
proruppe
:
-
Filangieri
!
Filangieri
!
Il
Lagàipa
scrollò
il
capo
,
sospirando
a
questa
esclamazione
,
frequente
su
le
labbra
del
principe
e
accompagnata
sempre
da
quel
gesto
di
rabbioso
rammarico
:
-
Filangieri
!
Sapeva
quanta
venerazione
don
Ippolito
Laurentano
serbasse
ancora
alla
memoria
del
Satriano
,
repressore
benedetto
della
rivoluzione
siciliana
del
1848
,
provvido
,
energico
restauratore
dell
'
ordine
sociale
dopo
i
sedici
mesi
dell
'
oscena
baldoria
rivoluzionaria
.
Di
quei
sedici
mesi
era
rimasto
vivo
di
raccapriccio
nel
principe
il
ricordo
,
copra
tutto
per
la
minaccia
brutale
del
volgo
ai
privilegi
nobiliari
e
alla
credenza
religiosa
.
Satriano
era
stato
per
lui
il
sole
trionfatore
di
quella
bufera
sovvertitrice
;
e
come
un
sole
,
ritornata
la
calma
,
aveva
brillato
su
nel
cielo
di
Sicilia
dalla
reggia
normanna
di
Palermo
,
riaperta
alle
splendide
feste
per
circondare
di
prestigio
napoleonico
il
suo
potere
.
Lì
,
nella
reggia
,
don
Ippolito
aveva
conosciuto
donna
Teresa
Montalto
,
giovinetta
,
a
cui
poi
il
Satriano
stesso
aveva
voluto
far
da
padrino
nelle
nozze
,
ottenendo
a
lui
,
sposo
,
con
sommo
stento
dal
Re
l
'
ordine
di
cavaliere
di
San
Gennaro
,
di
cui
già
il
padre
era
stato
insignito
.
La
bufera
s
'
era
scatenata
di
nuovo
nel
1860
:
dal
ritiro
di
Colimbètra
egli
ne
udiva
il
rombo
lontano
:
lottava
di
là
con
tutte
le
forze
,
nel
piccolo
àmbito
della
città
natale
:
la
causa
dei
Borboni
era
per
il
momento
perduta
;
bisognava
lottare
per
il
trionfo
del
potere
ecclesiastico
;
restituita
Roma
al
Pontefice
,
chi
sa
!
Intanto
si
doveva
a
ogni
costo
impedire
che
la
rappresentanza
di
Giacinto
Fazello
fosse
usurpata
da
Roberto
Auriti
.
-
Del
resto
,
-
riprese
,
-
l
'
Auriti
non
ha
più
alcun
prestigio
nel
paese
.
Ne
manca
da
circa
vent
'
anni
...
-
Simpatie
,
però
...
-
oppose
reticente
il
Lagàipa
,
-
ecco
,
sì
...
qualche
simpatia
forse
la
gode
...
-
Non
contano
nulla
,
oggi
,
le
simpatie
,
-
rispose
don
Ippolito
recisamente
.
-
Di
fronte
agl
'
interessi
,
nulla
!
Prese
dalla
scrivania
,
così
dicendo
,
il
volume
delle
storie
di
Polibio
che
vi
stava
aperto
e
istintivamente
se
l
'
appressò
agli
occhi
.
Subito
questi
gli
andarono
sul
passo
,
tante
volte
riletto
e
tormentato
,
della
controversia
su
quella
benedetta
acropoli
.
Si
distrasse
dal
discorso
;
rilesse
ancora
una
volta
il
passo
,
con
la
mente
già
piena
di
nuovo
della
controversia
che
l
'
agitava
;
sospirò
;
chiuse
il
libro
,
lasciandovi
l
'
indice
in
mezzo
e
,
ponendoselo
dietro
il
dorso
:
-
Insomma
,
-
disse
,
-
bisogna
vincere
,
don
Illuminato
!
Io
,
guardi
,
in
questo
momento
ho
contro
me
un
esercito
di
eruditi
tedeschi
;
di
topografi
;
di
storici
antichi
e
nuovi
d
'
ogni
nazione
;
la
tradizione
popolare
;
eppure
non
mi
do
per
vinto
.
Il
campo
di
battaglia
è
qua
.
Qua
li
aspetto
!
Gli
mostrò
il
libro
,
picchiando
con
le
nocche
delle
dita
su
la
pagina
,
e
soggiunse
:
-
Come
tradurrebbe
lei
queste
parole
:
kat
'
autàs
tàs
derinàs
anatolàs
?
Investito
da
quei
quattro
às
,
às
,
às
,
às
,
come
da
quattro
schiaffi
improvvisi
,
il
povero
don
Illuminato
Lagàipa
restò
quasi
basito
.
Credeva
di
non
meritarsi
un
simile
trattamento
.
Don
Ippolito
sorrise
;
poi
,
introducendo
il
braccio
sotto
il
braccio
di
lui
,
soggiunse
:
-
Venga
con
me
.
Le
spiegherò
in
due
parole
di
che
si
tratta
.
Uscirono
sul
vasto
spiazzo
innanzi
alla
villa
;
se
ne
scostarono
un
tratto
a
destra
;
quindi
,
voltando
le
spalle
,
il
principe
mostrò
al
prete
l
'
ampia
zona
di
terreno
,
dietro
la
villa
,
in
scosceso
pendìo
,
coronata
in
cima
da
un
greppo
isolato
,
ferrigno
,
da
un
cocuzzolo
tutt
'
intorno
tagliato
a
scarpa
.
-
Questa
,
è
vero
?
la
collina
akrea
,
-
disse
.
-
Quella
lassù
,
la
nostra
famosa
Rupe
Atenèa
.
Bene
.
Polibio
dice
:
«
La
parte
alta
(
l
'
arce
,
la
così
detta
acropoli
,
insomma
)
sovrasta
la
città
,
noti
bene
!
,
in
corrispondenza
a
gli
orienti
estivi
»
.
Ora
,
dica
un
po
'
lei
:
donde
sorge
il
sole
,
d
'
estate
?
Forse
dal
colle
dove
sta
Girgenti
?
No
!
Sorge
di
là
,
dalla
Rupe
.
E
dunque
lassù
se
mai
,
era
l
'
Acropoli
,
e
non
su
l
'
odierna
Girgenti
,
come
vogliono
questi
dottoroni
tedeschi
.
Il
colle
di
Girgenti
restava
oltre
il
perimetro
delle
antiche
mura
.
Lo
dimostrerò
...
lo
dimostrerò
!
Mettano
lassù
Camìco
...
la
reggia
di
Còcale
...
Omface
...
quello
che
vogliono
...
l
'
Acropoli
,
no
.
E
scartò
con
la
mano
Girgenti
,
che
si
vedeva
per
un
tratto
,
lassù
,
a
sinistra
della
Rupe
,
più
bassa
.
-
Lì
,
-
riprese
,
additando
di
nuovo
la
Rupe
Atenèa
e
ispirandosi
,
-
lì
,
sublime
vedetta
e
sacrario
soltanto
,
non
acropoli
,
sacrario
dei
numi
protettori
,
Gellia
ascese
,
fremebondo
d
'
ira
e
di
sdegno
,
al
tempio
della
diva
Athena
dedicato
anche
a
Giove
Atabirio
,
e
vi
appiccò
il
fuoco
per
impedirne
la
profanazione
.
Dopo
otto
mesi
d
'
assedio
,
stremati
dalla
fame
,
gli
Akragantini
,
cacciati
dal
terrore
e
dalla
morte
,
abbandonano
vecchi
,
fanciulli
e
infermi
e
fuggono
,
protetti
dal
siracusano
Dafnèo
,
da
porta
Gela
.
Gli
ottocento
Campani
si
sono
ritirati
dal
colle
;
il
vile
Desippo
s
'
è
messo
in
salvo
;
ogni
resistenza
è
ormai
inutile
.
Solo
Gellia
non
fugge
!
Spera
d
'
avere
incolume
la
vita
mercé
la
fede
,
e
si
riduce
al
santuario
d
'
Athena
.
Smantellate
le
mura
,
ruinati
i
meravigliosi
edifizii
,
brucia
qua
sotto
la
città
intera
;
e
lui
dall
'
alto
,
mirando
l
'
incendio
spaventoso
che
innalza
una
funerea
cortina
di
fiamme
e
di
fumo
su
la
vista
del
mare
,
vuol
ardere
nel
fuoco
della
Dea
.
-
Stupenda
,
stupenda
descrizione
!
-
esclamò
il
Lagàipa
con
gli
occhi
sbarrati
.
Giù
,
nel
secondo
dei
tre
ampii
ripiani
fioriti
,
degradanti
innanzi
alla
villa
,
come
tre
enormi
gradini
d
'
una
scalea
colossale
,
Placido
Sciaralla
e
Lisi
Prèola
,
appoggiati
alla
balaustrata
marmorea
,
avevano
interrotto
la
conversazione
e
ora
tentennavano
il
capo
,
ammirati
anch
'
essi
del
calore
con
cui
il
principe
aveva
parlato
,
sebbene
per
la
distanza
non
ne
avessero
colto
una
parola
.
Don
Ippolito
Laurentano
restò
acceso
a
mirare
con
gli
occhi
intensi
il
magnifico
panorama
.
Dov
'
egli
aveva
rappresentato
l
'
incendio
formidabile
e
la
distruzione
,
ora
s
'
abbandonava
la
pace
inconsapevole
della
campagna
;
dov
'
era
il
cuore
dell
'
antica
città
sorgeva
ora
un
bosco
di
mandorli
e
d
'
olivi
,
il
bosco
detto
perciò
ancora
della
Civita
.
Le
chiome
dei
mandorli
s
'
erano
con
l
'
autunno
diradate
e
,
tra
quelle
perenni
degli
olivi
cinerulei
,
parevano
aeree
,
assumevano
sotto
il
sole
una
tinta
roseo
-
dorata
.
Oltre
il
bosco
,
sul
lungo
ciglione
,
sorgevano
i
famosi
Tempii
superstiti
,
che
parevano
collocati
apposta
,
a
distanza
,
per
accrescere
la
meravigliosa
vista
della
villa
principesca
.
Oltre
il
ciglione
,
il
pianoro
,
ove
stette
splendida
e
potente
l
'
antica
città
,
strapiombava
aspro
e
roccioso
a
precipizio
sul
piano
dell
'
Akragas
,
tranquillo
piano
luminoso
,
che
spaziava
fino
a
terminare
laggiù
laggiù
,
nel
mare
.
-
Non
posso
soffrire
questi
Tèutoni
,
-
disse
il
principe
,
rientrando
con
don
Illuminato
Lagàipa
nel
Museo
,
-
questi
Tèutoni
che
,
non
potendo
più
con
le
armi
,
invadono
coi
libri
e
vengono
a
dire
spropositi
in
casa
nostra
,
dove
già
tanti
se
ne
fanno
e
se
ne
dicono
.
S
'
intese
in
quel
punto
il
rotolìo
d
'
una
vettura
per
la
strada
incassata
,
dietro
la
villa
,
e
don
Ippolito
contrasse
le
ciglia
.
Entrò
poco
dopo
,
turbato
,
smarrito
nella
sorpresa
,
Liborio
,
il
cameriere
.
-
Pe
...
perdoni
,
eccellenza
,
-
balbettò
.
-
È
arrivata
da
Girgenti
la
...
la
signora
...
-
Che
signora
?
-
domandò
il
principe
.
-
Sua
sorella
...
donna
Caterina
...
Don
Ippolito
restò
dapprima
come
stordito
da
un
improvviso
colpo
alla
testa
.
Arricciò
il
naso
,
impallidì
.
Poi
,
d
'
un
subito
,
il
sangue
gli
balzò
al
capo
.
Chiuse
gli
occhi
,
impallidì
di
nuovo
,
aggrottò
le
ciglia
,
serrò
le
pugna
e
,
col
cuore
che
gli
martellava
in
petto
,
domandò
:
-
Qua
?
Dov
'
è
?
-
Su
,
eccellenza
...
nel
salone
,
-
rispose
Liborio
;
e
,
poco
dopo
,
vedendo
che
il
principe
restava
perplesso
,
chiese
:
Ho
fatto
male
?
Don
Ippolito
si
voltò
a
guardarlo
per
un
pezzo
,
come
se
non
avesse
inteso
;
poi
disse
:
-
No
...
E
si
mosse
,
senza
neppur
volgere
uno
sguardo
al
Lagàipa
.
Con
l
'
animo
in
tumulto
,
cercò
di
fissare
un
pensiero
che
gli
spiegasse
il
perché
di
quella
visita
straordinaria
,
non
volendo
,
non
sapendo
ammettere
quel
che
gli
era
in
prima
balenato
,
che
la
sorella
cioè
,
colei
che
in
tante
e
tante
sciagure
aveva
sempre
rifiutato
con
ostinata
fierezza
,
anzi
con
disprezzo
,
ogni
soccorso
,
venisse
ora
a
intercedere
per
il
figlio
Roberto
.
Ma
che
altro
poteva
voler
da
lui
?
Salì
la
scala
.
Era
tanto
oppresso
d
'
angoscia
e
in
preda
a
un
'
agitazione
così
soffocante
,
che
dovette
fermarsi
per
un
momento
davanti
la
soglia
.
Entrare
?
presentarsi
a
lei
in
quello
stato
?
No
.
Doveva
prima
ricomporsi
.
E
in
punta
di
piedi
si
diresse
alla
camera
da
letto
.
Qua
,
istintivamente
,
s
'
appressò
allo
scrigno
dove
erano
conservati
un
medaglioncino
di
lei
in
miniatura
,
di
quand
'
ella
era
giovinetta
di
sedici
anni
,
e
i
due
biglietti
che
gli
aveva
scritti
,
senza
intestazione
e
senza
firma
,
uno
da
Torino
,
dopo
la
morte
violenta
del
padre
,
l
'
altro
da
Girgenti
,
al
ritorno
dall
'
esilio
dopo
la
morte
del
marito
.
Il
primo
,
più
ingiallito
,
diceva
:
«
I
beni
,
confiscati
a
Gerlando
Laurentano
dal
governo
borbonico
,
furono
restituiti
al
figlio
Ippolito
da
Carlo
Filangieri
di
Satriano
.
Nulla
dunque
mi
spetta
dell
'
eredità
paterna
.
La
moglie
e
il
figlio
di
Stefano
Auriti
non
mangeranno
il
pane
d
'
un
nenico
della
patria
»
.
L
'
altro
,
più
laconico
,
diceva
:
«
Grazie
.
Alla
vedova
,
agli
orfani
,
provvedono
i
parenti
poveri
di
Stefano
Atriti
.
Da
te
,
nulla
.
Grazie
»
.
Scostò
con
la
mano
quei
due
biglietti
e
fissò
gli
occhi
sul
medaglioncino
,
che
egli
aveva
tolto
dal
salone
della
casa
paterna
dopo
la
fuga
della
sorella
con
Stefano
Auriti
.
Da
allora
-
eran
già
quarantacinque
anni
-
non
l
'
aveva
più
riveduta
!
Come
avrebbe
riveduto
,
ora
,
dopo
tanto
tempo
,
dopo
tante
vicende
funeste
,
quella
giovinetta
bellissima
che
gli
stava
davanti
,
rosea
,
ampiamente
scollata
,
nell
'
antica
acconciatura
,
con
quegli
occhi
ardenti
e
pensosi
?
Richiuse
lo
scrigno
,
dopo
aver
gettato
un
altro
sguardo
su
i
due
biglietti
sprezzanti
;
e
,
grave
,
accigliato
,
s
'
avviò
al
salone
.
Sollevata
la
tenda
dell
'
uscio
,
intravide
con
gli
occhi
intorbidati
dalla
commozione
la
sorella
in
piedi
,
alta
,
vestita
di
nero
.
Si
fermò
poco
oltre
la
soglia
,
oppresso
d
'
angoscioso
stupore
alla
vista
di
quel
volto
disfatto
,
irriconoscibile
.
-
Caterina
,
-
mormorò
,
sostando
;
e
le
tese
istintivamente
le
braccia
,
pur
con
l
'
impressione
in
contrasto
,
che
quella
era
ormai
un
'
estranea
,
al
tutto
ignota
.
Ella
non
si
mosse
:
rimase
lì
,
in
mezzo
al
salone
,
cerea
tra
le
fitte
gramaglie
,
col
volto
contratto
e
gli
occhi
chiusi
,
altera
,
indurita
nello
spasimo
di
quell
'
attesa
.
Aspettò
che
egli
le
si
accostasse
e
gli
toccò
appena
la
mano
con
la
sua
,
gelida
,
guardandolo
ora
con
quegli
occhi
stanchi
,
velati
di
cordoglio
,
quasi
a
metà
nascosti
dalle
palpebre
,
uno
più
,
l
'
altro
meno
.
-
Siedi
,
-
disse
,
con
gli
occhi
bassi
,
quasi
intimidito
,
il
fratello
,
indicando
il
divano
e
le
poltrone
nella
parete
a
sinistra
.
Seduti
,
stettero
un
lungo
pezzo
entrambi
senza
poter
parlare
,
in
un
silenzio
che
fremeva
d
'
intensa
,
violenta
commozione
.
Don
Ippolito
chiuse
gli
occhi
.
La
sorella
,
dopo
aver
soffocato
parecchie
volte
con
sforzo
un
singhiozzo
che
le
faceva
impeto
alla
gola
,
disse
alla
fine
,
con
voce
rauca
:
-
Roberto
è
qui
.
Don
Ippolito
si
scosse
;
riaprì
gli
occhi
e
,
senza
volere
,
li
volse
in
giro
per
la
sala
,
come
se
-
smarrito
tra
gl
'
interni
ricordi
tumultuanti
-
avesse
temuto
un
'
imboscata
.
-
Non
qui
,
-
riprese
donna
Caterina
,
con
un
freddo
,
amaro
,
lievissimo
sorriso
,
-
nel
tuo
dominio
straniero
.
A
Girgenti
,
da
due
giorni
.
Don
Ippolito
,
aggrondato
,
chinò
più
volte
la
testa
per
significarle
che
sapeva
.
-
E
so
perché
è
venuto
,
-
aggiunse
con
voce
cupa
;
poi
levò
il
capo
e
guardò
la
sorella
con
penosissimo
sforzo
.
-
Che
potrei
...
-
Nulla
...
oh
!
nulla
,
-
s
'
affrettò
a
rispondergli
donna
Caterina
.
-
Voglio
che
tu
lo
combatta
con
tutte
le
tue
forze
.
Non
ci
mancherebbe
altro
,
che
anche
tu
lo
sostenessi
e
che
egli
andasse
su
anche
coi
vostri
voti
!
-
Sai
bene
...
-
si
provò
a
dirle
il
fratello
.
-
So
,
so
,
-
troncò
recisamente
con
un
gesto
della
mano
donna
Caterina
.
-
Ma
combatterlo
,
Ippolito
,
non
col
coltello
alla
mano
,
non
andando
a
scavar
le
fosse
,
come
le
jene
,
a
scoperchiare
certe
tombe
sacre
,
da
cui
i
morti
potrebbero
levarsi
e
farvi
morire
di
paura
.
-
Piano
,
piano
,
-
disse
don
Ippolito
tendendo
le
mani
che
gli
tremavano
,
non
tanto
per
protestare
,
quanto
per
placare
quell
'
ombra
tragica
della
sorella
così
agitata
.
-
Io
non
t
'
intendo
...
-
Mi
brucia
le
mani
,
-
disse
allora
donna
Caterina
,
gettando
sul
tavolinetto
innanzi
al
divano
una
copia
dell
'
Empedocle
tutta
brancicata
.
Don
Ippolito
prese
quel
foglio
,
lo
spiegò
e
cominciò
a
leggerlo
.
-
Con
codeste
sozze
armi
...
Contro
un
morto
...
-
mormorò
donna
Caterina
,
accompagnando
la
lettura
del
fratello
.
Ansava
,
seguendo
quella
lettura
e
osservando
sul
volto
di
lui
l
'
impressione
disgustosa
ch
'
egli
ne
riceveva
.
-
Roberto
-
riprese
,
-
è
andato
alla
redazione
di
codesto
giornale
.
Gli
si
è
fatto
innanzi
l
'
autore
dell
'
articolo
,
che
è
figlio
,
m
'
hanno
detto
,
d
'
un
tuo
...
schiavo
qui
,
il
Prèola
.
L
'
ha
preso
e
scagliato
contro
una
porta
.
Glielo
hanno
strappato
dalle
mani
...
Ora
costui
,
armato
di
coltello
(
e
l
'
ha
cavato
fuori
!
)
minaccia
d
'
uccidere
;
e
questa
mattina
stessa
è
stato
visto
in
agguato
presso
la
mia
casa
.
Ma
io
non
temo
di
lui
;
temo
che
Roberto
si
comprometta
di
nuovo
e
torni
a
insozzarsi
le
mani
...
Così
volete
combatterlo
?
Don
Ippolito
che
,
seguitando
a
leggere
,
aveva
ascoltato
con
animo
sospeso
il
racconto
,
a
quest
'
ultima
domanda
si
scosse
,
indignato
,
come
se
la
sorella
lo
avesse
percosso
sul
viso
,
accomunandolo
con
quell
'
abietto
che
aveva
scritto
l
'
articolo
.
Si
levò
in
piedi
,
alteramente
;
ma
si
frenò
subito
,
e
andò
a
premere
un
campanello
.
A
Liborio
,
che
subito
si
presentò
su
la
soglia
:
-
Il
Prèola
!
-
ordinò
.
Poco
dopo
il
vecchio
segretario
entrò
curvo
,
ossequioso
,
anzi
strisciante
,
quasi
cacciato
lì
dentro
a
frustate
.
Vestiva
un
'
ampia
e
greve
napoleona
.
Dal
colletto
basso
,
troppo
largo
,
la
grossa
testa
calva
,
inteschiata
,
sbarbata
,
gli
usciva
come
quella
d
'
un
vitello
scorticato
.
-
Eccellenza
...
eccellenza
...
-
Manda
subito
a
chiamare
tuo
figlio
a
Girgenti
,
-
comandò
il
principe
.
-
Che
venga
subito
qua
!
Debbo
parlargli
.
-
Eccellenza
,
mi
conceda
,
-
s
'
arrischiò
a
dire
il
Prèola
,
storcendosi
e
curvandosi
vieppiù
,
con
una
mano
sul
petto
,
mentre
la
trama
delle
vene
gli
si
gonfiava
sul
cranio
paonazzo
,
-
mi
conceda
che
all
'
eccellentissima
sua
signora
sorella
io
,
umilmente
...
-
Basta
,
basta
,
basta
!
-
gridò
seccamente
il
principe
.
-
So
io
quel
che
debbo
dire
a
tuo
figlio
.
Anzi
,
ascolta
!
Mi
fa
troppo
schifo
,
e
non
voglio
né
vederlo
,
né
parlargli
.
Gli
dirai
tu
che
se
si
arrischia
ancora
a
mostrare
la
sua
laida
grinta
per
le
vie
di
Girgenti
,
tu
sei
messo
alla
strada
:
ti
caccio
via
su
due
piedi
!
Inteso
?
Il
Prèola
cavò
un
fazzoletto
dalla
tasca
posteriore
della
napoleona
e
approvò
,
approvò
più
volte
,
asciugandosi
il
cranio
;
poi
si
portò
il
fazzoletto
agli
occhi
e
si
scosse
tutto
per
un
impeto
di
singhiozzi
:
-
Sforcato
...
sforcato
...
-
gemette
.
-
Mi
disonora
,
eccellenza
...
Lo
manderò
via
,
a
Tunisi
...
Ho
già
fatto
le
pratiche
...
Intanto
subito
,
lo
faccio
venire
qua
.
Mi
perdoni
,
mi
compatisca
,
eccellenza
.
E
uscì
,
rinculando
,
ossequiando
,
col
fazzoletto
su
la
bocca
.
Donna
Caterina
si
alzò
.
Con
questo
,
-
le
disse
don
Ippolito
,
-
non
intendo
affatto
di
derogare
a
me
stesso
,
alla
lotta
per
i
miei
principii
,
contro
tuo
figlio
.
Donna
Caterina
alzò
gli
occhi
a
un
grande
ritratto
a
olio
di
Francesco
II
,
a
un
altro
del
Re
Bomba
,
che
troneggiavano
nel
magnifico
salone
,
da
una
parete
:
chinò
il
capo
e
disse
:
-
Sta
bene
.
Non
desidero
altro
.
E
si
mosse
per
uscire
.
-
Caterina
!
-
chiamò
don
Ippolito
,
quand
'
ella
era
già
presso
l
'
uscio
.
-
Te
ne
vai
così
?
Forse
non
ci
rivedremo
mai
più
...
Tu
sei
venuta
qua
...
-
Come
dall
'
altro
mondo
...
-
diss
'
ella
,
crollando
il
capo
.
-
E
non
t
'
avrei
riconosciuta
,
-
soggiunse
il
fratello
.
-
Perché
...
attendi
un
po
'
qua
:
ti
farò
vedere
come
io
ti
ricordavo
,
Caterina
.
Corse
a
prendere
dallo
scrigno
nella
camera
da
letto
il
medaglioncino
in
miniatura
,
e
glielo
mostrò
:
-
Guarda
...
Ti
ricordi
?
Donna
Caterina
provò
dapprima
come
un
urto
violento
alla
vista
della
sua
immagine
giovanile
,
e
ritrasse
il
capo
;
poi
prese
dalle
mani
di
lui
il
medaglioncino
,
si
appressò
al
balcone
e
si
mise
a
contemplarlo
.
Da
un
pezzo
quegli
occhi
quasi
spenti
non
avevano
più
lacrime
,
e
l
'
ebbero
.
Pianse
silenziosamente
anche
lui
,
il
fratello
.
-
Lo
vuoi
?
-
le
disse
infine
.
Ella
negò
col
capo
,
asciugandosi
gli
occhi
col
fazzoletto
listato
di
nero
,
e
gli
porse
in
fretta
il
medaglioncino
.
-
Morta
,
-
disse
.
-
Addio
.
Don
Ippolito
l
'
accompagnò
a
piè
della
villa
;
l
'
ajutò
a
montare
in
vettura
;
le
baciò
lungamente
la
mano
;
poi
la
seguì
con
gli
occhi
,
finché
la
vettura
non
svoltò
dal
breve
viale
a
manca
per
uscire
dal
cancello
.
Là
uno
della
compagnia
,
in
divisa
borbonica
,
pensò
bene
d
'
impostarsi
militarmente
per
presentar
le
armi
.
Don
Ippolito
se
n
'
accorse
e
si
scrollò
rabbiosamente
.
-
Codeste
pagliacciate
!
-
muggì
fulminando
con
gli
occhi
capitan
Sciaralla
,
che
si
trovava
presso
il
vestibolo
.
Risalì
alla
villa
,
si
chiuse
in
camera
,
e
di
lì
mandò
a
far
le
scuse
a
don
Illuminato
,
se
per
quel
giorno
non
lo
tratteneva
a
desinare
con
lui
.
Monsignor
Montoro
arrivò
alle
quattro
del
pomeriggio
con
la
sua
vettura
silenziosa
,
tirata
da
un
pajo
di
vispi
muletti
accappucciati
.
Lo
accompagnava
Vincente
De
Vincentis
,
l
'
arabista
,
che
aveva
lasciato
quel
giorno
la
biblioteca
di
Itria
per
il
vicino
palazzo
vescovile
e
s
'
era
sfogato
a
parlare
per
tutti
i
giorni
e
i
mesi
,
in
cui
,
quasi
avesse
lasciato
la
lingua
per
segnalibro
tra
un
foglio
e
l
'
altro
di
quei
benedetti
codici
arabi
,
restava
muto
come
un
pesce
.
Aveva
parlato
anche
in
vettura
,
durante
il
tragitto
,
con
certi
scatti
e
schizzi
e
sbruffi
che
gli
scotevano
tutto
il
corpicciuolo
ossuto
,
sparuto
,
convulso
.
Gli
occhi
duri
,
dietro
le
lenti
fortissime
da
miope
,
nel
volto
scavato
,
sanguigno
,
avevano
la
fissità
della
pazzia
.
Parecchie
volte
il
vescovo
con
le
mani
molli
feminee
e
la
voce
melata
,
dalle
inflessioni
misurate
e
quasi
soffuse
di
pura
autorità
protettrice
,
gli
aveva
consigliato
calma
,
calma
;
gli
consigliò
adesso
,
piano
,
prudenza
,
prudenza
,
oltrepassando
il
cancello
della
villa
tra
il
riverente
ossequio
degli
uomini
di
guardia
;
e
,
di
nuovo
,
col
gesto
,
prudenza
,
prima
di
smontare
dalla
vettura
.
I
due
ospiti
furono
subito
introdotti
da
Liborio
nel
salone
;
ma
confidenzialmente
il
vescovo
si
permise
d
'
uscire
sul
terrazzo
marmoreo
aggettato
su
le
colonne
del
vestibolo
esterno
,
per
godere
del
grandioso
spettacolo
della
campagna
e
del
mare
.
Si
delineava
tutta
di
lassù
la
lontana
riviera
su
l
'
aspro
azzurro
del
mare
sconfinato
,
da
Punta
Bianca
,
a
levante
,
che
pareva
uno
sprone
d
'
argento
,
via
via
,
con
insenature
e
lunate
più
o
meno
lievi
fino
a
Monte
Rossello
a
ponente
,
di
cui
soltanto
nella
notte
si
vedeva
il
faro
sanguigno
.
Solo
per
breve
tratto
,
quasi
nel
mezzo
della
dolce
amplissima
curva
,
la
riviera
era
interrotta
dalla
foce
dell
'
Hypsas
.
Don
Ippolito
sopravvenne
poco
dopo
,
premuroso
,
non
ancor
ben
rimesso
dal
grave
turbamento
che
la
visita
della
sorella
gli
aveva
cagionato
.
-
Ho
condotto
con
me
il
nostro
De
Vincentis
,
-
disse
subito
monsignor
Montoro
,
-
perché
vorrebbe
vedere
non
so
che
cosa
nel
vostro
Museo
,
caro
principe
.
Lo
farete
accompagnare
,
e
noi
resteremo
qua
,
su
questo
pergamo
di
delizia
:
non
saprei
staccarmene
.
Ma
prima
il
De
Vincentis
vorrebbe
rivolgervi
una
preghiera
.
-
Sì
,
-
scattò
questi
,
come
se
avesse
ricevuto
una
scossa
elettrica
.
-
Volevo
venire
da
solo
,
questa
mattina
stessa
.
Monsignore
,
invece
,
no
,
dice
,
meglio
che
vieni
con
me
.
È
una
cosa
molto
seria
,
molto
seria
...
-
Sentiamo
,
-
disse
il
principe
,
invitandolo
col
gesto
a
rimettersi
a
sedere
sulla
seggiola
di
giunco
del
terrazzo
.
Il
De
Vincentis
si
curvò
goffamente
per
vedere
dove
fosse
la
seggiola
;
poi
,
sedendo
e
afferrando
i
bracciuoli
con
le
piccole
mani
secche
e
adunche
,
proruppe
:
-
Don
Ippolito
,
rovinati
!
rovinati
!
-
Ma
no
...
ma
no
...
-
si
provò
a
correggere
Monsignore
,
protendendo
la
mano
gravata
dall
'
anello
vescovile
.
-
Rovinati
,
Monsignore
,
mi
lasci
dire
!
-
ribatté
il
De
Vincentis
;
e
le
cave
gote
sanguigne
gli
diventarono
livide
.
-
E
causa
della
rovina
è
mio
fratello
Niní
!
È
andato
lui
dal
...
dal
...
Ancora
una
volta
le
mani
del
vescovo
si
protesero
;
il
De
Vincentis
le
intravide
a
tempo
e
si
poté
tenere
.
Ma
già
il
principe
aveva
compreso
.
-
Dal
Salvo
,
-
disse
pacatamente
.
-
So
che
gli
avete
ceduto
...
-
Ninì
!
Ninì
!
-
squittì
il
De
Vincentis
.
-
Primosole
...
Ninì
!
Lui
gliel
'
ha
ceduto
...
Non
so
nulla
io
;
nulla
di
nulla
;
al
bujo
,
cieco
...
E
lui
più
cieco
di
me
,
stupido
,
pazzo
,
innamorato
...
Come
dice
?
Transeat
per
Primosole
...
Sì
!
Ci
ho
fatto
la
croce
...
benché
...
benché
il
podere
solo
,
sa
,
è
stato
pagato
,
e
in
un
modo
che
fa
ridere
...
-
Ma
no
,
perché
?
-
interruppe
di
nuovo
,
serio
,
Monsignore
.
-
Piangere
,
allora
!
-
rimbeccò
il
De
Vincentis
,
che
aveva
già
perduto
le
staffe
.
-
Va
bene
?
Ottantacinquemila
lire
,
e
la
villa
in
groppa
!
La
villa
di
mia
madre
,
là
...
E
con
la
mano
accennò
verso
levante
,
oltre
il
greppo
dello
Sperone
,
al
colle
più
alto
,
detto
di
Torre
che
parla
,
dall
'
aspetto
d
'
un
leone
posato
,
a
cui
faceva
da
giubba
un
folto
bosco
di
ulivi
.
-
Quarantaduemila
,
-
riprese
,
-
erano
di
cambiali
scadute
:
il
resto
,
sfumato
,
volato
via
in
meno
di
due
anni
?
Dove
?
ora
sento
che
si
tratta
di
cedere
al
Salvo
anche
le
terre
di
Milione
.
E
che
ci
resta
?
I
debiti
col
Salvo
...
gli
altri
debiti
...
Lo
so
,
ho
saputo
...
Lei
sposerà
,
dice
,
la
sorella
...
donna
Adelaide
...
-
E
che
c
'
entra
?
-
domandò
,
stordito
,
dolente
,
il
principe
,
guardando
monsignor
Montoro
.
-
Mi
congratulo
,
badi
,
mi
congratulo
...
-
soggiunse
subito
il
De
Vincentis
,
rosso
come
un
gambero
.
-
Noi
però
siamo
rovinati
!
E
si
alzò
per
non
far
vedere
le
lagrime
sotto
le
lenti
cerchiate
d
'
oro
.
Don
Ippolito
guardò
di
nuovo
il
vescovo
.
senza
comprendere
.
-
Vi
dirò
,
-
disse
questi
con
tono
grave
,
di
risentimento
per
la
disubbidienza
del
giovine
e
calò
su
gli
occhi
chiari
,
pallidi
,
globulenti
,
le
palpebre
esilissime
come
veli
di
cipolla
.
-
Vi
dirò
.
So
che
Flaminio
Salvo
ha
già
fatto
donazione
alla
sorella
delle
terre
di
Primosole
e
che
è
disposto
a
farle
donazione
,
quando
sarà
,
anche
di
quelle
del
feudo
di
Milione
.
Ma
sono
addolorato
del
modo
con
cui
il
nostro
Vincente
si
è
espresso
,
perché
...
perché
non
è
il
modo
,
codesto
,
di
parlare
di
persone
onorandissime
,
da
cui
forse
,
senza
saperlo
,
abbiamo
ricevuto
qualche
beneficio
.
Il
De
Vincentis
,
che
stava
con
le
spalle
voltate
ad
asciugarsi
gli
occhi
,
si
voltò
a
queste
ultime
parole
del
vescovo
.
-
Beneficio
?
-
Sì
,
figliuolo
.
Tu
non
puoi
comprenderlo
perché
disgraziatamente
non
ti
sei
dato
mai
cura
de
'
tuoi
affari
.
Vedi
ora
il
dissesto
e
senti
il
bisogno
d
'
incolparne
qualcuno
,
a
torto
;
invece
di
portarvi
rimedio
.
Non
eri
venuto
qua
per
questo
?
Il
De
Vincentis
,
che
non
poteva
ancora
parlare
dalla
commozione
,
chinò
più
volte
il
capo
.
-
È
meglio
-
riprese
Monsignore
,
-
che
tu
vada
giù
;
col
vostro
permesso
,
principe
.
Esporrò
io
il
tuo
desiderio
.
Don
Ippolito
si
alzò
e
invitò
il
De
Vincentis
a
seguirlo
;
poi
,
su
la
scala
,
lo
affidò
a
Liborio
,
cui
diede
la
chiave
del
Museo
,
e
ritornò
dal
vescovo
,
che
lo
accolse
con
un
sospiro
,
scotendo
le
mani
intrecciate
.
-
Due
sciagurati
,
lui
e
il
fratello
!
Flaminio
Salvo
,
vi
assicuro
,
principe
,
ha
usato
loro
un
trattamento
da
vero
amico
.
Senz
'
alcuna
...
non
diciamo
usura
per
carità
,
non
se
ne
parla
nemmeno
;
senz
'
alcun
interesse
ha
prestato
loro
dapprima
somme
rilevantissime
;
ha
avuto
poi
offerta
da
loro
stessi
una
terra
,
di
cui
egli
,
banchiere
,
dedito
ai
commercii
,
capirete
,
non
sa
che
farsi
:
un
altro
creditore
avrebbe
mandato
al
pubblico
incanto
la
terra
,
per
riavere
il
suo
danaro
.
Egli
invece
ha
fatto
all
'
amichevole
e
ha
continuato
a
tenere
aperta
la
cassa
ai
due
fratelli
che
spendono
,
spendono
...
non
so
come
,
in
che
cosa
...
senza
vizii
,
poverini
,
bisogna
dirlo
,
ottimi
,
ottimi
giovani
,
ma
di
poco
cervello
.
Il
fatto
è
che
navigano
proprio
in
cattive
acque
.
-
Vorrebbero
ajuto
da
me
?
-
domandò
don
Ippolito
,
con
un
tono
che
lasciava
intendere
che
sarebbe
stato
dispostissimo
a
darlo
.
-
No
,
no
,
-
rispose
afflitto
Monsignore
.
-
Una
preghiera
che
,
stimo
,
non
potrà
avere
alcun
effetto
.
Il
De
Vincentis
crede
che
Ninì
,
suo
fratello
minore
,
sia
innamorato
della
figlia
di
Flaminio
Salvo
,
e
...
-
E
...
?
-
fece
il
principe
.
Ma
aveva
già
compreso
;
e
il
dialogo
terminò
sicilianamente
in
uno
scambio
di
gesti
espressivi
.
Don
Ippolito
si
pose
le
mani
sul
petto
e
domandò
con
gli
occhi
:
«
Dovrei
farne
io
la
richiesta
al
Salvo
?
»
.
Monsignore
assentì
malinconicamente
col
capo
;
col
capo
dapprima
negò
l
'
altro
,
poi
alzò
le
spalle
e
una
mano
a
un
gesto
vago
,
per
significare
:
«
Non
lo
faccio
;
ma
quand
'
anche
lo
facessi
?...»
.
Monsignore
sospirò
,
e
basta
.
Stettero
un
pezzo
in
silenzio
entrambi
.
Don
Ippolito
,
già
da
parecchi
anni
,
avvertiva
confusamente
che
quel
monsignor
Montoro
gli
era
non
tanto
davanti
agli
occhi
,
quanto
nello
spirito
,
un
grave
ingombro
,
quasi
che
col
peso
inerte
di
quelle
sue
carni
rosee
troppo
curate
si
adagiasse
a
impedire
che
tante
cose
attorno
a
lui
e
per
mezzo
di
lui
si
movessero
.
Quali
,
in
verità
,
non
avrebbe
saputo
dire
;
ma
certo
,
con
quella
figura
lì
,
con
quella
mollezza
rosea
inerte
ingombrante
,
molte
e
molte
colui
doveva
trascurarne
,
che
forse
un
altro
,
al
posto
suo
,
più
àlacre
e
men
femineo
,
avrebbe
mosse
,
anzi
scosse
e
avviate
.
Dal
canto
suo
,
Monsignore
avvertiva
,
che
tra
lui
e
il
principe
c
'
era
un
sentimento
non
ben
definibile
,
che
spesso
da
una
parte
e
dall
'
altra
s
'
arricciava
,
si
ritraeva
,
lasciando
tra
loro
un
vuoto
impiccioso
,
dal
quale
venisse
dentro
a
ciascuno
de
'
due
una
certa
lieve
acredine
rodente
.
Forse
questo
vuoto
era
fatto
da
un
argomento
,
che
Monsignore
sapeva
di
non
poter
toccare
,
e
che
pure
era
tanta
parte
della
vita
del
principe
:
cioè
,
i
suoi
studii
archeologici
,
il
suo
culto
per
le
antiche
memorie
.
Non
poteva
toccarlo
,
quest
'
argomento
,
per
timore
che
fosse
pretesto
a
don
Ippolito
di
riparlargli
d
'
una
cosa
,
di
cui
egli
,
uomo
di
mondo
e
senza
ubbìe
d
'
alcuna
sorta
,
non
voleva
sapere
.
Più
volte
il
principe
aveva
cercato
d
'
indurlo
a
consacrare
almeno
una
piccola
parte
della
sua
cospicua
mensa
vescovile
al
restauro
dell
'
antico
Duomo
,
insigne
monumento
d
'
arte
normanna
,
deturpato
nel
Settecento
da
orribili
sostruzioni
di
stucco
e
volgarissime
dorature
.
Egli
s
'
era
rifiutato
,
dicendogli
che
,
se
mai
fosse
riuscito
a
metter
da
parte
qualche
risparmio
,
lo
avrebbe
piuttosto
destinato
a
costituire
una
rendita
,
per
cui
al
convento
di
Sant
'
Alfonso
,
lì
presso
la
cattedrale
,
potessero
ritornare
i
Padri
Liguorini
cacciati
dopo
il
1860
.
A
don
Ippolito
non
importava
nulla
dei
miglioramenti
arrecati
alla
sua
città
natale
dalle
nuove
amministrazioni
succedute
alle
decurie
e
agli
intendenti
del
suo
tempo
.
Per
quanto
non
si
desse
requie
nella
lotta
e
mostrasse
animo
risoluto
a
raggiungerne
il
fine
,
non
aveva
più
fiducia
,
in
fondo
,
di
potere
un
giorno
rivedere
la
città
,
da
cui
s
'
era
esiliato
.
La
vedeva
col
pensiero
,
com
'
era
prima
di
quell
'
anno
fatale
,
ancora
coi
burgi
e
gli
stazzoni
,
cioè
coi
pagliaj
e
le
fornaci
nella
piazza
paludosa
fuori
Porta
di
Ponte
;
ancora
coi
tre
crocioni
del
Calvario
sul
declivio
del
colle
,
da
cui
ogni
anno
,
il
venerdì
santo
,
si
faceva
la
predica
a
tutto
il
popolo
lì
adunato
,
e
ancora
con
l
'
antico
giardinetto
che
un
suo
amico
devoto
,
il
colonnello
Flores
,
comandante
la
guarnigione
borbonica
,
per
ingraziarsi
gli
animi
dei
cittadini
,
vi
aveva
fatto
costruire
dieci
anni
prima
della
rivoluzione
.
Sapeva
che
quel
giardinetto
era
stato
abbattuto
per
ingrandire
il
piano
dalla
parte
che
guarda
il
mare
;
e
sapeva
che
su
la
vasta
piazza
sorge
adesso
un
gran
palazzo
,
destinato
agli
ufficii
della
Provincia
e
sede
della
Prefettura
.
Ma
anche
questa
era
per
lui
un
'
usurpazione
indegna
,
perché
la
prima
pietra
di
quel
palazzo
era
stata
posta
nel
1858
da
un
munifico
vescovo
,
che
voleva
farne
un
grande
ospizio
per
i
poveri
,
onde
ancora
i
vecchi
lo
chiamavano
il
Palazzo
della
Beneficenza
.
Gli
sarebbe
piaciuto
che
il
Duomo
fosse
restaurato
da
monsignor
Montoro
,
perché
le
chiese
...
eh
,
quelle
non
erano
edifizii
che
la
nuova
gente
potesse
aver
piacere
d
'
abbellire
;
ed
eran
la
sola
cosa
,
di
cui
egli
sentisse
profondo
il
rimpianto
.
Gli
arrivavano
lì
,
nel
suo
esilio
,
le
voci
delle
campane
delle
chiese
più
vicine
.
Egli
le
riconosceva
tutte
,
e
diceva
:
-
Ecco
,
ora
suona
la
Badìa
Grande
...
ora
suona
San
Pietro
...
ora
suona
San
Francesco
...
Arrivò
,
anche
quella
sera
,
a
rompere
il
lungo
silenzio
,
in
cui
egli
e
il
vescovo
lì
sul
terrazzo
eran
caduti
,
il
suono
dell
'
avemaria
dalla
chiesetta
di
San
Pietro
.
Il
cielo
,
poc
'
anzi
d
'
un
turchino
intenso
,
s
'
era
tutto
soffuso
di
viola
;
e
sotto
,
nella
campagna
già
raccolta
nella
prima
ombra
,
spiccava
tra
i
mandorli
spogli
una
fila
di
alti
cipressi
notturni
,
come
un
vigile
drappello
a
guardia
del
vicino
tempio
della
Concordia
,
maestoso
,
sul
ciglione
.
Monsignor
Montoro
si
tolse
lo
zucchetto
,
si
curvò
un
poco
,
chiudendo
gli
occhi
;
il
principe
si
segnò
,
e
tutti
e
due
recitarono
mentalmente
la
preghiera
.
-
Avete
sentito
di
questi
scandali
,
-
disse
poi
il
vescovo
gravemente
,
-
che
turberanno
certo
la
nostra
tranquilla
diocesi
?
Don
Ippolito
chinò
più
volte
il
capo
,
con
gli
occhi
socchiusi
.
-
È
stata
qui
mia
sorella
.
-
Qui
?
-
domandò
con
vivo
stupore
il
vescovo
.
Don
Ippolito
allora
gli
parlò
brevemente
della
visita
e
della
violenta
scossa
ch
'
egli
ne
aveva
avuto
.
-
Oh
comprendo
!
comprendo
!
-
esclamò
Monsignore
,
scotendo
le
bianche
mani
intrecciate
e
socchiudendo
gli
occhi
anche
lui
.
-
Come
ridotta
...
-
sospirò
don
Ippolito
profondamente
.
Per
cangiar
tono
al
discorso
,
monsignor
Montoro
,
dopo
aver
tirato
dentro
aria
e
aria
,
sbuffò
:
-
E
intanto
il
nostro
paladino
vuol
montare
a
ogni
costo
in
arcione
;
e
sarà
un
nuovo
scandalo
,
che
avrei
voluto
almeno
evitare
...
-
Capolino
?
-
domandò
,
accigliandosi
,
don
Ippolito
.
-
Battersi
?
-
Ma
sì
!
Aggredito
...
-
Lui
?
Il
Prèola
!
-
Lui
,
anche
lui
!
Non
sapete
tutto
,
dunque
?
Il
nostro
Capolino
fu
aggredito
la
mattina
da
un
tal
Verònica
,
che
si
trovava
insieme
con
l
'
Agrò
,
che
tanto
m
'
addolora
...
-
Non
me
lo
disse
,
-
mormorò
quasi
tra
sé
don
Ippolito
.
-
Perché
pare
,
-
spiegò
Monsignore
,
-
almeno
a
quel
che
si
dice
in
paese
,
pare
che
l
'
Auriti
non
sapesse
della
rissa
della
mattina
.
Basta
.
Bisognerà
chiudere
un
occhio
,
perché
lo
sfregio
,
eh
,
lo
sfregio
è
stato
molto
grave
:
gli
hanno
strappato
il
giornale
in
faccia
,
su
la
pubblica
via
...
Sapete
che
il
nostro
Capolino
è
focoso
,
cavaliere
compito
...
Non
è
stato
possibile
ridurlo
a
ragione
,
all
'
osservanza
del
precetto
cristiano
...
Ha
già
mandato
il
cartello
di
sfida
...
-
So
che
tira
bene
di
spada
,
-
disse
don
Ippolito
,
cupo
e
fiero
.
-
In
fin
dei
conti
,
non
sarà
male
dare
una
lezione
a
uno
di
costoro
per
abbassare
a
tutti
la
cresta
.
Per
me
,
Monsignore
,
l
'
ho
dichiarato
alla
stessa
mia
sorella
,
lotta
senza
quartiere
!
-
Ma
sì
!
la
vittoria
,
la
vittoria
sarà
nostra
senza
dubbio
,
-
concluse
il
vescovo
.
Seguì
un
altro
silenzio
;
poi
Monsignore
domandò
,
riscotendosi
:
-
Landino
?
-
come
se
per
caso
gli
fosse
venuto
di
far
quella
domanda
,
ch
'
era
in
fondo
la
vera
ragione
della
sua
visita
.
Aveva
combinato
lui
quelle
prossime
nozze
di
Adelaide
Salvo
con
don
Ippolito
;
aveva
lasciato
intendere
a
questo
che
solo
per
un
riguardo
a
lui
Flaminio
Salvo
consentiva
che
la
sorella
contraesse
quel
matrimonio
illegittimo
,
almeno
a
giudizio
della
società
civile
;
ma
voleva
-
ed
era
giusto
-
che
il
figlio
del
primo
letto
riconoscesse
la
seconda
madre
,
e
fosse
presente
alla
celebrazione
religiosa
:
trattando
con
gentiluomini
di
quella
sorte
,
questo
solo
atto
di
presenza
gli
sarebbe
bastato
.
Don
Ippolito
s
'
infoscò
.
Dopo
una
lunga
lotta
con
se
stesso
,
aveva
scritto
al
figlio
che
gli
era
cresciuto
sempre
lontano
;
prima
a
Palermo
nella
casa
dei
Montalto
,
poi
a
Roma
,
e
col
quale
perciò
non
aveva
alcuna
confidenza
.
Lo
sapeva
d
'
idee
e
di
sentimenti
al
tutto
opposti
ai
suoi
,
quantunque
non
fosse
mai
venuto
con
lui
ad
alcuna
discussione
.
Era
molto
malcontento
del
modo
con
cui
gli
aveva
comunicato
la
decisione
di
contrarre
queste
seconde
nozze
e
del
modo
con
cui
gli
aveva
espresso
il
desiderio
di
averlo
a
Colimbètra
per
l
'
avvenimento
.
Troppe
ragioni
in
iscusa
:
la
solitudine
,
l
'
età
,
il
bisogno
di
cure
affettuose
...
Gli
pareva
d
'
essersi
avvilito
agli
occhi
del
figlio
.
Il
disgusto
però
e
l
'
avvilimento
non
erano
soltanto
per
effetto
d
'
una
lettera
mal
riuscita
:
provenivano
da
una
causa
più
intima
e
profonda
nel
cuore
di
lui
.
Senza
troppo
volerlo
da
principio
,
s
'
era
lasciato
persuadere
a
ridurre
a
effetto
un
disegno
stimato
su
le
prime
inattuabile
;
superato
l
'
ostacolo
della
sua
grave
pretesa
,
trovata
la
sposa
,
stabilite
le
nozze
,
d
'
un
tratto
s
'
era
veduto
stretto
da
un
impegno
non
ben
ponderato
avanti
,
e
non
aveva
potuto
più
tirarsi
indietro
per
nessuna
ragione
.
La
famiglia
Salvo
,
se
non
aveva
titoli
nobiliari
,
era
pur
d
'
antico
sangue
,
conveniente
l
'
età
della
sposa
;
nulla
in
fondo
da
ridire
su
l
'
immagine
che
gli
avevano
mostrata
di
donna
Adelaide
in
una
fotografia
;
e
poi
la
soddisfazione
per
la
deferenza
ai
suoi
principii
politici
e
religiosi
...
Sì
,
sì
;
ma
la
memoria
venerata
di
donna
Teresa
Montalto
?
e
l
'
avvilimento
per
la
coscienza
della
propria
debolezza
?
Non
aveva
saputo
resistere
allo
sgomento
che
gl
'
incuteva
segretamente
,
da
qualche
tempo
in
qua
,
la
solitudine
,
la
sera
,
quando
si
chiudeva
in
camera
e
,
guardandosi
le
mani
,
si
dava
a
pensare
che
...
sì
,
la
morte
è
sempre
accanto
a
tutti
,
bimbi
,
giovani
,
vecchi
,
invisibile
,
pronta
a
ghermire
da
un
momento
all
'
altro
;
ma
allorché
man
mano
si
fa
sempre
più
prossimo
il
limite
segnato
alla
vita
umana
e
già
per
tanti
anni
e
tanto
cammino
si
è
sfuggiti
comunque
all
'
assalto
di
questa
compagna
invisibile
,
scema
da
un
canto
,
grado
grado
,
l
'
illusione
d
'
un
probabile
scampo
,
e
cresce
dall
'
altro
e
s
'
impone
il
sentimento
gelido
e
oscuro
della
tremenda
necessità
di
incontrarla
,
di
trovarsi
a
un
tratto
a
tu
per
tu
con
essa
in
quella
strettura
del
tempo
che
avanza
.
E
sentiva
mancarsi
il
respiro
;
si
sentiva
stringer
la
gola
da
un
'
angoscia
inesprimibile
.
Le
sue
mani
gli
facevano
orrore
.
Soltanto
le
mani
in
lui
,
per
ora
,
erano
da
vecchio
:
ingrossate
le
nocche
,
la
pelle
aggrinzita
.
Sì
,
le
sue
mani
avevano
cominciato
a
morire
.
Gli
si
intorpidivano
spesso
.
E
non
poteva
più
,
la
notte
,
stando
a
giacer
supino
sul
letto
,
vedersele
congiunte
sul
ventre
.
Ma
quella
era
pure
la
sua
positura
naturale
:
doveva
distendersi
così
per
conciliare
il
sonno
.
Ebbene
,
no
:
si
vedeva
morto
,
con
quelle
mani
fredde
come
di
pietra
sul
ventre
;
e
subito
si
scomponeva
,
prendeva
un
'
altra
positura
,
e
smaniava
a
lungo
.
Per
questo
aveva
manifestato
il
desiderio
d
'
un
'
intima
compagnia
;
e
il
desiderio
,
ecco
,
si
attuava
;
ma
egli
ne
provava
in
segreto
stizza
e
avvilimento
.
Gli
pareva
che
questo
suo
desiderio
avesse
acquistato
su
lui
una
volontà
che
non
era
più
la
sua
.
Altri
infatti
lo
aveva
assunto
e
lo
guidava
e
trascinava
lui
,
che
non
poteva
più
opporsi
:
come
il
cavallo
,
che
aveva
dato
la
prima
spinta
a
una
vettura
in
discesa
,
ora
dalla
vettura
stessa
si
sentiva
premere
e
spingere
suo
malgrado
.
-
Nessuna
risposta
?
-
soggiunse
Monsignore
,
per
rompere
subito
il
fosco
silenzio
in
cui
il
principe
s
'
era
chiuso
.
-
Bene
,
bene
;
tanto
per
sapere
.
Risponderà
.
Intanto
...
ecco
:
abbiamo
parlato
con
Flaminio
circa
alla
presentazione
.
Si
può
fare
a
Valsanìa
,
è
vero
?
Donna
Adelaide
scenderà
a
visitar
la
nipote
e
la
povera
cognata
;
voi
,
di
qua
stesso
,
per
lo
stradone
,
senza
toccar
la
città
,
vi
recherete
a
visitare
il
fratello
e
i
vostri
ospiti
.
Va
bene
così
?
In
settimana
.
Sceglierete
voi
il
giorno
.
-
Subito
,
-
disse
il
principe
,
riavendosi
con
una
mossa
energica
.
-
Domani
.
-
Troppo
presto
...
-
osservò
sorridendo
Monsignore
.
-
Bisognerà
avvertire
...
dar
tempo
...
Doman
l
'
altro
poi
,
no
:
è
martedì
.
Le
donne
,
sapete
bene
,
badano
a
codeste
cose
.
Sarà
per
mercoledì
.
E
si
alzò
,
con
stento
e
con
riguardo
per
la
sua
molle
rosea
grassezza
donnescamente
curata
,
sospirando
:
-
Bene
eveniat
!
Quel
povero
figliuolo
...
-
soggiunse
poi
,
alludendo
al
De
Vincentis
.
-
Si
trovasse
modo
di
tranquillarlo
...
Ne
sarei
proprio
lieto
...
Mah
!
A
piè
della
scala
monsignor
Montoro
trattenne
il
principe
e
,
indicando
la
porta
del
Museo
ove
era
il
De
Vincentis
,
disse
piano
:
-
Non
vi
fate
vedere
.
Lo
saluterete
dal
terrazzo
.
Buona
sera
.
Il
principe
gli
baciò
la
mano
e
risalì
la
scala
.
Poco
dopo
dal
terrazzo
s
'
inchinò
al
vescovo
e
salutò
con
la
mano
il
De
Vincentis
che
si
scappellava
,
evidentemente
senza
scorgerlo
.
Rimase
lì
,
seduto
presso
la
balaustrata
a
guardar
nella
campagna
l
'
ombra
che
man
mano
s
'
incupiva
,
la
striscia
rossastra
del
crepuscolo
che
diveniva
livida
e
quasi
fumosa
sul
cerulo
mare
lontano
,
su
cui
,
laggiù
in
fondo
,
nereggiavano
gli
uliveti
di
Montelusa
,
a
destra
della
lucida
foce
dell
'
Hypsas
.
In
mezzo
al
cielo
cominciava
ad
accendersi
la
falce
della
luna
.
Don
Ippolito
guardò
i
Tempii
che
si
raccoglievano
austeri
e
solenni
nell
'
ombra
,
e
sentì
una
pena
indefinita
per
quei
superstiti
d
'
un
altro
mondo
e
d
'
un
'
altra
vita
.
Tra
tanti
insigni
monumenti
della
città
scomparsa
solo
ad
essi
era
toccato
in
sorte
di
veder
quegli
anni
lontani
:
vivi
essi
soli
già
,
tra
la
rovina
spaventevole
della
città
;
morti
ora
essi
soli
in
mezzo
a
tanta
vita
d
'
alberi
palpitanti
,
nel
silenzio
,
di
foglie
e
d
'
ali
.
Dal
prossimo
poggio
di
Tamburello
pareva
che
movesse
al
tempio
di
Hera
Lacinia
,
sospeso
lassù
,
quasi
a
precipizio
sul
burrone
dell
'
Akragas
,
una
lunga
e
folta
teoria
d
'
antichi
chiomati
olivi
;
e
uno
era
là
,
innanzi
a
tutti
,
curvo
sul
tronco
ginocchiuto
,
come
sopraffatto
dalla
maestà
imminente
delle
sacre
colonne
;
e
forse
pregava
pace
per
quei
clivi
abbandonati
,
pace
da
quei
Tempii
,
spettri
d
'
un
altro
mondo
e
di
ben
altra
vita
.
Sonò
a
un
tratto
,
nel
bujo
sopravvenuto
,
il
chiurlo
lontano
d
'
un
assiolo
,
come
un
singulto
.
Don
Ippolito
si
sentì
stringere
improvvisamente
la
gola
da
un
nodo
di
pianto
.
Guardò
le
stelle
che
già
sfavillavano
nel
cielo
,
e
gli
parve
che
al
loro
lucido
tremolìo
rispondesse
dalle
campagne
deserte
il
tremulo
canto
sonoro
dei
grilli
.
Poi
vide
oltre
il
burrone
del
fiume
,
a
levante
,
vacillare
il
lume
di
quattro
lanterne
cieche
su
per
l
'
aspro
greppo
dello
Sperone
.
Era
Sciaralla
,
che
si
arrampicava
coi
tre
compagni
per
montar
la
vana
guardia
alla
casermuccia
lassù
.
CAPITOLO
QUINTO
Appena
il
primo
albore
filtrò
lieve
attraverso
le
foglie
coriacee
del
caprifico
in
fondo
alla
vigna
,
Mauro
Mortara
,
che
vi
stava
sotto
,
con
le
spalle
appoggiate
al
tronco
,
aggrottò
le
ciglia
,
ritirò
le
braccia
e
stirò
la
schiena
rugliando
;
poi
s
'
allargò
tutto
in
un
lungo
sbadiglio
e
si
rilassò
richiudendo
gli
occhi
come
a
cercar
di
nuovo
il
tepido
bujo
del
sonno
;
ma
udì
un
gallo
cantare
da
un
'
aja
lontana
,
un
altro
da
più
lontano
rispondere
;
udì
un
frullo
d
'
ali
vicino
,
e
si
riscosse
.
I
tre
mastini
,
accucciati
sotto
l
'
albero
intorno
a
lui
,
lo
guardavano
con
occhi
umidi
,
intenti
,
salutandolo
amorosamente
con
la
coda
.
Ma
il
padrone
li
guatò
,
seccato
che
lo
avessero
veduto
dormire
;
poi
si
guatò
le
gambe
distese
aperte
,
rigide
,
su
la
terra
cretosa
della
vigna
;
si
scrollò
dalle
spalle
il
cappotto
d
'
albagio
;
si
stropicciò
gli
occhi
acquosi
col
dorso
delle
mani
,
cavò
in
fine
dalla
sacca
,
pendula
da
un
ramo
,
tre
tozzi
di
pan
secco
e
li
buttò
in
bocca
alle
bestie
;
si
tirò
su
su
in
piedi
e
,
appeso
il
cappotto
all
'
albero
,
lo
schioppo
alla
spalla
,
si
mosse
ancor
mezzo
trasognato
per
la
vigna
.
Non
gli
riusciva
più
vegliar
tutta
la
notte
:
guardingo
,
a
una
cert
'
ora
,
come
se
qualcuno
se
ne
potesse
accorgere
,
andava
a
rintanarsi
sotto
quel
caprifico
;
per
poco
,
diceva
a
se
stesso
;
ma
stentava
a
destarsi
di
giorno
in
giorno
vieppiù
.
Le
gambe
non
eran
più
quelle
d
'
una
volta
;
anche
la
forza
del
polso
non
era
più
quella
.
Ah
,
la
sua
bella
vigna
!
Forse
il
vino
di
quell
'
anno
lo
avrebbe
ancora
bevuto
;
ma
quello
dell
'
anno
venturo
?
Diede
una
spallata
,
come
per
dire
:
«
Oh
,
alla
fin
fine
...
»
,
e
tornò
a
sbadigliare
a
quella
prima
luce
del
giorno
che
pareva
provasse
pena
a
ridestare
la
terra
alle
fatiche
;
guardò
la
distesa
vasta
dei
campi
,
da
cui
tardava
a
diradarsi
l
'
ultimo
velo
d
'
ombra
della
notte
;
poi
si
voltò
a
guardare
il
mare
,
laggiù
,
d
'
un
turchino
fosco
,
vaporoso
,
di
tra
le
agavi
ispide
e
i
pingui
ceppi
glauchi
dei
fichidindia
,
che
sorgevano
e
si
storcevano
in
quella
scialba
caligine
.
La
luna
calante
,
sorta
tardi
nella
notte
,
era
rimasta
a
mezzo
cielo
,
sorpresa
dal
giorno
,
e
già
smoriva
nella
crudezza
della
prima
luce
.
Qua
e
là
nella
campagna
entro
quel
velo
lieve
di
nebbiolina
bianchiccia
fumigavano
i
fornelli
dove
si
bruciava
il
mallo
delle
mandorle
,
e
quel
fumichìo
nell
'
immobilità
dell
'
aria
,
saliva
dritto
al
cielo
.
Tuttavia
,
da
due
giorni
,
Mauro
Mortara
era
meno
aggrondato
.
Guardava
ancora
in
cagnesco
la
villa
;
ma
poi
,
pensando
che
Flaminio
Salvo
ogni
mattina
,
a
quell
'
ora
,
se
ne
partiva
in
carrozza
o
per
Girgenti
o
per
Porto
Empedocle
,
e
che
non
vi
ritornava
se
non
a
tarda
sera
,
tirava
un
respiro
di
sollievo
,
Come
se
la
vista
del
cascinone
gli
diventasse
più
lieve
,
sapendo
che
colui
non
c
'
era
.
Vi
rimanevano
,
sì
,
coi
servi
,
la
moglie
e
la
figliuola
;
ma
quella
,
una
povera
pazza
,
tranquilla
e
innocua
;
e
questa
...
-
pareva
impossibile
!
-
questa
,
quantunque
figlia
di
quel
«
malo
cristiano
»
,
non
era
cattiva
,
no
,
anzi
...
E
Mauro
,
senza
volerlo
,
volse
in
giro
uno
sguardo
per
vedere
se
donna
Dianella
fosse
già
per
la
vigna
.
In
pochi
giorni
,
da
che
era
a
Valsanìa
,
s
'
era
rimessa
quasi
del
tutto
;
si
levava
per
tempo
,
ogni
mattina
;
aspettava
che
il
padre
partisse
con
la
carrozza
,
e
veniva
a
raggiunger
lui
là
per
la
vigna
,
e
gli
domandava
tante
cose
della
campagna
:
degli
olivi
,
come
si
governano
;
dei
gelsi
,
che
a
marzo
colgono
sangue
di
nuovo
e
,
quando
sono
in
amore
,
per
gettare
,
son
molli
come
una
pasta
,
poi
si
fermava
sotto
l
'
ombrellone
del
pino
solitario
laggiù
dove
l
'
altipiano
strapiomba
sul
mare
,
per
assistere
alla
levata
del
sole
dalle
alture
della
Crocca
,
in
fondo
in
fondo
all
'
orizzonte
,
livide
prima
,
poi
man
mano
cerulee
,
aeree
e
quasi
fragili
.
Il
primo
a
indorarsi
al
sole
,
ogni
mattina
,
era
quel
pino
là
,
che
si
stagliava
maestoso
su
l
'
azzurro
aspro
e
denso
del
mare
,
su
l
'
azzurro
tenue
e
vano
del
cielo
.
In
pochi
giorni
Dianella
aveva
fatto
il
miracolo
:
l
'
orso
era
domato
.
L
'
aria
del
volto
,
la
nobiltà
gentile
e
pure
altera
del
portamento
,
la
dolcezza
mesta
dello
sguardo
e
del
sorriso
,
la
soavità
della
voce
avevano
fatto
il
miracolo
,
pianamente
,
naturalmente
,
andando
incontro
e
vincendo
la
ruvidezza
ombrosa
del
vecchio
selvaggio
.
Parlando
,
a
volte
,
ella
aveva
nella
voce
e
negli
sguardi
certe
improvvise
opacità
,
come
se
,
di
tratto
in
tratto
,
l
'
anima
le
si
partisse
dietro
qualche
parola
e
le
andasse
lontano
lontano
,
chi
sa
dove
;
smarrita
,
se
tardava
a
ritornarle
,
domandava
:
«
Che
dicevamo
?
»
e
sorrideva
,
perché
lei
stessa
non
sapeva
spiegarsi
ciò
che
le
era
avvenuto
.
Spesso
anche
,
a
ogni
minimo
tocco
rude
della
realtà
,
provava
quasi
un
improvviso
sgomento
,
o
,
piuttosto
,
l
'
impressione
di
un
'
ombra
fredda
che
le
si
serrasse
attorno
,
e
aggrottava
un
po
'
le
ciglia
.
Subito
però
cancellava
con
un
altro
dolce
sorriso
il
gesto
ombroso
involontario
,
sgranando
e
ilarando
gli
occhi
,
rinfrancata
.
«
Perché
mi
si
dovrebbe
far
male
?
»
pareva
dicesse
a
se
stessa
.
«
Non
vado
innanzi
alla
vita
,
fiduciosa
e
serena
?
»
La
fiducia
le
raggiava
da
ogni
atto
,
da
ogni
sguardo
,
e
avvinceva
.
Anche
quei
tre
mastini
feroci
del
Mortara
bisognava
vedere
che
festa
le
facevano
ogni
volta
!
Si
voltavano
anch
'
essi
,
or
l
'
uno
or
l
'
altro
,
a
guardare
verso
la
villa
,
come
se
l
'
aspettassero
.
E
Mauro
,
per
non
allontanarsi
troppo
,
s
'
indugiava
a
esaminare
ora
questo
ora
quel
tralcio
,
i
cui
grappoli
,
tesori
gelosamente
custoditi
,
aveva
già
mostrati
quasi
a
uno
a
Dianella
,
gongolando
accigliato
alle
lodi
ch
'
ella
gli
profondeva
tra
vivaci
esclamazioni
di
meraviglia
:
-
Uh
,
quanti
qua
!
-
Carica
,
eh
?
E
questo
tralcio
,
guardate
...
-
Un
albero
...
pare
un
albero
!
-
E
qua
,
qua
...
-
Oh
,
più
uva
che
pampini
!
E
può
sostenerla
tant
'
uva
,
questa
vite
?
-
Se
non
avrà
male
dal
tempo
...
-
Che
peccato
sarebbe
!
E
questa
?
-
domandava
,
vedendo
qualche
vite
atterrata
.
-
È
stato
il
vento
?
Ah
,
dev
'
essere
ancora
legata
...
Oppure
,
più
là
:
-
E
questi
?
Vitigni
selvaggi
?
Innesti
nuovi
,
ho
capito
.
Evviva
,
evviva
...
Ah
,
c
'
è
pure
compensi
nella
vita
!
E
nella
voce
pareva
avesse
la
gioja
dell
'
aria
pura
e
del
sole
,
quella
stessa
gioja
che
tremava
nella
gola
delle
allodole
.
Per
quel
giorno
Mauro
le
aveva
promesso
una
visita
al
«
camerone
»
del
Generale
:
al
«
santuario
della
libertà
»
.
Ma
i
cani
,
a
un
tratto
,
drizzarono
le
orecchie
;
poi
l
'
uno
dopo
l
'
altro
s
'
avventarono
senza
abbajare
verso
il
sentieruolo
sotto
la
vigna
,
sul
ciglio
del
burrone
.
-
Don
Ma
'
!
Don
Ma
'
!
-
chiamò
poco
dopo
,
di
lì
,
una
voce
affannata
.
Mauro
la
riconobbe
per
quella
di
Leonardo
Costa
,
l
'
amico
di
Porto
Empedocle
;
e
chiamò
a
sé
i
cani
.
-
Te
'
,
Scampirro
!
Te
'
,
Nèula
!
Qua
,
Turco
!
Ma
i
cani
avevano
riconosciuto
anch
'
essi
il
Costa
e
s
'
erano
fermati
al
limite
della
vigna
,
scodinzolandogli
dall
'
alto
.
Sopravvenne
Mauro
.
-
Il
principale
?
È
partito
?
-
gli
domandò
subito
Leonardo
Costa
,
trafelato
,
ansante
.
Era
un
omaccione
dalla
barba
e
dai
capelli
rossi
,
crespi
,
la
faccia
cotta
dal
sole
e
gli
occhi
bruciati
dalla
polvere
dello
zolfo
.
Portava
agli
orecchi
due
cerchietti
d
'
oro
;
in
capo
,
un
cappellaccio
bianco
tutto
impolverato
e
macchiato
di
sudore
.
Veniva
di
corsa
da
Porto
Empedocle
,
per
la
spiaggia
,
lungo
la
linea
ferroviaria
.
-
Non
so
,
-
gli
rispose
Mauro
,
fosco
.
-
Per
favore
,
date
una
voce
di
costà
,
che
aspetti
;
debbo
parlargli
di
cosa
grave
.
Mauro
scosse
il
capo
.
-
Correte
,
farete
a
tempo
...
Che
vi
è
avvenuto
?
Leonardo
Costa
,
riprendendo
la
corsa
,
gli
gridò
:
-
Guaj
!
guaj
grossi
alle
zolfare
!
-
Maledetto
lui
e
le
zolfare
!
-
brontolò
Mauro
tra
sé
.
Flaminio
Salvo
scendeva
la
scala
della
villa
per
montar
su
la
vettura
già
pronta
,
quando
Leonardo
Costa
sbucò
dal
sentieruolo
a
ponente
,
di
tra
gli
olivi
,
gridando
:
-
Ferma
!
Ferma
!
-
Chi
è
?
Cos
'
è
?
-
domandò
il
Salvo
,
con
un
soprassalto
.
-
Bacio
le
mani
a
Vossignoria
,
-
disse
il
Costa
,
togliendosi
il
cappellaccio
e
accostandosi
senza
più
fiato
e
tutto
grondante
di
sudore
.
-
Non
ne
posso
più
...
Volevo
venire
stanotte
...
ma
poi
...
-
Ma
poi
?
Che
cos
'
è
?
che
hai
?
-
lo
interruppe
,
brusco
,
il
Salvo
.
-
Ad
Aragona
,
a
Comitini
,
tutti
i
solfaraj
,
sciopero
!
-
annunziò
il
Costa
.
Flaminio
Salvo
lo
guardò
con
freddo
cipiglio
,
lisciandosi
le
lunghe
basette
grige
che
,
insieme
con
le
lenti
d
'
oro
,
gli
davano
una
certa
aria
diplomatica
,
e
disse
,
sprezzante
:
-
Questo
lo
sapevo
.
-
Sissignore
.
Ma
jersera
,
sul
tardi
,
-
riprese
il
Costa
,
-
è
arrivata
a
Porto
Empedocle
gente
da
Aragona
e
ha
raccontato
che
tutto
jeri
hanno
fatto
l
'
ira
di
Dio
nel
paese
...
-
I
solfaraj
?
-
Sissignore
:
picconieri
,
carusi
,
calcheronaj
,
carrettieri
,
pesatori
:
tutti
!
Hanno
finanche
rotto
il
filo
telegrafico
.
Dice
che
hanno
assaltato
la
casa
di
mio
figlio
,
e
che
Aurelio
ha
tenuto
testa
,
come
meglio
ha
potuto
...
Flaminio
Salvo
,
a
questo
punto
,
si
voltò
a
spiare
acutamente
gli
occhi
di
Dianella
che
s
'
era
accostata
alla
vettura
.
Quello
sguardo
strano
,
rivolto
alla
figlia
a
mezzo
del
discorso
,
frastornò
il
Costa
,
il
quale
si
voltò
anche
lui
a
guardare
la
«
signorinella
»
,
com
'
egli
la
chiamava
.
Questa
di
pallida
si
fece
vermiglia
,
poi
subito
pallida
di
nuovo
.
-
Dunque
?
-
gridò
Flaminio
Salvo
,
con
ira
.
-
Dunque
,
sissignore
,
-
riprese
il
Costa
,
sconcertato
.
-
Guajo
grosso
,
non
c
'
è
soldati
;
il
paese
,
nelle
loro
mani
.
Due
carabinieri
soli
,
il
maresciallo
e
il
delegato
...
Che
possono
fare
?
-
E
che
posso
fare
io
di
qua
,
me
lo
dici
?
-
gridò
il
Salvo
su
le
furie
.
-
Tuo
figlio
Aurelio
che
cos
'
è
?
il
signor
ingegnere
direttore
,
venuto
dall
'
École
des
Mines
di
Parigi
,
che
cos
'
è
?
Marionetta
?
Ha
bisogno
che
gli
tiri
io
il
filo
di
qua
,
per
farlo
muovere
?
-
Ma
nossignore
,
-
disse
Leonardo
Costa
,
ritraendosi
d
'
un
passo
,
come
se
il
Salvo
lo
avesse
sferzato
in
faccia
.
-
Può
star
sicuro
Vossignoria
che
mio
figlio
Aurelio
sa
quello
che
deve
fare
.
Testa
e
coraggio
...
non
tocca
a
dirlo
a
me
...
ma
di
fronte
a
duemila
uomini
tra
solfaraj
e
carrettieri
,
mi
dica
Vossignoria
...
Del
resto
,
il
guajo
è
un
altro
,
fuori
del
paese
.
Aurelio
ha
mandato
ad
avvertirmi
jeri
sera
che
quelli
hanno
catturato
per
lo
stradone
gli
otto
carri
di
carbone
che
andavano
alle
zolfare
di
Monte
Diesi
.
-
Ah
,
sí
?
-
fece
il
Salvo
,
sghignando
.
-
Vossignoria
sa
-
seguitò
il
Costa
-
che
il
carbone
lassù
per
le
pompe
dei
cantieri
è
come
il
pane
pei
poverelli
,
e
anche
piú
necessario
.
Vossignoria
va
a
Girgenti
?
Vada
subito
dal
prefetto
perché
mandi
soldati
alla
stazione
d
'
Aragona
,
quanti
più
può
,
per
fare
scorta
al
carbone
fino
alle
zolfare
.
Ci
son
sette
vagoni
pieni
per
rinnovare
il
deposito
;
i
carrettieri
sono
in
isciopero
anch
'
essi
;
ma
il
carbone
si
potrà
caricare
su
i
muli
e
su
gli
asini
,
scortati
dalla
forza
:
ci
metteranno
più
tempo
,
ma
almeno
si
potrà
scongiurare
il
pericolo
che
la
zolfara
grande
,
la
Cace
,
Dio
liberi
,
s
'
allaghi
...
-
E
s
'
allaghi
!
s
'
allaghi
!
s
'
allaghi
!
-
scattò
,
furente
,
Flaminio
Salvo
,
levando
le
braccia
.
-
Vada
tutto
alla
malora
!
Non
m
'
importa
più
di
niente
!
Io
chiudo
,
sai
!
e
mando
tutti
a
spasso
,
te
,
tuo
figlio
,
tutti
,
dal
primo
all
'
ultimo
,
tutti
!
Caccia
via
!
Andiamo
!
-
ordinò
al
cocchiere
.
La
carrozza
si
mosse
,
e
Flaminio
Salvo
partì
senza
neppur
voltarsi
a
salutare
la
figlia
.
Alla
sfuriata
insolita
,
don
Cosmo
s
'
era
affacciato
a
una
finestra
della
villa
e
donna
Sara
Alàimo
s
'
era
fatta
sul
pianerottolo
della
scala
.
L
'
uno
e
l
'
altra
,
e
giù
Dianella
e
il
Costa
rimasero
come
intronati
.
Il
Costa
alla
fine
si
scosse
,
alzò
il
capo
verso
la
finestra
e
salutò
amaramente
:
-
Bacio
le
mani
,
si
-
don
Cosmo
!
Ha
ragione
,
lui
:
è
il
padrone
!
Ma
per
quel
Dio
messo
in
croce
,
creda
pure
,
si
-
don
Cosmo
mio
,
creda
,
Signorinella
:
non
sono
prepotenze
!
La
fame
è
fame
,
e
quando
non
si
può
soddisfare
...
Donna
Sara
dal
pianerottolo
scrollò
il
capo
incuffiato
,
con
gli
occhi
al
cielo
.
-
Mangia
il
Governo
,
-
seguitò
il
Costa
,
-
mangia
la
Provincia
;
mangia
il
Comune
e
il
capo
e
il
sottocapo
e
il
direttore
e
l
'
ingegnere
e
il
sorvegliante
...
Che
può
avanzare
per
chi
sta
sotto
terra
e
sotto
di
tutti
e
deve
portar
tutti
sulle
spalle
e
resta
schiacciato
?
...
Ah
Dio
!
Sono
un
miserabile
,
un
ignorante
sono
;
e
va
bene
:
mi
pesti
pure
sotto
i
piedi
finché
vuole
.
Ma
mio
figlio
,
no
!
mio
figlio
non
me
lo
deve
toccare
!
Gli
dobbiamo
tutto
,
è
vero
;
ma
anche
lui
,
se
è
ancora
lì
,
padrone
mio
riverito
,
che
mi
può
anche
schiaffeggiare
,
ché
da
lui
mi
piglio
tutto
e
gli
bacio
anzi
le
mani
;
se
ancora
è
lì
che
comanda
e
si
gode
le
sue
belle
ricchezze
,
lo
deve
pure
a
mio
figlio
,
lo
deve
:
lei
lo
sa
,
Signorinella
,
e
fors
'
anche
lei
,
si
-
don
Cosmo
...
siamo
giusti
!
-
Già
,
già
,
-
sospirò
il
Laurentano
dalla
finestra
,
-
l
'
affare
delle
zucche
...
-
Che
zucche
?
-
domandò
,
incuriosita
,
donna
Sara
Alàimo
.
-
Ma
!
-
fece
il
Costa
.
-
Ve
lo
farete
raccontare
qualche
volta
dalla
Signorinella
qua
,
che
conosce
bene
mio
figlio
,
perché
son
cresciuti
insieme
,
anche
con
quell
'
altro
ragazzo
,
suo
fratellino
,
che
il
Signore
volle
per
sé
e
fu
una
rovina
per
tutti
.
La
povera
signora
,
là
,
che
me
la
ricordo
io
,
bella
un
occhio
di
sole
!
ci
perdette
la
ragione
;
e
lui
,
povero
galantuomo
...
chi
ha
figli
lo
compatisce
...
Dianella
,
col
cuore
gonfio
per
la
durezza
del
padre
,
a
questo
ricordo
non
poté
più
reggere
e
per
nascondere
il
turbamento
,
prese
il
sentieruolo
per
cui
il
Costa
era
venuto
,
e
sparve
tra
gli
olivi
.
Subito
donna
Sara
,
poi
anche
don
Cosmo
invitarono
il
Costa
ad
andar
su
,
per
farlo
rimettere
un
po
'
dalla
corsa
e
non
lasciarlo
così
sudato
alla
brezza
del
mattino
.
Donna
Sara
avrebbe
voluto
far
di
più
:
offrirgli
una
tazzina
di
caffè
;
ma
per
non
perdere
una
parola
del
discorso
fitto
fitto
che
il
Costa
aveva
attaccato
subito
con
don
Cosmo
sul
Salvo
,
ora
che
la
figliuola
non
poteva
più
sentirlo
,
finse
di
non
pensarci
.
-
Ci
conosciamo
,
santo
Dio
,
ci
conosciamo
,
si
-
don
Co
'
!
Che
era
lui
,
alla
fin
fine
?
Io
,
sì
,
coi
piedi
scalzi
,
ho
portato
in
collo
,
lo
dico
e
me
ne
vanto
;
in
collo
lo
zolfo
e
il
carbone
,
dalla
spiaggia
alle
spigonare
.
Il
latino
come
dice
?
Necessitas
non
abita
legge
.
Sissignore
;
e
sono
stato
stivatore
,
e
me
ne
vanto
,
misero
staderante
agl
'
imbarchi
per
la
dogana
,
e
me
ne
vanto
.
Lui
,
però
,
che
cos
'
era
?
Di
nobile
casato
,
sissignore
;
ma
un
sensaluccio
era
,
che
veniva
da
Girgenti
a
Porto
Empedocle
,
tutto
impolverato
per
lo
stradone
della
Spinasanta
,
perché
non
aveva
neanche
da
pagarsi
la
carrozza
o
d
'
affittarsi
un
asinello
,
allora
che
la
ferrovia
non
c
'
era
.
E
i
primi
pìccioli
,
come
li
fece
?
Lo
sa
Dio
e
tanti
lo
sanno
,
tra
i
morti
e
i
morti
.
Poi
prese
l
'
appalto
delle
prime
ferrovie
,
insieme
col
cognato
che
ora
sta
a
Roma
,
signor
ingegnere
,
banchiere
,
commendatore
,
don
Francesco
Vella
,
che
conosciamo
anche
lui
...
-
Ah
,
-
fece
donna
Sara
,
-
ha
un
'
altra
sorella
,
lui
?
-
Come
no
?
-
rispose
il
Costa
,
sospendendo
gli
inchini
con
cui
aveva
accompagnato
ogni
titolo
del
Vella
,
-
donna
Rosa
,
maggiore
di
tutti
,
moglie
del
-
(
e
s
'
inchinò
ancora
una
volta
)
-
commendatore
Francesco
Vella
,
pezzo
grosso
dell
'
Amministrazione
delle
ferrovie
adesso
.
La
linea
qua
,
da
Girgenti
a
Porto
Empedocle
,
non
la
fece
lui
?
Balla
comare
,
che
fortuna
suona
!
Centinaja
di
migliaja
di
lire
,
sorella
mia
;
denari
a
cappellate
,
come
fossero
stati
rena
...
Due
ponti
e
quattro
gallerie
...
Allunga
là
un
gomito
;
taglia
qua
a
scarpa
...
Poi
altre
imprese
di
linee
...
Tutta
la
ricchezza
gli
è
venuta
di
là
,
dico
bene
,
si
-
don
Co
'
?
Ci
conosciamo
!
-
E
le
zucche
?
le
zucche
?
-
tornò
a
domandare
donna
Sara
.
Bisognò
che
il
Costa
gliela
narrasse
per
minuto
,
quella
famosa
storia
delle
zucche
;
e
donna
Sara
lo
compensò
con
le
più
vivaci
esclamazioni
di
stupore
,
di
raccapriccio
,
d
'
ammirazione
del
vocabolario
paesano
,
battendo
di
tratto
in
tratto
le
mani
,
per
scuotere
don
Cosmo
,
il
quale
,
conoscendo
la
storia
,
era
ricaduto
nel
suo
solito
letargo
filosofico
.
Si
scosse
alla
fine
,
ma
senza
aprir
gli
occhi
;
pose
una
mano
avanti
,
disse
:
-
Però
...
-
Ah
,
sì
!
-
riattaccò
subito
con
enfasi
il
Costa
,
battendosi
le
due
manacce
sul
petto
.
-
In
coscienza
,
un
'
anima
sola
abbiamo
,
davanti
a
Dio
,
e
debbo
dire
la
verità
.
Ma
mio
figlio
,
oh
,
si
-
don
Cosmo
-
(
e
il
Costa
levò
una
mano
con
l
'
indice
e
il
pollice
giunti
,
in
atto
di
pesare
)
-
tutti
i
figli
saranno
figli
,
ma
quello
!
cima
!
diritto
come
una
bandiera
!
in
tutte
le
scuole
,
il
primo
!
Appena
laureato
,
subito
il
concorso
per
la
borsa
di
studio
all
'
estero
...
Erano
,
sorella
mia
,
più
di
quattrocento
giovani
ingegneri
d
'
ogni
parte
d
'
Italia
:
tutti
sotto
,
tutti
sotto
se
li
mise
!
E
mi
stette
fuori
quattr
'
anni
,
a
Parigi
,
a
Londra
,
nel
Belgio
,
in
Austria
.
Appena
tornato
a
Roma
,
senza
neanche
farlo
fiatare
,
il
Governo
gli
diede
il
posto
nel
Corpo
degli
ingegneri
minerarii
,
e
lo
mandò
in
Sardegna
,
a
Iglesias
,
dove
ci
fece
un
lavoro
tutto
colorato
su
una
montagna
...
Sarrubbas
...
non
so
...
ah
,
Sarrabus
,
già
,
dico
bene
,
Sarrabus
(
parlano
turco
,
in
Sardegna
)
,
un
lavoro
che
fa
restare
,
sorella
mia
,
allocchiti
.
Ci
stette
poco
,
un
anno
,
poco
più
,
perché
una
Società
francese
,
di
quelle
che
...
i
marenghi
,
a
sacchi
...
vedendo
quella
carta
,
rimase
a
bocca
aperta
.
Non
lo
dico
perché
è
figlio
mio
;
ma
quanti
ingegneri
c
'
è
,
qua
e
fuorivia
?
se
li
mette
in
tasca
tutti
!
Basta
.
Questa
Società
francese
,
dice
,
qua
c
'
è
la
cassa
,
figlio
mio
,
tutto
quello
che
volete
.
Aurelio
,
tra
il
sì
e
il
no
d
'
accettare
,
venne
qua
in
permesso
-
saranno
sei
o
sette
mesi
-
per
consigliarsi
con
me
e
col
principale
,
suo
benefattore
,
ch
'
egli
rispetta
come
suo
secondo
padre
e
fa
bene
!
Il
principale
stesso
gli
sconsigliò
d
'
accettare
,
perché
lo
volle
per
sé
,
capite
?
per
badare
alle
sue
zolfare
d
'
Aragona
e
Comitini
.
Noi
diciamo
:
il
poco
mi
basta
,
l
'
assai
mi
soverchia
...
Accettò
,
ma
ci
scàpita
,
parola
d
'
onore
!
E
con
tutto
questo
,
ora
...
ora
è
marionetta
,
l
'
avete
inteso
?
...
Cristo
sacrato
!
Leonardo
Costa
levò
un
braccio
,
si
alzò
,
sbuffò
per
il
naso
,
scrollando
il
capo
,
e
prese
dalla
sedia
il
cappellaccio
bianco
.
Doveva
andar
via
subito
;
ma
ogni
qual
volta
si
metteva
a
parlare
di
quel
suo
figliuolo
,
lustro
,
colonna
d
'
oro
della
sua
casa
,
non
la
smetteva
più
.
-
Bacio
le
mani
,
si
-
don
Cosmo
,
mi
lasci
scappare
.
Donna
Sara
,
servo
vostro
umilissimo
.
-
Oh
,
e
aspettate
!
-
esclamò
questa
,
fingendo
di
ricordarsi
,
ora
che
il
discorso
era
finito
.
-
Un
sorsellino
di
caffè
...
-
No
no
,
grazie
-
si
schermí
il
Costa
.
-
Ho
tanta
fretta
!
-
Cinque
minuti
!
-
fece
donna
Sara
,
levando
le
mani
a
un
gesto
che
voleva
dire
:
«
Non
casca
il
mondo
!
»
.
E
s
'
avviò
.
Ma
il
Costa
,
sedendo
di
nuovo
,
sospirò
,
rivolto
a
don
Cosmo
:
-
C
'
è
una
mala
femmina
,
si
-
don
Co
'
,
una
mala
femmina
che
da
qualche
tempo
a
questa
parte
mette
male
tra
mio
figlio
e
don
Flaminio
;
io
lo
so
!
E
donna
Sara
non
poté
piú
varcare
la
soglia
:
si
voltò
,
strizzò
gli
occhi
,
arricciò
il
naso
e
chiese
con
una
mossettina
del
capo
:
-
Chi
è
?
-
Non
mi
fate
sparlare
ancora
,
donna
Sara
mia
!
-
sbuffò
il
Costa
.
-
Ho
parlato
già
troppo
!
Ma
,
tanto
,
donna
Sara
Alàimo
aveva
già
compreso
di
quale
mala
femmina
egli
intendesse
parlare
,
e
uscì
,
esclamando
con
le
mani
per
aria
:
-
Che
mondo
!
che
mondo
!
Dianella
non
s
'
affrettò
quella
mattina
a
raggiungere
Mauro
alla
vigna
.
Quello
sguardo
duro
del
padre
nell
'
ira
,
mentre
il
Costa
parlava
del
pericolo
da
cui
il
figlio
era
minacciato
in
Aragona
,
le
aveva
in
un
baleno
richiamato
alla
memoria
un
altro
sguardo
di
lui
,
di
tanti
anni
addietro
,
quando
il
fratellino
era
morto
e
la
madre
impazzita
.
Aveva
undici
anni
,
lei
,
allora
.
E
più
della
morte
del
fratello
,
più
della
sciagura
orrenda
della
madre
le
era
rimasta
indelebile
nell
'
anima
l
'
impressione
di
quello
sguardo
d
'
odio
che
a
lei
-
ragazzetta
ancor
quasi
ignara
,
incerta
e
smarrita
tra
i
giuochi
e
la
pena
-
aveva
lanciato
il
padre
,
nel
cordoglio
rabbioso
:
-
Non
potevi
morir
tu
invece
?
-
le
aveva
detto
chiaramente
quello
sguardo
.
Così
.
Proprio
così
.
E
Dianella
comprendeva
bene
adesso
perché
il
padre
non
avrebbe
esitato
un
momento
a
dar
la
vita
di
lei
in
cambio
di
quella
del
fratello
.
Tutte
le
cure
e
l
'
affetto
e
le
carezze
e
i
doni
,
di
cui
egli
l
'
aveva
poi
colmata
,
non
erano
più
valsi
a
scioglierle
dal
fondo
dell
'
anima
il
gelo
,
in
cui
quello
sguardo
s
'
era
quasi
rappreso
e
indurito
.
Spesso
se
n
'
adontava
con
se
stessa
,
sentendo
che
il
calore
dell
'
affetto
paterno
non
riusciva
più
a
penetrare
in
lei
quasi
respinto
istintivamente
da
quel
gelo
.
Per
qual
ragione
seguitava
egli
ormai
a
lavorare
con
tanto
accanimento
?
ad
accumulare
tanta
ricchezza
?
Non
per
lei
certamente
;
sì
per
un
bisogno
spontaneo
,
prepotente
,
della
sua
stessa
natura
;
per
dominare
su
tutti
;
per
esser
temuto
e
rispettato
;
o
fors
'
anche
per
stordirsi
negli
affari
o
per
prendersi
a
suo
modo
una
rivincita
su
la
sorte
che
lo
aveva
colpito
.
Ma
in
certi
momenti
d
'
ira
(
come
dianzi
)
,
o
di
stanchezza
o
di
sfiducia
,
lasciava
pur
vedere
apertamente
che
tutte
le
sue
imprese
e
i
suoi
sforzi
e
la
sua
vita
stessa
non
avevano
più
scopo
per
lui
,
perduto
l
'
erede
del
nome
,
colui
che
sarebbe
stato
il
continuatore
della
sua
potenza
e
della
sua
fortuna
.
Da
un
pezzo
,
convinta
di
questo
,
Dianella
,
pur
non
sapendo
neanche
immaginare
la
propria
vita
priva
di
tutto
quel
fasto
che
la
circondava
,
aveva
cominciato
a
sentire
un
segreto
dispetto
per
quella
ricchezza
del
padre
,
di
cui
un
giorno
(
il
piú
lontano
possibile
!
)
ella
sarebbe
stata
l
'
unica
erede
,
per
forza
e
senza
alcuna
soddisfazione
per
lei
.
Quante
volte
,
nel
vederlo
stanco
e
irato
,
non
avrebbe
voluto
gridargli
:
«
Basta
!
Lascia
!
Perché
la
accresci
ancora
,
se
dev
'
esser
poi
questa
la
fine
?
»
.
E
altro
ancora
,
ben
altro
avrebbe
voluto
gridargli
,
se
con
l
'
anima
avesse
potuto
arrivare
all
'
anima
del
padre
,
senza
che
le
labbra
si
movessero
e
udissero
gli
orecchi
.
Da
quanto
aveva
potuto
intendere
col
finissimo
intuito
e
penetrare
con
quegli
occhi
silenziosamente
vigili
e
da
certi
discorsi
colti
a
volo
senza
volerlo
,
aveva
già
coscienza
che
la
ricchezza
del
padre
,
se
non
al
tutto
male
acquistata
,
aveva
pur
fatto
molte
vittime
in
paese
.
Crudele
con
lui
la
sorte
,
crudele
la
rivincita
che
si
prendeva
su
essa
.
Voleva
tutto
per
sé
,
tutto
in
suo
pugno
:
zolfare
e
terre
e
opificii
,
il
commercio
e
l
'
industria
dell
'
intera
provincia
.
Ora
perché
gravare
su
le
esili
spalle
di
lei
-
figlia
...
sí
,
amata
,
ma
non
prediletta
,
quantunque
rimasta
sola
-
il
fardello
di
tutte
quelle
ricchezze
,
che
molti
forse
maledicevano
in
segreto
e
che
certo
non
le
avrebbero
portato
fortuna
?
Eppure
s
'
era
illusa
,
fino
a
poco
tempo
fa
,
che
il
padre
l
'
avrebbe
lasciata
libera
nella
scelta
;
che
anzi
egli
stesso
l
'
avesse
ajutata
a
scegliere
,
beneficando
colui
che
,
da
ragazzo
,
gli
aveva
salvato
la
vita
.
Bruno
,
come
fuso
nel
bronzo
,
coi
capelli
ricci
,
neri
,
e
gli
occhi
fermi
e
serii
,
Aurelio
Costa
le
era
apparso
la
prima
volta
,
a
tredici
anni
;
era
stato
poi
per
tanto
tempo
suo
compagno
di
giuoco
,
suo
e
del
fratellino
.
Tutt
'
e
tre
,
ragazzi
,
non
capivano
allora
che
differenza
fosse
tra
loro
.
Alla
morte
del
fratellino
però
,
Aurelio
era
man
mano
divenuto
con
lei
sempre
più
timido
e
circospetto
;
non
aveva
piú
voluto
giocare
come
prima
;
era
cresciuto
tanto
;
gli
s
'
era
alterata
la
voce
;
s
'
era
messo
a
studiare
,
a
studiare
;
e
lei
,
che
allora
non
aveva
più
di
dodici
anni
,
s
'
era
contentata
d
'
assistere
zitta
zitta
al
suo
studio
,
fingendo
di
studiare
anche
lei
;
ogni
tanto
,
in
punta
di
piedi
,
andava
a
tirargli
un
ricciolo
sulla
nuca
.
A
diciott
'
anni
Aurelio
era
poi
partito
per
iscriversi
all
'
Università
di
Palermo
nella
facoltà
d
'
ingegneria
.
Senza
più
lui
,
la
casa
per
tanti
mesi
era
rimasta
per
lei
come
vuota
;
aveva
l
'
impressione
di
quella
sua
prima
solitudine
,
come
se
avesse
passato
tutto
un
inverno
interminabile
con
la
fronte
appoggiata
ai
vetri
d
'
una
finestra
su
cui
le
gocce
della
pioggia
scorrevano
come
lagrime
,
su
cui
qualche
mosca
superstite
,
morta
di
freddo
,
rimaneva
attaccata
e
lei
con
un
dito
,
toccandola
appena
,
la
faceva
cadere
.
Forse
da
allora
la
sua
fronte
,
per
il
contatto
di
quei
vetri
gelati
,
le
era
rimasta
così
come
fasciata
di
gelo
.
Ma
che
esultanza
poi
al
ritorno
di
lui
,
finito
l
'
anno
scolastico
!
Era
stata
così
vivace
e
piena
di
giubilo
quella
festa
,
che
il
padre
,
appena
andato
via
Aurelio
,
se
l
'
era
chiamata
in
disparte
e
pian
piano
,
con
garbo
,
carezzandole
i
capelli
,
le
aveva
lasciato
intendere
che
sarebbe
stato
bene
frenarsi
,
perché
era
ormai
un
giovanotto
quel
suo
antico
compagno
di
giuoco
,
a
cui
non
bisognava
più
dare
del
tu
.
Senza
saperne
bene
il
perché
s
'
era
fatta
di
bragia
:
oh
Dio
,
e
come
allora
,
del
lei
?
non
era
più
lo
stesso
Aurelio
?
No
,
non
era
più
lo
stesso
Aurelio
,
neanche
per
lei
;
e
se
n
'
era
accorta
sempre
di
più
di
anno
in
anno
ai
ritorni
di
lui
,
finché
all
'
ultimo
,
presa
la
laurea
,
egli
aveva
manifestato
l
'
intenzione
di
concorrere
a
una
borsa
di
studio
all
'
estero
.
Lui
,
proprio
lui
non
era
piú
lo
stesso
;
perché
lei
,
invece
...
sì
,
con
la
bocca
,
signor
Aurelio
,
ma
con
gli
occhi
seguitava
a
dargli
del
tu
.
Prima
di
partire
per
Parigi
,
era
venuto
a
ringraziare
il
suo
benefattore
,
a
giurargli
eterna
gratitudine
;
a
lei
non
aveva
saputo
quasi
dir
nulla
,
quasi
non
aveva
osato
guardarla
,
fors
'
anche
non
s
'
era
accorto
né
del
pallore
del
volto
né
del
tremito
della
mano
di
lei
.
E
tuttavia
non
s
'
era
perduta
;
aveva
fatto
anzi
tanto
più
certo
in
sé
il
suo
sentimento
,
quanto
più
incerta
era
rimasta
sul
conto
di
lui
.
Era
sicura
,
superstiziosamente
,
ch
'
egli
le
fosse
destinato
.
Dopo
la
partenza
,
più
volte
aveva
sentito
il
padre
parlare
del
valore
eccezionale
di
quel
giovine
e
dello
splendido
avvenire
che
avrebbe
avuto
,
e
lodarsi
di
quanto
aveva
fatto
per
lui
,
di
averlo
trattato
come
un
figliuolo
.
Naturalmente
questi
discorsi
le
avevano
ravvivato
sempre
più
nel
cuore
il
fuoco
segreto
e
sempre
più
acceso
la
speranza
che
il
padre
,
avendo
perduto
l
'
unico
figliuolo
,
e
avendo
quasi
creato
lui
quest
'
altro
al
quale
pur
doveva
la
vita
,
avrebbe
preferito
che
a
lui
,
anziché
a
un
altro
più
estraneo
,
andassero
un
giorno
le
ricchezze
e
la
figlia
.
S
'
era
maggiormente
raffermata
in
questa
speranza
pochi
mesi
fa
,
quando
Aurelio
,
ritornato
dalla
Sardegna
,
era
stato
assunto
dal
padre
alla
direzione
delle
zolfare
.
Non
lo
aveva
più
riveduto
dal
giorno
della
partenza
per
Parigi
.
Oppressa
,
tra
il
vano
fasto
,
dalla
vita
meschina
di
Girgenti
,
vecchia
città
,
non
zotica
veramente
,
ma
attediata
nel
vuoto
desolato
dei
lunghi
giorni
tutti
uguali
,
sempre
con
quel
giro
di
visite
delle
tre
o
quattro
famiglie
conoscenti
che
gareggiavano
d
'
affetto
e
di
confidenza
verso
di
lei
,
ch
'
era
come
la
reginetta
del
paese
,
fra
le
spiritosaggini
solite
dei
soliti
giovanotti
eleganti
,
anneghittiti
,
immelensiti
nella
povera
e
ristretta
vita
provinciale
,
s
'
era
riscossa
alla
vista
di
lui
così
maschio
e
padrone
di
sé
.
La
gioja
di
rivederlo
le
s
'
era
però
d
'
un
subito
offuscata
al
sopravvenire
di
Nicoletta
Spoto
,
da
un
anno
appena
moglie
del
Capolino
.
Aveva
notato
uno
strano
imbarazzo
,
un
vivo
turbamento
tanto
in
costei
quanto
in
Aurelio
,
allorché
questi
,
introdotto
nel
salone
,
s
'
era
inchinato
a
salutare
.
Poi
,
appena
il
padre
aveva
condotto
via
con
sé
nello
studio
Aurelio
,
la
Capolino
,
rifiatando
,
aveva
narrato
con
focosa
vivacità
a
lei
e
alla
zia
Adelaide
,
che
quel
poveretto
lì
,
tutto
impacciato
,
aveva
nientemeno
osato
di
mandare
a
chiederla
in
isposa
,
subito
dopo
ottenuto
il
posto
d
'
ingegnere
governativo
in
Sardegna
,
ricordandosi
forse
di
qualche
occhiatina
scambiata
tanti
e
tanti
anni
addietro
,
quand
'
egli
era
ancora
studentello
all
'
Istituto
.
Figurarsi
che
orrore
aveva
provato
lei
,
Lellè
Spoto
,
a
una
tal
richiesta
,
e
come
s
'
era
affrettata
a
rifiutare
,
tanto
più
che
già
erano
avviate
le
prime
pratiche
per
il
matrimonio
con
Ignazio
Capolino
.
S
'
era
sentita
voltare
il
cuore
in
petto
a
questa
notizia
inattesa
;
s
'
era
fatta
certo
di
mille
colori
e
certo
s
'
era
tradita
con
quella
donna
,
di
cui
già
conosceva
la
relazione
segreta
e
illecita
col
padre
.
Non
le
aveva
detto
nulla
;
ma
quando
Aurelio
,
dopo
la
lunga
udienza
,
era
ritornato
in
salone
,
lei
,
tutta
accesa
in
volto
,
lo
aveva
accolto
apposta
con
premure
esagerate
ricordandogli
i
giorni
passati
insieme
,
i
giuochi
,
le
confidenze
.
E
più
volte
,
con
gioja
,
aveva
veduto
colei
mordersi
il
labbro
e
impallidire
.
Dianella
sperava
che
Aurelio
,
almeno
quella
volta
,
avesse
compreso
.
Lo
aveva
subito
scusato
in
cuor
suo
del
tradimento
,
di
cui
non
poteva
aver
coscienza
,
non
credendo
di
poter
ardire
di
alzar
gli
occhi
fino
a
lei
;
ma
...
intanto
,
ah
!
proprio
a
quella
donna
lì
,
sotto
ogni
riguardo
indegna
di
lui
,
era
andato
a
pensare
!
E
il
rifiuto
di
quella
donna
le
era
sembrato
quasi
un
'
offesa
diretta
anche
a
lei
.
Però
,
ecco
,
egli
era
stato
a
Parigi
;
la
vivacità
,
la
capricciosa
disinvoltura
di
Nicoletta
Spoto
avevano
forse
acquistato
allora
un
gran
pregio
agli
occhi
di
lui
,
ricordandogli
probabilmente
le
donne
conosciute
e
ammirate
colà
.
D
'
umilissimi
natali
,
aveva
creduto
forse
di
fare
un
gran
salto
imparentandosi
con
una
famiglia
come
quella
della
Spoto
,
molto
ricca
un
giorno
,
ora
decaduta
,
ma
tuttavia
tra
le
più
cospicue
del
paese
.
Costei
ora
,
certo
,
avvalendosi
del
potere
che
aveva
sul
padre
,
si
vendicava
dell
'
affronto
patito
quella
volta
.
Anche
lei
,
Dianella
,
aveva
notato
che
da
qualche
tempo
il
padre
non
si
mostrava
più
contento
di
Aurelio
;
e
che
da
alcune
sere
lì
,
nella
villa
,
parlando
con
don
Cosmo
Laurentano
,
insisteva
su
certe
domande
che
le
davano
da
pensare
.
Segretamente
,
lei
disapprovava
quelle
nozze
strane
della
zia
col
principe
don
Ippolito
,
ne
aveva
quasi
onta
,
sospettando
nel
padre
un
pensiero
nascosto
:
che
cioè
si
volesse
servire
di
quelle
nozze
non
certo
onorevoli
per
introdursi
nella
casa
dei
Laurentano
e
attrarre
a
sé
a
poco
a
poco
anche
le
sostanze
di
questa
.
Da
alcune
sere
,
a
cena
,
il
discorso
di
don
Cosmo
cadeva
,
insistente
,
sul
figlio
del
principe
,
su
Lando
Laurentano
,
che
viveva
a
Roma
.
Perché
?
Assorta
in
questi
pensieri
,
Dianella
s
'
era
seduta
sotto
un
olivo
sul
ciglio
del
profondo
burrone
e
guardava
la
dirupata
costa
dirimpetto
,
dove
pascolava
una
greggiola
di
capre
scesa
dalle
terre
di
Platanìa
.
Il
giorno
dopo
l
'
arrivo
in
quella
campagna
,
s
'
era
sentita
quasi
rinascere
.
L
'
aria
di
selvatica
rustichezza
,
che
la
vecchia
villa
aveva
preso
nell
'
abbandono
;
la
malinconia
profonda
che
da
quell
'
abbandono
pareva
si
fosse
diffusa
tutt
'
intorno
,
nei
viali
,
nei
sentieri
solinghi
,
quasi
scomparsi
sotto
le
borracine
e
le
tignàmiche
,
ove
l
'
aria
-
fresca
dell
'
ombra
degli
olivi
e
dei
mandorli
o
delle
alte
spalliere
di
fichidindia
-
era
satura
di
fragranze
,
amare
di
prugnole
,
dense
e
acute
di
mentastri
e
di
salvie
;
e
quell
'
ampio
burrone
precipite
;
e
la
chiara
e
gaja
vicinanza
del
mare
;
e
quegli
alberi
antichi
,
non
curati
,
irti
di
polloni
selvaggi
,
sognanti
nel
silenzio
della
solitudine
immensa
,
si
accordavano
soavemente
con
l
'
animo
in
cui
ella
si
trovava
.
Ora
,
invece
,
quei
discorsi
del
padre
...
l
'
ira
contro
Aurelio
...
e
quello
sciopero
di
solfaraj
ad
Aragona
...
le
minacce
...
E
lei
,
lì
sola
,
senza
nessuno
veramente
con
cui
votarsi
il
cuore
...
Aver
la
madre
e
non
potersi
rivolgere
a
lei
,
e
vedersela
davanti
,
peggio
che
morta
-
viva
e
vana
...
Lustreggiava
per
un
tratto
,
tra
i
culmi
radi
delle
canne
in
fondo
al
burrone
un
ruscelletto
che
a
un
certo
punto
era
stato
tagliato
dai
lavori
di
presa
per
la
linea
ferroviaria
.
Vi
fissò
gli
occhi
e
le
sorse
allora
spontanea
l
'
immagine
che
lei
fosse
rimasta
appunto
come
un
ruscello
a
cui
una
mano
ignota
per
malvagio
capriccio
avesse
traviato
la
vena
presso
la
fonte
con
irti
e
gravi
sassi
;
e
l
'
acqua
di
là
si
fosse
sparsa
stagnante
,
e
di
qua
il
ruscello
si
fosse
raddensato
in
rena
e
in
ciottoli
.
Ah
,
che
sete
inestinguibile
le
era
rimasta
dell
'
amore
materno
!
Ma
s
'
appressava
alla
madre
,
e
questa
non
la
riconosceva
per
figlia
.
Il
dolore
di
lei
così
vicino
e
urgente
non
si
ripercoteva
per
nulla
in
quella
coscienza
spenta
.
-
Vittoria
Vivona
d
'
Alessandria
della
Rocca
,
-
diceva
la
madre
di
se
stessa
,
con
voce
che
pareva
arrivasse
di
lontano
.
-
Bella
figlia
!
bella
figlia
!
Aveva
una
treccia
di
capelli
che
non
finiva
mai
;
tre
donne
gliela
pettinavano
...
Cantava
e
sonava
.
Sonava
anche
l
'
organo
in
chiesa
,
a
Santa
Maria
dell
'
Udienza
,
e
gli
angioletti
stavano
a
sentirla
,
in
ginocchio
e
a
mani
giunte
,
cosí
...
Doveva
sposare
un
riccone
di
Girgenti
;
le
venne
un
mal
di
capo
,
e
morì
...
Dianella
non
poté
più
frenare
le
lagrime
e
si
mise
a
piangere
silenziosamente
,
con
amara
voluttà
in
quella
solitudine
.
Ma
il
silenzio
attorno
era
così
attonito
,
e
così
intenso
e
immemore
il
trasognamento
della
terra
e
di
tutte
le
cose
,
che
a
poco
a
poco
se
ne
sentì
attratta
e
affascinata
.
Le
parvero
allora
gravati
da
una
tristezza
infinita
e
rassegnata
quegli
alberi
assorti
nel
loro
sogno
perenne
,
da
cui
invano
il
vento
cercava
di
scuoterli
.
Percepì
,
in
quella
intimità
misteriosa
con
la
natura
,
il
brulichìo
delle
foglie
,
il
ronzìo
degli
insetti
,
e
non
sentì
più
di
vivere
per
sé
;
visse
per
un
istante
quasi
incosciente
,
con
la
terra
,
come
se
l
'
anima
le
si
fosse
diffusa
e
confusa
in
tutte
le
cose
della
campagna
.
Ah
,
che
freschezza
d
'
infanzia
nell
'
erbetta
che
le
sorgeva
accanto
!
e
come
appariva
rosea
la
sua
mano
sul
tenero
verde
di
quelle
foglie
!
oh
,
ecco
un
maggiolino
sperduto
,
fuor
di
stagione
,
che
le
scorreva
su
la
mano
...
Com
'
era
bello
!
piccolo
e
lucido
più
d
'
una
gemma
!
E
poteva
dunque
la
terra
,
tra
tante
cose
brutte
e
tristi
,
produrne
pure
di
così
gentili
e
graziose
?
Trascorse
,
quasi
in
risposta
,
su
quelle
foglie
,
su
la
sua
mano
come
un
lieve
e
fresco
alito
di
gioja
.
Dianella
trasse
un
sospiro
e
aspettò
con
la
mano
su
l
'
erba
che
l
'
insetto
ritrovasse
la
sua
via
tra
le
foglie
,
poi
si
scosse
di
soprassalto
all
'
arrivo
festoso
improvviso
dei
tre
mastini
che
le
si
fecero
attorno
,
anzi
sopra
,
impazienti
,
scostandosi
l
'
un
l
'
altro
,
per
aver
sul
capo
la
carezza
delle
sue
mani
.
E
non
la
lasciavano
alzare
.
Alla
fine
sopraggiunse
Mauro
Mortara
.
-
Vi
siete
sentita
male
?
-
le
domandò
,
cupo
,
senza
guardarla
.
-
No
...
niente
...
-
gli
rispose
,
schermendosi
con
le
braccia
dalle
piote
e
dalle
linguate
dei
cani
,
e
sorridendo
mestamente
.
-
Un
po
'
stanca
...
-
Qua
!
-
gridò
forte
Mauro
ai
tre
mastini
,
perché
la
lasciassero
in
pace
.
E
subito
quelli
restarono
,
come
impietriti
dal
grido
.
Dianella
sorse
in
piedi
e
si
chinò
a
carezzarli
di
nuovo
,
in
compenso
della
sgridata
.
-
Poverini
...
poverini
...
-
Se
volete
venire
...
-
propose
Mauro
.
-
Eccomi
.
A
veder
la
stanza
del
Generale
?
Ho
tanta
curiosità
...
Era
impacciata
nel
parlargli
,
non
sapendo
ancor
bene
se
dargli
del
voi
o
del
tu
.
-
Vostro
padre
è
partito
?
-
Sì
,
sì
,
-
s
'
affrettò
a
rispondergli
;
e
subito
si
pentì
della
fretta
che
poteva
dimostrare
in
lei
quel
sollievo
stesso
che
provavano
tutti
quando
il
padre
era
assente
.
-
Ad
Aragona
,
-
disse
-
si
sono
ribellati
i
solfaraj
.
Bisognerà
mandarci
soldati
e
carabinieri
.
-
Piombo
!
piombo
!
-
approvò
Mauro
subito
,
scotendo
energicamente
il
capo
.
-
Sbirro
,
vi
giuro
,
andrei
a
farmi
,
vecchio
come
sono
!
-
Forse
...
-
si
provò
a
dire
Dianella
.
Ma
il
Mortara
la
interruppe
con
una
sua
abituale
esclamazione
:
-
Oh
Marasantissima
,
lasciatevi
servire
!
Non
ammetteva
repliche
,
Mauro
Mortara
.
Nelle
sue
perpetue
ruminazioni
vagabonde
tra
la
solitudine
della
campagna
s
'
era
a
modo
suo
sistemato
il
mondo
,
e
ci
camminava
dentro
,
sicuro
,
da
padreterno
,
lisciandosi
la
lunga
barba
bianca
e
sorridendo
con
gli
occhi
alle
spiegazioni
soddisfacenti
che
aveva
saputo
darsi
d
'
ogni
cosa
.
Tutto
ciò
che
accadeva
,
doveva
rientrar
nelle
regole
di
quel
suo
mondo
.
Se
qualche
cosa
non
poteva
entrarci
,
egli
la
tagliava
fuori
,
senz
'
altro
,
o
fingeva
di
non
accorgersene
.
Guaj
a
contraddirlo
!
-
Oh
Marasantissima
,
lasciatevi
servire
!
Che
pretendono
?
Voglio
sapere
che
pretendono
!
Dobbiamo
tutti
ubbidire
,
dal
primo
all
'
ultimo
,
tutti
,
e
ognuno
stare
al
suo
posto
,
e
guardare
alla
comunità
!
Perché
questi
pezzi
di
galera
figli
di
cane
ingrati
e
sconoscenti
debbono
guastare
a
noi
vecchi
la
soddisfazione
di
vedere
questa
comunità
,
l
'
Italia
,
divenuta
per
opera
nostra
quella
che
è
?
Che
ne
sanno
,
di
cos
'
era
prima
l
'
Italia
?
Hanno
trovato
la
tavola
apparecchiata
,
la
pappa
scodellata
,
e
ora
ci
sputano
sopra
,
capite
?
Intanto
,
guardate
:
Tunisi
è
là
!
Si
voltò
verso
il
mare
e
col
braccio
teso
indicò
,
fosco
,
un
punto
nell
'
orizzonte
lontano
.
Dianella
si
volse
a
guardare
,
senza
comprendere
come
c
'
entrasse
Tunisi
.
Ella
lo
lasciava
dire
e
non
l
'
interrompeva
mai
,
se
non
per
approvare
tutti
quegli
sproloquii
patriottici
ch
'
egli
le
faceva
.
-
È
là
!
-
ripeté
Mauro
fieramente
.
-
E
ci
sono
i
Francesi
là
che
ce
l
'
hanno
presa
a
tradimento
!
E
domani
possiamo
averli
qua
,
in
casa
nostra
,
capite
?
Vi
giuro
che
non
ci
dormo
,
certe
notti
,
e
mi
mordo
le
mani
dalla
rabbia
!
E
invece
d
'
impensierirsi
di
questo
,
quei
mascalzoni
là
pensano
a
fare
scioperi
,
ad
azzuffarsi
tra
loro
!
Tutta
opera
dei
preti
,
sapete
?
Cima
di
birbanti
!
schiuma
d
'
ogni
vizio
!
abissi
di
malizia
!
Soffiano
nel
fuoco
,
sotto
sotto
,
per
smembrare
di
nuovo
l
'
Italia
...
I
Sanfedisti
!
I
Sanfedisti
!
Io
debbo
guardarmi
davanti
e
dietro
,
perché
me
l
'
hanno
giurata
e
mi
contano
i
passi
.
Ma
con
me
le
spese
ci
perdono
...
Guardate
qua
!
E
mostrò
a
Dianella
i
due
pistoloni
napoletani
che
gli
pendevano
dalla
cintola
.
Quella
visita
alla
famosa
stanza
del
Generale
,
detta
per
antonomasia
il
Camerone
,
era
una
grazia
veramente
particolare
concessa
a
Dianella
.
Mauro
Mortara
,
che
ne
teneva
la
chiave
,
non
vi
lasciava
entrar
mai
nessuno
.
E
non
l
'
uscio
soltanto
,
ma
anche
le
persiane
dei
due
terrazzini
e
della
finestra
stavano
sempre
chiuse
,
quasi
che
l
'
aria
e
la
luce
,
entrandovi
apertamente
,
potessero
fugare
i
ricordi
raccolti
e
custoditi
con
tanta
gelosa
venerazione
.
Certo
,
dopo
la
partenza
del
vecchio
principe
per
l
'
esilio
,
uscio
e
finestre
erano
stati
spalancati
chi
sa
quante
volte
;
ma
il
Mortara
,
da
che
era
ritornato
a
Valsanìa
,
aveva
tenute
almeno
le
persiane
sempre
chiuse
così
,
e
aveva
l
'
illusione
che
così
appunto
fossero
rimaste
da
allora
,
sempre
,
e
che
però
quelle
pareti
serbassero
ancora
il
respiro
del
Generale
,
l
'
aria
di
quel
tempo
.
Questa
illusione
era
sostenuta
dalla
vista
della
suppellettile
rimasta
intatta
,
tranne
la
lettiera
d
'
ottone
a
baldacchino
,
che
non
aveva
più
né
materasse
,
né
tavole
,
né
l
'
ampio
parato
a
padiglione
.
Quella
penombra
era
così
propizia
alla
rievocazione
dei
lontani
ricordi
!
Mauro
,
ogni
volta
,
girava
un
po
'
per
la
stanza
;
si
fermava
innanzi
a
questo
o
a
quel
mobile
decrepito
,
dall
'
impiallacciatura
gonfia
e
crepacchiata
qua
e
là
;
poi
andava
a
sedere
sul
divano
imbottito
d
'
una
stoffa
verde
,
ora
ingiallita
,
con
due
rulli
alla
base
di
ciascuna
testata
,
e
lì
,
con
gli
occhi
socchiusi
,
lisciandosi
con
la
piccola
mano
tozza
e
vigorosa
la
lunga
barba
bianca
,
pensava
,
e
più
spesso
ricordava
,
assorto
,
come
in
chiesa
un
divoto
nella
preghiera
.
Non
lo
disturbavano
neppure
i
topi
che
facevano
talvolta
una
gazzarra
indiavolata
sul
terrazzo
di
sopra
,
il
cui
piano
,
per
impedire
che
il
soffitto
del
camerone
rovinasse
,
s
'
era
dovuto
ricoprire
di
lastre
di
bandone
.
Il
rimedio
era
giovato
poco
e
per
poco
tempo
;
le
lastre
di
bandone
s
'
erano
staccate
e
accartocciate
al
sole
,
con
molta
soddisfazione
dei
topi
che
,
rincorrendosi
,
vi
s
'
appiattavano
;
e
il
soffitto
già
s
'
era
aggobbato
,
gocciava
d
'
inverno
per
due
o
tre
stillicidii
,
e
le
pareti
serbavano
,
anche
d
'
estate
,
due
larghe
chiose
d
'
umido
,
grommose
di
muffa
.
Don
Cosmo
non
se
ne
dava
pensiero
:
non
entrava
quasi
mai
nel
camerone
;
Mauro
non
voleva
che
si
riattasse
:
poco
più
gli
restava
da
vivere
e
voleva
che
tutto
lì
rimanesse
com
'
era
;
sapeva
che
,
morto
lui
,
nessuno
si
sarebbe
preso
più
cura
di
custodire
quel
«
santuario
della
libertà
»
;
e
il
soffitto
allora
poteva
anche
crollare
o
essere
riattato
.
Intanto
,
ogni
anno
,
al
sopravvenire
dell
'
autunno
,
egli
si
recava
sul
terrazzo
a
rassettare
e
fissar
le
lastre
di
bandone
con
grosse
pietre
,
e
sul
pavimento
del
camerone
collocava
concole
e
concoline
sotto
gli
stillicidii
.
Le
gocce
vi
piombavan
sonore
,
ad
una
ad
una
;
e
quel
tin
-
tan
cadenzato
pareva
gli
conciliasse
il
raccoglimento
Dianella
,
entrando
,
ebbe
subito
come
un
urto
dalla
vista
inattesa
d
'
una
belva
imbalsamata
che
,
nella
penombra
,
pareva
viva
,
là
,
nella
parete
di
fronte
,
presso
l
'
angolo
,
con
la
coda
bassa
e
la
testa
volta
da
un
lato
,
felinamente
.
-
Che
paura
!
-
esclamò
,
levando
le
mani
verso
il
volto
e
sorridendo
d
'
un
riso
nervoso
.
-
Non
me
l
'
aspettavo
...
Che
è
?
-
Leopardo
.
-
Bello
!
E
Dianella
abbassò
una
mano
a
carezzare
quel
pelame
variegato
;
ma
subito
la
ritrasse
tutta
impolverata
,
e
notò
che
alla
belva
mancava
uno
degli
occhi
di
vetro
,
il
sinistro
.
-
Un
altro
,
compagno
a
questo
,
-
riprese
Mauro
-
l
'
ho
regalato
al
Museo
dell
'
Istituto
,
a
Girgenti
.
Non
l
'
avete
mai
veduto
?
C
'
è
una
vetrina
mia
,
nel
Museo
.
Accanto
al
leopardo
una
jena
,
bella
grossa
,
e
,
sopra
un
'
aquila
imperiale
.
Su
la
vetrina
sta
scritto
:
Cacciati
,
inbalsamati
e
donati
da
Mauro
Mortara
.
Gnorsì
.
Ma
venite
qua
,
prima
.
Voglio
farvi
vedere
un
'
altra
cosa
.
La
condusse
davanti
al
vecchio
divano
sgangherato
.
Appese
alla
parete
,
sopra
il
divano
,
eran
quattro
medaglie
,
due
d
'
argento
,
due
di
bronzo
,
fisse
in
una
targhetta
di
velluto
rosso
ragnato
e
scolorito
.
Sopra
la
targhetta
era
una
lettera
,
chiusa
in
cornice
,
scritta
di
minutissimo
carattere
in
un
foglietto
cilestrino
,
sbiadito
.
-
Ah
,
le
medaglie
!
-
esclamò
Dianella
.
-
No
,
-
disse
Mauro
,
turbato
,
con
gli
occhi
chiusi
.
-
La
lettera
.
Leggete
la
lettera
.
Dianella
s
'
accostò
di
più
al
divano
e
lesse
prima
la
firma
:
GERLANDO
LAURENTANO
.
-
Del
Generale
?
Mauro
,
ancora
con
gli
occhi
chiusi
,
accenno
di
sì
col
capo
,
gravemente
.
E
Dianella
lesse
:
Amici
,
Le
notizie
di
Francia
,
il
colpo
di
Stato
di
Luigi
Napoleone
recheranno
certamente
una
grave
e
lunga
sosta
al
momento
per
la
nostra
santa
causa
e
ritarderanno
,
chi
sa
fino
a
quando
,
il
nostro
ritorno
in
Sicilia
.
Vecchio
come
sono
,
non
so
né
posso
più
sopportare
il
peso
di
questa
vita
d
'
esilio
.
Penso
che
non
sarò
più
in
grado
di
prestare
il
mio
braccio
alla
Patria
,
quand
'
essa
,
meglio
maturati
gli
eventi
,
ne
avrà
bisogno
.
Viene
meno
pertanto
la
ragione
di
trascinare
così
un
'
esistenza
incresciosa
a
me
,
dannosa
a
'
miei
figli
.
Voi
,
più
giovani
,
questa
ragione
avete
ancora
,
epperò
vivete
per
essa
e
ricordatevi
qualche
volta
con
affetto
del
vostro
Gerlando
Laurentano
Dianella
si
volse
a
guardare
il
Mortara
che
,
tutto
ristretto
in
sé
,
con
gli
occhi
ora
strizzati
,
il
volto
contratto
e
una
mano
su
la
bocca
,
si
sforzava
di
soffocare
nel
barbone
abbatuffolato
i
singhiozzi
irrompenti
.
-
Non
la
rileggevo
piú
da
anni
,
-
mormorò
quando
poté
parlare
.
Tentennò
a
lungo
la
testa
,
poi
prese
a
dire
:
-
Mi
fece
questo
tradimento
.
Scrisse
la
lettera
e
si
vestì
di
tutto
punto
,
come
dovesse
andare
a
una
festa
da
ballo
.
Ero
in
cucina
;
mi
chiamò
.
«
Questa
lettera
a
Mariano
Gioéni
,
a
La
Valletta
»
.
C
'
erano
a
La
Valletta
gli
altri
esiliati
siciliani
,
ch
'
erano
stati
tutti
qua
,
in
questa
camera
,
prima
del
Quarantotto
,
al
tempo
della
cospirazione
.
Mi
pare
di
vederli
ancora
:
don
Giovanni
Ricci
-
Gramitto
,
il
poeta
;
don
Mariano
Gioèni
e
suo
fratello
don
Francesco
;
don
Francesco
De
Luca
;
don
Gerlando
Bianchini
;
don
Vincenzo
Barresi
:
tutti
qua
;
e
io
sotto
a
far
la
guardia
.
Basta
!
Portai
la
lettera
...
Come
avrei
potuto
supporre
?
Quando
ritornai
a
Burmula
,
lo
trovai
morto
.
-
S
'
era
ucciso
?
-
domandò
,
intimidita
,
Dianella
.
-
Col
veleno
,
-
rispose
Mauro
.
-
Non
aveva
fatto
neanche
in
tempo
a
tirare
sul
letto
l
'
altra
gamba
.
Come
era
bello
'
Conoscete
don
Ippolito
?
Più
bello
.
Diritto
,
con
un
pajo
d
'
occhi
che
fulminavano
:
un
San
Giorgio
!
Anche
da
vecchio
,
innamorava
le
donne
.
Richiuse
gli
occhi
e
a
bassa
voce
recitò
la
chiusa
della
lettera
,
che
sapeva
a
memoria
:
-
Voi
,
più
giovani
,
questa
ragione
avete
ancora
,
epperò
vivete
per
essa
e
ricordatevi
qualche
volta
con
affetto
del
vostro
Gerlando
Laurentano
.
Vedete
?
E
vissi
io
,
come
lui
volle
.
E
qua
,
sotto
la
lettera
,
che
mi
feci
restituire
da
don
Mariano
Gioèni
,
ho
voluto
appendere
,
come
in
risposta
,
le
mie
medaglie
.
Ma
prima
di
guadagnarmele
!
Sedete
,
qua
;
non
vi
stancate
...
Dianella
sedette
sul
vecchio
divano
.
In
quel
punto
,
donna
Sara
Alàimo
,
sentendo
parlare
nel
camerone
e
vedendo
insolitamente
l
'
uscio
socchiuso
,
sporse
il
capo
incuffiato
a
guardare
.
-
Che
volete
voi
qua
?
-
saltò
su
Mauro
Mortara
,
come
avrebbe
fatto
,
se
vivo
,
quel
leopardo
.
-
Qua
non
c
'
è
nulla
per
voi
!
-
Puh
!
-
fece
donna
Sara
,
ritraendo
subito
il
capo
.
-
E
chi
vi
tocca
?
Mauro
corse
a
sprangar
l
'
uscio
.
-
La
strozzerei
!
Non
la
posso
soffrire
,
non
la
posso
vedere
,
questa
spïaccia
dei
preti
!
S
'
arrischia
anche
a
ficcare
il
naso
qua
dentro
ora
?
Non
l
'
aveva
mai
fatto
!
La
tengono
qua
i
preti
,
sapete
?
approfittandosi
di
quel
babbeo
di
don
Cosmo
.
I
Sanfedisti
,
i
Sanfedisti
...
-
Ma
ci
sono
ancora
davvero
codesti
Sanfedisti
?
-
domandò
Dianella
con
un
benevolo
sorriso
.
-
Oh
Marasantissima
,
lasciatevi
servire
!
-
tornò
ad
esclamare
il
Mortara
.
-
Se
ci
sono
!
Forse
ora
si
fanno
chiamare
d
'
un
'
altra
maniera
;
ma
sono
sempre
quelli
.
Setta
infernale
,
sparsa
per
tutto
il
mondo
!
Spie
dappertutto
:
ne
trovai
una
finanche
in
Turchia
,
figuratevi
!
a
Costantinopoli
.
-
Siete
stato
fin
là
?
-
domandò
Dianella
.
-
Fin
là
?
Ma
più
lontano
ancora
!
-
rispose
Mauro
con
un
sorriso
di
soddisfazione
.
-
Dove
non
sono
stato
e
che
cosa
non
ho
fatto
io
?
Contiamo
;
ma
non
bastano
le
dita
delle
mani
:
pecorajo
,
contadino
,
servitore
,
mozzo
di
nave
,
scaricatore
di
bordo
,
stivatore
,
fochista
,
cuoco
,
bagnino
,
cacciatore
di
bestie
feroci
,
poi
volontario
garibaldino
,
attendente
di
Bixio
;
poi
,
dopo
la
Rivoluzione
,
capo
-
carcerario
:
trecento
galeotti
ho
tenuto
in
un
pugno
a
Santo
Vito
,
che
volevano
scappare
;
e
alla
fine
,
qua
,
campagnuolo
di
nuovo
.
La
mia
vita
?
Non
parrebbe
vera
,
se
qualcuno
la
volesse
raccontare
.
Stette
un
pezzo
a
lisciarsi
la
barba
,
mentre
gli
occhi
verdastri
gli
ridevano
lucidi
,
al
fremito
interno
dei
ricordi
.
-
Tagliate
un
tronco
d
'
albero
,
-
disse
,
-
e
buttatelo
a
mare
,
lontano
dalla
spiaggia
.
Dove
andrà
a
finire
?
Ero
come
un
tronco
d
'
albero
,
nato
e
cresciuto
qua
,
a
Valsanìa
.
Venne
la
bufera
e
mi
schiantò
.
Prima
partì
il
Generale
coi
compagni
;
io
partii
due
giorni
dopo
,
di
notte
,
sopra
un
bastimento
a
vela
,
com
'
usava
a
quei
tempi
:
una
barcaccia
di
quelle
che
chiamano
tartane
.
Ora
rido
.
Sapeste
però
che
spavento
,
quella
notte
,
sul
mare
!
-
La
prima
volta
?
-
Chi
c
'
era
mai
stato
!
Nero
,
tutto
nero
,
cielo
e
mare
.
Solo
la
vela
,
stesa
,
biancheggiava
.
Le
stelle
,
fitte
fitte
,
alte
,
parevano
polvere
.
Il
mare
si
rompeva
urtando
contro
i
fianchi
della
tartana
,
e
l
'
albero
cigolava
.
Poi
spuntò
la
luna
,
e
il
bestione
si
abbonacciò
.
I
marinai
,
a
prua
,
fumavano
la
pipa
e
chiacchieravano
tra
loro
;
io
,
buttato
là
,
tra
le
balle
e
il
cordame
incatramato
,
vedevo
il
fuoco
delle
loro
pipe
;
piangevo
,
con
gli
occhi
spalancati
,
senz
'
accorgermene
.
Le
lagrime
mi
cadevano
su
le
mani
.
Ero
come
una
creatura
di
cinque
anni
;
e
ne
avevo
trentatré
!
Addio
,
Sicilia
;
addio
,
Valsanìa
;
Girgenti
che
si
vede
da
lontano
,
lassù
,
alta
;
addio
,
campane
di
San
Gerlando
,
di
cui
nel
silenzio
della
campagna
m
'
arrivava
il
ronzìo
;
addio
,
alberi
che
conoscevo
a
uno
a
uno
...
Voi
non
vi
potete
immaginare
,
come
da
lontano
vi
s
'
avvistino
le
cose
care
che
lasciate
e
vi
afferrino
e
vi
strappino
l
'
anima
!
Io
vedevo
certi
luoghi
,
qua
,
di
Valsanìa
,
proprio
come
se
vi
fossi
;
meglio
,
anzi
;
notavo
certe
cose
,
che
prima
non
avevo
mai
notato
;
come
tremavano
i
fili
d
'
erba
alla
brezza
grecalina
,
un
sasso
caduto
dal
murello
,
un
albero
un
po
'
storto
a
pendìo
,
che
si
sarebbe
potuto
raddrizzare
,
e
di
cui
potevo
contare
le
foglie
,
a
una
a
una
...
Basta
!
All
'
alba
,
giunsi
a
Malta
.
Prima
si
tocca
l
'
isola
di
Gozzo
...
Malta
,
capite
?
tutta
come
un
golfo
,
abbraccia
il
mare
.
Qua
e
là
,
tante
insenature
.
In
una
di
queste
è
Burmula
,
dove
il
Generale
aveva
preso
stanza
.
Grossi
porti
,
selve
di
navi
;
e
gente
d
'
ogni
razza
,
d
'
ogni
nazione
:
Arabi
,
Turchi
,
Beduini
,
Marocchini
;
e
poi
Inglesi
,
Francesi
,
Spagnuoli
.
Cento
lingue
.
Nel
Cinquanta
,
ci
scoppiò
il
colera
,
portato
dagli
Ebrei
di
Susa
che
avevano
con
loro
belle
femmine
,
belle
!
ma
,
sapete
?
ragazzette
fresche
,
di
sedici
e
diciott
'
anni
come
voi
...
-
Oh
,
ne
ho
di
piú
io
!
-
sorrise
Dianella
.
-
Di
piú
?
Non
pare
.
Si
dipingevano
.
Senza
bisogno
,
-
seguitò
Mauro
,
-
come
se
fossero
state
vecchie
.
Peccato
!
Belle
femmine
!
Portarono
il
colera
,
vi
dicevo
:
un
'
epidemia
terribile
!
Figuratevi
che
a
Burmula
,
paesettuccio
,
in
una
sola
giornata
,
ottocento
morti
.
Come
le
mosche
si
moriva
.
Ma
la
morte
a
un
disgraziato
che
paura
può
fare
?
Io
mangiavo
,
come
niente
,
petronciani
e
pomodori
:
lo
facevo
apposta
.
Avevo
imparato
una
canzonetta
maltese
e
la
cantavo
giorno
e
notte
,
a
cavalcioni
d
'
una
finestra
.
Perché
ero
innamorato
.
-
Ah
sí
?
Là
?
-
domandò
Dianella
,
sorpresa
.
-
Non
là
,
-
rispose
Mauro
.
-
Avevo
lasciato
qua
,
a
Valsanìa
,
una
villanella
con
cui
facevo
all
'
amore
:
Serafina
...
Si
maritò
con
un
altro
,
dopo
un
anno
appena
.
E
io
cantavo
...
Volete
sentire
la
canzonetta
?
Me
la
ricordo
ancora
.
Socchiuse
gli
occhi
,
buttò
indietro
il
capo
e
si
mise
a
canticchiare
in
falsetto
,
pronunciando
a
suo
modo
le
parole
di
quella
canzonetta
popolare
:
Ahi
me
kalbi
,
kentu
giani
...
Dianella
lo
guardava
,
ammirata
,
con
un
intenerimento
e
una
dolcezza
accorata
,
che
spirava
anche
dal
mesto
ritmo
di
quell
'
arietta
d
'
un
tempo
e
d
'
un
paese
lontano
,
la
quale
affiorava
su
le
labbra
di
quel
vecchio
,
fievole
eco
della
remota
,
avventurosa
gioventù
.
Non
sospettava
minimamente
sotto
la
ruvida
scorza
del
Mortara
la
tenerezza
di
tali
ricordi
.
-
Com
'
è
bella
!
-
disse
.
-
Ricantatela
.
Mauro
,
commosso
,
fece
cenno
di
no
,
con
un
dito
.
-
Non
posso
;
non
ho
voce
.
Sapete
che
vogliono
dire
le
prime
parole
?
Ahimè
,
il
cuore
come
mi
duole
.
Il
senso
delle
altre
non
lo
ricordo
piú
.
Piaceva
tanto
al
Generale
,
questa
canzonetta
.
Me
la
faceva
cantare
sempre
.
Eh
,
avevo
buon
voce
,
allora
...
Voi
guardate
il
leopardo
?
Ora
vi
racconto
.
E
seguitò
a
raccontarle
come
,
dopo
la
morte
del
Generale
,
rimasto
solo
a
Burmula
,
non
volendo
ritornare
in
Sicilia
dove
s
'
era
già
compromesso
,
si
fosse
recato
a
La
Valletta
.
Qua
,
gli
esiliati
siciliani
avrebbero
voluto
ajutarlo
;
ma
egli
,
sapendo
in
che
misere
condizioni
si
trovassero
,
aveva
rifiutato
ogni
soccorso
e
s
'
era
messo
a
lavorare
nel
porto
,
come
mozzo
,
come
scaricatore
,
come
stivatore
.
Mancavano
le
braccia
,
decimata
la
popolazione
dal
colera
.
Poi
s
'
era
imbarcato
su
un
piroscafo
inglese
da
fochista
.
Per
più
di
sei
mesi
era
stato
sepolto
lì
,
nel
saldo
ventre
strepitoso
della
nave
,
ad
arrostirsi
al
fuoco
alimentato
notte
e
giorno
,
senza
mai
sapere
dove
s
'
andasse
.
I
macchinisti
inglesi
lo
guardavano
e
ridevano
-
chi
sa
perché
-
e
un
giorno
,
per
forza
,
avevano
voluto
presentarlo
,
così
tutto
affumicato
com
'
era
,
al
capitano
-
pezzo
d
'
omone
sanguigno
,
con
una
barbaccia
fulva
che
gli
arrivava
fin
quasi
ai
ginocchi
-
e
il
capitano
gli
aveva
più
volte
battuto
la
spalla
,
lodandolo
forse
per
lo
zelo
.
Egli
,
difatti
,
in
tutti
quei
mesi
,
non
s
'
era
dato
un
momento
di
requie
,
neanche
per
prendere
un
boccone
;
aveva
perduto
l
'
appetito
:
beveva
soltanto
,
per
temprar
l
'
arsura
del
corpo
che
,
là
sotto
,
smaniava
il
respiro
,
un
po
'
d
'
aria
!
Unico
svago
,
quando
si
approdava
in
qualche
porto
,
un
vecchio
libro
di
cucina
,
tutto
squinternato
,
sul
quale
aveva
imparato
a
compitare
con
l
'
ajuto
del
cuoco
di
bordo
,
anch
'
esso
italiano
,
da
lungo
tempo
spatriato
a
Malta
.
Svago
e
tesoro
,
per
lui
,
quel
libro
!
Perché
,
un
giorno
,
il
cuoco
,
ammalatosi
gravemente
,
era
stato
sbarcato
a
Smirne
e
,
in
mancanza
d
'
altri
,
alla
prova
di
quest
'
altro
fuoco
era
stato
messo
lui
,
erede
del
libro
e
della
dottrina
culinaria
di
quello
.
S
'
era
dato
con
tutto
l
'
impegno
a
questo
nuovo
ufficio
e
in
breve
aveva
saputo
contentar
così
bene
il
capitano
,
che
questi
poi
,
vedendolo
lì
lì
per
ammalarsi
come
quell
'
altro
cuoco
,
spontaneamente
lo
aveva
allogato
quale
sguattero
in
una
famiglia
inglese
,
ricchissima
,
domiciliata
a
Costantinopoli
.
Ma
la
malattia
contratta
a
bordo
non
lo
aveva
lasciato
lungo
tempo
a
quel
posto
,
per
un
tristo
accidente
capitatogli
uno
di
quei
giorni
.
Un
droghieruccio
d
'
Alcamo
,
stabilito
da
molti
anni
là
a
Costantinopoli
,
dal
quale
egli
si
recava
qualche
volta
per
sentir
parlare
il
dialetto
nativo
,
aveva
voluto
avvelenarlo
.
Sì
!
Invece
d
'
una
pozione
d
'
olio
di
mandorle
dolci
,
gli
aveva
dato
forse
olio
di
mandorle
amare
.
Spia
dei
preti
,
dei
Sanfedisti
,
anche
quello
!
Sbaglio
involontario
?
Ma
che
!
Ricordava
bene
che
una
volta
colui
aveva
osato
rimproverarlo
acerbamente
per
l
'
avventura
del
francescano
appeso
,
ch
'
egli
,
così
per
ridere
,
gli
aveva
narrata
.
Ah
,
ma
rimessosi
per
miracolo
,
dopo
circa
tre
mesi
,
dall
'
avvelenamento
,
gli
aveva
fatto
pagar
caro
il
delitto
.
Con
un
pugno
(
e
Mauro
mostrò
sorridendo
il
pugno
)
lo
aveva
steso
là
,
nella
bottega
.
Aveva
al
dito
un
grosso
anello
di
ferro
,
come
un
chiodo
ritorto
,
comperato
a
Smirne
,
e
con
esso
-
senza
volerlo
,
veh
!
-
gli
aveva
sfracellato
la
tempia
.
Ripresosi
dal
pauroso
sbalordimento
nel
vederselo
cascare
giù
tutto
in
un
fascio
sotto
gli
occhi
,
insanguinato
,
s
'
era
dato
alla
fuga
e
poche
ore
dopo
era
partito
con
una
nave
che
si
recava
a
un
piccolo
porto
dell
'
Asia
Minore
.
Non
ricordava
più
il
nome
del
paesello
di
mare
in
cui
era
disceso
:
era
d
'
estate
e
aveva
trovato
subito
da
allogarsi
come
bagnino
.
-
Avete
sentito
nominare
Orazio
Antinori
?
-
domandò
a
questo
punto
il
Mortara
.
-
L
'
esploratore
?
Sì
,
-
disse
Dianella
.
-
Venne
là
,
ai
bagni
,
un
giorno
,
-
seguitò
Mauro
,
-
con
un
altro
italiano
.
Li
sentii
parlare
e
m
'
accostai
.
L
'
Antinori
assoldava
cacciatori
per
la
caccia
delle
fiere
,
nel
deserto
di
Libia
.
Gli
piacqui
,
mi
prese
con
sé
.
Noi
andavamo
;
gli
mandavamo
le
fiere
uccise
;
egli
le
imbalsamava
e
poi
le
spediva
ai
musei
,
a
Londra
,
a
Vienna
...
Quando
ritornavo
dalle
cacce
,
siccome
lui
mi
voleva
bene
sapendomi
fidato
,
lo
ajutavo
a
preparar
le
droghe
,
e
intanto
,
zitto
zitto
,
gli
rubavo
l
'
arte
.
Così
imparai
a
imbalsamare
;
e
quando
lui
andò
via
,
seguitai
per
conto
mio
la
caccia
e
la
spedizione
.
Vi
voglio
raccontare
una
certa
avventura
.
Un
giorno
,
eravamo
sperduti
,
io
e
lui
,
morti
di
fame
e
di
sete
.
A
un
certo
punto
avvistammo
alcum
alberi
di
fico
e
li
prendemmo
d
'
assalto
,
figuratevi
!
Ma
i
fichi
migliori
erano
in
alto
e
non
potevamo
prenderli
.
Allora
io
,
contadino
,
che
feci
?
m
'
allontanai
e
ritornai
poco
dopo
,
munito
d
'
una
canna
bella
lunga
;
la
spaccai
un
po
'
in
cima
e
con
essa
mi
misi
a
cogliere
i
fichi
alti
piú
maturi
,
con
la
lagrima
di
latte
:
un
miele
,
vi
dico
!
L
'
Antinori
mi
guardava
e
si
rodeva
dentro
.
Alla
fine
non
poté
più
reggere
e
mi
gridò
:
«
Che
fai
?
La
smetti
?
Vuoi
farmi
ammazzare
dai
Turchi
?
»
Capii
l
'
antifona
.
Zitto
,
stesi
il
braccio
e
gli
porsi
la
canna
.
Andai
a
prenderne
un
'
altra
,
e
tutti
e
due
seguitammo
a
rubar
fichi
tranquillamente
.
Ah
,
l
'
Antinori
...
mi
voleva
bene
,
e
m
'
ajutò
tanto
,
anche
da
lontano
.
Stetti
lì
più
di
sei
anni
.
Poi
sentii
che
Garibaldi
era
sbarcato
a
Marsala
,
volai
subito
in
Sicilia
.
Sbarco
a
Messina
;
raggiungo
i
volontarii
a
Milazzo
.
Don
Stefano
Auriti
mi
morì
tra
le
braccia
.
Non
poteva
più
parlare
,
mi
raccomandava
con
gli
occhi
il
figlio
,
don
Roberto
,
il
suo
leonetto
di
dodici
anni
...
Ci
battemmo
!
A
Reggio
aprii
il
fuoco
io
,
sapete
?
la
prima
fucilata
fu
la
mia
!
Poi
Bixio
mi
prese
per
attendente
...
Che
giornata
,
quella
del
Volturno
!
Ma
ora
,
dopo
aver
visto
tante
cose
,
dopo
averne
passate
tante
,
sono
soddisfatto
,
che
volete
!
L
'
Italia
è
grande
!
L
'
Italia
è
alla
testa
delle
nazioni
!
Detta
legge
nel
mondo
!
E
posso
dire
che
anch
'
io
,
così
da
povero
ignorante
e
meschino
come
sono
,
ho
fatto
qualche
cosa
,
senza
tante
chiacchiere
.
Posso
andare
dal
re
e
dirgli
:
«
Maestà
,
alla
sedia
su
cui
voi
sedete
,
se
non
una
gamba
o
una
traversa
,
un
piccolo
pernio
,
qualche
cavicchio
,
l
'
ho
messo
anch
'
io
.
La
mia
parte
te
l
'
ho
fatta
,
figlio
mio
!
»
E
sono
contento
.
Cammino
qua
per
Valsanìa
,
vedo
i
fili
del
telegrafo
,
sento
ronzare
il
palo
,
come
se
ci
fosse
dentro
un
nido
di
calabroni
,
e
il
petto
mi
s
'
allarga
;
dico
:
«
Frutto
della
Rivoluzione
!
»
Vado
piú
là
,
vedo
la
ferrovia
,
il
treno
che
si
caccia
sottoterra
,
nel
traforo
sotto
Valsanìa
,
che
mi
pare
un
sogno
;
e
dico
:
«
Frutto
della
Rivoluzione
!
»
Vado
sotto
il
pino
,
guardo
il
mare
,
vedo
laggiù
a
ponente
Porto
Empedocle
,
che
al
tempo
della
mia
partenza
per
Malta
non
aveva
altro
che
la
Torre
,
il
Rastiglio
,
il
Molo
Vecchio
e
quattro
casucce
,
e
ora
è
diventato
quasi
una
città
;
vedo
le
due
lunghe
scogliere
del
nuovo
porto
,
che
mi
pajono
due
braccia
tese
a
tutte
le
navi
di
tutti
i
paesi
civili
del
mondo
,
come
per
dire
:
«
Venite
!
venite
!
l
'
Italia
è
risorta
,
l
'
Italia
abbraccia
tutti
,
dà
a
tutti
la
ricchezza
del
suo
zolfo
,
la
ricchezza
dei
suoi
giardini
!
»
.
Frutto
della
Rivoluzione
,
anche
questo
,
penso
,
e
-
vedete
?
-
mi
metto
a
piangere
come
un
bambino
,
dalla
gioja
...
Cavò
,
cosí
dicendo
,
dall
'
apertura
della
ruvida
camicia
d
'
albagio
un
grosso
fazzoletto
di
cotone
turchino
,
e
si
asciugò
gli
occhi
,
che
gli
s
'
erano
veramente
riempiti
di
lagrime
.
Dianella
sentì
anche
lei
inumidirsi
gli
occhi
.
Quel
vecchio
che
incuteva
tanta
paura
,
che
aveva
ucciso
un
uomo
come
niente
e
ne
aveva
fatto
morire
un
altro
per
l
'
ombra
d
'
un
sospetto
maniaco
;
che
andava
così
armato
,
in
procinto
sempre
di
versare
altro
sangue
,
pronto
com
'
era
all
'
ira
e
irsuto
e
ombroso
;
quel
vecchio
,
ecco
,
piangeva
come
un
fanciullo
per
l
'
opera
compiuta
,
ch
'
egli
vedeva
senza
mende
e
gloriosa
;
piangeva
esaltandosi
nella
sua
gesta
e
nella
grandezza
della
patria
,
per
cui
aveva
tanto
sofferto
e
combattuto
,
senza
chieder
mai
nulla
,
generoso
e
feroce
,
fedele
come
un
cane
e
coraggioso
come
un
leone
.
Né
i
suoi
colombi
,
né
la
pace
dei
campi
,
né
il
governo
della
vigna
,
né
il
canto
delle
allodole
,
riuscivano
a
rasserenargli
lo
spirito
dopo
tanto
tempo
:
quel
camerone
era
come
la
sua
chiesa
;
e
usciva
di
là
com
'
ebbro
,
e
s
'
aggirava
per
la
campagna
sotto
i
mandorli
e
gli
olivi
,
parlando
tra
sé
di
battaglie
e
di
congiure
,
guardando
biecamente
il
mare
dalla
parte
di
Tunisi
,
donde
immaginava
un
improvviso
assalto
dei
Francesi
...
Un
rumore
di
sonaglioli
e
il
rotolìo
d
'
una
vettura
vennero
a
un
tratto
a
scuotere
Dianella
da
queste
considerazioni
e
Mauro
dal
pianto
.
-
Vostro
padre
?
-
domandò
questi
,
infoscandosi
d
'
un
subito
e
ricacciandosi
nell
'
apertura
della
camicia
il
fazzoletto
.
Dianella
si
levò
,
costernata
,
e
corse
alla
finestra
a
guardare
attraverso
le
stecche
delle
persiane
.
Restò
.
Dalla
vettura
,
che
s
'
era
fermata
davanti
alla
villa
,
scendevano
il
padre
,
di
ritorno
,
e
Aurelio
Costa
-
lui
!
-
in
tenuta
da
campagna
.
-
Andate
,
andate
,
-
le
disse
Mauro
,
quasi
spingendola
.
-
Chiudo
e
me
ne
scappo
!
Dianella
uscì
sul
corridojo
e
vide
in
fondo
a
esso
il
Costa
e
il
padre
,
diretti
alla
camera
di
questo
,
nella
quale
si
chiusero
.
Allora
Mauro
Mortara
,
come
una
bestia
sorpresa
nel
giaccio
,
sgattajolò
ranco
ranco
,
senza
dirle
nulla
.
Ella
rimase
perplessa
,
profondamente
turbata
,
non
sapendo
che
pensare
di
quell
'
improvviso
insolito
ritorno
del
padre
.
Evidentemente
,
tanto
questo
ritorno
quanto
la
venuta
d
'
Aurelio
Costa
si
connettevano
con
le
notizie
dei
tumulti
d
'
Aragona
.
Qualcosa
di
molto
grave
doveva
essere
accaduto
.
Era
fuggito
Aurelio
?
No
:
Dianella
non
volle
nemmeno
supporlo
.
Forse
il
padre
stesso
aveva
mandato
a
chiamarlo
.
Con
quale
animo
?
Fu
tentata
di
recarsi
nella
sua
camera
,
attigua
a
quella
del
padre
,
se
le
riuscisse
di
cogliere
qualche
parola
attraverso
la
parete
,
ma
ricordò
lo
sguardo
del
padre
,
quella
mattina
,
e
se
n
'
astenne
;
rimase
tuttavia
come
tenuta
tra
due
,
nella
sala
d
'
ingresso
.
-
Suo
papà
,
-
le
annunziò
donna
Sara
Alàimo
,
sporgendo
il
capo
dall
'
uscio
della
cucina
.
Dianella
le
accennò
di
sì
col
capo
.
-
Con
l
'
ingegnere
,
-
aggiunse
donna
Sara
,
sottovoce
.
Dianella
le
accennò
di
nuovo
col
capo
che
sapeva
,
e
uscì
sul
pianerottolo
della
scala
esterna
.
La
vettura
era
lì
ancora
,
in
attesa
,
a
piè
della
scala
.
Dunque
il
padre
doveva
ripartire
subito
?
Forse
era
venuto
per
prendere
qualche
carta
.
-
Andrete
a
Porto
Empedocle
adesso
?
-
domandò
al
cocchiere
.
-
Eccellenza
,
sì
-
rispose
questi
.
Ed
ecco
il
padre
e
il
Costa
frettolosi
.
Flaminio
Salvo
non
s
'
aspettava
di
trovar
la
figlia
sul
pianerottolo
della
scala
,
e
,
vedendola
,
si
tirò
un
po
'
indietro
,
senza
fermarsi
,
le
fece
un
sorriso
e
la
salutò
con
la
mano
.
Aurelio
Costa
,
che
gli
veniva
dietro
,
rimase
un
istante
confuso
,
accennò
di
togliersi
il
berretto
da
viaggio
ma
il
Salvo
gli
gridò
:
-
Andiamo
,
andiamo
...
Dianella
,
pallida
,
col
fiato
rattenuto
,
li
vide
montare
su
la
vettura
,
partire
senza
volgere
il
capo
,
e
li
seguí
con
gli
occhi
finché
non
scomparvero
tra
gli
alberi
del
viale
.
Com
'
era
cangiato
Aurelio
!
Sconvolto
...
Pareva
malato
,
invecchiato
,
con
la
barba
non
rifatta
...
Dianella
pensò
al
giudizio
che
ne
aveva
dato
Nicoletta
Capolino
.
Avrebbe
voluto
vederlo
più
altero
di
fronte
al
padre
;
avrebbe
voluto
che
,
non
ostante
il
richiamo
imperioso
di
questo
,
egli
si
fosse
fermato
lì
sul
pianerottolo
,
almeno
per
salutarla
.
Invece
subito
aveva
obbedito
...
Forse
il
momento
...
Chi
sa
che
era
accaduto
alle
zolfare
!
Flaminio
Salvo
ritornò
tardi
,
la
sera
,
d
'
umor
gajo
,
come
ogni
qual
volta
prendeva
una
grave
decisione
.
A
cena
,
si
scusò
con
don
Cosmo
della
sfuriata
della
mattina
;
disse
che
n
'
aveva
fino
alla
gola
,
delle
innumerevoli
seccature
che
gli
erano
diluviate
da
quelle
zolfare
d
'
Aragona
,
e
che
aveva
deciso
di
chiuderle
.
-
Così
sciopereranno
un
po
'
per
piacer
mio
,
i
signori
solfaraj
,
e
avranno
piú
tempo
d
'
assistere
alle
prediche
dei
loro
sacerdoti
umanitarii
.
Mangino
prediche
!
Bello
,
il
vangelo
umanitario
,
don
Cosmo
,
letto
su
una
pagina
sola
!
Se
voltassero
pagina
.
Ma
se
ne
guardano
bene
!
Hanno
ragione
;
ma
la
loro
ragione
è
qua
!
E
si
toccò
il
ventre
.
-
Andate
a
far
loro
intendere
che
la
politica
doganale
seguìta
dal
Governo
italiano
è
stata
tutta
una
cuccagna
per
l
'
industria
e
gl
'
industriali
dell
'
alta
Italia
e
una
rovina
spaventosa
per
il
Mezzogiorno
e
per
la
nostra
povera
isola
;
che
da
anni
e
anni
l
'
aumento
delle
tasse
e
di
tutti
i
pesi
è
continuo
e
continuo
il
ribasso
dei
prodotti
;
che
col
prezzo
a
cui
è
disceso
lo
zolfo
non
solo
è
assolutamente
impossibile
trattarli
meglio
,
ma
è
addirittura
una
follìa
seguitar
l
'
industria
...
Io
non
avevo
chiuso
le
zolfare
per
loro
,
per
dar
loro
almeno
un
tozzo
di
pane
.
Scioperano
?
Tante
grazie
!
Vuol
dire
che
possono
fare
a
meno
di
lavorare
.
Tutti
a
spasso
!
Allegria
!
-
La
vita
!
-
sospirò
don
Cosmo
,
con
gli
angoli
della
bocca
contratti
in
giù
.
-
A
pensarci
bene
...
Lo
zolfo
,
sicuro
...
le
industrie
..
questa
tovaglia
qua
,
damascata
,
questo
bicchiere
arrotato
...
il
lume
di
bronzo
...
tutte
queste
minchionerie
sulla
tavola
...
e
per
la
casa
...
e
per
le
strade
...
piroscafi
sul
mare
,
ferrovie
,
palloni
per
aria
...
Siamo
pazzi
,
parola
d
'
onore
!
...
Sì
,
servono
,
servono
per
riempire
in
qualche
modo
questa
minchioneria
massima
che
chiamiamo
vita
,
per
darle
una
certa
apparenza
,
una
certa
consistenza
...
Mah
!
Vi
giuro
che
non
so
,
in
certi
momenti
,
se
sono
più
pazzo
io
che
non
ci
capisco
nulla
o
quelli
che
credono
sul
serio
di
capirci
qualche
cosa
e
parlano
e
si
muovono
,
come
se
avessero
veramente
un
qualche
scopo
davanti
a
loro
,
il
quale
poi
,
raggiunto
,
non
dovesse
a
loro
stessi
apparir
vano
.
Io
comincerei
,
signor
mio
,
dal
rompere
questo
bicchiere
.
Poi
butterei
giù
la
casa
...
Ricominciando
daccapo
,
chi
sa
!
...
Voi
dite
che
quei
disgraziati
la
ragione
l
'
hanno
qua
?
Beati
loro
,
signor
mio
!
E
guaj
se
si
saziano
...
Dove
l
'
avete
più
voi
,
la
ragione
?
Dove
l
'
ho
piú
io
?
Poco
dopo
,
Flaminio
Salvo
e
Dianella
erano
affacciati
alla
finestra
.
La
notte
era
scurissima
.
Le
stelle
profonde
,
che
pungevano
e
allargavano
il
cielo
,
non
arrivavano
a
far
lume
in
terra
.
I
grilli
scampanellavano
lontano
ininterrottamente
e
,
a
quando
a
quando
,
dal
fondo
del
vallone
saliva
il
verso
accorato
d
'
un
gufo
,
come
un
singulto
.
Il
bujo
,
il
silenzio
intorno
alla
villa
era
qua
e
là
a
tratti
punto
e
vibrante
di
rapidi
stridi
di
nottole
invisibili
.
Poi
la
luna
emerse
,
paonazza
,
su
dall
'
ampia
chiostra
di
Monserrato
in
fondo
,
e
s
'
avvertì
un
lievissimo
brulichìo
di
foglie
per
tutta
la
campagna
.
Un
cane
,
lontano
,
abbajò
.
-
Tu
non
hai
niente
,
Dianella
,
proprio
niente
da
dire
a
tuo
padre
?
-
domandò
il
Salvo
senza
guardarla
,
con
tono
mesto
,
come
se
con
l
'
anima
vagasse
lontano
assai
da
quella
finestra
.
-
Io
?
-
fece
Dianella
,
incerta
e
quasi
sbigottita
.
-
Niente
...
Che
potrei
dirti
?
-
Niente
,
dunque
,
-
riprese
il
padre
.
-
Nessun
piccolo
,
piccolo
segreto
...
niente
,
eh
?
Sono
contento
.
Perché
tu
,
povera
figliuola
mia
,
purtroppo
hai
soltanto
me
,
preso
da
tante
brighe
...
E
oggi
...
che
giornataccia
!
...
Sai
che
manca
a
molti
?
Il
senso
dell
'
opportunità
.
Non
dico
che
avrei
risposto
di
sí
,
se
la
domanda
mi
fosse
stata
rivolta
in
altro
giorno
,
in
altro
modo
;
ma
avrei
risposto
di
no
,
almeno
con
piú
garbo
,
ecco
,
dopo
aver
parlato
con
te
.
Dianella
temette
,
ascoltando
queste
parole
calme
e
lente
del
padre
,
che
questi
potesse
udire
il
violento
martellare
del
cuore
di
lei
,
sospeso
in
un
'
aspettazione
angosciosa
,
tra
l
'
impetuoso
ribollimento
di
tutto
il
sangue
per
le
vene
.
-
Mi
hanno
chiesto
...
tu
m
'
intendi
,
-
seguitò
il
Salvo
,
voltandosi
a
spiarla
negli
occhi
.
-
E
io
,
certo
che
la
mia
buona
figliuola
,
così
savia
,
non
poteva
aver
fissato
neanche
per
un
momento
la
propria
attenzione
su
un
giovane
-
oh
,
buono
,
sì
;
ma
pure
,
per
tante
ragioni
,
non
adatto
né
degno
-
preso
in
quel
momento
proprio
inopportuno
,
ho
rifiutato
senz
'
altro
.
Vediamo
un
po
'
,
non
indovini
?
-
No
...
-
rispose
,
più
col
fiato
che
con
la
voce
,
Dianella
.
-
Non
indovini
proprio
?
-
insistette
il
padre
,
sorridendo
come
conscio
della
tortura
che
le
infliggeva
.
-
Su
,
pròvati
...
-
Non
...
non
saprei
...
-
balbettò
lei
.
-
E
allora
bisognerà
che
te
lo
dica
,
-
concluse
il
padre
-
perché
tu
sappia
regolarti
.
Il
De
Vincentis
...
-
Ah
!
-
esclamò
Dianella
,
con
uno
scatto
di
riso
irresistibile
.
-
Quel
povero
Ninì
?
-
Quel
povero
Ninì
,
-
ripeté
il
padre
,
scrollando
il
capo
e
sorridendo
anche
lui
.
-
Dunque
,
te
l
'
aspettavi
?
-
No
,
ti
giuro
,
-
s
'
affrettò
a
rispondergli
Dianella
,
con
vivacità
.
-
M
'
ero
accorta
,
sì
...
-
Ma
t
'
aspettavi
qualche
altro
?
-
tornò
a
domandare
il
padre
,
pronto
,
guardandola
più
acutamente
.
Dianella
allora
s
'
impuntò
e
sostenne
lo
sguardo
del
padre
con
fredda
fermezza
.
-
Ti
ho
detto
di
no
.
Il
sospetto
che
il
padre
con
quel
discorso
avesse
voluto
tenderle
un
'
insidia
era
divenuto
certezza
.
Forse
non
era
neanche
vero
che
Ninì
De
Vincentis
gli
avesse
fatto
quella
richiesta
.
E
l
'
essersi
il
padre
servito
di
lui
,
povero
giovane
troppo
dabbene
,
quasi
per
metterlo
in
dileggio
,
le
parve
odioso
,
sapendo
il
De
Vincentis
anche
peraltro
vittima
del
padre
.
Questi
non
disse
più
nulla
;
rimase
ancora
un
pezzo
alla
finestra
,
a
guardar
fuori
,
poi
se
ne
ritrasse
con
un
sospiro
e
salutò
la
figlia
per
andare
a
dormire
.
-
Buona
notte
-
gli
rispose
Dianella
,
freddamente
.
Appena
sola
,
si
nascose
il
volto
tra
le
mani
e
pianse
.
Le
parve
che
il
padre
si
fosse
divertito
a
straziarle
il
cuore
,
come
un
gatto
col
topo
.
Oh
Dio
,
perché
,
perché
così
cattivo
anche
con
la
propria
figlia
,
quando
gli
sarebbe
stato
così
facile
esser
buono
con
tutti
?
Se
veramente
voleva
ch
'
ella
gli
dicesse
il
suo
segreto
,
ricordandole
che
non
aveva
più
da
confidarsi
con
altri
,
se
non
con
lui
,
perché
,
nello
stesso
momento
che
le
poneva
innanzi
la
sorte
crudele
che
le
aveva
tolto
il
consiglio
e
l
'
amore
della
madre
,
le
tendeva
un
'
insidia
?
Dunque
,
no
;
era
certo
ormai
:
egli
non
voleva
che
lei
amasse
Aurelio
.
Aveva
chiuso
le
zolfare
;
forse
aveva
posto
a
effetto
la
minaccia
della
mattina
:
«
Caccio
via
tutti
!
»
.
Anche
Aurelio
?
Oh
,
Aurelio
non
aveva
più
bisogno
di
lui
,
adesso
!
Perduto
quel
posto
,
tanti
altri
,
anche
migliori
,
avrebbe
potuto
trovarne
subito
.
E
questo
forse
,
ecco
,
faceva
più
dispetto
al
padre
,
aver
dato
a
quel
giovane
il
mezzo
di
non
aver
più
bisogno
di
lui
,
e
averglielo
dato
per
un
dovere
che
a
lui
lo
legava
.
Voleva
che
tutti
fossero
docili
strumenti
nelle
sue
mani
;
e
Aurelio
invece
avrebbe
potuto
levarglisi
contro
,
dov
'
egli
più
temeva
la
ribellione
:
nel
cuore
di
sua
figlia
.
Sì
,
sì
,
perché
sapeva
bene
che
ella
lo
amava
.
Così
lo
avesse
saputo
Aurelio
!
Ma
che
sarebbe
intanto
avvenuto
,
se
davvero
il
padre
,
chiuse
le
zolfare
,
lo
aveva
licenziato
?
Aurelio
se
ne
sarebbe
andato
di
nuovo
lontano
,
sarebbe
ritornato
in
Sardegna
,
senz
'
alcun
sospetto
dell
'
amore
di
lei
,
e
forse
,
là
...
Dianella
tornò
a
nascondersi
il
volto
tra
le
mani
.
Nel
vuoto
angoscioso
,
fissando
l
'
udito
,
senza
volerlo
,
nel
fitto
continuo
scampanellìo
dei
grilli
,
le
parve
ch
'
esso
nel
silenzio
diventasse
di
punto
in
punto
più
intenso
e
più
sonoro
;
pensò
ai
tumulti
d
'
Aragona
e
di
Comitini
;
e
quel
fervido
concento
divenne
allora
per
lei
,
a
un
tratto
,
il
clamore
lontano
,
indefinito
d
'
un
popolo
in
rivolta
,
di
cui
Aurelio
,
ribelle
,
andava
a
farsi
duce
e
vendicatore
.
E
lei
?
e
lei
?
Scoprì
il
volto
:
come
un
sogno
le
apparve
allora
la
pace
smemorata
della
campagna
,
lì
presente
,
all
'
umido
e
blando
albore
lunare
.
E
un
fresco
rivo
inatteso
di
tenerezza
le
scaturì
dal
cuore
;
e
altre
lagrime
le
velarono
gli
occhi
.
Ah
,
era
pur
bello
lo
spettacolo
di
quella
profonda
notte
lunare
su
la
campagna
,
con
quegli
alberi
antichi
,
immobili
nel
loro
triste
sogno
perenne
,
sorgente
col
fusto
dal
grembo
della
terra
,
con
quei
monti
laggiú
che
chiudevano
,
cupi
contro
il
cielo
,
il
mistero
degli
evi
più
remoti
,
con
quel
tremulo
limpido
assiduo
canto
dei
grilli
che
,
sparsi
tra
le
erbe
dei
piani
,
pareva
persuadessero
all
'
oblio
d
'
ogni
cosa
.
Tra
quei
grilli
e
quegli
alberi
e
quella
luna
e
quei
monti
non
era
forse
un
concerto
misterioso
,
a
cui
gli
uomini
restavano
estranei
?
Tanta
bellezza
non
era
fatta
per
gli
uomini
,
che
chiudevano
stanchi
,
a
quell
'
ora
,
gli
occhi
al
sonno
;
sarebbe
durata
tutta
la
notte
non
veduta
più
da
nessuno
,
nella
solitudine
della
campagna
,
quando
anche
lei
avrebbe
chiuso
la
finestra
.
Forse
voleva
questo
la
nottola
invisibile
che
strideva
svolando
lì
innanzi
,
offesa
e
attratta
dal
lume
:
voleva
ch
'
ella
non
disturbasse
più
oltre
con
la
sua
veglia
il
notturno
misterioso
concerto
della
natura
solitaria
?
E
Dianella
chiuse
la
finestra
:
lasciò
aperto
appena
appena
uno
scuro
e
,
attraverso
quello
spiraglio
,
con
le
mani
congiunte
innanzi
alla
bocca
,
pregò
silenziosamente
per
tutta
quella
bellezza
rimasta
fuori
,
animata
a
un
tratto
agli
occhi
di
lei
dallo
spirito
di
Dio
che
gli
uomini
offendono
con
le
loro
torbide
e
tristi
passioni
.
Volgendo
un
ultimo
sguardo
al
viale
innanzi
alla
villa
,
scorse
un
'
ombra
che
vi
passeggiava
,
un
cranio
lucido
sotto
la
luna
.
Don
Cosmo
?
Lui
.
Ah
,
immerso
là
nello
spirito
di
Dio
,
egli
forse
non
lo
sentiva
!
Andava
a
quell
'
ora
su
e
giù
per
il
viale
,
con
le
mani
dietro
la
schiena
,
assorto
tuttavia
,
certo
,
nelle
sue
buje
e
vane
meditazioni
.
CAPITOLO
SESTO
Né
inviti
agli
elettori
stampati
a
caratteri
cubitali
su
carta
d
'
ogni
colore
,
né
alcuna
animazione
insolita
per
le
vie
tortuose
della
vecchia
città
.
Eppure
il
giorno
fissato
per
le
elezioni
politiche
era
imminente
.
Ma
il
tedio
da
gran
tempo
aveva
soffiato
in
bocca
alla
ciarlataneria
,
e
questa
aveva
perduto
la
voce
.
La
scala
per
dar
l
'
assalto
ai
muri
le
si
era
imporrita
e
rotto
il
pentolino
della
colla
.
S
'
era
camuffata
decorosamente
da
prete
la
ciarlataneria
a
Girgenti
,
e
raccolta
,
guardinga
,
a
collo
torto
,
andava
per
via
,
nascondendo
tra
le
pieghe
del
tabarro
il
mazzocchio
della
grancassa
cangiato
in
aspersorio
.
I
cittadini
,
sotto
a
quel
travestimento
,
la
riconoscevano
bene
:
la
lasciavano
andare
e
fare
;
la
rispettavano
anche
;
oh
,
perché
non
seccava
nemmeno
con
troppe
prediche
;
prestava
denaro
poi
,
sottomano
-
a
usura
,
ma
ne
prestava
-
;
pubblicamente
,
con
molti
carati
del
Salvo
e
con
altri
di
socii
minori
,
aveva
aperto
una
banca
popolare
cattolica
-
all
'
interesse
consentito
da
santa
madre
Chiesa
.
I
pubblici
ufficii
,
prefettura
,
intendenza
delle
finanze
,
scuole
governative
,
tribunali
,
davano
ancora
un
po
'
di
movimento
,
ma
quasi
meccanico
,
alla
città
:
altrove
ormai
urgeva
la
vita
.
L
'
industria
,
il
commercio
,
la
vera
attività
insomma
,
s
'
era
da
un
pezzo
trasferita
a
Porto
Empedocle
giallo
di
zolfo
,
bianco
di
marna
,
polverulento
e
romoroso
,
in
poco
tempo
divenuto
uno
de
'
piú
affollati
e
affaccendati
emporii
dell
'
isola
.
Ma
anche
là
,
la
sovrabbondanza
dello
zolfo
per
le
condizioni
mal
proprie
con
cui
si
svolgeva
l
'
industria
,
l
'
ignoranza
degli
usi
a
cui
quel
minerale
era
destinato
e
dei
profitti
che
se
ne
potevano
ricavare
,
il
difetto
di
grossi
capitali
,
il
bisogno
o
l
'
avidità
di
un
pronto
guadagno
,
eran
cagione
che
quella
ricchezza
del
suolo
,
che
avrebbe
dovuto
esser
ricchezza
degli
abitanti
,
se
n
'
andasse
giorno
per
giorno
ingojata
dalle
stive
dei
vapori
mercantili
inglesi
,
americani
,
tedeschi
e
francesi
,
lasciando
tutti
coloro
che
vivevano
di
quell
'
industria
e
di
quel
commercio
con
le
ossa
rotte
dalla
fatica
,
la
tasca
vuota
e
gli
animi
inveleniti
dalla
guerra
insidiosa
e
feroce
,
con
cui
si
eran
conteso
il
misero
prezzo
o
lo
scotto
o
il
nolo
della
merce
da
loro
stessi
rinvilita
.
A
Girgenti
,
solo
i
tribunali
e
i
circoli
d
'
Assise
davano
da
fare
veramente
,
aperti
com
'
erano
tutto
l
'
anno
.
Su
al
Culmo
delle
Forche
il
carcere
di
San
Vito
rigurgitava
sempre
di
detenuti
,
che
talvolta
dovevano
aspettare
tre
o
quattro
anni
per
essere
giudicati
.
E
meno
male
che
l
'
innocenza
,
nel
maggior
numero
dei
casi
,
di
questo
forzato
indugio
non
aveva
a
patire
.
La
città
era
piuttosto
tranquilla
;
ma
nelle
campagne
e
nei
paesi
della
provincia
i
reati
di
sangue
,
aperti
o
per
mandato
,
per
risse
improvvise
o
per
vendette
meditate
,
e
le
grassazioni
e
l
'
abigeato
e
i
sequestri
di
persona
e
i
ricatti
erano
continui
e
innumerevoli
,
frutto
della
miseria
,
della
selvaggia
ignoranza
,
dell
'
asprezza
delle
fatiche
che
abbrutivano
,
delle
vaste
solitudini
arse
,
brulle
e
mal
guardate
.
In
piazza
Sant
'
Anna
,
ov
'
erano
i
tribunali
,
nel
centro
della
città
,
s
'
affollavano
i
clienti
di
tutta
la
provincia
,
gente
tozza
e
rude
,
cotta
dal
sole
,
gesticolante
in
mille
guise
vivacemente
espressive
:
proprietarii
di
campagne
e
di
zolfare
in
lite
con
gli
affittuarii
o
coi
magazzinieri
di
Porto
Empedocle
,
e
sensali
e
affaristi
e
avvocati
e
galoppini
;
s
'
affollavano
storditi
i
paesani
zotici
di
Grotte
o
di
Favara
,
di
Racalmuto
o
di
Raffadali
o
di
Montaperto
,
solfaraj
e
contadini
,
la
maggior
parte
,
dalle
facce
terrigne
e
arsicce
,
dagli
occhi
lupigni
,
vestiti
dei
grevi
abiti
di
festa
di
panno
turchino
,
con
berrette
di
strana
foggia
:
a
cono
,
di
velluto
;
a
calza
,
di
cotone
;
o
padovane
;
con
cerchietti
o
catenaccetti
d
'
oro
agli
orecchi
;
venuti
per
testimoniare
o
per
assistere
i
parenti
carcerati
.
Parlavano
tutti
con
cupi
suoni
gutturali
o
con
aperte
protratte
interiezioni
.
Il
lastricato
della
strada
schizzava
faville
al
cupo
fracasso
dei
loro
scarponi
imbullettati
,
di
cuojo
grezzo
,
erti
,
massicci
e
scivolosi
.
E
avevan
seco
le
loro
donne
,
madri
e
mogli
e
figlie
e
sorelle
,
dagli
occhi
spauriti
o
lampeggianti
d
'
un
'
ansietà
torbida
e
schiva
,
vestite
di
baracane
,
avvolte
nelle
brevi
mantelline
di
panno
,
bianche
o
nere
,
col
fazzoletto
dai
vivaci
colori
in
capo
,
annodato
sotto
il
mento
,
alcune
coi
lobi
degli
orecchi
strappati
dal
peso
degli
orecchini
a
cerchio
,
a
pendagli
,
a
lagrimoni
;
altre
vestite
di
nero
e
con
gli
occhi
e
le
guance
bruciati
dal
pianto
,
parenti
di
qualche
assassinato
.
Fra
queste
,
quand
'
eran
sole
,
s
'
aggirava
occhiuta
e
obliqua
qualche
vecchia
mezzana
a
tentar
le
più
giovani
e
appariscenti
che
avvampavano
per
l
'
onta
e
che
pur
non
di
meno
talvolta
cedevano
ed
eran
condotte
,
oppresse
di
angoscia
e
tremanti
,
a
fare
abbandono
del
proprio
corpo
,
senz
'
alcun
loro
piacere
,
per
non
ritornare
al
paese
a
mani
vuote
,
per
comperare
ai
figliuoli
lontani
,
orfani
,
un
pajo
di
scarpette
,
una
vesticciuola
.
(
«
Occasioni
!
Una
poverella
bisognava
che
ne
profittasse
.
Nessuno
avrebbe
saputo
...
Presto
presto
...
Peccato
,
sì
,
ma
Dio
leggeva
in
cuore
...
»
)
.
I
molti
sfaccendati
della
città
andavano
intanto
su
e
giù
,
sempre
d
'
un
passo
,
cascanti
di
noja
,
con
l
'
automatismo
dei
dementi
,
su
e
giù
per
la
strada
maestra
,
l
'
unica
piana
del
paese
,
dal
bel
nome
greco
,
Via
Atenèa
,
ma
angusta
come
le
altre
e
tortuosa
.
Via
Atenèa
,
Rupe
Atenèa
,
Empedocle
...
-
nomi
:
luce
di
nomi
che
rendeva
più
triste
la
miseria
e
la
bruttezza
delle
cose
e
dei
luoghi
.
L
'
Akragas
dei
Greci
,
l
'
Agrigentum
dei
Romani
,
eran
finiti
nella
Kerkent
dei
Musulmani
,
e
il
marchio
degli
Arabi
era
rimasto
indelebile
negli
animi
e
nei
costumi
della
gente
.
Accidia
taciturna
,
diffidenza
ombrosa
e
gelosia
.
Dal
bosco
della
Civita
,
cuore
della
scomparsa
città
vetusta
,
saliva
un
tempo
al
colle
,
su
cui
siede
misera
la
nuova
,
una
lunga
fila
di
altissimi
e
austeri
cipressi
,
quasi
a
segnar
la
via
della
morte
.
Pochi
ormai
ne
restavano
;
uno
,
il
più
alto
e
il
più
fosco
si
levava
ancora
sotto
l
'
unico
viale
della
città
,
detto
della
Passeggiata
,
la
sola
cosa
bella
che
la
città
avesse
,
aperto
com
'
era
alla
vista
magnifica
di
tutta
la
piaggia
,
sotto
,
svariata
di
poggi
,
di
valli
,
di
piani
,
e
del
mare
in
fondo
,
nella
sterminata
curva
dell
'
orizzonte
.
Quel
cipresso
,
stagliandosi
nero
e
maestoso
dopo
il
fiammeggiare
dei
meravigliosi
tramonti
su
la
piaggia
che
s
'
ombrava
tutta
di
notturno
azzurro
,
pareva
riassumesse
in
sé
la
tristezza
infinita
del
silenzio
che
spirava
dai
luoghi
,
sonori
un
tempo
di
tanta
vita
.
Era
qua
,
ora
,
il
regno
della
morte
.
Dominata
,
in
vetta
al
colle
,
dall
'
antica
cattedrale
normanna
,
dedicata
a
San
Gerlando
,
dal
Vescovado
e
dal
Seminario
,
Girgenti
era
la
città
dei
preti
e
delle
campane
a
morto
.
Dalla
mattina
alla
sera
,
le
trenta
chiese
si
rimandavano
con
lunghi
e
lenti
rintocchi
il
pianto
e
l
'
invito
alla
preghiera
,
diffondendo
per
tutto
un
'
angosciosa
oppressione
.
Non
passava
giorno
che
non
si
vedessero
per
via
in
processione
funebre
le
orfanelle
grige
del
Boccone
del
povero
:
squallide
,
curve
,
tutte
occhi
nei
visini
appassiti
,
col
velo
in
capo
,
la
medaglina
sul
petto
,
e
un
cero
in
mano
.
Tutti
,
per
poca
mancia
,
potevano
averne
l
'
accompagnamento
;
e
nulla
era
più
triste
che
la
vista
di
quella
fanciullezza
oppressa
dallo
spettro
della
morte
,
seguito
così
ogni
giorno
,
a
passo
a
passo
,
con
un
cero
in
mano
,
dalla
fiamma
vana
nella
luce
del
sole
.
Chi
poteva
curarsi
,
in
tale
animo
,
delle
elezioni
politiche
imminenti
?
E
poi
,
perché
?
Nessuno
aveva
fiducia
nelle
istituzioni
,
né
mai
l
'
aveva
avuta
.
La
corruzione
era
sopportata
come
un
male
cronico
,
irrimediabile
;
e
considerato
ingenuo
o
matto
,
impostore
o
ambizioso
,
chiunque
si
levasse
a
gridarle
contro
.
In
quei
giorni
,
più
che
delle
imminenti
elezioni
politiche
,
gli
sfaccendati
parlavano
del
duello
del
candidato
Ignazio
Capolino
con
Guido
Verònica
.
Per
l
'
intromissione
violenta
di
Roberto
Auriti
,
la
questione
cavalleresca
s
'
era
complicata
.
Guido
Verònica
aveva
accettato
subito
la
sfida
del
Capolino
;
aveva
chiesto
però
qualche
giorno
di
tempo
per
provvedersi
di
padrini
.
Ed
era
arrivato
da
Palermo
il
deputato
Corrado
Selmi
,
con
un
altro
signore
,
che
si
diceva
famoso
spadaccino
.
Roberto
Auriti
,
intanto
,
non
potendo
battersi
col
Prèola
e
non
volendo
che
altri
vendicasse
della
turpe
offesa
la
memoria
del
padre
,
aveva
preteso
di
battersi
lui
per
primo
col
Capolino
.
I
padrini
di
questo
,
il
Verònica
stesso
,
si
erano
opposti
a
tale
pretesa
.
A
nome
del
Capolino
quelli
avevano
lealmente
dichiarato
di
deplorar
l
'
articolo
del
Prèola
,
pubblicato
di
furto
nel
giornale
.
Squalificato
così
dai
suoi
stessi
partigiani
il
vero
autore
dell
'
offesa
,
peraltro
riconosciuto
indegno
di
scendere
sul
terreno
e
ormai
cacciato
via
da
Girgenti
,
l
'
Auriti
non
aveva
più
da
domandare
altra
soddisfazione
;
e
un
solo
duello
doveva
aver
luogo
,
perché
l
'
affare
si
terminasse
lodevolmente
:
tra
il
Veronica
e
il
Capolino
,
per
l
'
aggressione
da
questo
patita
sulla
pubblica
via
.
Troppo
giusto
!
La
vertenza
tanto
dibattuta
aveva
appassionato
vivamente
la
cittadinanza
,
tra
la
quale
d
'
improvviso
s
'
erano
scoperti
tanti
calorosi
dilettanti
di
cavalleria
;
e
la
passione
sopra
tutto
s
'
era
accesa
per
l
'
intervento
d
'
un
uomo
così
noto
come
il
Selmi
e
per
le
arie
spagnolesche
e
provocanti
dell
'
altro
testimonio
del
Verònica
,
spadaccino
.
Ma
,
dal
canto
suo
,
il
campione
paesano
,
Ignazio
Capolino
s
'
era
affidato
anche
lui
in
buone
mani
:
a
un
certo
D
'
Ambrosio
lontano
parente
della
moglie
,
che
sapeva
tener
bene
la
spada
in
pugno
e
non
si
sarebbe
lasciato
imporre
né
dal
prestigio
di
Corrado
Selmi
né
dalla
spocchia
di
quell
'
altro
messere
.
E
lui
solo
,
ohè
!
perché
l
'
altro
testimonio
di
Capolino
faceva
ridere
:
Ninì
De
Vincentis
,
figurarsi
!
Povero
Ninì
,
vi
era
stato
tirato
proprio
pei
capelli
!
Sciabole
,
sangue
-
lui
che
era
una
damigella
,
un
San
Luigi
col
giglio
in
mano
.
Sarebbe
svenuto
certamente
,
assistendo
allo
scontro
!
Che
idea
,
quel
Capolino
,
andare
a
scegliere
proprio
Ninì
,
come
se
non
ci
fossero
stati
altri
piú
adatti
in
paese
!
Ma
forse
lo
aveva
scelto
il
D
'
Ambrosio
,
apposta
,
per
una
bravata
,
per
rispondere
ironicamente
alla
chiamata
dello
spadaccino
dalla
parte
avversaria
.
Ninì
ignorava
ancora
il
rifiuto
reciso
opposto
dal
Salvo
alla
domanda
di
matrimonio
che
-
costretto
dal
fratello
Vincente
-
gli
aveva
fatto
rivolgere
da
monsignor
Montoro
.
Il
Capolino
lo
aveva
forzato
ad
accettar
quell
'
ufficio
per
lui
terribile
di
secondo
testimonio
al
duello
,
dandogli
a
intendere
che
il
Salvo
lo
avrebbe
molto
gradito
.
Perbacco
,
doveva
sì
o
no
sfatare
una
buona
volta
la
fama
di
verginale
timidezza
che
s
'
era
fatta
in
paese
?
Uomo
!
uomo
!
bisognava
che
si
dimostrasse
uomo
!
Del
resto
,
pancia
e
presenza
:
non
si
voleva
altro
da
lui
.
Che
pancia
?
Dove
aveva
la
pancia
Ninì
?
Fino
e
diritto
come
un
bastoncino
...
Via
,
era
un
modo
di
dire
,
pancia
e
presenza
.
Composto
,
elegantissimo
come
un
vero
zerbinotto
di
Parigi
,
avrebbe
fatto
una
splendida
figura
.
Tutti
e
quattro
i
padrini
s
'
erano
recati
nella
mattinata
alla
villa
del
principe
di
Laurentano
,
a
Colimbètra
,
dove
il
duello
avrebbe
avuto
luogo
,
per
i
concerti
opportuni
e
la
scelta
del
terreno
.
Nessuno
lì
si
sarebbe
attentato
a
disturbare
lo
scontro
.
Il
principe
,
la
mattina
seguente
,
si
sarebbe
recato
a
Valsanìa
per
la
presentazione
con
la
sposa
,
com
'
era
già
convenuto
;
subito
dopo
la
partenza
del
principe
,
si
sarebbe
fatto
il
duello
.
Gli
sfaccendati
peripatetici
assistettero
dal
viale
della
Passeggiata
al
ritorno
in
carrozza
dei
quattro
padrini
da
Colimbètra
.
Ignazio
Capolino
,
intanto
,
aspettava
i
suoi
,
passeggiando
coi
maggiorenti
del
partito
su
l
'
ampia
terrazza
marmorea
,
davanti
al
Circolo
che
,
come
tant
'
altre
cose
,
aveva
anch
'
esso
nome
da
Empedocle
.
Quel
duello
,
proprio
alla
vigilia
delle
elezioni
,
gli
aveva
accresciuto
importanza
e
simpatia
.
Mostrava
di
non
curarsene
affatto
,
e
questa
noncuranza
per
nulla
ostentata
destava
ammirazione
e
compiacimento
negli
amici
che
gli
passeggiavano
accanto
.
Aveva
già
intrapreso
il
giro
elettorale
,
e
ora
descriveva
le
festose
accoglienze
ricevute
il
giorno
avanti
nel
vicino
borgo
di
Favara
.
Avrebbe
voluto
recarsi
quel
giorno
stesso
nell
'
altro
borgo
di
Siculiana
,
dove
gli
elettori
lo
attendevano
impazienti
;
ma
il
D
'
Ambrosio
,
suo
padrone
,
suo
tiranno
in
quel
momento
,
gliel
'
aveva
assolutamente
proibito
,
per
paura
che
si
strapazzasse
troppo
.
Gli
dispiaceva
per
gli
amici
di
Siculiana
,
ecco
.
Gli
avevano
preparato
anch
'
essi
una
gran
festa
.
La
vittoria
era
sicura
,
non
ostanti
le
minacce
e
le
prepotenze
del
Governo
e
gli
ordini
del
Prefetto
e
le
persecuzioni
della
polizia
.
Roberto
Auriti
avrebbe
avuto
,
sì
e
no
,
una
maggioranza
di
pochi
voti
soltanto
nel
borgo
di
Comitini
,
dove
Pompeo
Agrò
contava
molti
amici
.
Capolino
dava
queste
notizie
con
sincero
rammarico
per
il
suo
avversario
,
e
sinceramente
questo
rammarico
era
condiviso
da
quanti
lo
ascoltavano
.
Perché
si
sapeva
che
l
'
Auriti
non
aveva
mai
cavato
alcun
profitto
dai
principii
liberali
,
per
cui
da
giovine
aveva
combattuto
,
né
dalla
fedeltà
che
sempre
aveva
serbato
ad
essi
;
certamente
non
per
cavarne
profitto
adesso
era
venuto
a
chiedere
il
suffragio
dei
suoi
concittadini
,
bensì
quasi
per
un
dovere
impostogli
,
o
forse
per
l
'
ingenua
illusione
che
potesse
bastargli
a
chiederlo
il
rispetto
che
si
doveva
alla
sua
onestà
.
Nessuno
gli
negava
questo
rispetto
,
e
tutti
si
sentivano
anche
disposti
a
rendergli
qualche
onore
consentaneo
ai
suoi
meriti
.
Quello
della
deputazione
,
no
,
via
:
non
era
,
né
poteva
essere
per
lui
;
e
la
prova
più
evidente
era
appunto
nell
'
ingenuità
di
quella
sua
illusione
.
Venuti
i
padrini
,
Capolino
s
'
appartò
con
essi
in
un
angolo
dell
'
ampio
salone
del
Circolo
.
Ninì
De
Vincentis
pareva
imbalordito
,
col
viso
chiazzato
,
come
se
gli
avessero
dato
qua
e
là
tanti
pizzichi
,
e
gli
occhi
lustri
,
assenti
e
scontrosi
.
Il
D
'
Ambrosio
,
alto
e
biondo
,
miope
,
irrequieto
,
dalla
faccia
equina
,
le
spalle
in
capo
,
il
torace
enorme
e
le
gambe
secche
e
lunghe
,
parlava
arruffato
,
ruzzolando
le
parole
.
Era
sguajatissimo
,
e
tutti
tolleravano
le
sue
sguajataggini
,
non
solo
perché
lo
sapevano
manesco
,
ma
anche
perché
spesso
faceva
ridere
.
Le
sue
ingiurie
si
spuntavano
e
perdevano
il
fiele
nelle
risate
da
cui
erano
accolte
,
e
così
egli
poteva
ingiuriar
tutti
e
scagliare
in
faccia
le
villanie
più
crude
senza
che
nessuno
se
ne
sentisse
offeso
o
ferito
.
-
Fammi
il
santissimo
piacere
,
-
cominciò
,
-
di
dire
a
mia
cugina
Nicoletta
che
questa
sera
si
stia
quieta
,
perché
tu
devi
combattere
per
i
santi
diavoli
.
Voglio
dire
per
i
santi
ideali
.
Sei
vecchio
,
Gnazio
,
lo
vuoi
capire
?
Stendi
il
braccio
fammi
vedere
se
ti
trema
.
Capolino
,
sorridendo
,
stese
il
braccio
.
-
Va
bene
,
-
riprese
il
D
'
Ambrosio
.
-
Gli
daremo
le
palle
,
caro
mio
.
Sul
serio
!
Prima
,
alla
pistola
.
Scambio
di
tre
palle
,
a
venticinque
passi
.
(
Raccomandazione
a
Ninì
di
non
turarsi
gli
orecchi
,
al
botto
)
.
Poi
,
alla
sciabola
.
Quanto
alla
sciabola
,
siamo
a
cavallo
;
ma
per
la
pistola
,
Gnazio
mio
,
sei
vecchio
,
e
ho
paura
che
...
Basta
;
vieni
con
me
,
a
casa
mia
.
C
'
è
il
cortile
.
Voglio
vedere
come
tiri
.
Capolino
tentò
d
'
opporsi
;
ma
non
ci
fu
verso
:
dovette
andare
,
e
anche
Ninì
,
per
esercitarsi
gli
orecchi
al
botto
.
Presero
per
l
'
erta
via
di
Lena
,
dove
pareva
fosse
un
tumulto
attorno
a
qualcuno
che
cantava
.
Niente
!
Erano
pescivendoli
che
,
arrivati
or
ora
dalla
marina
,
scavalcati
dalle
mule
cariche
,
gridavano
tra
la
folla
il
pesce
fresco
,
con
lunga
e
gaja
cantilena
.
I
tre
proseguirono
per
la
salita
sempre
più
erta
di
Bac
Bac
,
finché
non
giunsero
presso
la
porta
piú
alta
della
città
,
a
settentrione
,
il
cui
nome
,
arabo
anchesso
,
Bâb
-
er
-
rijah
(
Porta
dei
venti
)
,
era
divenuto
Biberia
.
Il
D
'
Ambrosio
stava
lassù
,
in
una
casa
antica
,
col
baglio
(
vasto
cortile
acciottolato
)
e
un
cisternone
in
mezzo
,
insieme
con
la
madre
vecchissima
,
per
cui
aveva
una
devozione
più
che
religiosa
.
La
povera
vecchina
era
sorda
,
e
viveva
in
continua
ansia
,
in
continui
palpiti
per
quel
suo
figliuolo
impetuoso
.
Sempre
con
la
calza
in
collo
,
stava
a
guardare
dai
vetri
d
'
una
finestra
.
Vedeva
il
colle
,
su
cui
sta
Girgenti
,
scoscendere
in
ripido
pendìo
su
la
Val
Sollano
,
tutta
intersecata
di
polverosi
stradoni
.
Il
panorama
,
di
fronte
,
era
profondo
e
montuoso
.
A
destra
,
si
levava
fosco
e
imminente
monte
Caltafaraci
;
più
là
,
in
fondo
,
il
San
Benedetto
;
quindi
s
'
allargava
il
piano
di
Consòlida
,
e
a
mano
a
mano
,
sempre
più
verso
ponente
,
il
pian
di
Clerici
,
di
là
dalla
montagna
di
Carapezza
e
di
Montaperto
più
qua
.
Giù
,
dirimpetto
,
la
Serra
Ferlucchia
,
gessosa
,
mostrava
le
bocche
cavernose
delle
zolfare
e
i
lividi
tufi
arsicci
dei
calcheroni
spenti
.
In
fondo
in
fondo
,
dai
confini
della
provincia
sorgeva
maestoso
e
invaporato
Monte
Gemini
,
tra
i
più
alti
della
Sicilia
.
La
grigia
,
arida
asperità
ferrigna
era
solo
interrotta
qua
e
là
da
qualche
cupo
carubo
.
Il
D
'
Ambrosio
fece
aspettare
i
due
amici
nel
cortile
;
andò
su
e
ridiscese
subito
con
una
grossa
rivoltella
da
cavalleggere
e
una
scatola
di
cartucce
;
tracciò
con
un
pezzo
di
carbone
sul
muro
,
presso
la
stalla
vuota
,
quattro
segnacci
,
un
uomo
,
Guido
Verònica
;
poi
contò
dal
muro
venticinque
passi
.
-
Qua
,
Gnazio
!
Batto
tre
volte
le
mani
;
alla
terza
,
fuoco
!
In
guardia
.
Capolino
si
prestava
a
quella
prova
come
a
uno
scherzo
,
svogliato
.
Tuttavia
,
quando
si
vide
innanzi
,
sul
muro
,
quella
quintana
là
,
che
ora
smorfiosamente
inerte
pareva
aspettasse
i
suoi
colpi
ma
che
domani
gli
si
sarebbe
fatta
incontro
staccandosi
da
quel
muro
,
con
gambe
e
braccia
vive
,
presentandogli
la
bocca
d
'
un
'
altra
pistola
,
Capolino
,
col
sorriso
rassegato
sulle
labbra
,
aggrottò
le
ciglia
e
tirò
con
impegno
.
Il
D
'
Ambrosio
si
dichiarò
molto
soddisfatto
della
prova
.
Poi
,
per
ridere
,
volle
forzare
Ninì
a
tirare
anche
lui
al
bersaglio
.
Ninì
recalcitrò
come
un
mulo
.
Ma
il
D
'
Ambrosio
tanto
disse
,
tanto
fece
,
che
lo
costrinse
a
sparare
;
poi
,
subito
dopo
,
scoppiò
in
una
matta
risata
:
-
Parola
mia
d
'
onore
,
ha
chiuso
gli
occhi
,
tutti
e
due
!
Un
bicchier
d
'
acqua
!
un
bicchier
d
'
acqua
!
E
corse
a
sostenerlo
,
come
se
davvero
Ninì
stesse
per
svenire
.
Ma
non
insistette
molto
su
quello
scherzo
.
Prese
a
parlare
con
molto
fervore
di
Corrado
Selmi
:
-
Simpaticone
!
Pare
un
giovanotto
,
sai
?
ed
è
del
4
aprile
,
della
campana
della
Gancia
...
Deve
avere
per
lo
meno
cinquant
'
anni
...
Ne
dimostra
trentacinque
,
trentotto
al
più
...
Geniale
,
spregiudicato
,
alla
mano
.
Dicono
che
ha
più
debiti
che
capelli
.
Me
l
'
immagino
!
E
...
gallo
,
oh
!
Matto
per
le
pollastrelle
.
Sua
Eccellenza
il
ministro
D
'
Atri
pare
ne
debba
sapere
qualche
cosa
...
Presi
gli
accordi
per
la
mattina
seguente
,
Capolino
andò
via
con
Ninì
De
Vincentis
.
-
Mi
raccomando
per
Nicoletta
!
Prudenza
alla
vigilia
!
-
gli
gridò
dietro
il
D
'
Ambrosio
dall
'
usciolo
del
cortile
,
facendosi
portavoce
delle
mani
;
poi
,
come
se
avesse
veduto
un
cane
arrabbiato
:
-
Scànsati
,
Gnazio
!
scànsati
!
Passa
là
!
passa
là
!
Capolino
e
Ninì
De
Vincentis
si
voltarono
a
guardare
,
ridendo
,
e
videro
alle
loro
spalle
Nocio
Pigna
,
Propaganda
,
che
scendeva
per
la
stessa
via
col
lungo
braccio
penzoloni
e
l
'
altro
pontato
a
leva
sul
ginocchio
.
Propaganda
si
voltò
anche
lui
,
iroso
,
verso
il
D
'
Ambrosio
,
sbarrò
gli
occhi
lustri
da
matto
e
levando
il
braccio
,
gli
scagliò
la
parola
,
ch
'
era
per
lui
il
più
grave
marchio
d
'
infamia
:
-
Ignorante
!
E
aveva
più
che
mai
il
diritto
,
adesso
,
di
bollar
con
questo
marchio
tutti
i
suoi
nemici
,
borghesi
e
preti
e
titolati
,
Propaganda
:
il
Fascio
,
a
dispetto
della
Prefettura
e
del
Municipio
della
Polizia
e
del
Comando
militare
,
era
riuscito
finalmente
a
metterlo
su
.
Sissignori
,
anche
a
Girgenti
,
nel
paese
dei
corvi
e
delle
campane
a
morto
,
un
Fascio
,
con
tutti
i
sagramenti
.
Guardava
lassù
,
gonfio
d
'
orgoglio
e
con
aria
di
protezione
,
quelle
vecchie
casupole
del
quartiere
di
San
Michele
,
tane
di
miseria
;
quelle
anguste
viuzze
storte
,
sudice
,
affossate
,
piene
tutte
di
quel
tanfo
che
suol
lasciare
la
spazzatura
marcita
;
gli
occhi
gli
sfavillavano
.
Più
che
con
gli
uomini
,
se
la
intendeva
per
ora
con
le
pietre
corrose
e
annerite
di
quelle
casupole
,
coi
ciottoli
mal
connessi
di
quelle
viuzze
fetide
e
dirupate
;
parlava
con
esse
in
cuor
suo
;
diceva
loro
:
«
Bai
bai
!
»
.
Sopra
tutto
per
l
'
onore
del
paese
,
infatti
,
aveva
lottato
e
lottava
,
perché
non
si
dicesse
che
Girgenti
sola
,
quando
tutta
l
'
isola
era
in
fermento
,
restava
muta
e
come
morta
.
Presto
in
quelle
case
,
presto
per
quelle
vie
una
nuova
vita
avrebbe
tripudiato
.
Era
un
gran
dire
però
,
che
gli
dovesse
costar
tanta
fatica
il
persuadere
agli
altri
di
fare
il
proprio
bene
;
e
che
tutti
lo
dovessero
costringere
ad
affannarsi
,
a
incalorirsi
in
quell
'
opera
di
persuasione
così
,
che
quasi
quasi
si
poteva
sospettare
ci
avesse
qualche
tornaconto
!
Chi
glielo
faceva
fare
?
Oh
bella
!
Era
stato
messo
da
parte
,
espulso
dalla
società
,
reso
nella
sua
stessa
casa
superfluo
.
Con
le
buone
e
con
le
cattive
gli
avevano
detto
e
dimostrato
che
se
ne
poteva
pure
andare
;
che
non
si
aveva
più
alcun
bisogno
di
lui
.
Dopo
averlo
spremuto
come
un
limone
,
avergli
disonorato
una
figlia
,
o
,
come
lui
diceva
,
«
inzaccherata
di
fango
la
canizie
»
,
averlo
calunniato
e
infamato
,
volevano
buttarlo
via
?
Ah
,
no
!
Queste
cose
al
Pigna
non
si
facevano
.
Non
solo
non
era
superfluo
,
ma
anzi
necessario
,
perdio
,
voleva
essere
:
necessario
,
a
dispetto
di
tutti
!
E
presto
se
ne
sarebbero
accorti
gli
ignoranti
che
non
volevano
riconoscerlo
.
Se
altri
lavorava
per
il
suo
mantenimento
,
egli
non
ne
profittava
che
per
lavorare
a
sua
volta
per
gli
altri
;
con
questo
per
giunta
,
che
l
'
ajuto
dato
a
lui
era
misero
,
in
fondo
,
e
per
meschine
,
infime
necessità
,
mentre
l
'
ajuto
ch
'
egli
dava
agli
altri
,
l
'
opera
ch
'
egli
metteva
,
era
grande
e
per
necessità
superiori
.
Facile
,
comoda
,
quest
'
opera
?
Ah
,
sì
,
tutta
rose
,
difatti
!
Ma
scalmanarsi
da
mane
a
sera
,
correr
di
qua
e
di
là
con
quelle
belle
cianche
che
Dio
gli
aveva
date
,
perderci
la
voce
,
sprecarci
il
fiato
,
ognuno
poteva
immaginare
che
bel
piacere
dovesse
essere
!
Come
una
rocca
assediata
,
che
di
tutto
ciò
che
aveva
dentro
si
fosse
fatto
arma
e
puntello
per
resistere
agli
assalti
di
fuori
,
e
dentro
fosse
rimasta
vuota
,
Nocio
Pigna
aveva
posto
davanti
e
dietro
e
tutt
'
intorno
a
sé
ragioni
e
sentimenti
,
tutte
le
sue
disgrazie
,
com
'
armi
di
difesa
contro
a
quelli
che
lavoravano
accanitamente
per
levargli
ogni
credito
.
Più
parlava
e
più
le
sue
stesse
parole
accrescevano
la
sua
persuasione
e
la
sua
passione
.
Ma
a
furia
di
ripetere
sempre
le
medesime
cose
,
col
medesimo
giro
,
queste
alla
fine
gli
s
'
erano
fissate
in
una
forma
che
aveva
perduto
ogni
efficacia
;
gli
s
'
erano
,
per
dir
così
,
impostate
su
le
labbra
,
come
bocche
di
fuoco
che
non
mandavano
più
fuori
se
non
botto
,
fumo
e
stoppaccio
.
Dentro
,
non
aveva
più
nulla
.
Era
un
uomo
che
parlava
,
e
nient
'
altro
.
Il
Fascio
,
intanto
,
lo
aveva
messo
su
.
Che
fosse
proprio
tutto
di
lavoratori
,
si
poteva
dubitare
.
Neanch
'
egli
,
Propaganda
,
forse
arrebbe
avuto
il
coraggio
d
'
affermare
che
quegli
stessi
non
lavoratori
iscritti
fossero
molti
per
ora
.
Ma
il
forte
era
cominciare
;
e
così
,
a
poco
a
poco
,
si
comincia
.
Certo
,
una
bella
retata
,
un
'
entratura
solenne
con
qualche
migliajo
di
socii
raccolti
in
un
sol
giorno
sarebbe
stata
possibile
a
Porto
Empedocle
soltanto
,
tra
gli
uomini
di
mare
,
i
carrettieri
,
i
mozzi
delle
spigonare
,
i
giovani
di
magazzino
,
i
pesatori
e
gli
scaricatori
.
Ma
a
Porto
Empedocle
...
Piano
,
per
amor
di
Dio
!
non
poteva
più
sentirlo
nominare
,
Nocio
Pigna
:
la
memoria
della
baja
che
gli
avevano
data
laggiù
era
come
una
piaga
sempre
aperta
nel
cuore
di
lui
e
,
a
toccargliela
appena
appena
,
non
avrebbe
finito
più
di
strillare
.
Figli
di
cane
,
ributto
d
'
ogni
civiltà
!
avere
il
mare
,
signori
miei
,
lì
sempre
davanti
agli
occhi
;
che
si
scherza
?
il
mare
,
l
'
immensità
!
aver
posto
le
proprie
case
su
la
spiaggia
in
attesa
delle
navi
di
lontani
paesi
,
cioè
la
propria
vita
alla
mercé
delle
genti
;
e
,
sissignori
,
nessuno
spirito
di
fratellanza
umana
!
di
tutto
quel
mare
non
sapevano
veder
altro
che
la
spiaggia
,
anzi
le
immondizie
soltanto
della
spiaggia
,
le
loro
fecce
scorrenti
lungo
le
fogne
scoperte
.
Quel
mare
,
ah
quel
mare
avrebbe
dovuto
gonfiarsi
d
'
ira
,
di
sdegno
,
alzare
un
'
ondata
e
sommergerlo
,
ingojarselo
,
quel
paese
di
carognoni
!
Qua
,
a
Girgenti
,
bisognava
lavorare
come
le
formiche
,
pazienza
!
Aveva
cominciato
a
trattare
con
qualche
presidente
delle
maestranze
locali
:
ma
quelle
due
mani
afferrate
,
simbolo
delle
società
di
mutuo
soccorso
,
mani
tagliate
,
senza
sangue
,
cioè
senza
colore
politico
,
o
mani
col
santo
rosario
e
la
rametta
d
'
olivo
di
qualche
circolo
cattolico
,
stentavano
a
staccarsi
,
stentavano
a
tendersi
fraternamente
ai
lavoratori
d
'
altre
arti
e
d
'
altri
mestieri
,
come
avevano
fatto
a
Catania
,
a
Palermo
,
per
comporre
un
più
ampio
circolo
,
l
'
unione
di
tutte
le
forze
proletarie
,
il
Fascio
dei
Fasci
,
insomma
.
Luca
Lizio
aveva
già
scritto
a
Roma
a
don
Lando
Laurentano
(
ch
'
era
dei
loro
,
vivaddio
,
principe
e
socialista
!
)
,
perché
désse
lui
la
spinta
a
tutti
i
perplessi
e
i
titubanti
:
una
sola
parola
di
lui
,
un
cenno
sarebbe
bastato
.
Si
aspettava
di
giorno
in
giorno
la
risposta
,
la
quale
forse
tardava
per
il
dispiacere
che
quel
buffo
matrimonio
del
padre
doveva
cagionare
al
giovine
principe
.
Intanto
lui
,
Nocio
Pigna
,
non
perdeva
tempo
e
non
s
'
avviliva
tra
gli
ostacoli
.
Comprendeva
che
sarebbe
stata
ingenuità
far
troppo
assegnamento
su
quelle
maestranze
:
in
un
paese
morto
come
Girgenti
,
privo
d
'
ogni
industria
,
ove
da
anni
non
si
fabbricavan
più
case
e
tutto
deperiva
in
lento
silenzioso
abbandono
;
ove
non
solo
non
si
cercavano
mai
svaghi
costosi
,
ma
ciascuno
si
sforzava
di
restringere
i
più
modesti
bisogni
;
muratori
e
fabbri
-
ferraj
,
sarti
e
calzolaj
dipendevano
troppo
dai
pochi
così
detti
signori
;
e
il
segreto
malcontento
non
avrebbe
trovato
certo
in
loro
il
coraggio
d
'
affermarsi
apertamente
,
all
'
occasione
.
Domani
avrebbero
votato
tutti
per
quel
farabutto
di
Capolino
,
a
un
cenno
di
don
Flaminio
Salvo
.
Ma
pure
,
entrando
,
iscrivendosi
al
Partito
,
gli
operaj
potevano
servire
d
'
esempio
ai
contadini
;
tirarseli
dietro
,
ecco
.
Come
le
pecore
-
questi
-
poveretti
!
Pecore
però
,
che
sapevan
la
crudeltà
delle
mani
rapaci
che
le
tosavano
e
le
mungevano
;
pecore
che
,
se
riuscivano
ad
acquistar
coscienza
dei
loro
diritti
,
a
compenetrarsi
minimamente
di
quella
famosa
«
virtú
della
loro
forza
»
,
sarebbero
diventate
lupi
in
un
punto
.
Parte
di
essi
,
intanto
,
dimorava
sparsa
nelle
campagne
e
non
saliva
alla
città
,
alta
sul
colle
,
se
non
le
domeniche
e
le
feste
.
Quelli
tra
loro
che
si
chiamavano
garzoni
,
i
meno
imbecilliti
dalla
miseria
,
perché
riscotevano
tutto
l
'
anno
un
meschino
salario
,
temevan
troppo
i
castaldi
,
o
curàtoli
,
o
soprastanti
,
feroci
aguzzini
a
servizio
dei
padroni
.
Restavano
i
braccianti
a
giornata
,
quelli
che
,
dopo
sedici
ore
di
fatica
(
quando
avevan
la
fortuna
di
trovar
lavoro
)
,
si
riducevano
la
sera
in
città
con
la
zappa
in
collo
,
la
schiena
rotta
e
quindici
soldi
in
tasca
,
sì
e
no
.
A
questi
mirava
Nocio
Pigna
;
erano
i
più
;
ma
creta
,
creta
,
creta
,
su
cui
Dio
non
aveva
soffiato
,
o
la
miseria
aveva
da
tempo
spento
quel
soffio
;
creta
indurita
,
che
destava
pena
e
stupore
se
,
guardando
,
moveva
gli
occhi
e
,
parlando
,
le
labbra
.
Aveva
preso
in
affitto
il
vasto
magazzino
d
'
un
pastificio
abbandonato
al
Piano
di
Gamez
,
accanto
alla
sua
casa
:
capace
di
cinquecento
e
più
socii
.
Umido
e
bujo
,
di
giorno
,
senza
l
'
ajuto
di
due
o
tre
candele
non
ci
si
vedeva
;
ma
con
quelle
candele
accese
e
certi
vecchi
paramenti
sacri
di
finto
damasco
appesi
alle
pareti
,
aveva
l
'
aria
d
'
un
funerale
.
Quei
paramenti
avevano
ornato
,
un
tempo
,
nelle
feste
solenni
,
la
chiesa
di
San
Pietro
di
cui
Nocio
Pigna
era
stato
sagrestano
;
li
aveva
avuti
in
dono
dal
padre
beneficiale
d
'
allora
,
quando
s
'
erano
fatti
i
nuovi
;
e
li
aveva
conservati
con
la
canfora
e
col
pepe
in
una
vecchia
cassapanca
,
tesoro
ormai
screditato
.
Ora
,
con
le
dieci
tabelle
sopra
,
cinque
di
qua
e
cinque
di
là
,
coi
motti
sacramentali
del
Partito
,
Luca
Lizio
poteva
pur
dire
di
no
,
ma
agli
occhi
di
Pigna
facevano
una
magnifica
figura
.
Del
resto
,
per
attirare
i
contadini
,
non
vedeva
male
che
il
Fascio
avesse
quell
'
aria
di
chiesa
;
e
su
la
tavola
della
presidenza
aveva
posto
anche
un
Crocefisso
.
Dietro
la
tavola
troneggiava
lo
stendardo
rosso
ricamato
da
sua
figlia
Rita
,
la
compagna
di
Luca
.
E
Luca
stava
lì
,
dalla
mattina
alla
sera
,
a
studiare
Marx
(
Marchis
,
diceva
il
Pigna
)
,
a
prendere
appunti
,
a
corrispondere
coi
presidenti
degli
altri
Fasci
della
provincia
e
con
quelli
di
tutta
l
'
isola
e
con
Milano
e
con
Roma
.
Qualcuno
,
passando
davanti
al
portone
del
Fascio
,
talvolta
lo
poteva
vedere
magari
intento
a
cavarsi
qualche
caccoletta
dal
naso
;
quand
'
uno
è
assorto
e
perduto
nei
suoi
pensieri
,
un
dito
nel
naso
è
niente
,
le
maleducazioni
a
cui
,
senza
saperlo
,
può
lasciarsi
andare
,
sono
senza
fine
e
imprevedibili
;
in
quei
momenti
Luca
non
avvertiva
neppur
le
strombettate
dei
cinque
fratelli
addetti
alla
fanfara
;
i
quali
,
per
dire
la
verità
,
erano
un
'
ira
di
Dio
.
Ma
non
conveniva
raffreddare
l
'
entusiasmo
giovanile
.
Cinque
tra
gli
studenti
dell
'
Istituto
Tecnico
accorsi
tra
i
primi
a
iscriversi
al
Partito
:
Rocco
Ventura
,
che
aveva
preso
quell
'
anno
il
diploma
di
ragioniere
,
Mondino
Miccichè
,
Bernardo
Raddusa
,
Totò
Licasi
ed
Emanuele
Garofalo
ajutavano
Luca
nella
corrispondenza
.
Avevan
trovato
un
galoppino
che
s
'
era
assunto
l
'
ufficio
della
polizia
segreta
,
un
certo
Pìspisa
,
che
bazzicava
tutto
il
giorno
con
quelli
della
questura
.
I
quaranta
socii
,
che
presto
sarebbero
diventati
quattrocento
,
quattromila
,
avevano
già
eletto
i
loro
decurioni
,
ciascuno
con
la
sua
brava
fascia
rossa
a
tracolla
.
In
previsione
di
qualche
arresto
del
presidente
,
cioè
di
Luca
Lizio
,
era
stato
eletto
dal
Consiglio
presidente
segreto
Rocco
Ventura
.
Perché
già
,
tanto
lui
Pigna
,
quanto
il
Lizio
erano
stati
chiamati
insieme
ad
audiendum
verbum
dal
cavalier
Franco
,
commissario
di
polizia
.
Uh
,
garbatissimo
,
biondo
e
sorridente
,
strizzando
i
begli
occhi
languidi
o
carezzandosi
con
le
bianche
mani
di
dama
l
'
aurea
barbetta
spartita
sul
mento
,
il
cavalier
Franco
aveva
tenuto
loro
un
discorsetto
che
Pigna
non
si
stancava
di
ripetere
a
tutti
,
imitando
i
gesti
e
la
voce
.
Il
rosso
,
il
rosso
del
gonfalone
e
delle
fasce
aveva
urtato
sopra
tutto
il
signor
commissario
.
Eh
già
come
i
tori
,
la
sbirraglia
davanti
al
rosso
perdeva
il
lume
degli
occhi
.
Ma
non
s
'
era
mica
infuriato
il
cavalier
Franco
:
tutt
'
altro
;
aveva
voluto
sapere
perché
rosso
,
ecco
,
quando
c
'
erano
tant
'
altri
bei
colori
.
E
un
'
altra
cosa
aveva
voluto
sapere
:
perché
proprio
loro
due
,
Lizio
e
Pigna
,
s
'
erano
messi
a
quell
'
impresa
.
Che
speravano
?
che
se
n
'
aspettavano
?
Un
seggio
al
Consiglio
comunale
,
o
anche
più
su
,
al
Parlamento
?
Niente
di
tutto
questo
?
E
allora
perché
?
Per
disinteressata
carità
di
prossimo
?
Oh
guarda
!
Ma
erano
poi
certi
di
rendere
al
popolo
un
servizio
rialzandolo
dalle
condizioni
in
cui
si
trovava
?
Chi
sta
al
bujo
non
spende
per
il
lume
;
e
il
lume
costa
,
e
fa
veder
certe
cose
che
prima
non
si
vedevano
;
e
più
se
ne
vedono
e
più
se
ne
vogliono
.
Ora
,
in
che
consiste
la
vera
ricchezza
,
la
vera
felicità
?
Nell
'
aver
pochi
bisogni
.
E
dunque
...
e
dunque
...
-
Insomma
,
uno
squarcio
di
filosofia
e
questa
conclusione
:
-
Cari
signori
,
io
non
vi
faccio
arrestare
,
neanche
se
voi
voleste
.
Voi
dite
che
l
'
urto
avverrà
per
forza
,
se
non
migliora
la
sorte
dei
vostri
protetti
?
Bene
.
Io
vi
prego
di
ricordarvi
della
brocca
che
tanto
andò
al
pozzo
...
E
non
aggiungo
altro
!
Era
rimasto
un
po
'
tra
indispettito
e
sconcertato
il
cavalier
Franco
dal
silenzio
di
Luca
;
parlando
,
s
'
era
rivolto
sempre
a
lui
,
e
a
stento
aveva
nascosto
la
stizza
nel
sentirsi
invece
rispondere
dal
Pigna
.
Ma
avrebbe
potuto
dirgli
,
questi
,
la
ragione
di
quel
silenzio
?
Povero
Luca
,
che
supplizio
!
Sarebbe
stato
meno
da
compiangere
,
se
cieco
.
Oratore
nato
,
nato
per
arringar
le
folle
,
vero
tipo
dell
'
uomo
pubblico
,
tutto
per
gli
altri
,
niente
per
sé
-
bollato
nella
lingua
dal
destino
buffone
!
Scriveva
,
si
sfogava
a
scrivere
,
e
schizzava
fuoco
dalla
penna
,
schegge
d
'
inferno
;
poi
s
'
arrabbiava
,
poveretto
,
si
mangiava
le
mani
,
mugolava
,
quando
sentiva
leggere
la
roba
sua
senza
il
giusto
tono
,
il
giusto
rilievo
,
la
fiamma
che
ci
aveva
messo
lui
dentro
,
nello
scriverla
.
Nessuno
lo
contentava
,
neanche
Celsina
,
quella
tra
le
figliuole
del
Pigna
,
che
sola
s
'
era
tutta
accesa
delle
nuove
idee
.
Anche
Rita
,
sì
,
un
poco
,
prima
che
le
nascesse
il
bambino
...
Ma
che
cos
'
era
Rita
a
confronto
di
Celsina
?
Altra
spina
,
questa
,
che
faceva
sanguinare
il
cuore
di
Nocio
Pigna
:
non
poter
mandare
all
'
Università
questa
figliuola
,
che
aveva
preso
la
licenza
d
'
onore
all
'
Istituto
Tecnico
,
sbalordendo
tutti
,
preside
,
professori
e
condiscepoli
.
A
tanti
scemi
,
figli
di
ricchi
signori
,
la
via
aperta
e
piana
;
a
Celsina
,
troncata
ogni
via
;
condannata
Celsina
a
funghir
lì
in
quel
paese
marcio
,
d
'
ignoranti
.
Ecco
la
giustizia
sociale
!
Intanto
,
quella
sera
,
vigilia
delle
elezioni
,
Celsina
avrebbe
fatto
la
sua
prima
comparsa
in
pubblico
:
avrebbe
tenuto
una
conferenza
nella
sede
del
Fascio
.
Era
in
giro
dalla
mattina
,
Nocio
Pigna
,
per
questo
solenne
avvenimento
.
Mancavano
le
seggiole
.
Se
ogni
socio
si
fosse
portata
la
sua
con
sé
,
e
l
'
avesse
poi
lasciata
lì
...
Per
ora
,
egli
non
pretendeva
neppure
che
pagassero
con
la
dovuta
puntualità
la
misera
quota
settimanale
.
Ma
avessero
almeno
regalato
una
seggiola
,
santo
Dio
,
da
servire
per
loro
stessi
!
Niente
.
Sì
e
no
,
aveva
potuto
metterne
insieme
una
ventina
.
Pensava
a
tutte
le
seggiole
delle
chiese
,
a
quelle
ch
'
erano
sotto
la
sua
custodia
,
un
tempo
,
a
San
Pietro
;
pensava
alle
carrettate
che
ogni
domenica
sera
se
ne
trasportavano
all
'
emiciclo
in
fondo
al
viale
della
Passeggiata
,
ove
sonava
la
banda
militare
.
Seggiole
d
'
avanzo
,
là
per
le
bigotte
,
qua
per
le
civette
!
e
nel
Fascio
,
niente
!
Colpa
dei
socii
,
però
,
alla
fin
fine
;
e
dunque
,
peggio
per
loro
!
Sarebbero
rimasti
in
piedi
.
Stava
per
rincasare
,
quando
da
un
vicoletto
che
sboccava
nella
piazza
sentì
chiamarsi
piano
da
qualcuno
in
agguato
lì
ad
aspettarlo
,
incappucciato
.
-
Ps
,
ps
...
Un
contadino
!
Il
cuore
gli
diede
un
balzo
in
petto
.
Gli
s
'
accostò
premuroso
.
-
Serv
'
a
Voscenza
.
Posso
dirle
una
parolina
?
-
Come
dici
?
-
gli
domandò
Nocio
Pigna
,
facendoglisi
più
presso
,
costernato
dall
'
aria
di
sospetto
e
di
mistero
con
cui
quell
'
uomo
gli
stava
davanti
,
parlando
dentro
il
cappuccio
che
gli
lasciava
scoperti
appena
gli
occhi
soltanto
.
-
Vuoi
parlare
con
me
?
-
Sissignore
,
-
rispose
quegli
più
col
cenno
che
con
la
voce
.
-
Eccomi
,
figlio
mio
,
-
s
'
affrettò
a
dir
Pigna
.
-
Vieni
qua
...
entriamo
qua
...
E
gl
'
indicò
il
portone
del
Fascio
.
Ma
quegli
negò
col
capo
e
subito
si
trasse
più
indietro
nel
vicoletto
.
Pigna
lo
seguì
.
-
Non
aver
paura
.
Non
c
'
è
nessuno
.
Che
vuoi
dirmi
?
L
'
uomo
incappucciato
esitò
ancora
un
po
'
,
prima
di
rispondere
;
volse
intorno
gli
occhi
sospettosi
,
poi
mormorò
,
sempre
dentro
il
cappuccio
:
-
M
'
hanno
parlato
a
quattr
'
occhi
...
Persona
fidata
...
Dice
che
...
E
s
'
interruppe
di
nuovo
.
-
Parla
,
parla
,
figlio
mio
,
-
lo
esortò
il
Pigna
.
-
Siamo
qua
soli
...
Che
t
'
hanno
detto
?
Gli
occhi
sospettosi
sotto
il
cappuccio
espressero
lo
sforzo
penoso
che
colui
faceva
su
se
stesso
per
vincere
il
ritegno
di
parlare
.
Alla
fine
,
stringendosi
più
al
muro
e
stendendo
appena
fuor
del
cappotto
una
mano
sul
braccio
del
Pigna
,
domandò
a
bassissima
voce
:
-
È
qua
che
si
spartiscono
le
terre
?
Nocio
Pigna
,
mezzo
imbalordito
per
tutto
quel
mistero
,
restò
a
guardarlo
un
pezzo
di
traverso
,
a
bocca
aperta
.
-
Le
terre
?
-
disse
.
-
Le
terre
,
no
,
figlio
mio
.
Quegli
allora
alzò
il
mento
e
chiuse
gli
occhi
,
per
un
cenno
d
'
intesa
.
Sospirò
:
-
Ho
capito
.
Mi
pareva
assai
!
Mi
hanno
burlato
.
E
si
mosse
per
andar
via
.
Nocio
Pigna
lo
trattenne
.
-
Perché
burlato
?
No
,
figlio
mio
...
Senti
...
-
Mi
scusi
Voscenza
,
-
disse
quegli
,
fermandosi
per
farsi
dar
passo
.
-
È
inutile
.
Ho
capito
.
Mi
lasci
andare
...
-
E
aspetta
,
caro
mio
,
se
non
mi
dài
il
tempo
di
spiegarmi
...
-
s
'
affrettò
a
soggiungere
il
Pigna
.
-
Le
terre
,
sissignore
,
verranno
anche
quelle
...
Basta
volere
!
Se
noi
vogliamo
...
Sta
tutto
qui
!
Quegli
seguitò
a
scuotere
il
capo
con
amara
e
cupa
incredulità
;
poi
disse
:
-
Ma
che
dobbiamo
volere
,
noi
poveretti
?
che
possiamo
volere
?
Pigna
si
scrollò
,
urtato
:
-
E
allora
,
scusa
,
tie
'
,
ti
do
le
terre
,
è
vero
?
Prima
di
tutto
dev
'
esserci
la
volontà
,
in
te
e
in
tutti
,
senza
paura
,
capisci
?
Non
c
'
è
bisogno
di
guerra
,
mettiti
bene
in
mente
questo
!
Noi
vogliamo
anzi
cantare
inni
di
pace
,
caro
mio
.
Il
Fascio
è
come
una
chiesa
!
E
chi
entra
nel
Fascio
...
-
Voscenza
mi
lasci
andare
...
-
Aspetta
,
ti
voglio
dir
questo
soltanto
:
chi
entra
nel
Fascio
,
entra
a
far
parte
d
'
una
corporazione
che
abbraccia
,
puoi
calcolare
,
i
quattro
quinti
dell
'
umanità
,
capisci
?
i
quattro
quinti
non
ti
dico
altro
.
E
agitò
innanzi
a
quegli
occhi
le
quattro
dita
d
'
una
mano
:
poi
riprese
:
-
Unione
,
corpo
di
Dio
,
e
siamo
tutto
,
possiamo
tutto
!
La
legge
la
detteremo
noi
:
debbono
per
forza
venire
a
patti
con
noi
.
Chi
lavora
?
chi
zappa
?
chi
semina
?
chi
miete
?
O
date
tanto
,
o
niente
!
Questo
per
il
momento
.
Il
nostro
programma
...
Vieni
,
ti
spiego
tutto
...
-
Voscenza
mi
lasci
andare
...
Non
è
per
me
...
-
Come
non
è
per
te
,
pezzo
d
'
asino
?
se
si
tratta
proprio
di
te
,
della
tua
vita
,
del
tuo
diritto
?
Pensaci
,
figlio
!
Guarda
:
il
Fascio
è
qua
.
Mi
trovi
sempre
.
-
Sissignore
,
bacio
le
mani
...
Per
carità
,
come
se
non
le
avessi
detto
niente
...
E
,
voltate
le
spalle
,
se
n
'
andò
randa
randa
,
guardingo
.
Nocio
Pigna
lo
seguì
per
un
pezzo
con
gli
occhi
,
scrollando
il
capo
.
Trambusto
,
a
casa
,
più
del
solito
.
Si
progrediva
notevolmente
,
di
giorno
in
giorno
,
verso
la
rivoluzione
sociale
.
C
'
erano
-
e
s
'
indovinava
subito
fin
dalla
strada
-
i
cinque
studenti
,
già
condiscepoli
di
Celsina
.
C
'
era
anche
,
ma
ingrugnato
e
tutto
aggruppato
in
un
angolo
,
Antonio
Del
Re
,
il
nipote
di
donna
Caterina
Laurentano
e
di
Roberto
Auriti
.
Parlavano
tutti
insieme
a
voce
alta
.
Il
gigante
,
cioè
Emanuele
Garofalo
,
e
quel
piccolo
Miccichè
che
friggeva
in
ogni
membro
e
scattava
e
schizzava
come
un
saltamartino
,
e
il
recalmutese
atticciato
e
violento
Bernardo
Raddusa
gridavano
,
non
si
capiva
bene
che
cosa
,
attorno
a
sua
figlia
Mita
,
la
maggiore
delle
sei
rimaste
in
casa
,
quella
che
lavorava
tutto
il
giorno
e
talvolta
anche
la
notte
insieme
con
Annicchia
,
ch
'
era
la
terza
.
Attorno
a
questa
strillavano
le
sorelle
Tina
e
Lilla
con
Totò
Licasi
e
Rocco
Ventura
;
Rita
cercava
di
quietare
il
bimbo
che
piangeva
,
spaventato
,
Celsina
,
accesa
di
stizza
,
litigava
con
Antonio
Del
Re
;
e
,
come
se
tutto
quel
badanai
fosse
poco
,
'
Nzulu
,
il
vecchio
barbone
nero
baffuto
e
mezzo
cieco
,
acculato
su
una
seggiola
,
levando
alto
il
muso
,
si
esercitava
in
lunghi
e
modulati
guaiti
di
protesta
.
Luca
Lizio
,
appartato
,
si
teneva
il
capo
con
tutt
'
e
due
le
mani
,
quasi
per
paura
che
quegli
strilli
glielo
portassero
via
.
-
Signori
miei
,
che
cos
'
è
?
dove
siamo
?
-
gridò
Nocio
Pigna
,
entrando
.
Tutti
si
voltarono
,
gli
corsero
incontro
e
,
accalorati
,
presero
a
rispondergli
a
coro
.
Nocio
Pigna
si
turò
gli
orecchi
.
-
Piano
!
Mi
stordite
!
Parli
uno
!
-
Mita
e
Annicchia
,
al
solito
!
-
strillò
Tina
.
-
Smorfie
!
-
aggiunse
Lilla
.
Ed
Emanuele
Garofalo
,
il
gigante
,
scotendo
le
braccia
levate
,
con
voce
da
cannone
:
-
Tutti
giù
!
tutti
giù
!
-
S
'
imponga
l
'
autorità
paterna
!
-
saltò
a
dire
Mondino
Miccichè
,
facendo
il
mulinello
in
aria
col
bastoncino
.
-
Non
capisco
nulla
!
zitti
!
-
urlò
Nocio
Pigna
.
Tacquero
tutti
;
ma
subito
,
nel
silenzio
sopravvenuto
,
sonò
un
:
«
Mammalucco
!
»
rivolto
da
Celsina
ad
Antonio
Del
Re
con
tale
espressione
di
rabbia
concentrata
,
che
le
risa
si
levarono
fragorose
.
Celsina
si
fece
avanti
,
snella
su
i
fianchi
procaci
,
col
seno
colmo
in
sussulto
,
il
bruno
volto
in
fiamme
e
gli
occhi
sfavillanti
.
In
mezzo
a
tutte
quelle
risa
,
l
'
espressione
di
fierissima
stizza
accennò
in
un
baleno
di
scomporsi
,
le
labbra
di
fuoco
le
si
atteggiarono
per
un
momento
a
un
riso
involontario
,
ma
subito
si
riprese
e
gridò
imperiosamente
e
con
sprezzo
:
-
Andiamo
!
andiamo
!
andiamo
!
Chi
vuol
sentire
,
senta
!
Chi
non
vuol
sentire
...
me
n
'
importa
un
corno
!
-
Insomma
,
-
gemette
Nocio
Pigna
,
raggruppando
le
dita
delle
due
mani
e
giungendole
per
le
punte
,
-
posso
sapere
che
diavolo
è
avvenuto
?
-
E
subito
aggiunse
,
sbarrando
gli
occhi
:
-
Ma
parli
uno
!
Parlò
Rocco
Ventura
,
piccolo
e
tondo
,
col
naso
a
pallottola
in
su
e
due
baffetti
spelati
che
gli
cominciavano
agli
angoli
della
bocca
e
subito
finivano
lì
,
come
due
virgolette
:
-
Niente
,
-
disse
,
-
proponevamo
semplicemente
di
scendere
tutti
giù
,
nella
stanza
a
pianterreno
,
per
assistere
alla
prova
generale
della
conferenza
di
Celsina
,
ecco
.
-
E
Mita
e
Annicchia
,
al
solito
...
-
aggiunse
Tina
,
tutta
scarmigliata
.
-
Smorfie
!
-
ripeté
Lilla
.
-
Non
vogliono
scendere
?
e
lasciatele
stare
!
-
disse
Celsina
,
dalla
soglia
.
-
Loro
sono
le
formiche
,
si
sa
,
io
la
cicala
.
Andiamo
,
andiamo
giù
,
e
basta
!
Pigna
guardò
le
due
figlie
Mita
e
Annicchia
rimaste
sedute
,
tutt
'
e
due
vestite
di
nero
,
pallide
in
volto
e
con
gli
occhi
dolenti
;
poi
guardò
Antonio
Del
Re
,
rimasto
anch
'
egli
seduto
,
torbido
in
faccia
,
con
un
gomito
appoggiato
sul
ginocchio
e
le
unghie
tra
i
denti
.
-
Andate
,
andate
,
-
disse
a
quelli
che
già
si
disponevano
a
scendere
dietro
Celsina
nella
stanza
terrena
.
-
Ora
vengo
...
Debbo
dire
una
parola
a
don
Nino
Del
Re
.
-
Nient
'
affatto
!
-
gridò
Celsina
,
risalendo
gli
scalini
della
scaletta
di
legno
e
ripresentandosi
tutta
vibrante
su
la
soglia
.
-
Te
lo
proibisco
,
papà
!
A
Nino
ho
parlato
io
,
e
basta
!
Vieni
giù
!
-
Va
bene
,
va
bene
,
-
disse
il
Pigna
.
-
Che
furia
!
Debbo
tenergli
un
altro
discorsetto
io
...
Piano
piano
...
Antonio
Del
Re
si
sgruppò
,
scattò
in
piedi
per
un
improvviso
ribollimento
di
sdegno
;
ma
,
subito
pentito
della
risoluzione
d
'
andarsene
,
restò
lì
,
cercando
soltanto
con
gli
occhi
,
in
giro
per
la
stanza
,
il
cappello
.
-
Uh
,
santo
Dio
,
come
fate
presto
a
pigliar
ombra
anche
voi
!
Non
vi
precipitate
!
-
esclamò
Nocio
Pigna
.
-
Ma
no
!
ma
lascialo
andare
,
se
vuole
andarsene
!
-
soggiunse
aizzosa
Celsina
.
-
Mi
fa
un
gran
piacere
,
se
va
via
;
già
gliel
'
ho
detto
!
Anzi
,
aspetta
...
Corse
nel
camerino
accanto
,
in
cui
dormiva
;
trasse
da
un
cassetto
del
canterano
una
vecchia
bambola
,
la
sua
ultima
bambola
di
tant
'
anni
fa
,
ritrovata
per
caso
alcuni
giorni
addietro
e
a
cui
quel
bestione
di
Emanuele
Garofalo
,
senz
'
intendere
la
pena
che
le
avrebbe
cagionato
,
aveva
fatto
di
nascosto
con
la
penna
un
pajo
di
baffoni
da
brigadiere
;
e
venne
a
posarla
sul
petto
d
'
Antonio
Del
Re
;
gli
tirò
su
un
braccio
,
perché
se
la
tenesse
lì
stretta
,
dicendo
:
-
Tieni
;
questa
è
per
te
!
questa
tu
puoi
amare
!
-
E
di
corsa
scomparve
per
la
scaletta
.
Antonio
Del
Re
buttò
la
bambola
nel
grosso
canestro
da
lavoro
,
che
stava
tra
Mita
e
Annicchia
.
Nocio
Pigna
rimase
un
po
'
a
guardarla
,
accigliato
;
si
curvò
a
osservarla
davvicino
;
domandò
:
-
Che
sono
,
baffi
?
Per
tutta
risposta
,
Nino
riprese
la
bambola
e
se
la
ficcò
in
tasca
a
capo
all
'
ingiú
.
Le
due
gambette
,
una
calzata
e
l
'
altra
no
,
rimasero
fuori
.
-
E
cosí
il
sangue
le
andrà
alla
testa
!
-
disse
allora
Nocio
Pigna
.
-
Calma
,
calma
,
don
Ninì
!
Ragioniamo
.
Veramente
sarebbe
meglio
che
voi
ve
n
'
andaste
.
La
vostra
condizione
,
in
questo
momento
,
con
vostro
zio
a
Girgenti
,
in
ballo
...
Noi
qua
dobbiamo
lavorare
.
Si
comincia
adesso
;
poco
possiamo
fare
,
ma
una
voce
almeno
dobbiamo
levarla
,
di
protesta
.
Ora
,
io
entro
nel
vostro
cuore
di
nipote
,
e
comprendo
.
Siete
ancora
ragazzo
,
figlio
di
famiglia
:
so
come
la
pensate
;
certe
cose
non
vi
possono
far
piacere
.
Dovreste
però
entrare
anche
voi
un
poco
nel
mio
cuore
di
padre
,
comprendere
la
mia
responsabilità
,
mi
spiego
?
e
anche
...
Don
Ninì
,
sono
un
uomo
esposto
,
voi
lo
sapete
;
un
pover
'
uomo
lapidato
di
calunnie
da
tutte
le
parti
:
me
ne
rido
;
ma
quanto
a
voi
e
al
vostri
parenti
,
anche
per
riguardo
a
...
