Miscellanea ,
PARTE
PRIMA
Dramma
.
I
.
Era
la
notte
del
giovedì
grasso
.
Nessuno
si
ricordava
di
un
inverno
mite
come
quello
,
e
il
carnevale
aveva
uno
sfogo
inusitato
.
I
ricchi
se
la
spassavano
nei
palazzi
;
il
popolo
nelle
osterie
,
sotto
i
portici
,
alla
fiera
,
ai
balli
pubblici
.
I
veglioni
erano
affollati
e
,
come
il
solito
,
più
di
tutti
si
mostrava
animato
quello
dello
Scribe
.
Fra
le
maschere
che
avevano
fatto
il
loro
ingresso
colà
dopo
la
mezzanotte
,
vi
era
un
domino
femminile
elegantissimo
,
troppo
elegante
,
che
stonava
in
quell
'
ambiente
volgare
.
Veniva
forse
in
cerca
di
un
'
avventura
galante
?
Aveva
un
appuntamento
?
Una
folla
di
studenti
le
fece
cerchio
.
-
Cerchi
me
,
bella
principessa
?
-
gridò
uno
di
essi
,
un
giovane
allampanato
,
giallo
come
un
limone
.
-
Io
sono
disposto
a
darti
tutto
il
mio
cuore
.
-
Va
'
là
,
poeta
da
quattro
soldi
!
La
bella
è
in
cerca
di
un
Trovatore
dei
tempi
antichi
,
che
sappia
difenderla
dagli
audaci
,
piegare
il
ginocchio
dinanzi
a
lei
,
e
forse
gli
mostrerà
appena
la
punta
del
suo
bel
nasino
.
-
Il
domino
,
che
fissava
i
suoi
occhi
grigi
su
quel
gruppo
di
giovani
e
pareva
studiasse
la
fisionomia
di
ognuno
,
disse
con
voce
armoniosa
:
-
Hai
indovinato
,
mio
caro
,
ed
ecco
su
chi
faccio
cadere
la
mia
scelta
.
-
E
posò
la
mano
inguantata
sulla
spalla
di
un
bel
giovane
dal
volto
leale
,
con
occhi
nerissimi
e
capelli
biondi
.
Scoppiò
un
evviva
assordante
,
e
per
qualche
minuto
attorno
alla
coppia
venne
eseguita
una
danza
folle
,
sfrenata
,
Poi
ognuno
si
sbandò
per
proprio
conto
,
gridando
:
-
Buona
fortuna
,
Aldo
!
-
Ma
il
giovane
non
pareva
soddisfatto
di
quell
'
inattesa
avventura
galante
.
Tuttavia
,
volgendosi
alla
sua
compagna
,
le
chiese
con
accento
gentile
,
dandole
del
voi
:
-
Dove
debbo
condurvi
,
signora
?
-
Fatemi
fare
un
giro
per
il
teatro
,
-
rispose
la
maschera
-
poi
conducetemi
a
casa
vostra
.
-
Lo
studente
sussultò
.
-
A
casa
mia
?
-
ripetè
,
come
se
non
prestasse
fede
ai
suoi
orecchi
.
-
Sì
.
Che
ci
trovate
di
strano
?
Non
avete
una
casa
,
voi
?
Vivete
forse
in
famìglia
?
-
Aldo
si
era
già
rimesso
.
-
No
,
-
rispose
-
vivo
solo
.
Ma
sono
povero
,
ed
abito
in
una
soffitta
.
-
Che
m
'
importa
?
-
Aldo
rivolse
al
domino
uno
sguardo
,
tra
il
diffidente
ed
il
corrucciato
.
Ma
l
'
ammirazione
che
destava
nel
pubblico
la
sua
elegante
compagna
,
finì
col
lusingare
il
suo
amor
proprio
.
Egli
pensava
:
-
Costei
dev
'
essere
molto
bella
,
e
sarei
un
pazzo
se
me
la
lasciassi
sfuggire
.
Forse
è
una
gran
signora
,
che
in
questa
notte
di
carnevale
vuol
soddisfare
un
morboso
capriccio
.
Contentiamola
;
io
nulla
ci
perdo
;
anzi
,
ho
tutto
da
guadagnare
in
quest
'
avventura
!
-
Prima
di
uscire
dal
teatro
,
Aldo
passò
nella
guardaroba
e
prendere
il
suo
soprabito
.
Aldo
abitava
sul
corso
San
Maurizio
.
Egli
e
la
sua
compagna
salirono
le
scale
umide
e
sporche
.
Confusi
rumori
turbavano
la
sconosciuta
.
Erano
pianti
di
bambini
,
bestemmie
di
uomini
,
grida
soffocate
di
donne
.
-
Che
casa
è
mai
questa
?
-
chiese
ella
.
-
È
una
specie
di
alveare
.
-
rispose
Aldo
-
nè
può
garbare
a
voi
,
avvezza
forse
ad
una
palazzina
quieta
,
senza
inquilini
.
In
questa
casa
abitano
molte
famiglie
,
quasi
tutte
composto
di
onesti
operai
,
che
lavorano
dall
'
alba
alla
sera
,
e
solo
alle
feste
alzano
un
po
'
il
gomito
e
fanno
chiasso
.
Però
vi
è
di
buono
che
nessuno
si
occupa
dei
fatti
altrui
,
ognuno
vive
a
sè
,
ed
io
mi
trovo
benissimo
.
-
Avevano
già
salito
cinque
piani
e
si
avviavano
verso
la
stretta
scala
che
conduceva
alle
soffitte
.
Il
corridoio
a
destra
e
a
sinistra
sembrava
interminabile
.
Aldo
volse
a
sinistra
,
e
dopo
pochi
passi
sì
trovò
,
a
faccia
a
faccia
con
un
uomo
vestito
da
pierrot
,
col
volto
infarinato
.
Costui
si
trasse
da
un
lato
senza
dire
parola
,
e
lo
studente
strinse
il
braccio
della
sua
compagna
,
come
per
dirle
che
non
aveva
nulla
da
temere
.
Erano
giunti
dinanzi
all
'
uscio
della
soffitta
di
Aldo
.
Egli
accese
un
cerino
,
aprì
con
una
chiave
inglese
e
fece
passare
il
domino
.
Quando
,
entrato
egli
pure
,
si
voltò
per
chiudere
,
vide
il
pierrot
quasi
vicino
all
'
uscio
;
ma
,
Aldo
non
parlò
,
per
non
spaventare
la
compagna
,
e
chiusa
la
porta
,
tirò
il
catenaccio
.
Fatto
ciò
,
accese
un
lume
che
era
sul
tavolino
,
indi
si
volse
alla
sconosciuta
.
Costei
si
era
seduta
sopra
un
divano
e
si
guardava
intorno
con
sorpresa
.
Tutto
era
modesto
,
di
una
pulitezza
eccezionale
.
Le
due
finestre
avevano
cortine
bianchissime
,
come
la
coperta
del
letto
.
Sul
tavolino
stavano
i
libri
ben
allineati
;
l
'
armadio
aveva
i
battenti
lucidi
come
specchi
;
un
paravento
cinese
nascondeva
il
lavabo
;
la
stufa
di
maiolica
rendeva
un
delizioso
tepore
.
-
Siete
alloggiato
come
un
principe
!
-
disse
la
sconosciuta
.
Aldo
sorrise
.
-
Io
stesso
-
rispose
-
tengo
in
ordine
la
mia
roba
,
rifaccio
il
letto
,
spazzo
,
pulisco
dappertutto
ogni
giorno
per
conservare
bene
questi
quattro
mobili
che
mia
madre
ha
comperati
con
molti
sacrifizi
.
Perchè
io
sono
povero
,
signora
,
e
non
lo
nascondo
.
Ma
voi
non
siete
venuta
qui
per
sentire
la
mia
storia
.
Perdonatemi
.
-
Sedette
accanto
a
lei
,
e
con
voce
sommessa
:
-
Perchè
non
vi
levate
la
maschera
?
-
disse
.
Ella
mormorò
:
-
Lasciatemi
,
signore
,
ve
ne
supplico
!
-
Poi
si
piegò
,
svenuta
.
Aldo
ne
fu
spaventato
.
Per
farle
riavere
il
respiro
,
le
tolse
la
maschera
dal
viso
,
e
mandò
un
grido
d
'
ammirazione
.
Com
'
era
bella
!
A
un
tratto
la
sconosciuta
aprì
gli
occhi
,
due
occhi
grigi
ornati
di
lunghe
ciglia
nere
,
e
disse
con
l
'
accento
della
più
sincera
disperazione
:
-
Mio
Dio
,
che
cosa
ho
fatto
?
Perchè
sono
venuta
qui
?
-
Aldo
,
stupito
,
rispose
:
-
Ci
siete
venuta
di
vostra
volontà
,
signora
.
Ma
io
credo
di
avervi
usato
tutto
il
rispetto
che
meritate
.
-
No
,
non
lo
merito
;
ma
voi
siete
buono
,
signore
,
e
lo
sarete
ancora
.
Ah
!
la
mia
scelta
è
caduta
bene
,
altrimenti
sarei
stata
perduta
per
sempre
!
-
Si
passò
una
manina
sulla
fronte
e
con
voce
interrotta
:
-
Se
sapeste
!
...
-
proseguì
.
-
Stasera
ero
come
pazza
:
ho
scoperto
un
tradimento
che
spezza
tutta
la
mia
vita
di
amore
,
di
devozione
,
di
fedeltà
,
e
volendo
calpestare
l
'
onore
di
colui
che
mi
tradisce
,
mi
sono
recata
al
veglione
dello
Scribe
.
Era
mia
intenzione
di
darmi
al
primo
uomo
che
mi
fosse
piaciuto
,
qualunque
fosse
,
per
poter
gridare
oggi
all
'
altro
:
"
-
Anch
'
io
ho
avuto
un
amante
!
-
"
Ma
all
'
uscire
con
voi
dal
teatro
ero
già
esaurita
dallo
sforzo
fatto
;
poi
,
nell
'
entrar
qui
,
ho
avuto
vergogna
di
me
ed
ho
perduto
i
sensi
.
-
La
giovane
scoppiò
in
lacrime
,
nascondendo
il
bel
volto
sul
divano
.
Aldo
,
commosso
,
le
rivolse
parole
di
conforto
.
La
sconosciuta
si
era
a
poco
a
poco
calmata
;
ella
rialzò
la
testa
,
stese
le
mani
al
giovane
,
che
le
strinse
fra
le
sue
con
viva
simpatia
.
In
quel
momento
un
grido
acuto
,
terribile
,
un
grido
di
morte
risvegliò
tutti
gli
echi
del
casamento
e
fece
balzare
in
piedi
Aldo
e
la
sua
compagna
.
Al
tempo
stesso
si
udì
uno
sbattere
di
uscì
,
voci
che
chiamavano
aiuto
,
altre
che
gridavano
:
-
All
'
assassino
!
-
Aldo
si
slanciò
fuori
e
la
sconosciuta
lo
seguì
con
la
lucerna
accesa
.
E
fu
bene
.
A
quel
chiarore
,
lo
studente
vide
il
pierrot
che
gli
passava
dinanzi
come
una
freccia
,
dirigendosi
verso
il
pianerottolo
per
raggiungere
la
scala
.
E
dietro
a
quegli
una
voce
ansante
gridava
:
-
Fermatelo
,
è
lui
l
'
assassino
!
-
Di
un
salto
Aldo
gli
fu
sopra
,
poi
,
aiutato
da
altri
inquilini
sopraggiunti
,
lo
legò
come
un
salame
.
-
Bisogna
ricondurlo
nella
stanza
della
sua
vittima
finchè
giungano
le
guardie
,
-
disse
un
uomo
.
-
Chi
ha
assassinato
?
-
chiese
Aldo
.
-
Giulietta
,
la
poverina
,
così
buona
e
onesta
!
-
Ed
è
morta
?
-
domandò
la
sconosciuta
,
che
tutti
guardavano
con
sorpresa
,
sembrando
loro
una
strana
apparizione
,
-
Essa
non
dà
più
segni
di
vita
;
-
rispose
una
donna
canuta
-
è
crivellata
di
ferite
.
Mio
figlio
è
corso
a
chiamare
il
medico
.
-
Andiamo
a
vederla
;
-
soggiunse
la
sconosciuta
-
forse
potremo
soccorrerla
.
-
Quando
la
giovane
apparve
,
seguita
da
Aldo
,
sul
limitare
della
soffitta
dove
ora
successo
l
'
assassinio
,
tutti
fecero
largo
.
La
soffitta
era
rischiarata
dai
molti
lumi
portati
dagli
inquilini
,
in
un
angolo
gemeva
l
'
assassino
,
steso
a
terra
,
tutto
legato
.
Intorno
al
letto
,
dove
era
distesa
l
'
assassinata
,
molte
donne
si
accalcavano
ansiose
,
tentando
invano
con
gli
asciugamani
di
arrestare
il
sangue
che
sgorgava
copioso
dal
petto
della
vittima
.
L
'
assassinata
era
assai
giovane
,
e
nonostante
il
pallore
cadaverico
del
volto
,
appariva
sempre
bellissima
.
Si
capiva
che
era
stata
colpita
mentre
dormiva
e
,
svegliata
all
'
improvviso
,
aveva
sostenuto
una
fiera
lotta
con
l
'
assassino
.
Aveva
ancora
fra
le
mani
contratte
alcuni
lembi
dell
'
abito
del
pierrot
.
Ma
ciò
che
più
di
tutto
straziava
,
è
che
presso
al
letto
dell
'
assassinata
,
inconscia
del
dramma
terribile
ivi
successo
,
dormiva
in
una
culla
una
bambina
di
forse
due
anni
,
bionda
come
la
madre
,
bella
come
un
amore
.
-
Sarebbe
bene
toglierla
di
lì
;
-
disse
la
sconosciuta
ad
Aldo
-
la
porterò
nella
vostra
stanza
e
veglierò
su
lei
.
-
Sollevò
la
bimba
senza
svegliarla
e
,
tenendola
stretta
al
suo
petto
,
si
mosse
per
uscire
da
quella
stanza
.
Ma
in
quell
'
istante
entrò
il
medico
.
Dietro
a
lui
venivano
guardie
,
delegati
,
un
ispettore
,
e
una
folla
enorme
che
non
si
riusciva
a
tenere
indietro
.
La
signora
non
potè
uscire
dalla
soffitta
,
II
.
La
storia
di
Giulietta
,
detta
la
Bionda
,
era
un
romanzetto
semplice
,
ma
triste
.
Figlia
di
un
antico
militare
decorato
,
passò
l
'
infanzia
e
l
'
adolescenza
in
convento
,
protetta
da
alcune
pie
dame
alla
morte
della
mamma
.
Tornata
a
casa
a
quindici
anni
,
essendo
il
padre
vecchio
,
acciaccato
,
ella
divenne
il
suo
conforto
,
la
sua
guida
.
Siccome
la
meschina
pensione
del
pover
uomo
non
bastava
a
sopperire
a
tutte
le
spese
,
Giulietta
si
mise
a
ricamare
per
un
negoziante
,
cui
la
madre
superiora
del
convento
l
'
aveva
raccomandata
.
Scorsero
due
anni
d
'
una
vita
abbastanza
tranquilla
.
Giulietta
ora
buona
quanto
bella
,
Ebbe
proposte
di
matrimonio
,
ma
essa
rispose
che
non
si
sarebbe
accasata
finchè
vivesse
suo
padre
.
Un
giorno
,
mentre
lavorava
,
cantando
allegramente
,
vennero
ad
avvertirla
che
il
povero
vecchio
era
stato
colto
da
una
sincope
sulla
via
e
l
'
avevano
trasportato
all
'
ospedale
.
Giulietta
non
doveva
rivederlo
che
morto
.
La
povera
fanciulla
pianse
molto
,
ma
a
poco
a
poco
il
suo
dolore
si
calmò
ed
ella
potè
riflettere
alla
sua
situazione
,
La
pensione
del
padre
cessava
.
Giulietta
doveva
ormai
vivere
col
suo
lavoro
.
Fin
da
quel
momento
la
sua
vita
fu
ancora
più
modesta
e
più
laboriosa
.
Usciva
soltanto
la
domenica
,
recandosi
al
Valentino
.
Per
certo
,
non
le
mancavano
i
corteggiatori
,
ma
la
bella
bionda
passava
indifferente
in
mezzo
a
tutte
le
seduzioni
.
Tuttavia
un
giorno
sì
notò
che
Giulietta
era
stata
accompagnata
fino
sulla
porta
di
casa
da
un
bel
giovane
sui
venticinque
anni
,
dall
'
aria
seria
e
distinta
.
D
'
allora
in
poi
,
quando
essa
usciva
,
il
bel
giovane
era
ad
attenderla
.
A
chi
le
domandò
chi
fosse
costui
,
rispose
:
-
È
il
mio
fidanzato
,
un
bravissimo
giovane
impiegato
in
una
banca
.
Ci
sposeremo
presto
.
-
Ai
coniugi
Pavin
,
suoi
vicini
più
intimi
,
lo
presentò
perfino
.
Scorsero
tre
mesi
:
era
d
'
inverno
.
Una
sera
,
Lorenzo
Pavin
,
tornando
a
casa
,
trovò
la
moglie
Teresa
molto
inquieta
.
-
Che
hai
?
-
le
chiese
stupito
.
-
Sono
due
giorni
che
non
vedo
Giulietta
,
e
ciò
mi
turba
.
Non
è
mai
stata
tanto
senza
venire
da
noi
.
-
Perchè
non
vai
da
lei
?
-
Ho
bussato
poco
fa
al
suo
uscio
,
non
ha
aperto
.
-
L
'
operaio
si
grattò
la
testa
.
-
Tu
mi
metti
una
pulce
negli
orecchi
;
vado
io
stesso
a
vedere
.
-
Uscì
nel
corridoio
e
si
recò
a
bussare
all
'
uscio
della
Bionda
.
Nessuno
rispose
.
L
'
operaio
non
pose
tempo
in
mezzo
.
Corse
a
prendere
un
ferro
e
con
quello
diè
di
leva
all
'
uscio
della
soffitta
di
Giulietta
.
Si
slanciò
nella
stanza
,
seguito
da
Teresa
.
La
giovane
era
stesa
sul
letto
e
gemeva
:
aveva
ingoiato
del
laudano
;
voleva
morire
.
La
moglie
del
falegname
preparò
subito
un
caffè
carico
,
mentre
il
marito
correva
a
chiamare
un
medico
,
Due
ore
dopo
,
Giulietta
ora
fuori
di
pericolo
e
raccontava
piangendo
:
-
Sono
stata
disgraziata
o
colpevole
.
Mi
sono
fidata
di
un
uomo
che
mi
ha
ingannata
.
Lo
amavo
,
e
siccome
mi
giurava
di
sposarmi
,
mi
lasciai
trattare
come
se
fossi
già
sua
moglie
.
Ero
felice
,
e
non
scorgevo
l
'
abisso
.
"
Quattro
giorni
fa
,
egli
non
venne
all
'
ora
solita
;
lo
attesi
inutilmente
tutta
la
sera
.
"
La
mattina
mi
venne
un
pensiero
:
che
fosse
ammalato
?
"
Risolvetti
di
andare
a
chiedere
sue
notizie
nella
casa
dove
abitava
.
"
Non
ero
mai
andata
a
casa
sua
,
perchè
mi
diceva
che
stava
in
pensione
da
una
vecchia
signora
,
amica
della
sua
famiglia
,
la
quale
si
sarebbe
scandalizzata
se
fossi
andata
a
trovarlo
.
"
Ma
sapevo
il
nome
della
via
e
il
numero
della
casa
.
"
Vi
giunsi
in
pochi
minuti
.
"
Entrai
dal
portinaio
e
chiesi
:
"
-
È
in
casa
il
signor
Fabio
Ribera
?
"
-
Non
lo
conosco
;
-
mi
rispose
-
non
abita
qui
.
-
"
Uscii
di
là
con
le
gambe
tremanti
.
"
Eppure
non
pensavo
ancora
ad
un
tradimento
.
"
Corsi
subito
in
un
piccolo
quartiere
che
Fabio
aveva
affittato
e
ammobiliato
per
il
nostro
matrimonio
.
"
Salii
difilato
al
secondo
piano
,
sonai
alla
porta
di
quel
quartiere
.
"
Comparve
un
giovinetto
che
io
non
conoscevo
.
"
-
Il
signor
Fabio
Ribera
?
-
chiesi
.
"
-
Vi
siete
sbagliata
,
bella
ragazza
:
non
abita
qui
.
"
-
Ma
come
?
Fabio
è
il
padrone
di
quest
'
appartamento
.
-
"
Il
giovinotto
si
mise
a
ridere
.
"
-
Lo
sarà
stato
la
settimana
passata
!
-
esclamò
.
-
Adesso
il
proprietario
sono
io
....
e
mi
dispiace
che
ho
una
visita
,
altrimenti
sarei
lietissimo
di
farvelo
visitare
.
Ma
se
voleste
venire
domani
....
-
"
Non
volli
sentir
altro
:
fuggii
col
cuore
stretto
da
un
'
orribile
angoscia
.
"
Quando
fui
nel
vestibolo
entrai
in
portineria
.
"
Vi
era
una
donna
,
e
ciò
mi
diede
coraggio
.
"
-
Scusate
,
-
le
dissi
con
voce
ancora
un
po
'
alterata
-
il
quartierino
al
secondo
piano
,
primo
uscio
a
destra
,
non
era
stato
preso
ed
ammobiliato
dal
signor
Fabio
Ribera
?
-
-
"
La
portinaia
mi
guardava
così
fissamente
,
che
sentii
le
guance
avvamparmi
.
"
-
Il
signor
Fabio
Ribera
non
è
il
giovane
che
venne
più
volte
in
questa
casa
con
voi
?
-
domandò
,
"
Feci
un
cenno
affermativo
.
"
-
Ebbene
,
-
soggiunse
la
portinaia
-
se
vi
ha
detto
che
il
quartierino
era
suo
,
vi
ha
ingannata
.
Quel
quartierino
lo
tiene
in
affitto
una
certa
Clorinda
,
che
lo
cede
a
giorni
,
a
settimane
,
a
mesi
,
per
galanti
ritrovi
.
-
"
Se
non
caddi
di
piombo
a
terra
fu
un
miracolo
.
Ero
stordita
.
Nonostante
volli
tentare
un
ultimo
colpo
,
"
Stamani
,
dopo
altri
due
giorni
d
'
inutile
attesa
,
mi
sono
recata
alla
banca
dove
Fabio
mi
aveva
detto
di
essere
impiegato
.
"
Ma
neppur
là
sanno
chi
sia
Fabio
Ribera
.
"
Perciò
,
oppressa
,
disperata
,
quasi
pazza
,
volevo
morire
.
-
Per
fortuna
,
-
esclamò
Lorenzo
-
siamo
stati
in
tempo
a
salvarvi
!
-
Quel
birbante
,
-
soggiunse
Teresa
-
non
merita
davvero
il
sacrifizio
della
vostra
vita
!
Dimenticatelo
,
è
forse
meglio
per
voi
:
costui
non
si
farà
più
vedere
.
-
La
moglie
del
falegname
ebbe
ragione
.
Giulietta
passò
molti
giorni
di
angoscia
,
poi
sembrò
rassegnata
e
riprese
a
lavorare
in
compagnia
dei
suoi
buoni
vicini
.
Un
giorno
si
accòrse
di
essere
incinta
.
Ella
non
si
disperò
.
-
Invece
di
morire
,
-
disse
-
vivrò
per
la
mia
creatura
:
se
non
ho
potuto
divenire
una
buona
moglie
,
sarò
una
buona
madre
.
-
Infatti
,
dato
che
ebbe
alla
luce
la
sua
bimba
,
cui
pose
nome
Gina
,
la
giovane
volle
allattarla
da
sè
,
e
da
allora
in
poi
si
dedicò
interamente
a
sua
figlia
.
Ed
ora
quella
madre
così
giovane
,
bella
,
onesta
,
veniva
barbaramente
assassinata
!
III
.
Mentre
il
medico
visitava
Giulietta
,
le
guardie
rialzavano
bruscamente
l
'
assassino
,
che
volgeva
all
'
intorno
sguardi
spauriti
e
balbettava
:
-
Lasciatemi
!
...
Non
sono
stato
io
!
...
-
È
stato
lui
!
L
'
ho
veduto
uscire
da
questa
soffitta
quando
sono
accorsa
al
primo
grido
della
povera
Giulietta
!
-
urlò
Teresa
.
-
Silenzio
!
-
disse
il
medico
.
Egli
era
chinato
sul
corpo
straziato
di
ferite
,
e
,
dopo
alcuni
minuti
,
si
rialzò
dicendo
:
-
Non
è
ancora
morta
!
Procurerò
di
richiamarla
ai
sensi
.
-
Frattanto
la
sconosciuta
rimaneva
presso
la
culla
,
tenendo
appoggiata
al
seno
la
bimba
,
che
continuava
a
dormire
.
Il
medico
operò
una
prima
e
rapida
fasciatura
delle
ferite
,
poi
chiese
dell
'
acqua
con
dell
'
aceto
,
e
ne
spruzzò
il
viso
di
Giulietta
.
Ella
si
mosse
,
aprì
gli
occhi
.
Il
medico
non
si
era
ingannato
:
viveva
.
La
sconosciuta
non
poteva
più
distogliere
gli
sguardi
dall
'
assassinata
.
A
un
tratto
gli
occhi
di
Giulietta
si
rianimarono
,
la
bocca
le
tremò
convulsamente
e
lasciò
sfuggire
un
grido
rauco
.
-
All
'
assassino
!
...
Aiuto
!
...
Prendetelo
!
...
-
disse
con
una
voce
che
scosse
tutti
.
Ad
un
cenno
dell
'
ispettore
le
guardie
trassero
presso
il
letto
il
pierrot
,
che
invano
volgeva
il
capo
per
non
incontrare
gli
sguardi
dell
'
assassinata
.
-
L
'
abbiamo
arrestato
,
signorina
!
-
disse
l
'
ispettore
.
-
Guardatelo
:
lo
riconoscete
?
-
Giulietta
stese
un
braccio
con
un
gesto
che
parve
una
maledizione
.
-
Lo
riconosco
,
è
lui
!
-
gridò
.
-
Tenetelo
,
o
mi
colpirà
ancora
.
Ed
io
....
non
voglio
morire
....
-
E
cacciando
un
urlo
che
sgomentò
tutti
:
-
Mia
figlia
....
mia
figlia
....
la
mia
Gina
....
-
È
qui
,
non
temete
;
-
rispose
la
sconosciuta
con
voce
dolcissima
-
ne
avrò
cura
io
.
-
Giulietta
si
volse
al
suono
di
quella
voce
,
guardò
la
bella
signora
,
poi
si
vide
uno
spettacolo
singolare
.
La
ferita
si
era
rialzata
bruscamente
sul
letto
afferrandosi
alla
sconosciuta
con
tutte
le
sue
forze
,
guardandola
avidamente
e
rantolando
:
-
Lei
?
Lei
?
Ma
non
sa
...
?
-
Uno
sbocco
di
sangue
sgorgò
dalle
labbra
di
Giulietta
,
che
ricadde
sul
letto
irrigidita
.
Questa
volta
il
medico
disse
a
voce
alta
;
-
È
morta
!
-
La
sconosciuta
vacillò
,
o
sarebbe
caduta
con
la
bambina
,
se
Aldo
,
che
le
era
vicino
,
non
l
'
avesse
sorretta
.
-
Andiamo
nella
mia
stanza
:
-
disse
-
è
inutile
rimanere
qui
ancora
.
-
Ma
l
'
ispettore
osservava
con
sorpresa
quella
signora
elegante
e
le
disse
:
-
Mi
permetta
una
domanda
,
signora
:
conosceva
la
giovane
che
hanno
assassinata
?
-
No
,
-
rispose
la
sconosciuta
-
l
'
ho
veduta
per
la
prima
volta
questa
notte
.
-
Allora
come
spiega
le
parole
della
poveretta
,
rivoltasi
a
lei
come
a
persona
che
non
le
fosse
ignota
?
-
Non
so
spiegarle
.
-
Aldo
fremeva
a
quelle
domande
.
L
'
ispettore
proseguì
:
-
Per
certo
,
signora
,
ella
non
deve
far
parte
degli
inquilini
di
queste
soffitte
.
Perchè
dunque
si
trova
qui
?
-
Questa
volta
Aldo
non
si
contenne
.
Prima
che
la
sconosciuta
potesse
rispondere
,
egli
disse
con
voce
sicura
:
-
La
signora
è
mia
sorella
,
venuta
a
passare
gli
ultimi
giorni
di
carnevale
a
Torino
.
Essa
era
nella
mia
stanza
,
quando
abbiamo
udite
le
grida
di
questa
disgraziata
e
ci
siamo
slanciati
fuori
.
Io
stesso
ho
fermato
l
'
assassino
.
-
È
vero
,
è
vero
!
-
dissero
più
voci
.
-
Se
volete
le
mie
generalità
,
-
soggiunse
lo
studente
-
vi
sarà
facile
averle
,
perchè
in
questa
casa
tutti
mi
conoscono
.
Mi
chiamo
Aldo
Pomigliano
,
sono
studente
ingegnere
,
di
San
Giorgio
Canavese
:
ho
i
genitori
viventi
e
quest
'
unica
sorella
maritata
a
Ivrea
.
Ed
ora
,
permettete
che
ci
ritiriamo
.
-
La
franchezza
del
giovane
cancellò
ogni
diffidenza
del
funzionario
di
pubblica.sicurezza,
che
disse
:
-
Potete
andare
;
ma
forse
avremo
poi
bisogno
di
voi
.
-
Sarò
sempre
a
disposizione
dell
'
autorità
.
-
E
la
bambina
di
quella
disgraziata
la
tiene
in
custodia
la
signora
?
-
Sì
;
-
rispose
la
sconosciuta
-
non
ho
figli
;
le
farò
da
madre
.
-
Le
comari
fecero
sentire
un
lusinghiero
mormorìo
.
Teresa
si
avvicinò
alla
sconosciuta
.
-
Gina
è
la
mia
figlioccia
;
-
disse
con
le
lacrime
agli
occhi
-
se
la
signora
lo
permette
,
posso
aiutarla
a
custodirla
.
-
Ne
parleremo
domani
!
-
disse
con
un
mesto
sorriso
la
sconosciuta
.
-
Adesso
;
il
meglio
che
si
possa
fare
è
di
coricarla
nel
letto
di
mio
fratello
.
-
Pochi
minuti
dopo
,
Gina
,
avvolta
in
una
calda
coperta
nel
letto
di
Aldo
,
continuava
a
dormire
il
sonno
degli
angeli
.
L
'
assassino
fu
condotto
via
fra
le
imprecazioni
di
tutti
.
La
povera
salma
dell
'
infelice
Giulietta
rimase
vegliata
da
due
guardie
.
La
sconosciuta
,
coricata
che
ebbe
la
bambina
,
si
rivolse
verso
lo
studente
esclamando
:
-
Siete
stato
molto
generoso
con
me
!
Non
lo
dimenticherò
mai
,
sebbene
la
vostra
generosità
non
impedisca
che
io
sia
perduta
:
domani
si
saprà
,
che
non
sono
vostra
sorella
.
-
Tranquillatevi
!
Nessuno
può
smentirmi
,
perchè
io
ho
veramente
una
sorella
maritata
a
Ivrea
,
una
sorella
che
mi
adora
,
alla
quale
scriverò
subito
per
narrarle
l
'
accaduto
;
e
potete
star
certa
non
ci
tradirà
.
-
La
giovane
,
tornata
a
sedere
sul
divano
,
chiese
a
Aldo
:
-
Voi
pure
avete
creduto
che
io
conoscessi
l
'
assassinata
?
-
Sì
,
-
rispose
egli
.
-
La
sorpresa
che
ha
mostrato
nel
vedervi
,
le
sue
sconnesse
parole
,
mi
avevano
fatto
credere
che
la
povera
Giulietta
sapesse
chi
siete
.
-
Eppure
,
-
disse
la
sconosciuta
-
vi
giuro
che
io
non
vidi
mai
quella
sventurata
prima
di
questa
notte
.
E
voi
,
la
conoscevate
?
-
Come
si
conosco
i
vicini
.
L
'
incontravo
qualche
volta
per
le
scale
:
ci
salutavamo
,
ma
non
ci
parlavamo
.
Sapevo
che
lavorava
e
che
aveva
fama
di
onestissima
,
sebbene
quella
bambina
fosso
il
frutto
d
'
una
colpa
.
A
proposito
;
volete
davvero
occuparvi
di
quell
'
orfanella
?
-
Sì
,
-
rispose
vivamente
la
sconosciuta
,
-
Ma
per
riuscire
,
ho
bisogno
di
voi
.
-
Sono
interamente
ai
vostri
ordini
.
-
Grazie
!
-
mormorò
commossa
la
giovane
.
-
La
poverina
passerà
dunque
il
resto
di
questa
notte
nel
vostro
letto
:
domattina
la
brava
donna
che
si
è
offerta
di
custodirla
avrà
cura
di
lei
;
io
sarò
qui
verso
le
nove
,
e
combineremo
insieme
il
modo
di
allevare
quella
creaturina
,
cui
farò
da
madre
.
-
Ed
io
le
farò
da
padre
!
-
esclamò
Aldo
.
La
sconosciuta
si
alzò
,
e
avvicinatasi
al
letto
,
guardò
a
lungo
la
bella
creaturina
che
dormiva
,
poi
disse
a
Aldo
:
-
Datemi
il
mio
domino
,
la
maschera
;
bisogna
che
io
vada
via
.
-
Tornerete
davvero
alle
nove
?
-
chiese
Aldo
con
voce
tremante
.
Essa
gli
stese
la
mano
,
e
rispose
con
un
accento
che
non
ammetteva
dubbio
:
-
Ve
lo
prometto
.
-
Grazie
!
Intanto
ditemi
il
vostro
nome
,
il
solo
vostro
nome
di
battesimo
.
-
Speranza
.
-
E
senza
aggiungere
altro
,
la
signora
,
infilato
il
domino
,
uscì
.
Aldo
rimase
immobile
,
col
cuore
in
tumulto
.
Speranza
si
era
già
impadronita
di
tutta
la
sua
anima
.
IV
.
Nessuno
,
del
casamento
operaio
,
conosceva
neppure
di
vista
il
pierrot
,
nessuno
l
'
aveva
mai
veduto
con
la
povera
Giulietta
.
Al
primo
e
sommario
interrogatorio
,
colui
,
non
soltanto
aveva
respinto
l
'
accusa
di
assassinio
,
ma
non
volle
neppur
dire
il
suo
nome
.
Fu
condotto
in
prigione
,
rivestito
di
altri
abiti
borghesi
,
lasciato
solo
,
mentre
si
procedeva
ad
un
'
inchiesta
sul
conto
dell
'
assassinata
per
scoprire
la
responsabilità
dell
'
assassino
.
Il
giudice
istruttore
incaricato
dell
'
inchiesta
,
benchè
ancora
giovane
,
passava
per
molto
abile
.
Era
il
cavaliere
Umberto
Trani
,
uomo
simpatico
e
distinto
,
che
aveva
molto
acume
e
molto
tatto
.
Egli
si
recò
col
cancelliere
ed
alcuni
agenti
in
borghese
alla
soffitta
,
dove
era
stato
commesso
il
delitto
,
e
quando
vide
la
vittima
,
fece
un
atto
di
stupore
e
pensò
:
-
Strano
!
Mi
sembra
di
aver
veduto
costei
e
di
averle
parlato
;
ma
non
ricordo
nè
dove
,
nè
quando
.
-
Il
nome
gli
era
ignoto
.
Dopo
aver
osservato
le
ferite
che
denotavano
come
la
sventurata
avesse
dovuto
lottare
con
un
feroce
assassino
,
le
guardò
le
mani
.
Manine
bianche
,
lunghe
,
affusolate
;
l
'
indice
della
mano
sinistra
portava
le
tracce
del
lavoro
.
Nella
destra
aveva
una
ferita
leggiera
,
e
,
fra
le
unghie
,
pezzetti
di
stoffa
bianca
insanguinata
.
Fatte
rapidamente
quelle
osservazioni
,
il
giudice
istruttore
ordinò
una
verifica
nella
stanza
,
Il
primo
oggetto
che
gli
cadde
sotto
gli
occhi
fu
la
culla
.
-
Nel
rapporto
dell
'
ispettore
ho
letto
infatti
di
una
bambina
.
Dov
'
è
?
-
chiese
.
L
'
ispettore
che
si
trovava
nella
soffitta
ed
era
rimasto
fino
allora
silenzioso
,
rispose
:
-
È
affidata
alle
cure
di
una
brava
donna
,
che
fu
sua
madrina
.
Peraltro
il
signor
Aldo
Pomigliano
,
studente
ingegnere
,
colui
che
arrestò
l
'
assassino
,
ha
dichiarato
che
egli
e
sua
sorella
s
'
impegnano
di
allevare
la
figlia
della
morta
,
-
Ne
riparleremo
;
-
disse
Umberto
Trani
-
proseguiamo
le
nostre
indagini
.
-
La
soffitta
aveva
il
puro
necessario
.
Dentro
un
baule
fu
trovato
biancheria
,
una
scatola
con
oggetti
d
'
oro
di
poco
valore
,
una
piccola
somma
e
una
scatola
contenente
un
fascio
di
lettere
.
Il
magistrato
s
'
impossessò
subito
di
queste
.
Poi
diede
ordine
che
il
corpo
fosse
trasportato
alla
sala
anatomica
per
l
'
autopsia
,
ed
egli
interrogò
gli
inquilini
delle
soffitte
.
Il
primo
a
presentarsi
fu
il
falegname
Lorenzo
Pavin
,
cui
il
magistrato
così
si
rivolse
:
-
Ditemi
tutto
quello
che
sapete
.
-
Io
non
so
altro
che
Giulietta
era
una
giovane
onesta
,
buona
....
-
Onesta
....
-
interruppe
il
magistrato
.
-
Mi
sembra
che
una
giovane
divenuta
madre
senza
avere
un
marito
....
.
-
Fu
sedotta
da
un
furfante
!
-
soggiunse
indignato
l
'
operaio
.
-
Oh
!
so
io
le
lacrime
versate
dalla
povera
Giulietta
!
-
Conoscevate
costui
?
-
Lo
vidi
due
volte
sole
:
era
un
bel
giovane
,
elegante
,
di
modi
distinti
....
-
Avete
veduto
l
'
assassino
?
-
Sì
,
signore
.
-
Non
vi
è
sembrato
che
avesse
qualche
rassomiglianza
col
seduttore
?
-
Il
falegname
rimase
per
un
istante
a
bocca
aperta
,
poi
scosse
il
capo
:
-
No
,
ecco
,
non
mi
pare
,
sebbene
non
potrei
giurarlo
;
era
così
impiastricciato
di
biacca
e
di
sangue
!
-
Ebbene
,
ve
lo
faremo
vedere
ripulito
;
ma
prima
ditemi
:
vedeste
ieri
la
vittima
?
-
Sì
,
signore
.
Verso
sera
mia
moglie
ed
lo
venimmo
qui
per
dare
a
Giulietta
delle
caramelle
.
La
piccina
era
seduta
su
quel
piccolo
tappeto
e
si
baloccava
;
la
mamma
lavorava
.
-
La
vostra
soffitta
è
attigua
a
questa
?
-
Sì
,
signore
.
-
Non
sentiste
più
tardi
qualche
voce
d
'
uomo
o
il
rumore
d
'
una
lite
?
-
No
,
signore
.
Mia
moglie
ed
io
,
dopo
cena
,
ci
coricammo
e
ci
addormentammo
subito
,
Fummo
svegliati
all
'
improvviso
da
un
grido
di
aiuto
.
"
-
È
Giulietta
!
-
disse
mia
moglie
saltando
dal
letto
e
infilandosi
una
sottana
,
mentre
io
accendevo
il
lume
,
e
si
slanciò
fuori
dell
'
uscio
per
bussare
a
quello
della
nostra
vicina
.
"
In
quel
momento
ne
uscì
l
'
assassino
vestito
da
pierrot
.
"
Teresa
si
mise
a
urlare
,
e
allora
il
signor
Aldo
acciuffò
il
miserabile
.
"
Ecco
tutto
,
signore
.
-
Gli
altri
vicini
non
aggiunsero
nuovi
particolari
a
quelli
dati
da
Lorenzo
.
Anche
Aldo
fu
interrogato
.
-
Voi
pure
abitate
nelle
soffitte
?
-
gli
domandò
il
magistrato
.
-
Sì
,
signore
,
-
egli
rispose
.
-
I
miei
mezzi
non
mi
permettono
di
meglio
.
Mia
madre
e
mia
sorella
fanno
già
abbastanza
sacrifici
per
mantenermi
qui
agli
studi
.
-
Da
quanto
tempo
abitate
in
questa
casa
?
-
Da
quasi
due
anni
.
-
Conoscevate
Giulietta
?
-
Conoscenza
da
vicini
;
ci
salutavamo
incontrandoci
per
le
scale
,
e
nulla
più
.
-
Ieri
la
vedeste
?
-
No
.
Io
passai
quasi
tutto
il
giorno
fuori
di
casa
,
essendo
giunta
mia
sorella
che
desiderava
passare
gli
ultimi
giorni
di
carnevale
a
Torino
.
-
È
maritata
,
vostra
sorella
?
-
Sì
;
a
un
benestante
d
'
Ivrea
:
il
signor
Rivalta
:
-
rispose
con
disinvoltura
Aldo
.
-
Ieri
sera
pranzai
con
lei
all
'
albergo
,
poi
siccome
ella
aveva
desiderio
di
vedere
un
veglione
,
andammo
a
prendere
un
domino
,
ed
io
venni
con
lei
a
casa
per
cambiarmi
d
'
abito
,
"
Avevo
finito
di
abbigliarmi
,
mia
sorella
stava
per
mettersi
la
maschera
,
allorchè
un
grido
giunse
fino
a
noi
.
Mi
slanciai
per
le
scale
e
fu
allora
che
arrestai
l
'
assassino
.
-
Il
magistrato
aveva
ascoltato
con
molto
interesse
.
-
Dove
si
trova
adesso
vostra
sorella
?
-
domandò
.
-
All
'
albergo
a
riposare
,
in
preda
all
'
emozione
sofferta
questa
notte
.
-
Mi
hanno
detto
che
essa
vuole
incaricarsi
della
bambina
della
vittima
?
-
Sì
,
signore
,
se
non
vi
è
nulla
in
contrario
.
Benchè
non
siamo
ricchi
,
abbiamo
preso
a
cuore
la
sorte
di
quella
creaturina
.
Per
adesso
l
'
abbiamo
affidata
a
Teresa
,
una
brava
donna
,
che
l
'
ha
tenuta
a
battesimo
.
Poi
,
appena
mia
sorella
sarà
tornata
ad
Ivrea
ed
avrà
parlato
con
suo
marito
,
la
ritireranno
con
loro
.
-
Faranno
davvero
un
'
opera
di
carità
,
della
quale
tutte
le
persone
di
cuore
non
potranno
che
elogiarli
.
-
L
'
interrogatorio
era
finito
.
La
soffitta
fu
chiusa
coi
suggelli
,
ed
il
giudice
istruttore
lasciò
la
casa
,
promettendo
una
ricompensa
a
chi
gli
recasse
indizi
sull
'
assassino
.
Umberto
Trani
condusse
seco
Lorenzo
il
falegname
,
cui
Giulietta
aveva
presentato
un
giorno
il
proprio
fidanzato
.
Il
magistrato
sperava
che
l
'
operaio
lo
riconoscesse
nell
'
assassino
.
V
.
-
Contessa
,
ecco
il
conte
:
scende
di
carrozza
.
-
Bene
,
Celia
;
puoi
ritirarti
.
-
La
contessa
Bianca
Rossano
rimase
sola
nel
suo
gabinetto
da
toelette
.
Accigliata
,
nervosa
,
sedette
sul
divano
,
rimanendo
assorta
.
Aveva
il
lungo
accappatoio
indossato
nello
scendere
dal
letto
,
e
gli
stupendi
capelli
neri
sciolti
sulle
spalle
.
Un
lieve
bussare
all
'
uscio
la
fece
trasalire
.
-
Avanti
!
-
diss
'
ella
.
Un
uomo
entrò
,
vestito
da
viaggio
.
Appariva
pallido
o
commosso
,
ma
nei
suoi
occhi
era
un
raggio
d
'
intensa
felicità
.
-
Bianca
!
-
esclamò
stendendo
le
braccia
.
La
contessa
non
fece
gesto
alcuno
.
-
Siete
voi
?
-
disse
con
acconto
glaciale
.
-
Non
vi
aspettavo
così
presto
!
Egli
rimase
un
istante
come
impietrito
.
Il
conte
Rossano
era
un
bell
'
uomo
sui
trentacinque
anni
,
distintissimo
.
I
suoi
sguardi
,
pieni
di
dolcezza
,
lampeggiavano
quasi
sinistramente
nella
commozione
.
Egli
si
slanciò
verso
la
moglie
,
volle
stringerla
nelle
sue
braccia
.
-
Bianca
,
angelo
mio
,
è
così
che
mi
accogli
al
mio
ritorno
?
-
La
giovane
si
svincolò
.
-
Finiamo
questa
ignobile
commedia
!
-
disse
guardandolo
con
alterezza
.
-
Ormai
ho
scoperto
che
siete
un
miserabile
.
-
Bianca
!
-
gridò
il
conte
,
minaccioso
.
-
Un
miserabile
!
-
ripetè
essa
.
-
Ah
!
credevate
di
aver
preso
per
moglie
un
'
idiota
da
sfruttare
a
vostro
talento
!
...
Ebbene
,
vi
siete
ingannato
:
voi
non
mi
conoscete
ancora
,
ma
io
vi
conosco
:
guardate
.
-
Si
alzò
,
prese
da
una
scatola
di
cristallo
una
lettera
spiegazzata
e
la
gettò
con
disprezzo
sul
viso
di
lui
.
Il
conte
divenne
livido
:
aveva
compreso
tutto
.
Quella
lettera
,
ricevuta
una
settimana
prima
,
egli
l
'
aveva
ricercata
invano
,
la
credeva
smarrita
.
Era
la
lettera
di
una
donna
e
diceva
:
"
Livio
mio
,
ti
attendo
con
ansia
.
Già
da
un
anno
sospiro
un
tale
istante
!
Ah
!
perchè
non
ero
io
ricca
come
quella
sciocca
che
hai
sposata
e
che
non
è
la
donna
fatta
per
te
?
Tu
continui
a
giurarmi
che
non
solo
non
ami
tua
moglie
,
ma
che
è
un
vero
tormento
per
te
il
fingere
una
tenerezza
che
non
senti
.
Ebbene
,
presso
di
me
ti
consolerai
di
tanta
noia
!
Ricordi
le
nostre
follìe
di
un
tempo
?
Mi
lusingo
che
si
rinnoveranno
,
che
ti
compenseranno
delle
nausee
sofferte
.
Mi
hai
promesso
un
'
intera
settimana
,
una
settimana
di
paradiso
per
entrambi
.
Mercoledì
sera
sarò
alla
stazione
ad
aspettarti
e
ritroverai
il
tuo
nido
come
l
'
hai
lasciato
.
Ti
bacio
lungamente
con
tutta
l
'
anima
.
"
CINZIA
"
.
Il
conte
,
raccolto
il
foglio
,
balbettò
:
-
Non
so
che
cosa
tu
voglia
dire
!
-
Ah
!
-
esclamò
Bianca
con
violenza
.
-
Ve
lo
spiegherò
io
.
Quella
lettera
ha
rotto
fra
noi
qualsiasi
rapporto
:
se
non
chiedo
una
riparazione
,
non
è
per
vostro
riguardo
,
ma
per
mio
padre
:
non
voglio
che
il
povero
vecchio
soffra
,
sapendomi
infelice
.
-
Bianca
tacque
,
vinta
dall
'
emozione
.
Il
conte
si
gettò
ai
suoi
piedi
.
-
Perdono
,
Bianca
,
perdono
!
Sì
,
sono
stato
colpevole
,
ma
ti
giuro
che
quella
donna
ha
mentito
,
scrivendo
così
.
-
Basta
!
-
gridò
la
contessa
ritraendosi
.
-
Non
voglio
scuse
.
A
me
poco
importa
ciò
che
colei
scrive
di
me
.
Il
fatto
ignobile
che
nulla
può
cancellare
,
è
di
avermi
inflitta
l
'
offesa
di
un
tradimento
quotidiano
;
la
vigliaccheria
maggiore
è
di
avermi
fatto
credere
che
partivate
per
assistere
una
zia
morente
.
Ed
io
piansi
,
la
sera
della
vostra
partenza
,
pensando
alla
povera
donna
,
pensando
al
vostro
dolore
.
Invece
,
un
'
amante
vile
al
pari
di
voi
vi
attendeva
alla
stazione
,
e
chi
sa
le
risate
da
voi
fatte
per
avermi
così
ingannata
!
-
Il
conte
si
avvicinò
a
lei
.
-
No
,
Bianca
,
no
,
non
lo
credere
;
sono
stato
colpevole
,
lo
ripeto
,
ma
non
infame
!
-
Cercò
di
stringerla
fra
le
braccia
,
ma
essa
lo
respinse
con
una
forza
di
cui
il
marito
non
l
'
avrebbe
creduta
capace
.
-
Mi
fate
nausea
!
-
diss
'
ella
.
Il
conte
sussultò
.
-
Bene
!
-
disse
con
accento
tragico
.
-
Avete
ragione
;
siate
sicura
che
non
cercherò
più
di
avvicinarvi
.
-
Ed
uscì
dal
gabinetto
.
Rimasta
sola
,
Bianca
lasciò
sfuggire
un
sospiro
di
sollievo
:
quell
'
uomo
,
ormai
,
le
destava
orrore
.
Seduta
sulla
poltrona
,
Bianca
rivisse
in
un
istante
la
vita
passata
.
Figlia
unica
di
ricchissimi
possidenti
del
Monferrato
,
era
stata
adorata
dai
suoi
genitori
.
Aveva
un
'
istitutrice
,
una
tedesca
,
anima
eletta
che
si
affezionò
alla
sua
allieva
e
fu
per
lei
quasi
una
madre
.
Bianca
possedeva
una
bellezza
affascinante
,
un
'
intelligenza
superiore
,
che
l
'
istruzione
sviluppò
meravigliosamente
.
Sembrava
assai
timida
,
ma
se
un
nobile
pensiero
la
esaltava
,
diveniva
audace
,
pronta
a
sfidare
qualsiasi
pericolo
.
Fino
ai
quindici
anni
era
vissuta
felice
.
La
morte
della
madre
fu
il
primo
dolore
della
sua
vita
.
Erano
scorsi
due
anni
dalla
morte
della
buona
signora
.
Si
era
d
'
autunno
,
al
tempo
dello
cacce
.
In
una
tenuta
poco
lontana
da
quella
del
padre
di
Bianca
convennero
gentiluomini
torinesi
,
ospiti
del
marchese
Passiflora
,
un
gaudente
,
un
prodigo
,
un
gentiluomo
tronfio
di
sè
.
Costui
aveva
chiesto
Bianca
in
moglie
,
ma
la
giovane
lo
aveva
rifiutato
perchè
non
le
piaceva
.
Mentre
il
marchese
era
a
tavola
cogli
amici
,
cadde
il
discorso
sul
matrimonio
,
e
ne
furono
dette
di
tutti
i
colori
.
-
Io
fui
una
sola
volta
in
procinto
di
prendere
moglie
,
un
anno
fa
,
-
disse
il
marchese
Passiflora
-
ma
fui
bellamente
respinto
.
-
La
giovane
era
di
difficile
contentatura
!
-
esclamò
il
conte
Livio
Rossano
,
arricciandosi
i
baffi
.
-
Mi
fu
detto
che
quella
giovane
sogna
un
eroe
dei
tempi
antichi
,
un
uomo
che
non
abbia
la
più
piccola
macchia
amorosa
nel
suo
passato
,
che
sia
vissuto
sempre
nell
'
azzurro
,
che
si
dedichi
a
lei
sola
per
tutta
la
vita
.
-
Il
gaudente
fu
interrotto
da
uno
scroscio
di
risa
.
-
Merita
almeno
,
la
bella
,
un
tal
cavaliere
?
-
chiese
ancora
Rossano
.
-
Vi
assicuro
che
un
uomo
si
stimerebbe
felice
di
divenire
suo
schiavo
.
Ha
sedici
anni
o
poco
più
,
figura
da
ninfa
,
viso
d
'
angelo
,
occhi
brillanti
come
stelle
,
capelli
neri
e
carnagione
di
latte
e
rosa
.
-
Vi
fu
un
nuovo
scoppio
di
risa
.
-
Passiflora
,
tu
diventi
poeta
!
-
Lo
diventereste
anche
voialtri
,
se
la
conosceste
,
tanto
più
se
aggiungo
che
quell
'
ammirabile
creatura
porta
in
dote
al
fortunato
che
saprà
conquistarla
la
bagattella
di
due
milioni
,
ed
alla
morte
di
suo
padre
ne
avrà
altrettanti
.
-
Vi
fu
un
mormorìo
d
'
ammirazione
.
Rossano
trasalì
.
-
Dove
si
trova
questa
maraviglia
?
-
chiese
un
barone
sbarbato
.
-
È
mia
vicina
,
-
rispose
Passiflora
-
e
se
qualcuno
desidera
vederla
,
gli
dirò
che
tutte
le
mattine
si
reca
alla
messa
con
l
'
istitutrice
.
-
La
mattina
seguente
vi
era
una
partita
di
caccia
.
Tutti
si
alzarono
prima
dell
'
alba
.
Quando
si
trovarono
riuniti
nella
sala
a
terreno
della
villa
Passiflora
,
il
marchese
notò
che
mancava
il
conte
Rossano
.
-
Dov
'
è
Livio
?
-
chiese
agli
amici
.
-
Livio
non
verrà
;
-
rispose
il
barone
-
questa
notte
si
è
sentito
male
,
e
mi
prega
di
scusarlo
presso
te
.
-
Nessuno
suppose
che
quella
malattia
fosse
una
finzione
.
In
quella
stessa
mattina
,
verso
le
sette
,
Bianca
usciva
con
l
'
istitutrice
,
avviandosi
per
un
sentiero
campestre
che
in
meno
di
un
quarto
d
'
ora
conduceva
al
paese
.
Essa
respirava
con
delizia
l
'
aria
mattinale
:
mai
la
sua
carnagione
era
apparsa
più
rosea
e
brillante
.
Ad
un
tratto
i
suoi
sguardi
e
quelli
dell
'
istitutrice
furono
attirati
da
una
curiosa
scena
;
un
bel
giovane
,
in
abito
elegante
da
mattina
,
stava
quasi
accovacciato
sull
'
erba
,
tentando
di
persuadere
una
bimba
che
balbettava
fra
i
singhiozzi
:
-
La
mamma
mi
batterà
!
-
La
voce
del
giovane
salì
chiara
e
fresca
fino
a
Bianca
.
-
No
,
carina
,
-
diceva
-
la
mamma
non
ti
batterà
,
perchè
io
le
dirò
tutto
.
Via
,
alzati
,
torneremo
insieme
dallo
speziale
!
-
No
,
sono
troppo
in
ritardo
!
-
Più
starai
qui
a
piangere
,
più
tarderai
!
-
Bianca
si
era
avvicinata
:
ella
conosceva
la
bambina
.
-
Mietta
,
che
hai
?
-
chiese
.
Al
suono
di
quella
voce
,
il
giovane
fu
in
piedi
e
salutò
con
la
disinvoltura
di
un
gentiluomo
.
-
Essa
piange
-
rispose
-
perchè
ha
rotto
una
boccetta
di
medicina
che
portava
a
casa
.
-
Hai
qualcuno
ammalato
,
Mietta
?
-
chiese
ancora
Bianca
,
dopo
aver
ricambiato
il
saluto
del
giovane
.
-
Il
vitello
,
-
rispose
la
bambina
-
e
la
mamma
mi
aveva
raccomandato
di
far
presto
.
Io
correvo
con
la
boccetta
in
mano
,
quando
sono
caduta
e
si
è
rotta
.
-
Ed
io
le
proponevo
di
tornare
dallo
speziale
,
che
poi
l
'
avrei
accompagnata
a
casa
,
-
soggiunse
lo
sconosciuto
.
-
Perchè
non
accetti
?
-
domandò
l
'
istitutrice
.
-
Perchè
non
ho
più
i
soldi
per
comprare
la
medicina
.
-
Il
giovane
sorrise
.
-
I
soldi
te
li
avrei
dati
io
.
-
Non
li
voglio
,
perchè
non
lo
conosco
.
-
E
da
me
li
prendi
,
Mietta
?
-
Oh
!
da
lei
,
signorina
Bianca
,
sì
,
e
se
dico
alla
mamma
che
l
'
ho
incontrata
,
non
mi
sgriderà
più
!
-
La
giovinetta
sorrise
,
e
mentre
estraeva
il
portamonete
,
lo
sconosciuto
disse
:
-
Ammiro
la
fierezza
della
piccina
,
come
la
sua
fiducia
in
lei
,
signorina
Bianca
,
angelo
consolatore
di
queste
terre
!
-
L
'
istitutrice
intervenne
,
mentre
le
guance
della
giovane
si
facevano
di
fuoco
.
-
Il
signore
conosce
la
signorina
?
-
Chi
non
la
conosce
,
nei
dintorni
?
-
rispose
lo
sconosciuto
.
-
Io
vengo
spesso
da
queste
parti
,
ospite
del
marchese
Passiflora
:
sono
il
conte
Livio
Rossano
.
E
adesso
,
prego
di
perdonare
la
mia
audacia
,
della
quale
Mietta
e
la
bontà
sua
,
signorina
,
hanno
colpa
.
-
E
salutando
di
nuovo
,
s
'
allontanò
.
Sapeva
però
che
il
colpo
era
fatto
e
che
già
si
trovava
più
vicino
alla
giovane
,
che
se
l
'
avesse
accompagnata
.
Infatti
il
pensiero
di
Bianca
era
assorbito
dall
'
immagine
del
conte
Rossano
,
il
cui
volto
le
si
era
impresso
nella
mente
in
modo
da
non
dimenticarlo
più
.
Il
giorno
stesso
,
mentre
essa
passeggiava
soletta
per
l
'
ombroso
viale
che
conduceva
al
cancello
della
sua
villa
,
vide
dietro
a
quello
il
conte
Livio
Rossano
,
immobile
a
contemplarla
.
Ma
incontrando
lo
sguardo
di
lei
,
egli
si
limitò
a
salutare
e
disparve
subito
.
Fin
da
quel
giorno
Livio
cercò
tutti
i
mezzi
per
farsi
vedere
da
lei
,
senza
però
osare
di
avvicinarla
.
Quella
rispettosa
adorazione
conquistò
interamente
Bianca
,
che
ormai
si
cullava
nell
'
incanto
di
quell
'
amore
da
tutti
ignorato
.
Erano
cominciate
le
noiose
piogge
autunnali
,
che
fecero
fuggire
dalla
tenuta
il
marchese
Passiflora
ed
i
gentiluomini
suoi
amici
.
Ma
il
giorno
della
partenza
di
quegli
scioperati
,
Mietta
,
venuta
a
portare
un
canestrino
di
mele
a
Bianca
,
introdotta
nella
stanza
di
questa
,
si
tolse
di
sotto
al
grembiulino
una
lettera
che
aveva
nascosta
in
tasca
e
gliela
porse
dicendo
:
-
Questa
è
per
lei
.
Gliela
manda
quel
forestiero
che
voleva
darmi
i
soldi
per
la
medicina
.
-
Bianca
ringraziò
la
fanciulla
,
e
appena
fu
sola
,
lesse
la
lettera
.
"
Signorina
,
il
mio
ardire
susciterà
forse
il
vostro
disprezzo
,
perchè
avrei
dovuto
,
prima
che
a
voi
,
rivolgermi
a
vostro
padre
.
Ma
come
affrontare
un
colloquio
con
lui
prima
di
ottenerne
il
vostro
permesso
?
"
Perdonatemi
,
ma
fin
da
quando
vi
ho
veduta
,
sono
pazzo
d
'
amore
per
voi
.
"
Voi
avete
risvegliato
la
mia
anima
addormentata
,
e
vorrei
rapirvi
,
trasportare
in
un
mondo
sconosciuto
,
dove
nessuno
potesse
contendermi
la
felicità
.
"
Ascoltatemi
:
la
mia
vita
è
stata
finora
triste
,
isolata
:
perdei
mia
madre
troppo
presto
;
mio
padre
non
si
è
curato
mai
di
me
.
Egli
era
uno
dei
viveurs
dell
'
alta
società
torinese
,
e
siccome
ci
somigliavamo
perfettamente
,
giacchè
mio
padre
,
colle
risorse
sapienti
dell
'
arte
e
di
un
abile
cameriere
sembrava
sempre
giovane
,
quasi
mio
fratello
maggiore
,
così
una
gran
parte
delle
sue
follìe
si
attribuivano
a
me
.
"
Io
lo
lasciai
credere
,
tanto
più
,
dopo
la
morte
di
mio
padre
,
sembrandomi
altrimenti
di
profanare
la
sua
memoria
,
di
mancargli
di
rispetto
.
"
A
voi
sola
confido
questo
segreto
:
a
voi
sola
.
Perchè
se
finora
non
mi
sono
mai
curato
del
giudizio
del
mondo
,
se
ho
portato
con
rassegnazione
la
mia
croce
,
adesso
non
è
più
così
.
Da
che
vi
amo
,
sento
che
non
potrei
sopportare
il
vostro
disprezzo
.
"
Peraltro
,
se
domani
vostro
padre
chiedesse
chi
sia
il
conte
Livio
Rossano
e
gli
rispondessero
:
"
un
uomo
viziato
,
un
libertino
che
ha
consumato
nel
giuoco
e
nelle
donne
quasi
tutto
il
suo
patrimonio
"
,
io
non
potrei
difendermi
senza
accusare
il
padre
mio
.
"
È
orribile
,
credetelo
,
il
soccombere
sotto
il
peso
delle
calunnie
.
Vostro
padre
mi
rifiuterebbe
certo
la
vostra
mano
,
e
voi
,
Bianca
,
potreste
,
nel
dubbio
,
respingermi
.
"
Ecco
perchè
al
momento
di
partire
ho
voluto
farvi
la
mia
confessione
,
ho
voluto
dirvi
che
,
anche
respinto
,
calpestato
,
vi
offrirò
in
olocausto
tutti
i
miei
dolori
,
ed
esausto
morirò
col
vostro
nome
sulle
labbra
.
"
Ma
se
voi
,
tocca
dai
miei
segreti
dolori
,
acconsentiste
ad
amarmi
,
ad
essere
mia
moglie
,
io
vi
dovrei
più
che
la
vita
,
vi
dovrei
l
'
onore
,
perchè
,
inalzandomi
a
voi
così
pura
,
nessuno
crederebbe
più
allo
calunnie
lanciate
su
me
;
accettando
il
mio
nome
,
si
vedrà
che
non
è
indegno
di
voi
.
"
Bianca
,
questa
è
l
'
ora
della
mia
vittoria
o
della
mia
sconfitta
.
Se
dopo
tutto
quanto
vi
ho
detto
mi
scriverete
"
venite
"
,
io
saprò
convincere
vostro
padre
,
saprò
lottare
da
forte
,
per
ottenere
il
diritto
di
farvi
mia
moglie
.
"
Se
nulla
riceverò
alla
fine
della
settimana
,
qui
a
Torino
,
nel
mio
vecchio
palazzo
del
corso
Palestro
,
io
vi
amerò
tuttavia
,
vi
amerò
da
morto
come
da
vivo
,
e
sarò
vostro
nell
'
eternità
.
"
LIVIO
ROSSANO
"
.
Bianca
non
si
accorse
quanto
vi
fosse
di
artificioso
in
quella
lettera
.
Nel
candore
della
sua
anima
,
credette
a
tutto
quanto
il
conte
aveva
scritto
.
Come
non
amare
quell
'
uomo
che
un
'
ingiustizia
atroce
rendeva
responsabile
delle
follie
del
padre
?
Che
importava
se
era
rovinato
?
Non
era
essa
ricca
per
entrambi
?
Livio
dovrebbe
tutto
a
lei
,
e
sarebbero
entrambi
felici
come
nessun
'
altra
coppia
al
mondo
.
Bianca
non
esitò
:
il
giorno
stesso
scrisse
la
parola
che
il
conte
aspettava
;
"
Venite
"
.
Intanto
si
recò
dal
padre
,
cui
confessò
tutto
.
Egli
presentì
un
'
insidia
sotto
quella
lettera
,
e
tremò
.
Una
voce
interna
gli
gridava
:
"
Quell
'
uomo
mente
!
"
Ma
come
convincere
sua
figlia
?
A
tutte
le
ragioni
la
giovinetta
crollava
la
testa
,
dicendo
:
-
Anche
tu
scagli
la
tua
pietra
contro
lui
,
vittima
innocente
!
Io
l
'
amo
,
l
'
amo
,
e
se
tu
rifiuti
il
tuo
consenso
al
nostro
matrimonio
,
non
mi
resta
che
morire
!
-
Il
padre
fu
vinto
.
Il
conte
Rossano
non
tardò
a
presentarsi
.
Egli
ammaliò
il
padre
come
aveva
fatto
della
figlia
:
la
sua
aria
dignitosa
,
la
sua
melanconia
dissiparono
ogni
sospetto
.
Un
anno
dopo
,
Bianca
era
sua
moglie
.
Passarono
i
mesi
d
'
inverno
a
Torino
,
il
resto
nella
tenuta
del
padre
di
Bianca
,
che
non
volle
muoversi
dai
suoi
possessi
per
non
rendersi
fastidioso
al
genero
e
tenendo
presso
di
sè
l
'
istitutrice
della
figlia
per
la
direzione
della
casa
.
L
'
anno
seguente
,
col
pretesto
di
alcuni
affari
,
Livio
si
assentò
spesso
da
casa
,
recandosi
più
specialmente
a
Milano
;
ma
ogni
giorno
scriveva
alla
sposa
,
e
quando
tornava
a
lei
si
mostrava
così
premuroso
,
appassionato
,
che
Bianca
non
ebbe
mai
il
minimo
sospetto
.
Quell
'
inverno
le
assenze
del
conte
furono
più
frequenti
.
In
ultimo
trovò
la
scusa
di
una
zia
malaticcia
,
che
non
gli
conveniva
trascurare
,
perchè
ricchissima
,
e
della
quale
egli
era
il
solo
erede
,
almeno
lo
sperava
.
Il
mercoledì
grasso
di
quel
carnevale
Livio
tornò
a
casa
alla
sera
assai
pallido
,
inquieto
,
-
Che
hai
,
amor
mio
?
-
chiese
Bianca
spaventata
.
-
Mia
zia
sta
malissimo
e
bisogna
che
io
parta
.
-
Il
conte
sembrava
oltremodo
turbato
.
-
E
dire
-
soggiunse
-
che
non
posso
condurti
meco
,
perchè
,
lo
sai
....
la
zia
voleva
darmi
per
moglie
la
figlia
d
'
una
sua
amica
d
'
infanzia
,
e
non
perdona
il
mio
matrimonio
con
un
'
altra
!
Ora
è
perfettamente
riconciliata
con
me
,
ma
la
tua
presenza
le
recherebbe
dispiacere
.
-
Oh
!
io
non
vorrei
per
tutto
l
'
oro
del
mondo
turbare
una
povera
vecchia
morente
.
Va
'
....
va
'
tu
solo
;
io
resterò
qui
a
pregare
per
lei
.
-
Tu
sei
un
angelo
!
-
esclamò
il
conte
baciandola
.
Il
giovedì
mattina
,
mentre
la
cameriera
spazzolava
gli
abiti
del
conte
,
vide
un
foglio
cadere
a
terra
e
lo
consegnò
a
Bianca
,
la
quale
,
entrata
nella
sua
camera
,
lesse
la
lettera
ignobile
che
già
conosciamo
.
Ciò
che
provasse
in
quel
momento
sarebbe
impossibile
analizzarlo
.
Era
la
rovina
di
tutte
le
sue
illusioni
,
di
tutta
la
sua
felicità
!
Versò
lacrime
amare
;
ma
era
troppo
intelligente
per
abbandonarsi
alla
disperazione
;
e
colpita
nell
'
anima
,
le
venne
l
'
idea
di
vendicarsi
.
Voleva
far
soffrire
quel
miserabile
,
calpestare
sotto
i
piedi
l
'
onore
di
lui
,
gettargli
in
faccia
queste
parole
:
"
Anch
'
io
ho
un
'
amante
!
"
Bianca
sonò
il
campanello
.
Celia
,
devotissima
a
lei
,
accorse
,
ma
rimase
immota
dallo
stupore
:
il
volto
della
contessa
esprimeva
la
più
energica
determinazione
:
i
suoi
occhi
scintillavano
di
arditezza
.
-
Celia
,
vai
a
comprarmi
un
domino
nero
,
elegantissimo
,
e
una
maschera
:
stasera
vado
al
veglione
,
sola
.
-
Mio
Dio
,
se
il
conte
lo
sapesse
...
!
-
Bianca
proruppe
in
una
convulsa
risata
.
-
Mio
marito
si
diverte
senza
me
:
è
giusto
che
mi
prenda
la
mia
rivincita
:
leggi
.
-
E
le
porse
la
lettera
di
Cinzia
.
Celia
la
percorse
con
un
'
indignazione
impossibile
ad
esprimersi
.
-
Che
infamia
,
eh
?
-
disse
la
contessa
.
-
Come
ha
saputo
abbindolarmi
bene
!
Ma
d
'
ora
innanzi
vedrà
di
che
sono
capace
!
Io
non
rivelerò
nulla
a
mio
padre
per
non
dargli
troppo
dolore
o
perchè
potrebbe
dirmi
:
"
Tu
l
'
hai
voluto
!
"
Non
chiederò
la
separazione
,
ma
fin
da
quest
'
istante
ho
un
solo
desiderio
:
ricambiare
il
tradimento
.
Vai
,
dunque
,
ad
eseguire
i
miei
ordini
senza
che
altri
lo
sappia
;
mi
fido
di
te
.
-
Celia
obbedì
.
Ella
avrebbe
voluto
acompagnare
la
padrona
al
veglione
,
ma
Bianca
rifiutò
.
Quando
la
servitù
fu
coricata
,
la
contessa
indossò
il
domino
e
uscì
.
La
fidata
cameriera
sperava
che
Bianca
,
pentita
del
partito
preso
,
ritornasse
al
palazzo
prima
di
entrare
al
veglione
.
Per
cui
si
mise
ansiosa
alla
finestra
,
scrutando
l
'
ombra
del
viale
,
intenta
ad
ogni
rumore
di
carrozza
.
Le
ore
passavano
e
Bianca
non
tornava
.
Celia
tremava
.
Ma
a
un
tratto
sentì
il
rumore
di
una
vettura
che
si
avvicinava
.
Si
sporse
dalla
finestra
e
mormorò
:
-
È
lei
....
è
lei
....
-
Si
precipitò
ad
aprire
il
portone
,
proprio
al
momento
in
cui
Bianca
pagava
il
vetturino
.
Bianca
le
battè
una
mano
sulla
spalla
,
dicendole
con
accento
carezzevole
:
-
Sono
qui
sana
e
salva
,
mia
buona
Celia
.
Andiamo
su
:
ti
raconterò
tutto
!
-
La
povera
donna
sentì
allargarsi
il
cuore
.
Quando
Bianca
si
trovò
nella
propria
camera
,
seduta
presso
il
caminetto
,
raccontò
alla
sua
fidata
cameriera
tutto
quanto
le
era
accaduto
.
La
povera
donna
non
perdeva
una
parola
:
essa
fremè
al
racconto
dell
'
assassinio
di
Giulietta
,
ne
ascoltò
trepidante
i
minimi
particolari
ed
applaudì
al
buon
cuore
della
sua
padrona
e
dello
studente
,
che
volevano
occuparsi
dell
'
orfanella
.
Un
'
ora
dopo
,
la
contessa
dormiva
tranquilla
nel
suo
letto
.
VI
.
Erano
appena
suonate
la
nove
quando
la
contessa
,
vestita
semplicemente
di
panno
nero
,
bussava
alla
soffitta
dello
studente
.
Aldo
le
aprì
e
la
riconobbe
subito
.
Con
un
inchino
rispettoso
si
ritrasse
indietro
per
farla
passare
,
ed
appena
l
'
uscio
fu
chiuso
le
prese
le
mani
.
-
Quanto
vi
ringrazio
,
signora
,
di
essere
venuta
!
-
Bianca
si
lasciò
stringere
le
manine
,
ma
fissando
il
giovane
coi
suoi
occhi
luminosi
:
-
Signora
?
-
ripetè
.
-
Dimenticate
che
sono
vostra
sorella
?
-
Aldo
riprese
tosto
la
sua
disinvoltura
.
-
È
vero
,
Speranza
;
ma
non
osavo
ricordarvelo
temendo
di
offendervi
.
-
Se
pensassi
che
da
voi
potessi
avere
un
'
offesa
,
me
ne
andrei
subito
.
Ho
pienamente
fiducia
in
....
mio
fratello
.
-
Vi
era
una
tal
semplicità
,
un
tal
candore
nell
'
insieme
della
giovane
,
in
ogni
sua
parola
,
che
Aldo
ne
fu
affascinato
.
-
Grazie
!
-
ripetè
,
portandosi
questa
volta
le
manine
di
lei
alle
labbra
.
Bianca
arrossì
un
poco
ma
sedutasi
sul
divano
chiese
:
-
Ditemi
che
è
successo
dopo
la
mia
partenza
.
-
Egli
le
disse
che
la
bimba
,
svegliatasi
,
chiamava
la
mamma
,
non
voleva
che
la
mamma
.
Teresa
l
'
aveva
portata
nella
sua
soffitta
,
per
calmarla
.
-
Povera
angioletta
!
-
disse
Bianca
con
le
lacrime
agli
occhi
.
-
Io
desidero
vivamente
di
abbracciarla
.
-
Stamani
non
ve
lo
permetto
,
-
rispose
Aldo
.
-
C
'
è
nel
casamento
il
giudice
istruttore
:
Umberto
Trani
.
-
Bianca
divenne
pallidissima
.
-
Io
lo
conosco
!
-
balbettò
.
-
Le
cose
s
'
imbrogliano
....
-
Aldo
la
tranquillò
:
-
No
,
no
,
tutto
andrà
bene
!
Peraltro
,
sarà
meglio
che
non
torniate
qui
prima
che
sia
finita
ogni
inchiesta
sul
feroce
assassinio
.
Io
dirò
che
siete
partita
per
Ivrea
onde
ottenere
il
consenso
di
vostro
marito
per
adottare
la
piccina
:
mia
sorella
è
già
avvertita
di
tutto
e
mi
scriverà
in
conseguenza
.
Mostrerò
la
sua
lettera
al
giudice
istruttore
ed
a
Teresa
.
-
Che
penserà
vostra
sorella
di
me
?
-
disse
Bianca
trepidante
.
-
Quello
che
ne
penso
io
stesso
:
-
rispose
lo
studente
-
che
siete
degna
della
massima
stima
,
del
massimo
rispetto
.
-
Bianca
era
commossa
.
-
Ma
voi
non
conoscete
di
me
che
il
nome
che
vi
ho
dato
!
-
Mi
è
bastato
vedervi
per
giudicarvi
.
Non
vi
chiedo
i
vostri
segreti
!
per
me
siete
Speranza
,
una
cara
sorella
,
e
sono
pronto
a
dare
tutto
il
mio
sangue
per
risparmiarvi
una
lacrima
.
State
dunque
tranquilla
.
Se
non
vi
vedrò
per
qualche
tempo
,
avrete
mie
lettere
che
vi
terranno
informata
di
tutto
.
Dove
debbo
scrivervi
?
-
Scrivete
fermo
in
posta
,
al
nome
di
Celia
Lari
.
È
il
nome
della
mia
cameriera
,
una
donna
fidatissima
,
che
si
farebbe
ammazzare
per
me
.
Ora
me
ne
vado
:
baciate
per
me
la
bambina
.
E
il
cadavere
della
sua
sventurata
madre
è
ancora
là
?
-
No
,
l
'
hanno
trasportato
alla
sala
anatomica
per
l
'
autopsia
.
-
Bianca
ebbe
un
fremito
.
-
Povera
sventurata
!
E
il
suo
assassino
ha
confessato
?
-
No
,
egli
nega
;
non
ha
voluto
dire
il
suo
nome
;
nessuno
l
'
ha
riconosciuto
.
-
È
strano
!
-
Rimase
un
istante
pensierosa
,
quindi
chiese
:
-
Non
si
potrebbe
dare
alla
vittima
onorevole
sepoltura
perchè
la
sua
bambina
possa
un
giorno
pregare
sulla
tomba
di
lei
?
-
Ci
abbiamo
già
pensato
e
sta
girando
nel
casamento
una
sottoscrizione
per
l
'
acquisto
di
una
fossa
privata
.
Solo
nelle
soffitte
,
abitate
da
gente
bisognosa
,
si
sono
raccolte
sessanta
lire
.
-
Nobili
cuori
!
Troveremo
più
tardi
il
mezzo
di
soccorrerli
segretamente
.
-
Quanto
siete
buona
!
-
Cerco
d
'
imitare
....
mio
fratello
.
Ma
parleremo
di
tutto
ciò
più
tardi
.
Eccovi
intanto
il
mio
obolo
per
la
sottoscrizione
.
-
Così
dicendo
si
tolse
di
tasca
un
elegantissimo
portafogli
e
ne
levò
due
biglietti
da
cento
lire
.
Aldo
sussultò
.
-
Non
posso
accettarli
,
Speranza
!
Un
povero
studente
come
me
non
potrebbe
fare
una
tale
offerta
,
e
neppure
mia
sorella
.
Qual
nome
dovrei
dunque
mettere
sulla
lista
?
-
Un
incognito
.
-
Bianca
lo
guardava
stendendogli
la
manina
.
Egli
la
strinse
nella
sua
e
si
sorrisero
.
Ma
vi
era
una
profonda
commozione
in
quel
sorriso
.
Poco
dopo
la
contessa
lasciava
la
soffitta
,
Il
giorno
seguente
essa
ebbe
una
lettera
di
Aldo
,
che
le
dava
ragguagli
sull
'
interrogatorio
del
giudice
istruttore
,
sulla
bambina
,
l
'
esortava
a
star
quieta
,
non
essendovi
bisogno
della
sua
testimonianza
.
Poi
Aldo
aggiungeva
:
"
Quando
sarà
finito
tutto
questo
,
potrò
rivedervi
,
Speranza
?
Nel
dire
il
vostro
nome
,
mi
sento
capace
delle
più
nobili
cose
!
"
Voi
mi
avete
fatto
molto
bene
,
sorella
mia
!
Chi
avrebbe
mai
detto
che
in
una
notte
di
carnevale
avrei
trovato
la
mia
felicità
?
Peraltro
,
questa
felicità
,
nata
da
un
dolore
,
mi
fa
quasi
paura
.
Ma
non
voglio
pensarci
adesso
.
Se
la
felicità
non
esiste
sulla
terra
,
noi
la
creeremo
a
forza
di
doveri
,
di
lotte
,
di
sacrifizi
.
"
Bianca
lesse
più
volte
quella
lettera
,
presa
da
un
incanto
nuovo
,
quasi
una
nuova
luce
sorgesse
nella
sua
esistenza
.
Aldo
le
scrisse
tutti
i
giorni
,
e
Bianca
già
obliava
il
marito
in
quella
pura
ebbrezza
dello
spirito
,
quando
il
conte
Rossano
,
di
ritorno
,
la
svegliò
dal
suo
sogno
.
Ma
allora
tutta
la
sua
anima
si
ribellò
,
il
ricordo
del
tradimento
risorse
e
la
contessa
ricevette
il
conte
come
abbiamo
veduto
.
Rimasta
sola
nello
spogliatoio
,
essa
riandava
il
passato
,
allorchè
Celia
entrò
.
-
Ho
una
lettera
da
consegnarle
,
-
disse
.
-
Dammela
subito
,
Ho
bisogno
di
respirare
qualche
cosa
di
puro
.
-
Afferrò
bramosa
la
lettera
di
Aldo
,
ma
appena
l
'
ebbe
aperta
,
tornò
pallidissima
.
Essa
lesse
ad
alta
voce
:
"
Speranza
,
tutto
il
nostro
piano
si
sfascia
.
"
Ieri
il
giudice
istruttore
mi
fece
chiamare
nel
suo
gabinetto
e
mi
chiese
,
guardandomi
fisso
:
"
-
Vostra
sorella
non
è
più
tornata
a
Torino
?
"
-
No
,
signore
,
-
risposi
.
"
-
Ebbene
,
telegrafatele
che
urge
la
sua
presenza
.
-
"
Mi
turbai
,
ma
risposi
:
"
-
Bene
!
Telegraferò
.
-
"
Appena
fui
lungi
dagli
sguardi
del
giudice
istruttore
,
ebbi
un
momento
di
disperazione
.
"
Che
è
successo
perchè
il
giudice
istruttore
mi
abbia
fatto
tale
intimazione
?
"
Per
certo
,
se
telegrafassi
a
mia
sorella
,
essa
partirebbe
subito
;
ma
,
una
volta
qui
,
la
gente
del
casamento
mi
smentirebbe
,
perchè
mia
sorella
non
vi
assomiglia
affatto
:
è
bionda
come
una
spiga
matura
,
piccola
,
grassa
,
tutto
l
'
opposto
di
voi
,
insomma
.
C
'
è
da
diventare
pazzi
!
Per
me
,
non
temo
:
sopporterei
anche
la
prigionia
,
purchè
foste
salva
;
ma
se
avessero
qualche
indizio
su
voi
,
se
il
confessare
che
non
vi
conosco
non
bastasse
a
allontanare
ogni
pericolo
?
Se
lo
potete
,
venite
senza
indugio
da
me
:
io
non
mi
muoverò
di
casa
per
attendervi
.
Voi
non
sapete
in
che
stato
mi
trovo
al
pensiero
di
non
aver
potuto
mantenere
la
mia
promessa
,
salvarvi
da
una
pubblicità
.
Non
ragiono
più
,
e
se
non
vi
vedessi
,
sento
che
commetterei
qualche
pazzia
.
Perdonatomi
questa
lettera
insensata
,
ma
voi
avete
il
cuore
troppo
nobile
per
non
comprendere
lo
stato
d
'
animo
del
vostro
sventuratissimo
fratello
.
"
-
Povero
Aldo
!
-
mormorò
Bianca
,
che
si
era
rimessa
dal
primo
moto
di
terrore
.
-
Egli
sarebbe
capace
di
tutto
per
impedire
a
me
un
dolore
:
tocca
a
me
,
ora
,
a
consolarlo
.
-
Che
intendete
fare
?
-
chiese
Celia
spaventata
.
Bianca
si
alzò
,
tranquilla
.
-
Andrò
dal
giudice
istruttore
,
-
rispose
.
-
Lo
conosco
,
è
un
gentiluomo
,
non
mi
perderà
,
-
Indi
aggiunse
con
un
gesto
vago
:
-
E
poi
,
se
mi
perdesse
,
che
m
'
importa
,
ora
?
-
Contessa
,
-
disse
Celia
-
pensi
a
suo
padre
!
-
I
bellissimi
occhi
di
Bianca
si
velarono
.
-
Hai
ragione
!
-
mormorò
.
E
dopo
un
momento
di
silenzio
:
-
Dammi
il
mio
abito
da
mattina
,
-
disse
con
vivacità
,
-
Hai
sentito
?
Aldo
mi
aspetta
.
Sta
'
sicura
,
non
mi
accadrà
nulla
di
male
!
-
Un
quarto
d
'
ora
dopo
,
la
contessa
usciva
.
VII
.
L
'
assassino
aveva
subito
un
primo
interrogatorio
nel
gabinetto
del
giudice
istruttore
,
ma
a
tutte
le
domande
di
questi
si
rifiutò
di
rispondere
,
giurando
che
era
innocente
.
Nel
camiciotto
del
pierrot
,
nelle
tasche
dei
calzoni
nulla
si
era
trovato
che
potesse
stabilirne
la
identità
.
Ma
il
giudice
istruttore
,
rileggendo
i
punti
salienti
dell
'
inchiesta
,
fu
colpito
da
una
osservazione
che
dapprima
gli
era
sfuggita
.
Era
il
rapporto
dell
'
ispettore
e
di
un
agente
,
i
quali
avevano
osservato
l
'
effetto
prodotto
dalla
vista
della
sorella
di
Aldo
Pomigliano
sulla
povera
Giulietta
,
la
quale
pronunziò
parole
strane
a
suo
riguardo
:
-
Lei
?
Lei
?
Ma
non
sa
....
?
-
Dunque
,
costei
conosceva
la
giovane
,
e
forse
lo
studente
stesso
era
stato
in
intimi
rapporti
colla
sventurata
.
Assalito
da
questi
sospetti
,
Umberto
Trani
fece
chiamare
l
'
ispettore
,
interrogandolo
su
questa
circostanza
.
-
Io
dubito
,
-
rispose
l
'
ispettore
-
che
quella
signora
sia
sorella
dello
studente
.
Il
signor
Aldo
Pomigliano
non
è
ricco
,
e
a
furia
di
sacrifici
riesce
a
sbarcare
il
lunario
.
Ora
quella
signora
portava
orecchini
di
brillanti
di
una
grossezza
maravigliosa
,
aveva
le
dita
cariche
di
anelli
di
valore
,
un
abito
ricchissimo
.
A
me
pare
che
una
provinciale
non
vestirebbe
in
tal
guisa
per
recarsi
a
trovare
un
fratello
povero
nelle
soffitte
.
-
Avete
ragione
.
Quello
studente
mi
ha
gabbato
.
Ma
saprò
fargli
pagar
cara
la
sua
astuzia
.
Intanto
vi
ringrazio
delle
vostre
informazioni
.
-
Dopo
un
paio
di
giorni
,
il
Trani
fece
chiamare
Aldo
,
cui
disse
semplicemente
che
telegrafasse
alla
sorella
di
venire
a
Torino
,
avendo
necessità
di
parlare
con
lei
.
Quando
Aldo
,
sconvolto
,
era
uscito
dal
gabinetto
del
giudice
,
vi
entrò
un
agente
per
avvertirlo
che
Teresa
,
colei
che
teneva
in
custodia
la
bimba
della
vittima
,
veduto
il
ritratto
che
la
questura
aveva
fatto
fare
all
'
assassino
,
l
'
aveva
riconosciuto
per
il
seduttore
della
povera
Giulietta
.
Il
magistrato
si
fregò
le
mani
dalla
soddisfazione
.
-
Siamo
in
porto
!
-
esclamò
.
-
Le
lettere
della
vittima
ci
danno
il
nome
dell
'
assassino
.
-
Ne
prese
una
dal
pacchetto
che
aveva
sopra
lo
scrittoio
,
ne
guardò
la
firma
e
fece
un
gesto
di
trionfo
.
-
Fabio
Ribera
!
Si
vede
che
egli
non
supponeva
che
la
sua
vittima
conservasse
tutte
le
sue
lettere
.
Ora
sarà
facile
avere
delle
informazioni
su
lui
;
procuratemele
.
-
La
sera
dello
stesso
giorno
ebbe
un
esteso
rapporto
sull
'
assassino
.
Fabio
Ribera
era
designato
come
un
giovane
onestissimo
,
commesso
in
un
negozio
di
mode
.
Dieci
giorni
prima
del
fatto
,
aveva
chiesto
al
principale
di
assentarsi
per
un
mese
,
dovendo
recarsi
fuori
di
Torino
per
affari
di
famiglia
.
Per
cui
il
principale
lo
credeva
in
viaggio
.
Nessuno
poteva
prestar
fede
all
'
accusa
contro
lui
,
tanto
il
suo
tenore
di
vita
era
quieto
.
E
poi
,
si
sapeva
che
amava
una
buona
fanciulla
,
commessa
nello
stesso
negozio
,
e
che
dovevano
presto
sposarsi
.
Anzi
,
la
giovane
era
persuasa
che
il
suo
Fabio
si
trovasse
lungi
da
Torino
,
appunto
per
ritirare
carte
relative
al
loro
matrimonio
.
Il
giudice
istruttore
era
pensieroso
.
-
La
matassa
è
più
imbrogliata
di
quello
che
credevo
!
-
diceva
fra
sè
.
-
Se
il
rapporto
dice
il
vero
,
quale
sarebbe
stato
il
movente
dell
'
assassinio
?
Forse
che
Teresa
,
la
moglie
del
falegname
,
si
è
ingannata
credendo
di
riconoscerlo
?
Li
metterò
a
confronto
.
-
Il
domani
,
verso
le
dieci
,
il
prigioniero
fu
condotto
nel
gabinetto
del
magistrato
.
-
Ebbene
,
persistete
a
negare
di
essere
stato
l
'
assassino
di
Giulietta
,
sebbene
designato
da
lei
stessa
prima
di
morire
?
-
gli
domandò
il
magistrato
.
-
Sì
,
signore
.
-
Chiamate
la
teste
!
-
disse
il
giudice
al
cancelliere
.
L
'
accusato
si
rivolse
verso
l
'
uscio
di
entrata
e
si
trovò
a
faccia
a
faccia
con
Teresa
.
Ma
egli
non
fece
alcun
gesto
di
sorpresa
,
come
se
si
fosse
trovato
dinanzi
ad
una
persona
sconosciuta
.
Teresa
,
invece
,
dopo
averlo
guardato
un
momento
,
gridò
con
accento
indignato
:
-
Sì
,
lo
riconosco
,
è
lui
,
il
birbante
!
È
il
fidanzato
di
Giulietta
,
colui
che
vidi
spesso
con
la
poverina
!
-
V
'
ingannate
!
-
rispose
il
giovane
.
-
Ah
!
m
'
inganno
?
La
vedremo
,
assassino
!
...
Sei
proprio
tu
:
ti
riconosco
dal
neo
che
hai
sulla
guancia
.
-
Il
giudice
istruttore
soggiunse
:
-
Ormai
è
inutile
che
neghiate
,
Fabio
Ribera
!
-
Un
tuffo
di
sangue
salì
al
viso
dell
'
accusato
.
-
Sapete
il
mio
nome
?
-
balbettò
.
-
Sappiamo
tutto
quanto
vi
riguarda
,
e
le
vostre
lettere
da
voi
firmate
,
scritte
a
quella
povera
infelice
,
sono
qui
ad
attestare
la
vostra
iniquità
verso
colei
che
,
dopo
essere
stata
vittima
di
un
'
infame
seduzione
,
fu
da
voi
assassinata
!
-
L
'
accusato
ascoltava
come
se
non
capisse
.
-
Le
mie
lettere
?
Firmate
da
me
?
-
Sì
,
da
voi
,
guardate
:
non
riconoscete
la
vostra
calligrafia
,
la
vostra
firma
?
-
Così
dicendo
,
il
giudice
istruttore
pose
sotto
gli
occhi
dell
'
accusato
il
foglio
tolto
poco
prima
dal
pacchetto
.
Il
giovane
lo
guardò
,
e
subito
cadde
svenuto
.
Quello
svenimento
fu
per
il
magistrato
una
prova
luminosa
della
colpabilità
del
giovane
.
Fabio
non
tardò
a
rinvenire
.
Egli
aveva
cambiato
interamente
aspetto
.
Vi
era
in
lui
qualche
cosa
di
risoluto
,
come
se
compiesse
un
dovere
penoso
dinanzi
al
quale
non
si
indietreggia
.
-
Sono
pronto
a
rispondere
a
tutte
le
vostre
interrogazioni
!
-
disse
.
Un
lampo
di
trionfo
passò
negli
occhi
del
magistrato
,
che
riunite
alcune
carte
e
fatto
un
segno
al
cancelliere
,
disse
all
'
accusato
:
-
Prima
di
tutto
,
il
vostro
nome
e
cognome
?
-
Lo
sapete
:
Fabio
Ribera
.
-
La
vostra
età
?
-
Ventitrè
anni
.
-
Dove
siete
nato
?
-
A
Torino
.
-
La
vostra
professione
?
-
Commesso
in
un
negozio
di
mode
.
-
Confessate
di
aver
colpito
volontariamente
,
coll
'
intenzione
di
uccidere
,
l
'
operaia
Giulietta
Lovera
,
detta
la
Bionda
?
-
Lo
confesso
.
-
Il
vostro
delitto
è
stato
premeditato
?
-
No
.
Giulietta
stessa
mi
ci
spinse
.
-
In
qual
modo
?
-
Un
tempo
Giulietta
fu
mia
amante
.
Ma
poi
la
incontrai
due
volte
al
ballo
pubblico
con
un
individuo
che
non
volle
dirmi
chi
fosse
;
incontrai
lo
stesso
individuo
una
sera
sulle
scale
della
sua
abitazione
e
fin
da
quel
momento
ruppi
ogni
relazione
con
lei
.
-
Cioè
,
non
vi
faceste
più
vedere
,
senza
spiegarle
il
motivo
della
rottura
.
Agiste
da
vile
.
Quando
l
'
abbandonaste
,
sapevate
di
averla
resa
madre
?
-
No
;
seppi
un
mese
fa
che
essa
aveva
una
bambina
,
ma
non
sono
sicuro
della
mia
paternità
.
-
Calunniate
la
morta
!
-
Ho
tutto
il
diritto
di
fare
questa
supposizione
,
dal
momento
che
Giulietta
mi
nascose
il
suo
stato
.
E
confrontando
la
data
della
nascita
della
piccina
,
è
facile
desumere
che
la
giovane
era
già
madre
prima
della
nostra
separazione
.
-
Da
quando
la
lasciaste
,
non
la
rivedeste
più
?
-
La
vidi
un
mese
fa
.
Non
pensavo
più
a
lei
,
vivevo
tranquillo
,
quando
una
mattina
nell
'
uscire
di
casa
m
'
imbattei
con
Giulietta
.
Essa
mi
disse
:
"
-
Venivo
a
cercarvi
.
"
-
Sono
ai
vostri
ordini
,
-
risposi
.
"
Capivo
che
era
inevitabile
una
spiegazione
.
"
La
condussi
nel
mio
piccolo
alloggio
,
le
chiesi
ciò
che
desiderava
.
"
Giulietta
mi
rimproverò
la
mia
condotta
,
insultandomi
.
E
fu
allora
che
mi
rivelò
la
sua
maternità
,
"
Ma
io
a
mia
volta
le
risposi
indignato
che
non
la
credevo
,
e
allusi
ad
altri
suoi
sconosciuti
amanti
.
"
Giulietta
andò
su
tutte
le
furie
.
Poi
mi
intimò
di
abbandonare
la
fanciulla
che
da
tre
mesi
è
mia
fidanzata
e
che
dovevo
sposare
dopo
Pasqua
.
Le
chiesi
con
qual
diritto
mi
imponeva
questo
,
ed
aggiunsi
che
mai
avrei
acconsentito
al
suo
volere
.
"
Giulietta
replicò
:
"
-
Lo
farete
,
altrimenti
andrò
io
stessa
da
quella
giovane
,
mostrandole
la
vostra
creatura
.
-
"
Ebbi
paura
.
Io
amo
Ilda
,
e
sono
da
lei
riamato
.
Se
Giulietta
si
fosse
presentata
davvero
a
lei
,
la
giovinetta
non
avrebbe
più
voluto
saperne
di
me
.
"
La
scongiurai
di
desistere
dalla
sua
idea
,
le
offersi
perfino
di
passarle
una
pensione
per
la
bambina
.
"
Tutto
fu
inutile
.
"
-
Se
fra
quindici
giorni
non
ho
prove
sicure
che
l
'
avete
abbandonata
,
-
mi
disse
-
penserò
io
ad
allontanarvi
da
lei
.
-
"
Se
ne
andò
,
senza
che
io
avessi
la
forza
di
trattenerla
.
-
Il
magistrato
l
'
aveva
ascoltato
con
aria
severa
.
-
Allora
,
-
disse
-
concepiste
il
disegno
di
assassinarla
?
-
No
,
-
rispose
Fabio
.
-
Io
provavo
soltanto
un
rancore
amaro
contro
Giulietta
,
cui
scrissi
supplicandola
di
risparmiarmi
,
soprattutto
di
risparmiare
Ilda
.
Ma
più
io
mi
umiliavo
,
più
Giulietta
diveniva
crudele
.
"
-
Vi
dò
altri
otto
giorni
di
tempo
,
-
rispose
alle
mie
preghiere
-
spirati
i
quali
sarò
inesorabile
!
Se
io
non
avrò
il
vostro
anello
di
sposa
,
non
l
'
avrà
neppur
l
'
altra
;
è
giustizia
.
-
"
Ero
furente
,
ma
non
pensavo
di
ucciderla
.
Volli
avere
un
ultimo
colloquio
con
lei
,
deliberato
a
suicidarmi
se
ella
fosse
inflessibile
.
"
Scelsi
,
per
recarmi
da
Giulietta
,
la
sera
di
giovedì
grasso
,
sicuro
che
una
parte
degli
inquilini
delle
soffitte
sarebbero
assenti
.
Io
tenevo
ancora
una
chiave
della
stanza
di
Giulietta
.
"
Non
sapendo
quello
che
potesse
accadermi
,
avevo
chiesto
un
permesso
al
mio
principale
,
dicendo
di
assentarmi
da
Torino
per
andare
a
ritirare
delle
carte
concernenti
il
mio
matrimonio
.
"
Passai
parte
della
sera
girovagando
per
le
strade
nel
mio
costume
da
pierrot
.
"
Era
quasi
la
mezzanotte
quando
mi
decisi
di
arrischiare
tutto
,
pure
di
non
perdere
Ilda
.
"
Salii
le
scale
,
introdussi
la
chiave
nella
serratura
e
stavo
per
aprire
,
allorchè
il
rumore
di
gente
che
saliva
le
scale
mi
fece
spengere
il
cerino
e
dirigere
da
quella
parte
.
"
Mi
trovai
a
faccia
a
faccia
col
giovane
che
poi
mi
arrestò
e
che
mi
pento
non
avere
strangolato
.
Egli
teneva
stretta
al
braccio
una
signora
elegantissima
,
in
domino
nero
.
"
La
mia
presenza
li
rese
muti
;
forse
ispirai
loro
paura
.
Il
giovane
si
affrettò
ad
aprire
il
suo
uscio
,
a
introdurre
la
signora
,
e
disparve
con
lei
.
"
Allora
entrai
a
mia
volta
nella
soffitta
di
Giulietta
,
e
accesi
una
candela
.
"
La
giovane
dormiva
.
"
Io
la
svegliai
,
chiamandola
per
nome
.
"
Essa
aprì
gli
occhi
ed
esclamò
:
"
-
Tu
!
Che
vieni
a
far
qui
,
a
quest
'
ora
?
Come
sei
entrato
?
"
-
Colla
chiave
che
mi
desti
un
giorno
tu
stessa
:
domani
scade
il
termine
da
te
impostomi
,
e
vengo
per
sapere
se
sei
decisa
a
rovinarmi
,
a
distogliere
da
me
la
fanciulla
che
amo
.
"
-
Miserabile
!
-
esclamò
.
-
Non
mi
rovinasti
,
tu
?
No
,
non
ti
risparmierò
!
...
Voglio
che
Ilda
ti
disprezzi
,
ti
odi
!
-
"
Perdetti
la
testa
.
"
-
E
se
io
ti
facessi
tacere
per
sempre
?
-
le
dissi
.
-
Tu
?
...
Ma
io
chiamerò
aiuto
....
Assassino
!
...
-
"
Alzava
la
voce
;
io
non
fui
più
padrone
di
me
,
e
colpii
,
eccitato
dalle
grida
di
lei
,
cieco
di
furore
,
di
rabbia
.
-
E
non
pensaste
all
'
innocente
creatura
che
riposava
tranquilla
presso
sua
madre
e
che
è
vostra
figlia
?
-
disse
il
giudice
istruttore
.
-
Respingo
in
modo
assoluto
tale
paternità
.
-
Non
vi
pentite
di
aver
uccisa
la
giovane
che
un
giorno
amaste
?
-
No
;
essa
mi
ha
spinto
al
delitto
minacciandomi
di
farmi
perdere
l
'
amore
di
Ilda
.
-
L
'
avete
perduto
lo
stesso
,
macchiandovi
le
mani
di
sangue
.
Credete
che
,
se
quella
giovinetta
è
onesta
,
possa
amare
un
assassino
?
Voi
le
desterete
orrore
.
-
Non
lo
dite
,
non
lo
dite
,
o
impazzo
!
-
Ed
il
giovane
,
fino
allora
risoluto
,
quasi
calmo
,
divenne
tremante
,
agitato
,
i
suoi
occhi
si
empirono
di
lacrime
,
le
sue
mani
si
torcevano
con
violenza
.
A
stento
potè
firmare
il
suo
interrogatorio
,
così
che
la
calligrafia
apparve
ben
diversa
da
quella
delle
lettere
.
Ma
il
magistrato
non
vi
pose
mente
,
e
se
anche
l
'
avesse
osservato
,
non
ne
avrebbe
fatto
caso
tanto
la
mano
del
giovane
tremava
.
Fabio
fu
condotto
via
.
Mentre
egli
usciva
dal
gabinetto
del
giudice
istruttore
,
una
signora
elegante
,
che
aveva
consegnato
allora
un
biglietto
per
il
magistrato
ed
attendeva
di
essere
ricevuta
,
trasalì
nel
vedere
l
'
imputato
.
Eppure
Bianca
,
giacchè
era
lei
,
non
conosceva
l
'
assassino
di
Giulietta
!
Ma
quel
giovane
pallido
,
di
aspetto
quasi
femmineo
,
le
ricordò
vagamente
suo
marito
.
L
'
assassino
,
dal
canto
suo
,
sussultò
alla
vista
di
quella
signora
nella
quale
riconobbe
il
domino
di
quella
notte
funesta
in
cui
aveva
naufragato
tutta
la
sua
felicità
.
Bianca
entrò
nel
gabinetto
del
giudice
istruttore
.
Egli
le
andò
incontro
coi
segni
del
più
profondo
rispetto
.
-
Desiderate
parlarmi
?
Posso
esservi
utile
in
qualche
cosa
,
contessa
Rossano
?
-
Non
contessa
Rossano
;
-
rispose
Bianca
con
voce
debole
,
ma
ferma
-
sibbene
la
sorella
di
Aldo
,
il
domino
misterioso
che
si
trovò
presente
alla
morte
della
povera
Giulietta
assassinata
!
-
VIII
.
Il
conte
Livio
Rossano
era
stato
colpito
come
da
una
mazzata
sul
capo
per
la
scenata
della
moglie
.
Entrando
nel
proprio
appartamento
,
stringeva
ancora
fra
le
dita
convulse
la
lettera
di
Cinzia
,
Ah
!
se
avesse
avuto
in
quel
momento
l
'
amante
nelle
mani
!
Era
irritato
anche
con
la
cameriera
,
ben
supponendo
che
costei
avesse
trovato
il
biglietto
e
lo
avesse
consegnato
alla
contessa
.
-
Quella
pettegola
mi
ha
sempre
veduto
di
mal
occhio
!
-
pensava
.
-
Le
torcerei
volentieri
il
collo
....
Capisco
che
per
Bianca
quella
lettera
era
crudele
;
ma
credevo
che
tutto
si
sarebbe
risolto
con
una
crisi
di
lacrime
;
invece
mi
ha
detto
che
le
fo
nausea
!
Basta
,
il
meglio
che
io
possa
fare
è
di
fingere
un
pentimento
sincero
,
finchè
lei
stessa
,
commossa
,
mi
stenda
la
mano
.
La
sua
collera
non
può
durare
,
mi
ama
troppo
!
-
Questo
pensiero
lo
calmò
.
Non
era
la
prima
volta
che
il
conte
si
trovava
mischiato
a
drammi
intimi
,
e
sempre
ne
era
uscito
serenamente
,
grazie
alla
sua
ipocrisia
.
Un
commediante
non
avrebbe
saputo
fingere
meglio
l
'
emozione
,
il
dolore
,
la
passione
,
mentre
nel
suo
interno
rimaneva
impassibile
.
Quando
Livio
Rossano
aveva
raccontato
a
Bianca
la
sua
dolorosa
storia
,
non
aveva
detto
una
sola
parola
vera
.
Egli
assomigliava
a
sua
madre
morta
,
una
donna
bellissima
,
la
quale
ingannò
il
marito
fino
all
'
ultimo
istante
,
senza
che
il
disgraziato
se
ne
accorgesse
mai
.
Il
conte
Sebastiano
Rossano
,
padre
di
Livio
,
era
stato
un
galantuomo
in
tutta
l
'
estensione
del
termine
,
un
galantuomo
che
la
moglie
e
poi
il
figlio
sfruttarono
fino
alla
morte
.
In
passato
la
famiglia
Rossano
era
stata
potentissima
,
ricca
;
ma
,
come
tante
altre
nobili
famiglie
piemontesi
,
aveva
consumato
quasi
tutto
il
suo
patrimonio
per
la
redenzione
della
patria
.
Onde
,
colla
sostanza
esigua
rimasta
,
il
conte
Sebastiano
non
avrebbe
potuto
vivere
;
ma
,
impegnato
il
suo
piccolo
capitale
negli
affari
,
ebbe
tale
fortuna
,
che
in
pochi
anni
riuscì
ad
ammassare
un
discreto
patrimonio
,
e
,
se
il
figlio
fosse
stato
come
lui
laborioso
,
le
ricchezze
di
un
tempo
sarebbero
rientrate
nella
casa
.
Ma
Livio
voleva
godersi
la
vita
,
e
,
se
pianse
alla
morte
della
madre
,
non
versò
una
sola
lacrima
quando
gli
mancò
il
padre
.
Libero
di
sè
,
si
diede
allo
più
pazze
orge
,
alle
più
volgari
avventure
e
ne
uscì
in
completa
rovina
.
Fu
in
quel
frattempo
che
,
invitato
dal
marchese
di
Passiflora
,
sentì
parlare
della
bellezza
di
Bianca
e
dei
suoi
milioni
.
Questi
soprattutto
gli
ispirarono
il
desiderio
di
conquistare
la
giovane
.
E
vi
riuscì
.
Solamente
il
padre
di
Bianca
,
diffidando
di
Livio
,
stabilì
nel
contratto
di
matrimonio
che
la
dote
di
Bianca
fosse
inalienabile
,
che
il
marito
non
potesse
toccare
la
minima
parte
del
capitale
senza
il
consenso
della
moglie
.
Livio
non
fece
opposizione
,
perchè
sicuro
dell
'
amore
di
Bianca
aveva
la
certezza
di
piegarla
ad
ogni
suo
volere
.
Ma
dopo
l
'
accaduto
pensò
che
se
per
sua
colpa
avveniva
una
separazione
,
perderebbe
tutti
i
beni
dotali
.
Livio
provò
un
fremito
di
collera
e
di
paura
al
tempo
stesso
a
questo
pensiero
.
Egli
ormai
non
avrebbe
più
potuto
rinunciare
alla
vita
splendida
che
conduceva
.
Inoltre
,
se
il
conte
non
amava
sua
moglie
,
andava
orgoglioso
della
bellezza
di
lei
e
ambiva
a
possederla
.
All
'
ora
della
colazione
Livio
passò
nella
saletta
dove
egli
e
Bianca
erano
soliti
prendere
i
pasti
,
quando
si
trovavano
soli
.
Era
una
saletta
elegantissima
,
munita
di
tutto
il
confortabile
,
calda
e
profumata
.
Ma
al
primo
entrare
,
vide
una
sola
posata
sulla
tavola
apparecchiata
.
Aggrottò
le
sopracciglia
,
ma
vedendo
entrar
Celia
,
assunse
un
'
espresione
melanconica
e
domandò
:
-
Mia
moglie
non
viene
a
colazione
?
-
La
signora
contessa
-
rispose
Celia
-
è
uscita
.
Ora
suonerò
,
perchè
lei
sia
servito
.
-
Un
momento
,
-
soggiunse
Livio
.
-
Vorrei
prima
parlare
con
voi
.
Per
colpa
vostra
mia
moglie
è
in
collera
con
me
.
Sono
sicuro
che
voi
stessa
le
consegnaste
la
lettera
trovata
nella
mia
tasca
.
-
Sapevo
forse
che
cosa
fosse
scritto
in
quel
foglio
?
-
disse
Celia
.
-
Credevo
si
trattasse
semplicemente
di
un
conto
.
Quantunque
io
la
sappia
lunga
sul
conto
suo
,
caro
signore
,
e
conosca
molti
suoi
intrighi
,
non
lo
avrei
mai
denunziato
alla
signora
,
non
per
riguardo
a
lei
,
ma
alla
contessa
.
-
Livio
trasalì
.
Tuttavia
chiese
:
-
Che
sapete
?
Sentiamo
.
-
Non
ho
bisogno
di
dirglielo
;
interroghi
la
sua
coscienza
.
-
La
mia
coscienza
di
nulla
mi
rimprovera
:
io
sono
vittima
di
calunnie
!
-
Celia
sbuffava
.
-
La
lascio
,
perchè
ne
direi
troppe
e
non
ho
tempo
da
perdere
con
lei
.
-
E
suonando
il
campanello
elettrico
,
disse
al
domestico
accorso
:
-
Servite
il
signor
conte
:
la
contessa
tornerà
più
tardi
.
-
Essa
uscì
dalla
saletta
lasciando
Livio
in
preda
ad
una
terribile
agitazione
.
-
Che
può
sapere
costei
?
-
pensava
,
-
Avrei
paura
,
adesso
,
io
,
che
non
ho
mai
saputo
che
sia
timore
?
Celia
me
la
pagherà
!
Ma
non
bisogna
commettere
imprudenze
.
-
Dopo
colazione
,
il
conte
indossò
il
soprabito
,
i
guanti
,
prese
il
cappello
ed
uscì
.
In
istrada
consultò
l
'
orologio
.
-
Il
tocco
!
-
mormorò
.
-
Se
andassi
da
Fabio
?
A
quest
'
ora
deve
trovarsi
a
casa
!
-
Si
recò
in
via
Garibaldi
,
entrò
in
un
portone
,
e
senza
fermarsi
in
portineria
,
salì
le
scale
fino
al
quarto
piano
.
Bussò
ad
una
porta
,
su
cui
era
incollato
un
biglietto
da
visita
col
nome
di
Fabio
Ribera
.
Bussò
due
volte
senza
averne
risposta
.
Livio
fece
un
gesto
di
malumore
.
-
Sarà
andato
dalla
sua
bella
!
-
pensò
,
ridiscendendo
le
scale
,
-
È
strano
che
non
mi
abbia
fatto
saper
nulla
,
come
eravamo
intesi
.
Se
mi
recassi
da
Ilda
?
Ma
no
,
è
meglio
che
ci
vada
stasera
;
sarò
più
sicuro
di
trovarli
insieme
.
-
Entrò
in
un
caffè
,
dove
chiese
una
bibita
ed
i
giornali
.
Ne
spiegò
uno
per
passare
il
tempo
e
ad
un
tratto
divenne
pallido
come
un
cadavere
.
Leggeva
le
seguenti
righe
:
/
#
"
Nulla
ancora
si
è
scoperto
circa
l
'
assassinio
di
Giulietta
Lovera
.
L
'
uomo
mascherato
da
pierrot
,
arrestato
sul
luogo
la
sera
del
giovedì
grasso
,
il
presunto
assassino
,
si
mantiene
negativo
ed
ancora
non
si
è
potuto
sapere
il
suo
nome
.
Si
dice
che
siano
stati
fatti
altri
arresti
,
ma
per
ora
ci
è
duopo
mantenere
il
silenzio
onde
non
intralciare
l
'
opera
della
giustizia
.
"
#
/
Il
conte
chiamò
il
cameriere
,
cui
disse
:
-
Vorrei
i
numeri
arretrati
di
questo
giornale
!
-
Un
momento
dopo
il
cameriere
tornava
con
un
fascio
di
giornali
.
Il
conte
cercò
fra
essi
il
numero
del
venerdì
grasso
e
vi
trovò
tutti
i
ragguagli
dell
'
assassinio
.
Il
foglio
tremava
nelle
sue
mani
.
-
Ed
io
non
ho
saputo
nulla
!
-
mormorò
.
-
Ma
come
potevo
credere
Fabio
capace
di
tanto
?
E
si
è
fatto
arrestare
?
Adesso
è
finita
....
non
potrà
negare
a
lungo
....
si
saprà
il
suo
nome
,
e
non
se
la
caverà
con
poco
.
-
Sembrava
che
quest
'
ultimo
pensiero
lo
sollevasse
,
gli
rendesse
la
calma
.
Quand
'
ebbe
finito
di
leggere
,
chiese
un
altro
caffè
.
-
Bisogna
che
stasera
vada
da
Ilda
;
-
disse
-
da
lei
saprò
tutto
.
-
Tuttavia
tornò
al
palazzo
verso
sera
.
La
contessa
era
a
casa
,
e
quando
si
trovò
a
pranzo
di
fronte
a
lei
gli
parve
di
non
averla
mai
veduta
più
bella
.
Infatti
,
Bianca
aveva
il
volto
animato
,
gli
occhi
brillanti
,
un
fascino
nuovo
in
tutta
la
persona
.
Anche
Celia
,
che
serviva
a
tavola
,
sembrava
contenta
.
Livio
invece
si
sentiva
turbato
e
socchiudeva
gli
occhi
per
meglio
guardare
sua
moglie
;
notò
che
questa
non
si
curava
affatto
di
lui
e
mangiava
con
appetito
.
Quando
la
tavola
fu
sparecchiata
e
Celia
si
ritirò
,
il
conte
,
avvicinatosi
a
Bianca
,
con
voce
tenera
le
disse
:
-
Siete
sempre
in
collera
con
me
?
-
Non
dimentico
!
-
rispose
Bianca
con
fierezza
.
-
Credevo
che
,
dopo
le
vostre
parole
,
non
avreste
più
tentato
un
inutile
avvicinamento
.
Ma
giacchè
mi
sono
ingannata
,
vi
dirò
come
intendo
di
regolare
d
'
ora
innanzi
la
mia
vita
,
a
meno
che
preferiate
una
separazione
....
-
Separarmi
da
voi
,
Bianca
?
Non
è
possibile
-
Ella
rimase
impassìbile
,
ma
gli
occhi
che
si
fissavano
su
Livio
avevano
un
'
espressione
strana
,
che
lo
spaventarono
.
"
-
Ciò
avverrà
,
-
dichiarò
risoluta
-
se
continuerete
la
parte
ipocrita
rappresentata
fino
ad
ora
.
Alle
corte
,
ecco
ciò
che
ho
deciso
:
voi
sarete
libero
come
se
fossimo
separati
,
pur
continuando
a
godere
le
rendite
che
aveste
finora
,
padronissimo
di
mantenere
delle
amanti
qui
od
altrove
,
purchè
rispettiate
il
tetto
coniugale
.
-
Bianca
!
-
Ella
proseguì
:
-
Dal
canto
mio
non
avrò
più
nulla
di
comune
con
voi
;
se
ci
troveremo
all
'
ora
dei
pasti
,
li
faremo
insieme
come
due
estranei
che
s
'
incontrano
in
un
albergo
,
serviti
da
Celia
,
la
sola
che
sia
a
parte
di
ciò
che
avviene
fra
noi
.
-
La
fisionomia
di
Livio
aveva
assunto
un
'
espressione
tetra
.
-
Accetto
-
diss
'
egli
-
perchè
spero
col
tempo
di
farvi
ricredere
sul
conto
mio
e
di
riacquistare
quell
'
amore
che
senza
colpa
ho
perduto
.
-
Bianca
non
aggiunse
altro
e
lasciò
la
stanza
.
Livio
impallidì
dalla
collera
,
ma
non
tardò
a
rimettersi
.
-
Al
diavolo
anche
lei
!
-
mormorò
.
-
Alla
fin
fine
che
m
'
importa
!
Che
io
possa
conquistare
Ilda
,
e
non
rimpiangerò
mia
moglie
!
-
Ormai
sicuro
che
le
rendite
non
gli
sarebbero
sfuggite
,
riacquistò
tutta
la
sua
baldanza
ed
uscì
per
recarsi
dalla
fidanzata
di
Fabio
.
Ilda
abitava
in
un
modesto
appartamento
a
un
quinto
piano
di
via
Santa
Teresa
.
Era
sola
con
sua
madre
,
una
vecchia
infermiccia
,
che
viveva
di
una
piccola
rendita
lasciatale
da
una
padrona
presso
la
quale
era
stata
a
servizio
per
più
di
quarant
'
anni
.
Suo
marito
era
stato
cocchiere
della
stessa
casa
.
Avevano
avuto
quell
'
unica
figlia
,
che
formava
ormai
tutto
il
tesoro
della
povera
vecchia
,
la
quale
non
aveva
sperato
,
maritandosi
a
quarantadue
anni
,
di
diventare
madre
.
Il
padre
di
Ilda
era
morto
quando
la
fanciulla
compiva
i
sette
anni
,
e
la
padrona
consigliò
la
madre
di
mettere
la
figlia
in
un
collegio
di
monache
,
finchè
fosse
in
età
di
guadagnarsi
la
vita
.
La
donna
seguì
il
consiglio
;
ed
Ilda
rimase
per
oltre
otto
anni
in
collegio
.
Quando
ne
uscì
,
abile
in
tutti
i
lavori
,
trovò
subito
da
occuparsi
.
Ma
il
guadagno
era
esiguo
,
per
cui
accettò
un
posto
di
commessa
in
un
elegante
magazzino
di
mode
,
e
lavorò
a
casa
la
sera
,
accanto
alla
madre
.
Ilda
era
una
bellissima
giovinetta
.