-
come
sarebbe
di
voi
don
Landino
Laurentano
?
zio
?
cugino
?
zio
,
è
vero
?
già
...
cugino
carnale
di
vostra
madre
-
anche
per
un
riguardo
a
lui
,
dicevo
,
non
vorrei
che
si
sospettasse
...
Parlo
bene
,
Mitina
?
Mita
alzò
gli
occhi
appena
appena
dal
lavoro
e
li
riabbassò
subito
,
seguitando
a
cucire
.
Antonio
Del
Re
era
andato
presso
la
vetrata
del
balconcino
e
guardava
fuori
,
nel
Piano
di
Gamez
deserto
,
seguitando
a
rodersi
le
unghie
.
-
Sentite
,
-
riprese
il
Pigna
.
-
È
la
verità
sacrosanta
:
non
ha
fatto
tanto
male
a
sé
,
a
tutta
la
sua
famiglia
e
a
voi
,
vostra
nonna
...
A
questo
punto
il
Del
Re
si
voltò
di
scatto
,
gli
venne
incontro
,
scotendo
le
pugna
,
e
gridò
:
-
Basta
!
basta
!
basta
!
Nocio
Pigna
lo
guardò
un
pezzo
,
sbalordito
,
poi
disse
:
-
Ma
sapete
che
mi
sembrate
pazzi
tutti
quanti
,
oggi
,
qua
?
Sto
dicendo
che
il
più
gran
male
lo
fece
al
paese
,
lasciando
tutto
il
ben
di
Dio
che
le
spettava
nelle
mani
di
quel
fratello
che
...
Ma
poi
,
ohè
don
Ninì
,
lasciamo
svaporar
le
smanie
e
parliamoci
chiaro
!
Di
che
colore
siete
?
Così
non
facciamo
niente
!
Io
non
vi
sforzo
.
Ma
è
tempo
di
risolvervi
,
caro
mio
:
o
qua
con
noi
,
dico
col
Partito
,
a
viso
scoperto
;
o
ve
ne
state
coi
vostri
.
Se
non
sapete
neanche
voi
stesso
...
-
Ma
giusto
lei
?
giusto
lei
?
-
proruppe
Antonio
Del
Re
,
quasi
piangendo
dalla
rabbia
,
facendoglisi
di
nuovo
incontro
,
con
le
dita
artigliate
(
alludeva
a
Celsina
)
.
-
Perché
lei
?
Non
c
'
eravate
voi
?
non
c
'
erano
quegli
stupidi
là
,
Raddusa
o
Garofalo
?
-
Che
,
lei
?
-
fece
il
Pigna
,
stordito
.
-
La
conferenza
,
-
spiegò
,
a
bassa
voce
,
Annicchia
.
-
Ah
,
la
conferenza
?
E
che
fa
?
...
Ah
,
già
...
Ma
scusate
tanto
,
don
Nino
mio
!
A
voi
non
brucia
!
Voi
ora
ve
n
'
andate
a
Roma
con
vostro
zio
,
a
seguitare
gli
studii
,
nella
bella
città
;
andate
a
sedere
a
tavola
a
pappa
scodellata
;
tasse
,
libri
,
tutto
pagato
...
Ma
pensate
,
Cristo
di
Dio
,
che
anche
mia
figlia
qua
...
Ve
l
'
immaginate
come
le
deve
ribollire
il
sangue
,
povera
figlia
mia
,
pensando
che
ha
fatto
tanto
,
stentato
tanto
,
per
niente
?
che
deve
finire
così
tutto
il
suo
amore
per
lo
studio
,
tutta
la
sua
smania
di
riuscire
?
Lasciatela
sfogare
!
Dovrebbe
dar
fuoco
a
tutto
il
paese
!
Vorreste
metterle
la
museruola
,
per
giunta
?
E
con
quale
diritto
,
scusate
?
Che
potete
far
voi
per
lei
?
Se
non
me
ne
vado
,
schiatto
...
Scappò
via
,
anche
lui
,
infuriato
,
per
la
scaletta
di
legno
.
Antonio
Del
Re
era
ritornato
presso
la
vetrata
a
guardar
fuori
.
Mita
e
Annicchia
seguitarono
a
lavorare
in
silenzio
,
a
testa
bassa
.
In
quel
silenzio
tutti
e
tre
avvertirono
l
'
affanno
del
proprio
respiro
,
che
palesava
a
loro
stessi
l
'
interno
cordoglio
esasperato
dal
pensiero
di
non
poter
opporsi
a
quello
stato
di
cose
contrario
alla
loro
natura
,
ai
loro
affetti
,
alle
loro
aspirazioni
.
Il
più
combattuto
era
Antonio
Del
Re
.
Tutta
la
cupa
amarezza
della
nonna
gli
s
'
era
trasfusa
,
sin
dall
'
infanzia
,
nel
sangue
,
e
glielo
aveva
avvelenato
;
la
tenerezza
quasi
morbosa
,
piena
di
palpiti
e
di
sgomento
,
della
madre
gli
dava
pena
e
fastidio
,
un
'
angustia
che
lo
avviliva
;
la
remissione
dello
zio
,
sopraffatto
dalle
tristi
vicende
,
rimasto
indietro
,
pur
avendo
corso
da
giovinetto
con
tanta
fiamma
e
tanto
ardire
,
e
che
tuttavia
non
voleva
parer
vinto
e
sorrideva
per
mostrar
fiducia
ancora
in
un
ideale
che
tanti
torti
,
tanti
errori
,
avevano
offeso
e
offuscato
,
gli
cagionava
dispetto
.
Sentiva
,
sapeva
che
quel
sorriso
avrebbe
voluto
nascondere
un
marcio
insanabile
,
per
una
pietà
mal
intesa
.
Ma
perché
,
invece
di
nasconderlo
,
non
lo
scopriva
zio
Roberto
quel
marcio
,
come
la
nonna
,
come
qua
in
casa
del
Pigna
,
i
suoi
compagni
,
tutti
giovani
?
In
un
modo
,
però
,
questi
lo
scoprivano
,
che
gli
faceva
nausea
e
stizza
.
Quelli
che
avevano
operato
,
combattuto
e
sofferto
,
quelli
sì
avrebbero
dovuto
gridar
forte
contro
tante
colpe
e
tante
miserie
e
domandar
giustizia
e
vendetta
in
nome
dell
'
opera
loro
e
del
loro
sangue
e
delle
loro
sofferenze
;
non
questi
che
nulla
avevano
fatto
,
che
nulla
dimostravano
di
saper
fare
,
altro
che
chiacchiere
per
passatempo
,
e
metter
tutti
in
un
fascio
gli
onesti
e
i
disonesti
,
suo
zio
coi
mestatori
e
gl
'
intriganti
,
coi
tanti
patrioti
per
burla
o
per
tornaconto
!
Non
questa
ingiustizia
soltanto
,
però
,
rendeva
avverso
Antonio
Del
Re
ai
suoi
compagni
.
Educato
alla
scuola
di
un
dolor
cupo
e
fiero
che
sdegnava
di
sfogarsi
a
parole
,
d
'
una
rinunzia
ancor
piú
fiera
che
sdegnava
ogni
bassa
invidia
,
se
egli
si
fosse
gettato
nella
lotta
,
spezzando
ogni
legame
ideale
coi
suoi
,
non
avrebbe
né
proferito
una
parola
né
cercato
compagni
:
a
testa
bassa
,
coi
denti
serrati
e
la
mano
armata
,
subito
all
'
atto
si
sarebbe
avventato
.
Quelli
invece
eran
lì
per
ciarlare
,
lì
per
spassarsi
con
le
figlie
del
Pigna
.
Non
avrebbe
voluto
riconoscere
Antonio
Del
Re
che
la
sua
avversione
e
il
suo
sdegno
erano
in
gran
parte
gelosia
feroce
.
Con
lo
stesso
ardor
chiuso
con
cui
si
sarebbe
lanciato
a
un
'
azione
violenta
,
s
'
era
innamorato
perdutamente
di
Celsina
fin
dal
primo
giorno
che
questa
,
ragazzetta
allora
con
la
vestina
fino
al
ginocchio
,
s
'
era
presentata
alle
scuole
tecniche
maschili
.
E
Celsina
,
pure
corteggiata
da
tutti
i
compagni
,
aveva
risposto
all
'
amore
di
lui
,
prima
in
segreto
,
poi
lasciandolo
intravedere
agli
altri
,
dichiarandosi
infine
apertamente
e
sfidando
la
baja
dei
disillusi
.
Non
s
'
era
chiusa
però
nel
suo
amore
,
non
s
'
era
accostata
e
stretta
a
lui
com
'
egli
avrebbe
voluto
:
era
rimasta
lì
,
in
mezzo
a
tutti
,
col
cuore
aperto
,
la
mente
qua
e
là
,
prodiga
di
parole
,
di
sguardi
e
di
sorrisi
,
inebriata
dei
suoi
trionfi
,
della
sua
gloriola
di
ribelle
a
tutti
i
pregiudizii
,
conscia
del
suo
valore
e
smaniosa
di
farsi
notare
,
ammirare
,
applaudire
.
Più
ella
gli
appariva
così
,
e
più
Antonio
riconosceva
che
non
avrebbe
dovuto
amarla
,
non
solo
perché
così
non
era
secondo
il
sentimento
suo
,
ma
anche
perché
,
pensando
alla
madre
e
alla
nonna
,
comprendeva
che
l
'
una
ne
avrebbe
avuto
orrore
e
l
'
altra
l
'
avrebbe
stimata
una
fraschetta
sciocca
.
Eppure
,
no
:
non
era
né
cattiva
né
sciocca
Celsina
,
egli
lo
sapeva
bene
;
e
anzi
,
se
avesse
dovuto
ascoltar
la
voce
più
intima
e
profonda
della
sua
coscienza
,
voce
soffocata
dal
rispetto
,
dalla
suggezione
,
dall
'
amore
,
anziché
la
ribellione
aperta
di
Celsina
avrebbe
condannato
la
fierezza
troppo
chiusa
della
nonna
,
la
rassegnazione
troppo
ligia
della
madre
.
-
Don
Ninì
,
-
chiamò
con
dolce
voce
Mita
.
-
Volete
venire
un
po
'
qua
?
Antonio
si
scosse
,
le
s
'
accostò
,
ma
nel
vederle
sollevare
il
capo
di
biancheria
ch
'
ella
stava
a
cucire
come
per
prendergli
una
misura
,
si
trasse
subito
indietro
,
urtato
,
scrollandosi
tutto
.
-
No
!
...
no
,
adesso
...
-
Caro
don
Ninì
,
-
sospirò
Mita
.
-
Pazienza
ci
vuole
!
Bisogna
far
presto
...
Voi
partite
...
Beato
voi
!
Mita
stava
ad
allestirgli
,
insieme
con
la
sorella
,
la
biancheria
che
doveva
portarsi
a
Roma
.
Tutte
le
migliori
famiglie
della
città
,
e
anche
la
nonna
e
la
madre
d
'
Antonio
,
davan
lavoro
a
quelle
due
povere
sorelle
che
si
recavano
spesso
anche
a
giornata
qua
e
là
.
La
considerazione
era
per
esse
soltanto
,
anzi
la
pietà
;
ed
esse
lo
comprendevano
bene
,
e
di
giorno
in
giorno
si
facevano
più
umili
per
meritarsela
meglio
,
per
dimostrar
la
loro
gratitudine
e
non
essere
abbandonate
.
Capivano
che
a
troppe
cose
si
doveva
passar
sopra
per
ajutarle
,
a
troppe
cose
che
il
padre
e
le
sorelle
,
anziché
attenuare
,
facevan
di
tutto
perché
avventassero
di
piú
,
come
se
apposta
volessero
concitarsi
contro
tutto
il
paese
e
stancare
la
pazienza
e
la
carità
del
prossimo
.
Ma
il
danno
poi
non
sarebbe
stato
anche
loro
?
Che
doveva
dir
la
gente
?
Noi
,
estranei
,
dobbiamo
aver
considerazione
per
voi
,
dobbiamo
ajutarvi
,
mentre
il
vostro
sangue
stesso
,
quelli
che
voi
mantenete
con
l
'
ajuto
nostro
,
debbono
farci
la
guerra
?
Disordini
,
scandali
,
inimicizie
!
Per
scusare
in
certo
qual
modo
il
padre
,
Mita
e
Annicchia
si
forzavano
a
credere
che
veramente
il
cervello
gli
avesse
dato
di
volta
dopo
la
sciagura
di
Rosa
,
la
sorella
maggiore
.
Certo
,
da
allora
s
'
era
aperto
l
'
inferno
in
casa
loro
.
Più
che
del
padre
,
Mita
e
Annicchia
si
lagnavano
,
si
crucciavano
in
cuore
delle
sorelle
.
Come
mai
non
comprendevano
queste
,
che
solamente
col
silenzio
,
con
la
modestia
più
umile
e
più
schiva
si
poteva
,
se
non
cancellare
del
tutto
,
render
meno
evidente
il
marchio
d
'
infamia
di
cui
la
loro
casa
era
ormai
segnata
?
Rita
,
quando
il
bambino
le
lasciava
un
po
'
le
mani
libere
,
e
anche
Tina
e
Lilla
,
sì
,
le
ajutavano
a
cucire
,
a
imbastire
o
a
passare
a
macchina
,
nei
giorni
non
frequenti
che
il
lavoro
abbondava
;
ma
lavoravano
senz
'
amore
,
svogliate
,
specialmente
le
due
ultime
,
perché
non
rassegnate
dopo
quella
sciagura
alla
rinunzia
di
ogni
speranza
e
di
ogni
desiderio
.
Nel
vederle
acconciarsi
e
rabbellirsi
ogni
mattina
,
si
sentivano
stringere
il
cuore
,
intendendo
che
non
si
acconciavano
,
non
si
facevano
belle
per
speranze
e
desiderii
onesti
:
dovevano
sapere
anch
'
esse
purtroppo
che
nessuno
più
,
ormai
,
avrebbe
voluto
mettersi
con
loro
.
E
da
un
giorno
all
'
altro
s
'
aspettavano
che
Tina
e
Lilla
,
con
tutti
quei
giovanotti
lì
sempre
tra
i
piedi
,
avrebbero
finito
come
Rita
.
Ma
avessero
trovato
almeno
un
buon
giovine
,
come
Luca
!
Poteva
cader
peggio
Rita
...
Perché
,
in
fondo
,
sì
,
sì
,
dovevano
riconoscere
che
Luca
era
buono
.
Solo
non
potevano
passargli
l
'
ostinazione
di
non
regolare
davanti
alla
legge
e
all
'
altare
la
sua
unione
con
Rita
.
Era
così
buono
con
tutti
,
e
amava
tanto
il
bambino
e
non
pesava
nulla
in
casa
.
Certo
,
se
non
si
fosse
fatti
tanti
nemici
per
quelle
sue
idee
,
e
non
fosse
stato
così
disgraziato
,
avrebbe
potuto
recar
molto
ajuto
alla
famiglia
,
ché
,
quanto
a
lavorare
,
lavorava
sempre
e
doveva
esser
dotto
davvero
,
a
giudicare
dai
tanti
libri
che
aveva
letti
e
leggeva
!
Un
po
'
di
questo
rispetto
imposto
dall
'
ingegno
e
dall
'
istruzione
,
Mita
e
Annicchia
lo
estendevano
anche
a
Celsina
,
perché
veramente
pareva
loro
,
per
tante
prove
,
fuori
dell
'
ordinario
,
e
riconoscevano
col
padre
che
,
in
altro
luogo
,
in
altre
condizioni
,
ella
avrebbe
fatto
davvero
chi
sa
che
spicco
!
La
vedevano
piena
di
sprezzo
per
gli
uomini
-
e
questo
per
un
verso
le
rassicurava
.
Ah
,
gli
uomini
ella
era
andata
a
sfidarli
là
,
nelle
loro
stesse
scuole
;
e
tutti
li
aveva
superati
!
Veramente
,
quella
sfida
non
avevano
saputo
approvarla
:
con
maggior
profitto
,
se
pur
con
minore
soddisfazione
,
avrebbe
potuto
frequentare
le
scuole
femminili
e
diventar
maestra
.
Così
,
invece
,
era
rimasta
senza
professione
.
Ma
non
temevano
per
l
'
avvenire
:
qualche
via
,
certo
,
Celsina
se
la
sarebbe
aperta
,
in
paese
o
altrove
.
Quel
povero
don
Ninì
,
intanto
,
che
l
'
amava
e
ne
era
geloso
...
Tanto
buono
,
poveretto
!
Ma
non
era
per
lui
,
Celsina
.
Guaj
se
lo
avessero
saputo
i
suoi
parenti
!
Pareva
loro
mill
'
anni
che
partisse
per
Roma
.
Annicchia
toccò
pian
piano
un
braccio
a
Mita
per
mostrarle
le
due
gambette
della
bambola
,
che
uscivano
dalla
tasca
di
lui
ancora
lì
,
dietro
la
vetrata
del
balconcino
.
Mita
rispose
con
un
mesto
sorriso
al
sorriso
della
sorella
;
poi
sovvenendosi
di
una
preghiera
che
dalla
notte
aveva
in
animo
di
rivolgere
al
giovine
,
si
levò
in
piedi
,
posando
il
lavoro
nel
canestro
,
e
gli
si
accostò
timidamente
.
-
Don
Ninì
,
-
gli
disse
piano
,
-
prima
di
partire
per
Roma
,
dovreste
farmi
per
l
'
ultima
volta
quella
tal
grazia
,
se
...
-
No
,
per
carità
,
no
,
Mita
,
non
me
ne
parlate
!
-
la
interruppe
con
violenza
Antonio
Del
Re
,
premendosi
le
mani
sulle
tempie
e
strizzando
gli
occhi
.
-
L
'
avete
a
disonore
,
è
vero
?
-
disse
afflitta
,
con
gli
occhi
bassi
,
Mita
.
-
No
,
non
per
questo
!
non
per
questo
!
-
s
'
affrettò
a
soggiungere
Antonio
.
-
Ma
ora
,
in
questo
momento
...
non
posso
...
non
posso
sentir
parlare
di
nulla
,
Mita
!
Una
cosa
atroce
voleva
da
lui
quella
poveretta
,
un
ricordo
atroce
gli
ridestava
proprio
in
quel
momento
.
La
guardò
,
temendo
che
l
'
orrore
che
traspariva
attraverso
il
suo
rifiuto
avesse
potuto
farle
sorgere
qualche
sospetto
.
Ma
le
vide
più
che
mai
dolenti
e
umili
i
begli
occhi
,
che
tante
lagrime
versate
avevano
velati
e
quasi
intorbidati
per
sempre
.
Quasi
ogni
notte
,
infatti
,
ella
piangeva
col
cuore
sfranto
per
Rosa
,
la
sorella
sua
disgraziata
,
la
sorella
sua
perduta
,
caduta
nell
'
ultimo
fondo
dell
'
ignominia
.
Più
volte
,
non
potendo
andarla
a
trovare
nel
luogo
infame
,
dove
ora
stava
chiusa
,
aveva
pregato
Antonio
di
andarci
per
lei
.
E
Antonio
,
l
'
ultima
volta
che
c
'
era
andato
,
trovandola
mezzo
brilla
,
era
stato
attratto
da
lei
e
...
Un
fracasso
di
grida
,
d
'
applausi
,
misti
agli
strilli
del
bambino
e
agli
abbajamenti
del
cane
,
giunse
in
quel
punto
dalla
stanza
a
terreno
;
e
poco
dopo
'
Nzulu
,
il
vecchio
barbone
,
cacciato
via
a
pedate
da
giù
,
tutto
tremante
,
piegato
sulle
zampe
di
dietro
come
se
volesse
col
fiocchetto
della
coda
convulsa
spazzare
il
suolo
,
venne
ad
allungare
il
naso
baffuto
su
le
ginocchia
di
Mita
,
che
s
'
era
rimessa
a
sedere
.
Le
due
sorelle
,
nel
veder
la
povera
bestia
implorante
ajuto
e
riparo
da
loro
,
si
misero
a
piangere
.
E
allora
Antonio
Del
Re
,
non
sapendo
più
tenersi
,
si
cacciò
in
capo
il
cappello
,
aprì
la
vetrata
del
balconcino
e
,
scavalcata
la
ringhiera
di
ferro
,
mentra
Mita
e
Annicchia
,
spaventate
,
gridavano
:
«
Oh
,
Dio
,
don
Ninì
...
che
fate
?
che
fate
?
»
,
si
calò
giù
,
reggendosi
prima
con
le
mani
a
due
bacchette
della
ringhiera
,
poi
si
lasciò
cadere
nella
piazza
sottostante
.
S
'
udì
il
tonfo
e
quindi
il
rumore
di
qualcosa
andata
in
frantumi
.
Mita
accorse
a
guardare
e
lo
vide
,
curvo
,
che
cercava
con
le
braccia
protese
,
come
un
cieco
,
il
cappello
che
gli
era
cascato
lì
presso
.
-
Don
Niní
,
vi
siete
fatto
male
?
-
Nulla
...
-
rispose
egli
di
sotto
.
-
Le
lenti
...
Mi
sono
cascate
le
lenti
.
E
,
ghermito
il
cappello
,
scappò
via
.
-
Impazzisce
!
-
disse
Mita
.
-
Ma
possibile
?
E
accennò
con
la
mano
la
stanza
giù
,
dove
Celsina
predicava
.
Precipitandosi
per
la
via
di
Gamez
,
Antonio
Del
Re
,
che
senza
lenti
non
vedeva
di
qui
là
,
inciampò
in
qualcuno
all
'
imboccatura
della
via
Atenea
.
-
Oh
Nino
!
Riconobbe
alla
voce
l
'
on
.
Corrado
Selmi
.
-
Mi
lasci
andare
!
-
gli
gridò
,
scrollandosi
rabbiosamente
.
Corrado
Selmi
aveva
lasciato
il
Verònica
all
'
albergo
in
compagnia
dell
'
altro
testimonio
,
e
si
recava
ora
in
casa
di
Roberto
Auriti
che
l
'
ospitava
.
Da
quattro
giorni
,
appena
si
mostrava
per
via
,
si
vedeva
tutti
gli
occhi
addosso
;
parecchi
curiosi
si
fermavano
anche
a
mirarlo
a
bocca
aperta
;
altri
sbucavano
dalle
botteghe
e
si
piantavan
sulla
soglia
,
addossati
gli
uni
agli
altri
.
Tanta
curiosità
l
'
obbligava
a
darsi
un
certo
contegno
,
contro
il
suo
solito
.
Ma
gli
veniva
da
ridere
.
Non
sapeva
più
dove
guardare
,
perché
gli
occhi
naturalmente
gaj
e
l
'
aria
aperta
e
fresca
del
volto
non
déssero
di
lui
un
falso
concetto
di
petulanza
.
Era
davvero
e
si
sentiva
giovanissimo
ancora
,
nel
corpo
e
nell
'
anima
,
non
ostanti
l
'
età
,
le
vicende
fortunose
e
le
tante
lotte
sostenute
.
Non
un
pelo
bianco
,
né
per
nulla
ancora
appassito
il
color
biondo
dei
baffi
e
dei
capelli
.
Vestiva
con
naturale
eleganza
e
spirava
da
tutta
la
persona
,
da
ogni
gesto
,
da
ogni
sguardo
,
una
freschezza
e
una
grazia
che
incantavano
.
Questa
persistente
gioventù
Corrado
Selmi
di
Rosàbia
la
doveva
al
vivace
,
costante
amore
per
la
vita
e
,
nello
stesso
tempo
,
al
pochissimo
peso
che
sempre
le
aveva
dato
.
Né
di
troppi
ricordi
,
né
di
troppi
studii
,
né
di
troppi
scrupoli
,
né
d
'
aspirazioni
tenaci
se
l
'
era
voluta
mai
gravare
,
come
fanno
tanti
a
cui
per
forza
poi
,
sotto
un
tal
fardello
,
debbono
le
gambe
piegarsi
e
aggobbirsi
le
spalle
.
Viaggiatore
senza
bagaglio
,
soleva
definirsi
.
E
sempre
s
'
era
imbarcato
così
,
spiccio
e
leggero
,
per
viaggi
lunghi
,
avventurosi
e
difficili
.
Niente
da
perdere
,
e
avanti
!
Fallita
l
'
insurrezione
del
4
aprile
,
scampato
per
miracolo
dal
convento
della
Gancia
,
aveva
dapprima
guerrigliato
con
le
squadre
attorno
a
Palermo
;
aveva
poi
fatto
la
campagna
del
1860
con
Garibaldi
fino
al
Volturno
;
ma
come
?
senza
munizioni
e
con
un
fucilaccio
che
non
tirava
,
venuto
da
Malta
per
sei
ducati
.
Alla
Camera
,
tra
tanti
colleghi
dalla
fronte
gravida
di
pensieri
e
dalla
cartella
gonfia
di
note
e
d
'
appunti
,
aveva
fatto
parte
delle
Commissioni
più
difficili
,
senza
né
un
lapis
né
un
taccuino
.
E
sempre
s
'
era
dato
da
fare
,
comunque
;
senza
mai
sforzarsi
;
e
tutto
gli
era
riuscito
facile
e
agevole
non
schivando
mai
,
anzi
sfidando
e
bravando
i
più
gravi
pericoli
,
le
più
difficili
imprese
,
le
avventure
più
intricate
.
Non
ammetteva
che
ci
potessero
essere
difficoltà
per
uno
come
lui
,
sempre
pronto
a
tutto
.
Non
andava
incontro
alla
vita
;
si
faceva
innanzi
,
e
passava
.
Passava
,
disarmando
tutti
con
la
sicurezza
convinta
e
la
gaja
tranquillità
:
d
'
ogni
retorica
ostentazione
,
la
rigida
virtú
dei
Catoni
;
d
'
ogni
scrupolo
di
pudore
,
l
'
onestà
delle
donne
.
Né
s
'
era
mai
fermato
un
momento
in
questa
corsa
della
vita
per
giudicare
fra
sé
se
fosse
bene
o
male
ciò
che
aveva
fatto
pur
dianzi
.
Non
bisognava
dar
tempo
al
giudizio
,
come
né
peso
ai
proprii
atti
.
Oggi
,
male
;
bene
,
domani
.
Inutile
richiamarlo
indietro
a
considerare
il
mal
fatto
;
scrollava
le
spalle
,
sorrideva
,
e
avanti
;
avanti
a
ogni
modo
,
per
ogni
via
,
senza
mai
indugiarsi
,
lasciandosi
purificare
dall
'
attività
incessante
e
dall
'
amore
per
la
vita
e
rimanendo
sempre
alacre
e
schietto
,
largo
di
favori
a
tutti
,
con
tutti
alla
mano
.
La
vita
era
per
lui
piena
di
ganci
che
lo
tiravano
di
qua
e
di
là
.
Fermarlo
,
sospenderlo
a
uno
solo
per
giudicarlo
sarebbe
stata
un
'
ingiustizia
crudele
.
Ora
Corrado
Selmi
temeva
che
la
minaccia
d
'
una
tale
ingiustizia
gli
stesse
sopra
:
che
lo
si
volesse
cioè
agganciare
per
i
molti
debiti
ch
'
era
stato
costretto
a
contrarre
,
per
le
molte
cambiali
che
aveva
in
sofferenza
presso
una
delle
primarie
banche
,
di
cui
già
si
cominciavano
a
denunziare
le
magagne
.
Forse
all
'
apertura
della
nuova
Camera
lo
scandalo
sarebbe
scoppiato
.
Prevedeva
lo
spettacolo
che
avrebbero
offerto
tutti
i
gelosi
irsuti
guardiani
dell
'
onestà
,
a
cui
il
timore
di
commettere
qualche
atto
men
che
corretto
aveva
sempre
impedito
di
far
qualche
cosa
oltre
alle
insulse
chiacchiere
retoriche
;
egoisti
meschini
e
miopi
,
diligenti
coltivatori
dell
'
arido
giardinetto
del
loro
senso
morale
,
cinto
tutt
'
intorno
da
un
'
irta
siepe
di
scrupoli
,
la
quale
non
aveva
poi
nulla
da
custodire
,
giacché
quel
loro
giardinetto
non
aveva
mai
dato
altro
che
frutti
imbozzacchiti
o
inutili
fiori
pomposi
.
Debiti
?
Cambiali
?
Oh
bella
!
Aveva
firmato
sempre
cambiali
,
lui
,
in
vita
sua
.
A
diciott
'
anni
,
a
Palermo
,
nei
primi
mesi
del
1860
,
il
Comitato
rivoluzionario
non
sapeva
come
fare
:
si
sperava
in
Garibaldi
,
si
sperava
in
Vittorio
Emanuele
e
nel
Piemonte
,
si
sperava
in
Mazzini
;
ma
i
mezzi
mancavano
e
le
armi
e
le
munizioni
.
Ebbene
,
chi
aveva
proposto
di
prendere
dalla
Cassa
di
sconto
del
Banco
di
Sicilia
seimila
ducati
con
le
firme
dei
signori
piú
facoltosi
?
Lui
.
E
aveva
firmato
lui
,
capolista
,
per
duecento
ducati
,
lui
che
non
aveva
neppure
un
carlino
in
tasca
.
Il
Governo
provvisorio
avrebbe
poi
pagato
.
Come
s
'
era
fatta
l
'
insurrezione
del
4
aprile
?
S
'
era
fatta
cosí
!
E
come
aveva
compiuto
,
lui
solo
,
il
bonificamento
dei
terreni
paludosi
che
ammorbavano
gran
parte
del
suo
collegio
elettorale
?
Ma
anche
a
furia
di
cambiali
!
Poi
,
il
collegio
s
'
era
liberato
della
malaria
,
e
i
debiti
,
si
sa
,
erano
rimasti
a
lui
,
perché
l
'
impresa
della
coltivazione
,
affidata
a
certi
suoi
parenti
inesperti
,
era
fallita
,
e
i
frutti
dell
'
opera
sua
ora
se
li
godevano
per
la
maggior
parte
tanti
altri
che
gli
davan
solo
le
bucce
come
e
quando
volevano
,
ma
che
però
gli
facevano
costantemente
l
'
onore
di
eleggerlo
deputato
.
Era
vero
,
sí
:
oltre
ai
denari
attinti
alle
banche
per
questa
impresa
e
per
altre
ugualmente
vantaggiose
a
molti
e
solo
disgraziate
per
lui
,
altri
e
non
pochi
ne
aveva
presi
per
il
suo
mantenimento
.
Vivere
doveva
;
e
poveramente
non
sapeva
,
né
voleva
.
Da
giovane
,
aveva
interrotto
gli
studii
per
prender
parte
alla
rivoluzione
.
Per
undici
anni
,
finché
Roma
non
era
stata
presa
,
non
s
'
era
dato
un
momento
di
requie
.
Posate
le
armi
,
rimasto
senza
professione
e
senza
alcuno
stato
,
dopo
avere
speso
per
gli
altri
i
suoi
anni
migliori
,
che
doveva
fare
?
Impiccarsi
?
La
fortuna
non
aveva
voluto
favorirlo
nei
negozii
;
gli
aveva
accordato
altri
favori
,
ma
che
gli
eran
costati
cari
,
e
qualcuno
-
il
maggiore
e
il
peggiore
-
non
alla
tasca
soltanto
.
Corrado
Selmi
vietava
a
se
stesso
ogni
rimpianto
.
Pure
,
di
tratto
in
tratto
,
quello
dell
'
amore
di
donna
Giannetta
D
'
Atri
-
Montalto
gli
assaltava
e
gli
strizzava
improvvisamente
il
cuore
.
Ma
più
che
pena
per
l
'
amore
perduto
,
era
rabbia
per
il
cieco
abbandono
di
sé
nelle
mani
di
quella
donna
che
per
più
d
'
un
anno
lo
aveva
reso
la
favola
di
tutta
Roma
,
facendogli
commettere
vere
e
proprie
pazzie
.
Pareva
che
colei
avesse
giurato
a
se
stessa
di
compromettersi
e
di
comprometterlo
in
tutti
i
modi
,
presa
da
una
furia
di
scandalo
.
Più
per
lei
che
per
sé
,
aveva
cercato
prima
di
frenarla
;
ma
s
'
era
poi
sfrenato
anche
lui
per
timore
che
i
suoi
ritegni
la
offendessero
o
che
la
sua
prudenza
le
paresse
dappocaggine
.
I
più
grossi
debiti
li
aveva
contratti
allora
,
sebbene
non
figurassero
sotto
il
suo
nome
per
un
riguardo
alla
donna
che
glieli
faceva
contrarre
.
Roberto
Auriti
s
'
era
prestato
con
fraterna
abnegazione
a
prender
denari
per
lui
alla
banca
,
dopo
una
segreta
intesa
però
col
governatore
di
essa
.
La
minacciata
denunzia
dei
disordini
di
questa
banca
costernava
pertanto
Corrado
Selmi
,
forse
più
che
per
sé
,
per
Roberto
Auriti
.
Ma
la
grave
costernazione
gli
era
in
parte
ovviata
dalla
fiducia
che
il
Governo
aveva
interesse
,
per
tante
ragioni
,
a
impedire
che
lo
scandalo
scoppiasse
.
Sapeva
bene
che
questo
scandalo
non
avrebbe
prodotto
soltanto
il
fallimento
d
'
una
banca
,
ma
anche
il
fallimento
di
tutto
un
ordine
di
cose
.
L
'
appoggio
del
Governo
alla
sua
rielezione
,
nonostante
che
Francesco
D
'
Atri
fosse
al
potere
,
e
l
'
appoggio
alla
candidatura
di
Roberto
Auriti
lo
raffermavano
in
questa
fiducia
.
Prima
di
partire
da
Roma
,
aveva
promesso
a
Roberto
di
venire
a
Girgenti
a
sostenerlo
nella
lotta
;
chiamato
in
fretta
in
furia
dal
telegramma
del
Verònica
,
era
accorso
,
e
subito
s
'
era
reso
conto
delle
condizioni
difficilissime
in
cui
Roberto
si
trovava
di
fronte
agli
avversarii
,
aggravate
ora
,
per
giunta
,
da
quel
duello
.
Avrebbe
fatto
di
tutto
per
liberar
Roberto
dalle
tante
angustie
da
cui
lo
vedeva
oppresso
,
per
tirarlo
su
a
respirare
un
'
altr
'
aria
,
per
innalzarlo
a
quel
posto
di
cui
lo
sapeva
meritevole
per
le
doti
della
mente
e
del
cuore
,
per
tutto
ciò
che
aveva
fatto
in
gioventù
;
ma
da
che
aveva
posto
il
piede
nella
casa
di
lui
,
a
Girgenti
,
e
conosciuto
la
madre
e
la
sorella
,
s
'
era
sentito
cascar
le
braccia
;
d
'
un
tratto
gli
era
apparsa
chiara
la
ragione
per
cui
l
'
Auriti
era
nella
vita
uno
sconfitto
.
Un
reclusorio
gli
era
sembrata
quella
casa
!
Ma
possibile
che
due
creature
umane
si
fossero
adattate
a
trascinar
l
'
esistenza
in
quella
cupa
ombra
di
tedio
amaro
e
sdegnoso
?
che
si
fossero
fatto
un
così
tetro
concetto
della
vita
?
Non
aveva
saputo
resistere
alla
tentazione
di
muoverne
il
discorso
alla
madre
,
con
la
speranza
di
scuoterla
un
po
'
.
-
Ma
se
la
vita
è
una
piuma
,
donna
Caterina
!
Un
soffio
,
e
via
...
Lei
vuol
dar
peso
a
una
piuma
?
-
Voglio
,
caro
Selmi
?
-
gli
aveva
risposto
donna
Caterina
.
-
Non
l
'
ho
voluto
io
...
Per
voi
la
vita
è
una
piuma
;
un
soffio
e
via
;
per
me
,
è
diventata
di
piombo
,
caro
mio
.
-
Appunto
questo
è
il
male
!
-
aveva
subito
rimbeccato
lui
.
-
Farla
diventar
di
piombo
,
una
piuma
!
Dovendo
vivere
,
scusi
,
non
le
sembra
che
sia
necessario
mantenere
l
'
anima
nostra
in
uno
stato
...
dirò
così
,
di
fusione
continua
?
Perché
fermare
questa
fusione
e
far
rapprendere
l
'
anima
,
fissarla
irrigidirla
in
codesta
forma
triste
,
di
piombo
?
Donna
Caterina
aveva
tentennato
un
po
'
il
capo
,
con
le
labbra
atteggiate
d
'
amaro
sorriso
.
-
La
fusione
...
già
!
Ma
per
mantener
l
'
anima
,
come
voi
dite
,
in
codesto
stato
di
fusione
,
ci
vuole
il
fuoco
,
caro
amico
!
E
quando
,
dentro
di
voi
,
il
fornellino
è
spento
?
-
Non
bisogna
lasciarlo
spegnere
,
perbacco
!
-
Eh
,
caro
:
quando
il
vento
è
troppo
forte
;
quando
la
morte
viene
e
ci
soffia
su
;
quando
cercate
attorno
e
non
trovate
più
un
fuscello
per
alimentarlo
...
-
Ma
dove
lo
cerca
lei
?
qua
?
chiusa
sempre
fra
queste
quattro
mura
come
in
una
carcere
?
La
signora
Anna
,
scusi
...
possibile
che
la
signora
Anna
...
io
non
so
...
S
'
era
interrotto
per
un
subito
imbarazzo
,
notando
che
la
sorella
di
Roberto
,
nel
vedersi
tirata
in
ballo
quando
men
se
l
'
aspettava
,
s
'
era
tutta
invermigliata
.
Fin
dal
primo
vederla
,
Corrado
Selmi
era
rimasto
ammirato
della
pura
e
delicata
bellezza
di
lei
e
istintivamente
aveva
sofferto
nel
veder
quella
bellezza
così
mortificata
da
quelle
ostinate
gramaglie
e
,
più
che
trascurata
,
sprezzata
.
A
quel
rossore
improvviso
,
aveva
temuto
d
'
essersi
spinto
un
po
'
troppo
oltre
;
ma
poi
,
vincendo
il
momentaneo
imbarazzo
,
aveva
soggiunto
:
-
Non
ha
un
figliuolo
,
lei
?
E
l
'
obbligo
,
dunque
,
di
vivere
per
lui
,
di
amar
la
vita
per
lui
...
no
?
Che
so
io
...
forse
manifesto
un
po
'
troppo
vivacemente
quel
che
penso
,
vedendo
qua
tutta
questa
tetraggine
che
non
mi
par
ragionevole
,
ecco
!
Che
ne
dice
lei
,
signora
Anna
?
Ella
s
'
era
di
nuovo
invermigliata
,
s
'
era
penosamente
costretta
a
non
abbassar
gli
occhi
,
e
con
la
vista
intorbidata
e
un
sorriso
nervoso
sulle
labbra
,
stringendosi
un
po
'
nelle
spalle
,
aveva
risposto
,
alludendo
al
figlio
:
-
È
giovane
,
lui
...
La
vita
,
se
la
farà
da
sé
...
-
Ma
lei
,
dunque
...
è
vecchia
,
lei
?
Con
quest
'
ultima
domanda
,
quasi
involontaria
,
s
'
era
chiusa
quella
prima
conversazione
.
Ora
Corrado
Selmi
rientrava
in
casa
di
Roberto
,
esilarato
di
quanto
aveva
veduto
nella
villa
di
Colimbètra
.
Tutti
quei
fantocci
là
con
la
divisa
borbonica
,
che
gli
avevano
presentato
le
armi
!
Roba
da
matti
!
Ma
che
splendore
,
quella
villa
!
Il
principe
-
no
-
non
s
'
era
fatto
vedere
.
Che
peccato
!
Avrebbe
tanto
desiderato
di
conoscerlo
.
Ecco
là
uno
che
s
'
era
fissato
anche
lui
,
nei
suoi
affetti
,
in
un
tempo
oltrepassato
...
ma
che
pur
seguitava
a
vivere
,
fuori
del
tempo
,
fuori
della
vita
...
in
un
modo
curiosissimo
,
che
bellezza
!
protendendo
da
quel
suo
tempo
certe
immagini
di
vita
che
per
forza
,
nella
realtà
dell
'
oggi
,
dovevano
apparire
inconsistenti
,
maschere
,
giocattoli
:
tutti
quei
fantocci
là
...
che
bellezza
!
-
Eppure
quei
fantocci
là
,
caro
Selmi
,
che
vi
hanno
fatto
ridere
,
-
gli
disse
donna
Caterina
,
-
nelle
elezioni
di
domani
,
qua
,
vinceranno
voi
,
il
vostro
amico
Roberto
,
il
signor
Prefetto
,
il
vostro
Governo
e
tutti
quanti
...
Ridete
ancora
,
se
vi
riesce
.
Ombre
?
Ma
siamo
noi
,
le
ombre
!
-
Io
no
,
la
prego
,
donna
Caterina
,
-
disse
allora
,
ridendo
e
toccandosi
,
il
Selmi
.
-
Mi
lasci
almeno
questa
illusione
!
Guardi
,
il
principe
,
innanzi
a
me
,
s
'
è
dileguato
lui
come
un
'
ombra
...
Avrei
pagato
non
so
che
cosa
per
vedermelo
venire
incontro
,
anche
per
rifarmi
...
eh
,
Roberto
lo
sa
...
per
rifarmi
d
'
un
certo
incontro
con
suo
figlio
a
Roma
,
in
cui
toccò
a
me
,
per
forza
,
far
la
parte
dell
'
ombra
...
Beh
!
pazienza
..
Ma
sì
,
lei
dice
bene
,
donna
Caterina
;
ci
ostiniamo
purtroppo
a
volere
esser
ombre
noi
,
qua
,
in
Sicilia
.
O
inetti
o
sfiduciati
o
servili
.
La
colpa
è
un
po
'
del
sole
.
Il
sole
ci
addormenta
finanche
le
parole
in
bocca
!
Guardi
,
non
fo
per
dire
:
ho
studiato
bene
la
questione
,
io
.
La
Sicilia
è
entrata
nella
grande
famiglia
italiana
con
un
debito
pubblico
di
appena
ottantacinque
milioni
di
capitale
e
con
un
lieve
bilancio
di
circa
ventidue
milioni
.
Vi
recò
inoltre
tutto
il
tesoro
dei
suoi
beni
ecclesiastici
e
demaniali
,
accumulato
da
tanti
secoli
.
Ma
poi
,
povera
d
'
opere
pubbliche
,
senza
vie
,
senza
porti
,
senza
bonifiche
,
di
nessun
genere
.
Sa
come
fu
fatta
la
vendita
dei
beni
demaniali
e
la
censuazione
di
quelli
ecclesiastici
?
Doveva
esser
fatta
a
scopo
sociale
,
a
sollievo
delle
classi
agricole
.
Ma
sì
!
Fu
fatta
a
scopo
di
lucro
e
di
finanza
.
E
abbiamo
dovuto
ricomprare
le
nostre
terre
chiesiastiche
e
demaniali
e
allibertar
le
altre
proprietà
immobiliari
con
la
somma
colossale
di
circa
settecento
milioni
,
sottratta
naturalmente
alla
bonifica
delle
altre
terre
nostre
.
E
il
famoso
quarto
dei
beni
ecclesiastici
attribuitoci
dalla
legge
del
7
luglio
1866
?
Che
irrisione
!
Già
,
prima
di
tutto
il
valore
di
questi
beni
fu
calcolato
su
le
dichiarazioni
vilissime
del
clero
siciliano
,
per
soddisfar
la
tassa
di
manomorta
,
e
da
questo
valore
nominale
,
noti
bene
,
furon
dedotte
tutte
le
percentuali
attribuite
allo
Stato
e
le
tasse
e
le
spese
d
'
amministrazione
.
Poi
però
tutte
queste
deduzioni
furon
ragionate
sul
valore
effettivo
e
furon
sottratte
inoltre
le
pensioni
dovute
ai
membri
degli
enti
soppressi
.
Cosicché
nulla
,
quasi
nulla
,
han
percepito
fin
oggi
i
nostri
Comuni
.
Ora
,
dopo
tanti
sacrificii
fatti
e
accettati
per
patriottismo
,
non
avrebbe
il
diritto
l
'
isola
nostra
d
'
essere
equiparata
alle
altre
regioni
d
'
Italia
in
tutti
i
beneficii
,
nei
miglioramenti
d
'
ogni
genere
che
queste
hanno
già
ottenuto
?
Non
c
'
è
stato
mai
verso
,
per
quanti
sforzi
io
abbia
fatto
,
di
raccogliere
in
un
fascio
operoso
tutta
la
deputazione
siciliana
.
Via
,
via
,
non
ne
parliamo
donna
Caterina
!
Dovrei
guastarmi
il
sangue
.
Io
faccio
quanto
posso
.
Poi
alzo
le
spalle
e
dico
:
«
Vuol
dire
che
questo
ci
meritiamo
,
noi
»
.
Si
voltò
verso
Roberto
,
per
cambiar
discorso
,
e
aggiunse
:
-
Sai
?
Ho
visto
jeri
,
per
via
,
la
moglie
del
tuo
avversario
.
Caro
mio
,
tu
devi
perdere
per
forza
.
Ah
che
bella
donnina
!
Scusatemi
,
signore
mie
,
se
parlo
così
;
ma
io
non
avrei
proprio
il
coraggio
di
vincere
,
neanche
nel
nome
santo
della
Patria
e
della
Libertà
,
per
non
far
piangere
gli
occhi
di
quella
bella
signora
!
CAPITOLO
SETTIMO
Nicoletta
Capolino
entrò
nello
studio
del
marito
già
abbigliata
,
con
uno
strano
cappellone
piumato
di
feltro
su
i
bellissimi
capelli
corvini
.
Florida
,
snella
e
procacissima
,
ardente
negli
occhi
e
nelle
labbra
,
spirava
dalle
segrete
sapienti
cure
della
persona
un
profumo
voluttuoso
,
inebriante
.
Era
quello
un
momento
drammatico
,
d
'
intermezzo
alla
commedia
che
marito
e
moglie
rappresentavano
da
due
anni
ogni
giorno
,
anche
nell
'
intimità
delle
pareti
domestiche
,
l
'
una
di
fronte
all
'
altro
,
compiacendosi
reciprocamente
della
loro
finezza
e
della
loro
bravura
.
Sapevano
bene
l
'
uno
e
l
'
altra
che
non
sarebbero
mai
riusciti
a
ingannarsi
e
non
tentavan
nemmeno
.
Che
lo
facessero
per
puro
amore
dell
'
arte
,
non
si
poteva
dire
,
ché
odiavano
entrambi
in
segreto
la
necessità
di
quelle
loro
finzioni
.
Ma
se
volevano
vivere
insieme
,
senza
scandalo
per
gli
altri
,
senza
troppo
disgusto
per
sé
,
riconoscevano
di
non
poterne
far
di
meno
.
Ed
eccoli
dunque
premurosi
a
vestire
o
meglio
,
a
mascherare
di
garbata
e
graziosa
menzogna
quel
loro
odio
;
a
trattar
la
menzogna
come
un
mesto
e
caro
esercizio
di
carità
reciproca
,
che
si
manifestava
in
un
impegno
,
in
una
gara
di
compitezze
ammirevoli
,
per
cui
alla
fine
marito
e
moglie
avevano
acquistato
non
solo
una
stima
affettuosa
del
loro
merito
,
ma
anche
una
sincera
gratitudine
l
'
uno
per
l
'
altra
.
E
quasi
si
amavano
davvero
.
-
Gnazio
,
non
vado
via
tranquilla
!
-
diss
'
ella
,
entrando
,
come
imbronciata
d
'
un
supposto
inganno
che
la
addolorava
e
costernava
.
-
Giurami
che
non
vai
a
batterti
questa
mattina
.
-
Oh
Dio
,
Lellè
,
ma
se
t
'
ho
detto
che
vado
a
Siculiana
!
-
rispose
Capolino
,
levando
le
mani
per
posargliele
lievemente
sulle
braccia
.
-
Dovevo
andarci
jeri
,
lo
sai
.
Sta
'
tranquilla
,
cara
.
Il
duello
è
stato
rimandato
alla
fine
delle
elezioni
.
-
Debbo
crederci
,
proprio
?
-
insistette
lei
,
mentre
stentava
ad
abbottonarsi
il
guanto
con
l
'
altra
mano
già
inguantata
.
Capolino
volentieri
avrebbe
risposto
a
quell
'
insistenza
con
uno
sbuffo
;
invece
,
sorrise
;
si
accostò
premuroso
;
le
prese
la
mano
per
abbottonarle
lui
quel
guanto
,
e
vi
s
'
indugiò
,
come
un
innamorato
.
-
Sapessi
quanto
mi
secca
d
'
andare
a
Valsanìa
!
-
soggiunse
lei
allora
,
parlandogli
quasi
all
'
orecchio
,
con
abbandono
.
-
Ma
va
'
!
-
esclamò
egli
,
guardandola
negli
occhi
,
come
per
farle
avvertire
che
quella
nota
tenera
(
molto
cara
e
graziosa
,
del
resto
)
era
per
lo
meno
fuor
di
tempo
e
di
luogo
.
-
Ti
giuro
!
-
replicò
lei
,
ostinandosi
,
ma
pur
rispondendo
al
sorriso
.
Capolino
scattò
a
ridere
forte
:
-
Ma
va
'
!
ma
va
'
!
che
ti
divertirai
un
mondo
!
Vedere
quella
foca
di
Adelaide
davanti
allo
sposo
...
Sarà
uno
spettacolo
impagabile
!
Dici
sul
serio
,
Lellè
?
-
Se
avessi
il
cuore
tranquillo
...
-
ripeté
Nicoletta
.
-
Jersera
ti
sei
trattenuto
qua
,
chi
sa
quanto
...
Non
t
'
ho
sentito
venire
a
letto
...
-
Ma
tutta
questa
corrispondenza
elettorale
,
non
vedi
?
-
le
disse
egli
,
indicando
la
scrivania
.
-
Zio
Salesio
,
santo
Dio
,
almeno
in
questo
,
potrebbe
ajutarmi
...
-
Oh
sì
,
zio
Salesio
!
Fossero
pasticcini
...
-
Basta
.
Non
perder
tempo
,
va
'
va
'
...
O
aspetti
la
carrozza
?
Nicoletta
fece
con
gli
occhi
il
gesto
di
chi
si
rassegna
a
credere
non
convinto
,
e
sospirò
:
-
Se
è
vero
che
vai
a
Siculiana
,
al
ritorno
verso
sera
,
passando
dallo
stradone
,
non
potresti
venire
a
Valsanìa
?
-
Ah
,
potendo
,
figùrati
!
-
rispose
egli
.
-
Ma
se
gli
amici
...
Non
ritornerò
solo
...
Se
potrò
...
dico
,
se
potrò
lasciarli
...
Tese
le
labbra
per
baciarla
.
Ella
ritrasse
il
capo
,
istintivamente
,
temendo
di
guastarsi
l
'
acconciatura
.
-
Perché
?
-
disse
.
-
Perché
mi
piaci
,
così
...
Non
vuoi
darmi
un
bacio
?
-
Piano
,
però
...
Furono
sorpresi
dalla
vecchia
cameriera
,
la
quale
veniva
ad
annunziare
che
la
carrozza
del
Salvo
era
arrivata
.
Nicoletta
si
staccò
subito
dal
marito
.
-
Ecco
,
vengo
-
disse
alla
serva
;
poi
,
tendendo
la
mano
al
marito
:
-
E
allora
,
a
rivederci
.
-
Divèrtiti
-
le
augurò
Capolino
.
Quella
vettura
,
per
una
cittaduzza
come
Girgenti
,
era
proprio
di
più
;
goffa
ostentazione
di
lusso
e
di
ricchezza
che
soltanto
al
Salvo
si
poteva
passare
.
Dal
sobborgo
Ràbato
,
ove
Capolino
abitava
,
al
viale
della
Passeggiata
,
ove
il
Salvo
da
alcuni
anni
s
'
era
fatto
costruire
un
'
amenissima
villa
,
si
poteva
andare
a
piedi
in
mezz
'
ora
.
Nicoletta
non
aveva
alcun
dubbio
che
il
marito
andava
a
battersi
quella
mattina
.
Ma
non
doveva
saperlo
per
potersi
divertire
.
Quante
e
quant
'
altre
cose
non
doveva
allo
stesso
modo
sapere
,
per
poter
essere
così
,
gaja
e
amante
della
vita
!
Ci
riusciva
,
spesso
,
a
forza
di
volontà
,
non
già
a
non
saperle
,
che
non
le
sarebbe
stato
possibile
,
ma
a
fare
,
proprio
,
come
se
non
le
sapesse
.
Di
nascosto
,
quando
ne
aveva
fino
alla
gola
,
uno
sbuffo
,
e
là
!
sollevava
l
'
anima
sopra
tutte
le
miserie
che
la
avevano
oppressa
sempre
,
fin
dalla
nascita
.
Non
doveva
sapere
,
ad
esempio
,
che
la
madre
le
aveva
fatto
morire
,
se
non
proprio
di
veleno
,
come
qualcuno
in
paese
aveva
malignato
,
certo
però
di
crepacuore
il
padre
,
per
unirsi
in
seconde
nozze
con
colui
ch
'
ella
chiamava
zio
Salesio
,
antico
scritturale
del
banco
Spoto
.
Aveva
appena
cinque
anni
,
quando
il
padre
le
era
morto
,
eppure
lo
ricordava
bene
;
tanto
che
la
madre
non
aveva
potuto
mai
persuaderla
a
chiamar
babbo
quel
suo
secondo
marito
molto
più
giovine
di
lei
.
Non
era
cattivo
,
no
,
zio
Salesio
;
ma
fatuo
,
e
vano
come
la
stessa
vanità
.
Appena
marito
della
vedova
di
Baldassare
Spoto
,
aveva
creduto
sul
serio
che
da
quel
matrimonio
gli
fosse
derivato
quasi
un
titolo
di
nobiltà
;
e
i
più
strani
fumi
gli
erano
saliti
al
cervello
;
tutta
l
'
anima
anzi
gli
si
era
convertita
in
fumo
.
Presto
però
la
brace
per
quei
fumi
aveva
cominciato
a
languire
.
Spese
pazze
...
E
n
'
avesse
almeno
goduto
!
Che
supplizio
cinese
dovevano
essere
per
lui
,
tuttora
,
quelle
scarpine
di
coppale
,
che
lo
costringevano
ad
andare
a
passetti
di
pernice
,
quasi
in
punta
di
piedi
!
Le
male
lingue
dicevano
che
sotto
il
panciotto
teneva
il
busto
,
come
le
donne
.
Il
busto
,
no
;
una
fascia
di
lana
teneva
,
stretta
e
rigirata
più
volte
attorno
alla
vita
,
anche
a
salvaguardia
delle
reni
che
gli
s
'
erano
ingommate
.
Non
era
poi
tanto
vecchio
:
aveva
appena
qualche
annetto
più
di
Capolino
:
ma
lo
sfacimento
,
ad
onta
di
tutte
le
diligenze
e
delle
piú
amorose
e
disperate
cure
,
era
cominciato
in
lui
prestissimo
.
Pareva
adesso
un
fantoccio
automatico
:
tutto
aggiustato
,
tutto
congegnato
,
tutto
finto
:
nei
denti
,
nel
roseo
delle
gote
,
nel
nero
dei
baffetti
incerati
e
del
piccolo
pappafico
e
delle
esili
sopracciglia
e
dei
radi
capelli
;
e
camminava
e
si
moveva
come
per
virtù
di
molle
,
giovanilmente
.
Gli
occhi
,
però
,
tra
tanta
chimica
,
quasi
smarriti
entro
le
borse
gonfie
e
acquose
delle
pàlpebre
,
esprimevano
una
pena
infinita
.
Perché
erano
venuti
i
guaj
,
purtroppo
,
dopo
la
morte
della
moglie
.
Nicoletta
avrebbe
potuto
sbarazzarsi
di
lui
,
ma
ne
aveva
avuto
pietà
;
s
'
era
presa
però
lei
l
'
amministrazione
di
quel
po
'
ch
'
era
restato
;
e
le
apparenze
,
sì
,
aveva
voluto
salvarle
,
e
zio
Salesio
(
ormai
quasi
mummificato
)
aveva
seguitato
a
mostrarsi
per
via
come
un
milordino
,
prodigio
d
'
eleganza
,
sempre
in
calze
di
seta
e
scarpine
di
coppale
,
in
punta
di
piedi
;
ma
,
in
casa
,
eh
,
in
casa
la
più
stretta
economia
.
Tanto
che
un
giorno
Nicoletta
se
l
'
era
visto
arrivare
con
un
involto
di
due
polli
arrosto
finti
,
di
cartone
,
sotto
il
braccio
.
Sicuro
:
due
polli
arrosto
di
cartone
da
figurare
su
la
magra
mensa
sotto
il
paramosche
di
rete
metallica
.
Ogni
giorno
il
povero
vecchio
se
li
metteva
lì
davanti
,
su
la
tavola
,
per
illudersi
:
non
poteva
farne
a
meno
!
E
quei
due
polli
di
cartone
e
un
tozzo
di
pane
(
vero
,
ma
duro
per
i
suoi
denti
non
veri
)
erano
adesso
per
intere
settimane
tutto
il
suo
pranzo
giornaliero
!
Perché
Capolino
non
aveva
voluto
prenderlo
con
sé
,
e
zio
Salesio
Marullo
,
rimasto
solo
nella
vecchia
e
triste
casa
che
Nicoletta
gli
aveva
ceduto
con
quel
po
'
ch
'
era
riuscita
a
salvare
dalla
rovina
,
spesso
,
non
sapendo
limitarsi
nelle
spese
,
per
comperarsi
una
bella
cravatta
o
un
bel
bastoncino
,
restava
digiuno
-
quando
,
beninteso
,
non
si
presentava
in
casa
di
Flaminio
Salvo
nell
'
ora
del
desinare
,
sapendo
che
la
figliastra
era
lì
.
E
Nicoletta
,
che
per
l
'
onta
segreta
gli
avrebbe
strappato
il
pappafico
o
gli
occhi
,
doveva
accoglierlo
sorridente
.
Sentiva
che
avrebbe
potuto
esser
buona
,
in
fondo
,
e
veramente
buona
le
pareva
d
'
essersi
dimostrata
in
certi
momenti
della
sua
vita
;
ma
che
intanto
un
perfido
destino
non
aveva
voluto
permetterle
d
'
esser
tale
.
Cattiva
per
forza
doveva
essere
!
Tutto
falso
in
lei
,
dentro
e
fuori
e
intorno
.
E
una
lotta
segreta
,
continua
,
per
vincer
l
'
afa
del
disgusto
,
per
non
sentir
l
'
impiccio
della
maschera
,
quantunque
già
sul
volto
le
fosse
divenuta
fina
come
la
stessa
pelle
.
Ma
aveva
su
la
fronte
un
cerro
di
capelli
svoltato
,
ribelle
,
Nicoletta
Capolino
,
e
temeva
in
certe
ore
che
così
l
'
anima
qualche
giorno
le
si
sarebbe
svoltata
in
petto
,
in
un
subito
prorompimento
contro
la
soffocazione
di
tanti
e
tanti
anni
.
Per
ora
,
il
marito
andava
a
battersi
?
E
lei
a
festa
!
Per
non
vedere
,
per
non
esser
veduta
da
troppa
gente
,
ordinò
al
cocchiere
di
lasciar
la
via
Atenea
e
di
prendere
per
la
strada
esterna
di
Santa
Lucia
,
sotto
la
città
.
Non
si
curava
più
da
un
pezzo
di
ciò
che
la
gente
pensava
nel
vederla
nella
carrozza
del
Salvo
.
Era
ormai
cosa
risaputa
.
Del
resto
,
anche
qua
,
le
apparenze
in
certo
qual
modo
erano
salvate
dalla
parentela
che
Capolino
aveva
avuto
col
Salvo
e
dall
'
ufficio
ch
'
ella
rappresentava
presso
la
figlia
di
don
Flaminio
.
L
'
audacia
aveva
sfidato
la
malignità
e
,
se
non
vinta
del
tutto
,
l
'
aveva
costretta
a
tacere
e
a
far
di
cappello
in
pubblico
;
a
spettegolare
solo
in
privato
,
ed
anche
con
una
certa
filosofica
indulgenza
.
Perché
la
filosofia
ha
questo
di
buono
:
che
alla
fine
dà
sempre
ragione
a
chi
,
comunque
,
riesca
a
imporsi
.
Villa
Salvo
era
situata
in
alto
,
aerea
,
e
dominava
il
viale
tagliato
su
la
collina
dal
lato
meridionale
.
Vi
si
saliva
per
ampie
scalee
,
che
superavano
l
'
altezza
con
agevoli
fughe
.
A
ogni
ripiano
,
su
i
pilastrini
,
eran
quattro
statue
d
'
arcigna
bruttezza
,
che
certo
non
facevano
buona
accoglienza
ai
visitatori
né
si
congratulavano
molto
con
essi
della
branca
superata
.
Si
godeva
però
di
lassù
la
vista
incantevole
dell
'
intera
campagna
tutta
a
pianure
e
convalli
e
del
mare
lontano
.
Prima
di
salire
al
piano
superiore
della
villa
,
Nicoletta
corse
diviata
allo
studio
del
Salvo
a
pianterreno
;
ma
si
arrestò
d
'
un
tratto
su
la
soglia
,
vedendo
ch
'
egli
non
era
solo
.
-
Avanti
,
avanti
,
-
disse
,
inchinandosi
,
Flaminio
Salvo
,
che
stava
in
piedi
davanti
alla
scrivania
,
a
cui
era
seduto
un
giovine
,
intento
a
scrivere
:
Aurelio
Costa
.
-
Domando
scusa
,
se
...
-
cominciò
a
dire
Nicoletta
,
guardando
il
Costa
che
si
levava
da
sedere
.
-
Ma
non
lo
dica
!
-
la
interruppe
il
Salvo
,
lisciandosi
le
basette
,
con
un
sorriso
freddo
,
a
cui
lo
sguardo
lento
degli
occhi
sotto
le
grosse
palpebre
dava
un
'
espressione
di
lieve
ironia
.
-
Venga
avanti
...
stavo
qui
a
chiacchierare
col
mio
ingegnere
.
Poi
,
notando
l
'
impaccio
di
questo
per
la
presenza
della
signora
,
aggiunse
:
-
Non
vi
conoscete
?
-
Veramente
,
di
nome
sì
,
-
rispose
con
una
certa
disinvoltura
Nicoletta
.
-
Credo
però
non
ci
sia
mai
stata
presentazione
fra
noi
...
-
Oh
!
e
allora
,
-
riprese
il
Salvo
,
-
per
la
formalità
:
l
'
ingegnere
Aurelio
Costa
,
la
signora
Lellè
Capolino
-
Spoto
.
Aurelio
Costa
,
con
gli
occhi
bassi
,
senza
scostarsi
dalla
scrivania
,
chinò
lievemente
il
capo
.
Era
ben
messo
,
senza
ombra
di
ricercatezza
,
composto
e
altero
nella
maschia
bellezza
,
cui
l
'
insolito
abito
cittadino
,
di
fresca
fattura
,
faceva
forse
apparire
un
po
'
rude
.
-
Sarà
pronta
Adelaide
?
-
domandò
Nicoletta
al
Salvo
dopo
aver
osservato
il
giovane
e
risposto
con
un
lieve
sorriso
all
'
inchino
sostenuto
di
lui
.
-
Ecco
,
un
momento
,
-
rispose
il
Salvo
.
-
Segga
,
segga
,
donna
Lellè
.
Io
vado
e
torno
.
Credo
che
Adelaide
sia
pronta
.
E
s
'
avviò
per
uscire
.
-
Ma
sarà
meglio
che
venga
su
anch
'
io
!
-
gli
gridò
dietro
Nicoletta
.
-
No
,
perché
?
-
disse
il
Salvo
,
voltandosi
su
la
soglia
.
-
Viene
giù
subito
Adelaide
.
E
uscì
.
Nicoletta
non
volle
sedere
;
girò
un
po
'
,
dimenandosi
capricciosamente
per
l
'
ampia
sala
addobbata
con
sobria
ricchezza
.
Aurelio
,
rimasto
in
piedi
,
non
sapeva
se
dovesse
,
o
no
,
rimettersi
a
sedere
;
temeva
di
commettere
un
atto
indelicato
;
ma
,
d
'
altra
parte
,
era
urtato
dal
pensiero
che
,
per
il
capriccio
di
colei
,
dovesse
star
lì
come
un
servitore
in
attesa
.
E
come
una
padrona
veramente
ella
era
lì
:
ma
a
qual
prezzo
?
E
dire
che
lui
aveva
sognato
tant
'
anni
di
farla
sua
,
quella
donna
!
Era
anche
lui
lì
al
servizio
del
Salvo
,
come
lei
,
come
Capolino
,
come
tutti
;
ma
se
ella
fosse
stata
sua
moglie
,
il
Salvo
non
avrebbe
certamente
osato
neppur
di
pensare
che
avrebbe
potuto
servirsene
pe
'
i
suoi
senili
allettamenti
.
Là
,
tra
due
vecchi
si
trovava
ella
ora
,
con
la
sua
florida
bellezza
voluttuosa
,
contaminata
.
Ne
godeva
?
Ostentava
di
fronte
a
lui
quella
sfacciata
padronanza
?
Godeva
di
quel
lusso
?
degli
onori
che
le
si
rendevano
per
l
'
onore
perduto
?
Ma
sì
!
Anche
deputato
sarebbe
stato
tra
poco
suo
marito
...
E
lei
,
moglie
d
'
un
deputato
!
Con
lui
,
invece
,
che
sarebbe
stata
,
se
pur
fosse
riuscita
a
vincere
l
'
orrore
-
già
,
l
'
orrore
!
-
d
'
unirsi
a
uno
di
così
bassi
natali
?
L
'
onestà
,
la
gioventù
,
l
'
amore
puro
e
santo
?
Ma
valevan
di
più
per
lei
le
piume
ondeggianti
e
il
velo
dell
'
ampio
cappello
!
Stanco
e
sdegnato
,
sedette
.
-
Oh
bravo
,
sì
,
-
esclamò
allora
Nicoletta
,
voltandosi
a
guardarlo
.
-
Mi
scusi
tanto
,
se
non
gliel
'
ho
detto
...
Distratta
,
pensavo
...
Si
appressò
;
venne
a
porsi
innanzi
alla
scrivania
,
di
fronte
a
lui
,
con
una
mossa
repentina
,
risoluta
e
provocante
della
persona
.
-
Lei
ora
starà
qui
,
ingegnere
?
-
Forse
...
Non
so
...
-
le
rispose
egli
,
guardandola
a
sua
volta
con
fermezza
.
-
Attendiamo
per
ora
a
tracciare
un
disegno
...
Se
si
attua
...
-
Rimarrà
qui
?
-
Ci
sarà
bisogno
d
'
un
direttore
...
Nicoletta
rimase
un
po
'
a
guardarlo
,
sopra
pensiero
;
poi
,
rialzandosi
lievemente
con
una
mano
i
capelli
su
la
fronte
:
-
Lei
studiò
a
Parigi
,
è
vero
?
-
Sì
,
-
rispose
lui
,
reciso
,
sentendo
il
profumo
inebbriante
che
ella
esalava
dalla
procacissima
persona
.
-
Parigi
!
-
esclamò
Nicoletta
Capolino
,
levando
il
mento
e
socchiudendo
gli
occhi
.
-
Ci
sono
stata
,
nel
mio
viaggio
di
nozze
...
e
dica
un
po
'
,
volendo
,
adesso
,
lei
non
potrebbe
più
ritornare
ingegnere
governativo
?
Aurelio
la
guardò
,
stordito
da
questa
subitanea
diversione
Aggrottò
le
ciglia
;
rispose
:
-
Non
so
.
Non
credo
.
Ma
non
tenterei
neppure
.
Ritornerei
per
mio
conto
in
Sardegna
.
Sono
qua
per
fare
un
piacere
al
signor
Salvo
.
Non
perderei
nulla
,
andandomene
.
-
Oh
lo
so
!
-
disse
subito
lei
.
-
Coi
suoi
meriti
...
Volevo
dir
questo
appunto
!
E
il
signor
Salvo
certamente
non
se
lo
lascerà
scappare
,
se
ha
in
mente
,
come
lei
dice
,
un
disegno
.
Strizzò
un
po
'
gli
occhi
,
e
portò
un
dito
alle
labbra
,
stette
un
po
'
assorta
e
riprese
con
altro
tono
di
voce
:
-
Eppure
io
mi
ricordo
bene
di
lei
,
sa
?
di
quando
lei
era
qua
,
ancora
studente
...
giovanottino
...
sì
!
me
ne
ricordo
benissimo
ora
...
Aurelio
fece
un
violento
sforzo
su
se
stesso
per
resistere
al
turbamento
,
all
'
urto
che
le
parole
di
lei
,
dette
con
così
calma
improntitudine
,
gli
cagionavano
.
Che
voleva
da
lui
quella
donna
?
Perché
gli
parlava
così
?
Era
veramente
difficile
a
indovinare
;
e
per
Aurelio
,
anzi
,
impossibile
.
L
'
improvviso
,
inopinato
incontro
con
lui
;
l
'
impressione
che
ne
aveva
ricevuta
;
i
pensieri
che
coi
feminei
sguardi
furtivi
gli
aveva
letti
in
fronte
dopo
il
suo
irrompere
con
tanta
libertà
nello
studio
del
Salvo
,
e
poi
durante
quell
'
attesa
;
l
'
avvilimento
segreto
per
la
sua
condizione
,
che
in
fondo
non
poteva
non
sentire
davanti
a
quel
giovine
che
un
giorno
l
'
aveva
chiesta
in
moglie
onestamente
,
per
amore
;
il
pensiero
ch
'
egli
ora
sarebbe
rimasto
lì
,
nella
casa
del
Salvo
,
e
che
Dianella
lo
amava
in
segreto
,
e
che
presto
egli
,
con
la
vicinanza
,
avrebbe
potuto
accorgersene
;
e
che
tra
poco
dunque
-
ostinandosi
Dianella
fino
a
vincere
l
'
opposizione
del
padre
-
lei
avrebbe
potuto
soffrir
l
'
onta
d
'
assistere
al
fidanzamento
di
colui
con
la
figlia
del
suo
padrone
,
avevano
messo
in
subbuglio
l
'
anima
di
Nicoletta
Capolino
.
Sarebbe
toccato
a
lei
,
allora
,
di
sorvegliare
,
di
far
la
guardia
ai
fidanzati
;
e
quel
giovine
là
,
che
si
mostrava
ancor
tanto
mortificato
del
rifiuto
ch
'
ella
sdegnosamente
aveva
opposto
alla
domanda
di
lui
;
quel
giovine
là
si
sarebbe
presa
una
tale
rivincita
su
lei
:
sarebbe
diventato
domani
suo
padrone
anche
lui
,
marito
di
quella
Diana
,
da
cui
ella
si
sentiva
sprezzata
e
odiata
.
Ed
era
pur
bello
,
e
forte
,
e
fiero
!
E
ancora
(
se
n
'
era
accorta
bene
!
)
,
ancora
sotto
il
fascino
di
lei
,
per
quanto
offeso
e
sdegnato
...
Perché
poi
Flaminio
Salvo
,
che
sapeva
tutto
,
se
n
'
era
subito
uscito
e
l
'
aveva
lasciata
lì
,
sola
con
lui
?
Tornò
a
strizzar
gli
occhi
,
quasi
per
smorzare
lo
sfavillìo
dei
segreti
pensieri
;
e
aggiunse
con
un
tono
strano
:
-
Anche
lei
forse
si
ricorderà
...
Aurelio
,
sconvolto
,
levò
gli
occhi
a
guardarla
con
una
espressione
fosca
e
dura
.
-
Non
me
ne
voglia
male
,
-
disse
allora
ella
con
triste
dolcezza
,
piegando
da
un
lato
la
testa
.
-
Poiché
lei
rimarrà
qui
e
noi
avremo
occasione
di
vederci
spesso
,
cogliamo
questa
,
intanto
,
per
togliere
con
franchezza
un
'
ombra
tra
noi
,
che
ci
aduggerebbe
.
Io
passo
per
sventata
;
sarò
tale
,
non
nego
;
ma
non
posso
soffrire
le
simulazioni
,
le
dissimulazioni
d
'
ogni
sorta
,
per
nessuna
ragione
,
i
pensieri
coperti
...
Vogliamo
essere
buoni
amici
?
Gli
tese
,
così
dicendo
,
la
bella
mano
inanellata
;
e
,
dopo
la
stretta
,
gliela
lasciò
ancora
un
poco
per
aggiungere
:
-
Tanto
,
creda
,
non
glielo
dico
per
civetteria
,
né
per
avere
un
complimento
;
lei
ancora
ha
la
sua
bella
libertà
;
nessuna
perdita
e
nessun
rimpianto
.
Buoni
amici
?
E
,
sentendo
l
'
ànsito
affannoso
e
il
fruscìo
della
veste
di
seta
di
donna
Adelaide
Salvo
,
tornò
a
stringergli
la
mano
in
fretta
,
apposta
,
come
per
dar
senso
e
sapore
d
'
un
patto
segreto
a
quella
conversazione
.
-
Alla
fiera
!
alla
fiera
!
-
esclamò
donna
Adelaide
,
entrando
con
le
mani
per
aria
,
accaldata
,
sbuffante
.
-
Guarda
,
Lellè
,
guarda
,
ingegnere
,
figlio
mio
,
come
mi
hanno
parata
!
Oh
,
Maria
Santissima
,
mi
sembro
io
stessa
una
bella
puledra
stagionata
,
tutta
infiocchettata
,
da
condurre
alla
fiera
...
Ma
con
Flaminio
non
si
può
combattere
,
picciotti
miei
;
bisogna
fare
:
Su
,
bubbolino
,
salutami
il
re
;
dir
sempre
di
sì
,
dir
sempre
di
sì
.
Ridete
?
ridete
pure
...
Ridevano
,
infatti
,
Nicoletta
Capolino
e
Aurelio
Costa
,
mentre
donna
Adelaide
con
le
braccia
aperte
si
girava
intorno
come
una
trottola
;
ridevano
anche
,
irresistibilmente
,
per
il
piacere
d
sentire
espressa
con
tanta
disinvoltura
e
tanta
comicità
la
loro
segreta
impressione
,
che
essi
si
sarebbero
guardati
bene
,
non
che
d
'
esprimere
,
ma
anche
di
riflettere
,
con
quella
crudezza
,
su
la
propria
coscienza
.
Appunto
questo
voleva
donna
Adelaide
.
La
quale
sentiva
il
ridicolo
di
quelle
nozze
strane
e
tardive
,
e
poneva
le
mani
avanti
per
disarmar
l
'
altrui
malignità
.
Dotata
di
buon
senso
e
d
'
un
certo
spirito
,
aveva
stimato
di
poter
senz
'
altro
approfittare
della
sua
privilegiata
condizione
e
di
quella
dello
sposo
,
che
mascheravano
con
pompa
sdegnosa
quanto
vi
era
d
'
illegale
in
quelle
nozze
.
Ma
vi
si
prestava
senza
entusiasmo
,
quasi
per
fare
un
piacere
al
fratello
più
che
a
se
stessa
.
Sapeva
però
che
il
principe
era
un
bellissimo
e
garbatissimo
uomo
.
Ella
,
già
anziana
,
dopo
l
'
entrata
di
quella
simpatica
Nicoletta
in
casa
,
che
aveva
preso
tanto
impero
su
Flaminio
(
e
giustamente
,
veh
!
bella
figliuola
,
sacrificata
,
poverina
,
da
quel
cagliostro
del
marito
!
)
,
ella
s
'
era
stancata
della
sua
«
terribile
signorinaggine
»
come
la
chiamava
,
e
aveva
detto
di
sì
:
-
Su
,
bubbolino
,
salutami
il
re
!
Senza
municipio
;
con
la
chiesa
soltanto
.
Che
glien
'
importava
?
Vecchia
,
non
avrebbe
fatto
figli
di
certo
.
L
'
assoluzione
del
prete
,
per
lei
,
bastava
,
per
i
parenti
e
gli
amici
bastava
,
e
dunque
avanti
,
alla
fiera
!
allegramente
!
La
musoneria
,
la
musoneria
non
poteva
soffrire
,
donna
Adelaide
.
Era
impensierita
soltanto
di
questo
:
che
le
avevano
detto
che
il
principe
aveva
la
barba
lunga
.
Un
uomo
con
la
barba
lunga
doveva
essere
molto
serio
per
forza
,
o
averne
per
lo
meno
l
'
impostatura
.
Sperava
di
fargliela
accorciare
.
Bella
Madre
Santissima
,
non
ci
avrebbe
avuto
pazienza
,
lei
,
a
lisciar
peli
lunghi
come
fiumi
!
Più
corta
,
la
barba
,
più
corta
...
Chionza
popputa
,
quasi
senza
collo
,
non
era
tuttavia
brutta
,
donna
Adelaide
;
aveva
anzi
bello
il
viso
,
ma
gli
occhi
troppo
lucenti
,
d
'
una
lucentezza
cruda
,
quasi
di
smalto
,
e
lucentissimi
i
denti
che
le
si
scoprivano
tutti
nelle
sonore
risate
frequenti
.
Smaniava
sempre
,
oppressa
com
'
era
e
soffocata
da
quelle
enormi
poppe
sotto
il
mento
,
«
prepotenti
escrescenze
»
,
com
'
ella
le
chiamava
.
E
caldo
,
caldo
,
caldo
;
aveva
sempre
caldo
,
e
voleva
aria
!
aria
!
aria
!
Non
se
l
'
aspettava
,
intanto
,
il
vecchio
cascinone
di
Valsanìa
,
nel
desolato
abbandono
in
cui
da
tanti
anni
viveva
,
tutti
quei
fronzoli
e
quei
pennacchi
,
tutti
quei
paramenti
sfarzosi
che
i
tappezzieri
gli
appendevano
dalla
mattina
.
Pareva
se
li
guardasse
addosso
,
triste
e
un
po
'
stupito
,
con
gli
occhi
delle
sue
finestre
.
Oh
!
oh
!
gli
avevano
appeso
anche
un
lungo
festone
di
lauro
,
come
una
collana
;
un
'
altra
collana
,
più
su
,
di
mortella
,
sotto
le
gronde
,
con
certi
rosoni
di
carta
che
avevano
spaventato
i
passeri
del
tetto
.
Povere
care
creaturine
,
a
cui
esso
,
buon
vecchione
ospitale
,
voleva
tanto
bene
!
Eccoli
là
,
tutti
scappati
via
,
nascosti
tra
le
foglie
degli
alberi
attorno
.
E
di
là
gli
mandavano
,
sgomenti
,
certi
acuti
squittìi
,
che
volevano
dire
:
-
Oh
Dio
,
che
ti
fanno
,
vecchione
,
che
ti
fanno
?
Mah
!
S
'
era
da
gran
tempo
addormentato
,
il
vecchione
,
nella
pace
dei
campi
.
Lontano
dalla
vita
degli
uomini
e
quasi
abbandonato
da
essa
,
aveva
da
un
pezzo
cominciato
a
sentirsi
,
nel
sogno
,
cosa
della
natura
:
le
sue
pietre
,
nel
sogno
,
a
risentire
la
montagna
nativa
da
cui
erano
state
cavate
e
intagliate
;
e
l
'
umidore
della
terra
profonda
era
salito
e
s
'
era
diffuso
nei
muri
,
come
la
linfa
nei
rami
degli
alberi
e
qua
e
là
per
le
crepe
erano
spuntati
ciuffi
d
'
erba
,
e
le
tegole
del
tetto
s
'
eran
tutte
vestite
di
musco
.
Il
vecchio
cascinone
,
dormendo
,
godeva
di
sentirsi
così
riprendere
dalla
terra
,
di
sentire
in
sé
la
vita
della
montagna
e
delle
piante
,
per
cui
ora
intendeva
meglio
la
voce
dei
venti
,
la
voce
del
mare
vicino
,
lo
sfavillìo
delle
stelle
lontane
e
la
blanda
carezza
lunare
.
Che
bel
tappeto
nuovo
fiammante
su
la
vecchia
scala
rustica
,
che
aveva
due
stanghe
verdi
per
ringhiera
!
che
scorta
di
lauri
e
di
bambù
su
per
i
gradini
e
poi
sul
pianerottolo
!
e
che
drappi
damascati
ai
davanzali
delle
finestre
e
al
terrazzo
di
levante
per
nascondere
la
ringhiera
arrugginita
!
che
tappeto
anche
lì
,
su
quel
terrazzo
,
e
sedie
di
giunco
e
tavolini
e
vasi
di
fiori
...
Ora
vi
rizzavano
una
tenda
a
padiglione
.
Il
ricevimento
e
la
presentazione
degli
sposi
avrebbero
avuto
luogo
lì
,
poiché
non
s
'
era
potuta
strappare
a
Mauro
Mortara
la
chiave
del
camerone
.
Dall
'
alba
egli
era
andato
a
rintanarsi
,
non
si
sapeva
dove
.
Don
Cosmo
,
in
maniche
di
camicia
,
sbuffava
e
smaniava
per
la
camera
in
disordine
,
mentre
donna
Sara
Alàimo
,
ancora
spettinata
,
cercava
dentro
un
'
arca
antica
di
faggio
,
stretta
e
lunga
come
una
bara
,
un
abito
decente
per
farlo
comparire
nella
solenne
cerimonia
.
Spirava
da
quell
'
arca
piena
d
'
abiti
vecchi
un
denso
acutissimo
odore
di
canfora
.
-
Mi
tenga
il
coperchio
,
almeno
,
santo
Dio
!
-
gemeva
soffocata
,
come
da
sotterra
,
la
povera
«
casiera
»
.
Già
due
volte
il
coperchio
le
era
caduto
addosso
,
su
le
reni
.
E
don
Cosmo
:
-
Gnornò
!
Siamo
in
campagna
!
Lasciatemi
in
pace
!
-
Ma
si
lasci
servire
...
-
seguitava
a
gemere
dentro
l
'
arca
donna
Sara
.
-
Verrà
monsignor
vescovo
...
verrà
la
sposa
...
Vuol
comparire
in
giacchetta
?
Mi
lasci
cercare
...
So
che
c
'
è
!
-
E
io
vi
dico
,
invece
,
che
non
c
'
è
piú
!
-
Ma
se
l
'
ho
vista
io
!
C
'
è
!
C
'
è
!
Cercava
un
'
antica
napoleona
,
che
don
Cosmo
al
tempo
dei
tempi
aveva
indossata
una
o
due
volte
,
e
rimasta
perciò
nuova
nuova
,
lì
sepolta
sotto
la
canfora
,
di
foggia
antica
,
sì
,
ma
«
abito
di
tono
»
almeno
...
-
Eccola
qua
!
gridò
alla
fine
,
trionfante
,
donna
Sara
,
rizzandosi
su
le
reni
indolenzite
.
E
tira
e
tira
e
tira
...
oh
,
Dio
,
cosí
lunga
?
...
e
tira
...
Le
si
allentarono
le
braccia
,
a
donna
Sara
.
Era
una
tonaca
,
quella
.
La
tonaca
da
seminarista
di
don
Cosmo
Laurentano
.
Finì
di
tirarla
fuori
tutta
,
mogia
mogia
,
per
ripiegarla
a
modo
e
riseppellirla
coi
debiti
riguardi
.
Tentennò
il
capo
;
sospirò
:
-
Vero
peccato
!
Chi
sa
che
,
invece
di
monsignor
Montoro
,
non
sarebbe
lei
a
quest
'
ora
vescovo
di
Girgenti
...
-
Starebbe
fresca
la
diocesi
!
-
borbottò
don
Cosmo
.
-
Buttatela
via
,
giù
!
S
'
era
turbato
alla
vista
inaspettata
di
quella
tonaca
,
spettro
della
sua
antica
fede
giovanile
.
Vuota
e
nera
come
quella
tonaca
era
rimasta
di
poi
l
'
anima
sua
!
Che
angosce
,
che
torture
gli
resuscitava
...
Con
gli
angoli
della
bocca
in
giù
e
gli
occhi
chiusi
,
don
Cosmo
s
'
immerse
nelle
memorie
lontane
e
tuttavia
dolenti
della
sua
gioventù
tormentata
per
anni
dalla
ragione
in
lotta
con
la
fede
.
E
la
ragione
aveva
vinto
la
fede
,
ma
per
naufragare
poi
in
quella
nera
,
fredda
e
profonda
disperazione
.
-
C
'
era
o
non
c
'
era
?
-
gli
disse
donna
Sara
alla
fine
,
parandoglisi
davanti
con
la
napoleona
su
le
braccia
protese
.
Don
Cosmo
fece
appena
in
tempo
a
indossarla
.
Uno
degli
uomini
di
guardia
(
ne
erano
venuti
otto
,
alla
spicciolata
,
da
Colimbètra
,
in
gran
tenuta
)
entrò
di
corsa
ad
annunziar
l
'
arrivo
di
Monsignore
.
Don
Cosmo
tornò
a
sbuffare
;
volle
alzar
le
braccia
per
esprimere
il
fastidio
che
gli
recava
quell
'
annunzio
;
ma
non
poté
;
la
napoleona
...
-
Giusta
!
attillata
!
dipinta
!
-
lo
prevenne
donna
Sara
.
-
Dipinta
un
corno
!
-
gridò
don
Cosmo
.
-
Mi
sega
le
ascelle
,
mi
strozza
!
E
scappò
via
.
Sperava
che
arrivasse
per
ultimo
il
vescovo
e
che
non
toccasse
a
lui
d
'
accoglierlo
e
di
tenergli
compagnia
fino
all
'
arrivo
degli
altri
ospiti
.
Gli
seccavano
anche
questi
,
gli
seccava
enormemente
tutta
quella
pagliacciata
pomposa
;
ma
più
di
tutto
e
di
tutti
la
vista
di
monsignor
vescovo
,
di
quell
'
alto
rappresentante
d
'
un
mondo
da
cui
egli
s
'
era
allontanato
dopo
tanto
strazio
,
urtato
specialmente
dall
'
ipocrisia
di
tanti
altri
suoi
compagni
,
i
quali
,
pur
assaliti
in
segreto
dai
suoi
stessi
dubbii
,
vi
erano
rimasti
.
E
monsignor
Montoro
era
appunto
fra
questi
.
Ora
si
faceva
baciar
la
mano
,
colui
,
e
aveva
la
cura
suprema
delle
anime
di
un
'
intera
diocesi
.
Le
illusioni
incoscienti
,
le
finzioni
spontanee
e
necessarie
dell
'
anima
,
don
Cosmo
,
sì
,
le
scusava
e
le
commiserava
e
compativa
;
ma
le
finzioni
coscienti
,
no
,
segnatamente
in
quell
'
ufficio
supremo
,
in
quel
ministero
della
vita
e
della
morte
.
-
Oh
bello
!
oh
bene
!
-
diceva
intanto
Monsignore
,
molle
molle
,
smontato
dalla
vettura
e
guardando
la
campagna
intorno
,
tra
Dianella
Salvo
e
il
suo
segretario
,
giovane
prete
,
smilzo
e
pallidissimo
,
dagli
occhi
profondi
e
intelligenti
.
-
Col
mare
vicino
...
oh
bello
!
...
oh
bene
!
...
e
la
valle
...
e
la
valle
...
e
che
...
S
'
interruppe
,
vedendo
don
Cosmo
scender
la
scala
della
vecchia
villa
infronzolata
.
-
Oh
eccolo
!
Caro
mio
don
Cosmo
...
-
Monsignore
riveritissimo
,
-
disse
questi
,
inchinandosi
goffamente
.
-
Caro
...
Caro
...
-
ripeté
Monsignore
,
quasi
abbraccianolo
e
battendogli
una
mano
sulla
spalla
.
-
Da
quanti
mai
anni
non
ci
vediamo
più
...
Vecchi
...
eh
!
vecchi
...
Tu
...
(
ci
daremo
del
tu
,
spero
,
come
un
tempo
noi
due
)
tu
devi
avere
,
se
non
sbaglio
,
qualche
annetto
più
di
me
...
-
Forse
...
sì
,
-
sospirò
don
Cosmo
.
-
Ma
chi
li
conta
piú
,
Montoro
mio
?
So
che
n
'
ho
molti
dietro
;
pochi
,
davanti
;
e
quelli
mi
pesano
,
e
questi
mi
pajono
enormemente
lunghi
...
Non
so
altro
.
Dianella
Salvo
,
guardando
don
Cosmo
,
aveva
atteggiato
involontariamente
il
volto
di
riso
nel
vedergli
addosso
quell
'
antica
napoleona
che
gli
serrava
le
spalle
e
le
braccia
.
Sorrideva
sotto
il
naso
anche
il
giovine
e
pallido
prete
;
e
gli
otto
uomini
di
guardia
,
postati
e
impalati
a
piè
della
scala
,
miravano
il
fratello
del
principe
loro
padrone
,
a
quel
solenne
ricevimento
,
tra
afflitti
e
mortificati
.
Donna
Sara
Alàimo
s
'
era
accomodati
alla
bell
'
e
meglio
i
capelli
sotto
la
cuffia
ed
era
scesa
a
baciar
la
mano
al
vescovo
,
piegando
un
ginocchio
fino
a
terra
;
erano
scese
con
lei
le
due
cameriere
insieme
col
cuoco
e
il
servitore
,
e
s
'
era
accostata
anche
la
moglie
del
curàtolo
Vanni
di
Ninfa
coi
tre
marmocchi
sbracati
,
dalle
zampe
a
roncolo
.
Monsignore
tendeva
la
mano
al
bacio
e
sorrideva
a
tutti
,
chinando
il
capo
.
Poi
presentò
il
segretario
a
don
Cosmo
e
,
salendo
la
scala
della
villa
,
parlò
della
visita
che
aveva
fatto
testé
,
di
passata
,
alla
chiesuola
della
Seta
,
e
della
festa
che
gli
avevano
fatta
tutti
gli
abitanti
di
quel
casale
.
-
Che
buona
gente
...
che
buona
gente
...
E
domandò
a
Dianella
e
a
donna
Sara
se
la
domenica
andavano
a
messa
lì
,
a
quella
chiesuola
.
-
So
che
ci
viene
apposta
un
sacerdote
da
Porto
Empedocle
,
e
che
quei
buoni
borghigiani
raccolgono
l
'
obolo
dai
viandanti
tutta
la
settimana
,
per
lo
stradone
...
Entrando
nella
villa
si
rivolse
a
Dianella
e
le
domandò
:
-
La
mamma
?
Dianella
gli
rispose
con
un
gesto
sconsolato
delle
braccia
,
impallidendo
e
guardandolo
negli
occhi
amaramente
.
-
Che
pena
!
-
sospirò
Monsignore
,
andando
a
sedere
nel
terrazzo
già
addobbato
.
-
Ma
calma
,
eh
,
almeno
è
calma
?
-
Non
si
sente
!
-
esclamò
donna
Sara
.
-
E
seguita
a
pregare
,
è
vero
?
-
aggiunse
il
vescovo
.
-
Sempre
,
-
rispose
Dianella
.
-
Consolante
per
voi
,
-
osservò
Monsignore
,
tentennando
lievemente
il
capo
,
con
gli
occhi
globulenti
socchiusi
,
-
che
nel
bujo
della
mente
,
soltanto
il
lume
della
fede
le
sia
rimasto
acceso
...
Divina
misericordia
...
-
Perdere
la
ragione
!
-
mormorò
don
Cosmo
.
Monsignore
si
voltò
a
guardarlo
,
piccato
.
Ma
don
Cosmo
,
assorto
,
non
lo
vide
:
pensava
per
conto
suo
.
-
Dico
serbar
la
fede
,
pur
avendo
perduto
la
ragione
,
-
spiegò
Monsignore
.
-
Sì
,
sì
!
-
sospirò
don
Cosmo
,
riscotendosi
.
-
Ma
difficile
è
il
contrario
,
Monsignore
mio
!
-
Credo
che
non
sia
prudente
,
è
vero
,
farmi
vedere
da
lei
?
-
domandò
il
vescovo
,
rivolgendosi
a
Dianella
,
come
se
non
avesse
inteso
le
parole
di
don
Cosmo
.
-
Lasciamola
,
lasciamola
tranquilla
...
Con
te
,
-
soggiunse
poi
,
piano
e
con
un
benevolo
sorriso
a
don
Cosmo
,
-
vorrei
pur
riprendere
le
fervide
discussioni
nostre
d
'
un
tempo
,
ma
non
ora
e
non
qui
...
Se
tu
volessi
venire
a
trovarmi
...
-
Discutere
?
Stolido
perfetto
!
-
esclamò
don
Cosmo
.
-
Sono
diventato
stolido
perfetto
,
caro
Montoro
mio
...
Non
connetto
più
!
Se
uno
mi
dice
che
due
e
due
fanno
sei
e
un
altro
mi
dice
che
fanno
tre
...
-
Ecco
il
principe
!
-
lo
interruppe
donna
Sara
,
che
guardava
verso
il
viale
dalla
ringhiera
del
terrazzo
.
Monsignore
si
alzò
con
Dianella
e
don
Cosmo
per
vederlo
arrivare
.
Questi
accorse
,
per
abbracciarlo
appena
smontato
dalla
vettura
.
Cavalcavano
ai
due
lati
capitan
Sciaralla
e
un
altro
graduato
,
anch
'
essi
in
alta
tenuta
.
Il
rosso
acceso
dei
calzoni
spiccava
gajamente
tra
il
verde
degli
alberi
e
sotto
l
'
azzurro
del
cielo
.
La
vettura
era
chiusa
.
Il
segretario
Lisi
Prèola
sedeva
dirimpetto
al
principe
.
Donna
Sara
si
ritrasse
dal
terrazzo
,
ove
rimasero
soltanto
Monsignore
,
Dianella
Salvo
e
il
segretario
ad
assistere
dalla
ringhiera
all
'
abbraccio
che
i
due
fratelli
si
sarebbero
scambiato
.
Don
Ippolito
Laurentano
smontò
dalla
vettura
con
giovanile
agilità
.
Vestiva
da
mattina
e
aveva
in
capo
un
cappello
avana
dalle
ampie
tese
.
Baciò
il
fratello
e
subito
si
trasse
indietro
a
osservarlo
.
-
Cosmo
,
e
come
ti
sei
conciato
?
-
gli
domandò
sorridendo
.
-
Ma
no
!
ma
no
!
Vai
subito
a
levarti
codesto
monumento
dalle
spalle
...
Don
Cosmo
si
guardò
addosso
la
napoleona
,
di
cui
non
si
ricordava
più
,
quantunque
se
ne
sentisse
segar
le
ascelle
.
-
Sì
,
difatti
,
-
disse
,
-
sento
un
certo
odore
...
-
Odore
?
Ma
tu
appesti
,
caro
!
-
esclamò
don
Ippolito
.
-
Senti
di
canfora
lontano
un
miglio
!
E
sorrise
a
Monsignore
e
si
levò
il
cappello
per
salutare
Dianella
Salvo
nel
terrazzo
;
poi
s
'
avviò
per
la
scala
.
-
Vi
do
la
consolante
notizia
che
siete
molto
più
stolida
di
me
!
ma
molto
!
molto
!
-
diceva
poco
dopo
don
Cosmo
alla
«
casiera
»
avvilita
e
stizzita
,
punto
persuasa
che
quell
'
«
abito
di
tono
»
fosse
fuor
di
luogo
in
un
avvenimento
come
quello
,
con
la
presenza
d
'
un
monsignore
.
-
E
mi
avete
fatto
girar
la
testa
,
-
incalzava
don
Cosmo
,
-
e
mi
avete
ubriacato
con
tutta
la
vostra
canfora
...
Tirate
,
giù
!
tirate
subito
...
Non
mi
posso
scorticare
da
me
!
Datemi
la
mia
solita
giacca
,
adesso
.
Quando
ricomparve
sul
terrazzo
,
don
Ippolito
levò
le
braccia
.
-
Ah
,
sia
lodato
Dio
!
così
va
bene
!
Monsignore
e
Dianella
ridevano
.
-
Pensate
di
donna
Sara
!
che
vuoi
farci
?
-
sospirò
don
Cosmo
,
alzando
le
spalle
.
-
Vi
assicuro
che
è
molto
più
stolida
di
me
.
-
Questo
poi
!
-
disse
il
principe
,
ridendo
.
-
E
di
'
un
po
'
,
Mauro
dov
'
è
?
non
si
fa
vedere
?
-
Uhm
!
-
fece
don
Cosmo
.
-
Sparito
!
Non
ne
ho
più
nuova
da
tanti
giorni
,
da
che
abbiamo
l
'
onore
...
-
Io
so
dov
'
è
,
-
disse
Dianella
,
inchinando
graziosamente
il
capo
al
complimento
di
don
Cosmo
,
che
volle
interrompere
.
-
Sotto
un
carubo
giù
nel
vallone
...
Ma
,
per
carità
non
deve
saperlo
nessuno
!
Noi
abbiamo
fatto
amicizia
...
-
Ah
sí
?
-
domandò
don
Ippolito
,
ammirando
con
occhi
ridenti
la
gentilezza
e
la
grazia
della
fanciulla
.
-
Con
quell
'
orso
?
-
È
un
gran
pazzo
!
-
sentenziò
gravemente
don
Cosmo
.
-
No
,
perché
?
-
fece
Dianella
.
-
E
guardi
poi
chi
lo
dice
,
Monsignore
!
-
esclamò
il
principe
.
-
Non
so
che
pagherei
per
assistere
,
non
visto
,
alle
scene
che
debbono
avvenire
qua
fra
tutti
e
due
,
quando
son
soli
...
Don
Cosmo
approvò
col
capo
ed
emise
il
suo
solito
riso
di
tre
oh
!
oh
!
oh
!
-
Dev
'
essere
uno
spasso
!
-
aggiunse
don
Ippolito
.
Dianella
guardava
con
piacere
e
indefinibile
soddisfazione
quel
vecchio
,
a
cui
la
virile
bellezza
,
la
composta
vigoria
,
la
sicura
padronanza
di
sé
davano
una
nobiltà
così
altera
e
così
serena
a
un
tempo
;
indovinava
il
tratto
squisito
che
doveva
avere
senza
il
minimo
studio
e
però
senz
'
ombra
d
'
affettazione
,
e
soffriva
nel
porgli
accanto
col
pensiero
sua
zia
Adelaide
di
così
diversa
,
anzi
opposta
natura
:
scoppiante
e
sempliciona
.
Che
impressione
ne
avrebbe
ricevuta
tra
poco
?
Si
mossero
tutti
dal
terrazzo
e
tutti
,
tranne
Monsignore
e
il
suo
segretario
che
rimasero
sul
pianerottolo
innanzi
alla
porta
,
scesero
a
piè
della
scala
,
quando
i
sonaglioli
d
'
argento
annunziarono
per
il
viale
la
vettura
di
Flaminio
Salvo
.
Don
Ippolito
si
fece
avanti
per
ajutar
le
signore
a
smontare
,
e
sorprese
la
sposa
nell
'
atto
di
sbuffare
un
Eccoci
qua
!
con
le
braccia
protese
verso
il
cielo
della
carrozza
,
come
per
spiccicarsele
.
Finse
di
non
accorgersi
di
quell
'
atto
sguajato
,
facendo
più
profondo
l
'
inchino
,
poi
le
baciò
la
mano
;
la
baciò
a
donna
Nicoletta
Capolino
,
e
strinse
vigorosamente
quella
di
Flaminio
Salvo
,
mentre
le
due
signore
abbracciavano
festosamente
Dianella
,
e
don
Cosmo
restava
impacciato
,
non
sapendo
se
e
come
farsi
avanti
.
Capitan
Sciaralla
su
la
giumenta
bianca
pareva
una
statua
,
a
piè
della
scala
,
innanzi
al
plotone
su
l
'
attenti
.
-
Ah
,
i
militari
!
lasciatemi
vedere
i
militari
!
-
esclamò
donna
Adelaide
,
accorrendo
come
una
papera
,
senza
accorgersi
che
dall
'
alto
della
scala
,
tra
i
cassoni
di
lauro
e
di
bambù
,
monsignor
Montoro
col
volto
atteggiato
di
benevolo
condiscendente
sorriso
per
la
terza
volta
si
inchinava
invano
.
Dianella
,
scorgendo
alla
fine
l
'
imbarazzo
di
don
Cosmo
,
troncò
le
espansioni
d
'
affetto
di
Nicoletta
Capolino
,
e
trattenne
la
zia
per
indicargli
e
presentargli
il
futuro
cognato
.
-
Ah
già
-
fece
donna
Adelaide
,
ridendo
e
stringendogli
forte
la
mano
.
-
Tanto
piacere
!
Il
romito
di
Valsanìa
,
è
vero
?
Piacerone
!
E
come
l
'
hanno
parata
bella
la
villa
!
Uh
,
guarda
!
guarda
!
ma
c
'
è
già
Monsignore
...
E
nessuno
me
lo
diceva
!
S
'
avviò
in
fretta
per
la
scala
;
subito
il
principe
accorse
per
offrirle
il
braccio
;
don
Cosmo
lo
offrì
a
donna
Nicoletta
,
e
Dianella
seguì
col
padre
.
-
Vestiti
proprio
bene
codesti
militari
!
-
disse
donna
Adelaide
al
principe
,
tirandosi
su
davanti
con
la
mano
libera
la
veste
,
per
non
incespicar
nella
salita
.
-
Graziosi
davvero
!
pajono
pupi
di
zucchero
!
Poi
,
prima
d
'
arrivare
al
pianerottolo
in
cima
alla
scala
:
-
Monsignore
eccellentissimo
!
Credevo
che
Vostra
Eccellenza
dovesse
arrivare
col
comodo
suo
,
ed
eccola
qua
invece
...
puntuale
!
Il
vescovo
sorrise
,
tese
la
mano
perché
donna
Adelaide
baciasse
l
'
anello
,
e
le
disse
:
-
Per
aver
la
gioja
di
vedervi
così
,
a
braccio
del
principe
e
darvi
la
benvenuta
,
donna
Adelaide
,
nelle
case
dei
Laurentano
.
-
Ma
che
degnazione
,
grazie
,
grazie
,
proprio
gentile
,
Vostra
Eccellenza
!
-
rispose
donna
Adelaide
,
entrando
nella
villa
a
un
invito
del
principe
.
Entrò
Monsignore
e
poi
donna
Nicoletta
e
poi
Dianella
e
il
Salvo
e
il
segretario
del
vescovo
e
anche
don
Cosmo
:
il
principe
volle
entrare
per
ultimo
.
Quando
si
fece
nel
terrazzo
,
sorprese
i
dolci
occhi
di
Dianella
che
lo
aspettavano
,
indagatori
.
Istintivamente
rispose
a
quello
sguardo
con
un
lievissimo
sorriso
.
-
Bell
'
uomo
,
no
?
-
disse
piano
a
Dianella
Nicoletta
Capolino
.
-
Non
ci
sarà
punto
bisogno
d
'
accorciargli
la
barba
,
come
dice
Adelaide
.
-
Accorciargli
la
barba
?
-
domandò
Dianella
.
-
Sì
,
-
riprese
l
'
altra
.
-
Ci
ha
fatto
tanto
ridere
in
carrozza
,
con
la
paura
della
barba
lunga
del
principe
.
-
Che
avete
da
dire
voi
due
là
?
-
saltò
a
domandare
a
questo
punto
donna
Adelaide
.
-
Ridete
di
noi
?
Ridono
di
me
e
di
voi
,
caro
principe
.
Ragazzacce
!
Ma
non
c
'
è
che
fare
:
siamo
qua
per
questo
;
oggi
è
la
nostra
giornata
...
Come
alla
fiera
!
Flaminio
,
figlio
mio
,
non
mi
mangiare
con
gli
occhi
.
Fammi
coraggio
,
piuttosto
!
Io
ti
dico
di
sì
,
sempre
di
sì
...
Ma
lasciami
stare
allegra
!
Dico
sciocchezze
,
perché
sono
commossa
...
Andiamo
,
Nicoletta
!
Con
licenza
vostra
,
principe
,
vado
a
salutare
la
mia
povera
cognata
.
E
andò
seguita
dalla
nipote
e
da
Nicoletta
.
Subito
il
Salvo
,
per
rimediare
all
'
impressione
sgradevole
di
quella
scappata
della
sorella
nell
'
animo
del
principe
,
spiegò
con
aria
misteriosa
che
la
signora
Capolino
ignorava
affatto
che
il
marito
forse
in
quel
momento
stesso
si
batteva
e
che
lo
credeva
invece
a
Siculiana
per
il
giro
elettorale
.
-
Preghiamo
Iddio
che
avvenga
bene
!
-
sospirò
Monsignore
,
afflittissimo
,
levando
gli
occhi
al
cielo
.
-
Oh
,
non
c
'
è
da
dubitarne
!
-
sorrise
il
Salvo
.
-
Un
avversario
ridicolo
,
che
le
ha
prese
da
tutti
,
sempre
:
corto
,
grassoccio
e
miope
forte
.
Il
nostro
Capolino
,
invece
...
-
Ho
visto
da
lontano
,
per
lo
stradone
,
appena
uscito
dalla
villa
,
-
disse
don
Ippolito
,
-
le
due
carrozze
che
venivano
a
Colimbètra
.
-
Eh
già
,
-
soggiunse
il
Salvo
,
-
a
quest
'
ora
,
certamente
...
E
s
'
interruppe
.
Tacquero
tutti
per
un
istante
,
sopraffatti
senza
volerlo
dalla
costernazione
,
e
volarono
col
pensiero
alla
villa
lontana
,
dove
in
quel
momento
avveniva
lo
scontro
.
Lì
era
una
ben
diversa
realtà
:
due
uomini
a
fronte
,
due
sciabole
nude
,
guizzanti
nell
'
aria
;
qua
,
in
mezzo
al
silenzio
della
campagna
,
gli
addobbi
sfarzosi
,
improvvisati
per
una
festa
,
che
ora
,
stranamente
,
appariva
a
tutti
quasi
fuor
di
luogo
.
C
'
era
veramente
,
fin
dall
'
arrivo
,
in
fondo
a
gli
animi
una
certa
freddezza
impicciosa
,
che
tanto
il
principe
quanto
il
Salvo
cercavano
di
dissimulare
alla
meglio
.
Tale
freddezza
proveniva
dalla
risposta
di
Landino
,
finalmente
arrivata
,
alla
lettera
del
padre
:
solite
congratulazioni
,
soliti
augurii
,
espressioni
ricercate
di
compiacimento
per
la
buona
e
affettuosa
compagnia
che
il
padre
avr
'
ebbe
avuto
;
ma
nessun
accenno
alla
sua
venuta
per
assistere
alle
nozze
.
Don
Ippolito
,
partendo
da
Colimbètra
,
aveva
divisato
di
mandare
a
Roma
Mauro
Mortara
,
perché
facesse
intendere
a
Landino
quanto
dispiacere
gli
cagionasse
la
sua
condotta
,
e
lo
inducesse
a
ritornare
con
sé
in
Sicilia
.
Sapeva
che
Landino
fin
dalla
prima
infanzia
nutriva
un
affetto
tenerissimo
e
profondo
per
il
vecchio
Mauro
e
una
viva
ammirazione
per
il
carattere
di
lui
,
per
la
fedeltà
fanatica
alla
memoria
e
alle
idee
del
nonno
,
per
l
'
atteggiamento
quasi
sdegnoso
che
aveva
assunto
fin
da
principio
e
manteneva
tuttora
di
fronte
al
padre
,
cioè
di
fronte
a
lui
don
Ippolito
,
che
pure
era
il
suo
padrone
.
Nessun
ambasciatore
forse
sarebbe
stato
più
efficace
di
lui
.
Perché
quel
vecchio
selvaggio
era
come
radicato
nel
cuore
della
famiglia
.
Volle
approfittare
di
quel
momento
che
le
due
signore
s
'
erano
assentate
,
per
uscire
sul
pianerottolo
della
scala
a
ordinare
a
Sciaralla
di
mandar
giù
nel
burrone
Vanni
di
Ninfa
in
cerca
di
Mauro
,
a
cui
voleva
parlare
.
Quando
ritornò
sul
terrazzo
,
vi
ritrovò
donna
Adelaide
,
donna
Nicoletta
e
Dianella
.
Le
prime
due
s
'
erano
tolti
i
cappelli
Donna
Adelaide
aveva
gli
occhi
rossi
di
pianto
e
Dianella
era
più
pallida
e
più
fosco
il
Salvo
.
-
Io
non
v
'
ho
chiesto
,
don
Flaminio
,
-
disse
il
principe
afflitto
,
-
d
'
essere
presentato
alla
vostra
signora
,
perché
so
purtroppo
...
-
Oh
,
grazie
,
grazie
,
-
lo
interruppe
il
Salvo
,
stringendosi
nel
suo
cordoglio
e
scrollando
lievemente
il
capo
,
con
gli
occhi
socchiusi
,
come
per
dire
:
«
Tanto
...
è
come
se
non
ci
fosse
!
»
.
Donna
Adelaide
s
'
era
accostata
alla
ringhiera
del
terrazzo
e
,
con
le
spalle
voltate
,
s
'
asciugava
gli
occhi
,
si
soffiava
forte
il
naso
,
dicendo
a
Nicoletta
Capolino
che
la
esortava
a
calmarsi
:
-
Sono
un
'
asinaccia
,
lo
so
!
Ma
che
ci
posso
fare
?
Quando
la
vedo
...
quando
le
vedo
quegli
occhi
...
mi
fa
una
pena
!
una
pena
!
A
un
tratto
,
facendo
uno
sforzo
,
alzò
le
braccia
,
si
provò
a
sollevare
e
a
scuotere
il
capo
,
come
soffocata
,
sbuffò
:
-
Uff
,
e
basta
ora
!
-
e
si
voltò
sorridente
.
Vennero
nel
terrazzo
due
camerieri
in
livrea
con
vassoj
pieni
di
tazze
e
di
paste
.
Dopo
la
colazione
,
monsignor
Montoro
prese
la
parola
per
dichiarare
con
un
forbito
sermoncino
(
che
pur
voleva
aver
l
'
aria
d
'
essere
improvvisato
lì
per
lì
,
alla
buona
)
la
promessa
formale
delle
prossime
nozze
,
ed
esaltò
naturalmente
i
bei
tempi
,
in
cui
alla
società
degli
uomini
bastava
d
'
intendersi
solamente
con
Dio
per
il
vincolo
matrimoniale
,
che
soltanto
la
religione
può
render
sacro
e
nobile
,
laddove
la
legge
umana
e
così
detta
civile
lo
avvilisce
e
quasi
lo
abietta
...
Tutti
ascoltavano
a
occhi
bassi
,
religiosamente
,
le
parole
dipinte
del
vescovo
.
Solo
don
Cosmo
teneva
le
ciglia
aggrottate
e
gli
occhi
serrati
,
come
se
in
qualcuna
di
quelle
parole
volesse
trovar
l
'
appiglio
per
una
discussione
filosofica
.
Don
Ippolito
,
nel
vederlo
in
quell
'
atteggiamento
,
se
ne
impensierì
sul
serio
.
Flaminio
Salvo
,
dal
canto
suo
,
con
quella
lettera
da
Roma
attraverso
all
'
anima
,
pensava
che
eran
belle
e
buone
,
sì
,
quelle
considerazioni
del
vescovo
,
ma
che
intanto
il
signor
figlio
del
principe
faceva
orecchie
da
mercante
,
e
che
non
si
stava
ai
patti
,
e
che
la
sorella
senz
'
alcuna
garanzia
si
lasciava
andare
a
quella
prima
compromissione
.
Per
donna
Adelaide
quell
'
orazioncina
era
come
una
funzione
sacra
,
quasi
come
sentir
messa
:
una
formalità
,
insomma
.
Tutta
una
commedia
,
invece
,
non
molto
divertente
in
quel
punto
era
per
Nicoletta
Capolino
,
e
nauseosa
per
Dianella
che
guardava
costei
e
chiaramente
le
leggeva
in
fronte
ciò
che
pensava
.
S
'
era
levata
una
brezzolina
dal
mare
,
e
la
tenda
a
padiglione
si
gonfiava
a
tratti
come
un
pallone
,
e
un
lembo
del
drappo
damascato
sbatteva
insolentemente
contro
le
bacchette
della
ringhiera
nascosta
.
Questo
battìo
distrasse
alla
fine
l
'
attenzione
non
molto
intensa
che
donna
Adelaide
prestava
all
'
orazioncina
oramai
troppo
lunga
e
,
come
una
nuvola
portata
dal
vento
offuscò
a
un
tratto
il
sole
,
ella
si
chinò
alquanto
a
sbirciare
il
cielo
di
sotto
la
tenda
e
non
poté
tenersi
dal
mormorare
:
-
Purché
non
piova
...
Queste
tre
parole
,
appena
mormorate
,
ebbero
un
effetto
disastroso
,
come
se
tutti
irresistibilmente
(
tranne
Monsignore
s
'
intende
)
scoprissero
una
relazione
immediata
tra
la
minaccia
della
pioggia
e
quel
ponderoso
e
interminabile
sermone
.
Don
Cosmo
sbarrò
gli
occhi
,
stralunato
;
donna
Nicoletta
non
poté
frenare
uno
scatto
di
riso
;
don
Flaminio
si
accigliò
;
Monsignore
s
'
interruppe
,
si
smarrí
,
disse
:
-
Speriamo
di
no
,
-
e
subito
soggiunse
:
-
Conchiudo
.
Conchiuse
,
naturalmente
,
con
augurii
e
rallegramenti
,
e
tutti
si
levarono
con
molto
sollievo
.
Donna
Adelaide
,
sentendosi
proprio
soffocare
sotto
quel
parato
a
padiglione
,
propose
di
scendere
a
passeggiare
per
il
viale
.
Il
principe
tornò
a
offrirle
il
braccio
,
Nicoletta
scese
con
Dianella
,
e
Monsignore
,
il
Salvo
,
don
Cosmo
e
il
segretario
tennero
dietro
.
Don
Ippolito
Laurentano
si
sentiva
la
lingua
inaridita
e
legata
,
per
la
lotta
crudele
dentro
di
lui
tra
il
sentimento
cavalleresco
che
lo
spingeva
a
mostrarsi
premuroso
e
galante
con
la
dama
,
e
il
disinganno
e
la
repulsione
invincibile
che
i
modi
di
lei
,
il
tratto
,
i
gesti
,
la
voce
,
il
riso
gli
avevano
subito
ispirato
;
tra
il
bisogno
istintivo
,
prepotente
,
irresistibile
di
liberarsene
al
più
presto
,
mandando
a
monte
senz
'
altro
quel
disegno
che
ora
,
in
atto
,
gli
appariva
così
intollerabilmente
minore
dell
'
idea
che
se
n
'
era
formata
,
e
il
pensiero
della
difficoltà
dopo
quella
prima
compromissione
,
e
il
puntiglio
inoltre
,
segreto
e
acerbo
,
contro
il
figlio
lontano
,
a
cui
gli
pareva
di
darla
vinta
,
dopo
che
s
'
era
abbassato
fin
quasi
a
chiedergli
il
permesso
di
quelle
nozze
.
Gli
bolliva
dentro
,
infine
,
acerrima
,
la
stizza
contro
Monsignore
che
così
ingannevolmente
gli
aveva
dipinto
la
sposa
:
-
briosetta
,
gran
cuore
,
indole
aperta
,
sincera
,
vivace
,
remissiva
...
-
Che
dirle
intanto
?
da
che
rifarsi
a
parlarle
?
Per
fortuna
sopravvenne
capitan
Sciaralla
ad
annunziargli
,
su
l
'
attenti
,
che
il
Mortara
era
venuto
su
dal
«
vallone
»
.
-
E
dov
'
è
?
-
domandò
il
principe
aspramente
.
-
Digli
che
venga
qua
.
-
Mauro
?
-
domandò
don
Cosmo
.
-
Eh
no
,
lascialo
stare
,
poveretto
...
Sai
com
'
è
...
-
Ah
,
quello
che
chiamano
il
monaco
?
-
esclamò
donna
Adelaide
.
-
Andiamo
a
vederlo
,
andiamo
subito
,
principe
,
per
favore
!
-
No
,
zia
!
-
pregò
Dianella
,
che
si
pentiva
d
'
avere
indicato
il
nascondiglio
...
-
Lo
faremmo
soffrire
...
-
Ma
è
proprio
così
orso
?
-
disse
,
stupita
,
donna
Adelaide
.
-
Orsissimo
!
-
confermò
don
Cosmo
.
-
Figuratevi
,
-
soggiunse
Flaminio
Salvo
,
-
che
,
dopo
tanti
giorni
,
non
ho
potuto
ancora
vederlo
.
E
Nicoletta
domandò
:
-
È
vero
che
ha
una
pelle
di
capro
in
testa
e
va
armato
fino
ai
denti
?
-
Andiamo
noi
due
soli
,
principe
!
-
propose
di
nuovo
donna
Adelaide
.
-
Vorrei
proprio
vederlo
...
non
so
resistere
,
andiamo
!
Mauro
se
ne
stava
davanti
alla
porta
della
sua
camera
a
terreno
,
e
guardava
torvo
la
vigna
e
il
mare
.
Vedendo
il
principe
con
una
signora
,
s
'
infoscò
vieppiù
;
ma
,
come
don
Ippolito
lo
chiamò
amorevolmente
,
s
'
accostò
e
si
curvò
a
baciarlo
sul
petto
.
Il
bacio
fu
seguìto
da
una
specie
di
singulto
.
-
Vecchio
mio
,
-
disse
don
Ippolito
,
intenerito
da
quel
bacio
sul
cuore
,
-
sai
chi
è
questa
signora
?
-
Me
lo
figuro
;
e
Dio
vi
faccia
contento
!
-
rispose
Mauro
,
guardando
serio
donna
Adelaide
che
lo
mirava
con
gli
occhi
lucenti
,
sbarrati
,
e
la
bocca
ridente
.
-
Vorrei
far
contento
anche
te
,
-
riprese
il
principe
.
-
Vuoi
andare
a
Roma
?
-
A
Roma
?
io
?
-
esclamò
Mauro
,
stordito
.
-
A
Roma
?
E
me
lo
domandate
?
Chi
sa
quante
volte
ci
sarei
andato
a
piedi
,
pellegrino
,
se
le
mie
gambe
...
-
Bene
,
-
lo
interruppe
il
principe
,
-
ci
andrai
col
vapore
e
con
la
ferrovia
.
Ho
da
darti
un
incarico
per
Lando
.
Vieni
domani
a
Colimbètra
...
cioè
,
domani
no
...
lasciami
pensare
!
Manderò
io
a
chiamarti
in
settimana
.
Devo
parlarti
a
lungo
.
-
E
poi
...
presto
a
Roma
?
-
domandò
,
titubante
,
Mauro
.
-
Prestissimo
!
-
Perché
sono
vecchio
,
-
soggiunse
Mauro
.
-
Su
la
forca
dei
due
7
...
e
morire
senza
veder
Roma
è
stata
sempre
la
spina
mia
!
-
Ma
ci
andrete
vestito
così
,
a
Roma
?
-
gli
domandò
donna
Adelaide
.
-
Nossignora
,
-
le
rispose
Mauro
.
-
Ci
ho
l
'
abito
buono
,
di
panno
,
e
un
bel
cappello
nero
,
come
codesto
del
vostro
sposo
.
-
E
codesta
berretta
lanosa
,
-
tornò
a
domandargli
donna
Adelaide
,
-
come
potete
sopportarla
?
Oh
Dio
,
io
soffro
soltanto
a
vederla
!
-
Questa
berretta
...
-
cominciò
a
dir
Mauro
;
ma
un
grido
improvviso
,
dall
'
altra
parte
della
cascina
,
lo
interruppe
.
Sopraggiunse
,
sconvolto
,
con
passo
concitato
,
Flaminio
Salvo
.
-
Don
Ippolito
,
venite
!
venite
!
...
Il
nostro
Capolino
...
-
Che
è
stato
?
-
gridò
donna
Adelaide
.
-
Ferito
?
-
domandò
il
principe
.
-
Sì
,
pare
gravemente
...
-
rispose
il
Salvo
.
-
Venite
!
-
Ma
chi
l
'
ha
detto
?
-
È
venuto
di
corsa
uno
dei
vostri
uomini
da
Colimbètra
...
L
'
hanno
portato
su
da
voi
ferito
al
petto
...
non
so
ancora
se
di
sciabola
o
di
pistola
...
E
la
povera
signora
Nicoletta
che
è
qua
con
noi
!
Quando
salirono
alla
villa
,
Nicoletta
si
dibatteva
tra
Monsignore
e
Dianella
,
gemendo
di
continuo
:
-
Il
cuore
me
lo
diceva
!
il
cuore
mi
parlava
!
Il
mio
cappello
...
il
mio
cappello
...
Presto
,
la
vettura
...
Infami
,
assassini
...
O
Gnazio
mio
!
-
La
vettura
è
pronta
!
-
venne
ad
annunziare
capitan
Sciaralla
.
Nicoletta
si
lanciò
senza
salutar
nessuno
.
-
Voi
,
principe
?
-
disse
il
Salvo
.
-
Debbo
andare
anch
'
io
?
-
domandò
don
Ippolito
.
E
il
Salvo
:
-
Sarebbe
meglio
.
Tu
,
Adelaide
,
questa
sera
rimarrai
qua
.
Andiamo
.
Andiamo
.
La
vettura
con
Nicoletta
,
il
principe
e
il
Salvo
partì
di
galoppo
.
-
Oh
bella
Madre
Santissima
,
che
jettatura
!
-
rimase
a
esclamare
sul
pianerottolo
della
scala
donna
Adelaide
,
battendo
le
mani
.
-
Ma
che
c
'
entrava
proprio
oggi
il
duello
,
che
c
'
entrava
?
Son
cose
giuste
?
Lasci
star
Dio
,
Monsignore
!
Mi
faccia
il
piacere
!
Che
ci
prega
?
...
Mi
scusi
Vostra
Eccellenza
,
ma
sono
parti
,
queste
,
da
fare
a
una
povera
donna
come
me
?
CAPITOLO
OTTAVO
Nella
casa
di
donna
Caterina
Auriti
Laurentano
,
il
giorno
delle
elezioni
,
erano
raccolti
intorno
a
Roberto
i
pochi
amici
rimasti
fedeli
,
riveduti
in
quei
giorni
,
mutati
come
lui
dal
tempo
e
dalle
vicende
della
vita
.
Per
un
momento
,
negli
occhi
di
ciascuno
,
abbracciando
l
'
amico
,
era
guizzato
lo
sguardo
della
gioventù
,
di
quei
giorni
lontani
,
ignari
di
ciò
che
la
sorte
riserbava
;
e
,
subito
dopo
,
fra
un
lieve
tentennìo
del
capo
,
quegli
occhi
s
'
eran
velati
di
commozione
mentre
le
labbra
si
schiudevano
a
uno
squallido
sorriso
.
«
Chi
ci
avrebbe
detto
,
-
esprimevano
quello
sguardo
velato
e
quel
sorriso
-
chi
ci
avrebbe
detto
allora
,
che
un
giorno
ci
saremmo
ritrovati
così
?
che
tante
cose
avremmo
perdute
,
che
erano
tutta
la
nostra
vita
allora
,
e
che
ci
sarebbe
parso
impossibile
perdere
?
Eppure
le
abbiamo
perdute
;
e
la
vita
ci
è
rimasta
così
:
questa
!
»
.
Più
penosa
ancora
era
la
vista
di
qualcuno
che
non
s
'
era
accorto
,
o
fingeva
di
non
accorgersi
tuttavia
delle
sue
perdite
,
e
lo
mostrava
nella
cura
della
propria
persona
rinvecchignita
,
da
cui
spiravano
,
compassionevolmente
affievolite
,
le
arie
e
le
maniere
d
'
un
'
altra
età
.
Ciascuno
s
'
era
adattato
alla
meglio
alla
propria
sorte
,
s
'
era
fatto
un
covo
,
uno
stato
.
Sebastiano
Ceràulo
,
avvocato
di
scarsi
studii
,
fervido
improvvisatore
di
poesie
patriottiche
negli
anni
della
Rivoluzione
,
giovine
allora
animoso
,
impetuoso
,
con
una
selva
di
capelli
scarmigliati
,
era
entrato
per
favore
come
segretario
negli
ufficii
della
Provincia
,
e
si
raffilava
ora
sul
cranio
con
miserevole
studio
i
quattro
lunghi
peli
incerottati
che
gli
erano
rimasti
;
s
'
era
ingrassato
enormemente
;
aveva
preso
moglie
;
ne
aveva
avuto
cinque
figliole
,
ora
tutte
smaniose
di
trovar
marito
.
Un
altro
,
Marco
Sala
,
condannato
a
morte
dal
governo
borbonico
,
e
pur
non
di
meno
tante
volte
dall
'
esilio
venuto
in
Sicilia
travestito
da
frate
per
diffondervi
segretamente
i
proclami
del
Mazzini
,
s
'
era
dato
prima
al
commercio
dello
zolfo
;
aveva
avuto
fortuna
per
alcuni
anni
;
poi
un
tracollo
;
e
per
parecchio
tempo
aveva
mantenuto
col
giuoco
la
famiglia
;
alla
fine
aveva
avuto
il
posto
di
magazziniere
dei
tabacchi
.
Rosario
Trigòna
,
che
nella
giornata
del
maggio
del
1860
,
a
Girgenti
,
mentre
Garibaldi
combatteva
a
Calatafimi
,
era
uscito
solo
,
pazzescamente
,
con
altri
quattro
compagni
,
la
bandiera
tricolore
in
una
mano
e
uno
sciabolone
nell
'
altra
incontro
ai
tre
mila
uomini
del
presidio
borbonico
,
e
che
,
inseguito
,
tempestato
di
fucilate
,
era
scampato
per
miracolo
e
aveva
raggiunto
a
piedi
Garibaldi
vittorioso
,
correndo
di
giorno
e
di
notte
e
sfuggendo
all
'
esercito
regio
che
s
'
internava
nella
Sicilia
in
cerca
del
Filibustiere
,
il
quale
era
intanto
a
Gibilrossa
sopra
Palermo
;
Rosario
Trigòna
,
disfatto
adesso
dalla
nefrite
,
gonfio
,
calvo
,
sdentato
e
quasi
cieco
,
sovraccarico
anch
'
esso
di
famiglia
,
vivucchiava
miseramente
col
magro
stipendio
di
vice
-
segretario
alla
Camera
di
Commercio
.
E
Mattia
Gangi
,
che
aveva
buttato
la
tonaca
alle
ortiche
per
prender
parte
alla
Rivoluzione
,
ora
,
asmatico
,
rabbioso
,
con
la
barba
,
i
capelli
e
le
foltissime
sopracciglia
ritinti
d
'
un
color
rosso
di
carota
,
insegnava
nel
ginnasio
inferiore
alauda
est
laeta
,
e
«
lieta
un
corno
!
»
soggiungeva
ai
ragazzi
con
tanto
d
'
occhi
sbarrati
:
«
ma
che
lieta
!
non
ci
credete
,
canta
perché
ha
fame
,
canta
per
chiamare
!
lieta
un
corno
!
»
Contrastava
con
questi
Filippo
Noto
,
alto
,
magro
,
appassito
,
ma
ancora
biondiccio
e
azzimato
.
Prima
del
'60
s
'
era
battuto
in
duello
con
un
ufficialetto
borbonico
per
motivo
di
donne
ed
era
stato
perseguitato
;
quell
'
avventura
amorosa
era
divenuta
per
lui
un
precedente
patriottico
;
ma
s
'
impacciava
poco
di
politica
:
studiando
molto
,
era
riuscito
a
tenersi
a
galla
,
a
rinnovarsi
coi
tempi
,
pur
rimanendo
malva
,
conservatore
;
passava
per
uno
degli
avvocati
più
dotti
del
foro
siciliano
,
ed
era
spesso
chiamato
a
difendere
le
più
importanti
cause
civili
anche
a
Palermo
,
a
Messina
,
a
Catania
.
Questi
cinque
amici
e
il
canonico
Agrò
si
sforzavano
di
tener
desta
la
conversazione
,
parlando
di
cose
aliene
,
di
avvenimenti
lontani
,
ricordando
aneddoti
che
promovevano
qualche
riso
stentato
;
tanto
per
impedire
che
col
silenzio
il
peso
della
sconfitta
,
quantunque
prevista
,
gravasse
maggiormente
su
gli
animi
oppressi
.
Ma
veramente
,
a
poco
a
poco
,
dopo
la
prima
scossa
nel
riveder
l
'
amico
e
ora
per
la
commozione
crescente
nel
rievocare
gli
antichi
ricordi
della
gioventù
,
cominciava
a
scomporsi
in
loro
la
coscienza
presente
,
e
con
una
specie
di
turbamento
segreto
che
li
inteneriva
avvertivano
in
sé
la
sopravvivenza
di
loro
stessi
quali
erano
stati
tanti
e
tanti
anni
addietro
,
con
quegli
stessi
pensieri
e
sentimenti
che
già
da
un
lungo
oblìo
credevano
oscurati
,
cancellati
,
spenti
.
Si
dimostrava
vivo
in
quel
momento
in
ciascuno
di
loro
un
altro
essere
insospettato
,
quello
che
ognun
d
'
essi
era
stato
trent
'
anni
fa
,
tal
quale
;
ma
così
vivo
,
così
presente
che
,
nel
guardarsi
,
provavano
una
strana
impressione
,
triste
e
ridicola
insieme
,
dei
loro
aspetti
cangiati
,
che
quasi
quasi
a
loro
medesimi
non
sembravano
veri
.
Di
tratto
in
tratto
,
però
,
entrava
nel
salotto
Antonio
Del
Re
,
che
li
vedeva
vecchi
com
'
erano
,
e
che
,
stando
un
pezzo
a
udire
i
loro
discorsi
,
provava
una
tristezza
indefinita
,
la
tristezza
che
si
prova
nel
veder
nei
vecchi
,
che
per
un
tratto
si
dimenticano
d
'
esser
tali
,
ancora
verdi
certe
passioni
che
hanno
radici
in
un
terreno
oltrepassato
,
che
noi
ignoriamo
.
-
Ci
eravamo
trattenuti
a
San
Gerlando
,
-
raccontava
Marco
Sala
,
-
a
giocare
fin
quasi
a
mezzanotte
in
casa
di
Giacinto
Lumìa
,
buon
'
anima
.
-
Povero
Giacinto
!
-
sospirò
il
Trigòna
,
scrollando
il
capo
.
-
C
'
era
con
noi
Vincenzo
Guarnotta
di
Siculiana
,
-
seguitò
il
Sala
.
-
Ah
,
Vincenzo
!
-
disse
Roberto
Auriti
.
-
Che
ne
è
?
-
Morto
,
-
rispose
il
Sala
.
-
Anche
lui
?
-
Eh
,
sarà
nove
o
dieci
anni
!
Con
quel
suo
sorriso
perenne
,
più
degli
occhi
che
della
bocca
...
occhi
chiari
,
di
mare
,
col
nudo
faccione
di
terracotta
...
«
Ah
!
sti
cazzi
!
chi
mi
pigli
pi
fissa
?
»
-
scomparso
anche
lui
.
-
Era
venuto
a
Girgenti
per
affari
,
e
alloggiava
,
come
usava
allora
che
non
c
'
erano
alberghi
,
nel
convento
di
Sant
'
Anna
.
Adesso
,
neanche
il
convento
c
'
è
piú
!
Nottata
da
lupi
:
vento
,
lampi
,
tuoni
e
acqua
,
acqua
che
il
tetto
pareva
ne
dovesse
subissare
.
Tanto
che
Giacinto
Lumìa
alla
fine
propose
a
tutti
di
rimanere
a
dormire
in
casa
sua
.
Ci
saremmo
accomodati
alla
meglio
.
Gli
altri
,
scapoli
,
e
il
Guarnotta
,
forestiere
,
accettarono
l
'
invito
;
io
,
non
ostanti
le
preghiere
insistenti
,
volli
andarmene
per
non
tenere
in
pensiero
mia
madre
,
sant
'
anima
,
e
mia
moglie
.
Prima
d
'
andarmene
,
il
Guarnotta
,
sapendo
che
per
arrivare
a
casa
dovevo
passare
per
lo
stretto
di
Sant
'
Anna
,
mi
pregò
di
bussare
alla
porta
del
convento
per
avvertire
il
frate
portinajo
ch
'
egli
quella
notte
avrebbe
dormito
fuori
.
Glielo
promisi
e
andai
.
Vi
assicuro
che
,
appena
su
la
via
,
mi
pentii
di
non
avere
accettato
l
'
ospitalità
del
Lumìa
.
Che
vento
!
portava
via
!
frustava
la
pioggia
,
densa
come
piombo
;
e
freddo
e
bujo
,
un
bujo
che
s
'
affettava
,
dopo
gli
sprazzi
paurosi
dei
lampi
.
Tuttavia
,
passando
per
lo
stretto
di
Sant
'
Anna
,
mi
ricordai
di
quel
che
m
'
aveva
detto
il
Guarnotta
e
mi
fermai
a
picchiare
alla
porta
del
convento
.
Picchia
e
ripicchia
:
niente
!
non
mi
sentiva
nessuno
!
Per
miracolo
non
buttai
la
porta
a
terra
.
Stavo
per
andarmene
,
su
le
furie
,
quando
sentii
schiudere
una
finestra
ferrata
in
alto
;
e
un
vocione
:
«
Chi
è
là
?
»
«
Sala
,
-
dico
,
-
Marco
Sala
!
»
«
Va
bene
!
»
risponde
allora
il
vocione
di
lassù
;
e
subito
dopo
sento
sbattere
di
nuovo
e
sprangare
la
finestra
.
Restai
come
un
allocco
.
Non
mi
avevano
dato
il
tempo
di
parlare
,
e
andava
bene
?
Mi
scrollai
dalla
rabbia
,
pensando
che
per
far
piacere
al
Guarnotta
che
se
ne
stava
al
coperto
,
io
,
col
rischio
di
prendere
un
malanno
,
per
giunta
ero
passato
forse
per
matto
o
per
ubriaco
.
Chi
poteva
girare
a
quell
'
ora
,
con
quel
tempo
?
Fatti
pochi
passi
,
sento
per
lo
Stretto
un
rintocco
di
campana
,
-
don
-
lento
,
che
mi
fece
sobbalzare
;
e
il
vento
propagò
il
suono
,
lugubremente
,
nella
notte
;
poi
,
di
nuovo
,
don
,
don
,
altri
rintocchi
;
saranno
stati
quindici
;
non
ci
badai
più
.
Arrivato
a
casa
,
mi
strappai
gli
abiti
,
che
mi
s
'
erano
incollati
addosso
;
mi
asciugai
ben
bene
;
mi
cacciai
a
letto
,
e
buona
notte
.
La
mattina
dopo
m
'
alzo
presto
,
com
'
è
mia
abitudine
,
vado
per
aprire
la
porta
,
e
indovinate
chi
mi
trovo
davanti
?
I
portantini
col
cataletto
.
Appena
mi
vedono
,
levano
le
braccia
,
dànno
un
balzo
indietro
;
rimangono
basiti
:
«
Don
Marco
!
Ma
come
?
Voscenza
non
è
morto
?
»
«
Figliacci
di
cane
!
»
grido
io
,
levando
il
bastone
.
E
quelli
:
«
Sissignore
...
A
Sant
'
Anna
,
stanotte
,
sono
venuti
ad
avvertire
che
Voscenza
era
morto
!
»
Quella
campana
,
capite
?
aveva
sonato
a
morto
per
me
.
Ed
ero
andato
io
stesso
ad
annunziare
la
mia
morte
.
Benché
la
storiella
non
fosse
allegra
,
le
ultime
parole
del
Sala
furono
accolte
dalle
risa
degli
amici
.
-
Ridete
.
-
diss
'
egli
.
-
Eppure
chi
sa
se
non
sono
morto
davvero
,
io
,
allora
,
cari
miei
!
Ma
sì
!
Posso
dire
che
quella
fu
l
'
ultima
nottata
allegra
della
mia
gioventù
!
Forse
,
ripensandoci
,
l
'
impressione
di
quei
rintocchi
mi
s
'
è
fissata
,
mal
augurosa
;
ma
mi
sembra
che
proprio
da
allora
la
vita
mi
si
sia
chiusa
tra
un
diluvio
di
guaj
,
sia
divenuta
per
me
come
era
lo
stretto
di
Sant
'
Anna
in
quella
notte
da
lupi
,
e
che
quei
don
don
della
campana
a
morto
mi
abbiano
seguito
per
tutto
il
cammino
...
Rientrò
,
in
quel
punto
,
Antonio
Del
Re
con
un
nuovo
telegramma
.
Ne
erano
già
arrivati
parecchi
dalle
varie
sezioni
elettorali
del
collegio
.
Il
canonico
Agrò
lo
aprì
,
lo
lesse
con
gli
occhi
soltanto
e
lo
buttò
in
un
canto
,
su
la
sedia
presso
al
canapè
.
Né
Roberto
né
gli
altri
si
curarono
di
sapere
da
che
sezione
venisse
,
che
esito
recasse
.
Il
gesto
e
il
silenzio
dell
'
Agrò
avevano
reso
inutile
ogni
domanda
.
La
sconfitta
del
momento
,
che
toccava
all
'
Auriti
,
rendeva
più
evidente
quella
,
ben
piú
grave
e
irrimediabile
,
che
a
ciascuno
era
toccata
dal
tempo
e
dalla
vita
.
E
questa
sconfitta
pareva
avesse
la
propria
immagine
scolpita
in
donna
Caterina
Auriti
Laurentano
,
taciturna
e
scura
.
Di
tratto
in
tratto
gli
amici
e
Roberto
le
volgevano
uno
sguardo
fuggevole
,
come
a
uno
spettro
del
tempo
,
di
cui
essi
erano
i
superstiti
vani
.
Altre
voci
erano
nel
nuovo
tempo
,
che
non
trovavano
eco
negli
animi
loro
;
altri
pensieri
che
non
entravano
nelle
loro
menti
;
altre
energie
,
altri
ideali
,
innanzi
a
cui
i
loro
animi
si
chiudevano
ostili
.
E
la
prova
era
patente
e
cruda
in
quel
mucchio
di
telegrammi
su
la
sedia
.
Era
sorta
improvvisamente
,
negli
ultimi
giorni
,
ma
certo
preparata
in
segreto
da
lunga
mano
,
la
candidatura
d
'
un
tale
Zappalà
di
Grotte
,
perito
minerario
:
candidatura
esplicitamente
dichiarata
come
di
protesta
e
d
'
affermazione
dei
lavoratori
delle
zolfare
e
delle
campagne
della
provincia
,
già
raccolti
in
fasci
.
Roberto
Auriti
era
passato
in
terza
linea
.
In
quasi
tutte
le
sezioni
quello
Zappalà
aveva
raccolto
più
voti
di
lui
,
mettendolo
così
fuori
di
combattimento
,
d
'
un
tratto
spiccio
e
sprezzante
,
come
si
butterebbe
da
canto
con
un
piede
uno
straccio
inutile
,
ingombro
più
che
inciampo
.
A
un
certo
punto
,
quando
arrivò
il
telegramma
da
Grotte
ch
'
era
uno
dei
maggiori
centri
zolfiferi
della
provincia
con
l
'
esito
della
votazione
quasi
unanime
per
lo
Zappalà
,
parve
che
costui
dovesse
finanche
contender
seriamente
la
vittoria
al
Capolino
ed
entrare
in
ballottaggio
,
non
ostante
il
suffragio
entusiastico
che
il
campione
clericale
aveva
raccolto
a
Girgenti
,
in
compenso
della
grave
ferita
riportata
nel
duello
.
Il
Trigòna
,
per
coprire
con
pietoso
inganno
la
verità
,
voleva
attribuire
principalmente
la
sconfitta
all
'
esito
di
quel
duello
inconsulto
,
alle
maniere
troppo
violente
del
Verònica
,
forestiere
,
e
al
contegno
arrogante
d
'
uno
dei
suoi
padrini
,
quel
signor
tale
,
spadaccino
,
che
aveva
urtato
e
indignato
veramente
la
cittadinanza
girgentana
,
non
ostante
che
il
Selmi
,
già
partito
per
il
suo
collegio
,
avesse
fatto
di
tutto
per
attenuare
l
'
indignazione
.
Il
canonico
Agrò
approvò
col
capo
,
in
silenzio
.
Non
sapeva
perdonare
al
Verònica
di
avergli
mandato
a
monte
,
con
quella
indegna
piazzata
,
il
piano
strategico
meditato
e
disegnato
da
lui
con
astuzia
così
sottile
.
E
quell
'
altro
cavaliere
Giovan
Battista
Mattina
!
Mandato
a
Grotte
a
sostenervi
la
candidatura
dell
'
Auriti
,
aveva
fatto
la
parte
di
Giuda
,
mettendosi
d
'
accordo
all
'
ultimo
momento
coi
popolari
.
-
Ma
chi
è
costui
?
-
domandò
col
solito
piglio
feroce
Mattia
Gangi
.
-
Chi
rappresenta
?
come
vive
?
che
fa
?
da
qual
chiavica
è
scappato
fuori
?
Lindo
,
attillato
,
con
quell
'
aria
di
principe
regnante
...
Il
canonico
Agrò
scosse
leggermente
la
testa
con
un
sogghignetto
su
le
labbra
,
poi
disse
:
-
Aquiloni
,
cari
amici
,
aquiloni
!
Lui
,
il
Verònica
e
quanti
altri
mai
!
Aquiloni
...
Li
vedete
in
alto
,
ai
sette
cieli
,
rimanete
a
bocca
aperta
a
mirarli
;
e
chi
sa
intanto
qual
è
la
mano
che
dà
loro
il
filo
!
Può
esser
quella
di
qualche
mala
femmina
;
o
il
filo
può
venire
dalla
Questura
,
o
da
qualche
bisca
notturna
...
Nessuno
può
saperlo
!
L
'
aquilone
intanto
è
là
,
piglia
il
vento
,
lo
segue
e
par
che
lo
domini
.
Di
tratto
in
tratto
,
uno
svarione
,
una
vertigine
,
l
'
accenno
d
'
un
crollo
a
capofitto
.
Ma
la
mano
ignota
,
sotto
,
subito
lo
rialza
con
lievi
scossettine
sapienti
o
con
larghe
stratte
energiche
e
lo
rimette
a
vento
e
torna
a
dar
filo
e
filo
e
filo
.
Gli
aquiloni
,
cari
miei
...
Quanti
ce
n
'
è
!
E
hanno
tutti
la
coda
,
et
in
cauda
venenum
...
Sei
teste
si
scossero
per
approvare
silenziosamente
e
con
profonda
amarezza
l
'
immaginoso
paragone
del
canonico
Agrò
,
che
ne
rimase
egli
stesso
un
pezzetto
come
abbagliato
,
e
trasse
un
respiro
di
sollievo
,
quasi
con
esso
si
fosse
scrollato
dall
'
anima
il
peso
della
sconfitta
.
Roberto
Auriti
soffriva
maggiormente
per
quell
'
ostinato
,
cupo
silenzio
della
madre
.
Ella
aveva
parlato
molto
prima
,
contro
il
suo
solito
,
per
dissuaderlo
dall
'
impresa
;
e
gravi
erano
state
allora
le
sue
parole
;
più
grave
,
adesso
,
era
il
suo
silenzio
.
Voleva
che
soltanto
i
fatti
parlassero
ora
,
crudamente
,
a
conferma
di
quanto
aveva
detto
.
Se
ne
irritò
,
e
disse
:
-
Del
resto
,
amici
miei
,
aquiloni
o
serpi
...
lasciamoli
andare
!
A
parlarne
,
parrebbe
che
io
,
venendo
,
mi
fossi
fatta
qualche
illusione
.
Nessuna
,
lo
sapete
.
Mi
ha
mandato
qua
Uno
,
a
cui
non
potevo
dir
di
no
:
mi
sarebbe
parso
di
disertare
.
-
Povero
Cristo
!
-
esclamò
Mattia
Gangi
.
-
Per
farti
mettere
in
croce
sei
venuto
!
-
In
croce
no
,
veramente
,
-
sorrise
Roberto
.
-
Perché
la
mia
offerta
,
col
valore
che
poteva
avere
nella
presente
lotta
,
venisse
respinta
dai
miei
concittadini
;
e
questa
risposta
data
sul
mio
nome
al
Governo
,
facesse
pensare
che
ormai
basta
,
qua
si
vuol
altro
!
-
Zappalà
,
Zappalà
si
vuole
!
-
sghignò
allora
Mattia
Gangi
.
-
Quanto
mi
piacerebbe
che
fosse
eletto
Zappalà
!
-
Mamma
,
-
soggiunse
piano
Roberto
,
toccandole
un
braccio
,
con
un
sorriso
d
'
amara
rassegnazione
,
-
asini
vecchi
...
La
madre
sporse
il
labbro
e
aggrottò
le
ciglia
mentre
gli
altri
gridavano
,
approvando
l
'
augurio
di
Mattia
Gangi
,
che
fosse
eletto
Zappalà
.
Un
Zappalà
solo
?
No
!
Cinquecentootto
Zappalà
,
uno
per
ogni
collegio
della
penisola
!
Che
sedute
allora
alla
Camera
!
Subito
,
abolizione
di
tutte
le
scuole
!
abolizione
di
tutte
le
tasse
!
abolizione
dell
'
esercito
e
della
polizia
!
della
polizia
e
della
pulizia
!
spianare
i
confini
,
e
tutti
fratelli
!
già
,
già
,
decapitare
le
montagne
,
ridurle
tutte
a
colline
d
'
uguale
altezza
!
E
Mattia
Gangi
,
sorto
in
piedi
,
si
mise
a
declamare
:
Al
ronzio
di
quella
lira
Ci
uniremo
,
gira
gira
,
Tutti
in
un
gomitolo
.
Varietà
d
'
usi
e
di
clima
Le
son
fisime
di
prima
;
È
mutata
l
'
aria
.
I
deserti
,
i
monti
,
i
mari
,
Son
confini
da
lunari
,
Sogni
di
geografi
...
...
E
tu
pur
chetati
,
o
Musa
,
Che
mi
secchi
con
la
scusa
Dell
'
amor
di
patria
.
Son
figliuol
dell
'
universo
,
E
mi
sembra
tempo
perso
Scriver
per
l
'
Italia
.
S
'
eran
levati
tutti
in
piedi
,
tranne
Pompeo
Agrò
,
e
applaudivano
calorosamente
.
-
Signori
miei
,
signori
miei
,
-
disse
allora
Filippo
Noto
,
tirandosi
con
le
dita
adunche
i
polsini
di
sotto
le
maniche
,
-
siamo
giusti
,
signori
miei
;
non
pigliamocela
con
loro
,
perché
il
torto
è
tutto
nostro
!
di
noi
cristianelli
!
Quando
noi
sentiamo
dire
:
«
Vogliamo
che
a
ciascuno
si
dia
secondo
le
sue
opere
!
Vogliamo
che
la
personalità
umana
possa
elevarsi
sopra
la
vita
materiale
!
Vogliamo
che
ciascuno
trovi
pane
e
lavoro
!
»
noi
borghesucci
ignoranti
,
noi
cristianelli
pietosi
,
siamo
i
primi
ad
applaudire
...
-
Sfido
!
-
gridò
il
Ceràulo
.
-
Nei
voti
per
la
felicità
universale
,
sfido
!
tutti
gli
animi
onesti
si
trovano
d
'
accordo
.
-
E
i
socialisti
,
ahm
!
aprono
la
bocca
,
e
voi
ci
cascate
dentro
,
-
rimbeccò
pronto
Filippo
Noto
.
-
Fanno
intravedere
un
ideale
d
'
umanità
e
di
giustizia
che
a
nessuno
può
dispiacere
,
di
cui
tutti
dovrebbero
esser
contenti
;
e
così
fanno
proseliti
alla
loro
causa
tra
quanti
non
sanno
distinguere
le
ragioni
astratte
da
quelle
pratiche
della
vita
sociale
,
caro
Ceràulo
!
Ingenui
che
non
si
domandano
neppure
se
i
nuovi
metodi
non
siano
tali
da
render
mille
volte
maggiori
le
ingiustizie
e
la
tristezza
della
nostra
valle
di
lacrime
;
dico
bene
,
Monsignore
?
Pompeo
Agrò
chinò
più
volte
il
capo
in
segno
di
approvazione
.
-
Il
pericolo
vero
,
signori
miei
,
è
qua
,
-
seguitò
con
più
calore
il
Noto
:
-
nella
persuasione
in
cui
siamo
venuti
noi
cristianelli
,
che
il
movimento
del
così
detto
quarto
stato
sia
inevitabile
,
irresistibile
...
-
È
,
è
,
è
,
purtroppo
!
-
lo
interruppe
di
nuovo
il
Ceràulo
.
-
Ma
nient
'
affatto
!
nientissimo
affatto
!
Fandonie
!
Fandonie
!
-
gridò
Filippo
Noto
.
-
Alla
teoria
dei
socialisti
manca
l
'
appoggio
della
scienza
,
caro
mio
,
della
scienza
,
della
logica
,
della
morale
e
anche
della
civiltà
,
e
non
può
reggersi
,
e
cadrà
per
forza
come
un
sogno
pazzo
,
come
uno
sproloquio
da
ubriachi
!
Vorrei
dimostrartelo
,
vorrei
dimostrarlo
a
tutti
,
e
prima
agli
uomini
di
governo
che
ci
fanno
assistere
allo
spettacolo
miserando
dello
Stato
che
si
piega
,
dello
Stato
che
si
smarrisce
e
s
'
impaccia
di
cose
di
cui
non
dovrebbe
impacciarsi
!
Si
calmò
alquanto
,
protese
le
mani
e
riprese
con
altro
tono
di
voce
:
-
Lasciatemi
dire
,
in
poche
parole
.
Tutto
il
procedimento
è
sbagliato
,
dall
'
a
alla
z
.
Guardate
!
Il
provvedere
ai
vecchi
,
alle
donne
,
ai
fanciulli
abbandonati
,
agli
infermi
,
può
esser
cosa
,
realmente
,
d
'
interesse
pubblico
.
-
Interesse
d
'
umanità
,
-
disse
il
Trigòna
.
-
Benissimo
!
D
'
accordo
!
-
approvò
il
Noto
.
-
Ma
dal
soccorrere
la
miseria
presente
per
mezzo
d
'
asili
,
di
dormitorii
,
di
cucine
economiche
,
è
stato
facile
,
inavvertito
il
passo
,
signori
miei
,
a
salvaguardare
il
proletariato
...
-
Il
cosí
detto
proletariato
,
-
masticò
tra
i
denti
il
Gangi
.
-
...
dalla
miseria
anche
possibile
,
-
seguitò
il
Noto
,
-
mercé
le
assicurazioni
obbligatorie
contro
gl
'
infortunii
del
lavoro
e
contro
la
futura
inabilità
dell
'
operajo
per
età
o
per
malattia
.
Ora
non
vi
sembra
facile
,
cari
miei
,
dati
questi
primi
passi
,
il
darne
altri
che
ci
conducano
sempre
più
verso
quello
Stato
-
Provvidenza
tanto
biasimato
dai
più
illustri
scrittori
positivi
?
Perché
,
quando
sia
entrato
nella
coscienza
pubblica
il
concetto
che
la
comunità
deve
occuparsi
di
coloro
che
per
inabilità
fisica
non
possono
lavorare
,
è
facile
saltare
il
fosso
che
ci
separa
dalla
regione
vera
del
socialismo
,
estendendo
il
principio
anche
agli
uomini
validi
e
disoccupati
.
E
valga
il
vero
!
Se
questi
,
non
ostante
la
buona
volontà
,
non
trovano
lavoro
,
o
se
le
loro
fatiche
non
sono
sufficientemente
retribuite
,
sono
forse
meno
da
compiangere
di
coloro
che
,
per
un
difetto
fisico
,
non
possono
lavorare
?
L
'
effetto
è
il
medesimo
,
signori
miei
:
la
fame
non
meritata
!
E
con
la
proclamazione
del
diritto
al
lavoro
,
si
può
vedere
da
tutti
dove
si
andrà
a
finire
;
si
è
già
veduto
,
del
resto
,
in
Francia
,
nel
1848
...
Un
'
improvvisa
esclamazione
di
sdegno
del
canonico
Agrò
interruppe
a
questo
punto
il
discorso
di
Filippo
Noto
,
che
cominciava
ad
assumere
proporzioni
e
tono
di
vera
concione
.
Era
arrivata
da
Comitini
,
paese
nativo
dell
'
Agrò
,
una
lettera
che
denunziava
un
altro
tradimento
.
Il
figlio
di
Rosario
Trigòna
s
'
era
venduto
colà
al
partito
Capolino
,
spargendo
la
voce
che
Roberto
Auriti
si
ritirava
dalla
lotta
e
pregava
gli
amici
di
votare
per
il
candidato
clericale
contro
il
socialista
Zappalà
.
L
'
Agrò
non
si
poté
frenare
:
senz
'
alcuna
pietà
per
il
povero
padre
mezzo
cieco
lì
presente
,
ebbe
parole
di
fuoco
per
quel
tristo
che
gli
faceva
patire
un
così
grave
smacco
là
,
nella
sua
stessa
cittadella
.
Roberto
Auriti
tentò
più
volte
di
interromperlo
,
s
'
affrettò
poi
a
consolare
l
'
amico
,
il
quale
dapprima
s
'
era
levato
in
piedi
inorridito
,
lì
per
lì
per
lanciarsi
su
quella
lettera
e
su
l
'
Agrò
,
poi
s
'
era
lasciato
cader
di
peso
su
la
seggiola
,
rompendo
in
singhiozzi
,
col
volto
tra
le
mani
.
-
Ma
sarà
una
calunnia
,
Rosario
...
una
calunnia
,
vedrai
!
Tuo
figlio
avrà
agito
in
buona
fede
,
credendo
di
interpretare
il
mio
pensiero
...
Difatti
,
tra
i
due
,
tra
il
Capolino
e
quello
Zappalà
,
via
!
meglio
che
i
voti
siano
andati
al
Capolino
...
Ha
stimato
insostenibile
da
parte
mia
la
lotta
...
e
...
-
No
...
no
...
-
muggiva
tra
i
singhiozzi
Rosario
Trigòna
,
inconsolabile
.
-
Infame
!
Infame
!
Per
fortuna
,
sopravvenne
Mauro
Mortara
,
che
da
Valsanìa
s
'
era
recato
a
Colimbètra
per
accordarsi
col
principe
circa
alla
sua
andata
a
Roma
.
Non
sapeva
nulla
delle
elezioni
.
Accolto
con
festa
da
Marco
Sala
,
dal
Ceràulo
,
dal
Gangi
,
i
quali
non
lo
vedevano
da
tanto
tempo
,
scostò
tutti
con
le
braccia
e
quasi
s
'
inginocchiò
ai
piedi
di
donna
Caterina
,
prendendole
una
mano
e
baciandogliela
più
e
più
volte
;
abbracciò
poi
Roberto
e
si
chinò
a
baciarlo
al
suo
solito
in
petto
,
sul
cuore
.
-
A
Roma
!
-
disse
.
-
Sapete
?
Vengo
a
Roma
!
Ma
il
suo
giubilo
non
trovò
eco
:
tutti
erano
ancora
sconcertati
e
commossi
dal
pianto
del
Trigòna
.
-
Oh
,
don
Rosario
!
-
esclamò
Mauro
.
-
E
che
avete
?
Perché
piangete
?
Guardò
tutti
in
giro
e
appuntò
gli
occhi
sul
canonico
Agrò
che
appariva
il
più
scuro
e
il
più
turbato
.
-
Niente
,
-
disse
subito
Roberto
.
-
Una
notizia
,
senza
dubbio
,
infondata
.
Signori
miei
,
per
carità
!
Soffro
...
soffro
della
vostra
pena
...
molto
più
che
per
me
.
Volete
farmi
contento
?
Non
parliamo
più
di
nulla
.
Quel
che
è
stato
è
stato
.
Basta
!
Voi
sapete
quanto
mi
siete
cari
e
per
qual
ragione
.
Io
non
vi
ringrazio
di
quel
che
avete
fatto
per
me
in
questa
occasione
,
perché
so
che
,
se
sono
cangiati
i
tempi
,
non
è
cangiato
il
nostro
cuore
,
e
voi
dunque
non
potevate
non
fare
per
me
quel
che
avete
fatto
.
Il
torto
è
nostro
,
veramente
,
cari
miei
!
E
lo
sappiamo
tutti
,
da
un
pezzo
,
chi
per
un
verso
,
chi
per
un
altro
.
Dunque
...
dunque
basta
:
perché
lagnarci
adesso
?
È
stata
un
'
altra
prova
,
di
cui
io
,
per
conto
mio
,
non
sentivo
alcun
bisogno
...
Basta
!
Non
ne
poteva
proprio
più
Roberto
Auriti
.
La
vista
di
quegli
amici
e
il
silenzio
della
madre
,
il
pianto
del
Trigòna
,
la
stizza
acerba
dell
'
Agrò
,
la
frigida
saccenteria
del
Noto
gli
eran
divenuti
insopportabili
.
Gli
premeva
di
scrivere
a
Roma
,
di
dar
subito
notizia
della
lotta
perduta
alla
sua
donna
,
a
colei
che
da
tanto
tempo
gli
aveva
addormentato
aspirazioni
e
sdegni
,
e
nella
quale
affogato
ormai
nell
'
incuria
di
tutto
ciò
che
non
si
riferisse
direttamente
e
minutamente
alla
sua
persona
,
neghittoso
e
dimentico
,
saziava
soltanto
la
fame
bruta
del
senso
.
Di
fronte
alla
nobiltà
della
madre
,
alla
purezza
della
sorella
,
si
sentiva
quasi
istintivamente
costretto
a
nascondere
anche
a
se
stesso
la
sua
schiavitù
d
'
affetto
per
quella
donna
che
conosceva
tutte
le
sue
miserie
;
e
le
scriveva
di
notte
.
Falsando
i
proprii
sentimenti
,
per
stare
in
pace
con
lei
e
averla
docile
e
pronta
alle
sue
voglie
,
non
aveva
osato
confessarle
prima
di
partire
la
vera
ragione
per
cui
s
'
esponeva
a
quella
lotta
:
le
aveva
dato
a
intendere
ch
'
era
per
migliorare
la
sua
condizione
,
ponendosi
da
deputato
più
in
vista
.
E
nelle
prime
lettere
le
aveva
lasciato
sperare
non
improbabile
la
vittoria
;
poi
man
mano
l
'
aveva
messa
in
dubbio
;
le
aveva
scritto
infine
che
gli
premeva
ormai
soltanto
di
ritornar
presto
a
lei
.
Andava
lui
stesso
a
impostare
quelle
lettere
,
mentre
per
tutte
le
altre
si
serviva
del
nipote
.
Eppure
sapeva
che
questi
,
il
giorno
appresso
,
sarebbe
partito
con
lui
per
intraprendere
a
Roma
gli
studii
universitarii
e
avrebbe
abitato
in
casa
sua
e
veduto
,
dunque
,
e
saputo
tutto
.
Ma
voleva
,
finché
era
lì
,
serbare
il
segreto
.
Quel
giovanotto
ispido
e
angoloso
non
era
fatto
certamente
per
attirar
la
confidenza
di
alcuno
.
E
Roberto
soffriva
al
pensiero
di
condurlo
con
sé
,
di
fargli
conoscere
e
di
far
quindi
conoscere
per
mezzo
di
lui
alla
madre
e
alla
sorella
la
vita
ch
'
egli
viveva
a
Roma
.
Ma
come
esimersi
?
Donna
Caterina
,
intanto
,
domandava
a
Mauro
notizie
del
fratello
Cosmo
,
«
di
quel
matto
»
,
e
di
donna
Sara
Alàimo
.
-
Non
me
ne
parlate
,
per
carità
!
-
esclamò
Mauro
.
-
Vado
a
Roma
,
vi
dico
,
e
non
so
altro
,
non
voglio
saper
altro
in
questo
momento
!
-
Caro
Mauro
mio
,
-
gli
rispose
allora
donna
Caterina
,
sorridendo
amaramente
,
-
se
è
così
,
chiudi
gli
occhi
,
tùrati
bene
gli
orecchi
e
ritòrnatene
subito
subito
in
campagna
:
segui
il
consiglio
mio
!
Quando
dalla
Badia
Grande
gli
amici
scesero
alla
via
Atenea
,
si
trovarono
presi
in
mezzo
a
una
fiumana
di
popolo
che
esaltava
la
proclamazione
d
'
Ignazio
Capolino
.
La
carrozza
del
canonico
Agrò
si
dovette
fermare
;
Il
vecchio
servo
-
cocchiere
dalle
zampe
sbieche
faceva
schioccar
la
frusta
:
-
Ohi
,
favorì
!
Ohi
,
favorì
!
-
Poteva
mai
figurarsi
che
si
dovesse
mancar
di
rispetto
al
suo
padrone
,
o
che
questi
dovesse
aver
paura
?
E
,
tra
il
clamore
e
la
confusione
,
non
udiva
la
voce
del
Canonico
che
gli
gridava
:
«
Indietro
,
Cola
!
indietro
!
Per
la
via
del
Purgatorio
!
»
.
Un
fischio
,
e
due
,
e
tre
...
Figli
di
cane
!
Ma
Capolino
era
ancora
a
letto
,
convalescente
nella
villa
del
principe
di
Laurentano
a
Colimbètra
,
e
la
dimostrazione
di
giubilo
,
per
darsi
uno
sfogo
diretto
,
fu
proprio
tentata
di
cangiarsi
lì
per
lì
in
dimostrazione
di
protesta
contro
il
canonico
Agrò
.
Per
fortuna
,
i
caporioni
riuscirono
a
stornar
la
bufera
che
stava
per
rovesciarsi
sulla
carrozza
mal
capitata
,
non
per
riguardo
a
Pompeo
Agrò
che
non
ne
meritava
alcuno
,
ma
all
'
abito
che
indossava
indegnamente
.
Qualche
fischio
sì
,
passando
,
non
sarebbe
stato
sprecato
;
poi
via
,
via
,
alla
Passeggiata
,
sotto
la
villa
di
Flaminio
Salvo
.
-
Viva
Ignazio
Capolinòòò
!
-
Vivààà
!
-
Viva
il
nostro
deputatòòò
!
-
Vivààà
!
Nel
bujo
della
sera
,
sotto
il
pallore
dei
lampioni
,
per
l
'
angusta
via
passò
tumultuando
quel
torrente
di
popolo
,
che
si
lasciava
trascinare
senza
il
minimo
entusiasmo
,
come
un
armento
belante
,
dalla
volontà
di
due
o
tre
interessati
.
La
villa
di
Flaminio
Salvo
era
illuminata
tutta
,
splendidamente
,
perché
si
vedesse
come
segno
di
trionfo
dalla
lontana
Colimbètra
.
Vi
erano
raccolti
i
maggiorenti
del
partito
che
si
affacciarono
tutti
al
gran
balcone
dalla
balaustrata
di
marmo
,
appena
i
clamori
della
dimostrazione
si
fecero
sentire
giú
per
il
viale
.
-
Viva
Flaminio
Salvòòò
!
-
Vivààà
!
-
Viva
Ignazio
Capolinòòò
!
-
Vivààà
!
Salì
alla
villa
una
commissione
di
dimostranti
,
che
fu
accolta
dal
Salvo
con
quel
solito
sorriso
freddo
,
a
cui
lo
sguardo
lento
degli
occhi
sotto
le
grosse
pàlpebre
dava
un
'
espressione
di
lieve
ironia
.
E
veramente
quei
quindici
o
sedici
cittadini
accaldati
,
usciti
or
ora
dalla
moltitudine
anonima
,
che
giù
nel
bujo
del
viale
aveva
tanta
imponenza
,
assumendo
lì
ciascuno
il
proprio
nome
,
il
proprio
aspetto
,
timidi
,
impacciati
,
smarriti
,
ossequiosi
,
facevano
una
ben
misera
figura
,
tra
gli
splendori
del
magnifico
salone
.
Flaminio
Salvo
si
dichiarò
grato
alla
cittadinanza
di
quella
spontanea
affermazione
del
sentimento
popolare
;
diede
notizie
della
salute
dell
'
on
.
Capolino
e
,
in
presenza
della
commissione
stessa
,
pregò
l
'
ingegnere
Aurelio
Costa
di
recarsi
sul
momento
alla
villa
del
principe
,
a
Colimbètra
,
per
darvi
l
'
annunzio
della
proclamazione
e
di
quella
manifestazione
di
giubilo
di
tutto
il
popolo
di
Girgenti
.
Uno
dei
quindici
,
allora
,
s
'
affacciò
al
balcone
e
,
tra
i
lumi
sorretti
da
due
camerieri
,
arringò
con
impeto
la
folla
.
Nessuno
badò
allo
scompiglio
delle
povere
nottole
del
viale
che
abbarbagliate
piombavan
dall
'
alto
a
strisciare
sulle
teste
dei
dimostranti
,
quindi
al
clamore
,
al
battìo
delle
mani
,
si
risollevavano
disperatamente
,
lanciando
acutissimi
stridi
,
come
per
chiedere
ajuto
e
vendetta
alle
stelle
che
sfavillavano
ilari
in
cielo
.
L
'
oratore
improvvisato
diceva
che
l
'
elezione
di
Capolino
era
un
avvenimento
dei
più
memorabili
della
storia
italiana
contemporanea
;
ma
nessuno
certamente
avrà
potuto
levar
dal
capo
a
quelle
nottole
,
che
invece
tutta
la
città
,
quella
sera
,
si
fosse
raccolta
soltanto
per
dare
a
loro
una
immeritatissima
guerra
.
Arringava
ancora
quell
'
oratore
,
quando
Aurelio
Costa
su
un
sauro
del
Salvo
,
sellato
in
fretta
in
furia
,
partì
di
galoppo
per
Colimbètra
.
Giù
,
confuso
tra
la
folla
,
era
il
Pigna
,
arrivato
in
coda
alla
dimostrazione
,
espurgato
smaltito
evacuato
da
essa
con
molta
violenza
di
conati
lungo
tutto
il
percorso
.
Prepotenza
!
Sopraffazione
!
Andava
per
i
fatti
suoi
,
stava
a
traversar
la
via
Atenea
,
quando
la
folla
gli
era
venuta
addosso
;
non
aveva
fatto
in
tempo
a
ritrarsi
,
e
allora
quelli
che
stavano
alla
fronte
lo
avevano
strappato
indietro
per
passare
,
e
così
la
fiumana
se
l
'
era
ingojato
:
sguizzare
,
con
quelle
cianche
e
quel
groppone
,
non
gli
era
stato
possibile
;
furibondo
,
urlando
,
s
'
era
messo
a
tirare
spinte
da
tutte
le
parti
e
pugni
e
calci
e
gomitate
,
per
farsi
un
po
'
di
largo
e
uscirne
;
ma
quelli
per
il
gusto
di
portarselo
via
con
sé
come
in
ostaggio
gli
s
'
eran
pigiati
con
furia
addosso
,
gridando
:
«
Ecco
Pigna
!
c
'
è
Pigna
!
viva
Pigna
!
abbasso
Propaganda
!
no
,
viva
!
giù
,
giù
con
noi
!
»
e
qualche
lattone
e
qualche
scapaccione
era
pur
volato
;
più
che
mai
inferocito
,
come
un
cinghiale
in
mezzo
a
una
muta
di
cani
,
aveva
avventato
anche
morsi
ai
più
vicini
;
più
d
'
una
volta
,
puntando
i
piedi
e
le
spalle
per
svincolare
un
braccio
e
credendo
che
la
folla
dietro
lo
avrebbe
parato
,
trovando
invece
un
po
'
di
largo
fatto
da
qualcuno
che
voleva
scansarlo
,
era
stato
per
cadere
;
ma
subito
altri
lo
avevan
scaraventato
con
un
nuovo
urtone
alle
spalle
di
chi
stava
davanti
,
e
lì
,
rinserrato
compresso
,
boccheggiante
come
un
pesce
,
altri
lattoni
e
scapaccioni
e
dileggi
;
e
tira
e
spingi
,
se
l
'
erano
sballottato
così
,
malmenandolo
in
tutti
i
modi
,
fino
a
che
,
pesto
,
disfatto
,
non
s
'
era
lasciato
andare
alla
corrente
,
ma
con
le
proprie
gambe
no
,
no
:
là
,
così
,
trascinato
...
Selvaggi
!
Mascalzoni
!
Coscienze
vendute
!
Che
spettacolo
!
Oh
Girgenti
,
disonore
della
Sicilia
e
dell
'
umanità
!
ludibrio
,
vituperio
!
Tutti
in
sagrestia
domani
,
sì
,
sì
,
ad
attaccar
con
le
ostie
della
chiesa
le
mezze
carte
da
cinque
lire
...
Sì
,
viva
Capolino
e
viva
Salvo
!
viva
Bacco
e
viva
Mammone
!
-
Così
esclamando
,
e
guardando
con
aria
di
dispetto
minaccioso
la
folla
sotto
la
villa
del
Salvo
,
ora
s
'
accomodava
una
spalla
,
ora
soffiava
o
sbruffava
,
ora
sorsava
col
naso
,
e
puh
,
feccia
della
umanità
!
puh
,
vili
ignoranti
!
-
Domani
,
Propaga
'
,
sta
'
zitto
!
-
gli
gridavano
alcuni
.
-
Domani
c
'
inscriveremo
tutti
al
Fascio
!
Ora
,
qua
:
Viva
Capolinòòò
!
(
Non
ci
credere
,
sai
?
è
per
minchionare
)
.
Viva
!
vivààà
!
Questa
la
conclusione
d
'
una
giornata
campale
,
questo
il
rinfranco
di
tutte
le
corse
che
s
'
era
fatte
fin
dalla
mattina
da
un
seggio
elettorale
all
'
altro
,
per
assegnar
le
parti
ai
compagni
,
per
dare
istruzioni
,
e
qua
regolare
,
e
là
persuadere
,
e
incitare
,
e
pregare
,
secondo
i
casi
,
che
il
suffragio
di
tutti
i
lavoratori
fosse
per
un
lavoratore
,
loro
compagno
,
perdio
!
Angelo
Zappalà
,
che
li
avrebbe
difesi
,
che
avrebbe
perorato
la
loro
causa
in
Parlamento
!
Sì
,
dato
che
quella
candidatura
popolare
doveva
valer
soltanto
quale
protesta
,
egli
in
fondo
avrebbe
potuto
dichiararsi
soddisfatto
dell
'
esito
:
sì
,
ma
della
votazione
dei
paeselli
vicini
!
il
cuore
gli
faceva
sangue
invece
per
la
vergogna
di
Girgenti
capoluogo
,
della
sua
città
natale
!
Ludibrio
,
vituperio
...
Quando
,
alla
fine
,
il
Pigna
,
senza
più
voce
,
cascante
a
pezzi
dalla
stanchezza
,
si
ridusse
a
casa
,
al
Piano
di
Gamez
,
per
mandar
giù
un
boccone
di
cena
avvelenato
dalla
bile
,
salendo
i
primi
gradini
della
scaletta
di
legno
che
dalla
stanza
terrena
conduceva
a
quella
di
sopra
,
vi
trovò
al
bujo
in
fitto
colloquio
Celsina
e
Antonio
Del
Re
.
-
Ohè
,
voi
qua
?
-
Va
'
su
;
passa
,
papà
!
-
gli
disse
Celsina
,
come
a
un
cane
.
-
Sto
a
salutarlo
.
Parte
domani
.
-
Ah
,
buona
sera
,
allora
,
-
disse
il
Pigna
.
-
Cioè
,
buon
viaggio
...
Partite
subito
,
dunque
?
V
'
invidio
,
caro
mio
.
Oh
,
vedrete
certo
a
Roma
...
come
viene
a
essere
di
voi
don
Landino
Laurentano
?
già
,
zio
,
l
'
abbiamo
detto
:
riveritelo
tanto
per
me
,
ditegli
che
Girgenti
ha
bisogno
di
lui
;
sta
disonorando
l
'
isola
,
Girgenti
...
-
Abbiamo
inteso
,
papà
,
-
lo
interruppe
Celsina
infastidita
.
-
Lasciaci
parlare
adesso
!
Vattene
!
-
Paese
di
carogne
!
-
brontolò
il
Pigna
,
tirando
su
a
stento
le
cianche
per
la
scala
.
-
Farabutti
...
ohi
ohi
...
ignoranti
...
E
svoltò
.
Subito
i
due
giovani
si
riabbracciarono
.
Antonio
non
si
reggeva
più
;
ebro
,
perduto
,
non
poteva
più
staccarsi
da
lei
;
le
cercò
la
bocca
,
com
'
arso
di
sete
,
per
un
altro
bacio
che
le
penetrasse
nel
fondo
più
fondo
dell
'
anima
;
un
altro
bacio
smanioso
,
cocente
,
infinito
,
col
quale
darle
tutto
se
stesso
e
prendersela
tutta
,
nello
spasimo
del
più
violento
desiderio
.
-
Basta
,
-
gemette
ella
,
esausta
,
abbandonandogli
il
capo
sul
petto
.
Ma
egli
la
stringeva
ancora
,
più
ardente
;
più
tremante
;
voleva
ancora
la
bocca
.
-
No
,
basta
,
Nino
,
-
disse
allora
Celsina
,
riavendosi
.
-
Basta
...
basta
...
Gli
prese
le
mani
,
gliele
strinse
;
se
le
posò
sul
seno
ansante
,
senza
lasciargliele
;
riprese
:
-
Così
!
...
Dunque
,
senti
...
tu
vedrai
,
è
vero
?
cercherai
...
Devi
far
di
tutto
...
-
Sì
...
-
M
'
ascolti
?
-
Sì
.
-
Non
m
'
ascolti
!
Basta
,
ora
,
Nino
!
T
'
ho
detto
,
basta
.
Non
m
'
ascolti
...
-
Sì
...
cercherò
...
-
Che
cercherai
?
Lasciami
,
per
carità
!
-
Non
so
...
farò
di
tutto
...
figùrati
!
Dammi
ancora
un
bacio
...
-
No
!
Dove
cercherai
?
-
Ma
per
tutto
,
per
tutto
...
-
Sì
,
un
posticino
qualunque
...
infimo
anche
...
per
cominciare
,
capisci
?
...
Tu
sai
che
posso
...
m
'
adatterò
a
fare
ogni
cosa
!
Debbo
,
debbo
essere
a
Roma
al
più
presto
,
m
'
ascolti
?
-
Sì
,
amore
...
amore
...
amore
mio
!
-
alitò
egli
;
poi
,
stringendole
le
braccia
e
smaniando
:
-
Come
faccio
?
oh
Celsina
mia
...
come
faccio
?
-
Zitto
!
-
gli
intimò
Celsina
.
-
Non
voglio
che
ti
sentano
su
.
-
Allora
vado
...
non
posso
...
-
Sì
,
va
'
va
'
...
è
tardi
!
Mi
chiamano
.
Scrivimi
subito
,
sai
?
-
Sì
...
-
Addio
,
addio
.
Ma
egli
non
sapeva
lasciarle
ancora
la
mano
;
le
accostò
il
volto
al
volto
,
le
domandò
:
-
Che
mi
dài
?
-
Che
vuoi
?
-
Te
,
tutta
!
Vieni
con
me
,
vieni
con
me
!
-
Potessi
!
Subito
!
-
Oh
amore
...
Che
mi
dài
?
Qualcosa
tua
..
-
Non
ho
nulla
,
Nino
mio
...
-
Eppure
ho
qualcosa
di
te
,
sai
?
che
tu
m
'
hai
data
.
-
Io
?
-
Non
m
'
hai
dato
niente
tu
?
Neppure
il
cuore
,
un
poco
?
-
Ah
,
quello
...
-
E
un
'
altra
cosa
...
Non
ti
ricordi
?
-
No
...
-
La
bambola
...
-
Ah
,
-
sorrise
Celsina
,
-
quella
coi
baffi
?
-
Non
ridere
,
non
ridere
.
Glieli
ho
cancellati
,
sai
?
Me
la
porto
con
me
.
-
Ragazzo
...
-
Sai
?
stanotte
è
stata
con
me
,
abbracciata
con
me
,
a
letto
.
E
sempre
...
-
Ma
va
'
!
Non
sono
io
,
quella
,
sai
!
-
Lo
so
;
ma
è
tua
,
è
stata
tua
...
Non
l
'
hai
baciata
tu
?
-
Tanto
,
da
bambina
...
-
E
dunque
...
-
Va
'
,
va
'
,
Nino
.
Mi
richiamano
.
Addio
.
Ricòrdati
,
sai
?
Scrivimi
!
Addio
.
Un
altro
lungo
,
lungo
bacio
sulla
porta
,
e
Antonio
andò
via
.
Si
fermò
nel
Piano
di
Gamez
deserto
;
e
si
guardò
intorno
,
smarrito
;
guardò
su
nel
vano
immoto
dell
'
aria
ed
ebbe
un
senso
di
stupore
,
come
se
,
sveglio
,
fosse
entrato
in
un
sogno
.
Come
sfavillavano
le
stelle
!
Sentì
schiudere
la
vetrata
del
balconcino
.
Celsina
s
'
affacciò
.
-
Addio
.
Ricòrdati
.
-
Sì
.
Addio
!
Era
già
lontana
;
lontana
la
voce
,
lontana
la
figura
;
e
quella
casetta
,
sulla
cui
facciata
chiara
in
mezzo
al
Piano
umido
e
nero
si
rifletteva
la
luna
,
e
quel
Piano
stesso
,
il
chioccolìo
della
fontanella
,
e
quelle
anguste
viuzze
storte
,
nere
,
tutto
il
paese
silenzioso
nella
notte
,
alto
sul
colle
,
sotto
le
stelle
,
ogni
cosa
gli
parve
come
lontana
ormai
;
gli
parve
come
se
egli
da
lontano
,
con
tristezza
infinita
,
con
infinita
angoscia
contemplasse
la
propria
vita
che
rimaneva
lì
,
strappata
da
lui
.
Quando
Aurelio
Costa
arrivò
a
Colimbètra
,
don
Ippolito
Laurentano
sapeva
già
della
proclamazione
di
Capolino
;
e
ne
parlava
nel
salone
con
don
Salesio
Marullo
e
con
Ninì
De
Vincentis
.
Il
primo
,
accorso
subito
da
Girgenti
appena
conosciuto
l
'
esito
del
duello
;
il
secondo
,
dopo
lo
scontro
a
cui
aveva
assistito
da
testimonio
,
rimasto
a
Colimbètra
accanto
al
letto
del
ferito
.
Zio
Salesio
ascoltava
il
principe
con
un
'
aria
di
degnazione
contegnosa
,
come
se
Capolino
lo
avesse
fatto
elegger
lui
.
Ma
sì
,
via
!
non
gli
aveva
dato
in
moglie
la
figliastra
?
Da
cinque
giorni
si
sentiva
proprio
rinato
,
là
tra
gli
splendori
di
Colimbètra
,
nei
quali
s
'
invaniva
e
si
ricreava
,
come
se
fossero
suoi
.
Camminava
su
gli
spessi
tappeti
più
che
mai
in
punta
di
piedi
;
faceva
il
bocchino
a
tutte
le
cose
belle
e
preziose
che
vedeva
;
a
tavola
per
poco
non
sveniva
dal
piacere
davanti
a
quelle
finissime
stoviglie
luccicanti
,
o
quando
Liborio
in
marsina
e
guanti
bianchi
gli
presentava
i
cibi
prelibati
.
E
,
sul
tramonto
,
non
ostante
che
i
piedi
gli
facessero
male
,
scendeva
su
lo
spiazzo
e
andava
fino
al
cancello
per
il
gusto
di
farsi
salutare
militarmente
dall
'
uomo
di
guardia
in
calzoni
rossi
e
cappotto
turchino
.
L
'
uomo
di
guardia
prendeva
lo
stesso
gusto
a
salutare
;
e
tutti
e
due
,
dopo
il
saluto
,
si
guardavano
e
si
sorridevano
.
Ninì
De
Vincentis
pareva
non
si
fosse
rimesso
ancora
del
tutto
dallo
spavento
che
s
'
era
preso
nel
veder
Capolino
piegarsi
sulle
gambe
,
ferito
in
petto
dalla
pistola
del
Verònica
,
al
secondo
colpo
.
Era
stata
,
veramente
,
una
terribile
sorpresa
per
tutti
,
quella
ferita
.
Le
pistole
,
per
tacita
intesa
fra
i
padrini
,
erano
state
caricate
in
modo
da
non
produrre
alcun
effetto
,
volendosi
che
il
vero
duello
avvenisse
alla
sciabola
.
E
meno
male
che
la
palla
,
arrivata
senza
troppa
violenza
,
aveva
appena
appena
intaccato
una
costola
ed
era
deviata
dal
cuore
!
Ma
non
solo
quello
spavento
teneva
ancora
il
povero
Ninì
tanto
abbattuto
e
sbalordito
;
Nicoletta
Capolino
gli
aveva
lasciato
intendere
chiaramente
che
Dianella
Salvo
non
era
né
sarebbe
mai
stata
per
lui
,
quand
'
anche
il
padre
non
avesse
opposto
un
così
reciso
rifiuto
alla
domanda
.
Dopo
la
prima
notte
vegliata
accanto
al
letto
del
marito
,
non
ostante
l
'
assicurazione
dei
medici
che
ogni
pericolo
per
fortuna
fosse
scongiurato
,
Nicoletta
si
era
persuasa
che
non
era
piú
il
caso
di
rappresentar
la
parte
della
moglie
disperata
,
come
aveva
fatto
a
Valsanìa
all
'
annunzio
della
ferita
toccata
«
a
Gnazio
suo
»
.
E
s
'
era
messa
ad
alternar
le
cure
amorose
e
diligenti
al
suo
povero
«
paladino
»
ferito
con
lo
studio
sapiente
di
rimaner
lì
a
Colimbètra
,
nella
memoria
di
don
Ippolito
Laurentano
,
ospite
graditissima
.
Ah
,
se
al
posto
di
quella
foca
di
Adelaide
Salvo
fosse
stata
lei
,
là
,
tra
poco
,
regina
di
quel
piccolo
regno
!
Era
certa
che
tutte
le
parti
buone
,
di
cui
si
sentiva
pur
dotata
e
che
la
sorte
aveva
voluto
opprimere
e
soffocare
in
lei
,
si
sarebbero
ridestate
liberamente
e
avrebbero
preso
alla
fine
in
lei
il
sopravvento
;
certo
che
avrebbe
saputo
render
felici
gli
ultimi
anni
di
quell
'
altero
e
bellissimo
vecchio
,
ancora
così
vegeto
,
e
fresco
!
Indovinava
in
lui
l
'
amaro
disinganno
provato
alla
vista
della
futura
sposa
;
ma
intuiva
che
nessun
'
arte
di
seduzione
sarebbe
valsa
su
quell
'
uomo
,
il
quale
della
fedeltà
alla
parola
data
s
'
era
fatta
quasi
una
religione
.
Neppur
l
'
ombra
della
civetteria
,
dunque
,
in
lei
,
ma
una
gara
di
cortesie
e
di
compitezze
con
lui
,
in
quei
giorni
,
senza
la
minima
affettazione
.
E
che
prediche
a
quattro
occhi
allo
zio
Salesio
,
il
quale
non
voleva
capire
che
non
c
'
era
più
nessuna
ragione
,
proprio
,
perché
si
trattenesse
ancora
a
Colimbètra
.
Sapeva
star
bene
a
posto
,
sì
-
troppo
bene
,
anzi
-
zio
Salesio
;
ma
...
ma
...
ma
...
E
del
suo
sogno
inattuabile
,
della
nostalgia
della
bontà
,
dell
'
incubo
che
le
cagionava
la
vista
del
patrigno
così
compito
e
ridicolo
,
della
nausea
che
in
quel
momento
le
dava
la
sua
lunga
odiosa
finzione
d
'
affetto
per
quel
marito
,
per
quel
degno
compagno
della
parte
peggiore
di
sé
,
Nicoletta
si
vendicava
tormentando
Ninì
De
Vincentis
,
segnatamente
la
sera
,
su
quel
terrazzo
aggettato
su
le
colonne
del
vestibolo
esterno
.
Gli
parlava
di
Dianella
.
Lo
straziava
quasi
con
voluttà
.
Sapeva
che
nessun
dolore
,
nessuna
ingiustizia
,
non
solo
non
avrebbero
fatto
commettere
alcunché
di
male
a
quel
giovine
incorruttibile
,
ma
non
gli
avrebbero
neppure
strappato
una
parola
acerba
dalle
labbra
,
tanto
era
schiavo
della
propria
bontà
e
rassegnato
a
essa
!
Gli
parlava
misteriosamente
,
con
frasi
smozzicate
,
quasi
per
non
farlo
saziare
in
una
volta
sola
del
proprio
dolore
.
Ninì
voleva
sapere
per
qual
ragione
gli
avesse
detto
che
Dianella
Salvo
non
sarebbe
stata
mai
per
lui
,
nemmeno
se
il
padre
avesse
accondisceso
.
-
Perché
?
Eh
,
caro
Ninì
...
C
'
è
una
ragione
,
una
ragione
che
non
è
cattiva
soltanto
per
voi
!
-
Che
ragione
?
-
Non
ve
la
posso
dire
.
-
Cattiva
anche
per
chi
?
-
Anche
per
me
,
Ninì
!
-
Per
lei
?
-
domandava
Ninì
,
stupito
.
E
lei
,
sorridendo
:
-
Sicuro
.
Voi
non
la
vedete
;
ma
c
'
è
.
C
'
è
una
relazione
tra
me
,
voi
e
...
lei
.
Che
relazione
?
Che
ci
può
esser
di
comune
tra
me
e
voi
?
Eppure
c
'
è
,
Ninì
.
Io
e
voi
siamo
uniti
da
qualche
cosa
.
Pare
impossibile
,
no
?
Eppure
!
Ninì
De
Vincentis
restava
assorto
ad
almanaccare
su
quella
ragione
misteriosa
e
si
struggeva
dentro
.
Quando
Aurelio
Costa
,
introdotto
da
Liborio
,
si
presentò
nel
salone
,
Nicoletta
era
presso
il
marito
;
ma
sopravvenne
poco
dopo
e
provò
un
gran
piacere
nel
farsi
veder
da
lui
in
quella
casa
principesca
,
tra
gli
ossequii
e
il
rispetto
di
tutti
.
Don
Ippolito
s
'
affrettò
a
riferirle
la
notizia
della
dimostrazione
popolare
.
-
Ora
riposa
,
-
diss
'
ella
.
-
Temo
che
si
turberebbe
troppo
...
Ma
,
se
vogliono
...
-
No
,
no
,
-
soggiunse
subito
il
principe
.
-
si
troverà
modo
d
'
annunziarglielo
domani
.
-
Ma
sì
,
credo
che
don
Flaminio
,
-
aggiunse
Aurelio
Costa
,
-
mi
abbia
mandato
così
di
fretta
a
quest
'
ora
,
per
far
sapere
lì
per
lì
agli
elettori
che
l
'
onorevole
Capolino
e
il
principe
sarebbero
stati
subito
informati
della
dimostrazione
.
-
Mi
dispiace
tanto
per
lei
,
ingegnere
,
-
disse
allora
Nicoletta
,
-
che
ha
dovuto
farsi
codesta
corsa
...
-
Ma
non
lo
dica
!
-
la
interruppe
subito
il
Costa
.
-
L
'
ho
fatta
anzi
con
piacere
.
-
Anche
perché
,
scommetto
,
-
interloquì
zio
Salesio
,
-
lei
non
era
mai
stato
a
Colimbètra
,
eh
?
Meravigliosa
dimora
caro
ingegnere
...
meravigliosa
!
Vero
paradiso
in
terra
!
Il
principe
sorrise
chinando
lievemente
il
capo
e
invitò
Aurelio
Costa
a
rimanere
a
cena
.
Per
quella
serata
Ninì
De
Vincentis
fu
lasciato
in
pace
da
Nicoletta
;
ma
non
gliene
fu
grato
affatto
.
Aveva
preso
gusto
alla
tortura
.
Fu
tutta
per
Aurelio
Costa
Nicoletta
quella
sera
.
E
volle
proprio
inebriarlo
;
volle
ch
'
egli
interpretasse
segretamente
tutte
le
premure
e
gli
sguardi
e
i
sorrisi
di
lei
come
un
compenso
all
'
incarico
ingrato
impostogli
da
Flaminio
Salvo
,
di
venire
cioè
là
a
Colimbètra
ad
annunziare
il
trionfo
del
marito
;
e
volle
che
in
quel
compenso
ch
'
ella
gli
dava
,
egli
sentisse
un
sapor
di
vendetta
contro
il
Salvo
stesso
,
il
quale
,
pur
conoscendo
i
sentimenti
di
lui
,
lo
aveva
mandato
lì
come
un
servo
.
Considerava
egli
tutti
come
suoi
schiavi
venduti
?
Poteva
anche
darsi
però
che
questi
schiavi
alla
fine
,
così
provocati
,
accettassero
la
sfida
e
s
'
intendessero
tra
loro
!
Non
s
'
intendevano
già
?
Non
c
'
era
già
tra
loro
un
accordo
,
un
patto
segreto
?
E
gli
occhi
di
Nicoletta
Capolino
fissi
in
quelli
di
lui
ora
sfolgoravano
aizzosi
e
ardenti
,
ora
s
'
illanguidivano
velati
e
turbati
,
quasi
nella
promessa
di
un
'
intensa
voluttà
.
Schiavo
,
schiavo
con
lei
!
si
sarebbero
vendicati
di
tutti
quei
vecchi
che
volevano
tenere
schiavi
loro
due
giovani
!
Per
lei
,
d
'
ora
innanzi
,
egli
avrebbe
amata
la
sua
schiavitù
;
e
non
avrebbe
più
pensato
di
diventar
padrone
anche
se
Dianella
Salvo
gli
avesse
fatto
intendere
apertamente
il
suo
amore
.
Schiavo
,
schiavo
con
lei
!
Era
veramente
com
'
ebro
Aurelio
Costa
,
avvampato
in
volto
da
una
gioja
riconoscente
verso
quella
donna
,
quando
,
a
sera
tarda
,
lasciò
Colimbètra
.
Non
sapeva
che
pensare
.
Il
sangue
gli
frizzava
per
le
vene
,
le
orecchie
quasi
gli
rombavano
.
Era
ella
così
,
per
abito
o
per
natura
,
lusinghiera
con
tutti
,
o
per
lui
unicamente
aveva
formato
quei
sorrisi
e
trovato
quegli
sguardi
e
quelle
premure
?
Doveva
dubitarne
o
esserne
certo
?
E
se
certo
,
per
qual
ragione
s
'
era
indotta
così
d
'
improvviso
a
tentarlo
,
a
provocarlo
,
dopo
avere
opposto
,
anni
fa
,
un
così
deciso
e
sdegnoso
rifiuto
all
'
onesta
domanda
di
lui
?
Se
n
'
era
pentita
?
Stanca
,
nauseata
della
parte
infame
che
le
aveva
assegnato
il
marito
,
voleva
ribellarsi
e
vendicarsi
,
scegliendo
per
la
vendetta
chi
onestamente
un
giorno
aveva
voluto
farla
sua
?
Voleva
ora
dargli
questa
rivincita
sopra
colui
per
il
quale
lo
aveva
allora
rifiutato
?
O
voleva
tendergli
un
'
insidia
?
Questo
sospetto
,
per
quanto
gli
paresse
indegno
in
quel
momento
,
gli
s
'
era
pure
insinuato
tra
le
varie
ondeggianti
supposizioni
.
Non
poteva
aver
molta
stima
di
lei
.
Ma
quale
insidia
?
Innamorarlo
,
fargli
perdere
la
testa
,
fino
al
punto
di
suscitar
la
gelosia
di
Flaminio
Salvo
,
e
farlo
cacciar
via
da
questo
?
Ma
non
le
aveva
egli
detto
che
nessuna
perdita
sarebbe
stata
per
lui
,
ormai
,
lasciare
il
Salvo
?
E
poi
,
qual
interesse
avrebbe
avuto
ad
allontanarlo
?
che
ombra
le
dava
?
Le
ricordava
nella
miseria
presente
,
il
passato
?
Ma
se
lei
stessa
,
stringendogli
forte
,
segretamente
la
mano
,
aveva
voluto
ricordare
a
lui
invece
quel
passato
,
per
toglier
l
'
ombra
di
esso
fra
loro
due
?
E
gli
era
parsa
sincera
!
Sì
,
franca
e
sincera
!
E
com
'
era
bella
!
Qual
fascino
si
sprigionava
da
tutta
la
persona
di
lei
!
Oh
,
esserne
amato
...
Giunto
alla
villa
di
Flaminio
Salvo
,
ora
silenziosa
e
buja
,
Aurelio
Costa
lasciò
nella
scuderia
il
cavallo
e
salì
nello
studio
,
ove
il
Salvo
lo
aspettava
.
Questi
notò
subito
il
turbamento
,
l
'
animazione
insolita
nel
volto
e
nelle
parole
del
giovine
che
si
scusava
del
ritardo
per
essere
stato
trattenuto
a
cena
dal
principe
.
Ascoltandolo
,
lo
fissava
con
acuta
investigazione
;
e
,
appena
Aurelio
chinava
gli
occhi
,
accentuava
un
po
'
più
il
solito
sorriso
,
effuso
in
tutti
i
lineamenti
del
volto
,
che
un
po
'
di
stanchezza
,
quella
sera
,
faceva
apparir
più
floscio
.
-
Me
l
'
aspettavo
-
gli
disse
,
carezzandosi
le
basette
.
-
Credetti
che
...
-
si
provò
ad
aggiungere
Aurelio
.
-
Ma
sì
!
hai
fatto
bene
,
-
lo
interruppe
subito
il
Salvo
.
-
Che
buon
'
aria
porti
da
fuori
!
Deve
far
bene
una
cavalcata
a
quest
'
ora
in
campagna
...
Bella
serata
!
Qua
si
soffoca
...
Quando
sarai
vecchio
te
ne
ricorderai
...
-
Io
?
-
domandò
Aurelio
,
indotto
a
sorridere
dal
tono
amorevole
con
cui
il
Salvo
gli
parlava
,
quantunque
le
parole
,
dopo
le
riflessioni
fatte
nel
venire
,
lo
ponessero
in
sospetto
.
-
Perché
?
-
Mah
...
dico
,
forse
...
-
sospirò
il
Salvo
,
accompagnando
un
'
alzata
di
spalle
con
un
gesto
vago
della
mano
.
-
Veramente
,
tu
ci
sei
avvezzo
...
Di
giorno
,
di
notte
,
in
giro
...
Vita
mossa
,
la
tua
!
Ma
forse
questa
gita
è
stata
speciale
.
Quando
siamo
vecchi
,
ci
si
accendono
,
così
,
a
lampi
,
ricordi
,
visioni
lontane
di
noi
stessi
quali
fummo
in
certi
momenti
...
e
non
sappiamo
neppure
perché
quel
momento
e
non
un
altro
ci
sia
rimasto
impresso
e
,
a
un
tratto
,
ci
si
stacchi
e
guizzi
sperduto
nella
memoria
.
Era
forse
un
ricordo
più
ampio
,
di
tutto
un
brano
di
vita
.
S
'
è
spezzato
.
Resta
viva
una
sola
scena
,
vivo
un
sol
momento
,
un
attimo
...
E
ti
rivedrai
a
cavallo
,
in
una
notte
serena
sotto
le
stelle
...
e
forse
invano
ti
sforzerai
di
ricordarti
quali
pensieri
avevi
in
quel
punto
in
mente
,
quali
sentimenti
nel
cuore
...
-
Ma
questo
avviene
anche
senz
'
esser
vecchi
-
osservò
Aurelio
.
-
Non
è
lo
stesso
,
-
rispose
il
Salvo
.
-
Te
n
'
accorgerai
.
E
restò
un
pezzo
con
gli
occhi
immobili
e
fissi
senza
attenzione
.
C
'
era
veramente
anche
nel
Salvo
,
quella
sera
,
non
so
che
di
strano
,
e
anche
Aurelio
lo
notò
,
come
se
,
durante
la
sua
assenza
,
quegli
,
lì
nello
studio
austero
,
se
ne
fosse
stato
immerso
in
pensieri
che
gli
avessero
ingenerato
una
tristezza
nuova
.
Quali
pensieri
?
Certo
,
se
n
'
era
stato
coi
gomiti
su
la
scrivania
e
la
testa
tra
le
mani
,
poiché
sul
capo
,
calvo
su
l
'
occipite
,
erano
scomposti
i
pochi
capelli
grigi
attorno
alla
fronte
.
Aurelio
sapeva
ch
'
era
profondamente
triste
il
fondo
di
quell
'
anima
torbida
e
imperiosa
,
e
che
il
tratto
duro
,
i
modi
risentiti
e
irruenti
eran
come
rigurgiti
istantanei
di
quella
tristezza
inveterata
,
nascosta
,
compressa
,
inconsolabile
.
Ma
perché
si
era
tanto
abbandonato
ad
essa
proprio
in
quella
sera
che
doveva
esser
lieto
della
vittoria
?
-
Tutti
bene
laggiú
?
-
domandò
il
Salvo
,
riscotendosi
.
-
Lui
,
lo
hai
visto
?
-
No
,
-
rispose
Aurelio
,
dissimulando
l
'
impaccio
e
il
turbamento
che
forse
gli
trasparivano
sul
viso
,
col
timore
d
'
aver
mancato
a
una
cosa
che
doveva
fare
;
e
però
aggiunse
in
iscusa
,
arrossendo
:
-
Perché
la
signora
disse
che
riposava
.
-
Su
gli
allori
,
eh
?
-
aggiunse
il
Salvo
;
quindi
,
levando
il
mento
e
sorridendo
apertamente
,
domandò
:
-
E
...
dimmi
,
contenta
,
lei
...
la
signora
?
Aurelio
aprì
le
braccia
,
e
con
l
'
aria
di
chi
si
fa
nuovo
di
una
cosa
:
-
Non
mi
parve
,
-
rispose
.
-
Perché
?
-
Dev
'
esser
contenta
.
Va
a
Roma
...
-
Già
,
col
marito
adesso
...
-
Deputato
,
deputato
,
-
concluse
il
Salvo
,
dimenando
il
capo
.
-
Era
necessario
!
Deputato
.
E
si
alzò
.
-
Vedi
,
caro
mio
,
quali
sono
le
nostre
colpe
imperdonabili
?
Poi
ci
lamentiamo
!
In
un
momento
come
questo
,
con
un
'
impresa
come
quella
che
abbiamo
in
animo
di
tentare
,
che
ci
costa
già
tanti
studii
,
che
mi
espone
già
a
tanti
rischi
,
ho
fatto
eleggere
deputato
Capolino
.
Proprio
l
'
uomo
che
mi
ci
voleva
,
non
ti
pare
?
per
parlar
forte
a
Roma
,
domani
,
al
Ministero
dell
'
Industria
e
del
Commercio
...
Ma
era
necessario
.
Vedrai
che
Ignazio
starà
benissimo
a
Roma
:
è
il
posto
suo
,
quello
.
Qua
m
'
ingombrava
...
Piazza
pulita
,
piazza
pulita
...
Caso
mai
,
andrò
io
a
parlare
col
signor
Ministro
,
a
Roma
.
Bisogna
però
che
prima
qua
sottoscrivano
tutti
i
produttori
di
zolfo
,
grossi
e
piccini
;
li
voglio
tutti
;
e
con
questo
,
che
limitino
occorrendo
,
l
'
estrazione
del
minerale
e
lo
depositino
tutto
nei
magazzini
generali
.
Se
no
,
niente
.
Arrischio
i
miei
capitali
per
la
salvezza
dell
'
industria
siciliana
.
Ho
diritto
di
pretendere
l
'
unione
e
l
'
accordo
di
tutti
gl
'
interessati
e
qualche
lieve
sacrifizio
,
se
occorre
.
Intanto
,
mentre
qua
si
studia
sul
serio
per
portar
rimedio
a
questa
condizione
di
cose
disperata
per
tutti
,
hai
sentito
a
Grotte
?
Vogliono
imporsi
col
numero
...
Stupidi
!
Imporsi
a
chi
,
e
perché
?
la
rovina
,
oggi
,
è
più
per
chi
ha
,
che
per
chi
non
ha
!
Il
numero
...
Che
forza
può
avere
il
numero
?
Ti
può
dar
l
'
urto
bestiale
;
ma
la
valanga
che
atterra
,
si
frantuma
anch
'
essa
nello
stesso
tempo
.
Ah
che
nausea
!
che
nausea
!
A
uno
a
uno
,
hanno
paura
,
capisci
?
e
si
raccolgono
in
mille
per
dare
un
passo
che
non
saprebbero
da
soli
;
a
uno
a
uno
,
non
hanno
un
pensiero
;
e
mille
teste
vuote
,
raccolte
insieme
,
si
figurano
che
l
'
avranno
,
e
non
s
'
accorgono
che
è
quello
del
matto
o
dell
'
imbroglione
che
le
guida
.
Questo
,
là
.
E
qua
?
Qua
un
altro
spettacolo
,
più
nauseante
.
Io
forse
invecchio
,
Aurelio
.
-
Lei
?
-
Invecchio
,
sì
;
perdo
il
gusto
di
comandare
.
Me
lo
fa
perdere
la
servilità
che
scopro
in
tutti
.
Uomini
,
vorrei
uomini
!
Mi
vedo
attorno
automi
,
fantocci
che
devo
atteggiare
così
o
così
,
e
che
mi
restano
davanti
,
quasi
a
farmi
dispetto
,
nell
'
atteggiamento
che
ho
dato
loro
,
finché
non
lo
cambio
con
una
manata
.
Soltanto
di
fuori
però
,
capisci
?
si
lasciano
atteggiare
!
Dentro
...
eh
,
dentro
,
restano
duri
,
coi
loro
pensieri
coperti
,
nemici
,
vivi
solamente
per
loro
.
Che
puoi
su
questi
?
Docili
di
fuori
,
miti
,
malleabili
,
visi
ridenti
,
schiene
ossequiose
,
t
'
approvano
,
t
'
approvano
sempre
.
Ah
,
che
sdegno
!
Vorrei
sapere
perché
mi
arrovello
così
;
perché
e
per
chi
lo
faccio
...
Domani
morrò
.
Ho
comandato
!
Sì
,
ecco
:
ho
assegnato
la
parte
a
questo
e
a
quello
,
a
tanti
che
non
hanno
mai
saputo
veder
altro
in
me
che
la
parte
che
rappresento
per
loro
.
E
di
tant
'
altra
vita
,
vita
d
'
affetti
e
di
idee
che
mi
s
'
agita
dentro
,
nessuno
che
abbia
mai
avuto
il
più
lontano
sospetto
...
Con
chi
vuoi
parlarne
?
Sono
fuori
della
parte
che
devo
rappresentare
...
Certe
volte
,
a
qualcuno
che
viene
qua
a
visitarmi
,
a
incensarmi
,
mi
diverto
a
rivolgere
certi
sguardi
,
certi
sguardi
che
sfondano
la
parete
,
e
me
lo
vedo
allora
per
un
attimo
,
restar
davanti
sospeso
,
impacciato
,
goffo
;
Dio
sa
che
forza
devo
far
su
me
stesso
per
non
scoppiargli
a
ridere
in
faccia
.
Mi
crederebbe
ammattito
,
per
lo
meno
.
E
anche
tu
,
caro
mio
,
se
vedessi
con
che
occhi
mi
stai
guardando
in
questo
momento
...
-
Io
no
!
-
disse
subito
Aurelio
,
riscotendosi
.
Flaminio
Salvo
rise
,
scotendo
il
capo
:
-
Anche
tu
,
anche
tu
...
È
così
;
per
forza
è
così
...
Ti
posso
io
dire
quel
che
vorrei
veramente
da
te
?
il
piacere
che
mi
faresti
,
se
tu
agissi
com
'
io
forse
al
tuo
posto
agirei
?
-
E
perché
no
?
-
domandò
Aurelio
,
levandosi
.
-
Mi
dica
...
-
Ma
perché
no
,
-
negò
subito
il
Salvo
,
stringendosi
nelle
spalle
,
-
perché
non
posso
...
Puoi
dirmi
tu
quel
che
pensi
,
quel
che
senti
,
la
vita
che
hai
dentro
in
questo
momento
?
...
Non
puoi
...
Sei
davanti
a
me
nelle
relazioni
che
possono
correre
fra
me
e
te
:
tu
sei
il
mio
ingegnere
,
il
mio
buon
figliuolo
che
amo
,
a
cui
questa
sera
,
davanti
a
una
ventina
di
marionette
,
ho
dato
l
'
incarico
di
recarsi
a
Colimbètra
,
messaggero
di
trionfo
:
e
basta
!
Che
altro
potrei
dirti
?
Questo
soltanto
,
forse
,
per
il
tuo
bene
...
E
Flaminio
Salvo
posò
una
mano
sulla
spalla
di
Aurelio
:
-
Non
ti
tracciar
vie
da
seguire
,
figliuolo
mio
;
né
abitudini
,
né
doveri
;
va
'
,
va
'
,
muoviti
sempre
;
scròllati
di
tratto
in
tratto
d
'
addosso
ogni
incrostatura
di
concetti
;
cerca
il
tuo
piacere
e
non
temere
il
giudizio
degli
altri
e
neanche
il
tuo
,
che
puoi
stimar
giusto
oggi
e
falso
domani
.
Conosci
don
Cosmo
Laurentano
?
Se
sapessi
quanta
ragione
ha
quel
matto
!
Va
'
,
va
'
,
è
tardi
;
andiamo
a
dormire
.
Addio
.
Sceso
nel
viale
della
Passeggiata
,
sotto
gli
alberi
spioventi
,
nell
'
ampio
silenzio
della
notte
,
Aurelio
Costa
ebbe
l
'
impressione
di
non
trovar
più
se
stesso
in
sé
,
e
si
fermò
come
per
cercarsi
.
I
pensieri
che
lo
avevano
agitato
intorno
al
suo
avvenire
,
per
quel
vasto
disegno
del
Salvo
;
gli
sguardi
provocanti
,
le
parole
e
le
premure
di
Nicoletta
Capolino
,
poc
'
anzi
,
a
Colimbètra
;
e
qua
,
adesso
,
questo
discorso
triste
,
sinuoso
e
inatteso
del
Salvo
,
gli
avevano
quasi
disperso
,
sparpagliato
lo
spirito
.
Una
parte
era
rimasta
là
a
Colimbètra
;
l
'
altra
qua
nella
villa
.
Frastornato
,
messo
in
sospetto
,
ripensava
alle
parole
del
Salvo
.
E
dunque
sarebbe
andata
a
Roma
Nicoletta
?
E
allora
?
Ma
come
?
Il
Salvo
s
'
era
voluto
sbarazzare
del
Capolino
?
Sì
,
lo
aveva
detto
chiaramente
:
Piazza
pulita
.
Aveva
alluso
fors
'
anche
a
lei
?
C
'
era
una
certa
ironia
nella
domanda
che
gli
aveva
rivolta
:
Contenta
,
la
signora
?
Aveva
voluto
allontanare
anche
lei
dalla
sua
casa
?
O
forse
ella
gli
si
era
ribellata
?
Era
egli
così
triste
,
in
un
animo
così
insolito
,
per
questo
?
E
che
voleva
da
lui
?
Che
senso
cavare
dalle
strane
cose
che
gli
aveva
dette
?
Ti
posso
io
dire
il
piacere
che
mi
faresti
,
se
tu
agissi
com
'
io
forse
al
tuo
posto
agirei
?
Che
piacere
?
che
aveva
inteso
dire
?
Un
desiderio
segreto
,
inconfessabile
?
O
aveva
detto
così
,
in
genere
?
S
'
era
lamentato
d
'
aver
attorno
automi
,
fantocci
...
E
quei
consigli
,
infine
!
Per
quanto
si
sforzasse
,
non
riuscì
a
raccapezzarsi
.
E
allora
,
quasi
lasciando
fuori
,
a
vagar
dove
volevano
pensieri
e
dubbii
e
sospetti
,
si
restrinse
nel
guscio
sicuro
della
sua
coscienza
,
nel
sentimento
modesto
,
tranquillo
e
solido
che
aveva
sempre
avuto
di
sé
.
Per
il
caso
fortuito
d
'
aver
cavato
,
un
giorno
,
quasi
senza
volerlo
,
dalle
mani
della
morte
il
Salvo
,
era
stato
sollevato
a
una
condizione
invidiabile
,
di
cui
con
le
sue
stesse
doti
naturali
,
e
la
buona
volontà
,
aveva
poi
saputo
rendersi
degno
.
Il
favore
stesso
della
fortuna
,
che
tutti
riconoscevano
meritato
,
l
'
eco
ingrandita
degli
onori
a
cui
era
venuto
negli
studii
,
nei
concorsi
,
nella
professione
,
gli
avevano
dato
di
poi
un
'
importanza
che
egli
stesso
riconosceva
soverchia
,
e
che
lo
metteva
qualche
volta
in
imbarazzo
.
Il
modo
con
cui
si
vedeva
accolto
e
trattato
,
quel
che
si
diceva
di
lui
,
gli
dimostravano
di
continuo
ch
'
egli
era
per
gli
altri
qualcosa
di
più
che
per
se
stesso
;
un
altro
Aurelio
Costa
,
ch
'
egli
non
conosceva
bene
,
di
cui
non
si
rendeva
ben
conto
;
restava
perciò
sempre
innanzi
agli
altri
in
uno
stato
d
'
animo
angustioso
,
in
una
strana
apprensione
confusa
,
di
venir
meno
all
'
aspettativa
altrui
,
di
decadere
dalla
sua
reputazione
.
Sapeva
star
bene
al
suo
posto
,
ma
avrebbe
voluto
starci
quieto
e
sicuro
;
invece
gli
pareva
che
gli
altri
,
avendo
egli
preso
a
salire
fin
da
ragazzo
,
gli
indicassero
ancora
come
a
lui
pertinente
un
posto
più
alto
,
e
lo
spingessero
e
non
lo
lasciassero
star
tranquillo
.
Non
era
timidezza
la
sua
;
era
un
ritegno
impiccioso
,
che
spesso
lo
irritava
contro
gli
altri
o
contro
se
stesso
,
una
costernazione
assidua
che
si
scoprisse
in
lui
qualche
manchevolezza
,
se
appena
appena
si
fosse
allontanato
dal
campo
delle
sue
conoscenze
,
ove
si
sentiva
sicuro
,
dal
posto
,
ove
poteva
stare
,
ov
'
era
arrivato
da
sé
per
suo
merito
effettivo
.
La
irritazione
contro
se
stesso
nasceva
anche
dal
veder
che
tanti
,
da
lui
stesso
stimati
inferiori
in
tutto
,
sapevano
farsi
avanti
con
disinvoltura
ed
erano
lasciati
passare
;
mentre
lui
,
ritenuto
da
tutti
superiore
anche
al
concetto
ch
'
egli
aveva
di
se
medesimo
,
lui
si
tirava
indietro
e
,
se
spinto
,
si
sentiva
spesso
impacciato
nei
movimenti
,
nel
parlare
,
e
arrossiva
talvolta
come
una
fanciulla
.
Quella
sera
,
Aurelio
Costa
avvertì
più
che
mai
quel
senso
di
inesplicabile
fastidio
che
gli
cagionava
sempre
la
propria
ombra
nell
'
allungarsi
sperticatamente
,
assottigliandosi
innanzi
a
lui
,
a
mano
a
mano
che
si
allontanava
dai
lampioni
accesi
.
Dopo
il
frastuono
della
dimostrazione
popolare
,
il
silenzio
della
città
addormentata
,
vegliata
da
quei
lugubri
lampioni
,
gl
'
incuteva
ora
una
cupa
ambascia
.
A
metà
della
via
Atenea
deserta
,
scorse
Roberto
Auriti
,
solo
;
si
voltò
a
guardarlo
con
profonda
pena
e
lo
seguì
con
gli
occhi
finché
non
lo
vide
svoltare
per
una
delle
erte
viuzze
a
manca
che
conducevano
alla
Badia
Grande
.
Tutta
quella
notte
si
vegliò
in
casa
di
donna
Caterina
Laurentano
,
dovendo
Roberto
e
il
nipote
partire
a
bujo
,
alle
quattro
del
mattino
.
La
vecchia
casa
era
ancora
illuminata
a
petrolio
,
e
s
'
andava
col
lume
in
mano
da
una
stanza
all
'
altra
.
Anna
Del
Re
s
'
indugiava
amorosamente
negli
ultimi
preparativi
per
il
figliuolo
.
Che
strazio
,
per
lei
,
quella
partenza
!
Tutto
il
suo
mondo
,
tutta
la
sua
vita
,
da
anni
e
anni
,
erano
raccolti
nell
'
amore
e
nelle
cure
per
quel
suo
unico
bene
.
Come
avrebbe
vissuto
più
ora
senza
di
lui
?
E
piangeva
silenziosamente
.
Se
l
'
era
allevato
,
lo
aveva
custodito
con
l
'
anima
e
col
fiato
,
non
badando
ai
rimproveri
della
madre
che
temeva
lo
avviziasse
troppo
.
Ma
no
,
no
!
che
avviziare
!
Era
tanto
impensierita
e
tormentata
,
lei
,
nel
vederlo
crescere
così
freddo
e
arcigno
,
sempre
e
tutto
chiuso
in
sé
,
e
procurava
con
le
sue
maniere
,
con
le
cure
sempre
vigili
,
d
'
addolcirlo
,
ecco
,
di
riscaldarlo
con
l
'
amore
materno
,
di
renderlo
più
espansivo
e
confidente
.
Non
sapeva
che
cosa
egli
covasse
in
fondo
al
cuore
,
che
lo
allontanava
anche
dalla
compagnia
dei
giovani
della
sua
età
.
Studiare
,
studiava
anche
troppo
,
con
nocumento
finanche
della
salute
;
e
quando
non
studiava
,
stava
acutamente
assorto
in
certi
pensieri
che
gli
rendevano
più
irsute
le
ciglia
,
più
duro
e
scontroso
lo
sguardo
dietro
le
lenti
da
miope
.
-
Oh
Dio
,
Ninuccio
,
se
vedessi
come
ti
fai
brutto
...
Egli
le
rispondeva
con
una
spallata
.
Forse
soffriva
,
il
suo
Ninuccio
,
delle
angustiose
condizioni
della
famiglia
,
forse
pensava
che
la
nonna
anche
senza
derogare
affatto
a
se
stessa
,
ai
suoi
sentimenti
,
avrebbe
potuto
essere
ricca
.
Troppo
,
certo
,
l
'
infanzia
di
lui
e
la
prima
giovinezza
erano
state
aduggiate
dall
'
ombra
cupa
di
tante
sventure
in
quella
vecchia
e
vasta
casa
sempre
silenziosa
,
nella
quale
il
sole
,
entrando
,
pareva
non
recasse
mai
né
luce
né
calore
.
Che
casa
!
Lo
notava
quella
notte
,
presentendo
lo
squallore
in
cui
domani
le
sarebbe
apparsa
!
Logorati
i
mobili
,
anneriti
i
soffitti
,
consunto
il
pavimento
,
inaridite
e
stinte
le
cornici
delle
imposte
,
sbiadita
in
tutte
le
stanze
la
carta
da
parato
.
Pur
curata
e
pulita
e
rassettata
sempre
,
pareva
che
anch
'
essa
sentisse
oscuramente
la
doglia
della
vita
.
Aveva
ragione
Corrado
Selmi
;
aveva
interpretato
bene
il
segreto
sentimento
di
lei
...
Già
da
tempo
rassegnata
,
avrebbe
desiderato
,
se
non
per
sé
,
almeno
per
quel
figliuolo
,
che
alla
fine
qualche
sorriso
di
pace
alleviasse
un
po
'
l
'
oppressione
delle
memorie
dolorose
,
quel
cupo
rancore
contro
la
vita
,
la
muta
,
disperata
amaritudine
della
madre
.
Calma
,
e
non
pace
!
Non
poteva
aver
pace
l
'
anima
di
donna
Caterina
Laurentano
.
Forse
perché
non
credeva
più
in
nulla
?
Lei
sì
,
Anna
,
credeva
;
credeva
fervidamente
in
Dio
,
pur
senza
seguire
alcuna
delle
pratiche
religiose
.
Le
donne
del
vicinato
non
la
vedevano
mai
andare
a
messa
,
come
la
madre
;
e
tuttavia
distinguevano
tra
l
'
una
e
l
'
altra
,
indovinavano
che
la
signora
giovane
era
religiosa
e
,
nell
'
intravederla
qualche
volta
da
lontano
,
così
bella
e
mite
,
sempre
vestita
di
nero
,
se
l
'
additavano
come
una
santa
.
Anna
stava
sopra
tutto
in
pensiero
per
la
nuova
vita
,
in
mezzo
alla
quale
si
sarebbe
trovato
fra
poco
il
figlio
nella
casa
del
fratello
,
a
Roma
.
Non
dubitava
che
Roberto
avrebbe
avuto
le
più
diligenti
cure
per
il
nipote
;
ma
la
donna
ch
'
egli
aveva
con
sé
?
i
parenti
,
gli
amici
?
quel
Corrado
Selmi
che
,
col
suo
fascino
strano
,
era
finanche
riuscito
a
turbar
lei
?
Chi
sa
quale
impressione
ne
avrebbe
ricevuto
il
suo
Ninuccio
,
vissuto
sempre
qua
,
rinchioccito
presso
lei
e
la
nonna
!
L
'
una
e
l
'
altra
avevano
parlato
spesso
e
a
lungo
,
con
amarezza
,
della
vita
mancata
del
loro
Roberto
,
della
falsa
famiglia
che
s
'
era
formata
,
su
le
notizie
che
ne
aveva
dato
loro
Giulio
,
l
'
altro
fratello
;
notizie
piuttosto
vaghe
,
perché
Giulio
,
cresciuto
sempre
a
Roma
,
aveva
perduto
del
tutto
l
'
aria
,
il
sentimento
della
famiglia
,
non
pareva
più
affatto
neanche
siciliano
;
e
forse
scusava
il
fratello
maggiore
;
certo
non
dava
alcun
peso
,
alcuna
importanza
a
tante
cose
che
per
poco
a
lei
e
alla
madre
non
facevano
orrore
.
Era
una
maestra
di
canto
,
moglie
d
'
un
tenore
che
aveva
perduto
la
voce
,
la
compagna
di
Roberto
.
E
Giulio
aveva
detto
,
ridendo
,
che
questo
tenore
,
buon
uomo
,
sedeva
ogni
giorno
alla
tavola
di
Roberto
e
dormiva
poi
,
la
sera
,
presso
un
fratello
della
moglie
che
teneva
una
specie
di
collegio
,
di
conservatorio
di
musica
privato
,
dove
colei
insegnava
canto
c
il
marito
fungeva
nientemeno
che
da
censore
.
Roberto
era
come
in
pensione
in
quella
casa
,
dove
qualche
volta
,
nelle
annate
di
maggiore
affluenza
,
alloggiava
anche
qualche
convittore
che
non
aveva
trovato
posto
nel
collegio
del
fratello
.
A
contatto
di
tal
gente
si
sarebbe
trovato
dunque
,
tra
poco
,
il
figliuolo
.
Parecchie
volte
Anna
aveva
cercato
di
persuadere
la
madre
di
proporre
a
Roberto
il
loro
trasferimento
a
Roma
.
Avrebbero
venduto
quella
casa
,
albergo
di
tante
sventure
e
si
sarebbero
accomodate
a
vivere
alla
meglio
a
Roma
,
magari
sole
dapprima
,
sole
o
con
Giulio
soltanto
.
Chi
sa
che
,
a
poco
a
poco
,
col
tempo
,
la
madre
non
sarebbe
poi
riuscita
a
liberar
Roberto
da
quella
compagnia
...
Non
sarebbe
stato
anche
un
risparmio
,
di
tre
case
farne
una
sola
?
E
tutta
la
famiglia
raccolta
insieme
...
-
Sogni
!
-
le
aveva
detto
la
madre
.
E
non
aveva
voluto
neanche
mettere
in
discussione
la
proposta
.
Sapeva
che
né
Giulio
avrebbe
voluto
perdere
la
propria
libertà
,
né
Roberto
avrebbe
saputo
sciogliersi
dalla
schiavitù
di
quella
donna
.
Anche
lei
,
poi
,
all
'
età
sua
,
non
avrebbe
potuto
resistere
a
un
cambiamento
così
radicale
di
vita
e
d
'
abitudini
.
-
Sogni
!
Quand
'
io
morrò
,
e
Nino
sarà
cresciuto
,
tu
andrai
con
lui
...
Ci
penserà
lui
a
farti
una
nuova
vita
.
-
Ma
intanto
!
...
-
sospirava
Anna
,
e
guardava
nell
'
altra
stanza
il
figlio
,
che
ascoltava
i
discorsi
della
nonna
e
dello
zio
,
con
una
mano
tra
i
capelli
,
un
gomito
su
la
tavola
,
sotto
la
lampada
che
pendeva
dal
soffitto
.
Eccolo
:
non
dimostrava
né
pena
d
'
allontanarsi
da
lei
per
circa
un
anno
,
né
gioja
di
recarsi
a
Roma
.
Sempre
così
!
Una
volta
sola
su
i
primi
dello
scorso
anno
,
infatuato
d
'
una
scoperta
che
credeva
d
'
aver
fatto
,
d
'
un
suo
speciale
congegno
per
trarre
-
diceva
-
l
'
energia
elettrica
dalle
onde
del
mare
(
era
venuto
,
quell
'
anno
,
all
'
Istituto
Tecnico
un
bravo
professore
di
fisica
,
il
quale
era
riuscito
a
infervorare
per
la
sua
scienza
tutti
gli
scolari
)
le
aveva
parlato
con
vero
calore
,
per
indurla
a
spingere
la
nonna
a
chiedere
in
prestito
qualche
migliajo
di
lire
,
-
non
allo
Zio
Borbonico
,
no
!
-
ma
allo
zio
Cosmo
,
magari
:
un
migliajo
di
lire
in
prestito
,
per
costruire
alla
meglio
gli
attrezzi
necessarii
agli
esperimenti
che
si
sarebbe
recato
a
fare
a
Valsanìa
,
su
la
piaggia
.
Povero
figliuolo
!
Gli
aveva
fatto
cascar
le
braccia
,
subito
.
La
nonna
?
chieder
denaro
in
prestito
ai
fratelli
?
E
non
la
conosceva
?
S
'
era
subito
rinchiuso
nel
suo
ispido
silenzio
,
e
non
aveva
voluto
darle
nemmeno
una
spiegazione
su
quella
sua
famosa
scoperta
.
Chi
sa
quanto
c
'
era
di
vero
...
Forse
un
'
illusione
puerile
!
Ma
pure
,
tutto
quell
'
anno
,
aveva
seguitato
a
studiare
accanitamente
quella
scienza
,
e
ora
,
andando
a
Roma
,
si
proponeva
di
dedicarsi
a
essa
interamente
.
Altri
affetti
-
pur
essendo
così
giovane
-
altre
cure
,
altre
voglie
pareva
non
avesse
.
-
Ninuccio
,
-
chiamò
.
Aveva
finito
di
preparare
la
valigia
,
e
voleva
l
'
ajuto
di
lui
,
per
chiuderla
.
Egli
accorse
subito
.
-
Troppo
piena
?
-
gli
domandò
.
-
Hai
voluto
metterci
tutti
quei
libri
...
Non
sarebbe
meglio
levarli
di
qua
e
porli
insieme
con
gli
altri
nella
cassetta
?
Tanto
,
te
la
spediremo
subito
.
-
Me
la
porto
via
con
me
,
la
cassetta
,
-
diss
'egli.-
Non
mi
fido
.
Chi
sa
quando
m
'
arriverebbe
...
-
Ma
ti
peserà
troppo
,
figlio
mio
,
che
dici
?
Impossibile
...
Non
dubitare
,
l
'
avrai
subito
.
Ci
penserò
io
...
-
E
allora
qua
nella
valigia
,
lasciali
qua
,
questi
libri
.
Chiudo
?
-
Non
ha
detto
nulla
la
nonna
di
là
,
a
zio
Roberto
?
-
domandò
lei
allora
,
alludendo
a
quella
sua
proposta
.
-
Nulla
,
-
rispose
il
figlio
.
-
Capisco
anch
'
io
,
-
sospirò
Anna
,
-
che
è
quasi
impossibile
...
L
'
avrei
voluto
per
te
...
Mah
!
Ninuccio
mio
,
mi
raccomando
:
mi
devi
scrivere
tutto
,
sempre
...
se
hai
bisogno
di
qualche
cosa
...
come
stai
...
se
ti
trovi
bene
...
Tutto
!
Mi
contento
anche
di
poche
righe
...
Ma
le
prime
lettere
,
no
,
sai
?
lunghe
,
le
prime
lettere
...
Voglio
saper
tutto
!
E
bada
,
Ninuccio
...
un
po
'
più
d
'
ordine
!
Ti
disporrai
bene
tutta
la
biancheria
nei
cassetti
...
Non
fare
al
solito
tuo
!
Zio
Roberto
è
molto
ordinato
,
lo
sai
...
Ordinato
anche
tu
!
E
non
ti
dico
altro
...
So
che
farai
il
tuo
dovere
e
che
contenterai
tua
madre
e
la
nonna
,
che
restiamo
qua
...
sole
...
Basta
,
basta
...
Presto
sarà
l
'
ora
...
Entrarono
nella
sala
da
pranzo
,
dove
la
nonna
e
Roberto
sedevano
accanto
sul
canapè
.
-
Vedrai
,
-
diceva
donna
Caterina
.
-
Io
vorrei
prima
finir
di
chiudere
questi
occhi
.
Ma
toccherà
forse
di
vedere
anche
a
me
,
per
conchiudere
bene
,
questo
spettacolo
qua
.
Ci
sarà
,
non
dico
,
chi
mette
male
apposta
;
ma
alla
mala
semenza
il
terreno
è
preparato
da
anni
.
Voi
state
a
Roma
,
e
non
sentite
e
non
vedete
nulla
.
Vorrei
ingannarmi
!
Ma
non
m
'
inganno
.
Alzò
il
capo
a
guardar
la
figlia
e
il
nipote
,
vide
negli
occhi
di
Anna
le
lagrime
,
ed
esclamò
,
levando
un
braccio
:
-
Lascialo
partire
,
lascialo
andar
via
!
Aria
!
Aria
!
Respirerà
...
Buca
l
'
uovo
,
figliuolo
mio
;
e
lascia
star
qua
nojaltri
,
ad
aspettare
la
manna
del
cielo
!
Nel
Sessanta
,
caro
Roberto
,
sai
che
facemmo
noi
qua
?
sciogliemmo
in
tante
tazzoline
le
animucce
nostre
,
come
pezzetti
di
sapone
;
il
Governo
ci
mandò
in
regalo
un
cannellino
per
uno
;
e
allora
noi
qua
,
poveri
imbecilli
,
ci
mettemmo
tutti
a
soffiare
nella
nostra
acqua
saponata
e
che
bolle
!
che
bolle
!
una
più
bella
e
più
variopinta
dell
'
altra
!
Ma
poi
il
popolo
cominciò
a
sbadigliare
per
fame
,
e
con
gli
sbadigli
,
addio
!
fece
scoppiare
a
una
a
una
tutte
quelle
magnifiche
bolle
che
sono
finite
,
figlio
mio
,
con
licenza
parlando
,
in
tanti
sputi
...
Questa
è
la
verità
!
La
serva
venne
ad
annunziare
che
la
carrozza
era
arrivata
e
che
il
vetturino
,
un
po
'
in
ritardo
,
faceva
fretta
.
C
'
era
circa
mezz
'
ora
di
vettura
da
Girgenti
alla
stazione
ferroviaria
in
Val
Sollano
.
Anna
,
con
la
candela
in
mano
innanzi
alla
porta
,
presso
la
madre
,
rimase
come
sopraffatta
,
insaziata
dell
'
ultimo
abbraccio
frettoloso
al
figlio
,
che
correva
accanto
allo
zio
,
giù
per
la
ripida
viuzza
a
scalini
,
nel
bujo
ancor
fitto
.
-
Figlio
mio
!
figlio
mio
!
-
gemeva
tra
sé
.
-
Tu
,
Ninuccio
,
lo
rivedrai
,
-
le
disse
piano
la
madre
.
-
Io
,
Roberto
...
chi
sa
!
Udirono
nel
silenzio
profondo
il
rotolìo
della
vettura
che
s
'
allontanava
.
E
Anna
levò
gli
occhi
pieni
di
lagrime
al
cielo
,
dove
le
stelle
,
per
lei
,
vegliavano
religiosamente
.
PARTE
SECONDA
CAPITOLO
PRIMO
Seduto
innanzi
all
'
ampia
scrivania
,
su
cui
stavano
schierati
tutt
'
intorno
prospetti
e
relazioni
irti
di
cifre
,
il
segretario
aspettava
che
S
.
E
.
il
Ministro
si
ricordasse
che
doveva
riprendere
a
dettare
.
Già
era
la
terza
notte
che
il
cav
.
Cao
...
-
ohè
,
lavorare
,
va
bene
;
ma
...
ma
...
ma
...
-
un
'
intera
giornata
a
sgobbare
al
Ministero
;
poi
la
sera
lì
,
al
palazzo
di
Sua
Eccellenza
;
di
questo
passo
,
non
sarebbe
venuta
più
a
fine
quella
esposizione
finanziaria
.
Eppure
,
tra
pochi
giorni
avrebbe
dovuto
esser
letta
alla
Camera
dei
deputati
.
Non
ne
poteva
più
!
Ma
veramente
non
era
tanto
la
stanchezza
,
quanto
la
sofferenza
che
da
qualche
tempo
gli
cagionava
la
vista
di
quell
'
uomo
venerando
,
per
cui
sentiva
ancora
profondo
e
sincero
affetto
,
se
non
più
l
'
ammiraione
di
prima
.
Aveva
già
veduto
tante
cose
il
cav
.
Cao
,
prima
da
lontano
,
cert
'
altre
ne
vedeva
adesso
da
vicino
!
Non
si
può
vivere
,
è
vero
,
settanta
e
più
anni
,
commettendo
sempre
eroiche
azioni
.
Per
forza
qualche
sciocchezza
,
o
piccola
o
grande
,
si
deve
pur
commettere
.
E
una
oggi
,
una
domani
,
tirando
infine
le
somme
...
si
tirava
,
invece
,
così
pensando
,
il
cav
.
Cao
un
ispido
pelo
dei
baffi
,
inverosimilmente
lungo
.
Perbacco
!
Fin
sul
capo
,
gli
arrivava
...
Un
pelo
solo
.
Nero
.
Per
avvertir
meno
la
stanchezza
e
la
noja
di
quell
'
attesa
,
lavorava
di
fantasia
.
Un
pajo
di
lenti
di
Sua
Eccellenza
,
lì
su
la
scrivania
,
eran
diventate
due
laghetti
gemelli
;
uno
spazzolino
da
penne
,
un
fitto
boschetto
di
elci
;
il
piano
della
scrivania
,
dov
'
era
sgombro
,
una
sterminata
pianura
,
che
forse
primitive
tribù
migratrici
attraversavano
,
sperdute
.
Sua
Eccellenza
passeggiava
per
lo
scrittojo
,
aggrondato
,
a
capo
chino
,
con
le
mani
dietro
la
schiena
.
E
il
cav
.
Cao
,
alzando
gli
occhi
a
guardarlo
,
con
l
'
immagine
di
quello
spazzolino
da
penne
nella
retina
,
pensò
che
Sua
Eccellenza
aveva
la
schiena
pelosa
.
Pelosa
la
schiena
e
peloso
il
petto
.
Lo
aveva
veduto
un
giorno
nel
bagno
.
Pareva
un
orso
,
pareva
.
Ah
quante
cose
,
quante
particolarità
ridicole
non
aveva
scoperto
nella
persona
di
Sua
Eccellenza
,
da
che
non
lo
ammirava
più
come
prima
!
Quella
nuca
,
per
esempio
,
così
grossa
e
liscia
e
lucente
,
e
tutti
quei
nerellini
che
gli
pinticchiavano
il
naso
,
e
quelle
sopracciglia
...
là
zi
!
e
zì
!
come
due
virgolette
.
Finanche
negli
occhi
,
negli
occhi
che
gli
incutevano
un
tempo
tanta
suggezione
,
aveva
scoperto
certe
macchioline
curiose
,
che
pareva
gli
forassero
la
cornea
verdastra
.
Proprio
vero
:
minuit
praesentia
famam
.
E
si
meravigliava
il
cav
.
Cao
e
si
rattristava
insieme
di
poter
vedere
ora
così
quell
'
uomo
che
in
altri
tempi
lo
aveva
addirittura
abbagliato
,
acceso
d
'
entusiasmo
per
le
gesta
eroiche
che
si
raccontavano
di
lui
garibaldino
e
poi
per
le
memorabili
lotte
parlamentari
«
strenuamente
combattute
»
.
Mah
!
Ormai
Francesco
D
'
Atri
non
pensava
che
a
sporcarsi
timidamente
,
d
'
una
tinta
gialligna
,
canarina
,
i
pochi
capelli
che
gli
erano
rimasti
attorno
al
capo
e
l
'
ampia
barba
che
sarebbe
stata
così
bella
,
se
bianca
.
Anche
lui
,
è
vero
,
il
cav
.
Cao
,
da
circa
un
anno
,
poco
poco
...
i
baffi
soltanto
.
Ma
per
non
averli
,
ecco
,
un
po
'
bianchi
,
un
po
'
neri
.
Gli
seccava
.
E
poi
del
resto
,
per
lui
quella
tintura
non
avrebbe
mai
avuto
le
disastrose
conseguenze
che
aveva
avuto
per
Sua
Eccellenza
.
Quantunque
infine
non
avesse
ancora
quaran
...
ah
già
,
sì
,
quarant
'
anni
,
da
tre
giorni
:
ebbene
,
quaranta
:
non
avrebbe
mai
preso
moglie
,
lui
.
E
Francesco
D
'
Atri
,
invece
,
sì
l
'
aveva
presa
,
a
ses
-
san
-
ta
-
set
-
te
anni
sonati
;
e
giovane
per
giunta
l
'
aveva
presa
.
Segno
evidentissimo
di
rammollimento
cerebrale
.
Bisognava
metterlo
da
parte
-
(
la
vita
ha
le
sue
leggi
!
)
-
da
parte
,
senza
considerazione
e
senza
pietà
.
Pietà
,
tutt
'
al
più
,
poteva
averne
lui
,
perché
gli
voleva
bene
,
perché
lo
vedeva
sofrire
atrocemente
,
in
silenzio
,
dell
'
enorme
sciocchezza
commessa
;
ma
provava
anche
sdegno
,
ecco
,
per
la
remissione
di
cui
gli
vedeva
dar
prova
di
fronte
a
quella
moglie
che
,
quasi
subito
dopo
le
nozze
,
s
'
era
messa
a
far
pubblicamente
strazio
dell
'
onore
di
lui
.
Tutti
,
o
quasi
tutti
,
ammogliati
tardi
e
male
,
questi
benedetti
uomini
della
Rivoluzione
.
Da
giovani
,
si
sa
,
avevano
da
pensare
a
ben
altro
!
Amare
,
sì
...
la
bella
Gigogin
...
un
bacio
,
e
:
Addio
,
mia
bella
,
addio
;
l
'
armata
se
ne
va
...
In
fondo
,
a
voler
dir
proprio
,
non
avevano
potuto
far
nulla
a
tempo
e
bene
,
né
studii
,
né
altro
.
Nelle
congiure
,
nelle
battaglie
erano
stati
come
nel
loro
elemento
;
in
pace
,
erano
ora
come
pesci
fuor
d
'
acqua
.
In
vista
,
e
senza
uno
stato
;
anziani
,
e
senza
una
famiglia
attorno
...
Dovevan
purtroppo
commettere
tardi
e
male
tutte
quelle
corbellerie
che
non
avevano
avuto
tempo
di
commettere
da
giovani
,
quando
,
per
l
'
età
,
sarebbero
stati
più
scusabili
.
E
poi
,
anche
...
Il
cav
.
Cao
,
a
questo
punto
,
tornò
a
scuotersi
come
per
un
brivido
alla
schiena
.
Da
alcuni
giorni
era
veramente
sbigottito
della
gravità
e
della
tristezza
del
momento
.
Tutte
le
sere
,
tutte
le
mattine
,
i
rivenditori
di
giornali
vociavano
per
le
vie
di
Roma
il
nome
di
questo
o
di
quel
deputato
al
Parlamento
nazionale
,
accompagnandolo
con
lo
squarciato
bando
ora
di
una
truffa
ora
di
uno
scrocco
a
danno
di
questa
o
di
quella
banca
.
In
certi
momenti
climaterici
,
ogni
uomo
cosciente
che
sdegni
di
mettersi
con
gli
altri
a
branco
,
che
fa
?
si
raccoglie
;
pòndera
;
assume
secondo
i
proprii
convincimenti
una
parte
,
e
la
sostiene
.
Così
aveva
fatto
il
cav
.
Cao
.
Aveva
assunto
la
parte
dell
'
indignato
e
la
sosteneva
.
Non
poteva
tuttavia
negare
a
se
stesso
,
che
godeva
in
fondo
dello
scandalo
enorme
.
Ne
godeva
sopra
tutto
perché
,
investito
bene
della
sua
parte
,
trovava
in
sé
in
quei
giorni
una
facilità
di
parola
che
quasi
lo
inebriava
,
certe
frasi
che
gli
parevano
d
'
una
efficacia
meravigliosa
e
lo
riempivano
di
stupore
e
d
'
ammirazione
.
Ma
sì
,
ma
sì
:
dai
cieli
d
'
Italia
,
in
quei
giorni
,
pioveva
fango
,
ecco
,
e
a
palle
di
fango
si
giocava
;
e
il
fango
s
'
appiastrava
da
per
tutto
,
su
le
facce
pallide
e
violente
degli
assaliti
e
degli
assalitori
,
su
le
medaglie
già
guadagnate
su
i
campi
di
battaglia
(
che
avrebbero
dovuto
,
almeno
queste
,
perdio
!
esser
sacre
)
e
su
le
croci
e
le
commende
e
su
le
marsine
gallonate
e
su
le
insegne
dei
pubblici
uffici
e
delle
redazioni
dei
giornali
.
Diluviava
il
fango
;
e
pareva
che
tutte
le
cloache
della
Città
si
fossero
scaricate
e
che
la
nuova
vita
nazionale
della
terza
Roma
dovesse
affogare
in
quella
torbida
fetida
alluvione
di
melma
,
su
cui
svolazzavano
stridendo
,
neri
uccellacci
,
il
sospetto
e
la
calunnia
.
Sotto
il
cielo
cinereo
,
nell
'
aria
densa
e
fumicosa
,
mentre
come
scialbe
lune
all
'
umida
tetra
luce
crepuscolare
si
accendevano
ronzando
le
lampade
elettriche
,
e
nell
'
agitazione
degli
ombrelli
,
tra
l
'
incessante
spruzzolìo
di
un
'
acquerugiola
lenta
,
la
folla
spiaccicava
tutt
'
intorno
,
il
cav
.
Cao
vedeva
in
quei
giorni
ogni
piazza
diventare
una
gogna
;
esecutore
,
ogni
giornalajo
cretoso
,
che
brandiva
come
un
'
arma
il
sudicio
foglio
sfognato
dalle
officine
del
ricatto
,
e
vomitava
oscenamente
le
più
laide
accuse
.
E
nessuna
guardia
s
'
attentava
a
turargli
la
bocca
!
Ma
già
,
più
oscenamente
i
fatti
stessi
urlavano
da
sé
.
Uomo
d
'
ordine
,
il
cav
.
Cao
avrebbe
voluto
difendere
a
ogni
costo
il
Governo
contro
la
denunzia
delle
vergognose
complicità
tra
i
Ministeri
e
le
Banche
e
la
Borsa
attraverso
le
gazzette
e
il
Parlamento
.
Non
voleva
credere
che
le
banche
avessero
largheggiato
verso
il
Governo
per
fini
elettorali
,
per
altri
più
loschi
fini
coperti
;
e
che
,
favore
per
favore
,
il
Governo
avesse
proposto
leggi
che
per
le
banche
erano
privilegi
,
e
difeso
i
prevaricatori
,
proponendoli
agli
onori
della
commenda
e
del
Senato
.
Ma
non
poteva
negare
che
fosse
stato
aperto
il
credito
a
certi
uomini
politici
carezzati
,
che
in
Parlamento
e
per
mezzo
della
stampa
avevano
combattuto
a
profitto
delle
banche
falsarie
,
tradendo
la
buona
fede
del
paese
;
e
che
questi
gaudenti
avessero
voluto
occultare
ciò
che
da
tempo
si
sapeva
o
si
poteva
sapere
;
e
che
,
ora
che
le
colpe
avventavano
,
si
volesse
percuotere
,
ma
colla
speranza
che
la
percossa
ai
più
deboli
salvasse
i
più
forti
.
Certo
,
lo
sdegno
del
paese
nel
veder
così
bruttati
di
fango
alcuni
uomini
pubblici
che
nei
begli
anni
dell
'
eroico
riscatto
avevano
prestato
il
braccio
alla
patria
,
si
rivoltava
acerrimo
,
adesso
,
anche
contro
la
gloria
della
Rivoluzione
,
scopriva
fango
pur
lì
e
il
cav
.
Cao
si
sentiva
propriamente
sanguinare
il
cuore
.
Era
la
bancarotta
del
patriottismo
,
perdio
!
E
fremeva
sotto
certi
nembi
d
'
ingiurie
che
s
'
avventavano
in
quei
giorni
da
tutta
Italia
contro
Roma
,
rappresentata
come
una
putrida
carogna
.
In
un
giornale
di
Napoli
aveva
letto
che
tutte
le
forze
s
'
erano
infiacchite
al
contatto
del
Cadavere
immane
;
sbolliti
gli
entusiasmi
;
e
tutte
le
virtù
corrotte
.
Meglio
,
meglio
quand
'
essa
viveva
d
'
indulgenze
e
di
giubilei
,
affittando
camere
ai
pellegrini
,
vendendo
corone
e
immagini
benedette
ai
divoti
!
Ne
fremeva
il
cav
.
Cao
,
perché
i
clericali
,
naturalmente
,
ne
tripudiavano
.
Accompagnando
talvolta
Sua
Eccellenza
a
Montecitorio
,
vedeva
per
i
corridoi
e
le
sale
tutti
i
deputati
,
giovani
e
vecchi
,
novellini
e
anziani
,
amici
o
avversarii
del
Ministero
,
come
avvolti
in
una
nebbia
di
diffidenza
e
di
sospetto
.
Gli
pareva
che
tutti
si
sentissero
spiati
,
scrutati
;
che
alcuni
ridessero
per
ostentazione
,
e
altri
,
costernati
del
colore
del
loro
volto
,
fingessero
di
sprofondarsi
con
tutto
il
capo
in
letture
assorbenti
.
Per
certuni
,
non
ostante
il
freddo
della
stagione
,
i
caloriferi
erano
mal
regolati
:
troppo
caldo
!
troppo
caldo
!
Chi
sa
in
quante
coscienze
era
il
terrore
che
da
un
momento
all
'
altro
gli
occhi
d
'
un
giudice
istruttore
penetrassero
in
esse
a
indagare
,
a
frugare
,
armati
di
crudelissime
lenti
.
Al
cav
.
Cao
era
sembrato
,
il
giorno
avanti
,
che
alcuni
deputati
,
i
quali
discutevano
accalorati
in
una
sala
,
avessero
troncato
a
un
tratto
la
discussione
vedendo
passare
Sua
Eccellenza
D
'
Atri
.
S
'
era
fermato
un
po
'
a
guardare
,
accigliato
,
e
da
uno
di
quei
deputati
,
che
aveva
subito
voltato
le
spalle
,
aveva
sentito
ripetere
chiaramente
più
volte
,
sottovoce
ma
con
accento
vibrato
e
impeto
di
sdegno
,
il
nome
di
Corrado
Selmi
che
in
quei
giorni
correva
sulla
bocca
di
tutti
.
Il
cav
.
Cao
sapeva
bene
che
nessuno
avrebbe
osato
mettere
in
dubbio
l
'
illibatezza
di
Francesco
D
'
Atri
;
ma
poteva
darsi
che
,
per
via
della
moglie
,
fosse
coinvolto
anche
lui
nella
rovina
del
Selmi
che
pareva
ormai
a
tutti
irreparabile
.
Eppure
,
eccolo
lì
:
passeggiando
per
lo
scrittojo
e
non
ricordandosi
più
evidentemente
né
di
chi
stava
ad
aspettarlo
né
dell
'
esposizione
finanziaria
,
Sua
Eccellenza
pareva
soltanto
impensierito
d
'
un
pianto
infantile
angoscioso
che
,
nel
silenzio
della
casa
,
arrivava
fin
lì
,
da
una
camera
remota
,
non
ostanti
gli
usci
chiusi
.
Già
una
volta
si
era
recato
di
là
a
vedere
che
cosa
avesse
la
figliuola
.
Il
cav
.
Cao
non
seppe
frenar
più
oltre
la
stizza
-
(
perché
,
santo
Dio
,
tutta
Roma
sapeva
che
quella
bambina
...
quella
bambina
...
)
-
si
alzò
come
sospinto
da
una
susta
,
soffiando
per
le
nari
uno
sbuffo
.
Sua
Eccellenza
si
fermò
e
si
volse
a
guardarlo
.
Subito
il
cav
.
Cao
contrasse
la
faccia
,
come
per
un
fitto
spasimo
improvviso
,
e
disse
,
sorridendo
e
stropicciandosi
con
una
mano
la
gamba
:
-
Crampo
,
eccellenza
...
-
Già
...
lei
aspettava
...
Scusi
tanto
,
cavaliere
.
M
'
ero
distratto
...
Basta
per
questa
sera
,
eh
?
Lei
sarà
stanco
;
io
non
mi
sento
disposto
.
Saranno
le
undici
,
è
vero
?
-
Mezzanotte
,
eccellenza
!
Ecco
qua
:
le
dodici
e
dieci
...
-
Ah
sì
?
E
...
e
questo
teatro
,
dunque
,
quando
finisce
?
-
Che
teatro
,
eccellenza
?
-
Ma
,
non
so
;
il
Costanzi
,
credo
.
Dico
per
...
per
quella
bambina
...
Sente
come
strilla
?
Non
si
vuol
quietare
.
Forse
,
se
ci
fosse
la
mamma
...
-
Vuole
che
passi
dal
Costanzi
,
ad
avvertire
?
-
No
,
no
,
grazie
...
Tanto
,
adesso
,
poco
potrà
tardare
.
Piuttosto
,
guardi
:
avrei
bisogno
urgente
di
parlare
con
l
'
Auriti
.
-
Col
cav
.
Giulio
?
-
Sì
.
E
con
mia
moglie
.
Può
darsi
che
non
venga
su
alla
fine
del
teatro
.
Mi
farebbe
un
gran
piacere
,
se
lo
avvertisse
.
-
Di
venir
su
?
Vado
subito
,
eccellenza
.
-
Grazie
.
Buona
notte
,
cavaliere
.
A
domani
.
Il
cav
.
Cao
s
'
inchinò
profondamente
,
tirando
per
il
naso
aria
aria
aria
;
appena
varcata
la
soglia
,
la
buttò
fuori
con
un
versaccio
di
rabbia
,
che
mutò
subito
però
in
un
sorriso
grazioso
alla
vista
del
cameriere
in
livrea
che
gli
si
faceva
incontro
.
Rimasto
solo
,
Francesco
D
'
Atri
si
premé
forte
le
mani
sul
volto
.
Il
lucido
cranio
gli
s
'
infiammò
sotto
le
lampadine
elettriche
della
lumiera
che
pendeva
dal
soffitto
.
Si
trattenne
ancora
un
pezzo
nello
scrittojo
a
passeggiare
col
viso
disfatto
dalla
stanchezza
e
alterato
dai
foschi
pensieri
in
cui
era
assorto
.
Con
la
piccola
mano
grinzosa
e
indurita
dagli
anni
si
lisciava
quella
lunga
barba
canarina
in
contrasto
così
penoso
e
ridicolo
con
tutta
l
'
aria
del
volto
e
la
gravità
della
persona
.
Come
mai
non
s
'
accorgeva
egli
stesso
,
che
quella
barba
,
così
mal
dipinta
,
nelle
circostanze
presenti
,
era
una
smorfia
orrenda
?
Non
se
n
'
accorgeva
,
perché
da
un
pezzo
ormai
Francesco
D
'
Atri
non
aveva
più
la
guida
di
sé
,
né
più
lui
soltanto
comandava
in
sé
a
se
stesso
.
Non
eran
più
suoi
gli
occhi
con
cui
si
guardava
;
eran
d
'
un
altro
Francesco
D
'
Atri
che
dallo
specchio
gli
si
faceva
incontro
ogni
mattina
con
aria
rabbuffata
e
di
sdegnoso
avvilimento
nel
vedergli
gonfie
e
ammaccate
le
borse
delle
pàlpebre
,
e
tutte
quelle
rughe
e
quel
bianco
attorno
alla
faccia
.
Né
questo
era
il
solo
Francesco
D
'
Atri
che
si
rifacesse
vivo
in
lui
nella
senile
disgregazione
della
coscienza
,
e
lo
tirasse
a
pensare
,
a
sentire
,
a
muoversi
,
com
'
egli
adesso
non
poteva
,
non
poteva
più
,
con
quelle
membra
e
il
cervello
e
il
cuore
imbecilliti
dall
'
età
.
Era
ormai
un
povero
vecchio
che
volentieri
si
sarebbe
rannicchiato
in
un
cantuccio
per
non
muoversene
più
;
ma
tanti
altri
lui
spietati
che
gli
sopravvivevano
dentro
,
approfittando
di
quel
suo
smarrimento
,
non
volevano
lasciarlo
in
pace
;
se
lo
disputavano
,
se
lo
giocavano
,
gli
proibivano
di
lamentarsi
e
di
dirsi
stanco
,
di
dichiarare
che
non
si
ricordava
più
di
nulla
;
e
lo
costringevano
a
mentire
senza
bisogno
,
a
sorridere
quando
non
ne
aveva
voglia
,
a
pararsi
,
a
far
tante
cose
che
gli
parevano
di
più
.
E
uno
,
ecco
,
gli
tingeva
in
quel
modo
ridicolo
la
barba
;
un
altro
gli
aveva
fatto
prender
moglie
,
quando
sapeva
bene
che
non
era
più
tempo
;
un
altro
ancora
gli
faceva
tener
tuttavia
quel
posto
supremo
,
pur
riconoscendolo
di
tanto
superiore
alle
sue
forze
;
un
altro
poi
lo
persuadeva
ad
amare
con
infinita
pena
quella
bambina
,
che
anch
'
egli
sapeva
non
sua
,
adducendo
una
ragione
quanto
mai
speciosa
,
che
cioè
,
avendo
egli
avuto
da
giovine
una
figliuola
a
cui
altri
aveva
dato
e
nome
e
amore
e
cure
e
sostanze
,
in
compenso
e
in
espiazione
toccasse
a
lui
ora
di
dare
a
questa
il
proprio
nome
e
amore
e
cure
e
sostanze
,
come
se
questa
fosse
veramente
quella
sua
povera
piccina
d
'
allora
.
Cedendo
però
a
questo
sentimento
,
riconoscendo
davanti
agli
altri
come
sua
la
figliuola
,
«
eh
»
lo
avvertiva
quello
della
barba
,
armato
di
pennello
e
di
tintura
«
bisogna
pure
che
tu
,
caro
,
per
esser
creduto
padre
,
con
codesta
moglie
giovine
accanto
,
dia
una
mano
di
giallo
a
tutta
la
tua
canutiglia
!
»
;
consiglio
sciocco
,
a
cui
avrebbe
voluto
opporsi
,
per
non
profanare
,
non
solo
la
sua
figura
veneranda
,
ma
anche
,
in
fondo
,
il
suo
vero
sentimento
verso
quella
bambina
.
Non
sapeva
però
opporsi
più
,
se
non
timidamente
.
E
questa
timidità
penosa
e
ridicola
si
rispecchiava
appunto
nella
tintura
della
barba
.
Preso
in
mezzo
,
tenuto
lì
come
fra
tanti
,
che
ognuno
pareva
facesse
per
sé
e
lui
non
ci
fosse
per
nulla
,
non
sapeva
dove
voltarsi
prima
;
niente
gli
piaceva
;
ma
,
a
muoversi
per
un
verso
o
per
l
'
altro
,
temeva
di
far
dispiacere
a
questo
o
a
quello
dei
suoi
crudeli
padroni
;
e
ogni
risoluzione
,
anche
lieve
,
gli
costava
pena
e
fatica
.
Vedeva
purtroppo
in
qual
ginepraio
si
fosse
cacciato
,
contro
ogni
sua
voglia
;
e
non
trovava
più
modo
a
uscirne
.
Tutto
a
soqquadro
,
tutto
!
Qua
a
Roma
,
l
'
abbaruffio
osceno
d
'
una
enorme
frode
scellerata
;
in
Sicilia
,
un
fermento
di
rivolta
.
Tra
gli
urli
delle
passioni
più
abiette
,
scatenatesi
nello
sfacelo
della
coscienza
nazionale
,
non
s
'
era
quasi
avvertito
un
rombo
di
fucilate
lontane
,
prima
scarica
d
'
una
terribile
tempesta
che
s
'
addensava
con
spaventosa
rapidità
.
Una
sola
voce
s
'
era
levata
nel
Parlamento
a
porre
avanti
al
Governo
lo
spettro
sanguinoso
di
alcuni
contadini
massacrati
in
Sicilia
,
a
Caltavutùro
;
ad
agitare
innanzi
a
tutti
con
fiera
minaccia
il
pericolo
,
non
si
radicasse
nel
paese
la
credenza
perniciosa
che
si
potessero
impunemente
colpire
i
miseri
e
salvare
i
barattieri
rifugiati
a
Montecitorio
.
Sì
,
aveva
esposto
la
verità
dei
fatti
quel
deputato
siciliano
:
quei
contadini
di
Sicilia
,
trovando
nella
rabbia
per
l
'
ingiustizia
altrui
il
coraggio
d
'
affermare
con
violenza
un
loro
diritto
,
s
'
erano
recati
a
zappare
le
terre
demaniali
usurpate
dai
maggiorenti
del
paese
,
amministratori
ladri
dei
beni
patrimoniali
del
Comune
:
intimoriti
dall
'
intervento
dei
soldati
,
avevano
sospeso
il
lavoro
ed
erano
accorsi
a
reclamare
al
Municipio
la
divisione
di
quelle
terre
;
assente
il
capo
,
s
'
era
affacciato
al
balcone
un
subalterno
che
,
per
allontanare
il
tumulto
,
li
aveva
consigliati
di
ritornar
pure
a
zappare
;
ma
per
via
la
folla
aveva
trovato
il
passo
ingombro
dalla
milizia
rinforzata
;
accennando
di
voler
resistere
,
s
'
era
veduta
prima
assaltare
alla
bajonetta
;
poi
,
a
fucilate
,
per
avere
agitato
in
aria
le
zappe
a
intimorir
gli
assalitori
.
Dodici
,
i
morti
;
più
di
cinquanta
,
i
feriti
:
tra
questi
,
alcuni
bambini
,
uno
dei
quali
crivellato
da
ben
sette
bajonettate
.
Questo
particolare
orrendo
s
'
era
rappresentato
agli
occhi
di
Francesco
D
'
Atri
così
vivo
,
che
da
tre
giorni
pur
tra
tante
cure
e
tanto
tumulto
di
pensieri
,
di
tratto
in
tratto
,
riaffacciandosi
,
gli
dava
raccapriccio
.
Perché
la
ferocia
di
quel
soldato
,
accanita
sul
corpo
d
'
un
bambino
innocente
,
gli
pareva
l
'
espressione
più
precisa
del
tempo
:
la
vedeva
in
tutti
,
quella
stessa
ferocia
,
e
n
'
era
sbalordito
.
Non
più
rispetto
,
né
carità
per
le
cose
più
sacre
;
una
furia
cieca
,
una
rabbia
d
'
odio
,
una
selvaggia
voluttà
di
basse
vendette
.
S
'
aspettava
d
'
esser
preso
per
il
petto
da
un
forsennato
qualunque
,
per
dar
conto
di
tutti
i
suoi
errori
,
antichi
e
nuovi
.
Errori
?
E
chi
non
ne
aveva
commessi
?
Ma
era
un
momento
,
quello
,
che
anche
i
più
lievi
,
quelli
a
cui
in
altro
tempo
s
'
era
soliti
di
passar
sopra
,
saltavano
agli
occhi
di
tutti
,
pigliavan
dalla
sinistra
luce
di
quei
giorni
un
certo
ispido
rilievo
,
un
certo
color
misterioso
,
che
subito
aizzavano
la
smania
di
frugar
sotto
,
per
la
soddisfazione
atroce
o
la
feroce
consolazione
di
scoprire
altre
più
gravi
magagne
nascoste
.
Il
coraggio
più
difficile
,
quello
della
pubblica
accusa
,
legato
e
persuaso
con
tanti
argomenti
a
non
rompere
i
freni
della
prudenza
,
ora
che
tutti
si
trovavan
d
'
accordo
,
s
'
era
svincolato
,
sferrato
da
tutti
i
ritegni
e
riguardi
sociali
;
era
diventato
tracotanza
inaudita
;
e
nessuna
coscienza
poteva
più
sentirsi
tranquilla
e
sicura
.
Quelle
sue
nozze
tardive
con
una
giovine
;
l
'
illusione
che
il
prestigio
del
suo
passato
e
degli
altissimi
onori
a
cui
era
venuto
sarebbe
valso
a
compensare
,
nella
stima
e
nel
cuore
di
lei
,
quanto
di
fervor
giovanile
doveva
di
necessità
mancare
al
suo
affetto
grato
e
profondo
;
il
lusso
avventato
;
la
relazione
scandalosa
della
moglie
col
Selmi
,
quella
bambina
...
potevano
da
un
momento
all
'
altro
diventar
pretesto
d
'
accusa
e
di
maligne
insinuazioni
,
cagione
di
chi
sa
quali
sospetti
oltraggiosi
.
Tra
i
fantasmi
dell
'
incertezza
,
in
quella
vuota
,
oscura
realtà
in
cui
gli
pareva
d
'
esser
avviluppato
,
Francesco
D
'
Atri
sentiva
di
punto
in
punto
crescere
in
sé
la
costernazione
,
ora
che
le
grida
rinfuriavano
per
il
salvataggio
violento
,
da
parte
del
Governo
,
di
alcuni
parlamentari
più
in
vista
e
più
compromessi
.
Tra
questi
era
il
Selmi
,
che
pure
fino
a
quel
giorno
s
'
era
lasciato
esposto
allo
scandalo
.
Non
glien
'
avevano
detto
nulla
i
suoi
colleghi
del
Gabinetto
;
ma
s
'
era
accorto
dalle
loro
arie
che
gli
si
voleva
dare
a
intendere
che
il
Selmi
si
salvava
per
lui
.
Non
era
vero
!
Non
per
lui
,
se
mai
;
ma
perché
egli
era
con
loro
;
e
,
in
quel
momento
,
la
sua
caduta
avrebbe
potuto
determinare
il
crollo
di
tutti
.
Non
era
intanto
peggiore
del
male
quel
rimedio
?
Non
aveva
saputo
opporsi
.
Come
proferir
quel
nome
?
Mondo
d
'
ogni
colpa
,
integro
,
per
una
sola
debolezza
,
per
quella
illusione
così
presto
perduta
,
si
vedeva
trascinato
dalla
moglie
giù
nel
fango
della
piazza
,
ove
una
canea
famelica
di
scandalo
lo
aspettava
per
farne
strazio
,
accozzando
in
uno
sconcio
impasto
il
suo
corpo
e
quello
della
moglie
e
del
Selmi
.
Ora
,
con
una
nuova
violenza
si
vedeva
strappato
dalla
piazza
,
ma
insieme
col
Selmi
,
aggrappato
a
lui
e
alla
moglie
,
insieme
con
tutta
la
canaglia
aggrappata
al
Selmi
.
Gli
pareva
che
glielo
rimettessero
in
casa
,
là
,
con
tutta
la
folla
urlante
,
beffarda
e
ingiuriosa
.
Tutti
,
ora
,
tutti
avrebbero
creduto
che
lo
salvava
lui
il
Selmi
,
non
per
generosità
,
ma
per
paura
.
E
fors
'
anche
il
Selmi
stesso
...
Ma
qual
paura
,
in
fondo
,
poteva
aver
lui
?
Per
generosità
,
se
mai
,
avrebbe
potuto
farlo
,
perché
lo
ricordava
prode
e
nobile
,
un
giorno
,
sprezzante
della
vita
tra
i
pericoli
e
tutto
acceso
dell
'
ideale
santo
della
patria
.
Ma
no
,
no
,
neanche
per
questa
generosità
lo
avrebbe
fatto
:
troppo
,
oltre
all
'
odio
e
allo
sdegno
per
il
tradimento
(
quantunque
ne
facesse
più
carico
alla
moglie
)
,
troppo
gli
coceva
il
sospetto
in
lui
di
quella
paura
.
Intanto
,
sottratte
tutte
le
carte
che
avrebbero
potuto
perdere
il
Selmi
,
era
rimasto
esposto
,
senza
difesa
,
e
compromesso
,
un
innocente
:
Roberto
Auriti
.
S
'
era
trovato
a
carico
di
lui
un
debito
di
circa
quarantamila
lire
;
e
,
quel
ch
'
era
peggio
,
più
d
'
un
biglietto
laconico
e
misterioso
,
in
cui
si
faceva
allusione
a
un
amico
che
assicurava
il
governatore
della
banca
,
o
prometteva
che
avrebbe
fatto
o
parlato
o
scritto
secondo
le
istruzioni
ricevute
.
Questi
biglietti
erano
già
in
mano
dell
'
autorità
giudiziaria
,
e
di
questo
egli
doveva
informare
tra
poco
Giulio
Auriti
,
fratello
di
Roberto
.
S
'
era
già
abituato
all
'
orrore
della
situazione
;
ne
aveva
acquistato
il
sentimento
quasi
d
'
una
necessità
fatale
;
e
il
suo
sbalordimento
era
pieno
d
'
uggia
,
di
ribrezzo
e
greve
d
'
una
stanchezza
dolorosa
.
Nessun
conforto
dalle
memorie
del
passato
:
a
richiamarle
per
un
momento
,
non
sarebbero
valse
ad
altro
che
ad
accrescere
la
vergogna
e
la
miseria
del
presente
.
E
in
quell
'
uggia
,
la
vista
di
tutte
le
cose
,
anche
dei
ninnoli
della
stanza
,
acquistava
agli
occhi
suoi
una
insopportabile
gravezza
.
Ah
,
il
bujo
,
il
bujo
,
un
luogo
di
riposo
:
la
morte
,
sì
!
Tutta
quella
guerra
faceva
vincere
volentieri
il
ribrezzo
della
morte
.
Che
crudeltà
!
Egli
era
uno
che
doveva
presto
morire
...
Serbargli
quella
feccia
per
gli
ultimi
giorni
,
da
ingojare
nel
bicchiere
della
staffa
...
Francesco
D
'
Atri
si
fermò
,
con
gli
occhi
immobili
e
vani
.
Immaginò
il
tempo
dopo
la
sua
fine
:
il
tempo
per
gli
altri
...
Ecco
tornata
la
calma
...
per
gli
altri
!
rabbonite
quelle
onde
,
squarciato
l
'
orrore
di
quella
tempesta
;
e
nessuna
pietà
,
nessun
rimpianto
,
nessuna
memoria
di
chi
s
'
era
trovato
in
quei
frangenti
e
vi
era
perito
.
A
un
tratto
,
su
la
mensola
,
a
cui
teneva
fissi
gli
occhi
,
gli
s
'
avvistò
una
piccola
bertuccia
di
porcellana
,
che
gli
rideva
in
faccia
sguajatamente
.
Gli
venne
quasi
la
tentazione
di
romperla
;
voltò
le
spalle
;
avvertì
di
nuovo
il
pianto
angoscioso
della
bambina
e
s
'
avviò
a
quella
camera
remota
.
Era
la
camera
della
bàlia
.
Un
lumino
da
notte
,
riparato
da
una
ventola
litofana
,
sul
cassettone
,
la
rischiarava
a
mala
pena
.
La
vecchia
governante
,
magra
e
linda
,
passeggiava
con
la
bimba
in
braccio
che
,
convulsa
dagli
spasimi
,
pareva
volesse
sguizzarle
dalle
mani
;
procurava
di
tenersela
adagiata
sul
seno
e
:
-
Nooo
...
nooo
...
-
le
ripeteva
,
come
in
risposta
ai
vagiti
angosciosi
,
dimenandosi
in
ritmo
con
tutta
la
persona
e
battendole
di
continuo
,
lievemente
,
una
mano
alle
spalle
.
La
bàlia
,
con
un
'
enorme
mammella
tirata
fuori
del
busto
,
piangeva
anche
lei
:
piangeva
in
silenzio
e
giurava
alla
cameriera
che
le
sedeva
accanto
di
non
aver
mangiato
nulla
che
avesse
potuto
cagionare
quella
colica
alla
bambina
.
Francesco
D
'
Atri
si
fermò
un
pezzo
a
guardarla
con
occhi
assenti
:
e
i
tratti
del
volto
espressero
lo
sforzo
quasi
istintivo
ch
'
egli
,
col
cervello
altrove
,
faceva
per
intendere
ciò
che
essa
stava
a
dire
tra
le
lagrime
copiose
.
Intanto
guardava
nauseato
quella
sconcia
mammella
dal
cui
capezzolo
paonazzo
pendeva
una
goccia
di
latte
.
La
cameriera
pensò
bene
di
tirar
su
il
corpetto
della
bàlia
per
nascondere
quella
vista
.
E
allora
Francesco
D
'
Atri
si
volse
a
guardar
la
governante
.
Stordito
dai
vagiti
della
bimba
trangosciata
,
strizzò
gli
occhi
;
poi
si
recò
a
prendere
dal
tavolino
da
notte
un
campanello
e
si
mise
a
farlo
tintinnire
pian
piano
innanzi
agli
occhi
della
piccina
,
per
distrarla
,
andando
dietro
alla
governante
che
seguitava
a
passeggiare
,
dondolandosi
.
Così
lo
trovò
,
poco
dopo
,
donna
Giannetta
di
ritorno
dal
teatro
,
tutta
frusciante
di
seta
.
Alzò
le
ciglia
e
schiuse
appena
le
labbra
a
un
impercettibile
sorriso
canzonatorio
dinanzi
a
quel
notturno
commovente
quadro
familiare
,
credendo
che
Sua
Eccellenza
si
compiacesse
,
sotto
gli
occhi
delle
serve
,
di
mostrare
la
sua
ridicola
tenerezza
paterna
dopo
le
gravi
cure
dello
Stato
.
Ma
la
cameriera
,
accorsa
a
prendere
il
velo
nero
tutto
luccicante
di
dischetti
d
'
argento
ch
'
ella
si
levava
dal
capo
e
a
slacciarle
la
mantiglia
,
le
spiegò
,
piano
,
che
cosa
era
accaduto
.
-
Ah
sì
?
Poverina
...
-
disse
,
ostentando
indifferenza
,
ma
con
una
voce
calda
,
melodiosa
,
e
si
accostò
alla
governante
,
così
tutta
fragrante
di
profumo
e
di
cipria
e
ampiamente
scollata
.
Ma
il
D
'
Atri
le
fe
'
cenno
di
tacere
.
La
bambina
si
era
finalmente
quietata
.
Donna
Giannetta
allora
con
un
lieve
sbuffo
di
stanchezza
s
'
avviò
per
la
sua
camera
.
Su
la
soglia
si
volse
e
disse
al
marito
,
quasi
cantando
:
-
Oh
,
Giulio
Auriti
è
di
là
.
Francesco
D
'
Atri
chinò
il
capo
;
le
si
avvicinò
e
le
disse
a
voce
bassa
e
grave
,
senza
guardarla
:
-
Aspettami
.
Ho
da
parlarti
.
-
Discorso
lungo
?
-
domandò
ella
.
-
Non
potresti
domani
?
Temo
d
'
esser
troppo
stanca
e
d
'
aver
sonno
.
Mi
sono
orribilmente
annojata
.
-
Mi
farai
il
piacere
d
'
aspettarmi
,
-
insistette
egli
.
E
andò
allo
scrittojo
,
ove
lo
attendeva
l
'
Auriti
.
Ah
,
come
volentieri
,
adesso
,
avrebbe
fatto
a
meno
di
veder
quel
giovine
a
cui
doveva
dare
una
tremenda
notizia
!
Se
n
'
era
già
dimenticato
...
si
moveva
,
in
quei
giorni
,
dava
ordini
istruzioni
,
imponeva
a
se
stesso
atti
,
parole
,
risoluzioni
,
di
cui
subito
dopo
non
riusciva
più
a
veder
bene
la
ragione
,
l
'
opportunità
,
lo
scopo
.
Chiuse
gli
occhi
e
sospirò
profondamente
,
con
le
ciglia
gravate
da
un
'
oppressione
tenebrosa
.
Aveva
or
ora
detto
alla
moglie
che
lo
aspettasse
perché
doveva
parlarle
.
Ma
di
che
?
a
che
scopo
?
E
lui
stesso
,
poc
'
anzi
,
aveva
pregato
il
suo
segretario
d
'
avvertir
l
'
Auriti
,
all
'
uscita
dal
teatro
,
che
venisse
su
da
lui
,
perché
aveva
urgente
bisogno
di
vederlo
.
Era
necessario
,
sì
,
che
quel
povero
giovine
avesse
al
più
presto
notizia
dell
'
orrenda
sciagura
che
gli
stava
sopra
.
Non
poteva
comunicargliela
altri
che
lui
.
Sollevata
la
tenda
dell
'
uscio
e
vedendolo
,
provò
intanto
un
certo
rancore
per
la
pietà
e
la
commozione
che
colui
già
gli
suscitava
.
Giulio
Auriti
non
somigliava
punto
al
fratello
:
alto
,
smilzo
,
elegantissimo
,
spirava
dalla
temprata
agilità
del
corpo
una
energia
vigorosa
,
che
gli
occhi
d
'
un
bel
grigio
d
'
acciajo
,
attenuavano
con
un
certo
sguardo
d
'
orgoglio
svogliato
.
Si
cangiò
tutto
,
d
'
un
subito
,
alla
vista
del
vecchio
Ministro
che
gli
si
faceva
innanzi
così
scombujato
.
Uno
dei
guanti
,
che
teneva
in
mano
,
gli
cadde
sul
tappeto
.
-
Ebbene
?
-
domandò
.
Francesco
D
'
Atri
socchiuse
gli
occhi
per
sottrarsi
alla
pena
dell
'
ansia
smaniosa
che
gli
leggeva
nel
viso
.
Aprì
le
mani
e
mormorò
scotendo
il
capo
:
-
Non
s
'
è
trovata
.
-
Ah
,
no
!
-
scattò
allora
l
'
Auriti
con
una
nuova
subitanea
alterazione
del
viso
,
che
esprimeva
sdegno
,
rabbia
e
insieme
risoluzione
fierissima
di
ribellarsi
a
un
'
iniquità
,
senza
alcun
riguardo
più
per
nessuno
.
-
Ah
,
no
,
mi
perdoni
,
eccellenza
:
la
carta
c
'
è
,
e
si
deve
trovare
!
Lei
sa
che
mio
fratello
Roberto
...
-
So
,
so
...
-
cercò
d
'
interromperlo
,
con
durezza
,
il
D
'
Atri
.
-
Ma
dunque
-
incalzò
l
'
Auriti
.
-
Quella
sola
dichiarazione
può
salvarlo
,
e
non
deve
sparire
!
O
via
anche
tutto
ciò
che
può
compromettere
Roberto
!
Il
D
'
Atri
sedette
,
tornò
a
premersi
forte
le
mani
sul
volto
e
si
lasciò
cader
dalle
labbra
:
-
Il
guajo
è
questo
:
che
l
'
autorità
giudiziaria
...
-
Ma
no
,
eccellenza
!
-
insorse
di
nuovo
l
'
Auriti
.
-
L
'
autorità
giudiziaria
ha
in
potere
soltanto
ciò
che
il
Governo
le
ha
voluto
lasciare
.
Lo
sanno
tutti
ormai
!
Il
D
'
Atri
lo
guardò
come
se
egli
,
intanto
,
non
lo
sapesse
:
si
rizzò
su
la
vita
e
,
facendo
viso
fermo
,
parve
lo
ammonisse
che
non
poteva
permettere
si
desse
corso
,
in
sua
presenza
,
a
una
voce
così
piena
di
scandalo
.
Ma
l
'
Auriti
,
smaniando
,
torcendosi
le
mani
,
aggiunse
:
-
E
io
...
io
che
riposavo
tranquillo
...
Ma
come
,
eccellenza
?
Io
riposavo
tranquillo
perché
c
'
era
lei
!
Il
D
'
Atri
s
'
accasciò
;
ma
subito
,
come
se
qualcosa
dentro
gli
facesse
impeto
nello
spirito
,
tornò
a
rizzarsi
e
gridò
con
rabbia
,
guardando
odiosamente
il
giovine
:
-
Che
c
'
entro
io
?
che
posso
io
?
-
Come
!
-
esclamò
l
'
Auriti
.
-
Il
Selmi
...
-
Il
Selmi
...
-
ruggì
Francesco
D
'
Atri
,
serrando
le
pugna
,
come
se
avesse
voluto
averlo
fra
le
unghie
.
-
Ma
sì
,
lo
salvino
pure
!
-
esclamò
Giulio
Auriti
.
-
Per
salvarlo
però
...
-
Già
!
ti
figuri
anche
tu
che
lo
salvi
io
...
-
disse
lentamente
il
D
'
Atri
,
scrollando
il
capo
con
amarissimo
sdegno
.
-
Ma
il
Selmi
stesso
,
eccellenza
,
-
ripigliò
subito
,
con
diverso
sdegno
l
'
Auriti
,
-
vedrà
che
il
Selmi
stesso
non
tollererà
d
'
esser
salvato
a
costo
dell
'
assassinio
morale
di
mio
fratello
.
E
poi
,
eccellenza
,
se
non
parla
lui
,
se
tacerà
Roberto
,
griderò
io
!
C
'
è
mia
madre
di
mezzo
,
eccellenza
!
L
'
arresto
di
Roberto
?
Mia
madre
ne
morrebbe
!
E
il
nostro
nome
?
A
questo
grido
,
il
volto
di
Francesco
D
'
Atri
si
scompose
.
-
Tua
madre
...
sì
...
tua
madre
...
-
mormorò
;
e
,
curvo
,
si
portò
di
nuovo
le
mani
sul
volto
;
stette
un
pezzo
così
,
finché
non
cominciò
a
sussultare
violentemente
come
per
un
impeto
di
singhiozzi
soffocati
.
Aveva
conosciuto
a
Torino
,
giovane
,
donna
Caterina
Laurentano
e
Stefano
Auriti
che
quel
figliuolo
gli
ricordava
in
tutto
;
pensò
a
quegli
anni
lontani
;
vide
se
stesso
com
'
era
allora
;
vide
Roberto
ragazzo
;
pensò
a
una
notte
sul
mare
,
con
quel
ragazzo
su
le
ginocchia
un
'
ora
dopo
la
partenza
da
Quarto
...
ah
,
da
quella
notte
a
questa
,
che
baratro
!
Giulio
Auriti
,
vedendo
sussultare
le
spalle
poderose
del
vecchio
Ministro
,
allibì
.
Questi
alla
fine
scoprì
il
volto
e
,
rimanendo
curvo
,
guardando
verso
terra
,
scotendo
le
mani
a
ogni
parola
:
-
Che
gridi
?
che
gridi
?
-
gli
disse
.
-
La
vergogna
di
tutti
?
Tutti
impeciati
!
Vuoi
dirmi
che
sai
perché
il
Selmi
prese
quel
denaro
sotto
il
nome
di
tuo
fratello
?
E
griderai
anche
la
mia
vergogna
!
-
No
,
eccellenza
!
-
negò
subito
con
sbalordimento
d
'
orrore
,
l
'
Auriti
.
-
Ma
sì
!
-
rispose
Francesco
D
'
Atri
,
levandosi
.
-
Tutti
impeciati
,
ti
dico
!
Tutti
...
tutti
...
Muojo
di
schifo
...
Il
fango
,
fino
qua
!
E
s
'
afferrò
con
le
mani
la
gola
.
-
M
'
affoga
!
Questo
...
dovevo
veder
questo
!
I
più
bei
nomi
...
Tu
vedi
soltanto
tuo
fratello
!
Niente
,
sì
,
non
glien
'
è
venuto
niente
in
mano
;
ma
ha
tenuto
di
mano
a
quello
lì
...
E
non
è
vergogna
,
questa
?
come
lo
scusi
?
che
gridi
?
Tuo
fratello
promette
,
il
tuo
signor
fratello
assicura
,
in
quei
biglietti
là
,
i
laidi
ufficii
dell
'
amico
...
-
E
non
lo
nomina
!
-
disse
coi
denti
stretti
,
ridendo
d
'
ira
,
d
'
onta
,
di
dispetto
,
Giulio
Auriti
.
-
Ecco
perché
non
sono
stati
sottratti
!
-
Ma
quando
la
paura
ha
preso
possesso
!
-
venne
a
gridargli
in
faccia
,
con
voce
soffocata
,
Francesco
D
'
Atri
.
-
Zuffa
di
ladri
che
rubano
di
notte
con
mani
tremanti
e
come
ciechi
;
rimestano
,
arraffano
,
ficcano
dentro
;
e
intanto
di
qua
,
di
là
,
dal
sacco
,
dalle
tasche
,
il
furto
scappa
via
,
e
nella
ressa
,
tra
i
piedi
,
c
'
è
chi
ruba
ai
ladri
,
chi
ghermisce
questa
o
quella
carta
caduta
e
corre
a
far
bottega
su
la
vergogna
:
«
Ecco
,
signori
,
i
più
bei
nomi
d
'
Italia
!
Ecco
l
'
onore
!
ecco
le
glorie
della
patria
!
»
Non
mi
far
parlare
...
So
a
chi
parlo
!
Ma
ormai
...
tanto
,
n
'
ho
fino
alla
gola
...
Non
è
umano
,
capisco
che
non
è
umano
pretendere
da
Roberto
il
silenzio
:
per
sé
,
per
sua
madre
,
per
te
,
per
il
nome
che
portate
...
-
Roberto
?
-
fece
l
'
Auriti
.
-
Ma
Roberto
,
Vostra
Eccellenza
lo
conosce
,
sarà
anche
capace
di
tacere
.
Il
Selmi
stesso
...
-
Se
Roberto
tacerà
?
-
domandò
il
D
'
Atri
,
come
se
ne
dubitasse
.
-
Ma
io
no
,
eccellenza
!
-
s
'
affrettò
allora
a
ripetere
l
'
Auriti
.
-
Glielo
dico
avanti
:
io
no
,
per
mia
madre
!
-
Aspetta
!
-
riprese
il
D
'
Atri
,
quasi
imponendogli
di
tacere
.
-
Se
ho
voluto
vederti
,
è
segno
che
ho
da
dirti
qualche
cosa
.
Giulio
Auriti
lo
guardò
ansiosamente
negli
occhi
.
Ma
il
D
'
Atri
non
sostenne
quello
sguardo
;
n
'
ebbe
fastidio
,
anzi
dispetto
;
scorse
per
terra
il
guanto
caduto
fin
da
principio
dalle
mani
del
giovine
e
riebbe
fortissima
l
'
impressione
di
gravezza
insopportabile
,
che
in
quei
giorni
gli
faceva
la
vista
di
tutto
.
Ne
distrasse
gli
occhi
e
disse
,
cupamente
:
-
Tu
intendi
che
in
tutta
questa
faccenda
...
io
non
posso
cacciar
le
mani
...
Si
guardò
le
mani
e
le
ritirò
con
atto
di
schifo
.
-
Pure
,
-
seguitò
,
-
per
Roberto
,
ho
parlato
...
questa
sera
stessa
;
ho
detto
...
ho
...
ricordato
...
ricordato
le
sue
benemerenze
...
Forse
-
ascolta
bene
-
quei
biglietti
compromettenti
,
per
cui
è
già
spiccato
il
mandato
di
cattura
...
sì
!
Ma
ascolta
bene
-
quei
biglietti
...
Non
volle
dire
:
significò
con
un
rapido
gesto
espressivo
della
mano
:
via
!
-
Però
,
-
riprese
subito
,
-
tu
sai
che
i
giornali
hanno
già
pubblicato
il
nome
di
tuo
fratello
.
Bisognerà
,
per
togliere
ogni
sospetto
di
compromissione
losca
e
per
non
lasciare
nessuna
traccia
,
nessuno
strascico
...
-
Pagare
?
-
domandò
,
smorendo
,
l
'
Auriti
.
-
E
dove
...
come
?
Il
D
'
Atri
si
strinse
rabbiosamente
nelle
spalle
.
-
Sono
quarantamila
lire
,
eccellenza
...
-
Io
non
posso
dartele
...
Procura
...
E
presto
!
Tu
intendi
,
è
l
'
unico
mezzo
...
-
Un
denaro
preso
da
altri
...
-
gemette
l
'
Auriti
.
-
Ma
come
preso
?
-
domandò
con
ira
il
D
'
Atri
.
-
Questo
devi
vedere
!
-
Per
altri
!
-
protestò
Giulio
.
-
Sei
un
ragazzo
?
-
No
,
eccellenza
:
è
la
difficoltà
...
Dove
lo
trovo
?
come
lo
trovo
?
-
Cerca
...
tu
hai
parenti
ricchi
...
tuo
cugino
...
-
Lando
?
-
O
i
tuoi
zii
...
Giulio
Auriti
rimase
pensieroso
,
a
considerare
quale
,
quanta
probabilità
di
riuscita
gli
offrisse
quella
via
indicata
tra
gli
ostacoli
che
già
gli
si
paravano
davanti
:
per
Lando
,
l
'
ombra
odiosa
del
Selmi
;
per
gli
zii
,
la
fierezza
incrollabile
della
madre
.
Come
si
sarebbe
piegata
questa
a
chiedere
ajuto
di
danaro
,
per
quel
debito
non
netto
del
figlio
,
a
quel
fratello
?
A
piegarla
,
si
sarebbe
certo
spezzata
!
Decise
senz
'
altro
di
tentar
lui
presso
Lando
:
lui
,
a
costo
di
tutto
,
per
risparmiare
quel
sacrifizio
estremo
della
madre
.
-
Che
tempo
?
-
domandò
.
-
Presto
...
-
ripeté
il
D
'Atri.-
Vedi
tu
...
cinque
,
sei
giorni
...
Giulio
Auriti
,
perduta
lì
per
lì
la
nozione
dell
'
ora
,
compreso
già
della
parte
che
doveva
sostenere
,
si
licenziò
e
s
'
avviò
in
fretta
,
accigliato
,
come
se
dovesse
subito
correre
a
casa
del
cugino
.
Francesco
D
'
Atri
lo
seguì
con
gli
occhi
fino
alla
soglia
dell
'
uscio
;
poi
rimase
perplesso
,
aggrondato
,
a
stropicciarsi
con
una
mano
il
dorso
dell
'
altra
,
quasi
cercasse
nella
memoria
ciò
che
ancora
gli
restava
da
fare
.
A
un
tratto
,
scorse
di
nuovo
per
terra
,
sul
rosso
del
tappeto
,
il
guanto
bianco
,
caduto
di
mano
all
'
Auriti
.
Quel
guanto
,
lasciato
lì
,
gli
parve
il
segno
che
egli
ormai
non
avrebbe
potuto
più
allontanare
del
tutto
da
sé
le
cose
,
la
gente
,
i
pensieri
da
cui
si
sentiva
soffocare
:
sempre
una
traccia
,
sempre
un
'
orma
,
un
vestigio
,
ne
sarebbero
rimasti
,
risorgenti
o
incancellabili
,
come
nell
'
incubo
di
un
sogno
.
E
come
se
in
quel
guanto
si
potesse
scorgere
una
sua
compromissione
,
Francesco
D
'
Atri
si
chinò
guardingo
a
raccattarlo
con
ribrezzo
e
se
lo
cacciò
in
tasca
,
furtivamente
.
Donna
Giannetta
,
in
accappatojo
,
con
una
graziosa
cuffia
di
trine
e
di
nastri
in
capo
,
aspettava
intanto
nella
sua
camera
su
un
'
ampia
e
bassa
poltrona
massiccia
di
cuojo
grigio
;
una
gamba
su
l
'
altra
,
tormentandosi
il
labbro
inferiore
con
le
dita
irrequiete
.
Teneva
gli
occhi
fissi
acutamente
alla
punta
della
babbuccia
di
velluto
rosso
,
che
compariva
e
spariva
dall
'
orlo
della
veste
al
lieve
dondolìo
della
gamba
accavalciata
.
Era
la
prima
volta
che
il
marito
con
quell
'
aria
e
quel
tono
le
annunziava
di
voler
parlare
con
lei
.
Non
le
aveva
detto
mai
nulla
,
prima
,
quando
avrebbe
avuto
ragione
di
parlare
.
Che
poteva
più
dirle
,
ora
?
Aveva
notato
che
,
da
alcuni
mesi
,
era
più
cupo
e
più
oppresso
del
solito
;
ma
,
certo
,
non
per
lei
;
forse
,
per
difficoltà
parlamentari
.
Non
aveva
mai
voluto
saper
di
politica
,
lei
:
aveva
sempre
proibito
assolutamente
agli
amici
che
ne
parlassero
davanti
a
lei
;
non
leggeva
giornali
e
si
gloriava
della
sua
ignoranza
,
si
compiaceva
delle
risate
con
cui
erano
accolte
certe
sue
confessioni
,
come
ad
esempio
quella
di
non
sapere
chi
fossero
i
colleghi
del
marito
.
Che
ora
egli
volesse
annunziarle
,
come
aveva
già
fatto
una
volta
,
dopo
il
primo
anno
di
matrimonio
,
che
aveva
in
animo
di
lasciare
il
«
potere
»
?
Oh
,
non
le
avrebbe
fatto
più
né
caldo
né
freddo
,
ormai
.
Ma
eccolo
...
Subito
donna
Giannetta
si
sgruppò
,
si
abbandonò
con
gli
occhi
chiusi
su
la
spalliera
della
poltrona
,
volendo
fingere
di
dormire
;
come
però
il
D
'
Atri
aprì
l
'
uscio
,
riaprì
gli
occhi
con
molle
stanchezza
,
quasi
veramente
avesse
dormito
.
-
Domani
,
no
?
-
gli
domandò
di
nuovo
,
con
grazia
languida
.
-
Ho
proprio
sonno
,
Francesco
!
Temo
di
perdere
il
filo
del
discorso
.
-
Non
lo
perderai
,
-
diss
'
egli
aggrondato
,
lisciandosi
la
barba
con
la
mano
tremolante
.
-
Del
resto
,
se
vuoi
,
il
mio
discorso
potrà
anche
essere
breve
.
-
Ti
dimetti
?
-
domandò
lei
,
placidamente
.
-
No
...
-
disse
.
-
Perché
?
-
Credevo
...
-
sbadigliò
donna
Giannetta
,
portandosi
una
mano
alla
bocca
.
-
No
,
qui
,
qui
,
di
cose
nostre
,
della
casa
,
devo
parlarti
-
riprese
egli
.
-
Abbi
un
po
'
di
pazienza
.
Sono
anch
'
io
tanto
stanco
!
Se
vuoi
del
resto
che
il
mio
discorso
sia
breve
non
offenderti
.
Donna
Giannetta
sgranò
gli
occhi
:
-
Offendermi
?
Perché
?
-
Ma
perché
,
se
dev
'
esser
breve
.
sarà
pure
per
conseguenza
un
po
'
rude
,
senza
frasi
,
-
rispose
egli
.
-
Mi
lascerai
dire
;
poi
farai
,
spero
,
quel
che
ti
dirò
io
,
e
basterà
così
.
Dunque
,
senti
.
-
Sento
,
-
sospirò
ella
,
richiudendo
gli
occhi
.
Francesco
D
'
Atri
agitò
più
volte
con
stento
due
dita
:
-
Due
sciagure
ti
sono
capitate
,
-
cominciò
.
Donna
Giannetta
tornò
a
scuotersi
:
-
Due
?
a
me
?
-
Una
,
l
'
hai
proprio
voluta
,
-
seguitò
egli
.
-
Vecchia
sciagura
.
Sono
io
.
-
Oh
,
-
esclamò
ella
,
abbandonandosi
di
nuovo
su
la
poltrona
.
-
Mi
hai
spaventata
!
Sorridendo
e
intrecciando
le
mani
sul
capo
,
soggiunse
:
-
Ma
no
...
perché
?
Le
larghe
maniche
dell
'
accappatojo
scivolarono
e
le
scoprirono
le
braccia
bellissime
-
Finora
,
no
,
-
riprese
egli
.
-
Non
te
ne
sei
accorta
bene
,
perché
al
fastidio
che
ho
potuto
recarti
di
quando
in
quando
...
-
Francesco
,
ho
tanto
sonno
,
-
gemette
lei
-
Permetti
...
permetti
...
permetti
...
-
diss
'
egli
con
stizza
.
-
Voglio
dirti
,
che
al
fastidio
hai
trovato
un
compenso
assai
largo
nella
mia
...
nella
mia
...
dirò
,
filosofia
...
-
Dimmi
subito
l
'
altra
sciagura
,
ti
prego
!
-
sospirò
quasi
nel
sonno
donna
Giannetta
.
Francesco
D
'
Atri
si
mise
a
sedere
.
Veniva
adesso
il
difficile
del
discorso
,
e
voleva
esprimersi
quanto
meno
crudamente
gli
fosse
possibile
.
Poggiò
i
gomiti
su
i
ginocchi
,
si
prese
la
testa
tra
le
mani
per
concentrarsi
meglio
,
e
parlò
,
guardando
vero
terra
.
-
Eccomi
.
Aspetta
.
L
'
ho
dovuto
...
ho
dovuto
scontare
...
Ma
già
tu
,
in
questo
,
non
hai
nessuna
colpa
.
Era
naturale
che
,
tra
i
diritti
della
tua
gioventù
e
i
tuoi
doveri
di
moglie
,
tu
seguissi
piuttosto
quelli
che
questi
.
Avrei
potuto
farti
osservare
da
un
pezzo
che
tu
stessa
,
accettando
spontaneamente
,
anzi
con
...
con
giubilo
,
un
giorno
,
questi
doveri
verso
un
vecchio
,
avevi
implicitamente
rinunciato
a
quei
diritti
;
ma
neanche
di
ciò
ti
fo
colpa
perché
forse
anche
tu
,
allora
,
ti
facesti
l
'
illusione
che
...
A
questo
punto
Francesco
D
'
Atri
sollevò
il
capo
e
s
'
interruppe
.
Donna
Giannetta
dormiva
,
con
un
braccio
ancora
sul
capo
e
l
'
altro
proteso
verso
di
lui
,
come
per
implorar
misericordia
.
-
Gianna
!
-
chiamò
,
ma
non
tanto
forte
,
frenando
la
stizza
e
lo
sdegno
,
come
se
al
suo
amor
proprio
dolesse
che
ella
,
destandosi
a
quel
richiamo
,
dovesse
riconoscere
d
'
aver
ceduto
così
presto
al
sonno
mentr
'
egli
le
parlava
di
cosa
tanto
grave
.
Riabbassò
il
capo
e
terminò
a
voce
alta
il
discorso
rimasto
sospeso
:
-
Ti
facesti
l
'
illusione
che
...
sì
,
che
avresti
potuto
facilmente
adempiere
ai
tuoi
doveri
.
Donna
Giannetta
non
si
destò
;
anzi
,
pian
piano
l
'
altro
braccio
le
scivolò
dal
capo
,
le
cadde
in
grembo
con
pesante
abbandono
.
Allora
Francesco
D
'
Atri
sorse
in
piedi
,
fremente
;
fu
lì
lì
per
afferrarle
quel
braccio
nudo
proteso
e
scoterglielo
con
estrema
violenza
,
gridandole
in
faccia
le
ingiurie
più
crude
.
Ma
la
calma
incosciente
del
sonno
di
lei
,
per
quanto
gli
paresse
spudorata
e
quasi
una
sfida
,
lo
trattenne
.
Sembrava
che
così
giacente
nel
sonno
,
gli
dicesse
:
«
Guardami
come
son
giovane
e
come
son
bella
!
Che
pretendi
,
tu
vecchio
,
da
me
?
»
.
Ah
,
che
pretendeva
!
Ma
di
quella
sua
bellezza
che
ne
aveva
fatto
?
e
che
ne
stava
facendo
della
sua
gioventù
?
Scempio
vergognoso
!
Sì
,
dandosi
a
lui
,
a
un
vecchio
,
dapprima
!
Ma
egli
almeno
,
quei
tesori
li
avrebbe
adorati
con
animo
tremante
e
traboccante
di
gratitudine
,
come
un
premio
divino
!
Ella
,
invece
,
con
obbrobrioso
disprezzo
,
con
incosciente
crudeltà
,
li
aveva
violati
!
E
nulla
più
poteva
ormai
rifar
sacre
quella
bellezza
e
quella
gioventù
così
indegnamente
profanate
!
Scosse
il
capo
e
uscì
pian
piano
dalla
camera
.
Subito
donna
Giannetta
balzò
in
piedi
,
sbuffando
.
Auff
!
sul
serio
,
a
quell
'
ora
,
una
spiegazione
?
E
perché
?
Quando
avrebbe
dovuto
parlare
,
zitto
;
ora
che
lei
s
'
annojava
soltanto
,
mortalmente
,
pretendeva
una
spiegazione
?
Eh
via
!
Troppo
tardi
.
Se
lui
stesso
,
del
resto
,
col
suo
contegno
,
tra
le
inevitabili
relazioni
della
nuova
vita
in
cui
l
'
aveva
messa
,
di
fronte
alle
tentazioni
a
cui
questa
vita
la
esponeva
,
agli
esempii
che
di
continuo
le
poneva
sotto
gli
occhi
,
l
'
aveva
indotta
,
certo
senza
volerlo
,
a
stimar
troppo
ingenuo
,
puerile
e
tale
da
attirar
l
'
altrui
derisione
il
bel
sogno
da
lei
accarezzato
,
sposandolo
?
Con
la
massima
sincerità
aveva
sognato
di
rallegrare
col
riso
della
sua
giovinezza
gli
ultimi
anni
della
vita
eroica
di
Francesco
D
'
Atri
,
vecchio
amico
e
fratello
d
'
armi
del
padre
.
Gli
era
forse
sembrato
che
con
troppa
avventatezza
ella
avesse
preso
la
risoluzione
di
sposarlo
,
quella
sera
ormai
lontana
,
in
cui
,
discorrendosi
in
casa
del
padre
di
donne
,
di
vecchi
,
di
matrimonii
,
a
una
domanda
di
lei
egli
aveva
risposto
per
ischerzo
,
sorridendo
malinconicamente
:
«
Eh
,
bellina
mia
,
se
mi
sposi
tu
...
»
?
Ma
fors
'
anche
aveva
sospettato
in
lei
l
'
ambizione
di
diventar
moglie
d
'
un
ministro
!
Per
il
parentado
,
per
le
condizioni
della
sua
nascita
,
era
quasi
povera
.
Avrebbe
dovuto
saper
bene
però
che
in
casa
di
lei
,
sempre
,
le
risoluzioni
più
serie
erano
state
prese
così
;
e
che
la
precipitazione
nel
prenderle
non
era
stata
mai
a
scàpito
della
fermezza
nel
mantenerle
.
Suo
padre
,
Emanuele
Montalto
,
giovine
,
nella
compagnia
spensierata
e
gioconda
di
tant
'
altri
giovani
dell
'
aristocrazia
palermitana
,
quasi
per
una
picca
da
un
giorno
all
'
altro
s
'
era
ribellato
alla
famiglia
devota
ai
Borboni
;
e
non
solo
per
quella
ribellione
aveva
sofferto
persecuzioni
,
prigionia
,
esilio
dal
governo
oppressore
,
ma
era
stato
anche
diseredato
dal
padre
a
beneficio
del
fratello
maggiore
e
della
sorella
Teresa
,
moglie
di
don
Ippolito
Laurentano
e
madre
di
Lando
.
E
anche
lei
,
già
una
volta
,
proprio
per
una
picca
,
da
un
giorno
all
'
altro
s
'
era
guastata
col
cugino
Lando
il
quale
,
vivendo
a
Palermo
in
casa
dello
zio
principe
di
Montalto
,
veniva
di
furto
ad
amoreggiar
con
lei
,
cuginetta
eretica
,
figlia
dello
zio
eretico
,
a
cui
quello
(
il
principe
)
come
per
un
'
elemosina
della
quale
si
dovesse
vergognare
,
faceva
passar
sotto
mano
un
assegno
appena
appena
decente
.
Da
un
giorno
all
'
altro
,
tutto
finito
,
per
sempre
:
non
aveva
più
voluto
sapere
del
cugino
e
aveva
indotto
il
padre
a
lasciar
Palermo
per
Roma
,
con
la
speranza
che
,
allontanando
il
padre
dall
'
isola
,
in
una
più
larga
cerchia
e
meno
oppressa
da
pregiudizii
,
egli
avesse
alla
fine
condisceso
a
lasciarle
prendere
la
via
per
cui
il
sangue
materno
la
chiamava
.
Sua
madre
era
stata
un
'
attrice
piemontese
,
la
Berio
,
conosciuta
dal
padre
a
Torino
,
durante
l
'
esilio
,
e
sposata
colà
.
Il
sangue
,
proprio
il
sangue
,
non
l
'
esempio
la
chiamava
,
perché
la
mamma
lei
non
l
'
aveva
nemmeno
conosciuta
:
morta
nel
darla
alla
luce
;
e
tutti
,
a
Palermo
,
e
più
di
tutti
il
padre
,
s
'
erano
sempre
guardati
dal
farle
sapere
ciò
che
la
madre
era
stata
.
Ma
una
Montalto
sul
palcoscenico
?
Orrore
!
E
anche
lei
,
sì
,
doveva
riconoscerlo
,
provava
tra
sé
e
sé
un
certo
segreto
ribrezzo
.
Tuttavia
,
per
lanciare
una
sfida
al
cugino
Lando
e
per
far
onta
a
quello
zio
che
si
vergognava
finanche
di
mantenerli
di
nascosto
,
oh
,
non
solo
questo
ribrezzo
avrebbe
saputo
vincere
facilmente
,
ma
qualunque
altro
!
Lando
,
poco
dopo
,
era
venuto
anche
lui
a
stabilirsi
a
Roma
,
e
insieme
col
padre
aveva
cercato
di
ammansarla
,
di
rabbonirla
.
No
,
no
e
no
.
Già
s
'
era
innamorata
di
quel
suo
sogno
per
Francesco
D
'
Atri
,
che
,
fin
dal
primo
vederla
,
era
rimasto
come
abbagliato
di
lei
.
Perché
poi
non
l
'
aveva
ritenuta
capace
Francesco
D
'
Atri
di
serbarsi
fedele
a
quel
sogno
?
come
non
aveva
compreso
che
un
tal
dubbio
,
un
tal
timore
,
manifestati
con
certi
sguardi
pietosi
,
con
certi
mezzi
sorrisi
afflitti
,
l
'
avrebbero
offesa
acerbamente
,
al
pari
della
libertà
concessa
,
anzi
quasi
imposta
,
non
ostanti
quel
dubbio
e
quel
timore
?
Dunque
per
lui
una
sua
caduta
era
inevitabile
e
ci
si
rassegnava
?
E
se
lui
non
credeva
,
qual
merito
,
qual
premio
,
a
non
cadere
?
Per
se
stessa
?
Ah
sì
,
per
se
stessa
!
Le
era
morto
il
padre
,
da
poco
.
Addolorata
,
amareggiata
profondamente
,
eppur
costretta
a
far
buon
viso
a
tutti
,
s
'
era
veduta
,
pure
in
quei
giorni
di
lutto
,
vigilata
da
Lando
con
occhi
freddamente
sdegnosi
.
In
un
momento
d
'
angoscia
,
di
esasperazione
,
in
un
momento
di
vera
pazzia
,
perché
lo
sdegno
di
quegli
occhi
si
ritorcesse
anche
contro
di
lui
,
gli
s
'
era
offerta
.
Probo
,
intemerato
,
incorruttibile
,
Lando
l
'
aveva
respinta
.
Oh
,
e
allora
,
più
per
vendicarsi
di
lui
che
della
triste
e
muta
sconfidenza
del
vecchio
marito
,
s
'
era
buttata
in
braccio
di
Corrado
Selmi
,
e
giù
,
giù
,
giù
...
orribilmente
,
sì
...
come
un
'
ubriaca
,
come
una
pazza
aveva
sguazzato
un
anno
nello
scandalo
.
Ma
via
!
Non
le
aveva
detto
anche
or
ora
il
vecchio
,
che
non
trovava
nulla
da
ridire
?
Perché
dunque
avrebbe
dovuto
farsene
un
rimorso
?
Oh
,
non
si
era
davvero
divertita
in
quell
'
anno
della
sua
relazione
col
Selmi
.
Che
voleva
da
lei
ora
,
il
marito
?
Donna
Giannetta
scrollò
le
spalle
,
e
subito
vide
quel
suo
gesto
,
come
se
l
'
avesse
fatto
un
'
altra
davanti
a
lei
.
Aveva
spiccatissima
la
facoltà
strana
di
osservarsi
così
,
quasi
da
fuori
anche
nei
momenti
di
maggior
concitazione
,
di
vedersi
muovere
,
di
sentirsi
parlare
o
ridere
;
e
ne
aveva
quasi
sgomento
,
talvolta
,
e
spesso
fastidio
;
temeva
che
i
suoi
atteggiamenti
,
i
suoi
gesti
,
il
suono
della
sua
voce
,
gli
scatti
dei
suoi
sorrisi
potessero
apparire
studiati
;
soffriva
di
quel
raggelarsi
improvviso
dei
moti
più
spontanei
e
men
pensati
del
suo
essere
,
sorpresi
in
sul
nascere
da
lei
stessa
in
sé
.
Si
passò
parecchie
volte
la
mano
su
la
fronte
e
cercò
d
'
affondarsi
in
un
pensiero
che
le
togliesse
la
visione
di
sé
,
così
costernata
.
Ecco
.
L
'
altra
sciagura
...
Quale
poteva
essere
l
'
altra
sciagura
di
cui
il
marito
avrebbe
voluto
parlarle
?
Il
volto
le
si
fece
scuro
.
Davanti
agli
occhi
le
sorse
l
'
immagine
del
Selmi
,
che
,
o
sbigottito
,
per
romper
quella
furia
di
scandalo
,
o
per
timore
di
perderla
,
cominciando
ella
a
essere
stufa
,
o
con
la
speranza
di
legarla
a
sé
maggiormente
,
o
forse
anche
per
vendetta
,
non
aveva
saputo
impedire
che
divenisse
madre
.
Sì
,
non
c
'
era
dubbio
:
l
'
altra
sciagura
,
a
cui
il
vecchio
alludeva
,
era
la
figlia
,
quella
bambina
...
-
Due
sciagure
ti
sono
capitate
...
Una
,
l
'
hai
proprio
voluta
.
L
'
altra
,
dunque
,
no
.
E
aveva
ragione
:
quest
'
altra
sciagura
,
non
l
'
aveva
proprio
voluta
.
Ma
se
egli
sapeva
tutto
,
e
sapeva
che
lei
non
poteva
sentire
alcun
affetto
per
quella
creatura
che
le
ricordava
l
'
amante
odiato
,
perché
poc
'
anzi
s
'
era
fatto
trovare
presso
quella
bambina
piangente
,
con
un
campanello
in
mano
?
Perché
tanta
ostentazione
di
tenerezza
per
quella
creatura
?
Perché
aveva
voluto
accomunarla
a
sé
,
come
per
mettersi
con
essa
di
fronte
a
lei
,
dicendo
che
entrambi
-
lui
e
la
bambina
-
rappresentavano
per
lei
due
sciagure
?
Che
voleva
concludere
?
Donna
Giannetta
si
pentì
d
'
aver
finto
di
dormire
.
Rimase
ancora
un
pezzo
a
riflettere
;
poi
uscì
dalla
camera
in
punta
di
piedi
e
,
al
bujo
,
trattenendo
il
respiro
,
si
recò
fino
all
'
uscio
della
camera
del
marito
.
Origliò
,
poi
si
chinò
a
guardare
attraverso
il
buco
della
serratura
.
Francesco
D
'
Atri
,
seduto
lì
nella
sua
camera
,
come
dianzi
nella
camera
di
lei
,
coi
gomiti
sui
ginocchi
e
la
testa
tra
le
mani
,
piangeva
.
Donna
Giannetta
si
sentì
fendere
la
schiena
da
un
brivido
e
si
ritrasse
sconvolta
,
in
preda
a
uno
stupore
che
era
anche
sgomento
.
-
Piange
...
Restò
lì
,
tremante
,
senza
riuscire
a
formare
un
pensiero
.
Poi
,
improvvisamente
,
temendo
ch
'
egli
aprisse
l
'
uscio
e
la
scoprisse
lì
in
agguato
,
si
mosse
per
rientrare
nella
sua
camera
.
Ma
,
passando
come
una
ladra
davanti
all
'
uscio
della
camera
ove
dormiva
la
bambina
,
si
fermò
.
Anche
la
bambina
,
qua
,
piangeva
!
Tutt
'
e
due
...
Inconsciamente
,
quasi
per
trovare
un
rifugio
che
la
nascondesse
a
se
medesima
in
quel
momento
,
schiuse
quell
'
uscio
,
entrò
.
La
bàlia
,
seduta
in
mezzo
al
letto
,
smaniava
,
disperata
.
La
bambina
,
dopo
un
breve
sonno
inquieto
,
aveva
ripreso
a
contorcersi
per
le
doglie
e
a
vagire
così
.
Donna
Giannetta
non
intese
bene
dapprima
ciò
che
la
bàlia
diceva
;
allungò
una
mano
su
la
bambina
trangosciata
e
subito
la
ritrasse
,
quasi
per
ribrezzo
.
Com
'
era
fredda
!
Ma
bisognava
farla
tacere
...
Quel
pianto
era
insopportabile
...
Non
voleva
latte
?
Era
fasciata
forse
troppo
stretta
?
Volle
sfasciarla
lei
,
con
le
sue
mani
.
Oh
che
gambette
misere
,
paonazze
...
e
come
tremavano
,
contratte
dallo
spasimo
...
si
provò
a
tenergliele
;
ma
erano
gelate
!
Era
tutta
gelata
,
quella
povera
piccina
...
Fosse
stato
almeno
un
maschio
;
ma
no
,
ecco
,
femminuccia
...
Con
che
ravvolgerla
?
Ecco
là
,
la
copertina
della
culla
...
Su
,
su
,
Donna
Giannetta
se
la
prese
in
braccio
,
se
la
strinse
contro
il
seno
,
forte
e
delicatamente
,
e
si
mise
a
passeggiare
per
la
camera
,
cullando
la
figlioletta
col
dondolìo
della
persona
,
come
non
aveva
mai
fatto
.
E
stupì
di
saperlo
fare
.
Sentiva
sul
seno
le
contrazioni
del
piccolo
ventre
addogliato
e
quasi
il
gorgoglio
del
pianto
dentro
quel
corpicciolo
tenero
e
freddo
.
Quasi
senza
volerlo
,
allora
,
si
mise
a
piangere
anche
lei
,
non
per
pietà
della
piccina
,
no
...
o
fors
'
anche
,
sì
,
perché
la
vedeva
soffrire
...
ma
piangeva
anche
perché
...
perché
non
lo
sapeva
neppur
lei
.
A
poco
a
poco
la
piccina
,
come
se
sentisse
il
calore
dell
'
amor
materno
che
per
la
prima
volta
la
confortava
,
si
quietò
di
nuovo
.
Donna
Giannetta
era
già
stanca
,
tanto
stanca
,
e
pur
non
di
meno
seguitò
ancora
un
pezzo
a
passeggiare
e
a
batter
lievemente
,
a
ogni
passo
,
una
mano
sulle
spallucce
della
piccina
.
Poi
si
fermò
;
con
la
massima
cautela
,
per
non
farla
svegliare
,
se
la
tolse
dal
seno
;
si
mise
a
sedere
e
se
la
adagiò
su
le
ginocchia
;
fe
'
cenno
alla
bàlia
di
rimanersene
a
letto
e
,
al
lume
del
lampadino
da
notte
,
si
diede
a
contemplare
la
figliuola
.
Vide
quella
creaturina
,
tranquilla
ora
per
opera
sua
,
lì
in
grembo
a
lei
,
come
non
l
'
aveva
mai
veduta
.
Forse
perché
non
aveva
mai
fatto
nulla
per
lei
,
povera
piccina
,
cresciuta
finora
senz
'
affetto
,
senza
cure
...
E
che
colpa
aveva
lei
?
Strizzò
gli
occhi
,
come
per
ricacciare
,
indietro
un
sentimento
odioso
...
Ma
no
!
Che
colpa
aveva
la
piccina
d
'
esser
nata
?
E
a
un
tratto
,
guardando
così
la
figlia
,
comprese
quel
che
il
marito
voleva
dirle
.
Egli
era
e
si
sentiva
vecchio
,
e
sapeva
di
non
poter
riempire
la
vita
di
lei
;
ma
ella
aveva
una
figlia
ora
;
e
una
figlia
può
e
deve
riempir
la
vita
d
'
una
madre
.
Egli
poteva
fare
uno
scandalo
,
e
non
l
'
aveva
fatto
;
non
solo
,
ma
aveva
dato
anzi
a
quella
bambina
,
che
non
era
sua
,
il
prestigio
del
nome
,
del
grado
,
e
anche
...
sì
,
anche
la
sua
tenerezza
.
Orbene
,
lei
,
madre
,
poteva
dar
bene
alla
propria
figlia
l
'
affetto
,
le
cure
,
l
'
esempio
d
'
una
condotta
illibata
.
Ecco
,
sì
,
questo
,
questo
senza
dubbio
,
egli
voleva
dirle
.
E
lei
aveva
fatto
finta
di
dormire
...
A
lungo
donna
Giannetta
rimase
lì
,
quella
notte
,
a
pensare
,
con
la
bambina
in
grembo
.
Pensò
con
amarissimo
rimpianto
al
suo
sogno
giovanile
;
e
,
con
nausea
,
a
quel
che
gli
uomini
le
avevano
offerto
in
cambio
di
quel
sogno
...
Stupide
finzioni
,
volgarità
schifose
...
Poi
,
a
poco
a
poco
,
cedette
al
sonno
.
Prima
dell
'
alba
,
Francesco
D
'
Atri
,
attraversando
il
corridojo
per
recarsi
allo
studio
,
vide
aperto
l
'
uscio
della
camera
della
bàlia
e
sporse
il
capo
a
guardare
.
Rimase
stupito
nel
trovare
la
moglie
lì
addormentata
su
una
poltrona
,
con
la
bambina
in
braccio
.
Le
s
'
accostò
pian
piano
per
contemplarla
e
sentì
lo
stupore
sciogliersi
,
con
un
tremore
per
le
vene
,
in
una
tenerezza
infinita
.
si
chinò
e
le
sfiorò
con
un
bacio
la
fronte
.
Donna
Giannetta
si
destò
;
provò
anche
lei
stupore
,
dapprima
,
nel
ritrovarsi
lì
,
con
la
piccina
su
le
ginocchia
;
poi
sorrise
-
vide
quel
suo
sorriso
-
e
,
tendendo
una
mano
al
marito
e
guardandolo
con
gli
occhi
pieni
d
'
una
gioja
nuova
,
gli
domandò
:
-
Va
bene
così
?
CAPITOLO
SECONDO
Da
una
ventina
di
giorni
,
tutti
,
anche
quelli
che
andavano
per
via
frettolosi
e
sopra
pensiero
,
si
voltavano
,
si
fermavano
a
mirare
un
vecchiotto
nodoso
e
ferrigno
,
con
un
piccolo
zàino
alle
spalle
,
quattro
medaglie
al
petto
e
un
cappellaccio
nero
,
da
cui
scappava
un
arruffio
di
peli
,
i
gialli
cernecchi
confusi
col
barbone
lanoso
,
abbatuffolato
.
Camminava
quel
vecchiotto
come
in
sogno
,
gli
occhi
lustri
,
ilari
e
lagrimosi
,
senz
'
alcun
sospetto
della
sua
straordinaria
apparizione
per
le
vie
e
le
piazze
di
Roma
,
in
quella
comica
acconciatura
e
con
quella
goffa
aria
di
selvaggio
intenerito
.
Ma
,
lasciati
a
Valsanìa
il
berretto
villoso
,
gli
scarponi
imbullettati
e
il
fucile
,
indossato
il
vestito
nuovo
di
panno
turchino
e
,
sotto
alla
ruvida
camicia
d
'
albagio
violacea
,
un
'
altra
camicia
di
tela
che
gli
sovrabbondava
bianca
e
floscia
dal
collo
e
dalle
maniche
;
con
quel
cappellaccio
nero
e
le
scarpe
pulite
,
Mauro
Mortara
era
sicuro
d
'
essersi
acconciato
da
compìto
cittadino
.
La
giacca
,
sì
,
aveva
su
i
fianchi
certi
rigonfii
...
ma
le
pistole
,
eh
quelle
aveva
fatto
voto
di
non
lasciarle
mai
.
Le
quattro
medaglie
poi
che
gli
s
'
intravedevano
appese
alla
camicia
d
'
albagio
,
sul
petto
,
se
le
era
portate
(
chiestane
licenza
al
Generale
)
unicamente
per
dimostrare
ch
'
era
degno
di
passare
per
Roma
,
che
s
'
era
meritata
la
grazia
e
guadagnato
l
'
onore
di
vederla
.
Tutti
i
documenti
erano
dentro
lo
zainetto
.
Come
avrebbe
potuto
supporre
che
quelle
medaglie
,
a
Roma
,
attufata
d
'
odio
e
tutta
imbrattata
di
fango
in
quei
lividi
giorni
,
dovessero
chiamare
su
le
labbra
un
ghigno
di
scherno
,
diventata
quasi
titolo
d
'
infamia
la
qualifica
di
«
vecchio
patriota
»
?
Senza
il
più
lontano
sospetto
che
ridessero
di
lui
,
Mauro
Mortara
rideva
a
tutti
coloro
che
gli
ridevano
in
faccia
,
credendo
che
partecipassero
alla
sua
gioja
,
a
quella
sua
gioja
rigata
di
lagrime
che
,
quasi
grillandogli
attorno
come
una
luce
,
gli
abbagliava
ogni
cosa
.
Non
vedeva
altro
di
Roma
,
che
questa
sua
gioja
di
esserci
;
e
tutto
in
quella
fiamma
d
'
allucinazione
gli
si
presentava
magico
e
vaporoso
;
e
non
sentiva
la
terra
sotto
i
piedi
.
Tre
,
quattro
volte
,
nell
'
allungare
il
passo
,
gli
era
venuto
meno
il
marciapiedi
,
e
per
poco
non
era
ruzzolato
.
Andava
com
'
ebro
,
senza
mèta
,
smarrito
,
annegato
nella
sua
beatitudine
;
e
appena
gli
fantasmeggiava
davanti
un
aspetto
grandioso
,
giù
altre
lagrime
dagli
occhi
gonfii
di
commozione
.
Lando
Laurentano
avrebbe
voluto
dargli
una
guida
;
ma
che
guida
!
non
voleva
saper
nulla
;
non
voleva
che
gli
si
precisasse
nulla
;
temeva
istintivamente
che
ogni
notizia
,
ogn
'
indicazione
,
ogni
conoscenza
anche
sommaria
gli
rimpiccolisse
quella
smisurata
,
fluttuante
immagine
di
grandezza
,
che
il
sentimento
gli
creava
.
Roma
doveva
rimanere
per
lui
,
come
il
mare
,
sconfinata
.
E
ritornando
la
sera
,
stanco
e
non
sazio
,
al
villino
di
via
Sommacampagna
dove
Lando
abitava
,
alle
domande
se
avesse
veduto
il
Colosseo
,
il
Foro
,
il
Campidoglio
:
-
Ho
visto
,
ho
visto
!
-
rispondeva
in
fretta
.
-
Non
mi
dite
niente
...
Ho
visto
!
-
Anche
San
Pietro
?
-
Oh
Marasantissima
!
Vi
dico
che
ho
visto
.
Non
voglio
saper
niente
!
Questo
...
quello
...
che
me
n
'
importa
?
È
tutto
Roma
!
Che
gl
'
importava
di
sapere
chi
fosse
quel
cavaliere
con
le
gambe
nude
e
la
corona
in
capo
sul
gran
cavallo
di
bronzo
in
quell
'
alta
piazza
vegliata
da
statue
in
capo
alla
salita
,
dominata
da
una
torre
e
porticata
a
destra
e
a
sinistra
?
Era
a
Roma
?
E
dunque
era
un
grande
,
certo
,
un
eroe
dell
'
antichità
,
un
vittorioso
,
un
padrone
del
mondo
.
E
quella
statua
lì
,
rossa
,
seduta
sopra
la
fontana
,
con
una
palla
in
mano
?
Roma
:
quella
era
Roma
,
col
mondo
in
pugno
,
e
basta
.
Se
per
quella
piazza
non
fosse
passata
di
continuo
tanta
gente
,
si
sarebbe
chinato
a
baciar
l
'
orlo
di
quella
fontana
,
accostato
a
baciare
il
piedestallo
di
quel
cavaliere
con
le
gambe
nude
.
E
perché
s
'
affaccendava
lassù
tutta
quella
gente
?
Ma
perché
lavorava
a
far
più
grande
Roma
:
ecco
perché
!
si
davano
tutti
da
fare
per
questo
.
E
Roma
,
Roma
...
eccola
là
:
di
nuovo
,
tra
poco
,
tutto
il
mondo
in
pugno
avrebbe
tenuto
,
così
!
Era
lui
davvero
,
Mauro
Mortara
,
a
Roma
?
respirava
proprio
lui
lassù
quell
'
aria
di
Roma
?
toccava
proprio
lui
coi
piedi
il
suolo
di
Roma
?
vedeva
lui
tutte
quelle
grandezze
?
o
era
sogno
?
Ah
,
si
potevano
chiudere
ora
gli
occhi
suoi
,
dopo
tanta
grazia
?
Veduta
Roma
,
avevano
veduto
tutto
.
Posta
la
sua
firma
nel
registro
del
Pantheon
,
alla
tomba
del
Re
,
poteva
morire
:
aveva
dato
atto
di
presenza
nella
vita
,
risposto
all
'
appello
della
storia
.
Che
stupore
!
Se
le
era
trovate
davanti
all
'
improvviso
,
quelle
colonne
scure
e
maestose
.
Nel
dubbio
che
fosse
una
chiesa
,
s
'
era
tenuto
in
prima
d
'
entrare
per
il
cancello
semichiuso
della
ringhiera
,
come
vedeva
fare
a
tanti
.
Venendo
a
Roma
,
aveva
stabilito
che
,
dalle
chiese
,
alla
larga
!
Rispettare
Dio
,
sì
,
ma
in
cielo
...
E
non
era
entrato
difatti
neanche
in
San
Pietro
.
In
mano
ai
preti
,
lui
?
Maramèo
!
Con
occhi
torvi
aveva
guatato
il
Vaticano
,
premendo
coi
gomiti
su
i
fianchi
il
calcio
delle
due
pistole
.
Era
dunque
una
chiesa
anche
quella
?
Stava
per
domandarlo
,
quando
gli
s
'
era
accostato
un
venditore
di
vedute
di
Roma
:
-
Il
Pantheon
...
la
tomba
del
Re
...
-
Là
dentro
?
E
subito
allora
era
entrato
.
Quell
'
occhio
tondo
aperto
nella
cupola
,
da
cui
si
vedeva
il
cielo
,
l
'
altare
di
fronte
lo
avevano
un
po
'
sconcertato
.
Dov
'
era
la
tomba
del
Re
?
Eccola
là
,
a
destra
,
in
alto
,
di
bronzo
...
E
s
'
era
avvicinato
,
timoroso
;
aveva
veduto
sotto
la
tomba
i
due
veterani
di
guardia
,
con
le
medaglie
al
petto
,
il
registro
per
le
firme
dei
visitatori
e
,
con
gli
occhi
ridenti
e
invetrati
di
lagrime
,
aveva
sollevato
un
po
'
la
giacca
per
far
vedere
a
quelli
che
aveva
il
diritto
,
lui
,
di
firmare
.
Quei
due
veterani
non
avevano
compreso
bene
,
forse
,
ciò
che
avesse
voluto
dire
e
,
vedendolo
ridere
e
piangere
insieme
,
lo
avevano
preso
fors
'
anche
per
matto
.
Sì
,
aveva
risposto
lui
,
col
capo
:
or
ora
,
dopo
tutti
gli
altri
;
ché
,
un
po
'
per
la
mano
poco
avvezza
,
un
po
'
per
gli
occhi
e
sopra
tutto
poi
per
la
commozione
,
chi
sa
quanto
tempo
ci
avrebbe
messo
!
Alla
fine
,
rimasto
solo
davanti
ai
veterani
dopo
aver
raspato
alla
meglio
sul
registro
,
a
lettera
a
lettera
,
nome
,
cognome
e
luogo
di
nascita
:
-
Ah
,
da
Girgenti
...
siciliano
?
-
s
'
era
sentito
domandare
da
uno
di
quelli
,
che
con
gli
occhi
aveva
tenuto
dietro
alla
penna
.
-
Avete
fatto
la
campagna
del
Sessanta
?
-
Eccole
qua
!
-
gli
aveva
risposto
,
gongolante
,
mostrando
le
medaglie
.
-
E
questa
,
del
Quarantotto
!
-
Ah
,
reduce
del
Quarantotto
...
E
siete
danneggiato
?
-
Come
,
danneggiato
?
Che
vuol
dire
?
-
Se
avete
la
pensione
dei
danneggiati
politici
...
Ma
che
pensione
!
Lui
?
Perché
la
pensione
?
Non
aveva
niente
,
lui
.
Non
sapeva
neppure
che
ci
fosse
,
quella
pensione
;
e
se
l
'
avesse
saputo
,
non
l
'
avrebbe
mai
chiesta
.
Prender
danaro
per
quel
che
aveva
fatto
?
Ma
gli
dovevano
prima
cascar
le
mani
!
Quelli
,
ch
'
eran
due
piemontesi
,
s
'
erano
messi
a
ridere
,
guardandosi
negli
occhi
.
Lo
avevano
approvato
-
credeva
lui
-
sicuramente
.
Sì
,
come
lo
approvavano
,
nel
villino
,
ogni
sera
,
Raffaele
il
cameriere
e
Torello
il
servitorino
,
dopo
la
severa
riprensione
del
padrone
che
li
aveva
sorpresi
in
un
momento
che
se
lo
pigliavano
a
godere
proprio
di
gusto
.
Alle
esclamazioni
di
gioja
,
di
meraviglia
,
di
entusiasmo
,
di
soddisfazione
,
alle
ingenue
considerazioni
di
Mauro
sulla
grandezza
della
patria
,
Lando
Laurentano
,
benché
pieno
in
quei
giorni
di
sdegno
e
di
nausea
,
non
aveva
mai
replicato
;
aveva
trattenuto
il
sorriso
anche
quando
il
suo
caro
vecchio
,
una
di
quelle
sere
,
era
entrato
ad
annunziargli
ancor
tutto
esultante
:
-
Ho
visto
il
Re
!
ho
visto
il
Re
!
Oh
,
povero
figlio
mio
,
come
avrei
potuto
mai
crederlo
?
tutto
bianco
...
bianco
come
me
...
Chi
sa
quanto
gli
costa
sedere
lassù
!
quanti
pensieri
!
Eh
,
il
palo
è
lui
!
c
'
è
poco
da
dire
:
il
palo
che
regge
tutto
...
E
sapete
?
M
'
ha
salutato
!
se
la
carrozza
andava
più
piano
,
mi
buttavo
in
ginocchio
,
com
'
è
vero
Dio
!
«
Sentirsi
in
petto
per
un
momento
quel
cuore
!
»
aveva
pensato
con
tenerezza
e
con
invidia
Lando
Laurentano
.
«
Potere
con
quella
stessa
fede
,
con
quella
stessa
purezza
d
'
intenti
,
nutrire
un
sogno
,
un
più
vasto
sogno
;
affrontare
per
esso
più
aspre
lotte
e
vincere
,
per
goder
poi
una
gioja
più
pura
e
più
grande
di
quella
!
»
.
Come
per
ritemprarsi
e
lavarsi
lo
spirito
di
tutte
le
sozzure
sbomicanti
in
quei
giorni
dalla
vita
nazionale
,
s
'
era
immerso
nei
discorsi
di
quel
vecchio
,
strambi
,
sì
,
ma
vero
lavacro
di
purezza
e
di
fede
.
La
sua
vista
,
la
sua
presenza
a
Roma
,
in
quei
giorni
,
gli
facevano
apparir
più
sozzi
,
più
turpi
tutti
coloro
che
della
fortuna
insigne
d
'
esser
nati
in
un
momento
supremo
e
glorioso
s
'
erano
avvantaggiati
come
ingordi
mercanti
e
ladri
speculatori
.
Che
ne
sapeva
,
che
poteva
saperne
quel
vecchio
,
il
quale
,
dopo
aver
dato
il
meglio
della
sua
forte
e
ingenua
natura
alla
patria
,
s
'
era
ritratto
in
solitudine
a
fantasticare
sul
frutto
che
l
'
opera
sua
avrebbe
certamente
recato
,
sicuro
che
tutti
gli
altri
avevano
fatto
come
lui
?
Egli
non
pensava
:
sentiva
soltanto
:
fiamma
accesa
,
che
si
beava
nel
suo
lume
e
nel
suo
calore
,
e
tutto
avvivava
intorno
a
sé
di
questo
lume
.
E
,
certo
,
come
ora
qua
non
avvertiva
la
tempesta
di
fango
in
mezzo
alla
quale
passava
raggiante
di
gioja
e
d
'
entusiasmo
,
da
trent
'
anni
in
Sicilia
non
aveva
mai
avvertito
gli
orrori
delle
tante
ingiustizie
,
la
desolazione
dell
'
abbandono
,
il
crollo
delle
illusioni
,
il
grido
e
le
minacce
della
miseria
.
Impensierito
dalle
notizie
di
giorno
in
giorno
più
gravi
che
gli
arrivavano
di
laggiù
,
Lando
avrebbe
voluto
qualche
ragguaglio
da
lui
,
almeno
intorno
alla
provincia
di
Girgenti
;
ma
non
glien
'
aveva
neppur
fatto
cenno
,
sicuro
che
gli
avrebbe
oscurato
d
'
un
tratto
tutta
la
festa
col
fargli
sapere
ch
'
egli
,
il
nipote
del
Generale
,
era
per
quelli
che
egli
in
buona
fede
doveva
stimar
nemici
della
patria
,
e
dunque
un
nemico
della
patria
anche
lui
.
Gli
aveva
domandato
invece
notizie
del
padre
.
-
Giù
,
dovete
venire
giù
con
me
!
-
gli
aveva
risposto
Mauro
recisamente
.
-
Voi
siete
il
ladro
;
io
,
il
carabiniere
.
E
ringraziate
Dio
che
ha
mandato
me
!
Poteva
mandarvi
un
plotone
di
quei
suoi
terribili
pagliacci
,
con
Sciaralla
il
capitano
.
Lando
aveva
schiuso
le
labbra
a
un
sorriso
afflitto
.
E
allora
Mauro
,
picchiandosi
la
fronte
con
una
mano
:
-
Testa
!
Che
volete
farci
?
Me
li
manda
anche
lì
,
a
Valsanìa
,
vestiti
a
quel
modo
,
nella
casa
di
suo
Padre
!
Il
cuore
mi
si
volta
in
petto
e
vedo
rosso
,
vi
giuro
,
certe
volte
!
Basta
,
che
dicevamo
?
Ah
...
anche
questa
vi
pare
che
sia
da
meno
?
andare
a
sposar
di
nuovo
,
alla
sua
età
,
e
una
di
quella
razza
!
Santo
e
santissimo
non
so
chi
e
non
so
come
,
il
padre
di
quello
,
vi
dico
,
quando
vostro
nonno
fu
mandato
in
esilio
,
andò
in
chiesa
a
cantare
il
Te
Deum
.
E
lui
,
lui
,
questo
don
Flaminio
Salvo
...
Corpo
di
Dio
,
sapete
che
ho
dovuto
sopportarmelo
per
un
mese
a
Valsanìa
?
Ah
,
che
bracalone
quel
vostro
zio
don
Cosmo
!
«
Come
!
»
doveva
dire
.
«
Flaminio
Salvo
a
Valsania
?
»
E
invece
,
niente
!
Padronissimo
.
E
sapete
come
sono
stato
io
per
un
mese
?
Come
una
bestia
che
va
cercando
tutti
i
buchi
e
i
bucherelli
per
nascondersi
.
Se
lo
vedevo
...
sangue
di
...
per
qua
lo
afferravo
,
vi
dico
,
per
la
gola
,
e
là
,
suona
che
ti
suono
,
cazzotti
dove
coglievo
coglievo
!
Sapete
che
quando
mi
piglia
quel
momentaccio
,
bestiale
come
sono
...
Lasciamo
andare
!
Questo
don
Flaminio
Salvo
,
al
quarantotto
,
che
fece
?
ve
lo
dico
io
che
fece
,
andò
dritto
filato
a
denunziare
alla
sbirraglia
borbonica
il
luogo
dove
s
'
era
nascosto
don
Stefano
Auriti
con
vostra
zia
donna
Caterina
.
Storia
!
E
ora
,
a
Girgenti
,
porta
tutti
i
preti
in
pianta
di
mano
!
Ma
Dio
,
ah
Dio
l
'
ha
castigato
!
La
moglie
,
pazza
!
Peccato
che
la
figlia
...
quella
,
no
:
buona
,
la
figlia
;
buona
e
bella
...
Ma
non
vi
venisse
in
mente
,
oh
,
di
pigliarvela
in
moglie
!
Voi
,
caro
mio
,
portate
il
nome
di
vostro
nonno
,
ricordatevelo
!
E
il
nome
di
Gerlando
Laurentano
dev
'
essere
per
voi
...
che
dico
?
no
,
caro
mio
,
non
ridete
...
di
queste
cose
non
dovete
ridere
davanti
a
me
!
-
Rido
,
-
gli
aveva
risposto
Lando
,
-
perché
ha
mandato
un
buon
ambasciatore
mio
padre
per
persuadermi
ad
assistere
alle
sue
nozze
!
E
Mauro
,
mettendo
le
mani
avanti
:
-
Ah
no
,
che
c
'
entra
?
io
le
cose
le
dico
papali
in
faccia
,
anche
a
lui
.
E
,
tanto
,
se
non
le
dico
,
mi
si
leggono
in
fronte
lo
stesso
...
Ciascuno
col
sentimento
suo
.
Ma
voi
dovete
venire
con
me
,
perché
il
padre
è
padrone
,
caro
mio
.
Non
andate
di
vostra
volontà
.
Lui
,
com
'
ha
cominciato
,
deve
finire
.
Se
s
'
è
messo
per
quella
via
,
che
volete
farci
?
Ve
ne
verrete
per
un
po
'
di
giorni
a
Valsanìa
,
a
ristorarvi
;
vi
arrabbierete
un
po
'
con
quello
stolido
di
vostro
zio
don
Cosmo
;
ma
poi
ci
sono
io
,
c
'
è
il
camerone
del
Generale
,
intatto
,
tal
quale
...
Entrando
là
,
il
petto
...
ah
!
vi
s
'
allarga
e
il
cuore
vi
si
fa
tanto
...
Voi
,
non
so
,
mi
parete
...
Con
permesso
,
lasciatemi
sentir
l
'
orologio
.
Gli
s
'
era
accostato
,
gli
aveva
posato
un
orecchio
sul
petto
,
dalla
parte
del
cuore
e
,
ridendo
furbescamente
,
aveva
concluso
:
-
Ho
capito
!
L
'
ora
delle
femmine
.
Calmo
e
freddo
in
apparenza
,
Lando
Laurentano
covava
in
segreto
un
dispetto
amaro
e
cocente
del
tempo
in
cui
gli
era
toccato
in
sorte
di
vivere
;
dispetto
che
non
si
sfogava
mai
in
invettive
o
in
rampogne
,
conoscendo
che
,
quand
'
anche
avessero
trovato
eco
negli
altri
,
come
ne
trovavano
difatti
quelle
dei
tanti
malcontenti
in
buona
o
in
mala
fede
,
non
avrebbero
approdato
a
nulla
.
Era
,
quel
suo
dispetto
,
come
il
fermento
d
'
un
mosto
inforzato
,
in
una
botte
che
già
sapeva
di
secco
.
La
vigna
era
stata
vendemmiata
.
Tutti
i
pampini
ormai
erano
ingialliti
;
s
'
accartocciavano
aridi
;
cadevano
;
i
tralci
nudi
si
storcevano
nella
nebbia
autunnale
,
come
chi
si
stiri
in
un
lungo
e
sordo
spasimo
di
noja
;
nella
grigia
distesa
dei
campi
,
tra
la
caligine
umida
,
non
rimaneva
più
altro
che
un
accennar
muto
e
lieve
e
lento
di
pàlmiti
vagabondi
.
Aveva
dato
il
suo
frutto
,
il
tempo
.
E
lui
era
venuto
a
vendemmia
già
fatta
.
Il
mosto
generoso
e
grosso
,
raccolto
in
Sicilia
con
gioja
impetuosa
,
mescolato
con
l
'
asciutto
e
brusco
del
Piemonte
,
poi
col
frizzante
e
aspretto
di
Toscana
,
ora
col
passante
,
raccolto
tardi
e
quasi
di
furto
nella
vigna
del
Signore
,
mal
governato
in
tre
tini
e
nelle
botti
,
mal
conciato
ora
con
tiglio
or
con
allume
,
s
'
era
irrimediabilmente
inacidito
.
Età
sterile
,
per
forza
,
la
sua
,
come
tutte
quelle
che
succedono
a
un
tempo
di
straordinario
rigoglio
.
Bisognava
assistere
,
tristi
e
inerti
,
allo
spettacolo
di
tutti
coloro
che
avevan
dato
mano
all
'
opera
e
volevano
ora
esser
soli
a
darle
assetto
;
alcuni
tuttavia
sovreccitati
e
quasi
farneticanti
,
altri
già
lassi
e
crogiolantisi
con
senile
sorriso
di
sufficienza
nella
soddisfazione
d
'
un
'
ardua
fatica
comunque
terminata
,
di
cui
non
volevano
vedere
i
difetti
,
né
che
altri
li
vedesse
.
Ah
,
in
verità
,
sorte
miserabile
quella
dell
'
eroe
che
non
muore
,
dell
'
eroe
che
sopravvive
a
se
stesso
!
Già
l
'
eroe
,
veramente
,
muore
sempre
,
col
momento
:
sopravvive
l
'
uomo
e
resta
male
.
Guaj
se
non
scoppia
l
'
anima
con
veemenza
,
investita
da
quel
vento
propulsore
che
la
gonfia
,
la
sforza
e
le
fa
assumere
a
un
tratto
una
terribile
maschera
di
grandezza
!
Dopo
quello
sforzo
,
caduto
il
vento
,
l
'
anima
violentata
non
sa
,
non
può
più
ricomporsi
nelle
sue
naturali
proporzioni
non
trova
più
il
suo
equilibrio
:
qua
ancora
abbottata
e
intumidita
,
là
floscia
,
ammaccata
,
casca
da
tutte
le
parti
e
,
come
un
pallone
in
cui
si
sia
consumato
lo
stoppaccio
,
incespica
e
si
straccia
in
tutti
gli
sterpi
della
via
dianzi
sorvolata
.
Lando
Laurentano
non
sfogava
il
dispetto
,
perché
,
non
avendo
potuto
prima
per
l
'
età
,
non
potendo
più
ora
per
l
'
inerzia
dei
tempi
far
nulla
,
sdegnava
come
troppo
facile
dir
che
gli
altri
avevano
fatto
male
.
Fare
...
ecco
,
poter
fare
,
senza
punte
parole
!
Avevano
fatto
gli
altri
.
Ora
era
il
tempo
delle
parole
.
Ne
facevano
tante
gli
altri
inutilmente
,
ch
'
egli
poteva
bene
risparmiar
le
sue
.
Vedeva
che
coloro
,
a
cui
era
stato
dato
di
fare
,
s
'
erano
dibattuti
a
lungo
tra
due
concezioni
,
una
vacua
e
l
'
altra
servile
:
quella
di
un
'
Italia
classica
e
quella
di
un
'
Italia
romantica
:
una
fantasima
in
toga
e
un
manichino
da
vestire
con
la
livrea
e
il
beneplacito
altrui
:
un
'
Italia
retorica
,
fatta
di
ricordi
di
scuola
,
quella
stessa
forse
vagheggiata
dal
Petrarca
e
suggerita
a
Cola
di
Rienzo
,
repubblicana
;
e
un
'
Italia
forestiera
,
o
inforestierata
tutta
nell
'
anima
e
negli
ordini
.
Purtroppo
,
le
necessità
storiche
dovevano
effettuar
questa
.
E
,
in
fondo
,
non
si
era
fatto
altro
che
sostituire
una
retorica
a
un
'
altra
;
alla
scolastica
imitazione
degli
antichi
,
la
spropositata
imitazione
degli
stranieri
.
Imitare
,
sempre
.
«
Oh
Italiani
,
-
aveva
gridato
dalle
Murate
di
Firenze
il
Guerrazzi
,
-
scimmie
e
non
uomini
!
»
.
Soffocati
dalle
così
dette
ragioni
di
Stato
gl
'
impeti
più
generosi
,
la
nazione
era
stata
messa
su
per
accomodamenti
e
compromissioni
,
per
incidenze
e
coincidenze
.
Un
solo
fuoco
,
una
sola
fiamma
avrebbe
dovuto
correre
da
un
capo
all
'
altro
d
'
Italia
per
fondere
e
saldare
le
varie
membra
di
essa
in
un
sol
corpo
vivo
.
La
fusione
era
mancata
per
colpa
di
coloro
che
avevano
stimato
pericolosa
la
fiamma
e
più
adatto
il
freddo
lume
dei
loro
intelletti
accorti
e
calcolatori
.
Ma
,
se
la
fiamma
s
'
era
lasciata
soffocare
,
non
era
pur
segno
che
non
aveva
in
sé
quella
forza
e
quel
calore
che
avrebbe
dovuto
avere
?
Che
nembo
di
fuoco
allegro
e
violento
dalla
Sicilia
su
su
fino
a
Napoli
!
Ancora
da
laggiù
,
più
tardi
,
la
fiamma
s
'
era
spiccata
per
arrivare
fino
a
Roma
...
Dovunque
era
stata
costretta
ad
arrestarsi
,
ad
Aspromonte
o
su
le
balze
del
Trentino
,
era
rimasto
un
vuoto
sordo
,
una
smembratura
.
Non
poteva
l
'
Italia
farsi
in
altro
modo
?
Segno
che
non
erano
ancora
ben
maturi
gli
eventi
,
o
che
eran
mancati
in
alcuni
l
'
energia
e
l
'
ardire
per
secondarli
.
Troppi
calcoli
e
riflessioni
ombrose
e
tentennamenti
e
scrupoli
e
ritegni
e
soggezioni
avevano
mortificato
la
creazione
della
patria
.
Che
fare
,
adesso
?
Per
chi
vuole
,
sì
,
è
sempre
tempo
di
far
bene
.
Ma
un
bene
modesto
,
umile
,
paziente
,
Lando
Laurentano
sentiva
che
non
era
per
lui
.
Gli
avevano
offerto
,
nelle
ultime
elezioni
generali
,
la
candidatura
in
uno
dei
collegi
di
Palermo
:
né
preghiere
,
né
pressioni
,
né
richiami
alla
disciplina
del
partito
erano
valsi
a
farlo
recedere
dal
rifiuto
.
Lui
,
a
Montecitorio
,
in
quel
momento
?
Meglio
affogarsi
in
una
fogna
!
Fin
da
giovinetto
s
'
era
nutrito
di
forti
e
severi
studii
,
non
tanto
per
bisogno
di
coltura
o
per
passione
,
quanto
per
poter
pensare
e
giudicare
a
suo
modo
,
e
serbare
così
,
conversando
con
gli
altri
,
l
'
indipendenza
del
proprio
spirito
.
Aveva
qua
,
nel
villino
solitario
di
via
Sommacampagna
,
una
ricca
biblioteca
,
ove
soleva
passare
parecchie
ore
del
giorno
.
Ma
,
leggendo
,
era
tratto
irresistibilmente
a
tradurre
in
azione
,
in
realtà
viva
quanto
leggeva
;
e
,
se
aveva
per
le
mani
un
libro
di
storia
,
provava
un
sentimento
indefinibile
di
pena
angustiosa
nel
veder
ridotta
lì
in
parole
quella
che
un
giorno
era
stata
vita
,
ridotto
in
dieci
o
venti
righe
di
stampa
,
tutte
allo
stesso
modo
interlineate
con
ordine
preciso
,
quello
ch
'
era
stato
movimento
scomposto
,
rimescolìo
,
tumulto
.
Buttava
via
il
libro
,
con
uno
scatto
di
sdegno
,
e
si
metteva
a
passeggiare
per
la
sala
.
Che
strana
impressione
gli
facevano
allora
tutti
quei
libri
nella
prigione
degli
alti
e
ampii
scaffali
che
coprivano
da
un
capo
all
'
altro
le
quattro
pareti
!
Dalle
due
finestre
basse
,
che
davano
sul
giardino
,
entrava
il
passerajo
fitto
,
assiduo
,
assordante
degl
'
innumerevoli
uccelletti
che
ogni
giorno
si
davan
convegno
sul
pino
là
,
palpitante
più
d
'
ali
che
di
foglie
.
Paragonava
quel
fremito
continuo
,
instancabile
,
quell
'
ebro
tumulto
di
voci
vive
,
con
le
parole
racchiuse
in
quei
libri
muti
,
e
gliene
cresceva
lo
sdegno
.
Composizioni
artificiose
,
vita
fissata
,
rappresa
in
forme
immutabili
,
costruzioni
logiche
,
architetture
mentali
,
induzioni
,
deduzioni
-
via
!
via
!
via
!
Muoversi
,
vivere
,
non
pensare
!
Che
angoscia
,
che
smanie
talvolta
,
se
s
'
affondava
nel
pensiero
che
anch
'
egli
,
inevitabilmente
,
coi
concetti
e
le
opinioni
che
cercava
di
formarsi
su
uomini
e
cose
,
con
le
finzioni
che
si
creava
,
con
gli
affetti
,
coi
desiderii
che
gli
sorgevano
,
fermava
,
fissava
in
sé
e
tutt
'
intorno
a
sé
in
forme
determinate
il
flusso
continuo
della
vita
!
Ma
se
già
egli
stesso
,
con
quel
suo
corpo
,
era
una
forma
determinata
,
una
forma
che
si
moveva
,
che
poteva
seguire
fino
a
un
certo
punto
questo
flusso
della
Vita
,
fino
a
tanto
che
,
man
mano
irrigidendosi
sempre
più
,
il
movimento
già
a
poco
a
poco
rallentato
non
sarebbe
cessato
del
tutto
!
Ebbene
,
certi
giorni
,
arrivava
a
sentire
per
il
suo
stesso
corpo
,
così
alto
e
smilzo
,
per
il
suo
volto
bruno
pallido
,
dalla
fronte
troppo
ampia
,
dalla
barba
nera
,
quadra
,
dal
naso
imperioso
in
contrasto
con
gli
occhi
da
arabo
sonnolento
e
voluttuoso
,
una
strana
antipatia
.
Se
li
guardava
nello
specchio
come
se
fossero
d
'
un
estraneo
.
Dentro
quel
suo
stesso
corpo
,
intanto
,
in
ciò
che
egli
chiamava
anima
,
il
flusso
continuava
indistinto
,
sotto
gli
argini
,
oltre
i
limiti
ch
'
egli
imponeva
per
comporsi
una
coscienza
,
per
costruirsi
una
personalità
.
Ma
potevano
anche
tutte
quelle
forme
fittizie
,
investite
dal
flusso
in
un
momento
di
tempesta
,
crollare
,
e
anche
quella
parte
del
flusso
che
non
scorreva
ignota
sotto
gli
argini
e
oltre
i
limiti
ma
che
si
scopriva
a
lui
distinta
,
e
ch
'
egli
aveva
con
cura
incanalato
nei
suoi
affetti
,
nei
doveri
che
si
era
imposti
,
nelle
abitudini
che
si
era
tracciate
,
poteva
in
un
momento
di
piena
straripare
e
sconvolger
tutto
.
Ecco
:
a
uno
di
questi
momenti
di
piena
egli
anelava
!
si
era
perciò
immerso
tutto
nello
studio
delle
nuove
questioni
sociali
,
nella
critica
di
coloro
che
,
armati
di
poderosi
argomenti
,
tendevano
ad
abbattere
dalle
fondamenta
una
costituzione
di
cose
comoda
per
alcuni
,
iniqua
per
la
maggioranza
degli
uomini
,
e
a
destare
nello
stesso
tempo
in
questa
maggioranza
una
volontà
e
un
sentimento
che
facessero
impeto
a
scalzare
,
a
distruggere
,
a
disperdere
tutte
quelle
forme
imposte
da
secoli
,
in
cui
la
vita
s
'
era
ponderosamente
irrigidita
.
Sarebbero
sorti
nelle
maggioranze
quella
volontà
e
quel
sentimento
così
forti
da
promuover
subito
il
crollo
?
Mancava
in
esse
ancora
la
coscienza
e
l
'
educazione
necessarie
.
Renderle
coscienti
,
educarle
,
prepararle
:
ecco
un
ideale
!
Ma
a
quando
l
'
attuazione
?
Opera
lenta
,
lunga
e
paziente
anche
questa
,
purtroppo
.
Nei
suoi
vasti
possedimenti
in
Sicilia
,
nella
provincia
di
Palermo
,
ereditati
dalla
madre
,
aveva
già
accordato
ai
contadini
la
più
equa
mezzadria
,
proibendo
assolutamente
al
suo
amministratore
di
gravare
anche
d
'
un
minimo
interesse
le
anticipazioni
concesse
con
liberalità
per
la
semente
e
per
tutte
le
altre
spese
necessarie
alla
coltura
dei
campi
;
vi
aveva
fondato
e
manteneva
a
sue
spese
parecchie
scuole
rurali
,
più
volte
,
a
ogni
richiesta
,
aveva
contribuito
largamente
ai
fondi
di
riserva
per
la
resistenza
dei
contadini
e
dei
solfaraj
nelle
lotte
contro
i
proprietarii
di
terre
e
i
produttori
di
zolfo
;
pagava
le
spese
di
stampa
d
'
un
giornale
del
partito
:
La
Nuova
età
,
che
si
pubblicava
ogni
domenica
a
Palermo
.
L
'
amministratore
Rosario
Piro
protestava
da
laggiù
,
mese
per
mese
,
con
lunghissime
lettere
piene
di
buon
senso
e
di
spropositi
di
lingua
:
protestava
e
si
lavava
le
mani
.
Povero
Piro
!
Chi
sa
come
se
l
'
era
ridotte
,
quelle
mani
,
a
furia
di
lavarsele
!
Lando
,
forse
senza
neppure
accorgersene
,
o
credendo
fors
'
anche
di
viver
sobriamente
,
spendeva
molto
per
sé
.
L
'
esperienza
di
quanto
vacua
e
insulsa
fosse
la
vita
di
tutti
coloro
che
per
professione
facevano
bella
figura
nel
così
detto
bel
mondo
,
nei
circoli
,
nei
saloni
dei
grandi
alberghi
,
nelle
sale
da
giuoco
,
nelle
piste
delle
corse
,
nelle
cacce
a
cavallo
,
se
l
'
era
pagata
,
non
per
voglia
che
n
'
avesse
,
ma
per
non
apparir
singolare
dagli
altri
in
una
cosa
di
così
poco
valore
per
lui
e
che
in
fondo
non
gli
costava
alcun
sacrificio
,
date
le
sue
abitudini
signorili
e
le
sue
relazioni
sociali
;
seguitava
ancora
a
pagarsela
di
tratto
in
tratto
,
e
pur
cara
,
nei
momenti
in
cui
più
forte
sentiva
il
bisogno
d
'
afferrarsi
al
solido
fondamento
della
bestialità
umana
per
sottrarsi
o
resistere
a
certi
impulsi
strani
,
a
certi
capricci
dell
'
immaginazione
,
alle
smaniose
incertezze
dell
'
intelletto
.
Si
abbandonava
allora
a
esercizii
violenti
con
una
freddezza
che
a
lui
stesso
talvolta
incuteva
raccapriccio
,
o
a
piaceri
sensuali
,
la
cui
profumata
e
luccicante
squisitezza
esteriore
non
riusciva
a
nascondergli
la
trista
volgarità
.
Ma
nell
'
inerzia
si
sentiva
rodere
;
tra
le
smanie
della
forzata
inazione
,
soffocare
,
tanto
più
in
quanto
si
costringeva
a
respingere
quelle
smanie
per
non
dare
alcuno
spettacolo
di
sé
,
mai
.
E
mentre
sorrideva
,
ascoltando
al
circolo
o
in
qualche
altro
ritrovo
le
baggianate
dei
suoi
conoscenti
,
dondolando
un
piede
o
carezzandosi
la
barba
,
immaginava
freddamente
qualche
scoppio
improvviso
che
mettesse
in
iscompiglio
ridicolo
a
un
tempo
e
spaventoso
tutto
quel
mondo
fatuo
,
fittizio
,
di
cui
gli
pareva
incredibile
che
gli
altri
sul
serio
potessero
vivere
e
appagarsi
.
Gli
altri
?
E
lui
?
Di
che
viveva
lui
?
Non
se
ne
appagava
,
è
vero
;
ma
che
ci
guadagnava
a
non
appagarsene
?
Ecco
,
quelle
smanie
.
Non
cupidigie
effimere
,
non
appetiti
da
soddisfare
vi
trovavano
i
suoi
sensi
:
ritrarsene
,
non
gli
sarebbe
costato
alcuno
sforzo
di
volontà
;
anzi
doveva
sforzarsi
per
rimanervi
,
come
se
fosse
per
lui
esercizio
di
un
dovere
increscioso
,
condanna
.
D
'
altro
canto
,
non
sarebbe
impazzito
a
restar
solo
con
se
stesso
?
Tanta
era
la
mala
contentezza
della
propria
esistenza
arida
,
senza
germogli
di
desiderii
vivi
.
Certe
notti
,
rincasando
oppresso
dalla
più
cupa
noja
,
aveva
così
forte
l
'
impressione
d
'
andare
a
ritrovar
nella
solitudine
del
suo
villino
il
proprio
spirito
che
non
se
n
'
era
mosso
e
che
lo
avrebbe
accolto
dallo
specchio
con
atteggiamento
di
scherno
e
gli
avrebbe
domandato
se
fuori
faceva
bel
tempo
,
se
c
'
era
la
luna
,
se
qualche
lampada
elettrica
non
si
fosse
per
caso
stizzita
lungo
la
via
,
o
se
San
Paolo
,
stanco
di
stare
in
piedi
,
non
si
fosse
messo
a
sedere
su
la
colonna
Antonina
;
così
forte
aveva
questa
impressione
,
che
tornava
indietro
,
per
lasciar
fuori
la
propria
persona
e
non
presentarla
a
quella
derisione
.
Eccola
,
eccola
lì
,
la
sua
bella
persona
,
ben
curata
,
ben
lisciata
,
azzimata
...
chi
se
la
voleva
prendere
a
quell
'
ora
di
notte
?
si
fermava
un
po
'
per
sentire
intorno
a
sé
il
silenzio
notturno
;
gli
pareva
che
questo
silenzio
si
profondasse
nel
tempo
,
nel
passato
di
Roma
,
e
diventasse
terribile
.
Un
brivido
lo
scoteva
.
Gravava
quella
notte
su
una
città
di
mille
e
mille
anni
,
per
cui
egli
passava
,
ombra
vana
,
minima
,
che
un
lieve
soffio
avrebbe
spazzata
via
.
Da
questi
momenti
non
rari
lo
richiamava
in
sé
ogni
volta
,
accorrendo
da
Palermo
senza
invito
e
sempre
in
punto
un
amico
,
forse
il
solo
che
avesse
sincero
:
Lino
Apes
,
direttore
della
Nuova
Età
:
Socrate
,
com
'
egli
lo
chiamava
.
E
di
Socrate
veramente
Lino
Apes
aveva
l
'
umore
e
la
bruttezza
:
alto
,
tutto
collo
e
senza
spalle
,
con
le
braccia
scimmiesche
che
gli
scivolavano
fin
quasi
ai
ginocchi
,
la
fronte
sfuggente
,
il
naso
schiacciato
,
e
certi
occhi
ilari
e
acuti
,
che
ridendo
gli
lagrimavano
,
quasi
nascosti
dalle
folte
sopracciglia
spioventi
.
Poverissimo
,
con
incredibili
stenti
superati
allegramente
,
s
'
era
mantenuto
da
sé
agli
studii
,
fino
a
laurearsi
in
lettere
e
filosofia
;
senza
ambizioni
di
sorta
,
s
'
adattava
a
insegnare
a
suo
modo
in
un
ginnasio
inferiore
,
con
molto
godimento
dei
ragazzi
,
con
molto
struggimento
del
direttore
che
non
osava
muovergli
alcuna
riprensione
.
Passava
il
resto
della
giornata
sperperando
nella
conversazione
l
'
inesauribile
ricchezza
delle
idee
che
,
dopo
un
lungo
giro
,
gli
ritornavano
appena
appena
riconoscibili
,
ciascuna
col
marchio
della
sciocchezza
o
della
vanità
di
chi
se
l
'
era
appropriata
.
Era
il
suo
discorso
una
fonte
perenne
di
speciosissimi
argomenti
,
da
cui
sprazzava
a
un
tratto
una
luce
nuova
e
strana
che
,
inaspettatamente
,
rendeva
tutto
semplice
e
chiaro
.
Lino
Apes
aveva
più
volte
dimostrato
a
Lando
Laurentano
che
,
dicendosi
socialista
,
mentiva
con
la
più
ingenua
sincerità
;
si
vedeva
non
qual
era
,
ma
quale
avrebbe
voluto
essere
.
Il
che
,
sosteneva
lui
,
avviene
a
tutti
,
ed
è
la
sorgente
prima
del
ridicolo
.
Socialista
,
un
indisciplinato
?
socialista
,
un
nemico
,
non
di
questo
o
quell
'
ordine
,
ma
dell
'
ordine
in
genere
,
d
'
ogni
forma
determinata
?
Socialista
era
per
il
momento
:
per
quel
tal
momento
di
piena
,
a
cui
anelava
.
Ma
la
maggior
parte
dei
socialisti
,
del
resto
,
erano
come
lui
e
perciò
poteva
consolarsi
,
o
piuttosto
,
provarne
dispetto
.
A
ogni
modo
,
una
specialità
l
'
avrebbe
sempre
avuta
:
quella
di
esser
ricco
tra
tanti
consimili
poveri
e
di
farsi
cavar
sangue
da
tutti
e
da
lui
,
Lino
Apes
,
direttore
della
Nuova
Età
e
privato
ispettore
delle
scuole
rurali
dipendenti
da
S
.
E
.
il
giovane
principe
di
Laurentano
.
Lando
lo
ascoltava
con
piacere
.
Tutto
quello
che
gli
altri
dicevano
lo
lasciava
scontento
e
insoddisfatto
,
come
tutto
quello
che
diceva
lui
stesso
,
pur
riconoscendo
che
,
sì
,
era
spesso
sensato
.
Riconosceva
anche
che
tanti
e
tanti
parlavano
meglio
di
lui
;
ma
che
valevano
poi
tutte
quelle
parole
,
tutti
quei
ragionamenti
,
tutte
quelle
idee
giuste
,
tutte
quelle
cose
sensate
?
Dentro
di
lui
scattava
,
esasperata
,
una
protesta
:
-
No
,
no
,
non
è
questo
!
-
senza
che
poi
egli
stesso
sapesse
dire
che
cosa
dovesse
essere
in
cambio
.
Ma
tutto
il
resto
,
i
guizzi
,
i
lampi
che
gli
s
'
accendevano
nello
spirito
non
erano
esprimibili
:
sarebbe
sembrato
pazzo
,
se
li
avesse
espressi
.
Ebbene
,
Lino
Apes
,
Socrate
,
aveva
questo
:
che
sapeva
esprimerli
,
ed
era
stimato
saggio
.
Riceveva
da
lui
in
quei
giorni
lettere
su
lettere
,
e
ognuna
con
agro
stile
lo
pressava
ad
accorrere
in
Sicilia
.
Tutti
i
galli
nelle
aje
bruciate
non
avevano
avuto
mai
così
rossa
e
così
irta
la
cresta
,
né
mai
più
spavaldo
avevan
lanciato
nei
campi
il
loro
grido
a
salutare
il
nuovo
sole
che
,
per
la
prima
volta
dopo
una
notte
di
secoli
,
sbadigliava
nelle
coscienze
dei
lavoratori
.
Coscienze
?
Per
modo
di
dire
.
Alla
chiesa
avevano
sostituito
il
Fascio
;
e
aspettavan
da
questo
tutti
i
miracoli
impetrati
invano
da
quella
.
Ma
il
fanatismo
era
al
colmo
:
e
dunque
possibili
i
miracoli
e
facile
il
còmpito
dei
taumaturghi
.
La
piena
stava
per
irrompere
,
e
in
un
momento
avrebbe
potuto
travolgere
«
le
impure
sedi
del
dominio
borghese
»
ora
senza
presidio
di
soldatesche
.
Bisognava
accorrere
e
agire
prima
che
la
Sicilia
fosse
invasa
militarmente
e
la
reazione
cominciasse
.
Lando
fremeva
,
ma
non
sapeva
staccarsi
da
Roma
in
quel
momento
.
Lo
scandalo
bancario
era
come
una
voragine
di
fuoco
aperta
davanti
al
Parlamento
nazionale
:
a
una
a
una
uscendo
di
là
,
le
putride
carcasse
del
vecchio
patriottismo
vi
sarebbero
precipitate
;
e
quel
fuoco
,
divorandole
,
avrebbe
purificato
la
patria
.
Lo
spettacolo
era
allegro
nella
sua
oscena
terribilità
.
Ma
forse
non
sarebbe
stato
tale
per
Lando
,
se
in
quella
voragine
non
avesse
aspettato
con
ansia
feroce
uno
:
Corrado
Selmi
.
Ah
finalmente
!
Già
lo
vedeva
come
un
albero
mezzo
sfrondato
all
'
appressarsi
della
lava
:
fors
'
anche
prima
d
'
esser
toccato
dal
liquido
fuoco
vorace
,
sarebbe
sparito
in
una
stridula
vampata
.
E
Lando
sperava
che
il
suo
spirito
si
sarebbe
rischiarato
a
quella
vampata
.
Ah
,
per
un
momento
almeno
!
Il
male
che
quell
'
uomo
gli
aveva
fatto
non
era
più
rimediabile
:
gli
aveva
per
sempre
ottenebrato
la
vita
,
tolto
per
sempre
la
speranza
di
volgersi
,
di
riaccostarsi
a
colei
che
nella
prima
giovinezza
gli
aveva
fatto
intendere
l
'
eternità
in
un
attimo
di
luce
:
luce
sfavillante
da
due
occhi
neri
e
da
un
vanente
sorriso
,
una
sera
di
maggio
,
lungo
la
marina
di
Palermo
illuminata
,
tra
il
fragor
delle
vetture
,
l
'
odore
delle
alghe
che
veniva
dal
mare
il
profumo
delle
zagare
che
veniva
dai
giardini
.
Per
il
divino
ricordo
incancellabile
di
quest
'
attimo
si
sarebbe
certamente
riaccostato
alla
cugina
,
appena
senza
rimorso
,
senza
profanazione
almeno
dal
suo
canto
,
morto
il
vecchio
marito
avrebbe
potuto
farla
sua
di
nuovo
.
Ben
per
questo
l
'
aveva
respinta
,
quand
'
ella
,
in
un
momento
di
follia
,
aveva
voluto
con
rabbiosa
disperazione
aggrapparsi
a
lui
.
E
quell
'
uomo
vigliaccamente
ne
aveva
profittato
.
No
,
non
poteva
allontanarsi
da
Roma
in
quel
momento
.
Ora
,
chiamato
con
tanta
premura
da
ben
altre
ragioni
in
Sicilia
,
quella
per
cui
Mauro
Mortara
era
venuto
non
poteva
non
sembrargli
una
grottesca
irrisione
.
Pensò
che
non
certo
per
il
piacere
di
vederlo
lo
si
voleva
presente
a
quel
festino
di
nozze
,
ma
per
una
diffidenza
del
Salvo
,
che
l
'
offendeva
.
E
,
per
sbarazzarsene
,
decise
di
scrivere
a
costui
una
lettera
che
lo
rassicurasse
pienamente
e
per
cui
quel
matrimonio
potesse
aver
luogo
senza
il
suo
intervento
.
A
Lino
Apes
rispose
che
,
prima
di
muoversi
,
avrebbe
voluto
consultare
tutti
quei
compagni
che
tra
pochi
giorni
dovevano
passare
per
Roma
diretti
al
Congresso
di
Reggio
Emilia
.
Si
sarebbe
tenuta
un
'
adunanza
in
casa
sua
,
alla
quale
anche
lui
,
Socrate
,
doveva
prender
parte
.
A
suo
carico
le
spese
di
viaggio
,
tanto
sue
quanto
quelle
dei
rappresentanti
dei
maggiori
Fasci
,
di
cui
voleva
un
preciso
ragguaglio
delle
condizioni
in
cui
si
sarebbe
impegnata
la
lotta
;
e
se
queste
veramente
erano
favorevoli
,
non
avrebbe
esitato
un
momento
a
cimentarsi
,
ad
arrischiar
tutto
,
là
e
addio
!
Due
giorni
dopo
la
spedizione
di
questa
lettera
,
gli
arrivò
all
'
orecchio
la
notizia
del
salvataggio
scandaloso
del
Selmi
tentato
dal
Governo
.
Sentì
rompersene
lo
stomaco
,
e
in
un
furioso
ribollimento
di
sdegno
decise
di
partir
subito
per
dar
fuoco
alle
polveri
preparate
in
Sicilia
.
La
mattina
dopo
,
mentre
parlava
con
Mauro
Mortara
della
partenza
imminente
,
gli
fu
annunziata
la
visita
del
cugino
Giulio
Auriti
.
Mauro
era
andato
due
volte
a
casa
di
Roberto
in
via
delle
Colonnette
,
e
non
l
'
aveva
trovato
.
Prima
di
partire
,
avrebbe
voluto
almeno
salutarlo
.
Non
conosceva
Giulio
,
avendolo
veduto
due
o
tre
volte
soltanto
da
ragazzo
;
diede
un
balzo
,
appena
lo
vide
entrare
nella
stanza
:
-
Don
Stefano
!
-
esclamò
.
-
Oh
figlio
mio
!
Don
Stefano
nelle
forme
...
Tutto
,
tutto
lui
!
La
stessa
faccia
...
lo
stesso
corpo
...
Ma
,
notando
che
il
giovine
,
nell
'
agitazione
a
cui
era
in
preda
,
gli
restava
dinanzi
con
fredda
e
accigliata
perplessità
:
-
Non
sapete
chi
sono
io
?
-
aggiunse
.
-
Sono
Mauro
Mortara
.
Morì
qua
,
tra
queste
braccia
,
vostro
padre
,
con
una
palla
in
petto
,
qua
sotto
la
gola
.
Aveva
al
collo
il
fazzoletto
,
e
una
cocca
gli
era
entrata
nella
ferita
:
non
poteva
parlare
;
con
codesti
vostri
occhi
,
nell
'
agonia
,
mentre
lo
sorreggevo
,
mi
raccomandò
il
figliuolo
,
vostro
fratello
,
che
io
scostavo
col
gomito
,
coprendo
con
tutta
la
persona
il
corpo
di
vostro
padre
caduto
,
per
non
farglielo
vedere
...
Giulio
Auriti
si
premé
forte
le
mani
sul
volto
e
scoppiò
in
singhiozzi
.
Lando
,
conoscendo
la
rigida
tempra
del
cugino
,
il
dominio
freddo
che
aveva
di
se
stesso
,
si
voltò
a
guardarlo
,
turbato
e
costernato
.
Gli
s
'
accostò
;
gli
posò
una
mano
su
la
spalla
:
-
Giulio
!
-
Avreste
fatto
meglio
a
lasciarglielo
vedere
!
-
disse
allora
questi
,
rivolto
a
Mauro
,
riavendosi
d
'
un
tratto
,
al
richiamo
.
-
Gli
sarebbe
rimasto
più
impresso
.
Era
troppo
piccolo
!
E
piccolo
è
rimasto
.
Piccolo
e
cieco
.
Ho
da
parlarti
,
-
aggiunse
poi
,
rivolgendosi
a
Lando
,
e
con
la
mano
si
strinse
gli
occhi
,
quasi
per
portarne
via
ogni
traccia
di
pianto
.
Mauro
non
intese
,
non
comprese
nulla
:
con
gli
occhi
fissi
nella
lontana
visione
della
battaglia
,
scosse
il
capo
a
lungo
,
sospirò
:
-
Bella
morte
!
Bella
morte
!
Può
piangerla
un
figlio
;
ma
a
pensarci
,
è
una
festa
.
Una
festa
era
per
noi
morire
!
Che
morte
faremo
adesso
?
Vecchi
,
sporcheremo
il
letto
...
Basta
;
me
ne
vado
.
È
in
casa
don
Roberto
?
Voglio
andare
a
salutarlo
.
Ho
visto
Roma
,
però
,
e
anche
in
un
canto
,
mangiato
dalle
mosche
,
posso
morir
contento
...
Fece
con
la
mano
un
gesto
di
noncuranza
e
se
ne
andò
.
Tutta
la
notte
,
dopo
il
colloquio
con
Francesco
D
'
Atri
,
Giulio
Auriti
invece
di
pensare
a
ciò
che
avrebbe
dovuto
dire
al
cugino
per
ottener
l
'
ajuto
che
doveva
chiedergli
,
prevedendolo
nemico
,
per
farsi
animo
all
'
impresa
aveva
richiamato
,
tra
un
continuo
incalzar
di
smanie
rabbiose
,
pensieri
e
ragioni
che
non
avrebbe
potuto
manifestargli
;
s
'
era
compiaciuto
nel
dire
a
se
stesso
ciò
che
non
avrebbe
potuto
dire
a
lui
;
aveva
voluto
vedere
in
sé
quasi
un
diritto
a
quell
'
ajuto
.
E
s
'
era
accorto
che
soltanto
in
apparenza
era
stata
finora
cordiale
la
sua
relazione
con
lui
.
Quanta
invidia
ignorata
e
qual
rancore
non
gli
aveva
sommosso
dal
fondo
segreto
dell
'
anima
,
in
quella
notte
,
il
bisogno
!
Finora
aveva
pensato
che
la
meschinità
della
condizione
sua
d
'
impiegato
in
un
Ministero
,
nascosta
con
tanti
sacrifizii
sotto
vesti
signorili
,
non
poteva
avvilirlo
di
fronte
al
cugino
ricco
e
titolato
,
perché
Lando
doveva
sapere
che
essa
era
conseguenza
dell
'
altera
e
sdegnosa
rinunzia
della
madre
;
e
che
,
quanto
alla
nobiltà
,
non
era
da
meno
la
sua
,
per
ciò
che
il
padre
era
stato
.
Ma
ora
?
Compromesso
indegnamente
Roberto
in
quel
turpe
scandalo
bancario
,
e
costretto
lui
a
chieder
soccorso
,
crollavano
miseramente
le
ragioni
della
sua
alterezza
,
e
con
esse
,
a
un
tratto
,
anche
quelle
della
cordialità
verso
il
cugino
.
E
s
'
era
preparato
a
quel
colloquio
con
lui
come
a
un
assalto
contro
un
nemico
.
Nemico
,
sì
,
perché
Lando
certamente
avrebbe
negato
l
'
ajuto
,
sapendo
che
quel
denaro
era
stato
preso
dal
Selmi
.
Avrebbe
dovuto
per
forza
confessarglielo
.
Ma
Lando
doveva
anche
pensare
,
perdìo
,
che
né
Roberto
si
sarebbe
ridotto
a
prestar
come
un
cieco
di
quei
favori
al
Selmi
,
in
ricambio
d
'
altri
favori
;
né
lui
a
chiedergli
ora
quell
'
ajuto
,
se
la
madre
non
avesse
rinunziato
all
'
eredità
paterna
!
Il
danaro
che
gli
avrebbe
chiesto
,
rappresentava
in
fondo
una
minima
parte
di
quello
lasciato
sdegnosamente
dalla
madre
al
fratello
maggiore
;
ed
egli
avrebbe
potuto
chiederlo
a
titolo
di
restituzione
,
data
quell
'
orribile
necessità
.
Il
sacrificio
suo
nel
chiederlo
non
sarebbe
stato
minore
di
quello
di
Lando
nel
darlo
.
Ora
,
uscito
Mauro
Mortara
,
che
gli
aveva
cagionato
quella
improvvisa
commozione
col
ricordo
della
morte
eroica
del
padre
,
egli
,
di
fronte
al
cugino
che
lo
guardava
turbato
,
in
attesa
ansiosa
e
benigna
,
restò
per
un
pezzo
come
smarrito
,
in
preda
a
un
orgasmo
crudele
.
Contrasse
tutto
il
volto
nella
rabbia
del
cordoglio
e
,
stringendo
le
mani
intrecciate
fin
quasi
a
spezzarsi
le
dita
:
-
Ho
bisogno
di
te
,
Lando
,
-
disse
.
-
È
per
me
un
momento
terribile
,
da
cui
solamente
tu
puoi
liberarmi
,
ma
...
te
ne
prevengo
,
con
un
grande
sacrifizio
anche
da
parte
tua
,
morale
e
materiale
.
Lando
,
confuso
,
perplesso
,
soffrendo
alla
vista
del
cugino
così
agitato
e
presentendo
anche
dalle
parole
di
lui
la
gravità
di
ciò
che
gli
avrebbe
chiesto
,
mormorò
,
aprendo
le
braccia
:
-
Parla
...
tutto
quello
che
posso
...
-
Ah
,
no
!
-
troncò
subito
Giulio
,
urtato
dalla
frase
comune
.
-
È
difficile
,
è
difficile
,
tanto
per
me
,
quanto
per
te
,
sai
!
Ma
devi
pensare
che
la
mia
vita
,
Lando
,
la
vita
di
mia
madre
,
l
'
onore
nostro
,
sono
...
sono
nelle
tue
mani
,
ecco
!
Pensa
a
questo
,
e
allora
forse
...
spero
...
troverai
la
forza
di
compiere
il
sacrifizio
che
ti
domando
.
-
Tu
mi
spaventi
!
-
esclamò
Lando
.
-
Parla
;
che
ti
è
accaduto
?
Giulio
tornò
a
stringersi
le
mani
,
convulsamente
;
se
le
batté
più
volte
,
così
strette
,
su
la
bocca
,
tenendo
gli
occhi
serrati
.
Le
vene
gonfie
,
nella
fronte
contratta
,
mostravano
lo
sforzo
atroce
che
faceva
su
se
stesso
.
-
Se
dico
tutto
,
-
scattò
,
smaniando
,
-
mi
darai
ajuto
?
-
Ma
perché
no
?
-
domandò
Lando
,
con
pena
.
-
Che
c
'
è
?
Se
non
so
di
che
si
tratta
!
-
Di
me
,
-
rispose
pronto
Giulio
.
-
Pensa
che
si
tratta
di
me
soltanto
,
o
,
piuttosto
,
di
mia
madre
.
Tieni
presente
mia
madre
e
tutte
tutte
le
sciagure
della
mia
famiglia
.
Tu
hai
rispetto
e
affezione
per
mia
madre
,
non
è
vero
?
-
Ma
sì
,
lo
sai
!
-
affermò
Lando
,
con
sincero
interessamento
.
-
Non
mi
tener
così
sospeso
,
per
carità
!
-
Aspetta
...
aspetta
...
-
scongiurò
l
'
Auriti
;
come
se
non
sapesse
staccarsi
da
quel
rivo
di
tenerezza
,
nell
'
amaritudine
in
cui
affogava
.
-
Per
noi
,
per
me
è
tutto
;
l
'
orgoglio
suo
,
il
suo
sentimento
...
per
cui
,
senza
lagnarci
mai
,
ci
siamo
ridotti
...
così
...
Non
so
,
non
so
proprio
come
debba
dirti
;
ma
noi
non
abbiamo
altro
,
non
abbiamo
mai
avuto
altro
che
questo
orgoglio
...
e
ora
...
ora
...
-
Càlmati
,
Giulio
!
-
lo
esortò
di
nuovo
Lando
,
con
un
moto
d
'
impazienza
.
-
Non
comprendo
...
Hai
bisogno
di
me
.
Di
'
...
Tua
madre
...
-
Debbo
impedire
che
ne
muoja
!
-
gridò
Giulio
.
-
A
qualunque
costo
!
E
tu
devi
ajutarmi
,
Lando
;
e
per
ajutarmi
devi
fare
il
sacrifizio
di
vincere
ogni
risentimento
,
ogni
ragione
d
'
odio
verso
un
uomo
che
è
la
causa
di
tutta
questa
rovina
e
che
io
detesto
e
maledico
come
te
e
vorrei
morto
con
la
stessa
tortura
che
infligge
ora
a
noi
!
Lando
s
'
irrigidì
a
un
tratto
,
aggrottò
le
ciglia
.
-
Il
Selmi
?
-
domandò
.
-
Roberto
...
col
Selmi
?
Giulio
crollò
più
volte
il
capo
;
poi
,
in
breve
,
concitatamente
,
espose
la
situazione
del
fratello
e
quel
che
si
doveva
fare
per
salvarlo
,
tacendo
del
colloquio
avuto
la
sera
avanti
con
S
.
E
.
il
ministro
D
'
Atri
.
Ma
Lando
,
già
prevenuto
,
col
pensiero
fisso
in
un
sol
punto
,
dalle
parole
affannose
del
cugino
non
comprese
altro
,
in
prima
,
che
salvare
così
Roberto
voleva
dire
salvare
anche
il
Selmi
,
e
che
la
salvezza
di
questo
poteva
ancor
dipendere
da
quella
del
cugino
.
Guardò
Giulio
negli
occhi
,
quasi
ora
soltanto
lo
vedesse
davanti
a
sé
:
-
E
come
?
-
esclamò
,
stupito
.
-
Tu
vieni
da
me
,
Giulio
,
per
questo
?
proprio
da
me
?
Sopraffatto
da
questa
domanda
piena
di
tanto
stupore
,
Giulio
si
perdette
per
un
momento
e
,
come
se
l
'
orgasmo
gli
si
sciogliesse
dentro
in
un
'
agrezza
velenosa
:
-
A
chi
...
a
chi
altro
...
?
-
balbettò
.
-
Tu
sai
che
la
mia
famiglia
...
E
poi
..
ricòrdati
,
t
'
ho
chiesto
,
entrando
,
un
sacrifizio
...
-
Ma
che
sacrifizio
!
No
!
-
gridò
Lando
.
-
Non
è
umano
!
Vieni
da
me
per
questo
?
Ma
come
!
Non
sai
che
cosa
rappresenta
per
me
quell
'
uomo
?
-
T
'
ho
detto
perciò
...
-
si
provò
a
soggiungere
Giulio
.
-
Che
m
'
hai
detto
?
No
!
-
scattò
di
nuovo
Lando
.
-
Tu
vieni
a
dirmi
,
Giulio
,
così
:
«
Eccoti
l
'
arma
,
l
'
unica
arma
con
cui
puoi
uccidere
il
nemico
che
sta
per
sfuggire
alla
tua
vendetta
;
ma
no
!
quest
'
arma
,
tu
non
devi
usarla
;
tu
devi
anzi
ajutarmi
a
nasconderla
,
a
levarla
di
mezzo
,
per
salvarlo
!
»
.
Questo
vieni
a
dirmi
!
-
Perché
vedi
il
Selmi
,
ecco
,
vedi
il
Selmi
e
non
sai
veder
altro
!
-
smaniò
,
esasperato
,
l
'
Auriti
.
-
Lo
sapevo
!
Quando
ti
dirò
tutto
,
mi
darai
più
ajuto
?
-
Ma
che
ajuto
?
-
ribatté
ancora
una
volta
Lando
.
-
Lo
chiami
ajuto
,
codesto
?
Questa
è
,
da
parte
mia
,
complicità
!
Mi
vuoi
complice
nel
salvataggio
del
Selmi
?
-
E
dàlli
!
-
gridò
Giulio
.
-
Roberto
!
Io
voglio
salvare
Roberto
!
Mia
madre
!
Che
m
'
importa
del
Selmi
?
L
'
odio
,
ti
ho
detto
,
lo
detesto
più
di
te
!
Ma
devo
salvar
Roberto
...
Lando
con
un
violento
sforzo
su
se
stesso
si
costrinse
alla
calma
di
fronte
a
quella
cieca
,
disperata
ostinazione
del
cugino
.
Volle
provarsi
a
ragionare
con
lui
.
-
Scusa
,
-
disse
.
-
Guarda
...
guarda
,
Giulio
,
rispondi
a
me
.
È
colpevole
Roberto
?
lo
credi
tu
colpevole
?
-
Colpevole
o
non
colpevole
,
-
rispose
Giulio
,
scrollandosi
,
-
non
si
tratta
di
questo
!
è
compromesso
!
-
Ma
può
difendersi
,
perdìo
!
-
ribatté
subito
Lando
.
-
Grazie
!
Lo
so
.
Ma
io
devo
impedire
che
sia
accusato
,
che
sia
tratto
in
arresto
,
non
capisci
?
-
spiegò
l
'
Auriti
.
-
Lo
so
che
può
difendersi
!
E
se
non
vorrà
difendersi
lui
...
-
Ecco
,
ecco
...
benissimo
!
-
approvò
Lando
.
-
Anch
'
io
con
te
...
-
Ma
no
!
grazie
!
-
ricusò
di
nuovo
,
con
sdegno
,
Giulio
.
-
Ajuto
di
parole
,
grazie
!
Basto
io
solo
.
Non
c
'
era
bisogno
che
venissi
da
te
.
-
Scusa
,
-
disse
Lando
,
risentito
.
-
L
'
ajuto
onesto
...
la
difesa
vera
,
onorevole
,
è
soltanto
questa
.
Pagare
è
complicità
.
Roberto
deve
parlare
;
non
rendersi
complice
del
Selmi
,
tacendo
e
pagando
per
lui
.
-
E
tu
vuoi
dunque
,
-
domandò
Giulio
,
-
ch
'
egli
subisca
l
'
ignominia
dell
'
arresto
e
del
carcere
,
quand
'
io
posso
ancora
risparmiargliela
?
-
Col
denaro
?
-
Col
denaro
,
col
denaro
,
-
ripeté
Giulio
.
-
Onestà
,
disonestà
che
vuoi
che
m
'
importi
adesso
?
Basta
a
me
saperlo
onesto
!
Chi
lo
crederebbe
più
tale
,
domani
,
se
oggi
fosse
arrestato
?
Chi
crede
più
alle
difese
di
chi
è
stato
in
carcere
?
Lando
,
per
carità
,
stiamo
all
'
esperienza
.
Guarda
soltanto
a
Roberto
!
Tu
,
bada
bene
,
ora
mi
neghi
l
'
ajuto
,
non
per
altro
,
ma
perché
vuoi
far
Roberto
strumento
della
tua
vendetta
!
-
No
,
questo
no
!
-
negò
energicamente
Lando
.
-
Ma
non
posso
farmi
,
io
,
strumento
della
salvezza
del
Selmi
,
lo
capisci
?
Tu
m
'
infliggi
un
supplizio
disumano
!
Io
non
posso
,
non
devo
subirlo
!
Per
Roberto
,
tutto
!
Ma
se
Roberto
è
coinvolto
col
Selmi
,
e
il
mio
ajuto
può
giovare
a
costui
,
no
,
io
non
posso
dartelo
,
né
tu
puoi
chiedermelo
!
Giulio
Auriti
rimase
un
pezzo
in
silenzio
,
assorto
cupamente
.
-
Dunque
,
no
?
-
disse
poi
,
levando
il
capo
e
guardando
negli
occhi
il
cugino
.
A
questa
domanda
categorica
,
Lando
,
compreso
di
profonda
pietà
,
non
seppe
rispondere
con
un
nuovo
reciso
rifiuto
.
Giunse
le
mani
,
s
'
accostò
all
'
Auriti
,
disse
:
-
Ma
,
a
parte
ogni
ragione
mia
propria
,
Giulio
,
pensa
...
pensa
alle
relazioni
mie
,
al
mio
modo
di
sentire
,
alle
idee
per
cui
combatto
...
Io
non
potrei
più
domani
trovarmi
coi
miei
compagni
in
quest
'
opera
d
'
epurazione
che
abbiamo
intrapresa
...
S
'
accorse
subito
che
non
doveva
dire
così
,
e
tuttavia
non
seppe
frenarsi
,
pur
notando
quasi
con
sgomento
l
'
alterazione
del
volto
del
cugino
a
ogni
parola
che
proferiva
.
Lo
vide
alla
fine
scattare
in
piedi
,
scontraffatto
.
-
Voi
epurate
,
già
!
-
esclamò
Giulio
Auriti
,
con
un
ghigno
orribile
.
-
Tu
puoi
epurare
!
Siete
i
puri
,
vojaltri
!
Noi
,
io
,
Roberto
,
anche
mio
padre
,
se
vivesse
...
-
Giulio
...
Giulio
!
-
cercò
di
richiamarlo
Lando
,
addolorato
.
Ma
l
'
Auriti
,
fuori
di
sé
,
seguitò
:
-
Tutti
quanti
sporcati
,
nojaltri
.
E
conierei
moneta
falsa
,
sì
,
e
ruberei
per
aver
queste
quarantamila
lire
,
che
tu
hai
e
ch
'
io
non
ho
.
E
perché
non
le
ho
,
sono
uno
sporcato
!
Tu
le
hai
,
e
sei
puro
!
Ma
pensa
che
mia
madre
,
intanto
,
non
volle
averle
,
perché
le
parvero
sporche
!
Lando
si
drizzò
su
la
persona
,
e
,
fermo
in
mezzo
alla
stanza
,
squadrò
il
cugino
con
fredda
alterezza
:
-
Il
denaro
mio
,
-
disse
,
-
tu
lo
sai
,
è
quello
soltanto
di
mia
madre
.
Ma
anche
dopo
aver
proferite
queste
parole
si
pentì
subito
,
e
atteggiò
il
volto
di
schifo
per
la
crudezza
triviale
,
a
cui
la
discussione
trascendeva
.
Pensò
in
un
attimo
che
,
per
un
'
iniqua
disposizione
,
anche
nella
famiglia
materna
uno
aveva
scontato
con
la
povertà
la
ribellione
generosa
;
pensò
che
tra
le
tante
ragioni
,
per
cui
nel
fervore
giovanile
aveva
voluto
far
sua
Giannetta
Montalto
,
egli
aveva
posto
anche
questa
,
di
ridarle
cioè
almeno
una
parte
di
quanto
era
stato
tolto
al
padre
di
lei
,
diseredato
.
Previde
che
il
cugino
avrebbe
risposto
a
quella
sua
altera
e
inconsulta
affermazione
,
trascinando
ancor
più
in
basso
la
contesa
vergognosa
.
E
difatti
Giulio
Auriti
,
scontorcendo
il
torbido
volto
,
cozzando
tra
loro
le
pugna
serrate
e
poi
aprendole
innanzi
agli
occhi
sfavillanti
di
un
lustro
di
scherno
,
ghignò
:
-
Ma
anche
il
denaro
di
tua
madre
,
via
!
E
Lando
,
di
fronte
alla
provocazione
,
ancora
una
volta
non
seppe
frenarsi
.
-
Il
denaro
di
mia
madre
?
-
domandò
,
facendoglisi
avanti
a
petto
.
Giulio
Auriti
si
passò
una
mano
su
la
fronte
ghiaccia
di
sudore
,
si
nascose
gli
occhi
,
s
'
accasciò
dolorosamente
.
-
Non
mi
far
dire
altro
!
Lando
rimase
a
guardarlo
,
o
piuttosto
,
a
guardargli
dentro
;
poi
disse
con
cruda
freddezza
,
piano
,
tra
i
denti
,
quasi
sillabando
:
-
E
anche
ammesso
ciò
che
tu
pensi
,
vuoi
che
paghi
io
un
debito
contratto
dal
Selmi
per
lo
spasso
d
'
una
donna
,
che
potrebbe
aver
da
ridire
sul
denaro
di
mia
madre
?
Va
'
,
va
'
,
va
'
,
...
per
carità
,
vàttene
!
-
proruppe
poi
,
nascondendosi
anche
lui
gli
occhi
.
-
Non
posso
più
guardarti
in
faccia
!
Udì
andar
via
il
cugino
,
stette
ancora
a
lungo
con
le
mani
sul
volto
,
per
il
ribrezzo
che
sentiva
d
'
aver
toccato
il
fondo
lurido
d
'
una
realtà
,
a
cui
non
si
sarebbe
mai
aspettato
di
poter
discendere
,
e
della
quale
sempre
gli
sarebbe
rimasta
nell
'
anima
l
'
impressione
orrenda
.
Ora
,
risorgendo
da
quel
fondo
,
nel
quale
per
un
momento
era
scivolato
,
non
gli
sarebbe
sembrato
falso
e
vacuo
e
lercio
tutto
intorno
?
In
ogni
suo
sentimento
,
in
ogni
idea
,
in
ogni
atto
,
in
ogni
parola
,
non
sarebbe
rimasto
un
segno
,
l
'
impronta
di
quel
fango
toccato
?
Con
gli
occhi
strizzati
,
i
denti
serrati
e
le
labbra
schiuse
,
aride
e
amare
,
si
stropicciò
forte
le
mani
.
Poi
aprì
gli
occhi
,
guardò
la
stanza
;
si
sentì
soffocare
,
e
andò
a
una
finestra
che
dava
sul
giardino
.
Ah
,
tutto
,
tutto
così
!
...
Tutto
era
vergogna
in
quel
momento
!
La
peste
era
nell
'
aria
.
La
carcassa
sociale
si
sfaceva
tutta
,
e
anche
la
sua
anima
,
ogni
suo
pensiero
,
ogni
suo
sentimento
...
tutto
era
insozzato
...
Tre
giorni
dopo
,
nella
sala
della
biblioteca
erano
adunati
i
compagni
che
dovevano
recarsi
al
Congresso
socialista
di
Reggio
Emilia
;
i
rappresentanti
dei
Fasci
più
numerosi
dell
'
isola
,
invitati
da
Lando
;
alcuni
deputati
amici
,
quattro
milanesi
del
Partito
italiano
dei
lavoratori
e
Lino
Apes
.
Spiccava
tra
tanti
uomini
una
giovinetta
in
giacchettino
rosso
e
berretto
nero
a
barca
,
con
una
penna
di
gallo
ritta
spavaldamente
da
un
lato
:
Celsina
Pigna
,
venuta
invece
di
Luca
Lizio
a
rappresentare
il
Fascio
di
Girgenti
.
Nessuno
voleva
far
le
viste
di
meravigliarsene
;
ma
ella
s
'
accorgeva
bene
dei
rapidi
sguardi
furtivi
che
tutti
le
lanciavano
,
in
ispecie
i
meno
giovani
;
e
notava
,
ridendo
dentro
di
sé
,
che
quei
pochi
,
i
quali
ostinatamente
si
vietavano
di
guardarla
,
prendevano
per
lei
arie
languide
o
fiere
impostature
e
,
per
lei
,
parlando
,
davan
certe
modulazioni
alla
voce
,
chi
flebili
e
chi
vivaci
,
le
quali
tradivano
tutte
quel
tale
orgasmo
che
la
presenza
d
'
una
donna
suscita
di
solito
.
Notava
anche
in
più
d
'
uno
un
'
altra
ostentazione
:
quella
di
una
disinvoltura
quasi
sprezzante
,
che
tradiva
il
disagio
segreto
di
trovarsi
in
una
casa
ricca
e
ben
messa
.
Lando
Laurentano
non
c
'
era
ancora
.
Lino
Apes
,
a
nome
di
lui
,
aveva
pregato
gli
amici
d
'
avere
un
po
'
di
pazienza
,
che
presto
sarebbe
venuto
.
Nell
'
attesa
s
'
erano
formati
alcuni
crocchi
:
due
presso
le
finestre
che
davano
sul
giardino
,
uno
presso
la
tavola
preparata
in
capo
alla
sala
per
chi
doveva
presiedere
all
'
adunanza
.
Alcuni
passeggiavano
cogitabondi
,
altri
leggevano
sul
dorso
delle
rilegature
i
titoli
dei
libri
negli
scaffali
,
tendendo
gli
orecchi
,
senza
parere
,
a
ciò
che
si
diceva
in
questo
e
in
quel
crocchio
.
Parecchi
spiavano
obliquamente
uno
dei
deputati
che
,
passeggiando
per
la
sala
con
le
dita
inserte
nei
taschini
del
panciotto
,
alzava
di
tratto
in
tratto
le
spalle
,
protendeva
il
collo
e
in
segno
di
meraviglia
e
di
commiserazione
stirava
la
bocca
sotto
i
ruvidi
baffi
rossastri
già
mezzo
scoloriti
.
Era
il
deputato
repubblicano
Spiridione
Covazza
che
in
quei
giorni
aveva
scritto
male
,
su
una
rassegna
francese
,
dell
'
organamento
delle
forze
proletarie
in
Sicilia
.
Vedendosi
sfuggito
da
tutti
,
con
quel
gesto
pareva
dicesse
:
-
Incredibile
!
-
Ma
pur
doveva
sapere
che
il
suo
torto
era
quello
di
veder
tante
cose
che
gli
altri
non
vedevano
e
di
dare
ad
esse
quel
peso
che
gli
altri
ancora
non
sentivano
,
perché
nel
calore
della
passione
ogni
cosa
par
che
si
sollevi
con
chi
la
porta
in
sé
.
Illusioni
:
bolle
di
sapone
,
che
possono
a
un
tratto
diventar
palle
di
piombo
.
Lo
sapevano
bene
quei
poveri
contadini
massacrati
a
Caltavutùro
.
Aveva
scritto
su
quella
rassegna
francese
ciò
che
in
coscienza
credeva
la
verità
;
al
solito
suo
,
rudemente
e
crudamente
.
Ma
volevano
dire
ch
'
egli
provasse
un
acre
piacere
nel
mettere
avanti
così
,
fuor
di
tempo
e
di
luogo
,
le
verità
più
spiacevoli
,
nello
spegnere
col
gelo
delle
sue
argomentazioni
ogni
entusiasmo
,
ogni
fiamma
d
'
idealità
,
a
cui
pur
tuttavia
era
tratto
irresistibilmente
ad
accostarsi
.
Scarafaggio
con
ali
di
falena
-
lo
aveva
definito
su
la
Nuova
età
Lino
Apes
:
-
accostatosi
alla
fiamma
,
spariva
la
falena
,
restava
lo
scarafaggio
.
Calunnia
e
ingratitudine
!
Egli
stimava
dover
suo
,
invece
,
serbarsi
così
frigido
in
mezzo
a
tante
fiamme
giovanili
;
che
se
queste
non
eran
fuochi
di
paglia
,
alla
fine
si
sarebbe
scaldato
anche
lui
,
e
se
erano
,
faceva
il
bene
di
tutti
,
spegnendoli
.
Forse
la
sua
stessa
figura
,
grassa
e
pure
ispida
,
quegli
occhi
vitrei
,
aguzzi
dietro
gli
occhiali
a
staffa
,
quel
naso
di
civetta
,
il
suono
della
voce
,
suscitavano
in
tutti
una
repulsione
tanto
più
irritante
,
in
quanto
ciascuno
poi
era
costretto
a
riconoscere
che
quasi
sempre
il
tempo
e
gli
avvenimenti
gli
avevano
dato
ragione
,
a
pregiarne
la
dottrina
vasta
e
profonda
,
la
dirittura
della
mente
e
della
coscienza
,
la
onestà
degli
intenti
e
ad
avere
stima
e
anche
ammirazione
di
quella
sua
franchezza
rude
e
dispettosa
e
del
coraggio
con
cui
sfidava
l
'
impopolarità
.
Quell
'
accoglienza
ostile
,
intanto
,
Spiridione
Covazza
sapeva
di
doverla
sopra
tutto
a
tre
giovani
siciliani
,
che
erano
nella
sala
circondati
in
quel
momento
dalla
fervida
simpatia
di
tutti
:
Bixio
Bruno
,
Cataldo
Sclàfani
e
Nicasio
Ingrao
,
i
quali
più
degli
altri
s
'
eran
sentiti
ferire
dalla
sua
critica
.
Stava
ciascun
d
'
essi
in
mezzo
ai
tre
crocchi
che
si
erano
formati
nella
sala
.
Bixio
Bruno
,
svelto
,
dal
volto
olivastro
animoso
e
i
capelli
crespi
gremiti
da
negro
,
spiegava
con
fluida
e
colorita
loquela
,
storcendo
in
un
mezzo
sorriso
di
soddisfazione
la
bocca
rossa
e
carnuta
,
come
in
poco
tempo
fosse
riuscito
a
raccogliere
a
Palermo
in
un
sol
fascio
i
ventisei
sodalizii
operai
,
le
maestranze
discordi
,
le
cui
bandiere
smesse
erano
adesso
conservate
in
una
sala
,
quali
trofei
di
vittoria
.
Appariva
pieno
di
fiducia
e
sicuro
del
trionfo
.
Si
aspettava
,
credeva
anzi
imminente
la
reazione
da
parte
del
Governo
:
scioglimento
dei
Fasci
,
arresti
,
invasione
militare
.
Ma
il
buon
seme
era
sparso
!
Ogni
sopraffazione
,
ogni
persecuzione
avrebbe
reso
più
grande
la
vittoria
.
Potevano
esser
tratti
in
arresto
trecentomila
uomini
?
No
.
I
capi
soltanto
,
qualche
dozzina
di
socii
se
mai
.
Bene
,
eran
già
pronti
i
capi
segreti
,
ignorati
ancora
dalla
polizia
,
e
la
propaganda
avrebbe
seguitato
più
efficace
che
mai
.
Cataldo
Sclàfani
,
tarchiato
,
con
gli
occhi
un
po
'
strabi
e
un
barbone
che
pareva
un
fascio
di
pruni
,
parlava
nell
'
altro
crocchio
,
profeticamente
ispirato
;
diceva
con
sorridente
commozione
che
là
dove
prima
era
spuntata
l
'
alba
dell
'
unità
della
patria
,
era
fatale
spuntasse
ora
quella
più
rossa
e
più
fulgida
della
rivendicazione
degli
oppressi
.
Sapeva
,
sì
,
che
già
prima
nelle
Romagne
,
nel
Modenese
,
nelle
province
di
Reggio
Emilia
e
di
Parma
,
nel
Cremonese
,
nel
Mantovano
,
nel
Polesine
,
era
sorto
a
far
le
prime
armi
il
socialismo
italiano
;
ma
tutt
'
altra
cosa
era
adesso
in
Sicilia
!
Rivelazione
improvvisa
,
prodigiosa
!
Lino
Apes
,
ascoltandolo
,
si
tirava
i
baffi
fino
a
strapparseli
,
per
tenere
a
freno
il
sorriso
.
Nelle
sue
lettere
a
Lando
,
chiamava
Cataldo
Sclàfani
il
Messia
dei
Fasci
.
Nel
terzo
crocchio
Nicasio
Ingrao
,
tozzo
,
rude
,
con
un
'
atra
voglia
di
sangue
che
gli
prendeva
mezza
faccia
,
parlava
coi
deputati
,
arrotondando
alla
meglio
il
dialetto
nativo
,
e
balzando
con
strana
mimica
da
una
sconcia
bestemmia
a
una
ingenua
invocazione
infantile
;
parlava
della
crisi
dell
'
industria
zolfifera
in
Sicilia
e
della
spaventevole
miseria
dei
solfaraj
già
da
alcuni
mesi
in
isciopero
forzato
.
Un
compagno
,
direttore
del
Fascio
di
Comitini
,
si
provò
a
far
sapere
a
quei
deputati
quanto
l
'
Ingrao
,
proprietario
di
terre
e
di
case
in
Aragona
,
avesse
fatto
e
facesse
per
quei
solfaraj
,
per
impedire
che
trascendessero
a
rapine
,
incendii
e
tumulti
sanguinosi
;
ma
l
'
Ingrao
gli
saltò
addosso
e
gli
turò
la
bocca
,
minacciando
di
attondarlo
con
un
pugno
,
se
seguitava
.
Celsina
Pigna
,
dal
posto
in
cui
si
teneva
appartata
,
scoppiò
a
ridere
,
a
quel
violento
gesto
burlesco
,
e
l
'
Ingrao
le
domandò
,
ridendo
anche
lui
:
-
Lo
attondo
,
signorina
?
Nei
tre
crocchi
tutti
gli
altri
Isolani
,
giovinotti
dai
venti
ai
trent
'
anni
,
sentendo
parlare
quei
tre
capi
piú
in
vista
,
gonfiavano
d
'
orgoglio
,
s
'
intenerivano
fin
quasi
alle
lagrime
.
Erano
certi
,
nella
loro
sincera
fatuità
giovanile
,
di
rappresentare
una
parte
nuova
nella
storia
,
pur
lí
a
Roma
.
Avevano
veduto
davanti
a
quei
tre
duci
del
Comitato
centrale
migliaja
di
donne
,
migliaja
di
contadini
,
intere
popolazioni
dell
'
isola
in
delirio
,
gettar
fiori
,
prosternarsi
con
la
faccia
a
terra
,
piangere
e
gridare
,
come
prima
davanti
alle
immagini
dei
loro
santi
.
Tutti
si
volsero
a
un
tratto
e
si
mossero
verso
Lando
Laurentano
che
entrava
di
fretta
.
Chiedendo
scusa
del
ritardo
,
strinse
la
mano
ai
primi
che
gli
si
fecero
innanzi
;
pregò
tutti
di
prender
posto
,
e
appena
fu
fatto
silenzio
,
disse
:
-
Ho
perduto
tempo
,
signori
,
per
una
ragione
forse
non
estranea
agli
interessi
nostri
,
agli
interessi
specialmente
di
tanti
nostri
compagni
che
più
degli
altri
,
credo
,
hanno
bisogno
in
questo
momento
di
ajuto
,
giù
in
Sicilia
.
-
I
solfaraj
!
-
gridò
l
'
Ingrao
,
balzando
in
piedi
,
come
se
egli
ne
fosse
il
più
legittimo
difensore
.
-
Ho
capito
!
-
aggiunse
.
-
Vuoi
dire
che
c
'
è
qua
l
'
ingegnere
Aurelio
Costa
?
Ho
capito
.
Eh
,
ha
viaggiato
con
me
questo
signore
!
Abbiamo
discorso
a
lungo
e
...
Lando
con
un
gesto
lo
pregò
di
tacere
:
-
L
'
ingegnere
Aurelio
Costa
,
appunto
,
-
riprese
,
-
direttore
delle
zolfare
del
Salvo
,
che
credo
sia
uno
dei
piú
ricchi
proprietarii
di
miniere
della
provincia
di
Girgenti
,
è
venuto
a
Roma
per
interessare
la
deputazione
siciliana
a
un
disegno
...
-
Permesso
?
-
interruppe
di
nuovo
l
'
Ingrao
.
-
Non
perdiamo
tempo
,
signori
miei
!
Vi
spiego
io
il
fatto
com
'
è
.
Il
signor
Salvo
sta
per
imparentarsi
,
per
via
d
'
una
sorella
,
col
principe
di
Laurentano
...
Un
mormorio
di
protesta
si
levò
per
il
tratto
ruvido
dell
'
Ingrao
verso
Lando
,
a
cui
tutti
gli
occhi
si
volsero
a
chiedere
scusa
dello
sgarbo
.
Ma
Lando
,
sorridendo
,
s
'
affrettò
a
dire
:
-
Non
con
me
,
vi
prego
!
non
con
me
.
E
l
'
Ingrao
allora
,
scrollandosi
irosamente
,
gridò
:
-
Madonna
santissima
,
per
chi
mi
prendete
?
Se
dico
il
principe
!
Avrei
chiamato
principe
il
nostro
amico
riverito
,
ospite
e
compagno
amatissimo
?
Non
per
cosa
oh
!
ma
egli
sa
di
non
salire
,
se
lo
chiamiamo
principe
,
e
sa
che
noi
non
vogliamo
abbassarlo
chiamandolo
semplicemente
Laurentano
.
Io
alludo
al
principe
suo
padre
,
e
Lando
Laurentano
non
può
offendersi
delle
parole
mie
.
Se
si
offende
,
è
uno
sciocco
!
Parlo
io
invece
di
lui
,
perché
egli
sta
a
Roma
,
io
sto
in
mezzo
alle
zolfare
,
e
so
che
il
progetto
del
signor
Salvo
non
tende
ad
altro
che
ad
ingraziarsi
il
figlio
del
principe
,
facendogli
vedere
che
gli
stanno
a
cuore
le
sorti
degli
operaj
delle
zolfare
.
Bubbole
!
Panzane
!
Polvere
negli
occhi
!
Sa
meglio
di
me
il
signor
Salvo
che
il
suo
progetto
è
una
coglionatura
!
Sissignori
,
io
parlo
nudo
,
così
.
Se
veramente
vuol
fare
qualche
cosa
,
tolga
il
signor
Salvo
dalle
zolfare
di
sua
proprietà
le
così
dette
botteghe
,
dove
gli
operaj
sono
costretti
a
provvedersi
con
l
'
usura
del
cento
per
cento
dei
generi
di
prima
necessità
:
vino
,
che
è
aceto
;
pane
,
che
è
pietra
!
Spiridione
Covazza
domandò
allora
di
parlare
,
e
tutti
si
voltarono
con
viso
ostile
a
guardarlo
.
-
Volete
adesso
difendere
le
botteghe
?
-
lo
apostrofò
l
'
Ingrao
.
Il
Covazza
non
si
voltò
nemmeno
.
-
Vorrei
sapere
-
disse
piano
-
le
idee
generali
di
questo
disegno
.
-
Vi
dico
che
è
una
coglionatura
!
-
tornò
a
gridare
l
'
Ingrao
.
Il
Covazza
tese
una
mano
,
senza
scomporsi
.
-
Prego
,
-
disse
,
-
urlare
non
è
ragionare
.
Sono
stato
anch
'
io
nelle
zolfare
:
ho
studiato
attentamente
le
condizioni
dell
'
industria
zolfifera
,
le
ragioni
complesse
della
sua
crisi
e
vi
so
dire
che
,
se
nelle
condizioni
presenti
quelli
che
hanno
da
sperar
meno
sono
i
solfaraj
,
picconieri
e
carusi
,
non
meno
tristi
sono
però
le
sorti
dei
coltivatori
delle
miniere
e
dei
proprietarii
;
e
se
questo
disegno
...
Non
poté
seguitare
.
Tutti
i
rappresentanti
dei
Fasci
scattarono
in
piedi
protestando
.
Lando
s
'
interpose
,
cercò
di
calmarli
,
ammonì
che
si
avesse
rispetto
per
le
opinioni
altrui
e
propose
che
uno
fosse
subito
chiamato
a
dirigere
la
discussione
.
-
Bruno
!
Bruno
!
Bixio
Bruno
!
-
si
gridò
da
varie
parti
.
E
Bixio
Bruno
,
avvezzo
ormai
a
vedersi
designato
a
quell
'
ufficio
,
in
due
salti
fu
alla
tavola
preparata
in
capo
alla
sala
.
-
Signori
,
-
disse
.
-
Di
straforo
,
incidentalmente
,
siamo
entrati
nel
pieno
della
discussione
.
L
'
on
.
Covazza
,
in
un
suo
scritto
recente
...
-
Pubblicato
all
'
estero
!
-
interruppe
uno
in
fondo
alla
sala
.
-
All
'
estero
,
o
in
Italia
,
sciocchezze
!
-
ribatté
il
Bruno
.
-
Le
nostre
idee
,
il
nostro
partito
non
riconoscono
confini
di
nazionalità
.
In
questo
scritto
l
'
on
.
Covazza
ha
criticato
l
'
opera
mia
e
dei
miei
compagni
.
Spiridione
Covazza
,
con
le
braccia
incrociate
sul
petto
,
negò
più
volte
col
capo
.
-
No
?
-
domandò
il
Bruno
.
-
Come
no
?
Non
ha
ella
detto
che
la
nostra
propaganda
è
fatta
di
miraggi
?
-
Io
ho
detto
,
-
rispose
il
Covazza
,
levandosi
in
piedi
,
-
che
le
vostre
dimostrazioni
oneste
d
'
una
libertà
che
dia
intero
realmente
il
diritto
di
soddisfare
ai
bisogni
della
vita
,
le
spiegazioni
che
voi
date
della
lotta
di
classe
,
sfruttati
contro
sfruttatori
,
e
del
programma
della
scuola
marxista
in
genere
e
di
quello
minimo
che
vi
siete
tracciato
,
si
traducono
,
inevitabilmente
e
sciaguratamente
,
in
miraggi
,
per
la
ignoranza
di
coloro
a
cui
sono
rivolte
.
Questo
ho
detto
!
E
ho
soggiunto
...
Nuove
proteste
confuse
si
levarono
nella
sala
.
Il
Bruno
batté
il
pugno
sulla
tavola
e
impose
silenzio
.
-
Lasciatelo
parlare
!
-
Ho
soggiunto
,
-
riprese
il
Covazza
,
-
che
voi
,
abbagliati
,
nel
fervore
della
vostra
sincera
fede
giovanile
,
credete
che
le
vostre
dimostrazioni
e
spiegazioni
siano
veramente
comprese
.
-
Sono
!
sono
!
sono
!
-
gridarono
molti
a
coro
.
-
Non
sono
!
Non
possono
essere
!
-
negò
energicamente
il
Covazza
.
-
Come
volete
che
siano
,
se
non
le
comprendete
bene
neanche
voi
stessi
?
Una
tempesta
di
urli
si
scatenò
a
questa
affermazione
.
Il
Bruno
,
Lando
Laurentano
,
Lino
Apes
,
i
colleghi
deputati
stentarono
un
pezzo
a
domarla
.
Spiridione
Covazza
aspettò
a
capo
chino
,
con
gli
occhi
chiusi
,
che
fosse
domata
;
a
un
certo
punto
,
giunse
le
mani
e
,
tenendole
alte
,
piegò
di
più
il
capo
tra
esse
,
curvò
con
fatica
l
'
obesa
persona
;
poi
,
aprendole
in
un
ampio
gesto
e
risollevandosi
,
pregò
quasi
piangente
:
-
Non
mi
costringete
,
signori
,
per
falsi
riguardi
al
vostro
malinteso
amor
proprio
,
non
mi
costringete
ad
attenuare
d
'
un
punto
la
verità
,
con
concessioni
che
farebbero
a
me
e
a
voi
stessi
vergogna
,
e
che
potrebbero
essere
perniciose
in
questo
momento
!
Quanti
tra
voi
conoscono
veramente
Marx
?
Quattro
,
cinque
,
non
piú
!
Siate
franchi
!
Tutti
gli
altri
non
hanno
coscienza
vera
di
quel
che
si
vuole
:
sì
,
sì
,
proprio
così
!
né
dei
mezzi
congrui
per
conseguirlo
,
infatuati
d
'
un
socialismo
sentimentale
,
che
s
'
inghirlanda
delle
magiche
promesse
di
giustizia
e
d
'
uguaglianza
.
Ma
sapete
voi
che
cosa
vuol
dire
giustizia
per
i
contadini
e
i
solfaraj
siciliani
?
Vuol
dire
violenza
!
sangue
,
vuol
dire
!
vuol
dire
strage
!
Perché
alla
giustizia
legale
,
alla
giustizia
fondata
sul
diritto
e
sulla
ragione
essi
non
hanno
mai
creduto
,
vedendola
sempre
a
loro
danno
conculcata
!
Li
conosco
io
,
molto
meglio
di
voi
,
i
contadini
e
i
solfaraj
siciliani
...
sì
,
sì
,
purtroppo
,
molto
meglio
di
voi
!
Voi
vi
illudete
!
Voi
dite
loro
collettivismo
?
ed
essi
traducono
:
divisione
delle
terre
,
tanto
io
e
tanto
tu
!
Dite
loro
abolizione
del
salario
?
ed
essi
traducono
:
padroni
tutti
,
fuori
le
borse
contiamo
il
denaro
,
e
tanto
io
tanto
tu
.
-
Non
è
vero
!
Non
è
vero
!
-
gridarono
alcuni
.
-
Lasciatemi
finire
!
-
esclamò
stanco
,
anelante
,
il
Covazza
.
-
L
'
altra
illusione
,
che
voi
vi
fate
,
è
sul
numero
degli
iscritti
ai
vostri
Fasci
:
tremila
qua
,
quattromila
là
,
ottocento
,
mille
,
diecimila
...
Dove
,
come
li
contate
?
Son
ombre
vane
,
signori
,
filze
di
nomi
e
nient
'
altro
!
Sì
,
lo
so
anch
'
io
:
appena
si
aprono
le
iscrizioni
,
come
le
pecore
:
una
dà
l
'
esempio
,
tutte
le
altre
dietro
!
Ma
volete
sul
serio
dar
peso
,
fondarvi
su
questo
,
ch
'
è
frutto
d
'
un
inevitabile
contagio
psichico
?
Quanti
,
sbollito
il
primo
entusiasmo
,
restano
effettivamente
nei
vostri
Fasci
?
Basta
ad
allontanare
il
maggior
numero
la
prima
richiesta
della
misera
quota
settimanale
!
E
quanti
Fasci
,
sorti
oggi
,
non
si
sciolgono
domani
?
Lasciatevelo
dire
da
uno
che
non
s
'
inganna
e
che
non
vi
inganna
,
signori
!
So
che
voi
oggi
qua
volete
stabilire
se
si
debba
,
o
no
,
secondare
la
tendenza
delle
moltitudini
a
un
'
azione
immediata
.
So
che
parecchi
tra
voi
sono
contrarii
,
e
io
li
stimo
saggi
e
li
approvo
.
Un
movimento
serio
come
voi
l
'
intendete
,
non
è
possibile
ancora
in
Sicilia
!
Se
credete
che
già
ci
sia
per
opera
vostra
,
v
'
ingannate
!
Per
me
non
è
altro
che
febbre
passeggera
,
delirio
di
incoscienti
!
Spiridione
Covazza
sedette
,
asciugandosi
il
sudore
dal
volto
congestionato
,
mentre
dieci
,
quindici
,
tutt
'
insieme
,
si
levavano
a
domandar
la
parola
.
Parlò
Cataldo
Sclàfani
con
voce
tonante
e
col
volto
atteggiato
più
di
dolore
che
di
sdegno
,
giacché
non
l
'
accusa
per
se
stessa
poteva
offenderlo
,
ma
che
uno
potesse
accusarlo
e
accusar
con
lui
i
suoi
compagni
.
-
Non
mi
difendo
,
-
disse
,
-
espongo
!
Quanti
erano
i
Fasci
?
Eran
presenti
i
capi
dei
piú
importanti
,
e
ciascuno
poteva
dire
all
'
on
.
Covazza
come
erano
contati
i
socii
e
quanti
fossero
.
I
Fasci
,
secondo
gli
ultimi
dati
del
Comitato
centrale
,
erano
centosessantatré
fermamente
costituiti
,
trentacinque
in
via
di
formazione
.
C
'
era
dunque
davvero
un
grande
esercito
di
lavoratori
in
Sicilia
,
nel
quale
non
si
sapeva
se
ammirar
più
il
fervore
,
la
coscienza
,
o
la
disciplina
con
cui
obbediva
a
un
cenno
del
Comitato
centrale
.
Il
capo
d
'
ogni
Fascio
passava
la
parola
d
'
ordine
ai
singoli
capi
di
sezione
,
e
questi
a
lor
volta
ai
capi
dei
rioni
e
delle
strade
:
in
un
batter
d
'
occhio
,
sia
di
giorno
,
sia
di
notte
,
tutti
i
socii
dei
Fasci
potevano
ricevere
un
avviso
.
E
se
domani
i
lavoratori
si
fossero
mossi
,
tutta
la
gente
siciliana
sarebbe
stata
travolta
come
da
una
corrente
di
fuoco
.
Perché
già
da
lunghi
anni
covava
il
fuoco
in
Sicilia
,
da
che
essa
cioè
,
nel
mare
,
si
era
veduta
come
una
pietra
a
cui
lo
stivale
d
'
Italia
allungava
un
calcio
in
premio
di
quanto
aveva
fatto
per
la
così
detta
unità
e
indipendenza
della
patria
.
Perché
dire
che
solo
da
un
anno
si
parlava
di
socialismo
in
Sicilia
?
Non
vi
era
già
,
diciott
'
anni
addietro
,
una
sezione
dell
'
Internazionale
?
E
da
allora
non
vi
si
eran
sempre
pubblicati
giornali
del
partito
;
e
circoli
,
gruppi
,
nuclei
non
si
erano
formati
qua
e
là
,
sicché
appena
sorta
la
prima
idea
dei
Fasci
,
era
stato
un
subito
accorrere
e
un
subito
riaggregarsi
di
antichi
compagni
di
fede
?
Non
era
vero
dunque
che
la
rapidissima
formazione
dei
Fasci
era
dovuta
solo
all
'
assidua
e
vigorosa
propaganda
dei
giovani
:
il
terreno
era
già
da
lunga
mano
preparato
;
mancava
l
'
unione
,
un
indirizzo
;
e
ai
giovani
era
bastato
soltanto
dare
una
voce
e
indicar
la
via
,
la
stessa
via
che
da
anni
batteva
il
proletariato
di
altri
paesi
.
I
contadini
e
gli
operaj
di
Sicilia
erano
accorsi
ai
giovani
con
le
braccia
tese
,
gridando
:
-
Voi
,
voi
siete
i
veri
amici
!
-
e
si
erano
mossi
a
seguirli
con
la
gioja
nel
cuore
,
e
con
la
piena
coscienza
di
ciò
che
si
disponevano
a
fare
.
E
,
a
provar
questa
coscienza
,
Cataldo
Sclàfani
parlò
,
commosso
,
dei
discorsi
tenuti
nell
'
ultimo
congresso
di
Palermo
da
alcune
donne
di
Piana
dei
Greci
e
di
Corleone
;
discorsi
che
dimostravano
,
nel
modo
più
lampante
,
come
non
il
lume
artificiale
d
'
una
coltura
accademica
,
né
teorie
di
scuola
bisognavano
a
destar
quella
coscienza
,
ma
la
pratica
quotidiana
del
dolore
e
dell
'
ingiustizia
,
e
l
'
indicazione
più
semplice
e
più
spontanea
del
rimedio
a
tanti
mali
:
l
'
unione
!
Socialismo
sentimentale
?
Ma
la
forza
che
crea
è
appunto
il
sentimento
,
non
la
fredda
ragione
,
armata
di
dottrina
!
Che
importava
la
nozione
astratta
d
'
un
diritto
,
quando
c
'
era
il
sentimento
immediato
e
prepotente
di
un
bisogno
?
Sentire
il
proprio
diritto
con
la
forza
stessa
con
cui
si
sente
la
fame
valeva
mille
volte
più
d
'
ogni
precisa
dimostrazione
teorica
di
esso
.
Peraltro
,
ora
questo
sentimento
era
già
divenuto
coscienza
lucida
e
ferma
,
e
si
dimostrava
in
tutti
i
modi
.
Un
vero
spirito
fraterno
s
'
era
diffuso
tra
i
contadini
e
gli
operaj
,
per
cui
nei
numerosi
arresti
recenti
s
'
eran
veduti
i
compagni
liberi
mantenere
i
carcerati
e
le
loro
famiglie
;
nella
disgrazia
di
qualcuno
,
il
pronto
soccorso
di
tutti
e
l
'
assistenza
e
la
sorveglianza
amorosa
.
Ecco
la
ronda
dei
decurioni
,
la
sera
,
per
le
strade
e
le
osterie
delle
città
e
delle
campagne
,
perché
i
fratelli
non
trascendessero
ad
atti
violenti
,
eccitati
dal
vino
.
-
Questi
sono
gli
arruffapopoli
,
on
.
Covazza
!
-
esclamò
a
questo
punto
,
concludendo
,
Cataldo
Sclàfani
con
gli
occhi
lustri
d
'
ebrezza
e
commozione
.
-
Vergognatevi
delle
vostre
accuse
!
Siamo
qua
oggi
,
a
Roma
,
di
fronte
,
due
generazioni
.
Guardate
allo
spettacolo
che
dànno
i
vecchi
,
e
guardate
a
noi
giovani
!
Domani
da
qui
il
Governo
,
che
protegge
tutti
coloro
che
dell
'
amor
di
patria
affagottato
e
tolto
in
braccio
si
fecero
scudo
per
tanti
anni
ai
sassi
del
popolo
censore
,
manderà
in
Sicilia
l
'
esercito
e
l
'
armata
per
soffocare
con
la
violenza
questo
gran
palpito
di
vita
nuova
che
noi
giovani
vi
abbiamo
destato
!
Fin
oggi
la
maggioranza
del
Comitato
centrale
,
di
cui
fo
parte
,
è
contraria
a
un
'
azione
immediata
.
Ma
presto
verrà
il
giorno
,
lo
prevedo
,
che
le
smanie
dell
'
impazienza
da
tanto
tempo
represse
scoppieranno
,
e
noi
capi
non
potremo
più
frenare
il
popolo
senza
immolare
noi
stessi
.
Lando
Laurentano
,
seduto
accanto
a
Lino
Apes
,
ascoltò
il
lungo
discorso
dello
Sclàfani
a
capo
chino
,
stirandosi
qua
e
là
con
le
dita
nervose
la
barba
e
lanciando
occhiate
a
destra
e
a
sinistra
.
Quell
'
adunanza
in
casa
sua
gli
pareva
la
prova
generale
di
una
rappresentazione
.
Tutti
quei
giovani
si
erano
anche
loro
assegnate
le
parti
,
e
gli
pareva
che
,
a
furia
di
ripeterle
,
se
le
fossero
cacciate
a
memoria
e
le
recitassero
con
artificioso
calore
.
Mancava
il
coro
innumerevole
,
che
era
in
Sicilia
.
Oh
sì
,
parlava
bene
,
con
bella
enfasi
apostolica
,
Cataldo
Sclàfani
;
meritava
in
qualche
punto
l
'
applauso
caldo
e
scrosciante
,
le
lodi
del
coro
,
se
fosse
stato
presente
.
Innamorato
della
sua
parte
,
l
'
avrebbe
rappresentata
con
perfetta
coerenza
anche
davanti
ai
fucili
dei
soldati
,
in
piazza
;
e
,
se
tratto
in
arresto
,
davanti
ai
giudici
,
in
una
corte
di
giustizia
.
Perché
lui
solo
non
riusciva
ancora
a
comporsi
una
parte
?
perché
ancora
,
ancora
dentro
,
esasperatamente
,
gli
scattava
la
protesta
:
-
No
,
non
è
questo
?
-
Che
volevano
infatti
tutti
quei
suoi
compagni
?
Ben
poco
,
per
il
momento
,
in
Sicilia
.
Volevano
che
,
per
l
'
unione
e
la
resistenza
dei
lavoratori
,
venissero
a
patti
più
umani
i
proprietarii
di
terre
e
di
zolfare
,
e
cessasse
il
salario
della
fame
,
cessassero
l
'
usura
,
lo
sfruttamento
,
le
vessazioni
delle
inique
tasse
comunali
,
per
modo
che
a
quelli
fosse
assicurato
,
non
già
il
benessere
,
ma
almeno
tanto
da
provvedere
ai
bisogni
primi
della
vita
.
Volevano
,
adattandosi
modestamente
alle
condizioni
locali
,
l
'
impianto
di
cooperative
di
consumo
e
di
lavoro
e
la
conquista
dei
pubblici
poteri
;
fra
qualche
anno
trionfare
nelle
elezioni
comunali
e
provinciali
dell
'
isola
;
riuscir
vittoriosi
in
qualche
collegio
politico
,
per
aver
controlli
e
banditori
delle
più
urgenti
necessità
dei
miseri
nei
Consigli
comunali
e
provinciali
e
nella
Camera
dei
deputati
.
Questo
volevano
.
Ed
era
giusto
.
Degne
d
'
ammirazione
la
fede
e
la
costanza
con
cui
seguitavano
quest
'
opera
di
protezione
e
di
rivendicazione
.
Che
altro
voleva
lui
?
Non
c
'
era
altro
da
volere
,
altro
da
fare
,
per
ora
.
E
tanta
esaltazione
,
dunque
,
e
tanto
fermento
per
ottenere
ciò
che
forse
nessuno
,
fuori
dell
'
isola
,
avrebbe
mai
creduto
che
già
non
ci
fosse
:
che
in
ogni
casolare
sparso
nella
campagna
la
lucernetta
a
olio
non
mostrasse
più
ai
padri
che
ritornavano
disfatti
dal
lavoro
lo
squallido
sonno
dei
figliuoli
digiuni
e
il
focolare
spento
;
che
fossero
posti
in
grado
di
divenire
e
di
sentirsi
uomini
,
tanti
cui
la
miseria
rendeva
peggio
che
bruti
.
Una
buona
legge
agraria
,
una
lieve
riforma
dei
patti
colonici
,
un
lieve
miglioramento
dei
magri
salarii
,
la
mezzadria
a
oneste
condizioni
,
come
quelle
della
Toscana
e
della
Lombardia
,
come
quelle
accordate
da
lui
nei
suoi
possedimenti
,
sarebbero
bastati
a
soddisfare
e
a
quietare
quei
miseri
,
senza
tanto
fragor
di
minacce
,
senza
bisogno
d
'
assumere
quelle
arie
d
'
apostoli
,
di
profeti
di
paladini
.
Oneste
,
modeste
aspirazioni
,
quasi
evangelicamente
disciplinate
,
da
raggiungere
grado
grado
,
col
tempo
e
con
la
chiara
coscienza
del
diritto
negato
!
Poteva
egli
pascersi
di
esse
,
e
non
pensare
ad
altro
?
No
,
no
:
troppo
poco
per
lui
!
Se
fosse
bastato
,
magari
avrebbe
dato
tutto
il
suo
denaro
,
e
chi
sa
,
forse
allora
,
da
povero
,
avrebbe
trovato
in
quelle
aspirazioni
un
pascolo
per
l
'
anima
irrequieta
.
Ma
così
,
no
,
non
potevano
bastargli
!
All
'
improvviso
,
voltandosi
a
guardar
Lino
Apes
,
si
sentì
sonar
dentro
,
come
una
feroce
irrisione
,
i
versi
del
Leopardi
nella
canzone
all
'
Italia
:
L
'
armi
,
qua
l
'
armi
:
io
solo
Combatterò
,
procomberò
sol
io
!
E
scattò
in
piedi
agli
applausi
che
in
quel
punto
stesso
scoppiavano
nella
sala
a
coronar
l
'
eloquente
discorso
di
Cataldo
Sclàfani
,
e
anche
lui
con
tutti
gli
altri
,
senza
volerlo
,
si
recò
a
stringere
la
mano
all
'
oratore
.
Ma
Lino
Apes
,
dal
suo
posto
,
col
socratico
sorriso
su
le
labbra
e
negli
occhi
,
domandò
allora
a
gran
voce
:
-
Signori
miei
,
e
che
si
conclude
?
Pareva
tutto
finito
;
assolto
il
còmpito
;
e
ciascuno
si
sentiva
come
sollevato
e
liberato
da
un
gran
peso
.
Al
richiamo
dell
'
Apes
tutti
si
guardarono
negli
occhi
,
sorpresi
,
con
pena
,
e
ritornarono
mogi
mogi
ai
loro
posti
.
-
La
natura
,
signori
miei
,
-
seguitò
Lino
Apes
,
appena
li
vide
seduti
,
-
la
natura
,
nella
sua
eternità
,
può
non
concludere
,
anzi
non
può
concludere
,
perché
se
conclude
,
è
finita
.
Ma
l
'
uomo
no
,
deve
concludere
;
ha
bisogno
di
concludere
;
o
almeno
di
credere
che
abbia
concluso
qualche
cosa
,
l
'
uomo
!
Ebbene
,
signori
miei
,
che
concluderemo
noi
?
Siamo
uomini
,
e
venuti
qua
per
questo
.
Ma
vi
leggo
negli
occhi
.
Voi
non
avete
nessuna
voglia
di
concludere
,
pur
non
essendo
eterni
!
Voi
avete
viaggiato
.
Molti
tra
voi
seguiteranno
il
viaggio
fino
a
Reggio
Emilia
.
Qua
a
Roma
,
chi
ci
viene
per
la
prima
volta
,
ha
da
veder
tante
cose
;
e
il
tempo
stringe
.
Scusatemi
,
se
parlo
così
:
sapete
che
io
vedo
per
minuto
,
e
parlo
come
vedo
.
Ho
poca
fiducia
nelle
conclusioni
degli
uomini
,
i
quali
tutti
,
a
un
certo
punto
,
guardandosi
dietro
,
considerando
le
opere
e
i
giorni
loro
,
scuotono
amaramente
il
capo
e
riconoscono
:
«
Sí
,
ci
siamo
arricchiti
»
,
oppure
:
«
Sì
,
abbiamo
fatto
questo
o
quest
'
altro
-
ma
che
abbiamo
infine
concluso
?
»
.
Veramente
,
a
dir
proprio
,
non
si
conclude
mai
nulla
,
perché
siamo
tutti
nella
natura
eterna
.
Ma
ciò
non
toglie
che
noi
oggi
qua
,
dato
il
momento
,
non
dobbiamo
venire
a
una
qualsiasi
,
magari
illusoria
,
conclusione
.
Io
vi
dico
che
questa
s
'
impone
,
perché
altrimenti
ci
verranno
da
sé
,
senza
la
vostra
guida
illuminata
e
il
vostro
consenso
,
gli
operaj
delle
città
,
delle
campagne
,
delle
zolfare
.
E
sarà
cieco
scompiglio
,
tumulto
feroce
,
quello
che
potrebbe
essere
invece
movimento
ordinato
,
premeditato
,
sicuro
.
Le
conseguenze
?
Signori
,
usa
prevederle
chi
non
è
nato
a
fare
.
Credete
voi
che
ci
sia
ragione
d
'
agire
?
Avvisiamo
ai
modi
e
ai
mezzi
.
Tutta
la
Sicilia
è
ora
senza
milizie
.
Tre
,
quattro
compagnie
di
fantaccini
vi
fan
la
comparsa
dei
gendarmi
offenbachiani
,
oggi
qua
,
domani
là
,
dove
il
bisogno
li
chiama
.
E
contro
ad
essi
,
come
voi
dite
,
un
intero
,
compatto
esercito
di
lavoratori
.
Non
c
'
è
neanche
bisogno
d
'
armarlo
;
basterà
disarmar
quei
pochi
e
si
resta
padroni
del
campo
.
No
?
Dite
di
no
?
Aspettate
!
Lasciatemi
dire
...
santo
Dio
,
concludere
!
Ma
non
poté
più
dire
.
Come
i
ranocchi
quatti
a
musare
all
'
orlo
d
'
un
pantano
,
se
uno
se
ne
spicca
e
dà
un
tonfo
,
tutti
gli
altri
a
due
,
a
tre
,
tuffandosi
,
vi
fanno
un
crepitìo
via
via
più
fitto
;
gli
ascoltatori
incantati
dapprima
dall
'
arguto
dire
dell
'
Apes
,
cominciarono
alla
fine
dietro
un
primo
interruttore
a
interromperlo
a
due
,
a
tre
insieme
,
e
quasi
d
'
un
subito
,
tra
fautori
e
avversarii
,
schizzò
da
ogni
parte
violenta
la
contesa
.
Di
qua
Lando
Laurentano
quasi
pregava
:
-
Sì
,
ecco
,
se
c
'
è
da
fare
qualche
cosa
,
amici
...
Di
là
Bixio
Bruno
e
Cataldo
Sclàfani
gridavano
:
-
No
!
no
!
Sarebbe
una
pazzia
!
Ma
che
!
La
rovina
!
E
sfide
,
invettive
,
proposte
,
s
'
abbaruffarono
per
un
pezzo
nella
sala
.
Alcuni
,
e
tra
questi
il
Covazza
,
scapparono
via
,
indignati
.
A
un
certo
punto
,
uno
,
tutto
spaurito
,
si
cacciò
zittendo
e
con
le
braccia
levate
nel
crocchio
dove
più
ferveva
la
contesa
e
annunziò
:
-
Signori
miei
,
siamo
spiati
!
Tutti
gli
occhi
si
volsero
alle
due
finestre
.
Dietro
la
ringhiera
del
giardino
due
uomini
stavano
difatti
a
spiare
,
cercando
di
farsi
riparo
delle
piante
.
Celsina
Pigna
guardò
alla
finestra
anche
lei
e
,
appena
scorse
quei
due
,
diventò
in
volto
di
bragia
.
-
Ma
no
!
-
saltò
a
dire
irresistibilmente
.
-
Li
conosco
io
...
Aspettano
me
.
Innanzi
al
vermiglio
sorriso
e
agli
occhi
sfavillanti
di
lei
,
la
contesa
cadde
,
come
se
a
nessuno
paresse
più
possibile
seguitarla
,
quando
quel
fior
di
giovinetta
,
a
cui
s
'
era
fatto
le
viste
di
non
badare
,
si
faceva
avanti
d
'
un
tratto
,
quasi
ad
ammonire
:
-
Ci
sono
io
,
finitela
:
sono
aspettata
!
Poco
dopo
,
come
tutti
,
tranne
Lino
Apes
,
furono
andati
via
,
Celsina
si
accostò
a
Lando
Laurentano
e
gli
domandò
,
alludendo
a
uno
di
quei
due
che
stavano
dietro
la
ringhiera
ad
aspettarla
:
-
Non
lo
conosce
?
È
suo
nipote
...
-
Mio
nipote
?
-
disse
con
meraviglia
Lando
che
ignorava
affatto
d
'
averne
uno
.
-
Ma
sì
,
Antonio
Del
Re
,
-
affermò
Celsina
.
-
Figlio
di
sua
cugina
Anna
,
sorella
del
signor
Roberto
Auriti
.
-
Ah
!
-
sclamò
Lando
.
-
E
perché
non
è
entrato
?
Celsina
notò
sul
volto
del
Laurentano
un
improvviso
turbamento
subito
dopo
la
domanda
,
e
lo
interpretò
a
suo
modo
,
che
egli
cioè
,
sospettando
qualche
intrigo
fra
lei
e
il
nipote
,
si
fosse
pentito
della
domanda
inopportuna
,
e
si
affrettò
a
rispondere
:
-
Non
è
dei
nostri
,
sa
!
Sta
qui
a
Roma
in
casa
del
signor
Roberto
,
all
'
Università
...
Ma
temo
che
...
S
'
interruppe
,
accorgendosi
che
il
Laurentano
,
astratto
,
assorto
,
non
le
badava
;
e
subito
riprese
:
-
Le
reco
i
saluti
del
Lizio
,
presidente
del
Fascio
di
Girgenti
,
e
i
saluti
di
mio
padre
.
Anch
'
io
credo
,
se
posso
esprimere
il
mio
parere
,
che
non
sia
tempo
d
'
agire
.
Abbiamo
nel
Fascio
di
Girgenti
circa
ottocento
iscritti
...
Ma
sono
nomi
soltanto
,
pochi
vengono
,
pochi
pagano
...
-
Ma
sì
,
ma
sì
,
ma
sì
...
-
le
disse
allora
,
graziosamente
ridendo
con
tutto
il
volto
bruttissimo
,
Lino
Apes
,
quasi
per
farle
intendere
che
egli
aveva
parlato
a
quel
modo
col
solo
intento
di
cacciar
via
tutti
.
-
Agire
?
Ma
sarebbe
una
pazzia
!
L
'
ho
detto
per
celia
,
signorina
!
Gli
occhi
di
Celsina
schizzarono
fiamme
.
Lo
avrebbe
schiaffeggiato
.
Gli
sorrise
.
Tese
la
mano
a
Lando
Laurentano
e
:
-
Mi
permettano
-
disse
.
-
Li
lascio
in
libertà
.
Il
quondam
tenore
Olindo
Passalacqua
,
marito
onorario
della
maestra
di
canto
signora
Lalla
Passalacqua
-
Bonomè
,
nonché
censore
effettivo
del
Privato
Conservatorio
Bonomè
,
da
circa
due
ore
cercava
in
tutti
i
modi
di
tenere
a
freno
la
muta
rabbiosa
impazienza
di
Antonio
Del
Re
.
Parlava
sottovoce
,
e
ogni
tanto
,
di
nascosto
,
se
Antonio
Del
Re
sbuffando
guardava
altrove
,
cavava
fuori
lesto
lesto
l
'
orologino
della
moglie
e
«
Poveretto
ha
ragione
!
»
diceva
prima
con
la
mimica
degli
occhi
,
delle
ciglia
,
della
bocca
,
e
subito
dopo
,
con
altra
mimica
:
«
Qua
sono
:
avanti
;
seguitiamo
!
»
E
seguitava
a
parlare
,
a
parlare
quasi
per
commissione
;
ma
in
una
particolar
maniera
comicissima
e
quasi
incomprensibile
,
perché
a
voli
a
salti
a
precipizii
per
sottintesi
che
si
riferivano
a
lontane
e
bizzarre
vicende
della
sua
scompigliata
esistenza
.
E
a
ogni
salto
,
a
ogni
volo
,
eran
subitanee
alterazioni
di
viso
e
di
voce
,
esclamazioni
e
ghigni
e
gesti
o
di
rabbia
o
di
gioja
o
di
minaccia
o
di
commiserazione
o
di
sdegno
,
che
facevano
restare
intronato
,
a
bocca
aperta
chi
,
ignorando
quelle
vicende
,
riuscisse
per
un
po
'
,
senza
ridere
,
a
prestargli
ascolto
.
Olindo
Passalacqua
,
di
fronte
a
questo
intronamento
,
restava
soddisfatto
;
era
per
lui
la
misura
dell
'
effetto
;
e
con
le
mani
aperte
a
ventaglio
si
tirava
su
,
su
,
su
,
da
ogni
parte
i
lunghi
grigi
capelli
riccioluti
per
modo
che
gli
nascondessero
la
radura
sul
cocuzzolo
,
e
quindi
coi
due
indici
tesi
si
toccava
gli
aghi
incerati
dei
baffetti
ritinti
,
quasi
per
mettere
il
punto
a
quel
gesto
abituale
o
per
accertarsi
che
nella
foga
del
parlare
,
non
gli
fossero
cascati
.
-
Una
miseria
,
basterebbe
una
miseria
!
-
diceva
.
-
Guarda
,
che
sono
due
lirette
al
giorno
,
che
sono
?
E
vorrei
dire
anche
meno
!
Una
miseria
...
Sciagurato
!
Quanti
ne
butta
via
con
quei
farabutti
là
che
gl
'
insudiciano
il
come
si
chiama
...
sicuro
...
lo
stemma
avito
!
Porci
!
E
mio
suocero
per
l
'
Italia
rovina
l
'
impresa
del
Carolino
a
Palermo
...
Tesori
!
Bastava
la
semplice
Jone
...
povero
Petrella
!
...
mio
cavallo
di
battaglia
...
Là
,
tutto
a
catafascio
...
per
questi
porci
qua
!
Senti
come
strillano
?
Ed
è
principe
,
sissignore
...
Vergognosi
...
Dico
io
,
due
lirette
al
giorno
per
un
'
opera
meritoria
...
Dio
dei
cieli
,
una
fortuna
come
questa
!
Tutto
gratis
...
E
tu
che
ne
sai
?
Certi
patti
infernali
...
schiavitù
per
tutta
la
vita
...
Io
,
io
,
per
più
di
dieci
anni
,
trionfatore
e
schiavo
...
Qua
,
invece
,
solo
ch
'
egli
dicesse
di
sì
...
M
'
impegnerei
io
,
Nino
,
m
'
impegnerei
io
di
portarla
in
meno
d
'
un
anno
su
i
primari
palcoscenici
d
'
Italia
.
Tu
mi
conosci
;
mi
spezzo
,
non
mi
...
non
mi
...
frangar
...
come
si
dice
?
lo
sapevo
pure
in
latino
,
mannaggia
!
La
parola
...
se
do
la
parola
!
E
che
mi
resta
?
Unico
patrimonio
.
Bisognerà
nutrirla
un
tantino
meglio
nei
primi
tempi
:
questo
sì
!
Ma
se
ne
viene
...
se
ne
viene
...
oh
se
se
ne
viene
..
E
la
bastarda
musica
moderna
...
Aveva
scoperto
,
Olindo
Passalacqua
,
una
portentosa
voce
di
soprano
nella
gola
di
Celsina
Pigna
,
subito
,
appena
l
'
aveva
sentita
parlare
.
-
E
con
quella
figurina
là
,
che
scherzi
?
Furore
,
m
'
impegno
io
:
farà
furore
!
Basterebbe
a
mio
cognato
,
per
rispetto
a
Roberto
e
a
te
,
un
misero
assegnino
,
anche
di
una
lira
e
cinquanta
al
giorno
;
per
le
spese
del
vitto
...
Nutrirla
bene
...
e
in
meno
di
un
anno
...
dici
di
no
?
Antonio
Del
Re
tornava
a
scrollarsi
tutto
,
rabbiosamente
,
appena
una
parola
del
Passalacqua
riusciva
a
cacciarsi
tra
il
tumulto
dei
pensieri
violenti
a
cui
era
in
preda
.
Il
giorno
avanti
,
Celsina
gli
s
'
era
presentata
all
'
improvviso
in
casa
dello
zio
Roberto
,
durante
il
desinare
.
Frastornato
,
stordito
dalla
vita
rumorosa
della
grande
città
,
dagli
aspetti
nuovi
,
dalle
nuove
e
strane
abitudini
,
non
aveva
potuto
attendere
in
alcun
modo
alla
promessa
che
le
aveva
fatto
prima
di
partire
,
di
trovarle
subito
,
cioè
,
un
collocamento
a
Roma
.
Le
aveva
scritto
tuttavia
che
presto
,
appena
un
po
'
rassettato
,
si
sarebbe
messo
a
cercare
;
con
la
certezza
però
,
dentro
di
sé
,
che
non
solo
non
sarebbe
riuscito
,
ma
che
non
avrebbe
avuto
né
animo
né
modo
di
provarcisi
,
sospeso
come
si
sentiva
,
e
come
per
un
pezzo
avrebbe
seguitato
a
sentirsi
,
in
uno
smarrimento
che
quasi
gli
toglieva
il
respiro
e
gli
faceva
apparir
tutto
intorno
vacillante
e
inconsistente
.
Questo
smarrimento
,
difatti
,
non
solo
gli
era
durato
,
ma
gli
era
via
via
cresciuto
,
in
mezzo
a
quella
precarietà
d
'
esistenza
eccentrica
,
scombussolata
,
in
casa
dello
zio
.
Come
mai
aveva
potuto
questi
adattarsi
a
vivere
così
,
comporsi
in
un
certo
suo
ordine
meticoloso
,
in
mezzo
a
tanto
disordine
,
trovarvi
un
po
'
di
terra
da
gettarvi
le
radici
?
Capiva
Olindo
Passalacqua
,
la
signora
Lalla
(
Nanna
,
come
la
chiamavano
)
e
il
fratello
di
lei
,
Pilade
Bonomè
:
zingari
;
il
primo
,
chi
sa
donde
venuto
;
gli
altri
due
,
figli
d
'
un
impresario
teatrale
,
capitato
prima
del
1860
a
Palermo
e
travolto
nella
corrente
liberale
dai
giovani
signori
dell
'
aristocrazia
palermitana
,
frequentatori
assidui
del
palcoscenico
del
teatro
Carolino
.
Fallita
dopo
alcuni
anni
l
'
impresa
,
poveri
,
vittime
della
rivoluzione
,
come
diceva
ancora
Olindo
Passalacqua
,
il
quale
,
subito
dopo
avere
sposato
la
figlia
dell
'
impresario
,
aveva
perduto
la
voce
;
erano
venuti
a
Roma
,
poco
dopo
il
'70
,
e
s
'
erano
rovesciati
addosso
a
zio
Roberto
,
raccomandati
da
un
amico
di
Palermo
.
Avventurarsi
nel
bujo
della
sorte
,
gettarsi
alle
più
stravaganti
imprese
,
prendere
da
un
momento
all
'
altro
le
più
strampalate
risoluzioni
,
era
per
essi
come
bere
un
bicchier
d
'
acqua
.
Oggi
qua
,
domani
là
;
oggi
abbondanza
,
domani
carestia
;
bastava
loro
ogni
giorno
arrivare
alla
sera
,
comunque
,
senza
indietreggiare
di
fronte
a
tutti
i
possibili
ostacoli
,
ai
sacrifizii
più
duri
,
buttando
in
mare
le
cose
più
care
e
più
sacre
pur
di
salvar
la
barca
,
barca
senza
più
né
bussola
,
né
àncora
,
né
timone
,
assaltata
dalle
onde
incessanti
in
quella
perpetua
bufera
ch
'
era
stata
la
loro
vita
.
Ma
tuttavia
questo
era
in
essi
meraviglioso
e
pietoso
e
comico
a
un
tempo
,
che
pur
avendo
fatto
getto
di
tutto
senza
alcun
ritegno
,
eran
rimasti
nell
'
anima
schietti
,
d
'
una
ingenuità
vivida
e
tutta
alata
di
palpiti
gentili
,
eran
rimasti
affettuosi
,
generosi
,
pronti
sempre
a
spendersi
per
gli
altri
,
a
confortare
,
a
soccorrere
,
ad
accendersi
d
'
entusiasmo
per
ogni
nobile
azione
.
Quel
che
di
scorretto
,
di
male
,
di
vergognoso
era
nella
loro
vita
,
forse
stimavano
sinceramente
non
imputabile
a
essi
.
Necessità
su
cui
bisognava
chiudere
un
occhio
,
e
se
uno
non
bastava
,
tutt
'
e
due
.
Con
quanta
dignità
,
per
esempio
,
Olindo
Passalacqua
,
dopo
aver
mangiato
alla
tavola
di
zio
Roberto
e
aver
raccomandato
a
questo
di
non
dimenticarsi
di
far
prendere
a
Nanna
le
gocce
per
il
mal
di
cuore
o
di
far
toglier
subito
dalla
tavola
il
trionfino
delle
frutta
per
paura
che
,
toccando
inavvertitamente
la
buccia
di
qualche
pesca
,
non
le
si
avesse
a
rompere
,
Dio
liberi
,
il
sangue
del
naso
come
tante
volte
le
soleva
avvenire
,
lasciava
a
lui
il
letto
maritale
e
,
augurando
alla
moglie
la
buona
notte
,
felicissimi
sogni
a
tutti
;
anche
ai
canarini
e
al
merlo
nelle
gabbie
,
al
pappagallo
Cocò
sul
tréspolo
;
a
Titì
,
la
scimmietta
tisica
,
su
l
'
anello
;
a
Ragnetta
,
la
gattina
in
colletto
e
cravatta
;
ai
due
vecchi
cani
Bobbi
e
Piccinì
,
invalidi
entrambi
in
una
cesta
,
quello
cieco
e
questo
con
la
groppa
impeciata
;
se
n
'
andava
coi
due
indici
su
le
punte
dei
baffi
,
impalato
già
nella
rigida
severità
di
censore
inflessibile
,
a
dormire
nel
Privato
Conservatorio
del
cognato
Bonomè
in
via
dei
Pontefici
!
E
che
barca
di
matti
quella
tavola
a
cui
sedevano
ogni
sera
quattro
o
cinque
estranei
,
invitati
lì
per
lì
,
o
che
venivano
a
invitarsi
da
sé
,
deputati
amici
di
zio
Roberto
e
di
Corrado
Selmi
,
maestri
di
musica
chiomati
,
cantanti
d
'
ambo
i
sessi
!
Che
discorsi
vi
si
tenevano
,
a
quali
scherzi
spesso
si
trascendeva
!
E
che
pena
vedere
zio
Roberto
lì
in
mezzo
,
zio
Roberto
ch
'
egli
da
lontano
s
'
era
immaginato
con
le
stesse
idee
e
gli
stessi
sentimenti
della
nonna
e
della
mamma
(
e
non
a
torto
,
ché
ogni
giorno
poi
glieli
dimostrava
con
le
più
squisite
attenzioni
e
le
cure
paterne
)
,
che
pena
vederlo
lì
in
mezzo
,
partecipare
a
quei
discorsi
,
a
quegli
scherzi
,
e
di
tratto
in
tratto
sorprendergli
nel
volto
uno
sguardo
,
un
sorriso
afflitto
,
di
mortificazione
,
se
incontrava
gli
occhi
suoi
che
lo
osservavano
stupiti
e
addolorati
!
Qual
guida
più
poteva
dargli
quello
zio
?
Avrebbe
potuto
permettersi
tutto
,
sicuro
di
non
potere
aver
da
lui
né
un
richiamo
,
né
un
rimprovero
.
S
'
era
iscritto
alla
facoltà
di
scienze
;
ma
come
studiare
in
quella
casa
che
cinfolava
,
gargarizzava
,
guagnolava
dalla
mattina
alla
sera
di
trilli
e
scivoli
e
solfeggi
e
vocalizzi
?
Del
resto
,
l
'
Università
così
lontana
,
i
numerosi
studenti
gaj
e
spensierati
,
gli
avevano
destato
fin
dal
primo
giorno
un
'
avversione
invincibile
,
uggia
,
scoramento
,
sdegno
,
dispetto
;
e
,
pigliando
scusa
da
ogni
cosa
,
non
era
più
andato
.
S
'
era
figurato
,
e
subito
aveva
ritenuto
per
certo
,
che
a
qualcuno
di
quei
ragazzacci
potesse
venire
la
cattiva
ispirazione
di
farsi
beffe
di
lui
così
serio
e
diverso
:
e
che
sarebbe
allora
accaduto
?
Solo
a
pensarci
,
gli
s
'
artigliavano
le
mani
.
Un
incentivo
qualunque
,
in
quel
punto
,
una
favilla
,
e
il
furore
,
represso
con
tanto
sforzo
,
sarebbe
divampato
terribile
.
Aveva
l
'
impressione
che
la
vita
gli
si
fosse
come
ingorgata
dentro
e
gli
ribollisse
,
fomentata
dal
rimorso
di
quell
'
ozio
e
dal
bisogno
prepotente
di
darsi
comunque
uno
sfogo
.
Ma
come
sottrarsi
a
quell
'
ozio
,
se
aveva
ormai
acquistato
la
certezza
di
non
poter
più
far
nulla
,
poiché
tutto
gli
si
era
come
intralciato
e
confuso
nel
cervello
?
e
dove
trovar
lo
sfogo
?
Aveva
corso
Roma
da
un
capo
all
'
altro
,
come
un
matto
,
quasi
senza
veder
nulla
,
tutto
assorto
in
sé
,
in
quella
cupa
scontentezza
di
tutto
e
di
tutti
,
in
quel
ribollimento
continuo
di
pensieri
impetuosi
che
,
prima
di
precisarsi
,
gli
svaporavano
dentro
,
lasciandolo
vuoto
e
come
stordito
,
coi
lineamenti
del
volto
alterati
,
le
pugna
serrate
,
le
unghie
affondate
nel
palmo
della
mano
.
Infine
,
dalla
sorda
rabbia
che
lo
divorava
,
da
quell
'
agra
inerzia
fosca
,
un
'
idea
truce
,
mostruosa
,
aveva
cominciato
a
germinargli
nel
cervello
,
la
quale
subito
aveva
preso
a
nutrirsi
voracemente
di
tutto
il
rancore
contro
la
vita
,
fin
dall
'
infanzia
accolto
e
covato
.
L
'
idea
gli
era
balenata
,
sentendo
una
sera
a
tavola
discorrere
del
modello
delle
bombe
recate
da
Francesco
Crispi
in
Sicilia
alla
vigilia
della
Rivoluzione
del
1860
e
della
preparazione
di
esse
.
Corrado
Selmi
aveva
detto
che
ne
aveva
preparate
alcune
anche
lui
,
di
notte
,
nel
magazzino
preso
in
affitto
da
Francesco
Riso
presso
il
convento
della
Gancia
.
Forte
delle
sue
nozioni
di
chimica
moderna
,
s
'
era
messo
a
ridere
e
aveva
dimostrato
quanto
fosse
puerile
quella
preparazione
,
e
come
adesso
si
sarebbero
potuti
ottenere
effetti
più
micidiali
con
ordigni
di
molto
piú
piccolo
volume
.
-
Ecco
!
-
aveva
esclamato
allora
Corrado
Selmi
.
-
Per
fare
un
po
'
di
festa
,
bisognerebbe
buttare
dalle
tribune
uno
di
questi
giocattolini
nell
'
aula
del
Parlamento
!
D
'
improvviso
s
'
era
sentito
prendere
e
predominar
tutto
da
quest
'
idea
.
Gli
urli
d
'
indignazione
della
piazza
per
la
frode
scoperta
delle
banche
,
e
prima
il
sospetto
e
poi
la
certezza
che
anche
zio
Roberto
col
Selmi
era
coinvolto
nello
scandalo
di
quella
frode
,
le
notizie
sempre
più
gravi
che
arrivavano
dalla
Sicilia
,
lo
avevano
deciso
a
cercare
i
mezzi
e
il
modo
d
'
attuare
al
più
presto
quell
'
idea
.
Tanto
,
ormai
,
era
finita
per
lui
!
Se
zio
Giulio
,
partito
a
precipizio
per
Girgenti
,
non
riusciva
a
ottenere
dal
fratello
della
nonna
il
denaro
,
zio
Roberto
sarebbe
stato
arrestato
;
e
allora
il
crollo
,
il
baratro
...
Ah
,
ma
prima
!
Sì
,
sì
,
questa
sarebbe
la
giusta
vendetta
,
questo
lo
sfogo
di
tutte
le
amarezze
,
che
avevano
attossicato
la
sua
vita
e
quella
dei
suoi
;
e
a
quei
suoi
compagni
là
,
di
Sicilia
,
cianciatori
,
avrebbe
dimostrato
che
lui
solo
sapeva
far
quello
che
loro
tutti
insieme
non
avrebbero
mai
saputo
.
Ebbene
,
proprio
in
quel
momento
era
capitata
Celsina
a
Roma
.
Nel
vedersela
comparir
dinanzi
tutta
accesa
in
volto
e
ridente
nell
'
imbarazzo
,
aveva
provato
un
fierissimo
dispetto
.
Gli
pareva
ormai
che
nulla
più
potesse
accadere
,
nulla
più
muoversi
senza
una
sua
spinta
;
che
tutti
dovessero
stare
al
loro
posto
,
immobili
e
come
sospesi
nell
'
attesa
dell
'
atto
grandioso
e
terribile
ch
'
egli
doveva
compiere
.
Donde
,
come
era
venuta
Celsina
,
se
egli
non
aveva
fatto
nulla
per
farla
venire
?
I
denari
di
Lando
...
già
!
quei
denari
negati
a
zio
Roberto
...
Il
Fascio
di
Girgenti
...
Buffonate
!
E
che
rabbia
nel
veder
Celsina
accolta
con
tanta
festa
da
quei
Passalacqua
,
per
i
quali
era
la
cosa
più
naturale
del
mondo
che
una
ragazza
si
avventurasse
sola
fino
a
Roma
con
un
pretesto
come
quello
,
e
si
presentasse
lì
in
cerca
dell
'
innamorato
,
ferma
nel
proposito
di
non
ritornar
più
in
Sicilia
.
S
'
era
fatto
di
tutti
i
colori
nel
vedersi
guardato
da
quelli
con
certi
occhi
ridenti
di
malizia
e
di
indulgenza
,
che
gli
dicevano
chiaramente
:
«
Via
,
che
c
'
è
di
male
?
abbiamo
capito
!
Non
ti
vergognare
!
»
.
E
anche
zio
Roberto
era
rimasto
lì
,
col
suo
solito
sorriso
afflitto
,
sotto
al
quale
voleva
nascondere
il
fastidio
che
gli
recava
ogni
novità
:
soltanto
il
fastidio
.
Anche
per
lui
nulla
di
male
che
una
ragazza
fosse
venuta
a
trovare
il
nipote
in
casa
sua
,
in
un
momento
come
quello
,
col
baratro
aperto
in
cui
stavano
per
precipitare
tutti
.
Per
quei
Passalacqua
quel
baratro
era
niente
:
una
delle
tante
difficoltà
della
vita
da
superare
;
e
per
superarla
fidavano
ciecamente
in
Corrado
Selmi
.
Bastava
poi
a
tranquillarli
la
calma
che
zio
Roberto
s
'
imponeva
per
non
agitar
la
sua
Nanna
malata
di
cuore
.
Via
,
via
quel
signor
Antonio
e
quel
lei
,
con
cui
Celsina
s
'
era
messa
a
parlargli
!
a
chi
voleva
darla
a
intendere
?
ma
si
dessero
pure
del
tu
!
Oh
,
cara
...
Ma
sì
,
brava
,
ridere
...
Se
non
si
rideva
di
cuore
a
quell
'
età
,
e
con
quegli
occhi
e
con
quel
musino
...
Uh
,
che
voce
!
ma
senti
?
...
un
campanello
!
Non
s
'
era
mai
provata
la
voce
?
Non
aveva
mai
cantato
,
neanche
così
per
ischerzo
?
mai
mai
?
Ma
bisognava
provare
,
subito
subito
...
Impossibile
che
non
ci
fosse
la
voce
,
con
quelle
inflessioni
,
con
quelle
modulazioni
...
Via
,
su
,
una
canzoncina
qualunque
,
là
,
nel
salottino
,
subito
subito
...
Ecco
il
terno
!
Nulla
meglio
di
questo
espediente
per
non
ritornar
più
in
Sicilia
!
I
mezzi
per
studiare
?
Ma
c
'
era
lei
,
la
signora
Lalla
,
e
il
Privato
Conservatorio
Bonomè
.
Lezioni
gratis
,
carte
e
pianoforte
gratis
:
soltanto
un
piccolo
assegno
per
il
vitto
.
E
Olindo
Passalacqua
,
saputo
che
Celsina
era
compagna
di
fede
socialista
di
Lando
Laurentano
,
subito
aveva
suggerito
di
chiedere
a
lui
quell
'
assegno
.
No
?
perché
no
?
Opera
meritoria
!
Maledetti
certi
scrupoli
,
certi
pudori
che
impediscono
alla
coscienza
di
fare
il
bene
!
si
sarebbe
potuto
proporre
al
Laurentano
la
restituzione
di
quel
piccolo
assegno
coi
primi
guadagni
;
ma
,
nossignori
,
queste
cose
le
fanno
gli
sfruttatori
,
gli
strozzini
,
ragion
per
cui
un
gentiluomo
deve
astenersi
dal
farle
...
Stupidaggini
!
Miserie
!
S
'
era
contorto
su
la
seggiola
,
Antonio
,
udendo
questi
discorsi
.
Avrebbe
voluto
strappare
per
un
braccio
Celsina
e
gridarle
sul
volto
:
«
Va
'
,
tòrnatene
donde
sei
venuta
!
Costoro
son
pazzi
che
danzano
su
l
'
abisso
.
Va
'
!
va
'
!
L
'
abisso
lo
spalancherò
io
!
Non
c
'
è
piú
nulla
;
io
stesso
non
sono
più
:
tutto
è
finito
!
»
.
Ma
pure
,
eccolo
lì
,
aveva
col
Passalacqua
accompagnato
Celsina
fino
al
villino
di
Lando
,
e
ora
stava
ad
aspettare
che
l
'
adunanza
si
sciogliesse
ed
ella
ne
uscisse
.
Celsina
gli
aveva
promesso
in
confidenza
che
non
avrebbe
neppur
fatto
cenno
al
Laurentano
di
quella
ridicola
proposta
dell
'
assegno
;
solo
lo
avrebbe
pregato
d
'
interessarsi
in
qualche
modo
per
farle
trovare
,
con
le
sue
tante
aderenze
,
un
posticino
a
Roma
.
L
'
assegno
,
Celsina
si
era
proposto
di
domandarlo
invece
per
lui
,
per
Antonio
.
Egli
le
aveva
confidato
la
sera
avanti
la
terribile
condizione
in
cui
si
trovava
lo
zio
.
-
E
tu
?
-
gli
aveva
domandato
lei
.
Non
aveva
avuto
altra
risposta
che
un
gesto
furioso
,
di
disperazione
.
Le
era
balenato
il
sospetto
ch
'
egli
covasse
un
proposito
violento
,
ma
contro
sé
;
e
aveva
cercato
di
scuoterlo
,
di
rincorarlo
.
Era
venuta
con
l
'
animo
tutto
acceso
di
sogni
e
di
speranze
,
piena
di
fiducia
in
sé
,
e
pronta
e
preparata
a
vinccre
tutti
gli
ostacoli
.
Ebbene
,
sarebbero
stati
in
due
,
ora
,
a
dividerli
e
ad
affrontarli
;
ella
lo
avrebbe
trascinato
nella
sua
foga
.
Possibile
ch
'
egli
,
col
suo
parentado
,
perisse
?
E
non
c
'
era
poi
l
'
altro
zio
?
Via
,
via
!
Le
difficoltà
sarebbero
state
per
lei
.
Ma
ecco
,
ne
rideva
!
Uscì
dal
villino
,
su
le
furie
.
-
Niente
!
Buffoni
...
Andiamo
!
andiamo
!
-
disse
,
spingendo
i
due
compagni
.
-
Non
ha
parlato
?
-
domandò
,
sospeso
e
afflitto
,
il
Passalacqua
.
-
Ma
che
parlare
!
-
si
scrollò
Celsina
.
-
Sono
tanti
pazzi
,
scemi
,
stupidi
,
imbecilli
...
Chiacchiere
,
chiacchiere
,
declamazioni
o
ciance
insipide
che
vorrebbero
parere
spiritose
...
Via
,
via
,
via
!
Ma
ci
ho
guadagnato
questo
almeno
,
che
sono
qua
,
a
Roma
!
Nino
,
per
carità
,
Nino
,
non
mi
far
quella
faccia
!
Vattene
...
sì
,
sì
...
è
meglio
che
te
ne
vada
,
se
mi
devi
affliggere
così
!
Olindo
Passalacqua
corse
dietro
ad
Antonio
che
,
gonfio
di
rabbia
,
tutto
rabbuffato
,
aveva
allungato
il
passo
;
lo
trattenne
,
invitò
con
la
mano
Celsina
ad
avvicinarsi
subito
,
raccomandando
con
cenni
calma
e
prudenza
.
Ma
Celsina
,
sorridendo
e
avvicinandosi
pian
piano
,
gli
accennò
col
capo
che
lo
lasciasse
pure
andare
.
-
Ma
pazzie
,
scusate
...
calma
,
ragazzi
!
Così
v
'
accecate
...
E
il
rimedio
?
il
rimedio
così
,
accecandovi
con
le
furie
,
non
lo
trovate
più
.
Il
rimedio
c
'
è
sempre
,
cari
amici
;
a
tutto
c
'
è
rimedio
;
più
o
meno
duro
,
più
o
meno
radicale
...
ma
c
'
è
!
Non
bisogna
spaventarsi
...
In
prima
,
come
!
dice
,
questo
?
Questo
no
!
questo
mai
!
...
Poi
...
eh
,
cari
miei
,
l
'
avrei
a
sapere
!
Questo
e
altro
!
...
Però
,
però
,
però
...
dico
,
intendiamoci
,
rispettando
sempre
le
leggi
del
...
del
...
della
...
Siamo
gentiluomini
!
Nino
,
tu
lo
sai
,
mi
spezzo
,
non
mi
...
non
mi
...
-
Che
fai
?
che
vuoi
?
che
ti
stilli
cosí
?
-
domandò
Celsina
a
Nino
,
rimasto
ansante
in
atteggiamento
truce
.
-
Finiscila
!
Sono
proprio
furie
sprecate
...
Io
mi
sento
così
tranquilla
e
contenta
!
Su
,
su
,
per
dove
si
prende
,
signor
Olindo
?
Tu
...
tu
guardami
...
no
,
no
,
guardami
bene
negli
occhi
...
qua
,
dentro
gli
occhi
...
Prima
di
partire
,
ti
ricordi
?
Nino
contrasse
tutto
il
volto
,
nel
tremendo
orgasmo
,
e
singultò
nel
naso
,
premendosi
forte
un
pugno
su
la
bocca
.
-
Via
!
basta
,
ora
!
Andiamo
!
-
riprese
Celsina
.
-
Lei
,
signor
Olindo
,
mi
deve
dir
questo
soltanto
,
ma
me
lo
deve
dire
proprio
in
coscienza
:
Ho
la
voce
?
Olindo
Passalacqua
si
tirò
un
passo
indietro
,
con
le
due
mani
sul
petto
:
-
Ma
io
ho
cantato
con
la
Pasta
,
sa
lei
?
con
la
Lucca
ho
cantato
;
io
ho
cantato
con
le
due
Brambilla
...
-
Va
bene
,
va
bene
,
-
lo
interruppe
Celsina
.
-
E
lei
è
certo
dunque
che
io
abbia
la
voce
?
-
Ma
d
'
oro
!
-
esclamò
il
Passalacqua
.
-
D
'
oro
,
d
'
oro
,
d
'
oro
,
glielo
dico
io
!
E
in
meno
d
'
un
anno
lei
...
-
Va
bene
,
-
tornò
a
interromperlo
Celsina
.
-
E
allora
senta
....
un
altro
favore
!
A
procurarmi
l
'
assegnino
,
come
dice
lei
,
ci
penso
io
.
Son
capace
di
presentarmi
in
tutte
le
botteghe
che
vedo
,
in
tutti
gli
alberghi
,
ufficii
,
banche
,
caffè
,
se
han
bisogno
d
'
una
contabile
,
giovane
di
negozio
,
interprete
,
quel
che
diavolo
sia
!
Ho
il
diploma
in
ragioneria
,
licenza
d
'
onore
;
possiedo
due
lingue
,
inglese
e
francese
...
Ma
anche
per
sarta
mi
metto
,
per
modista
...
Non
so
neppur
tenere
l
'
ago
in
mano
;
imparerò
!
...
maestra
,
governante
,
istitutrice
...
Lasci
fare
a
me
!
Lei
ora
se
ne
vada
.
Mi
lasci
sola
con
questo
bel
tomo
!
A
rivederla
.
E
,
preso
Antonio
sotto
il
braccio
,
scappò
via
.
-
Fammi
veder
Roma
!
Ma
che
vedere
!
Non
poteva
veder
nulla
,
col
cervello
in
subbuglio
.
Parlava
,
parlava
,
e
gli
occhi
le
sfavillavano
ardenti
,
sotto
quel
cappellino
dalla
piuma
spavalda
;
le
labbra
accese
le
fremevano
,
e
rideva
senz
'
ombra
di
malizia
a
tutti
quelli
che
si
voltavano
a
mirarla
.
-
Nino
,
senti
,
-
gli
disse
a
un
certo
punto
,
piano
,
in
un
orecchio
.
-
Portami
lontano
...
in
un
punto
solitario
...
lontano
...
voglio
cantare
!
...
Ho
bisogno
di
sentire
come
canto
...
Se
fosse
vero
!
Tu
ci
pensi
?
Ah
,
se
fosse
vero
,
Nino
mio
!
Andiamo
,
andiamo
...
Seguitò
a
cinguettare
per
tutta
la
via
.
Gli
disse
che
per
forza
lei
,
prima
di
diventare
un
soprano
,
un
contralto
celebre
,
per
forza
doveva
trovar
marito
,
dato
quel
brutto
cognome
che
l
'
affliggeva
.
-
Celsa
,
va
bene
;
ma
Pigna
!
ti
pare
possibile
?
Vediamo
un
po
'
,
mettiamo
...
Celsa
...
come
?
Celsa
Del
Re
?
Oh
Dio
no
!
Le
mie
opinioni
politiche
...
Del
re
?
Impossibile
,
Nino
!
non
posso
diventare
tua
moglie
,
è
fatale
!
Ma
tu
del
resto
non
mi
vuoi
...
Ahi
,
ahi
no
!
mi
hai
fatto
un
livido
nel
braccio
...
Mi
vuoi
?
E
allora
Celsina
Del
Re
,
e
non
se
ne
parli
più
!
Celsina
di
Sua
Maestà
,
è
buffo
,
sai
?
di
Sua
Maestà
Antonio
I
.
Arrivarono
,
ch
'
era
già
il
tramonto
,
di
là
dal
recinto
militare
,
in
prossimità
del
Poligono
,
su
la
sponda
destra
del
Tevere
.
Monte
Mario
drizzava
il
suo
cimiero
di
cipressi
nel
cielo
purpureo
e
vaporoso
,
e
la
vasta
pianura
,
che
serve
da
campo
di
esercitazione
alle
milizie
,
e
le
sponde
erbose
del
fiume
,
nell
'
ombra
soffusa
di
viola
,
parevano
smaltate
.
Nel
silenzio
quasi
attonito
,
più
che
la
voce
si
sentiva
il
movimento
delle
acque
dense
,
d
'
un
verde
morto
,
tinte
dai
riflessi
rosei
del
cielo
e
qua
e
là
macchiate
da
qualche
cuora
nera
.
-
Bello
!
-
sospirò
Celsina
,
guardandosi
intorno
.
E
con
l
'
impressione
che
la
vita
vera
se
ne
fosse
come
andata
via
di
là
,
e
ne
fosse
rimasta
quasi
una
larva
,
nel
ricordo
o
nel
sogno
,
dolce
e
malinconica
,
aggiunse
piano
:
-
Dove
siamo
qua
?
Poi
,
volgendosi
ad
Antonio
,
che
si
era
seduto
su
un
masso
e
guardava
verso
terra
,
curvo
,
con
le
mani
strette
tra
le
gambe
:
-
Ma
che
fai
?
-
gli
domandò
.
-
Ma
tu
non
vedi
,
tu
non
senti
più
nulla
?
Alza
il
capo
,
guarda
,
senti
...
questo
silenzio
qua
...
il
fiume
...
e
là
Roma
...
e
io
che
sono
qua
con
te
!
Gli
s
'
accostò
,
gli
posò
una
mano
sui
capelli
,
si
chinò
a
guardarlo
in
faccia
,
e
:
-
Tu
non
hai
ancora
vent
'
anni
!
-
gli
disse
.
-
E
io
ne
ho
diciotto
...
Antonio
si
scrollò
rabbiosamente
,
per
respingerla
,
e
allora
ella
,
sdegnata
,
alzò
una
spalla
e
si
allontanò
.
Poco
dopo
,
da
lontano
,
giunse
ad
Antonio
il
suono
della
voce
di
lei
che
cantava
,
in
quel
silenzio
,
limpida
e
fervida
.
Disperato
,
serrando
le
pugna
nella
furia
della
gelosia
,
la
vide
parata
da
attrice
,
in
un
vasto
teatro
,
davanti
ai
lumi
della
ribalta
.
Si
alzò
,
fremente
;
andò
a
raggiungerla
.
-
Andiamo
!
andiamo
!
andiamo
!
-
Che
te
ne
pare
?
-
gli
domandò
lei
,
con
un
fresco
sorriso
di
beatitudine
.
Antonio
le
strinse
un
braccio
e
,
guardandola
odiosamente
negli
occhi
:
-
Tu
ti
perderai
!
-
le
gridò
tra
i
denti
.
Celsina
scoppiò
a
ridere
.
-
Io
?
-
disse
.
-
Ma
se
tu
non
mi
vuoi
,
si
perderanno
quelli
che
mi
verranno
appresso
,
caro
mio
!
Io
ho
le
ali
...
le
ali
...
Volerò
!
CAPITOLO
TERZO
L
'
on
.
Ignazio
Capolino
non
capiva
nei
panni
dalla
gioja
.
Migliaja
d
'
operaj
,
nel
suo
collegio
,
inferociti
dalla
fame
per
la
chiusura
delle
zolfare
del
Salvo
,
minacciavano
tumulti
,
rapine
,
incendii
,
strage
;
Aurelio
Costa
,
esposto
all
'
ira
di
quelli
per
le
promesse
fatte
a
nome
del
Salvo
,
fremeva
d
'
indignazione
alle
lepide
ciance
di
S
.
E
.
il
Sottosegretario
di
Stato
al
Ministero
d
'
agricoltura
;
e
lui
gongolava
beato
dell
'
insperata
affabilità
,
del
tratto
confidenziale
,
da
vecchio
amico
,
con
cui
quella
sotto
-
eccellenza
lo
aveva
accolto
.
Chiedendo
per
il
Costa
quell
'
udienza
,
aveva
temuto
che
l
'
ostentato
prestigio
,
la
vantata
amicizia
personale
coi
membri
del
Governo
,
messi
alla
prova
,
avrebbero
sofferto
la
più
affliggente
mortificazione
;
e
invece
...
Ma
sì
,
ma
sì
,
matti
da
legare
,
benissimo
!
nemici
dell
'
ordine
sociale
,
quei
solfaraj
là
!
gente
facinorosa
,
ma
sì
!
esaltata
da
quattro
impostori
degni
della
forca
!
Misure
estreme
?
di
estremo
rigore
?
ma
sì
!
benissimo
!
Non
ci
voleva
altro
...
Viso
fermo
,
già
!
polso
duro
!
Umanità
...
ah
sicuro
...
fin
dov
'
era
possibile
...
Già
,
già
,
oh
caro
...
ma
come
no
?
ma
come
no
?
E
accennava
,
con
timidezza
mal
dissimulata
,
d
'
allungare
una
mano
per
batterla
o
su
la
gamba
o
dietro
le
spalle
del
Sottosegretario
di
Stato
,
come
un
cagnolino
che
,
dopo
essersi
storcignato
per
far
le
feste
al
padrone
che
teme
severo
,
s
'
arrischia
a
levare
uno
zampino
per
far
la
prova
d
'
averlo
placato
.
Quanto
a
quel
disegno
d
'
un
consorzio
obbligatorio
tra
tutti
i
produttori
di
zolfo
della
Sicilia
,
studiato
dall
'
amico
ingegnere
lì
presente
...
-
oh
,
valorosissimo
e
tanto
modesto
,
già
del
corpo
minerario
governativo
,
sì
,
e
uscito
dall
'
École
des
Mines
di
Parigi
-
quanto
a
quel
disegno
,
ecco
,
se
almeno
S
.
E
.
il
Ministro
avesse
voluto
degnarlo
d
'
uno
sguardo
...
No
,
eh
?
impossibile
,
è
vero
?
il
momento
...
già
!
già
!
non
era
il
momento
quello
!
nuova
esca
al
fuoco
,
sicuro
!
ci
voleva
altro
...
ma
sì
!
bravissimo
!
oh
caro
...
come
no
?
come
no
?
Uscì
dal
palazzo
del
Ministero
,
tronfio
e
congestionato
come
un
tacchino
,
mentre
Aurelio
Costa
,
per
sottrarsi
alla
tentazione
di
schiaffeggiarlo
o
sputargli
in
faccia
,
pallido
e
muto
allungava
il
passo
e
lo
lasciava
indietro
.
-
Ingegnere
!
Il
Costa
,
senza
voltarsi
,
gli
rispose
con
un
gesto
rabbioso
della
mano
.
-
Ingegnere
!
-
lo
richiamò
Capolino
,
raggiungendolo
,
fieramente
accigliato
.
-
Ma
scusi
,
è
pazzo
lei
?
o
che
pretendeva
di
più
?
-
Mi
lasci
andare
!
per
carità
,
mi
lasci
andare
,
-
gli
rispose
Aurelio
Costa
,
convulso
.
-
Corro
al
telegrafo
.
Venga
qua
lui
,
don
Flaminio
!
Io
me
ne
riparto
domani
.
-
Ma
si
calmi
!
Dice
sul
serio
?
-
riprese
,
con
tono
tra
arrogante
e
derisorio
,
Capolino
.
-
Che
voleva
lei
da
un
Sottosegretario
di
Stato
?
che
le
buttasse
le
braccia
al
collo
?
Io
non
so
...
Meglio
di
così
?
Non
m
'
aspettavo
io
stesso
una
simile
accoglienza
...
-
Eh
,
sfido
!
-
ghignò
,
fremente
,
il
Costa
.
-
Se
lei
...
-
Io
che
cosa
?
-
rimbeccò
pronto
Capolino
.
-
Voleva
promesse
vaghe
?
fumo
?
Mi
ha
trattato
,
mi
ha
parlato
da
amico
,
da
vero
amico
!
E
metta
ch
'
io
sono
deputato
d
'
opposizione
;
che
sono
stato
combattuto
dal
Governo
,
accanitamente
,
nelle
elezioni
.
E
lei
lo
sa
bene
!
-
Non
so
nulla
io
!
-
sbuffò
il
Costa
.
-
So
questo
soltanto
:
che
avevo
l
'
ordine
,
ordine
positivo
,
che
il
disegno
almeno
fosse
preso
subito
in
considerazione
dal
Governo
.
E
lei
non
ha
speso
una
parola
;
lei
non
ha
fatto
che
approvare
...
Capolino
lo
arrestò
,
squadrandolo
da
capo
a
piedi
.
-
Parlo
con
un
uomo
,
o
parlo
con
un
ragazzino
?
Dove
vive
lei
?
Può
credere
sul
serio
che
in
un
momento
come
questo
,
in
mezzo
a
questo
pandemonio
,
si
possa
attendere
all
'
esame
del
suo
disegno
?
L
'
ordine
!
Abbia
pazienza
!
Quando
ricevette
lei
quest
'
ordine
da
Flaminio
Salvo
?
Prima
di
partire
,
è
vero
?
Ma
scusi
,
ormai
...
ecco
qua
!
E
Capolino
con
furioso
gesto
di
sdegno
trasse
fuori
dal
fascio
di
carte
che
teneva
sotto
il
braccio
la
partecipazione
delle
speciose
nozze
di
S
.