Slanciata
,
elegante
anche
nel
suo
vestitino
da
pochi
soldi
,
aveva
una
di
quelle
fisionomie
che
destano
simpatia
al
primo
vederle
.
Pallida
,
bruna
,
con
gli
occhi
verde
mare
,
aveva
alcun
che
d
'
ardito
e
d
'
intelligente
.
Ilda
amò
Fabio
teneramente
.
Non
era
bello
,
ma
aveva
un
fascino
sulla
buona
fanciulla
.
Fabio
le
aveva
raccontato
la
sua
semplice
storia
.
Non
aveva
conosciuto
i
genitori
.
Una
nobile
dama
si
prese
cura
di
lui
,
lo
fece
allevare
,
e
venuta
a
morte
quando
egli
compiva
i
dieci
anni
,
un
figlio
di
lei
l
'
aveva
surrogata
in
quell
'
opera
di
carità
.
Quell
'
uomo
generoso
lo
aveva
fatto
studiare
,
per
metterlo
in
grado
di
guadagnarsi
la
vita
.
Fabio
non
aveva
avuto
fino
allora
altro
affetto
che
quello
del
gentiluomo
,
il
quale
lo
trattava
come
un
fratello
e
per
il
quale
avrebbe
dato
a
goccia
a
goccia
tutto
il
suo
sangue
.
Egli
volle
presentare
ad
Ilda
il
suo
benefattore
,
che
si
mostrò
con
lei
molto
gentile
,
approvò
la
scelta
di
Fabio
e
promise
di
mobiliare
a
sue
spese
il
quartiere
per
gli
sposi
.
Ilda
,
commossa
,
lo
ringraziò
,
ma
quando
,
sola
col
fidanzato
,
questi
le
chiese
quale
impressione
avesse
avuto
del
suo
benefattore
,
la
giovane
rispose
:
-
Vuoi
che
te
lo
dica
,
Fabio
?
Se
non
sapessi
che
ha
soltanto
dodici
anni
più
di
te
,
lo
direi
tuo
padre
.
Egli
ti
assomiglia
molto
.
Avete
eguale
anche
il
colore
degli
occhi
;
ma
il
suo
sguardo
non
è
il
tuo
,
non
mi
piace
....
-
Di
'
la
verità
:
non
ti
è
rimasto
molto
simpatico
?
-
No
,
ma
devi
perdonarmi
.
Vi
sono
persone
che
non
piacciono
a
prima
vista
,
e
che
,
frequentandole
,
si
finisce
con
l
'
amarle
.
-
Hai
ragione
,
Ilda
mia
,
e
vedrai
che
,
conoscendo
meglio
il
conte
,
lo
adorerai
,
perchè
è
un
cuor
d
'
oro
,
un
'
anima
elevata
.
-
Ne
sono
persuasa
.
Ha
moglie
?
-
Sì
,
-
rispose
Fabio
-
ma
io
non
la
conosco
,
perchè
non
mi
sono
mai
recato
a
casa
del
conte
.
Egli
si
occupa
di
me
,
viene
qualche
volta
a
trovarmi
,
desidera
che
ricorra
a
lui
in
qualsiasi
circostanza
,
ma
vi
è
troppa
distanza
sociale
fra
noi
,
perchè
io
frequenti
la
sua
casa
.
Anzi
,
ti
prego
di
non
parlare
del
conte
a
nessuno
.
A
te
ho
voluto
dir
tutto
,
a
te
ho
voluto
presentare
il
conte
perchè
voglio
che
tu
sia
a
parte
di
tutti
i
segreti
della
mia
vita
,
che
tu
mi
conosca
interamente
,
come
ormai
credo
di
conoscere
te
,
unico
mio
amore
!
-
Ilda
era
troppo
felice
per
non
approvare
la
delicatezza
del
fidanzato
.
La
loro
felicità
durava
da
qualche
mese
,
il
loro
amore
andava
ognor
crescendo
.
Ma
la
loro
felicità
durò
poco
.
Fabio
lasciò
una
sera
Ilda
dicendole
che
doveva
partire
per
il
paese
natio
a
cagione
di
alcune
carte
relative
al
loro
matrimonio
.
Ilda
si
accòrse
che
nel
lasciarla
egli
aveva
le
lacrime
agli
occhi
e
ne
fu
spaventata
.
-
Che
hai
?
...
Dimmi
,
che
hai
?
Si
direbbe
che
stia
per
accaderti
sventura
.
-
No
,
Ilda
;
sono
triste
perchè
anche
un
breve
distacco
da
te
mi
addolora
;
ma
quando
tornerò
tutto
sarà
finito
e
nessuno
ci
separerà
più
.
-
Hai
avvertito
il
conte
della
tua
partenza
?
-
Fabio
sussultò
.
-
Il
conte
è
lontano
da
Torino
con
sua
moglie
.
Dammi
un
bacio
,
Ilda
,
e
addio
.
-
No
,
a
rivederci
presto
.
-
E
soggiunse
con
un
sorriso
pieno
di
dolcezza
:
-
Forse
che
non
vorresti
tornare
,
abbandonarmi
?
-
Fabio
la
strinse
fra
le
sue
braccia
.
-
Abbandonarti
?
-
esclamò
con
veemenza
.
-
È
più
facile
che
tu
....
-
Io
?
-
disse
Ilda
troncandogli
la
parola
in
bocca
.
-
Ah
!
tu
non
mi
conosci
ancora
.
Ti
ho
giurato
d
'
esser
tua
per
sempre
,
e
se
qualche
fatalità
dovesse
separarci
,
io
manterrei
lo
stesso
il
mio
giuramento
.
O
tua
,
o
di
nessuno
!
-
Grazie
,
Ilda
,
grazie
!
Ora
parto
più
contento
!
-
Ma
i
giorni
scorsero
ed
Ilda
più
nulla
sapeva
di
lui
,
nè
poteva
comprendere
quell
'
inesplicabile
silenzio
.
Una
sera
,
rincasando
,
trovò
presso
sua
madre
un
delegato
e
due
agenti
che
venivano
a
interrogarla
sul
fidanzato
che
si
trovava
in
prigione
accusato
d
'
assassinio
.
Ilda
si
ribellò
.
-
Fabio
un
assassino
!
-
disse
con
veemenza
.
-
Pazzo
chi
lo
dice
!
-
Egli
stesso
ha
confessato
!
-
È
una
menzogna
!
Perchè
avrebbe
assassinato
?
A
quale
scopo
?
-
Lo
saprete
,
signorina
,
-
disse
il
delegato
-
perchè
verrete
chiamata
dal
giudice
istruttore
.
Intanto
,
abbiate
pazienza
,
ma
dobbiamo
eseguire
una
perquisizione
.
-
Una
perquisizione
in
casa
mia
?
Forse
per
trovare
le
prove
del
delitto
?
Mamma
,
li
senti
?
-
Ma
la
povera
vecchia
,
fulminata
da
quella
notizia
e
più
ancora
dalla
presenza
delle
guardie
,
era
svenuta
.
Allora
Ilda
non
pensò
più
che
a
sua
madre
,
e
mentre
gli
agenti
rovistavano
inutilmente
dappertutto
,
la
fanciulla
,
inginocchiata
presso
la
povera
donna
,
la
faceva
rinvenire
.
-
Mamma
,
rassicurati
,
-
le
disse
quando
la
vecchia
tornò
in
sè
-
Fabio
è
innocente
.
Lascia
che
quegli
uomini
facciano
il
loro
dovere
;
noi
non
abbiamo
nulla
da
temere
,
nulla
da
rimproverarci
.
-
Il
delegato
guardò
quel
gruppo
con
rispetto
.
Egli
credette
bene
intervenire
.
-
La
signorina
ha
ragione
;
-
disse
-
lei
deve
stare
tranquilla
;
ciò
che
noi
abbiamo
dovuto
compiere
è
una
semplice
formalità
.
Del
resto
,
è
già
finito
,
e
ce
ne
andiamo
.
-
Fece
un
cenno
alle
guardie
ed
uscirono
.
La
vecchia
mormorò
:
-
Dio
,
che
colpo
!
Ma
tu
dici
bene
,
cara
:
Fabio
non
può
essere
un
assassino
!
-
Non
lo
è
,
credilo
,
c
'
è
qualche
sbaglio
,
e
non
tarderanno
a
saperlo
.
-
Proprio
in
quella
sera
,
il
conte
Livio
Rossano
,
il
protettore
di
Fabio
,
si
recava
dalla
fanciulla
,
persuaso
che
ella
conoscesse
maggiori
particolari
sul
delitto
,
di
quelli
appresi
dal
giornale
.
Quando
la
giovane
,
al
suono
del
campanello
,
si
recò
ad
aprire
e
si
vide
dinanzi
il
conte
,
lasciò
sfuggire
un
grido
di
gioia
.
-
Lo
manda
Dio
!
-
esclamò
.
-
Venga
,
signor
conte
:
ora
non
temo
più
nulla
.
-
Livio
fece
un
gesto
di
stupore
,
assai
bene
simulato
.
-
Che
succede
?
-
chiese
con
dolcezza
,
mentre
seguiva
la
giovane
nella
stanza
in
cui
era
la
povera
vecchia
.
-
Sono
stato
a
casa
di
Fabio
,
e
non
l
'
ho
trovato
.
-
Fabio
è
stato
arrestato
,
signor
conte
,
-
disse
la
madre
di
Ilda
.
Il
conte
si
volse
con
impeto
alla
fanciulla
.
-
Arrestato
?
-
ripetè
in
tono
interrogativo
.
-
Sì
,
signor
conte
;
-
rispose
Ilda
-
lo
accusano
di
essere
un
assassino
.
-
Livio
si
abbandonò
su
d
'
una
sedia
.
-
Ma
lei
non
lo
crede
,
non
è
vero
?
-
esclamò
con
slancio
la
fanciulla
.
-
Lei
lo
difenderà
.
-
Invece
di
rispondere
,
il
conte
rimaneva
pensieroso
,
turbato
,
e
a
un
tratto
,
come
parlasse
a
sè
stesso
:
-
Disgraziato
!
-
mormorò
.
-
Che
abbia
posto
in
opera
la
sua
minaccia
?
Ma
no
,
non
è
possibile
!
-
Ilda
era
divenuta
pallidissima
.
-
Quale
minaccia
?
Che
sa
lei
,
signor
conte
?
-
disse
con
ansia
.
-
Oh
!
parli
,
parli
!
-
Fanciulla
,
sedete
qui
vicina
a
me
,
-
disse
in
tono
quasi
paterno
-
lasciate
che
prima
io
vi
interroghi
,
perchè
non
ho
più
veduto
Fabio
da
un
mese
,
essendo
assente
da
Torino
.
-
Fabio
me
lo
aveva
detto
,
-
rispose
Ilda
.
-
E
dopo
la
sua
assenza
,
signor
conte
,
egli
era
divenuto
triste
,
ma
non
ne
feci
molto
caso
,
perchè
era
sempre
amoroso
e
tenero
con
me
.
Solo
quando
mi
disse
di
doversi
assentare
da
Torino
per
le
carte
relative
al
nostro
matrimonio
,
mi
sorprese
che
egli
piangesse
,
come
se
avessimo
dovuto
dividerci
per
sempre
.
Fin
da
quel
momento
non
ebbi
più
sue
nuove
,
e
soltanto
oggi
sono
venuti
qui
un
delegato
e
due
guardie
per
fare
una
perquisizione
.
-
Il
conte
aveva
appoggiato
un
gomito
ad
una
tavola
vicina
e
si
sorreggeva
la
fronte
fra
le
mani
,
ripetendo
:
-
Disgraziato
,
disgraziato
!
-
Ma
dunque
,
anche
lei
lo
crede
colpevole
?
-
disse
la
madre
d
'
Ilda
.
-
Per
quanto
atroce
sia
la
verità
,
-
disse
il
conte
-
con
accento
soffocato
-
sento
che
è
mio
dovere
non
lasciarvela
ignorare
.
-
E
con
voce
tremante
raccontò
alle
due
donne
press
'
a
poco
quanto
abbiamo
sentito
raccontare
dall
'
accusato
circa
i
suoi
amori
con
Giulietta
,
fino
al
giorno
in
cui
l
'
antica
amante
l
'
aveva
minacciato
di
mandare
a
monte
il
suo
matrimonio
se
egli
non
rendeva
la
parola
alla
fanciulla
amata
.
-
Io
trovai
Fabio
in
quel
giorno
,
-
aggiunse
il
conte
-
ed
egli
mi
confidò
tutto
.
"
Creda
,
"
mi
disse
ad
un
tratto
"
piuttosto
che
perdere
la
mia
Ilda
,
mi
uccido
od
uccido
Giulietta
!
"
A
poco
a
poco
giunsi
a
calmarlo
.
Fabio
mi
promise
di
non
tentar
nulla
contro
lei
,
di
rivolgersi
piuttosto
all
'
autorità
;
poi
io
fui
costretto
a
partire
e
non
seppi
più
altro
.
Ma
adesso
tutto
mi
fa
temere
che
Fabio
abbia
posto
in
opera
la
sua
idea
.
-
La
vecchia
tremava
di
orrore
.
Ilda
era
rimasta
dapprima
affranta
,
dubitando
di
colui
al
quale
era
legata
coi
vincoli
dell
'
amore
e
della
fede
;
ma
a
mano
a
mano
che
il
conte
parlava
,
i
suoi
dubbi
svanivano
,
e
quando
Livio
ebbe
finito
,
essa
disse
,
fremente
:
-
Fabio
non
può
essere
un
infame
!
Egli
si
sarebbe
ucciso
prima
di
uccidere
.
Fabio
avrebbe
rinunziato
piuttosto
a
me
,
che
possedermi
al
prezzo
di
un
delitto
!
-
Il
conte
aveva
trasalito
.
-
L
'
amate
molto
,
cara
fanciulla
!
-
disse
.
-
Ma
quest
'
amore
renderà
più
vera
l
'
accusa
di
essersi
sbarazzato
di
quella
donna
per
voi
....
e
finiranno
col
ritenervi
sua
complice
.
-
Che
m
'
importa
!
-
esclamò
con
fierezza
la
fanciulla
.
-
Crede
forse
che
io
voglia
rinnegarlo
,
perchè
lo
dicono
colpevole
?
-
Ma
se
Fabio
confessasse
il
suo
delitto
?
-
osservò
Livio
.
-
Non
lo
crederei
lo
stesso
;
-
interruppe
la
fanciulla
-
lo
conosco
troppo
!
Direi
che
si
è
sacrificato
per
qualcuno
!
-
Livio
aveva
lasciato
cadere
i
guanti
che
teneva
in
una
mano
e
si
chinò
per
raccoglierli
.
-
Cara
fanciulla
,
-
disse
poi
-
Fabio
può
andare
con
ragione
orgoglioso
del
vostro
amore
,
ed
io
vorrei
che
i
giudici
la
pensassero
come
voi
;
ma
essi
,
purtroppo
,
non
ragionano
col
cuore
.
-
Ma
lei
,
signor
conte
,
potrebbe
recarsi
dal
giudice
istruttore
,
fargli
comprendere
che
Fabio
non
può
essere
colpevole
.
-
Lo
farei
con
tutto
il
cuore
,
ma
la
mia
testimonianza
aggraverebbe
forse
le
cose
,
perchè
in
coscienza
sarei
costretto
a
rivelare
quanto
ho
già
detto
a
voi
.
Fabio
stesso
avrebbe
dispiacere
di
vedermi
immischiato
in
questa
faccenda
,
e
se
io
non
sarò
chiamato
da
lui
,
non
muoverò
un
passo
per
non
recargli
danno
.
Anzi
,
se
il
giudice
istruttore
vi
facesse
chiamare
,
farete
bene
a
non
parlargli
di
me
.
-
Non
dubiti
;
-
rispose
freddamente
la
fanciulla
-
so
il
mio
dovere
.
Fabio
mi
ha
pregata
più
volte
di
non
far
parola
di
lei
con
alcuno
ed
io
l
'
obbedisco
.
Se
mi
recherò
dal
giudice
,
sarà
solo
per
difendere
il
mio
fidanzato
.
-
Il
conte
si
alzò
.
-
Mi
permettete
,
-
disse
-
coraggiosa
fanciulla
,
che
torni
da
voi
per
sapere
vostre
nuove
e
dirvi
ciò
che
io
stesso
cercherò
di
apprendere
su
Fabio
?
Adesso
che
egli
vi
manca
,
è
mio
dovere
vegliare
su
voi
e
vostra
madre
.
-
La
fanciulla
voleva
rispondere
:
"
Grazie
,
non
s
'
incomodi
!
"
ma
la
vecchia
prese
subito
la
parola
.
-
Sì
,
venga
,
venga
,
signor
conte
;
siamo
due
povere
donne
sole
,
abbandonate
,
ed
io
mi
sento
vicina
a
morire
di
spavento
.
-
Ilda
,
chinando
il
capo
,
mormorò
:
-
Se
la
mamma
vuol
così
venga
pure
!
-
Ma
quando
Livio
fu
uscito
,
la
fanciulla
si
gettò
nelle
braccia
della
vecchia
singhiozzando
.
-
Egli
lascerà
perdere
Fabio
,
lo
sento
!
-
balbettò
.
-
Il
conte
non
è
sincero
!
Io
diffido
di
lui
.
-
IX
.
Quando
il
cavalier
Umberto
Trani
udì
la
dichiarazione
della
contessa
Bianca
Rossano
,
trasalì
ed
esaminò
la
giovine
con
un
rapido
sguardo
,
come
se
avesse
avuto
dinanzi
una
colpevole
.
Ma
il
bel
volto
di
Bianca
esprimeva
tanto
candore
,
che
il
magistrato
le
stese
vivamente
la
mano
e
le
disse
;
-
Mi
spiegherete
,
contessa
....
-
Sono
qui
per
dirvi
tutto
,
perchè
ho
fiducia
in
voi
e
sono
certa
che
col
vostro
aiuto
potrò
riuscire
in
tutto
quello
che
desidero
.
-
Ella
sedette
e
con
voce
ferma
e
dolce
fece
il
racconto
della
sua
vita
dal
momento
in
cui
conobbe
il
conte
Livio
Rossano
fino
al
giorno
in
cui
scoperse
il
suo
tradimento
.
Parlò
poi
dell
'
incontro
di
Aldo
,
il
quale
,
invece
di
approfittare
del
suo
passo
insensato
,
la
rispettò
come
una
sorella
.
E
narrò
tutto
,
tutto
nei
minimi
particolari
.
Umberto
Trani
ascoltò
la
signora
con
attenzione
.
Quando
essa
ebbe
finito
,
le
disse
:
-
Vi
ringrazio
della
fiducia
che
mi
dimostrate
.
Dal
canto
mio
,
farò
tutto
il
possibile
perchè
il
vostro
nome
non
venga
pronunziato
e
si
creda
che
il
domino
di
quella
notte
era
la
sorella
dello
studente
Aldo
.
-
Grazie
!
Io
ben
sapevo
che
non
invano
mi
sarei
a
voi
rivolta
.
-
Dovete
però
promettermi
di
non
recarvi
più
in
quella
casa
.
-
Non
vi
nascondo
,
-
disse
Bianca
-
che
vi
sono
stata
altre
due
volte
,
per
intendermi
col
signor
Aldo
circa
la
bambina
della
povera
Giulietta
.
-
Badate
che
,
recandovi
a
trovarla
in
quella
casa
,
si
finirebbe
con
lo
scoprire
che
non
siete
la
sorella
di
Aldo
.
-
Ascoltatemi
ancora
,
signore
,
giacchè
siete
così
buono
.
Stamani
mi
sono
recata
in
quella
casa
perchè
il
signor
Aldo
,
disperato
,
tremava
per
me
,
ed
io
volevo
rassicurarlo
,
dirgli
che
sarei
venuta
io
stessa
da
voi
.
Tuttavia
,
per
precauzione
,
non
salirò
più
quelle
scale
neppure
per
abbracciare
la
mia
protetta
;
ed
ecco
ciò
che
ho
combinato
col
signor
Aldo
.
Sua
sorella
,
che
non
ha
figli
ed
alla
quale
il
signor
Pomigliano
ha
confidato
tutto
,
è
dispostissima
a
occuparsi
della
piccola
orfana
fino
a
tanto
che
io
non
potrò
affidarla
a
mio
padre
ed
alla
mia
istitutrice
,
oppure
prenderla
meco
.
Il
cognato
del
signor
Aldo
verrà
a
Torino
per
prendere
la
bambina
,
dicendo
che
sua
moglie
non
può
muoversi
perchè
indisposta
.
Ma
siccome
Teresa
,
cui
la
bimba
è
affidata
,
potrebbe
rifiutare
,
così
voi
ci
aiuterete
recandovi
col
signor
Rivalta
,
il
quale
verrà
prima
qui
per
intendersi
con
voi
,
dalla
moglie
del
falegname
.
-
Umberto
Trani
aveva
un
cuore
generoso
,
che
si
commuoveva
facilmente
quando
ora
convinto
dell
'
innocenza
della
persona
che
a
lui
si
affidava
.
Per
cui
,
disse
con
un
sorriso
:
-
Voi
mi
farete
fare
tutto
ciò
che
vorrete
,
anche
a
rischio
di
compromettermi
.
Ebbene
:
vi
do
la
mia
parola
di
gentiluomo
che
voi
non
sarete
disturbata
e
che
la
bambina
sarà
consegnata
da
me
stesso
al
signor
Rivalta
.
-
Gli
occhi
di
Bianca
rifulsero
.
-
Quanto
sieto
buono
!
-
esclamò
con
ingenua
espansione
.
-
Ora
non
temo
più
nulla
,
perchè
ho
trovato
anche
in
voi
un
vero
amico
.
-
Quando
Bianca
se
ne
fu
andata
,
Umberto
Trani
rimase
per
alcuni
secondi
pensieroso
.
-
Il
conte
Rossano
non
meritava
un
simile
tesoro
,
-
mormorò
.
-
Io
lo
conosco
bene
;
la
sua
apparenza
di
gentiluomo
nasconde
un
'
anima
ignobile
.
-
Ora
,
non
rimaneva
al
magistrato
che
interrogare
la
fidanzata
di
Fabio
.
Egli
la
fece
chiamare
il
giorno
seguente
alla
visita
di
Bianca
,
e
quando
la
giovinetta
comparve
nel
suo
gabinetto
,
fu
non
soltanto
sorpreso
dalla
bellezza
da
lei
,
ma
dall
'
espressione
energica
e
leale
che
si
leggeva
nei
suoi
occhi
.
-
Sapete
perchè
vi
ho
fatta
chiamare
,
signorina
?
-
le
chiese
il
magistrato
.
-
Lo
suppongo
,
-
rispose
Ilda
.
-
Il
mio
fidanzato
è
accusato
di
assassinio
.
Ma
la
cosa
è
paradossale
!
-
Eppure
,
lui
stesso
ha
confessato
....
-
Fabio
ha
mentito
!
-
esclamò
con
slancio
appassionato
Ilda
.
-
Eppure
il
fatto
è
evidente
,
perchè
,
quand
'
anche
il
giovane
non
avesse
confessato
,
vi
sono
prove
schiaccianti
contro
lui
.
Egli
mentì
chiedendo
un
permesso
al
suo
principale
per
recarsi
a
cercare
delle
carte
concernenti
il
vostro
matrimonio
.
Invece
,
non
è
stato
un
giorno
assente
da
questa
città
.
E
poi
,
perchè
si
sarebbe
trovato
,
nella
notte
del
giovedì
grasso
,
mascherato
da
pierrot
,
in
quella
casa
,
nella
stanza
dove
avvenne
l
'
assassinio
?
Come
entrò
in
quella
soffitta
senza
destare
l
'
attenzione
di
alcuno
?
Perchè
una
vicina
della
vittima
l
'
avrebbe
riconosciuto
come
l
'
antico
amante
della
sventurata
?
-
Ilda
sussultò
.
-
Davvero
?
-
esclamò
.
-
Sì
,
signorina
.
Infine
,
perchè
egli
avrebbe
confessato
?
-
Ilda
fremeva
.
-
La
mia
testa
si
perde
,
-
mormorò
-
,
-
In
questo
delitto
vi
è
un
mistero
che
mi
sfugge
.
Comunque
,
Fabio
non
può
averlo
commesso
.
Ah
,
se
potessi
parlare
un
istante
con
lui
!
-
Era
quello
che
il
magistrato
sperava
.
-
Alla
mia
presenza
?
-
chiese
.
-
Magari
!
-
rispose
con
vivacità
la
giovane
,
-
Sono
certa
che
dinanzi
a
me
saprà
scolparsi
dalla
terribile
accusa
.
-
Ebbene
,
aspettate
un
momento
,
signorina
,
e
lo
vedrete
!
-
Umberto
Trani
diede
gli
ordini
necessari
.
Poco
dopo
l
'
uscio
sì
schiuso
o
l
'
assassino
entrò
nel
gabinetto
,
fra
due
guardie
.
Fabio
non
ei
aspettava
di
trovarvi
la
sua
fidanzata
.
Alla
vista
di
lei
diventò
pallidissimo
;
il
suo
volto
espresse
alternativamente
la
passione
,
il
dolore
,
la
sorpresa
,
l
'
inquietudine
,
l
'
angoscia
.
-
Ilda
!
-
balbettò
l
'
infelice
,
stendendo
le
mani
legate
dalle
manette
.
La
fanciulla
rimase
calma
,
severa
.
-
Prima
di
risponderti
,
-
disse
-
voglio
sapere
se
è
vero
che
parlo
con
un
assassino
.
-
L
'
imputato
trasalì
,
distolse
gli
occhi
dalla
fidanzata
e
rispose
con
un
filo
di
voce
:
-
Sì
....
sono
colpevole
.
-
Ilda
ebbe
uno
scoppio
di
sdegno
.
-
Ma
perchè
,
-
gridò
-
perchè
uccidere
una
sventurata
che
era
stata
tua
amante
,
che
era
madre
?
-
L
'
agitazione
di
Fabio
aumentava
.
-
Essa
m
'
impediva
di
sposarti
!
-
balbettò
.
Ilda
fece
un
gesto
sdegnoso
.
-
Alza
gli
occhi
,
guardami
bene
in
faccia
:
tu
menti
,
tu
menti
!
-
Un
tremito
convulso
scoteva
l
'
imputato
.
-
Ho
detto
la
verità
!
-
Tu
menti
!
-
ripetè
con
accento
vibrante
Ilda
.
-
Quella
donna
tu
non
la
conoscevi
nemmeno
,
ne
sono
sicura
!
Se
tu
sei
un
assassino
,
altri
ti
ha
armata
la
mano
,
e
ti
ha
spinto
a
commettere
quel
delitto
per
sbarazzarsi
di
colei
che
gli
dava
noia
.
-
Questa
volta
Fabio
sollevò
il
capo
:
le
sue
guance
si
erano
infiammate
,
i
suoi
occhi
scintillavano
.
-
Non
è
vero
,
non
la
creda
,
signor
giudice
,
-
nessuno
mi
ha
spinto
a
quel
delitto
,
all
'
infuori
della
mia
vittima
.
Io
,
io
solo
la
uccisi
....
-
Ebbene
,
io
non
ti
credo
,
-
esclamò
l
'
eroica
fanciulla
-
e
ti
giuro
che
un
momento
o
l
'
altro
scoprirò
il
vero
assassino
!
-
L
'
assassino
sono
io
!
-
gridò
il
disgraziato
,
e
cadde
svenuto
.
Fabio
fu
portato
via
dal
gabinetto
,
e
Ilda
,
esausta
,
si
lasciò
cadere
su
di
una
seggiola
,
piangendo
.
-
Mi
sono
mostrata
crudele
con
lui
;
-
mormorò
-
ma
era
necessario
!
-
Il
magistrato
la
guardava
con
simpatia
.
-
Siete
ancora
persuasa
ch
'
egli
sia
innocente
?
-
Sì
,
signore
,
-
rispose
Ilda
asciugando
le
lacrime
.
-
Avete
dunque
indizi
contro
qualcuno
?
-
Nessuno
,
signore
;
soltanto
sono
convinta
nell
'
anima
che
egli
è
innocente
e
l
'
unica
speranza
che
mi
sostiene
è
di
fare
io
stessa
un
giorno
conoscere
la
sua
innocenza
.
-
Il
magistrato
scosse
il
capo
senza
rispondere
,
e
quando
la
giovinetta
si
ritirò
,
Umberto
Trani
disse
fra
sè
:
-
Costei
vale
la
contessa
Bianca
.
Due
nobili
cuori
,
due
caratteri
forti
.
Se
tutte
le
donne
somigliassero
ad
esse
,
anche
gli
uomini
diverrebbero
migliori
!
-
X
.
L
'
istruttoria
si
chiuse
senza
incidenti
.
L
'
assassino
era
confesso
.
Si
aspettava
il
processo
.
Nelle
soffitte
della
casa
dove
abitò
la
povera
Giulietta
era
un
vero
fermento
.
Quando
si
seppe
che
il
cognato
di
Aldo
era
giunto
da
Ivrea
per
ritirare
l
'
orfanella
,
molti
inquilini
corsero
da
Teresa
per
abbracciare
ancora
una
volta
la
piccola
Gina
,
e
per
vedere
il
marito
di
quella
bellissima
signora
in
domino
,
veduta
nella
tragica
notte
.
Il
signor
Rivalta
giunse
in
compagnia
del
giudice
istruttore
e
di
Aldo
.
Quando
entrarono
nella
soffitta
,
Teresa
teneva
in
braccio
Gina
,
già
pronta
;
presso
a
lei
era
il
marito
.
Entrambi
avevano
gli
occhi
pieni
di
lacrime
;
la
piccina
invece
sorrideva
,
guardando
sorpresa
tutta
la
gente
che
l
'
attorniava
.
Per
alcuni
giorni
Gina
aveva
pianto
,
chiamando
la
mamma
;
ma
a
quell
'
età
presto
si
dimentica
,
e
dopo
una
settimana
la
bimba
si
trastullava
allegramente
con
altre
piccine
pel
corridoio
.
Il
giudice
istruttore
sorrise
a
Teresa
.
-
Sapete
già
,
a
quello
che
vedo
,
il
motivo
per
cui
siamo
qui
!
-
disse
.
-
Sì
,
signore
;
-
rispose
Teresa
-
il
signor
Aldo
ci
avvertì
ieri
sera
,
e
sebbene
ci
sentiamo
spezzare
il
cuore
nel
separarci
da
questa
creatura
,
pure
comprendiamo
ch
'
è
pel
suo
bene
.
-
Voi
ragionate
da
quella
savia
donna
che
siete
,
e
,
credetelo
,
io
stesso
non
avrei
dato
il
permesso
di
togliervela
,
se
non
sapevo
che
veniva
affidata
a
buone
mani
.
Spero
che
la
piccina
non
avrà
difficoltà
ad
andare
col
signor
Rivalta
.
-
Vuoi
venire
con
me
?
-
chiese
questi
a
Gina
,
mentre
le
porgeva
una
bambola
,
che
aveva
tolta
dalla
tasca
del
soprabito
.
-
Sì
,
-
rispose
Gina
tendendo
le
manine
per
afferrare
la
bambola
.
-
Carina
!
-
esclamò
il
signor
Rivalta
;
e
rivolto
a
Teresa
soggiunse
:
-
Mia
moglie
vi
manda
questa
busta
per
ricompensarvi
delle
cure
da
voi
avute
in
questo
frattempo
per
la
bambina
.
-
Così
dicendo
aveva
tratto
dal
grosso
portafogli
una
busta
che
porse
a
Teresa
.
Ma
questa
rifiutò
.
-
Non
accetto
,
signore
,
perchè
io
tenni
la
bimba
per
affetto
e
non
per
interesse
.
Ringrazi
la
sua
signora
a
nome
mio
,
e
le
dica
piuttosto
che
mi
farà
un
regalo
dandomi
qual
che
volta
nuove
di
Gina
e
permettendomi
di
recarmi
una
volta
o
l
'
altra
a
trovarla
.
-
Vi
vedremo
con
piacere
,
-
rispose
il
signor
Rivalta
.
Poco
dopo
,
Aldo
col
cognato
e
la
bambina
,
salutato
il
giudice
istruttore
che
si
trattenne
ancora
avendo
da
parlare
a
Lorenzo
ed
a
sua
moglie
,
salirono
in
una
carrozza
per
recarsi
alla
stazione
.
Aldo
guardò
l
'
orologio
.
-
Non
c
'
è
tempo
da
perdere
:
-
disse
-
mancano
venticinque
minuti
alla
partenza
del
treno
e
Speranza
sarà
là
ad
aspettarci
.
-
Sono
ansioso
di
conoscere
questa
bella
incognita
,
che
non
hai
ancora
saputo
chi
sia
,
-
disse
il
signor
Rivalta
.
-
Perchè
non
ho
voluto
saperlo
;
-
rispose
con
calore
il
giovane
-
il
mistero
mi
affascina
.
Ma
Speranza
è
una
gentildonna
che
merita
ogni
interesse
.
Al
postutto
,
mi
ha
detto
che
oggi
stesso
ci
rivelerà
il
suo
nome
e
quanto
la
riguarda
,
perchè
le
parrebbe
di
mancare
di
fiducia
in
mia
sorella
,
in
te
ed
in
me
se
continuasse
a
serbare
il
suo
incognito
.
-
Giunsero
alla
stazione
.
Gina
,
cullata
dal
moto
della
vettura
,
si
era
addormentata
colla
testina
appoggiata
al
petto
di
Guglielmo
.
Questi
scese
con
lei
fra
le
braccia
e
vide
tosto
che
Aldo
,
aperto
l
'
altro
sportello
,
si
precipitava
incontro
ad
una
signora
vestita
di
un
elegantissimo
abito
da
viaggio
,
accompagnata
da
una
donna
che
portava
una
valigia
.
-
Grazie
,
grazie
di
essere
venuta
!
-
disse
Aldo
.
Bianca
,
giacchè
era
lei
,
sorrise
.
-
E
la
bambina
?
-
Eccola
con
mio
cognato
;
vieni
,
Guglielmo
!
-
Seguì
una
breve
presentazione
.
Intanto
la
donna
che
portava
la
valigia
,
guardando
la
piccola
addormentata
,
esclamava
:
-
Dio
,
come
è
bella
!
-
Te
l
'
avevo
detto
,
Celia
!
-
esclamò
Bianca
.
-
Ma
presto
:
consegna
la
valigia
al
signor
Aldo
,
e
tu
vattene
:
non
abbiamo
tempo
da
perdere
.
Ricordati
i
miei
ordini
.
-
Saranno
eseguiti
a
puntino
.
-
Aldo
,
va
'
a
prendere
i
biglietti
,
o
perderemo
il
treno
!
-
disse
Guglielmo
.
-
I
biglietti
li
ho
già
presi
io
,
-
esclamò
Bianca
-
appunto
per
non
perdere
tempo
!
-
Lo
studente
ammirò
la
squisita
gentilezza
della
signora
,
nè
Guglielmo
ebbe
ragione
di
offendersi
di
quell
'
atto
.
Un
momento
dopo
si
trovavano
tutti
e
quattro
in
un
vagone
di
prima
classe
.
Erano
soli
.
Guglielmo
depose
sul
divano
la
bambina
,
che
continuava
a
dormire
,
Bianca
sedette
di
faccia
a
lei
e
vicina
a
Aldo
.
Di
fronte
aveva
Guglielmo
,
il
quale
ammirava
la
incognita
che
,
sollevato
il
fitto
velo
,
mostrava
il
suo
bel
volto
.
Avevano
appena
oltrepassata
la
stazione
di
Caluso
,
quando
Gina
si
svegliò
.
Dapprima
si
guardò
attorno
quasi
spaurita
,
ma
veduto
Guglielmo
gli
sorrise
e
gli
stese
le
manine
.
Egli
la
sollevò
per
baciarla
,
poi
mostrandole
Bianca
:
-
Conosci
quella
signora
?
-
chiese
.
Gina
scosse
il
biondo
capo
.
-
Chi
è
?
-
chiese
.
-
Sono
la
tua
mammina
;
-
esclamò
Bianca
-
vuoi
venire
in
braccio
a
me
?
-
Gina
le
si
slanciò
subito
al
collo
,
e
la
contessa
la
coprì
di
baci
ripetendo
:
-
Io
sono
la
mamma
,
sai
,
carina
,
e
questo
signore
è
il
babbo
!
-
E
le
additava
Aldo
.
La
bambina
passò
nelle
braccia
del
giovinotto
e
gli
porse
subito
le
labbra
.
Il
viaggio
fu
lieto
.
Essi
giunsero
ad
Ivrea
quasi
senza
accorgersene
.
Il
signor
Rivalta
abitava
un
po
'
fuori
della
città
,
non
lungi
dalla
stazione
,
in
un
modesto
fabbricato
composto
di
un
solo
piano
e
di
un
pianterreno
,
con
un
vasto
giardino
ed
un
orto
.
Severina
corse
ad
abbracciare
Aldo
,
poi
salutò
la
contessa
Bianca
,
indi
,
sollevando
Gina
,
esclamò
:
-
Ecco
la
mia
angioletta
,
la
mia
nipotina
!
-
Un
bel
cane
da
caccia
mandava
latrati
giulivi
,
festeggiando
gli
arrivati
.
Entrarono
in
casa
,
una
casetta
semplice
,
ma
linda
e
ridente
.
La
sorella
di
Aldo
,
Severina
,
non
assomigliava
al
fratello
che
nel
colore
dei
capelli
e
nel
sorriso
.
Essa
era
piccola
,
piuttosto
paffuta
,
coi
colori
di
una
mela
-
rosa
.
Ma
da
tutta
la
sua
persona
traspariva
la
bontà
.
Severina
condusse
Bianca
nella
camera
che
le
aveva
preparata
,
perchè
la
contessa
aveva
promesso
di
trattenersi
un
paio
di
giorni
presso
la
famiglia
Rivalta
.
Appena
furono
sole
e
Bianca
si
fu
tolta
il
cappello
,
Severina
l
'
abbracciò
.
-
Come
siete
bella
!
-
disse
con
ingenuo
entusiasmo
,
-
Ah
!
comprendo
come
vi
si
possa
adorare
:
io
sento
di
volervi
molto
bene
,
e
saremo
amiche
,
non
è
vero
?
-
Più
che
amiche
,
sorelle
!
-
esclamò
Bianca
ricambiando
i
suoi
baci
.
Quando
scesero
si
tenevano
a
braccetto
.
Severina
lasciò
Bianca
con
Aldo
per
vedere
se
tutto
era
in
ordine
per
il
pranzo
.
Guglielmo
era
andato
a
cambiarsi
d
'
abito
,
e
Gina
si
baloccava
in
giardino
.
-
Che
giornata
incantevole
!
-
disse
la
contessa
.
-
Come
mi
sento
felice
in
quest
'
atmosfera
sana
e
affettuosa
!
Aldo
la
guardava
con
immensa
tenerezza
.
-
Perchè
non
rimanete
qui
a
lungo
?
-
Perchè
non
posso
.
-
Una
leggiera
nube
di
tristezza
era
apparsa
sulla
sua
fronte
,
ma
tosto
disparve
.
Il
pranzo
fu
allegrissimo
:
Gina
sorrideva
a
tutti
,
inviava
baci
sulla
punta
dei
ditini
a
Bianca
,
ad
Aldo
chiamandoli
babbo
e
mamma
,
e
si
sporgeva
ogni
tanto
ad
accarezzare
Guglielmo
e
Severina
,
che
le
erano
accanto
e
si
occupavano
continuamente
di
lei
.
Quando
fu
portato
il
caffè
,
Gina
fu
lasciata
libera
di
correre
in
giardino
,
la
donna
di
servizio
si
era
ritirata
in
cucina
a
sbrigare
le
sue
faccende
,
e
gli
altri
rimasero
liberi
di
discorrere
.
-
Ecco
il
momento
di
dirvi
tutto
quanto
mi
concerne
!
-
esclamò
Bianca
con
un
sospiro
.
-
Vi
prego
di
ascoltarmi
.
-
Tutti
le
porsero
orecchio
.
-
Io
sono
la
contessa
Bianca
Rossano
....
-
Rossano
?
-
interruppe
Guglielmo
.
-
Io
ho
conosciuto
un
conte
Sebastiano
Rossano
,
morto
una
diecina
di
anni
fa
!
-
Era
il
padre
di
mio
marito
,
-
disse
Bianca
.
La
fronte
di
Guglielmo
si
oscurò
.
-
Ma
allora
,
conosco
anche
vostro
marito
,
il
conte
Livio
.
-
Precisamente
:
Livio
è
il
suo
nome
.
-
Guglielmo
stava
per
riaprire
la
bocca
,
ma
Severina
glielo
impedì
.
-
Lascia
che
parli
lei
,
-
disse
-
e
poi
ci
dirai
tu
come
conosci
persone
di
cui
non
mi
parlasti
mai
.
-
Prima
di
continuare
,
-
soggiunse
Bianca
-
ditemi
signor
Rivalta
:
è
vero
che
il
padre
di
Livio
fu
un
uomo
dissoluto
,
perverso
?
-
No
!
-
rispose
Guglielmo
.
-
Il
conte
Sebastiano
Rossano
era
il
fiore
dei
gentiluomini
.
Povero
conte
!
Egli
fu
abbeverato
di
dispiaceri
e
morì
di
crepacuore
....
-
A
cagione
del
figlio
,
non
è
vero
?
-
proruppe
Bianca
,
-
Oh
!
ditemi
tutto
:
sappiate
che
io
sono
una
vittima
del
miserabile
,
cui
mi
trovo
legata
per
sempre
.
-
Aldo
si
sentì
torcere
il
cuore
.
Spesso
aveva
pensato
che
quella
nobile
,
pura
creatura
non
doveva
essere
libera
;
ma
l
'
idea
che
fosse
unita
ad
un
uomo
ignobile
,
gli
procurava
un
così
acuto
dolore
,
che
gli
pareva
di
morire
.
Guglielmo
aveva
rivolto
uno
sguardo
di
profonda
compassione
alla
contessa
.
-
Povera
signora
!
-
disse
colla
sua
semplice
franchezza
.
-
M
'
immagino
la
vita
che
dovete
condurre
con
lui
.
Egli
è
stato
un
figlio
malvagio
,
non
può
essere
un
buon
marito
.
Di
lui
io
non
so
altro
che
,
morti
i
suoi
,
condusse
un
'
esistenza
sfrenata
,
e
in
pochi
anni
divorò
il
patrimonio
lasciatogli
,
la
sostanza
ammassata
con
sudori
e
lacrime
dal
padre
.
Sarei
curioso
di
sapere
in
qual
modo
abbia
trovato
una
moglie
vostra
pari
.
-
Coll
'
inganno
più
vile
!
-
rispose
Bianca
.
E
narrò
tutta
la
sua
vita
,
non
nascondendo
i
recenti
patti
stabiliti
col
marito
e
come
questi
li
avesse
accettati
,
temendo
di
perdere
le
rendite
di
cui
godeva
.
Assicurò
inoltre
che
ormai
si
trovava
libera
di
ogni
sua
volontà
ed
avrebbe
potuto
dedicarsi
a
Gina
,
recarsi
sovente
a
trovarla
.
A
questa
punto
Aldo
le
rivolse
sguardi
pieni
d
'
amore
e
di
riconoscenza
.
Le
ore
trascorsero
in
quelle
intime
confidenze
:
poi
tutti
sì
alzarono
da
tavola
per
fare
una
passeggiata
in
giardino
.
Aldo
doveva
ripartire
la
stessa
sera
per
Torino
,
ma
prima
di
quell
'
ora
potè
trovarsi
un
istante
da
solo
con
Bianca
.
Essi
erano
assai
commossi
,
guardandosi
.
-
Prima
di
partire
,
-
disse
il
giovane
-
volevo
chiedervi
,
contessa
....
-
Contessa
?
-
interruppe
vivamente
Bianca
.
-
Per
voi
,
Aldo
,
sono
e
rimarrò
sempre
Speranza
.
-
Un
raggio
di
gioia
brillò
sul
volto
dello
studente
,
che
presa
la
mano
di
Bianca
se
la
portò
alle
labbra
.
Bianca
arrossì
di
gioia
.
-
Che
volevate
dunque
chiedermi
prima
di
partire
?
-
domandò
.
-
I
vostri
ordini
.
-
Ella
rise
come
una
bambina
,
fissandolo
con
occhi
luminosi
.
-
Eccoli
.
Prima
di
tutto
dovete
studiare
,
perchè
non
vorrei
che
per
causa
mia
trascuraste
le
vostre
lezioni
.
-
Da
che
vi
conosco
sento
ancor
più
il
desiderio
di
applicarmi
,
perchè
voglio
che
non
abbiate
mai
nulla
da
rimproverare
a
vostro
fratello
.
-
Sono
sicura
che
sarò
sempre
contenta
di
voi
.
Voi
saprete
inalzarvi
nelle
più
eccelse
sfere
.
-
Con
voi
per
amica
mi
sento
davvero
capace
di
tanto
!
-
Un
sorriso
di
Bianca
fu
la
risposta
.
La
sera
,
sola
nella
graziosa
camera
che
le
avevano
destinata
,
Bianca
,
invece
di
coricarsi
,
sedette
su
di
una
poltrona
e
si
pose
a
fantasticare
.
Come
era
passato
rapido
quel
giorno
!
Come
si
sentiva
lieta
,
sollevata
!
Ricordava
l
'
ultimo
saluto
di
Aldo
,
prima
di
recarsi
alla
stazione
.
-
A
rivederci
,
mia
Speranza
!
-
Sì
,
ella
sarebbe
la
sua
speranza
,
il
suo
raggio
di
sole
,
come
egli
lo
era
per
lei
.
Nella
semplicità
della
sua
anima
,
Bianca
non
credeva
di
commettere
una
colpa
abbandonandosi
a
quell
'
affetto
puro
,
profondo
,
che
nulla
aveva
di
volgare
.
XI
.
Il
giorno
del
processo
di
Fabio
Ribera
era
giunto
.
L
'
udienza
era
fissata
per
le
dieci
,
ma
fino
dal
mattino
la
folla
si
pigiava
alle
porte
dell
'
aula
di
giustizia
.
Ed
appena
quelle
porte
si
aprirono
,
tutto
il
recinto
riservato
al
pubblico
fu
pieno
in
un
attimo
.
Nei
posti
riservati
presero
posto
diverse
signore
e
qualche
titolato
,
fra
cui
il
conte
Livio
Rossano
.
Più
lungi
,
in
compagnia
di
una
signorina
,
sedeva
la
contessa
Bianca
.
Entrò
la
Corte
.
Dopo
le
formalità
preliminari
,
il
presidente
disse
:
-
Introducete
l
'
imputato
.
-
Vi
fu
un
mormorio
di
curiosità
.
Fabio
comparve
,
vestito
di
nero
,
pallidissimo
ma
calmo
.
Egli
volse
uno
sguardo
tranquillo
sulla
folla
curiosa
,
ma
ad
un
tratto
quello
sguardo
s
'
illuminò
,
un
roseo
colore
gli
si
diffuse
sulle
guance
.
Forse
aveva
veduto
qualcuno
che
conosceva
,
ma
nessuno
avrebbe
potuto
dire
chi
fosse
la
persona
che
destava
in
lui
quella
rapida
commozione
.
Il
silenzio
nell
'
aula
era
perfetto
.
Declinate
,
a
richiesta
del
presidente
,
le
sue
generalità
,
Fabio
sedette
finchè
il
cancelliere
non
ebbe
letto
l
'
atto
di
accusa
,
che
l
'
accusato
ascoltò
senza
il
minimo
trasalimento
,
cogli
occhi
perduti
come
in
un
sogno
,
la
fronte
alta
e
fiera
.
Cessata
la
lettura
,
la
voce
del
presidente
annunziò
l
'
interrogatorio
.
-
Fabio
Ribera
,
avete
udito
l
'
atto
d
'
accusa
?
Che
avete
da
rispondere
?
-
Che
i
fatti
sono
quali
io
stesso
ho
confessati
:
mi
riconosco
colpevole
.
Nego
peraltro
d
'
aver
premeditato
il
delitto
e
ripeto
che
la
vittima
stessa
mi
spinse
a
commetterlo
.
-
Un
mormorio
di
disapprovazione
accolse
queste
parole
.
L
'
accusato
rimase
calmo
e
con
fermezza
narrò
l
'
accaduto
,
come
l
'
aveva
raccontato
al
giudice
istruttore
,
non
commovendosi
che
al
momento
in
cui
parlò
della
fidanzata
,
della
sua
Ilda
,
non
nascondendo
la
sua
intensa
passione
per
lei
,
le
angosce
del
suo
cuore
,
le
sue
atroci
angosce
all
'
idea
di
dover
rinunziare
per
sempre
a
farla
sua
moglie
.
Il
suo
accento
profondo
scosse
l
'
uditorio
.
Un
uomo
si
era
accigliato
:
il
conte
Livio
Rossano
.
-
Ora
si
comprende
la
causa
del
delitto
!
-
diceva
la
gente
.
-
Quell
'
Ilda
gli
ha
fatto
girare
la
testa
,
forse
l
'
ha
spinto
ad
uccidere
quella
sventurata
.
Lei
sola
dovrebbe
trovarsi
in
quella
gabbia
!
-
L
'
interrogatorio
era
finito
:
incominciava
la
sfilata
dei
testimoni
.
Tutti
furono
concordi
nell
'
affermare
la
rettitudine
della
povera
Giulietta
,
tutti
ebbero
imprecazioni
per
l
'
assassino
,
parole
di
profondo
compianto
per
la
vittima
.
Quando
il
presidente
dette
ordine
di
introdurre
la
fidanzata
di
Fabio
,
vi
fu
un
vivo
sentimento
di
curiosità
nel
pubblico
.
Ma
nessuna
commozione
poteva
uguagliare
quella
dell
'
imputato
e
del
conte
Rossano
.
Livio
,
divenuto
pallidissimo
,
fu
còlto
da
un
brivido
dal
capo
alle
piante
.
Fabio
tremò
convulsamente
;
i
suoi
occhi
sbarrati
,
pieni
di
angoscia
,
seguirono
la
direzione
degli
occhi
del
pubblico
.
Ilda
entrò
.
Il
suo
primo
sguardo
fu
per
l
'
imputato
,
sguardo
d
'
amore
,
di
pietà
.
Il
cuore
di
Fabio
ne
fu
squarciato
.
Poi
ella
girò
gli
occhi
sul
pubblico
,
impressionando
anche
i
più
indifferenti
.
Ilda
si
spiegò
senza
enfasi
,
ma
con
fermezza
,
raccontando
la
sua
semplice
storia
,
il
suo
incontro
con
Fabio
,
il
loro
casto
amore
,
fino
al
momento
della
partenza
del
giovane
per
recarsi
a
cercare
le
carte
riguardanti
il
loro
matrimonio
.
Poi
raccontò
come
avesse
saputo
del
suo
arresto
e
del
delitto
di
cui
l
'
accusavano
.
A
questo
punto
,
ergendo
la
bella
e
pallida
testa
,
esclamò
con
voce
sonora
:
-
Il
delitto
è
stato
commesso
:
la
mano
del
mio
fidanzato
l
'
ha
compiuto
,
ma
il
vero
colpevole
non
è
lui
.
L
'
uomo
che
l
'
ha
spinto
a
perdersi
è
forse
in
questa
stessa
aula
ed
assiste
imperterrito
alla
condanna
della
vittima
.
Ebbene
,
colui
che
Fabio
non
vuole
accusare
,
preferendo
l
'
infamia
,
preferendo
di
rinunziare
a
me
piuttosto
che
denunziarlo
,
colui
che
io
non
conosco
,
ma
che
intuisco
chi
sia
,
colui
fu
il
vero
amante
della
povera
Giulietta
,
il
suo
seduttore
.
Teresa
Pavin
lo
scambia
col
mio
fidanzato
,
ma
io
lo
ritroverò
un
giorno
,
lo
giuro
,
e
quel
giorno
il
mio
povero
Fabio
e
la
misera
Giulietta
saranno
vendicati
!
-
Questa
dichiarazione
produsse
un
effetto
immenso
,
inaspettato
.
Ilda
aveva
ad
un
tratto
conquistato
il
pubblico
,
che
si
abbandonò
ad
alta
voce
a
mille
commenti
.
L
'
imputato
si
piegò
sulla
panca
e
svenne
.
Lo
trasportarono
fuori
dell
'
aula
e
l
'
udienza
fu
sospesa
per
alcuni
momenti
.
Nessuno
pose
mente
al
conte
Livio
Rossano
,
che
fino
dalle
prime
parole
della
fanciulla
era
stato
assalito
da
un
tremito
convulso
ed
i
suoi
denti
mordevano
rabbiosamente
le
labbra
.
E
appena
Ilda
tacque
,
il
conte
lasciò
la
sala
.
L
'
udienza
fu
ripresa
poco
dopo
.
Fabio
era
tornato
al
suo
posto
,
abbattutissimo
.
Gli
fu
chiesto
quanto
vi
fosse
di
vero
nelle
parole
della
fidanzata
,
ed
egli
rispose
debolmente
:
-
Ella
cerca
di
difendermi
,
ma
non
lo
merito
:
io
solo
sono
colpevole
.
Ho
detto
la
verità
.
-
Ilda
ebbe
un
sorriso
pieno
di
compassione
.
-
Povero
Fabio
!
-
disse
.
-
Credi
che
il
tuo
sacrifizio
sia
apprezzato
da
colui
che
armò
la
tua
mano
?
Scommetto
che
il
vile
trema
nel
timore
che
tu
venga
assolto
,
perchè
la
tua
condanna
sarà
la
sua
vita
.
Ah
!
potessi
avere
una
sola
prova
contro
lui
!
Ma
la
troverò
.
In
quanto
a
me
,
Fabio
,
giuro
su
quel
crocifisso
che
,
colpevole
o
no
,
non
cesserò
mai
di
amarti
,
e
puoi
contare
ora
e
sempre
sul
mio
affetto
.
-
Un
singhiozzo
strinse
la
gola
dell
'
imputato
,
mentre
i
suoi
occhi
si
empivano
di
lacrime
.
Nella
sala
vi
fu
un
tentativo
d
'
applausi
.
L
'
idea
della
fanciulla
era
stata
accolta
.
Quanto
ella
aveva
detto
poteva
esser
vero
.
Incominciò
l
'
interrogatorio
a
favore
dell
'
imputato
.
Il
suo
principale
,
i
commessi
,
diversi
clienti
del
negozio
,
tutti
attestarono
dell
'
onestà
di
Fabio
,
della
vita
modesta
che
conduceva
,
del
suo
sviscerato
amore
per
Ilda
.
Nessuno
gli
aveva
conosciuto
altre
amanti
:
era
rispettosissimo
colle
commesse
e
preferito
dalle
clienti
per
il
suo
contegno
riservato
.
Fabio
era
commosso
,
agitato
.
Il
suo
principale
lo
salutò
,
dicendo
ad
alta
voce
:
-
A
rivederci
,
Fabio
:
io
pure
,
come
la
tua
fidanzata
,
non
ti
credo
il
vero
colpevole
,
e
quando
uscirai
di
prigione
,
troverai
sempre
il
tuo
posto
presso
di
me
,
ti
stenderò
sempre
la
mano
da
amico
.
-
Fabio
si
mise
a
piangere
e
balbettò
a
stento
:
-
Grazie
,
grazie
!
Che
Dio
la
ricompensi
della
sua
bontà
,
che
io
non
merito
!
-
Continuò
l
'
interrogatorio
dei
testimoni
,
ma
non
ebbero
più
importanza
.
Nella
seduta
pomeridiana
ebbe
luogo
una
requisitoria
schiacciante
per
l
'
imputato
.
Ma
la
difesa
,
quantunque
riconoscesse
che
tutte
le
prove
erano
contro
l
'
accusato
,
volle
difendere
il
giovane
.
Rivelò
la
dichiarazione
della
fidanzata
,
ed
aggiunse
abilmente
che
esistevano
molti
punti
oscuri
nella
faccenda
,
e
sperava
che
un
giorno
si
facesse
piena
luce
,
benchè
l
'
accusato
si
ostinasse
a
farsi
credere
il
solo
colpevole
.
Finì
col
dichiarare
che
Fabio
Ribera
poteva
sostenere
benissimo
la
sua
colpa
,
i
giurati
condannarlo
,
ma
che
la
sua
convinzione
e
quella
del
pubblico
sarebbe
quella
della
coraggiosa
Ilda
:
che
l
'
imputato
fosse
una
vittima
.
L
'
uditorio
accolse
con
simpatia
quella
difesa
,
perchè
Fabio
si
era
conquistato
l
'
interesse
di
tutti
,
e
quando
i
giurati
si
ritirarono
per
deliberare
,
molti
fecero
voti
perchè
la
condanna
fosse
mite
.
La
deliberazione
non
fu
lunga
.
Il
verdetto
era
affermativo
,
ma
ammetteva
le
circostanze
attenuanti
.
Fabio
Ribera
fu
condannato
a
sei
anni
di
reclusione
.
-
Non
avete
nulla
da
dire
?
-
chiese
il
presidente
all
'
imputato
.
Questi
si
alzò
,
e
con
voce
commossa
rispose
:
-
Ringrazio
il
signor
presidente
ed
i
giurati
della
loro
clemenza
:
sono
colpevole
,
ho
assassinato
,
meritavo
anch
'
io
la
morte
.
Ma
cercherò
di
espiare
il
mio
delitto
col
pentimento
.
-
La
commozione
aveva
invaso
tutti
,
e
mentre
il
pubblico
usciva
dall
'
aula
,
si
abbandonava
ancora
a
mille
commenti
.
L
'
imputato
era
uscito
dalla
gabbia
,
ma
prima
di
essere
ricondotto
in
prigione
s
'
incontrò
nel
corridoio
con
Ilda
,
che
una
persona
pietosa
aveva
fatta
passare
colà
.
A
quella
vista
,
il
povero
giovane
scoppiò
in
dirotto
pianto
,
e
mentre
ella
,
con
uno
slancio
spontaneo
,
gli
gettava
le
braccia
al
collo
,
balbettò
fra
i
singhiozzi
:
-
Grazie
,
Ilda
,
angelo
mio
,
posso
morire
adesso
,
che
non
avrei
pagata
abbastanza
cara
la
felicità
di
sentirmi
così
amato
da
te
!
-
Tu
non
devi
morire
,
ma
vivere
per
me
,
che
ti
aspetterò
.
Coraggio
!
Ne
avrò
anch
'
io
!
-
Furono
subito
separati
,
ma
essi
avevano
in
quel
momento
un
paradiso
nel
cuore
,
e
l
'
ultimo
sguardo
che
si
ricambiarono
valeva
più
d
'
un
giuramento
.
In
quell
'
istante
stesso
il
conte
usciva
dalla
Corte
d
'
Assise
,
ed
accendendo
una
sigaretta
,
mormorava
fra
sè
:
-
Sei
anni
?
Sono
pochi
,
ma
in
questo
frattempo
cercherò
il
mezzo
di
sbarazzarmene
per
sempre
e
di
ridurre
Ilda
ad
ogni
mio
volere
.
-
E
salì
in
carrozza
per
tornare
a
casa
.
XII
.
La
sera
del
verdetto
il
conte
,
che
aveva
pranzato
con
sua
moglie
,
quando
Bianca
fu
sul
punto
di
alzarsi
da
tavola
le
disse
con
dolcezza
:
-
Ho
bisogno
di
parlarvi
.
-
Allora
andiamo
nel
salotto
da
fumo
,
-
disse
Bianca
.
Il
conte
la
seguì
,
e
appena
soli
le
disse
:
-
Questa
vita
non
può
durare
.
-
Vorreste
cambiarla
?
-
chiese
essa
lentamente
.
-
Sì
,
perchè
questo
genere
di
vita
mi
pesa
.
Ho
tutti
i
doveri
del
marito
,
senza
averne
i
diritti
.
Mi
trovo
di
fronte
ad
una
volontà
inaudita
.
Ebbene
,
sono
venuto
ad
una
decisione
,
che
voi
stessa
approverete
.
-
Sentiamo
,
-
disse
Bianca
.
Livio
si
passò
una
mano
sulla
fronte
,
come
per
scacciarne
un
pensiero
importuno
,
poi
disse
:
-
Ecco
ciò
che
avrei
deciso
.
Io
figurerò
di
vivere
sotto
il
vostro
tetto
,
continuerò
a
tenere
qui
il
mio
appartamento
,
ma
non
faremo
più
vita
comune
,
cioè
non
pranzerò
più
in
casa
,
non
vi
accompagnerò
più
in
società
,
al
teatro
,
non
avrò
più
le
noie
dei
bagni
,
della
villeggiatura
:
sarò
completamente
libero
delle
mie
azioni
,
come
lo
sarete
voi
.
-
Accetto
,
-
disse
Bianca
-
perchè
non
vi
nascondo
che
la
vostra
presenza
mi
è
insoffribile
.
Avete
altro
da
dirmi
?
-
soggiunse
.
-
Abbiamo
da
regolare
la
questione
degli
interessi
.
-
Bianca
ebbe
un
sorriso
ironico
.
-
È
vero
;
-
rispose
-
l
'
avevo
dimenticato
.
Fate
benissimo
a
ricordarla
.
Quanto
volete
?
-
-
O
cedermi
subito
metà
della
vostra
dote
,
o
passarmi
quindicimila
lire
di
reddito
mensile
.
Per
voi
,
le
altre
cinquemila
basteranno
.
-
Certamente
!
-
soggiunse
Bianca
col
suo
accento
ironico
.
-
Non
vi
credevo
così
generoso
....
col
mio
denaro
.
Ma
sia
pure
.
Io
non
intaccherò
il
capitale
,
perchè
se
vi
dessi
metà
della
mia
dote
,
alla
fine
del
mese
sareste
a
domandarmi
l
'
altra
.
Vi
passerò
il
reddito
che
chiedete
,
e
vi
consegnerò
stasera
stessa
la
prima
mesata
.
-
Avrei
bisogno
di
centomila
lire
,
poi
il
patto
è
conchiuso
.
Vi
basterà
firmare
questa
carta
.
-
Ella
vinse
l
'
ira
che
sentiva
e
disse
freddamente
:
-
Vediamo
.
-
La
lesse
da
cima
a
fondo
,
temendo
un
tranello
.
Quella
carta
era
l
'
autorizzazione
di
vendere
una
cartella
a
lei
intestata
di
cinquemila
lire
di
rendita
.
-
La
firmerò
,
-
disse
-
ma
vi
avverto
che
sarà
l
'
ultima
concessione
.
D
'
ora
innanzi
non
avrete
che
il
reddito
fissato
.
Ma
prima
ch
'
io
firmi
,
stabilite
in
iscritto
i
patti
da
voi
fatti
,
e
firmateli
.
E
quella
carta
rimarrà
presso
di
me
.
-
Devo
scriverla
adesso
?
-
Sì
.
-
E
se
rifiutassi
?
-
Io
non
firmerei
questa
.
-
Livio
capì
che
Bianca
non
avrebbe
ceduto
.
Fremeva
dalla
rabbia
,
ma
si
contenne
.
-
Attendete
un
momento
,
ve
la
porterò
subito
.
Livio
uscì
dal
salotto
,
e
poco
dopo
rientrò
con
una
carta
in
mano
.
La
contessa
percorse
rapidamente
cogli
occhi
il
foglio
già
firmato
,
poi
disse
:
-
Va
bene
.
-
Indi
prese
la
penna
e
scrisse
il
suo
nome
sull
'
altra
carta
.
-
Grazie
!
-
disse
il
conte
.
Bianca
uscì
dal
salotto
.
Pochi
momenti
dopo
,
il
conte
,
salito
in
carrozza
,
si
fece
condurre
alla
casa
dove
Ilda
abitava
.
Livio
aveva
già
fatto
il
suo
piano
e
vi
pensava
salendo
le
scale
che
conducevano
al
modesto
quartiere
della
fanciulla
.
Fu
sorpreso
di
trovare
l
'
uscio
aperto
,
e
inoltratosi
alquanto
,
chiese
:
-
È
permesso
?
-
Nessuno
gli
rispose
,
ma
un
rumore
sommesso
di
voci
e
gemiti
disperati
lo
fecero
accorrere
senza
esitare
nell
'
altra
stanza
.
Il
quadro
che
si
offrì
ai
suoi
occhi
lo
turbò
profondamente
.
Distesa
sopra
il
letto
,
immobile
,
irrigidita
,
era
la
madre
di
Ilda
.
Gettata
quasi
attraverso
il
corpo
di
lei
,
gemendo
,
chiamandola
con
accento
disperato
,
era
la
giovinetta
.
Due
donne
tentavano
di
strapparla
da
quel
letto
:
altre
due
donne
parlavano
in
un
angolo
,
sottovoce
.
Il
conte
si
avvicinò
a
Ilda
,
e
con
accento
commosso
:
-
Che
vi
accade
,
signorina
,
per
disperarvi
così
?
-
Il
suono
di
quella
voce
fece
scattare
in
piedi
la
giovinetta
,
che
guardò
il
conte
come
smarrita
,
poi
proruppe
in
pianto
.
-
La
mamma
è
morta
!
-
balbettò
.
-
La
mamma
è
morta
!
-
E
di
nuovo
si
gettò
sul
cadavere
,
dicendo
con
un
accento
straziante
:
-
Perdonami
,
mamma
adorata
,
apri
gli
occhi
un
solo
momento
,
uno
solo
.
-
Il
conte
trasse
le
donne
nella
stanza
vicina
e
disse
con
un
accento
che
sembrava
profondamente
commosso
:
-
Lasciamola
sfogare
,
non
la
turbiamo
;
quando
si
sarà
calmata
,
le
parlerò
,
procurerò
di
confortarla
.
Del
resto
,
quella
morte
era
da
aspettarsi
:
la
povera
donna
si
trovava
così
distrutta
....
-
Davvero
!
Essa
è
morta
di
dolore
,
-
disse
una
donna
.
-
Povera
Ilda
!
La
madre
morta
,
il
fidanzato
in
prigione
....
Merita
proprio
pietà
!
-
Ed
ogni
riguardo
,
-
soggiunse
,
il
conte
.
-
Però
vi
consiglio
di
non
turbarla
,
di
non
lasciarvi
vedere
per
qualche
ora
.
Io
rimarrò
qui
per
ogni
evento
,
ed
al
bisogno
vi
chiamerò
.
-
Così
,
coi
modi
più
gentili
,
Livio
le
mise
fuori
dell
'
uscio
,
che
subito
richiuse
per
tornare
solo
nella
stanza
della
morta
.
Egli
sedette
in
disparte
e
lasciò
che
la
fanciulla
continuasse
a
piangere
.
Quando
,
esausta
,
vacillante
,
essa
cadde
su
di
una
seggiola
,
il
conte
le
si
avvicinò
.
-
Signorina
,
coraggio
:
la
disgrazia
che
vi
colpisce
è
immensa
,
è
la
maggiore
delle
disgrazie
.
Perdere
la
mamma
adorata
,
che
è
tanta
parte
di
noi
,
è
un
dolore
terribile
.
Io
pure
l
'
ho
provato
:
quel
giorno
fu
il
più
doloroso
della
mia
esistenza
.
-
Lacrime
vere
,
cocenti
,
colarono
dagli
occhi
di
Livio
.
La
fanciulla
,
che
aveva
alzato
il
capo
a
guardarlo
,
trasalì
.
Si
era
dunque
ingannata
sul
conto
di
quel
gentiluomo
?
Fabio
aveva
ragione
,
quando
le
diceva
che
era
un
'
anima
eletta
?
Livio
proseguì
:
-
Il
solo
conforto
lo
trovai
nel
ricordo
del
suo
amore
,
delle
sue
virtù
,
al
pensiero
che
essa
dal
Cielo
avrebbe
sempre
vegliato
su
me
.
Pensate
lo
stesso
,
Ilda
,
perchè
vostra
madre
era
una
santa
,
e
dalla
sua
memoria
attingerete
quella
forza
che
ora
vi
manca
.
-
Il
mio
dolore
è
acuito
dall
'
idea
che
anch
'
io
contribuii
alla
sua
morte
,
perchè
,
se
non
avessi
conosciuto
Fabio
,
se
non
l
'
avessi
tanto
amato
....
-
Anche
vostra
madre
ed
io
lo
amavamo
,
-
interruppe
grave
il
conte
-
e
se
io
sopportai
con
maggior
forza
il
dolore
da
lui
datomi
rendendosi
assassino
,
vostra
madre
,
già
debole
,
malata
di
cuore
,
si
è
accasciata
ed
ha
sofferto
atrocemente
,
non
tanto
per
sè
,
quanto
per
voi
.
Poteva
una
madre
rimanere
insensibile
al
vostro
dolore
?
Forse
il
suo
affanno
proveniva
anche
dalla
vostra
nobile
esaltazione
nel
sostenerlo
innocente
.
-
Ilda
parve
richiamata
bruscamente
alla
realtà
.
-
Ma
io
lo
credo
ancora
,
e
lo
crederò
sempre
,
e
sempre
cercherò
colui
che
l
'
ha
trascinato
alla
rovina
.
-
Povera
fanciulla
,
io
non
voglio
distruggere
la
vostra
illusione
;
ma
se
vi
fosse
un
altro
colpevole
,
Fabio
non
si
sarebbe
lasciato
condannare
,
ben
sapendo
che
la
sua
condanna
gli
farebbe
perdere
il
vostro
amore
.
-
Ma
io
ho
giurato
di
attenderlo
,
di
non
amare
altri
che
lui
,
e
manterrò
il
mio
giuramento
!
-
proruppe
la
giovane
.
Il
conte
Livio
si
morse
le
labbra
,
tuttavia
rispose
:
-
Ciò
vi
fa
onore
,
perchè
infine
egli
è
stato
colpevole
appunto
per
possedervi
.
-
Credete
proprio
che
sia
questo
il
motivo
del
suo
delitto
?
-
Lo
credo
.
Se
fosse
altrimenti
,
io
avrei
speso
il
mio
intiero
patrimonio
per
far
risplendere
la
sua
innocenza
.
-
La
fanciulla
rimase
un
momento
perplessa
,
ma
poi
,
sollevando
il
capo
:
-
No
,
no
....
-
disse
con
indignazione
-
Fabio
non
sarebbe
stato
capace
di
un
delitto
così
abominevole
,
se
qualcuno
non
ve
lo
avesse
spinto
.
-
Sì
,
la
sua
vittima
.
-
Ilda
avrebbe
replicato
,
ma
i
suoi
sguardi
caddero
sul
cadavere
della
madre
.
Allora
gettò
un
grido
e
scattò
in
piedi
.
-
Sono
una
cattiva
creatura
!
-
esclamò
.
-
Io
non
devo
pensare
in
questo
momento
che
a
lei
,
a
lei
sola
!
-
E
tornò
ad
abbracciarla
.
Il
conte
passò
la
notte
in
quella
camera
.
Egli
stesso
si
occupò
del
funerale
e
di
tutte
quelle
formalità
che
accompagnano
sempre
la
morte
.
E
quando
la
povera
vecchia
venne
portata
al
camposanto
,
Ilda
la
seguì
in
carrozza
chiusa
,
sola
col
conte
.
Le
vicine
di
casa
della
giovinetta
incominciarono
a
malignare
sul
suo
conto
.
Quel
bel
signore
che
non
la
lasciava
più
,
aveva
per
lei
mille
premure
,
si
incaricava
di
tutto
,
aveva
per
certo
preso
il
posto
di
Fabio
.
Ilda
visse
per
alcuni
giorni
come
in
un
triste
sogno
.
Ma
quello
stato
non
poteva
durare
a
lungo
.
Una
mattina
il
conte
,
recandosi
come
il
solito
da
lei
,
vide
che
essa
aveva
ricuperato
il
predominio
di
sè
stessa
e
nei
suoi
occhi
brillava
l
'
energia
di
prima
.
-
Io
non
ho
parole
per
ringraziarvi
di
tutto
ciò
che
avete
fatto
per
me
e
per
la
povera
mamma
,
-
diss
'
ella
al
conte
con
accento
mesto
e
dignitoso
-
e
spero
di
potere
un
giorno
,
col
mio
lavoro
,
rendervi
il
denaro
sborsato
in
questa
occasione
.
-
Non
ne
parlate
,
Ilda
,
o
mi
farete
arrossire
!
-
interruppe
vivamente
il
conte
.
-
Voi
non
avete
alcun
obbligo
verso
me
:
è
mio
dovere
assistervi
,
confortarvi
,
ora
che
siete
sola
al
mondo
.
-
Il
bel
volto
di
Ilda
assunse
un
'
espressione
di
scoramento
.
-
Voi
siete
buono
,
signore
,
e
vi
ringrazio
con
tutta
l
'
anima
;
ma
adesso
che
mi
sento
meglio
,
penso
che
devo
bastare
da
sola
a
me
stessa
:
la
vostra
assiduità
presso
una
povera
fanciulla
come
me
sarebbe
male
interpretata
....
-
Che
importa
il
mondo
,
quando
abbiamo
la
coscienza
tranquilla
?
-
soggiunse
il
conte
nobilmente
,
-
Se
vi
fosse
qui
Fabio
,
egli
stesso
vi
direbbe
di
accettare
il
mio
appoggio
:
per
mezzo
del
suo
avvocato
difensore
mi
rivolse
la
preghiera
di
non
abbandonarvi
,
mi
scongiurò
di
vegliare
su
voi
....
e
se
sapesse
che
rifiutate
di
ricevermi
come
un
amico
sincero
,
sono
certo
che
ne
soffrirebbe
.
-
Ilda
si
sentì
commossa
.
-
No
,
non
rifiuto
di
ricevervi
;
ma
voi
,
che
siete
un
gentiluomo
di
senno
e
di
cuore
,
dovete
riflettere
che
una
fanciulla
sola
,
alla
mia
età
,
è
sottoposta
a
calunnie
,
anche
conducendo
la
vita
più
onesta
,
specialmente
vedendo
frequentare
assiduamente
la
mia
casa
da
un
signore
come
voi
....
-
Potrei
essere
il
vostro
tutore
!
-
Siete
troppo
giovane
.
-
Non
sono
così
giovane
come
vi
sembro
,
e
vi
ripeto
che
Fabio
stesso
....
-
Fabio
-
interruppe
gravemente
Ilda
-
crede
che
la
mamma
viva
ancora
,
e
certo
,
se
lei
ci
fosse
,
vorrei
che
veniste
tutti
i
giorni
per
parlare
di
quello
sventurato
.
-
Possiamo
farlo
egualmente
,
fanciulla
mia
,
-
soggiunse
con
accento
paterno
Livio
-
se
voi
farete
tacere
i
vostri
scrupoli
e
mi
permetterete
di
venire
qui
se
non
tutti
i
giorni
,
almeno
un
paio
di
volte
alla
settimana
.
-
Ebbene
,
accetto
,
-
rispose
Ilda
-
perchè
mi
parrebbe
di
essere
un
'
ingrata
se
vi
chiudessi
addirittura
l
'
uscio
in
faccia
,
dopo
quanto
faceste
per
me
nel
momento
più
doloroso
della
mia
vita
.
-
Le
lacrime
cadevano
in
gran
copia
dai
suoi
occhi
.
-
Non
vi
alterate
così
,
ve
ne
supplico
!
-
esclamò
Livio
con
un
tono
che
sembrava
profondamente
commosso
.
-
Finirete
con
l
'
ammalarvi
!
-
Avete
ragione
,
-
rispose
la
fanciulla
asciugandosi
gli
occhi
,
-
Io
ho
bisogno
di
essere
sana
per
lavorare
.
-
Contate
di
tornare
al
solito
magazzino
?
-
Non
so
ancora
,
rifletterò
.
Mi
sembra
che
colà
,
dove
troverò
vuoto
il
posto
occupato
dal
mio
Fabio
,
mi
aspetti
una
sofferenza
insopportabile
.
-
Io
vi
consiglierei
per
vostro
bene
a
rinunziare
a
quel
posto
.
Perchè
non
mettete
un
piccolo
negozio
di
mode
per
conto
vostro
,
del
quale
sareste
padrona
?
-
Perchè
mi
manca
il
denaro
,
-
rispose
Ilda
brevemente
.
-
Ma
io
metto
la
mia
borsa
a
vostra
disposizione
.
-
Ma
io
rifiuto
,
perchè
ho
già
un
debito
assai
grosso
con
voi
,
che
forse
non
giungerò
mai
a
pagare
.
-
V
'
ingannate
,
perchè
se
il
negozio
andasse
bene
,
potreste
triplicare
il
capitale
che
vi
offro
in
prestito
.
E
intanto
mi
paghereste
gl
'
interessi
.
-
Ilda
scosse
il
capo
.
-
No
,
non
accetto
,
-
disse
-
anche
perchè
non
desidero
di
mettermi
in
vista
dopo
l
'
accaduto
e
per
un
riguardo
a
Fabio
,
al
quale
sono
legata
da
un
giuramento
,
che
manterrò
.
Lasciatemi
riflettere
qualche
giorno
,
e
poi
vi
dirò
quello
che
farò
.
-
Come
volete
.
-
Oggi
è
mercoledì
;
tornate
sabato
sera
,
non
prima
.
-
Vi
obbedirò
.
-
Il
conte
era
internamente
irritato
,
ma
salutò
con
garbo
la
ragazza
ed
uscì
.
Fremeva
d
'
ira
.
Egli
si
era
giurato
di
far
sua
quella
giovane
che
,
bella
com
'
era
,
aveva
scatenato
in
lui
una
passione
sensuale
.
Alla
moglie
,
non
pensava
più
.
Aveva
preso
un
alloggio
da
scapolo
elegantissimo
,
e
colà
viveva
a
modo
suo
.
Egli
fu
nervoso
,
impaziente
in
quei
tre
giorni
che
non
potè
recarsi
da
Ilda
.
Gli
sembrava
di
non
averla
mai
tanto
desiderata
.
Il
sabato
sera
si
recò
dalla
giovane
e
salite
in
fretta
le
scale
sonò
timidamente
il
campanello
.
Nessuno
rispose
.
Sonò
più
forte
:
sempre
silenzio
.
Un
turbamento
invincibile
lo
invase
.
Che
era
accaduto
?
Il
conte
scese
lesto
lesto
le
scale
,
entrò
come
una
bomba
dal
portinaio
,
e
domandò
:
-
La
signorina
Ilda
?
-
La
signorina
Ilda
lasciò
il
suo
alloggio
ieri
mattina
,
-
rispose
il
portinaio
-
senza
darci
il
suo
nuovo
indirizzo
.
Soltanto
mi
disse
:
"
Se
venisse
un
signore
a
chiedervi
mie
notizie
,
gli
direte
che
le
troverà
in
una
lettera
ferma
in
posta
.
"
-
Va
bene
,
grazie
!
-
disse
il
conte
dando
la
mancia
al
portinaio
e
andandosene
.
Si
recò
alla
posta
a
ritirare
la
lettera
a
lui
diretta
.
L
'
aperse
e
lesse
:
"
Signor
conte
,
mi
perdoni
se
ricambio
male
le
sue
premure
,
ma
una
volontà
più
forte
della
mia
ragione
mi
spinge
ad
allontanarmi
dalla
casa
dove
conobbi
al
tempo
stesso
la
felicità
e
la
sventura
,
nè
desidero
rivelare
a
lei
o
ad
altri
dove
mi
ritiro
,
perchè
mi
crederebbero
pazza
.
Intanto
le
rimborso
le
150
lire
da
lei
spese
per
i
funerali
della
mamma
.
La
prego
di
perdonarmi
se
non
accetto
il
suo
appoggio
,
ma
una
fanciulla
sola
non
deve
avere
per
amico
un
signore
ricco
e
giovane
come
lei
.
Non
dimentico
però
i
suoi
benefizi
e
pregherò
Dio
che
la
ricambi
con
tanta
felicità
.
"
Mi
creda
sua
devotissima
e
obbligatissima
serva
"ILDA."
Il
conte
,
nella
sua
rabbia
,
fece
una
pallottola
della
lettera
,
la
stracciò
coi
denti
.
Quella
fanciulla
si
era
presa
giuoco
di
lui
.
Dove
si
era
recata
?
-
Stupida
!
-
disse
a
denti
stretti
.
-
Credi
forse
che
rinunzi
a
te
?
No
,
ti
troverò
,
perchè
ti
amo
e
ti
voglio
!
-
E
,
a
passi
concitati
,
si
diresse
al
circolo
.
PARTE
SECONDA
Virtù
d
'
amore
.
I
.
Sonavano
le
nove
di
sera
,
pioveva
a
dirotto
.
I
commessi
del
magazzino
dove
era
stato
impiegato
Fabio
si
erano
già
tutti
ritirati
,
il
facchino
stava
mettendo
le
bande
alle
vetrine
del
negozio
,
e
il
principale
,
dato
uno
sguardo
ai
conti
della
giornata
,
si
accingeva
a
recarsi
a
cena
,
quando
una
giovane
vestita
a
lutto
,
pallida
,
bellissima
,
entrò
vivamente
dirigendosi
verso
lui
.
-
Signor
Berardo
!
-
balbettò
con
voce
commossa
.
-
Ilda
,
voi
?
Finalmente
!
...
Siete
guarita
?
-
Sì
,
signore
,
e
desidererei
parlarle
.
Mi
perdoni
se
vengo
a
quest
'
ora
,
ma
desideravo
che
fosse
solo
per
non
essere
veduta
.
-
Aspettate
un
momento
,
entrate
nel
mio
gabinetto
;
faccio
terminare
di
chiudere
,
prendo
le
chiavi
,
mando
via
il
facchino
e
sono
da
voi
.
-
Ilda
obbedì
,
e
poco
dopo
il
signor
Berardo
la
raggiunse
chiedendole
con
bontà
:
-
Che
avete
da
dirmi
,
Ilda
?
Che
posso
fare
per
voi
?
-
Lei
può
farmi
molto
bene
,
signore
;
e
poi
,
è
l
'
unico
cui
possa
confidarmi
,
senza
timore
che
le
mie
parole
vengano
ripetute
.
-
Il
signor
Berardo
sorrise
.
-
Vedo
che
mi
conoscete
bene
.
Orsù
,
dunque
,
coraggio
!
-
Oh
!
ne
ho
,
signore
,
nonostante
la
doppia
sventura
che
mi
ha
colpita
.
Le
scrissi
,
tempo
fa
,
dicendole
che
poteva
disporre
del
mio
posto
,
perchè
io
non
mi
sarei
sentita
la
forza
di
rimanere
nel
luogo
dove
tutto
mi
ricordava
Fabio
.
Aggiunsi
inoltre
che
la
morte
improvvisa
di
mia
madre
aveva
finito
con
l
'
abbattermi
e
che
ero
malata
....
-
Sì
,
lo
ricordo
,
ho
la
vostra
lettera
.
Ebbene
,
ora
volete
tornare
con
noi
?
-
Ilda
scosse
il
capo
.
-
No
,
signore
:
i
motivi
che
mi
impediscono
di
rimanere
qui
,
sussistono
sempre
.
E
poi
,
io
ho
bisogno
di
molte
ore
di
libertà
per
giungere
allo
scopo
che
mi
sono
prefissa
:
ritrovare
colui
che
spinse
Fabio
ad
un
così
esecrando
delitto
.
-
Il
signor
Berardo
la
guardò
,
commosso
.
-
Vi
auguro
di
riuscire
.
Intanto
,
che
posso
fare
per
voi
?
-
Ascolti
ancora
un
momento
,
abbia
pazienza
,
non
voglio
nasconderle
cosa
alcuna
.
Dopo
la
morte
di
mia
madre
,
io
lasciai
la
casa
dove
dimoravo
e
mi
recai
ad
abitare
nella
soffitta
stessa
dell
'
assassinata
,
senza
dire
chi
fossi
.
Per
non
essere
riconosciuta
dagl
'
inquilini
che
assistettero
al
processo
,
porto
di
solito
una
parrucca
bionda
,
mi
tingo
le
guance
col
minio
,
metto
sotto
il
corsetto
un
'
imbottitura
che
mi
ingrossa
,
e
con
lo
stesso
artificio
ingrosso
i
miei
fianchi
.
-
Perchè
stasera
non
siete
truccata
così
?
-
Perchè
non
volevo
farle
brutta
impressione
.
Ma
d
'
ora
innanzi
ella
mi
rivedrà
trasformata
.
Nella
nuova
casa
ho
assunto
il
nome
di
Laura
Favre
,
che
è
quello
d
'
una
mia
bisnonna
,
nata
e
morta
ad
Aosta
.
Ora
io
sono
a
pregarla
di
procurarmi
del
lavoro
in
casa
,
per
guadagnarmi
da
vivere
.
-
Il
guadagno
non
sarà
lauto
.
-
Io
non
sono
esigente
:
pochi
soldi
bastano
a
mantenermi
.
-
Ma
incontrerete
delle
spese
per
lo
scopo
che
vi
proponete
.
-
Ho
venduto
una
parte
dei
mobili
della
mia
povera
mamma
e
diversi
oggetti
d
'
oro
,
e
ne
ho
ricavato
trecento
lire
,
metà
dello
quali
restituii
a
persona
che
me
le
aveva
prestate
per
i
funerali
della
mamma
.
-
Perchè
non
vi
siete
rivolta
a
me
?
-
Ero
così
stordita
dai
colpi
ricevuti
,
da
perdere
la
percezione
delle
cose
.
Quella
persona
mi
offrì
allora
i
suoi
servigi
,
che
non
ricusai
.
Ma
volli
tosto
sdebitarmene
,
perchè
non
ho
fiducia
in
costui
,
benchè
sia
un
gentiluomo
.
Così
mi
rimangono
centocinquanta
lire
:
un
piccolo
tesoro
!
-
Il
signor
Berardo
appariva
commosso
.
-
Un
tesoro
che
finirà
presto
,
-
disse
-
benchè
sappiate
regolarvi
.
Però
,
ove
foste
in
bisogno
,
ricordatevi
di
me
.
Intanto
state
certa
che
il
vostro
segreto
sarà
custodito
;
ora
io
scriverò
il
vostro
nome
,
Laura
Favre
,
fra
le
lavoranti
in
casa
,
e
stasera
stessa
vi
consegnerò
una
pezza
di
stoffa
per
farne
camicette
.
Vi
unirò
gli
ultimi
figurini
.
Le
misure
per
tali
camicette
già
le
conoscete
.
Invece
di
pagarvele
un
tanto
l
'
una
,
come
faccio
di
solito
,
vi
passerò
in
complesso
quattro
lire
al
giorno
,
ed
ogni
sabato
sera
,
quando
saranno
uscite
le
lavoranti
,
verrete
a
ritirare
il
vostro
onorario
.
Non
vi
disturbate
a
venire
a
prendere
e
riportare
il
lavoro
:
vi
manderò
una
piccola
nuova
,
che
non
vi
conosce
.
-
Ilda
l
'
ascoltava
con
le
lacrime
agli
occhi
.
-
Come
è
buono
!
In
qual
modo
potrò
dimostrarle
la
mia
riconoscenza
?
-
Col
rimanere
onesta
,
come
siete
stata
fino
ad
ora
.
Inoltre
,
badate
di
non
commettere
imprudenze
nel
ricercare
il
colpevole
.
-
Non
dubiti
!
-
Il
colloquio
durò
ancora
pochi
minuti
,
poi
Ilda
si
accomiatò
dal
generoso
negoziante
e
,
preso
il
suo
lavoro
,
si
diresse
verso
casa
.
Giunta
nella
soffitta
,
accese
una
lampada
a
petrolio
,
si
svestì
e
indossò
un
vestitino
semplice
da
casa
,
imbottito
alle
anche
ed
al
corsetto
,
che
ingrossò
subito
la
sua
svelta
figura
;
sulle
strette
trecce
nere
pose
una
capigliatura
,
bionda
,
così
bene
accomodata
che
pareva
vera
,
e
che
le
cinse
il
capo
come
un
diadema
.
Quella
capigliatura
dette
un
fascino
nuovo
alla
sua
bellezza
.
Si
passò
poi
sul
volto
uno
strato
di
veloutine
e
sulle
guance
un
po
'
di
minio
.
Quand
'
ebbe
finito
,
sentì
bussare
all
'
uscio
.
-
Signorina
Laura
!
-
Essa
aprì
:
era
Teresa
,
la
moglie
del
falegname
.
-
Uscite
,
signorina
?
-
Sono
tornata
a
casa
adesso
,
perchè
mi
sono
recata
a
prendere
del
lavoro
,
-
rispose
Ilda
.
-
Piove
forte
.
-
Lo
so
,
e
siccome
devo
scendere
per
la
cena
prima
che
torni
il
mio
uomo
,
vi
pregherei
di
prestarmi
l
'
ombrello
.
-
Volentieri
.
-
Uscita
Teresa
,
Ilda
si
preparò
anch
'
essa
la
cena
.
La
giovane
aveva
tenuti
i
suoi
mobili
migliori
,
e
nulla
le
mancava
del
necessario
.
Quando
prese
a
pigione
la
soffitta
,
la
portinaia
non
mancò
di
avvertirla
che
ivi
era
stato
commesso
un
delitto
,
ma
essa
le
disse
:
-
Per
me
,
non
ho
alcun
timore
:
l
'
ombra
di
quella
povera
morta
,
che
non
ho
conosciuta
,
non
verrà
a
turbarmi
,
nè
,
spero
,
mi
accadrà
ciò
che
accadde
a
lei
.
Io
non
ho
amanti
....
-
Neppure
Giulietta
ne
aveva
:
era
una
ragazza
onestissima
,
di
buona
famiglia
.
Ebbe
dapprima
la
sfortuna
d
'
imbattersi
in
un
farabutto
che
,
dopo
averla
resa
madre
,
l
'
assassinò
,
per
sposarne
un
'
altra
.
-
L
'
avete
conosciuto
,
costui
?
-
A
dirle
il
vero
,
no
:
questo
casamento
è
troppo
grande
per
tener
d
'
occhio
tutti
.
-
Si
deve
stare
poco
sicuri
nelle
stanze
.
-
Oh
!
per
questo
le
devo
dire
che
in
dieci
anni
che
io
sono
qui
,
non
è
mai
accaduto
un
furto
.
-
Ho
almeno
dei
buoni
vicini
?
-
Ottimi
,
e
saranno
felici
di
esserle
utili
.
-
Ilda
pagò
subito
l
'
affitto
di
due
mesi
,
ed
il
giorno
dopo
prendeva
possesso
della
soffitta
di
Giulietta
sotto
il
nome
di
Laura
Favre
.
Non
era
trascorsa
una
settimana
,
che
aveva
già
fatto
amicizia
colle
vicine
,
cui
disse
che
era
orfana
e
lavorava
per
conto
di
un
importante
magazzino
.
-
Un
'
altra
Giulietta
;
-
fu
detto
-
ed
ancora
più
bella
!
-
Auguriamoci
che
non
faccia
la
sua
fine
!
Questi
furono
i
discorsi
delle
comari
;
poi
,
nessuno
si
curò
di
lei
più
di
quanto
si
usa
fra
vicini
.
Ilda
aveva
il
suo
piano
ed
a
poco
a
poco
l
'
avrebbe
messo
in
esecuzione
.
Intanto
si
sentiva
molto
più
libera
in
quella
soffitta
che
nel
quartierino
dove
la
sua
povera
mamma
era
morta
.
Ilda
aveva
terminato
la
sua
modesta
cena
,
quando
bussarono
di
nuovo
all
'
uscio
.
-
Sono
io
,
sono
Teresa
,
-
disse
una
voce
al
di
fuori
.
La
giovane
aprì
subito
.
-
Vi
restituisco
l
'
ombrello
e
vi
ringrazio
,
-
disse
Teresa
,
-
Ma
perchè
,
invece
di
star
qui
sola
sola
,
non
venite
a
passare
il
resto
della
sera
da
noi
?
Faremo
una
partita
a
tombola
;
ci
sarà
anche
un
'
altra
giovane
della
vostra
età
,
per
scambiare
quattro
chiacchiere
.
Accettate
?
-
Con
tutto
il
cuore
!
-
rispose
Ilda
,
che
voleva
accaparrarsi
la
simpatia
delle
vicine
.
-
Allora
vi
aspettiamo
,
-
soggiunse
Teresa
.
-
Vado
ad
avvertirò
anche
Vigia
.
-
Ilda
la
seguì
poco
dopo
.
Alla
tavola
coperta
di
un
tappeto
rosso
sedevano
il
falegname
,
un
giovane
in
abito
da
operaio
ed
una
giovane
sui
vent
'
anni
,
dal
volto
sfrontatello
ma
seducente
,
con
una
bocca
incantevole
e
bellissimi
denti
.
All
'
entrare
di
Ilda
,
tutti
si
alzarono
,
e
dopo
uno
scambio
di
complimenti
,
le
due
ragazze
sedettero
vicino
.
Vigia
assunse
tosto
un
tono
familiare
.
-
Ho
proprio
piacere
di
conoscerti
,
-
disse
-
perchè
mi
sei
molto
simpatica
.
-
Ti
ringrazio
,
-
rispose
Ilda
con
un
sorriso
.
-
Io
pure
sono
lieta
di
trovare
tante
amabili
persone
.
Alla
mia
età
l
'
isolamento
pesa
molto
.
-
Non
avete
parenti
,
in
Torino
?
-
chiese
Teresa
.
-
No
;
-
rispose
Ilda
-
mio
padre
e
mia
madre
erano
d
'
Aosta
.
-
Che
mestiere
fai
?
-
chiese
Vigia
.
-
Lavoro
in
casa
per
un
magazzino
di
mode
.
-
Anch
'
io
sono
sarta
,
ma
stenterei
parecchio
se
non
avessi
i
miei
genitori
.
Guadagnano
poco
anche
loro
,
ma
tutti
insieme
,
si
va
avanti
,
E
quando
Nando
mi
avrà
sposata
....
-
Così
dicendo
si
rivolse
al
giovane
,
che
sedeva
alla
sua
destra
,
e
battendogli
una
mano
sulla
spalla
:
-
Via
,
di
'
anche
tu
qualche
cosa
,
invece
di
guardarci
a
bocca
aperta
.
-
E
ridendo
soggiunse
:
-
Vedi
,
Ilda
,
egli
è
più
timido
di
me
;
ma
in
compenso
è
un
buon
ragazzo
,
guadagna
una
buona
giornata
,
e
sarò
felice
con
lui
.
-
Lo
spero
,
-
si
affrettò
a
dire
il
giovane
-
benchè
non
sappia
mostrarti
abbastanza
il
mio
amore
.
-
Vigia
continuava
a
ridere
.
-
Tanto
lo
sai
,
non
mi
piacciono
le
sdolcinature
.
Quando
per
la
strada
incontro
qualcuno
di
quei
giovani
inamidati
,
che
rivolgono
alle
ragazze
complimenti
al
latte
e
miele
,
mi
sentirei
la
voglia
di
schiaffeggiarli
,
perchè
so
bene
che
ogni
loro
parola
è
una
menzogna
.
-
Avete
ragione
!
-
esclamò
Teresa
.
-
Se
la
povera
Giulietta
,
-
soggiunse
Vigia
-
l
'
avesse
pensata
come
me
,
invece
di
attaccarsi
a
quel
tipo
che
poi
l
'
assassinò
,
avrebbe
sposato
un
onesto
operaio
e
sarebbe
ancora
viva
e
felice
.
-
Giulietta
è
la
giovane
che
fu
assassinata
nella
soffitta
dove
io
abito
?
-
chiese
Ilda
con
accento
di
curiosità
.
-
Precisamente
,
-
rispose
Vigia
-
ed
hai
avuto
davvero
un
bel
coraggio
.
Io
non
starei
in
quella
stanza
per
tutto
l
'
oro
del
mondo
!
Mi
parrebbe
di
vedere
tutte
le
notti
quell
'
ombra
sanguinosa
,
oppure
che
mi
comparisse
dinanzi
l
'
assassino
.
-
Era
bella
,
quella
ragazza
?
-
domandò
Ilda
.
-
Un
angelo
!
-
esclamò
il
falegname
.
-
E
buona
,
onestissima
!
-
soggiunse
la
moglie
.
Vigia
alzò
le
spalle
.
-
Io
non
voglio
contestare
i
suoi
meriti
,
ma
dovete
però
convenire
che
,
con
tutte
le
sue
buone
qualità
,
era
molto
superba
.
Essa
rifiutò
ottimi
partiti
,
perchè
essendo
bravi
operai
avevano
le
mani
callose
!
E
si
attaccò
a
quel
figuro
,
perchè
lo
credette
un
signore
.
-
E
non
lo
è
?
-
chiese
Ilda
.
-
Ma
che
signore
!
È
un
semplice
commesso
di
magazzino
,
se
è
proprio
lui
che
l
'
ha
sedotta
.
-
Come
,
ne
dubiteresti
?
-
proruppe
Teresa
con
impeto
.
-
E
lo
dici
a
me
,
che
ho
veduto
quell
'
intrigante
,
quell
'
assassino
?
-
Non
vi
riscaldate
!
-
soggiunse
Vigia
.
-
Io
non
voglio
smentire
la
vostra
asserzione
,
ma
voi
potreste
giurare
che
l
'
assassino
è
veramente
colui
che
Giulietta
diceva
suo
fidanzato
?
-
Ma
sì
,
sì
!
-
replicò
Teresa
con
un
turbamento
che
si
sforzava
di
nascondere
.
-
L
'
ho
riconosciuto
anche
dal
neo
sulla
guancia
sinistra
.
-
Ilda
palpitava
.
Teresa
proseguì
:
-
Era
biondo
,
di
media
statura
.
Infine
,
se
non
fosse
stato
lui
,
perchè
avrebbe
confessato
il
suo
delitto
?
-
Sì
....
sì
;
so
benissimo
che
la
mia
è
una
idea
stramba
.
Non
se
ne
parli
più
.
Giuochiamo
a
tombola
!
-
La
veglia
si
protrasse
fin
verso
le
dieci
.
E
quando
Vigia
si
separò
da
Ilda
,
questa
le
chiese
in
tono
calmo
:
-
Dove
vai
a
lavorare
?
-
Sono
stata
fino
a
pochi
giorni
fa
da
una
sarta
qui
vicino
,
ma
ora
che
non
c
'
è
lavoro
,
ne
profitto
per
completare
il
mio
magro
corredo
.
-
Allora
,
vieni
a
lavorare
con
me
:
ci
terremo
compagnia
e
il
tempo
passerà
meglio
.
-
Accetto
con
tutta
l
'
anima
.
-
Le
due
giovani
si
baciarono
cordialmente
.
Quella
notte
Ilda
non
dormì
.
Ella
pensava
:
-
Era
biondo
,
e
aveva
un
neo
sulla
guancia
sinistra
.
Anche
il
conte
Livio
ha
lo
stesso
neo
!
Ma
no
,
ciò
ch
'
io
penso
è
insensato
!
Per
quanto
Fabio
amasse
il
suo
benefattore
,
non
sarebbe
giunto
al
punto
di
commettere
per
lui
un
assassinio
.
Eppure
,
per
chi
altri
Fabio
nutriva
tanta
devozione
o
tanto
attaccamento
?
-
E
l
'
atroce
dubbio
diventava
quasi
certezza
.
In
tali
ansie
,
Ilda
soffrì
tutta
la
notte
,
e
alzatasi
all
'
alba
si
mise
al
lavoro
.
Alle
otto
Vigia
bussò
all
'
uscio
.
-
Ti
disturbo
?
È
troppo
presto
?
-
No
,
no
,
vieni
pure
.
-
Per
un
poco
parlarono
di
futilità
.
Vigia
rideva
sempre
,
mostrando
i
bianchi
denti
,
ammirando
i
mobili
della
soffitta
.
-
Tu
sei
arredata
come
una
principessa
;
-
disse
infine
-
la
tua
stanza
può
stare
a
confronto
con
quella
del
signor
Aldo
.
-
Chi
è
?
-
Uno
studente
che
abita
qui
vicino
;
un
bel
giovinotto
,
sebbene
troppo
serio
....
-
Non
l
'
ho
ancora
veduto
;
per
ora
non
conosco
che
te
,
il
tuo
fidanzato
e
i
coniugi
Pavin
.
A
proposito
:
ieri
sera
ti
rimbeccavi
con
Teresa
per
il
delitto
commesso
in
questa
stanza
.
Tu
non
credi
dunque
che
l
'
assassino
sia
colui
che
è
stato
condannato
?
-
Vigia
si
sfogò
volentieri
.
-
Io
non
nego
che
colui
sia
stato
l
'
assassino
;
e
sarebbe
assurdo
pensare
altrimenti
,
dopo
che
egli
stesso
ha
confessato
.
Dico
soltanto
che
in
quel
delitto
vi
è
un
mistero
;
e
se
ti
racconto
in
qual
modo
avvennero
i
fatti
,
sono
certa
che
mi
darai
ragione
.
Ascolta
:
Giulietta
era
figlia
di
un
militare
in
ritiro
,
aveva
avuta
una
buona
istruzione
ed
è
forse
per
questo
che
sdegnava
accasarsi
con
un
operaio
,
Dopo
la
morte
del
padre
dovette
pensare
a
mantenersi
.
Lavorava
per
conto
di
un
negoziante
.
Molti
giovinotti
del
casamento
le
fecero
la
corte
;
ma
erano
operai
e
Giulietta
li
respinse
.
Voleva
un
signore
ed
un
signore
l
'
ha
avuto
.
-
Conoscevi
il
suo
innamorato
?
-
chiese
Ilda
.
-
Lo
vidi
una
sola
volta
con
lei
,
mentre
l
'
accompagnava
a
casa
.
Io
ero
dietro
alle
loro
spalle
e
rallentai
il
passo
per
non
farmi
scorgere
.
Ebbene
,
ti
assicuro
che
non
poteva
essere
un
commesso
;
un
giovane
di
negozio
,
specialmente
nei
giorni
feriali
,
non
veste
con
tanta
eleganza
,
non
porta
guanti
e
bastoncino
,
come
aveva
il
compagno
di
Giulietta
.
-
Lo
riconosceresti
,
vedendolo
?
-
Sì
,
se
lo
vedessi
per
di
dietro
,
con
una
donna
:
aveva
un
portamento
signorile
e
chinava
la
testa
verso
Giulietta
in
un
modo
che
non
s
'
usa
fra
gli
innamorati
del
nostro
ceto
.
Ma
per
certo
costui
,
quando
ebbe
ottenuto
dalla
ragazza
ciò
che
volle
,
prese
il
volo
.
Nel
casamento
dicono
che
quel
signore
fosse
il
primo
e
il
solo
amante
di
Giulietta
.
Ma
io
credo
invece
che
dopo
costui
,
essa
conoscesse
il
commesso
,
il
quale
le
fece
forse
promesse
che
poi
non
voleva
mantenere
.
Giulietta
,
scottata
una
volta
,
per
non
essere
scottata
la
seconda
l
'
avrà
minacciato
,
e
lui
,
per
sbarazzarsene
,
la
uccise
.
-
Ilda
,
che
si
era
rianimata
al
principio
del
discorso
,
cominciava
a
perdere
ogni
speranza
.
-
Ah
!
tu
credi
che
quel
signore
non
entri
nel
delitto
commesso
?
-
No
;
dopo
tre
anni
di
abbandono
,
perchè
ucciderla
?
Lo
avrebbe
fatto
prima
.
E
che
l
'
assassino
non
sia
il
padre
della
bambina
lo
ha
detto
egli
stesso
in
piena
udienza
,
sebbene
molti
non
lo
abbiano
creduto
.
Ma
le
circostanze
del
delitto
hanno
del
romanzo
e
del
mistero
,
-
soggiunse
Vigia
.
-
Quella
sera
io
ero
a
letto
,
quando
mi
svegliai
udendo
passi
e
grida
nel
corridoio
.
Mi
alzai
,
m
'
infilai
una
sottana
,
e
via
,
con
la
mamma
a
vedere
che
cosa
accadeva
.
"
Entrata
in
questa
stanza
,
scorsi
Giulietta
distesa
sul
letto
crivellata
di
ferite
.
L
'
assassino
era
tenuto
da
alcuni
uomini
.
Ma
ciò
che
mi
stupì
fu
di
vedere
presso
il
letto
di
Giulietta
,
colla
bambina
della
misera
fra
le
braccia
,
una
signora
bellissima
,
adorna
di
gioielli
,
elegante
,
tanto
da
far
restare
a
bocca
aperta
.
Il
signor
Aldo
disse
che
era
sua
sorella
;
ma
io
non
lo
credo
:
una
signora
con
tutti
quei
brillanti
non
lascia
il
fratello
in
una
soffitta
.
Dunque
:
primo
mistero
.
-
Ilda
sorrise
.
-
Sentiamo
il
secondo
,
perchè
questo
non
mi
sembra
riguardi
la
morta
,
sibbene
il
signor
Aldo
.
Quella
signora
sarà
stata
sua
amante
....
-
È
ciò
che
ho
pensato
anch
'
io
.
Ma
viene
lo
strano
.
Giulietta
,
colle
cure
del
medico
,
si
riebbe
un
momento
,
e
veduta
la
signora
,
gettò
un
grido
di
terrore
e
disse
:
"
-
Lei
?
Lei
?
Ma
non
sa
...
?
-
"
E
ricadde
morta
.
Dunque
:
secondo
mistero
.
-
Sì
,
ciò
è
strano
.
Ma
quelle
parole
saranno
state
raccolte
,
la
signora
avrà
dovuto
comparire
nel
processo
,
e
tu
saprai
adesso
chi
sia
.
-
Niente
affatto
,
ed
ecco
il
terzo
mistero
.
La
signora
non
fu
citata
fra
i
testimoni
,
e
nessuno
l
'
ha
più
riveduta
.
Il
signor
Aldo
disse
che
era
partita
per
Ivrea
e
si
trovava
indisposta
;
inoltre
,
essendo
venuto
un
pezzo
grosso
della
magistratura
a
prendere
la
bambina
con
un
signore
che
si
qualificò
come
il
cognato
dello
studente
,
tutti
prestarono
fede
a
quella
storiella
,
all
'
infuori
di
me
.
-
Che
ne
concludi
?
-
Concludo
che
fra
Giulietta
e
quella
signora
doveva
esservi
qualche
segreto
,
e
penso
talvolta
che
l
'
assassino
sia
stato
un
mandatario
della
sconosciuta
,
che
ora
si
è
impadronita
della
bambina
volendo
forse
sopprimerla
come
la
madre
.
E
mi
confermo
sempre
più
nella
mia
idea
,
perchè
il
signor
Aldo
,
dopo
aver
promesso
a
Teresa
Pavin
di
condurla
ad
Ivrea
per
vedere
la
bambina
,
ha
detto
che
la
sorella
ed
il
cognato
sono
partiti
per
la
Spagna
a
cagione
di
un
'
eredità
conducendo
seco
Gina
,
che
ormai
considerano
come
loro
figlia
.
-
Ilda
corrugò
la
fronte
.
-
Il
signor
Aldo
sarebbe
dunque
un
complice
?
-
Ne
ho
il
sospetto
,
e
ti
confesso
che
mi
era
venuta
la
tentazione
di
spiarlo
per
sapere
dove
si
reca
quando
si
assenta
per
due
o
tre
giorni
.
-
Si
assenta
spesso
?
-
Ogni
quindici
giorni
;
l
'
ho
saputo
da
Teresa
,
alla
quale
ha
dato
ad
intendere
che
egli
fa
dei
piccoli
viaggi
per
i
suoi
studi
d
'
ingegneria
....
Ma
io
credo
che
abbia
altro
scopo
.
Alla
perfine
ho
pensato
:
che
deve
importare
a
me
dei
suoi
intrighi
?
Perchè
immischiarmi
nei
suoi
affari
?
Giulietta
non
era
mia
amica
e
non
tocca
a
me
vendicare
la
sua
morte
.
Così
lascio
correre
l
'
acqua
per
la
sua
china
.
Ed
ora
sarà
meglio
che
discorriamo
d
'
altro
.
-
II
.
Lucia
,
colei
che
fu
l
'
istitutrice
di
Bianca
,
stava
leggendo
il
giornale
favorito
dal
signor
Moreno
,
padre
della
contessa
Rossano
,
inchiodato
da
una
settimana
su
di
una
poltrona
dai
dolori
reumatici
,
quando
una
carrozza
entrò
nel
vasto
cortile
della
tenuta
.
Poco
dopo
Bianca
abbracciava
Lucia
e
il
genitore
.
-
Babbo
,
la
tua
lettera
mi
ha
spaventata
;
che
hai
?
-
Dolori
reumatici
,
come
ti
ho
scritto
nella
speranza
che
tu
venissi
a
abbracciarmi
.
Gli
anni
scorsi
al
principio
di
maggio
eri
già
qui
,
e
quest
'
anno
lasciavi
trascorrere
quasi
l
'
estate
senza
venire
a
vedermi
!
-
Bianca
aveva
chinato
il
viso
sul
petto
del
padre
per
nascondere
il
suo
rossore
.
-
Che
vuoi
!
Non
è
colpa
mia
.
Livio
non
è
mai
libero
.
-
Non
è
venuto
con
te
?
-
Verrà
fra
qualche
settimana
.
È
molto
occupato
....
-
Ma
che
fa
?
...
Orsù
,
me
lo
dirai
più
tardi
,
quando
ti
sarai
riposata
.
-
Non
sono
stanca
,
e
appena
avrò
rinfrescato
il
viso
tornerò
da
te
.
-
E
presa
a
braccetto
l
'
istitutrice
,
si
avviò
con
lei
nella
sua
camera
da
fanciulla
.
Celia
vi
si
trovava
già
e
disfaceva
le
valigie
.
Bianca
indossò
un
semplice
abito
da
casa
,
poi
tornò
presso
il
padre
.
Appoggiò
la
bella
testa
alla
spalla
del
vecchio
,
che
era
molto
commosso
.
-
Cara
bambina
,
-
diss
'
egli
-
perchè
non
posso
averti
sempre
con
me
?
Io
non
ho
che
te
al
mondo
e
ti
amo
tanto
!
Ma
ho
torto
di
lamentarmi
,
mentre
tu
sei
così
felice
!
-
Bianca
sussultò
,
e
alzando
il
capo
:
-
Sì
,
sono
felice
!
-
disse
con
semplicità
.
-
Livio
è
sempre
buono
con
te
?
-
Ella
non
seppe
mentire
.
-
Io
non
pensavo
a
lui
in
questo
momento
,
-
disse
.
-
A
chi
dunque
?
-
chiese
il
padre
con
un
sorriso
.
Bianca
chinò
gli
splendidi
occhi
.
-
A
te
,
a
te
solo
!
-
Hai
forse
da
lamentarti
di
tuo
marito
?
-
No
,
no
.
-
Bianca
,
tu
mi
nascondi
qualche
cosa
,
lo
sento
!
-
L
'
amore
immenso
che
mi
porti
,
babbino
,
ti
fa
travedere
.
Io
nulla
ti
nascondo
,
e
ti
accerto
che
sono
felice
.
-
Quest
'
ultima
frase
tranquillò
il
vecchio
.
Una
mattina
,
mentre
il
signor
Moreno
dormiva
ancora
,
Bianca
,
vestita
di
un
semplice
abito
di
campagna
,
uscì
dalla
tenuta
e
si
mise
per
una
strada
ombrosa
,
che
,
serpeggiando
,
andava
fino
ad
una
chiesuola
.
La
campagna
era
piena
di
profumi
.
Bianca
passava
per
quella
strada
come
una
bianca
apparizione
.
Essa
aveva
il
cuore
pieno
di
gioia
.
Aldo
le
scriveva
ogni
giorno
,
e
le
lettere
di
lui
erano
il
punto
luminoso
della
sua
vita
.
Egli
le
parlava
dei
suoi
studi
,
delle
sue
speranze
di
essere
in
quell
'
anno
laureato
,
delle
sue
scappate
ad
Ivrea
per
vedere
la
loro
bambina
,
le
dava
un
minuto
ragguaglio
sulle
famiglie
che
per
mezzo
di
lei
beneficava
.
E
ad
ogni
frase
scaturiva
l
'
animo
generoso
del
giovane
,
la
sua
fede
ardente
in
lei
,
il
suo
immenso
amore
.
Bianca
sedette
sopra
una
panchina
,
pensosa
al
suo
amore
.
A
un
tratto
una
voce
dietro
di
lei
la
fece
volgere
vivamente
.
-
Contessa
....
-
Era
il
marchese
di
Passiflora
che
la
salutava
,
colui
che
ella
aveva
un
giorno
respinto
per
marito
e
che
era
stato
compagno
d
'
orge
di
Livio
col
quale
era
ancora
,
in
apparenza
,
amico
.
Bianca
rese
il
saluto
freddamente
.
Passiflora
le
sedette
accanto
.
-
Non
speravo
un
così
bell
'
incontro
,
-
disse
il
marchese
-
tanto
più
che
ieri
vidi
Livio
a
Torino
.
-
Infatti
mio
marito
è
rimasto
là
,
-
rispose
freddamente
Bianca
.
-
Fate
male
a
lasciarlo
solo
!
Egli
vi
sarà
infedele
!
-
Bianca
alzò
con
alterezza
il
capo
.
-
Voi
offendete
il
vostro
amico
!
-
Lo
pago
colle
medesime
armi
,
-
rispose
il
marchese
.
-
Un
malaugurato
giorno
Livio
venne
con
altri
compagni
alle
mie
cacce
.
Alla
fine
di
un
pranzo
,
il
discorso
cadde
sul
matrimonio
,
ed
io
confessai
che
una
sola
volta
fui
in
procinto
di
prendere
moglie
,
ma
che
la
fanciulla
la
quale
aveva
destato
in
me
un
amore
infinito
,
mi
aveva
respinto
perchè
aspirava
a
un
uomo
che
non
avesse
la
più
piccola
macchia
amorosa
sul
suo
passato
.
Io
,
invece
,
ero
stato
un
gaudente
,
un
libertino
.
Voi
sapete
chi
fosse
quella
fanciulla
e
come
allora
avesse
ragione
di
credere
che
io
non
potevo
essere
un
buon
marito
per
lei
.
-
Quest
'
ultima
frase
ora
stata
pronunziata
con
un
accento
di
vera
malinconia
,
che
fece
provare
un
senso
di
inquietudine
a
Bianca
.
Ma
essa
si
dominò
,
e
cercando
di
sorridere
:
-
Voi
forse
esageravate
i
vostri
difetti
,
-
disse
-
ed
io
ero
troppo
bambina
per
giudicare
gli
uomini
.
-
È
giusto
!
E
come
succede
sempre
alle
fanciulle
inesperte
,
finiste
col
cadere
in
un
abisso
.
-
Marchese
!
-
esclamò
Bianca
,
facendo
l
'
atto
di
alzarsi
.
Ma
il
gentiluomo
frenò
quello
slancio
,
e
con
voce
umile
,
commossa
:
-
Perdonatemi
,
perdonatemi
,
-
supplicò
-
e
lasciatemi
almeno
finire
!
I
miei
amici
vollero
sapere
chi
era
la
fanciulla
che
amai
,
ed
io
dissi
il
vostro
nome
,
facendo
di
voi
un
ritratto
sublime
,
e
aggiungendo
che
oltre
alla
bellezza
,
avreste
portato
in
dote
due
milioni
.
-
Bianca
impallidì
.
-
Quanto
male
mi
faceste
!
-
esclamò
a
suo
malgrado
,
con
accento
di
amarezza
.
-
È
vero
,
-
soggiunse
con
aria
mesta
il
marchese
-
lo
compresi
quando
non
ero
più
in
tempo
a
porvi
riparo
.
Livio
,
crivellato
di
debiti
,
scòrse
in
voi
una
tavola
di
salvezza
,
e
abilissimo
conquistatore
,
seppe
affascinarvi
.
Io
soffersi
più
di
quello
che
possiate
immaginare
il
giorno
in
cui
vi
vidi
dinanzi
all
'
altare
con
un
uomo
,
che
dopo
essersi
impossessato
del
vostro
cuore
vi
avrebbe
preso
la
vostra
ricchezza
nè
si
sarebbe
curato
della
vostra
felicità
.
Io
giudicavo
freddamente
Livio
,
perchè
conoscevo
quanto
valeva
.
Eppure
,
vi
giuro
che
se
egli
,
pentito
dei
suoi
trascorsi
,
fosse
divenuto
un
buon
marito
sarei
stato
il
primo
a
goderne
.
Ma
non
è
così
....
e
voi
sapete
che
dico
il
vero
.
-
Bianca
,
fremente
,
si
guardò
intorno
.
-
Tacete
!
Se
qualcuno
vi
ascoltasse
....
-
Non
abbiate
timore
,
nessuno
può
spiarci
,
qui
.
Ed
io
adesso
voglio
dirvi
tutto
.
-
Bianca
lo
guardò
intensamente
.
-
Livio
è
vostro
amico
!
-
mormorò
.
-
Fu
,
un
giorno
,
mio
compagno
di
dissolutezze
;
-
rispose
il
marchese
-
ma
non
ebbi
mai
amicizia
per
lui
,
ed
ora
lo
disprezzo
in
modo
assoluto
,
perchè
capisco
che
corre
alla
rovina
senza
badare
se
voi
stessa
sarete
travolta
in
quel
turbine
.
Egli
passa
le
notti
alla
tavola
da
giuoco
,
ed
ha
per
amante
una
certa
Cinzia
,
venuta
da
Milano
,
un
'
ex
-
ballerina
,
che
egli
conobbe
per
l
'
addietro
.
-
Bianca
fremeva
.
Il
nome
di
Cinzia
evocava
il
ricordo
della
lettera
caduta
dalle
tasche
dell
'
abito
di
Livio
,
della
lettera
che
distrusse
tutte
le
sue
illusioni
.
-
Tempo
fa
,
-
soggiunse
Passiflora
-
lo
rimproverai
aspramente
per
la
sua
condotta
,
ma
egli
si
mise
a
ridere
,
mi
disse
di
curarmi
dei
fatti
miei
.