E
.
il
principe
don
Ippolito
Laurentano
con
donna
Adelaide
Salvo
.
-
L
'
avrà
ricevuta
anche
lei
!
-
disse
.
-
si
stia
zitto
,
e
non
pensi
più
né
a
ordini
né
a
progetti
!
-
Ah
,
dunque
,
un
giuoco
?
-
esclamò
Aurelio
Costa
.
-
Con
la
pelle
degli
altri
?
-
Ma
che
pelle
!
-
fece
Capolino
,
con
una
spallata
.
-
Con
la
mia
pelle
!
con
la
mia
pelle
,
sissignore
!
-
raffermò
il
Costa
infiammato
d
'
ira
.
-
Con
la
mia
pelle
,
perché
dovrò
tornarci
io
laggiù
,
ad
Aragona
,
tra
i
solfaraj
!
E
sa
lei
come
li
ritroverò
,
dopo
sette
mesi
di
sciopero
forzato
?
Tante
jene
!
Ma
perché
dunque
mi
ha
fatto
promettere
a
tutti
...
anche
qua
,
anche
qua
adesso
a
Nicasio
Ingrao
,
al
figlio
del
principe
?
E
tutti
gli
studii
fatti
?
-
Caro
ingegnere
,
scusi
,
-
disse
pacatamente
Capolino
,
con
gli
occhi
socchiusi
,
trattenendo
il
sorriso
,
-
lei
pratica
con
Flaminio
da
tanti
anni
,
e
ancora
non
s
'
è
accorto
che
Flaminio
non
è
soltanto
uomo
d
'
affari
,
ma
anche
uomo
politico
.
Ora
la
politica
,
sa
?
bisogna
viverci
un
po
'
in
mezzo
;
la
politica
,
signor
mio
,
che
cos
'
è
in
gran
parte
?
giuoco
di
promesse
,
via
!
E
lei
,
scusi
,
va
a
cacciarsi
in
mezzo
proprio
in
questo
momento
...
-
Io
?
-
proruppe
Aurelio
Costa
,
portandosi
le
mani
al
petto
.
-
Io
,
in
mezzo
?
-
Ma
sì
,
ma
sì
,
-
affermò
con
forza
Capolino
.
-
Come
un
cieco
,
scusi
!
E
non
dico
soltanto
per
questa
faccenda
qua
,
del
progetto
.
Lei
non
vede
nulla
,
lei
non
capisce
...
non
capisce
tante
cose
!
Dia
ascolto
a
me
,
ingegnere
:
non
s
'
impicci
più
di
nulla
!
se
ne
torni
al
suo
posto
...
Mi
duole
,
creda
,
sinceramente
,
veder
fare
a
un
uomo
come
lei
,
per
cui
ho
tanta
stima
,
una
figura
...
non
bella
,
via
!
non
bella
...
Aurelio
Costa
restò
dapprima
,
a
queste
parole
,
a
bocca
aperta
,
trasecolato
;
poi
si
fece
pallido
e
abbassò
gli
occhi
per
un
momento
;
infine
,
non
riuscendo
a
frenar
l
'
impeto
della
stizza
:
-
A
me
,
-
balbettò
,
-
a
me
dice
così
?
a
me
?
...
Ma
io
...
Quando
mai
io
...
a
quali
cose
io
mi
son
cacciato
in
mezzo
,
di
mia
volontà
?
Vi
sono
stato
sempre
trascinato
,
io
,
tirato
per
i
capelli
,
e
sono
stufo
,
sa
?
stufo
,
stufo
di
queste
imprese
,
di
questi
intrighi
,
e
bizze
,
e
scandali
...
-
Scandali
,
poi
!
-
fece
Capolino
.
-
Sissignori
,
scandali
!
-
seguitò
Aurelio
,
senza
più
freno
.
-
Scandali
qua
,
laggiù
...
e
se
non
li
vede
lei
,
li
vedo
io
!
Basta
!
basta
!
Io
non
ho
voluto
mai
nulla
!
non
ho
aspirato
mai
a
nulla
,
per
sua
norma
,
altro
che
di
stare
in
pace
con
la
mia
coscienza
,
e
tranquillo
,
facendo
ciò
che
so
fare
.
E
basta
!
Venga
qua
lui
,
ora
,
e
pensi
,
dopo
le
promesse
fatte
,
ad
aggiustar
bene
le
cose
,
perché
laggiù
,
ripeto
,
debbo
tornarci
io
,
e
la
pelle
non
ce
la
voglio
lasciare
.
La
riverisco
.
Ignazio
Capolino
lo
seguì
un
tratto
con
gli
occhi
;
poi
si
scosse
con
un
altro
ghigno
muto
,
e
tentennò
a
lungo
il
capo
.
Se
avesse
saputo
che
la
vera
ragione
,
per
cui
Aurelio
Costa
voleva
che
Flaminio
Salvo
venisse
a
Roma
,
era
quella
stessa
appunto
per
cui
egli
voleva
che
non
venisse
:
sua
moglie
!
Il
calore
con
cui
difendeva
quel
disegno
,
studiato
veramente
con
tutto
lo
zelo
scrupoloso
che
metteva
in
ogni
sua
opera
,
e
la
stizza
nel
vederlo
mandato
a
monte
,
buttato
lì
,
senz
'
alcuna
considerazione
e
quasi
deriso
,
provenivano
in
fondo
dal
calore
d
'
un
'
altra
passione
,
dalla
stizza
per
un
altro
smacco
,
di
cui
egli
,
per
non
mortificare
innanzi
a
se
stesso
il
suo
amor
proprio
,
non
si
voleva
accorgere
.
Allontanato
da
Flaminio
Salvo
da
Girgenti
con
la
scusa
di
quel
disegno
,
proprio
nel
momento
in
cui
la
figlia
sapeva
che
Nicoletta
Capolino
era
a
Roma
col
marito
,
era
accorso
come
un
assetato
alla
fonte
.
Aveva
creduto
di
ritrovar
qui
Nicoletta
come
la
aveva
veduta
l
'
ultima
volta
a
Colimbètra
,
piena
di
lusinghe
per
lui
,
ardente
e
aizzosa
.
E
invece
...
per
miracolo
non
s
'
era
messa
a
ridere
nel
leggergli
nello
sguardo
profondo
il
ricordo
di
quella
sera
indimenticabile
!
Capolino
,
che
aveva
tanto
da
ridire
su
la
condotta
della
moglie
in
quei
giorni
,
se
ne
sarebbe
potuto
accorgere
;
ma
da
che
,
a
Colimbètra
,
ancora
col
petto
fasciato
per
la
ferita
,
aveva
sentito
il
bisogno
d
'
un
pajo
d
'
occhiali
,
non
riusciva
a
veder
più
nulla
con
l
'
antica
chiarezza
,
Capolino
,
né
in
sé
né
attorno
a
sé
.
Lo
scherzo
di
quella
palla
,
scappata
fuori
con
inopinata
violenza
dalla
pistola
del
Verònica
,
gli
aveva
turbato
profondamente
la
concezione
della
vita
.
Fino
a
quel
punto
,
aveva
creduto
di
farlo
lui
agli
altri
,
lo
scherzo
,
uno
scherzo
che
gli
era
riuscito
sempre
bene
;
ora
,
all
'
improvviso
e
sul
più
bello
,
s
'
era
accorto
che
,
ad
onta
di
tutte
le
diligenze
e
contro
ogni
previsione
,
ridendosi
d
'
ogni
arte
e
d
'
ogni
riparo
,
il
caso
,
nella
sua
cecità
,
può
e
sa
scherzare
anche
lui
,
facendone
passare
agli
altri
la
voglia
.
E
Capolino
era
diventato
seriissimo
.
Già
,
subito
,
o
per
la
violenta
emozione
o
per
il
sangue
perduto
,
gli
s
'
era
indebolita
la
vista
.
Il
principe
don
Ippolito
,
graziosamente
,
aveva
voluto
regalargli
lui
gli
occhiali
,
un
bel
pajo
d
'
occhiali
serii
,
con
staffe
,
cerchietti
e
sellino
di
tartaruga
.
E
la
vita
veduta
con
quegli
occhiali
,
e
da
deputato
,
gli
aveva
fatto
d
'
improvviso
un
curioso
effetto
:
le
sue
mani
,
tutte
le
cose
intorno
,
sua
moglie
,
il
suo
passato
,
il
suo
avvenire
,
gli
s
'
erano
presentati
con
linee
,
luci
e
colori
nuovi
,
innanzi
a
cui
egli
si
era
veduto
quasi
costretto
ad
assumer
subito
un
certo
cipiglio
tra
freddo
e
grave
,
che
aveva
fatto
rompere
,
la
prima
volta
,
in
una
risata
sua
moglie
:
-
Oh
povero
Gnazio
mio
!
Ed
ecco
,
segnatamente
sua
moglie
non
aveva
più
saputo
vedersi
d
'
attorno
,
Capolino
:
sua
moglie
che
gli
cercava
gli
occhi
dietro
quei
nuovi
occhiali
,
e
non
poteva
in
alcun
modo
prenderlo
sul
serio
.
Venuta
a
Roma
con
lui
per
quindici
o
venti
giorni
,
per
un
mese
al
più
,
Lellè
vi
si
tratteneva
da
più
di
tre
mesi
e
non
accennava
ancora
,
neppur
lontanamente
,
di
volersene
partire
.
O
ch
'
era
matta
?
Tripudiava
,
Lellè
.
Aveva
trovato
finalmente
il
suo
elemento
.
Dai
Vella
,
parenti
di
Flaminio
Salvo
,
e
un
po
'
anche
del
marito
per
via
della
prima
moglie
,
era
diventata
subito
di
casa
.
A
Francesco
Vella
piaceva
il
fasto
,
donna
Rosa
Vella
era
tal
quale
la
sorella
minore
donna
Adelaide
,
sbuffante
e
sempliciona
,
e
i
loro
due
figli
,
Ciccino
e
Lillina
,
se
Nicoletta
fosse
andata
a
ordinarseli
apposta
,
non
avrebbe
potuto
trovarli
più
di
suo
gusto
.
Che
amore
quella
Lillina
!
Rimasta
nubile
,
ormai
spighita
nella
simpatica
bruttezza
tutta
pepe
,
era
la
compagna
inseparabile
del
fratello
Ciccino
:
più
scaltra
,
più
ardita
,
più
vivace
di
lui
,
lo
ajutava
,
lo
difendeva
,
lo
guidava
,
a
parte
di
tutti
i
suoi
segreti
più
intimi
.
Fratello
e
sorella
non
avevano
mai
pensato
ad
altro
che
a
darsi
buon
tempo
;
e
Nicoletta
,
con
loro
,
in
pochi
giorni
era
diventata
una
cavallerizza
perfetta
;
era
già
andata
tre
volte
alla
caccia
della
volpe
;
e
teatri
e
feste
e
gite
:
una
cuccagna
!
Lillina
sapeva
sempre
con
precisione
quando
doveva
farsi
venire
un
po
'
di
emicrania
o
qualche
altro
dolorino
,
per
lasciare
in
libertà
Ciccino
e
la
nuova
amica
Lellè
.
Ora
Capolino
,
per
quanto
Roma
fosse
grande
,
da
deputato
e
con
gli
occhiali
serii
,
non
vi
si
vedeva
minimo
,
e
temeva
che
quello
sbrigliamento
della
moglie
potesse
dare
all
'
occhio
.
Del
resto
,
non
poteva
soffrirlo
,
non
tanto
per
quello
che
potevano
pensarne
gli
altri
quanto
per
sé
.
Da
deputato
e
con
gli
occhiali
,
voleva
che
anche
sua
moglie
,
ormai
,
diventasse
più
seria
.
A
Roma
e
con
quei
Vella
attorno
e
con
la
libertà
in
cui
era
costretto
a
lasciarla
,
non
gli
pareva
possibile
.
Flaminio
Salvo
,
ora
che
donna
Adelaide
era
andata
a
nozze
,
certamente
avrebbe
avuto
bisogno
di
lei
,
a
Girgenti
.
Per
la
figliuola
,
s
'
intende
;
per
quella
cara
Dianella
senza
mamma
.
Se
non
oggi
,
domani
,
avrebbe
scritto
per
pregarla
di
ritornare
.
Non
gli
pareva
l
'
ora
all
'
onorevole
Ignazio
Capolino
!
Ma
ecco
,
adesso
,
quell
'
imbecille
del
Costa
che
veniva
a
guastargli
le
uova
nel
paniere
!
La
pelle
...
Temeva
per
la
pelle
...
Pezzo
d
'
asino
!
Ma
già
,
se
non
era
stato
buono
in
tanti
anni
neanche
d
'
accorgersi
che
Dianella
lo
amava
,
che
aveva
sotto
mano
la
fortuna
,
una
simile
fortuna
!
come
avrebbe
riconosciuto
ora
,
che
meglio
di
così
un
deputato
d
'
opposizione
non
poteva
essere
accolto
da
un
Sottosegretario
di
Stato
?
E
aveva
osato
rimproverargli
le
approvazioni
...
Ma
sicuro
!
per
far
piacere
a
lui
doveva
difendere
i
solfaraj
,
quasi
che
,
nelle
ultime
elezioni
egli
fosse
andato
su
anche
col
suffragio
di
quei
galantuomini
!
Messo
tra
il
Governo
e
i
socialisti
,
poteva
un
deputato
conservatore
,
d
'
opposizione
,
esitare
nella
scelta
?
Ma
andate
a
ragionare
di
queste
cose
con
uno
,
a
cui
la
fortuna
dava
il
pane
perché
lo
sapeva
senza
denti
!
Intanto
Flaminio
Salvo
,
per
seguitare
da
un
canto
la
commedia
di
quel
progetto
e
aver
modo
dall
'
altro
d
'
abboccarsi
con
Lando
Laurentano
,
che
non
aveva
voluto
assistere
alle
nozze
del
padre
,
senza
dubbio
sarebbe
accorso
alla
chiamata
;
e
certo
avrebbe
condotto
con
sé
Dianella
,
che
non
poteva
restar
sola
a
Girgenti
.
E
sarebbe
forse
rimasta
a
Roma
per
un
pezzo
,
Dianella
,
presso
gli
zii
,
per
divagarsi
e
...
chi
sa
!
-
gli
occhi
di
Flaminio
Salvo
vedevano
molto
lontano
-
Lando
andava
qualche
volta
in
casa
Vella
,
e
...
chi
sa
!
Rimanendo
Dianella
a
Roma
,
addio
ritorno
di
Lellè
a
Girgenti
.
Così
pensando
,
Capolino
sbuffava
,
e
gli
occhiali
serii
,
con
staffe
,
cerchietti
e
sellino
di
tartaruga
,
gli
s
'
appannavano
.
Non
passò
neanche
una
settimana
,
che
Flaminio
Salvo
fu
a
Roma
insieme
con
Dianella
,
come
Capolino
aveva
preveduto
.
Dianella
arrivò
come
una
morta
;
Flaminio
Salvo
,
al
solito
,
sicuro
di
sé
,
con
quel
sorriso
freddo
su
le
labbra
,
a
cui
lo
sguardo
lento
degli
occhi
sotto
le
grosse
pàlpebre
dava
un
'
espressione
di
lieve
ironia
.
Furono
ospitati
dai
Vella
,
che
insieme
coi
coniugi
Capolino
e
il
Costa
si
recarono
ad
accoglierli
alla
stazione
.
Donna
Rosa
,
Ciccino
e
Lillina
non
conoscevano
ancora
Dianella
.
-
Figlia
mia
,
o
che
mangi
lucertole
?
-
le
domandò
in
prima
la
zia
Rosa
,
nel
vederle
il
volto
come
di
cera
e
con
gli
occhi
dolenti
e
smarriti
.
-
Ma
capisco
,
sai
?
con
un
uomo
insulso
come
tuo
padre
,
difficile
passarsela
bene
.
Ah
,
io
gliele
dico
,
sai
?
Non
sono
come
tua
zia
Adelaide
che
cala
a
tutto
la
testa
.
Sono
più
grande
di
lui
,
e
mi
deve
rispettare
.
-
Io
ti
bacio
sempre
la
mano
,
-
disse
don
Flaminio
,
inchinandosi
.
-
Sicuro
!
Ecco
qua
:
bacia
,
bacia
!
-
riprese
donna
Rosa
stendendo
la
mano
tozza
,
paffuta
.
-
Sicuro
che
me
la
devi
baciare
!
Sta
'
un
po
'
con
noi
qua
a
Roma
,
figlia
mia
,
e
vedrai
che
ti
farò
ritornare
in
Sicilia
bella
grossa
come
una
madre
badessa
.
Vedi
questa
signora
?
-
aggiunse
,
indicando
Nicoletta
Capolino
.
-
Come
ti
pare
?
Brutta
è
,
bisogna
dirglielo
;
ma
da
che
Ciccino
e
Lillina
le
hanno
fatto
far
la
cura
di
trotto
a
cavallo
,
vedi
l
'
occhio
?
più
vivo
!
Lascia
fare
ai
tuoi
cugini
,
cara
mia
.
Andiamo
,
andiamo
!
Ridere
,
ridere
...
Cosa
da
ridere
,
la
vita
,
te
lo
dico
io
.
A
casa
,
don
Flaminio
narrò
mirabilia
alla
sorella
,
al
cognato
,
ai
nipoti
,
agli
amici
,
degli
sponsali
del
principe
con
donna
Adelaide
,
celebrati
da
monsignor
Montoro
nella
cappella
di
Colimbètra
,
tra
il
fior
fiore
della
cittadinanza
girgentana
.
S
.
A
.
R
.
il
Conte
di
Caserta
aveva
avuto
la
degnazione
di
mandare
dalla
Costa
Azzurra
una
lettera
autografa
d
'
augurii
e
rallegramenti
agli
sposi
.
-
E
chi
è
?
-
domandò
donna
Rosa
,
guardando
tutti
in
giro
;
poi
,
picchiandosi
la
fronte
:
-
Ah
già
,
ho
capito
,
il
fratello
di
Cecco
Bomba
...
Ho
un
cognato
borbonico
,
coi
militari
...
Me
l
'
ha
scritto
Adelaide
!
Ora
è
mai
possibile
che
stia
allegra
codesta
povera
figliuola
con
tale
razza
di
Altezze
Reali
che
scrivono
lettere
autografe
per
le
nozze
di
sua
zia
?
Va
'
avanti
,
va
'
avanti
...
Ah
se
ci
fossi
stata
io
!
Codesto
tuo
principe
di
Laurentano
...
Seguitando
,
don
Flaminio
si
dichiarò
particolarmente
grato
della
presenza
di
don
Cosmo
,
fratello
dello
sposo
,
alla
magnifica
festa
,
e
del
dono
prezioso
mandato
da
Lando
alla
matrigna
.
-
L
'
ho
visto
!
-
disse
Ciccino
.
-
L
'
ha
comperato
con
noi
!
-
aggiunse
Lillina
.
-
Ah
,
dunque
lo
conoscete
bene
?
-
domandò
,
contento
,
don
Flaminio
.
E
volle
sapere
dai
nipoti
in
che
intrinsechezza
fossero
con
lui
,
e
che
aspetto
e
che
umore
avesse
,
chiamando
a
parte
la
figliuola
con
vivaci
esclamazioni
,
della
sua
meraviglia
e
del
suo
compiacimento
per
le
risposte
che
quelli
gli
davano
.
Ma
Dianella
si
turbò
in
viso
così
manifestamente
e
mostrò
negli
occhi
un
così
strano
sbigottimento
,
ch
'
egli
cangiò
a
un
tratto
aria
e
tono
,
e
finse
di
meravigliarsi
,
perché
la
gravità
delle
cose
che
avvenivano
in
quei
giorni
in
Sicilia
,
e
nelle
quali
il
giovane
principe
,
a
quanto
si
diceva
,
doveva
essere
più
d
'
un
po
'
immischiato
,
gli
pareva
non
comportasse
in
lui
quell
'
umor
gajo
,
che
i
nipoti
dicevano
.
E
prese
a
raccontare
,
con
atteggiamento
di
grave
costernazione
,
i
fatti
avvenuti
di
recente
in
Sicilia
,
a
Serradifalco
,
a
Catenanuova
,
ad
Alcamo
,
a
Casale
Floresta
,
i
quali
provavano
come
in
tutta
l
'
isola
covasse
un
gran
fuoco
,
che
presto
sarebbe
divampato
;
e
a
rappresentar
la
Sicilia
come
una
catasta
immane
di
legna
,
d
'
alberi
morti
per
siccità
,
e
da
anni
e
anni
abbattuti
senza
misericordia
dall
'
accetta
,
poiché
la
pioggia
dei
benefizi
s
'
era
riversata
tutta
su
l
'
Italia
settentrionale
,
e
mai
una
goccia
ne
era
caduta
su
le
arse
terre
dell
'
isola
.
Ora
i
giovincelli
s
'
erano
divertiti
ad
accendere
sotto
la
catasta
i
fasci
di
paglia
delle
loro
predicazioni
socialistiche
,
ed
ecco
che
i
vecchi
ceppi
cominciavano
a
prender
fuoco
.
Erano
per
adesso
piccoli
scoppii
striduli
,
crepitìi
qua
e
là
;
scappava
fuori
ora
da
una
parte
ora
dall
'
altra
qualche
lingua
di
fiamma
minacciosa
;
ma
già
s
'
addensava
nell
'
aria
come
una
fumicaja
soffocante
.
E
il
peggio
era
questo
:
che
il
Governo
,
invece
d
'
accorrere
a
gettar
acqua
,
mandava
soldati
a
suscitare
altro
fuoco
col
fuoco
delle
armi
.
Ma
avesse
almeno
avuto
soldati
abbastanza
,
da
fronteggiare
l
'
impeto
delle
popolazioni
irritate
!
Gli
scarsi
presidii
,
bestialmente
incitati
a
sparare
su
le
folle
inermi
,
si
vedevano
costretti
,
subito
dopo
,
a
rinserrarsi
nelle
caserme
;
e
allora
la
folla
,
inselvaggita
dagli
eccidii
,
restava
padrona
del
campo
e
assaltava
furibonda
i
municipii
e
vi
appiccava
il
fuoco
.
Lo
sgomento
intanto
si
propagava
per
tutta
l
'
isola
;
sindaci
e
prefetti
e
commissarii
di
polizia
perdevano
la
testa
;
e
dove
si
sarebbe
andati
a
finire
?
Queste
cose
disse
,
rivolto
specialmente
al
cognato
Francesco
Vella
,
al
Capolino
e
ad
Aurelio
Costa
:
volle
dedicare
alle
signore
il
racconto
d
'
una
recente
prodezza
compiuta
da
cinquecento
donne
in
un
villaggio
dell
'
interno
della
Sicilia
,
chiamato
Milocca
.
Per
la
speciosa
denuncia
di
un
mucchio
di
concime
sparso
non
già
fuori
,
ma
nelle
terre
medesime
d
'
un
proprietario
che
non
aveva
voluto
arrendersi
ai
nuovi
patti
colonici
dei
contadini
del
Fascio
,
la
forza
pubblica
aveva
tratto
in
arresto
iniquamente
e
sottoposto
a
processo
per
associazione
a
delinquere
il
presidente
e
i
quattro
consiglieri
del
Fascio
stesso
.
E
allora
le
donne
del
villaggio
,
in
numero
di
cinquecento
,
indignate
dell
'
ingiustizia
e
della
prepotenza
,
s
'
erano
scagliate
come
tante
furie
contro
la
caserma
dei
carabinieri
,
ne
avevano
sfondato
la
porta
e
tratto
fuori
i
cinque
arrestati
;
poi
,
ebbre
di
gioja
per
la
liberazione
dei
prigionieri
,
avevano
condotto
in
trionfo
sulle
braccia
,
per
le
vie
del
paese
,
uno
dei
carabinieri
e
le
armi
strappate
loro
dalle
mani
.
Donna
Rosa
,
Nicoletta
Capolino
e
Lillina
approvarono
festosamente
la
vittoria
di
quelle
donne
gagliarde
;
ma
don
Flaminio
parò
le
mani
gridando
:
-
Piano
,
piano
!
Aspettate
!
L
'
allegrezza
è
stata
breve
...
I
milocchesi
,
dico
gli
uomini
,
che
non
s
'
erano
affatto
immischiati
in
questa
rivolta
delle
loro
donne
,
saputo
che
il
prefetto
della
provincia
mandava
un
rinforzo
di
soldati
e
delegati
e
giudici
a
Milocca
,
cavalcarono
le
mule
e
,
armati
di
fucile
,
presero
il
largo
.
Sono
ancora
sparsi
per
le
campagne
,
decisi
a
vender
cara
la
loro
libertà
.
Ma
i
signori
giudici
,
a
Milocca
,
hanno
arrestato
trentadue
donne
,
di
cui
alcune
gestanti
,
altre
coi
bambini
lattanti
in
collo
,
e
le
hanno
tradotte
ammanettate
nelle
carceri
di
Mussomeli
.
-
Valorosi
!
valorosi
!
-
esclamò
allora
donna
Rosa
.
-
Ma
come
?
E
voi
,
Gnazio
,
deputato
siciliano
,
non
levate
la
voce
in
Parlamento
neanche
contro
l
'
arresto
delle
donne
gravide
e
delle
mamme
coi
bambini
in
collo
?
Don
Flaminio
sorrise
e
,
lisciandosi
le
basette
:
-
Non
gli
conviene
,
-
disse
.
-
Sono
gestanti
e
mamme
socialiste
.
Lui
è
conservatore
.
Quantunque
laggiù
,
sai
?
don
Ippolito
Laurentano
vorrebbe
che
il
partito
clericale
secondasse
il
movimento
proletario
e
se
n
'
avvalesse
,
stabilendo
anche
con
esso
qualche
accordo
segreto
.
Ma
monsignor
Montoro
,
confòrtati
,
è
contrario
;
forse
perché
il
canonico
Pompeo
Agrò
è
da
un
mese
a
Comitini
a
far
propaganda
,
non
so
quanto
evangelica
,
contro
me
,
tra
i
solfaraj
.
Basta
.
Vedremo
di
stare
tra
il
padre
e
il
figlio
.
Domani
mi
recherò
dal
giovane
principe
socialista
a
lasciargli
un
biglietto
da
visita
.
Capolino
accompagnò
Flaminio
Salvo
in
quella
gita
al
villino
di
via
Sommacampagna
,
tanto
nell
'
andata
quanto
nel
ritorno
.
La
strana
impressione
,
quasi
di
sgomento
,
che
gli
aveva
fatta
la
vista
di
Dianella
,
all
'
arrivo
,
si
raffermò
al
discorso
che
gli
tenne
il
Salvo
lungo
la
via
.
Fu
al
solito
un
discorso
sinuoso
,
pieno
di
sottintesi
e
di
velate
allusioni
,
da
cui
parve
a
Capolino
di
poter
desumele
questo
:
che
il
Salvo
era
davvero
fortemente
impensierito
non
dalle
condizioni
politiche
della
Sicilia
,
ma
dalle
condizioni
di
spirito
della
figliuola
,
le
quali
tanto
piú
dovevano
dar
da
pensare
,
in
quanto
che
la
madre
era
pazza
;
ch
'
egli
intendeva
perciò
di
contentarla
,
se
quel
viaggio
a
Roma
non
riusciva
agli
effetti
che
se
ne
riprometteva
;
contentarla
,
anche
perché
,
uscita
ormai
di
casa
la
sorella
,
egli
,
non
avendo
più
alcuno
che
stésse
attorno
alla
figliuola
bisognosa
di
cure
,
d
'
affettuosa
compagnia
,
di
distrazioni
,
avrebbe
dovuto
sacrificare
troppo
gli
affari
,
e
non
poteva
(
qui
parve
a
Capolino
di
dover
notare
un
grave
rimprovero
per
sua
moglie
,
che
aveva
osato
lasciar
sola
anche
donna
Adelaide
nell
'
avvenimento
delle
nozze
)
;
contentarla
,
infine
,
anche
per
dare
ad
Aurelio
Costa
(
che
presto
,
fra
due
o
tre
giorni
,
sarebbe
tornato
in
Sicilia
)
un
premio
degno
,
se
riusciva
a
ridurre
a
ragione
gli
operaj
delle
zolfare
.
Queste
deduzioni
così
chiare
del
lungo
discorso
a
mezz
'
aria
del
Salvo
costarono
a
Capolino
un
così
intenso
sforzo
,
che
uno
dei
cristalli
degli
occhiali
,
continuamente
appannati
dagli
sbuffi
,
gli
s
'
infranse
tra
le
dita
nervose
,
a
furia
di
ripulirlo
.
Fortuna
che
le
scagliette
del
cristallo
s
'
infissero
soltanto
nel
fazzoletto
,
senza
ferirgli
le
dita
.
Ma
la
sera
dovette
parlare
,
e
seriamente
,
alla
moglie
,
senza
occhiali
.
Nicoletta
sapeva
che
l
'
improvviso
arrivo
di
Flaminio
Salvo
e
di
Dianella
a
Roma
era
dovuto
al
Costa
.
Più
perspicace
del
marito
,
aveva
subito
preveduto
che
questo
arrivo
avrebbe
segnato
la
fine
della
sua
cuccagna
,
ed
era
perciò
così
gonfia
d
'
odio
contro
quello
che
lo
avrebbe
ucciso
senza
esitare
,
se
le
avessero
assicurato
l
'
impunità
.
Già
aveva
veduto
il
primo
effetto
dell
'
arrivo
:
Ciccino
e
Lillina
Vella
se
n
'
erano
andati
in
giro
per
Roma
con
la
cuginetta
pallida
e
smarrita
,
mettendo
lei
da
parte
fin
dal
primo
giorno
.
Scelto
male
,
dunque
,
il
momento
per
un
discorso
serio
!
-
Debbo
partire
?
-
domandò
subito
,
per
tagliar
corto
.
-
Parto
anche
domani
.
Senza
chiacchiere
.
Ma
sola
,
no
!
-
E
con
chi
?
-
fece
Capolino
.
-
Io
...
-
Tu
hai
le
sorti
d
'
Italia
su
le
braccia
,
lo
so
!
-
esclamò
Nicoletta
.
-
Come
potrebbe
sedere
la
Camera
,
domani
,
se
tu
mancassi
?
-
Ti
prego
,
-
fece
Capolino
,
con
un
gesto
delle
mani
,
che
significava
freno
,
prudenza
,
da
un
canto
,
e
dall
'
altro
,
sdegno
di
avviare
il
discorso
,
senza
scopo
,
per
una
china
facile
,
per
quanto
sdrucciolevole
.
-
Io
sono
qui
per
fare
il
mio
dovere
.
-
Anch
'
io
!
-
rimbeccò
,
pronta
,
Nicoletta
.
-
Non
ti
pare
?
Tu
,
di
deputato
;
io
,
di
moglie
.
Lo
dice
anche
il
sindaco
:
la
moglie
deve
seguire
il
marito
.
Caro
mio
,
se
la
pigli
così
!
...
Lascia
stare
i
doveri
,
non
mi
far
ridere
!
Te
l
'
ho
detto
:
tu
,
caro
mio
,
hai
perduto
da
un
pezzo
in
qua
la
bussola
!
Parliamoci
come
prima
,
o
piuttosto
,
intendiamoci
come
prima
,
senza
parlare
affatto
,
per
il
tuo
e
per
il
mio
meglio
!
Bada
,
Gnazio
,
tu
sei
stufo
,
ma
io
più
che
più
,
e
capace
...
non
so
,
capace
in
questo
momento
di
commettere
qualunque
pazzia
.
Te
n
'
avverto
!
-
Santo
Dio
,
ma
perché
?
-
gemette
Capolino
con
le
mani
giunte
.
-
Ah
,
perché
?
-
gridò
Nicoletta
,
andandogli
incontro
,
vampante
d
'
ira
e
di
sprezzo
.
-
Mi
domandi
perché
?
Mi
dici
di
partire
,
di
ritornarmene
laggiù
,
e
mi
domandi
perché
?
-
Prego
,
prego
...
-
cercò
d
'
interromperla
Capolino
,
protendendo
adesso
le
mani
,
per
arrestare
anche
col
gesto
quella
furia
.
-
Nel
nostro
...
nel
tuo
stesso
interesse
,
scusa
!
Se
non
mi
lasci
parlare
...
-
Ma
che
vuoi
dire
!
Lascia
stare
!
-
esclamò
Nicoletta
.
-
So
come
debbo
dire
,
non
dubitare
,
-
riprese
Capolino
con
molta
gravità
,
abbassando
gli
occhi
.
-
Tu
ignori
il
discorso
che
mi
ha
tenuto
Flaminio
questa
mattina
.
T
'
ho
detto
nulla
,
finora
,
del
tuo
prolungato
soggiorno
a
Roma
?
Nulla
...
E
tu
stessa
ti
sei
rimproverata
di
non
esser
partita
per
assistere
Adelaide
nel
giorno
delle
nozze
.
Ora
la
tua
assenza
da
Girgenti
sai
qual
effetto
ha
prodotto
?
Questo
,
semplicemente
:
che
Flaminio
Salvo
,
lasciato
solo
e
stanco
,
ha
deciso
di
contentar
fnalmente
la
figliuola
.
Nicoletta
restò
a
questa
notizia
.
-
Ah
sì
?
-
disse
;
e
si
morse
il
labbro
,
fissando
nel
vuoto
gli
occhi
,
odiosamente
.
-
Capisci
?
-
seguitò
Capolino
.
-
Teme
che
le
dia
di
volta
il
cervello
,
come
alla
madre
.
E
mi
pare
che
il
timore
non
sia
infondato
.
L
'
hai
veduta
?
Fa
pietà
.
-
Schifo
!
-
scattò
Nicoletta
.
-
Se
ne
dovrebbe
vergognare
!
-
L
'
amore
...
-
sospirò
Capolino
,
alzando
le
spalle
,
socchiudendo
gli
occhi
.
-
E
Flaminio
fors
'
anche
pensa
che
,
con
l
'
ombra
della
pazzia
della
madre
,
un
degno
partito
per
la
figlia
non
sarebbe
facile
trovarlo
.
Ha
messo
poi
in
gravissimi
imbarazzi
il
Costa
laggiù
,
tra
i
solfaraj
,
e
pensa
di
premiar
la
devozione
,
l
'
abnegazione
...
-
Quanti
pensieri
!
...
quante
dolcezze
!
...
-
disse
Nicoletta
.
-
E
io
dovrei
sguazzarci
in
mezzo
,
è
vero
?
come
un
'
ape
nel
miele
...
-
Tu
?
perché
?
-
domandò
Capolino
.
-
Ma
la
custode
della
figlia
non
sono
io
?
-
inveì
Nicoletta
.
-
Non
toccherà
a
me
allora
covar
con
gli
occhi
la
coppia
innamorata
?
assistere
alle
loro
carezze
,
ai
loro
colloquii
?
accogliere
in
seno
le
confidenze
della
timida
colombella
risanata
?
Capolino
si
strinse
nelle
spalle
,
come
per
dire
:
«
Dopo
tutto
,
che
male
?...»
.
-
Ah
,
no
,
caro
mio
!
-
riprese
con
impeto
la
moglie
.
-
Non
me
ne
importerebbe
nulla
se
,
per
il
mio
interesse
,
come
tu
dici
,
non
mi
vedessi
costretta
a
far
questa
parte
...
E
tu
dimentichi
un
'
altra
cosa
!
Che
codesto
signor
ingegnere
chiese
un
giorno
la
mia
mano
,
e
che
io
la
rifiutai
,
perché
non
mi
parve
degno
di
me
!
Bella
vendetta
,
adesso
,
per
lui
,
diventare
sotto
gli
occhi
miei
il
fidanzato
della
figlia
di
Flaminio
Salvo
!
-
Ma
questo
,
se
mai
,
di
fronte
a
te
che
l
'
hai
rifiutato
,
-
le
fece
osservar
Capolino
,
-
potrà
esser
ragione
d
'
avvilimento
per
la
figlia
di
Flaminio
Salvo
...
-
Già
!
-
esclamò
Nicoletta
,
levandosi
.
-
Perché
io
adesso
sono
la
moglie
dell
'
onorevole
deputato
Ignazio
Capolino
!
-
Che
vale
molto
di
piú
,
ti
prego
di
credere
!
-
gridò
questi
,
dando
un
pugno
sulla
tavola
e
levandosi
in
piedi
anche
lui
,
fiero
.
Nicoletta
lo
squadrò
,
calma
,
di
sotto
in
su
;
poi
disse
:
-
Uh
,
quanto
a
meriti
,
non
oserei
metterlo
in
dubbio
!
Però
...
però
io
debbo
partire
,
ecco
,
sempre
per
il
mio
interesse
,
come
tu
dici
...
Che
vuoi
?
i
meriti
,
caro
,
non
hanno
spesso
fortuna
.
-
Fa
rabbia
anche
a
me
,
-
disse
allora
Capolino
,
-
che
uno
stupido
,
un
imbecille
di
quella
fatta
debba
salire
così
,
tirato
su
dal
favore
della
sorte
,
cacciato
a
spintoni
,
come
una
bestia
bendata
e
restìa
...
Perché
egli
,
sai
?
l
'
ha
detto
a
me
:
non
vorrebbe
nulla
...
Questo
è
il
bello
.
Non
s
'
accorge
di
nulla
,
non
capisce
nulla
,
e
la
fortuna
lo
ajuta
!
Domani
,
genero
di
Flaminio
Salvo
!
-
Ah
no
!
-
scattò
Nicoletta
.
-
Questo
matrimonio
non
si
farà
!
Te
l
'
assicuro
io
:
non
-
si
-
fa
-
rà
!
Capolino
tornò
a
stringersi
nelle
spalle
e
a
socchiudere
gli
occhi
:
-
Se
Flaminio
vuole
...
come
potresti
impedirlo
?
-
Come
?
-
rispose
Nicoletta
.
-
Come
...
non
so
!
Ma
a
ogni
costo
...
ah
,
a
ogni
costo
!
puoi
esserne
certo
!
Capolino
insistette
:
-
Ma
via
,
tu
credi
che
il
Costa
sia
capace
di
sentir
la
vendetta
che
tu
dici
,
per
il
tuo
rifiuto
?
No
,
sai
!
Non
è
capace
neanche
di
questo
!
Io
l
'
ho
studiato
:
è
con
te
riguardoso
,
ossequioso
...
anzi
,
tutto
impacciato
in
tua
presenza
...
non
ci
penserà
mai
!
E
se
tu
...
se
tu
saprai
vincer
lo
sdegno
,
e
trattarlo
...
dico
,
trattarlo
con
una
certa
...
disinvoltura
cortese
...
Sotto
gli
occhi
di
Nicoletta
,
che
lo
fissavano
con
freddo
e
calmo
sprezzo
,
smorì
,
si
scompose
il
sorriso
con
cui
aveva
accompagnato
le
ultime
parole
.
-
Come
,
del
resto
,
lo
hai
trattato
finora
,
-
soggiunse
dignitosamente
.
Poi
,
cangiando
discorso
:
-
Oh
,
volevo
proporti
d
'
uscire
...
Ceneremo
fuori
...
Ti
va
?
Di
ritorno
a
casa
a
tarda
notte
,
Nicoletta
,
nel
mettersi
a
letto
,
domandò
al
marito
:
-
Non
deve
ripartire
fra
due
o
tre
giorni
l
'
ingegnere
Costa
per
la
Sicilia
?
-
Sì
,
-
rispose
Capolino
.
-
Me
l
'
ha
detto
Flaminio
stamattina
.
-
E
tu
a
Flaminio
potresti
dire
,
-
seguitò
Nicoletta
,
raccogliendosi
sotto
le
coperte
,
-
che
sono
pronta
anch
'
io
a
partire
;
ma
non
sola
.
Poiché
parte
l
'
ingegnere
...
-
Ah
,
già
!
-
esclamò
Capolino
.
-
Benissimo
!
Potresti
accompagnarti
con
lui
.
-
Buona
notte
,
caro
!
-
Buona
notte
.
Fermamente
convinto
d
'
aver
sempre
avuto
contraria
la
sorte
,
fin
dalla
nascita
,
Flaminio
Salvo
credeva
che
soltanto
con
l
'
assidua
difesa
d
'
una
volontà
sempre
vigile
e
incrollabile
,
e
opponendosi
con
atti
che
egli
stesso
stimava
duri
,
contro
tutti
coloro
che
s
'
eran
fatti
e
si
facevano
strumenti
ciechi
di
essa
,
avesse
potuto
vincerla
finora
.
Ma
l
'
avversione
della
sorte
non
potendo
su
lui
,
s
'
era
rivolta
con
ferocia
su
i
suoi
,
su
la
moglie
,
sul
figlio
:
ora
anche
,
con
quella
passione
invincibile
,
su
la
figlia
.
In
queste
sciagure
sentiva
veramente
come
una
vendetta
vile
e
crudele
;
e
questo
sentimento
non
solo
gli
toglieva
il
rimorso
di
tutto
il
male
che
sapeva
d
'
aver
commesso
,
ma
gl
'
ispirava
anzi
vergogna
di
qualche
debolezza
passeggera
,
e
quasi
lo
abilitava
a
commettere
altro
male
,
sia
per
vendicarsi
a
sua
volta
della
sorte
,
sia
per
non
essere
egli
stesso
sopraffatto
.
Non
si
poneva
neppur
lontanamente
il
dubbio
che
potesse
in
fondo
non
essere
un
male
quella
passione
della
figliuola
per
Aurelio
Costa
.
Era
per
lui
sicuramente
un
male
;
e
non
già
per
la
disparità
della
nascita
o
della
condizione
sociale
(
fisime
!
)
;
ma
perché
essa
aveva
origine
da
una
sua
debolezza
,
dalla
gratitudine
per
tanti
anni
dimostrata
al
suo
piccolo
salvatore
.
Da
un
bene
non
poteva
venirgli
altro
che
un
male
.
Domma
,
questo
,
per
lui
.
E
nessun
filosofo
avrebbe
potuto
indurlo
a
riconoscere
che
il
suo
ragionamento
,
fondato
su
un
pregiudizio
,
era
vizioso
.
La
logica
?
Che
logica
contro
l
'
esperienza
di
tutta
una
vita
?
E
poi
,
se
per
un
solo
caso
si
fosse
indotto
a
riconoscere
il
vizio
del
suo
ragionamento
,
addio
scusa
di
tutto
il
male
in
tanti
altri
casi
coscientemente
commesso
!
Ogni
qual
volta
un
negozio
,
una
faccenda
qualsiasi
accennava
fin
da
principio
di
volgergli
a
seconda
,
egli
,
anziché
rallegrarsene
,
s
'
adombrava
,
sospettava
subito
una
insidia
e
si
parava
in
difesa
.
Accolse
male
perciò
,
da
un
canto
,
la
notizia
e
la
proposta
di
Capolino
,
che
cioè
Nicoletta
era
pronta
a
partire
il
giorno
appresso
e
che
avrebbe
voluto
accompagnarsi
nel
viaggio
col
Costa
;
dall
'
altro
,
l
'
annunzio
recato
da
Ciccino
e
Lillina
che
Lando
Laurentano
,
il
quale
tutta
quella
mattina
era
stato
in
giro
con
essi
e
con
Dianella
,
sarebbe
venuto
quella
sera
stessa
a
salutarlo
.
Lo
avevano
incontrato
per
caso
,
e
quantunque
avesse
detto
loro
in
prima
d
'
esser
fortemente
irritato
per
una
certa
pubblicazione
in
un
giornale
del
mattino
,
s
'
era
poi
dimostrato
gajo
in
loro
compagnia
e
gratissimo
della
distrazione
procuratagli
.
Flaminio
Salvo
era
nella
stanza
da
studio
di
Francesco
Vella
e
dava
ad
Aurelio
Costa
le
ultime
istruzioni
circa
il
ritorno
di
questo
in
Sicilia
,
fissato
per
la
mattina
seguente
,
quando
i
due
nipoti
gli
recarono
quest
'
annunzio
,
irrompendo
rumorosamente
e
tirandosi
dietro
Dianella
.
Egli
notò
subito
nel
viso
della
figlia
un
'
alterazione
molto
diversa
dalle
solite
alla
vista
di
Aurelio
,
e
rimase
per
un
attimo
quasi
stordito
,
allorché
,
parlando
i
due
cugini
della
graziosa
affabilità
del
Laurentano
verso
di
loro
,
ella
con
voce
vibrante
,
che
non
pareva
più
la
sua
,
e
con
un
'
aria
di
sfida
,
confermò
:
-
Sì
,
gentilissimo
!
proprio
gentilissimo
!
-
Piacere
...
-
rispose
freddamente
,
guardandola
di
su
gli
occhiali
.
-
Ma
,
vi
prego
,
io
ora
qua
...
E
accennò
il
Costa
con
un
gesto
che
significava
:
«
Ho
da
pensare
a
ben
altro
per
il
momento
...
»
.
Era
vero
,
del
resto
.
Si
trattava
d
'
esporre
a
un
rischio
di
morte
quel
giovane
dabbene
,
ignaro
affatto
della
parte
,
che
stava
a
rappresentare
;
si
trattava
di
gettarlo
in
preda
alla
rabbia
d
'
un
intero
paese
affamato
e
disilluso
.
Nell
'
anima
del
Salvo
si
svolse
allora
uno
strano
giuoco
di
finzioni
coscienti
.
Il
piacere
di
quell
'
annunzio
doveva
mutarsi
in
lui
in
dispiacere
,
la
speranza
in
diffidenza
;
e
però
non
solo
non
doveva
tener
conto
di
quella
fortunata
combinazione
dell
'
incontro
del
Laurentano
e
della
buona
impressione
che
la
figlia
pareva
ne
avesse
avuto
,
ma
considerarla
anzi
come
una
vera
e
propria
contrarietà
,
nel
momento
ch
'
egli
,
per
contentare
appunto
la
figliuola
,
faceva
intravvedere
a
quel
buon
giovane
del
Costa
il
premio
della
pericolosissima
impresa
a
cui
lo
gettava
.
E
seguitò
in
quella
finzione
cosciente
,
acceso
di
stizza
contro
la
figliuola
,
la
quale
,
dopo
averlo
costretto
a
piegarsi
fino
a
tanto
,
eccola
lì
,
veniva
ora
a
fargli
intendere
,
con
aria
nuova
,
che
il
giovane
principe
Laurentano
non
le
era
punto
dispiaciuto
!
Né
s
'
arrestava
qui
il
giuoco
delle
finzioni
nell
'
anima
del
Salvo
.
Fingeva
di
non
comprendere
ancora
quell
'
aria
nuova
della
figlia
,
che
pure
aveva
già
compreso
bene
;
era
sicuro
infatti
che
Dianella
,
facendo
quella
lode
del
Laurentano
in
presenza
di
Aurelio
,
s
'
era
intesa
di
vendicarsi
di
questo
,
e
ora
di
là
certo
piangeva
e
si
straziava
in
segreto
.
La
stizza
finta
per
quel
premio
ch
'
egli
doveva
far
balenare
al
Costa
,
era
dunque
in
fondo
stizza
vera
,
tanto
che
,
per
non
avvertire
il
rimorso
di
quello
strazio
che
cagionava
alla
figlia
,
seguitò
a
fingere
di
credere
sul
serio
,
che
veramente
,
sì
,
veramente
,
se
il
Costa
fosse
riuscito
a
ridurre
a
ragione
gli
operaj
delle
zolfare
in
Sicilia
,
gli
avrebbe
dato
in
premio
Dianella
.
Intanto
,
lo
faceva
partire
il
giorno
appresso
in
compagnia
di
Nicoletta
Capolino
.
La
sera
,
fu
compìto
,
ma
con
una
certa
sostenutezza
,
verso
Lando
Laurentano
,
accolto
con
molta
festa
dai
Vella
,
specialmente
da
Ciccino
e
Lillina
.
Dianella
era
pallidissima
,
e
si
teneva
su
per
continui
sforzi
a
scatti
,
che
facevano
pena
e
paura
.
I
dolci
occhi
ora
le
s
'
accendevano
come
in
un
confuso
spavento
,
ora
le
smorivano
quasi
in
una
torba
opacità
.
Nicoletta
Capolino
,
invitata
a
tavola
dai
Vella
quell
'
ultimo
giorno
,
le
aveva
fatto
sapere
che
la
mattina
appresso
sarebbe
partita
col
Costa
;
e
adesso
,
ecco
,
era
lì
e
parlava
senza
vezzi
affettati
,
ma
con
la
vivace
disinvoltura
consueta
al
giovane
principe
di
Laurentano
della
cortesia
squisita
di
don
Ippolito
,
là
a
Colimbètra
,
nella
disgraziata
congiuntura
del
duello
del
marito
.
Questi
entrò
,
poco
dopo
,
nel
ricco
salone
insieme
con
l
'
ingegnere
Aurelio
Costa
,
che
veniva
a
licenziarsi
dai
Vella
.
Fu
per
Dianella
e
per
Nicoletta
un
momento
d
'
angosciosa
sospensione
.
Quanto
composto
e
grave
e
costernato
l
'
onorevole
Ignazio
Capolino
con
quei
funebri
occhiali
di
tartaruga
,
tanto
appariva
stordito
,
acceso
,
abbagliato
,
Aurelio
Costa
.
Gli
si
leggeva
chiaramente
in
viso
l
'
emozione
profonda
,
che
la
notizia
della
sua
prossima
partenza
con
Nicoletta
gli
aveva
suscitato
.
Non
sentiva
più
la
terra
sotto
i
piedi
;
non
riusciva
ad
articolar
parola
.
Nel
vederlo
entrare
,
Nicoletta
ne
ebbe
quasi
sgomento
:
sentì
,
senza
guardarlo
,
che
egli
la
cercava
con
gli
occhi
,
senza
più
badare
a
nessuno
.
Respirò
nel
sentirlo
poco
dopo
discutere
animatamente
col
Laurentano
su
i
moti
dei
Fasci
in
Sicilia
.
Ogni
costernazione
gli
era
svanita
,
svanita
ogni
considerazione
per
quei
solfaraj
affamati
d
'
Aragona
,
svanito
il
dispetto
per
quel
suo
disegno
d
'
un
consorzio
obbligatorio
mandato
a
monte
:
avrebbe
ora
affrontato
col
frustino
in
mano
tutti
quei
ribelli
laggiù
.
Flaminio
Salvo
,
per
prudenza
di
fronte
al
Laurentano
,
lo
richiamò
sorridendo
a
più
miti
propositi
.
-
Perché
le
diano
fuoco
alle
zolfare
?
-
gli
domandò
tutto
infervorato
il
Costa
.
-
Li
conosco
io
,
quei
bruti
!
Guaj
a
mostrare
di
temerli
!
Con
la
verga
si
riducono
a
ragione
!
Lasci
fare
a
me
...
Abbandonato
da
tutti
,
senza
neanche
la
soddisfazione
di
veder
degnato
d
'
uno
sguardo
il
mio
progetto
,
andrò
solo
,
laggiù
...
e
ci
guarderemo
in
faccia
...
Nell
'
esaltazione
,
non
avvertiva
la
stonatura
di
quella
sua
apostrofe
bellicosa
;
né
si
mortificò
affatto
nell
'
accorgersi
alla
fine
che
nessuno
gli
badava
più
,
si
lasciò
condurre
da
Capolino
nell
'
ampio
balcone
della
sala
,
mentre
Flaminio
Salvo
,
Francesco
Vella
e
Lando
Laurentano
seguitavano
a
conversare
tra
loro
pacatamente
,
e
Ciccino
prometteva
a
Nicoletta
che
presto
sarebbe
venuto
a
trovarla
a
Girgenti
,
e
donna
Rosa
e
Lillina
davano
consigli
a
Dianella
che
si
regolasse
così
e
così
,
se
voleva
presto
recuperare
la
salute
e
la
gajezza
.
Chiamato
dal
Salvo
,
Capolino
rientrò
poco
dopo
,
e
Aurelio
Costa
restò
solo
nel
balcone
.
Quanto
vi
restò
?
Guardava
le
stelle
,
guardava
come
in
un
sogno
il
chiaror
della
luna
che
si
rifletteva
su
i
vetri
di
lontane
finestre
dirimpetto
,
nella
piazza
;
stretto
da
un
'
ansia
smaniosa
e
dolce
;
senza
più
pensare
al
luogo
ove
si
trovava
;
con
una
sola
immagine
davanti
agli
occhi
,
quella
di
lei
che
ora
,
tra
poco
,
senza
dubbio
sarebbe
venuta
a
trovarlo
là
per
dirgli
:
A
domani
!
Per
sempre
!
-
A
domani
,
per
sempre
,
-
si
ripeteva
,
serrando
le
pugna
,
con
gli
occhi
socchiusi
voluttuosamente
.
Aveva
già
parlato
con
lei
la
mattina
.
S
'
erano
già
accordati
.
Tutto
,
tutto
ella
avrebbe
lasciato
,
per
seguir
lui
!
Sì
,
anche
laggiù
,
nel
pericolo
,
da
cui
egli
non
avrebbe
potuto
in
quel
momento
ritrarsi
.
Del
resto
,
per
forza
,
doveva
andar
laggiù
;
lì
era
la
sua
casa
,
lì
il
suo
lavoro
,
che
avrebbe
ora
messo
a
disposizione
di
altri
,
lasciando
il
Salvo
.
Che
gl
'
importava
?
Di
qual
premio
gli
aveva
ella
parlato
?
Un
grosso
premio
ch
'
egli
avrebbe
perduto
lasciando
il
Salvo
...
Che
gl
'
importava
?
Qual
premio
maggiore
della
felicità
che
ella
gli
avrebbe
data
,
amandolo
?
Così
farneticava
Aurelio
nel
balcone
,
in
attesa
,
tornando
a
ripetere
di
tratto
in
tratto
,
smaniosamente
:
-
A
domani
!
per
sempre
!
Nel
salone
,
intanto
,
Ignazio
Capolino
parlava
con
aria
afflitta
del
subbuglio
,
in
cui
la
pubblicazione
d
'
una
denunzia
in
un
giornale
del
mattino
aveva
messo
tutto
quel
giorno
i
corridoj
della
Camera
.
Si
trattava
delle
quarantamila
lire
,
di
cui
appariva
debitore
verso
la
Banca
Romana
Roberto
Auriti
,
(
«
notoriamente
prestanome
»
diceva
il
giornale
«
d
'
un
deputato
meridionale
molto
conosciuto
e
nelle
grazie
,
fino
a
poco
tempo
fa
,
se
non
proprio
del
Governo
,
di
qualche
membro
(
hic
et
haec
)
di
esso
»
)
.
E
quel
giornale
,
seguitando
,
parlava
delle
carte
sottratte
per
salvare
questo
deputato
meridionale
.
Ma
nella
fretta
,
all
'
ultimo
momento
,
qualche
biglietto
era
rimasto
fuori
e
caduto
in
mano
all
'
autorità
giudiziaria
,
qualche
biglietto
appunto
dell
'
Auriti
,
ora
in
ricerca
affannosa
di
quelle
quarantamila
lire
,
per
salvare
sé
e
l
'
amico
.
Capolino
diceva
che
parecchi
deputati
dell
'
Estrema
Sinistra
avrebbero
portato
la
denunzia
alla
Camera
,
e
prevedeva
imminente
l
'
arresto
dell
'
Auriti
.
Lando
Laurentano
era
su
le
spine
.
Tutto
il
pomeriggio
di
quel
giorno
aveva
cercato
d
'
appurare
donde
quella
notizia
fosse
pervenuta
al
giornale
del
mattino
:
pareva
riferita
da
qualcuno
che
fosse
stato
a
origliare
all
'
uscio
della
stanza
,
in
cui
Giulio
Auriti
aveva
implorato
ajuto
da
lui
;
e
temeva
che
questi
potesse
ora
sospettarlo
autore
della
denunzia
.
Il
Salvo
,
il
Vella
e
il
Capolino
,
notando
il
turbamento
del
giovane
principe
,
si
misero
a
compiangere
Roberto
Auriti
,
come
una
vittima
,
e
il
Salvo
lasciò
intendere
chiaramente
che
egli
sarebbe
stato
disposto
ad
approntare
quella
somma
per
salvarlo
;
ma
il
Capolino
disse
che
ormai
era
troppo
tardi
.
Non
restava
che
di
prendere
una
tazza
di
tè
,
che
Lillina
aveva
già
preparato
.
Le
prime
due
tazze
,
recate
da
Ciccino
,
erano
andate
a
donna
Rosa
e
a
Dianella
.
Nicoletta
ne
porgeva
ora
una
tazza
a
Lando
Laurentano
.
-
Latte
?
-
Sì
,
grazie
.
Poco
.
E
Dianella
,
sorbendo
la
sua
,
aspettava
che
Nicoletta
si
recasse
al
balcone
con
l
'
ultima
tazza
per
Aurelio
.
Ma
Nicoletta
,
vedendosi
spiata
,
finse
in
prima
di
dimenticarsene
,
e
tenne
la
tazza
per
sé
.
-
Uh
,
e
per
il
mio
cavaliere
?
-
esclamò
poi
,
come
sovvenendosi
all
'
improvviso
.
E
andò
al
balcone
.
Appena
Aurelio
la
vide
comparire
,
si
ritrasse
istintivamente
nell
'
ombra
quanto
più
poté
,
per
attirarla
.
Ma
ella
varcò
appena
la
soglia
del
balcone
e
,
porgendogli
la
tazza
,
disse
piano
,
rigida
:
-
Rientri
,
per
carità
:
lei
si
fa
notare
.
Non
faccia
ragazzate
!
-
Ma
mi
dica
soltanto
...
-
scongiurò
egli
.
-
Sì
,
questo
;
e
se
lo
imprima
bene
in
mente
,
-
soggiunse
lei
,
subito
:
-
che
ho
fatto
di
tutto
per
impedir
la
sua
e
la
mia
rovina
.
Non
mi
accusi
,
domani
;
perché
l
'
ha
voluta
anche
lei
.
Basta
!
E
rientrò
nel
salone
.
CAPITOLO
QUARTO
Corrado
Selmi
uscì
dalla
Camera
dei
deputati
livido
,
stravolto
,
con
un
tremor
convulso
per
tutto
il
corpo
.
Appena
su
la
piazza
,
nel
sole
,
fece
uno
sforzo
disperato
su
se
stesso
per
riaversi
,
per
riafferrare
in
sé
e
rimettere
sotto
il
suo
dominio
la
vita
che
gli
sfuggiva
in
un
tremendo
scompiglio
;
ma
restò
,
avvertendo
che
non
aveva
neanche
la
forza
di
trarre
il
respiro
,
quasi
avesse
il
petto
,
il
ventre
squarciati
.
Un
sentimento
nuovo
gli
sorse
allora
improvviso
:
la
paura
.
Non
degli
altri
;
ma
di
sé
.
Or
ora
gli
altri
li
aveva
sfidati
e
assaliti
,
nell
'
aula
del
Parlamento
,
con
estrema
violenza
.
Ancora
ne
tremava
tutto
.
Nessuno
,
là
,
aveva
osato
fiatare
.
Ma
quel
silenzio
...
ah
,
quel
silenzio
era
stato
per
lui
peggiore
di
ogni
invettiva
,
d
'
ogni
tumultuoso
insorgere
di
tutta
l
'
assemblea
.
Quel
silenzio
lo
aveva
ucciso
.
Aveva
ancora
negli
orecchi
il
suono
dei
suoi
passi
nell
'
uscire
dall
'
aula
.
Nel
silenzio
formidabile
,
quei
passi
avevano
sonato
come
colpi
di
martello
su
una
cassa
da
morto
.
Sentiva
una
grande
arsione
;
e
le
gambe
,
come
...
come
se
gli
si
fossero
stroncate
sotto
.
Schiacciato
dall
'
accusa
,
aveva
voluto
rilevarsene
con
tutto
l
'
impeto
delle
energie
vitali
,
ancora
possenti
in
lui
;
ma
appena
aveva
finito
di
parlare
,
quel
silenzio
.
Nessun
dubbio
che
l
'
assemblea
,
subito
dopo
la
sua
uscita
dall
'
aula
,
avesse
votato
l
'
autorizzazione
a
procedere
contro
di
lui
.
Eppure
tutti
lo
sapevano
povero
;
sapevano
che
il
denaro
preso
alle
banche
non
poteva
essere
rinfacciato
a
lui
come
a
tanti
altri
.
Dall
'
avere
affrontato
la
morte
,
quando
più
bella
suol
essere
per
tutti
la
vita
,
non
gli
veniva
il
diritto
di
vivere
?
Nella
losca
complicazione
di
tante
oblique
vicende
la
semplicità
di
questo
diritto
appariva
quasi
ingenua
e
tale
,
che
tutti
,
ridendo
,
dovessero
negarglielo
.
Morto
;
non
solo
,
ma
anche
svergognato
lo
volevano
!
Doveva
morire
allora
,
e
sarebbe
stato
un
eroe
per
tutti
questi
vivi
d
'
oggi
che
gli
rinfacciavano
come
un
delitto
l
'
aver
vissuto
.
Ma
non
tanto
l
'
accusa
,
in
fondo
,
gli
sembrava
ingiusta
,
quanto
ingiusti
gli
accusatori
;
e
,
più
che
ingiusti
,
ingrati
e
vili
:
vili
perché
,
dopo
aver
per
tanti
anni
compreso
che
egli
aveva
pure
questo
diritto
di
vivere
,
si
levavano
ora
a
dimostrargliene
con
ischerno
l
'
ingenuità
;
dopo
aver
per
tanti
anni
compreso
il
suo
bisogno
,
si
levavano
ora
a
rinfacciarglielo
come
un
'
onta
.
Né
si
sarebbero
arrestati
qui
!
Ora
,
il
processo
,
la
condanna
,
il
carcere
.
Corrado
Selmi
rise
,
e
avvertì
ancora
lo
sforzo
che
gli
costava
lo
scomporre
la
truce
espressione
del
volto
in
quel
riso
orribile
.
Il
sorriso
schietto
e
lieve
,
che
aveva
accompagnato
sempre
tutti
gli
atti
della
sua
vita
,
anche
i
più
gravi
e
i
più
rischiosi
,
s
'
era
tramutato
in
quella
triste
smorfia
dura
e
amara
?
Ebbe
di
nuovo
paura
di
sé
:
paura
di
assumere
coscienza
precisa
di
un
certo
che
oscuro
e
orrendo
che
gli
s
'
era
cacciato
all
'
improvviso
nel
fondo
dell
'
essere
e
glielo
scompaginava
,
dandogli
quell
'
impressione
d
'
esser
come
squarciato
dentro
,
irrimediabilmente
.
E
per
ricomporre
comunque
la
compagine
del
suo
essere
,
per
vincere
il
ribrezzo
e
l
'
orrore
di
quell
'
impressione
,
si
guardò
attorno
,
quasi
chiedendo
sostegno
e
conforto
ai
noti
aspetti
delle
cose
.
Gli
parvero
anche
questi
cangiati
e
come
evanescenti
.
Sentì
con
terrore
che
non
gli
era
più
possibile
ristabilire
una
relazione
qual
si
fosse
tra
sé
e
tutto
ciò
che
lo
circondava
.
Sì
,
poteva
guardare
;
ma
che
vedeva
?
poteva
parlare
;
ma
che
dire
?
poteva
muoversi
;
ma
dove
andare
?
Parlò
,
tanto
per
udire
il
suono
della
sua
voce
,
e
gli
parve
anch
'
esso
cangiato
.
Disse
:
-
Che
faccio
?
Sapeva
bene
quel
che
gli
restava
da
fare
.
Ma
nello
schiacciar
con
la
lingua
contro
il
palato
le
due
c
di
faccio
,
non
avvertì
altro
che
l
'
annodatura
della
lingua
e
l
'
amarezza
aspra
della
bocca
;
e
rimase
col
viso
disgustato
e
arcigno
.
-
No
,
-
soggiunse
.
-
Prima
...
che
altro
?
Qualunque
altra
cosa
gli
apparve
inutile
,
vana
.
Poteva
soltanto
,
ancor
per
poco
,
per
passarsi
la
voglia
e
darsi
così
fuor
fuori
uno
sfogo
,
dire
e
fare
sciocchezze
.
Pensare
seriamente
,
agire
seriamente
non
avrebbe
potuto
se
non
a
costo
di
cedere
al
proposito
oscuro
e
violento
che
stava
a
distruggergli
dentro
tutti
gli
elementi
della
vita
.
Baloccarsi
poteva
coi
frantumi
di
essa
che
dal
tumulto
interno
balzavano
a
galla
della
sua
coscienza
squarciata
:
baloccarsi
un
poco
...
Sì
,
in
casa
di
Roberto
Auriti
!
Doveva
vederlo
,
dirgli
che
per
lui
,
per
coprirlo
,
si
era
messo
da
sé
sotto
accusa
.
Ecco
che
aveva
ancora
dove
andare
.
Chiamò
una
vettura
,
per
non
avvertire
il
tremore
e
la
debolezza
delle
gambe
,
e
diede
al
vetturino
l
'
indirizzo
:
via
delle
Colonnette
.
Appena
montato
,
se
ne
pentì
,
prevedendo
,
in
compenso
di
quanto
aveva
fatto
,
una
scenata
.
Ma
no
:
a
ogni
costo
avrebbe
saputo
impedirla
.
Più
che
doveroso
,
il
suo
atto
gli
appariva
generoso
verso
Roberto
Auriti
.
E
,
in
quel
momento
,
non
poteva
sentir
che
disprezzo
della
sua
stessa
generosità
.
S
'
era
spogliato
d
'
ogni
prestigio
,
d
'
ogni
prerogativa
,
per
subir
la
stessa
sorte
d
'
uno
sconfitto
,
che
delle
sue
doti
,
dei
suoi
meriti
non
aveva
saputo
avvalersi
per
farsi
uno
stato
,
per
imporsi
,
come
avrebbe
potuto
,
alla
considerazione
altrui
.
Non
pietà
,
ma
dispetto
,
poteva
ispirare
Roberto
Auriti
.
Che
se
pure
egli
,
navigando
alla
ventura
,
lo
aveva
gittato
con
sé
in
quei
frangenti
,
non
meritava
certo
quel
naufrago
che
Corrado
Selmi
,
già
quasi
scampato
,
si
ributtasse
in
mare
per
perire
con
lui
:
non
lo
meritava
,
perché
non
aveva
saputo
mai
vivere
,
quell
'
uomo
,
mai
disimpacciarsi
da
ostacoli
anche
lievi
:
era
già
per
se
stesso
un
annegato
,
a
cui
tante
e
tante
volte
egli
aveva
gettato
una
corda
per
ajutarlo
a
trarsi
in
salvo
.
L
'
unica
volta
che
quest
'
uomo
s
'
era
messo
a
dar
lui
ajuto
,
ecco
,
con
la
stessa
mano
che
gli
aveva
teso
,
lo
tirava
con
sé
nel
baratro
,
giù
,
giù
,
costringendolo
a
rinunziare
al
salvataggio
altrui
.
E
quel
suo
fratello
corso
in
Sicilia
per
salvare
entrambi
:
ma
sì
!
tutti
dovevano
stare
ad
aspettare
che
andasse
e
ritornasse
col
denaro
!
a
comodo
!
senza
fretta
!
e
dopo
avere
svelato
tutto
a
Lando
Laurentano
!
imbecille
!
Ecco
:
per
questo
solo
fatto
,
egli
avrebbe
potuto
fare
a
meno
d
'
esporsi
per
coprire
un
inetto
.
Ma
ormai
...
Arrivato
in
via
delle
Colonnette
,
salendo
la
scala
semibuja
,
incontrò
Olindo
Passalacqua
che
scendeva
gli
scalini
a
quattro
a
quattro
.
-
Ah
!
giusto
lei
,
onorevole
!
Correvo
in
cerca
di
lei
...
Dica
,
che
c
'
è
?
che
c
'
è
?
-
Vento
,
-
rispose
Corrado
Selmi
,
placidamente
.
Olindo
Passalacqua
restò
come
un
ceppo
.
-
Vento
?
Che
dice
?
Quella
denunzia
infame
?
Ma
come
?
chi
è
stato
?
roba
da
sputargli
in
faccia
!
Andate
a
far
l
'
Italia
per
questa
canaglia
!
Corrado
Selmi
gli
prese
il
mento
fra
due
dita
:
-
Bravo
,
Olindo
!
Nobili
sensi
,
invero
...
Su
,
andiamo
!
-
Aspetti
,
onorevole
,
-
pregò
il
Passalacqua
,
trattenendolo
.
-
La
prevengo
!
Nanna
mia
non
sa
ancora
nulla
.
Non
sapevamo
nulla
neanche
noi
.
Per
combinazione
a
mio
cognato
Pilade
càpita
tra
le
mani
il
giornale
di
due
giorni
fa
...
apre
e
vede
...
ce
lo
manda
su
,
segnato
...
Roberto
stava
ad
annaffiare
i
fiori
in
terrazzo
...
legge
,
casca
dalle
nuvole
...
Ma
ci
si
crede
?
un
uomo
,
un
uomo
come
lui
,
non
leggere
i
giornali
,
in
un
momento
come
questo
?
Capisce
?
come
quell
'
uccello
...
qual
è
?
che
caccia
la
testa
nella
rena
...
E
gliene
compro
tre
,
sa
?
ogni
sera
:
tre
giornali
!
Ne
leggesse
uno
!
Appena
lo
apre
,
si
mette
a
pisolare
;
e
poi
dice
che
li
ha
letti
tutti
e
tre
e
che
dorme
poco
!
-
Lo
struzzo
,
-
disse
Corrado
Selmi
.
-
Permetti
?
E
alzò
le
mani
per
aggiustare
sotto
la
gola
a
Olindo
Passalacqua
la
cravatta
rossa
sgargiante
,
annodata
a
farfalla
.
-
Lo
struzzo
,
-
ripeté
.
-
Quell
'
uccello
che
dicevi
...
Così
va
bene
!
Olindo
Passalacqua
restò
di
nuovo
a
bocca
aperta
.
-
Grazie
,
-
disse
.
-
Ma
dunque
...
dunque
possiamo
star
tranquilli
?
Corrado
Selmi
lo
guardò
negli
occhi
,
serio
;
gli
posò
le
mani
sugli
omeri
,
e
:
-
Non
sei
censore
tu
?
-
gli
domandò
.
-
Censore
...
già
,
-
rispose
perplesso
,
quasi
non
ne
fosse
ben
sicuro
,
il
Passalacqua
.
-
E
dunque
lascia
crollare
il
mondo
!
-
esclamò
il
Selmi
con
un
gesto
di
noncuranza
sdegnosa
.
-
Censore
,
te
ne
impipi
.
Su
,
su
,
vieni
su
con
me
.
Trovarono
Roberto
abbattuto
su
una
poltrona
,
con
la
faccia
rivolta
al
soffitto
,
le
braccia
abbandonate
,
l
'
annaffiatojo
accanto
.
Appena
vide
il
Selmi
,
fece
per
balzare
in
piedi
,
e
,
arrangolando
in
una
irrompente
convulsione
,
andò
a
buttarglisi
sul
petto
.
-
Per
carità
!
per
carità
!
-
scongiurò
Olindo
Passalacqua
,
correndo
a
chiudere
l
'
uscio
e
accennando
con
le
mani
di
far
piano
,
che
Nanna
non
sentisse
di
là
.
Attraverso
l
'
uscio
chiuso
,
all
'
arrangolìo
di
Roberto
sul
petto
di
Corrado
Selmi
rispondeva
di
là
il
vocalizzo
miagolante
di
una
studentessa
di
canto
.
Corrado
Selmi
,
gravato
dal
peso
di
Roberto
,
stette
un
po
'
a
guardare
i
cenni
del
Passalacqua
,
che
seguitava
a
implorar
carità
per
il
cuore
malato
della
sua
povera
moglie
,
carità
per
Roberto
così
perduto
,
carità
per
la
casa
che
sarebbe
andata
a
soqquadro
;
e
scattò
alla
fine
,
scrollandosi
,
in
una
risata
pazzesca
:
-
Ma
da
'
qui
!
-
disse
,
ghermendo
l
'
annaffiatojo
e
avviandosi
di
furia
al
terrazzo
.
-
Ma
che
facciamo
sul
serio
?
Annaffiavi
?
E
seguitiamo
ad
annaffiare
!
Qua
...
qua
...
così
!
così
!
Pioggia
,
Olindo
!
pioggia
!
pioggia
!
E
una
vera
pioggia
furiosa
si
rovesciò
dalla
mela
dell
'
annaffiatojo
addosso
a
Olindo
Passalacqua
,
che
prese
a
fuggire
per
il
terrazzo
,
gridando
e
riparandosi
con
le
mani
la
testa
,
inseguito
dal
Selmi
che
seguitava
a
ridere
,
dicendo
:
-
Io
passo
l
'
acqua
,
tu
passi
l
'
acqua
,
egli
passa
l
'
acqua
,
tutti
passiamo
l
'
acqua
!
-
Oh
Dio
!
per
carità
...
no
!
caro
...
nòooo
...
ma
che
fa
?
basta
...
per
carità
...
non
è
scherzo
!
basta
...
uuuh
...
basta
!
...
Alle
grida
,
sopravvennero
Nanna
,
la
studentessa
di
canto
,
Antonio
Del
Re
e
Celsina
.
Subito
Corrado
Selmi
,
ansante
,
corse
a
stringere
la
mano
alla
signora
Lalla
che
rideva
,
guardando
il
marito
che
si
scrollava
come
un
pulcino
bagnato
.
Ridevano
anche
le
due
giovinette
.
-
La
pianta
,
Nanna
mia
,
-
gridò
il
Selmi
,
-
quale
è
la
pianta
più
utile
?
Il
riso
!
Coltiviamo
il
riso
e
annacquiamo
Olindo
che
fa
ridere
!
-
Ma
io
piango
,
invece
...
-
gemette
il
Passalacqua
.
-
E
appunto
perché
piangi
,
fai
ridere
!
-
ribatté
il
Selmi
.
-
Chi
fa
ridere
,
invece
...
-
borbottò
Antonio
Del
Re
,
serrando
le
pugna
.
-
Fa
piangere
,
è
vero
?
-
compì
la
frase
il
Selmi
.
-
Bravo
,
giovanotto
!
Sempre
serio
!
Tu
le
tue
sciocchezze
le
farai
sempre
sode
,
bene
azzampate
e
con
tanto
di
grugno
.
Noi
,
le
nostre
...
qua
,
censore
...
ballando
,
ballando
...
Su
,
di
là
,
Nanna
,
di
là
...
al
pianoforte
!
Lei
suona
,
e
noi
balliamo
!
Roberto
si
metterà
i
calzoncini
con
lo
spacco
di
dietro
e
la
falda
della
camicina
fuori
;
prenderà
la
sciaboletta
e
il
cavalluccio
di
legno
,
quelli
con
cui
giocò
alla
guerra
,
al
Sessanta
;
gli
faremo
l
'
elmo
di
carta
,
e
si
metterà
a
girare
attorno
...
arri
!
...
arri
!
...
mentre
io
e
Olindo
balleremo
al
suono
dell
'
inno
di
Garibaldi
...
Va
'
fuori
d
'
Italia
...
Va
'
fuori
d
'
Italia
...
Va
'
fuori
d
'
talia
...
Va
'
fuori
,
o
stranier
!
Non
aveva
finito
l
'
ultima
battuta
,
che
su
la
soglia
del
terrazzo
si
presentò
,
con
gli
occhi
ilari
e
lagrimosi
,
raggiante
di
commossa
beatitudine
,
Mauro
Mortara
,
con
le
medaglie
sul
petto
e
lo
zainetto
dietro
le
spalle
.
Appena
lo
vide
,
Corrado
Selmi
fece
un
gesto
d
'
orrore
e
scappò
via
per
l
'
altro
finestrone
che
dava
sul
terrazzo
,
gridando
:
-
Ah
perdio
,
no
!
Questo
poi
è
troppo
!
Roberto
Auriti
gli
corse
dietro
per
trattenerlo
:
-
Corrado
!
Corrado
!
Mauro
Mortara
,
a
quella
fuga
,
restò
come
smarrito
davanti
allo
stupore
della
signora
Lalla
,
del
Passalacqua
e
della
studentessa
di
canto
,
alla
meraviglia
sorridente
di
Celsina
e
a
quella
ingrugnita
di
Antonio
Del
Re
.
-
Vengo
,
se
non
c
'
è
offesa
,
-
disse
,
-
a
salutare
don
Roberto
.
Parto
domani
.
-
Ma
chi
siete
?
-
gli
domandò
la
signora
Lalla
,
come
se
avesse
davanti
un
abitante
della
luna
,
piovuto
dal
cielo
.
-
Sono
...
-
prese
a
rispondere
Mauro
Mortara
;
ma
s
'
interruppe
riconoscendo
Antonio
Del
Re
.
-
Non
siete
il
nipote
di
donna
Caterina
,
voi
?
E
,
pronunziando
questo
nome
,
si
levò
il
cappello
.
-
Diteglielo
voi
,
-
soggiunse
,
-
chi
sono
io
.
Sono
venuto
due
altre
volte
;
non
mi
hanno
fatto
salire
,
perché
don
Roberto
non
era
in
casa
.
Il
Passalacqua
,
tutto
bagnato
,
gli
s
'
accostò
,
gli
sbirciò
le
medaglie
sul
petto
,
e
:
-
Patriota
siciliano
?
-
domandò
.
-
Ai
patrioti
siciliani
,
perdio
,
statue
d
'
oro
!
sta
...
statu
...
statue
...
Uno
starnuto
,
tardo
a
scoppiare
,
lo
tenne
un
tratto
a
bocca
aperta
,
le
nari
frementi
,
le
mani
tese
come
a
pararlo
;
finalmente
scoppiò
e
:
-
D
'
oro
!
-
ripeté
il
Passalacqua
.
-
Mannaggia
il
Selmi
che
m
'
ha
fatto
raffreddare
!
Ma
perché
è
scappato
?
Che
è
pazzo
?
...
Guardate
come
mi
...
mi
ha
...
ma
dove
è
andato
?
-
Roberto
!
-
strillò
a
questo
punto
la
signora
Lalla
,
accorrendo
dal
terrazzo
nella
stanza
,
attraverso
la
quale
il
Selmi
era
poc
'
anzi
fuggito
.
Rientrarono
tutti
,
spaventati
,
dietro
a
lei
.
Un
estraneo
,
col
cappello
in
mano
e
gli
occhi
bassi
,
stava
rigido
su
la
soglia
di
quella
camera
,
mentre
Roberto
,
col
viso
terreo
,
chiazzato
qua
e
là
,
si
guardava
attorno
,
convulso
,
indeciso
.
Al
grido
di
lei
,
protese
le
mani
,
ma
come
per
impedire
il
prorompere
della
sua
più
che
dell
'
altrui
commozione
.
-
Vi
prego
,
vi
prego
,
-
disse
,
-
senza
chiasso
...
Nulla
...
Una
...
una
chiamata
in
questura
...
-
Lo
arrestano
!
-
fischiò
allora
tra
i
denti
Antonio
Del
Re
,
col
volto
scontraffatto
e
tutto
vibrante
.
Nanna
cacciò
uno
strillo
e
cadde
in
convulsione
tra
le
braccia
del
marito
.
-
Lo
arrestano
?
-
domandò
Mauro
Mortara
,
facendosi
innanzi
,
mentre
Roberto
Auriti
cercava
nella
camera
gli
abiti
da
indossare
e
con
le
mani
accennava
a
tutti
di
non
gridare
,
di
non
far
confusione
.
-
Come
?
-
seguitò
Mauro
,
guardando
Antonio
Del
Re
.
Non
ottenendo
risposta
da
nessuno
,
andò
incontro
a
quell
'
estraneo
e
,
levando
un
braccio
,
lo
apostrofò
:
-
Voi
!
voi
siete
venuto
qua
ad
arrestare
don
Roberto
Auriti
?
-
Mauro
!
-
lo
interruppe
questi
.
-
Per
carità
,
Mauro
...
lascia
!
-
Ma
come
?
-
ripeté
Mauro
Mortara
,
rivolgendosi
a
Roberto
.
-
Arrestano
voi
?
Perché
?
Roberto
accorse
a
dare
una
mano
al
Passalacqua
,
alla
studentessa
di
canto
,
a
Celsina
,
che
non
riuscivano
a
sorreggere
la
signora
Lalla
,
la
quale
si
dibatteva
e
si
scontorceva
,
tra
urli
,
singhiozzi
,
gemiti
e
risa
convulse
.
-
Di
là
,
per
carità
,
di
là
,
portatela
di
là
!
-
scongiurò
.
Ma
non
fu
possibile
.
Il
Passalacqua
,
invece
di
avvalersi
dell
'
ajuto
di
Roberto
,
pensò
bene
di
buttargli
le
braccia
al
collo
,
rompendo
in
singhiozzi
ed
esclamando
:
-
Cireneo
!
Cireneo
!
Cireneo
!
Roberto
si
divincolò
,
quasi
con
schifo
,
e
si
turò
gli
orecchi
,
mentre
il
Passalacqua
,
rivolto
a
Mauro
Mortara
,
seguitava
:
-
Patriota
,
vedete
?
così
l
'
Italia
compensa
i
suoi
martiri
!
così
!
-
Il
figlio
di
Stefano
Auriti
!
-
diceva
tra
sé
Mauro
Mortara
,
con
gli
occhi
sbarrati
,
battendosi
una
mano
sul
petto
.
-
Il
figlio
di
donna
Caterina
Laurentano
!
...
E
dovevo
veder
questo
a
Roma
?
Ma
che
avete
fatto
?
-
corse
a
domandare
a
Roberto
,
afferrandolo
per
le
braccia
e
scotendolo
.
-
Ditemi
che
siete
sempre
lo
stesso
!
Sì
?
E
allora
...
Si
afferrò
con
una
mano
le
medaglie
sul
petto
;
se
le
strappò
;
le
scagliò
a
terra
;
vi
andò
sopra
col
piede
e
le
calpestò
;
poi
,
rivolgendosi
al
delegato
:
-
Ditelo
al
vostro
Governo
!
-
gridò
.
-
Ditegli
che
un
vecchio
campagnuolo
,
venuto
a
veder
Roma
con
le
sue
medaglie
garibaldine
,
vedendo
arrestare
il
figlio
d
'
un
eroe
che
gli
morì
tra
le
braccia
nella
battaglia
di
Milazzo
,
si
strappò
dal
petto
le
medaglie
e
le
calpestò
!
così
!
Tornò
a
Roberto
,
lo
abbracciò
,
e
sentendolo
singhiozzare
su
la
sua
spalla
:
-
Figlio
mio
!
figlio
mio
!
-
si
mise
a
dirgli
,
battendogli
dietro
una
mano
.
A
questo
punto
,
Antonio
Del
Re
scappò
via
dalla
camera
mugolando
e
rovesciando
nella
furia
una
seggiola
.
Celsina
,
che
lo
spiava
,
gli
corse
dietro
,
sgomenta
,
chiamandolo
per
nome
.
Mauro
Mortara
si
voltò
felinamente
,
come
se
a
quell
'
uscita
precipitosa
gli
fosse
balenato
in
mente
che
si
volesse
impedire
comunque
l
'
arresto
;
e
si
mostrò
pronto
a
qualunque
violenza
.
Sciolto
dall
'
abbraccio
di
lui
,
Roberto
Auriti
si
fece
innanzi
al
delegato
:
-
Eccomi
.
-
No
!
-
gridò
Mauro
,
riafferrandolo
per
un
braccio
.
-
Don
Roberto
!
Così
vi
consegnate
?
-
Ti
prego
,
lasciami
...
-
disse
Roberto
Auriti
;
e
,
rivolgendosi
al
delegato
:
-
Lei
scusi
...
Con
la
mano
chiamò
Nanna
,
che
fiatava
ora
a
stento
,
con
ambo
le
mani
sul
cuore
,
e
la
baciò
in
fronte
,
dicendole
:
-
Coraggio
...
-
E
che
dirò
a
vostra
madre
?
-
esclamò
allora
Mauro
agitando
in
aria
le
mani
.
Roberto
Auriti
si
gonfiò
,
si
portò
le
mani
sul
volto
per
far
argine
all
'
impeto
della
commozione
e
andò
via
,
seguito
dal
delegato
,
mentre
la
signora
Lalla
,
sostenuta
dal
marito
e
dalla
studentessa
di
canto
,
riprendeva
più
a
gemere
che
a
gridare
:
-
Roberto
!
Roberto
!
Roberto
!
Mauro
Mortara
restò
a
guatare
,
come
annichilito
.
Quando
il
Passalacqua
lo
ragguagliò
di
tutto
,
e
,
fresco
della
recente
lettura
del
giornale
,
gli
espose
tutta
la
miseria
e
la
vergogna
del
momento
:
-
Questa
,
-
disse
,
-
questa
è
l
'
Italia
?
E
,
nel
crollo
del
suo
gran
sogno
,
non
pensò
più
a
Roberto
Auriti
,
all
'
arresto
di
lui
,
non
sentì
,
non
vide
più
nulla
.
Le
sue
medaglie
rimasero
lì
per
terra
,
calpestate
.
Uscendo
dalla
casa
di
Roberto
,
Corrado
Selmi
s
'
imbatté
per
le
scale
nel
delegato
e
nelle
guardie
che
salivano
ad
arrestar
l
'
innocente
.
Si
fermò
un
istante
,
indeciso
;
ma
subito
si
sentì
occupare
il
cervello
da
una
densa
oscurità
,
e
in
quella
tenebra
d
'
ira
e
d
'
angoscia
udì
una
voce
che
dal
fondo
della
coscienza
lo
ammoniva
ch
'
egli
non
poteva
in
alcun
modo
sul
momento
impedire
quell
'
atroce
ingiustizia
.
Seguitò
a
scendere
la
scala
;
rimontò
in
vettura
e
provò
quasi
stupore
alla
domanda
del
vetturino
,
ove
dovesse
condurlo
.
Ma
a
casa
;
c
'
era
bisogno
di
dirlo
?
dove
poteva
più
andare
?
che
più
gli
restava
da
fare
?
-
Via
San
Niccolò
da
Tolentino
.
E
,
come
se
già
vi
fosse
,
si
vide
per
le
scale
della
sua
casa
:
ecco
,
entrava
in
camera
;
si
recava
all
'
angolo
,
ov
'
era
uno
stipetto
a
muro
,
di
lacca
verde
;
lo
apriva
;
ne
traeva
una
boccetta
,
e
...
Istintivamente
,
s
'
era
cacciata
una
mano
nel
taschino
del
panciotto
,
ov
'
era
la
chiave
di
quello
stipetto
.
Cosa
strana
:
pensava
ora
allo
specchio
,
a
un
piccolo
specchio
ovale
,
appeso
accanto
a
quello
stipetto
,
al
quale
egli
non
avrebbe
dovuto
volger
lo
sguardo
,
per
non
vedersi
.
Ma
pure
,
ecco
,
si
vedeva
:
sì
,
in
quello
specchio
,
con
la
boccetta
in
mano
:
vedeva
l
'
espressione
dei
suoi
occhi
,
ridente
,
quasi
non
credessero
ch
'
egli
avrebbe
fatto
quella
cosa
.
No
!
Prima
doveva
scrivere
e
suggellare
una
dichiarazione
per
l
'
Auriti
:
poche
righe
,
esplicite
.
Non
meritavano
gli
accusatori
un
suo
ultimo
sfogo
.
Due
righe
soltanto
,
per
salvar
l
'
amico
,
già
in
carcere
.
I
nemici
...
-
ma
quali
?
quanti
erano
?
Tutti
!
Possibile
?
Tutti
gli
amici
di
jeri
.
Tutti
e
nessuno
,
a
prenderli
a
uno
a
uno
.
Ché
nulla
egli
aveva
fatto
a
nessuno
di
loro
perché
le
liete
accoglienze
di
jeri
si
convertissero
così
d
'
un
tratto
in
tanta
alienazione
d
'
animi
,
in
tanta
ostilità
.
Ma
era
il
momento
,
la
furia
cieca
del
momento
,
che
s
'
abbatteva
su
lui
,
che
in
lui
trovava
la
preda
,
e
lo
abbrancava
,
ecco
,
e
lo
sbranava
in
un
attimo
.
Ah
come
andava
lenta
quella
vettura
!
Parve
a
Corrado
Selmi
ch
'
essa
gli
prolungasse
con
feroce
dispetto
l
'
agonia
.
-
Non
sono
in
casa
per
nessuno
,
-
disse
a
Pietro
,
il
vecchio
servo
che
stava
da
tanti
anni
con
lui
.
E
il
primo
suo
moto
,
entrando
in
camera
,
fu
verso
quello
stipetto
.
Si
trattenne
.
Pensò
alla
dichiarazione
da
scrivere
.
Ma
pur
volle
prendere
prima
la
boccetta
e
,
senza
guardarla
,
la
recò
con
sé
alla
scrivania
dello
studio
.
Restò
un
pezzo
lì
in
piedi
,
come
sospeso
in
cerca
di
qualche
cosa
che
s
'
era
proposto
di
fare
e
a
cui
non
pensava
più
.
Istintivamente
,
pian
piano
,
rientrò
nella
camera
;
gli
occhi
gli
andarono
al
piccolo
specchio
ovale
,
appeso
alla
parete
presso
lo
stipetto
.
Aveva
dimenticato
di
guardarsi
lì
.
Scrollò
le
spalle
e
tornò
indietro
,
alla
scrivania
;
sedette
;
trasse
dalla
cartella
un
foglio
e
una
busta
;
guardò
se
su
la
scrivania
ci
fosse
il
cannello
di
ceralacca
e
il
sigillo
;
si
alzò
di
nuovo
e
rientrò
nella
camera
per
prendere
dal
tavolino
da
notte
la
bugia
con
la
candela
.
La
dichíarazione
gli
venne
men
breve
di
quanto
aveva
divisato
,
poiché
a
maggior
salvaguardia
dell
'
innocenza
dell
'
Auriti
pensò
di
chiamare
in
testimonio
lo
stesso
governatore
della
banca
,
già
anche
lui
tratto
in
arresto
,
col
quale
,
prima
di
contrarre
sott
'
altro
nome
quel
debito
,
si
era
segretamente
accordato
.
Finito
di
scrivere
,
guardò
su
la
scrivania
la
boccetta
,
e
sentì
mancarsi
a
un
tratto
la
voglia
di
rileggere
quanto
aveva
scritto
.
Gli
parvero
enormi
tutte
le
piccole
cose
che
gli
restavano
ancora
da
fare
:
piegare
in
quattro
quel
foglio
,
chiuderlo
nella
busta
;
accendere
la
candela
;
bruciarvi
il
cannello
di
ceralacca
;
apporre
i
sigilli
...
si
diede
a
far
tutto
con
esasperazione
.
Ansava
;
le
dita
,
senza
più
tatto
,
gli
ballavano
.
Stava
per
chiudere
la
busta
,
quando
giù
dalla
via
scattò
stridulo
,
sguajato
,
il
suono
d
'
un
organetto
.
Parve
al
Selmi
che
quel
suono
,
in
quel
punto
,
gli
spaccasse
il
cranio
:
si
turò
gli
orecchi
,
balzò
in
piedi
,
contrasse
tutto
il
volto
come
per
uno
strazio
insopportabile
,
fu
per
avventarsi
alla
finestra
a
scagliare
ingiurie
a
quel
sonatore
ambulante
.
Ah
no
perdio
!
così
,
no
!
al
suono
d
'
una
canzonetta
napoletana
,
no
no
,
no
.
Si
sentì
avvilito
da
tutta
quella
furia
.
O
che
era
un
ladro
davvero
?
Piano
,
piano
,
senza
tremor
di
mani
,
senza
quell
'
aridezza
in
bocca
;
dopo
aver
sedato
i
nervi
,
e
sorridente
,
egli
doveva
uccidersi
,
come
a
lui
si
conveniva
.
Prese
la
busta
con
la
dichiarazione
e
la
cacciò
dentro
la
cartella
;
si
pose
in
tasca
la
boccetta
del
veleno
.
Voleva
uscir
di
nuovo
per
un
'
ultima
passeggiata
,
per
salutar
la
vita
,
scevro
ormai
d
'
ogni
cura
,
esente
d
'
ogni
peso
,
libero
d
'
ogni
passione
,
con
occhi
limpidi
e
animo
sereno
;
salutar
la
vita
,
col
suo
lieve
antico
sorriso
;
bearsi
per
l
'
ultima
volta
delle
cose
che
restavano
,
liete
in
quel
giorno
di
sole
,
ignare
in
mezzo
al
torbido
fluttuare
di
tante
vicende
che
presto
il
tempo
avrebbe
travolte
con
sé
.
Ridiscese
in
istrada
,
fe
'
cenno
a
un
vetturino
d
'
accostarsi
e
si
fece
condurre
al
Gianicolo
.
Dapprima
,
come
in
preda
a
quello
stordimento
rombante
cagionato
da
un
improvviso
otturarsi
degli
orecchi
,
non
poté
avvertire
,
né
vedere
,
né
pensar
nulla
;
solo
quando
passò
con
la
vettura
per
la
via
della
Lungara
,
innanzi
le
carceri
di
Regina
Coeli
,
pensò
che
forse
a
quell
'
ora
Roberto
Auriti
vi
era
rinchiuso
;
ma
non
volle
affliggersene
più
.
Tra
poco
,
con
quella
sua
dichiarazione
,
ne
sarebbe
uscito
,
per
seguitare
la
sua
incerta
e
penosa
esistenza
tra
quella
sua
signora
Lalla
e
il
Passalacqua
e
il
Bonomè
,
mentre
egli
,
invece
-
ah
!
si
sarebbe
liberato
!
Giunto
in
cima
al
colle
,
gli
parve
davvero
una
liberazione
quell
'
altezza
,
da
cui
poté
contemplare
Roma
luminosa
nel
sole
,
sotto
l
'
azzurro
intenso
del
cielo
;
liberazione
da
tutte
le
piccole
miserie
acerbe
che
laggiù
lo
avevano
offeso
e
soffocato
,
dall
'
urto
di
tutte
le
meschine
volgarità
quotidiane
;
dalle
fastidiose
risse
dei
piccoli
uomini
che
volevano
contendergli
il
passo
e
il
respiro
.
Si
sentì
lassù
libero
e
solo
,
libero
e
sereno
,
sopra
tutti
gli
odii
,
sopra
tutte
le
passioni
,
sopra
e
oltre
il
tempo
,
inalzato
,
assunto
a
quella
altezza
dal
suo
grande
amore
per
la
vita
ch
'
egli
difendeva
,
uccidendosi
.
E
in
esso
e
con
esso
si
sentì
puro
,
in
un
attimo
,
per
sempre
.
Nell
'
eternità
di
quell
'
attimo
si
cancellarono
,
sparvero
assolte
le
sue
debolezze
,
i
suoi
trascorsi
,
le
sue
colpe
,
già
che
egli
era
pure
stato
un
uomo
e
soggetto
a
contrarie
necessità
.
Ora
,
con
la
morte
,
le
avrebbe
vinte
tutte
.
Restava
solo
,
in
quel
punto
,
luminoso
indefettibile
immortale
il
suo
amore
per
la
vita
,
l
'
amore
per
la
sua
terra
,
per
la
sua
patria
,
per
cui
aveva
combattuto
e
vinto
.
Sì
,
come
i
tanti
che
avevano
avuto
lassù
,
in
difesa
di
Roma
,
una
bella
morte
,
troncati
nel
frenetico
ardore
della
gioventù
e
resi
immuni
di
tutte
le
miserie
,
liberi
di
tutti
gli
ostacoli
che
forse
nel
tempo
li
avrebbero
deformati
e
avviliti
.
Ora
in
quel
momento
anch
'
egli
,
spogliandosi
di
tutte
le
miserie
,
liberandosi
di
tutti
gli
ostacoli
,
acceso
e
vibrante
dell
'
ardore
antico
,
con
negli
occhi
l
'
oro
dell
'
ultimo
sole
su
le
case
della
grande
città
quadrata
,
si
foggiava
com
'
essi
una
bella
morte
,
una
morte
che
lo
inalzava
a
se
stesso
,
senza
invidia
per
quelli
effigiati
e
composti
lassù
per
la
gloria
in
un
mezzo
busto
di
marmo
.
Pensò
che
aveva
con
sé
la
boccetta
del
veleno
;
ma
no
!
a
casa
!
a
casa
!
tranquillamente
,
sul
suo
letto
:
senza
dare
spettacolo
!
E
ridiscese
alla
città
.
Ridisceso
,
gli
parve
di
aver
lasciato
la
propria
anima
lassù
,
nel
sole
.
Qua
,
nell
'
ombra
era
il
corpo
ancor
vivo
,
per
poco
si
guardò
le
mani
,
le
gambe
,
e
provò
subito
un
brivido
d
'
orrore
.
Ma
,
come
se
di
lassù
una
voce
severamente
lo
richiamasse
,
egli
si
riprese
e
a
quella
voce
rispose
che
sì
,
quel
suo
corpo
,
egli
lo
avrebbe
tra
poco
ucciso
,
senza
esitare
.
Passato
il
ponte
di
ferro
,
udì
strillare
da
alcuni
giornalaj
un
'
edizione
straordinaria
del
foglio
più
diffuso
di
Roma
.
Pensò
che
fosse
per
lui
,
e
fece
fermar
la
vettura
;
comprò
quel
foglio
.
Difatti
,
in
prima
pagina
era
il
resoconto
della
seduta
parlamentare
,
e
nella
sesta
colonna
spiccava
in
cima
il
suo
nome
CORRADO
SELMI
come
titolo
dell
'
articolo
del
giorno
.
Prese
a
leggerlo
;
ma
presto
n
'
ebbe
un
fastidio
strano
:
avvertì
che
quello
era
già
per
lui
un
linguaggio
vuoto
e
vano
,
che
non
aveva
più
alcun
potere
di
muovere
in
lui
alcun
sentimento
,
quasi
fatto
di
parole
senza
significato
.
Gli
parve
che
lo
scrittore
di
quell
'
articolo
non
avesse
altra
mira
che
quella
di
dimostrare
che
egli
era
vivo
,
ben
vivo
,
e
che
,
come
tale
,
poteva
e
sapeva
giocare
con
le
parole
,
perché
gli
altri
vivi
,
i
lettori
,
potessero
dire
:
«
Guarda
com
'
è
bravo
!
guarda
come
scrive
bene
!
»
.
Quel
foglio
,
così
leggero
,
gli
parve
a
un
tratto
,
con
quel
suo
nome
stampato
lì
in
cima
,
una
lapide
,
la
sua
lapide
,
ch
'
egli
stesso
per
uno
strano
caso
si
portasse
in
carrozza
,
diretto
alla
fossa
;
strana
lapide
,
in
cui
,
anziché
le
solite
lodi
menzognere
,
fossero
incise
accuse
e
ingiurie
.
Ma
che
importavano
più
a
lui
?
Era
morto
.
Voltò
la
pagina
del
giornale
.
Subito
gli
occhi
gli
andarono
su
un
'
intestazione
a
grossi
caratteri
,
che
prendeva
cinque
colonne
di
quella
seconda
pagina
:
L
'
ECCIDIO
D
'
ARAGONA
IN
SICILIA
e
sotto
,
a
caratteri
piú
piccoli
:
Gli
operaj
delle
zolfare
in
rivolta
-
L
'
assalto
alla
vettura
dell
'
ingegnere
minerario
Costa
-
Scene
selvagge
-
Lo
uccidono
con
la
moglie
del
deputato
Capolino
e
bruciano
i
cadaveri
.
Corrado
Selmi
restò
,
oppresso
d
'
orrore
e
di
ribrezzo
,
con
gli
occhi
fissi
su
quelle
notizie
.
Comprese
che
per
esse
e
non
per
lui
era
uscita
quell
'
edizione
straordinaria
del
giornale
.
La
moglie
del
deputato
Capolino
?
Egli
l
'
aveva
veduta
a
Girgenti
,
quando
vi
si
era
recato
per
sostenere
la
candidatura
di
Roberto
Auriti
e
assistere
il
Verònica
nel
duello
col
marito
di
lei
.
Bellissima
donna
...
Uccisa
?
E
come
si
trovava
in
vettura
,
ad
Aragona
,
con
quell
'
ingegnere
?
Ah
,
partita
da
Roma
con
lui
...
Una
fuga
?
...
Era
l
'
ingegnere
del
Salvo
...
Gli
operaj
delle
zolfare
si
recavano
in
colonna
dal
paese
alla
stazione
,
risoluti
a
non
farlo
entrare
,
se
da
Roma
non
portava
l
'
assicurazione
che
le
promesse
sarebbero
state
mantenute
...
Oh
,
guarda
...
quel
Prèola
...
Marco
Prèola
,
quel
miserabile
che
Roberto
Auriti
aveva
scaraventato
contro
l
'
uscio
a
vetri
della
redazione
del
giornalucolo
clericale
...
capitanava
lui
,
adesso
,
quella
turba
selvaggia
di
facinorosi
...
li
incitava
all
'
assalto
della
vettura
,
al
macello
.
Ah
,
vili
!
colpire
una
donna
...
Il
Costa
sparava
...
e
allora
...
Il
Selmi
non
poté
leggere
più
oltre
;
restò
,
nel
raccapriccio
,
col
giornale
aperto
tra
le
mani
,
come
soffocato
da
quella
strage
;
gli
parve
di
sentirsi
investito
dal
feroce
affanno
di
tutto
un
popolo
inselvaggito
.
Appallottò
in
un
impeto
di
schifo
il
foglio
e
lo
scagliò
dalla
vettura
.
Domani
,
o
la
sera
di
quello
stesso
giorno
,
in
una
nuova
edizione
straordinaria
esso
avrebbe
annunziato
con
quei
grossi
caratteri
il
suicidio
di
lui
.
Rientrando
in
casa
,
da
Pietro
,
il
vecchio
servo
,
fu
avvertito
che
c
'
era
in
salotto
il
nipote
dell
'
Auriti
,
Antonio
Del
Re
.
-
Sta
bene
,
-
disse
.
-
Lo
farai
entrare
nello
studio
,
appena
sonerò
.
Forse
Pietro
si
aspettava
una
riprensione
per
aver
fatto
entrare
quel
giovanotto
,
e
aveva
pronta
la
risposta
,
che
questi
cioè
s
'
era
introdotto
di
prepotenza
in
casa
,
non
ostante
che
lui
già
una
prima
volta
gli
avesse
detto
che
il
padrone
non
c
'
era
e
avesse
fatto
poi
di
tutto
per
impedirgli
il
passo
.
Aprì
le
braccia
e
s
'
inchinò
al
reciso
ordine
del
Selmi
;
ma
,
come
questi
s
'
avviò
per
la
sua
camera
,
rimase
perplesso
,
se
non
lo
dovesse
prevenire
circa
al
contegno
minaccioso
e
all
'
aspetto
stravolto
di
quel
giovanotto
.
Socchiuse
gli
occhi
,
si
strinse
nelle
spalle
,
come
per
dire
:
«
L
'
ordine
è
questo
!
»
e
si
recò
nel
salotto
per
tener
d
'
occhio
quell
'
insolente
visitatore
.
-
Ecco
-
gli
disse
,
indicando
con
una
mossa
del
volto
l
'
uscio
di
fronte
.
-
Adesso
,
appena
suona
...
Antonio
Del
Re
non
stava
più
alle
mosse
;
friggeva
.
Il
viso
,
nello
spasimo
dell
'
attesa
terribile
,
gli
si
scomponeva
.
Teneva
una
mano
irrequieta
in
tasca
.
E
il
vecchio
servo
gli
guatava
quella
mano
che
,
dentro
la
giacca
,
pareva
brancicasse
un
'
arma
.
Il
suono
del
campanello
,
intanto
,
tardava
;
e
più
tardava
,
più
cresceva
l
'
ansito
,
invano
dissimulato
,
del
giovine
e
l
'
irrequietezza
di
quella
mano
.
Il
vecchio
servo
,
ormai
al
colmo
della
costernazione
,
si
accostò
all
'
uscio
,
vi
si
parò
davanti
,
appena
a
tempo
,
ché
allo
squillo
del
campanello
Antonio
Del
Re
s
'
avventò
all
'
uscio
come
una
belva
con
un
pugnale
brandito
,
trascinandosi
dietro
nella
furia
il
vecchio
che
lo
teneva
abbrancato
.
Corrado
Selmi
,
pallidissimo
,
seduto
innanzi
alla
scrivania
,
col
bicchiere
ancora
in
mano
,
da
cui
aveva
bevuto
or
ora
il
veleno
della
boccetta
rovesciata
presso
la
cartella
,
si
volse
e
arrestò
d
'
un
tratto
con
uno
sguardo
gelido
e
un
sorriso
appena
sdegnoso
,
tremulo
su
le
labbra
,
la
violenza
del
giovine
.
-
Non
t
'
incomodare
!
-
gli
disse
.
-
Vedi
?
Ho
fatto
da
me
...
Lascialo
!
-
ordinò
al
servo
.
-
E
ti
proibisco
di
gridare
o
di
correre
a
soccorsi
.
Prese
dalla
scrivania
la
busta
sigillata
e
la
mostrò
al
giovine
che
ansimava
e
mirava
,
ora
,
allibito
.
-
Tu
butti
male
,
ragazzo
,
-
gli
disse
.
-
Hai
una
trista
faccia
...
Ma
sta
'
tranquillo
:
questa
busta
è
per
tuo
zio
.
Sarà
liberato
.
Lasciala
stare
qua
.
Posò
di
nuovo
la
busta
su
la
scrivania
;
strizzò
gli
occhi
;
serrò
i
denti
;
s
'
interì
,
mentre
nel
pallore
cadaverico
il
viso
gli
si
chiazzava
di
lividi
.
Fece
per
alzarsi
;
il
servo
accorse
a
sostenerlo
.
-
Accompagnami
...
al
letto
...
Si
voltò
al
Del
Re
,
con
gli
occhi
già
un
po
'
vagellanti
.
Quasi
l
'
ombra
d
'
un
sorriso
gli
tremò
ancora
nella
faccia
spenta
.
E
disse
con
strana
voce
:
-
Impara
a
ridere
,
giovanotto
...
Va
'
fuori
:
oggi
è
una
bellissima
giornata
.
E
scomparve
dall
'
uscio
,
sostenuto
dal
servo
.
Come
da
via
delle
Colonnette
,
all
'
arresto
di
Roberto
Auriti
,
Antonio
Del
Re
era
scappato
alla
casa
del
Selmi
,
così
,
ma
con
altro
animo
,
Mauro
Mortara
era
corso
in
cerca
di
Lando
Laurentano
.
Al
villino
di
via
Sommacampagna
,
Raffaele
il
cameriere
gli
aveva
detto
che
il
padrone
,
letta
nel
giornale
la
notizia
di
quell
'
eccidio
avvenuto
in
Sicilia
,
dalle
parti
di
Girgenti
,
era
saltato
in
vettura
,
diretto
alla
casa
dei
Vella
.
-
E
dov
'
è
?
Come
faccio
a
trovar
la
via
?
-
Se
volete
,
in
vettura
vi
ci
accompagno
io
.
In
vettura
,
vedendolo
affannato
e
smanioso
d
'
arrivare
,
gli
aveva
chiesto
se
conosceva
quella
signora
e
quell
'
ingegnere
.
-
Che
signora
?
che
ingegnere
?
-
Come
?
Non
avete
inteso
?
Non
sapete
nulla
?
Li
hanno
assassinati
ad
Aragona
...
-
Ad
Aragona
?
-
I
solfaraj
.
-
Ma
dunque
...
E
s
'
era
interrotto
,
con
un
balzo
,
per
guardar
prima
fiso
in
faccia
,
con
occhi
stralunati
,
il
cameriere
,
poi
dalla
vettura
la
gente
che
passava
per
via
,
quasi
tutt
'
a
un
tratto
assaltato
dal
dubbio
che
una
gran
catastrofe
fosse
accaduta
,
senza
ch
'
egli
ne
sapesse
nulla
.
-
Ma
dunque
,
che
succede
?
Tutto
sottosopra
?
Là
ammazzano
!
Qua
arrestano
!
Sapete
che
hanno
arrestato
don
Roberto
Auriti
?
-
Il
cugino
del
padrone
?
-
Il
cugino
!
il
cugino
!
E
lui
se
ne
va
dal
Vella
!
Gli
arrestano
il
cugino
,
don
Roberto
Auriti
,
uno
dei
Mille
,
che
al
Sessanta
aveva
dodici
anni
,
e
combatteva
!
E
suo
padre
mi
morì
fra
le
braccia
,
a
Milazzo
...
Arrestato
!
Sotto
gli
occhi
miei
!
A
questo
,
a
questo
mi
dovevo
ritrovare
!
S
'
era
messo
a
gridare
in
vettura
e
a
gesticolare
e
a
pianger
forte
;
e
tutta
la
gente
,
a
voltarsi
,
a
fermarsi
,
a
commentare
,
nel
vederlo
così
stranamente
parato
,
con
quello
zainetto
dietro
le
spalle
,
in
fuga
su
quella
vettura
e
vociferante
.
-
Statevi
zitto
!
statevi
zitto
!
Ma
che
zitto
!
Voleva
giustizia
e
vendetta
Mauro
Mortara
di
quell
'
arresto
;
e
come
Raffaele
,
per
farlo
tacere
,
gli
parlò
della
visita
che
,
alcuni
giorni
addietro
,
forse
per
questo
don
Giulio
,
il
fratello
di
don
Roberto
,
aveva
fatto
al
padrone
:
-
Ma
sicuro
!
-
gridò
,
sovvenendosi
.
-
C
'
ero
io
!
c
'
ero
io
!
E
l
'
ho
visto
piangere
.
Per
questo
,
dunque
,
piangeva
quel
povero
figliuolo
?
Voleva
ajuto
...
E
dunque
...
e
dunque
don
Landino
gliel
'
ha
negato
?
Possibile
?
-
Forse
perché
la
somma
era
troppo
forte
...
-
Ma
che
troppo
forte
mi
andate
dicendo
!
Quando
si
tratta
dell
'
onore
d
'
un
patriota
!
E
lui
è
ricco
!
E
sua
zia
non
ebbe
nulla
dei
tesori
del
padre
,
ché
si
prese
tutto
il
fratello
maggiore
...
Oh
Dio
!
Dio
!
Donna
Caterina
...
l
'
unica
degna
figlia
di
suo
padre
...
Ora
donna
Caterina
ne
morrà
di
crepacuore
...
Ma
se
è
vero
questo
,
per
la
Madonna
,
che
gli
ha
negato
ajuto
,
non
lo
guardo
più
in
faccia
,
com
'
è
vero
Dio
!
Non
ci
credo
!
non
ci
voglio
credere
!
Arrivato
in
casa
Vella
,
però
,
vi
trovò
tale
scompiglio
,
che
non
poté
più
pensare
a
domandar
conto
a
Lando
dell
'
arresto
di
Roberto
Auriti
.
Dianella
Salvo
,
la
sua
amicuccia
donna
Dianella
,
la
sua
colomba
,
che
in
quel
mese
passato
a
Valsanìa
aveva
saputo
avvincerlo
e
intenerirlo
con
la
grazia
soave
degli
sguardi
e
della
voce
,
nel
vederlo
entrare
aggrondato
e
smarrito
nel
salone
,
gli
si
precipitò
subito
incontro
quasi
con
un
nitrito
di
polledra
spaurita
,
e
gli
s
'
aggrappò
al
petto
,
tutta
tremante
,
affondandogli
la
testa
scarmigliata
entro
la
camicia
d
'
albagio
,
quasi
volesse
nascondersi
dentro
di
lui
,
e
gridando
,
con
una
mano
protesa
indietro
,
verso
il
padre
:
-
Il
lupo
!
...
Il
lupo
!
Mauro
Mortara
,
così
soprappreso
,
frugato
nel
petto
da
quella
fanciulla
in
quello
stato
,
levò
il
capo
,
sbalordito
,
a
cercar
negli
occhi
degli
astanti
una
spiegazione
:
mirò
visi
sbigottiti
,
afflitti
,
piangenti
,
mani
alzate
in
gesti
di
timore
,
di
riparo
,
di
pena
e
di
maraviglia
.
Non
comprese
che
la
fanciulla
fosse
impazzita
.
Le
prese
il
capo
tra
le
mani
e
provò
di
scostarselo
dal
petto
per
guardarla
negli
occhi
:
-
Figlia
mia
!
-
disse
.
-
Che
vi
hanno
fatto
?
che
vi
hanno
fatto
?
Ditelo
a
me
!
Assassini
...
Il
cuore
...
hanno
strappato
il
cuore
...
il
cuore
anche
a
me
!
Ma
,
come
poté
vederle
gli
occhi
e
la
faccia
disfatta
,
stravolta
,
aperta
ora
a
uno
squallido
riso
,
con
un
filo
di
sangue
tra
i
denti
,
inorridì
:
guatò
di
nuovo
tutti
in
giro
e
,
riponendosi
sul
petto
il
capo
di
lei
e
lasciandovi
sui
capelli
scarmigliati
la
mano
in
atto
di
protezione
e
di
pietà
:
-
Come
la
madre
?
-
disse
in
un
brivido
,
e
addietrò
spinto
dalla
fanciulla
che
,
seguitando
sul
petto
di
lui
quell
'
orribile
riso
come
un
nitrito
,
con
ansia
frenetica
lo
incitava
:
-
Da
Aurelio
...
da
Aurelio
...
Accorse
,
col
volto
inondato
di
lagrime
,
la
cugina
Lillina
,
mentre
in
fondo
al
salone
Lando
Laurentano
e
don
Francesco
Vella
cercavano
di
far
coraggio
a
Flaminio
Salvo
che
,
a
quella
scena
,
s
'
era
nascosto
il
volto
con
le
mani
,
imprecando
.
-
Sì
,
Dianella
,
sii
buona
!
sii
buona
!
Ora
lui
ti
porterà
...
ti
porterà
dove
tu
vuoi
...
sii
buona
,
cara
,
sii
buona
!
da
Aurelio
!
Ma
Dianella
,
sentendo
la
voce
del
padre
,
invasa
di
nuovo
dal
terrore
,
aveva
ripreso
ad
affondar
la
testa
sul
petto
di
Mauro
e
a
riaggrapparsi
a
lui
più
freneticamente
,
urlando
:
-
Il
lupo
!
...
il
lupo
!
...
-
Ci
sono
qua
io
!
Dov
'
è
il
lupo
?
-
le
gridò
allora
Mauro
,
ricingendola
con
le
braccia
.
-
Non
abbiate
paura
!
Ci
sono
io
,
qua
!
-
Vedi
?
c
'
è
lui
,
ora
!
c
'
è
lui
!
-
le
ripeteva
Lillina
.
E
anche
Ciccino
e
la
zia
Rosa
le
si
fecero
attorno
a
ripetere
:
-
C
'
è
lui
!
Vedi
che
è
venuto
per
te
?
per
difenderti
,
cara
...
Levò
,
felice
e
tremante
,
il
volto
,
appena
appena
,
la
poverina
,
a
mostrare
un
sorriso
di
riconoscenza
,
e
seguitò
a
spinger
Mauro
verso
la
porta
:
-
Sì
...
sì
...
da
Aurelio
...
da
Aurelio
...
Strozzato
dalla
commozione
Mauro
,
così
respinto
indietro
,
tra
quella
gente
che
non
conosceva
e
gli
si
stringeva
attorno
,
domandò
con
rabbia
:
-
Ma
insomma
,
che
è
?
com
'
è
stato
?
che
dice
?
dice
Aurelio
?
Chi
è
?
Il
figlio
di
don
Leonardo
Costa
?
Ah
,
è
lui
...
quello
che
hanno
assassinato
?
Con
gli
occhi
,
con
le
mani
,
tutti
gli
facevano
cenno
di
tacere
,
e
qualcuno
gli
rispondeva
chinando
il
capo
.
-
Lo
amava
?
Oh
figlia
...
Lando
Laurentano
e
don
Francesco
Vella
si
portarono
via
di
là
Flaminio
Salvo
.
-
Ditemi
,
ditemi
che
vi
hanno
fatto
,
-
seguitò
Mauro
rivolto
a
Dianella
,
con
tenerezza
quasi
rabbiosa
.
-
Ora
andiamo
da
Aurelio
...
Ma
ditemi
che
vi
hanno
fatto
!
Chi
è
il
lupo
,
che
lo
ammazzo
?
Chi
è
il
lupo
?
-
domandò
agli
altri
con
viso
fermo
.
Ma
nessuno
sapeva
con
certezza
che
cosa
fosse
accaduto
,
a
chi
veramente
alludesse
Dianella
con
quel
suo
grido
.
Pareva
al
padre
,
ma
poi
,
chi
sa
?
Forse
lo
scambiava
per
un
altro
.
Era
stato
lì
,
durante
la
loro
assenza
,
Ignazio
Capolino
.
Dianella
era
rimasta
in
casa
,
lei
sola
,
perché
si
sentiva
poco
bene
;
e
certo
sopra
di
lei
Capolino
,
senza
misericordia
,
forsennato
per
l
'
orrenda
sciagura
,
aveva
dovuto
rovesciar
la
furia
della
sua
disperazione
.
Ciccino
e
Lillina
,
che
erano
stati
i
primi
a
rincasare
,
gli
avevano
sentito
gridare
:
-
Tuo
padre
!
tuo
padre
,
capisci
?
Ma
al
loro
entrare
,
quegli
era
scappato
via
,
furibondo
,
lasciando
questa
poveretta
come
insensata
,
come
intronata
da
tanti
colpi
spietati
alla
testa
,
e
,
subito
dopo
,
dando
segni
di
terrore
,
s
'
era
messa
a
urlare
:
-
Il
lupo
!
...
il
lupo
!
...
Che
le
aveva
detto
Capolino
?
Uno
solo
poteva
saperlo
,
così
bene
come
se
fosse
stato
presente
alla
scena
:
Flaminio
Salvo
,
che
di
là
,
tra
Lando
Laurentano
e
il
cognato
Francesco
Vella
,
sentiva
prepotente
il
bisogno
di
confessare
il
suo
rimorso
,
ma
che
tuttavia
,
senza
che
potesse
impedirlo
,
si
scusava
accusandosi
.
Francesco
Vella
gli
aveva
domandato
,
se
si
fosse
mai
accorto
che
la
figliuola
amava
il
Costa
.
-
Se
tu
non
lo
sapevi
!
-
Io
lo
sapevo
.
Ma
potevo
io
,
io
padre
,
profferire
la
mia
figliuola
a
un
mio
dipendente
?
Quel
disgraziato
,
lui
,
non
se
n
'
era
mai
accorto
,
per
la
modestia
della
mia
figliuola
,
e
perché
a
lui
stesso
non
poteva
passare
per
il
capo
una
tal
cosa
;
tanto
più
che
,
da
un
pezzo
,
era
invescato
nella
passione
per
quell
'
altra
disgraziata
...
Ma
il
torto
è
mio
,
il
torto
è
mio
:
io
non
ho
scuse
!
Nessuno
meglio
di
me
può
sapere
che
il
torto
è
mio
!
Avevo
beneficato
quel
povero
giovine
,
come
avevo
beneficato
tutti
coloro
che
laggiù
lo
hanno
assassinato
!
Qual
altro
frutto
poteva
recare
il
beneficio
?
Il
Costa
era
cresciuto
a
casa
mia
,
come
un
figliuolo
;
e
quella
mia
povera
ragazza
...
Ma
sì
,
certo
!
E
io
,
io
vedevo
bene
la
necessità
che
il
male
da
me
fatto
in
principio
,
beneficando
,
si
dovesse
compiere
con
un
matrimonio
;
però
,
lo
confesso
,
mi
ripugnava
,
e
cercavo
d
'
allontanarlo
quanto
più
mi
fosse
possibile
.
Ma
,
vedete
:
intanto
,
avevo
richiamato
quel
figliuolo
dalla
Sardegna
,
e
lo
avevo
assunto
alla
direzione
delle
zolfare
d
'
Aragona
;
e
ora
,
qua
a
Roma
,
avevo
detto
al
Capolino
che
,
se
il
Costa
fosse
riuscito
a
domare
quei
bruti
laggiù
,
io
gli
avrei
dato
in
premio
la
mia
figliuola
.
Notate
questo
:
che
dunque
Capolino
sapeva
e
,
per
conseguenza
,
sapeva
anche
la
moglie
,
che
questo
era
il
mio
disegno
.
Sì
,
è
vero
,
sotto
,
avevo
altre
intenzioni
,
o
piuttosto
,
una
speranza
...
Signori
miei
,
io
potevo
bene
per
la
mia
figliuola
aspirare
a
ben
altro
...
(
e
,
così
dicendo
,
fissò
negli
occhi
Lando
Laurentano
)
.
L
'
avevo
perciò
condotta
a
Roma
e
mi
proponevo
di
lasciarla
qua
in
casa
di
mia
sorella
,
con
la
speranza
che
si
distraesse
da
quella
sua
puerile
ostinazione
.
Ebbene
,
la
signora
Capolino
volle
profittare
di
questa
mia
speranza
per
render
vano
quel
mio
disegno
:
volle
partire
col
Costa
per
toglierlo
per
sempre
alla
mia
figliuola
.
E
il
signor
Capolino
forse
sperava
che
,
sposo
Aurelio
,
domani
,
di
mia
figlia
e
già
amante
di
sua
moglie
,
egli
potesse
seguitare
a
tenere
un
posto
in
casa
mia
.
E
ora
,
ora
che
tutto
gli
è
crollato
così
d
'
un
tratto
,
ha
gridato
a
mia
figlia
,
come
mie
,
le
sue
macchinazioni
!
Ma
io
vi
giuro
,
signori
,
che
lo
schiaccerò
,
lo
schiaccerò
...
Seppure
...
ormai
...
ormai
...
Scrollò
le
spalle
,
scartò
con
le
mani
quella
sua
minaccia
come
se
ogni
proposito
gli
désse
ora
un
'
invincibile
nausea
.
E
andò
a
buttarsi
su
una
poltrona
,
come
atterrito
a
mano
a
mano
dal
vuoto
arido
,
orrido
,
che
dopo
quel
lungo
sfogo
gli
s
'
era
fatto
dentro
.
Nulla
:
non
sentiva
piú
nulla
:
nessuna
pietà
,
né
affetto
per
nessuno
.
Un
fastidio
enorme
,
anzi
afa
,
afa
sentiva
ormai
di
tutto
,
e
specialmente
della
parte
che
doveva
rappresentare
,
di
padre
inconsolabile
per
quella
sciagura
della
figliuola
,
che
invece
non
gli
moveva
altro
che
irritazione
,
ecco
,
e
dispetto
,
e
quasi
vergogna
,
sì
,
vergogna
.
Quella
smania
folle
della
figliuola
per
l
'
innamorato
lo
rivoltava
come
alcunché
di
vergognoso
.
E
si
domandava
,
con
bieca
crudezza
,
se
avesse
mai
amato
veramente
,
di
cuore
,
quella
sua
figliuola
.
No
.
Come
per
dovere
l
'
aveva
amata
.
E
ora
che
questo
dovere
gli
si
rendeva
così
grave
e
penoso
,
non
poteva
provarne
altro
che
uggia
e
nausea
.
Ma
sì
,
perché
era
anche
fatalmente
condannata
quella
sua
figliuola
!
Non
era
pazza
la
madre
?
E
ormai
,
tutto
quello
che
poteva
accadergli
,
ecco
,
gli
era
accaduto
.
La
misura
era
colma
,
e
basta
ormai
!
Lo
sterminio
della
sorte
su
la
sua
esistenza
era
compiuto
;
in
quel
vuoto
arido
,
orrido
,
restava
padrone
,
senza
più
nulla
da
temere
.
La
morte
non
la
temeva
.
E
guardò
il
brillìo
della
grossa
pietra
preziosa
dell
'
anello
nel
tozzo
mignolo
della
sua
mano
pelosa
,
posata
su
la
gamba
.
Quel
brillìo
,
chi
sa
perché
,
gli
richiamò
un
lembo
delle
carni
di
Nicoletta
Capolino
che
laggiù
quei
bruti
avevano
arse
.
Sollevò
il
capo
,
con
le
nari
arricciate
.
Ah
come
volentieri
avrebbe
fumato
un
sigaro
!
Ma
pensò
che
non
poteva
fumare
,
perché
in
quel
momento
sarebbe
sembrato
scandaloso
.
Sentì
che
Francesco
Vella
diceva
a
Lando
Laurentano
:
-
Ma
sì
,
è
certo
:
erano
fuggiti
!
Partiti
da
quattro
giorni
,
arrivavano
allora
appena
ad
Aragona
...
Dove
erano
stati
in
questi
quattro
giorni
?
E
interloquì
,
con
altra
voce
,
con
altro
aspetto
,
come
se
non
fosse
più
quello
di
prima
:
-
Non
c
'
è
luogo
a
dubbio
,
-
disse
.
-
Già
l
'
altro
jeri
da
Napoli
m
'
era
arrivata
una
lettera
del
Costa
,
con
la
quale
si
licenziava
da
me
.
È
andato
dunque
a
morire
per
conto
suo
laggiù
:
e
anche
di
questo
,
dunque
,
posso
non
aver
rimorsi
.
Entrò
a
questo
punto
Ciccino
come
sospeso
e
smarrito
nell
'
ambascia
della
notizia
che
recava
.
-
Lando
,
-
disse
esitante
,
-
bisogna
che
ti
avverta
...
Quel
vecchio
...
-
Mauro
?
-
Ecco
,
sì
...
era
venuto
qua
col
tuo
domestico
a
cercarti
per
...
dice
che
...
dice
che
hanno
arrestato
Roberto
Auriti
.
Lando
impallidì
,
poi
arrossì
,
aggrottando
le
ciglia
come
per
un
pensiero
che
,
contro
la
sua
volontà
,
gli
si
fosse
imposto
;
si
mostrò
imbarazzato
lì
tra
gente
che
aveva
per
sé
una
sciagura
ben
più
grave
.
-
Vada
,
vada
,
-
s
'
affrettò
a
dirgli
Flaminio
Salvo
,
tendendogli
una
mano
e
posandogli
l
'
altra
su
una
spalla
per
accompagnarlo
.
-
Le
auguro
,
-
gli
disse
allora
Lando
,
-
che
sia
un
turbamento
passeggero
questo
della
sua
figliuola
.
Flaminio
Salvo
socchiuse
gli
occhi
e
negò
col
capo
:
-
Non
mi
faccio
illusioni
.
E
rientrarono
nel
salone
,
così
,
con
le
mani
afferrate
.
Mauro
Mortara
,
già
da
un
pezzo
esasperato
,
soffocato
,
ancora
con
la
povera
fanciulla
demente
aggrappata
al
petto
,
non
seppe
trattenersi
a
quello
spettacolo
:
si
scrollò
con
un
muggito
nella
gola
,
e
gridò
alle
due
donne
che
gli
stavano
attorno
:
-
Tenetela
...
prendetevela
...
Gli
dà
la
mano
...
Non
posso
vederlo
...
Sapete
come
si
chiama
?
Ha
il
nome
di
suo
nonno
:
Gerlando
Laurentano
!
E
,
strappandosi
dalle
braccia
di
Dianella
,
scappò
via
.
Flaminio
Salvo
schiuse
le
labbra
a
un
sorriso
amaro
,
più
di
commiserazione
derisoria
che
di
sdegno
:
e
,
alle
scuse
che
gli
porgeva
Lando
Laurentano
,
rispose
:
-
Contagio
...
Niente
,
principe
...
La
pazzia
purtroppo
è
contagiosa
...
CAPITOLO
QUINTO
A
Girgenti
,
tutto
il
popolo
si
accalcava
nel
vasto
piano
fuori
Porta
di
Ponte
,
all
'
entrata
della
città
,
in
attesa
che
dalla
stazione
,
giù
in
Val
Sollano
,
arrivassero
con
le
vetture
di
quella
corsa
i
resti
(
che
si
dicevano
raccolti
in
una
sola
cassa
)
di
Nicoletta
Capolino
e
di
Aurelio
Costa
.
Sbalordimento
,
angoscia
,
ribrezzo
erano
dipinti
su
tutti
i
volti
per
quell
'
efferato
delitto
,
che
da
due
giorni
teneva
in
subbuglio
la
città
e
tutta
la
provincia
intorno
.
Era
in
tutti
quegli
occhi
un
'
attenzione
intensa
e
dolorosa
,
un
'
ansietà
guardinga
di
raccoglier
nuove
notizie
di
più
precisi
particolari
e
di
non
lasciarsi
nulla
sfuggire
;
perché
nessuno
era
pago
di
quanto
sapeva
,
e
tutti
volevano
vedere
e
quasi
toccare
con
gli
occhi
,
in
quella
cassa
che
si
aspettava
,
la
prova
che
ciò
che
era
avvenuto
lontano
,
e
che
pareva
per
la
sua
ferocia
incredibile
,
era
vero
.
Non
avendo
potuto
assistere
allo
spettacolo
di
quella
ferocia
,
volevano
vedere
almeno
,
per
quanto
or
ora
sarebbe
possibile
,
i
miserandi
effetti
di
essa
.
Antiche
ragioni
,
per
una
almeno
delle
vittime
;
altre
nuove
che
ora
si
divulgavano
e
accrescevano
,
tra
lo
stupore
e
la
pietà
,
il
tragico
dell
'
avvenimento
,
se
trattenevano
il
rimpianto
,
non
potevano
impedir
la
commiserazione
per
l
'
atrocità
di
quella
morte
,
l
'
indignazione
per
l
'
infamia
che
si
riversava
per
essa
su
l
'
intera
provincia
.
Viva
ancora
davanti
agli
occhi
di
tutti
era
l
'
immagine
della
bellissima
donna
,
quando
,
altera
,
squisitamente
abbigliata
,
passava
nella
vettura
del
Salvo
e
chinava
appena
il
capo
per
rispondere
ai
saluti
con
un
sorriso
quasi
di
mesta
compiacenza
.
Tutti
vedevano
entro
di
sé
,
con
una
strana
nitidezza
di
percezione
,
qualche
particolarità
viva
del
corpo
o
dell
'
espressione
di
lei
,
il
bianco
dei
denti
appena
trasparente
tra
il
roseo
delle
labbra
,
in
quel
sorriso
;
il
brillare
degli
occhi
tra
le
ciglia
nere
;
e
si
domandavano
,
con
una
indefinibile
inquietudine
,
chi
avrebbe
potuto
immaginare
,
allora
,
che
dovesse
esser
questa
la
sua
fine
.
Per
lasciare
,
così
d
'
un
tratto
,
gli
agi
e
gli
onori
a
cui
,
col
Salvo
amico
e
col
marito
deputato
,
era
salita
,
e
prender
la
fuga
con
uno
,
al
quale
prima
aveva
ricusato
d
'
unirsi
in
matrimonio
,
via
,
certo
il
cervello
doveva
averle
dato
di
volta
.
Ma
forse
per
astio
,
ecco
,
per
astio
contro
Dianella
Salvo
che
amava
segretamente
il
Costa
...
Forse
?
E
non
si
sapeva
già
che
quella
poverina
,
appena
avuta
la
notizia
della
fuga
e
di
quel
macello
,
era
impazzita
come
la
madre
?
Dunque
,
dal
tradimento
quei
due
,
da
un
'
avventura
che
forse
per
uno
solo
di
essi
era
d
'
amore
,
e
che
già
di
per
sé
avrebbe
suscitato
tanto
scandalo
in
paese
,
erano
balzati
a
quella
morte
.
Ma
come
,
perché
si
erano
diretti
ad
Aragona
dov
'
egli
doveva
sapersi
aspettato
da
quelle
jene
fameliche
da
tanti
mesi
per
la
chiusura
delle
zolfare
del
Salvo
?
Ma
perché
alla
volta
di
Girgenti
,
così
fuggiti
insieme
,
non
potevano
avviarsi
.
Quella
fuga
,
più
che
in
onta
al
marito
,
era
in
onta
al
Salvo
,
e
perciò
là
appunto
s
'
era
volta
,
dove
tutti
erano
contro
il
Salvo
.
Forse
egli
,
il
Costa
,
credeva
,
o
almeno
sperava
che
,
annunziando
subito
all
'
arrivo
che
anche
lui
si
era
ribellato
al
Salvo
,
quelli
dovessero
accoglierlo
come
uno
dei
loro
e
non
tenerlo
più
responsabile
delle
mancate
promesse
.
E
poi
,
lì
,
ad
Aragona
,
aveva
la
casa
;
forse
vi
andava
soltanto
per
prendere
la
roba
,
gli
strumenti
del
suo
lavoro
,
i
libri
,
col
proposito
di
ripartirsene
subito
,
di
ritornarsene
in
Sardegna
al
posto
di
prima
.
Sì
;
ma
con
la
donna
?
doveva
andar
lì
,
tra
nemici
,
con
la
donna
?
Poteva
almeno
lasciar
questa
,
prima
,
in
qualche
posto
!
Eh
,
ma
forse
lei
,
lei
stessa
aveva
voluto
affrontare
insieme
il
pericolo
.
Aveva
animo
fiero
,
quella
donna
,
e
aveva
saputo
mostrarlo
di
fronte
a
quell
'
orda
di
selvaggi
,
levandosi
in
piedi
su
la
carrozza
,
a
fare
scudo
del
suo
corpo
ad
Aurelio
Costa
,
e
gridando
che
questi
per
loro
s
'
era
licenziato
dal
Salvo
,
per
le
promesse
non
mantenute
!
Ma
quel
ribaldo
di
Marco
Prèola
aveva
levato
la
voce
:
-
Morte
alla
sgualdrina
!
E
l
'
orda
dei
selvaggi
,
rimasta
dapprima
come
sbigottita
dalla
temerità
superba
di
quella
signora
,
aveva
avuto
un
fremito
.
Forse
ancora
Nicoletta
Capolino
sarebbe
riuscita
a
dominarla
,
a
farsi
ascoltare
,
se
inconsultamente
a
quel
grido
di
morte
,
a
quell
'
ingiuria
volgare
,
Aurelio
Costa
non
fosse
balzato
in
difesa
di
lei
,
con
l
'
arma
in
pugno
.
Allora
la
carrozza
era
stata
assaltata
da
ogni
parte
,
e
l
'
uno
e
l
'
altra
,
tempestati
prima
di
coltellate
,
di
martellate
,
erano
stramazzati
,
poi
sbranati
addirittura
,
come
da
una
canea
inferocita
;
anche
la
carrozza
,
anche
la
carrozza
era
stata
sconquassata
,
ridotta
in
pezzi
;
e
,
quando
su
la
catasta
formata
dai
razzi
delle
ruote
,
dagli
sportelli
,
dai
sedili
,
erano
stati
gettati
i
miserandi
resti
irriconoscibili
dei
due
corpi
,
s
'
era
visto
uno
versare
su
di
essi
da
un
grosso
lume
d
'
ottone
a
spera
,
trafugato
dalla
vicina
stazione
ferroviaria
,
il
petrolio
,
e
tanti
e
tanti
con
cupida
ansia
affannosa
appiccare
il
fuoco
,
come
per
toglier
subito
ai
loro
stessi
occhi
l
'
atroce
vista
di
quello
scempio
.
Così
,
i
particolari
della
strage
erano
per
minuto
e
quasi
con
voluttà
d
'
orrore
descritti
e
rappresentati
,
come
se
tutti
vi
avessero
assistito
e
la
avessero
ancora
davanti
agli
occhi
.
Vedevano
tutti
quel
bruto
insanguinato
,
che
versava
il
petrolio
da
quella
lampa
d
'
ottone
su
le
membra
oscenamente
squarciate
e
ammucchiate
su
la
catasta
,
e
quegli
altri
chini
e
ansanti
a
suscitare
il
fuoco
.
Si
sapeva
che
molti
,
più
di
sessanta
,
erano
gli
arrestati
insieme
con
Marco
Prèola
,
aborto
di
natura
;
prima
,
lancia
spezzata
dei
clericali
;
poi
,
presidente
di
quel
fascio
di
solfaraj
ad
Aragona
.
Tra
breve
,
dunque
,
forse
quel
giorno
stesso
,
un
nuovo
avvenimento
spettacoloso
:
il
trasporto
di
tutti
quei
manigoldi
,
in
catena
,
a
due
a
due
,
dalla
stazione
al
carcere
di
San
Vito
,
tra
una
scorta
solenne
di
guardie
,
di
carabinieri
a
cavallo
e
di
soldati
.
-
Ecco
,
ecco
intanto
le
carrozze
!
-
Là
,
eccola
!
-
Dov
'
era
la
cassa
?
-
Uh
,
come
piccola
!
-
Eccola
là
!
-
Su
la
terza
carrozza
là
,
su
quella
che
aveva
in
serpe
un
maresciallo
!
-
Uh
,
capiva
tutta
sul
sedile
davanti
!
-
Quella
,
quella
cassetta
là
!
quella
cassettina
di
latta
!
-
Quella
?
che
nell
'
altro
sedile
c
'
era
il
commissario
di
polizia
?
-
Sì
,
sì
!
-
E
chi
era
quell
'
altro
accanto
?
Ah
,
Leonardo
Costa
!
il
padre
!
il
padre
!
-
Ah
,
povero
padre
,
con
quella
cassetta
là
davanti
!
Un
urlo
di
pietà
,
di
raccapriccio
si
levò
da
tutta
la
folla
alla
vista
del
padre
che
pareva
impietrato
in
una
espressione
di
rabbia
,
ma
come
stupefatta
nell
'
orrore
;
con
gli
occhi
fissi
su
quella
cassetta
,
quasi
chiedesse
come
poteva
esser
là
il
suo
figliuolo
,
la
sua
colonna
!
Ma
che
poteva
dunque
esser
restato
,
del
suo
figliuolo
,
se
due
corpi
,
due
,
erano
là
,
due
?
Le
teste
sole
?
Forse
,
spiccate
,
sì
,
e
qualche
membro
,
arsicchiato
.
Oh
Dio
!
oh
Dio
!
E
quasi
tutti
piangevano
,
e
tanti
singhiozzavano
forte
.
Udendo
quegli
urli
,
quei
inghiozzi
,
Leonardo
Costa
,
passando
,
levò
un
urlo
anche
lui
,
esalò
la
ferocia
del
suo
cordoglio
in
un
ruglio
che
non
aveva
più
nulla
di
umano
;
poi
s
'
abbatté
,
si
contorse
,
tra
le
braccia
del
commissario
di
polizia
.
La
carrozza
si
fermò
alla
voltata
della
piazza
,
dove
sorge
il
palazzo
della
Prefettura
,
sede
anche
del
commissariato
di
polizia
.
Due
guardie
presero
la
cassetta
;
il
cavalier
Franco
ajutò
Leonardo
Costa
a
smontare
.
Il
povero
vecchio
,
per
quanto
massiccio
,
non
si
reggeva
più
su
le
gambe
;
un
'
orecchia
gli
sanguinava
,
perché
alla
stazione
,
in
un
impeto
di
rabbia
,
s
'
era
strappato
uno
dei
cerchietti
d
'
oro
.
Altre
guardie
si
schierarono
davanti
al
portone
,
per
impedire
alla
folla
d
'
invadere
l
'
atrio
del
palazzo
.
E
la
folla
restò
lì
davanti
,
irritata
,
delusa
,
insoddisfatta
.
Che
sarebbe
avvenuto
adesso
?
Era
tutto
finito
così
?
Sarebbe
rimasta
lì
,
nel
commissariato
,
quella
cassetta
?
Non
si
farebbe
il
trasporto
al
camposanto
di
Bonamorone
?
C
'
era
lì
la
gentilizia
della
famiglia
Spoto
.
Ormai
più
nessuno
restava
di
quella
famiglia
.
Per
Aurelio
Costa
c
'
era
il
padre
;
per
Nicoletta
Capolino
,
nessuno
:
non
poteva
esserci
il
marito
;
avrebbe
potuto
esserci
il
patrigno
,
don
Salesio
Marullo
;
ma
si
sapeva
che
il
poverino
,
abbandonato
da
tutti
,
era
andato
a
cercar
rifugio
per
carità
a
Colimbètra
,
e
si
trovava
lì
da
qualche
mese
,
ammalato
.
Forse
Leonardo
Costa
reclamava
per
sé
i
resti
del
suo
figliuolo
,
per
trasportarli
al
camposanto
di
Porto
Empedocle
;
e
ragioni
giudiziarie
si
opponevano
a
questo
suo
desiderio
.
La
folla
,
a
poco
a
poco
,
cominciò
a
sbandarsi
tra
infiniti
commenti
.
Leonardo
Costa
voleva
proprio
ciò
che
la
folla
aveva
immaginato
.
Il
commissario
,
cav
.
Franco
,
cercava
di
persuaderlo
ad
avere
un
po
'
di
pazienza
,
che
prima
tutte
le
pratiche
giudiziarie
fossero
,
come
egli
diceva
,
esperite
,
là
in
ufficio
...
Ma
sì
,
in
giornata
;
dopo
la
visita
del
giudice
istruttore
.
Il
Costa
,
come
se
non
capisse
,
insisteva
,
ripetendo
ostinatamente
,
con
le
stesse
parole
,
la
richiesta
pietosa
.
E
il
cavalier
Franco
,
quantunque
compreso
di
pietà
per
quel
povero
padre
,
sbuffava
,
non
ne
poteva
più
.
Erano
momenti
terribili
,
per
lui
,
e
non
sapeva
da
qual
parte
voltarsi
prima
,
giacché
da
ogni
canto
della
provincia
,
da
tutta
la
Sicilia
,
giungevano
notizie
di
giorno
in
giorno
più
gravi
;
pareva
che
da
un
istante
all
'
altro
dovesse
scoppiare
una
generale
sommossa
e
il
presidio
delle
milizie
era
scarso
,
e
più
scarso
ancora
quello
di
polizia
.
Ma
che
voleva
,
che
altro
voleva
adesso
quel
benedett
'
uomo
?
Voleva
...
voleva
che
i
resti
di
suo
figlio
-
quali
che
fossero
-
non
rimanessero
mescolati
là
con
quelli
della
donna
,
di
quella
donna
esecrata
!
Perché
,
perché
cosí
insieme
li
avevano
raccolti
?
-
Perché
?
-
gli
gridò
.
-
Ma
che
vi
figurate
che
ci
sia
più
là
dentro
?
E
indicò
la
cassetta
,
deposta
su
una
tavola
.
-
Oh
figlio
!
-
Tutto
quello
che
si
è
potuto
raccogliere
,
tra
le
fiamme
.
Niente
!
quasi
niente
!
-
Oh
figlio
!
-
Che
volete
più
scartare
,
distinguere
?
Si
arrivò
troppo
tardi
.
Alla
stazione
non
c
'
erano
guardie
.
Prima
che
arrivasse
il
delegato
d
'
Aragona
,
il
fuoco
...
Niente
,
vi
dico
...
qualche
residuo
d
'
ossa
...
-
Oh
figlio
!
-
Non
si
conosce
più
nulla
...
Sì
,
sì
,
pover
'
uomo
,
sì
,
piangete
,
piangete
,
che
è
meglio
...
Povero
Costa
,
sì
...
sì
...
È
una
cosa
che
...
oh
Dio
,
oh
Dio
,
che
cosa
...
sì
,
fa
rinnegare
l
'
umanità
!
Ma
voi
pensate
,
per
levarvi
almeno
questa
spina
dal
cuore
,
pensate
che
lì
non
c
'
è
...
vostro
figlio
lì
non
c
'
è
:
non
c
'
è
più
niente
lì
...
E
del
resto
,
poverino
,
pensate
che
quella
donna
,
se
voi
la
odiate
,
egli
la
amò
;
e
forse
non
gli
dispiace
adesso
,
che
ciò
che
di
lui
ci
può
essere
là
dentro
,
sia
insieme
,
mescolato
,
coi
resti
di
lei
...
Povera
donna
!
Avrà
avuto
i
suoi
torti
,
ma
via
,
che
sorte
anche
la
sua
!
-
No
...
no
...
lei
...
non
posso
...
non
posso
parlare
...
lei
...
a
perdizione
...
mio
figlio
...
lei
!
Ma
non
sapete
,
signor
commissario
,
che
mio
figlio
era
amato
dalla
figlia
del
principale
?
Si
sa
sicuro
...
sicuro
,
questo
...
è
impazzita
quella
povera
figlia
mia
,
come
la
mamma
!
È
stata
...
è
stata
tutta
una
macchina
...
Costei
e
quell
'
assassino
del
padre
...
che
se
la
intendevano
tra
loro
...
per
rovinare
questo
figlio
mio
...
per
toglierlo
all
'
amore
di
quella
santa
creatura
...
Oh
,
signor
commissario
,
legatemi
,
legatemi
le
braccia
;
signor
commissario
,
chiudetemi
,
chiudetemi
in
prigione
,
perché
se
io
lo
vedo
,
quell
'
assassino
che
mi
ha
fatto
morire
il
figlio
così
,
io
lo
ammazzo
,
signor
commissario
,
io
non
rispondo
di
me
,
lo
ammazzo
!
lo
ammazzo
!
Il
cavalier
Franco
intrecciò
le
mani
,
le
strinse
,
le
scosse
piú
volte
in
aria
:
-
Ma
vi
pare
,
-
gli
gridò
poi
,
con
gli
occhi
sbarrati
-
vi
pare
,
scusate
,
che
io
debba
sentire
simili
spropositi
?
Vi
compatisco
,
siete
arrabbiato
dal
dolore
e
non
sapete
più
quel
che
vi
dite
.
Ma
perdio
,
vostro
figlio
,
vostro
figlio
...
in
un
momento
come
questo
,
che
basta
un
niente
...
una
favilla
,
a
mandare
in
fiamme
tutta
la
Sicilia
...
non
si
contenta
di
prender
la
fuga
come
un
ragazzino
con
la
moglie
d
'
un
deputato
...
ma
va
a
cacciarsi
da
sé
,
là
,
come
a
dire
:
«
Eccoci
qua
,
fateci
a
pezzi
!
Cercate
l
'
esca
?
Eccola
qua
!
Ci
siamo
noi
!
»
Perdio
,
bisogna
esser
pazzi
,
ciechi
...
io
non
so
!
Con
chi
ve
la
prendete
?
E
noi
siamo
qua
a
dover
rispondere
di
tutto
...
anche
d
'
una
pazzia
come
questa
!
E
per
giunta
,
mi
tocca
di
sentire
anche
voi
:
«
ammazzo
!
ammazzo
!
ammazzo
!
»
Chi
ammazzate
?
Credete
che
il
Salvo
,
se
pur
è
vero
tutto
quel
che
voi
farneticate
,
ha
bisogno
della
vostra
punizione
?
Gli
basta
la
pazzia
della
figlia
!
Il
Costa
,
dopo
questa
sfuriata
,
non
ebbe
più
ardire
di
parlar
forte
;
lo
guardò
con
gli
occhi
invetrati
di
lagrime
;
e
si
morse
un
dito
;
mormorò
:
-
Se
fosse
capace
di
rimorso
,
signor
commissario
!
Ma
non
è
!
Il
cavalier
Franco
si
scrollò
;
uscì
dalla
stanza
.
-
Andate
,
andate
...
-
gli
disse
dietro
,
il
Costa
;
poi
cauto
,
s
'
appressò
alla
cassetta
deposta
su
la
tavola
,
e
si
provò
ad
alzarla
.
Un
groppo
di
singulti
muti
,
fitti
,
nella
gola
e
nel
naso
,
gli
scrollarono
in
convulsione
la
testa
.
Non
pesava
,
non
pesava
niente
,
quella
cassetta
!
S
'
inginocchiò
davanti
alla
tavola
,
appoggiò
la
fronte
al
freddo
di
quella
latta
,
e
si
mise
a
gemere
:
-
Figlio
!
...
figlio
...
figlio
!
...
Due
giorni
dopo
,
arrivò
a
Girgenti
,
inatteso
,
funebre
,
l
'
on
.
Ignazio
Capolino
.
La
condizione
,
in
cui
lo
aveva
messo
non
tanto
forse
la
sciagura
improvvisa
quanto
lo
scatto
violento
per
cui
Dianella
Salvo
aveva
perduto
la
ragione
,
era
così
difficile
e
incerta
,
che
egli
aveva
bisogno
di
raccogliere
a
consulto
,
lì
sul
posto
,
tutte
le
sue
forze
per
trovare
una
via
da
uscirne
in
qualche
modo
,
al
più
presto
.
Lo
scandalo
della
fuga
della
moglie
era
soffocato
nell
'
orrore
della
morte
;
il
tragico
,
che
spirava
da
questa
morte
,
lo
rendeva
immune
dal
ridicolo
che
poteva
venirgli
da
quella
fuga
.
Bastava
dunque
presentarsi
ai
suoi
concittadini
compunto
nell
'
aspetto
,
ma
nello
stesso
tempo
austeramente
riservato
,
per
trarre
profitto
della
commozione
generale
,
senza
tuttavia
parteciparvi
,
giacché
dalla
moglie
era
stato
offeso
.
La
simpatia
degli
altri
doveva
venirgli
come
giusto
e
meritato
compenso
a
questa
offesa
.
E
dovevano
tutti
vedere
che
egli
soffriva
,
schiantato
dall
'
atrocissimo
fatto
,
e
che
lui
più
di
tutti
meritava
compianto
,
poiché
finanche
dalle
due
vittime
tanto
commiserate
era
stato
offeso
,
così
da
non
poter
piangere
,
neanche
piangere
ora
la
sua
sciagura
!
Eppure
...
come
mai
?
Rientrando
in
casa
,
in
quella
casa
che
le
squisite
e
sapienti
cure
della
moglie
avevano
reso
così
bene
adatta
alla
commedia
di
garbate
e
graziose
menzogne
,
alla
gara
di
compitezze
ammirevoli
,
nella
quale
entrambi
avevano
preso
tanto
gusto
a
esercitarsi
perché
la
loro
vita
non
fosse
troppo
di
scandalo
agli
altri
,
troppo
disgustosa
a
loro
stessi
;
e
sentendo
nel
silenzio
cupo
delle
stanze
,
rimaste
con
tutti
i
mobili
come
in
attesa
,
il
vuoto
,
il
vuoto
in
cui
dal
primo
momento
della
sciagura
si
vedeva
perduto
...
-
come
mai
?
-
nell
'
aprir
la
camera
da
letto
e
nell
'
avvertirvi
affievolito
,
ma
pur
presente
ancora
,
il
voluttuoso
profumo
di
lei
,
ecco
,
per
un
irresistibile
impeto
che
lo
stordì
per
la
sua
incoerenza
,
ma
che
pur
gli
piacque
come
un
ristoro
insperato
di
accorata
tenerezza
-
pianse
,
sì
,
pianse
per
il
ricordo
di
lei
,
pianse
per
la
prima
volta
dopo
l
'
annunzio
di
quella
morte
,
pianse
come
non
aveva
mal
pianto
in
vita
sua
,
sentendo
in
quel
pianto
quasi
un
dolore
non
suo
,
ma
delle
sue
lagrime
stesse
che
gli
sgorgavano
dagli
occhi
senza
ch
'
egli
le
volesse
,
ma
,
appunto
perché
non
le
voleva
,
con
tanto
sapor
di
dolcezza
e
di
refrigerio
!
Non
doveva
però
,
no
,
no
,
non
doveva
...
perché
...
si
fermò
un
momento
a
considerare
perché
non
avrebbe
dovuto
piangerla
.
Non
era
stata
forse
la
compagna
sua
necessaria
e
insurrogabile
?
la
compagna
preziosa
dei
suoi
sottili
e
complicati
accorgimenti
,
la
quale
,
correndo
-
più
per
sé
,
forse
,
quella
volta
,
che
per
lui
-
a
un
riparo
a
cui
anch
'
egli
però
l
'
aveva
spinta
-
era
caduta
?
Sì
,
e
così
orribilmente
,
così
orribilmente
caduta
!
Eppure
,
no
;
apparentemente
,
ecco
,
almeno
apparentemente
non
doveva
piangerla
...
Così
in
segreto
sì
,
anche
perché
quel
pianto
gli
faceva
bene
,
ora
.
Era
restato
solo
;
e
da
sé
solo
,
ora
,
doveva
ajutarsi
,
difendersi
;
e
non
sapeva
ancora
,
non
vedeva
come
.
Piangendo
,
no
,
intanto
,
di
certo
!
E
Capolino
sorse
in
piedi
;
si
portò
via
,
prima
con
le
mani
,
poi
a
lungo
,
col
fazzoletto
,
accuratamente
,
le
lagrime
dagli
occhi
,
dalle
guance
;
si
rimise
le
lenti
cerchiate
di
tartaruga
,
e
si
presentò
,
fosco
,
severo
,
aggrondato
,
allo
specchio
dell
'
armadio
.
Dio
,
come
il
suo
viso
era
sbattuto
,
invecchiato
in
pochi
giorni
!
Il
dolore
?
Che
dolore
?
Non
poteva
riconoscere
d
'
aver
provato
dolore
...
se
non
forse
or
ora
,
un
poco
.
Ma
no
,
anche
prima
,
in
fondo
,
aveva
certo
dovuto
provarne
uno
e
ben
grande
,
se
a
Roma
,
all
'
annunzio
della
sciagura
,
era
stato
accecato
da
quella
rabbia
che
lo
aveva
scagliato
su
Dianella
Salvo
.
Doveva
pentirsi
di
quello
scatto
?
Si
era
con
esso
attirato
per
sempre
l
'
odio
,
la
nimicizia
mortale
del
Salvo
.
Ma
se
pur
fosse
riuscito
a
reprimersi
in
quel
primo
momento
,
a
vietarsi
la
soddisfazione
feroce
di
quella
vendetta
,
che
avrebbe
ottenuto
?
A
lui
,
restato
solo
,
senza
più
la
moglie
,
avrebbe
forse
Flaminio
Salvo
seguitato
a
dare
ajuto
e
sostegno
,
per
il
rimorso
e
la
complicità
segreta
nel
sacrifizio
di
quella
?
Forse
la
figlia
,
già
inferma
,
sarebbe
impazzita
anche
senza
quel
suo
scatto
,
al
solo
annunzio
della
morte
del
Costa
.
E
allora
?
Flaminio
Salvo
avrebbe
creduto
di
pagare
già
abbastanza
con
la
pazzia
della
figliuola
;
e
per
lui
non
avrebbe
avuto
più
alcuna
considerazione
;
anzi
lo
avrebbe
respinto
da
sé
,
come
lo
spettro
del
suo
rimorso
.
Caso
pensato
.
Se
poi
Dianella
non
fosse
impazzita
e
si
fosse
a
poco
a
poco
quietata
,
era
uomo
Flaminio
Salvo
,
avendo
raggiunto
lo
scopo
,
da
restar
grato
alla
memoria
di
chi
gliel
'
aveva
fatto
raggiungere
,
a
costo
della
propria
vita
;
e
,
per
essa
,
al
marito
,
rimasto
vedovo
?
Ma
se
già
,
subito
,
per
scrollarsi
d
'
addosso
ogni
responsabilità
,
subito
aveva
gridato
ai
quattro
venti
che
Nicoletta
Capolino
e
Aurelio
Costa
avevano
preso
la
fuga
e
che
il
Costa
s
'
era
licenziato
ed
era
andato
dunque
a
morire
per
conto
suo
,
ad
Aragona
,
insieme
con
l
'
amante
!
Sì
:
fuggita
col
Costa
,
sua
moglie
;
ma
chi
l
'
aveva
spinta
a
commettere
questa
pazzia
?
Chi
aveva
spedito
a
Roma
il
Costa
con
la
scusa
di
quel
disegno
da
presentare
al
Ministero
?
Chi
aveva
aizzato
la
gelosia
,
o
piuttosto
,
il
puntiglio
di
lei
,
facendole
balenare
prossimo
il
matrimonio
della
figlia
col
Costa
?
Ed
egli
,
Capolino
,
egli
,
il
marito
,
aveva
dovuto
prestarsi
a
tutte
queste
perfide
manovre
che
dovevano
condurre
a
una
tale
tragedia
;
così
,
è
vero
?
per
restar
poi
abbandonato
,
senza
più
alcuna
ragione
d
'
ajuto
,
raccolto
il
frutto
di
tante
scellerate
perfidie
!
Ah
,
no
,
perdio
!
Di
quel
suo
scatto
non
doveva
pentirsi
.
Se
egli
aveva
perduto
la
moglie
,
e
lui
la
figlia
!
Pari
,
e
di
fronte
l
'
uno
all
'
altro
.
Ora
il
Salvo
gli
avrebbe
soppresso
ogni
assegno
.
Toccava
a
lui
,
dunque
,
di
provvedere
subito
anche
ai
bisogni
più
immediati
.
E
ogni
credito
presso
gli
altri
,
con
l
'
amicizia
del
Salvo
,
gli
veniva
meno
.
Che
fare
?
Come
fare
?
Così
pensando
,
Capolino
brancicava
con
le
dita
irrequiete
la
medaglietta
da
deputato
appesa
alla
catena
dell
'
orologio
.
Aveva
per
sé
,
ancora
,
il
prestigio
che
gli
veniva
da
quella
medaglietta
.
Per
ora
,
il
Salvo
non
poteva
strappargliela
dalla
catena
dell
'
orologio
.
E
con
essa
,
per
uno
che
valeva
,
se
non
più
,
certo
non
meno
del
Salvo
in
paese
,
egli
era
ancora
il
deputato
.
Don
Ippolito
Laurentano
non
avrebbe
permesso
,
che
colui
che
rappresentava
alla
Camera
il
paladino
della
sua
fede
,
si
dibattesse
tra
meschine
difficoltà
materiali
.
Ecco
:
subito
,
prima
che
Flaminio
Salvo
arrivasse
a
Girgenti
e
si
recasse
a
Colimbètra
a
preoccupare
l
'
animo
del
principe
contro
di
lui
,
egli
vi
correrebbe
e
parlerebbe
aperto
a
don
Ippolito
della
perfidia
di
colui
.
Dopo
tanti
mesi
di
convivenza
con
donna
Adelaide
,
non
doveva
il
principe
essere
in
animo
da
tenere
più
tanto
dalla
parte
del
cognato
;
oltreché
,
in
favor
suo
,
egli
avrebbe
in
quel
momento
la
commiserazione
per
la
sua
sciagura
.
Poteva
,
sì
,
contro
a
questa
,
il
Salvo
porre
in
bilancia
quella
della
propria
figliuola
;
ma
appunto
su
ciò
egli
andrebbe
a
prevenire
il
principe
,
dimostrandogli
che
non
lui
,
con
quel
suo
scatto
naturale
e
legittimo
,
nella
rabbia
del
cordoglio
,
era
stato
cagione
di
quella
pazzia
;
ma
il
padre
,
il
padre
stesso
che
con
tanta
violenza
aveva
voluto
impedire
che
la
figlia
sposasse
il
Costa
,
sacrificando
costui
e
distruggendolo
insieme
con
la
moglie
.
Ora
,
per
sgabellarsi
d
'
ogni
rimorso
,
voleva
gettar
la
colpa
addosso
a
lui
,
e
anche
di
lui
sbarazzarsi
,
come
già
del
Costa
e
della
moglie
.
Ecco
il
piano
!
Ma
né
quel
giorno
,
né
il
giorno
appresso
,
Capolino
ebbe
tempo
di
recarsi
a
Colimbètra
ad
attuarlo
.
Una
processione
ininterrotta
di
visite
lo
trattenne
in
casa
,
con
molta
sua
soddisfazione
,
quantunque
sapesse
e
vedesse
chiaramente
che
più
per
curiosità
che
per
pietà
di
lui
si
fosse
mossa
tutta
quella
gente
,
la
quale
certo
,
domani
,
a
un
cenno
del
Salvo
,
gli
avrebbe
voltato
le
spalle
.
A
ogni
modo
,
andando
dal
principe
,
avrebbe
potuto
parlare
di
questo
solenne
attestato
di
condoglianza
e
di
simpatia
dell
'
intera
cittadinanza
;
oltreché
,
in
tanti
animi
che
,
per
la
commozione
del
tragico
avvenimento
,
eran
come
un
terreno
ben
rimosso
e
preparato
,
poteva
intanto
seminar
odio
per
il
Salvo
,
così
senza
parere
.
-
Non
me
ne
parlate
,
per
carità
!
-
protestava
,
alterandosi
in
viso
al
minimo
accenno
.
-
Dovrei
dir
cose
,
cose
che
...
no
,
niente
;
per
carità
,
non
mi
fate
parlare
...
E
se
qualcuno
,
esitante
,
insisteva
:
-
Quella
povera
figliuola
...
-
La
figliuola
?
-
scattava
.
-
Ah
,
sì
,
povera
,
povera
vittima
anche
lei
!
Non
sopra
tutte
le
altre
,
però
,
certo
...
Per
carità
,
non
mi
fate
parlare
...
Il
salotto
era
pieno
zeppo
di
gente
quando
entrò
il
D
'
Ambrosio
,
quello
che
gli
aveva
fatto
da
testimonio
nel
duello
col
Verònica
e
che
era
lontano
parente
di
Nicoletta
Spoto
.
Avvenne
allora
una
scena
che
,
neanche
se
Capolino
l
'
avesse
preparata
apposta
,
gli
sarebbe
riuscita
più
favorevole
.
Il
D
'
Ambrosio
entrò
tutto
gonfio
di
commozione
,
e
con
le
braccia
protese
.
In
piedi
,
tutti
e
due
si
abbracciarono
in
mezzo
alla
stanza
,
si
tennero
stretti
un
pezzo
piangendo
forte
.
Forte
,
con
la
sua
abituale
irruenza
,
parlò
il
D
'
Ambrosio
,
staccandosi
dall
'
abbraccio
:
-
Dicono
tutti
,
qua
,
che
Nicoletta
mia
cugina
era
la
ganza
di
quell
'
imbecille
del
Costa
:
è
vero
?
Tu
puoi
dirlo
meglio
di
tutti
:
è
vero
?
Sbigottiti
,
gli
astanti
si
volsero
a
guatare
il
Capolino
.
Questi
cadde
a
sedere
,
come
trafitto
,
su
la
poltrona
,
con
le
braccia
abbandonate
su
le
gambe
,
e
scosse
amaramente
il
capo
.
Poi
,
facendo
un
atto
appena
appena
con
le
mani
,
parlò
:
-
Troppe
...
troppe
cose
dovrei
dire
,
che
non
posso
...
Anche
la
pietà
,
capirete
...
sì
,
sì
...
anche
queste
lacrime
,
amici
,
mi
bruciano
!
Perché
anche
da
quei
due
che
le
meritano
per
la
loro
sorte
,
ma
da
voi
,
cari
,
da
voi
;
non
da
me
...
anche
da
quei
due
io
ebbi
male
;
ma
sopra
tutto
da
chi
li
guidò
a
quel
passo
;
da
chi
li
teneva
in
pugno
,
e
...
-
Il
Salvo
!
-
proruppe
il
D
'
Ambrosio
.
-
Hanno
arrestato
ad
Aragona
Marco
Prèola
;
ma
lui
,
il
Salvo
,
per
la
Madonna
,
debbono
arrestare
!
lui
affamò
là
tutto
il
paese
!
lui
è
il
vero
assassino
!
E
giustamente
Dio
l
'
ha
punito
,
con
la
pazzia
della
figlia
!
Così
,
tra
due
pazze
,
se
ne
starà
ora
con
tutte
le
sue
ricchezze
!
Capolino
,
allora
,
scattò
in
piedi
,
sublime
.
-
Ma
per
carità
!
no
!
no
!
Non
posso
permettere
che
si
dicano
di
queste
cose
alla
mia
presenza
!
Vuoi
difendere
quegli
assassini
?
Via
!
Sappiamo
tutti
che
il
Salvo
era
nel
suo
diritto
,
chiudendo
là
le
zolfare
!
Ognuno
provvede
,
come
sa
e
crede
,
ai
proprii
interessi
.
E
,
del
resto
,
non
si
è
forse
adoperato
in
tanti
modi
qua
,
al
risorgimento
dell
'
industria
?
No
,
no
!
Signori
miei
,
vedete
?
parlo
io
,
io
,
in
questo
momento
,
e
arrivo
fino
a
dirvi
che
egli
,
dal
suo
canto
,
anche
come
padre
,
ha
creduto
di
agire
per
il
bene
della
figliuola
!
Voi
tutti
non
avete
alcuna
ragione
per
non
riconoscer
questo
;
potrei
non
riconoscerlo
io
,
io
solo
,
perché
i
mezzi
di
cui
si
è
servito
mi
hanno
distrutto
la
casa
,
spezzato
la
vita
!
Ma
egli
mirava
,
là
,
al
bene
di
tutti
quei
bruti
;
e
qua
,
al
bene
della
sua
figliuola
!
Dieci
,
quindici
,
venti
mani
si
tesero
a
Capolino
,
in
un
prorompimento
d
'
ammirazione
per
così
magnanima
generosità
;
e
Capolino
si
sentì
levato
d
'
un
cubito
sopra
se
stesso
.
-
Forse
mi
vedrò
costretto
,
-
soggiunse
con
triste
gravità
,
-
a
restituirvi
il
mandato
,
di
cui
avete
voluto
onorarmi
.
-
No
!
no
!
che
c
'
entra
questo
?
E
perché
?
-
protestarono
alcuni
.
Capolino
,
sorridendo
mestamente
,
levò
le
mani
ad
arrestare
quell
'
affettuosa
protesta
:
-
La
condizione
mia
,
-
disse
.
-
Considerate
.
Potrei
più
aver
rapporti
,
non
dico
di
parentela
o
d
'
amicizia
,
ma
pur
soltanto
d
'
interessi
,
con
Flaminio
Salvo
?
No
,
certo
.
E
allora
?
Devo
provvedere
a
me
stesso
,
signori
miei
,
mentre
il
mandato
che
ho
da
voi
esige
un
'
assoluta
indipendenza
,
quella
appunto
che
avevo
per
i
miei
ufficii
nel
banco
del
Salvo
.
Ora
...
ora
bisognerà
che
mi
raccolga
a
pensar
seriamente
ai
miei
casi
.
Non
son
cose
da
decidere
così
su
due
piedi
e
in
questo
momento
.
-
Ma
sì
!
ma
sì
!
-
ripresero
quelli
a
confortarlo
a
coro
.
-
Questi
sono
affari
privati
!
La
rappresentanza
politica
...
-
Eh
eh
...
-
Ma
che
!
non
c
'
entra
...
-
Altra
cosa
...
-
E
poi
,
per
ora
...
-
Per
ora
,
-
disse
,
-
mi
basta
,
miei
cari
,
di
avervi
dimostrato
questo
:
che
sono
pronto
a
tutto
,
e
che
guardo
le
cose
e
la
mia
stessa
sciagura
con
animo
equo
e
,
per
quanto
mi
è
possibile
,
sereno
.
Grazie
,
intanto
,
a
tutti
,
amici
miei
.
Più
tardi
,
recatosi
al
Vescovado
a
visitar
Monsignore
,
ebbe
da
questo
tali
notizie
su
don
Ippolito
Laurentano
e
donna
Adelaide
,
che
stimò
da
abbandonare
senz
'
altro
il
piano
dapprima
architettato
,
e
che
anzi
gli
convenisse
aspettare
il
ritorno
di
Flaminio
Salvo
da
Roma
,
per
recarsi
a
Colimbètra
a
tentarne
un
altro
,
che
già
gli
balenava
,
audacissimo
.
Flaminio
Salvo
non
volle
lasciare
a
Roma
Dianella
in
qualche
«
casa
di
salute
»
,
come
i
medici
e
la
sorella
e
il
cognato
gli
consigliavano
;
disse
che
,
se
mai
,
l
'
avrebbe
lasciata
in
una
di
queste
case
a
Palermo
,
per
averla
più
vicina
e
poterla
più
spesso
visitare
;
ma
la
sua
casa
ormai
-
soggiunse
-
poteva
pur
trasformarsi
in
uno
di
questi
privati
ospizii
della
pazzia
,
sotto
il
governo
d
'
uno
o
più
medici
e
con
l
'
assistenza
di
altre
infermiere
adatte
:
vi
restava
egli
solo
provvisto
di
ragione
;
ma
sperava
che
presto
,
con
l
'
esempio
e
un
po
'
di
buona
volontà
,
la
perderebbe
anche
lui
.
Quando
fu
sul
punto
di
partire
,
però
,
si
vide
costretto
a
ricorrere
a
Lando
Laurentano
,
perché
gli
désse
a
compagno
di
viaggio
Mauro
Mortara
,
da
cui
Dianella
non
avrebbe
voluto
più
staccarsi
,
e
che
forse
era
il
solo
che
avrebbe
potuto
indurla
a
uscire
da
uno
stanzino
bujo
ove
s
'
era
rintanata
,
e
a
partire
.
Lando
Laurentano
,
che
si
preparava
in
gran
fretta
anche
lui
,
chiamato
a
Palermo
dai
compagni
del
Comitato
centrale
del
partito
,
rispose
al
Salvo
,
che
avrebbero
potuto
fare
insieme
il
viaggio
,
e
che
la
mattina
seguente
sarebbe
venuto
con
Mauro
a
prenderlo
in
casa
Vella
.
Flaminio
Salvo
notò
nell
'
aspetto
,
nella
voce
,
nei
gesti
del
giovane
principe
una
strana
agitazione
febbrile
,
e
fu
più
volte
sul
punto
di
domandargliene
premurosamente
il
motivo
;
ma
se
n
'
astenne
.
Lando
Laurentano
era
in
quell
'
animo
per
una
ragione
,
a
cui
il
Salvo
non
avrebbe
potuto
neppur
lontanamente
pensare
in
quel
momento
:
cioè
,
l
'
enorme
impressione
prodotta
in
tutta
Roma
dal
suicidio
di
Corrado
Selmi
.
Se
n
'
era
divulgata
la
notizia
la
sera
stessa
,
che
egli
usciva
con
Mauro
da
casa
Vella
.
Il
grido
d
'
un
giornalajo
glien
'
aveva
dato
l
'
annunzio
.
Aveva
fatto
fermar
la
vettura
per
comperare
il
giornale
.
Ma
,
anziché
dargli
gioja
,
quell
'
annunzio
improvviso
lo
aveva
in
prima
stordito
.
Aveva
ordinato
al
vetturino
d
'
accostarsi
a
un
fanale
,
per
leggere
,
non
ostante
l
'
impazienza
di
Mauro
;
aveva
saltato
il
lungo
commento
necrologico
premesso
alle
notizie
sul
suicidio
,
ed
era
corso
con
gli
occhi
a
queste
.
Dal
racconto
del
cameriere
del
Selmi
aveva
saputo
,
prima
,
l
'
aggressione
a
mano
armata
del
nipote
di
Roberto
Auriti
,
quando
già
il
Selmi
aveva
ingojato
il
veleno
;
poi
...
ah
poi
!
...
una
visita
,
che
il
giornalista
diceva
drammaticissima
,
al
Selmi
appena
spirato
,
«
d
'
una
dama
velata
»
di
cui
,
per
degni
rispetti
,
non
si
faceva
il
nome
,
«
accorsa
»
,
seguitava
il
cronista
,
«
ignara
del
suicidio
,
forse
per
dare
ajuto
e
conforto
all
'
amico
,
dopo
la
sfida
da
lui
lanciata
,
la
mattina
,
all
'
intera
assemblea
»
.
Lando
Laurentano
non
aveva
avuto
alcun
dubbio
,
che
quella
dama
velata
fosse
donna
Giannetta
D
'
Atri
,
sua
cugina
;
e
aveva
strappato
il
giornale
,
con
schifo
e
con
rabbia
,
gridando
al
vetturino
di
correre
a
casa
.
Qua
aveva
trovato
in
smaniosa
ambascia
Celsina
Pigna
e
Olindo
Passalacqua
,
che
cercavano
disperatamente
Antonio
Del
Re
,
scomparso
dalla
mattina
.
Eran
sembrate
così
inopportune
a
Lando
in
quel
momento
la
vista
buffa
di
quell
'
uomo
,
le
smaniette
di
quella
ragazza
,
tutta
quell
'
ansia
attorno
a
lui
per
la
ricerca
d
'
un
giovane
ch
'
egli
non
conosceva
e
ch
'
era
tanto
lontano
dai
suoi
pensieri
,
che
aveva
avuto
contro
il
suo
solito
un
violento
scatto
d
'
ira
.
Aveva
chiamato
Raffaele
,
il
cameriere
,
per
ordinargli
di
mettersi
a
disposizione
di
quei
due
,
ed
era
rimasto
solo
con
Mauro
.
Questi
,
interpretando
quello
scatto
come
un
segno
di
sprezzante
noncuranza
per
l
'
arresto
del
cugino
,
non
s
'
era
potuto
trattenere
;
gli
s
'
era
fatto
innanzi
tutto
acceso
di
sdegno
,
gridando
:
-
Me
ne
voglio
andare
,
subito
!
ora
stesso
!
Non
voglio
più
guardarvi
in
faccia
!
-
Mauro
!
Mauro
!
Mauro
!
-
aveva
esclamato
Lando
,
scotendo
in
aria
le
mani
afferrate
.
Mauro
allora
s
'
era
cacciato
una
mano
in
tasca
,
per
trarne
fuori
le
medaglie
:
-
Guardate
!
Dal
petto
me
l
'
ero
strappate
,
davanti
al
delegato
,
quando
ho
visto
arrestare
vostro
cugino
!
Ora
quella
ragazza
è
venuta
a
riportarmele
...
Che
sangue
avete
voi
nelle
vene
?
È
questa
la
gioventù
d
'
oggi
?
è
questa
?
-
La
gioventù
...
-
s
'
era
messo
a
rispondere
con
veemenza
Lando
;
ma
s
'
era
subito
frenato
,
premendosi
forte
le
pugna
serrate
su
la
bocca
e
andando
a
sedere
,
coi
gomiti
su
le
ginocchia
e
la
testa
tra
le
mani
.
La
gioventù
?
Che
poteva
la
gioventù
,
se
l
'
avara
paurosa
prepotente
gelosia
dei
vecchi
la
schiacciava
così
,
col
peso
della
più
vile
prudenza
e
di
tante
umiliazioni
e
vergogne
?
Se
toccava
a
lei
l
'
espiazione
rabbiosa
,
nel
silenzio
,
di
tutti
gli
errori
e
le
transazioni
indegne
,
la
macerazione
d
'
ogni
orgoglio
e
lo
spettacolo
di
tante
brutture
?
Ecco
come
l
'
opera
dei
vecchi
qua
,
ora
,
nel
bel
mezzo
d
'
Italia
,
a
Roma
,
sprofondava
in
una
cloaca
;
mentre
su
,
nel
settentrione
,
s
'
irretiva
in
una
coalizione
spudorata
di
loschi
interessi
;
e
giù
,
nella
bassa
Italia
,
nelle
isole
,
vaneggiava
apposta
sospesa
,
perché
vi
durassero
l
'
inerzia
,
la
miseria
e
l
'
ignoranza
e
ne
venisse
al
Parlamento
il
branco
dei
deputati
a
formar
le
maggioranze
anonime
e
supine
!
Soltanto
,
in
Sicilia
forse
,
or
ora
,
la
gioventù
sacrificata
potrebbe
dare
un
crollo
a
questa
oltracotante
oppressione
dei
vecchi
,
e
prendersi
finalmente
uno
sfogo
,
e
affermarsi
vittoriosa
!
Lando
era
balzato
in
piedi
per
gridare
questa
sua
speranza
a
Mauro
Mortara
;
ma
s
'
era
trattenuto
per
carità
,
alla
vista
di
lui
che
piangeva
,
con
quelle
sue
pietose
medaglie
in
mano
.
Il
giorno
appresso
Antonio
Del
Re
era
stato
ritrovato
.
Olindo
Passalacqua
era
venuto
a
mostrare
a
Lando
due
telegrammi
e
un
vaglia
spediti
d
'
urgenza
da
Girgenti
per
far
subito
partire
il
giovine
;
ma
aveva
soggiunto
che
il
Del
Re
si
ricusava
ostinatamente
di
ritornare
in
Sicilia
.
Lando
allora
aveva
pregato
Mauro
di
recarsi
a
prendere
il
giovine
per
invitarlo
a
partire
con
loro
il
giorno
appresso
e
Mauro
a
questa
preghiera
si
era
arreso
di
buon
grado
.
Ma
come
proporgli
adesso
di
viaggiare
insieme
con
Flaminio
Salvo
?
La
mattina
per
tempo
venne
al
villino
di
via
Sommacampagna
Ciccino
Vella
per
concertare
il
modo
di
spinger
fuori
dal
nascondiglio
Dianella
e
farla
partire
.
Guaj
,
se
vedeva
il
padre
!
Durante
tutto
il
viaggio
non
doveva
vederlo
.
Zio
Flaminio
e
Lando
dovevano
viaggiare
in
un
altro
scompartimento
della
vettura
,
senza
mai
farsi
scorgere
.
C
'
era
anche
quel
giovanotto
,
il
Del
Re
?
Bene
:
tutti
e
tre
,
appartati
,
nascosti
.
Mauro
e
Dianella
sarebbero
stati
soli
,
nello
scompartimento
attiguo
:
tutt
'
intera
una
vettura
sarebbe
stata
a
loro
disposizione
.
Fu
men
difficile
,
a
tali
condizioni
,
persuadere
Mauro
a
render
questo
servizio
al
Salvo
.
Quando
seppe
che
né
ora
,
a
casa
Vella
,
né
poi
,
durante
tutto
il
tragitto
,
lo
avrebbe
veduto
,
e
che
non
si
trattava
tanto
di
rendere
un
servizio
a
lui
quanto
un
'
opera
di
carità
a
quella
povera
fanciulla
demente
,
si
arrese
aggrondato
,
e
andò
avanti
con
Raffaele
in
casa
Vella
.
Non
ci
fu
bisogno
né
di
preghiere
né
di
esortazioni
:
appena
Dianella
rivide
Mauro
,
balzò
dal
nascondiglio
e
tornò
a
riaggrapparsi
a
lui
,
incitandolo
a
fuggire
insieme
.
Si
dovette
all
'
incontro
stentare
a
trattenerla
un
po
'
per
rassettarla
alla
meglio
,
ravviarle
i
capelli
scarmigliati
,
metterle
un
cappello
in
capo
,
perché
almeno
non
desse
tanto
spettacolo
alla
gente
,
in
compagnia
di
quel
vecchio
che
già
per
suo
conto
attirava
la
curiosità
di
tutti
.
Quando
l
'
uno
e
l
'
altra
,
tenendosi
per
mano
,
quello
col
viso
tutto
scombujato
,
lo
zainetto
alle
spalle
,
questa
con
gli
occhi
e
la
bocca
spalancati
a
un
'
ilarità
squallida
e
vana
,
i
capelli
cascanti
,
scompigliati
sotto
il
cappello
assettato
male
sul
capo
,
attraversarono
il
salone
per
andarsene
,
chi
li
vide
non
se
ne
poté
più
levar
l
'
immagine
dalla
memoria
.
Che
discorsi
tennero
tra
loro
,
nel
viaggio
?
Dietro
l
'
usciolino
dello
scompartimento
,
il
Salvo
e
il
Laurentano
,
ora
l
'
uno
ora
l
'
altro
,
li
intesero
conversar
tra
loro
,
a
lungo
,
e
s
'
illusero
dapprima
che
tra
loro
il
vecchio
e
la
fanciulla
s
'
intendessero
.
Ma
sì
,
a
maraviglia
s
'
intendevano
,
perché
l
'
uno
e
l
'
altra
,
ciascuno
per
sé
,
non
parlavano
se
non
con
la
propria
follia
.
E
le
due
follie
sedevano
accanto
e
si
tenevano
per
mano
.
-
Una
donna
...
vergogna
!
...
Non
si
dice
Aurelio
...
Signor
Aurelio
...
Signor
Aurelio
!
...
Ma
com
'
è
possibile
che
l
'
abbia
dimenticato
?
...
Una
così
grossa
ferita
al
dito
...
Vieni
,
vieni
qua
,
al
bujo
...
nell
'
andito
...
Te
lo
succhio
io
,
il
sangue
dal
dito
...
Una
donna
?
Vergogna
...
Signor
Aurelio
...
-
Questi
...
sono
questi
,
i
figli
!
La
nuova
gioventù
...
Per
veder
questo
,
oh
assassini
,
abbiamo
tanto
combattuto
,
sacrificato
la
vita
nostra
...
per
veder
questo
,
donna
Dianella
!
E
che
ci
vado
più
ad
appendere
,
adesso
,
sotto
la
lettera
del
Generale
nel
camerone
?
che
ci
vado
più
ad
appendere
,
dopo
tutto
quello
che
ho
visto
?
-
Eh
,
ma
chi
lo
sa
l
'
anno
che
viene
?
Il
gelso
,
a
marzo
,
coglie
sangue
di
nuovo
...
E
allora
,
quand
'
è
in
amore
,
per
gettare
,
è
molle
,
molle
come
una
pasta
,
e
se
ne
fa
quello
che
se
ne
vuole
...
Chi
lo
sa
l
'
anno
che
viene
?
-
Incerto
il
bene
,
ma
certe
le
pene
,
figlia
mia
!
Incerto
il
bene
,
ma
certe
le
pene
!
Così
conversavano
di
là
,
quei
due
.
Né
Lando
né
Flaminio
Salvo
badavano
intanto
a
un
altro
,
di
qua
con
loro
,
che
non
diceva
nulla
,
ma
che
pure
non
meno
di
quei
due
vaneggiava
col
cervello
.
Non
vedeva
,
non
sentiva
,
non
pensava
più
nulla
,
Antonio
Del
Re
.
La
furia
della
disperazione
,
con
la
quale
s
'
era
avventato
sopra
il
Selmi
,
gli
aveva
come
folgorato
lo
spirito
.
Uscito
dalla
casa
del
Selmi
,
era
rimasto
vuoto
,
sospeso
in
una
tetraggine
attonita
,
spaventevole
;
e
non
ricordava
più
nulla
,
dove
fosse
andato
,
che
avesse
fatto
,
come
e
dove
avesse
passato
la
notte
,
se
proprio
la
notte
,
una
notte
fosse
passata
.
Non
rispondeva
a
nessuna
domanda
;
forse
non
udiva
.
Vedere
,
vedeva
;
stava
per
lo
meno
a
guardare
;
ma
la
ragione
non
vedeva
più
,
la
ragione
degli
aspetti
delle
cose
e
degli
atti
degli
uomini
.
Non
si
era
già
opposto
al
suo
ritorno
in
Sicilia
;
ma
a
muoversi
da
sé
dal
luogo
ove
i
piedi
lo
avevano
condotto
e
la
stanchezza
accasciato
.
Si
era
mosso
,
allorché
Mauro
lo
aveva
strappato
per
il
petto
;
ma
senza
udir
nulla
di
quanto
quegli
gli
aveva
detto
della
nonna
e
della
mamma
.
Il
Passalacqua
e
Celsina
lo
avevano
accompagnato
,
la
mattina
,
al
villino
di
Lando
;
prima
di
partire
aveva
veduto
Celsina
sorridere
a
Ciccino
Vella
,
accettarne
il
braccio
,
montare
in
carrozza
con
lui
e
col
Passalacqua
:
tutto
questo
aveva
veduto
,
e
più
là
,
col
pensiero
;
e
nulla
,
più
nulla
gli
s
'
era
rimosso
dentro
.
Quando
,
passato
lo
stretto
di
Messina
,
Lando
Laurentano
scese
dal
treno
per
proseguire
su
un
altro
alla
volta
di
Palermo
,
Flaminio
Salvo
provò
una
certa
costernazione
al
pensiero
di
restar
solo
nella
vettura
per
un
'
intera
giornata
fino
a
Girgenti
con
quel
giovane
a
lui
ignoto
,
che
due
giorni
avanti
aveva
levato
il
pugnale
per
uccidere
il
Selmi
,
e
che
ora
gli
teneva
gli
occhi
addosso
con
tanta
fissità
di
sguardo
,
tra
il
torvo
e
l
'
insensato
.
Ecco
,
con
tre
pazzi
egli
viaggiava
;
e
forse
non
meno
pazzo
di
questi
tre
era
quello
or
ora
sceso
dal
treno
con
l
'
intenzione
di
mettere
a
soqquadro
tutta
l
'
isola
!
Lui
solo
,
dunque
,
per
terribile
condanna
,
doveva
serbare
intatto
il
privilegio
di
non
aver
minimamente
velata
,
offuscata
,
né
per
rimorso
,
né
per
pietà
,
né
più
da
alcun
affetto
,
né
più
da
alcuna
speranza
,
né
più
da
alcun
desiderio
,
quella
lucida
,
crudele
limpidità
di
spirito
?
Lui
solo
.
E
,
come
per
assaporare
lo
scherno
della
sua
sorte
,
si
accostò
ancora
una
volta
all
'
usciolino
dello
scompartimento
,
con
l
'
orecchio
allo
spiraglio
,
ad
ascoltare
i
discorsi
vani
del
vecchio
e
della
figliuola
.
Appena
Mauro
Mortara
,
arrivato
a
Girgenti
,
poté
strapparsi
dalle
braccia
di
Dianella
Salvo
,
corse
di
furia
alla
casa
di
donna
Caterina
Laurentano
.
Vi
trovò
Antonio
Del
Re
ancora
tra
le
braccia
della
madre
che
invano
,
stringendolo
,
scotendolo
,
smaniando
,
cercava
di
spetrarlo
.
Come
Anna
vide
entrar
Mauro
,
gli
corse
incontro
,
lasciando
il
figlio
:
-
Che
ha
?
Che
ha
?
Ditemi
voi
che
ha
!
Che
gli
hanno
fatto
?
Ma
il
Mortara
le
scostò
le
braccia
e
gridò
più
forte
di
lei
:
-
Vostra
madre
?
Dov
'
è
vostra
madre
?
Sopravvenne
Giulio
,
in
pochi
giorni
invecchiato
di
dieci
anni
.
Negli
occhi
,
nelle
braccia
protese
aveva
la
speranza
di
aver
da
Mauro
qualche
notizia
precisa
sull
'
arresto
di
Roberto
,
sul
suicidio
del
Selmi
,
se
questi
veramente
avesse
lasciato
qualche
dichiarazione
in
favore
del
fratello
,
come
dicevano
i
giornali
.
Dal
nipote
non
aveva
potuto
saper
nulla
,
per
quanto
,
tra
le
braccia
della
madre
,
lo
avesse
furiosamente
scrollato
per
farlo
parlare
.
Ma
il
Mortara
scostò
anche
lui
,
ripetendo
,
testardo
e
violento
:
-
Vostra
madre
?
Non
so
nulla
!
So
che
l
'
hanno
arrestato
sotto
i
miei
occhi
!
Non
voglio
veder
nessuno
!
Voglio
vedere
lei
sola
!
Giulio
restò
perplesso
,
se
permettergli
d
'
entrare
nella
camera
della
madre
,
così
all
'
improvviso
.
Dal
giorno
che
egli
,
sotto
l
'
urgenza
della
necessità
,
vincendo
ogni
riluttanza
,
dapprima
con
circospezione
,
poi
risolutamente
,
con
crudezza
,
le
aveva
detto
che
bisognava
si
recasse
dal
fratello
Ippolito
per
salvare
il
figlio
,
era
caduta
,
di
schianto
,
in
un
attonimento
quasi
di
apatia
,
come
se
la
vista
di
tutte
le
cose
intorno
le
si
fosse
a
un
tratto
vuotata
d
'
ogni
senso
.
Non
un
gesto
,
non
una
parola
.
Più
niente
.
E
quella
immobilità
e
quel
silenzio
avevano
avuto
fin
da
principio
un
che
di
così
assoluto
e
invincibile
,
che
né
un
gesto
,
né
una
parola
eran
più
stati
possibili
agli
altri
per
scuoterla
o
esortarla
.
Giulio
sapeva
che
avrebbe
ucciso
la
madre
,
parlando
.
E
difatti
,
ecco
,
subito
,
parlando
,
l
'
aveva
uccisa
.
Ella
non
poteva
andare
dal
fratello
per
salvare
il
figlio
:
sarebbe
stata
la
sua
morte
.
Ed
ecco
,
era
morta
.
Tanto
egli
quanto
Anna
avevano
sperato
,
dapprima
,
che
non
volesse
più
muoversi
né
parlare
;
non
che
,
veramente
,
non
potesse
.
Ma
ben
presto
s
'
erano
accorti
che
non
poteva
.
Pure
,
una
lieve
contrazione
rimasta
su
la
fronte
,
tra
ciglio
e
ciglio
,
diceva
chiaramente
che
,
anche
potendo
,
non
avrebbe
voluto
.
La
avevano
sollevata
di
peso
dalla
seggiola
e
adagiata
sul
letto
.
Erano
di
morte
la
immobilità
e
il
silenzio
;
soltanto
,
ancora
,
non
era
fredda
.
E
per
impedire
che
anche
quel
freddo
le
sopravvenisse
,
si
erano
affrettati
a
coprirla
bene
sul
letto
,
con
mani
amorose
,
piangendo
.
L
'
ultima
crudeltà
doveva
compiersi
così
sopra
di
lei
,
e
,
perché
fosse
più
iniqua
,
per
mano
stessa
dei
figli
.
Ora
,
vegliandola
e
piangendo
,
i
figli
le
dimostravano
,
o
piuttosto
dimostravano
a
se
stessi
,
che
non
erano
stati
loro
a
compierla
.
Se
ella
,
per
tutto
ciò
che
aveva
fatto
,
non
poteva
pagare
per
il
figlio
,
bisognava
che
pagasse
così
,
ora
.
Giulio
lo
sapeva
;
e
,
pur
sapendolo
,
non
aveva
potuto
impedirlo
.
Doveva
parlare
,
spingerla
a
quella
morte
,
darle
il
crollo
.
L
'
aveva
poi
raccolta
su
le
braccia
,
e
ora
le
rincalzava
le
coperte
e
le
stringeva
attorno
alle
braccia
lo
scialle
nero
di
lana
,
per
ripararla
dall
'
ultimo
freddo
,
e
andava
in
punta
di
piedi
,
perché
nessun
rumore
arrivasse
più
a
quel
silenzio
.
Anche
il
volo
d
'
una
mosca
sarebbe
stato
di
più
,
ora
,
oltre
a
quello
che
egli
aveva
fatto
,
perché
doveva
.
Un
pensiero
,
se
non
fosse
anche
di
più
la
sua
vita
,
il
suo
respiro
,
dopo
quello
che
aveva
fatto
,
gli
era
anche
passato
per
la
mente
.
Fuori
di
quella
madre
,
fuori
della
Sicilia
,
egli
,
fin
da
giovinetto
,
aveva
preso
mondo
.
Era
vissuto
senza
né
ricordi
,
né
affetti
,
né
aspirazioni
,
quasi
giorno
per
giorno
:
freddo
,
svogliato
,
ironico
,
sdegnoso
.
D
'
improvviso
,
quando
men
se
l
'
aspettava
,
il
destino
della
sua
famiglia
aveva
allungato
una
spira
a
involgerlo
,
a
invilupparlo
,
e
lo
aveva
attratto
a
sé
e
piombato
là
,
a
rinsertarsi
,
a
riaffiggersi
alla
radice
,
da
cui
s
'
era
strappato
;
a
sentire
tutto
ciò
che
non
aveva
voluto
mai
sentire
,
a
ricordarsi
di
tutto
ciò
di
cui
non
aveva
voluto
mai
ricordarsi
.
La
fine
di
colei
,
che
aveva
sempre
e
tutto
sentito
,
e
di
tutto
e
sempre
si
era
ricordata
,
schiantata
ora
dall
'
urto
con
cui
egli
era
tornato
a
inviscerarsi
in
lei
,
non
doveva
essere
adesso
anche
la
sua
fine
?
Schiantato
il
tronco
,
schiantati
i
rami
.
Nel
tetro
squallore
della
casa
,
era
rimasto
inorridito
del
suo
apparire
a
se
stesso
coi
sentimenti
e
i
ricordi
tutti
di
quella
madre
.
Ma
gli
era
apparsa
anche
Anna
,
la
sorella
:
il
ramo
che
non
s
'
era
mai
staccato
da
quel
tronco
;
che
miseramente
una
volta
sola
,
per
poco
,
era
fiorito
,
per
dare
il
frutto
ispido
e
attossicato
di
quel
figlio
,
in
cui
neanche
l
'
amore
della
madre
riusciva
a
penetrare
.
E
fratello
e
sorella
si
erano
stretti
,
allora
,
fusi
in
un
abbraccio
d
'
infinita
tenerezza
,
d
'
infinita
angoscia
,
all
'
ombra
della
tetra
casa
,
assaporando
la
dolcezza
del
pianto
che
li
univa
per
la
prima
volta
e
che
pur
rompeva
loro
il
cuore
.
Egli
doveva
vivere
per
quella
sorella
e
per
quel
ragazzo
.
La
notizia
dell
'
arresto
di
Roberto
,
ormai
inevitabile
,
attesa
da
un
momento
all
'
altro
,
era
finalmente
arrivata
insieme
con
quella
del
suicidio
di
Corrado
Selmi
,
ma
vaga
,
ristretta
in
poche
righe
nei
giornali
siciliani
,
come
una
notizia
a
cui
i
lettori
non
avrebbero
dato
importanza
,
presi
com
'
erano
tutti
,
allora
,
dalla
morbosa
curiosità
di
conoscere
fin
nei
minimi
particolari
l
'
eccidio
d
'
Aragona
.
La
trepidazione
di
Anna
per
il
figlio
solo
a
Roma
,
il
pensiero
dell
'
ajuto
da
portare
a
Roberto
avevano
spinto
dapprima
Giulio
a
ritornar
subito
alla
Capitale
.
Ma
come
abbandonar
la
madre
in
quello
stato
,
sola
lì
con
Anna
che
s
'
aggirava
per
le
stanze
chiamando
il
figlio
,
quasi
forsennata
?
E
che
ajuto
avrebbe
potuto
portare
a
Roberto
?
L
'
unico
ajuto
possibile
sarebbe
stato
il
denaro
,
il
rimborso
alla
banca
di
quelle
quarantamila
lire
,
così
che
tutti
potessero
credere
che
queste
fossero
state
prese
da
lui
,
per
bisogni
suoi
.
Il
suicidio
del
Selmi
ora
,
avrebbe
forse
aperta
la
porta
del
carcere
a
Roberto
,
ma
gli
sarebbe
rimasta
,
incancellabile
,
dopo
la
denunzia
e
l
'
arresto
,
la
macchia
d
'
una
losca
complicità
.
Quanti
avrebbero
creduto
,
domani
,
che
disinteressatamente
egli
si
fosse
prestato
a
contrarre
il
debito
,
sotto
il
suo
nome
,
per
conto
d
'
un
altro
?
La
dichiarazione
del
Selmi
,
se
davvero
esisteva
come
i
giornali
asserivano
,
non
sarebbe
valsa
a
cancellare
del
tutto
quella
macchia
.
Di
là
,
nella
camera
della
madre
,
c
'
era
il
canonico
Pompeo
Agrò
,
che
da
tanti
giorni
,
per
ore
e
ore
,
non
si
staccava
dalla
poltrona
a
pie
'
del
letto
,
fissi
gli
occhi
nella
faccia
spenta
della
giacente
,
forse
con
la
speranza
di
scoprirvi
un
indizio
che
ella
-
non
avendo
più
nulla
da
dire
agli
uomini
-
desiderasse
per
suo
mezzo
comunicare
con
Dio
.
Più
d
'
una
volta
con
profonda
voce
l
'
aveva
chiamata
per
nome
,
a
più
riprese
,
senza
ottener
risposta
.
Giulio
disse
a
Mauro
di
attendere
un
poco
:
voleva
consigliarsi
con
l
'
Agrò
,
se
questi
désse
più
peso
alla
sua
speranza
o
al
suo
timore
che
la
vista
o
la
voce
del
Mortara
,
scotendo
la
madre
da
quel
torpore
di
morte
,
potessero
farle
bene
o
male
.
-
Credo
,
-
gli
rispose
l
'
Agrò
,
-
che
non
ci
sia
più
né
da
sperare
né
da
temere
.
Non
avvertirà
nulla
.
Provate
.
Tanto
se
dura
così
,
è
la
morte
lo
stesso
.
Mauro
entrò
come
un
cieco
nella
camera
quasi
al
bujo
,
chiamando
forte
,
con
affanno
di
commozione
:
-
Donna
Caterina
...
donna
Caterina
...
Restò
,
davanti
al
letto
,
alla
vista
di
quella
faccia
volta
al
soffitto
,
sui
guanciali
ammontati
,
cadaverica
,
con
gli
occhi
che
s
'
immaginavano
torbidi
e
densi
di
disperata
angoscia
sotto
la
chiusura
perpetua
delle
gravi
pàlpebre
annerite
,
con
una
ostinata
,
assoluta
volontà
di
morte
negli
zigomi
tesi
,
nelle
tempie
affossate
,
nelle
pinne
stirate
del
naso
aguzzo
,
nelle
livide
,
sottili
labbra
,
non
solo
serrate
,
ma
anche
in
qualche
punto
attaccate
dall
'
essiccamento
degli
umori
.
-
Oh
figlia
...
oh
figlia
...
-
esclamò
.
-
Donna
Caterina
...
sono
io
...
Mauro
...
il
cane
guardiano
di
vostro
padre
...
Guardatemi
...
aprite
gli
occhi
...
da
voi
voglio
essere
guardato
...
Aprite
gli
occhi
,
donna
Caterina
;
guardando
me
,
guardate
la
vostra
stessa
pena
...
Sentitemi
:
debbo
dirvi
una
cosa
...
torno
da
Roma
...
Urtando
contro
la
rigida
impassibilità
funerea
della
morente
,
la
commozione
di
Mauro
Mortara
si
spezzò
a
un
tratto
in
striduli
singhiozzi
,
molto
simili
a
una
risata
.
L
'
Agrò
e
Giulio
,
anch
'
essi
piangenti
,
se
lo
presero
in
mezzo
,
e
,
sorreggendolo
per
le
braccia
,
lo
trassero
fuori
della
camera
.
La
morente
,
rimasta
sola
nell
'
ombra
,
immobile
su
i
guanciali
ammontati
,
udì
tardi
la
voce
,
come
se
questa
avesse
dovuto
far
molto
cammino
per
raggiungerla
nelle
profonde
lontananze
misteriose
,
ove
già
il
suo
spirito
s
'
era
inoltrato
.
E
da
queste
lontananze
,
in
risposta
a
quella
voce
,
tardi
venne
alle
sue
pàlpebre
chiuse
una
lagrima
,
ultima
,
che
nessuno
vide
.
Sgorgò
da
un
occhio
;
scorse
su
la
gota
;
cadde
e
scomparve
tra
le
rughe
del
collo
.
Quando
Pompeo
Agrò
tornò
a
sedere
su
la
poltrona
a
pie
'
del
letto
,
né
più
nell
'
occhio
,
né
più
su
la
gota
ve
n
'
era
traccia
.
Donna
Caterina
era
morta
.
CAPITOLO
SESTO
Per
donna
Adelaide
e
don
Ippolito
Laurentano
era
cominciato
,
fin
dalla
prima
sera
che
eran
rimasti
soli
nella
villa
di
Colimbètra
,
un
supplizio
previsto
da
entrambi
difficilissimo
da
sopportare
,
per
quanta
buona
volontà
l
'
uno
e
l
'
altra
ci
avrebbero
messo
.
Appena
andati
via
gl
'
invitati
alla
cerimonia
nuziale
,
don
Ippolito
,
con
molto
garbo
prendendole
una
mano
,
ma
pur
senza
guardargliela
per
non
avvertire
quanto
fosse
diversa
da
quella
tenuta
un
tempo
tra
le
sue
(
pallida
e
lunga
mano
morbida
,
tenera
e
lieve
!
)
,
aveva
cercato
di
farle
intendere
il
bene
che
da
lei
si
riprometteva
in
quella
solitudine
d
'
esilio
,
di
cui
supponeva
le
dovessero
esser
note
le
ragioni
,
se
non
tutte
,
almeno
in
parte
.
Il
discorso
tenuto
sul
terrazzo
,
davanti
alla
campagna
silenziosa
,
già
invasa
dal
bujo
della
notte
,
era
stato
,
in
verità
,
un
po
'
troppo
lungo
e
un
tantino
anche
faticoso
.
La
povera
donna
Adelaide
,
oppressa
dalla
violenza
di
tanti
sentimenti
nuovi
durante
quella
giornata
,
e
ora
da
tutta
quell
'
ombra
e
da
quel
silenzio
che
le
vaneggiavano
intorno
e
le
rendevano
più
che
mai
soffocante
l
'
ambascia
per
ciò
che
misteriosamente
incombeva
ancora
su
la
sua
«
terribile
signorinaggine
»
,
a
un
certo
punto
,
per
quanto
si
fosse
sforzata
,
non
aveva
potuto
udir
più
nulla
di
quel
pacato
interminabile
discorso
.
Aveva
avuto
l
'
impressione
che
esso
,
proprio
fuor
di
tempo
,
la
volesse
trarre
per
forza
quasi
in
una
cima
di
monte
altissima
e
nebbiosa
,
dalla
quale
le
sarebbe
stato
difficile
se
non
addirittura
impossibile
,
ridiscendere
ancora
in
grado
di
resistere
ad
altre
sorprese
,
ad
altre
emozioni
che
quella
notte
certamente
le
apparecchiava
.
Non
per
cattiva
volontà
,
ma
per
l
'
aria
,
ecco
,
per
l
'
aria
che
,
a
un
certo
punto
,
cominciava
a
sentirsi
mancare
,
non
le
era
stato
mai
possibile
prestare
ascolto
a
lunghi
discorsi
.
Oh
,
buon
Dio
,
e
perché
poi
prendere
di
questi
giri
così
alla
lontana
,
se
alla
fine
pur
sempre
bisognava
ridursi
a
fare
,
su
per
giù
,
le
stesse
cose
,
quelle
che
la
natura
comanda
?
Che
brutto
vizio
,
buon
Dio
!
E
senz
'
altro
effetto
che
la
stanchezza
e
la
stizza
.
Anche
la
stizza
,
sì
.
Perché
le
cose
da
fare
sono
semplici
,
e
da
contarsi
tutte
su
le
dita
d
'
una
mano
;
cosicché
,
alla
fine
,
ciascuno
deve
riconoscere
che
tutto
quel
girare
attorno
a
esse
,
non
solo
è
inutile
,
ma
anche
sciocco
e
dannoso
,
in
quanto
che
poi
,
per
la
stanchezza
appunto
e
con
la
stizza
di
questo
riconoscimento
,
si
fanno
tardi
e
si
fanno
male
.
Dapprima
s
'
era
messa
a
guardare
,
con
occhi
tra
imploranti
e
spaventati
,
il
principe
,
o
piuttosto
,
quella
sua
lunga
,
lunghissima
barba
.
Poi
,
nell
'
intronamento
,
aveva
sentito
un
prepotente
bisogno
di
ritirare
la
mano
e
di
soffiare
,
di
soffiare
un
poco
almeno
,
non
potendo
sbuffare
,
non
potendo
gridare
per
dare
uno
sfogo
alla
soffocazione
e
alle
smanie
.
Alla
fine
,
era
riuscita
a
vincere
l
'
intronamento
:
gli
orecchi
le
si
erano
rifatti
vivi
un
istante
,
ma
per
fuggire
lontano
,
per
afferrarsi
a
un
qualche
filo
di
suono
,
nell
'
oscurità
della
notte
,
che
le
avesse
dato
sollievo
,
distrazione
.
Veniva
dalla
riviera
,
laggiù
laggiù
,
invisibile
,
un
sordo
borboglìo
continuo
.
E
tutt
'
a
un
tratto
,
proprio
nel
punto
che
il
discorso
del
principe
s
'
era
fatto
più
patetico
,
donna
Adelaide
era
uscita
a
domandargli
:
-
Ma
che
è
,
il
mare
?
si
sente
così
forte
,
ogni
notte
?
Don
Ippolito
,
dapprima
stordito
(
il
mare
?
che
mare
?
-
)
si
era
poi
sentito
cascar
le
braccia
:
-
Ah
sì
...
è
il
mare
,
è
il
mare
...
E
le
aveva
lasciato
la
mano
e
si
era
scostato
.
Donna
Adelaide
,
imbarazzata
,
non
sapendo
come
rimediare
alla
evidente
mortificazione
del
principe
per
quella
domanda
inopportuna
,
era
rimasta
come
appesa
balordamente
alla
sua
domanda
.
La
risposta
s
'
era
fatta
aspettare
un
po
'
;
alla
fine
era
arrivata
da
lontano
,
grave
:
-
Grida
così
,
quand
'
è
scirocco
...
Quella
remota
voce
del
mare
era
a
lui
cara
e
pur
triste
.
Tante
volte
,
nella
pace
profonda
delle
notti
,
gli
aveva
dato
angoscia
e
compagnia
.
Abbandonato
su
la
sedia
a
sdrajo
,
s
'
era
lasciato
cullare
da
quel
cupo
fremito
continuo
delle
acque
che
gli
parlavano
di
terre
lontane
,
d
'
una
vita
diversa
e
tumultuosa
ch
'
egli
non
avrebbe
mai
conosciuta
.
S
'
era
sentito
ripiombare
tutt
'
a
un
tratto
da
quel
richiamo
nella
profondità
della
sua
antica
solitudine
.
Come
più
riprendere
il
discorso
,
adesso
?
E
,
d
'
altra
parte
,
come
rimaner
così
in
silenzio
,
lasciar
lì
discosta
nel
terrazzo
quella
donna
che
ora
gli
apparteneva
per
sempre
e
che
s
'
era
affidata
alla
sua
cortesia
,
in
quella
solitudine
per
lei
nuova
e
certo
non
gradita
?
Bisognava
farsi
forza
,
vincere
la
ripugnanza
e
riaccostarsi
.
Ma
certo
,
ormai
,
di
non
potere
entrare
con
lei
in
altra
intimità
che
di
corpo
,
don
Ippolito
s
'
era
domandato
amaramente
qual
altro
effetto
questa
intimità
avrebbe
potuto
avere
,
se
non
lo
scàpito
irreparabile
della
sua
considerazione
.
E
difatti
,
quella
notte
...
Ah
,
la
povera
donna
Adelaide
non
avrebbe
potuto
mai
immaginare
un
simile
spettacolo
,
di
pietà
a
un
tempo
e
di
paura
!
Le
veniva
di
farsi
ancora
la
croce
con
tutt
'
e
due
le
mani
.
Ah
,
Bella
Madre
Santissima
!
Un
uomo
con
tanto
di
barba
...
un
uomo
serio
...
Dio
!
Dio
!
Lo
aveva
veduto
,
a
un
certo
punto
,
scappar
via
,
avvilito
e
inselvaggito
.
Forse
era
andato
a
rintanarsi
di
notte
tempo
nelle
sale
del
Museo
,
a
pianterreno
.
E
lei
era
rimasta
a
passare
il
resto
della
notte
,
semivestita
,
dietro
una
finestra
,
a
sentire
i
singhiozzi
d
'
un
chiú
innamorato
,
forse
nel
bosco
della
Civita
,
forse
in
quello
più
là
,
di
Torre
-
che
-
parla
.
Meno
male
che
,
la
mattina
dopo
,
la
vista
della
campagna
e
dello
squisito
arredo
della
villa
l
'
aveva
un
po
'
racconsolata
e
rimessa
anche
in
parte
nelle
consuete
disposizioni
di
spirito
,
per
cui
volentieri
,
ove
non
avesse
temuto
di
far
peggio
,
si
sarebbe
lei
per
prima
riaccostata
al
principe
a
dirgli
,
così
alla
buona
,
senza
stare
a
pesar
le
parole
,
che
,
via
,
non
si
désse
pensiero
né
afflizione
di
nulla
,
perché
lei
...
lei
era
contenta
,
proprio
contenta
,
così
...
Le
aveva
fatto
pena
quel
viso
rabbujato
!
Pover
'
uomo
,
non
aveva
saputo
neanche
alzar
gli
occhi
a
guardarla
,
quando
a
colazione
si
era
rimesso
a
parlarle
.
Ma
sì
,
ma
sì
,
certo
:
era
una
condizione
insolita
,
la
loro
:
trovarsi
così
,
a
essere
marito
e
moglie
,
quasi
senza
conoscersi
.
A
poco
a
poco
,
certo
,
sarebbe
nata
tra
loro
la
confidenza
,
e
...
ma
sì
!
ma
sì
!
certo
!
S
'
era
accorta
però
che
,
dicendo
così
,
le
smanie
del
principe
erano
cresciute
,
s
'
erano
anzi
più
che
più
esacerbate
;
e
con
vero
terrore
aveva
veduto
riapprossimarsi
la
notte
.
Per
parecchie
notti
di
fila
s
'
era
rinnovato
questo
terrore
;
alla
fine
aveva
ottenuto
in
grazia
d
'
esser
lasciata
in
pace
,
a
dormir
sola
,
in
una
camera
a
parte
.
Se
non
che
,
il
giorno
dopo
,
era
sceso
a
Colimbètra
monsignor
Montoro
a
farle
a
quattr
'
occhi
un
certo
sermoncino
.
E
allora
lei
,
di
nuovo
:
-
Oh
Bella
Madre
Santissima
!
Ma
che
!
...
no
...
Ah
,
come
?
...
che
?
...
che
doveva
far
lei
?
...
Gesù
!
Gesù
!
...
Alla
sua
età
,
smorfie
,
moine
?
Ah
!
questo
mai
!
no
no
!
no
no
!
questo
mai
!
Non
erano
della
sua
natura
,
ecco
.
E
,
del
resto
,
perché
?
Non
si
poteva
restar
così
?
Non
chiedeva
di
meglio
,
lei
.
Che
faccia
aveva
fatto
Monsignore
!
E
la
povera
donna
Adelaide
,
da
quel
momento
in
poi
,
non
aveva
saputo
più
in
che
mondo
si
fosse
o
,
com
'
ella
diceva
,
aveva
cominciato
a
sentirsi
«
presa
dai
turchi
»
.
Ma
come
?
il
torto
era
suo
?
Il
principe
,
tutto
il
giorno
tappato
nel
Museo
,
non
s
'
era
più
fatto
vedere
,
se
non
a
pranzo
e
a
cena
,
rigido
aggrondato
taciturno
.
Aria
!
aria
!
aria
!
Sì
,
ce
n
'
era
tanta
,
lì
:
ma
per
donna
Adelaide
non
era
più
respirabile
.
E
il
bello
era
questo
:
che
della
soffocazione
,
avvertita
da
lei
,
le
era
parso
che
dovessero
soffrire
tutte
le
cose
,
gli
alberi
segnatamente
!
Sul
principio
dei
tre
ripiani
fioriti
innanzi
alla
villa
c
'
era
da
più
che
cent
'
anni
un
olivo
saraceno
,
il
cui
tronco
robusto
,
pieno
di
groppi
e
di
nodi
,
per
contrarietà
dei
venti
o
del
suolo
,
era
cresciuto
di
traverso
e
pareva
sopportasse
con
pena
infinita
i
molti
rami
sorti
da
una
sola
parte
,
ritti
,
per
conto
loro
.
Nessuno
aveva
potuto
levar
dal
capo
a
donna
Adelaide
che
quell
'
albero
,
così
pendente
e
gravato
da
tutti
quei
rami
,
soffrisse
.
-
Oh
Dio
,
ma
non
vedete
?
soffre
!
ve
lo
dico
io
che
soffre
!
poverino
!
E
lo
aveva
fatto
atterrare
.
Atterrato
,
guardando
il
posto
dove
prima
sorgeva
:
-
Ah
!
-
aveva
rifiatato
.
-
Così
va
bene
!
L
'
ho
liberato
.
Né
s
'
era
fermata
qui
.
Altre
prove
di
buon
cuore
aveva
dato
,
le
sere
senza
luna
,
durante
la
cena
,
verso
le
bestioline
alate
che
il
lume
del
lampadario
attirava
nella
sala
da
pranzo
.
Un
certo
Pertichino
,
ragazzotto
di
circa
tredici
anni
,
figlio
del
sergente
delle
guardie
,
era
incaricato
di
star
dietro
la
sedia
di
donna
Adelaide
e
di
dar
subito
la
caccia
a
quelle
bestioline
,
appena
entravano
.
Se
non
che
,
Pertichino
spesso
si
distraeva
nella
contemplazione
dei
grossi
guanti
bianchi
di
filo
,
in
cui
gli
avevano
insaccato
le
mani
;
e
donna
Adelaide
,
ogni
volta
,
doveva
strapparlo
a
quella
contemplazione
con
strilli
e
sobbalzi
per
lo
springare
di
qualche
grillo
o
per
il
ronzare
di
qualche
parpaglione
.
-
Niente
!
Farfalletta
...
Non
si
spaventi
!
Eccola
qua
,
farfalletta
...
-
Povera
bestiola
,
non
farla
patire
:
staccale
subito
la
testa
;
se
no
,
rientra
...
Fatto
?
-
Fatto
,
eccellenza
.
Eccola
qua
.
-
No
,
no
,
che
fai
?
non
me
la
mostrare
,
poverina
!
Farfalletta
era
?
proprio
farfalletta
?
Povera
bestiolina
...
Ma
chi
gliel
'
aveva
detto
d
'
entrare
?
Con
tanta
bella
campagna
fuori
...
Ah
,
avessi
io
le
ali
,
avessi
io
le
ali
!
Come
dire
che
,
senza
pensarci
due
volte
,
se
ne
sarebbe
volata
via
.
Don
Ippolito
,
per
quanto
urtato
e
disgustato
,
la
aveva
lasciata
fare
e
dire
.
Ma
una
sera
,
finalmente
,
non
s
'
era
più
potuto
tenere
.
Erano
tutti
e
due
seduti
discosti
sul
terrazzo
.
Egli
aspettava
che
su
dalle
chiome
dense
degli
olivi
,
sorgenti
sul
pendìo
della
collina
dietro
la
ripa
,
spuntasse
la
luna
piena
,
per
rinnovare
in
sé
una
cara
,
antica
impressione
.
Gli
pareva
,
ogni
volta
,
che
la
luna
piena
,
affacciandosi
dalle
chiome
di
quegli
olivi
allo
spettacolo
della
vasta
campagna
sottostante
e
del
mare
lontano
,
ancora
dopo
tanti
secoli
restasse
compresa
di
sgomento
e
di
stupore
,
mirando
giù
piani
deserti
e
silenziosi
dove
prima
sorgeva
una
delle
più
splendide
e
fastose
città
del
mondo
.
Ora
la
luna
stava
per
sorgere
,
s
'
intravvedeva
già
di
tra
il
brulichìo
dei
cimoli
argentei
degli
olivi
,
e
don
Ippolito
disponeva
la
sua
malinconia
attonita
e
ansiosa
a
ricevere
l
'
antica
impressione
insieme
con
tutta
la
campagna
,
ove
era
un
sommesso
e
misterioso
scampanellìo
di
grilli
e
gemeva
a
tratti
un
assiolo
,
quando
,
all
'
improvviso
,
dalla
casermuccia
sul
greppo
dello
Sperone
,
era
scoppiato
a
rompere
,
a
fracassare
quell
'
incanto
,
il
suono
stridulo
e
sguajato
del
fischietto
di
canna
di
capitan
Sciaralla
.
Donna
Adelaide
s
'
era
messa
a
battere
le
mani
,
festante
.
-
Oh
bello
!
Oh
bravo
il
capitano
che
ci
fa
la
sonatina
!
Don
Ippolito
era
balzato
in
piedi
,
fremente
d
'
ira
e
di
sdegno
,
s
'
era
turati
gli
orecchi
,
gridando
esasperato
:
-
Maledetti
!
maledetti
!
maledetti
!
E
,
afferrando
per
le
spalle
Pertichino
e
scrollandolo
furiosamente
,
gli
aveva
ingiunto
di
correre
a
gridare
a
quella
canaglia
dal
ciglio
del
burrone
dirimpetto
,
che
smettesse
subito
.
-
E
poi
,
fuori
di
qua
!
fuori
dai
piedi
!
Non
voglio
più
vederti
!
Chi
ha
qua
fastidio
delle
mosche
se
le
cacci
da
sé
!
zitta
,
da
sé
!
Sono
stanco
,
sono
stufo
di
tutte
queste
volgarità
che
mi
tolgono
il
respiro
!
Basta
!
basta
!
basta
!
Ed
era
scappato
via
dal
terrazzo
,
con
gli
occhi
strizzati
e
le
mani
su
le
tempie
.
Fortuna
che
,
pochi
giorni
dopo
,
s
'
era
presentato
alla
villa
don
Salesio
Marullo
,
con
un
viso
sparuto
e
quasi
affumicato
,
guardingo
e
sgomento
,
a
chiedere
ajuto
e
ospitalità
.
Era
diventato
,
fin
dal
primo
giorno
,
cavaliere
di
compagnia
di
donna
Adelaide
,
la
quale
credette
che
gliel
'
avesse
mandato
Iddio
.
-
Don
Salesio
,
per
carità
,
mangiate
!
Per
carità
,
don
Salesio
,
rimettetevi
subito
!
Subito
,
Pertichino
,
due
altri
ovetti
a
don
Salesio
!
S
'
era
messa
a
ingozzarlo
come
un
pollo
d
'
India
prima
di
Natale
.
Il
povero
gentiluomo
,
ridotto
una
larva
,
non
aveva
saputo
opporre
alcuna
resistenza
;
aveva
ingollato
,
ingollato
,
ingollato
tutto
ciò
che
gli
era
stato
messo
davanti
,
e
quasi
in
bocca
,
a
manate
;
poi
...
eh
,
poi
l
'
aveva
scontato
con
tremende
coliche
e
disturbi
viscerali
d
'
ogni
genere
,
per
cui
,
nel
bel
mezzo
d
'
uno
svago
o
d
'
un
passatempo
concertato
con
capitan
Sciaralla
per
distrarre
la
principessa
,
si
faceva
in
volto
di
tanti
colori
e
alla
fine
doveva
scappare
,
non
è
a
dire
con
quanta
sofferenza
della
sua
dignità
,
per
quanto
ormai
intisichita
.
Ma
donna
Adelaide
ne
gongolava
.
Non
potendo
nulla
contro
quella
del
principe
suo
marito
,
per
vendetta
s
'
era
gettata
a
fare
strazio
d
'
ogni
dignità
mascolina
che
le
si
parasse
davanti
:
anche
di
quella
di
Sciaralla
il
capitano
.
Aveva
trovato
per
caso
tra
le
carte
della
scrivania
,
nella
stanza
del
segretario
Lisi
Prèola
,
una
vecchia
poesia
manoscritta
contro
il
capitano
,
dove
tra
l
'
altro
era
detto
:
Oppur
vai
,
don
Chisciottino
,
all
'
assalto
d
'
un
molino
?
od
a
caccia
di
lumache
t
'
avventuri
col
mattino
,
così
rosso
nelle
brache
,
nel
giubbon
così
turchino
,
Sciarallino
,
Sciarallino
?
E
un
giorno
,
ch
'
era
piovuto
a
dirotto
,
appena
cessata
la
pioggia
,
era
scesa
nello
spiazzo
sotto
il
corpo
di
guardia
dove
«
i
militari
»
facevano
le
esercitazioni
,
e
chiamando
misteriosamente
in
disparte
capitan
Sciaralla
,
gli
aveva
ordinato
di
mandare
i
suoi
uomini
,
con
la
zappetta
in
una
mano
e
un
corbellino
nell
'
altra
,
in
cerca
di
babbaluceddi
,
ossia
delle
lumachelle
che
dopo
quell
'
acquata
dovevano
essere
schiumate
dalla
terra
.
Il
povero
capitano
,
a
quell
'
ordine
,
era
rimasto
basito
.
Come
dare
militarmente
un
siffatto
comando
ai
suoi
uomini
?
Perché
donna
Adelaide
,
per
metterlo
alla
prova
,
aveva
preteso
che
quella
cerca
di
lumache
avesse
tutta
l
'
aria
d
'
una
spedizione
militare
.
-
Eccellenza
,
e
come
faccio
?
-
Perché
?
-
Se
perdiamo
il
prestigio
,
eccellenza
...
-
Che
prestigio
?
-
Ma
...
capirà
,
io
debbo
comandare
...
e
in
momenti
come
questi
...
-
Io
voglio
i
babbaluceddi
.
-
Sì
,
eccellenza
...
piú
tardi
,
quando
rompo
le
file
...
-
Quando
rompete
...
che
cosa
?
-
Le
file
,
eccellenza
.
-
No
no
!
E
allora
finisce
il
bello
,
che
c
'
entra
!
Io
voglio
babbaleddi
militari
!
E
non
c
'
era
stato
verso
di
farla
recedere
da
quella
tirannia
capricciosa
.
Con
quali
effetti
per
la
disciplina
,
Sciaralla
il
giorno
dopo
lo
aveva
lasciato
considerare
amaramente
a
don
Salesio
Marullo
,
già
da
un
pezzo
messo
a
parte
della
sua
costernazione
per
le
notizie
che
arrivavano
da
tutta
la
Sicilia
,
del
gran
fermento
dei
Fasci
,
a
cui
pareva
non
potessero
più
tener
testa
né
la
polizia
,
né
la
milizia
,
«
quella
vera
»
.
-
Capissero
almeno
che
qua
siamo
anche
noi
contro
il
governo
...
Ma
no
,
caro
sì
-
don
Salesio
:
perché
sono
una
lega
,
non
tanto
contro
il
governo
,
quanto
contro
la
proprietà
,
capisce
?
-
Capisco
,
capisco
...
-
Vogliono
le
terre
!
E
se
,
cacciati
dalle
città
,
si
buttano
nelle
campagne
?
Quattro
gatti
siamo
...
E
più
diamo
all
'
occhio
,
perché
figuriamo
in
assetto
di
guerra
,
capisce
?
-
Capisco
,
capisco
.
-
Qua
,
così
armati
,
diciamo
quasi
noi
stessi
che
c
'
è
pericolo
;
sfidiamo
l
'
assalto
;
siamo
come
un
piccolo
stato
,
a
cui
si
può
fare
benissimo
una
guerra
a
parte
,
mi
spiego
?
E
domani
il
prefetto
un
'
offesa
a
noi
sa
come
la
prenderebbe
?
come
una
giusta
retribuzione
.
Guarderà
gli
altri
,
e
per
noi
dirà
:
«
Ah
,
S
.
E
.
il
principe
di
Laurentano
,
vuol
fare
il
re
,
con
la
sua
milizia
?
Bene
,
e
ora
si
difenda
da
sé
!
»
Ma
con
che
ci
difendiamo
noi
?
Me
lo
dica
lei
...
Che
roba
è
questa
?
-
Piano
...
eh
,
con
le
armi
...
-
Armi
?
Non
mi
faccia
ridere
!
Armi
,
queste
?
Ma
quando
si
vuol
tener
gente
così
...
e
vestita
,
dico
,
lei
mi
vede
...
coraggio
ci
vuole
,
creda
,
coraggio
a
indossare
in
tempi
come
questi
un
abito
che
strilla
così
...
e
io
mi
sento
scolorir
la
faccia
,
quando
mi
guardo
addosso
il
rosso
di
questi
calzoni
.
Dico
,
sì
-
don
Salesio
,
che
scherziamo
?
Quando
,
dico
,
si
sta
sul
puntiglio
di
non
volersi
abbassare
a
nessuno
...
-
Forse
,
-
suggeriva
,
esitante
,
don
Salesio
,
-
sarebbe
prudente
raccogliere
...
-
Altra
gente
?
E
chi
?
Sarebbe
questo
il
mio
piano
!
Ma
chi
?
I
contadini
?
E
se
sono
anch
'
essi
della
lega
?
I
nemici
in
casa
?
-
Già
...
già
...
-
Ma
che
!
L
'
unica
,
sa
quale
sarebbe
?
...
A
voce
,
non
lo
disse
:
con
due
dita
si
prese
sul
petto
la
giubba
;
guardingo
,
la
scosse
un
poco
;
poi
,
quasi
di
furto
,
fece
altri
due
gesti
che
significavano
:
ripiegarla
e
riporla
,
e
subito
domandò
:
-
Che
?
No
?
Lei
dice
di
no
?
Don
Salesio
si
strinse
nelle
spalle
:
-
Dico
che
il
principe
...
forse
...
-
Eh
già
,
perché
non
deve
portarla
lui
!
Sì
-
don
Salesìo
,
il
cielo
s
'
incaverna
,
s
'
incaverna
sempre
più
da
ogni
parte
;
e
i
primi
fulmini
li
attireremo
noi
qua
,
con
questi
ferracci
in
mano
,
vedrà
se
sbaglio
!
Scoppiò
difatti
il
fulmine
,
e
terribile
,
pochi
giorni
dopo
,
e
fu
la
notizia
dell
'
eccidio
d
'
Aragona
.
Parve
che
scoppiasse
proprio
su
Colimbètra
,
poiché
lì
,
per
combinazione
,
sotto
lo
stesso
tetto
si
trovarono
il
padre
dell
'
autore
principale
dell
'
eccidio
,
cioè
il
segretario
Lisi
Prèola
,
e
il
patrigno
della
vittima
,
il
povero
don
Salesio
.
E
lo
sbigottimento
e
l
'
orrore
crebbero
ancor
più
,
allorché
da
Rona
,
come
il
rimbombo
di
quel
fulmine
caduto
così
da
presso
,
giunse
l
'
altra
notizia
dell
'
impazzimento
di
Dianella
.
Donna
Adelaide
,
colpita
ora
direttamente
dalla
sciagura
,
lasciò
d
'
accoppare
con
la
sua
fragorosa
e
affannosa
carità
don
Salesio
e
si
mise
a
strillare
per
conto
suo
che
,
con
Dianella
impazzita
a
causa
di
quell
'
eccidio
,
non
era
più
possibile
che
rimanesse
lì
a
Colimbètra
il
padre
dell
'
assassino
!
E
il
principe
,
per
farla
tacere
,
quantunque
stimasse
ingiusto
incrudelire
su
quel
vecchio
già
atterrato
dalla
colpa
nefanda
del
figlio
,
si
vide
costretto
a
mandarlo
via
dalla
villa
,
con
un
assegno
.
Prima
d
'
andare
,
il
Prèola
,
strascicandosi
a
stento
,
col
grosso
capo
venoso
e
inteschiato
ciondoloni
,
volle
baciar
la
mano
anche
alla
signora
principessa
e
le
disse
che
volentieri
offriva
ai
suoi
padroni
,
per
il
delitto
del
figlio
,
la
penitenza
di
lasciare
dopo
trentatré
anni
il
servizio
in
quella
casa
,
compiuto
con
tanto
amore
e
tanta
devozione
.
Donna
Adelaide
,
commossa
e
pentita
,
cominciò
a
dare
in
ismanie
e
chiamò
innanzi
a
Dio
responsabile
il
principe
del
suo
rimorso
per
l
'
ingiusta
punizione
di
quel
povero
vecchio
;
sì
,
il
principe
,
sì
,
per
l
'
orgasmo
continuo
in
cui
la
teneva
,
così
che
ella
non
sapeva
più
quel
che
si
volesse
e
,
pur
di
darsi
uno
sfogo
,
diceva
e
faceva
cose
contrarie
alla
sua
natura
.
Le
sue
smanie
divennero
più
furiose
che
mai
,
come
seppe
ch
'
erano
ritornati
da
Roma
suo
fratello
Flaminio
e
Dianella
.
A
monsignor
Montoro
,
sceso
a
Colimbètra
in
visita
di
condoglianza
per
la
morte
di
donna
Caterina
,
domandò
con
gli
occhi
gonfii
dal
pianto
,
se
gli
pareva
umano
che
le
si
proibisse
d
'
andare
a
vedere
e
assistere
la
nipote
,
a
cui
aveva
fatto
da
madre
!
Don
Ippolito
,
in
quel
momento
,
non
era
in
villa
.
S
'
era
recato
al
camposanto
di
Bonamorone
,
poco
discosto
da
Colimbètra
,
a
pregare
su
la
fossa
della
sorella
.
Quando
entrò
,
scuro
,
nel
salone
,
finse
di
non
vedere
il
pianto
della
moglie
,
e
al
vescovo
che
gli
si
fece
innanzi
compunto
e
con
le
mani
tese
,
disse
:
-
È
morta
disperata
,
Monsignore
.
Disperata
.
Il
figlio
in
carcere
,
compromesso
con
tanti
altri
di
questi
patrioti
,
nella
frode
delle
banche
.
E
quel
Selmi
venuto
qua
padrino
avversario
del
Capolino
,
ha
saputo
?
s
'
è
ucciso
.
Scontano
tutti
le
loro
belle
imprese
!
È
lo
sfacelo
,
Monsignore
!
Dio
abbia
pietà
dei
morti
.
Io
mi
sento
il
cuore
così
arso
di
sdegno
,
che
non
m
'
è
stato
possibile
pregare
.
Un
fremito
ai
ginocchi
m
'
ha
fatto
levare
dalla
fossa
della
mia
povera
sorella
,
e
mi
sono
domandato
se
questo
era
il
momento
di
pregare
e
di
piangere
,
o
non
piuttosto
d
'
agire
,
Monsignore
!
Ma
dobbiamo
proprio
rimanere
inerti
,
mentre
tutto
si
sfascia
e
le
popolazioni
insorgono
?
Ha
sentito
,
ha
letto
nei
giornali
?
Le
folle
hanno
un
bell
'
essere
incitate
da
predicazioni
anarchiche
;
scendendo
in
piazza
a
gridare
contro
la
gravezza
delle
tasse
,
recano
ancora
con
sé
il
Crocefisso
e
le
immagini
dei
Santi
!
-
Anche
quelle
,
però
,
del
re
e
della
regina
,
don
Ippolito
,
-
gli
fece
osservare
amaramente
Monsignore
.
-
Per
disarmare
i
soldati
,
queste
!
-
rispose
pronto
don
Ippolito
.
-
Il
segno
che
l
'
animo
del
popolo
è
ancora
con
noi
,
è
in
quelle
!
è
chiaro
in
quelle
!
Sa
che
mio
figlio
è
in
Sicilia
?
Monsignore
chinò
il
capo
più
volte
con
mesta
gravità
,
credendo
che
il
principe
gli
avesse
fatto
quella
domanda
per
chiamarlo
a
parte
d
'
un
dispiacere
.
-
Ha
viaggiato
insieme
con
don
Flaminio
,
-
aggiunse
con
un
sospiro
,
-
e
con
la
povera
figliuola
.
Donna
Adelaide
ruppe
in
nuovi
e
più
forti
singhiozzi
.
Don
Ippolito
pestò
un
piede
rabbiosamente
.
-
Bisogna
vincere
i
proprii
dolori
,
-
disse
con
fierezza
-
e
guardar
oltre
!
Saper
vivere
per
qualche
cosa
che
stia
sopra
alle
nostre
miserie
quotidiane
e
a
tutte
le
afflizioni
che
ci
procaccia
la
vita
!
Io
ho
scritto
a
mio
figlio
,
Monsignore
,
e
ho
fatto
anche
chiamare
il
Capolino
per
proporgli
d
'
andare
ad
abboccarsi
con
lui
,
se
fosse
possibile
venire
a
qualche
intesa
...
-
Ma
come
,
don
Ippolito
?
-
esclamò
,
con
stupore
e
afflizione
,
Monsignore
.
-
Con
quelli
che
gli
hanno
or
ora
assassinato
barbaramente
la
moglie
?
Don
Ippolito
tornò
a
pestare
un
piede
sul
tappeto
,
strinse
e
scosse
le
pugna
,
e
col
volto
levato
e
atteggiato
di
sdegno
,
fremette
:
-
Schiavitù
!
schiavitù
!
schiavitù
!
Ah
se
io
non
fossi
inchiodato
qui
!
-
Ma
che
siamo
sbanditi
?
davvero
sbanditi
?
-
domandò
allora
,
tra
le
lagrime
,
donna
Adelaide
,
rivolta
al
vescovo
.
-
Chi
ci
proibisce
d
'
uscire
di
qui
,
d
'
andare
dove
ci
pare
,
Monsignore
?
-
Chi
?
-
gridò
don
Ippolito
,
volgendosi
di
scatto
,
col
volto
scolorito
dall
'ira.-
Non
lo
sapete
ancora
?
Monsignore
,
non
ha
posto
lei
chiaramente
i
patti
di
queste
mie
nuove
nozze
sciagurate
?
Come
non
sa
ancora
costei
chi
ci
proibisce
d
'
uscire
di
qui
?
-
Ma
in
un
caso
come
questo
!
-
gemette
donna
Adelaide
.
-
Vado
io
sola
!
Egli
può
restare
!
Santo
Dio
,
ci
vuole
anche
un
po
'
di
cuore
,
ci
vuole
!
Monsignor
Montoro
la
supplicò
con
le
mani
di
tacere
,
d
'
usar
prudenza
.
Don
Ippolito
si
portò
e
si
premette
forte
le
mani
sul
volto
,
a
lungo
;
poi
mostrando
un
'
aria
al
tutto
cangiata
,
di
profonda
amarezza
,
di
profondo
avvilimento
,
disse
:
-
Monsignore
,
procuri
d
'
indurre
mio
cognato
a
portar
qui
la
figliuola
,
presso
la
zia
.
Forse
la
quiete
,
la
novità
del
luogo
le
potranno
far
bene
.
-
Ah
,
qui
?
davvero
qui
?
Ah
se
viene
qui
...
-
proruppe
allora
con
furia
di
giubilo
donna
Adelaide
,
dimenandosi
,
quasi
ballando
sulla
seggiola
.
-
Sì
,
sì
,
sì
,
Monsignore
mio
.
Sente
?
lo
dice
lui
!
La
faccia
venire
qui
,
Monsignore
,
subito
subito
,
qui
,
la
mia
povera
figliuola
!
Lieto
della
concessione
,
Monsignore
parò
le
candide
mani
paffute
ad
arrestare
quella
furia
:
-
Aspettate
...
permettete
?
Ecco
...
vi
devo
dire
...
oh
,
una
cosa
che
mi
ha
tanto
,
tanto
intenerito
...
Qua
,
sì
...
ma
aspettate
...
vedrete
che
è
meglio
lasciare
per
ora
a
Girgenti
la
povera
figliuola
...
Forse
abbiamo
un
mezzo
per
guarirla
.
Sì
,
ecco
,
l
'
altro
jer
sera
,
sapete
chi
è
venuto
a
trovarmi
al
vescovado
?
Il
De
Vincentis
,
quel
povero
Ninì
De
Vincentis
innamorato
da
lungo
tempo
della
ragazza
,
lo
sapete
.
Caro
giovine
!
Oh
se
l
'
aveste
veduto
!
In
uno
stato
,
vi
assicuro
,
che
faceva
pietà
.
Si
mise
a
piangere
,
a
piangere
perdutamente
,
e
mi
pregò
,
mi
scongiurò
di
dire
a
don
Flaminio
che
si
fidasse
di
lui
e
lo
mettesse
accanto
alla
ragazza
,
ché
egli
col
suo
amore
,
con
la
sua
calda
pietà
insistente
sperava
di
scuoterla
,
di
richiamarla
alla
ragione
,
alla
vita
.
Ebbene
,
che
ne
dite
?
-
Magari
!
-
esclamò
donna
Adelaide
.
-
E
Flaminio
?
Flaminio
?
-
Ho
fatto
subito
,
jeri
mattina
,
l
'
ambasciata
,
-
rispose
Monsignore
.
-
E
don
Flaminio
,
che
conosce
il
cuore
,
la
gentilezza
e
l
'
onestà
illibata
del
giovine
,
ha
accettato
la
proposta
,
promettendo
al
De
Vincentis
che
la
figliuola
sarà
sua
se
farà
il
miracolo
di
guarirla
.
Ora
il
giovine
è
lì
,
presso
la
povera
figliuola
.
Lasciamola
stare
,
donna
Adelaide
,
e
preghiamo
Iddio
insieme
,
che
il
miracolo
si
compia
!
Con
questa
esortazione
,
monsignor
Montoro
tolse
commiato
.
Per
le
scale
disse
a
don
Ippolito
che
aveva
in
animo
di
mandare
una
pastorale
ai
fedeli
della
diocesi
,
e
che
fra
qualche
giorno
sarebbe
venuto
a
fargliela
sentire
,
prima
di
mandarla
.
Don
Ippolito
aprì
le
braccia
e
,
appena
il
vescovo
partì
con
la
vettura
,
andò
a
rinchiudersi
nelle
sale
del
Museo
.
Donna
Adelaide
rimase
a
piangere
,
prima
di
tenerezza
per
quell
'
atto
del
povero
Ninì
,
poi
per
disperazione
,
poiché
sapeva
purtroppo
in
che
conto
la
nipote
tenesse
un
tempo
quel
giovine
.
Forse
,
se
anche
lei
avesse
potuto
esserle
accanto
,
a
persuaderla
...
chi
sa
!
E
cominciò
a
fremere
di
nuovo
e
a
struggersi
tra
le
smanie
e
a
sentirsi
divorata
dalla
rabbia
per
quella
barbarie
del
principe
,
che
la
costringeva
a
star
lì
.
E
perché
poi
?
che
cosa
rappresentava
,
che
cosa
stava
a
far
lì
,
lei
?
No
,
no
,
no
;
voleva
andar
via
,
scappare
,
fuggire
,
o
sarebbe
anch
'
essa
impazzita
!
Decise
di
scrivere
al
fratello
,
scongiurandolo
di
venir
subito
a
riprendersela
,
a
liberarla
da
quella
galera
,
o
con
le
buone
o
con
le
cattive
.
Lieto
della
chiamata
del
principe
di
Laurentano
,
Ignazio
Capolino
si
disponeva
a
scendere
a
Colimbètra
,
quando
nella
saletta
d
'
ingresso
udì
la
vecchia
serva
respingere
sgarbatamente
qualcuno
,
che
chiedeva
di
lui
.