Volevo
dunque
avvertire
vostro
padre
di
quanto
succedeva
....
-
Bianca
mandò
un
gridò
di
spavento
,
stese
supplichevole
le
mani
al
gentiluomo
.
-
Per
pietà
,
-
disse
-
risparmiate
mio
padre
,
che
nulla
sospetta
,
che
mi
crede
sempre
felice
con
Livio
!
-
Passiflora
la
guardò
commosso
.
-
E
voi
sapevate
...
?
-
Sapevo
già
tutto
quanto
mi
avete
detto
,
-
interruppe
con
voce
soffocata
.
-
Da
lungo
tempo
la
benda
mi
è
caduta
dagli
occhi
,
e
se
non
ho
fatto
uno
scandalo
,
è
stato
per
mio
padre
,
che
ne
morrebbe
di
dolore
.
-
Come
potete
sopportare
l
'
oltraggio
che
Livio
vi
fa
subire
e
che
non
tarderà
ad
essere
noto
a
tutti
?
Costui
,
dopo
avervi
oltraggiata
,
vi
rovinerà
.
-
Livio
non
può
toccar
nulla
della
mia
dote
.
-
Egli
farà
dei
debiti
e
finirà
col
minacciarvi
,
se
non
acconsentite
a
pagarli
.
Date
retta
a
me
,
avvertite
vostro
padre
finchè
siete
in
tempo
.
-
No
,
no
!
Conosco
mio
padre
:
egli
ucciderebbe
quel
miserabile
!
Dopo
tutto
,
io
non
soffro
.
Livio
per
me
non
esiste
più
;
anche
se
lo
vedessi
nelle
braccia
di
un
'
altra
,
mi
tornerebbe
indifferente
.
Non
l
'
amo
più
,
non
lo
stimo
:
lo
disprezzo
.
Egli
vive
a
suo
modo
,
io
mi
occupo
dei
miei
poveri
,
sono
libera
di
andare
e
venire
come
mi
pare
,
senza
rendergli
conto
dei
fatti
miei
e
sono
contentissima
.
-
Contessa
,
il
mondo
è
maligno
;
qualcuno
potrebbe
scusare
la
condotta
di
vostro
marito
vedendovi
godere
tanta
libertà
....
-
Bianca
l
'
interruppe
con
un
moto
altero
.
-
Che
importa
a
me
il
giudizio
del
mondo
?
-
esclamò
.
-
La
mia
coscienza
nulla
mi
rimprovera
....
-
Potrete
sempre
dire
così
,
giovane
e
bella
come
siete
?
Contessa
,
ascoltate
un
amico
sincero
,
che
vi
vuol
bene
:
cercate
di
riunirvi
a
vostro
marito
.
-
Mai
!
-
Accettate
allora
l
'
appoggio
di
un
gentiluomo
onesto
che
si
dedicherà
tutto
a
voi
.
Affidatevi
completamente
a
me
,
Bianca
,
che
tutto
sacrificherei
per
assicurare
la
vostra
felicità
.
-
Passiflora
si
era
chinato
verso
la
giovane
,
ed
ella
sentì
il
suo
alito
ardente
bruciarle
le
guance
.
Scattò
in
piedi
con
impeto
,
e
fatto
un
passo
indietro
disse
con
voce
glaciale
:
-
Vi
ringrazio
,
marchese
,
non
accetto
.
Se
dovessi
chiedere
l
'
appoggio
di
un
uomo
,
sarebbe
quello
di
mio
padre
;
ma
per
ora
basto
a
me
stessa
.
Se
siete
un
gentiluomo
,
non
cercherete
più
di
avvicinarmi
e
terrete
segreto
il
nostro
colloquio
.
-
Passiflora
,
livido
,
si
alzò
a
sua
volta
.
-
E
se
io
andassi
a
raccontare
ogni
cosa
a
vostro
padre
?
-
Agireste
da
vile
e
vi
crederei
il
degno
compagno
di
Livio
.
-
Bianca
salutò
Passiflora
,
rimasto
come
inchiodato
al
suo
posto
,
e
si
allontanò
di
passo
sicuro
.
III
.
Era
una
domenica
mattina
,
una
giornata
splendida
.
Aldo
,
nella
sua
soffitta
,
stava
preparando
la
valigia
e
canterellava
.
Aveva
ragione
di
essere
allegro
.
Il
giorno
prima
,
un
biglietto
di
Bianca
l
'
avvertiva
che
si
recava
a
passare
due
giorni
ad
Ivrea
.
Aldo
era
ormai
sicuro
di
avere
conquistato
il
cuore
di
Bianca
,
che
egli
amava
come
poche
anime
elette
sanno
amare
.
Non
sperava
nulla
,
non
desiderava
nulla
;
mai
una
parola
d
'
amore
sarebbe
sfuggita
dalle
sue
labbra
;
ma
sentiva
che
la
sua
anima
era
tutta
di
quella
donna
.
Aldo
chiuse
la
valigia
,
poi
guardò
l
'
orologio
,
mormorando
:
-
Ho
tempo
di
andare
alla
stazione
a
piedi
.
-
Mentre
usciva
,
non
vide
nel
corridoio
una
donna
velata
che
lo
seguì
.
Alla
stazione
,
messasi
al
finestrino
accanto
a
lui
,
quella
donna
,
che
era
Ilda
,
sentì
che
prendeva
il
biglietto
per
Ivrea
e
ne
chiese
uno
per
la
stessa
destinazione
.
Dopo
i
suoi
colloqui
con
Vigia
,
Ilda
non
ebbe
più
altro
pensiero
che
seguire
i
passi
dello
studente
.
Forse
in
tal
modo
scoprirebbe
qualche
mistero
.
Quando
il
treno
giunse
ad
Ivrea
,
Ilda
vide
lo
studente
accolto
da
un
gruppo
di
persone
venute
alla
stazione
ad
attenderlo
.
Vi
erano
due
signore
,
una
bruna
e
una
bionda
,
una
bambina
con
lunghi
riccioli
biondi
ed
un
bell
'
uomo
,
alto
,
sorridente
,
piacevole
.
Ilda
osservò
che
Aldo
baciò
tutti
,
all
'
infuori
della
signora
bruna
,
alla
quale
si
era
limitato
a
stringere
la
mano
.
Ma
la
bimba
aveva
afferrato
il
giovane
per
una
falda
dell
'
abito
,
dicendo
con
voce
squillante
:
-
Non
baci
anche
la
mammina
?
-
-
Lo
studente
si
avvicinò
tutto
rosso
alla
signora
bruna
,
che
gli
porse
la
fronte
.
Poi
il
gruppo
si
avviò
all
'
uscita
.
Ilda
rimase
sconcertata
.
Tutta
quella
gente
non
aveva
nulla
di
misterioso
.
Per
certo
costoro
nulla
avevano
a
che
fare
coll
'
assassinio
di
Giulietta
,
nè
Fabio
poteva
conoscerli
.
Ma
la
bimba
della
vittima
dov
'
era
?
Quell
'
angioletta
bionda
,
che
chiacchierava
con
un
cinguettìo
d
'
uccello
,
camminando
per
mano
allo
studente
,
chiamò
mammina
la
signora
bruna
;
dunque
non
poteva
essere
la
figlia
di
Giulietta
!
Che
ne
era
stato
di
quella
piccina
?
Era
veramente
in
Ispagna
con
una
sorella
di
Aldo
?
Ilda
era
uscita
dalla
stazione
dietro
al
gruppo
senza
che
nessuno
le
badasse
.
Li
vide
entrare
in
una
casa
poco
distante
,
e
quando
furono
spariti
chiese
a
sè
stessa
:
-
Che
fare
?
Tornare
addietro
?
Nessun
treno
riparte
adesso
per
Torino
.
Fingerò
di
essere
una
forestiera
venuta
a
visitare
questi
dintorni
per
trovarvi
una
villetta
da
prendere
in
affitto
,
e
intanto
prenderò
informazioni
su
Aldo
.
-
Si
avviò
per
una
strada
di
campagna
,
e
vide
una
contadina
camminare
per
la
stessa
via
.
Le
si
avvicinò
.
-
Scusate
,
-
disse
-
vorrei
farvi
una
domanda
:
c
'
è
qualche
famiglia
nei
dintorni
che
dia
stanze
in
affitto
e
pensione
per
un
mese
o
due
?
-
Sì
,
signora
;
posso
accompagnarla
io
stessa
ad
una
trattoria
di
campagna
,
qui
vicina
,
dove
danno
anche
alloggio
:
un
luogo
pulito
,
frequentato
da
persone
oneste
.
-
Vi
ringrazio
.
-
Strada
facendo
continuarono
a
discorrere
.
-
La
signora
non
è
mai
stata
da
queste
parti
?
-
chiese
la
contadina
.
-
Ci
venni
una
volta
,
da
bambina
.
La
mia
povera
mamma
conosceva
molte
persone
di
questi
luoghi
,
fra
cui
la
famiglia
Pomigliano
.
-
Ma
non
è
d
'
Ivrea
,
è
di
San
Giorgio
Canavese
:
lo
so
,
perchè
mio
marito
aveva
un
fratello
,
in
quel
paese
,
manovale
presso
la
famiglia
Pomigliano
.
-
Forse
non
sarà
la
stessa
!
-
osservò
Ilda
.
-
Nella
famiglia
di
cui
parlo
io
,
-
proseguì
la
contadina
-
vi
era
una
bella
ragazza
bionda
,
la
signorina
Severina
,
che
si
è
maritata
appunto
qui
in
Ivrea
,
ed
un
ragazzo
,
il
signor
Aldo
,
ora
studente
a
Torino
.
-
Sì
,
sì
!
-
esclamò
Ilda
.
-
Sono
proprio
i
nomi
che
sentivo
dire
da
mia
madre
.
Essa
mi
diceva
che
erano
buona
gente
.
-
Dica
che
è
difficile
trovarne
migliore
.
I
vecchi
Pomigliano
,
marito
e
moglie
,
hanno
lavorato
e
lavorano
,
si
può
dire
,
notte
e
giorno
per
mantenere
il
figlio
agli
studi
,
e
coi
loro
risparmi
hanno
dato
una
buona
dote
alla
Severina
,
che
è
un
angelo
di
donna
,
sposata
a
un
vero
galantuomo
.
L
'
unico
loro
dispiacere
era
di
non
aver
figli
;
ma
ora
una
parente
,
rimasta
vedova
,
ha
affidato
loro
una
bambina
,
che
è
un
amore
.
Il
signor
Aldo
,
che
adora
la
sorella
,
viene
di
quando
in
quando
a
trovarla
.
Se
la
signora
vuol
andare
a
trovarli
,
abitano
in
una
bella
casetta
prossima
alla
stazione
.
-
Erano
giunte
alla
trattoria
,
una
casetta
modesta
che
aveva
al
primo
piano
una
terrazza
coperta
di
spesso
fogliame
,
sotto
cui
non
potevano
filtrare
i
raggi
del
sole
.
Quivi
erano
preparate
diverse
tavole
,
come
nel
giardino
sottostante
,
dove
già
si
trovavano
alcuni
avventori
.
Ilda
disse
che
pranzerebbe
sulla
terrazza
.
La
contadina
salutò
Ilda
,
che
le
regalò
due
lire
per
il
suo
incomodo
.
-
La
giornata
d
'
oggi
mi
costerà
una
bella
somma
,
-
pensava
la
giovane
-
e
forse
senza
alcuna
riuscita
;
ma
non
importa
:
non
voglio
trascurar
nulla
,
per
non
aver
rimorsi
.
-
La
padrona
della
trattoria
,
una
donna
cinquantenne
,
gioviale
e
simpatica
,
la
condusse
in
una
cameretta
pulita
,
dalla
cui
finestra
aperta
si
godeva
una
vista
incantevole
.
-
Le
faremo
subito
il
letto
,
signora
,
-
disse
-
se
vuol
coricarsi
.
-
No
;
mi
sdraierò
un
poco
sul
divano
,
-
rispose
Ilda
,
che
intanto
si
era
tolto
il
cappello
e
mostrava
il
suo
bel
viso
circondato
da
un
'
aureola
bionda
.
La
padrona
del
ristorante
non
potè
rattenere
un
movimento
d
'
ammirazione
.
-
La
signora
viene
per
la
prima
volta
da
queste
parti
?
-
chiese
.
-
No
;
vi
fui
da
bambina
,
-
disse
Ilda
-
ed
allora
ero
più
felice
di
adesso
,
che
mi
trovo
sola
al
mondo
,
vedova
....
-
Così
giovane
e
già
vedova
?
-
Sì
,
da
pochi
mesi
.
-
Oh
!
povera
signora
!
-
Viaggio
per
svagarmi
,
e
vorrei
venire
a
villeggiare
da
queste
parti
.
-
Farebbe
benissimo
,
perchè
quest
'
anno
si
sta
a
maraviglia
:
abbiamo
molti
forestieri
.
Da
ieri
,
alloggio
il
conte
Rossano
con
la
signora
.
-
Ilda
fece
uno
sforzo
per
non
dimostrare
la
sua
commozione
.
-
Ah
!
sì
?
-
disse
semplicemente
.
-
Di
dove
vengono
?
-
Da
Torino
;
la
contessa
ha
voluto
fermarsi
al
mio
albergo
,
dove
dice
che
passò
i
primi
giorni
della
sua
luna
di
miele
.
Anch
'
essi
pranzano
sulla
terrazza
.
-
La
padrona
dell
'
albergo
lasciò
Ilda
dopo
averle
chiesto
il
nome
che
doveva
sognare
sul
registro
.
-
Vedova
Laura
Favre
,
-
disse
la
giovane
.
E
rimasta
sola
pensò
:
-
Il
conte
Rossano
qui
?
E
con
sua
moglie
?
Conoscerò
dunque
quella
contessa
,
che
Fabio
non
ha
mal
veduta
:
sono
stata
ispirata
bene
venendo
in
questo
luogo
!
Forse
saprò
cose
utili
per
lo
mie
ricerche
.
-
All
'
ora
del
pranzo
ella
si
recò
sulla
terrazza
,
dove
il
conte
Rossano
era
già
colla
sua
compagna
,
una
donna
che
attirava
gli
sguardi
.
Bruna
,
pallida
,
flessuosa
,
dagli
occhi
pieni
di
languore
,
aveva
della
silfide
e
della
baccante
ad
un
tempo
.
Ella
parlava
al
conte
ridendo
,
con
un
atteggiamento
pieno
di
grazia
voluttuosa
.
Ilda
non
poteva
vedere
il
viso
di
Livio
,
perchè
le
volgeva
le
spalle
.
Però
,
ad
alcune
parole
pronunziate
sommessamente
dalla
compagna
,
egli
si
volse
,
ma
non
potè
vedere
di
Ilda
che
l
'
opulenta
chioma
dorata
:
ella
si
era
messa
a
sedere
alla
tavola
apparecchiata
per
lei
,
dallo
stesso
lato
,
ma
nell
'
ombra
,
e
volgeva
ad
entrambi
le
spalle
.
Il
conte
non
si
curò
più
di
quell
'
incognita
e
diè
i
suoi
ordini
ad
un
cameriere
.
Ilda
cominciò
a
mangiare
.
Ad
un
tratto
una
frase
in
francese
pronunziata
dalla
contessa
attrasse
l
'
attenzione
della
giovane
.
Ilda
conosceva
benissimo
la
lingua
francese
.
-
Insomma
,
non
vi
è
più
cosa
alcuna
che
ti
diverta
?
Rimpiangi
forse
tua
moglie
?
-
Chiudi
la
bocca
su
questo
soggetto
,
-
disse
con
tono
brusco
il
conte
-
sai
che
mi
irrita
.
Se
non
fosse
per
cagion
tua
,
la
contessa
non
avrebbe
mai
sospettato
nulla
.
Ma
io
non
penso
a
lei
.
-
Ilda
stupì
.
Dunque
,
quella
non
era
la
moglie
del
conte
,
sebbene
egli
la
facesse
passare
per
tale
?
Che
dramma
intimo
era
avvenuto
in
casa
di
Livio
a
cagione
della
donna
che
l
'
accompagnava
?
Un
momento
dopo
la
bella
bruna
riprendeva
:
-
A
chi
pensi
dunque
?
Se
sei
innamorato
di
qualche
donna
,
parla
:
ormai
con
te
sono
avvezza
a
tutto
!
Già
tu
sei
cambiato
da
quando
passammo
insieme
gli
ultimi
giorni
di
carnevale
;
ti
ricordi
quella
notte
del
giovedì
grasso
?
Eri
proprio
insoffribile
.
E
pensare
che
tua
moglie
a
Torino
piangeva
di
rabbia
e
di
gelosia
.
Ah
!
ti
avrei
rimandato
volentieri
a
lei
!
-
Ilda
ascoltava
anelante
.
Dunque
,
il
giovedì
grasso
di
quell
'
anno
il
conte
non
si
trovava
a
Torino
.
Ma
perchè
Fabio
le
aveva
detto
che
il
gentiluomo
era
partito
colla
moglie
?
Un
turbine
di
pensieri
la
sconvolgeva
.
-
Taci
,
Cinzia
!
-
brontolò
Livio
.
-
No
,
voglio
sfogarmi
un
poco
,
tanto
qui
nessuno
per
certo
capisce
il
francese
.
Tu
sei
insoffribile
,
e
non
so
perchè
stia
qui
con
te
,
invece
di
essere
a
Montecarlo
a
divertirmi
.
Sono
una
bestia
,
ma
vi
è
in
te
qualche
cosa
che
mi
attira
;
forse
i
tuoi
vizi
.
Non
riderò
....
sì
,
tu
sei
l
'
uomo
più
vizioso
che
io
abbia
conosciuto
;
non
hai
cuore
,
non
hai
che
i
sensi
,
e
scommetto
che
tu
sogni
già
qualche
nuovo
intrigo
con
una
seconda
Giulietta
....
-
Taci
!
-
esclamò
il
conte
con
un
accento
così
minaccioso
,
che
Cinzia
ammutolì
.
Vi
fu
silenzio
.
Al
nome
pronunziato
da
quella
donna
,
Ilda
divenne
livida
.
Dunque
,
i
suoi
sospetti
non
erano
infondati
?
Il
conte
aveva
conosciuto
Giulietta
,
e
la
sua
mano
armò
quella
di
Fabio
?
Ma
come
averne
le
prove
?
Il
conte
,
come
pentito
di
aver
trattato
bruscamente
la
sua
compagna
,
disse
con
voce
tenera
:
-
Cinzia
,
perchè
rivangare
vecchie
storie
?
Se
amassi
un
'
altra
,
perchè
ti
avrei
scritto
di
raggiungermi
?
Non
sei
tu
forse
per
me
più
che
un
'
amante
,
una
camerata
,
cui
posso
intieramente
confidarmi
?
Se
oltre
tutti
i
crucci
che
ho
,
tu
pure
mi
tormenti
,
finisco
col
commettere
qualche
follìa
.
Sai
bene
che
fin
dal
giorno
in
cui
la
tua
lettera
cadde
nelle
mani
di
mia
moglie
,
la
pace
di
casa
se
ne
andò
.
-
La
contessa
è
una
sciocca
!
-
Lo
credevo
,
mia
cara
;
-
interruppe
il
conte
-
invece
è
più
furba
di
me
e
di
te
.
Ella
ha
saputo
mostrarsi
inesorabile
ed
ha
dettato
i
suoi
patti
.
Mi
ha
bandito
dal
suo
appartamento
,
mi
ha
lasciato
libero
di
agire
come
voglio
,
assegnandomi
quindicimila
lire
di
rendita
mensili
,
che
mi
verrebbero
tolte
se
tentassi
una
riconciliazione
.
-
Che
vorresti
di
più
?
-
Ho
bisogno
di
denaro
,
-
rispose
con
voce
cupa
il
conte
.
-
Ho
perduto
al
giuoco
duecentomila
lire
in
poche
sere
,
ho
già
impegnato
la
rendita
di
sei
mesi
....
-
Perchè
commetti
simili
pazzie
?
-
Ne
è
causa
una
ragazza
....
-
Oh
!
oh
!
Sapevo
bene
che
gatta
ci
covava
!
Mi
ricordo
l
'
entusiasmo
dimostrato
al
mio
arrivo
,
le
tue
espansioni
,
le
lacrime
versate
stringendomi
fra
le
tue
braccia
,
la
gioia
con
cui
accogliesti
la
proposta
di
lasciare
per
qualche
tempo
Torino
.
Pensai
:
"
Livio
ha
qualche
cosa
da
dimenticare
.
"
E
si
tratta
d
'
una
ragazza
?
-
Sì
.
Bella
da
fare
impazzire
.
Essa
mi
è
sfuggita
quando
credevo
averla
nelle
mani
.
-
È
innamorata
d
'
un
altro
?
-
D
'
un
uomo
che
è
in
galera
.
-
Ilda
mordeva
il
tovagliuolo
per
non
gridare
.
-
Non
hai
un
indizio
dove
costei
sia
nascosta
?
-
No
.
-
Che
mestiere
esercita
?
-
È
commessa
in
un
negozio
di
mode
.
-
Onesta
?
-
Sì
.
-
Bada
,
Livio
,
che
a
furia
di
sedurre
fanciulle
oneste
tu
finirai
col
lasciarci
la
pelle
!
-
Questo
potrebbe
avvenire
se
m
'
innamorassi
di
una
giovane
che
avesse
un
padre
,
un
fratello
,
un
amante
.
Ma
io
scelgo
i
miei
tipi
fra
le
orfane
senza
difesa
.
-
Vi
sono
fanciulle
che
sanno
difendersi
da
sè
stesse
,
e
lo
prova
colei
che
tu
desideri
,
se
ha
saputo
sfuggire
alle
tue
grinfe
.
-
Colei
non
ha
mai
sospettato
il
mio
amore
.
Si
è
allontanata
da
me
,
perchè
credeva
che
volessi
intralciare
il
suo
progetto
,
che
è
quello
di
far
rifulgere
l
'
innocenza
dell
'
amante
,
che
essa
crede
vittima
di
un
errore
giudiziario
.
-
Sciocco
,
perchè
non
la
secondavi
?
-
Sì
,
ho
fatto
male
;
ma
se
la
ritrovo
,
voglio
cambiar
tattica
.
Intanto
,
prima
di
ricercarla
,
mi
occorre
del
denaro
.
Scriverò
a
mia
moglie
,
che
è
ora
presso
suo
padre
,
e
la
pregherò
di
tornare
in
città
avendo
bisogno
di
parlarle
.
Guai
a
lei
se
respingesse
la
mia
richiesta
!
-
Tu
mi
spaventi
quando
minacci
,
perchè
so
che
non
minacci
invano
!
-
Il
colloquio
prese
poi
una
piega
sentimentale
.
Ilda
,
incapace
di
resistere
più
a
lungo
,
si
recò
nella
propria
camera
.
I
suoi
occhi
brillavano
di
un
'
energia
sovrumana
.
-
Non
ho
perduto
la
mia
giornata
!
-
esclamò
.
-
Dunque
,
non
m
'
ingannavo
:
il
conte
conosceva
Giulietta
.
Ma
come
provare
che
ha
spinto
Fabio
a
un
assassinio
?
Ebbene
,
voglio
riuscirvi
e
ci
riuscirò
!
Se
intanto
avvertissi
sua
moglie
del
pericolo
che
corre
?
...
Sì
,
ormai
sono
decisa
;
voglio
mettermi
in
lotta
con
lui
!
-
Assorbita
da
quest
'
idea
,
Ilda
un
quarto
d
'
ora
dopo
si
allontanava
dall
'
albergo
onde
ripartire
per
Torino
,
non
avendo
ormai
più
interesse
di
rimanere
ad
Ivrea
.
IV
.
Nei
primi
momenti
,
Aldo
e
Bianca
,
felici
di
trovarsi
insieme
,
dimenticarono
tutti
i
guai
.
Dopo
pranzo
,
Aldo
chiese
alla
contessa
:
-
Volete
fare
un
giro
in
giardino
?
-
Volentieri
.
-
Uscirono
in
giardino
:
una
brezzolina
profumata
,
che
soffiava
attraverso
gli
alberi
,
accarezzò
il
viso
di
Bianca
,
che
esclamò
:
-
Come
si
sta
bene
qui
!
-
In
quel
piccolo
spazio
soleggiato
pareva
loro
di
essere
isolati
dal
mondo
.
Camminarono
un
poco
in
silenzio
,
attraversarono
una
spianata
erbosa
,
entrarono
in
un
chiosco
coperto
di
foglie
,
sedettero
sopra
una
panca
e
parlarono
.
-
Caro
Aldo
,
-
disse
Bianca
-
ho
lasciato
mio
padre
dicendogli
che
andavo
a
passare
un
paio
di
giorni
con
mio
marito
;
ma
in
verità
l
'
ho
fatto
perchè
ho
bisogno
di
voi
,
e
nel
presentimento
che
qualche
cosa
di
grave
mi
debba
accadere
,
qualche
cosa
che
forse
ci
costringerà
a
non
vederci
per
lungo
tempo
.
-
E
Bianca
raccontò
il
colloquio
avuto
col
marchese
Passiflora
,
aggiungendo
:
-
Egli
non
mi
perdona
di
averlo
un
giorno
respinto
,
come
non
mi
perdona
di
non
volerlo
accettare
adesso
come
amico
.
Per
certo
avvertirà
mio
padre
della
condotta
di
Livio
,
oppure
tenterà
qualche
altra
cosa
contro
me
.
-
Speranza
,
vi
difenderò
io
!
-
So
bene
che
siete
buono
,
audace
,
generoso
,
e
se
non
avessi
mio
padre
,
disprezzerei
qualsiasi
convenienza
,
andrei
orgogliosa
di
presentarvi
come
mio
amico
e
difensore
.
Ma
bisogna
ad
ogni
costo
risparmiare
quel
povero
vecchio
,
che
mi
crede
felice
,
che
di
nulla
dubita
,
nulla
sospetta
.
-
Bianca
aveva
le
lacrime
agli
occhi
.
-
Non
vi
turbate
così
;
-
disse
lo
studente
-
io
veglierò
senza
dar
ombra
ad
alcuno
e
impedirò
al
marchese
Passiflora
di
fare
qualsiasi
passo
contro
voi
.
-
Rimasero
seduti
l
'
uno
accanto
all
'
altra
,
Aldo
circondandole
la
vita
col
braccio
,
Bianca
colla
testa
appoggiata
alla
spalla
di
lui
.
-
Speranza
,
io
t
'
amo
,
tu
l
'
hai
compreso
,
-
sussurrò
il
giovane
-
nè
ti
offendano
le
mie
parole
!
Il
mio
affetto
è
puro
!
Mi
rimproveri
di
amarti
?
-
Perchè
dovrei
rimproverarti
?
-
disse
la
contessa
.
-
Io
pure
ti
amo
e
vado
orgogliosa
di
amarti
.
Nulla
ormai
può
disgiungere
le
nostre
anime
.
Amandoci
,
porteremo
la
nostra
croce
sorridendo
,
glorificando
lo
spirito
nella
esultanza
d
'
amore
.
-
Gli
occhi
di
Aldo
splendevano
soavemente
.
-
Cara
,
cara
!
-
esclamò
,
e
la
baciò
sui
capelli
.
La
voce
squillante
di
Gina
li
riscosse
.
-
Mammina
,
babbo
,
dove
siete
?
-
Un
istante
dopo
il
biondo
folletto
era
nelle
loro
braccia
.
Nei
due
giorni
in
cui
Aldo
e
Bianca
rimasero
presso
i
Rivalta
,
non
uscirono
mai
di
casa
,
trovando
ogni
gioia
in
quel
giardinetto
,
in
compagnia
delle
persone
teneramente
amate
.
Lo
studente
partì
per
il
primo
.
Bianca
fu
accompagnata
alla
stazione
da
Guglielmo
,
Severina
e
la
bimba
.
Già
da
tre
giorni
Bianca
si
trovava
di
nuovo
presso
il
padre
,
quando
una
mattina
Celia
le
disse
,
un
po
'
turbata
:
-
Signora
contessa
,
potrebbe
venire
nella
sala
verde
?
Una
signora
desidera
parlarle
.
-
-
L
'
impaccio
della
cameriera
non
sfuggì
al
signor
Moreno
,
che
era
presente
e
che
,
subodorando
qualche
mistero
in
quella
visita
,
quando
Bianca
fu
uscita
dal
salotto
,
si
avviò
egli
pure
verso
la
sala
verde
.
Il
signor
Moreno
non
titubò
:
egli
si
appiattò
dietro
la
porta
e
sentì
distintamente
che
all
'
entrare
di
sua
figlia
una
voce
di
donna
diceva
con
stupore
:
-
Lei
?
Lei
è
la
contessa
Rossano
?
-
Sì
,
io
!
-
rispose
Bianca
,
con
tranquilla
alterezza
.
-
Perchè
questa
sorpresa
?
-
Perchè
se
lei
è
la
contessa
Rossano
,
-
disse
lentamente
Ilda
,
perchè
era
lei
-
è
la
stessa
persona
che
cinque
giorni
fa
si
trovava
ad
Ivrea
,
presso
i
Rivalta
.
-
Bianca
rispose
senza
turbarsi
:
-
Non
lo
nego
.
Ma
a
voi
che
importa
?
-
chiese
poi
alteramente
.
Il
volto
di
Ilda
si
era
fatto
cupo
e
minaccioso
.
-
Allora
è
lei
,
-
proruppe
con
impeto
-
che
la
notte
del
giovedì
grasso
si
trovava
nella
casa
dove
assassinarono
Giulietta
Levera
,
è
lei
che
il
signor
Aldo
Pomigliano
fece
credere
sua
sorella
,
è
lei
che
portò
via
la
bambina
,
forse
per
sopprimerla
un
giorno
come
la
madre
!
-
Bianca
era
impallidita
;
ma
pensando
ad
Aldo
,
riprese
il
suo
contegno
altero
,
e
rispose
con
voce
ferma
:
-
Io
dovrei
respingere
le
vostre
accuse
,
dirvi
che
mentite
,
almeno
in
parte
;
ma
prima
di
abbassarmi
a
discolpe
,
vi
chiederò
a
mia
volta
:
"
Con
qual
diritto
siete
venuta
in
casa
mia
ad
insultarmi
?
"
-
Gli
occhi
di
Ilda
espressero
una
terribile
esaltazione
.
-
Vuole
saperlo
?
-
disse
in
tono
violento
.
-
Glielo
dirò
.
Un
uomo
è
stato
condannato
per
avere
ucciso
quella
povera
giovane
,
un
uomo
che
fino
all
'
ultimo
si
è
protestato
il
solo
colpevole
di
quel
delitto
.
Invece
costui
non
è
stato
che
il
mandatario
di
un
altro
,
o
di
un
'
altra
,
che
aveva
interesse
a
sbarazzarsi
di
quell
'
infelice
....
e
in
tal
modo
ha
sacrificato
anche
me
,
che
amava
,
che
doveva
sposare
in
quei
giorni
.
-
La
contessa
ebbe
una
scossa
:
la
sua
voce
quasi
si
raddolcì
,
chiedendo
:
-
Voi
siete
dunque
la
fidanzata
dell
'
assassino
?
-
Non
lo
chiami
così
:
egli
è
colpevole
perchè
l
'
hanno
spinto
su
quella
via
.
-
E
sospettate
di
me
?
-
Sì
;
e
giacchè
ho
cominciato
,
voglio
dirle
tutto
,
Lei
ha
conosciuto
il
mio
fidanzato
.
-
Io
?
...
No
.
-
Ilda
la
guardò
cogli
occhi
in
fiamme
.
-
Possibile
?
-
disse
.
-
Suo
marito
non
le
ha
mai
presentato
Fabio
Ribera
?
-
Mio
marito
?
-
esclamò
vivamente
Bianca
,
con
un
accento
che
fece
trasalire
Ilda
.
-
Come
poteva
conoscere
il
vostro
fidanzato
?
-
Vuol
dunque
farmi
credere
che
il
conte
non
le
abbia
mai
detto
come
Fabio
Ribera
,
un
orfano
fatto
educare
dalla
defunta
contessa
Rossano
,
fu
poi
da
lui
continuamente
assistito
,
tanto
che
Fabio
nulla
avrebbe
fatto
,
senza
averne
prima
il
suo
consenso
?
-
Vi
giuro
che
mio
marito
non
mi
ha
mai
fatto
parola
di
costui
,
nè
credo
che
lo
abbia
spinto
al
delitto
.
-
Ilda
scoteva
il
capo
.
-
Allora
,
se
il
conte
non
ha
spinto
Fabio
a
uccidere
Giulietta
,
in
qual
modo
lei
si
trovava
quella
notte
nella
soffitta
dell
'
assassinata
e
perchè
,
quando
costei
la
vide
,
la
riconobbe
ed
esclamò
:
"
Lei
?
Lei
?
Ma
non
sa
?
"
-
Io
pure
-
rispose
la
contessa
-
spesso
mi
sono
chiesta
come
mai
quella
sventurata
avesse
pronunziato
quella
frase
.
Ora
vi
dirò
per
quale
concatenazione
di
cose
io
mi
trovassi
la
notte
del
giovedì
grasso
in
quella
casa
fatale
.
Sarò
sincera
con
voi
,
perchè
mi
destate
un
senso
arcano
di
fiducia
.
Mio
marito
era
partito
il
giorno
prima
per
Milano
dicendomi
che
andava
a
trovare
una
parente
moribonda
.
Invece
la
mattina
del
giovedì
un
biglietto
dimenticato
dal
conte
mi
convinse
che
egli
m
'
ingannava
.
Era
andato
a
Milano
per
trovare
un
'
amante
.
-
Cinzia
!
-
interruppe
Ilda
.
Bianca
sussultò
.
-
Come
lo
sapete
?
-
Glielo
dirò
poi
:
continui
.
-
Voi
,
che
avete
amato
ed
amate
,
potete
comprendere
come
rimanessi
alla
certezza
del
tradimento
di
mio
marito
.
Allora
,
come
pazza
,
commisi
una
follìa
,
della
quale
però
non
mi
pento
.
-
Qui
la
contessa
raccontò
come
al
veglione
avesse
avuto
la
fortuna
d
'
imbattersi
in
Aldo
;
si
diffuse
a
parlare
della
delicatezza
,
della
generosità
del
giovane
,
poi
descrisse
in
qual
modo
si
era
trovata
nella
soffitta
della
povera
Giulietta
e
tutto
ciò
che
era
dopo
avvenuto
.
-
Se
non
mi
sono
divisa
legalmente
da
mio
marito
,
-
concluse
-
è
perchè
ho
un
padre
che
mi
adora
e
che
morrebbe
di
dolore
se
venisse
a
conoscere
tutto
ciò
.
Ma
col
conte
non
ho
più
nulla
di
comune
.
Se
mi
reco
ad
Ivrea
,
è
per
vedere
quella
bambina
,
che
amo
come
se
fosse
mia
.
Eccovi
tutta
la
verità
.
Spero
che
adesso
mi
crederete
.
-
Sì
,
-
disse
Ilda
con
umiltà
-
e
le
domando
perdono
di
averla
sospettata
.
Ella
è
una
vittima
del
conte
,
come
lo
è
stato
il
mio
povero
Fabio
.
Ed
ora
sono
convinta
più
che
mai
che
il
conte
,
dopo
aver
sedotto
Giulietta
,
spinse
il
suo
protetto
ad
ucciderla
,
a
sacrificarsi
per
lui
....
-
Sarebbe
orribile
!
-
esclamò
Bianca
.
-
Come
vi
nacque
questo
sospetto
?
-
Glielo
dirò
,
signora
contessa
.
Quando
Fabio
si
assentò
dicendomi
che
andava
a
prendere
alcune
carte
per
il
nostro
matrimonio
,
mi
disse
che
il
conte
era
partito
con
lui
e
che
starebbero
assenti
qualche
tempo
.
Perchè
questa
doppia
menzogna
,
mentre
il
povero
giovane
non
aveva
mai
mentito
?
Perchè
,
dopo
il
delitto
,
il
conte
non
si
presentò
a
far
testimonianza
del
buon
carattere
del
suo
protetto
?
Perchè
Fabio
non
richiese
mai
di
lui
,
non
alluse
alla
sua
relazione
col
conte
?
Il
sospetto
si
insinuava
nella
mia
anima
.
-
Ilda
narrò
allora
la
morte
di
sua
madre
,
le
visite
del
conte
,
che
ella
sfuggì
recandosi
ad
abitare
nella
soffitta
dell
'
assassinata
,
cambiando
nome
,
trasformando
la
propria
persona
per
non
essere
riconosciuta
,
onde
raggiungere
lo
scopo
che
si
era
prefissa
:
scoprire
il
vero
colpevole
.
-
Così
,
-
soggiunse
-
seppi
della
incognita
che
si
ora
trovata
in
quella
notte
nella
soffitta
della
povera
Giulietta
.
Chi
era
costei
?
Dissi
a
me
stessa
che
lo
studente
doveva
essere
in
relazione
con
quella
donna
,
e
mi
proposi
di
seguirlo
quando
si
assentava
da
Torino
.
"
Per
questo
mi
recai
ad
Ivrea
,
senza
che
lo
studente
sospettasse
di
essere
seguito
da
me
.
"
Io
lo
vidi
alla
stazione
con
tutti
loro
,
e
seguii
il
gruppo
fino
all
'
uscio
di
casa
;
chiesi
poi
informazioni
su
lui
e
sui
coniugi
Rivalta
e
me
ne
fecero
mille
elogi
.
"
Non
sapevo
più
che
pensare
,
mi
pareva
di
aver
fatto
quel
viaggio
inutilmente
,
quando
,
essendomi
recata
in
un
albergo
per
passarvi
alcune
ore
,
seppi
che
era
ivi
alloggiato
il
conte
Rossano
colla
signora
.
-
Bianca
gettò
un
lieve
grido
,
-
Mio
marito
ad
Ivrea
,
-
esclamò
-
con
una
donna
che
fa
passare
per
me
?
-
Sì
,
quella
Cinzia
presso
la
quale
egli
si
nascose
a
Milano
,
mentre
a
Torino
veniva
assassinata
la
povera
Giulietta
,
-
rispose
Ilda
.
E
con
parole
concitate
ripetè
il
colloquio
di
Livio
coll
'
amante
.
-
Udite
queste
infami
cose
,
-
proseguì
Ilda
-
deliberai
di
venire
ad
avvertire
lei
del
pericolo
che
corre
,
ansiosa
al
tempo
stesso
di
conoscerla
.
A
Torino
seppi
dove
si
trovava
e
partii
.
Ora
può
immaginarsi
la
brusca
sorpresa
provata
riconoscendo
in
lei
la
signora
che
si
trovava
ad
Ivrea
in
compagnia
del
signor
Aldo
e
degli
altri
.
Il
sospetto
mi
assalse
di
nuovo
.
-
Vi
comprendo
,
-
esclamò
Bianca
con
slancio
-
e
non
solo
vi
perdono
di
tutto
cuore
,
ma
vi
ringrazio
di
esser
venuta
,
perchè
adesso
mi
unirò
a
voi
per
smascherare
il
colpevole
,
quand
'
anche
il
colpevole
fosse
mio
marito
!
-
Ilda
apparve
commossa
.
-
No
,
signora
contessa
,
-
disse
-
non
lo
permetto
.
Lasci
fare
a
me
,
che
non
ho
alcun
timore
di
lui
,
che
disprezzo
le
sue
minacce
come
il
suo
amore
,
che
non
ho
,
come
lei
,
un
padre
che
mi
ami
,
che
possa
soffrire
per
cagion
mia
.
-
Questo
padre
ritroverà
tutta
la
sua
forza
per
difendere
la
figlia
e
vendicare
le
vittime
di
quel
furfante
,
-
disse
la
voce
sonora
del
signor
Moreno
,
comparso
all
'
improvviso
nella
sala
.
Bianca
si
alzò
gettando
un
grido
di
angoscia
.
Ma
suo
padre
le
stendeva
le
braccia
,
ed
ella
vi
si
gettò
piangendo
.
Ilda
,
in
piedi
,
pallidissima
,
non
osava
pronunziare
parola
.
-
Tu
hai
sentito
tutto
,
padre
mio
?
-
domandò
la
contessa
.
-
Tutto
,
perchè
ebbi
il
presentimento
che
la
visita
della
signorina
mi
rivelasse
qualche
mistero
che
ti
riguardava
.
Bianca
,
tu
facesti
male
a
non
aver
fiducia
in
me
;
e
voi
,
signorina
,
mi
avete
addolorato
coi
vostri
sospetti
sulla
mia
innocente
creatura
;
ma
adesso
che
so
tutto
,
vi
scuso
e
vi
stendo
la
mano
da
amico
.
-
Ilda
aveva
le
lacrime
agli
occhi
.
-
Io
vi
ringrazio
,
-
esclamò
-
e
vi
giuro
che
d
'
ora
innanzi
non
farò
un
passo
senza
consultarvi
!
-
Ed
io
non
ti
nasconderò
più
nulla
,
-
soggiunse
Bianca
-
ed
appoggiata
a
te
,
mi
sentirò
sicura
.
-
Il
signor
Moreno
la
baciò
sulla
fronte
,
mentre
stringeva
la
manina
di
Ilda
.
V
.
Il
conte
Livio
era
tornato
a
Torino
di
cattivissimo
umore
:
ormai
Cinzia
l
'
annoiava
,
eppure
non
voleva
sbarazzarsi
di
lei
,
forse
perchè
la
giovane
era
la
sola
che
avesse
penetrati
molti
dei
suoi
segreti
.
Egli
aveva
ceduto
all
'
amante
il
suo
elegante
quartierino
da
scapolo
,
non
potendo
per
il
momento
sobbarcarsi
troppe
spese
.
Una
settimana
dopo
il
suo
ritorno
scrisse
un
biglietto
alla
contessa
,
per
avvertirla
che
aveva
necessità
di
parlarle
.
Livio
era
sicuro
che
sua
moglie
non
gli
avrebbe
dato
un
rifiuto
,
onde
la
sera
stessa
disse
allegramente
a
Cinzia
:
-
Vedrai
che
fra
qualche
giorno
potrò
offrirti
un
appartamento
migliore
di
questo
,
con
mobili
di
palissandro
,
e
comprarti
quel
fermaglio
di
brillanti
che
tanto
desideri
.
-
Sei
sicuro
che
la
contessa
cederà
alle
tue
minacce
?
-
disse
Cinzia
.
Livio
si
arricciò
i
baffi
con
aria
spavalda
.
-
Sicurissimo
,
-
rispose
-
perchè
Bianca
ha
troppa
paura
dello
scandalo
,
a
cagione
di
suo
padre
.
Firmerà
e
tacerà
!
-
Due
giorni
dopo
,
verso
mezzogiorno
,
Livio
,
sempre
in
attesa
della
moglie
,
stava
per
mettersi
a
tavola
nella
sala
da
pranzo
del
proprio
palazzo
,
allorchè
un
cameriere
annunziò
:
-
Il
signor
Moreno
!
-
Se
un
fulmine
fosse
caduto
ai
piedi
di
Livio
,
non
l
'
avrebbe
maggiormente
stordito
.
In
un
attimo
pensò
che
Bianca
avesse
confidato
tutto
al
padre
,
e
fremette
.
Il
suocero
entrò
,
sorridente
,
disinvolto
,
esclamando
:
-
Se
ti
trovo
a
pranzo
,
vuoldire
che
non
c
'
è
nulla
di
grave
.
Bianca
ha
avuto
torto
a
spaventarsi
!
-
Livio
riacquistò
subito
la
baldanza
.
Il
signor
Moreno
nulla
sapeva
.
Bianca
non
aveva
parlato
.
Per
cui
si
slanciò
incontro
al
suocero
,
stendendogli
le
mani
e
dicendo
con
voce
commossa
:
-
Mi
aspettavo
così
poco
la
tua
venuta
,
che
ne
sono
ancora
stordito
.
Bianca
non
si
sentirà
male
,
spero
?
-
No
,
no
,
rassicurati
;
è
soltanto
infreddata
,
ed
io
ho
trovato
imprudente
che
si
mettesse
in
viaggio
,
tanto
più
che
io
stesso
avevo
bisogno
di
venire
a
Torino
.
-
Mentre
parlava
,
il
conte
gli
teneva
fissi
gli
occhi
addosso
,
con
aria
di
maraviglia
.
Il
signor
Moreno
sembrava
ringiovanito
.
La
sua
persona
,
per
il
solito
un
po
'
cascante
,
si
raddrizzava
come
quella
di
un
giovinotto
.
-
Hai
un
aspetto
magnifico
,
-
disse
il
conte
-
e
mi
congratulo
di
vederti
così
bene
.
I
tuoi
dolori
reumatici
ti
hanno
lasciato
?
-
Interamente
.
Ma
giacchè
sono
giunto
in
buon
punto
,
non
faccio
complimenti
,
mi
metto
a
tavola
con
te
.
-
Livio
diè
l
'
ordine
di
mettere
un
'
altra
posata
.
Il
signor
Moreno
sedette
fregandosi
le
mani
con
aria
soddisfatta
e
disse
a
Livio
:
-
Scommetto
che
la
tua
lettera
è
stata
semplicemente
un
tranello
per
far
venire
Bianca
,
sembrandoti
abbastanza
lungo
il
tempo
senza
lei
.
-
Livio
soffocò
la
rabbia
che
internamente
lo
divorava
.
-
È
vero
;
-
rispose
-
a
te
non
lo
posso
nascondere
.
-
Io
l
'
avevo
indovinato
;
-
soggiunse
il
signor
Moreno
-
ma
quella
benedetta
figliuola
è
così
impressionabile
,
che
ha
subito
creduto
ti
fosse
accaduto
qualche
sventura
.
Basta
,
oggi
stesso
le
scriverò
per
tranquillarla
,
perchè
io
debbo
trattenermi
a
Torino
.
-
Durante
il
pranzo
,
parlarono
di
cose
futili
,
ma
quando
furono
passati
nel
salottino
da
fumo
,
il
signor
Moreno
,
col
sigaro
fra
le
labbra
,
disse
sorridendo
:
-
Tu
non
immagini
certo
ciò
che
ho
deliberato
di
fare
.
-
Livio
provò
una
vaga
inquietudine
.
-
Sentiamo
,
-
disse
con
simulata
allegria
.
-
Vengo
a
stabilirmi
presso
di
voi
.
Sono
stanco
di
vivere
lontano
da
mia
figlia
e
di
condurre
una
vita
da
orso
.
Io
non
vi
darò
noia
,
perchè
ho
la
mia
servitù
,
e
se
mangeremo
tutti
insieme
,
pagherò
la
mia
pensione
.
Del
resto
,
piena
libertà
da
ambe
le
parti
.
Come
capirai
,
Bianca
è
contenta
della
mia
decisione
.
E
tu
?
-
Io
pure
,
padre
mio
,
-
disse
Livio
con
dolcezza
.
Poi
,
cambiando
tono
e
fisionomia
,
avvicinatosi
al
suocero
,
disse
con
accento
turbato
:
-
Posso
confidarti
una
cosa
?
-
Per
certo
.
Dove
potresti
trovare
un
confidente
migliore
di
me
?
-
Hai
ragione
.
Ah
!
perchè
prima
di
sobbarcarmi
in
false
speculazioni
non
mi
sono
rivolto
a
te
?
-
Il
volto
del
signor
Moreno
non
esprimeva
alcuna
diffidenza
.
-
È
vero
!
Bianca
mi
ha
parlato
alto
alto
di
certi
affari
da
te
intrapresi
.
Ti
sono
forse
andati
male
?
-
Purtroppo
!
-
mormorò
Livio
con
aria
compunta
.
-
Sono
stato
raggirato
da
un
birbante
che
ha
fatto
rilucere
dinanzi
ai
miei
occhi
una
vera
miniera
d
'
oro
,
mentre
portava
via
il
mio
.
-
Sei
stato
troppo
ingenuo
;
non
dovevi
arrischiare
del
denaro
in
speculazioni
sconosciute
.
Che
bisogno
ne
avevi
?
-
Arrossivo
di
dover
tutto
a
mia
moglie
,
e
sognavo
di
diventar
ricco
,
di
elevare
Bianca
sopra
una
montagna
d
'
oro
.
-
La
sua
voce
si
era
fatta
convulsa
.
Il
signor
Moreno
non
perdeva
la
sua
espressione
bonaria
.
-
Il
tuo
pensiero
era
lodevole
;
-
disse
-
ma
Bianca
è
ricca
abbastanza
per
due
.
Quando
io
più
non
sarò
,
la
montagna
d
'
oro
per
lei
si
troverà
inalzata
.
Intanto
spero
che
la
lezione
ti
avrà
servito
e
non
intraprenderai
altri
affari
senza
consultarmi
.
Quando
Bianca
,
la
settimana
scorsa
,
venne
a
trovarti
,
a
passare
due
giorni
con
te
,
le
facesti
parte
della
tua
sconfitta
?
-
No
,
non
ne
ebbi
il
coraggio
,
-
disse
il
conte
,
che
trasalì
sentendo
che
Bianca
si
era
allontanata
dalla
tenuta
col
pretesto
di
raggiungerlo
.
Dove
si
era
recata
?
Il
signor
Moreno
sorrise
.
-
Capisco
!
Tu
non
hai
pensato
che
al
piacere
di
abbracciarla
,
-
esclamò
-
e
di
rinnovare
una
breve
luna
di
miele
!
So
che
conducesti
Bianca
ad
Ivrea
.
-
Chi
te
l
'
ha
detto
?
-
balbettò
il
conte
,
livido
.
-
Bianca
stessa
,
-
rispose
con
bonomia
il
signor
Moreno
.
-
Le
avevi
proibito
di
farmene
parte
?
-
No
,
no
.
-
Egli
era
spaventato
di
quanto
sentiva
,
e
chinava
gli
occhi
dinanzi
agli
sguardi
del
signor
Moreno
,
che
rimaneva
quieto
,
sorridente
.
-
Basta
!
-
disse
questi
con
dolce
accento
.
-
Hai
fatto
bene
a
non
turbare
Bianca
col
racconto
della
tua
sconfitta
,
alla
quale
rimedierò
io
stesso
.
A
quanto
ammonta
la
tua
perdita
?
-
Era
il
momento
decisivo
.
Il
conte
mandò
un
sospiro
,
esitò
un
istante
,
poi
rispose
con
voce
debole
:
-
A
quattrocentomila
lire
!
-
Il
signor
Moreno
non
battè
palpebra
.
-
Dammi
un
calamaio
ed
una
penna
,
-
disse
.
Livio
si
affrettò
ad
obbedirlo
.
Il
signor
Moreno
si
tolse
di
tasca
un
libretto
,
ne
staccò
un
foglio
,
vi
scrisse
alcune
parole
e
porgendolo
al
genero
:
-
Oggi
stesso
-
disse
-
potrai
presentarti
dal
mio
banchiere
a
ritirare
la
somma
che
,
m
'
immagino
,
non
hai
pagata
.
-
No
,
padre
mio
....
mi
ero
reso
garante
....
firmai
delle
cambiali
....
-
Bene
,
bene
:
non
voglio
saper
nulla
della
trappola
che
ti
avevano
preparata
;
paga
il
tuo
debito
e
non
se
ne
parli
più
.
-
Come
ringraziarti
?
-
E
l
'
ipocrita
ruppe
in
pianto
.
Il
signor
Moreno
si
alzò
,
nervoso
.
-
Se
fai
così
,
ti
lascio
!
-
disse
.
-
Non
occorrono
queste
scene
fra
noi
!
Se
ti
hanno
giuocato
un
brutto
tiro
,
il
tuo
onore
è
salvo
,
dal
momento
che
io
posso
pagare
.
Via
,
asciuga
quelle
lacrime
,
vai
a
riscuotere
il
tuo
chèque
,
mentre
io
mi
ritiro
a
riposare
nel
mio
appartamento
.
-
Il
conte
volle
accompagnarlo
fino
alla
sua
camera
e
diede
ordine
al
suo
domestico
di
mettersi
a
disposizione
del
suocero
.
Poi
lasciò
il
palazzo
,
sollevato
.
L
'
arrivo
del
suocero
l
'
aveva
sconcertato
,
ma
ormai
aveva
il
cuore
tranquillo
.
Peraltro
non
capiva
come
Bianca
avesse
potuto
dire
a
suo
padre
di
essere
stata
ad
Ivrea
.
Che
qualcuno
l
'
avesse
avvertita
che
egli
viaggiava
in
compagnia
di
Cinzia
facendola
passare
per
moglie
?
Non
volle
più
stare
a
riflettere
,
dal
momento
che
sua
moglie
stessa
lo
sosteneva
per
non
dispiacere
al
padre
.
Infatti
,
se
il
signor
Moreno
avesse
avuto
qualche
dubbio
sulle
infedeltà
di
lui
,
non
gli
avrebbe
dato
quel
denaro
!
Riscosso
lo
chèque
,
pagato
un
debito
di
giuoco
,
si
trovò
ancora
in
possesso
di
centocinquantamila
lire
.
Allora
si
recò
a
comprare
il
fermaglio
per
Cinzia
e
,
andato
da
lei
,
glielo
presentò
con
aria
trionfante
.
-
Hai
dunque
vinto
?
-
chiese
ella
ridendo
.
-
Completamente
;
ma
la
partita
è
stata
col
suocero
.
-
Come
?
Come
?
-
E
narrò
l
'
arrivo
del
signor
Moreno
,
il
colloquio
avuto
con
lui
.
-
Cinzia
aggrottava
le
ciglia
.
-
Non
rallegrarti
troppo
!
-
disse
infine
.
-
Io
non
ci
vedo
chiaro
nella
generosità
del
vecchio
e
nella
sua
determinazione
di
stabilirsi
a
Torino
.
Gatta
ci
cova
:
quell
'
allusione
alla
gita
di
sua
figlia
con
te
ad
Ivrea
mi
sa
di
mistero
.
-
Quando
il
conte
tornò
al
palazzo
trovò
il
suocero
già
alzato
e
di
eccellente
umore
.
-
Che
cosa
c
'
è
di
spettacoli
divertenti
?
-
chiese
al
genero
.
Livio
lo
guardò
stupito
,
tuttavia
rispose
:
-
Una
compagnia
di
operette
all
'
Alfieri
.
-
Ebbene
,
andremo
ad
ammirarla
.
-
Il
conte
cadeva
dalle
nuvole
.
Il
suocero
,
così
austero
,
tanto
avverso
alla
società
,
cambiava
ad
un
tratto
di
abitudini
?
Il
signor
Moreno
pranzò
con
appetito
,
mostrandosi
molto
allegro
,
incitando
il
genero
ad
imitarlo
.
Quando
giunsero
all
'
Alfieri
,
il
primo
atto
dell
'
operetta
era
quasi
al
termine
.
I
due
uomini
presero
posto
nella
seconda
fila
delle
poltrone
e
dovettero
passare
innanzi
ad
una
bellissima
bruna
,
elegante
,
con
un
largo
cappello
alla
moschettiera
e
grossi
brillanti
agli
orecchi
.
Era
Cinzia
che
,
vedendo
il
suo
amante
con
quel
signore
,
trasalì
,
perchè
comprese
che
era
il
suocero
del
conte
.
Livio
non
potè
trattenere
una
smorfia
vedendo
la
giovane
,
e
la
fissò
con
uno
sguardo
corrucciato
,
che
ella
ricambiò
sdegnosamente
.
Il
signor
Moreno
vide
quello
occhiate
,
e
quando
fu
seduto
,
disse
al
genero
:
-
Hai
veduto
quella
bruna
,
nella
nostra
fila
?
-
No
,
-
rispose
il
conte
con
noncuranza
.
-
E
una
bella
donna
;
ma
io
conosco
di
meglio
:
un
bocconcino
da
re
:
sedici
anni
o
poco
più
,
capelli
neri
,
alta
,
ben
fatta
,
occhi
da
far
impazzire
.
-
E
dove
hai
trovata
questa
fenice
?
-
Non
te
lo
dirò
:
è
il
mio
segreto
;
soltanto
non
ti
nascondo
che
devo
a
quell
'
ammaliatrice
la
risoluzione
di
venire
a
Torino
.
-
Tanto
meglio
!
-
pensò
il
conte
.
-
Se
egli
commette
delle
follìe
,
saprà
scusare
le
mie
!
-
L
'
atto
era
finito
,
quando
un
giovane
elegantissimo
,
dall
'
aria
di
buontempone
,
si
avvicinò
al
conte
,
stendendogli
la
mano
.
-
Buona
sera
,
Livio
:
vieni
stanotte
al
circolo
?
-
No
,
-
rispose
bruscamente
il
conte
,
toccando
appena
la
mano
del
giovane
.
Ma
questi
non
si
sgomentò
,
e
senza
badare
che
l
'
amico
era
in
compagnia
di
un
altro
:
-
Dimmi
,
è
vero
che
hai
lasciato
Cinzia
?
-
chiese
.
Il
conte
,
stizzito
,
chiese
:
-
Chi
è
Cinzia
?
Non
la
conosco
.
-
Ah
!
ah
!
si
vede
che
sei
in
collera
con
lei
.
Ma
scommetto
che
stasera
rifarete
la
pace
:
non
per
niente
l
'
hai
seguita
al
teatro
;
guardala
,
com
'
è
bella
,
con
quel
cappellone
alla
moschettiera
!
-
Ti
dico
che
sei
pazzo
!
Non
so
di
chi
tu
voglia
parlare
!
-
L
'
altro
divenne
subito
serio
,
e
togliendosi
il
cappello
,
con
un
'
aria
fra
comica
e
sprezzante
:
-
Scusate
!
-
disse
.
E
andò
a
sedere
vicino
a
Cinzia
.
Livio
,
livido
di
rabbia
,
si
volse
al
suocero
:
-
È
un
imbecille
,
quel
giovanotto
!
-
Perchè
?
-
rispose
calmo
il
signor
Moreno
.
-
Ti
ha
fatto
delle
domande
naturalissime
,
e
tu
non
dovevi
prenderti
soggezione
di
me
e
rispondere
la
verità
.
Io
compatisco
le
debolezze
altrui
.
-
Ti
assicuro
che
colui
si
è
ingannato
:
io
non
conosco
quella
donna
.
-
Meglio
così
!
-
E
siccome
l
'
orchestra
aveva
sonate
le
prime
battute
del
secondo
atto
e
il
telone
si
era
alzato
,
il
signor
Moreno
si
occupò
a
guardare
la
scena
.
Il
conte
e
il
suocero
tornarono
al
palazzo
insieme
.
Il
signor
Moreno
si
ritirò
nel
suo
appartamento
.
Il
conte
,
invece
di
coricarsi
,
era
uscito
novamente
per
recarsi
ad
un
circolo
,
dove
si
giuocava
tutta
la
notte
.
Ma
non
era
il
giuoco
che
ve
lo
attirava
:
voleva
trovare
l
'
amico
che
aveva
osato
parlargli
di
Cinzia
in
faccia
al
suocero
.
La
sua
presenza
al
circolo
fu
accolta
da
esclamazioni
di
gioia
,
ed
il
primo
che
il
conte
si
vide
dinanzi
fu
appunto
il
giovane
che
cercava
.
Allora
,
squadrandolo
da
capo
a
piedi
:
-
Chi
ti
ha
dato
il
diritto
-
disse
-
di
farmi
stasera
quelle
stupide
domande
al
teatro
?
-
Il
diritto
me
lo
sono
arrogato
io
,
-
rispose
l
'
altro
-
perchè
credevo
di
rivolgermi
al
compagno
che
si
era
compiaciuto
altra
volta
di
raccontarmi
le
sue
avventure
amorose
e
non
mi
aveva
nascosta
la
sua
relazione
con
Cinzia
,
relazione
che
tutti
conoscono
,
me
ne
appello
a
questi
signori
.
-
Ma
questi
signori
ti
diranno
pure
che
bisogna
essere
imbecilli
per
venire
a
interrogarmi
su
tale
relazione
mentre
mi
trovavo
in
compagnia
di
mio
suocero
.
-
Un
sonoro
scoppio
di
risa
risonò
da
tutte
le
parti
.
Il
giovane
rimase
scombussolato
,
e
con
l
'
accento
del
più
sincero
cordoglio
:
-
Scusami
,
amico
;
-
disse
-
ti
assicuro
che
se
avessi
potuto
immaginare
che
quel
signore
era
in
tua
compagnia
,
non
ti
avrei
rivolte
quelle
domande
stupide
,
come
ben
dici
.
Ma
io
ti
credevo
solo
,
e
supponevo
che
per
semplice
dispetto
tu
non
fossi
vicino
a
Cinzia
.
-
Livio
parve
esitare
un
istante
,
poi
sorrise
,
e
stendendo
la
mano
al
giovane
:
-
Accetto
le
scuse
,
-
esclamò
-
e
non
ne
parliamo
più
!
-
Quella
notte
giocò
,
e
la
fortuna
gli
fu
favorevole
.
Quando
abbandonò
il
suo
posto
per
tornare
a
casa
,
aveva
trentamila
lire
di
più
.
La
mattina
seguente
,
alzatosi
verso
le
nove
,
seppe
che
il
suocero
era
già
uscito
.
Il
vecchio
tornò
a
mezzogiorno
.
Sembrava
molto
contento
.
Il
conte
fu
proprio
persuaso
che
il
signor
Moreno
ignorasse
totalmente
la
sua
condotta
verso
la
moglie
,
e
nella
sua
fatuità
credette
che
Bianca
avesse
spinto
il
padre
a
recarsi
a
Torino
per
potere
,
col
suo
mezzo
,
riconciliarsi
con
lui
.
Per
cui
,
quando
il
suocero
gli
chiese
se
voleva
accompagnarlo
alla
tenuta
,
accettò
con
entusiasmo
.
Si
sentiva
quasi
felice
all
'
idea
di
riavvicinarsi
alla
moglie
.
Avvertì
con
un
biglietto
Cinzia
della
sua
assenza
di
qualche
giorno
e
partì
col
signor
Moreno
.
Quando
arrivarono
al
castello
,
Bianca
abbracciò
il
padre
,
quindi
porse
la
mano
al
conte
.
Ma
quella
mano
era
così
fredda
,
che
gli
fece
capire
come
egli
avesse
sperato
invano
nell
'
indulgenza
di
lei
.
Tuttavia
,
trovandosi
più
tardi
solo
con
Bianca
,
assunse
un
'
aria
compunta
,
piena
di
dolore
e
mormorò
:
-
Signora
,
la
visita
improvvisa
di
vostro
padre
aveva
aperto
il
mio
cuore
alla
più
dolce
delle
speranze
:
speravo
che
per
lui
,
se
non
per
me
,
avreste
dimenticato
e
perdonato
.
-
Ella
lo
fissò
con
uno
sguardo
pieno
di
disprezzo
.
-
Dimenticare
,
perdonare
?
-
ripetè
.
-
Si
può
farlo
per
un
uomo
onesto
che
un
istante
di
traviamento
ha
fatto
deviare
dalla
retta
via
;
ma
per
voi
che
avete
mentito
sempre
,
per
voi
che
,
calpestando
ogni
riserbo
,
aveste
perfino
la
temerità
di
presentare
come
vostra
moglie
una
sgualdrina
non
può
esservi
nel
mio
cuore
che
odio
e
repulsione
.
Evitate
dunque
di
avvicinarmi
se
non
volete
che
io
mi
ribelli
e
vi
schiacci
!
-
E
voltategli
le
spalle
,
lasciò
il
conte
quasi
fuori
di
sè
dalla
rabbia
.
-
Me
la
pagherà
!
-
pensò
,
stringendo
i
pugni
.
E
uscito
dalla
tenuta
per
non
incontrarsi
in
quel
momento
col
signor
Moreno
,
diresse
i
suoi
passi
verso
la
villa
del
marchese
Passiflora
.
Immerso
nei
suoi
pensieri
,
il
conte
camminava
con
la
testa
china
,
quando
una
voce
ironica
lo
fece
trasalire
.
Era
il
marchese
Passiflora
.
-
Sempre
pensieroso
,
sempre
innamorato
!
-
diceva
.
E
stendendo
la
mano
a
Livio
:
-
Ti
sei
dunque
deciso
a
venire
un
po
'
in
campagna
?
-
soggiunse
ridendo
.
Il
conte
si
era
rasserenato
.
-
Sono
venuto
a
riprendere
la
contessa
,
-
rispose
.
-
Ma
ti
assicuro
che
,
sebbene
giunto
da
poche
ore
,
sono
già
annoiato
.
-
Il
marchese
Passiflora
lo
prese
a
braccetto
.
-
Capisco
,
birbante
,
rimpiangi
Cinzia
!
Ma
,
bada
,
è
pericoloso
lasciar
per
lungo
tempo
sola
una
moglie
come
la
tua
.
Essa
potrebbe
fare
qualche
scappatella
,
che
suo
padre
non
si
curerebbe
di
tenerle
dietro
.
-
Per
parlare
così
,
tu
devi
sapere
qualche
cosa
;
ma
bada
,
io
ho
troppa
fiducia
in
mia
moglie
per
nutrire
il
minimo
sospetto
contro
lei
,
tanto
più
se
fatto
nascere
da
un
uomo
che
non
può
dimenticare
di
essere
stato
respinto
come
marito
.
-
Passiflora
aveva
tolto
il
suo
braccio
da
quello
del
conte
,
e
fermatosi
su
due
piedi
lo
guardò
fisso
,
seriamente
.
-
È
vero
;
-
rispose
-
non
posso
dimenticare
il
rifiuto
di
quella
giovinetta
che
mi
avrebbe
reso
felice
,
come
ho
l
'
orgoglio
di
credere
che
sarei
stato
per
lei
il
migliore
dei
mariti
,
e
fremo
pensando
che
quella
felicità
è
toccata
a
te
,
che
eri
meno
degno
di
ottenerla
.
-
Marchese
!
-
Non
ti
alterare
,
è
la
verità
!
Non
credo
di
offenderti
,
perchè
so
quanto
vali
.
Però
il
tuo
trionfo
non
è
durato
a
lungo
.
-
Il
conte
impallidì
.
-
Che
ne
sai
tu
?
-
Più
di
quello
che
credi
,
perchè
tu
e
Bianca
,
da
quel
tempo
,
mi
siete
sempre
stati
a
cuore
.
Essa
non
ha
tardato
a
scoprire
che
il
suo
prescelto
non
valeva
il
rifiutato
;
e
per
consolarsi
di
veder
distrutta
la
sua
cara
illusione
,
è
andata
in
cerca
di
un
altro
.
-
Il
conte
gettò
un
grido
di
furore
.
-
Marchese
,
voi
insultate
mia
moglie
e
me
ne
renderete
conto
!
-
Quando
vorrete
,
mio
caro
!
-
rispose
senza
scomporsi
il
marchese
.
-
La
contessa
almeno
mi
sarà
grata
di
averla
sbarazzata
di
voi
.
-
Non
so
che
mi
tenga
dallo
schiaffeggiarvi
!
-
Passiflora
si
mise
a
ridere
.
-
Ve
lo
dirò
io
,
conte
:
la
paura
.
Perchè
voi
siete
audace
soltanto
con
le
donne
,
di
cui
sapete
benissimo
sbarazzarvi
quando
ne
siete
stanco
.
-
Queste
ultime
parole
,
dette
a
caso
,
ebbero
un
effetto
fulminante
sul
conte
.
Egli
indietreggiò
livido
,
barcollante
,
Passiflora
rideva
sempre
.
-
Vedete
,
caro
conte
,
-
soggiunse
-
che
ho
còlto
nel
segno
.
Ma
rinfrancatevi
,
io
non
ho
alcuna
volontà
di
battermi
con
voi
:
lo
farei
soltanto
se
vostra
moglie
chiedesse
il
mio
appoggio
.
Sfortunatamente
Bianca
mi
odia
,
perchè
mi
crede
vostro
amico
,
mi
giudica
forse
alla
stessa
stregua
,
e
va
in
cerca
di
un
puro
ideale
.
-
Il
conte
,
furente
,
si
riavvicinò
al
marchese
.
-
Voi
vorreste
farmi
credere
che
mia
moglie
ha
un
amante
;
-
disse
con
voce
alterata
-
ma
non
ci
riuscirete
.
-
Ne
sono
persuaso
,
-
rispose
il
marchese
con
oltraggiosa
disinvoltura
.
-
Da
questo
lato
vi
torna
più
comodo
fare
il
sordo
.
-
Gli
voltò
le
spalle
e
si
allontanò
.
Livio
ristette
immobile
,
finchè
non
lo
vide
sparire
fra
un
gruppo
di
alberi
.
Tuttavia
mai
il
suo
orgoglio
aveva
tanto
sanguinato
.
Era
stato
insultato
dal
marchese
,
che
forse
narrerebbe
la
scena
gettando
il
ridicolo
su
lui
!
Sua
moglie
aveva
un
amante
?
-
Lo
saprò
,
-
disse
con
la
gola
stretta
.
VI
.
Mentre
si
svolgevano
queste
scene
,
Fabio
scontava
il
suo
delitto
in
prigione
,
rassegnato
al
suo
destino
.
Egli
lavorava
nell
'
amministrazione
delle
carceri
,
dove
sono
ammessi
i
detenuti
di
ottima
condotta
,
e
così
le
sue
giornate
,
sebbene
monotone
,
trascorrevano
abbastanza
presto
.
Le
notti
erano
terribili
:
nel
silenzio
della
cella
,
Fabio
si
abbandonava
a
spaventevoli
scoppi
di
dolore
,
di
collera
,
di
disperazione
.
Rivedeva
la
sua
vittima
,
ricostruiva
l
'
orribile
scena
di
quella
notte
,
si
contorceva
sotto
accessi
di
convulsioni
,
fino
a
che
cadeva
inerte
sul
giaciglio
ed
un
sonno
pesante
scendeva
a
lenire
i
suoi
rimorsi
,
i
suoi
dolori
.
Poi
,
a
poco
a
poco
,
anche
quegli
accessi
si
calmarono
e
le
sue
notti
furono
meno
agitate
.
Quando
pensava
a
Ilda
,
gli
sembrava
che
tutto
il
sangue
gli
affluisse
al
cuore
con
violenza
,
trovava
in
sè
un
tesoro
di
energia
sublime
che
gli
faceva
dimenticare
il
luogo
dove
si
trovava
,
quanto
era
accaduto
.
Ah
!
se
avesse
potuto
dire
almeno
a
lei
...
!
Ma
no
,
egli
avrebbe
taciuto
sempre
:
era
necessario
,
lo
doveva
:
una
morta
gliel
'
aveva
imposto
.
Fabio
parlava
pochissimo
coi
suoi
compagni
di
carcere
,
ma
si
mostrava
così
buono
con
tutti
,
che
nessuno
nutriva
astio
contro
lui
.
I
giorni
,
i
mesi
scorrevano
.
Per
Natale
quasi
tutti
i
prigionieri
ricevono
qualche
regalo
.
A
Fabio
pervennero
diversi
doni
della
fidanzata
,
del
suo
principale
,
e
alcuni
doni
anonimi
,
ma
che
egli
doveva
ben
sapere
da
chi
gli
pervenivano
.
Libri
,
oggetti
,
dolci
,
erano
stati
prima
minutamente
visitati
,
ma
i
pochi
biglietti
che
li
accompagnavano
potevano
essere
consegnati
al
prigioniero
.
Quello
di
Ilda
diceva
:
"
Coraggio
e
speranza
in
Dio
:
lavoro
per
te
,
non
ti
dimentico
,
ti
sono
sempre
vicina
col
cuore
.
"
Il
suo
principale
gli
scrisse
,
inviandogli
una
scatola
di
dolci
squisiti
:
"
Perchè
tu
veda
che
non
sei
dimenticato
.
Buon
Natale
!
"
E
"
Buon
Natale
!
"
stampato
,
ripeteva
l
'
invio
dei
doni
anonimi
.
Fabio
pianse
di
gioia
;
distribuì
i
dolci
fra
i
suoi
compagni
;
per
sè
tenne
soltanto
un
libro
rilegato
,
Le
mie
prigioni
di
Silvio
Pellico
.
Si
mise
sul
cuore
il
biglietto
di
Ilda
.
Quella
notte
egli
si
addormentò
col
sorriso
sulle
labbra
.
Il
giorno
dopo
,
all
'
ora
della
ricreazione
,
incominciò
la
lettura
delle
Mie
prigioni
.
Aveva
già
percorse
alcune
pagine
,
quando
sussultò
.
Nelle
interlinee
di
un
foglio
vi
erano
scritte
delle
parole
in
un
carattere
minutissimo
.
Lo
scritto
diceva
:
"
Tu
hai
presunto
troppo
della
fedeltà
di
Ilda
:
essa
ha
un
amante
che
le
ha
regalato
una
palazzina
,
carrozza
e
cavalli
ed
è
diventata
una
delle
mantenute
più
in
voga
.
"
Ilda
ha
sprezzato
l
'
appoggio
del
sincero
amico
che
tu
le
lasciasti
,
ha
riso
di
lui
,
l
'
ha
perfino
minacciato
,
sperando
di
farlo
tacere
.
Ma
ho
voluto
avvertirti
,
a
costo
di
tutto
,
perchè
mi
si
strazia
il
cuore
nel
vederti
così
ingannato
.
Io
continuerò
a
vegliare
su
lei
,
e
qualunque
cosa
succeda
ti
avvertirò
.
Intanto
,
se
puoi
,
dimenticala
:
essa
è
indegna
di
te
.
"
Tu
hai
avuto
troppa
fiducia
in
lei
.
"
Fabio
rimase
come
stupidito
.
Chiuse
il
libro
e
dopo
poco
tornò
al
lavoro
,
che
disimpegnò
macchinalmente
.
Quella
sera
,
gettatosi
bocconi
sul
pagliericcio
,
scoppiò
in
singhiozzi
.
Tradito
,
tradito
da
lei
,
che
il
giorno
prima
gli
aveva
scritto
quel
biglietto
che
teneva
sul
cuore
.
Eppure
l
'
uomo
che
aveva
vergate
quelle
parole
,
il
conte
Livio
,
il
suo
protettore
,
non
poteva
ingannarlo
!
Ma
perchè
Ilda
gli
scriveva
:
"
Coraggio
e
speranza
in
Dio
:
lavoro
per
te
,
non
ti
dimentico
,
ti
sono
sempre
vicina
col
cuore
"
?
Per
alcuni
giorni
Fabio
ebbe
nuovamente
accessi
di
disperazione
che
sembrava
dovessero
renderlo
pazzo
;
poi
,
un
senso
di
stanchezza
lo
colse
,
ed
egli
continuò
ad
eseguire
macchinalmente
il
suo
lavoro
;
ma
era
pallido
,
accasciato
.
Per
certo
se
il
conte
lo
avesse
veduto
in
quei
giorni
,
avrebbe
pensato
che
Fabio
non
uscirebbe
più
da
quel
carcere
che
cadavere
.
Ma
anche
Livio
non
si
trovava
sopra
un
letto
di
rose
!
Dopo
la
scena
avvenuta
col
marchese
Passiflora
,
il
conte
nascose
il
suo
avvilimento
e
ingoiò
tutto
l
'
amaro
versatogli
dal
marchese
,
col
pensiero
di
vendicarsi
un
momento
o
l
'
altro
di
lui
.
Intanto
il
signor
Moreno
tutto
disponeva
per
la
propria
partenza
.
-
Ora
sono
tranquilla
!
-
disse
la
buona
Celia
alla
sua
cara
padrona
.
-
Lei
non
ha
più
nulla
da
temere
.
Con
suo
padre
vicino
,
il
conte
si
guarderà
bene
dal
recarle
un
dispiacere
.
-
È
vero
;
-
rispose
Bianca
-
ma
d
'
ora
innanzi
non
mi
sarà
più
concesso
di
vedere
Aldo
ed
abbracciare
quella
bambina
:
l
'
ho
promesso
a
mio
padre
,
e
manterrò
la
mia
promessa
fino
a
quando
il
conte
non
verrà
smascherato
e
tutto
sarà
finito
fra
noi
.
-
Ma
lei
può
scrivere
al
giovane
ed
avere
notizie
della
bambina
.
-
Questo
sì
;
se
il
babbo
me
l
'
avesse
proibito
,
ne
sarei
morta
.
-
Il
conte
conservava
la
sua
perfetta
disinvoltura
dinanzi
al
suocero
e
sembrava
il
migliore
dei
mariti
.
Al
loro
arrivo
a
Torino
,
il
signor
Moreno
si
stabilì
nel
suo
appartamento
,
perfettamente
libero
,
dove
poteva
tenere
presso
di
sè
Lucia
ed
il
suo
fidato
cameriere
.
Egli
fece
fare
una
porticina
segreta
che
metteva
in
comunicazione
le
sue
stanze
con
quelle
della
figlia
.
Al
conte
Livio
fu
nascosta
l
'
esistenza
di
quella
porticina
.
Incominciava
il
dicembre
.
Verso
le
quattro
,
i
portici
erano
affollati
.
Un
giorno
Livio
,
con
alcuni
amici
,
si
era
diretto
verso
Baratti
....
Camminavano
chiacchierando
,
ridendo
,
ammirando
le
belle
che
passavano
loro
vicino
.
Dinanzi
alla
confetteria
Baratti
si
fermarono
in
gruppo
.
In
quel
momento
uno
dei
compagni
di
Livio
disse
ad
alta
voce
:
-
Ecco
la
Cleo
.
Fortunato
il
mortale
che
la
possiede
!
-
Livio
si
volse
e
rimase
trasecolato
.
La
giovane
che
il
suo
compagno
aveva
chiamata
Cleo
era
Ilda
,
la
fidanzata
di
Fabio
,
la
fanciulla
che
avrebbe
voluto
far
sua
a
costo
di
un
delitto
.
Ella
appariva
di
una
bellezza
maravigliosa
,
vestita
con
eleganza
suprema
.
Sotto
il
largo
cappello
a
piume
,
i
capelli
nerissimi
,
divisi
sulla
fronte
,
le
scendevano
fino
agli
orecchi
,
ai
quali
scintillavano
due
brillanti
di
una
grossezza
straordinaria
.
Nulla
di
più
voluttuoso
del
pallore
del
suo
volto
,
dei
suoi
occhi
bistrati
,
color
verde
-
mare
.
Le
labbra
provocanti
,
di
un
rosso
acceso
,
mettevano
in
mostra
,
nel
sorriso
,
denti
di
una
bianchezza
lattea
.
Passò
altera
dinanzi
al
gruppo
dei
giovani
,
entrò
da
Baratti
e
non
tardò
ad
uscirne
,
tenendo
fra
le
dita
inguantate
un
pacco
di
caramelle
.
Sali
in
un
superbo
coupè
a
due
cavalli
,
che
attendeva
fuori
dei
portici
.
Tutto
ciò
era
avvenuto
in
così
breve
tempo
,
che
il
conte
credette
di
essere
vittima
di
un
'
allucinazione
,
nè
si
scosse
che
quando
Ilda
si
fu
allontanata
.
Allora
si
volse
vivamente
al
compagno
chiedendogli
:
-
Chi
è
quella
Cleo
?
Che
fa
?
Come
la
conosci
?
-
Ih
!
ih
!
quante
domande
!
-
risposo
l
'
altro
ridendo
.
-
Ti
ha
dunque
subito
stregato
,
la
bella
ammaliatrice
?
Essa
è
mantenuta
da
un
milionario
incognito
.
Già
da
un
mese
frequenta
i
ritrovi
eleganti
,
e
so
che
molti
vanno
pazzi
per
lei
,
ma
inutilmente
.
Il
suo
Creso
,
che
qualcuno
dice
sia
un
russo
,
ha
acquistato
per
lei
una
palazzina
stupenda
.
La
giovane
ha
preso
il
nome
di
Cleo
,
perchè
per
l
'
addietro
fu
protagonista
di
un
dramma
da
Corte
d
'
Assise
.
-
Il
conte
aveva
il
cervello
in
fiamme
;
i
suoi
occhi
lanciavano
foschi
lampi
.
Ilda
si
era
presa
giuoco
di
lui
!
Ilda
era
l
'
amante
di
un
altro
,
mentre
egli
,
per
averla
,
avrebbe
dato
la
vita
!
E
Fabio
ignorava
tutto
,
passava
i
suoi
giorni
fiducioso
nella
fedeltà
della
fanciulla
che
l
'
aveva
difeso
con
tanta
passione
!
Ma
egli
l
'
avrebbe
avvertito
,
anche
per
dargli
così
un
colpo
terribile
,
forse
mortale
.
Sbarazzarsi
di
quell
'
uomo
,
il
cui
pensiero
lo
tormentava
ogni
notte
,
impadronirsi
di
Ilda
,
era
in
quell
'
istante
il
suo
desiderio
unico
.
Come
fare
?
Dopo
avere
a
lungo
pensato
,
si
recò
quella
stessa
sera
a
casa
di
Cinzia
.
L
'
ex
ballerina
od
il
conte
si
erano
nuovamente
divisi
con
tacito
accordo
:
Cinzia
,
ripresa
la
propria
libertà
,
si
era
stabilita
a
Torino
,
ed
un
negoziante
di
cereali
aveva
preso
il
posto
di
Livio
.
Però
fra
il
conte
e
Cinzia
rimaneva
un
'
apparenza
di
amicizia
:
avevano
stabilito
che
entrambi
,
all
'
occasione
,
si
sarebbero
scambievolmente
aiutati
.
Livio
trovò
la
giovane
a
casa
e
sola
.
Ella
stava
cenando
,
e
veduta
alla
luce
del
gas
,
appariva
seducentissima
nell
'
abito
rosa
.
-
Che
buon
vento
ti
guida
?
-
chiese
stendendo
la
mano
al
conte
.
-
Vorrei
sapere
se
conosci
una
certa
Cleo
.
-
Cinzia
fece
un
brusco
movimento
,
guardò
il
conte
con
occhi
fiammeggianti
.
-
Se
la
conosco
?
-
proruppe
con
accento
d
'
odio
.
-
È
una
mia
rivale
!
Quando
m
'
incontra
mi
guarda
con
aria
di
sfida
,
sorride
con
disprezzo
....
Ah
!
se
potessi
schiacciarla
!
-
Livio
era
ritornato
calmo
.
-
Te
no
darò
i
mezzi
io
,
-
disse
.
-
Se
tu
farai
questo
,
-
esclamò
Cinzia
con
voce
carezzevole
-
io
ti
obbedirò
come
una
schiava
!
-
Il
conte
,
fissando
i
suoi
occhi
in
quelli
di
lei
,
disse
con
voce
bassa
e
fremente
:
-
Ebbene
,
ascoltami
....
-
VII
.
Quando
Ilda
tornò
a
Torino
,
dopo
essersi
trattenuta
due
giorni
alla
tenuta
di
Bianca
,
non
sembrava
più
la
stessa
di
quando
era
partita
.
Un
raggio
di
gioia
brillava
nei
suoi
occhi
e
dimostrava
il
suo
contento
.
Dopo
tante
angosce
,
Ilda
sentiva
nel
suo
cuore
alitare
le
più
soavi
speranze
.
Ella
aveva
trovato
due
buone
creature
che
si
sarebbero
unite
a
lei
per
smascherare
il
conte
,
punirlo
se
era
il
vero
colpevole
,
dischiudere
,
se
possibile
,
le
porte
del
carcere
all
'
infelice
che
si
sacrificava
.
Ilda
aveva
discusso
molto
col
signor
Moreno
circa
gli
strani
rapporti
fra
il
conte
e
Fabio
.
Per
certo
fra
loro
esisteva
un
misterioso
legame
,
che
aveva
reso
l
'
uno
lo
schiavo
sommesso
dell
'
altro
.
Ma
come
scoprire
tale
mistero
,
che
sarebbe
la
chiave
di
tutto
?
La
giovane
sperava
di
riuscirvi
.
Con
Bianca
ed
il
signor
Moreno
avevano
ideato
un
piano
per
conseguire
l
'
intento
desiderato
.
Ilda
,
col
fine
discernimento
della
donna
,
aveva
indovinato
il
puro
amore
di
Bianca
per
lo
studente
Aldo
,
e
pensava
che
quei
due
erano
degni
l
'
uno
dell
'
altra
.
-
Se
non
ci
fosse
il
conte
!
-
diceva
fra
sè
e
sè
.
Quella
sera
Ilda
,
a
tarda
ora
,
si
recò
a
bussare
alla
soffitta
di
Aldo
.
Il
giovane
stava
studiando
.
Tuttavia
aprì
.
La
vista
di
quella
giovane
,
che
egli
aveva
appena
intraveduta
due
volte
nel
corridoio
,
lo
sorprese
.
-
Che
desidera
,
signorina
?
-
Ho
una
lettera
da
consegnarle
.
-
L
'
aveva
tratta
dal
corsetto
e
gliela
porse
.
Il
giovane
riconobbe
subito
la
calligrafia
di
Bianca
.
-
Entri
;
si
accomodi
,
la
prego
!
-
disse
con
premura
.
Aldo
si
assorbì
nella
sua
lettura
.
La
contessa
gli
faceva
parte
di
tutto
quanto
era
accaduto
in
quei
giorni
:
della
comparsa
di
Ilda
,
del
colloquio
con
lei
,
dell
'
apparizione
improvvisa
del
signor
Moreno
,
del
perdono
di
lui
,
e
di
tutto
quanto
avevano
combinato
insieme
con
la
fidanzata
di
Fabio
.
/
#
"
Noi
saremo
separati
per
lungo
tempo
,
mio
caro
Aldo
,
"
terminava
la
lettera
"
ma
le
nostre
anime
non
si
divideranno
mai
.
L
'
avvenire
sarà
forse
migliore
del
passato
.
Mettiti
ad
intera
disposizione
di
Ilda
:
essa
ti
dirà
qual
parte
dovrai
assumere
in
ciò
che
abbiamo
ideato
;
accettala
,
te
ne
prego
.
Ilda
stessa
ti
presenterà
a
mio
padre
:
ubbidiscilo
in
tutto
e
ti
troverai
contento
.
"
#
/
Lo
studente
,
terminata
la
lettura
,
alzò
gli
occhi
su
Ilda
con
tenerezza
,
e
con
accento
familiare
:
-
Siete
voi
,
-
disse
-
la
fidanzata
dell
'
uomo
che
assassinò
la
povera
Giulietta
?
-
Ilda
rispose
,
grave
:
-
Sono
io
;
ma
per
certo
non
mi
avreste
riconosciuta
sotto
questo
travestimento
.
È
stato
necessario
per
venir
ad
abitare
nella
camera
dell
'
assassinata
.
-
Avete
avuto
tanto
coraggio
?
-
Il
mio
amore
per
Fabio
mi
ha
dato
la
forza
e
l
'
energia
di
tentar
tutto
per
scoprire
la
verità
.
-
Sospettate
il
conte
Rossano
?
-
Sì
.
-
Ma
l
'
assassinio
fu
veramente
compiuto
dal
vostro
fidanzato
.
-
Il
conte
fu
senza
dubbio
l
'
istigatore
.
-
Aldo
era
pensieroso
.
-
Perchè
non
faceste
il
nome
di
lui
all
'
udienza
?
-
Fabio
me
l
'
aveva
proibito
.
Lo
studente
trasalì
.
-
Come
?
-
La
giovane
raccontò
dei
rapporti
del
suo
fidanzato
col
conte
,
come
questi
passasse
per
un
benefattore
,
e
si
diffuse
sulla
riconoscenza
di
Fabio
verso
quell
'
uomo
.
Parlò
quindi
dell
'
offerte
fattele
dal
conte
quando
il
giovane
fu
condannato
,
della
fuga
di
lei
,
della
sua
scoperta
il
giorno
in
cui
si
era
recata
ad
Ivrea
,
di
tutto
ciò
che
aveva
raccontato
a
Bianca
.
-
Continuerete
ad
abitare
la
soffitta
della
povera
Giulietta
?
-
chiese
Aldo
,
quando
essa
ebbe
finito
di
parlare
.
-
Sì
,
ma
vi
farò
le
mie
apparizioni
di
quando
in
quando
,
dovendo
d
'
ora
innanzi
vivere
altrove
.
-
I
due
s
'
intrattennero
ancora
a
lungo
.
Quella
sera
Ilda
rientrata
nella
sua
soffitta
dopo
la
mezzanotte
,
prima
di
coricarsi
pregò
fervorosamente
,
chiedendo
a
Dio
di
sostenerla
nella
lotta
che
stava
per
intraprendere
.
Quindici
giorni
dopo
,
sotto
il
nome
di
Cleo
,
essa
prendeva
possesso
di
una
elegantissima
palazzina
,
acquistata
a
suo
nome
dal
signor
Moreno
.
Tutti
parlavano
della
eleganza
,
del
lusso
della
nuova
stella
.
Ogni
sera
la
giovane
scriveva
un
minuto
ragguaglio
di
tutti
gli
avvenimenti
della
giornata
,
una
specie
di
diario
che
veniva
segretamente
inviato
a
Bianca
.
Il
giorno
del
suo
incontro
col
conte
Livio
davanti
alla
pasticceria
Baratti
,
Ilda
tornò
a
casa
agitata
.
Finalmente
la
lotta
comincerebbe
ed
ella
vi
si
apprestava
con
energia
.
La
sera
stessa
il
signor
Moreno
si
recò
da
lei
ed
ebbero
un
lungo
colloquio
insieme
.
Ilda
,
fino
dai
primi
giorni
della
sua
nuova
esistenza
,
si
era
incontrata
con
Cinzia
,
e
la
fissò
con
uno
sguardo
pieno
di
disprezzo
o
di
sfida
.
Due
giorni
dopo
l
'
incontro
di
Livio
,
Ilda
se
ne
stava
nel
suo
salotto
,
allorchè
una
cameriera
le
consegnò
il
biglietto
di
un
visitatore
.
Ilda
lesse
:
"
Conte
Livio
Rossano
.
"
-
Introducilo
subito
nel
salotto
rosa
,
-
disse
alla
cameriera
.
Ilda
indossava
un
abito
da
casa
che
le
stava
a
meraviglia
.
Aveva
i
capelli
negligentemente
annodati
e
trattenuti
da
un
pettine
di
brillanti
.
Ella
passò
nel
salotto
,
dove
,
in
attesa
di
lei
,
il
conte
,
pallido
come
un
cadavere
,
esaminava
lo
splendore
di
quella
stanza
,
un
gioiello
di
buon
gusto
.
Sentendo
aprire
un
uscio
,
si
volse
e
rattenne
a
stento
un
grido
di
ammirazione
.
Ilda
appariva
calma
,
sorridente
.
-
Quale
sorpresa
,
caro
conte
!
-
esclamò
.
-
Che
volete
!
Ho
desiderato
di
accertarmi
co
'
miei
occhi
se
la
Cleo
che
fa
tanto
parlare
di
sè
a
Torino
eravate
proprio
voi
,
Ilda
.
Non
volevo
crederci
....
mi
pareva
impossibile
.
Ma
,
disgraziata
fanciulla
,
avete
dunque
dimenticato
il
povero
Fabio
,
che
per
voi
ha
commesso
un
delitto
?
-
Ilda
si
sdraiò
su
di
una
poltrona
con
atto
civettuolo
.
Rideva
,
mostrando
i
denti
bianchissimi
.
-
Conte
,
smettete
le
prediche
:
le
detesto
.
E
poi
,
come
potete
farvi
il
difensore
della
virtù
dopo
le
confidenze
da
voi
fatte
alla
sedicente
contessa
che
era
in
vostra
compagnia
in
un
albergo
di
Ivrea
?
-
Il
conte
rimase
a
bocca
aperta
dallo
stupore
.
-
Orsù
,
giuochiamo
a
carte
scoperte
!
-
proseguì
Ilda
.
-
Non
è
lo
scrupolo
per
il
condannato
che
vi
ha
condotto
da
me
,
sibbene
il
dispetto
di
perdere
la
preda
che
agognavate
.
-
Livio
era
in
preda
ad
una
grande
confusione
.
La
giovane
continuava
a
ridere
.
-
Osereste
negare
?
-
domandò
.
-
Ebbene
,
no
,
non
lo
nego
!
-
rispose
risoluto
il
conte
.
-
E
,
se
avete
udite
le
mie
confidenze
,
saprete
fino
a
qual
punto
vi
ami
.
-
Al
punto
di
commettere
voi
pure
un
delitto
....
Ah
!
ah
!
-
Non
ridete
così
;
se
sapeste
che
male
mi
fate
!
Potevo
io
mai
pensare
che
voi
,
così
onesta
,
che
respingevate
ogni
mia
proposta
,
che
fuggiste
da
me
....
-
Non
ne
indovinaste
la
cagione
?
-
interruppe
Ilda
.
-
No
;
ditela
,
ditela
,
ve
ne
prego
!
-
Ella
inclinò
vezzosamente
la
testa
,
ed
i
suoi
occhi
presero
un
'
espressione
di
languore
.
-
Io
avevo
indovinato
il
vostro
amore
;
-
esclamò
-
capivo
che
la
condanna
di
Fabio
aveva
fatto
nascere
nel
vostro
cuore
un
'
insensata
speranza
....
-
Perchè
insensata
?
-
Perchè
mai
mi
sarei
data
al
protettore
del
mio
fidanzato
!
Voi
siete
l
'
unico
uomo
che
non
avrebbe
mai
potuto
trionfare
di
me
.
-
E
me
lo
dite
con
tanta
franchezza
?
-
Perchè
mentire
?
Veramente
io
avevo
risoluto
di
restar
fedele
a
Fabio
,
ma
dopo
alcuni
mesi
di
lotta
con
la
miseria
,
vedendomi
disprezzata
dalla
società
che
mi
riteneva
forse
complice
del
condannato
,
convinta
infine
che
Fabio
era
veramente
colpevole
,
decisi
di
prendermi
una
rivincita
su
quelli
stessi
che
mi
disprezzavano
,
e
siccome
trovai
,
viaggiando
,
un
'
ottima
occasione
,
non
me
la
lasciai
sfuggire
.
Come
vedete
,
il
mio
protettore
ha
fatto
le
cose
in
grande
.
-
Una
collera
tremenda
contraeva
il
volto
di
Livio
.
-
E
se
io
ne
avvertissi
Fabio
?
-
Ilda
alzò
con
disprezzo
le
spalle
.
-
Che
m
'
importa
?
Io
mi
godrò
la
vita
tuttavia
!
-
Ilda
,
io
non
dirò
nulla
,
ve
lo
prometto
,
Fabio
ignorerà
tutto
,
ma
voi
non
sarete
crudele
con
me
.
-
Volle
prenderle
una
mano
,
ma
la
giovane
la
ritrasse
vivamente
.
-
Giù
le
zampe
,
caro
mio
;
se
volete
che
continui
a
ricevervi
e
che
la
mia
accoglienza
sia
amichevole
,
dovete
stare
al
vostro
posto
,
altrimenti
,
se
verrete
un
'
altra
volta
,
troverete
l
'
uscio
chiuso
.
-
Io
non
metterò
più
piede
nella
casa
di
un
altro
.
-
Questa
è
casa
mia
,
sapete
!
-
disse
con
alterezza
Ilda
.
-
Il
mio
protettore
me
l
'
ha
regalata
:
potete
mettervi
a
suo
pari
?
-
Sì
,
che
lo
posso
!
-
gridò
il
conte
.
-
Datemi
una
sola
speranza
,
ed
io
metto
ai
vostri
piedi
tutte
le
mie
ricchezze
.
-
Ilda
l
'
interruppe
con
uno
scroscio
di
risa
.
-
Le
vostre
ricchezze
?
-
soggiunse
.
-
Dimenticate
,
conte
,
di
aver
detto
alla
vostra
sedicente
contessa
che
vi
trovavate
al
verde
,
che
avevate
bisogno
di
denaro
per
aver
perduto
duecentomila
lire
al
giuoco
ed
impegnata
la
rendita
di
sei
mesi
?
E
minacciavate
la
vera
contessa
,
che
fortunatamente
non
poteva
sentirvi
,
se
non
acconsentiva
a
pagare
i
vostri
debiti
!
-
Il
conte
era
livido
.
-
Ma
dove
eravate
,
voi
,
per
sapere
tutto
questo
?
-
Accanto
alla
vostra
tavola
,
dove
voi
pranzavate
in
compagnia
della
sedicente
contessa
.
Oh
!
voi
credevate
che
nessuno
,
lì
,
capisse
il
francese
;
ma
c
'
ero
io
,
e
udii
tutto
.
-
Il
conte
fremeva
,
ma
Ilda
era
così
adorabile
,
così
provocante
,
che
egli
perdeva
la
testa
.
-
Ilda
,
abbiate
pietà
di
me
!
-
balbettò
.
-
Se
vi
sentisse
Cinzia
....
-
E
divenendo
seria
:
-
È
inutile
,
-
disse
.
-
Forse
,
se
non
foste
stato
il
protettore
di
Fabio
,
avrei
potuto
amarvi
.
-
Io
rinnego
il
mio
protetto
dal
momento
che
si
è
reso
indegno
di
me
,
-
diss
'
egli
con
voce
ansante
.
Ilda
conservò
il
suo
sorriso
.
-
Che
m
'
importa
,
adesso
?
-
esclamò
.
-
Io
non
sono
libera
,
e
,
quand
'
anche
lo
fossi
,
vi
fuggirei
egualmente
.
-
E
stesa
la
mano
ad
un
bottone
del
campanello
,
lo
premè
nervosamente
.
Prima
che
il
conte
avesse
il
tempo
di
rispondere
,
una
cameriera
apparve
.
Ilda
era
già
in
piedi
,
e
con
la
massima
disinvoltura
:
-
Accompagna
il
signor
conte
,
-
disse
.
-
Ah
!
dimenticavo
avvertirvi
che
il
giovedì
sera
ricevo
gli
amici
;
si
fa
un
po
'
di
musica
,
poi
si
cena
.
Sarete
il
benvenuto
.
-
Il
conte
era
stordito
.
-
Non
mancherò
,
-
rispose
macchinalmente
.
E
seguì
la
cameriera
,
tutto
fremente
d
'
ira
.
Appena
in
istrada
si
disse
:
-
Ilda
si
prende
giuoco
di
me
e
di
Fabio
,
che
aveva
piena
fiducia
in
lei
!
Ma
io
l
'
avvertirò
.
-
Poi
soggiunse
con
accento
più
cupo
:
-
Voglio
conoscere
il
nababbo
che
la
mantiene
,
ed
agirò
contro
di
lui
per
avere
Ilda
nelle
mie
mani
.
-
VIII
.
Il
marchese
Passiflora
non
era
ancora
soddisfatto
della
lezione
data
a
Livio
:
egli
avrebbe
voluto
torturarlo
,
come
egli
era
stato
torturato
,
respinto
da
Bianca
per
la
seconda
volta
.
Il
marchese
era
quasi
sicuro
che
la
contessa
avesse
qualche
intrigo
.
Ma
come
scoprirlo
?
Passiflora
aveva
un
cameriere
intelligente
,
fedele
,
del
quale
poteva
fidarsi
.
Pensò
di
servirsene
per
il
suo
intento
.
-
Pietro
,
-
gli
disse
-
voglio
darti
una
missione
di
fiducia
.
-
Mi
comandi
,
signor
marchese
.
-
Devi
mettere
a
prova
tutta
la
tua
sagacia
per
scoprire
il
segreto
di
una
signora
.
-
Mi
dica
di
chi
si
tratta
,
e
stia
tranquillo
che
fra
pochi
giorni
saprò
dirle
tutto
quanto
riguarda
quella
signora
.
-
Quella
signora
si
chiama
la
contessa
Bianca
Rossano
,
ed
abita
verso
il
corso
Palestro
.
-
Conosco
il
palazzo
.
-
Meglio
così
.
Quando
ti
metterai
all
'
opera
?
-
Oggi
stesso
.
-
Passò
una
settimana
,
senza
risultato
.
Finalmente
una
sera
Pietro
disse
al
padrone
:
-
Signor
marchese
,
sono
quasi
riuscito
;
ma
vi
è
una
piccola
difficoltà
.
-
Quale
?
Sentiamo
.
-
Ho
contratto
relazione
con
una
cameriera
della
contessa
,
una
bella
ragazza
diciottenne
,
che
mi
crede
innamorato
di
lei
.
Mi
sono
fatto
credere
un
piccolo
possidente
,
venuto
a
passare
l
'
inverno
a
Torino
,
ed
essa
è
felice
.
L
'
ho
fatta
chiacchierare
,
ed
ho
saputo
che
la
contessa
ha
l
'
appartamento
separato
da
quello
del
marito
.
In
casa
abita
anche
il
padre
della
signora
.
La
contessa
si
fa
unicamente
servire
dalla
cameriera
Celia
,
e
nessun
'
altra
che
questa
l
'
avvicina
.
La
mia
ragazza
,
che
odia
Celia
e
la
spia
per
coglierla
in
fallo
,
ha
scoperto
che
due
volte
alla
settimana
essa
va
alla
posta
a
ritirare
delle
lettere
al
suo
indirizzo
,
ed
ha
veduto
consegnare
quelle
lettere
alla
contessa
.
-
Un
lampo
scaturì
dagli
occhi
di
Passiflora
.
-
Bisognerebbe
impadronirsi
di
una
di
quelle
lettere
!
-
esclamò
.
-
Ci
ho
pensato
anch
'
io
,
ma
la
ragazza
non
vuole
arrischiarsi
a
ritirarla
dalla
posta
,
perchè
ormai
l
'
impiegato
deve
conoscere
Celia
.
-
Passiflora
si
era
messo
a
camminare
nervosamente
per
la
stanza
.
-
Eppure
,
è
necessario
avere
una
di
quelle
lettere
!
-
disse
ad
un
tratto
soffermandosi
dinanzi
a
Pietro
.
-
Cerca
,
inventa
qualche
cosa
,
pur
che
riesca
.
Se
ti
fa
duopo
spendere
del
denaro
,
prendi
.
-
Trasse
dal
portafogli
due
biglietti
da
mille
e
li
porse
a
Pietro
,
che
s
'
inchinò
rispondendo
:
-
Farò
l
'
impossibile
per
servirla
.
-
Una
settimana
dopo
Pietro
apparve
con
aria
trionfante
.
-
Ecco
la
lettera
,
signor
marchese
,
ed
ancora
chiusa
.
-
Passiflora
l
'
aprì
con
diabolica
soddisfazione
e
lesse
:
"
Mia
Speranza
,
"
Più
i
giorni
passano
,
più
mi
riesce
doloroso
il
vivere
separato
da
te
;
ma
è
necessario
,
per
la
lotta
che
si
prepara
e
sarà
grave
.
Abbiamo
tutto
combinato
con
Ilda
;
ma
il
mio
compito
non
sarà
facile
come
credevo
,
e
il
dibattito
che
ho
sostenuto
dentro
me
stesso
è
stato
lungo
,
doloroso
.
Pensare
che
quell
'
uomo
ignobile
è
tuo
marito
,
è
cosa
orribile
!
Credi
che
ho
dovuto
lottare
non
poco
per
non
lasciarmi
vincere
dallo
spirito
del
male
e
non
commettere
un
delitto
!
"
Al
contrario
tuo
padre
ed
Ilda
stessa
mi
destano
un
tal
rispetto
,
quasi
uguale
a
quello
che
sento
per
te
.
Cari
e
nobili
cuori
tutti
!
"
Bianca
,
quando
ritorneranno
quei
brevi
e
rapidi
istanti
passati
insieme
con
la
nostra
bambina
?
Dal
giorno
che
tu
sei
partita
,
ella
si
è
fatta
triste
triste
,
chiama
sempre
la
sua
mammina
.
E
ieri
l
'
altro
,
appena
mi
vide
,
mi
corse
incontro
gridando
:
"
Babbo
,
perchè
non
hai
condotta
con
te
la
mamma
?
"
"
Avrei
da
dirti
tante
cose
,
amor
mio
,
ma
attendo
di
scrivertele
domani
,
per
poterti
anche
spiegare
meglio
la
parte
che
mi
sono
assunta
e
che
spero
di
eseguire
a
maraviglia
.
Un
bacio
sulla
tua
pura
fronte
,
perchè
si
rassereni
e
speri
.
"ALDO."
Se
un
fulmine
fosse
caduto
ai
piedi
di
Passiflora
,
non
gli
avrebbe
prodotto
la
terribile
commozione
che
l
'
agitava
dopo
quella
lettura
.
Ecco
perchè
Bianca
aveva
respinto
il
suo
aiuto
,
la
sua
protezione
!
Come
si
era
presa
giuoco
di
lui
!
Ma
ormai
aveva
un
'
arme
nelle
mani
che
poteva
servirgli
ad
attirare
Bianca
,
a
piegarla
ad
ogni
sua
volontà
.
Se
ella
resisteva
ancora
,
se
ricusava
di
venire
a
patti
con
lui
,
egli
informerebbe
Livio
di
tutto
.
Così
pensando
,
il
marchese
si
mise
a
un
tavolino
e
vergò
queste
righe
:
"
Contessa
,
"
Un
grave
pericolo
minaccia
voi
e
due
persone
che
vi
sono
care
!
Aldo
e
la
bambina
.
Questo
pericolo
io
solo
posso
scongiurarlo
.
Vi
prego
di
recarvi
senza
indugio
da
me
,
che
per
due
giorni
non
mi
muoverò
da
casa
per
attendervi
.
Spero
che
non
ricuserete
,
altrimenti
tutto
sarebbe
perduto
.
"PASSIFLORA."
Aggiunse
in
un
angolo
del
biglietto
il
proprio
indirizzo
colla
data
,
poi
lo
chiuse
in
una
busta
,
sulla
quale
scrisse
:
"
Signora
Celia
Lari
,
fermo
in
posta
"
come
era
scritto
sulla
busta
che
conteneva
la
lettera
dello
studente
.
Ed
uscì
per
impostarla
egli
stesso
.
Il
domani
egli
disse
al
suo
cameriere
che
poteva
restarsene
fuori
tutta
la
giornata
,
e
attese
,
solo
,
in
casa
,
che
la
contessa
vi
si
recasse
.
Fremeva
di
speranza
e
d
'
impazienza
.
A
un
tratto
il
suono
del
campanello
lo
scosse
.
Corse
ad
aprire
,
e
subito
svanì
ogni
sua
speranza
:
gli
stava
dinanzi
il
signor
Moreno
.
-
Voi
aspettavate
mia
figlia
,
-
disse
-
e
sono
venuto
io
.
Posso
entrare
?
-
Entrate
,
-
rispose
Passiflora
con
un
gesto
altero
.
E
sollevata
egli
stesso
una
portiera
,
lo
fece
passare
nel
salotto
,
gli
offrì
una
poltrona
.
-
Grazie
,
posso
parlare
anche
in
piedi
;
avremo
poco
da
dirci
,
-
soggiunse
in
tono
risoluto
il
signor
Moreno
.
E
guardando
bene
in
faccia
il
marchese
,
soggiunse
:
-
Che
tranello
volevate
tendere
a
Bianca
col
vostro
biglietto
?
-
Passiflora
si
fece
rosso
ed
una
fiamma
cupa
brillò
nei
suoi
occhi
.
-
Un
tranello
?
-
ripetè
senza
chinare
lo
sguardo
dinanzi
a
quello
del
signor
Moreno
.
-
Essa
ha
creduto
così
?
O
piuttosto
ha
voluto
far
credere
a
voi
,
mandandovi
al
suo
posto
,
di
non
conoscere
le
persone
che
io
le
nominavo
nel
mio
biglietto
?
-
Il
signor
Moreno
rimase
calmo
.
-
Mia
figlia
non
ha
bisogno
di
usare
alcun
sotterfugio
con
suo
padre
,
signor
marchese
.
Io
conosco
benissimo
quelle
persone
.
A
voi
domando
piuttosto
come
le
abbiate
conosciute
,
e
soprattutto
desidererei
sapere
perchè
la
lettera
diretta
alla
contessa
era
indirizzata
ferma
in
posta
alla
cameriera
Celia
.
-
Passiflora
fu
imprudente
.
Togliendo
dal
suo
portafogli
la
lettera
di
Aldo
,
disse
con
un
sorriso
freddo
ed
ironico
:
-
L
'
ho
imparato
dall
'
amante
di
vostra
figlia
!
-
Uno
schiaffo
sonoro
piombò
sulle
guance
di
Passiflora
,
seguito
da
queste
parole
:
-
Voi
siete
un
miserabile
,
signor
marchese
,
ed
avete
compiuto
un
'
azione
degna
della
galera
!
-
Passiflora
fece
l
'
atto
di
slanciarsi
sul
signor
Moreno
,
ma
la
riflessione
lo
trattenne
.
-
Mi
renderete
ragione
dell
'
insulto
fattomi
in
casa
mia
e
delle
parole
pronunziate
!
-
disse
con
voce
fremente
.
-
Voi
renderete
ragione
al
tribunale
di
aver
trafugato
una
lettera
,
facendola
ritirare
da
chi
è
pronto
a
testimoniarlo
!
-
ribattè
il
signor
Moreno
.
-
Un
uomo
d
'
onore
non
può
battersi
con
un
vile
!
-
Passiflora
fremeva
.
-
Andate
pure
a
denunziarmi
;
-
disse
con
un
sorriso
atroce
-
ma
domani
tutta
Torino
saprà
che
se
il
conte
Rossano
è
un
libertino
,
sua
moglie
e
suo
suocero
lo
valgono
.
-
Con
atto
violento
il
signor
Moreno
l
'
afferrò
per
il
petto
.
-
Datemi
quella
lettera
,
o
vi
schiaccio
!
-
Non
ve
la
darò
,
e
siccome
voi
venite
ad
aggredirmi
in
casa
mia
,
io
schiaccerò
voi
!
-
E
lottando
rabbiosamente
cercò
di
rovesciarlo
.
Allora
ebbe
luogo
fra
quei
due
una
lotta
feroce
.
Passiflora
,
reso
forsennato
dalla
rabbia
,
cercava
invano
di
abbattere
il
suo
avversario
,
che
,
più
calmo
,
tenace
,
respingeva
il
suo
assalto
.
Ad
un
tratto
un
pugno
dato
da
mano
maestra
piombò
come
una
mazzata
sul
capo
del
marchese
,
lo
stese
supino
a
terra
.
Calmo
,
il
signor
Moreno
tolse
al
gentiluomo
,
che
sembrava
morto
,
la
lettera
innocente
eppure
accusatrice
;
si
riaggiustò
gli
abiti
,
si
rimise
il
cappello
caduto
e
se
ne
andò
chiudendosi
l
'
uscio
alle
spalle
.
A
poco
a
poco
il
marchese
si
riebbe
e
allora
un
urlo
gli
sfuggì
dalle
labbra
;
-
Mi
vendicherò
,
mi
vendicherò
!
-
Mentre
Passiflora
imprecava
come
un
forsennato
,
la
porta
si
schiuse
e
rientrò
il
cameriere
,
chiedendo
:
-
Sono
tornato
troppo
presto
?
-
Passiflora
,
a
quelle
parole
,
a
quella
vista
,
non
si
contenne
più
.
Si
slanciò
sul
disgraziato
e
lo
sbattè
contro
il
muro
.
-
Anche
tu
mi
hai
giuocato
,
infame
!
-
esclamò
con
gli
occhi
stralunati
dal
furore
.
Il
cameriere
tremava
come
una
foglia
.
-
Ma
io
....
signor
marchese
....
-
Taci
,
o
ti
chiudo
la
bocca
per
sempre
!
Sì
,
tu
mi
hai
rubato
il
denaro
per
darlo
ad
una
sgualdrina
,
che
dopo
averti
consegnato
la
lettera
,
è
andata
a
raccontar
tutto
al
suo
padrone
.
-
Io
non
so
nulla
....
sono
innocente
....
-
Taci
!
-
urlò
di
nuovo
il
marchese
.
-
Se
tu
non
le
avessi
detto
il
mio
nome
,
io
non
sarei
stato
compromesso
per
causa
tua
.
Via
,
via
....
che
non
ti
veda
mai
più
!
-
Il
cameriere
si
avviò
per
uscire
.
Ma
Passiflora
,
già
ritornato
in
sè
,
comprese
che
nessuno
più
di
quel
domestico
poteva
in
quel
momento
servirlo
.
E
con
voce
cambiata
:
-
Fermati
!
-
disse
.
-
Oh
!
signor
marchese
,
adesso
la
riconosco
....
Non
potevo
credere
che
lei
mi
scacciasse
così
,
dopo
averla
servita
sempre
fedelmente
.
Le
giuro
che
io
non
ho
colpa
in
quanto
mi
dice
,
le
giuro
che
io
non
ho
pronunziato
il
suo
nome
,
e
non
so
come
abbiano
potuto
scoprirlo
,
ma
lo
saprò
.
-
Tu
non
farai
alcun
passo
senza
mio
ordine
,
e
mi
obbedirai
ciecamente
se
vuoi
rientrare
nelle
mie
grazie
.
-
Il
cameriere
si
lasciò
cadere
sulle
ginocchia
.
-
Mi
comandi
,
farò
tutto
quello
che
lei
vorrà
,
anche
se
mi
comandasse
un
delitto
.
-
Va
bene
,
alzati
;
domani
ti
dirò
quello
che
mi
aspetto
da
te
:
adesso
lasciami
,
vai
a
prepararmi
una
tazza
di
caffè
!
-
IX
.
Era
la
sera
di
ricevimento
in
casa
di
Cleo
,
o
piuttosto
di
Ilda
.
Luce
e
fiori
a
rifascio
.
Gli
invitati
dovevano
giungere
alle
dieci
.
Erano
le
otto
pomeridiane
,
e
nello
spogliatoio
Ilda
stava
discorrendo
con
Aldo
,
che
in
abito
da
società
aveva
l
'
aspetto
di
un
principe
.
Anche
Ilda
era
affascinante
nell
'
abito
impero
,
adorna
di
perle
e
di
brillanti
.
-
Siete
sicura
che
egli
venga
?
-
chiese
il
giovane
gravemente
.
-
Lo
vedrete
.
Quell
'
uomo
non
abbandona
la
preda
che
agogna
.
Ma
ricordate
bene
la
vostra
parte
.
-
Credo
che
il
pensiero
della
contessa
basterà
a
rendermi
superiore
a
me
stesso
.
-
Ilda
guardò
l
'
orologio
e
mormorò
:
-
Il
cavaliere
Trani
dovrebbe
già
essere
qui
.
-
In
quel
momento
una
cameriera
apparve
,
portando
sopra
un
vassoio
d
'
argento
un
biglietto
da
visita
.
-
È
lui
!
-
esclamò
con
vivacità
Ilda
.
-
Che
entri
,
che
entri
subito
!
-
Il
cavaliere
Umberto
Trani
apparve
.
Il
magistrato
,
sorridente
,
stese
la
mano
alla
giovane
,
dicendo
:
-
Vedo
con
piacere
che
mi
trovo
fra
conoscenti
.
Veramente
il
vostro
biglietto
firmato
Cleo
non
mi
avrebbe
fatto
sospettare
che
si
trattava
di
voi
.
Bravissima
!
Mi
rallegro
che
non
abbiate
più
quelle
idee
singolari
che
conquistarono
il
pubblico
a
vostro
favore
.
-
V
'
ingannate
,
signor
Trani
;
-
rispose
Ilda
-
quelle
idee
sussistono
sempre
,
ed
è
per
ciò
che
mi
vedete
trasformata
nella
cortigiana
Cleo
e
che
trovate
il
signor
Aldo
in
mia
compagnia
.
-
I
due
uomini
si
erano
stretti
scambievolmente
la
mano
,
ma
alle
parole
di
Ilda
il
cavalier
Trani
guardò
i
due
giovani
con
serietà
e
stupore
.
-
Mi
spiegherete
...
?
-
disse
.
-
Vi
ho
pregato
di
venire
da
me
un
'
ora
prima
che
giungano
gli
altri
invitati
appunto
per
parlarvi
liberamente
,
-
rispose
Ilda
.
-
Favorite
sedere
e
vi
spiegheremo
subito
tutto
.
-
Il
magistrato
obbedì
.
-
Parlerò
io
,
signor
Aldo
,
-
soggiunse
la
giovane
volgendosi
allo
studente
,
che
fece
un
cenno
affermativo
.
-
Voi
sapete
,
signor
Trani
,
come
io
stia
cercando
colui
che
spinse
il
mio
fidanzato
a
commettere
un
delitto
?
-
E
l
'
avete
trovato
?
-
Non
ancora
,
ma
ho
degli
indizi
.
Il
signor
Aldo
,
divenuto
mio
amico
,
come
aiutò
in
quella
notte
funesta
ad
arrestare
l
'
assassino
,
così
mi
aiuterà
a
scoprire
colui
che
armò
la
mano
del
disgraziato
.
Per
giungere
a
tale
scopo
io
,
povera
commessa
,
sono
divenuta
la
ricchissima
cortigiana
Cleo
;
Aldo
,
il
nobile
e
povero
studente
,
passerà
per
l
'
uomo
che
mi
mantiene
.
-
Lo
sguardo
del
magistrato
si
fissava
intensamente
su
Ilda
.
-
Ed
i
mezzi
,
chi
ve
li
procura
?
-
Il
signor
Moreno
,
a
nome
della
contessa
Bianca
Rossano
sua
figlia
.
Essa
vuole
ad
ogni
costo
scoprire
il
mistero
di
quell
'
assassinio
o
piuttosto
il
segreto
delle
parole
pronunziate
dell
'
assassinata
appena
l
'
ebbe
veduta
.
-
Umberto
Trani
era
divenuto
pensieroso
.
-
Ascoltatemi
:
-
disse
-
io
dovrei
distogliervi
da
tali
idee
,
tanto
più
che
,
se
riusciste
a
scoprire
più
di
quello
che
ho
scoperto
io
,
passerei
per
un
magistrato
da
poco
.
Ma
io
ho
cuore
e
coscienza
,
ed
apprezzo
il
vostro
nobile
intento
;
per
cui
mi
unisco
a
voi
,
pronto
ad
aiutarvi
in
tutto
,
pronto
ad
attestare
di
essermi
ingannato
,
ma
ancora
in
tempo
a
prendermi
una
rivincita
.
-
Grazie
,
grazie
!
-
dissero
ad
un
tempo
Aldo
ed
Ilda
.
-
La
contessa
e
noi
non
dubitammo
un
istante
del
vostro
appoggio
.
-
Umberto
sorrise
,
orgoglioso
di
quello
slancio
sincero
.
-
Ditemi
dunque
qual
parte
mi
avete
preparata
e
su
chi
cadono
i
vostri
sospetti
.
-
Su
persona
che
voi
conoscete
e
che
vi
sembrerà
impossibile
abbia
avuto
rapporti
coll
'
assassino
:
il
conte
Rossano
,
-
disse
Ilda
.
Il
magistrato
trasalì
.
-
Il
conte
non
conosceva
Fabio
.
-
Fabio
stesso
lo
presentò
a
me
.
-
Umberto
Trani
divenne
agitatissimo
.
-
E
voi
me
lo
nascondeste
?
-
Feci
male
,
ma
Fabio
me
l
'
aveva
imposto
;
e
se
ora
manco
al
giuramento
fatto
al
mio
fidanzato
,
è
perchè
mi
sono
persuasa
che
il
conte
non
merita
alcun
riguardo
.
E
dire
che
Fabio
mi
aveva
raccomandata
a
lui
.
Ah
!
povero
disgraziato
!
-
La
giovane
raccontò
al
Trani
quanto
noi
già
sappiamo
e
concluse
:
-
Del
resto
,
sarà
difficile
smascherarlo
.
-
Essa
parlò
ancora
a
lungo
,
senza
che
il
magistrato
la
interrompesse
.
Una
cameriera
venne
ad
avvertire
che
i
convitati
cominciavano
a
giungere
.
-
Bisogna
che
io
prenda
il
mio
posto
di
padrona
di
casa
,
-
disse
Ilda
,
volgendosi
ai
due
uomini
.
-
Voi
rimanete
pure
ancora
qui
.
Aldo
conosce
la
casa
e
saprà
indicarvi
da
quale
parte
passare
quando
vorrete
fare
la
vostra
comparsa
nel
salone
.
A
rivederci
.
-
Impossibile
immaginare
casa
più
ricca
ed
artistica
di
quella
della
bellissima
cortigiana
:
una
fila
di
stanze
,
splendidamente
addobbate
,
fantasticamente
illuminate
,
nel
cui
centro
un
salone
circolare
,
adorno
di
arazzi
.
Lì
stava
la
fata
del
luogo
.
I
primi
arrivati
erano
giovani
dell
'
alta
società
,
che
accompagnavano
due
orizzontali
assai
note
.
Ilda
le
accolse
con
un
gentile
sorriso
,
e
mentre
esse
si
mostravano
entusiaste
di
ciò
che
vedevano
e
la
coprivano
di
elogi
e
di
complimenti
,
la
giovane
indicò
loro
di
sedere
e
mosse
incontro
ad
altri
venuti
.
Le
sale
non
tardarono
ad
affollarsi
:
uomini
distinti
,
alcuni
appartenenti
alla
nobiltà
,
altri
alla
finanza
,
al
commercio
;
non
mancavano
gli
ufficiali
,
gli
artisti
,
i
letterati
.
Le
donne
erano
in
minor
numero
e
sapevano
contenersi
bene
.
Ilda
nel
suo
invito
prometteva
un
po
'
di
musica
e
il
ballo
;
in
ultimo
la
cena
chiuderebbe
il
ricevimento
.
Ilda
era
la
Regina
della
festa
.
Sorrideva
a
tutti
,
ma
guardava
impaziente
l
'
entrata
del
salone
,
spiando
l
'
arrivo
del
conte
.
Umberto
Trani
,
che
si
aggirava
pei
salotti
,
si
sentì
dire
a
un
tratto
:
-
Anche
voi
,
severo
magistrato
,
in
questo
tempio
della
ricchezza
e
dell
'
amore
?
-
Si
voltò
:
era
il
marchese
Passiflora
,
colà
condotto
da
un
amico
.
Il
magistrato
sorrise
.
-
Tutti
i
luoghi
sono
buoni
per
me
,
per
studiare
i
tipi
....
-
....
dei
delinquenti
?
-
interruppe
con
uno
scroscio
di
risa
il
marchese
.
-
Perchè
no
?
Chi
vi
dice
che
qui
non
vi
sia
qualcuno
che
finisca
i
suoi
giorni
in
prigione
?
Anche
la
padrona
di
casa
fu
mia
cliente
e
corse
il
rischio
di
essere
rinchiusa
.
-
Come
?
-
Ma
sì
;
la
bella
Cleo
non
è
altri
che
Ilda
,
l
'
eroina
del
processo
di
Fabio
Ribera
,
l
'
assassino
di
Giulietta
Lovera
!
-
Chi
la
mantiene
in
questo
lusso
?
-
Quel
giovinetto
che
ora
le
sta
vicino
e
le
parla
:
Aldo
Pomigliano
.
-
Passiflora
sussultò
.
-
Vi
saluto
,
marchese
,
-
disse
il
magistrato
,
che
avendo
veduto
entrare
il
conte
Rossano
,
subito
si
diresse
verso
Ilda
.
La
giovane
si
era
seduta
al
fianco
di
Aldo
e
lo
guardava
con
amore
.
Parlavano
sommesso
e
ridevano
,
non
curandosi
del
pianista
che
molti
ascoltavano
in
estasi
.
Ilda
aveva
veduto
entrare
il
conte
,
che
le
si
avvicinò
per
salutarla
.
-
Vi
ringrazio
di
esser
venuto
!
-
diss
'
ella
.
-
Vi
ringrazio
io
di
ricevermi
,
signorina
Ilda
,
-
replicò
il
conte
.
-
Chiamatemi
Cleo
:
è
adesso
il
mio
nome
,
quantunque
qui
conoscano
tutti
o
quasi
tutti
la
mia
storia
.
-
Aldo
,
che
frattanto
fissava
la
giovane
colle
sopracciglia
aggrottate
,
chiamò
in
tono
imperioso
:
-
Cleo
!
-
Ella
si
voltò
languidamente
verso
lui
,
chiedendogli
:
-
Che
volete
,
amico
mio
?
-
Aldo
sussurrò
alcune
parole
,
che
fecero
scoppiare
dalle
risa
la
giovane
.
-
Sentite
,
conte
,
sentite
:
-
esclamò
rivolgendosi
a
Livio
,
pallido
,
convulso
per
la
gelosia
-
il
signor
Aldo
Pomigliano
,
che
vi
presento
,
credeva
nientemeno
che
voi
foste
il
mio
ex
fidanzato
,
colui
che
è
in
galera
!
-
Il
conte
rivolse
uno
sguardo
feroce
allo
studente
.
-
Signore
!
-
disse
in
tono
di
minaccia
.
-
Scusate
;
-
interruppe
Aldo
,
che
appariva
più
sorpreso
che
confuso
-
ma
voi
avete
col
signor
Ribera
una
rassomiglianza
straordinaria
;
me
ne
appello
al
cavalier
Trani
-
Il
magistrato
,
che
era
poco
distante
,
si
volse
vivamente
chiedendo
:
-
Che
c
'
è
?
-
E
veduto
il
conte
Rossano
gli
andò
incontro
stendendogli
la
mano
.
-
Anche
voi
qui
?
-
disse
.
-
Sì
;
-
rispose
Ilda
,
che
subito
narrò
il
piccolo
incidente
,
mentre
Aldo
ripeteva
:
-
Me
ne
appello
a
voi
:
lo
trovate
somigliante
al
Ribera
?
-
Umberto
Trani
guardò
il
conte
e
disse
giovialmente
:
-
Toh
,
è
vero
!
Non
lo
avevo
osservato
.
Avete
perfino
lo
stesso
neo
sulla
guancia
sinistra
!
-
In
quel
momento
uno
scroscio
di
applausi
rimbombò
nel
salone
,
diretti
al
pianista
.
Ilda
prese
a
braccetto
Aldo
e
si
allontanò
.
Umberto
Trani
ed
il
conte
andarono
a
fumare
nella
galleria
,
che
metteva
in
comunicazione
le
sale
con
le
stanze
di
Ilda
.
-
Chi
avrebbe
mai
detto
,
-
esclamò
il
Trani
mentre
accendeva
un
'
avana
-
che
quella
modesta
commessa
sarebbe
divenuta
la
bella
Cleo
,
la
mantenuta
di
colui
che
ne
arrestò
il
fidanzato
!
-
Livio
sussultò
.
-
Come
?
Il
signor
Aldo
è
colui
del
quale
parlavano
i
giornali
al
tempo
del
processo
?
Ma
,
se
non
m
'
inganno
,
si
diceva
che
era
povero
.
-
È
vero
;
ma
si
dice
che
abbia
avuto
un
'
eredità
.
-
I
due
uomini
furono
interrotti
dall
'
entrata
di
una
terza
persona
nella
galleria
.
Era
il
marchese
di
Passiflora
.
Questi
,
riandando
nella
mente
il
contenuto
della
lettera
che
il
signor
Moreno
era
giunto
a
carpirgli
,
fu
persuaso
che
Aldo
,
il
protettore
della
bella
Cleo
,
fosse
l
'
amante
della
contessa
Rossano
e
gli
parve
di
aver
trovato
il
modo
di
vendicarsi
.
Passiflora
aveva
veduto
il
conte
Livio
,
e
come
se
non
ricordasse
più
l
'
affronto
fattogli
alla
tenuta
,
gli
andò
incontro
col
sorriso
sulle
labbra
.
-
Tu
pure
in
casa
della
bella
Cleo
?
-
esclamò
giovialmente
.
-
Discolo
!
Queste
scappate
dovreste
lasciarle
fare
agli
scapoli
,
non
è
vero
,
cavaliere
?
-
Così
dicendo
si
rivolse
ad
Umberto
Trani
che
conosceva
.
-
Ho
moglie
anch
'
io
;
-
rispose
il
magistrato
-
ma
non
credo
di
commettere
adulterio
passando
un
'
ora
in
amabile
compagnia
,
tanto
più
quando
non
si
ha
altro
scopo
che
divertirsi
.
-
Ciascuno
ha
il
diritto
di
pensare
come
vuole
.
Livio
,
-
soggiunse
rivolto
al
conte
-
puoi
star
meco
cinque
minuti
?
Ho
bisogno
di
parlarti
.
-
Umberto
Trani
s
'
inchinò
,
allontanandosi
.
Allorchè
il
magistrato
fu
scomparso
,
il
volto
di
Passiflora
non
espresse
che
una
dolce
melanconia
,
e
prendendo
a
braccetto
l
'
amico
,
gli
disse
:
-
Memore
della
nostra
passata
amicizia
,
io
provo
per
te
in
questo
momento
tanta
e
sì
profonda
compassione
,
che
ti
domando
perdono
se
un
giorno
fui
quasi
brutale
con
te
.
-
Livio
lo
guardò
con
sorpresa
.
Passiflora
si
prendeva
giuoco
di
lui
?
-
Non
ti
comprendo
!
-
esclamò
.
-
Perchè
ti
faccio
compassione
?
-
Possibile
che
tu
non
soffra
?
Possibile
che
non
ti
stia
a
cuore
,
se
non
l
'
affetto
,
almeno
il
denaro
di
tua
moglie
?
-
Che
c
'
entrano
adesso
i
denari
della
contessa
con
un
supposto
inganno
?
-
domandò
Livio
a
denti
stretti
.
Un
sorriso
ironico
increspò
le
labbra
del
marchese
.
-
Povero
illuso
,
bisognerà
proprio
che
ti
spieghi
tutto
!
Mentre
tu
folleggi
,
altri
prende
il
tuo
posto
.
-
Livio
divenne
livido
.
-
Parla
chiaro
!
-
esclamò
con
voce
rauca
.
-
Queste
tue
reticenze
mi
uccidono
.
Che
sai
?
-
Il
marchese
lo
trasse
dietro
un
gruppo
di
fogliami
,
che
li
nascose
intieramente
.
-
Hai
tu
osservato
bene
il
protettore
della
bella
Cleo
?
-
disse
con
voce
che
parve
un
sibilo
.
Agitato
da
una
strana
commozione
,
Livio
rispose
:
-
Sì
;
ebbene
?
-
Sai
di
dove
provengano
quelle
ricchezze
,
che
gli
servono
a
mantenere
il
lusso
sfrontato
che
ci
circonda
?
-
No
.
-
Il
denaro
che
qui
si
spende
è
denaro
di
tua
moglie
,
per
conseguenza
,
tuo
.
-
Tu
menti
!
-
gridò
il
conte
.
-
Sapevo
bene
che
non
mi
avresti
creduto
;
-
disse
amaramente
il
marchese
-
eppure
è
la
verità
.
Tu
mi
dirai
perchè
io
cerchi
di
schiacciare
in
tal
modo
la
contessa
;
ma
sai
che
l
'
ho
amata
prima
di
te
,
ed
ho
avuto
la
debolezza
di
continuare
ad
amarla
,
sperando
che
il
giorno
in
cui
avesse
aperti
gli
occhi
sul
conto
tuo
,
sarebbe
stata
mia
.
Ebbene
,
il
giorno
venne
in
cui
essa
ti
disprezzò
;
ma
quando
le
offrii
il
mio
appoggio
mi
respinse
di
nuovo
.
Allora
,
nella
stessa
guisa
che
avrei
commesso
un
delitto
per
possederla
,
così
avrei
dato
il
mio
sangue
per
vendicarmi
del
suo
disprezzo
.
La
feci
spiare
,
ed
ho
scoperto
che
essa
ha
un
amante
,
e
che
è
madre
di
una
creatura
di
lui
.
-
Il
conte
cacciò
un
urlo
,
afferrando
il
braccio
del
marchese
.
-
Non
è
vero
;
è
una
menzogna
orribile
la
tua
,
e
me
ne
renderai
conto
!
-
Quando
vorrai
;
-
disse
con
calma
Passiflora
-
ma
quand
'
anche
tu
mi
uccidessi
,
non
potrai
distruggere
quello
che
è
!
-
Il
conte
passò
a
un
tratto
dal
furore
alla
calma
;
i
suoi
lineamenti
si
distesero
,
e
con
accento
cambiato
:
-
Hai
ragione
!
-
disse
al
marchese
.
-
Un
duello
fra
noi
non
avrebbe
alcuna
utilità
.
Io
voglio
vendicarmi
del
mio
odiato
rivale
,
e
tu
mi
aiuterai
.
-
Ti
ho
avvertito
e
basta
:
ora
tocca
a
te
!
-
Un
momento
dopo
i
due
uomini
rientravano
nel
salone
,
disinvolti
come
se
nulla
fosse
stato
.
X
.
Quando
la
contessa
Bianca
Rossano
,
aperta
la
busta
che
credeva
contenesse
la
lettera
di
Aldo
,
trasse
invece
il
biglietto
del
marchese
Passiflora
e
lo
lesse
provò
un
'
angoscia
spaventevole
ed
ebbe
appena
la
forza
di
suonare
il
campanello
per
chiamare
la
cameriera
.
Celia
accorse
,
e
vedendo
la
signora
così
abbattuta
,
chiese
con
sgomento
:
-
Mio
Dio
,
che
è
successo
?
-
Sono
stata
tradita
.
-
Per
carità
,
si
spieghi
!
Chi
l
'
ha
tradita
?
-
Non
lo
so
,
ma
tu
forse
potrai
scoprirlo
.
-
Mi
alca
che
cosa
devo
fare
:
io
sono
pronta
a
tutto
per
lei
.
-
Hai
mai
rivelato
ad
altri
che
le
lettere
a
te
indirizzate
ferme
in
posta
erano
per
me
?
-
Giammai
!
-
proruppe
Celia
in
preda
a
un
febbrile
orgasmo
,
ma
con
l
'
accento
della
verità
-
Eppure
,
qualcuno
l
'
ha
saputo
,
ha
fatto
ritirare
una
di
quelle
lettere
.
-
Impossibile
!
-
gridò
Celia
.
-
L
'
impiegato
postale
non
può
consegnarle
che
a
me
....
-
La
lettera
che
oggi
hai
ritirata
e
conteneva
questo
biglietto
ti
proverà
il
contrario
:
leggi
.
-
Celia
obbedì
,
lasciando
sfuggire
un
'
esclamazione
di
terrore
.
-
Ma
io
non
comprendo
....
-
balbettò
.
-
Qui
si
parla
di
un
pericolo
del
signor
Aldo
,
della
bambina
...
-
Con
un
gesto
la
contessa
l
'
interruppe
.
-
Questo
biglietto
è
un
tranello
;
il
marchese
Passiflora
nulla
sa
di
quello
che
mi
riguarda
,
e
se
ha
indirizzata
la
lettera
a
te
,
per
certo
ne
ebbe
un
'
altra
di
Aldo
tra
le
mani
.
-
Celia
crollava
il
capo
.
-
Non
posso
crederci
,
contessa
.
Se
me
lo
permette
,
vado
subito
alla
posta
,
non
potendo
rimanere
in
questa
incertezza
.
-
Vai
.
-
E
Bianca
attese
che
la
sua
cameriera
le
recasse
la
conferma
di
quanto
credeva
.
Celia
non
stette
assente
più
di
mezz
'
ora
.
Quando
tornò
,
il
suo
viso
aveva
un
atteggiamento
così
addolorato
,
che
Bianca
ne
fu
commossa
.
-
Ebbene
,
avevo
ragione
?
-
chiese
la
contessa
sollevandosi
sulla
poltrona
.
-
Sì
;
una
miserabile
si
è
presentata
all
'
impiegato
della
posta
con
un
mio
biglietto
,
in
cui
pregavo
di
consegnare
la
lettera
a
me
diretta
,
trovandomi
ammalata
.
-
Chi
può
essere
colei
?
-
Dai
connotati
ho
capito
che
si
tratta
di
Peretta
,
la
sotto
-
cameriera
.
-
Bianca
fece
un
atto
di
sorpresa
.
-
Ma
essa
sarà
stata
spinta
da
altri
.
Va
'
a
dirle
che
ho
bisogno
di
parlarle
;
ma
,
te
ne
prego
,
fa
'
che
non
sospetti
di
che
si
tratta
.
-
L
'
obbedirò
,
benchè
mi
senta
il
desiderio
di
torcerle
il
collo
.
-
Peretta
comparì
in
compagnia
di
Celia
.
Era
una
bella
ragazza
,
dall
'
aria
un
po
'
sfrontata
.
-
La
signora
contessa
ha
bisogno
di
me
?
-
chiese
.
-
Sì
;
lasciaci
,
Celia
.
-
Questa
obbedì
.
-
Ora
dimmi
:
-
domandò
Bianca
a
Peretta
-
quanto
ti
hanno
dato
per
ritirare
dalla
posta
una
lettera
diretta
a
Celia
?
-
Io
non
capisco
....
-
balbettò
la
ragazza
.
-
È
inutile
che
tu
finga
;
so
tutto
,
e
se
ricusi
di
parlare
,
questa
sera
stessa
dormirai
in
prigione
.
-
Peretta
si
abbandonò
sopra
una
sedia
.
-
Sono
rovinata
!
-
esclamò
.
-
Se
tu
dirai
la
verità
,
nessuno
ti
farà
del
male
e
continuerò
a
tenerti
al
mio
servizio
.
-
Ebbene
,
tanto
peggio
per
coloro
che
mi
hanno
messa
nell
'
imbroglio
.
È
verissimo
:
io
ho
ritirato
dalla
posta
una
lettera
diretta
a
Celia
,
per
istigazione
e
dietro
il
biglietto
di
un
uomo
che
mi
fa
la
corte
.
-
Sai
il
suo
nome
?
-
No
;
da
che
gli
consegnai
la
lettera
non
l
'
ho
più
veduto
.
-
Ti
ha
parlato
di
me
?
-
No
,
mai
,
lo
giuro
!
Mi
disse
soltanto
che
voleva
sapere
gli
intrighi
di
Celia
,
perchè
io
ebbi
l
'
imprudenza
di
confidargli
che
l
'
avevo
vista
recarsi
alla
posta
a
ritirare
delle
lettere
.
-
Va
bene
,
puoi
andartene
;
ma
se
vuoi
rimanere
al
mio
servizio
,
non
agire
più
con
una
leggerezza
che
avrebbe
potuto
aprirti
le
porte
d
'
una
prigione
,
ove
Celia
fosse
stata
così
cattiva
da
denunziarti
.
-
Per
carità
,
signora
contessa
,
mi
perdoni
e
preghi
Celia
di
perdonarmi
!
-
Ormai
certa
che
si
trattava
di
un
tranello
del
marchese
Passiflora
,
Bianca
si
confidò
al
padre
.
Sappiamo
già
quello
che
fece
il
signor
Moreno
in
casa
del
marchese
Passiflora
.
Bianca
aspettava
il
padre
in
preda
a
mille
tristi
presentimenti
.
Quando
egli
fu
di
ritorno
,
le
disse
:
-
Tu
avevi
indovinato
:
il
marchese
ha
commesso
una
vile
azione
;
ma
io
sono
giunto
a
strappargli
questa
lettera
che
,
resa
pubblica
,
sarebbe
stata
il
tuo
disonore
e
la
mia
morte
.
-
Un
'
onda
di
sangue
imporporò
la
fronte
di
Bianca
,
mentre
i
suoi
occhi
si
velavano
di
lacrime
.
-
Padre
mio
!
-
Hai
avuto
torto
a
permettere
ad
Aldo
un
linguaggio
familiare
,
che
potrebbe
far
credere
ad
una
relazione
colpevole
.
Basterebbero
queste
frasi
per
perderti
!
"
Quando
ritorneranno
quei
brevi
e
rapidi
istanti
passati
insieme
con
la
nostra
bambina
?
Dal
giorno
che
tu
sei
partita
,
ella
si
è
fatta
triste
,
triste
,
e
chiama
sempre
la
sua
mammina
.
E
ieri
l
'
altro
,
appena
mi
vide
,
mi
corse
incontro
,
gridando
:
"
Babbo
,
perchè
non
hai
condotto
teco
la
mamma
?
"
Ora
dimmi
se
questa
lettera
non
sarebbe
la
tua
condanna
,
il
tuo
disonore
.
Tuo
marito
avrebbe
potuto
con
essa
intentarti
un
processo
d
'
adulterio
,
ed
il
colpevole
sarebbe
passato
per
vittima
,
avrebbe
trionfato
!
-
Bianca
chinò
il
capo
sul
petto
:
sentiva
che
suo
padre
aveva
ragione
.
-
Per
fortuna
,
-
continuò
il
signor
Moreno
-
il
pericolo
adesso
è
scomparso
;
ma
il
marchese
Passiflora
non
è
uomo
da
sopportare
in
pace
l
'
umiliazione
che
gli
ho
fatta
subire
:
bisogna
guardarsi
da
lui
.
Intanto
tu
non
devi
più
scrivere
,
nè
ricevere
lettere
dal
signor
Pomigliano
:
l
'
avvertirò
io
.
-
Bianca
non
replicò
,
ma
uscito
il
padre
diede
in
un
pianto
dirotto
.
Così
le
era
tolta
la
gioia
di
intrattenersi
per
lettera
con
Aldo
,
di
sapere
le
nuove
di
Gina
,
perchè
essa
era
legata
da
una
catena
infrangibile
.
Celia
,
trovata
la
sua
padrona
piangente
,
fece
sforzi
straordinari
per
consolarla
.
-
Non
si
disperi
così
;
-
le
disse
quando
ne
seppe
la
cagione
-
se
non
può
più
scrivere
,
andrò
io
a
trovare
il
signor
Aldo
e
le
porterò
sue
nuove
.
-
Bianca
scosse
il
capo
.
-
No
,
-
rispose
-
sarebbe
lo
stesso
che
disobbedire
a
mio
padre
;
ed
egli
soffre
già
troppo
per
cagion
mia
.
-
Il
suo
accesso
di
debolezza
era
passato
ed
ella
si
ripromise
di
attendere
gli
avvenimenti
.
Quella
sera
,
prima
di
coricarsi
,
la
contessa
,
inginocchiata
,
pregava
:
-
Mio
Dio
,
fate
che
Aldo
non
mi
dimentichi
,
e
se
il
pensare
a
lui
è
una
colpa
,
fate
tacere
il
mio
cuore
e
non
mi
punite
maggiormente
,
Signore
!
-
*
*
*
Il
conte
Rossano
,
quando
gl
'
invitati
della
bella
Cleo
si
misero
a
cena
,
scomparve
,
senza
salutare
alcuno
,
dalla
palazzina
.
Attraversato
un
salotto
,
aprì
un
uscio
,
e
si
trovò
in
un
elegantissimo
gabinetto
,
tappezzato
di
stoffa
ricamata
d
'
oro
,
dai
mobili
preziosi
,
paraventi
,
stuoie
,
giardiniere
,
e
dal
quale
si
accedeva
nella
camera
da
letto
di
Ilda
.
Il
conte
voleva
avere
quella
sera
stessa
un
colloquio
da
solo
a
solo
con
la
giovane
.
La
camera
ed
il
gabinetto
erano
illuminati
da
lampade
col
globo
velato
,
che
proiettavano
all
'
intorno
una
luce
debolissima
.
Il
conte
cercò
a
suo
agio
il
luogo
per
nascondersi
e
lo
trovò
in
un
vano
comodissimo
,
nascosto
da
un
drappeggio
di
velluto
che
scendeva
fino
sul
tappeto
.
Dietro
quel
vano
potè
mettere
una
seggiola
,
onde
starvi
più
comodo
.
Egli
riandava
gli
avvenimenti
di
quella
sera
,
e
delle
vampe
di
calore
gli
salivano
al
capo
.
Non
gli
pareva
naturale
l
'
osservazione
di
Aldo
sulla
sua
somiglianza
con
Fabio
Ribera
.
Ilda
doveva
aver
detto
della
relazione
che
esisteva
fra
lui
e
l
'
assassino
....
Fors
'
anche
aveva
supposto
e
confidato
agli
altri
che
l
'
istigatore
di
quel
delitto
doveva
essere
lui
.
E
mormorava
:
-
Insensata
,
tu
non
scoprirai
nulla
,
nè
gli
altri
saranno
più
fortunati
di
te
.
L
'
assassino
è
Fabio
;
nessun
mezzo
,
per
quanto
abile
,
varrà
a
strappargli
di
bocca
la
verità
.
Egli
mi
è
troppo
devoto
!
-
Un
sorriso
diabolico
sfiorava
le
sue
labbra
.
PARTE
TERZA
Il
passato
.
I
.
Quarant
'
anni
prima
degli
avvenimenti
narrati
,
in
una
brutta
sera
d
'
autunno
,
nella
camera
da
letto
dell
'
avvocato
Zeno
Mestre
,
una
delle
figure
più
spiccate
della
magistratura
torinese
,
si
svolgeva
una
scena
pietosa
.
L
'
avvocato
,
ancora
in
giovane
età
,
agonizzava
.
Affranta
dal
dolore
,
lo
assisteva
la
compagna
adorata
della
sua
vita
,
la
signora
Valeria
,
una
gentildonna
tutta
cuore
,
ma
di
una
debolezza
di
carattere
eccessiva
e
di
una
timidità
estrema
,
sebbene
toccasse
la
quarantina
.
Quantunque
il
medico
l
'
avesse
avvertita
che
la
malattia
non
lasciava
speranza
,
ella
sperava
ancora
.
Che
avrebbe
ella
fatto
senza
il
marito
,
che
era
il
solo
appoggio
alla
sua
debolezza
,
il
solo
che
la
incoraggiasse
?
Egli
soprattutto
era
l
'
unico
che
avesse
potere
su
Stefana
,
una
giovinetta
quindicenne
,
loro
figlia
,
che
,
sotto
un
'
apparenza
d
'
angelo
,
nascondeva
il
più
feroce
egoismo
e
dominava
la
madre
,
che
non
aveva
la
forza
d
'
opporsi
alle
sue
volontà
.
Stefana
ebbe
le
convulsioni
quando
seppe
del
pericolo
del
padre
,
e
,
come
sua
madre
,
vegliò
tre
notti
,
senza
allontanarsi
mai
;
sembrava
che
uno
strappo
spaventoso
si
fosse
prodotto
nel
suo
cuore
al
pensiero
di
quella
perdita
,
ma
in
realtà
i
suoi
occhi
erano
rimasti
aridi
,
nè
aveva
avuto
un
battito
di
più
.
Pensava
che
la
morte
del
padre
la
privava
di
un
despota
contro
il
quale
mai
potè
ribellarsi
.
Egli
solo
la
teneva
in
soggezione
.
Sua
madre
,
intanto
,
con
la
testa
appoggiata
al
guanciale
del
morente
,
piangeva
da
far
pietà
.
Dall
'
altra
parte
del
letto
stavano
una
suora
ed
una
cameriera
.
Nella
stanza
non
si
udiva
che
il
bisbiglìo
della
suora
,
il
penoso
respiro
del
morente
,
e
di
quando
in
quando
un
singhiozzo
della
signora
Mestre
.
-
Chi
piange
?
-
chiese
ad
un
tratto
il
moribondo
,
volgendo
penosamente
la
testa
sul
guanciale
.
-
Valeria
....
-
Ella
si
asciugò
in
fretta
gli
occhi
,
si
chinò
a
baciarlo
.
-
Zeno
....
Zeno
mio
!
...
-
Povera
cara
,
non
voglio
che
tu
pianga
così
.
Sei
qui
sola
?
-
No
,
Zeno
;
vi
sono
Stefana
,
suor
Orsola
e
Concetta
.
-
Di
'
loro
che
escano
dalla
camera
,
voglio
rimanere
solo
con
te
.
-
Fu
obbedito
.
Allora
il
moribondo
,
presa
una
mano
della
moglie
:
-
Valeria
,
ascoltami
:
-
disse
-
io
muoio
....
-
Valeria
balbettò
:
-
No
,
no
,
non
voglio
che
tu
muoia
,
Zeno
!
-
Bisogna
rassegnarsi
.
Non
disperarti
così
,
te
ne
scongiuro
,
se
vuoi
vedermi
chiudere
gli
occhi
tranquillo
!
Valeria
,
se
io
rimpiango
in
quest
'
istante
la
vita
,
è
per
te
,
povera
cara
,
perchè
ti
lascio
con
una
figlia
,
dalla
quale
non
sai
farti
obbedire
e
rispettare
,
e
che
ti
procurerà
molti
dolori
.
-
La
madre
ebbe
uno
slancio
generoso
.
-
Stefana
ha
buon
cuore
,
-
esclamò
-
l
'
ho
compreso
in
questi
giorni
,
in
cui
ha
diviso
i
miei
tormenti
!
-
Non
illuderti
,
Valeria
:
io
ho
letto
nell
'
animo
suo
:
nulla
la
commuove
;
mentre
versa
lacrime
,
rimane
insensibile
.
Ho
cercato
di
modificare
il
suo
carattere
,
ma
purtroppo
non
sono
riuscito
.
Ricordalo
,
Valeria
:
frena
quella
fanciulla
con
mano
di
ferro
,
o
tu
verserai
lacrime
di
sangue
per
cagion
sua
!
-
Zeno
,
Zeno
,
che
farò
senza
te
?
-
Devi
vincere
ad
ogni
costo
la
tua
debolezza
,
che
sarebbe
la
perdita
di
tua
figlia
e
la
tua
:
promettilo
,
Valeria
,
prometti
di
non
piegarti
più
ai
suoi
capricci
,
di
sorvegliare
ogni
suo
atto
,
di
soffocare
ogni
sua
ribellione
,
e
magari
rinchiudila
.
Io
ti
lascio
ricca
,
lo
sai
,
e
questa
ricchezza
può
essere
la
rovina
di
tua
figlia
;
per
cui
tu
devi
nascondergliela
.
Io
ho
scritto
il
testamento
in
modo
che
ella
creda
di
avere
appena
una
rendita
bastante
per
vivere
,
come
l
'
ha
creduto
finora
.
Una
parte
del
nostro
patrimonio
l
'
ho
affidata
al
notaro
Vannucci
,
il
mio
unico
amico
,
che
sarà
tutore
di
Stefana
e
ti
aiuterà
nel
compito
che
ti
lascio
.
Tu
gli
obbedirai
come
a
me
:
egli
ha
ricevuto
tutte
le
mie
istruzioni
,
saprà
guidarti
,
sostenerti
.
-
Cessa
,
per
pietà
,
cessa
,
o
il
mio
povero
cuore
si
spezza
!
-
Egli
posò
la
mano
sul
bruno
capo
che
si
curvava
sul
petto
di
lui
.
-
Povero
e
caro
angelo
,
noi
ci
rivedremo
un
giorno
in
Cielo
.
Intanto
prometti
di
esaudire
i
miei
voleri
.
-
Sì
,
Zeno
,
sì
,
te
lo
giuro
!
-
Grazie
;
ora
sono
contento
.
Puoi
chiamare
nostra
figlia
,
intanto
che
manderai
per
il
mio
amico
.
-
La
sua
respirazione
si
era
fatta
più
ansante
.
Valeria
si
affrettò
ad
obbedirlo
.
Stefana
apparve
,
col
volto
serafico
,
atteggiato
al
più
profondo
dolore
.
-
Eccomi
,
babbo
;
-
disse
-
che
vuoi
?
-
Voglio
che
in
questo
supremo
momento
tu
mi
giuri
di
rispettare
tua
madre
,
di
obbedirla
in
tutto
,
di
considerarla
quale
è
veramente
,
la
più
santa
delle
madri
,
la
più
degna
di
essere
amata
.
-
Stefana
gettò
le
braccia
al
collo
di
Valeria
con
un
affetto
che
parve
sincero
.
-
Babbo
,
te
lo
giuro
:
se
tu
dovessi
mancarmi
,
io
non
vivrò
che
per
mia
madre
.
-
Valeria
singhiozzava
stringendo
al
petto
la
figlia
.
Il
moribondo
alzò
la
mano
con
un
gesto
solenne
.
-
Dio
ti
ascolta
,
Stefana
!
Guai
se
tu
mancassi
al
giuramento
fatto
al
letto
di
morte
di
tuo
padre
!
Saresti
disgraziata
per
tutta
la
vita
.
Ma
non
voglio
pensarci
,
e
benedico
Dio
che
mi
ha
colpito
,
se
la
mia
morte
può
servire
a
cambiare
il
tuo
cuore
,
i
tuoi
sentimenti
.
Come
ho
detto
a
tua
madre
,
non
lascio
ricchezze
.
-
Stefana
sussultò
,
ma
il
suo
volto
non
cambiò
l
'
addolorata
espressione
.
Il
moribondo
proseguì
:
-
Ti
lascio
però
un
nome
stimato
,
degli
esempi
di
lavoro
,
di
abnegazione
,
che
non
devi
dimenticare
.
Stefana
,
ricordati
di
me
:
se
qualche
cattivo
pensiero
ti
turbasse
,
confidati
mentalmente
a
me
,
che
cercherò
di
consolarti
.
Guardati
dalle
cattive
azioni
;
al
momento
di
commetterle
,
pensa
che
l
'
anima
di
tuo
padre
ti
è
vicina
,
ti
guarda
....
e
tu
non
vorrai
farlo
soffrire
nell
'
eternità
.
Ed
ora
dammi
un
bacio
,
Stefana
,
e
tu
pure
,
Valeria
,
e
che
Dio
vi
protegga
,
vi
benedica
entrambe
!
-
La
scena
che
ne
seguì
distrasse
le
ultime
forze
del
moribondo
.
Un
'
ora
dopo
era
morto
,
assistito
anche
dal
suo
vecchio
amico
,
il
notaro
Vannucci
,
giunto
in
tempo
per
raccogliere
le
sue
ultime
raccomandazioni
,
il
suo
ultimo
sospiro
.
Per
alcune
settimane
si
credette
che
la
signora
Mestre
seguisse
il
marito
;
ma
a
poco
a
poco
quella
disperazione
violenta
,
si
cambiò
in
una
tristezza
raccolta
,
e
Valeria
comprese
che
il
suo
dovere
era
di
vivere
per
la
propria
creatura
.
In
questo
frattempo
Stefana
,
con
la
sua
ipocrisia
,
era
riuscita
ad
affascinare
il
tutore
.
Il
notaro
Vannucci
aveva
finito
col
pensare
che
il
suo
defunto
amico
si
era
ingannato
sul
conto
della
figlia
.
Quella
ragazza
sedicenne
aveva
una
grande
intelligenza
ed
una
penetrazione
che
lo
stupivano
.
In
poche
parole
,
Stefana
,
senza
neppure
che
il
vecchio
notaro
potesse
sospettarlo
,
seppe
in
breve
come
suo
padre
l
'
avesse
ingannata
e
come
il
patrimonio
che
possedeva
fosse
cento
volte
maggiore
di
quello
che
aveva
creduto
.
Questa
scoperta
superò
le
sue
speranze
,
ma
non
ne
parlò
con
alcuno
.
L
'
anno
del
lutto
passò
tranquillo
,
sebbene
per
Stefana
avesse
la
durata
di
un
secolo
.
Il
suo
tutore
era
divenuto
per
lei
un
amico
devoto
,
uno
schiavo
sommesso
ad
ogni
suo
desiderio
.
E
siccome
la
signora
Mestre
era
persuasa
di
adempiere
alla
volontà
del
marito
affidandola
a
lui
,
lasciava
che
egli
venisse
a
prenderla
per
condurla
seco
al
passeggio
,
a
pranzo
in
casa
sua
,
al
teatro
.
Egli
abitava
solo
con
una
vecchia
fantesca
che
voleva
bene
a
Stefana
perchè
la
fanciulla
l
'
accarezzava
e
scherzava
con
lei
.
Una
sera
in
cui
il
notaro
aveva
bevuto
più
del
solito
,
eccitato
dall
'
allegria
di
Stefana
,
dal
suo
calcolato
cicaleccio
,
le
rivelò
il
segreto
del
suo
amico
.
La
fanciulla
aveva
già
un
tale
potere
su
sè
stessa
,
che
non
dimostrò
alcuna
sorpresa
.
Soltanto
disse
:
-
Il
babbo
ha
fatto
benissimo
ad
affidare
a
voi
la
più
gran
parte
del
suo
patrimonio
,
perchè
la
mamma
non
avrebbe
saputo
amministrarlo
.
Ma
se
per
caso
domani
doveste
mancare
,
questo
patrimonio
passerà
ai
vostri
eredi
?
-
Il
notaro
abbracciò
la
fanciulla
ridendo
.
-
Come
sei
bambina
!
-
esclamò
.
-
Credi
che
le
cose
non
siano
state
fatte
in
regola
?
Tua
madre
nella
sua
cassaforte
tiene
la
ricevuta
del
deposito
,
ed
io
nel
mio
testamento
lascio
a
te
,
col
patrimonio
di
tuo
padre
,
anche
il
mio
,
non
avendo
eredi
diretti
.
-
Stefana
gli
gettò
con
impeto
le
braccia
al
collo
.
-
Grazie
!
Ma
Dio
voglia
che
campiate
cent
'
anni
!
-
Invece
,
una
settimana
dopo
il
vecchio
,
che
aveva
cenato
in
casa
Mestre
,
si
sentì
preso
da
brividi
,
e
,
coricatosi
,
non
si
svegliò
più
:
la
fantesca
lo
trovò
morto
la
mattina
dopo
.
Il
medico
,
chiamato
in
fretta
,
disse
trattarsi
di
una
sincope
fulminante
.
Stefana
finse
di
disperarsi
per
quella
morte
,
e
la
gente
ammirò
il
suo
cuore
sensibile
.
Nessuno
stupì
che
il
notaro
avesse
lasciato
tutta
la
sua
sostanza
a
Stefana
.
Egli
non
aveva
parenti
.
Da
allora
in
poi
,
la
signora
Mestre
divenne
uno
strumento
docile
a
tutti
i
voleri
della
figliuola
,
pur
senza
accorgersi
che
Stefana
comandava
ed
ella
obbediva
,
tanta
era
la
furberia
della
ragazza
.
Alcuni
mesi
dopo
la
morte
del
tutore
,
la
vedova
mise
un
piede
di
casa
principesco
,
convinta
che
in
tal
modo
troverebbe
uno
splendido
partito
per
la
figlia
.
Sogni
ambiziosi
,
fatti
nascere
da
Stefana
,
ottenebravano
ormai
la
sua
mente
.
La
signora
Mestre
nulla
vedeva
di
più
bello
,
di
più
perfetto
che
sua
figlia
.
Veramente
,
Stefana
a
diciotto
anni
era
maravigliosa
:
non
si
poteva
guardarla
senza
rimanerne
affascinati
.
Ma
se
lo
sguardo
altrui
fosse
penetrato
nel
suo
cuore
,
si
sarebbe
arretrato
inorridito
.
Stefana
pensava
che
il
piacere
fosse
l
'
unico
scopo
della
donna
e
il
fare
delle
vittime
l
'
unica
sua
ambizione
.
Frattanto
non
trovava
marito
,
quantunque
avesse
all
'
intorno
una
vera
folla
di
corteggiatori
.
Ma
la
bellezza
stessa
della
fanciulla
,
la
vita
dispendiosa
che
conduceva
,
i
sorrisi
d
'
incoraggiamento
con
cui
accoglieva
tutte
le
dichiarazioni
,
spaventavano
anche
coloro
che
avrebbero
voluto
chiedere
la
sua
mano
.
Si
diceva
che
sarebbe
stata
una
deliziosa
amante
,
ma
come
moglie
era
troppo
pericolosa
.
In
questo
frattempo
le
venne
presentato
il
conte
Sebastiano
Rossano
.
Il
gentiluomo
non
era
più
sul
fiore
dell
'
età
ed
aveva
condotto
fino
allora
una
vita
austera
:
centinaia
di
donne
gli
erano
passate
vicino
senza
destargli
ombra
d
'
amore
;
il
lavoro
e
il
dovere
erano
stati
la
sola
sua
occupazione
,
tanto
che
,
coll
'
esiguo
patrimonio
lasciatogli
dal
padre
,
riuscì
ad
arricchirsi
,
grazie
al
suo
assiduo
lavoro
.
Egli
era
stato
presentato
da
un
amico
a
Stefana
.
Gli
bastò
vederla
per
amarla
.
Ma
siccome
il
suo
amore
era
tanto
puro
e
profondo
quanto
entusiastico
,
prima
ancora
di
rivelarlo
a
lei
,
la
chiese
in
moglie
alla
madre
.
Stefana
fu
lusingata
da
quella
domanda
:
il
titolo
di
contessa
le
garbava
.
-
Accetto
;
-
disse
alla
madre
-
però
desidero
far
prima
i
miei
patti
.
-
La
sera
stessa
il
conte
si
presentava
alle
due
signore
.
-
La
mamma
-
gli
disse
Stefana
con
una
voce
armoniosa
che
risonò
agli
orecchi
di
Sebastiano
come
una
melodia
di
paradiso
-
mi
ha
comunicato
la
vostra
domanda
,
che
mi
ha
fatto
molto
piacere
.
-
Egli
tremava
come
un
fanciullo
.
-
Posso
dunque
sperare
?
-
chiese
con
voce
alterata
.
-
Sperate
,
-
rispose
Stefana
con
un
incantevole
sorriso
-
se
pur
vi
adatterete
a
certe
condizioni
che
io
credo
indispensabili
.
-
Il
conte
non
pensava
che
alla
felicità
di
possedere
quella
divina
creatura
.
-
Qualunque
sieno
,
-
esclamò
con
slancio
-
io
le
accetto
!
-
Siete
molto
buono
,
conte
,
e
sento
che
vi
amerò
per
tutta
la
vita
.
Ma
ora
lasciate
che
io
vi
dica
quello
che
desidero
.
Quando
sarò
maritata
,
non
voglio
più
abitar
qui
,
ma
avere
una
palazzina
mia
propria
.
-
Ne
ho
appunto
acquistata
una
,
assai
elegante
;
-
rispose
il
conte
-
ma
se
non
vi
piace
,
la
cambierò
.
-
Vedremo
.
Voi
siete
molto
ricco
,
signor
conte
?
-
Ho
un
reddito
di
centomila
lire
.
-
Altrettanto
ha
la
mia
figliuola
,
-
disse
la
signora
Mestre
.
Stefana
battè
le
mani
come
una
bambina
.
-
Oh
!
allora
vedrete
come
ci
divertiremo
.
Avrò
un
palco
al
Regio
,
mi
farò
venire
gli
abiti
da
Londra
;
alla
mattina
andremo
alla
passeggiata
a
cavallo
;
nel
pomeriggio
,
in
carrozza
.
Riceverò
,
darò
delle
feste
!
-
Farete
tutto
quello
che
vorrete
.
-
Come
siete
amabile
,
quanto
vi
amo
!
Mi
condurrete
anche
ai
bagni
,
in
campagna
?
-
Sì
,
sì
,
Stefana
!
Io
farò
sempre
la
vostra
volontà
!
-
Allora
non
ho
più
altro
da
chiedervi
,
se
non
che
affrettiate
il
nostro
matrimonio
.
-
Il
matrimonio
della
giovane
col
conte
Sebastiano
Rossano
fece
rumore
.
Tutti
i
giornali
ne
parlarono
ed
i
commenti
nel
mondo
elegante
furono
infiniti
.
Alcuni
non
sapevano
spiegarsi
come
Stefana
,
bella
,
ricchissima
,
vivace
avesse
acconsentito
a
sposare
un
uomo
non
più
giovane
e
si
mostrasse
così
raggiante
di
gioia
.
-
Stefana
è
molto
più
saggia
di
quello
che
credete
,
-
dicevano
le
mamme
alle
loro
figlie
.
-
Ella
sarà
felice
.
-
II
.
Benchè
Stefana
fosse
divenuta
una
di
quelle
celebrate
signore
il
cui
nome
si
vede
spesso
comparire
nelle
cronache
dei
giornali
mondani
,
benchè
fosse
circondata
di
adoratori
,
tutti
erano
concordi
nel
dire
che
essa
era
onestissima
,
che
adorava
il
marito
e
che
niuno
avrebbe
preso
nel
suo
cuore
il
posto
occupato
da
lui
.
Il
conte
Sebastiano
Rossano
si
felicitava
ogni
giorno
della
sua
scelta
.
Nella
immensità
della
sua
ebbrezza
,
il
conte
non
vedeva
lo
sperpero
del
denaro
che
si
faceva
in
casa
.
Tutte
le
condizioni
imposte
da
Stefana
erano
da
lui
scrupolosamente
rispettate
:
qualunque
desiderio
della
moglie
era
un
ordine
.
La
contessa
divenne
madre
di
un
bel
fanciullo
,
che
fu
chiamato
Livio
.
Stefana
amò
suo
figlio
con
una
passione
quasi
selvaggia
,
e
fu
l
'
unico
,
vero
amore
della
sua
vita
.
Essa
volle
allattarlo
,
e
così
ebbe
un
appartamento
per
sè
e
per
il
bimbo
:
il
conte
riprese
possesso
del
suo
appartamento
da
scapolo
,
situato
al
lato
opposto
della
palazzina
.
La
contessa
aveva
fatto
spese
straordinarie
per
Livio
.
Il
corredo
era
bello
come
quello
d
'
un
principe
.
La
culla
era
costata
diecimila
lire
.
Oltre
la
cameriera
della
contessa
,
maritata
al
cocchiere
,
due
persone
,
che
già
avevano
servito
Stefana
quando
era
ragazza
e
si
sarebbero
fatte
squartare
per
lei
,
due
altre
cameriere
dovevano
servire
esclusivamente
per
il
bambino
.
Un
giorno
il
conte
si
accòrse
che
,
andando
di
quel
passo
,
in
pochi
anni
il
patrimonio
suo
e
quello
di
Stefana
sarebbe
divorato
.
In
tre
anni
aveva
già
dovuto
alienare
una
parte
del
capitale
perchè
la
rendita
non
bastava
a
far
fronte
a
tutte
le
spese
.
Tuttavia
il
gentiluomo
si
guardò
bene
dal
farne
parola
alla
moglie
.
-
Posso
io
pagare
abbastanza
la
felicità
che
la
mia
adorata
Stefana
mi
procura
?
-
pensava
.
-
Posso
privarla
di
qualche
cosa
?
No
,
no
!
Mi
rimetterò
a
lavorare
e
procurerò
che
ella
non
sappia
mai
che
spende
troppo
denaro
e
quale
sacrificio
io
farò
per
lei
allontanandomi
spesso
dal
suo
fianco
.
-
Un
giorno
che
il
conte
aveva
tardato
più
del
solito
all
'
ora
del
pranzo
,
tornato
a
casa
trovò
Stefana
triste
,
inquieta
,
che
gli
gettò
piangendo
le
braccia
al
collo
.
-
Porche
quest
'
assenza
?
Dove
sei
stato
?
Non
mi
ami
dunque
più
?
-
Il
conte
la
coprì
di
baci
.
-
Stefana
,
come
puoi
pensare
così
?
Guardami
,
guardami
bene
:
ho
la
faccia
di
un
colpevole
?
-
Stefana
fissò
i
suoi
splendidi
occhi
ammaliatori
in
quelli
di
lui
.
-
No
;
-
rispose
-
ma
tu
mi
nascondi
qualche
cosa
.
-
Sì
,
e
faccio
male
,
perchè
non
devo
avere
segreti
per
te
.
Le
mie
assenze
hanno
un
giusto
motivo
:
lavoro
per
te
e
per
nostro
figlio
.
-
Come
?
-
Non
comprendi
?
Noi
siamo
ricchi
,
è
vero
,
ma
voglio
che
Livio
lo
sia
ancora
più
;
per
cui
mi
sono
rimesso
agli
affari
.
Stefana
si
strinse
a
lui
con
un
grido
di
gioia
.
-
Come
sei
buono
!
Quanto
,
quanto
ti
amo
!
-
E
l
'
inebriò
di
sorrisi
,
di
carezze
.
Fin
da
quel
momento
,
Stefana
non
si
curò
più
delle
assenze
del
marito
,
anzi
,
le
desiderava
.
Era
la
stagione
dei
bagni
,
ed
ella
vi
si
recò
col
bambino
e
la
madre
,
in
una
bella
villa
di
Pegli
,
presa
in
affitto
dal
conte
,
che
rimase
a
Torino
,
facendo
ogni
tanto
una
scappata
colà
per
abbracciare
la
moglie
e
il
figlio
.
Stefana
aveva
trovato
a
Pegli
molti
conoscenti
.
Alla
sera
ella
riceveva
amici
e
conoscenti
,
e
vegliava
fino
a
tarda
ora
.
Una
notte
tutto
taceva
nella
villa
,
quando
la
signora
Mestre
,
che
soffriva
di
cuore
,
essendosi
messa
alla
finestra
per
respirare
,
sentì
un
rumore
di
passi
in
giardino
ed
al
chiarore
della
luna
vide
sua
figlia
al
braccio
di
un
uomo
.
Si
dirigevano
verso
un
piccolo
padiglione
.
Quantunque
il
turbamento
le
togliesse
quasi
il
respiro
,
la
signora
Mestre
lasciò
la
finestra
,
scese
con
precauzione
in
giardino
e
si
avvicinò
al
padiglione
,
illuminato
.
Da
una
delle
vetrate
guardò
nell
'
interno
.
Ciò
che
vide
la
povera
donna
dovette
essere
orribile
,
perchè
indietreggiò
con
un
grido
di
spavento
e
cadde
distesa
al
suolo
.
La
porta
del
padiglione
non
tardò
a
spalancarsi
e
Stefana
si
precipitò
fuori
,
seguìta
da
un
giovane
quasi
imberbe
,
che
mostrava
sul
volto
i
segni
dello
spavento
.
-
Che
c
'
è
?
-
chiese
con
voce
soffocata
.
La
contessa
,
veduto
il
corpo
di
sua
madre
,
comprese
tutto
.
Allora
,
calmissima
,
rivoltasi
al
giovane
:
-
Vattene
subito
;
-
disse
-
tu
non
hai
nulla
da
temere
!
-
Egli
disparve
tosto
,
mentre
Stefana
si
chinava
sul
corpo
della
madre
,
appoggiava
il
suo
orecchio
al
cuore
di
lei
.
Quando
comprese
che
era
solo
svenuta
,
sollevatala
per
le
spalle
la
trascinò
nel
padiglione
,
la
stese
sull
'
agrippina
.
La
signora
Mestre
non
tardò
a
rinvenire
,
e
veduta
sua
figlia
gridò
con
disperato
accento
:
-
Sciagurata
!
...
Sciagurata
!
...
Hai
dunque
l
'
anima
impastata
di
fango
?
Tradire
il
più
onesto
dogli
uomini
,
tu
,
madre
della
sua
creatura
!
...
-
Basta
!
-
interruppe
con
impeto
Stefana
.
-
Non
tediarmi
.
Perchè
venire
a
spiare
i
miei
passi
come
una
suocera
?
-
Ed
è
così
che
rispondi
a
tua
madre
?
Non
provi
rossore
al
pensiero
dell
'
azione
commessa
?
Non
pensi
che
,
invece
di
me
,
poteva
esser
qui
tuo
marito
?
-
Stefana
alzò
con
aria
di
disprezzo
le
spalle
.
-
Credi
che
sia
venuta
ai
bagni
per
far
la
balia
al
bambino
?
L
'
adoro
,
il
bimbo
,
ma
egli
non
deve
essermi
d
'
inciampo
.
Tu
sei
una
mamma
dalle
idee
antidiluviane
!
Io
,
invece
,
sono
una
donna
moderna
:
voglio
avere
degli
amanti
,
schiavi
sommessi
,
pronti
a
versare
tutto
il
loro
sangue
per
me
,
e
li
avrò
!
Voglio
essere
ammirata
,
e
in
pari
tempo
creduta
da
tutti
la
donna
più
onesta
del
mondo
!
-
La
signora
Mestre
ascoltava
terrorizzata
quelle
massime
vergognose
:
tremava
a
verga
a
verga
,
anelante
.
-
Disgraziata
figliuola
!
-
balbettò
.
-
Dove
hai
imparato
un
simile
modo
di
pensare
e
di
parlare
?
Io
ti
ho
dato
solo
esempi
di
virtù
;
tuo
padre
era
l
'
uomo
più
onesto
che
esistesse
,
la
tua
istitutrice
era
una
santa
donna
.
E
tu
...
?
-
L
'
infelice
si
mise
a
singhiozzare
.
-
Oh
!
dimmi
che
vaneggi
,
che
hai
avuto
un
istante
di
follìa
,
-
soggiunse
con
accento
supplichevole
-
ma
che
ti
penti
,
che
il
tuo
cuore
non
è
così
traviato
come
vuoi
farmi
credere
!
Vieni
meco
a
pregar
Dio
che
ti
perdoni
:
d
'
ora
innanzi
io
non
ti
lascerò
un
solo
istante
!
-
Lo
sguardo
di
Stefana
divenne
quasi
feroce
.
-
Credi
che
la
tua
presenza
m
'
impedirebbe
di
fare
il
comodo
mio
?
-
interruppe
con
cinismo
.
-
Ma
non
voglio
infliggerti
un
tal
supplizio
,
e
scriverò
a
mio
marito
che
l
'
aria
di
mare
ti
è
nociva
,
che
tornerai
con
lui
a
Torino
,
così
non
avrai
più
ragione
di
scandalizzarti
.
-
Un
singhiozzo
sfuggì
dalle
labbra
della
sventurata
;
ella
sentiva
che
se
rimaneva
lì
ancora
un
istante
non
avrebbe
più
la
forza
di
ritornare
nella
propria
camera
;
onde
fuggì
barcollando
,
dopo
aver
gridato
a
sua
figlia
:
-
Che
Dio
ti
perdoni
!
-
L
'
infelice
passò
la
notte
in
ginocchioni
,
chiamando
in
aiuto
Dio
e
suo
marito
.
La
mattina
dopo
la
cameriera
,
entrando
in
camera
,
trovò
la
signora
stesa
al
suolo
,
immobile
,
morta
.
III
.
Stefana
ebbe
violente
crisi
di
simulato
dolore
.
Il
conte
Rossano
,
avvertito
da
un
telegramma
,
accorse
subito
e
circondò
la
moglie
di
delicate
premure
.
La
colonia
dei
bagnanti
andò
a
iscriversi
nel
registro
posto
in
una
sala
della
villa
,
ma
Stefana
non
ricevette
alcuno
.
Il
trasporto
della
defunta
dalla
villa
alla
stazione
fu
veramente
commovente
.
Stefana
,
col
figlio
fra
le
braccia
ed
il
conte
accanto
a
lei
,
seguiva
in
vettura
il
carro
funebre
,
coperto
di
corone
,
e
prese
posto
nel
vagone
riservato
,
dove
era
stato
messo
il
feretro
.
Al
cimitero
,
ella
volle
assistere
al
seppellimento
della
salma
.
Per
un
anno
,
la
contessa
visse
ritirata
,
non
occupandosi
che
del
suo
Livio
,
inebriandosi
al
cicaleccio
di
lui
,
che
non
lasciava
quasi
mai
la
mammina
.
Poi
Stefana
ricominciò
a
frequentare
la
società
,
riprese
la
sua
esistenza
di
piaceri
.
Livio
,
crescendo
,
le
assomigliava
non
soltanto
nel
fisico
,
ma
soprattutto
nel
morale
:
nulla
aveva
di
suo
padre
,
nulla
!
Il
conte
avrebbe
voluto
educarlo
con
una
certa
severità
;
ma
come
resistere
alla
moglie
?
-
Abbiamo
quest
'
unico
figlio
;
-
diceva
Stefana
-
vuoi
che
ci
muoia
per
il
troppo
studio
?
Lascialo
sviluppare
:
per
ora
gli
daremo
una
buona
istitutrice
,
più
tardi
un
ottimo
precettore
,
che
sceglierò
io
stessa
.
-
Se
Livio
studiava
poco
,
aveva
in
compenso
una
malizia
innata
e
la
profonda
ipocrisia
della
madre
.
Era
capacissimo
di
tormentare
una
bestia
per
il
solo
gusto
di
vederla
soffrire
,
salvo
poi
,
se
compariva
qualcuno
,
di
piangere
e
disperarsi
.
Il
conte
lavorava
da
mane
a
sera
;
la
moglie
faceva
sperpero
di
denaro
.
Un
giorno
la
contessa
s
'
intratteneva
nel
suo
salotto
con
un
ufficiale
di
cavalleria
,
che
da
lungo
tempo
le
faceva
la
corte
ed
al
quale
essa
aveva
concesso
un
particolare
colloquio
.
Mentre
l
'
ufficiale
,
inginocchiato
ai
piedi
di
Stefana
,
le
chiedeva
pietà
del
suo
soffrire
,
un
uscio
si
spalancò
con
impeto
e
Livio
,
il
quale
allora
aveva
sette
anni
,
si
precipitò
dentro
,
gridando
:
-
Mamma
,
c
'
è
il
babbo
!
-
La
malizia
di
quel
fanciullo
gli
fece
comprendere
che
quel
colloquio
,
sorpreso
dal
padre
,
poteva
cagionare
un
grave
dolore
alla
madre
.
E
quando
il
conte
entrò
nel
salotto
,
la
contessa
stava
tranquillamente
disegnando
presso
un
tavolino
:
l
'
ufficiale
era
uscito
da
un
altro
uscio
,
guidato
da
Livio
.
Da
questo
si
può
comprendere
l
'
educazione
del
fanciullo
e
come
madre
e
figlio
dovessero
adorarsi
e
andare
pienamente
d
'
accordo
.
Un
giorno
il
conte
si
recò
all
'
estero
a
cagione
del
fallimento
di
una
Casa
commerciale
,
colla
quale
egli
era
cointeressato
.
La
sua
assenza
doveva
essere
di
pochi
mesi
,
invece
si
prolungò
oltre
un
anno
.
In
questo
frattempo
la
contessa
Stefana
parve
rinunciare
alla
vita
elegante
,
scapigliata
.
Non
riceveva
più
,
si
mostrava
di
rado
in
carrozza
al
passeggio
,
e
la
sua
salute
sembrava
alterata
.
Livio
la
sorprese
sovente
sdraiata
su
di
una
lunga
poltrona
,
pallida
,
affranta
,
piangente
.
-
Che
hai
,
mamma
,
che
hai
?
-
le
diceva
coprendola
di
baci
.
-
Il
babbo
ti
ha
dato
qualche
dispiacere
?
-
No
,
angelo
mio
,
no
!
Sono
triste
,
senza
sapere
il
perchè
!
-
rispondeva
la
contessa
.
Ma
Livio
non
era
persuaso
.
Egli
aveva
allora
dodici
anni
e
sembrava
un
ragazzo
educatissimo
:
sapeva
stare
in
società
,
aveva
tutta
la
grazia
e
il
sorriso
affascinante
della
mamma
.
Ma
in
fondo
era
vizioso
,
indolente
,
e
non
si
approfondiva
in
cosa
alcuna
.
Aveva
i
sensi
precocemente
sviluppati
e
l
'
aspetto
di
un
arcangelo
.
Una
mattina
,
quando
stava
per
alzarsi
,
il
cameriere
gli
consegnò
una
lettera
della
contessa
.
Livio
ebbe
un
moto
di
sorpresa
.
-
Dov
'
è
la
mamma
?
-
domandò
.
-
È
partita
!
-
Il
fanciullo
strappò
febbrilmente
la
busta
,
e
lesse
:
"
Amor
mio
!
"
Ho
bisogno
di
assentarmi
dal
palazzo
,
almeno
per
una
settimana
:
lascio
te
,
che
sei
un
ometto
,
a
guidare
la
casa
.
Se
arrivasse
tuo
padre
e
altri
chiedesse
il
motivo
della
mia
assenza
,
rispondi
che
un
dovere
di
gratitudine
mi
ha
condotta
presso
la
madre
,
ammalatissima
,
della
mia
cameriera
,
la
quale
parte
con
me
.
Conduco
meco
anche
il
cocchiere
,
suo
marito
.
Mostrami
in
questa
circostanza
l
'
amore
che
mi
porti
,
non
facendo
scene
per
la
mia
lontananza
e
scusando
cogli
altri
la
mia
partenza
.
Ti
adoro
e
ti
bacio
.
"
Livio
rimase
impassibile
.
E
nelle
due
settimane
che
la
contessa
rimase
assente
,
egli
seppe
tenere
un
contegno
da
vero
ometto
.
Quando
il
conte
arrivò
,
la
contessa
era
già
tornata
.
Egli
trovò
sua
moglie
assai
pallida
,
come
se
uscisse
da
una
malattia
,
e
abbracciandola
si
scusò
della
sua
lunga
assenza
.
-
D
'
ora
innanzi
,
non
starai
tanto
tempo
lontano
,
non
è
vero
?
-
gli
disse
Stefana
stretta
al
collo
di
lui
.
-
Quanto
mi
ha
fatto
soffrire
questa
separazione
,
benchè
avessi
meco
mio
figlio
!
-
Il
conte
non
si
saziava
di
baciarla
:
era
commosso
della
fedeltà
di
quella
donna
adorata
.
-
In
questo
frattempo
ho
avuto
anche
un
altro
dispiacere
:
la
mamma
della
mia
cameriera
,
colei
che
mi
ha
portata
in
braccio
piccina
,
è
morta
.
Essa
volle
rivedermi
prima
di
chiudere
gli
occhi
per
sempre
.
-
Povera
donna
!
-
Mi
recai
da
lei
con
la
cameriera
e
il
cocchiere
,
cui
essa
ha
lasciato
una
casetta
di
campagna
con
alcune
vigne
,
ed
ho
dovuto
,
con
mio
dispiacere
,
rinunziare
a
quei
due
fidi
servitori
,
che
ormai
vogliono
accudire
ai
loro
beni
.
-
Il
conte
non
ebbe
il
minimo
sospetto
che
tutta
quella
storia
fosse
una
menzogna
.
Ma
Livio
,
sebbene
fanciullo
,
non
credette
alle
parole
della
madre
,
cui
disse
:
-
Tu
menti
:
hai
un
segreto
per
me
,
e
non
vuoi
rivelarmelo
.
-
Lo
saprai
più
tardi
;
adesso
sarebbe
inutile
,
-
rispose
Stefana
-
ti
prego
di
non
insistere
.
-
Gli
anni
scorsero
.
Stefana
,
come
divorata
da
un
pensiero
tormentoso
,
si
diede
nuovamente
alla
pazza
gioia
.
Il
conte
continuava
la
sua
via
di
sacrificio
,
persuaso
che
la
donna
adorata
meritava
tutto
il
suo
grande
amore
,
tutta
la
sua
devozione
.
Una
notte
la
contessa
si
sentì
colta
da
brividi
ed
ebbe
ad
un
tratto
il
presentimento
della
sua
prossima
fine
.
Sentì
agghiacciarsi
di
terrore
:
non
voleva
morire
,
senza
fare
una
importante
rivelazione
a
suo
figlio
.
Con
quella
forza
di
volontà
che
aveva
sempre
distinto
Stefana
in
tutte
le
pericolose
circostanze
della
sua
vita
,
scese
dal
letto
,
indossò
una
vestaglia
,
e
barcollando
si
diresse
nella
camera
del
figlio
.
Questi
,
vedendola
,
si
spaventò
e
chiese
:
-
Mamma
,
che
hai
?
Tu
soffri
?
-
Sì
,
caro
;
-
rispose
ella
-
sento
in
me
qualche
cosa
che
si
spezza
,
ed
ho
paura
di
morire
.
-
Egli
la
guardava
convulso
.
-
Perchè
ti
sei
alzata
?
Vuoi
che
ti
riconduca
a
letto
,
che
mandi
per
un
medico
?
-
No
,
più
tardi
;
prima
voglio
rivelarti
un
segreto
che
da
dieci
anni
mi
pesa
sul
cuore
.
Ascoltami
.
-
Ella
sedette
accanto
al
letto
del
figlio
e
prese
a
dire
:
-
Ti
ricordi
come
,
dieci
anni
fa
,
mentre
tuo
padre
si
trovava
in
viaggio
,
io
mi
assentassi
da
casa
?
-
Lo
ricordo
perfettamente
,
mamma
;
ho
sempre
impresso
le
raccomandazioni
fattemi
nella
tua
lettera
,
e
sebbene
bambino
,
non
prestai
fede
quando
dicesti
che
eri
partita
per
riabbracciare
una
morente
.
-
Avevi
indovinato
,
Livio
:
io
non
mi
allontanai
da
Torino
;
mi
nascosi
coi
miei
fidati
servi
in
un
piccolo
appartamento
già
preso
in
affitto
sotto
il
loro
nome
,
ed
in
quell
'
appartamento
diedi
alla
luce
un
bambino
,
che
non
porterà
mai
il
nome
tuo
,
nè
godrà
del
tuo
patrimonio
.
Tuo
fratello
fu
legalmente
riconosciuto
come
figlio
dei
coniugi
Ribera
,
che
per
me
avrebbero
fatto
qualsiasi
sacrifizio
.
Ora
ti
spiegherò
i
motivi
che
mi
indussero
a
lasciar
vivere
quel
fanciullo
.
"
Se
tuo
padre
fosse
stato
in
quel
tempo
a
Torino
,
non
avrei
potuto
nascondergli
il
mio
stato
ed
egli
sarebbe
stato
felice
d
'
avere
un
altro
figlio
,
un
altro
erede
.
"
Ma
io
non
volevo
:
avrei
odiato
quel
secondo
fanciullo
se
prendeva
posto
in
questa
casa
perchè
tu
solo
regni
nel
mio
cuore
,
nell
'
anima
mia
,
tu
solo
fai
parte
di
me
.
Se
volli
dare
un
nome
a
tuo
fratello
,
lo
feci
perchè
tu
avessi
più
tardi
un
uomo
da
far
agire
a
tuo
talento
,
un
uomo
che
ad
un
tuo
cenno
diverrà
tuo
schiavo
e
sul
quale
avrai
un
potere
di
vita
e
di
morte
.
-
Livio
guardava
sua
madre
credendo
vaneggiasse
.
Ella
comprese
quello
sguardo
.
-
Tu
pensi
-
soggiunse
-
che
la
febbre
mi
abbia
dato
al
cervello
,
che
io
deliri
:
no
,
rassicurati
,
Livio
,
ho
tutto
il
mio
senno
e
te
lo
provo
.
"
Fabio
Ribera
,
tale
è
il
nome
di
tuo
fratello
,
fu
dato
a
balia
ad
una
donna
che
,
come
tutti
,
lo
credette
veramente
figlio
della
mia
cameriera
.
"
L
'
anno
seguente
,
i
due
coniugi
lo
presero
in
casa
,
e
per
quattro
anni
Fabio
visse
con
loro
,
che
lo
facevano
pregare
ogni
sera
per
me
,
dinanzi
al
mio
ritratto
,
dicendogli
che
ero
la
sua
benefattrice
.
"
Volle
disgrazia
che
quando
Fabio
compiva
i
cinque
anni
,
la
cameriera
e
suo
marito
fossero
portati
al
camposanto
.
Ma
la
donna
lasciava
a
suo
figlio
una
lettera
,
che
io
stessa
le
dettai
e
che
,
unita
ad
un
'
altra
scritta
da
me
,
consegnerai
tu
stesso
a
Fabio
,
quando
avrà
vent
'
anni
.
"
Tu
leggerai
quelle
lettere
,
che
non
sono
suggellate
,
prima
di
consegnarle
a
Fabio
.
"
Egli
è
ora
in
un
collegio
modesto
il
cui
rettore
mi
assicura
che
non
vi
è
allievo
migliore
di
lui
.
-
Vuol
dire
che
non
mi
rassomiglia
!
-
interruppe
ridendo
Livio
.
-
Oh
!
tu
per
me
hai
tutte
le
perfezioni
,
e
Fabio
non
avrebbe
mai
preso
nel
mio
cuore
il
tuo
posto
.
Peraltro
,
tu
compirai
l
'
opera
mia
verso
lui
,
ne
farai
un
buon
operaio
,
e
gli
dirai
che
deve
tutto
a
te
,
acciocchè
sia
pronto
a
qualsiasi
sacrificio
per
amor
tuo
.
Ora
,
caro
,
accompagnami
nella
mia
camera
;
voglio
consegnarti
quelle
lettere
.
-
Livio
,
vestitosi
in
fretta
,
seguì
la
madre
,
che
ebbe
ancora
la
forza
di
aprire
il
serracarte
e
consegnare
al
figlio
una
piccola
cassetta
d
'
ebano
,
scongiurandolo
di
andare
subito
a
nasconderla
.
Quando
Livio
ritornò
,
la
contessa
gli
cadde
fra
le
braccia
,
balbettando
:
-
Chiama
aiuto
,
mi
sento
morire
!
-
Livio
la
trasportò
sul
letto
,
poi
attraversò
le
stanze
urlando
,
chiamando
i
domestici
,
destando
tutti
.
-
Presto
,
un
medico
!
-
gridava
.
-
La
mamma
muore
!
-
Il
conte
si
precipitò
nella
camera
della
moglie
.
-
Stefana
,
Stefana
,
che
hai
?
-
gridava
,
spaventato
.
La
contessa
non
rispose
.
Aveva
gli
occhi
fissi
,
immobili
.
A
un
tratto
balbettò
:
-
Aria
....
aria
....
soffoco
....
Dio
,
Dio
!
...
-
Venne
spalancata
la
finestra
,
mentre
padre
e
figlio
sostenevano
Stefana
per
le
spalle
.
Il
medico
giunse
e
recò
alla
contessa
un
sollievo
momentaneo
con
iniezioni
d
'
etere
e
con
l
'
ossigeno
;
ma
dichiarò
il
caso
disperato
:
si
trattava
di
una
pericardite
acuta
.
Poco
dopo
Stefana
chiamò
:
-
Sebastiano
!
-
Il
conte
fu
in
un
attimo
vicino
a
lei
,
che
l
'
attirò
al
suo
petto
per
mormorare
:
-
Muoio
....
ama
molto
Livio
....
per
me
....
-
Il
conte
rispose
con
un
lacerante
singhiozzo
.
Troppo
lungo
sarebbe
descrivere
la
scena
dolorosa
che
ne
seguì
.
Ma
il
medico
aveva
ragione
:
Stefana
entrò
in
agonia
,
indi
il
suo
cuore
cessò
di
battere
.
Se
il
conte
Sebastiano
,
colpito
da
quella
morte
improvvisa
,
sembrò
impazzire
,
la
disperazione
di
Livio
non
ebbe
limiti
.
Nessuno
riusciva
a
staccarlo
dal
cadavere
della
madre
,
che
copriva
di
baci
appassionati
.
Di
fronte
a
quell
'
immenso
dolore
,
il
padre
fece
tacere
il
suo
.
Egli
ricordava
le
ultime
parole
di
Stefana
e
,
avvicinatosi
al
figlio
,
lo
sollevò
,
lo
strinse
fra
le
sue
braccia
,
balbettando
:
-
Piangi
con
me
,
Livio
,
piangi
col
tuo
povero
babbo
,
che
ha
pure
il
cuore
spezzato
!
-
Per
la
prima
volta
il
giovane
ebbe
uno
slancio
sincero
di
riconoscenza
,
per
la
prima
volta
si
tenne
stretto
al
padre
,
confondendo
le
lacrime
con
quelle
di
lui
.
Per
molte
settimane
padre
e
figlio
vagarono
per
la
palazzina
come
in
attesa
che
la
contessa
Stefana
comparisse
.
Essi
passavano
lunghe
ore
nella
camera
di
lei
,
dove
un
ritratto
ad
olio
di
Stefana
la
riproduceva
in
tutto
lo
splendore
della
sua
bellezza
.
Un
giorno
il
conte
,
stringendo
la
mano
al
figlio
,
gli
disse
:
-
Io
mi
rimetterò
agli
affari
:
tu
pure
cerca
un
'
occupazione
:
così
potremo
far
tacere
il
nostro
dolore
.
-
Il
giovane
non
rispose
.
Quel
giorno
stesso
egli
si
chiuse
nella
sua
camera
ed
aprì
per
la
prima
volta
la
cassetta
d
'
ebano
,
consegnatagli
dalla
madre
.
Conteneva
due
lettere
,
in
una
busta
non
suggellata
.
La
soprascritta
di
una
di
esse
diceva
:
"
A
mio
figlio
.
"
Era
vergata
da
una
mano
a
lui
sconosciuta
e
diceva
:
"
Caro
figlio
,
"
Questa
lettera
che
io
ti
scrivo
in
punto
di
morte
non
ti
verrà
consegnata
che
quando
avrai
compiuti
vent
'
anni
.
Sarà
dunque
allora
la
voce
di
una
morta
che
parlerà
al
tuo
cuore
,
e
tu
devi
ascoltarla
.
"
Guai
se
tu
non
obbedissi
a
quella
voce
!
Io
non
avrei
più
riposo
nella
tomba
e
tu
saresti
maledetto
per
tutta
l
'
eternità
!
"
Ascoltami
,
dunque
.
Dal
momento
che
tu
sarai
un
uomo
,
dedicherai
tutta
la
tua
esistenza
alla
contessa
Stefana
Rossano
,
tua
benefattrice
.
"
A
lei
tu
devi
tutto
,
ricordalo
,
e
qualunque
cosa
ti
imponesse
,
l
'
eseguirai
:
io
stessa
,
tua
madre
,
te
lo
comando
.
Sii
colla
tua
benefattrice
umile
,
devoto
,
rispettoso
;
pensa
che
a
lei
sola
devi
la
tua
istruzione
,
che
essa
sola
ha
sopperito
a
tutte
le
spese
per
allevarti
,
per
fare
di
te
un
uomo
onesto
.
La
tua
vita
stessa
non
basterebbe
a
pagare
il
debito
di
riconoscenza
che
hai
con
lei
.
"
Addio
,
figlio
mio
,
addio
!
Ti
bacio
e
ti
benedico
.
Tua
madre
"
FLAVÌ
RIBERA
.
"
L
'
altra
lettera
era
scritta
da
Stefana
.
Livio
lesse
:
"
Mio
buon
Fabio
,
"
Speravo
di
poter
compiere
il
voto
espressomi
dalla
tua
povera
mamma
prima
di
morire
:
consegnarti
una
sua
lettera
,
quando
tu
fossi
un
uomo
.
Ma
io
pure
cedo
innanzi
tempo
a
quella
legge
fatale
della
natura
,
che
non
dovrebbe
colpire
le
madri
,
finchè
sono
necessarie
alle
loro
creature
.
Ho
il
presentimento
che
la
mia
fine
si
avvicini
,
e
non
voglio
morire
senza
aggiungere
alla
lettera
di
tua
madre
la
mia
ultima
raccomandazione
.
Le
due
lettere
ti
saranno
consegnate
da
mio
figlio
.
"
Tu
sai
quanto
io
sia
stata
affezionata
alla
tua
povera
mamma
,
e
come
abbia
adempiuto
la
promessa
a
lei
fatta
di
vegliare
su
te
.
Ti
ho
voluto
bene
come
se
tu
fossi
mio
figlio
:
ebbene
,
su
mio
figlio
tu
riverserai
tutta
la
riconoscenza
che
nutri
per
me
,
tu
obbedirai
ad
ogni
sua
volontà
,
farai
ciò
che
egli
ti
ordinerà
di
fare
:
questo
io
desidero
.
"
Appena
avrò
chiusi
gli
occhi
,
mio
figlio
,
il
conte
Livio
Rossano
,
diverrà
il
tuo
benefattore
.
"
Amalo
molto
in
cambio
di
tutto
quanto
farà
per
te
e
di
ciò
che
io
feci
alla
tua
povera
mamma
;
cerca
di
provargli
,
fosse
anche
a
costo
della
tua
vita
,
la
tua
gratitudine
;
contribuisci
,
per
quanto
puoi
,
alla
sua
felicità
.
"
Tu
sei
un
ragazzo
assennato
,
e
quando
avrai
questa
mia
sarai
un
uomo
capace
di
dare
a
due
povere
morte
la
maggiore
soddisfazione
che
possono
avere
da
te
.
E
quando
verrai
a
pregare
sulla
mia
tomba
,
su
quella
di
tua
madre
,
noi
riconosceremo
il
suono
della
tua
voce
,
e
se
ci
dirai
di
averci
obbedite
,
riposeremo
tranquille
,
benedicendoti
.
Se
invece
tu
ci
disobbedissi
,
tua
madre
ed
io
non
troveremmo
più
pace
nella
tomba
e
tu
saresti
maledetto
.
"
Ma
tu
sei
buono
,
onesto
,
hai
cuore
,
e
ci
ascolterai
.
Ti
mando
un
bacio
con
tutta
l
'
anima
e
ti
benedico
.
La
tua
benefattrice
"
Contessa
STEFANA
ROSSANO
.
"
Livio
stette
per
alcuni
minuti
con
quella
lettera
fra
le
mani
.
-
Cara
mamma
!
-
mormorò
.
-
Essa
ha
pensato
a
me
solo
fino
all
'
ultimo
istante
!
Ebbene
,
per
amor
suo
mi
occuperò
di
Fabio
,
quando
anche
egli
non
mi
giovasse
a
niente
e
dovesse
procurarmi
noie
e
spese
.
-
Presa
questa
risoluzione
,
suggellò
le
due
lettere
,
le
mise
nella
cassettina
,
ed
il
giorno
seguente
,
vestito
a
lutto
,
col
volto
atteggiato
ad
una
grande
mestizia
,
si
presentava
al
collegio
dove
Fabio
veniva
educato
.
Appena
diede
il
suo
nome
,
venne
introdotto
nel
gabinetto
del
direttore
.
Questi
,
un
vecchio
di
modesto
aspetto
,
dal
volto
spirante
la
più
grande
bontà
,
gli
andò
incontro
premuroso
e
,
con
voce
commossa
:
-
Vi
ringrazio
,
signor
conte
,
-
disse
-
dell
'
onore
che
mi
fate
colla
vostra
visita
.
Conosco
la
disgrazia
che
vi
ha
colpito
,
e
ne
soffro
,
come
ne
soffre
il
protetto
dalla
compianta
signora
contessa
.
-
Io
sono
venuto
espressamente
per
vederlo
e
parlargli
,
-
rispose
Livio
.
-
La
mia
santa
mamma
ha
amato
quel
ragazzo
come
un
figlio
,
ed
io
crederei
di
mancare
al
mio
dovere
,
se
non
prendessi
il
suo
posto
in
quest
'
opera
di
carità
.
-
Voi
siete
degno
figlio
della
povera
signora
!
-
soggiunse
il
direttore
.
-
Sono
lieto
di
potervi
dire
che
il
ragazzo
merita
davvero
tutta
la
vostra
premura
:
è
il
migliore
degli
allievi
nostri
,
e
vi
assicuro
che
i
vostri
benefizi
non
andranno
perduti
.
-
Meglio
così
!
-
Il
direttore
diede
ordine
perchè
Fabio
fosse
chiamato
.
Il
ragazzo
non
tardò
a
comparire
nella
sua
uniforme
del
collegio
.
Era
davvero
un
bel
fanciullo
,
biondo
,
roseo
,
e
Livio
notò
subito
che
gli
assomigliava
.
Fabio
,
entrando
,
guardò
prima
con
sorpresa
Livio
,
poi
grosse
lacrime
gli
caddero
dagli
occhi
,
e
congiungendo
le
mani
con
espressione
commovente
:
-
Non
m
'
inganno
:
-
balbettò
-
lei
è
il
figlio
della
contessa
,
della
mia
benefattrice
:
le
somiglia
tanto
!
-
E
,
prima
che
il
conte
potesse
prevederlo
,
Fabio
gli
cadde
ai
piedi
svenuto
.
-
Vedete
come
è
sensibile
!
-
disse
il
direttore
,
mentre
aiutava
Livio
a
sollevare
il
ragazzo
,
a
distenderlo
sul
divano
.
-
Dal
giorno
in
cui
seppe
della
morte
della
contessa
,
non
è
stato
più
bene
.
-
Egli
fece
portare
dell
'
acqua
e
dell
'
aceto
,
ne
inzuppò
un
fazzoletto
,
che
pose
sulla
fronte
del
fanciullo
.
Fabio
aprì
gli
occhi
ed
il
suo
primo
sguardo
fu
per
Livio
.
Allora
si
mise
novamente
a
piangere
.
Il
giovane
conte
lo
sollevò
,
lo
strinse
al
suo
petto
.
-
Piangi
....
piangi
!
-
gli
disse
.
-
Non
verserai
mai
abbastanza
lacrime
per
quella
santa
che
ci
ha
lasciati
.
Io
pure
ho
il
cuore
spezzato
,
io
che
ho
perduto
in
lei
la
migliore
delle
madri
.
Sappi
che
ella
non
si
dimenticò
di
te
:
mi
raccomandò
di
non
abbandonarti
mai
,
e
puoi
star
certo
che
il
suo
voto
sarà
esaudito
.
-
Oh
!
signor
conte
,
io
non
so
esprimermi
,
ma
se
potesse
leggere
nel
mio
cuore
,
vedrebbe
quanta
devozione
racchiude
!
La
mia
benefattrice
mi
parlava
sempre
di
lei
,
ed
io
l
'
amavo
senza
conoscerlo
;
ora
sento
che
sarei
pronto
a
versare
per
lei
tutto
il
mio
sangue
.
-
Grazie
,
Fabio
;
non
dimenticherò
mai
le
tue
parole
.
-
Calmata
la
piena
degli
affetti
,
Livio
,
con
un
accento
quasi
paterno
domandò
a
Fabio
dei
suoi
studi
,
delle
sue
aspirazioni
.
-
Le
mie
aspirazioni
non
sono
molto
alte
:
-
rispose
mestamente
il
ragazzo
-
io
vorrei
compiere
il
corso
commerciale
per
entrare
come
contabile
in
qualche
magazzino
,
dove
potessi
guadagnarmi
da
vivere
.
L
'
unica
mia
ambizione
è
di
rimanere
a
Torino
per
poter
vedere
di
quando
in
quando
lei
.
-
Amare
ed
essere
amato
da
Livio
,
serbare
un
culto
profondo
alla
sua
benefattrice
,
ecco
ormai
dove
Fabio
compendiava
tutta
la
sua
vita
.
-
Tu
sei
proprio
un
bravo
ragazzo
!
-
disse
Livio
baciandolo
sulla
fronte
.
-
Io
vado
orgoglioso
di
proteggerti
,
e
puoi
star
certo
che
verrò
spesso
a
trovarti
.
-
Infatti
non
passava
settimana
senza
che
il
contino
si
recasse
al
collegio
,
e
se
egli
ne
usciva
commosso
dai
colloqui
avuti
con
Fabio
,
il
povero
ragazzo
contava
quelle
ore
come
le
più
felici
della
sua
esistenza
,
che
radicavano
in
lui
profondamente
il
desiderio
di
dedicarsi
al
suo
benefattore
.
IV
.
Passato
l
'
anno
del
lutto
,
Livio
menò
vita
scapigliata
E
dispendiosa
.
Il
conte
Sebastiano
seppe
presto
dei
disordini
di
suo
figlio
.
Un
giorno
,
durante
il
pranzo
,
egli
osservò
che
Livio
era
molto
turbato
,
per
cui
nell
'
alzarsi
da
tavola
gli
disse
:
-
Ho
da
parlarti
:
andiamo
nel
salotto
da
fumo
.
-
Il
giovane
divenne
livido
,
ma
rispose
con
abbastanza
disinvoltura
:
-
Sono
ai
tuoi
ordini
,
babbo
!
-
Seduti
l
'
uno
di
faccia
all
'
altro
,
il
conte
,
guardando
il
figlio
con
espressione
d
'
immenso
amore
,
gli
disse
con
accento
pieno
di
paterna
tenerezza
:
-
Perchè
non
hai
fiducia
in
me
,
figlio
mio
?
Io
so
che
hai
perduto
al
giuoco
cinquantamila
lire
in
una
notte
,
e
per
pagarle
ti
sei
messo
in
mano
agli
strozzini
.
-
Il
giovane
stava
per
negare
,
ma
comprese
che
avrebbe
commesso
una
pazzia
.
Allora
pensò
bene
di
cadere
alle
ginocchia
del
padre
,
e
mentre
grosse
e
bugiarde
lacrime
comparivano
nei
suoi
occhi
:
-
È
vero
!
-
balbettò
.
-
Perdono
,
padre
mio
,
perdono
:
ti
prometto
di
non
toccare
mai
più
una
carta
.
Mai
!
-
Va
bene
;
alzati
e
siedi
;
non
ti
ho
detto
ancor
tutto
.
-
Il
giovane
sembrò
attendere
umilmente
.
-
Mi
hanno
poi
detto
che
mantieni
una
ballerina
,
una
minorenne
,
cui
hai
regalato
gioielli
,
carrozze
e
cavalli
,
come
se
tu
fossi
un
milionario
....
È
vero
?
-
Livio
mostrò
una
certa
audacia
.
-
Sì
,
non
lo
nego
!
-
rispose
.
-
Ma
suppongo
che
la
povera
mamma
mi
abbia
lasciato
un
vistoso
patrimonio
.
-
Quell
'
allusione
afflisse
il
conte
Sebastiano
.
Per
quanto
grande
fosse
la
sua
adorazione
per
la
defunta
,
non
voleva
che
suo
figlio
si
facesse
delle
illusioni
.
-
La
tua
povera
mamma
non
ha
lasciato
nulla
,
-
rispose
con
tono
grave
-
ed
ho
dovuto
pagare
molti
suoi
debiti
perchè
non
venisse
profanata
la
sua
memoria
.
Non
faccio
un
rimprovero
a
quella
santa
;
essa
non
conosceva
il
valore
del
denaro
.
-
Livio
era
alquanto
scombussolato
.
-
La
mamma
mi
disse
più
volte
che
ti
aveva
portato
in
dote
centomila
lire
di
reddito
.
-
È
verissimo
;
ma
stante
la
sua
prodigalità
,
in
pochi
anni
finì
la
sua
dote
e
più
della
metà
di
ciò
che
io
stesso
possedevo
.
Col
mio
lavoro
potei
salvare
il
resto
ed
aumentare
a
poco
a
poco
il
patrimonio
,
riuscendo
in
tal
modo
a
non
turbare
la
tua
povera
mamma
,
a
lasciarle
continuare
la
sua
esistenza
di
lusso
.
Ed
è
morta
,
ignorando
tutti
i
sacrifizi
da
me
fatti
per
lei
.
-
Livio
rimaneva
a
capo
chino
.
Il
conte
proseguì
:
-
Sarei
però
un
cattivo
padre
se
lasciassi
percorrere
a
te
la
stessa
china
fatale
,
mentre
ormai
sei
un
uomo
e
puoi
comprendere
come
l
'
esistenza
non
sia
fatta
di
soli
piaceri
.
Io
ho
sempre
lavorato
,
e
d
'
ora
innanzi
lavorerai
anche
tu
.
Pagherò
tutti
i
debiti
da
te
fatti
,
purchè
tu
mi
prometta
di
nuovo
di
non
più
frequentare
case
da
giuoco
e
di
lasciare
quella
ballerina
.
-
Te
lo
prometto
;
-
disse
Livio
-
d
'
ora
innanzi
mi
lascerò
guidare
da
te
.
-
Livio
mentiva
come
sempre
.
Tuttavia
per
qualche
tempo
sembrò
tornasse
savio
.
Pagati
i
debiti
,
lasciata
l
'
amante
,
si
mise
al
lavoro
.
Suo
padre
gli
affidò
la
contabilità
.
Un
giorno
il
conte
affidò
al
figlio
ventimila
lire
per
fare
un
pagamento
.
Appena
Livio
ebbe
quel
denaro
nelle
mani
,
fece
un
viaggetto
di
piacere
con
una
canzonettista
,
ed
appena
a
Milano
,
telegrafò
al
padre
:
"
Non
ho
resistito
alla
tentazione
.
Fai
tu
il
pagamento
.
Tornerò
presto
.
"
E
tornò
infatti
dopo
una
settimana
,
completamente
al
verde
.
Questa
volta
il
conte
Sebastiano
ebbe
per
lui
parole
roventi
di
rimprovero
.
Suo
figlio
aveva
abusato
della
sua
fiducia
;
era
doppiamente
colpevole
.
Livio
,
invece
di
chiedergli
perdono
,
si
ribellò
,
mostrandosi
quale
veramente
era
:
cinico
,
audace
,
vizioso
.
Voleva
imporre
al
padre
,
ma
non
ci
riuscì
:
il
conte
tenne
duro
,
gli
lesinò
il
denaro
,
gli
disse
che
non
avrebbe
più
riconosciuto
alcun
debito
fatto
da
lui
.
Frattanto
lo
sventurato
padre
si
sentiva
morire
di
cordoglio
.
Una
mattina
il
conte
Sebastiano
,
còlto
da
grave
malore
,
spirò
in
meno
di
un
'
ora
.
Livio
era
libero
!
Libero
di
divertirsi
,
di
spendere
,
di
godersi
la
vita
,
senza
che
alcuno
controllasse
le
sue
azioni
.
V
.
Fabio
continuava
con
ardore
gli
studi
,
per
rendersi
sempre
più
degno
del
suo
benefattore
.
Tutta
l
'
adorazione
che
il
fanciullo
aveva
provata
per
la
contessa
,
si
riversò
su
Livio
.
Per
Fabio
non
vi
era
nulla
al
mondo
di
più
bello
,
di
più
perfetto
del
giovane
conte
,
il
quale
se
ne
compiaceva
.
Fabio
era
sui
diciotto
anni
,
allorchè
un
giorno
Livio
si
recò
ad
avvertirlo
che
gli
aveva
trovato
un
buon
posto
di
contabile
in
un
grande
magazzino
di
mode
,
dove
avrebbe
percepito
per
i
primi
mesi
sessanta
lire
,
che
sarebbero
andate
crescendo
fino
a
raggiungere
la
cifra
di
centocinquanta
lire
mensili
.
Fabio
ne
fu
felice
.
Livio
aveva
preso
,
a
nome
di
Fabio
Ribera
,
due
stanzette
al
quarto
piano
di
un
vasto
casamento
in
via
della
Rocca
,
pagandone
il
primo
semestre
anticipato
e
le
aveva
fatte
ammobiliare
con
una
certa
proprietà
.
Quando
vi
condusse
Fabio
,
questi
,
versando
lacrime
di
riconoscenza
,
cadde
ai
piedi
di
Livio
e
gli
baciò
affettuosamente
le
mani
.
Fabio
Ribera
si
presentò
al
magazzino
indicatogli
da
Livio
e
vi
fu
ben
accolto
.
Il
conte
Rossano
regolò
la
vita
del
giovane
in
modo
che
nessuno
dubitasse
dei
rapporti
esistenti
fra
loro
.
Egli
,
sapendo
che
in
quel
magazzino
cercavano
un
contabile
,
offrì
Fabio
,
dicendo
che
gli
era
stato
raccomandato
da
un
gentiluomo
che
ne
aveva
fatto
i
più
grandi
elogi
.
Così
,
fu
accettato
.
Quando
Livio
capitava
a
fare
qualche
compra
in
quel
magazzino
,
Fabio
lo
salutava
con
rispetto
,
ma
nessuno
avrebbe
mai
creduto
che
egli
fosse
in
relazione
col
conte
.
Non
passava
però
settimana
senza
che
il
conte
dedicasse
una
sera
al
suo
protetto
.
In
questo
frattempo
Livio
conobbe
Giulietta
Lovera
.
Una
mattina
che
il
conte
bighellonava
per
le
strade
,
giunto
al
corso
San
Maurizio
si
fermò
a
guardare
una
giovane
vestita
con
semplicità
ma
di
una
bellezza
più
unica
che
rara
.
Il
conte
,
affascinato
,
le
si
avvicinò
,
e
con
voce
soave
:
-
Perdonatemi
,
signorina
,
-
disse
-
ma
l
'
involto
che
portate
è
senza
dubbio
troppo
pesante
per
voi
.
Permettete
che
io
ve
lo
porti
.
-
Giulietta
guardò
alla
sfuggita
quel
giovane
tanto
gentile
,
e
fattasi
di
fiamma
rispose
:
-
Ci
sono
avvezza
,
signore
;
e
poi
,
non
ho
da
fare
che
pochi
passi
;
abito
qui
vicino
;
grazie
!
-
E
si
allontanò
in
fretta
.
Livio
le
tenne
dietro
e
la
vide
fermarsi
presso
la
porta
di
un
vasto
casamento
,
dare
una
moneta
ad
un
mendicante
che
le
si
era
avvicinato
,
quindi
sparire
dentro
il
vestibolo
.
Livio
si
avvicinò
a
sua
volta
all
'
accattone
,
che
subito
gli
si
rivolse
implorando
:
-
Un
po
'
di
carità
,
per
amor
di
Dio
!
-
Vuoi
guadagnarti
dieci
lire
?
-
gli
disse
il
conte
.
Il
mendicante
lo
guardò
con
aria
inebetita
.
-
Dieci
lire
?
-
ripetè
,
credendo
di
sognare
.
-
Sì
,
per
rispondere
ad
una
mia
domanda
.
-
Per
dieci
lire
rispondo
a
cento
!
-
esclamò
l
'
altro
aprendo
la
bocca
ad
un
triviale
sorriso
.
Livio
trasse
dal
portafogli
un
biglietto
da
dieci
,
che
fece
vedere
al
mendicante
;
ma
prima
di
darglielo
domandò
:
-
Chi
era
quella
ragazza
bionda
che
ti
ha
dato
una
moneta
?
-
È
una
lavorante
che
abita
nelle
soffitte
del
casamento
.
-
Ha
famiglia
?
-
No
,
signore
,
è
sola
;
suo
padre
era
un
vecchio
militare
.
-
Di
che
vive
,
costei
?
-
Lavora
di
bianco
per
un
magazzino
.
-
Avrà
un
amante
,
m
'
immagino
!
-
No
.
Essa
ha
avuto
delle
proposte
coi
fiocchi
,
ma
le
ha
rifiutate
tutte
.
Qualche
operaio
l
'
ha
chiesta
in
moglie
,
ma
ha
fatto
fiasco
:
essa
dice
che
vuole
sposare
un
impiegato
o
un
commesso
,
di
cui
le
riesca
innamorarsi
.
-
Livio
diè
il
biglietto
da
dieci
e
si
allontanò
.
Ormai
ne
sapeva
abbastanza
sul
conto
di
Giulietta
e
formò
subito
il
suo
piano
.
Egli
cambiò
i
suoi
abiti
eleganti
in
abiti
più
modesti
;
acquistò
un
portafogli
grande
,
di
quelli
che
usano
comunemente
i
giovani
d
'
ufficio
;
prese
in
affitto
una
camera
in
via
Montebello
,
qualificandosi
per
Fabio
Ribera
,
impiegato
di
banca
,
e
pose
tutto
il
suo
studio
nello
spiare
l
'
uscita
della
giovane
.
Quattro
giorni
dopo
il
suo
primo
incontro
con
lei
,
verso
sera
,
la
vide
uscire
dal
casamento
sola
,
anche
questa
volta
con
un
fagotto
.
Egli
le
si
avvicinò
,
e
Giulietta
lo
fissò
con
uno
sguardo
crucciato
.
-
Signorina
,
ve
ne
prego
,
ascoltatemi
;
-
diss
'
egli
con
voce
commossa
-
io
non
ho
più
pace
da
che
vi
ho
veduta
,
e
desidero
tanto
di
parlare
con
voi
perchè
somigliate
moltissimo
a
una
mia
povera
sorella
,
morta
a
sedici
anni
e
che
io
ho
tanto
adorata
.
-
L
'
impostore
aveva
le
lacrime
agli
occhi
.
Giulietta
si
commosse
;
non
aveva
più
ragione
di
offendersi
,
e
con
voce
debole
:
-
Mi
dispiace
di
avervi
,
senza
mia
colpa
,
rinnovato
un
dolore
!
-
balbettò
.
-
Oh
!
signorina
,
voi
invece
mi
avete
procurata
la
felicità
più
grande
che
io
potessi
sognare
.
Non
vi
pare
che
sia
un
conforto
ritrovare
in
una
persona
le
sembianze
adorate
di
un
essere
che
è
morto
?
-
Avete
ragione
,
signore
!
-
rispose
vivamente
Giulietta
.
-
Vedete
,
nel
magazzino
per
il
quale
lavoro
,
un
vecchio
contabile
mi
ricorda
il
mio
povero
babbo
;
ebbene
,
quando
lo
vedo
,
provo
una
gioia
sconosciuta
,
che
egli
neppure
si
immagina
,
e
parlo
sempre
volentieri
con
lui
.
-
Vedete
dunque
che
io
sono
da
compatire
.
Ma
scusate
se
vi
trattengo
,
mentre
forse
voi
dovete
recarvi
al
magazzino
.
-
È
vero
.
-
Io
non
vi
chiedo
il
permesso
di
accompagnarvi
,
perchè
forse
non
me
lo
permettereste
;
però
avrete
tutta
la
mia
riconoscenza
se
,
incontrandovi
qualche
volta
,
non
sdegnerete
di
scambiare
una
parola
con
me
....
Se
volete
prendere
informazioni
sul
conto
mio
,
potete
farlo
:
abito
in
una
cameretta
al
terzo
piano
di
quella
casa
che
vedete
là
;
il
mio
nome
è
Fabio
Ribera
,
oriundo
di
un
piccolo
paese
del
Piemonte
;
sono
solo
al
mondo
ed
impiegato
in
una
banca
.
-
Giulietta
rispose
con
dolcezza
:
-
Anch
'
io
sono
sola
al
mondo
,
signor
Fabio
.
Mi
chiamo
Giulietta
Lovera
,
vivo
del
mio
lavoro
,
e
nella
mia
povertà
sto
contenta
.
-
Ebbene
,
giacchè
la
nostra
sorte
si
somiglia
,
noi
saremo
amici
,
non
è
vero
?
-
Egli
aveva
un
sembiante
così
onesto
e
sincero
,
che
Giulietta
gli
stese
la
mano
.
-
Oh
!
sì
,
-
esclamò
-
con
tutto
il
cuore
!
-
Si
separarono
sorridendosi
.
Ormai
Giulietta
non
pensava
più
che
a
quel
falso
Fabio
,
e
il
conte
desiderava
follemente
Giulietta
.
-
Ella
sarà
mia
;
-
si
diceva
-
cadrà
a
poco
a
poco
,
senza
accorgersene
.
Che
deliziosa
amante
avrò
,
allora
!
Come
è
bella
!
-
Ciò
non
impediva
al
conte
di
tenere
al
tempo
stesso
relazione
con
Cinzia
la
ballerina
,
con
la
quale
più
volte
si
era
bisticciato
ma
con
la
quale
sempre
si
riconciliava
,
perchè
i
loro
caratteri
,
i
loro
sentimenti
erano
presso
a
poco
uguali
.
Cinzia
non
si
peritava
di
tradirlo
allegramente
con
altri
:
Livio
le
era
spesso
infedele
;
poi
si
raccontavano
reciprocamente
le
loro
avventure
,
ridendo
alle
spalle
di
chi
avevano
loro
creduto
.
Questa
volta
però
per
Livio
l
'
avventura
era
più
seria
.
Quella
bellissima
fanciulla
dai
capelli
d
'
oro
gli
stava
a
cuore
più
di
quello
che
credesse
;
non
si
trattava
del
capriccio
di
un
'
ora
,
ma
di
un
intrigo
che
doveva
essere
ben
ponderato
e
condotto
,
perchè
capiva
che
la
più
piccola
imprudenza
sarebbe
bastata
per
far
fuggire
la
preda
.
Il
conte
però
non
seppe
tacere
con
Cinzia
,
e
le
si
confidò
.
-
Il
tuo
romanzetto
m
'
interessa
;
-
disse
la
bella
ridendo
-
ma
bada
di
non
metterti
in
qualche
impiccio
.
Le
fanciulle
oneste
sono
terribili
dinanzi
ad
un
tradimento
:
sta
'
in
guardia
!
-
Due
giorni
dopo
,
nel
pomeriggio
,
Livio
incontrò
Giulietta
,
cui
si
avvicinò
con
le
mani
stese
.
-
Vi
recate
al
magazzino
,
signorina
?
-
le
domandò
.
-
No
,
torno
a
casa
.
-
Così
presto
?
Con
un
pomeriggio
tanto
splendido
?
Se
sapeste
quanto
fa
bene
camminare
dopo
essere
stati
seduti
a
lavorare
per
molte
ore
del
giorno
!
Acconsentite
che
vi
accompagni
a
fare
una
passeggiata
sul
viale
?
Andremo
verso
Po
.
-
Giulietta
non
ebbe
il
coraggio
di
rifiutare
.
In
quei
due
giorni
non
aveva
fatto
che
pensare
a
lui
,
provando
un
vero
benessere
al
pensiero
che
essa
occupava
il
cuore
del
giovane
col
ricordo
della
sorella
morta
.
Come
diffidare
di
un
uomo
così
gentile
,
rispettoso
,
che
serbava
tanto
culto
ad
una
morta
?
Gli
occhi
del
giovane
la
fissavano
con
una
tenerezza
malinconica
.
Camminarono
alquanto
senza
parlare
.
Poi
Livio
cominciò
ad
abbandonarsi
a
false
confidenze
.
Compose
un
romanzetto
della
sua
vita
,
dicendosi
figlio
di
un
uomo
che
aveva
consumato
tutto
il
patrimonio
in
bagordi
,
descrivendo
le
torture
sofferte
da
sua
madre
,
una
santa
,
per
allevare
i
suoi
due
figli
,
un
maschio
ed
una
femmina
,
buoni
,
onesti
,
amanti
del
lavoro
.
Giulietta
,
a
sua
volta
,
gli
fece
il
semplice
racconto
della
sua
esistenza
;
gli
disse
come
anch
'
essa
vivesse
di
lavoro
e
ricordi
,
cercando
di
mantenersi
sempre
sulla
via
dell
'
onestà
,
che
i
suoi
cari
le
avevano
inculcata
nell
'
anima
.
La
sera
era
deliziosa
.
Nell
'
aria
vi
era
una
freschezza
soave
;
non
una
nube
velava
il
sereno
orizzonte
.
I
due
giovani
si
erano
seduti
sopra
una
breve
sporgenza
,
quasi
in
riva
al
Po
.
Non
si
dicevano
più
nulla
,
ma
provavano
un
incanto
nuovo
,
delizioso
,
e
lasciarono
scendere
la
notte
senza
quasi
accorgersene
.
Fu
la
prima
Giulietta
a
risvegliarsi
da
quel
sogno
.
-
Mio
Dio
,
come
si
è
fatto
tardi
!
-
esclamò
scattando
in
piedi
.
-
Che
diranno
i
miei
vicini
non
vedendomi
ancora
rientrare
?
...
-
Se
vi
faranno
qualche
osservazione
,
-
mormorò
con
somma
dolcezza
Livio
,
prendendole
una
mano
-
direte
che
avete
fatto
una
passeggiata
col
vostro
fidanzato
.
-
Giulietta
impallidì
e
chinò
gli
occhi
confusa
.
-
Signor
Fabio
!
-
Egli
le
cinse
con
un
braccio
la
vita
,
l
'
attirò
dolcemente
a
sè
.
-
Perchè
non
unire
i
nostri
destini
?
-
le
chiese
con
accento
carezzevole
all
'
orecchio
.
-
Voi
sarete
l
'
angelo
custode
del
mio
modesto
focolare
,
ed
io
benedirò
ancora
alla
vita
....
Dite
,
Giulietta
:
volete
essere
mia
moglie
?
-
Io
sono
povera
,
lo
sapete
,
-
balbettò
.
-
Che
importa
?
Neppur
io
sono
ricco
,
ma
ho
qualche
risparmio
che
mi
permetterà
di
ammobiliare
un
piccolo
nido
.
Alla
banca
guadagno
centocinquanta
lire
al
mese
,
e
con
una
moglie
come
voi
,
la
nostra
casa
diverrà
un
paradiso
.
Oh
!
non
mi
respingete
:
se
rifiutate
,
io
muoio
,
perchè
vi
amo
tanto
!
-
Commossa
,
Giulietta
lo
guardò
.
-
Anch
'
io
vi
amo
,
-
disse
con
quella
franchezza
che
era
il
fondo
del
suo
carattere
-
ed
accetto
con
tutta
l
'
anima
!
-
Quella
sera
,
tornata
a
casa
,
Giulietta
pregò
a
lungo
,
ringraziando
Dio
della
felicità
che
le
concedeva
e
ripetendo
mille
volte
con
tenerezza
il
nome
di
Fabio
.
VI
.
Mentre
succedevano
queste
scene
,
il
vero
Fabio
Ribera
disimpegnava
con
zelo
il
suo
modesto
ufficio
,
acquistandosi
ogni
giorno
più
la
stima
del
principale
.
Fabio
era
sempre
il
primo
al
lavoro
,
l
'
ultimo
ad
uscire
dal
magazzino
.
Non
chiedeva
mai
permessi
,
non
andava
mai
al
teatro
.
-
Ma
come
passate
le
sere
?
-
chiedevano
gli
altri
commessi
.
-
Studio
,
-
rispondeva
-
perchè
ho
ancora
molto
da
imparare
.
-
Avete
idea
di
cambiare
posizione
?
-
No
,
ma
l
'
istruirsi
giova
sempre
.
-
Fabio
non
aveva
mai
fatto
allusione
al
conte
:
teneva
per
sè
il
suo
dolce
segreto
.
Le
commesse
,
e
non
erano
poche
,
gli
rivolgevano
occhiate
incendiarie
.
Ma
egli
fingeva
di
non
accorgersene
.
Solo
una
bimba
pallida
,
dall
'
aspetto
un
po
'
sofferente
,
sebbene
bellissima
,
aveva
acquistata
la
sua
simpatia
.
Era
Ilda
,
che
si
trovava
da
poco
tempo
nel
magazzino
e
che
nonostante
il
fondo
ardito
del
suo
carattere
rimaneva
come
impaurita
dal
contegno
spesso
insolente
delle
altre
commesse
.
Era
ancora
così
giovane
!
Aveva
appena
quindici
anni
,
ed
era
stata
educata
in
convento
!
Il
tempo
scorreva
.
Già
da
molte
settimane
il
conte
non
era
stato
a
trovar
Fabio
,
tanto
che
questi
cominciava
ad
essere
inquieto
,
quando
una
sera
Livio
comparve
con
aria
sorridente
,
ed
abbracciando
il
giovane
esclamò
:
-
Credevi
ti
avessi
dimenticato
,
non
è
vero
?
-
No
,
ma
temevo
che
foste
ammalato
....
e
soffrivo
.
-
Povero
ragazzo
!
Invece
io
stavo
benissimo
,
vivevo
in
piena
luna
di
miele
,
avendo
raggiunto
il
colmo
della
felicità
.
-
Fabio
lo
guardava
estatico
.
-
Avete
preso
moglie
?
-
No
,
mio
caro
,
ma
sono
stato
e
sono
l
'
amante
della
ragazza
più
adorabile
che
esista
.
Te
la
farò
conoscere
,
nè
avrai
mai
veduto
nulla
di
più
bello
e
perfetto
.
-
Il
conte
rimase
con
Fabio
fino
alla
mezzanotte
e
promise
di
tornare
presto
.
Ma
scorsero
due
mesi
senza
che
comparisse
.
Fabio
deperiva
:
era
diventato
taciturno
.
Passava
ore
intiere
col
ritratto
del
conte
fra
le
mani
,
e
s
'
irritava
contro
la
sconosciuta
che
si
era
impadronita
del
suo
benefattore
.
Finalmente
,
non
potendo
più
resistere
alla
smania
che
l
'
agitava
,
scrisse
a
Livio
una
lettera
quasi
supplichevole
come
faceva
quando
era
ancora
in
collegio
.
"
Mio
benefattore
,
"
Ogni
giorno
che
passa
è
un
nuovo
tormento
per
me
non
vedendovi
,
e
pensando
che
mi
abbiate
dimenticato
....
So
bene
che
io
sono
misera
cosa
,
di
cui
avete
ragione
di
non
curarvi
:
io
non
posso
offrirvi
altro
che
la
mia
devozione
;
ma
a
voi
costerebbe
così
poco
ridonarmi
la
felicità
!
Mi
basterebbe
una
vostra
parola
scritta
,
o
vedervi
per
pochi
minuti
.
"
A
momenti
odio
quasi
colei
che
vi
distacca
da
me
.
Oh
!
perdonatemi
,
perdonatemi
,
e
non
scacciatemi
dalla
vostra
via
,
voi
che
avete
avuto
tanta
bontà
per
me
!
Se
io
dovessi
perdervi
,
morirei
.
"
Il
vostro
schiavo
devoto
"
FABIO
RIBERA
.
"
Il
giovane
chiuse
la
lettera
in
una
busta
e
la
impostò
;
poi
attese
col
cuore
palpitante
,
come
se
dovesse
ricevere
la
risposta
o
la
visita
di
una
donna
adorata
.
La
mattina
seguente
trovò
in
portineria
un
biglietto
del
conte
al
suo
indirizzo
.
L
'
aprì
e
lesse
:
"
Stasera
,
uscendo
dal
magazzino
,
vieni
da
me
.
Ti
presenterai
come
commesso
del
mio
sarto
,
senza
dare
il
tuo
nome
:
sarai
subito
introdotto
.
"
Fabio
,
appena
uscito
dal
magazzino
,
si
avviò
senz
'
altro
all
'
abitazione
del
conte
.
Il
domestico
che
gli
aprì
,
sentito
che
era
il
commesso
del
sarto
,
gli
disse
:
-
Venite
:
il
conte
vi
aspetta
.
-
Gli
fece
attraversare
alcune
stanze
elegantissime
e
,
sollevata
una
portiera
,
picchiò
ad
un
uscio
chiuso
.
La
voce
di
Livio
disse
:
-
Entrate
.
-
Il
domestico
aprì
per
avvertire
che
era
giunto
il
commesso
che
aspettava
.
-
Ebbene
,
venga
subito
,
-
esclamò
il
conte
-
e
bada
bene
che
non
ci
sono
più
per
alcuno
!
-
Ho
capito
.
-
Fabio
era
entrato
e
rimaneva
in
atteggiamento
umile
,
rispettoso
.
Ma
quando
il
cameriere
ebbe
richiuso
l
'
uscio
,
il
giovane
si
slanciò
ai
piedi
del
suo
benefattore
,
che
non
si
era
alzato
dalla
poltrona
su
cui
stava
seduto
,
e
gli
prese
una
mano
coprendola
di
baci
,
balbettando
:
-
Grazie
,
grazie
di
avermi
concesso
di
vedervi
:
se
sapeste
quanto
ho
sofferto
!
-
Livio
sembrava
lusingato
da
quell
'
omaggio
affettuoso
.
-
Povero
Fabio
!
Ma
alzati
;
ho
da
parlarti
seriamente
!
-
Il
giovane
obbedì
:
sedette
di
faccia
al
conte
,
come
questi
gli
aveva
indicato
,
e
lo
fissò
avidamente
.
Allora
si
accòrse
che
la
fisonomia
di
Livio
non
aveva
più
la
freschezza
di
due
mesi
prima
,
nè
si
mostrava
raggiante
di
piacere
.
Una
ruga
gli
attraversava
la
fronte
,
un
sorriso
pieno
di
amarezza
gl
'
incurvava
la
bocca
.
-
Siete
stato
ammalato
?
-
chiese
con
segreta
angoscia
.
-
No
,
Fabio
,
rassicurati
;
ho
soltanto
avuto
una
disillusione
.
Ti
parlai
pure
di
una
ragazza
di
cui
mi
ero
innamorato
...
?
-
Sì
;
ebbene
?
-
Ebbene
,
caro
mio
,
quella
ragazza
si
è
presa
giuoco
di
me
,
che
ho
fatto
tante
bestialità
per
cagion
sua
.
Basta
,
ora
tutto
è
finito
!
ma
ne
ho
avuto
uno
strappo
al
cuore
.
-
Miserabile
sgualdrina
!
-
esclamò
Fabio
.
-
Se
la
conoscessi
,
vorrei
farle
pagar
caro
il
dispiacere
che
vi
ha
dato
!
-
Livio
assunse
un
tono
dolce
,
commovente
.
-
Ti
ringrazio
;
ma
è
meglio
non
pensarci
più
.
Parliamo
piuttosto
di
te
.
Stai
per
compiere
vent
'
anni
,
non
è
vero
?
-
Sì
,
conte
.
-
Io
sono
molto
contento
di
te
,
ragazzo
mio
:
hai
superato
tutte
le
mie
aspettative
e
quelle
di
mia
madre
:
sei
un
vero
uomo
.
Vado
orgoglioso
di
proteggerti
,
e
sebbene
tu
non
abbia
ormai
bisogno
del
mio
aiuto
,
potrai
in
qualunque
occasione
rivolgerti
a
me
.
-
Ah
!
vorrei
poter
dare
io
la
mia
vita
per
voi
!
-
Può
darsi
benissimo
che
un
giorno
o
l
'
altro
abbia
bisogno
di
te
!
-
Venga
quel
giorno
benedetto
:
mi
vedrà
alla
prova
.
-
Non
ne
dubito
,
mio
buon
Fabio
;
ma
per
ora
mi
basta
solo
il
tuo
affetto
,
la
tua
amicizia
.
E
se
ti
ho
fatto
venir
qui
,
invece
di
venire
io
da
te
,
è
stato
per
consegnarti
una
reliquia
che
non
potevo
darti
prima
.
-
E
presa
una
cassettina
d
'
ebano
la
porse
a
Fabio
soggiungendo
:
-
Qui
dentro
troverai
due
lettere
che
ti
saranno
più
care
di
qualsiasi
cosa
al
mondo
:
l
'
una
di
tua
madre
,
l
'
altra
della
mia
,
lettere
scritte
da
quelle
sante
pochi
giorni
prima
di
morire
.
Mia
madre
le
affidò
a
me
,
pregandomi
di
consegnartele
quando
tu
avessi
vent
'
anni
.
-
Fabio
,
tremante
per
la
commozione
,
prese
la
cassettina
e
ringraziò
Livio
,
che
lo
accomiatò
stringendogli
la
mano
con
affetto
.
Poi
il
conte
suonò
il
campanello
,
perchè
il
domestico
accompagnasse
il
giovane
commesso
alla
porta
.
Appena
solo
,
un
singolare
sorriso
dischiuse
le
labbra
di
Livio
.
-
Com
'
è
ingenuo
!
-
pensava
.
Egli
non
aveva
detto
a
Fabio
la
verità
qual
'
era
,
circa
i
suoi
amori
con
Giulietta
.
La
fanciulla
,
affascinata
dal
libertino
,
aveva
creduto
a
tutto
quello
che
egli
volle
darle
ad
intendere
.
Per
quasi
un
mese
Livio
si
condusse
con
lei
come
il
più
timido
degli
uomini
,
facendo
bei
propositi
per
l
'
avvenire
.
-
Come
saremo
felici
!
-
le
diceva
.
-
Alla
sera
,
tornando
a
casa
,
troverò
la
mia
adorata
mogliettina
ad
aspettarmi
,
a
farmi
dimenticare
le
cure
dell
'
ufficio
.
Quando
poi
avremo
un
figlio
....
-
Giulietta
tremava
ed
arrossiva
.
Livio
sorrideva
di
quell
'
adorabile
confusione
.
Giulietta
si
lasciava
cullare
da
quelle
promesse
,
accompagnate
da
sguardi
teneri
,
da
dolci
sorrisi
.
Un
giorno
Livio
le
disse
come
avesse
trovato
un
bell
'
appartamentino
,
che
sembrava
fatto
per
loro
.
-
Voglio
spendere
tutti
i
miei
risparmi
per
rendere
il
nido
degno
di
te
,
-
aggiunse
con
tenerezza
.
-
A
proposito
:
hai
pensato
alle
carte
occorrenti
per
il
nostro
matrimonio
?
-
Giulietta
provò
una
dolce
commozione
.
-
No
,
non
ancora
;
-
rispose
debolmente
-
ma
posso
averle
in
settimana
.
-
Brava
!