Si
fece
avanti
,
sporse
il
capo
a
guardare
,
vide
due
donne
vestite
di
nero
,
con
uno
scialle
pur
nero
in
capo
,
stretto
attorno
al
viso
pallido
e
smunto
.
Erano
le
due
figliuole
del
Pigna
,
Mita
e
Annicchia
.
Capolino
,
come
intese
il
nome
,
le
fece
entrare
nel
salotto
e
,
dopo
averle
costrette
a
sedere
,
domandò
loro
che
cosa
desiderassero
.
Per
pudore
della
loro
miseria
e
per
sostenere
con
dignità
il
cordoglio
,
resistevano
entrambe
alla
commozione
irrompente
.
Lo
sforzo
che
facevano
per
non
piangere
,
intanto
,
e
la
suggezione
,
impedivano
la
voce
.
E
tutte
e
due
stropicciavano
forte
,
sotto
lo
scialle
nero
,
il
pollice
della
mano
sinistra
sulla
costa
dell
'
ultima
falange
dell
'
indice
,
ottusa
,
incallita
,
annerita
e
bucherata
dall
'
assiduo
passaggio
dell
'
ago
e
del
filo
,
quasi
che
soltanto
nella
sensibilità
perduta
di
quel
dito
potessero
trovar
la
forza
e
il
coraggio
di
parlare
.
Alla
fine
,
Mita
,
levando
appena
gli
occhi
offuscati
,
riuscì
a
dire
:
-
Signor
deputato
,
siamo
venute
a
pregarla
...
E
l
'
altra
subito
suggerì
,
corresse
:
-
Le
diamo
l
'
incomodo
...
col
dolore
che
deve
avere
in
sé
...
-
Dite
,
dite
pure
,
-
le
esortò
Capolino
.
-
Sono
qua
ad
ascoltarvi
.
-
Sissignore
,
ecco
...
Vossignoria
saprà
,
-
riprese
Mita
facendosi
improvvisamente
rossa
in
viso
,
-
che
nostro
padre
e
il
Lizio
,
che
è
...
-
Marito
d
'
una
nostra
sorella
,
-
tornò
a
suggerire
Annicchia
.
Mita
le
rivolse
con
gli
occhi
un
pietoso
rimprovero
.
-
Sono
stati
arrestati
,
signor
deputato
!
-
Innocenti
,
signor
deputato
,
innocenti
!
-
Siamo
testimonie
noi
,
che
non
sapevano
nulla
,
proprio
nulla
del
fatto
...
Capolino
,
confuso
tra
l
'
ansia
affannosa
e
incalzante
con
cui
le
due
sorelle
ora
parlavano
,
domandò
:
-
Di
qual
fatto
?
-
Come
!
-
fece
Mita
.
-
Del
fatto
,
che
vossignoria
,
purtroppo
...
-
Oh
Signore
!
-
esclamò
Annicchia
.
-
Ce
ne
trema
ancora
il
cuore
.
E
Mita
riprese
:
-
Sono
stati
arrestati
anch
'
essi
,
innocenti
come
Cristo
...
Siamo
testimonie
noi
,
che
sono
rimasti
sbalorditi
e
senza
fiato
,
quando
se
ne
sparse
la
notizia
;
non
sapevano
nulla
di
nulla
...
-
E
vossignoria
può
credere
,
-
aggiunse
Annicchia
,
-
che
non
avremmo
avuto
il
coraggio
di
venire
qua
a
parlarne
a
vossignoria
,
se
non
fossimo
più
che
sicure
che
sono
innocenti
...
E
Mita
con
gli
occhi
bassi
,
tremante
:
-
La
sua
signora
,
disse
,
noi
l
'
abbiamo
servìta
e
sappiamo
quant
'
era
buona
...
signora
affabile
...
e
bella
,
oh
quant
'
era
bella
...
che
pena
!
Capolino
strizzò
gli
occhi
,
si
torse
un
po
'
sulla
seggiola
,
e
domandò
con
voce
grossa
:
-
Avete
avuto
una
perquisizione
in
casa
?
-
Sissignore
,
-
risposero
a
una
voce
le
due
sorelle
.
Seguitò
Mita
:
-
Guardie
,
delegati
,
giudici
...
come
tanti
diavoli
..
hanno
messo
tutto
sossopra
..
-
E
che
hanno
trovato
?
-
Niente
!
-
Oh
Maria
,
proprio
niente
...
Qualche
lettera
...
giornali
...
l
'
elenco
dei
socii
.
-
Socii
per
modo
di
dire
...
non
veniva
nessuno
...
-
Libri
...
carte
...
si
son
portato
via
tutto
...
anche
un
capo
di
biancheria
,
signor
deputato
,
con
una
goccia
di
sangue
che
m
'
ero
fatto
io
,
qua
al
dito
,
cucendo
...
Capolino
si
strinse
la
bocca
con
una
mano
sotto
il
naso
,
e
rimase
un
pezzo
accigliato
,
a
pensare
;
poi
disse
:
-
Se
non
verrà
fuori
qualche
compromissione
...
-
Ah
,
nossignore
!
-
esclamò
subito
Mita
.
-
Col
fatto
per
cui
sono
stati
arrestati
,
nessuna
;
certo
nessuna
!
Vossignoria
può
crederlo
...
-
Non
saremmo
venute
da
vossignoria
...
-
ripeté
Annicchia
.
Capolino
tese
le
mani
per
fermarle
,
si
raccolse
di
nuovo
a
pensare
.
-
Sapete
,
-
poi
domandò
-
che
io
non
sono
benvisto
dall
'
autorità
?
Sapete
che
,
per
scusare
trenta
e
più
anni
di
malgoverno
,
si
vuol
far
credere
che
tutti
questi
torbidi
in
Sicilia
siano
suscitati
sotto
sotto
dal
partito
clericale
,
a
cui
io
appartengo
?
-
Vossignoria
...
ma
come
!
disse
Annicchia
,
con
le
mani
giunte
.
-
Se
vossignoria
ha
avuto
...
se
a
vossignoria
...
-
Tanto
più
!
Tanto
più
!
-
troncò
Capolino
.
-
Diranno
:
«
Ecco
,
vedete
che
c
'
è
l
'
accordo
?
Il
cuore
è
una
cosa
;
la
politica
,
un
'
altra
!
Viene
lui
,
lui
stesso
,
a
intercedere
per
gli
arrestati
»
.
Così
diranno
!
Le
due
sorelle
restarono
smarrite
,
oppresse
.
-
E
come
si
può
credere
una
tal
cosa
?
...
-
domandò
.
-
Ma
non
la
credono
affatto
!
-
rispose
con
un
sorriso
di
sdegno
Capolino
.
-
Fingono
di
credere
!
È
la
loro
scusa
.
E
io
,
andando
,
voi
lo
capite
,
farei
il
loro
gioco
,
senza
ottenere
nulla
per
voi
.
Proprio
cosí
!
Anche
nel
1866
,
che
voi
altre
non
eravate
neppur
nate
,
la
sommossa
popolare
a
causa
delle
iniquità
politiche
e
amministrative
,
fu
addebitata
a
questo
capro
espiatorio
del
partito
clericale
.
È
la
scusa
più
comoda
,
per
i
governanti
,
e
di
sicuro
effetto
!
Le
due
sorelle
rimasero
un
pezzo
in
silenzio
,
assorte
,
quasi
a
veder
la
speranza
che
le
aveva
condotte
lì
,
rintanarsi
nella
pena
,
cacciata
da
una
ragione
inattesa
che
non
riuscivano
a
intendere
chiaramente
.
-
C
'
eravamo
figurate
,
-
disse
poi
Mita
,
-
che
se
vossignoria
avesse
detto
una
parola
...
non
solo
di
fronte
all
'
autorità
...
ma
anche
per
il
paese
...
Viviamo
del
lavoro
che
facciamo
noi
due
,
io
e
questa
mia
sorella
...
Nessuno
ce
ne
vuol
più
dare
adesso
,
perché
tutti
,
per
quest
'
arresto
,
credono
che
nostro
padre
e
nostro
cognato
siano
complici
nel
fatto
che
giustamente
ha
indignato
tutto
il
paese
...
Ora
,
se
vossignoria
,
che
è
stato
più
di
tutti
offeso
,
dice
una
parola
...
l
'
innocenza
...
-
E
c
'
è
anche
questo
,
signor
deputato
!
-
proruppe
Annicchia
,
non
riuscendo
più
a
trattenere
le
lagrime
,
-
che
nostra
sorella
,
signor
deputato
,
quando
sono
venute
le
guardie
ad
arrestare
il
marito
e
nostro
padre
,
aveva
il
bambinello
attaccato
al
petto
.
Le
si
è
attossicato
il
latte
,
signor
deputato
;
e
ora
il
bambino
sta
morendo
,
e
non
sappiamo
come
curarlo
;
e
nostra
sorella
pare
impazzita
per
il
figlio
che
le
muore
,
col
padre
in
carcere
!
Siamo
rimaste
cinque
sorelle
in
casa
;
ci
volgiamo
da
tutte
le
parti
e
non
sappiamo
che
ajuto
darle
...
Per
questo
siamo
venute
qua
,
a
supplicarla
,
signor
deputato
!
Capolino
s
'
alzò
,
come
sospinto
dalla
commozione
.
-
Vedrò
...
vedrò
di
fare
qualche
cosa
...
-
disse
.
-
Datemi
un
po
'
di
tempo
...
Bisogna
che
veda
..
per
la
mia
...
dico
per
la
mia
responsabilità
politica
...
Il
cuore
,
ve
l
'
ho
detto
,
è
una
cosa
;
la
politica
,
un
'
altra
...
Ma
vedrò
...
non
m
'
impegno
...
Quietatevi
,
quietatevi
...
e
coraggio
,
figliuole
mie
...
È
un
momento
orribile
per
tutti
,
credete
...
e
nessuno
riesce
a
vederci
uno
scampo
...
Le
accompagnò
,
così
dicendo
,
fino
alla
saletta
d
'
ingresso
non
volle
scuse
né
ringraziamenti
;
richiuse
pian
piano
la
porta
alle
loro
spalle
.
Pur
senz
'
alcuna
fiducia
in
quella
vaga
promessa
d
'
ajuto
,
le
due
sorelle
,
appena
uscite
su
la
via
,
provarono
un
certo
sollievo
per
il
passo
che
avevano
fatto
,
quasi
un
'
ebbrezza
d
'
aver
saputo
parlare
,
per
cui
si
sentirono
alquanto
riconfortate
.
Ma
presto
,
pensando
al
luogo
ove
erano
avviate
,
ricaddero
nell
'
avvilimento
d
'
una
vergogna
scottante
.
Si
recavano
alla
Posta
a
riscuotere
un
po
'
di
denaro
che
Celsina
aveva
mandato
da
Roma
,
e
di
cui
non
sapevano
che
pensare
...
E
altro
danaro
in
quei
giorni
,
poco
,
oh
poco
,
e
frutto
d
'
un
'
altra
vergogna
ben
nota
,
veniva
dalla
sorella
maggiore
,
da
Rosa
,
a
quelle
loro
povere
mani
logorate
dal
lavoro
e
ora
forzate
dall
'
ozio
,
forzate
ad
accogliere
il
tristo
peso
di
quei
soccorsi
non
chiesti
.
Che
agli
occhi
altrui
figurasse
d
'
andare
a
Colimbètra
non
di
sua
volontà
,
ma
chiamato
,
piaceva
molto
a
Capolino
.
Era
là
,
adesso
,
appesa
al
ramo
una
pera
,
rimasta
un
tempo
acerba
alla
sua
brama
;
ma
che
ora
,
a
quanto
poteva
congetturare
da
notizie
recenti
,
doveva
esser
più
che
matura
,
lì
lì
per
cadere
a
una
scrollatina
cauta
e
ardita
della
sua
mano
.
Sarebbe
stato
questo
,
il
perfetto
compimento
della
sua
vendetta
!
E
tutto
pareva
meravigliosamente
preordinato
perché
si
compisse
presto
e
bene
.
Adelaide
Salvo
figurava
nubile
tuttora
davanti
allo
stato
civile
.
L
'
avrebbe
spinta
a
fuggire
con
lui
a
Roma
,
a
riparare
in
casa
della
sorella
Rosa
.
Prudentemente
,
per
raffermar
bene
il
suo
diritto
di
salvatore
,
si
sarebbe
prima
trattenuto
alcuni
giorni
a
Napoli
con
lei
che
,
poverina
,
doveva
aver
tanto
bisogno
di
quegli
svaghi
che
solamente
una
città
come
Napoli
poteva
offrirle
.
A
Roma
,
si
poteva
senza
chiasso
contrar
le
nozze
civili
.
Francesco
Vella
avrebbe
trovato
modo
di
farlo
entrare
in
qualità
d
'
avvocato
consulente
nell
'
amministrazione
delle
ferrovie
;
e
non
era
detto
che
non
dovesse
piacergli
che
egli
,
divenuto
di
nuovo
suo
cognato
,
restasse
con
quella
medaglietta
ciondolante
sul
panciotto
.
Col
tempo
anche
Flaminio
Salvo
,
per
intercessione
di
don
Francesco
e
di
donna
Rosa
,
si
sarebbe
forse
placato
e
non
gli
avrebbe
attraversato
la
via
.
Il
vero
punto
,
adesso
era
persuadere
Adelaide
d
'
affrontar
lo
scandalo
della
fuga
,
in
quel
momento
sciagurato
della
pazzia
della
nipote
.
Ma
monsignor
Montoro
gli
aveva
detto
che
il
principe
proibiva
assolutamente
alla
moglie
di
recarsi
a
Girgenti
anche
per
una
visita
in
casa
del
fratello
.
Un
'
altra
congiuntura
maravigliosamente
propizia
era
nell
'
opera
pietosa
offerta
da
quel
caro
Ninì
De
Vincentis
alla
povera
ragazza
.
Che
se
Dianella
fosse
stata
portata
a
Colimbètra
presso
la
zia
come
il
principe
aveva
proposto
,
altro
che
pensare
alla
fuga
,
egli
non
avrebbe
potuto
più
neanche
mettervi
il
piede
!
Ma
poteva
bastare
ad
Adelaide
questa
vaga
speranza
,
questa
magra
consolazione
da
lontano
,
di
sapere
inginocchiato
innanzi
alla
nipote
demente
quel
povero
San
Luigi
?
In
fondo
tutto
quell
'
ardore
,
per
quanto
sincero
,
di
visitare
la
nipote
,
doveva
essere
un
pretesto
per
uscir
da
Colimbètra
.
Le
ragioni
delle
sue
smanie
perduravano
tutte
,
esacerbate
per
giunta
da
quella
proibizione
.
Né
Flaminio
Salvo
si
sarebbe
mai
indotto
a
persuadere
il
principe
di
concedere
alla
sorella
quell
'
uscita
.
Bisognava
insistere
su
questo
punto
,
dimostrare
ad
Adelaide
che
il
fratello
non
era
uomo
da
venir
meno
ai
patti
stabiliti
col
principe
per
nessuna
considerazione
;
cosicché
ella
,
perduta
ogni
speranza
nell
'
ajuto
del
fratello
e
vedendosi
condannata
a
struggersi
lì
nel
dispetto
e
nella
noja
,
non
vedesse
più
altro
scampo
che
in
lui
,
e
trovasse
nella
disperazione
il
coraggio
della
fuga
.
Questi
pensieri
e
ricordi
e
propositi
rivolgeva
in
sé
Capolino
,
scendendo
da
Girgenti
a
Colimbètra
in
vettura
.
Ma
non
gli
suscitavano
dentro
né
ansia
,
né
calore
.
Avvertiva
anzi
una
frigidità
nauseosa
,
come
se
la
vita
gli
si
fosse
rassegata
;
sentiva
che
quella
sua
vendetta
era
per
cose
che
restavano
indietro
nel
tempo
,
irrevocabili
,
e
già
morte
nel
cuore
,
e
che
però
non
ne
avrebbe
avuto
né
gioja
,
né
promessa
di
bene
per
l
'
avvenire
.
Vendicava
uno
che
,
un
giorno
,
era
stato
respinto
da
Adelaide
Salvo
;
ma
era
più
ormai
quell
'
uno
?
Tante
cose
non
avrebbero
dovuto
accadere
,
che
purtroppo
erano
accadute
,
e
di
cui
sentiva
in
sé
,
nel
cuore
,
il
peso
morto
,
perché
avesse
ora
qualche
gioja
della
sua
vendetta
.
E
appunto
tutte
queste
cose
morte
gliela
rendevano
cosí
facile
.
Ecco
perché
sentiva
quella
frigidità
nauseosa
.
In
Nicoletta
Spoto
aveva
potuto
trovare
un
certo
compenso
,
un
rinfranco
alla
nausea
della
sua
abiezione
,
per
quella
e
con
quella
,
valeva
quasi
la
pena
d
'
esser
vile
...
Ma
suscitare
adesso
un
nuovo
scandalo
,
fare
un
affronto
a
un
uomo
come
don
Ippolito
Laurentano
,
per
Adelaide
Salvo
...
Forse
però
,
in
fin
dei
conti
,
sarebbe
stato
anche
un
sollievo
per
don
Ippolito
portargli
via
quella
moglie
!
Sul
momento
,
l
'
amor
proprio
ne
avrebbe
un
po
'
sofferto
;
ma
non
era
male
che
a
lui
così
favorito
sempre
dalla
sorte
,
bello
,
nobile
,
ricco
,
che
aveva
potuto
prendersi
il
gusto
e
la
soddisfazione
di
tener
sempre
alta
la
fronte
,
la
sorte
stessa
,
ora
,
all
'
ultimo
,
con
la
mano
di
lui
Capolino
,
allungasse
uno
scappellotto
,
così
di
passata
.
Ancora
un
'
altra
agevolazione
,
e
questa
davvero
inaspettata
,
e
tale
da
fargli
quasi
cader
le
braccia
,
trovò
,
appena
arrivato
alla
villa
.
Don
Ippolito
,
sdegnato
da
un
canto
dalla
sfiducia
del
vescovo
,
dall
'
altra
al
tutto
disilluso
dalla
risposta
di
Lando
,
arrivatagli
la
sera
avanti
da
Palermo
,
circa
la
possibilità
di
venire
a
un
accordo
col
partito
clericale
,
s
'
era
rifugiato
,
come
in
tante
altre
occasioni
bisognoso
di
conforto
,
nel
culto
delle
antiche
memorie
,
nell
'
opera
da
lungo
tempo
intrapresa
sulla
topografia
akragantina
.
Come
per
l
'
acropoli
,
così
per
l
'
emporio
d
'
Akragante
,
s
'
era
messo
contro
tutti
i
topografi
vecchi
e
nuovi
,
che
lo
designavano
alla
foce
dell
'
Hypsas
.
Quivi
egli
invece
sosteneva
che
fosse
soltanto
un
approdo
,
e
che
l
'
emporio
,
il
vero
emporio
,
Akragante
,
come
altre
antiche
città
greche
non
poste
propriamente
sul
mare
,
lo
avesse
lontano
,
in
qualche
insenatura
che
potesse
offrire
sicuro
ricovero
alle
navi
:
Atene
,
al
Pireo
;
Megara
attica
,
al
Niseo
;
Megara
sicula
,
allo
Xiphonio
.
Ora
,
qual
era
l
'
insenatura
piú
vicina
ad
Akragante
?
Era
la
così
detta
Cala
della
Junca
,
tra
Punta
Bianca
e
Punta
del
Piliere
.
Ebbene
là
,
dunque
,
nella
Cala
della
Junca
,
doveva
essere
l
'
emporio
akragantino
.
A
questa
conclusione
era
arrivato
con
la
scorta
d
'
un
antico
leggendario
di
Santa
Agrippina
.
Ed
era
lieto
e
soddisfatto
di
una
pagina
che
aveva
trovato
modo
d
'
inserire
nell
'
arida
discussione
topografica
,
per
descrivere
il
viaggio
delle
tre
vergini
Bassa
,
Paola
e
Agatonica
,
che
avevano
recato
per
mare
da
Roma
il
corpo
della
santa
martire
dell
'
imperatore
Valeriano
.
Non
era
dubbio
che
le
tre
vergini
fossero
approdate
col
corpo
della
santa
alla
spiaggia
agrigentina
,
in
un
luogo
detto
Lithos
in
greco
e
Petra
in
latino
,
quello
stesso
oggi
chiamato
Petra
Patella
,
o
Punta
Bianca
.
Orbene
,
nell
'
antico
agiografo
si
leggeva
che
al
momento
dell
'
approdo
delle
tre
vergini
un
monaco
che
usciva
dal
monastero
di
Santo
Stefano
nel
villaggio
di
Tyro
presso
l
'
emporio
,
avviato
ad
Agrigento
,
s
'
era
fermato
,
attratto
dal
soave
odore
che
emanava
dal
corpo
della
santa
,
ed
era
poi
corso
alla
città
ad
annunziare
quel
prodigio
al
vescovo
San
Gregorio
.
Se
,
come
volevano
i
vecchi
e
nuovi
topografi
,
l
'
emporio
era
alla
foce
dell
'
Hypsas
,
e
dunque
pur
lì
il
vicus
di
Tyro
e
il
monastero
di
Santo
Stefano
,
come
mai
quel
monaco
,
avviato
ad
Agrigento
,
s
'
era
potuto
imbattere
a
Punta
Bianca
nelle
tre
vergini
che
approdavano
col
corpo
della
santa
martire
?
Era
del
tutto
inammissibile
.
Il
monastero
di
Santo
Stefano
di
Tyro
doveva
esser
lì
,
presso
Punta
Bianca
,
e
dunque
pur
lì
l
'
emporio
.
E
la
prova
piú
convincente
era
nel
nome
di
quel
villaggio
,
uguale
a
quello
della
grande
città
fenicia
:
Tyro
.
Questo
nome
probabilmente
lo
avevano
dato
i
Cartaginesi
al
tempo
del
loro
attivo
commercio
con
gli
Akragantini
,
e
tale
per
qualche
monte
che
doveva
sorgere
presso
il
villaggio
:
tur
,
difatti
,
in
fenicio
significa
monte
.
Ne
sorgeva
forse
qualcuno
presso
la
foce
dell
'
Hypsas
?
No
;
il
monte
,
designato
anzi
come
per
antonomasia
il
Monte
Grande
,
sorge
là
appunto
,
presso
Punta
Bianca
,
e
domina
la
Cala
della
Junca
.
Don
Ippolito
,
quella
mattina
per
tempissimo
,
s
'
era
recato
a
cavallo
,
con
la
scorta
di
Sciaralla
e
di
altri
quattro
uomini
,
a
visitar
più
attentamente
quei
luoghi
,
e
in
ispecie
la
costa
di
quel
Monte
Grande
,
nella
contrada
detta
Litrasi
,
ove
sono
certi
loculi
creduti
da
alcuni
topografi
tombe
fenicie
,
ma
che
a
lui
parevano
molto
più
recenti
e
disposti
e
scavati
in
uno
stile
uso
in
Sicilia
al
tempo
del
basso
impero
,
sicché
potevano
risalire
agli
anni
del
vescovado
di
San
Gregorio
,
cioè
al
tempo
che
colà
erano
sbarcate
le
tre
fedeli
vergini
Bassa
,
Paola
e
Agatonica
con
la
salma
odorosa
della
santa
martire
Agrippina
.
Di
ritorno
,
benché
da
ogni
parte
gli
si
stendessero
amenissimi
allo
sguardo
nel
tepore
quasi
primaverile
immensi
tappeti
vellutati
di
verzura
,
qua
dorati
dal
sole
,
là
vaporosi
di
violente
ombre
violacee
,
sotto
il
turchino
intenso
e
ardente
del
cielo
,
don
Ippolito
,
guardando
le
sue
mani
appoggiate
su
l
'
arcione
della
sella
,
non
aveva
pensato
più
ad
altro
che
alla
morte
,
alla
sua
scomparsa
da
quei
luoghi
,
che
ormai
non
doveva
essere
lontana
.
Ma
contemplata
così
,
sotto
quel
sole
,
in
mezzo
a
tutto
quel
verde
,
mentre
il
corpo
si
dondolava
ai
movimenti
uguali
della
placida
cavalcatura
,
la
morte
non
gli
aveva
ispirato
orrore
,
bensì
un
'
alta
serenità
soffusa
di
rammarico
e
insieme
di
compiacenza
,
per
la
gentilezza
e
la
nobiltà
dei
pensieri
e
delle
cure
,
di
cui
aveva
sempre
intessuto
la
sua
vita
in
quei
luoghi
cari
,
a
cui
tra
poco
avrebbe
dato
l
'
ultimo
addio
.
E
s
'
era
immerso
a
lungo
in
quel
sentimento
nuovo
di
serenità
,
come
per
mondarsi
del
terrore
angoscioso
ch
'
essa
,
la
morte
,
gli
aveva
cagionato
finora
,
e
a
cui
doveva
quelle
indegne
sue
seconde
nozze
che
avevano
profanato
il
decoro
della
sua
vecchiezza
,
l
'
austerità
del
suo
esilio
.
Poco
dopo
mezzogiorno
,
rientrando
a
Colimbètra
,
stanco
della
lunga
cavalcata
,
sorprese
nel
salone
Capolino
e
donna
Adelaide
in
fitto
colloquio
:
questa
,
accesa
e
in
lacrime
;
quello
,
pallido
e
in
fervida
agitazione
.
si
fermò
su
la
soglia
,
con
un
piglio
più
di
nausea
che
di
sdegno
.
-
Oh
,
principe
...
-
fece
subito
Capolino
,
levandosi
in
piedi
,
smarrito
.
-
State
,
state
...
-
disse
don
Ippolito
,
protendendo
una
mano
,
più
per
impedirgli
d
'
accostarsi
,
che
per
fargli
cenno
di
restar
seduto
.
-
Non
vi
chiedo
scusa
del
ritardo
,
perché
la
signora
,
vedo
...
mi
avrà
dipinto
anche
a
voi
per
un
così
barbaro
uomo
,
che
non
vi
sarete
doluto
se
vi
è
mancata
finora
la
mia
compagnia
...
-
No
...
la
...
la
principessa
...
veramente
...
-
barbugliò
Capolino
.
Don
Ippolito
s
'
impostò
fieramente
e
disse
con
accigliata
freddezza
:
-
Può
andare
,
se
vuole
.
Ma
sappia
che
ciò
che
oggi
le
impedisce
di
uscire
dal
cancello
della
mia
villa
,
le
impedirà
domani
di
rientrarvi
.
E
ora
seguitate
pure
la
vostra
conversazione
.
Si
mosse
per
uscire
dal
salone
.
Capolino
tentò
di
sostenere
,
innanzi
alla
donna
,
la
sua
dignità
maschile
,
e
gli
disse
dietro
,
quasi
con
aria
di
sfida
,
ma
che
poteva
anche
parer
di
scusa
:
-
Voi
,
principe
,
mi
avete
fatto
chiamare
...
Don
Ippolito
,
già
arrivato
all
'
uscio
,
si
voltò
appena
,
tenendo
scostata
con
la
mano
la
portiera
:
-
Oh
,
per
una
cosa
da
nulla
,
-
disse
.
-
Ormai
...
ubbie
!
ubbie
!
E
passò
,
lasciando
ricadere
la
portiera
.
-
La
risposta
...
la
risposta
...
-
proruppe
subito
donna
Adelaide
,
alzandosi
soffocata
e
con
gli
occhi
tumidi
e
insanguati
dal
pianto
,
-
aspetto
fino
a
domani
la
risposta
,
o
che
venga
lui
qua
a
dirmi
se
debbo
proprio
crepare
e
farmi
pestar
la
faccia
cosí
-
Ma
certo
!
ma
certo
!
ma
certo
!
-
ribatté
Capolino
,
andandole
dietro
.
-
Come
vuoi
che
Flaminio
ti
dica
...
-
Me
lo
deve
dire
!
-
lo
interruppe
lei
,
frenetica
,
mostrando
i
denti
e
le
pugna
.
-
Questo
mi
deve
dire
,
con
la
sua
bocca
;
e
allora
sì
,
allora
sì
,
subito
!
faccio
lo
sproposito
!
sono
pronta
!
faccio
lo
sproposito
!
Entrò
in
quel
punto
Liborio
,
il
cameriere
favorito
del
principe
,
in
preda
a
un
'
ansia
spaventata
,
e
restò
un
momento
perplesso
alla
vista
del
pianto
e
dell
'
agitazione
della
signora
.
-
Eccellenza
...
Eccellenza
...
-
disse
,
-
il
signor
don
Salesio
...
-
Che
cos
'
è
?
-
domandò
con
rabbia
donna
Adelaide
.
-
Che
vuole
?
-
Niente
,
eccellenza
...
pare
che
...
E
Liborio
alzò
una
mano
a
un
gesto
vago
,
di
benedizione
.
-
Ah
,
fece
allora
donna
Adelaide
,
-
piantando
duramente
gli
occhi
in
faccia
a
Capolino
e
restando
un
tratto
a
guardarlo
accigliata
e
a
bocca
aperta
,
come
per
saper
da
lui
se
fosse
bene
o
male
,
che
giusto
in
quel
punto
quel
poveretto
morisse
.
-
Meglio
...
meglio
così
!
-
esclamò
poi
,
-
meglio
cosí
,
pover
'
uomo
...
Andiamo
,
Gnazio
,
andiamo
a
vederlo
...
E
corse
dietro
a
Liborio
,
seguita
da
Capolino
,
frastornato
e
turbato
.
-
L
'
ho
tenuto
qua
con
me
...
-
gli
diceva
,
andando
,
-
l
'
ho
trattato
...
l
'
ho
curato
...
Bella
gente
siete
stati
vojaltri
,
ad
abbandonarlo
così
...
povero
vecchio
...
Meglio
,
meglio
...
si
leva
di
patire
...
Anch
'
io
l
'
ho
trascurato
in
questi
ultimi
giorni
...
Assassini
!
Gli
hanno
dato
il
colpo
di
grazia
...
Ma
anche
lui
però
,
bisogna
dirlo
,
mangiava
troppo
...
troppi
dolci
...
-
Eh
sì
,
eccellenza
,
-
sospirò
Liborio
,
-
glielo
dicevo
anch
'
io
...
troppi
...
-
Piglia
,
piglia
,
Gnazio
...
m
'
è
caduto
il
fazzoletto
.
Oh
Bella
Madre
Santissima
,
che
puzzo
qui
!
E
si
turò
il
naso
con
una
mano
,
restando
davanti
alla
soglia
della
cameretta
in
cui
il
povero
vecchio
moriva
,
sostenuto
sul
letto
dal
cuoco
,
accorso
alla
chiamata
di
Liborio
.
Trattenuti
dall
'
orrore
istintivo
della
morte
,
ma
forse
più
dal
ribrezzo
per
l
'
estrema
magrezza
di
quel
volto
cartilaginoso
,
dai
peli
stinti
,
dai
globi
degli
occhi
già
induriti
sotto
le
pàlpebre
semichiuse
,
donna
Adelaide
e
Capolino
stavano
a
guardare
,
ancora
lì
su
la
soglia
,
allorché
videro
la
bocca
del
moribondo
aprirsi
,
aprirsi
sempre
più
,
spalancarsi
smisuratamente
,
come
forzata
con
violenza
crudele
da
una
molla
interna
.
-
Oh
Dio
!
-
gemette
donna
Adelaide
.
-
Perché
fa
così
?
Non
aveva
finito
di
dirlo
,
che
da
quella
bocca
springò
fuori
,
di
scatto
,
qualcosa
,
orribilmente
.
Donna
Adelaide
gettò
un
grido
di
raccapriccio
e
levò
le
mani
quasi
a
riparo
del
volto
.
Liborio
andò
a
guardare
sul
letto
e
,
scorgendovi
una
dentiera
aperta
:
-
Niente
,
eccellenza
!
-
disse
con
un
sorriso
pietoso
.
-
Ha
finito
di
mangiare
...
Il
cuoco
intanto
adagiava
sul
cuscino
il
capo
esanime
del
povero
vecchio
.
CAPITOLO
SETTIMO
Nella
vasta
sala
sonora
dell
'
antica
cancelleria
nel
palazzo
vescovile
,
dal
tetro
soffitto
affrescato
e
coperto
di
polvere
,
dalle
alte
pareti
dall
'
intonaco
ingiallito
,
ingombre
di
vecchi
ritratti
di
prelati
,
coperti
anch
'
essi
di
polvere
e
di
muffa
,
appesi
qua
e
là
senz
'
ordine
sopra
armarii
e
scansìe
stinte
e
tarlate
,
si
levò
un
brusìo
d
'
approvazioni
appena
monsignor
Montoro
,
con
la
sua
bella
voce
dalle
inflessioni
misurate
quasi
soffuse
di
pura
autorità
protettrice
,
finì
di
leggere
al
capitolo
della
cattedrale
e
a
molti
altri
canonici
e
beneficiali
,
lì
apposta
radunati
,
la
pastorale
ai
reverendi
parroci
della
diocesi
su
i
luttuosi
avvenimenti
che
funestavano
la
Sicilia
e
contristavano
ogni
cuor
cristiano
.
Da
un
versetto
di
San
Matteo
,
Monsignore
aveva
intitolato
quella
sua
pastorale
:
Semper
pauperes
habetis
vobiscum
.
Era
una
giornataccia
rigida
e
ventosa
di
gennajo
;
e
più
volte
durante
la
lettura
il
vescovo
e
anche
gli
ascoltatori
avevano
rivolto
gli
occhi
ai
vetri
dei
finestroni
che
pareva
volessero
cedere
alla
furia
urlante
della
libecciata
.
Tutta
la
lettura
calma
di
quella
mansueta
omelìa
aveva
avuto
l
'
accompagnamento
sinistro
di
sibili
acuti
e
veementi
,
di
cupi
,
lunghi
mugolìi
che
spesso
avevano
distratto
più
d
'
uno
,
diffondendo
nella
vasta
sala
vegliata
da
quei
ritratti
antichi
impolverati
e
ammuffiti
uno
sbigottito
rammarico
della
vanità
di
quella
interminabile
esercitazione
oratoria
.
Parecchi
se
n
'
erano
stati
a
guardare
attraverso
uno
di
quei
finestroni
il
terrazzino
d
'
una
vecchia
casa
dirimpetto
,
sul
quale
un
povero
matto
pareva
provasse
chi
sa
che
voluttà
,
forse
quella
del
volo
,
esposto
lì
al
vento
furioso
che
gli
faceva
svolazzare
attorno
al
corpo
la
coperta
del
letto
,
di
lana
gialla
,
posta
su
le
spalle
:
rideva
con
tutto
il
viso
squallido
,
e
aveva
negli
occhi
acuti
,
spiritati
,
come
un
lustro
di
lagrime
,
mentre
gli
scappavan
via
di
qua
e
di
là
,
come
fiamme
,
le
lunghe
ciocche
dei
capelli
rossigni
.
Quel
poverino
era
il
giovane
fratello
del
canonico
Batà
,
il
quale
si
trovava
anche
lui
nella
sala
,
attentissimo
in
vista
alla
lettura
del
vescovo
,
ma
dentro
di
sé
assorto
di
certo
in
pensieri
estranei
che
più
volte
lo
avevano
fatto
gestire
comicamente
.
Terminata
la
lettura
,
quelli
tra
i
più
vecchi
canonici
che
conoscevano
meglio
il
debole
del
loro
eccellentissimo
vescovo
s
'
affrettarono
a
circondar
la
tavola
,
innanzi
alla
quale
egli
stava
seduto
,
per
farsi
ripetere
chi
una
frase
e
chi
un
'
altra
fra
le
tante
,
di
cui
Monsignore
,
dal
modo
con
cui
le
aveva
proferite
,
era
parso
loro
dovesse
essere
più
contento
e
soddisfatto
.
-
Quella
,
quella
dell
'
esercito
di
Satana
,
eccellenza
,
come
dice
?
-
Allude
alla
massoneria
,
non
è
vero
,
vostra
eccellenza
?
come
dice
?
E
Monsignore
,
dentro
gongolante
,
ma
fuori
con
un
'
aria
di
stanca
condiscendenza
,
abbassando
su
i
chiari
occhi
ovati
quelle
sue
pàlpebre
lievi
come
veli
di
cipolla
,
e
crollando
il
capo
in
segno
di
affermazione
,
e
facendo
cenno
con
la
mano
d
'
aspettare
,
cercava
nel
foglio
e
ripeteva
:
-
Malvagia
e
ria
setta
...
malvagia
e
ria
setta
,
che
a
suo
architetto
ha
scelto
il
demonio
,
a
gerofante
il
giudeo
...
-
Ah
,
ecco
!
A
gerofante
il
giudeo
!
-
esclamavano
quelli
.
-
Stupenda
espressione
,
eccellenza
!
stupenda
...
-
Gagliarda
...
gagliarda
...
-
Ma
che
ventaccio
,
buon
Dio
!
-
riprendeva
a
lamentarsi
il
vescovo
,
afflitto
,
come
d
'
un
ingiusto
compenso
al
merito
di
quella
sua
fatica
.
I
più
giovani
canonici
,
intanto
,
che
piú
di
tutti
avevano
prestato
ascolto
alla
lettura
,
si
scambiavano
tra
loro
occhiate
di
disgusto
per
quei
vecchi
e
sciocchi
piaggiatori
,
o
di
dolorosa
rassegnazione
per
l
'
accoglienza
che
il
popolo
avrebbe
fatto
a
quel
vaniloquio
che
s
'
aggirava
tutto
quanto
attorno
a
una
non
più
ingenua
che
crudele
domanda
che
i
reverendi
parroci
avrebbero
dovuto
rivolgere
ai
poveri
della
diocesi
:
perché
mai
la
miseria
,
che
sempre
era
stata
e
sempre
sarebbe
stata
,
solamente
ora
perturbasse
così
gli
animi
e
gli
ordini
e
prorompesse
in
così
deplorabili
eccessi
.
Pareva
ad
alcuni
di
quei
giovani
prelati
,
che
Monsignore
avrebbe
potuto
almeno
parafrasare
per
gli
avvenimenti
dell
'
isola
l
'
enciclica
recente
di
S
.
S
.
Leone
XIII
,
De
conditione
opificum
,
nella
quale
era
pur
detto
che
i
proprietarii
dovessero
cessare
dall
'
usura
aperta
o
palliata
,
e
dal
tener
gli
operaj
in
conto
di
schiavi
,
e
dal
trafficare
sul
bisogno
dei
miseri
,
invece
di
mostrarsi
così
avverso
a
coloro
che
«
osavano
attentare
all
'
antica
rigidità
del
diritto
quiritario
»
.
Tanto
più
s
'
affliggevano
del
tono
di
quella
pastorale
del
loro
vescovo
,
in
quanto
che
,
proprio
il
giorno
avanti
,
in
difesa
dei
poveri
Pompeo
Agrò
aveva
pubblicato
un
fiero
opuscolo
,
nel
quale
,
dopo
aver
paragonato
le
condizioni
della
Sicilia
a
quelle
dell
'
Irlanda
,
e
messo
in
rilievo
il
linguaggio
e
l
'
atteggiamento
assunti
da
illustri
prelati
cattolici
,
inglesi
e
americani
,
nelle
questioni
economiche
e
sociali
del
momento
,
aveva
-
quasi
per
sfida
-
citato
l
'
insolente
risposta
del
reverendo
Mac
Glynn
,
curato
cattolico
di
New
York
,
all
'
invito
del
suo
vescovo
di
moderare
la
propaganda
rivoluzionaria
:
«
Ho
sempre
insegnato
,
Monsignore
,
e
sempre
insegnerò
,
fino
all
'
ultimo
respiro
,
che
la
terra
è
di
diritto
proprietà
comune
del
popolo
,
e
che
il
diritto
di
proprietà
individuale
sul
suolo
è
opposto
alla
giustizia
naturale
,
quantunque
sancito
dalle
leggi
civili
e
religiose
!
»
.
Era
quell
'
opuscolo
dell
'
Agrò
tutto
un
'
acerba
requisitoria
contro
l
'
ignoranza
e
l
'
accidia
del
clero
siciliano
.
Ed
ecco
che
,
a
un
giorno
di
distanza
,
quella
pastorale
del
loro
vescovo
veniva
a
darne
la
prova
più
schiacciante
.
Altri
in
crocchio
si
consigliavano
,
se
non
fosse
prudente
mandare
più
tardi
,
in
segreto
,
qualcuno
dei
vecchi
più
accetti
a
Monsignore
,
per
fargli
notare
a
quattr
'
occhi
anche
l
'
inopportunità
di
quella
pastorale
,
ora
che
in
paese
correva
la
voce
che
,
per
l
'
imperversare
ovunque
della
bufera
,
fosse
imminente
se
non
di
già
avvenuta
la
proclamazione
dello
stato
d
'
assedio
in
tutta
la
Sicilia
.
Si
faceva
anzi
il
nome
d
'
un
generale
dell
'
esercito
,
nominato
commissario
straordinario
con
pieni
poteri
;
quello
stesso
che
,
da
alcuni
giorni
,
era
sbarcato
a
Palermo
con
un
intero
corpo
d
'
armata
.
Si
diceva
che
per
prima
cosa
costui
aveva
fatto
arrestare
i
membri
del
Comitato
centrale
dei
Fasci
,
i
quali
la
sera
avanti
avevano
lanciato
un
proclama
rivoluzionario
ai
lavoratori
dell
'
isola
.
-
Sì
,
sì
,
eccolo
...
l
'
ho
qua
in
tasca
...
è
vero
!
è
vero
!
-
disse
uno
,
misteriosamente
.
-
Or
ora
,
fuori
,
lo
leggeremo
...
Ma
a
frastornare
e
ad
accrescere
la
curiosità
ansiosa
di
quel
crocchio
,
sopraggiunse
in
quel
punto
nella
sala
,
più
pallido
del
solito
e
anelante
,
il
giovane
segretario
del
vescovo
,
che
recava
evidentemente
la
conferma
di
quelle
gravissime
notizie
.
Si
affollarono
tutti
attorno
alla
tavola
.
-
Proclamato
?
-
Sì
,
sì
,
lo
stato
d
'
assedio
,
proclamato
;
e
ordinato
il
disarmo
della
popolazione
.
-
Anche
il
disarmo
?
Oh
bene
...
bene
...
-
E
arrestati
i
membri
del
Comitato
centrale
dei
Fasci
,
in
Palermo
.
-
Tutti
?
-
Non
tutti
;
alcuni
sono
riusciti
a
fuggire
.
Tra
questi
si
dice
,
anche
il
figlio
del
principe
di
Laurentano
.
-
Oh
Dio
,
che
sento
!
-
gemette
il
vescovo
.
-
Già
...
c
'
era
anche
lui
!
...
Fuggito
?
Fuggito
?
La
notizia
non
era
certa
:
molti
asserivano
che
anche
il
Laurentano
era
stato
arrestato
.
Subito
,
del
resto
,
tutta
la
Sicilia
sarebbe
occupata
militarmente
,
fin
nelle
più
piccole
borgate
,
cosicché
anche
quei
fuggiaschi
sarebbero
presi
e
tratti
in
arresto
.
-
Oh
Dio
,
che
sento
!
oh
Dio
,
che
sento
!
-
riprese
a
esclamare
Monsignore
.
-
Ma
dunque
...
siamo
davvero
a
questo
?
Di
nascosto
,
dalla
tasca
di
quel
giovine
prelato
venne
fuori
il
proclama
del
Comitato
,
diffuso
in
gran
copia
su
fogli
volanti
per
tutte
le
città
dell
'
isola
;
passò
dall
'
uno
all
'
altro
attorno
alla
tavola
;
ma
molti
non
sapevano
che
fosse
,
e
ognuno
,
saputolo
,
si
ricusava
d
'
aprirlo
e
ne
faceva
passaggio
al
più
presto
,
come
se
quella
carta
ripiegata
e
brancicata
bruciasse
o
insudiciasse
le
mani
,
finché
arrivò
a
quelle
del
giovine
segretario
che
la
spiegò
e
cominciò
a
leggerla
forte
alla
presenza
del
vescovo
,
tra
lo
stupore
e
lo
sgomento
d
'
alcuni
e
i
vivaci
commenti
o
di
derisione
o
d
'
indignazione
degli
altri
.
Trattando
come
da
potenza
a
potenza
col
Governo
,
il
Comitato
,
in
tono
solenne
,
domandava
a
nome
dei
lavoratori
della
Sicilia
:
l
'
abolizione
del
dazio
delle
farine
(
-
Eh
,
fin
qui
!
-
)
;
un
'
inchiesta
su
le
pubbliche
amministrazioni
,
col
concorso
dei
Fasci
(
-
Oh
bravi
!
Eh
,
scaltri
...
già
!
-
)
;
la
sanzione
legale
dei
patti
colonici
e
minerarii
deliberati
nei
congressi
del
partito
socialista
(
-
Come
come
?
Sanzione
legale
?
Eh
già
,
legale
!
Il
bollo
governativo
!
-
)
;
la
costituzione
di
collettività
agricole
e
industriali
,
mediante
i
beni
incolti
dei
privati
o
i
beni
comunali
dello
Stato
e
dell
'
asse
ecclesiastico
non
ancora
venduti
(
e
qui
si
scatenò
una
furia
di
proteste
,
una
confusione
di
gridi
,
tra
cui
predominavano
:
-
La
spoliazione
!
...
Briganti
!
...
Roba
di
nessuno
!
-
mentre
il
giovane
segretario
con
la
mano
faceva
cenno
di
tacere
,
ché
c
'
era
dell
'
altro
,
di
meglio
,
di
meglio
,
e
ripeteva
,
leggendo
nella
carta
:
-
Nonché
...
nonché
...
-
)
;
nonché
l
'
espropriazione
forzata
dei
latifondi
,
con
la
concessione
temporanea
agli
espropriati
di
una
lieve
rendita
annua
(
-
Oh
,
troppo
buoni
!
-
Troppa
grazia
!
-
Che
generosità
!
-
Che
degnazione
!
-
)
;
leggi
sociali
per
il
miglioramento
economico
e
morale
dei
proletarii
,
e
infine
la
bomba
:
stanziamento
nel
bilancio
dello
Stato
della
somma
di
venti
milioni
di
lire
per
procedere
alle
spese
necessarie
all
'
esecuzione
di
queste
domande
,
per
l
'
acquisto
degli
strumenti
da
lavoro
tanto
per
le
collettività
agricole
quanto
per
quelle
industriali
,
e
per
anticipare
alimenti
ai
socii
e
porre
le
collettività
in
grado
d
'
agire
utilmente
.
-
Ma
sono
pazzi
!
ma
sono
pazzi
!
-
proruppe
,
tra
il
baccano
generale
,
Monsignore
,
levandosi
in
piedi
.
-
Oh
Signore
Iddio
,
che
tracotanza
!
Ma
è
certo
,
eh
?
è
certo
l
'
arrivo
di
questo
corpo
d
'
armata
?
è
certo
,
eh
?
Qua
non
si
scherza
!
Oh
Dio
!
oh
Dio
!
Il
giovine
segretario
s
'
affrettò
a
rassicurarlo
,
poi
terminò
la
lettura
del
proclama
che
,
concludendo
,
raccomandava
la
calma
,
perché
coi
moti
isolati
e
convulsionarii
non
si
sarebbero
raggiunti
benefizii
duraturi
,
e
ammoniva
che
dalle
decisioni
del
governo
si
sarebbe
tratta
la
norma
della
condotta
da
tenere
.
Ma
Monsignore
,
scartando
con
ambo
le
mani
come
superflue
quelle
raccomandazioni
e
quegli
ammonimenti
,
ordinò
al
segretario
subito
di
mandare
a
stampa
la
sua
pastorale
che
certo
sonerebbe
gradita
a
quel
Generale
comandante
il
corpo
d
'
armata
;
e
sciolse
la
riunione
per
recarsi
in
fretta
a
Colimbètra
a
confortare
il
principe
di
Laurentano
.
Con
lungo
e
strepitoso
svolazzìo
di
tonache
e
di
tabarri
quella
frotta
di
canonici
,
investita
dal
vento
,
discese
dalle
alture
di
San
Gerlando
a
mescolarsi
al
subbuglio
della
città
.
Il
matto
,
sul
terrazzino
,
gridava
,
felice
,
agitando
la
coperta
gialla
,
come
per
rispondere
allo
svolazzare
di
tutti
quei
tabarri
neri
.
Correndo
a
Colimbètra
,
monsignor
Montoro
non
supponeva
di
certo
che
sentimenti
molto
simili
a
quelli
espressi
da
lui
con
tanta
untuosità
letteraria
nella
sua
pastorale
agitavano
l
'
animo
d
'
uno
di
coloro
ch
'
egli
aveva
poc
'
anzi
chiamato
pazzi
.
Al
primo
contatto
diretto
con
quei
così
detti
compagni
,
alle
ripercussioni
piú
vicine
e
più
frequenti
degli
episodii
sanguinosi
di
quella
sollevazione
popolare
,
Lando
Laurentano
s
'
era
veduto
chiamato
dagli
amici
in
Sicilia
a
rispondere
,
se
non
d
'
un
vero
delitto
,
poiché
non
poteva
diffidare
della
loro
buona
fede
,
certo
d
'
una
enorme
pazzia
.
Sempre
per
quella
infatuazione
,
dovuta
forse
in
gran
parte
,
quasi
un
abbagliamento
,
al
calore
stesso
della
terra
che
dava
tanta
teatralità
di
voce
e
di
gesti
alla
vita
dei
suoi
compaesani
,
e
di
cui
egli
-
volontariamente
rigido
-
aveva
avuto
sempre
un
così
aspro
dispetto
!
Come
avevano
potuto
illudersi
i
suoi
amici
d
'
essere
riusciti
in
pochi
mesi
,
con
le
loro
prediche
,
a
rompere
quella
dura
scorza
secolare
di
stupidità
armata
di
diffidenza
e
d
'
astuzie
animalesche
,
che
incrostava
la
mente
dei
contadini
e
dei
solfaraj
di
Sicilia
?
Come
avevano
potuto
credere
possibile
una
lotta
di
classe
,
dove
mancava
ogni
connessione
e
saldezza
di
principii
,
di
sentimenti
e
di
propositi
,
non
solo
,
ma
la
più
rudimentale
cultura
,
ogni
coscienza
?
Tutta
,
da
cima
a
fondo
,
la
tattica
era
sbagliata
.
Non
una
lotta
di
classe
,
impossibile
in
quelle
condizioni
,
ma
una
cooperazione
delle
classi
era
da
tentare
,
poiché
in
tutti
gli
ordini
sociali
in
Sicilia
era
vivo
e
profondo
il
malcontento
contro
il
governo
italiano
,
per
l
'
incuria
sprezzante
verso
l
'
isola
fin
dal
1860
.
Da
una
parte
il
costume
feudale
,
l
'
uso
di
trattar
come
bestie
i
contadini
,
e
l
'
avarizia
e
l
'
usura
;
dall
'
altra
l
'
odio
inveterato
e
feroce
contro
i
signori
e
la
sconfidenza
assoluta
nella
giustizia
,
si
paravano
come
ostacoli
insormontabili
a
ogni
tentativo
per
quella
cooperazione
.
Ma
se
disperata
poteva
apparire
l
'
impresa
,
forse
non
meno
disperata
si
scopriva
adesso
quella
che
i
suoi
amici
avevano
voluto
tentare
,
agevolati
sul
principio
,
inconsciamente
e
sciaguratamente
,
dall
'
inerzia
del
Governo
che
incoraggiava
tutti
a
osare
?
Sprofondato
in
quel
momento
a
Roma
fino
alla
gola
nel
pantano
dello
scandalo
bancario
e
fiducioso
qua
in
Sicilia
nella
sua
polizia
o
inetta
o
arrogante
e
soverchiatrice
,
il
Governo
,
senza
darsi
cura
dei
mali
che
da
tanti
anni
affliggevano
l
'
isola
,
senza
rispetto
né
per
la
legge
né
per
le
pubbliche
libertà
,
con
l
'
inerzia
o
con
le
provocazioni
aveva
favorito
e
stimolato
il
rapido
formarsi
di
quelle
associazioni
proletarie
che
,
se
avessero
subito
ottenuto
qualche
miglioramento
anche
lieve
dei
patti
colonici
e
minerarii
,
e
se
non
fossero
state
sanguinosamente
aizzate
,
presto
,
senz
'
alcun
dubbio
,
si
sarebbero
sciolte
da
sé
,
prive
com
'
erano
d
'
ogni
sentimento
solidale
e
senz
'
alcun
lievito
di
coscienza
o
ombra
d
'
idealità
.
Questo
,
Lando
Laurentano
aveva
compreso
ora
,
troppo
tardi
,
sul
luogo
;
e
l
'
animo
esacerbato
con
cui
era
accorso
all
'
invito
gli
era
rimasto
oppresso
da
uno
stupore
pieno
di
tetra
ambascia
,
come
se
i
suoi
amici
gli
avessero
empito
di
stoppa
la
bocca
arsa
di
sete
.
Scosso
dall
'
urgenza
di
correre
a
qualche
riparo
sotto
la
minaccia
incombente
d
'
una
violenta
,
schiacciante
repressione
da
parte
del
governo
,
s
'
era
opposto
con
indignazione
ai
consigli
di
prudenza
dei
suoi
amici
,
smarriti
e
sbigottiti
dalla
gravità
estrema
del
mornento
.
Prudenza
?
Ora
che
,
a
distanza
di
pochi
giorni
,
nei
piccoli
paesi
dell
'
interno
,
a
Giardinello
,
di
appena
ottocento
abitanti
,
a
Lercara
,
a
Pietraperzìa
,
a
Gibellina
,
a
Marinèo
,
uscivano
e
si
raccoglievano
in
piazza
mandre
di
gente
senz
'
alcuna
intesa
,
senz
'
altra
bandiera
che
i
ritratti
del
re
e
della
regina
,
senz
'
altra
arma
che
una
croce
imbracciata
da
qualche
donna
lacera
e
infuriata
in
capo
alla
processione
,
e
s
'
avviavano
cieche
incontro
ai
fucili
d
'
una
ventina
di
soldati
,
a
cui
più
che
altro
la
paura
di
vedersi
sopraffatti
consigliava
all
'
improvviso
di
far
fuoco
,
senza
neppure
aspettarne
il
comando
?
sì
,
nessuno
aveva
suggerito
loro
quelle
processioni
che
finivano
in
eccidii
;
ma
di
esse
e
di
tutti
gli
atti
inconsulti
e
del
sangue
di
quei
macellati
si
doveva
ora
rispondere
,
appunto
perché
quelle
mandre
cieche
s
'
eran
credute
atte
e
mature
ad
accogliere
la
dimostrazione
dei
loro
diritti
.
Come
tirarsi
più
indietro
,
ora
,
e
consigliar
prudenza
?
No
,
non
c
'
era
più
altro
scampo
,
ormai
,
che
nell
'
ultimo
prorompimento
di
quella
pazzia
:
bisognava
immolarsi
insieme
con
quelle
vittime
.
E
Lando
Laurentano
aveva
sdegnosamente
rifiutato
di
apporre
la
firma
a
quel
manifesto
del
Comitato
centrale
ai
lavoratori
dell
'
isola
,
che
nella
solennità
del
tono
perentorio
gli
era
sembrato
anche
ridicolo
,
non
tanto
per
i
patti
e
le
condizioni
che
poneva
al
Governo
,
ma
in
quanto
mancava
ogni
realtà
di
coscienza
e
di
forza
in
coloro
nel
cui
nome
li
poneva
.
Di
reale
,
non
c
'
era
altro
che
la
disperazione
di
tanti
infelici
,
condannati
dall
'
ignoranza
a
una
perpetua
miseria
;
e
il
sangue
,
il
sangue
di
quelle
vittime
.
A
viva
forza
,
appena
proclamato
lo
stato
d
'
assedio
,
s
'
era
fatto
trascinare
da
Lino
Apes
alla
fuga
.
Era
fuggito
,
non
per
le
ragioni
che
l
'
Apes
nella
concitazione
del
momento
gli
aveva
gridate
,
ma
per
l
'
invincibile
repugnanza
di
far
la
figura
dell
'
apostolo
o
dell
'
eroe
o
del
martire
,
esposto
nella
gabbia
d
'
un
tribunale
militare
alla
curiosità
e
all
'
ammirazione
delle
dame
dell
'
aristocrazia
palermitana
a
lui
ben
note
.
A
compagni
nella
fuga
,
oltre
l
'
Apes
,
aveva
avuto
il
Bruno
,
l
'
Ingrao
e
Cataldo
Sclàfani
,
tutti
e
tre
travestiti
.
Che
riso
,
misto
di
sdegno
e
di
compassione
,
che
avvilimento
insieme
e
che
ribrezzo
,
gli
aveva
destato
la
vista
irriconoscibile
di
quest
'
ultimo
,
senza
più
quel
fascio
di
pruni
che
gli
copriva
le
guance
e
il
mento
!
Pareva
che
gli
occhi
e
la
voce
ancora
non
lo
sapessero
,
e
producevano
un
ridicolissimo
effetto
di
smarrimento
nelle
loro
espressioni
,
di
cui
già
tanta
parte
era
quella
barba
che
adesso
mancava
.
Ma
quel
travestimento
non
tradiva
,
in
verità
,
alcuna
paura
in
nessuno
dei
tre
;
era
come
imposto
dalla
parte
che
la
necessità
della
fuga
assegnava
loro
in
quel
momento
;
ed
entrava
in
esso
anche
,
e
non
per
poco
,
il
fatuo
puntiglio
della
scaltrezza
isolana
,
di
fuggire
alla
sopraffazione
della
forza
pubblica
.
S
'
erano
internati
nell
'
isola
,
correndo
innanzi
alle
milizie
che
da
Palermo
si
disponevano
a
invadere
le
altre
provincie
.
Se
fossero
riusciti
a
traversarla
tutta
,
si
sarebbero
rifugiati
a
Valsanìa
,
e
di
là
si
sarebbero
imbarcati
per
Malta
o
per
Tunisi
.
Sarebbe
piaciuto
a
Lando
di
spatriare
a
Malta
,
luogo
d
'
esilio
di
suo
nonno
,
non
perché
ardisse
di
comparar
la
sua
sorte
a
quella
di
lui
,
ma
perché
da
un
pezzo
aveva
in
animo
di
recarsi
a
Bùrmula
a
rintracciarne
,
se
gli
fosse
possibile
,
i
resti
mortali
,
con
le
indicazioni
di
Mauro
Mortara
,
non
ben
sicure
veramente
,
poiché
il
seppellimento
era
avvenuto
nella
confusione
della
gran
morìa
a
Malta
nel
1852
.
Invano
Lino
Apes
,
pigliando
pretesto
dagli
incidenti
e
dai
disagi
della
fuga
precipitosa
,
ora
a
piedi
,
ora
su
carretti
senza
molle
,
ora
su
vetturette
sgangherate
,
su
per
monti
,
giù
per
vallate
,
in
cerca
di
cibo
e
di
ricovero
,
aveva
tentato
di
dimostrare
agli
amici
che
,
dopo
tutto
,
quello
che
facevano
non
era
cosa
tanto
seria
,
di
cui
,
volendo
,
non
si
potesse
anche
ridere
.
Era
,
per
esempio
,
lo
strappo
alle
loro
illusioni
una
ragione
sufficiente
perché
non
si
désse
alcuna
importanza
a
quello
che
egli
s
'
era
fatto
ai
calzoni
,
scendendo
da
un
carretto
?
Più
vecchie
di
Tiberio
Gracco
,
quelle
illusioni
;
e
i
suoi
calzoni
erano
nuovi
!
Dove
aveva
lasciato
Cataldo
Sclàfani
il
pacco
della
sua
magnifica
barba
?
Niente
meglio
che
un
pelo
di
quella
barba
-
pensando
filosoficamente
-
avrebbe
potuto
rammendare
i
suoi
calzoni
!
Lo
squallido
aspetto
dei
luoghi
,
nella
desolazione
invernale
,
la
costernazione
per
il
cammino
incerto
e
faticoso
,
l
'
ansia
di
apprendere
notizie
qua
e
là
di
quanto
era
accaduto
dal
momento
della
loro
fuga
,
avevano
lasciato
senz
'
eco
di
riso
le
arguzie
di
Lino
Apes
.
Dalle
impressioni
a
mano
a
mano
raccolte
,
internandosi
sempre
più
,
su
quelle
misure
eccezionali
adottate
all
'
improvviso
dal
governo
,
era
sorto
nell
'
animo
di
Lando
più
fermo
il
convincimento
dello
sbaglio
commesso
dai
suoi
amici
.
L
'
antico
,
profondo
malcontento
dei
Siciliani
era
d
'
un
tratto
diventato
ovunque
fierissima
indignazione
:
per
quanto
i
più
alti
ordini
sociali
fossero
spaventati
dalle
agitazioni
popolari
,
ora
,
di
fronte
a
quella
sopraffazione
militare
,
a
quell
'
aria
di
nemico
invasore
della
milizia
che
aboliva
per
tutti
ogni
legge
e
sopprimeva
ogni
garanzia
costituzionale
,
si
sentivano
inclinati
se
non
ad
affratellarsi
con
gli
infimi
,
se
non
a
scusarli
,
almeno
a
riconoscere
che
infine
questi
,
finora
,
nei
conflitti
,
avevano
avuto
sempre
la
peggio
,
né
mai
s
'
erano
sollevati
a
mano
armata
,
e
che
,
se
a
qualche
eccesso
erano
trascesi
,
vi
erano
stati
crudelmente
e
balordamente
aizzati
dagli
eccidii
.
La
nativa
fierezza
,
comune
a
tutti
gli
isolani
,
si
ribellava
a
questa
nuova
onta
che
il
governo
italiano
infliggeva
alla
Sicilia
,
invece
di
un
tardo
riparo
ai
vecchi
mali
;
e
per
tutto
era
un
fremito
di
odio
alle
notizie
che
giungevano
,
di
paesi
circondati
da
reggimenti
di
fanteria
,
da
squadroni
di
cavalleria
,
per
trarre
in
arresto
a
centinaja
,
senz
'
alcun
discernimento
e
con
furia
selvaggia
,
ricchi
e
poveri
,
studenti
e
operaj
,
e
qua
consiglieri
e
là
maestri
e
segretarii
comunali
,
e
donne
e
vecchi
e
finanche
fanciulli
:
soppressa
la
stampa
;
sottoposta
a
censura
anche
la
corrispondenza
privata
;
tutta
l
'
isola
tagliata
fuori
dal
consorzio
civile
e
resa
legata
e
disarmata
all
'
arbitrio
d
'
una
dittatura
militare
.
Come
un
cavallo
riottoso
,
cacciato
contro
sua
voglia
lontano
dagli
ostacoli
che
avrebbe
dovuto
superare
,
a
un
tratto
,
investito
da
una
raffica
turbinosa
,
aombra
e
s
'
impenna
e
recalcitra
,
fremendo
in
tutti
i
muscoli
,
Lando
Laurentano
,
investito
dalla
veemenza
di
quell
'
indignazione
generale
,
a
un
certo
punto
s
'
era
impuntato
,
sentendosi
soffocare
dall
'
avvilimento
della
sua
fuga
.
Era
proprio
il
momento
di
fuggire
,
quello
?
di
lasciare
il
campo
?
Il
terreno
scottava
sotto
i
piedi
;
l
'
aria
era
tutta
una
fiamma
.
Possibile
che
l
'
isola
,
da
un
capo
all
'
altro
fremente
,
si
lasciasse
schiacciare
,
pestare
così
,
senza
insorgere
con
l
'
esasperazione
dell
'
odio
sì
lungamente
represso
e
ora
sì
brutalmente
provocato
?
Forse
bastava
un
grido
!
Forse
bastava
che
uno
si
facesse
avanti
!
Giunti
a
Imera
,
alla
notizia
che
in
un
paese
lì
presso
,
a
Santa
Caterina
Villarmosa
,
il
popolo
era
insorto
,
Lando
non
poté
piú
stare
alle
mosse
,
e
,
non
ostante
che
gli
amici
facessero
di
tutto
per
trattenerlo
,
gridandogli
che
non
c
'
era
più
nulla
da
tentare
,
da
sperare
e
che
andrebbe
a
cacciarsi
da
sé
balordamente
tra
le
grinfie
della
forza
pubblica
,
volle
andare
.
Solo
Lino
Apes
lo
seguì
,
ma
con
la
speranza
di
raffreddarlo
e
d
'
arrestarlo
a
mezza
via
,
assumendo
per
l
'
occasione
,
come
meglio
poté
,
la
parte
di
Sancio
,
perché
l
'
amico
,
che
sapeva
sensibile
al
ridicolo
,
si
scoprisse
accanto
a
lui
Don
Chisciotte
.
E
difatti
,
presto
,
i
giganti
che
Lando
nell
'
esaltazione
s
'
era
figurato
di
vedere
in
quei
popolani
di
Santa
Caterina
Villarmosa
,
insorgenti
a
sfida
della
proclamazione
dello
stato
d
'
assedio
,
gli
si
scoprirono
molini
a
vento
.
Nei
pressi
del
paese
,
seppero
che
colà
non
si
sapeva
ancor
nulla
di
quella
proclamazione
:
un
manifesto
era
stato
attaccato
ai
muri
,
ma
il
popolino
lo
ignorava
;
e
,
ignorandolo
,
al
solito
,
come
altrove
,
coi
ritratti
del
re
e
della
regina
,
un
crocefisso
in
capo
alla
processione
,
gridando
-
Viva
il
re
!
abbasso
le
tasse
!
-
s
'
era
messo
a
percorrere
le
vie
del
paese
,
finché
,
uscendo
dalla
piazza
e
imboccando
una
strada
angusta
che
la
fronteggiava
,
vi
aveva
trovato
otto
soldati
e
quattro
carabinieri
appostati
.
L
'
ufficiale
che
li
comandava
(
non
per
niente
si
chiamava
Colleoni
)
aveva
preso
questo
partito
con
strategia
sopraffina
,
perché
la
folla
inerme
,
lì
calcata
e
pigiata
,
alle
intimazioni
di
sbandarsi
non
si
potesse
più
muovere
;
e
lì
non
una
,
ma
più
volte
,
aveva
ordinato
contro
di
essa
il
fuoco
.
Undici
morti
,
innumerevoli
feriti
,
tra
cui
donne
,
vecchi
,
bambini
.
Ora
,
tutto
era
calmo
,
come
in
un
cimitero
.
Solo
,
qua
e
là
,
il
grido
dei
parenti
che
piangevano
gli
uccisi
,
e
i
gemiti
dei
feriti
.
-
Ti
basta
?
-
domandò
Lino
Apes
a
Lando
.
Questi
si
volse
al
vecchio
contadino
che
aveva
dato
quei
ragguagli
e
che
,
paragonando
il
paese
a
un
cimitero
,
aveva
indicato
una
collina
lì
presso
su
cui
sorgevano
alcuni
cipressi
,
e
gli
domandò
:
-
Sono
lì
?
Il
vecchio
contadino
,
con
gli
occhi
aguzzi
d
'
odio
e
intensi
di
pietà
,
crollò
più
volte
il
capo
;
poi
tese
le
dita
delle
due
mani
deformi
e
terrose
,
per
significare
prima
dieci
e
poi
uno
;
e
con
lo
sguardo
e
col
silenzio
,
che
seguì
a
quel
muto
parlare
,
espresse
chiaramente
ch
'
egli
li
aveva
veduti
.
Lando
si
mosse
verso
la
collina
.
-
Ho
capito
!
-
sospirò
Lino
Apes
.
-
Ora
divento
Orazio
...
Seconda
rappresentazione
:
Amleto
al
cimitero
.
Nel
piccolo
,
squallido
camposanto
su
la
collina
,
tranne
il
custode
freddoloso
,
con
un
leggero
scialle
di
lana
appeso
alle
spalle
,
non
c
'
era
nessuno
.
Seduto
su
uno
sgabelletto
,
a
sinistra
dell
'
entrata
,
quegli
stava
a
guardare
apaticamente
,
nel
silenzio
desolato
,
le
casse
schierate
per
terra
innanzi
a
sé
,
come
un
pastore
la
sua
mandra
.
Aspettava
la
visita
e
le
disposizioni
dell
'
autorità
giudiziaria
,
per
il
seppellimento
.
Vedendo
entrare
quei
due
,
si
voltò
,
poi
subito
s
'
alzò
e
si
tolse
il
berretto
,
credendo
che
fossero
il
giudice
e
il
commissario
di
polizia
.
Lino
Apes
gli
si
diede
a
conoscere
per
giornalista
,
insieme
col
compagno
,
e
Lando
lo
pregò
di
fargli
vedere
qualcuno
di
quei
cadaveri
.
Il
custode
allora
si
chinò
su
una
delle
casse
,
più
grande
delle
altre
,
tinta
di
grigio
,
con
due
fasce
nere
in
croce
,
e
tolse
una
grossa
pietra
che
stava
sul
coperchio
Due
cadaveri
in
quella
cassa
,
uno
su
l
'
altro
:
uno
con
la
faccia
sotto
i
piedi
dell
'
altro
.
Quello
di
sopra
era
d
'
un
ragazzo
.
Divaricate
,
le
gambe
;
la
testa
,
affondata
tra
i
piedi
del
compagno
.
A
guardarlo
così
capovolto
,
pareva
dicesse
,
in
quell
'
atteggiamento
:
-
No
!
No
!
-
con
tutto
il
visino
smunto
,
dagli
occhi
appena
socchiusi
,
contratti
ancora
dall
'
angoscia
dell
'
agonia
.
No
,
quella
morte
;
no
,
quell
'
orrore
;
no
,
quella
cassa
per
due
,
attufata
da
quel
lezzo
crudo
e
acre
di
carneficina
.
La
piú
raccapricciante
era
la
vista
dell
'
altro
,
di
tra
le
scarpe
logore
del
ragazzo
,
coi
grandi
occhi
neri
ancora
sbarrati
e
un
po
'
di
barba
fulva
sotto
il
mento
.
Era
d
'
un
contadino
nel
pieno
vigore
delle
forze
.
Con
quei
terribili
occhi
sbarrati
al
cielo
,
dal
corpo
supino
chiedeva
vendetta
di
quell
'
ultima
atrocità
,
del
peso
di
quell
'
altra
vittima
sopra
di
sé
.
-
Vedete
,
Signore
,
-
pareva
dicesse
,
-
vedete
che
hanno
fatto
!
Non
una
parola
poté
uscire
dalle
labbra
di
Lando
e
dell
'
Apes
;
e
il
custode
richiuse
il
coperchio
e
di
nuovo
vi
impose
la
grossa
pietra
.
Dopo
altre
e
altre
casse
di
nudo
abete
,
misere
,
una
ve
n
'
era
,
foderata
di
chiara
stoffa
celeste
,
piccola
,
così
piccola
,
che
a
Lando
sorse
,
nel
dubbio
,
la
speranza
che
almeno
quella
non
fosse
della
strage
.
Guardò
il
custode
che
vi
si
era
affisato
,
e
dal
modo
con
cui
la
mirava
comprese
che
,
sì
,
anche
quella
...
anche
quella
...
Glielo
domandò
e
il
custode
,
dopo
avere
un
po
'
tentennato
il
capo
,
rispose
:
-
Una
'
nnucenti
...
(
Una
fanciullina
)
.
-
Si
può
vederla
?
Lino
Apes
,
rivoltato
e
su
le
spine
,
si
ribellò
:
-
No
,
lascia
,
via
,
Lando
!
Non
vedi
?
La
cassa
è
inchiodata
...
-
Oh
,
per
questo
...
-
fece
il
custode
,
togliendo
di
tasca
un
ferruzzo
.
-
Devo
schiodarla
per
il
giudice
istruttore
.
Ci
vuol
poco
...
E
si
chinò
a
schiodare
il
lieve
coperchio
,
con
cura
per
la
gentilezza
di
quella
stoffa
celeste
.
I
chiodi
si
staccavano
docili
dal
legno
molle
,
a
ogni
spinta
.
Scoperchiata
la
piccola
bara
,
vi
apparve
dentro
la
fanciullina
non
ancora
irrigidita
dalla
morte
,
ancora
rosea
in
viso
,
con
la
testina
ricciuta
,
un
po
'
volta
da
un
lato
,
e
le
braccia
distese
lungo
i
fianchi
.
Ma
la
boccuccia
rossa
era
coperta
di
bava
e
dal
nasino
le
colava
una
schiuma
sanguigna
,
gorgogliante
ancora
,
a
intervalli
che
pareva
avessero
la
regolarità
del
respiro
.
-
Ma
è
viva
!
-
esclamò
Lando
,
con
raccapriccio
.
Il
custode
sorrise
amaramente
:
-
Viva
?
-
e
ripose
il
coperchio
.
La
avrebbe
fatta
andar
via
ancora
viva
quella
mamma
che
così
l
'
aveva
pettinata
e
acconciata
,
che
con
tanto
amore
aveva
adornato
di
quella
chiara
stoffa
celeste
la
piccola
bara
?
-
Questo
hanno
fatto
...
-
mormorò
Lando
.
E
Lino
Apes
e
il
custode
credettero
ch
'
egli
alludesse
ai
soldati
,
che
avevano
ucciso
quella
povera
bimba
.
Lando
Laurentano
,
invece
,
alludeva
ai
suoi
compagni
,
e
aveva
innanzi
alla
mente
non
più
l
'
immagine
di
quella
piccina
,
la
quale
almeno
aveva
avuto
le
cure
della
gentile
pietà
materna
,
ma
l
'
immagine
atroce
di
quell
'
altra
vittima
grande
,
con
su
la
faccia
le
scarpe
dell
'
altro
cadavere
,
e
gli
occhi
sbarrati
,
pieni
di
smisurata
angoscia
,
rivolti
al
cielo
.
Nell
'
antico
palazzo
dei
De
Vincentis
,
fuori
annerito
dal
tempo
e
tutto
screpolato
come
una
rovina
,
dai
balconi
e
dalla
vasta
terrazza
vellutati
di
muschio
,
con
le
ringhiere
a
gabbia
arrugginite
,
ma
dentro
,
negli
ampii
cameroni
,
pieno
di
luce
e
di
pace
,
con
quei
santi
e
fiori
di
cera
nelle
campane
di
cristallo
che
pareva
diffondessero
per
tutto
un
odor
di
badìa
,
il
silenzio
stampato
sui
mattoni
coi
rettangoli
di
sole
delle
invetriate
che
s
'
allungavano
lentissimamente
sempre
più
,
seguiti
dal
fervor
lento
e
lieve
del
pulviscolo
,
era
rotto
da
un
cupo
romore
cadenzato
di
passi
.
Da
una
settimana
Vincente
De
Vincentis
,
dimentico
dei
codici
arabi
della
biblioteca
di
Itria
,
se
ne
stava
in
una
camera
,
avvolto
in
un
vecchio
pastrano
stinto
,
col
bavero
alzato
,
a
passeggiare
dalla
mattina
alla
sera
,
con
le
mani
adunche
,
afferrate
dietro
il
dorso
,
il
capo
ciondoloni
e
gli
occhi
tra
i
peli
,
quasi
ciechi
,
poiché
in
casa
non
portava
mai
gli
occhiali
.
Nella
stanza
accanto
,
presso
la
vetrata
del
balcone
,
stava
seduta
a
far
la
calza
,
con
uno
scialle
grigio
di
lana
addosso
e
un
fazzoletto
nero
in
capo
di
lana
,
anch
'
esso
annodato
sotto
il
mento
,
boffice
e
placida
come
una
balla
,
donna
Fana
,
la
vecchia
casiera
.
Per
metà
dentro
al
rettangolo
di
sole
,
quasi
vaporava
nella
luce
,
e
la
calugine
dello
scialle
di
lana
,
accesa
,
brillava
con
gli
atomi
volteggianti
del
pulviscolo
.
Donna
Fana
aveva
composto
con
le
sue
mani
nelle
bare
prima
il
padrone
,
morto
giovane
,
poi
la
padrona
,
di
cui
,
più
che
la
serva
,
era
stata
l
'
amica
e
la
consigliera
,
e
aveva
veduto
nascere
e
crescere
tra
le
sue
braccia
i
due
padroncini
,
ora
affidati
del
tutto
alle
sue
cure
.
Da
giovane
,
era
stata
conversa
nel
monastero
di
San
Vincenzo
,
ed
era
rimasta
«
senza
mondo
»
com
'
ella
diceva
,
cioè
vergine
e
quasi
monaca
di
casa
.
Traeva
a
quando
a
quando
,
come
nel
monastero
,
certi
sospiri
ardenti
,
seguiti
dall
'
immancabile
esclamazione
:
-
Se
fossi
là
!
Ma
non
c
'
era
più
nessuno
che
le
domandasse
,
come
usava
tra
le
monache
:
«
Dove
,
sorella
mia
?
»
perché
ella
potesse
rispondere
in
un
altro
sospiro
:
-
Con
gli
angeletti
!
Ma
nella
pace
degli
angeli
,
veramente
,
era
stata
sempre
,
in
quella
casa
.
La
padrona
:
una
vera
santa
,
ingenua
fino
a
grande
come
una
bambina
,
incapace
di
pensare
il
male
,
e
tutta
dedita
alla
religione
e
alle
opere
di
misericordia
;
quei
due
figliuoli
:
anch
'
essi
uno
più
buono
dell
'
altro
,
costumati
e
timorati
di
Dio
.
Ora
,
poteva
mai
il
Signore
abbandonare
quella
casa
e
lasciarla
andare
in
rovina
?
Donna
Fana
pareva
fosse
a
parte
di
tutti
i
voleri
di
Dio
;
e
parlava
del
Paradiso
,
come
se
già
vi
fosse
e
seguitasse
a
farvi
la
calza
sotto
gli
occhi
del
Padre
Eterno
,
di
cui
sapeva
dire
dove
e
come
stava
seduto
,
insieme
con
Gesù
Nostro
Salvatore
e
la
Bella
Madre
.
Da
tempo
aveva
preparato
i
capi
di
biancheria
e
la
veste
e
le
pianelle
di
panno
e
il
fazzoletto
di
seta
per
comparire
al
Giudizio
Universale
,
sicurissima
che
il
Giudice
Supremo
l
'
avrebbe
chiamata
tra
gli
eletti
,
così
tutta
bella
pulita
e
rassettata
;
e
ogni
sera
faceva
una
speciale
orazione
a
Santa
Brigida
,
che
doveva
annunziarle
in
sogno
,
tre
giorni
prima
,
l
'
ora
precisa
della
morte
,
perché
fosse
pronta
e
in
regola
coi
sagramenti
.
Non
si
angustiava
dunque
di
nulla
;
e
per
lei
tutta
quella
costernazione
di
Vincente
(
ch
'
ella
chiamava
don
Tinuzzo
)
era
una
fanciullaggine
.
La
raffermava
in
questa
opinione
,
non
solo
la
fiducia
in
Dio
,
ma
anche
la
fede
incrollabile
che
la
ricchezza
di
quel
casato
non
potesse
aver
mai
fine
.
E
seguitava
a
governare
con
l
'
antica
abbondanza
,
per
modo
che
tutte
le
poverelle
del
vicinato
venissero
a
fin
di
tavola
a
spartirsi
il
superfluo
e
i
resti
del
desinare
,
come
al
solito
per
tanti
anni
;
e
a
tener
provvista
la
dispensa
d
'
ogni
ben
di
Dio
,
e
a
preparare
con
le
sue
mani
ai
padroncini
i
rosolii
e
i
dolci
tradizionali
,
imparati
alla
badìa
,
il
cùscusu
di
riso
e
pistacchi
,
i
pesci
dolci
di
pasta
di
mandorla
,
le
pignoccate
,
e
tutte
le
conserve
e
le
cotognate
e
i
frutti
in
giulebbe
.
Forse
,
sì
,
qualche
cosa
raspava
,
sotto
sotto
,
don
Jaco
Pàcia
,
l
'
amministratore
.
-
Ma
che
?
-
domandava
a
Ninì
,
dopo
qualche
sfuriata
del
fratello
maggiore
.
-
Mollichelle
,
figlio
mio
,
mollichelle
!
Uomo
di
chiesa
anche
lui
,
don
Jaco
Pàcia
,
era
mai
possibile
che
rubasse
come
e
quanto
diceva
don
Tinuzzo
?
Ma
se
a
lei
don
Jaco
seguitava
a
dare
per
l
'
andamento
di
casa
quello
stesso
che
aveva
dato
sempre
,
senza
far
mai
la
più
piccola
osservazione
?
Tutto
il
maneggio
dei
denari
lo
aveva
lui
;
via
!
bisognava
chiudere
un
occhio
,
se
qualcosina
gli
restava
attaccata
alle
dita
.
Donna
Fana
lo
difendeva
,
in
coscienza
,
perché
della
onestà
dei
pensieri
e
delle
azioni
del
Pàcia
credeva
d
'
avere
una
prova
nel
fatto
che
,
l
'
anno
che
don
Jaco
era
andato
a
Roma
,
le
aveva
portato
di
là
una
corona
benedetta
e
una
tabacchiera
col
ritratto
del
Santo
Padre
.
Se
avesse
saputo
che
,
quel
giorno
stesso
,
don
Jaco
,
per
far
denari
,
oltre
la
cessione
delle
terre
di
Milione
a
don
Flaminio
Salvo
,
sarebbe
venuto
a
proporre
un
'
ipoteca
su
quel
palazzo
,
ov
'
ella
stava
così
tranquillamente
a
far
la
calza
!
Quest
'
ultima
bomba
,
veramente
,
non
se
l
'
aspettava
neanche
Vincente
.
Oltre
quella
delle
terre
da
cedere
egli
aveva
,
sì
,
un
'
altra
grave
preoccupazione
,
che
non
gli
dava
requie
da
due
giorni
,
ma
d
'
indole
affatto
diversa
.
Aveva
scoperto
nell
'
angolo
d
'
uno
stanzone
ov
'
era
affastellata
la
roba
fuori
d
'
uso
,
un
fucilaccio
antico
,
di
quelli
a
pietra
focaja
,
tutto
incrostato
di
ruggine
e
di
polvere
.
Proclamato
lo
stato
d
'
assedio
e
il
disarmo
in
tutta
la
Sicilia
,
non
era
egli
in
obbligo
di
consegnare
quell
'
arnese
là
?
Ninì
e
donna
Fana
dicevano
di
no
;
Ninì
anzi
sosteneva
che
sarebbe
sembrata
,
più
che
una
impertinenza
,
uno
scherno
oltraggioso
all
'
autorità
la
consegna
d
'
un
'
arma
come
quella
.
Ma
che
ne
sapevano
essi
?
Come
lo
dicevano
?
Così
,
di
testa
loro
!
L
'
ordine
di
consegnare
tutte
quante
le
armi
,
senza
eccezioni
,
era
positivo
e
perentorio
.
Era
un
'
arma
,
quella
,
sì
o
no
?
Poteva
essere
antica
,
anzi
era
antica
e
mangiata
dalla
ruggine
,
ma
sempre
arma
era
!
E
fors
'
anche
carica
e
pronta
a
sparare
...
si
vedeva
la
pietra
focaja
;
e
l
'
acciarino
,
eccolo
lì
,
pendeva
da
una
catenella
...
-
Ebbene
,
prendila
e
va
'
a
consegnarla
!
-
gli
aveva
gridato
,
Ninì
,
scrollandosi
,
il
giorno
avanti
.
Aveva
ben
altro
da
pensare
,
lui
,
in
quei
momenti
,
nelle
rare
comparse
che
faceva
in
casa
,
tutto
stravolto
e
impaziente
di
ritornare
al
suo
supplizio
,
presso
Dianella
.
Vincente
avrebbe
preteso
che
Ninì
perdesse
una
mezza
giornata
,
nelle
condizioni
d
'
animo
in
cui
si
trovava
,
per
chiedere
informazioni
su
quell
'
arma
.
Una
parola
,
prenderla
!
E
se
scoppiava
?
Consegnarla
poi
a
chi
,
dove
?
Alla
prefettura
?
al
municipio
?
al
commissariato
di
polizia
?
Egli
non
ne
sapeva
niente
;
e
ad
andare
a
domandarlo
così
,
fingendo
d
'
averne
curiosità
,
dopo
due
giorni
,
c
'
era
il
rischio
di
far
nascere
qualche
sospetto
e
d
'
attirarsi
una
perquisizione
in
casa
.
Lo
stato
d
'
assedio
aveva
messo
e
teneva
Vincente
De
Vincentis
in
tale
orgasmo
,
da
fargli
vedere
ovunque
minacce
e
pericoli
terribili
.
S
'
era
proposto
di
non
uscir
più
di
casa
,
fintanto
che
fosse
durato
.
Ma
se
,
per
il
maledetto
vizio
di
donna
Fana
di
chiamare
a
parte
tutto
il
vicinato
d
'
ogni
minimo
incidente
in
famiglia
,
la
polizia
fosse
venuta
a
sapere
di
quell
'
arma
?
All
'
improvviso
,
la
vecchia
casiera
lo
vide
uscire
,
frenetico
,
dalla
camera
in
cui
stava
chiuso
,
con
le
braccia
in
aria
e
gridando
:
-
Scoppii
!
m
'
ammazzi
!
non
me
n
'
importa
niente
!
Vado
a
prenderlo
,
vado
a
prenderlo
io
!
-
Per
carità
,
lasci
,
don
Tinuzzo
!
-
esclamò
donna
Fana
,
correndogli
dietro
.
-
Non
sia
mai
,
Dio
,
con
questa
furia
...
Vede
come
trema
tutto
?
Lasci
fare
!
Chiamerò
qualcuno
dal
balcone
...
-
Chi
chiamate
?
Non
v
'
arrischiate
...
-
s
'
era
messo
a
urlare
,
paonazzo
in
volto
,
Vincente
,
quando
dalla
porta
,
sempre
aperta
di
giorno
,
comparve
don
Jaco
Pàcia
con
la
sua
solita
aria
di
santo
,
caduto
dal
cielo
in
un
mondo
di
guaj
e
d
'
imbrogli
.
Era
lungo
e
secco
,
come
di
legno
,
con
la
faccia
squallida
,
segnata
con
trista
durezza
dalle
sopracciglia
nere
ad
accento
circonflesso
,
in
contrasto
col
largo
sorriso
scemo
,
beato
,
sotto
gl
'
ispidi
baffi
bianchi
.
Gli
occhi
,
dalle
pàlpebre
stirate
come
quelle
dei
giapponesi
,
non
scoprivano
il
bianco
e
restavano
opachi
e
come
estranei
alla
durezza
di
quegli
accenti
circonflessi
e
alla
scema
beatitudine
dell
'
eterno
sorriso
.
Con
le
braccia
raccolte
sempre
sul
petto
e
le
grosse
mani
slavate
e
nocchierute
prendeva
atteggiamenti
di
umiltà
rassegnata
.
Udito
di
che
si
trattava
,
prese
sopra
di
sé
l
'
affare
di
quel
fucile
,
e
disse
che
aveva
,
non
una
,
ma
cento
ragioni
don
Tinuzzo
di
costernarsi
così
.
Sicuro
,
era
un
'
arma
!
E
,
Dio
liberi
,
in
un
momento
come
quello
...
Momento
terribile
per
tutta
la
Sicilia
!
Ma
c
'
era
lui
,
c
'
era
lui
,
lì
,
per
quei
due
bravi
giovanotti
e
,
con
l
'
ajuto
di
Dio
,
niente
paura
,
da
questa
parte
!
I
guaj
,
guaj
grossi
,
erano
invece
da
un
'
altra
.
E
cominciò
a
rappresentare
tutte
le
sue
fatiche
per
rintracciare
gl
'
incartamenti
delle
terre
di
Milione
,
prima
all
'
archivio
notarile
,
poi
nella
cancelleria
del
tribunale
e
in
quella
del
Vescovado
per
tutti
i
piccoli
e
grossi
censi
che
gravavano
su
quelle
terre
.
Ora
gl
'
incartamenti
erano
pronti
e
in
ordine
dal
notajo
;
ma
don
Flaminio
Salvo
non
voleva
pagar
le
spese
dell
'
atto
di
vendita
,
e
forse
dal
suo
canto
aveva
ragione
,
perché
,
dopo
tutto
,
faceva
un
gran
favore
...
lui
banchiere
...
-
Ah
sì
,
un
gran
favore
?
un
gran
favore
?
-
scattò
furibondo
Vincente
,
-
come
per
Primosole
,
è
vero
?
un
gran
favore
!
Don
Jaco
lo
lasciò
sfogare
,
in
uno
dei
soliti
atteggiamenti
di
santo
martire
;
poi
disse
:
-
Ma
abbiate
pazienza
,
don
Tinuzzo
mio
!
Che
forse
don
Flaminio
ha
altri
figliuoli
,
oltre
quella
già
fidanzata
a
vostro
fratello
don
Ninì
?
Non
vedete
che
è
tutta
una
finta
,
santo
Dio
?
Domani
si
fa
lo
sposalizio
e
,
gira
e
volta
,
alla
fine
tutto
ritornerà
qui
!
-
Tutto
,
eh
?
Bello
..
facile
...
liscio
come
l
'
olio
...
-
prese
a
dire
Vincente
,
con
furiosi
inchini
.
-
Lo
sposalizio
dei
matti
!
Ma
se
è
così
,
perché
don
Flaminio
si
ricusa
di
pagar
le
spese
dell
'
atto
?
Segno
che
non
ci
crede
!
Chi
vi
dice
che
questo
matrimonio
si
farà
?
chi
vi
dice
che
...
-
Don
Tinuzzo
!
-
lo
interruppe
quello
.
-
Vostro
fratello
don
Ninì
è
entrato
,
sí
o
no
,
in
casa
del
Salvo
?
o
me
l
'
invento
io
?
Santo
nome
di
Dio
benedetto
!
Sono
ormai
parecchi
giorni
?
Dunque
,
che
vuol
dire
?
Vuol
dire
che
la
ragazza
ci
sta
!
Ora
volete
che
la
paglia
accanto
al
fuoco
...
Del
resto
,
oh
!
ecco
qua
don
Ninì
in
persona
...
Nessuno
meglio
di
lui
ve
lo
potrà
confermare
.
Vincente
corse
innanzi
al
fratello
che
entrava
;
gli
s
'
accostò
a
petto
,
fremente
;
gli
afferrò
con
le
mani
adunche
le
braccia
,
e
alzò
da
un
lato
la
faccia
congestionata
per
sbirciarlo
bene
in
volto
,
da
vicino
,
con
gli
occhi
miopi
.
-
Sì
!
guardatelo
!
-
poi
sghignò
,
allontanandosi
e
mostrandolo
.
-
Vedete
che
faccia
ha
!
Pare
un
morto
,
lo
sposo
!
Ninì
,
così
soprappreso
,
restò
in
mezzo
alla
stanza
a
guardare
il
fratello
e
don
Jaco
e
donna
Fana
,
come
insensato
.
Aveva
veramente
dipinta
una
torbida
angoscia
nel
volto
che
di
solito
esprimeva
la
bontà
mite
e
gentile
dell
'
animo
;
e
i
begli
occhi
neri
,
vellutati
,
erano
intensi
di
tetro
cordoglio
,
eppur
quasi
smemorati
.
Come
seppe
che
cosa
si
voleva
da
lui
e
per
qual
fine
,
s
'
adontò
fieramente
,
agitando
le
braccia
,
col
volto
atteggiato
di
schifo
.
Don
Jaco
da
una
parte
,
donna
Fana
dall
'
altra
,
cercarono
di
calmarlo
,
d
'
interrogarlo
con
garbo
;
ma
invano
:
si
storceva
,
scotendo
il
capo
,
con
un
grido
soffocato
in
gola
.
-
Ma
dite
almeno
se
c
'
è
qualche
speranza
,
per
tranquillare
vostro
fratello
!
-
gli
gridò
alla
fine
don
Jaco
a
mani
giunte
.
Ninì
lo
guatò
con
un
lampo
strano
negli
occhi
.
Ma
se
non
ci
fosse
più
alcuna
speranza
di
richiamare
Dianella
alla
ragione
,
che
sarebbe
più
importato
a
lui
della
rovina
della
casa
,
della
miseria
,
di
tutto
?
Era
mai
possibile
che
qualcuno
potesse
sperar
la
salvezza
di
Dianella
soltanto
per
questo
,
per
salvar
dalla
rovina
la
casa
?
che
tutto
il
suo
impegno
,
il
suo
supplizio
dovessero
per
quella
gente
servire
a
questo
scopo
?
Ecco
,
lo
costringevano
a
gettare
la
sua
speranza
come
un
'
offa
per
placar
la
paura
di
quella
miseria
!
Ebbene
,
sì
,
c
'
era
una
speranza
,
c
'
era
,
c
'
era
...
E
Ninì
,
coprendosi
il
volto
,
ruppe
in
uno
stridulo
pianto
convulso
.
Flaminio
Salvo
aveva
stentato
molto
a
decifrare
la
lettera
della
sorella
Adelaide
,
la
cui
scrittura
,
non
soltanto
per
gli
spropositi
d
'
ortografia
quasi
sempre
illeggibile
,
pareva
quella
volta
più
che
mai
una
furiosa
raspatura
di
gallina
.
Tutta
un
grido
d
'
ajuto
e
di
minaccia
,
quella
lettera
,
tra
imprecazioni
ed
esclamazioni
disperate
.
Le
aveva
risposto
brevemente
e
pacatamente
,
che
presto
sarebbe
venuto
a
visitarla
a
Colimbètra
e
che
intanto
stésse
tranquilla
,
come
si
conveniva
a
una
donna
della
sua
età
e
della
sua
condizione
.
Un
sorriso
frigido
gli
era
venuto
alle
labbra
,
sogguardando
dopo
la
lettura
quel
foglietto
di
carta
che
avrebbe
voluto
recargli
ancora
un
dispiacere
.
Pian
piano
lo
aveva
ripiegato
e
s
'
era
messo
a
lacerarlo
lentamente
,
per
lungo
e
per
largo
,
in
pezzetti
sempre
più
piccoli
,
senza
più
badare
a
quello
che
faceva
,
caduto
in
un
attonimento
grave
,
d
'
uggia
aggrondata
;
alla
fine
,
aveva
guardato
sul
piano
della
scrivania
l
'
opera
delle
sue
dita
:
tutto
quel
mucchietto
di
minuzzoli
di
carta
.
Chi
sa
se
non
aveva
fatto
soffrire
anche
quel
foglietto
,
a
lacerarlo
e
ridurlo
così
,
in
tutti
quei
minuzzoli
!
Gli
era
rimasto
un
bruciorino
ai
polpastrelli
dell
'
indice
e
del
pollice
,
che
s
'
erano
accaniti
in
quell
'
opera
di
distruzione
,
senza
ch
'
egli
la
volesse
;
da
sé
,
per
il
gusto
di
distruggere
.
Ah
,
poter
ridurre
in
minuzzoli
così
,
senza
pensarci
,
la
vita
,
tutta
quanta
:
ripiegarla
in
quattro
,
come
un
foglio
sporco
di
spropositi
,
e
strapparla
per
lungo
e
per
largo
,
dieci
,
venti
,
trenta
volte
,
pezzo
per
pezzo
,
lentamente
!
Con
uno
sbuffo
aveva
sparpagliato
su
la
scrivania
e
per
terra
tutti
quei
minuzzoli
,
e
s
'
era
alzato
.
Guardando
dai
vetri
del
balcone
la
distesa
ben
nota
,
sempre
uguale
,
delle
campagne
,
le
due
scogliere
lontane
di
Porto
Empedocle
,
protese
nel
mare
laggiù
a
occidente
,
come
due
braccia
;
le
macchie
scure
dei
piroscafi
ancorati
,
e
immaginando
il
traffico
di
tanta
gente
lì
a
'
suoi
servizii
per
l
'
imbarco
dello
zolfo
delle
sue
miniere
accatastato
su
la
spiaggia
,
s
'
era
sentito
soffocare
da
tutte
le
noje
,
da
tutti
i
pensieri
che
da
anni
e
anni
gli
venivano
da
quel
traffico
per
lui
ormai
superfluo
,
necessario
a
tanti
che
ne
traevano
i
mezzi
per
provvedere
ai
meschini
bisogni
quotidiani
e
affrontar
le
miserie
,
i
dolori
,
di
cui
è
intessuta
la
loro
vita
e
quella
di
tutti
.
E
s
'
era
messo
a
pensare
che
,
lui
sazio
e
stanco
,
con
la
nausea
della
sazietà
e
l
'
abbandono
della
stanchezza
,
restava
lì
come
disteso
a
farsi
mangiare
da
tanti
irrequieti
affamati
di
cui
non
gl
'
importava
nulla
.
Ma
avrebbe
potuto
forse
impedirlo
?
L
'
opera
sua
,
di
tutta
la
sua
vita
,
aveva
preso
corpo
fuori
di
lui
,
e
stava
lì
per
gli
altri
.
Poteva
forse
quella
distesa
di
campagne
impedire
che
tanti
uomini
vi
affondassero
le
zappe
e
gli
aratri
,
vi
piantassero
gli
alberi
e
ne
raccogliessero
i
frutti
?
Così
era
ormai
di
lui
.
E
,
come
la
terra
,
egli
non
sentiva
alcuna
gioja
del
lavoro
che
gli
altri
facevano
sopra
di
lui
per
raccogliere
il
frutto
;
né
questi
altri
,
quantunque
gli
camminassero
sopra
,
potevano
dargli
compagnia
,
penetrare
,
rompere
la
sua
solitudine
che
aveva
ormai
l
'
insensibilità
della
pietra
.
Sentiva
solamente
un
enorme
fastidio
di
tutto
,
che
gli
schiacciava
la
volontà
di
liberarsene
,
e
solo
gli
moveva
ancora
inconsciamente
le
dita
,
come
dianzi
,
a
far
del
male
a
un
foglietto
di
carta
.
Ma
tutte
le
cose
ormai
per
lui
avevano
il
valore
di
quel
foglietto
di
carta
;
e
bisognava
pur
lasciare
che
le
dita
,
almeno
le
dita
,
facessero
qualche
cosa
,
da
sé
,
poiché
il
fastidio
le
moveva
.
Se
si
fossero
rivoltate
e
accanite
anche
contro
di
lui
,
le
avrebbe
lasciate
fare
,
allo
stesso
modo
.
Davvero
?
O
non
fingeva
l
'
incoscienza
delle
sue
dita
nel
lacerar
la
lettera
della
sorella
,
per
poter
dire
a
se
stesso
che
anche
allo
stesso
modo
,
aveva
lacerato
,
dopo
il
suo
ritorno
a
Girgenti
,
certe
altre
lettere
appena
intraviste
nei
cassetti
della
scrivania
o
nel
palchetto
a
casellario
che
gli
stava
davanti
?
Certe
lettere
con
la
firma
di
Nicoletta
Capolino
?
Veramente
,
no
:
le
immagini
di
Aurelio
Costa
e
di
Nicoletta
Capolino
non
erano
mai
venute
a
piantarglisi
di
fronte
,
cosicché
egli
potesse
respingerle
con
un
logico
sorriso
,
dando
le
sue
ragioni
e
facendo
loro
notare
che
a
essi
mancavano
per
perseguitarlo
coi
rimorsi
.
La
persecuzione
loro
era
più
d
'
ogni
altra
irritante
,
perché
non
appariva
.
Non
appariva
,
per
questa
ragione
certissima
e
solida
e
pesante
come
una
pietra
di
sepoltura
:
che
erano
stati
anch
'
essi
,
l
'
uno
per
il
suo
proprio
accecamento
,
l
'
altra
per
un
suo
motivo
particolarissimo
,
a
volere
quella
loro
morte
.
Eppure
...
Eppure
,
sotto
questa
ragione
che
li
seppelliva
e
glieli
rendeva
invisibili
,
essi
,
in
un
modo
ch
'
egli
non
avrebbe
saputo
definire
,
gli
erano
...
non
presenti
,
no
,
mai
;
anzi
costantemente
assenti
:
ma
con
questa
loro
assenza
intanto
lo
perseguitavano
.
Erano
tutti
e
due
di
là
,
con
Dianella
,
nell
'
assenza
della
sua
ragione
.
Egli
non
li
vedeva
,
ma
pur
li
sentiva
nelle
parole
vuote
di
senso
,
negli
sguardi
e
nei
sorrisi
vani
della
figliuola
.
E
allora
,
anche
a
lui
irresistibilmente
come
dal
fondo
delle
viscere
contratte
dall
'
esasperazione
,
venivano
alle
labbra
parole
vuote
di
senso
,
del
tutto
impensate
;
strane
,
vaghe
parole
che
gli
atteggiavano
il
viso
a
seconda
delle
diverse
espressioni
che
contenevano
in
sé
,
per
conto
loro
,
fuori
assolutamente
della
sua
coscienza
e
senz
'
alcuna
relazione
col
suo
stato
presente.Ed
ecco
che
,
quel
giorno
,
per
seguitar
la
finzione
della
sua
incoscienza
,
dopo
aver
lacerato
la
lettera
della
sorella
,
si
era
anche
messo
a
dire
,
allo
stesso
modo
,
parole
impensate
:
-
Quello
che
serve
...
quello
che
serve
...
Se
non
che
,
alla
fine
,
aveva
mutato
in
ragionamento
la
finzione
,
apparsa
a
lui
stesso
troppo
evidente
:
-
Quello
che
serve
...
sì
.
Devo
accendere
un
sigaro
?
Mi
serve
un
fiammifero
.
Ecco
il
sigaro
...
ecco
il
fiammifero
:
per
sé
,
due
cose
;
ma
fatte
per
il
mio
bisogno
di
fumare
.
Prima
l
'
uno
,
poi
l
'
altro
,
li
accendo
e
li
distruggo
...
Quanti
fiammiferi
ho
accesi
!
Troppi
...
E
tutta
l
'
opera
mia
è
andata
in
fumo
!
Male
,
perché
non
sono
riuscito
allo
scopo
...
ma
io
volevo
maritar
bene
la
mia
figliuola
,
perché
avessero
almeno
una
bella
corona
...
già
!
una
corona
principesca
...
tutte
le
mie
fatiche
e
le
mie
lotte
.
Una
corona
principesca
!
...
Fumo
?
Vanità
?
Eh
,
ma
almeno
questo
compenso
alla
morte
del
mio
bambino
!
Vanità
,
per
forza
,
se
la
sorte
volle
togliermi
ogni
ragione
di
attendere
a
cose
più
serie
,
e
mi
lasciò
una
povera
figliuola
con
l
'
ombra
intorno
della
pazzia
materna
.
E
ormai
...
ormai
...
se
servo
io
,
per
il
bisogno
che
qualcuno
abbia
di
fumare
...
Ma
sì
,
ecco
:
non
aveva
lasciato
entrare
in
casa
quello
stupido
buon
figliuolo
del
De
Vincentis
?
E
gli
aveva
messo
davanti
la
figliuola
:
là
!
per
l
'
esperimento
!
E
se
l
'
avesse
guarita
,
con
quei
suoi
begli
occhi
a
mandorla
vellutati
,
con
quelle
sue
dolci
manierine
di
dama
,
ecco
che
don
Jaco
Pàcia
,
seduto
lì
davanti
a
quella
scrivania
,
maestro
e
donno
,
in
pochi
anni
si
sarebbe
fumati
a
uno
a
uno
tutti
i
suoi
biglietti
di
banca
e
le
sue
cartelle
di
rendita
e
le
zolfare
e
le
campagne
e
le
case
e
gli
opificii
.
-
Quello
che
serve
...
quello
che
serve
...
Questa
seccatura
della
sorella
Adelaide
,
intanto
,
no
,
era
proprio
di
più
.
Che
voleva
da
lui
?
Non
stava
comoda
al
suo
posto
?
C
'
erano
spine
?
Oh
cara
!
E
voleva
le
rose
da
lui
?
Con
tutti
quei
«
militari
»
che
le
facevano
scorta
;
con
quei
ritratti
dei
Re
Borboni
che
la
proteggevano
,
via
,
poteva
esser
lieta
e
contenta
...
Fosse
stato
lui
al
posto
di
lei
!
Fallito
ogni
scopo
,
il
solo
pensiero
di
rivedere
don
Ippolito
e
di
parlargli
,
era
per
lui
ora
un
'
oppressione
intollerabile
.
Come
resistere
,
con
l
'
arida
nudità
del
suo
animo
desolato
,
senza
più
uno
straccio
d
'
illusione
,
alla
vista
di
quell
'
uomo
tutto
quanto
composto
e
addobbato
e
parato
di
nobile
decoro
?
Gli
pareva
ora
incredibile
che
avesse
potuto
prendere
sul
serio
quella
via
per
arrivare
al
suo
scopo
...
Povera
Adelaide
!
C
'
era
andata
di
mezzo
lei
...
Ma
,
dopo
tutto
,
via
!
la
villa
era
sontuosa
e
il
posto
ameno
;
con
un
po
'
di
pazienza
e
di
buona
volontà
,
poteva
sopportar
la
noja
di
quell
'
uomo
non
fatto
propriamente
per
lei
.
In
tale
disposizione
d
'
animo
,
scese
due
giorni
dopo
,
in
vettura
,
a
Colimbètra
.
Il
sorriso
,
venutogli
alle
labbra
,
su
l
'
entrare
,
al
saluto
degli
uomini
di
guardia
parati
,
sì
,
ancora
militarmente
,
ma
senza
più
armi
,
non
gli
andò
via
per
tutto
il
tempo
che
durò
la
visita
.
Sorridendo
ascoltò
sotto
le
colonne
del
vestibolo
esterno
la
risposta
di
capitan
Sciaralla
impostato
su
l
'
attenti
,
che
le
armi
,
nossignore
,
non
erano
state
consegnate
all
'
autorità
,
ma
si
tenevano
riposte
per
prudenza
;
sorridendo
accolse
l
'
invito
di
Liborio
d
'
accomodarsi
nel
salone
,
e
,
poco
dopo
,
l
'
irrompere
come
una
bufera
della
sorella
Adelaide
e
le
prime
domande
affannose
,
tra
il
pianto
,
intorno
a
Dianella
.
-
Mah
...
fa
cura
d
'
amore
,
-
le
rispose
.
E
sorrise
allo
sbalordimento
quasi
feroce
della
sorella
,
per
la
sua
placida
risposta
.
-
Ridi
?
...
Dunque
può
guarire
?
-
Guarire
...
Speriamo
!
La
cura
è
buona
...
Sorrise
di
più
alle
improperie
che
donna
Adelaide
gli
scagliò
in
un
impeto
aggressivo
,
e
poi
alla
rappresentazione
di
tutte
le
ambasce
,
di
tutte
le
sofferenze
e
dei
maltrattamenti
ch
'
ella
chiamava
«
pestate
di
faccia
»
,
da
parte
del
marito
.
-
Bada
,
Flaminio
!
-
proruppe
a
un
certo
punto
la
sorella
;
vedendolo
sorridere
a
quel
modo
.
-
Bada
!
Finisce
ch
'
io
la
faccio
davvero
,
la
pazzia
!
Egli
la
guardò
un
poco
,
e
poi
,
aprendo
le
braccia
:
-
Ma
perché
?
Scusa
,
se
hai
una
bellissima
cera
!
A
questa
uscita
,
la
sorella
scappò
via
come
per
porre
a
effetto
,
subito
subito
,
la
minaccia
.
E
allora
,
attendendo
che
entrasse
il
principe
per
la
seconda
scena
,
sorrise
ai
ritratti
dei
due
re
di
Napoli
e
Sicilia
che
lo
guardavano
con
molta
serietà
dall
'
alto
della
parete
.
Don
Ippolito
,
scuro
in
viso
e
,
dentro
,
in
gran
pensiero
per
la
sorte
del
figliuolo
di
cui
non
aveva
più
notizie
,
entrò
nel
salone
,
maldisposto
anche
lui
a
quell
'
incontro
,
dal
quale
l
'
unico
bene
che
potesse
ripromettersi
sarebbe
stato
certamente
a
costo
d
'
uno
scandalo
,
dopo
la
nauseante
amarezza
di
volgari
spiegazioni
.
Ma
si
rischiarò
alla
vista
di
quel
sorriso
sulle
labbra
del
cognato
.
Lo
interpretò
nel
senso
che
due
uomini
com
'
essi
erano
,
non
potessero
e
non
dovessero
dare
alcuna
importanza
alle
lagrimucce
facili
,
alle
smaniette
passeggere
d
'
una
donna
,
che
la
loro
generosità
maschile
poteva
e
doveva
senza
stento
compatire
.
Sorrise
allora
anche
lui
,
ma
con
mestizia
,
don
Ippolito
,
stringendo
la
mano
al
cognato
;
e
,
seguitando
a
sorridere
,
gli
parlò
pacatamente
e
in
quel
tono
di
superiorità
maschile
del
suo
dispiacere
per
i
dissapori
sorti
tra
lui
e
la
moglie
,
perché
tardava
ancora
...
eh
,
tardava
purtroppo
a
stabilirsi
l
'
accordo
tra
i
loro
sentimenti
e
i
loro
pensieri
,
non
volendo
ella
intendere
le
ragioni
per
cui
...
-
Ma
via
,
principe
!
-
cercò
d
'
interromperlo
il
Salvo
.
-
No
no
,
-
s
'
ostinò
a
dire
don
Ippolito
.
-
Perché
io
apprezzo
moltissimo
il
sentimento
da
cui
ella
è
mossa
a
chiedermi
quel
che
non
posso
accordarle
.
Io
partecipo
,
credetemi
,
con
tutto
il
cuore
,
alla
vostra
sciagura
,
e
...
-
Ma
se
sarebbe
,
tra
l
'
altro
,
inutile
la
sua
presenza
!
-
disse
,
per
troncare
il
discorso
,
il
Salvo
.
E
con
gran
sollievo
d
'
entrambi
presero
a
parlar
d
'
altro
,
cioè
dei
gravi
avvenimenti
del
giorno
.
Se
non
che
,
allora
,
il
principe
restò
sconcertato
nel
notare
la
permanenza
di
quel
sorriso
su
le
labbra
del
cognato
,
mentr
'
egli
manifestava
con
tanto
calore
la
sua
indignazione
,
sia
per
le
misure
oltraggiose
del
governo
,
sia
per
la
tracotanza
popolare
.
Quale
sarebbe
stato
il
suo
stupore
se
,
interrompendosi
all
'
improvviso
e
domandando
a
Flaminio
Salvo
perché
seguitasse
a
sorridere
a
quel
modo
,
questi
gli
avesse
risposto
:
-
Perché
?
...
Ah
...
Perché
in
questo
momento
sto
pensando
che
Colimbètra
ha
,
tra
l
'
altro
,
la
bella
comodità
d
'
esser
molto
vicina
al
cimitero
,
sicché
voi
tra
poco
,
morendo
,
avrete
l
'
insigne
vantaggio
d
'
esser
seppellito
a
due
passi
da
qui
,
senza
attraversare
la
città
,
neanche
da
morto
.
Ma
gli
sovvenne
che
il
principe
s
'
era
fatto
edificare
nella
stessa
tenuta
,
e
propriamente
nel
boschetto
d
'
aranci
e
melograni
attorno
al
bacino
d
'
acqua
che
le
dava
il
nome
,
un
tumulo
uguale
a
quello
di
Terone
,
e
gli
sorse
una
viva
curiosità
di
andarlo
a
vedere
.
Appena
poté
,
interruppe
anche
quel
discorso
e
propose
al
cognato
una
giratina
in
quel
boschetto
.
Donna
Adelaide
approfittò
di
quel
momento
per
spedire
Pertichino
di
corsa
a
Girgenti
a
consegnare
un
biglietto
all
'
onorevole
deputato
Ignazio
Capolino
:
S.P.M.
(
sue
pregiatissime
mani
)
.
Quando
,
sul
far
della
sera
,
Flaminio
Salvo
rientrò
in
casa
,
nell
'
aprir
l
'
uscio
della
stanza
ove
di
solito
stava
Dianella
guardata
dalla
vecchia
governante
e
da
una
infermiera
,
ebbe
la
sorpresa
di
trovar
la
figliuola
appesa
al
collo
di
Ninì
De
Vincentis
,
con
gli
occhi
che
le
si
scoprivano
appena
di
su
la
spalla
del
giovine
,
ilari
,
sfavillanti
di
felicità
,
sotto
i
capelli
scarmigliati
,
e
le
due
mani
aggrovigliate
nella
stretta
.
-
Dianella
...
Dianella
...
-
la
chiamò
,
con
l
'
ansia
nella
voce
,
di
saperla
guarita
.
Ma
Ninì
De
Vincentis
,
piegando
a
stento
il
capo
e
mostrando
il
volto
congestionato
da
un
orgasmo
atroce
,
gli
rispose
disperatamente
:
-
Mi
chiama
Aurelio
...
CAPITOLO
OTTAVO
Reduce
da
quel
suo
pellegrinaggio
a
Roma
,
da
cui
tanta
gioja
e
tanta
luce
di
sogni
gloriosi
s
'
era
promesso
di
riportare
a
Valsanìa
per
i
suoi
ultimi
giorni
,
Mauro
Mortara
,
dopo
la
visita
a
donna
Caterina
Laurentano
morente
,
a
testa
bassa
,
senza
arrischiar
neppure
un
'
occhiata
intorno
,
quasi
avesse
temuto
d
'
esser
deriso
dagli
alberi
ai
quali
per
tanti
anni
aveva
parlato
delle
sue
avventure
,
della
grandezza
e
della
potenza
derivate
alla
patria
dall
'
opera
dei
vecchi
suoi
compagni
di
cospirazione
,
d
'
esilio
,
di
guerra
,
era
andato
a
cacciarsi
nella
sua
stanza
a
terreno
,
come
nel
suo
covo
una
fiera
ferita
a
morte
.
Invano
don
Cosmo
,
per
circa
una
settimana
,
aveva
cercato
di
scuoterlo
,
di
farlo
parlare
,
compreso
di
quella
sua
pietà
sconsolata
per
tutti
coloro
che
giustamente
rifuggivano
dal
rimedio
ch
'
egli
aveva
trovato
per
guarire
d
'
ogni
male
.
Alle
sue
insistenze
,
che
almeno
salisse
alla
villa
per
il
desinare
e
la
cena
,
Mauro
aveva
risposto
,
scrollandosi
:
-
Corpo
di
Dio
,
lasciatemi
stare
!
-
E
che
mangi
?
-
Le
mani
,
mi
mangio
!
Andàtevene
!
In
un
modo
più
spiccio
e
più
brusco
,
il
giorno
dopo
il
suo
arrivo
,
aveva
risposto
ai
colombi
,
che
durante
la
sua
assenza
erano
stati
governati
due
volte
al
giorno
,
all
'
ora
solita
,
dal
curàtolo
Vanni
di
Ninfa
:
bum
!
bum
!
due
schioppettate
in
aria
;
e
li
aveva
dispersi
con
fragoroso
scompiglio
.
Né
migliore
accoglienza
aveva
fatto
alla
festa
dei
tre
mastini
quasi
impazziti
dalla
gioja
di
rivederlo
.
La
placida
immobilità
dei
vecchi
oggetti
della
stanza
,
impregnati
tutti
da
un
lezzo
quasi
ferino
,
i
quali
parevano
in
attesa
ch
'
egli
riprendesse
tra
loro
la
vita
consueta
,
gli
aveva
suscitato
una
fierissima
irritazione
:
avrebbe
preso
a
due
mani
lo
strapunto
di
paglia
abballinato
in
un
angolo
e
lo
avrebbe
scagliato
fuori
con
le
tavole
e
i
trespoli
che
lo
sorreggevano
,
e
fuori
quel
torchio
guasto
delle
ulive
,
fuori
seggiole
e
casse
e
capestri
e
bardelle
e
bisacce
.
Solo
gli
era
piaciuto
riveder
nel
muro
l
'
impronta
degli
sputi
gialli
di
tabacco
masticato
che
,
stando
a
giacer
sul
letto
,
era
solito
scaraventare
alla
faccia
dei
nemici
della
patria
,
sanfedisti
e
borbonici
.
Più
volte
,
la
lusinga
degli
antichi
ricordi
aveva
cercato
di
riaffascinarlo
;
più
volte
,
dalla
porta
aperta
,
i
lunghi
filari
della
vigna
,
con
gli
alberetti
già
verzicanti
sparsi
qua
e
là
nel
silenzio
attonito
di
certe
ore
piene
di
smemorato
abbandono
,
gli
avevano
per
un
momento
ricomposto
la
visione
quasi
lontana
di
quel
mondo
,
per
cui
fino
a
poco
tempo
addietro
vagava
nei
dì
sereni
,
gonfio
d
'
orgoglio
,
da
padreterno
,
lisciandosi
la
barba
.
D
'
improvviso
,
ogni
volta
,
l
'
anima
che
già
s
'
avviava
affascinata
da
quella
visione
,
s
'
era
ritratta
all
'
aspro
e
fosco
ronzare
di
qualche
calabrone
che
,
entrando
nella
stanza
,
lo
richiamava
con
violenza
al
presente
e
rompeva
il
fascino
e
sconvolgeva
la
visione
.
Che
fare
?
che
fare
?
come
vedersi
più
in
quei
luoghi
testimonii
della
sua
passata
esaltazione
?
come
più
attendere
alle
cure
pacifiche
della
campagna
,
mentre
sapeva
che
tutta
la
Sicilia
era
sossopra
e
tanti
vili
rinnegati
si
levavano
ad
abbattere
e
scompigliare
l
'
opera
dei
vecchi
?
Da
anni
e
anni
,
tutti
i
suoi
pensieri
,
tutti
i
suoi
sentimenti
,
tutti
i
suoi
sogni
consistevano
dei
ricordi
e
della
soddisfazione
di
quest
'
opera
compiuta
.
Come
aver
più
requie
al
pensiero
ch
'
essa
era
minacciata
e
stava
per
essere
abbattuta
?
Contro
ogni
seduzione
delle
antiche
,
tranquille
abitudini
,
si
vedeva
costretto
dalla
sua
logica
ingenua
a
riconoscere
ch
'
era
debito
d
'
onore
,
per
quanti
come
lui
portavano
al
petto
le
medaglie
in
premio
di
quell
'
opera
,
accorrere
ora
in
difesa
di
essa
.
-
La
vecchia
guardia
nazionale
!
la
vecchia
guardia
!
Tutti
i
veterani
a
raccolta
!
E
alla
fine
,
in
un
momento
di
più
intensa
esaltazione
,
era
corso
come
un
cieco
,
per
rifugio
e
per
consiglio
,
al
camerone
del
Generale
,
ove
finora
non
gli
era
bastato
l
'
animo
di
rimetter
piede
.
Appena
entrato
,
era
scoppiato
in
singhiozzi
,
e
senza
osare
di
riaprir
gli
scuri
delle
finestre
e
dei
balconi
,
serrati
con
cura
amorosa
prima
di
partire
,
era
rimasto
al
bujo
,
a
lungo
,
con
le
mani
sul
volto
,
a
piangere
su
l
'
antico
divano
sgangherato
e
polveroso
.
A
poco
a
poco
,
i
fremiti
,
le
ansie
degli
antichi
leoni
congiurati
del
Quarantotto
che
si
riunivano
lì
in
quel
camerone
attorno
al
vecchio
Generale
,
s
'
erano
ridestati
in
lui
a
farlo
vergognare
del
suo
pianto
;
le
ombre
di
quei
leoni
,
terribilmente
sdegnate
,
gli
eran
sorte
intorno
e
gli
avevan
gridato
d
'
accorrere
,
sì
,
sì
,
d
'
accorrere
,
pur
così
vecchio
com
'
era
,
a
impedire
con
gli
altri
vecchi
superstiti
la
distruzione
della
patria
.
Nel
bujo
,
da
un
canto
di
quel
camerone
,
il
malinconico
leopardo
imbalsamato
,
privo
d
'
un
occhio
,
non
gli
aveva
potuto
mostrare
quanti
ragnateli
lo
tenevano
alla
parete
,
quanta
polvere
fosse
caduta
sul
suo
pelo
maculato
ormai
anche
qua
e
là
da
molte
gromme
di
muffa
!
E
Mauro
Mortara
era
riuscito
con
occhi
atroci
,
gonfii
e
rossi
dal
pianto
,
e
per
poco
non
era
saltato
addosso
a
don
Cosmo
che
,
passeggiando
per
il
corridojo
,
s
'
era
fermato
stupito
,
dapprima
,
a
mirarlo
in
quello
stato
,
e
aveva
poi
cercato
di
trattenerlo
e
di
calmarlo
.
-
Se
non
sapessi
che
vostra
madre
fu
una
santa
,
direi
che
siete
un
bastardo
!
-
gli
aveva
gridato
,
quasi
con
le
mani
in
faccia
.
Don
Cosmo
non
s
'
era
scomposto
,
se
non
per
sorridere
mestamente
,
tentennando
il
capo
,
in
segno
di
commiserazione
;
e
gli
aveva
domandato
dove
volesse
andare
,
contro
chi
combattere
alla
sua
età
.
Mauro
se
n
'
era
scappato
,
senza
dargli
risposta
.
E
veramente
,
giù
,
nella
sua
stanza
a
terreno
,
aveva
cominciato
a
darsi
attorno
per
la
partenza
.
Alla
sua
età
?
Sangue
della
Madonna
,
che
età
?
si
parlava
d
'
età
,
a
lui
!
Dove
voleva
andare
?
Non
lo
sapeva
.
Armato
,
pronto
a
qualunque
cimento
,
sarebbe
salito
a
Girgenti
,
a
consigliarsi
e
accordarsi
con
gli
altri
veterani
,
con
Marco
Sala
,
col
Ceràulo
,
col
Trigòna
,
con
Mattia
Gangi
che
certo
come
lui
,
se
avevano
ancora
sangue
nelle
vene
,
dovevano
sentire
il
bisogno
d
'
armarsi
e
correre
in
difesa
dell
'
opera
comune
.
Se
i
nemici
s
'
erano
uniti
,
raccolti
in
fasci
,
perché
non
potevano
unirsi
,
raccogliersi
in
fascio
anche
loro
,
della
vecchia
guardia
?
I
soldati
non
bastavano
;
bisognava
dar
loro
man
forte
;
sciogliere
con
la
forza
quei
fasci
,
cacciarne
via
tutti
quei
cani
a
fucilate
,
se
occorreva
.
Certo
c
'
erano
i
preti
,
sotto
,
che
fomentavano
;
e
anche
la
Francia
,
anche
la
Francia
dicevano
che
mandava
denari
,
sottomano
,
per
smembrare
l
'
Italia
e
rimettere
in
trono
,
a
Roma
,
il
papa
.
E
chi
sa
che
,
scoppiata
la
rivoluzione
,
non
volesse
sbarcar
da
Tunisi
in
Sicilia
?
Come
rimaner
lì
con
le
mani
in
mano
,
senza
nemmeno
tentare
una
difesa
,
senza
nemmeno
farsi
vedere
dagli
antichi
compagni
e
dir
loro
:
-
Son
qua
-
?
Bisognava
partire
,
partir
subito
!
Se
non
che
,
a
poco
a
poco
,
quella
sua
furia
s
'
era
trovata
impigliata
,
come
in
una
ragna
,
dalle
tante
reliquie
della
sua
vita
avventurosa
,
esumate
da
vecchie
casse
e
cassette
e
sacche
logore
e
rattoppate
e
involti
di
carta
ingiallita
,
strettamente
legati
con
lo
spago
.
Avrebbe
voluto
farne
uno
scarto
e
portarsene
addosso
quante
più
poteva
tra
le
più
care
.
Confuso
,
stordito
,
frastornato
dai
ricordi
risorgenti
da
ognuna
,
a
un
certo
punto
s
'
era
sentito
fumar
la
testa
e
aveva
dovuto
smettere
.
No
,
non
era
possibile
liberarsi
con
tanta
precipitazione
da
tutti
quei
legami
.
E
aveva
rimandato
la
partenza
al
giorno
dopo
.
Tutta
la
notte
era
stato
fuori
,
per
la
campagna
,
farneticando
.
La
voce
del
mare
era
quella
del
Generale
;
le
ombre
degli
alberi
erano
quelle
degli
antichi
congiurati
di
Valsanìa
;
e
quella
e
queste
seguitavano
a
incitarlo
a
partire
.
Sì
,
domani
,
domani
:
sarebbe
andato
incontro
a
quegli
assassini
;
lo
avrebbero
sopraffatto
e
ucciso
;
ma
sì
,
questo
voleva
,
se
la
distruzione
doveva
compiersi
!
Che
valore
avrebbero
più
avuto
,
altrimenti
,
le
sue
medaglie
?
Bisognava
morire
per
esse
e
con
esse
!
E
se
le
sarebbe
appese
al
petto
,
domani
,
correndo
incontro
ai
nuovi
nemici
della
patria
.
Perché
la
Sicilia
non
doveva
essere
disonorata
,
no
,
no
,
non
doveva
essere
disonorata
di
fronte
alle
altre
regioni
d
'
Italia
che
si
erano
unite
a
farla
grande
e
gloriosa
!
Il
giorno
dopo
,
con
l
'
enorme
berretto
villoso
in
capo
,
tutto
affagottato
e
imbottito
di
carte
e
di
reliquie
,
le
quattro
medaglie
al
petto
,
lo
zàino
dietro
le
spalle
e
armato
fino
ai
denti
,
s
'
era
presentato
a
don
Cosmo
per
licenziarsi
.
E
sarebbe
partito
senza
dubbio
,
se
insieme
con
don
Cosmo
non
si
fosse
adoperato
in
tutti
i
modi
a
trattenerlo
Leonardo
Costa
,
sopravvenuto
da
Porto
Empedocle
.
Licenziatosi
dal
Salvo
,
dopo
la
morte
del
figlio
,
e
ricaduto
nella
misera
e
incerta
condizione
di
sorvegliante
alle
stadere
,
Leonardo
Costa
aveva
accettato
,
più
per
non
vedersi
solo
che
per
altro
,
l
'
offerta
pietosa
di
don
Cosmo
,
di
venire
ogni
sera
da
Porto
Empedocle
a
cenare
e
a
dormire
a
Valsanìa
.
Il
cammino
non
era
breve
né
facile
al
bujo
,
le
sere
senza
luna
,
per
quella
stradella
ferroviaria
ingombra
e
irta
di
brecce
.
Dopo
la
sciagura
,
una
stanchezza
mortale
gli
aveva
reso
le
gambe
gravi
,
come
di
piombo
.
Più
volte
s
'
era
veduto
venire
incontro
minaccioso
il
treno
;
più
volte
aveva
avuto
la
tentazione
di
buttarcisi
sotto
e
finirla
.
Quando
giù
alla
marina
non
trovava
lavoro
,
se
ne
risaliva
presto
alla
campagna
,
e
per
suo
mezzo
,
da
un
po
'
di
tempo
,
le
notizie
a
Valsanìa
arrivavano
senza
ritardo
.
Se
quel
giorno
,
non
avesse
recato
quella
dello
sbarco
a
Palermo
del
corpo
d
'
armata
che
in
un
batter
d
'
occhio
avrebbe
certamente
domato
e
spazzato
la
rivolta
,
né
lui
né
don
Cosmo
sarebbero
riusciti
a
trattenere
Mauro
con
la
forza
.
A
calmarlo
ancor
più
,
era
poi
venuta
la
notizia
della
proclamazione
dello
stato
d
'
assedio
e
del
disarmo
.
Nemmen
per
ombra
gli
era
passato
il
dubbio
,
che
l
'
ordine
di
consegnare
le
armi
potesse
riferirsi
anche
a
lui
,
o
che
potesse
correre
il
rischio
d
'
esser
tratto
in
arresto
,
se
fosse
salito
alla
città
armato
.
Le
sue
armi
erano
come
quelle
dei
soldati
;
il
permesso
di
portarle
gli
veniva
dalle
sue
medaglie
.
Le
notizie
recate
dopo
dal
Costa
avevano
fatto
su
l
'
anima
di
lui
quel
che
su
una
macchia
già
arruffata
dalla
tempesta
suol
fare
una
rapida
vicenda
di
sole
e
di
nuvole
.
S
'
era
schiarito
un
poco
,
sapendo
che
a
Roma
Roberto
Auriti
era
stato
scarcerato
,
quantunque
soltanto
per
la
concessione
della
libertà
provvisoria
,
e
che
il
fratello
Giulio
aveva
condotto
con
sé
a
Roma
la
sorella
e
il
nipote
;
e
scombujato
alla
rivelazione
inattesa
che
Landino
,
il
nipote
del
Generale
,
colui
che
ne
portava
il
nome
,
era
tra
i
caporioni
della
sommossa
,
e
che
era
fuggito
da
Palermo
,
dopo
la
proclamazione
dello
stato
d
'
assedio
,
per
sottrarsi
all
'
arresto
.
Dopo
questa
notizia
s
'
era
messo
a
guardare
con
cipiglio
feroce
Leonardo
Costa
,
appena
lo
vedeva
arrivare
stanco
e
affannato
da
Porto
Empedocle
.
L
'
ansia
di
sapere
era
fieramente
combattuta
in
lui
dal
timore
rabbioso
che
,
a
cuor
leggero
,
quell
'
uomo
lo
costringesse
ad
armarsi
e
a
partire
da
Valsanìa
.
Dacché
era
stato
sul
punto
di
farlo
,
conosceva
per
prova
quel
che
gli
sarebbe
costato
staccarsi
da
quella
terra
,
strapparsi
da
tutti
i
ricordi
che
ve
lo
legavano
,
abbandonar
la
custodia
del
camerone
,
la
sua
vigna
,
i
suoi
colombi
,
gli
alberi
,
che
per
tanto
tempo
avevano
ascoltato
i
suoi
discorsi
.
Ma
Leonardo
Costa
,
dopo
le
furie
dell
'
altra
volta
,
sapeva
ormai
quali
notizie
erano
per
lui
,
quali
per
don
Cosmo
e
per
donna
Sara
Alàimo
.
Si
era
lasciata
scappar
quella
intorno
al
figlio
del
principe
,
perché
supponeva
che
Mauro
già
lo
sapesse
socialista
e
dovesse
aver
piacere
conoscendo
ch
'
era
riuscito
a
fuggire
.
L
'
ultima
notizia
che
il
Costa
recò
,
nuova
nuova
,
fu
tra
i
lampi
,
il
vento
e
la
pioggia
d
'
una
serataccia
infernale
.
Mauro
aveva
apparecchiato
da
cena
,
in
vece
di
donna
Sara
da
due
giorni
a
letto
per
una
forte
costipazione
,
e
ora
stava
con
don
Cosmo
nella
sala
da
pranzo
in
attesa
dell
'
ospite
che
,
forse
a
causa
del
cattivo
tempo
,
tardava
a
venire
.
Quell
'
attesa
lo
irritava
,
non
tanto
perché
avesse
voglia
di
mangiare
,
quanto
perché
temeva
andasse
a
male
la
cena
apparecchiata
.
Aveva
fatto
sempre
ogni
cosa
con
impegno
,
e
tra
i
tanti
ricordi
che
gli
davano
soddisfazione
c
'
era
anche
quello
d
'
aver
fatto
«
leccar
le
dita
»
agli
Inglesi
,
quando
era
stato
cuoco
prima
a
bordo
e
poi
a
Costantinopoli
.
Una
delle
ragioni
del
suo
odio
per
donna
Sara
era
appunto
la
gioja
maligna
manifestata
più
volte
da
questa
per
la
pessima
riuscita
di
qualche
lezione
di
culinaria
che
aveva
voluto
impartirle
.
Fuori
d
'
esercizio
e
con
l
'
animo
sconvolto
e
distratto
da
tanti
pensieri
,
si
cimentava
da
due
giorni
con
coraggio
imperterrito
nella
confezione
dei
più
complicati
intingoli
,
e
avvelenava
l
'
ospite
e
il
povero
don
Cosmo
.
-
Come
vi
pare
?
-
Ah
,
un
miele
,
-
rispondeva
questi
,
invariabilmente
.
-
Forse
,
però
,
ho
poco
appetito
.
-
Al
senso
mio
,
-
arrischiava
il
Costa
,
-
mi
pare
che
ci
manchi
un
tantino
di
sale
.
-
O
Marasantissima
,
-
prorompeva
Mauro
,
-
eccovi
la
saliera
!
Donna
Sara
era
da
due
giorni
digiuna
.
Tra
gli
urli
del
vento
,
i
boati
spaventosi
del
mare
,
lo
scroscio
della
pioggia
,
si
udivano
i
suoi
scoppii
di
tosse
,
e
lamenti
e
preghiere
recitate
ad
alta
voce
.
In
preda
,
certo
,
a
un
assalto
furioso
di
mania
religiosa
,
s
'
era
asserragliata
nella
sua
cameretta
e
rifiutava
ogni
cibo
e
ogni
cura
.
Di
tanto
in
tanto
don
Cosmo
,
sentendola
tossire
più
forte
e
più
a
lungo
,
si
recava
premuroso
a
chiamarla
dietro
l
'
uscio
e
a
domandarle
se
volesse
qualche
cosa
.
Per
tutta
risposta
donna
Sara
gli
gridava
,
appena
poteva
,
con
voce
soffocata
:
-
Pentìtevi
,
diavolacci
!
E
riprendeva
a
gridare
avemarie
e
paternostri
.
Finalmente
arrivò
Leonardo
Costa
,
in
uno
stato
miserando
,
tutto
scompigliato
dal
vento
,
con
l
'
acqua
che
gli
colava
a
ruscelli
dal
cappotto
e
con
tre
dita
di
fango
attaccato
agli
scarponi
.
Non
tirava
più
fiato
e
non
poteva
più
tener
ritta
la
testa
,
dalla
stanchezza
.
Mauro
,
per
ricetta
,
gli
fece
subito
trangugiare
un
bicchierone
di
vino
,
opponendo
alla
resistenza
la
solita
esclamazione
:
-
Oh
Marasantissima
,
lasciatevi
servire
!
Don
Cosmo
s
'
affrettò
a
condurselo
in
camera
e
lo
ajutò
a
cangiarsi
d
'
abito
,
facendogliene
indossare
uno
suo
che
gli
andava
molto
stretto
,
ma
almeno
non
era
bagnato
.
Intanto
Mauro
aveva
portato
in
tavola
e
gridava
dalla
sala
da
pranzo
:
-
Santo
diavolone
,
venite
o
non
venite
?
Quando
vide
comparire
l
'
uno
e
l
'
altro
con
due
visi
stralunati
,
si
mise
in
apprensione
e
domandò
aggrondato
:
-
Che
altro
c
'
è
?
Nessuno
dei
due
gli
rispose
.
Don
Cosmo
,
invece
,
domandò
al
Costa
:
-
E
Ippolito
?
Ippolito
?
-
Dormiva
,
-
rispose
quello
.
-
Alle
tre
di
notte
!
Dormiva
.
Ma
dice
che
,
quando
l
'
uomo
di
guardia
,
costretto
ad
aprire
il
cancello
,
corse
alla
villa
ad
avvertire
...
-
Parlate
di
don
Landino
?
-
lo
interruppe
a
questo
punto
Mauro
,
cacciandosi
tra
i
due
furiosamente
.
-
Ditemi
che
cos
'
è
!
-
No
,
che
don
Landino
!
-
gli
rispose
il
Costa
,
mostrando
sul
volto
una
trista
gajezza
.
-
Gli
hanno
fatto
l
'
ultima
a
quel
degno
galantuomo
che
è
stato
qua
un
mese
a
pestarvi
la
faccia
!
So
che
voi
lo
amate
quanto
me
!
-
Il
Salvo
?
-
Già
!
E
il
Costa
alzò
un
piede
come
per
darlo
sul
collo
del
caduto
.
Seguitò
:
-
Sua
sorella
,
la
moglie
del
principe
,
ha
preso
la
fuga
,
questa
notte
,
col
deputato
Capolino
...
-
La
fuga
?
Come
,
la
fuga
?
-
Come
,
eh
?
Ci
vuol
poco
...
Quello
è
venuto
a
pigliarsela
con
la
carrozza
,
e
son
partiti
di
nottetempo
,
con
la
corsa
delle
tre
,
per
Palermo
.
Certo
s
'
erano
accordati
avanti
...
Don
Cosmo
,
ancora
stralunato
,
mormorava
tra
sé
in
disparte
:
-
Povero
Ippolito
...
povero
Ippolito
...
-
Gli
sta
bene
!
-
corse
a
gridargli
Mauro
in
faccia
.
-
Mescolarsi
con
una
tal
razza
di
gente
,
-
aggiunse
il
Costa
con
una
smorfia
di
schifo
.
-
Del
resto
,
sa
,
sì
-
don
Cosmo
?
una
certa
mortificazione
,
forse
,
non
dico
di
no
...
Lo
scandalo
è
grosso
:
non
si
parla
d
'
altro
a
Girgenti
e
alla
marina
...
Ma
,
dopo
tutto
...
già
non
la
trattava
nemmeno
da
moglie
...
dice
che
dormivano
divisi
e
che
...
a
sentir
le
male
lingue
...
quel
cagliostro
,
dice
,
se
la
piglia
com
'
era
prima
del
matrimonio
...
Quando
l
'
uomo
di
guardia
corse
alla
villa
ad
annunziare
la
fuga
e
il
cameriere
andò
a
svegliare
il
principe
,
dice
che
egli
non
alzò
neanche
la
testa
dal
cuscino
e
rispose
al
cameriere
:
«
Ah
sí
?
Buon
viaggio
!
Penserò
domani
ad
averne
dispiacere
,
quando
mi
sarò
levato
...
»
.
Don
Cosmo
negò
più
volte
energicamente
col
capo
e
aggiunse
:
-
Non
sono
parole
d
'
Ippolito
,
codeste
!
-
Per
conto
mio
,
-
riprese
il
Costa
,
sedendo
con
gli
altri
a
tavola
e
cominciando
a
cenare
,
-
che
vuole
che
le
dica
?
Mi
dispiace
per
il
principe
;
ma
ci
ho
gusto
,
un
gran
gusto
per
l
'
onta
che
n
'
avrà
il
fratello
...
Ah
,
sì
-
don
Cosmo
,
non
so
davvero
perché
vivo
!
Vorrei
salvarmi
l
'
anima
,
glielo
giuro
;
vorrei
darle
tempo
di
superar
la
pena
,
perché
almeno
in
punto
di
morte
potesse
perdonare
e
salirsene
a
Dio
...
Ma
no
,
sì
-
don
Cosmo
:
la
pena
è
più
forte
e
si
mangia
l
'
anima
;
l
'
odio
mi
cresce
e
si
fa
più
rabbioso
di
giorno
in
giorno
;
e
allora
dico
:
perché
?
non
sarebbe
meglio
ammazzar
prima
lui
e
poi
me
,
e
farla
finita
?
-
Forse
,
-
mormorò
don
Cosmo
,
-
gli
fareste
un
regalo
...
-
Ecco
ciò
che
mi
tiene
!
-
esclamò
il
Costa
.
-
Perché
sarebbe
un
regalo
anche
per
me
!
-
Mangiate
e
non
piangete
!
-
gli
gridò
Mauro
.
-
Abbiate
pazienza
,
don
Mauro
,
-
gli
disse
allora
il
Costa
,
forzandosi
a
sorridere
.
-
Nei
vostri
piatti
,
per
il
palato
mio
,
ci
manca
sempre
un
tantino
di
sale
.
Qualche
lagrimuccia
è
condimento
.
Don
Cosmo
,
intanto
,
assorto
,
mirando
attentamente
un
pezzetto
di
carne
infilzato
nella
forchetta
sospesa
,
diceva
tra
sé
:
-
Come
due
ragazzini
...
E
tra
i
colpi
di
tosse
donna
Sara
seguitava
a
gridar
di
là
:
-
Pentìtevi
,
diavolacci
!
pentìtevi
!
All
'
improvviso
,
mentre
i
tre
seduti
a
tavola
finivano
di
cenare
,
da
fuori
,
ove
il
vento
e
la
pioggia
infuriavano
,
tra
il
fragorìo
continuo
degli
alberi
e
del
mare
,
s
'
intesero
i
furibondi
latrati
dei
mastini
che
ogni
sera
,
su
i
gradini
della
scala
,
stavano
ad
aspettar
l
'
uscita
del
padrone
dopo
la
cena
.
Mauro
,
accigliato
,
si
rizzò
sul
busto
e
tese
l
'
orecchio
.
Quei
latrati
avvisavano
che
qualcuno
era
presso
la
villa
.
E
chi
poteva
essere
a
quell
'
ora
,
con
quel
tempo
da
lupi
?
si
udirono
grida
confuse
.
Mauro
balzò
in
piedi
,
corse
a
prendere
il
fucile
appoggiato
a
un
angolo
della
sala
,
e
s
'
avviò
alla
porta
.
Prima
d
'
aprire
,
applicò
l
'
orecchio
al
battente
e
subito
,
intendendo
che
giù
,
innanzi
alla
villa
,
i
cani
cercavano
d
'
impedire
il
passo
a
parecchi
che
se
ne
difendevano
gridando
,
spense
il
lume
,
spalancò
la
porta
e
,
tra
lo
scroscio
violento
della
pioggia
,
nella
tenebra
sconvolta
,
spianando
il
fucile
,
urlò
dal
pianerottolo
:
-
Chi
è
là
?
Un
palpito
di
luce
sinistra
mostrò
per
un
attimo
,
in
confuso
,
la
scena
.
Mauro
credette
d
'
intravedere
quattro
o
cinque
che
,
minacciando
disperatamente
,
indietreggiavano
all
'
assalto
dei
mastini
.
-
Mauro
,
perdio
!
Questi
cani
!
Ne
ammazzo
qualcuno
!
Ti
chiamo
da
tre
ore
!
-
Don
Landino
?
E
Mauro
,
fremente
,
si
precipitò
dalla
scala
,
tra
il
vento
,
sotto
la
pioggia
furiosa
.
-
Dove
siete
?
dove
siete
?
Alla
voce
del
padrone
i
cani
desistettero
dall
'
assalto
,
pur
seguitando
ad
abbajare
.
-
Mauro
!
-
Voi
qua
?
-
gridò
questi
,
cercando
,
invece
dei
cani
,
d
'
impedir
lui
ora
il
passo
.
-
Avete
il
coraggio
di
rifugiarvi
qua
coi
vostri
compagni
d
'
infamia
?
Non
vi
ricevo
!
Andatevene
!
Questa
è
la
casa
di
vostro
Nonno
!
Non
vi
ricevo
!
-
Mauro
,
sei
pazzo
?
-
In
nome
di
Gerlando
Laurentano
,
via
!
Andatevene
!
Là
,
da
vostro
padre
è
il
rifugio
per
voi
e
pei
vostri
compagni
,
non
qua
!
Non
vi
ricevo
!
-
Sei
pazzo
?
Lasciami
!
-
gridò
Lando
,
strappandosi
dalla
mano
di
Mauro
,
che
lo
teneva
afferrato
per
un
braccio
.
Sprazzò
sul
pianerottolo
della
scala
un
lume
,
che
subito
il
vento
spense
.
E
don
Cosmo
,
accorso
col
Costa
,
chiamò
di
là
:
-
Landino
!
Landino
!
Questi
rispose
:
-
Zio
Cosmo
!
-
e
,
rivolto
ai
compagni
:
-
Su
,
su
,
andiamo
su
!
-
Don
Landino
!
-
gl
'
intimò
allora
Mauro
con
voce
squarciata
dall
'
esasperazione
.
-
Non
salite
alla
villa
di
vostro
Nonno
!
Se
voi
salite
,
io
me
ne
vado
per
sempre
!
Ringraziate
Iddio
che
vi
chiamate
Gerlando
Laurentano
!
Questo
solo
mi
tiene
dal
farvi
fare
una
vampa
,
a
voi
e
a
codeste
carogne
,
sacchi
di
merda
,
che
avete
accanto
!
Ah
sì
?
salite
?
Un
fulmine
,
Dio
,
che
la
dirocchi
e
vi
schiacci
tutti
quanti
!
Aspettate
,
ecco
qua
,
tenete
,
compite
la
vostra
prodezza
!
Vi
consegno
la
chiave
!
E
la
grossa
chiave
del
camerone
venne
a
sbattere
contro
la
porta
che
si
richiudeva
.
-
E
pazzo
!
è
pazzo
!
-
ripetevano
al
bujo
Lando
,
don
Cosmo
,
il
Costa
cercando
in
tasca
i
fiammiferi
per
riaccendere
il
lume
,
mentre
i
compagni
di
Lando
,
storditi
da
quell
'
accoglienza
nel
ricovero
tanto
sospirato
e
ora
finalmente
raggiunto
,
domandavano
ansimanti
e
perplessi
:
-
Ma
chi
è
?
-
Pazzo
davvero
?
-
O
perché
?
Riacceso
il
lume
,
i
cinque
fuggiaschi
,
Lando
,
Lino
Apes
,
Bixio
Bruno
,
Cataldo
Sclàfani
e
l
'
Ingrao
,
apparvero
come
ripescati
da
una
fiumara
di
fango
.
Cataldo
Sclàfani
,
dalla
faccia
spiritata
,
già
ispida
su
le
gote
,
sul
labbro
e
sul
mento
della
barba
che
gli
rispuntava
,
era
più
di
tutti
compassionevole
:
pareva
un
convalescente
atterrito
,
scappato
di
notte
da
un
ospedale
schiantato
dalla
tempesta
.
Fu
per
un
momento
uno
scoppiettìo
di
brevi
domande
e
di
risposte
affannose
,
tra
esclamazioni
,
sospiri
e
sbuffi
di
stanchezza
;
e
chi
si
scrollava
,
e
chi
pestava
i
piedi
,
e
chi
cercava
una
sedia
per
buttarcisi
di
peso
.
-
Inseguiti
?
-
No
,
no
...
-
Scoperti
?
...
-
Forse
!
...
-
Ma
che
!
no
...
-
Sì
...
-
Forse
Lando
...
-
A
piedi
!
E
come
?
...
-
Da
tre
giorni
!
-
Diluvio
!
diluvio
!
...
-
Ma
come
,
dico
io
,
senz
'
avvertire
?
senz
'
avvertire
?
Quest
'
ultima
esclamazione
era
-
s
'
intende
-
di
don
Cosmo
.
L
'
andava
ripetendo
all
'
uno
e
all
'
altro
,
sforzandosi
di
concentrarsi
nella
gran
confusione
che
gli
faceva
grattar
la
barba
su
le
gote
con
ambo
le
mani
.
-
Dico
...
dico
...
Ma
come
?
...
senz
'
avvertire
?
...
E
chi
sa
fino
a
quando
l
'
avrebbe
ripetuto
,
se
finalmente
non
gli
fosse
balenata
l
'
idea
che
bisognava
dare
ajuto
in
qualche
modo
a
quei
giovanotti
.
Che
ajuto
?
-
Ecco
,
venite
,
venite
qua
!
-
prese
a
dire
,
afferrando
per
le
braccia
ora
l
'
uno
ora
l
'
altro
.
-
Spogliatevi
,
subito
...
Ho
roba
...
roba
per
tutti
...
qua
,
qua
in
camera
mia
...
nella
cassapanca
,
venite
con
me
!
Bixio
Bruno
e
l
'
Ingrao
,
meno
storditi
e
meno
stanchi
degli
altri
,
s
'
opposero
energicamente
a
quella
strana
insistenza
.
-
Ma
no
!
Ma
lasci
!
-
gridò
il
primo
.
-
Non
c
'
è
da
perder
tempo
...
È
distante
molto
Porto
Empedocle
da
qua
?
-
Ecco
,
sì
,
-
esclamò
Lando
,
rivolto
allo
zio
.
-
Qualcuno
...
un
contadino
fidato
,
da
spedire
a
Porto
Empedocle
subito
,
per
noleggiare
una
barca
...
qualche
grossa
barca
da
pesca
...
-
Prima
che
spunti
il
giorno
,
per
carità
!
-
raccomandò
lo
Sclàfani
,
facendosi
avanti
con
la
sua
aria
spiritata
.
-
Dovremmo
essere
in
mare
prima
che
spunti
il
giorno
!
Forse
siamo
stati
scoperti
...
-
E
dàlli
!
Ti
dico
di
no
-
gli
gridò
l
'
Ingrao
.
-
E
io
ti
dico
invece
di
sì
-
ribatté
lo
Sclàfani
.
-
Alla
stazione
cli
Girgenti
,
Lando
,
potrei
giurare
,
è
stato
riconosciuto
...
Leonardo
Costa
fece
osservare
che
il
noleggio
di
una
barca
,
in
un
frangente
come
quello
,
non
era
incarico
da
affidare
a
un
contadino
.
-
Posso
andare
io
,
se
volete
!
Anzi
,
andrò
io
,
ora
stesso
!
-
Con
questo
tempo
?
-
domandò
angustiato
don
Cosmo
.
-
Signori
miei
,
non
precipitate
così
le
cose
...
Spogliatevi
,
date
ascolto
a
me
:
prenderete
un
malanno
...
Vedete
...
ecco
qua
...
quest
'
amico
mio
...
vedete
...
l
'
ho
fatto
cambiare
io
,
or
ora
...
C
'
è
roba
...
roba
per
tutti
..
nella
cassapanca
,
venite
a
vedere
!
Il
Costa
con
un
gesto
d
'
impazienza
,
domandò
ai
giovani
:
-
Vorreste
che
venisse
qua
sotto
Valsanìa
,
la
barca
?
-
Sì
,
sì
,
qua
!
-
rispose
Lando
.
-
No
,
zio
,
per
carità
,
mi
lasci
stare
!
-
Spògliati
,
ti
dico
...
-
Non
è
prudente
,
-
seguitò
Lando
,
rivolto
al
Costa
,
mentre
lo
zio
gli
strappava
per
forza
il
soprabito
,
-
non
è
prudente
mostrarci
a
Porto
Empedocle
.
A
quest
'
ora
a
tutti
i
porti
di
mare
sarà
certo
venuto
da
Palermo
l
'
ordine
della
nostra
cattura
.
-
Ma
sarà
difficile
,
-
fece
notare
allora
il
Costa
,
-
che
approdi
qua
sotto
,
di
notte
,
una
tartana
,
con
questo
mare
grosso
...
Basta
;
non
mi
tiro
indietro
...
si
potrà
tentare
...
E
corse
a
prendere
in
sala
l
'
ampio
mantello
a
cappuccio
,
ancora
zuppo
di
pioggia
.
-
Amici
!
-
gridò
l
'
Ingrao
,
-
non
sarebbe
meglio
seguire
questo
signore
,
ora
che
è
notte
e
nessuno
ci
vede
?
Ci
terremo
nascosti
in
prossimità
del
paese
,
fintanto
che
egli
non
avrà
noleggiato
la
barca
!
Il
consiglio
non
fu
accettato
per
una
savia
considerazione
di
Lino
Apes
:
-
Ma
che
dite
?
Credete
che
una
tartana
si
noleggi
in
quattro
e
quattr
'
otto
,
di
nottetempo
e
con
questo
tempo
?
Bisognerà
trovare
il
padrone
...
-
Lo
conosco
!
-
interruppe
il
Costa
.
-
Ne
conosco
uno
io
,
mio
amico
,
fidatissimo
.
-
E
i
marinaj
?
-
domandò
l
'
Apes
.
-
Il
padrone
solo
non
basta
.
-
Certo
!
Bisognerà
trovare
anche
i
marinaj
,
-
riconobbe
il
Costa
,
-
e
allestir
la
barca
...
Prima
di
giorno
non
si
farà
a
tempo
.
-
E
allora
,
no
!
-
gridò
subito
lo
Sclàfani
,
rifacendosi
avanti
impetuosamente
.
-
A
Porto
Empedocle
,
no
,
di
giorno
!
Converrà
imbarcarci
qua
!
-
Intanto
,
io
vado
!
-
disse
Leonardo
Costa
,
che
si
era
già
incappucciato
.
-
Povero
amico
!
-
gemette
don
Cosmo
.
-
Ma
proprio
?
...
Il
Costa
non
volle
sentir
commiserazioni
né
ringraziamenti
e
s
'
avventurò
nella
tenebra
tempestosa
.
Allorché
Lando
seppe
che
costui
era
il
padre
di
Aurelio
Costa
,
barbaramente
assassinato
insieme
con
la
moglie
del
deputato
Capolino
dai
solfaraj
del
Fascio
d
'
Aragona
,
guardò
cupamente
l
'
Ingrao
e
gli
altri
compagni
.
Interpretando
male
quello
sguardo
,
il
Bruno
manifestò
,
sebbene
esitante
,
il
sospetto
non
si
fosse
quegli
recato
a
Porto
Empedocle
per
vendicarsi
,
denunziandoli
.
Don
Cosmo
allora
,
accomodando
la
bocca
,
emise
il
suo
solito
riso
di
tre
oh
!
oh
!
oh
!
-
Quello
?
-
disse
;
e
spiegò
il
sentimento
e
la
devozione
del
suo
povero
amico
,
il
quale
,
facendo
carico
della
morte
del
figliuolo
soltanto
a
Flaminio
Salvo
,
non
pensava
neppur
lontanamente
ai
socii
del
Fascio
d
'
Aragona
.
-
Oh
,
a
proposito
!
-
disse
poi
,
colpito
dal
nome
del
Salvo
,
venutogli
così
per
caso
alle
labbra
.
E
si
chiamò
Lando
in
disparte
per
annunziargli
la
fuga
di
donna
Adelaide
.
-
Come
una
ragazzina
,
capisci
?
Alle
tre
di
notte
!
Nel
trambusto
,
era
rimasta
finora
inavvertita
la
voce
di
donna
Sara
Alàimo
che
,
credendo
forse
a
una
vera
invasione
di
demonii
in
quella
notte
di
tempesta
,
ripeteva
più
arrabbiata
che
mai
dalla
sua
remota
cameretta
in
fondo
al
corridojo
:
-
Pentìtevi
,
diavolacci
!
Il
grido
strano
giunse
spiccatissimo
in
quel
momento
di
silenzio
,
e
tutti
,
tranne
don
Cosmo
,
ne
rimasero
sbalorditi
;
anche
Lando
,
già
sbalordito
per
conto
suo
dalla
notizia
che
gli
aveva
dato
lo
zio
.
-
Chi
è
?
-
Ah
,
niente
,
donna
Sara
!
-
rispose
quegli
,
come
se
Lando
e
i
compagni
conoscessero
da
un
pezzo
la
vecchia
casiera
di
Valsanìa
.
-
Mi
sta
facendo
impazzire
,
parola
d
'
onore
...
S
'
è
chiusa
da
due
giorni
in
camera
,
e
grida
così
...
È
malata
,
poverina
.
Anche
di
...
E
si
picchiò
con
un
dito
la
fronte
.
I
quattro
compagni
di
Lando
si
guardarono
l
'
un
l
'
altro
negli
occhi
.
Dov
'
erano
venuti
a
cacciarsi
dopo
tre
giorni
di
fuga
disperata
?
Pazzo
era
stato
dichiarato
il
vecchio
,
che
aveva
fatto
loro
in
principio
quella
bella
accoglienza
;
pazza
era
dichiarata
ora
anche
quest
'
altra
vecchia
;
e
che
fosse
perfettamente
in
sensi
chi
dichiarava
pazzi
con
tanta
sicurezza
quegli
altri
due
,
non
appariva
loro
,
in
verità
,
molto
evidente
.
Finora
quello
zio
di
Lando
,
tranne
che
per
i
loro
abiti
bagnati
e
inzaccherati
,
non
aveva
mostrato
altra
costernazione
.
-
State
ancora
così
?
-
esclamò
,
difatti
,
meravigliato
,
don
Cosmo
,
dopo
aver
dato
quel
ragguaglio
sul
grido
di
donna
Sara
,
e
corse
ad
aprir
la
cassapanca
,
ov
'
eran
riposti
i
suoi
abiti
smessi
.
-
Qua
,
qua
...
prendete
...
vi
dico
che
c
'
è
roba
per
tutti
I
quattro
giovani
non
poterono
piú
tenersi
dal
ridere
,
e
presero
ad
ajutarsi
a
vicenda
per
spiccicarsi
d
'
addosso
gli
abiti
inzuppati
di
pioggia
-
L
'
importante
,
v
'
assicuro
io
,
-
diceva
don
Cosmo
,
-
è
questo
soltanto
,
per
ora
:
di
non
prendere
un
raffreddore
.
Minchionatemi
pure
,
ma
cambiatevi
.
Che
ci
fosse
roba
per
tutti
,
intanto
,
era
soverchia
presunzione
.
Lino
Apes
,
non
trovando
più
nella
cassapanca
nessun
capo
di
vestiario
per
sé
,
gli
si
fece
innanzi
con
la
tonaca
da
seminarista
distesa
su
le
braccia
come
una
bambina
da
portare
al
battesimo
:
-
Posso
prender
questa
?
-
E
perché
no
?
Ah
,
che
cos
'
è
,
la
tonaca
?
Eh
...
se
vi
andrà
...
E
sorrise
alle
risa
di
quei
quattro
che
si
paravano
goffamente
degli
altri
abiti
,
esalanti
tutti
un
acutissimo
odore
di
canfora
.
Cataldo
Sclàfani
s
'
era
acconciato
con
la
napoleona
e
,
poiché
gli
faceva
male
il
capo
,
s
'
era
annodato
alla
carrettiera
un
bel
fazzolettone
giallo
,
di
cotone
,
a
quadri
rossi
.
La
gioventù
a
poco
a
poco
riprendeva
il
sopravvento
.
Nessuno
pensò
più
alla
disfatta
,
all
'
incertezza
dell
'
avvenire
.
Tra
gli
spintoni
e
la
baja
dei
compagni
,
Lino
Apes
,
stremenzito
in
quella
tonaca
di
seminarista
,
corse
in
cucina
a
riaccendere
il
fuoco
.
Avevano
fame
!
avevano
sete
!
Ma
qua
don
Cosmo
sentì
cascarsi
l
'
asino
:
sapeva
appena
dove
fosse
la
dispensa
;
e
la
chiave
forse
l
'
aveva
Mauro
con
sé
.
-
La
chiave
?
-
gridò
l
'
Ingrao
.
-
L
'
ho
trovata
!
E
corse
a
raccattare
dal
pianerottolo
della
scala
quella
che
Mauro
aveva
scagliata
contro
la
porta
,
rimasta
là
fuori
.
-
Eccola
qua
!
eccola
qua
!
Don
Cosmo
stette
un
pezzo
a
osservarla
.
-
Questa
?
-
disse
.
-
No
...
Oh
che
cos
'
è
?
questa
è
la
chiave
del
camerone
!
Dove
l
'
avete
presa
?
Nella
confusione
non
aveva
inteso
l
'
ultimo
grido
di
Mauro
;
e
,
come
gli
fu
detto
che
quella
chiave
era
stata
scagliata
contro
Lando
,
subito
s
'
impensierí
e
,
volgendosi
a
questo
:
-
Ma
allora
vedrai
che
...
oh
per
Dio
!
-
esclamò
,
-
se
ti
ha
buttato
la
chiave
,
vedrai
che
se
ne
va
davvero
...
Forse
se
n
'
è
già
andato
!
-
Andato
?
dove
?
-
domandò
Lando
,
costernato
anche
lui
e
addolorato
.
-
E
chi
lo
sa
?
-
sospirò
don
Cosmo
.
E
narrò
in
breve
come
già
a
stento
fosse
riuscito
una
prima
volta
a
trattenerlo
;
poi
,
siccome
gli
altri
quattro
giovani
ridevano
dei
pazzi
propositi
e
del
sentimento
di
quello
strano
vecchio
,
gli
bisognò
dir
loro
chi
fosse
,
che
avesse
fatto
,
che
cosa
fosse
per
lui
quel
camerone
e
che
contenesse
.
-
Ah
sì
?
Anche
un
leopardo
imbalsamato
?
E
,
incuriositi
,
Lino
Apes
,
l
'
Ingrao
,
il
Bruno
,
lo
Sclàfani
,
appena
don
Cosmo
e
Lando
si
recarono
a
cercar
di
Mauro
,
ripresa
quella
chiave
,
entrarono
nel
camerone
.
Sott
'
esso
appunto
era
la
stanza
di
Mauro
Mortara
.
Don
Cosmo
e
Lando
,
con
una
candela
in
mano
,
erano
entrati
in
uno
stanzino
segreto
,
ov
'
era
una
botola
che
conduceva
al
pianterreno
della
villa
;
senza
far
rumore
avevano
sollevato
da
terra
la
caditoja
ed
erano
scesi
per
la
ripida
scala
di
legno
non
ben
sicura
alla
cantina
;
di
qua
eran
passati
nel
palmento
;
avevano
poi
attraversato
due
ampii
magazzini
vuoti
,
uno
sgabuzzino
pieno
di
vecchi
arnesi
rurali
affastellati
,
ed
erano
arrivati
a
un
uscio
interno
della
stanza
di
Mauro
.
Chinandosi
a
guardare
,
Lando
s
'
accorse
,
dalla
soglia
,
che
c
'
era
lume
.
-
Mauro
!
-
chiamò
allora
don
Cosmo
.
-
Mauro
!
Nessuna
risposta
.
Lando
tornò
a
chinarsi
per
guardare
attraverso
il
buco
della
serratura
.
Veniva
,
di
su
,
il
frastuono
di
quei
quattro
,
che
rincorrevano
per
il
camerone
Lino
Apes
vestito
da
seminarista
,
e
gridavano
,
e
ridevano
.
Mauro
Mortara
,
seduto
davanti
a
una
cassa
,
tratta
da
sotto
il
letto
,
stava
con
le
braccia
appoggiate
su
l
'
orlo
del
coperchio
sollevato
,
e
il
viso
affondato
tra
le
braccia
.
-
C
'
è
?
che
fa
?
-
domandò
don
Cosmo
.
Lando
levò
rabbiosamente
un
pugno
verso
il
soffitto
,
donde
veniva
il
fracasso
dei
compagni
.
Sentiva
,
tra
il
dispetto
acerbo
contro
questi
e
contro
se
stesso
,
un
vivo
rimorso
della
fiera
offesa
recata
al
sentimento
di
quel
suo
caro
vecchio
,
e
un
angoscioso
cordoglio
di
non
potere
in
quel
momento
unire
il
suo
richiamo
affettuoso
a
quello
dello
zio
.
-
Che
fa
?
-
ridomandò
questi
,
più
piano
.
Che
cosa
facesse
Mauro
,
col
viso
così
nascosto
tra
le
braccia
,
lo
dicevano
chiaramente
le
medaglie
che
,
appese
al
petto
e
ciondolanti
per
la
positura
in
cui
stava
,
traballavano
a
tratti
.
Piangeva
...
sì
...
ecco
...
piangeva
...
e
aveva
alle
spalle
quel
suo
comico
zainetto
che
già
gli
aveva
veduto
a
Roma
.
-
Mauro
!
-
chiamò
di
nuovo
don
Cosmo
.
A
questo
nuovo
richiamo
,
Lando
,
ancora
con
l
'
occhio
al
buco
della
serratura
,
gli
vide
sollevar
la
faccia
e
tenerla
un
po
'
sospesa
,
senza
tuttavia
voltarla
verso
l
'
uscio
;
lo
vide
poi
alzarsi
e
accostarsi
di
furia
al
tavolino
.
-
Ha
spento
il
lume
,
-
disse
allo
zio
,
rizzandosi
.
Stettero
entrambi
un
pezzo
in
ascolto
,
perplessi
nell
'
attesa
di
sentirgli
aprir
la
porta
.
Si
videro
lì
,
allora
,
come
imprigionati
;
non
avevan
le
chiavi
né
dei
magazzini
,
né
del
palmento
,
né
della
cantina
,
e
dovevano
dunque
ritornar
su
,
se
volevano
impedirgli
d
'
andare
;
bisognava
far
presto
,
per
non
dargli
tempo
d
'
allontanarsi
troppo
.
Ma
nessun
rumore
veniva
più
dalla
stanza
.
Don
Cosmo
fe
'
cenno
al
nipote
di
risalire
,
in
silenzio
.
Quando
furono
nel
primo
dei
due
magazzini
,
si
fermò
e
disse
sottovoce
:
-
Tanto
,
se
vuole
andare
,
né
tu
né
io
potremmo
trattenerlo
con
la
forza
.
Forse
ritornerà
,
quando
voi
sarete
partiti
e
gli
sarà
sbollita
la
collera
.
Lando
guardò
quel
suo
vecchio
zio
,
da
lui
appena
conosciuto
,
in
quel
vasto
magazzino
,
in
cui
il
lume
della
candela
projettava
mostruosamente
ingrandite
le
ombre
dei
loro
corpi
ed
ebbe
l
'
impressione
che
una
strana
realtà
impensata
gli
s
'
avventasse
agli
occhi
all
'
improvviso
,
con
la
stramba
inconseguenza
d
'
un
sogno
.
Da
un
pezzo
non
vedeva
più
la
ragione
dei
suoi
atti
che
gli
lasciavan
tutti
uno
strascico
di
rincrescimento
,
un
amaro
sapore
d
'
avvilimento
;
ma
ora
,
più
che
mai
,
di
fronte
alla
realtà
così
stranamente
spiccata
di
quel
suo
zio
fuori
della
vita
,
in
quell
'
antica
solitaria
campagna
,
lì
davanti
a
lui
,
in
quel
magazzino
vuoto
,
con
quella
candela
in
mano
.
Fu
tentato
di
spegnerla
,
come
dianzi
Mauro
aveva
spento
il
lume
nella
sua
stanza
di
là
.
Udì
la
voce
del
vento
,
i
boati
del
mare
:
fuori
era
il
bujo
tempestoso
;
anche
quello
della
sorte
che
lo
aspettava
.
Bisognava
che
in
quel
bujo
,
a
ogni
costo
,
assolutamente
,
trovasse
una
ragione
d
'
agire
,
in
cui
tutte
le
sue
smanie
si
quietassero
,
tutte
le
incertezze
del
suo
intelletto
cessassero
dal
tormentarlo
.
Ma
quale
?
ma
quando
?
ma
dove
?
-
Passerà
,
-
diceva
poco
dopo
don
Cosmo
,
con
gli
angoli
della
bocca
contratti
in
giù
,
la
fronte
increspata
come
da
onde
di
pensieri
ricacciati
indietro
dal
riflusso
della
sua
sconsolata
saggezza
,
e
con
quegli
occhi
che
pareva
allontanassero
e
disperdessero
nella
vanità
del
tempo
tutte
le
contingenze
amare
e
fastidiose
della
vita
.
-
Passerà
,
cari
miei
...
passerà
...
I
quattro
giovani
avevano
trovato
da
sé
la
dispensa
e
,
poiché
era
aperta
,
avevan
portato
di
là
in
tavola
quanto
poteva
servire
al
loro
bisogno
;
ora
,
dopo
il
pasto
e
saziata
la
sete
,
facevano
sforzi
disperati
per
resistere
alla
stanchezza
aggravatasi
su
le
loro
pàlpebre
all
'
improvviso
.
Quell
'
esclamazione
di
don
Cosmo
era
in
risposta
alla
rievocazione
ch
'
essi
avevano
fatta
,
alcuni
con
cupa
amarezza
,
altri
con
rabbioso
rammarico
e
Lino
Apes
con
la
sua
solita
arguzia
,
degli
ultimi
avvenimenti
tumultuosi
.
Guardandoli
come
già
lontanissimi
nel
tempo
,
don
Cosmo
non
riusciva
a
scorgerne
più
né
il
senso
né
lo
scopo
.
Dal
suo
aspetto
,
agli
occhi
di
Lando
,
spirava
quello
stesso
sentimento
che
spira
dalle
cose
che
assistono
impassibili
alla
fugacità
delle
vicende
umane
.
-
Avete
visto
il
leopardo
?
-
Sì
,
bello
...
bello
-
brontolò
l
'
Ingrao
,
cacciando
il
volto
,
deturpato
dall
'
atra
voglia
di
sangue
,
tra
le
braccia
appoggiate
su
la
tavola
.
-
Quello
era
un
leopardo
vivo
!
Lino
Apes
spalancò
gli
occhi
e
domandò
,
quasi
con
spavento
:
-
Mangiava
?
-
Lo
dico
,
-
riprese
don
Cosmo
,
-
perché
ora
,
cari
miei
,
è
pieno
di
stoppa
e
non
mangia
più
.
E
quella
lettera
di
mio
padre
?
L
'
avete
letta
?
Un
foglietto
di
carta
sbiadito
...
E
la
scrisse
una
mano
viva
,
come
questa
mia
,
guardate
...
Che
cos
'
è
ora
?
Quel
povero
pazzo
l
'
ha
messa
in
cornice
...
Luigi
Napoleone
...
il
colpo
di
Stato
...
gli
avvenimenti
della
Francia
...
Raccolse
le
dita
delle
mani
a
pigna
e
le
scosse
in
aria
,
come
a
dire
:
«
Che
ce
n
'
è
più
?
che
senso
hanno
?
»
.
-
Realtà
d
'
un
momento
...
minchionerie
...
Si
alzò
;
s
'
appressò
ai
vetri
del
balcone
che
da
un
pezzo
non
facevano
più
rumore
,
e
si
voltò
al
nipote
:
-
Senti
che
silenzio
?
-
disse
.
-
Ti
do
la
consolante
notizia
che
il
vento
è
cessato
...
-
Cessato
?
-
domandò
Cataldo
Sclàfani
,
levando
di
scatto
dalle
braccia
,
che
teneva
anche
lui
appoggiate
alla
tavola
,
la
faccia
spiritata
,
da
convalescente
,
col
fazzoletto
giallo
tirato
fin
su
le
ciglia
.
-
Bene
bene
...
C
'
imbarcheremo
qua
...
Buona
notte
!
E
si
ricompose
a
dormire
.
-
Così
tutte
le
cose
...
-
sospirò
don
Cosmo
,
mettendosi
a
passeggiare
per
la
sala
;
e
seguitò
,
fermandosi
di
tratto
in
tratto
:
-
Una
sola
cosa
è
triste
,
cari
miei
:
aver
capito
il
giuoco
!
Dico
il
giuoco
di
questo
demoniaccio
beffardo
che
ciascuno
di
noi
ha
dentro
e
che
si
spassa
a
rappresentarci
di
fuori
,
come
realtà
,
ciò
che
poco
dopo
egli
stesso
ci
scopre
come
una
nostra
illusione
,
deridendoci
degli
affanni
che
per
essa
ci
siamo
dati
,
e
deridendoci
anche
,
come
avviene
a
me
,
del
non
averci
saputo
illudere
,
poiché
fuori
di
queste
illusioni
non
c
'
è
più
altra
realtà
...
E
dunque
,
non
vi
lagnate
!
Affannatevi
e
tormentatevi
,
senza
pensare
che
tutto
questo
non
conclude
.
Se
non
conclude
,
è
segno
che
non
deve
concludere
,
e
che
è
vano
dunque
cercare
una
conclusione
.
Bisogna
vivere
,
cioè
illudersi
;
lasciar
giocare
in
noi
il
demoniaccio
beffardo
finché
non
si
sarà
stancato
;
e
pensare
che
tutto
questo
passerà
...
passerà
...
Guardò
in
giro
alla
tavola
e
mostrò
a
Lando
i
suoi
compagni
già
addormentati
.
-
Anzi
,
vedi
?
è
già
passato
...
E
lo
lasciò
lì
solo
,
innanzi
alla
tavola
.
Lando
mirò
i
penosi
atteggiamenti
sguajati
,
le
comiche
acconciature
,
le
facce
disfatte
dalla
stanchezza
de
'
suoi
amici
e
invidiò
il
loro
sonno
e
ne
provò
sdegno
allo
stesso
tempo
.
Avevano
potuto
scherzare
;
ora
potevano
dormire
,
dimentichi
che
dei
disordini
provocati
dalle
loro
predicazioni
a
una
gente
oppressa
da
tante
iniquità
ma
ancor
sorda
e
cieca
,
s
'
avvaleva
ora
il
governo
per
calpestare
ancora
una
volta
quella
terra
,
che
sola
,
senza
patti
,
con
impeto
generoso
s
'
era
data
all
'
Italia
e
in
premio
non
ne
aveva
avuto
altro
che
la
miseria
e
l
'
abbandono
.
Potevano
dormire
,
quei
suoi
amici
,
dimentichi
del
sangue
di
tante
vittime
,
dimentichi
dei
compagni
caduti
in
mano
della
polizia
,
i
quali
certo
,
domani
,
sarebbero
stati
condannati
dai
tribunali
militari
...
Si
alzò
anche
lui
;
si
recò
alla
sala
d
'
ingresso
,
desideroso
d
'
uscire
all
'
aperto
,
a
trarre
una
boccata
d
'
aria
,
per
liberarsi
dell
'
angoscia
che
l
'
opprimeva
,
ora
che
il
vento
e
la
pioggia
erano
cessati
.
Ma
innanzi
alla
porta
si
fermò
,
vinto
dall
'
odore
di
antica
vita
che
covava
in
quella
villa
ove
suo
nonno
era
vissuto
,
ove
con
quel
desolato
sentimento
di
precarietà
lasciava
invano
passare
i
suoi
tristi
giorni
quel
suo
zio
,
ove
Mauro
Mortara
...
Subito
si
scosse
al
ricordo
del
suo
vecchio
snidato
da
lui
crudelmente
negli
ultimi
giorni
da
quella
dimora
che
il
culto
di
tante
memorie
gli
rendeva
sacra
;
più
che
per
tutto
il
resto
sentì
dispetto
e
onta
dell
'
opera
sua
e
dei
suoi
compagni
per
quest
'
ultima
conseguenza
ch
'
essa
cagionava
:
di
cacciar
via
da
Valsanìa
il
suo
vecchio
custode
,
colui
che
gli
appariva
da
un
pezzo
come
la
più
schietta
incarnazione
dell
'
antica
anima
isolana
;
e
corse
per
tentar
di
placarlo
,
per
gridargli
il
suo
pentimento
e
forzarlo
a
rimanere
.
La
porta
della
stanza
di
Mauro
era
aperta
;
la
stanza
era
al
bujo
e
vuota
.
Su
la
soglia
stavano
incerti
e
come
smarriti
i
tre
mastini
.
Non
abbajarono
.
Anzi
,
gli
si
fecero
attorno
ansiosi
,
drizzando
le
aguzze
orecchie
,
scotendo
la
breve
coda
,
quasi
gli
chiedessero
perché
il
loro
padrone
,
seguito
da
essi
come
ogni
notte
,
a
un
certo
punto
si
fosse
voltato
a
cacciarli
,
a
rimandarli
indietro
rudemente
:
perché
?
Da
un
balcone
in
fondo
venne
la
voce
di
don
Cosmo
:
-
Se
n
'
è
andato
?
-
Sì
,
-
rispose
Lando
.
Don
Cosmo
non
disse
più
nulla
.
Nella
tetraggine
,
solenne
e
come
sospesa
,
della
notte
ancora
inquieta
,
rimase
a
udire
il
fragore
del
mare
sotto
le
frane
di
Valsanìa
e
l
'
abbajare
più
o
men
remoto
dei
cani
;
poi
,
con
una
mano
sul
capo
calvo
,
si
affisò
ad
alcune
stelle
,
chiodi
del
mistero
com
'
egli
le
chiamava
,
apparse
in
una
cala
di
cielo
,
tra
le
nuvole
squarciate
.
Senza
curarsi
del
fango
della
strada
,
dove
i
suoi
stivaloni
ferrati
affondavano
e
spiaccicavano
;
con
gli
occhi
aggrottati
sotto
le
ciglia
e
quasi
chiusi
;
tutto
il
viso
contratto
dallo
sdegno
;
un
agro
bruciore
al
petto
e
la
mente
occupata
da
una
tenebra
più
cupa
di
quella
che
gli
era
intorno
,
Mauro
Mortara
era
,
intanto
,
più
d
'
un
miglio
lontano
da
Valsanìa
.
Andava
nella
notte
ancora
agitata
dagli
ultimi
fremiti
della
tempesta
,
investito
di
tratto
in
tratto
da
raffiche
gelate
che
gli
spruzzavano
in
faccia
la
pioggia
stillante
dagli
alberi
,
di
qua
e
di
là
dalle
muricce
,
lungo
lo
stradone
.
Andava
curvo
,
a
testa
bassa
,
il
fucile
appeso
a
una
spalla
,
le
due
pistole
ai
fianchi
,
un
pugnale
col
fodero
in
cuojo
alla
cintola
,
lo
zàino
alle
spalle
,
il
berretto
villoso
in
capo
e
le
medaglie
al
petto
.
Saliva
verso
Girgenti
;
ma
voleva
andare
più
lontano
;
lasciare
a
un
certo
punto
lo
stradone
e
mettersi
per
la
linea
ferroviaria
;
attraversare
una
breve
galleria
,
sboccare
in
Val
Sollano
,
e
di
lì
,
nei
pressi
della
stazione
,
avviarsi
per
un
altro
stradone
al
paese
di
Favara
,
ove
,
in
un
poderetto
di
là
dall
'
abitato
,
viveva
un
suo
nipote
contadino
,
figlio
d
'
una
sorella
morta
da
tanti
anni
,
il
quale
più
volte
gli
aveva
offerto
tetto
e
cure
nel
caso
che
,
infermo
,
avesse
voluto
ritirarsi
da
Valsanìa
.
Andava
lì
,
da
quel
suo
nipote
;
ma
non
ci
voleva
pensare
.
La
testa
,
il
cuore
gli
erano
rimasti
come
pestati
,
schiacciati
e
macerati
dallo
stropiccìo
dei
passi
di
quei
giovani
,
che
per
supremo
oltraggio
s
'
erano
introdotti
a
profanare
il
camerone
del
Generale
,
mentr
'
egli
nella
sua
stanza
,
sotto
,
s
'
apparecchiava
a
partire
.
Non
voleva
più
pensare
né
sentir
nulla
;
nulla
immaginare
dei
giorni
che
gli
restavano
.
Tuttavia
,
il
cuore
calpestato
,
a
poco
a
poco
,
sotto
l
'
assillo
del
pensiero
che
,
forse
,
quel
suo
nipote
contadino
gli
aveva
offerto
ricetto
perché
s
'
aspettava
da
lui
chi
sa
quali
tesori
,
cominciò
a
rimuoverglisi
dentro
,
a
riallargarglisi
in
émpiti
d
'
orgoglio
.
Soltanto
da
giovane
e
dalle
mani
del
Generale
,
fino
alla
partenza
per
l
'
esilio
a
Malta
,
egli
aveva
avuto
un
salario
.
Ritornato
a
Valsanìa
,
dopo
le
vicende
fortunose
della
sua
vita
errabonda
,
per
mare
,
in
Turchia
,
nell
'
Asia
Minore
,
in
Africa
,
e
dopo
la
campagna
del
Sessanta
,
aveva
prestato
sempre
la
sua
opera
,
colà
,
disinteressatamente
.
E
ora
,
ecco
,
a
settantotto
anni
,
se
ne
partiva
povero
,
senza
neppure
un
soldo
in
tasca
,
con
la
sola
ricchezza
di
quelle
sue
medaglie
al
petto
.
Ma
appunto
perché
questa
sola
ricchezza
aveva
cavato
dall
'
opera
di
tutta
la
sua
vita
,
-
Sciocco
,
-
poteva
dire
a
quel
suo
nipote
,
-
tu
sei
padrone
di
tre
palmi
di
terra
;
e
se
te
ne
scosti
d
'
un
passo
,
non
sei
più
nel
tuo
;
io
,
invece
,
sono
qua
,
sempre
nel
mio
ovunque
posi
il
piede
,
per
tutta
la
Sicilia
!
Perché
io
la
corsi
da
un
capo
all
'
altro
per
liberarla
dal
padrone
che
la
teneva
schiava
!
Preso
così
l
'
aire
,
la
sua
esaltazione
crebbe
di
punto
in
punto
,
fomentata
per
un
verso
dal
cordoglio
d
'
essersi
strappato
per
sempre
da
Valsanìa
,
e
per
l
'
altro
dal
bisogno
di
riempire
con
la
rievocazione
di
tutti
i
ricordi
che
potevano
dargli
conforto
il
vuoto
che
si
vedeva
davanti
.
Rideva
e
parlava
forte
e
gestiva
,
senza
badare
alla
via
:
rideva
al
binario
della
linea
ferroviaria
,
ai
pali
del
telegrafo
,
frutti
della
Rivoluzione
,
e
si
picchiava
forte
il
petto
e
diceva
:
-
Che
me
n
'
importa
?
Io
...
io
...
la
Sicilia
...
oh
Marasantissima
...
vi
dico
la
Sicilia
...
Se
non
era
per
la
Sicilia
...
Se
la
Sicilia
non
voleva
...
La
Sicilia
si
mosse
e
disse
all
'
Italia
:
eccomi
qua
!
vengo
a
te
!
Muoviti
tu
dal
Piemonte
col
tuo
Re
,
io
vengo
di
qua
con
Garibaldi
,
e
tutti
e
due
ci
uniremo
a
Roma
!
Oh
Marasantissima
,
lo
so
:
Aspromonte
,
ragione
di
Stato
,
lo
so
!
Ma
la
Sicilia
voleva
far
prima
,
di
qua
...
sempre
la
Sicilia
...
E
ora
quattro
canaglie
hanno
voluto
disonorarla
...
Ma
la
Sicilia
è
qua
,
qua
,
qua
con
me
...
la
Sicilia
,
che
non
si
lascia
disonorare
,
è
qua
con
me
!
Si
trovò
tutt
'
a
un
tratto
davanti
alla
breve
galleria
che
sbocca
in
Val
Sollano
,
e
stupì
d
'
esservi
giunto
cosí
presto
,
senza
saper
come
;
prima
d
'
entrarvi
,
guardò
in
cielo
per
conoscere
dalle
stelle
che
ora
fosse
.
Potevano
essere
le
tre
del
mattino
.
Forse
all
'
alba
sarebbe
alla
Favara
.
Attraversata
la
galleria
e
giunto
nei
pressi
della
stazione
di
Girgenti
,
al
punto
in
cui
s
'
imbocca
lo
stradone
che
conduce
a
quel
grosso
borgo
tra
le
zolfare
,
dovette
però
fermarsi
davanti
alla
sfilata
di
due
compagnie
di
soldati
che
,
muti
,
ansanti
,
a
passo
accelerato
,
si
recavano
di
notte
colà
.
Dal
cantoniere
di
guardia
ebbe
notizia
che
,
nonostante
la
proclamazione
dello
stato
d
'
assedio
,
alla
Favara
tutti
i
socii
del
Fascio
disciolto
,
nelle
prime
ore
della
sera
,
s
'
erano
dati
convegno
nella
piazza
e
avevano
assaltato
e
incendiato
il
municipio
,
il
casino
dei
nobili
,
i
casotti
del
dazio
,
e
che
gl
'
incendii
e
la
sommossa
duravano
ancora
e
già
c
'
erano
parecchi
morti
e
molti
feriti
.
-
Ah
sì
?
Ah
sì
?
-
fremette
Mauro
.
-
Ancora
?
E
si
svincolò
dalle
braccia
di
quel
cantoniere
che
voleva
trattenerlo
,
vedendolo
così
armato
,
per
salvarlo
dal
rischio
a
cui
si
esponeva
d
'
esser
catturato
da
quei
soldati
.
-
Io
,
dai
soldati
d
'
Italia
?
E
corse
per
unirsi
a
loro
.
Una
gioja
impetuosa
,
frenetica
,
gli
ristorò
le
forze
che
già
cominciavano
a
mancargli
;
ridiede
l
'
antico
vigore
alle
sue
vecchie
gambe
garibaldine
;
l
'
esaltazione
diventò
delirio
;
sentì
veramente
in
quel
punto
d
'
esser
la
Sicilia
,
la
vecchia
Sicilia
che
s
'
univa
ai
soldati
d
'
Italia
per
la
difesa
comune
,
contro
i
nuovi
nemici
.
Divorò
la
via
,
tenendosi
a
pochi
passi
da
quelle
due
compagnie
che
a
un
certo
punto
,
per
l
'
avviso
di
alcuni
messi
incontrati
lungo
lo
stradone
,
s
'
eran
lanciate
di
corsa
.
Quando
,
alla
prima
luce
dell
'
alba
,
tutto
inzaccherato
da
capo
a
piedi
,
trafelato
,
ebbro
della
corsa
,
stordito
dalla
stanchezza
,
si
cacciò
coi
soldati
nel
paese
,
non
ebbe
tempo
di
veder
nulla
,
di
pensare
a
nulla
:
travolto
,
tra
una
fitta
sassajola
,
in
uno
scompiglio
furibondo
,
ebbe
come
un
guazzabuglio
di
impressioni
così
rapide
e
violente
da
non
poter
nulla
avvertire
,
altro
che
lo
strappo
spaventoso
d
'
una
fuga
compatta
che
si
precipitava
urlante
;
un
rimbombo
tremendo
;
uno
stramazzo
e
...
La
piazza
,
come
schiantata
e
in
fuga
anch
'
essa
dietro
gli
urli
del
popolo
che
la
disertava
,
appena
il
fumo
dei
fucili
si
diradò
nel
livido
smortume
dell
'
alba
,
parve
agli
occhi
dei
soldati
come
trattenuta
dal
peso
di
cinque
corpi
inerti
,
sparsi
qua
e
là
.
Un
bisogno
strano
,
invincibile
,
obbligò
il
capitano
a
dare
subito
ai
suoi
soldati
un
comando
qualunque
,
pur
che
fosse
.
Quei
cinque
corpi
rimasti
là
,
traboccati
sconciamente
,
in
una
orrenda
immobilità
,
su
la
motriglia
della
piazza
striata
dall
'
impeto
della
fuga
,
erano
alla
vista
d
'
una
gravezza
insopportabile
.
E
un
furiere
e
un
caporale
,
al
comando
del
capitano
,
si
mossero
sbigottiti
per
la
piazza
e
si
accostarono
al
primo
di
quei
cinque
cadaveri
.
Il
furiere
si
chinò
e
vide
ch
'
esso
,
caduto
con
la
faccia
a
terra
,
era
armato
come
un
brigante
.
Gli
tolse
il
fucile
dalla
spalla
e
,
levando
il
braccio
,
lo
mostrò
al
capitano
;
poi
diede
quel
fucile
al
caporale
,
e
si
chinò
di
nuovo
sul
cadavere
per
prendergli
dalla
cintola
prima
una
e
poi
l
'
altra
pistola
,
che
mostrò
ugualmente
al
capitano
.
Allora
questi
,
incuriosito
,
sebbene
avesse
ancora
un
forte
tremito
a
una
gamba
e
temesse
che
i
soldati
se
ne
potessero
accorgere
,
si
appressò
anche
lui
a
quel
cadavere
,
e
ordinò
che
lo
rimovessero
un
poco
per
vederlo
in
faccia
.
Rimosso
,
quel
cadavere
mostrò
sul
petto
insanguinato
quattro
medaglie
.
I
tre
,
allora
,
rimasero
a
guardarsi
negli
occhi
,
stupiti
e
sgomenti
.
Chi
avevano
ucciso
?
Narrativa ,
I
L
'
arrivo
del
"
Senegal
"
Alle
tre
,
quando
la
campana
annunziò
la
fine
della
lezione
,
il
professore
Domenico
Perez
non
lasciò
liberi
,
come
avrebbe
dovuto
,
i
suoi
discepoli
.
Spiegava
da
due
ore
un
atto
dell
'
Edipo
Re
e
non
voleva
interromperlo
.
Dominando
con
la
voce
ferma
e
severa
i
moti
d
'
impazienza
della
classe
,
andò
avanti
per
un
'
altra
diecina
di
minuti
,
sino
alla
fine
;
poi
pronunziò
la
frase
sacramentale
:
-
Basterà
per
oggi
.
Appena
uscito
nel
corridoio
,
in
compagnia
degli
alunni
più
diligenti
che
gli
rivolgevano
ancora
domande
intorno
alle
cose
udite
,
si
vide
accostare
da
Baldassare
,
il
bidello
.
-
Signor
professore
,
c
'
è
un
signore
che
lo
aspetta
.
-
Chi
è
?
-
Non
ha
detto
il
nome
...
Dice
che
è
venuto
da
Firenze
apposta
per
lei
.
-
Da
Firenze
?
...
Dov
'
è
?
-
L
'
ho
fatto
accomodare
nella
sala
di
convegno
...
Vi
è
rimasto
un
pezzo
a
dormire
,
sul
divano
!
...
Prima
di
sonare
la
campana
sono
andato
ad
avvertirlo
;
allora
è
sceso
giù
nel
cortile
!
...
Ha
un
'
aria
...
una
cert
'
aria
...
Perez
sorrise
vedendo
la
smorfia
con
la
quale
Baldassare
intendeva
esprimere
l
'
aria
dello
sconosciuto
,
e
s
'
affacciò
dal
ballatoio
.
Non
distinguendo
nessuno
in
mezzo
alla
folla
degli
scolari
sciamanti
giù
per
la
corte
,
discese
le
scale
;
sull
'
ultimo
ripiano
,
scorgendo
il
visitatore
che
pareva
appostato
per
attenderlo
al
varco
-
una
figura
alta
e
smilza
,
un
paio
di
gambe
lunghe
chiuse
in
calzoni
strettissimi
,
una
faccia
magra
tagliata
da
due
baffi
chiari
uncinati
-
esclamò
:
-
Bertini
!
...
Ma
come
?
Sei
tu
,
Lodovico
?
-
Sono
io
.
-
Senza
avvertirmi
?
...
Senza
scrivermi
una
parola
?
...
-
soggiunse
,
buttandogli
le
braccia
al
collo
e
baciandolo
con
grande
effusione
sulle
due
guance
.
-
Non
importa
;
grazie
egualmente
!
...
Che
piacere
!
...
Sai
che
non
ci
vediamo
da
Valsorrisa
?
...
Quant
'
è
?
Due
anni
!
...
Quando
sei
arrivato
?
-
Da
un
'
ora
.
-
E
sei
venuto
per
me
?
Che
bravo
!
Andiamo
via
!
Sono
libero
.
Sono
tutto
per
te
.
Quanto
ti
tratterrai
?
-
Riparto
stasera
.
-
Come
?
-
protestò
l
'
altro
,
fermandosi
,
tra
stupito
e
crucciato
,
sul
punto
di
varcare
il
portone
del
Liceo
.
-
Ma
niente
affatto
!
...
Dopo
due
anni
che
aspetto
questa
tua
visita
,
vieni
per
mezza
giornata
?
Che
dico
?
Per
qualche
ora
appena
!
-
Non
posso
fermarmi
di
più
.
-
Hai
da
fare
?
Che
hai
da
fare
?
Non
ammetto
pretesti
!
Ti
sequestro
.
Almeno
sino
a
domani
.
-
Ti
prego
non
insistere
.
Non
posso
.
Perez
gli
fermò
addosso
lo
sguardo
.
Nel
primo
momento
,
nella
sorpresa
del
riconoscimento
,
non
aveva
fatto
attenzione
all
'
aspetto
dell
'
amico
suo
;
ora
,
udendo
quella
risposta
proferita
brevemente
,
in
tono
che
non
ammetteva
replica
,
e
rammentando
le
parole
di
Baldassare
sullo
strano
atteggiamento
del
visitatore
,
scorgeva
realmente
qualche
cosa
d
'
insolito
in
lui
.
Magrissimo
era
sempre
stato
,
ma
d
'
una
magrezza
sana
,
ossea
e
nervosa
;
ora
il
suo
viso
lungo
ed
affilato
pareva
emaciato
come
dopo
una
malattia
;
le
tempie
,
dove
i
capelli
cominciavano
a
incanutire
,
eran
solcate
da
vene
inturgidite
;
gli
occhi
si
volgevano
intorno
esitanti
,
inquieti
,
quasi
sospettosi
;
anche
il
passo
era
malfermo
.
-
Sia
come
vuoi
,
-
concesse
Perez
,
tenendo
temporaneamente
per
sé
quelle
osservazioni
,
ma
proponendosi
di
cogliere
o
di
far
nascere
più
tardi
l
'
occasione
di
manifestarle
.
-
Vieni
a
casa
mia
?
-
Per
fare
?
-
Niente
!
Sono
libero
,
ti
ripeto
;
posso
dedicarti
tutto
il
pomeriggio
.
Dicevo
così
,
nel
caso
che
volessi
riposarti
.
Sei
all
'
albergo
?
-
No
,
ho
lasciato
la
valigia
alla
stazione
.
-
Dovresti
essere
stanco
;
ho
sentito
che
ti
sei
addormentato
,
aspettandomi
.
-
Ora
sono
riposato
.
-
Va
bene
;
allora
verrai
da
noi
a
pranzo
stasera
:
è
inteso
.
La
mamma
sarà
felice
di
vederti
.
Per
il
momento
vogliamo
andare
al
caffè
?
-
Grazie
;
io
non
prendo
nulla
.
-
Allora
...
-
fece
Perez
,
un
poco
imbarazzato
,
cercando
che
cosa
potesse
piacere
all
'
amico
;
-
allora
...
montiamo
in
carrozza
e
giriamo
un
poco
in
città
o
in
campagna
?
Solo
quell
'
offerta
riuscì
gradita
all
'
invitato
.
-
Andiamo
al
mare
?
-
propose
.
-
Dove
tu
vuoi
!
...
Vetturino
!
...
-
chiamò
,
fermando
con
un
gesto
del
braccio
una
carrozza
che
passava
loro
dinanzi
in
quel
momento
.
-
Monta
su
,
caro
,
ti
prego
...
Vetturino
,
alla
Gettata
!
...
-
Poi
,
accomodatosi
nel
suo
cantuccio
,
battendo
con
la
mano
sul
ginocchio
dell
'
amico
,
esclamò
giocondamente
:
-
E
così
?
-
E
così
?
-
ripeté
l
'
altro
,
come
un
'
eco
.
Cavata
di
tasca
la
borsa
del
tabacco
e
cominciando
ad
arrotolare
una
sigaretta
,
soggiunse
:
-
Che
fai
?
...
Sei
contento
?
...
Lavori
?
-
Lavoro
,
sì
.
E
tu
?
-
A
che
lavori
?
-
insisté
l
'
interrogato
,
come
se
non
avesse
udito
la
domanda
.
-
Vuoi
?
-
concluse
,
offrendogli
da
fumare
.
-
Grazie
!
Ti
dirò
che
sono
in
un
periodo
di
grande
fecondità
.
Mentre
la
carrozza
attraversava
i
quartieri
popolari
,
arrestandosi
tratto
tratto
per
l
'
ingombro
dei
tram
,
delle
automobili
,
dei
legni
,
dei
carri
,
dei
veicoli
d
'
ogni
sorta
,
Perez
cominciò
a
parlare
delle
sue
occupazioni
letterarie
.
Scrittore
di
commedie
prima
che
insegnante
di
lettere
greche
,
egli
adempiva
con
tutta
coscienza
l
'
ufficio
scolastico
;
ma
più
che
la
cattedra
lo
attirava
il
palcoscenico
,
dove
aveva
raccolto
e
raccoglieva
ancora
i
premî
più
ambiti
.
Quanti
ammiravano
in
lui
l
'
artista
geniale
,
l
'
arguto
dipintore
dei
costumi
contemporanei
,
non
riuscivano
a
spiegarsi
come
egli
potesse
essere
anche
un
dotto
cultore
delle
classiche
discipline
;
in
realtà
,
il
giovane
aveva
sofferto
d
'
un
intimo
disagio
vivendo
con
la
mente
,
per
ragioni
di
studio
,
in
tempi
tanto
remoti
e
disformi
da
quello
nel
quale
era
nato
,
del
quale
osservava
,
intendeva
ed
amava
i
caratteri
,
nella
vita
reale
;
ma
il
disagio
era
finito
,
e
le
due
occupazioni
si
erano
conciliate
,
perché
l
'
amore
della
modernità
gli
aveva
impedito
di
isterilirsi
nel
fanatismo
del
passato
e
gli
aveva
fatto
ricercare
ed
intendere
nelle
antiche
letterature
solo
ciò
che
vi
resta
di
veramente
vivo
,
di
eternamente
giovane
e
fresco
.
Proprio
in
quei
giorni
,
dopo
una
vivace
polemica
sostenuta
con
un
Tedesco
erudito
e
pedante
,
egli
aveva
concepito
l
'
idea
d
'
un
saggio
intorno
alle
"
Forme
letterarie
fossili
"
,
e
nell
'
esporre
all
'
amico
gli
argomenti
coi
quali
si
accingeva
a
sostenere
la
propria
tesi
,
si
animava
ed
accalorava
:
piccolo
,
vivacissimo
,
tutto
fuoco
,
roteava
gli
occhi
e
mulinava
con
le
braccia
come
sostenendo
un
assalto
contro
avversarî
invisibili
,
bucava
l
'
aria
con
l
'
indice
disteso
come
per
trapassare
da
parte
a
parte
gli
autori
incriminati
.
-
Nel
mondo
della
creazione
artistica
,
come
nella
natura
vivente
,
le
specie
appariscono
,
vivono
più
o
meno
a
lungo
e
poi
dànno
luogo
ad
altre
più
o
meno
diverse
.
Il
poema
e
la
tragedia
hanno
fatto
il
loro
tempo
come
gl
'
ittiosauri
e
i
teromorfi
;
sono
finiti
con
gli
elmi
e
gli
scudi
,
coi
manti
e
le
corone
:
roba
da
museo
.
Al
giorno
d
'
oggi
che
i
re
,
quelli
che
restano
,
portano
il
cappello
a
cencio
e
le
scarpe
con
le
gomme
,
e
i
militari
si
vestono
di
grigio
per
non
lasciarsi
scorgere
da
lontano
,
e
gli
eroi
si
trovano
,
quando
si
trovano
,
nel
corpo
dei
pompieri
o
tra
i
casellanti
delle
strade
ferrate
,
non
vi
sono
altre
forme
possibili
che
il
romanzo
o
la
novella
e
il
dramma
o
la
commedia
.
Il
naturalista
ricostruisce
con
senso
religioso
i
formidabili
giganti
della
fauna
antica
,
ma
non
nutre
la
folle
idea
di
richiamarli
in
vita
.
Io
m
'
inginocchio
dinanzi
a
Sofocle
,
ma
rido
di
chi
presume
mettere
al
mondo
nuovi
"
Edipi
"
.
Le
commedie
nostre
saranno
benissimo
semplici
coccodrilli
,
e
se
vuoi
umilissime
lucertole
a
petto
dei
colossi
antidiluviani
;
ma
la
colpa
non
è
nostra
se
quegli
stampi
sono
andati
distrutti
.
-
E
le
tue
commedie
nuove
?
-
Tre
,
mio
caro
;
non
meno
di
tre
:
omne
trinum
...
E
tre
casi
di
adulterio
,
uno
dopo
l
'
altro
!
I
critici
e
i
commissarî
dei
concorsi
governativi
mi
lapideranno
,
ma
il
pubblico
verrà
a
sentire
.
Non
dico
ad
applaudire
.
Può
darsi
benissimo
che
mi
fischi
di
santa
ragione
;
ma
la
colpa
sarà
stata
mia
,
non
dell
'
argomento
.
Non
ne
conosco
altri
che
appassionino
tanto
le
platee
,
perché
nessun
altro
offre
una
così
intima
associazione
del
comico
col
drammatico
,
e
se
vuoi
col
tragico
,
ma
nel
senso
moderno
della
parola
.
La
nostra
civiltà
ha
preteso
disciplinare
l
'
indisciplinabile
,
quel
sentimento
che
il
mito
antico
,
più
accorto
,
aveva
simboleggiato
in
un
fanciullo
,
bendato
per
giunta
,
cioè
due
volte
cieco
,
doppiamente
irresponsabile
.
Il
matrimonio
,
l
'
unione
eterna
e
indissolubile
,
è
il
più
bel
tentativo
di
correggere
la
realtà
,
di
realizzare
l
'
ideale
;
ma
la
natura
,
che
noi
disconosciamo
,
si
prende
giuoco
di
noi
,
scombussola
i
nostri
piani
,
sconvolge
la
nostra
vita
.
Dico
la
nostra
,
e
non
la
loro
,
della
gente
coniugata
:
perché
,
sentimentalmente
,
la
situazione
è
la
stessa
,
sia
nelle
giuste
nozze
,
sia
negli
amori
liberi
.
Quante
volte
hai
giurato
ad
una
donna
,
con
tutta
la
sincerità
del
cuore
,
con
tutto
il
convincimento
della
volontà
,
che
l
'
ami
unicamente
,
che
l
'
amerai
sempre
?
E
quante
volte
,
con
quanto
dolore
,
ti
sei
accorto
dell
'
inganno
?
Bertini
,
rivoltatosi
bruscamente
,
buttò
via
la
sigaretta
non
ancora
finita
di
fumare
;
poi
,
raddrizzatosi
sul
sedile
incrociò
le
braccia
e
chinò
il
capo
.
Perez
,
senza
aspettare
risposta
alle
domande
espresse
non
tanto
per
curiosità
di
sapere
quanto
per
bisogno
di
affermare
,
riprese
:
-
La
poesia
ha
inventato
l
'
anima
sorella
,
l
'
anima
gemella
,
che
andiamo
cercando
,
che
presto
o
tardi
incontriamo
e
che
allora
ci
prende
tutti
per
sé
;
ma
la
natura
,
quando
crediamo
di
esserci
assortiti
con
la
creatura
predestinata
,
ce
ne
sospinge
dinanzi
,
un
bel
giorno
,
a
nostra
insaputa
,
un
'
altra
che
ci
piace
di
più
,
che
ci
par
fatta
per
noi
meglio
dell
'
altra
,
che
distrugge
il
prestigio
dell
'
altra
,
che
vogliamo
e
dobbiamo
ottenere
,
a
qualunque
costo
di
morirne
,
salvo
a
ricrederci
ancora
una
volta
,
quando
ci
troviamo
esposti
ad
una
terza
seduzione
ancora
più
forte
,
o
semplicemente
diversa
.
Sai
che
lo
ha
detto
anche
Napoleone
;
il
matrimonio
non
è
istituzione
fondata
su
leggi
di
natura
,
e
Balzac
lo
ha
scritto
in
fronte
alla
sua
"
Fisiologia
"
.
La
natura
non
vuole
amori
unici
ed
eterni
;
esige
anzi
,
per
il
conseguimento
dei
suoi
fini
,
il
più
gran
numero
di
amori
.
Noi
siamo
come
i
germi
che
essa
sparpaglia
a
milioni
per
l
'
aria
,
sulla
terra
,
nelle
acque
,
per
moltiplicare
le
probabilità
che
s
'
incontrino
e
si
fecondino
e
si
schiudano
in
nuove
forme
di
vita
.
Uomini
e
donne
,
tutti
quanti
siamo
,
nonostante
i
nostri
codici
scritti
e
la
nostra
morale
intima
,
che
altro
facciamo
,
io
ti
domando
,
se
non
cercarci
per
sedurci
,
se
non
sfoggiare
ed
accrescere
le
nostre
doti
per
suscitare
il
più
gran
numero
di
desiderî
dai
quali
deriveranno
il
più
gran
numero
di
accostamenti
?
Perché
mai
tu
scolpisci
le
tue
statue
,
ed
io
scrivo
le
mie
commedie
,
e
il
nostro
Natali
dipinge
i
suoi
quadri
,
e
Luigi
Albani
compone
le
sue
musiche
,
se
non
per
abbagliare
queste
signore
con
l
'
aureola
della
gloria
?
E
queste
signore
perché
mai
passano
metà
della
loro
vita
dalla
sarta
e
dinanzi
allo
specchio
,
se
non
per
fulminarci
col
fulgore
della
loro
bellezza
?
In
tutti
i
loro
rapporti
,
in
quelli
che
sembrano
più
innocenti
,
uomini
e
donne
non
fanno
altro
che
scherzare
col
fuoco
:
la
fedeltà
dei
mariti
,
delle
mogli
e
degli
amanti
è
un
miracolo
altrettanto
grande
quanto
la
preservazione
di
una
santabarbara
fra
il
grandinare
delle
granate
.
-
L
'
albergo
di
Francia
è
in
questa
via
?
L
'
oratore
si
sentì
così
bruscamente
interrotto
nel
bel
mezzo
dell
'
argomentazione
da
quella
domanda
,
che
per
un
momento
rimase
senza
parola
.
-
L
'
albergo
di
Francia
?
...
Qui
siamo
sul
corso
Vittorio
Emanuele
;
l
'
albergo
di
Francia
è
nella
via
Cavour
.
-
Passiamo
di
là
,
se
non
ti
dispiace
.
-
Vetturino
,
per
via
Cavour
...
Ma
sai
che
sei
un
bel
tipo
?
-
esclamò
poi
,
fra
crucciato
e
sorridente
.
-
Mi
fai
sgolare
senza
darmi
retta
,
e
non
mi
narri
nulla
di
te
,
delle
cose
tue
!
Perché
hai
trasferito
lo
studio
a
Firenze
?
-
Per
finire
il
monumento
a
Mazzini
:
te
lo
scrissi
.
-
Un
tempo
non
potevi
lavorare
fuori
della
pace
di
Promonte
...
Come
sta
tua
sorella
?
Il
dottore
tuo
cognato
?
I
tuoi
nipotini
?
-
Stanno
bene
,
grazie
.
-
Che
desiderio
di
tornare
lassù
!
Bisogna
che
scriva
alla
signora
Laura
.
Il
tuo
monumento
,
dalle
figure
che
ne
ho
viste
sui
fogli
illustrati
,
è
una
bellezza
.
So
che
vi
hai
lavorato
molto
;
forse
troppo
?
Sei
un
poco
affaticato
?
-
Un
poco
.
-
Si
vede
.
Te
lo
volevo
dire
.
Non
sei
stato
sofferente
?
-
Un
poco
.
-
Perché
non
ti
riposi
?
Perché
non
ti
fermi
con
noi
?
Ti
prometto
di
farti
divagare
.
Hai
qui
tanti
ammiratori
!
E
non
poche
ammiratrici
,
sai
?
Ecco
l
'
albergo
di
Francia
.
Ferma
,
vetturino
...
-
No
!
no
!
-
protestò
vivacemente
Bertini
,
trattenendo
col
braccio
il
braccio
dell
'
amico
,
ed
ordinando
poi
al
cocchiere
,
con
voce
breve
:
-
Via
!
E
mentre
la
carrozza
trascorreva
dinanzi
alla
facciata
dell
'
albergo
,
vi
fermò
lo
sguardo
,
rivoltandosi
a
guardarvi
anche
dopo
che
l
'
edificio
fu
oltrepassato
.
Perez
era
rimasto
in
silenzio
,
non
comprendendo
.
-
Se
ti
decidessi
a
restare
-
riprese
poi
,
tanto
per
dire
-
non
ti
consiglierei
quest
'
albergo
,
né
gli
altri
del
centro
.
Sono
i
più
frequentati
dalla
gente
danarosa
,
ma
c
'
è
troppo
frastuono
intorno
.
Dovresti
andare
all
'
Hotel
Monsalvato
,
sul
Colle
d
'
Elsa
,
a
quattrocento
metri
sul
livello
della
baraonda
cittadina
;
è
un
incanto
.
-
Forse
andrò
in
Val
d
'
Aosta
,
dai
Mauri
.
-
Ah
,
i
Mauri
!
Che
brava
gente
!
Vi
andrò
probabilmente
anche
io
,
quest
'
ottobre
.
Sai
che
Aurelia
è
sposa
?
Allora
il
discorso
si
volse
sul
tema
degli
amici
comuni
.
Quantunque
neanche
ora
Bertini
fosse
molto
loquace
,
Perez
non
volle
sforzarlo
con
osservazioni
che
potevano
riuscire
indiscrete
.
Serbava
inappagata
la
curiosità
di
sapere
che
cosa
lo
occupasse
,
perché
mai
avesse
voluto
esaminare
la
facciata
e
passare
a
rassegna
le
finestre
dell
'
albergo
di
Francia
.
E
continuò
a
discorrere
per
due
,
evocando
i
ricordi
d
'
altri
tempi
,
quando
,
giunta
la
carrozza
sulla
Gettata
,
in
faccia
al
mare
,
Lodovico
lo
interruppe
ancora
una
volta
:
-
Vogliamo
passare
dal
semaforo
,
se
non
ti
dispiace
?
-
Non
mi
dispiace
niente
affatto
.
Ma
prima
di
tutto
,
scusa
,
che
vuoi
farvi
,
al
semaforo
?
Aspetti
telegrammi
con
telegrafo
senza
fili
?
Un
ambiguo
sorriso
,
un
sorriso
veramente
strano
,
increspò
le
labbra
di
Lodovico
.
-
Forse
!
-
E
poi
,
perché
non
l
'
hai
detto
prima
?
Il
semaforo
non
è
al
mare
,
è
sulla
collina
di
San
Rocco
.
-
Andiamo
sulla
collina
.
-
A
San
Rocco
!
La
carrozza
prese
un
'
altra
direzione
,
e
la
conversazione
dei
due
amici
,
o
piuttosto
il
monologo
di
Perez
,
anch
'
esso
.
Ora
lo
scrittore
dimostrava
allo
statuario
,
con
un
senso
di
compiacimento
,
l
'
enorme
sviluppo
preso
dalla
città
industre
,
i
quartieri
sorti
come
per
incanto
sul
lido
orientale
,
verso
la
cinta
delle
vecchie
fortificazioni
.
-
Guarda
quante
ville
e
quanti
fumaioli
!
...
Vedi
quelle
caserme
?
Sono
le
case
degli
operai
:
il
primo
tentativo
di
risolvere
seriamente
questa
parte
del
gran
problema
sociale
...
Un
borgo
marinaro
sulla
riva
,
un
rione
industriale
dalla
parte
opposta
:
in
mezzo
la
città
vecchia
che
si
va
rinnovando
!
Vedi
quella
selva
di
antenne
?
È
il
porto
...
-
Sapranno
al
semaforo
-
domandò
ad
un
tratto
Bertini
-
a
che
ora
arriverà
il
"
Senegal
"
?
-
Ma
come
?
-
esclamò
Perez
,
con
aria
di
stupore
.
-
Volevi
salire
fin
lassù
solo
per
questo
?
Ma
gli
arrivi
dei
piroscafi
sono
annunziati
alle
Messaggerie
!
C
'
è
di
meglio
:
basta
passare
dalla
Vedetta
!
...
Vetturino
,
torna
indietro
.
Alla
Vedetta
marittima
.
Ancora
una
volta
la
carrozza
cambiò
rotta
.
Perez
restò
un
pezzo
in
silenzio
aspettando
che
il
suo
compagno
dicesse
qualche
cosa
;
poi
,
vedendolo
assorto
,
con
lo
sguardo
vagante
per
il
panorama
della
città
,
domandò
a
bruciapelo
:
-
Aspetti
un
amico
,
con
questo
"
Senegal
"
?
Lo
stesso
sorriso
,
sottile
e
falso
,
spuntò
sulle
labbra
dello
scultore
.
-
Sì
!
-
Chi
,
se
è
lecito
?
L
'
interrogato
non
rispose
subito
.
Mosse
il
capo
con
un
breve
atto
d
'
imbarazzo
,
lo
volse
a
guardare
dietro
di
sé
,
esitante
e
sospettoso
;
poi
,
afferrata
la
mano
di
Perez
,
proferì
:
-
Lo
saprai
fra
poco
...
Non
mi
chieder
nulla
,
per
ora
...
Il
bidello
non
s
'
era
ingannato
:
c
'
era
qualcosa
di
molto
strano
nell
'
aspetto
di
Bertini
,
un
pensiero
molesto
che
corrugava
la
sua
fronte
e
fermava
il
suo
sguardo
,
una
inquietudine
che
rendeva
nervosi
i
suoi
minimi
gesti
.
Perez
rispettò
la
preghiera
;
non
interrogò
,
non
disse
più
nulla
,
mentre
la
carrozza
rotolava
sordamente
sull
'
inghiaiato
della
riviera
Margherita
,
domandando
solo
a
se
stesso
da
che
parte
del
mondo
veniva
quel
piroscafo
,
quale
persona
restituiva
in
Italia
che
stesse
tanto
a
cuore
a
Lodovico
.
Una
donna
,
probabilmente
?
La
vita
intima
dello
scultore
era
stata
sempre
molto
mossa
:
egli
aveva
nutrito
passioni
gagliarde
e
tempestose
.
Non
era
più
giovane
,
certo
;
doveva
ormai
aver
varcato
la
quarantina
.
L
'
aveva
varcata
senza
meno
:
due
anni
addietro
,
a
Valsorrisa
,
non
ne
aveva
annunziato
l
'
arrivo
imminente
?
Ma
per
una
natura
appassionata
come
la
sua
,
non
era
ancora
l
'
età
della
rinunzia
;
era
anzi
la
più
pericolosa
.
Proprio
a
Valsorrisa
,
nelle
poche
settimane
che
vi
avevano
trascorse
insieme
,
non
si
era
infiammato
per
la
bella
signora
Lariani
?
Poco
dopo
,
nell
'
autunno
,
era
andato
improvvisamente
a
porre
il
suo
studio
a
Firenze
,
per
finire
-
aveva
detto
-
il
monumento
a
Mazzini
:
verità
,
o
non
piuttosto
semplice
pretesto
?
Cominciata
infatti
a
Promonte
e
destinata
a
Palermo
,
perché
mai
quell
'
opera
doveva
esser
compiuta
proprio
in
Toscana
?
Qualche
grossa
novità
era
sopravvenuta
nella
vita
dell
'
artista
:
nonostante
il
suo
silenzio
,
Perez
ne
aveva
pur
avuto
qualche
sentore
,
aveva
udito
parlare
di
una
signora
,
straniera
,
per
la
quale
l
'
amico
suo
doveva
aver
fatto
una
nuova
passione
.
Forse
costei
aveva
dovuto
lasciarlo
,
era
andata
lontano
,
ed
ora
tornava
a
lui
?
Ma
nel
suo
aspetto
,
nelle
sue
parole
,
non
c
'
era
la
gioia
,
se
pur
e
ansiosa
,
di
chi
aspetta
una
persona
cara
;
c
'
era
l
'
inquietudine
,
l
'
ambascia
,
una
specie
di
paura
...
-
D
'
ordinario
,
i
postali
dall
'
Africa
arrivano
nel
pomeriggio
?
L
'
improvvisa
domanda
distolse
Perez
dalle
sue
riflessioni
.
-
Non
lo
so
-
rispose
,
comprendendo
confusamente
che
dall
'
Africa
Lodovico
non
poteva
aspettare
un
'
amante
.
-
Ma
ti
caverai
la
curiosità
fra
due
minuti
.
Stiamo
per
arrivare
.
La
carrozza
si
era
messa
al
passo
,
per
la
rampa
di
Bevagna
.
Lo
scultore
non
levava
gli
occhi
dall
'
immensa
distesa
delle
acque
,
liquido
smeraldo
sotto
le
balze
della
costa
,
d
'
un
azzurro
carico
come
inchiostro
più
oltre
,
fino
all
'
estremo
orizzonte
.
-
Ecco
la
Vedetta
.
Scesero
entrambi
dinanzi
al
gabbiotto
di
legno
dipinto
di
verde
con
pretese
da
chiosco
orientale
.
Dall
'
uscio
socchiuso
si
scorgeva
un
cannocchiale
girevole
sopra
un
treppiedi
piantato
nel
centro
del
bussolotto
.
Una
tabellina
di
lavagna
,
sull
'
entrata
,
portava
scritto
col
gesso
:
"
Il
piroscafo
"
Senegal
"
arriverà
oggi
alle
ore
17
"
.
Bertini
,
consultato
l
'
orologio
,
osservò
,
come
parlando
tra
sé
:
-
Dovrebbe
essere
in
vista
.
L
'
uomo
di
guardia
rispose
:
-
Sissignore
.
Già
si
scorge
a
occhio
nudo
.
Guardi
in
direzione
della
punta
di
Platania
.
Lo
scultore
si
accostò
alla
ringhiera
che
correva
lungo
l
'
orlo
della
balza
e
vi
si
afferrò
con
tutte
e
due
le
mani
sprofondando
lo
sguardo
nella
direzione
indicata
.
Perez
guardò
anch
'
egli
verso
quel
punto
,
ma
non
distinse
nulla
.
Ad
occidente
era
tutto
uno
sfolgorio
d
'
oro
,
nel
cielo
dove
il
sole
rutilava
,
nel
mare
dove
l
'
immensa
scaglia
del
suo
riflesso
si
stemperava
tremolando
.
-
Lodovico
!
-
gridò
a
un
tratto
Perez
,
riportando
lo
sguardo
verso
il
compagno
e
vedendolo
talmente
piegato
sulla
ringhiera
,
che
un
altro
poco
e
sarebbe
precipitato
nell
'
abisso
.
-
Lodovico
,
bada
!
...
Non
facciamo
scherzi
!
...
L
'
altro
si
ritrasse
,
guardando
gli
scogli
della
riva
sottoposta
,
bruni
e
brulli
a
fiore
delle
acque
smeraldine
.
-
Quanto
sarà
alto
?
...
-
disse
.
-
Trenta
metri
?
...
Quaranta
?
...
Temi
che
non
sarebbe
igienico
tuffarsi
in
mare
da
qui
?
...
Senza
rilevare
la
lugubre
facezia
,
Perez
rispose
con
un
'
altra
domanda
:
-
Dove
vuoi
andare
,
ora
?
-
Vorrei
andare
al
porto
,
ma
non
in
carrozza
.
Congeda
il
vetturino
.
-
Come
ti
piace
...
Ecco
fatto
-
soggiunse
,
dopo
aver
pagato
la
corsa
.
-
Andiamo
?
Mentre
la
carrozza
se
ne
tornava
in
città
dalla
parte
alta
,
essi
discesero
la
china
.
Bertini
si
voltava
tratto
tratto
,
guardando
il
mare
della
Platania
,
dove
una
nubecola
di
fumo
rivelava
ormai
la
corsa
del
"
Senegal
"
.
Perez
restò
ancora
un
poco
senza
dir
nulla
;
a
un
tratto
,
prendendo
il
braccio
dell
'
amico
,
con
voce
di
dolce
rimprovero
,
esclamò
,
piano
:
-
Allora
,
senti
,
io
non
crederò
più
che
tu
sia
venuto
per
i
miei
begli
occhi
!
...
-
E
ancora
più
piano
,
con
tono
di
affettuosa
confidenza
:
-
Chi
aspetti
?
...
Che
hai
?
...
Bertini
si
fermò
,
si
tolse
il
cappello
passandosi
la
destra
sulla
fronte
,
se
lo
ripose
in
capo
con
un
gesto
brusco
,
poi
disse
:
-
No
,
Domenico
;
non
sono
venuto
per
te
...
Sono
venuto
da
te
perché
non
posso
sentirmi
solo
,
in
quest
'
ora
d
'
angoscia
;
perché
ho
bisogno
di
udire
una
voce
fraterna
,
di
appoggiarmi
ad
un
braccio
sicuro
...
-
Eccomi
qua
!
...
-
esclamò
Perez
,
chinandosi
verso
di
lui
,
offrendogli
il
braccio
,
che
egli
prese
un
momento
e
poi
lasciò
.
-
Che
posso
fare
per
alleviare
la
tua
pena
?
Non
dirmene
nulla
,
se
ti
costa
...
-
Mi
costa
tacere
!
...
Ho
bisogno
di
gridare
!
...
Perdonami
se
non
ti
ho
dato
retta
...
Ma
ti
ho
udito
bene
,
sai
!
Certe
tue
proposizioni
mi
hanno
fatto
fremere
,
tanto
parevano
dette
per
me
:
tutto
quanto
hai
enunziato
,
a
proposito
dei
tuoi
lavori
,
intorno
all
'
amore
,
al
matrimonio
,
all
'
adulterio
...
Pronunziò
questi
nomi
con
voce
vibrante
,
stridente
,
quasi
acre
,
come
se
gli
scottassero
le
labbra
;
poi
,
dopo
una
pausa
,
più
tranquillamente
,
ma
anche
più
dolorosamente
:
-
No
,
che
non
c
'
è
differenza
,
quando
si
ama
,
fra
le
unioni
che
il
mondo
giudica
libere
,
e
quelle
che
sanziona
con
le
sue
leggi
!
Quando
pare
che
nessuna
legge
ci
governi
,
il
cuore
impone
le
sue
,
e
sono
le
ferree
...
Guarda
,
-
soggiunse
sopra
un
altro
tono
,
esitando
,
fermandosi
,
rivoltandosi
verso
l
'
amico
:
-
Guarda
...
come
farò
a
spiegarti
la
situazione
in
cui
mi
trovo
?
...
C
'
è
una
donna
che
m
'
appartiene
,
perché
si
è
data
a
me
,
perché
mi
sono
dato
a
lei
,
perché
ci
amiamo
,
perché
tale
è
la
sua
e
la
mia
volontà
:
va
bene
?
Ora
questa
donna
,
mia
da
tre
anni
oramai
,
il
cui
possesso
io
mi
sono
assicurato
con
la
fedeltà
più
cieca
e
l
'
adorazione
più
devota
,
che
mi
è
rimasta
anche
lei
fedele
strenuamente
,
sinceramente
;
questa
donna
,
oggi
,
stasera
,
fra
qualche
ora
mi
tradirà
.
Fra
poco
,
prima
di
notte
,
quando
sarà
giunto
il
"
Senegal
"
,
questa
donna
cadrà
fra
le
braccia
di
un
altro
,
all
'
albergo
di
Francia
:
capisci
?
Io
sono
qui
per
vedere
arrivare
questo
"
Senegal
"
,
per
passare
sotto
le
finestre
di
questo
albergo
dove
l
'
infamia
sarà
consumata
.
Né
io
,
né
tu
,
né
alcuno
può
nulla
per
impedirlo
:
nulla
capisci
?
Io
posso
fare
una
cosa
sola
,
quella
che
tu
m
'
hai
consigliata
:
restarmene
qui
,
fino
a
domani
.
Questo
sì
,
posso
farlo
.
Posso
scendere
,
anzi
,
all
'
albergo
di
Francia
,
precisamente
;
cercare
anzi
di
avere
una
camera
attigua
alla
loro
,
passare
la
notte
lì
,
dietro
l
'
uscio
che
ci
dividerà
.
Eccolo
,
quel
che
posso
fare
,
se
tu
persisti
a
trattenermi
!
Perez
non
disse
verbo
,
turbato
dall
'
espressione
quasi
iraconda
con
la
quale
Lodovico
aveva
proferito
le
ultime
parole
.
La
conferma
,
improvvisamente
ottenuta
,
delle
sue
supposizioni
intorno
alla
natura
tutta
sentimentale
delle
inquietudini
dell
'
amico
non
gli
procurava
il
più
piccolo
compiacimento
per
la
propria
perspicacia
,
tanto
il
caso
si
rivelava
grave
.
Molte
domande
gli
salivano
alle
labbra
:
"
Perché
ti
tradisce
?
...
Non
t
'
ama
più
?
...
Vi
siete
lasciati
?
...
Chi
arriva
col
"Senegal"?..."
ma
l
'
altro
non
gli
diede
il
tempo
di
formularle
.
Facendoglisi
accosto
con
un
nuovo
moto
di
confidenza
,
riprendendo
a
parlare
con
voce
ancora
grossa
,
ma
più
pacata
,
riprese
:
-
Capisci
ora
perché
me
ne
vado
?
Capisci
che
stanotte
non
posso
restar
qui
,
che
ho
bisogno
di
sentirmi
portar
via
,
non
importa
dove
,
col
treno
più
rapido
che
mi
trascini
il
più
lontano
possibile
?
-
E
ad
un
moto
di
Perez
,
che
si
era
rivoltato
per
interromperlo
:
-
Che
cosa
vorresti
dirmi
?
Che
debbo
rassegnarmi
,
se
non
c
'
è
da
far
nulla
?
Eh
,
lo
vedi
,
mi
rassegno
!
...
Hai
temuto
che
volessi
buttarmi
in
mare
?
...
Non
aver
paura
!
...
Non
sarei
venuto
a
cercarti
,
se
avessi
voluto
spiccare
il
salto
!
...
Non
ho
armi
addosso
:
prova
un
po
'
;
non
sono
venuto
per
ammazzare
nessuno
...
Niente
ammazzamenti
,
se
anche
quella
donna
fosse
mia
moglie
...
Noi
non
siamo
di
quelli
che
ammazzano
,
né
le
mogli
né
le
amanti
,
è
vero
?
...
Perché
si
ammazzano
anche
le
amanti
,
è
vero
?
non
le
sole
mogli
!
...
Ah
,
come
hai
ben
detto
che
non
c
'
è
nessuna
differenza
,
per
il
sentimento
,
fra
l
'
unione
libera
e
il
matrimonio
!
Se
questa
donna
fosse
mia
moglie
,
io
non
potrei
infrangere
il
vincolo
coniugale
in
un
paese
come
il
nostro
che
non
ammette
il
divorzio
;
potrei
infrangerlo
altrove
;
ma
divorziato
o
separato
,
forse
che
soffrirei
più
di
quanto
soffro
adesso
,
per
aver
perduta
la
creatura
che
fu
mia
,
che
volevo
mia
?
...
Se
fosse
mia
moglie
,
vedi
,
e
sapessi
che
oggi
,
qui
,
in
quest
'
albergo
,
ella
avesse
un
convegno
con
un
altro
uomo
...
se
fosse
mia
moglie
,
ecco
,
non
potendo
assassinare
né
lei
né
lui
,
non
dovendo
ammazzarmi
,
non
volendo
chiamare
un
commissario
e
due
guardie
che
frenerebbero
le
risa
accertando
la
mia
disgrazia
,
qual
altra
cosa
potrei
fare
,
se
non
quella
che
faccio
:
spiare
l
'
arrivo
dell
'
uomo
che
viene
a
portarmela
via
,
aggirarmi
per
i
luoghi
del
loro
incontro
,
immaginare
,
antivedere
,
non
veder
altro
con
gli
occhi
della
mente
fuorché
i
loro
abbracciamenti
,
e
quando
l
'
infamia
starà
per
compiersi
fuggire
,
fuggire
,
fuggire
?
...
-
No
,
scusa
!
-
proruppe
finalmente
Perez
,
non
appena
la
voce
di
Bertini
perdette
qualche
cosa
della
sua
veemenza
;
-
scusa
,
non
crederò
mai
che
,
marito
o
amante
,
un
uomo
nella
tua
condizione
non
possa
fare
altro
!
Come
hai
scoperto
che
sta
per
tradirti
?
-
Non
l
'
ho
scoperto
!
Me
l
'
ha
detto
lei
stessa
!
-
E
tu
non
hai
parlato
,
non
hai
pregato
,
non
hai
ingiunto
,
non
sei
riuscito
a
trattenerla
?
E
chi
è
costui
che
viene
dagli
antipodi
a
portartela
via
?
Un
tuo
predecessore
,
naturalmente
?
Un
primo
amante
a
cui
ora
ritorna
?
No
?
...
Ma
non
l
'
avrà
mica
sedotta
per
lettera
o
per
mezzo
degli
annunzî
economici
di
qualche
giornale
!
La
conosce
?
Come
la
conosce
?
Lodovico
si
voltò
a
guardarlo
,
con
espressione
di
stupore
e
d
'
impazienza
,
quasi
non
potendo
spiegarsi
come
mai
l
'
amico
non
comprendesse
.
-
È
suo
marito
.
Perez
ammutolì
.
Avrebbe
voluto
domandare
:
"
Perché
non
l
'
hai
detto
prima
?
Perché
non
l
'
hai
detto
subito
?
Come
potevo
sospettarlo
,
se
parlavi
della
possibilità
che
fosse
tua
moglie
?..."
.
Gli
pareva
che
il
narratore
fosse
stato
reticente
,
che
avesse
posto
una
specie
di
studio
nel
mantenere
,
nel
prolungare
l
'
equivoco
.
Ma
non
si
sentiva
di
rimproverarlo
,
vedendolo
tanto
eccitato
,
in
preda
a
un
così
angoscioso
tormento
.
-
Ah
,
suo
marito
!
...
-
ripeté
soltanto
,
sommessamente
,
meccanicamente
,
dopo
che
entrambi
ebbero
mossi
lunghi
passi
senza
dire
una
sillaba
.
-
E
tu
non
lo
conosci
?
-
soggiunse
dopo
un
altro
silenzio
.
-
Non
lo
conosco
,
non
credetti
neppure
che
esistesse
,
quando
la
incontrai
.
Era
un
marito
così
lontano
,
invisibile
,
introvabile
!
Viveva
nell
'
Africa
australe
,
in
uno
Stato
nuovo
,
mezzo
barbaro
,
quasi
selvaggio
,
lo
Stato
libero
della
Stanlesia
,
dove
era
andato
ad
ordinare
l
'
esercito
,
lasciando
quello
inglese
,
a
cui
prima
apparteneva
.
Mi
parve
sul
principio
che
un
marito
di
questa
fatta
fosse
un
personaggio
da
pochade
,
inventato
per
coonestare
una
situazione
illegale
,
per
attribuire
un
padre
putativo
a
creature
innocenti
...
-
Vi
sono
figli
?
-
Ve
ne
sono
due
,
ma
il
più
grandicello
era
ed
è
in
collegio
a
Calcutta
,
io
ne
conobbi
uno
solo
,
il
piccolino
che
ella
aveva
seco
.
-
A
Valsorrisa
?
-
domandò
rapidamente
Perez
,
ripensando
alla
Lariani
,
che
Lodovico
aveva
corteggiata
lassù
.
-
A
Valsorrisa
:
te
ne
rammenti
?
-
E
come
!
La
signora
Rosanna
Lariani
?
-
Lei
...
-
confermò
il
dolente
,
così
piano
che
Perez
comprese
piuttosto
dal
moto
del
capo
che
dal
suono
della
parola
.
-
È
dunque
lei
la
straniera
di
cui
mi
avevano
parlato
!
...
Sarà
certamente
più
conosciuta
col
nome
del
marito
?
...
-
Harrington
,
sì
.
-
Ma
,
in
verità
,
allora
non
mi
parve
...
-
Tu
andasti
via
troppo
presto
-
riprese
il
narratore
,
senza
lasciargli
esprimere
il
suo
pensiero
;
-
partisti
pochi
giorni
dopo
il
suo
arrivo
,
non
sapesti
quel
che
seppi
di
lei
,
da
lei
stessa
.
Nessuno
la
conosceva
.
Mi
narrò
la
storia
complicata
del
suo
matrimonio
,
con
questo
capitano
inglese
,
diventato
di
botto
colonnello
nella
Stanlesia
,
dove
ella
aveva
seguito
il
padre
,
ingegnere
italiano
emigrato
anche
lui
per
cercare
lavoro
nelle
miniere
laggiù
,
ai
primi
tempi
della
costituzione
di
quello
Stato
...
Nessuno
la
conosceva
a
Valsorrisa
;
nessuno
poteva
confermare
o
smentire
quella
narrazione
,
il
romanzesco
episodio
del
loro
incontro
sotto
la
tenda
,
mentre
il
padre
di
lei
agonizzava
,
assassinato
da
un
minatore
cinese
;
il
cavalleresco
aiuto
offertole
dal
colonnello
in
quella
terribile
circostanza
,
la
salvezza
che
il
matrimonio
propostole
ed
accettato
era
stata
per
lei
,
orfana
e
sola
in
mezzo
ad
un
mondo
ignoto
ed
ostile
.
Dovevo
credere
che
ella
avesse
lasciato
questo
marito
laggiù
a
causa
del
clima
?
Che
costui
si
contentasse
di
vederla
durante
i
pochi
mesi
di
permesso
che
quel
Governo
gli
accordava
ogni
quattro
anni
?
...
Chi
ha
conosciute
donne
italiane
che
hanno
sposato
ufficiali
inglesi
al
servizio
della
Stanlesia
,
e
che
se
ne
rimangono
in
Europa
,
andando
e
venendo
dall
'
Inghilterra
in
Italia
e
dall
'
Italia
in
Inghilterra
,
vagabondando
per
le
stazioni
climatiche
,
senz
'
altra
compagnia
tranne
quella
di
un
bambino
?
...
Ma
sì
,
ma
sì
;
vi
fu
un
momento
in
cui
credetti
di
aver
da
fare
con
un
'
avventuriera
!
Non
mi
costa
dirti
la
nuda
e
cruda
verità
,
dopo
averla
detta
tale
e
quale
a
lei
stessa
!
...
Ella
mi
diede
la
prova
del
mio
inganno
,
ed
il
rimorso
degl
'
ingiuriosi
sospetti
cominciò
a
stringermi
a
lei
.
Prima
era
stato
desiderio
,
appetito
,
ammirazione
professionale
per
la
sua
bellezza
statuaria
.
Poi
fu
stupore
e
fascino
per
la
singolarità
della
sua
persona
morale
.
Hai
mai
sognato
di
trovare
una
donna
a
cui
poter
dire
tutto
,
capace
di
comprendere
tutto
,
di
scusare
le
tue
debolezze
,
di
perdonare
i
tuoi
difetti
,
di
ammettere
la
fatalità
delle
tue
colpe
,
di
amarti
nonostante
le
tue
infamie
?
Una
donna
che
si
mostri
a
te
come
tu
ti
mostri
a
lei
,
senza
veli
,
fino
all
'
ultimo
fondo
del
cervello
e
del
cuore
?
Dev
'
esser
proprio
vero
che
la
parola
ci
fu
data
per
nascondere
i
nostri
pensieri
,
tante
sono
le
menzogne
piccole
e
grandi
che
andiamo
spacciando
,
anche
quando
crediamo
di
essere
più
sinceri
,
per
apparire
più
belli
,
più
leali
,
più
generosi
,
più
amabili
.
Sì
,
lo
hai
detto
:
noi
lavoriamo
continuamente
all
'
opera
di
seduzione
;
ma
non
soltanto
con
gli
sforzi
dell
'
ingegno
e
gli
artifizî
della
toletta
;
ma
anche
,
e
più
,
con
la
mascherata
del
sentimento
.
Ed
hai
mai
pensato
che
forse
solo
gli
amanti
criminali
,
le
coppie
delle
prostitute
e
degli
assassini
si
conoscono
quali
sono
realmente
?
Noi
,
nella
nostra
società
timorata
e
pudibonda
,
c
'
incontriamo
,
ci
uniamo
,
restiamo
più
o
meno
a
lungo
congiunti
,
e
ci
lasciamo
conoscendoci
meno
di
prima
.
Nessuno
riesce
a
leggere
nell
'
altro
,
perché
ciascuno
si
studia
di
nascondersi
.
Quando
il
grave
abito
della
menzogna
ci
opprime
,
quando
vorremmo
buttarlo
via
,
la
paura
di
scoprirci
dinanzi
a
chi
resta
protetto
,
di
disarmarci
dinanzi
a
chi
resta
agguerrito
,
ci
fa
sopportare
la
maschera
della
finzione
,
la
cappa
dell
'
ipocrisia
.
Ora
,
con
questa
donna
,
dopo
quarant
'
anni
di
bugie
dette
alle
altre
ed
a
me
stesso
,
io
ho
potuto
essere
finalmente
sincero
.
Più
che
con
lei
,
con
me
stesso
.
Ora
,
questa
volta
,
la
prima
volta
,
ho
visto
un
'
anima
nuda
.
E
non
credere
che
te
ne
voglia
tessere
l
'
elogio
,
da
innamorato
,
da
cieco
.
Ho
visto
le
sue
bruttezze
,
sai
,
e
non
sono
poche
.
Ma
forse
ella
non
ne
è
responsabile
;
forse
la
vita
dura
,
un
'
esperienza
precoce
,
infinitamente
rara
alla
sua
età
e
nel
suo
sesso
,
l
'
ha
fatta
così
.
Non
è
una
scuola
di
idealità
lo
spettacolo
della
lotta
per
l
'
esistenza
,
tra
la
schiuma
della
emigrazione
europea
in
Africa
,
nelle
miniere
della
Stanlesia
,
con
la
febbre
dell
'
oro
,
la
follia
delle
ricchezze
,
la
cecità
della
fortuna
,
lo
scatenamento
di
tutti
gl
'
istinti
peggiori
.
Forse
ella
sarebbe
stata
un
'
altra
,
se
non
avesse
perduto
bambina
la
mamma
sua
,
se
il
padre
non
l
'
avesse
condotta
seco
laggiù
,
se
non
fosse
vissuta
in
mezzo
ad
una
natura
primitiva
e
ad
una
umanità
imbestialita
,
se
non
avesse
dovuto
difendersi
armata
mano
contro
la
concupiscenza
di
qualcuno
,
che
non
potendo
comprarla
con
un
pugno
di
diamanti
,
tentava
di
sottoporla
per
forza
di
muscoli
...
E
poi
,
quand
'
anche
ella
portasse
dalla
nascita
i
suoi
difetti
,
potrei
io
esser
severo
con
lei
dopo
averle
rivelato
la
feccia
del
mio
pensiero
e
del
mio
sentimento
?
Io
e
tu
e
tutti
quanti
siamo
,
non
abbiamo
i
nostri
torti
ed
i
nostri
vizî
?
Una
bellezza
rara
e
divina
riscatta
i
suoi
:
la
schiettezza
,
la
sincerità
,
la
semplicità
con
le
quali
si
è
svelata
...
La
passione
vibrava
,
tremava
,
fremeva
nella
voce
di
Lodovico
,
lo
traeva
fuori
del
filo
del
ragionamento
:
né
Perez
diceva
nulla
per
rimetterlo
in
carreggiata
,
vinto
dal
calore
di
quella
parola
,
preso
dall
'
interesse
di
quella
confessione
.
-
Ma
che
volevo
dirti
?