Le
consegnerai
a
me
,
ed
io
provvederò
per
le
pubblicazioni
.
-
Ormai
si
vedevano
ogni
giorno
,
ed
egli
era
salito
più
volte
nella
soffitta
di
Giulietta
,
dove
ottenne
qualche
puro
bacio
.
Una
mattina
che
il
conte
andò
a
prenderla
per
fare
una
passeggiata
prima
di
recarsi
all
'
ufficio
,
come
egli
diceva
,
appena
in
istrada
la
prese
allegramente
a
braccetto
,
esclamando
:
-
Indovina
un
po
'
dove
ti
conduco
?
-
Non
so
!
-
ella
rispose
guardandolo
,
raggiante
di
amore
.
-
Ebbene
,
ti
conduco
a
visitare
il
nostro
nido
,
che
ieri
ultimarono
.
Voglio
sentire
il
tuo
parere
.
-
Giulietta
arrossì
dalla
gioia
.
Il
quartierino
in
parola
era
al
secondo
piano
,
in
fondo
al
cortile
di
un
vasto
casamento
sulla
piazza
Vittorio
Emanuele
I
.
Livio
aveva
in
tasca
la
chiave
dell
'
appartamento
,
che
era
stato
mobiliato
in
quei
giorni
.
Entrarono
in
una
piccola
anticamera
,
un
po
'
oscura
,
ma
nella
quale
Giulietta
scòrse
subito
una
bella
giardiniera
piena
di
fiori
.
Livio
aprì
l
'
uscio
a
destra
,
che
metteva
in
un
graziosissimo
salotto
azzurro
pallido
.
-
È
troppo
bello
per
me
!
-
esclamò
Giulietta
,
confusa
dal
piacere
.
Dal
salotto
passarono
nella
camera
da
letto
,
spaziosa
,
elegantissima
.
La
giovane
credeva
di
sognare
.
Fabio
aveva
fatto
tutte
quelle
spese
per
lei
!
Ancora
poche
settimane
,
ed
ella
sarebbe
regina
di
quell
'
incantevole
nido
!
Livio
notava
quella
commozione
,
e
la
sua
perfida
anima
ne
gioiva
.
-
Ti
piace
?
-
chiese
con
accento
carezzevole
,
cingendole
con
un
braccio
la
vita
.
Giulietta
lo
guardò
colle
lacrime
negli
occhi
.
-
Oh
!
tanto
,
tanto
;
come
sono
felice
!
-
Se
tu
sapessi
quanto
mi
rendi
contento
!
Ma
vieni
:
non
hai
ancora
veduto
la
nostra
cucinetta
.
-
Era
graziosa
anche
quella
,
col
fornello
a
gas
,
un
armadio
che
conteneva
tutto
un
servito
per
la
tavola
,
un
cestino
di
posaterie
,
diverse
bottiglie
di
liquori
.
-
Vedi
,
-
disse
Livio
con
tono
dolcissimo
-
i
giorni
feriali
potremo
pranzare
in
cucina
;
le
feste
,
voglio
che
ce
le
godiamo
a
tavola
in
salotto
:
non
sei
del
mio
parere
?
-
Tutto
quello
che
piace
a
te
piace
a
me
pure
.
-
Sei
un
angelo
!
Intanto
mi
permetterai
,
mogliettina
mia
,
che
ti
faccia
gli
onori
di
casa
:
ho
preparato
un
piatto
di
biscottini
ed
una
bottiglia
di
vecchio
marsala
.
-
Li
tolse
dall
'
armadio
.
Giulietta
volle
aiutarlo
a
ripulire
due
bicchieri
,
a
portarli
sul
vassoio
.
Egli
la
seguì
colla
bottiglia
e
i
dolci
.
Misero
tutto
sul
tavolino
del
salotto
,
poi
Livio
tolse
il
cappellino
alla
fanciulla
,
dicendole
che
gl
'
impediva
di
ammirare
i
suoi
splendidi
capelli
d
'
oro
.
Sedettero
vicini
,
sul
divano
,
dimentichi
del
mondo
intero
.
Duo
ore
dopo
,
quando
uscirono
da
quella
casa
,
Giulietta
non
era
più
pura
come
vi
era
entrata
.
Non
sapeva
come
fosse
caduta
,
nè
poteva
darne
colpa
a
Livio
.
Egli
nulla
le
aveva
chiesto
,
non
aveva
preteso
nulla
,
ma
la
voce
fascinatrice
di
lui
,
le
sue
parole
,
l
'
avevano
immersa
in
un
'
estasi
,
in
cui
non
sapeva
distinguere
il
sogno
dalla
realtà
.
E
si
era
abbandonata
senza
riserva
,
incosciente
,
felice
.
Quando
riprese
possesso
di
sè
,
pianse
a
calde
lacrime
.
Ma
Livio
seppe
sopire
il
suo
rimorso
e
farle
coraggio
.
-
Perchè
piangi
?
Tu
hai
ceduto
al
tuo
cuore
,
come
io
ho
obbedito
al
mio
.
Saremo
tra
pochi
giorni
marito
e
moglie
.
Chi
potrebbe
rimproverarci
la
nostra
felicità
?
-
Così
soffocò
i
suoi
ultimi
scrupoli
.
Fin
da
quel
momento
Giulietta
non
seppe
rifiutargli
più
nulla
,
visse
in
pieno
idillio
,
attendendo
il
giorno
in
cui
si
sarebbero
sposati
.
Ma
il
libertino
,
ottenuto
il
suo
intento
,
già
pensava
di
abbandonare
la
poveretta
.
Egli
,
riannodato
con
Cinzia
,
le
raccontò
ridendo
la
sua
avventura
sotto
le
spoglie
di
un
commesso
di
banca
,
e
le
chiese
consiglio
per
liberarsi
della
sedotta
.
-
Colei
non
sa
davvero
chi
tu
sia
?
-
chiese
Cinzia
.
-
No
.
-
Le
hai
scritto
?
-
Sì
,
ma
firmavo
le
lettere
col
nome
falso
,
quindi
non
ho
nulla
da
temere
da
quel
lato
.
-
Ebbene
,
fai
scomparire
il
commesso
di
banca
,
ritorna
il
conte
Livio
Rossano
,
ed
accompagnami
a
Montecarlo
senza
rivedere
colei
.
Se
tornando
a
Torino
tu
la
incontrassi
,
fingi
di
non
conoscerla
;
se
ti
venisse
incontro
,
dimostrale
che
si
inganna
.
-
Farò
così
.
-
Il
giorno
stesso
portò
via
la
sua
piccola
valigia
dalla
camera
ammobiliata
presa
in
affitto
come
commesso
.
Pagò
inoltre
alla
padrona
del
quartiere
che
Giulietta
credette
ammobiliato
per
il
loro
matrimonio
,
il
prezzo
di
quei
giorni
,
ed
alla
sera
partì
con
Cinzia
per
Montecarlo
,
senza
curarsi
della
sventurata
che
abbandonava
dietro
di
sè
.
Il
conte
per
tre
settimane
fu
di
nuovo
felicissimo
con
Cinzia
,
nonostante
le
perdite
subite
a
Montecarlo
.
Ma
la
ballerina
partì
con
un
altro
per
la
Russia
,
e
Livio
fece
ritorno
a
Torino
.
Egli
aveva
dimenticato
Giulietta
.
Peraltro
,
quasi
presentisse
che
un
giorno
o
l
'
altro
Fabio
Ribera
potrebbe
avere
parte
in
quest
'
avventura
,
pensò
di
raggirarlo
fingendosi
abbandonato
dalla
giovane
,
e
consegnandogli
quelle
due
lettere
che
dovevano
sempre
più
avvincerlo
alla
sua
persona
.
Tuttavia
nessun
pensiero
delittuoso
era
mai
passato
per
la
mente
di
Livio
,
che
,
datosi
a
nuovi
capricci
,
continuò
a
dissipare
il
suo
patrimonio
,
del
quale
stava
per
vedere
il
fondo
.
Fu
allora
che
la
sua
buona
stella
lo
unì
a
Bianca
Moreno
.
VII
.
Come
già
sappiamo
,
la
povera
Giulietta
,
dopo
l
'
abbandono
dell
'
amante
,
tentò
di
suicidarsi
;
ma
fu
salvata
.
L
'
affettuosa
premura
dei
vicini
le
rese
poi
il
coraggio
di
vivere
.
Quando
fu
madre
,
allevò
con
amore
la
sua
creatura
,
pur
continuando
a
lavorare
per
guadagnarsi
la
vita
.
Il
nome
di
Fabio
Ribera
non
era
più
uscito
dalle
sue
labbra
,
ma
la
giovane
non
lo
dimenticava
.
Spesso
,
seduta
accanto
alla
culla
della
sua
creatura
,
il
suo
pensiero
correva
al
bel
giovane
che
aveva
appassionatamente
amato
,
o
rileggeva
le
lettere
di
lui
,
e
calde
lacrime
le
scorrevano
dagli
occhi
.
Menzogna
,
l
'
amore
!
Menzogne
,
i
giuramenti
!
Erano
trascorsi
tre
anni
.
Una
mattina
,
Giulietta
,
affidata
Gina
a
Teresa
Pavin
,
era
uscita
per
riportare
del
lavoro
.
Giunta
in
via
Garibaldi
,
una
carrozza
padronale
si
fermò
vicina
a
lei
.
Ella
si
volse
istintivamente
a
guardare
chi
scendeva
,
e
credette
ad
un
tratto
di
cadere
a
terra
fulminata
.
Dalla
vettura
era
sceso
un
bell
'
uomo
,
elegantissimo
,
che
aveva
i
lineamenti
di
Fabio
Ribera
.
Egli
porse
poi
la
mano
ad
una
giovane
di
una
bellezza
maravigliosa
,
dicendole
con
una
voce
che
la
povera
Giulietta
riconobbe
tosto
:
-
Fa
'
adagio
,
Bianca
!
-
La
coppia
entrò
in
un
negozio
,
e
Giulietta
rimase
immobile
,
stupidita
,
come
fuori
di
sè
.
Fu
scossa
dalla
voce
dello
staffiere
,
ch
'
era
sceso
dalla
cassetta
e
che
,
vedendo
quella
bella
ragazza
,
non
si
lasciò
sfuggire
l
'
occasione
di
farle
un
complimento
.
Giulietta
,
assalita
da
un
'
idea
improvvisa
,
sorrise
all
'
audace
staffiere
,
esclamando
:
-
La
vostra
padrona
è
più
bella
di
me
!
-
La
signora
contessa
è
bruna
ed
a
me
piacciono
le
bionde
!
-
rispose
lo
staffiere
.
-
Ah
!
è
una
contessa
?
-
Meritereste
d
'
esserlo
anche
voi
!
-
Ed
è
suo
marito
,
quel
signore
che
l
'
accompagna
?
-
Sì
,
è
il
conte
Livio
Rossano
.
-
Che
ella
si
fosse
ingannata
?
Ma
no
,
era
lui
,
proprio
lui
!
-
Il
conte
Rossano
?
-
ripetè
sorridendo
.
-
Ah
!
mi
pare
di
averlo
sentito
nominare
...
-
....
per
aver
corso
molto
la
cavallina
con
belle
ragazze
pari
vostro
,
-
sussurrò
in
fretta
e
piano
lo
staffiere
.
Giulietta
si
sentì
torcere
il
cuore
;
tuttavia
soggiunse
con
aria
maliziosa
:
-
Ah
!
lo
so
....
Abita
sul
corso
....
-
Fingeva
di
cercare
il
nome
,
come
se
non
lo
ricordasse
.
-
....
Palestro
,
-
disse
lo
staffiere
.
-
Sì
....
sì
,
è
proprio
lui
!
-
proruppe
ridendo
Giulietta
.
-
E
tal
padrone
,
tal
domestico
.
-
Si
allontanò
,
lasciando
lo
staffiere
intontito
.
Ella
camminava
in
fretta
,
con
la
testa
in
fiamme
.
-
Ah
!
l
'
infame
,
-
mormorava
-
era
un
conte
,
e
si
è
finto
un
semplice
commesso
di
banca
!
Il
nome
datomi
era
falso
....
Ma
lo
smaschererò
;
forse
sua
moglie
ignora
tutto
.
Essa
è
bellissima
ed
ha
il
viso
di
buona
.
Se
mi
recassi
da
lei
?
Merita
forse
,
quel
miserabile
,
di
essere
un
marito
felice
?
-
Giulietta
si
guardò
bene
dal
far
parola
con
alcuno
di
quell
'
incontro
;
ma
formò
subito
il
suo
piano
.
Ella
si
recò
sul
corso
Palestro
,
ed
entrata
da
una
lattivendola
,
le
disse
:
-
Scusate
,
abita
qui
vicino
la
contessa
Bianca
Rossano
?
-
Precisamente
:
la
servo
io
di
latte
.
Che
buona
signora
!
È
proprio
un
angelo
!
-
Non
sapete
se
cerca
una
cameriera
?
-
Qualche
tempo
fa
,
sì
,
me
lo
disse
Celia
,
la
prima
cameriera
;
ma
credo
che
ora
abbiano
trovato
.
-
Peccato
!
-
disse
Giulietta
.
-
Sarei
andata
volentieri
in
quella
casa
,
dove
si
deve
star
bene
.
-
Per
la
contessa
,
sì
.
Ma
il
conte
è
una
vecchia
volpe
!
Ne
ha
fatte
e
ne
fa
di
tutti
i
colori
!
-
Buono
a
sapersi
!
Se
è
così
,
non
invidio
le
cameriere
di
quella
casa
.
-
Giulietta
salutò
la
lattivendola
e
se
ne
andò
.
Frattanto
si
propose
di
accertarsi
che
il
conte
Rossano
e
Fabio
Ribera
fossero
veramente
un
solo
uomo
.
La
sera
,
affidata
Gina
a
Teresa
con
un
pretesto
qualunque
,
si
mise
a
spiare
vicino
al
palazzo
e
ne
vide
uscire
il
conte
.
Gli
tenne
dietro
.
Quando
fu
giunto
ad
una
svolta
del
viale
,
Giulietta
gli
si
avvicinò
,
e
battendogli
sulla
spalla
:
-
Buona
sera
,
Fabio
Ribera
!
-
disse
a
voce
alta
.
Il
conte
si
volse
,
pallido
come
un
sudario
.
Riconobbe
Giulietta
,
ma
volle
fingere
la
sorpresa
.
-
Dite
a
me
,
signorina
?
-
chiese
con
brusco
accento
.
-
Sì
,
non
fare
quell
'
aria
stupida
!
-
rispose
Giulietta
sollevando
arditamente
la
bella
testa
.
-
Oh
!
so
bene
adesso
che
il
mondo
ti
conosce
per
Livio
Rossano
;
ma
per
me
sei
Fabio
Ribera
,
commesso
di
una
banca
....
fallita
.
-
E
la
giovane
diede
in
una
risata
piena
di
sarcasmo
,
di
amarezza
,
di
disperazione
.
-
Io
non
vi
comprendo
,
signorina
!
-
arrischiò
il
conte
.
-
No
?
Ebbene
,
andrò
a
spiegarmi
con
tua
moglie
,
e
quando
le
avrò
raccontato
la
mia
storia
e
mostrato
le
tue
lettere
,
sono
certa
che
c
'
intenderemo
.
-
Livio
fremette
,
e
con
voce
tremante
,
in
preda
alla
più
grande
agitazione
:
-
No
,
tu
non
lo
farai
,
Giulietta
!
-
balbettò
.
-
Ah
!
mi
riconosci
,
adesso
?
Ricordi
ancora
il
mio
nome
?
-
Io
non
ti
ho
mai
dimenticata
,
-
diss
'
egli
ritrovando
a
un
tratto
tutto
il
suo
spirito
,
preparandosi
a
scolparsi
.
-
Vieni
,
andiamo
a
casa
tua
,
ti
spiegherò
tutto
;
vedrai
che
non
sono
colpevole
come
forse
pensi
.
Le
apparenze
ingannano
....
-
Davvero
?
Ebbene
,
a
casa
mia
non
riporrai
più
piede
;
ma
conducimi
dove
vuoi
,
foss
'
anche
in
un
luogo
infame
,
come
facesti
quando
ero
ancora
una
fanciulla
onesta
,
purchè
possa
una
buona
volta
gettarti
sul
volto
tutte
le
tue
viltà
.
-
Il
conte
era
sulle
spine
,
perchè
la
giovane
andava
alzando
la
voce
.
Ma
fece
uno
sforzo
su
sè
stesso
e
disse
vivamente
:
-
Ebbene
,
vieni
.
-
Si
mise
a
camminare
rapidamente
e
Giulietta
lo
seguì
.
Giunsero
ad
una
stazione
di
vetture
.
Il
conte
aprì
lo
sportello
di
una
di
esse
,
perchè
la
giovane
vi
salisse
.
Ella
non
si
oppose
.
Livio
si
rivolse
al
vetturino
,
gli
dette
con
voce
ferma
un
indirizzo
,
poi
salì
accanto
a
Giulietta
.
Non
scambiarono
una
parola
fino
a
quando
la
vettura
si
fermò
.
Allora
il
conte
disse
alla
giovane
:
-
Aspettate
un
momento
.
-
Saltò
a
terra
e
disparve
nel
vestibolo
di
un
bel
palazzo
.
Salì
al
terzo
piano
,
sonò
all
'
uscio
di
destra
.
Una
giovane
cameriera
venne
ad
aprire
.
-
È
in
casa
la
signora
?
-
Sì
.
-
Un
uscio
si
schiuse
e
comparve
Cinzia
.
-
Oh
!
che
piacere
!
-
esclamò
,
facendo
l
'
atto
di
saltargli
al
collo
.
Ma
vedendolo
pallido
,
colla
fronte
corrugata
,
ristette
.
-
Che
hai
?
-
Andiamo
nella
tua
camera
:
ho
bisogno
di
dirti
due
parole
in
fretta
.
-
Cinzia
si
affrettò
ad
introdurlo
.
-
Che
c
'
è
dunque
?
Che
ti
succede
?
Il
conte
la
informò
di
quanto
accadeva
,
e
soggiunse
:
-
Bisogna
assolutamente
che
io
conceda
a
Giulietta
il
colloquio
che
mi
chiede
.
Tu
mi
cederai
il
salotto
,
e
te
ne
andrai
con
Rosetta
.
-
Rosetta
la
manderò
fuori
,
ma
io
,
caro
mio
,
rimarrò
qui
,
perchè
voglio
sapere
la
parte
che
debbo
fare
.
D
'
altronde
,
fra
noi
,
lo
sai
,
non
devono
esserci
segreti
....
Se
rifiuti
,
conduci
pure
la
tua
colomba
in
altro
luogo
.
-
Il
conte
fremeva
,
ma
fu
costretto
a
cedere
.
Egli
ridiscese
di
volo
le
scale
e
fece
salire
Giulietta
in
casa
della
ballerina
.
Appena
entrato
nel
salotto
,
il
conte
gettò
il
cappello
su
di
una
poltrona
e
fece
l
'
atto
di
inginocchiarsi
dinanzi
a
Giulietta
.
Ma
la
giovane
lo
guardò
con
disprezzo
.
-
È
inutile
che
ricominciate
l
'
ipocrita
commedia
!
-
disse
.
-
Se
la
ingenua
fanciulla
vi
cedette
,
la
donna
saprà
mantenere
la
propria
dignità
.
-
Non
mi
sarà
permesso
di
scolparmi
?
...
-
Scolparvi
?
Come
lo
potete
?
Sarei
curiosa
di
saperlo
.
-
Ella
aveva
assunto
un
tono
beffardo
,
altero
.
Livio
parlò
dapprima
a
voce
bassa
,
velata
,
ma
che
si
fece
a
mano
a
mano
più
forte
:
-
Sono
stato
un
miserabile
,
un
infame
,
non
lo
nego
,
ma
l
'
amore
che
voi
m
'
ispiraste
al
primo
vedervi
mi
fece
perdere
la
testa
.
-
L
'
amore
!
-
interruppe
Giulietta
ironica
.
-
Sì
,
io
vi
amai
al
nostro
primo
incontro
,
ed
avrei
voluto
presentarmi
a
voi
sotto
le
mie
vere
spoglie
.
Ma
seppi
che
il
vostro
sogno
era
di
sposare
un
impiegato
o
un
commesso
,
e
per
attirarvi
a
me
v
'
ingannai
,
ma
adorandovi
come
nessuna
donna
è
stata
adorata
.
-
Ed
è
questa
la
vostra
discolpa
?
-
esclamò
fremente
di
sdegno
Giulietta
,
fissando
sul
conte
gli
occhi
fiammeggianti
.
-
Vi
piacqui
,
e
per
passare
il
tempo
ingannaste
la
povera
operaia
che
nulla
sapeva
della
vita
,
che
non
sospettava
gl
'
intrighi
dei
vostri
pari
.
Un
giorno
,
stanco
del
vostro
capriccio
,
mi
abbandonaste
,
senza
pensare
che
forse
questa
misera
tradita
era
madre
!
-
Il
conte
indietreggiò
.
Giulietta
seguitò
,
animandosi
:
-
La
vostra
infamia
cangiò
ad
un
tratto
il
mio
amore
in
un
profondo
disprezzo
,
e
l
'
uomo
che
doveva
abbellire
la
mia
vita
divenne
per
me
un
oggetto
d
'
odio
,
di
terrore
.
Ma
io
pure
ero
stata
colpevole
,
e
non
perdonavo
a
me
stessa
il
mio
fallo
.
Mi
rinchiusi
in
una
solitudine
assoluta
,
accettai
rassegnata
la
mia
maternità
,
mi
dedicai
alla
mia
creatura
,
nè
mi
curai
di
venire
in
cerca
di
voi
.
Vi
avevo
dimenticato
,
quando
il
caso
volle
che
v
'
incontrassi
.
"
Seppi
allora
come
il
sedicente
Fabio
Ribera
non
fosse
che
il
conte
Livio
Rossano
.
"
Seppi
inoltre
che
la
contessa
vostra
moglie
ignora
la
vostra
perversità
,
si
crede
adorata
,
mentre
voi
la
ingannate
con
avventuriere
.
"
Se
mi
avessero
detto
che
eravate
un
buon
marito
,
forse
non
mi
sarei
neppure
curata
di
rivedervi
;
ma
nel
sapere
che
vi
prendete
giuoco
anche
della
più
onesta
delle
mogli
,
ho
sentito
di
odiarvi
come
non
vi
avevo
odiato
per
il
vostro
tradimento
.
"
Ed
ho
trovato
la
mia
vendetta
.
"
Non
è
giusto
che
l
'
ipocrita
abbia
sempre
a
trionfare
:
io
vi
smaschererò
dinanzi
a
vostra
moglie
.
-
Il
pallido
volto
di
Giulietta
si
era
fatto
di
fuoco
,
i
suoi
occhi
fiammeggiavano
.
Il
conte
la
guardava
,
e
gli
pareva
più
bella
così
audace
,
minacciosa
,
che
umile
e
tenera
.
-
Fai
pure
,
-
disse
-
ma
un
giorno
rimprovererai
te
stessa
di
avermi
giudicato
più
colpevole
di
quello
che
sono
.
"
Tu
ignori
,
Giulietta
,
che
cosa
sia
il
mondo
nel
quale
io
vivo
.
Non
scuso
affatto
la
colpa
commessa
verso
di
te
:
ma
ascoltami
.
"
Io
non
potevo
sposarti
,
perchè
quando
ti
conobbi
ero
già
rovinato
,
e
per
me
,
avvezzo
allo
splendore
,
alla
ricchezza
,
la
miseria
è
peggiore
della
morte
.
"
Se
fossi
nato
un
povero
operaio
,
anch
'
io
forse
sarei
stato
migliore
.
Ti
amavo
,
ripeto
,
ma
avevo
in
disgusto
la
povertà
.
E
quest
'
orrore
lo
sentivo
anche
per
te
.
Avrei
voluto
farti
un
trono
d
'
oro
,
vederti
regnare
sopra
tutte
le
altre
donne
.
Ma
se
allora
ti
avessi
detto
tutto
ciò
,
tu
,
fiera
ed
onesta
,
non
mi
avresti
amato
.
Allora
ricorsi
all
'
unico
mezzo
che
mi
restava
per
legarti
a
me
per
sempre
:
farti
mia
,
colla
promessa
che
saresti
mia
moglie
;
e
ci
riuscii
.
"
Ma
credi
che
questo
bastasse
a
saziare
l
'
amore
quasi
feroce
che
mi
avevi
ispirato
?
No
!
Il
mio
sogno
persisteva
.
Volli
essere
di
nuovo
ricco
,
e
soltanto
per
te
,
e
sposai
una
donna
che
non
amavo
,
per
avere
i
suoi
milioni
da
offrirti
.
-
Giulietta
rivolse
il
capo
con
disgusto
.
-
La
vostra
infamia
mi
stomaca
!
Potevate
mai
sperare
che
io
divenissi
la
vostra
amante
,
calpestando
una
donna
che
io
rispetto
per
quanto
disprezzo
voi
?
-
Credi
forse
che
io
non
mi
disprezzi
?
Eppure
per
te
commetterei
anche
un
delitto
!
Sì
,
sì
:
ad
un
tuo
cenno
mia
moglie
sparirà
dal
mondo
,
e
noi
potremo
essere
ancora
felici
con
la
nostra
creatura
.
-
Le
si
era
avvicinato
fremente
.
Giulietta
lo
respinse
con
orrore
.
-
Sciagurato
!
-
esclamò
.
-
Se
ancora
avessi
nutrito
un
atomo
di
tenerezza
per
voi
,
le
vostre
parole
l
'
avrebbero
distrutto
.
Povera
contessa
,
caduta
nelle
vostre
mani
!
Ma
no
,
non
è
giusto
che
essa
continui
ad
illudersi
sul
conto
vostro
;
mi
parrebbe
di
essere
vostra
complice
se
non
la
illuminassi
!
-
Livio
si
morse
a
sangue
le
labbra
.
-
L
'
avvertirai
?
-
chiese
fra
i
denti
.
-
Sì
!
-
rispose
Giulietta
freddamente
.
-
A
noi
due
,
dunque
!
-
esclamò
Livio
.
-
Io
ti
ho
offerto
la
pace
,
e
tu
vuoi
la
guerra
.
Sia
.
Ti
do
tempo
un
mese
a
pensarci
.
-
Non
attenderò
tanto
per
smascherarvi
.
-
Giulietta
!
-
Il
volto
di
lui
prese
un
'
espressione
così
terribile
,
che
la
giovane
credette
fosse
giunta
l
'
ultima
sua
ora
.
Allora
pensò
alla
sua
bambina
,
che
senza
lei
sarebbe
rimasta
sola
al
mondo
.
E
tutta
la
sua
energia
cadde
;
una
lacrima
corse
nei
suoi
occhi
e
balbettò
:
-
Ebbene
,
no
,
non
parlerò
!
-
Il
volto
di
Livio
espresse
il
trionfo
.
Giulietta
fuggì
da
quella
casa
come
pazza
.
Livio
non
aveva
fatto
un
moto
per
trattenerla
,
ma
nei
suoi
occhi
era
un
lampo
sinistro
.
-
Ella
parlerà
,
ne
sono
sicuro
!
-
pensava
.
-
Ma
io
saprò
chiuderle
la
bocca
.
-
Una
mano
che
gli
batteva
sulla
spalla
lo
fece
trasalire
.
Era
quella
di
Cinzia
.
-
Hai
sentito
?
-
chiese
il
conte
sorridendo
.
Cinzia
era
più
pallida
del
solito
.
La
voce
le
uscì
come
un
sibilo
dalle
labbra
:
-
Ho
sentito
tutto
,
e
ti
dico
una
cosa
sola
:
mi
fai
orrore
!
-
VIII
.
Fabio
Ribera
era
al
colmo
della
felicità
.
Amava
ed
era
amato
.
Ilda
sarebbe
presto
sua
moglie
.
La
dolcezza
infinita
,
la
gravità
melanconica
di
Fabio
si
affiatavano
mirabilmente
con
la
fierezza
dei
sentimenti
di
Ilda
,
il
suo
fascino
incantevole
.
Una
sera
che
il
conte
si
era
recato
a
trovare
il
suo
protetto
,
si
accòrse
che
un
cambiamento
era
avvenuto
in
lui
.
Fabio
sembrava
più
bello
,
aveva
l
'
aria
felice
.
Livio
intuì
subito
la
verità
.
-
Sei
innamorato
!
-
gli
disse
sorridendo
.
Fabio
arrossì
e
rispose
:
-
È
vero
.
Amo
una
fanciulla
bella
e
buona
,
la
quale
mi
corrisponde
:
è
una
commessa
del
magazzino
dove
mi
avete
impiegato
.
-
Il
conte
fece
una
smorfia
.
-
Una
commessa
?
Una
civettina
che
vorrà
imbrogliarti
.
Fabio
,
ricordati
come
anch
'
io
sia
stato
giocato
da
una
fanciulla
dal
volto
d
'
angelo
.
-
Colei
non
aveva
cuore
!
-
interruppe
Fabio
.
-
Ma
io
sono
certo
della
fedeltà
di
Ilda
,
del
suo
amore
per
me
.
-
Il
conte
rideva
.
-
Tu
sei
un
ingenuo
,
e
nulla
conosci
del
mondo
e
della
vita
.
È
così
facile
,
alla
tua
età
,
ingannarsi
!
Ma
io
che
sono
più
vecchio
di
te
e
t
'
amo
come
un
figlio
,
vedrò
e
giudicherò
la
tua
prescelta
.
-
Il
volto
di
Fabio
si
era
illuminato
.
-
Quanto
siete
buono
!
Per
certo
,
quando
conoscerete
Ilda
,
approverete
la
mia
scelta
.
-
Ebbene
,
avvertila
che
domenica
sera
mi
condurrai
con
te
.
-
Grazie
,
grazie
!
-
Livio
fu
puntuale
all
'
appuntamento
.
Egli
rimase
soggiogato
dalla
bellezza
della
fanciulla
,
e
provò
una
gioia
infernale
al
pensiero
di
tentarla
,
di
contenderla
al
fratello
.
Ilda
peraltro
provò
subito
per
il
conte
una
ripugnanza
istintiva
,
ebbe
il
presentimento
che
quel
gentiluomo
dal
sorriso
mendace
le
porterebbe
disgrazia
.
Livio
comprese
che
non
riuscirebbe
a
vincere
il
cuore
di
quella
fanciulla
e
provò
una
rabbia
interna
,
che
si
guardò
bene
dal
dimostrare
,
ma
giurò
a
sè
stesso
che
Ilda
sarebbe
sua
.
Il
conte
aveva
quasi
dimenticato
le
sue
minacce
a
Giulietta
,
allorchè
una
mattina
incontrò
la
sventurata
vicino
al
suo
palazzo
.
Ella
,
nel
vederlo
,
divenne
pallida
,
ma
non
abbassò
gli
occhi
dinanzi
allo
sguardo
di
lui
.
Sembrava
minacciarlo
.
Il
conte
le
si
avvicinò
.
-
Di
dove
vieni
?
-
le
domandò
con
arroganza
.
-
Parlate
a
me
?
-
disse
a
voce
alta
Giulietta
.
Il
conte
cambiò
subito
espressione
.
-
Scusate
;
-
disse
-
vi
avevo
presa
per
la
cameriera
di
mia
moglie
.
-
E
si
affrettò
ad
entrare
nel
palazzo
.
Il
portinaio
passeggiava
sotto
il
vestibolo
.
-
È
stata
qui
una
giovane
bionda
a
chiedere
della
contessa
?
-
domandò
.
-
No
,
signor
conte
.
-
Bene
:
se
venisse
,
dirai
sempre
che
la
contessa
non
riceve
.
-
Livio
non
era
tranquillo
.
Quel
giorno
pensò
sempre
a
Giulietta
,
e
la
sera
,
mentre
si
recava
dalla
fidanzata
di
Fabio
,
si
fermò
di
botto
,
dicendo
:
-
Ho
trovato
!
Toglierò
di
mezzo
una
donna
che
mi
è
divenuta
odiosa
,
getterò
tanto
fango
su
Fabio
,
che
Ilda
non
dovrà
più
provare
che
orrore
per
lui
,
e
tutto
andrà
per
il
mio
meglio
!
-
La
mattina
seguente
scrisse
a
Fabio
:
"
Mio
caro
fanciullo
,
"
Mentre
scrivo
queste
parole
,
tremo
dalla
febbre
,
dal
dolore
....
"
Ieri
ero
felice
:
oggi
tutto
si
rivolta
contro
me
:
e
soffro
tanto
,
che
vorrei
morire
.
"
Non
posso
scriverti
di
più
,
mi
si
confonde
la
vista
dal
pianto
;
vieni
stasera
nel
mio
quartierino
da
scapolo
,
dove
passammo
insieme
tante
ore
,
ricordando
la
nostra
cara
morta
.
Di
faccia
al
ritratto
di
lei
troverò
il
coraggio
di
dirti
tutto
,
di
chiederti
un
sacrificio
.
"
Colui
che
ti
protegge
e
ti
ama
.
"
La
sera
,
Fabio
,
pallido
da
far
pietà
,
sonava
con
mano
convulsa
all
'
appartamento
indicatogli
dal
conte
.
Livio
vi
si
trovava
da
un
'
ora
.
Il
gentiluomo
sembrava
invecchiato
di
vent
'
anni
:
i
suoi
occhi
portavano
le
tracce
delle
lacrime
versate
.
-
Grazie
di
essere
venuto
!
-
balbettò
vedendo
Fabio
.
Questi
gli
disse
:
-
Che
cosa
vi
è
accaduto
?
Ditemi
tutto
,
e
se
la
mia
vita
stessa
è
necessaria
per
sollevarvi
,
prendetela
;
è
vostra
.
-
Il
conte
gli
gettò
le
braccia
al
collo
,
tenne
la
testa
appoggiata
alla
guancia
di
lui
,
e
per
qualche
minuto
non
seppe
che
pronunziare
:
-
Fabio
!
Fabio
!
Fabio
!
-
Poi
si
calmò
alquanto
,
e
sollevando
la
testa
,
proruppe
con
un
tremito
nella
voce
:
-
Ti
ricordi
,
Fabio
,
di
quella
sciagurata
che
ebbi
la
follia
di
amare
e
m
'
ingannò
vilmente
?
-
Volete
parlare
di
Giulietta
Lovera
?
-
interruppe
il
giovane
.
-
Sì
,
di
lei
,
il
mio
genio
crudele
,
Ed
io
che
non
volevo
credere
ai
presentimenti
!
...
-
Si
passò
la
mano
sulla
fronte
e
proseguì
:
-
Ero
felice
,
non
pensavo
più
a
lei
,
da
che
ho
sposato
la
donna
che
adoro
e
dalla
quale
sono
adorato
.
Ma
ora
la
mia
felicità
sta
per
distruggersi
....
e
più
ci
penso
,
meno
so
come
porvi
rimedio
.
E
tutto
per
lei
....
per
Giulietta
.
-
-
Ma
che
pretende
ancora
,
quella
sciagurata
?
Che
vuol
fare
?
-
Il
conte
rimase
per
un
istante
silenzioso
,
come
affranto
.
Egli
recitava
la
parte
che
si
era
prefisso
con
un
'
arte
che
avrebbe
ingannato
chiunque
.
-
Te
lo
dirò
!
-
rispose
a
voce
bassa
,
soffocata
.
-
Giulietta
ha
saputo
che
sono
ammogliato
,
ricco
,
felice
,
ed
è
venuta
a
ricercarmi
.
Ella
mi
ha
minacciato
di
presentarsi
a
mia
moglie
,
di
consegnarle
delle
lettere
che
ebbi
la
debolezza
di
scriverle
,
di
raccontarle
che
io
,
dopo
averla
resa
madre
,
l
'
abbandonai
con
una
creatura
.
-
Miserabile
!
-
proruppe
Fabio
.
-
Come
può
inventare
simili
infamie
?
-
Giulietta
è
capace
di
tutto
.
-
Ebbene
,
avvertite
voi
stesso
la
contessa
!
-
Oh
!
no
....
mai
!
-
esclamò
con
slancio
il
conte
.
-
Dovrei
confessarle
di
avere
amato
quella
sciagurata
,
e
Bianca
non
me
lo
perdonerebbe
,
perchè
la
cara
bimba
si
è
illusa
di
essere
stata
l
'
unico
amore
della
mia
vita
ed
io
non
voglio
distruggere
un
'
illusione
che
forma
la
sua
felicità
.
-
Volete
che
mi
rechi
io
stesso
da
Giulietta
,
la
induca
a
desistere
dalle
sue
minacce
?
-
Povero
ragazzo
!
-
interruppe
il
conte
-
ella
ti
riderebbe
sul
viso
.
Oh
!
se
ci
fosse
ancora
la
mia
povera
mamma
,
saprebbe
darmi
un
consiglio
!
-
E
volgendo
i
suoi
sguardi
sopra
una
fotografia
della
contessa
Rossano
,
disse
con
accento
lacerante
:
-
Mamma
,
mamma
,
vieni
tu
in
mio
aiuto
,
ispira
a
me
o
a
Fabio
un
mezzo
per
allontanare
il
pericolo
!
-
Anche
Fabio
aveva
rivolti
gli
occhi
al
ritratto
della
contessa
,
ed
in
quel
momento
ricordò
la
lettera
da
lei
vergata
prima
di
morire
,
come
ricordò
le
supreme
parole
di
sua
madre
.
Entrambe
quelle
morte
l
'
incitavano
a
sacrificare
la
sua
vita
,
l
'
onor
suo
per
il
suo
benefattore
.
Avrebbe
egli
esitato
?
Esse
stesso
gli
inviarono
una
suprema
ispirazione
.
-
Il
mezzo
ci
sarebbe
,
-
disse
-
e
,
per
quanto
terribile
,
io
stesso
non
esiterò
a
compierlo
.
-
Rialzò
il
capo
:
gli
sguardi
dei
due
uomini
s
'
incrociarono
e
parvero
comprendersi
.
-
Tu
vorresti
ucciderla
?
-
disse
Livio
a
voce
bassa
.
Fabio
rispose
:
-
Sì
....
sono
disposto
a
commettere
anche
un
delitto
per
rendervi
la
tranquillità
.
-
No
;
è
troppo
!
Sarebbe
una
vigliaccheria
la
mia
se
accettassi
.
Ma
la
tua
risoluzione
è
buona
:
io
stesso
sopprimerò
Giulietta
.
-
Grosse
lacrime
sgorgarono
dai
suoi
occhi
,
ma
le
asciugò
rapidamente
,
come
se
arrossisse
della
sua
debolezza
.
-
Voi
,
esporvi
al
pericolo
di
essere
arrestato
,
condannato
come
assassino
?
-
proruppe
con
slancio
Fabio
.
-
E
credete
che
io
potrei
permetterlo
?
A
me
solo
tocca
a
sacrificarmi
,
e
lo
farò
.
Il
vostro
nome
non
deve
neppur
venire
pronunziato
.
-
Il
conte
volle
dargli
l
'
estremo
colpo
.
-
Non
pensi
a
Ilda
?
-
mormorò
.
Un
lungo
sospiro
sfuggì
dal
petto
di
Fabio
,
una
lacrima
velò
i
suoi
occhi
;
ma
vincendosi
subito
:
-
Prima
di
Ilda
ci
siete
voi
,
voi
,
cui
tutto
debbo
!
-
esclamò
.
-
Sì
,
lo
ripeto
,
io
solo
terrò
da
voi
lontana
la
disperazione
.
Voi
partirete
da
Torino
con
vostra
moglie
acciocchè
nessun
sospetto
possa
sfiorarvi
,
e
checchè
accada
,
il
vostro
nome
non
uscirà
dal
mio
labbro
.
-
Fabio
si
era
andato
animando
.
Aveva
l
'
esaltazione
dello
schiavo
credente
che
tutto
sacrificherebbe
per
il
suo
idolo
.
E
l
'
idolo
del
povero
commesso
era
il
conte
Livio
.
Ah
!
se
avesse
potuto
leggere
nel
cuore
di
lui
!
Il
conte
non
dubitava
delle
parole
di
Fabio
;
egli
sentiva
di
tenere
la
sua
vittima
nelle
mani
.
-
Oh
!
Fabio
,
Fabio
mio
,
dovrò
dunque
a
te
,
a
te
solo
la
mia
liberazione
!
-
Egli
si
stringeva
a
Fabio
,
chiamandolo
suo
salvatore
,
affascinandolo
con
tenere
parole
,
e
consigliandogli
quanto
desiderava
con
una
destrezza
infinita
.
Fabio
lasciò
il
conte
a
mezzanotte
,
e
tornò
a
casa
vacillando
come
un
ubriaco
.
Quando
fu
solo
nella
propria
camera
,
si
sgomentò
.
Assassino
!
Sarebbe
un
assassino
!
E
Ilda
?
Il
pensiero
della
sua
adorata
gli
produsse
una
vertigine
.
-
Ella
resterà
libera
,
-
mormorò
-
sarà
felice
con
un
altro
!
-
In
quella
notte
sognò
la
contessa
Rossano
e
la
madre
.
Le
due
morte
uscivano
dalla
tomba
per
dirgli
:
-
Compi
il
tuo
dovere
se
non
vuoi
essere
maledetto
da
noi
.
Quella
donna
non
deve
più
vivere
,
è
necessario
che
ella
muoia
per
la
felicità
di
Livio
.
-
Fabio
si
alzò
come
ipnotizzato
,
Fin
da
quel
momento
la
sua
risoluzione
fu
presa
.
Alla
sera
,
quando
si
trovò
con
Ilda
,
le
parlò
di
un
suo
prossimo
viaggio
per
alcune
carte
concernenti
il
loro
matrimonio
,
La
fanciulla
non
doveva
aver
sospetti
.
Fabio
accomodò
le
cose
in
modo
da
non
suscitare
il
minimo
dubbio
.
Una
volta
lontano
da
Ilda
,
si
sentì
più
calmo
.
Il
conte
gli
aveva
consegnato
una
chiave
della
soffitta
di
Giulietta
,
dandogli
i
consigli
necessari
per
l
'
adempimento
del
truce
misfatto
.
Il
carnevale
favorì
l
'
assassino
.
La
sera
prima
del
delitto
,
durante
un
'
assenza
di
Giulietta
,
Fabio
potè
penetrare
nella
soffitta
della
sventurata
,
studiarne
la
disposizione
dei
mobili
,
degli
oggetti
.
La
notte
egli
non
dormì
.
Rilesse
ancora
una
volta
la
lettera
della
madre
e
quella
della
contessa
,
e
dopo
averle
baciate
,
le
strappò
a
minutissimi
pezzi
.
La
mattina
seguente
acquistò
gli
abiti
da
pierrot
;
la
sera
pranzò
macchinalmente
,
ingoiò
due
bicchierini
di
cognac
.
Era
livido
sotto
la
biacca
che
gl
'
impiastricciava
il
volto
.
Quando
entrò
,
verso
le
undici
,
nel
casamento
abitato
da
Giulietta
,
aveva
il
cervello
in
fiamme
e
con
la
mano
destra
stringeva
convulsamente
un
coltello
,
che
teneva
nella
tasca
dei
calzoni
.
-
La
colpirò
nel
sonno
,
nessuno
se
ne
accorgerà
e
avrò
il
tempo
di
allontanarmi
tranquillamente
.
-
Ma
nell
'
avvicinarsi
all
'
uscio
della
soffitta
gli
tremavano
le
gambe
.
Udì
un
rumore
di
voci
e
di
passi
:
comparve
lo
studente
Aldo
,
col
misterioso
domino
.
Fabio
attese
un
istante
,
poi
entrò
risoluto
nella
soffitta
di
Giulietta
:
tenebre
profonde
.
Egli
accese
un
cerino
e
,
veduta
sulla
tavola
una
candela
,
si
accostò
.
Giulietta
,
svegliatasi
ad
un
tratto
,
si
sollevò
sul
letto
terrorizzata
.
-
Chi
siete
?
Che
volete
?
-
chiese
con
voce
soffocata
.
Di
un
salto
Fabio
le
fu
sopra
.
-
Tacete
!
-
disse
a
denti
stretti
.
Ma
Giulietta
,
che
lo
guardava
cogli
occhi
spalancati
,
mandò
un
'
esclamazione
:
-
Assassino
!
Ti
riconosco
!
Lasciami
,
o
griderò
a
tutti
che
il
conte
Livio
Rossano
....
-
La
sventurata
non
finì
.
Il
nome
evocato
fece
tacere
il
senso
di
pietà
sorto
,
a
suo
malgrado
,
nel
petto
di
Fabio
.
Egli
alzò
la
mano
armata
di
coltello
e
colpì
.
Un
grido
sinistro
echeggiò
nella
stanza
:
il
colpo
non
aveva
dato
nel
segno
.
Coi
capelli
irti
,
smarrito
,
ansante
,
Fabio
alzò
una
seconda
volta
la
mano
.
Allora
avvenne
una
lotta
terribile
fra
l
'
assassino
e
la
vittima
.
Egli
colpiva
,
colpiva
sempre
,
e
quando
vide
Giulietta
cadere
rantolante
,
si
slanciò
verso
l
'
uscio
,
l
'
aprì
.
Ma
una
donna
gli
sbarrava
il
passo
:
Teresa
.
Il
resto
è
noto
.
IX
.
Il
conte
Livio
,
nascosto
nel
salotto
attiguo
alla
camera
da
letto
di
Ilda
,
aveva
evocato
il
passato
,
provando
una
gioia
strana
nel
ricordare
la
parte
assunta
verso
Fabio
,
la
sua
vittima
,
che
gli
aveva
fatto
olocausto
della
vita
,
dell
'
onore
.
Mentre
così
rifletteva
,
Livio
sentì
un
fruscìo
di
abiti
e
quasi
tosto
la
voce
di
Ilda
che
diceva
:
-
Marietta
,
tu
puoi
andare
a
dormire
:
il
signor
Aldo
rimane
qui
a
discorrere
con
me
.
Lascia
aperta
la
vetrata
della
galleria
,
così
lo
farò
uscire
da
quella
parte
,
senza
disturbare
alcuno
.
Metti
qui
il
soprabito
ed
il
cappello
.
-
Sì
,
signora
.
-
Ilda
e
lo
studente
erano
entrati
nel
salotto
:
l
'
uscio
fu
chiuso
.
-
Perchè
non
volete
che
mi
ritiri
?
-
chiese
Aldo
con
dolcezza
.
-
Perchè
temo
per
voi
!
-
rispose
Ilda
.
-
Il
cuore
mi
dice
che
il
conte
si
è
appostato
fuori
del
palazzo
per
attendervi
,
e
non
voglio
che
vi
allontaniate
fino
a
giorno
.
-
Si
erano
seduti
vicini
sul
divano
.
Livio
stringeva
i
denti
per
soffocare
la
rabbia
interna
che
lo
divorava
.
-
Che
ne
pensate
del
conte
?
-
chiese
ad
un
tratto
Ilda
.
-
Penso
che
è
innamorato
di
voi
e
che
deve
odiarmi
,
credendomi
vostro
amante
.
-
Bisogna
lasciarglielo
credere
;
-
soggiunse
Ilda
-
è
l
'
unico
mezzo
per
giungere
al
punto
che
io
e
il
signor
Moreno
desideriamo
:
fargli
confessare
che
fu
lui
l
'
istigatore
dell
'
assassinio
della
povera
Giulietta
.
-
E
da
questa
confessione
,
che
possiamo
sperare
?
-
esclamò
Aldo
,
-
Bianca
sarà
sempre
avvinta
a
quel
miserabile
.
-
No
;
-
rispose
con
voce
cupa
Ilda
-
se
il
mio
sogno
è
di
far
comparire
chiara
l
'
innocenza
di
Fabio
,
il
sogno
del
signor
Moreno
è
di
liberare
la
figlia
dalle
mani
di
un
mostro
.
Egli
ha
deciso
:
o
il
conte
si
farà
giustizia
colle
proprie
mani
,
o
il
signor
Moreno
l
'
ucciderà
.
-
Io
solo
voglio
punirlo
!
-
interruppe
Aldo
.
-
Lo
provocherò
a
duello
.
-
No
,
non
dovete
farlo
,
per
Bianca
;
sapete
quanto
vi
ama
!
-
Un
fremito
agitò
Livio
dal
capo
alle
piante
.
-
Ed
io
l
'
adoro
come
si
adora
gli
angeli
del
Cielo
!
-
disse
con
esaltazione
il
giovane
.
-
Per
lei
,
sono
pronto
a
soffrire
tutto
.
Ora
è
necessario
star
divisi
,
perchè
così
vuole
il
signor
Moreno
,
ma
la
mia
vita
,
i
miei
pensieri
sono
tutti
per
lei
.
Ah
!
perchè
non
dovevamo
conoscerci
che
in
quella
notte
fatale
dell
'
assassinio
?
-
Era
destino
!
-
mormorò
Ilda
.
Rimasero
per
un
istante
silenziosi
.
La
giovane
riprese
la
parola
.
-
Se
il
conte
potesse
indovinare
che
suo
suocero
conosce
tutte
le
sue
infamie
ed
è
sul
punto
di
punirle
!
Se
sapesse
l
'
odio
che
io
provo
contro
di
lui
!
-
Avete
osservato
il
suo
pallore
,
allorchè
parlammo
della
sua
rassomiglianza
col
condannato
?
-
osservò
Aldo
.
-
Il
signor
Umberto
Trani
vuol
riguardare
tutti
gli
atti
concernenti
il
passato
di
Fabio
,
per
scoprire
qualche
nuovo
punto
che
possa
darci
la
chiave
del
mistero
.
-
Comunque
,
-
osservò
Ilda
-
Fabio
non
smentirà
la
sua
confessione
,
non
accuserà
mai
il
conte
,
dovessero
sottoporlo
a
qualsiasi
tortura
.
-
Vi
sarebbe
forse
un
mezzo
per
farlo
parlare
,
-
disse
Aldo
.
-
Informarlo
come
il
conte
abbia
tentato
di
sedurvi
.
-
Bisognerà
parlarne
al
signor
Moreno
.
-
Rimasero
un
altro
poco
in
silenzio
.
-
Voi
siete
stanca
;
-
disse
Aldo
-
andate
a
riposare
.
Io
rimarrò
qui
ad
attendere
il
giorno
scrivendo
,
se
vi
compiacerete
darmi
un
foglio
ed
una
penna
.
-
Venite
:
vi
condurrò
nella
camera
attigua
alla
mia
dove
troverete
uno
scrittoio
con
tutto
l
'
occorrente
.
-
Essi
lasciarono
il
salotto
.
Il
conte
stringeva
i
pugni
in
una
convulsione
di
rabbia
.
Ciò
che
aveva
sentito
gli
sconvolgeva
il
cervello
.
Sentì
degli
usci
che
si
aprivano
,
si
chiudevano
,
poi
il
passo
di
Ilda
strisciò
sul
tappeto
della
sua
camera
,
quindi
un
lieve
scricchiolio
del
letto
fece
capire
al
conte
che
la
giovane
si
era
coricata
.
Passò
un
'
altra
mezz
'
ora
:
più
nessun
rumore
;
tutti
dormivano
nella
casa
.
Allora
il
conte
lasciò
il
suo
nascondiglio
e
si
avvicinò
all
'
uscio
aperto
della
camera
di
Ilda
.
Al
chiarore
della
lampada
,
egli
scòrse
la
giovane
stesa
sul
letto
,
in
sottana
e
accappatoio
.
Dormiva
,
stanca
della
serata
.
Sul
comodino
scintillavano
i
gioielli
di
lei
.
Quei
gioielli
abbagliarono
il
conte
e
fecero
sorgere
nella
sua
testa
un
'
idea
,
che
volle
mettere
in
esecuzione
.
Si
appressò
in
punta
di
piedi
al
letto
,
poi
,
afferrato
un
asciugamano
,
con
atto
fulmineo
ne
coprì
il
capo
della
disgraziata
.
La
vittima
,
svegliatasi
,
si
dibatteva
,
ma
non
poteva
sciogliersi
da
quel
laccio
,
mandare
un
grido
.
Intanto
Livio
,
chino
su
lei
,
le
diceva
con
voce
alterata
:
-
Hai
voluto
trattenermi
:
peggio
per
te
.
Sei
bella
,
mi
seduci
quanto
Bianca
,
più
di
lei
,
e
ti
voglio
!
-
Ilda
faceva
sforzi
supremi
per
liberarsi
da
quella
stretta
,
ma
inutilmente
:
egli
premè
più
forte
le
dita
.
Allora
le
braccia
della
sventurata
,
che
si
erano
avvinte
disperatamente
a
lui
,
caddero
inerti
sul
letto
;
il
corpo
rimase
immobile
.
Il
conte
credette
di
averla
strangolata
e
la
lasciò
.
Ilda
non
fece
il
minimo
movimento
.
Livio
non
ebbe
il
coraggio
di
toglierle
l
'
asciugamano
dal
viso
.
Vi
era
però
qualche
cosa
in
lui
più
potente
ancora
dello
spavento
:
il
calcolo
abietto
fatto
poco
prima
.
Egli
afferrò
i
gioielli
che
erano
sul
comodino
,
e
recatosi
nel
salotto
vicino
,
prese
il
soprabito
di
Aldo
e
nascose
i
gioielli
nelle
sue
tasche
.
Poi
aprì
la
porta
del
salotto
,
entrò
nella
galleria
lasciata
aperta
dalla
cameriera
,
passò
nelle
sale
deserte
,
e
dall
'
anticamera
scese
in
istrada
senza
incontrare
alcuno
.
Una
volta
fuori
respirò
:
era
salvo
.
Tutto
si
rivolgeva
contro
Aldo
.
Egli
si
diresse
al
proprio
palazzo
,
si
coricò
,
e
,
affranto
,
non
tardò
a
addormentarsi
.
Appena
risvegliato
,
un
pensiero
dominò
tutti
gli
altri
:
egli
aveva
ucciso
Ilda
.
Ma
l
'
idea
che
Aldo
,
l
'
amante
di
sua
moglie
,
sarebbe
accusato
,
fece
tacere
la
sua
angoscia
.
Il
cameriere
l
'
avvertì
che
la
contessa
e
il
suocero
erano
usciti
assai
presto
.
Che
voleva
dire
quell
'
assenza
della
contessa
col
padre
?
Erano
già
stati
avvertiti
dell
'
avvenuto
?
Ilda
era
morta
?
Aldo
,
arrestato
?
-
Vai
a
prendermi
i
giornali
del
mattino
!
-
disse
al
cameriere
.
Ma
non
vi
trovò
nulla
di
ciò
che
desiderava
sapere
.
Eppure
in
città
erano
ormai
informati
dell
'
avvenuto
.
Quando
Aldo
si
era
ritirato
nella
camera
attigua
a
quella
di
Ilda
,
il
suo
pensiero
fu
di
attendere
il
giorno
scrivendo
a
Bianca
le
impressioni
di
quella
notte
.
E
cominciò
:
"
Mia
Bianca
adorata
,
"
Presso
la
camera
di
colei
che
tutti
credono
la
mia
amante
,
mentre
attendo
il
momento
propizio
di
ritirarmi
,
racconterò
a
te
sola
tutti
gli
eventi
di
questa
notte
.
"
Ho
avuto
bisogno
di
tutta
la
mia
forza
di
volontà
per
apparire
tranquillo
allorchè
comparve
tuo
marito
,
l
'
uomo
che
odio
con
tutta
l
'anima."
Aldo
si
fermò
un
istante
di
scrivere
,
perchè
gli
parve
di
udire
un
gemito
.
Stette
un
momento
in
ascolto
e
si
convinse
di
essersi
ingannato
.
Allora
proseguì
:
"
Tuttavia
,
pensando
a
te
,
ho
eseguito
la
mia
parte
a
maraviglia
.
Ma
costui
è
troppo
scaltro
per
tradirsi
,
e
bisogna
venire
a
qualche
più
violenta
decisione
.
Mi
dispiace
che
Ilda
sarà
la
sacrificata
,
la
vittima
.
"
Aldo
si
fermò
ancora
,
depose
la
penna
e
s
'
immerse
in
profonde
riflessioni
,
le
quali
avevano
un
unico
oggetto
:
Bianca
.
A
un
tratto
un
nuovo
gemito
,
e
questa
volta
distinto
,
lo
fece
balzare
in
piedi
,
porre
la
mano
sulla
gruccia
dell
'
uscio
che
metteva
nella
camera
di
Ilda
.
Ma
prima
di
aprire
chiese
a
voce
alta
:
-
Signorina
,
avete
bisogno
di
me
?
Non
vi
sentite
bene
?
-
Gli
rispose
un
altro
gemito
rauco
,
affannoso
.
Allora
non
ebbe
più
esitazioni
.
Si
slanciò
nella
camera
della
giovane
,
Ilda
si
dibatteva
sul
letto
,
cercando
di
togliersi
l
'
asciugamano
che
ancora
l
'
avvolgeva
.
Aldo
cercò
di
aiutarla
,
ma
la
giovane
lo
respinse
col
gesto
,
e
le
sue
grida
si
fecero
più
rauche
ed
acute
.
Nei
suoi
occhi
stralunati
apparve
una
tale
espressione
di
spavento
,
che
Aldo
indietreggiò
,
allibito
.
-
Ilda
....
che
avete
?
Che
vi
ho
fatto
?
-
Ella
era
riuscita
con
un
ultimo
sforzo
a
sciogliersi
dal
suo
laccio
ed
a
stendere
la
mano
al
cordone
del
campanello
.
Sembrava
volesse
parlare
,
ma
dalla
bocca
spalancata
non
uscivano
che
gemiti
.
Ma
alla
violenta
scampanellata
era
accorsa
la
cameriera
.
-
Presto
,
soccorrete
la
vostra
padrona
che
sta
male
!
-
disse
il
giovane
.
E
cercò
di
aiutare
la
donna
,
ma
si
vide
di
nuovo
respinto
da
Ilda
,
le
cui
pupille
si
fissarono
ancora
spaventate
su
lui
;
poi
una
nebbia
le
coprì
,
e
la
sventurata
non
vide
più
nulla
.
Era
svenuta
.
-
Presto
,
dell
'
aceto
,
dei
sali
....
-
disse
Aldo
alla
cameriera
.
Questa
aveva
scorto
sul
collo
bianco
d
'
Ilda
i
segni
dello
strangolamento
,
aveva
veduto
il
gesto
di
orrore
della
sua
padrona
allorchè
Aldo
si
era
avvicinato
per
soccorrerla
,
onde
guardò
con
diffidenza
il
giovane
balbettando
:
-
Vado
subito
a
prenderli
.
-
E
corse
via
per
avvertire
i
domestici
dell
'
accaduto
.
Un
momento
dopo
,
tutti
sapevano
che
Aldo
aveva
tentato
di
strangolare
Ilda
.
Un
domestico
andò
a
cercare
un
medico
:
un
altro
ad
avvertire
il
signor
Moreno
.
Aldo
intanto
,
con
l
'
asciugamano
stesso
che
aveva
servito
al
conte
per
avvolgere
il
capo
ed
il
collo
della
giovane
,
asciugò
il
gelido
sudore
e
la
schiuma
,
che
la
povera
Ilda
aveva
agli
angoli
della
bocca
.
Nel
far
ciò
,
vide
egli
pure
su
quel
collo
bianco
i
segni
dello
strangolamento
.
Possibile
?
Non
sognava
?
E
mentre
nella
sua
mente
si
chiedeva
se
il
conte
fosse
l
'
autore
dell
'
ardito
tentativo
,
diverse
voci
gli
ferirono
le
orecchie
:
-
Non
lasciatelo
uscire
!
-
Non
può
essere
che
lui
!
-
Aldo
si
volse
.
Nella
stanza
entravano
due
cameriere
,
la
cuoca
,
due
domestici
.
-
Che
succede
,
dunque
?
-
chiese
lo
studente
.
-
Nulla
,
signore
;
-
rispose
una
delle
cameriere
fatta
ardita
-
siamo
venute
per
soccorrere
la
signora
;
lasci
fare
a
noi
.
-
E
si
avvicinò
al
letto
,
mentre
i
due
domestici
rimanevano
di
guardia
all
'
uscio
.
Aldo
non
vedeva
gli
sguardi
che
si
scambiavano
i
servitori
.
Ilda
a
poco
a
poco
rinvenne
,
e
la
prima
parola
che
pronunziò
fu
per
chiamare
il
signor
Moreno
.
-
Fra
poco
sarà
qui
;
l
'
abbiamo
mandato
ad
avvertire
;
-
disse
una
cameriera
-
ma
c
'
è
il
signor
Aldo
.
-
Fatelo
uscire
;
che
io
non
lo
veda
!
-
Aldo
credeva
d
'
impazzire
.
-
Ma
perchè
,
Ilda
,
perchè
?
-
chiese
avvicinandosi
al
letto
.
Essa
lo
fissò
con
uno
sguardo
strano
,
terribile
,
e
disse
lentamente
:
-
Siete
più
vile
,
più
miserabile
dell
'
altro
;
egli
mi
aveva
almeno
rispettata
!
-
Ilda
,
non
vi
comprendo
....
-
Siate
maledetto
,
voi
che
rovinaste
tutto
il
mio
avvenire
....
che
mi
toglieste
più
della
vita
....
Infame
!
...
Infame
!
...
Povera
Bianca
!
...
Il
suo
disprezzo
sarà
il
vostro
gastigo
!
...
-
E
volse
il
capo
sul
guanciale
per
non
più
vederlo
.
Aldo
non
sapeva
che
pensare
.
Credeva
di
essere
in
preda
ad
un
'
allucinazione
.
Egli
si
strinse
il
capo
con
le
mani
e
fuggì
via
.
Ma
nel
salotto
vicino
i
due
domestici
gli
sbarrarono
il
passo
.
-
Signore
,
lei
non
uscirà
di
qui
finchè
non
sia
giunto
il
signor
Moreno
:
glielo
impediremo
!
-
Con
quale
diritto
?
-
chiese
Aldo
.
-
Con
quello
di
due
galantuomini
contro
un
assassino
!
-
Aldo
impallidì
fece
un
passo
indietro
.
-
Assassino
,
io
?
-
Sì
,
avete
tentato
di
strangolare
la
signora
.
-
Ma
siete
pazzi
!
-
Aldo
stava
per
commettere
qualche
atto
insensato
,
allorchè
giunsero
il
medico
ed
il
signor
Moreno
.
Il
primo
venne
tosto
introdotto
nella
camera
di
Ilda
,
mentre
il
signor
Moreno
si
slanciava
incontro
al
giovane
,
dicendo
:
-
Grazie
a
Dio
,
vi
trovo
qui
!
Che
storia
mi
sono
venuti
a
raccontare
sul
vostro
conto
,
di
un
tentato
strangolamento
verso
Ilda
?
-
È
ciò
che
vanno
ripetendo
anche
a
me
,
e
vi
giuro
,
signor
Moreno
,
che
mi
sembra
di
perdere
la
ragione
.
-
Ma
come
possono
essere
sòrte
tali
voci
?
-
Io
vi
dirò
la
verità
,
signor
Moreno
,
persuaso
che
voi
almeno
mi
crederete
.
-
E
volle
raccontare
ciò
che
era
avvenuto
,
allorchè
una
cameriera
corse
ad
avvertire
il
signor
Moreno
che
Ilda
chiedeva
di
lui
.
Il
signor
Moreno
entrò
nella
camera
di
Ilda
.
La
giovane
era
sempre
spaventosamente
pallida
ed
il
medico
,
curvo
su
lei
,
esaminava
attentamente
le
lividure
del
collo
.
-
Sì
,
vi
è
stato
un
tentativo
di
strangolamento
,
per
fortuna
non
riuscito
!
-
disse
.
-
Oh
!
meglio
fossi
morta
.
-
dichiarò
Ilda
con
un
singhiozzo
.
E
veduto
il
signor
Moreno
gli
stese
le
mani
,
soggiungendo
con
voce
rotta
:
-
Guardate
che
hanno
fatto
di
me
!
E
non
è
tutto
....
-
Io
non
comprendo
,
figlia
mia
:
spiegatevi
.
Chi
può
essere
il
colpevole
?
-
Il
signor
Pomigliano
.
-
Lui
?
...
Ma
è
assurdo
!
Egli
si
protesta
innocente
,
ed
io
lo
credo
.
-
Non
lo
crederete
più
,
quando
vi
racconterò
ciò
che
è
avvenuto
:
anche
il
medico
può
ascoltarmi
,
come
Marietta
,
e
raccogliere
la
mia
deposizione
.
Voi
sapete
,
signor
Moreno
,
come
stanotte
io
abbia
data
una
festa
ed
il
perchè
.
-
Lo
so
!
-
interruppe
il
gentiluomo
.
-
E
colui
non
ha
accettato
l
'
invito
?
-
Sì
,
è
venuto
.
Ma
non
si
è
trattenuto
più
di
un
'
ora
:
ad
un
tratto
è
scomparso
senza
salutare
alcuno
.
Io
ho
avuto
paura
che
tendesse
un
agguato
al
signor
Aldo
,
fuori
del
palazzo
,
terminata
la
festa
,
e
ho
trattenuto
il
signor
Pomigliano
,
pregandolo
di
non
uscire
prima
di
giorno
.
Egli
acconsentì
.
Ho
mandato
la
cameriera
a
letto
,
trattenendo
il
signor
Aldo
che
sarebbe
rimasto
a
discorrere
con
me
.
Dopo
aver
discorso
alquanto
,
lui
,
accorgendosi
che
ero
stanca
,
abbattuta
,
mi
ha
pregata
di
coricarmi
e
ha
detto
che
egli
avrebbe
atteso
il
giorno
scrivendo
.
Allora
l
'
ho
fatto
passare
in
quella
stanza
,
ho
chiuso
l
'
uscio
,
e
,
spogliatami
,
mi
sono
sdraiata
sul
letto
e
addormentata
.
A
un
tratto
mi
sono
svegliata
sentendomi
soffocare
:
avevo
il
viso
avvolto
in
un
asciugamano
,
due
mani
strette
alla
gola
,
mentre
una
voce
mi
diceva
parole
infami
.
-
Era
la
voce
del
signor
Aldo
?
-
Sì
,
era
la
sua
;
e
poi
,
nessun
altro
che
lui
poteva
pronunziare
certe
parole
.
Volli
liberarmi
da
quella
stretta
ma
inutilmente
,
mi
sentii
mancare
,
non
ricordo
più
altro
....
e
sono
tornata
in
me
....
mentre
il
signor
Aldo
era
intento
a
soccorrermi
.
-
Ma
se
egli
fosse
stato
colpevole
,
sarebbe
fuggito
,
-
disse
il
signor
Moreno
.
-
E
poi
,
a
qual
fine
vi
avrebbe
così
imbavagliata
?
Bisognerebbe
che
fosse
divenuto
pazzo
ad
un
tratto
.
-
Ilda
si
torceva
le
mani
.
-
Ma
non
capite
,
non
capite
....
Non
è
la
mia
vita
che
voleva
,
ma
il
mio
onore
....
-
No
,
-
interruppe
con
forza
il
signor
Moreno
-
non
lo
credo
.
Io
ritengo
invece
che
colui
che
credevate
scomparso
,
si
sia
nascosto
nella
vostra
camera
e
sia
lui
che
abbia
ordito
l
'
orribile
trama
per
perdere
voi
....
e
l
'
altro
.
-
Ilda
trasalì
,
ma
poi
scosse
il
capo
.
-
Non
è
possibile
!
-
disse
piano
.
-
Lasciate
almeno
che
il
signor
Aldo
si
giustifichi
;
non
condannatelo
prima
di
averlo
ascoltato
;
egli
ha
il
diritto
di
difendersi
.
-
Ilda
rimaneva
perplessa
.
In
quel
momento
si
udirono
diverse
voci
nella
stanza
vicina
.
Un
servitore
avvertì
come
fossero
giunti
un
ispettore
di
questura
e
due
delegati
.
-
Chi
li
ha
chiamati
?
-
chiese
il
signor
Moreno
.
-
Non
so
,
signore
;
ma
ormai
è
noto
a
tutti
che
il
signor
Aldo
ha
tentato
di
strangolare
la
signora
.
Dunque
,
lo
scandalo
era
inevitabile
.
I
rappresentanti
della
giustizia
vennero
introdotti
Aldo
era
con
loro
.
Il
giovane
portava
la
testa
alta
.
Ilda
,
tremante
,
fece
la
sua
deposizione
a
voce
così
bassa
,
che
appena
si
udì
.
-
Voi
dunque
accusate
il
signor
Aldo
Pomigliano
?
-
disse
l
'
ispettore
quando
la
giovane
ebbe
finito
di
parlare
;
e
rivolto
allo
studente
:
-
Che
avete
da
rispondere
?
-
Che
la
signora
mi
accusa
a
torto
.
Quando
essa
mi
ha
lasciato
nella
camera
attigua
,
io
mi
sono
messo
a
scrivere
,
e
la
mia
anima
era
assai
lontana
di
qui
.
Sognavo
,
scrivendo
,
quando
ho
udito
un
gemito
.
Accorso
qui
,
ho
veduto
la
signora
che
si
dibatteva
sul
letto
per
togliersi
un
asciugamano
che
le
avvolgeva
il
volto
.
"
Stupito
,
mi
sono
avvicinato
per
soccorrerla
,
ma
essa
mi
ha
respinto
,
ha
sonato
il
campanello
per
chiamare
aiuto
,
e
mi
ha
accusato
di
volere
strangolarla
.
"
Ebbene
:
giuro
che
la
signora
s
'
inganna
,
che
io
sono
vittima
della
perfidia
di
un
altro
!
-
Io
vi
credo
!
-
disse
a
voce
alta
il
signor
Moreno
.
L
'
ispettore
,
che
aveva
ascoltato
freddamente
,
deliberò
:
-
Visitiamo
la
stanza
dove
il
signore
afferma
che
stava
scrivendo
.
-
Ma
appena
entrati
nella
stanza
vicina
,
Aldo
,
coi
lineamenti
stravolti
,
in
preda
ad
una
grande
agitazione
,
si
slanciò
per
prendere
la
lettera
abbandonata
sulla
scrivania
e
che
fra
quelle
commozioni
aveva
dimenticata
.
Ma
l
'
ispettore
lo
fermò
.
-
Un
momento
:
-
disse
-
quel
foglio
appartiene
ormai
alla
giustizia
.
-
Aldo
,
con
voce
stridente
,
gridava
:
-
Voi
non
avete
alcun
diritto
di
ritenere
quella
lettera
!
-
Il
signor
Moreno
,
che
intuì
come
quel
foglio
fosse
diretto
a
sua
figlia
,
soggiunse
con
voce
commossa
:
-
Il
signor
Aldo
ha
ragione
:
quella
lettera
non
può
aver
nulla
che
fare
coll
'
accusa
!
-
L
'
ispettore
si
volse
al
signor
Moreno
.
-
Come
può
saperlo
lei
?
In
ogni
modo
è
inutile
ogni
protesta
:
il
foglio
non
uscirà
dalle
nostre
mani
.
-
Aldo
chinò
il
capo
abbattuto
.
Che
gl
'
importava
adesso
l
'
accusa
formulata
contro
lui
?
Non
pensava
più
che
a
Bianca
,
ch
'
egli
aveva
compromessa
.
Ma
un
altro
tegolo
stava
per
piombargli
sul
capo
.
La
cameriera
Marietta
si
era
precipitata
nella
stanza
dicendo
che
i
gioielli
della
signora
erano
scomparsi
.
La
signora
se
ne
era
accorta
in
quell
'
istante
e
dichiarava
che
il
signor
Aldo
non
poteva
averli
presi
.
-
Meno
male
,
-
esclamò
il
giovane
-
che
anche
Ilda
comincia
a
credere
alla
mia
innocenza
!
-
Vedremo
!
-
soggiunse
l
'
ispettore
.
-
L
'
inchiesta
non
è
ancora
terminata
.
-
-
Poco
dopo
si
recarono
tutti
nel
salotto
dove
il
giovane
si
era
intrattenuto
con
Ilda
.
Entrando
,
l
'
ispettore
scòrse
il
soprabito
gettato
sopra
una
poltrona
.
Lo
sollevò
,
chiedendo
:
-
A
chi
appartiene
questo
?
-
A
me
,
signore
,
-
rispose
Aldo
.
L
'
ispettore
lo
frugò
e
ne
trasse
un
astuccio
di
velluto
rosso
,
che
mostrò
al
giovane
dicendo
con
tono
brusco
:
-
Questo
è
pure
vostro
?
-
Aldo
trasalì
,
ma
tenne
la
testa
alta
.
-
No
,
-
rispose
-
e
non
capisco
come
si
trovi
nella
tasca
del
mio
soprabito
.
-
Ve
lo
farò
capire
io
:
guardate
.
-
-
Aveva
aperto
l
'
astuccio
,
che
conteneva
uno
splendido
finimento
di
perle
e
brillanti
.
Il
giovane
gettò
un
urlo
d
'
indignazione
.
-
Questo
è
troppo
!
-
esclamò
.
-
I
gioielli
di
Ilda
nel
mio
soprabito
?
Chi
è
il
miserabile
che
ve
li
ha
posti
?
-
Voi
dovete
saperlo
meglio
di
tutti
,
signore
!
...
-
esclamò
l
'
ispettore
.
-
Ma
dunque
,
credete
che
io
sia
un
ladro
,
un
assassino
?
-
proruppe
sempre
più
eccitato
il
giovane
.
-
Avrei
tentato
di
strangolare
la
giovane
per
impadronirmi
dei
suoi
gioielli
?
Ma
se
ciò
fosse
,
perchè
sarei
rimasto
qui
,
invece
di
fuggire
?
-
Perchè
non
avete
potuto
fare
altrimenti
!
-
rispose
l
'
ispettore
.
-
La
vittima
chiamava
soccorso
!
-
Oh
!
no
,
no
,
io
sogno
,
impazzo
!
Perchè
avrei
commesso
tutto
ciò
?
Ilda
era
amica
mia
.
-
Sì
,
l
'
amante
del
cuore
!
-
Aldo
sentì
il
sudore
scorrergli
sulla
fronte
.
-
È
una
spudorata
menzogna
,
me
ne
appello
al
signor
Moreno
!
-
Il
signor
Pomigliano
ha
ragione
!
-
rispose
il
vecchio
gentiluomo
rimasto
fino
allora
silenzioso
.
-
Se
egli
si
trova
in
questa
casa
,
è
per
ordine
mio
;
io
stesso
lo
misi
al
fianco
della
giovane
,
che
per
certo
già
si
pente
dell
'
accusa
lanciata
su
lui
.
Sto
io
stesso
garante
dell
'
onestà
del
signor
Aldo
!
-
A
noi
non
basta
,
signore
!
-
interruppe
con
accento
fermo
l
'
ispettore
.
-
Fino
a
prova
contraria
,
per
noi
,
il
signore
è
colpevole
!
-
Vi
ripeto
che
un
altro
individuo
è
entrato
qui
,
ha
fatto
il
colpo
!
-
ripetè
il
signor
Moreno
.
-
Non
basta
una
vaga
affermazione
:
diteci
il
nome
di
colui
che
accusate
!
-
Vi
giuro
che
domani
lo
saprete
!
-
Un
sorriso
sfiorò
le
labbra
dell
'
ispettore
.
-
E
sia
;
-
rispose
-
comunque
,
fino
a
che
non
scaturirà
fuori
quell
'
altro
,
il
signor
Aldo
rimarrà
a
nostra
disposizione
,
verrà
con
noi
!
-
Mezz
'
ora
dopo
,
nonostante
le
proteste
vivaci
del
signor
Moreno
e
quelle
di
Ilda
,
che
ormai
temeva
di
aver
accusato
un
innocente
,
il
giovane
venne
condotto
in
questura
,
e
di
lì
,
dopo
un
breve
interrogatorio
,
in
prigione
.
Il
vecchio
gentiluomo
si
recò
immediatamente
dal
Trani
per
raccontargli
l
'
accaduto
.
Bianca
,
in
questo
frattempo
,
ignara
di
tutto
,
benchè
avesse
accompagnato
il
padre
fino
al
palazzo
di
Ilda
,
si
trovava
colla
istitutrice
presso
una
pia
signora
,
che
doveva
condurle
a
visitare
un
convento
dove
avrebbero
trascorso
la
giornata
.
Il
signor
Moreno
,
che
lo
sapeva
,
ne
gioì
perchè
voleva
avere
un
colloquio
da
solo
col
genero
.
Tornato
a
casa
,
trovò
Livio
sorridente
,
quasi
felice
.
-
Ho
bisogno
di
parlarti
;
-
gli
disse
il
suocero
.
-
Vieni
nella
mia
stanza
.
-
Livio
lo
seguì
.
-
Hai
dunque
qualche
cosa
di
molto
grave
da
comunicarmi
?
-
Ne
giudicherai
!
-
rispose
il
signor
Moreno
colle
sopracciglia
aggrottate
.
Egli
sedette
di
faccia
a
Livio
,
lo
guardò
fisso
.
-
Dove
hai
passato
la
notte
?
-
gli
domandò
.
-
In
casa
della
bella
Cleo
,
che
dava
una
festa
nel
suo
palazzo
.
Ma
siccome
mi
uggivo
,
all
'
ora
della
cena
sono
tornato
a
casa
.
-
Tu
menti
!
-
gridò
con
forza
il
signor
Moreno
.
-
Strappa
una
volta
quella
maschera
d
'
ipocrisia
che
ti
copre
il
volto
,
mostrati
quale
veramente
sei
:
spudorato
,
cinico
,
vizioso
,
colpevole
!
Tu
sei
andato
a
quella
festa
perchè
,
innamorato
di
quella
giovane
che
ti
odia
,
volevi
avvicinarla
,
sapere
chi
fosse
che
la
manteneva
in
quel
lusso
.
"
Tu
non
hai
lasciato
la
festa
,
ma
ti
sei
nascosto
nella
sua
camera
per
attendere
il
momento
propizio
di
attentare
al
suo
onore
.
"
La
sorte
ti
fu
propizia
.
Tu
non
soltanto
hai
commesso
il
più
vile
dei
delitti
,
ma
hai
fatto
in
modo
che
la
tua
vittima
stessa
,
riavutasi
,
accusasse
un
innocente
di
ciò
che
tu
solo
avevi
fatto
.
"
Oseresti
negare
?
-
Livio
lanciò
una
boccata
di
fumo
verso
il
soffitto
.
-
Non
ne
ho
alcuna
intenzione
,
-
rispose
-
e
ti
ringrazio
di
avermi
informato
di
ciò
che
bramavo
sapere
.
Dunque
,
tutto
è
andato
a
seconda
dei
miei
desideri
e
il
risultato
è
davvero
splendido
!
-
Questa
riflessione
parve
così
brutale
al
signor
Moreno
,
che
scattò
gridando
:
-
Miserabile
!
Birbante
!
Farabutto
,
che
a
furia
d
'
inganni
riuscisti
a
sposare
mia
figlia
per
averne
la
dote
!
Griderò
a
tutti
i
tuoi
delitti
!
-
Davvero
?
E
farai
anche
sapere
che
tua
figlia
,
la
tua
onesta
e
ingenua
figlia
,
è
l
'
amante
dello
stesso
uomo
che
ha
tentato
di
assassinare
la
tua
mantenuta
per
derubarla
?
-
Sotto
l
'
insulto
sanguinoso
rivolto
alla
sua
adorata
,
il
signor
Moreno
perdè
il
lume
della
ragione
e
fece
per
scagliarsi
sul
genero
.
Ma
questi
,
più
svelto
di
lui
,
aveva
fatto
un
salto
dietro
la
poltrona
,
e
,
togliendo
una
rivoltella
dalla
tasca
,
la
puntò
verso
il
suocero
.
-
Sono
armato
,
-
disse
-
e
non
mi
sarebbe
difficile
far
credere
al
vostro
suicidio
,
data
la
condotta
di
vostra
figlia
e
gli
eventi
di
stanotte
.
Ah
!
fu
una
vera
fortuna
che
io
potessi
assistere
,
nascosto
,
al
colloquio
fra
Ilda
e
il
signor
Pomigliano
.
Così
sono
informato
della
trama
ordita
contro
me
,
e
so
adesso
in
qual
modo
possa
difendermi
.
-
Ci
fu
un
istante
di
terribile
silenzio
.
Il
vecchio
,
annientato
,
dovette
afferrarsi
ad
un
mobile
per
non
cadere
.
Il
conte
proseguì
:
-
Perchè
agitarvi
tanto
?
Discorriamo
tranquillamente
,
dal
momento
che
non
ci
sono
più
segreti
fra
noi
.
Ma
forse
conosco
io
più
assai
voi
stesso
,
di
quello
che
conosciate
me
.
Voi
mi
giudicate
da
ciò
che
sentiste
dire
da
vostra
figlia
o
da
altri
:
ebbene
,
si
sono
tutti
ingannati
.
Voi
mi
accusate
di
aver
sposata
vostra
figlia
per
denaro
:
è
vero
,
perchè
quando
la
conobbi
ero
rovinato
;
però
,
mi
rimaneva
ancora
il
titolo
di
nobiltà
,
ed
una
ricca
borghese
non
è
mai
indifferente
dinanzi
ad
una
corona
di
contessa
.
Quanti
bottegai
arricchiti
darebbero
i
loro
milioni
per
divenire
parenti
sia
pure
di
un
nobile
spiantato
!
Non
voglio
attribuire
a
voi
tale
debolezza
:
voi
non
cercavate
che
la
felicità
di
vostra
figlia
.
Ebbene
,
io
potevo
dargliela
!
Se
Bianca
era
innamorata
di
me
,
io
lo
ero
di
lei
,
ed
avrei
continuato
ad
esserlo
.
Ma
potevo
pensare
che
una
semplice
scappata
con
una
femmina
volgare
cambiasse
l
'
amore
di
mia
moglie
in
odio
,
mi
facesse
interdire
dal
suo
appartamento
per
sempre
?
Ed
intanto
,
la
pura
,
la
severa
mia
moglie
aveva
un
amante
che
,
più
felice
di
me
,
la
rese
ancora
madre
.
-
Ah
!
è
troppa
infamia
questa
,
non
resisto
più
!
-
urlò
il
signor
Moreno
colla
schiuma
alle
labbra
.
-
Ma
se
voi
stesso
le
avete
tenuto
di
mano
!
-
interruppe
il
conte
,
-
Ne
ho
le
prove
:
ho
letto
due
lettere
,
sottratte
proprio
in
questi
giorni
a
mia
moglie
e
che
custodisco
gelosamente
.
-
Il
signor
Moreno
si
strinse
il
capo
fra
le
mani
:
un
rossore
sinistro
copriva
il
suo
viso
.
-
Sì
,
tutte
le
apparenze
stanno
contro
me
e
contro
Bianca
:
mentre
voi
siete
il
solo
colpevole
.
-
Io
?
Oh
!
questa
è
bellissima
!
-
Sì
,
ascoltatemi
a
vostra
volta
....
Bianca
vi
amava
,
e
quando
scoprì
il
vostro
inganno
,
uscì
quasi
di
senno
:
la
sera
stessa
del
giorno
in
cui
aveva
trovato
la
lettera
rivelatrice
del
vostro
tradimento
,
esasperata
,
si
mascherò
e
andò
al
veglione
coll
'
idea
di
darsi
al
primo
uomo
che
le
fosse
piaciuto
.
"
Volle
fortuna
che
s
'
imbattesse
in
Aldo
Pomigliano
,
il
quale
la
condusse
nella
propria
soffitta
,
dove
,
appena
giunta
,
ella
tornò
in
sè
e
con
accento
disperato
chiese
al
giovane
che
la
rispettasse
.
Infatti
,
ella
uscì
da
quella
casa
pura
come
vi
era
entrata
.
"
Mentre
ella
ne
usciva
,
udì
un
urlo
straziante
e
delle
grida
:
"
-
All
'
assassino
!
-
"
Bianca
si
trovava
quella
notte
nelle
soffitte
della
casa
dove
fu
assassinata
la
povera
Giulietta
Lovera
.
Aldo
arrestò
l
'
assassino
,
e
Bianca
promise
all
'
assassinata
di
fare
da
madre
alla
sua
creatura
.
"
Ora
quell
'
innocente
bambina
,
che
è
forse
vostra
,
la
credete
frutto
di
un
amore
di
mia
figlia
!
-
Livio
aveva
ascoltato
con
appassionata
intenzione
.
-
Il
romanzo
è
completo
,
-
disse
-
ma
non
spiega
i
rapporti
che
continuarono
fra
mia
moglie
e
l
'
uomo
che
le
scrive
frasi
d
'
amore
,
dicendole
:
"
Quando
passeremo
ancora
qualche
ora
felice
,
inebriante
,
insieme
con
la
nostra
bambina
?
"
Inoltre
non
so
comprendere
come
Ilda
sia
venuta
a
far
parte
della
trama
ordita
contro
me
per
farmi
confessare
un
delitto
che
non
ho
commesso
,
e
mi
maraviglio
che
voi
abbiate
promesso
ad
Ilda
i
mezzi
per
schiacciarmi
,
dichiarando
di
volermi
far
giungere
al
punto
di
togliermi
la
vita
colle
stesse
mie
mani
.
-
Sì
,
per
punirvi
di
torturare
mia
figlia
e
per
far
giustizia
dell
'
infelice
che
per
cagion
vostra
espia
in
prigione
un
delitto
da
voi
stesso
commesso
.
-
Ma
dunque
persistete
a
credere
che
io
abbia
spinto
Fabio
Ribera
a
commettere
un
assassinio
?
Quali
sono
le
prove
contro
di
me
?
Per
quanto
cerchiate
,
non
ne
troverete
.
-
Perchè
dunque
taceste
anche
col
cavaliere
Umberto
Trani
i
vostri
rapporti
con
Fabio
?
-
Perchè
non
volli
vantarmi
di
una
buona
azione
fatta
in
altri
tempi
.
Ma
ora
non
è
più
così
:
si
tratta
della
mia
difesa
e
mi
difenderò
con
tutte
le
mie
forze
.
Così
schiaccerò
tutti
coloro
che
hanno
cercato
di
perdermi
.
Intanto
ho
cominciato
coll
'
uomo
che
mi
ha
tolta
Bianca
.
-
Il
signor
Moreno
ebbe
un
brivido
dal
capo
alle
piante
.
-
Io
racconterò
la
verità
.
-
Voi
non
direte
nulla
,
-
proruppe
con
forza
il
conte
-
voi
non
accuserete
il
marito
di
vostra
figlia
,
che
ormai
prenderà
su
lei
tutti
i
diritti
che
nessuno
può
contendergli
.
La
legge
stessa
mi
protegge
,
e
per
quanto
cerchiate
,
non
troverete
alcuna
prova
contro
me
.
Se
poi
voleste
intentarmi
una
causa
per
separazione
,
mostrerò
le
lettere
dell
'
onesto
studente
,
citerò
i
testimoni
degl
'
incontri
dei
due
amanti
,
così
Bianca
sarà
la
sola
disonorata
.
Ora
che
sapete
come
la
penso
,
-
soggiunse
-
sappiate
regolarvi
.
-
Il
signor
Moreno
sobbalzò
come
frustato
.
-
Io
farò
soltanto
ciò
che
mi
detta
la
coscienza
:
-
rispose
-
difenderò
con
tutte
le
mie
forze
gli
innocenti
,
nè
Dio
permetterà
che
uno
scellerato
pari
vostro
trionfi
.
Ed
ora
toglietevi
dalla
mia
presenza
,
perchè
non
potrei
più
a
lungo
sopportarvi
senza
commettere
un
delitto
.
-
Il
conte
aprì
l
'
uscio
,
ma
prima
di
uscire
esclamò
al
suocero
:
-
Dite
a
Bianca
che
fin
da
questa
sera
riprendo
tutti
i
miei
diritti
di
marito
.
Sarà
la
sua
espiazione
!
-
E
se
ne
andò
,
lasciando
il
vecchio
annientato
.
X
.
Nonostante
i
passi
fatti
dal
Trani
,
dal
signor
Moreno
e
dallo
stesso
conte
Livio
Rossano
,
lo
scandalo
riguardante
il
tentato
strangolamento
della
bella
Cleo
scoppiò
enorme
.
Alcuni
giornali
riportarono
il
fatto
coi
più
strampalati
commenti
,
fra
i
quali
nessuno
poteva
discernere
la
verità
.
Ma
una
settimana
dopo
un
articolo
conteneva
queste
rivelazioni
:
"
Si
è
scoperta
la
verità
circa
l
'
attentato
contro
la
bella
Cleo
.
"
Per
ben
comprendere
tutto
l
'
intreccio
,
bisogna
risalire
ad
un
delitto
commesso
qualche
anno
fa
,
in
cui
ebbe
tanta
parte
la
bellissima
Cleo
,
allora
conosciuta
sotto
il
semplice
nome
di
Ilda
.
"
Come
a
tutti
è
noto
,
la
notte
di
un
giovedì
grasso
un
certo
Fabio
Ribera
assassinava
Giulietta
Levera
,
dalla
quale
aveva
avuto
una
bambina
.
Il
movente
del
delitto
era
lo
sbarazzarsi
di
quella
donna
per
sposare
Ilda
.
"
L
'
assassino
fu
arrestato
da
uno
studente
:
il
signor
Aldo
Pomigliano
,
il
quale
in
quella
notte
aveva
seco
una
giovane
di
maravigliosa
bellezza
,
che
lo
studente
qualificò
per
una
sua
sorella
.
"
Ora
peraltro
è
stato
scoperto
dal
sostituto
procuratore
Meralta
che
quella
sedicente
sorella
era
invece
la
contessa
Bianca
Rossano
.
"
E
qui
entriamo
in
pieno
romanzo
.
"
La
contessa
Rossano
,
nata
Bianca
Moreno
,
sposò
il
conte
Livio
per
amore
,
portandogli
in
dote
due
milioni
in
contanti
.
"
Bianca
Moreno
,
un
'
indole
sensitiva
,
fanciulla
ingenua
,
credeva
che
le
persone
da
lei
amate
le
fossero
interamente
devote
.
"
Il
marito
era
per
lei
come
un
secondo
Dio
.
"
Volle
sventura
che
un
giorno
capitasse
nelle
mani
della
contessa
una
lettera
di
un
'
ex
amante
del
conte
,
e
presa
da
una
collera
violenta
,
credendosi
tradita
,
pensò
di
vendicarsi
.
"
La
sera
stessa
si
recò
al
veglione
dello
Scribe
,
e
invitata
da
Aldo
Pomigliano
si
lasciò
condurre
nella
sua
soffitta
.
Ma
,
ivi
giunta
,
ella
comprese
il
tristo
passo
che
stava
per
fare
e
volle
andarsene
,
quando
alcune
voci
che
urlavano
"
all
'
assassino
"
,
le
fecero
dimenticare
la
sua
situazione
e
si
slanciò
con
Aldo
nella
stanza
della
povera
Giulietta
.
"
Qui
fa
duopo
aprire
una
parentesi
.
Se
l
'
assassinata
nei
suoi
ultimi
momenti
riconobbe
la
contessa
Bianca
,
questa
aveva
pure
riconosciuta
l
'
infelice
.
È
un
altro
romanzo
che
ha
una
sorgente
quasi
idillica
,
in
cui
lumeggia
la
virile
figura
del
conte
Livio
,
quella
della
sua
defunta
madre
.
"
A
Torino
tutti
conoscevano
la
bella
contessa
Rossano
,
madre
di
Livio
:
la
sua
carità
era
inesauribile
.
"
La
contessa
Rossano
aveva
fra
la
servitù
un
cocchiere
ed
una
cameriera
che
prediligeva
.
Costoro
,
venuti
a
morte
,
lasciarono
un
bambino
di
pochi
anni
,
Fabio
,
che
raccomandarono
alla
contessa
Rossano
.
Questa
si
prese
cura
del
fanciullo
,
e
quando
venne
a
morte
essa
pure
,
lasciò
per
legato
al
figlio
di
non
abbandonare
mai
l
'
orfano
Ribera
.
Così
il
conte
,
che
aveva
adorata
la
madre
,
eseguì
con
zelo
e
segretezza
la
missione
affidatagli
.
"
Egli
tacque
sempre
con
tutti
la
sua
opera
generosa
e
non
ne
menò
mai
vanto
con
alcuno
.
"
Fabio
Ribera
divenne
un
uomo
.
Il
conte
lo
fece
impiegare
presso
un
noto
magazzino
di
mode
,
esortandolo
per
modestia
a
tacere
i
loro
rapporti
.
Però
il
gentiluomo
non
mancava
di
recarsi
a
trovare
più
volte
il
suo
protetto
nel
modesto
alloggio
di
lui
,
ed
il
giovane
gli
confidò
della
relazione
contratta
con
Giulietta
Levera
,
del
suo
affetto
per
lei
,
del
tradimento
della
giovane
,
del
suo
abbandono
.
"
Intanto
il
conte
Livio
si
era
ammogliato
.
Se
a
tutti
aveva
taciuto
di
Fabio
,
ne
parlò
bensì
a
Bianca
sua
moglie
,
senza
però
estendersi
troppo
sui
benefizi
prodigati
al
giovane
.
Una
mattina
,
mentre
il
conte
e
la
contessa
passeggiavano
insieme
,
s
'
imbatterono
con
Fabio
,
che
si
trovava
in
compagnia
di
Giulietta
.
Fabio
arrossì
,
salutò
goffamente
;
Giulietta
avviluppò
con
uno
sguardo
ardente
la
contessa
,
che
dal
canto
suo
guardò
con
sorpresa
quella
giovane
,
dai
capelli
d
'
oro
.
"
Tutto
ciò
ebbe
la
durata
di
pochi
secondi
,
"
La
coppia
passò
rapida
ed
il
conte
disse
a
sua
moglie
chi
fosse
il
giovane
,
ma
tacque
su
colei
che
l
'
accompagnava
.
Però
la
contessa
non
dimenticò
più
quel
volto
e
lo
ritrovò
nell
'
assassinata
Giulietta
,
la
quale
a
sua
volta
riconobbe
la
contessa
.
"
E
quelle
parole
dette
dalla
sventurata
:
Lei
?
Lei
,
signora
?
Ma
non
sa
....
volevano
per
certo
significare
:
Non
sa
che
il
mio
assassino
è
il
beneficato
da
suo
marito
?
"
Ma
la
contessa
nel
suo
spavento
non
comprese
:
ella
lasciò
che
Aldo
Pomigliano
la
facesse
credere
sua
sorella
,
ritornò
nella
soffitta
di
lui
colla
bambina
,
ed
il
giovane
,
per
attirarsi
quella
bellissima
signora
che
ormai
gli
aveva
sconvolto
il
cervello
,
s
'
incaricò
di
far
allevare
la
piccina
,
della
quale
la
contessa
voleva
essere
la
mamma
ed
Aldo
il
babbo
.
"
Così
l
'
orfana
dell
'
assassinata
divenne
il
legame
fra
quelle
due
persone
che
poche
ore
prima
non
si
conoscevano
,
e
fu
cagione
di
tutta
una
trama
ordita
contro
il
conte
Livio
Rossano
e
l
'
ingenua
contessa
.
"
Nessuno
ignora
come
la
fidanzata
di
Fabio
Ribera
protestasse
in
piena
udienza
contro
la
condanna
del
giovane
,
giurasse
di
scoprire
ella
stessa
il
vero
colpevole
.
"
Ora
,
siccome
Ilda
conosceva
i
rapporti
del
suo
fidanzato
col
conte
,
ideò
che
questi
fosse
l
'
istigatore
dell
'
assassino
.
Due
altre
persone
avevano
interesse
a
sopprimere
il
conte
:
Aldo
,
perchè
sperava
che
,
sbarazzatosi
del
gentiluomo
,
la
contessa
sarebbe
sua
;
il
signor
Moreno
,
persuaso
che
il
genero
fosse
un
dissoluto
e
facesse
l
'
infelicità
di
sua
figlia
.
Costoro
si
accordarono
per
perderlo
.
"
E
la
conclusione
fu
,
che
fra
Ilda
,
divenuta
miss
Cleo
,
il
conte
Moreno
ed
Aldo
,
venne
decretata
la
rovina
del
conte
Livio
.
Ma
il
risultato
non
fu
quale
si
aspettavano
;
l
'
inchiesta
dimostrò
l
'
innocenza
di
colui
,
su
cui
si
voleva
far
cadere
tutti
i
sospetti
.
"
Il
tentato
strangolamento
d
'
Ilda
,
il
furto
dei
gioielli
,
fu
una
trama
non
riuscita
per
perdere
il
conte
.
Peraltro
la
bella
Cleo
,
che
credeva
di
dover
fingere
da
vittima
,
stava
per
esserlo
veramente
,
giacchè
Aldo
voleva
sopprimerla
sul
serio
.
Ella
,
sentendosi
soffocare
,
chiese
aiuto
,
e
contribuì
all
'
arresto
del
complice
.
Così
Aldo
Pomigliano
comprenderà
quanto
fosse
pazza
l
'
impresa
ideata
e
come
non
possa
esservi
felicità
fondata
sul
delitto
.
"
Il
giorno
seguente
a
queste
strane
rivelazioni
,
i
giornali
annuziavano
la
morte
improvvisa
del
signor
Moreno
e
la
scomparsa
di
Ilda
da
Torino
.
Quindici
giorni
dopo
si
seppe
che
il
conte
e
la
contessa
,
riuniti
,
erano
partiti
per
un
lungo
viaggio
.
Aldo
Pomigliano
attendeva
in
carcere
il
giorno
del
processo
,
disperandosi
segretamente
per
la
sorte
di
Bianca
.
Ed
il
solo
,
il
vero
colpevole
,
continuava
a
trionfare
!
PARTE
QUARTA
Dramma
fraterno
.
I
.
La
villa
Bianca
,
situata
sulla
collina
di
Moncalieri
,
in
un
'
altura
dominante
le
ville
circostanti
e
lontana
da
tutte
,
era
un
vasto
fabbricato
,
circondato
da
un
parco
grandissimo
.
Livio
Rossano
,
compratala
,
vi
si
era
stabilito
colla
moglie
.
Si
diceva
che
tanto
il
conte
quanto
la
contessa
,
dopo
i
dolorosi
avvenimenti
che
avevano
funestata
la
loro
vita
,
sentivano
la
necessità
della
solitudine
.
Tornati
da
un
viaggio
che
durò
quasi
due
anni
,
si
erano
ritirati
alla
villa
Bianca
,
e
da
tre
anni
che
vi
abitavano
nessuno
aveva
ancora
veduto
la
contessa
:
essa
non
riceveva
,
nè
voleva
vedere
alcuno
.
La
servitù
era
stata
cambiata
.
Celia
fu
rimandata
al
suo
paese
,
e
al
fianco
della
contessa
era
una
donna
di
fiducia
di
Livio
:
il
conte
non
aveva
preso
cameriere
,
perchè
diceva
di
attenderne
uno
che
doveva
venire
da
lontano
e
l
'
aveva
servito
altre
volte
con
perfetta
devozione
.
Anche
la
scelta
della
cuoca
,
del
cocchiere
,
del
giardiniere
e
degli
altri
domestici
era
stata
fatta
da
lui
.
Tutti
avevano
ordini
precisi
,
e
guai
se
li
avessero
trasgrediti
!
Nessuno
poteva
penetrare
negli
appartamenti
del
conte
e
della
contessa
senza
essere
chiamato
.
Si
sapeva
che
il
conte
e
la
contessa
non
mangiavano
insieme
,
ma
nessuno
ne
stupiva
,
perchè
Bianca
,
per
la
sua
salute
malferma
,
aveva
bisogno
di
un
regime
particolare
.
Del
resto
,
se
qualche
volta
si
bisbigliava
in
cucina
sui
rapporti
fra
marito
e
moglie
,
quelle
voci
non
uscivano
al
di
fuori
e
nessuno
avrebbe
pensato
a
trasgredire
gli
ordini
del
conte
.
La
contessa
Bianca
aveva
ereditato
dal
padre
un
patrimonio
colossale
ed
aveva
lasciato
piena
procura
al
marito
di
amministrarla
.
Ed
il
conte
non
abusava
di
quella
fiducia
:
si
sapeva
che
non
giuocava
più
,
non
si
occupava
più
di
altre
donne
che
della
propria
.
Eravamo
sul
finire
di
maggio
.
Verso
il
tramonto
di
un
sabato
,
sulla
lunga
erta
che
conduceva
alla
villa
,
saliva
penosamente
un
uomo
sui
trent
'
anni
,
con
una
valigia
e
un
nodoso
bastone
.
Era
un
individuo
dalla
faccia
sparuta
,
circondata
da
barba
folta
e
lunga
,
di
un
biondo
cinereo
.
Il
largo
cappello
di
feltro
nascondeva
la
capigliatura
.
Un
fazzoletto
di
seta
gli
cingeva
il
collo
.
Egli
si
fermava
ad
ogni
tratto
per
guardarsi
attorno
.
Sulla
sua
bocca
esangue
errava
un
sorriso
di
soddisfazione
.
L
'
uomo
era
giunto
quasi
alla
metà
dell
'
erta
,
quando
un
altro
individuo
che
veniva
dalla
villa
gli
si
fece
incontro
correndo
.
-
Fabio
,
Fabio
,
sei
tu
,
finalmente
!
-
esclamò
.
L
'
uomo
,
lasciando
cadere
valigia
e
bastone
,
stendeva
le
mani
scarne
,
balbettando
:
-
Voi
?
Voi
,
conte
?
Quanto
siete
buono
!
La
gioia
di
rivedervi
mi
fa
dimenticare
tutto
!
-
Barcollava
.
Livio
,
giacchè
era
lui
,
lo
trasse
al
suo
petto
e
lo
baciò
.
-
Se
tu
sapessi
come
ti
attendevo
!
-
mormorò
.
-
Io
ho
bisogno
di
avere
un
amico
come
te
al
fianco
.
Non
credo
più
a
nulla
,
all
'
infuori
di
te
!
-
Tutta
la
mia
vita
vi
è
dedicata
....
-
rispose
Fabio
con
voce
alterata
,
tremante
.
-
Grazie
,
ma
ora
cerca
di
rimetterti
!
Devi
essere
stanco
;
perdonami
di
averti
fatto
venire
a
piedi
dalla
stazione
,
ma
non
volevo
dar
sospetti
.
-
Non
sento
più
alcuna
fatica
vicino
a
voi
!
-
E
lo
guardava
,
mentre
camminavano
vicini
.
Come
gli
parve
invecchiato
,
benchè
a
prima
vista
questo
cambiamento
non
lo
avesse
colpito
!
I
due
uomini
erano
giunti
alla
villa
.
Presso
il
cancello
,
attendevano
un
domestico
ed
il
giardiniere
.
Il
primo
,
ad
un
cenno
di
Livio
,
tolse
dalle
mani
di
Fabio
la
valigetta
,
l
'
altro
salutò
.
Nessuno
disse
parola
.
Livio
condusse
Fabio
nella
camera
che
gli
aveva
destinata
,
divisa
dalla
sua
da
un
breve
corridoio
.
Era
una
bella
camera
spaziosa
,
tappezzata
graziosamente
di
carta
a
fiorami
.
Ma
ciò
che
commosse
soprattutto
Fabio
fu
di
trovare
a
capo
del
letto
due
ritratti
:
quello
della
contessa
Rossano
e
quello
della
presunta
madre
di
Fabio
.
Il
povero
giovane
rimase
per
un
momento
stordito
,
incapace
di
articolar
parola
;
poi
si
volse
al
conte
per
ringraziarlo
,
e
con
una
commozione
mista
a
spavento
,
lo
vide
inginocchiarsi
davanti
a
lui
,
lo
sentì
dirgli
:
-
Io
sono
stato
un
infame
con
te
,
Fabio
:
ti
ho
disonorato
,
reso
assassino
;
e
tu
,
generoso
,
non
ti
smentisti
mai
,
non
mi
accusasti
....
Perdonami
....
perdonami
!
...
-
Fabio
lo
rialzò
con
un
grido
.
-
Non
parlate
così
:
io
sono
cosa
vostra
:
voi
solo
eravate
padrone
di
disporre
della
mia
vita
,
del
mio
onore
.
Io
tutto
avrei
fatto
per
voi
!
-
Livio
lo
strinse
al
suo
petto
.
-
Oh
!
mio
solo
amico
!
-
mormorò
singhiozzando
.
Livio
volle
che
Fabio
,
appena
rifocillatosi
,
si
coricasse
.
La
mattina
dopo
,
Fabio
dormiva
ancora
,
quando
il
conte
entrò
nella
sua
camera
.
-
Caro
Fabio
,
-
gli
disse
sedendosi
accanto
al
letto
-
come
sono
contento
di
vederti
!
Ho
tanto
bisogno
di
discorrere
con
qualcuno
che
mi
comprenda
!
-
Egli
chinò
il
capo
sulla
coperta
,
come
se
non
potesse
ritenere
le
lacrime
.
Fabio
era
commosso
.
-
Sono
stati
molto
cattivi
con
voi
,
ma
hanno
avuto
la
loro
punizione
!
-
disse
con
un
tremito
.
Il
conte
alzò
all
'
improvviso
il
capo
mostrando
il
volto
contratto
.
-
Io
ho
sofferto
più
di
tutti
!
-
disse
.
-
Ascoltami
,
voglio
aprirti
il
mio
cuore
.
Tu
conosci
ormai
la
trama
ordita
contro
me
,
la
lega
formata
fra
il
miserabile
che
ti
arrestò
e
la
tua
perfida
fidanzata
....
Ma
tu
,
l
'
ami
ancora
?
-
No
:
la
odiai
un
istante
,
poi
quell
'
odio
si
è
spento
,
dando
luogo
al
più
profondo
disprezzo
.
Essa
è
morta
per
me
!
-
Rimasero
un
istante
silenziosi
,
quindi
il
conte
riprese
lentamente
:
-
La
condanna
di
Aldo
,
la
scomparsa
di
Ilda
che
seppe
sottrarsi
colla
fuga
all
'
arresto
,
la
scoperta
di
tutti
questi
orribili
intrighi
,
furono
un
colpo
supremo
per
mio
suocero
.
Una
congestione
lo
fulminò
.
Ma
come
se
questo
non
bastasse
,
sua
figlia
,
la
mia
sventurata
Bianca
,
smarrì
la
ragione
.
La
sua
pazzia
non
è
terribile
!
Essa
non
strepita
,
non
grida
;
ma
se
io
mi
avvicino
,
è
presa
da
un
fremito
,
il
suo
occhio
spento
s
'
illumina
,
il
suo
volto
si
contrae
con
un
'
espressione
di
spavento
e
di
orrore
.
Bianca
è
persuasa
che
io
le
abbia
assassinato
il
padre
,
e
che
ora
voglia
attentare
alla
stessa
sua
vita
.
Invano
io
la
supplico
di
credere
alla
mia
innocenza
,
invano
le
ho
mostrato
il
rapporto
del
medico
sulla
morte
del
signor
Moreno
.
Bianca
non
mi
crede
.
-
Fabio
aveva
l
'
animo
straziato
.
-
Non
vi
è
speranza
di
guarigione
?
-
mormorò
.
Il
conte
scosse
il
capo
.
-
Ho
tutto
tentato
,
ma
inutilmente
!
Dio
solo
potrebbe
compiere
un
miracolo
.
Mi
avevano
suggerito
di
metterla
in
una
casa
di
salute
,
ma
non
avrei
la
forza
di
separarmi
da
lei
.
Non
ti
nascondo
che
tanto
qui
come
a
Torino
ignorano
la
pazzia
di
Bianca
:
la
credono
soltanto
malaticcia
.
Io
attendevo
ansiosamente
la
tua
venuta
,
perchè
almeno
di
te
posso
fidarmi
.
-
Oh
!
disponete
pure
della
mia
vita
!
-
Ecco
quello
che
desidero
da
te
.
Io
ti
presenterò
alla
servitù
come
il
cameriere
fidato
che
attendevo
,
al
quale
dovranno
obbedire
come
a
me
stesso
.
Sarà
necessario
ti
cambi
il
nome
:
ti
chiamerò
Martino
.
Tu
stesso
farai
la
pulizia
della
mia
stanza
e
di
quella
della
contessa
,
alla
quale
ti
presenterò
,
dandoti
tutte
le
mie
istruzioni
.
Tu
sorveglierai
tutto
e
tutti
,
riportandomi
i
discorsi
che
udrai
.
Fra
me
e
te
parleremo
in
tedesco
,
lingua
che
nessun
altro
qui
conosce
.
-
Farò
tutto
quanto
desiderate
.
-
Il
conte
ebbe
un
nuovo
impeto
di
espansione
.
-
Ah
!
qual
sollievo
provo
nell
'
aprirti
tutto
il
mio
cuore
!
Adesso
tu
mi
aiuterai
a
sopportare
la
mia
sventura
.
Venisse
un
giorno
che
Bianca
guarisse
!
-
Sperate
,
conte
,
sperate
!
-
Lo
stesso
giorno
Fabio
,
rivestito
di
nuovi
abiti
,
coi
capelli
e
la
barba
accuratamente
aggiustati
,
venne
presentato
al
servidorame
come
il
cameriere
di
fiducia
del
conte
,
sotto
il
nome
di
Martino
.
Livio
dette
ordine
che
fosse
obbedito
come
lui
stesso
.
Quando
ebbe
finito
colla
servitù
,
il
conte
si
rivolse
a
Fabio
e
gli
disse
:
-
Ed
ora
andiamo
dalla
contessa
!
-
II
.
Bianca
era
irriconoscibile
:
pallida
e
magra
come
uno
spettro
.
I
suoi
stupendi
capelli
neri
le
scendevano
in
trecce
disordinate
sulle
spalle
;
gli
occhi
sembravano
smisuratamente
ingranditi
,
cerchiati
di
nero
;
le
labbra
scolorite
mostravano
,
schiudendosi
,
gengive
esangui
;
aveva
il
naso
affilato
come
quello
di
un
cadavere
.
Eppure
in
quella
figura
spettrale
vi
era
ancora
tanto
fascino
,
che
non
si
poteva
mirarla
senza
sentirsene
attirati
!
Come
sappiamo
,
il
conte
Livio
,
il
giorno
stesso
dell
'
arresto
di
Aldo
,
aveva
detto
al
suocero
che
riprenderebbe
tutti
i
suoi
diritti
sulla
moglie
,
e
il
misero
padre
attese
il
ritorno
di
sua
figlia
per
rivelarle
tutto
.
Quando
Bianca
,
tornata
al
palazzo
,
si
recò
nelle
stanze
del
padre
,
fu
spaventata
dall
'
alterazione
dei
lineamenti
di
lui
.
-
Che
hai
?
-
chiese
agitata
.
-
Ti
senti
male
?
-
No
,
cara
.
Ma
dammi
il
braccio
:
ti
accompagno
nella
tua
camera
perchè
ho
da
parlarti
.
-
Ella
si
sentì
terrorizzata
come
se
avesse
scoperto
ai
suoi
piedi
un
abisso
.
Calmatala
,
il
signor
Moreno
le
narrò
tutti
gli
avvenimenti
della
notte
,
e
infine
la
minaccia
del
conte
di
riprendere
i
suoi
diritti
di
marito
.
Bianca
sembrava
fulminata
.
Tutte
quelle
rivelazioni
l
'
avevano
schiacciata
;
ma
il
suo
abbattimento
non
durò
a
lungo
.
Un
grido
d
'
orrore
sfuggì
dalla
sua
bocca
,
ed
afferrandosi
con
angoscia
al
padre
:
-
Tu
non
mi
lascerai
in
sua
balìa
,
non
è
vero
?
-
esclamò
.
-
Uccidimi
,
piuttosto
,
uccidimi
!
-
Bianca
!
-
Fu
un
tal
grido
pieno
di
strazio
,
che
bastò
a
richiamare
in
sè
la
giovane
.
Ella
si
gettò
ai
piedi
del
padre
.
-
Perdonami
,
perdonami
:
tutti
questi
dolori
li
devi
a
me
;
io
sono
stata
la
sola
colpevole
;
ma
non
lotterò
più
,
purchè
tu
ritorni
tranquillo
,
non
mi
maledica
!
-
Oh
!
maledirti
,
amor
mio
,
mia
gioia
!
-
esclamò
come
delirante
il
padre
,
sollevandola
.
-
Io
vorrei
salvarti
a
prezzo
della
vita
!
-
Egli
rimase
quella
notte
presso
sua
figlia
,
coricato
sul
divano
attiguo
alla
sua
camera
,
attendendo
il
conte
.
Ma
Livio
non
comparve
,
nè
lo
videro
il
giorno
seguente
.
-
Eppure
egli
trama
qualche
cosa
!
-
disse
il
signor
Moreno
alla
figlia
.
Ella
ormai
pensava
alla
sorte
di
Aldo
,
di
Aldo
innocente
,
eppure
accusato
di
tentato
strangolamento
e
furto
!
-
Io
reco
danno
a
tutti
quelli
che
avvicino
!
-
mormorò
la
sventurata
.
Da
Celia
seppero
poi
che
Ilda
era
scomparsa
da
Torino
,
nè
il
signor
Moreno
ebbe
una
sola
riga
che
l
'
avvertisse
di
quella
scomparsa
.
La
sera
,
il
signor
Moreno
si
trovava
da
sua
figlia
,
quando
il
conte
apparve
alla
loro
presenza
.
Bianca
,
scorgendolo
,
divenne
cadaverica
.
Il
conte
era
calmo
,
e
con
accento
gentile
:
-
Non
temete
,
Bianca
,
-
disse
-
non
sono
qui
per
farvi
del
male
,
quantunque
voi
ne
abbiate
fatto
moltissimo
a
me
.
Vengo
solo
ad
avvertirvi
che
sarete
chiamata
dal
giudice
istruttore
con
vostro
padre
.
-
Vi
andremo
,
giacchè
è
necessario
,
-
rispose
per
la
figlia
il
padre
-
e
non
nasconderemo
la
verità
!
-
È
quello
che
desidero
!
-
soggiunse
il
conte
inchinandosi
e
ritirandosi
.
-
Mi
fa
più
paura
il
vederlo
così
calmo
,
che
se
fosse
in
collera
!
-
disse
Bianca
.
-
Egli
è
sicuro
di
sè
,
-
rispose
il
signor
Moreno
-
mentre
noi
,
innocenti
,
abbiamo
contro
tali
prove
da
renderci
inquieti
.
Ti
sentirai
tu
la
forza
di
recarti
dal
giudice
istruttore
?
-
Sì
,
padre
mio
,
perchè
la
mia
coscienza
di
nulla
mi
rimprovera
,
e
poi
tu
sarai
con
me
.
-
Ma
allorquando
il
signor
Moreno
tornò
dall
'
interrogatorio
,
aveva
le
vene
della
fronte
gonfie
ed
il
viso
di
porpora
,
mentre
Bianca
appariva
più
livida
di
un
cadavere
.
-
Tutti
proclamano
la
sua
innocenza
,
tutti
;
-
proruppe
con
un
riso
sibilante
il
vecchio
quando
fu
nell
'
appartamento
della
figlia
-
noi
soli
siamo
i
colpevoli
:
io
temo
d
'
impazzire
!
-
Fu
la
volta
di
Bianca
di
consolarlo
,
benchè
essa
pure
avesse
il
cuore
lacerato
.
Il
conte
non
si
lasciava
più
vedere
dalla
moglie
e
dal
suocero
;
eppure
si
sapeva
che
passava
molte
ore
nel
suo
appartamento
.
Che
faceva
?
Dopo
alcune
notti
passate
insonni
,
il
signor
Moreno
scrisse
il
suo
testamento
.
Egli
lasciava
metà
del
suo
patrimonio
alla
figlia
,
l
'
altra
metà
divisa
in
parti
eguali
fra
Aldo
Pomigliano
,
Ilda
e
la
piccola
Gina
,
la
figlia
di
Giulietta
Lovera
,
l
'
assassinata
"
e
ciò
per
riparare
un
'
enorme
ingiustizia
del
mondo
.
"
Vi
erano
inoltre
due
vistosi
legati
per
miss
Lucia
e
Celia
.
Mentre
era
intento
a
scrivere
,
fu
bussato
al
suo
uscio
.
-
Chi
è
?
-
chiese
il
signor
Moreno
.
-
Io
!
-
rispose
il
conte
con
voce
tranquilla
.
Il
vecchio
fu
subito
in
piedi
,
nè
pensò
più
al
testamento
che
andava
scrivendo
.
Si
recò
ad
aprir
l
'
uscio
,
chiuso
per
di
dentro
.
Il
signor
Moreno
indicò
al
genero
da
sedere
e
sedette
egli
pure
.
-
Che
avete
da
dirmi
?
-
Vengo
a
dirvi
che
sopra
un
giornale
molto
diffuso
della
città
è
comparso
un
articolo
che
aggrava
la
condizione
del
vostro
protetto
,
signor
Pomigliano
,
e
la
vostra
.
-
La
mia
?
Che
intendete
dire
,
signor
conte
?
-
Leggete
,
ciò
mi
eviterà
di
rispondervi
.
-
Gli
porse
il
giornale
in
cui
era
segnato
l
'
articolo
:
"
Mistero
svelato
"
.
Il
signor
Moreno
lo
afferrò
con
le
dita
convulse
,
e
percorse
avidamente
il
foglio
cogli
occhi
.
Immerso
in
quella
lettura
che
gli
infiammava
il
sangue
nelle
vene
,
gli
dava
le
vertigini
,
non
s
'
accorse
che
Livio
s
'
era
alzato
,
avvicinandosi
allo
scrittoio
.
Il
conte
aveva
guardato
macchinalmente
il
foglio
sul
quale
il
suocero
stava
poco
prima
scrivendo
.
Ma
alcune
parole
gli
corsero
sotto
gli
occhi
,
facendolo
rabbrividire
.
Allora
si
chinò
,
e
cogli
occhi
dilatati
da
una
rabbia
interna
,
lesse
quel
testamento
inaspettato
e
per
lui
terribile
.
Aveva
appena
finito
,
che
una
voce
gridò
alle
sue
orecchie
:
-
È
un
'
infamia
,
un
'
infamia
!
...
-
Il
conte
si
volse
di
scatto
,
ed
i
due
uomini
si
trovarono
di
fronte
;
il
conte
livido
,
ma
in
apparenza
calmo
,
il
signor
Moreno
congesto
,
con
gli
occhi
striati
di
rosso
,
la
bocca
piena
di
schiuma
.
-
Sì
,
è
un
'
infamia
!
-
ripetè
Livio
lentamente
.
-
Miserabile
,
dite
così
,
mentre
voi
stesso
l
'
avete
scritto
,
voi
che
ideaste
tutto
l
'
intrigo
fra
me
,
Aldo
e
gli
altri
!
-
Vorreste
negare
che
sia
la
verità
?
Ma
ecco
qui
una
nuova
,
luminosa
prova
:
il
vostro
testamento
.
-
Il
signor
Moreno
cacciò
un
urlo
da
belva
.
-
Lasciate
quel
foglio
,
datemi
quel
foglio
!
-
Livio
lo
sollevava
al
di
sopra
del
suo
capo
.
-
Non
sono
così
pazzo
:
questo
sarà
una
nuova
prova
che
dimostrerà
sempre
più
la
mia
innocenza
.
-
Un
fiotto
di
sangue
salì
al
cervello
del
signor
Moreno
,
che
non
distingueva
più
nulla
.
-
Ah
!
furfante
,
non
mi
sfiderete
più
a
lungo
!
-
rantolò
.
E
a
testa
bassa
,
con
un
impeto
terribile
,
fece
per
slanciarsi
contro
Livio
;
ma
il
conte
saltò
rapidamente
di
fianco
,
ed
il
vecchio
,
trascinato
dal
proprio
slancio
,
cadde
disteso
bocconi
,
rimanendo
immobile
.
Il
conte
si
pose
il
foglio
nella
tasca
interna
del
soprabito
ed
attese
che
il
suocero
si
rialzasse
.
Il
vecchio
non
si
muoveva
.
Allora
Livio
si
curvò
su
lui
e
fremette
:
il
signor
Moreno
era
morto
.
Il
conte
sonò
con
violenza
il
campanello
,
si
mise
a
gridare
aiuto
.
Accorsero
i
domestici
,
ed
il
conte
spiegò
loro
come
,
mentre
parlava
col
suocero
,
questi
avesse
ad
un
tratto
stese
le
mani
verso
lui
quasi
per
cercare
un
appoggio
,
ma
egli
non
era
giunto
in
tempo
ad
afferrarle
,
e
il
vecchio
era
caduto
.
-
Bisogna
trasportarlo
sul
letto
,
andar
subito
in
cerca
di
un
medico
.
-
I
suoi
ordini
vennero
eseguiti
.
In
quel
mentre
Bianca
rientrava
al
palazzo
con
Lucia
,
e
furono
sorprese
di
trovare
le
porte
spalancate
e
nessun
domestico
in
anticamera
.
La
contessa
ebbe
il
presentimento
di
una
sciagura
e
si
slanciò
verso
l
'
appartamento
del
padre
.
Ma
ad
un
tratto
le
si
fece
incontro
il
conte
che
le
disse
con
le
lacrime
nella
voce
:
-
Bianca
,
te
ne
prego
,
non
entrare
là
;
vieni
prima
con
me
nel
salotto
!
-
Ella
lo
fissò
cogli
occhi
stravolti
.
-
Che
c
'
è
?
Che
succede
?
-
Coraggio
,
Bianca
,
tuo
padre
....
-
La
contessa
non
lo
lasciò
finire
:
diede
in
un
grido
acutissimo
e
,
respingendolo
,
volò
nella
camera
del
padre
.
Alcuni
domestici
erano
nella
stanza
,
ed
il
medico
presso
al
letto
si
chinava
ancora
una
volta
verso
il
cadavere
;
poi
,
rialzandosi
,
confermò
:
-
Morto
!
-
Bianca
lo
vedeva
bene
,
là
disteso
sul
letto
,
immobile
,
ma
il
volto
di
suo
padre
conservava
ancora
il
colore
della
vita
,
gli
occhi
stranamente
aperti
.
No
,
non
poteva
essere
morto
,
non
era
possibile
!
-
Signore
,
vi
ingannate
,
il
babbo
non
è
morto
!
L
'
ho
lasciato
due
ore
fa
che
stava
benissimo
.
-
Vi
credo
,
signora
,
ma
purtroppo
non
posso
darvi
alcuna
speranza
:
il
povero
signore
ha
dovuto
soccombere
ad
una
congestione
cerebrale
fulminea
,
un
accesso
di
sangue
al
cervello
....
-
Prodotto
da
che
cosa
?
-
chiese
macchinalmente
Bianca
,
mentre
i
denti
le
stridevano
.
-
Vi
sono
tante
cause
che
possono
condurre
ad
un
tal
risultato
:
un
eccesso
di
collera
,
una
profonda
commozione
,
una
fatica
intellettuale
.
-
Bianca
non
l
'
ascoltava
più
.
Si
era
gettata
sul
cadavere
del
padre
,
lo
copriva
di
baci
e
lacrime
,
ripetendo
fra
i
singhiozzi
:
-
No
,
tu
non
puoi
avermi
lasciata
così
sola
....
sola
!
...
Se
tu
sei
morto
,
qualcuno
ti
ha
ucciso
!
-
Ad
un
tratto
si
raddrizzò
,
ed
i
suoi
sguardi
,
incontrati
quelli
del
conte
,
espressero
il
raccapriccio
,
mentre
ella
,
stendendo
il
braccio
verso
lui
:
-
Assassino
,
assassino
!
-
gridò
.
-
Poveretta
,
il
dolore
le
sconvolge
la
ragione
!
-
disse
il
medico
.
Il
conte
si
era
avvicinato
.
-
Bianca
,
torna
in
te
;
tutti
qui
possono
testimoniare
se
io
ho
colpa
nella
morte
di
tuo
padre
!
-
Sì
....
voi
l
'
avete
ucciso
....
via
di
qui
....
la
vostra
presenza
è
un
insulto
alla
vittima
....
-
Ma
che
io
debba
dunque
essere
sempre
sospettato
da
te
?
-
disse
con
angoscia
il
conte
,
-
Ah
!
se
tuo
padre
potesse
parlare
ancora
,
egli
ti
griderebbe
che
io
sono
innocente
:
te
lo
giuro
sul
suo
cadavere
!
-
Non
vi
credo
....
non
vi
credo
!
...
-
Il
conte
fu
costretto
a
ritirarsi
,
celando
,
sotto
un
apparente
dolore
,
la
rabbia
che
lo
divorava
.
Ma
ormai
sua
moglie
rimaneva
in
sua
balìa
,
e
,
quel
che
più
importava
,
il
patrimonio
del
suocero
non
gli
sfuggiva
più
.
Bianca
chiese
il
parere
di
altri
medici
,
e
tutti
furono
concordi
nella
diagnosi
del
male
che
aveva
fulminato
suo
padre
.
Il
conte
fece
chiamare
alcune
suore
perchè
non
abbandonassero
la
contessa
e
le
facessero
intendere
che
ella
incolpava
a
torto
il
marito
.
Quando
fu
il
momento
di
deporre
il
cadavere
nella
cassa
,
Bianca
,
afferrandosi
alla
fredda
salma
:
-
Voglio
esser
seppellita
con
lui
!
-
diceva
.
Dovettero
trarla
via
a
forza
,
ed
allora
si
dibattè
in
convulsioni
,
finchè
cadde
svenuta
.
Per
qualche
settimana
si
temette
che
soccombesse
.
Poi
cominciò
a
riaversi
,
ma
la
sua
mente
era
alquanto
scossa
.
-
Io
pure
-
pensava
-
ho
aiutato
ad
uccidere
mio
padre
.
Se
non
avessi
commesso
quella
follia
quando
scopersi
il
tradimento
di
Livio
,
sarei
stata
sventurata
,
ma
la
mia
coscienza
di
nulla
mi
avrebbe
rimproverata
:
mio
padre
non
sarebbe
morto
,
nè
Aldo
rovinato
,
nè
Ilda
vagante
per
il
mondo
.
Anch
'
io
merito
una
punizione
,
nè
cercherò
di
sottrarmi
colla
morte
al
castigo
che
mi
spetta
!
-
E
fu
così
.
Bianca
si
ritenne
legata
alla
vita
per
espiazione
.
Se
alla
vista
del
conte
tremava
come
una
foglia
scossa
dal
vento
,
se
lo
fissava
con
gli
occhi
stralunati
,
ripetendo
senza
esaltazione
che
egli
era
stato
l
'
assassino
di
suo
padre
,
di
Aldo
,
le
stesse
cose
ripeteva
a
sè
stessa
,
rodendosi
dal
rimorso
di
essersi
mostrata
cattiva
figlia
,
di
essersi
incamminata
in
una
via
orribile
,
nella
quale
non
calpestava
che
morti
.
Era
una
specie
di
pazzia
la
sua
,
una
pazzia
calma
,
commovente
,
che
non
richiedeva
alcuna
sorveglianza
speciale
.
Il
signor
Moreno
non
aveva
lasciato
testamento
,
quindi
Bianca
diveniva
la
sola
erede
del
padre
.
Il
conte
Livio
,
dietro
consiglio
del
suo
avvocato
,
si
recò
da
Bianca
onde
ottenere
da
lei
la
procura
per
l
'
amministrazione
del
patrimonio
.
Il
conte
aveva
posta
al
fianco
di
Bianca
una
donna
che
si
era
votata
a
lui
per
sempre
,
perchè
con
quel
posto
la
salvava
dalla
miseria
,
dal
disonore
.
Era
una
certa
Milia
Lezzani
,
una
vedova
che
fu
in
procinto
d
'
affogarsi
per
la
fame
volendo
conservare
la
propria
onestà
.
Milia
credeva
all
'
innocenza
del
conte
,
e
promise
che
avrebbe
cercato
di
trasfondere
la
sua
convinzione
nella
povera
contessa
.
Essa
non
era
cattiva
,
sebbene
avesse
un
'
apparenza
piuttosto
burbera
.
Era
una
donna
forte
,
robustissima
,
sui
trent
'
anni
:
aveva
un
carattere
integro
,
un
'
onestà
senza
limiti
ed
era
di
una
segretezza
a
tutta
prova
.
Il
conte
poteva
fidarsi
di
lei
.
Bianca
,
ritornando
alla
vita
,
si
era
trovata
costei
al
fianco
,
ma
non
chiese
chi
fosse
.
Quando
il
conte
entrò
dalla
moglie
con
le
carte
inerenti
alla
procura
che
essa
doveva
firmare
,
Milia
si
trovava
seduta
presso
la
contessa
.
Livio
le
fece
cenno
di
ritirarsi
e
si
avvicinò
a
Bianca
.
A
misura
che
il
conte
si
avvicinava
,
essa
cominciò
a
tremare
,
a
battere
i
denti
,
il
suo
respiro
divenne
affannoso
.
-
Bianca
,
puoi
ascoltarmi
?
-
chiese
con
dolcezza
Livio
.
Ella
trasalì
a
quella
voce
,
e
gridò
con
violenza
:
-
Volete
uccidermi
,
come
faceste
di
mio
padre
?
Ma
io
chiamerò
aiuto
!
-
Calmati
,
Bianca
,
io
non
voglio
farti
alcun
male
;
vorrei
soltanto
che
tu
firmassi
queste
carte
.
-
Firmerò
tutto
quello
che
volete
;
ma
non
uccidetemi
.
-
Non
ne
ho
alcuna
intenzione
.
Lascia
che
io
ti
spieghi
il
contenuto
di
queste
carte
....
-
Non
voglio
saper
nulla
....
Firmerò
,
purchè
andiate
via
!
-
E
tremava
sempre
più
forte
.
La
firma
,
sebbene
fatta
con
mano
tremante
,
riuscì
perfettamente
leggibile
.
Il
conte
esultava
.
Pochi
giorni
dopo
partivano
per
la
Sicilia
,
d
'
onde
poi
tornarono
per
stabilirsi
nella
villa
comprata
dal
conte
ed
alla
quale
Livio
pose
il
nome
di
Bianca
.
Nei
due
anni
che
stettero
assenti
da
Torino
,
i
rapporti
fra
Bianca
e
suo
marito
non
mutarono
.
Ma
nella
solitudine
della
villa
il
conte
volle
qualche
volta
dare
sfogo
al
fiele
che
aveva
nell
'
animo
.
Un
giorno
entrò
nel
salotto
di
Bianca
,
mentre
questa
dormiva
su
di
una
poltrona
.
Per
una
completa
evoluzione
del
suo
spirito
,
Livio
provava
ormai
per
Bianca
una
passione
così
violenta
,
come
non
l
'
aveva
mai
sentita
per
lei
.
Quel
giorno
il
conte
,
vedendo
la
moglie
che
dormiva
con
un
dolce
sorriso
sulle
labbra
,
chiese
a
Milia
,
che
sedeva
poco
lungi
dalla
contessa
,
lavorando
:
-
Da
quanto
tempo
riposa
così
?
-
Da
quasi
un
'
ora
,
-
rispose
la
donna
.
-
Chi
c
'
è
?
-
chiese
in
quel
momento
la
contessa
aprendo
gli
occhi
.
-
Sono
io
,
Bianca
,
-
rispose
il
conte
avvicinandosi
a
lei
.
-
Indietro
,
indietro
!
-
gridò
la
contessa
,
i
cui
lineamenti
si
sconvolsero
,
-
Non
voglio
vedervi
!
-
La
sentite
,
Milia
?
-
esclamò
il
conte
con
una
lugubre
risata
.
-
Quella
donna
colpevole
,
che
anche
in
questo
istante
sognava
forse
il
suo
amante
,
respinge
il
marito
,
che
ha
avuto
la
debolezza
di
perdonarla
e
di
lasciar
credere
a
tutti
che
ella
era
una
vittima
incosciente
.
-
Assassino
!
-
Ancora
?
Vuoi
che
ti
ripeta
ad
alta
voce
le
frasi
d
'
amore
da
lui
scritte
,
quelle
lettere
che
io
porto
sempre
con
me
?
Oh
!
io
le
ho
impresse
nella
mente
,
parola
per
parola
;
ascoltate
,
Milia
!
-
No
,
per
pietà
,
tacete
!
-
supplicò
Bianca
rabbrividendo
.
-
Hai
tu
pietà
per
me
?
Io
sono
stanco
dei
tuoi
insulti
,
del
tuo
disprezzo
!
Sono
tuo
marito
ed
ho
diritto
di
possederti
!
-
Si
chinò
sfiorandole
colle
labbra
i
capelli
.
Bianca
gettò
un
grido
,
respingendolo
.
-
No
,
non
sarà
mai
,
mai
!
Vi
odio
,
perchè
avete
ucciso
mio
padre
,
debbo
a
voi
tutte
le
mie
sventure
!
Lasciatemi
....
lasciatemi
!
...
-
Livido
,
il
conte
seppe
dominarsi
,
e
indietreggiando
disse
con
voce
cupa
:
-
Ti
lascio
,
ma
ritornerò
ogni
giorno
per
dirti
che
sei
la
più
sprezzabile
delle
creature
!
-
Appena
si
fu
ritirato
,
Milia
disse
:
-
Senta
,
se
fossi
io
suo
marito
,
non
avrei
tanta
pazienza
!
E
bisogna
dire
che
lei
abbia
un
cuore
ben
duro
per
trattarlo
così
!
-
Voi
non
sapete
....
-
interruppe
Bianca
.
Ma
la
vedova
non
la
lasciò
finire
.
-
Io
sto
a
quel
che
vedo
,
a
quello
che
sento
.
Lei
accusa
suo
marito
di
averle
ucciso
il
padre
,
e
tutti
i
medici
hanno
ripetuto
che
il
povero
signore
è
morto
di
un
colpo
.
-
Se
il
conte
non
gli
avesse
fatto
salire
il
sangue
al
cervello
,
mio
padre
non
sarebbe
morto
.
Dio
,
che
sa
tutto
,
farà
un
giorno
giustizia
!
-
mormorò
Bianca
.
Quelle
scene
si
rinnovarono
spesso
,
alterando
sempre
più
la
salute
della
contessa
,
accrescendo
la
passione
morbosa
di
Livio
.
A
Milia
sembrava
che
,
continuando
in
tal
modo
,
un
giorno
o
l
'
altro
sarebbe
avvenuta
una
lotta
spaventosa
.
Pure
vi
fu
un
momento
che
quella
situazione
parve
cambiata
.
Bianca
non
usciva
più
in
escandescenze
,
e
dinanzi
al
conte
rimaneva
calma
e
fredda
come
una
morta
.
Così
erano
giunti
al
giorno
dell
'
arrivo
di
Fabio
e
delle
confidenze
strazianti
fatte
dal
conte
al
giovane
prima
d
'
introdurlo
nell
'
appartamento
della
contessa
.
III
.
Bianca
stava
nella
poltrona
,
presso
la
finestra
aperta
.
Milia
,
fedele
guardiana
,
lavorava
all
'
uncinetto
,
a
pochi
passi
da
lei
.
Il
rumore
dell
'
uscio
che
si
apriva
fece
volgere
la
donna
;
la
contessa
non
si
mosse
.
Livio
,
seguito
da
Fabio
,
le
si
avvicinò
,
e
poichè
la
giovane
non
si
muoveva
,
il
conte
la
chiamò
.
-
Bianca
!
-
Ella
si
rivolse
,
e
scorgendo
uno
sconosciuto
in
compagnia
di
suo
marito
,
si
mise
a
tremare
come
una
foglia
scossa
dal
vento
.
-
Siete
venuti
ad
uccidermi
!
...
-
balbettò
.
-
No
,
Bianca
,
ritorna
in
te
;
-
rispose
dolcemente
il
conte
-
tu
sai
quanto
la
tua
vita
mi
sia
preziosa
,
quanto
ti
ami
,
nonostante
l
'
atroce
supplizio
che
mi
fai
subire
ogni
giorno
.
Io
sono
venuto
per
presentarti
il
cameriere
fidato
che
d
'
ora
innanzi
aiuterà
Milia
nelle
cure
che
ti
sono
necessarie
.
È
un
uomo
di
cuore
,
al
quale
potrai
confidarti
.
-
Bianca
guardò
Fabio
,
che
provò
un
brivido
.
-
Lo
riconosco
:
-
disse
poi
con
voce
singolare
-
l
'
ho
veduto
spesso
nei
miei
sogni
;
ora
me
lo
mettete
al
fianco
per
sbarazzarvi
di
me
,
come
di
Giulietta
.
-
Fabio
barcollò
come
colpito
al
petto
:
il
conte
divenne
livido
.
-
Non
badarle
,
Martino
:
-
disse
con
la
solita
dolcezza
-
ella
non
sa
quel
che
dice
.
-
La
contessa
chinò
la
testa
sul
petto
,
e
socchiuse
gli
occhi
.
Un
'
ombra
passò
sul
volto
di
Livio
,
poi
i
suoi
occhi
si
inumidirono
e
fuggì
quasi
correndo
nelle
sue
stanze
.
Fabio
lo
seguì
.
Il
conte
si
era
gettato
su
di
una
poltrona
.
-
L
'
hai
veduta
?
L
'
hai
sentita
?
E
credi
che
io
possa
resistere
a
lungo
a
tale
supplizio
?
-
La
fisonomia
di
Fabio
si
era
fatta
grave
.
-
Permettete
,
conte
,
che
io
vi
dia
un
consiglio
?
Ebbene
:
dovreste
vedere
vostra
moglie
il
meno
che
sia
possibile
,
recarvi
a
Torino
,
distrarvi
,
o
non
presentarvi
a
lei
se
ella
non
vi
fa
chiamare
.
Vedrete
che
a
poco
a
poco
essa
guarirà
e
tornerà
ad
amarvi
.
-
Il
conte
ebbe
un
sorriso
amaro
.
-
Sai
che
bisognerebbe
fare
per
guarirla
?
Ricondurle
il
suo
amante
.
-
Fabio
impallidì
.
-
Non
lo
credo
,
conte
;
-
interruppe
-
non
torturatevi
l
'
animo
con
queste
fantasie
.
La
contessa
non
può
avere
un
così
vile
pensiero
.
E
poi
,
siete
sicuro
che
colui
sia
stato
suo
amante
?
-
Se
lo
sono
?
Tieni
,
leggi
!
-
Ed
il
conte
trasse
dal
portafogli
una
lettera
che
porse
a
Fabio
.
Egli
la
prese
con
mano
tremante
e
lesse
:
"
Mia
adorata
!
"
Quale
giornata
,
quella
di
sabato
!
Non
posso
dimenticarla
.
Solo
con
te
,
colla
tua
testina
appoggiata
alla
mia
spalla
,
le
mani
nelle
mie
!
Io
avrei
voluto
morire
così
!
"
Cerco
di
studiare
,
ma
ho
la
febbre
e
mi
alzo
ad
ogni
istante
,
non
riuscendo
a
dominare
la
mia
agitazione
.
Pensare
che
tu
,
mia
Bianca
adorata
,
sei
lontana
da
me
,
vicina
ad
un
marito
che
potrebbe
far
valere
i
suoi
diritti
,
ad
un
uomo
vizioso
,
infame
,
indegno
di
te
!
"
È
una
situazione
atroce
,
spaventevole
la
mia
,
o
piuttosto
la
nostra
.
Quando
finirà
?
Potremo
strappare
dal
volto
di
quell
'
uomo
la
maschera
d
'
ipocrisia
che
nasconde
l
'
uomo
senza
vergogna
ed
indurlo
a
punirsi
da
sè
stesso
?
Tuo
padre
l
'
ha
promesso
ed
io
ho
fede
in
lui
.
"
Quando
ti
rivedrò
?
Manda
Celia
ad
avvertirmi
;
la
vita
mi
è
insopportabile
senza
un
tuo
sorriso
,
un
tuo
bacio
.
La
nostra
Gina
ci
aspetta
.
Io
conto
i
giorni
,
le
ore
,
i
minuti
che
ci
separano
.
Scrivimi
.
Ti
amo
!
Ti
amo
!
"ALDO."
Fabio
fremeva
,
e
quando
rese
la
lettera
al
conte
,
il
suo
volto
esprimeva
un
vero
strazio
.
-
E
voi
amate
sempre
vostra
moglie
?
-
Sì
,
l
'
amo
....
ed
è
questo
il
mio
torto
.
-
Voi
siete
buono
,
generoso
come
un
Dio
e
la
vostra
bontà
avrà
un
giorno
la
ricompensa
.
Vostra
moglie
riconoscerà
i
suoi
torti
,
si
pentirà
,
e
voi
la
riavrete
purificata
nelle
vostro
braccia
.
-
Se
tu
dicessi
il
vero
!
Intanto
farò
quello
che
mi
consigli
,
ed
oggi
stesso
mi
recherò
a
Torino
,
perchè
adesso
ho
qui
te
e
posso
fidarmi
.
Nessun
estraneo
,
sia
uomo
o
donna
,
deve
essere
introdotto
presso
la
contessa
,
nessuna
lettera
deve
esserle
consegnata
.
-
Potate
essere
sicuro
che
ogni
vostro
ordine
verrà
eseguito
a
puntino
.
-
Quando
il
dispensiere
porterà
i
cibi
per
la
contessa
,
li
consegnerà
a
te
,
che
a
tua
volta
li
passerai
a
Milia
,
e
se
questa
scenderà
per
rifocillarsi
o
fare
un
giro
nel
parco
,
tu
la
supplirai
presso
mia
moglie
.
-
Il
conte
partì
lo
stesso
giorno
,
senza
avvertire
altri
,
sicuro
di
Fabio
come
di
sè
stesso
.
Infatti
Livio
non
poteva
lasciare
una
persona
più
fidata
nella
villa
.
Fabio
pranzò
alla
tavola
dei
domestici
,
accaparrandosi
subito
la
simpatia
di
tutti
per
i
suoi
modi
gentili
,
la
bontà
che
traspariva
dal
suo
sguardo
,
dalle
sue
parole
.
Quando
Fabio
risalì
,
passò
nelle
stanze
della
contessa
,
perchè
Milia
a
sua
volta
potesse
scendere
,
svagarsi
un
poco
.
Alla
vedova
era
pure
piaciuto
il
nuovo
cameriere
Martino
,
e
capì
che
sarebbero
andati
perfettamente
d
'
accordo
.
Quand
Fabio
aprì
la
porta
del
salottino
della
contessa
,
Bianca
non
fece
il
minimo
movimento
:
continuò
a
guardare
fissamente
nel
giardino
.
Egli
sedette
presso
un
tavolinetto
da
lavoro
.
A
un
tratto
Bianca
si
rivolse
,
fece
un
gesto
spaventato
,
e
con
voce
rotta
dall
'
angoscia
:
-
Siete
venuto
ad
uccidermi
?
-
balbettò
.
-
Egli
è
partito
come
l
'
altra
volta
per
lasciarvi
libero
d
'
agire
?
-
Fabio
scosse
dolcemente
la
testa
.
-
State
tranquilla
,
signora
;
-
rispose
-
io
non
sono
qui
per
farvi
male
e
v
'
ingannate
sul
mio
conto
.
Io
mi
chiamo
Martino
e
sono
un
povero
servo
,
devoto
a
voi
ed
al
conte
,
pronto
a
dare
la
mia
vita
per
rendervi
la
felicità
.
-
Voi
mentite
!
-
esclamò
Bianca
.
-
Vi
riconosco
,
sapete
:
siete
l
'
assassino
di
Giulietta
,
l
'
uomo
amato
dalla
povera
Ilda
,
lo
strumento
cieco
di
mio
marito
!
Quale
malìa
ha
adoperato
Livio
per
indurvi
a
commettere
un
delitto
,
per
farvi
sopportare
lunghi
anni
di
prigionia
,
per
convincervi
delle
colpe
di
tanti
innocenti
?
-
Innocenti
?
Sì
,
voi
pure
avete
l
'
apparenza
dell
'
innocenza
,
e
innocente
vi
crederei
se
non
avessi
letto
la
lettera
del
vostro
amante
!
-
Bianca
aveva
alzato
il
capo
con
un
moto
pieno
di
nobiltà
ed
alterezza
:
sembrava
trasfigurata
.
-
Del
mio
amante
?
-
ripetè
.
-
Che
Dio
vi
perdoni
questa
parola
,
che
per
voi
ed
il
conte
ha
un
significato
vergognoso
,
giacchè
non
intendete
l
'
amore
se
non
accompagnato
dal
delirio
dei
sensi
!
-
Fabio
arrossì
come
un
fanciullo
.
-
Sbagliate
,
signora
contessa
!
Voi
chiamate
puro
un
amore
come
il
vostro
,
che
permette
ad
un
uomo
di
parlarvi
di
baci
?
-
Sì
,
quelle
lettere
mi
accusano
,
accusano
Aldo
;
eppure
,
se
vi
fu
uomo
che
abbia
saputo
rispettare
una
donna
,
fu
lui
;
se
vi
fu
donna
che
,
calpestata
,
avvilita
dal
marito
,
abbia
saputo
portar
alta
la
fronte
,
sono
stata
io
!
E
con
tutto
ciò
siamo
i
puniti
,
mentre
il
vero
colpevole
trionfa
!
Non
lo
nego
:
amo
Aldo
e
ne
sono
amata
,
ma
il
nostro
amore
è
al
di
sopra
di
tutte
le
iniquità
umane
e
si
libra
presso
all
'
altare
di
Dio
.
Può
il
nostro
carnefice
torturarci
,
coprirci
d
'
infamia
,
dividerci
:
le
nostre
anime
saranno
sempre
unite
,
i
nostri
cuori
vicini
,
e
la
fiamma
arderà
sempre
più
sfolgorante
,
quanto
più
cercheranno
di
spengerla
con
atroci
patimenti
.
Ripetete
pure
tutto
questo
al
conte
.
-
Non
sono
qui
per
fare
la
spia
,
signora
contessa
,
ma
saprò
dimostrarvi
come
accusiate
a
torto
vostro
marito
.
-
Sarebbe
inutile
;
-
interruppe
Bianca
col
petto
ansante
,
guardando
con
compassione
il
volto
pallido
ma
soave
di
Fabio
-
voi
non
mi
convincereste
,
come
io
non
riuscirei
a
convincere
voi
,
povera
vittima
delle
vostre
illusioni
!
-
La
sola
,
la
vera
vittima
è
vostro
marito
.
-
Lui
?
-
proruppe
con
veemenza
Bianca
.
Ma
rimettendosi
subito
:
-
Già
,
che
importa
spiegarvi
?
-
soggiunse
.
-
Egli
ve
l
'
ha
detto
:
sono
una
povera
pazza
.
Infatti
,
ho
la
testa
ed
il
cuore
straziati
,
sconvolti
,
e
voi
non
potete
nè
dovete
prestarmi
fede
,
sebbene
abbiate
creduto
a
tutte
le
infamie
che
il
conte
ha
inventate
sulla
sventurata
Ilda
.
-
Fabio
sussultò
.
-
Non
mi
parlate
di
colei
!
-
proruppe
con
violenza
.
-
Come
potete
chiamarla
sventurata
?
-
Un
sorriso
ironico
sfiorò
le
labbra
di
Bianca
.
-
La
conoscete
?
-
disse
con
strano
accento
.
-
Voi
,
il
servo
Martino
,
entrato
ieri
al
servizio
del
conte
?
-
Fabio
arrossì
,
tremò
:
si
era
tradito
senza
volerlo
.
-
Non
badate
a
me
;
-
soggiunse
Bianca
-
non
so
nulla
,
sono
una
povera
pazza
!
-
Così
dicendo
incrociò
le
braccia
sul
petto
,
chinò
il
capo
e
riprese
quella
calma
apparente
,
che
al
conte
faceva
più
paura
della
collera
.
IV
.
Quando
Guglielmo
e
Severina
seppero
dell
'
accusa
contro
Aldo
,
della
sua
entrata
in
prigione
,
credettero
d
'
impazzire
dal
dolore
.
Una
sera
,
al
momento
di
coricarsi
,
i
coniugi
Rivalta
sentirono
bussare
alla
porta
di
strada
.
Era
una
signora
alta
,
velata
,
avvolta
in
un
mantello
.
-
Chi
cerca
,
signora
?
-
disse
Guglielmo
che
era
andato
ad
aprire
.
-
Cerco
di
lei
,
signor
Rivalta
:
sono
mandata
da
Aldo
Pomigliano
.
-
Entri
,
entri
,
la
prego
!
-
L
'
introdusse
nella
saletta
,
accese
la
lampada
,
e
attraverso
il
velo
che
copriva
il
volto
della
signora
scòrse
delle
sembianze
giovanissime
,
leggiadre
.
Severina
,
sentendo
una
voce
di
donna
,
era
frettolosamente
scesa
.
Guglielmo
le
disse
vivamente
:
-
La
signora
viene
da
parte
di
tuo
fratello
.
-
Davvero
?
-
proruppe
Severina
avvicinandosi
alla
sconosciuta
.
-
L
'
ha
veduto
?
Gli
ha
parlato
?
-
No
,
signora
;
ma
sono
portatrice
di
una
sua
lettera
,
consegnatami
dal
cavaliere
Umberto
Trani
.
Eccola
.
-
Leggila
subito
,
Guglielmo
!
-
esclamò
la
signora
Rivalta
.
-
E
lei
si
accomodi
,
signora
!
-
Le
indicò
il
divano
,
poi
corse
vicino
al
marito
per
leggere
,
dietro
le
spalle
di
lui
,
la
lettera
del
fratello
.
Aldo
scriveva
:
"
Caro
Guglielmo
,
"
Questa
lettera
ha
due
scopi
:
presentarti
la
giovane
che
te
la
consegnerà
,
rassicurarti
sulla
mia
sorte
e
pregarti
di
rassicurare
Severina
.
Mi
trovo
in
prigione
sotto
un
'
orribile
accusa
in
cui
venne
coinvolta
anche
la
latrice
della
presente
:
ella
,
mercè
l
'
opera
di
persona
influente
,
è
riuscita
a
fuggire
ed
è
assolutamente
necessario
che
tu
la
nasconda
,
la
sottragga
a
tutte
le
ricerche
che
si
faranno
di
lei
.
È
la
signorina
Ilda
Corato
.
"
Guglielmo
e
Severina
interruppero
la
lettura
,
guardando
sbalorditi
la
giovane
,
che
intanto
si
era
sollevata
il
velo
e
fissava
su
di
essi
i
suoi
sguardi
ammaliatori
.
-
Ma
non
è
lei
-
disse
la
signora
Rivalta
non
potendo
contenersi
-
che
,
come
annunziavano
i
giornali
,
accusò
mio
fratello
di
aver
tentato
di
strangolarla
e
di
averla
derubata
?
-
Ilda
doveva
essere
d
'
accordo
con
Aldo
e
con
Umberto
Trani
,
perchè
rispose
:
-
I
giornali
hanno
riportato
il
falso
:
io
accusai
il
vero
autore
del
tentato
assassinio
e
del
furto
,
ma
non
vollero
credermi
perchè
in
quella
notte
Aldo
era
presso
di
me
e
gli
trovarono
nel
soprabito
i
gioielli
,
che
il
vero
ladro
vi
aveva
posti
.
Il
giudice
istruttore
,
incaricato
dell
'
inchiesta
,
disse
che
era
tutta
una
commedia
preparata
da
me
e
da
suo
fratello
per
perdere
l
'
altro
.
-
E
non
avete
potuto
dimostrare
in
alcun
modo
la
vostra
innocenza
?
-
No
,
perchè
tutte
le
prove
erano
contro
noi
.
Ma
lasciate
che
vi
racconti
tutto
.
-
Prima
terminiamo
la
lettera
di
Aldo
!
-
osservò
Severina
.
-
Essa
non
è
che
il
riassunto
di
quanto
io
debbo
dirvi
,
-
soggiunse
Ilda
.
-
Se
è
così
,
potremo
leggerla
anche
dopo
,
-
disse
Guglielmo
-
e
se
la
signorina
non
è
stanca
e
vuol
raccontare
....
-
Dirò
tutto
.
Il
signor
Aldo
era
già
in
prigione
quando
fu
spiccato
il
mandato
di
cattura
anche
per
me
.
Ora
dovete
sapere
che
fra
il
cavalier
Meralta
,
magistrato
che
deve
istruire
questo
processo
,
ed
il
cavalier
Umberto
Trani
,
che
voi
conoscete
,
esiste
un
sordo
rancore
,
perchè
il
Trani
aveva
chiesto
di
fare
l
'
inchiesta
,
e
non
solo
venne
escluso
per
i
suoi
rapporti
d
'
amicizia
col
signor
Moreno
o
come
frequentatore
della
mia
casa
,
ma
lo
accusarono
di
aver
sottratto
altra
volta
alla
giustizia
la
contessa
Rossano
per
favorire
la
gentildonna
ed
Aldo
,
nascondendo
i
loro
rapporti
al
conte
per
odio
contro
lui
.
"
Il
Trani
avrebbe
potuto
facilmente
scolparsi
di
tali
accuse
;
ma
non
lo
fece
per
suoi
motivi
particolari
e
si
limitò
a
dire
che
il
tempo
avrebbe
dimostrato
dove
era
la
verità
e
dove
la
menzogna
.
Egli
è
convinto
delle
colpe
del
conte
ed
ha
giurato
di
smascherarlo
e
di
abbassare
l
'
alterigia
del
suo
collega
,
che
momentaneamente
trionfa
.
Il
Trani
si
è
dedicato
interamente
a
questo
scopo
e
dice
che
riuscirà
.
Intanto
,
per
mezzo
di
un
agente
segreto
,
che
gli
è
fidatissimo
,
ha
potuto
tenere
corrispondenza
con
Aldo
,
al
quale
ha
dato
tutte
le
sue
istruzioni
.
Così
ha
avuto
questa
lettera
per
voi
ed
ha
potuto
avvertirmi
in
tempo
del
mandato
di
cattura
ed
inviarmi
qui
,
come
il
luogo
,
per
ora
,
più
sicuro
per
me
.
"
Ho
lasciato
i
miei
bagagli
in
stazione
ed
in
un
baule
tengo
un
travestimento
completo
da
contadina
della
valle
di
Susa
.
Io
so
parlare
il
dialetto
di
quella
vallata
.
Voi
figurerete
di
avermi
conosciuta
a
Susa
,
in
una
famiglia
presso
cui
ero
come
serva
.
Direte
che
quei
signori
,
recandosi
fuori
d
'
Italia
,
mi
hanno
raccomandata
a
voi
,
finchè
non
abbia
trovato
un
altro
servizio
.
Con
questo
travestimento
potrò
anche
andare
e
tornare
da
Torino
senza
che
nessuno
badi
a
me
.
Il
mio
scopo
,
secondo
l
'
istruzione
di
Aldo
,
è
di
avvicinarmi
alla
contessa
Bianca
,
di
poterle
parlare
,
dirle
che
il
signor
Pomigliano
le
raccomanda
di
essere
tranquilla
,
che
il
suo
pensiero
sarà
sempre
vicino
a
lei
;
ho
pure
un
biglietto
da
consegnare
alla
contessa
.
-
Però
il
mio
povero
fratello
verrà
condannato
!
-
interruppe
commossa
Severina
.
-
Temo
di
sì
,
-
rispose
schiettamente
Ilda
-
perchè
hanno
troppo
interesse
di
toglierlo
di
mezzo
.
Ma
Aldo
vi
prega
di
non
tentare
alcun
passo
per
sottrarlo
alla
sua
sorte
;
dice
che
subirà
la
condanna
senza
ribellione
,
certo
di
avere
un
momento
o
l
'
altro
una
rivincita
.
Egli
pensa
più
a
Bianca
che
a
sè
:
teme
solo
per
lei
.
-
Severina
piangeva
.
-
È
un
'
anima
nobile
e
grande
,
e
un
giorno
trionferà
per
certo
con
la
sua
innocenza
!
-
soggiunse
Ilda
.
La
giovane
aveva
ripreso
tutta
la
sua
energia
di
un
tempo
,
e
le
sue
parole
finirono
col
consolare
i
coniugi
Rivalta
.
Ilda
fu
alloggiata
nella
stanza
dei
forestieri
,
ma
per
due
giorni
nè
Gina
,
nè
la
servetta
di
casa
la
videro
.
Il
terzo
giorno
comparve
nei
suoi
abiti
di
montanara
,
che
la
rendevano
irriconoscibile
.
Gina
fece
subito
amicizia
con
lei
.
Di
lì
a
due
giorni
,
Ilda
seppe
della
morte
del
signor
Moreno
,
e
molto
se
ne
afflisse
.
Per
saperne
la
causa
,
volle
andare
a
Torino
e
si
recò
direttamente
a
casa
del
Trani
.
Il
magistrato
stava
per
mettersi
a
tavola
colla
moglie
ed
i
figli
,
quando
gli
fu
annunziato
che
una
giovane
montanara
chiedeva
di
essere
ricevuta
da
lui
avendo
urgente
bisogno
di
parlargli
.
Un
po
'
sorpreso
,
Umberto
diede
ordine
che
fosse
introdotta
nel
suo
studio
.
-
Che
desiderate
da
me
?
-
le
chiese
entrando
.
-
Ospitalità
per
qualche
giorno
,
-
rispose
Ilda
.
Al
suono
di
quella
voce
,
Umberto
guardò
la
montanara
,
sbalordito
.
-
Voi
?
Voi
?
-
disse
,
stendendole
la
mano
.
Ilda
raccontò
perchè
era
venuta
a
Torino
:
le
lacrime
offuscarono
i
suoi
occhi
ricordando
il
signor
Moreno
e
Bianca
.
Anche
il
signor
Trani
era
molto
commosso
.
-
Quella
morte
ha
recato
a
me
pure
una
grande
impressione
!
-
disse
.
-
Il
signor
Moreno
ha
avuto
il
colpo
mentre
si
trovava
nel
proprio
salotto
solo
col
genero
.
Un
domestico
asserisce
di
aver
sentito
il
povero
signore
gridare
:
"
È
un
'
infamia
,
un
'
infamia
!
"
-
E
la
contessa
Bianca
?
-
Vi
parlerò
più
tardi
di
lei
;
adesso
,
senza
complimenti
,
venite
a
pranzo
con
me
,
altrimenti
la
minestra
si
fredda
.
-
Che
dirà
la
vostra
signora
,
vedendomi
?
-
Mia
moglie
è
la
mia
vera
metà
,
a
parte
di
tutti
i
miei
segreti
,
e
potete
stare
tranquilla
sulla
sua
accoglienza
;
seguitemi
.
-
Il
magistrato
condusse
Ilda
nella
sala
da
pranzo
,
ed
ammiccando
alla
moglie
,
che
guardava
stupita
la
bella
e
giovane
montanara
,
disse
a
voce
alta
:
-
Guarda
chi
ti
conduco
,
Norina
!
È
la
figlia
del
nostro
fittavolo
di
Susa
,
che
tu
non
conosci
ancora
;
è
venuta
a
Torino
per
una
cura
,
giacchè
è
anemica
;
suo
padre
me
la
raccomanda
.
Resterà
qui
con
noi
.
-
Sì
,
sì
!
-
rispose
sorridendo
la
buona
moglie
del
cavalier
Trani
.
-
Sedete
,
bella
ragazza
,
e
ditemi
come
vi
chiamate
.
-
Catì
.
-
Ebbene
,
Catì
,
state
di
buon
umore
e
consideratevi
come
a
casa
vostra
.
-
Diede
ordine
perchè
fosse
portata
un
'
altra
posata
,
incoraggiò
la
giovane
a
mangiare
,
e
durante
il
pranzo
non
parlarono
che
di
cose
indifferenti
.
I
figli
del
magistrato
non
si
mostrarono
affatto
curiosi
.
Finito
il
pranzo
i
fanciulli
si
recarono
a
passeggiare
ed
il
Trani
colla
signora
ed
Ilda
si
ritrassero
in
un
altro
salotto
.
Questa
volta
Umberto
presentò
Ilda
alla
moglie
e
raccontò
il
vero
motivo
per
cui
era
venuta
a
Torino
.
-
La
contessa
Bianca
-
disse
poi
il
magistrato
alla
sua
ospite
-
è
malata
:
i
medici
dicono
che
il
dolore
le
ha
alterata
la
ragione
.
Il
conte
si
mostra
premuroso
con
lei
,
forse
perchè
,
non
essendosi
trovato
il
testamento
,
egli
sa
ormai
che
le
ricchezze
del
signor
Moreno
vanno
tutte
di
diritto
a
sua
figlia
.
Il
mio
agente
segreto
è
incaricato
di
riferirmi
tutto
quello
che
succede
al
palazzo
:
egli
ha
trovato
una
furba
ausiliaria
in
una
cameriera
.
Intanto
debbo
dirvi
che
Celia
è
arrestata
.
-
Arrestata
?
Perchè
?
-
chiese
con
angoscia
Ilda
.
-
Perchè
si
dice
che
facesse
come
voi
parte
della
trama
per
sopprimere
il
conte
.
-
Mi
pento
di
non
averlo
fatto
!
-
mormorò
la
giovane
.
-
Era
meglio
che
l
'
avessi
ucciso
,
quel
furfante
!
-
Umberto
scosse
il
capo
.
-
Avreste
fatto
male
,
-
disse
-
perchè
la
sua
morte
non
portava
alcun
vantaggio
agli
innocenti
.
No
,
no
!
Noi
dobbiamo
giungere
ad
accerchiarlo
in
modo
che
egli
confessi
le
sue
colpe
.
Ci
riusciremo
,
sebbene
la
cosa
non
possa
avvenire
molto
presto
.
Da
chi
però
non
abbiamo
nulla
da
sperare
,
è
da
Fabio
.
-
Se
io
gli
scrivessi
,
gli
raccontassi
come
sia
stato
vittima
del
conte
?
-
osservò
Ilda
.
-
Ma
in
qual
modo
fargli
pervenire
la
lettera
?
-
Di
questo
m
'
incarico
io
,
sebbene
non
abbia
alcuna
fiducia
che
egli
si
risolva
a
tradire
il
conte
.
Un
uomo
che
diventa
assassino
per
un
altro
,
deve
essere
avvinto
a
quest
'
altro
da
tali
obblighi
,
da
tali
segreti
,
che
riuscirà
difficile
scoprire
.
Perchè
la
semplice
gratitudine
non
basta
a
spingere
un
essere
a
tal
punto
di
devozione
.
Ho
già
preparato
un
'
inchiesta
a
tal
uopo
:
risalirò
fino
alla
nascita
di
Fabio
,
troverò
qualche
vecchio
servo
della
casa
Rossano
che
serviva
al
tempo
dei
coniugi
Ribera
.
Quando
avrò
in
mano
il
bandolo
di
quella
matassa
,
potrò
dire
di
essere
quasi
in
porto
.
-
Ilda
preparò
la
lettera
,
che
fece
leggere
al
magistrato
,
il
quale
la
ritoccò
in
diversi
punti
,
e
,
ricopiata
,
la
tenne
per
farla
pervenire
al
prigioniero
.
Intanto
ogni
giorno
si
aveva
nuove
della
contessa
Bianca
,
che
su
per
giù
erano
le
stesse
;
poi
si
seppe
che
il
conte
,
licenziata
tutta
la
servitù
,
aveva
già
dato
gli
ordini
per
la
sua
partenza
con
la
moglie
,
con
la
quale
diceva
di
essersi
riconciliato
.
-
Io
non
lo
credo
!
-
disse
Ilda
.
-
Il
conte
prepara
qualche
tranello
per
la
contessa
.
-
Egli
è
troppo
furbo
per
compromettersi
ora
che
tutto
gli
va
a
seconda
!
-
osservò
il
magistrato
.
-
Forse
la
contessa
,
stanca
di
lottare
,
ha
finito
col
sottomettersi
.
-
Sono
persuasa
che
morirebbe
prima
di
cedere
!
-
interruppe
Ilda
.
-
Temo
piuttosto
che
,
fra
tante
scosse
,
abbia
smarrita
la
ragione
.
-
Io
saprò
quello
che
le
succede
,
-
soggiunse
Umberto
.
-
Bisogna
però
che
agisca
con
gran
prudenza
per
non
suscitare
dei
sospetti
nel
conte
.
-
Intanto
fu
informato
che
Livio
era
partito
colla
moglie
per
Napoli
e
di
lì
si
sarebbe
imbarcato
per
la
Sicilia
.
Pochi
giorni
dopo
il
magistrato
,
tornando
a
casa
,
consegnò
ad
Ilda
una
busta
,
dicendole
:
-
Non
vi
avevo
avvertita
che
con
Fabio
a
nulla
saremmo
riusciti
?
Giudicatene
da
quello
che
troverete
qui
dentro
.
-
Ilda
lesse
il
biglietto
del
prigioniero
,
che
le
scriveva
,
rimandandole
la
sua
lettera
senza
averla
aperta
:
"
È
inutile
,
signorina
,
che
v
'
incomodiate
a
spedirmi
lettere
:
esse
non
m
'
interessano
affatto
,
e
vi
dareste
una
pena
inutile
,
perchè
vi
sarebbero
rimandate
come
questa
.
Potevo
perdonare
l
'
infedeltà
,
mi
sarei
rassegnato
alla
perdita
del
vostro
amore
ritenendola
una
giusta
punizione
al
mio
delitto
:
non
vi
perdono
i
bassi
intrighi
per
perdere
il
mio
benefattore
,
nè
mi
rassegno
di
saperlo
vilipeso
da
voi
,
che
conoscevate
i
suoi
rapporti
con
me
,
la
bontà
del
suo
animo
,
la
generosità
del
suo
cuore
.
Io
non
vi
conosco
più
:
l
'
Ilda
di
un
tempo
è
morta
:
per
me
adesso
siete
un
'
estranea
,
una
indifferente
.
"FABIO."
Il
cavalier
Trani
,
che
osservava
Ilda
mentre
leggeva
,
fu
molto
commosso
dalla
disperazione
che
sconvolgeva
il
suo
bel
viso
.
-
Non
me
l
'
aspettavo
!
-
esclamò
l
'
infelice
lasciando
cadere
il
biglietto
che
il
magistrato
raccolse
.
Questi
cacciò
un
grido
di
stupore
ed
esclamò
:
-
È
insensato
come
non
ci
abbia
pensato
subito
!
-
La
giovane
rialzò
il
capo
chiedendo
:
-
A
che
cosa
?
-
Questo
biglietto
è
stato
scritto
proprio
da
Fabio
,
non
è
vero
?
Ne
riconoscereste
la
calligrafia
?
-
Perfettamente
.
-
Aspettate
un
momento
,
-
disse
il
Trani
,
agitato
.
Lasciò
Ilda
sola
,
ma
non
tardò
a
ritornare
portando
un
pacchetto
,
dal
quale
trasse
una
lettera
che
svolse
e
confrontò
col
biglietto
.
-
Ed
io
,
stupido
,
che
trascurai
la
cosa
più
importante
!
-
disse
bruscamente
il
magistrato
.
-
Guardate
,
Ilda
:
vi
sembra
questa
la
calligrafia
di
Fabio
?
-
Questa
è
la
calligrafia
del
conte
.
-
Ne
siete
sicura
?
-
Sì
,
perchè
ho
delle
lettere
scritte
da
lui
.
-
E
firmate
col
suo
nome
?
-
Certo
.
-
Queste
invece
sono
firmate
"
Fabio
Ribera
"
e
dirette
alla
povera
Giulietta
Lovera
.
-
Ma
dunque
,
non
c
'
è
alcun
dubbio
:
-
gridò
Ilda
-
fu
lui
il
seduttore
,
e
fu
lui
che
spinse
Fabio
ad
assassinare
quella
sventurata
!
-
Non
solo
,
-
interruppe
il
magistrato
-
ma
Fabio
riconobbe
quelle
lettere
per
sue
,
ragione
per
cui
io
non
mi
curai
più
di
indagare
.
Vedete
bene
che
un
segreto
grave
esiste
fra
quei
due
uomini
,
di
cui
l
'
uno
tutto
sacrifica
per
l
'
altro
.
Ma
da
Fabio
non
lo
sapremo
mai
,
ve
lo
ripeto
,
perciò
bisogna
cercare
un
'
altra
via
per
giungere
alla
scoperta
della
verità
.
E
voi
mi
aiuterete
.
-
Con
tutte
le
mie
forze
,
dovessi
rimetterci
la
pelle
.
-
Nessuno
,
all
'
infuori
della
moglie
del
magistrato
,
seppe
delle
minuziose
indagini
fatte
da
Umberto
Trani
,
assistito
da
Ilda
,
nel
passato
del
conte
e
di
Fabio
.
Intanto
non
trascuravano
Bianca
,
Gina
ed
Aldo
.
Questi
,
durante
il
processo
,
pure
protestandosi
innocente
non
tentò
di
difendersi
,
per
salvare
l
'
onore
di
Bianca
.
Che
gli
importava
la
propria
condanna
,
il
proprio
disonore
,
purchè
Bianca
non
avesse
a
soffrire
per
cagion
sua
?
Egli
era
sicuro
dell
'
amore
di
lei
:
il
Trani
gli
aveva
promesso
di
vegliare
sulla
contessa
:
che
il
proprio
destino
,
dunque
,
si
compisse
!
Scontata
la
sua
condanna
,
Aldo
era
scomparso
da
Torino
,
e
così
Ilda
ed
i
coniugi
Rivalta
,
Gina
e
Celia
avevano
lasciato
Ivrea
.
Nessuno
sapeva
dove
fossero
andati
:
qualcuno
sussurrò
che
si
erano
imbarcati
per
l
'
America
.
Umberto
Trani
era
a
parte
di
quel
segreto
:
egli
solo
avrebbe
potuto
dire
dove
si
trovavano
,
ma
si
sarebbe
ben
guardato
dal
parlarne
.
Cercava
che
tutti
dimenticassero
,
non
pensassero
più
a
quella
storia
d
'
intrighi
,
d
'
infamie
,
per
poter
agire
.
V
.
Livio
si
era
recato
a
Torino
per
svagarsi
,
sicuro
ormai
che
Bianca
sarebbe
scrupolosamente
sorvegliata
.
Sotto
i
portici
di
piazza
Castello
,
egli
s
'
imbattè
nel
marchese
Passiflora
.
Il
gentiluomo
conservava
la
sua
fisonomia
beffarda
.
-
Chi
non
muore
si
rivede
!
-
disse
andando
incontro
al
conte
.
-
Sei
proprio
tu
....
o
la
tua
ombra
?
Il
conte
sorrise
,
e
ricambiando
la
stretta
dell
'
uomo
dal
quale
si
sentiva
odiato
e
che
detestava
del
pari
,
rispose
quasi
gaiamente
:
-
Sono
proprio
io
.
Mi
trovi
molto
cambiato
?
Ho
avuto
tanti
guai
!
Basta
,
ora
sono
tranquillo
ed
ho
fiducia
nell
'
avvenire
!
-
Meriti
davvero
un
po
'
di
felicità
!
Sei
tornato
a
Torino
colla
contessa
?
-
Livio
scosse
il
capo
.
-
Essa
non
vuole
abbandonare
la
campagna
,
ed
io
non
la
dissuado
,
perchè
la
poveretta
ha
bisogno
di
solitudine
.
-
I
due
uomini
avevano
preso
a
camminare
.
-
Sento
-
disse
il
marchese
-
che
sei
diventato
un
marito
modello
;
ed
è
tanto
più
meritevole
da
parte
tua
,
avvezzo
ai
tripudi
e
col
patrimonio
che
adesso
possiedi
.
Perchè
deve
aver
lasciato
un
bel
patrimonio
,
il
vecchio
Moreno
!
-
Un
altro
paio
di
milioncini
,
dei
quali
mia
moglie
vuole
che
io
sia
il
solo
amministratore
.
-
Capperi
!
La
contessa
non
ha
più
alcuna
prevenzione
contro
te
,
nonostante
le
tue
scappatelle
!
Mi
rallegro
!
A
proposito
,
non
lascerai
così
presto
Torino
,
e
vorrai
stasera
venire
a
pranzo
da
me
.
Troverai
delle
tue
conoscenze
;
si
farà
una
partita
alle
carte
.
-
A
casa
tua
?
Ma
non
pranzavi
al
circolo
e
non
vi
passavi
sovente
anche
la
notte
?
-
È
vero
,
perchè
mi
trovavo
solo
.
Ora
,
ho
una
compagna
.
Vedrai
,
vedrai
....
Voglio
lasciarti
il
piacere
della
sorpresa
....
Vieni
alle
sette
.
Ti
accomoda
?
-
Perfettamente
.
-
Alle
sette
in
punto
il
conte
entrò
nel
salone
del
marchese
,
dove
era
già
riunita
numerosa
compagnia
.
Il
marchese
Passiflora
gli
andò
incontro
.
-
Ti
ringrazio
di
non
aver
mancato
!
-
disse
.
-
Non
si
aspettava
che
te
!
-
Mi
dispiace
d
'
avervi
fatto
attendere
!
-
Strinse
la
mano
al
marchese
,
poi
salutò
tutti
,
lieto
di
ritrovare
antichi
compagni
che
si
affrettarono
a
festeggiarlo
.
-
Credevamo
che
tu
fossi
sparito
dal
mondo
!
-
gli
dicevano
senza
dissimulare
un
sorriso
pieno
di
sottintesi
.
-
Non
è
stata
colpa
mia
.
Il
lutto
,
la
malattia
della
contessa
....
-
Come
sta
adesso
?
-
chiesero
alcuni
con
premura
.
-
Assai
meglio
,
ma
non
si
risolve
a
lasciare
la
sua
solitudine
.
-
Permettete
che
mi
congratuli
con
voi
per
la
guarigione
della
contessa
!
-
disse
una
voce
alle
sue
spalle
.
Il
conte
si
volse
trasalendo
e
si
trovò
a
faccia
a
faccia
con
Umberto
Trani
.
-
Grazie
,
cavaliere
,
per
la
vostra
squisita
gentilezza
,
-
disse
Livio
con
un
sorriso
oltremodo
amabile
.
-
Sì
,
la
mia
Bianca
si
è
quasi
completamente
rimessa
delle
scosse
subite
.
-
Frattanto
Livio
gli
stendeva
la
mano
.
Ma
il
magistrato
non
fu
in
tempo
a
stringerla
,
perchè
alla
volta
del
conte
tornava
Passiflora
,
tenendo
al
braccio
una
donna
.
Livio
indietreggiò
.
La
compagna
di
Passiflora
era
Cinzia
.
Ella
sorrise
al
conte
,
senza
mostrare
la
minima
commozione
.
Era
più
pallida
del
solito
,
ma
conservava
quegli
occhi
strani
,
incantatori
,
il
sorriso
voluttuoso
,
le
movenze
serpentine
.
-
Finalmente
,
-
esclamò
,
porgendo
la
mano
a
Livio
-
ecco
un
risuscitato
!
Non
volevo
credere
a
Passiflora
quando
venne
a
dirmi
che
eravate
dei
nostri
....
Ne
sono
proprio
contenta
,
perchè
ero
persuasa
di
non
rivedervi
più
!
-
Io
invece
pensavo
che
vi
avrei
ritrovata
presto
o
tardi
,
-
rispose
galantemente
il
conte
-
e
sono
tanto
più
lieto
di
rivedervi
felice
.
-
Oh
!
sì
,
lo
sono
!
-
mormorò
Cinzia
volgendo
uno
sguardo
languido
al
marchese
,
che
arrossì
di
piacere
,
mentre
gli
amici
non
nascondevano
un
maligno
sorriso
.
-
Signori
,
a
tavola
!
-
gridò
la
voce
di
un
domestico
.
I
commensali
erano
quattordici
,
fra
cui
cinque
donne
.
Cinzia
sedette
in
capo
tavola
,
avendo
alla
sua
destra
il
conte
Livio
,
a
sinistra
il
Trani
,
di
faccia
il
marchese
.
Nessuno
faceva
le
maraviglie
di
vedere
in
quella
casa
il
magistrato
,
sapendolo
amico
di
Passiflora
ed
amantissimo
,
almeno
in
apparenza
,
della
società
.
Il
pranzo
era
squisito
,
i
vini
scelti
.
Livio
aveva
ripreso
il
suo
spirito
,
la
sua
gaiezza
di
un
tempo
.
Riempiva
ad
ogni
momento
il
bicchiere
,
che
vuotava
di
un
fiato
;
premeva
dolcemente
sotto
la
tavola
il
piede
di
Cinzia
,
raccontava
aneddoti
a
bizzeffe
,
come
se
volesse
ad
ogni
costo
divertire
gli
altri
.
-
È
vero
-
gli
chiese
il
Trani
-
che
avete
preso
in
affitto
la
villa
Stenner
?
-
È
verissimo
.
A
mia
moglie
piacque
per
la
posizione
.
-
Forse
la
contessa
non
sa
come
il
precedente
proprietario
,
il
banchiere
Stenner
,
fosse
ivi
assassinato
!
-
Un
mormorìo
corse
lungo
la
tavola
.
-
Siete
in
inganno
,
cavaliere
;
-
soggiunse
il
conte
-
lo
Stenner
si
tolse
da
sè
la
vita
,
non
potendo
sopportare
i
tormenti
di
una
malattia
che
da
diversi
anni
l
'
affliggeva
.
-
Se
così
vi
hanno
detto
,
è
perchè
i
parenti
del
morto
facevano
correre
questa
voce
,
onde
sbarazzarsi
di
una
tenuta
che
altrimenti
non
avrebbero
trovato
da
vendere
o
da
affittare
.
Ma
io
so
benissimo
come
sono
andate
le
cose
.
-
Raccontate
,
raccontate
!
-
esclamarono
ad
una
voce
i
commensali
.
-
Lo
farei
di
buon
grado
,
ma
temo
d
'
impressionare
troppo
l
'
odierno
possessore
della
villa
.
-
Il
conte
scoppiò
in
una
risata
.
-
Raccontate
pure
,
non
ho
certo
alcun
timore
.
La
villa
è
cintata
e
custodita
,
ed
alla
notte
si
sguinzaglia
due
mastini
,
coi
quali
nessuno
vorrebbe
far
conoscenza
.
-
Il
banchiere
Stenner
non
era
meno
prudente
di
voi
.
Egli
era
scapolo
,
ed
io
lo
conobbi
una
sera
in
casa
del
prefetto
.
Era
un
bell
'
uomo
,
alto
,
asciutto
,
di
apparenza
fredda
.
Egli
teneva
casa
in
Torino
,
ma
passava
la
più
gran
parte
dell
'
anno
nella
sua
villa
.
Si
diceva
che
avesse
una
singolare
passione
per
la
cultura
dei
giardini
,
che
amasse
la
solitudine
della
campagna
.
Teneva
dei
domestici
che
sembravano
giganti
,
dei
cani
che
intimorivano
al
solo
guardarli
.
"
Una
mattina
,
uno
dei
domestici
trovò
sul
ciglio
di
un
fosso
il
cadavere
di
Stenner
.
Una
palla
in
fronte
l
'
aveva
fulminato
.
Tutti
accorsero
sul
luogo
,
vennero
i
carabinieri
da
Moncalieri
,
le
autorità
da
Torino
,
i
medici
,
fu
telegrafato
ai
parenti
e
si
sparse
la
voce
che
il
banchiere
si
era
suicidato
.
"
Ma
nessuno
rinvenne
la
pistola
colla
quale
si
era
tirato
il
colpo
,
nessuno
sapeva
capacitarsi
come
un
uomo
ricco
a
milioni
potesse
finire
i
suoi
giorni
in
tal
guisa
:
io
solo
scopersi
la
verità
,
ma
era
inutile
ormai
propalarla
.
-
Perchè
?
-
chiese
Cinzia
sorridendo
.
-
Era
vostro
dovere
illuminare
la
giustizia
.
-
Giustizia
era
già
stata
fatta
del
colpevole
!
-
rispose
in
tono
grave
Umberto
.
-
Il
banchiere
Stenner
,
benchè
avesse
un
'
apparenza
piuttosto
austera
,
era
il
più
consumato
dei
libertini
.
Per
lui
nulla
vi
era
di
sacro
:
egli
non
rispettava
nè
le
mogli
,
nè
le
figlie
dei
suoi
dipendenti
,
e
nessuna
osava
fiatare
perchè
tutte
lo
temevano
ed
avevano
timore
di
far
perdere
ai
padri
,
ai
mariti
il
loro
posto
.
"
Fra
le
sue
vittime
vi
era
la
figlia
di
un
'
onesta
vedova
,
che
di
nulla
sospettava
.
"
Jetta
era
una
ragazza
sedicenne
,
bella
e
pura
come
gli
angeli
.
Per
certo
egli
dovette
usare
delle
pazienti
astuzie
per
averla
in
suo
possesso
:
come
vi
riuscisse
,
è
un
segreto
;
ma
il
fatto
sta
che
un
bel
giorno
l
'
attirò
nel
parco
,
e
quando
l
'
infelice
ne
uscì
era
disonorata
.
Di
poi
,
licenziò
dal
suo
servizio
la
ragazza
e
la
madre
di
lei
.
"
Jetta
non
ebbe
il
coraggio
di
rivelare
subito
la
verità
alla
mamma
.
Peraltro
,
cominciò
a
deperire
,
e
tre
mesi
dopo
era
in
agonia
.
Solo
prima
di
chiudere
gli
occhi
Jetta
disse
tutto
a
sua
madre
.
"
La
povera
donna
,
baciato
il
cadavere
della
figlia
,
le
sussurrò
agli
orecchi
alcune
parole
che
la
morta
sola
sentì
:
"
Riposa
in
pace
,
e
sarai
vendicata
!
"
"
Pochi
giorni
dopo
il
conte
fu
trovato
nel
parco
con
una
palla
nella
testa
.
-
Bisognava
farlo
soffrire
di
più
!
-
urlò
Cinzia
.
-
È
vero
!
-
aggiunsero
gli
altri
.
-
Che
volete
,
-
soggiunse
il
magistrato
-
certe
vendette
raffinate
non
sono
conosciute
nella
classe
alla
quale
apparteneva
la
povera
madre
.
-
Ma
voi
,
come
sapeste
questa
storia
,
che
mi
pare
un
po
'
assurda
?
-
chiese
Livio
.
-
La
seppi
dalla
bocca
stessa
dell
'
infelice
madre
.
-
E
non
la
denunziaste
?
-
L
'
avreste
fatto
voi
?
-
Sì
,
perchè
in
fondo
quella
donna
era
un
'
assassina
!
-
E
qual
nome
dareste
all
'
assassinato
?
-
Il
conte
alzò
con
noncuranza
le
spalle
.
-
Quando
un
uomo
-
soggiunse
il
magistrato
-
abusando
dell
'
innocenza
,
della
fiducia
d
'
una
giovinetta
,
le
ruba
l
'
onore
,
se
la
vittima
o
chi
per
essa
fa
giustizia
del
don
Giovanni
,
è
nel
suo
diritto
.
No
,
non
denunziai
quella
madre
....
e
la
coscienza
non
mi
rimprovera
:
feci
il
mio
dovere
.
-
Bravo
,
benissimo
....
-
gridarono
tutte
le
donne
.
Passiflora
,
per
tagliar
corto
alle
discussioni
che
potevano
sorgere
,
colmò
il
bicchiere
di
sciampagna
,
e
,
sollevandolo
,
disse
gaiamente
:
-
Alla
salute
di
tutte
queste
belle
!
-
Finito
il
pranzo
,
i
commensali
passarono
in
un
'
altra
sala
,
dove
erano
preparati
i
liquori
,
il
caffè
,
i
sigari
.
Due
porte
di
questa
sala
erano
spalancate
:
una
metteva
nella
stanza
da
giuoco
,
l
'
altra
in
una
galleria
a
fiori
.
Alcune
coppie
si
erano
già
avviate
in
quella
galleria
,
ed
il
conte
invitò
Cinzia
ad
imitarle
;
ma
in
quel
momento
Passiflora
si
avvicinò
dicendogli
:
-
Aspettiamo
te
per
fare
una
partita
.
-
Un
momento
;
vengo
.
-
E
mentre
il
marchese
si
allontanava
per
parlare
con
un
altro
,
Livio
disse
rapidamente
a
Cinzia
:
-
Bisogna
che
ti
parli
.
-
Anch
'
io
,
-
rispose
ella
con
voce
oppressa
.
-
Vieni
al
Trombetta
.
Ti
attenderò
tutta
la
mattina
.
-
Alle
nove
ci
sarò
.
-
Cinzia
si
diresse
verso
il
Trani
,
che
entrava
nella
galleria
.
Livio
si
recò
nella
sala
da
giuoco
.
Alle
due
di
notte
,
quando
si
ritirò
,
aveva
perduto
ventimila
lire
,
ma
poco
glie
ne
importava
.
Al
conte
ormai
non
premeva
che
togliere
Cinzia
a
Passiflora
.
E
l
'
impresa
gli
pareva
facile
,
perchè
la
cortigiana
doveva
amarlo
ancora
,
a
malgrado
del
modo
poco
gentile
con
cui
l
'
aveva
trattata
.
Egli
era
partito
da
Torino
colla
moglie
senza
più
rivederla
,
senza
dirle
dove
si
sarebbe
recato
,
senza
lasciarle
del
denaro
,
quantunque
sapesse
che
in
quel
momento
Cinzia
non
si
trovava
in
buone
acque
.
E
non
si
era
mai
più
curato
di
sapere
che
fosse
avvenuto
di
lei
.
Ora
,
avendola
ritrovata
con
Passiflora
,
il
conte
,
inasprito
dalle
ripulse
della
moglie
,
sentì
rinascere
con
violenza
il
suo
capriccio
del
passato
,
capriccio
accresciuto
dal
desiderio
di
prendersi
giuoco
di
Passiflora
.
Egli
non
potè
dormire
:
alle
sette
era
già
alzato
.
Ma
erano
già
passate
le
nove
ed
il
conte
,
fremente
di
impazienza
,
di
collera
,
passeggiava
nervosamente
per
le
stanze
,
quando
il
cameriere
venne
ad
avvertirlo
che
una
signora
chiedeva
di
lui
.
Cinzia
entrò
:
vestiva
un
abito
scuro
,
semplice
,
elegantissimo
.
Il
conte
le
andò
incontro
,
stendendole
la
mano
,
dicendo
a
voce
alta
:
-
Buon
giorno
,
cugina
!
-
Ma
appena
il
cameriere
si
fu
ritirato
,
Livio
chiuse
l
'
uscio
con
la
spranghetta
e
si
volse
a
Cinzia
per
abbracciarla
.
La
cortigiana
disse
con
accento
mordace
:
-
Giù
le
zampe
,
mio
caro
!
Non
sono
venuta
qui
per
subire
i
tuoi
amplessi
,
ma
solo
per
sfogarmi
!
-
Egli
fece
un
gesto
irato
.
-
Se
avevi
l
'
intenzione
di
farmi
una
predica
,
-
esclamò
-
potevi
risparmiarti
la
pena
di
venire
!
-
Ah
!
-
esclamò
Cinzia
,
che
si
ora
seduta
sul
divano
.
-
Ti
farebbe
comodo
,
dopo
avermi
lasciata
cinque
anni
fa
,
come
un
cane
,
senza
neppur
dirmi
addio
,
riprendermi
adesso
che
ti
è
tornato
il
capriccio
e
sei
qui
senza
tua
moglie
!
Ma
ciò
non
fa
comodo
a
me
,
e
se
sono
venuta
,
è
per
dirti
in
faccia
,
da
soli
a
soli
,
che
sei
un
birbante
,
un
mascalzone
!
Ed
io
ti
amavo
al
punto
di
sacrificarti
tutto
,
ed
ho
sempre
taciuto
sulle
tue
marachelle
,
che
potevano
mandarti
all
'
Assise
,
come
quel
povero
diavolo
che
vi
si
recò
volontariamente
per
salvarti
.
-
Il
conte
era
divenuto
cadaverico
.
-
Cinzia
,
tu
vaneggi
!
-
Sai
bene
che
no
!
Ma
non
importa
,
starò
zitta
su
questo
punto
,
perchè
mi
preme
la
pelle
:
volevo
soltanto
parlarti
della
tua
ingratitudine
verso
me
.
Mentre
tutto
ti
andava
a
seconda
ed
io
stessa
ti
aiutavo
perchè
tu
riuscissi
a
trionfare
,
a
schiacciare
quella
Cleo
,
che
mi
era
rivale
,
tu
pensavi
già
a
sbarazzarti
di
me
.
-
Non
è
vero
,
Cinzia
!
-
Non
è
vero
?
Te
lo
provo
,
Tu
sai
che
in
quei
giorni
io
mi
trovavo
in
cattivissime
acque
:
il
mio
protettore
se
ne
era
andato
e
tu
mi
lesinavi
il
denaro
,
perchè
ne
avevi
bisogno
per
riuscire
a
trionfare
sui
tuoi
nemici
.
Però
mi
lusingavi
dicendomi
che
,
ottenuto
il
tuo
intento
,
mi
avresti
fatto
parte
dei
milioni
del
suocero
,
e
mi
avresti
serbato
una
riconoscenza
eterna
.
Parole
!
I
nemici
furono
vinti
,
il
suocero
se
ne
è
andato
all
'
altro
mondo
,
i
milioni
sono
caduti
nelle
tue
mani
,
e
tu
,
senza
una
parola
,
un
addio
,
fuggi
colla
moglie
e
ti
rivedo
dopo
cinque
anni
!
...
Il
conte
aveva
cambiato
fisonomia
.
-
Perdonami
,
Cinzia
,
perdonami
....
tu
hai
ragione
;
ma
io
aveva
perduto
la
testa
....
-
Vai
a
darlo
ad
intendere
ad
altri
,
non
a
me
,
che
ti
conosco
....
Non
ti
pareva
vero
di
liberarti
di
me
,
ricco
a
milioni
,
con
una
moglie
che
tu
stesso
avevi
resa
pazza
e
non
ti
dava
più
noia
.
Intanto
io
sono
rimasta
con
un
pugno
di
mosche
in
mano
e
per
soprappiù
mi
sono
ammalata
e
sono
stata
condotta
all
'
ospedale
:
all
'
ospedale
,
capisci
,
dove
rimasi
cinque
mesi
,
e
quando
ne
uscii
,
non
avevo
più
nulla
da
vivere
,
ed
ero
così
debole
....
così
debole
....
Basta
,
non
voglio
tediarti
col
racconto
delle
sofferenze
da
me
patite
:
ti
dirò
solo
che
ti
maledivo
mille
volte
al
giorno
e
ti
auguravo
ogni
male
.
Alfine
,
un
'
anima
pietosa
s
'
interessò
di
me
e
cominciai
a
star
meglio
.
Ma
ero
stanca
di
far
la
vita
della
donna
alla
mercè
del
primo
venuto
,
e
volli
mettermi
a
lavorare
.
La
persona
che
si
era
interessata
di
me
mi
diede
pure
i
mezzi
per
rilevare
una
rivendita
di
sali
e
tabacchi
.
E
facevo
degli
affari
.
Fra
i
miei
avventori
era
il
marchese
Passiflora
,
che
s
'
intratteneva
a
discorrere
volentieri
con
me
.
Egli
mi
confidò
che
era
sua
intenzione
prendere
in
affitto
un
elegante
appartamento
,
ammobiliarlo
riccamente
per
ricevere
ogni
sera
gli
amici
e
le
amiche
,
per
giocare
.
Mi
propose
di
entrare
in
società
con
lui
:
accettai
.
-
Il
conte
ebbe
un
sorriso
ironico
.
-
E
dividete
i
proventi
della
bisca
,
o
ricevete
anche
i
magistrati
che
assistono
impassibili
allo
spoglio
dei
giocatori
?
-
Vuoi
parlare
del
cavaliere
Trani
?
Ma
egli
non
è
più
in
servizio
:
già
da
qualche
anno
ha
dato
le
sue
dimissioni
.
-
Livio
provò
un
segreto
sollievo
.
Cinzia
riprese
:
-
Io
vado
perfettamente
d
'
accordo
con
Passiflora
,
e
,
grazie
a
lui
,
la
mia
situazione
fra
poco
sarà
cambiata
,
perchè
diverrò
sua
moglie
.
-
No
,
tu
non
lo
sposerai
!
-
disse
con
violenza
il
conte
.
-
Perchè
?
Sei
tu
che
ti
opponi
?
È
grottesco
:
dopo
avermi
lasciata
nella
miseria
,
non
curandoti
di
me
per
cinque
anni
....
Basta
!
finiamola
:
ora
che
mi
sono
sfogata
,
me
ne
torno
a
casa
.
-
No
,
tu
non
andrai
via
così
:
voglio
che
tu
ti
calmi
,
che
tu
rifletta
.
Non
mi
dirai
che
ami
Passiflora
....
no
,
non
lo
credo
.
E
perchè
lo
sposeresti
?
Per
avere
il
suo
nome
?
Bel
nome
!
Tenutario
di
una
bisca
.
Per
i
quattrini
?
È
rovinato
,
e
quello
che
oggi
possedete
insieme
,
non
si
fonda
su
basi
solide
.
Che
bell
'
avvenire
ti
attende
!
...
E
come
può
quell
'
uomo
divertirti
?
No
,
non
fa
per
te
!
-
Cinzia
tratteneva
a
stento
le
risa
.
-
Avrei
un
bel
vantaggio
a
cambiarlo
con
te
!
-
disse
.
-
Sì
,
che
l
'
avresti
!
-
interruppe
con
impeto
il
conte
.
-
Prima
di
tutto
,
io
sono
adesso
padrone
di
circa
tre
milioni
,
ed
almeno
la
metà
di
questo
denaro
potremo
godercela
insieme
.
Bianca
ormai
non
si
muove
dalla
villa
,
ma
io
posso
venire
a
passare
con
te
almeno
tre
giorni
della
settimana
,
purchè
sia
sicuro
di
trovare
la
tua
casa
sempre
aperta
,
il
tuo
cuore
come
per
il
passato
,
e
che
io
possa
confidarmi
a
te
interamente
.
Non
è
vero
che
accetti
la
mia
proposta
?
-
Le
s
'
inginocchiò
dinanzi
,
le
baciò
le
mani
.
Cinzia
sembrava
commossa
.
Egli
si
fece
sempre
più
incalzante
,
perchè
voleva
ad
ogni
costo
supplantare
Passiflora
e
perchè
il
fascino
che
emanava
da
Cinzia
tornava
ad
avvilupparlo
.
-
Resta
con
me
!
-
pregava
con
voce
piena
di
lacrime
.
-
Dimmi
che
cosa
vuoi
che
io
faccia
per
ottenerti
ancora
!
-
Cinzia
si
alzò
.
-
Ebbene
,
avrai
la
mia
risposta
domattina
.
-
E
perchè
non
adesso
?
-
Perchè
voglio
rifletterci
.
Addio
!
-
Rimasto
solo
,
il
conte
fu
dapprima
assalito
da
una
collera
violenta
.
Ma
dovette
contenerla
,
calmare
i
nervi
e
lo
spirito
.
Sceso
a
fare
colazione
,
poi
lasciò
l
'
albergo
,
stette
fuori
parte
della
giornata
ed
alla
sera
fu
tentato
di
recarsi
da
Passiflora
.
Ma
resistette
alla
tentazione
;
tornò
all
'
albergo
e
si
sentì
molto
triste
,
come
forse
non
lo
era
mai
stato
nella
sua
vita
.
Pensò
a
sua
moglie
,
e
sentì
che
non
avrebbe
mai
più
riacquistato
il
suo
amore
:
poteva
ottenerla
colla
forza
,
ma
non
avrebbe
più
posseduto
che
un
cadavere
.
Ebbe
un
moto
di
ribrezzo
a
quel
pensiero
.
Nessuno
lo
amava
al
mondo
,
all
'
infuori
di
Fabio
;
ma
quella
stessa
cieca
affezione
del
misero
,
invece
di
tornargli
di
conforto
,
l
'
irritava
,
ricordandogli
le
sue
orribili
menzogne
,
il
delitto
fatto
compire
.
Era
malcontento
di
sè
,
di
tutti
,
e
passò
anche
quella
notte
senza
chiuder
occhio
;
si
alzò
di
cattivo
umore
ed
attese
la
risposta
di
Cinzia
.
Alle
nove
precise
sentì
battere
all
'
uscio
.
-
Avanti
!
-
disse
.
Con
un
vivo
battito
di
cuore
vide
entrare
Cinzia
col
sorriso
sulle
labbra
,
gli
occhi
pieni
di
fiamme
.
-
Vengo
a
portarti
la
risposta
io
stessa
!
-
disse
,
porgendogli
le
labbra
.
Livio
gettò
un
grido
di
gioia
e
la
strinse
al
suo
petto
.
Ma
Cinzia
si
svincolò
,
e
indietreggiando
alquanto
:
-
Adagio
!
-
esclamò
.
-
Prima
dobbiamo
fare
i
nostri
patti
!
-
VI
.
L
'
assenza
del
conte
Livio
dalla
villa
si
prolungava
,
ma
egli
aveva
scritto
a
Fabio
dicendogli
che
alcuni
interessi
lo
terrebbero
lontano
per
qualche
settimana
.
Gli
raccomandava
la
contessa
,
e
aggiungeva
che
se
ella
avesse
mostrato
desiderio
di
scendere
nel
parco
a
farvi
una
passeggiata
,
lui
e
Milia
l
'
accompagnassero
,
non
staccandosi
mai
dal
suo
fianco
.
Fabio
nascose
la
lettera
,
quindi
si
recò
dalla
contessa
per
avvertirla
che
il
conte
non
sarebbe
tornato
presto
.
Quella
mattina
Bianca
sembrava
rianimata
:
era
uscita
un
momento
sul
balcone
e
si
appoggiava
alla
balaustrata
.
Vestiva
un
abito
azzurro
pallido
,
stretto
alla
vita
da
una
cintura
d
'
argento
:
aveva
due
grosse
trecce
pendenti
sulle
spalle
.
Pareva
una
giovinetta
.
-
Signora
contessa
....
-
disse
Fabio
alle
sue
spalle
.
Ella
sussultò
e
si
rivolse
.
-
Che
volete
?
-
chiese
.
-
Vengo
a
dirvi
che
il
signor
conte
mi
ha
scritto
.
-
Che
m
'
importa
?
-
esclamò
ella
duramente
.
-
Egli
s
'
interessa
molto
della
vostra
salute
,
mi
scongiura
di
avervi
ogni
riguardo
,
e
mi
dice
che
,
se
desideraste
passeggiare
nel
parco
....
-
Posso
scendere
nel
parco
?
-
interruppe
vivamente
Bianca
con
lo
slancio
di
una
bimba
.
-
Sì
;
-
rispose
Fabio
-
Milia
ed
io
vi
accompagneremo
.
-
Bianca
non
mise
tempo
in
mezzo
,
e
scese
subito
la
scalinata
;
ma
dovette
fermarsi
,
ansante
.
Fabio
le
chiese
con
premura
:
-
Posso
offrirvi
il
braccio
?
-
Voi
?
!
-
Era
in
quella
esclamazione
tanto
disprezzo
e
tanto
orrore
,
che
Fabio
indietreggiò
come
se
l
'
avessero
schiaffeggiato
.
Poi
,
chinando
il
capo
,
rispose
:
-
Avete
ragione
:
scusate
!
-
E
siccome
Bianca
aveva
ripreso
a
camminare
,
la
seguì
.
Egli
aveva
il
cuore
oppresso
.
Come
mai
era
stato
così
audace
da
offrire
il
suo
braccio
alla
contessa
,
lui
,
un
servo
,
un
assassino
?
Come
Bianca
doveva
sprezzarlo
!
Ma
anch
'
essa
era
stata
colpevole
,
sebbene
lo
negasse
;
anch
'
essa
aveva
voluto
commettere
un
delitto
,
associandosi
con
coloro
che
volevano
sbarazzarsi
del
conte
!
Pure
,
nel
contegno
di
lei
,
nella
sua
fisonomia
,
non
era
quell
'
impaccio
di
persona
che
,
essendo
colpevole
,
sta
continuamente
in
guardia
temendo
di
tradirsi
.
E
neppure
poteva
dirsi
pazza
:
il
conte
s
'
ingannava
su
questo
.
Fabio
camminava
colla
testa
china
.
Bianca
,
giunta
ad
una
panchina
,
sedette
.
Fabio
si
appoggiò
al
tronco
di
un
albero
,
non
osando
volgere
lo
sguardo
sulla
contessa
.
-
Che
bei
fiori
vedo
su
quel
prato
!
-
disse
ad
un
tratto
Bianca
.
-
Se
avessi
la
forza
di
correre
,
vorrei
coglierli
.
-
Fabio
si
allontanò
e
non
tardò
a
tornare
con
un
fascio
di
fiori
,
che
depose
sulla
panca
presso
Bianca
.
Poi
si
appoggiò
di
nuovo
all
'
albero
.
La
contessa
spinse
coll
'
ombrellino
il
fascio
di
fiori
che
caddero
in
terra
,
quindi
si
alzò
e
si
diresse
verso
casa
.
Fabio
non
disse
parola
,
ma
fremette
e
seguì
Bianca
con
passo
vacillante
.
La
contessa
,
giunta
nella
sua
camera
,
disse
che
aveva
bisogno
di
riposo
.
Fabio
si
ritirò
nella
propria
camera
,
e
lasciatosi
cadere
su
di
una
poltrona
,
vi
rimase
tutto
compreso
dal
dolore
.
Egli
non
aveva
mai
provato
tanta
umiliazione
nella
sua
vita
.
Neppure
nella
solitudine
del
carcere
ebbe
mai
una
visione
così
chiara
dell
'
infame
delitto
da
lui
commesso
!
Dunque
egli
era
un
gran
miserabile
per
avere
sbarazzato
il
suo
benefattore
d
'
una
donna
che
lo
minacciava
!
E
lui
non
aveva
provato
vergogna
del
suo
delitto
,
pensando
solo
di
pagare
un
debito
di
riconoscenza
al
suo
benefattore
!
Ora
tutto
ciò
gli
appariva
mostruoso
!
Il
disprezzo
di
Bianca
gli
aveva
aperto
gli
occhi
:
egli
capì
l
'
avversione
che
la
contessa
doveva
provare
per
lui
.
Ilda
sola
,
Ilda
che
egli
aveva
amata
di
un
amore
puro
e
buono
,
non
si
era
peritata
a
difenderlo
innanzi
a
tutti
,
gli
aveva
stesa
la
mano
.
Se
Bianca
avesse
avuto
ragione
?
Se
il
conte
fosse
il
solo
colpevole
?
Fabio
gettò
un
grido
che
lo
scosse
,
lo
fece
tornare
in
sè
,
e
fu
spaventato
dei
propri
pensieri
.
Dove
mai
lo
trascinava
la
contessa
col
suo
disprezzo
?
Finiva
col
dubitare
del
proprio
benefattore
!
-
È
così
che
obbedisco
alla
mia
povera
mamma
e
alla
mia
defunta
benefattrice
?
-
mormorò
colle
lacrime
agli
occhi
,
fissando
il
ritratto
della
bellissima
contessa
Rossano
.
Ma
non
tornò
tranquillo
:
sentiva
un
cambiamento
nel
suo
essere
,
e
pregò
Dio
di
liberarlo
da
quell
'
incubo
,
di
aiutarlo
nell
'
adempimento
dei
doveri
prescrittigli
dal
conte
.
Poi
gli
parve
di
aver
bestemmiato
con
tale
preghiera
.
Si
sentì
soffocare
e
si
alzò
per
aprire
la
finestra
.
Fabio
respirò
più
sollevato
.
Nell
'
ora
in
cui
Milia
discese
per
desinare
,
egli
tornò
nell
'
appartamento
della
contessa
.
Le
si
avvicinò
umilmente
,
e
piegando
un
ginocchio
:
-
Perdonatemi
!
-
disse
con
voce
tremante
.
Bianca
alzò
il
capo
e
lo
guardò
,
stupita
.
-
Sì
,
perdonate
il
mio
ardire
di
aver
còlto
quei
fiori
per
voi
!
-
soggiunse
Fabio
.
Un
mesto
sorriso
rischiarò
il
bel
volto
di
Bianca
.
-
Ho
già
dimenticato
.
-
disse
.
Fabio
si
chinò
colla
fronte
sino
a
terra
,
baciandole
il
lembo
dell
'
abito
.
Quando
si
alzò
,
aveva
gli
occhi
inondati
di
lacrime
,
ma
sul
volto
era
un
'
espressione
di
dolcezza
così
commovente
,
che
Bianca
ne
fu
mossa
a
pietà
.
Tuttavia
rimase
silenziosa
,
con
gli
occhi
fissi
nel
vuoto
,
inerte
.
Fabio
la
guardava
e
stupiva
di
vederla
così
tranquilla
,
con
quell
'
aureola
di
candore
sulla
fronte
.
Possibile
che
quella
soave
creatura
avesse
avuto
un
amante
?
Aveva
pur
letto
la
lettera
di
Aldo
;
ma
il
dubbio
ormai
si
faceva
strada
nella
sua
mente
.
Ad
un
tratto
si
ricordò
delle
lettere
scritte
dal
conte
a
Giulietta
e
firmate
col
suo
nome
:
Fabio
Ribera
.
Egli
aveva
saputo
quel
particolare
quando
fu
interrogato
dal
giudice
istruttore
.
Livio
aveva
dunque
premeditato
d
'
ingannare
Giulietta
,
prendendo
il
nome
di
Fabio
per
sottrarsi
ad
ogni
responsabilità
.
Ora
non
poteva
Livio
avere
scritto
quella
lettera
firmata
Aldo
,
per
dimostrare
la
colpa
della
moglie
?
E
se
un
giorno
,
stanco
di
Bianca
,
gli
proponesse
di
sopprimerla
?
-
Oh
!
no
,
no
,
questo
mai
!
-
disse
a
voce
alta
,
volgendo
attorno
gli
occhi
spaventati
.
Bianca
l
'
udì
,
si
rivolse
verso
lui
.
-
Che
avete
,
Martino
?
-
Egli
si
scosse
,
divenne
di
fuoco
.
-
Nulla
....
contessa
;
-
balbettò
-
il
silenzio
di
questa
stanza
mi
aveva
assopito
,
e
sognavo
....
-
Che
il
conte
voleva
farvi
commettere
un
altro
delitto
?
-
interruppe
sorridendo
Bianca
.
Fabio
ebbe
una
gran
vergogna
di
sè
stesso
.
-
No
,
no
!
-
Quali
sogni
spaventevoli
devono
talvolta
opprimervi
!
-
proseguì
la
contessa
.
-
Ditemi
:
non
vi
appare
mai
l
'
ombra
di
colei
che
uccideste
per
un
altro
?
Non
è
venuta
mai
Giulietta
a
chiedervi
conto
della
sua
bambina
?
-
Le
labbra
di
Fabio
tremavano
convulsamente
.
-
Non
capisco
,
contessa
,
non
so
nulla
,
nulla
!
-
Ella
ebbe
un
sorriso
di
disprezzo
.
-
Avete
ragione
,
dimentico
sempre
che
siete
....
Martino
.
-
Milia
entrava
e
Fabio
fuggì
nel
parco
.
Quando
tornò
,
Bianca
si
accòrse
che
egli
doveva
aver
pianto
,
perchè
aveva
gli
occhi
rossi
.
-
Avete
ordini
da
darmi
,
contessa
?
-
chiese
con
voce
alterata
.
-
Sì
,
Martino
!
-
rispose
con
dolcezza
Bianca
.
-
Se
domattina
il
tempo
è
così
bello
preparatemi
la
poltrona
a
ruote
:
mi
farete
fare
tutto
il
giro
del
parco
.
-
Il
volto
di
Fabio
s
'
illuminò
d
'
improvviso
.
-
Sì
,
contessa
.
-
Vi
diletta
leggere
,
Martino
?
-
Sì
,
contessa
.
-
Ebbene
,
prendete
questo
libro
:
vi
piacerà
.
-
Egli
afferrò
il
libro
con
mano
tremante
,
balbettò
un
ringraziamento
.
Quando
se
ne
fu
andato
,
Bianca
disse
a
Milia
:
-
Mettimi
a
letto
,
sono
stanca
,
ma
sto
meglio
.
-
Dio
sia
lodato
!
-
esclamò
la
vedova
.
VII
.
Fabio
,
seduto
nella
sua
camera
,
aperto
il
libro
che
Bianca
gli
aveva
dato
,
leggeva
:
"
Noi
c
'
inchiniamo
servilmente
davanti
ad
un
idolo
di
creta
,
facciamo
talvolta
per
una
creatura
umana
il
sacrifizio
del
nostro
dovere
,
della
nostra
anima
,
della
nostra
felicità
eterna
,
mentre
ci
pare
grave
servire
Dio
immortale
,
creatore
e
dominatore
di
tutte
le
cose
.
"
E
che
otterremo
da
una
creatura
mortale
,
che
domani
è
polvere
?
Che
avremo
da
quell
'
idolo
di
creta
,
che
la
semplice
volontà
di
Dio
basterebbe
a
rovesciare
?
"
Un
giorno
verrà
che
l
'
apparente
trionfo
farà
sembrare
più
grande
ancora
la
giustizia
di
Dio
,
mentre
le
lacrime
degli
innocenti
faranno
esaltare
ancor
più
la
sua
misericordia
.
"
L
'
ora
verrà
in
cui
tutte
le
pene
cesseranno
.
E
sarà
quando
l
'
uomo
,
comprendendo
le
sue
colpe
,
si
umilierà
dinanzi
a
Dio
,
implorerà
il
suo
perdono
.
Dio
è
sempre
pronto
a
salvare
chi
si
pente
.
Egli
accoglie
il
peccatore
pentito
,
gli
addita
la
via
del
Cielo
!
Oh
!
la
dolcezza
della
parola
divina
in
un
'
anima
abbattuta
!
Quand
'
anche
tutto
il
mondo
ci
mancasse
,
Dio
ci
resta
sempre
....
"
Fabio
,
angosciato
,
con
un
sentimento
nuovo
nel
cuore
,
che
lo
torturava
e
lo
consolava
ad
un
tempo
,
cadde
sulle
ginocchia
,
e
mentre
lacrime
cocenti
cadevano
dai
suoi
occhi
,
balbettava
fra
i
singhiozzi
:
-
Mio
Dio
,
perdonatemi
!
Mio
Dio
,
fate
scaturire
la
luce
,
perchè
io
mi
penta
,
perchè
sia
tutto
vostro
!
Mio
Dio
,
io
ho
fede
in
voi
!
-
Così
inginocchiato
,
Fabio
ritornò
sul
suo
passato
,
esaminò
la
sua
vita
.
La
giudicò
miserabile
!
Egli
non
aveva
avuto
altro
fine
che
accontentare
il
conte
,
senza
neppur
sapere
se
faceva
bene
o
male
.
Aveva
obbedito
ciecamente
come
uno
schiavo
che
si
piega
alla
minima
volontà
del
padrone
,
senza
cercare
se
questa
volontà
è
contraria
alle
sante
leggi
di
un
padrone
più
onnipotente
.
Oh
!
ricominciare
una
nuova
vita
,
una
vita
utile
a
tanti
innocenti
!
Mentre
così
pensava
,
la
sua
anima
venne
rapita
da
un
'
estasi
mai
provata
,
come
avviene
a
tutti
coloro
cui
la
fede
in
Dio
si
rivela
per
la
prima
volta
.
La
mattina
seguente
il
sole
era
sorto
radioso
,
ma
più
radiosa
era
l
'
anima
di
Fabio
.
Quando
egli
entrò
nella
camera
della
contessa
per
avvertirla
che
la
poltrona
era
pronta
per
la
passeggiata
nel
parco
,
apparve
agli
occhi
di
Bianca
come
un
altro
uomo
.
Sembrava
che
tutto
il
suo
essere
fosse
cambiato
.
Bianca
non
lo
interrogò
,
scese
nel
parco
,
sedette
sulla
poltrona
,
ed
allora
soltanto
,
rivolgendosi
a
lui
,
gli
disse
:
-
Andiamo
:
spingete
.
Voi
,
Milia
,
restate
pur
qui
a
riposarvi
.
-
Fabio
palpitò
.
La
contessa
non
aveva
dunque
più
orrore
di
lui
?
La
poltrona
scorreva
dolcemente
pei
viali
.
La
casa
e
Milia
più
non
si
vedevano
,
allorchè
la
contessa
disse
:
-
Riposatevi
,
Martino
:
io
starò
bene
qui
,
all
'
ombra
.
Egli
obbedì
:
trasse
la
poltrona
dove
gli
alberi
erano
più
folti
,
e
si
allontanò
di
qualche
passo
per
non
rendersi
indiscreto
.
Ma
Bianca
lo
chiamò
.
-
Avete
letto
il
libro
che
vi
ho
dato
?
Non
avete
nulla
da
dirmi
?
-
Egli
si
gettò
ai
piedi
della
contessa
.
-
Non
osavo
parlarvene
,
-
disse
-
eppure
ho
il
cuore
pieno
.
Il
vostro
libro
mi
ha
aperto
gli
occhi
.
Io
credevo
di
seguire
il
bene
e
sono
stato
un
malvagio
.
Non
nego
più
....
sono
Fabio
Ribera
,
l
'
assassino
di
Giulietta
Levera
.
-
Lo
so
;
-
rispose
Bianca
con
tristezza
-
ma
so
altresì
che
il
conte
è
il
maggior
colpevole
in
tale
delitto
:
egli
solo
vi
spinse
al
male
.
-
Fabio
si
strinse
colle
mani
la
fronte
.
-
È
proprio
vero
,
contessa
?
L
'
anima
mia
si
dibatte
fra
atroci
dubbi
.
Ho
chiesto
a
Dio
d
'
illuminarmi
.
È
possibile
che
l
'
uomo
da
me
adorato
,
il
mio
benefattore
sia
colpevole
?
-
Se
era
un
uomo
onesto
non
avrebbe
armato
la
vostra
mano
per
farvi
commettere
un
delitto
!
Chi
benefica
un
uomo
per
spingerlo
al
male
,
è
un
demonio
!
Ma
se
Dio
ha
toccato
il
vostro
cuore
,
voi
potete
essere
salvo
.
Fabio
,
vedete
che
io
,
pur
trovandomi
qui
sola
,
inerme
,
non
ho
più
paura
di
voi
e
vi
stendo
la
mano
da
amica
?
Ebbene
,
ora
io
ho
piena
fiducia
in
voi
,
come
dovete
averla
in
me
.
Siamo
qui
soli
,
nessuno
può
ascoltare
i
nostri
segreti
:
apritemi
la
vostra
anima
,
come
io
vi
aprirò
la
mia
.
Allora
Dio
,
che
ci
ascolta
,
diraderà
le
tenebre
dalla
vostra
mente
,
farà
apparire
agli
occhi
vostri
la
verità
.
-
Avete
ragione
:
confesso
....
confesso
tutto
.
Dio
mi
ispira
.
-
In
ginocchio
sull
'
erba
,
dinanzi
a
quella
creatura
il
cui
volto
soave
pareva
trasfigurato
,
Fabio
fece
il
racconto
di
tutta
la
sua
vita
passata
,
nulla
tacendo
di
quanto
riguardava
sè
,
la
contessa
Rossano
,
madre
di
Livio
,
ed
il
conte
.
Bianca
ascoltò
con
intensa
attenzione
.
Essa
fu
colpita
più
che
altro
dalla
raccomandazione
di
Stefana
fatta
a
Livio
di
non
abbandonar
mai
l
'
orfanello
.
Ad
un
tratto
nella
mente
della
giovane
subentrò
una
gran
luce
e
tutto
divenne
per
lei
verità
semplice
ed
evidente
.
Fabio
,
terminato
il
suo
racconto
,
le
disse
:
-
Non
sembra
anche
a
voi
,
contessa
,
che
un
uomo
,
il
quale
mostrò
tanta
generosità
verso
il
figlio
di
un
povero
servo
,
non
può
essere
colpevole
di
quanto
lo
accusano
?
-
Lo
è
più
ancora
di
quanto
m
'
immaginavo
!
-
esclamò
Bianca
.
-
Fabio
,
non
vi
siete
mai
guardato
allo
specchio
?
Non
vi
ha
mai
detto
alcuno
della
vostra
strana
rassomiglianza
col
conte
?
Ebbene
,
egli
è
per
certo
vostro
fratello
....
-
Impossibile
!
-
esclamò
Fabio
.
-
Io
sono
iscritto
sui
libri
dello
Stato
Civile
come
figlio
dei
coniugi
Ribera
.
-
Chi
erano
questi
Ribera
?
-
interruppe
concitata
Bianca
.
-
Due
servi
devoti
alla
loro
padrona
.
La
contessa
Stefana
,
e
questo
lo
seppi
dalla
bocca
stessa
di
Livio
nei
primi
mesi
del
nostro
matrimonio
,
in
un
momento
di
espansione
,
assomigliava
perfettamente
a
lui
nel
carattere
;
era
creduta
una
donna
virtuosa
,
ed
ingannava
il
mondo
,
come
ingannava
il
marito
.
Non
vi
è
dunque
nulla
di
straordinario
che
,
per
nascondere
una
colpa
,
abbia
avuto
per
complici
i
suoi
fidati
domestici
.
-
I
denti
di
Fabio
sbattevano
sulle
sue
labbra
sbiancate
.
-
Ed
io
sarei
il
frutto
....
di
quella
colpa
?
-
Lo
giurerei
.
La
contessa
non
ebbe
il
cuore
di
abbandonarvi
e
si
occupò
di
voi
,
quando
Dio
vi
privò
di
coloro
che
vi
avevano
dato
il
nome
.
Ma
nè
la
vostra
finta
madre
,
nè
la
vera
,
ebbero
il
coraggio
di
rivelarvi
la
verità
,
neppure
al
letto
di
morte
.
Il
conte
,
che
sa
tutto
per
certo
,
vi
ha
tenuto
sempre
al
livello
di
un
suo
servo
,
e
non
basta
:
egli
ha
voluto
fare
di
voi
un
assassino
.
Vi
ha
fatto
credere
che
Giulietta
era
disonesta
,
che
finiva
col
minacciarlo
.
Essa
era
invece
una
fanciulla
onesta
,
che
il
conte
aveva
sedotta
sotto
il
vostro
nome
e
che
abbandonò
quando
fu
madre
.
Nè
tanto
gli
bastò
:
Livio
,
temendo
di
vedersi
smascherato
dalla
disgraziata
,
armò
la
mano
stessa
del
fratello
.
-
Fabio
ansava
.
-
Dio
mio
!
-
mormorò
con
angoscia
.
Bianca
continuò
,
come
se
quelle
rivelazioni
la
sollevassero
:
-
E
sapete
dov
'
era
il
conte
,
mentre
voi
compivate
l
'
esecrabile
delitto
ed
io
mi
dibattevo
in
spasimi
morali
atroci
,
nel
mio
palazzo
a
Torino
?
"
Egli
si
godeva
il
carnevale
a
Milano
,
in
compagnia
di
una
certa
Cinzia
,
una
creatura
spregevole
al
pari
di
lui
e
che
doveva
essere
a
parte
di
tutte
le
sue
infamie
.
"
Ma
non
basta
.
Istigandovi
a
colpire
Giulietta
,
sbarazzandosi
di
lei
e
di
voi
col
lasciarvi
condannare
,
il
conte
aveva
un
altro
scopo
:
quello
d
'
impadronirsi
della
pura
fanciulla
da
voi
amata
....
Ilda
.
-
Fabio
credette
di
morire
.
-
Oh
!
questo
non
è
vero
,
ditemi
che
non
è
vero
!
-
balbettò
con
accento
straziante
.
Bianca
alzò
il
pallido
viso
trasfigurato
.
-
Per
la
cara
memoria
di
mio
padre
,
vi
giuro
che
è
la
verità
!
Ma
perchè
meglio
mi
comprendiate
,
vi
racconterò
la
mia
storia
,
perchè
ad
essa
si
collega
quella
di
altri
innocenti
:
Aldo
Pomigliano
e
la
vostra
fidanzata
,
Ilda
.
-
Fabio
ascoltò
,
col
cuore
in
sussulto
.
Quando
Bianca
gli
ebbe
detto
tutto
,
egli
cadde
sull
'
erba
,
rompendo
in
singhiozzi
.
Mezz
'
ora
dopo
Bianca
tornava
alla
villa
con
Fabio
,
il
quale
partì
il
domani
per
Torino
.
VIII
.
Nei
patti
stabiliti
da
Cinzia
col
conte
,
la
cortigiana
si
manifestò
pratica
e
ponderata
.
Prima
di
tutto
,
non
volle
fare
le
cose
con
precipitazione
:
una
rottura
improvvisa
con
Passiflora
avrebbe
provocato
spiegazioni
,
forse
un
duello
;
e
Livio
doveva
evitare
uno
scandalo
per
riguardo
alla
moglie
.
Il
conte
avrebbe
dunque
continuato
a
frequentare
la
casa
del
marchese
Passiflora
,
fingendo
di
esservi
attirato
dal
giuoco
,
ma
ogni
mattina
i
due
amanti
si
vedrebbero
in
qualche
appartamento
ammobiliato
,
dove
Livio
abiterebbe
.
Quando
poi
il
marchese
sollecitasse
il
matrimonio
,
Cinzia
gli
confesserebbe
di
voler
riprendere
la
propria
libertà
.
La
cortigiana
volle
pure
che
Livio
le
giurasse
che
per
qualche
tempo
non
rivedrebbe
la
contessa
,
perchè
essa
era
gelosa
di
lei
.
Il
conte
giurò
tutto
quanto
essa
volle
,
accettò
tutti
i
patti
che
a
Cinzia
piacque
fargli
sottoscrivere
e
si
dette
subito
attorno
per
trovare
l
'
appartamento
che
desiderava
.
Egli
ne
prese
uno
al
pianterreno
,
su
di
un
corso
deserto
,
in
un
palazzina
abitata
dai
soli
padroni
,
due
vecchi
negozianti
in
ritiro
,
che
passavano
quasi
tutto
l
'
anno
in
campagna
.
In
quel
momento
la
casa
era
vuota
.
Il
conte
non
aveva
nemmeno
bisogno
di
passare
innanzi
al
portinaio
:
aveva
un
'
entrata
particolare
dal
giardino
.
Due
tappezzieri
allestirono
in
pochi
giorni
il
quartiere
,
ma
il
conte
non
prese
alcun
domestico
.
Si
accordò
col
portinaio
e
la
moglie
di
esso
per
la
pulizia
delle
stanze
e
lì
ricevette
Cinzia
quasi
tutti
i
giorni
.
Una
mattina
il
conte
stava
per
uscire
dall
'
albergo
dove
si
recava
a
dormire
ogni
notte
perchè
tutti
ignorassero
il
suo
ritiro
segreto
,
quando
si
trovò
a
faccia
a
faccia
con
Fabio
.
-
Tu
qui
?
-
esclamò
.
-
È
successo
qualche
cosa
a
Bianca
?
-
Fabio
aveva
la
fisionomia
tranquilla
.
-
No
,
rassicuratevi
;
la
contessa
sta
assai
meglio
;
sono
venuto
a
Torino
per
eseguire
alcune
sue
commissioni
;
ma
prima
ho
desiderato
vedervi
.
-
Il
conte
guardò
l
'
orologio
:
erano
le
nove
;
aveva
mezz
'
ora
a
sua
disposizione
.
-
Hai
fatto
benissimo
!
-
rispose
.
-
Vieni
!
Il
conte
rientrò
nell
'
albergo
,
e
condotto
Fabio
nel
proprio
appartamento
:
-
Ebbene
,
che
hai
da
dirmi
?
-
gli
chiese
.
-
Volevo
soltanto
avvertirvi
che
la
contessa
va
migliorando
ogni
giorno
;
non
vaneggia
più
,
non
mi
respinge
quando
le
parlo
di
voi
,
anzi
sembra
ascoltarmi
con
molto
interesse
.
Però
ho
dovuto
trasgredire
al
vostro
ordine
e
dirle
che
sono
veramente
Fabio
Ribera
.
-
Livio
aggrottò
le
sopracciglia
.
-
È
stata
un
'
imprudenza
!
-
L
'
ho
commessa
nel
vostro
interesse
,
-
rispose
il
giovane
-
perchè
così
ho
potuto
dimostrarle
quanto
s
'
ingannava
sul
vostro
conto
,
parlandole
di
tutti
i
benefizi
da
voi
ricevuti
,
giurandole
che
voi
non
prendeste
alcuna
parte
nell
'
assassinio
di
Giulietta
.
Se
ho
fatto
male
,
ve
ne
chiedo
perdono
!
-
Il
conte
gli
sorrise
con
bontà
.
-
Ti
sono
anzi
grato
della
tua
devozione
.
Ma
che
risponde
Bianca
sentendo
perorare
la
mia
causa
?
-
Rimane
pensosa
.
Ieri
disse
queste
parole
:
"
-
Che
io
mi
sia
sempre
ingannata
sul
conto
di
Livio
?
Che
abbia
avuto
una
benda
sugli
occhi
?
-
"
Non
aggiunse
altro
,
ma
ieri
sera
mi
chiese
dolcemente
se
sarei
venuto
a
Torino
ad
acquistarle
alcuni
libri
e
dei
pezzi
di
musica
,
che
desiderava
.
Mi
affrettai
a
rispondere
che
ero
lieto
di
compiacerla
.
"
Io
credo
però
che
la
contessa
mi
abbia
inviato
a
Torino
colla
speranza
che
io
vi
veda
e
vi
parli
di
lei
;
sarebbe
dunque
bene
che
ritornaste
alla
villa
.
-
Il
conte
lo
fissava
con
grande
attenzione
.
-
Dimmi
la
verità
,
Bianca
stessa
ti
manda
da
me
.
-
No
,
ve
lo
giuro
!
-
Aspettiamo
dunque
che
lei
mandi
a
cercarmi
!
-
esclamò
sorridendo
il
conte
,
alzandosi
.
-
Aspettiamo
che
la
sua
guarigione
sia
completa
.
In
questo
momento
non
potrei
abbandonare
Torino
;
ho
qui
affari
che
non
ammettono
dilazioni
.
Forse
fra
qualche
settimana
farò
una
scappata
.
Non
parlare
a
Bianca
di
me
;
se
t
'
interroga
,
dille
che
non
mi
hai
veduto
.
-
Fabio
pure
si
era
alzato
.
Capiva
che
Livio
voleva
sbarazzarsi
di
lui
.
La
pendola
sonava
le
dieci
:
Livio
sussultò
.
-
Ho
un
appuntamento
;
-
disse
-
ti
lascio
;
ci
rivedremo
alla
villa
.
-
Scendo
con
voi
.
-
Appena
in
istrada
,
il
conte
,
senza
neppure
stendere
la
mano
a
Fabio
per
la
fretta
,
salì
in
una
carrozza
che
stazionava
dinanzi
all
'
albergo
,
gridando
forte
al
cocchiere
:
-
Corso
Grugliasco
,
e
di
corsa
!
-
Fabio
tenne
dietro
cogli
occhi
alla
vettura
,
e
quando
la
vide
sparire
il
suo
volto
divenne
triste
e
cupo
.
Dove
correva
il
conte
?
Aveva
dunque
delle
tresche
,
dei
raggiri
?
Agitato
,
Fabio
salì
a
sua
volta
in
un
fiacchere
dando
al
vetturino
l
'
indirizzo
del
cavaliere
Umberto
Trani
.
Il
magistrato
lo
ricevette
subito
e
sussultò
nel
vederlo
.
-
Vengo
da
parte
della
contessa
Bianca
Rossano
,
che
vi
manda
questa
lettera
,
-
disse
Fabio
.
Umberto
fece
un
brusco
movimento
.
-
La
contessa
Bianca
?
-
ripetè
.
-
L
'
avete
veduta
?
Le
avete
parlato
?
-
Sono
al
suo
servizio
fino
dalla
mia
uscita
di
prigione
.
-
Chi
vi
ha
dato
quel
posto
?
-
Il
conte
Livio
,
facendomi
passare
presso
la
servitù
e
presso
la
contessa
stessa
per
un
antico
suo
cameriere
di
nome
Martino
.
Ma
voi
sarete
meglio
informato
dalla
lettera
.
-
Il
magistrato
offrì
una
sedia
a
Fabio
,
e
,
sedutosi
egli
stesso
allo
scrittoio
,
lacerò
la
busta
e
lesse
quanto
Bianca
gli
scriveva
.
/
#
"
Finalmente
!
Dio
ha
compiuto
il
miracolo
:
Fabio
ha
confessato
tutto
,
si
pente
del
suo
delitto
,
è
divenuto
nostro
alleato
,
nostro
amico
,
disposto
a
tutto
per
conoscere
il
segreto
della
sua
nascita
,
i
legami
che
l
'
uniscono
al
conte
,
ed
aiutarci
a
vendicare
tanti
poveri
innocenti
.
"
#
/
Il
magistrato
si
fermò
:
i
suoi
occhi
scintillavano
di
contento
fissandosi
sul
volto
di
Fabio
.
-
È
vero
ciò
che
mi
scrive
la
contessa
?
-
chiese
Umberto
.
-
È
vero
;
-
replicò
Fabio
senza
sconcertarsi
-
solo
vi
aggiungo
che
alla
buona
signora
si
deve
il
miracolo
;
ella
sola
ha
saputo
mostrarmi
il
mio
accecamento
.
Io
sono
stato
molto
colpevole
,
signore
,
e
darei
tutto
il
mio
sangue
per
espiare
.
-
Ed
io
vi
aiuterò
nella
vostra
opera
di
espiazione
,
-
rispose
il
magistrato
.
E
si
rimise
a
leggere
.
Bianca
gli
faceva
il
racconto
di
quanto
era
accaduto
fra
lei
e
Fabio
.
-
La
nostra
causa
è
vinta
!
-
esclamò
finalmente
il
Trani
.
-
Ah
!
lo
vedranno
coloro
che
credevano
di
mettere
anche
me
nel
sacco
!
...
Sapremo
dimostrare
chi
è
stato
il
solo
colpevole
!
-
Nascose
la
lettera
nel
portafogli
,
si
fregò
le
mani
,
poi
disse
al
giovane
:
-
Adesso
avvicinatevi
e
parliamo
:
le
ricerche
che
volete
fare
per
conoscere
il
legame
che
ha
reso
di
voi
,
galantuomo
,
il
complice
di
un
gentiluomo
altrettanto
vile
quanto
miserabile
,
l
'
ho
incominciate
io
stesso
e
con
buon
risultato
.
Ebbene
,
quello
che
la
contessa
Bianca
suppone
,
è
la
verità
:
voi
siete
il
secondo
figlio
della
contessa
Rossano
.
-
Fabio
arrossì
,
poi
tornò
pallido
:
tutto
il
suo
corpo
tremava
dalla
commozione
.
-
Suo
figlio
?
-
ripetè
,
-
E
non
mi
ha
dato
il
nome
di
mio
padre
?
-
Ascoltatemi
,
Fabio
,
e
non
credete
che
io
oltraggi
la
memoria
della
donna
che
fu
vostra
madre
:
tutto
quanto
vi
dirò
,
posso
provarvelo
.
Oh
!
questa
minuziosa
investigazione
del
passato
di
una
morta
mi
è
costata
non
pochi
sforzi
,
ma
ci
sono
riuscito
.
-
Infatti
il
magistrato
narrò
tutta
la
storia
della
contessa
Stefana
Rossano
,
del
frutto
del
suo
adulterio
,
delle
dissolutezze
di
Livio
,
che
fece
poi
vittima
Giulietta
,
armando
la
mano
di
Fabio
,
e
la
povera
contessa
Bianca
.
-
Ora
,
-
concluse
-
il
conte
è
di
nuovo
ìncapriccito
di
Cinzia
,
e
forse
finirà
col
proporvi
di
sopprimere
anche
sua
moglie
.
-
Un
grido
d
'
angoscia
sfuggì
dalla
strozza
di
Fabio
.
-
Non
temete
per
la
contessa
Bianca
;
-
soggiunse
il
magistrato
-
il
conte
ormai
è
nelle
nostre
mani
:
Cinzia
è
nostra
alleata
.
Colei
detesta
il
conte
,
e
ambisce
a
divenir
moglie
del
marchese
Passiflora
.
Ora
non
fa
che
tenere
a
bada
Livio
,
ed
attende
un
mio
cenno
per
fargli
confessare
tutto
,
mentre
voi
,
io
ed
altri
due
testimoni
,
nascosti
in
una
stanza
attigua
,
ascolteremo
la
sua
confessione
.
Potete
trattenervi
a
Torino
?
Io
mi
accorderò
stasera
con
Cinzia
,
e
domani
notte
potrete
sentir
confermare
dalla
bocca
stessa
di
vostro
fratello
quanto
già
sapete
.
-
Ho
promesso
alla
contessa
Bianca
di
portarle
stasera
una
vostra
risposta
,
e
non
vorrei
mancare
.
-
Ebbene
,
andate
.
Ma
domani
verso
quest
'
ora
tornate
da
me
,
vi
darò
le
mie
istruzioni
;
noi
non
faremo
scandali
,
ma
il
conte
merita
di
essere
punito
.
-
IX
.
Nell
'
assenza
di
Fabio
,
la
contessa
Bianca
non
si
mosse
dalla
sua
camera
.
Erano
circa
le
quattro
del
pomeriggio
.
La
contessa
,
dopo
aver
desinato
,
sedette
sul
balcone
,
attendendo
il
ritorno
di
Fabio
.
Ella
provava
in
cuore
una
dolce
commozione
ed
aveva
il
vago
presentimento
che
quel
giorno
dovesse
essere
per
lei
notevole
.
Mentre
era
così
immersa
nelle
sue
fantasticherie
,
fu
sorpresa
di
sentire
un
arpeggio
di
chitarra
,
mentre
una
voce
di
bimba
cantava
la
tenera
e
soave
romanza
:
/
*
"
Rondinella
pellegrina
Che
ti
posi
sul
verone
....
"
*
/
Bianca
provò
una
scossa
indefinibile
:
ella
chiamò
Milia
.
-
Non
senti
quel
canto
di
bambina
?
-
le
chiese
la
contessa
.
-
Sì
,
infatti
.
-
Sai
chi
è
che
canta
?
-
No
,
contessa
,
ma
vado
subito
ad
informarmi
,
se
vi
fa
piacere
.
-
Sì
,
va
'
,
va
'
!
-
Il
dolce
canto
continuava
;
poi
,
ad
un
tratto
,
cessò
.
Alcuni
minuti
dopo
Milia
apparve
con
una
bambina
magra
,
vestita
di
nero
,
col
capo
coperto
da
un
fazzoletto
nero
che
gli
scendeva
sulla
fronte
e
impediva
di
scorgere
il
colore
dei
capelli
.
La
bimba
inoltrava
quasi
tremando
.
-
Contessa
,
-
disse
Milia
con
tono
commosso
-
vi
ho
condotta
la
piccola
cantante
,
certa
che
,
se
anche
il
conte
ed
il
signor
Martino
lo
sapessero
,
non
mi
sgriderebbero
,
come
vorrete
impetrare
indulgenza
per
Pietro
il
giardiniere
e
sua
moglie
,
che
hanno
commesso
una
mancanza
.
-
Quale
mancanza
?
-
chiese
Bianca
.
-
È
passata
di
qui
una
compagnia
di
sonatori
girovaghi
,
dei
quali
fa
parte
questa
bambina
.
Sono
due
donne
ed
un
uomo
:
la
più
vecchia
,
quando
è
stata
al
cancello
della
villa
,
ha
avuto
uno
svenimento
.
Il
giardiniere
e
sua
moglie
,
impietositi
,
li
hanno
ricettati
nel
padiglione
del
parco
.
-
Hanno
fatto
benissimo
!
-
interruppe
concitata
Bianca
.
-
Vai
subito
a
portare
a
quella
povera
gente
quanto
può
loro
occorrere
.
Intanto
la
piccina
mi
terrà
compagnia
.