-
esclamò
lo
stesso
confidente
,
arrestandosi
,
come
non
ritrovandosi
più
,
come
sovvenendosi
di
qualche
cosa
dimenticata
.
-
Ah
,
questo
:
che
anche
quando
l
'
evidenza
mi
costrinse
ad
ammettere
l
'
esistenza
del
marito
,
io
non
lo
conobbi
,
non
vidi
com
'
era
fatto
,
lo
seppi
assente
,
lontano
,
in
un
'
altra
parte
del
mondo
,
dove
ella
non
sarebbe
mai
più
andata
,
di
dove
egli
forse
sarebbe
tornato
,
ma
non
si
sapeva
quando
,
tardi
certamente
,
non
prima
di
tre
anni
,
forse
quando
l
'
amor
mio
per
lei
sarebbe
finito
,
poiché
io
le
dichiaravo
che
sarebbe
finito
!
ed
ella
lo
sapeva
!
come
sapeva
e
dichiarava
che
sarebbe
finito
il
suo
per
me
Quando
ti
dico
che
abbiamo
rinunziato
alle
finzioni
,
che
abbiamo
guardato
in
faccia
la
realtà
,
la
più
triste
,
la
più
dolorosa
,
la
più
malvagia
!
Ma
vedi
:
la
verità
è
salutare
.
Noi
andiamo
continuamente
giurando
che
ogni
nostro
amore
è
eterno
,
perché
questo
giuramento
ci
è
richiesto
,
perché
noi
stessi
crediamo
di
far
bella
figura
dichiarandoci
capaci
di
amare
eternamente
.
Ma
ogni
volta
che
giuri
,
nello
stesso
preciso
momento
che
le
parole
solenni
ti
escono
dalle
labbra
,
sentendo
dentro
di
te
che
giuri
il
falso
,
che
prometti
l
'
impossibile
,
un
senso
di
fastidio
,
un
impeto
di
ribellione
non
comincia
a
menomare
l
'
amor
tuo
?
Con
lei
,
con
questa
donna
,
ammettendo
entrambi
l
'
amara
verità
,
riconoscendo
che
l
'
amor
nostro
,
che
ogni
amore
è
mortale
,
io
mi
sono
sentito
invece
come
dinanzi
a
una
creatura
cara
i
cui
giorni
sono
contati
,
per
la
quale
daremmo
tutto
il
nostro
sangue
,
alla
quale
ci
afferriamo
con
l
'
ardore
della
disperazione
.
Ora
,
vedi
,
in
questa
trepidazione
dell
'
anima
,
in
questo
terrore
di
poterla
perdere
,
di
doverla
perdere
,
ecco
,
un
bel
giorno
una
lettera
dall
'
Africa
annunzia
che
suo
marito
s
'
imbarca
,
che
fra
un
mese
sarà
di
ritorno
con
l
'
altro
figlio
.
Oggi
,
vedi
,
egli
arriva
;
ed
ella
è
venuta
naturalmente
ad
incontrarlo
,
perché
questo
è
il
suo
piacere
,
di
lui
;
perché
questo
è
il
dovere
di
lei
,
e
perché
io
non
ho
il
diritto
di
impedirlo
.
Io
non
posso
impedir
nulla
,
perché
una
volta
,
quando
si
parlò
,
ipoteticamente
,
della
possibilità
che
ella
fosse
libera
,
le
dissi
che
non
l
'
avrei
sposata
,
ed
ella
mi
fu
grata
della
mia
schiettezza
.
No
,
ella
non
può
sottrarsi
per
me
a
quest
'
uomo
che
le
ha
dato
il
suo
nome
,
i
suoi
figli
,
che
le
dà
l
'
agiatezza
della
vita
,
la
sicurezza
del
domani
;
ma
quando
riconosco
questa
necessità
,
quando
penso
che
ella
doveva
pure
un
giorno
o
l
'
altro
essermi
portata
via
,
allora
immagino
anche
che
cosa
accadrà
di
lei
,
oggi
stesso
,
dal
momento
che
sarà
ricongiunta
a
quell
'
uomo
;
e
allora
,
no
,
non
voglio
che
un
altro
me
la
prenda
!
Che
m
'
importa
se
è
suo
marito
?
Perché
è
suo
marito
non
deve
farmi
nulla
che
me
la
porti
via
?
-
Vi
sono
molti
...
-
fece
per
dire
Perez
;
ma
l
'
infervorato
gli
troncò
la
frase
sulle
labbra
,
riprendendo
con
nuovo
impeto
:
-
Lo
so
,
lo
so
,
vi
sono
molti
,
vi
sono
tanti
che
non
ne
soffrirebbero
,
che
si
compiacerebbero
anzi
pensando
:
"
In
fin
dei
conti
,
questa
donna
io
stesso
l
'
ho
portata
via
al
suo
possessore
legittimo
"
.
Bravo
!
Lo
so
!
Ma
perché
potessi
acquetarmi
a
questo
pensiero
,
come
ci
acqueta
ordinariamente
,
bisognava
averla
conosciuta
nelle
circostanze
ordinarie
,
insieme
con
l
'
uomo
a
cui
appartiene
.
Quando
tu
t
'
innamori
della
donna
d
'
un
altro
,
cominci
col
vedere
costui
al
suo
fianco
,
lo
hai
già
visto
prima
d
'
innamorarti
,
lo
hai
udito
chiamarla
per
nome
,
dirle
parole
dolci
,
trattarla
come
cosa
propria
:
tu
non
puoi
dunque
dolerti
di
questa
condizione
preesistente
,
conosciuta
ed
inevitabile
.
Puoi
soffrire
,
più
tardi
,
quando
quella
creatura
è
tua
,
perché
non
è
tutta
tua
;
ma
ti
rassegni
,
naturalmente
;
non
ti
costa
troppo
rinunziare
al
possesso
esclusivo
,
ad
un
bene
impossibile
,
che
immagini
soltanto
,
che
non
hai
provato
.
E
allora
il
pensiero
egoista
,
il
sentimento
volgare
,
il
compiacimento
del
ladro
che
ride
del
derubato
,
ti
è
conforto
;
allora
tu
pensi
che
se
un
altro
,
esercitando
il
suo
diritto
di
proprietà
,
t
'
impedisce
d
'
avere
tutta
per
te
la
creatura
amata
,
tu
lo
punisci
,
ti
vendichi
,
ingannandolo
,
portandogli
via
una
parte
del
suo
bene
.
Ma
io
,
pensa
,
io
non
le
ho
visto
mai
nessuno
d
'
intorno
,
non
ho
neppure
creduto
sulle
prime
che
fosse
d
'
un
altro
,
e
quando
l
'
ho
dovuto
ammettere
,
ho
saputo
che
costui
era
lontano
,
enormemente
,
in
un
paese
quasi
favoloso
,
ubi
sunt
leones
.
Io
non
posso
persuadermi
d
'
averla
portata
via
a
nessuno
,
se
l
'
ho
trovata
sola
,
abbandonata
a
se
stessa
,
padrona
delle
sue
mosse
,
se
non
ho
dovuto
nascondermi
da
nessuno
,
se
ho
dovuto
trionfare
della
sua
resistenza
soltanto
.
Che
ella
appartenesse
ad
un
altro
,
non
è
stato
mai
per
me
un
fatto
presente
,
visibile
,
tangibile
:
è
stata
una
cosa
perduta
nel
passato
e
nel
futuro
,
nel
tempo
lontano
del
suo
matrimonio
,
quando
non
la
conoscevo
ancora
,
in
quello
di
là
da
venire
della
loro
riunione
.
La
sola
cosa
presente
,
visibile
,
tangibile
,
è
stato
il
mio
possesso
.
Io
ho
avuto
questa
donna
per
me
,
ti
dico
;
tutta
,
per
me
solo
,
due
anni
;
io
sono
andato
a
stabilirmi
a
Firenze
per
averla
accanto
,
per
lavorare
a
riprodurre
la
sua
forma
divina
.
Attraversavo
una
crisi
terribile
,
col
cuore
vuoto
ed
il
cervello
esausto
;
non
sapevo
fare
più
nulla
,
mi
sentivo
vecchio
ed
inutile
,
avevo
un
cimitero
dentro
di
me
e
la
morte
dinanzi
.
Non
credevo
mai
più
di
finire
il
monumento
a
Mazzini
;
covavo
da
anni
un
germe
d
'
idea
per
la
statua
dell
'
"
Azione
"
senza
potergli
dare
il
grado
di
calore
necessario
perché
si
schiudesse
,
senza
trovare
il
modello
che
incarnasse
il
tipo
immaginato
.
Ella
è
stata
la
mia
ispirazione
,
mi
ha
ridato
la
fiducia
,
l
'
energia
,
tutta
una
nuova
giovinezza
.
L
'
"
Azione
"
,
è
lei
;
la
"
Diana
"
dell
'
esposizione
di
Venezia
è
lei
,
la
"
Valchiria
"
di
Monaco
è
lei
,
la
"
Forza
"
e
la
"
Volontà
"
del
monumento
a
Bismarck
per
il
concorso
internazionale
di
Amburgo
sono
lei
;
tutti
questi
corpi
di
donna
robusti
ed
agili
,
tutte
questa
membra
possenti
e
delicate
,
tutte
le
purezze
di
queste
fronti
,
tutti
gli
slanci
di
questi
atteggiamenti
sono
suoi
,
di
lei
.
La
natura
e
la
vita
l
'
hanno
fatta
così
,
nel
corpo
e
nell
'
anima
,
forte
e
soave
,
superba
e
gentile
;
così
come
l
'
ho
vista
,
io
l
'
ho
riprodotta
ed
eternata
nel
marmo
e
nel
bronzo
.
Queste
sono
cose
visibili
e
tangibili
,
che
non
ammettono
dubbie
interpretazioni
.
Questo
è
il
fondamento
dei
miei
diritti
su
lei
e
dei
suoi
su
me
stesso
.
Suo
marito
?
Che
importa
se
colui
che
sta
per
arrivare
è
suo
marito
?
Marito
,
amante
,
è
un
altro
a
cui
io
non
posso
disputarla
,
a
cui
ella
va
ad
offrirsi
.
Marito
,
amante
:
che
cosa
significano
queste
parole
?
Che
valore
hanno
queste
convinzioni
?
Il
marito
sono
io
,
sono
stato
io
,
quando
ho
colmato
la
sua
solitudine
,
quando
ho
condiviso
la
sua
vita
,
quando
ho
palpitato
e
gioito
e
sofferto
e
creato
per
lei
;
l
'
amante
,
il
rivale
,
il
ladro
,
è
lui
che
viene
a
rubarmela
!
...
-
Ma
lei
?
-
domandò
finalmente
Perez
,
che
non
aveva
più
tentato
di
interromperlo
,
rispettoso
della
sua
ambascia
;
-
ma
lei
,
con
che
cuore
gli
va
incontro
?
Se
t
'
ama
ancora
,
se
va
a
lui
per
semplice
dovere
,
di
che
ti
lagni
?
-
Ah
,
sì
:
di
che
mi
lagno
!
Se
mi
ama
ancora
,
dovrebbe
bastarmi
,
non
dovrei
chieder
altro
!
Perché
indagare
quale
specie
di
dovere
,
quale
gradazione
di
sentimento
,
quale
sfumatura
di
affetto
la
lega
a
lui
?
È
una
curiosità
indiscreta
,
va
bene
?
Ma
se
capisco
,
se
vedo
,
se
sento
che
egli
non
esercita
un
semplice
diritto
legale
,
riprendendola
;
che
vanta
diritti
anche
sul
cuore
di
lei
?
...
Quando
tu
ami
le
donne
d
'
altri
,
lo
sai
cosa
ti
induce
a
sopportare
di
non
averle
tutte
per
te
?
Oltre
all
'
impossibilità
d
'
evitare
il
possesso
promiscuo
,
ti
piega
e
ti
placa
la
fiducia
che
esse
ti
ispirano
,
assicurandoti
d
'
amare
te
soltanto
,
di
provare
antipatia
,
ripugnanza
,
disprezzo
e
ribrezzo
per
l
'
altro
.
Molte
volte
tu
hai
per
l
'
appunto
trionfato
perché
hai
trovato
donne
la
cui
anima
è
stata
offesa
,
il
cui
corpo
è
stato
profanato
,
la
cui
vita
è
stata
spezzata
da
mariti
brutali
,
indegni
,
malvagi
.
Che
sentimento
di
gelosia
puoi
tu
concepire
per
opera
di
costoro
,
ai
quali
le
creature
dolorose
si
sottopongono
perché
non
possono
fare
altrimenti
,
perché
una
stolta
legge
sancisce
l
'
iniqua
necessità
?
Agguagliate
a
semplici
cose
,
a
proprietà
materiali
,
private
dell
'
esercizio
della
volontà
e
della
libertà
,
esse
sono
sopraffatte
nello
stato
d
'
inerzia
,
d
'
incoscienza
,
di
sorda
e
cupa
e
disperata
ribellione
:
tu
non
puoi
provare
gelosia
,
ma
ira
,
sdegno
e
pietà
.
Lo
so
:
qualche
altra
volta
ti
hanno
mentito
,
giurandoti
di
amare
te
soltanto
,
di
restar
fredde
e
insensibili
fra
le
braccia
dell
'
altro
;
ma
non
ti
sei
accorto
della
menzogna
,
l
'
hai
creduta
perché
ti
giovava
crederla
,
e
te
ne
sei
compiaciuto
e
inorgoglito
.
Io
sono
dinanzi
a
una
creatura
a
cui
ho
chiesto
,
da
cui
ho
ottenuto
sempre
e
soltanto
la
verità
.
Non
solamente
ella
non
mi
ha
detto
che
detesta
suo
marito
,
mi
ha
confessato
di
amarlo
.
Di
amarlo
,
ti
dico
,
e
non
sarai
tu
quello
che
ti
stupirai
perché
ci
ama
entrambi
.
Tu
sai
le
complicazioni
reali
del
cuore
,
così
diverse
dalla
schematica
semplicità
che
gli
attribuisce
la
convenzione
,
la
presunzione
,
l
'
ipocrisia
.
Lo
ama
,
d
'
un
amor
senza
dubbio
diverso
dal
mio
:
ma
che
importa
?
Che
consolazione
me
ne
può
venire
?
Io
ho
dovuto
udire
l
'
elogio
di
suo
marito
,
per
l
'
affetto
profondo
che
le
porta
,
per
le
prove
che
gliene
ha
date
e
gliene
dà
,
per
la
condiscendenza
con
cui
,
nonostante
il
suo
orgoglio
britannico
,
ha
lasciato
che
uno
dei
figli
,
il
più
piccolo
,
sia
da
lei
educato
in
Italia
,
all
'
italiana
;
per
la
fedeltà
che
le
serba
,
laggiù
,
nella
Stanlesia
,
non
ostante
la
facilità
di
avere
quante
donne
gli
piacerebbero
...
Allora
,
sì
,
ho
pensato
che
la
menzogna
ha
del
buono
,
che
la
verità
è
talvolta
insopportabile
.
Ma
ella
non
è
donna
da
mentire
né
da
disdirsi
.
La
sua
volontà
è
forte
,
tenace
,
ostinata
.
Come
dice
ciò
che
pensa
,
così
fa
ciò
che
vuole
.
Le
ho
chiesto
almeno
una
cosa
,
una
sola
:
di
non
venire
fin
qui
ad
incontrarlo
,
di
aspettarlo
a
casa
,
a
Firenze
.
Non
potendo
impedire
che
egli
ve
la
raggiungesse
,
mi
sarei
rassegnato
per
forza
;
all
'
idea
che
ella
stessa
si
movesse
per
andare
ad
offrirglisi
mi
ribellavo
.
Ella
ha
detto
di
no
,
che
non
può
,
che
ha
promesso
,
che
ha
fatto
così
tutte
le
altre
volte
,
prima
di
me
;
che
io
pretendo
troppo
,
ciò
che
non
può
darmi
,
l
'
assurdo
:
ed
eccomi
qui
per
assistere
al
loro
incontro
,
in
queste
condizioni
,
con
queste
certezze
:
capisci
ora
,
capisci
?
...
Egli
gridò
le
ultime
parole
;
a
un
tratto
,
guardandosi
intorno
,
come
uscendo
da
un
sogno
,
domandò
ansiosamente
:
-
Dove
siamo
?
Che
ora
è
?
Anche
Perez
volse
intorno
lo
sguardo
.
Entrambi
avevano
smarrito
la
nozione
del
luogo
e
del
tempo
;
lo
sfondo
del
paesaggio
,
giù
per
il
vallone
della
Marcia
,
più
oltre
fino
alla
riviera
delle
Palme
,
era
sfilato
loro
dinanzi
senza
che
lo
riconoscessero
;
ora
si
ritrovavano
nel
rione
di
Mezzo
,
dove
la
folla
,
il
movimento
della
città
ricominciavano
a
circondarli
.
-
Sono
le
quattro
e
un
quarto
-
disse
Perez
.
-
Le
quattro
e
un
quarto
!
...
Via
,
al
porto
!
...
Sarà
troppo
tardi
!
...
Perez
lo
seguì
senza
dir
nulla
.
Fu
sul
punto
di
proporgli
di
cercare
un
'
altra
carrozza
,
ma
poi
pensò
che
avrebbero
fatto
più
presto
a
piedi
,
prima
di
andare
alla
stazione
più
vicina
.
Lodovico
,
con
l
'
ansia
che
lo
sospingeva
,
col
suo
lungo
passo
,
lo
sopravvanzava
;
tratto
tratto
si
rivoltava
bensì
,
ma
per
domandargli
,
senza
fermarsi
:
"
Dove
siamo
?
...
Quanto
manca
ancora
?
...
A
destra
o
a
sinistra
?..."
.
E
Perez
gli
dava
le
indicazioni
richieste
,
affrettandosi
anch
'
egli
,
quantunque
la
ragione
gli
suggerisse
di
opporsi
al
disegno
dell
'
appassionato
,
di
trascinarlo
altrove
per
impedirgli
di
assistere
a
quell
'
incontro
.
Ma
la
certezza
che
ogni
tentativo
sarebbe
riuscito
vano
,
che
Lodovico
sarebbe
andato
solo
se
egli
avesse
rifiutato
di
accompagnarlo
,
gli
chiudeva
la
bocca
.
Un
senso
di
curiosità
,
anche
,
il
bisogno
istintivo
di
sapere
qualche
altra
cosa
,
di
conoscere
altre
circostanze
dell
'
avventura
,
di
indagare
le
intenzioni
dell
'
amico
,
lo
tratteneva
.
Quali
accordi
avevano
presi
gli
amanti
?
Quel
marito
che
veniva
dalla
Stanlesia
in
Europa
a
così
rari
intervalli
,
quanto
sarebbe
rimasto
presso
la
moglie
?
Presto
o
tardi
non
sarebbe
ripartito
?
...
-
Torna
per
sempre
?
-
non
poté
trattenersi
dal
domandare
,
quando
il
dubbio
gli
si
affacciò
.
Parve
che
la
domanda
traesse
troppo
violentemente
il
cogitabondo
dai
suoi
pensieri
e
gli
riuscisse
incomprensibile
;
perché
,
volgendosi
di
scatto
,
rispose
:
-
Chi
?
-
Poi
,
senza
aspettare
la
spiegazione
,
riprendendo
la
via
,
soggiunse
:
-
Non
so
.
Andrà
a
Londra
.
-
Solo
,
o
con
lei
?
-
Non
so
.
A
destra
?
-
A
destra
.
Allora
,
quando
la
rivedrai
?
-
Quando
le
piacerà
.
Mi
ha
imposto
di
non
lasciarmi
vedere
finché
sarà
con
lui
.
-
Ha
ragione
!
-
Di
allontanarmi
da
Firenze
,
di
andarmene
a
Promonte
,
dai
miei
,
finché
non
mi
richiamerà
lei
stessa
.
-
È
prudenza
.
E
tu
cominci
a
disubbidirle
troppo
presto
,
seguendola
fin
qui
!
-
No
!
-
replicò
con
forza
.
-
Questo
l
'
ho
ottenuto
!
Questo
l
'
ho
messo
come
patto
!
-
Perché
?
-
Perché
così
!
Non
si
arriva
mai
?
-
Ci
siamo
.
Oltrepassata
la
riviera
,
erano
giunti
dinanzi
al
porto
,
infatti
;
ma
Perez
sostò
,
esitante
.
-
Bisogna
sapere
a
quale
calata
dirigerci
.
Guardandosi
intorno
vide
un
gruppo
di
scaricatori
di
carbone
,
con
le
labbra
rosseggianti
e
gli
occhi
lucenti
sulle
facce
da
negri
.
-
Dove
si
attracca
il
"
Senegal
"
?
-
Al
ponte
della
Boa
.
-
Grazie
!
Ripresero
la
via
,
e
il
ponte
apparve
,
oltre
la
strada
ferrata
,
sbarrato
da
una
cancellata
,
ingombro
in
fondo
dalla
folla
che
aspettava
l
'
arrivo
del
piroscafo
.
Perez
vide
che
il
cancello
era
chiuso
,
che
un
gruppo
di
tre
o
quattro
persone
parlamentavano
col
doganiere
posto
a
guardia
dell
'
entrata
.
Lodovico
doveva
aver
veduto
anch
'
egli
,
perché
affrettò
ancora
il
passo
,
procedendo
verso
il
cancello
che
si
schiudeva
in
quel
punto
.
-
Dove
va
?
Non
si
può
!
...
-
disse
la
guardia
,
arrestandolo
con
un
gesto
della
mano
,
dopo
aver
lasciato
passare
gli
altri
.
-
Perché
?
Quei
signori
sono
pure
entrati
!
...
-
Ha
il
permesso
?
Occorre
il
permesso
della
Capitaneria
.
-
Dov
'
è
questa
Capitaneria
?
Ma
un
fischio
lungo
e
rauco
lo
fece
rivolgere
:
la
prora
del
piroscafo
spuntava
dietro
la
fila
dei
legni
dell
'
àncora
,
tutto
il
corpo
della
nave
si
veniva
avanzando
,
a
piccolo
moto
.
-
Non
siamo
più
a
tempo
...
Lasciateci
passare
...
Che
vi
fa
?
-
Non
si
può
.
-
Ma
lasciateci
passare
,
vi
dico
!
...
Il
tono
della
voce
,
l
'
espressione
del
viso
impaurirono
Perez
.
Fece
per
intervenire
,
ma
già
Lodovico
,
visto
un
graduato
sopraggiungere
,
gli
si
accostava
dicendo
,
con
altro
tono
,
di
preghiera
,
quasi
di
supplicazione
:
-
Senta
,
brigadiere
...
Non
abbiamo
avuto
il
tempo
di
fornirci
di
permesso
...
Aspettiamo
persone
care
...
Ci
consenta
di
entrare
...
Il
graduato
rivolse
alla
guardia
un
cenno
d
'
assenso
:
i
due
amici
penetrarono
nel
recinto
.
Per
un
lungo
tratto
esso
era
sgombro
;
la
folla
si
stringeva
in
fondo
,
contro
la
seconda
cancellata
.
Vi
era
gente
d
'
ogni
grado
ed
età
,
signori
,
popolani
,
contadini
,
marinai
,
donne
,
vecchi
,
bambini
,
facchini
coi
carretti
pronti
per
lo
sbarco
dei
bagagli
,
emigranti
seduti
sulle
casse
e
sui
sacchi
delle
povere
masserizie
,
dame
riparate
dal
sole
sotto
le
cupolette
dei
variopinti
ombrellini
.
Perez
vide
Lodovico
fermarsi
a
un
tratto
,
trasalendo
.
-
Che
hai
?
-
Eccola
.
Taci
.
Seguendo
lo
sguardo
dell
'
amico
egli
scorse
una
signora
vestita
tutta
di
bianco
,
col
cappello
rosso
e
l
'
ombrellino
dello
stesso
colore
.
Quasi
avvertita
da
un
senso
magnetico
,
ella
si
volse
verso
i
due
sopravvenuti
,
ma
non
un
muscolo
del
suo
viso
si
contrasse
,
non
il
più
piccolo
moto
la
tradì
.
Perez
riconobbe
subito
la
figura
ammirata
a
Valsorrisa
,
due
anni
addietro
:
meravigliosamente
bella
nel
corpo
e
nel
viso
,
alta
e
flessuosa
come
Diana
,
come
la
Valchiria
,
con
un
prezioso
volume
di
bionde
chiome
lucenti
sulla
nuca
e
sulla
fronte
,
dove
,
come
in
tutto
il
viso
,
il
riflesso
dell
'
ala
del
cappello
e
dell
'
ombrellino
diffondeva
un
chiaror
caldo
di
fiamma
.
Dopo
aver
rivolto
ai
due
amici
lo
sguardo
inespressivo
e
quasi
cieco
con
cui
si
guardano
gli
sconosciuti
,
ella
si
voltò
verso
una
donna
che
le
stava
da
presso
tenendo
per
mano
un
bambino
:
la
governante
ed
il
figlio
.
Chinatasi
a
dire
qualche
cosa
al
fanciullo
,
si
raddrizzò
,
tornò
a
rivoltarsi
verso
il
piroscafo
.
La
massa
enorme
del
"
Senegal
"
si
avanzava
ancora
più
lentamente
,
di
fianco
;
si
udivano
i
fischi
del
comando
,
si
vedeva
a
prora
il
gruppo
dei
marinai
pronti
alla
manovra
dell
'
àncora
,
dominati
dall
'
ufficiale
che
faceva
cenni
verso
la
plancia
.
La
barca
del
pilota
,
con
la
stessa
bandiera
azzurra
e
stellata
che
sventolava
all
'
albero
maestro
della
nave
,
la
precedeva
guidandola
;
a
un
nuovo
fischio
,
a
un
ordine
:
"
Mòlla
!
"
l
'
àncora
si
staccò
dal
fianco
possente
,
scivolò
col
fragore
delle
ferre
catene
,
precipitò
in
mare
sollevando
una
nappa
di
spuma
.
Tutt
'
intorno
,
dalle
murate
dei
piroscafi
attraccati
,
marinai
e
passeggeri
seguivano
curiosamente
la
manovra
;
la
folla
era
densa
a
bordo
d
'
un
grosso
transatlantico
tedesco
,
il
"
Braunschweig
"
,
che
aveva
issato
la
bandiera
di
partenza
,
e
le
cui
gru
stridevano
tirando
a
bordo
balle
e
bauli
,
e
per
le
cui
scale
era
un
continuo
andirivieni
.
Più
fitto
ancora
era
il
formicolio
a
bordo
del
"
Senegal
"
,
e
dalla
riva
alla
nave
,
come
dalla
nave
alla
riva
,
gli
avidi
sguardi
degli
arrivanti
e
degli
aspettanti
si
cercavano
,
si
incrociavano
,
e
già
qualche
fazzoletto
sventolava
,
ai
primi
riconoscimenti
.
Con
la
macchina
ormai
ferma
,
per
la
sola
forza
acquisita
,
il
"
Senegal
"
si
avanzò
ancora
un
poco
,
girò
su
se
stesso
mentre
la
barca
del
pilota
portava
a
terra
,
alle
prese
d
'
ormeggio
,
le
gomene
che
i
marinai
vi
annodavano
;
poi
gli
argani
stridettero
tesandole
,
e
la
nave
si
dispose
lungo
la
calata
.
La
folla
si
rimescolò
,
ciascuno
percorse
la
banchina
in
su
e
in
giù
,
cercando
di
avvicinarsi
il
più
possibile
alle
persone
care
,
chiamandole
per
nome
,
e
saluti
e
notizie
brevi
cominciarono
a
scambiarsi
.
Nei
movimenti
confusi
di
quella
massa
di
persone
lo
sguardo
di
Lodovico
seguiva
intento
ed
ardente
la
cupoletta
dell
'
ombrellino
rosso
,
ed
anche
Perez
non
la
perdeva
d
'
occhio
,
cercando
di
scoprire
in
mezzo
ai
passeggeri
affacciati
dal
ponte
della
prima
classe
chi
fosse
l
'
aspettato
da
quella
donna
.
A
un
tratto
l
'
ombrellino
si
abbassò
e
rialzò
due
o
tre
volte
,
come
una
bandiera
,
in
segno
di
saluto
,
e
dal
piroscafo
,
dall
'
angolo
della
scala
,
un
uomo
rispose
con
un
gesto
del
braccio
,
ed
un
giovinetto
che
gli
stava
a
fianco
agitò
festosamente
il
fazzoletto
.
Perez
sentì
afferrarsi
la
mano
come
dentro
una
morsa
e
udì
la
voce
rauca
dell
'
amico
esclamare
:
-
Eccolo
...
È
lui
!
Liberato
dalla
stretta
,
egli
considerò
attentamente
quell
'
uomo
.
Era
alto
e
robusto
,
con
un
petto
largo
su
cui
la
folta
barba
castana
appena
brizzolata
si
diffondeva
a
ventaglio
;
aveva
un
nobile
portamento
;
tutta
la
persona
rigidamente
composta
nel
costume
da
viaggio
,
con
la
tunica
a
cintola
,
i
calzoni
corti
,
le
gambe
strette
dalle
lunghe
uose
,
rivelava
l
'
abito
del
comando
,
la
professione
marziale
.
Fermo
contro
la
murata
,
non
si
sporgeva
,
portava
soltanto
la
mano
all
'
orecchio
per
cogliere
le
parole
che
la
moglie
ed
il
figlioletto
gli
rivolgevano
dalla
riva
,
e
rispondeva
con
qualche
monosillabo
,
od
a
brevi
cenni
del
capo
e
della
mano
,
mentre
l
'
adolescente
che
era
seco
,
un
collegiale
di
forse
dieci
anni
,
gridava
saluti
e
domande
al
fratellino
ed
alla
madre
.
Costei
,
addossata
ad
una
presa
d
'
ormeggio
,
riparata
contro
il
sole
dall
'
ombrellino
appoggiato
alla
spalla
,
non
si
rivoltava
,
pareva
non
sospettasse
neppure
la
presenza
dei
due
amici
,
dell
'
amante
,
e
Perez
era
talmente
compreso
dall
'
ambascia
di
quest
'
ultimo
,
che
temeva
di
doverla
vedere
da
un
momento
all
'
altro
prorompere
.
Con
le
mascelle
contratte
,
coi
pugni
chiusi
,
Lodovico
guardava
così
fisso
il
nuovo
arrivato
,
che
costui
avrebbe
finito
con
l
'
accorgersene
;
ed
ecco
:
già
pareva
a
Perez
che
se
ne
fosse
accorto
,
che
volgesse
su
loro
uno
sguardo
inquieto
e
sospettoso
.
-
Moviamoci
...
Vieni
da
questa
parte
...
-
propose
all
'
amico
,
trascinandolo
qualche
passo
più
lontano
,
guardando
qua
e
là
sul
ponte
del
piroscafo
,
per
darsi
un
contegno
,
per
fingere
di
cercare
qualcuno
tra
i
passeggeri
,
impaziente
di
uscire
da
quella
situazione
pericolosa
;
ma
a
bordo
,
compiute
le
operazioni
di
ormeggio
,
abbassati
i
pontili
,
i
viaggiatori
che
tentavano
di
scendere
erano
trattenuti
dai
marinai
di
guardia
alle
scale
,
per
lasciar
libero
il
passo
ai
facchini
.
I
bagagli
avevano
la
precedenza
su
gli
uomini
,
e
fremiti
d
'
impazienza
e
sospiri
d
'
ansia
passavano
tra
i
circostanti
,
mentre
sfilavano
i
bauli
di
tutte
le
fogge
e
grandezze
,
le
casse
,
le
valigie
,
le
scatole
,
i
cesti
,
le
cappelliere
.
Le
creature
umane
anelanti
di
riabbracciarsi
dopo
separazioni
lunghe
e
crudeli
erano
ancora
costrette
a
guardarsi
da
lontano
,
a
farsi
cenno
con
la
mano
,
a
soffocare
l
'
impeto
degli
affetti
;
né
tutte
le
anime
erano
in
festa
;
si
vedevano
molti
con
gli
occhi
arrossati
al
pensiero
di
dover
partecipare
o
ricevere
le
nuove
delle
sciagure
sopravvenute
,
dei
disinganni
patiti
nel
tempo
della
solitudine
.
Un
gruppo
di
donne
,
anziane
,
giovani
e
adolescenti
,
tutte
egualmente
vestite
di
lutto
greve
,
piangevano
silenziosamente
,
evitando
di
guardarsi
,
senza
guardar
neppure
verso
la
nave
:
certo
,
essa
non
recava
loro
la
persona
diletta
,
perduta
lontano
,
di
là
dai
mari
,
ma
fredde
e
inerti
reliquie
.
A
bordo
i
viaggiatori
,
affratellati
dalla
convivenza
,
si
salutavano
commossi
sul
punto
di
disperdersi
per
il
vasto
mondo
senza
probabilità
di
mai
più
rivedersi
,
e
l
'
enorme
casa
galleggiante
continuava
a
vuotarsi
delle
sue
masserizie
,
pareva
destinata
a
spopolarsi
,
come
un
luogo
infausto
,
colpito
dalla
sciagura
.
Un
baule
stretto
e
lungo
come
un
feretro
era
tratto
fuori
da
due
uomini
che
lo
reggevano
dai
due
capi
,
e
Perez
sentiva
il
contagio
di
quella
tristezza
diffusa
tutt
'
intorno
,
del
dramma
che
martoriava
il
cuore
dell
'
amico
suo
,
che
doveva
certamente
turbare
quello
della
donna
;
quando
a
un
tratto
i
suoni
fragorosi
e
giocondi
d
'
una
fanfara
squillarono
:
la
musica
del
"
Braunschweig
"
,
nel
punto
che
l
'
enorme
nave
stava
per
salpare
,
intonava
una
marcia
militare
,
quasi
a
stordire
le
altre
anime
più
afflitte
degli
espatrianti
che
trascinava
verso
l
'
ignoto
,
forse
verso
la
morte
,
strappandoli
ai
congiunti
lacrimosi
sulla
riva
materna
.
-
Quando
finiranno
?
-
esclamò
lo
scrittore
,
irritato
da
quei
suoni
,
smanioso
ormai
di
andar
via
;
ma
Lodovico
non
rispose
.
Non
rompeva
il
silenzio
dal
momento
che
aveva
riconosciuto
il
marito
,
e
i
suoi
sguardi
non
lasciavano
la
figura
di
quell
'
uomo
,
sempre
immobile
accanto
al
figlio
,
se
non
per
rivolgersi
verso
il
punto
dove
la
fiamma
dell
'
ombrellino
rivelava
la
presenza
della
donna
accanto
all
'
altra
creaturina
.
Ma
egli
non
si
esponeva
più
come
prima
,
si
ritraeva
anzi
,
studiava
di
nascondersi
dietro
gli
altri
spettatori
;
e
non
già
per
la
prudenza
consigliata
da
Perez
,
bensì
per
un
improvviso
impaccio
,
per
un
senso
di
timidezza
e
quasi
d
'
umiliazione
sorto
dapprima
confusamente
nell
'
anima
sua
,
poi
cresciuto
e
divenuto
insopportabile
.
Tutti
i
diritti
poc
'
anzi
vantati
nel
narrare
la
sua
storia
,
tutte
le
ragioni
addotte
per
dimostrare
all
'
amico
ed
a
se
stesso
che
quella
donna
gli
apparteneva
,
si
rivelavano
ora
arbitrarî
e
sofistici
,
si
disperdevano
dinanzi
ad
una
verità
lampante
e
crudele
:
egli
era
un
estraneo
,
un
intruso
,
tra
quei
coniugi
che
si
ritrovavano
,
tra
quei
figli
e
quei
genitori
che
ricostituivano
l
'
unità
della
famiglia
.
Tanto
tempo
e
tanto
spazio
li
avevano
divisi
,
ed
ecco
:
si
tendevano
le
braccia
;
un
istante
ancora
,
ed
avrebbero
tornato
a
formare
un
vivente
complesso
dal
quale
egli
era
escluso
.
Che
stava
a
far
lì
?
Quella
donna
non
era
sua
,
se
ora
egli
non
poteva
avanzarsi
verso
di
lei
e
portarsela
via
;
quell
'
uomo
non
era
un
ladro
che
gliela
involava
,
se
veniva
a
prendersela
alla
luce
del
sole
,
dinanzi
alla
folla
;
il
ladro
era
lui
stesso
,
che
doveva
trarsi
in
disparte
e
farsi
piccolo
per
non
lasciarsi
scorgere
.
Egli
era
un
intruso
,
una
spia
,
un
frodolento
.
Nella
mortificazione
e
nell
'
avvilimento
che
occupavano
il
suo
cuore
,
la
stessa
memoria
del
possesso
esercitato
fino
al
giorno
innanzi
si
ritraeva
in
un
passato
lontano
,
si
annebbiava
e
attenuava
come
quella
d
'
una
finzione
.
Il
passato
,
remoto
o
prossimo
,
era
passato
;
solo
l
'
ora
presente
esisteva
,
e
in
quell
'
ora
il
suo
possesso
era
distrutto
.
-
Andiamo
via
!
...
-
suggerì
Perez
,
smanioso
.
-
Fermiamoci
alla
dogana
,
fammi
il
piacere
!
-
No
!
-
gli
rispose
con
voce
dura
,
che
non
ammetteva
insistenze
.
Voleva
restare
,
doveva
vedere
.
Una
forza
superiore
a
quella
della
ragione
,
una
specie
di
fascino
lo
inchiodava
lì
,
dietro
la
siepe
degli
aspettanti
,
sollevato
sulla
punta
dei
piedi
,
coi
muscoli
del
collo
irrigiditi
,
tutti
i
nervi
tesi
.
Più
forte
del
dolore
,
più
forte
dell
'
umiliazione
era
l
'
avidità
di
vedere
,
la
necessità
di
non
perdere
un
solo
particolare
di
quella
scena
.
Un
ferro
aguzzo
e
tagliente
gli
ricercava
le
carni
,
recideva
le
vive
fibre
del
legame
che
aveva
fatto
di
lui
e
di
quella
donna
un
corpo
solo
,
un
essere
solo
;
ma
sul
punto
di
sentirsi
mutilato
non
voleva
perdere
la
coscienza
di
sé
,
resisteva
alle
esortazioni
dell
'
amico
come
avrebbe
respinto
un
torpente
sopra
un
letto
operatorio
,
per
assistere
allo
scempio
.
E
già
,
finito
lo
sbarco
dei
bagagli
,
le
guardie
lasciavano
i
loro
posti
,
i
primi
viaggiatori
si
affollavano
verso
le
scale
non
più
vietate
.
Egli
vide
il
marito
avanzarsi
,
ma
senza
fretta
,
dando
una
mano
al
giovinetto
,
dividendosi
con
l
'
altra
la
barba
sul
petto
.
L
'
ombrellino
rosso
si
mosse
anch
'
esso
,
ed
egli
stesso
fece
un
passo
;
ma
allora
,
col
coraggio
della
paura
,
Perez
esclamò
a
voce
bassa
e
concitata
:
-
Lodovico
,
ti
prego
!
...
Non
commettere
imprudenze
!
...
Resta
lì
:
siamo
già
troppo
vicini
.
La
governante
e
il
bambino
possono
riconoscerti
.
Obbedì
,
si
fermò
,
vide
a
poco
a
poco
diminuire
la
distanza
che
separava
i
due
gruppi
:
la
donna
col
figlio
e
la
familiare
avanzarsi
in
prima
linea
,
sull
'
orlo
della
banchina
,
il
padre
e
l
'
altro
figlio
scendere
i
gradini
della
scala
di
bordo
e
porre
il
piede
a
terra
.
Oltre
il
gruppo
delle
donne
piangenti
,
dietro
un
carro
carico
di
bauli
,
avvenne
finalmente
l
'
incontro
.
Egli
trattenne
il
respiro
,
e
lo
stesso
moto
del
suo
cuore
parve
arrestarsi
un
istante
;
ma
il
sangue
gli
rifluì
rapidamente
per
tutte
le
arterie
e
il
petto
gli
si
gonfiò
al
soffio
dell
'
aria
,
in
un
improvviso
senso
di
sollievo
,
quasi
di
gioia
,
di
timida
e
incredula
gioia
,
vedendo
che
quell
'
uomo
non
si
stringeva
con
impeto
alla
donna
sua
ritrovata
dopo
tanto
corso
di
tempo
,
non
l
'
abbracciava
con
tutta
la
forza
delle
sue
braccia
nerborute
,
non
restava
a
guardarla
negli
occhi
per
riconoscerne
e
possederne
l
'
anima
;
ma
le
dava
due
baci
sulle
due
guance
,
due
baci
calmi
,
appena
fraterni
,
quasi
distratti
,
e
subito
dopo
si
volgeva
,
prima
ancora
di
abbracciare
il
figliuoletto
,
a
cercare
i
bagagli
.
Per
un
momento
,
a
quella
vista
che
aveva
temuta
atroce
e
insostenibile
,
tutta
l
'
oppressura
,
tutta
la
mortificazione
dell
'
anima
si
disperse
,
tutta
la
coscienza
della
sua
forza
e
del
suo
diritto
tornò
ad
assicurarlo
.
Quella
donna
era
sua
per
quel
che
gli
costava
di
fremiti
,
di
spasimi
,
di
estasi
,
di
pianti
;
gliel
'
aveva
guadagnata
,
gliel
'
aveva
meritata
il
fuoco
divampato
nel
suo
cuore
,
la
fiamma
dell
'
estro
accesa
nel
suo
pensiero
e
nella
sua
fantasia
.
Ella
gli
si
era
accordata
perché
si
era
sentita
necessaria
a
lui
,
perché
quegli
ardori
,
quelle
febbri
si
erano
comunicati
a
lei
,
rivelandole
tutto
un
mondo
,
tutta
una
vita
dei
quali
non
aveva
sospettato
l
'
esistenza
accanto
a
quell
'
uomo
freddo
e
misurato
.
Un
moto
d
'
orgoglio
,
un
senso
di
trionfo
lo
animò
;
ma
fu
un
lampo
.
Già
ella
si
stringeva
all
'
altro
figlio
,
già
i
figli
si
stringevano
ai
genitori
formando
un
cerchio
dal
quale
la
stessa
domestica
si
teneva
lontana
.
Era
lì
,
sotto
i
suoi
occhi
,
la
famiglia
riunita
,
il
nucleo
umano
primordiale
,
il
cardine
d
'
ogni
consorzio
;
e
nessuno
,
e
tanto
meno
lui
,
poteva
penetrare
in
quella
intimità
fondata
sulla
perpetuazione
della
carne
e
del
sangue
...
Allora
,
mentre
Perez
non
faceva
e
non
diceva
più
nulla
per
porre
termine
a
quello
spettacolo
,
egli
stesso
,
afferrato
bruscamente
un
braccio
dell
'
amico
e
stringendolo
forte
,
esclamò
con
voce
arrochita
:
-
Via
!
...
Andiamo
via
!
...
Si
allontanarono
,
infatti
,
facendosi
strada
tra
la
folla
,
schivando
i
carri
,
passando
accanto
a
quello
dove
il
marito
riconosceva
la
sua
roba
,
mentre
dava
ai
facchini
l
'
indirizzo
dell
'
albergo
di
Francia
.
Quando
furono
nello
spazio
libero
affrettarono
il
passo
;
ma
usciti
fuori
della
cancellata
e
giunti
presso
la
dogana
,
Lodovico
si
fermò
voltandosi
a
guardare
indietro
.
-
Che
fai
lì
?
-
domandò
Perez
,
irritato
;
-
non
ne
hai
abbastanza
?
-
No
:
taci
;
aspetta
.
I
coniugi
,
distaccatisi
dalla
folla
,
preceduti
dal
facchino
coi
bauli
,
seguiti
dalla
governante
coi
figli
,
si
avanzavano
:
il
marito
non
si
appendeva
al
braccio
della
moglie
,
non
le
dava
il
braccio
;
le
andava
accanto
,
parlando
senza
gesti
;
ella
era
invece
tutta
animata
,
diceva
qualcosa
con
espressione
vivace
.
Vedendoli
avvicinarsi
,
Perez
sentì
rinascere
,
con
la
paura
,
un
senso
di
ribellione
contro
l
'
audace
che
sfidava
il
pericolo
d
'
essere
riconosciuto
e
quasi
si
compiaceva
dell
'
ambascia
propria
e
di
quella
che
infliggeva
;
e
quando
la
coppia
fu
giunta
al
loro
fianco
,
tremò
vedendo
il
marito
fermare
lo
sguardo
su
Lodovico
,
quasi
leggendogli
in
faccia
il
suo
secreto
,
mentre
la
compagna
passava
senza
neppure
guardarli
,
come
non
accorgendosi
di
loro
.
Per
buona
sorte
il
figlio
più
piccolo
,
intento
a
narrare
qualche
cosa
al
fratello
,
non
levò
gli
occhi
,
distrasse
anche
l
'
attenzione
della
governante
rivolgendole
una
domanda
;
e
solo
dopo
che
la
comitiva
si
fu
allontanata
avviandosi
alla
dogana
,
il
trepidante
trasse
liberamente
il
respiro
.
-
Io
domando
se
questa
è
una
cosa
ragionevole
!
...
Che
gusto
tormentarsi
così
!
...
Vogliamo
ora
andar
via
una
buona
volta
,
in
nome
di
Dio
?
-
No
.
Aspetta
.
Volle
ancora
indugiarsi
,
ostinato
,
inflessibile
,
sordo
;
aspettò
sinché
la
famiglia
non
riuscì
dalla
dogana
e
non
ebbe
preso
posto
nell
'
omnibus
dell
'
albergo
,
sinché
il
pesante
carrozzone
non
si
scosse
,
non
si
mosse
verso
la
città
,
non
fu
scomparso
dietro
una
fila
di
carri
di
merci
allungati
sul
binario
.
Allora
soltanto
Perez
poté
finalmente
trascinarlo
presso
una
carrozza
e
spingerlo
a
prendervi
posto
.
-
Vieni
a
casa
mia
.
-
Alla
stazione
!
Alla
stazione
!
...
-
Ma
sì
...
Non
ti
trattengo
!
...
Te
ne
andrai
appena
ti
sarai
rimesso
...
Per
ora
vieni
con
me
...
Sei
troppo
agitato
...
Aspetta
di
calmarti
...
Vieni
un
istante
!
-
soggiunse
,
accostando
le
mani
in
atto
di
preghiera
.
-
Alla
stazione
!
Alla
stazione
!
II
Il
convegno
-
Castelmaggiore
!
...
A
Castelmaggiore
!
Il
treno
,
entrato
rapido
e
strepitoso
sotto
la
tettoia
,
rallentò
improvvisamente
la
corsa
,
stridendo
per
tutte
le
ferree
giunture
;
la
voce
del
conduttore
risonò
annunziando
il
nome
della
città
,
e
Lodovico
Bertini
sorse
in
piedi
,
nello
scompartimento
deserto
,
e
si
accostò
allo
sportello
.
Un
facchino
,
un
vecchio
a
cui
la
candida
barba
scendeva
fin
sul
petto
del
camiciotto
di
lavoro
,
lo
aperse
togliendo
di
mano
al
viaggiatore
la
valigia
e
la
borsa
.
-
Dove
va
il
signore
?
All
'
albergo
?
-
No
;
mi
fermo
qui
,
al
Caffè
.
Riparto
col
direttissimo
delle
9
e
15;
verrete
a
riprendere
il
bagaglio
qualche
minuto
prima
dell
'
arrivo
del
treno
.
-
Stia
tranquillo
:
alle
9
e
10
sarò
da
lei
.
I
viaggiatori
in
partenza
si
affollavano
dinanzi
alle
carrozze
;
gli
arrivati
facevano
ressa
all
'
entrata
del
ristorante
,
intorno
al
bancone
con
le
vivande
e
le
bevande
;
il
carro
coi
sacchi
della
posta
cigolava
sulle
tre
ruote
,
spinto
a
mano
da
un
fattorino
che
avvertiva
di
far
largo
;
il
capostazione
esaminava
un
foglio
alla
luce
di
una
delle
grandi
lampade
ad
arco
.
Entrato
nella
sala
,
Bertini
udì
le
voci
del
personale
di
servizio
richiamare
al
loro
posto
i
partenti
,
lo
sbattere
degli
sportelli
,
il
fischio
della
locomotiva
;
quando
sedette
dinanzi
al
tavolino
di
marmo
vide
il
convoglio
sfilare
col
suo
carico
di
vite
,
con
le
sue
luci
fioche
dietro
i
vetri
appannati
e
le
tendine
abbassate
.
Un
cameriere
gli
si
presentò
,
domandando
:
-
Comanda
?
-
Tè
e
latte
,
con
qualche
biscotto
.
Quantunque
non
avesse
desinato
prima
di
mettersi
per
via
,
sentiva
di
non
poter
prendere
cibo
.
Aveva
la
gola
stretta
e
la
testa
in
fiamme
.
Dalle
grandi
arcate
aperte
sotto
la
tettoia
veniva
una
brezza
frizzante
che
gli
faceva
passare
qualche
brivido
per
il
corpo
senza
rinfrescargli
la
fronte
.
Quando
il
vassoio
con
le
cogome
,
il
piattello
,
la
chicchera
e
la
salvietta
gli
fu
posto
dinanzi
,
egli
non
toccò
nessuna
di
quelle
cose
:
trasse
dalla
tasca
interna
dell
'
abito
il
portafogli
e
ne
cavò
la
lettera
ricevuta
due
sere
innanzi
,
per
espresso
.
Appena
due
sere
innanzi
,
dopo
un
mese
e
mezzo
di
silenzio
,
cinquanta
giorni
dopo
l
'
arrivo
del
"
Senegal
"
,
egli
aveva
rivisto
i
caratteri
di
Rosanna
!
Sette
settimane
erano
trascorse
senza
che
ella
avesse
trovato
modo
di
fargli
pervenire
una
parola
,
lasciandolo
solo
col
suo
dolore
,
vagante
di
luogo
in
luogo
,
senza
casa
,
senza
pace
,
senza
tregua
.
Fuggito
la
stessa
sera
dell
'
arrivo
del
piroscafo
,
non
si
era
sentito
capace
di
ridursi
,
secondo
le
prescrizioni
di
lei
,
a
Promonte
,
sul
lago
,
presso
i
parenti
.
Come
portare
nella
casa
paterna
l
'
ambascia
che
lo
struggeva
?
Come
spiegare
alla
sorella
,
al
cognato
,
la
tempesta
scatenatasi
nel
suo
cuore
?
In
quei
luoghi
dove
pure
aveva
tanto
vissuto
,
dove
aveva
dato
forma
alle
sue
concezioni
più
vaste
,
ora
sentiva
che
gli
sarebbe
mancato
il
respiro
.
Che
avrebbe
fatto
,
non
potendo
più
lavorare
?
Che
avrebbe
detto
,
non
potendo
parlare
se
non
di
lei
?
...
Alla
verde
conca
del
lago
meraviglioso
,
sulle
vette
dominatrici
della
terra
,
adunatrici
di
nembi
,
nelle
valli
inargentate
dalle
acque
spumose
,
sotto
i
boschi
solenni
,
egli
aveva
sognato
di
tornare
;
ma
con
lei
,
per
molto
o
per
poco
,
pur
di
farla
partecipe
di
quelle
bellezze
,
pur
di
associarla
ai
ricordi
della
sua
prima
vita
.
Ma
ella
si
era
negata
,
adducendo
di
non
poter
entrare
nella
sua
casa
,
di
non
voler
presentarsi
ai
suoi
parenti
,
a
sua
sorella
,
che
doveva
conoscere
o
sospettare
i
loro
rapporti
,
e
che
l
'
avrebbe
severamente
giudicata
;
e
,
come
sempre
,
nulla
era
valso
a
farla
ricredere
.
Troppo
,
a
quell
'
ora
,
gli
sarebbe
stato
grave
chiudersi
lassù
,
mentre
non
solo
il
suo
sogno
si
disperdeva
,
ma
anch
'
ella
era
come
perduta
per
lui
;
e
col
bisogno
di
stordirsi
,
di
evitare
quanto
potesse
rammentargli
la
sua
condizione
sciagurata
,
di
fuggire
da
se
stesso
,
era
andato
dove
nessuno
lo
conosceva
,
dove
nessuno
gli
avrebbe
chiesto
che
cosa
lo
martoriasse
:
in
Isvizzera
,
errando
per
monti
e
per
valli
,
saltando
dai
treni
sui
piroscafi
e
dai
piroscafi
sui
treni
,
riparando
dalle
città
rumorose
negli
alpestri
villaggi
,
tornando
dalle
alte
solitudini
alla
baraonda
dei
grandi
alberghi
e
dei
"
Kursaal
"
,
cercando
ovunque
invano
di
dimenticare
i
pensieri
molesti
e
di
dissipare
le
immagini
odiose
.
Disperando
di
riuscirvi
,
non
sapendo
che
fare
della
sua
vita
,
era
ridisceso
in
Italia
per
ridursi
finalmente
,
secondo
il
volere
di
lei
,
al
paese
natale
,
presso
i
congiunti
,
sostenuto
dalla
superstiziosa
lusinga
che
lì
,
dove
ella
gli
aveva
raccomandato
di
recarsi
e
promesso
di
scrivergli
,
la
sua
lettera
sarebbe
arrivata
più
presto
.
Ma
,
sul
punto
di
eseguire
i
suoi
comandamenti
,
la
tentazione
di
rivederla
,
non
fosse
che
da
lontano
,
di
sfuggita
,
un
istante
,
passando
secretamente
da
Firenze
,
si
era
impadronita
del
suo
spirito
e
lo
aveva
soggiogato
.
Andato
a
nascondersi
nello
studio
ancora
tutto
odorante
di
lei
,
tutto
pieno
dei
ricordi
di
lei
,
dei
fiori
secchi
,
delle
trine
,
dei
ventagli
,
dei
ritratti
,
delle
crete
dove
egli
aveva
riprodotto
la
stupenda
sua
forma
,
si
era
tenuto
lontano
dai
ritrovi
degli
amici
e
dei
conoscenti
,
aveva
poi
cominciato
ad
aggirarsi
cautamente
intorno
ai
luoghi
dove
avrebbe
potuto
incontrarla
:
invano
.
Una
notte
s
'
era
spinto
fin
sotto
la
sua
casa
,
ma
il
domani
all
'
alba
era
fuggito
ancora
una
volta
,
per
aver
visto
e
immaginato
con
gli
occhi
della
mente
,
dietro
quelle
finestre
chiuse
,
dietro
quei
muri
ciechi
,
un
altro
al
suo
posto
,
accanto
a
lei
,
carezzare
la
sua
fronte
,
baciare
le
sue
labbra
,
vivere
la
sua
vita
.
Allora
,
allora
soltanto
si
era
rifugiato
a
Promonte
,
per
rintanarsi
nel
suo
covo
come
una
bestia
ferita
.
Aveva
il
cuore
lacerato
e
sanguinante
.
Invano
la
ragione
gli
rappresentava
che
questo
era
lo
scotto
inevitabile
del
bene
fruito
;
invano
l
'
egoismo
gli
consigliava
di
aspettare
tranquillamente
il
giorno
in
cui
ella
lo
avrebbe
richiamato
.
Non
era
più
sicuro
di
riacquistare
la
felicità
di
prima
.
Quand
'
anche
null
'
altro
dovesse
sopravvenire
a
distruggerla
,
il
ricordo
delle
pene
sofferte
l
'
avrebbe
intorbidata
.
Al
pensiero
che
la
creatura
amata
era
stata
di
un
altro
,
un
moto
di
repugnanza
,
repugnanza
fisica
,
lo
arretrava
.
Ma
non
solamente
sentiva
che
ella
era
stata
contaminata
nel
corpo
,
vedeva
che
anche
l
'
anima
sua
gli
sfuggiva
.
Per
aver
lasciato
passare
tanto
tempo
senza
rammentarglisi
,
bisogna
che
un
rivolgimento
fosse
avvenuto
nel
suo
cuore
,
nella
sua
vita
.
Come
negare
,
contro
l
'
evidenza
,
la
forza
degli
affetti
,
dei
doveri
e
degli
interessi
che
lo
avevano
prodotto
?
L
'
uomo
che
le
aveva
dato
il
proprio
nome
,
che
dedicava
alla
casa
fondata
con
lei
tutte
le
sue
energie
,
che
le
assicurava
un
'
esistenza
facile
e
larga
,
godeva
di
privilegi
indistruttibili
;
ne
godeva
il
figlio
tornato
a
lei
,
forse
più
che
l
'
altro
vissuto
sempre
al
suo
fianco
.
Di
questa
creaturina
,
del
posto
che
aveva
occupato
nel
cuore
della
madre
,
egli
era
stato
geloso
.
Ora
la
gelosia
impotente
lo
rodeva
,
lo
umiliava
al
pensiero
che
la
madre
era
tutta
dei
figli
,
la
moglie
tutta
del
marito
.
Parlandole
o
scrivendole
,
egli
avrebbe
potuto
farsi
valere
,
rammentarle
le
parole
dettegli
e
le
prove
dategli
,
contrastarla
a
tutti
coloro
che
la
riprendevano
,
vincerla
ancora
una
volta
;
da
lontano
,
costretto
al
silenzio
,
doveva
incrociare
le
braccia
,
abbandonare
indifesa
la
causa
dalla
quale
dipendeva
la
sua
vita
.
O
forse
insistere
,
contraddirla
,
contrariarla
,
sarebbe
stato
inutile
,
come
era
stato
inutile
tutto
quanto
le
aveva
detto
perché
non
andasse
incontro
al
marito
,
perché
si
contentasse
di
aspettarlo
a
casa
sua
.
Che
cosa
era
dunque
il
bene
che
gli
voleva
,
se
non
la
faceva
capace
di
arrendersi
a
un
suo
desiderio
,
sia
pure
smodato
?
...
Poi
pensava
che
anch
'
egli
l
'
aveva
ferita
,
una
volta
,
molto
più
profondamente
,
dicendole
che
,
libera
,
non
l
'
avrebbe
sposata
;
e
allora
riconosceva
che
entrambi
si
erano
mantenuti
fedeli
al
proponimento
di
esser
sinceri
,
di
uniformarsi
alla
realtà
esteriore
ed
intima
,
alla
verità
necessaria
ed
amabile
.
Ma
ora
,
no
;
ora
non
più
;
ora
non
riconosceva
altra
verità
fuorché
il
suo
dolore
,
altra
realtà
fuorché
il
bisogno
di
lenirlo
;
ora
non
chiedeva
,
non
aspettava
,
non
cercava
altro
che
una
menzogna
,
ma
pietosa
e
salutare
.
E
non
ne
trovava
,
e
non
ne
sperava
.
Ella
non
gli
avrebbe
mai
scritto
,
come
non
gli
aveva
mai
detto
:
"
Amo
te
solo
,
odio
mio
marito
"
.
Una
simile
certezza
lo
avrebbe
forse
pacificato
,
gli
avrebbe
dato
forza
per
sopportare
le
separazioni
,
le
contrarietà
,
la
partecipazione
di
un
altro
al
possesso
di
quel
corpo
la
cui
anima
sarebbe
stata
tutta
sua
.
Egli
doveva
invece
contentarsi
di
una
parte
di
quella
vita
,
della
minor
parte
.
L
'
avrebbe
forse
totalmente
perduta
,
se
il
marito
non
fosse
andato
più
via
.
Non
era
questo
il
pericolo
?
Che
fare
per
evitarlo
,
come
riprendersi
il
suo
bene
,
senza
che
nessuno
mai
più
glielo
potesse
contendere
?
...
Talvolta
egli
aveva
tentato
di
reagire
contro
la
passione
,
di
resisterle
,
di
contenerla
.
Altri
amori
giudicati
necessarî
alla
sua
vita
non
erano
finiti
senza
che
egli
ne
fosse
morto
?
Prima
non
si
era
appagato
di
ciò
che
le
donne
altrui
avevano
potuto
o
voluto
accordargli
?
All
'
idea
di
prenderne
una
per
sé
non
si
era
sempre
ribellato
?
Due
o
tre
volte
,
bensì
,
nella
prima
giovinezza
,
la
tentazione
era
stata
fortissima
,
avvalorata
dai
consigli
dei
parenti
,
dalle
esortazioni
della
madre
;
ma
non
si
era
sempre
vinto
,
e
sua
madre
non
era
morta
col
dolore
di
lasciarlo
solo
?
La
libertà
non
gli
era
sembrata
un
bene
tanto
grande
da
potersi
pagare
con
qualche
cosa
di
più
penoso
ancora
che
non
la
solitudine
?
Nel
matrimonio
non
aveva
visto
una
convenzione
micidiale
all
'
amore
,
e
dell
'
amore
non
aveva
sempre
avuto
bisogno
per
le
sue
ispirazioni
d
'
artista
?
...
Ma
il
ragionamento
,
il
ricordo
della
tenacissima
opinione
di
tutta
la
sua
vita
restavano
inefficaci
contro
il
dolore
.
Nel
suo
dolore
egli
riconosceva
ora
che
il
legame
indissolubile
,
sempre
evitato
come
il
più
grave
dei
danni
,
non
era
un
ostacolo
alla
felicità
,
se
altri
ora
se
ne
giovava
per
distruggere
la
felicità
sua
.
Quella
convenzione
giudicata
funesta
all
'
amore
era
il
patto
che
garentiva
il
possesso
.
La
sua
condizione
di
amante
costretto
a
nascondersi
,
a
fuggire
,
a
cedere
il
posto
usurpato
,
a
vedere
un
altro
occuparlo
da
padrone
legittimo
,
era
sciagurata
e
intollerabile
.
I
giorni
e
le
settimane
erano
passati
lenti
,
eterni
,
numerati
ad
uno
ad
uno
,
misurati
ad
ora
ad
ora
,
senza
che
egli
sapesse
che
cosa
accadeva
della
creatura
diletta
,
che
cosa
potesse
fare
egli
stesso
per
averne
notizie
:
se
tornare
a
Firenze
,
se
scrivere
a
qualche
amico
,
se
scriverle
direttamente
,
a
rischio
di
tradirla
.
La
paura
che
il
caso
l
'
avesse
tradita
,
che
suo
marito
avesse
scoperto
il
loro
secreto
,
trovando
una
lettera
,
udendo
qualche
parola
sfuggita
al
bambino
od
ai
servi
,
arrestava
il
moto
del
suo
cuore
;
ma
quantunque
il
sospetto
non
fosse
da
escludere
,
qualche
altra
cosa
,
una
voce
interiore
,
un
oscuro
presentimento
gli
diceva
che
no
,
che
nulla
era
stato
scoperto
,
che
ella
era
al
sicuro
,
che
il
suo
silenzio
dipendeva
unicamente
dalla
sua
volontà
.
Infinitamente
più
che
l
'
impossibilità
di
far
nulla
per
avere
qualche
notizia
,
per
uscire
da
quell
'
ansia
,
lo
umiliava
,
lo
mortificava
e
lo
avviliva
l
'
idea
che
la
volontà
di
lei
fosse
determinata
da
ragioni
che
egli
non
poteva
combattere
.
Il
bisogno
di
signoreggiare
quella
vita
,
di
occuparla
tutta
di
sé
,
di
uniformare
alla
propria
volontà
quella
volontà
forte
e
tenace
,
alimentava
il
fuoco
della
sua
passione
.
Nessun
'
altra
donna
lo
aveva
avvinto
con
le
blandizie
,
con
le
lusinghe
,
con
le
illusioni
,
quanto
costei
con
la
resistenza
e
l
'
ostilità
.
Tutto
quanto
aveva
fatto
,
nei
primi
tempi
,
per
vincerla
,
era
stato
invano
:
ella
gli
si
era
accordata
,
inaspettatamente
,
quando
aveva
voluto
,
quando
egli
ne
aveva
perduto
la
speranza
.
Nonostante
la
dedizione
,
dopo
il
possesso
,
con
tutte
le
prove
d
'
amore
ottenute
,
egli
aveva
più
volte
sentito
di
non
essere
penetrato
fino
agli
ultimi
recessi
dell
'
anima
sua
.
Ora
che
un
altro
gliela
contendeva
,
ora
che
egli
non
poteva
vivere
senza
trionfare
di
costui
,
senza
saperla
sua
interamente
,
perdutamente
,
come
una
cosa
inerte
,
come
la
cera
duttile
,
come
la
creta
malleabile
,
ora
ella
si
dava
tutta
a
quell
'
altro
,
restava
lontana
,
chiusa
,
inaccessibile
.
La
tentazione
di
fuggirla
,
piuttosto
che
contentarsi
del
poco
che
gli
avrebbe
concesso
,
si
era
insinuata
allora
nel
suo
pensiero
,
lo
aveva
investito
e
dominato
.
Non
era
giustizia
,
no
,
che
egli
spasimasse
così
,
mentre
nella
nuova
vita
che
ella
ora
viveva
non
trovava
modo
d
'
infondergli
fede
,
di
dargli
speranza
e
coraggio
...
Improvvisamente
,
la
sua
lettera
era
giunta
,
quella
lettera
sulla
quale
si
era
precipitato
avidamente
,
che
aveva
letta
e
riletta
tanto
da
poterla
ripetere
senza
dimenticarne
una
sillaba
,
e
che
,
nondimeno
,
ora
,
nel
silenzio
della
stazione
deserta
,
tornava
a
rileggere
ancora
una
volta
.
La
lettera
diceva
:
Partirò
posdomani
,
sola
,
col
direttissimo
delle
7
e
25
per
arrivare
a
Milano
il
giorno
dopo
,
alle
7
e
50
.
Torna
domani
a
Firenze
,
prenota
due
cabine
della
"
Sleeping
"
facendoti
dare
due
biglietti
separati
,
e
mandami
il
mio
.
Riparti
con
l
'
accelerato
delle
6
e
33
,
scendi
alla
stazione
di
Castelmaggiore
e
aspetta
alle
9
e
15
il
passaggio
del
mio
treno
,
dove
salirai
a
raggiungermi
.
Alla
stazione
di
Milano
mi
lascerai
:
mio
marito
ritorna
da
Londra
.
Tutto
era
stato
puntualmente
eseguito
.
Lasciato
immediatamente
Promonte
,
egli
era
corso
a
Firenze
,
all
'
ufficio
della
Compagnia
dei
"
Wagons
-
Lits
"
.
Il
commesso
aveva
voluto
rilasciare
un
solo
biglietto
per
le
due
cabine
,
non
comprendendo
come
persone
che
dovevano
viaggiare
insieme
avessero
bisogno
di
biglietti
separati
;
ma
poi
glieli
aveva
pur
dati
,
ed
egli
aveva
spedito
a
Rosanna
,
in
lettera
raccomandata
,
quello
che
doveva
servire
per
lei
.
Era
partito
con
l
'
accelerato
delle
6
e
33
,
aspettava
ora
il
passaggio
del
direttissimo
;
ma
,
rileggendo
quella
lettera
,
come
quando
l
'
aveva
letta
la
prima
volta
,
tutte
queste
istruzioni
,
tutte
le
circostanze
nelle
quali
le
aveva
effettuate
,
sparivano
dalla
sua
memoria
:
i
suoi
occhi
e
il
suo
pensiero
si
fermavano
sulle
parole
dell
'
ultimo
rigo
:
"
Mio
marito
ritorna
da
Londra
"
.
Per
tornarne
,
doveva
esservi
andato
;
se
ella
gli
moveva
ora
incontro
,
non
ve
lo
aveva
accompagnato
;
era
dunque
rimasta
solo
per
qualche
tempo
,
poco
o
molto
,
non
poteva
dir
quanto
,
una
settimana
per
lo
meno
:
e
di
quel
tempo
di
libertà
non
aveva
saputo
o
voluto
profittare
per
richiamarlo
,
per
rivederlo
,
dovunque
,
comunque
!
Lo
richiamava
ora
,
sul
punto
di
andare
ancora
una
volta
incontro
a
quell
'
uomo
,
per
rivederlo
un
giorno
più
presto
!
...
A
un
fischio
di
locomotiva
,
breve
,
acuto
,
lontano
,
egli
si
riscosse
,
si
guardò
intorno
.
La
stazione
era
ancora
deserta
;
il
padrone
del
Caffè
sonnecchiava
dentro
un
bussolotto
illuminato
dalla
fiamma
gialla
d
'
una
lampada
a
gas
;
il
cameriere
;
dinanzi
al
banco
delle
vivande
,
parlottava
con
un
manovratore
.
Egli
ripiegò
la
lettera
e
la
richiuse
nel
portafogli
.
Si
versò
un
poco
di
latte
e
di
tè
,
ne
assaggiò
un
sorso
,
e
ripose
la
chicchera
.
L
'
orologio
,
sul
quadro
dell
'
orario
,
segnava
le
otto
e
un
quarto
.
A
quell
'
ora
ella
doveva
essere
già
partita
,
il
treno
che
la
portava
già
correva
verso
di
lui
.
Un
senso
di
gioia
,
trepida
ma
grande
,
lo
invase
a
quella
certezza
;
egli
sentì
il
suo
rancore
dissiparsi
.
All
'
idea
che
fra
un
'
ora
sarebbe
giunta
,
che
l
'
avrebbe
avuta
tutta
una
notte
per
sé
,
che
avrebbe
potuto
finalmente
sfogare
la
piena
dei
sentimenti
accumulati
nel
suo
cuore
,
l
'
immobilità
gli
riuscì
intollerabile
.
Chiamato
il
cameriere
e
pagatolo
,
si
alzò
,
uscì
fuori
della
sala
,
sotto
la
pensilina
.
I
binarî
liberi
si
dilungavano
,
convergendo
nella
lontananza
,
perdendosi
verso
le
masse
scure
delle
cabine
e
dei
depositi
,
verso
le
linee
rigide
formate
dalle
colonne
delle
carrozze
e
dei
carri
mobili
sotto
il
fioco
lume
della
luna
non
ancora
al
primo
quarto
.
Gli
ufficî
erano
quasi
tutti
chiusi
;
solo
quelli
del
capostazione
,
del
telegrafo
e
dei
biglietti
proiettavano
sul
marciapiedi
la
luce
delle
loro
lampade
incappucciate
di
verde
.
Due
o
tre
commessi
stavano
curvi
sulle
scrivanie
,
dinanzi
a
grossi
registri
ed
a
fogli
di
carta
stampata
;
non
si
udiva
altro
rumore
fuorché
il
ticchettare
degli
apparecchi
telegrafici
.
Chiuse
le
sale
d
'
aspetto
,
tranne
quella
della
terza
classe
,
sopra
i
cui
nudi
banchi
il
facchino
dalla
barba
candida
ed
un
suo
compagno
erano
distesi
a
dormire
.
Per
ingannare
il
tempo
egli
si
mise
a
percorrere
la
fronte
della
stazione
,
da
un
capo
all
'
altro
;
poi
riattraversò
la
sala
del
Caffè
ed
uscì
sul
piazzale
.
Non
una
carrozza
,
non
un
passante
,
non
un
rumore
.
Sulla
facciata
esteriore
dell
'
edifizio
erano
aperti
l
'
ufficio
del
Dazio
,
dove
due
impiegati
chiacchieravano
fumando
nelle
pipe
,
e
il
passaggio
d
'
entrata
,
col
gabbiotto
della
giornalaia
:
una
vecchietta
sonnecchiante
in
mezzo
alla
mostra
dei
fogli
illustrati
,
aperti
nelle
pagine
più
vistose
,
fra
le
grosse
intestazioni
dei
quotidiani
e
le
copertine
dei
libercoli
pornografici
.
Le
pozzanghere
formate
dall
'
acquazzone
del
pomeriggio
rendevano
malagevole
l
'
avventurarsi
oltre
il
marciapiedi
;
rinunziando
ad
entrare
in
città
,
egli
cominciò
a
misurarlo
tra
i
due
cancelli
che
lo
chiudevano
,
come
aveva
fatto
dell
'
altro
.
Il
tempo
scorreva
con
una
lentezza
disperante
.
Passando
e
ripassando
dinanzi
al
Dazio
,
i
suoi
occhi
erano
attratti
dall
'
orologio
i
cui
indici
parevano
immobili
;
per
vederli
un
poco
spostati
verso
l
'
ora
attesa
con
la
febbre
nei
polsi
,
egli
prometteva
a
se
stesso
di
non
guardarli
troppo
spesso
;
ma
poi
,
quando
li
fissava
dopo
aver
voltato
le
spalle
più
volte
,
trovava
che
era
trascorso
qualche
minuto
appena
.
Fermandosi
,
chiudendo
gli
occhi
,
tentava
raffigurarsi
la
donna
amata
come
doveva
essere
atteggiata
in
quel
momento
:
raccolta
in
un
angolo
della
carrozza
sussultante
nella
corsa
vertiginosa
,
sotto
la
luce
della
lampada
elettrica
,
col
viso
ravvolto
in
un
velo
,
col
capo
appoggiato
alla
mano
guantata
,
con
gli
occhi
allo
sportello
,
immobile
nella
persona
,
ma
con
l
'
anima
tesa
verso
di
lui
;
e
allora
la
tenerezza
e
il
rancore
,
l
'
amore
e
la
gelosia
,
il
bisogno
di
stringersela
al
cuore
e
l
'
impeto
di
respingerla
si
avvicendavano
tanto
tumultuosamente
da
confondersi
in
un
unico
fremito
,
in
uno
spasimo
solo
.
Le
nove
meno
un
quarto
.
Ancora
quaranta
minuti
.
La
stazione
restava
deserta
:
si
udiva
soltanto
qualche
fischio
rauco
,
soffocato
,
di
macchine
manovranti
lontano
;
qualche
passo
risonava
,
ma
di
persone
che
uscivano
,
avviandosi
alla
città
.
Nessun
viaggiatore
sarebbe
venuto
a
prendere
quel
treno
della
notte
?
Nessun
parente
od
amico
sarebbe
sopraggiunto
ad
aspettare
qualcuno
?
...
Alle
nove
,
mancando
mezz
'
ora
all
'
arrivo
del
treno
,
egli
entrò
per
vedere
se
l
'
ufficio
dei
biglietti
fosse
aperto
.
Era
ancora
chiuso
;
il
facchino
dormiva
ancora
sulla
panca
della
sala
d
'
aspetto
.
La
vendita
sarebbe
forse
cominciata
solo
venti
minuti
prima
dell
'
arrivo
del
treno
?
L
'
attesa
di
quegli
altri
dieci
minuti
fu
eterna
.
Pareva
che
il
tempo
si
fosse
arrestato
,
che
non
potesse
più
scorrere
,
che
la
stazione
fosse
abbandonata
,
che
la
vicina
città
fosse
morta
.
L
'
arrivo
di
due
o
tre
persone
,
silenziose
,
senza
bagaglio
,
gli
parve
un
avvenimento
,
un
ritorno
alla
vita
.
Ma
nessuno
sportello
si
schiudeva
ancora
,
nulla
preannunziava
la
partenza
,
neanche
ora
che
mancavano
venti
minuti
soltanto
,
che
ne
mancavano
diciannove
.
Che
cosa
avveniva
?
Quand
'
anche
il
treno
fosse
in
ritardo
,
la
vendita
dei
biglietti
non
doveva
cominciare
all
'
ora
regolare
?
Forse
gli
orologi
esterni
anticipavano
su
quello
del
capostazione
?
Per
quale
incantesimo
nessuno
appariva
?
Non
era
egli
in
preda
ad
un
incubo
?
Aveva
realmente
ricevuto
una
lettera
di
lei
?
Era
una
cosa
reale
,
quel
convegno
in
treno
?
Non
era
una
stravaganza
,
una
immaginazione
,
una
irragionevole
speranza
?
...
Diciotto
minuti
soltanto
-
e
gli
sportelli
restavano
ancora
sbarrati
...
Allora
,
per
uscire
da
quell
'
incubo
,
per
udire
una
voce
,
per
sapere
qualcosa
,
s
'
avvicino
alla
giornalaia
.
-
Il
direttissimo
non
arriva
alle
nove
e
un
quarto
?
-
Alle
nove
e
un
quarto
,
sissignore
.
-
Ma
allora
perché
non
aprono
la
biglietteria
?
La
vecchia
inforcò
gli
occhiali
,
guardò
un
suo
grosso
orologio
di
acciaio
,
e
disse
:
-
Ecco
:
apriranno
a
momenti
.
Ma
passò
ancora
un
altro
minuto
,
ne
passarono
due
,
senza
che
gli
sportelli
si
schiudessero
.
E
a
un
tratto
due
uomini
uscirono
dall
'
interno
della
stazione
,
uno
dei
quali
diceva
all
'
altro
:
-
Non
si
parte
fino
a
domani
.
Egli
credé
d
'
aver
frainteso
.
Poi
il
sangue
gli
rifluì
tutto
al
cuore
e
la
vista
gli
si
offuscò
.
Con
passo
dapprima
malfermo
,
poi
precipitato
,
rientrò
sotto
la
tettoia
nel
punto
che
alcuni
manovali
attraversavano
i
binarî
e
gruppi
di
commessi
si
formavano
dinanzi
agli
ufficî
,
scambiando
notizie
e
domande
e
commenti
.
-
Al
bivio
del
Saliceto
...
La
linea
è
ingombra
...
Si
appronta
il
carro
-
attrezzi
...
Una
falsa
manovra
dello
scambio
...
Il
treno
merci
è
rovesciato
...
E
il
direttissimo
?
Una
fiamma
gli
salì
al
viso
,
il
suolo
gli
mancò
sotto
i
piedi
.
Corse
all
'
ufficio
del
capostazione
,
non
lo
riconobbe
perché
tutti
gli
usci
erano
aperti
,
ormai
,
e
tutte
le
stanze
illuminate
;
domandò
a
un
uomo
seduto
dinanzi
ad
una
scrivania
:
-
Scusi
,
signore
:
mi
vuol
dire
che
cosa
è
accaduto
?
-
Non
so
precisamente
;
la
linea
è
ingombra
.
Riuscì
,
trovò
finalmente
il
capo
sulla
soglia
del
suo
ufficio
,
intento
a
rimproverare
uno
dei
suoi
dipendenti
.
-
Non
ho
bisogno
delle
vostre
osservazioni
!
...
Andate
al
vostro
posto
senza
tante
chiacchiere
...
Desidera
?
-
domandò
poi
,
con
voce
appena
meno
brusca
,
al
viaggiatore
che
portava
la
mano
al
cappello
.
-
Vuol
favorire
di
dirmi
che
cosa
è
accaduto
?
Io
aspetto
il
direttissimo
delle
nove
e
un
quarto
...
-
La
linea
è
stata
ostruita
da
un
treno
merci
che
manovrava
al
bivio
del
Saliceto
.
-
Ma
il
direttissimo
?
-
Il
direttissimo
sarà
avvertito
e
fermato
a
tempo
e
luogo
...
Poi
,
voltategli
le
spalle
ed
avvicinatosi
al
telefono
,
gridò
nel
portavoce
:
-
Signor
ingegnere
?
...
Sì
,
la
seconda
squadra
sarà
pronta
a
momenti
...
Com
'
è
?
...
La
gru
sta
in
consegna
al
Movimento
...
Prenda
le
binde
da
otto
tonnellate
...
Va
bene
?
...
Sissignore
:
alla
cabina
numero
8
...
Come
?
...
Ha
deragliato
?
...
Perdio
!
...
Vengo
subito
!
...
Lasciato
l
'
apparecchio
,
lanciò
un
ordine
al
sottocapo
:
-
Trattenga
l'842
a
Santa
Rufina
,
telegrafi
che
per
linea
ingombra
non
lo
posso
ricevere
.
Mi
mandi
subito
la
seconda
squadra
.
E
s
'
allontanò
rapidamente
,
scavalcando
le
linee
dei
binari
,
facendo
cenno
con
tutt
'
e
due
le
mani
di
seguirlo
agli
uomini
schierati
sul
marciapiedi
centrale
.
Stordito
,
smarrito
,
Bertini
volse
intorno
lo
sguardo
.
Che
cosa
era
avvenuto
?
Nessuno
glielo
avrebbe
spiegato
?
Un
brivido
gli
passò
per
la
schiena
al
pensiero
del
pericolo
che
minacciava
la
creatura
diletta
,
al
disastro
che
forse
era
già
avvenuto
.
Non
era
forviato
il
convoglio
che
la
trasportava
?
O
il
treno
che
facevano
fermare
a
Santa
Rufina
era
il
suo
?
-
Per
favore
!
...
Sentite
!
...
-
disse
ad
un
guardasala
,
fermandolo
mentre
gli
passava
dinanzi
.
-
Qual
è
il
numero
del
direttissimo
che
si
aspettava
per
le
nove
e
un
quarto
?
-
28.35
,
signore
.
-
Siete
sicuro
che
non
sia
l'842
?
-
Sicurissimo
!
L'842
è
un
misto
che
dovrebbe
arrivare
alle
9
e
42
,
ma
che
sarà
fermato
a
Santa
Rufina
.
-
E
il
direttissimo
?
-
Era
già
transitato
da
Santa
Rufina
quando
è
sopravvenuto
l
'
accidente
al
treno
merci
.
-
Ma
allora
come
e
dove
sarà
avvertito
del
pericolo
?
-
È
stata
formata
la
correntale
.
-
Come
sarebbe
a
dire
?
-
Ogni
guardiano
va
al
casello
vicino
trasmettendo
al
compagno
la
notizia
dell
'
accidente
e
l
'
ordine
di
disporre
i
segnali
di
fermata
.
-
E
quanto
occorrerà
per
liberare
la
linea
?
-
Signor
mio
,
chi
può
dirlo
?
...
Due
ore
potevano
bastare
;
ma
forse
non
ne
basteranno
quattro
...
Il
capotecnico
e
il
capodeposito
avevano
subito
avvertito
il
Servizio
trazione
;
il
signor
ingegnere
con
la
prima
squadra
era
subito
accorso
sopra
una
macchina
,
il
carro
-
attrezzi
era
già
pronto
;
ma
quando
hanno
fatto
per
attaccarlo
alla
macchina
ha
deragliato
.
Se
lo
vuol
vedere
,
vada
laggiù
in
fondo
,
presso
il
castelletto
idraulico
,
dove
c
'
è
quel
chiaro
...
Lavorano
a
soccorrere
il
carro
di
soccorso
!
...
E
sorrise
discretamente
,
gettando
intorno
una
cauta
occhiata
,
per
paura
che
l
'
avessero
udito
.
Bertini
corse
nella
direzione
indicata
.
La
fatalità
si
complicava
,
una
volontà
ostile
e
maligna
pareva
volesse
accumulare
gli
ostacoli
,
moltiplicare
i
pericoli
.
Alla
luce
fumosa
delle
torce
a
vento
si
vedeva
il
carro
degli
attrezzi
pencolare
fuori
delle
rotaie
:
la
piattaforma
dalla
quale
doveva
essere
spinto
nella
buona
direzione
non
era
stata
assicurata
,
non
aveva
le
rotaie
combinanti
con
quelle
del
binario
,
e
poco
era
mancato
che
la
massa
pesante
non
si
fosse
rovesciata
.
-
Via
le
leve
!
-
gridava
il
capostazione
agli
uomini
intenti
alla
manovra
.
-
Tofano
e
Giacomelli
,
montate
su
a
scaricare
le
binde
...
Quelle
da
quattro
basteranno
...
Animo
,
via
!
...
Gli
uomini
si
arrampicarono
sul
carro
carico
d
'
ogni
sorta
d
'
ordegni
e
di
congegni
:
argani
,
morse
,
chiavi
,
martelli
,
mazze
,
una
fucina
,
ruote
di
cordami
,
spessori
di
legno
,
torce
a
vento
,
fiaccole
a
petrolio
.
Sollevata
una
binda
da
quattro
tonnellate
,
la
passarono
oltre
il
parapetto
,
porgendola
ai
compagni
.
-
A
noi
,
svelti
!
-
ordinò
ancora
il
capo
.
-
Disponetela
fra
la
testata
e
il
traversone
...
Più
su
,
più
su
:
all
'
angolo
,
ho
detto
...
Ma
qui
,
perdio
,
sotto
lo
spigolo
,
o
parlo
turco
?
...
Così
...
Forza
di
braccia
!
Le
braccia
nerborute
girarono
il
manubrio
della
macchina
,
dapprima
agevolmente
,
poi
,
quando
essa
affrontò
il
peso
del
carro
,
con
una
tensione
violenta
,
con
uno
sforzo
penoso
.
Sotto
la
spinta
possente
il
carro
si
scosse
un
poco
,
si
sollevò
di
qualche
centimetro
;
a
un
tratto
traballò
scricchiolando
.
-
Ferma
!
Tolta
una
fiaccola
di
mano
a
un
operaio
,
il
capo
si
cacciò
sotto
le
prime
ruote
,
ne
esaminò
la
posizione
;
poi
percorse
tutto
il
fianco
fino
a
quelle
posteriori
.
-
Un
'
altra
binda
qui
,
al
centro
del
traversone
...
-
Ma
udendo
improvvisamente
un
lontano
tintinnare
di
campanello
,
si
volse
a
chiamare
:
-
Marziani
!
...
Il
capotecnico
?
-
Eccomi
,
signor
capo
.
-
Diriga
lei
l
'
operazione
.
Io
vado
a
ricevere
l
'
accelerato
.
Un
treno
sopravveniva
infatti
dall
'
altra
parte
della
linea
,
dove
nessun
ostacolo
si
era
frapposto
;
e
Bertini
domandava
tra
sé
per
quale
fatalità
l
'
accidente
aveva
dovuto
prodursi
dalla
parte
di
Firenze
,
nel
preciso
momento
in
cui
,
dopo
tanta
pena
,
egli
aspettava
Rosanna
.
E
in
un
improvviso
ritorno
dell
'
ansia
sopita
dinanzi
allo
spettacolo
dello
sforzo
sostenuto
dai
lavoratori
,
si
volse
ad
uno
degli
astanti
:
-
Il
direttissimo
è
stato
fermato
?
-
Certamente
,
a
quest
'
ora
...
Se
no
,
sarebbe
andato
a
sfondare
il
treno
merci
,
deragliato
.
-
Come
si
saprebbe
?
-
domandò
ancora
,
trepidante
.
-
Eh
!
Le
male
nuove
le
porta
il
vento
.
-
A
che
distanza
da
qui
è
il
bivio
del
Saliceto
?
-
A
quattro
chilometri
e
mezzo
.
-
E
Santa
Rufina
?
-
A
dodici
chilometri
.
Restava
sapere
in
qual
punto
della
via
interposta
fosse
fermato
il
convoglio
.
Certo
,
in
aperta
campagna
,
lontano
dalle
stazioni
,
senza
precise
notizie
dell
'
accaduto
,
del
pericolo
corso
,
della
durata
della
sosta
.
Come
far
sapere
qualche
cosa
a
Rosanna
?
Come
rassicurarla
?
Egli
si
struggeva
di
non
poter
far
nulla
,
invidiava
gli
operai
sudanti
a
mettere
in
piano
il
carro
,
si
torceva
le
mani
per
non
poterle
adoperare
com
'
essi
,
per
non
potersi
cacciare
sotto
le
ruote
a
rimetterle
al
posto
,
con
la
febbre
di
veder
rimossi
gli
ostacoli
,
quel
primo
ostacolo
.
Le
notizie
dell
'
accidente
passavano
ora
di
bocca
in
bocca
,
con
più
precisi
particolari
:
il
deviatore
della
cabina
numero
quattro
,
per
un
falso
segnale
del
manovratore
,
aveva
aperto
lo
scambio
al
treno
merci
mentre
la
colonna
era
in
moto
;
l
'
ago
si
era
spostato
fra
un
'
asse
e
l
'
altra
del
primo
carro
,
dando
la
diramazione
sopra
il
binario
per
il
quale
doveva
transitare
il
direttissimo
,
ostruendo
la
linea
di
corsa
:
l
'
ingegnere
dell
'
ufficio
di
trazione
,
con
una
squadra
di
operai
raccolta
alla
prima
notizia
,
era
sul
posto
,
ma
non
poteva
far
nulla
senza
gli
attrezzi
.
E
dalla
stazione
,
cessato
lo
squillare
del
campanello
,
veniva
il
rombo
del
treno
accelerato
arrivante
a
tutto
vapore
,
fischiando
e
stridendo
,
condannato
poi
anch
'
esso
a
restarsene
inerte
,
ad
aspettare
la
liberazione
del
binario
e
l
'
arrivo
del
direttissimo
.
La
macchina
si
staccava
e
si
allontanava
;
i
viaggiatori
,
avvertiti
dell
'
accaduto
,
si
sparpagliavano
in
folla
sotto
la
tettoia
,
entravano
nel
Caffè
,
si
spingevano
verso
la
piattaforma
attratti
dal
chiarore
delle
torce
,
e
Bertini
vide
fra
gli
altri
una
coppia
di
giovani
sposi
in
costume
da
viaggio
,
il
marito
appoggiato
al
braccio
della
moglie
,
stretto
a
lei
,
sfiorante
con
la
falda
del
berretto
basco
il
velo
che
ella
teneva
sollevato
sulla
fronte
e
che
lasciava
scoperto
un
visetto
rotondo
,
grazioso
,
infantile
.
-
Largo
!
...
Indietro
!
...
Favoriscano
di
sgombrare
!
Il
capo
,
sopravvenuto
,
faceva
scostare
i
curiosi
con
aspra
voce
di
comando
;
Bertini
dovette
obbedire
in
preda
ad
un
nuovo
cruccio
,
quasi
ricacciato
più
lontano
da
Rosanna
,
quasi
impedito
di
affrettare
con
la
tensione
della
volontà
e
l
'
impeto
del
desiderio
la
liberazione
del
carro
.
Sotto
la
tettoia
crocchi
di
viaggiatori
si
scambiavano
le
notizie
,
commentandole
aspramente
;
alcuni
stranieri
volgevano
intorno
sguardi
incerti
e
sospettosi
;
visi
inquieti
di
donne
si
vedevano
spiare
dai
finestrini
del
treno
immobile
;
il
Caffè
era
invaso
,
tutti
i
tavolini
occupati
da
gente
rumorosa
e
contrariata
;
solo
i
due
giovani
sposi
,
l
'
uomo
sempre
al
braccio
della
donna
,
si
sorridevano
,
fermi
dinanzi
al
banco
,
scegliendo
nei
quadri
mobili
delle
cartoline
illustrate
quelle
con
le
vedute
di
Castelmaggiore
:
liberato
il
braccio
della
moglie
,
il
marito
le
offriva
una
penna
col
serbatoio
,
ed
ella
riempiva
i
cartoncini
uno
dopo
l
'
altro
,
curva
sopra
un
angolo
del
banco
,
passandoli
poi
al
compagno
che
vi
aggiungeva
la
propria
firma
.
Un
moto
d
'
irritazione
cacciò
Bertini
lontano
dallo
spettacolo
di
quella
felicità
.
Riavvicinandosi
alla
piattaforma
,
vide
le
luci
muoversi
e
una
colonna
di
candido
vapore
sprigionarsi
dal
fumaiolo
della
macchina
,
mentre
un
fischio
breve
ed
acuto
lacerava
l
'
aria
:
il
carro
,
finalmente
liberato
,
era
trainato
verso
il
luogo
del
bisogno
.
Allora
,
come
trascinato
anch
'
egli
da
quella
forza
bruta
,
come
attratto
da
un
potere
occulto
,
s
'
avviò
lungo
i
binarî
deserti
diramantisi
a
ventaglio
gli
uni
dagli
altri
.
Non
sapeva
fin
dove
sarebbe
andato
,
ma
si
sentiva
sospinto
nella
direzione
del
convoglio
immobile
in
mezzo
alla
campagna
deserta
.
Secondo
che
avanzava
,
oltre
gli
edifizî
e
le
cabine
e
i
castelli
idraulici
,
il
ventaglio
si
restringeva
,
le
stecche
d
'
acciaio
rientravano
una
nell
'
altra
,
riducendosi
al
doppio
binario
di
corsa
.
Fitte
siepi
lo
fiancheggiavano
,
una
bassa
e
intricata
vegetazione
di
robinie
,
dalla
quale
emergevano
i
fusti
frondosi
degli
eucalitti
;
tratto
tratto
un
cancelletto
vi
si
apriva
,
oltre
il
quale
si
vedeva
la
campagna
bagnata
dal
lume
della
luna
vicina
al
tramonto
:
un
chiarore
scialbo
ed
umido
avvolgente
i
filari
dei
gelsi
e
dei
salici
,
qua
e
là
riverberato
da
pozze
d
'
acqua
.
Non
una
bava
di
vento
,
non
una
voce
nel
silenzio
grave
dell
'
alta
notte
;
solo
l
'
arpeggio
eolio
dei
fili
telegrafici
,
in
prossimità
dei
pali
risonanti
come
casse
di
strumenti
armonici
.
Le
rotaie
d
'
acciaio
si
distendevano
rigide
e
diritte
,
sempre
più
lontano
;
parevano
rincorrersi
a
perdita
di
vista
,
verso
l
'
infinito
,
verso
l
'
inarrivabile
.
Bertini
procedeva
per
la
solitudine
,
con
gli
occhi
,
gli
orecchi
,
tutti
i
sensi
aperti
ed
intenti
a
cogliere
segni
di
vita
,
credendo
di
udire
l
'
eco
dei
fischi
della
locomotiva
di
soccorso
,
di
scorgere
il
chiarore
delle
fiaccole
rischiaranti
il
lavoro
dei
manovali
;
ma
nulla
si
scorgeva
ancora
,
nulla
si
udiva
.
La
vista
della
stazione
e
dei
fabbricati
che
l
'
attorniavano
era
anch
'
essa
perduta
nella
lontananza
:
solo
una
punta
di
vivo
fuoco
rosseggiava
in
cima
a
un
disco
.
Fremente
,
febbricitante
,
egli
andava
,
andava
,
col
proposito
,
col
bisogno
di
raggiungere
il
bivio
del
Saliceto
,
di
sapere
qualche
cosa
di
preciso
;
ma
più
s
'
inoltrava
,
più
l
'
inquietudine
,
l
'
ansia
,
la
paura
gli
facevano
tremare
il
cuore
.
Quantunque
la
via
ferrata
fosse
una
guida
infallibile
,
gli
pareva
di
non
poter
più
trovare
quel
bivio
,
d
'
essersi
avviato
sopra
un
altro
binario
,
d
'
aver
lasciato
la
buona
strada
.
Perduta
la
nozione
del
tempo
,
credeva
d
'
aver
percorso
chilometri
e
chilometri
,
d
'
essersi
dilungato
enormemente
,
d
'
aver
marciato
da
ore
:
l
'
orologio
,
che
aveva
dimenticato
di
rimontare
,
non
andava
più
.
La
linea
non
doveva
essere
libera
,
ormai
?
Il
convoglio
non
stava
per
sopravvenire
,
precipitoso
,
inarrestabile
,
portandosi
via
la
creatura
amata
,
lasciandolo
solo
in
mezzo
alla
campagna
muta
ed
oscura
?
La
prudenza
consigliava
di
tornare
indietro
,
di
raggiungere
la
stazione
,
di
aspettare
lì
,
tranquillamente
,
come
gli
altri
viaggiatori
,
come
i
due
sposi
in
viaggio
di
nozze
;
ma
allora
,
rivedendo
con
la
mente
quella
coppia
felice
,
egli
sentiva
più
acuta
,
più
tormentosa
,
più
intollerabile
tutta
la
propria
pena
.
Spasimava
da
due
mesi
,
dal
giorno
in
cui
era
giunto
l
'
avviso
dell
'
arrivo
del
marito
,
ma
non
mai
come
ora
.
Se
per
un
istante
,
al
pensiero
dell
'
imminente
incontro
con
la
diletta
,
aveva
potuto
illudersi
sperando
nel
ritorno
dei
giorni
felici
,
ora
,
nelle
tenebre
addensate
col
tramonto
della
falce
lunare
,
nel
sonno
silenzioso
della
terra
,
nella
solitudine
inanimata
di
quegli
ignoti
luoghi
,
l
'
inganno
riusciva
evidente
.
Che
vita
era
questa
che
lo
sbalestrava
fuori
della
sua
casa
,
fuori
del
suo
paese
,
che
lo
faceva
errare
a
quell
'
ora
per
la
campagna
,
aspettando
un
treno
arrestato
da
un
improvviso
pericolo
?
Superato
quello
,
quali
altri
,
quanti
altri
sarebbero
sorti
?
Rosanna
andava
a
raggiungere
ancora
una
volta
il
marito
:
dove
,
come
,
quando
,
per
quanto
tempo
l
'
avrebbe
rivista
?
Quell
'
uomo
sarebbe
ripartito
,
forse
,
ma
per
ritornare
;
il
tempo
della
sua
lontananza
se
ne
sarebbe
volato
via
,
come
se
n
'
era
volato
tant
'
altro
.
La
serena
fiducia
,
la
certezza
del
possesso
assoluto
,
della
comunione
perfetta
non
era
possibile
senza
l
'
unione
che
egli
aveva
dichiarato
di
non
voler
contrarre
neppure
ipoteticamente
,
e
che
sempre
,
prima
di
quell
'
amore
,
aveva
giudicata
odiosa
e
repugnante
.
Allora
tutta
la
sua
vita
sentimentale
,
dai
primi
albori
,
dagli
ingenui
amori
dell
'
adolescenza
alle
fiamme
della
giovinezza
,
gli
passò
per
la
memoria
:
quante
prove
fallaci
,
quante
illusioni
perdute
,
ritrovate
,
riperdute
ancora
,
fino
a
quest
'
ultima
!
Stanco
,
vecchio
,
morto
,
il
suo
cuore
aveva
palpitato
ancora
una
volta
grazie
alla
creatura
miracolosa
;
egli
aveva
gioito
,
sofferto
,
vissuto
per
lei
;
comprendeva
che
dopo
di
lei
non
avrebbe
potuto
ricominciare
,
e
che
,
quand
'
anche
,
mai
più
avrebbe
trovato
un
'
anima
simile
a
quella
;
sentiva
che
tutti
questi
motivi
lo
spingevano
ad
afferrarsi
a
lei
,
disperatamente
;
ed
a
quell
'
ora
,
con
quell
'
ansia
nel
cuore
,
ecco
,
finalmente
riconosceva
che
il
legame
solenne
,
sancito
,
benedetto
,
era
il
solo
che
potesse
umanamente
garantire
il
possesso
;
e
nulla
gli
pareva
più
desiderabile
e
degno
che
prendersi
Rosanna
,
unirsi
a
lei
per
la
vita
e
per
la
morte
,
dare
al
mondo
lo
spettacolo
della
loro
felicità
come
lo
davano
quegli
sposi
in
viaggio
di
nozze
,
sorridenti
della
contrarietà
sopravvenuta
,
noncuranti
di
giungere
un
poco
più
presto
o
un
poco
più
tardi
,
certi
di
portare
con
sé
tutto
il
proprio
bene
.
Perché
non
era
ella
libera
?
Che
cosa
occorreva
perché
si
liberasse
?
...
Allora
,
come
al
bagliore
di
lampi
interiori
,
i
recessi
più
tenebrosi
del
suo
pensiero
si
illuminavano
,
quelli
dove
appariscono
le
possibilità
più
chimeriche
,
dove
sorgono
le
tentazioni
inconfessabili
...
Un
chiarore
lontano
,
incerto
,
sorto
dal
fondo
della
linea
,
fermò
ad
un
tratto
la
sua
attenzione
.
Un
uomo
con
una
lanterna
in
mano
si
veniva
avanzando
;
la
lanterna
,
pendente
dal
braccio
disteso
lungo
il
fianco
,
lasciava
in
ombra
il
viso
del
sopravveniente
,
bagnandogli
i
piedi
di
luce
.
-
Venite
dal
bivio
di
Saliceto
?
-
domandò
Bertini
quando
colui
,
un
cantoniere
,
gli
giunse
dinanzi
e
alzò
la
lanterna
per
guardarlo
in
faccia
.
-
Nossignore
,
vengo
dal
casello
374
.
-
Dove
è
stato
fermato
il
direttissimo
?
-
Al
passaggio
a
livello
del
Fossone
.
-
Quanto
manca
perché
la
linea
si
sgombri
?
-
La
linea
è
sgombra
;
vado
a
...
-
È
sgombra
?
Egli
non
udì
altro
,
voltò
le
spalle
al
guardiano
,
corse
verso
la
stazione
,
con
la
folle
paura
di
non
giungervi
in
tempo
.
Sull
'
angusto
passaggio
dove
s
'
era
avanzato
agevolmente
a
brevi
passi
,
riusciva
malagevole
correre
;
più
volte
sul
punto
di
perdere
l
'
equilibrio
,
più
volte
distese
le
braccia
per
ripararsi
dall
'
imminente
caduta
.
Con
le
orecchie
fischianti
,
gli
pareva
di
udire
il
lontano
rombo
del
treno
in
moto
,
si
rivoltava
un
istante
a
guardare
indietro
,
poi
riprendeva
la
corsa
,
rassicurato
per
poco
.
Al
pensiero
che
la
notizia
non
era
ancora
giunta
alla
stazione
,
moderò
l
'
andatura
,
riprese
a
correre
col
timore
che
le
disposizioni
per
ricevere
il
convoglio
fossero
state
trasmesse
per
telegrafo
o
per
telefono
.
Una
voce
,
sul
punto
che
passava
dinanzi
a
un
casello
,
gridò
:
-
Ferma
!
...
Chi
è
?
...
Non
rispose
,
non
si
fermò
,
spronato
dalla
vista
del
riverbero
diffuso
lontanamente
dai
lumi
della
stazione
.
Quando
vi
giunse
,
trafelato
,
ansante
,
il
campanello
annunziante
che
il
disco
era
aperto
cominciava
a
squillare
;
i
viaggiatori
rimasti
a
terra
riprendevano
i
loro
posti
sull
'
accelerato
,
si
udivano
voci
di
richiamo
,
gli
sportelli
sbattere
con
colpi
secchi
:
-
In
vettura
!
...
In
vettura
!
...
Non
c
'
erano
più
facchini
;
egli
si
rivolse
al
cameriere
del
Caffè
perché
gli
portasse
le
valigie
.
E
finalmente
i
fanali
del
treno
,
i
grossi
occhi
roventi
apparvero
nella
distanza
,
s
'
ingrossarono
sulla
metallica
fronte
della
locomotiva
spinta
a
tutta
forza
,
vomitante
dense
volute
di
nero
fumo
squarciate
dal
candido
vapore
del
fischio
lungo
,
insistente
,
interminabile
.
Figure
di
uomini
e
di
donne
in
piedi
si
profilarono
nei
vani
luminosi
delle
finestre
,
nessuno
nella
carrozza
coi
letti
,
tutta
chiusa
,
come
deserta
.
Un
dubbio
attraversò
il
pensiero
di
Bertini
:
Rosanna
non
c
'
era
?
Se
non
era
partita
,
per
un
contrattempo
,
per
un
caso
imprevedibile
?
-
Il
signore
ha
la
cabina
7
e
8
?
-
gli
domandò
il
conduttore
aiutandolo
a
montare
sul
terrazzino
.
-
Sì
.
Da
che
parte
?
-
Favorisca
...
-
Avete
saputo
dell
'
accidente
?
-
E
come
!
...
Siamo
rimasti
più
di
tre
ore
fermi
in
aperta
campagna
!
...
Ecco
la
sua
cabina
.
Desidera
che
le
prepari
il
letto
?
Gli
rispose
di
sì
dopo
un
istante
di
esitazione
,
pensando
che
il
breve
indugio
lo
avrebbe
liberato
per
sempre
da
quell
'
uomo
.
Cercò
di
sporgersi
da
un
finestrino
per
vedere
l
'
ora
all
'
orologio
della
stazione
e
regolare
il
suo
:
i
vetri
erano
rialzati
e
fermati
.
-
L
'
ora
,
per
piacere
?
-
È
la
una
meno
un
quarto
.
Già
la
macchina
,
dopo
la
rapida
sosta
,
lanciava
un
nuovo
fischio
:
la
carrozza
si
scosse
,
cominciò
la
corsa
.
E
non
appena
il
conduttore
lo
lasciò
solo
,
egli
apri
l
'
uscio
del
gabinetto
di
toletta
.
Vedendo
apparire
una
figura
maschile
,
trasalì
indietreggiando
per
istinto
;
poi
riconobbe
se
stesso
nel
giuoco
degli
specchi
.
Portò
la
mano
ancora
tremante
alla
maniglia
dell
'
altro
uscio
,
lo
aperse
.
Vide
gli
occhi
di
Rosanna
cercare
i
suoi
.
Era
seduta
sul
lettuccio
,
col
velo
rialzato
sulla
fronte
,
le
mani
nude
congiunte
in
grembo
.
Le
cadde
in
ginocchio
dinanzi
,
le
prese
le
mani
,
se
le
strinse
al
petto
.
Soffocato
dal
tempestoso
pulsare
delle
arterie
,
non
poté
nel
primo
istante
articolare
una
parola
,
poi
balbettò
:
-
Sei
tu
?
...
Sei
tu
?
...
-
Che
è
stato
?
Siamo
in
ritardo
?
-
Come
?
...
Non
sai
?
...
Quattro
ore
,
quattro
ore
che
aspetto
,
tremando
,
fremendo
al
pensiero
del
tuo
pericolo
...
Non
ti
sei
accorta
di
nulla
?
...
Dormivi
?
...
-
Ho
dormito
,
sì
:
ero
tanto
stanca
.
Ma
tra
veglia
e
sonno
m
'
accorgevo
che
il
treno
era
immobile
,
udivo
rumore
di
passi
,
voci
di
sconosciuti
...
Che
è
stato
?
-
La
linea
ingombra
,
ostruita
da
un
treno
merci
...
Ma
che
importa
?
Tanto
meglio
,
se
non
hai
saputo
...
Sei
tu
?
Sei
tu
?
Sei
tu
?
...
Lasciati
guardare
...
Lo
sai
da
quanto
tempo
non
ti
vedo
?
...
Che
luce
fioca
mandano
queste
lampade
!
...
Lo
sai
da
quanto
tempo
ti
aspetto
?
Lo
sai
che
ti
credevo
perduta
?
Lo
sai
che
non
ti
vo
'
perdere
?
Anch
'
ella
alzò
lo
sguardo
luminoso
al
grappolo
delle
lampadine
elettriche
.
La
cabina
,
con
la
levigatezza
del
suo
mogano
,
con
la
lucentezza
dei
suoi
ottoni
,
aveva
l
'
aspetto
di
un
mobile
,
di
un
grande
armadio
rotolante
.
Quantunque
nel
fracasso
della
corsa
vertiginosa
nessuno
potesse
udire
dal
prossimo
scompartimento
,
egli
abbassò
ancora
la
voce
,
le
domandò
quasi
all
'
orecchio
:
-
Sei
tu
?
E
sei
mia
?
Sei
mia
,
di
'
?
...
Rivoltatasi
verso
di
lui
,
passandogli
una
mano
sulla
fronte
,
ella
rispose
:
-
Non
vedi
che
cosa
faccio
per
te
?
Allora
tutta
la
sua
passione
soffocata
,
umiliata
,
disconosciuta
,
traboccò
.
Scotendo
la
testa
,
con
voce
amara
,
egli
protestò
:
-
Che
fai
?
Sei
rimasta
sola
,
non
so
quanto
,
mentre
quell
'
uomo
era
a
Londra
,
e
mi
chiami
ora
soltanto
,
ora
che
vai
ad
incontrarlo
un
'
altra
volta
!
Ella
non
rispose
.
-
Mentre
una
cosa
sola
confortava
il
mio
dolore
,
l
'
idea
che
non
fossi
libera
,
che
ti
torturassi
come
me
per
non
potermi
vedere
,
per
non
poter
dir
nulla
,
tu
eri
padrona
di
te
stessa
,
e
non
mi
chiamavi
,
non
mi
scrivevi
!
...
E
ora
ti
stupisci
dei
miei
dubbi
!
...
Non
sai
dunque
,
non
capisci
,
non
intuisci
quel
che
ho
sofferto
,
quel
che
soffro
,
dal
giorno
che
ti
lasciai
dinanzi
al
"
Senegal
"
,
da
quando
ti
vidi
al
fianco
di
quell
'
uomo
,
ricongiunta
a
lui
,
baciata
da
lui
?
All
'
evocazione
del
ricordo
,
la
gioia
di
averla
ritrovata
,
di
sentirsela
vicina
,
cadde
repentinamente
;
il
dolore
,
la
gelosia
,
il
corruccio
,
tutte
le
immagini
esasperanti
e
tutti
i
pensieri
maligni
tornarono
a
invaderlo
.
-
Che
hai
fatto
?
Dove
sei
stato
?
-
domandò
ella
,
dolcemente
,
prendendogli
una
mano
,
come
per
placarlo
.
-
Non
lo
so
,
che
cosa
ho
fatto
;
non
lo
so
ridire
,
come
ho
vissuto
.
Sono
stato
a
Promonte
,
ma
prima
a
Firenze
,
per
tentar
di
vederti
...
Rimproverami
,
anche
!
-
esclamò
con
più
forza
,
vedendola
accigliarsi
.
-
I
torti
sono
miei
,
anche
!
Io
dovevo
starmene
tranquillo
,
dovevo
sentirmi
sicuro
e
felice
,
dopo
averti
vista
laggiù
,
sulla
banchina
,
tutta
occupata
di
quell
'
uomo
e
dei
vostri
figli
,
senza
un
saluto
,
un
cenno
,
uno
sguardo
per
me
;
dopo
essermi
nascosto
da
voi
,
da
te
,
come
una
spia
,
come
un
ladro
!
Non
so
,
non
so
;
senza
l
'
amico
che
mi
stava
accanto
,
non
so
come
,
non
so
dove
avrei
trovato
la
forza
di
padroneggiarmi
.
-
Era
Perez
?
Non
le
rispose
a
voce
,
assentì
con
un
breve
moto
del
capo
,
incalzando
:
-
Mi
passasti
accanto
,
dinanzi
al
cancello
,
e
non
mi
guardasti
neppure
;
non
t
'
accorgesti
neppure
allora
di
me
che
fremevo
e
spasimavo
,
tutta
infervorata
non
so
da
che
,
non
so
perché
!
-
Ti
vidi
.
-
Che
gli
dicevi
?
-
Non
mi
rammento
.
-
Non
ti
rammenti
!
Ma
mi
rammento
io
,
io
che
ti
vidi
sparire
in
quel
carrozzone
d
'
albergo
,
io
che
mi
sentii
a
un
tratto
divenuto
estraneo
a
te
,
solo
,
abbandonato
,
perduto
,
senza
saper
che
fare
della
mia
vita
,
con
la
folle
tentazione
di
seguirti
ancora
,
di
raggiungerti
per
afferrarti
e
portarti
via
,
sotto
i
suoi
occhi
,
sotto
gli
occhi
dei
tuoi
figli
,
dinanzi
a
tutti
;
poi
col
bisogno
di
fuggire
,
di
non
restare
più
un
solo
istante
in
quei
luoghi
,
quella
sera
,
quella
notte
,
la
notte
della
contaminazione
...
Con
voce
grave
,
guardandolo
negli
occhi
,
ella
disse
:
-
Fosti
tu
che
volesti
seguirmi
.
Non
ti
pregai
di
rinunziare
a
quest
'
idea
?
Che
vi
hai
guadagnato
?
Egli
rispose
duramente
:
-
Avrei
sofferto
peggio
se
non
vi
avessi
visti
.
E
mi
pento
di
non
aver
preso
una
stanza
in
quell
'
albergo
!
Avrei
meglio
misurato
tutta
la
tua
capacità
di
fingere
!
E
lasciò
la
sua
mano
,
la
respinse
,
si
ritrasse
.
-
Perché
?
Ella
era
calma
,
serena
,
sicura
di
se
stessa
;
il
tono
della
sua
voce
nel
muovere
la
domanda
rivelava
una
curiosità
che
non
teneva
molto
ad
essere
appagata
.
Egli
la
guardò
un
tratto
senza
dir
nulla
.
Il
convoglio
precipitava
la
sua
corsa
,
si
sprofondava
nelle
tenebre
,
rombando
e
strepitando
,
come
quello
che
lo
aveva
portato
via
la
notte
della
contaminazione
.
Egli
non
fuggiva
questa
volta
,
come
allora
;
si
vedeva
anzi
al
fianco
la
donna
che
aveva
allora
lasciata
ad
un
altro
;
ma
il
ricordo
dell
'
incubo
risorse
nella
sua
memoria
.
Si
rivide
con
la
fronte
ardente
al
gelido
vetro
,
con
gli
occhi
sbarrati
nelle
tenebre
fuggenti
,
o
fisi
all
'
orologio
,
per
calcolare
il
momento
nel
quale
la
coppia
sarebbe
rimasta
.
sola
:
"
Alle
dieci
...
o
forse
alle
undici
...
fra
un
'
ora
...
fra
mezz
'
ora
...
Ora
!
"
.
Una
pesantezza
plumbea
lo
aveva
abbattuto
sul
sedile
,
moti
di
nausea
gli
erano
saliti
dalle
viscere
alla
gola
nei
tempestosi
scotimenti
di
quella
corsa
pazza
,
traendolo
dallo
stuporoso
assopimento
.
Poche
altre
notti
erano
tanto
durate
nella
sua
vita
;
nessuna
luce
egli
aveva
tanto
spiata
come
quella
del
nuovo
giorno
,
con
la
quale
ella
sarebbe
finalmente
uscita
dalle
braccia
di
quell
'
uomo
;
ma
né
il
nuovo
giorno
,
né
i
tanti
altri
che
erano
seguiti
,
né
tutti
quelli
che
seguirebbero
potevano
dissipare
interamente
l
'
incubo
e
ridargli
le
fede
perduta
.
Ecco
:
Rosanna
era
lì
,
accanto
a
lui
,
sola
con
lui
nella
carrozza
lanciata
attraverso
lo
spazio
,
ma
egli
sentiva
di
non
averla
per
sé
.
Ella
diceva
,
tranquillamente
:
-
Che
cosa
pretendevi
?
Volevi
che
non
mi
occupassi
di
mio
marito
per
badare
a
te
?
Volevi
che
mi
sottraessi
al
suo
abbraccio
,
ai
suoi
baci
,
che
non
li
ricambiassi
?
Per
qual
motivo
?
Con
quale
pretesto
?
Egli
stese
le
braccia
,
alzò
il
viso
,
proruppe
con
voce
tremante
di
tenerezza
amara
,
di
timido
rimprovero
,
di
passione
umiliata
:
-
Perché
sei
mia
,
perché
sei
l
'
amor
mio
,
la
donna
mia
...
-
Non
è
vero
.
-
Non
è
vero
?
Ella
fece
per
replicare
con
altrettanta
vivacità
;
poi
parve
farsi
forza
,
stringendosi
una
mano
nell
'
altra
.
Dopo
una
pausa
,
tranquillamente
,
lentamente
,
spiegò
:
-
Lo
sai
,
qual
è
la
verità
,
e
non
dovrei
aver
bisogno
di
ripeterla
,
ora
.
Per
il
mondo
,
per
la
legge
,
per
i
miei
figli
,
io
sono
di
mio
marito
.
La
fatalità
mi
ti
sospinse
dinanzi
un
giorno
,
quando
ero
sola
,
quando
cercavo
un
amico
.
Cercavo
un
amico
,
ed
ho
preso
un
amante
...
Ma
no
,
non
credere
che
io
vada
mendicando
attenuanti
.
Ti
avrei
preso
anche
se
non
fossi
stata
sola
.
Mi
turbasti
troppo
,
mi
piacesti
troppo
:
anche
questa
è
verità
.
Forse
altre
avrebbero
resistito
alla
tentazione
;
io
provai
,
ma
non
vi
riuscii
.
Pago
la
mia
debolezza
,
sai
!
O
credi
d
'
essere
il
solo
a
soffrire
,
con
la
tua
gelosia
?
Io
soffro
della
falsità
in
cui
vivo
,
delle
menzogne
che
dico
,
degli
inganni
che
ordisco
.
Tu
ti
senti
ingannato
,
ed
hai
ragione
,
sì
;
perché
se
ti
amassi
come
nei
romanzi
o
sul
teatro
,
avvelenerei
mio
marito
,
piuttosto
che
sottopormi
alle
sue
carezze
!
Ti
senti
ingannato
,
ne
soffri
,
e
nel
tuo
dolore
non
pensi
all
'
altro
inganno
che
io
infliggo
,
al
tradimento
che
commetto
,
infinitamente
più
grave
.
-
No
,
perché
egli
non
sa
.
Chi
non
sa
non
soffre
.
-
Hai
ragione
;
perché
io
non
conto
.
Che
importa
se
soffro
io
?
Vi
era
tanto
rimprovero
nella
calma
apparente
della
sua
risposta
,
che
Lodovico
chinò
la
fronte
,
con
l
'
atteggiamento
di
chi
sente
il
proprio
torto
senza
potere
o
volere
confessarlo
.
Dopo
un
breve
silenzio
le
riprese
la
mano
,
appoggiò
la
fronte
sulla
sua
spalla
,
mormorando
:
-
Mi
perdoni
,
Rosanna
?
-
Di
che
?
-
fece
ella
,
scotendo
il
capo
,
con
un
sorriso
ironico
e
indulgente
insieme
.
-
Di
che
?
Di
volermi
bene
?
-
Lo
capisci
,
lo
sai
,
lo
senti
che
se
dico
queste
cose
,
se
soffro
questi
tormenti
,
è
perché
ti
voglio
bene
?
-
A
voce
più
bassa
,
ma
più
fervida
,
più
appassionata
,
soggiunse
:
-
Te
ne
voglio
più
che
non
credessi
,
sai
!
Non
te
ne
ho
voluto
mai
tanto
.
Ora
,
ora
soltanto
conosco
e
misuro
quanto
te
ne
voglio
.
Appressatosi
a
lei
,
spinto
addosso
a
lei
dagli
sbattimenti
del
treno
serpeggiante
precipitosamente
per
vie
curve
,
si
sentì
tutto
aderire
al
suo
fianco
soave
.
La
cinse
con
le
braccia
,
le
ricercò
con
la
bocca
la
bocca
.
Ella
si
ritrasse
,
sciolse
il
nodo
delle
mani
intrecciatesi
alla
sua
vita
:
-
No
,
lasciami
.
La
sua
voce
era
sommessa
e
dolce
,
ma
ferma
e
risoluta
.
Egli
obbedì
,
tacitamente
.
-
Tu
misuri
ora
soltanto
-
riprese
ella
-
il
bene
che
mi
vuoi
,
io
misuro
ora
soltanto
la
colpa
che
ho
commessa
.
Quando
mi
vincesti
,
quando
mi
diedi
a
te
,
la
prima
volta
,
non
provai
nulla
del
rimorso
che
avrebbe
dovuto
invadermi
.
Ti
rammenti
che
te
lo
dissi
,
ti
rammenti
,
di
'
?
-
Sì
.
-
Guardai
dentro
di
me
,
dissi
a
me
stessa
:
"
Ho
tradito
la
fede
giurata
,
sono
adultera
,
adultera
"
.
Ma
queste
parole
non
ebbero
nulla
del
loro
senso
.
E
non
già
perché
mi
fossi
assuefatta
all
'
idea
della
caduta
.
Mi
conosci
.
Te
lo
direi
.
Mi
ero
anzi
creduta
padrona
di
me
stessa
,
mi
pareva
moralmente
e
materialmente
impossibile
tradire
mio
marito
.
Perché
lo
avrei
tradito
?
Perché
era
lontano
?
Per
appagare
un
appetito
,
allora
?
...
Ma
quando
ti
conobbi
,
quando
ti
amai
,
mi
parve
altrettanto
impossibile
resistere
a
questo
amore
.
Tu
dubitasti
dell
'
esistenza
di
mio
marito
perché
era
assente
;
io
me
ne
dimenticai
.
Come
tu
non
t
'
inquietasti
al
pensiero
che
un
giorno
sarebbe
tornato
,
così
non
vi
pensai
neanch
'
io
.
Noi
abbiamo
sempre
coraggio
per
affrontare
i
pericoli
lontani
.
Ora
egli
è
qui
.
Io
sono
caduta
nelle
sue
braccia
uscendo
dalle
tue
...
Egli
domandò
furiosamente
:
-
Di
'
,
che
ti
ha
fatto
?
Ma
senza
lasciarle
il
tempo
di
rispondere
una
sillaba
,
ingiunse
con
mal
contenuta
violenza
,
chiudendole
la
bocca
:
-
No
!
Taci
!
Ella
rise
d
'
un
riso
sottile
ed
ambiguo
.
Voleva
dire
che
non
avrebbe
parlato
,
anche
senza
il
divieto
?
O
che
egli
stesso
,
fra
poco
,
avrebbe
ripetuta
la
domanda
?
O
che
parlare
e
tacere
era
tutt
'
uno
?
-
Ora
vedi
-
riprese
pacatamente
,
-
io
so
che
cosa
è
il
tradimento
.
Lo
so
ora
,
che
v
'
inganno
entrambi
.
-
No
!
-
scattò
egli
ancora
.
-
Tu
non
lo
inganni
,
lui
!
-
No
?
-
O
non
lo
inganni
più
,
perché
sei
tornata
a
lui
e
ti
sottrai
a
me
,
e
sei
pentita
d
'
esserti
data
a
me
,
perché
lo
ami
;
o
ricominci
ad
amarlo
,
mentre
non
mi
ami
più
,
se
pure
mi
amasti
mai
!
Dapprima
ella
scosse
il
capo
,
poi
fece
un
gesto
d
'
assenso
,
poi
ripeté
:
-
Non
ti
amo
;
non
t
'
ho
mai
amato
.
Naturalmente
.
-
Mi
ami
?
Mi
ami
ancora
?
D
'
amore
,
ami
me
solo
?
-
No
.
-
Ci
ami
entrambi
?
Come
puoi
amare
due
uomini
a
una
volta
?
Ami
in
lui
il
tuo
protettore
,
il
padre
dei
tuoi
figli
?
Di
quali
sofistiche
distinzioni
sei
capace
?
Parla
,
rispondi
!
Che
cosa
ti
sentiresti
di
fare
per
provarmi
l
'
amore
che
dici
di
portarmi
?
-
Che
cosa
vorresti
che
facessi
?
-
Lascialo
,
seguimi
,
dammi
tutta
la
tua
vita
!
L
'
espressione
del
sentimento
pervenuto
al
parossismo
,
della
necessità
intuita
negli
interminabili
giorni
vissuti
insopportabilmente
lontano
da
lei
,
riconosciuta
un
'
ora
innanzi
,
al
sorgere
del
mortale
pericolo
sulla
via
ignota
,
in
mezzo
alle
tenebre
,
gli
era
salita
alle
labbra
impetuosa
,
irrefrenabile
,
irrevocabile
.
Stretto
alle
braccia
di
lei
,
con
gli
occhi
perduti
negli
occhi
di
lei
,
aspettava
ora
la
parola
che
avrebbe
segnato
il
suo
destino
.
Con
l
'
animo
sospeso
,
sentì
che
il
treno
rallentava
,
in
prossimità
di
una
stazione
:
attenuandosi
il
frastuono
,
arrestandosi
la
corsa
,
gli
parve
che
anche
quel
formidabile
ed
incosciente
congegno
partecipasse
all
'
ansiosa
sua
aspettazione
.
Ella
indugiava
a
rispondere
.
Lo
guardava
fiso
,
negli
occhi
,
nell
'
anima
.
Mentre
le
voci
dei
conduttori
annunziavano
un
nome
incomprensibile
,
disse
finalmente
,
pianissimo
,
passandosi
una
mano
sulla
fronte
:
-
Vuoi
che
lo
lasci
?
...
Lo
vuoi
proprio
?
...
Sarebbe
molto
più
facile
che
tu
non
creda
.
Sulle
prime
egli
non
comprese
.
Poi
,
come
un
lampo
,
un
dubbio
gli
attraversò
la
mente
,
il
dubbio
antico
,
dei
primi
giorni
:
ella
non
doveva
essere
unita
legalmente
a
quell
'
uomo
.
Tutti
i
sospetti
concepiti
due
anni
innanzi
,
nell
'
incontrarla
sola
,
in
un
albergo
di
montagna
,
lo
invasero
,
confusamente
;
rivide
in
lei
l
'
avventuriera
sospettata
,
riprovò
il
moto
di
diffidenza
che
lo
aveva
fatto
indietreggiare
.
-
Come
sarebbe
a
dire
?
-
proferì
,
dopo
una
lunga
pausa
,
mentre
il
suono
soffocato
della
cornetta
e
il
fischio
della
locomotiva
annunziavano
la
ripresa
della
corsa
.
-
Dico
che
la
nostra
unione
non
è
indissolubile
.
-
Non
siete
maritati
?
L
'
ambiguo
sorriso
tornò
ad
incresparle
l
'
angolo
della
bocca
.
-
Siamo
maritati
.
-
Allora
?
Ella
si
prese
la
sinistra
nella
destra
,
considerando
il
cerchietto
d
'
oro
dell
'
anello
nuziale
lucente
nella
penombra
.
Lo
fece
girare
un
poco
nel
dito
eburneo
,
poi
lo
trasse
,
lo
guardò
contro
la
luce
.
-
Allora
,
possiamo
divorziare
.
Quando
ti
domandai
se
,
libera
,
mi
avresti
sposata
,
ti
spiegai
che
la
mia
domanda
non
t
'
impegnava
a
nulla
,
perché
la
legge
della
Stanlesia
non
ammette
il
divorzio
.
Ti
nascosi
la
verità
...
quella
volta
sola
!
...
Nella
Stanlesia
il
divorzio
è
ammesso
;
come
negli
Stati
più
liberali
dell
'
America
del
Nord
,
si
può
pronunziare
per
dodici
motivi
diversi
...
Questo
anello
si
può
spezzare
,
io
posso
tornare
libera
,
sposare
chi
voglio
...
E
lo
guardò
.
Considerando
anch
'
egli
il
cerchietto
d
'
oro
,
sentì
lo
sguardo
di
lei
pesargli
addosso
.
Comprendeva
di
dover
dire
,
con
impeto
:
"
Sì
,
è
ciò
che
sognavo
,
è
ciò
che
volevo
,
è
ciò
che
voglio
;
la
soluzione
insperata
,
la
felicità
assicurata
.
Perché
non
me
lo
hai
detto
prima
?
Perché
non
mi
hai
risparmiato
tante
pene
?..."
.
Ma
una
specie
di
afasia
gli
impediva
di
proferir
verbo
.
Sentiva
di
doverle
strappare
quell
'
anello
,
di
dover
fare
il
gesto
di
buttarlo
via
;
ma
una
specie
di
paralisi
gli
saliva
dalla
mano
al
braccio
,
come
un
gelo
.
Il
suo
lungo
dolore
degli
ultimi
mesi
,
il
suo
spasimo
di
un
'
ora
addietro
per
la
campagna
oscura
e
taciturna
,
la
sua
decisione
d
'
un
istante
prima
,
cadevano
,
si
disperdevano
,
nel
crescere
e
nell
'
aggravarsi
di
un
senso
di
diffidenza
ostile
.
Un
dubbio
gli
balenava
nella
mente
:
non
aveva
ella
taciuto
finora
per
calcolo
,
per
esasperarlo
,
per
portarlo
al
grado
della
follia
...
?
Lo
aveva
ingelosito
per
ridurlo
docile
,
inerte
,
pronto
ai
suoi
voleri
.
Voleva
essere
sposata
.
Non
gli
aveva
chiesto
una
prima
volta
,
come
per
misurare
l
'
amor
suo
,
se
,
libera
,
l
'
avrebbe
sposata
?
Questo
era
,
evidentemente
,
il
suo
scopo
!
Ed
egli
che
un
momento
prima
si
sarebbe
legate
le
mani
e
i
piedi
pur
di
averla
tutta
e
per
sempre
sua
,
ora
,
a
un
tratto
,
poiché
la
proposta
veniva
da
lei
,
ma
non
francamente
pronunziata
,
insinuata
piuttosto
,
come
una
semplice
possibilità
;
ora
che
ella
gli
poneva
dinanzi
,
quasi
per
adescarlo
,
il
cerchietto
d
'
oro
lucente
,
il
simbolo
della
catena
,
ora
egli
si
ribellava
,
sentendosi
preso
come
in
un
tranello
.
Di
no
,
di
no
,
doveva
rispondere
di
no
,
spiegando
tutto
il
suo
pensiero
,
poiché
si
era
proposto
di
dir
sempre
la
verità
,
poiché
l
'
aveva
detta
e
l
'
aveva
pretesa
da
lei
;
ma
quando
alzò
gli
occhi
,
quando
si
vide
guardato
negli
occhi
,
gli
mancò
il
coraggio
di
significare
una
verità
della
quale
comprendeva
la
bruttezza
.
-
Egli
consentirebbe
?
-
domandò
,
per
indugiare
ancora
un
poco
prima
di
dire
la
menzogna
.
-
Se
saprà
che
ho
un
amante
,
domanderà
egli
stesso
il
divorzio
.
-
Perché
non
m
'
hai
detto
prima
che
avevamo
questa
via
d
'
uscita
?
Con
la
fronte
e
le
sopracciglia
un
poco
corrugate
nello
sforzo
di
fissare
gli
occhi
negli
occhi
di
lui
,
ella
rispose
domandando
a
sua
volta
:
-
Perché
te
lo
avrei
detto
,
mentre
egli
era
lontano
e
tu
tranquillo
?
-
Hai
ragione
!
-
Perché
te
lo
avrei
detto
,
quando
mi
dichiaravi
che
la
libertà
ti
era
troppo
cara
?
-
Hai
ragione
!
Ed
io
sono
stato
punito
di
quella
risposta
!
Ma
benedico
le
mie
sofferenze
perché
mi
hanno
preparato
quest
'
ora
di
gioia
.
Tu
spezzerai
questo
anello
,
ne
porterai
un
altro
,
il
mio
,
fino
alla
morte
.
Senza
lasciarlo
con
gli
occhi
,
stringendosi
ancora
più
a
lui
,
ella
insisté
:
-
Vuoi
?
...
Proprio
,
vuoi
?
-
Ne
dubiti
?
-
Non
lo
dici
per
condiscendenza
?
Ti
senti
di
legarti
per
sempre
?
Sei
sincero
come
le
altre
volte
?
Non
mi
nascondi
nulla
,
in
fondo
all
'
anima
?
Dopo
un
istante
di
lotta
interiore
,
egli
confessò
:
-
Sì
,
ti
ho
nascosto
qualche
cosa
...
Non
sono
stato
sincero
.
Mi
è
parso
...
ho
creduto
...
non
so
...
Ti
giuro
che
mi
sarebbe
sembrato
un
sogno
,
se
m
'
avessero
detto
che
potevi
ancora
liberarti
da
quell
'
uomo
...
Ma
ora
...
quando
l
'
hai
annunziato
tu
stessa
...
Non
so
...
il
nostro
cuore
è
così
complicato
...
-
È
vero
.
Hai
temuto
ch
'
io
ti
sforzassi
?
-
No
,
non
questo
precisamente
.
Perché
mi
sforzeresti
?
Tu
hai
tutto
da
perdere
lasciando
tuo
marito
...
Egli
ti
ama
ragionevolmente
,
ti
lascia
sola
per
anni
,
ha
cieca
fiducia
in
te
.
Della
mia
gelosia
,
delle
mie
esigenze
,
sai
già
qualche
cosa
...
Egli
lavora
per
te
,
ti
assicura
una
vita
molto
più
larga
che
io
non
potrei
...
Ma
sì
,
lasciami
dire
:
bisogna
metter
nel
conto
anche
questo
,
se
bisogna
dir
tutto
...
Se
mi
proponi
di
sciogliere
il
tuo
matrimonio
per
unirti
a
me
,
null
'
altro
può
guidarti
fuorché
l
'
amore
che
mi
porti
.
Ti
chiedevo
una
prova
dell
'
amor
tuo
:
me
la
dài
.
Grazie
,
Rosanna
!
Una
gran
tenerezza
gli
faceva
tremare
un
poco
la
voce
.
Tutti
quegli
argomenti
egli
non
li
aveva
cercati
,
non
li
aveva
accattati
come
pretesti
:
erano
vere
ragioni
emerse
spontaneamente
dal
fondo
del
suo
pensiero
,
come
espressioni
di
verità
lampanti
.
I
cattivi
sospetti
erano
stolti
.
Dopo
averlo
riconosciuto
,
dopo
aver
confessato
il
moto
di
diffidenza
,
si
sentiva
migliore
,
degno
del
suo
perdono
.
-
Rosanna
,
tu
m
'
hai
compreso
e
perdonato
.
È
vero
che
mi
credi
senza
che
io
aggiunga
altre
parole
?
-
Sì
,
ti
credo
,
-
proferì
ella
,
gravemente
.
Egli
si
abbandonò
.
Passata
una
mano
alla
sua
vita
,
stringendosi
al
suo
fianco
,
aderendo
a
lei
,
guancia
contro
guancia
,
mormorò
:
-
Rosanna
,
è
detto
.
Da
due
mesi
,
dal
giorno
che
mi
annunziasti
il
suo
ritorno
,
questo
è
il
primo
momento
che
traggo
liberamente
il
respiro
.
Se
mi
avessi
annunziato
prima
la
possibilità
di
questa
soluzione
...
No
:
non
ti
rimprovero
!
Forse
avrei
tentato
di
resistere
,
come
ho
resistito
ora
...
Ma
non
te
ne
dolere
:
è
una
prova
;
vuol
dire
che
il
bisogno
di
averti
tutta
per
me
è
tanto
forte
da
trionfare
delle
mie
inveterate
consuetudini
di
vita
e
di
pensiero
.
Io
non
volli
mai
legarmi
ad
una
donna
,
neanche
a
te
:
lo
sai
,
te
lo
dissi
.
Ma
in
questi
due
mesi
di
spasimi
insopportabili
,
una
rivoluzione
è
avvenuta
nella
mia
vita
;
a
poco
a
poco
,
ogni
giorno
,
ogni
ora
che
passavo
lontano
da
te
,
sentivo
sorgere
,
ingigantire
ed
urlare
la
necessità
di
farti
mia
,
di
farmi
tuo
,
per
sempre
.
Stanotte
,
qualche
ora
addietro
,
quando
ti
ho
aspettata
struggendomi
di
desiderio
doloroso
,
quando
ho
udito
che
un
pericolo
terribile
era
sorto
sulla
tua
via
,
compresi
che
questa
vita
non
è
più
possibile
.
Rosanna
,
la
legge
sociale
e
morale
vuole
che
ogni
uomo
abbia
una
sua
propria
donna
:
io
l
'
ho
trasgredita
,
ma
perché
non
avevo
ancora
trovato
chi
prendermi
.
È
venuta
la
mia
ora
,
l
'
ora
della
crisi
,
della
rinnovazione
.
Grazie
a
Dio
non
è
troppo
tardi
,
ma
non
è
neanche
presto
,
e
non
ho
più
tempo
da
perdere
.
Affretta
il
giorno
della
tua
liberazione
,
e
di
qui
ad
allora
ti
giuro
che
non
farò
più
nulla
che
ti
dispiaccia
.
Se
vuoi
che
non
ti
veda
più
,
che
non
ti
scriva
più
,
che
sparisca
,
non
mi
costerà
nulla
obbedirti
,
sorretto
dalla
divina
speranza
,
dalla
certezza
beata
.
Andrò
ad
aspettarti
in
capo
al
mondo
,
o
a
Promonte
.
Ci
sposeremo
lassù
,
vedrai
finalmente
il
mio
paese
,
entrerai
da
padrona
nella
mia
casa
;
ci
sposeremo
nella
chiesa
dove
si
sposò
la
mamma
mia
...
Sentì
che
ella
scoteva
la
testa
.
Si
volse
a
guardarla
.
Ella
diceva
di
no
,
con
una
mossa
del
capo
,
tacitamente
.
-
Non
a
Promonte
?
In
un
altro
sito
?
...
Dove
tu
vorrai
!
-
No
.
-
Come
?
...
Non
vuoi
?
...
Non
mi
credi
?
...
-
Ti
credo
,
te
l
'
ho
già
detto
.
Ma
perché
questo
matrimonio
si
sciolga
,
perché
io
torni
libera
di
contrarne
un
altro
con
te
,
c
'
è
ancora
una
difficoltà
.
-
Quale
?
Ella
sorse
in
piedi
.
Lungo
le
strette
curve
sulle
quali
il
treno
volava
,
la
carrozza
era
scossa
,
urtata
,
sbattuta
così
violentemente
,
che
riusciva
molto
difficile
mantenersi
ritti
.
Afferrata
con
la
sinistra
all
'
orlo
della
cuccetta
superiore
,
ella
distese
la
destra
a
cercare
qualche
cosa
in
mezzo
alle
borse
ed
alle
scatole
che
vi
erano
sparpagliate
.
-
Che
ti
occorre
?
-
domandò
egli
,
sorgendo
a
sua
volta
.
-
La
borsetta
a
mano
.
-
Quella
di
cuoio
?
-
No
,
quella
di
maglia
.
-
Eccola
.
Frugatovi
dentro
,
tra
il
fazzolettino
di
pizzo
,
le
fialette
,
il
portamonete
,
ne
trasse
una
lettera
,
gliela
porse
senza
dir
nulla
e
si
lasciò
ricadere
sul
lettuccio
.
Egli
rimase
in
piedi
,
addossato
alla
parete
,
per
leggere
sotto
la
lampada
.
La
lettera
portava
un
francobollo
inglese
,
con
la
stampiglia
dell
'
ufficio
di
Londra
;
sulla
busta
,
il
nome
e
l
'
indirizzo
di
Rosanna
,
scritti
con
caratteri
grandi
,
larghi
,
forti
:
la
scrittura
del
marito
,
che
egli
riconobbe
per
averla
vista
sopra
un
'
altra
lettera
odiosa
:
quella
annunziante
il
suo
ritorno
.
Il
testo
,
in
inglese
,
diceva
:
Cara
Rosanna
,
mia
cara
moglie
,
ti
avverto
che
ripartirò
per
l
'
Italia
lunedì
prossimo
e
che
arriverò
a
Milano
martedì
,
col
treno
delle
7
e
55
del
mattino
.
Come
mi
promettesti
,
ti
aspetto
laggiù
per
tornare
insieme
con
te
a
casa
nostra
,
dove
passeremo
gli
ultimi
giorni
prima
della
cerimonia
.
Io
sono
pronto
,
e
non
dubito
che
anche
tu
abbia
tutto
preparato
.
Ho
molto
piacere
che
tu
abbia
scelto
un
paesetto
del
lago
dove
nessun
indiscreto
ci
disturberà
;
approvo
pienamente
che
i
ragazzi
siano
affidati
alla
famiglia
di
tua
cugina
.
Cara
moglie
mia
,
a
ben
presto
e
per
sempre
.
Dopo
aver
letto
,
egli
rilesse
ancora
,
per
comprendere
,
ascrivendo
alla
sua
imperfetta
conoscenza
della
lingua
l
'
oscurità
di
quelle
espressioni
.
-
Che
cosa
vuoi
dire
?
-
le
domandò
poi
,
abbassando
il
foglio
,
senza
tornarle
a
fianco
.
-
Non
hai
capito
?
-
Io
no
...
Tranne
...
-
Tranne
?
-
Che
tu
non
m
'
abbia
ingannato
,
assicurandomi
che
siete
legalmente
uniti
.
-
Non
ti
ho
ingannato
.
Ma
ti
ho
spiegato
che
ci
maritammo
con
una
legge
che
consente
il
divorzio
,
che
lo
pronunzia
molto
facilmente
,
per
molti
motivi
,
compreso
il
consenso
reciproco
.
-
Allora
?
-
Allora
,
quella
cerimonia
i
cui
effetti
si
possono
annullare
con
un
semplice
atto
di
volontà
,
quel
matrimonio
contratto
fuori
del
mondo
civile
,
dinanzi
ad
un
giudice
di
pace
mezzo
selvaggio
,
non
ci
sembrò
la
cosa
solenne
che
dovrebbe
essere
,
che
è
per
tutti
gli
altri
.
Allora
,
siccome
mio
marito
è
cattolico
,
e
più
che
cattolico
,
credente
,
fu
stabilito
che
avremmo
celebrato
un
giorno
il
rito
religioso
in
Europa
,
per
santificare
la
nostra
unione
,
per
renderla
veramente
indissolubile
.
-
E
non
ci
avete
pensato
ancora
?
-
Non
ancora
.
-
E
lo
celebrerete
ora
?
-
Sì
.
-
Egli
è
venuto
apposta
?
-
No
.
Io
stessa
gli
ho
chiesto
di
effettuare
il
nostro
antico
proponimento
.
-
Tu
?
Quando
?
Ora
?
-
pronunziò
egli
con
impeto
.
-
Ora
.
La
guardò
,
poi
si
guardò
intorno
,
come
non
sapendo
dove
fosse
,
come
cercando
qualche
cosa
intorno
a
sé
.
Nella
corsa
sempre
più
turbinosa
,
pareva
che
da
un
momento
all
'
altro
le
lucide
e
fragili
pareti
della
cabina
dovessero
sfasciarsi
,
che
il
pesante
carrozzone
dovesse
forviare
e
frantumarsi
.
Ora
,
sotto
una
lunga
successione
di
interminabili
gallerie
,
il
fracasso
era
talmente
assordante
come
se
intere
montagne
franassero
.
-
Tu
?
...
-
ripeté
l
'
esterrefatto
,
pianissimo
,
quasi
in
un
soffio
,
chinandosi
verso
di
lei
,
afferrandola
agli
omeri
,
figgendole
gli
occhi
nell
'
anima
,
trapassandola
con
lo
sguardo
infiammato
.
-
Sì
,
io
.
-
Tu
,
ora
?
Dopo
aver
visto
la
mia
pena
al
solo
pensiero
del
ritorno
di
quell
'
uomo
?
Quando
c
'
era
una
via
d
'
uscita
da
quest
'
inferno
,
tu
stessa
l
'
hai
chiusa
?
Mi
dirai
almeno
perché
?
E
le
strinse
così
forte
le
mani
,
che
ella
disse
,
con
un
ritorno
dell
'
ambiguo
sorriso
:
-
Mi
fai
male
,
sai
!
-
Ti
spezzo
!
-
scattò
egli
,
esasperato
dal
suo
sorriso
,
improvvisamente
e
confusamente
sovvenendosi
dei
suoi
lunghi
dinieghi
,
delle
sue
resistenze
,
delle
sue
ostilità
,
con
l
'
impeto
folle
di
trarne
vendetta
,
d
'
infrangere
le
morbide
forme
di
quell
'
anima
dura
ed
avversa
.
-
Se
tu
persisti
in
questo
proposito
,
se
non
dichiari
a
quell
'
uomo
che
hai
mutato
idea
,
ti
spezzo
,
ti
uccido
piuttosto
.
Ella
rise
più
sottilmente
ancora
,
dicendo
:
-
Via
,
non
esagerare
...
Noi
non
ci
amiamo
fino
al
delitto
.
Improvvisamente
egli
la
lasciò
,
le
voltò
le
spalle
,
mosse
un
passo
,
afferrò
la
maniglia
dell
'
uscio
per
ripassare
nella
propria
cabina
.
La
voce
di
lei
lo
trattenne
:
la
voce
non
più
fredda
e
incisiva
,
ma
tenera
e
dolce
come
nei
momenti
migliori
.
-
Sei
capace
di
riconoscere
la
verità
?
-
Che
cosa
vuoi
dirmi
?
-
proruppe
egli
ancora
.
-
Che
recito
?
Che
recitiamo
entrambi
?
Che
recitano
tutti
?
Che
l
'
amor
nostro
,
che
tutto
l
'
amore
è
una
finzione
,
che
tutta
la
vita
è
un
inganno
?
Grazie
.
Lo
so
.
Ella
gli
stese
le
due
mani
,
prese
le
sue
,
se
lo
trasse
a
fianco
.
-
Stammi
a
sentire
...
Vienimi
qui
vicino
,
così
...
Stammi
a
sentire
senza
interrompermi
...
La
vita
è
quella
che
è
.
Così
com
'
è
,
una
logica
rigorosa
la
governa
...
Un
giorno
tu
mi
dicesti
che
non
mi
avresti
sposata
,
e
fosti
sincero
.
Zitto
,
lasciami
parlare
:
non
voglio
essere
interrotta
,
ti
dico
!
...
Fosti
sincero
,
fosti
nella
logica
della
situazione
d
'
allora
.
Io
ero
sola
;
nessuno
ti
dava
ombra
;
perché
avresti
menomata
la
tua
libertà
?
...
Sai
perché
ti
feci
quella
domanda
?
Per
vedere
se
avresti
mentito
.
Mentii
io
stessa
,
ti
nascosi
la
possibilità
di
sciogliere
il
mio
matrimonio
,
per
proporti
il
caso
astratto
,
per
leggere
nel
fondo
del
tuo
pensiero
.
Una
promessa
bugiarda
mi
avrebbe
fatto
dubitare
di
tutte
le
altre
tue
parole
.
Fosti
sincero
,
e
mi
piacesti
,
e
te
ne
fui
grata
.
Ora
dici
che
mi
sposeresti
,
ora
ti
duoli
perché
voglio
escluderne
la
possibilità
,
e
sei
sincero
ancora
.
Con
la
tua
gelosia
contro
l
'
uomo
che
viene
a
riprendermi
,
non
trovi
,
non
puoi
trovare
altra
uscita
fuorché
nel
rompere
questo
legame
e
nell
'
accettare
di
unirti
con
me
.
Anche
questa
è
logica
,
anche
ora
dici
quel
che
senti
,
quel
che
devi
sentire
:
io
non
dubito
delle
tue
parole
.
Ma
se
ciò
che
ora
ti
seduce
si
avverasse
,
se
io
fossi
tua
moglie
,
sai
quale
sarebbe
la
logica
della
situazione
nuova
?
Quando
mio
marito
non
fosse
più
mio
marito
,
quando
non
avesse
più
nessun
diritto
su
me
,
quando
non
si
frapponesse
più
fra
noi
,
tu
non
saresti
più
geloso
di
lui
,
ma
probabilmente
di
altri
;
e
allora
ti
pentiresti
di
avere
rinunziato
alla
possibilità
di
lasciarmi
se
io
ti
tradissi
,
o
più
semplicemente
il
giorno
in
cui
l
'
amor
nostro
fosse
finito
;
perché
lo
sai
,
è
vero
?
che
l
'
amore
,
come
ogni
altra
cosa
,
finisce
?
Un
uomo
giunto
all
'
età
tua
senza
avere
provato
il
bisogno
di
prender
moglie
,
può
ridursi
a
portar
via
quella
d
'
un
altro
,
ma
per
pentirsene
poi
,
per
accusare
di
sciocchezza
se
stesso
e
di
calcolo
quell
'
altra
...
-
Che
dici
?
-
tentò
di
interrompere
egli
,
in
un
impeto
di
protesta
.
-
Non
io
;
lo
hai
già
sospettato
tu
stesso
,
or
ora
...
-
Non
m
'
hai
compreso
!
Non
m
'
hai
perdonato
!
-
Ma
sì
,
ma
sì
:
ho
compreso
benissimo
.
Nulla
di
più
naturale
ed
umano
...
-
Ma
non
sai
che
un
'
altra
donna
,
nella
tua
condizione
...
-
Lo
so
:
altre
donne
,
nella
mia
condizione
,
darebbero
qualche
anno
di
vita
per
la
possibilità
di
unirsi
indissolubilmente
all
'
amante
.
Lo
so
:
vi
sono
mogli
che
per
raggiungere
questo
scopo
fanno
l
'
impossibile
,
affrontano
lunghi
processi
,
adducono
le
più
tristi
e
penose
menzogne
,
rinnegano
la
patria
...
E
stammi
a
sentire
:
finché
non
ti
avevo
incontrato
,
io
mi
rallegravo
del
mio
privilegio
.
Non
ammettevo
di
dover
tradire
mio
marito
;
ma
pensavo
pure
talvolta
,
leggendo
un
romanzo
,
udendo
una
musica
,
ricordando
i
sogni
della
prima
gioventù
,
che
un
giorno
avrei
potuto
essere
esposta
ad
una
tentazione
irresistibile
...
Quel
giorno
avrei
potuto
mettere
d
'
accordo
il
mio
cuore
e
la
mia
coscienza
,
con
la
facilità
di
ottenere
il
divorzio
dalla
legge
africana
.
E
se
alla
nostra
unione
manca
ancora
la
consacrazione
religiosa
,
dopo
tanti
anni
,
ciò
non
è
stato
già
per
la
lontananza
di
mio
marito
,
per
i
troppo
brevi
suoi
ritorni
;
ma
perché
io
stessa
ho
indugiato
pensando
che
fosse
stolto
rinunziare
alla
via
d
'
uscita
,
nel
caso
che
avessi
amato
un
altro
uomo
.
-
E
vi
rinunzi
ora
che
mi
ami
?
-
disse
egli
,
interrompendola
violentemente
,
torcendole
una
mano
.
Ella
rispose
,
guardandolo
in
faccia
:
-
Sì
,
perché
ti
amo
.
Per
un
momento
egli
rimase
attonito
,
senza
fiato
,
come
sospeso
in
un
dubbio
oscuro
.
Ella
gli
prese
la
testa
fra
le
mani
,
gli
accostò
la
bocca
alla
bocca
.
-
Perché
t
'
amo
,
capisci
?
mio
malgrado
,
contro
ragione
,
non
so
come
,
non
so
quanto
;
e
perché
questo
è
il
solo
modo
d
'
amarti
ancora
e
d
'
essere
amata
da
te
.
Tu
m
'
amerai
finché
sarò
d
'
un
altro
:
che
m
'
importa
del
tuo
tormento
?
Finché
sarai
geloso
,
mi
amerai
,
da
morirne
;
il
giorno
che
fossi
tua
moglie
l
'
amor
tuo
finirebbe
nella
sicurezza
,
nella
sazietà
.
Io
sono
orgogliosa
anche
,
sai
,
e
non
voglio
doverti
nulla
.
Anche
se
fossi
povero
e
mi
dessi
il
solo
tuo
nome
,
ti
resterei
obbligata
,
e
non
voglio
!
Voglio
obbligarti
io
,
invece
;
voglio
che
tu
stesso
debba
a
me
qualche
cosa
,
poco
o
molto
,
non
importa
,
non
foss
'
altro
ciò
che
l
'
amor
mio
è
stato
finora
nella
tua
vita
d
'
uomo
e
d
'
artista
.
Allora
egli
tremò
,
abbagliato
dalla
nuova
bellezza
diffusa
nel
viso
di
Rosanna
,
dalla
luce
sfolgorante
nel
suo
sguardo
,
oppresso
e
come
impaurito
dall
'
ebbrezza
prodotta
dalle
parole
di
lei
,
dal
ritrovare
in
lei
finalmente
,
dopo
i
lunghi
dubbi
e
gli
sconforti
e
le
disperazioni
,
la
donna
amante
che
gli
si
era
concessa
dopo
una
lunga
resistenza
,
ma
senza
falsi
pudori
,
senza
ipocrisie
,
senza
calcoli
,
per
impeto
di
simpatia
,
per
forza
di
desiderio
,
per
slancio
di
passione
;
allora
,
col
cuore
stretto
dalla
vergogna
per
i
sospetti
concepiti
un
momento
prima
,
con
l
'
anima
chiusa
dal
dolore
nel
vedere
dileguarsi
per
volere
di
lei
l
'
insperata
possibilità
,
egli
pianse
.
Non
una
parola
gli
uscì
dalla
gola
stretta
nello
spasmo
,
dalle
labbra
bagnate
dalle
grosse
lacrime
che
gli
rigavano
il
volto
.
-
Non
voglio
che
tu
pianga
!
-
disse
ella
,
accigliandosi
,
ritraendosi
.
-
Non
mi
piace
il
pianto
d
'
un
uomo
.
E
poi
,
di
che
ti
lagni
?
Hai
dimenticato
ciò
che
mi
dicesti
una
volta
?
Egli
la
guardò
senza
rispondere
,
senza
comprendere
.
Tante
cose
le
aveva
dette
!
A
quale
alludeva
?
-
Non
ti
rammenti
che
prevedendo
la
fine
dell
'
amor
nostro
,
io
previdi
anche
che
dopo
di
te
avrei
preso
necessariamente
un
altro
amante
,
e
poi
un
terzo
,
e
poi
un
quarto
,
e
che
mi
sarei
a
poco
a
poco
ridotta
come
le
donne
che
hanno
perduto
ogni
diritto
al
rispetto
?
Il
ricordo
atroce
irruppe
nella
sua
mente
.
Infatti
!
...
Senza
una
parola
né
un
accento
di
rimprovero
,
accertando
semplicemente
una
verità
patente
ed
una
legge
ineluttabile
,
ella
aveva
affermato
l
'
impossibilità
di
fermarsi
nella
via
degli
errori
;
gli
aveva
riferito
il
giudizio
letto
in
un
libro
:
"
Si
trovano
donne
che
non
hanno
avuto
mai
amanti
,
non
se
ne
trovano
che
ne
abbiano
avuto
uno
solo
"
.
Atroce
,
atroce
la
pena
allora
sofferta
.
Ella
non
gli
aveva
rimproverato
di
averla
sospinta
per
la
lubrica
china
,
ma
egli
stesso
ne
aveva
provato
un
rimorso
acutissimo
.
Una
gelosia
inaudita
,
la
gelosia
contro
gli
ignoti
ancora
a
lei
stessa
,
in
braccio
ai
quali
ella
sarebbe
caduta
,
lo
aveva
morso
.
Per
evitare
l
'
estremo
avvilimento
di
quella
creatura
,
per
evitare
a
se
stesso
il
rimorso
intollerabile
,
per
salvare
le
anime
loro
,
egli
le
aveva
proposto
di
lasciarsi
,
piuttosto
,
in
piena
passione
,
di
amarsi
da
lontano
,
dolorosamente
ma
puramente
,
di
non
amarsi
piuttosto
in
nessun
modo
,
se
a
questo
patto
ella
si
sarebbe
sentita
sicura
da
nuove
cadute
.
-
Non
ti
rammenti
che
mi
offristi
di
rinunziare
a
me
,
per
salvarmi
?
...
Te
ne
rammenti
,
è
vero
?
...
E
allora
,
non
ti
lagnare
!
Lasciami
stringere
a
mio
marito
:
è
il
mezzo
di
garentirmi
contro
nuovi
pericoli
e
di
vivere
solo
,
eternamente
,
nella
mia
memoria
.
Egli
chinò
il
capo
,
chiudendosi
la
bocca
col
fazzoletto
,
per
reprimere
il
nuovo
impeto
di
pianto
.
-
Non
piangere
!
-
ingiunse
ella
ancora
.
-
Tu
che
comprendi
tante
cose
,
-
le
rispose
,
amaramente
,
con
voce
rotta
,
-
non
comprendi
il
mio
dolore
?
...
Non
comprendi
che
io
darei
la
vita
per
averti
conosciuta
prima
,
quando
nessun
'
ombra
aveva
sfiorato
questa
tua
anima
,
quando
nulla
avrebbe
potuto
impedirti
di
accettare
il
mio
nome
?
Ella
tacque
un
poco
,
a
capo
chino
,
con
lo
sguardo
fiso
;
poi
disse
,
piano
:
-
Sì
,
prima
...
forse
...
-
Ed
anche
ora
!
-
insisté
egli
,
stendendo
le
braccia
,
cercando
di
stringerla
a
sé
,
di
vincerla
con
la
forza
dei
muscoli
e
l
'
impeto
delle
parole
.
-
Ed
anche
ora
,
Rosanna
;
se
tu
vuoi
,
se
credi
all
'
amor
mio
,
se
sei
capace
di
leggermi
nel
cuore
,
di
vedervi
la
fiamma
che
lo
investe
e
lo
brucia
.
Se
non
vuoi
che
il
rimorso
avveleni
tutta
la
mia
vita
,
dimmi
di
sì
,
dimmi
di
sì
;
altrimenti
dovrò
credere
che
tu
intenda
punirmi
,
giustamente
,
perché
quando
mi
proponesti
la
prima
volta
l
'
ipotesi
della
nostra
unione
,
ricusai
di
accoglierla
.
Sii
generosa
,
non
mi
serbare
rancore
...
-
Non
te
ne
serbo
.
-
Allora
non
t
'
impegnare
,
Rosanna
!
Sei
ancora
in
tempo
!
Non
ti
chiedo
altro
che
d
'
aspettare
ancora
un
poco
,
per
rassicurarti
,
per
provarti
che
non
posso
mutare
,
qualunque
cosa
avvenga
;
che
abbandonarmi
a
te
,
riposare
in
te
,
darti
quanto
mi
resta
di
sentimento
,
di
ingegno
e
di
vita
,
è
l
'
unico
mio
desiderio
,
l
'
ultimo
mio
bisogno
...
Ella
scosse
il
capo
,
senza
rialzarlo
.
-
No
.
Mai
.
Egli
si
premé
tra
le
mani
la
fronte
scottante
;
poi
,
levatosi
,
si
appressò
al
finestrino
,
col
petto
oppresso
,
il
respiro
mozzato
dall
'
aria
ormai
greve
della
cabina
,
avido
di
ristorarsi
al
soffio
della
flotte
.
Restò
invaso
dallo
stupore
alzando
la
tenda
:
albeggiava
,
il
cielo
impallidiva
sulla
terra
ancora
avvolta
nell
'
ombra
,
le
masse
vegetali
profilavano
dense
e
nere
sul
lividore
dell
'
orizzonte
.
Oltre
la
linea
della
siepe
fuggente
e
stormente
al
soffio
impetuoso
prodotto
dalla
corsa
del
treno
,
i
campi
rigati
dai
solchi
delle
piantagioni
,
pezzati
dalle
culture
,
divisi
dai
fossi
;
i
casolari
vigilati
dagli
alberi
d
'
alto
fusto
,
nel
mezzo
dei
chiusi
,
dormivano
ancora
,
parevano
abbandonati
,
deserti
,
senza
forme
viventi
,
senza
chiarori
alle
finestre
,
senza
fumi
ai
comignoli
:
solo
nelle
profondità
dello
spazio
ricominciava
la
vita
col
dramma
eterno
della
notte
e
del
giorno
,
con
la
tacita
pugna
della
luce
e
delle
tenebre
personificata
nei
miti
antichissimi
,
perpetuantesi
nel
tempo
interminabile
Il
convoglio
fuggiva
verso
la
notte
in
fuga
,
come
nella
folle
intenzione
di
raggiungerla
,
e
gli
occhi
del
dolente
tentavano
di
rifugiarvisi
,
gonfi
di
nuove
lacrime
dinanzi
all
'
agonia
di
quella
notte
d
'
amore
e
di
dolore
.
-
È
giorno
?
La
voce
di
lei
,
la
mano
di
lei
appoggiatasi
alla
sua
spalla
lo
fecero
trasalire
.
-
Di
già
!
Poi
,
scorgendo
gli
occhi
lacrimanti
:
-
Ancora
?
-
soggiunse
,
crucciata
.
Egli
disse
,
in
tono
di
amara
preghiera
,
scrollando
il
capo
:
-
Che
ti
fa
?
...
Lasciami
piangere
!
Il
suo
pianto
era
queto
e
dolce
,
senza
singhiozzi
.
Piangendo
le
passò
un
braccio
attorno
al
collo
,
posò
la
fronte
sulla
sua
spalla
.
Sempre
tentando
d
'
infrenare
l
'
impeto
della
commozione
,
disse
:
-
Capisco
...
capisco
...
Forse
hai
ragione
...
forse
l
'
amore
finirebbe
se
ti
avessi
tutta
per
me
...
Tristo
cuore
,
il
nostro
...
Tristo
amore
,
che
ha
bisogno
di
sentirsi
insidiato
,
di
lottare
per
vivere
...
-
Tutta
la
vita
è
lotta
.
-
È
vero
.
È
vero
.
Di
momento
in
momento
la
luce
si
diffondeva
vittoriosa
;
il
cielo
dell
'
orizzonte
già
splendeva
con
un
'
immensa
lastra
d
'
argento
tagliata
da
un
fuso
di
nubi
che
s
'
indorava
dalla
parte
del
sole
imminente
.
Egli
volse
lo
sguardo
da
quello
spettacolo
agli
occhi
della
donna
.
Anche
in
lei
,
anche
nell
'
anima
sua
,
un
contrasto
di
luci
e
d
'
ombre
,
fulgori
di
bellezze
e
oscurità
profonde
.
Come
giudicarla
,
se
anch
'
egli
aveva
il
sentimento
della
propria
miseria
,
se
temeva
di
spingere
lo
sguardo
nelle
oscure
profondità
della
propria
coscienza
?
...
-
Che
ore
saranno
?
...
-
domandò
la
sua
voce
.
Egli
trasse
l
'
orologio
.
-
Sono
le
sei
e
dieci
.
-
Milano
è
vicina
!
...
Rientra
nella
tua
cabina
.
Ho
bisogno
di
restar
sola
.
-
Vado
.
Mi
richiamerai
?
-
Sì
.
Le
sfiorò
la
fronte
con
un
bacio
lieve
,
e
la
lasciò
.
Ancora
il
giuoco
degli
specchi
,
nel
passaggio
,
lo
fece
sussultare
;
poi
,
aperto
il
finestrino
della
sua
cabina
,
si
abbandonò
sul
lettuccio
.
Con
gli
occhi
alla
luce
trionfante
,
abbacinato
,
cullato
dal
moto
del
treno
dopo
la
notte
insonne
,
sentì
il
suo
pensiero
annebbiarsi
.
Era
partito
la
sera
precedente
?
Non
era
passato
un
tempo
lunghissimo
,
dal
momento
che
aveva
ricevuto
la
lettera
di
Rosanna
?
Quante
cose
,
nel
giro
di
poche
ore
!
L
'
attesa
alla
stazione
,
il
pericolo
sulla
linea
ingombra
,
la
corsa
lungo
il
binario
...
Ma
quanti
maggiori
mutamenti
nelle
disposizioni
del
suo
cuore
,
quanti
più
gravi
avvenimenti
nella
sua
intima
vita
!
Dalla
gioia
al
pensiero
di
rivederla
dopo
tanta
separazione
,
al
proposito
di
rimproverarla
acremente
per
il
lungo
abbandono
;
dalla
paura
di
perderla
spaventosamente
in
uno
scontro
di
treni
,
all
'
ebbrezza
di
stringersela
viva
sul
vivo
cuore
;
dalla
rivelazione
della
possibilità
del
divorzio
,
alla
inesorabile
deliberazione
del
ribadimento
della
catena
...
Di
un
altro
!
Di
un
altro
!
Era
d
'
un
altro
,
restava
d
'
un
altro
,
sarebbe
sempre
stata
d
'
un
altro
.
Il
treno
la
trasportava
con
la
velocità
del
vento
incontro
a
quell
'
uomo
,
traversava
senza
fermarsi
le
stazioni
minori
,
sostava
un
istante
nelle
più
importanti
,
riprendeva
la
sua
corsa
fatale
verso
la
mèta
.
Ora
non
più
ostacoli
lungo
la
via
ferrata
,
libera
fino
all
'
estremo
orizzonte
sui
pingui
campi
ridestati
dal
sole
.
Così
fossero
sorti
altri
ostacoli
!
Se
almeno
quel
convoglio
si
fosse
infranto
contro
un
altro
,
se
si
fosse
precipitato
in
un
abisso
,
se
si
fosse
bruciato
tra
le
fiamme
d
'
un
incendio
inestinguibile
!
Null
'
altro
avrebbe
potuto
impedire
che
Rosanna
raggiungesse
suo
marito
,
che
rendesse
più
stretto
il
nodo
coniugale
.
Meglio
la
morte
,
meglio
morire
schiacciato
,
arso
,
annientato
con
lei
,
dopo
avere
intravvisto
la
possibilità
di
farla
sua
!
...
Ecco
,
roteanti
nella
corsa
del
treno
,
le
case
del
suburbio
milanese
;
ecco
il
conduttore
apparire
sull
'
uscio
:
"
Siamo
a
Londra
,
signore
"
.
A
Londra
?
Come
mai
tanto
lontano
?
Ma
via
,
giù
dal
letto
per
entrare
nella
cabina
di
lei
,
a
darle
l
'
ultimo
bacio
.
Vuota
,
la
cabina
;
ella
stava
fuori
,
nel
corridoio
,
in
piedi
dinanzi
ad
una
finestra
,
fra
gli
altri
viaggiatori
pronti
a
discendere
;
e
non
uno
sguardo
per
lui
,
quasi
fosse
divenuto
un
estraneo
,
quasi
non
lo
avesse
mai
conosciuto
.
Non
si
conoscevano
più
,
come
sotto
il
"
Senegal
"
:
ella
era
d
'
un
altro
.
Ecco
:
quell
'
altro
aspettava
sotto
la
tettoia
,
faceva
cenni
di
saluto
alla
donna
sua
;
ma
allora
ella
si
rivoltava
,
rientrava
un
istante
nella
cabina
e
traendolo
a
sé
lo
baciava
sulla
bocca
...
Il
bacio
lo
destò
.
Il
sogno
non
era
stato
tutto
ingannatore
;
ella
era
china
su
di
lui
,
sorridente
,
odorante
,
fresca
dopo
il
lavacro
mattutino
.
-
Lèvati
,
dormiglione
:
siamo
a
Milano
.
Distese
le
braccia
per
stringerla
a
sé
ma
ad
un
tratto
udì
picchiare
.
Rialzatasi
rapidamente
,
ella
sparì
dietro
l
'
uscio
del
gabinetto
.
-
Avanti
,
chi
è
?
Il
conduttore
entrò
annunziando
:
-
Siamo
arrivati
,
signore
.
-
Grazie
.
Va
bene
.
Pensate
alle
mie
valigie
.
Si
alzò
,
si
ricompose
,
uscì
nei
corridoio
.
Ella
vi
era
già
,
gli
sorrise
,
gli
stese
la
mano
,
come
riconoscendolo
in
quel
punto
.
-
Avete
dormito
bene
,
Bertini
?
..
-
A
voce
più
bassa
soggiunse
:
-
Ti
permetto
di
accompagnarmi
.
Egli
dubitò
di
avere
udito
male
.
Non
gli
aveva
scritto
che
alla
stazione
di
Milano
doveva
lasciarla
,
che
dovevano
fingere
di
non
conoscersi
.
Ma
poiché
ella
si
rivoltava
,
quasi
a
richiamarlo
,
ad
attirarlo
presso
di
sé
,
la
raggiunse
e
l
'
aiutò
a
discendere
.
Un
altro
treno
sopraggiungeva
in
quel
momento
,
empiva
la
tettoia
di
frastuono
e
di
fumo
.
-
Chiasso
?
-
domandò
ella
al
facchino
.
-
Chiasso
,
sissignora
.
Ella
cercò
tra
la
folla
dei
viaggiatori
attraversanti
i
binarî
,
avviantisi
alle
scale
d
'
uscita
.
-
Eccolo
!
...
-
disse
,
riconoscendo
l
'
alta
figura
del
marito
,
intento
anch
'
egli
a
guardarsi
intorno
;
poi
ingiunse
:
-
Seguimi
.
Lodovico
la
seguì
macchinalmente
.
Prima
che
potesse
riflettere
,
che
potesse
considerare
quale
fosse
la
nuova
volontà
di
lei
,
la
vide
scambiare
un
bacio
col
consorte
e
poi
rivolgendosi
verso
di
lui
:
-
Francesco
,
ho
il
piacere
di
presentarti
il
signor
Bertini
...
un
grande
scultore
italiano
...
un
mio
buon
amico
,
col
quale
ho
fatto
insieme
il
viaggio
...
III
Sul
lago
Acque
grigie
,
cielo
grigio
,
veli
di
nebbie
erranti
sulle
coste
dei
monti
,
solitudine
e
silenzio
sulle
rive
fuggenti
dinanzi
al
battello
vibrante
e
pulsante
.
Ai
rintocchi
della
campana
del
timoniere
,
Perez
,
ritto
a
poppa
con
gli
sguardi
verso
le
lontananze
vaporose
del
bacino
di
Morganella
,
si
rivolse
,
vide
il
pontile
sporgente
dalla
sponda
sinistra
,
lesse
col
cannocchiale
il
nome
scritto
sull
'
arco
dell
'
approdo
:
"
Promonte
-
Fraida
"
,
e
andò
a
cercare
la
sua
valigia
,
deposta
sotto
coperta
per
timore
che
venisse
a
piovere
.
Il
"
Ticino
"
era
mezzo
vuoto
,
in
quella
uggiosa
mattinata
d
'
autunno
;
nessun
forestiere
tra
gli
scarsi
viaggiatori
della
prima
classe
;
popolata
solo
la
seconda
,
di
paesani
:
fattori
di
campagna
con
sacchi
e
fagotti
,
operai
con
gli
strumenti
del
mestiere
,
qualche
contadina
col
capo
avvolto
nel
fazzoletto
vistoso
,
due
preti
che
si
preparavano
a
scendere
mentre
il
moto
delle
ruote
si
arrestava
,
per
riprendere
subito
dopo
in
senso
inverso
.
Sul
pontile
non
c
'
erano
né
viaggiatori
né
curiosi
:
solo
due
marinai
della
"
Lacustre
"
pronti
ad
afferrare
le
gomene
lanciate
dai
loro
compagni
di
bordo
.
Sbarcato
con
la
sua
valigia
in
mano
,
Perez
si
guardò
intorno
,
un
poco
imbarazzato
:
Lodovico
gli
aveva
scritto
che
lo
avrebbe
rilevato
all
'
approdo
,
e
non
si
vedeva
nessuno
.
-
Non
c
'
è
una
carrozza
?
Un
omnibus
dall
'
albergo
?
-
domandò
a
uno
dei
marinai
.
-
Nossignore
.
A
questa
stagione
c
'
è
aperto
il
solo
"
Grand
-
Hôtel
"
,
alla
Fraida
;
ma
l
'
omnibus
scende
soltanto
alla
stazione
della
ferrovia
,
a
Gozzana
.
-
Si
troverà
almeno
qualcuno
che
mi
porti
la
valigia
e
mi
insegni
la
via
?
-
Dove
va
?
-
Dal
signor
Bertini
,
il
cognato
del
dottor
Salfi
...
-
Ah
,
bene
!
-
rispose
quell
'
uomo
,
con
espressione
di
rispetto
,
udendo
pronunziare
i
due
nomi
.
-
Aspetti
un
momento
che
il
battello
sia
ripartito
:
proveremo
all
'
osteria
del
Morello
;
e
se
mai
,
sono
qua
io
.
Ma
quando
il
"
Ticino
"
liberato
dalle
gomene
,
fischiò
sul
punto
di
riprendere
la
corsa
,
Perez
udì
il
fischio
prolungarsi
in
un
tintinnìo
di
sonagliere
.
Rivoltatosi
,
vide
un
calessino
avanzarsi
a
tutta
carriera
,
arrestarsi
di
botto
dinanzi
al
pontile
:
Lodovico
lo
guidava
.
-
Manca
di
funicolari
,
questa
tua
Promonte
!
-
gli
disse
allegramente
,
caricando
la
valigia
sullo
svelto
veicolo
.
-
Quando
si
sta
fra
le
nubi
,
si
fa
trovare
almeno
un
ippogrifo
!
-
Scusami
,
-
rispose
l
'
altro
.
-
Ho
calcolato
male
il
tempo
.
Ti
prego
di
scusarmi
.
-
Non
ti
scuso
niente
affatto
:
ti
ringrazio
.
Almeno
una
volta
in
vita
mia
avrò
potuto
pronunziare
una
parola
regale
:
"
Poco
mancò
non
mi
toccasse
aspettare
!..."
.
Rise
della
propria
facezia
;
poi
,
osservando
il
cavallino
fremente
per
la
corsa
vertiginosa
e
carezzandolo
sulla
groppa
in
sudore
,
esclamò
:
-
Ma
guarda
questa
povera
bestiola
,
come
l
'
hanno
conciata
!
...
Ma
che
maniera
di
guidare
!
...
Denunzieremo
il
signor
padrone
alla
Società
zoofila
del
capoluogo
!
Quando
ebbe
preso
posto
accanto
all
'
ospite
,
quando
il
legnetto
s
'
avviò
per
la
salita
,
gli
mancò
il
cuore
di
scherzare
.
Se
non
avesse
visto
l
'
amico
suo
da
tre
anni
invece
che
da
tre
soli
mesi
,
l
'
opera
del
tempo
avrebbe
spiegato
la
trasformazione
operatasi
in
lui
;
il
solo
dolore
dell
'
anima
non
poteva
averla
prodotta
.
I
capelli
delle
tempie
erano
quasi
tutti
incanutiti
;
sul
viso
scarnito
e
soffuso
d
'
un
lividore
malsano
le
occhiaie
si
erano
gonfiate
d
'
umore
,
come
negl
'
infermi
di
nefrite
;
i
solchi
delle
rughe
erano
più
profondi
,
le
vene
temporali
più
turgide
e
serpiginose
.
Bisognava
domandargli
:
"
Soffri
?
Perché
non
ti
curi
?..."
ma
le
parole
gli
morivano
sulle
labbra
,
per
paura
di
toccare
la
piaga
secreta
di
quell
'
anima
in
pena
.
Egli
stesso
ruppe
il
silenzio
per
domandargli
:
-
Sei
partito
iersera
?
-
Iersera
.
-
Hai
fatto
colazione
?
-
Sì
,
male
,
a
bordo
.
-
Prenderai
qualche
cosa
arrivando
.
-
No
,
grazie
;
aspetterò
il
pranzo
,
oramai
.
Il
cavallino
scodinzolava
,
dondolava
la
testa
,
annitriva
,
quasi
scacciandosi
di
dosso
la
stanchezza
per
vincere
l
'
erta
della
via
tagliata
sul
vivo
e
nudo
fianco
della
montagna
.
-
Che
vista
!
...
-
esclamò
Perez
,
volgendo
lo
sguardo
al
lago
,
che
dall
'
altezza
gradatamente
crescente
si
slargava
,
svelando
tutte
le
sinuosità
delle
sue
coste
,
tutte
le
macchie
dei
paeselli
adagiati
sulle
rive
o
inerpicati
su
per
le
frastagliate
pendici
.
-
Una
lastra
d
'
acciaio
,
-
riprese
lo
spettatore
ammirato
ed
estatico
,
-
in
fondo
a
una
conca
di
lavagna
:
guarda
che
stupenda
intonazione
!
...
È
questo
il
punto
da
dove
prendesti
il
bozzetto
che
mi
mandasti
dopo
la
prima
rappresentazione
del
"
Fascino
"
?
...
Ma
nel
tuo
quadretto
c
'
è
il
sole
,
c
'
è
l
'
azzurro
,
c
'
è
il
verde
...
Tacque
,
per
la
rinnovata
paura
di
toccare
un
tasto
falso
.
Dopo
un
'
altra
lunga
pausa
domandò
:
-
A
casa
tua
stanno
tutti
bene
?
-
Bene
,
grazie
.
Come
affrontare
l
'
argomento
scottante
?
Come
riprendere
la
conversazione
interrotta
da
tre
mesi
,
all
'
arrivo
del
"
Senegal
"
,
dopo
quanto
aveva
saputo
?
...
Accompagnato
l
'
amico
alla
stazione
,
quella
sera
,
con
vane
parole
di
esortazione
alla
calma
,
con
la
viva
raccomandazione
di
non
lasciarlo
almeno
senza
notizie
,
non
aveva
più
ricevuto
da
lui
se
non
qualche
cartolina
illustrata
da
diverse
città
e
stazioni
climatiche
svizzere
.
Gli
aveva
scritto
egli
stesso
;
ma
la
sua
lettera
,
diretta
alla
posta
di
Lucerna
,
non
doveva
essergli
pervenuta
,
perché
era
rimasta
senza
risposta
.
Aveva
chiesto
di
lui
a
sua
sorella
,
a
Promonte
,
ed
ella
gli
aveva
fatto
sapere
che
era
tornato
lassù
,
con
lei
,
ma
in
condizioni
di
salute
e
di
spirito
che
la
impensierivano
.
Si
era
proposto
di
chiedere
qualche
giorno
di
licenza
per
andarlo
a
trovare
,
quando
una
strana
lettera
gli
aveva
preannunziato
l
'
imminente
scioglimento
del
dramma
.
Sulla
busta
,
con
l
'
intestazione
del
"
Grand
-
Hôtel
"
di
Fraida
-
una
frazione
di
Promonte
,
dall
'
altra
parte
del
lago
-
la
scrittura
dell
'
indirizzo
gli
era
riuscita
ignota
.
Cercata
,
prima
di
leggere
,
la
sottoscrizione
,
il
nome
di
Rosanna
Lariani
lo
aveva
stupito
.
Che
mai
poteva
volere
da
lui
?
...
Ella
gli
si
rammentava
,
evocando
rapidamente
i
ricordi
di
Valsorrisa
;
poi
gli
chiedeva
senz
'
altro
un
favore
.
Al
suo
matrimonio
,
contratto
civilmente
nella
Stanlesia
,
era
mancata
-
narrava
-
la
benedizione
religiosa
;
un
po
'
tardi
,
ma
in
tempo
,
aveva
deciso
,
d
'
accordo
col
marito
,
di
accostarsi
all
'
altare
;
per
evitare
l
'
indiscreta
curiosità
dei
conoscenti
,
sarebbero
andati
a
sposarsi
in
un
paesetto
fuori
mano
,
a
Promonte
sul
Lago
,
la
terra
natale
del
comune
amico
Bertini
;
e
poiché
questi
aveva
accettato
di
essere
suo
testimonio
,
ella
chiedeva
a
lui
stesso
se
voleva
servire
da
testimonio
al
marito
;
in
caso
affermativo
,
lo
pregava
di
trovarsi
lassù
per
la
mattina
del
27
ottobre
,
alle
7;
la
cerimonia
si
sarebbe
celebrata
,
beninteso
,
con
estrema
semplicità
,
senza
la
minima
concessione
alle
consuetudini
mondane
,
senza
nessun
altro
spettatore
fuorché
i
due
amici
testimoni
,
ai
quali
era
data
viva
preghiera
di
astenersi
da
ogni
formalità
,
di
non
darsi
altro
disturbo
fuorché
quello
di
assistere
al
compimento
del
rito
...
Naturalmente
egli
aveva
risposto
accettando
,
annunziando
anche
a
Lodovico
che
sarebbe
arrivato
con
la
seconda
corsa
del
26
.
Nulla
gli
aveva
chiesto
di
spiegargli
,
come
se
avesse
compreso
ogni
cosa
;
e
in
verità
,
quantunque
ignorasse
quanto
era
sopravvenuto
,
aveva
intuito
la
gravità
della
crisi
.
Per
ribadire
l
'
anello
che
la
legava
al
marito
,
bisognava
che
quella
donna
volesse
sottrarsi
all
'
amante
;
ma
perché
mai
,
allora
,
proprio
l
'
amante
doveva
assistere
a
quelle
nozze
?
Un
secreto
accordo
era
intervenuto
fra
loro
?
Ma
allora
che
cosa
crucciava
,
quale
pena
rodeva
l
'
amico
suo
?
-
Volendo
ripartire
domani
,
-
gli
domandò
,
per
dire
qualche
cosa
,
per
interrompere
il
silenzio
penoso
,
-
quale
corsa
mi
conviene
prendere
?
-
Quella
del
pomeriggio
.
La
mattina
il
battello
in
discesa
passa
alle
5;
bisognerebbe
levarsi
alle
3
per
giungere
in
tempo
.
-
No
,
non
ho
furia
;
preferisco
aspettare
.
Tacque
ancora
;
poi
ridomandò
:
-
E
tu
,
ti
tratterrai
un
pezzo
quassù
?
...
Tornerai
a
Firenze
?
...
Che
cosa
ti
proponi
di
fare
?
L
'
interrogato
si
voltò
a
guardarlo
con
espressione
di
meraviglia
.
-
Mi
tratterrò
?
...
Dove
andrò
?
...
Che
cosa
farò
?
...
Pareva
in
preda
a
un
grande
stupore
,
come
se
le
domande
fossero
troppo
bizzarre
e
stravaganti
.
-
E
tu
,
lo
sai
che
cosa
farai
?
...
Lo
sa
nessuno
,
quel
che
farà
?
...
Conosci
qualcuno
che
faccia
ciò
che
vuole
?
...
Ah
,
sì
!
...
Un
carro
in
discesa
era
apparso
da
una
svoltata
e
s
'
avanzava
incrociandosi
col
calessino
.
L
'
uomo
che
lo
guidava
,
un
contadino
di
dubbia
età
,
con
le
labbra
sottili
interamente
sbarbate
,
gli
occhietti
lucenti
,
il
collo
avvolto
in
un
fazzoletto
,
salutò
profondamente
,
cavandosi
il
berretto
.
-
Riverisco
,
signoria
!
-
Ciao
,
Pin
!
...
-
gli
gridò
lo
scultore
,
improvvisamente
animato
,
con
un
sorriso
ed
un
gesto
vivace
.
-
Tien
duro
,
Pin
!
...
Non
mollare
!
...
Vendiamolo
caro
,
quel
seme
.
-
Stia
pur
sicuro
!
...
-
gridò
a
sua
volta
il
passante
,
con
un
riso
sonoro
.
-
A
Pinella
Scórcola
non
la
fanno
mica
!
...
-
Bravo
Pinella
!
...
Ma
gettata
quella
voce
d
'
approvazione
all
'
uomo
già
lontano
,
lo
sguardo
del
dolente
si
spense
.
-
Quel
bruto
,
sì
,
fa
ciò
che
vuole
;
sa
quanto
deve
vendere
il
suo
raccolto
,
come
può
frodare
il
compratore
.
-
Dando
un
colpo
di
frusta
al
cavallo
che
trasalì
e
quasi
s
'
impennò
all
'
inusato
maltrattamento
,
soggiunse
:
-
Tu
lo
sai
ciò
che
vuoi
:
arrivare
presto
alla
stalla
,
mangiare
il
tuo
sacco
di
biada
...
Ma
io
,
ma
noi
...
-
È
vero
!
-
mormorò
Perez
,
chinando
il
capo
,
pensando
alla
stranezza
del
caso
che
lo
faceva
salire
su
quell
'
alpe
per
assistere
alle
rinnovate
nozze
d
'
un
uomo
che
non
conosceva
e
della
donna
per
cui
l
'
amico
suo
spasimava
.
Ma
Lodovico
,
con
voce
rauca
,
strozzata
da
un
colpo
di
tosse
,
ribatté
:
-
È
vero
,
che
cosa
?
...
C
'
è
qualche
cosa
di
vero
?
...
C
'
è
qualche
cosa
di
reale
?
...
Io
ti
domando
se
questa
scena
che
ci
sta
dinanzi
esiste
,
se
noi
che
parliamo
esistiamo
,
se
l
'
universo
e
la
vita
hanno
nulla
di
consistente
...
Divago
?
Hai
paura
che
mi
giri
?
-
Vedo
che
soffri
.
-
Ora
?
In
questo
momento
?
No
.
Ora
non
soffro
.
Perez
tentò
di
prendergli
la
mano
guantata
che
stringeva
le
redini
,
esclamando
:
-
Lodovico
,
lasciami
dire
...
Ma
egli
continuò
,
come
se
non
avesse
udito
l
'
interruzione
:
-
Ora
mi
par
di
sognare
...
Ti
giuro
che
il
solo
sentimento
ancora
vivo
in
me
è
lo
stupore
...
Non
mi
riconosco
,
non
riconosco
niente
intorno
a
me
...
Tutto
ha
un
senso
nuovo
,
insolito
,
impenetrabile
...
La
memoria
m
'
inganna
...
Ho
tardato
a
ordinare
che
attaccassero
perché
non
pensavo
più
che
tu
dovessi
arrivare
a
quest
'
ora
...
quantunque
il
motivo
del
tuo
viaggio
...
quello
,
no
,
non
mi
fosse
uscito
di
mente
!
...
Rise
d
'
un
riso
così
doloroso
,
che
Perez
ripeté
con
una
nuova
effusione
il
gesto
,
gli
strinse
con
più
forza
la
mano
ed
espresse
finalmente
tutta
la
sua
inquieta
curiosità
domandando
,
a
frasi
rotte
,
per
accenni
:
-
Ma
perché
?
...
Che
cosa
significa
?
...
Siete
d
'
accordo
?
...
Con
quale
intenzione
?
...
Abbandonate
le
redini
per
rispondere
alla
stretta
della
mano
amica
,
Lodovico
mormorò
,
battendo
le
ciglia
sugli
occhi
stanchi
:
-
Perché
!
...
Perché
questa
è
la
logica
,
dice
,
della
nostra
situazione
...
Perché
il
nodo
che
la
stringe
a
suo
marito
è
troppo
saldo
,
perché
quell
'
uomo
soffrirebbe
troppo
nel
perderla
,
perché
i
figli
non
possono
essere
abbandonati
...
-
Va
bene
;
ma
quale
necessità
di
compiere
la
nuova
cerimonia
?
...
-
Non
potendo
disfare
questo
nodo
,
bisogna
,
dice
,
rinsaldarlo
.
Si
sono
sentiti
,
dice
,
poco
maritati
dalla
legge
africana
,
che
consente
il
divorzio
con
estrema
facilità
;
vogliono
,
vuole
,
una
conferma
irrevocabile
.
-
E
tu
,
proprio
tu
,
devi
servirle
da
testimonio
?
-
Io
.
E
la
cerimonia
deve
celebrarsi
proprio
qui
,
nella
chiesa
del
mio
paese
;
e
tu
,
il
mio
migliore
amico
,
il
mio
confidente
,
anche
tu
devi
esser
presente
.
-
Lo
so
,
ma
non
capisco
.
Perché
?
-
Perché
!
Forse
perché
io
non
possa
dubitare
che
il
suo
proponimento
è
stato
attuato
;
perché
neanche
in
sogno
io
creda
più
alla
possibilità
che
torni
libera
.
-
Ma
dunque
...
volevi
che
divorziasse
?
Il
dolente
strinse
anche
più
forte
la
mano
fraterna
.
-
Non
posso
vivere
senza
di
lei
.
-
Volevi
sposarla
?
...
-
insisté
Perez
,
stupito
.
-
Ti
pare
incredibile
?
Non
te
ne
sai
dare
ragione
?
...
Ma
capisci
ora
la
parte
che
questa
donna
ha
presa
nella
mia
vita
?
...
Sì
,
ho
voluto
unirla
a
me
,
per
sempre
...
E
la
perdo
,
invece
,
per
volontà
sua
,
unicamente
.
E
non
posso
maledirla
...
Tu
che
studi
il
cuore
umano
,
studia
questo
caso
:
ella
mi
sfugge
perché
mi
ama
.
Questa
è
,
dice
,
la
più
gran
prova
d
'
amore
che
m
'
abbia
data
.
Ascolta
,
tu
che
passi
come
me
la
vita
a
cercare
immagini
di
bellezza
:
io
le
dissi
un
giorno
,
ai
primi
tempi
dell
'
amor
nostro
,
che
bisognava
fare
una
cosa
bella
di
questo
nostro
amore
,
che
bisognava
salvarlo
dalla
corruzione
,
dalle
volgarità
...
Quando
mi
è
parso
che
la
dissoluzione
del
suo
matrimonio
e
la
nostra
unione
fossero
ciò
che
di
meglio
potessimo
fare
per
la
bellezza
dell
'
esempio
che
avremmo
dato
al
mondo
,
ella
ha
sdegnosamente
sorriso
,
mi
ha
dimostrato
che
ci
saremmo
odiati
il
domani
delle
nostre
nozze
;
mentre
,
dal
momento
che
ci
saremo
uniformati
alla
necessità
,
che
avremo
sacrificato
il
nostro
piacere
al
dovere
,
che
avrò
assistito
alla
benedizione
del
suo
anello
nuziale
,
la
nostra
fiamma
purificata
arderà
più
alta
,
la
stessa
memoria
dell
'
amor
nostro
sarà
benedetta
...
La
sua
voce
si
spense
in
un
brivido
.
Lasciata
la
mano
del
compagno
,
riafferrò
le
redini
,
le
trasse
forte
a
sé
,
fece
arrestare
la
bestia
e
balzò
a
terra
.
-
Lodovico
!
Che
fai
?
-
Nulla
:
mi
muovo
.
Perez
scese
anche
lui
,
gli
si
pose
a
fianco
,
incapace
di
proferir
parola
.
Sentiva
l
'
inutilità
di
qualunque
commento
,
l
'
intimo
accordo
dei
loro
giudizi
nel
riconoscere
che
quella
soluzione
era
veramente
la
più
degna
,
la
sola
degna
.
Soltanto
,
mentre
egli
la
considerava
teoricamente
,
da
spettatore
disinteressato
,
il
cuore
dell
'
amico
suo
sanguinava
.
Come
confortarlo
?
Che
dirgli
?
Il
cavallo
,
nonostante
la
minor
gravezza
della
soma
e
la
minore
pendenza
della
strada
già
presso
al
termine
,
non
aveva
modificato
l
'
andatura
.
Ora
il
lago
era
scomparso
dietro
le
spalle
dei
viandanti
,
in
una
insenatura
della
montagna
si
scorgeva
il
paesetto
con
le
sue
casette
bianche
sparse
come
un
gregge
intorno
ad
una
massa
alta
e
scura
:
la
chiesa
.
Fra
poche
ore
,
lassù
,
si
sarebbe
compiuto
il
rito
.
Come
avrebbe
Lodovico
sostenuto
la
commozione
ineffabile
,
se
il
solo
pensiero
di
ciò
che
si
preparava
lo
turbava
così
?
E
che
cosa
sarebbe
poi
avvenuto
dei
due
amanti
?
L
'
intenzione
di
attingere
nella
benedizione
nuziale
nuova
forza
per
resistere
alla
tentazione
e
tornare
al
suo
ufficio
di
moglie
e
di
madre
,
chiudendo
nel
cuore
la
fiamma
del
sentimento
vietato
,
deponeva
senza
dubbio
in
favore
di
quella
donna
;
ma
i
migliori
proponimenti
sarebbero
poi
valsi
contro
l
'
abito
contratto
,
contro
la
forza
dei
ricordi
?
Che
ostacolo
avrebbe
ella
potuto
trovare
nel
compimento
della
cerimonia
religiosa
al
proseguimento
dei
loro
secreti
rapporti
?
Vedendo
l
'
angoscia
dell
'
amico
,
Perez
pensava
di
confortarlo
con
questo
argomento
:
"
Non
ti
disperare
:
costei
che
ti
dà
una
prova
d
'
amore
rifiutando
di
unirsi
a
te
,
ma
per
restare
tua
con
la
memoria
,
col
cuore
,
tornerà
a
te
,
nell
'
altro
modo
,
quando
vorrai
...
"
ma
uno
scrupolo
lo
tratteneva
,
un
senso
come
di
pudore
all
'
idea
di
negare
una
cosa
bella
,
la
saldezza
dei
buoni
propositi
di
lei
,
la
possibilità
che
entrambi
perseverassero
nel
sacrifizio
.
-
Partiranno
subito
?
-
domandò
tuttavia
,
per
dedurne
quando
e
dove
avrebbero
potuto
rivedersi
.
-
Subito
...
Scenderanno
a
Gozzana
per
prendere
il
treno
delle
undici
e
cinque
.
-
Tornano
a
Firenze
?
-
Per
prendere
i
figli
.
Ripartono
per
l
'
Inghilterra
.
-
Suo
marito
non
torna
in
Africa
?
Lodovico
rispose
di
no
con
una
mossa
del
capo
.
-
No
?
Non
vi
torna
più
?
Con
uno
sforzo
su
se
stesso
,
l
'
interrogato
proferì
:
-
No
....
Si
è
dimesso
...
Si
stabiliscono
a
Londra
...
A
quell
'
annunzio
,
improvvisamente
,
Perez
ebbe
la
piena
coscienza
del
proprio
torto
.
Il
sacrifizio
era
totale
,
per
volontà
di
lei
,
evidentemente
;
ella
aveva
sentito
che
non
bastava
unirsi
spiritualmente
al
marito
,
ma
che
doveva
restare
al
suo
fianco
,
materialmente
,
vigilata
dal
suo
affetto
,
lontana
dalla
tentazione
.
Nulla
restava
da
dire
per
consolare
l
'
afflitto
;
nulla
,
fuorché
lodare
la
bellezza
di
quell
'
anima
;
ma
ogni
parola
di
lode
non
avrebbe
aperto
una
nuova
ferita
nell
'
anima
dell
'
amante
?
Procedettero
ancora
un
pezzo
in
silenzio
;
poi
,
alla
Croce
del
Calvario
,
scoprendosi
il
panorama
della
Valsilvana
,
simile
ad
uno
squarcio
enorme
nel
fianco
della
terra
,
con
le
vene
denudate
del
Borchio
e
della
Marsaglia
,
Perez
sostò
un
momento
,
volgendo
lo
sguardo
per
il
paesaggio
.
-
E
questo
"
Grand
-
Hôtel
"
di
Fraida
?
-
domandò
all
'
amico
.
-
Io
non
me
ne
rammento
.
-
Dall
'
altra
parte
della
montagna
,
oltre
il
bosco
dei
larici
.
-
La
conosco
,
Fraida
;
dico
che
questo
albergo
due
anni
addietro
non
c
'
era
.
-
È
nuovo
,
dell
'
altro
anno
.
Superato
l
'
ultimo
tratto
dell
'
erta
,
il
cavallo
s
'
arrestò
al
principio
d
'
un
viale
piano
e
diritto
.
Pareva
che
l
'
intelligente
animale
volesse
significare
:
"
È
ora
di
risalire
"
.
Lodovico
,
infatti
,
riprese
il
proprio
posto
,
seguito
dall
'
amico
.
Appena
sentì
le
redini
in
mano
al
padrone
,
la
bestia
ripartì
al
piccolo
trotto
,
con
la
testa
alta
,
scodinzolando
.
In
pochi
minuti
percorse
il
viale
,
sino
in
fondo
alla
piazza
La
chiesa
la
dominava
da
una
specie
di
alta
terrazza
alla
quale
si
saliva
per
una
larga
gradinata
:
una
chiesa
severa
come
un
castello
,
munita
di
due
campanili
che
parevano
torri
,
coi
muri
disadorni
anneriti
dall
'
età
,
umidi
e
rivestiti
di
musco
alla
base
.
Un
poco
più
in
alto
della
chiesa
,
di
fianco
,
tra
una
folta
macchia
di
alberi
,
un
vasto
e
basso
casamento
,
con
una
specie
di
rustico
portico
,
formato
da
colonne
di
mattoni
:
la
vecchia
casa
dei
Bertini
.
Il
cavallo
s
'
avviò
lentamente
per
la
ripidissima
viottola
che
portava
lassù
.
Sotto
il
portico
i
parenti
dell
'
ospite
aspettavano
:
la
sorella
,
il
cognato
i
nipoti
.
-
Benvenuto
!
...
Bentornato
fra
noi
!
...
-
esclamo
il
dottore
,
con
un
sorriso
cordiale
sulla
faccia
barbuta
,
stendendo
le
braccia
nerborute
a
prendere
la
valigia
,
a
stringere
le
due
mani
dell
'
ospite
.
-
Da
quanto
tempo
ci
aveva
promesso
questa
desideratissima
visita
!
...
-
Si
vede
-
soggiunse
la
sorella
,
scrollando
il
capo
precocemente
bianco
di
chiome
;
ma
roseo
e
fresco
di
carnagione
-
che
il
nostro
paese
non
gli
piace
,
e
forse
neanche
la
nostra
casa
!
Perez
protestò
vivacemente
:
-
Signora
Laura
,
non
mi
mortifichi
,
adesso
!
...
Sarei
di
difficile
contentatura
se
non
giudicassi
il
paese
semplicemente
meraviglioso
;
e
quanto
alla
loro
casa
,
è
proprio
sicura
che
sia
tutta
loro
,
dopo
che
io
vi
sono
venuto
?
-
Questo
è
anche
vero
!
Ma
se
non
esercitate
la
vostra
parte
di
proprietà
,
c
'
è
il
caso
d
'
incappare
nella
prescrizione
!
-
Eccomi
qui
ad
interromperla
!
...
Come
cresce
questa
gioventù
!
...
-
esclamò
poi
,
rivolgendosi
ai
due
adolescenti
,
posando
la
mano
sulle
loro
spalle
,
e
fermandosi
estatico
dinanzi
alla
piccola
Rita
.
-
Ma
guardate
un
poco
come
ci
siamo
fatte
grandi
e
belle
,
zitte
zitte
,
senza
dirne
nulla
allo
zio
del
cuore
!
...
Non
te
ne
rammenti
più
,
dello
zio
del
cuore
?
...
Abbiamo
perduto
un
poco
di
memoria
,
intanto
che
ci
siamo
fatte
signorine
?
...
La
bimba
avvampò
.
Bruna
con
gli
occhi
azzurri
,
il
viso
magro
e
allungato
dei
Bertini
,
la
personcina
slanciata
,
l
'
espressione
dolce
e
patetica
,
pareva
una
figura
spiccata
da
un
quadro
.
-
Se
lo
zio
del
cuore
vuol
vedere
la
stanza
che
gli
abbiamo
preparata
...
-
Sicuro
che
voglio
vederla
!
E
bada
bene
che
se
non
è
bella
come
quella
dell
'
altra
volta
,
mi
prenderò
la
tua
!
Era
ancora
la
stessa
,
all
'
angolo
di
mezzogiorno
e
di
levante
,
con
le
sue
finestre
aperte
sulle
vedute
della
valle
e
del
lago
:
un
grosso
mazzo
di
violette
,
in
un
vaso
di
cristallo
sulla
scrivania
,
la
profumava
.
Egli
vi
si
trattenne
il
tempo
di
disfare
la
valigia
,
di
mettere
in
ordine
le
sue
cose
e
cambiarsi
;
subito
dopo
uscì
nel
salotto
in
cerca
di
Lodovico
.
-
Mio
fratello
è
andato
un
momento
fuori
-
gli
disse
la
signora
Laura
.
-
Se
avete
bisogno
di
qualche
cosa
...
-
Grazie
!
Di
nulla
!
...
Non
sarà
nello
studio
?
...
-
Oh
,
nello
studio
!
...
-
esclamò
l
'
interrogata
,
con
espressione
di
profondo
rammarico
.
-
Non
vi
ha
posto
piede
da
che
è
qui
;
non
ne
ha
neppure
cercato
la
chiave
!
-
Non
se
ne
dolga
.
Lo
lasci
riposare
.
-
È
quel
che
ho
detto
per
iscusarlo
,
a
chi
si
lagna
della
sua
inerzia
.
Vi
ha
parlato
almeno
del
monumento
sull
'
Antalba
?
-
No
.
-
Vedete
?
...
Il
suo
nome
fu
concordemente
suggerito
da
tutti
,
quando
sorse
l
'
idea
d
'
innalzare
una
grande
immagine
sacra
su
quella
vetta
.
Si
sono
raccolte
più
di
trentamila
lire
:
somma
ragguardevole
,
se
pensate
che
il
nostro
paese
non
è
ricco
,
e
che
,
naturalmente
,
questo
denaro
dovrà
servire
alle
sole
spese
vive
.
Per
la
scelta
del
tema
si
sono
interamente
affidati
alla
sua
fantasia
d
'
artista
;
monsignor
Garbarini
,
il
nostro
vescovo
,
gli
ha
fatto
sapere
che
se
i
fondi
disponibili
non
basteranno
allo
svolgimento
di
un
'
idea
grandiosa
,
supplirà
del
suo
.
Ma
dopo
molte
promesse
,
dopo
le
calde
sollecitazioni
rivoltegli
da
Don
Pietro
Castelli
,
il
nostro
vecchio
e
buon
curato
orgoglioso
di
lui
più
che
un
padre
del
figlio
,
egli
non
parla
neppure
di
mettersi
al
lavoro
.
Aveva
detto
che
doveva
risalire
su
quel
monte
,
per
ispirarsi
:
dacché
è
qui
,
è
uscito
oggi
la
prima
volta
,
per
venirvi
incontro
.
-
Ha
lavorato
tanto
,
a
Firenze
...
-
Non
è
il
lavoro
quello
che
lo
abbatte
così
;
io
so
di
quali
sforzi
è
capace
quando
ha
sereno
lo
spirito
...
Sentite
,
Perez
,
giacché
siamo
su
questo
doloroso
argomento
...
Noi
abbiamo
aspettato
con
tanta
impazienza
questa
vostra
visita
perché
speriamo
molto
in
voi
...
Non
vedete
com
'
è
ridotto
il
mio
povero
Lodovico
?
-
Mi
pare
un
poco
sofferente
,
infatti
.
Che
ha
?
-
Lo
sappiamo
,
forse
?
...
Mio
marito
non
è
riuscito
ad
osservarlo
,
non
gli
ha
potuto
strappare
una
sola
parola
.
Dichiara
che
sta
benissimo
!
E
non
digerisce
,
passa
le
notti
insonni
...
-
Neurastenia
,
dispepsia
nervosa
,
probabilmente
.
-
Poterlo
credere
!
...
Noi
facciamo
assegnamento
su
voi
,
Perez
,
che
gli
siete
tanto
amico
,
che
avete
la
sua
confidenza
...
Con
noi
è
chiuso
,
irritabile
a
un
grado
che
non
posso
dirvi
...
Interrogatelo
,
diteci
che
ha
,
che
cosa
possiamo
fare
per
lui
;
fate
voi
stesso
qualche
cosa
per
guarirlo
;
per
divagarlo
...
-
Proverò
,
signora
Laura
;
ma
bisognerebbe
aver
tempo
,
e
disgraziatamente
i
giorni
della
mia
licenza
sono
contati
.
-
Già
,
dimenticavo
che
siete
venuto
per
la
cerimonia
di
domani
,
non
per
noi
...
Siete
molto
più
amico
di
quei
signori
che
nostro
!
L
'
espressione
di
fiduciosa
preghiera
,
di
cordiale
abbandono
che
aveva
animato
il
suo
viso
e
la
sua
voce
diede
luogo
,
mentre
ella
proferiva
queste
ultime
parole
,
a
un
senso
di
riserva
,
quasi
di
diffidenza
.
-
Amico
no
,
davvero
!
...
-
protestò
Perez
.
-
No
?
-
Conobbi
la
signora
a
Valsorrisa
,
due
anni
addietro
,
quando
passammo
la
stagione
lassù
con
Lodovico
.
-
Giovane
?
Bella
?
-
domandò
l
'
altra
,
a
denti
stretti
.
-
Ma
come
?
Non
la
conosce
?
-
Io
no
.
-
Non
sono
qui
col
marito
,
alla
Fraida
?
-
Sì
,
ho
sentito
che
vi
sono
tornati
da
qualche
giorno
,
dopo
esservi
stati
un
mese
fa
,
per
la
richiesta
delle
pubblicazioni
;
ma
io
non
li
ho
visti
,
né
allora
né
ora
...
Perez
tacque
un
poco
;
poi
,
come
spiegando
la
cosa
a
se
stesso
,
riprese
:
-
Senza
dubbio
,
nella
loro
condizione
particolarissima
,
hanno
bisogno
di
solitudine
,
di
raccoglimento
...
-
Senza
dubbio
!
-
ripeté
la
signora
Laura
.
-
Nessun
indiscreto
-
soggiunse
,
sottolineando
la
parola
con
l
'
intonazione
della
voce
e
un
gesto
della
mano
-
li
disturberà
.
-
Però
,
con
loro
...
coi
parenti
di
Lodovico
...
-
Ma
già
:
è
quel
che
si
potrebbe
pensare
,
se
gli
sono
tanto
amici
da
scegliere
proprio
il
suo
paese
per
compiervi
questa
...
Non
pronunziò
la
parola
;
dopo
una
breve
reticenza
riprese
:
-
Non
mancavano
certamente
siti
fuori
mano
,
in
Toscana
...
se
stanno
a
Firenze
...
-
Vi
sta
la
signora
.
Il
marito
è
rimasto
finora
in
Africa
,
nella
Stanlesia
...
Suo
fratello
non
le
ha
narrato
?
-
Lodovico
non
è
stato
mai
molto
loquace
;
ora
,
poi
...
Parve
che
ella
volesse
aggiungere
qualche
cosa
,
ma
si
rivoltò
a
un
tratto
udendo
rumore
di
passi
:
lo
scultore
apparve
sull
'
uscio
.
-
Laura
-
disse
alla
sorella
-
non
mi
riesce
di
trovar
la
chiave
dello
studio
.
Dove
l
'
avranno
cacciata
?
-
L
'
ho
serbata
io
.
Ti
serve
?
-
Bisognerebbe
aprirlo
per
mettervi
un
po
'
d
'
ordine
.
-
Subito
.
Faccio
da
me
,
o
vieni
anche
tu
?
-
No
,
io
resto
con
Perez
.
I
due
amici
uscirono
sulla
terrazza
.
Il
velo
della
nebbia
si
era
sollevato
un
poco
;
un
sole
pallido
,
senza
raggi
,
pendeva
sulla
cima
Antalba
.
-
Ho
sentito
del
monumento
sacro
che
vogliono
innalzare
lassù
-
disse
Perez
-
Ti
disponi
a
lavorare
?
-
Io
?
...
Se
mi
dài
un
'
idea
,
se
mi
spieghi
che
cosa
debbo
fare
!
...
Si
appoggiò
a
una
delle
colonne
,
strappò
alcune
foglie
gialle
dalla
vite
che
vi
si
attorcigliava
,
e
soggiunse
,
pianissimo
,
come
parlando
tra
sé
:
-
Domattina
verrà
qui
.
-
Ho
sentito
che
tua
sorella
non
la
conosce
ancora
.
-
No
.
Non
ha
voluto
conoscere
nessuno
dei
miei
,
non
ha
voluto
entrare
in
questa
casa
,
prima
della
funzione
sacra
...
Perez
chinò
il
capo
in
atto
d
'
approvazione
,
senza
pronunziare
le
parole
di
lode
che
gli
venivano
alle
labbra
.
-
A
proposito
!
...
-
esclamò
poi
,
-
vorrei
dirti
una
cosa
...
La
signora
Lariani
mi
scrisse
di
astenermi
dalle
solite
formalità
;
ma
fiori
vorrei
pure
mandarne
...
anche
come
annunzio
che
sono
arrivato
.
Lodovico
rispose
,
con
lo
stesso
tono
raccolto
:
-
Fiori
,
sì
.
Li
mando
anch
'
io
...
-
Ne
avete
sempre
tanti
,
in
giardino
?
Tuo
cognato
li
coltiva
con
la
stessa
passione
?
-
Sempre
...
La
piccola
Rita
attraversava
in
quel
momento
la
terrazza
correndo
.
Visti
i
due
amici
,
si
fermò
di
botto
.
-
Rita
,
-
le
domandò
lo
zio
,
-
dov
'
è
tuo
padre
?
-
L
'
hanno
mandato
a
chiamare
da
Cecco
della
Gervasa
...
Dice
che
sta
molto
male
.
-
E
tu
dove
vai
?
-
In
giardino
,
a
coglier
fiori
per
la
cappella
del
Redentore
.
-
Lasciane
,
dei
belli
...
Ne
ho
bisogno
.
-
Eh
!
...
-
rispose
la
bimba
,
facendo
col
braccino
un
gesto
largo
.
-
Prima
che
li
colga
tutti
!
...
Ma
se
vuoi
scegliere
,
perché
non
vieni
con
me
?
-
Mi
pare
che
la
mia
nipotina
del
cuore
abbia
proprio
ragione
-
approvo
Perez
.
-
Andiamo
anche
noi
.
Si
avviarono
.
Dietro
l
'
edificio
principale
,
oltre
la
corte
interna
,
dirimpetto
ai
corpi
rustici
,
il
vecchio
granaio
che
lo
scultore
aveva
trasformato
e
adattato
a
studio
già
mostrava
il
grande
uscio
e
le
finestre
spalancate
La
signora
Laura
,
vedendo
passare
la
piccola
brigata
,
venne
innanzi
sulla
soglia
.
-
Dove
andate
?
-
In
giardino
-
rispose
Rita
.
-
Laura
,
-
soggiunse
lo
scultore
,
-
io
e
Perez
abbiamo
bisogno
di
fiori
,
per
stasera
.
-
Ma
...
-
fece
ella
,
esitante
,
e
quasi
con
un
moto
di
contrarietà
.
-
Domani
,
veramente
,
bisognerebbe
ornare
la
cappella
,
alla
Guardiola
.
Un
lampo
passò
nello
sguardo
di
Lodovico
.
Egli
rispose
,
con
voce
dura
:
-
Se
bisogna
ornare
la
cappella
,
cercheremo
altrove
...
-
Ma
no
,
ma
no
...
fa
'
pure
...
ce
ne
sarà
per
tutti
...
-
soggiunse
tosto
la
signora
Laura
,
riguardosa
a
un
tratto
,
e
come
pentita
delle
prime
parole
mentre
suo
fratello
,
voltatosi
verso
la
bambina
,
le
ingiungeva
brevemente
:
-
Rita
,
andiamo
!
La
bimba
,
quasi
comprendendo
il
secreto
dissenso
dei
parenti
,
si
voltò
a
guardare
la
madre
coi
grandi
occhi
inquieti
,
poi
si
mosse
dietro
allo
zio
.
Allora
,
con
voce
concitata
e
dolente
,
la
signora
Laura
trattenne
un
istante
l
'
amico
.
-
Vedete
,
Perez
?
...
Ha
preso
fuoco
...
Che
gli
ho
detto
?
-
Sst
!
...
Stia
zitta
!
...
Venga
,
venga
con
noi
...
-
E
procedendo
a
brevi
passi
,
in
modo
da
far
crescere
la
distanza
dai
due
che
li
precedevano
,
l
'
ospite
riprese
:
-
Scusi
,
mia
buona
amica
,
ma
neanche
a
me
sembra
che
la
nostra
richiesta
le
abbia
fatto
molto
piacere
...
Vivacemente
,
schiettamente
,
ella
confessò
:
-
È
vero
,
sì
...
e
ve
ne
chiedo
scusa
!
...
Ma
che
volete
!
...
Se
dovessi
dirvi
che
vediamo
con
molta
simpatia
questa
donna
,
non
sarei
punto
sincera
.
-
Mi
permette
di
dirle
che
ha
torto
?
-
Perché
è
venuta
qui
?
Perché
si
nasconde
da
noi
?
Che
cosa
significa
questo
tardivo
matrimonio
religioso
?
Che
cosa
vuole
da
mio
fratello
?
...
No
,
Perez
:
bisogna
che
vi
dica
tutto
,
una
buona
volta
..
Io
sento
che
il
male
di
Lodovico
viene
da
lei
.
Egli
rispose
,
con
voce
grave
:
-
Il
male
,
ma
forse
anche
il
bene
.
-
Come
sarebbe
a
dire
?
Erano
sulla
soglia
del
giardino
,
dove
lo
scultore
e
la
sua
nipotina
cominciavano
ad
aggirarsi
,
chinati
sulle
aiuole
,
sui
vasi
,
sulle
piccole
tettoie
che
riparavano
le
piante
più
delicate
dalle
intemperie
.
-
Signora
Laura
,
a
una
donna
d
'
alti
sentimenti
come
lei
si
può
,
si
deve
anzi
dir
tutto
,
affinché
giudichi
serenamente
...
La
signora
Lariani
è
stata
una
grande
passione
di
Lodovico
;
non
è
mancato
per
lui
se
,
invece
di
rendere
indissolubile
il
nodo
coniugale
,
ella
non
lo
ha
sciolto
,
chiedendo
ed
ottenendo
il
divorzio
in
Africa
per
sposare
suo
fratello
.
Lei
stessa
si
è
opposta
a
questo
disegno
;
lei
stessa
,
stringendosi
al
padre
dei
propri
figli
,
rende
impossibile
la
pazzia
che
Lodovico
avrebbe
commessa
a
cuor
leggero
.
Non
ha
voluto
lei
stessa
conoscere
nessuno
di
loro
,
finché
la
benedizione
nuziale
non
avrà
cancellato
il
ricordo
del
legame
colpevole
e
riscattato
l
'
errore
.
-
Ah
!
...
-
fece
la
signora
Laura
,
fermandosi
e
guardando
l
'
ospite
con
un
senso
d
'
immenso
stupore
.
-
Domani
,
dopo
la
cerimonia
,
prima
di
partire
per
l
'
Inghilterra
,
dove
vanno
a
stabilirsi
,
verrà
qui
.
Veda
lei
,
nella
sua
bontà
,
nella
sua
giustizia
,
se
merita
di
essere
accolta
ostilmente
...
IV
Il
rito
Il
domani
,
all
'
alba
,
mentre
ancora
tutta
la
casa
era
immersa
nel
sonno
,
Perez
fu
destato
dalla
cameriera
che
venne
a
portargli
il
caffè
.
Si
levò
,
si
vestì
rapidamente
,
e
andò
a
picchiare
all
'
uscio
di
Lodovico
.
Lo
trovò
seduto
alla
scrivania
,
con
la
testa
fra
le
mani
:
vedendo
il
letto
non
ancora
disfatto
e
le
molte
carte
strappate
nel
cestino
,
comprese
che
aveva
passata
la
notte
a
scrivere
ed
a
stracciare
i
suoi
scritti
.
-
Se
la
cerimonia
è
per
le
sette
,
-
gli
disse
,
senza
dare
a
dividere
d
'
essersi
accorto
di
nulla
,
-
non
abbiamo
molto
tempo
da
perdere
.
-
Sono
pronto
.
Uscirono
insieme
nella
corte
,
montarono
sul
calessino
già
attaccato
,
guidato
questa
volta
dal
fattore
,
che
prese
la
via
della
Fraida
.
Non
scambiarono
una
parola
durante
il
breve
percorso
,
sotto
il
bosco
dei
larici
.
La
nebbia
si
era
riaddensata
,
nella
notte
,
ma
un
vento
fresco
che
cominciava
a
levarsi
la
discacciava
ora
lungo
le
coste
dei
monti
,
la
faceva
svaporare
dalla
valle
come
da
una
immensa
caldaia
.
Una
carrozza
a
quattro
posti
stava
ferma
dinanzi
al
cancello
del
"
Grand
-
Hôtel
"
;
gli
sposi
aspettavano
nel
salottino
del
pian
terreno
rialzato
.
In
un
semplicissimo
abito
da
viaggio
,
di
color
grigio
,
senza
trine
,
senza
nastri
,
con
una
sola
spilla
al
colletto
,
formata
da
tre
serpentelli
annodati
in
un
triplice
simbolo
di
eternità
,
la
signora
Lariani
,
in
piedi
accanto
alla
finestra
,
leggeva
un
libro
che
posò
sul
davanzale
per
volgersi
ai
sopravvenuti
.
-
Grazie
dei
fiori
!
-
disse
,
mostrando
i
mazzi
disposti
in
due
grandi
vasi
sul
pianoforte
.
-
Grazie
a
voi
,
Perez
,
d
'
avere
accettato
...
-
Rivolta
al
marito
,
presentò
:
-
Domenico
Perez
,
Francesco
;
il
dotto
e
l
'
artista
di
cui
ti
ho
tanto
parlato
,
che
ci
fa
il
piacere
di
esser
tuo
testimonio
.
Il
colonnello
Harrington
gli
strinse
la
mano
,
dicendo
in
un
italiano
alquanto
dentale
:
-
Le
sono
molto
grato
dell
'
onore
che
mi
fate
.
-
Lieto
e
fortunato
io
stesso
...
-
Sono
le
sette
precise
,
-
riprese
ella
,
dopo
aver
guardato
l
'
orologio
,
e
rivolgendosi
allo
scultore
,
a
cui
il
colonnello
si
era
avvicinato
,
salutandolo
con
molta
cordialità
.
-
Non
si
potrebbe
essere
più
puntuali
!
Il
tempo
di
prendere
una
tazza
di
tè
:
volete
?
-
Grazie
,
no
...
-
si
scusò
egli
,
inchinandosi
.
-
Allora
voi
,
Perez
?
-
Volentieri
,
signora
.
-
Poco
latte
o
molto
?
-
Moltissimo
.
-
Quante
altre
volte
siete
venuto
quassù
?
-
gli
domandò
ancora
,
servendolo
.
-
Tre
o
quattro
;
ma
non
mi
sono
bastate
.
Bisognerebbe
viverci
tutta
la
vita
.
-
Tutta
è
forse
troppo
;
ma
pochi
luoghi
,
veramente
,
ho
visto
di
una
bellezza
così
perfetta
.
È
vero
,
Francesco
?
-
Sicuramente
,
-
confermò
l
'
interrogato
,
cominciando
ad
infilarsi
i
guanti
.
-
Vi
sono
paesaggi
di
più
maestà
,
ma
nessuno
così
...
così
graceful
.
-
Ben
detto
,
-
approvò
Perez
.
-
La
grazia
è
propriamente
la
qualità
di
queste
linee
.
-
Do
you
speak
english
?
-
Yes
,
Sir
.
-
I
am
very
glad
...
Mentre
essi
parlavano
in
inglese
,
ella
s
'
avvicinò
a
Bertini
,
che
sfogliava
il
libretto
da
lei
lasciato
sul
davanzale
della
finestra
.
Era
un
opuscolo
di
poche
decine
di
pagine
,
legato
di
tela
verde
con
fregi
d
'
oro
;
sul
fronte
miniato
si
leggeva
:
"
Il
Matrimonio
cristiano
,
con
l
'
aggiunta
della
Messa
per
gli
sposi
"
.
Ogni
pagina
,
inquadrata
di
rosso
,
era
divisa
in
due
colonne
:
una
per
il
testo
,
l
'
altra
per
la
traduzione
della
Benedictio
anuli
e
della
Missa
pro
sponso
et
sponsa
.
-
Io
non
sono
dotta
come
voi
,
-
spiegò
ella
,
con
un
sorriso
di
scusa
.
-
Ho
bisogno
di
aiuto
per
comprendere
le
formole
del
rituale
.
Egli
rispose
,
senza
alzare
lo
sguardo
,
continuando
a
sfogliare
macchinalmente
le
pagine
:
-
È
un
latino
molto
facile
.
-
Sì
,
quello
della
messa
comune
lo
conosco
anch
'
io
;
ma
vi
sono
parti
nuove
,
in
quelle
che
andiamo
ad
ascoltare
...
A
questo
proposito
...
S
'
interruppe
,
sollevò
le
mani
,
si
trasse
dal
dito
l
'
anello
nuziale
,
e
glielo
porse
.
Egli
depose
il
libro
,
senza
stendere
la
mano
.
Il
suo
sguardo
pareva
cieco
;
il
viso
era
livido
e
inespressivo
come
una
maschera
.
-
Prendete
,
custoditelo
;
tocca
a
voi
consegnarlo
al
sacerdote
.
La
mano
che
egli
sollevò
lentamente
tremava
;
quando
ella
vi
ebbe
deposto
il
cerchietto
d
'
oro
,
si
abbassò
come
gravata
d
'
un
peso
insostenibile
.
-
Stanlesia
has
been
founded
twenty
years
ago
-
spiegava
il
colonnello
a
Perez
;
-
it
is
a
free
State
of
english
speaking
people
...
-
Se
non
vi
dispiace
,
-
diss
'
ella
,
volgendosi
dalla
loro
parte
,
-
continuerete
la
vostra
conversazione
in
carrozza
;
ora
è
tempo
d
'
andare
...
Raccolse
da
una
poltrona
i
guanti
e
il
mantello
,
che
Perez
corse
a
reggerle
;
poi
,
preso
il
libretto
della
messa
nuziale
,
disse
a
Bertini
che
chiudeva
con
un
gesto
automatico
l
'
anello
nel
portamonete
:
-
Datemi
il
braccio
.
Si
avviarono
così
,
a
fianco
l
'
uno
dell
'
altra
.
Ella
era
,
come
sempre
,
perfettamente
padrona
di
sé
,
sciolta
nelle
mosse
,
serena
nel
viso
.
Il
braccio
di
lui
tremava
tanto
,
il
suo
passo
era
così
malfermo
,
che
ella
sostò
un
momento
,
nel
giardino
.
-
La
mattinata
è
fresca
.
Vi
levate
mai
così
presto
?
-
Talvolta
...
Tremava
anche
la
sua
voce
,
pareva
che
egli
non
potesse
più
dominarsi
.
Ella
si
volse
a
guardare
dietro
di
sé
.
Perez
,
rimasto
solo
mentre
il
colonnello
dava
ordini
al
portinaio
ed
al
cameriere
,
si
avanzava
a
raggiungerli
.
-
Quanto
tempo
è
,
Perez
,
gli
domandò
-
che
assisteste
in
duello
il
vostro
amico
?
-
Molti
anni
,
signora
;
troppi
anni
!
...
-
Sottolineando
con
l
'
espressione
della
voce
e
dello
sguardo
l
'
esortazione
al
coraggio
che
era
nell
'
allusione
di
lei
,
soggiunse
:
-
Ti
rammenti
,
Lodovico
?
Sopraggiunto
il
marito
,
salirono
in
carrozza
:
ella
prima
,
additando
a
Bertini
il
posto
accanto
al
suo
;
Perez
e
il
colonnello
poi
,
sedendo
sui
posti
dirimpetto
.
Il
vento
,
ringagliardito
,
aveva
squarciato
il
velo
della
nebbia
;
candidi
lembi
ne
rimanevano
ancora
attaccati
alle
asperità
delle
montagne
,
simili
a
brandelli
d
'
una
gran
veste
lacerata
;
fiocchi
di
vapori
s
'
insinuavano
fra
i
solchi
della
terra
in
modo
da
porne
in
evidenza
tutta
la
plastica
.
-
La
cima
Antalba
è
quella
?
-
domandò
ella
,
rivolta
a
Bertini
,
e
additando
la
vetta
più
alta
della
Gobba
del
Cammello
.
-
Sì
.
-
Lassù
dovrebbe
sorgere
il
vostro
monumento
?
Egli
rispose
con
una
impercettibile
scossa
delle
spalle
.
Riprendendo
l
'
animato
discorso
in
inglese
col
marito
,
Perez
non
lasciava
con
gli
occhi
l
'
amico
,
e
il
ricordo
evocato
dalla
signora
Lariani
si
precisava
ora
nella
sua
memoria
.
Nella
prima
gioventù
,
forse
più
di
venti
anni
addietro
,
in
seguito
a
una
discussione
artistica
invelenitasi
e
degenerata
in
diverbio
,
egli
aveva
assistito
Lodovico
sul
terreno
,
a
Roma
.
In
una
simile
mattinata
autunnale
,
lungo
la
via
Appia
,
si
era
trovato
seduto
come
ora
dinanzi
al
compagno
in
procinto
di
battersi
;
ma
il
pericolo
a
cui
il
giovane
andava
allora
incontro
lo
aveva
reso
loquace
,
ilare
,
quasi
felice
,
mentre
l
'
uomo
maturo
pareva
ora
smarrito
all
'
appressarsi
dell
'
ultimo
atto
della
sua
ultima
passione
.
Salita
e
girata
dalla
parte
del
monte
,
la
carrozza
venne
ad
arrestarsi
dinanzi
alla
porticina
destra
della
chiesa
:
la
sola
aperta
,
delle
tre
.
Le
poche
persone
che
stavano
giù
nella
piazza
volsero
appena
il
capo
:
certamente
la
curiosità
di
assistere
ad
una
cerimonia
nuziale
le
avrebbe
spinte
a
raggiungere
la
comitiva
;
ma
nessuno
sospettò
che
a
quell
'
ora
,
senza
apparato
,
si
stesse
per
celebrare
un
matrimonio
:
evidentemente
i
forestieri
accompagnati
dal
signor
Bertini
andavano
visitando
le
cose
notevoli
di
Promonte
.
Dall
'
interno
,
il
tendone
di
pelle
imbottita
che
difendeva
l
'
entrata
della
porticina
si
sollevò
:
il
vecchio
custode
apparve
,
inchinandosi
a
tutti
,
salutando
con
rispettosa
cordialità
lo
scultore
.
-
Signor
Lodovico
,
suo
servo
.
Ella
domandò
entrando
:
-
Non
vi
è
qui
un
'
opera
del
signor
Bertini
?
-
Eccola
!
-
rispose
il
vecchio
,
additando
l
'
acquasantaio
.
Un
grande
angelo
,
con
le
ali
raccolte
,
lo
sguardo
al
cielo
,
le
braccia
protese
ed
arcuate
,
reggeva
con
ambe
le
mani
un
'
anfora
antica
.
Le
forme
disegnate
sotto
il
peplo
leggero
erano
quelle
d
'
un
adolescente
,
senza
sesso
,
o
piuttosto
ambiguamente
partecipe
dei
caratteri
dei
due
sessi
:
un
divino
ermafrodito
,
agile
e
forte
come
un
efebo
,
coi
fianchi
e
il
seno
soavi
d
'
una
giovinetta
canefora
,
il
viso
d
'
una
bellezza
ideale
e
propriamente
oltreumana
.
-
Pare
un
Donatello
,
-
disse
il
colonnello
,
rompendo
il
silenzio
.
-
Infatti
!
-
rispose
Perez
,
molto
stupito
d
'
udire
un
così
sagace
giudizio
artistico
in
bocca
ad
un
uomo
d
'
arme
piovuto
dall
'
estrema
Africa
orrenda
.
Il
vecchio
,
con
voce
tremante
di
orgoglio
e
di
tenerezza
insieme
,
soggiunse
:
-
Il
signor
Lodovico
aveva
appena
vent
'
anni
quando
lavorò
per
la
sua
chiesa
...
Questa
è
la
chiesa
del
signor
Bertini
...
Qui
sono
sepolti
i
suoi
nonni
,
qui
si
sposarono
i
suoi
genitori
,
qui
fu
tenuto
a
battesimo
...
Me
ne
rammento
come
fosse
ieri
,
e
se
ne
rammenta
Don
Pietro
...
Lì
,
dinanzi
al
fonte
...
la
sua
sorellina
e
gli
altri
bambini
che
reggevano
i
ceri
...
ed
era
buono
anche
nelle
fasce
,
il
nostro
signor
Lodovico
...
Lo
scultore
pareva
non
udisse
,
considerando
il
marmo
;
ma
non
pareva
neanche
che
vi
riconoscesse
l
'
opera
propria
,
tanto
il
suo
sguardo
era
attonito
.
-
Ora
si
aspetta
la
statua
che
lavorerà
per
la
cima
Antalba
...
L
'
ha
promessa
a
Monsignore
!
...
Chi
sa
che
bellezza
...
Perez
tagliò
corto
,
osservando
:
-
Non
facciamo
aspettare
il
signor
curato
.
Per
la
navata
di
destra
,
nella
cui
penombra
splendevano
le
luci
delle
lampade
votive
,
la
comitiva
s
'
avviò
alla
sacristia
.
Don
Pietro
,
già
vestito
del
camice
e
della
pianeta
,
finiva
di
cingere
la
stola
ed
il
manipolo
:
vecchissimo
,
con
una
tenue
aureola
di
capelli
bianchi
intorno
alla
fronte
ed
alla
nuca
che
parevano
scolpite
nell
'
avorio
antico
,
egli
manteneva
ancora
diritta
l
'
alta
persona
,
e
solo
le
sue
mani
tremavano
un
poco
.
Le
distese
ai
sopravvenuti
,
chinando
la
bella
testa
in
atto
di
saluto
,
e
disse
:
-
Se
gli
sposi
vogliono
udire
la
lettura
del
"
Contrahant
"
,
non
resterà
poi
che
apporre
la
loro
firma
,
con
quella
dei
testimoni
,
dopo
la
cerimonia
.
Assentendo
tutti
,
prese
dalle
mani
del
chierico
il
foglio
e
lesse
la
formula
di
consentimento
dell
'
autorità
ecclesiastica
.
Poi
chiese
:
-
L
'
anello
?
Ella
si
volse
a
Bertini
:
ma
poiché
pareva
che
questi
non
comprendesse
,
spiegò
:
-
Bertini
,
volete
dare
l
'
anello
al
reverendo
?
Allora
soltanto
egli
trasse
il
cerchietto
d
'
oro
e
lo
consegnò
al
sacerdote
.
Tutti
tornarono
in
chiesa
.
Non
vi
erano
se
non
due
donne
,
due
contadine
,
inginocchiate
sotto
il
pergamo
.
Gli
ori
dell
'
altare
rifulgevano
alla
luce
dei
ceri
che
il
sacrista
veniva
accendendo
.
Due
inginocchiatoi
stavano
disposti
sopra
un
breve
tappeto
,
poco
discosti
dal
primo
gradino
,
per
gli
sposi
;
più
indietro
,
due
sedie
per
i
testimoni
.
Il
celebrante
salì
sull
'
altare
,
lentamente
,
sostando
ad
ogni
gradino
.
Fece
l
'
atto
di
genuflettersi
,
distese
le
braccia
,
chinò
la
fronte
e
baciò
la
tovaglia
.
Poi
,
ridisceso
,
si
appressò
agli
sposi
.
Nel
silenzio
augusto
domandò
con
voce
solenne
:
-
Voi
,
Francesco
Patrizio
Harrington
,
volete
prendere
per
vostra
legittima
moglie
,
secondo
il
rito
di
Santa
Romana
Chiesa
,
Rosanna
Lariani
?
Rigidamente
composto
,
come
dinanzi
ad
un
capo
,
come
sulla
fronte
del
suo
reggimento
,
l
'
interrogato
si
sciolse
dall
'
atteggiamento
marziale
,
s
'
inchinò
e
disse
con
voce
vibrante
di
commozione
contenuta
:
-
Sì
.
-
E
voi
,
Rosanna
Lariani
,
volete
prendere
per
vostro
legittimo
marito
,
secondo
il
rito
di
Santa
Romana
Chiesa
,
Francesco
Patrizio
Harrington
?
Ella
che
reggeva
con
le
due
mani
intrecciate
il
libretto
,
a
testa
china
,
prosciolse
le
braccia
,
rialzò
la
fronte
e
rispose
fermamente
:
-
Sì
.
Un
senso
d
'
indefinibile
inquietudine
guadagnò
l
'
animo
di
Perez
.
Senza
volgere
il
capo
egli
guardò
con
la
coda
dell
'
occhio
alla
sua
destra
.
Lodovico
,
ritto
dietro
la
seggiola
,
ne
aveva
strettamente
afferrata
la
spalliera
con
una
mano
;
l
'
altra
,
con
la
quale
reggeva
il
cappello
,
era
scossa
da
un
tremito
violento
.
Col
viso
cadaverico
,
le
mascelle
contratte
,
lo
sguardo
fiso
e
ardente
,
era
evidente
che
faceva
uno
sforzo
straordinario
per
non
tradirsi
.
Ma
già
,
alzate
le
braccia
paterne
,
distese
le
venerabili
mani
tremolanti
,
socchiusi
i
miti
occhi
,
il
sacerdote
pronunziava
con
voce
ispirata
le
parole
irrevocabili
:
-
Ego
coniungo
vos
in
matrimonium
,
in
nomine
Patris
,
et
Filii
,
et
Spiritus
Sancti
.
L
'
inquietudine
,
la
commozione
,
il
turbamento
di
Perez
,
al
pensiero
della
tempesta
che
imperversava
in
quel
punto
nel
cuore
dell
'
amico
,
divennero
insostenibili
;
col
bisogno
di
reagire
,
di
scuotersi
,
di
far
qualche
cosa
,
depose
il
cappello
sulla
seggiola
e
cominciò
a
cavarsi
i
guanti
.
Ora
,
risalito
sull
'
altare
,
il
sacerdote
iniziava
la
cerimonia
della
Benedizione
,
proferiva
le
formule
alle
quali
l
'
accolito
dava
le
dovute
risposte
.
-
Adiutorum
nostrum
in
nomine
Domini
.
-
Qui
fecit
coelum
et
terram
.
-
Domine
,
exaudi
orationem
meam
.
-
Et
clamor
meus
ad
te
veniat
...
Quale
secreta
virtù
possedevano
le
parole
antiche
,
le
formule
che
per
secoli
e
secoli
erano
state
ripetute
dalle
anime
pie
,
che
per
secoli
e
secoli
avrebbero
echeggiato
sotto
le
volte
sacre
al
raccoglimento
ed
alla
penitenza
,
sopra
le
culle
e
sopra
le
bare
?
Appartenevano
ad
una
lingua
non
più
parlata
dagli
uomini
,
ma
eternamente
viva
,
come
la
più
propria
espressione
della
preghiera
.
E
il
significato
ne
era
così
chiaro
,
si
traduceva
così
facilmente
anche
agli
ignari
:
-
Benedici
,
Signore
,
questo
anello
che
noi
nel
tuo
nome
benediciamo
,
affinché
colei
che
lo
porterà
,
tenendo
integra
fede
al
suo
sposo
,
rimanga
in
pace
e
nella
volontà
tua
,
ed
in
carità
scambievole
sempre
viva
.
Per
Cristo
Signore
nostro
,
Figlio
tuo
,
che
teco
vive
e
regna
nei
secoli
dei
secoli
.
-
Così
sia
.
Il
cerchietto
d
'
oro
era
stato
deposto
in
un
vassoio
d
'
argento
.
Curvata
l
'
alta
persona
a
prendere
l
'
aspersorio
che
l
'
accolito
gli
porgeva
,
il
sacerdote
tracciò
con
mano
non
più
tremante
un
segno
di
croce
sul
simbolo
;
poi
lo
consegnò
allo
sposo
,
che
lo
passò
all
'
anulare
sinistro
della
donna
sua
.
-
In
nome
del
Padre
,
del
Figlio
e
dello
Spirito
Santo
.
-
Così
sia
.
-
Conferma
,
Signore
,
ciò
che
noi
operammo
.
-
Dal
tempio
santo
tuo
che
è
in
Gerusalemme
.
-
Kyrie
eleison
...
Allora
accadde
una
cosa
terribile
.
Come
un
brivido
sonoro
,
come
l
'
anelito
e
il
gemito
d
'
un
'
anima
ferita
e
penante
echeggiò
sotto
le
volte
della
vecchia
chiesa
;
poi
la
voce
potente
dell
'
organo
si
affermò
,
si
modulò
,
si
svolse
nelle
note
lunghe
e
gravi
d
'
un
canto
solenne
.
Perez
si
sentì
opprimere
il
petto
e
mozzare
il
fiato
e
velare
lo
sguardo
da
una
commozione
veemente
,
che
un
repentino
moto
di
collera
soffocò
e
poi
disperse
.
Chi
aveva
ordinata
quella
musica
?
Alla
cerimonia
da
celebrare
con
estrema
semplicità
,
chi
aveva
aggiunto
l
'
irresistibile
prestigio
di
quel
canto
d
'
implorazione
,
di
fede
e
di
speranza
?
Non
bastava
il
tormento
inflitto
allo
spettatore
di
quelle
nozze
;
bisognava
anche
,
per
colmo
di
raffinatezza
,
esasperarlo
con
la
sottile
e
profonda
malìa
dei
suoni
e
dei
ritmi
?
...
E
col
cuore
tremante
di
carità
imponente
,
sapendo
di
non
poter
far
altro
che
appagare
il
secreto
senso
di
curiosità
sempre
vigile
nel
suo
spirito
indagatore
,
egli
si
volse
a
guardare
l
'
amico
.
Lodovico
Bertini
era
rimasto
nello
stesso
atteggiamento
,
con
la
destra
alla
spalliera
,
con
l
'
altro
braccio
pendente
lungo
il
fianco
;
ma
non
tremava
più
,
non
si
stringeva
con
la
forza
di
prima
al
sostegno
.
Pareva
che
tutte
le
sue
membra
rilassate
si
fossero
rapprese
in
quella
positura
;
soltanto
la
fronte
si
era
abbassata
,
e
dalle
palpebre
gonfie
le
lacrime
sgorgavano
,
solcavano
le
guance
emaciate
,
stillavano
a
terra
.
I
coniugi
gli
voltavano
le
spalle
;
l
'
officiante
,
sull
'
altare
,
era
intento
alla
celebrazione
del
rito
:
nessuno
poteva
scorgere
il
suo
pianto
.
Se
anche
lo
avessero
scorto
,
egli
non
sarebbe
riuscito
a
frenarlo
.
Non
piangeva
da
tanto
tempo
,
dalla
notte
passata
in
viaggio
,
sul
treno
,
con
lei
.
Non
aveva
più
pianto
,
alla
stazione
di
Milano
,
vedendola
andar
via
con
quell
'
uomo
a
cui
aveva
dovuto
stringere
la
mano
e
rivolgere
parole
senza
nesso
né
significato
.
Non
aveva
pianto
neanche
dopo
averli
riveduti
entrambi
,
alla
Fraida
,
invitato
da
lei
,
quando
vi
erano
venuti
per
le
pubblicazioni
;
dopo
averla
udita
annunziare
che
,
insieme
con
Perez
,
egli
,
egli
stesso
,
sarebbe
stato
testimonio
alle
nozze
,
e
che
,
compiuta
la
cerimonia
e
ripresi
i
figli
a
Firenze
,
sarebbero
andati
a
stabilirsi
in
Inghilterra
.
Tutte
queste
cose
lo
avevano
troppo
stordito
,
come
colpi
di
mazza
sulla
nuca
.
Le
poche
parole
scambiate
da
solo
a
sola
con
lei
,
in
un
momento
di
libertà
,
gli
avevano
dimostrato
che
nulla
gli
restava
da
fare
se
non
obbedirla
,
fino
all
'
ultimo
,
covando
il
suo
corruccio
,
nutrendosi
del
suo
dolore
.