-
Milia
non
vide
alcun
inconveniente
nell
'
appagare
il
desiderio
della
contessa
,
e
si
affrettò
ad
allontanarsi
,
lieta
di
aver
trovato
anche
per
sè
un
passatempo
,
pur
facendo
una
buona
azione
.
Durante
il
discorso
delle
due
donne
,
la
bambina
era
rimasta
silenziosa
,
cogli
occhi
bassi
,
in
mezzo
alla
stanza
.
Appena
uscita
Milia
,
la
contessa
sedette
su
d
'
una
poltrona
,
dicendo
con
dolcezza
:
-
Avvicinati
,
mia
cara
,
non
temere
!
-
Allora
si
vide
una
cosa
inaudita
.
La
bambina
si
tolse
d
'
un
lampo
il
fazzoletto
che
aveva
in
capo
,
lasciando
sciogliere
sulle
spalle
lunghi
e
folti
ricci
d
'
un
biondo
dorato
.
Poi
d
'
un
salto
fu
al
collo
della
contessa
,
baciandola
convulsamente
,
balbettando
fra
lacrime
e
singhiozzi
:
-
Mammina
....
la
mia
mammina
....
finalmente
....
finalmente
....
t
'
ho
ritrovata
!
...
-
Fu
un
vero
miracolo
se
Bianca
non
cadde
svenuta
.
Senza
una
parola
,
strinse
convulsamente
fra
le
braccia
Gina
,
la
figlia
della
povera
Giulietta
,
e
per
un
istante
fu
un
vero
delirio
.
-
Sei
tu
,
proprio
tu
,
Gina
mia
?
-
balbettava
la
contessa
.
-
Io
,
mammina
cara
;
se
tu
sapessi
quanto
abbiamo
fatto
per
avvicinarti
senza
che
ci
scoprissero
!
Ma
ti
dirò
tutto
,
sai
!
E
non
temere
:
ora
sono
grande
e
saprò
non
tradirmi
per
restare
vicino
a
te
.
-
Cara
,
cara
,
tesoro
adorato
;
ma
aspetta
un
momento
,
chiuderemo
l
'
uscio
.
-
Non
importa
,
mammina
!
-
osservò
giudiziosamente
la
bimba
.
-
Non
bisogna
destar
sospetti
a
quella
donna
che
ti
serve
;
sta
'
tranquilla
,
per
un
pezzo
non
verrà
;
il
babbo
saprà
trattenerla
!
-
La
contessa
sentì
mancarsi
il
respiro
:
il
suo
cuore
si
mise
a
battere
pazzamente
.
-
Il
babbo
è
qui
con
te
?
-
mormorò
.
-
Sì
:
povero
babbo
,
ha
sofferto
tanto
!
Ma
ci
ha
dato
sempre
speranza
e
coraggio
.
Egli
ha
pensato
di
trasformarci
in
sonatori
ambulanti
....
-
Ma
chi
sono
le
due
donne
che
avete
insieme
?
-
chiese
palpitante
la
contessa
.
-
Una
si
chiama
Ilda
e
mi
tiene
luogo
della
povera
zia
Severina
,
che
è
morta
....
-
Gli
occhi
di
Bianca
si
empirono
di
lacrime
.
-
Morta
?
Morta
di
dispiacere
,
non
è
vero
?
-
mormorò
,
parlando
più
a
sè
stessa
che
a
Gina
.
-
Sì
,
mammina
,
ma
anche
morendo
pensava
a
me
,
a
te
,
e
scongiurava
il
babbo
di
ricondurmi
nelle
tue
braccia
,
e
perdonava
a
tutti
.
-
Povera
e
santa
creatura
!
E
suo
marito
?
-
Ha
lasciato
Ivrea
,
non
potendo
più
vedersi
nel
paese
dove
è
morta
la
zia
.
Non
sappiamo
dove
sia
andato
.
-
E
l
'
autore
di
tutte
queste
sventure
dovrà
restare
impunito
?
-
Il
babbo
dice
che
bisogna
aver
fede
nella
giustizia
divina
.
-
Quella
semplice
espressione
di
fiducia
in
Dio
commosse
profondamente
Bianca
.
Gina
la
guardava
con
un
sorriso
estatico
.
-
Mammina
,
se
tu
sapessi
quanto
ho
pregato
per
te
!
Ed
anche
per
il
babbo
,
che
non
vedevo
più
....
Ma
un
giorno
egli
tornò
.
Era
pallido
pallido
e
tremava
mentre
mi
stringeva
fra
le
sue
braccia
.
È
tanto
buono
,
il
babbo
,
mammina
!
Oh
,
se
tu
potessi
scendere
un
momento
,
vederlo
,
parlargli
!
-
Bianca
si
scosse
e
con
subitanea
commozione
:
-
Ebbene
....
sì
....
verrò
....
lo
debbo
,
lo
voglio
!
...
-
Oh
!
mammina
cara
,
quanto
sei
buona
!
Non
temere
:
quella
donna
che
ti
serve
non
saprà
nulla
.
Guarda
!
-
Scivolò
dalle
ginocchia
della
contessa
,
riprese
il
suo
fazzoletto
e
ne
avvolse
i
dorati
capelli
.
Poi
,
sorridendo
di
un
sorriso
angelico
,
stese
la
mano
a
Bianca
,
dicendo
:
-
Volete
venire
,
bella
signora
?
-
La
fisonomia
della
contessa
si
era
mutata
.
Ella
era
divenuta
seria
ed
i
suoi
occhi
brillarono
stranamente
.
-
Vengo
!
-
rispose
in
tono
risoluto
,
alzando
il
capo
con
fierezza
.
-
Non
sono
io
qui
la
padrona
?
Gina
,
cara
bambina
mia
,
conducimi
da
tuo
padre
.
-
Gina
l
'
afferrò
per
la
mano
.
In
quel
momento
comparve
Fabio
.
Egli
era
pallidissimo
,
ma
calmo
.
Guardò
con
sorpresa
la
bimba
vestita
a
lutto
,
che
alla
sua
vista
si
rifugiò
fra
le
gonne
della
contessa
.
-
Ah
!
siete
tornato
a
tempo
,
Martino
!
-
disse
Bianca
senza
scomporsi
.
-
Vedete
questa
cara
bambina
?
Essa
fa
parte
di
una
compagnia
di
sonatori
girovaghi
che
io
ho
permesso
di
ricoverare
nel
padiglione
del
parco
.
Ora
,
per
aderire
alle
preghiere
di
questa
bambina
,
stavo
per
scendere
a
visitare
i
suoi
compagni
.
-
Volete
che
vi
accompagni
,
contessa
?
-
Più
tardi
;
prima
ho
bisogno
di
parlarvi
.
Va
'
tu
sola
,
cara
,
-
soggiunse
volgendosi
alla
bambina
-
di
'
a
tuo
padre
ed
agli
altri
che
tra
poco
sarò
da
loro
,
ed
avverti
la
donna
che
mi
serve
che
io
sono
qui
col
signor
Martino
e
non
ho
bisogno
per
ora
di
lei
.
-
Sì
,
contessa
!
-
balbettò
la
bimba
.
-
Mi
permettete
di
abbracciarvi
?
-
Con
tutto
il
cuore
!
-
E
mentre
Gina
si
stringeva
al
collo
di
Bianca
,
le
sussurrò
all
'
orecchio
:
-
Quello
è
l
'
uomo
cattivo
che
ti
tiene
chiusa
qui
,
lontana
da
me
?
-
No
,
tesoro
;
-
rispose
la
contessa
-
quello
è
un
uomo
buono
,
che
farà
del
bene
anche
a
te
!
-
E
a
voce
alta
:
-
Dai
un
bacio
anche
al
signor
Martino
!
-
soggiunse
.
-
Certamente
,
se
lo
vuole
!
-
rispose
pronta
Gina
.
-
Oh
!
lo
voglio
sicuro
!
-
esclamò
Fabio
,
commosso
da
quella
spontanea
ingenuità
.
E
si
chinò
sorridendo
,
ricambiando
il
bacio
purissimo
.
La
fanciulla
corse
via
tutta
contenta
.
-
Sapete
chi
sia
quella
bimba
?
-
disse
la
contessa
posando
la
mano
sulla
spalla
di
Fabio
,
che
tremò
a
quel
contatto
.
-
No
,
-
rispose
con
voce
velata
.
-
Ve
lo
dirò
io
:
è
la
figlia
di
Giulietta
Lovera
.
-
Egli
si
rivolse
alla
contessa
con
un
'
espressione
straziante
.
-
Mio
Dio
....
ne
siete
sicura
?
Ed
avete
voluto
che
baciasse
me
....
il
miserabile
che
l
'
ha
privata
di
sua
madre
?
-
Io
non
vi
considero
un
assassino
,
e
sono
sicura
che
anche
la
povera
Giulietta
vi
ha
perdonato
.
-
Fabio
scoppiò
in
dirotto
pianto
.
-
No
....
non
me
lo
merito
....
Ah
!
potessi
spargere
tutto
il
mio
sangue
per
farla
rivivere
!
-
La
contessa
disse
dolcemente
:
-
Giacchè
non
è
possibile
,
pensiamo
alla
sua
bambina
.
-
Oh
!
avete
ragione
....
sì
,
sì
....
ditemi
ciò
che
io
posso
fare
per
lei
....
sono
pronto
a
tutto
....
a
tutto
....
-
Sedete
,
Fabio
,
ed
ascoltatemi
bene
.
Ormai
posso
confidarmi
a
voi
.
La
figlia
di
Giulietta
non
è
qui
a
caso
:
essa
è
venuta
in
compagnia
di
altri
sventurati
che
attendono
,
soffrendo
,
il
giorno
della
giustizia
.
-
Fabio
sussultò
,
spalancando
gli
occhi
.
-
Chi
sono
?
-
chiese
a
bassa
voce
,
tremando
,
perchè
temeva
d
'
indovinare
.
Bianca
alzò
la
bella
testa
,
che
pareva
cinta
da
un
'
aureola
.
-
Ancora
non
li
ho
veduti
,
nè
ascoltati
;
-
disse
-
ma
li
vedremo
ed
ascolteremo
insieme
,
Oh
!
non
temete
,
soggiunse
dolcemente
,
vedendo
Fabio
impallidire
-
non
voglio
obbligarvi
ad
essere
presente
,
nè
pronunzierò
il
vostro
nome
!
Col
vostro
permesso
farò
venir
qui
quella
gente
:
voi
entrerete
nella
mia
camera
lasciando
la
portiera
abbassata
,
e
di
lì
potrete
ascoltar
tutto
.
Sarà
senza
dubbio
una
confessione
penosa
per
me
e
per
voi
.
-
Non
come
quella
che
udrò
domani
sera
,
-
interruppe
Fabio
.
-
Domani
sera
?
Dove
?
-
A
Torino
,
in
una
casa
dove
mi
condurrà
il
cavaliere
Umberto
Trani
,
del
quale
vi
riporto
la
risposta
alla
vostra
lettera
.
-
Siete
dunque
andato
da
lui
?
-
domandò
con
ansia
febbrile
la
contessa
.
-
Sì
.
-
Ma
allora
avete
veduto
mio
marito
,
e
siete
persuaso
adesso
che
non
fu
calunniato
?
-
Lo
sono
;
ecco
perchè
fino
da
questo
istante
io
mi
dedicherò
tutto
a
redimere
il
male
da
me
fatto
.
Comandate
:
se
volete
far
venire
quelle
persone
,
sono
pronto
a
sonare
il
campanello
per
dare
gli
ordini
necessari
.
-
Un
momento
:
lasciate
prima
che
io
legga
la
lettera
del
cavalier
Trani
.
-
Fabio
la
guardava
mentre
essa
leggeva
,
e
andava
pensando
come
suo
fratello
fosse
stato
vile
,
miserabile
,
a
sacrificare
,
per
i
suoi
infami
vizi
,
quella
soave
creatura
,
così
squisitamente
educata
.
Per
una
completa
evoluzione
del
suo
spirito
,
Fabio
provava
ora
per
la
contessa
tanta
stima
e
venerazione
,
quanto
odio
e
disprezzo
per
il
conte
.
Sentiva
che
,
trovandosi
di
fronte
a
lui
,
avrebbe
a
mala
pena
contenuto
la
sua
indignazione
.
Bianca
,
finito
di
leggere
,
stese
la
lettera
a
Fabio
.
-
Ormai
non
esistono
più
segreti
fra
noi
;
-
disse
-
leggete
.
-
Egli
sentì
gonfiarsi
gli
occhi
di
lacrime
.
-
Quanto
siete
buona
!
-
mormorò
.
-
Grazie
!
-
Furono
interrotti
dal
passo
pesante
di
Milia
nella
stanza
vicina
.
Fabio
nascose
la
lettera
in
tasca
,
e
mentre
la
vedova
bussava
all
'
uscio
.
-
Avanti
!
-
disse
a
voce
alta
.
-
Scusate
se
vi
disturbo
,
-
esclamò
Milia
entrando
-
ma
non
ho
ben
capito
l
'
ordine
di
quella
piccina
,
sembrandomi
impossibile
che
la
contessa
non
avesse
bisogno
di
me
!
-
Stavo
per
chiamarvi
adesso
,
-
disse
Bianca
.
-
La
piccina
ha
eseguito
benissimo
la
mia
commissione
,
perchè
il
signor
Martino
desiderava
parlare
a
me
sola
.
-
Milia
si
volse
a
Fabio
.
-
Avete
fatto
un
buon
viaggio
,
Martino
?
Avete
veduto
il
conte
?
-
Sì
.
Mi
ha
detto
che
tornerà
presto
,
e
che
intanto
dobbiamo
obbedire
in
tutto
alla
contessa
.
-
Oh
!
per
me
non
chiedo
di
meglio
.
Sono
tanto
lieta
di
vederla
migliorata
!
-
Ora
,
-
interruppe
Fabio
-
siccome
la
contessa
desidera
conoscere
quei
sonatori
ambulanti
ai
quali
ha
fatto
dar
ricovero
,
andate
a
dir
loro
che
li
aspetta
,
e
conduceteli
in
questo
salotto
.
E
non
occorre
che
io
e
voi
conosciamo
le
sventure
di
quei
poveretti
,
dei
quali
la
nostra
padrona
vuole
occuparsi
;
per
cui
ci
ritireremo
entrambi
,
appena
li
avrete
condotti
qui
.
-
Milia
si
ritirò
.
Fabio
entrò
nella
camera
della
contessa
,
per
consiglio
della
medesima
.
Bianca
chiuse
la
vetrata
del
balcone
ed
attese
seduta
su
di
una
poltrona
.
Era
pallidissima
.
Stava
dunque
per
rivedere
Aldo
,
lo
sventurato
che
aveva
tanto
sofferto
per
cagion
sua
!
Gina
entrò
per
la
prima
nel
salotto
e
corse
a
lei
per
dirle
:
-
Mammina
,
coraggio
,
non
tradirti
!
-
E
ristette
timida
presso
Bianca
,
mentre
gli
altri
entravano
a
loro
volta
nel
salotto
,
preceduti
da
Milia
,
che
diceva
:
-
Eccoli
,
signora
contessa
!
-
Bianca
vide
un
uomo
male
in
arnese
,
dai
capelli
lunghi
e
brizzolati
,
che
teneva
gli
occhi
bassi
e
rigirava
fra
le
dita
un
largo
cappello
;
una
donna
in
sottana
corta
con
un
fazzoletto
a
colori
avvolto
intorno
al
capo
,
ed
una
vecchia
che
si
reggeva
su
due
bastoni
e
camminava
curva
,
penosamente
.
-
Avanti
,
avanti
!
-
disse
la
contessa
con
voce
che
si
sforzava
di
rendere
ferma
.
-
Milia
,
avvicina
delle
sedie
,
poi
vattene
.
-
Appena
la
donna
fu
uscita
,
Gina
andò
a
chiudere
l
'
uscio
a
chiave
,
mentre
Aldo
si
affrettava
a
togliersi
la
parrucca
,
Ilda
,
il
fazzoletto
e
la
vecchia
metteva
in
un
angolo
i
bastoni
,
raddrizzava
il
corpo
ancora
robusto
e
andava
a
gettarsi
ai
piedi
di
Bianca
,
esclamando
fra
i
singhiozzi
:
-
Oh
!
la
mia
padrona
,
la
mia
padrona
!
...
Finalmente
vi
rivedo
!
-
Tu
....
Celia
....
tu
?
...
-
Io
,
sì
,
che
mi
sono
disperata
tanto
per
cagion
vostra
!
Ma
ora
è
passato
tutto
,
perchè
vi
ho
ritrovata
,
sono
vicina
a
voi
,
posso
parlarvi
,
contemplarvi
ancora
!
-
E
noi
,
dunque
?
-
E
la
contessa
si
trovò
ad
un
tratto
circondata
da
quelle
quattro
persone
che
l
'
adoravano
.
Dopo
un
lungo
scambio
di
strette
di
mano
,
di
frasi
affettuose
,
la
contessa
volle
che
le
raccontassero
tutto
ciò
che
era
avvenuto
dopo
la
loro
separazione
.
-
Incomincerò
io
,
-
disse
Celia
che
aveva
ripreso
tutto
l
'
ardire
di
una
volta
.
-
Voi
già
forse
sapete
,
contessa
,
come
io
sia
stata
condannata
per
aver
detto
la
verità
su
vostro
marito
.
La
condanna
fu
lieve
,
ma
ingiusta
.
Basta
:
uscita
di
prigione
,
vostro
marito
mi
diede
lo
sfratto
.
Allora
mi
recai
ad
Ivrea
,
e
fui
accolta
in
casa
Rivalta
,
dove
rimasi
poco
,
volendo
ad
ogni
costo
sapere
la
sorte
vostra
.
Ma
voi
eravate
partita
,
ed
io
tornai
al
mio
paese
.
Il
signor
Pomigliano
fu
quello
che
mi
venne
più
tardi
in
aiuto
,
-
concluse
Celia
.
-
Ed
ora
spetta
a
voi
,
Aldo
,
a
parlare
.
-
II
giovane
rimase
concentrato
alcuni
minuti
,
poi
disse
con
voce
commossa
:
-
Non
parlerò
dei
miei
dolori
,
perchè
è
facile
intuirli
.
Ma
tutte
le
mie
torture
fisiche
e
morali
furono
nulla
in
confronto
all
'
idea
di
lasciarvi
nelle
mani
di
un
uomo
che
su
voi
avrebbe
fatto
pesare
la
sua
tirannica
volontà
.
"
Scontai
l
'
ingiusta
condanna
,
e
sonata
che
fu
l
'
ora
della
libertà
,
corsi
in
casa
del
Trani
,
dove
trovai
,
colla
più
affettuosa
accoglienza
,
Ilda
,
che
tutti
credevano
rifugiata
all
'
estero
.
"
Appena
mi
vide
,
ella
si
gettò
ai
miei
piedi
,
chiedendomi
perdono
,
dicendosi
cagione
delle
mie
sventure
.
"
Povera
innocente
,
vittima
al
pari
di
me
!
La
sollevai
commosso
,
le
dissi
che
il
solo
colpevole
era
il
conte
,
che
da
lui
solo
erano
venuti
tutti
i
nostri
dolori
,
le
nostre
vergogne
,
le
nostre
umiliazioni
....
e
che
lui
soltanto
meritava
di
essere
punito
.
"
Basta
:
fra
me
ed
Ilda
combinammo
di
ritrovare
le
vostre
tracce
.
"
Ma
una
lettera
di
mio
cognato
mi
chiamò
ad
Ivrea
.
Mia
sorella
,
colpita
al
cuore
dalla
mia
condanna
,
andava
adagio
adagio
estinguendosi
.
"
Mio
cognato
l
'
aveva
condotta
per
qualche
tempo
in
Isvizzera
con
Gina
;
però
la
mia
povera
sorella
non
volle
fermarsi
ivi
a
lungo
e
tornò
ad
Ivrea
.
"
Ella
aspettava
il
mio
ritorno
,
e
mio
cognato
sperava
che
la
mia
presenza
contribuisse
a
renderle
la
salute
.
"
Severina
morì
invece
sei
mesi
dopo
nelle
mie
braccia
,
e
con
una
mano
stretta
in
quella
del
marito
.
"
L
'
ultimo
suo
pensiero
fu
per
voi
.
-
Aldo
tacque
un
istante
perchè
aveva
delle
lacrime
nella
voce
.
Bianca
e
gli
altri
pure
piangevano
.
-
Mio
cognato
,
-
continuò
Aldo
-
che
in
pochi
mesi
era
divenuto
tutto
bianco
,
colla
faccia
rugosa
,
la
schiena
curva
come
un
vecchio
,
presso
al
letto
di
morte
di
Severina
voleva
suicidarsi
.
"
Feci
appena
in
tempo
per
strappargli
l
'
arme
dalle
mani
.
Tuttavia
egli
partì
dopo
senza
volermi
dire
dove
si
sarebbe
recato
.
"
Mi
ritrovai
solo
con
Gina
,
che
mi
chiedeva
insistentemente
di
voi
.
"
Allora
sorse
in
me
il
progetto
di
ricercarvi
,
di
avvicinarvi
,
in
unione
a
tutti
coloro
che
avrebbero
voluto
vendicarvi
.
"
Mi
recai
con
la
bimba
a
Torino
,
spiegai
il
mio
progetto
al
Trani
.
"
Egli
mi
approvò
.
"
Scrissi
a
Celia
,
ebbi
un
colloquio
con
Ilda
,
e
pochi
giorni
dopo
potevo
dire
a
Gina
:
"
-
Non
piangere
:
noi
andremo
in
cerca
della
tua
mammina
.
-
"
Avevamo
deliberato
di
formare
una
compagnia
di
sonatori
ambulanti
,
di
percorrere
l
'
Italia
per
seguire
le
vostre
tracce
.
"
Per
mezzo
del
Trani
,
ci
fu
facile
avere
un
passaporto
in
piena
regola
.
Io
passavo
per
il
padre
di
Gina
,
orfana
di
madre
,
Ilda
per
mia
sorella
,
Celia
,
una
zia
.
"
Ora
non
sto
a
descrivervi
tutte
le
peripezie
del
nostro
viaggio
:
vi
dirò
solo
che
,
arrivati
a
Messina
,
una
lettera
del
cavaliere
Trani
ci
avvertiva
che
il
conte
aveva
acquistata
questa
villa
,
e
che
qui
si
era
ritirato
con
voi
.
E
si
diceva
che
,
guarita
dalla
pazzia
cagionata
dai
dolori
sofferti
,
vi
eravate
riconciliata
col
marito
.
"
Per
quanto
io
soffrissi
,
era
tale
il
desiderio
di
sacrificarmi
per
la
vostra
felicità
,
che
vi
perdonai
di
aver
dimenticato
le
ingiustizie
da
me
sopportate
.
"
Avremmo
dato
tutti
la
vita
per
risparmiarvi
un
nuovo
rammarico
.
"
Però
,
se
io
perdonavo
a
voi
,
Ilda
non
perdonava
all
'
uomo
che
le
cagionò
tanto
male
.
"
-
Voglio
assicurarmi
che
la
lettera
dica
il
vero
!
-
esclamò
.
-
Io
non
credo
al
pentimento
di
costui
:
ho
idea
che
quella
riconciliazione
debba
servire
al
conte
per
giungere
al
possesso
di
tutte
le
ricchezze
della
moglie
,
e
ottenuto
il
suo
scopo
:
sopprimerla
.
-
"
Allora
scrivemmo
al
Trani
per
fargli
parte
dei
nostri
sospetti
;
egli
ci
rispose
che
ormai
il
conte
era
nelle
sue
mani
,
e
ci
pregava
di
tornare
a
Torino
.
"
È
inutile
vi
racconti
adesso
il
colloquio
che
ebbi
col
Trani
:
ne
capirete
più
tardi
il
risultato
.
"
Egli
però
non
sa
che
ci
troviamo
qui
in
questo
momento
,
ma
io
non
seppi
resistere
al
desiderio
di
Gina
,
di
Celia
e
di
Ilda
,
che
volevano
ad
ogni
costo
avvicinarvi
,
mentre
io
non
osavo
sperare
tanta
felicità
.
"
Adesso
siamo
in
attesa
dei
vostri
ordini
.
-
Un
momento
!
-
esclamò
Ilda
,
che
fino
allora
aveva
taciuto
.
-
Io
debbo
e
voglio
dire
alla
contessa
quale
sia
il
mio
scopo
nell
'
avvicinarmi
a
lei
;
ma
prima
,
guardatemi
bene
,
signora
.
-
Ella
si
era
avvicinata
a
Bianca
,
che
fissò
con
compassione
quel
volto
un
giorno
affascinante
,
ora
alterato
dal
dolore
,
quegli
occhi
sinistramente
fiammeggianti
,
quella
bocca
livida
.
-
Il
signor
Aldo
è
un
santo
!
-
disse
la
giovane
sedendo
di
fronte
a
Bianca
.
-
Condannato
ingiustamente
,
torturato
,
parla
ancora
di
clemenza
,
di
perdono
.
Io
,
no
!
Sarà
una
demenza
la
mia
,
ma
non
avrò
pace
finchè
non
schiaccerò
sotto
i
miei
piedi
il
miserabile
,
cagione
di
tante
sventure
!
Mi
ucciderò
se
non
l
'
uccido
,
e
sono
donna
da
mantenere
la
mia
parola
!
"
Ho
troppo
sofferto
per
cagion
sua
,
ho
veduto
troppo
soffrire
gli
altri
,
innocenti
al
pari
di
me
!
"
Ed
è
giusto
questo
?
"
Io
sono
adesso
come
una
belva
che
va
attorno
alla
gabbia
nell
'
attesa
di
sbranare
chi
l
'
ha
ridotta
all
'
impotenza
.
"
Egli
deve
venire
qui
,
non
è
vero
?
Ed
io
qui
resto
.
"
Scommetto
che
non
sarà
solo
;
egli
avrà
seco
l
'
uomo
che
ha
già
spinto
ad
assassinare
una
innocente
;
colui
è
sua
vittima
!
"
Fabio
è
uscito
di
prigione
,
ma
nessuno
sa
dove
si
sia
nascosto
.
"
Nessuno
lo
sa
?
M
'
inganno
!
Il
conte
deve
saperlo
ed
io
ho
il
presentimento
che
verrà
qui
con
lui
per
compiere
qualche
altro
mostruoso
delitto
.
"
Ma
non
temete
:
ci
sono
io
,
io
che
strapperò
finalmente
la
maschera
all
'
infame
Livio
,
che
mostrerò
a
Fabio
chi
sia
l
'
uomo
al
quale
egli
affidò
un
giorno
la
fidanzata
.
"
Io
non
ho
paura
nè
dell
'
uno
,
nè
dell
'
altro
:
forte
della
mia
innocenza
,
saprò
far
giustizia
e
lasciare
a
Fabio
,
che
dubitò
di
me
,
un
eterno
rimorso
.
"
Contessa
,
è
vero
che
non
ci
allontanerete
dalla
villa
?
-
No
!
-
disse
pronta
Bianca
.
-
Rimarrete
tutti
presso
di
me
.
È
qui
un
uomo
che
il
conte
mi
ha
posto
al
fianco
per
sorvegliarmi
;
ma
costui
ormai
è
divenuto
lo
schiavo
di
ogni
mia
volontà
.
Egli
vi
assegnerà
un
appartamento
in
questa
casa
,
eseguirà
gli
ordini
che
io
darò
.
Tornate
nel
padiglione
;
anzi
,
vi
accompagnerò
io
stessa
per
non
dare
sospetto
alla
servitù
;
voi
sola
,
Ilda
,
rimanete
qui
ad
aspettarmi
:
ho
bisogno
di
parlarvi
in
particolare
.
-
La
contessa
uscì
,
seguita
da
Gina
,
Celia
ed
Aldo
.
Ilda
non
li
seguì
.
Essa
si
era
abbandonata
su
di
una
poltrona
e
nascondendosi
il
volto
fra
le
mani
pianse
silenziosamente
.
Ad
un
tratto
la
giovane
fremette
.
Una
voce
dietro
a
lei
,
una
voce
piena
di
lacrime
,
diceva
:
-
Ilda
,
se
vuoi
uccidere
anche
questo
sciagurato
che
osò
dubitare
di
te
,
eccomi
pronto
:
non
mi
difenderò
!
-
Fabio
si
gettò
ai
piedi
della
giovane
.
-
Indietro
,
assassino
!
-
esclamò
.
-
Io
non
ti
credo
più
;
se
ti
trovi
in
questo
luogo
,
è
per
commettere
un
altro
delitto
.
-
Io
sono
qui
invece
per
salvarvi
tutti
e
punire
il
nostro
comune
carnefice
.
-
Ipocrisia
,
menzogna
!
-
gridò
Ilda
.
-
Vattene
,
vattene
!
-
Fabio
si
era
alzato
e
la
guardava
con
infinita
tenerezza
e
pietà
.
Ilda
,
che
se
lo
vedeva
sempre
dinanzi
,
fu
presa
da
un
impeto
di
furore
.
-
Ma
vattene
dunque
!
Non
capisci
che
la
tua
presenza
mi
è
odiosa
?
-
No
,
fermatevi
,
Fabio
!
-
disse
dolcemente
la
contessa
che
rientrava
in
quell
'
istante
.
-
Ho
bisogno
che
voi
siate
presente
al
colloquio
che
avrò
con
Ilda
.
-
X
.
-
Non
vuoi
prendere
la
rivincita
?
-
chiese
il
marchese
Passiflora
a
Livio
,
che
aveva
gettate
le
carte
e
si
alzava
dalla
tavola
da
giuoco
,
dove
perdeva
.
-
No
;
-
rispose
il
conte
,
fingendo
di
trattenere
uno
sbadiglio
-
sono
stanco
;
me
ne
vado
a
letto
.
-
Passiflora
si
mise
a
ridere
.
-
Quando
Cinzia
tornerà
dal
suo
breve
viaggio
,
-
soggiunse
-
sarà
soddisfatta
di
sentire
che
durante
la
sua
assenza
i
miei
amici
disertano
le
sale
prima
della
mezzanotte
.
Ma
spero
sia
questo
il
suo
ultimo
viaggio
e
che
al
suo
ritorno
possiamo
incominciare
le
pubblicazioni
per
le
nozze
.
-
Te
l
'
auguro
!
-
disse
il
conte
porgendo
la
mano
al
marchese
.
Una
carrozza
attendeva
il
conte
alla
porta
.
Egli
vi
salì
e
si
fece
condurre
verso
il
corso
Grugliasco
.
Già
da
tre
giorni
Cinzia
aveva
preso
possesso
del
nido
delizioso
in
cui
prima
non
faceva
che
rare
comparse
.
Ella
si
era
fatta
consegnare
da
Livio
la
chiave
,
dicendogli
che
là
dentro
voleva
essere
la
sola
padrona
e
non
desiderava
che
egli
ne
profittasse
per
condurvi
altre
donne
.
Inoltre
aveva
voluto
che
Livio
si
recasse
da
Passiflora
onde
non
dargli
alcun
sospetto
fino
al
giorno
decisivo
della
loro
rottura
.
Il
conte
aveva
ceduto
a
tutte
le
sue
volontà
,
tanto
più
che
non
aveva
il
diritto
di
dubitare
del
suo
amore
,
se
la
capricciosa
rinunziava
al
marchese
per
lui
.
Egli
scese
dinanzi
alla
porticina
segreta
e
pulsò
il
campanello
elettrico
.
Un
uomo
che
pareva
un
domestico
comparve
,
facendo
un
inchino
.
-
È
il
signor
conte
!
Avanti
,
avanti
!
-
Livio
lo
guardò
con
sorpresa
:
non
aveva
mai
veduto
quell
'
individuo
.
Tuttavia
lo
seguì
senza
esitare
.
Nell
'
anticamera
il
domestico
gli
tolse
il
soprabito
,
il
cappello
,
il
bastone
,
e
stava
per
precederlo
nel
salotto
,
quando
Cinzia
apparve
sorridente
.
Salutò
il
conte
,
indi
,
rivolta
al
domestico
:
-
Puoi
andartene
;
non
abbiamo
più
bisogno
di
nulla
.
Vieni
,
amor
mio
!
-
disse
al
conte
.
Livio
seguì
Cinzia
,
che
lo
condusse
fino
ad
un
padiglione
di
lillà
,
posto
in
un
angolo
del
giardino
.
Il
padiglione
era
vivamente
illuminato
;
nel
mezzo
era
preparata
una
tavola
per
due
,
con
piatti
freddi
,
gelatine
ed
un
numero
abbastanza
notevole
di
bottiglie
in
ghiaccio
.
Cinzia
rideva
come
una
bambina
.
-
Sei
contento
della
sorpresa
?
-
disse
.
-
Qui
godremo
di
un
fresco
delizioso
e
di
un
profumo
inebriante
,
mentre
ceniamo
:
e
saremo
al
tempo
stesso
nella
più
completa
libertà
,
come
isolati
dal
mondo
intero
.
-
Sì
,
è
bellissimo
e
ti
ringrazio
del
tuo
gentil
pensiero
!
-
esclamò
Livio
.
-
Ma
dimmi
,
chi
è
quel
domestico
venuto
ad
aprirmi
?
-
È
un
cameriere
della
trattoria
dove
ho
ordinato
la
cena
:
oggi
ho
avuto
anche
altri
uomini
in
casa
:
tappezzieri
,
fiorai
,
perchè
ho
voluto
cambiare
le
giardiniere
e
i
mobili
che
non
mi
piacevano
....
Mi
sgriderai
?
-
Perchè
dovrei
sgridarti
?
Ti
ho
dato
carta
bianca
!
Ma
siedi
qui
;
non
mi
hai
ancora
dato
un
bacio
.
-
Aspetta
;
prima
vado
a
vedere
che
non
ci
sia
più
alcuno
.
-
Fuggì
,
ma
ritornò
dopo
brevi
istanti
e
gli
si
gettò
fra
le
braccia
,
esclamando
:
-
Siamo
proprio
soli
....
soli
....
Oh
!
che
felicità
!
...
-
Livio
se
la
strinse
al
petto
con
passione
,
ma
Cinzia
si
svincolò
.
-
Le
sentimentalità
a
più
tardi
!
-
disse
ridendo
.
-
Prima
ceniamo
.
-
Al
conte
pareva
di
non
averla
mai
vista
più
desiderabile
.
Sedette
accanto
a
lei
sopra
un
divano
che
la
cortigiana
aveva
ivi
fatto
trasportare
.
Cinzia
mangiò
con
appetito
,
o
mentre
mangiava
volle
sapere
da
Livio
che
cosa
gli
avesse
detto
il
marchese
.
Livio
le
ripetè
lo
ultime
frasi
di
lui
.
Cinzia
rise
a
crepapelle
.
-
Che
imbecilli
sono
gli
uomini
!
-
esclamò
.
-
Anche
per
me
dici
questo
?
-
Perchè
no
?
-
rispose
la
cortigiana
,
alzando
le
spalle
con
aria
di
sfida
.
-
Ne
faccio
giudice
te
stesso
.
Mentre
sei
in
possesso
di
una
moglie
bella
,
adorabile
,
stai
qui
a
spasimare
per
una
donna
,
che
non
vale
la
punta
del
suo
dito
mignolo
.
-
Non
dire
così
,
nè
mi
parlare
di
mia
moglie
;
voglio
te
,
te
sola
!
-
Ella
divenne
più
audace
.
-
Sì
,
me
l
'
hai
già
ripetuto
,
salvo
poi
,
se
io
domani
lascio
definitivamente
il
marchese
per
te
,
ad
abbandonarmi
dopo
una
settimana
in
mezzo
ad
una
strada
.
-
No
,
Cinzia
,
te
lo
giuro
!
-
I
tuoi
giuramenti
valgono
poco
.
Che
garanzia
ne
ho
io
?
-
Ma
sarei
qui
,
vicino
a
te
,
a
supplicarti
di
essere
mia
,
se
non
ti
amassi
?
-
Il
riso
di
Cinzia
si
fece
insolente
.
-
Amarmi
?
-
interruppe
.
-
Questa
parola
in
bocca
tua
è
una
bestemmia
.
Se
la
povera
Giulietta
Lovera
non
ti
avesse
prestato
fede
quando
le
giuravi
altrettanto
,
tu
,
invece
di
farla
sopprimere
da
quello
stolido
che
credeva
a
tutte
le
tue
menzogne
,
l
'
avresti
adorata
;
se
Bianca
Moreno
avesse
riso
alle
fanfaluche
che
le
raccontavi
,
sarebbe
stata
la
moglie
felice
di
un
altro
,
e
tu
saresti
con
un
impiccio
di
meno
.
-
Taci
,
Cinzia
,
taci
!
-
mormorò
il
conte
.
-
No
,
voglio
che
tu
capisca
che
a
me
non
la
darai
ad
intendere
.
-
Ebbene
,
ammetti
pure
che
quello
che
provo
per
te
non
sia
amore
,
ma
un
delirio
dei
sensi
;
-
proruppe
eccitato
Livio
,
bevendo
molto
vino
generoso
,
mentre
toccava
appena
i
cibi
-
ma
è
certo
che
ho
bisogno
assoluto
di
te
,
nè
potrei
adesso
lasciarti
.
Con
te
sola
posso
sfogarmi
liberamente
,
dire
tutto
quello
che
penso
....
-
Cioè
,
quello
che
ti
torna
più
comodo
dire
,
-
interruppe
Cinzia
-
e
tenermi
invece
nascosti
gli
eventi
più
importanti
della
tua
vita
.
Così
mi
confidasti
di
esserti
sbarazzato
di
Giulietta
Lovera
per
mezzo
di
Fabio
,
ma
non
mi
dicesti
il
segreto
che
ti
lega
a
costui
,
qualche
grave
motivo
,
nè
mi
raccontasti
del
famoso
tranello
che
servì
a
perdere
Aldo
e
la
bella
Cleo
,
mia
rivale
.
E
vuoi
che
creda
di
essere
la
tua
prescelta
?
No
!
Più
penso
ai
tuoi
inganni
,
anche
verso
me
,
più
mi
cresce
il
desiderio
di
darti
un
addio
per
sempre
e
ritornare
dal
mio
vecchio
marchese
,
nel
cui
cuore
leggo
come
in
un
libro
aperto
.
E
tu
cercherai
un
'
altra
amante
,
chè
delle
donne
non
ne
mancano
,
quando
si
ha
le
tasche
piene
,
benchè
quel
denaro
sia
stato
estorto
in
modo
poco
delicato
a
tua
moglie
.
-
Ma
taci
dunque
!
-
gridò
Livio
in
un
impeto
di
collera
e
di
passione
,
rovesciandola
sul
divano
.
-
Vuoi
dunque
farmi
impazzire
?
-
La
cortigiana
disse
con
la
più
completa
calma
:
-
E
tu
vuoi
il
mio
amore
,
mentre
mi
tratti
da
villano
?
Vuoi
forse
strangolarmi
come
facesti
con
Ilda
,
per
violarla
?
-
Il
conte
si
raddrizzò
con
impeto
.
-
Violarla
?
-
ripetè
.
-
Chi
ti
ha
dato
ad
intendere
tali
stupide
fandonie
?
Sì
,
l
'
avrei
fatto
,
perchè
era
in
mia
balìa
,
se
nella
stanza
attigua
non
vi
fosse
stato
Aldo
e
non
avessi
avuto
timore
di
essere
sorpreso
.
Vuoi
saper
tutto
?
Te
lo
dirò
,
ma
devi
giurarmi
di
non
far
più
parola
del
marchese
Passiflora
e
di
lasciare
Torino
con
me
.
Sì
,
sono
ricco
,
tu
l
'
hai
detto
,
e
con
questo
denaro
potremo
viaggiare
,
divertirci
,
godere
ancora
la
vita
!
-
Non
mi
basta
.
-
Che
vuoi
ancora
?
-
Te
lo
dirò
poi
,
quando
avrai
parlato
.
Ora
confessati
a
me
....
lo
voglio
....
te
ne
prego
!
-
Maliarda
!
-
Nel
giardino
il
silenzio
era
perfetto
.
Il
conte
colmò
un
bicchiere
di
vino
,
e
dopo
averlo
vuotato
:
-
Ascoltami
:
-
disse
afferrando
una
mano
di
Cinzia
-
voglio
contentarti
,
perchè
tu
sola
mi
sei
stata
fedele
anche
quando
t
'
ingannavo
,
ed
è
forse
per
questo
che
torno
con
delirio
a
te
,
ora
che
non
ho
più
altri
che
mi
ami
.
-
Non
hai
fatto
la
pace
con
tua
moglie
?
-
L
'
hai
creduto
?
Ebbene
,
te
lo
giuro
,
Cinzia
:
dal
giorno
che
Bianca
trovò
la
tua
lettera
,
prese
a
odiarmi
,
a
disprezzarmi
:
nè
le
preghiere
,
nè
le
minacce
poterono
indurla
ad
amarmi
ancora
:
sarebbe
morta
prima
di
cedermi
.
"
Eppure
un
giorno
mi
amò
!
Ricordo
ancora
le
prime
felicità
della
nostra
unione
.
"
Ma
non
ne
parliamo
più
:
tutto
è
passato
;
fra
me
e
Bianca
vi
è
un
muro
di
ghiaccio
;
se
ella
mi
lascia
amministrare
il
denaro
ereditato
,
se
vive
in
una
completa
solitudine
,
è
perchè
crede
forse
che
l
'
uomo
da
lei
amato
sia
morto
.
"
Ed
io
l
'
odio
,
quell
'
Aldo
,
e
vorrei
averlo
non
solo
infamato
,
ma
ucciso
!
"
Sì
,
io
tesi
quel
tranello
a
lui
e
ad
Ilda
,
ma
ti
giuro
che
in
quella
sera
non
ci
pensavo
.
"
Mi
ero
recato
a
casa
di
Ilda
,
o
della
bella
Cleo
,
come
tu
la
chiami
,
assalito
da
un
desiderio
ardente
di
conoscere
l
'
uomo
che
essa
aveva
preferito
a
me
.
"
Aldo
Pomigliano
mi
venne
indicato
come
l
'
amante
della
bella
Cleo
.
"
Chi
era
costui
?
Dove
prendeva
il
denaro
per
mantenere
il
lusso
della
giovane
?
"
Il
marchese
Passiflora
s
'
incaricò
di
spiegarmelo
.
Egli
mi
disse
che
l
'
oro
con
cui
Aldo
pagava
i
capricci
della
cortigiana
proveniva
da
mia
moglie
,
di
cui
era
l
'
amante
.
"
Nel
primo
impeto
del
furore
volevo
correre
nella
sala
,
schiaffeggiare
il
giovane
,
ucciderlo
;
ma
riflettendo
meglio
,
pensai
che
lo
scandalo
sarebbe
ricaduto
su
me
,
e
volli
trovare
un
altro
mezzo
per
vendicarmi
.
"
Ed
il
mezzo
mi
si
offrì
quella
notte
stessa
.
-
Qui
il
conte
raccontò
a
Cinzia
la
scena
accaduta
nella
camera
della
bella
Cleo
.
-
Tu
fosti
fortunato
!
-
esclamò
Cinzia
quando
egli
le
ebbe
detto
tutto
,
e
come
fosse
fuggito
dalla
casa
d
'
Ilda
senza
incontrare
alcuno
.
-
La
fortuna
è
degli
audaci
!
Ora
incomincio
a
credere
che
tu
sia
l
'
uomo
che
mi
convenga
.
-
Cinzia
!
-
mormorò
Livio
appassionatamente
,
cercando
attirarla
a
sè
.
-
Un
momento
!
-
diss
'
ella
svincolandosi
.
-
Ancora
non
mi
hai
detto
tutto
.
Chi
è
dunque
Fabio
,
il
complice
,
che
fai
agire
a
tuo
talento
,
che
preferisce
disonorarsi
al
disonorarti
?
-
Vuoi
saperlo
?
Quell
'
uomo
che
ha
fede
in
me
come
in
Dio
,
è
mio
fratello
.
Siamo
figli
della
stessa
madre
,
ma
egli
è
nato
per
essere
il
mio
schiavo
,
io
il
padrone
:
la
nostra
sorte
non
sarà
mai
uguale
:
io
potrei
ucciderlo
,
egli
mi
adorerà
fino
alla
morte
.
-
Fabio
sa
di
questo
legame
che
esiste
fra
voi
?
-
Sarei
stato
uno
stupido
se
glielo
avessi
rivelato
!
Egli
porta
il
nome
di
due
vecchi
servi
di
mia
madre
,
che
salvarono
in
tal
modo
l
'
onore
della
loro
padrona
.
Fabio
ignorerà
sempre
la
verità
,
mi
adora
come
suo
benefattore
,
non
ha
altra
volontà
che
la
mia
.
-
Cinzia
gli
disse
lentamente
:
-
Così
,
se
tu
dovessi
sopprimere
tua
moglie
,
ti
serviresti
ancora
di
lui
?
-
II
conte
balbettò
:
-
Sopprimere
mia
moglie
?
A
che
scopo
?
-
Cinzia
si
mise
a
ridere
.
-
E
me
lo
domandi
,
mentre
pretendi
di
amarmi
?
Se
vuoi
che
io
abbandoni
Passiflora
,
ricominci
la
vita
con
te
,
devi
cercare
il
mezzo
di
sopprimere
tua
moglie
;
così
,
liberi
entrambi
,
ricominceremo
la
vita
in
due
,
non
pensando
più
che
ad
adorarci
.
Vuoi
?
-
Si
era
chinata
verso
lui
,
avvolgendolo
del
suo
profumo
.
Livio
fu
inebriato
.
-
Sì
,
-
rispose
-
fa
'
conto
che
Bianca
sia
già
morta
.
Ma
questa
volta
Fabio
sarà
uno
strumento
incosciente
:
egli
le
verserà
la
morte
in
qualche
bevanda
,
dove
vi
sarà
della
polvere
che
io
gli
consegnerò
come
un
medicinale
per
guarirla
.
Sei
contenta
così
?
-
Sei
proprio
l
'
uomo
che
io
ho
sempre
sognato
,
l
'
unico
che
io
possa
amare
!
-
esclamò
Cinzia
.
-
Vieni
,
rientriamo
in
casa
.
-
Essi
erano
spariti
,
lasciando
accesi
i
lumi
nel
padiglione
.
Allora
sorsero
,
come
dalla
terra
,
cinque
uomini
vestiti
di
nero
.
Uno
di
essi
disse
:
-
Non
una
parola
,
finchè
non
ci
troveremo
a
casa
mia
:
andiamo
,
è
tempo
.
-
Si
diresse
verso
la
porticina
segreta
;
gli
altri
lo
seguirono
in
silenzio
.
L
'
uomo
che
aveva
parlato
era
Umberto
Trani
.
XI
.
Bianca
ricominciava
a
godere
della
più
pura
felicità
.
Era
circondata
da
persone
fedeli
,
che
tutto
mettevano
in
opera
perchè
dimenticasse
i
suoi
dolori
.
Aveva
tanto
bisogno
di
essere
consolata
.
I
sonatori
ambulanti
vennero
alloggiati
nella
villa
,
e
Fabio
diede
ordine
che
si
avesse
per
essi
ogni
riguardo
.
Milia
si
avvide
con
sorpresa
che
il
servo
Martino
si
era
molto
interessato
di
quei
girovaghi
,
ed
aveva
permesso
che
la
piccola
Gina
dormisse
nella
stanza
stessa
della
contessa
.
Ciò
era
molto
strano
.
Ed
il
conte
non
compariva
.
Che
voleva
dir
ciò
?
Fabio
si
era
di
nuovo
assentato
,
ed
al
suo
ritorno
,
dopo
un
lungo
e
segreto
colloquio
con
la
contessa
,
aveva
licenziato
alcuni
domestici
,
mettendo
ai
loro
posti
Aldo
e
le
sue
compagne
.
Milia
incominciava
ad
avere
qualche
sospetto
.
Di
mano
in
mano
che
Bianca
ricuperava
le
forze
e
la
salute
,
le
sue
passeggiate
nel
parco
si
allungavano
sempre
più
e
si
faceva
spesso
accompagnare
dalle
nuove
cameriere
,
dal
nuovo
domestico
.
Ciò
inasprì
Milia
,
quantunque
la
contessa
le
avesse
detto
con
molta
dolcezza
:
-
Tu
non
devi
stancarti
.
Io
sto
benissimo
,
non
ho
più
bisogno
d
'
appoggio
e
sono
sorvegliata
lo
stesso
.
La
piccina
mi
tiene
per
mano
e
mi
aiuta
a
cogliere
i
fiori
:
non
desidero
altro
.
-
Ma
io
vorrei
sapere
se
il
conte
è
poi
proprio
contento
che
vi
teniate
attorno
della
gente
,
che
egli
non
conosce
!
-
rispose
Milia
.
La
contessa
aggrottò
lo
sopracciglia
.
-
Qui
adesso
la
padrona
sono
io
:
-
soggiunse
-
quando
tornerà
mio
marito
,
agirà
come
egli
crede
.
E
tu
sei
abbastanza
saggia
ed
onesta
per
comprendermi
.
-
Milia
però
non
era
persuasa
e
si
ripromise
di
sorvegliare
,
intuendo
che
tutti
quei
cambiamenti
di
persone
nascondevano
qualche
segreto
che
il
conte
ignorava
.
Una
sera
che
la
contessa
,
rientrata
in
camera
con
la
piccina
,
aveva
fatto
chiamare
Aldo
,
che
aveva
assunto
il
nomignolo
di
Cantor
,
appunto
perchè
cantava
sempre
qualche
romanza
accompagnandosi
con
la
chitarra
,
Milia
vide
scendere
furtivamente
nel
parco
Martino
con
la
più
giovane
della
compagnia
,
la
Moretta
,
come
la
chiamavano
.
La
vedova
intuì
un
intrigo
amoroso
.
-
Se
scopro
qualche
cosa
,
questa
volta
ne
avverto
il
conte
,
dovessi
recarmi
a
Torino
!
-
pensò
.
-
Tutti
questi
pasticci
mi
sanno
di
marcio
;
sono
certa
che
il
padrone
ignora
tutto
e
Martino
gli
ruba
il
salario
.
-
Si
era
tolta
le
scarpe
,
e
seguì
guardinga
la
coppia
che
non
s
'
era
accorta
di
lei
.
Fabio
camminava
accanto
ad
Ilda
,
senza
parlare
.
La
coppia
camminò
ancora
un
pezzo
,
quindi
sedette
sopra
un
sedile
all
'
ombra
di
alcune
piante
.
Milia
,
strisciando
leggermente
,
giunse
a
poca
distanza
da
loro
e
tese
avidamente
gli
orecchi
.
-
Ilda
,
-
disse
dolcemente
Fabio
con
una
voce
che
la
vedova
non
avrebbe
riconosciuta
se
non
avesse
saputo
da
chi
veniva
-
ho
voluto
parlarti
ancora
prima
di
partire
.
-
Il
conte
ti
ha
proprio
chiamato
?
-
Sì
,
egli
mi
dice
che
non
può
in
questo
momento
lasciar
Torino
ed
ha
urgente
necessità
di
vedermi
:
puoi
immaginarti
ciò
che
vuole
da
me
.
-
Dunque
,
non
è
sazio
d
'
infamie
,
non
ha
pietà
di
una
povera
martire
che
chiede
solo
di
essere
lasciata
tranquilla
?
Non
gli
basta
il
denaro
di
lei
:
ne
vuole
la
vita
!
Nè
il
suo
cuore
si
è
mosso
un
solo
istante
a
pietà
per
te
,
e
cerca
ora
di
nuovo
la
tua
mano
per
versare
la
morte
alla
sua
vittima
?
E
tu
puoi
ancora
resistere
di
fronte
a
lui
?
-
È
necessario
,
Ilda
,
se
vogliamo
salvare
la
contessa
,
-
disse
lentamente
Fabio
.
-
Non
temere
:
questa
volta
lui
cadrà
in
trappola
,
ed
io
,
suo
fratello
,
sarò
il
suo
giudice
!
Ilda
,
ho
voluto
vederti
,
perchè
tu
sei
forte
,
e
nessuno
più
di
te
può
vegliare
perchè
alla
povera
donna
nulla
trapeli
di
quanto
si
trama
attorno
a
lei
.
Le
ho
taciuta
l
'
ultima
parte
della
confessione
del
conte
per
timore
di
colpirla
mortalmente
:
l
'
ho
detto
a
te
,
perchè
conosco
la
tua
energia
e
so
che
non
mi
tradirai
.
E
poi
,
adesso
che
tu
mi
hai
perdonato
,
sento
in
me
un
coraggio
che
non
ebbi
mai
,
affronterò
tutto
.
-
La
voce
di
Ilda
si
fece
commossa
.
-
Fui
violenta
e
dura
con
te
.
-
esclamò
-
ma
avevo
sofferto
tanto
!
-
Oh
!
mia
Ilda
!
...
-
Stettero
un
momento
silenziosi
,
tenendosi
per
mano
.
-
Fabio
,
-
disse
ad
un
tratto
Ilda
-
io
vorrei
chiederti
un
'
altra
cosa
.
-
Parla
,
mia
cara
!
-
Dobbiamo
fidarci
di
Milia
,
quella
vedova
che
il
conte
ha
messo
al
fianco
della
moglie
?
Ho
sorpreso
certi
suoi
sguardi
che
mi
hanno
dato
da
pensare
.
Ella
sospetta
di
noi
.
-
Milia
-
rispose
gravemente
Fabio
-
è
una
buona
creatura
,
che
serba
riconoscenza
al
conte
per
averla
salvata
dalla
miseria
e
non
immagina
certo
di
servire
essa
pure
d
'
istrumento
cieco
ai
voleri
di
un
briccone
.
Essa
può
diventare
pericolosa
per
noi
non
essendo
a
parte
della
verità
.
Per
cui
fa
duopo
allontanarla
.
-
No
,
non
mi
allontanate
,
non
mi
allontanate
;
io
sarò
dei
vostri
,
se
è
vero
che
il
conte
è
un
uomo
cattivo
!
-
esclamò
Milia
,
non
potendo
contenersi
,
sorgendo
ad
un
tratto
dinanzi
alla
coppia
sbalordita
.
-
Sciagurata
!
Avevamo
dunque
ragione
di
dubitare
di
voi
!
-
proruppe
Fabio
alzandosi
con
impeto
.
-
Dove
vi
eravate
nascosta
?
Che
avete
sentito
?
-
Tutto
....
-
balbettò
la
vedova
con
voce
appena
intelligibile
-
ma
ve
lo
giuro
....
è
stato
a
fin
di
bene
....
-
Non
vi
crediamo
,
-
interruppe
Ilda
-
perchè
,
se
così
fosse
,
avreste
interrogato
lealmente
il
mio
compagno
o
la
contessa
....
No
,
non
possiamo
fidarci
di
voi
!
-
Milia
ebbe
una
scossa
nervosa
.
-
Se
io
fossi
una
donna
disonesta
,
se
io
volessi
tradirvi
,
-
disse
-
non
vi
chiederei
di
rimanere
qui
:
mi
sarei
recata
a
Torino
per
avvertire
il
conte
del
tradimento
che
si
prepara
per
lui
.
-
Fabio
ed
Ilda
si
consultarono
con
un
rapido
sguardo
,
poi
la
giovane
disse
:
-
Ebbene
,
vogliamo
prestarvi
fede
,
ma
se
vorreste
tradirci
,
non
vi
mancherebbe
la
punizione
.
-
Sono
sicura
che
non
me
la
meriterò
mai
.
-
Ecco
allora
ciò
che
esigo
da
voi
:
-
disse
Fabio
-
fingerete
colla
contessa
d
'
ignorare
che
essa
corre
un
pericolo
.
Durante
la
mia
assenza
fate
in
modo
che
nessun
estraneo
l
'
avvicini
ed
entri
nella
villa
.
Se
io
tornassi
in
compagnia
del
conte
,
non
parlate
delle
persone
che
ho
accolte
.
-
Il
conte
non
verrà
che
quando
sarà
finito
tutto
,
-
interruppe
Ilda
-
cioè
,
quando
l
'
avvertiremo
che
la
contessa
non
è
più
.
-
Milia
soffocò
un
grido
.
-
Mio
Dio
,
credete
proprio
che
il
conte
voglia
farla
sopprimere
?
-
Sì
;
-
rispose
Fabio
-
ma
Dio
vuole
altresì
che
la
buona
signora
abbia
intorno
cuori
devoti
,
persone
che
sapranno
dare
la
propria
vita
per
salvare
la
sua
....
-
Io
per
la
prima
,
-
esclamò
con
slancio
sincero
Milia
-
verserei
a
goccia
a
goccia
tutto
il
mio
sangue
per
lei
!
-
Vi
credo
.
-
disse
Ilda
stendendole
la
mano
.
Ritornarono
in
casa
.
La
mattina
seguente
la
posta
recava
una
lettera
di
Livio
alla
contessa
.
Il
conte
le
scriveva
:
"
Mia
adorata
Bianca
,
"
Dal
mio
e
tuo
fidato
servo
Martino
ho
saputo
che
tu
vai
migliorando
,
e
puoi
figurarti
se
ciò
mi
rallegra
,
mi
fa
benedire
di
essermi
allontanato
per
qualche
tempo
da
te
:
così
al
mio
ritorno
ritroverò
la
mia
Bianca
di
una
volta
e
ricominceremo
insieme
una
vita
nuova
.
"
Però
io
rimango
ancora
per
qualche
settimana
assente
,
farò
un
piccolo
viaggio
;
ma
siccome
voglio
mostrarti
che
non
ti
dimentico
ti
manderò
per
Fabio
una
cassettina
,
in
cui
troverai
diversi
oggetti
per
te
,
che
potranno
ricrearti
nella
tua
solitudine
e
farti
ricordare
chi
ti
adora
sempre
.
"
Tuo
aff.mo
marito
LIVIO
.
"
Fabio
,
partito
la
mattina
,
tornò
infatti
la
sera
portando
la
cassettina
datagli
dal
conte
per
la
moglie
.
Quella
cassettina
conteneva
gingilli
giapponesi
,
scatole
d
'
argento
piene
di
confetti
,
boccettine
di
profumo
ed
una
fiala
di
vetro
azzurro
,
su
cui
ora
stampato
:
"
Elixir
miracoloso
di
lunga
vita
per
ridonare
le
forze
,
ringiovanire
la
mente
,
eccitare
l
'appetito."
-
Il
conte
mi
ha
raccomandato
questo
elixir
,
-
disse
Fabio
a
Bianca
.
-
Egli
mi
ha
detto
di
versarne
alcune
gocce
ogni
sera
nella
limonata
che
prendete
prima
di
andare
a
letto
,
ed
ha
aggiunto
che
in
pochi
giorni
sarete
guarita
.
-
Un
tremito
assalì
Bianca
:
un
presentimento
le
attraversò
lo
spirito
.
-
Questa
fiala
contiene
del
veleno
!
-
esclamò
.
Fabio
rimase
calmo
.
-
Io
non
lo
so
,
contessa
:
-
rispose
-
vi
ripeto
le
parole
e
l
'
ordine
datomi
da
vostro
marito
.
Ma
dal
canto
mio
vi
dico
:
conservate
questa
fiala
,
nascondetela
fino
al
momento
in
cui
vi
dirò
di
adoperarla
:
tenendola
nascosta
,
vedrete
che
compirà
il
miracolo
di
prolungare
a
voi
la
vita
ed
accorciarla
a
chi
ve
l
'
ha
mandata
.
E
giacchè
siamo
qui
uniti
,
aggiungo
:
l
'
ora
della
giustizia
è
sonata
!
-
PARTE
QUINTA
Il
castigo
del
colpevole
.
I
.
Erano
le
due
di
notte
.
Il
conte
Livio
Rossano
usciva
dalla
casa
di
Passiflora
,
dove
aveva
vuotato
il
suo
portafogli
,
perchè
la
sorte
gli
era
stata
sfavorevole
.
Egli
era
di
cattivissimo
umore
,
mentre
tornava
a
piedi
all
'
albergo
.
Cinzia
,
dopo
avere
stretto
un
patto
segreto
con
lui
,
era
partita
da
Torino
,
ingiungendogli
di
rimaner
lì
per
non
dare
sospetti
,
fino
a
che
l
'
ostacolo
che
impediva
la
loro
unione
fosse
stato
tolto
di
mezzo
per
sempre
.
La
cortigiana
gli
aveva
bensì
promesso
di
scrivergli
,
ma
ancora
non
si
era
fatta
viva
,
nè
da
Fabio
aveva
avuto
alcuna
nuova
sul
risultato
del
miracoloso
elixir
,
che
doveva
compiere
la
guarigione
della
contessa
.
Ciò
lo
rendeva
nervosissimo
,
inquieto
.
Quella
notte
il
cielo
era
oscuro
,
piovigginoso
:
nelle
strade
buie
,
deserte
,
tutto
ora
triste
,
silenzioso
.
Livio
era
giunto
all
'
angolo
di
una
strada
deserta
,
allorchè
un
uomo
di
alta
statura
gli
si
fece
dinanzi
,
balbettando
con
voce
commossa
:
-
Ho
bisogno
di
parlarvi
,
signor
conte
!
-
Livio
fece
istintivamente
un
passo
indietro
.
-
Parlarmi
a
quest
'
ora
?
-
esclamò
.
-
Che
cosa
volete
?
Io
non
vi
conosco
.
-
Mi
farò
conoscere
,
conte
.
-
interruppe
l
'
altro
togliendosi
il
cappello
e
mostrando
un
volto
pallido
,
patito
,
con
grand
'
occhi
luccicanti
,
coronato
da
capelli
bianchi
come
la
neve
.
-
Guardatemi
bene
.
Io
sono
un
uomo
onesto
,
non
vi
ho
mai
fatto
del
male
,
ma
voi
mi
condannaste
ad
una
vita
d
'
inferno
,
non
pensando
che
io
potessi
un
momento
o
l
'
altro
cogliervi
a
vostra
volta
.
-
Livio
l
'
osservava
con
stupore
,
non
conoscendo
affatto
quei
lineamenti
.
-
Io
credo
,
signore
,
-
gli
disse
-
che
i
fumi
del
vino
vi
abbiano
dato
al
cervello
,
perchè
più
vi
guardo
,
meno
mi
ricordo
di
avervi
già
veduto
.
-
Il
mio
volto
non
vi
è
certo
familiare
,
ma
io
non
sono
ubriaco
nè
pazzo
,
conte
;
se
non
mi
conoscete
di
figura
,
mi
conoscete
di
nome
:
sono
Guglielmo
Rivalta
,
il
cognato
di
Aldo
Pomigliano
.
-
Ah
!
-
esclamò
il
conte
,
lieto
di
trovare
qualcuno
su
cui
sfogare
i
suoi
nervi
.
-
Capisco
!
Siete
il
galantuomo
che
aiutava
lo
studente
galante
a
mangiare
i
denari
di
mia
moglie
.
-
Vile
,
miserabile
!
-
urlò
Guglielmo
facendo
l
'
atto
di
gettarsi
su
lui
.
Ma
il
conte
aveva
fatto
un
salto
indietro
,
e
con
un
rapido
mulinello
,
girando
il
bastoncino
,
ne
lasciò
cadere
il
pomo
di
piombo
sul
capo
scoperto
dello
sventurato
che
cadde
di
peso
al
suolo
.
Livio
non
stette
ad
osservare
se
fosse
ferito
o
morto
:
nessuno
aveva
assistito
a
quella
rapida
scena
,
onde
si
allontanò
lestamente
,
fischiando
un
'
aria
di
operetta
.
L
'
avventura
gli
aveva
calmato
i
nervi
.
Intanto
Guglielmo
,
che
per
il
colpo
perdeva
sangue
dal
capo
,
sotto
la
pioggia
incominciava
a
rinvenire
,
quando
sentì
alcune
voci
che
dicevano
:
-
È
ubriaco
!
-
No
,
è
ferito
!
-
Bisogna
trasportarlo
all
'
ospedale
!
-
Aspettate
che
cerchi
alla
meglio
di
fermargli
il
sangue
!
-
Sotto
la
pressione
della
mano
che
gli
fasciava
il
capo
con
un
fazzoletto
,
Guglielmo
si
riebbe
e
disse
:
-
Non
è
nulla
,
credo
di
potere
alzarmi
e
andare
a
casa
.
-
Gli
uomini
che
si
erano
presi
cura
di
lui
,
erano
dei
bravi
operai
,
che
a
quell
'
ora
già
si
recavano
al
lavoro
.
Essi
si
mostrarono
lieti
,
sentendo
che
il
ferito
parlava
.
-
Aspettate
,
signore
,
vi
sosterremo
e
vi
accompagneremo
fino
a
casa
.
-
Vi
ringrazio
,
vi
ringrazio
mille
volte
!
-
disse
Guglielmo
.
-
Ma
posso
andar
solo
.
Ho
avuto
uno
svenimento
,
e
nel
cadere
mi
sono
ferito
.
Ma
ora
sto
bene
.
-
E
salutati
gli
operai
si
allontanò
.
Guglielmo
Rivalta
aveva
preso
alloggio
nella
casa
stessa
dove
era
stata
assassinata
la
povera
Giulietta
,
e
non
avrebbe
neppure
egli
saputo
dire
il
perchè
.
Nel
casamento
avevano
dimenticato
il
dramma
accaduto
.
La
soffitta
abitata
un
giorno
da
Giulietta
,
quindi
da
Ilda
,
era
stata
presa
in
affitto
da
un
venditore
ambulante
che
vi
depositava
la
sua
merce
.
Guglielmo
Rivalta
aveva
affittato
una
camera
all
'
ultimo
piano
,
qualificandosi
sensale
.
Appena
si
trovò
nella
sua
cameretta
,
Guglielmo
si
sfasciò
la
testa
:
il
sangue
non
colava
più
.
Egli
empì
una
catinella
d
'
acqua
,
si
lavò
,
poi
,
fasciatosi
di
nuovo
,
si
stese
vestito
sul
letto
,
a
meditare
.
Egli
era
sparito
da
Ivrea
senza
lasciar
detto
dove
si
recasse
,
perchè
nessuno
potesse
dubitare
dell
'
idea
che
si
era
messa
in
mente
.
Guglielmo
voleva
provocare
il
conte
,
costringerlo
a
battersi
con
lui
,
ucciderlo
per
vendicare
tutte
le
vittime
del
miserabile
e
soprattutto
il
suo
povero
cognato
,
la
sua
adorata
Severina
e
sè
stesso
.
Il
signor
Rivalta
era
un
valentissimo
schermitore
,
per
cui
era
sicuro
del
fatto
suo
,
nè
gli
sorgeva
neppure
il
pensiero
che
in
un
duello
potesse
esser
vinto
.
Aveva
cercato
a
lungo
il
conte
e
l
'
aveva
ritrovato
per
esserne
quasi
aggredito
in
quel
modo
!
Guglielmo
digrignò
i
denti
,
si
morse
lo
dita
.
Il
suo
odio
contro
Livio
si
esasperava
.
Vendicarsi
,
vendicare
Severina
,
Aldo
e
tutti
gl
'
innocenti
!
Ciò
diventava
un
vero
fanatismo
nella
mente
di
Guglielmo
.
Il
giorno
dopo
uscì
di
casa
e
si
diresse
senz
'
altro
verso
l
'
albergo
,
dove
sapeva
che
il
conte
alloggiava
,
per
averlo
già
pedinato
.
-
Si
potrebbe
parlare
col
conte
Livio
Rossano
?
-
chiese
gentilmente
Guglielmo
al
segretario
dell
'
albergo
.
-
Il
conte
è
partito
per
la
sua
villa
di
Moncalieri
,
-
rispose
.
-
Ha
ricevuto
un
telegramma
che
lo
chiamava
colà
:
sembra
che
la
contessa
si
sia
improvvisamente
aggravata
.
-
Guglielmo
si
sentì
venir
freddo
.
-
Stava
male
,
la
contessa
?
-
Oh
!
da
molto
tempo
non
si
muove
più
dalla
villa
:
il
conte
non
teneva
neppur
più
casa
a
Torino
;
venendo
qui
per
i
suoi
interessi
,
si
tratteneva
nel
nostro
albergo
.
-
Lo
so
,
e
mi
dispiace
della
nuova
che
mi
dà
;
gli
scriverò
.
-
Allontanandosi
,
agitava
nella
sua
mente
terribili
idee
.
-
Anche
lei
,
anche
lei
!
...
Ah
!
questo
pone
il
colmo
a
tutte
le
sue
iniquità
.
Ma
sarà
l
'
ultima
,
lo
giuro
!
-
Guglielmo
salì
in
tranvai
per
recarsi
a
casa
.
Si
mise
nelle
tasche
della
giacca
una
rivoltella
carica
a
sei
colpi
,
un
paio
di
fazzoletti
,
il
portafogli
.
Guglielmo
non
sapeva
dove
si
trovasse
la
villa
del
conte
,
ma
era
sicuro
che
,
giunto
a
Moncalieri
,
tutti
gliel
'
avrebbero
indicata
.
Era
di
domenica
.
Il
signor
Rivalta
prese
il
tranvai
che
partiva
almeno
un
'
ora
prima
del
treno
,
e
arrivato
a
destinazione
si
fece
indicare
da
un
trattore
la
villa
del
conte
.
Era
distante
:
un
'
ora
di
cammino
;
ma
Guglielmo
non
si
sgomentò
.
Giunto
nei
pressi
della
villa
,
si
fermò
e
sedette
.
Come
entrare
là
dentro
?
-
Che
stupido
!
-
disse
a
un
tratto
.
-
Se
la
contessa
è
aggravata
andrà
bene
il
medico
a
curarla
,
le
si
chiamerà
anche
il
prete
.
Ebbene
,
per
mezzo
di
questi
,
io
entrerò
nella
villa
.
-
E
soddisfatto
della
sua
idea
,
si
rialzò
e
camminò
gesticolando
,
minacciando
un
fantasma
invisibile
.
II
.
Cinzia
non
aveva
lasciato
Torino
,
ma
compiuta
la
sua
parte
con
Livio
si
era
rifugiata
di
nuovo
in
casa
del
marchese
Passiflora
.
Fu
però
assai
sorpresa
di
non
trovare
nel
gentiluomo
quell
'
accoglienza
che
si
aspettava
per
essere
riuscita
a
smascherare
il
conte
in
faccia
a
coloro
che
lo
volevano
nelle
mani
.
-
Non
sei
contento
di
me
?
-
gli
chiese
con
audacia
.
-
Bada
che
io
ritorno
da
Livio
e
non
gli
nascondo
che
la
mia
è
stata
solo
una
commedia
per
perderlo
.
-
Tu
non
andrai
,
-
disse
freddamente
il
marchese
-
se
hai
cara
la
tua
vita
:
intanto
non
uscirai
dalla
tua
camera
,
perchè
se
tu
lo
tentassi
ti
ucciderei
!
-
Cinzia
si
morse
a
sangue
le
labbra
.
-
A
che
giuoco
giochiamo
,
vecchio
mio
?
-
esclamò
.
-
Non
sei
tu
forse
che
per
il
primo
mi
hai
spinta
a
vendermi
ai
nemici
del
conte
,
non
sei
tu
che
mi
hai
allettata
dicendomi
che
,
compiuta
un
'
impresa
che
avrebbe
liberata
la
società
di
un
birbante
,
mi
avresti
dato
il
tuo
nome
?
-
È
verissimo
.
-
E
allora
,
perchè
adesso
sembri
minacciarmi
,
invece
di
stendermi
le
braccia
come
meritavo
?
-
Il
perchè
lo
saprai
tra
qualche
giorno
.
Adesso
,
ti
ripeto
,
sei
mia
prigioniera
.
Tu
hai
detto
al
conte
che
partivi
per
un
viaggio
,
e
deve
crederlo
.
-
E
se
io
non
accettassi
la
tua
condizione
?
-
Non
discutiamo
.
Se
tu
tentassi
di
uscire
dalla
tua
camera
,
ti
farei
saltare
le
cervella
,
salvo
poi
a
fare
altrettanto
con
le
mie
.
Guarda
!
-
Le
mostrò
una
rivoltella
che
teneva
in
tasca
,
ed
aggiunse
in
tono
più
mite
:
-
Del
resto
,
non
è
che
una
prigionia
di
pochi
giorni
,
non
ti
mancherà
nulla
e
ti
servirò
io
stesso
da
carceriere
.
-
Cinzia
non
replicò
,
ma
provava
una
rabbia
profonda
,
mista
ad
un
'
angoscia
orribile
per
qualche
cosa
d
'
impreveduto
,
che
non
poteva
definire
.
-
È
questa
dunque
la
ricompensa
per
averti
servito
con
tanto
zelo
?
Senza
di
me
,
non
avresti
mai
avuto
il
conte
nelle
mani
.
-
Questo
è
vero
,
-
rispose
con
calma
il
marchese
.
-
E
senza
di
lui
non
t
'
avrei
così
bene
conosciuta
come
ora
ti
conosco
.
-
Cinzia
fu
chiusa
nella
sua
camera
,
ed
il
marchese
,
acceso
un
sigaro
,
si
ritirò
nel
suo
salotto
,
dove
si
mise
a
fumare
nervosamente
,
camminando
in
su
e
in
giù
,
gesticolando
.
Il
marchese
Passiflora
,
come
sappiamo
,
aveva
commesso
un
giorno
una
viltà
,
facendo
ritirare
dalla
posta
lettere
dirette
alla
contessa
,
lettere
che
la
condannavano
,
benchè
pura
ed
innocente
,
scoprendo
al
conte
il
legame
fra
Aldo
e
la
contessa
.
Inoltre
Passiflora
,
trovatosi
solo
,
senza
affetti
,
si
ora
dedicato
a
Cinzia
,
che
gli
pareva
creatura
fatta
proprio
per
lui
.
Col
proporle
di
vivere
insieme
,
il
marchese
aveva
avuto
lo
scopo
di
conoscerla
meglio
,
e
la
maliarda
aveva
saputo
agire
in
modo
,
che
egli
si
era
innamorato
di
lei
fino
a
sentire
il
bisogno
di
darle
il
suo
nome
,
onde
rialzarla
ai
propri
occhi
ed
a
quelli
degli
altri
.
E
quando
il
Trani
,
rimasto
suo
amico
,
gli
propose
di
servirsi
di
Cinzia
per
indurre
il
conte
a
confessione
,
il
marchese
dapprima
rifiutò
.
Non
era
bastato
a
Livio
di
togliergli
Bianca
,
e
gli
toglierebbe
ora
anche
la
sola
compagna
che
gli
abbisognava
?
Ed
in
uno
sfogo
di
passione
,
di
gelosia
,
disse
al
magistrato
:
-
Cedergli
Cinzia
?
Mai
,
mai
!
-
Il
Trani
guardò
l
'
amico
con
commiserazione
,
gli
prese
una
mano
,
che
tenne
stretta
nella
sua
.
-
Tu
commettesti
un
giorno
un
'
azione
indegna
dl
te
,
-
disse
-
ma
puoi
ancora
ripararla
,
perchè
in
fondo
sei
un
gentiluomo
onesto
,
nè
vorrai
macchiare
il
tuo
onore
per
una
donna
indegna
di
te
.
-
Tu
calunni
Cinzia
!
-
gridò
il
marchese
.
-
Ti
proverò
che
ella
si
ride
di
te
,
che
se
l
'
intende
di
nuovo
con
Livio
,
-
disse
il
Trani
.
Un
fiotto
di
sangue
salì
al
cervello
di
Passiflora
,
gli
imporporò
il
viso
.
-
È
falso
....
,
è
falso
!
...
-
È
la
verità
,
e
,
per
quanto
possa
offenderti
,
non
voglio
nascondertela
.
Tu
credevi
di
prendere
una
rivincita
sul
conte
,
prendendogli
la
donna
che
fu
sua
amante
.
Orbene
,
il
domani
stesso
,
i
due
si
ritrovarono
insieme
.
Nel
rivedersi
,
sentirono
risvegliarsi
con
nuova
forza
gli
istinti
bestiali
di
una
volta
;
ma
siccome
Cinzia
teme
di
perderti
,
finge
un
profondo
disprezzo
pel
conte
.
-
Passiflora
strinse
i
pugni
.
-
Se
ne
fossi
certo
!
-
esclamò
.
-
Che
faresti
?
Vorresti
imbrattare
la
tua
mano
di
gentiluomo
per
un
sgualdrina
?
Lascia
quella
parte
al
conte
,
che
oramai
ha
perduto
ogni
senso
di
onore
,
e
se
ti
resta
ancora
un
atomo
di
affetto
per
la
sventurata
contessa
che
tu
stesso
contribuisti
a
calunniare
,
aiutaci
a
salvarla
,
a
toglierla
dalle
mani
del
suo
carnefice
.
-
Non
invano
il
magistrato
aveva
fatto
appello
all
'
onore
del
marchese
.
Tutti
gli
istinti
cavallereschi
si
risollevarono
ad
un
tratto
in
lui
,
lo
fecero
ridiventare
padrone
di
sè
stesso
.
Egli
stese
la
mano
ad
Umberto
.
-
Ebbene
,
sarò
con
te
:
spiegami
quale
sia
il
tuo
progetto
!
-
Umberto
glielo
disse
.
Passiflora
ascoltò
dapprima
attentamente
,
poi
ad
un
tratto
interruppe
:
-
Ma
se
tu
affermi
che
Cinzia
è
d
'
accordo
con
Livio
,
non
accetterà
di
tradirlo
.
-
Lo
farà
;
tu
non
conosci
ancora
bene
quella
donna
:
ella
è
venale
e
non
vuol
perderti
.
Tutti
i
giorni
non
le
si
offre
l
'
occasione
di
divenire
marchesa
autentica
.
Io
le
farò
la
proposta
,
e
vedrai
che
l
'
accoglierà
con
entusiasmo
.
Intanto
domani
la
farò
chiamare
nel
mio
gabinetto
,
fingendo
di
volerle
parlare
da
sola
;
tu
sarai
ad
ascoltare
.
-
Accetto
,
accetto
e
ti
ringrazio
!
-
Passiflora
rimase
così
persuaso
della
perfidia
e
leggerezza
di
Cinzia
.
Quando
il
magistrato
le
propose
di
sedurre
novamente
il
conte
per
fargli
confessare
i
suoi
delitti
,
Cinzia
simulò
scrupoli
di
delicatezza
,
disse
che
non
si
sarebbe
mai
prestata
a
simile
commedia
.
Ma
quando
Umberto
le
dimostrò
che
egli
non
ignorava
i
misteriosi
convegni
di
lei
col
conte
nel
nido
del
corso
Grugliasco
,
Cinzia
,
spaventata
,
non
potendo
negare
,
balbettò
con
accento
soffocato
:
-
È
vero
,
non
ho
saputo
sottrarmi
al
fascino
che
mi
attira
verso
Livio
;
ma
,
per
pietà
,
non
mi
perdete
con
Passiflora
:
che
egli
nulla
venga
a
sapere
,
ed
io
vi
servirò
in
tutto
quello
che
volete
!
-
Il
marchese
stesso
desidera
di
smascherare
il
conte
,
e
dietro
mia
preghiera
acconsente
che
voi
l
'
attiriate
nel
tranello
che
io
ho
ideato
:
dalla
mia
bocca
Passiflora
non
saprà
nulla
;
ma
guai
a
voi
se
ci
tradirete
col
conte
!
-
Cinzia
aveva
ripresa
la
sua
audacia
.
-
Potete
fidarvi
di
me
:
ambisco
troppo
a
divenire
una
marchesa
autentica
.
-
Passiflora
ebbe
il
coraggio
di
non
muoversi
,
di
non
tradire
la
sua
presenza
con
un
solo
movimento
;
ma
appena
Cinzia
fu
partita
,
si
slanciò
presso
l
'
amico
esclamando
:
-
Tu
avevi
ragione
,
io
tenevo
una
benda
sugli
occhi
per
quella
sgualdrina
;
ma
ora
è
caduta
e
non
macchierò
il
mio
stemma
per
una
tale
femmina
,
come
pure
desidero
rialzarmi
agli
occhi
della
contessa
per
ottenere
un
giorno
il
suo
perdono
.
-
II
marchese
sentiva
ormai
troppa
vergogna
per
quello
che
aveva
fatto
,
ed
avrebbe
dato
metà
del
suo
sangue
per
rimediarvi
.
Cinzia
non
sapeva
che
la
notte
della
confessione
di
Livio
,
anche
Passiflora
era
fra
coloro
che
ascoltavano
.
Il
Trani
l
'
aveva
introdotto
nella
villa
sotto
un
travestimento
facendolo
passare
per
un
suo
fidato
agente
,
ed
il
marchese
si
era
allontanato
dopo
gli
altri
,
in
preda
ad
un
disgusto
orribile
per
quella
coppia
colpevole
,
assalito
da
uno
spasimo
angoscioso
nel
sentire
con
quanta
freddezza
il
conte
accettava
di
sbarazzarsi
della
moglie
.
Allorchè
Cinzia
era
ritornata
a
lui
,
fingendo
con
Livio
di
partire
finchè
tutto
fosse
finito
,
il
marchese
,
ritenendo
pericoloso
che
il
conte
sospettasse
la
presenza
della
cortigiana
nella
sua
casa
,
e
soprattutto
perchè
nessun
ostacolo
sorgesse
ad
impedire
quanto
il
Trani
aveva
combinato
,
pensò
di
tenervela
rinchiusa
.
Cinzia
,
prigioniera
da
due
giorni
,
incominciava
a
trovare
la
cosa
singolare
,
e
si
pentiva
di
aver
preferito
il
marchese
al
conte
,
dal
momento
che
questi
,
una
volta
libero
di
sua
moglie
,
si
dava
completamente
in
sua
balia
.
Dopo
una
settimana
passata
in
alternative
di
speranze
e
timori
,
Cinzia
non
ne
potè
più
.
Ella
voleva
ad
ogni
costo
uscire
dalla
sua
reclusione
.
Picchiò
,
risoluta
,
all
'
uscio
,
decisa
a
farne
saltare
in
aria
la
serratura
od
a
chiedere
aiuto
dalla
finestra
se
il
marchese
non
compariva
.
Ma
al
primo
clamore
Passiflora
accorse
.
-
Che
c
'
è
?
-
chiese
,
-
Che
vuol
dire
un
tal
chiasso
?
-
Vuol
dire
che
sono
stanca
di
rimanere
qui
!
-
esclamò
Cinzia
con
accento
rabbioso
.
-
Se
tu
avessi
avuto
pazienza
,
questa
sera
stessa
ti
avrei
liberata
,
-
risposo
Passiflora
.
-
Ma
non
importa
:
sarà
forse
meglio
anticipare
,
perchè
è
giunto
il
momento
di
una
spiegazione
importante
fra
noi
.
-
Cinzia
ristette
indecisa
,
turbata
,
e
senza
rispondere
si
mise
a
sedere
.
Passiflora
fece
altrettanto
e
,
senza
alcun
preambolo
:
-
Sai
dove
si
trova
in
questo
momento
il
tuo
amante
?
-
chiese
.
Cinzia
sussultò
.
-
Il
mio
amante
?
-
ripetè
.
-
Vuoi
forse
parlare
del
conte
?
Vuoi
prenderti
giuoco
di
me
?
Sai
bene
che
mi
sono
sacrificata
a
ritornare
con
lui
per
alcuni
giorni
onde
compiacere
te
ed
il
tuo
amico
Trani
.
-
Passiflora
lasciò
sfuggire
una
lugubre
risata
.
-
Ed
i
tuoi
ritrovi
anteriori
erano
pure
fatti
per
compiacermi
?
-
Cinzia
si
morse
le
labbra
,
ma
non
chinò
per
questo
gli
occhi
.
-
Il
tuo
amico
mi
ha
calunniata
!
-
Lui
?
Egli
non
ha
aperto
bocca
sul
conto
tuo
:
tu
stessa
ne
parlasti
trovandoti
nel
suo
gabinetto
,
senza
pensare
che
altri
poteva
ascoltarti
.
-
Ebbene
,
se
fosse
vero
?
Forse
che
non
vi
ho
dato
il
conte
nelle
mani
,
non
vi
ho
serviti
lealmente
,
mentre
potevo
tradirvi
ed
essere
a
quest
'
ora
molto
lungi
di
qui
con
lui
?
...
-
Ne
convengo
:
tu
hai
mantenuto
i
tuoi
patti
e
meriti
una
ricompensa
.
Per
cui
,
invece
di
consegnarti
alle
guardie
come
complice
del
conte
,
ti
condurrò
io
stesso
fino
a
Genova
,
ti
metterò
a
bordo
di
un
bastimento
che
ti
condurrà
lontana
dall
'
Italia
....
-
Siete
pazzo
!
-
interruppe
Cinzia
.
-
Non
partirò
!
-
Preferisci
dunque
la
prigione
alla
libertà
?
Perchè
,
se
tu
rimani
,
sarai
denunziata
per
aver
preso
parte
all
'
assassinio
di
Giulietta
Lovera
,
conoscendo
fino
da
allora
quello
ed
altri
intrighi
orditi
dal
conte
,
e
di
avere
ultimamente
istigato
il
conte
a
sbarazzarsi
di
sua
moglie
.
-
Non
è
vero
!
-
gridò
Cinzia
.
-
Cinque
testimoni
,
persone
onorate
,
attesteranno
come
tu
sola
abbia
spinto
il
conte
Rossano
a
sbarazzarsi
con
un
delitto
di
sua
moglie
.
-
Cinzia
,
còlta
al
laccio
,
gettò
un
grido
di
rabbia
e
disse
:
-
Siete
una
massa
di
vigliacchi
!
-
II
marchese
,
livido
,
trasse
di
tasca
la
rivoltella
.
Allora
la
sciagurata
si
vide
perduta
,
e
folle
di
terrore
si
gettò
ai
piedi
del
marchese
.
-
Perdonami
!
...
Perdonami
!
...
Non
mi
uccidere
!
...
Partirò
.
Farò
quello
che
vorrai
!
-
Gli
occhi
del
marchese
brillarono
di
una
gioia
sinistra
.
Nascose
lentamente
la
rivoltella
e
trasse
di
tasca
un
foglio
in
cui
era
scritto
che
Cinzia
si
obbligava
ad
obbedirlo
.
-
Ebbene
,
firma
!
-
le
disse
.
Cinzia
obbedì
.
-
Eccomi
in
tua
balìa
!
-
disse
poi
.
-
Non
avrei
mai
pensato
,
il
giorno
in
cui
mi
giuravi
di
amarmi
,
che
tutto
sarebbe
finito
così
!
-
Ella
lo
fissava
cogli
occhi
umidi
di
lacrime
,
e
Passiflora
,
temendo
di
cederle
,
lasciò
quella
camera
per
andare
a
rinchiudersi
nella
propria
.
Gli
occorrevano
alcune
ore
per
ricuperare
tutta
la
sua
fermezza
onde
giungere
alla
fine
del
suo
compito
.
Ma
quando
ritornò
da
Cinzia
,
trovò
la
camera
vuota
.
Aveva
dimenticato
di
rinchiuderla
,
e
la
cortigiana
ne
aveva
profittato
per
svignarsela
.
Passiflora
si
sfogò
in
invettive
,
quindi
finì
col
calmarsi
.
Doveva
avvertire
Umberto
di
quella
fuga
?
Sì
,
era
necessario
.
E
senz
'
altro
,
il
marchese
si
recò
dal
cavaliere
Trani
per
avvertirlo
di
quanto
accadeva
.
Ma
il
magistrato
aveva
egli
pure
lasciato
Torino
.
III
.
Nonostante
tutto
il
suo
cinismo
,
allorchè
il
conte
Rossano
ricevette
il
telegramma
di
Fabio
che
diceva
:
"
Contessa
improvvisamente
aggravata
,
si
teme
catastrofe
,
urge
vostra
presenza
"
,
un
livido
pallore
si
stese
sul
suo
volto
.
Egli
partì
subito
;
ma
era
molto
turbato
.
A
Moncalieri
fece
attaccare
un
calesse
che
avrebbe
guidato
egli
stesso
.
Livio
non
desiderava
che
alcuno
turbasse
le
sue
riflessioni
di
quell
'
ora
.
Egli
voleva
formarsi
tutto
un
piano
prima
di
giungere
alla
villa
.
Tutti
,
compreso
Fabio
,
dovevano
credere
al
suo
dolore
,
al
suo
strazio
per
la
fine
immatura
di
Bianca
.
Ad
un
tratto
sussultò
.
La
morte
di
Bianca
lo
lasciava
padrone
interamente
del
patrimonio
di
lei
?
Non
poteva
Bianca
aver
fatto
testamento
a
favore
di
altri
,
lasciando
a
lui
la
sola
legittima
?
Perchè
non
aveva
pensato
prima
a
tutto
ciò
?
Era
stato
pazzo
,
imprudente
!
-
Purchè
arrivi
in
tempo
a
rimediarvi
!
-
mormorava
fra
i
denti
.
-
Sono
stato
così
pazzo
da
cercare
di
toglierla
dal
mondo
prima
di
aver
sistemati
i
miei
interessi
.
-
Il
conte
sferzava
adesso
il
cavallo
per
giungere
più
presto
.
Bisognava
ad
ogni
costo
che
Bianca
testasse
a
suo
favore
.
Eccitato
da
quel
pensiero
,
il
conte
proseguiva
a
frustare
.
Era
giunto
ad
un
sentiero
,
le
cui
pietre
ruzzolavano
sotto
i
passi
del
cavallo
.
Livio
scese
e
condusse
a
mano
l
'
animale
.
Egli
fremeva
d
'
impazienza
.
Finalmente
giunse
al
cancello
della
villa
:
silenzio
perfetto
.
Livio
tirò
con
violenza
il
campanello
.
Il
giardiniere
corse
ad
aprire
.
Il
conte
gli
domandò
:
-
Ebbene
,
Lorenzo
?
La
contessa
è
dunque
peggiorata
?
-
Oh
!
signore
....
non
avrò
mai
il
coraggio
di
dirglielo
....
no
....
no
!
...
-
esclamò
il
giardiniere
.
E
ruppe
in
pianto
.
Livio
divenne
livido
.
-
Parla
....
lo
voglio
....
-
balbettò
con
accento
soffocato
-
la
contessa
....
mia
moglie
?
-
Lorenzo
rispose
con
voce
rotta
:
-
E
spirata
....
questa
mattina
.
-
Un
urlo
,
che
parve
avere
squarciato
il
cuore
del
conte
,
sfuggì
dalle
sue
labbra
.
-
Morta
!
...
Morta
!
...
No
!
Dimmi
che
non
è
vero
!
...
-
Ahimè
,
signore
....
se
potessi
farla
rivivere
,
darei
con
piacere
tutto
il
mio
sangue
!
-
Livio
sembrò
assalito
da
una
specie
di
furore
e
corse
verso
la
villa
.
Nel
vestibolo
vide
alcuni
domestici
che
l
'
osservavano
,
pallidi
e
inquieti
.
E
ad
un
tratto
gli
si
fece
incontro
Fabio
,
pallidissimo
,
ma
calmo
.
-
Perdonatemi
,
signor
conte
,
-
disse
con
voce
commossa
-
se
non
sono
venuto
alla
stazione
;
ma
urgeva
la
mia
presenza
qui
.
Non
so
se
ho
fatto
male
,
ma
ho
dato
ordine
che
non
fosse
ancora
avvertito
alcuno
della
morte
della
contessa
.
-
Hai
fatto
benissimo
;
-
rispose
a
voce
alta
il
conte
,
perchè
tutti
lo
intendessero
-
fino
a
domani
,
proibisco
a
chiunque
di
parlarne
....
.
Oh
!
mia
Bianca
,
mia
povera
,
amata
Bianca
!
-
Ruppe
in
singhiozzi
e
si
afferrò
al
braccio
di
Fabio
per
sostenersi
.
-
Coraggio
,
signor
conte
!
-
disse
questi
dolcemente
.
-
Nessuno
poteva
prevedere
una
così
rapida
fine
.
Nessuno
qui
ha
trascurato
il
suo
dovere
.
Abbiamo
avuto
per
la
povera
signora
tutte
le
premure
;
si
sperava
nel
miracoloso
elixir
da
voi
mandato
e
che
non
trascuravo
di
farle
prendere
ogni
sera
;
eppure
non
è
bastato
!
-
Fabio
s
'
interruppe
,
perchè
piangeva
.
-
Martino
,
accompagnami
nella
mia
camera
;
-
disse
il
conte
-
mi
narrerai
l
'
accaduto
.
Ora
non
avrei
il
coraggio
di
vederla
.
Chi
veglia
accanto
a
lei
?
-
Milia
,
che
non
l
'
ha
abbandonata
mai
.
-
Come
siete
stati
buoni
tutti
!
Io
solo
l
'
ho
trascurata
,
almeno
in
apparenza
,
mentre
non
pensavo
che
a
lei
;
andiamo
,
Martino
!
-
Salì
al
proprio
appartamento
,
e
appena
in
camera
gettò
il
cappello
sul
letto
e
si
lasciò
cadere
su
di
una
poltrona
.
-
Signore
,
-
disse
Fabio
-
la
povera
contessa
ha
scritto
una
lettera
per
voi
e
mi
ha
pregato
,
qualche
ora
prima
di
morire
,
di
consegnarvela
.
-
Il
conte
apparve
oltremodo
agitato
.
-
Una
lettera
per
me
?
Dammela
subito
!
-
Vado
a
prenderla
,
conte
!
-
Fabio
uscì
e
tornò
poco
dopo
con
una
lettera
fra
le
mani
.
-
Mentre
leggete
,
-
disse
-
io
andrò
a
dare
alcuni
ordini
necessari
.
-
Fabio
uscì
di
nuovo
.
Livio
volse
e
rivolse
la
busta
fra
le
mani
,
poi
la
strappò
convulsamente
da
un
lato
,
ne
tolse
il
foglio
che
Bianca
aveva
scritto
,
e
lesse
:
"
Livio
,
"
L
'
accostarsi
della
morte
dà
nuove
facoltà
all
'
intelletto
,
tanto
che
cogli
occhi
della
mente
si
penetra
nei
cuori
,
si
legge
in
essi
ciò
che
hanno
tenuto
sempre
nascosto
.
"
Ed
io
leggo
in
quest
'
istante
nel
tuo
cuore
,
ti
vedo
esultare
nel
trovarti
alfine
libero
di
colei
,
la
cui
perdita
effettua
i
tuoi
sogni
di
piacere
e
di
ricchezza
.
Sei
sceso
alla
bassezza
,
all
'
infamia
,
al
delitto
,
per
ottenere
il
tuo
intento
.
"
Ebbene
,
il
mio
denaro
non
l
'
avrai
!
L
'
assassino
non
pensa
sempre
a
tutto
.
La
carta
che
tu
mi
facesti
firmare
e
ti
dava
l
'
amministrazione
di
tutti
i
miei
beni
,
la
dimenticasti
nel
partire
ed
io
l
'
ho
distrutta
:
la
mia
ricchezza
è
in
salvo
e
passerà
nelle
mani
di
coloro
che
tu
credevi
di
distruggere
,
e
che
invece
sopravviveranno
a
te
.
"
Una
dichiarazione
da
me
firmata
ed
unita
alla
boccetta
che
contiene
ancora
una
parte
dell
'
elixir
miracoloso
che
tu
m
'
inviasti
,
rivelerà
la
causa
della
mia
morte
,
la
spaventosa
agonia
cui
mi
condannasti
e
che
nascosi
gelosamente
all
'
istrumento
incosciente
dei
tuoi
delitti
,
il
quale
senza
saperlo
mi
ha
versato
il
veleno
,
credendo
con
esso
di
ridarmi
la
vita
.
"
La
mia
dichiarazione
,
unita
alla
boccetta
,
l
'
ho
chiusa
io
stessa
nella
cassaforte
della
mia
camera
;
ho
appeso
la
chiave
,
attaccata
ad
un
cordoncino
,
al
mio
collo
,
ed
ho
fatto
giurare
a
Milia
che
,
anche
dopo
morta
,
quella
chiave
non
mi
verrà
tolta
se
non
da
colui
che
ho
già
designato
perchè
venga
a
staccarla
da
me
prima
che
io
sia
deposta
nella
bara
.
"
Ho
fatto
altresì
giurare
a
Fabio
che
,
se
io
venissi
a
morte
,
egli
solo
ne
veglierà
il
cadavere
.
"
Ed
ora
che
ho
tutto
disposto
,
ora
che
ho
fatto
giustizia
del
mio
carnefice
,
verserò
il
triplo
della
dose
che
tu
mi
facevi
mescere
del
tuo
miracoloso
elixir
per
finirla
al
più
presto
e
perchè
al
più
presto
tu
sia
punito
.
"BIANCA."
Dire
ciò
che
provasse
il
conte
a
quella
lettura
,
sarebbe
impossibile
.
Vinto
....
era
vinto
,
quando
si
credeva
prossimo
alla
vittoria
!
Una
rabbia
fredda
s
'
impadronì
di
lui
.
Egli
sonò
con
violenza
il
campanello
.
Fabio
accorse
.
-
Tu
hai
mentito
con
me
,
-
disse
con
voce
sorda
.
-
Da
questa
lettera
apprendo
che
i
miei
nemici
hanno
potuto
parlare
alla
contessa
.
-
Fabio
lo
guardava
,
addolorato
.
-
Io
non
vi
comprendo
,
conte
,
-
rispose
.
-
Vi
giuro
che
nessuno
ha
mai
avvicinato
la
contessa
all
'
infuori
del
medico
che
veniva
qualche
volta
a
visitarla
e
del
parroco
,
perchè
voi
stesso
avevate
dato
ordine
di
non
rimandarli
.
-
-
Il
conte
andava
calmandosi
.
-
Io
non
capisco
più
nulla
,
-
mormorò
.
-
Bianca
mi
fa
delle
accuse
,
che
io
non
merito
.
Essa
non
ha
cessato
di
odiarmi
fino
alla
tomba
.
-
Odiarvi
?
Io
credo
che
v
'
inganniate
,
conte
.
La
contessa
già
da
qualche
tempo
parlava
con
grande
affetto
di
voi
,
mi
diceva
che
se
avesse
seguito
i
vostri
consigli
si
sarebbe
trovata
più
tranquilla
e
felice
,
che
non
vi
aveva
apprezzato
abbastanza
.
Ella
stessa
volle
che
vi
telegrafassi
perchè
si
sentiva
morire
,
e
aggiunse
che
in
quel
supremo
istante
il
vostro
sublime
affetto
le
appariva
in
tutto
il
suo
splendore
,
ed
apprezzando
la
mia
devozione
per
voi
e
per
lei
,
mi
fece
giurare
che
veglierei
il
suo
cadavere
.
-
Il
conte
fremeva
,
mentre
Fabio
parlava
.
Egli
non
poteva
,
nè
voleva
mostrare
al
giovane
la
lettera
della
contessa
.
Fabio
non
doveva
sapere
che
si
era
servito
della
sua
mano
per
versarle
il
veleno
.
Ah
!
pazzo
che
era
stato
a
non
prender
prima
tutte
le
sue
disposizioni
!
Un
fremito
di
disperazione
lo
colse
:
lo
spettro
della
miseria
,
del
disonore
,
si
drizzò
davanti
a
lui
.
Ma
siccome
era
energico
,
non
tardò
a
riaversi
da
quella
debolezza
e
formò
subito
nella
sua
mente
un
'
ardita
risoluzione
.
-
Voglio
crederti
,
-
disse
a
Fabio
-
benchè
questa
lettera
mi
dimostri
il
contrario
.
Ma
la
mia
povera
Bianca
deve
averla
scritta
in
un
momento
di
esaltazione
mentale
.
Ah
!
non
mi
perdonerò
mai
di
non
essere
stato
vicino
a
lei
negli
ultimi
momenti
!
Dimmi
,
ha
molto
sofferto
?
-
Moltissimo
!
-
rispose
Fabio
.
-
Se
voi
foste
stato
qui
,
non
avreste
potuto
resistere
a
quell
'
orribile
agonia
.
E
la
contessa
non
voleva
che
si
chiamasse
il
medico
,
nè
altri
;
diceva
che
l
'
unica
medicina
che
l
'
avrebbe
guarita
,
voi
stesso
gliel
'
avevate
mandata
.
-
Livio
impallidì
,
si
morse
le
labbra
,
e
passandosi
una
mano
sulla
fronte
:
-
Chiamami
Milia
!
-
disse
.
Fabio
uscì
subito
per
obbedirlo
.
Un
momento
dopo
la
vedova
compariva
dinanzi
al
conte
.
Ella
aveva
gli
occhi
gonfi
di
lacrime
,
ed
alla
vista
del
suo
padrone
scoppiò
in
pianto
,
balbettando
:
-
Oh
!
signor
conte
,
perchè
non
siete
venuto
prima
?
Mio
Dio
....
mio
Dio
,
essa
è
morta
chiamandovi
,
disperata
!
-
Il
conte
la
guardò
con
aria
minacciosa
.
-
Non
è
vero
!
Essa
mi
ha
maledetto
!
E
tu
le
tenesti
mano
per
favorire
i
miei
nemici
,
tu
le
conducesti
qui
il
suo
amante
!
-
Milia
indietreggiò
spaurita
.
-
Voi
bestemmiate
,
conte
!
Da
quando
sono
qui
,
la
contessa
è
vissuta
come
una
santa
.
Martino
può
attestarlo
.
Io
posso
giurarvi
che
era
una
donna
veramente
onesta
,
e
se
volete
sapere
la
verità
,
prima
di
morire
la
contessa
ha
passato
al
suo
collo
un
cordoncino
con
attaccata
una
chiave
e
mi
ha
detto
:
"
-
Giurami
,
Milia
,
che
non
mi
lascerai
togliere
questa
chiave
che
da
una
bambina
,
la
quale
si
presenterà
qui
prima
che
io
venga
deposta
nella
bara
e
ti
dirà
:
"
Sono
la
figlia
del
conte
Rossano
e
di
Giulietta
Lovera
;
la
mia
povera
mamma
fu
assassinata
innocente
.
A
me
sola
spetta
di
consegnare
questa
chiave
nelle
mani
di
mio
padre
.
"
-
Il
conte
sentì
intorbidarsi
gli
occhi
,
fece
un
passo
indietro
,
poi
disse
a
Milia
:
-
La
contessa
vaneggiava
.
-
Essa
era
pienamente
in
sè
,
padrone
,
ed
io
attendo
domattina
quella
bambina
:
se
non
verrà
,
allora
voi
avrete
ragione
,
conte
.
Sono
una
donna
onesta
,
e
Dio
mi
punirebbe
se
non
mantenessi
il
giuramento
fatto
ad
una
morente
.
Non
venite
,
conte
,
a
vedere
la
povera
signora
?
-
Verrò
più
tardi
,
lasciami
!
-
Voleva
essere
solo
per
calmare
il
tumulto
dei
suoi
pensieri
,
ritrovare
la
calma
necessaria
per
non
tradirsi
in
faccia
ad
alcuno
.
Ah
!
come
era
stato
giuocato
bene
da
quella
morta
,
che
egli
aveva
creduto
di
tenere
nelle
mani
!
Quale
colpo
supremo
gli
aveva
preparato
,
facendogli
consegnare
quella
chiave
dalla
figlia
di
Giulietta
,
dalla
sua
propria
figlia
!
Livio
non
aveva
viscere
di
padre
.
Il
ricordo
di
quella
bambina
cui
fece
assassinare
la
madre
,
non
lo
commoveva
,
ma
l
'
irritava
.
Come
poteva
la
contessa
averle
parlato
?
Se
la
fanciulla
era
entrata
nella
villa
,
per
certo
vi
era
venuto
anche
Aldo
Pomigliano
!
Egli
cercava
la
verità
senza
trovarla
,
e
continuava
a
digrignare
i
denti
,
a
bestemmiare
,
a
maledire
.
Poi
tornò
a
calmarsi
,
e
tutte
le
sue
facoltà
si
concentrarono
per
avere
le
ricchezze
di
Bianca
.
Non
un
rimorso
nell
'
anima
del
conte
:
solo
il
pensiero
di
salvarsi
e
ricuperare
la
fortuna
che
gli
sfuggiva
.
Atteggiando
il
volto
al
più
profondo
dolore
,
egli
si
diresse
all
'
appartamento
di
Bianca
.
Nel
corridoio
incontrò
Fabio
.
-
Dammi
il
braccio
;
-
mormorò
Livio
-
temo
di
non
avere
la
forza
di
sopportare
la
vista
di
quella
salma
adorata
.
-
Coraggio
!
-
disse
Fabio
.
Entrarono
nella
camera
della
contessa
.
Milia
,
che
era
presso
al
letto
funebre
,
si
chinò
come
se
volesse
aggiustare
i
guanciali
della
morta
,
quindi
si
trasse
da
parte
.
La
camera
era
avvolta
nell
'
oscurità
:
chiuse
le
persiane
e
le
imposte
;
una
sola
lampada
accesa
gettava
un
incerto
chiarore
sul
letto
,
dove
il
conte
vide
distesa
sua
moglie
,
vestita
di
bianco
,
con
le
trecce
nere
pendenti
sull
'
abito
,
gli
occhi
chiusi
.
Egli
osò
appena
guardarla
:
ebbe
un
brivido
di
paura
,
e
staccatosi
da
Fabio
cadde
sulle
ginocchia
fingendo
di
singhiozzare
disperatamente
e
gridando
:
-
Mia
povera
Bianca
,
mia
povera
Bianca
!
-
Fabio
e
Milia
,
ritti
,
immobili
,
muti
,
sembrava
non
osassero
turbare
quel
dolore
.
Ad
un
tratto
il
conte
si
rialzò
balbettando
:
-
No
,
non
posso
resistere
,
non
posso
resistere
:
tornerò
più
tardi
;
se
rimanessi
qui
adesso
,
impazzirei
!
-
E
fuggì
da
quella
camera
,
si
recò
nel
parco
per
essere
solo
a
riflettere
.
Appena
fu
scomparso
,
Bianca
aprì
gli
occhi
,
si
sollevò
alquanto
,
sorrise
.
-
Credete
al
suo
dolore
?
-
chiese
.
-
No
,
-
risposero
insieme
Fabio
e
Milia
.
-
Il
conte
non
vi
ha
rivelato
il
contenuto
della
mia
lettera
?
-
No
,
-
soggiunse
Fabio
-
se
ne
è
guardato
bene
;
però
non
ha
potuto
nascondere
i
suoi
fremiti
di
furore
;
ho
visto
nei
suo
occhi
passare
dei
lampi
sanguigni
....
e
sono
ormai
persuaso
che
stanotte
si
tradirà
.
-
Recatevi
a
sorvegliarlo
,
-
disse
dolcemente
la
contessa
.
-
Non
bisogna
perderlo
d
'
occhio
un
istante
.
Inoltre
vi
raccomando
di
farlo
mangiare
e
soprattutto
bere
.
-
Fidatevi
di
me
.
-
Il
conte
,
in
balìa
dei
propri
pensieri
,
si
mise
a
percorrere
rabbiosamente
i
viali
del
parco
,
gesticolando
;
poi
si
gettò
disteso
sull
'
erba
,
e
coi
pugni
chiusi
sotto
il
mento
,
gli
occhi
torbidi
,
si
diede
ad
organizzare
nella
sua
testa
tutto
un
piano
tenebroso
che
quella
notte
stessa
doveva
avere
uno
svolgimento
.
-
Fabio
solo
può
aiutarmi
,
e
mi
aiuterà
!
-
mormorò
ad
un
tratto
quasi
ad
alta
voce
.
Riconfortato
da
questa
riflessione
si
rialzò
ed
ebbe
un
brusco
sussulto
,
trovandosi
all
'
improvviso
dinanzi
il
giovane
,
cui
in
quel
momento
pensava
.
-
Tu
qui
?
-
disse
Livio
vivamente
.
Fabio
appariva
triste
,
commosso
.
-
Andavo
in
cerca
di
voi
,
-
rispose
.
-
Vi
avevo
veduto
così
agitato
!
Ma
ora
ringrazio
Dio
di
ritrovarvi
più
tranquillo
!
-
Il
conte
gli
prese
una
mano
,
gliela
strinse
affettuosamente
.
-
La
tua
presenza
mi
rende
il
coraggio
.
Oh
!
ti
ringrazio
di
essere
venuto
!
Nessuno
è
più
fedele
di
te
e
so
che
posso
contare
assolutamente
sul
tuo
affetto
.
-
Sì
,
conte
;
io
non
dimentico
la
lettera
di
vostra
madre
,
la
contessa
Rossano
,
la
mia
benefattrice
;
ho
sempre
in
mente
le
sue
parole
:
"
Su
mio
figlio
riverserai
tutta
la
riconoscenza
che
nutri
per
me
,
obbedirai
ad
ogni
sua
volontà
,
farai
solo
ciò
ch
'
egli
ti
ordinerà
di
fare
"
ed
io
sono
tutto
vostro
.
-
Un
raggio
di
trionfo
passò
negli
occhi
di
Livio
.
-
Grazie
,
Fabio
!
...
-
esclamò
.
-
Sei
degno
del
mio
amore
!
...
-
Ritornarono
a
casa
a
braccetto
.
Nel
salotto
particolare
del
conte
era
imbandita
la
tavola
,
e
Livio
volle
che
Fabio
vi
sedesse
con
lui
.
Il
conte
cominciò
a
mangiare
macchinalmente
,
con
aria
triste
,
poi
il
suo
appetito
essendosi
risvegliato
,
fece
onore
allo
vivande
e
bevette
più
di
quello
che
volesse
,
eccitandosi
a
poco
a
poco
,
incitando
Fabio
a
fare
lo
stesso
.
-
Sì
,
è
una
sventura
per
me
la
morte
di
Bianca
;
-
disse
empiendo
un
bicchiere
di
vecchio
barolo
-
ma
lei
,
poveretta
,
ha
finito
di
soffrire
.
Col
suo
cervello
debole
,
la
sua
salute
scossa
....
-
Vuotò
il
bicchiere
di
un
fiato
e
soggiunse
:
-
Non
poteva
durare
a
lungo
:
aveva
un
temperamento
troppo
eccitabile
.
-
Bevve
di
nuovo
,
e
guardando
fissamente
Fabio
:
-
Dunque
,
Bianca
ti
ha
fatto
giurare
di
passare
la
notte
presso
il
suo
cadavere
?
-
Sì
,
conte
,
-
rispose
gravemente
il
giovane
-
ed
io
adempirò
al
mio
giuramento
.
-
Farai
bene
,
io
veglierò
la
cara
salma
con
te
.
-
Fabio
lo
guardò
a
sua
volta
negli
occhi
.
-
Voi
,
conte
?
Ne
avrete
la
forza
?
-
Tu
sarai
con
me
e
mi
darai
coraggio
.
E
poi
avrò
forse
da
chiederti
un
favore
.
-
Qualunque
sia
,
-
rispose
Fabio
con
dolcezza
-
sarete
obbedito
.
Sono
il
vostro
schiavo
.
-
No
,
sei
il
mio
amico
,
il
mio
solo
e
migliore
amico
.
-
Gli
stese
la
mano
,
senza
accorgersi
che
quella
di
Fabio
ebbe
un
fremito
nel
toccarla
.
Poi
il
giovane
disse
:
-
Allora
,
se
permettete
,
andrò
a
dare
gli
ordini
opportuni
perchè
Milia
vada
a
riposare
ed
i
domestici
si
ritirino
di
buon
'
ora
.
-
Va
'
pure
,
e
fa
'
intendere
che
non
voglio
a
nessun
costo
essere
disturbato
!
-
Fabio
uscì
,
ed
il
conte
,
versatosi
un
altro
bicchiere
di
barolo
,
disse
sogghignando
:
-
Oh
!
mamma
cara
,
come
fosti
previdente
nel
procurarmi
un
tal
fratello
!
...
La
tua
colpa
d
'
amore
ha
dato
a
me
due
volte
la
vita
!
-
IV
.
Erano
circa
le
dieci
.
Nella
villa
regnava
il
più
perfetto
silenzio
.
I
domestici
si
erano
coricati
,
così
Milia
,
dopo
avere
scambiate
poche
parole
con
Fabio
.
Bianca
,
distesa
sul
letto
,
sembrava
dormisse
l
'
ultimo
sonno
.
Quando
il
conte
entrò
con
Fabio
,
questi
disse
:
-
Io
temo
che
la
vista
del
cadavere
finisca
col
turbarvi
e
non
possiate
sopportarla
;
se
me
lo
permettete
,
tiro
le
tende
del
letto
.
-
Fai
pure
!
-
rispose
il
conte
.
Fabio
si
affrettò
ad
obbedire
.
Una
sola
lampada
rischiarava
la
stanza
.
-
Volete
che
accenda
un
altro
lume
?
-
chiese
Fabio
.
-
No
,
-
rispose
il
conte
-
basta
così
....
Spingi
piuttosto
quella
poltrona
presso
alla
mia
,
perchè
dobbiamo
discorrere
.
-
Fabio
fece
quanto
egli
desiderava
.
-
Se
ho
voluto
passare
la
notte
qui
con
te
,
-
cominciò
il
conte
con
voce
cupa
-
è
stato
per
rivelarti
ciò
che
nessun
altro
deve
sapere
,
per
farti
una
confessione
che
ti
strazierà
il
cuore
,
come
ha
straziato
il
mio
.
-
Livio
sembrò
reprimere
un
singhiozzo
.
-
Mio
Dio
,
che
è
successo
?
-
chiese
Fabio
.
-
Forse
correte
nuovi
pericoli
?
Cercano
ancora
di
farvi
del
male
?
-
Sì
,
ed
è
quella
morta
,
capisci
,
che
si
vendica
di
me
,
non
perdonandomi
di
avere
smascherato
il
suo
amante
;
quella
morta
che
mi
ha
odiato
fino
all
'
ultimo
momento
.
-
Se
non
foste
voi
che
me
lo
diceste
,
non
lo
crederei
,
perchè
,
vi
ripeto
,
la
contessa
in
questi
ultimi
tempi
sembrava
cambiata
a
vostro
riguardo
.
-
Per
meglio
ingannarti
!
-
interruppe
il
conte
.
-
Tu
,
così
ingenuo
,
fidente
,
non
te
ne
accorgesti
;
ma
io
posso
dirti
che
è
riuscita
a
rivedere
il
suo
amante
,
posso
provarti
che
Bianca
è
morta
per
vendicarsi
di
me
.
-
Morta
per
vendicarsi
di
voi
?
-
ripete
con
accento
di
sorpresa
Fabio
.
-
Scusate
,
conte
:
non
vi
comprendo
.
-
Il
conte
volse
uno
sguardo
rapido
al
letto
,
come
se
temesse
che
la
morta
sorgesse
a
smentirlo
;
poi
disse
:
-
Tu
credi
che
la
morte
di
Bianca
sia
stata
naturale
?
-
Fabio
finse
di
scattare
sulla
poltrona
,
stralunò
gli
occhi
.
-
Ma
non
so
,
non
capisco
...
!
-
Livio
si
chinò
ancora
più
verso
lui
.
-
Mia
moglie
è
morta
avvelenata
!
-
disse
piano
.
Fabio
gettò
un
grido
.
-
Avvelenata
?
Come
?
Da
chi
?
-
Da
sè
stessa
.
-
Un
suicidio
,
dunque
?
-
Sì
,
un
suicidio
,
per
perdermi
.
-
Fabio
era
divenuto
pensieroso
.
-
Ma
come
ha
potuto
procurarsi
il
veleno
?
....
-
Ecco
ciò
che
ignoro
,
ma
un
momento
o
l
'
altro
lo
scopriremo
.
-
Ma
voi
,
in
qual
modo
indovinaste
...
?
-
Dalla
lettera
che
tu
mi
consegnasti
da
parte
della
defunta
,
lettera
che
è
tutta
una
minaccia
,
un
insulto
per
me
.
Bianca
mi
dice
che
ha
nascosto
nella
cassaforte
il
resto
dell
'
elixir
da
me
inviatole
,
con
la
dichiarazione
che
contiene
del
veleno
.
-
Non
è
vero
,
però
?
-
interruppe
Fabio
,
mostrandosi
agitato
.
II
conte
alzò
le
spalle
.
-
Non
capisci
che
il
veleno
vi
è
stato
posto
da
Bianca
,
la
quale
ha
così
dato
sfogo
al
suo
odio
contro
me
!
Ma
se
quella
boccetta
con
quella
dichiarazione
venisse
trovata
,
io
sarei
perduto
.
-
Il
viso
di
Fabio
si
era
contratto
.
Egli
volse
uno
sguardo
disperato
alla
cassaforte
.
-
Come
fare
?
La
chiave
non
è
nella
serratura
,
e
noi
non
possiamo
sforzare
il
mobile
.
-
Io
so
dove
si
trova
la
chiave
;
-
disse
lentamente
il
conte
-
Bianca
stessa
me
lo
dice
nella
sua
lettera
.
Ma
ella
è
sicura
che
io
non
la
toglierò
mai
dal
posto
dove
si
trova
,
e
per
questo
mi
affido
a
te
.
Sì
,
tu
solo
puoi
rendermi
un
tale
servizio
,
e
me
lo
farai
,
altrimenti
ne
va
del
mio
onore
,
della
mia
vita
.
-
L
'
onore
e
la
vita
del
vostro
schiavo
-
disse
Fabio
-
non
hanno
alcun
valore
,
quando
si
tratta
della
vostra
salvezza
;
io
sono
pronto
a
sacrificarli
per
voi
.
Ditemi
dove
si
trova
quella
chiave
.
-
Al
collo
della
morta
,
-
rispose
il
conte
tremando
-
ed
io
non
avrò
mai
il
coraggio
di
togliergliela
.
-
Fabio
si
passò
una
mano
sulla
fronte
.
-
Sarebbe
una
profanazione
,
quasi
un
delitto
!
-
Pensa
che
,
diversamente
,
io
sono
perduto
;
ricordati
la
raccomandazione
della
tua
benefattrice
,
la
preghiera
di
tua
madre
.