Durante
l
'
ultima
notte
aveva
vegliato
,
tentando
di
significarlo
,
per
lei
;
cercando
parole
che
non
sarebbero
più
uscite
dalla
memoria
,
che
le
avrebbero
eternamente
attestato
la
forza
della
sua
passione
,
che
l
'
avrebbero
implacabilmente
accompagnata
,
come
la
voce
del
rimorso
,
come
il
rantolo
dell
'
agonia
;
ma
aveva
lacerato
tutte
le
sue
scritture
,
non
trovando
neppur
una
espressione
capace
di
rendere
tutto
il
suo
pensiero
,
giudicando
vana
la
ricerca
,
artificioso
lo
studio
,
riconoscendo
l
'
inutilità
d
'
ogni
tentativo
di
influire
in
qualunque
modo
su
quell
'
anima
risoluta
ed
inflessibile
.
Era
rimasto
inchiodato
sulla
poltrona
,
innanzi
alla
scrivania
,
con
le
membra
di
piombo
,
con
gli
occhi
aridi
e
bruciati
.
Aveva
trasalito
all
'
arrivo
dell
'
amico
,
rabbrividito
al
freddo
dell
'
alba
autunnale
,
tremato
entrando
nell
'
albergo
,
ritrovandosi
dinanzi
a
lei
ed
all
'
uomo
che
gliela
portava
via
senza
speranza
più
di
ritorno
.
Quando
ella
si
era
tolto
dal
dito
l
'
anello
nuziale
,
affidandoglielo
,
per
poco
non
lo
aveva
lasciato
cadere
,
ma
non
già
in
un
impeto
di
ribellione
,
bensì
dalla
violenza
dello
stordimento
.
Egli
,
egli
stesso
,
che
aveva
voluto
spezzare
quell
'
anello
e
dargliene
uno
suo
,
per
la
vita
e
per
la
morte
,
egli
stesso
doveva
ora
custodirlo
affinché
un
altro
lo
ripassasse
,
benedetto
,
al
suo
dito
,
per
la
vita
e
per
la
morte
?
...
Nulla
aveva
più
avuto
senso
,
durante
il
ritorno
a
Promonte
,
in
carrozza
,
in
chiesa
,
dinanzi
all
'
opera
giovanile
,
alla
statua
scolpita
da
qualcuno
di
cui
si
era
rammentato
confusamente
,
come
di
una
conoscenza
perduta
,
come
di
un
morto
.
Delle
parole
del
custode
non
aveva
compreso
altro
che
l
'
evocazione
dei
suoi
morti
,
rivedendo
le
salme
deposte
su
quel
livido
marmo
,
in
un
tempo
lontano
,
o
forse
ieri
.
Nello
spirito
ottenebrato
,
nell
'
anima
smarrita
,
i
preparativi
della
cerimonia
,
le
figure
e
i
gesti
e
le
voci
avevano
assunto
un
carattere
irreale
,
come
nei
sogni
.
Sì
,
ella
aveva
risposto
di
sì
,
inevitabilmente
,
come
negli
incubi
,
quando
nulla
si
può
fare
per
impedire
che
le
fatalità
si
compiano
,
quando
non
si
può
accorrere
,
quando
non
si
può
gridare
.
E
l
'
anello
nuziale
che
era
stato
in
suo
potere
era
tornato
al
dito
di
lei
,
per
mano
d
'
un
altro
!
A
un
tratto
,
udendo
gli
accordi
dell
'
organo
,
riconoscendo
la
voce
delle
vecchie
canne
armoniose
come
gole
umane
,
la
voce
che
aveva
impetrato
requie
eterna
ai
suoi
morti
,
che
cantava
requie
alla
sua
speranza
,
il
suo
pianto
troppo
a
lungo
contenuto
traboccò
.
La
voce
diceva
:
"
La
speranza
è
morta
,
la
gioia
è
finita
,
la
stessa
tua
vita
finisce
:
esala
gli
ultimi
sospiri
qui
dove
traesti
i
primi
vagiti
;
aspetta
di
raggiungere
colei
che
lungamente
invano
sognò
di
vederti
un
giorno
dinanzi
a
questo
altare
,
accanto
alla
tua
sposa
,
di
udirti
pronunziare
la
sillaba
del
consenso
,
la
sillaba
che
ella
stessa
disse
all
'
uomo
col
quale
ti
generò
;
paga
ora
i
tuoi
errori
,
sconta
la
tua
gioia
effimera
e
peccaminosa
;
nascondi
lo
strazio
dell
'
anima
tua
all
'
uomo
che
offendesti
e
che
riprende
i
suoi
diritti
;
piangi
tutte
le
tue
lacrime
perché
il
tuo
sogno
è
svanito
senza
ritorno
mai
più
,
china
la
fronte
superba
dinanzi
alla
divina
maestà
d
'
una
legge
che
disconoscesti
e
calpestasti
,
ai
giorni
del
folle
orgoglio
,
della
baldanza
cieca
...
"
Poi
il
canto
solenne
e
potente
del
Kyrie
si
abbassò
di
tono
,
si
spezzò
nelle
frasi
d
'
un
mottetto
accompagnante
la
recitazione
del
Pater
:
-
Padre
nostro
che
stai
nei
cieli
,
santificato
il
nome
tuo
,
venga
a
noi
il
tuo
regno
,
sia
la
tua
volontà
...
Una
volontà
fatale
si
compiva
,
infatti
.
Contesa
da
due
affetti
,
quella
donna
tornava
necessariamente
al
primo
.
Egli
non
assisteva
semplicemente
alla
consacrazione
di
quelle
nozze
,
ma
vi
contribuiva
per
una
necessità
evidente
.
Ogni
atto
ed
ogni
gesto
,
dinanzi
a
quell
'
altare
,
avevano
un
significato
recondito
che
egli
ora
discopriva
;
rendendo
l
'
anello
,
egli
rendeva
al
possessore
legittimo
la
donna
già
stata
sua
.
Colui
che
l
'
aveva
impalmata
e
poi
perduta
,
la
riotteneva
ora
da
lui
.
Non
era
soltanto
necessario
ma
giusto
.
Nella
vita
di
quella
donna
egli
era
stato
un
episodio
,
un
'
illusione
,
un
errore
:
errore
anch
'
esso
fatale
,
ma
emendabile
...
-
Dànne
il
nostro
pane
...
non
indurne
in
tentazione
...
La
preghiera
aveva
anch
'
essa
un
senso
profondo
:
chiedendo
di
non
essere
tentate
,
le
creature
umane
confessavano
tutta
la
debolezza
loro
.
Ella
era
caduta
,
come
tante
altre
;
ma
per
rialzarsi
,
come
poche
altre
.
Ed
il
Pater
noster
di
quella
Benedizione
nuziale
non
si
chiudeva
come
l
'
ordinario
:
la
voce
dell
'
accolito
si
sposava
a
quella
del
prete
,
implorando
ancora
:
-
Liberane
dal
male
.
-
Salva
i
tuoi
servi
.
-
In
te
,
mio
Dio
,
speranti
.
-
Manda
loro
,
Signore
,
un
santo
aiuto
.
-
E
da
Sionne
custodiscili
.
-
Sii
ad
essi
,
Signore
,
torre
di
fortezza
.
-
Contro
la
faccia
del
nemico
.
-
Signore
,
esaudisci
la
mia
prece
.
-
E
salga
a
te
la
voce
mia
.
-
Il
Signore
sia
con
voi
.
-
E
con
lo
Spirito
tuo
.
Il
canto
tacque
,
e
le
labbra
del
dolente
cessarono
di
tremare
e
gli
occhi
di
piangere
.
Tutta
la
sua
attenzione
era
diretta
a
comprendere
le
formule
sacre
,
a
non
perderne
una
sillaba
sola
.
Rivolto
ancora
ai
coniugi
,
il
sacerdote
ora
supplicava
:
-
Volgiti
in
grazia
,
Signore
,
sopra
questi
tuoi
servi
,
ed
agli
istituti
tuoi
,
coi
quali
ordinasti
la
propagazione
dell
'
umano
genere
,
benignamente
assisti
,
affinché
coloro
che
dall
'
autorità
tua
sono
congiunti
,
col
tuo
ausilio
ti
servano
.
Era
giusto
che
sull
'
amore
fecondo
di
quegli
sposi
,
di
quei
genitori
,
si
stendesse
la
benedizione
divina
.
L
'
amor
suo
era
stato
invece
condannato
alla
sterilità
;
tutti
i
suoi
amori
fuori
legge
erano
stati
senza
frutto
,
spasimi
vani
,
adulterazioni
dell
'
ufficio
di
natura
.
I
suoi
occhi
inariditi
si
fermarono
sul
corpo
della
donna
genuflessa
ora
dinanzi
all
'
altare
,
con
lo
sguardo
sulle
pagine
del
libro
sacro
.
Nella
positura
abbattuta
,
dietro
l
'
ampio
giro
della
veste
cadente
,
le
sue
forme
parevano
scomparse
;
né
la
memoria
gliele
rappresentava
ormai
più
.
Aveva
egli
premuto
quel
corpo
con
le
mani
tremanti
di
desiderio
,
con
le
labbra
ardenti
di
febbre
?
A
quell
'
ora
lo
stesso
ricordo
del
possesso
un
tempo
esercitato
era
svanito
;
come
non
vedeva
il
corpo
di
lei
,
egli
non
sentiva
più
il
proprio
,
assiderato
,
congelato
nella
rigidità
del
dolore
.
-
Per
Cristo
Signore
nostro
,
Figlio
tuo
,
che
teco
vive
e
regna
nei
secoli
dei
secoli
.
-
Così
sia
.
Finita
la
Benedizione
,
cominciava
ora
la
Messa
.
-
In
nome
del
Padre
,
del
Figlio
e
dello
Spirito
Santo
.
Mi
accosterò
all
'
altare
di
Dio
.
-
A
Dio
che
è
letizia
della
giovinezza
mia
.
La
voce
dell
'
organo
accompagnò
la
recitazione
del
Salmo
;
un
supplice
ardore
,
uno
slancio
di
tutta
l
'
anima
sulle
ali
della
speranza
;
poi
queruli
gridi
soffocati
di
dolore
e
rimorso
,
la
prostrazione
,
l
'
abbattimento
;
e
poi
ancora
il
richiamo
potente
della
fede
sicura
,
squilli
di
gloria
trionfale
.
"
Giudicami
,
Signore
,
e
scerni
la
causa
mia
da
quella
della
gente
non
santa
...
Poiché
tu
sei
,
Dio
,
mia
fortezza
,
come
mai
m
'
allontani
da
te
?
...
Canterò
al
suono
della
cetra
le
vostre
lodi
,
mio
Dio
;
perché
sei
triste
,
anima
mia
,
e
perché
mi
conturbi
?
Confida
nel
Signore
,
poiché
lo
loderò
ancora
come
mia
salute
e
mio
Dio
...
Mi
confesso
a
Dio
onnipotente
...
Abbia
misericordia
di
voi
l
'
onnipotente
Iddio
,
e
perdonàti
i
vostri
peccati
vi
conduca
alla
vita
eterna
...
Dimostrane
,
Signore
,
la
tua
misericordia
e
concedine
la
grazia
tua
salutare
"
...
Baciato
l
'
altare
,
il
sacerdote
recitò
una
preghiera
sommessa
;
poi
,
con
voce
ispirata
,
disse
agli
sposi
il
passo
di
Tobia
:
-
Il
Dio
d
'
Israello
vi
unisca
ed
egli
stesso
sia
con
voi
.
Fa
'
,
Signore
,
che
da
oggi
questi
due
più
che
prima
ti
benedicano
.
Beati
coloro
che
temono
il
Signore
e
procedono
per
le
sue
vie
.
Sia
gloria
al
Padre
,
al
Figlio
ed
allo
Spirito
Santo
.
-
Kyrie
eleison
.
-
Kyrie
eleison
.
-
Christe
eleison
.
-
Christe
eleison
.
Una
gran
voce
,
un
coro
di
voci
clamanti
percosse
l
'
aria
,
fece
tremare
i
vetri
delle
alte
finestre
.
Al
più
rapido
ritmo
il
penitente
sentì
slargarsi
il
petto
oppresso
,
riaffrettarsi
il
debole
polso
,
un
'
onda
di
sangue
salirgli
al
viso
ed
alla
fronte
.
-
Esaudiscine
,
onnipotente
e
misericordioso
Iddio
,
affinché
ciò
che
per
nostro
ufficio
è
amministrato
,
dalla
tua
benedizione
sia
meglio
adempiuto
.
Per
Cristo
Signore
,
Figlio
tuo
,
che
teco
vive
e
regna
nei
secoli
dei
secoli
.
La
muta
voce
dell
'
anima
vinta
assentì
:
"
Così
sia
"
.
La
ribellione
era
vana
,
la
rassegnazione
inevitabile
.
Egli
non
ne
era
più
avvilito
,
come
una
volta
.
Nelle
frasi
dell
'
Epistola
agli
Efesini
,
che
il
sacerdote
ora
leggeva
,
lo
spirito
stanco
riconosceva
verità
necessarie
,
attuali
ed
eterne
.
"
Siano
le
donne
soggette
ai
loro
sposi
come
a
Dio
,
poiché
l
'
uomo
è
capo
della
donna
...
"
ed
era
bastato
che
quell
'
uomo
si
fosse
presentato
perché
tosto
riprendesse
la
donna
sua
...
"
Uomini
,
amate
le
vostre
spose
...
"
e
colui
amava
la
consorte
d
'
un
amore
sincero
,
sicuro
,
costante
,
senza
convulsioni
,
senza
follie
.
"
Chi
ama
la
sua
sposa
ama
se
stesso
...
Perciò
l
'
uomo
abbandonerà
il
padre
suo
e
la
madre
sua
,
e
si
stringerà
alla
sua
sposa
,
e
saranno
due
in
una
carne
...
"
.
L
'
immagine
di
quelle
due
carni
aderenti
,
la
visione
di
quei
due
corpi
accoppiati
,
la
gelosia
fisica
delle
voluttà
procurate
a
quella
donna
da
un
altro
,
ora
non
lo
torturavano
più
,
egli
non
presumeva
più
che
ella
ne
fosse
stata
contaminata
.
Il
salmo
del
Graduale
e
del
Tratto
risonarono
in
mezzo
a
una
melodia
dolce
e
lene
,
ad
un
fremito
d
'
ale
che
finì
in
un
clangore
di
trombe
e
di
tube
.
-
La
tua
sposa
sia
come
una
vite
abbondante
tra
le
mura
della
tua
casa
.
Siano
i
tuoi
figli
come
novelle
piante
d
'
olivo
nel
cerchio
della
tua
mensa
.
Alleluja
!
Alleluja
!
Mandi
a
voi
il
Signore
aiuto
dal
suo
santuario
,
e
da
Sionne
vi
custodisca
.
Alleluja
!
Ecco
così
sarà
benedetto
l
'
uomo
che
teme
il
Signore
.
Ti
benedica
il
Signore
da
Sionne
,
e
vedrai
i
beni
di
Gerusalemme
per
tutti
i
giorni
della
vita
tua
,
e
vedrai
i
figli
dei
figli
tuoi
.
Pace
sopra
Israello
...
Le
formole
sacre
si
ripetevano
,
ritornavano
più
e
più
volte
,
integralmente
,
o
appena
modificate
,
quasi
perché
s
'
incidessero
profondamente
sulle
fronti
,
nei
cuori
,
come
un
indelebile
stampo
di
fuoco
.
La
Sequentia
dell
'
Evangelo
di
San
Matteo
diceva
:
"
In
quel
tempo
si
accostarono
a
Gesù
i
Farisei
tentatori
e
dissero
:
È
lecito
all
'
uomo
abbandonare
la
donna
sua
per
qualsivoglia
cagione
?
Il
quale
rispose
loro
:
Non
leggeste
che
chi
creò
l
'
uomo
in
principio
li
fece
maschio
e
femmina
?
E
disse
:
Perciò
l
'
uomo
abbandonerà
il
padre
e
la
madre
e
si
stringerà
alla
sua
sposa
,
e
saranno
due
in
una
carne
.
Talmente
che
non
sono
due
,
ma
una
carne
.
Ciò
dunque
che
Iddio
congiunse
,
l
'
uomo
non
divida
"
.
Era
stato
il
sogno
d
'
un
'
ora
,
poter
disgiungere
quegli
sposi
,
distruggere
quella
famiglia
per
crearsene
una
sulle
rovine
.
Ella
aveva
avuto
ragione
di
opporsi
,
di
frapporre
l
'
ostacolo
insuperabile
.
Era
troppo
tardi
,
oramai
,
e
bisognava
passare
sopra
troppi
dolori
per
giungere
ad
una
gioia
dubbiosa
e
insidiata
.
Lasciare
quella
donna
al
suo
destino
,
andare
incontro
al
proprio
,
null
'
altro
era
possibile
.
Le
vie
che
essi
seguivano
si
erano
incrociate
,
per
poi
divergere
sempre
più
,
nella
vastità
del
mondo
e
della
vita
.
Era
l
'
ultim
'
ora
dell
'
incontro
;
che
cosa
sarebbe
accaduto
di
lui
,
da
quell
'
ora
in
avanti
?
-
In
te
sperai
,
Signore
;
dissi
a
me
stesso
:
tu
sei
il
mio
Dio
,
nelle
tue
mani
stanno
i
giorni
miei
.
Allora
,
dalle
più
intime
fibre
,
dalle
viscere
più
profonde
,
il
fremito
percorritore
dell
'
ispirazione
si
propagò
per
tutto
l
'
essere
suo
.
Mentre
il
celebrante
prendeva
dalla
patena
e
sollevava
l
'
ostia
,
l
'
opera
alla
quale
egli
aveva
pensato
invano
,
le
immagini
da
collocare
sulla
cima
Antalba
,
gli
balenarono
dinanzi
agli
occhi
della
mente
;
un
asceta
con
la
fronte
al
cielo
,
una
penitente
coi
ginocchi
sulla
terra
,
prossimi
e
pur
separati
,
concordi
ed
uniti
solo
nell
'
adorazione
dell
'
ignota
potenza
che
governa
l
'
universo
.
Mentre
il
sacerdote
deponeva
l
'
ostia
sul
corporale
e
mesceva
il
vino
e
l
'
acqua
nel
calice
,
e
l
'
offeriva
,
e
si
chinava
davanti
all
'
altare
,
mentre
l
'
organo
distendeva
sulla
trama
dell
'
Offertorio
un
tenue
ricamo
di
sospiri
melodiosi
,
le
immagini
si
precisarono
:
egli
vide
in
se
stesso
l
'
uomo
lontano
ormai
dalle
vie
del
mondo
,
inaccessibile
alle
cupidità
dei
sensi
,
consunto
da
un
interno
ardore
;
vide
in
lei
la
creatura
ancora
bisognosa
di
soccorso
,
ancora
genuflessa
per
implorare
aiuto
nelle
prove
della
vita
.
-
Con
spirito
d
'
umiltà
ed
animo
contrito
,
accogline
,
Signore
,
e
sia
tale
il
nostro
sacrifizio
oggi
nel
tuo
cospetto
,
che
piaccia
a
te
,
Dio
Signore
.
Il
senso
recondito
della
volontà
di
lei
,
nel
costringerlo
a
prender
parte
a
quella
cerimonia
,
si
manifestava
ora
chiaramente
:
rinunziando
entrambi
alla
gioia
contesa
,
mortificando
entrambi
la
loro
passione
,
entrambi
dovevano
farne
olocausto
ai
piedi
dell
'
altare
,
entrambi
dovevano
attinger
forza
e
trovar
pace
nel
pensiero
di
Dio
.
-
Laverò
le
mie
mani
fra
gl
'
innocenti
e
circonderò
il
tuo
altare
,
o
Signore
,
per
udire
la
voce
delle
tue
lodi
e
narrare
le
universe
tue
meraviglie
.
Ella
aveva
fatto
assegnamento
sulla
santità
del
luogo
,
sulla
solennità
del
rito
,
per
compiere
l
'
opera
di
persuasione
;
sulle
parole
,
gli
accenti
,
i
gesti
del
celebrante
;
sulle
melodie
e
le
armonie
dell
'
organo
,
sulle
luci
velate
filtranti
dalle
finestre
istoriate
,
sulle
faci
ardenti
dinanzi
alle
immagini
sante
.
-
O
Signore
,
amai
lo
splendore
della
tua
casa
e
il
luogo
ove
abita
la
gloria
tua
.
Non
fare
che
si
perda
con
gli
empi
,
Dio
,
l
'
anima
mia
...
E
come
un
'
onda
venuta
di
lontano
,
sospinta
ed
incalzata
da
soffi
gagliardi
,
ingrossata
nella
corsa
rapida
e
fragorosa
;
come
la
piena
d
'
un
torrente
improvvisamente
gonfio
dei
mille
rivoli
d
'
una
lunga
pioggia
dirotta
,
la
memoria
della
fede
nutrita
nella
remota
adolescenza
,
delle
preghiere
recitate
con
cuore
sincero
,
delle
paure
e
delle
speranze
per
la
salute
dell
'
anima
invasero
lo
spirito
suo
Le
parole
della
Secreta
,
mormorate
dal
celebrante
a
capo
chino
,
non
si
udirono
;
ma
nelle
supplicazioni
del
Canone
,
nel
pietoso
Memento
dei
vivi
e
dei
morti
,
nel
mistero
della
Consacrazione
e
dell
'
Elevazione
,
tutto
ciò
che
di
più
dolente
e
di
più
grandioso
,
di
più
mortificato
e
di
più
trionfale
era
nell
'
immortale
poesia
dei
Salmi
,
toccò
una
viva
fibra
del
suo
cuore
,
tradusse
un
pensiero
della
sua
mente
.
Tutta
la
sua
vita
trascorsa
,
le
sue
gioie
e
i
suoi
dolori
,
le
sue
lusinghe
e
i
suoi
disinganni
,
le
sue
aspettazioni
e
i
suoi
rimpianti
,
gli
parvero
un
punto
:
nell
'
estremo
tratto
di
via
che
ancora
gli
restava
da
percorrere
vide
e
sentì
che
due
cose
sole
poteva
e
doveva
fare
:
meditare
il
formidabile
enimma
del
destino
umano
,
significarlo
con
l
'
arte
sua
.
Ed
era
ancora
merito
di
lei
:
all
'
inizio
dell
'
amor
loro
,
come
nel
punto
del
distacco
,
ella
lo
ispirava
,
gli
additava
il
suo
ufficio
,
gli
suggeriva
visioni
di
bellezza
e
di
nobiltà
.
-
Preghiamo
.
Da
salutari
precetti
ammoniti
,
ed
alla
divina
istituzione
uniformati
,
osiamo
dire
:
Padre
nostro
che
stai
nei
cieli
...
Ogni
parola
della
reiterata
preghiera
gli
passò
nell
'
anima
come
un
elettuario
che
irrita
al
primo
contatto
la
nuda
carne
della
piaga
,
per
diffondere
subito
dopo
un
senso
di
refrigerio
.
Ma
il
sacerdote
,
prima
di
soggiungere
il
Libera
,
rivolto
nuovamente
agli
sposi
dal
lato
dell
'
Evangelo
,
implorò
con
nuovo
slancio
:
-
Sii
propizio
,
Signore
,
alle
preci
nostre
;
ed
a
questi
tuoi
istituti
,
coi
quali
ordinasti
la
propagazione
del
genere
umano
,
presta
la
tua
benigna
assistenza
,
affinché
quanto
da
te
è
congiunto
col
tuo
aiuto
sia
serbato
.
O
Dio
che
per
virtù
della
tua
potenza
dal
nulla
il
tutto
creasti
;
che
,
ordinati
i
principi
dell
'
universo
,
e
fatto
l
'
uomo
a
tua
immagine
,
fondasti
l
'
inseparabile
aiuto
della
donna
,
in
modo
che
originando
il
corpo
femmineo
dalla
stessa
carne
virile
,
c
'
insegnasti
mai
non
esser
lecito
disgiungere
ciò
che
da
un
sol
corpo
ti
piacque
formare
;
Dio
che
con
tanto
eccellente
mistero
l
'
amplesso
coniugale
consacrasti
,
che
nell
'
alleanza
nuziale
predesignasti
il
sacramento
di
Cristo
e
della
Chiesa
;
Dio
,
per
cui
la
donna
si
unisce
all
'
uomo
,
e
questa
società
,
fin
dal
principio
ordinata
,
si
munì
della
sola
benedizione
non
cancellata
né
per
la
pena
del
peccato
originale
né
per
la
sentenza
del
diluvio
:
volgi
lo
sguardo
sopra
questa
tua
serva
che
dovendosi
unire
in
coniugale
consorzio
chiede
d
'
essere
munita
della
tua
protezione
.
Era
la
benedizione
delle
vergini
spose
proferita
altra
volta
da
quelle
stesse
labbra
per
le
nozze
della
sorella
sua
.
La
sorella
era
stata
ostile
a
quella
creatura
,
aveva
visto
in
lei
la
colpevole
,
la
seduttrice
,
colei
che
lo
aveva
indotto
in
tentazione
e
trascinato
al
peccato
:
non
sapeva
che
il
tentatore
era
stato
lui
stesso
;
nella
calma
imperturbata
della
sua
virtù
ignorava
e
non
ammetteva
le
tempeste
che
sconvolgono
le
vite
umane
.
-
Sia
in
essa
il
giogo
dell
'
amore
e
della
pace
;
fedele
e
casta
si
sposi
in
Gesù
Cristo
e
viva
imitatrice
delle
donne
sante
.
Sia
amabile
allo
sposo
suo
come
Rachele
,
saggia
come
Rebecca
,
longeva
e
fedele
come
Sara
.
Nulla
di
lei
,
degli
atti
di
lei
,
usurpi
l
'
autore
della
prevaricazione
.
Sia
ferma
nella
fede
e
nei
comandamenti
,
stretta
ad
un
solo
talamo
,
fugga
i
contatti
illeciti
,
munisca
la
sua
debolezza
con
la
forza
della
disciplina
;
sia
rispettabile
per
verecondia
,
venerabile
per
pudore
,
erudita
nelle
dottrine
celesti
,
feconda
nella
prole
,
laudabile
ed
innocente
,
e
giunga
al
riposo
dei
beati
ed
al
regno
celeste
,
e
vedano
entrambi
i
figli
dei
figli
loro
sino
alla
terza
ed
alla
quarta
generazione
e
pervengano
alla
desiderata
vecchiezza
...
Era
come
un
lavacro
,
come
una
redenzione
.
L
'
errore
antico
doveva
esserle
rimesso
in
nome
di
Colui
che
difese
l
'
adultera
.
Si
era
confessata
,
infatti
,
ed
era
stata
assolta
,
poiché
il
celebrante
,
dopo
avere
recitato
il
Libera
,
dopo
avere
portato
il
calice
alle
labbra
per
bere
un
sorso
del
vino
mistico
,
si
accingeva
a
comunicarla
.
Chiuso
il
libro
,
levata
la
fronte
dalla
mano
con
la
quale
l
'
aveva
sorretta
,
ella
protendeva
ora
il
capo
per
ricevere
l
'
ostia
che
il
prete
,
discesi
i
gradini
dell
'
altare
,
e
paternamente
chinato
verso
di
lei
,
le
offriva
mentre
l
'
organo
cantava
il
suo
più
alato
canto
.
-
Ecco
sia
così
benedetto
ogni
uomo
che
teme
il
Signore
,
e
tu
vedrai
i
figli
dei
figli
tuoi
:
pace
sopra
Israello
.
Qualche
cosa
di
quella
benedizione
,
di
quella
pace
piamente
invocata
,
scese
su
di
lui
;
poiché
,
nel
proferire
la
formula
,
il
sacerdote
lo
guardò
.
Egli
si
sentì
leggere
nell
'
anima
dallo
sguardo
limpido
e
dolce
,
si
sentì
compreso
e
compatito
e
perdonato
dal
vecchio
prete
che
lo
aveva
asperso
,
bambino
,
dell
'
acqua
lustrale
.
-
Ti
preghiamo
,
onnipotente
Iddio
,
di
accompagnare
con
benigno
favore
le
istituzioni
della
tua
provvidenza
,
sicché
coloro
che
unisci
in
legittima
società
conservi
in
lunga
pace
.
Per
Cristo
Signor
nostro
,
Figlio
tuo
,
che
teco
vive
e
regna
nei
secoli
dei
secoli
.
-
Così
sia
.
-
Benediciamo
il
Signore
.
Anche
la
messa
era
finita
.
Restava
ancora
l
'
ultima
formula
.
Ancora
una
volta
dirigendo
la
parola
agli
sposi
,
il
prete
invocò
:
-
Il
Dio
di
Abramo
,
il
Dio
d
'
Isacco
e
il
Dio
di
Giacobbe
sia
con
voi
,
affinché
vediate
i
figli
dei
figli
vostri
sino
alla
terza
ed
alla
quarta
generazione
,
e
poscia
abbiate
vita
eterna
senza
fine
,
con
l
'
aiuto
del
Signore
nostro
Gesù
Cristo
,
che
insieme
col
Padre
e
con
lo
Spirito
Santo
vive
e
regna
,
unico
Dio
,
per
tutti
i
secoli
dei
secoli
.
-
Così
sia
.
Con
parola
libera
,
non
più
costretta
nelle
formule
liturgiche
,
il
celebrante
riprese
:
-
Sposi
cristiani
,
l
'
esempio
che
avete
dato
accostandovi
all
'
altare
,
santificando
la
vostra
unione
,
non
resterà
infecondo
.
Così
possiate
serbare
intatto
il
tesoro
della
fede
e
amarvi
scambievolmente
e
vivere
nel
timore
di
Dio
.
Preso
ancora
l
'
aspersorio
,
li
benedisse
:
-
Piaccia
a
te
,
Santa
Trinità
...
-
poi
lesse
le
parole
del
Vangelo
di
San
Giovanni
:
-
In
principio
era
il
Verbo
...
-
Lodovico
...
Il
suono
del
suo
nome
,
mormorato
da
Perez
,
lo
scosse
.
Voltatosi
,
vide
che
la
chiesa
non
era
più
tutta
deserta
come
prima
:
alcune
donne
venute
a
compiere
le
consuete
devozioni
,
qualche
curioso
attratto
dal
suono
dell
'
organo
,
erano
sparsi
qua
e
là
,
dinanzi
alle
cappelle
,
intorno
all
'
altare
maggiore
.
Ma
già
tutta
la
cerimonia
era
finita
:
il
sacerdote
,
raccolto
il
calice
,
inchinatosi
dinanzi
all
'
altare
,
s
'
avviava
alla
sacristia
.
Perez
mosse
un
passo
verso
la
sposa
,
stendendole
la
mano
:
-
Tutti
i
miei
rallegramenti
!
Ella
rispose
,
ricambiando
la
stretta
:
-
Grazie
,
Perez
.
Mentre
questi
rinnovava
il
gesto
col
marito
,
ella
offerse
la
mano
al
suo
testimonio
:
-
Bertini
,
grazie
.
La
sua
voce
era
grave
,
l
'
espressione
del
suo
viso
serena
,
la
stretta
di
mano
franca
e
forte
come
quella
d
'
un
amico
,
d
'
un
buon
camerata
.
Anche
il
marito
strinse
cordialmente
la
mano
ai
due
amici
;
poi
,
a
un
invito
del
custode
,
tutti
ripassarono
nella
sacristia
.
-
Poiché
abbiamo
dato
lettura
dell
'
atto
nuziale
,
-
disse
Don
Pietro
,
-
non
resta
se
non
che
questi
signori
lo
firmino
.
Piegò
il
foglio
in
due
,
per
il
lungo
,
e
scrisse
sul
fianco
,
sillabando
le
parole
che
veniva
tracciando
lentamente
:
-
I
sotto
-
scritti
sposi
hanno
pre
-
stato
il
loro
mutuo
con
-
senso
dinanzi
a
me
cu
-
rato
ed
ai
sotto
-
scritti
testi
-
monî
...
Il
marito
firmò
primo
,
poi
la
moglie
,
poi
Perez
,
da
ultimo
Bertini
.
-
Ed
ora
non
occorre
altro
,
-
disse
Don
Pietro
,
spargendo
di
sabbia
rossa
la
fresca
scrittura
.
-
Il
Signore
vi
abbia
nella
sua
santa
custodia
.
Mille
anni
felici
!
Ella
gli
baciò
la
mano
,
il
colonnello
gliela
strinse
,
prendendo
poi
a
parte
il
sacrista
ed
il
custode
per
distribuire
del
denaro
.
Mentre
Perez
intratteneva
la
sposa
dopo
essersi
inchinato
al
sacerdote
,
questi
fermò
lo
scultore
che
gli
aveva
anch
'
egli
baciato
la
mano
.
-
Lodovico
,
figliuolo
mio
,
quando
ci
darai
l
'
opera
promessa
?
...
Guarda
che
il
tempo
passa
,
e
che
gl
'
iniziatori
sono
impazienti
di
vedere
attuato
il
loro
disegno
.
-
Non
so
,
Padre
...
Mi
dia
ancora
qualche
tempo
.
-
Possibile
che
tu
non
abbia
fatto
nulla
,
sinora
?
...
Neanche
un
abbozzo
?
...
Un
lavoratore
instancabile
come
te
!
-
Bisogna
che
m
'
intenda
con
lei
...
Forse
ho
trovato
qualche
cosa
...
Quando
potrò
vederla
?
-
Quando
vorrai
.
Lo
sai
che
per
te
qualunque
ora
è
buona
.
-
Grazie
,
Padre
...
Allora
,
arrivederla
presto
.
-
Arrivederci
presto
,
figliuolo
mio
.
V
L
'
addio
Sulla
spianata
,
dinanzi
alla
chiesa
,
il
cocchiere
che
aspettava
il
ritorno
degli
sposi
,
fumando
,
spense
il
sigaro
e
lo
intascò
,
vedendo
uscire
la
comitiva
,
la
moglie
a
braccio
del
marito
,
i
due
testimonî
ai
due
lati
della
coppia
;
e
cavatosi
il
cappello
,
già
apriva
lo
sportello
della
carrozza
perché
tutti
vi
rimontassero
,
quando
la
signora
gli
disse
:
-
No
,
non
ancora
:
aspettate
...
Sentite
Bertini
,
-
soggiunse
rivolta
allo
scultore
,
-
mio
marito
ed
io
saremmo
lieti
di
salutare
un
momento
i
vostri
parenti
...
-
Saranno
essi
lietissimi
...
Per
il
sentiero
serpeggiante
sul
dorso
della
montagna
,
chiuso
tra
bassi
muricciuoli
dai
quali
sporgevano
le
siepi
di
vitalba
,
si
avviarono
tutti
alla
casa
.
Il
cielo
si
era
ancora
più
schiarito
,
le
ultime
volute
dei
vapori
si
diffondevano
come
chiome
disciolte
e
ondeggianti
al
vento
,
canute
nella
bassa
conca
del
lago
,
bionde
nel
sole
delle
altitudini
.
-
Vi
fermate
a
lungo
?
-
domandò
ella
a
Perez
,
col
quale
procedeva
ora
avanti
.
-
Non
tanto
quanto
vorrei
.
Debbo
purtroppo
tornare
alla
scuola
.
-
Tenete
compagnia
al
vostro
amico
,
-
soggiunse
;
poi
,
dopo
una
breve
pausa
,
con
voce
più
bassa
ma
con
più
calore
d
'
accento
:
-
Ne
ha
bisogno
.
In
fondo
al
sentiero
,
tra
le
sbarre
di
un
cancelletto
di
legno
,
si
vide
una
testolina
affacciarsi
,
poi
ad
un
tratto
sparire
con
un
breve
grido
di
sorpresa
.
-
La
vostra
nipotina
?
-
domandò
ella
,
voltandosi
verso
Bertini
.
-
E
la
mia
,
del
cuore
!
-
rispose
Perez
.
Ora
il
cancello
si
schiudeva
,
e
la
bimba
,
precedendo
il
babbo
,
la
mamma
ed
i
fratelli
,
si
avanzava
con
le
manine
incrociate
sul
seno
per
reggere
un
enorme
fascio
di
fiori
e
di
fronde
,
una
messe
tanto
copiosa
che
la
vestiva
tutta
e
quasi
le
nascondeva
il
visino
.
Giunta
dinanzi
alla
sposa
si
fermò
,
la
guardò
con
gli
occhi
color
di
cielo
,
e
disse
:
-
Signora
,
la
mamma
ed
io
...
Ma
già
ella
si
chinava
su
di
lei
,
quasi
in
ginocchio
,
tenendole
le
braccia
,
attirandola
a
sé
:
-
Cara
,
cara
,
bimba
mia
cara
...
Fu
una
cosa
difficile
raccogliere
quei
fiori
,
ricomporli
,
staccare
i
gambi
delle
rose
impigliati
nelle
pieghe
della
vesticciuola
della
donatrice
.
La
signora
Laura
vi
diede
mano
,
dicendo
in
tono
d
'
amabile
rimprovero
:
-
Ma
bisognava
ripulirli
e
legarli
...
Non
si
offrono
i
fiori
a
questo
modo
...
-
Lasci
,
lasci
!
...
Sono
anzi
più
belli
!
Scambiarono
così
le
prime
parole
prima
della
presentazione
:
poi
,
quando
lo
scultore
ebbe
pronunziato
:
"
Mia
sorella
...
"
la
signora
Laura
stese
la
mano
alla
visitatrice
dicendo
con
un
sorriso
di
grande
gentilezza
e
di
profonda
bontà
:
-
Sia
la
benvenuta
fra
noi
.
Mi
permetta
di
esprimerle
i
nostri
auguri
più
sinceri
...
-
La
ringrazio
,
signora
.
Creda
che
sono
fra
i
più
graditi
.
Compita
la
presentazione
,
scambiati
gli
inchini
e
le
strette
di
mano
,
i
padroni
di
casa
lasciarono
il
passo
agli
ospiti
.
-
Rita
!
...
-
chiamò
la
straniera
,
volgendosi
alla
bambina
.
-
Ti
chiami
Rita
,
lo
so
!
...
Dammi
la
tua
manina
.
La
fanciulletta
parve
tutta
orgogliosa
di
tornare
a
casa
stringendo
la
destra
della
sposa
,
che
reggeva
con
l
'
altra
mano
i
fiori
offerti
da
lei
.
Traversata
la
terrazza
,
dato
uno
sguardo
al
panorama
,
tutti
entrarono
nel
salotto
.
-
Bertini
,
io
interpreto
il
desiderio
di
mio
marito
ed
esprimo
il
mio
direttamente
,
chiedendovi
di
farci
vedere
il
vostro
studio
.
-
Sì
,
signora
!
-
rispose
pronta
la
minuscola
donnina
.
-
Lo
zio
non
vi
lavora
più
dacché
è
a
Firenze
,
ma
vi
sono
dentro
tante
belle
cose
...
C
'
è
anche
la
mia
statua
,
di
quando
ero
piccina
...
-
Ah
,
sì
?
-
rispose
ella
sorridendo
.
-
Rappresenterà
un
angioletto
!
...
Andiamo
a
vederla
.
Lo
studio
,
vastissimo
,
tutto
illuminato
da
un
largo
lucernario
,
ingombro
nel
mezzo
da
una
forte
impalcatura
,
pieno
di
gessi
,
di
cere
,
di
crete
,
con
le
pareti
nascoste
da
pezzi
di
scultura
antica
,
da
modelli
anatomici
,
da
quadri
,
da
bozzetti
,
da
stampe
,
da
stoffe
,
da
armi
,
aveva
un
solo
angolo
ospitale
,
dietro
un
paravento
:
un
largo
divano
basso
,
qualche
sgabello
,
un
tavolino
a
due
palchetti
sovraccarico
di
albi
e
di
libri
d
'
arte
.
Ma
gli
ospiti
non
vi
si
fermarono
;
guidati
dalle
due
donne
,
girarono
per
lo
stanzone
,
esaminando
le
opere
che
vi
erano
disseminate
.
-
Questo
è
il
bozzetto
dell
'
acquasantaio
?
...
Questo
è
il
gesso
del
"
Fiore
della
memoria
"
?
...
Il
busto
del
"
Leopardi
"
...
L
'
amica
dell
'
artista
riconosceva
ad
una
ad
una
tutte
le
sue
opere
e
le
additava
al
marito
,
che
le
considerava
da
vicino
per
esaminarne
la
fattura
,
e
poi
se
ne
discostava
per
coglierne
l
'
effetto
totale
.
-
E
questa
statua
di
quando
eri
piccina
?
-
Eccola
,
signora
:
venga
con
me
.
In
un
angolo
,
sopra
un
tripode
,
la
statuina
di
bronzo
,
alta
poco
più
di
un
palmo
,
rappresentava
la
piccoletta
,
ritta
in
piedi
,
con
la
testolina
piegata
,
le
braccine
protese
,
le
manine
dischiuse
,
nell
'
atto
di
offrirsi
ad
una
persona
diletta
.
-
Che
mossa
!
...
Che
vita
!
...
-
esclamò
Perez
.
-
Se
non
par
che
si
muova
!
-
È
la
vita
fermata
nel
metallo
-
confermò
il
colonnello
.
Ella
disse
soltanto
:
-
È
molto
bella
.
-
Mi
permettete
di
offrirvela
?
-
E
come
,
Bertini
!
...
Sono
permessi
che
si
accordano
molto
volentieri
...
Ma
non
vorrei
privare
i
vostri
cari
...
-
No
,
signora
,
-
soggiunse
la
sorella
,
-
noi
abbiamo
la
nostra
copia
,
in
sala
da
pranzo
.
Il
dottore
colse
l
'
occasione
per
proporre
:
-
Se
vogliono
gradire
una
tazza
di
cioccolata
...
-
Grazie
,
dottore
;
ma
abbiamo
i
minuti
contati
,
e
vorremmo
ancora
vedere
tutte
queste
altre
cose
belle
.
-
Prendono
il
battello
delle
10
e
15
?
-
No
,
scendiamo
a
Gozzana
,
prendiamo
il
treno
delle
11
.
-
Ma
si
potrebbe
anche
fare
un
'
altra
cosa
,
-
soggiunse
la
signora
Laura
:
-
far
servire
qui
stesso
la
cioccolata
...
Mentre
ella
andava
a
dare
gli
ordini
,
la
visita
continuò
.
Gli
ospiti
passarono
dinanzi
a
tutto
ciò
che
restava
degli
antichi
lavori
dello
scultore
,
copie
od
abbozzi
.
Non
vi
era
frammento
che
l
'
amica
non
riconoscesse
-
Questo
è
uno
studio
per
la
"
Giovanna
d
'
Arco
"
?
...
La
prima
idea
dell
'
"
Amerigo
Vespucci
"
...
Aveste
ragione
di
modificare
quelle
figure
di
selvaggi
:
rammentavano
troppo
i
mori
del
monumento
mediceo
di
Livorno
.
Si
aggirò
per
ogni
angolo
,
vide
ogni
cosa
,
rimosse
tutti
i
cavalletti
girevoli
,
lesse
tutte
le
firme
dei
bozzetti
pittorici
,
tutti
i
titoli
dei
libri
sul
tavolino
.
Vedendo
sopra
una
mensoletta
un
calice
da
fiori
,
vuoto
,
disse
alla
piccola
Rita
:
-
Ma
come
?
Tu
lasci
senza
fiori
lo
studio
dello
zio
,
e
ne
dài
tanti
agli
estranei
?
E
mentre
la
piccina
balbettava
qualche
confusa
parola
di
scusa
,
ella
stessa
scelse
tre
rose
dal
fascio
,
una
bianca
,
una
gialla
ed
una
rossa
,
e
le
dispose
nel
calice
.
-
Ricordati
che
sono
senz
'
acqua
,
pensa
a
dar
loro
nuova
vita
.
Quando
il
servizio
fu
pronto
sul
tavolino
sbarazzato
dai
libri
,
la
conversazione
,
divenuta
generale
,
sfiorò
molti
argomenti
:
la
floricoltura
del
dottore
,
il
movimento
dei
forestieri
sul
lago
,
le
bellezze
della
natura
e
dell
'
arte
italiana
.
-
Ora
,
-
ella
disse
,
levandosi
,
dando
il
segno
dell
'
addio
,
-
non
bisogna
dormire
sugli
allori
,
Bertini
!
-
Glielo
dica
lei
,
signora
!
-
soggiunse
la
sorella
.
-
Forse
le
sue
raccomandazioni
riusciranno
più
efficaci
delle
nostre
.
-
Di
questo
gruppo
sacro
,
sulla
cima
Antalba
,
guardate
che
vogliamo
avere
presto
notizia
!
Non
è
possibile
che
quassù
,
dinanzi
a
questo
sublime
spettacolo
,
non
troviate
motivi
d
'
ispirazione
.
Erano
di
nuovo
usciti
sulla
terrazza
;
dopo
una
breve
sosta
,
ridiscesero
tutti
,
ospiti
e
padroni
di
casa
,
verso
la
chiesa
.
Tutte
le
nebbie
erano
ormai
disciolte
,
nel
trionfo
del
sole
;
solo
un
ultimo
fiocco
ne
restava
,
sull
'
Antalba
,
piegato
dal
vento
in
modo
da
simulare
il
fumo
d
'
un
vulcano
.
Pareva
veramente
che
,
per
un
'
improvvisa
eruzione
,
dalle
viscere
del
monte
esalasse
un
ardente
fiato
.
-
Meraviglioso
!
Divino
!
...
-
mormorò
ella
ancora
,
girando
lo
sguardo
per
la
conca
lacustre
,
quasi
a
raccogliere
e
imprimersi
nella
mente
tutti
i
particolari
di
quella
visione
,
come
aveva
fatto
di
ogni
angolo
e
di
ogni
opera
dello
studio
.
Poi
,
rivolta
alla
padrona
di
casa
:
-
Signora
...
-
disse
,
stendendole
la
mano
.
Si
tennero
un
momento
per
mano
,
guardandosi
;
poi
,
con
moto
concorde
,
si
accostarono
,
si
baciarono
sulle
due
guance
.
Chinatasi
sulla
piccina
,
la
straniera
le
prese
la
testolina
fra
le
mani
,
la
baciò
sulla
fronte
.
-
Rammenta
tu
allo
zio
che
vogliamo
vedere
altre
statue
.
Digli
che
ti
scolpisca
lassù
!
...
Strinse
la
mano
a
lui
da
ultimo
,
dopo
aver
preso
congedo
da
tutti
gli
altri
.
-
Fate
contenti
i
vostri
cari
e
i
vostri
amici
!
...
Avete
un
dovere
,
se
non
dinanzi
ad
essi
,
dinanzi
all
'
Arte
che
aspetta
grandi
cose
da
voi
.
Egli
non
poté
rispondere
;
chinò
soltanto
il
capo
,
per
nascondere
l
'
ultima
contrazione
del
viso
.
Quando
fu
in
carrozza
,
dopo
che
la
frusta
schioccò
e
i
cavalli
si
mossero
,
ella
salutò
ancora
,
con
la
mano
,
col
capo
;
lanciò
ancora
un
'
ultima
esortazione
:
-
Siamo
intesi
,
Bertini
!
...
Al
lavoro
!
...
Buon
lavoro
!
...
Narrativa ,
AL
LETTORE
Questo
libro
non
è
che
l
'
autobiografia
d
'
un
povero
tipografo
.
Il
manoscritto
mi
fu
affidato
da
una
signora
,
che
lo
trovò
in
una
soffitta
dei
sobborghi
di
Torino
:
ella
aveva
conosciuto
il
giovane
,
che
viveva
isolato
,
e
di
cui
non
avrebbe
mai
potuto
sospettare
lo
strano
e
disperato
progetto
.
Da
sue
indagini
risulta
la
probabilità
ch
'
egli
sia
perito
nell
'
ultima
inondazione
del
Po
,
dove
più
d
'
un
coraggioso
rimase
vittima
del
proprio
eroismo
.
Lo
scritto
,
che
ho
tutt
'
intero
copiato
e
talvolta
interpretato
,
era
sul
rovescio
d
'
un
fascio
di
bozze
.
Evidentemente
s
'
era
molto
indugiato
su
di
esso
,
per
abitudine
professionale
e
per
un
istinto
d
'
artista
ch
'
egli
possedeva
senza
dubbio
.
Fece
egli
le
due
copie
di
cui
parla
nella
prima
pagina
?
Forse
sì
,
e
può
darsi
che
quel
lavoro
lo
distraesse
alfine
dal
suo
folle
proposito
:
o
fors
'
anco
egli
portava
indosso
il
suo
memoriale
,
quando
,
mentre
vagava
disoccupato
poco
lungi
dal
villaggio
natìo
,
gli
si
offerse
un
'
opportunità
d
'
azione
più
immediata
,
più
imperiosa
e
più
umana
.
Egli
era
uno
dei
tipi
caratteristici
del
nostro
periodo
,
uno
di
quegli
organismi
di
pura
sensibilità
e
intelligenza
,
che
il
caso
della
nascita
espone
ad
essere
inesorabilmente
schiacciati
dal
meccanismo
ancora
rudimentale
della
nostra
società
.
La
loro
esistenza
è
un
sintomo
.
Perciò
ho
pubblicato
questo
scritto
,
in
cui
non
intervenni
che
per
mutar
qualche
nome
e
aggiungere
un
titolo
che
mi
pareva
chiaramente
indicato
dal
contesto
.
GLI
AMMONITORI
È
venuto
il
tempo
di
compiere
il
mio
grande
atto
.
Fra
alcuni
giorni
tutto
sarà
finito
.
Questo
memoriale
,
di
cui
preparo
due
copie
,
l
'
una
che
porterò
indosso
d
'
or
innanzi
,
l
'
altra
per
inviare
ad
un
giornale
,
ha
il
solo
scopo
di
dichiarare
-
in
caso
che
si
volessero
travisare
le
mie
intenzioni
o
spiegare
l
'
avvenuto
come
un
accidente
fortuito
-
il
processo
in
cui
io
venni
nella
determinazione
di
morire
in
modo
tanto
eccezionale
.
I
.
Nacqui
a
Gàssino
,
nella
valle
del
Po
.
Non
ho
conosciuto
mia
madre
.
Mio
padre
era
fornaciaio
:
colle
gambe
nude
nella
fossa
,
tagliava
la
creta
gialla
,
l
'
impastava
,
la
metteva
nella
forma
da
mattoni
:
e
s
'
allineavano
innumerevoli
i
mattoni
sull
'
aia
levigata
,
parevano
grandi
pani
,
inzuccherati
di
sabbia
fina
.
Pane
invece
non
ne
guadagnava
molto
:
ma
i
suoi
ottanta
centesimi
giornalieri
procuravano
a
lui
e
a
me
polenta
il
mezzogiorno
e
minestra
la
sera
.
L
'
inverno
non
si
lavorava
;
quando
i
primi
geli
ci
avevano
coperte
le
mani
di
crepacci
,
cessavamo
:
ci
riparavamo
allora
nella
stalla
d
'
un
vicino
che
aveva
bestiame
,
e
quando
non
nevicava
,
andavamo
a
far
legna
nei
boschi
dei
signori
,
raccogliendo
soltanto
il
seccume
e
i
ceppi
putridi
che
vendevamo
a
un
soldo
il
fascio
:
stando
tutto
il
giorno
nei
boschi
e
portando
sulla
schiena
fino
al
villaggio
due
o
tre
fasci
,
guadagnavamo
sette
od
otto
soldi
.
Perciò
l
'
inverno
si
mangiava
meno
,
quantunque
avessi
molta
più
fame
:
è
vero
che
il
pane
di
granoturco
,
pesante
e
giallo
come
i
nostri
mattoni
,
ci
faceva
credere
d
'
aver
sempre
lo
stomaco
pieno
.
A
febbraio
,
sull
'
aia
!
E
anch
'
io
nella
mota
gialla
fin
sopra
il
ginocchio
,
col
sole
che
dava
la
febbre
:
per
ciò
mio
padre
era
giallo
e
io
ho
l
'
aria
d
'
aver
l
'
itterizia
.
Ma
questo
non
monta
.
Mio
padre
morì
.
Il
sindaco
ricorse
per
me
a
Torino
e
fui
raccolto
nella
Pia
Casa
.
Qui
mi
si
insegnò
qualche
cosa
:
d
'
inverno
al
paese
ero
andato
a
scuola
e
sapevo
il
catechismo
e
la
storia
sacra
:
qui
mi
fecero
ripetere
la
storia
sacra
e
il
catechismo
e
un
po
'
di
storia
romana
,
Muzio
Scevola
e
Bruto
,
più
i
diritti
e
doveri
del
cittadino
italiano
.
Più
tardi
mi
posero
come
apprendista
in
una
stamperia
.
Correvo
tutto
il
giorno
per
città
a
portare
commissioni
e
bozze
e
tornavo
all
'
ospizio
la
sera
.
La
domenica
si
passava
gran
parte
in
chiesa
e
solo
il
canto
e
l
'
organo
me
la
facevano
parere
meno
gravosa
.
Quando
mi
misero
alla
cassa
di
compositore
,
imparai
rapidamente
.
Ebbi
tosto
un
buon
salario
e
potei
uscire
dalla
Pia
Casa
.
Intanto
frequentavo
le
scuole
serali
:
studiai
parecchio
:
imparai
l
'
italiano
e
il
francese
e
così
,
da
me
,
nella
mia
soffitta
-
abitavo
in
Borgo
San
Secondo
e
mangiavo
alla
Cucina
popolare
-
volli
anche
conoscere
un
po
'
la
grammatica
latina
,
senza
di
cui
non
si
possono
approfondire
quelle
lingue
.
Perché
il
mio
scopo
era
di
diventare
correttore
.
A
dir
il
vero
,
sui
diciott
'
anni
mi
domandai
se
non
avessi
delle
attitudini
a
far
parecchie
altre
cose
,
a
cantare
,
a
disegnare
,
a
scrivere
e
perfino
a
far
della
filosofia
...
Mi
ricordo
vagamente
d
'
una
primavera
in
cui
affermai
a
me
stesso
con
un
certo
turbamento
che
la
vita
doveva
essere
assai
bella
:
il
cielo
,
la
terra
,
le
cose
e
le
persone
,
tutto
era
pieno
d
'
una
grande
simpatia
per
me
!
Ciò
durò
poco
.
Sentendomi
divenir
malinconico
,
mi
riposi
a
studiare
.
Non
avevo
alcuna
preoccupazione
che
mi
frastornasse
seriamente
:
ottenni
presto
un
posto
di
correttore
alla
Società
Editrice
Scientifica
;
dapprima
fui
impiegato
in
lavori
di
poco
conto
;
indi
,
conosciutasi
la
mia
buona
volontà
,
mi
si
pose
attorno
a
lavori
di
maggiore
importanza
,
sopratutto
a
traduzioni
di
opere
scientifiche
.
La
mia
professione
mi
dava
molte
compiacenze
.
Ero
a
contatto
con
gente
di
scienza
e
talvolta
cercavo
mostrare
a
qualcuno
,
che
comprendevo
molto
di
più
che
non
desse
a
presumere
la
mia
condizione
:
più
d
'
uno
mi
piantò
gli
occhi
in
faccia
con
stupore
,
quando
gli
indicai
certe
contraddizioni
nel
corso
d
'
un
lavoro
o
gli
suggerii
umilmente
certe
trasposizioni
che
avrebbero
giovato
all
'
ordine
,
all
'
equilibrio
non
soltanto
tipografico
,
d
'
una
trattazione
.
Passarono
,
credo
,
cinque
o
sei
anni
.
Nel
gettar
su
carta
questi
ricordi
non
ho
tempo
d
'
indugiarmi
:
ricordare
è
dolce
,
anche
i
dolori
,
ma
la
vita
incalza
-
o
piuttosto
la
morte
...
Or
son
quattro
anni
,
andai
ad
abitare
in
Borgo
San
Donato
.
A
questo
punto
incomincia
la
mia
vita
:
Perché
prima
non
avevo
vissuto
,
vale
a
dire
non
avevo
sentito
nulla
dentro
di
me
,
non
mi
ero
detto
neanche
un
momento
:
"
To
'
,
sei
qui
,
Martino
:
c
'
è
tanta
gente
al
mondo
:
tu
vali
quanto
qualcheduno
...
"
.
Abitavo
nelle
soffitte
della
casa
n
.
*
*
di
via
San
Donato
.
C
'
erano
142
scalini
che
facevo
ogni
sera
a
due
per
volta
,
riducendoli
così
a
metà
.
Allora
non
avevo
il
batticuore
...
Una
sera
,
montavo
allungando
il
braccio
alla
ringhiera
di
ferro
,
a
testa
china
;
rischiai
di
sfondare
il
ventre
a
uno
che
discendeva
,
il
quale
per
l
'
urto
sedette
sugli
scalini
senza
fiato
.
Ahi
,
lo
stesso
m
'
era
accaduto
qualche
settimana
prima
con
un
giovinotto
elegante
che
aveva
alzato
il
bastone
a
percuotermi
,
ma
aveva
colpito
soltanto
la
ringhiera
,
perché
io
era
già
in
alto
...
Chiesi
perdono
con
una
grande
vergogna
al
povero
diavolo
che
avevo
dinanzi
.
Vidi
un
sorriso
di
fanciullo
in
una
faccia
pallida
e
patita
:
l
'
aiutai
ad
alzarsi
:
era
piccolo
,
di
membra
gracili
,
con
un
viso
fine
dominato
da
una
fronte
enorme
.
Egli
riprese
a
discendere
,
dopo
avermi
guardato
con
due
occhi
acuti
e
dolci
,
indimenticabili
.
Io
non
avevo
mai
badato
di
proposito
agli
inquilini
delle
soffitte
.
Uscivo
la
mattina
,
alle
cinque
d
'
estate
,
alle
sei
d
'
inverno
,
e
non
tornavo
che
la
sera
tardi
,
stanchissimo
.
Qualche
bestemmia
di
ubbriaco
,
qualche
urlo
di
donna
percossa
,
qualche
strillo
di
bimbo
,
le
martellate
di
un
calzolaio
matto
,
chiamato
Cimisin
,
mi
destavano
talvolta
d
'
improvviso
,
ma
non
mi
davano
inquietudine
.
A
poco
a
poco
,
senza
volerlo
,
vidi
chi
fosse
l
'
ubriacone
e
la
donna
percossa
che
stavano
entrambi
nella
soffitta
attigua
alla
mia
,
e
parecchi
degli
squallidi
abitanti
di
quel
lunghissimo
corridoio
a
ferro
di
cavallo
,
fiancheggiato
d
'
una
quarantina
di
cellette
dall
'
uscio
color
caffè
,
quasi
sempre
chiuse
lungo
il
giorno
e
piene
la
notte
di
agitazioni
e
di
sonni
più
pesanti
che
la
morte
.
Il
giorno
dopo
,
era
una
domenica
di
ottobre
,
rimasi
in
casa
fino
a
tardi
,
cosa
che
mi
capitava
ben
di
rado
,
perché
quel
bugigattolo
non
m
'
invitava
a
trattenermi
fuorché
per
dormire
,
e
,
nato
in
campagna
,
amavo
passarvi
tutto
il
dì
festivo
,
da
vero
vagabondo
solitario
...
(
Feci
perfino
una
piccola
collezione
di
piante
e
d
'
insetti
,
aiutandomi
per
la
classificazione
con
le
visite
al
museo
zoologico
)
.
La
ragione
era
in
questo
,
che
attendevo
dal
calzolaio
matto
le
mie
scarpe
,
e
quegli
non
se
la
sbrigava
.
Bel
tipo
!
Egli
zufolava
come
un
flauto
e
sapeva
a
memoria
tutto
il
Barbiere
,
che
eseguiva
secondandolo
colla
battuta
del
martello
o
colle
bracciate
dello
spago
:
zufolava
dei
fu
fu
interminabili
o
vocalizzava
agilissimamente
lalla
liro
lirolla
!
Un
merlo
in
una
gabbia
gareggiava
con
lui
,
ripetendo
migliaia
di
volte
la
prima
battuta
dell
'
Inno
di
Garibaldi
.
Cimisin
aveva
inventato
una
macchina
per
volare
e
diceva
che
senza
i
framassoni
essa
sarebbe
già
adottata
dall
'
esercito
italiano
.
Dopo
averlo
lasciato
fischiettar
Rossini
parecchie
ore
,
mi
risolvetti
ad
affrontarlo
nella
sua
tana
.
Aveva
sempre
l
'
uscio
aperto
,
anche
la
notte
,
perché
temeva
che
i
fabbri
glielo
scassinassero
,
-
i
fabbri
erano
altri
suoi
persecutori
,
come
i
framassoni
-
soltanto
teneva
sempre
dinanzi
alla
porta
una
tenda
,
per
la
decenza
.
Stavo
per
gridare
:
"
Si
può
?
"
,
quando
al
fondo
del
corridoio
vedo
uscir
dall
'
ombra
una
figura
di
giovinetta
,
pallidissima
,
cogli
occhi
stravolti
,
come
pazza
.
Io
occupavo
il
passaggio
:
quando
mi
fu
vicina
si
coprì
la
faccia
,
strisciò
lungo
il
muro
e
prese
a
scendere
rapidamente
.
Appena
scomparsa
lei
,
dalla
stessa
parte
un
uomo
si
slancia
.
Era
il
giovane
che
avevo
urtato
per
le
scale
il
giorno
prima
.
Aveva
la
faccia
come
pesta
e
gli
occhi
smarriti
.
-
Mia
sorella
?
-
singhiozzò
rivolgendosi
a
me
.
-
È
scesa
,
-
diss
'
io
subito
.
Si
precipitò
anch
'
egli
per
la
scala
.
Ed
io
dietro
in
ciabatte
,
chiedendogli
con
imbarazzo
:
-
Signore
,
scusi
,
signore
!
Giunsi
anch
'
io
sulla
strada
.
Ma
la
portinaia
,
che
avea
veduto
scendere
il
giovane
,
lo
afferrò
per
un
braccio
e
lo
spinse
nella
sua
camera
.
Là
la
sorella
,
accosciata
in
terra
,
si
torceva
in
singhiozzi
convulsivi
.
Egli
diede
un
gran
sospiro
,
strinse
il
braccio
di
lei
per
sollevarla
:
ma
il
corpo
non
consentiva
:
l
'
alzò
con
forza
,
con
ira
.
Poi
s
'
intenerì
subito
:
-
Povera
Lena
!
-
mormorò
.
La
sua
voce
era
profonda
e
vibrante
d
'
una
dolcezza
repressa
.
Ad
un
tratto
strinse
con
ambo
le
mani
la
faccia
di
lei
,
figgendole
gli
occhi
negli
occhi
,
poi
lasciò
cader
le
braccia
come
esausto
:
-
Vieni
sopra
,
Lena
!
Ella
chinò
gli
occhi
e
obbedì
.
Scoprii
un
istante
un
volto
bianco
,
delle
labbra
pallide
,
non
segnato
che
da
due
grandi
occhi
dalle
sopracciglia
nere
.
Ricordai
ad
un
tratto
quelle
sopracciglia
,
il
cui
disegno
puro
mi
s
'
era
certo
impresso
negli
occhi
sfiorando
lei
chissà
quante
volte
distrattamente
per
le
scale
.
Che
fare
?
Seguirli
mi
pareva
sconveniente
.
Quando
furono
saliti
,
chiesi
alla
portinaia
:
-
Che
avviene
?
Ne
sapete
qualcosa
voi
?
-
Eh
!
non
ne
so
niente
...
Ma
lo
dicevo
io
!
I
signori
sono
tutti
uguali
.
I
signori
?
Non
si
riferiva
certo
ai
miei
compagni
delle
soffitte
.
-
Che
c
'
entrano
i
signori
?
-
dissi
.
-
Mah
!
Misteri
!
Del
resto
lo
sanno
tutti
.
Non
ha
osservato
mai
un
bel
giovinotto
nei
corridoi
?
Era
lui
.
E
adesso
chi
l
'
ha
visto
l
'
ha
visto
.
Tutti
compagni
...
Buon
giorno
,
signor
Stanga
!
E
mi
piantò
in
asso
.
Risalii
.
Appoggiato
al
davanzale
della
mia
finestra
,
che
dava
nel
cortile
,
ascoltavo
.
Trattavasi
forse
del
giovinotto
elegante
da
me
urtato
sulle
scale
giorni
prima
...
?
Le
finestre
di
fronte
eran
tutte
aperte
,
fuorché
una
;
doveva
esser
quella
...
E
un
pianto
lontano
,
pianto
di
bambino
,
non
discernevo
se
di
lei
o
del
fratello
,
si
mescolava
ora
al
fischiettìo
allegrissimo
del
mio
calzolaio
.
La
mia
vita
,
il
lavoro
,
le
lezioni
serali
all
'
Università
Popolare
,
mi
ripresero
.
Ma
rincasando
tardi
,
mentre
sedevo
a
sbrigare
i
miei
còmpiti
sotto
la
lampada
a
petrolio
,
davo
più
retta
ora
ai
rumori
della
soffitta
,
alla
vita
notturna
di
quella
specie
di
chiostro
aereo
ove
nessuno
conosceva
o
vedeva
forse
mai
il
vicino
;
esseri
umani
le
cui
sofferenze
,
le
cui
gioie
di
un
attimo
,
i
cui
riposi
pesanti
,
divisi
soltanto
da
un
sottil
muro
,
gettavan
nei
corridoi
rumori
indistinti
,
vagiti
,
gemiti
,
ronfi
,
bestemmie
.
E
allora
sentivo
qualcosa
che
entrava
in
me
,
qualcosa
di
tutti
quegli
esseri
,
con
un
senso
quasi
di
molestia
:
pareva
che
la
lor
vita
grave
pesasse
sulla
mia
:
non
mi
sentivo
più
libero
di
esser
solo
:
non
ero
più
solo
:
coloro
m
'
imponevano
qualcosa
ch
'
io
non
accettavo
se
non
con
riluttanza
.
Forse
s
'
io
non
avessi
mai
sofferto
,
non
avrei
sentito
questo
:
ora
la
sofferenza
altrui
ridestava
quella
mia
antica
,
sopita
nelle
mie
fibre
di
fanciullo
:
e
il
pensiero
che
altri
ora
dolorava
com
'
io
allora
,
mi
dava
l
'
illusione
che
degli
altri
me
stesso
,
degli
altri
esseri
come
quel
fanciullo
giallo
ch
'
io
vedevo
e
vedo
ancora
,
col
ventre
lacerato
dalla
fame
e
le
gambe
nella
mota
,
raspassero
eternamente
nella
terra
infeconda
,
per
coricarvisi
alla
fine
.
Intanto
io
che
prima
lavoravo
ai
libri
di
poca
importanza
,
passai
a
correggere
opere
di
gran
valore
.
Fu
allora
che
lessi
per
mio
ufficio
volumi
di
cui
non
capivo
gran
fatto
,
ma
ove
,
dopo
cento
pagine
per
me
mute
,
certi
periodi
spandevano
nella
mia
mente
onde
di
splendore
.
Basti
dire
che
corressi
le
opere
tradotte
di
Darwin
,
di
Haechel
,
di
Schopenhauer
,
di
William
James
,
di
Wundt
,
di
Flammarion
.
Ogni
sera
dinanzi
alla
mia
lampada
rileggevo
quelle
pagine
,
di
cui
dal
bozzista
compiacente
,
con
qualche
pretesto
,
mi
facevo
tirare
una
bozza
per
me
;
e
le
pareti
della
mia
soffitta
si
dilatavano
,
scomparivano
:
la
mia
lampada
diventava
un
sole
.
Talvolta
il
mio
capo
era
talmente
pieno
di
calore
,
percorso
da
fremiti
e
posseduto
dalla
febbre
,
che
aprivo
la
finestra
e
mi
pareva
d
'
immergermi
nelle
stelle
.
Oh
!
gl
'
immensi
mondi
,
nati
ieri
o
già
decrepiti
,
pieni
di
vita
o
bruciati
,
irradiati
o
spenti
nelle
tenebre
!
E
sovente
la
finestra
di
fronte
era
illuminata
:
talvolta
s
'
apriva
,
e
una
mezza
figura
si
curvava
sul
davanzale
,
la
gran
fronte
del
fratello
di
Lena
.
Una
sera
(
era
gennaio
:
son
già
quasi
due
anni
!
)
mi
avviavo
all
'
Università
Popolare
,
dopo
cena
:
aveva
nevicato
tutto
il
giorno
.
In
piazza
Statuto
lo
spettacolo
era
stranissimo
ed
energico
.
Mucchi
di
neve
venivano
ammonticchiati
qua
e
là
da
uomini
neri
,
i
cui
volti
erano
illuminati
fortemente
da
fumiganti
torce
a
vento
,
piantate
in
cima
a
quelli
:
carretti
si
caricavano
e
trascinavano
fino
alle
botole
,
ove
il
carico
si
sprofondava
.
Mi
soffermai
a
contemplare
un
istante
.
Ad
un
tratto
fui
colpito
da
stupore
.
Un
mingherlino
,
avvolto
in
un
pastrano
assai
leggero
,
con
due
occhi
ardenti
sotto
un
gran
cappello
a
cencio
,
sollevava
a
stento
le
sue
palate
di
neve
che
gettava
sul
cumulo
:
lui
!
il
fratello
di
Lena
.
Mi
scorse
e
sorrise
:
-
Buona
sera
-
disse
con
la
voce
tenera
e
profonda
.
-
Anche
lei
qui
?
-
esclamai
.
-
Come
vede
!
Bisogna
lavorare
!
Ma
le
sue
mani
erano
gracili
e
livide
,
e
le
braccia
facevano
fatica
a
sollevar
la
pala
.
-
Non
è
lavoro
per
lei
,
credo
!
-
Quando
non
c
'
è
altro
!
...
Ieri
ho
guadagnato
due
lire
.
-
E
la
sua
faccia
magra
pareva
raggiasse
di
gioia
.
Un
assistente
s
'
avvicinava
.
Mi
incamminai
.
Al
mio
ritorno
egli
era
là
ancora
:
-
Non
viene
a
casa
?
È
quasi
mezzanotte
.
-
Sì
,
a
momenti
.
-
Allora
,
l
'
attendo
.
Era
trafelato
,
col
cappello
buttato
indietro
sulla
nuca
;
e
la
sua
gran
fronte
splendeva
alla
luce
sanguigna
delle
torce
.
Intorno
a
lui
il
lavoro
diveniva
più
lento
,
prossimo
alla
fine
,
monotono
e
triste
:
pareva
una
fatica
interminabile
d
'
una
bolgia
dantesca
.
S
'
avvicinò
l
'
assistente
.
Era
mezzanotte
Aveva
un
foglio
in
mano
e
chiamava
ciascuno
.
Io
stavo
attento
;
ad
un
nome
,
Cràstino
!
egli
si
levò
e
s
'
avvicinò
a
colui
.
Si
chiamava
Cràstino
:
il
mio
latino
me
ne
diceva
qualcosa
:
con
un
nome
simile
doveva
essere
un
trovatello
.
Venne
a
me
sfinito
e
contento
:
-
Tre
lire
oggi
!
-
Ma
perché
non
cerca
un
'
altra
occupazione
più
adatta
per
lei
?
-
diss
'
io
.
-
Dall
'
aspetto
immagino
che
abbia
studiato
.
-
Appunto
!
Perciò
sono
un
buono
a
nulla
.
Questo
è
un
lavoro
che
non
richiede
preparazione
.
Dovrei
avere
un
buon
mestiere
,
ecco
.
-
Non
potrebbe
trovar
lavoro
in
qualche
ufficio
,
come
segretario
,
o
in
una
tipografia
,
o
che
so
io
?
-
Ho
provato
:
non
si
trova
nulla
.
Io
pensavo
:
avrei
cercato
io
stesso
,
poi
sarei
stato
ben
contento
di
offrirgli
un
posto
...
-
E
sua
sorella
?
-
osai
domandargli
.
Egli
sospirò
profondamente
,
ma
non
rispose
.
Di
lì
a
un
momento
riprese
:
-
Tre
lire
...
Nevicherà
di
nuovo
,
non
è
vero
?
-
E
guardò
il
cielo
brillante
di
stelle
.
-
Non
credo
-
risposi
.
-
Domani
è
sole
;
d
'
altronde
è
domenica
.
-
È
vero
.
La
domenica
dev
'
esserci
il
sole
,
per
chi
lavora
tutta
la
settimana
.
Chi
sa
quando
lavorerò
di
nuovo
!
Dovrebbe
nevicare
domani
notte
,
no
?
-
Se
le
fa
piacere
!
-
e
risi
anch
'
io
.
-
Ci
son
di
quelli
che
guadagnano
uno
scudo
:
l
'
assistente
ti
squadra
,
ti
pesa
coll
'
occhio
,
e
ti
fa
la
tara
.
Io
peso
poco
.
Eravamo
giunti
al
nostro
palazzo
.
Aprimmo
:
dallo
scalone
coperto
di
tappeto
,
intiepidito
dal
calorifero
,
alla
scaletta
nuda
del
nostro
lubbione
,
i
gradini
erano
sempre
più
alti
:
traversavamo
così
ogni
sera
tutte
le
zone
della
società
:
caldo
,
temperato
,
freddo
:
noi
eravamo
al
polo
.
In
cima
della
scala
io
voltavo
da
una
banda
e
lui
dall
'
altra
:
-
Viene
un
momento
da
me
?
Sono
solo
.
E
come
io
esitavo
:
-
Domani
lei
non
lavora
...
Chiacchieriamo
.
Viene
?
E
mi
prese
per
un
braccio
.
Traversato
il
corridoio
pieno
come
di
ronzii
indistinti
,
entrammo
.
Era
la
mia
soffitta
tal
e
quale
:
la
medesima
disposizione
del
letto
,
col
capezzale
verso
la
parete
maggiore
e
i
piedi
verso
lo
spiovente
,
poiché
la
forma
del
tetto
non
ne
comporta
altra
.
Un
angolo
era
nascosto
da
una
tenda
.
È
solo
lei
ora
?
-
gli
domandai
.
-
Solo
,
sì
.
E
mi
guardò
in
modo
che
pareva
mostrasse
una
intensa
pietà
di
me
:
e
gli
occhi
gli
si
empierono
di
lacrime
.
Aggiunse
:
-
Lei
non
può
dormire
?
-
Io
dormo
come
un
ghiro
!
Al
mattino
non
mi
leverei
mai
.
-
Perché
si
mette
alla
finestra
tardissimo
?
-
Oh
un
momento
,
per
cacciare
il
puzzo
del
petrolio
,
dopo
avere
scritto
o
letto
per
ore
intere
.
-
Ah
,
studia
lei
?
Ha
dei
libri
?
-
E
i
suoi
occhi
s
'
illuminarono
.
-
Moltissimo
.
Ho
una
curiosa
biblioteca
.
Sono
correttore
di
bozze
alla
Società
Editrice
.
-
Perdio
!
-
interruppe
egli
.
-
Dunque
lei
può
leggere
Spencer
,
Nietzsche
...
-
Sicuro
!
Li
posseggo
quasi
per
intero
,
e
molti
altri
.
-
Li
ha
là
,
in
quella
soffitta
?
-
e
s
'
appressò
alla
finestra
come
per
penetrare
laggiù
con
lo
sguardo
.
Ma
il
suo
entusiasmo
cedette
subito
S
'
abbandonò
a
sedere
sul
letto
,
che
fece
un
crepitìo
di
foglie
pigiate
:
appoggiò
il
gomito
al
cuscino
e
la
testa
sulla
mano
,
poi
riprese
colla
voce
dolce
e
profonda
:
-
D
'
altronde
,
è
inutile
studiare
.
Io
so
già
tutto
.
Ciascuno
sa
quello
che
gli
è
necessario
.
La
lucerna
gli
illuminava
la
fronte
troppo
ampia
,
sotto
cui
le
orbite
si
approfondivano
:
gli
zigomi
prominenti
e
le
mascelle
forti
contrastavano
colla
forma
della
bocca
nettamente
segnata
sotto
baffi
neri
e
radi
e
le
labbra
avevano
increspamenti
infantili
con
una
perenne
piega
dolorosa
agli
angoli
.
La
sua
affermazione
lo
fece
sorridere
col
suo
sorriso
melanconico
.
Soggiunse
:
-
E
lei
non
sente
che
il
necessario
a
sapersi
è
molto
poco
?
-
Non
saprei
,
caro
signore
-
risposi
.
-
Io
ho
studiato
moltissimo
e
credo
che
non
cesserò
mai
di
studiare
,
finché
non
senta
di
saperne
abbastanza
,
cioè
fino
a
quando
quel
poco
che
conosco
sarà
unito
e
compatto
.
Oh
,
so
bene
!
Ogni
ramo
di
scienza
richiede
una
vita
intera
.
Io
ero
pazzo
per
l
'
entomologia
:
ebbene
,
l
'
ho
piantata
perché
sentivo
che
sarei
andato
al
camposanto
senza
conoscerla
interamente
.
-
Se
la
sarebbe
fatta
insegnare
dai
vermi
!
-
No
,
perché
mi
farò
cremare
.
Egli
si
mise
a
ridere
:
-
Inutile
,
amico
.
Ci
sono
i
microbî
che
ci
fanno
vivere
e
quelli
che
ci
fanno
morire
.
Questi
ultimi
la
vinceranno
...
E
ci
sono
altri
microbî
che
spazzano
anche
le
nostre
spoglie
per
far
posto
ai
nuovi
arrivati
.
-
Questo
l
'
ho
letto
anch
'
io
.
E
dunque
vero
?
-
Verissimo
.
-
Già
:
noi
siamo
colonie
.
Ogni
gruppo
di
microrganismi
ha
l
'
ufficio
di
mantenere
un
organo
.
Una
volontà
regge
tutta
questa
collettività
.
Ecco
l
'
uomo
!
Rimasi
stupito
della
mia
audacia
:
stupito
e
insieme
felice
,
come
se
in
quel
momento
io
primo
avessi
scoperto
d
'
un
balzo
quella
verità
.
Egli
mi
guardò
sorridendo
di
compiacenza
:
-
Questo
non
c
'
entra
...
Saremo
amici
,
non
è
vero
?
-
E
tosto
si
oscurò
.
Mi
afferrò
la
mano
,
poi
la
ritrasse
subito
e
si
stese
sul
letto
:
-
La
vita
è
un
male
.
-
No
,
la
vita
è
un
bene
-
protestai
incoraggiato
e
quasi
petulante
.
Ero
così
poco
avvezzo
a
parlare
con
persone
colte
di
cui
non
avessi
soggezione
,
che
il
trovar
finalmente
uno
col
quale
parlare
da
pari
a
pari
delle
cose
che
erano
divenute
tutta
la
mia
vita
mi
riempiva
di
entusiasmo
e
di
un
'
audacia
che
non
sapevo
contenere
.
-
È
il
solo
bene
la
vita
!
-
affermai
con
forza
.
-
Tutto
il
resto
non
esiste
che
nella
nostra
immaginazione
:
l
'
abbiamo
farneticato
perché
non
sapevamo
il
valore
della
vita
.
-
E
questo
che
esiste
nella
nostra
immaginazione
vale
molto
più
che
la
realtà
-
egli
riprese
.
-
Io
vedo
un
'
altra
vita
e
confido
in
essa
...
Guardi
un
po
'
fuori
della
finestra
.
Perché
non
si
mette
alla
finestra
come
le
altre
sere
?
...
Io
sono
troppo
stanco
!
Apersi
:
là
dentro
era
freddo
e
senz
'
aria
.
La
notte
invece
pareva
quasi
tepida
.
I
tetti
bianchi
:
una
distesa
interminata
di
tetti
,
su
cui
i
camini
in
fila
parevano
armenti
immobili
e
candidi
.
Un
augusto
mistero
splendeva
in
cielo
ove
le
stelle
limpidissime
tremolavano
.
Egli
aveva
gli
occhi
chiusi
.
Disse
:
-
Il
cielo
!
Che
bellezza
!
Quando
spengo
il
lume
,
la
finestra
par
che
si
apra
sull
'
immenso
!
Poi
,
dopo
un
po
'
:
-
Sa
lei
che
io
ho
fatto
un
libro
di
poesie
?
Non
ha
mai
letto
il
mio
nome
?
Io
mi
chiamo
Vigile
Cràstino
:
pare
uno
pseudonimo
.
Infatti
c
'
è
chi
nasce
sotto
uno
pseudonimo
...
Chi
sa
qual
anima
di
rivoluzionario
mi
dette
questo
nome
,
affatto
fuor
di
proposito
!
Perché
io
non
sono
né
del
domani
,
né
dell
'
oggi
.
Sono
fuor
della
vita
...
Sa
lei
che
significa
?
-
Sì
;
so
un
po
'
di
latino
.
Ma
io
l
'
ho
sentito
chiamar
Luigi
...
-
Infatti
Vigi
era
il
mio
nome
da
bimbo
,
e
così
mi
chiama
mia
sorella
.
Tacque
un
istante
,
poi
ripigliò
:
-
Ma
per
me
non
c
'
è
né
oggi
,
né
domani
.
C
'
è
l
'
eternità
,
cioè
un
punto
,
e
tutto
è
contemporaneo
:
il
tempo
e
lo
spazio
non
sono
che
apparenze
:
le
variazioni
,
il
numero
,
gli
individui
non
sono
che
apparenze
.
La
realtà
è
l
'
uno
,
l
'
Essere
.
-
Cosicché
lei
non
vive
,
e
neanch
'
io
...
-
Non
esistiamo
.
Ombre
...
Così
non
abbiamo
colpa
e
merito
di
quello
che
agitiamo
nella
nostra
vita
,
come
non
l
'
abbiamo
nel
sonno
.
La
vita
è
un
sonno
.
Ci
sveglieremo
.
Allora
io
potrò
anche
abbracciare
mia
sorella
e
baciarla
in
fronte
...
-
E
morta
dunque
?
-
interruppi
io
pieno
di
stupore
.
E
mi
sorse
nettamente
negli
occhi
il
volto
dalle
grandi
sopracciglia
e
dalle
labbra
pallide
.
Ne
sentii
come
un
disagio
al
cuore
.
-
No
.
È
nel
sonno
come
noi
.
Ma
il
suo
sonno
è
un
incubo
.
Ella
soffre
fisicamente
e
moralmente
,
dolore
e
onta
.
Mia
sorella
!
...
Non
poté
proseguire
,
la
voce
divenne
stridula
,
si
spense
.
Indi
riprese
con
un
grande
sforzo
e
con
voce
mutata
:
-
Mia
sorella
è
una
disgraziata
!
Pareva
che
da
un
sogno
di
languore
fosse
piombato
in
una
realtà
disgustosa
.
Io
non
seppi
che
soggiungere
.
Dopo
un
po
'
mi
feci
coraggio
,
ma
non
osai
interrogarlo
direttamente
:
-
Dunque
pensa
lei
che
non
esiste
la
colpa
o
il
merito
.
Esiste
il
perdono
:
no
?
-
No
,
no
!
Né
colpa
,
né
perdono
.
Quello
che
deve
avvenire
avverrà
.
Perché
siam
nati
noi
?
Non
sappiamo
,
io
e
mia
sorella
,
chi
ci
ha
messi
al
mondo
.
Un
burlone
ci
chiamò
Cràstino
,
come
se
ci
affidasse
una
missione
e
forse
una
vendetta
,
di
che
?
e
noi
siamo
perfettamente
all
'
oscuro
.
Che
dobbiamo
fare
?
Intanto
mia
sorella
ha
ripetuto
quello
che
ha
fatto
probabilmente
mia
madre
...
Ella
è
ricoverata
alla
Maternità
...
-
Qui
?
-
chiesi
io
,
volgendomi
verso
di
lui
e
sentendomi
afferrare
da
una
gran
commozione
.
-
Lei
va
a
trovarla
?
Domani
è
festa
.
Andiamo
a
trovarla
?
Posso
accompagnarla
?
Mi
stupii
del
mio
ardire
.
Avevo
quasi
il
senso
di
un
'
intrusione
ch
'
io
compiessi
,
ma
mi
ci
sentivo
spinto
irresistibilmente
.
-
Da
due
settimane
non
me
le
feci
più
vedere
...
Non
so
perché
.
Ho
una
immensa
pietà
,
ma
sento
in
fondo
una
specie
di
rancore
.
Che
obbligo
aveva
ella
verso
di
me
?
Io
sì
,
grandissimo
,
verso
di
lei
.
Ella
guadagnava
da
vivere
per
entrambi
.
Io
sono
buono
a
nulla
:
non
sono
un
uomo
io
.
Non
dovevo
nascere
:
perciò
desidero
morire
!
Tuffò
la
faccia
nel
cuscino
e
io
udii
come
se
il
suo
petto
si
rompesse
.
Che
fare
?
Forse
il
meglio
era
ch
'
io
lo
lasciassi
piangere
.
E
avevo
un
nodo
in
gola
,
e
i
miei
occhi
dilatati
verso
la
notte
si
riempivano
di
lacrime
.
Riprese
dopo
un
momento
:
-
Non
aveva
confidenza
in
me
.
Sono
sempre
stato
fuori
della
vita
.
Ero
sempre
astratto
.
Ella
sentiva
forse
degl
'
impulsi
prepotenti
nel
suo
corpo
robusto
.
Che
ne
so
io
?
Uno
studente
,
un
commesso
,
un
seduttore
di
professione
,
un
signore
,
dice
la
portinaia
...
doveva
essere
bello
e
ben
vestito
,
che
ne
so
io
?
Io
non
l
'
ho
mai
veduto
,
non
ho
sospettato
nulla
.
Forse
chi
sa
quante
volte
ella
fu
in
procinto
di
confidarsi
:
doveva
pesarle
il
segreto
...
massime
quando
lui
scomparve
senza
lasciarle
una
parola
d
'
addio
...
Infine
non
ne
poté
più
.
Un
giorno
credette
ch
'
io
le
osservassi
i
fianchi
:
m
'
era
caduto
lo
sguardo
lì
:
non
sapevo
nulla
,
io
!
...
E
ruppe
a
piangere
e
mi
svelò
tutto
...
Tutto
?
Cioè
nulla
.
Un
giovane
...
Chi
?
Dove
abita
?
Nulla
.
E
non
lo
saprò
mai
...
Ora
avrà
un
figlio
...
di
chi
?
Lo
chiamerà
Cràstino
anche
quello
,
e
così
di
generazione
in
generazione
,
procrastinando
...
Lo
scherzo
orribile
mi
riscosse
.
La
tirannia
delle
parole
!
Gli
si
era
imposta
,
ed
egli
aveva
dovuto
eruttarla
per
liberarsene
.
N
'
ebbi
maggior
pietà
.
Mi
gli
appressai
:
aveva
sulla
faccia
una
smorfia
amara
...
Gli
presi
una
mano
e
mi
sedetti
accanto
:
-
Sei
mio
amico
,
hai
detto
.
Diamoci
del
tu
:
quassù
non
si
fanno
cerimonie
.
Io
non
credo
che
la
vita
è
un
sogno
.
Prima
e
dopo
la
vita
non
c
'
è
nulla
per
noi
,
vale
a
dire
per
la
nostra
coscienza
che
è
la
nostra
memoria
e
la
nostra
induzione
dal
passato
al
futuro
,
dico
bene
?
Perciò
dobbiamo
vivere
la
vita
.
Tua
sorella
ha
tentato
di
vivere
...
Bene
o
male
?
(
Perché
abbiamo
anche
quelle
parole
lì
.
Ma
quelle
parole
lì
non
hanno
mica
il
significato
che
dà
loro
la
portinaia
,
ad
esempio
)
.
Io
dico
:
bene
.
Bene
,
se
ella
pensa
che
ha
amato
,
che
fu
amata
forse
un
istante
,
che
una
nuova
vita
nasce
da
lei
,
affidata
alla
sua
lealtà
.
Voi
non
avete
che
da
ricevere
questo
dono
che
vi
fa
la
vita
,
lealmente
,
ed
essere
poi
leali
con
essa
,
con
lui
,
col
nuovo
essere
,
quando
acquisterà
il
diritto
di
sapere
chi
egli
è
,
dico
giusto
?
Egli
taceva
:
aveva
gli
occhi
chiusi
,
pareva
dormire
,
ma
il
suo
respiro
era
troppo
silenzioso
:
ascoltava
.
-
Vedi
,
-
continuai
.
-
C
'
è
qui
sopra
un
centinaio
di
sofferenti
e
tutti
sono
estranei
l
'
uno
all
'
altro
.
Sembrano
estranei
,
e
non
sono
.
Io
sento
pesare
su
me
le
loro
sofferenze
:
così
essi
devono
sentir
le
mie
,
e
nessuno
cerca
di
togliersi
di
dosso
questo
malessere
.
Noi
,
per
esempio
,
guardavamo
le
nostre
finestre
illuminate
,
ed
ecco
che
un
pensiero
ci
univa
,
questo
solo
pensiero
:
"
egli
è
là
"
.
E
ci
siamo
avvicinati
:
ora
la
nostra
mutua
sofferenza
non
ci
pesa
più
tanto
,
perché
la
conosciamo
e
la
dividiamo
.
Egli
aperse
gli
occhi
:
-
E
tu
...
soffri
?
-
Io
no
,
ora
.
Ma
ho
sofferto
moltissimo
in
una
età
in
cui
non
ci
dovrebbe
essere
sofferenza
.
Ora
soffro
soltanto
del
dolore
degli
altri
,
ed
ho
tale
desiderio
di
sollevarlo
,
che
ciò
mi
diventa
un
tormento
,
e
non
posso
scuotermelo
se
non
coll
'
azione
.
Cosicché
vo
pensando
ad
un
'
azione
ch
'
io
debbo
fare
,
e
non
la
trovo
.
-
Dovresti
scrivere
.
-
Non
sono
capace
.
Le
mie
idee
sono
confuse
.
Potrei
scrivere
,
per
esempio
,
quello
che
ho
detto
a
te
adesso
,
ma
questo
serve
soltanto
per
il
tuo
caso
.
Io
,
vedi
,
avrei
bisogno
di
sistemarmi
tutti
questi
pensieri
,
di
farne
un
organismo
saldo
,
e
darlo
agli
uomini
perché
vedano
chiaro
...
Tacemmo
un
istante
.
-
No
:
sarebbe
una
cosa
fredda
.
Gli
uomini
non
vanno
innanzi
con
la
luce
che
apparisce
alla
ragione
,
ma
col
sentimento
...
Questo
non
conclude
che
io
ti
seguirei
.
Dovresti
far
delle
conferenze
.
Ma
io
non
ti
credo
.
-
Conferenze
?
Ho
paura
...
E
poi
,
un
correttore
di
bozze
!
È
vero
che
adesso
anche
gli
operai
fanno
delle
conferenze
...
Socrate
diceva
:
"
So
di
non
sapere
"
.
Ora
io
non
posso
dir
questo
,
ma
non
posso
neanche
dire
:
"
So
di
sapere
"
.
Ho
udito
dei
professori
di
Università
i
quali
non
dicevano
una
sola
cosa
ch
'
io
non
sapessi
già
,
ma
la
dicevano
in
modo
,
come
se
sapessero
molto
di
più
,
anzi
,
come
non
esistessero
più
misteri
per
essi
.
Io
non
sono
neanche
sicuro
di
quello
che
so
...
O
meglio
,
finche
non
l
'
ho
tirato
fuori
,
non
ne
sono
sicuro
.
Ma
quando
l
'
ho
affermato
,
allora
ne
sono
certo
.
Per
esempio
,
io
credo
fermamente
a
tutto
quello
che
t
'
ho
detto
questa
notte
.
Chiacchierammo
così
ancora
per
un
po
'
di
tempo
,
e
io
venni
in
tal
modo
a
raccontargli
la
mia
povera
storia
e
lui
la
sua
.
Poi
andai
a
dormire
,
dopo
averlo
fatto
coricare
,
e
copertolo
ben
bene
.
Entrato
in
letto
,
mi
sentivo
contento
,
e
mi
pareva
anche
di
essere
diventato
qualche
cosa
,
o
almeno
di
aver
riconosciuto
una
forza
dentro
di
me
che
stava
nascosta
prima
.
II
.
Al
mattino
mi
svegliai
tardissimo
sotto
l
'
impressione
d
'
un
sogno
affatto
fuor
di
proposito
,
ma
,
secondo
me
,
molto
bello
,
sì
che
potrebbe
fornire
un
ottimo
argomento
per
un
dramma
.
Io
non
sono
capace
di
concretar
nulla
,
sebbene
mi
senta
nato
superiore
a
tanti
altri
.
Ma
è
certo
che
se
io
fossi
stato
in
condizioni
di
svolgermi
secondo
la
mia
forza
interiore
armonicamente
,
e
intorno
tutto
non
mi
avesse
compresso
,
come
un
germoglio
tra
i
sassi
e
gli
sterpi
...
Via
!
Purché
arrivi
il
tempo
in
cui
tutti
i
nati
dell
'
uomo
siano
eguali
di
fronte
alla
vita
,
affinché
diventino
quello
che
devono
,
di
per
sé
stessi
.
Adesso
intanto
si
nasce
malamente
:
le
nostre
madri
ci
foggiano
come
possono
,
da
povere
affamate
e
sfinite
che
sono
...
Le
nostre
madri
!
Mia
madre
!
...
Basta
.
Ecco
il
sogno
:
Dunque
,
piazza
Statuto
,
e
la
stessa
scena
della
sera
innanzi
.
Le
piante
coperte
di
neve
,
la
piramide
del
Fréjus
coll
'
angelo
sospeso
nel
cielo
.
Cràstino
è
là
,
in
mezzo
al
brulichio
dei
piccoli
uomini
incappucciati
che
le
torce
a
vento
arrossano
di
scorcio
,
e
la
neve
è
tutta
rosata
.
Da
quanto
tempo
raspano
il
selciato
e
per
quanto
tempo
ancora
?
Ma
il
silenzio
è
stranissimo
.
La
neve
soffoca
ogni
rumore
e
tutti
quei
gesti
e
quell
'
agitazione
senza
strepito
dànno
proprio
l
'
impressione
di
un
sogno
senza
tempo
.
Cràstino
è
fermo
,
appoggiato
al
manico
della
pala
:
si
prova
a
fare
un
gran
respiro
per
sollevarsi
il
petto
:
quando
una
carrozza
passa
...
Un
giovinotto
è
lì
dentro
.
È
lui
!
Chi
?
Adesso
si
ricorda
:
l
'
aveva
veduto
per
le
scale
e
non
l
'
aveva
mai
notato
.
È
lui
certo
.
Un
moto
fulmineo
:
il
giovane
cade
dalla
carrozza
,
stramazza
,
colpito
alla
testa
da
un
colpo
di
pala
...
Un
'
agitazione
enorme
.
Un
fanciullo
di
sei
o
sette
anni
si
lancia
alle
ginocchia
di
Cràstino
,
come
per
proteggerlo
contro
la
furia
dei
circostanti
.
È
tutto
stranamente
silenzioso
...
Cràstino
salta
su
un
cumulo
di
neve
e
fa
grandi
gesti
e
apre
la
bocca
come
volendo
gridare
.
Infatti
si
sente
,
ma
fiochissimo
:
"
Fratelli
,
quell
'
uomo
ha
fatto
morire
mia
sorella
dopo
averla
resa
madre
...
È
morta
alla
Maternità
...
morta
di
parto
,
perché
aveva
troppo
sofferto
...
Io
e
mia
sorella
siamo
trovatelli
:
suo
figlio
,
eccolo
,
non
ha
conosciuto
la
madre
.
Eccolo
!
"
.
Lo
prende
sulle
braccia
e
lo
alza
sul
suo
capo
.
Allora
si
leva
un
tumulto
sterminato
.
La
piazza
è
gremita
d
'
un
popolo
immenso
,
bimbi
,
donne
,
vecchi
.
Tutti
gridano
con
grida
altissime
.
In
un
momento
Crastino
è
afferrato
da
due
guardie
nere
,
scompare
.
Ma
il
tumulto
non
cessa
.
Tutta
quella
turba
si
stringe
,
alza
i
pugni
:
tutte
le
braccia
sono
levate
,
tutte
le
voci
vanno
al
cielo
:
e
un
uomo
altissimo
ha
afferrato
il
fanciullo
alla
vita
e
lo
solleva
colle
due
braccia
al
disopra
del
suo
capo
:
-
Il
tuo
bimbo
,
popolo
!
Destatomi
,
il
tumulto
continuava
nelle
mie
orecchie
.
Ma
non
era
già
quello
:
veniva
dal
pianerottolo
,
dalla
scala
,
dal
corridoio
.
Era
un
vocìo
di
bimbi
e
di
mamme
.
C
'
era
il
sole
.
Aprii
la
finestra
e
guardai
di
fronte
.
Quella
di
Crastino
era
chiusa
ancora
.
Il
pianerottolo
,
in
cui
il
sole
scialbo
gettava
un
largo
sprazzo
,
era
brulicante
di
bimbi
.
Alcuni
avevano
il
grembialino
pulito
:
i
più
erano
laceri
e
sporchi
in
viso
.
Una
donna
frugava
nella
selva
ispida
d
'
una
testa
riluttante
.
Un
ragazzo
,
tutto
bianco
di
gesso
,
un
bicc
,
muratore
,
esponeva
al
sole
i
suoi
piedi
escoriati
dalla
calce
e
dai
geloni
.
Un
carbonaio
rigirava
la
testa
sotto
il
robinetto
comune
dell
'
acqua
potabile
,
inzuppandosi
d
'
un
sapone
dall
'
odor
nauseabondo
.
Un
uomo
stava
seduto
in
terra
appoggiato
al
muro
,
con
una
faccia
ebete
e
gli
occhi
proprii
degli
ubriachi
e
dei
morti
,
simili
ad
acini
d
'
uva
mezzo
crepati
:
cantava
una
nenia
compassionevole
:
Minca
'
n
crous
,
Minca
'
n
crous
Le
ninsole
son
pa
nous
E
le
nous
son
pa
ninsole
...
1
Spuntò
dal
basso
della
scala
un
cappello
color
caffè
,
due
spalle
curve
,
e
un
viso
da
bulldogg
si
alzò
nel
sole
a
guardar
la
canaglia
.
Poi
traversò
senza
badar
molto
accuratamente
dove
mettesse
i
piedi
,
fra
i
cenci
e
le
gambette
dei
bambini
,
e
cominciò
a
bussare
all
'
uscio
del
n.1
.
Era
il
segretario
della
casa
.
Tutte
le
domeniche
egli
faceva
il
suo
giro
a
riscuotere
i
fitti
del
mese
:
cominciava
sorridendo
e
finiva
ruggendo
e
bestemmiando
:
spesso
,
la
sera
della
domenica
,
il
pianerottolo
era
ingombro
dei
mobili
di
qualche
inquilino
scacciato
.
Di
lì
a
poco
sentii
vociare
e
strillare
nella
soffitta
attigua
alla
mia
,
n.7
.
Era
la
moglie
dell
'
ubriaco
:
protestava
al
segretario
che
non
aveva
da
mangiare
,
né
da
sfamare
i
suoi
tre
bimbi
:
uno
,
il
più
piccino
,
strillava
nelle
sue
braccia
.
Sul
pianerottolo
un
ragazzo
patito
,
dalla
faccia
pallida
e
intelligente
,
occhi
inquieti
,
gran
bocca
ed
orecchie
ad
ansa
,
inginocchiato
su
un
gradino
,
sporgendo
la
testa
sul
balcone
,
guardava
verso
quella
finestra
:
doveva
essere
suo
figlio
.
Una
bambina
ricciuta
,
colle
guancie
flosce
e
le
labbra
mocciose
,
tendeva
una
manuccia
verso
di
lui
e
raggiuntolo
lo
tirava
pel
piede
,
piagnucolando
:
"
Notu
,
Notu
!
"
.
Notu
le
diede
un
calcio
e
scappò
lungo
il
corridoio
.
Il
segretario
si
acquietava
con
la
moglie
dell
'
ubriaco
.
Ciò
continuava
da
mesi
:
il
segretario
finiva
sempre
con
acquietarsi
,
il
che
non
avveniva
con
nessun
altro
inquilino
,
fuorché
con
la
Salamandra
,
una
ragazza
equivoca
che
era
lo
zimbello
e
insieme
il
castigo
dei
monelli
.
Passata
la
mia
soffitta
(
io
pagavo
anticipato
al
suo
ufficio
,
ogni
mese
)
bussò
al
n.9
.
Chi
ci
abitava
?
Nelle
rare
notti
in
cui
non
potevo
dormire
udivo
,
dopo
mezzanotte
,
scricchiare
la
chiave
nella
toppa
e
due
passi
pesanti
avanzarsi
di
là
dal
muro
e
talvolta
un
piccolo
tonfo
,
come
d
'
un
sacco
.
Nient
'
altro
.
Nessuno
rispose
alla
picchiata
,
ed
egli
passò
oltre
.
Quando
,
di
lì
a
qualche
tempo
,
mi
parve
d
'
intravederlo
nella
soffitta
di
Crastino
,
rimasi
un
momento
ansioso
.
Ma
come
si
tratteneva
più
che
nelle
altre
,
mi
risolvetti
di
intervenire
.
Traversai
il
pianerottolo
:
"
Ciao
,
tipografo
!
"
,
mi
mormorò
l
'
ubriaco
.
Le
donne
mi
guardarono
con
indifferenza
.
Bussai
alla
porta
:
-
Son
io
.
Stanga
.
-
Avanti
!
-
rispose
la
voce
di
Crastino
.
Il
segretario
mi
ricevette
sorridendo
in
aria
di
condiscendenza
.
Salutai
l
'
amico
:
-
Hai
dormito
?
-
Sì
.
La
fatica
,
vedi
.
Un
mestiere
...
Faticare
...
non
c
'
è
di
meglio
.
Appunto
chiedevo
al
signor
segretario
se
avesse
qualcosa
da
farmi
fare
...
Il
segretario
sorrideva
tra
il
furbo
e
il
fatuo
.
Che
mistero
,
la
bruttezza
!
Colui
aveva
un
naso
rintanato
nella
faccia
come
se
tutta
fosse
stata
dissestata
da
un
pugno
;
gli
occhi
sporgevano
,
le
labbra
e
i
denti
grossi
e
gialli
si
protendevano
.
Aveva
qualcosa
di
un
batrace
.
Quando
rideva
era
orribile
.
Un
tic
all
'
occhio
sinistro
lo
faceva
ammiccare
spesso
fuor
di
proposito
.
-
Veda
,
signor
Stanga
-
cominciava
con
la
sua
pronunzia
balbuziente
.
-
Io
sono
lietissimo
di
vederli
amici
,
loro
due
.
Il
signor
Crastino
...
non
può
che
avvantaggiarsi
della
compagnia
d
'
un
giovane
ammodo
e
pratico
come
lei
!
Vede
,
io
sono
molto
ben
disposto
verso
il
signor
Crastino
.
E
siccome
so
in
che
condizioni
si
trova
,
e
la
disgrazia
di
sua
sorella
...
vorrei
perdonargli
la
pigione
,
affinché
porti
un
regaletto
a
lei
...
"
Buon
cuore
?
"
pensavo
diffidente
.
Ma
l
'
amico
gli
porse
il
denaro
con
un
gesto
brusco
.
L
'
altro
lo
intascò
affettando
noncuranza
.
-
A
rivederla
,
signor
Stanga
.
Lei
è
un
giovane
assestato
.
Ci
ho
una
bella
camera
per
lei
,
al
quarto
piano
,
se
vuol
discendere
.
Ah
,
lei
è
un
amico
prezioso
.
Se
il
Crastino
l
'
avesse
conosciuto
prima
...
sua
sorella
...
-
A
rivederla
-
l
'
interruppi
,
indovinando
dove
parava
.
-
Sì
,
sì
,
lei
è
un
giovane
...
-
richiuse
l
'
uscio
dietro
di
sé
,
mormorando
lungo
il
corridoio
.
-
L
'
hai
trovato
lì
,
colui
che
ti
darà
un
impiego
!
-
esclamai
a
Crastino
.
-
Non
accetterei
neanche
un
bicchier
d
'
acqua
!
Immagini
che
possa
rendere
un
servigio
a
qualcuno
?
-
È
vero
,
ma
a
chi
vuoi
tu
che
mi
rivolga
?
Ora
vedevo
il
segretario
in
un
'
altra
soffitta
:
era
seduto
su
un
letto
,
immobile
,
le
mani
nelle
tasche
dei
calzoni
.
Una
donna
giovane
,
ma
colla
figura
cadente
e
sciupata
,
dimenava
le
braccia
davanti
a
lui
,
come
per
respingere
qualcosa
d
'
invisibile
che
le
si
stringesse
intorno
.
Non
udendo
le
voci
traverso
quei
vetri
,
mi
pareva
ch
'
egli
fosse
un
ragno
schifoso
che
guardasse
con
cupidigia
una
mosca
dibattersi
nella
sua
tela
.
"
Trovar
cinque
lire
mensili
è
dunque
sì
terribile
?
"
riflettei
.
-
Quella
è
la
Salamandra
-
disse
Crastino
:
-
credo
che
paghi
più
degli
altri
per
poter
abitar
qui
.
"
Tre
classi
della
società
?
pensai
.
In
realtà
ce
n
'
è
un
'
altra
:
la
classe
di
quelli
che
non
mangiano
,
non
pagano
pigione
,
muoiono
continuamente
,
fino
allo
strappo
definitivo
che
li
stacca
dalla
vita
...
"
.
E
continuai
ad
alta
voce
:
-
Senti
.
Io
guadagno
quattro
lire
al
giorno
:
non
ho
nulla
che
fare
con
costoro
,
ma
ne
sono
sì
vicino
,
che
ne
soffro
come
se
fossi
dei
loro
.
Ora
,
metà
del
mio
salario
può
essere
impiegato
a
beneficio
di
quelli
che
non
ne
hanno
alcuno
.
Come
fare
?
-
Non
giova
,
caro
mio
-
rispos
'
egli
naturalmente
come
se
avesse
seguito
da
principio
le
mie
riflessioni
:
-
il
tuo
danaro
servirebbe
forse
a
impedire
a
un
povero
diavolo
di
sloggiare
,
da
un
momento
all
'
altro
,
dalla
soffitta
e
dal
mondo
,
ma
le
cose
rimarrebbero
allo
stesso
punto
.
Soltanto
lascerebbe
a
te
l
'
illusione
di
aver
fatto
la
tua
parte
,
di
crederti
sdebitato
verso
gli
altri
...
-
È
vero
.
Ma
il
danaro
può
far
due
cose
,
questa
che
tu
dici
,
poi
un
'
altra
:
diffondere
la
verità
,
la
scienza
,
la
scienza
che
dice
:
"
Ecco
,
tu
,
ricco
,
non
sei
felice
:
ti
stordisci
e
chiami
questo
la
gioia
:
pròvati
a
guardar
in
te
stesso
:
ci
troverai
tanti
cantucci
inesplorati
,
tante
fibre
che
ti
dànno
dolore
:
perché
?
Sono
le
fibre
che
ti
legano
agli
altri
,
agli
altri
che
soffrono
:
ed
esse
soffrono
.
Per
farle
tacere
,
per
sanarle
,
bisogna
sanare
il
dolore
altrui
"
.
Allora
si
capirà
che
la
felicità
consiste
nella
giustizia
,
cioè
nella
tua
rinunzia
libera
a
qualcosa
,
che
è
necessario
per
il
tuo
vicino
.
L
'
equilibrio
,
l
'
armonia
è
la
felicità
...
-
Fai
delle
conferenze
,
Stanga
!
Tutto
questo
è
buono
,
ma
è
lungo
!
Sarà
per
il
secolo
venturo
.
Per
ora
,
ecco
...
Sei
nato
?
Colpa
tua
!
Paga
il
fitto
dell
'
esistenza
.
Né
in
terra
né
in
aria
c
'
è
posto
per
le
tue
quattr
'
ossa
.
Paga
!
Non
hai
soldi
?
Ingègnati
!
...
Ah
!
Sei
un
utopista
,
come
me
,
caro
amico
.
-
Hai
ragione
.
Ti
annoio
.
-
No
,
no
:
al
contrario
.
Come
ti
ammiro
!
Dovevi
farti
prete
.
Cioè
,
tu
sei
uno
dei
preti
nuovi
,
della
religione
nuova
...
Fu
interrotto
da
due
colpi
rapidi
alla
porta
.
-
Avanti
!
-
rispose
egli
,
avvicinandosi
curioso
all
'
uscio
.
Rimanemmo
entrambi
interdetti
.
Era
una
signorina
sorridente
,
rosea
,
coi
capelli
lisci
,
a
bande
,
fino
agli
angoli
degli
occhi
.
-
Oh
,
lei
qui
!
-
disse
ella
appena
mi
scorse
.
-
Lei
è
il
correttore
della
Società
Editrice
...
-
Sì
,
signorina
.
Io
la
conosco
...
Vedi
,
-
aggiunsi
rivolgendomi
premuroso
a
Crastino
,
e
sentendo
che
arrossivo
fino
alle
orecchie
-
la
signorina
dottoressa
...
-
Non
importa
,
m
'
interruppe
ella
con
un
gesto
...
E
lei
è
il
signor
Crastino
?
-
disse
all
'
amico
.
-
Io
conosco
sua
sorella
,
le
voglio
molto
bene
.
Oggi
lei
doveva
venire
a
vederla
?
Il
volto
di
Crastino
si
oscurò
:
-
C
'
è
qualche
pericolo
?
Le
fanno
l
'
operazione
?
-
proruppe
con
ansia
.
-
No
,
nulla
per
ora
.
Ma
il
medico
la
tiene
in
osservazione
:
non
vuol
che
abbia
nessun
motivo
di
commuoversi
,
vuol
che
si
riposi
,
perché
l
'
operazione
è
imminente
.
Sua
sorella
è
molto
estenuata
e
...
potrebbe
esser
grave
...
Crastino
si
sedette
sul
letto
e
si
strinse
la
fronte
tra
le
mani
.
Ci
fu
un
momento
di
silenzio
lungo
.
-
Lei
va
in
tipografia
domani
?
-
mi
chiese
la
signorina
.
-
Io
devo
passarci
-
aggiunse
guardandomi
con
intenzione
.
Ebbi
un
brivido
.
-
Signor
Crastino
!
-
cominciò
la
dottoressa
con
la
sua
voce
infantile
.
Tutta
la
sua
persona
era
infantile
.
Pareva
che
non
dovesse
aver
coscienza
affatto
della
gravità
di
quel
che
mi
aveva
fatto
indovinare
.
-
Signor
Crastino
!
-
e
gli
pose
la
mano
sugli
occhi
,
una
manina
di
bimba
.
-
Si
faccia
coraggio
.
Domani
lei
verrà
a
vederla
:
ci
sarò
anch
'
io
.
Io
voglio
bene
a
lei
,
signor
Crastino
.
Ho
letto
le
sue
poesie
e
le
ammiro
.
Lei
può
far
molto
:
è
giovane
:
ha
un
bel
dono
che
è
dato
a
pochi
,
e
deve
tenerne
buon
conto
...
Domani
lei
può
venire
verso
le
due
del
pomeriggio
.
Verrà
anche
lei
,
signore
-
disse
rivolgendosi
a
me
.
Parlava
in
fretta
,
di
sèguito
,
premurosa
di
andarsene
.
Io
sentivo
un
tremore
interno
.
Volevo
raffigurarmi
la
sorella
di
Crastino
fra
le
mura
bianche
d
'
un
ospedale
.
Pareva
invece
che
mi
si
delineasse
una
figura
tante
volte
veduta
,
non
guardata
,
lungo
i
ripiani
delle
scale
,
negli
sfondi
dei
corridoi
.
Il
volto
dalle
grandi
sopracciglia
e
dalle
labbra
pallide
dominava
ora
una
personcina
smilza
vestita
di
grigio
.
Tutta
la
figura
emergeva
ora
nella
mia
memoria
.
Crastino
s
'
era
acquietato
e
la
guardava
con
gli
occhi
atoni
,
come
attendesse
ad
altro
:
ella
ne
pareva
preoccupata
e
lo
esaminava
,
mentre
proseguiva
,
come
per
rompere
la
dolorosa
impressione
ch
'
ella
ci
aveva
portata
:
-
Io
conosco
queste
soffitte
.
Ho
fatto
una
statistica
sulle
abitazioni
operaie
,
l
'
anno
scorso
:
poi
parecchi
di
questi
bimbi
vengono
al
Pane
quotidiano
.
-
Veramente
queste
non
sono
abitazioni
operaie
,
signorina
-
aggiunsi
io
prontamente
,
arrossendo
di
nuovo
e
molestato
dalla
mia
timidità
.
-
Sono
nidi
da
gufi
per
gente
che
non
lavora
e
non
mangia
.
Su
cento
inquilini
o
poco
meno
,
venti
soli
lavorano
:
gli
altri
succhiano
il
sangue
di
questi
:
le
mogli
e
i
figli
.
E
le
famiglie
dove
l
'
uomo
non
lavora
e
si
ubriaca
,
o
è
assente
,
o
è
morto
,
mangiano
la
neve
dei
tetti
,
ché
non
hanno
altro
...
Solo
io
e
Cimisin
siamo
senza
famiglia
...
e
Crastino
pel
momento
...
Questi
si
mosse
udendo
il
suo
nome
:
mi
guardò
con
un
profondo
scoramento
,
e
vòlto
verso
la
signorina
,
forse
per
una
specie
di
rancore
,
vedendola
tutta
un
mite
sorriso
,
un
mite
fiore
di
giardino
al
sole
,
mormorò
fra
i
denti
:
-
La
vita
è
un
cosa
orribile
.
-
Sì
-
diss
'
ella
semplicemente
.
-
Bisogna
mutarla
!
-
Bisogna
...
E
le
braccia
di
lui
si
levarono
rigide
in
atto
di
violenza
...
Ma
si
rilassarono
subito
.
Gli
occhi
gli
si
riempirono
di
lacrime
.
-
Bisogna
finirla
!
Ed
appoggiò
un
braccio
al
muro
e
vi
premè
la
testa
singhiozzando
.
-
Povero
fanciullo
!
-
disse
ella
con
voce
commossa
e
cantante
,
chinandosi
a
guardare
dei
libri
logori
su
un
cassettone
.
-
Povero
fanciullo
,
che
è
nato
per
cantare
e
per
far
della
musica
come
gli
usignuoli
,
nato
per
godere
il
sole
e
gli
alberi
fioriti
della
primavera
,
nato
per
sentirsi
padrone
dell
'
aria
e
del
giorno
,
e
rinchiuso
qui
colle
ali
legate
.
Povero
fanciullo
!
La
voce
era
tenerissima
e
pareva
cantare
per
non
spezzarsi
d
'
emozione
;
e
le
sue
mani
e
i
suoi
occhi
passavano
da
libro
a
libro
,
come
se
non
sostenesse
di
guardare
e
di
essere
guardata
.
Anch
'
io
sentivo
una
strana
soggezione
.
Sentivo
qualcosa
di
vibrante
sospeso
nell
'
aria
fra
noi
.
E
non
mi
pareva
d
'
essere
estraneo
fra
lor
due
,
fra
l
'
addolorato
e
la
consolatrice
,
che
non
mi
sembravano
più
due
individui
,
ma
da
una
parte
l
'
uomo
che
si
crede
re
della
vita
e
se
ne
sente
lo
zimbello
,
e
la
donna
dall
'
altra
,
che
vede
la
vita
qual
'
è
,
frenando
gli
slanci
imprudenti
,
sollevando
gli
abbattimenti
,
immagine
della
vita
stessa
,
che
è
buona
.
E
con
un
tono
di
risoluzione
:
-
Su
,
infine
...
Non
siate
tanto
debole
.
Domani
verrete
da
vostra
sorella
.
Addio
.
Datemi
la
mano
,
su
...
Gli
prese
la
mano
e
la
strinse
,
poi
si
volse
per
partire
.
-
L
'
accompagno
fin
sulla
strada
?
-
chiesi
io
in
fretta
.
-
No
.
Ci
sono
avvezza
.
Resti
...
A
rivederla
-
aggiunse
guardandomi
.
Rinchiusi
l
'
uscio
.
Crastino
s
'
era
seduto
sul
letto
e
aveva
la
faccia
nel
cuscino
.
Io
guardai
dalla
finestra
.
Sul
pianerottolo
un
vocìo
:
"
Signorina
Lavriano
,
signorina
Lavriano
!
"
.
Il
ragazzo
dalle
orecchie
ad
ansa
le
correva
dietro
zoppicando
.
-
A
proposito
.
Sai
chi
è
?
-
dissi
a
Crastino
.
-
E
la
figlia
del
grande
psicologo
,
la
dottoressa
Eva
Lavriano
.
Egli
non
si
mosse
,
come
se
non
avesse
inteso
.
Io
ascoltai
le
voci
scendere
dietro
la
signorina
.
Comparve
in
basso
,
traversò
il
cortile
seguìta
da
un
nugolo
di
bimbi
.
Un
fiore
di
sole
.
E
pensai
che
la
donna
sanerà
la
società
inferma
.
III
.
Il
giorno
dopo
,
seduto
nel
gabbiotto
dei
correttori
,
lavoravo
distratto
.
Nulla
di
peggio
!
I
refusi
passano
davanti
agli
occhi
lungo
le
linee
fitte
.
Che
tormento
i
refusi
!
Io
li
sogno
di
notte
.
Nel
principio
dell
'
assopimento
i
caratteri
,
nitidi
sul
bianco
,
mi
scorrono
dinanzi
,
con
lo
stesso
moto
irresistibile
di
un
viale
d
'
alberi
o
d
'
una
serie
di
solchi
interminabili
davanti
allo
sportello
d
'
un
vagone
,
che
vi
porta
fatalmente
,
senza
che
la
vostra
volontà
possa
farlo
rallentare
o
sostare
.
Quando
si
scorrono
bozze
,
l
'
occhio
e
perfino
la
testa
intorno
al
collo
prendono
un
moto
regolare
automatico
:
mentre
infilzate
un
refuso
sul
margine
bianco
,
l
'
occhio
e
il
capo
continuano
il
loro
moto
di
pendolo
e
arrestarlo
è
quasi
un
dolore
fisico
,
un
urto
al
cervello
.
Per
correggere
bisogna
essere
tutt
'
occhio
:
la
mente
deve
eclissarsi
:
se
pensate
al
senso
intimo
del
periodo
,
i
soldatini
di
piombo
vi
sfuggono
affatto
o
vi
nascondono
una
parte
del
loro
uniforme
vecchio
o
rotto
o
irregolare
.
Talvolta
un
soldato
d
'
un
altro
corpo
s
'
è
intruso
fra
estranei
,
un
corazziere
tra
bersaglieri
.
(
Immagini
tolte
al
militarismo
.
Ne
ho
rimorso
)
.
Bisogna
passare
in
rassegna
i
caratteri
come
individui
a
sé
.
E
certi
esseri
invisibili
anche
i
vuoti
,
cioè
.
Bianchi
tra
nero
e
nero
,
sono
entità
di
cui
bisogna
tener
conto
,
punti
e
interlinee
.
Ma
io
faccio
un
trattato
...
Fatto
sta
,
nondimeno
,
che
i
profani
a
stento
riescono
a
capire
da
qual
pesante
lavoro
materiale
risulti
il
leggero
foglio
su
cui
gli
occhi
afferrano
,
come
a
volo
,
le
più
delicate
sfumature
di
sentimenti
e
le
idee
eteree
.
Innumerevoli
e
minuscoli
prismi
di
piombo
accostati
ad
uno
ad
uno
formano
le
pagine
:
una
pagina
pesa
d
'
ordinario
...
da
un
chilo
in
su
:
un
giumento
non
porterebbe
sulla
groppa
un
volumetto
di
vaporosi
versi
elzeviriani
.
Io
diventai
un
pessimissimo
correttore
.
Leggevo
:
cercavo
inconsciamente
di
capire
,
e
se
il
testo
mi
prendeva
la
mano
,
andavo
innanzi
,
deponevo
la
penna
e
lasciavo
che
gli
errori
facessero
il
comodo
loro
,
facessero
gazzarra
,
sfacciatamente
:
sicché
mi
toccava
riprendere
poi
da
capo
,
afferrando
ben
bene
la
mia
attenzione
,
dividendola
cioè
in
due
,
ardua
faccenda
,
una
parte
costringendo
a
badar
a
'
segni
neri
,
l
'
altra
facendo
tacere
il
più
possibile
.
Quella
mattina
ero
più
distratto
del
solito
.
Guardavo
spesso
verso
la
porta
,
e
chinando
la
testa
sulle
prove
,
vedevo
ad
ogni
momento
l
'
immagine
della
sorridente
,
di
quel
vivente
sorriso
,
che
entrava
e
guardava
verso
la
gabbia
nel
canto
,
ov
'
era
scritto
in
grande
:
Correttori
.
Ed
ecco
appunto
,
di
lì
a
poco
,
entrare
la
signorina
,
dire
una
parola
ad
un
ragazzo
e
guardare
verso
il
nostro
angolo
,
volgendomi
un
saluto
,
mentre
il
ragazzo
giungeva
a
me
col
messaggio
.
-
La
signorina
Lavriano
la
desidera
un
momento
.
Mi
mossi
col
batticuore
.
I
compositori
avevano
vòlto
la
testa
dalle
loro
casse
a
ricevere
quel
sorriso
che
raggiava
dal
vano
della
porta
sotto
la
gran
volta
vetrata
,
fumicosa
e
buia
.
Era
vietato
di
entrare
,
ma
ella
spesso
con
la
sua
imperturbabile
tranquillità
si
affacciava
all
'
uscio
e
talvolta
traversava
le
corsìe
,
andava
fino
alle
macchine
o
alla
legatoria
per
parlare
con
qualche
ragazza
.
Il
direttore
sorrideva
anch
'
egli
,
non
senza
un
'
occhiata
di
rimprovero
verso
quella
gentil
distrazione
che
attirava
tutti
gli
sguardi
per
un
momento
e
li
rallegrava
.
Mi
trasse
nel
gabinetto
del
direttore
e
mi
disse
,
con
un
moto
di
tristezza
subitanea
che
la
fece
somigliare
ad
una
bimba
che
stesse
per
dare
in
pianto
:
La
signorina
Crastino
,
sa
?
è
in
condizioni
disperate
.
Questione
di
giorni
.
Una
fitta
al
cuore
.
Rimasi
accasciato
.
-
Perciò
è
necessario
-
riprese
-
di
preparare
fin
da
oggi
il
fratello
,
e
prima
ancora
che
egli
la
veda
,
alla
possibilità
della
sua
morte
.
Perché
la
sorella
,
che
sa
di
morire
,
è
capace
di
dirglielo
d
'
un
colpo
,
e
ciò
gli
potrebbe
far
molto
male
.
Mio
padre
lo
crede
un
po
'
debole
di
cervello
e
magari
epilettico
...
Lei
non
conosce
le
poesie
del
francese
Verlaine
?
C
'
è
molta
affinità
fra
i
due
temperamenti
,
salvo
i
costumi
e
l
'
incoerenza
.
Crastino
è
un
debole
,
condannato
probabilmente
ad
una
malattia
progressiva
di
esaurimento
.
Un
'
emozione
forte
potrebbe
essergli
fatale
.
Io
era
fortemente
colpito
da
quelle
rivelazioni
.
Ella
aveva
ripreso
la
sua
serenità
.
La
miseria
,
la
malattia
,
la
morte
eran
divenute
il
suo
ambiente
ordinario
,
la
sua
atmosfera
,
perché
ella
vi
si
movesse
con
una
tale
calma
?
Parlava
tenendo
le
mani
incrociate
sul
grembo
come
una
bimba
che
voglia
darsi
l
'
aria
di
donnina
,
ma
spesso
le
sue
mani
scappavano
a
toccare
un
oggetto
sul
tavolo
,
a
brandire
un
tagliacarte
,
una
penna
.
Com
'
io
la
esaminavo
con
evidente
curiosità
,
mista
d
'
ammirazione
,
ella
restava
qualche
istante
leggermente
interdetta
,
poi
sorrideva
.
-
E
di
lui
che
avverrà
dopo
la
morte
della
sorella
?
-
ripresi
io
.
-
Non
si
potrà
già
nascondergliela
per
molto
tempo
...
E
il
bambino
?
Non
potremo
mica
affidare
un
bambino
a
questo
fanciullo
...
-
Il
bambino
è
morto
-
interruppe
ella
-
fortunatamente
.
Un
disgraziato
di
meno
.
Quanto
a
lui
,
ci
penseremo
.
Ne
ho
già
parlato
a
mio
padre
:
chi
sa
,
nell
'
insegnamento
o
in
un
ufficio
d
'
Opera
pia
...
-
Forse
è
incapace
d
'
una
qualsiasi
occupazione
continuata
.
Conosce
lei
la
sua
infanzia
?
E
le
raccontai
in
breve
quello
che
avevo
udito
da
lui
qualche
giorno
prima
.
Dalla
Casa
dell
'
Infanzia
Abbandonata
,
la
Ca
'
Granda
,
i
due
orfani
erano
passati
ad
un
Orfanotrofio
,
sempre
tenuti
con
molto
riguardo
.
Poi
una
donna
li
aveva
ritirati
e
aveva
provveduto
loro
fino
alla
sua
morte
,
avvenuta
due
anni
prima
.
Ella
viveva
agiatamente
,
faceva
dar
lezioni
ai
bimbi
,
creduti
suoi
figli
;
ma
alla
sua
morte
non
aveva
lasciato
nulla
affatto
.
Con
la
vendita
dei
mobili
,
gli
orfani
avevano
vissuto
un
anno
.
Poi
la
Lena
s
'
era
messa
a
lavorar
di
ricamo
e
di
cucito
,
il
che
le
rendeva
qualcosa
.
Avevano
continuato
così
altri
due
anni
.
-
Quanto
alla
loro
nascita
non
sanno
nulla
essi
?
-
Nulla
affatto
:
la
donna
pare
avesse
detto
che
il
figlio
doveva
la
vita
ad
un
alto
personaggio
morto
or
sono
pochi
anni
,
che
bazzicava
sovente
in
via
San
Donato
.
Favole
!
-
Ah
!
-
fece
lei
.
-
Può
darsi
.
Quel
sobborgo
era
molto
di
moda
,
anni
fa
...
-
E
i
suoi
occhi
ebbero
una
punta
d
'
ira
.
Tacque
un
momento
,
come
riflettendo
,
poi
depose
il
tagliacarte
che
aveva
stretto
nervosamente
,
e
si
levò
con
un
piccolo
scatto
.
In
quel
punto
il
mezzogiorno
era
scoccato
.
Ella
rimase
tacita
un
istante
,
come
ascoltando
piena
di
stupore
.
Io
sorrisi
.
Allo
scocco
del
mezzodì
le
macchine
s
'
arrestano
come
per
incanto
e
il
silenzio
che
ne
segue
reca
un
breve
intontimento
anche
ai
più
assuefatti
.
E
subito
nel
corridoio
un
rimescolìo
di
voci
e
di
passi
.
Donne
e
uomini
,
giovani
in
gran
parte
,
vi
si
ingolfarono
e
ciascuno
dava
una
occhiata
curiosa
per
la
porta
aperta
.
Ella
mi
porse
la
mano
.
-
Verrà
anche
lei
oggi
?
Vada
a
pigliarlo
a
casa
,
non
lo
abbandoni
in
questi
giorni
.
-
Non
dubiti
,
signorina
.
E
si
inoltrò
nella
folla
.
Afferrai
le
mie
bozze
e
corsi
verso
casa
.
Ingollando
prestamente
un
boccon
di
colazione
,
non
riuscivo
a
fissar
la
mente
sulle
pagine
che
tenevo
innanzi
,
secondo
il
mio
uso
di
intrattenermi
con
qualche
libro
o
giornale
durante
l
'
antipatica
faccenda
di
rifornire
la
macchina
...
Mi
preoccupava
il
pensiero
del
povero
amico
,
e
sopratutto
l
'
immagine
della
sorella
.
Che
cosa
aveva
pensato
di
me
quando
l
'
avevo
rasentata
,
chi
sa
quante
volte
,
salendo
o
scendendo
le
scale
a
salti
come
facevo
,
rincantucciata
su
un
pianerottolo
ad
aspettar
che
passasse
la
valanga
de
'
miei
passi
giganti
?
Dovevo
sembrare
uno
strano
animale
,
un
di
quei
ragni
magri
del
granturco
,
d
'
autunno
.
Fatto
è
che
ora
mi
pareva
di
averla
veduta
durante
anni
ed
anni
:
mi
pareva
che
anche
allora
,
qualcosa
fosse
entrato
in
me
,
forse
soltanto
un
alito
della
sua
atmosfera
.
Non
è
così
?
Ognuno
di
noi
ha
intorno
un
'
atmosfera
propria
,
come
le
stelle
...
Quando
bussai
al
n.30
,
Crastino
attese
un
momento
prima
d
'
aprirmi
,
non
senza
cagionarmi
ansietà
:
aveva
la
faccia
stanchissima
e
pallida
e
gli
occhi
rossi
.
Gli
chiesi
se
aveva
mangiato
.
Mi
rispose
:
-
Credo
.
Non
potei
far
a
meno
di
sorridere
.
Avevo
portato
meco
due
ova
crude
e
lo
pregai
di
berle
,
il
che
fece
docilmente
e
con
indifferenza
.
-
Andiamo
?
-
dissi
.
-
Come
vuoi
.
È
già
tempo
?
E
si
guardò
in
un
pezzo
di
specchio
sostenuto
sul
muro
da
tre
chiodi
:
si
dette
un
colpo
ai
capelli
colla
mano
:
-
Come
sono
pallido
!
Sono
mortuario
...
-
Perché
non
sai
farti
coraggio
.
Bella
faccia
che
porti
dinanzi
a
tua
sorella
!
Afferrai
la
spazzola
e
gli
pulii
il
pastrano
pieno
di
polvere
:
gli
porsi
il
cappello
.
Egli
si
rigirava
intorno
come
se
dovesse
cercar
molte
cose
da
portar
seco
.
Prese
un
libro
e
fece
per
uscire
.
Poi
si
rivolse
e
alzò
la
tenda
:
c
'
erano
alcune
sottane
appese
al
muro
e
un
lettino
ripiegato
:
mise
le
mani
in
un
piccolo
baule
:
brancicò
non
so
che
:
-
Non
avrà
bisogno
di
qualcosa
?
Che
devo
portarle
delle
cose
sue
,
qui
?
Io
lo
afferrai
per
un
braccio
e
lo
spinsi
fuori
.
I
corridoi
erano
deserti
e
silenziosi
.
A
un
tratto
scoppiò
un
pianto
fortissimo
di
donna
.
Mi
volsi
indietro
:
tutti
gli
usci
erano
chiusi
:
doveva
venir
dal
fondo
.
-
È
la
Biondina
del
40
-
disse
Crastino
.
-
Le
è
morto
il
bambino
iersera
:
lei
è
a
letto
,
assistita
dalla
moglie
dell
'
ubriaco
,
e
il
bimbo
nella
culletta
:
un
'
ora
fa
dormivano
tutti
e
due
;
sì
,
pareva
che
dormissero
tutti
e
due
.
Va
'
a
vederla
.
Mi
ricordai
.
Era
l
'
inquilina
dell
'
ultima
soffitta
,
una
cantarina
bionda
di
I7
anni
,
sarta
;
sul
rullìo
della
macchina
a
cucire
la
sua
voce
instancabile
finiva
per
dar
noia
a
chi
dovea
sentirla
a
lungo
:
a
me
che
ben
di
rado
tornavo
a
casa
durante
la
giornata
,
faceva
l
'
effetto
d
'
uno
sprazzo
di
sole
.
Un
giorno
la
ragazza
aveva
messo
al
mondo
un
bimbo
:
di
chi
?
Nessuno
lo
sapeva
.
Lo
portava
in
braccio
,
seminudo
,
per
tutta
la
casa
,
continuamente
:
entrambi
con
una
faccia
tondeggiante
,
bianca
e
rosa
,
ella
pareva
la
sorella
maggiore
del
suo
bimbo
.
Una
signora
del
piano
inferiore
,
che
aveva
avuto
,
pochi
giorni
dopo
,
una
bambina
troppo
affamata
,
la
mandava
sopra
a
finir
di
pascere
,
e
io
avevo
veduto
una
volta
la
ragazza
con
due
batuffoli
rosei
in
braccio
,
baloccandosi
:
doveva
divertirsi
un
mondo
.
-
Non
abbiamo
tempo
-
dissi
a
Crastino
.
-
Povera
ragazza
!
Ma
d
'
altra
parte
non
è
meglio
così
?
per
lei
no
,
forse
,
ma
per
il
bimbo
...
Scendemmo
.
Il
fischiettio
di
Cimisin
trillava
a
tutt
'
andare
al
battito
del
martello
.
Ai
pianti
di
donna
e
alle
bestemmie
degli
ubriachi
,
da
tanti
anni
,
l
'
allegria
di
quel
pazzo
innocuo
si
mescolava
senza
riposo
.
Non
ricordo
molto
di
quella
visita
.
Ricordo
un
viso
bianco
,
capelli
neri
umidi
e
appiccicati
alle
tempie
:
le
fattezze
parevano
di
marmo
.
A
un
certo
momento
sotto
le
grandi
sopracciglia
nerissime
i
grandi
occhi
s
'
aprirono
e
le
labbra
bianche
sorrisero
.
Quegli
occhi
!
Io
guardavo
in
essi
per
la
prima
volta
,
ma
li
avevo
veduti
e
li
ricordavo
.
Essi
m
'
avevano
guardato
certo
ed
erano
entrati
in
me
.
Così
li
vidi
sempre
di
poi
,
così
mi
sorgono
ora
dinanzi
in
un
volto
d
'
alabastro
,
come
trasparente
per
un
lume
nascosto
.
Disse
qualche
parola
,
fiochissima
;
era
così
stanca
!
Ma
gli
occhi
erano
profondi
,
intensi
,
volevano
significare
quello
che
non
potevano
dire
le
labbra
:
passavano
da
Vigi
a
me
,
come
se
volessero
intessere
fra
noi
una
misteriosa
trama
che
ci
unisse
per
sempre
.
Intorno
erano
altri
letti
bianchi
,
altre
teste
esangui
,
altri
occhi
che
ci
guardavano
.
E
il
sole
era
stranamente
pallido
e
dolce
in
quell
'
aria
immobile
e
tepida
.
La
dottoressa
venne
per
condurci
via
.
Si
sedette
un
momento
,
prese
la
mano
dell
'
inferma
e
cominciò
a
parlare
,
come
per
cullarla
,
con
parole
carezzevoli
,
le
parole
dell
'
illusione
per
la
moribonda
e
per
il
povero
fratello
,
che
non
si
sarebbero
veduti
mai
più
.
Poi
ci
guidò
fino
alla
porta
.
In
tutto
quel
tempo
Crastino
rimase
stranamente
calmo
.
IV
.
Tornato
dall
'
ospizio
in
tranvia
,
il
tragitto
fu
silenzioso
.
Egli
era
molto
accasciato
.
Giunti
in
piazza
dello
Statuto
scendemmo
.
Io
volevo
trarlo
lontano
da
casa
.
Entrammo
nello
stradale
di
Francia
.
-
Facciamo
due
passi
?
-
proposi
.
-
Io
ho
vacanza
oggi
.
-
Come
vuoi
.
Camminammo
un
buon
tratto
in
silenzio
.
I
prati
erano
vellutati
di
bianco
.
La
neve
prendeva
una
leggerissima
tinta
azzurra
nella
lontananza
:
gli
alberi
neri
non
parevano
scarni
,
ma
aprivano
contro
il
cielo
dei
ventagli
di
piume
.
Quando
fummo
fuori
dell
'
abitato
,
le
Alpi
si
presentarono
in
tutta
la
loro
enormità
,
dalle
punte
spiccanti
sul
cielo
morbido
,
bianche
e
chiazzate
qua
e
là
di
azzurro
denso
,
alle
basi
che
poggiavano
sulla
linea
vaporosa
della
pianura
...
Crastino
,
che
camminava
curvo
col
mento
in
seno
,
alzò
a
poco
a
poco
la
testa
,
e
i
suoi
occhi
parevano
rischiararsi
.
Vicino
a
un
ponticello
si
volse
indietro
come
a
misurar
la
distanza
percorsa
dopo
le
case
,
poi
guardò
dinanzi
a
sé
:
-
I
monti
!
Che
bellezza
!
Ad
un
tratto
la
sua
bocca
si
contrasse
,
gli
occhi
si
empirono
di
lacrime
Fece
uno
sforzo
grande
e
riprese
con
voce
naturale
:
-
Ti
darò
a
leggere
i
miei
versi
.
Ne
ho
dei
nuovi
anche
.
Ma
da
un
po
'
di
tempo
non
posso
più
comporre
.
La
poesia
nasce
adesso
in
me
:
quando
sarò
meno
infelice
,
me
ne
ricorderò
e
scriverò
.
Adesso
,
ecco
,
se
fossi
solo
,
piangerei
.
La
notte
,
il
sole
,
la
neve
mi
fanno
sempre
piangere
.
Io
sono
sempre
solo
.
Si
avviluppò
nel
pastrano
e
prese
a
camminare
più
rapidamente
.
-
Ho
freddo
.
Non
hai
freddo
tu
?
Io
patisco
molto
il
freddo
:
per
questo
l
'
estate
è
la
mia
stagione
:
proprio
nel
meriggio
,
cammino
per
la
campagna
delle
ore
intere
.
Credo
che
morirò
di
freddo
.
-
Via
!
Fai
conto
di
proseguire
nella
vita
irregolare
che
hai
tenuto
finora
?
Lavorerai
:
avrai
un
impiego
,
e
nelle
ore
libere
farai
dei
versi
.
-
Hai
ragione
.
Lavorerò
e
non
farò
più
dei
versi
...
Devo
pensare
a
mia
sorella
adesso
.
L
'
immagine
della
morente
mi
si
ripresentò
,
dandomi
una
commozione
violenta
.
Una
figura
umana
tutta
curva
e
affastellata
sotto
un
gran
cappello
logoro
dalle
tese
pendenti
veniva
verso
di
noi
.
Quando
fu
a
pochi
passi
,
scorgemmo
un
vecchio
appoggiato
a
un
bastone
nodoso
,
con
tre
giacche
logore
indossate
l
'
una
sull
'
altra
e
il
petto
aperto
rugoso
e
rosso
:
si
fermò
e
ci
guardò
con
due
piccoli
occhi
azzurri
:
tra
la
bocca
ispida
e
il
cappellaccio
non
si
scorgeva
altro
della
faccia
.
Gli
porsi
una
moneta
.
-
Grazie
.
Ora
pro
eis
!
S
'
incamminò
,
poi
si
rivolse
:
-
Sentite
,
giovanotti
:
laggiù
c
'
è
il
re
:
adesso
passerà
sulla
macchina
.
Proseguimmo
la
passeggiata
:
-
Hai
sentito
?
-
diss
'
io
.
-
Laggiù
c
'
è
il
re
.
Che
sia
andato
a
Rivoli
in
automobile
?
-
Il
re
!
...
C
'
era
un
re
,
-
rispose
con
la
sua
aria
di
trasognato
-
un
re
!
...
Ami
le
leggende
?
Io
ne
sapevo
tante
.
Mia
madre
...
mia
zia
,
via
!
,
quella
che
ti
ho
detto
che
ci
teneva
con
sé
,
ne
sapeva
d
'
ogni
colore
.
Ella
parlava
sempre
di
re
,
di
duchi
,
di
conti
...
Era
un
'
aristocratica
!
-
Anch
'
io
ne
sapevo
molte
.
Andavo
nella
stalla
,
d
'
inverno
.
Dopo
il
rosario
e
i
paternoster
a
tutti
i
santi
che
ci
liberino
dal
feu
,
da
la
losna
e
dal
troun
(
I
)
2
,
mia
nonna
ne
contava
delle
interminabili
.
Era
del
tempo
di
Napoleone
:
piegata
in
due
dalla
sciatica
,
sembrava
una
povera
bestia
supplichevole
.
Poi
,
sull
'
aia
della
fornace
,
piena
di
sole
,
io
cantavo
coi
bambini
:
Andouma
a
Rouma
a
coumpré
una
courouña
,
'
na
courouña
par
un
Re
.
Giurapapé.3
Volevo
farlo
rallegrare
.
Il
sole
cadeva
dietro
i
monti
e
il
cielo
su
di
essi
era
divenuto
roseo
.
Laggiù
appunto
,
di
là
dai
monti
,
era
forse
il
paese
delle
leggende
...
Crastino
disse
:
-
Eppure
sono
esse
,
le
leggende
,
che
ci
fanno
inabili
a
vivere
.
Io
,
per
esempio
,
penso
sempre
a
Nausica
,
alle
sibille
,
ai
Nibelunghi
,
a
Bruto
,
magari
:
e
più
ancora
alla
Madonna
,
a
Santa
Teresa
,
a
San
Francesco
d
'
Assisi
...
Tutto
questo
mi
ha
fatto
dimenticare
che
mia
sorella
lavorava
per
me
,
che
un
bel
giovane
può
passare
per
la
strada
e
farle
delle
proposte
,
e
che
l
'
amore
conduce
all
'
ospedale
...
Si
tirò
su
il
bavero
e
affondò
le
mani
nelle
tasche
:
-
Io
penso
alla
Biondina
del
n
.
40
.
Che
diverrà
?
Mi
pare
perfino
che
l
'
amerei
.
Sciocco
!
Intanto
non
mi
ha
mai
neanche
guardato
...
Eppure
qualche
anno
fa
le
donne
mi
guardavano
con
certi
occhi
!
Non
hai
mai
amato
tu
?
-
Io
no
.
Non
ci
ho
mai
pensato
,
o
quasi
.
-
Io
non
lo
so
.
Ma
credo
che
non
ho
mai
amato
.
Mi
ha
sempre
disgustato
.
È
vero
che
non
ho
mai
incontrato
una
donna
sopra
la
mia
condizione
.
Ma
credo
che
una
donna
viva
non
potrei
amarla
.
Io
amerei
la
principessa
di
Tripoli
,
per
esempio
,
ossia
Elisabetta
d
'
Austria
...
Una
forma
nera
in
mezzo
alla
strada
,
lontanissima
,
ingrossava
rapidamente
avvicinandosi
.
L
'
automobile
del
re
?
In
brevissimo
tempo
fu
accanto
a
noi
e
passò
.
Due
ciclisti
lo
seguivano
.
Mi
pareva
avere
scorto
la
fisionomia
del
re
,
giovane
e
ardita
.
Guardammo
indietro
seguendolo
coll
'
occhio
.
Una
piccolissima
figura
nera
,
il
mendicante
,
era
ferma
in
mezzo
alla
strada
:
s
'
udì
la
tromba
:
il
mendicante
si
scostò
.
Avevamo
avuto
un
momento
d
'
ansia
.
-
Se
l
'
avesse
travolto
?
-
disse
Crastino
.
-
Orribile
!
-
Per
il
mendico
è
lo
stesso
...
ma
per
lui
,
dopo
;
-
aggiunse
egli
dopo
un
silenzio
.
-
Infatti
...
-
risposi
,
e
non
proseguii
.
E
c
'
immergemmo
in
un
pensiero
che
ci
dava
i
brividi
.
Tornammo
che
i
fanali
erano
già
accesi
.
Lo
condussi
alle
Cucine
,
presso
casa
;
entrava
per
la
prima
volta
in
un
ambiente
simile
.
Sedemmo
ad
un
posto
libero
.
Il
luogo
era
pieno
di
strepito
e
d
'
un
vapore
nauseabondo
.
Io
mangiai
,
secondo
l
'
abitudine
,
in
gran
fretta
e
macchinalmente
:
l
'
amico
provò
a
trangugiare
qualche
boccone
,
ma
la
gola
gli
si
chiudeva
e
gli
occhi
gli
s
'
empievano
di
lacrime
.
Alla
sua
destra
un
grosso
uomo
appoggiava
al
tavolo
due
enormi
braccia
che
sostenevano
un
testone
bovino
;
egli
metteva
in
moto
due
grandi
ganasce
.
In
faccia
a
questo
,
la
Salamandra
mangiava
svogliata
,
versandosi
di
frequente
un
vino
nero
e
denso
;
gettandogli
qualche
parola
e
voltandosi
a
sorridere
intorno
con
aria
di
civetteria
.
-
Non
sei
mai
venuto
qui
?
-
domandai
a
Crastino
.
-
No
.
Mi
fa
nausea
.
-
Ma
si
paga
poco
.
D
'
altronde
potresti
mandar
a
prenderti
da
mangiare
per
mezzo
d
'
un
ragazzo
.
Volevo
così
insegnargli
a
vivere
da
solo
.
Lo
accompagnai
fino
alla
sua
stanza
e
gli
diedi
la
buona
notte
.
Seduto
al
mio
tavolo
,
sotto
la
lampada
a
petrolio
che
aveva
assistito
alle
mie
veglie
sui
còmpiti
di
scuola
,
alle
mie
lotte
contro
i
refusi
,
alle
mie
divagazioni
fantastiche
sopra
i
periodi
che
più
afferravano
la
mia
intelligenza
,
mi
provai
a
figgere
gli
occhi
sul
Wundt
che
avevo
portato
dalla
tipografia
.
E
tosto
l
'
immagine
di
Lena
mi
si
affacciò
:
mi
guardava
con
gli
occhi
supplichevoli
,
quasi
imperativi
:
mi
pareva
che
m
'
imponesse
con
una
dolce
forza
il
pensiero
costante
che
aveva
animato
la
sua
vita
per
quello
strano
fanciullo
che
da
due
giorni
mi
era
divenuto
fratello
.
Un
passo
pesante
nel
corridoio
,
accompagnato
da
urti
contro
le
pareti
e
da
spergiuri
,
interruppe
le
mie
riflessioni
:
l
'
ubriaco
aveva
fatto
il
lunedì
.
Un
uscio
s
'
aperse
;
poi
un
tonfo
,
e
non
sentii
più
nulla
:
quella
sera
non
avrebbe
più
avuto
la
forza
di
picchiare
la
moglie
...
Ripresi
a
scorrere
le
mie
bozze
;
inutilmente
.
Non
potevo
fermare
la
mia
attenzione
;
forse
d
'
ora
innanzi
queste
cose
,
l
'
ufficio
,
la
scuola
,
i
libri
,
non
mi
avrebbero
mai
più
interessato
come
prima
:
alcun
che
di
estraneo
era
subitamente
penetrato
in
me
e
faceva
sì
ch
'
io
non
mi
sentissi
più
come
prima
affatto
libero
e
solo
.
Ne
avevo
a
tratti
una
punta
di
malessere
che
mi
pareva
fosse
puramente
immaginario
;
in
fondo
non
avrei
affatto
desiderato
che
non
fosse
avvenuto
così
.
Ad
un
certo
momento
mi
domandai
:
"
Ma
che
faccio
io
nella
vita
?
"
Fino
a
quel
punto
dunque
io
non
mi
ero
ancora
accorto
di
me
stesso
,
perché
non
guardavo
che
me
e
nessun
altro
:
non
avevo
termini
di
paragone
.
Che
facevo
io
?
Lavoravo
,
cioè
vendevo
la
mia
opera
ad
un
padrone
,
estranei
l
'
uno
all
'
altro
.
Fortunatamente
,
non
amando
il
padrone
o
i
padroni
,
che
non
conoscevo
,
né
il
salario
se
non
come
una
necessità
,
amavo
invece
il
mio
lavoro
e
avevo
un
ideale
di
me
stesso
a
cui
il
mio
lavoro
poteva
condurmi
.
E
d
'
intorno
a
me
?
Correttori
,
compositori
,
macchinisti
,
entravano
,
uscivano
,
vendevano
mente
e
mano
a
ore
e
a
tariffa
fissa
.
Nessun
amore
al
loro
lavoro
,
cioè
alla
loro
vita
,
e
nessun
ideale
.
Ciascuno
vedeva
di
continuo
uscir
dalle
sue
mani
per
sempre
e
anonima
la
fatica
di
un
'
ora
,
un
frammento
,
e
nessuno
poteva
dir
mai
di
qualche
cosa
:
"
Quello
l
'
ho
fatto
io
!
"
Che
cosa
resterà
loro
alla
fin
della
vita
a
provare
che
hanno
vissuto
?
Non
hanno
vissuto
:
questa
è
la
verità
.
O
forse
in
quella
uniformità
d
'
azione
,
estraneo
,
lontano
dal
monotono
affaticarsi
che
li
esaurisce
,
qualcosa
esiste
,
sorride
,
splende
?
Qualcuno
ha
un
piccolo
usignuolo
che
gli
canta
in
cuore
mentre
le
sue
mani
s
'
insudiciano
attorno
alle
ruote
?
E
qui
,
intorno
,
in
queste
celle
tra
di
prigione
e
di
chiostro
,
qualcuno
di
quelli
che
tornano
ogni
sera
abbrutiti
dallo
sforzo
della
giornata
,
si
assopisce
in
un
sogno
sereno
e
un
ritornello
di
canzone
suona
al
ritmo
del
suo
respiro
?
Guardai
intorno
la
mia
soffitta
:
non
era
più
sì
fredda
,
sì
nuda
.
La
lampada
diffondeva
in
essa
una
luce
calma
,
dorata
,
che
pareva
quasi
sottilmente
intepidire
l
'
aria
.
O
era
il
senso
d
'
una
presenza
invisibile
?
Appoggiai
la
testa
su
ambe
le
mani
e
chiusi
gli
occhi
:
traverso
le
palpebre
la
luce
mi
riempiva
le
pupille
d
'
uno
splendore
marmoreo
.
Rimasi
a
lungo
così
,
quasi
ascoltando
il
brusìo
nelle
mie
vene
d
'
un
tepore
nuovo
e
vibrante
.
La
finestra
dietro
il
paralume
era
tutta
azzurra
.
La
neve
era
azzurra
,
il
cielo
quasi
nero
seminato
di
stelle
.
Apersi
.
Anche
la
finestra
di
fronte
era
aperta
e
una
figura
v
'
era
in
mezzo
,
china
sui
gomiti
.
Non
mi
meravigliò
:
non
mi
pareva
infatti
testè
quasi
d
'
essermi
sentito
chiamare
?
Che
avveniva
in
quella
gran
sala
bianca
,
lontano
?
Rabbrividii
.
Ma
un
'
altra
finestra
laggiù
nell
'
angolo
,
l
'
ultima
,
era
illuminata
:
vi
si
vedevano
due
candele
,
e
un
gemito
uguale
ne
usciva
,
tranquillo
come
se
perdurasse
nel
sonno
.
Un
'
ombra
di
donna
anche
vi
si
moveva
,
alcuno
vegliava
il
morticino
,
forse
la
moglie
dell
'
ubriaco
...
Il
silenzio
era
infinito
.
Le
stelle
palpitavano
,
il
cielo
non
pareva
una
vòlta
cupa
,
ma
lo
spazio
senza
limite
in
cui
stavano
sospese
nel
loro
moto
impercettibile
quelle
vite
luminose
.
In
terra
tutto
era
bianco
:
tetti
senza
fine
,
e
in
fondo
il
profilo
delle
Alpi
:
esse
parevano
inerti
e
morte
.
La
vita
era
qui
,
intorno
a
me
,
su
queste
altezze
tese
verso
il
cielo
:
la
vita
e
la
morte
.
Lungo
le
scale
un
passo
saliva
e
una
luce
si
proiettò
sul
pianerottolo
,
scomparve
nel
corridoio
.
Dopo
un
po
'
,
lo
sentii
tornare
,
più
pesante
e
cauto
;
vidi
vacillare
su
la
parete
lungo
la
scala
il
profilo
d
'
un
uomo
con
in
spalla
un
oggetto
oblungo
:
discendeva
.
Nella
soffitta
d
'
angolo
le
candele
si
mossero
,
l
'
ombra
della
donna
si
disegnò
un
momento
sui
vetri
;
poi
si
spensero
.
Il
gemito
continuava
uguale
nel
sonno
.
-
Crastino
!
-
chiesi
verso
la
finestra
dirimpetto
,
pianissimo
,
come
temendo
di
svegliare
quel
gemito
.
Egli
si
mosse
,
accennò
con
la
mano
alla
finestra
ora
buia
e
si
ritrasse
.
Tre
giorni
dopo
fui
chiamato
nella
sala
d
'
ingresso
della
tipografia
.
Mi
attendeva
un
signore
alto
,
biondo
,
che
avevo
già
veduto
nel
laboratorio
,
il
dottor
Semmi
.
Infatti
egli
rivedeva
delle
bozze
.
Riconobbi
il
primo
foglio
di
un
'
opera
che
passava
ora
sotto
le
mie
mani
.
-
Senta
-
incominciò
egli
guardandomi
con
due
occhi
azzurro
-
chiari
.
-
La
dottoressa
Lavriano
m
'
incarica
di
informarla
che
la
sorella
del
suo
amico
è
morta
iersera
...
Quantunque
fossi
preparato
alla
notizia
,
ne
rimasi
costernato
;
egli
lo
vide
e
i
suoi
occhi
tranquilli
si
velarono
leggermente
:
-
La
dottoressa
è
andata
stamani
a
trovare
il
suo
amico
:
intanto
vuol
ch
'
io
avverta
lei
,
perché
l
'
assista
questa
notte
,
che
può
essere
terribile
per
il
giovane
,
un
po
'
ammalato
,
a
quanto
mi
si
dice
...
Io
non
seppi
rispondere
parola
.
Egli
proseguì
:
-
È
morta
d
'
emorragia
.
Se
fosse
venuta
all
'
ospizio
subito
...
Invece
ha
creduto
poter
superare
la
crisi
da
sola
.
Quando
ce
l
'
ha
portata
la
dottoressa
Lavriano
,
era
già
tardi
;
aveva
già
dei
guasti
interni
cui
non
si
poté
rimediare
...
Diede
un
'
occhiata
alle
sue
bozze
,
poi
si
decise
a
posar
la
penna
e
volgendosi
tutto
a
me
,
mi
chiese
:
-
Il
fratello
,
che
tipo
è
?
-
Oh
,
un
bravo
giovine
!
-
m
'
affrettai
a
rispondere
.
-
Probabilmente
non
ha
saputo
nulla
di
nulla
.
È
un
poeta
.
Ha
scritto
Tenebre
...
-
La
rimproverava
,
che
lei
sappia
?
-
Non
credo
.
Soltanto
,
ella
doveva
averne
soggezione
,
da
quel
che
posso
immaginarmi
.
Doveva
poi
temere
enormemente
di
addolorarlo
.
Credo
che
gli
facesse
un
po
'
da
madre
...
-
Ah
,
le
parti
s
'
erano
invertite
!
Lui
,
certo
non
sapeva
proteggerla
.
Lì
sta
il
male
.
-
Lo
crede
colpevole
?
-
Non
posso
giudicarne
.
Ad
ogni
modo
,
tutti
gli
uomini
sono
colpevoli
in
complesso
,
se
non
della
morte
dei
neonati
(
quelli
,
pazienza
!
)
,
certo
della
morte
delle
madri
;
non
sono
soltanto
indirettamente
responsabili
...
Ora
lei
legge
il
mio
libro
?
La
signorina
mi
dice
che
lei
ha
studiato
molto
di
questioni
sociali
.
-
Io
?
-
protestai
confuso
,
sentendomi
arrossire
.
-
Io
non
ho
studiato
che
le
bozze
che
vo
correggendo
da
dieci
anni
.
-
Bene
!
Mi
dicono
che
dà
dei
punti
agli
autori
,
qualche
volta
.
-
E
sorrise
della
mia
confusione
:
nei
suoi
occhi
brillava
un
'
ironìa
benevola
che
non
mi
cagionava
disagio
.
In
quel
momento
il
sole
che
entrava
dalla
finestra
l
'
aveva
raggiunto
sulla
sedia
e
illuminava
la
sua
bella
testa
bionda
,
dall
'
alta
fronte
calva
,
dai
baffi
radi
spioventi
,
traverso
i
quali
i
denti
brillavano
nel
sorriso
simpatico
.
Aveva
qualcosa
del
sognatore
e
dell
'
apostolo
;
e
subito
sentii
per
lui
un
segreto
moto
di
simpatia
.
Egli
si
trasse
indietro
dal
sole
e
riprese
la
penna
,
ma
tosto
la
depose
per
porgermi
la
mano
.
Io
la
strinsi
e
tornai
al
mio
gabbiotto
.
Il
seguito
delle
sue
bozze
che
avevo
dinanzi
(
L
'
allevamento
dell
'
Uomo
)
diceva
:
"
Il
dovere
primo
e
assoluto
d
'
una
società
civile
è
di
favorire
e
sorvegliare
le
nascite
.
Tutti
gli
altri
momenti
della
vita
umana
sono
secondari
vicino
a
questo
,
e
in
essi
l
'
individuo
può
in
diverso
grado
provvedere
a
se
stesso
:
qui
due
vite
sono
in
pericolo
e
l
'
una
,
la
più
indifesa
,
comincia
appena
,
e
guai
se
comincia
male
!
"
Invece
oggi
la
nascita
è
lasciata
al
caso
.
La
procreazione
,
ch
'
è
in
fondo
il
solo
fine
visibile
della
vita
,
viene
dall
'
uomo
considerata
come
la
spiacevole
conseguenza
d
'
un
atto
di
piacere
egoistico
,
dalla
donna
ora
una
sofferenza
senza
compenso
,
ora
una
condanna
,
una
diminuzione
del
suo
essere
,
tutt
'
al
più
una
funzione
semplicemente
animale
.
"
Una
gran
parte
di
coloro
che
sentono
in
sé
inquietudine
,
squilibrio
fisico
,
difetti
od
eccessi
,
germi
di
male
,
di
pazzia
,
di
delitto
,
possono
rintracciarne
la
causa
nella
nascita
.
Chi
ne
ha
la
colpa
?
Di
rado
la
madre
,
spesso
il
padre
,
sempre
la
società
...
"
.
Quando
fui
libero
dal
mio
lavoro
m
'
affrettai
verso
casa
.
Crastino
,
nel
suo
letto
,
aveva
un
febbrone
.
Delirava
.
Minca
,
la
moglie
dell
'
ubriaco
,
lo
assisteva
,
colla
sua
faccia
patita
e
la
persona
lunga
e
magra
:
gli
umettava
le
labbra
ardenti
e
cercava
di
farlo
rimanere
quieto
e
coperto
.
Non
mi
riconobbe
,
e
rimasi
lunghe
ore
accanto
al
letto
,
mezzo
intorpidito
e
colla
testa
ondeggiante
e
vuota
.
La
febbre
durò
sei
giorni
.
Il
medico
era
inquieto
e
la
dottoressa
,
che
venne
più
volte
,
temette
seriamente
che
il
cervello
gli
si
sconvolgesse
.
Era
divenuto
spaventosamente
arido
e
secco
.
Un
giorno
scorsi
così
nitida
la
forma
del
teschio
sotto
la
sua
barba
rada
che
n
'
ebbi
un
istantaneo
ribrezzo
.
Nondimeno
si
risollevò
lentamente
.
Pareva
che
si
fosse
dimenticato
d
'
ogni
cosa
e
una
dolce
convalescenza
mi
fece
apparire
il
mio
povero
amico
come
un
fanciullo
nuovo
e
ingenuo
,
ignaro
d
'
ogni
dolore
,
anche
privo
d
'
ogni
pensiero
,
come
una
pianta
,
un
semplice
essere
di
senso
.
Poi
si
ricordò
,
a
sprazzi
,
del
passato
;
ma
con
lieve
dolore
.
L
'
attività
del
suo
cervello
ridestatosi
all
'
improvviso
con
un
vigor
nuovo
,
lo
elevava
subito
,
dai
singoli
casi
,
alle
considerazioni
generali
della
vita
:
essendo
stato
sì
vicino
alla
morte
,
diceva
egli
,
non
si
contava
più
fra
i
vivi
e
i
sofferenti
,
pensava
agli
altri
che
soffrivano
e
immaginava
come
avrebbero
potuto
non
soffrire
,
trovando
ciò
,
infine
,
molto
facile
,
tanto
viveva
nell
'
astratto
.
Io
lo
vedevo
due
volte
al
giorno
.
Era
debolissimo
,
talché
ci
volle
più
d
'
un
mese
,
prima
ch
'
io
potessi
condurlo
a
fare
qualche
passo
all
'
aperto
.
A
mano
a
mano
che
la
primavera
coloriva
la
terra
e
l
'
aria
,
vedevo
il
volto
dell
'
amico
animarsi
,
illuminarsi
.
Passammo
così
alcuni
mesi
in
una
intimità
ineffabile
:
io
amai
quel
ragazzo
di
genio
come
avrei
amato
una
creatura
mia
,
la
mia
donna
o
mio
figlio
.
La
bellezza
di
quell
'
essere
,
che
sorpassava
la
mia
facoltà
d
'
ammirazione
,
che
mi
riempiva
spesso
di
stupore
e
di
riverenza
,
come
dinanzi
a
un
mistero
che
si
manifestasse
in
lui
,
mi
affascinava
.
La
figura
divina
ch
'
egli
appariva
,
quando
i
suoi
occhi
contemplavano
certi
spettacoli
eterni
di
natura
o
d
'
umanità
,
non
mi
uscirà
più
dalla
mente
.
Mi
condusse
a
visitare
le
gallerie
,
ove
mi
colpì
la
sua
dottrina
e
la
sua
ammirazione
ragionata
e
istintiva
dei
capolavori
.
Lo
incantava
il
museo
egiziano
,
ov
'
egli
passava
ore
intere
a
sognare
in
presenza
delle
mummie
e
dei
resti
così
viventi
e
strani
di
quel
popolo
misterioso
.
Diceva
che
gli
Egiziani
dovevano
somigliare
ai
grandi
uccelli
e
ai
grandi
fiori
delle
acque
,
creature
sospese
su
una
linea
d
'
orizzonte
,
e
sopra
,
il
cielo
infinito
,
e
sotto
,
lo
specchio
del
cielo
infinito
:
null
'
altro
che
cielo
:
perciò
furono
astronomi
e
matematici
,
e
probabilmente
musici
...
Ma
la
natura
vivente
aveva
potere
di
trasfigurarlo
.
Dinanzi
al
paesaggio
dilatava
gli
occhi
che
diventavano
luminosi
come
se
concentrassero
in
sé
quei
colori
e
quella
luce
.
Guardavamo
così
,
al
tramonto
,
il
cielo
grande
che
si
continuava
dentro
lo
specchio
del
Po
,
chiuso
dalle
masse
dei
pioppi
.
In
principio
gli
sfuggiva
qualche
monosillabo
:
ero
ancora
presente
a
lui
.
Poi
mi
dimenticava
affatto
:
drizzava
le
sue
spalle
gracili
,
ergeva
il
petto
come
per
levarsi
un
'
oppressione
e
respirava
a
larghi
sorsi
:
non
tornava
a
me
che
all
'
annerirsi
delle
forme
,
per
ripetermi
con
rare
frasi
,
tirate
fuori
a
stento
,
le
sue
solite
tristezze
,
la
sua
inettitudine
ad
un
'
opera
grande
,
la
morte
che
lo
chiamava
con
voce
sempre
più
insistente
.
Le
piccole
agitazioni
degli
uomini
lo
toccavano
talvolta
prontamente
e
vivacemente
.
Egli
gironzolava
per
la
città
,
ruminando
di
continuo
i
suoi
pensieri
o
"
connettendo
a
musaico
"
,
com
'
egli
diceva
,
qualche
sonetto
.
I
moti
soliti
dei
passanti
non
lo
distraevano
punto
:
ma
ogni
più
minuto
incidente
insolito
lo
richiamava
;
e
come
usciva
da
un
mondo
di
sogni
,
la
cosa
prendeva
un
senso
profondo
e
gli
dava
subito
cagione
di
risalire
a
idee
generali
o
a
visioni
d
'
umanità
che
lo
prendevano
alla
gola
;
uso
sempre
,
sciupandolo
,
il
suo
modo
d
'
esprimersi
.
Ricordo
che
,
avendolo
incontrato
una
domenica
in
corso
Vittorio
tutto
in
preda
a
'
suoi
pensieri
,
non
mi
peritai
di
distrarnelo
,
salutandolo
e
accompagnandomi
con
lui
.
Ma
pareva
ch
'
egli
durasse
fatica
a
mantenersi
meco
nel
mondo
reale
.
Ad
un
tratto
una
fanfara
sbocca
da
un
angolo
di
via
e
parecchie
squadre
di
ragazzi
marciano
dietro
di
essa
.
I
primi
gonfiavano
le
gote
rosse
sulle
loro
trombe
con
un
misto
di
letizia
e
di
baldanza
:
gli
altri
marciavano
serii
,
ma
baldi
e
lieti
anch
'
essi
,
come
compresi
della
loro
azione
,
che
era
di
solidarietà
e
di
armonia
,
di
fiducia
verso
l
'
avvenire
.
Egli
li
guardò
passare
con
gli
occhi
lucidi
,
attentissimo
,
li
seguì
a
lungo
con
lo
sguardo
:
poi
lo
prese
l
'
affanno
,
aprì
la
bocca
a
respirar
forte
per
non
piangere
,
singhiozzò
due
o
tre
volte
,
indi
si
acquetò
.
Di
lì
a
un
momento
:
-
Vedi
?
Disse
-
I
nostri
figli
quelli
...
i
nostri
nipoti
!
...
Come
sono
belli
,
sani
!
E
gli
altri
,
i
nostri
fratelli
!
Là
,
su
le
soffitte
o
nelle
tane
.
I
nostri
fratelli
!
Ma
il
mondo
cammina
,
caro
Stanga
,
domani
camminerà
così
,
come
questi
bimbi
...
quando
noi
saremo
sotterra
!
Una
sera
volle
portarmi
ad
ogni
costo
a
vedere
il
Faust
.
Fu
per
entrambi
una
fonte
di
grande
emozione
.
Egli
pianse
dal
principio
alla
fine
.
Io
gli
tenevo
una
mano
nella
mia
,
premendola
ad
ogni
tratto
fortemente
,
quando
temevo
che
scoppiasse
in
singhiozzi
:
ma
il
suo
pianto
era
piuttosto
calmo
.
Eravamo
in
loggione
:
egli
appoggiava
la
testa
sul
parapetto
,
senza
mai
guardare
il
palco
:
ed
io
sentivo
con
angoscia
inesprimibile
ch
'
egli
faceva
una
trasposizione
:
ascoltava
la
storia
di
sua
sorella
.
Ma
io
,
che
non
conoscevo
se
non
gli
spettacoli
delle
chiese
e
la
musica
degli
organi
e
dei
cori
,
facevo
amare
riflessioni
.
Ecco
:
il
pubblico
ama
questi
quadri
:
dei
burattini
ridipinti
,
caricature
dell
'
uomo
,
con
gesti
che
tradiscono
le
cerniere
nascoste
nelle
giunture
,
fanno
grandi
passi
,
si
voltano
verso
il
pubblico
quando
devono
parlare
coll
'
amante
:
nel
duetto
i
due
amanti
fanno
perfino
un
mezzo
giro
l
'
uno
intorno
all
'
altro
,
come
i
gruppi
dei
musei
che
hanno
un
perno
sotto
il
piedestallo
...
Il
mio
amico
era
pienamente
afferrato
dall
'
azione
,
o
piuttosto
dalla
musica
e
dalla
sua
stessa
fantasia
.
Io
pensavo
a
quella
Margherita
.
Ecco
che
cosa
è
la
donna
oggidì
.
Da
una
parte
il
diavolo
che
la
tira
per
la
lunga
treccia
,
dall
'
altra
Dio
,
che
finisce
col
salvarla
per
far
piacere
agli
spettatori
e
con
lei
l
'
altra
allegra
vittima
del
diavolo
,
Faust
.
Margherita
non
esiste
di
per
sé
:
soffre
,
uccide
la
sua
creatura
...
Che
strazio
e
che
ridicolo
insieme
in
quella
scena
alla
porta
della
chiesa
!
Accanto
a
noi
c
'
erano
delle
ragazze
che
avevano
veramente
paura
.
E
mi
s
'
affacciò
irresistibile
la
domanda
:
"
Dov
'
è
questa
religione
consolatrice
degli
afflitti
?
"
.
Dio
finisce
col
trionfare
,
ma
che
importa
se
il
diavolo
ha
continuato
a
torturarmi
durante
quattro
atti
e
mezzo
,
cioè
quasi
tutta
la
vita
?
Più
tardi
Vigi
divenne
sempre
più
instancabile
e
inquieto
.
La
mia
compagnia
non
gli
bastava
più
.
Egli
mi
dimenticava
spesso
quando
l
'
accompagnavo
:
si
concentrava
e
rimaneva
muto
,
non
rispondeva
;
non
udiva
,
forse
,
il
più
delle
volte
.
Io
l
'
annoiavo
,
probabilmente
,
e
ricordando
gli
sguardi
supplichevoli
di
sua
sorella
,
una
profonda
angoscia
mi
prendeva
.
Mi
sentivo
impotente
,
meschino
,
nullo
:
in
certi
momenti
avrei
voluto
stendermi
a
'
suoi
piedi
,
farmi
calpestare
,
perché
s
'
accorgesse
di
me
.
Talvolta
poi
,
all
'
improvviso
,
parlava
e
le
sue
frasi
erano
una
continuazione
di
un
discorso
interno
ch
'
io
non
riuscivo
a
ricostruire
.
E
l
'
idea
insistente
era
l
'
amore
.
Che
cos
'
era
quest
'
amore
,
per
cui
sua
sorella
aveva
tanto
sofferto
in
silenzio
ed
era
morta
con
tanta
serenità
?
Lena
aveva
certo
amato
.
Amava
ancora
quando
moriva
?
Perché
mi
feci
tante
volte
questa
domanda
,
e
perché
non
osai
farla
giammai
a
Crastino
?
Quante
volte
essa
insisteva
nel
mio
cervello
fino
al
tormento
mentre
gli
parlavo
di
cose
indifferenti
,
ma
non
riuscii
mai
a
superare
la
mia
timidezza
.
L
'
amore
!
Io
non
ci
ho
mai
pensato
.
O
per
dir
meglio
:
ho
pensato
moltissimo
alla
donna
,
senza
che
potessi
neanche
concepire
di
aver
mai
una
donna
mia
,
una
famiglia
mia
.
I
miei
coetanei
,
i
miei
colleghi
di
lavoro
sono
tutti
ammogliati
:
ma
si
dibattono
in
tali
difficoltà
,
che
il
far
saltare
sulle
ginocchia
l
'
ultimo
marmocchio
e
veder
gli
altri
rotolarsi
nei
prati
,
fuori
porta
,
seduti
colla
mogliettina
sotto
la
pergola
di
qualche
osteria
,
è
loro
troppo
scarso
compenso
.
Altri
non
vogliono
rampolli
,
e
sono
i
più
duri
e
i
più
chiusi
,
quelli
che
sorridono
di
più
,
ma
di
un
sorriso
scoraggiante
,
motteggiatore
;
tristissimi
certo
,
in
fondo
.
Parlate
di
amore
e
di
una
famiglia
in
una
società
che
dà
la
medesima
razione
di
pane
a
chi
è
solo
e
a
chi
ha
moglie
e
bimbi
!
Ma
tutto
ciò
non
bastava
a
tenermi
lontano
dal
matrimonio
.
In
fondo
io
ho
un
'
immensa
nostalgia
della
carezza
femminile
che
non
ricordo
d
'
aver
sentita
mai
.
Forse
,
appena
messo
in
luce
,
mia
mamma
poté
ancora
stringermi
al
suo
seno
e
baciarmi
?
Non
lo
so
.
Ma
mi
pare
che
una
donna
(
ora
sono
vecchio
,
ho
trent
'
anni
)
,
una
donna
che
mi
avesse
amato
come
avevo
bisogno
di
essere
amato
,
sarebbe
stata
un
pochino
mia
mamma
,
e
avrei
avuto
bisogno
,
sì
,
di
piangere
,
quando
l
'
avessi
sentita
mia
,
quando
avessi
sentito
che
tutto
il
suo
mondo
ero
io
,
io
;
di
piangere
nel
suo
seno
tutte
le
lagrime
che
non
ho
pianto
in
trent
'
anni
;
di
versare
tutta
la
immensa
tristezza
accumulata
giorno
per
giorno
,
da
bimbo
nelle
giornate
fredde
e
senza
pane
,
da
ragazzo
nella
reclusione
priva
sempre
del
conforto
d
'
una
faccia
femminile
,
da
giovanotto
quando
la
sera
trovavo
sempre
la
mia
soffitta
buia
e
gelida
.
Avevo
una
forza
,
accumulata
in
tanti
anni
di
lotta
contro
un
vero
strato
di
terra
pesante
su
di
me
:
non
sono
uscito
dalla
mia
tomba
di
creta
come
un
germoglio
in
mezzo
a
un
sentiero
battuto
?
Non
avevo
rinunziato
a
quello
che
molti
altri
hanno
,
alla
vita
facile
,
apparecchiata
dinanzi
a
loro
come
una
mensa
imbandita
:
rinunziato
,
perché
ero
riuscito
a
non
desiderare
,
sebbene
me
ne
sentissi
un
diritto
uguale
a
quello
di
essi
?
E
avevo
una
debolezza
organica
,
portata
in
me
sia
dalle
inconscie
sofferenze
e
privazioni
dell
'
infanzia
,
sia
da
quella
rinunzia
terribile
.
Una
donna
avrebbe
soddisfatto
a
questo
mio
bisogno
di
proteggere
e
di
essere
protetto
.
Non
venne
.
L
'
attendevo
e
non
la
cercavo
.
Non
osavo
cercarla
:
ero
timidissimo
di
fronte
alla
donna
,
perché
conscio
fin
da
ragazzo
del
mio
aspetto
triste
e
deficiente
.
Io
sono
alto
,
magro
,
giallo
,
con
un
torso
gracile
,
gambe
e
braccia
troppo
lunghe
:
a
sedici
anni
mi
ricordo
d
'
aver
avuto
per
un
periodo
di
tempo
una
fame
da
cannibale
:
quando
cessò
,
io
ero
cresciuto
di
trenta
centimetri
!
Da
qualche
anno
non
mi
guardo
più
nelle
vetrine
,
e
quando
per
caso
l
'
occhio
mi
cade
sul
mio
individuo
riflesso
,
m
'
esilaro
non
poco
:
ma
prima
fui
di
una
suscettibilità
malaticcia
.
Avevo
un
orecchio
prodigioso
per
sentir
dietro
di
me
tutte
le
gaiezze
ch
'
io
suggerivo
alle
ragazze
che
mi
passavano
accanto
,
e
il
mio
occhio
,
che
pare
un
po
'
uguale
e
muto
,
non
si
lasciava
sfuggire
i
menomi
moti
che
apparivano
su
le
facce
dei
passanti
.
A
qualche
monello
avrei
ben
volentieri
non
poche
volte
tirato
le
orecchie
.
Ma
mi
contenevo
:
chiudevo
gelosamente
tutte
queste
ferite
di
spillo
:
credo
che
avevo
una
vera
faccia
di
diplomatico
,
tanto
sapevo
dissimulare
.
Ora
dicono
invece
che
ho
una
faccia
buona
come
il
pan
caldo
.
Gli
è
che
vedo
di
quante
piccole
cose
soffrono
gli
uomini
:
e
sono
tanto
indulgente
verso
il
me
stesso
d
'
allora
,
che
m
'
intenerisco
stranamente
all
'
aspetto
di
tutte
le
piccole
sofferenze
che
gemono
o
tacciono
intorno
a
me
.
Non
avevo
poi
molto
tempo
da
cercarla
...
Era
necessario
ch
'
io
incontrassi
per
caso
una
donna
che
mi
guardasse
,
mi
trovasse
simpatico
,
mi
parlasse
e
mi
conoscesse
:
conosciutomi
,
mi
avrebbe
probabilmente
amato
,
perché
mi
pare
impossibile
,
dio
buono
!
,
il
contrario
.
Ciascuno
di
noi
ha
dentro
di
sé
di
che
far
felice
un
altro
essere
.
Ma
dov
'
è
quest
'
altro
?
Ecco
tutto
.
Lei
era
forse
ben
lontana
e
io
stavo
là
nel
mio
buco
di
correttore
...
O
era
forse
a
due
passi
:
forse
m
'
ha
guardato
,
m
'
avrà
anche
parlato
...
ma
non
m
'
ha
conosciuto
:
e
neppur
io
.
Dunque
io
scrivo
qui
come
su
una
pietra
sepolcrale
:
IO
NON
HO
AMATO
.
Tutte
queste
riflessioni
e
questi
rimpianti
furono
sollevati
in
me
dalla
intimità
con
Crastino
.
Egli
viveva
così
intensamente
dentro
di
sé
che
le
sue
parole
,
da
cui
ricevevo
delle
momentanee
rivelazioni
,
come
dei
lampi
,
di
quella
vita
,
mi
riconducevano
immediatamente
alla
mia
e
mi
sentivo
tutto
rimescolato
.
Una
volta
uscivamo
da
una
chiesa
,
entrativi
a
udire
i
cori
dei
vespri
(
la
chiesa
,
le
madonne
,
la
musica
!
...
Se
volete
dell
'
arte
,
del
sentimento
,
oggidì
,
siate
ricchi
!
Solo
la
chiesa
dispensa
dell
'
arte
ai
diseredati
!
)
e
il
sole
era
così
bello
!
Crastino
disse
:
-
Io
non
ho
mai
creduto
veramente
a
una
vita
mia
oltre
a
questa
,
ad
una
vita
individuale
:
non
ci
ho
mai
creduto
,
ma
ho
vissuto
come
se
ci
credessi
:
vale
a
dire
che
,
in
vista
di
un
'
altra
vita
,
non
ho
vissuto
questa
...
"
Vero
"
,
riflettei
.
E
pensavo
a
me
:
io
ho
fatto
lo
stesso
:
anche
nel
mio
piccolo
avrei
ottenuto
qualche
felicità
se
l
'
avessi
voluta
con
tutte
le
forze
.
Credo
che
molti
oggidì
sono
simili
a
me
:
non
ci
si
rifà
a
nuovo
tanto
facilmente
.
Ma
vedo
che
nostri
figli
nascono
già
diversi
:
guardano
il
sole
con
maggior
confidenza
.
Il
sole
è
il
nostro
vero
bene
:
per
ora
non
ce
n
'
è
uno
maggiore
.
Godetelo
,
figli
nostri
!
Quella
osservazione
di
Crastino
era
forse
dedotta
da
mie
idee
anteriori
che
ero
venuto
quasi
costruendo
e
connettendo
dinanzi
a
lui
:
a
mano
a
mano
che
le
dicevo
,
si
organizzavano
e
diventavano
più
persuasive
,
solide
anche
dinanzi
a
me
stesso
.
Io
dunque
ebbi
una
influenza
sul
suo
pensiero
:
ho
paura
,
ahimè
,
di
averla
avuta
anche
sulla
sua
vita
,
o
,
dirò
meglio
,
sulla
sua
morte
!
Ma
non
ho
rimorsi
.
Il
professor
Lavriano
gli
aveva
trovato
un
impiego
nel
dazio
:
lo
esortava
a
mantenercisi
per
un
mese
,
intanto
ch
'
egli
avrebbe
cercato
qualcosa
di
più
consentaneo
alle
sue
attitudini
.
Crastino
ci
si
mise
di
buona
volontà
.
Tornava
a
casa
parlandomi
dei
carri
pittoreschi
che
scendevano
dalle
Alpi
ed
entravano
nella
barriera
di
Francia
,
dei
sotterfugi
curiosissimi
a
cui
ricorrevano
i
carrettieri
per
nascondere
qualche
chilo
di
salame
o
qualche
litro
di
vino
.
Ma
ben
presto
il
lavorìo
dei
calcoli
e
della
contabilità
lo
annoiò
,
lo
irritò
,
e
,
passato
il
mese
,
se
ne
partì
,
insalutato
ospite
.
Allora
il
professore
lo
ammise
nella
redazione
d
'
una
rivista
di
sociologia
,
affidandogli
,
poiché
non
aveva
alcuna
cognizione
speciale
della
materia
,
la
compilazione
dei
fascicoli
.
Né
ciò
gli
piaceva
gran
che
.
Pure
tirò
innanzi
qualche
tempo
.
Un
giorno
,
cadeva
una
pioggia
fitta
,
accidiosa
,
ero
venuto
a
casa
nel
meriggio
,
contro
il
mio
costume
,
e
stavo
per
tornare
alla
tipografia
,
quando
sento
altamente
urlare
fuori
.
Mi
pareva
la
voce
dello
zoppetto
,
Notu
.
Infatti
lo
scorgo
sul
tetto
opposto
,
aggrapparsi
agli
spigoli
delle
ardesie
,
colle
mani
gonfie
.
Nella
soffitta
attigua
alla
mia
l
'
ubriaco
urlava
,
sporgendosi
dalla
finestra
e
minacciando
di
tirargli
una
scarpa
.
Il
ragazzo
si
voltava
con
una
faccia
pavonazza
:
piangeva
e
insieme
gli
faceva
le
beffe
.
Che
era
andato
a
fare
lassù
?
La
Biondina
aveva
aperto
la
sua
finestra
e
lo
chiamava
,
lanciando
degl
'
insulti
all
'
ubriaco
.
Ora
il
ragazzo
si
trovava
sul
crinale
,
all
'
altezza
dell
'
abbaino
di
Crastino
.
D
'
un
tratto
,
torcendosi
verso
di
noi
,
perdette
presa
colla
mano
,
i
piedi
scivolarono
...
Dei
gridi
di
terrore
seguirono
...
Il
ragazzo
era
sceso
bocconi
coi
piedi
innanzi
e
le
mani
uncinate
sulle
ardesie
.
Il
canale
di
scolo
lo
arrestò
.
Rimase
immobile
un
secondo
.
Allora
la
finestra
di
Crastino
s
'
aprì
e
la
Biondina
gli
afferrò
un
braccio
.
Era
salvo
.
Respirai
.
Per
un
momento
ebbi
la
visione
di
un
mucchietto
di
cenci
sparso
sul
lastricato
del
cortile
.
Udii
allora
aprirsi
l
'
uscio
attiguo
al
mio
ed
uscir
l
'
ubriaco
.
Lo
seguii
.
Egli
andava
senza
dubbio
a
continuar
la
scenata
nella
stanza
di
Crastino
...
Ma
giuntovi
,
afferrò
il
ragazzo
e
se
lo
strinse
al
petto
piangendo
forte
.
Noi
lo
guardavamo
sdegnati
e
inteneriti
.
Io
dovetti
correre
all
'
ufficio
.
Fu
allora
che
s
'
iniziò
l
'
amicizia
fra
la
Biondina
e
Crastino
,
che
doveva
presto
mutarsi
in
amore
,
e
togliermi
per
sempre
quella
dolce
intimità
che
m
'
era
divenuta
necessaria
.
VI
.
Intanto
era
penetrata
nel
nostro
convento
una
grande
novità
.
Un
giovanotto
,
un
pittore
,
era
venuto
al
n.27
.
Egli
non
vi
dormiva
spesso
in
principio
,
avendo
anche
un
'
altra
abitazione
.
Era
un
bellissimo
tipo
,
un
modello
d
'
umanità
:
alto
,
proporzionato
,
elastico
,
con
una
testa
dalle
fattezze
forse
un
po
'
troppo
fine
,
ma
resa
maschia
da
due
grossi
baffi
e
da
una
gran
barba
,
che
si
mescolavano
a
coprirgli
tutta
la
parte
inferiore
del
viso
d
'
una
ondulata
seta
color
di
bronzo
;
nonchè
da
una
capigliatura
folta
cui
sormontava
un
piccolo
cappello
tondo
.
Un
gran
vocione
dalle
sonorità
di
rame
dava
tale
eco
nel
suo
largo
petto
,
che
a
qualche
distanza
,
quando
l
'
udivo
nei
corridoi
,
non
distinguevo
più
le
parole
,
e
pareva
talvolta
un
bordone
d
'
organo
.
E
l
'
udivo
spesso
,
perché
egli
,
appena
tornato
dal
lavoro
(
era
disegnatore
nella
fonderia
Nebiolo
)
,
interpellava
tutti
gl
'
inquilini
delle
soffitte
,
provocava
le
loro
risa
con
facezie
a
freddo
,
si
traeva
dietro
tutti
i
bimbi
,
a
cui
gettava
dei
pomi
e
delle
noci
lungo
il
corridoio
,
per
farli
ruzzolare
a
mucchi
e
scompisciar
dalle
risa
.
Non
so
quando
dormisse
,
perché
la
sua
soffitta
era
sempre
illuminata
e
lavorava
moltissimo
di
notte
,
traendosi
dentro
i
modelli
;
un
dopo
l
'
altro
tutti
i
piccoli
scavezzacolli
dell
'
aeropoli
.
Aeropoli
è
il
battesimo
ch
'
egli
aveva
dato
al
nostro
convento
,
che
era
,
a
suo
avviso
,
il
più
numeroso
e
vasto
di
Torino
:
ed
era
il
titolo
d
'
un
album
di
acqueforti
che
voleva
eseguire
e
mandare
in
Francia
,
ad
un
suo
amico
pittore
che
là
veniva
molto
valutato
e
aveva
promesso
di
farlo
conoscere
e
chiamarvelo
ben
presto
.
Egli
lavorava
la
notte
e
tutto
il
giorno
di
festa
.
Aveva
fatto
subito
conoscenza
con
tutti
gli
abitanti
della
nostra
piccola
città
;
fatto
lo
schizzo
di
tutti
.
Di
Crastino
,
di
me
e
della
Biondina
volle
fare
dei
veri
ritratti
.
Non
ho
mai
creduto
d
'
aver
una
fisonomia
interessante
.
Le
mie
fattezze
oggi
mi
sono
perfettamente
indifferenti
.
Ma
Quibio
(
che
nome
strano
!
)
,
altrimenti
detto
Cribio
!
4era
un
mago
.
Il
ritratto
di
Crastino
è
meraviglioso
e
io
non
ho
visto
più
bello
il
mio
amico
ne
'
suoi
momenti
di
trasfigurazione
:
quando
gli
sarà
resa
giustizia
e
i
suoi
pochi
versi
saranno
considerati
come
i
più
significativi
che
abbia
prodotto
la
poesia
italiana
in
questi
ultimi
vent
'
anni
,
questo
ritratto
costituirà
un
prezioso
documento
.
Ora
non
è
che
uno
dei
tipi
più
suggestivi
di
un
aeropoli
!
Il
mio
è
molto
strano
e
non
credo
di
essermi
mai
veduto
con
quell
'
espressione
,
per
quanto
quelle
siano
certo
,
ad
una
ad
una
,
le
mie
fattezze
.
Tutto
è
alterato
curiosamente
;
la
pallidezza
sopratutto
colpisce
e
un
senso
di
terrore
che
ho
negli
occhi
.
Forse
ciò
proviene
dal
momento
in
cui
egli
eseguì
il
disegno
,
un
momento
che
non
dimenticherò
più
.
Ma
andiamo
per
ordine
.
Quibio
aveva
la
più
buona
indole
del
mondo
,
sebbene
la
portinaia
,
ch
'
era
moglie
d
'
una
guardia
civica
,
lo
guardasse
con
diffidenza
.
Il
segretario
era
evidentemente
orgoglioso
di
tenere
un
simile
inquilino
e
lo
aveva
consultato
a
proposito
di
certe
oleografie
che
voleva
comprare
per
il
padrone
di
casa
il
giorno
delle
sue
nozze
d
'
argento
,
al
che
Quibio
gli
aveva
dato
del
filisteo
e
peggio
.
Ma
la
considerazione
e
la
diffidenza
della
portinaia
e
del
segretario
provenivano
da
certe
lettere
profumate
che
gli
pervenivano
,
e
più
ancora
dal
fatto
straordinario
che
più
d
'
una
signora
(
o
era
probabilmente
sempre
la
stessa
)
aveva
fermato
la
carrozza
davanti
alla
casa
ed
era
salita
a
veder
lo
studio
.
Per
alcuni
mesi
,
Quibio
fu
la
mia
compagnia
nelle
ore
di
libertà
,
poiché
Vigi
s
'
era
evidentemente
allontanato
da
me
per
passar
quasi
le
intere
giornate
solo
con
la
Biondina
,
verso
la
quale
sentivo
una
specie
di
rancore
.
Vissuto
per
tanti
anni
solitario
e
ignorato
anche
a
me
stesso
,
me
ne
rivalevo
,
cercando
ad
ogni
costo
quella
compagnia
che
mi
dimostrava
che
esistevo
,
ch
'
ero
vivo
,
e
che
,
in
fondo
,
meritavo
anche
di
vivere
.
Una
domenica
Quibio
bussò
al
mio
uscio
.
Entrò
tutto
lieto
.
-
Due
notizie
,
Martino
-
cominciò
col
suo
vocione
:
-
una
:
che
ho
vinto
il
concorso
della
Calcografia
di
Roma
,
l
'
altra
...
che
gli
abitanti
di
Marte
fanno
segnali
verso
la
Terra
.
-
Tutt
'
e
due
dello
stesso
valore
queste
notizie
?
-
risposi
io
.
-
Sì
-
riprese
.
-
Ecco
qui
l
'
annunzio
della
Calcografia
e
il
Popolo
di
stamane
col
telegramma
di
Marte
.
Ora
ti
afferro
con
una
mano
,
e
vado
ad
afferrar
Vigi
coll
'
altra
,
poi
partiamo
per
Valsalice
a
far
festa
.
Non
ci
fu
modo
di
replicare
.
Mentre
mi
vestivo
,
egli
andò
da
Crastino
a
partecipargli
la
doppia
notizia
.
Io
avevo
sentito
d
'
un
romanzo
inglese
molto
strano
in
cui
si
supponeva
un
'
invasione
di
Marziani
sulla
Terra
.
Ora
l
'
annunzio
del
giornale
,
che
alcuni
punti
luminosi
,
supponenti
una
direzione
intelligente
,
fossero
stati
notati
sul
nostro
pianeta
più
affine
,
mi
colpì
fortemente
.
Il
mio
cervello
,
forse
per
mancanza
d
'
un
organismo
scientifico
complesso
,
è
prontissimo
ad
accettare
di
botto
le
cose
più
straordinarie
.
Questa
concezione
mi
dava
un
singolare
senso
quasi
di
smarrimento
,
quasi
sentissi
di
essere
veramente
colla
terra
lanciato
nello
spazio
.
Io
credo
che
quando
codesti
pensieri
siano
entrati
profondamente
in
noi
,
potremo
sentir
meglio
la
vertigine
dell
'
isolamento
nell
'
infinito
.
Dicono
di
non
so
qual
poeta
francese
,
che
avesse
trovato
un
frisson
nouveau
.
Questo
pare
invece
a
me
il
brivido
nuovo
.
Uscirono
dal
corridoio
e
mi
attesero
un
momento
sul
pianerottolo
.
Scendemmo
.
Quibio
era
in
preda
alla
sua
allegria
rumorosa
e
rideva
con
tutti
i
suoi
denti
brillanti
in
mezzo
a
quel
barbone
biondo
.
Crastino
pareva
invece
un
po
'
contrariato
.
Da
qualche
tempo
non
lo
vedevo
più
:
lasciato
l
'
impiego
,
s
'
era
chiuso
nella
soffitta
:
lavorava
?
Era
diventato
diafano
,
cogli
occhi
cerchiati
e
ardenti
,
le
narici
mobilissime
e
la
bocca
nervosa
.
Io
m
'
ero
inquietato
molto
per
la
sua
salute
:
il
suo
aspetto
ora
mi
aumentava
l
'
inquietudine
.
Nonostante
la
gaiezza
del
pittore
cui
cercavo
di
tener
dietro
,
Vigi
taceva
,
pur
rimanendo
in
apparenza
sereno
e
un
po
'
assorto
in
se
stesso
.
Quibio
era
tanto
felice
,
che
me
ne
sentivo
anch
'
io
contentissimo
:
parlando
,
talvolta
la
voce
gli
si
alterava
;
la
gioia
lo
prendeva
alla
gola
.
Ah
,
che
gusto
di
sentir
ridere
a
quel
modo
!
C
'
è
chi
nasce
prepotentemente
felice
.
Valsalice
era
piena
di
gente
:
tutte
le
cantine
risonavano
di
organetti
e
rigurgitavano
di
borghesi
e
di
operai
indomenicati
.
Quibio
si
piaceva
enormemente
dell
'
allegria
popolare
in
campagna
:
e
io
pure
me
ne
consolo
tutto
:
è
sincera
,
larga
,
sana
.
Ci
sedemmo
sotto
un
pergolato
,
e
il
pittore
fece
portare
un
certo
vinetto
frizzante
,
che
l
'
inuzzoliva
tutto
e
gli
faceva
schioccar
la
lingua
.
Crastino
ne
assaggiò
un
sorso
e
fece
una
smorfia
:
io
sono
astemio
.
-
Ah
miei
cari
!
-
fece
Quibio
.
-
Che
bella
cosa
se
la
terra
producesse
più
barbèra
e
meno
ferro
da
cannone
.
Che
ne
dite
?
La
vigna
è
il
segreto
della
pace
universale
.
Guardate
:
appena
due
uomini
sono
brilli
,
subito
si
abbracciano
.
Non
è
vero
,
Minca
'
n
Crous
?
-
disse
alzando
la
voce
verso
la
padrona
grossa
e
rubiconda
che
si
affannava
a
portar
bicchieri
qua
e
là
...
Si
era
innamorato
di
quel
nome
,
e
lo
ripeteva
a
tutte
le
donne
.
Un
organetto
entrò
nel
cortile
e
cominciò
a
suonare
.
Tosto
Quibio
si
levò
e
afferrò
la
padrona
per
le
braccia
:
questa
,
girando
pesantemente
,
rideva
e
oscillava
tutta
.
La
lasciò
subito
quando
vide
entrare
una
ragazza
con
un
gran
cappello
a
piume
di
gallo
.
-
Oh
!
-
esclamò
.
-
La
principessa
d
'
Aeropoli
.
Facciamo
un
giro
?
Era
la
Salamandra
.
E
senza
lasciarla
rifiatare
la
trascinò
in
un
valzer
vertiginoso
.
Polvere
e
ciottoli
sprizzavano
dalle
sue
scarpe
chiodate
.
Quando
non
ne
poté
più
,
si
fermò
e
trasse
la
ragazza
fino
al
nostro
tavolo
.
Ella
sedette
,
guardandoci
con
atto
tra
d
'
interrogazione
e
di
noncuranza
;
poi
bevve
d
'
un
fiato
il
bicchiere
che
Quibio
le
porse
.
Io
sentivo
un
leggero
batticuore
,
il
senso
che
ho
sempre
di
fronte
a
una
donna
,
di
timidezza
e
insieme
di
dispetto
contro
la
mia
timidità
.
-
Ebbene
,
come
va
la
salute
,
Minchin
?
-
chiese
Quibio
sorridendo
.
-
Sempre
bene
la
mia
-
rispose
la
ragazza
quasi
offesa
.
-
Chiamami
Olga
intanto
!
-
Quanti
anni
hai
?
Venti
,
non
è
vero
?
-
Ventuno
.
Quibio
rise
fragorosamente
:
ella
gli
dié
del
ventaglio
sul
capo
.
Aveva
i
cappelli
biondissimi
,
radi
,
gli
occhi
allungati
agli
angoli
da
una
riga
di
bistro
,
la
pelle
delle
guancie
disuguale
e
guasta
:
la
bocca
,
assai
bella
,
nelle
mosse
del
discorso
prendeva
sempre
delle
inflessioni
ignobili
.
Aveva
forse
quell
'
età
e
poteva
anche
avere
più
di
trent
'
anni
.
-
Che
farai
quando
sarai
vecchia
?
-
Io
vecchia
?
-
rise
,
e
un
'
ombra
d
'
inquietudine
mi
parve
le
passasse
un
momento
sul
viso
:
-
Farò
l
'
affittacamere
per
le
ragazze
come
me
.
-
Bene
!
Per
vendicarti
di
chi
ti
fa
fare
questa
vita
?
Tu
ti
ripagherai
sulle
disgraziate
come
te
;
la
tua
padrona
fa
lo
stesso
ora
,
e
la
catena
non
finirà
più
-
disse
Quibio
tra
grave
e
ironico
.
Ella
volgeva
gli
occhi
sovente
a
osservare
Crastino
:
d
'
improvviso
chiese
a
me
,
sommesso
,
ma
sì
che
lui
sentisse
:
-
Sua
sorella
dov
'
è
?
-
Morta
-
risposi
subito
sottovoce
.
Crastino
ci
guardò
entrambi
con
un
rimprovero
triste
negli
occhi
.
Ella
diede
un
sospiro
,
crollò
il
capo
,
poi
percosse
il
pittore
forte
sulla
spalla
:
-
Andiamo
a
ballare
,
biondo
?
-
No
,
grazie
.
Troppo
liscio
il
pavimento
e
tu
pesi
troppo
,
cara
Olga
mia
,
e
poi
...
io
non
voglio
essere
un
rivale
per
nessuno
...
E
accennò
ad
un
giovanotto
che
sedeva
davanti
a
un
bicchier
di
birra
tutto
solo
e
guardando
fissamente
il
nostro
gruppo
.
La
Salamandra
lo
adocchiò
di
sfuggita
e
arrossì
:
-
Quello
...
sapete
chi
è
quello
là
?
Guai
se
ve
lo
dicessi
!
-
Brr
!
-
fece
Quíbio
.
-
È
il
re
dei
gargagnan
,
scommettiamo
!
-
e
vedendo
passare
la
padrona
,
ordinò
un
altro
mezzo
litro
.
-
Quello
è
il
contino
Raffi
:
ha
pochi
soldi
ma
molta
sfacciataggine
,
e
mezzi
i
barabba
delle
Ca
'
neire
gli
fanno
i
servitori
.
Si
volse
a
lui
e
lo
guardò
fisso
atteggiando
la
faccia
a
un
disprezzo
indicibile
,
poi
si
levò
,
cercò
collo
sguardo
tutt
'
intorno
,
e
si
sedette
di
nuovo
rassicurata
.
-
Vuol
che
facciamo
un
giretto
,
signor
Crastino
?
Io
posso
contarle
delle
belle
cose
...
E
la
Biondina
non
è
venuta
?
Crastino
arrossì
e
rise
nervosamente
,
poi
mise
le
labbra
al
bicchiere
e
bevve
con
una
smorfia
.
-
Ti
proibisco
di
sedurre
il
poeta
!
-
vociò
Quibio
.
-
Lui
è
tutto
scombussolato
perché
Marte
fa
dei
segni
a
Venere
,
sbaglio
,
alla
Terra
...
e
non
bisogna
disturbarlo
nelle
sue
meditazioni
...
-
Sì
,
sì
,
lasciamolo
meditare
.
Che
vuol
dire
aver
la
testa
nelle
nuvole
!
Poi
si
fece
improvvisamente
seria
:
-
Ma
è
malato
il
vostro
amico
,
non
vedete
?
Egli
era
difatti
pallidissimo
,
ma
protestò
vivamente
.
La
padrona
si
avvicinava
:
depose
il
vino
sul
tavolo
con
una
leggera
smorfia
verso
la
ragazza
,
che
si
levava
dando
un
colpo
di
ventaglio
a
Quibio
.
-
Vedi
qui
la
donna
onesta
e
spietata
-
mi
disse
Quibio
sommesso
,
accennando
alla
padrona
.
-
È
vero
-
riflettei
,
mentre
seguivo
coll
'
occhio
la
Salamandra
.
Subito
il
giovane
solo
che
dapprima
ci
osservava
fece
una
mossa
per
avvicinarla
.
Ella
gli
lanciò
un
'
occhiata
che
l
'
inchiodò
sulla
panca
,
poi
s
'
appressò
ad
una
tavola
,
ove
un
ubriaco
in
mezzo
a
parecchi
bevitori
urlava
con
quanto
fiato
aveva
nei
polmoni
:
Cruce
delissia
,
Cruce
delissia
,
Delissia
al
cor
!
E
si
sedette
nel
gruppo
,
accanto
a
un
giovanotto
mingherlino
.
Quando
ella
gli
accennò
il
contino
,
i
due
si
guardarono
,
e
il
mingherlino
ebbe
un
istante
la
faccia
illuminata
da
un
sorriso
così
maligno
,
fino
ed
energico
,
ch
'
io
ne
fui
scosso
.
Aveva
due
occhi
agilissimi
e
mutevoli
,
che
in
certi
momenti
parevano
quasi
luccicare
fuor
d
'
una
guaina
e
ringuainarsi
sotto
le
palpebre
subito
.
Io
pensai
che
il
suo
coltello
doveva
apparire
e
scomparire
bene
spesso
a
quel
modo
.
La
sua
fisionomia
non
m
'
era
nuova
.
Quegli
occhi
dovevano
aver
fissato
me
pure
altra
volta
...
C
'
è
dunque
una
società
sotterranea
dove
la
soperchieria
,
la
lotta
,
la
solidarietà
,
sono
praticate
all
'
insaputa
dell
'
altra
,
ma
con
la
stessa
intensità
.
Qualche
sommovimento
lancia
ogni
tanto
alla
superficie
un
cadavere
.
E
tutto
ciò
viveva
accanto
a
me
:
ne
sentivo
le
pulsazioni
quando
rincasavo
tardi
la
sera
e
udivo
dei
susurri
o
delle
risse
negli
angiporti
:
qualche
volta
avevo
inteso
accanto
a
me
,
nell
'
ombra
,
due
parole
che
mi
causavano
un
fremito
di
terrore
e
subito
dopo
mi
aveva
colto
un
moto
di
fiducia
e
quasi
di
compiacenza
:
"
No
,
è
Stanga
!
"
Mi
conoscevano
dunque
:
avevano
una
polizia
anch
'
essi
:
io
ero
nella
lista
degl
'
innocui
o
degl
'
insignificanti
...
Tutto
ciò
nelle
tenebre
.
Alla
luce
del
sole
nient
'
altro
che
uno
sguardo
d
'
odio
,
di
provocazione
,
di
vittoria
,
come
quello
che
avevo
veduto
luccicare
un
momento
sulla
faccia
di
quel
mingherlino
...
Intanto
un
'
altra
reminiscenza
mi
perseguitava
.
Avevo
già
visto
io
il
conte
?
Imbruniva
.
Il
cortile
si
riempiva
sempre
più
.
Entravano
ora
famiglie
intere
con
marmocchi
e
sedevano
alle
tavole
facendo
preparare
da
mangiare
.
Mangiavamo
anche
noi
in
mezzo
al
tumulto
,
ma
tutti
tre
eravamo
taciturni
;
l
'
allegria
del
pittore
era
sparita
.
Ci
levammo
e
movemmo
per
uscire
.
Ad
un
tratto
mi
sentii
toccare
.
Era
il
mingherlino
che
mi
sorrideva
coi
suoi
occhi
aguzzi
:
-
Una
parola
.
-
Dica
-
feci
io
imbarazzato
.
Tacque
un
momento
,
poi
accennò
dall
'
altra
parte
,
al
contino
.
-
La
sorella
del
vostro
amico
...
Eccolo
là
!
...
E
ora
lasciate
fare
a
me
.
Nient
'
altro
.
Stia
tranquillo
,
monssù
Stanga
.
E
sparì
nella
folla
che
ingombrava
il
portone
.
Noi
ci
avviammo
verso
la
città
.
Molta
gente
scendeva
per
lo
stradone
battuto
e
bianco
.
Le
donne
,
stanche
,
si
sospendevano
al
braccio
degli
uomini
,
i
bimbi
ruzzolavano
per
le
chine
:
su
tutte
le
facce
era
la
stanchezza
e
l
'
intontimento
delle
giornate
di
sole
passate
all
'
aperto
da
gente
che
vive
l
'
intera
settimana
nei
laboratori
e
nelle
case
buie
.
A
un
certo
punto
Quibio
prese
per
una
via
traversa
:
-
Allungheremo
un
poco
,
ma
saremo
tranquilli
.
Era
un
sentiero
fra
le
vigne
:
a
quando
a
quando
si
cingeva
ai
lati
di
siepi
o
di
muri
a
secco
.
Le
viti
,
vendemmiate
,
cominciavano
ad
arrossare
.
Il
cielo
era
tutto
popolato
di
nubi
ineguali
,
fra
cui
il
sole
spargeva
i
suoi
colori
.
-
Mi
par
che
il
paesaggio
vada
mutando
-
incominciò
Quibio
-
o
muto
io
?
o
mutiamo
tutti
?
Io
non
so
più
come
si
può
dipingere
il
cielo
:
è
molto
più
difficile
che
una
volta
,
perché
bisogna
far
intravedere
qualcosa
di
là
.
-
È
vero
-
aggiunsi
io
.
-
I
pittori
dipingono
uno
strato
d
'
aria
azzurra
o
un
movimento
di
nuvole
.
Ma
ciò
non
è
il
cielo
,
è
semplicemente
l
'
atmosfera
.
-
Oh
certo
!
-
rispose
Quibio
ridendo
.
-
Non
vorrai
mica
che
dipingiamo
fuori
dell
'
atmosfera
!
Ma
chi
sa
?
Il
mio
amico
Chedda
mi
mandò
da
Parigi
delle
fotografie
di
un
certo
Redon
,
da
cui
ho
presentito
quel
che
potrebbe
fare
uno
che
conoscesse
il
cielo
,
come
dici
tu
,
Stanga
...
-
È
la
letteratura
che
deve
precedere
-
esclamò
Crastino
che
usciva
un
momento
dalla
sua
distrazione
.
-
È
vero
-
confermai
.
-
Io
conosco
ben
poca
letteratura
,
ma
quel
poco
che
ho
sfogliato
non
mi
interessa
per
nulla
.
Dopo
d
'
aver
parlato
tanto
di
sé
stesso
,
l
'
uomo
c
'
insiste
ancora
;
eppure
ne
parla
a
vanvera
,
perché
vede
poco
di
sé
stesso
;
si
vede
poco
perché
non
vede
per
nulla
tutto
il
resto
,
la
terra
,
il
cielo
.
Dico
l
'
uomo
letterato
...
Infatti
chi
sa
che
cosa
è
l
'
uomo
?
L
'
uomo
non
è
altro
che
la
realizzazione
della
coscienza
della
terra
,
è
la
terra
che
sente
se
stessa
...
Che
cos
'
è
la
terra
?
un
punto
.
È
la
figlia
del
sole
,
un
punto
un
po
'
più
grande
...
Il
sole
l
'
ha
creata
...
Il
sole
scalda
l
'
aria
,
trae
l
'
atmosfera
dai
poli
all
'
equatore
e
crea
il
vento
;
il
sole
crea
le
correnti
del
mare
,
assorbe
i
vapori
e
li
cristallizza
sui
monti
in
ghiacciai
e
ne
fa
scendere
i
fiumi
;
il
sole
solleva
il
mare
come
un
seno
che
respira
.
Il
sole
forse
solleva
il
cuor
della
terra
,
il
nucleo
plastico
che
freme
dentro
la
scorza
,
e
lo
trae
a
sè
e
lo
farà
esplodere
un
giorno
.
Noi
siamo
figli
del
sole
.
-
Bravo
!
-
gridò
Quibio
.
-
E
tu
sei
figlio
dei
libri
.
Qual
è
l
'
ultimo
libro
che
hai
letto
?
-
È
vero
:
questo
è
una
mia
sintesi
dell
'
ultimo
libro
che
ho
corretto
,
la
Geologia
generale
,
semplicemente
.
E
che
perciò
?
La
poesia
sta
tutta
lì
.
-
Sì
,
-
interruppe
Crastino
colla
gola
stretta
.
-
Questa
è
la
poesia
nuova
!
Sentii
nella
sua
voce
le
lacrime
.
Lo
guardai
:
la
luce
del
tramonto
illuminava
la
pallidezza
della
sua
fronte
:
aveva
i
pomelli
accesi
come
per
febbre
.
-
Chi
la
farà
?
-
aggiunse
.
Tacque
.
Il
cielo
si
chiudeva
:
le
nuvole
s
'
erano
assiepate
,
avvicinando
i
lor
nuclei
bigi
fra
cui
brillavano
delle
lagune
d
'
argento
.
-
Il
giornale
-
ripresi
io
-
stima
che
la
notizia
dei
segnali
di
Marte
sia
una
fantasia
di
un
astronomo
poeta
.
Può
darsi
.
Che
importa
?
Non
ne
sappiamo
nulla
,
ma
intanto
l
'
ipotesi
che
il
cielo
tutto
sia
vivente
non
ci
stupisce
più
.
Com
'
è
ciò
?
Forse
tra
i
mondi
esiste
qualche
mezzo
di
comunicazione
che
gli
psicologi
direbbero
subcosciente
:
forse
domani
questo
sarà
coscienza
.
Avete
notato
come
le
scoperte
più
strabilianti
si
accettino
con
un
'
estrema
facilità
?
Ma
mi
accorsi
che
i
miei
compagni
non
mi
seguivano
più
.
Essi
erano
entrambi
assorti
in
se
stessi
,
nella
lor
vita
particolare
.
Ne
ebbi
la
sensazione
quando
Crastino
concluse
quasi
un
suo
ragionamento
interiore
,
che
pareva
anche
chiudere
il
mio
discorso
.
-
E
dopo
tutto
si
muore
.
-
No
-
protestai
con
veemenza
.
-
La
vita
ha
forse
un
fine
rispetto
all
'
eternità
.
Per
noi
,
che
siamo
un
attimo
,
non
ha
né
principio
né
fine
.
Muore
chi
non
ha
vissuto
,
chi
non
ha
creato
.
Bisogna
creare
,
una
cellula
,
un
'
idea
,
un
moto
...
e
non
si
muore
!
-
Si
muore
,
si
muore
!
...
-
insistè
egli
quasi
con
angoscia
.
-
Purtroppo
,
caro
Stanga
!
-
appoggiò
Quibio
.
-
E
ciò
non
impedisce
che
non
me
n
'
importi
un
fico
secco
!
Io
e
Crastino
abbiamo
la
stessa
idea
della
vita
,
intendo
della
nostra
particolare
;
ma
lui
pensa
alla
fine
,
io
penso
...
a
prima
della
fine
,
al
momento
.
Ecco
la
differenza
.
Tu
poi
vivi
nelle
nuvole
e
nei
libri
o
,
se
vuoi
,
di
là
dalle
nuvole
...
Sei
un
uomo
felice
!
Essi
pensavano
infatti
alla
lor
vita
particolare
.
Il
crepuscolo
li
inteneriva
mentre
contemplavano
in
se
stessi
un
'
immagine
d
'
amore
.
Per
un
momento
io
sentii
acutamente
la
nostalgia
di
questa
accompagnatrice
esistenza
femminile
che
la
natura
assegna
come
complemento
a
tutti
gli
uomini
.
Allora
m
'
accorsi
d
'
una
puntura
interna
,
come
d
'
una
di
quelle
ferite
troppo
rapide
e
dirette
che
non
si
avvertono
subito
e
si
rivelano
al
bruciore
lentamente
.
"
La
sorella
del
vostro
amico
...
Eccolo
là
"
Avevo
compreso
?
M
'
era
rimasto
nell
'
orecchio
...
Ora
percepivo
la
cosa
in
tutto
il
suo
orrore
e
in
tutta
la
sua
profonda
miseria
.
Anelai
di
esser
solo
per
interrogarmi
e
sentirmi
.
Giunto
a
casa
,
mi
coricai
e
spensi
il
lume
e
m
'
immersi
in
me
stesso
.
Fu
prima
un
tumulto
confuso
e
doloroso
che
mi
riempiva
il
capo
e
il
petto
,
una
ridondanza
di
amarezza
e
di
calore
da
soffocarmi
.
Poi
divenni
straordinariamente
lucido
e
calmo
,
come
se
il
mio
sangue
si
fosse
sedato
e
tacesse
,
e
sola
l
'
intelligenza
splendesse
come
una
luce
a
illuminare
il
mio
passato
e
la
mia
miseria
e
la
miseria
di
tutti
i
miei
simili
.
Amare
,
amare
,
amare
!
Sentirsi
vivo
e
complesso
e
perfetto
nell
'
amore
dell
'
altra
creatura
necessaria
,
sentirsi
una
perfetta
unità
,
che
tende
a
una
comunità
,
a
una
umanità
più
ricca
e
piena
.
L
'
ideale
mi
appariva
semplice
e
lucido
,
e
per
me
lontano
,
passato
,
morto
forse
con
quella
povera
morta
che
m
'
aveva
sorriso
nell
'
agonia
.
Ella
era
una
povera
creatura
:
aveva
seguito
innocentemente
il
suo
istinto
di
felicità
:
la
perfidia
e
la
morte
l
'
avevano
ghermita
.
E
l
'
acre
gioia
e
l
'
angoscia
datami
dalla
scoperta
dell
'
infame
che
l
'
aveva
tradita
,
si
dissiparono
.
Potevo
io
vendicarmi
di
colui
?
Chi
era
egli
?
Forse
nulla
:
forse
un
essere
non
ancora
apparso
alla
superficie
ove
respirano
gli
esseri
coscienti
.
Aveva
seguito
il
suo
istinto
pervertito
dall
'
eredità
di
generazioni
oppressive
e
malefiche
.
Creature
che
nascono
senza
doveri
,
ricche
di
tutti
i
diritti
,
che
possono
fare
se
non
approfittarne
?
Reagire
su
di
esse
!
Reagire
colla
luce
!
Ma
i
malvagi
si
sopprimono
fra
loro
.
Quello
era
in
buone
mani
e
avrei
voluto
potergli
desiderare
che
la
punizione
non
fosse
fatale
,
da
impedirgli
un
ritorno
alla
sua
vera
natura
umana
.
Ma
sono
uomo
e
figlio
d
'
uomo
.
Io
vorrei
credere
ad
una
legge
inflessibile
:
chi
ha
fatto
soffrire
,
soffra
!
E
risolsi
di
non
dirne
nulla
a
Vigi
.
A
che
pro
'
?
VII
.
Devo
all
'
amico
Quibio
i
pochi
momenti
d
'
espansione
e
di
buon
umore
che
ebbi
in
questi
ultimi
anni
.
Mi
fu
anche
causa
di
qualche
piccola
soddisfazione
d
'
amor
proprio
:
dapprima
non
mostrava
curarsi
di
me
e
talvolta
mi
lasciava
intravedere
un
po
'
di
sprezzo
,
come
per
un
ingenuo
un
po
'
scemo
;
poi
mutò
concetto
,
finché
andò
anche
all
'
eccesso
opposto
.
Egli
aveva
una
tale
esuberanza
di
temperamento
,
che
doveva
continuamente
darle
sfogo
colla
più
varia
attività
,
quasi
sempre
spesa
a
benefizio
altrui
,
senza
compenso
,
sebbene
affermasse
che
gl
'
importava
poco
del
prossimo
.
Tra
le
altre
cose
,
s
'
era
offerto
un
giorno
di
dipingere
la
sala
dei
concerti
d
'
una
Società
corale
.
Mi
volle
condurre
all
'
inaugurazione
.
Io
credo
che
un
grande
elemento
di
pacificazione
e
di
elevazione
sia
la
musica
e
sopratutto
il
canto
:
questa
preghiera
fuggitiva
e
continua
è
la
cosa
più
commovente
che
l
'
umanità
possa
dare
di
sè
nella
sua
aspirazione
oltre
la
terra
.
Ricordo
il
primo
giorno
che
entrai
nella
Pia
Casa
.
Mezzo
rincantucciato
in
fondo
al
cortile
,
rimanevo
cupo
,
selvaggio
,
sentendomi
disperatamente
imprigionato
per
tutta
la
vita
.
Il
fiume
,
il
verde
,
il
cielo
,
com
'
erano
lontani
!
spariti
per
sempre
.
D
'
un
tratto
una
voce
si
leva
.
Cantava
delle
parole
incomprensibili
:
re
sol
la
si
...
Un
'
altra
si
spicca
e
la
raggiunge
,
poi
altre
,
e
si
fondevano
,
procedevano
unite
,
si
svolgevano
,
s
'
annodavano
,
sostavano
,
riprendevano
...
e
sempre
quelle
stesse
parole
discordi
su
un
canto
concorde
.
Il
mio
cuore
s
'
ammolliva
,
il
mio
singhiozzo
si
diradava
,
i
miei
occhi
lasciavano
cadere
lagrime
tranquille
.
Tutti
i
giorni
,
nell
'
ora
della
ricreazione
,
io
mi
rincantucciavo
,
ascoltavo
la
preghiera
del
Mosè
.
Più
tardi
fui
arruolato
nel
piccolo
coro
.
Possedevo
una
vocina
di
soprano
che
si
guastò
presto
con
una
serie
di
raffreddori
.
La
Società
corale
aveva
la
sua
sede
fuori
di
porta
.
Da
quel
lato
i
circoli
da
ballo
s
'
alternano
coi
ricreatori
infantili
,
le
osterie
coi
monasteri
.
Il
vento
d
'
autunno
mulinava
le
foglie
rugginose
,
ma
il
freddo
non
s
'
era
ancora
fatto
sentire
.
Chiacchieravamo
come
al
solito
,
essendo
io
divenuto
un
ostinato
parlatore
,
mentr
'
egli
ben
sapeva
tenermi
bordone
.
Mi
pareva
che
si
facesse
anch
'
egli
accessibile
alla
emozione
delle
idee
.
Io
poi
me
ne
inebriavo
come
d
'
un
vino
.
Con
lui
vincevo
la
mia
faticosa
lentezza
d
'
espressione
;
diventavo
eloquente
e
inesauribile
.
Confesso
che
mi
ci
preparavo
un
poco
...
Mi
ricordo
che
una
discussione
fervida
s
'
impegnò
a
proposito
di
quanto
ci
si
offrì
un
momento
allo
sguardo
.
Erano
i
ragazzi
d
'
un
Collegio
clericale
che
marciavano
col
fucile
a
spalla
dietro
una
piccola
banda
di
trombe
e
di
tamburi
.
Il
pretino
che
seguiva
tentava
di
aggiustare
il
suo
sui
piccoli
passi
.
-
Ecco
la
musica
che
tu
ami
-
incominciò
Quibio
.
-
Appunto
-
rispos
'
io
prontamente
.
-
Perché
no
?
Io
non
amo
la
musica
per
se
stessa
e
neanche
la
pittura
,
se
ti
piace
.
Amo
l
'
arte
tutt
'
intera
,
non
come
un
abbellimento
delle
cose
,
ma
come
la
loro
misura
,
la
loro
battuta
in
cadenza
...
Sono
sicuro
che
mi
piacerà
la
tua
pittura
perché
sarà
adatta
alla
sala
e
allo
scopo
di
essa
...
Ebbene
,
i
fanciulli
che
vanno
a
passo
di
musica
mi
entusiasmano
;
essi
imparano
a
camminare
insieme
,
ti
par
poco
?
a
misurare
il
loro
respiro
,
il
giuoco
dei
loro
muscoli
,
il
loro
movimento
simultaneo
verso
una
meta
comune
.
-
L
'
arte
dunque
,
o
mio
dottrinario
,
è
il
maestro
di
cappella
che
mette
d
'
accordo
e
in
battuta
le
cose
...
-
Esattamente
.
-
E
i
fucili
,
-
ribattè
egli
subito
-
dovrebbero
anche
spararsi
a
battuta
?
-
I
fucili
saranno
dei
giocattoli
,
domani
,
speriamo
...
come
oggi
le
alabarde
nelle
processioni
.
Soltanto
costeranno
meno
,
e
quanto
più
saranno
vecchi
,
tanto
più
riusciranno
venerabili
.
-
Quanto
a
me
non
so
che
dirmene
-
soggiunse
Quibio
ridendo
.
-
Sai
,
un
giorno
un
mio
amico
,
uno
studente
di
medicina
,
quando
ero
al
reclusorio
mi
offrì
di
essere
complice
con
lui
in
una
allegra
impresa
.
Si
trattava
,
appena
usciti
,
di
spandere
alcuni
tubi
di
bacilli
del
colera
nella
conduttura
dell
'
acqua
potabile
d
'
una
grande
città
.
Io
rifiutai
soltanto
perché
pensavo
che
,
una
volta
aperto
il
vaso
di
Pandora
,
la
poteva
essere
spacciata
non
solo
per
me
,
ma
per
tutta
l
'
umanità
,
e
allora
...
addio
speranza
di
svignarcela
da
questa
terra
che
si
raffredda
e
scappare
in
un
altro
pianeta
come
tu
predici
!
Stavamo
per
abbandonare
la
strada
provinciale
ed
entrare
in
una
valletta
.
Ad
un
tratto
compare
poco
lontano
un
'
enorme
automobile
,
disotto
al
quale
pareva
si
vomitassero
dei
nuvoloni
bianchi
.
Appena
il
tempo
di
gettarci
nel
fosso
.
-
Vi
caschino
i
piedi
!
-
urlò
Quibio
,
mentre
io
chiudevo
gli
occhi
e
tossivo
soffocato
.
Avevo
avuto
il
tempo
di
vedere
due
uomini
e
due
donne
,
irriconoscibili
,
sotto
un
baldacchino
che
scuotevasi
come
un
sinistro
uccellaccio
.
-
Parlami
di
pace
,
ora
!
-
disse
il
pittore
fremendo
.
-
Quando
gli
aristocratici
cercano
di
nascondere
le
unghie
per
non
esasperarti
,
ecco
qui
i
borghesi
parvenus
che
vengono
a
schiaffeggiarti
a
casa
tua
.
Sì
,
perché
la
strada
provinciale
è
del
contadino
,
è
del
povero
!
Vedi
!
Io
prenderei
uno
per
pugno
quei
due
mostricciattoli
e
li
sbatterei
insieme
in
presenza
di
quelle
altre
due
smorfiose
occhialute
in
waterproof
!
Per
dieci
minuti
il
polverone
rimase
sospeso
sulla
strada
.
Noi
infilammo
tosto
la
valletta
e
c
'
immergemmo
nel
verde
e
nell
'
aria
pura
.
Ricordai
la
passeggiata
d
'
un
mese
prima
,
con
Crastino
.
Né
Quibio
né
io
avevamo
più
potuto
vederlo
.
Doveva
rimanere
delle
giornate
intere
nella
sua
soffitta
.
Lavorava
?
-
Credo
che
lavori
-
disse
Quibio
.
-
Ma
dubito
anche
che
si
esaurisca
in
tutti
i
modi
.
È
di
quelle
nature
nervose
che
reggono
a
lungo
,
poi
si
spezzano
d
'
un
colpo
.
Quel
ragazzo
lì
m
'
inquieta
assai
.
Io
ricordavo
come
Crastino
m
'
avesse
confidato
le
sue
aspirazioni
amorose
,
rivolte
a
semplici
figure
di
leggenda
.
Era
dunque
molto
mutato
.
E
riflettei
che
la
vita
si
gioca
spesso
delle
nostre
più
accarezzate
fantasie
.
Eravamo
giunti
a
un
bivio
.
Guardammo
lungo
le
viottole
serpeggianti
.
A
destra
scendeva
una
serie
di
grossi
fusti
d
'
abete
che
doveva
servire
per
una
conduttura
di
forza
elettrica
.
A
sinistra
scorgemmo
poco
lontano
una
bandiera
sui
tetti
d
'
una
vecchia
cascina
.
-
È
là
-
fece
Quibio
.
-
Vedi
lì
accanto
-
accennai
al
pittore
mentre
salivamo
-
una
forza
che
servirà
domani
ad
ammazzare
in
un
modo
spedito
...
Per
conto
mio
ci
tengo
assolutamente
a
che
gli
uomini
non
s
'
ammazzino
più
fra
di
loro
.
-
Qualcuno
ti
accuserebbe
di
pusillanimità
.
-
Avrebbe
torto
-
soggiunsi
piccato
,
cogliendo
una
sua
rapida
occhiata
alla
mia
persona
.
-
Io
credo
che
desiderare
la
pace
non
significhi
viltà
,
ma
elevazione
nel
tipo
umano
.
Il
pugno
massiccio
è
dell
'
antropopiteco
...
Eravamo
giunti
presso
una
vecchia
cascina
circondata
da
orti
e
da
giardini
pieni
di
crisantemi
che
spandevano
i
lor
ciuffi
variopinti
.
Un
muro
la
cingeva
,
mezzo
coperto
di
rovi
,
coi
mattoni
sgretolati
e
scavati
dai
passeri
,
su
cui
le
lucertole
correvano
come
razzi
.
Quibio
si
fermò
davanti
al
cancello
.
-
Ecco
,
parliamoci
chiaro
-
fece
egli
,
ancora
un
po
'
vibrante
dell
'
impazienza
che
gli
era
entrata
in
corpo
poco
prima
.
-
Tu
vorresti
fare
di
me
un
tuo
proselite
.
È
inutile
che
tu
protesti
;
con
tutta
l
'
aria
di
lasciar
liberi
gli
altri
,
tu
imponi
le
tue
idee
.
Veniamo
al
sodo
:
in
fondo
,
tu
vuoi
ch
'
io
rinunci
a
qualche
cosa
,
a
molte
cose
,
a
favore
degli
altri
...
-
Ma
non
tu
,
-
l
'
interruppi
-
non
tu
,
povero
diavolo
come
me
!
-
Sì
,
io
!
-
ribattè
con
volto
infiammato
e
in
un
tono
d
'
inusata
violenza
.
-
Anch
'
io
voglio
conquistare
tutta
intera
la
vita
.
Se
bado
a
non
far
male
agli
altri
(
e
questi
altri
che
ho
in
mente
,
son
dei
furfanti
)
io
rinunzio
a
troppo
,
a
tutto
quel
che
mi
è
necessario
e
che
ora
è
in
mano
di
questi
altri
...
Perché
devo
dunque
rinunziare
?
Per
l
'
onore
?
per
la
patria
?
per
la
razza
?
Lascia
parlar
di
razza
coloro
che
ebbero
degli
avi
.
Noi
non
ne
abbiamo
,
a
parte
la
pietà
verso
quei
poveri
esseri
a
cui
toccò
di
darci
la
vita
;
non
ne
abbiamo
più
che
non
ne
abbiano
le
galline
o
le
raganelle
o
queste
lucertole
qui
...
Così
dicendo
sferrò
una
bastonata
a
un
mucchio
d
'
ortiche
,
d
'
onde
sorse
un
gran
fruscìo
.
-
Perfettamente
-
dissi
richiamando
alla
calma
il
buon
gigante
.
-
Ma
credi
ch
'
io
m
'
opponga
a
che
tu
conquisti
la
tua
vita
?
Io
non
so
quello
che
ti
è
necessario
e
che
appartiene
ad
altri
.
Gli
è
che
probabilmente
non
appartiene
a
nessuno
...
-
Hai
ragione
-
concluse
pensoso
,
e
tirò
con
forza
il
campanello
.
-
Perché
non
scrivi
tutto
questo
?
Tu
dici
delle
cose
che
non
ho
mai
udite
...
Un
uomo
comparve
ad
un
uscio
in
fondo
al
cortile
,
poi
si
volse
verso
l
'
interno
.
Subito
una
moltitudine
ne
apparì
.
Gli
abiti
chiari
delle
donne
vi
spiccavano
.
-
Presto
,
-
gridò
un
giovane
bruno
e
smilzo
avanzandosi
di
corsa
-
non
mancavi
che
tu
.
Quibio
mi
presentò
e
mi
fece
il
suo
nome
,
Picaday
.
Io
lo
guardai
tra
il
curioso
e
rispettoso
:
era
il
terribile
caricaturista
del
Pasquino
.
Non
l
'
avevo
mai
incontrato
,
sebbene
egli
fosse
noto
a
tutta
Torino
,
dalle
sartine
al
sindaco
Di
Nole
.
Il
maestro
era
dietro
di
lui
e
abbracciò
il
pittore
,
trascinandolo
,
fra
il
cicaleccio
delle
signore
,
nella
sala
.
Io
rimasi
tagliato
fuori
e
mi
ci
rassegnai
.
M
'
intimidivano
tutte
quelle
gonne
.
La
sala
era
piena
zeppa
.
Per
fortuna
la
mia
statura
mi
permetteva
di
vedere
.
Un
fruscìo
di
carte
e
un
silenzio
subitaneo
:
indi
il
coro
attaccò
Il
riso
di
padre
Martini
,
che
mi
fece
sussultare
di
piacere
:
da
tanti
anni
non
avevo
più
sentito
quella
gaia
musica
.
Oh
l
'
infanzia
,
così
bella
...
perché
lontana
!
Poi
saltò
su
Picaday
,
che
lanciò
una
bizzarra
improvvisazione
,
in
un
linguaggio
semi
-
giandujesco
i
cui
spunti
mi
tornano
spesso
a
mente
come
una
musica
stranissima
.
Secondo
lui
,
la
prima
volta
che
l
'
uomo
sentì
la
propria
voce
,
doveva
esserne
rimasto
spaventato
,
non
potendo
immaginare
che
uscisse
dal
suo
petto
;
immaginar
lo
stupore
d
'
un
contrabbasso
che
tutto
ad
un
tratto
si
ascoltasse
!
Poi
se
ne
diverti
e
se
ne
giovò
...
Io
non
fo
qui
che
spogliar
delle
immagini
brillanti
e
delle
sfaccettature
iridate
,
i
concetti
che
esprimeva
il
caricaturista
dal
viso
arguto
di
satiretto
.
Che
fa
la
campagnola
nel
meriggio
e
nel
crepuscolo
,
quando
il
pieno
sole
o
l
'
ombra
calante
la
riempiono
di
sgomento
?
Canta
.
Ella
è
piccola
,
smarrita
,
ma
la
sua
voce
,
la
sua
inquietudine
,
la
sua
baldanza
invadono
tutta
la
campagna
.
L
'
umanità
,
dentro
il
cielo
troppo
grande
,
fa
appunto
come
la
piccola
villanella
.
Canta
.
"
E
quando
la
voce
più
non
basta
,
vengono
gli
strumenti
.
E
la
polifonia
si
chiude
in
un
tempio
ed
ecco
infine
il
più
maraviglioso
degli
strumenti
,
la
cupola
!
"
.
Si
può
avere
,
aggiungeva
egli
,
un
modello
più
attraente
di
una
società
ideale
che
nel
coro
?
C
'
è
un
più
rigoroso
e
insieme
libero
legame
fra
uomini
,
che
nello
svolgersi
d
'
un
canto
di
Palestrina
?
In
un
alternarsi
di
sentimenti
in
tutte
le
gradazioni
,
tutte
le
parti
in
perfetto
accordo
conservano
la
loro
personalità
,
che
or
si
nasconde
,
ora
emerge
...
E
il
maestro
non
forma
che
una
volontà
,
un
segno
d
'
unità
,
un
centro
.
A
un
certo
punto
non
è
più
lui
che
guida
,
non
è
più
il
coro
che
consente
a
lui
;
ma
ne
risulta
un
tutto
,
in
cui
il
maestro
non
è
più
che
il
gesto
del
ritmo
...
Anche
la
personalità
del
maestro
,
cioè
chi
rappresenta
la
norma
,
la
legge
,
tace
.
Perché
la
legge
è
entrata
in
tutti
,
la
legge
è
il
movimento
stesso
della
vita
,
la
legge
è
il
flusso
,
in
tutti
i
petti
,
del
medesimo
sangue
umano
.
"
E
questa
legge
intima
non
è
che
la
pulsazione
del
piccolo
pianeta
di
cui
siamo
materiati
,
rispondente
alla
pulsazione
dei
mondi
,
dell
'
Essere
.
Quando
questa
legge
agirà
liberamente
in
noi
,
non
ci
sarà
più
bisogno
di
codici
,
né
di
governi
"
.
Dopo
il
discorso
,
altri
corali
seguirono
.
Io
guardavo
,
ascoltando
,
le
volute
decorative
del
soffitto
dipinto
da
Quibio
,
che
mi
parevano
svolgersi
con
una
stessa
armonia
.
Le
arti
non
sono
manifestazioni
di
uno
stesso
desiderio
,
d
'
uno
stesso
moto
continuo
dell
'
uomo
verso
l
'
infinito
?
Pochi
probabilmente
degli
assistenti
avevano
compreso
il
discorso
del
disegnatore
,
non
cogliendone
che
i
motti
e
i
paragoni
inattesi
.
Era
quello
un
singolare
miscuglio
di
persone
.
Fra
operai
e
commessi
di
negozio
stavano
artisti
,
professori
d
'
Università
,
un
grande
scultore
e
un
libraio
tedesco
;
la
musica
fondeva
tutta
insieme
questa
gente
,
la
cui
vita
svolgevasi
distante
e
diversa
,
e
anche
negli
intervalli
la
medesima
cordialità
creava
nell
'
atmosfera
come
un
tepore
,
un
sorriso
.
Uscimmo
che
declinava
il
sole
.
La
valle
era
tutta
fiorita
e
mossa
d
'
abiti
chiari
e
d
'
ombrelli
variopinti
,
come
se
l
'
inverno
imminente
non
soffiasse
nell
'
aria
.
Picaday
a
braccetto
con
Quibio
andava
innanzi
,
ed
io
dietro
,
sentendomi
un
po
'
isolato
,
ma
con
un
gran
desiderio
di
non
essere
un
estraneo
nella
folla
che
ora
si
riversava
lungo
la
viuzza
sinuosa
.
Un
gruppo
,
fra
cui
predominavano
le
donne
,
raggiunse
i
due
,
facendo
loro
ala
:
i
due
si
erano
fermati
a
guardare
il
lavoro
sospeso
lungo
il
ciglione
.
Era
la
trasmissione
elettrica
.
La
città
appariva
in
distanza
velata
di
nebbia
;
più
presso
,
il
Po
tra
i
pioppi
;
a
pochi
passi
,
la
strada
bianca
e
polverosa
di
Moncalieri
.
Picaday
parlava
del
telegrafo
Marconi
.
-
Nulla
va
perduto
-
diceva
egli
.
-
Gli
esseri
che
sono
intorno
,
dalle
cose
alle
persone
,
agiscono
su
noi
,
onde
noi
siamo
ricevitori
,
condensatori
,
trasmettitori
...
Forse
anche
le
cose
che
diciamo
morte
,
sono
più
vive
di
quando
vennero
all
'
esistenza
.
Le
case
,
le
stanze
,
i
mobili
,
si
può
dire
che
sono
vivi
soltanto
quando
c
'
è
morto
dentro
qualcuno
,
e
forse
accumulano
un
'
energia
di
vite
passate
che
si
scarica
su
noi
ad
ogni
contatto
.
Onde
e
pulsazioni
,
tutto
l
'
universo
non
è
altro
,
dal
nostro
cuore
al
sole
!
Io
mi
raffiguravo
infatti
un
'
incisione
che
avevo
veduta
nei
giornali
.
Delle
antenne
,
nient
'
altro
.
L
'
uomo
ha
trovato
le
sue
antenne
,
come
gli
insetti
:
esse
palpano
l
'
aria
.
E
così
la
terra
viene
avviluppata
dall
'
anima
umana
.
Oltre
l
'
atmosfera
,
oltre
i
pianeti
,
oltre
,
oltre
!
E
Picaday
continuava
tormentandosi
la
barbetta
e
sorridendo
:
-
Chi
sa
dirmi
perché
l
'
uomo
cammina
in
piedi
,
cioè
parallelo
al
raggio
della
terra
e
del
sole
?
Perché
egli
è
un
vero
raggio
della
terra
,
egli
la
irradia
nell
'
infinito
.
Io
rimanevo
come
trasognato
.
Quelle
erano
le
idee
che
io
ruminavo
da
anni
e
il
solo
sentire
che
un
altro
le
esprimeva
mi
faceva
un
effetto
strano
,
come
d
'
una
prova
,
infine
,
che
esse
esistevano
.
E
quegli
pareva
estrarle
dalla
confusione
della
mia
mente
,
pronte
e
lucide
,
come
dell
'
oro
dalla
ganga
.
La
sera
scendeva
.
Le
donne
ridevano
.
-
Che
belle
fantasie
!
-
dicevano
al
disegnatore
.
Infatti
,
siamo
ancor
ben
lontani
da
tutto
ciò
.
Fantasie
!
E
mi
sentii
solo
,
solo
,
come
quando
,
bambino
,
correvo
troppo
innanzi
nei
sentieri
,
e
non
udivo
più
dietro
me
il
passo
zoppicante
di
mio
padre
.
Stavamo
per
sboccare
nella
strada
provinciale
.
A
un
tratto
alcuni
ciclisti
passarono
.
Un
piccolo
automobile
scivolò
tranquillo
dinanzi
a
noi
:
altri
ciclisti
seguivano
.
-
Il
re
!
-
dissero
alcuni
.
Passò
a
distanza
di
pochi
passi
.
E
d
'
un
colpo
la
confusa
,
dispersa
,
informe
mole
della
società
mi
s
'
affacciò
,
mi
circondò
,
mi
assorbì
.
Che
ironia
!
Che
caduta
dal
sogno
armonioso
di
Picaday
!
Ma
non
basterebbe
volere
?
No
:
prima
bisogna
sapere
,
e
prima
di
sapere
,
vivere
...
-
Che
stai
almanaccando
,
Martino
?
-
mi
domandò
Quibio
,
toccandomi
la
spalla
.
Il
mio
pensiero
correva
dietro
il
veicolo
già
lontano
.
-
Siamo
sempre
allo
stesso
punto
,
amico
mio
!
Bisogna
che
tutti
abbiano
prima
di
che
vivere
...
-
Roba
vecchia
!
-
Sì
,
ma
nessuno
incomincia
,
nessuno
opera
:
ciascuno
pensa
per
sè
e
nessuno
pensa
a
tutti
...
Un
'
idea
repentina
aveva
lampeggiato
nella
mia
mente
.
Giunto
a
casa
,
scrissi
sulla
fronte
d
'
un
quaderno
:
IL
PIANTO
DEL
POPOLO
.
Poi
rimasi
lungo
tempo
con
la
penna
in
aria
fissando
la
lucerna
.
La
commozione
mi
gonfiava
il
petto
,
come
se
mi
accingessi
ad
un
'
opera
grandiosa
in
cui
sarei
rimasto
certo
inferiore
al
còmpito
,
ma
avrei
infuso
tanta
intensità
di
fede
da
rimovere
una
montagna
.
Rimasi
a
lungo
senza
raccapezzarmi
:
non
già
che
mi
mancassero
le
idee
:
esse
tumultuavano
come
un
fiume
che
non
trovasse
sbocco
.
In
breve
il
mio
capo
s
'
appesantì
e
gli
occhi
s
'
intorbidirono
.
Dovetti
coricarmi
.
Sedato
il
primo
tumulto
,
cominciai
a
vedere
e
discernere
ne
'
miei
pensieri
.
Era
necessaria
molta
brevità
,
molta
chiarezza
,
e
una
gran
passione
.
Non
si
racconta
di
certi
Santi
,
che
avevano
una
tale
efficacia
di
persuasione
da
guadagnare
il
cuore
degli
stessi
tiranni
?
Ci
voleva
un
esordio
rivelatore
,
una
trattazione
bene
equilibrata
e
particolareggiata
,
e
una
perorazione
che
bruciasse
come
la
fiamma
.
La
prima
e
l
'
ultima
parte
potevano
improvvisarsi
dopo
aver
bene
allestito
la
mediana
che
era
la
più
ardua
.
Scelsi
e
respinsi
successivamente
molti
progetti
.
Dipingere
il
male
delle
diverse
classi
e
propugnare
la
necessità
della
loro
fusione
?
Ma
io
non
ne
conosco
che
una
...
Ripigliar
il
programma
non
mai
attuato
:
Libertà
,
eguaglianza
,
fraternità
?
Parole
andate
fuori
d
'
uso
...
Classificar
le
materie
secondo
i
diversi
ministeri
del
Regno
?
E
mi
sentii
d
'
un
tratto
umiliato
,
stupido
,
nullo
!
Per
quindici
anni
m
'
ero
tuffato
in
tutte
le
correnti
del
sapere
,
ma
da
egoista
,
per
soddisfare
soltanto
la
mia
sete
enorme
.
Da
tutta
la
mole
di
cognizioni
che
mi
gravava
dentro
,
io
non
sapevo
estrarre
una
semplice
regola
di
vita
,
né
per
me
,
né
per
gli
altri
...
E
desiderai
subito
di
addormentarmi
,
di
isolarmi
,
di
sottrarmi
a
tutte
queste
pressioni
intorno
,
che
mi
imponevano
qualcosa
ch
'
io
non
vedevo
né
sapevo
,
qualche
còmpito
troppo
faticoso
...
Ah
,
poter
dormire
!
C
'
era
tanta
gente
,
che
non
avrebbe
dovuto
dormire
!
Io
ero
solo
,
solo
,
senza
un
cane
!
Io
non
dovevo
nulla
a
nessuno
!
Ma
non
mi
addormentavo
.
Una
cosa
soltanto
ero
sicuro
di
poter
ben
fare
.
Dipingere
la
gente
che
soffre
e
che
muore
.
Molte
cose
muoiono
insieme
ad
essa
:
l
'
amore
,
la
fiducia
nella
giustizia
presente
,
la
fede
nella
giustizia
avvenire
.
Per
molti
non
resta
che
la
disperazione
,
e
in
essa
non
sono
più
neanche
sostenuti
dal
pensiero
d
'
una
condanna
comune
.
Ognuno
morendo
sa
che
ha
diritto
di
vivere
,
e
che
ne
avrebbe
il
potere
,
se
l
'
altro
uomo
,
se
una
coalizione
d
'
uomini
non
glielo
rubasse
...
La
critica
della
società
presente
mi
sarebbe
dunque
stata
facile
;
e
questo
era
la
prima
parte
del
mio
programma
.
La
seconda
consisterebbe
nel
ricostruire
.
Delle
diverse
sorta
di
socialismo
avevo
poca
conoscenza
,
ma
sopratutto
mi
scontentava
in
esse
l
'
importanza
eccessiva
accordata
al
danaro
,
a
tutto
quello
che
forma
bensì
la
condizione
sine
qua
non
dell
'
esistenza
,
ma
che
di
per
sè
è
troppo
poco
.
Finalmente
mi
attenni
a
un
progetto
che
mi
parve
men
preciso
nella
sua
composizione
,
ma
che
dava
maggior
riposo
al
mio
spirito
.
Mi
alzai
e
lo
buttai
su
carta
subito
.
Ecco
.
-
Un
re
,
che
contempla
una
società
in
uno
stadio
più
alto
,
vuol
condurvi
con
un
metodo
di
governo
i
suoi
sudditi
,
col
proposito
anche
di
abdicare
quando
li
sentirà
veramente
liberi
.
Suo
strumento
principale
:
i
Medici
e
i
Maestri
.
Da
una
parte
libertà
,
dall
'
altra
azione
.
Libertà
anche
all
'
errore
,
ma
tutto
il
favore
e
l
'
aiuto
efficace
alla
luce
.
Tendenza
all
'
abolizione
di
tutti
i
legami
,
da
quelli
materiali
per
i
delinquenti
e
i
pazzi
,
a
quelli
morali
per
tutti
gli
uomini
;
dalle
manette
ai
codici
.
Abolizione
graduale
della
proprietà
ereditaria
:
dato
il
sufficiente
ad
ogni
nato
d
'
uomo
,
ricada
tutto
il
suo
acquisto
,
alla
sua
morte
,
nel
fondo
comune
.
Personalità
giuridica
della
donna
,
uguaglianza
dei
sessi
di
fronte
alla
conquista
della
personalità
,
della
libertà
,
della
felicità
.
Libero
sforzo
di
ciascuno
verso
la
propria
vita
,
verso
il
proprio
amore
.
Protezione
della
nascita
e
dell
'
allevamento
dell
'
uomo
.
Riposo
assicurato
ai
vecchi
.
Sorveglianza
continua
sulla
salute
pubblica
fino
alla
eliminazione
della
malattia
.
Massimo
favore
alle
industrie
,
al
commercio
,
alle
scienze
,
incoraggiando
l
'
uomo
alla
conquista
di
se
stesso
,
della
terra
,
del
cielo
.
Fede
nel
progresso
dell
'
umanità
,
come
se
non
fosse
,
e
non
è
,
destinata
a
morire
colla
Terra
.
Culto
della
vita
...
E
mi
addormentai
intenerito
da
una
grande
speranza
.
VIII
.
Era
di
marzo
.
Fuori
un
gran
vento
:
dentro
la
soffitta
di
Quibio
una
pace
tranquilla
sotto
la
grossa
lampada
che
spandeva
una
gran
luce
bianca
e
uguale
.
Io
voltavo
le
spalle
alla
finestra
:
egli
avea
voluto
quello
sfondo
perché
le
sponde
dell
'
abbaino
mi
facevano
da
cornice
.
Disegnava
rapidamente
:
la
mossa
della
sua
faccia
e
del
suo
sguardo
,
dalla
carta
a
me
,
mi
davano
un
po
'
d
'
inquietudine
.
Egli
mi
disse
:
-
Pensa
a
qualche
cosa
e
cerca
di
star
immobile
.
Per
esempio
,
pensa
a
qualcosa
di
astratto
;
Non
hai
un
problema
di
geometria
da
risolvere
?
o
di
astronomia
?
Tu
sei
astronomo
,
non
è
vero
?
...
E
se
parlo
,
non
rispondermi
.
Fissati
su
qualche
pensiero
e
non
rispondermi
.
Cercavo
di
fissarmi
,
com
'
ei
diceva
,
ma
non
ci
riuscivo
.
Pensai
al
mio
Memoriale
che
avevo
ricominciato
più
volte
.
Eran
passati
quattro
mesi
dacché
l
'
avevo
ideato
.
Io
che
sapevo
a
mente
la
storia
delle
nebulose
e
della
terra
e
degli
organismi
,
ignoravo
la
semplice
storia
del
primate
,
dell
'
homo
sapiens
.
Prendendola
a
studiare
trovai
che
nelle
parabole
delle
civiltà
,
tutto
quello
che
immaginavo
come
società
ideale
,
era
già
in
qualche
modo
esistito
L
'
ascesa
di
un
popolo
sarebbe
in
avvenire
l
'
ascesa
dell
'
umanità
intera
,
nient
'
altro
.
E
dopo
?
Dopo
il
benessere
,
la
decadenza
.
La
nazione
gode
,
non
si
propaga
,
i
barbari
la
sopprimono
.
Quando
tutta
l
'
umanità
sarà
felice
,
ecco
finita
l
'
umanità
...
In
fondo
poi
importa
qualcosa
?
Tutta
la
storia
,
un
punto
sul
quadrante
dell
'
immensità
.
-
Hai
una
faccia
stanca
-
disse
Quibio
...
-
Così
non
va
.
Ripòsati
un
momento
.
Mi
alzai
,
mentre
egli
appiccicava
il
suo
orlo
di
cera
a
una
piccola
lastra
cui
avrebbe
dato
l
'
acido
la
dimani
ch
'
era
festa
.
Egli
disegnava
tutta
la
settimana
e
lavorava
la
lastra
alla
domenica
.
Diedi
un
'
occhiata
in
giro
per
la
stanza
.
Egli
mutava
spesso
la
posizione
degli
oggetti
,
numerosi
e
bizzarri
,
che
teneva
sui
mobili
e
appesi
al
muro
.
In
mezzo
alla
parete
scorsi
una
figurina
,
una
signora
vestita
di
bianco
,
il
cui
volto
fino
era
disegnato
di
profilo
su
un
fondo
d
'
alberi
:
la
figurina
si
moveva
con
grazia
indicibile
.
Quibio
mi
guardò
e
sorrise
:
-
Che
ne
dici
?
-
Bellissima
.
-
Lei
è
più
bella
...
Egli
tacque
,
sorridendo
internamente
.
-
Che
cos
'
è
quell
'
arpa
?
-
chiesi
,
osservando
una
stranissima
caricatura
appiccata
alla
parete
.
Era
un
uomo
lunghissimo
,
di
profilo
,
il
cui
busto
,
le
cui
gambe
e
un
braccio
allungato
fino
a
toccare
i
piedi
colla
punta
delle
dita
formavano
un
triangolo
o
un
'
arpa
:
l
'
altra
mano
pizzicava
le
corde
tese
che
gli
legavano
busto
e
gambe
.
-
Non
vedi
?
-
rispose
egli
tutto
esilarato
.
-
È
il
sindaco
Di
Nole
che
riceve
i
sovrani
,
caricatura
musicale
di
Picaday
.
Come
ti
piace
Picaday
?
-
Simpaticissimo
!
-
È
un
terribile
mangiatore
di
libri
,
come
te
.
Credo
che
v
'
intendereste
.
Ti
racconterò
una
storiella
che
ti
prego
di
tener
segreta
.
È
stato
mio
compagno
alla
scuola
d
'
arti
e
mestieri
.
Poi
non
l
'
avevo
più
visto
.
Cinque
anni
fa
m
'
imbatto
in
lui
a
Strassbourg
,
cioè
a
Porta
Palazzo
.
Stava
contemplandosi
in
una
vetrina
,
e
non
era
affatto
bello
,
te
l
'
assicuro
.
Io
me
gli
metto
accanto
e
saluto
la
sua
figura
barbina
tra
i
cappelli
di
signora
inalberati
di
là
dal
vetro
.
"
Ciao
,
Pica
"
-
Ciao
,
Quibio
!
"
Uscito
dal
mio
abbraccio
un
po
'
vigoroso
,
lo
vedo
vacillare
e
impallidire
.
"
Cos
'
hai
,
Pica
"
-
Non
ho
mangiato
da
tre
giorni
!
"
Lo
condussi
in
una
trattoria
e
mangiai
anch
'
io
con
lui
,
per
cerimonia
;
erano
le
due
.
Quando
ebbe
finito
,
mi
caricò
d
'
insulti
e
se
n
'
andò
.
Solo
l
'
anno
scorso
l
'
ho
riveduto
,
rifatto
a
nuovo
,
e
,
caro
mio
,
s
'
è
buttato
a
piangere
nelle
mie
braccia
come
un
fanciullo
.
Egli
aveva
terminata
la
sua
bisogna
:
mi
disse
di
rimettermi
in
posa
,
il
che
feci
.
Poi
ricominciò
:
-
Sai
la
novità
?
-
Che
?
-
Non
vedi
là
il
ritratto
di
Cimisin
?
Non
l
'
avevo
mai
potuto
cogliere
.
Ora
finalmente
...
povero
diavolo
!
Già
tu
non
sai
mai
niente
:
vivi
nelle
nuvole
!
...
Gli
è
capitata
bella
!
Dicono
che
in
dieci
anni
che
è
qui
non
ha
mai
chiuso
l
'
uscio
per
paura
che
un
fabbro
framassone
lo
scassini
.
L
'
altra
mattina
lo
si
vide
chiuso
.
Puoi
immaginarti
...
E
c
'
era
un
pezzo
di
carta
appiccicato
su
:
Chiuso
per
decesso
dell
'
inquilino
!
Ce
l
'
aveva
scritto
lui
.
Allora
venne
il
segretario
e
mandò
per
la
Questura
.
Fu
aperto
e
si
trovò
il
povero
vecchio
disteso
sul
letto
colla
febbre
.
Accanto
,
per
terra
,
c
'
era
un
braciere
,
non
consumato
però
.
Il
povero
diavolo
s
'
era
ubbriacato
per
aver
del
coraggio
:
nota
che
non
beveva
mai
...
poi
s
'
era
buttato
sul
letto
.
Ma
il
vino
gli
aveva
fatto
male
,
e
l
'
aveva
vomitato
mezzo
sul
braciere
...
-
Che
destino
!
-
esclamai
.
-
Credevo
che
almeno
quello
lì
fosse
felice
!
-
Un
particolare
.
La
gabbia
era
vuota
.
Probabilmente
aveva
dato
la
libertà
al
merlo
dell
'
Inno
...
Rimase
un
po
'
in
silenzio
,
indi
riprese
,
quasi
per
intrattenermi
;
mi
sentivo
divenir
tristissimo
:
-
Hai
visto
lo
sciopero
di
Loani
?
Quattro
contadini
morti
.
Gridavano
:
Viva
il
re
!
dopo
avere
dato
fuoco
al
municipio
...
Come
siamo
indietro
!
È
ancora
il
concetto
di
mio
nonno
,
di
Sciolze
,
che
,
essendo
in
lite
con
un
consigliere
comunale
,
voleva
andar
dal
re
a
farsi
rendere
giustizia
.
-
Ma
credi
tu
-
gli
opposi
-
che
un
re
non
potrebbe
mutar
la
faccia
d
'
un
paese
,
tanto
più
sentendo
questo
appoggio
nell
'
anima
della
razza
?
-
Tu
sei
un
reazionario
,
caro
mio
!
-
rispose
egli
ridendo
.
-
Sta
'
in
guardia
!
Abbiamo
una
costituzione
e
un
parlamento
:
supponi
pure
che
entrambi
siano
cattivi
,
ma
è
il
popolo
sovrano
che
li
ha
voluti
.
Non
indaghiamo
qual
sia
stato
il
popolo
sovrano
di
allora
:
non
era
diverso
da
quello
d
'
adesso
...
Sotto
ce
n
'
era
un
altro
?
Questo
non
ha
voce
in
capitolo
,
caro
mio
:
egli
non
vede
nessun
soccorso
vicino
,
perché
gli
sta
sopra
quell
'
altro
popolo
:
perciò
domanda
aiuto
molto
lontano
,
alla
provvidenza
,
che
è
per
lui
rappresentata
in
terra
dal
re
.
Questo
ti
spiega
i
plichi
che
gettano
nell
'
aula
della
Camera
.
Ah
!
Bellissimo
!
-
e
Quibio
si
esilarava
sempre
più
.
-
Ma
l
'
uomo
del
plico
ha
già
un
'
anima
borghese
...
Il
popolo
vero
invece
va
direttamente
dal
re
...
Perché
non
ci
vai
tu
?
Gli
fai
un
discorso
...
Lo
scherzo
mi
colpì
d
'
uno
stupore
improvviso
,
come
se
ad
un
tratto
fossi
stato
scoperto
in
un
pensiero
indegno
o
molto
sciocco
.
Reagii
intimamente
e
tacqui
.
-
Hai
visto
Crastino
in
questi
giorni
?
-
fece
egli
cambiando
tono
,
quasi
per
farsi
perdonare
.
-
L
'
ho
visto
domenica
scorsa
.
Tornava
dal
lato
della
Barriera
di
Francia
.
Sembrava
stanchissimo
:
lei
l
'
aveva
a
braccetto
e
pareva
che
lo
sostenesse
...
-
Quel
ragazzo
è
finito
!
-
sentenziò
Quìbio
.
Mi
parve
d
'
esser
colpito
al
cuore
.
N
'
ebbi
un
brivido
di
paura
.
Io
non
ho
mai
veduto
un
'
agonia
.
Ero
forse
presente
quando
morì
mio
padre
,
ma
una
vicina
mi
trascinò
fuor
della
camera
e
io
non
lo
vidi
più
.
D
'
altronde
non
posso
più
concepire
la
morte
,
se
non
come
un
passaggio
,
una
crisi
.
Oltre
,
che
c
'
è
?
Non
so
.
Ma
la
morte
,
la
fine
,
non
esiste
.
-
Che
cosa
sei
tu
in
politica
?
-
continuava
Quibio
,
intento
a
disegnare
.
-
Io
sono
stato
anarchico
,
ma
anarchico
amorfista
,
intendiamoci
bene
:
tu
mi
sembri
un
di
quegli
anarchici
utopisti
che
erano
per
noi
il
fumo
negli
occhi
,
Reclus
,
Bakounine
,
Tolstoi
,
Ibsen
...
"
Uomini
,
siete
nati
buoni
:
perché
non
v
'
abbracciate
?
"
Ma
allora
,
vedi
,
avevo
fame
e
tenevo
una
moglie
tisica
...
perché
io
sono
vedovo
,
non
lo
sai
?
Sentivo
un
piede
che
mi
calpestava
e
mordevo
...
cioè
:
mi
facevo
mordere
,
perché
,
così
come
mi
vedi
,
senz
'
aver
mai
fatto
male
a
una
mosca
,
per
semplice
sospetto
,
fui
portato
in
un
astuccio
da
Piacenza
a
Capri
,
al
reclusorio
,
e
ci
stetti
un
anno
.
E
mia
moglie
,
nota
bene
,
mi
aspettò
tanto
da
poter
morirmi
nelle
braccia
.
Aveva
venti
anni
.
Tacque
.
Le
sue
mascelle
scricchiolarono
.
Si
levò
sul
busto
,
diede
un
respirone
,
poi
si
chinò
sulla
tavoletta
:
-
Tu
non
hai
fatto
il
servizio
militare
?
-
No
:
ero
inabile
,
troppo
lungo
e
smilzo
...
-
Quanti
anni
mi
dài
?
-
proseguì
.
-
Trenta
almeno
!
Ne
ho
venticinque
...
Che
cosa
sono
in
politica
?
Sono
un
bon
enfant
che
vuol
vivere
facendo
dei
forti
quadri
della
vita
che
mi
freme
dintorno
,
nient
'
altro
.
Ma
voglio
aver
libertà
di
pensare
,
di
lavorare
,
di
amare
...
Ci
sono
dei
paesi
dove
ciò
non
è
tanto
impedito
:
di
questi
il
più
affascinante
è
Parigi
.
Non
è
vero
?
Ah
la
libertà
,
l
'
arte
,
la
vita
!
S
'
interruppe
un
momento
e
strizzando
gli
occhi
verso
di
me
:
-
Così
va
bene
.
Abbi
pazienza
un
minuto
e
ti
lascio
...
E
s
'
immerse
nel
suo
lavoro
.
Io
non
l
'
ascoltavo
già
più
.
Pensavo
.
Conosco
un
uomo
privato
,
un
amico
del
mio
direttore
,
un
filantropo
,
che
senza
una
religione
cui
potesse
far
appello
,
ha
allevato
centinaia
di
fanciulli
,
sfamato
e
vestito
gran
numero
di
pezzenti
,
sollevato
innumerevoli
miserie
ignote
.
Supponiamo
che
un
tale
apostolo
fosse
deputato
,
fosse
ministro
...
Io
sono
ignorante
di
politica
...
"
Lo
rovescierebbero
!
"
Ma
perché
?
Quando
evidentemente
fa
un
gran
bene
?
Ma
costui
dovrebbe
vivere
con
un
solo
pensiero
,
con
un
solo
desiderio
,
e
questo
desiderio
dovrebbe
essere
la
sostanza
della
sua
vita
.
Supponiamo
che
costui
avesse
il
potere
più
esteso
che
un
uomo
possa
avere
in
una
nazione
.
Invece
,
se
un
uomo
investito
di
questo
potere
non
fa
nessun
atto
perché
cessi
uno
stato
di
cose
intollerabile
...
Evidentemente
bisogna
concluderne
che
non
lo
conosce
.
Perché
io
sento
che
in
tal
caso
farei
miracoli
:
e
quando
non
riuscissi
a
nulla
,
eh
!
che
so
io
che
cosa
sarei
,
infelicissimo
!
...
Dunque
egli
non
sa
.
C
'
è
chi
gli
fa
ressa
intorno
perché
non
veda
;
c
'
è
chi
gli
prepara
ai
lati
due
siepi
di
facce
prosperose
,
perché
non
possa
sospettare
la
miseria
,
la
fame
.
la
morte
...
Trovare
chi
sappia
chiamarlo
,
condurlo
per
mano
nel
sottosuolo
maledetto
!
Il
pittore
mi
guardava
e
affrettava
il
suo
lavoro
con
una
specie
di
febbre
.
Io
mi
sentivo
rimuovere
dentro
con
una
lenta
inquietudine
,
come
se
qualcosa
stesse
per
schiudersi
nel
mio
cervello
,
un
'
idea
,
ma
luce
.
Ma
un
gemito
anche
mi
pareva
sentire
dentro
di
me
;
un
gemito
venuto
chi
sa
da
qual
profondità
del
mio
essere
,
e
l
'
inquietudine
cresceva
,
e
un
senso
d
'
affanno
cresceva
,
mi
riempiva
a
poco
a
poco
,
mi
montava
alla
gola
:
una
specie
di
terrore
mi
afferrava
,
mi
dilatava
il
capo
.
E
un
silenzio
...
!
Il
gesto
del
pittore
mi
pareva
muto
,
strano
e
pauroso
:
a
un
certo
punto
i
suoi
occhi
mi
divennero
intollerabili
.
Ad
un
tratto
un
grido
acutissimo
mi
colpì
:
pareva
strapparsi
dal
fondo
delle
mie
viscere
.
Il
pittore
scattò
in
piedi
.
Aperse
la
finestra
;
guardò
nel
buio
:
-
È
là
!
La
soffitta
di
Crastino
...
Ci
slanciammo
entrambi
nel
corridoio
.
L
'
uscio
di
Crastino
s
'
apriva
allora
e
un
rettangolo
di
luce
si
gettava
nel
muro
opposto
,
e
un
'
ombra
in
mezzo
.
Prima
che
si
richiudesse
affatto
,
giungemmo
ed
entrammo
senza
picchiare
.
Era
la
moglie
dell
'
ubriaco
ch
'
era
entrata
,
e
la
Biondina
,
discinta
,
coi
capelli
sciolti
e
la
faccia
scomposta
,
che
le
aveva
aperto
,
si
buttò
traverso
il
letto
con
un
gemito
profondo
di
bestia
ferita
.
Sul
cuscino
la
testa
di
Crastino
immota
,
rigida
,
pareva
sorridere
.
-
Morto
!
-
disse
il
pittore
,
mettendogli
la
mano
sul
petto
.
Io
mi
lanciai
verso
il
povero
amico
,
gli
afferrai
la
testa
fra
le
mani
.
Lo
chiamai
sommesso
,
ma
con
tutta
l
'
intensità
del
mio
desiderio
.
Pesante
,
pesante
,
inerte
.
La
ragazza
stava
supina
traverso
le
ginocchia
del
morto
,
con
le
mani
ficcate
nelle
coltri
,
emettendo
il
suo
gemito
che
non
aveva
più
d
'
umano
,
quasi
tutta
coperta
dei
suoi
capelli
.
Minca
la
scosse
,
cercò
sollevarla
:
ella
si
volse
con
impeto
,
mostrandoci
un
viso
terribile
.
Senza
dubbio
ella
voleva
tutto
per
sè
quel
suo
bimbo
doloroso
anche
nella
morte
.
-
Qui
bisogna
far
qualcosa
-
disse
Quibio
.
-
Sì
-
diss
'
io
.
-
Intanto
un
medico
!
-
E
inutile
.
Ma
si
può
provare
.
Si
potesse
almeno
saper
qualcosa
da
costei
!
-
La
ragazza
è
qui
da
un
'
ora
e
mezza
-
disse
Minca
.
-
L
'
ho
chiamata
io
.
Passando
,
avevo
udito
il
lamento
del
giovanotto
e
gli
avevo
domandato
se
desiderasse
qualcosa
.
Allora
lei
è
venuta
,
tutta
affannata
,
e
li
ho
lasciati
soli
.
Io
mi
precipitai
a
cercare
il
medico
del
quartiere
.
Abitava
a
poca
distanza
.
Venne
subito
.
Si
appressò
al
letto
,
palpò
,
ascoltò
,
crollò
il
capo
.
Allora
ci
domandò
spiegazioni
:
gli
indicammo
la
ragazza
,
che
si
era
levata
conservando
la
sua
faccia
chiusa
e
terribile
.
-
Com
'
è
avvenuto
?
-
le
chiese
in
tono
perentorio
.
Il
suo
volto
si
decompose
:
ella
scoppiò
in
singulti
.
-
Non
so
-
cominciò
singhiozzando
.
-
Pareva
tranquillo
:
credevo
di
averlo
addormentato
.
Tutto
ad
un
tratto
mi
serrò
le
braccia
colle
mani
tanto
da
farmi
male
...
Balzò
su
a
sedere
,
diede
un
rantolo
e
cadde
rovescio
.
Il
medico
strinse
le
labbra
:
-
È
così
.
Doveva
accadere
...
Ora
pensiamo
ai
vivi
.
Voi
siete
uomini
-
aggiunse
volgendosi
a
noi
.
-
Quel
povero
giovane
era
tisico
e
affetto
da
mal
di
cuore
.
Pensateci
...
E
intanto
portatemi
via
queste
donne
.
Non
c
'
è
altro
a
fare
.
Buona
notte
!
-
E
se
n
'
andò
.
La
ragazza
ricompose
adagio
le
coltri
sul
petto
e
sulle
spalle
del
morto
,
rimboccò
il
lenzuolo
.
La
bella
testa
affondava
nel
guanciale
:
ella
rilevò
i
capelli
su
la
gran
fronte
pura
.
Nessuna
ruga
su
quel
viso
:
la
morte
aveva
disteso
nel
riposo
quei
muscoli
che
gli
davano
espressioni
mutevoli
e
intense
:
le
grandi
orbite
,
le
palpebre
immote
erano
sigillate
per
sempre
:
una
testa
marmorea
,
che
soltanto
la
piega
indecisa
della
bocca
rendea
viva
d
'
un
lontano
ricordo
di
vita
;
un
ricordo
indefinibile
,
triste
e
dolce
,
che
non
poteva
contemplarsi
senza
un
acuto
intenerimento
,
tanto
appariva
lontano
e
pur
presente
,
manifesto
ai
vivi
,
ma
con
un
'
impronta
d
'
eternità
.
Lo
stesso
senso
di
augusto
mistero
doveva
penetrare
il
pittore
e
Minca
,
perché
,
senza
staccar
gli
occhi
dal
morto
,
sentivo
ch
'
essi
lo
contemplavano
,
e
non
respiravano
,
per
ascoltare
il
silenzio
eterno
,
che
sospendeva
sul
nostro
capo
e
intorno
a
noi
per
un
istante
il
tempo
e
la
vita
.
Quanto
rimasi
così
,
fuor
di
me
stesso
?
Allor
che
mi
riscossi
,
avvertendo
un
gran
freddo
ai
piedi
e
alla
schiena
che
appoggiavo
al
muro
,
non
c
'
era
più
nella
stanza
che
la
ragazza
,
seduta
accosto
al
letto
,
con
la
testa
immersa
nelle
coltri
,
immobile
.
Dormiva
?
La
lampada
impallidiva
,
perché
il
cielo
imbiancava
,
traverso
i
vetri
nudi
,
e
l
'
aria
intorno
mi
pareva
mortalmente
gelida
,
come
se
la
morte
emanasse
da
quello
ch
'
era
stato
il
mio
povero
amico
e
m
'
entrasse
tenacemente
nelle
membra
.
Il
giorno
dopo
era
bellissimo
.
Il
sole
riempiva
il
cortile
di
scintillii
.
Le
finestre
del
palazzo
si
aprirono
di
buon
'
ora
,
le
donne
uscirono
sui
ballatoi
sottostanti
,
assonnate
e
sorridenti
nei
loro
accappatoi
chiari
.
La
notizia
che
c
'
era
un
morto
nelle
soffitte
non
scemò
l
'
animazione
delle
gallerie
interne
,
ove
i
ragazzi
si
rincorrevano
o
si
chiamavano
tra
'
cancelli
.
Solo
le
soffitte
restavano
silenziose
e
tetre
,
essendo
cessato
anche
il
vocalizzo
e
il
martello
di
Cimisin
.
Di
buon
'
ora
tutti
gli
inquilini
,
compresi
i
fanciulli
,
sfilarono
nella
soffitta
di
Crastino
,
poi
si
rinchiusero
o
abbandonarono
le
tristi
celle
per
scendere
nelle
vie
.
Più
volte
all
'
anno
così
Aeropoli
portava
il
lutto
.
Io
andai
al
Municipio
,
poi
combinai
i
funerali
per
il
mattino
seguente
.
Avevo
trovato
un
modo
di
smagrire
un
po
'
il
mio
gruzzolo
.
Scrissi
alla
dottoressa
per
informarnela
:
scrissi
all
'
editore
,
sebbene
sentissi
con
ira
che
questa
morte
gli
avrebbe
profittato
non
poco
:
forse
avrebbe
giovato
anche
alla
memoria
del
poeta
.
Tornai
a
mezzodì
:
la
ragazza
era
sola
presso
il
morto
:
con
la
donna
gli
aveva
fatto
l
'
ultima
teletta
:
ora
egli
poteva
partire
.
Invano
volli
indurla
a
prender
qualche
cibo
:
cupa
e
risoluta
,
pareva
mal
tollerare
che
gli
altri
si
occupassero
di
lei
e
del
suo
povero
amico
:
nondimeno
certi
sguardi
talora
sembravano
domandarmi
perdono
.
La
notte
il
pittore
venne
con
la
sua
tavoletta
e
il
carbone
.
La
ragazza
diede
in
smanie
a
vederlo
:
poi
s
'
acquetò
stanca
com
'
era
.
Due
candele
,
l
'
una
presso
il
capo
,
l
'
altra
lontana
,
doravano
la
testa
marmorea
d
'
una
luce
molle
e
tranquilla
.
Ma
lo
strisciar
del
carboncino
sulla
carta
mi
dava
fastidio
.
Sebbene
comprendessi
l
'
impulso
invincibile
dell
'
artista
,
non
riuscivo
a
tòrmi
il
senso
d
'
una
profanazione
.
Ma
quanti
atti
che
la
consuetudine
non
ci
fa
più
avvertire
,
hanno
della
profanazione
di
fronte
alla
morte
!
E
i
funerali
stessi
che
io
avevo
combinato
con
un
impresario
?
Ah
miseria
nostra
!
Forse
quello
del
buon
artista
era
il
tributo
più
sincero
e
di
maggior
valore
che
il
povero
poeta
avrebbe
avuto
mai
.
Così
pensavo
,
uscito
fuori
nei
corridoi
e
appoggiato
sulla
ringhiera
del
balcone
che
dà
nella
corte
.
In
basso
qualche
finestra
era
illuminata
:
che
avveniva
là
dentro
?
Visioni
rapide
e
vaghe
di
passione
,
di
maternità
mi
passarono
negli
occhi
.
Poi
guardai
il
cielo
.
Nero
,
cupo
,
senza
una
stella
.
Dov
'
erano
i
mondi
in
cui
immaginiamo
vite
fraterne
,
e
che
la
morte
,
l
'
inconcepibile
distacco
d
'
un
essere
ideale
dalla
creta
corruttibile
,
ci
rende
più
prossimi
e
imminenti
?
Lì
,
oltre
quella
cortina
di
nubi
nere
.
Quello
che
fummo
e
quello
che
saremo
oltre
il
piccolo
spazio
che
abbiamo
occupato
qui
,
esiste
forse
in
una
di
quelle
luci
che
ci
guardano
come
occhi
d
'
un
essere
caro
...
Custodisco
io
forse
in
fondo
agli
occhi
miei
lo
sguardo
di
mia
madre
?
La
vita
,
un
respiro
:
una
bolla
nasce
in
fondo
all
'
acqua
,
sale
,
si
frange
.
Muoiono
gli
esseri
e
ci
lasciano
il
loro
sguardo
...
Io
vorrei
lasciare
un
sorriso
.
Al
mattino
comprai
un
giornale
.
Portava
un
breve
necrologio
di
Crastino
,
opera
certo
dell
'
editore
.
Egli
si
presentò
difatti
alla
soffitta
,
sorvegliò
il
lavoro
dei
becchini
che
inchiodarono
la
cassa
:
la
fece
scendere
in
portineria
:
tutto
ciò
con
un
'
aria
quasi
di
padronanza
.
Era
piccolo
,
obeso
,
con
un
testone
giallo
e
calvo
;
faccia
imbozzacchita
tra
due
fedine
color
di
stoppia
.
I
suoi
occhi
frugavano
tutt
'
intorno
,
nel
cassetto
del
tavolo
e
sugli
scaffali
sbilenchi
:
era
evidentemente
imbarazzato
dalla
mia
presenza
.
Poco
dopo
giunse
la
dottoressa
,
infantilmente
serena
come
sempre
:
la
malattia
e
la
morte
erano
spettacoli
consueti
per
lei
:
diede
un
'
occhiata
in
giro
per
la
soffitta
:
-
Tutto
questo
dove
andrà
?
-
disse
.
-
È
vero
,
non
ci
ho
pensato
-
risposi
.
-
Chi
vuol
che
prenda
questa
roba
?
D
'
altronde
,
pochi
libri
,
alcuni
panni
:
un
letto
di
ferro
...
-
Se
nessuno
l
'
esige
,
la
prendo
io
-
aggiunse
ella
.
-
Il
letto
mi
serve
.
Sono
certa
che
il
povero
Crastino
mi
approverebbe
.
Che
ne
dice
?
-
Credo
anch
'
io
-
risposi
,
ammirando
la
sua
praticità
di
massaia
dei
poveri
.
-
Però
converrebbe
parlarne
alla
Biondina
.
Poi
trasse
due
giornali
:
-
Certo
non
avete
veduto
l
'
articolo
di
mio
papà
sul
Popolo
.
C
'
è
anche
qui
una
Cronaca
letteraria
della
Stampa
che
lo
riguarda
.
Leggerete
poi
.
Quanto
alle
sue
carte
,
credo
meglio
che
le
prendiate
voi
subito
.
Vedremo
sul
da
farsi
.
Ma
non
lasciate
che
se
n
'
impadronisca
l
'
editore
.
Questi
risaliva
appunto
,
dopo
aver
fatto
disporre
la
bara
nella
portineria
.
Salutò
ossequiosamente
la
dottoressa
:
-
Dappertutto
,
la
fata
!
-
disse
con
voce
nasale
.
-
Sì
,
ma
arriviamo
sempre
troppo
tardi
noi
,
non
è
vero
?
-
rispose
ella
semplicemente
.
S
'
inchinò
e
uscì
.
Il
vecchio
mi
scrutava
con
una
certa
preoccupazione
:
-
Voi
eravate
suo
amico
,
non
è
vero
?
-
Suo
parente
,
signore
-
risposi
.
Avevo
pensato
al
modo
di
contrastare
l
'
ingordigia
del
vecchio
.
-
Ah
,
mi
congratulo
.
Lei
aveva
un
cugino
veramente
geniale
.
Se
avesse
saputo
aiutarsi
un
poco
...
Intanto
la
prego
di
ricordarsi
di
me
.
Lei
sa
se
avesse
qualcosa
di
compiuto
?
Conosce
i
suoi
manoscritti
?
E
guardava
intorno
,
ove
nulla
era
rimasto
in
evidenza
,
contro
tutte
le
abitudini
del
mio
amico
,
la
qual
circostanza
cominciava
a
preoccuparmi
.
Egli
uscì
dandomi
una
lunga
stretta
di
mano
.
Un
pensiero
mi
traversò
la
mente
Non
avrebbe
egli
potuto
stampar
il
mio
Memoriale
?
Mi
diedi
dello
sciocco
.
Un
correttore
di
bozze
,
via
!
Eppoi
,
come
sarebbe
pervenuto
alla
sua
destinazione
?
Chiusi
l
'
uscio
Apersi
il
tavolino
:
nulla
.
Frugai
nella
scansia
,
sfogliai
alcuni
libri
.
Evidentemente
tutti
i
manoscritti
erano
stati
messi
in
salvo
da
Crastino
stesso
e
affidati
a
qualcuno
.
Forse
alla
Biondina
?
Ma
ella
era
coricata
come
in
torpore
,
sul
suo
letto
,
trattenuta
nei
momenti
di
rinvenimento
subitaneo
dalla
donna
dell
'
ubriaco
.
Eran
le
otto
.
Scesi
.
Molta
gente
era
adunata
ai
lati
del
portone
,
giovani
,
studenti
forse
.
Una
bella
corona
di
rose
era
sulla
bara
:
guardai
la
dottoressa
,
come
a
interrogarla
.
Ella
sorrise
:
-
Amava
tanto
i
fiori
!
Quibio
entrò
:
-
Va
a
vedere
,
Martino
.
Il
nostro
morto
non
ci
appartiene
più
.
Tutta
la
strada
è
piena
di
gente
.
Un
'
altra
grossa
corona
fu
portata
da
due
giovani
:
aveva
un
nastro
rosso
fiammante
,
su
cui
era
scritto
:
Avvenire
.
Poi
altre
quattro
successivamente
:
l
'
ultima
enorme
.
Una
era
dell
'
editore
,
le
altre
anonime
;
una
,
fittissima
,
tutta
di
viole
.
Questa
portava
un
verso
del
poeta
:
Fior
moribondi
sopra
un
morto
cuore
.
Giunse
il
carro
modesto
ch
'
io
avevo
comandato
.
L
'
editore
si
precipitò
in
portineria
con
un
registro
ch
'
era
andato
a
comprare
sul
momento
,
seguito
subito
da
tre
o
quattro
,
che
apposero
la
loro
firma
dietro
la
sua
.
Io
e
il
pittore
ci
guardammo
indignati
.
Quibio
fece
un
moto
per
lanciarsi
sul
libro
:
lo
arrestò
lo
sguardo
della
dottoressa
,
che
sorrise
:
-
Che
fa
?
Ciò
non
impedirà
che
questo
sia
un
funerale
ben
nuovo
.
Vedrete
.
Infatti
il
portone
e
la
strada
erano
talmente
ingombri
,
che
le
guardie
dovettero
intervenire
per
far
largo
alla
bara
e
poi
al
carro
che
s
'
avviava
.
E
una
vera
folla
circondò
il
carro
e
s
'
incamminò
dietro
ad
esso
.
Stormi
di
giovani
,
molti
con
fiore
rosso
all
'
occhiello
;
qua
e
là
alcune
barbe
bianche
,
teste
di
soldati
d
'
un
tempo
,
oggi
sognatori
della
terra
promessa
;
una
carrozza
nera
ove
intravedevasi
una
figura
di
donna
;
giovanette
,
studentesse
forse
,
dal
viso
alto
e
tranquillo
;
e
in
fondo
la
lamentevole
schiera
degli
abitanti
di
Aeropoli
,
i
veri
compagni
del
morto
,
che
sentivano
con
lui
la
fatale
solidarietà
che
li
aveva
uniti
in
vita
e
li
portava
ora
dietro
la
sua
bara
,
tutti
.
Eccetto
quest
'
ultima
schiera
,
non
aveva
,
tutta
questa
folla
,
una
fisionomia
di
circostanza
:
un
brusìo
ne
usciva
,
come
di
molte
voci
sommesse
:
riflessione
,
risoluzione
e
speranza
facevan
sereni
quei
visi
e
quegli
occhi
,
intesi
più
ai
barlumi
annunziatori
del
domani
che
non
alla
chiarezza
del
bel
giorno
di
fin
di
marzo
.
Si
parlavano
,
s
'
informavano
:
un
compianto
comune
avvinceva
subito
i
prossimi
e
li
innalzava
a
comuni
pensieri
e
aspirazioni
.
Un
avviso
di
giornale
e
l
'
appello
di
un
uomo
di
cuore
avevano
adunato
dietro
il
feretro
d
'
un
derelitto
tutti
i
cuori
insofferenti
della
miseria
e
dell
'
ingiustizia
.
-
Povero
Crastino
!
-
mormorò
Quibio
.
Osservai
ch
'
egli
gettava
qualche
occhiata
rapida
alla
carrozza
nera
,
che
s
'
era
avviata
dietro
il
corteo
,
a
distanza
.
-
È
ben
triste
!
-
risposi
io
.
Ma
il
cuore
mi
palpitava
forte
,
e
pensavo
a
lui
con
un
senso
di
tenerezza
,
come
quando
mi
avviene
di
essere
assalito
da
un
presentimento
vago
di
un
bene
segreto
a
persona
che
mi
è
cara
.
Poi
il
pensiero
del
mio
memoriale
mi
assorbì
.
L
'
umanità
,
un
attimo
!
Come
ero
avvezzo
a
queste
astrazioni
!
Ma
ecco
che
la
realtà
mi
riprendeva
:
il
sole
,
i
volti
umani
,
il
dolore
,
la
morte
.
E
lo
sgomento
mi
assaliva
.
Perché
mi
sciupavo
il
cervello
su
uno
schema
di
Società
astratta
,
fissa
,
mentre
tutta
l
'
umanità
intorno
a
me
ondeggiava
come
un
mare
?
Ecco
qui
,
da
un
lato
,
aeropoli
,
i
condannati
-
il
determinismo
sociologico
!
-
Dall
'
altro
l
'
idealismo
-
quelli
che
vivono
nell
'
utopia
.
Da
una
parte
gli
oppressi
,
dall
'
altra
i
martiri
:
rifiuti
gli
uni
e
gli
altri
...
E
intorno
intorno
al
piccolo
nucleo
,
il
vuoto
:
il
vuoto
ostile
...
cioè
la
folla
,
la
folla
amorfa
,
il
formicaio
enorme
in
cui
dei
piccoli
esseri
s
'
aggòmitano
,
si
mordono
,
si
schiacciano
,
si
asfissiano
in
una
innumerabile
e
disordinata
ascesa
verso
la
vita
,
la
luce
,
la
felicità
.
E
la
volontà
individuale
,
la
mia
volontà
che
può
fare
?
Indurre
un
soffio
di
follia
,
sollevare
le
pietre
del
selciato
,
schizzare
del
sangue
umano
sulle
faccie
d
'
una
massa
ebete
;
questo
forse
...
Ma
confortare
,
guarire
,
illuminare
,
far
felici
?
...
Il
corteo
,
ingrossatosi
a
mano
a
mano
lungo
i
viali
e
a
Porta
Palazzo
,
traendo
seco
nuovi
seguaci
e
curiosi
per
la
singolarità
della
gente
che
lo
componeva
,
giunse
al
Cimitero
.
Nel
campo
dei
poveri
,
fra
le
croci
basse
e
rugginose
,
la
bara
fu
deposta
sull
'
orlo
della
fossa
.
Un
mormorio
corse
nella
folla
.
Si
attendeva
.
I
becchini
calarono
la
cassa
.
Fiori
si
spiccarono
dalle
corone
e
caddero
sul
legno
nudo
.
La
signorina
Eva
salì
su
un
mucchio
di
terra
accumulata
sul
ciglio
,
alzò
un
mazzetto
di
rose
che
teneva
in
mano
e
parlò
.
Riporto
le
parole
,
che
furono
stampate
sul
Popolo
:
"
Hanno
portato
qui
una
corona
che
reca
un
verso
di
Crastino
:
Fior
moribondi
sopra
un
morto
cuore
,
"
Di
chi
è
la
corona
?
Non
importa
saperlo
.
È
il
tributo
dei
fratelli
a
colui
che
ha
interpretato
la
loro
inquietudine
e
il
loro
dolore
,
la
loro
lotta
e
la
loro
speranza
,
la
loro
aspirazione
verso
la
serenità
e
l
'
armonia
.
Era
un
usignuolo
,
nato
per
godere
la
libertà
della
terra
e
del
cielo
.
La
macchina
mostruosa
che
è
la
società
moderna
gli
ruppe
le
ali
e
lo
uccise
.
Egli
era
la
libertà
,
era
la
bellezza
,
era
la
felicità
che
vi
canta
in
cuore
,
o
fratelli
,
o
suoi
fratelli
:
era
l
'
amore
.
Noi
gli
poseremo
sul
petto
questi
fiori
moribondi
,
sul
povero
petto
consunto
,
sul
cuore
morto
d
'
inanizione
.
Ma
noi
che
non
crediamo
alla
morte
,
gli
getteremo
anche
a
piene
mani
i
nostri
fiori
più
vivi
,
le
nostre
speranze
,
il
nostro
lavoro
di
preparazione
per
un
domani
migliore
,
o
fratelli
,
la
felicità
e
la
riconoscenza
degli
uomini
avvenire
!
"
.
IX
.
Egli
era
assolutamente
fuori
di
posto
nella
società
presente
.
Dal
suo
volume
di
versi
che
aveva
raggiunto
due
edizioni
,
non
aveva
ricavato
che
seicento
lire
,
e
la
metà
l
'
aveva
lasciata
dall
'
editore
comprando
continuamente
libri
.
Avrebbe
avuto
bisogno
d
'
un
editore
quale
ho
letto
che
ce
ne
furono
in
Francia
al
tempo
del
Parnasse
e
più
tardi
,
che
anticipavano
denaro
ai
poeti
od
assegnavano
loro
una
somma
mensile
.
Sono
convinto
che
ottanta
o
cento
lire
al
mese
l
'
avrebbero
fatto
felice
e
gli
avrebbero
permesso
di
gustare
senza
difficoltà
né
rimorsi
le
due
tazze
di
caffè
giornaliere
che
,
a
suo
dire
,
gli
erano
necessarie
come
l
'
aria
.
Ma
anche
l
'
aria
,
povero
diavolo
,
gli
si
concedeva
scarsa
e
di
pessima
qualità
.
Mi
parlò
molto
di
poesia
e
avrei
voluto
raccogliere
tutte
le
considerazioni
preziose
che
mi
veniva
sgranando
di
continuo
ad
ogni
occasione
,
se
non
fossi
disgraziatamente
affatto
ignaro
perfino
della
prosodia
.
Egli
era
anche
un
profondo
musicista
.
Ma
la
musica
di
cui
egli
parlava
maggiormente
e
di
cui
si
diceva
nato
cultore
era
l
'
armonia
dell
'
universo
,
era
il
cielo
,
l
'
innumerevole
unità
del
cielo
:
soltanto
,
egli
l
'
amava
troppo
,
e
si
dimenticava
di
vivere
,
di
essere
,
su
una
minima
stella
,
una
minima
nota
di
quest
'
immensa
armonia
.
Rinunziava
a
vivere
,
ad
amare
(
amare
l
'
amore
,
cioè
la
propria
integrazione
,
se
stesso
)
per
pensare
;
si
uccideva
nel
corpo
per
vivere
della
mente
,
rompendo
in
sé
quella
musica
che
adorava
nell
'
universo
.
È
vero
che
il
suo
corpo
non
lo
induceva
ad
amar
l
'
esistenza
.
Esso
non
gli
si
faceva
sentire
altrimenti
che
come
un
peso
o
una
sofferenza
:
la
miseria
e
la
lenta
inanizione
,
peggiore
della
fame
,
perché
poco
si
avverte
e
non
provoca
reazione
,
infiacchendo
sempre
più
gli
organi
del
senso
animale
ed
acuendo
le
sensazioni
superiori
,
lo
avevano
reso
indifferente
alle
esigenze
del
corpo
:
non
le
sentiva
più
.
E
alla
fine
una
febbre
,
una
specie
di
ebrietà
continua
che
lo
teneva
in
una
strana
illusione
di
felicità
,
di
gioia
,
lo
estenuarono
affatto
.
Il
giorno
dopo
tutti
i
giornali
dell
'
Alta
Italia
,
riferendo
la
morte
del
giovane
poeta
e
facendone
grandi
elogi
,
rintracciavano
nei
suoi
stessi
versi
le
querele
su
la
noia
di
vivere
e
le
invocazioni
alla
morte
,
come
sintomi
e
presentimenti
.
Uno
proponeva
l
'
erezione
d
'
un
asilo
per
i
pensatori
e
gli
artisti
,
lamentando
le
tristi
condizioni
d
'
una
società
ove
gli
uomini
d
'
alto
intelletto
sono
costretti
a
dedicare
la
maggior
parte
della
loro
attività
alla
bisogna
del
pane
e
ad
esercitar
la
loro
massima
forza
che
li
costituisce
re
dell
'
umanità
,
quasi
di
straforo
,
di
furto
,
se
non
vogliono
morir
di
privazioni
.
Io
ricordavo
quel
ch
'
egli
m
'
aveva
raccontato
un
giorno
:
aveva
inviato
dei
versi
a
parecchie
riviste
sociali
e
la
risposta
era
stata
:
che
la
poesia
è
inutile
alla
società
e
trastullo
de
'
scioperati
.
-
Vedi
,
-
mi
diceva
-
ho
la
disgrazia
di
non
poter
leggere
che
giornali
socialisti
.
Gli
altri
hanno
maggior
coltura
,
eleganza
e
varietà
,
ma
ne
usano
per
difendere
e
ornare
le
cause
egoistiche
ed
abbiette
.
Sono
i
sofisti
d
'
Atene
.
Quelli
socialisti
sono
i
soli
in
cui
non
trovi
degli
insulti
personali
contro
di
me
e
di
te
e
di
tutti
quelli
che
ci
sono
più
vicini
,
i
poveri
diavoli
.
Ma
essi
non
mi
vogliono
,
senza
dubbio
per
cecità
,
perché
non
mi
riconoscono
:
non
sanno
ch
'
io
sono
loro
amico
e
necessario
.
Mi
ameranno
,
troppo
tardi
,
naturalmente
...
Borghesi
dunque
e
socialisti
non
lo
volevano
,
la
società
moderna
insomma
,
in
cui
era
nato
per
sua
disgrazia
.
Una
volta
aveva
mandato
tre
sonetti
alla
Domenica
Italiana
domandandone
un
dieci
lire
.
Erano
stati
subito
pubblicati
,
ma
i
danari
non
vennero
!
La
società
moderna
non
vuole
l
'
arte
:
vuole
una
certa
arte
:
quella
del
prestigiatore
,
dell
'
illusionista
,
del
lusingatore
.
Un
giorno
gli
dissi
:
-
Perché
non
scrivi
tutte
queste
cose
?
Nel
nostro
momento
sociale
molte
vite
sono
un
segno
e
un
ammonimento
.
Affinché
muti
al
più
presto
questa
intollerabile
galera
ch
'
è
la
vita
per
gran
parte
degli
uomini
,
alcune
autobiografie
piene
di
verità
e
di
passione
desteranno
i
sentimenti
di
giustizia
negli
uni
,
di
rivolta
negli
altri
...
Ma
egli
stimava
inutile
tutto
ciò
:
-
Soffrono
?
Perché
vivono
?
Si
lascino
morire
!
Ed
è
scomparso
.
Inutilmente
dunque
una
simile
apparizione
è
passata
sulla
terra
?
No
.
Una
vita
intensa
si
prolunga
lontano
.
Uomini
e
cose
intorno
avranno
qualcosa
di
quella
vita
senza
saperlo
...
E
pensavo
che
soltanto
la
vita
mia
era
priva
d
'
insegnamento
:
io
non
avevo
fatto
nulla
e
nulla
mai
mi
era
accaduto
...
Nondimeno
cominciavo
a
presentire
che
pure
a
me
il
destino
qualche
cosa
riserbava
.
E
me
ne
cresceva
il
desiderio
.
In
quel
tempo
io
mi
immersi
tutto
nel
mio
Memoriale
.
M
'
animava
un
'
energia
strana
.
La
mia
intelligenza
era
divenuta
talmente
libera
,
che
nei
momenti
più
inopportuni
,
lavorando
e
persino
mangiando
,
essa
si
lanciava
nello
spazio
,
dandomi
spesso
,
al
richiamo
della
realtà
,
quasi
una
scossa
al
cervello
,
impercettibile
,
ma
singolare
,
che
mi
teneva
un
attimo
nel
timor
della
follìa
.
Scrissi
in
quel
tempo
precipitosamente
molte
pagine
,
che
più
tardi
cercai
invano
di
ordinare
e
alcune
perfino
mi
riuscirono
indecifrabili
.
È
quello
che
avveniva
,
dicono
,
al
Nietzsche
,
a
parte
l
'
immodestia
.
L
'
ebbrezza
delle
idee
dà
un
delirio
che
si
oblia
facilmente
.
Dal
naufragio
del
mio
Memoriale
(
dirò
poi
perché
lo
abbandonai
)
ne
salvo
qui
alcune
.
*
*
*
È
un
destino
che
ci
tormentiamo
continuamente
a
far
delle
leggi
,
sapendo
che
i
nostri
figli
dovranno
sudar
sangue
nello
spezzarle
?
Noi
tramandiamo
,
centuplicata
,
un
'
eredità
di
dolore
.
Leggo
che
la
vita
umana
si
allunga
.
La
notizia
non
è
fatta
per
consolare
colui
che
considera
come
l
'
uomo
faccia
,
fino
alla
virilità
,
quattro
passi
,
e
torni
indietro
di
tre
,
prima
di
morire
.
Le
idee
camminano
,
la
scienza
corre
a
precipizio
:
l
'
uomo
,
animale
abitudinario
,
va
lentissimo
,
cosicché
noi
siamo
in
gran
parte
dei
barbari
che
usano
del
telefono
e
del
radiotelegrafo
.
Bisognerebbe
che
la
vita
umana
fosse
composta
di
parecchie
diverse
vite
e
che
potessimo
non
solo
mutar
idee
,
ma
organismi
d
'
idee
.
Ciò
non
sarebbe
poi
troppo
difficile
,
se
la
nostra
educazione
non
fosse
stranamente
imbecille
.
I
nostri
padri
e
maestri
ci
dànno
un
'
educazione
evoluzionistica
a
rovescio
!
Mi
spiego
:
essi
credono
necessario
,
invece
di
farci
partire
dal
punto
a
cui
essi
sono
arrivati
,
farci
rintracciare
non
solo
il
loro
cammino
,
ma
quello
dei
proavi
,
e
direi
perfino
tutta
la
scala
animale
inversa
.
Tutti
gli
errori
per
cui
è
passata
l
'
umanità
,
essi
ce
li
fanno
credere
,
dall
'
adorazione
dei
feticci
ad
una
religione
di
terrore
,
dalla
rinuncia
alla
propria
ragione
a
una
fede
ultraterrena
nel
premio
e
nel
castigo
.
A
vent
'
anni
,
i
giovani
trovano
che
hanno
creduto
ad
un
'
illusione
,
indi
abbandonano
questa
per
un
'
altra
e
per
un
'
altra
ancora
.
Allora
poi
si
ripete
loro
:
"
Cercate
,
studiate
"
.
Come
faranno
a
gettar
quel
carico
?
Le
nostalgie
dell
'
infanzia
e
della
gioventù
accompagnano
degli
errori
:
gettandoli
,
bisogna
spogliarsi
anche
di
quelle
nostalgie
,
di
tutta
la
poesia
dell
'
età
fervente
.
E
ora
:
"Credete!..."
Hanno
essi
ancora
forza
di
credere
?
Gli
errori
dell
'
umanità
vanno
insegnati
solo
in
rapporto
colla
verità
d
'
oggi
.
*
*
*
I
Medici
e
i
Maestri
:
questi
riprendono
l
'
opera
di
quelli
.
Tutte
le
azioni
vitali
si
connettono
e
si
integrano
:
l
'
igiene
presta
alla
morale
dei
solidi
appoggi
e
delle
terribili
sanzioni
e
il
colpevole
si
punisce
in
se
stesso
e
nei
suoi
figli
.
La
malattia
,
la
miseria
sono
errori
individuali
e
sociali
di
cui
portano
la
pena
tutti
i
responsabili
,
poiché
la
tubercolosi
,
la
contaminazione
,
la
delinquenza
afferrano
quasi
con
predilezione
i
fini
rampolli
degli
oppressori
e
degli
sfruttatori
.
*
*
*
Mi
si
dice
un
ideologo
,
un
visionario
,
un
monomane
.
Quest
'
ultimo
epiteto
mi
fu
largito
da
un
compagno
che
mi
vede
sempre
leggere
sui
giornali
i
fatti
gravissimi
e
mortali
dovuti
alla
rivolta
contro
la
miseria
o
alla
fuga
di
essa
fuor
della
vita
.
Sì
,
temo
perfino
d
'
esser
crudele
.
I
fatti
di
cronaca
,
i
suicidii
sopratutto
m
'
attirano
:
li
leggo
avidamente
per
scorgere
in
essi
un
continuo
ammonimento
.
I
giornali
illustrati
dovrebbero
scegliere
piuttosto
,
tra
i
fattacci
,
quelli
che
eccitano
alla
bontà
,
alla
riflessione
sulle
miserie
sociali
,
al
desiderio
di
rimediarvi
.
Il
sangue
è
sempre
fecondo
:
è
forse
il
solo
reagente
che
scuota
la
società
inerte
e
curante
soltanto
d
'
un
benessere
corporale
.
Esso
nuoce
alla
digestione
,
e
chi
vuol
ben
digerire
deve
cercar
un
rimedio
.
Sono
gli
strappi
della
catena
che
molti
non
sentono
al
piede
,
foderati
come
sono
d
'
ovatta
e
di
velluto
...
Siam
tutti
legati
gli
uni
agli
altri
;
così
volle
la
natura
.
Ad
ogni
forte
strappo
qualche
lieve
ammaccatura
si
produce
anche
nei
più
grassi
e
prosperosi
.
Ah
se
tutti
nascessero
nudi
,
invece
che
imbottiti
,
e
sentissero
tutti
il
roder
del
ferro
!
Allora
si
cercherebbe
insieme
che
la
catena
si
mutasse
in
ghirlanda
...
*
*
*
Oh
la
lotta
colla
parola
!
Non
riuscirò
dunque
mai
a
concretare
l
'
essenza
del
mio
pensiero
?
Sono
io
socialista
o
individualista
?
Non
lo
so
.
Sono
io
.
Ecco
un
'
umile
affermazione
che
non
intende
punto
esagerare
il
mio
posto
nell
'
umanità
e
nell
'
universo
.
Il
nucleo
del
mio
pensiero
è
questo
.
L
'
umanità
si
sviluppa
nel
senso
della
sociabilità
.
L
'
individuo
tanto
più
accresce
la
sua
persona
quanto
più
partecipa
dell
'
altrui
.
Chi
è
circoscritto
dalla
sua
epidermide
ha
una
vita
meschina
e
povera
:
chi
invece
sente
i
suoi
nervi
innestarsi
nei
nervi
,
le
sue
arterie
penetrare
nelle
arterie
di
una
prossima
e
lontana
umanità
,
chi
irradia
,
fruisce
di
tanto
maggior
vita
,
quanto
è
capace
di
comprenderne
.
Chi
più
dà
di
sé
,
più
riceve
.
Per
questa
comunicazione
,
compenetrazione
,
si
fondono
gl
'
individui
in
famiglie
,
gli
Stati
in
Unioni
.
Soltanto
quando
l
'
umanità
sarà
una
,
potrà
provvedere
a
se
stessa
e
guardare
là
dove
ora
guardano
soltanto
gli
astronomi
...
*
*
*
Su
La
Stampa
del
15
gennaio
19**
.
Una
ragazza
madre
,
non
trovando
di
che
sfamar
la
sua
creatura
,
la
depone
in
una
chiesa
,
poi
corre
alla
Questura
a
denunziarsi
come
colpevole
d
'
averla
abbandonata
.
La
sera
prima
era
stata
trovata
per
istrada
col
bambino
e
ricoverata
in
Questura
.
Era
forse
qualche
pietoso
questurino
che
le
aveva
insegnato
il
solo
modo
col
quale
la
società
moderna
avrebbe
permesso
alla
sua
creatura
di
vivere
?
Il
bimbo
fu
portato
all
'
Ospizio
.
Ma
,
quel
ch
'
è
miserabilmente
comico
,
la
donna
fu
condannata
e
messa
in
carcere
.
Un
ordinamento
sociale
ov
'
è
possibile
una
tal
contraddizione
non
merita
più
d
'
essere
puntellato
dalle
coscienze
nuove
.
*
*
*
S
'
io
potessi
ammettere
ch
'
esiste
un
uomo
responsabile
di
tutto
questo
,
e
lo
scoprissi
...
sarei
un
infame
se
non
l
'
uccidessi
a
costo
della
vita
.
Ma
io
so
che
non
esiste
.
Ed
è
questo
che
complica
la
cosa
,
più
che
non
pensino
gli
anarchici
.
Esistono
invece
piccole
e
grandi
dosi
di
male
,
che
ciascuno
di
noi
fa
subire
,
o
subisce
,
ed
esistono
uomini
che
possono
procurare
altrui
secondo
le
loro
forze
un
bene
minimo
o
grandissimo
...
*
*
*
Nota
al
Memoriale
.
Sovente
ho
nell
'
orecchio
un
ritornello
:
"
Chi
ha
fatto
soffrire
,
soffra
"
.
Donde
viene
?
È
atavismo
?
Istinto
di
padri
selvaggi
?
Mi
assale
nei
momenti
cattivi
,
specie
quando
ho
mal
di
denti
.
Parecchie
di
queste
pagine
furono
scritte
durante
un
terribile
mal
di
denti
.
V
'
ha
un
male
più
stupido
?
Tutto
ciò
per
l
'
antipatica
operazione
di
rifornire
la
macchina
!
Oh
i
piaceri
della
tavola
,
per
tutti
i
mangiatori
di
granturco
che
marciscono
nelle
basse
del
Po
!
Un
microbio
s
'
introduce
nelle
vostre
ganasce
e
rosica
impercettibilmente
.
La
mascella
,
le
tempie
,
tutto
il
cranio
sono
in
congestione
:
è
una
tortura
senza
tempo
,
fissa
come
un
'
ossessione
,
che
fa
pensare
al
suicidio
!
...
E
tanto
supina
e
miserabile
che
non
ha
mai
avuto
l
'
onore
della
letteratura
.
Mi
ricordo
una
caricatura
d
'
un
leone
con
le
mascelle
fasciate
d
'
una
pezzuola
!
...
Anche
un
de
'
miei
ricordi
più
atroci
v
'
è
connesso
.
Io
ho
anche
immagini
di
mio
padre
nella
memoria
:
lo
vedo
il
più
delle
volte
zappare
nella
creta
con
la
testa
nuda
e
le
gambe
nell
'
acqua
.
Ma
talvolta
lo
vedo
in
un
'
attitudine
spaventosa
.
Egli
è
inginocchiato
sul
pagliericcio
ov
'
io
mi
distendevo
tutte
le
sere
accanto
a
lui
:
ha
gli
occhi
stralunati
e
si
preme
le
guance
colle
mani
e
apre
la
bocca
con
gemiti
strozzati
che
interrompe
soltanto
qualche
requemeterna
!
Requemeterna
!
...
e
io
mi
rannicchio
contro
le
sue
ginocchia
piangendo
di
terrore
...
*
*
*
Nella
compagine
del
più
duro
metallo
i
fisici
dicono
che
le
molecole
hanno
dei
movimenti
proprii
estesissimi
.
Così
noi
uomini
c
'
incontriamo
,
ci
incrociamo
,
ci
allontaniamo
,
ma
invano
cerchiamo
di
sottrarci
alla
compagine
dell
'
umanità
.
E
la
libertà
consiste
nell
'
essere
consci
di
questo
vero
,
nel
secondarlo
,
in
luogo
di
contrastarlo
inutilmente
...
Il
mondo
morale
di
Dante
,
pensava
Crastino
,
era
più
ricco
del
nostro
...
È
vero
?
Certo
un
mondo
di
cui
l
'
uomo
costituisce
il
centro
,
componendo
a
sua
immagine
terra
e
cielo
,
demonio
e
Dio
,
riesce
grandioso
.
Ma
l
'
uomo
d
'
allora
,
che
informava
di
sé
un
mondo
irreale
,
era
schiavo
delle
creature
uscite
dalla
sua
immaginazione
:
ora
egli
è
libero
e
re
in
questo
piccolo
angolo
d
'
universo
che
ha
riconosciuto
suo
.
*
*
*
Alcuni
concepiscono
la
società
a
somiglianza
di
certi
enormi
casoni
d
'
affitto
moderni
,
dalle
innumerevoli
camere
;
dalle
innumerevoli
finestre
uguali
,
un
monotono
parallelepipedo
a
traforo
.
Invece
dovrebbe
essere
l
'
ardita
,
complessa
,
nervosa
cattedrale
,
dai
robusti
contrafforti
e
dalle
nervature
agili
,
ove
ogni
capitello
è
una
personalità
e
tutto
è
una
armonia
e
di
sulle
cupole
brilla
verso
il
cielo
il
genio
.
Oggi
che
cos
'
è
?
Una
massiccia
piramide
ove
le
pietre
brute
durano
da
secoli
nello
sforzo
di
sostenere
le
superiori
e
l
'
ultima
,
senza
proprii
impulsi
,
senza
slancio
,
schiave
d
'
una
sola
legge
,
il
peso
,
l
'
oppressione
...
*
*
*
Ci
sono
altri
mondi
.
Quelli
del
nostro
sistema
solare
hanno
qualche
affinità
con
la
Terra
?
La
vita
vi
ha
manifestazioni
paragonabili
?
Giove
,
ad
esempio
,
è
in
formazione
:
forse
le
prime
cellule
vi
nascono
ora
nel
primo
sedarsi
della
lotta
tra
gli
elementi
.
Dovrà
in
esso
la
vita
superiore
,
quella
che
potrebbe
dirsi
l
'
umanità
di
Giove
,
percorrere
la
stessa
sanguinosa
evoluzione
che
la
nostra
,
senza
che
le
nostre
esperienze
dolorose
possano
servirle
in
nulla
?
La
mia
fede
nel
migliorismo
mi
risponde
risolutamente
di
no
.
Io
non
ne
so
nulla
;
ma
in
questa
universale
tendenza
all
'
armonia
,
correnti
ignote
,
che
forse
non
ci
saranno
più
un
mistero
nel
futuro
,
devono
collegare
continuamente
le
vite
planetarie
.
Ad
esempio
,
possiamo
noi
spiegarci
con
elementi
attinti
in
noi
e
attorno
a
noi
l
'
idea
?
No
:
esse
furono
perfino
credute
immanenti
di
per
sé
:
non
sarebbero
esse
il
legame
fra
le
vite
intelligenti
del
mondo
siderale
?
L
'
ideale
è
in
noi
e
nello
stesso
tempo
viene
di
fuori
,
cioè
è
l
'
essenza
di
noi
stessi
che
fa
parte
con
quella
di
altri
esseri
ignoti
alla
nostra
coscienza
,
ma
sentiti
oscuramente
dall
'
istinto
.
Io
non
so
se
alcuno
abbia
già
enunciata
questa
verità
:
può
essere
un
ricordo
rimastomi
delle
mie
bozze
,
senza
ch
'
io
lo
avvertissi
.
Ma
in
vero
mi
pare
che
i
professori
non
parlino
punto
di
queste
cose
.
Essi
sono
troppo
timidi
nelle
sintesi
.
Per
esempio
:
io
vorrei
vedere
in
un
quadro
rapido
disegnata
questa
evoluzione
interiore
dell
'
umanità
.
Una
grafica
quasi
astratta
,
esclusi
assolutamente
Alessandro
,
Muzio
Scevola
,
Carlo
V
,
Marat
e
tutti
questi
individui
che
se
non
guastarono
nell
'
evoluzione
dell
'
umanità
,
guastano
certamente
nella
storia
scritta
dai
professori
.
I
quali
,
se
leggeranno
questo
mio
scritto
,
sentiranno
pietà
di
me
e
mi
classificheranno
fra
gl
'
imprudenti
pei
quali
la
scienza
è
una
lampada
che
brucia
le
ali
.
Ma
la
mia
scienza
abborracciata
alla
meglio
,
dirò
piuttosto
rubata
o
spigolata
come
faceva
mia
madre
il
grano
nei
campi
dei
padroni
,
mi
serve
,
a
me
:
mi
è
nutrimento
,
mi
è
sangue
del
cuore
.
Per
essi
è
anche
nutrimento
,
sì
...
Abbasso
i
saggi
,
i
veggenti
che
tengono
le
mani
nelle
tasche
,
mentre
i
lor
fratelli
per
errore
si
sgozzano
a
vicenda
!
*
*
*
Una
striscia
di
sole
sul
mio
letto
,
dalle
imposte
socchiuse
.
Come
mi
sento
vivo
,
lucido
,
agile
,
allo
apparir
del
sole
!
E
in
quel
piccolo
raggio
miriadi
di
pulviscoli
.
All
'
ombra
non
si
vedono
,
per
noi
non
esistono
:
ed
ecco
,
il
sole
ce
li
rivela
illuminandoli
.
Così
il
cielo
è
pieno
di
mondi
nell
'
ombra
o
illuminati
:
pulviscoli
.
Tutto
si
somiglia
nell
'
universo
,
date
le
proporzioni
:
nella
mia
stanza
e
nello
spazio
immenso
polvere
,
null
'
altro
.
La
Chiesa
dice
:
"
Ricordati
che
polvere
sei
e
polvere
tornerai
...
"
Ha
ragione
:
ma
l
'
errore
è
qui
:
la
polvere
non
è
la
morte
:
nella
mia
soffitta
e
nello
spazio
immenso
vive
.
Un
giorno
un
di
questi
pulviscoli
si
staccò
-
un
attimo
-
da
un
granello
più
grande
,
per
tornarvi
dopo
quell
'
attimo
.
E
durante
quell
'
attimo
,
ecco
,
il
pulviscolo
,
la
Terra
,
come
un
figlio
che
cessa
d
'
appartenere
al
grembo
materno
,
acquista
una
vita
sua
:
si
consolida
la
sua
ossatura
;
si
sviluppano
gli
organi
,
i
cristalli
,
le
piante
,
gli
animali
;
e
il
cervello
infine
,
cioè
l
'
uomo
plasmato
d
'
infinito
...
Tutto
il
resto
è
l
'
organismo
speciale
della
Terra
:
l
'
intelligenza
è
ciò
che
la
unisce
agli
altri
organismi
giganti
dello
spazio
.
Perché
l
'
intelligenza
si
lancia
fuor
della
Terra
.
E
mentre
il
granello
move
nello
spazio
,
ecco
che
quest
'
intelligenza
si
agita
sulla
sua
corteccia
.
Da
prima
a
prender
coscienza
di
sé
.
Fatto
concreto
nell
'
uomo
,
lo
spirito
della
terra
spunta
nell
'
Oriente
e
nell
'
Occidente
.
Varie
di
climi
e
di
razza
,
le
civiltà
germogliano
,
s
'
innestano
,
si
diffondono
,
possiedono
l
'
estensione
della
Terra
.
Ed
ecco
quest
'
intelligenza
penetrar
nella
terra
,
leggervi
dentro
,
traverso
gli
strati
delle
civiltà
,
traverso
gli
strati
accumulati
nell
'
infanzia
della
vita
,
fino
al
nucleo
ardente
,
ch
'
è
la
sostanza
del
sole
.
E
la
Terra
si
conosce
,
ora
,
e
prende
possesso
di
se
stessa
.
Di
poi
s
'
irradierà
nell
'
infinito
.
Le
epoche
primordiali
,
la
storia
umana
,
il
ritorno
nel
grembo
del
sole
padre
,
un
attimo
.
E
il
turbinio
della
polvere
di
stelle
nello
spazio
immenso
non
sarà
mutato
d
'
un
punto
.
Questo
ha
pensato
,
un
mattino
di
sole
,
il
correttore
di
bozze
che
non
sentì
mai
umiliazione
d
'
essere
minuscolo
,
d
'
essere
polvere
.
X
.
Com
'
è
ch
'
io
sento
tanta
compiacenza
nel
redigere
queste
note
?
Quanto
più
procedo
,
più
m
'
indugio
e
quasi
,
in
qualche
momento
,
mi
scompare
dalla
vista
la
conclusione
,
l
'
atto
che
deve
dare
ad
esse
il
valore
ed
il
suggello
.
Ma
io
non
ho
più
nessuna
esitazione
interiore
:
ho
risoluto
.
E
questo
stesso
indugio
sulla
mia
breve
vita
di
due
anni
mi
pare
talvolta
il
ricordo
d
'
un
sogno
.
Questa
scena
che
racconterò
è
rimasta
nella
mia
visione
stranamente
intera
e
viva
in
tutti
i
suoi
particolari
.
Essa
mi
pose
per
un
momento
a
contatto
con
l
'
anima
profonda
di
esseri
,
che
avevo
sempre
veduti
dissimulati
sotto
la
comune
e
uniforme
inquietudine
della
lotta
quotidiana
e
mi
diede
chiaro
e
inesorabile
il
senso
della
loro
condanna
e
del
loro
inevitabile
naufragio
.
Il
più
fiero
sole
d
'
agosto
era
sceso
dietro
le
Alpi
.
Io
sedevo
sulla
finestra
di
Quibio
con
un
libro
in
mano
,
mentre
egli
lavorava
.
Le
gallerie
interne
della
casa
cominciavano
ad
animarsi
di
bambini
e
di
donne
,
mentre
lungo
la
giornata
dal
vuoto
del
cortile
profondo
parevano
venir
su
fino
alle
soffitte
e
disperdersi
nell
'
atmosfera
dei
faticosi
respiri
d
'
un
grande
organismo
oppresso
d
'
asfissia
.
Ora
sui
ballatoi
dei
piani
superiori
vociavano
i
bimbi
,
le
donne
traevano
esclamazioni
di
sollievo
,
le
braccia
nude
,
molli
nelle
vestaglie
chiare
,
rimandandosi
l
'
una
all
'
altra
delle
frasi
pigre
.
La
magrissima
gatta
della
Salamandra
mi
guardava
pietosamente
di
sul
letto
di
Quibio
.
Questi
l
'
aveva
attirata
altra
volta
nella
sua
soffitta
per
disegnarla
,
insieme
al
gattone
bianco
e
soffice
di
una
signora
dei
piani
inferiori
,
ed
ora
entrambi
si
contemplavano
in
perpetuo
in
un
'
acquaforte
color
ruggine
.
Il
gatto
borghese
era
presto
scomparso
,
reclamato
,
con
insolenza
,
dalla
sua
biliosa
padrona
,
il
che
,
venuto
all
'
orecchio
della
Salamandra
,
aveva
cagionato
da
parte
di
costei
molte
considerazioni
astiose
e
allusioni
ad
alta
voce
su
la
fortuna
dei
gatti
e
degli
uomini
,
o
più
precisamente
delle
donne
,
perché
fra
lei
,
affermava
,
e
la
signora
del
piano
di
sotto
non
era
differenza
che
di
fortuna
.
Il
disegno
di
Quibio
d
'
altronde
portava
alla
medesima
conclusione
.
Ora
la
gatta
dai
peli
grigi
ritti
e
radi
aveva
posto
amore
a
Quibio
e
s
'
insinuava
nella
sua
stanza
ogni
volta
che
la
vedeva
socchiusa
,
guardandolo
con
due
occhi
strazianti
e
troppo
grandi
nel
testone
angoloso
.
-
Non
leggi
più
?
-
mi
domandò
Quibio
forbendo
la
sua
lastra
.
-
A
momenti
è
qui
Picaday
.
Entrò
di
fatti
poco
dopo
il
caricaturista
,
portandosi
dietro
Notu
.
Questi
rideva
fino
alle
orecchie
,
che
si
drizzavano
come
quelle
della
gatta
.
Aveva
fra
le
mani
un
grosso
corvo
.
Ci
salutammo
.
Io
avevo
incontrato
più
di
una
volta
Picaday
ed
eravamo
diventati
amici
d
'
un
tratto
.
Era
simpaticissimo
,
sebbene
d
'
una
chiaroveggenza
che
mi
dava
soggezione
.
S
'
era
subito
interessato
a
me
,
quantunque
forse
troppo
da
curioso
.
Egli
mi
aveva
spiegato
qual
fosse
la
differenza
tra
me
e
Quibio
...
Io
era
una
di
quelle
piante
pensili
che
si
nutrono
d
'
aria
e
si
dissolvono
nell
'
aria
.
Quibio
era
invece
una
quercia
ben
radicata
,
che
germogliava
in
altre
quercie
:
"
Tu
non
hai
conosciuto
tua
madre
e
non
hai
una
donna
tua
.
Quando
non
c
'
è
una
donna
,
nella
vita
d
'
un
uomo
,
val
quanto
dire
che
egli
non
ha
carne
né
sangue
.
Sei
troppo
staccato
dalla
vita
:
non
sei
neanche
riuscito
ad
a
adottare
qualcuno
,
come
fanno
i
buoni
bottegai
che
hanno
l
'
istinto
della
propagazione
.
C
'
è
qui
tanti
miserabili
,
grandi
e
piccini
,
e
tu
hai
un
bel
dirti
che
sono
tuoi
fratelli
,
ma
non
li
senti
.
Io
d
'
altronde
faccio
lo
stesso
.
Noi
amiamo
l
'
umanità
,
cioè
un
'
astrazione
:
i
nostri
fratelli
non
li
amiamo
...
"
Era
forse
vero
?
Ciò
mi
aveva
molto
impensierito
.
-
Una
novità
-
cominciò
Picaday
,
carezzando
la
gatta
che
era
subito
scesa
a
supplicarlo
della
sua
attenzione
.
-
I
tipografi
della
Nazionale
hanno
votato
lo
sciopero
per
domani
.
-
Ben
fatto
!
-
approvò
Quibio
.
-
No
.
Non
otterranno
nulla
e
sarà
peggio
.
Lo
sciopero
se
non
si
vince
è
un
disastro
.
E
guai
se
le
altre
tipografie
accetteranno
di
appoggiarlo
.
Questo
inverno
digiuneranno
tutti
.
-
Ma
se
hanno
ragione
!
-
interruppi
.
-
Non
basta
.
Ci
vuole
la
forza
.
Non
vedi
?
Il
governo
garantisce
la
libertà
.
Viva
la
libertà
!
Sappiamo
tutti
cos
'
è
la
libertà
.
Io
ti
dico
:
Stanga
,
sei
libero
!
Ma
il
suolo
dove
posi
i
piedi
è
mio
,
l
'
aria
che
respiri
è
mia
,
vale
a
dire
che
tu
sei
mio
.
Il
governo
garantisce
la
libertà
di
quelli
che
ti
possiedono
come
una
cosa
!
Dei
soffii
,
poi
dei
miagolii
uscirono
di
sotto
il
letto
.
Era
Notu
che
lanciava
sulla
povera
gatta
il
corvo
,
il
quale
apriva
le
due
valve
del
becco
come
per
ingoiarla
.
-
Animale
!
-
fece
Quibio
afferrando
il
ragazzo
per
la
collottola
.
-
Siediti
qui
e
sta
quieto
e
fa
ben
attenzione
a
quello
che
dicono
i
grandi
.
Perché
hai
preso
il
corvo
?
-
Cimisin
l
'
ha
lasciato
scappare
.
Adesso
glielo
porto
.
Il
corvo
era
un
nuovo
compagno
del
vecchio
matto
.
Anch
'
esso
era
molto
vecchio
:
aveva
il
becco
enorme
e
tutto
spelato
alla
radice
,
dove
le
piume
parevano
canute
.
Saltava
agitando
le
ali
e
la
coda
monche
.
Poi
abbassava
il
capo
nelle
spalle
e
s
'
appisolava
.
Quibio
l
'
aveva
già
registrato
nella
sua
Aero
poli
.
Comunque
-
riprese
Picaday
,
-
questo
impedirà
di
fare
più
tardi
uno
sciopero
in
regola
.
I
proprietari
approfitteranno
dell
'
avvisaglia
e
si
prepareranno
a
sconfiggerli
.
Gli
operai
sono
troppo
confidenti
nella
loro
nuova
potenza
...
Udimmo
picchiare
all
'
uscio
.
Netu
balzò
alla
maniglia
,
e
comparì
la
testa
della
Salamandra
.
-
La
mia
Ninì
?
-
Eccola
-
disse
Quibio
indicando
la
gatta
.
-
E
quell
'
impertinente
!
-
fece
ella
allungando
le
mani
verso
le
orecchie
di
Notu
.
-
Non
le
ha
fatto
nulla
,
è
uno
scherzo
!
-
interruppe
Quibio
,
proteggendo
il
monello
e
invitando
la
ragazza
.
-
Entra
,
non
aver
paura
.
Ti
presento
Picaday
.
-
Ah
!
Una
cittadina
di
Aeropoli
-
disse
questi
sorridendo
alla
donna
.
-
Vi
ho
già
ammirata
...
-
Mi
ha
fatta
troppo
brutta
!
-
protestò
ella
,
accennando
ad
uscire
.
Quibio
la
fece
sedere
su
una
scranna
.
-
Se
attendi
qualche
minuto
,
beveremo
un
gotto
.
Oggi
è
il
ferragosto
.
Va
a
chiamar
tua
mamma
-
aggiunse
volgendosi
a
Notu
.
Il
monello
s
'
illuminò
ed
uscì
come
un
razzo
.
-
Voglio
molto
bene
a
quel
monello
.
Farà
qualchecosa
.
Vedessi
come
disegna
!
E
trasse
di
fra
le
carte
un
foglio
che
porse
a
Picaday
.
La
Salamandra
aveva
spesso
,
quando
m
'
incontrava
per
le
scale
,
un
sorriso
sardonico
che
m
'
irritava
segretamente
:
ella
mi
volse
una
simile
occhiata
anche
questa
volta
ed
io
alzai
le
spalle
...
-
Bello
!
-
esclamò
Picaday
meravigliato
,
dopo
aver
osservato
lo
schizzo
.
-
Ma
è
un
disegnatore
consumato
.
Chi
lo
avrebbe
detto
?
Ne
faremo
un
caricaturista
di
prim
'
ordine
!
Era
uno
sgorbio
a
penna
.
Un
fanciullo
che
pareva
un
signorino
sbucciava
una
mela
,
con
dignità
accondiscendente
;
in
faccia
a
lui
un
altro
assai
più
piccolo
,
seminudo
,
traeva
la
lunga
buccia
a
spirale
,
per
mangiarsela
contento
.
Così
me
l
'
aveva
interpretato
Quibio
.
-
E
che
ironia
incosciente
!
-
continuò
Picaday
.
-
Bisogna
scriverci
sotto
:
Eguaglianza
.
Ecco
un
altro
microbio
,
di
quei
che
ti
dicevo
...
-
soggiunse
rivolgendosi
a
me
.
-
Vedrete
che
bel
dissolvente
sarà
quel
monello
!
Bisogna
educarlo
!
M
'
aveva
spiegato
infatti
Picaday
,
ch
'
egli
stesso
non
era
se
non
un
microbio
,
di
quelli
che
si
mangiano
le
cose
corrotte
,
per
far
piazza
pulita
.
Tutti
sanno
d
'
altronde
a
chi
si
devono
certi
bozzetti
sarcastici
,
colla
firma
stafilococcus
o
bacillo
virgola
.
Egli
affettava
anzi
una
crudeltà
inesorabile
colle
sue
vittime
,
eppure
era
di
cuor
tenero
come
una
fanciulla
.
Temeva
sempre
di
mettere
del
rancore
personale
nelle
sue
caricature
:
è
certo
che
alcuni
grossi
personaggi
te
li
aveva
conciati
talmente
,
che
tutta
la
cittadinanza
non
li
vedeva
più
se
non
a
quel
modo
.
Ma
aveva
sofferto
tanto
,
che
comprendevo
anche
un
pochino
di
crudeltà
da
parte
sua
.
Egli
aveva
fatto
tutti
i
mestieri
possibili
,
dal
lustrascarpe
al
venditore
di
bibbie
,
aveva
mangiato
delle
radici
e
dei
rimasugli
di
strada
,
e
quattro
inverni
di
seguito
li
aveva
passati
all
'
ospedale
.
Ora
era
contento
di
tutto
ciò
come
d
'
una
superiorità
.
Diceva
che
conosceva
tutta
la
gamma
della
vita
,
toute
la
lyre
.
E
la
gustava
come
un
dono
squisito
,
perché
tutto
,
anche
il
pane
quotidiano
,
gli
faceva
l
'
effetto
d
'
una
ricchezza
,
d
'
un
lusso
.
-
Allora
si
fa
il
ferragosto
!
-
esclamò
la
Salamandra
.
-
Ecco
!
-
E
per
tutta
risposta
Quibio
trasse
di
sotto
il
tavolo
due
bottiglie
.
Sciorinò
una
tovaglia
,
aprì
due
pacchi
e
ne
dispose
il
contenuto
in
alcuni
piatti
.
Accese
una
grossa
lampada
a
petrolio
armata
d
'
un
largo
paralume
rosso
.
-
E
adesso
,
allegri
!
-
concluse
.
Entrò
la
moglie
dell
'
ubriaco
e
Notu
con
la
sorellina
scema
.
-
Non
ci
manca
che
Cimisin
-
fece
Quibio
.
Ma
la
Salamandra
inquieta
:
-
Allora
me
ne
vado
io
!
-
Perché
?
Oltre
il
rogo
non
vive
ira
nemica
-
asserì
Quibio
.
-
Cimisin
è
risuscitato
ed
è
molto
più
innocuo
di
prima
.
Adesso
provo
a
chiamarlo
...
-
Me
ne
vado
io
,
me
ne
vado
io
!
-
protestò
ella
.
-
Chiamerai
anche
la
Biondina
,
non
è
vero
?
-
Eh
!
venisse
!
Ma
non
provo
neanche
a
invitarla
,
povera
ragazza
!
Siedi
lì
,
intanto
-
concluse
,
obbligandola
a
restare
.
La
Minca
si
era
rincantucciata
,
facendosi
più
piccola
che
poteva
con
la
sua
bimba
e
trattenendo
invano
il
monello
,
che
ormai
la
faceva
da
padrone
.
-
E
il
bimbo
,
Minca
?
-
disse
la
Salamandra
.
-
Coricato
.
-
E
dov
'
è
l
'
ubriaco
?
-
insinuò
la
ragazza
con
un
sorriso
pungente
.
Minca
rispose
supplichevole
:
-
Non
lo
so
...
Non
parlarmene
!
Ormai
non
va
più
a
bottega
.
Spesso
non
torna
più
a
casa
neanche
la
notte
,
e
quando
torna
dorme
due
giorni
di
seguito
.
-
Che
non
torni
più
!
-
fece
la
Salamandra
rabbonita
.
-
Dove
piglia
i
soldi
per
ubriacarsi
?
Quell
'
uomo
ti
fa
delle
brutte
cose
,
Minca
.
S
'
udì
come
un
litigio
nel
corridoio
.
Era
Cimisin
,
che
guardò
nella
stanza
,
poi
si
ritrasse
diffidente
.
Quibio
lo
spinse
dentro
:
-
Diavolo
!
Non
vi
mangeranno
mica
!
-
E
rivolgendosi
a
Picaday
con
un
gesto
solenne
:
-
Ho
l
'
onore
di
presentarti
al
signor
Verrua
,
detto
Cimisin
dalla
plebe
ignorante
...
Il
vecchio
salutò
il
disegnatore
come
se
già
lo
conoscesse
.
Conosceva
infatti
molte
persone
in
tutta
la
città
,
giovani
specialmente
,
che
si
divertivano
alle
sue
spalle
lodando
le
sue
invenzioni
aeronautiche
,
e
da
vero
grand
'
uomo
vedeva
in
tutte
le
facce
sorridenti
un
ammiratore
,
e
un
nemico
in
tutti
gli
indifferenti
.
Sedette
presso
il
tavolo
e
aspettò
che
parlassero
di
lui
.
Incominciò
subito
il
monello
,
dicendogli
che
il
suo
corvo
stava
pensando
anch
'
esso
inutilmente
al
modo
di
volare
...
Il
corvo
in
due
salti
fu
sulle
ginocchia
del
vecchio
.
-
Siete
fautore
del
"
più
pesante
dell
'
aria
?
"
-
gli
domandò
di
botto
Picaday
.
-
Più
pesante
dell
'
aria
;
ma
certo
!
...
Non
c
'
è
un
insetto
che
voli
,
che
non
sia
più
pesante
dell
'
aria
.
-
E
afferrato
l
'
uccello
si
impegnò
subito
in
un
complicato
discorso
,
stirandone
l
'
ali
e
la
coda
spennate
.
Parlava
con
grandi
gesti
,
agitando
la
blusa
ampia
di
cotone
che
indossava
sempre
,
d
'
estate
e
d
'
inverno
,
e
tendendo
spesso
in
alto
il
braccio
sinistro
come
a
proteggersi
la
fronte
da
un
nemico
.
Teneva
sempre
l
'
avambraccio
fasciato
e
armato
,
sotto
la
manica
,
d
'
un
bracciale
di
latta
,
per
servirsene
a
mo
'
di
scudo
contro
gli
assalitori
,
che
potevano
portarlo
,
come
già
un
'
altra
volta
,
al
Manicomio
.
-
Orsù
,
finiamola
-
fece
Quibio
.
E
cominciò
ad
affettare
un
coteghino
:
poi
trasse
un
prosciutto
e
infine
sviluppò
da
una
cassetta
un
rosario
di
salamini
che
attaccò
ad
un
chiodo
.
-
Tutto
questo
è
dovuto
al
bulino
,
o
signori
.
Viva
l
'
arte
sociale
!
Era
il
compenso
di
un
menu
che
aveva
eseguito
per
un
albergatore
.
A
quella
vista
la
gatta
pareva
diventata
ubriaca
.
La
bimba
scema
grugniva
e
la
Salamandra
affettava
le
nausee
:
-
Troppo
salume
!
-
fece
ella
con
una
smorfia
.
Allora
Quibio
scoperse
una
scatola
di
paste
e
di
frutta
candita
,
orlata
di
pizzo
.
Gli
occhi
della
ragazza
si
placarono
.
Le
vettovaglie
sparivano
come
per
incanto
.
Lo
spettacolo
che
dava
la
povera
Minca
era
commovente
:
ella
divorava
e
sorrideva
e
aveva
gli
occhi
pieni
di
lagrime
.
Ella
sentiva
di
dover
attenuare
col
sorriso
l
'
espressione
bestiale
che
la
fame
doveva
dare
a
tutta
la
sua
faccia
,
nell
'
ansia
di
soddisfarsi
,
mentre
la
bimba
mangiava
con
tutta
l
'
applicazione
,
come
la
gatta
per
cui
quell
'
occupazione
era
l
'
intento
di
tutte
le
ore
.
Il
corvo
,
già
sazio
,
rubava
e
si
nascondeva
a
riporre
i
rimasugli
.
Io
consideravo
tutto
ciò
con
una
tristezza
profonda
,
perché
il
senso
che
ne
avevo
non
era
di
simpatia
,
di
pietà
,
ma
di
rancore
.
Era
la
mia
umanità
,
era
l
'
idea
di
me
stesso
che
vedevo
umiliata
,
calpestata
.
E
pensando
che
la
fame
degli
uni
,
dei
molti
,
l
'
ignobile
sofferenza
del
ventre
,
è
la
conseguenza
dell
'
ingordigia
di
pochi
,
mi
sentivo
invadere
da
un
impeto
di
violenza
disperata
.
-
E
pensare
che
quando
abbiamo
preso
Roma
,
e
io
c
'
ero
,
credevamo
che
ci
sarebbe
da
mangiare
per
tutti
d
'
or
innanzi
!
-
Siete
voi
che
avete
preso
Roma
!
-
gridò
la
Salamandra
.
-
Chi
ci
crede
!
-
Invece
-
continuò
Cimisin
senza
raccogliere
l
'
interruzione
e
guardando
la
Minca
-
si
sono
messi
d
'
accordo
col
Papa
.
Per
me
,
sono
costituzionale
,
non
c
'
è
che
dire
,
ma
ecco
,
lasciarci
prendere
Tunisi
...
è
stata
grossa
!
Potevano
mandarci
tutta
quella
gente
!
-
aggiunse
accennando
agli
affamati
.
-
Andateci
voi
-
strillò
la
ragazza
buttandogli
un
racimolo
d
'
uva
,
cui
egli
oppose
pronto
il
braccio
blindato
.
-
Cavour
e
Vittorio
!
-
sospirò
rannuvolandosi
il
vecchio
.
-
Poi
più
niente
,
più
niente
...
-
Basta
.
All
'
avvenire
dell
'
aeronautica
!
-
esclamò
Quibio
offrendo
un
bicchiere
a
Cimisin
.
-
Sono
astemio
-
dichiarò
questi
con
dignità
.
Picaday
bevette
alla
salute
degli
aeropolitani
.
Ma
anch
'
egli
continuava
a
guardare
la
Minca
con
curiosità
triste
.
Io
alzai
il
mio
bicchiere
d
'
acqua
:
-
Al
giorno
del
pane
per
tutti
!
-
Non
ci
saremo
più
,
allora
!
-
soggiunse
la
Salamandra
come
beffandomi
.
-
D
'
altronde
e
il
vino
?
Il
vino
anche
è
necessario
.
Sentite
,
amici
...
senti
,
Quibio
!
Se
non
ci
fosse
il
vino
,
io
mi
butterei
dalla
tua
finestra
,
adesso
,
subito
!
Si
alzò
con
la
faccia
brillante
,
poi
ricadde
accasciata
sulla
scranna
.
-
C
'
è
più
d
'
uno
qui
,
-
riprese
poi
con
una
smorfia
sarcastica
-
c
'
è
più
d
'
uno
qui
che
vorrebbe
finirla
,
in
una
maniera
da
accorgersene
il
meno
possibile
,
non
è
vero
,
Cimisin
?
E
anche
tu
,
Minca
,
non
è
vero
?
...
Cimisin
vuole
volare
.
Tutti
vogliamo
volare
,
non
è
vero
,
Stanga
?
La
sua
voce
diveniva
rauca
,
il
suo
occhio
fisso
e
opaco
:
ne
sentivo
un
disagio
crescente
.
-
Tu
sei
felice
,
Quibio
,
io
lo
so
!
Io
vorrei
esserti
sempre
vicino
per
difenderti
colle
unghie
,
come
quel
corvo
lì
,
come
la
mia
gatta
,
e
che
tu
non
mi
vedessi
...
Ma
io
non
sono
sempre
stata
la
Salamandra
.
La
mia
compagnia
non
vi
fa
onore
e
voi
siete
troppo
buoni
.
Voi
siete
forti
,
siete
uomini
e
fate
la
vostra
strada
.
Ma
se
foste
delle
donne
,
ebbene
,
ve
lo
giuro
che
voi
non
sareste
usciti
fuori
,
non
sareste
diventati
qualche
cosa
,
ve
lo
giuro
...
-
Vado
a
dormire
!
-
interruppe
Cimisin
afferrando
il
suo
corvo
.
-
La
Salamandra
ha
il
vino
malinconico
.
Le
voci
nel
cortile
si
erano
spente
.
Un
gran
silenzio
regnava
nel
cielo
in
cui
la
luna
diffondeva
un
chiarore
calmo
,
tingendo
il
tetto
opposto
e
i
monti
lontani
come
d
'
un
velo
azzurro
.
-
Vi
annoio
,
eh
?
-
continuò
la
donna
.
Quibio
protestò
:
-
No
!
Tu
sei
una
creatura
umana
come
noi
,
non
c
'
è
differenza
al
mondo
.
-
Eh
,
sì
,
amico
mio
!
Adesso
che
ci
ripenso
,
le
trovo
le
differenze
.
Vedi
lì
...
La
Minca
muor
di
fame
.
Io
mi
dico
bene
che
quando
saremo
morte
sarà
la
stessa
cosa
per
tutte
e
due
.
Ma
adesso
no
,
che
volete
!
Mi
pare
di
essere
come
l
'
Ubriaco
.
Lui
non
torna
più
indietro
.
Non
bisognava
camminare
...
Bisognava
morire
allora
,
quando
il
primo
vigliacco
vi
offerse
la
prima
cena
non
guadagnata
con
le
dita
bucate
...
Io
non
ho
nessuna
scusa
.
Potevo
morire
come
la
Minca
e
morirò
come
la
Salamandra
...
il
più
tardi
possibile
però
...
Allegro
,
vecchio
mio
!
Fece
per
afferrare
Cimisin
che
usciva
,
ma
questi
le
sfuggì
,
mentre
ella
rideva
tenendosi
i
fianchi
e
finì
in
uno
scoppio
di
tosse
.
-
Voi
non
ne
sapete
niente
,
d
'
altronde
-
continuò
facendosi
cupa
.
-
Al
mio
paese
,
laggiù
...
era
proprio
in
questo
mese
,
e
avevo
diciott
'
anni
...
il
parroco
fece
la
predica
su
lo
scandalo
del
paese
,
e
io
ero
in
chiesa
,
e
tutti
mi
guardavano
così
che
volevo
sprofondare
...
Ebbene
,
perché
non
era
lui
lo
scandalo
,
lo
studente
nipote
suo
che
m
'
aveva
ridotta
in
quello
stato
?
Allora
ero
una
brava
ragazza
.
Chi
se
ne
ricorda
!
...
E
un
altro
scoppio
di
tosse
la
interruppe
.
La
Minca
si
levò
e
le
si
avvicinò
premurosa
.
Un
passo
pesante
s
'
udì
sul
pianerottolo
.
-
È
papà
!
-
fece
Notu
,
colle
orecchie
dritte
.
La
bimba
che
dormicchiava
spalancò
gli
occhi
pieni
di
terrore
:
una
viva
inquietudine
apparve
sul
viso
della
madre
.
Ella
si
mosse
,
attrasse
la
bimba
e
scivolò
via
senza
rumore
.
-
Povera
gente
!
-
fece
Picaday
tristissimo
.
-
La
batterà
?
La
Salamandra
s
'
appressò
al
tavolo
,
tese
la
mano
verso
un
bicchiere
pieno
,
ma
la
ritrasse
subito
.
-
Ti
ringrazio
,
Quibio
!
-
E
diede
in
singhiozzi
.
-
Non
sono
ubriaca
...
Me
ne
ricorderò
per
sempre
.
Vi
ringrazio
tutti
!
Mi
fece
un
cenno
di
saluto
...
Picaday
le
tese
la
mano
.
Ella
uscì
senza
prenderla
.
Allora
noi
ci
lasciammo
.
Quibio
tentava
di
sorridere
e
di
rasserenarci
,
ma
non
trovava
le
parole
e
mi
strinse
la
mano
fino
a
schiacciarmela
.
Volli
accompagnare
Picaday
sino
alla
strada
,
ma
anche
noi
non
trovammo
una
parola
.
Risalendo
le
scale
nel
buio
sentii
come
una
vertigine
che
mi
spingeva
a
cader
nel
vuoto
.
Giunsi
nella
mia
soffitta
e
mi
ficcai
sotto
le
coltri
con
un
gran
gelo
nelle
membra
.
E
non
dormii
.
Il
giorno
dopo
in
tipografia
c
'
era
un
certo
fermento
mal
celato
.
Ma
lo
sciopero
della
Nazionale
finì
presto
e
malamente
.
Da
quel
giorno
nondimeno
si
cominciò
a
parlare
d
'
uno
sciopero
di
tutti
gli
operai
tipografi
della
città
come
d
'
una
cosa
possibile
e
da
considerare
sul
serio
.
Ed
ecco
introdursi
poche
settimane
dopo
nel
nostro
stabilimento
una
novità
inquietante
.
Una
linotype
.
Era
in
un
gabinetto
riservato
e
difficilmente
si
era
ammessi
a
vederla
.
Come
ci
riuscii
non
ricordo
,
ma
potei
contemplarla
a
mio
agio
.
Era
uno
strumento
complicatissimo
,
su
cui
una
signorina
,
nella
sua
calma
esotica
,
pareva
combinare
coi
tasti
delle
armonie
non
udibili
...
Mentre
la
signorina
move
le
dita
,
le
fini
pulegge
girano
interminabilmente
,
una
pioggerella
di
stellette
cade
come
attirata
in
una
bocca
d
'
insetto
.
Pare
veramente
una
bocca
d
'
insetto
colle
complicate
mandibole
e
i
palpi
minuti
,
attivissimi
.
Di
quando
in
quando
un
braccio
forte
e
nervoso
si
abbassa
a
raccogliere
come
nel
pugno
qualcosa
che
una
manina
gli
porge
;
se
ne
spicca
tornando
in
alto
,
donde
la
piccola
pioggia
e
il
lavorìo
ridiscende
,
si
riproduce
all
'
infinito
...
In
breve
le
macchine
furono
quattro
.
Poi
ne
venne
una
quinta
,
d
'
altro
genere
,
la
monotype
,
un
altro
organismo
nero
e
lucente
,
altra
specie
di
gigantesco
insetto
dagli
innumerevoli
arti
,
che
attrae
,
avvince
lo
sguardo
,
nel
giro
delle
sue
piccole
ruote
,
nel
rimenìo
delle
piccole
mascelle
e
delle
braccia
nervose
,
con
un
fascino
irresistibile
.
E
gli
operai
osservavano
preoccupati
e
tristi
,
come
se
qualcosa
della
loro
vita
si
inghiottisse
,
sparisse
lì
dentro
.
XI
.
È
forse
l
'
assenza
della
donna
nella
mia
vita
,
madre
,
sorella
o
moglie
,
che
mi
permette
di
considerarla
oggettivamente
,
come
un
essere
il
cui
destino
è
estraneo
al
mio
destino
?
Io
ho
sempre
visto
quello
che
nessuno
vede
,
il
sacrifizio
ora
inconscio
,
ora
volontario
e
sempre
misconosciuto
di
questa
porzione
dell
'
umanità
,
di
quest
'
elemento
femminile
che
l
'
origine
dice
equivalente
all
'
uomo
e
che
l
'
uomo
sa
soltanto
adorare
o
calpestare
.
Un
pomeriggio
,
attendendo
alla
seconda
edizione
de
L
'
Allevamento
dell
'
Uomo
(
la
prima
s
'
era
smaltita
in
pochi
mesi
)
,
mentre
la
macchina
era
pronta
per
un
nuovo
foglio
,
m
'
imbattei
,
rivedendo
le
aggiunte
,
in
un
passaggio
che
mi
riusciva
inesplicabile
.
Non
c
'
era
in
quel
momento
un
messo
disponibile
:
lo
dissi
al
direttore
e
m
'
incamminai
io
stesso
alla
volta
della
Maternità
.
Ci
passavo
accanto
ogni
giorno
,
mentre
mi
recavo
al
lavoro
:
per
tanti
anni
non
avevo
guardato
l
'
edificio
con
occhio
diverso
da
quello
con
cui
vedevo
tutti
gli
altri
palazzi
splendenti
di
vetrine
:
quel
pezzo
di
via
mi
pareva
soltanto
più
monotono
,
nient
'
altro
.
Ma
dopo
la
morte
della
povera
Lena
ne
avevo
sentito
un
crescente
fascino
.
Entrai
:
mi
si
fece
attendere
un
momento
.
Il
cuore
mi
batteva
forte
.
L
'
uscio
della
sala
ove
aspettavo
era
aperto
,
e
ci
passavano
dinanzi
le
infermiere
vestite
di
bianco
e
qualche
suora
.
Di
lì
a
poco
,
apparì
in
fondo
al
corridoio
il
dottor
Semmi
in
un
bianco
camicione
,
su
cui
la
lunga
testa
bionda
s
'
alzava
nobilmente
.
Gli
esposi
il
passo
controverso
,
ch
'
egli
chiarì
subito
.
Non
mi
restava
che
andarmene
:
le
macchine
attendevano
:
-
Lei
non
ha
tempo
da
perdere
,
non
è
vero
,
dottore
?
arrischiai
.
-
Io
,
no
davvero
...
Mai
!
...
Perché
?
Esitai
un
istante
,
poi
mi
feci
coraggio
:
-
Si
potrebbe
vedere
una
sala
della
Maternità
?
-
No
-
s
'
affrettò
a
rispondere
.
-
È
impossibile
.
Fuorché
per
casi
eccezionali
.
Mi
duole
...
Ma
s
'
interruppe
tosto
,
mi
guardò
e
sorrise
:
-
Attenda
un
momento
e
torno
subito
.
Tornò
di
lì
a
un
minuto
e
mi
disse
semplicemente
:
-
Venga
.
Io
stesso
voglio
fare
un
giro
.
Da
più
giorni
arrivo
alla
clinica
e
me
ne
scappo
subito
.
C
'
è
tanta
miseria
fuori
!
...
Avevo
un
gran
batticuore
.
Traversammo
il
lungo
corridoio
ed
entrammo
nella
prima
sala
.
C
'
erano
alcuni
letti
:
non
si
scorgevano
su
di
essi
che
le
teste
delle
inferme
.
Una
visione
lontana
mi
si
presentò
violentemente
,
quasi
da
farmi
svenire
.
Il
dottore
s
'
avvicinò
ad
un
letto
:
-
Come
va
?
E
il
bimbo
?
Non
l
'
hai
più
?
Dove
l
'
hai
?
-
chiese
con
voce
carezzevole
.
L
'
altra
tacque
.
-
Te
l
'
han
portato
via
,
eh
?
I
tuoi
?
...
A
balia
?
...
All
'
ospizio
!
Ella
si
voltò
dall
'
altra
parte
,
la
faccia
terrea
le
si
contrasse
:
si
coprì
con
le
coltri
fino
ai
capelli
.
La
vicina
era
bruna
,
florida
,
con
due
grand
'
occhi
curiosi
:
-
Va
bene
,
eh
?
-
le
domandò
il
dottore
tastandole
il
polso
.
-
E
il
bimbo
?
Quella
sorrise
:
-
È
all
'
ospizio
,
ma
poi
lo
manderò
a
balia
.
Non
ho
latte
...
-
Hai
marito
?
Quanti
anni
hai
?
-
Diciotto
...
Mi
sposerà
.
Un
'
altra
accanto
la
guardava
con
invidia
:
-
E
tu
,
non
l
'
hai
il
bimbo
?
-
Io
sì
,
che
l
'
ho
...
Ho
sofferto
tanto
!
-
Hai
marito
?
-
No
...
-
Ti
sposerà
?
-
Ma
?
Si
sa
bene
,
gli
uomini
!
...
Mio
padre
è
impiegato
al
municipio
:
io
l
'
ho
disonorato
...
Ah
il
castigo
vien
sempre
!
Abbiam
fatto
all
'
amore
un
anno
,
poi
mi
son
lasciata
...
Mio
padre
è
venuto
stamani
.
-
Non
lo
vuole
il
bimbo
in
casa
?
-
No
!
Ma
io
andrò
a
lavorare
da
sola
e
me
lo
terrò
;
ho
sofferto
tanto
!
...
Volete
che
lo
butti
via
!
Ho
sofferto
tanto
per
lui
...
Uscimmo
.
Nel
corridoio
il
dottore
aggiunse
:
-
Creda
:
l
'
egoismo
e
l
'
incoscienza
dell
'
uomo
sono
mostruosi
.
La
donna
è
di
molto
superiore
moralmente
all
'
uomo
.
Io
avevo
il
petto
chiuso
come
entro
una
morsa
.
Aprì
un
altro
uscio
.
Un
'
altra
sala
,
altre
sofferenze
.
In
faccia
alla
porta
,
un
letto
portava
in
mezzo
come
un
tumulo
,
e
avvicinandomi
scorsi
,
dietro
,
affondata
nei
cuscini
,
una
testa
livida
,
cogli
occhi
fuor
delle
orbite
:
n
'
usciva
un
gemito
rabbioso
.
Due
mani
ghermivano
i
ferri
della
testata
e
si
torcevano
.
Una
infermiera
si
avvicinò
al
dottore
.
-
A
quando
?
-
fece
questi
.
-
Stassera
.
Un
altro
letto
,
di
fronte
,
simile
a
quello
.
La
donna
era
calma
,
una
bruna
magra
,
di
età
indefinibile
.
Il
dottore
le
disse
non
so
che
parole
,
poi
trasse
in
giù
le
coltri
...
Ho
tutto
ciò
negli
occhi
!
Che
mistero
tremendo
,
mostruoso
,
inesplicabile
!
Uscimmo
,
per
entrare
in
un
'
altra
sala
.
Due
ammalate
stavan
sedute
in
mezzo
di
essa
.
Il
dottore
s
'
appressò
e
si
rivolse
alla
più
giovane
,
una
ragazza
bellissima
:
-
Come
stai
?
Non
ti
sei
ancora
coricata
?
-
È
muta
-
intervenne
l
'
altra
.
-
Venuta
stamattina
...
-
Muta
?
-
riprese
quegli
accigliato
.
E
rivolgendosi
a
me
:
-
Vede
,
non
è
ancora
sviluppata
del
tutto
...
Avrà
sedici
anni
?
Indifesa
!
...
Indifesa
!
La
ragazza
ci
guardava
con
due
grandi
occhi
e
un
sorriso
ingenuo
.
Comprendeva
qualcosa
di
quel
che
le
accadeva
?
Pareva
affatto
ignara
.
-
Che
dice
?
-
domandò
il
dottore
alla
vicina
.
-
Che
fa
?
-
È
a
servizio
.
L
'
ha
portata
la
sua
padrona
.
-
E
la
riprenderà
?
-
Sì
,
pare
che
la
riprenderà
.
-
E
il
bimbo
?
...
All
'
ospizio
...
-
concluse
egli
senza
attendere
risposta
.
Allora
vidi
dirimpetto
una
donna
alzarsi
sul
letto
a
sedere
,
scoprirsi
il
seno
e
avvicinarvi
un
batuffolo
bianco
:
una
testina
rossa
,
grande
come
un
pugno
,
vi
affondava
tutta
la
faccia
.
Una
manina
impercettibile
brancicava
il
seno
roseo
.
La
donna
non
era
bella
,
una
campagnuola
robusta
e
sana
,
ma
aveva
sul
viso
qualcosa
d
'
inesprimibile
che
infondeva
riverenza
e
tenerezza
.
Il
dottore
s
'
appressò
sorridendo
:
-
Questo
è
il
primo
?
Ella
rise
:
-
Il
quinto
:
tutti
vivi
.
-
Hai
sofferto
molto
?
Perché
sei
venuta
qui
?
-
Sono
a
servizio
.
Un
'
altra
si
levò
e
s
'
accostò
il
bimbo
al
petto
:
-
E
tu
-
le
chiese
il
dottore
-
che
fai
?
-
Lavandaia
.
Mio
marito
è
falegname
.
-
Com
'
è
grosso
!
Tu
ti
senti
bene
?
-
Ne
ho
due
,
-
fece
ella
,
ed
alzò
le
coltri
.
Un
altro
batuffolo
molto
più
piccolo
:
stringeva
le
palpebre
aprendo
la
boccuccia
.
-
Perché
non
dài
a
mangiare
a
quella
lì
che
ne
ha
più
bisogno
?
È
una
femmina
,
eh
?
Prepotenti
sempre
i
maschi
...
-
aggiunse
rivolgendosi
a
me
.
-
Questo
vivrà
-
disse
la
donna
.
-
Io
le
dò
bene
da
mangiare
a
quella
lì
,
ma
questo
mi
divora
tutta
...
Due
altre
guardavano
le
felici
;
entrambe
erano
tristissime
.
L
'
una
assai
bella
,
aveva
vent
'
anni
.
Il
bimbo
,
mandato
all
'
ospizio
.
Perché
?
Perché
,
lui
,
era
un
militare
.
-
Ti
sposerà
?
-
chiese
il
dottore
.
-
Mi
scrive
ancora
...
-
e
nei
suoi
occhi
vagava
un
'
incertezza
sconsolata
.
Ci
allontanammo
per
uscire
.
Nel
corridoio
il
dottore
m
'
indicò
una
scala
.
-
Lì
sopra
-
disse
-
ci
sono
quelle
che
vogliono
rimanere
incognite
.
Ce
n
'
è
una
trentina
!
Io
ci
sono
addetto
,
e
discendo
di
rado
.
Qui
abbasso
è
ben
più
terribile
!
La
signorina
Lavriano
è
proprio
quello
che
si
dice
la
provvidenza
per
queste
creature
!
Mi
parve
che
la
sua
voce
s
'
intenerisse
un
momento
.
Lo
guardai
:
egli
divenne
pensieroso
.
-
Creda
,
aggiunse
dopo
un
istante
-
è
una
gran
piaga
.
Sopratutto
crescono
di
numero
le
fanciulle
madri
.
L
'
uomo
volgare
,
il
soldato
specialmente
,
non
ha
più
il
freno
della
religione
che
lo
allontani
dal
delitto
(
ché
è
un
vero
delitto
!
)
e
trova
impossibile
o
troppo
difficile
il
matrimonio
.
E
la
ragazza
vien
qui
...
Come
ha
veduto
,
sono
troppo
numerose
,
troppo
fitte
.
Se
vedesse
poi
gli
altri
ospedali
!
La
questione
degli
ospedali
è
una
questione
di
vita
e
di
morte
per
la
società
.
Egli
mi
guardava
.
Riflettevo
che
forse
stimava
inutile
dire
a
me
tutto
ciò
;
ma
ci
era
tanto
avvezzo
e
n
'
era
tanto
convinto
che
ripeterlo
,
anche
a
un
povero
invalido
sociale
com
'
io
sono
,
gli
costituiva
uno
sfogo
.
Oh
,
pensavo
,
avere
la
forza
,
il
potere
:
essere
un
legislatore
,
un
benefattore
!
-
E
non
c
'
è
nessun
rimedio
per
ora
-
continuò
.
-
I
deputati
hanno
altro
da
pensare
che
agli
ospedali
!
I
lasciti
non
ci
vengono
che
rarissimi
,
dopo
che
gli
ospedali
sono
laici
;
e
crescono
le
domande
di
ricovero
,
a
causa
dell
'
accentramento
nelle
città
,
a
causa
del
buon
trattamento
che
ha
vinto
le
prevenzioni
del
popolo
.
L
'
ospedale
,
vede
,
dovrebbe
essere
la
casa
dell
'
uomo
nel
momento
che
s
'
acuisce
la
lotta
fra
lui
e
gli
elementi
di
dissoluzione
.
La
città
dev
'
essere
costituita
in
modo
che
tutti
i
cittadini
possano
venir
a
passare
quella
che
direi
la
loro
purificazione
in
un
ambiente
propizio
e
immune
.
Riconoscevo
qui
le
idee
da
lui
propugnate
con
tanta
foga
nel
suo
libro
.
Egli
si
fermò
d
'
un
tratto
e
mi
domandò
:
-
Mi
dica
la
verità
.
Una
visita
simile
turba
molto
,
eh
?
Ebbene
,
pensi
,
nel
momento
che
lei
ha
passato
qui
,
quanti
bambini
sono
nati
in
Italia
,
e
quanti
sarebbe
meglio
che
morissero
subito
!
No
,
vivranno
,
soffriranno
e
daranno
la
vita
ad
altri
miserabili
...
Io
mi
sentivo
la
mente
confusa
.
Dopo
la
prima
sala
,
in
cui
ero
stato
afferrato
da
una
commozione
violenta
,
mi
ero
sentito
divenir
ottuso
e
quasi
insensibile
.
Me
ne
rimproveravo
e
me
ne
sgomentavo
;
soltanto
osservavo
con
avidità
,
quasi
ripetendomi
interiormente
:
"
Vedi
tutto
,
afferra
,
ricorderai
poi
e
sentirai
...
"
E
pensavo
al
mio
Memoriale
che
andava
svolgendosi
fantasticamente
nelle
nuvole
!
-
È
un
'
impressione
enorme
-
risposi
al
dottore
che
mi
guardava
con
un
sorriso
indagatore
.
-
Ne
sono
interamente
disorientato
.
Mi
pareva
che
qualcosa
si
rimovesse
in
fondo
a
me
stesso
come
un
peso
informe
.
Pensare
mi
diventava
una
fatica
:
eppure
presentivo
che
quando
sarei
riuscito
a
svellere
il
mio
pensiero
da
quell
'
ammasso
di
sensazioni
,
ne
avrei
tratto
una
conseguenza
capace
di
dirigere
una
vita
.
Eravamo
nel
cortile
.
Dalla
porta
opposta
a
quella
ond
'
eravamo
usciti
cominciò
a
sfollare
uno
stuolo
di
giovinette
.
Immaginai
che
fossero
le
allieve
levatrici
:
poche
erano
belle
,
in
gran
parte
di
fattezze
grossolane
(
era
forse
un
'
impressione
momentanea
)
,
e
nessuna
pareva
compresa
del
mistero
terribile
che
gravava
dentro
quelle
mura
.
Un
vecchio
curvo
,
dal
volto
burbero
,
le
seguiva
.
Al
vederlo
,
il
dottor
Semmi
si
volse
a
me
con
precipitazione
:
-
Il
direttore
...
La
saluto
,
a
rivederci
!
-
mi
disse
col
suo
sorriso
e
tendendomi
la
mano
.
Poi
si
appressò
al
vecchio
.
Quando
fui
nella
strada
,
guardai
intorno
e
tutto
mi
parve
nuovo
.
C
'
era
una
piazzetta
,
degli
alberi
,
poi
due
file
di
case
ai
lati
.
La
strada
era
deserta
,
ma
un
vecchio
apparì
da
una
via
traversa
,
poi
un
carretto
di
lattivendolo
,
e
dal
lato
opposto
una
donna
con
una
fanciulla
.
Oh
l
'
angoscia
che
mi
diede
la
vista
di
queste
due
creature
!
Poi
,
andando
innanzi
vidi
altre
donne
,
e
nessuna
pareva
preoccupata
:
alcune
erano
belle
e
chiacchieravano
e
ridevano
.
Mi
riusciva
dolorosamente
strano
che
potessero
pensare
ad
altro
.
E
per
alcuni
giorni
,
attraverso
le
mie
occupazioni
usuali
,
il
mio
cervello
pareva
ondeggiasse
pieno
di
una
visione
formidabile
,
in
cui
l
'
umanità
ad
ogni
minuto
,
assiduamente
,
mentr
'
io
leggevo
,
camminavo
,
respiravo
,
pullulava
fuori
dalle
profondità
della
vita
inferiore
,
passava
,
passava
,
per
aver
foce
nel
mare
dell
'
essere
.
Soltanto
dopo
qualche
settimana
riuscii
a
ristabilire
il
mio
pensiero
nelle
correnti
normali
.
E
mi
s
'
affacciarono
queste
domande
:
La
vita
umana
merita
che
si
soffra
tanto
allo
scopo
di
prolungarla
sulla
terra
?
Se
l
'
amore
non
fosse
,
come
si
dice
,
cieco
,
l
'
uomo
(
e
sopratutto
la
donna
)
accetterebbe
il
compito
della
procreazione
?
Tanta
parte
dell
'
umanità
,
le
nostre
madri
,
le
nostre
sorelle
,
durante
il
miglior
periodo
della
lor
vita
,
sono
in
un
'
alternazione
di
minuscole
malattie
che
preparano
altri
malori
terribili
.
La
nascita
è
una
malattia
,
un
lungo
,
grave
,
talora
mortale
guasto
dell
'
organismo
materno
.
V
'
ha
un
mistero
più
augusto
,
un
pensiero
che
possa
far
tremare
il
nostro
cuore
più
di
questo
?
La
vita
ha
dunque
un
valore
immenso
se
poveri
esseri
,
per
cui
la
maternità
vuol
dire
il
disonore
,
la
miseria
,
la
morte
,
amano
il
bimbo
nato
da
loro
.
"
M
'
ha
costato
tanto
dolore
,
volete
che
non
l
'
ami
?
"
Ora
,
l
'
amore
non
dev
'
essere
cieco
!
L
'
amore
fatto
cosciente
,
l
'
afflusso
,
la
tensione
,
l
'
espansione
suprema
e
volontaria
della
propria
vitalità
,
l
'
attimo
dell
'
unione
fra
due
esseri
reso
concreto
in
un
nuovo
essere
,
deve
apparire
ben
più
augusto
che
non
l
'
istantaneo
e
imprevidente
spasimo
egoistico
.
Amore
e
morte
?
Ecco
una
formola
poetica
che
fu
bella
quando
l
'
amore
voleva
significare
soltanto
il
soddisfacimento
di
due
desideri
.
"
Dopo
noi
il
diluvio
!
"
Ma
amore
e
vita
,
se
esso
è
la
vera
integrazione
.
Ed
ecco
che
il
pensiero
della
morte
perde
tutto
il
suo
valore
e
il
suo
significato
a
petto
del
pensiero
della
nascita
.
La
Chiesa
porta
i
suoi
fedeli
dinanzi
al
letto
di
morte
e
dice
:
-
Tremate
!
-
La
religione
nuova
deve
condurre
i
neofiti
al
letto
dove
nasce
l
'
uomo
.
Ed
ecco
la
differenza
fra
la
vecchia
età
e
la
nuova
.
Oggidì
il
vecchio
muore
e
non
vuol
morire
,
non
vuol
finire
individualmente
:
vuol
vivere
al
di
là
con
lo
spirito
,
e
prolungarsi
materialmente
al
di
qua
nel
figlio
:
perciò
con
la
vita
gli
ha
dato
tutto
il
suo
lavoro
e
la
ricchezza
ch
'
egli
ha
accumulato
per
sé
,
togliendo
ai
suoi
fratelli
quanto
più
poteva
.
Così
l
'
eredità
favorisce
l
'
individuo
,
il
prolungamento
limitato
dell
'
individuo
e
l
'
egoismo
.
Invece
concentriamo
la
nostra
attenzione
non
sulla
morte
,
ma
sulla
nascita
.
Allora
sentiremo
la
necessità
che
ciascuno
nasca
nelle
condizioni
più
favorevoli
,
e
circonderemo
di
benessere
,
di
rispetto
e
d
'
amore
l
'
età
in
cui
l
'
individuo
diviene
.
L
'
individuo
si
svilupperà
poi
,
si
fonderà
con
la
famiglia
,
accrescendo
la
sua
vita
con
tutto
quello
che
lo
attornia
,
fino
al
suo
declino
;
ma
i
suoi
figli
nascano
e
si
nutrano
nella
comunità
,
per
individualizzarsi
poi
a
loro
volta
,
com
'
egli
fece
,
un
istante
.
L
'
uomo
è
come
quell
'
insetto
che
insinua
il
suo
ovulo
nel
gemmulario
d
'
un
fiore
,
perché
la
sua
larva
trovi
a
pascere
la
polpa
del
frutto
fino
a
quando
abbia
l
'
ali
per
possedere
il
cielo
e
la
terra
.
Possano
tutte
le
madri
trovar
un
calice
di
fiore
per
le
loro
larve
!
È
così
vasto
il
mondo
!
Ma
quella
vista
!
Io
non
mi
raffiguro
più
la
faccia
spasimante
su
quel
letto
...
Un
senso
violento
di
rivolta
m
'
invade
,
come
per
una
sopraffazione
mostruosa
della
natura
sulla
povera
umanità
.
Eppure
ho
sentito
d
'
allora
che
,
nei
peggiori
momenti
in
cui
i
miei
istinti
avrebber
potuto
prendere
il
sopravvento
sui
miei
ideali
,
il
richiamar
quella
visione
mi
sarebbe
stato
salutare
.
E
forse
avrei
invocato
quel
ricordo
quando
mi
fossi
trovato
di
fronte
ad
un
'
impresa
terribile
o
ad
un
sacrificio
mortale
.
XII
.
L
'
ultima
passeggiata
,
l
'
ultimo
pomeriggio
passato
con
Quibio
,
l
'
ultima
ora
di
sole
.
La
vita
conta
proprio
soltanto
per
le
ore
in
cui
ci
siamo
sentiti
vivi
!
Io
ho
vissuto
alcune
giornate
.
Il
resto
ho
,
come
direi
?
tirato
innanzi
...
come
il
giumento
che
gira
sempre
attorno
alla
stessa
macina
ruminando
la
stessa
cattiva
biada
.
Era
l
'
ultima
domenica
di
settembre
.
Quibio
irruppe
nella
mia
stanza
.
Io
stavo
scrivendo
.
-
Oggi
si
va
fuori
-
gridò
.
-
Con
una
giornata
simile
star
tappato
in
casa
!
E
non
spalanchi
neanche
la
finestra
!
Ma
tu
ammuffisci
:
non
vedi
il
sole
,
non
senti
l
'
appello
del
verde
,
della
campagna
!
Non
sei
un
provinciale
tu
,
sei
un
meschinissimo
e
limitatissimo
cittadino
!
Egli
ci
teneva
ad
essere
provinciale
:
tutti
i
grandi
uomini
,
secondo
lui
,
nascono
in
campagna
.
Spalancò
la
finestra
,
spalancò
l
'
uscio
:
dal
corridoio
sbucò
una
corrente
che
mi
scompigliò
i
fogli
sul
tavolo
e
mi
fece
rientrar
la
testa
nelle
spalle
.
-
Miserabile
serbatoio
di
reumatismi
,
tu
avrai
l
'
asma
a
quarant
'
anni
.
Hai
paura
dell
'
aria
che
ti
fa
vivere
!
Si
mise
a
ridere
fragorosamente
.
I
marmocchi
scalzi
e
col
petto
scoperto
che
ballavano
sul
balcone
gli
fecero
eco
.
Dal
corridoio
lo
zufolìo
di
Cimisin
di
nuovo
giocherellava
come
uno
zampillo
.
Tutto
pareva
gaio
e
rinnovato
.
Dal
fondo
del
cortile
salì
d
'
improvviso
il
suono
d
'
un
organetto
.
Le
donne
si
posero
a
guardare
mezzo
accecate
dal
sole
.
Cercammo
entrambi
la
finestra
della
Biondina
:
era
spalancata
anch
'
essa
e
i
passeri
vi
saltellavano
intorno
come
al
solito
,
ma
il
suo
capo
non
si
chinò
fuor
del
davanzale
,
come
faceva
una
volta
ad
ogni
musica
che
venisse
dalla
corte
.
-
Hai
più
saputo
nulla
?
-
mi
chiese
egli
,
mentre
scendevamo
.
-
Nulla
.
Non
ho
più
potuto
parlarle
.
-
Credo
che
abbia
fatto
amicizia
colla
dottoressa
Lavriano
;
o
per
lo
meno
questa
l
'
ha
cercata
più
volte
.
-
Mi
par
diventata
muta
,
selvaggia
.
La
sola
che
può
entrare
da
lei
è
Minca
.
Credo
che
la
signorina
Lavriano
potrebbe
ammansarla
.
-
Sai
dove
andiamo
?
-
chiese
il
pittore
.
-
Niente
affatto
.
-
Al
Teatro
Nazionale
per
decidere
su
lo
sciopero
di
tutte
le
tipografie
.
N
'
avevo
sentito
parlare
vagamente
:
-
Sciopereremo
!
-
Montiamo
su
quella
tranvia
?
-
Va
benissimo
!
Dissimulavo
la
mia
tristezza
.
Ero
tanto
stanco
!
Il
mio
lavoro
d
'
ufficio
mi
riusciva
ora
gravissimo
:
il
mio
Memoriale
non
avanzava
d
'
un
punto
e
le
pagine
che
andavo
rileggendo
e
logorando
a
forza
di
ritoccarle
mi
sembravano
mute
,
scolorite
.
Mi
pareva
che
qualcosa
avesse
distrutto
la
coesione
di
tutte
le
parti
del
mio
essere
.
Piazza
Statuto
,
Via
Garibaldi
erano
piene
di
gente
:
i
portici
di
Po
rigurgitavano
:
erano
le
buone
famiglie
che
vanno
alla
messa
a
S
.
Francesco
da
Paola
e
a
San
Filippo
e
n
'
escono
a
mezzogiorno
per
far
due
passi
e
ostentare
le
ragazze
da
marito
.
-
Non
vai
a
quella
passeggiata
mai
?
Io
ci
vado
:
ci
sono
dei
fior
di
ragazze
.
-
Ma
non
mi
hai
detto
che
sei
innamorato
?
-
Perdio
!
E
come
!
Ma
ciò
non
m
'
impedisce
di
guardare
le
belle
donne
.
Giuro
che
non
mi
passa
in
cuore
neppur
l
'
ombra
d
'
un
desiderio
:
è
puramente
un
godimento
degli
occhi
.
Ma
tu
non
sei
artista
.
Infatti
io
non
comprendevo
ciò
.
D
'
altronde
io
non
m
'
intendo
affatto
di
bellezza
:
quando
m
'
è
accaduto
di
indicar
a
Quibio
una
donna
che
io
dicevo
bella
,
me
lo
vedevo
ridere
sul
muso
:
-
Hai
gli
occhi
che
guardano
in
dentro
.
Egli
voleva
dire
con
ciò
ch
'
io
non
vedevo
,
non
udivo
,
non
vivevo
coi
sensi
,
ma
solamente
col
pensiero
.
Forse
aveva
ragione
.
Certo
,
un
bel
paesaggio
mi
allarga
il
respiro
,
ma
egli
mi
diceva
che
anche
una
palude
è
un
bel
paesaggio
;
una
bella
donna
mi
eleva
e
mi
rasserena
gli
spiriti
,
ma
egli
sosteneva
che
è
bella
anche
una
donna
perduta
:
egli
trovava
belli
i
pezzenti
,
i
cenciosi
,
i
morenti
di
fame
...
No
!
no
!
Un
giorno
però
gli
ho
chiesto
se
avrebbe
trovato
meno
bella
la
terra
quando
non
ci
fossero
più
paludi
né
malaria
,
mendicanti
né
donne
perdute
,
ed
egli
rimase
pensoso
.
-
Eh
via
!
Muterà
anche
il
nostro
gusto
.
Eravamo
in
fondo
ai
Portici
.
Egli
accennò
alla
collina
.
-
E
lo
sciopero
?
-
feci
.
-
Ho
altro
a
pensare
in
questo
momento
-
rispose
egli
alzando
le
spalle
-
che
compromettermi
collo
sciopero
!
Andiamo
fuori
,
in
campagna
,
all
'
aria
libera
...
Arrivammo
così
sul
Monte
dei
Cappuccini
.
Il
cielo
era
d
'
una
tersità
di
cristallo
:
il
Po
limpido
e
piano
come
uno
specchio
:
una
pianura
di
tetti
rosso
-
cupi
e
di
ardesie
si
stendeva
all
'
infinito
e
sembrava
giungere
da
una
parte
ai
pie
'
del
Monviso
che
parea
vicinissimo
,
dall
'
altra
a
Superga
splendente
.
La
Mole
Antonelliana
appuntava
il
suo
ago
nel
cielo
:
sotto
,
le
vie
diritte
incrociantesi
parevano
delle
fosse
nere
e
strettissime
.
-
Guarda
il
Monviso
!
-
disse
Quibio
indicandomi
la
cuspide
a
lato
,
verso
la
Francia
.
Il
glorioso
arco
delle
Alpi
si
stendeva
in
giro
,
emergendo
per
intero
fuor
della
nebbia
azzurro
-
cupa
che
stagnava
,
dagli
ultimi
lembi
della
città
,
dal
campanile
acutissimo
di
Santa
Zita
,
fino
alle
prime
valli
.
-
Questa
è
la
bellezza
che
comprendo
-
dissi
a
Quibio
,
non
senza
un
subitaneo
sentimento
d
'
orgoglio
.
-
Capisco
che
ti
basti
-
mi
rispose
egli
sommesso
.
Mi
veniva
da
quello
spettacolo
un
gran
senso
di
forza
e
di
serenità
.
La
neve
,
che
riempiva
tutti
gli
angoli
e
le
insenature
,
accusava
fortemente
le
fisionomie
di
quei
gruppi
giganti
,
cui
tutto
quel
biancore
vestiva
di
freschezza
,
di
sincerità
e
di
giocondità
austera
.
Dissi
la
mia
impressione
al
pittore
.
-
E
il
bianco
che
fa
questo
.
-
Sia
quel
che
si
vuole
:
che
ne
sai
tu
col
tuo
bianco
?
Egli
cercava
così
gli
elementi
di
tutti
i
grandi
spettacoli
,
e
li
impiccoliva
.
-
Tu
non
sei
un
artista
,
Stanga
:
sei
un
poeta
!
un
poeta
che
non
guasta
il
suo
sentimento
cercandone
le
cause
per
riprodurlo
.
Io
sono
un
pittore
:
e
questo
,
caro
mio
,
è
proprio
il
bianco
.
E
riprese
a
ridere
:
-
E
ora
in
gambe
!
Fra
mezz
'
ora
sederemo
a
tavola
.
Lo
seguii
,
non
senza
un
certo
impeto
di
vigorìa
,
entratomi
addosso
coll
'
aria
dell
'
altura
.
Tornando
al
basso
,
la
sera
,
lo
prese
la
malinconia
.
Scendevamo
dalla
collina
di
San
Vito
:
ad
ogni
tratto
,
a
sinistra
,
gli
alberi
della
strada
mancavano
ed
appariva
il
cielo
affocato
del
tramonto
dietro
la
cuspide
nera
del
Monviso
;
e
il
Po
,
vasto
,
in
basso
,
chiudeva
un
altro
lembo
di
cielo
sommerso
.
Così
da
bimbo
io
sognavo
di
scendere
,
con
tutta
la
mia
culla
,
nel
cielo
:
cielo
sopra
e
sotto
e
intorno
e
io
navigante
in
esso
come
una
piuma
:
così
la
terra
deve
sentirsi
andare
andare
,
se
si
sente
.
Quibio
accennò
da
quella
parte
:
-
Sai
che
oggi
sono
stato
a
rischio
di
darti
l
'
addio
.
Là
,
la
Francia
!
Chi
sa
,
se
ci
giungerò
mai
?
Quando
una
cosa
è
vicina
,
quando
un
gran
sogno
è
presso
a
concretarsi
,
allora
non
par
che
ti
manchi
la
terra
sotto
i
piedi
?
Non
par
che
questi
pochi
giorni
siano
insuperabili
?
Penso
perfino
che
potrei
morire
!
-
Eh
via
!
Tu
sei
tanto
coraggioso
!
-
Hai
ragione
.
-
Affermò
egli
.
-
Io
ho
una
fede
in
me
e
nel
mio
avvenire
che
stupisce
me
stesso
;
è
certo
presunzione
!
Ma
lo
scoramento
,
quando
viene
è
più
profondo
.
Eh
caro
mio
!
Se
si
trattasse
di
me
solo
!
Non
so
quando
,
dicevi
:
Vivere
ciascuno
come
se
fossimo
nella
società
che
sogniamo
!
Hai
un
bel
dire
tu
che
sei
solo
.
Supponi
invece
che
il
destino
ti
abbia
unito
ad
un
'
altra
creatura
.
Tu
ami
una
donna
:
ella
ti
ama
e
non
è
libera
...
E
allora
mi
raccontò
.
L
'
aveva
incontrata
in
una
esposizione
:
poi
vi
si
erano
riveduti
.
Lettere
strane
avevano
seguìto
,
in
cui
ella
sfoggiava
uno
scetticismo
a
fior
di
pelle
e
una
falsa
esperienza
amorosa
presa
nei
romanzi
di
Bourget
.
In
fatto
era
una
povera
donna
.
Sposata
a
sedici
anni
con
un
banchiere
,
fin
dai
primi
mesi
s
'
era
accorta
che
non
aveva
nulla
di
comune
con
suo
marito
:
questi
l
'
obbligava
a
frequentare
assiduamente
la
società
e
,
sebbene
entrambi
indifferenti
alla
religione
,
ad
andare
in
chiesa
e
praticare
,
perché
ciò
conciliava
clienti
.
-
Doveva
far
da
insegna
alla
ditta
,
capisci
!
Ed
era
vissuta
con
lui
dieci
anni
.
Ma
quante
cose
in
tutto
questo
tempo
!
Ella
aveva
letto
molti
romanzi
,
visitato
molti
musei
:
s
'
era
annoiata
mortalmente
.
Aveva
tentato
distrarsi
colla
vita
mondana
:
aveva
tentato
di
amare
ed
era
stata
disgustata
fin
dai
primi
flirts
.
Aveva
fatto
della
beneficenza
...
Egli
s
'
era
manifestato
a
lei
come
un
uomo
che
sa
quello
che
vuole
.
"
Se
vi
amerò
,
-
le
aveva
scritto
-
cioè
se
vi
farete
amare
,
vi
proporrò
di
abbandonare
la
vostra
casa
e
venir
con
me
"
.
E
si
erano
amati
.
Egli
aveva
giurato
di
non
darle
un
bacio
se
non
quando
fosse
affatto
sua
.
Poi
era
stato
vinto
dalla
foga
dell
'
amore
di
lei
e
dal
proprio
desiderio
.
Si
erano
incontrati
.
Ella
era
perfino
venuta
a
trovarlo
fugacemente
in
soffitta
:
era
la
figurina
vestita
di
nero
che
io
avevo
intravista
una
volta
nel
corridoio
.
-
Hai
veduto
la
Diana
del
Louvre
?
Io
ne
ho
una
fotografia
.
È
lei
,
svelta
,
risoluta
,
lottatrice
.
La
mia
vera
compagna
.
E
che
anima
!
L
'
ho
tratta
io
dalla
scorza
di
scetticismo
e
di
frivolezza
che
le
si
era
appiccata
intorno
!
Un
'
intelligenza
più
libera
della
mia
,
infinitamente
più
diritta
e
logica
.
Strano
com
'
è
sana
questa
donna
,
che
venne
fuori
da
una
famiglia
borghese
,
figlia
d
'
un
professore
di
latino
,
e
stette
dieci
anni
in
un
ambiente
come
quello
!
E
gli
occhi
di
Quibio
luccicavano
.
Parlava
sommesso
,
facendo
un
grande
sforzo
per
contenere
la
felicità
che
lo
riempiva
,
ma
s
'
interrompeva
ad
ogni
tratto
come
se
gli
mancasse
il
respiro
e
il
cuore
gli
saltasse
in
gola
.
-
Ebbene
,
-
proruppe
oscurandosi
d
'
improvviso
-
sai
che
cosa
mi
aspetto
?
Ella
è
troppo
franca
ora
,
e
troppo
audace
:
farà
una
grossa
imprudenza
e
nascerà
uno
scandalo
.
Io
le
ho
proposto
di
partire
subito
,
e
stasera
dovevamo
passar
la
frontiera
.
Ella
chiede
alcuni
giorni
di
tempo
.
Perché
?
Ah
,
le
donne
sono
troppo
intente
ai
particolari
,
alla
pratica
:
son
sicuro
che
si
preoccupa
dei
mezzi
di
sussistenza
e
vuol
portare
qualcosa
della
sua
dote
,
o
che
so
io
!
Tempo
perduto
e
adito
ai
sospetti
!
-
Che
cosa
ti
potrebbe
accadere
se
si
sapesse
?
-
chiesi
io
.
-
A
me
nulla
,
per
ora
.
Ma
a
lei
?
E
se
ci
cogliessero
insieme
,
un
processo
,
la
prigione
...
che
a
me
non
fa
niente
.
Ma
a
lei
?
-
Credi
che
un
uomo
simile
provocherebbe
uno
scandalo
?
Eravamo
giunti
al
ponte
Isabella
.
Il
Po
,
nero
,
immobile
,
moltiplicava
nelle
sue
acque
,
come
interminabili
collane
di
perle
,
i
globi
elettrici
sospesi
sulle
rive
.
La
tranvia
affollata
ci
portava
rapidamente
verso
il
centro
della
città
.
Un
po
'
di
nebbia
che
smorzava
la
luce
delle
vie
rendeva
più
intensa
quella
del
carrozzone
,
che
pareva
una
sala
procedente
rapida
in
mezzo
a
un
deserto
.
Tutta
quella
gente
,
seduti
uno
in
faccia
agli
altri
,
si
guardavano
in
viso
alternativamente
:
celava
forse
ciascuno
la
sua
pena
o
la
sua
felicità
?
Quibio
s
'
era
rasserenato
,
attratto
subito
dalle
fisionomie
,
ch
'
egli
esaminava
senza
volerlo
;
poi
chiuse
gli
occhi
come
assorto
in
se
stesso
.
In
borgo
San
Donato
la
luce
era
più
rara
e
la
nebbia
più
fitta
.
Io
aprii
la
porta
di
casa
e
salimmo
adagio
.
Accendevamo
un
zolfanello
dopo
l
'
altro
.
Sul
primo
pianerottolo
un
uomo
si
schermì
,
appoggiandosi
ad
una
statua
ficcata
in
una
nicchia
.
Lo
guardammo
curiosi
.
Al
secondo
,
sostammo
come
per
lasciarlo
passare
.
Allora
egli
chiese
,
con
una
cortesia
ironica
,
chi
di
noi
fosse
il
signor
Quibio
.
-
Io
-
disse
il
pittore
con
un
tremito
.
-
Salga
,
-
aggiunse
l
'
uomo
-
c
'
è
gente
lassù
che
l
'
aspetta
.
Quibio
strinse
i
pugni
,
poi
riprese
a
salire
rapidamente
.
-
Chi
può
essere
?
-
dissi
:
e
pensavo
a
lei
.
-
Oh
no
-
diss
'
egli
indovinando
.
-
È
un
tranello
!
Avevi
ragione
testé
!
E
io
non
ci
pensavo
!
Vedi
come
ci
si
sbarazza
facilmente
d
'
un
uomo
!
Davanti
alla
porta
della
sua
soffitta
un
altro
uomo
attendeva
:
aprì
la
giacca
e
mostrò
la
sciarpa
:
-
Veniamo
per
una
perquisizione
...
Quibio
aperse
,
si
gettò
sul
letto
,
tuffò
la
faccia
nei
cuscini
e
pianse
come
un
bambino
.
Mi
si
mandò
fuori
.
Rimasi
sul
balcone
ad
attendere
.
Non
ebbi
molto
da
aspettare
:
di
lì
a
poco
sentii
dei
passi
nel
corridoio
.
Uno
portava
la
candela
.
Seguiva
Quibio
,
che
mi
abbracciò
con
un
singhiozzo
represso
,
e
discese
lentamente
con
essi
.
Io
entrai
nella
mia
soffitta
,
mi
spogliai
:
presi
il
mio
manoscritto
,
me
lo
posi
sul
petto
sotto
la
flanella
,
e
mi
buttai
sul
letto
,
avvilito
,
indolenzito
come
se
mi
avessero
battuto
.
XIII
.
Ci
sono
veramente
degli
uomini
cattivi
?
Molti
opprimono
direttamente
il
loro
prossimo
per
il
proprio
interesse
,
ma
non
senza
rimorso
.
Esistono
veramente
coloro
che
fanno
il
male
per
il
male
,
torturano
un
miserabile
con
una
vera
voluttà
?
Io
non
so
.
Ma
se
esistono
,
non
possono
essere
che
un
fenomeno
artificiale
,
una
corruzione
dell
'
uomo
operata
dall
'
uomo
stesso
.
Esistono
sopra
tutto
in
una
categoria
di
persone
che
è
autorizzata
ad
essere
o
mostrarsi
malvagia
.
La
giustizia
della
legge
è
una
cosa
teorica
.
ora
l
'
uomo
opera
non
come
una
forza
considerata
geometricamente
,
mi
spiego
?
ma
come
un
essere
di
sentimento
.
Io
potrei
immaginare
,
con
molta
buona
volontà
,
in
un
giudice
un
'
imparzialità
di
bilancia
di
precisione
,
ma
negli
esecutori
no
.
La
giustizia
e
la
vendetta
per
i
cervelli
grossi
sono
la
stessa
cosa
.
Queste
considerazioni
mi
sorgevano
nel
cervello
dopo
una
visita
ormai
inaspettata
che
mi
destò
l
'
indomani
.
Un
delegato
e
un
questurino
,
bussato
gentilmente
,
entrarono
e
mi
chiesero
il
permesso
di
fare
una
perquisizione
.
In
tutta
la
notte
avrei
potuto
trafugare
un
carro
di
documenti
,
e
la
mia
premura
a
indossare
un
pastrano
non
diede
loro
alcun
sospetto
.
Sulla
faccia
del
questurino
non
era
che
una
goffa
aria
di
autorità
e
di
presunzione
,
su
quella
del
delegato
,
fina
e
dalle
labbra
sottilissime
,
una
ostentazione
di
gentilezza
affatto
maligna
.
Né
l
'
uno
né
l
'
altro
erano
l
'
effigie
nivea
della
giustizia
.
Mi
sequestrarono
,
indovinate
che
cosa
!
Il
pane
altrui
di
Turghenieff
,
La
nuova
Repubblica
di
Wells
,
e
una
gran
quantità
di
bozze
,
sebbene
fosse
stampato
su
ogni
pacco
Società
Ed
.
Scientifica
.
Poi
se
ne
andarono
,
persuasi
forse
d
'
avermi
nel
sacco
.
Infatti
-
proseguiva
il
mio
pensiero
,
mentre
mi
palpavo
sul
petto
il
manoscritto
salvato
-
degli
uomini
profondamente
malvagi
esistono
:
essi
divengono
tali
perché
il
sentimento
generale
a
loro
riguardo
è
appunto
questo
,
che
debbano
mostrarsi
terribili
castigatori
dei
birbanti
.
Ora
,
supponiamo
che
in
un
dato
luogo
non
esistessero
più
birbanti
:
il
desiderio
di
costoro
li
farebbe
nascere
.
Non
sento
io
che
il
desiderio
del
bene
fa
nascere
,
intorno
alle
persone
che
veramente
ispirano
il
bene
,
una
quantità
di
buone
azioni
?
Esiste
una
reciproca
suggestione
.
Sognate
azioni
malvagie
e
ne
vedrete
sorgere
intorno
a
voi
.
Chiamate
uno
ladro
e
ruberà
,
dice
il
proverbio
.
E
talvolta
basta
un
bruscolo
per
far
cadere
un
disgraziato
in
una
contravvenzione
,
che
porta
una
recidiva
,
che
suggerisce
un
delitto
,
e
via
di
seguito
.
Intanto
ecco
il
caso
mio
.
Comunque
,
io
sarò
notato
fra
gli
individui
sospetti
:
supposto
che
il
delegato
sia
convinto
dai
superiori
sulla
mia
innocuità
,
nessuno
si
curerà
di
convincerne
il
questurino
.
Per
lui
dunque
io
sono
un
individuo
pericoloso
:
lo
sarò
domani
per
il
suo
compagno
e
posdomani
per
tutti
i
questurini
del
Borgo
San
Donato
.
Ogni
mio
atto
sarà
spiato
,
seguito
,
interpretato
sempre
in
un
senso
.
Un
giorno
avviene
una
dimostrazione
,
uno
sciopero
:
io
torno
a
casa
dalla
tipografia
e
m
'
incontro
con
gli
scioperanti
:
mi
s
'
agguanta
,
se
non
mi
si
è
già
messo
al
sicuro
prima
.
Alcuni
giorni
di
prigione
mi
esasperano
:
le
mie
idee
diventano
sentimenti
,
poi
discorsi
,
poi
azioni
..
Ma
quel
buon
amico
mio
!
Nessun
mezzo
gli
restava
per
cancellar
la
macchia
che
la
Questura
vedeva
in
lui
,
fuorché
farsi
prete
o
frate
.
Invece
egli
s
'
era
innamorato
d
'
una
donna
d
'
altri
.
Ed
era
bastata
una
vaga
denunzia
per
farlo
richiudere
in
prigione
.
Certo
gli
acidi
del
suo
mestiere
potevano
venire
scambiati
per
miscugli
tonanti
!
Due
giorni
dopo
ricevetti
una
lettera
di
lui
:
la
inserisco
tra
questi
fogli
:
Caro
Martino
,
"
Ti
affido
i
miei
lavori
,
che
pregoti
far
tenere
,
disegni
,
lastre
e
fogli
tirati
,
a
Mr
Carlo
Chedda
,
artiste
peintre
,
67
,
rue
Lépic
,
Paris
XVIII
.
Spero
uscir
presto
:
é
stato
qui
il
deputato
del
Borgo
:
affidiamoci
alle
autorità
una
volta
tanto
:
egli
è
socialista
...
ministeriale
.
Ricorda
quello
che
t
'
ho
raccontato
di
lei
e
tienmi
informato
di
tutto
ciò
che
potrai
sapere
.
"
Ti
abbraccio
con
tutta
l
'
anima
.
QUIBIO
"
.
"
Indirizzo
:
On
.
Fabio
Ansaldi
,
presso
Il
Popolo
"
.
Eccomi
d
'
improvviso
mescolato
a
un
dramma
,
pensai
non
senza
paura
,
e
forse
ad
un
processo
.
Non
essendo
mai
stato
preso
,
neanche
come
testimonio
,
negli
ingranaggi
intimi
della
macchina
sociale
,
perfino
la
conoscenza
d
'
un
rappresentante
del
popolo
mi
dava
soggezione
,
figuriamoci
poi
d
'
un
magistrato
!
Unico
bene
reale
della
relativa
libertà
in
cui
viviamo
è
,
per
mio
conto
,
di
poter
essere
solo
e
ignorato
perfino
all
'
agente
delle
tasse
.
La
sera
una
donna
mi
attendeva
all
'
uscio
della
soffitta
.
Ella
mi
porse
un
biglietto
:
-
Son
venuta
oggi
,
-
mi
disse
-
alle
quattro
.
Ma
non
l
'
ho
trovata
.
Faccia
subito
quello
che
è
detto
lì
dentro
,
perché
il
treno
parte
alle
undici
.
Apersi
con
un
tremito
nelle
mani
.
Calligrafia
di
donna
:
ecco
:
Gentilissimo
Signore
,
"
Che
dirà
del
mio
ardire
?
Ma
io
ho
in
Lei
la
stessa
fiducia
che
ha
posta
il
mio
amico
Quibio
,
ora
così
crudelmente
colpito
.
Mi
aiuti
a
fare
ogni
possibile
per
lui
.
La
prego
,
intanto
,
di
raccogliere
tutti
gli
oggetti
ai
quali
egli
teneva
di
più
,
che
la
mia
domestica
porterà
subito
alla
stazione
.
Io
partirò
per
Parigi
stassera
alle
11,30
.
La
prego
pure
di
trovarsi
a
quell
'
ora
presso
il
treno
.
Prima
che
si
mova
,
s
'
avvicini
alla
donna
vestita
di
nero
che
Le
porgerà
un
libro
.
Occorrerebbe
ch
'
Ella
lo
consegnasse
per
Quibio
al
deputato
Ansaldi
.
"
Mi
perdoni
:
è
un
gran
servigio
che
imploro
da
Lei
in
nome
dell
'
amico
suo
.
E
La
ringrazio
"
.
Quali
erano
le
cose
a
cui
egli
teneva
di
più
?
Riempii
la
sua
valigia
dei
rami
già
toccati
,
dei
disegni
,
di
tutte
le
carte
che
potei
scoprire
:
non
bastando
,
riempii
la
valigia
mia
.
Scesi
con
la
donna
,
la
feci
salire
con
esse
su
una
vettura
.
Erano
le
otto
.
Andai
a
mangiare
un
boccone
,
poi
uscii
.
Avevo
la
febbre
.
Sentivo
,
insieme
ad
un
turbamento
puerile
,
una
specie
d
'
orgoglio
e
di
contentezza
d
'
esser
mescolato
ad
un
romanzo
,
io
che
avevo
passato
una
vita
così
grigia
!
In
due
anni
quanti
drammi
intorno
a
me
!
E
io
tiravo
innanzi
la
mia
vita
uguale
e
monotona
.
Ma
qualcosa
sarebbe
accaduto
a
me
pure
,
qualcosa
di
non
comune
:
io
mi
sentivo
chiamato
verso
qualche
atto
di
vita
o
di
morte
,
solitario
forse
,
ma
non
infecondo
.
Quando
mi
sarebbe
venuto
incontro
il
dramma
?
Stassera
stessa
,
forse
?
Comunque
,
io
mi
sentivo
eccitato
,
esaltato
,
come
se
fossi
stato
un
personaggio
di
questo
romanzo
d
'
amore
e
si
trattasse
della
vita
,
o
d
'
una
persona
che
mi
fosse
più
cara
della
vita
.
Passeggiai
alquanto
,
poi
entrai
a
prendere
un
caffè
.
Irresistibilmente
m
'
incamminai
verso
la
stazione
.
Entrai
al
caffè
Ligure
e
presi
un
'
altra
tazza
.
Afferrai
alcuni
giornali
un
dopo
l
'
altro
:
non
c
'
era
nulla
:
suicidii
,
assassinii
,
cronaca
,
appendice
...
Anch
'
io
finalmente
penetravo
in
un
mondo
fantastico
,
in
una
atmosfera
che
spira
e
s
'
agita
dentro
l
'
atmosfera
eguale
della
vita
di
tutti
i
giorni
:
ma
in
quella
vive
soltanto
la
passione
,
il
sacrificio
e
la
morte
.
E
mi
posi
a
scorrere
la
Stampa
della
sera
.
Vedevo
torbido
:
mi
colpivano
gli
occhi
qua
e
là
i
titoli
delle
rubriche
:
I
volontari
della
morte
!
...
Sì
,
e
perché
?
...
E
questo
giornalista
che
ha
trovato
un
sì
bel
titolo
di
rubrica
da
poter
collocare
là
accanto
al
listino
della
borsa
!
La
vita
è
in
ribasso
...
L
'
importazione
degl
'
italiani
al
Capo
...
L
'
importazione
!
...
bellissimo
.
Un
attentato
contro
lo
Scià
di
Persia
...
ecco
un
altro
volontario
...
Povero
folle
!
Ah
,
L
'
attentato
è
smentito
...
"
Nella
calca
un
individuo
poveramente
vestito
si
spinse
verso
la
carrozza
,
ma
fu
travolto
dai
cavalli
...
Lo
Scià
fu
molto
impressionato
...
L
'
individuo
portava
in
mano
una
supplica
...
"
.
Levai
gli
occhi
dal
giornale
.
Una
commozione
violenta
m
'
aveva
invaso
:
m
'
asciugai
gli
occhi
senza
farmi
scorgere
e
appoggiai
la
fronte
sulle
mani
.
Ero
come
stordito
:
le
tempia
mi
facevano
un
rumore
di
un
torrente
o
di
un
treno
in
moto
,
e
tutte
le
mie
membra
s
'
appesantivano
,
con
questo
spaventevole
tumulto
nel
cervello
.
Ad
un
tratto
sentii
come
uno
schianto
.
Un
'
immagine
passò
come
un
lampo
in
fondo
ai
miei
occhi
.
Ero
io
là
in
quella
calca
...
mi
avventavo
...
E
cominciai
a
guardare
le
persone
intorno
a
me
,
temendo
anche
mi
osservassero
:
molte
sorbivano
il
loro
caffè
e
leggevano
la
loro
Stampa
con
beatitudine
o
noia
:
ma
certe
altre
,
con
fisionomie
incisive
,
con
occhi
oscuri
sotto
la
luce
piovente
dall
'
alto
,
dovevano
covare
qualcosa
in
petto
!
E
subito
le
pareti
,
la
sala
del
Ligure
mi
parvero
diverse
,
o
forse
non
le
avevo
mai
esaminate
.
Con
tante
lampade
gli
angoli
erano
oscuri
o
si
oscuravano
quando
vi
guardavo
,
e
le
porte
s
'
aprivano
sulle
tenebre
...
Uscii
.
Sulla
piazza
della
stazione
le
tranvie
piene
di
luce
s
'
incrociavano
,
suscitando
scintille
lungo
i
fili
e
lungo
le
rotaie
nell
'
aria
umida
:
sotto
i
portici
una
folla
passava
in
un
via
vai
interminabile
.
L
'
orologio
della
gran
facciata
segnava
le
9
e
mezzo
.
Allora
mi
posi
a
camminare
forte
verso
il
Po
.
Gli
alberi
parevano
chinarsi
sotto
l
'
umidità
,
che
pioveva
dal
cielo
e
m
'
immollava
i
panni
.
Sul
ponte
di
ferro
un
po
'
di
nebbia
era
sospesa
lungo
le
acque
.
Due
lumi
erravano
proprio
nel
mezzo
del
fiume
:
dovevano
essere
due
barche
invisibili
,
che
or
s
'
approssimavano
,
or
s
'
allontanavano
.
Anche
nel
seno
gelido
del
Po
quante
disperazioni
s
'
erano
rifugiate
!
Che
cosa
cercavano
quei
due
lumi
?
Tornai
lentamente
.
M
'
avvicinai
alla
stazione
.
Molte
carrozze
giungevano
.
Guardai
da
lontano
sotto
la
tettoia
dei
Depositi
e
non
ci
vidi
nessuno
.
Presi
un
biglietto
d
'
entrata
e
mi
ficcai
tra
la
folla
.
Non
osai
mostrarmi
presso
il
treno
di
Modane
,
finché
non
sentii
i
primi
gridi
:
Partenza
!
Allora
m
'
avvicinai
e
attesi
che
chiudessero
gli
sportelli
Mi
tenevo
accanto
al
primo
carrozzone
e
guardavo
indietro
.
Una
figurina
vestita
di
nero
,
con
gran
feltro
in
capo
,
si
sporse
da
un
finestrino
di
seconda
,
parve
guardarmi
,
poi
si
ritrasse
tosto
.
Mi
sentivo
battere
il
cuore
come
se
stesse
per
rompersi
,
ma
giravo
intorno
lo
sguardo
e
la
persona
,
con
noncuranza
,
tenendo
d
'
occhio
quel
carrozzone
.
La
macchina
fischiò
,
le
catene
si
tesero
con
forti
scosse
.
Allora
la
figurina
si
sporse
di
nuovo
e
guardò
me
direttamente
:
io
mi
avvicinai
e
presi
un
oggetto
che
ella
mi
porse
:
-
Buona
permanenza
,
signor
Stanga
!
Io
mi
volsi
,
già
lontano
:
ella
mi
tendeva
la
mano
,
ma
non
osai
tornare
indietro
.
Feci
una
grande
scappellata
,
e
uscii
prima
che
il
treno
fosse
fuor
della
tettoia
.
Che
cosa
aveva
pensato
la
signora
della
mia
goffaggine
?
Le
avevo
strappato
il
libro
come
un
ladro
.
Avevo
intraveduto
nel
carrozzone
la
domestica
che
m
'
aveva
portato
il
biglietto
perché
non
aveva
fatto
porgere
il
libro
da
lei
?
Evidentemente
aveva
voluto
darmi
un
segno
di
gentilezza
e
di
gratitudine
.
E
io
non
le
avevo
neanche
detto
:
"
Buon
viaggio
!
"
.
Senza
dubbio
la
mia
parte
nel
romanzo
era
mancata
.
Giunto
a
casa
,
volli
aprire
il
volumetto
che
era
legato
da
nastro
nero
.
Ma
soltanto
la
copertina
si
apriva
:
la
massa
interna
era
un
cofanetto
chiuso
.
Debbo
dire
che
ebbi
un
senso
di
delusione
?
Mi
parve
d
'
essere
piombato
in
pieno
romanticismo
.
Forse
là
dentro
non
c
'
era
nulla
d
'
importante
,
qualche
ricordo
d
'
amore
,
dei
fiori
...
Ma
un
pensiero
opposto
m
'
assalì
subito
.
Del
danaro
forse
.
Ebbene
,
perché
no
?
Ma
quel
danaro
e
la
cura
di
tutte
le
piccole
cose
erano
state
causa
della
rovina
di
Quibio
...
Il
giorno
dopo
mi
recai
di
buon
ora
alla
tipografia
,
non
senza
un
sospetto
che
lo
sciopero
,
che
serpeggiava
negli
stabilimenti
della
città
,
fosse
stato
esteso
anche
a
noi
e
proclamato
la
sera
precedente
.
Infatti
ero
ancora
lontano
d
'
un
isolato
,
che
mi
s
'
appressa
un
compagno
correttore
,
con
aspetto
ostile
:
-
Oggi
non
si
lavora
...
Spero
che
non
vorrai
tradirci
!
-
Tutt
'
altro
,
-
risposi
tosto
,
mentre
m
'
accorgevo
che
altri
pure
,
sparsi
qua
e
là
,
mi
osservavano
astiosamente
.
E
anch
'
io
sentii
subito
che
le
mie
mani
m
'
imbarazzavano
e
le
nascosi
nelle
tasche
,
com
'
essi
.
Una
guardia
ci
passò
accanto
squadrandoci
:
sulla
porta
della
tipografia
un
gruppo
di
guardie
custodiva
l
'
ingresso
.
-
Oggi
c
'
è
un
comizio
al
teatro
Nazionale
.
Non
si
entra
senza
biglietto
.
Eccolo
.
Presi
il
foglio
che
il
compagno
mi
offriva
e
gli
voltai
le
spalle
.
Mi
era
scortese
perché
lo
aiutavo
sovente
a
correggere
le
parole
latine
?
Mi
accorgevo
che
il
mio
timido
isolamento
mi
aveva
accumulato
addosso
del
rancore
.
Eppure
io
mi
sentivo
attratto
verso
la
loro
miseria
troppo
inquieta
:
evidentemente
la
mia
simpatia
non
era
mai
riuscita
a
manifestarsi
...
Avevo
meco
il
cofanetto
che
intendevo
portare
,
nell
'
ora
libera
,
all
'on.Ansaldi
.
Ci
andai
subito
.
È
un
uomo
simpatico
,
alto
,
ricciuto
,
cogli
occhi
scintillanti
.
Guardò
il
cofanetto
ed
ebbe
un
sorriso
ironico
:
-
Tutti
misteriosi
questi
anarchici
!
Anche
lei
è
anarchico
?
-
Io
,
no
:
e
neanche
Quibio
.
-
Sul
serio
?
-
fece
egli
incredulo
.
-
Sul
serio
.
-
Be
'
,
questo
non
monta
:
alla
questura
è
segnalato
come
tale
,
sebbene
non
pericoloso
-
aggiunse
.
-
Ad
ogni
modo
lo
lasceranno
espatriare
alla
prima
occasione
senz
'
alcuna
difficoltà
.
È
cosa
certa
.
È
questo
che
lui
vuole
,
non
è
vero
?
-
aggiunse
con
un
fine
sorriso
.
-
Credo
-
diss
'
io
serio
.
-
Vorrebbe
andar
a
Parigi
da
certi
suoi
amici
artisti
.
E
mi
congedai
un
po
'
rassicurato
sulla
sorte
del
mio
amico
.
Ma
il
mio
pessimismo
riguardo
alla
polizia
è
atavistico
.
Tutti
i
proverbi
del
mio
villaggio
dicono
che
dalle
grinfe
della
giustizia
non
si
esce
vivo
.
Ho
torto
,
ma
è
un
istinto
.
E
la
sua
piccola
Diana
?
Laggiù
,
nella
gran
Babilonia
,
attende
,
attende
...
La
raggiungerà
egli
?
Lo
spero
.
Entrambi
avevano
una
sì
gran
fiducia
nella
loro
stella
,
da
veri
fatalisti
!
Forse
chi
vuol
essere
felice
,
ha
grandi
probabilità
di
pervenirvi
...
Avea
veramente
un
viso
bellissimo
e
fiero
la
sua
Diana
lottatrice
!
Ma
c
'
è
lotta
possibile
contro
tutti
,
contro
i
malvagi
e
i
deboli
e
gl
'
inerti
che
formano
la
società
,
piccola
Diana
?
Nel
pomeriggio
volli
andare
al
comizio
.
Oltre
a
un
migliaio
di
tipografi
,
v
'
assistevano
molti
lavoratori
d
'
altre
industrie
,
fra
i
quali
i
nostri
si
distinguevano
facilmente
per
una
maggior
coltura
esteriore
.
I
rappresentanti
dissero
ad
alta
voce
molte
cose
che
avevo
udite
e
riudite
dai
compagni
sulla
lotta
di
classe
,
su
la
conquista
del
pane
,
sul
miglioramento
delle
nostre
condizioni
...
Tutto
ciò
non
aveva
più
potere
di
commovermi
.
Ciascuno
di
quelli
che
s
'
alzavano
a
parlare
mi
pareva
che
diventasse
meschino
e
nullo
quand
'
usciva
dalla
folla
.
Ma
la
folla
mi
riempiva
d
'
un
senso
nuovo
.
Io
sentivo
ripercuotersi
in
me
le
sue
emozioni
come
se
ne
facessi
parte
:
ne
facevo
parte
:
era
come
se
io
diventassi
permeabile
,
penetrato
,
attraversato
dalle
onde
di
un
'
ira
,
di
un
'
aspirazione
,
d
'
una
passione
comune
,
enorme
,
in
cui
l
'
individuo
pareva
ad
istanti
naufragare
,
e
ad
istanti
si
esaltava
la
sua
potenza
.
Sentivo
tendersi
il
mio
torace
,
stringersi
i
miei
pugni
sino
ad
infiggermi
le
unghie
nelle
palme
...
Si
levasse
su
quel
palcoscenico
un
uomo
possente
,
e
tutta
quella
tensione
si
sarebbe
risolta
in
una
forza
da
sollevare
un
mondo
!
Il
popolo
ha
bisogno
d
'
uomini
grandi
e
la
sua
sostanza
,
sempre
sincera
e
sempre
rinnovata
,
è
ricca
di
germi
di
grandezza
.
Ma
i
falsi
grandi
non
li
lasciano
sorgere
.
Ricevetti
qualche
settimana
dopo
da
Quibio
un
biglietto
di
ringraziamento
.
Egli
si
mostrava
sereno
e
pieno
di
speranza
.
Il
fatto
di
aver
contribuito
in
qualche
modo
a
dargli
quella
contentezza
,
mi
commosse
fino
alle
lacrime
.
Poi
non
seppi
più
nulla
di
lui
.
Questo
mio
scritto
servirà
a
qualcosa
in
suo
favore
?
XIV
.
Lo
sciopero
era
cessato
il
giorno
dopo
.
Quando
ci
presentammo
alla
tipografia
,
parecchi
operai
erano
congedati
,
ed
io
fra
essi
.
Cinque
signorine
sedevano
allineate
dinanzi
a
cinque
nuove
macchine
:
pareva
si
gingillassero
colle
dita
sui
tasti
...
Rimasi
sconvolto
.
Uscii
e
trassi
un
gran
respiro
.
Ero
dunque
libero
?
Ma
la
mia
libertà
improvvisa
m
'
imbarazzava
assai
,
sebbene
possedessi
di
che
sopportare
senza
danno
una
disoccupazione
di
qualche
mese
.
Dopo
alcuni
giorni
mi
sentii
come
un
pesce
fuor
d
'
acqua
:
mi
pareva
che
ogni
passante
mi
rimproverasse
,
mi
disprezzasse
...
Una
breve
diversione
mi
distolse
dalla
cupa
tristezza
che
cominciava
a
impadronirsi
di
me
.
Una
sera
la
Biondina
mi
fermò
nel
corridoio
e
mi
pregò
di
seguirla
nella
sua
soffitta
.
Un
alito
di
gentilezza
spirava
dai
mille
oggettini
raccolti
in
quel
piccolo
spazio
.
Un
lettuccio
in
un
angolo
,
sotto
il
piovente
del
tetto
:
a
lato
presso
la
finestra
,
una
gabbietta
,
ove
due
canarini
addormentati
si
stringevano
l
'
un
contro
l
'
altro
su
un
piuolo
.
Negli
angoli
,
mensolette
con
statuine
di
gesso
e
sulla
testata
del
letto
una
Santa
Cecilia
di
Donatello
.
Sotto
la
finestra
una
macchina
da
cucire
.
Ella
mi
porse
una
sedia
,
poi
si
volse
a
frugare
nel
suo
tavolino
da
lavoro
e
ne
trasse
un
quaderno
legato
con
un
nastrino
rosso
:
-
Questo
è
il
manoscritto
di
Crastino
-
disse
,
porgendomelo
con
un
gesto
come
toccasse
una
cosa
sacra
.
-
Ah
!
-
non
potei
a
meno
di
esclamare
.
-
Immaginavo
che
doveva
essere
in
salvo
:
soltanto
non
pensavo
...
-
E
a
chi
doveva
affidarlo
egli
?
-
disse
guardandomi
con
rimprovero
.
-
È
vero
!
-
risposi
,
riflettendo
a
quello
ch
'
ella
era
stata
per
lui
.
Alcuni
mesi
erano
bastati
per
una
donna
ad
acquistar
tutti
i
diritti
;
perché
nessuno
nella
vita
doveva
avergli
dato
quanto
lei
in
quel
breve
tempo
.
Osservavo
la
ragazza
:
era
dimagrita
assai
,
il
che
le
scopriva
marcatamente
la
forma
del
viso
ch
'
era
d
'
una
gran
purezza
:
la
lucerna
le
disegnava
fortemente
la
fronte
e
gli
zigomi
,
mettendole
molta
ombra
negli
occhi
,
che
ardevano
come
per
febbre
ed
acquistavano
una
profondità
d
'
espressione
quale
non
si
poteva
immaginare
nella
bimba
espansiva
e
incurante
che
appariva
prima
.
-
Lei
sa
certamente
quanto
può
costare
la
stampa
di
questo
libro
;
dev
'
essere
bello
,
s
'
intende
:
come
questo
qui
.
E
mi
trasse
da
una
piccola
scansia
dietro
le
mie
spalle
il
primo
libro
di
Crastino
.
Era
in
compagnia
dei
Miserabili
,
dell
'
Odissea
,
dell
'
Eneide
,
della
Gerusalemme
.
-
Questi
me
li
ha
dati
lui
-
disse
,
vedendomi
esaminare
i
libri
nella
loro
modesta
ma
pulita
legatura
;
-
li
ho
letti
:
qualche
volta
me
ne
leggeva
lui
dei
canti
interi
.
Ah
,
che
musica
!
Lui
mi
buttò
via
tutti
i
miei
romanzi
e
mi
lasciò
soltanto
i
Miserabili
.
Questo
qui
,
come
mi
ha
commossa
!
Quelle
storie
-
aggiunse
indicando
i
poemi
-
sono
molto
belle
e
divertenti
,
ma
non
fanno
piangere
...
Adesso
però
non
posso
aprirli
senza
sentirmi
un
gruppo
al
cuore
,
perché
sento
la
sua
voce
,
che
legge
in
un
modo
tanto
stanco
e
dolce
...
Ma
mi
dica
dunque
,
quanto
può
costare
?
-
Da
tre
a
quattrocento
lire
.
Ella
mi
guardò
spaventata
,
poi
le
si
riempirono
gli
occhi
di
lagrime
:
-
Io
non
avrò
mai
trecento
lire
.
Non
potei
far
a
meno
di
sorridere
:
-
Ma
non
poteva
lei
consigliarsi
con
qualche
amico
,
parlarne
coll
'
editore
?
-
Sì
?
Lui
mi
ha
detto
tante
cose
di
lei
!
Le
voleva
molto
bene
:
non
mi
parlava
che
di
lei
:
diceva
che
era
un
filosofo
.
Voleva
che
mi
consigliassi
con
lei
e
con
la
dottoressa
che
venne
qui
di
poi
.
Ma
io
avrei
voluto
farlo
tutto
da
me
:
fargli
questo
regalo
dopo
morto
.
Ah
se
fosse
mio
,
tutto
mio
!
Per
questo
ho
aspettato
tanto
prima
di
parlargliene
...
-
Bene
,
-
diss
'
io
,
commosso
-
io
sono
a
sua
disposizione
per
un
anticipo
allo
stampatore
,
se
lei
accetta
...
Ma
pensi
un
po
'
:
l
'
editore
,
se
lei
glielo
porta
,
lo
stamperà
senza
costo
di
spesa
,
anzi
dandole
un
tanto
per
cento
sul
guadagno
,
che
sarà
importante
,
poiché
Crastino
adesso
ha
una
fama
:
avrà
un
posto
nella
poesia
italiana
.
Ella
mi
guardò
tra
offesa
e
intimorita
:
-
Vendere
,
guadagnare
!
Ma
come
può
lei
parlare
così
?
Ma
c
'
è
il
suo
sangue
,
qui
,
la
sua
vita
,
ed
anche
la
mia
!
Ah
!
Lei
non
può
capire
!
Lo
legga
,
lo
legga
...
Io
lo
sentirò
fino
alla
morte
.
È
tutto
quello
che
mi
ha
contato
dei
suoi
dolori
,
tutto
l
'
amore
per
sua
sorella
:
e
poi
...
mio
povero
amore
,
povero
amore
!
E
si
pose
a
piangere
disperatamente
.
Io
la
lasciai
sfogarsi
un
momento
.
Tutta
la
sua
persona
,
smagrita
,
era
scossa
dai
singhiozzi
.
I
capelli
,
scioltisi
,
le
inondavano
la
faccia
:
notai
che
la
gran
capigliatura
bionda
era
tagliata
poco
più
sotto
le
spalle
.
-
Ascolti
un
momento
,
la
prego
-
feci
io
.
-
Ci
penseremo
meglio
.
Possiamo
benissimo
stamparlo
a
nostre
spese
:
quello
che
si
ricava
andrà
per
una
tomba
conveniente
al
nostro
povero
amico
.
Io
leggerò
subito
il
libro
:
domattina
glielo
riporto
.
Ella
si
volse
a
me
tutta
racconsolata
.
Le
strinsi
la
mano
commosso
e
uscii
.
Quello
che
soffersi
e
piansi
quella
notte
è
indicibile
.
Che
cosa
orrenda
la
vita
,
se
un
essere
può
soffrire
come
ha
sofferto
quel
povero
fanciullo
:
che
cosa
terribile
l
'
arte
,
che
condanna
un
uomo
a
frugare
,
rivoltare
,
lavorare
questo
dolore
come
se
fosse
una
creta
da
cui
deve
uscire
la
statua
!
Che
orribile
dono
la
poesia
!
Per
questi
esseri
è
una
maledizione
,
uno
strumento
che
intensifica
la
sofferenza
.
Io
non
ho
mai
sofferto
de
'
miei
dolori
più
roventi
,
de
'
miei
desiderii
d
'
amore
frustrati
,
quanto
ho
sofferto
per
la
visione
di
questa
esistenza
disumanamente
infelice
...
Eppure
io
l
'
avevo
sentito
esclamare
con
voce
costernata
:
"
Vivere
,
vivere
!
...
Troppo
tardi
!
Troppo
tardi
!
"
Dunque
aveva
desiderato
la
vita
,
ci
s
'
era
aggrappato
alla
fine
con
tutte
le
forze
.
Effetto
delle
mie
teorie
?
No
.
Bastò
che
in
una
vita
d
'
inferno
entrasse
uno
sguardo
di
donna
!
Questo
ha
potuto
fare
quella
semplice
creatura
,
solo
perché
era
una
donna
:
egli
si
è
sentito
per
un
momento
saldo
,
forte
,
completo
,
uomo
:
ha
cantato
il
suo
breve
inno
alla
vita
,
poi
è
sparito
.
Un
poemetto
racconta
il
rapido
dramma
della
sorella
:
meditazioni
sulla
nascita
e
sulla
morte
,
l
'
aspettazione
d
'
una
vita
novella
uscita
da
un
seme
ignoto
,
ch
'
egli
carezzerebbe
con
un
'
interrogazione
inutile
negli
occhi
e
un
timore
nell
'
anima
,
il
timore
dello
sconosciuto
che
s
'
era
intruso
e
ingrandirebbe
fra
sua
sorella
e
lui
.
Il
poemetto
finiva
lì
.
La
morte
di
lei
non
ha
lasciato
che
vaghi
e
cupi
echi
in
alcune
poesie
di
solitudine
e
di
morte
,
ove
il
senso
del
mistero
ha
risonanze
di
terrore
.
Una
collana
di
sonetti
densi
e
per
me
alquanto
oscuri
racchiude
in
brevi
sintesi
i
concetti
moderni
della
vita
umana
:
espansione
libera
dell
'
infanzia
,
rivelazione
scientifica
della
vita
,
l
'
iniziazione
dell
'
amore
,
la
fusione
di
due
esseri
,
la
propagazione
della
esistenza
nello
spazio
e
nel
tempo
,
ai
contemporanei
e
ai
posteri
:
idee
astratte
,
rese
sensibili
con
parole
viventi
,
più
che
con
immagini
.
Qui
egli
mostra
veramente
la
via
della
poesia
di
domani
:
è
un
precursore
.
Poi
una
parte
s
'
inizia
con
un
'
esplosione
di
gioia
.
È
come
se
un
sole
presente
che
si
sentiva
dietro
una
cortina
di
nubi
invada
subitamente
una
landa
,
dissecchi
le
pozzanghere
e
tragga
dalla
terra
un
trionfo
di
vegetazione
.
Seguono
alate
poesie
d
'
amore
,
ove
una
figura
viva
si
disegna
,
si
colora
e
sorride
,
semplice
,
incolta
e
profonda
,
colla
freschezza
d
'
un
fiore
di
monte
.
L
'
incontro
nella
miserabile
cornice
delle
soffitte
,
mutate
nelle
cupole
e
nelle
guglie
d
'
una
cattedrale
:
due
vite
canore
,
aeree
,
e
l
'
una
gorgheggia
e
l
'
altra
piange
.
Io
non
rilessi
il
libro
,
ma
l
'
impressione
è
profondissima
in
me
,
la
visione
vivissima
.
Io
vedo
quel
piccolo
corpo
di
bimba
,
stretto
intorno
alle
membra
scarse
di
calore
del
mio
povero
amico
,
come
per
infondergli
la
gioia
,
e
nulla
ho
mai
veduto
né
immaginato
più
bello
di
quel
gruppo
.
Egli
parla
,
egli
affascina
la
piccola
cingallegra
,
colla
sua
musica
che
le
canterà
in
cuore
fino
alla
morte
,
ed
ella
ascolta
-
e
adora
:
adora
l
'
ignoto
che
splende
per
lei
in
quel
corpo
che
abbraccia
,
pallido
e
ardente
.
Al
mattino
,
appena
vidi
la
Biondina
aprir
la
finestra
,
metter
fuori
la
gabbietta
e
i
piccoli
vasi
,
serena
e
seria
come
se
la
fonte
del
riso
fosse
in
lei
esaurita
,
bussai
alla
sua
porta
.
Dovevo
aver
in
viso
la
riverenza
e
l
'
ammirazione
che
sentivo
dentro
,
perché
ella
sorrise
quasi
di
gratitudine
.
Accanto
a
lei
,
seduto
su
una
coperta
di
lana
stesa
sul
pavimento
,
era
un
bimbo
di
due
anni
,
con
una
scodella
fra
le
gambette
,
vuota
,
in
cui
rigirava
un
cucchiaio
che
portava
alle
labbra
inutilmente
.
-
Vede
che
ho
un
bambino
anch
'
io
-
disse
sorridendo
.
-
È
della
Minca
?
-
chiesi
.
-
Sì
:
gli
voglio
tanto
bene
.
Non
è
vero
che
è
bello
?
Lo
considerai
un
momento
:
bello
non
era
affatto
:
aveva
le
gote
molli
e
pallide
,
due
grandi
orecchie
e
una
bocca
enorme
dalle
labbra
di
mulatto
:
ma
gli
occhi
brillavano
,
fissi
su
me
,
come
due
carbonchi
.
-
Sì
,
è
bellino
-
risposi
.
-
Ho
pensato
tutta
la
notte
a
quel
che
lei
m
'
ha
detto
iersera
.
Gli
faremo
un
bel
monumento
come
quello
di
Silvio
Pellico
,
nel
camposanto
nuovo
.
So
io
,
chi
glielo
farà
:
io
andrò
dal
signor
Leonardi
e
gli
darò
il
libro
,
e
dirò
che
sono
io
...
-
Conosce
il
Leonardi
?
Quello
sì
che
può
farlo
,
un
bel
monumento
,
anche
con
un
piccolo
marmo
!
-
Sì
:
avevo
un
'
amica
che
è
stata
sua
modella
.
Poi
si
è
maritata
.
Una
volta
è
andata
da
lui
a
dirgli
che
il
suo
bimbo
era
morto
:
egli
ha
fatto
il
ritratto
e
gliel
'
ha
regalato
...
-
Il
libro
servirà
a
comprar
il
marmo
!
Vuol
andar
lei
dall
'
editore
?
È
necessario
parlarne
anche
alla
signorina
Lavriano
.
Io
ero
tormentato
da
un
'
interrogazione
.
Le
domandai
:
-
Senta
...
dove
sono
i
suoi
capelli
?
-
Li
ho
venduti
-
rispose
subito
,
turbata
,
ma
con
un
lievissimo
sorriso
.
-
Non
ci
credo
!
Ella
scoppiò
a
piangere
,
ma
con
in
faccia
uno
strano
miscuglio
di
pudore
e
di
gioia
:
-
Non
lo
sa
nessuno
-
confessò
.
-
Quanto
crede
mi
avrebbero
dato
?
Settanta
lire
m
'
ha
offerto
una
volta
il
parrucchiere
qui
abbasso
.
Erano
belli
,
non
e
vero
?
E
lui
li
amava
tanto
!
...
Prima
che
gli
chiudessero
la
cassa
...
La
Minca
non
se
n
'
accorse
affatto
.
Era
contenta
come
una
bimba
.
Io
mi
raffigurai
i
bei
capelli
sul
petto
del
povero
morto
.
Il
bimbo
rotolandosi
sulla
coperta
aveva
valicato
l
'
orlo
e
così
,
con
le
cosce
nude
sull
'
ammattonato
,
la
scodella
rovesciata
tra
i
piedi
,
mi
guardava
ridendo
.
-
Su
,
batuffolo
!
-
esclama
lei
togliendogli
la
scodella
e
ponendolo
a
sedere
sul
suo
letto
;
e
rivolta
a
me
:
-
Ha
due
anni
suonati
e
non
cammina
ancora
.
A
proposito
,
sa
che
l
'
Ubriaco
è
in
prigione
?
Lei
che
ha
dei
mezzi
dovrebbe
aiutare
la
Minca
.
Finirà
male
:
ho
paura
che
impazzisca
o
ne
faccia
una
cattiva
.
-
Perché
l
'
hanno
messo
in
prigione
?
-
L
'
hanno
preso
per
un
manutengolo
:
era
sull
'
angolo
di
via
Bonzanigo
mentre
i
ladri
scassinavano
il
negozio
del
gioielliere
:
forse
li
conosceva
:
qui
siamo
costretti
a
conoscere
anche
i
ladri
e
le
donne
disgraziate
...
O
non
li
conosceva
affatto
.
Quella
povera
donna
!
Le
monache
di
Santa
Zita
le
portano
qualcosa
,
e
poi
i
ragazzi
vanno
al
Pane
Quotidiano
tutti
i
giorni
.
Lei
non
mangia
più
:
bisogna
metterle
il
boccone
in
bocca
.
Io
voglio
occuparmi
del
piccino
,
ma
e
gli
altri
due
?
Notu
ha
nove
anni
,
l
'
altra
,
una
bimbetta
mezzo
scema
,
ne
ha
sei
.
Adesso
lei
guadagna
,
sapete
quanto
?
sei
lire
al
mese
,
a
far
la
camera
d
'
un
impiegato
del
lotto
al
quarto
piano
.
Qualche
mese
fa
aveva
molte
camere
da
fare
e
riusciva
a
metter
insieme
fino
a
trenta
soldi
al
giorno
.
Quando
le
hanno
messo
in
prigione
il
marito
,
nessuno
ha
più
voluto
saperne
,
eccetto
quel
giovine
del
lotto
che
forse
non
lo
sa
ancora
o
che
sarà
un
socialista
...
Figuriamoci
:
moglie
d
'
un
ubriacone
,
pazienza
,
ma
di
un
ladro
!
Non
è
vero
,
Gip
?
-
seguitò
,
baciando
il
bimbo
.
-
Adesso
le
domando
io
se
questo
innocente
deve
saperne
qualcosa
,
lui
!
Ad
un
tratto
sbarrò
gli
occhi
guardando
fuori
,
sul
tetto
.
Mi
volsi
da
quella
parte
:
un
piccolo
spazzacamino
era
sbucato
da
un
abbaino
,
s
'
era
piantato
cogli
scarponi
su
la
cresta
,
poco
lontano
dalla
mia
soffitta
,
e
girava
lo
sguardo
sicuro
tutt
'
intorno
.
-
Per
quello
là
non
c
'
è
da
aver
paura
-
osservò
la
ragazza
.
-
Si
ricorda
del
Notu
?
Che
spavento
!
Lo
spazzacamino
si
scioglieva
la
corda
dai
fianchi
,
deponeva
la
raspa
,
indi
,
inerpicatosi
su
un
comignolo
,
vi
faceva
scendere
la
sua
spazzola
di
ferro
,
poi
ne
la
ritraeva
con
tutta
forza
.
Il
cielo
era
cosparso
di
nuvole
argentee
investite
dal
vento
,
e
mentre
esse
movevano
compatte
,
pareva
che
la
piccola
figura
nera
e
il
comignolo
e
il
tetto
navigassero
in
un
moto
lento
che
dava
la
vertigine
.
-
E
quel
povero
bimbo
lì
!
Chi
sa
dove
ha
la
mamma
:
dicono
che
ci
sono
delle
mamme
che
li
vendono
,
li
dànno
a
nolo
per
tre
o
quattr
'
anni
...
Che
orrore
!
E
la
giustizia
lascia
fare
tutto
questo
?
-
La
giustizia
?
Chi
è
la
giustizia
,
buona
figliola
?
Insomma
lei
è
una
piccola
socialista
,
eh
?
-
Io
?
-
rispose
ella
guardandomi
curiosamente
.
-
Crede
lei
?
Vorrei
bene
essere
qualche
cosa
,
ma
non
sono
niente
.
Vigi
diceva
bene
che
ero
...
non
so
più
che
cosa
...
Ha
letto
?
Che
belle
cose
,
eh
?
Io
ero
umiliata
,
prima
,
davanti
a
lui
:
ma
lui
mi
diceva
soltanto
che
fossi
bella
e
che
sorridessi
,
e
che
gli
bastava
.
Mi
contemplava
delle
ore
intere
ed
io
m
'
inquietavo
per
paura
che
non
mi
trovasse
come
mi
voleva
,
ma
poi
lo
vedevo
così
felice
!
Io
sono
sicura
che
non
mi
guardava
me
,
ma
che
guardandomi
gli
venivano
chi
sa
quante
belle
memorie
e
quante
belle
idee
...
Voleva
sempre
che
sorridessi
,
e
io
ho
sorriso
fino
alla
fine
,
con
che
pena
,
mentre
lo
vedevo
morire
!
Abbracciò
strettamente
il
bimbo
,
che
si
ritrasse
un
po
'
stupito
;
poi
si
asciugò
gli
occhi
:
-
E
mentre
sorridevo
senza
parlare
,
-
non
parlavo
mai
!
-
lui
pensava
alle
rose
,
ai
paesaggi
ed
alle
stelle
e
diceva
ch
'
io
ero
della
stessa
famiglia
e
anche
lui
...
Quante
volte
m
'
indicava
le
stelle
!
Guardavamo
fuori
della
finestra
,
sulle
creste
dei
tetti
,
nel
cielo
nero
,
e
lui
mi
diceva
che
sono
tutte
vive
o
che
lo
saranno
,
e
che
lui
andrebbe
presto
in
una
di
quelle
...
Difatti
io
sono
sicura
ch
'
egli
è
ancora
vivo
.
Ho
visto
morire
il
mio
bambino
,
e
ho
pianto
tanto
!
Ma
dopo
mi
faceva
l
'
effetto
d
'
un
canarino
che
mi
è
morto
:
era
proprio
finito
tutto
,
finito
!
Ma
lui
...
non
può
essere
!
Ha
parlato
fino
alla
fine
e
mi
ha
detto
delle
cose
che
non
posso
ricordare
...
oh
quanto
mi
affatico
per
ricordarle
,
ma
non
posso
!
Eppure
io
mi
sento
un
'
altra
donna
dopo
quelle
parole
,
e
voglio
vivere
,
sebbene
desiderassi
di
morire
con
lui
:
sento
che
devo
vivere
,
perché
devo
fare
qualche
cosa
.
Non
so
che
cosa
,
e
aspetto
...
Io
consideravo
quella
ragazza
semplice
e
la
vedevo
penetrata
d
'
una
forza
misteriosa
,
come
se
una
volontà
energica
le
si
fosse
trasfusa
.
Sorrise
come
per
dissipare
l
'
impressione
delle
parole
gravi
che
le
erano
uscite
dal
cuore
quasi
inconsciamente
:
ma
sotto
il
sorriso
e
nell
'
occhio
pensoso
vedevo
che
esse
dovevano
formar
ormai
il
fondo
della
sua
sostanza
.
L
'
amore
aveva
fatto
questo
miracolo
e
una
acuta
malinconia
m
'
assalì
,
come
sempre
,
davanti
a
quello
che
era
e
che
deve
restare
per
me
un
ignoto
ineffabile
.
Intanto
,
la
lettura
della
vita
di
Crastino
m
'
aveva
confermato
un
'
idea
che
era
germogliata
nella
mia
mente
già
quando
l
'
avevo
sentita
narrare
da
lui
e
la
confrontavo
colla
mia
.
Il
mio
Memoriale
,
colle
sue
divisioni
scolastiche
,
pure
imprecise
,
col
suo
sforzo
di
esattezza
che
lo
rendeva
arido
,
colla
sua
dottrina
incerta
ed
affastellata
,
com
'
era
inefficace
,
di
fronte
alla
semplice
narrazione
personale
d
'
una
esistenza
!
La
stessa
parte
che
descriveva
la
miseria
presente
,
riusciva
monca
e
imperfetta
.
Forse
,
ripetei
a
me
stesso
,
il
nudo
racconto
della
mia
vita
può
essere
più
rappresentativo
,
più
suggestivo
che
non
una
trattazione
,
per
la
quale
mi
manca
una
disciplina
d
'
anni
.
E
quanto
alla
forma
,
s
'
io
non
ho
la
potenza
d
'
arte
di
Crastino
,
ho
la
passione
,
ho
una
volontà
di
afferrare
il
mondo
nelle
mie
mani
e
di
torcerlo
e
di
foggiarlo
come
la
creta
in
cui
sono
nato
,
una
volontà
talmente
intensa
che
ne
soffro
e
mi
consumo
.
Pochi
giorni
dopo
incominciai
questa
narrazione
.
Quanto
al
modo
di
ottener
udienza
,
ero
sicuro
,
comunque
,
di
pervenirvi
...
xv
.
Nondimeno
feci
più
d
'
un
tentativo
per
tornare
alla
mia
tipografia
.
Richiesi
infine
delle
spiegazioni
.
E
allora
compresi
.
Un
nuovo
direttore
era
entrato
,
un
mese
prima
dello
sciopero
,
nello
stabilimento
:
il
precedente
usava
forse
molta
indulgenza
con
me
?
Lo
immagino
,
perché
i
rimproveri
e
le
multe
,
che
mi
assegnava
il
nuovo
,
erano
quasi
sempre
giustificati
.
Dovevo
essere
permanentemente
assorto
nei
casi
che
avvenivano
intorno
a
me
e
turbato
,
perché
gravi
errori
mi
sfuggivano
sovente
.
Un
gran
mutamento
doveva
pur
essere
avvenuto
nel
mio
contegno
,
perché
il
contegno
dei
miei
colleghi
correttori
con
cui
stavo
,
su
uno
stesso
banco
,
gomito
a
gomito
,
intere
giornate
,
era
affatto
mutato
verso
di
me
.
Forse
non
udivo
qualche
loro
domanda
e
non
rispondevo
,
o
gettavo
là
qualche
frase
distratta
e
impaziente
.
Non
so
:
so
che
ho
visto
su
pochi
visi
un
po
'
di
rincrescimento
perché
non
rientravo
.
L
'
ultima
volta
contemplai
a
lungo
con
una
infinita
tristezza
quella
vasta
tettoia
vetrata
dove
avevo
passato
quasi
dieci
anni
!
Dieci
anni
!
Le
file
dei
compositori
nel
loro
camicione
grigio
stavano
intente
alle
casse
:
nelle
corsie
ad
ogni
tratto
passavano
due
uomini
,
l
'
un
dietro
l
'
altro
,
portando
una
"
forma
"
su
una
tavola
,
il
foglio
pronto
per
le
macchine
,
come
portassero
una
barella
o
un
feretro
.
Dirimpetto
i
cilindri
giravano
con
fragore
,
i
fogli
si
rovesciavano
l
'
un
sull
'
altro
:
le
donne
nel
loro
grembialone
di
prigioniere
ripetevano
il
gesto
monotono
di
collocare
i
fogli
sul
cilindro
o
di
raccoglierli
in
mucchio
.
Su
due
ballatoi
laterali
le
legatrici
si
agitavano
continuamente
.
Un
centinaio
di
donne
e
un
centinaio
d
'
uomini
.
Immaginare
che
potesse
stabilirsi
qualche
rapporto
fra
quegli
esseri
fatti
per
integrarsi
a
vicenda
,
qualche
rapporto
diverso
da
quello
che
esiste
fra
l
'
uno
e
l
'
altro
pezzo
d
'
una
macchina
,
è
impossibile
.
Eppure
nell
'
ininterrotto
affaccendarsi
di
tutti
quegl
'
individui
,
ridotti
a
essere
come
i
denti
d
'
un
ingranaggio
,
nascevano
,
si
annodavano
,
traverso
il
minuto
lavorìo
della
composizione
e
il
fragore
delle
piattaforme
volanti
,
sorrisi
,
desideri
,
amori
,
e
quando
la
campana
del
mezzodì
liberava
d
'
un
subito
tutti
quegli
esseri
,
legati
,
irrigiditi
per
ore
e
ore
in
un
immenso
organismo
meccanico
,
e
la
folla
si
riversava
fitta
traverso
i
corridoi
e
fuor
della
porta
nella
strada
soleggiata
,
che
gioia
vederli
tornar
vivi
,
tornar
esseri
umani
,
sorridersi
,
parlarsi
,
interpellarsi
,
salutarsi
dividendosi
,
o
andar
di
conserva
come
amici
o
stringersi
a
braccetto
come
amanti
!
Fra
quelle
ragazze
che
,
uniformemente
vestite
sfoggiavano
tutta
la
loro
bellezza
nell
'
acconciatura
dei
capelli
,
qualcuna
forse
mi
guardò
non
affatto
sprezzante
o
indifferente
?
Ho
in
fondo
agli
occhi
qualche
leggero
sorriso
,
qualche
sguardo
di
simpatia
,
e
non
so
più
a
qual
figura
assegnarli
.
Forse
là
era
una
donna
che
avrei
amata
?
Dieci
anni
!
Ero
dunque
infine
libero
.
Per
la
prima
volta
mi
sentivo
indipendente
,
senza
padrone
.
Nella
Pia
Casa
ero
soggetto
,
lungo
le
ore
di
lavoro
,
al
padrone
presso
cui
mi
mandavano
e
nel
resto
del
tempo
agli
assistenti
dell
'
Istituto
;
poi
passai
di
padrone
in
padrone
,
col
senso
perenne
della
soggezione
,
sì
che
alla
festa
non
potevo
mai
liberarmi
dal
peso
della
schiavitù
del
domani
e
delle
settimane
prossime
.
Forse
che
mi
sento
io
ora
pienamente
libero
?
No
:
ho
in
fondo
una
timidezza
irragionevole
che
costituisce
una
inferiorità
reale
:
s
'
io
volessi
fare
un
atto
d
'
indipendenza
,
certamente
sarebbe
esagerato
e
rasenterebbe
la
ribellione
:
credo
che
ciò
sia
avvenuto
infatti
nei
miei
rapporti
col
direttore
della
tipografia
.
E
per
godere
intera
la
sensazione
almeno
della
libertà
fisica
,
mi
diedi
a
grandi
corse
traverso
le
colline
di
Torino
:
che
respiri
,
che
bagni
d
'
aria
e
di
sole
in
mezzo
agli
effluvii
dell
'
autunno
,
che
stupori
dinanzi
alla
scoperta
improvvisa
degli
orizzonti
luminosi
e
sconfinati
!
Io
non
mi
ero
mai
sentito
vivere
con
tale
espansione
.
Ah
,
quando
dicevo
a
Crastino
che
la
vita
è
buona
!
Sì
:
basta
essere
sani
di
corpo
e
di
mente
:
la
felicità
è
forse
una
cosa
molto
semplice
e
molto
facile
.
Essere
vivi
:
molti
se
ne
contentano
,
e
questa
non
è
ancora
la
felicità
.
Senza
dubbio
la
felicità
è
sentirsi
vivi
.
A
misura
che
la
vita
è
complessa
,
larga
,
intensa
in
un
uomo
,
cresce
la
sua
felicità
,
e
coloro
che
contengono
maggior
quantità
di
vita
sono
coloro
che
più
son
capaci
di
felicità
.
È
questo
ch
'
io
avevo
pensato
sempre
,
così
semplice
e
per
così
inintelligibile
per
la
maggior
parte
.
Ma
il
giorno
che
questo
vero
così
luminoso
e
vittorioso
apparirà
a
tutti
,
non
sarà
mutata
la
vita
sociale
?
Un
giorno
nelle
mie
gambate
traverso
i
colli
mi
trovai
vicino
a
Gassino
.
Ci
entrai
.
Riconobbi
qualche
casetta
screpolata
,
ma
nessuna
fisionomia
mi
richiamò
qualche
immagine
d
'
un
passato
tanto
remoto
.
Non
mi
sentii
vincolato
più
a
quei
poveri
contadini
che
vedevo
moversi
tra
i
seminati
,
che
all
'
altro
povero
e
cieco
genere
umano
.
Pure
,
presso
le
fornaci
,
affatto
trasformate
e
irriconoscibili
,
la
vista
della
terra
gialla
in
cui
io
e
mio
padre
e
i
miei
nonni
,
intere
generazioni
forse
,
avevamo
frugato
rintanati
come
talpe
,
svegliò
un
vago
miscuglio
di
sensazioni
dolorose
insieme
e
dolci
in
fondo
al
mio
essere
.
Uscendo
dal
paese
,
vedo
,
seduto
al
sole
,
di
fronte
al
Po
e
al
piano
immenso
,
un
vecchio
,
rotto
in
due
dalla
sciatica
:
faccia
raggrumata
,
occhietti
umidi
e
morti
.
Così
sarebbe
stato
mio
padre
se
fosse
vissuto
:
così
avrei
finito
io
pure
.
La
terra
in
cui
hanno
frugato
tutta
la
vita
,
li
ghermisce
pel
collo
,
li
curva
,
li
soffoca
nel
suo
seno
.
Ci
tornai
.
Una
sera
,
imbruniva
,
la
campana
del
villaggio
,
la
sola
voce
festiva
della
mia
infanzia
,
era
di
sabato
,
sonava
a
concerto
annunziando
la
festa
.
E
un
ritornello
...
me
lo
trovai
lì
nella
memoria
,
nell
'
orecchio
,
sulle
labbra
:
d
'
onde
veniva
?
E
io
camminavo
,
camminavo
,
verso
la
città
,
solo
nella
strada
provinciale
.
E
cominciai
a
cantare
e
a
piangere
,
a
piangere
e
a
cantare
...
Canté
,
canté
,
fijete
,
canté
touzour
!
...
così
ostinato
,
così
doloroso
,
così
aspramente
,
lungamente
penetrante
...
da
impazzire
!
E
saltai
nel
seminato
,
mi
affondai
nei
solchi
recenti
,
bocconi
,
ficcando
le
mani
tra
le
radici
,
mordendo
,
suggendo
le
erbe
.
O
terra
,
mia
terra
,
umile
e
cara
sola
madre
mia
!
Chi
mi
ha
divelto
dal
tuo
seno
,
sì
presto
,
ch
'
io
avevo
dimenticato
perfino
il
tuo
sapore
?
Ma
non
tardai
,
dopo
aver
vagato
per
due
settimane
,
a
sentir
troppo
grave
il
peso
della
mia
solitudine
scioperata
.
Ah
poter
agire
!
Fare
qualcosa
di
grande
,
di
immensamente
benefico
!
E
meditavo
.
Avrei
potuto
forse
dedicarmi
ad
un
'
opera
paziente
,
continua
,
serena
,
come
quella
buona
dottoressa
Lavriano
,
il
cui
sorriso
e
il
tocco
della
mano
gentile
dovevano
aver
sollevato
o
guarito
chi
sa
quanti
mali
?
Sentivo
una
strana
impazienza
:
ciò
era
troppo
minuto
e
troppo
lungo
,
e
io
non
avevo
tempo
.
Da
parecchi
mesi
sentivo
in
tutti
i
miei
atti
l
'
impulso
ad
affrettarmi
,
perché
il
tempo
davanti
a
me
s
'
accorciava
;
e
che
cosa
s
'
avvicinava
con
esso
?
Una
sventura
?
Una
malattia
?
Forse
nel
corpo
sociale
ci
sono
delle
molecole
che
devono
scomparire
per
salvare
l
'
organismo
.
Io
sento
in
certi
momenti
l
'
esaltazione
e
la
voluttà
di
prodigarmi
.
Sono
anch
'
io
un
tipo
patologico
?
Ci
sarebbe
a
stupire
che
non
lo
fossi
.
Ci
sono
dei
tipi
normali
ammirabili
,
come
la
Lavriano
.
La
sua
azione
è
molteplice
,
diffusa
,
piena
d
'
insuccessi
e
di
qualche
successo
,
lentissimamente
progressiva
.
Coglie
,
annoda
,
compone
innumerevoli
fili
;
par
che
tessa
un
arazzo
di
cui
ella
non
compierà
che
una
minima
parte
e
che
abbia
ereditata
l
'
opera
da
una
generazione
per
affidarla
ad
un
'
altra
.
Ebbene
,
io
non
posso
darmi
a
piccole
dosi
:
io
m
'
impaziento
,
mi
irrito
.
Cercavo
qualcosa
di
pronto
,
di
fulmineo
e
non
trovavo
,
non
trovavo
...
fuorché
la
distruzione
?
Due
visioni
s
'
erano
impadronite
del
mio
spirito
con
ugual
forza
,
sebbene
l
'
una
reale
,
l
'
altra
fantastica
.
Nell
'
una
Crastino
ed
io
ci
volgevamo
indietro
in
un
gran
viale
fiancheggiato
ai
lati
da
grossi
cumuli
di
neve
:
un
punto
lontano
ingrandiva
rapidamente
avvicinandosi
:
il
veicolo
tozzo
e
fulmineo
passava
,
lasciandoci
appena
indovinare
una
figura
su
di
esso
Lo
seguivo
coll
'
occhio
:
un
piccolo
mucchio
nero
là
innanzi
stava
fermo
in
mezzo
alla
strada
e
l
'
automobile
si
lanciava
..
La
visione
si
spegneva
d
'
un
tratto
lasciandomi
un
gelo
nella
schiena
.
Nell
'
altra
,
una
carrozza
pesante
correva
in
una
strada
di
città
assiepata
di
gente
:
un
uomo
si
gettava
verso
di
essa
e
veniva
fracassato
dai
zoccoli
d
'
un
cavallo
.
E
mi
pareva
di
sentir
un
colpo
al
cervello
...
E
cominciai
un
mattino
a
svegliarmi
con
l
'
idea
d
'
una
cosa
che
dovevo
fare
,
oggi
?
domani
?
E
tutte
le
mattine
avevo
la
stessa
sensazione
di
aspettativa
insieme
e
di
obbligo
,
come
d
'
una
promessa
che
dovessi
adempiere
e
differissi
di
giorno
in
giorno
per
cause
non
del
tutto
dipendenti
dalla
mia
volontà
.
La
cosa
che
dovevo
fare
era
affatto
intima
,
era
semplicemente
di
accettare
un
atto
ancora
oscuro
che
mi
s
'
imponeva
lentamente
con
forza
e
ostinazione
,
perché
di
poi
è
cessata
affatto
l
'
inquietudine
che
m
'
invadeva
ogni
mattina
e
che
diminuiva
soltanto
la
sera
mentre
dicevo
a
me
stesso
:
Domani
!
...
coll
'
intenzione
implicita
di
considerare
e
infine
di
accettare
;
quasi
per
far
tacere
una
voce
insistente
e
irritante
che
mi
ripeteva
sempre
lo
stesso
:
"
È
necessario
!
"
.
Ed
ecco
il
fatto
che
mi
determinò
.
Quel
mattino
avevo
aperto
gli
occhi
colla
immagine
vaga
d
'
un
sogno
o
d
'
una
allucinazione
che
svaniva
.
Ero
in
presenza
d
'
un
uomo
:
avvicinarlo
mi
era
parso
una
gran
fatica
,
come
un
'
ascensione
gravosa
,
e
il
rimanervi
un
pericolo
mortale
.
Ora
egli
mi
guardava
.
Io
avevo
da
dirgli
una
gran
parola
,
ma
non
mi
usciva
dalle
labbra
:
sentivo
che
le
mie
labbra
si
movevano
,
che
la
mia
faccia
si
contraeva
,
che
forse
emettevo
un
suono
inarticolato
...
ed
egli
mi
guardava
e
non
comprendeva
e
i
suoi
occhi
diventavano
irati
,
terribili
...
E
avrei
voluto
uccidermi
a
'
suoi
piedi
perché
mi
comprendesse
!
Levatomi
,
l
'
impressione
svanì
,
o
mi
parve
.
Fatto
è
che
corsi
subito
alla
Biblioteca
Civica
per
immergermi
nei
libri
,
come
facevo
già
da
parecchi
giorni
,
per
imprigionare
la
mia
attenzione
e
sedare
l
'
inquietudine
che
mi
tormentava
.
Ero
divenuto
d
'
una
tale
instabilità
nervosa
,
che
nella
strada
una
voce
improvvisa
,
il
rullìo
d
'
una
carrozza
,
una
scampanellata
di
tranvia
,
mi
tiravano
,
dal
lato
da
cui
venivano
,
dei
tuffi
di
sangue
.
Uscito
dalla
Biblioteca
Civica
ove
avevo
finito
la
Risurrezione
di
Tolstoi
cominciata
giorni
prima
,
me
ne
tornavo
colla
testa
tutta
scombussolata
.
Vi
ero
rimasto
sei
ore
:
il
sole
tramontava
:
il
cielo
,
lontano
,
dietro
l
'
angolo
del
monumento
al
Fréjus
,
discendeva
leggerissimo
sulle
creste
bianche
ed
azzurre
delle
Alpi
.
Respiravo
a
pieni
polmoni
,
anche
per
sollevarmi
l
'
oppressione
morale
.
Il
romanzo
mi
aveva
lasciato
un
enorme
senso
di
sgomento
:
esso
descrive
con
tal
potenza
la
massa
dell
'
iniquità
sociale
,
che
i
personaggi
pieni
di
buona
volontà
e
i
precetti
di
vita
che
dà
l
'
autore
diventano
sproporzionati
,
inefficaci
,
strani
.
E
pensavo
ch
'
io
ero
forse
,
come
codesti
russi
,
un
'
anima
ingenua
che
vede
tutta
la
mostruosità
degli
organismi
sociali
e
crede
poterli
atterrare
con
una
spallata
.
Forse
val
meglio
scomporli
vite
per
vite
,
ruota
per
ruota
,
come
farebbe
un
esperto
meccanico
.
Ma
come
persuadere
questi
capi
macchina
ad
esaminare
,
riformare
,
rinnovare
i
lor
vecchi
strumenti
,
traverso
cui
l
'
uomo
moderno
esce
falsato
,
deformato
,
talvolta
stritolato
?
Ero
giunto
in
piazza
Statuto
.
Ho
l
'
abitudine
di
soffermarmi
presso
ai
chioschi
dei
giornalai
.
Mi
avvicinai
ad
uno
per
guardare
su
un
giornale
in
che
giorno
eravamo
.
Era
la
Gazzetta
di
Torino
,
uscita
allora
,
e
mi
colpì
subito
la
scritta
:
Il
dramma
di
Via
San
Donato
.
Simultaneamente
avverto
il
gridìo
che
alcuni
venditori
facevano
per
le
strade
,
colle
stesse
parole
.
Un
tremore
inesplicabile
m
'
assalse
,
comprai
il
giornale
:
era
un
'
intera
colonna
:
il
cronista
faceva
un
lungo
e
lacrimoso
preambolo
:
"
La
donna
può
avere
quarant
'anni...:
marito
in
prigione
...
Ella
aveva
mandato
i
tre
figli
...
il
maggiore
teneva
l
'
ultimo
in
braccio
e
l
'
altro
per
mano
...
al
Pane
Quotidiano
...
La
donna
stava
inginocchiata
contro
la
parete
in
un
angolo
della
soffitta
...
Un
braciere
...
"
.
Mi
sentii
toccare
sulla
spalla
:
mi
volsi
.
Era
la
dottoressa
Eva
:
era
molto
turbata
:
-
Ho
fatto
fermare
la
tranvia
,
vedendo
lei
qui
.
Che
cosa
orribile
!
-
disse
,
accennandomi
il
giornale
.
-
È
la
Minca
,
non
è
vero
?
-
Sì
.
Lei
non
sa
ancora
nulla
?
Venga
con
me
.
Io
l
'
ho
vista
:
ora
ho
portato
i
due
ragazzi
a
casa
mia
,
poi
vedrò
...
È
morta
verso
mezzogiorno
,
sembra
.
Stamattina
aveva
mandato
i
bambini
da
noi
.
Pareva
che
lo
sapesse
,
il
povero
Notu
;
non
ha
voluto
mangiare
:
è
stato
tutto
il
giorno
ammusonito
,
cupo
.
Che
cosa
crede
che
diventerà
quel
ragazzo
lì
?
Io
ero
come
stordito
.
-
Aveva
chiuso
le
imposte
e
turato
il
caminetto
...
-
continuò
la
signorina
.
-
Ha
preso
tutte
le
precauzioni
più
minute
:
tutte
le
fessure
dell
'
uscio
e
della
finestra
erano
tappate
.
Ha
fatto
presto
l
'
ossido
di
carbonio
a
raggiungerla
,
così
inginocchiata
a
terra
...
Aveva
ingannato
anche
la
Biondina
,
che
ha
bussato
soltanto
quando
sono
tornati
i
ragazzi
,
alle
due
,
ed
essi
dovevano
stare
fuori
fino
a
sera
...
Notu
pareva
che
lo
sapesse
.
È
lui
che
si
è
messo
a
piangere
davanti
all
'
uscio
,
picchiando
,
e
gli
altri
due
anche
essi
...
Così
il
marito
della
portinaia
ha
sospettato
e
ha
forzato
l
'
uscio
.
Me
lo
raccontava
la
Biondina
...
Eravamo
giunti
,
quasi
correndo
,
alla
casa
.
Sotto
il
portone
le
donne
chiacchieravano
,
coi
visi
curiosi
e
inquieti
.
Salimmo
.
L
'
uscio
era
chiuso
e
due
guardie
passeggiavano
lungo
il
corridoio
.
Avrei
voluto
vedere
un
momento
la
povera
morta
,
ma
le
due
faccie
arcigne
me
ne
distolsero
.
Da
parecchi
giorni
era
entrato
in
me
un
vago
timore
delle
guardie
:
mi
sentivo
fissato
,
nelle
strade
,
con
insistenza
,
con
diffidenza
.
Forse
il
mio
aspetto
s
'
era
fatto
più
tristo
:
mi
sentivo
inquieto
e
umiliato
nella
mia
disoccupazione
...
Andammo
fino
in
fondo
,
nella
camera
della
Biondina
.
La
Biondina
colla
faccia
piangente
teneva
stretto
in
collo
un
bimbo
,
il
bimbo
della
morta
,
che
mordeva
un
tozzo
di
mela
senza
stupirsi
degli
abbracci
e
delle
lacrime
di
lei
.
Quando
ella
ci
vide
,
parve
acquietarsi
,
guardò
la
dottoressa
che
conservava
la
sua
mirabile
calma
.
-
Non
si
ha
mai
la
mente
a
tutto
-
diceva
costei
.
-
Le
cose
vanno
innanzi
lentamente
!
Io
pensavo
anche
a
questa
disgraziata
,
ma
è
inutile
:
noi
non
possiamo
mai
aver
il
senso
immediato
dell
'
urgenza
,
dell
'
imminenza
,
della
necessità
!
Il
mio
aiuto
sarebbe
giunto
fra
un
mese
,
o
più
:
e
chi
può
misurare
le
forze
di
resistenza
d
'
una
creatura
?
Pare
forte
oggi
.
Domani
è
sfasciata
a
terra
come
un
cencio
!
Tutto
questo
dramma
mi
pareva
una
continuazione
,
uno
svolgimento
di
quello
che
un
genio
possente
mi
aveva
edificato
davanti
agli
occhi
:
ma
con
qual
semplicità
spaventevole
il
destino
mi
gettava
dinanzi
una
realtà
così
enorme
!
Una
semplicità
che
mi
incuteva
il
terrore
del
mistero
.
Ecco
:
una
creatura
aveva
voluto
morire
.
Era
morta
,
niente
di
più
facile
.
Così
facile
...
e
irreparabile
!
Ma
la
dottoressa
pensava
al
marito
,
ai
figli
.
Ella
non
si
tratteneva
mai
sull
'
irreparabile
e
andava
innanzi
.
Ogni
triste
avvenimento
la
stimolava
ad
agire
sempre
più
prontamente
:
tutto
le
era
occasione
di
complicare
sempre
più
le
fila
delle
sue
operazioni
,
come
un
generale
che
approfitta
d
'
ogni
menomo
vantaggio
contro
un
nemico
formidabile
.
Così
ogni
crisi
le
era
favorevole
per
condurre
i
suoi
conoscenti
verso
le
sue
idee
o
verso
la
sua
opera
:
ogni
morte
le
lasciava
un
'
eredità
.
-
Sapete
che
ho
fatto
una
conquista
?
-
aggiunse
dopo
un
poco
,
indicando
la
ragazza
.
-
Ho
una
recluta
nuova
che
mi
può
esser
preziosa
,
sapete
perché
?
Perché
è
bella
:
io
avevo
estremo
bisogno
d
'
una
donna
bella
e
che
sapesse
sorridere
bene
.
I
miei
bambini
se
la
disputeranno
.
E
vedendo
le
tacite
proteste
e
le
denegazioni
di
lei
,
come
per
vincere
un
'
ultima
riluttanza
:
-
È
troppo
modesta
.
Crede
di
non
esser
buona
a
nulla
...
e
infatti
è
proprio
necessario
esser
buone
a
qualcosa
?
C
'
è
del
pane
da
distribuire
,
c
'
è
da
accogliere
dei
poveri
affamati
mezzo
nudi
:
che
cosa
è
più
facile
che
aver
pietà
?
Che
cosa
è
più
desiderabile
che
aver
delle
ceste
di
pane
,
dei
pentolini
di
minestra
da
distribuire
?
E
continuava
col
suo
fluido
eloquio
di
propagandista
:
-
Vedere
ogni
giorno
tanti
miserabili
non
è
punto
allegro
,
lo
so
anch
'
io
!
È
un
malessere
,
un
disagio
che
ci
prende
...
Ma
il
malessere
che
ci
viene
dalla
vista
della
sofferenza
,
è
subito
sollevato
dal
fatto
di
poterla
far
cessare
,
per
un
momento
almeno
,
e
senza
fatica
...
Lei
è
una
buona
sarta
:
faremo
tanti
vestitini
:
avremo
della
stoffa
...
Ci
sono
due
opere
dove
la
nostra
Biondina
può
far
tanto
bene
.
La
Cassa
per
la
Maternità
...
Lei
è
della
stessa
classe
.
Non
ho
ragione
,
Stanga
?
Va
a
trovar
le
madri
di
famiglia
,
le
persuade
a
pagar
due
soldi
al
mese
,
due
soldi
,
capisce
,
per
aver
di
che
vivere
a
casa
e
curarsi
nel
tempo
della
gravidanza
...
E
poi
il
Pane
Quotidiano
,
dove
non
sono
che
vecchi
e
bambini
,
bambini
e
vecchi
,
che
hanno
bisogno
della
gioventù
e
dell
'
allegria
.
E
allora
la
rivedremo
fiorire
,
la
nostra
bella
cara
,
che
vuol
lasciarsi
ammalare
,
lasciarsi
morire
...
E
con
una
mossa
tenerissima
s
'
era
avvicinata
:
le
carezzò
i
capelli
,
l
'
abbracciò
e
la
baciò
in
fronte
.
Il
viso
della
ragazza
parve
irradiarsi
.
-
Sono
due
settimane
che
la
catechizzo
-
mi
diss
'
ella
.
-
Ora
il
libro
del
povero
Crastino
è
in
corso
di
stampa
:
uscirà
presto
:
abbiamo
trovato
un
buon
editore
,
l
'
editore
di
mio
papà
.
Leonardi
farà
il
monumento
e
lei
andrà
a
posare
per
un
bel
bassorilievo
di
cui
ho
già
visto
il
disegno
,
bellissimo
.
Dopo
,
che
le
resterà
da
fare
?
-
È
vero
,
-
disse
la
ragazza
costernata
-
la
mia
vita
è
finita
lì
.
-
Perciò
-
insistè
la
signorina
,
fatta
improvvisamente
grave
-
bisogna
mutar
vita
:
quei
giorni
devono
restar
puri
.
Tu
devi
considerarti
sua
per
sempre
,
non
è
vero
?
È
lui
che
t
'
ha
detto
di
vivere
,
e
ha
desiderato
che
tu
vivessi
in
modo
che
potesse
sempre
volerti
bene
,
non
è
vero
,
cara
?
L
'
altra
alzò
la
testa
guardandola
con
due
occhi
fermi
e
luminosi
:
-
Verrò
quando
lei
vorrà
.
-
Allora
domani
!
Non
perdiamo
tempo
.
Verrò
a
prenderti
.
La
baciò
sulla
guancia
,
poi
si
volse
verso
di
me
:
-
E
lei
che
fa
ora
?
Io
mi
sentii
leggermente
turbato
come
per
un
celato
rimprovero
:
-
Non
so
.
Mi
preparo
...
Credo
che
troverò
qualche
cosa
.
-
Vuol
che
trovi
io
qualche
cosa
anche
per
lei
?
Vuol
che
domandi
al
dottor
Semmi
,
che
dice
tanto
bene
di
lei
?
Vuol
essere
reclutato
nell
'
esercito
del
bene
?
Ci
penserò
e
voglio
un
po
'
vedere
se
oserà
rifiutare
!
Ma
nel
corridoio
si
fece
un
gran
rumore
di
passi
pesanti
.
Vedemmo
una
cassa
entrare
nell
'
uscio
.
La
ragazza
scoppiò
in
un
pianto
disperato
,
cui
seguì
per
riflesso
il
bimbo
.
Ricordava
ella
un
'
altra
cassa
,
nello
stesso
corridoio
,
e
il
suo
morto
amore
?
La
dottoressa
la
richiuse
nella
sua
soffitta
,
poi
avviandosi
disse
a
me
che
l
'
accompagnavo
:
-
Non
si
lasci
prendere
il
sopravvento
dalla
tristezza
,
dalla
tristezza
sterile
.
Ora
vò
un
momento
dalla
Salamandra
.
È
ammalata
,
lo
sa
?
...
E
stringendomi
forte
la
mano
:
-
Bisogna
agire
,
si
ricordi
!
Dietro
di
lei
mi
parve
che
la
mia
poca
forza
di
vivere
se
n
'
andasse
per
sempre
.
"
Bisogna
agire
...
"
.
Apersi
il
giornale
che
avevo
comprato
.
Come
potevano
i
lettori
veder
altro
in
quelle
colonne
,
altro
che
il
dramma
spaventoso
?
Come
avevano
potuto
i
redattori
occuparsi
d
'
altro
?
"
La
Banca
sconto
...
La
rendita
al
4
per
cento
...
L
'
Eritrea
...
L
'
unione
delle
forze
costituzionali
!
"
.
Ah
miseria
!
E
io
,
che
avevo
fatto
per
quella
povera
donna
?
Forse
io
avrei
potuto
impedire
quel
suicidio
?
Le
avevo
dato
qualche
denaro
,
ed
ecco
tutto
.
Era
soltanto
questo
il
mio
dovere
?
Ed
ecco
un
'
altra
cagione
di
malessere
per
me
...
Son
io
che
devo
provvedere
a
che
la
gente
non
s
'
ammazzi
?
Eppure
io
ho
una
parte
di
colpa
.
E
tutti
abbiamo
una
parte
di
colpa
.
È
intollerabile
!
E
il
senso
dell
'
impotenza
mi
abbattè
.
Aver
tanta
energia
,
tanta
passione
,
tanto
furore
,
e
sentirmi
oppresso
come
dalle
pareti
d
'
un
monte
!
...
Ma
io
sono
come
un
germoglio
di
quercia
in
un
vecchio
muro
,
e
quanti
di
questi
germogli
intorno
a
me
!
Così
si
sgretola
,
si
spacca
il
vecchio
muro
!
Io
non
posso
dunque
che
distruggere
:
non
posso
edificare
,
non
posso
impiegare
la
mia
forza
in
nulla
.
Nessuno
vuole
la
mia
vera
forza
.
Tanto
non
varrebbe
buttarla
come
un
cencio
ai
piedi
di
chi
può
?
Forse
avrei
avuto
mezzo
di
portare
qualche
meschino
aiuto
ai
miseri
che
mi
morirono
d
'
intorno
:
potrei
forse
contare
al
mio
attivo
molte
piccole
azioni
,
molte
consolazioni
,
molte
parole
,
molte
lagrime
spese
a
pro
di
essi
...
Ma
era
necessario
ch
'
io
vedessi
costoro
soltanto
,
ch
'
io
fossi
miope
,
ch
'
io
non
lanciassi
la
mia
mente
,
il
mio
cuore
ad
abbracciare
tutte
le
miserie
della
terra
,
ch
'
io
non
ne
formassi
una
mole
che
mi
annienta
...
E
io
avevo
ben
altro
da
dare
,
posseggo
ben
altro
!
Ecco
perché
non
posso
pensare
che
ad
un
'
azione
sintetica
,
grandiosa
,
feconda
.
Quella
sera
(
come
mi
par
già
lontana
!
)
errai
per
Torino
in
giri
interminabili
.
Si
accesero
i
fanali
,
si
riempirono
i
recinti
all
'
aria
aperta
dei
caffè
:
poi
i
teatri
riversarono
fuori
le
loro
folle
,
le
strade
si
sgombrarono
,
si
decimarono
le
lampade
e
la
città
prese
il
suo
aspetto
notturno
,
triste
e
deserto
.
Allora
rimase
viva
soltanto
la
gente
oscura
:
le
donne
aspettanti
negli
angoli
delle
strade
,
con
la
testa
scoperta
e
le
mani
sotto
il
grembiale
,
i
ciccaioli
col
lumicino
rasente
il
selciato
,
come
cani
randagi
,
i
cerinai
che
corrono
zoppicando
dall
'
uno
all
'
altro
dei
due
o
tre
caffè
aperti
tutta
la
notte
...
La
sensazione
era
per
me
nuova
e
aveva
il
suo
fascino
d
'
incubo
.
Volli
entrare
in
uno
.
Una
vecchia
calva
dalla
faccia
ignobile
mi
aperse
la
porta
,
alzandomi
in
faccia
un
paniere
di
cerini
e
d
'
altri
oggetti
.
Nell
'
aria
fumosa
sedevano
fitti
,
intorno
ai
tavolini
,
giovanotti
dalla
faccia
di
vecchio
e
ragazze
dai
vestiti
e
dai
cappelli
fronzuti
e
irrequieti
:
esse
parevano
alberi
nani
agitati
da
un
vento
continuo
.
Alcuni
giocavano
fumando
e
bevendo
birra
.
Io
pensavo
alle
osterie
di
campagna
in
cui
ero
andato
qualche
volta
la
domenica
,
e
alle
ubriacature
che
prendeva
alcuno
dei
miei
compagni
.
Quanto
meglio
che
non
tutto
questo
!
Uscito
dalla
birreria
Dreher
errai
ancora
,
quasi
senza
rendermene
conto
,
avendo
affatto
perduto
la
nozione
del
tempo
.
A
un
certo
punto
mi
parve
di
essere
seguito
:
mi
volsi
e
non
vidi
nessuno
.
Affrettai
il
passo
,
poi
lo
rallentai
per
paura
di
farmi
notare
.
Mi
trovai
sul
ponte
della
Gran
Madre
,
salii
sul
Monte
dei
Cappuccini
e
coi
gomiti
sul
parapetto
della
terrazza
contemplai
a
lungo
la
massa
nera
della
città
e
il
fiume
tranquillo
e
cupo
in
cui
si
sospendevano
i
fanali
coi
loro
riflessi
come
una
duplice
collana
di
stelle
,
e
ne
scesi
col
cuore
stretto
e
col
senso
vago
di
qualcosa
ch
'
io
stessi
abbandonando
giorno
per
giorno
,
minuto
per
minuto
,
come
se
a
tutte
le
cose
,
una
per
una
,
ch
'
io
vedevo
,
dovessi
dare
un
addio
per
sempre
.
Per
il
Corso
Vittorio
un
sonno
invincibile
mi
prese
,
e
una
stanchezza
mortale
.
Entrai
nel
caffè
della
Stazione
e
bevvi
un
latte
caldo
.
Non
vi
rimasi
che
pochi
istanti
.
Che
spettacolo
!
Vi
parevano
accolti
tutti
i
mostri
della
notte
,
atroci
scherzi
d
'
umanità
,
nani
,
sciancati
,
gobbi
,
rattrappiti
,
monchi
,
coi
loro
oggetti
di
vendita
,
che
parevano
fare
parte
della
loro
deformità
,
e
nessuno
destava
pietà
,
ma
soltanto
ripugnanza
e
sdegno
.
Pareva
che
tutti
questi
infelicissimi
si
sforzassero
e
riuscissero
stranamente
a
simulare
le
infermità
da
cui
erano
affetti
,
come
odiose
caricature
di
veri
infelici
.
E
le
celie
ed
i
lazzi
che
ad
essi
rivolgevano
certe
donne
dalle
occhiaie
pavonazze
,
dalle
bocche
rugose
e
sbilenche
mi
destavano
dei
fremiti
d
'
irritazione
e
mi
spingevano
degl
'
insulti
alle
labbra
.
Appena
fuori
,
l
'
aria
frizzante
mi
diede
una
scossa
salutare
.
Mi
si
rinfrescarono
le
idee
e
le
mie
visioni
d
'
incubo
svanirono
.
Erano
le
quattro
e
tutta
la
città
era
d
'
un
curioso
colore
azzurro
sotto
il
cielo
che
albeggiava
.
Mi
pareva
d
'
aver
sognato
.
Mi
posi
a
camminare
verso
casa
rapidamente
.
Mi
sentivo
le
membra
pesanti
e
indolenzite
:
una
pàtina
amara
in
bocca
mi
dava
la
nausea
.
In
piazza
Castello
alcuni
operai
alla
luce
d
'
un
fanale
a
nafta
,
luminosissimo
,
collocavano
delle
rotaie
,
e
i
gran
colpi
di
martello
,
riscotendomi
,
parevano
dare
alle
mie
idee
un
tono
salubre
e
saldo
.
Il
loro
lavoro
,
tra
il
sonno
della
gran
città
e
il
piccolo
agitarsi
di
quegli
esseri
di
vizio
e
d
'
avvilimento
donde
uscivo
,
mi
commoveva
.
Non
era
in
essi
la
verità
e
la
giustizia
?
Ebbi
un
momento
l
'
impulso
di
dirlo
a
uno
.
Io
sono
forse
un
retore
o
forse
un
artista
:
ma
le
cose
che
immagino
con
una
estrema
vivacità
e
forza
e
che
spesso
formulo
inconsciamente
,
non
passano
mai
dal
pensiero
all
'
atto
.
Forse
ero
nato
oratore
,
o
scrittore
?
Mentre
osservavo
,
due
guardie
mi
si
avvicinarono
.
Trasalii
intimamente
,
ma
rimasi
e
non
mi
mossi
finché
non
le
sentii
oltrepassate
.
Allora
riflettei
anche
,
essere
assolutamente
necessario
ch
'
io
non
fossi
sospettato
per
nulla
,
se
mi
proponevo
in
qualsiasi
modo
d
'
agire
.
Ma
come
avrei
voluto
persuadere
coloro
ch
'
io
non
sarei
mai
nocivo
...
se
non
a
me
stesso
?
Quella
fu
la
sola
notte
ch
'
io
passai
interamente
fuori
di
casa
(
il
tempo
e
lo
spazio
come
si
sconnettono
nel
mio
cervello
!
)
,
e
mi
fece
un
'
impressione
enorme
.
Esisteva
dunque
una
popolazione
sotterranea
che
sbucava
la
notte
fuor
dalle
cloache
,
al
par
degli
idrofili
neri
che
si
sbattono
contro
i
globi
perlacei
della
luce
elettrica
:
una
popolazione
che
vive
sulla
viltà
,
sulla
bassezza
,
sul
vizio
degli
altri
,
degli
altri
che
dormono
al
mattino
dei
sonni
senza
rimorsi
?
Che
cos
'
era
dunque
l
'
umanità
,
quest
'
amalgama
di
sacrificio
e
di
oppressione
,
di
purezza
e
di
infamia
?
Per
tali
esseri
poteva
trovarsi
una
salvezza
?
Bisogna
attendere
le
generazioni
degli
uomini
sani
e
buoni
e
la
prole
della
loro
prole
!
Com
'
è
lontano
tutto
ciò
!
Ad
un
certo
punto
,
non
so
come
,
scorsi
distintamente
nella
mia
fantasia
due
figure
,
che
non
avevo
mai
dapprima
associate
,
una
testa
serena
d
'
apostolo
e
una
faccina
di
bimba
,
il
dottor
Semmi
e
la
signorina
Eva
.
Che
gioia
n
'
ebbi
,
un
momento
,
che
gioia
!
Giunto
a
casa
,
una
gran
calma
era
entrata
in
me
.
Avevo
accettato
.
E
mi
addormentai
d
'
un
sonno
tranquillo
e
profondo
.
E
così
la
mia
vita
è
passata
.
C
'
è
forse
della
gente
libera
,
che
viaggia
,
che
osserva
paesi
e
costumi
,
ed
altra
che
gode
,
mangia
,
ride
,
va
alle
corse
,
ai
bagni
,
accanto
a
quella
che
muore
,
muore
continuamente
...
Io
non
fui
tra
nessuno
di
costoro
.
Io
passai
accanto
alla
vita
,
ma
non
ne
toccai
che
un
lato
e
un
istante
solo
;
intravidi
appena
il
mare
enorme
e
l
'
onda
inesauribile
:
qualche
essere
emerse
,
fino
a
venire
scorto
da
'
miei
occhi
.
Ora
il
mare
si
richiude
sopra
il
mio
capo
per
sempre
.
E
ho
scritto
...
A
mano
a
mano
mi
pareva
di
liberarmi
da
me
stesso
,
dalla
mia
vita
,
dalla
mia
miseria
,
per
entrare
nudo
e
puro
nella
grande
vita
.
È
venuta
la
dottoressa
Eva
,
tutta
affaccendata
a
trasportar
la
Salamandra
all
'
ospedale
.
Altri
occuperà
la
sua
soffitta
.
Alle
note
finestre
visi
d
'
ignoti
si
affacciano
e
mi
guardano
senza
uscir
dalle
loro
preoccupazioni
miserevoli
.
Non
rimane
se
non
il
fischiettìo
di
Cimisin
che
il
gusto
del
veleno
non
ha
troppo
amareggiato
.
Dacché
egli
abita
qui
,
quanti
sono
affondati
nel
vortice
!
E
sull
'
ombra
che
si
richiude
il
vecchio
pazzo
zufola
...
Ecco
,
in
fondo
al
cortile
la
signorina
Eva
.
Scompare
...
Addio
,
visione
di
sole
!
Possa
io
averti
negli
occhi
morendo
!
Mi
ha
fatto
cenno
di
saluto
da
lontano
...
Come
era
bello
il
sole
!
...
XVI
.
Ed
eccomi
solo
,
ora
,
definitivamente
,
dinanzi
a
me
stesso
.
Temo
io
forse
?
No
.
Mi
vedo
.
Un
punto
nero
appare
lontano
lontano
;
ingrossa
,
avanza
,
s
'
avventa
.
Ecco
:
balzo
in
mezzo
alla
strada
,
chiudo
gli
occhi
immoto
,
rigido
...
Ah
!
Da
quell
'
attimo
,
da
quell
'
urto
incomincerà
per
Qualcuno
una
nuova
vita
...
forse
per
molti
.
Si
traviserà
la
cosa
?
Scriveranno
i
giornali
d
'
un
povero
pazzo
...
?
Per
qualche
ora
,
poi
si
farà
la
luce
.
Uno
di
questi
giorni
,
tutto
sarà
finito
;
forse
domani
.
Non
ho
nessuna
ragione
che
mi
trattenga
.
Io
credo
aver
trovato
il
senso
della
vita
generale
.
L
'
individuo
non
può
esser
felice
per
se
stesso
,
perché
in
fondo
a
tutto
ciò
è
la
morte
.
Il
segreto
dunque
della
felicità
anche
per
l
'
individuo
mortale
è
di
sentirsi
immortale
,
di
sentirsi
cioè
vivere
dentro
gli
altri
,
dentro
l
'
umanità
,
dentro
l
'
Essere
universale
.
La
morte
dunque
non
m
'
importa
:
ripugna
a
tutta
la
compagine
che
forma
il
mio
essere
,
ripugna
alla
vaga
coscienza
che
hanno
tutte
le
mie
molecole
,
tutte
le
unità
elementari
che
formano
di
me
una
colonia
;
esse
anzi
mi
faranno
sentire
tutta
la
loro
forza
coesiva
al
momento
dell
'
atto
:
ma
non
ripugna
alla
mia
coscienza
superiore
.
Vivere
è
per
me
troppo
doloroso
:
ogni
sofferenza
altrui
si
ripercuote
ora
in
me
con
troppa
violenza
.
Io
potrei
essere
il
più
sfortunato
dei
miei
simili
e
non
soffrirei
un
millesimo
di
quello
che
soffro
ora
,
che
mi
sento
penetrato
,
inebriato
da
tutta
la
sofferenza
degli
uomini
.
Fuggire
l
'
agglomeramento
,
la
città
,
il
contatto
dei
miei
simili
e
rifugiarmi
nei
campi
,
isolarmi
in
mezzo
alla
natura
sana
e
serena
?
Ma
ora
anche
le
lande
,
ove
gli
eremiti
si
seppellivano
,
sono
proprietà
d
'
alcuno
e
in
nessuna
parte
tace
l
'
eco
della
miseria
...
D
'
altronde
è
troppo
tardi
.
Ho
trovato
per
gli
altri
la
ragione
di
vivere
e
per
me
la
ragione
di
morire
.
Il
suicidio
è
viltà
quando
significa
fuga
.
Io
non
fuggo
.
Io
m
'
immergo
nella
vita
:
io
dò
certamente
,
colla
mia
morte
,
comunque
fruttifichi
,
e
il
sacrifizio
non
è
mai
senza
frutto
,
un
maggior
senso
di
libertà
e
di
solidarietà
ai
miei
simili
.
Io
dico
a
chiunque
viva
oggidì
,
posto
dalla
società
in
qualsiasi
condizione
:
"
Bisogna
operare
e
amare
.
Bisogna
limitare
il
proprio
volere
,
congiungerlo
in
armonia
col
volere
dei
nostri
simili
.
Umile
o
precipua
parte
nel
coro
sociale
,
espandi
in
tutta
la
sua
potenza
l
'
anima
che
ti
diede
il
destino
,
abbraccia
l
'
umanità
e
la
natura
,
compenetrati
e
fortificati
di
esse
:
opera
ed
ama
!
"
.
La
scossa
ch
'
io
dò
a
quest
'
onda
repentina
d
'
umanità
che
va
faticosamente
orientandosi
nell
'
armonia
,
sarà
come
l
'
urto
che
sconquassa
un
organamento
vizioso
,
liberandone
gli
elementi
,
acciocché
trovino
la
lor
via
e
il
loro
posto
.
La
mia
morte
volontaria
dunque
è
una
testimonianza
in
favore
della
vita
.
Stanotte
dormirò
?
Fra
qualche
giorno
tutto
sarà
finito
.
Non
temo
di
me
stesso
:
solo
soffrirò
in
questo
tempo
molte
impazienze
e
inquietudini
,
aspettando
l
'
attimo
.
Poi
...
dormirò
.
FINE
1
cantilena
piemontese
2
dal
fuoco
,
dal
fulmine
,
dal
tuono
3
andiamo
a
Roma
,
a
comprare
una
corona
,
una
corona
per
un
re
,
giurapapè
.
cantilena
di
ragazzi
piemontesi
4
imprecazione
piemontese