-
Fabio
scattò
in
piedi
.
-
Avete
ragione
!
-
disse
con
accento
risoluto
.
-
Perdonatemi
se
ho
esitato
un
istante
.
-
Si
diresse
di
passo
fermo
verso
il
letto
funebre
,
ne
tirò
di
nuovo
le
tende
.
Il
conte
,
più
livido
del
cadavere
,
seguiva
ogni
movimento
del
giovane
,
senza
muoversi
dal
suo
posto
.
Egli
vide
Fabio
chinarsi
verso
la
salma
e
ad
un
tratto
indietreggiare
con
un
grido
,
mentre
la
morta
si
sollevava
sul
letto
,
e
con
una
voce
che
sembrava
venisse
di
sotterra
,
pronunziava
queste
parole
:
-
Non
ti
basta
,
Livio
,
di
aver
fatto
di
tuo
fratello
un
assassino
;
vuoi
che
sia
anche
ladro
?
-
Il
conte
tentò
di
rispondere
,
ma
la
voce
gli
spirò
nella
gola
;
fece
per
alzarsi
,
ma
i
suoi
piedi
ricusarono
di
muoversi
e
si
ripiegò
svenuto
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
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.
Quando
risensò
,
era
nella
propria
camera
e
dinanzi
a
lui
,
colle
braccia
incrociate
sul
petto
,
stava
Fabio
.
Ma
il
giovane
non
aveva
più
l
'
aspetto
timido
,
sommesso
,
che
il
conte
gli
conosceva
.
Egli
alzava
fieramente
la
bella
testa
,
ed
i
suoi
occhi
fissi
su
lui
avevano
un
'
espressione
di
freddo
disprezzo
.
-
Io
sogno
....
-
mormorò
Livio
.
-
No
,
tu
sei
sveglio
,
Caino
....
-
rispose
Fabio
sordamente
.
-
Guardami
,
guardami
bene
....
Sono
io
,
Fabio
....
tuo
fratello
!
-
Il
conte
ricominciava
a
riprendere
la
sua
audacia
.
Si
raddrizzò
con
violenza
.
-
Mio
fratello
....
tu
?
Chi
ti
ha
dato
ad
intendere
simili
menzogne
?
-
Dimentichi
la
confessione
fatta
da
te
stesso
alla
tua
degna
amante
Cinzia
?
-
rispose
Fabio
ridivenendo
ad
un
tratto
calmo
,
ma
di
una
calma
terribile
.
-
Io
ero
là
ad
ascoltarti
,
e
non
ero
solo
:
altri
raccolsero
la
tua
confessione
,
mentre
tu
aprivi
per
la
prima
volta
la
tua
anima
alla
donna
che
ti
tradiva
.
-
Tu
menti
!
-
ruggì
il
conte
.
-
Ho
le
prove
di
quanto
ti
dico
,
e
sono
in
mani
sicure
.
-
Ebbene
,
ammettendo
che
tu
sia
figlio
di
mia
madre
,
tu
sei
un
bastardo
,
e
non
pretenderai
adesso
di
avere
gli
stessi
diritti
del
figlio
legittimo
....
Dovresti
ringraziare
Dio
se
ti
venne
dato
un
nome
!
-
Fabio
vacillò
sotto
l
'
ingiuria
,
ma
sollevando
tosto
con
più
fierezza
la
testa
:
-
Sì
,
quel
nome
mi
sarebbe
bastato
,
-
pronunziò
-
se
tu
non
ti
fossi
compiaciuto
di
trascinarlo
nel
fango
.
Io
non
ti
contendo
i
tuoi
diritti
,
ma
sono
qui
per
chiederti
conto
di
tutte
le
infamie
che
m
'
inducesti
a
commettere
.
Che
facesti
tu
e
mia
madre
del
fanciullo
che
nella
sua
innocenza
vi
credeva
suoi
benefattori
,
del
fanciullo
che
aveva
lo
stesso
vostro
sangue
nelle
vene
?
Un
vile
schiavo
ed
un
sicario
.
Una
povera
fanciulla
da
te
ingannata
sotto
il
mio
nome
,
ti
dava
noia
per
i
tuoi
progetti
di
matrimonio
;
tu
armasti
la
mia
mano
per
sbarazzarti
di
lei
,
facendola
apparire
un
mostro
di
dissolutezza
.
Una
buona
creatura
da
me
amata
suscitò
il
tuo
capriccio
,
e
tu
fosti
lieto
della
mia
condanna
che
la
toglieva
a
me
e
la
dava
nelle
tue
mani
.
Avevi
ideato
di
perderla
.
-
-
Non
è
vero
!
-
urlò
il
conte
.
-
Se
essa
è
sfuggita
al
tuo
oltraggio
,
-
proseguì
Fabio
-
non
è
stato
per
tua
volontà
.
Un
giovane
onesto
,
che
aveva
raccolta
tua
figlia
,
che
venerava
la
contessa
come
una
santa
,
destò
la
tua
invidia
e
te
ne
sbarazzasti
,
facendolo
passare
per
ladro
.
Non
parlo
di
tutte
le
altre
tue
vittime
:
tuo
suocero
,
la
signora
Rivalta
,
morti
di
crepacuore
.
Vengo
alla
contessa
.
Non
ti
bastava
di
averle
tolto
il
padre
,
cercasti
di
sopprimerla
avvelenandola
.
Ed
avevi
scelto
di
nuovo
me
per
versare
la
morte
alla
povera
martire
.
Ma
Dio
era
stanco
delle
tue
infamie
e
permise
che
io
aprissi
gli
occhi
sul
tuo
conto
e
che
la
contessa
fosse
salva
.
-
Un
grido
di
rabbia
sfuggì
dalle
labbra
di
Livio
.
-
È
dunque
commedia
la
morte
di
Bianca
?
-
esclamò
.
-
Sì
,
commedia
,
per
smascherarti
interamente
.
Neppure
davanti
a
quella
donna
che
tu
credevi
cadavere
avesti
un
lampo
di
rimorso
per
quello
che
volevi
farmi
commettere
.
Ebbene
,
vedi
:
benchè
io
sia
povero
,
disprezzato
,
non
abbia
il
nome
che
tu
porti
,
mi
sento
più
grande
di
te
,
nè
vorrei
cambiare
la
mia
posizione
colla
tua
.
Potrei
ucciderti
con
la
mie
mani
,
ma
non
voglio
fare
la
parte
di
Caino
;
eppure
,
se
ti
lasciassimo
vivere
,
tu
faresti
ancora
del
male
!
-
Quest
'
ultima
frase
riempì
Livio
di
terrore
.
Egli
si
portò
le
mani
in
tasca
,
come
se
cercasse
un
'
arme
che
non
aveva
,
digrignò
i
denti
e
con
voce
spezzata
:
-
Che
vuoi
dunque
da
me
?
-
chiese
.
-
Pensi
che
io
voglia
farmi
saltare
le
cervella
?
-
No
,
qualcuno
ti
suggerirà
una
morte
meno
violenta
.
-
Fabio
aprì
l
'
uscio
e
chiamò
a
voce
alta
:
-
Gina
!
-
La
figlia
di
Giulietta
Lovera
comparve
.
Essa
assomigliava
così
stranamente
alla
madre
,
che
il
conte
indietreggiò
terrorizzato
,
come
se
si
fosse
veduto
sorgere
dinanzi
la
sua
vittima
.
La
fanciulla
vestiva
di
nero
,
ed
il
suo
adorabile
viso
aveva
una
gravità
che
colpiva
.
Ella
teneva
nella
mano
destra
una
chiave
,
ed
avvicinandosi
al
conte
:
-
La
mamma
vi
manda
questa
chiave
,
-
disse
,
con
una
voce
che
scosse
tutte
le
fibre
del
miserabile
-
perchè
possiate
aprire
la
cassaforte
e
prendere
la
boccetta
di
liquore
che
vi
guarirà
per
sempre
.
-
Livio
non
rispose
,
non
stese
la
mano
.
Guardava
quella
fanciulla
,
e
grosse
gocce
di
sudore
gli
scorrevano
sulla
fronte
.
-
Non
la
volete
?
-
proseguì
Gina
.
-
Avete
paura
?
Eppure
la
mamma
mi
ha
detto
che
siete
forte
e
terribile
!
Io
vi
temevo
e
vi
odiavo
senza
conoscervi
,
ma
ora
che
mi
hanno
detto
che
siete
ammalato
,
non
vi
temo
nè
vi
odio
più
,
e
vi
darò
la
medicina
per
guarire
,
così
diverrete
buono
,
vi
pentirete
del
male
fatto
.
-
Il
conte
continuava
a
guardarla
,
e
ad
un
tratto
chiese
bruscamente
:
-
Come
sei
qui
?
-
Dio
mi
ha
guidata
qui
per
salvare
la
mamma
.
-
È
dunque
la
contessa
,
la
tua
mamma
?
-
ripetè
il
conte
sogghignando
.
-
Sì
,
la
mammina
del
cuore
;
l
'
altra
mamma
....
me
l
'
hanno
uccisa
,
ma
Dio
punirà
il
suo
assassino
!
-
Il
sogghigno
del
conte
si
accentuò
.
-
Sai
chi
sia
stato
il
suo
assassino
?
Guardalo
....
l
'
hai
dinanzi
a
te
.
-
E
le
indicò
Fabio
,
che
era
divenuto
livido
.
La
fanciulla
gettò
un
grido
,
poi
,
spinta
da
un
'
angoscia
indicibile
,
si
slanciò
verso
Fabio
.
-
Non
è
vero
!
-
esclamò
,
-
Dimmelo
tu
!
Quell
'
uomo
cattivo
ha
mentito
per
far
del
male
anche
a
te
!
-
No
,
Gina
;
-
rispose
con
gravità
e
tristezza
il
giovane
-
quell
'
uomo
ha
detto
la
verità
:
per
obbedire
a
lui
,
io
tolsi
dal
mondo
la
tua
povera
mamma
.
-
Gina
si
mise
a
singhiozzare
.
Fabio
le
si
inginocchiò
vicino
.
-
Io
ho
pianto
a
lacrime
di
sangue
il
delitto
fattomi
commettere
da
quell
'
uomo
,
-
proseguì
-
ma
la
tua
povera
mamma
apparve
a
me
una
notte
,
stendendomi
la
mano
,
dicendomi
che
mi
avrebbe
perdonato
il
giorno
in
cui
il
vero
colpevole
fosse
punito
.
Io
ti
giuro
,
Gina
,
che
quando
colui
sarà
punito
,
mi
ucciderò
,
e
tu
allora
mi
perdonerai
come
mi
perdonerà
tua
madre
.
-
La
fanciulla
esitò
un
istante
,
poi
si
slanciò
al
collo
di
Fabio
.
-
Io
non
voglio
che
tu
ti
uccida
;
ti
perdono
,
come
ti
perdonerà
la
mamma
,
ti
vorrò
bene
come
prima
,
perchè
tu
non
sei
colpevole
;
l
'
assassino
è
lui
!
-
E
volgendosi
al
conte
:
-
Sì
,
siete
voi
,
-
soggiunse
-
doppiamente
cattivo
,
perchè
dopo
che
avete
fatto
ammazzare
la
mamma
,
accusate
un
altro
:
la
mamma
non
vi
perdonerà
mai
,
come
io
non
vi
perdono
:
voi
mi
fate
paura
,
io
vorrei
vedervi
morto
!
-
Gettò
la
chiave
in
terra
e
si
avvinghiò
di
nuovo
a
Fabio
.
-
Portami
via
,
-
mormorò
supplichevole
-
non
voglio
vederlo
!
-
Nello
sguardo
del
conte
passò
un
lampo
di
odio
,
ma
Fabio
e
la
bambina
non
se
ne
avvidero
,
perchè
uscirono
dalla
stanza
,
lasciandolo
solo
.
La
collera
di
Livio
,
fino
allora
repressa
,
scoppiò
terribile
.
Egli
morse
con
rabbia
disperata
un
fazzoletto
che
teneva
nelle
mani
,
imprecò
,
bestemmiò
.
-
Anche
lui
contro
di
me
!
-
diceva
.
-
Caino
!
Mi
ha
chiamato
Caino
,
e
lo
sarò
!
Anche
Cinzia
mi
ha
tradito
!
Miserabile
!
Se
potessi
averla
fra
le
mani
....
Ah
!
credono
che
io
voglia
prendere
il
veleno
?
Stupidi
tutti
!
La
vita
mi
preme
troppo
e
voglio
conservarla
per
vendicarmi
!
Ah
!
tutti
sperano
che
io
scompaia
!
Ebbene
,
non
sarà
questa
la
soluzione
che
vi
aspettate
!
Io
prenderò
ancora
la
mia
rivincita
,
e
quale
rivincita
:
lo
vedrete
!
-
Egli
aprì
un
cassetto
del
suo
scrittoio
e
ne
trasse
una
rivoltella
carica
a
sei
colpi
,
che
si
mise
in
tasca
.
Poi
raccolse
da
terra
la
chiave
che
vi
aveva
gettata
Gina
,
e
si
avviò
all
'
appartamento
di
sua
moglie
.
Era
sorto
il
giorno
,
ma
nella
villa
il
silenzio
era
perfetto
.
Il
conte
entrò
nella
camera
di
Bianca
.
Non
vi
era
alcuno
.
Livio
volse
subito
gli
sguardi
alla
cassaforte
,
e
quando
vi
giunse
vicino
,
i
suoi
occhi
si
fecero
ardenti
.
Egli
mise
la
chiave
nella
serratura
,
aprì
.
Vide
subito
la
boccetta
dell
'
elixir
,
con
accanto
un
foglio
piegato
.
Ma
prima
di
prenderlo
il
conte
rovistò
febbrilmente
nella
cassaforte
,
sperando
di
trovarvi
dei
valori
,
o
i
gioielli
della
contessa
.
La
cassaforte
era
vuota
.
Un
'
onda
di
sangue
gli
salì
al
capo
.
-
Nulla
,
più
nulla
!
-
gridò
.
Allora
,
con
una
rabbia
impossibile
a
descriversi
,
strappò
coi
denti
il
foglio
vergato
da
Bianca
senza
neppure
leggerlo
,
e
afferrata
la
boccetta
,
la
scagliò
a
terra
:
il
liquido
si
sparse
sul
pavimento
.
Poi
,
con
una
furia
da
pazzo
,
il
conte
si
slanciò
verso
l
'
uscio
.
Ma
sulla
soglia
stava
la
contessa
Bianca
,
sorridendo
con
sanguinosa
ironia
.
Il
conte
indietreggiò
come
fulminato
.
Egli
non
riconosceva
quasi
più
sua
moglie
in
quella
donna
dal
volto
animato
,
dagli
occhi
brillanti
.
Essa
inoltrò
di
qualche
passo
e
disse
:
-
Sapevo
bene
che
non
avevate
cuore
nè
orgoglio
,
che
la
vostra
anima
è
inaccessibile
al
pentimento
,
che
nulla
vi
avrebbe
commosso
,
neppure
la
vista
della
vostra
innocente
bambina
.
Inoltre
,
siete
troppo
vigliacco
per
uccidervi
!
-
Ad
ogni
insulto
di
quella
donna
,
il
conte
trasaliva
;
ma
non
era
quello
l
'
istante
di
porre
in
opera
quanto
aveva
divisato
.
Giacchè
sua
moglie
era
là
,
egli
l
'
avrebbe
costretta
a
dargli
tutto
il
denaro
,
a
firmare
ciò
che
voleva
.
-
Venite
voi
dunque
a
darmi
la
morte
?
-
domandò
.
Bianca
fece
un
atto
di
altero
disprezzo
.
-
Non
sono
un
'
assassina
!
-
.
rispose
,
-
E
giacchè
siete
tanto
attaccato
alla
vita
,
nessuno
qui
ve
la
toglierà
.
Solo
vi
avverto
che
,
dietro
la
vostra
completa
confessione
,
che
cinque
testimoni
,
compresi
due
magistrati
,
hanno
accolta
,
voi
non
sfuggirete
alla
giustizia
umana
.
È
già
stato
spiccato
l
'
ordine
di
arrestarvi
,
e
solo
dietro
una
mia
preghiera
,
per
non
suscitare
scandalo
,
hanno
lasciato
che
prima
venissi
a
proporvi
io
stessa
il
patto
,
che
solo
varrà
a
salvarvi
.
-
E
questo
patto
?
-
chiese
egli
con
tono
leggermente
beffardo
.
-
Voi
lascerete
subito
l
'
Italia
:
vostro
fratello
stesso
vi
accompagnerà
fino
all
'
Havre
,
ed
al
momento
del
vostro
imbarco
per
il
nuovo
mondo
,
vi
consegnerà
una
somma
bastante
a
sopperire
al
vostro
viaggio
,
ai
vostri
primi
bisogni
.
Dopo
,
cercherete
di
guadagnarvi
la
vita
ed
espiare
,
col
lavoro
,
l
'
indegna
vostra
condotta
passata
.
Per
me
sarete
morto
,
perchè
scriverete
un
biglietto
,
in
cui
direte
che
,
stanco
di
un
'
esistenza
torturata
dai
rimorsi
,
vi
siete
ucciso
.
-
Il
conte
era
ritornato
calmo
.
-
E
questo
biglietto
devo
lasciarlo
a
voi
?
-
Sì
.
-
Ebbene
,
sarete
soddisfatta
;
datemi
carta
e
calamaio
,
ed
io
lo
scriverò
subito
per
mostrarvi
che
non
sono
il
vile
che
credete
e
che
qualche
cosa
di
buono
è
ancora
in
me
.
-
Mentre
Bianca
obbediva
,
il
conte
si
strinse
il
capo
fra
le
dita
convulse
,
e
come
parlando
a
sè
stesso
:
-
Sì
,
sono
stato
un
grande
colpevole
!
-
disse
in
tono
violento
.
-
Non
merito
il
perdono
di
alcuno
!
-
La
contessa
era
commossa
:
senza
guardare
il
conte
,
si
chinò
a
disporre
sul
tavolino
la
carta
da
lettere
ed
il
calamaio
.
In
quel
momento
sentì
un
soffio
ardente
alle
sue
spalle
;
si
volse
di
scatto
e
si
trovò
dinanzi
il
marito
,
livido
,
con
gli
sguardi
scintillanti
di
selvaggia
energia
,
la
mano
armata
della
rivoltella
.
-
Credevi
di
trionfare
,
-
esclamò
Livio
con
un
'
esaltazione
che
andò
crescendo
-
credevi
di
liberarti
per
sempre
di
me
,
di
avermi
nelle
tue
mani
vinto
,
umiliato
!
Invece
sei
tu
nelle
mie
:
quella
carta
servirà
a
te
stessa
per
scrivere
che
metà
della
tua
sostanza
mi
appartiene
interamente
.
Vedi
che
sono
discreto
;
ma
se
tu
esiti
a
scrivere
,
io
ti
uccido
!
-
La
contessa
,
alla
vista
della
rivoltella
,
aveva
provato
un
brivido
di
terrore
,
ma
subito
riprese
la
sua
calma
,
perchè
vide
sollevarsi
il
panneggiamento
di
un
uscio
ed
apparire
Fabio
alterato
,
irriconoscibile
per
lo
spavento
.
Egli
inoltrava
in
punta
di
piedi
dietro
al
fratello
:
ma
all
'
istante
di
afferrare
il
braccio
che
teneva
la
rivoltella
,
un
movimento
lo
tradì
.
Livio
si
rivolse
e
gettò
un
grido
di
rabbia
.
-
Ah
!
tu
stavi
a
spiarmi
?
-
urlò
furente
.
-
Vattene
,
vattene
,
o
non
rispondo
più
di
me
!
-
Colpisci
dunque
,
Caino
,
colpisci
!
-
esclamò
Fabio
presentando
il
petto
al
fratello
.
Bianca
,
presentendo
il
pericolo
che
il
giovane
correva
,
si
gettò
a
sua
volta
sopra
il
conte
per
disarmarlo
,
ma
non
fu
a
tempo
.
Uno
sparo
rintronò
,
e
Fabio
,
colpito
alla
spalla
sinistra
,
cadde
senza
gettare
un
grido
.
-
Assassino
,
fratricida
!
-
urlò
Bianca
pazza
dal
terrore
.
-
Aiuto
!
Aiuto
!
-
Due
uomini
si
precipitarono
nella
stanza
:
Aldo
Pomigliano
e
Umberto
Trani
.
Livio
non
li
riconobbe
:
egli
non
era
più
un
uomo
,
ma
una
belva
.
-
Fatemi
largo
....
o
ammazzo
tutti
!
-
Tre
altri
spari
rintronarono
nella
stanza
:
fortunatamente
i
colpi
andarono
a
vuoto
.
Ma
Livio
aveva
ottenuto
in
tal
modo
il
passo
libero
e
si
slanciò
fuori
,
mentre
gli
altri
non
si
occuparono
più
che
di
Fabio
steso
a
terra
,
immerso
nel
sangue
.
Il
conte
scese
,
sempre
correndo
,
nel
parco
,
e
si
mise
a
percorrerlo
come
un
forsennato
,
continuando
a
sparare
colpi
all
'
impazzata
.
Ma
la
rivoltella
era
ormai
scarica
;
tuttavia
egli
continuava
a
fare
scattare
il
grilletto
,
in
preda
a
un
delirio
orribile
,
mentre
le
tenebre
avvolgevano
la
sua
mente
.
Alla
svolta
di
un
viale
si
fermò
:
un
uomo
gli
era
sorto
dinanzi
,
un
uomo
armato
egli
pure
di
rivoltella
.
-
Ah
!
finalmente
ti
ritrovo
!
Mi
riconosci
?
-
disse
costui
sbarrandogli
il
passo
.
-
La
Provvidenza
mi
ha
scelto
per
porre
un
termine
ai
tuoi
delitti
:
tu
morrai
per
mano
mia
!
-
Non
so
chi
siate
!
Indietro
,
o
vi
uccido
io
per
il
primo
!
-
urlò
a
sua
volta
il
conte
.
E
spianò
contro
lui
la
rivoltella
scarica
.
-
Io
morrò
,
ma
vendicato
!
-
rispose
prontamente
l
'
altro
,
lasciando
a
sua
volta
partire
il
colpo
.
Fu
la
cosa
di
un
attimo
.
Un
lampo
brillò
,
un
grido
si
intese
,
e
il
conte
,
colpito
in
pieno
petto
,
cadde
al
suolo
fulminato
.
L
'
uomo
che
aveva
fatto
giustizia
era
il
signor
Guglielmo
Rivalta
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
Fabio
apriva
gli
occhi
alla
vita
dopo
quindici
giorni
di
alternativa
fra
speranze
e
timori
.
Egli
si
guardava
attorno
senza
pronunziare
parola
.
Una
donna
,
col
viso
alterato
dalle
veglie
e
dal
dolore
,
osservava
quella
prima
manifestazione
di
vita
con
occhi
inondati
di
pianto
:
era
Ilda
.
Allorchè
il
medico
,
visitato
il
ferito
,
dichiarò
che
il
caso
era
mortale
e
che
soltanto
un
miracolo
poteva
salvare
Fabio
,
Ilda
esclamò
con
passione
:
-
Io
compirò
il
miracolo
!
Io
lo
salverò
!
-
E
non
lasciandosi
vincere
dal
dolore
,
curò
Fabio
giorno
e
notte
.
Egli
era
sempre
in
preda
al
delirio
ed
evocava
ad
alta
voce
le
scene
più
orribili
della
sua
esistenza
,
quelle
che
più
erano
rimaste
impresse
nella
sua
mente
.
Invano
Ilda
cercava
di
calmare
quel
delirio
con
delle
pezze
ghiacciate
.
Fabio
si
dibatteva
,
faceva
degli
sforzi
,
come
se
volesse
difendersi
da
un
nemico
invisibile
,
respingeva
la
mano
amica
,
pronta
a
salvarlo
.
E
batteva
l
'
aria
con
le
braccia
,
cercava
di
gettarsi
dal
letto
,
quindi
vi
ricadeva
spossato
,
mentre
le
lacrime
inondavano
il
volto
di
Ilda
.
Di
quando
in
quando
Fabio
sembrava
riconoscerla
,
poi
tornava
a
delirare
,
consumando
così
le
sue
forze
,
mentre
Ilda
pregava
Dio
che
prendesse
la
sua
vita
,
ma
salvasse
Fabio
.
Ma
Dio
,
senza
volere
tanto
sacrifizio
da
lei
,
le
rendeva
l
'
uomo
redento
dal
dolore
,
dal
pentimento
!
Lo
sguardo
di
Fabio
,
dopo
aver
vagato
a
lungo
qua
e
là
,
si
fermò
ad
un
tratto
,
per
la
prima
volta
con
un
lampo
di
intelligenza
,
su
Ilda
,
e
per
la
prima
volta
sembrò
che
la
vedesse
.
-
Tu
?
-
mormorò
.
-
Tu
,
mia
adorata
?
Perchè
vicina
a
me
?
-
Ilda
non
seppe
resistere
;
chinandosi
verso
lui
,
mormorò
con
voce
commossa
:
-
Per
salvarti
.
-
Fabio
fece
un
brusco
movimento
.
-
Per
salvarmi
?
Forse
che
corro
qualche
pericolo
?
-
No
;
ma
sei
stato
molto
malato
.
Ora
,
però
,
grazie
a
Dio
,
tutto
è
passato
:
tu
sei
guarito
....
-
Per
merito
tuo
,
non
è
vero
?
-
Ilda
sorrise
:
Fabio
le
stese
la
mano
;
ma
spossato
da
quel
breve
sforzo
,
richiuse
gli
occhi
e
si
addormentò
.
Dormì
per
molte
ore
,
nè
Ilda
si
mosse
dal
suo
posto
.
Quando
il
medico
giunse
,
Fabio
dormiva
sempre
,
nè
lo
svegliò
,
assicurando
Ilda
che
quel
riposo
tranquillo
era
vita
per
lui
.
-
Quando
si
sveglierà
,
-
disse
-
comprenderà
tutto
e
potrà
dirsi
completamente
guarito
.
-
La
contessa
Bianca
,
Aldo
o
Gina
entrarono
nella
camera
per
assicurarsi
coi
loro
occhi
del
miglioramento
di
Fabio
.
Ed
un
sospiro
di
sollievo
sfuggì
dai
loro
petti
.
Allorchè
Fabio
riaperse
di
nuovo
gli
occhi
,
era
perfettamente
in
sè
.
Riconobbe
Ilda
e
sorrise
.
-
Ah
!
sei
tu
,
sempre
tu
!
-
disse
con
voce
debole
.
-
Quanto
sei
stata
buona
con
me
,
che
ti
ho
disconosciuta
!
Dimmi
:
fui
ferito
gravemente
?
-
Sì
,
ma
oramai
ogni
pericolo
è
scomparso
.
-
Mi
trovo
sempre
alla
villa
Bianca
?
-
Sempre
.
-
Fabio
si
passò
una
mano
scarna
sulla
fronte
,
e
con
voce
leggermente
alterata
:
-
E
mio
fratello
?
-
mormorò
.
-
Non
pensare
a
lui
,
adesso
:
quando
sarai
più
forte
ti
dirò
tutto
.
-
Lascia
almeno
che
ringrazi
te
,
che
mi
hai
dato
una
seconda
vita
.
-
Le
stese
le
mani
,
l
'
attirò
a
se
:
le
loro
labbra
s
'
incontrarono
in
un
lungo
bacio
.
Il
domani
egli
era
più
forte
,
e
,
risvegliandosi
,
trovò
al
suo
capezzale
non
solo
Ilda
,
ma
la
contessa
Bianca
,
Gina
ed
Aldo
.
Quante
esclamazioni
di
gioia
quando
il
convalescente
li
salutò
tutti
a
nome
,
sorrise
loro
fissandoli
con
sguardi
dolci
e
turbati
!
Per
molti
giorni
nessuno
ricordò
a
Fabio
i
fatti
avvenuti
;
ma
allorchè
il
giovane
cominciò
ad
alzarsi
,
ruppero
il
silenzio
che
diveniva
ormai
penoso
.
Ilda
lo
informò
di
quanto
accadde
dopo
la
scena
rapida
e
violenta
fra
lui
ed
il
fratello
,
che
aveva
cercato
di
ucciderlo
.
Raccontò
la
fine
del
conte
.
La
gente
,
però
,
non
sapeva
il
vero
;
la
notizia
era
stata
diffusa
dal
Trani
,
dal
Meralta
e
dal
marchese
di
Passiflora
:
Livio
Rossano
si
era
suicidato
.
Un
mandato
di
arresto
era
stato
spiccato
contro
lui
,
dopo
una
confessione
firmata
da
cinque
testimoni
,
in
cui
il
conte
aveva
rivelato
delle
perfidie
che
nessuno
avrebbe
mai
immaginate
.
Così
si
seppe
che
l
'
assassinio
di
Giulietta
Lovera
era
stato
ordito
e
fatto
consumare
da
lui
onde
sbarazzarsi
della
giovane
che
gl
'
impediva
di
contrarre
il
suo
matrimonio
con
Bianca
.
Così
pure
si
scoprì
che
il
tentato
strangolamento
di
Ilda
ed
il
furto
del
quale
venne
accusato
Aldo
Pomigliano
,
erano
stati
perpetrati
dallo
stesso
conte
pe
'
suoi
fini
tenebrosi
.
Inoltre
il
conte
stava
per
commettere
un
ultimo
e
più
infame
delitto
cercando
di
avvelenare
la
moglie
;
ma
la
giustizia
,
avvertita
in
tempo
,
si
era
recata
alla
villa
per
arrestarlo
.
Nella
colluttazione
che
aveva
avuto
luogo
per
impossessarsi
di
Livio
,
questi
,
perduta
la
testa
,
aveva
tirato
alcuni
colpi
di
rivoltella
,
andati
a
vuoto
,
poi
si
era
slanciato
nel
parco
,
ed
ivi
si
era
suicidato
.
Ilda
aggiunse
che
Cinzia
,
arrestata
,
aveva
confermato
quei
particolari
,
ed
era
stata
tale
l
'
impressione
provata
per
la
tragica
fine
del
conte
,
che
la
sciagurata
si
trovava
morente
nell
'
infermeria
delle
carceri
.
La
giovane
concluse
che
nessuno
aveva
fatto
parola
della
ferita
riportata
da
Fabio
,
dei
suoi
legami
col
conte
,
nè
alcuno
avrebbe
avuto
il
minimo
dubbio
sul
suicidio
di
lui
,
se
una
lettera
di
Guglielmo
Rivalta
,
ricevuta
dalla
contessa
Bianca
,
non
avesse
rivelato
che
lo
sventurato
aveva
fatto
giustizia
del
colpevole
e
si
era
poi
ritirato
in
un
convento
a
finire
i
suoi
giorni
,
persuaso
che
Dio
lo
avrebbe
perdonato
e
ricongiunto
alla
sua
adorata
Severina
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
.
Sei
mesi
dopo
,
la
villa
Bianca
era
di
nuovo
in
vendita
.
Bianca
Rossano
si
era
ritirata
nella
tenuta
di
suo
padre
,
e
Fabio
,
marito
felice
di
Ilda
,
era
divenuto
amministratore
dei
beni
della
contessa
.
Sua
moglie
era
la
più
devota
amica
della
giovane
vedova
.
Gina
non
aveva
più
lasciata
la
sua
cara
mamma
.
Aldo
invece
aveva
ripreso
dimora
a
Torino
,
continuando
i
suoi
studi
ed
i
suoi
esperimenti
sopra
un
modello
di
macchina
,
che
un
giorno
gli
procurerebbe
fama
e
fortuna
.
Il
tempo
scorreva
tranquillo
nella
tenuta
.
Una
volta
alla
settimana
Aldo
vi
compariva
,
ed
era
una
vera
festa
per
tutti
,
ma
specialmente
per
Bianca
.
Due
anni
scorsero
così
.
Una
mattina
Bianca
ricevette
un
telegramma
che
le
fece
battere
il
cuore
a
colpi
precipitosi
,
Diceva
;
"
Stasera
sarò
costì
a
prendere
il
premio
del
mio
lavoro
.
Aldo
.
"
Questo
voleva
dire
che
il
disegno
esposto
della
macchina
inventata
da
Aldo
aveva
riportato
un
trionfo
.
Ed
a
questo
trionfo
era
collegato
il
suo
avvenire
e
quello
della
contessa
.
Perchè
egli
non
avrebbe
mai
aspirato
alla
mano
di
lei
finchè
non
avesse
potuto
offrirle
un
nome
degno
di
lei
.
Quando
Aldo
giunse
alla
tenuta
,
tutti
erano
ad
aspettarlo
.
Egli
fu
condotto
in
casa
quasi
in
trionfo
;
ma
dopo
cena
,
quando
la
notte
fu
calata
,
tutti
si
ritirarono
,
lasciando
Bianca
e
il
giovane
soli
.
Ella
sedeva
accanto
al
balcone
aperto
;
egli
le
si
mise
ai
piedi
.
La
luna
brillava
,
inondandoli
di
un
mite
e
soave
chiarore
.
-
Bianca
,
adorata
!
-
sussurrò
Aldo
guardando
la
giovane
che
la
felicità
rendeva
ancora
più
bella
.
-
Ora
sarai
mia
per
sempre
,
non
è
vero
?
Nulla
più
ci
dividerà
!
Ora
anch
'
io
ho
uno
stato
da
offrirti
....
-
Credi
forse
che
se
tu
non
fossi
riuscito
avrei
rinunciato
a
te
?
-
rispose
Bianca
senza
arrossire
.
-
Io
fui
tua
fino
da
quando
mi
considerasti
come
una
sorella
,
e
se
adesso
vado
orgogliosa
del
tuo
trionfo
,
è
solo
per
te
.
Aldo
,
credi
al
mio
amore
?
-
Se
ci
credo
!
Ma
è
il
tuo
amore
che
mi
ha
dato
la
forza
di
soffrire
,
di
lottare
!
E
qual
premio
migliore
posso
ottenere
che
quello
di
farti
mia
per
sempre
!
Bianca
,
io
ti
adoro
,
noi
saremo
felici
,
l
'
avvenire
è
nostro
!
-
L
'
attirò
a
sè
,
senza
che
ella
opponesse
resistenza
,
e
per
la
prima
volta
le
loro
labbra
s
'
incontrarono
in
un
lungo
bacio
d
'
amore
.
Miscellanea ,
1
.
Mylord
Yanez
La
cerimonia
religiosa
,
che
aveva
fatto
accorrere
a
Gauhati
,
una
delle
più
importanti
città
dell
'
Assam
indiano
,
migliaia
e
migliaia
di
devoti
seguaci
di
Visnù
,
giunti
da
tutti
i
villaggi
bagnati
dalle
sacre
acque
del
Brahmaputra
,
era
finita
.
La
preziosa
pietra
di
Salagraman
,
che
altro
non
era
che
una
conchiglia
pietrificata
,
del
genere
dei
corni
d
'
Ammone
,
di
color
nero
,
ma
che
nel
suo
interno
celava
un
capello
di
Visnù
,
il
dio
conservatore
dell
'
India
,
era
stata
ricondotta
nella
grande
pagoda
di
Karia
,
e
probabilmente
già
nascosta
in
un
ripostiglio
noto
solo
al
rajah
,
ai
suoi
ministri
ed
al
grande
sacerdote
.
Le
vie
si
sfollavano
rapidamente
:
popolo
,
soldati
,
bajadere
,
suonatori
,
s
'
affrettavano
a
far
ritorno
alle
loro
case
,
alle
caserme
,
ai
templi
o
agli
alberghi
,
per
rifocillarsi
dopo
tant
'
ore
di
marcia
intorno
alla
città
,
seguendo
il
gigantesco
carro
che
portava
l
'
invidiato
amuleto
e
soprattutto
quel
capello
che
tutti
gli
stati
dell
'
India
invidiavano
al
fortunato
rajah
dell
'
Assam
.
Due
uomini
,
che
spiccavano
vivamente
pei
loro
costumi
assai
diversi
da
quelli
indossati
dagli
indiani
,
scendevano
lentamente
una
delle
vie
centrali
della
popolosa
città
,
soffermandosi
di
quando
in
quando
per
scambiare
una
parola
,
sopratutto
quando
non
avevano
presso
di
loro
né
popolani
,
né
soldati
.
Uno
era
un
bel
tipo
d
'
europeo
,
sulla
cinquantina
,
colla
barba
brizzolata
e
abbondante
,
la
pelle
un
po
'
abbronzata
,
tutto
vestito
di
flanella
bianca
e
avente
sul
capo
un
largo
feltro
somigliante
al
sombrero
messicano
,
con
piccole
ghiande
d
'
oro
intorno
al
nastro
di
seta
.
L
'
altro
invece
era
un
orientale
,
un
estremo
orientale
,
a
giudicarlo
dalla
tinta
della
sua
pelle
,
che
aveva
dei
lontani
riflessi
olivastri
,
occhi
nerissimi
,
brucianti
,
barba
ancora
nera
e
capelli
lunghi
e
ricciuti
che
gli
cadevano
sulle
spalle
.
Invece
del
vestito
bianco
,
indossava
una
ricchissima
casacca
di
seta
verde
con
alamari
e
bottoni
d
'
oro
,
portava
calzoni
larghi
d
'
egual
colore
,
stivali
alti
di
pelle
gialla
colla
punta
rialzata
come
quelli
degli
usbeki
e
dalla
larga
fascia
di
seta
bianca
gli
pendeva
una
magnifica
scimitarra
,
la
cui
impugnatura
era
incrostata
di
diamanti
e
di
rubini
d
'
un
valore
certamente
immenso
.
Splendidi
tipi
entrambi
,
alti
di
statura
,
vigorosi
,
capaci
di
tener
testa
da
soli
a
venti
indù
.
-
Dunque
,
Yanez
?
-
chiese
ad
un
tratto
l
'
uomo
vestito
di
seta
,
fermandosi
per
la
decima
volta
.
-
Che
cos
'
hai
deciso
?
I
miei
uomini
si
annoiano
;
tu
sai
che
la
pazienza
non
è
mai
stata
il
forte
delle
vecchie
tigri
di
Mompracem
.
Sono
otto
giorni
che
siamo
qui
a
guardare
i
templi
di
questa
città
e
la
corrente
poco
pulita
del
Brahmaputra
.
Non
è
così
che
si
conquista
un
regno
.
-
Tu
hai
sempre
fretta
-
rispose
l
'
altro
.
-
Gli
anni
non
riusciranno
a
calmare
mai
il
sangue
ardente
della
Tigre
della
Malesia
?
-
Non
credo
-
rispose
il
famoso
pirata
,
sorridendo
.
-
Ed
a
te
non
strapperanno
la
tua
eterna
calma
?
-
Vorrei
,
mio
caro
Sandokan
,
mettere
oggi
stesso
le
mani
sul
trono
del
rajah
e
strappargli
la
corona
per
metterla
sulla
fronte
della
mia
bella
Surama
,
ma
la
cosa
non
mi
sembra
troppo
facile
.
Fino
a
che
qualche
fortunato
avvenimento
non
mi
farà
avvicinare
quel
prepotente
monarca
,
noi
non
potremo
tentare
nulla
.
-
Quell
'
avvicinamento
si
cerca
.
Si
sarebbe
spenta
la
tua
fantasia
?
-
Non
credo
,
perché
ho
un
'
idea
fissa
nel
cervello
,
-
rispose
Yanez
.
-
Quale
?
-
Se
noi
non
facciamo
qualche
gran
colpo
,
non
entreremo
giammai
nelle
buone
grazie
del
rajah
,
il
quale
detesta
gli
stranieri
.
-
Noi
siamo
pronti
ad
aiutarti
.
Siamo
in
trentacinque
,
con
Sambigliong
,
e
domani
saranno
qui
anche
Tremal
-
Naik
e
Kammamuri
.
Mi
hanno
telegrafato
quest
'
oggi
che
lasciavano
Calcutta
per
raggiungerci
.
Fuori
l
'
idea
.
-
Invece
di
rispondere
,
Yanez
si
era
fermato
dinanzi
ad
un
palazzo
,
le
cui
finestre
erano
illuminate
da
panieri
di
filo
di
ferro
colmi
di
cotone
imbevuto
d
'
olio
di
cocco
,
che
fiammeggiavano
crepitando
.
Dal
pianterreno
,
che
pareva
servisse
d
'
albergo
,
usciva
un
baccano
indiavolato
e
attraverso
le
finestre
si
vedevano
numerose
persone
che
andavano
e
venivano
affaccendate
.
-
Ci
siamo
,
-
disse
Yanez
.
-
Dove
?
-
Il
primo
ministro
del
rajah
,
Sua
Eccellenza
Kaksa
Pharaum
non
dormirà
tanto
facilmente
questa
sera
.
-
Perché
?
-
Col
chiasso
che
fanno
sotto
di
lui
.
Che
cattiva
idea
ha
avuto
di
andare
ad
abitare
sopra
un
albergo
!
Potrebbe
costargli
cara
.
-
Sandokan
lo
guardò
con
sorpresa
.
-
La
tua
idea
partirebbe
da
questo
albergo
?
-
chiese
.
-
Me
lo
saprai
dire
più
tardi
.
Come
ho
giuocato
James
Brooke
,
che
non
era
uno
stupido
,
farò
un
brutto
scherzo
anche
a
S
.
E
.
Kaksa
Pharaum
.
Hai
fame
,
fratellino
?
-
Una
buona
cena
non
mi
dispiacerebbe
.
-
Te
la
offro
,
ma
tu
te
la
mangerai
da
solo
,
-
disse
Yanez
.
-
Tu
diventi
un
enigma
.
-
Svolgo
la
mia
famosa
idea
.
Tu
dunque
cenerai
ad
un
'
altra
tavola
e
qualunque
cosa
accada
non
interverrai
nelle
mie
faccende
;
solo
quando
avrai
finito
di
cenare
andrai
a
chiamare
i
nostri
tigrotti
e
li
farai
passeggiare
,
come
tranquilli
cittadini
che
si
godono
la
frescura
notturna
,
sotto
le
finestre
di
S
.
E
.
il
primo
ministro
.
-
E
se
ti
minacciassero
?
-
Tengo
sotto
la
fascia
due
buone
pistole
a
due
colpi
ciascuna
ed
in
una
tasca
ho
il
mio
fedele
kriss
.
Guarda
,
ascolta
,
mangia
e
fingi
di
essere
cieco
e
muto
.
-
Ciò
detto
lasciò
Sandokan
,
più
che
mai
stupito
per
quelle
parole
oscure
,
ed
entrò
risolutamente
nell
'
albergo
,
con
una
gravità
così
comica
che
in
altre
occasioni
avrebbe
fatto
schiattare
dalle
risa
il
suo
compagno
,
quantunque
per
indole
non
fosse
mai
stato
troppo
allegro
.
Quella
trattoria
non
era
così
frequentata
,
come
Yanez
aveva
creduto
.
Si
componeva
di
tre
salette
,
ammobiliate
senza
lusso
,
con
molte
tavole
e
molte
panche
ed
un
gran
numero
di
servi
che
correvano
come
pazzi
,
portando
caraffe
di
vino
di
palma
e
d
'
arak
e
grandi
terrine
ripiene
di
riso
condito
con
pesci
del
Brahmaputra
,
fritti
nell
'
olio
di
cocco
e
mescolati
con
erbe
aromatiche
.
Assisi
ai
tavoli
non
vi
erano
più
di
due
dozzine
d
'
indiani
,
appartenenti
però
alle
alte
caste
,
a
giudicarlo
dalla
ricchezza
dei
loro
costumi
,
per
lo
più
kaltani
e
ragiaputra
discesi
dalle
alte
montagne
del
Dalch
e
del
Landa
per
chiedere
qualche
grazia
alla
preziosa
conchiglia
pietrificata
,
che
celava
nel
suo
interno
il
capello
di
Visnù
.
L
'
improvvisa
entrata
di
quell
'
europeo
pareva
che
avesse
prodotto
un
pessimo
effetto
su
tutti
quegli
indiani
,
poiché
i
discorsi
cessarono
immediatamente
,
e
l
'
allegria
prodotta
dalle
abbondanti
libazioni
del
vino
e
dell
'
arak
arracanese
sfumò
d
'
un
colpo
.
Il
portoghese
,
a
cui
nulla
sfuggiva
,
attraversò
le
due
prime
sale
ed
entrato
nell
'
ultima
andò
a
sedersi
ad
un
tavolo
,
che
era
occupato
da
quattro
barbuti
kattani
che
avevano
nelle
larghe
fasce
un
vero
arsenale
fra
pistole
,
pugnali
e
tarwar
assai
ricurvi
e
affilatissimi
.
Yanez
li
guardò
bene
in
viso
,
senza
degnarli
d
'
un
saluto
e
si
sedette
tranquillamente
di
fronte
a
loro
,
gridando
con
voce
stentorea
:
-
Da
manciare
!
Mylord
avere
molta
fame
!
-
I
quattro
kaltani
,
ai
quali
non
doveva
piacere
troppo
la
compagnia
di
quello
straniero
,
presero
le
loro
terrine
ancora
semi
-
piene
di
carri
,
s
'
alzarono
di
colpo
e
cambiarono
tavola
.
-
Benissimo
,
-
mormorò
il
portoghese
.
-
Tra
poco
vi
farò
o
ridere
o
piangere
.
-
Un
garzone
passava
in
quel
momento
,
portando
un
piatto
colmo
di
pesci
,
destinato
ad
altre
persone
.
Si
levò
rapidamente
e
lo
afferrò
per
un
orecchio
costringendolo
a
fermarsi
.
Poi
gli
gridò
sul
viso
:
-
Mylord
avere
molta
fame
.
Metti
qui
,
briccone
!
È
seconda
volta
che
mylord
grida
.
-
Sahib
!
-
esclamò
confuso
,
ed
un
po
'
irritato
,
l
'
indiano
.
-
Questo
pesce
non
è
per
voi
.
-
Chiamare
me
mylord
,
birbante
!
-
gridò
Yanez
,
fingendosi
irritato
.
-
Io
essere
grande
inglese
.
Metti
qui
piatto
!
Buon
profumo
.
-
Impossibile
,
mylord
.
Non
è
per
te
.
-
Io
pagare
e
volere
manciare
.
-
Un
momento
solo
e
ti
servo
.
-
Contare
momenti
sul
mio
orologio
,
poi
tagliare
a
te
un
orecchio
.
-
Si
tolse
da
un
taschino
un
magnifico
cronometro
d
'
oro
e
lo
mise
sulla
tavola
,
fissando
le
lancette
.
In
quel
momento
Sandokan
era
entrato
,
mettendosi
a
sedere
ad
un
tavolo
che
si
trovava
presso
una
finestra
e
che
non
era
stato
occupato
.
Indossando
un
costume
orientale
ed
avendo
la
pelle
colorata
,
nessuno
aveva
fatto
gran
caso
a
lui
.
Poteva
passare
per
un
ricco
indù
del
Lahore
e
di
Agrar
,
giunto
per
assistere
alla
celebre
cerimonia
religiosa
.
Il
famoso
pirata
malese
si
era
appena
seduto
che
tre
o
quattro
giovani
servi
gli
furono
intorno
,
chiedendogli
premurosamente
che
cosa
desiderasse
per
cena
.
-
Per
Giove
!
-
esclamò
Yanez
,
gettando
via
con
stizza
la
sigaretta
che
aveva
appena
accesa
.
-
È
entrato
dopo
di
me
ed
eccoli
tutti
intorno
a
servirlo
.
Un
europeo
non
potrà
mai
fare
niente
di
buono
in
questo
paese
,
a
menoché
non
sia
un
furbo
matricolato
.
Ah
!
È
così
!
Vedrete
che
cosa
saprà
fare
mylord
...
Moreland
.
Prendiamo
il
nome
del
figlio
di
Suyodhana
.
Suona
bene
agli
orecchi
.
Ah
!
Toh
!
Vi
è
da
bere
!
-
Una
caraffa
,
ordinata
certamente
dai
quattro
kaltani
che
prima
occupavano
il
tavolo
,
si
trovava
nel
mezzo
,
con
accanto
una
tazza
.
Yanez
,
senza
preoccuparsi
dei
suoi
proprietari
,
l
'
afferrò
e
se
l
'
accostò
alle
labbra
,
tracannando
una
lunga
sorsata
.
-
Vero
arak
,
-
disse
poi
.
-
Squisitissimo
in
fede
mia
!
-
Stava
per
riassaggiarlo
,
quando
uno
dei
quattro
kaltani
barbuti
si
avvicinò
al
tavolo
,
dicendogli
in
un
pessimo
inglese
:
-
Scusa
,
sahib
,
ma
quella
caraffa
appartiene
a
me
.
Tu
hai
appoggiate
al
vaso
le
tue
labbra
impure
e
pagherai
il
contenuto
.
-
Chiamare
me
,
mylord
,
innanzi
tutto
,
-
disse
Yanez
,
tranquillamente
.
-
Sia
pure
,
purché
tu
paghi
quel
liquore
che
io
ho
ordinato
per
me
,
-
rispose
il
kaltano
con
accento
secco
.
-
Mylord
non
pagare
per
nessuno
.
Trovare
caraffa
sul
mio
tavolo
ed
io
bere
finché
non
avere
più
sete
.
Lasciare
tranquillo
mylord
.
-
Qui
non
sei
a
Calcutta
e
nemmeno
nel
Bengala
.
-
A
mylord
non
importare
affatto
.
Io
essere
grande
e
ricco
inglese
.
-
Ragione
di
più
per
pagare
ciò
che
non
ti
appartiene
.
-
Vattene
al
diavolo
-
.
Poi
,
vedendo
passare
un
altro
garzone
che
portava
un
certo
piatto
colmo
di
frutta
cotte
,
lo
prese
pel
collo
,
urlandogli
:
-
Qui
!
Metti
qui
,
davanti
mylord
.
Metti
o
mylord
strangolare
.
-
Sahib
!
-
Yanez
,
senza
attendere
altro
,
gli
strappò
il
piatto
,
se
lo
mise
dinanzi
e
dopo
d
'
aver
dato
al
garzone
una
spinta
che
lo
mandò
a
battere
il
naso
contro
un
tavolo
vicino
,
si
mise
a
mangiare
,
borbottando
:
-
Mylord
avere
molta
fame
.
Birbanti
indiani
!
Mandare
io
qui
cipay
e
cannoni
e
bum
su
tutti
voi
!
-
A
quell
'
atto
di
violenza
,
compiuta
da
uno
straniero
,
un
minaccioso
mormorìo
era
sfuggito
dalle
labbra
degli
indiani
,
che
stavano
cenando
nella
trattoria
.
I
quattro
kaltani
si
erano
anzi
alzati
,
tenendo
le
mani
appoggiate
sui
loro
lunghi
pistoloni
e
guardandolo
ferocemente
.
Solo
Sandokan
rideva
silenziosamente
,
mentre
Yanez
,
sempre
imperturbabile
,
si
divorava
coscienziosamente
le
frutta
cotte
inaffiandole
di
quando
in
quando
coll
'
arak
che
non
aveva
pagato
,
né
che
intendeva
pagare
.
Quand
'
ebbe
terminato
,
afferrò
quasi
di
volata
un
terzo
garzone
,
strappandogli
di
mano
una
terrina
piena
di
carri
,
condito
con
un
magnifico
pesce
.
-
Tutto
questo
per
mylord
!
-
gridò
.
-
Voi
non
servire
,
ed
io
prendere
,
by
God
!
-
Questa
volta
un
urlo
d
'
indignazione
si
era
alzato
nella
sala
.
Tutti
gl
'
indiani
che
occupavano
le
tavole
erano
balzati
in
piedi
come
un
solo
uomo
,
seccati
da
quelle
continue
prepotenze
.
-
Fuori
l
'
inglese
!
Fuori
!
-
gridarono
tutti
,
con
voce
minacciosa
.
Un
ragiaputra
d
'
aspetto
brigantesco
,
più
ardito
degli
altri
,
si
avanzò
verso
il
tavolo
occupato
dal
portoghese
e
gli
additò
la
porta
,
dicendogli
:
-
Vattene
!
Basta
!
-
Yanez
,
che
stava
già
attaccando
il
pesce
,
alzò
gli
occhi
sull
'
indiano
,
chiedendogli
con
perfetta
calma
:
-
Chi
?
-
Tu
!
-
Io
,
mylord
?
-
Mylord
o
sahib
,
vattene
!
-
riprese
il
ragiaputra
.
-
Mylord
non
avere
finito
ancora
cena
.
Avere
molta
fame
ancora
,
caro
indiano
.
-
Va
'
a
mangiare
a
Calcutta
.
-
Mylord
non
avere
voglia
di
muoversi
.
Trovare
qui
roba
molto
buona
ed
io
mylord
mangiare
ancora
molto
,
poi
tutto
pagare
.
-
Buttalo
fuori
!
-
urlarono
i
kaltani
,
furibondi
.
Il
ragiaputra
allungò
una
mano
per
afferrare
Yanez
;
ma
questi
gli
scaraventò
attraverso
il
viso
il
pesce
che
stava
mangiando
,
accecandolo
colla
salsa
pimentata
che
lo
contornava
,
A
quel
nuovo
atto
di
prepotenza
,
che
suonava
come
una
sfida
,
i
quattro
kaltani
ai
quali
Yanez
aveva
bevuto
l
'
arak
,
si
erano
slanciati
contro
la
tavola
urlando
come
indemoniati
.
Sandokan
si
era
pure
alzato
,
mettendo
le
mani
entro
la
fascia
;
ma
uno
sguardo
rapido
di
Yanez
lo
fermò
.
Il
portoghese
era
d
'
altronde
un
uomo
da
cavarsela
,
senza
l
'
aiuto
del
suo
terribile
compagno
.
Scaraventò
innanzi
a
tutto
addosso
ai
kaltani
la
terrina
del
carri
;
poi
afferrato
uno
sgabello
di
bambù
l
'
alzò
,
facendolo
roteare
minacciosamente
sui
musi
dei
suoi
avversari
.
La
mossa
fulminea
,
la
statura
dell
'
uomo
e
più
che
tutto
quel
certo
fascino
misterioso
che
esercitano
quasi
sempre
gli
uomini
bianchi
su
quelli
di
colore
,
avevano
arrestato
lo
slancio
dei
kaltani
e
di
tutti
gli
altri
indù
,
che
stavano
per
prendere
le
difese
dei
loro
compatriotti
.
-
Uscire
o
mylord
inglese
accoppare
tutti
!
-
aveva
gridato
il
portoghese
.
Poi
,
vedendo
che
i
suoi
avversari
stavano
lì
immobili
,
indecisi
,
lasciò
cadere
lo
scanno
,
trasse
due
magnifiche
pistole
a
doppia
canna
,
arabescate
e
montate
in
argento
e
madreperla
e
senz
'
altro
le
spianò
,
ripetendo
:
-
Uscire
tutti
!
-
Sandokan
fu
il
primo
a
obbedire
.
Gli
altri
,
presi
da
un
subitaneo
panico
e
anche
per
evitare
al
loro
governo
,
già
non
troppo
ben
visto
dal
viceré
del
Bengala
,
delle
gravi
complicazioni
,
non
tardarono
a
battere
in
ritirata
,
quantunque
tutti
possedessero
delle
armi
.
Il
proprietario
della
trattoria
,
udendo
tutto
quel
baccano
,
fu
lesto
ad
accorrere
impugnando
una
specie
di
spiedo
.
-
Chi
sei
tu
che
ti
permetti
di
guastare
i
sonni
di
S
.
E
.
il
ministro
Kaksa
Pharaum
che
abita
sopra
e
che
metti
in
fuga
i
miei
avventori
?
-
Mylord
,
-
rispose
Yanez
con
tutta
tranquillità
.
-
Mylord
o
contadino
t
'
invito
a
uscire
.
-
Io
non
avere
ancora
finita
mia
cena
.
Tuoi
boy
non
servire
me
e
io
prendere
a
loro
piatti
.
Io
pagare
e
avere
per
ciò
diritto
mangiare
.
-
Va
'
a
terminare
la
tua
cena
altrove
.
Io
non
servo
gl
'
inglesi
.
-
E
io
non
lasciare
tuo
albergo
.
-
Farò
chiamare
le
guardie
di
S
.
E
.
il
ministro
e
ti
farò
arrestare
.
-
Un
inglese
mai
avere
paura
delle
guardie
.
-
Esci
?
-
urlò
il
trattore
furibondo
.
-
No
.
-
L
'
assamese
fece
atto
d
'
alzare
lo
spiedo
,
ma
subito
indietreggiò
fino
sulla
soglia
della
porta
.
Yanez
aveva
impugnate
le
pistole
che
aveva
deposte
sulla
tavola
e
gliele
aveva
puntate
verso
il
petto
,
dicendogli
freddamente
:
-
Se
tu
fare
un
solo
passo
,
io
fare
bum
e
ucciderti
.
-
Il
trattore
chiuse
con
fracasso
la
porta
,
mentre
i
kaltani
ed
i
ragiaputra
che
erano
accorsi
anche
dalle
due
sale
,
gridavano
:
-
Non
lasciamolo
scappare
!
È
un
pazzo
!
Le
guardie
!
Le
guardie
!
-
Yanez
era
scoppiato
in
una
gran
risata
.
-
Per
Giove
!
-
esclamò
.
-
Ecco
come
si
può
procurarci
una
cena
gratuita
presso
un
altissimo
personaggio
del
rajah
d
'
Assam
.
Me
la
offrirà
,
non
ne
dubito
.
E
Sandokan
?
Ah
!
Se
n
'
è
andato
:
benissimo
,
ora
possiamo
riprendere
il
pasto
.
-
Tranquillo
ed
impassibile
,
come
un
vero
inglese
,
si
era
seduto
dinanzi
ad
un
'
altra
tavola
sulla
quale
si
trovava
un
'
altra
terrina
di
carri
,
mandando
giù
qualche
cucchiaiata
.
Non
era
però
giunto
alla
terza
,
quando
la
porta
si
riaprì
con
gran
fracasso
e
sei
soldati
che
avevano
dei
turbanti
immensi
,
delle
larghe
casacche
fiammanti
,
calzoni
amplissimi
e
babbucce
di
pelle
rossa
,
entrarono
puntando
sul
portoghese
le
loro
carabine
.
Erano
sei
pezzi
d
'
uomini
,
alti
come
granatieri
,
e
barbuti
come
briganti
della
montagna
.
-
Arrenditi
,
-
gli
disse
uno
di
loro
che
aveva
piantata
sul
turbante
una
penna
d
'
avvoltoio
.
-
A
chi
?
-
chiese
Yanez
,
senza
cessare
di
mangiare
.
-
Noi
siamo
le
guardie
del
primo
ministro
del
rajah
.
-
Dove
condurre
me
mylord
?
-
Da
S
.
E
.
-
Io
non
avere
paura
di
S
.
E
.
-
Si
rimise
nella
cintura
le
pistole
,
si
alzò
con
tutta
flemma
,
depose
sul
tavolo
un
gruzzoletto
di
rupie
pel
taverniere
e
s
'
avanzò
verso
le
guardie
,
dicendo
:
-
Mylord
degnare
S
.
E
.
di
vedere
me
grande
inglese
.
-
Da
'
le
armi
,
mylord
.
-
Io
non
dare
mai
mie
pistole
:
essere
regalo
di
graziosissima
regina
Vittoria
mia
amica
,
perché
io
essere
grande
mylord
inglese
.
Io
promettere
non
fare
male
a
ministro
.
-
Le
sei
guardie
si
interrogarono
cogli
sguardi
,
non
sapendo
se
dovevano
forzare
quell
'
originale
a
consegnare
le
pistole
;
ma
poi
,
temendo
di
commettere
qualche
grossa
corbelleria
,
trattandosi
di
un
inglese
,
lo
invitarono
senz
'
altro
a
seguirli
presso
il
ministro
.
Nella
vicina
sala
s
'
erano
radunati
tutti
gli
avventori
,
pronti
a
prestare
man
forte
alle
guardie
del
ministro
.
Vedendolo
comparire
,
una
salva
d
'
imprecazioni
lo
accolse
:
-
Fatelo
impiccare
!
-
Gettate
dalla
finestra
l
'
inglese
!
-
È
un
ladro
!
-
È
un
furfante
!
-
È
una
spia
!
-
Yanez
guardò
intrepidamente
quegli
energumeni
,
che
facevano
gli
spavaldi
perché
lo
vedevano
fra
sei
carabine
e
rispose
alle
loro
invettive
con
una
clamorosa
risata
.
Uscite
dalla
trattoria
,
le
guardie
entrarono
in
un
vicino
portone
e
fecero
salire
al
prigioniero
una
marmorea
gradinata
che
era
illuminata
da
un
lanternone
di
metallo
dorato
,
in
forma
di
cupola
.
-
Qui
abitare
ministro
?
-
chiese
Yanez
.
-
Sì
,
mylord
-
gli
rispose
uno
dei
sei
.
-
Io
avere
fretta
cenare
con
lui
.
-
Le
guardie
lo
guardarono
con
stupore
;
ma
non
osarono
dire
nulla
.
Giunti
sul
pianerottolo
lo
introdussero
in
una
bellissima
sala
,
arredata
con
eleganza
,
con
molti
divanetti
di
seta
fiorata
,
grandi
tende
di
percallo
azzurro
e
leggiadri
mobili
,
leggerissimi
ed
incrostati
d
'
avorio
e
di
madreperla
.
Uno
dei
sei
indiani
s
'
appressò
ad
una
lastra
di
bronzo
sospesa
sopra
una
porta
e
la
percosse
replicatamente
con
un
martelletto
di
legno
.
Il
suono
non
erasi
ancora
dileguato
,
quando
la
tenda
fu
alzata
ed
un
uomo
comparve
,
fissando
subito
i
suoi
occhi
,
più
con
curiosità
che
con
stizza
,
su
Yanez
.
-
S
.
E
.
il
primo
ministro
Kaksa
Pharaum
,
-
disse
una
delle
guardie
.
-
Saluta
.
-
Aho
!
-
fece
Yanez
,
togliendosi
il
cappello
e
porgendo
la
destra
,
come
per
stringere
la
mano
al
potentissimo
ministro
.
Kaksa
Pharaum
era
un
uomo
sui
cinquant
'
anni
,
piccolo
,
magro
come
un
fakiro
,
colla
pelle
assai
abbronzata
,
il
naso
adunco
come
il
becco
degli
uccelli
da
preda
,
che
si
nascondeva
in
buona
parte
entro
una
foltissima
barba
che
gli
saliva
fino
quasi
agli
occhi
.
Aveva
deposto
il
ricco
costume
di
corte
,
perché
indossava
un
semplice
dootèe
di
seta
gialla
a
ricami
rossi
che
gli
scendeva
,
come
una
veste
da
camera
,
fino
alle
babbucce
di
pelle
rosso
cupa
.
Quantunque
avesse
veduta
la
mano
di
Yanez
,
si
guardò
bene
dal
toccarla
,
anzi
si
trasse
un
po
'
da
parte
,
per
far
meglio
capire
a
quello
straniero
che
non
desiderava
accordargli
nessuna
confidenza
.
-
Sei
tu
che
hai
provocato
tanto
chiasso
nella
trattoria
?
-
chiese
.
-
Essere
stato
io
,
-
rispose
Yanez
.
-
Non
sapevi
che
qui
abita
un
ministro
?
-
Io
sapere
una
sola
cosa
:
di
avere
molta
fame
e
di
vedere
altri
a
manciare
senza
me
.
-
E
per
quello
hai
fatto
nascere
una
mezza
rivoluzione
e
mi
hai
disturbato
?
-
Quando
tua
Eccellenza
avere
voglia
cenare
tu
manciare
subito
ed
io
no
?
-
Io
sono
un
ministro
...
-
Ed
io
essere
mylord
John
Moreland
,
grande
pari
Inghilterra
,
amico
grande
regina
Vittoria
imperatrice
tutte
Indie
.
-
Udendo
quelle
parole
,
la
fronte
del
ministro
,
poco
prima
corrugata
,
si
rasserenò
.
-
Tu
sei
un
mylord
?
-
Sì
,
Eccellenza
.
-
E
non
l
'
hai
detto
al
trattore
?
-
Averlo
cridato
a
tutti
e
nessuno
volermi
dare
da
manciare
.
Non
fare
così
noi
in
Inghilterra
.
Dare
da
manciare
anche
a
indù
.
-
Sicché
non
hai
potuto
cenare
,
mylord
?
-
Soli
pochi
bocconi
.
Io
avere
ancora
molta
fame
,
grandissima
fame
.
Io
scrivere
stassera
a
viceré
del
Bengala
non
poter
compiere
mia
difficile
missione
,
perché
assamesi
non
dare
mylord
da
manciare
.
-
Quale
missione
?
-
Io
essere
grande
cacciatore
tigri
ed
essere
qui
venuto
per
distruggere
tutte
male
bestie
che
mangiano
indù
.
-
Sicché
tu
,
mylord
,
sei
venuto
per
rendere
dei
preziosi
servigi
.
I
nostri
sudditi
hanno
avuto
torto
a
trattarti
male
,
però
io
rimedierò
a
tutto
.
Seguimi
,
mylord
.
-
Fece
cenno
alle
guardie
di
ritirarsi
,
rialzò
la
tenda
ed
introdusse
Yanez
in
un
grazioso
gabinetto
,
illuminato
da
un
globo
di
vetro
opalino
,
sospeso
sopra
una
tavola
riccamente
imbandita
,
con
piatti
e
posate
d
'
oro
e
d
'
argento
,
colmi
di
svariati
manicaretti
.
-
Stava
appunto
per
cenare
,
-
disse
il
ministro
.
-
Mylord
ti
offro
di
tenermi
compagnia
,
così
ti
compenserò
della
cattiva
educazione
e
della
malevolenza
del
trattore
.
-
Io
ringraziare
Eccellenza
e
scrivere
a
mio
amico
viceré
Bengala
tua
gentile
accoglienza
.
-
Te
ne
sarò
grato
.
-
Si
sedettero
e
si
misero
a
mangiare
con
invidiabile
appetito
,
specialmente
da
parte
di
Yanez
,
scambiandosi
di
quando
in
quando
qualche
complimento
.
Il
ministro
spinse
anzi
la
sua
cortesia
fino
a
far
servire
al
suo
convitato
della
vecchia
birra
inglese
che
,
quantunque
molto
acida
,
Yanez
si
guardò
bene
dal
non
tracannare
.
Quand
'
ebbero
terminato
,
il
portoghese
si
rovesciò
sulla
comoda
poltrona
e
fissati
gli
occhi
in
viso
al
ministro
,
gli
disse
a
bruciapelo
ed
in
buonissima
lingua
indiana
:
-
Eccellenza
,
io
vengo
da
parte
del
viceré
del
Bengala
per
trattare
con
voi
un
grave
affare
diplomatico
.
-
Kaksa
Pharaum
aveva
fatto
un
soprassalto
sulla
sua
sedia
.
-
Perdonate
se
io
ho
ricorso
ad
un
mezzo
...
un
po
'
strano
per
avvicinarvi
e
...
-
Non
sareste
voi
un
mylord
...
-
Sì
,
un
vero
mylord
e
primo
segretario
e
ambasciatore
segreto
di
S
.
E
.
il
viceré
,
-
rispose
Yanez
imperturbabilmente
.
-
Domani
vi
mostrerò
i
miei
documenti
.
-
Potevate
chiedermi
una
udienza
,
mylord
.
Non
ve
l
'
avrei
rifiutata
.
-
Il
rajah
non
avrebbe
tardato
a
esserne
informato
,
mentre
io
per
ora
desidero
parlare
solo
a
voi
.
-
Il
governo
delle
Indie
avrebbe
qualche
idea
sull
'
Assam
?
-
chiese
Pharaum
spaventato
.
-
Niente
affatto
,
tranquillizzatevi
.
Nessuno
pensa
a
minacciare
l
'
indipendenza
di
questo
stato
.
Noi
non
abbiamo
alcun
lagno
da
muovere
all
'
Assam
ed
al
suo
principe
.
Ciò
però
che
devo
dirvi
non
deve
essere
udito
da
alcuna
persona
,
sicché
sarebbe
meglio
,
per
maggior
sicurezza
,
che
mandaste
i
vostri
servi
a
dormire
.
-
Non
ne
saranno
scontenti
,
tutt
'
altro
,
-
disse
il
ministro
,
sforzandosi
a
sorridere
.
Si
alzò
e
percosse
il
tam
-
tam
che
stava
appeso
alla
parete
,
dietro
la
sua
sedia
.
Un
servo
entrò
quasi
subito
.
-
Che
si
spengano
tutti
i
lumi
,
eccettuati
quelli
della
mia
stanza
da
notte
e
che
tutti
vadano
a
coricarsi
-
disse
il
ministro
,
con
un
tono
da
non
ammettere
replica
.
-
Non
voglio
,
per
nessun
motivo
,
essere
disturbato
questa
notte
.
Ho
da
lavorare
.
-
Il
servo
s
'
inchinò
e
scomparve
.
Kaksa
Pharaum
attese
che
il
rumore
dei
passi
si
fosse
spento
,
poi
tornando
a
sedersi
,
disse
a
Yanez
:
-
Ora
,
mylord
,
potete
parlare
liberamente
.
Tra
qualche
minuto
tutta
la
mia
gente
russerà
.
-
2
.
Il
rapimento
d
'
un
ministro
Yanez
vuotò
un
bicchierone
di
quella
pessima
birra
,
non
senza
fare
una
smorfia
,
poi
levò
da
un
bellissimo
portasigari
di
tartaruga
con
cifre
in
diamanti
,
due
grossi
manilla
e
ne
offrì
uno
al
ministro
,
dicendogli
con
un
sorriso
bonario
:
-
Prendete
questo
sigaro
,
Eccellenza
.
Mi
hanno
detto
che
siete
un
fumatore
,
cosa
piuttosto
rara
fra
gl
'
indiani
,
che
preferiscono
invece
quel
detestabile
betel
che
rovina
i
denti
e
guasta
la
bocca
.
Sono
certo
che
non
avete
mai
fumato
un
sigaro
così
delizioso
.
-
Ho
imparato
a
fumare
a
Calcutta
,
dove
ho
soggiornato
qualche
tempo
in
qualità
d
'
ambasciatore
straordinario
del
mio
re
,
-
disse
il
ministro
,
prendendo
il
manilla
.
Yanez
gli
porse
uno
zolfanello
,
accese
anche
il
proprio
sigaro
,
gettò
in
aria
tre
o
quattro
boccate
di
fumo
odoroso
,
che
per
qualche
istante
offuscarono
la
luce
della
lampada
,
poi
riprese
,
fissando
con
una
certa
malizia
il
ministro
,
che
assaporava
da
buongustaio
il
delizioso
aroma
del
tabacco
filippino
:
-
Io
sono
qui
venuto
,
come
vi
dissi
,
Eccellenza
,
per
incarico
del
viceré
del
Bengala
per
avere
da
voi
delle
informazioni
sui
moti
che
si
stanno
svolgendo
nell
'
alta
Birmania
.
Voi
che
siete
confinanti
con
quel
turbolento
regno
,
che
ci
ha
sempre
dato
dei
gravi
fastidi
,
ne
saprete
certo
qualche
cosa
.
Vi
avverto
innanzi
a
tutto
,
Eccellenza
,
che
il
governo
delle
Indie
vi
sarà
non
solo
gratissimo
,
ma
che
anche
vi
ricompenserà
largamente
.
-
Udendo
parlare
di
ricompense
,
il
ministro
,
venale
come
tutti
i
suoi
compatriotti
,
spalancò
gli
occhi
ed
ebbe
un
risolino
di
contentezza
.
-
Ne
sappiamo
più
di
quello
che
potreste
supporre
,
-
disse
poi
.
-
È
vero
:
nell
'
alta
Birmania
è
scoppiata
una
violentissima
insurrezione
,
promossa
a
quanto
pare
da
un
intraprendente
talapoino
,
che
ha
gettato
la
tonaca
gialla
del
monaco
per
impugnare
la
scimitarra
.
-
E
contro
chi
?
-
Contro
il
re
Phibau
e
sopratutto
contro
la
regina
Su
-
payah
-
Lat
che
ha
fatto
strangolare
,
il
mese
scorso
,
le
due
giovani
mogli
del
monarca
,
una
delle
quali
era
stata
scelta
fra
le
principesse
dell
'
alta
Birmania
.
-
Che
storia
mi
raccontate
voi
?
-
Ve
la
spiegherò
meglio
,
mylord
,
-
disse
il
ministro
,
socchiudendo
gli
occhi
.
Secondo
le
leggi
birmane
,
il
re
può
avere
quattro
mogli
;
però
il
suo
successore
è
obbligato
a
sposare
la
propria
sorella
o
per
lo
meno
una
principessa
sua
parente
,
affinché
si
conservi
puro
il
sangue
reale
.
Quando
Phibau
,
che
è
il
monarca
attuale
,
salì
al
trono
,
c
'
erano
nella
sua
famiglia
due
sorelle
degne
di
salire
al
trono
del
fratello
.
Il
re
sentiva
maggior
inclinazione
per
la
maggiore
;
ma
la
più
giovane
,
la
principessa
Su
-
payah
-
Lat
si
era
messa
in
testa
di
diventare
anch
'
essa
regina
,
per
ciò
fece
mostra
dappertutto
del
più
ardente
affetto
pel
sovrano
e
seppe
così
indurre
la
regina
madre
a
decidere
,
nella
sua
alta
sapienza
,
che
quell
'
amore
meritava
di
essere
ricompensato
e
che
il
figlio
doveva
sposarle
entrambe
.
Il
disegno
però
fu
sventato
dalla
maggiore
delle
sorelle
,
la
principessa
Ta
-
bin
-
deing
,
la
quale
aveva
preferito
entrare
in
un
monastero
buddista
.
È
chiaro
tutto
ciò
?
-
Chiarissimo
,
-
rispose
Yanez
,
che
trovava
un
ben
scarso
interesse
in
quel
racconto
.
-
E
poi
,
Eccellenza
?
-
Phibau
allora
sposò
Su
-
payah
-
Lat
e
altre
due
principesse
,
una
delle
quali
apparteneva
all
'
alta
classe
della
Birmania
settentrionale
.
-
E
per
dispetto
le
fece
strangolare
?
-
Sì
,
mylord
.
-
E
dopo
che
cosa
è
successo
?
Un
nuovo
strangolamento
,
da
parte
del
re
questa
volta
?
-
Niente
affatto
.
Su
-
payah
-
pa
...
pa
...
-
Avanti
,
Eccellenza
,
-
disse
Yanez
,
guardandolo
malignamente
.
-
Dov
'
ero
...
rimasto
?
-
chiese
il
ministro
,
che
pareva
facesse
degli
sforzi
supremi
per
tenere
aperti
gli
occhi
.
-
Al
terzo
strangolamento
.
-
Ah
sì
!
Su
-
payah
-
pa
...
pa
...
pa
...
è
chiaro
?
-
Chiarissimo
.
Ho
capito
tutto
.
-
Pa
...
pa
...
un
figlio
...
gli
astrologi
di
corte
...
mi
capite
bene
,
mylord
?
-
Benissimo
.
-
Poi
strangolò
le
due
regine
...
-
Lo
so
.
-
E
Su
...
pa
...
-
Mi
pare
che
diventi
terribile
quel
pa
...
pa
...
per
la
vostra
lingua
.
Per
Giove
!
Avreste
bevuto
troppo
questa
sera
?
-
Il
ministro
,
che
per
la
ventesima
volta
aveva
chiusi
e
riaperti
gli
occhi
,
guardò
Yanez
come
trasognato
,
poi
si
lasciò
sfuggire
dalle
labbra
il
sigaro
e
tutto
d
'
un
colpo
s
'
abbandonò
prima
sullo
schienale
della
sedia
,
poi
rotolò
a
terra
come
se
fosse
stato
colpito
da
sincope
.
-
Briccone
d
'
un
sigaro
!
-
esclamò
Yanez
,
ridendo
.
-
Quell
'
oppio
doveva
essere
di
prima
qualità
.
Ed
ora
,
all
'
opera
,
giacché
tutti
dormono
.
Ah
!
Tu
credevi
,
Sandokan
,
che
la
mia
fantasia
si
fosse
spenta
?
Vedrai
.
-
Raccolse
innanzi
a
tutto
il
sigaro
,
che
il
ministro
aveva
lasciato
cadere
e
s
'
accostò
alla
finestra
che
era
aperta
.
Quantunque
non
brillasse
più
alcun
lume
,
essendo
gl
'
indiani
molto
economici
in
fatto
d
'
illuminazione
,
anche
perché
le
notti
colà
sono
chiare
ed
il
cielo
quasi
sempre
purissimo
,
scorse
subito
parecchie
persone
che
passeggiavano
lentamente
,
a
gruppi
di
tre
o
quattro
,
come
onesti
cittadini
che
si
godono
un
po
'
di
frescura
,
fumando
e
cianciando
.
-
Sandokan
ed
i
tigrotti
,
-
mormorò
Yanez
,
stropicciandosi
le
palme
.
-
Tutto
va
benissimo
.
-
Gettò
via
il
mozzicone
di
sigaro
lasciato
cadere
dal
ministro
,
accostò
alle
labbra
due
dita
e
mandò
un
sibilo
dolcemente
modulato
.
Udendolo
,
le
persone
che
passeggiavano
s
'
arrestarono
di
colpo
,
poi
,
mentre
alcune
si
dirigevano
verso
le
due
estremità
della
via
onde
impedire
che
qualcuno
si
avvicinasse
,
un
gruppo
si
fermò
sotto
la
finestra
illuminata
.
-
Pronti
,
-
disse
una
voce
.
-
Aspetta
un
momento
,
-
rispose
Yanez
.
Strappò
i
grossi
cordoni
di
seta
della
tenda
,
li
legò
insieme
fortemente
,
provò
la
loro
solidità
,
poi
assicurò
un
capo
al
gancio
d
'
una
imposta
e
l
'
altro
lo
strinse
sotto
le
ascelle
del
disgraziato
ministro
che
conservava
sempre
una
immobilità
assoluta
.
-
Pesa
ben
poco
S
.
E
.
,
-
disse
Yanez
,
prendendoselo
in
braccio
.
Lo
portò
verso
la
finestra
e
afferrato
strettamente
il
cordone
si
mise
a
calarlo
.
Dieci
braccia
furono
pronte
a
prenderlo
,
appena
ebbe
toccato
il
suolo
.
-
Aspettate
me
,
ora
,
-
disse
Yanez
a
bassa
voce
.
Spense
la
lampada
,
s
'
aggrappò
alla
corda
ed
in
un
attimo
si
trovò
sulla
via
.
-
Tu
sei
un
vero
demonio
,
-
gli
disse
Sandokan
.
-
Non
l
'
avrai
ucciso
,
spero
.
-
Domani
starà
bene
quanto
noi
,
-
rispose
Yanez
,
sorridendo
.
-
Che
cosa
hai
fatto
bere
a
quest
'
uomo
,
che
sembra
morto
?
-
Quest
'
uomo
!
Rispetta
le
Eccellenze
,
fratellino
.
È
il
primo
ministro
del
rajah
,
mio
caro
.
-
Saccaroa
!
Tu
fai
sempre
colpi
grossi
.
-
Andiamo
e
alla
lesta
,
Sandokan
.
Può
giungere
la
guardia
notturna
.
Hai
qualche
veicolo
?
-
Vi
è
un
tciopaya
fermo
sull
'
angolo
della
via
.
-
Raggiungiamolo
senza
perdere
tempo
.
-
Con
un
sibilo
simile
a
quello
che
aveva
lanciato
poco
prima
Yanez
,
il
pirata
malese
fece
accorrere
tutti
i
suoi
uomini
che
vigilavano
all
'
estremità
della
via
e
tutti
insieme
raggiunsero
un
gran
carro
,
che
aveva
la
cassa
dipinta
d
'
azzurro
e
che
reggeva
una
specie
di
cupoletta
formata
di
frasche
sotto
la
quale
stavano
due
materassi
.
Era
uno
di
quei
comodi
veicoli
che
gl
'
indiani
adoperano
quando
intraprendono
qualche
lungo
viaggio
e
che
sono
chiamati
tciopaya
,
dove
,
al
riparo
dal
sole
,
possono
mangiare
,
fumare
e
dormire
,
essendo
la
cassa
divisa
in
due
parti
:
una
che
serve
da
salotto
e
una
da
stanza
da
letto
.
Quattro
paia
di
zebù
,
bianchissimi
,
colle
gobbe
cadenti
ed
i
dorsi
coperti
da
gualdrappe
di
stoffa
rossa
,
erano
aggiogati
al
massiccio
ruotabile
.
Il
ministro
fu
deposto
su
un
materasso
,
Yanez
e
Sandokan
vi
si
sedettero
presso
e
,
mentre
i
loro
compagni
,
per
non
destare
sospetti
,
si
disperdevano
,
il
carro
si
mise
in
moto
,
guidato
da
un
malese
vestito
da
indiano
che
teneva
in
mano
una
torcia
per
illuminare
la
via
.
-
Subito
a
casa
,
-
disse
Sandokan
al
cocchiere
.
Poi
,
volgendosi
verso
Yanez
che
stava
accendendo
una
sigaretta
,
gli
chiese
:
-
Parlerai
ora
?
Io
non
riesco
affatto
a
capire
che
razza
d
'
idea
ti
è
nata
nel
cervello
.
Credevo
che
ti
ammazzassero
davvero
là
dentro
.
-
Un
uomo
bianco
e
mylord
!
Uhm
!
Non
l
'
avrebbero
mai
osato
,
-
rispose
Yanez
,
aspirando
lentamente
il
fumo
e
rigettandolo
con
altrettanta
lentezza
.
-
Hai
giuocato
però
una
partita
che
poteva
costarti
cara
.
-
Bisogna
ben
divertirsi
qualche
volta
.
-
Insomma
che
cosa
vuoi
fare
di
questa
mummia
?
-
È
una
Eccellenza
,
ti
ho
detto
.
-
Che
non
farà
mai
una
bella
figura
alla
corte
del
rajah
.
-
La
farò
invece
io
.
-
Vuoi
dunque
introdurti
alla
corte
di
quel
sospettoso
tiranno
?
Sono
otto
giorni
che
tutti
continuano
a
ripeterci
che
non
vuol
vedere
nessun
europeo
.
-
Ed
io
ti
dico
che
mi
riceverà
e
con
grandi
onori
.
Aspetta
che
io
possa
avere
nelle
mie
mani
la
pietra
di
Salagraman
ed
il
famoso
capello
di
Visnù
e
vedrai
come
mi
accoglierà
.
-
Chi
?
-
Il
rajah
,
-
rispose
Yanez
.
-
Credevi
tu
che
io
fossi
venuto
qui
a
guardare
il
bel
paese
della
mia
Surama
,
senza
darle
anche
la
corona
?
-
Era
ben
questa
la
nostra
idea
,
-
disse
Sandokan
.
-
Non
avrei
lasciato
il
Borneo
per
fare
delle
passeggiate
per
le
vie
di
Gauhati
.
Non
riesco
però
a
comprendere
che
cosa
possa
entrare
il
rapimento
d
'
un
ministro
,
il
capello
di
Visnù
e
la
pietra
di
Salagraman
colla
conquista
d
'
un
regno
.
-
Sai
tu
,
innanzi
a
tutto
,
fratellino
,
dove
i
sacerdoti
tengono
nascosta
la
conchiglia
?
-
Io
no
.
-
E
nemmeno
io
,
quantunque
abbia
interrogati
,
in
questi
otto
giorni
,
non
so
quanti
indiani
.
-
Chi
ce
l
'
indicherà
dunque
?
-
Il
ministro
,
-
rispose
Yanez
.
Sandokan
guardò
il
portoghese
con
vera
ammirazione
.
-
Ah
!
che
diavolo
d
'
uomo
!
-
esclamò
poi
.
-
Tu
saresti
capace
di
giuocare
Brahma
,
Siva
e
anche
Visnù
insieme
.
-
Forse
,
-
rispose
Yanez
,
ridendo
.
-
Troveremo
però
alla
corte
del
rajah
un
ostacolo
che
sarà
duro
da
abbattere
.
-
Che
cos
'
è
?
-
Un
uomo
.
-
Se
hai
rapito
un
ministro
,
potrai
fare
scomparire
anche
quello
.
-
Si
dice
che
goda
una
grande
influenza
a
corte
e
che
sia
lui
che
fa
di
tutto
per
impedire
agli
stranieri
di
razza
bianca
di
metterci
dentro
i
piedi
.
-
Chi
è
?
-
Un
europeo
,
mi
hanno
detto
.
-
Qualche
inglese
.
-
Non
ho
potuto
saperlo
.
Ce
lo
dirà
il
ministro
.
-
Una
brusca
fermata
che
per
poco
non
fece
loro
perdere
l
'
equilibrio
,
interruppe
la
loro
conversazione
.
-
Siamo
giunti
,
padrone
,
-
disse
il
conduttore
del
carro
.
Dieci
o
dodici
uomini
,
gli
stessi
che
li
avevano
aiutati
a
rapire
il
ministro
,
erano
usciti
da
una
porta
,
schierandosi
silenziosamente
ai
due
lati
del
veicolo
.
-
Vi
ha
seguìti
nessuno
?
-
chiese
loro
Sandokan
,
balzando
a
terra
.
-
No
,
padrone
-
risposero
ad
una
voce
.
-
Nulla
di
nuovo
nella
pagoda
?
-
Calma
assoluta
.
-
Prendete
il
ministro
e
portatelo
nel
sotterraneo
di
Quiscena
.
-
Il
carro
si
era
fermato
dinanzi
ad
una
gigantesca
roccia
che
s
'
appoggiava
in
parte
al
Brahmaputra
e
che
s
'
alzava
in
una
località
deserta
affatto
,
non
essendovi
intorno
che
delle
antichissime
muraglie
semidiroccate
,
che
un
tempo
dovevano
aver
servito
di
cinta
alla
città
e
ad
ammassi
colossali
di
macerie
.
Sulla
fronte
,
al
di
sopra
di
una
porta
di
bronzo
,
si
scorgevano
confusamente
delle
divinità
indiane
,
di
pietra
nera
,
allineate
su
una
specie
di
cornicione
sorretto
da
una
infinità
di
teste
d
'
elefante
,
scavate
nella
roccia
e
che
tenevano
le
proboscidi
arrotolate
.
Doveva
essere
qualche
pagoda
sotterranea
,
come
già
ve
ne
sono
tante
nell
'
India
,
poiché
in
alto
non
si
vedeva
alcuna
cupola
né
semi
-
circolare
,
né
piramidale
.
Altri
uomini
erano
usciti
,
portando
delle
torce
ed
unendosi
ai
primi
.
Pareva
che
tutte
quelle
persone
,
quantunque
indossassero
costumi
assamesi
,
appartenessero
a
due
razze
ben
distinte
che
nulla
o
ben
poco
avevano
d
'
indiano
.
Infatti
,
mentre
alcuni
erano
bassi
e
piuttosto
tarchiati
,
colla
pelle
fosca
che
aveva
dei
riflessi
olivastri
con
sfumature
rossastro
cupo
e
gli
occhi
piccoli
e
nerissimi
,
altri
invece
erano
piuttosto
alti
,
di
colore
giallastro
,
coi
lineamenti
bellissimi
,
quasi
regolari
e
gli
occhi
grandi
,
bene
aperti
ed
intelligentissimi
.
Un
uomo
che
avesse
avuto
profonda
conoscenza
della
regione
malese
,
non
avrebbe
esitato
a
classificare
i
primi
per
malesi
autentici
e
gli
altri
per
dayachi
bornesi
,
due
razze
che
si
equivalevano
per
ferocia
,
per
audacia
e
per
coraggio
indomito
.
-
Prendete
quest
'
uomo
,
-
aveva
detto
Yanez
,
scendendo
dal
carro
e
sporgendo
il
ministro
sempre
addormentato
.
Un
malese
che
aveva
il
volto
rugoso
,
ma
i
capelli
ancora
nerissimi
e
forme
quasi
atletiche
,
afferrò
fra
le
poderose
braccia
Kaksa
Pharaum
e
lo
trasportò
nella
pagoda
.
-
Conduci
il
carro
nel
nascondiglio
,
-
proseguì
Yanez
volgendosi
verso
il
conduttore
.
-
Quattro
uomini
rimangano
qui
fuori
a
guardia
.
Possiamo
essere
stati
seguiti
.
-
Prese
sotto
braccio
Sandokan
,
riattizzò
la
sigaretta
e
varcarono
la
soglia
,
inoltrandosi
in
un
angusto
corridoio
,
ingombro
di
rottami
staccatisi
dall
'
umida
volta
e
che
pareva
s
'
addentrasse
nelle
viscere
della
colossale
roccia
.
Dopo
aver
percorsi
cinquanta
o
sessanta
metri
,
preceduti
dagli
uomini
che
portavano
le
torce
e
seguìti
dagli
altri
,
giungevano
ad
una
immensa
sala
sotterranea
,
scavata
nel
vivo
masso
,
di
forma
circolare
,
nel
cui
centro
s
'
ergevano
,
sopra
una
pietra
rettangolare
,
di
dimensioni
enormi
,
le
tre
dee
:
Parvati
,
Latscimi
e
Sarassuadi
,
la
prima
,
protettrice
delle
armi
siccome
dea
della
distruzione
;
la
seconda
,
delle
vetture
,
dei
battelli
e
degli
animali
quale
dea
della
ricchezza
;
la
terza
,
dei
libri
e
degl
'
istrumenti
musicali
come
dea
delle
lingue
e
dell
'
armonia
.
-
Fermatevi
qui
,
-
disse
Yanez
a
coloro
che
lo
accompagnavano
.
-
Tenete
pronte
le
carabine
:
non
si
sa
mai
quello
che
può
succedere
.
-
Prese
una
torcia
e
seguìto
sempre
da
Sandokan
entrò
in
un
secondo
corridoio
,
un
po
'
più
stretto
del
primo
e
lo
percorse
finché
fu
giunto
in
una
stanza
,
pure
sotterranea
,
ammobigliata
sontuosamente
e
illuminata
da
una
bellissima
lampada
dorata
che
reggeva
un
globo
di
vetro
giallastro
.
Le
pareti
ed
il
pavimento
erano
coperti
da
fitte
tappezzerie
del
Guzerate
,
scintillanti
d
'
oro
e
rappresentanti
per
lo
più
belve
strane
,
solo
esistite
nella
fervida
fantasia
degli
indù
e
all
'
intorno
vi
erano
comodi
e
larghi
divani
di
seta
e
mensolette
di
metallo
sorreggenti
dei
fiaschi
dorati
e
delle
coppe
.
Nel
mezzo
,
una
tavola
con
incrostazioni
di
madreperla
e
di
scagliette
di
tartaruga
che
formavano
dei
bellissimi
disegni
,
con
intorno
parecchie
sedie
di
bambù
.
Solo
una
parte
della
parete
era
scoperta
,
essendovi
incastrato
,
in
una
vasta
nicchia
,
un
pastore
colla
faccia
nera
:
era
Quiscena
,
il
distruttore
dei
re
malvagi
e
crudeli
,
che
formavano
l
'
infelicità
del
popolo
indiano
.
Il
ministro
era
stato
deposto
su
uno
di
quei
soffici
divani
e
russava
beatamente
come
se
si
trovasse
nel
suo
letto
.
-
È
tempo
di
svegliarlo
,
-
disse
Yanez
,
gettando
la
sigaretta
e
prendendo
da
una
mensola
un
fiasco
dal
collo
lunghissimo
,
il
cui
vetro
rosso
era
racchiuso
da
una
specie
di
rete
di
metallo
dorato
.
-
Noi
abbiamo
pratica
di
veleni
e
d
'
antidoti
,
è
vero
,
Sandokan
?
-
Non
saremmo
stati
tanti
anni
laggiù
,
nel
regno
degli
upas
,
-
rispose
il
pirata
.
-
Gli
hai
fatto
fumare
dell
'
oppio
?
-
Ben
nascosto
sotto
la
foglia
del
sigaro
,
-
disse
Yanez
.
-
Lo
avevo
coperto
così
bene
da
sfidare
l
'
occhio
più
sospettoso
.
-
Due
gocce
di
quel
liquido
in
un
bicchiere
d
'
acqua
basteranno
per
farlo
saltare
in
piedi
.
Il
suo
cervello
non
tarderà
molto
a
snebbiarsi
.
-
Vediamo
,
-
disse
il
portoghese
.
Empì
un
bicchiere
d
'
acqua
preso
da
una
bottiglia
di
cristallo
che
si
trovava
sulla
tavola
e
vi
lasciò
cadere
due
gocce
d
'
un
liquido
rossastro
.
L
'
acqua
spumeggiò
,
prendendo
una
tinta
sanguigna
,
poi
a
poco
a
poco
riacquistò
la
solita
limpidezza
.
-
Aprigli
la
bocca
,
Sandokan
,
-
disse
allora
il
portoghese
.
Il
pirata
s
'
avvicinò
al
ministro
tenendo
in
mano
un
pugnale
e
colla
punta
lo
sforzò
ad
aprire
i
denti
,
che
erano
fortemente
chiusi
.
-
Presto
,
-
disse
Sandokan
.
Yanez
versò
nella
bocca
di
Kaksa
Pharaum
il
contenuto
del
bicchiere
.
-
Fra
cinque
minuti
,
-
disse
la
Tigre
della
Malesia
.
-
Allora
puoi
accendere
la
tua
pipa
.
-
Credo
che
sia
meglio
.
-
Il
pirata
prese
da
una
mensola
una
splendida
pipa
adorna
di
perle
lungo
la
canna
,
la
riempì
di
tabacco
,
l
'
accese
e
si
sdraiò
su
uno
dei
divani
,
come
un
pascià
turco
,
mettendosi
a
fumare
con
studiata
lunghezza
.
Yanez
,
curvo
sul
ministro
,
lo
scrutava
attentamente
.
Il
respiro
,
poco
prima
affannoso
dell
'
indiano
a
poco
a
poco
diventava
regolare
e
le
sue
palpebre
subivano
di
quando
in
quando
una
specie
di
tremito
,
come
se
facessero
degli
sforzi
per
alzarsi
.
Anche
le
gambe
e
le
braccia
perdevano
la
loro
rigidità
:
i
muscoli
,
sotto
la
misteriosa
influenza
di
quel
liquido
,
si
allentavano
.
Ad
un
tratto
,
un
sospiro
più
lungo
sfuggì
dalle
labbra
del
ministro
,
poi
quasi
subito
gli
occhi
s
'
aprirono
,
fissandosi
su
Yanez
.
-
Amate
troppo
il
riposo
,
Eccellenza
,
-
disse
Yanez
ironicamente
.
-
Come
fanno
i
vostri
servi
a
svegliarvi
?
Vi
ho
fatto
fare
un
viaggio
che
è
durato
più
di
un
'
ora
e
non
avete
cessato
un
sol
momento
di
russare
.
Non
servite
troppo
bene
il
vostro
signore
.
-
Per
...
Mylord
!
-
esclamò
il
ministro
,
alzandosi
di
colpo
e
girando
intorno
uno
sguardo
meravigliato
.
-
Sì
,
io
,
mylord
.
-
Ma
...
dove
sono
io
?
-
In
casa
di
mylord
.
-
Il
ministro
stette
un
momento
silenzioso
,
continuando
a
girare
gli
occhi
intorno
,
poi
esclamò
:
-
Per
Siva
!
Io
non
ho
mai
veduto
questo
salotto
.
-
Sfido
io
!
-
rispose
Yanez
,
colla
sua
solita
flemma
beffarda
.
-
Non
vi
siete
mai
degnato
di
visitare
il
palazzo
di
mylord
.
-
E
quell
'
uomo
chi
è
?
-
chiese
Pharaum
,
indicando
Sandokan
,
che
continuava
a
fumare
placidamente
come
se
la
cosa
non
lo
riguardasse
affatto
.
-
Ah
!
Quello
,
Eccellenza
,
è
un
uomo
terribile
,
che
fu
chiamato
per
la
sua
ferocia
,
la
Tigre
della
Malesia
.
È
un
gran
principe
ed
un
grande
guerriero
.
-
Kaksa
Pharaum
non
poté
nascondere
un
tremito
.
-
Non
abbiate
paura
di
lui
,
però
,
-
disse
Yanez
,
che
si
era
accorto
dello
spavento
del
ministro
.
-
Quando
fuma
è
più
dolce
d
'
un
fanciullo
.
-
E
che
cosa
fa
qui
,
in
casa
vostra
?
-
Viene
a
tenere
qualche
volta
compagnia
a
mylord
.
-
Voi
vi
burlate
di
me
!
-
gridò
Kaksa
,
furibondo
.
-
Basta
!
Avete
scherzato
abbastanza
!
Vi
siete
dimenticato
che
io
sono
possente
quanto
il
rajah
dell
'
Assam
?
Voi
pagherete
caro
questo
giuoco
!
Ditemi
dove
sono
e
perché
mi
trovo
qui
,
invece
di
essere
nel
mio
palazzo
o
io
...
-
Potete
gridare
finché
vorrete
,
Eccellenza
,
nessuno
udrà
la
vostra
voce
.
Siamo
in
un
sotterraneo
che
non
trasmette
al
di
fuori
alcun
rumore
.
D
'
altronde
,
rassicuratevi
:
io
non
voglio
farvi
male
alcuno
se
non
vi
ostinerete
a
rimanere
muto
.
-
Che
cosa
volete
da
me
?
Parlate
,
mylord
.
-
Lasciate
prima
che
vi
dica
,
Eccellenza
,
che
ogni
resistenza
da
parte
vostra
sarebbe
assolutamente
inutile
,
perché
a
dieci
passi
da
noi
vi
sono
trenta
uomini
che
nemmeno
un
intero
reggimento
di
cipay
sarebbe
capace
d
'
arrestare
.
Accomodatevi
ed
ascoltate
pazientemente
una
pagina
di
storia
del
vostro
paese
.
-
Da
voi
?
-
Da
me
,
Eccellenza
.
-
Lo
spinse
dolcemente
verso
una
sedia
,
costringendolo
a
sedersi
,
prese
alcune
tazze
di
cristallo
finissimo
ed
un
fiasco
,
riempiendole
d
'
un
liquore
color
dell
'
oro
vecchio
,
poi
aprì
il
portasigari
,
offrendolo
al
prigioniero
.
Nel
vedere
i
grossi
manilla
,
Kaksa
Pharaum
fece
un
gesto
di
terrore
.
-
Potete
scegliere
senza
timore
,
-
disse
Yanez
.
-
Questi
non
contengono
nemmeno
una
particella
d
'
oppio
.
Se
avete
qualche
sospetto
,
prendete
una
sigaretta
,
a
vostra
scelta
.
-
Il
ministro
fece
un
feroce
gesto
di
diniego
.
-
Allora
assaggiate
questo
liquore
,
-
continuò
Yanez
.
-
Guardate
:
ne
bevo
anch
'
io
.
È
eccellente
.
-
Più
tardi
:
parlate
.
-
Yanez
vuotò
la
sua
tazza
,
accese
la
sigaretta
,
poi
,
appoggiando
comodamente
il
dorso
alla
spalliera
della
sedia
,
disse
:
-
Ascoltatemi
dunque
,
Eccellenza
.
L
'
istoria
che
voglio
narrarvi
non
sarà
lunga
,
però
vi
interesserà
molto
.
-
Sandokan
,
sempre
sdraiato
sul
divano
,
fumava
silenziosamente
,
conservando
una
immobilità
quasi
assoluta
.
3
.
Nell
'
antro
delle
tigri
di
Mompracem
-
Regnava
allora
sull
'
Assam
,
-
cominciò
Yanez
,
-
il
fratello
dell
'
attuale
rajah
,
un
principe
perverso
,
dedito
a
tutti
i
vizi
,
che
era
odiato
da
tutta
la
popolazione
e
soprattutto
dai
suoi
parenti
,
i
quali
non
si
sentivano
mai
sicuri
di
riveder
l
'
alba
del
domani
.
Quel
principe
aveva
uno
zio
che
era
capo
di
una
tribù
di
kotteri
,
ossia
di
guerrieri
,
uomo
valorosissimo
che
più
volte
aveva
difese
le
frontiere
assamesi
contro
scorrerie
dei
birmani
e
che
perciò
godeva
una
grande
popolarità
in
tutto
il
paese
.
Sapendosi
mal
visto
dal
nipote
,
il
quale
si
era
fisso
in
capo
,
senza
motivi
però
,
che
congiurasse
contro
di
lui
per
carpirgli
il
trono
e
derubarlo
delle
sue
immense
ricchezze
,
si
era
ritirato
fra
le
sue
montagne
,
in
mezzo
ai
fedeli
suoi
guerrieri
.
Quel
valoroso
si
chiamava
Mahur
;
ne
avete
mai
udito
a
parlare
,
Eccellenza
?
-
Sì
,
-
rispose
asciuttamente
Kaksa
Pharaum
.
-
Un
brutto
giorno
la
carestia
piombava
sull
'
Assam
.
Quell
'
anno
nemmeno
una
goccia
d
'
acqua
era
caduta
ed
il
sole
aveva
arsi
i
raccolti
.
I
bramini
ed
i
gurus1
indussero
allora
il
rajah
a
dare
in
Goalpara
una
grandiosa
cerimonia
religiosa
,
onde
placare
la
collera
delle
divinità
.
Il
principe
vi
annuì
di
buon
grado
e
volle
che
vi
assistessero
tutti
i
parenti
che
vivevano
disseminati
nel
suo
stato
,
non
escluso
suo
zio
,
il
capo
dei
kotteri
,
il
quale
,
di
nulla
sospettando
,
aveva
condotto
con
sé
oltre
la
moglie
,
i
suoi
figli
,
due
maschi
ed
una
bambina
che
chiamavasi
Surama
.
Tutti
i
parenti
furono
ricevuti
cogli
onori
spettanti
ai
loro
gradi
e
con
grande
cordialità
da
parte
del
principe
regnante
ed
alloggiati
nel
palazzo
.
Compiuta
la
cerimonia
religiosa
,
il
rajah
offrì
a
tutti
i
suoi
parenti
un
banchetto
grandioso
,
durante
il
quale
il
tiranno
,
come
già
gli
accadeva
sempre
,
bevette
una
grande
quantità
di
liquori
.
Quel
miserabile
cercava
di
eccitarsi
,
prima
di
compiere
una
orrenda
strage
,
già
forse
meditata
da
lungo
tempo
.
Era
quasi
il
tramonto
ed
il
banchetto
,
allestito
nel
gran
cortile
interno
del
palazzo
che
era
tutto
cintato
da
alte
muraglie
,
stava
per
finire
,
quando
il
rajah
,
non
so
con
quale
scusa
si
ritirò
coi
suoi
ministri
.
Ad
un
tratto
,
quando
l
'
allegria
degli
ospiti
aveva
raggiunto
il
massimo
grado
,
un
colpo
di
carabina
echeggiò
improvvisamente
,
ed
uno
dei
parenti
cadde
col
cranio
fracassato
da
una
palla
di
carabina
.
Lo
stupore
,
causato
da
quell
'
assassinio
in
piena
orgia
non
era
ancora
cessato
,
quando
un
secondo
colpo
rintronava
ed
un
altro
convitato
stramazzava
,
bruttando
col
suo
sangue
la
tovaglia
.
Era
il
rajah
che
aveva
fatto
quel
doppio
colpo
.
Il
miserabile
era
comparso
su
un
terrazzino
prospiciente
sul
cortile
e
faceva
fuoco
sui
suoi
parenti
.
Aveva
gli
occhi
schizzanti
dalle
orbite
,
i
lineamenti
sconvolti
:
pareva
un
vero
pazzo
.
Intorno
aveva
i
suoi
ministri
che
gli
porgevano
ora
tazze
colme
di
liquori
ed
ora
delle
carabine
cariche
.
Uomini
,
donne
e
fanciulli
si
erano
messi
a
correre
all
'
impazzata
pel
cortile
,
cercando
invano
un
'
uscita
,
mentre
il
rajah
,
urlando
come
una
belva
feroce
,
continuava
a
sparare
facendo
nuove
vittime
.
Mahur
,
che
era
il
più
odiato
di
tutti
,
fu
uno
dei
primi
a
cadere
.
Una
palla
gli
aveva
fracassata
la
spina
dorsale
.
Poi
caddero
successivamente
sua
moglie
ed
i
suoi
due
figli
.
La
strage
durò
una
mezz
'
ora
.
Trentasette
erano
i
parenti
del
principe
e
trentacinque
erano
caduti
sotto
i
colpi
del
feroce
monarca
.
Due
soli
erano
miracolosamente
sfuggiti
alla
morte
:
Sindhia
il
giovane
fratello
del
rajah
e
la
figlia
del
capo
dei
kotteri
,
la
piccola
Surama
,
che
si
era
nascosta
dietro
il
cadavere
di
sua
madre
.
Sindhia
era
stato
segno
a
tre
colpi
di
carabina
e
tutti
erano
andati
a
vuoto
,
perché
il
giovane
principe
,
con
dei
salti
da
tigre
,
ben
misurati
,
si
era
sempre
sottratto
alle
palle
.
In
preda
ad
un
terribile
spavento
,
non
cessava
di
gridare
al
fratello
:
"
Fammi
grazia
della
vita
ed
io
abbandonerò
il
tuo
regno
.
Sono
figlio
di
tuo
padre
.
Tu
non
hai
il
diritto
di
uccidermi
"
.
Il
rajah
,
completamente
ubriaco
,
rimaneva
sordo
a
quelle
grida
disperate
e
sparò
ancora
due
colpi
,
senza
riuscire
a
coglierlo
,
tanto
era
lesto
suo
fratello
;
poi
,
preso
forse
da
un
improvviso
pentimento
,
abbassò
la
carabina
che
un
ufficiale
gli
aveva
data
,
gridando
al
fuggiasco
:
"
Se
è
vero
che
tu
abbandonerai
per
sempre
il
mio
stato
ti
fo
grazia
della
vita
,
ad
una
condizione
"
.
"
Sono
pronto
ad
accettare
tutto
quello
che
vorrai
"
,
rispose
il
disgraziato
.
"
Io
getterò
in
aria
una
rupia
;
se
tu
la
coglierai
con
una
palla
della
carabina
,
ti
lascerò
partire
pel
Bengala
senza
farti
alcun
male
.
"
"
Accetto
"
,
rispose
allora
il
giovane
principe
.
Il
rajah
gli
gettò
l
'
arma
che
Sindhia
prese
al
volo
.
"
Ti
avverto
"
,
urlò
il
pazzo
,
"
che
se
manchi
la
moneta
subirai
la
medesima
sorte
degli
altri
.
"
"
Gettala
!
"
Il
rajah
fece
volare
in
aria
il
pezzo
d
'
argento
.
Si
udì
subito
uno
sparo
e
non
fu
la
moneta
bucata
,
bensì
il
petto
del
tiranno
.
Sindhia
,
invece
di
far
fuoco
sulla
moneta
,
aveva
voltata
rapidamente
l
'
arma
contro
suo
fratello
e
l
'
aveva
fulminato
,
spaccandogli
il
cuore
.
I
ministri
e
gli
ufficiali
si
prosternarono
dinanzi
al
giovane
principe
,
che
aveva
liberato
il
regno
da
quel
mostro
e
senz
'
altro
lo
accettarono
come
rajah
dell
'
Assam
.
-
Voi
,
mylord
,
mi
avete
narrata
una
storia
che
qualunque
assamese
conosce
a
fondo
,
-
disse
il
ministro
.
-
Non
il
seguito
però
,
-
rispose
Yanez
,
versandosi
un
altro
bicchiere
ed
accendendo
una
seconda
sigaretta
.
-
Sapreste
dirmi
che
cosa
è
avvenuto
della
piccola
Surama
,
figlia
del
capo
dei
kotteri
?
-
Kaksa
Pharaum
alzò
le
spalle
,
dicendo
poi
:
-
Chi
può
essersi
occupato
d
'
una
bambina
?
-
Eppure
quella
bambina
era
nata
ben
vicina
al
trono
dell
'
Assam
.
-
Continuate
,
mylord
.
-
Quando
Sindhia
seppe
che
Surama
era
sfuggita
alla
morte
,
invece
di
accoglierla
alla
corte
o
almeno
di
farla
ricondurre
fra
le
tribù
devote
a
suo
padre
,
la
fece
segretamente
vendere
a
dei
thugs
che
percorrevano
allora
il
paese
per
procurarsi
delle
bajadere
.
-
Ah
!
-
fece
il
ministro
.
-
Credete
Eccellenza
che
abbia
agito
bene
il
rajah
vostro
signore
?
-
chiese
Yanez
,
diventato
improvvisamente
serio
.
-
Non
so
.
È
morta
poi
?
-
No
,
Eccellenza
,
Surama
è
diventata
una
bellissima
fanciulla
ora
e
non
ha
che
un
solo
desiderio
:
quello
di
strappare
a
suo
cugino
la
corona
dell
'
Assam
.
-
Kaksa
Pharaum
aveva
fatto
un
soprassalto
.
-
Dite
,
mylord
?
-
chiese
spaventato
.
-
Che
riuscirà
nel
suo
intento
,
-
rispose
freddamente
Yanez
.
-
E
chi
l
'
aiuterà
?
-
Il
portoghese
s
'
alzò
e
puntando
l
'
indice
verso
la
Tigre
della
Malesia
che
non
aveva
cessato
di
fumare
,
gli
rispose
:
-
Quell
'
uomo
là
innanzi
a
tutto
,
che
ha
rovesciato
troni
e
che
ha
vinto
la
terribile
Tigre
dell
'
India
,
Suyodhana
,
il
famoso
capo
dei
thugs
indiani
,
e
poi
io
.
L
'
orgogliosa
e
la
grande
Inghilterra
,
dominatrice
di
mezzo
mondo
,
ha
piegato
talvolta
il
capo
dinanzi
a
noi
,
tigri
di
Mompracem
.
-
Il
ministro
si
era
a
sua
volta
alzato
,
guardando
con
profonda
ansietà
ora
Yanez
ed
ora
Sandokan
.
-
Chi
siete
voi
,
dunque
?
-
chiese
finalmente
,
balbettando
.
-
Degli
uomini
che
nemmeno
i
vostri
più
formidabili
uragani
potrebbero
arrestare
,
-
rispose
Yanez
,
con
voce
grave
.
-
E
che
cosa
volete
voi
da
me
?
Perché
mi
avete
trasportato
in
questo
luogo
che
io
non
ho
mai
veduto
?
-
Yanez
,
invece
di
rispondere
,
riempì
nuovamente
le
tazze
e
ne
porse
una
al
ministro
,
dicendogli
colla
sua
voce
insinuante
:
-
Bevete
prima
,
Eccellenza
.
Questo
squisito
liquore
vi
rischiarirà
le
idee
meglio
del
vostro
detestabile
toddy
.
Bevetene
pure
liberamente
:
non
vi
farà
male
.
-
Il
ministro
,
che
si
sentiva
invadere
da
un
invincibile
tremito
nervoso
,
credette
opportuno
di
non
rifiutarsi
.
Yanez
si
raccolse
un
momento
,
poi
,
fissando
il
disgraziato
ministro
che
aveva
le
labbra
smorte
,
gli
chiese
:
-
Chi
è
l
'
europeo
che
si
trova
alla
corte
del
rajah
?
-
Un
uomo
bianco
che
io
detesto
.
-
Benissimo
:
il
suo
nome
?
-
Si
fa
chiamare
Teotokris
.
-
Teotokris
!
-
mormorò
Yanez
.
-
Questo
è
un
nome
greco
.
-
Un
greco
!
-
esclamò
Sandokan
,
scuotendosi
.
-
Che
cos
'
è
?
Io
non
ho
mai
udito
a
parlare
di
greci
.
-
Tu
non
sei
un
europeo
,
-
disse
Yanez
.
-
Sono
uomini
che
godono
fama
di
essere
i
più
furbi
dell
'
intera
Europa
.
-
Avversari
temibili
?
-
Temibilissimi
.
-
Buoni
per
te
,
-
rispose
la
Tigre
della
Malesia
,
sorridendo
.
Il
portoghese
gettò
via
con
stizza
la
sigaretta
,
poi
rivolgendosi
al
ministro
:
-
Gode
molta
considerazione
a
corte
,
quello
straniero
?
-
gli
chiese
.
-
Più
che
noi
ministri
.
-
Ah
!
Benissimo
.
-
Si
era
nuovamente
alzato
.
Fece
tre
o
quattro
giri
intorno
alla
tavola
,
torcendosi
i
baffi
e
lisciandosi
la
folta
barba
,
poi
,
fermandosi
dinanzi
al
ministro
che
lo
guardava
attonito
,
gli
chiese
a
bruciapelo
:
-
Dov
'
è
che
i
gurus
nascondono
la
pietra
di
Salagraman
che
contiene
il
famoso
capello
di
Visnù
?
-
Kaksa
Pharaum
guardò
il
portoghese
con
profondo
terrore
e
rimase
muto
,
come
se
la
lingua
gli
si
fosse
improvvisamente
paralizzata
.
-
Mi
avete
capito
,
Eccellenza
?
-
chiese
Yanez
un
po
'
minaccioso
.
-
La
pietra
...
di
Salagraman
!
-
balbettò
il
ministro
.
-
Sì
.
-
Ma
...
io
non
so
dove
si
trova
.
Solo
i
sacerdoti
ed
il
rajah
ve
lo
potrebbero
dire
,
-
rispose
Kaksa
,
riprendendo
animo
.
-
Io
non
so
nulla
,
mylord
.
-
Voi
mentite
,
-
gridò
Yanez
,
alzando
la
voce
.
-
Anche
i
ministri
del
rajah
lo
sanno
:
me
lo
hanno
confermato
parecchie
persone
.
-
Gli
altri
forse
,
non
io
.
-
Come
!
Il
primo
ministro
di
Sindhia
ne
saprebbe
meno
dei
suoi
inferiori
?
Eccellenza
,
voi
giuocate
una
pessima
carta
,
ve
ne
avverto
.
-
E
perché
vorreste
sapere
,
mylord
,
dove
si
trova
nascosta
?
-
Perché
quella
pietra
mi
occorre
,
-
rispose
Yanez
audacemente
.
-
Kaksa
Pharaum
mandò
una
specie
di
ruggito
.
-
Voi
rubate
quella
pietra
!
-
gridò
.
-
Non
sapete
che
il
capello
che
contiene
,
appartenne
,
migliaia
di
anni
or
sono
,
ad
un
dio
protettore
dell
'
India
?
Non
sapete
che
tutti
gli
stati
c
'
invidiano
quella
reliquia
?
Non
sapete
che
,
se
ci
venisse
portata
via
,
sarebbe
la
fine
dell
'
Assam
?
-
Chi
lo
ha
detto
?
-
chiese
Yanez
ironicamente
.
-
Lo
hanno
affermato
i
gurus
.
-
Il
portoghese
alzò
le
spalle
,
mentre
la
Tigre
della
Malesia
faceva
udite
un
risolino
beffardo
.
-
Vi
ho
detto
,
Eccellenza
,
che
a
me
occorre
quella
conchiglia
:
aggiungerò
poi
,
per
placare
i
vostri
timori
,
che
non
lascerà
l
'
Assam
.
Io
non
la
terrò
nelle
mie
mani
più
di
ventiquattro
ore
,
ve
lo
giuro
.
-
Allora
andate
a
chiedere
al
rajah
un
tale
favore
.
Io
non
posso
accordarlo
,
perché
ignoro
ove
i
sacerdoti
della
pagoda
di
Karia
la
nascondano
.
-
Ah
!
Non
vuoi
dirmelo
,
-
disse
Yanez
cambiando
tono
.
-
La
vedremo
!
-
In
quel
momento
si
udì
ad
echeggiare
il
gong
,
sospeso
esternamente
alla
porta
.
-
Chi
viene
a
disturbarci
?
-
chiese
Yanez
,
aggrottando
la
fronte
.
-
Io
,
padrone
:
Sambigliong
,
-
rispose
una
voce
.
-
Che
cosa
c
'
è
di
nuovo
?
-
Tremal
-
Naik
è
giunto
.
-
Sandokan
aveva
lasciata
la
pipa
,
e
si
era
alzato
precipitosamente
.
La
porta
si
aprì
ed
un
uomo
comparve
,
dicendo
:
-
Buona
sera
,
miei
cari
amici
:
eccomi
pronto
ad
aiutarvi
.
-
Le
destre
di
Sandokan
e
di
Yanez
si
erano
tese
verso
il
nuovo
venuto
,
il
quale
le
aveva
strette
fortemente
,
esclamando
:
-
Ecco
un
bel
giorno
:
mi
pare
di
tornare
giovane
insieme
a
voi
.
-
L
'
uomo
che
così
aveva
parlato
era
un
bellissimo
tipo
d
'
indiano
bengalino
,
di
circa
quarant
'
anni
,
dalla
taglia
elegante
e
flessuosa
,
senz
'
essere
magra
,
dai
lineamenti
fini
ed
energici
,
la
pelle
lievemente
abbronzata
e
lucidissima
e
gli
occhi
nerissimi
e
pieni
di
fuoco
.
Vestiva
come
i
ricchi
indiani
modernizzati
dalla
Young
-
India
,
i
quali
ormai
hanno
lasciato
il
dootèe
e
la
dubgah
pel
costume
anglo
-
indù
,
più
semplice
,
ma
anche
più
comodo
:
giacca
di
tela
bianca
con
alamari
di
seta
rossa
,
fascia
ricamata
e
altissima
,
calzoni
stretti
pure
bianchi
e
turbantino
rigato
sul
capo
.
-
E
tua
figlia
Darma
?
-
avevano
chiesto
ad
una
voce
Yanez
e
Sandokan
.
-
È
in
viaggio
per
l
'
Europa
,
amici
-
rispose
l
'
indiano
.
-
Moreland
desidera
far
visitare
a
sua
moglie
l
'
Inghilterra
.
-
Sai
già
perché
ti
abbiamo
chiamato
?
-
chiese
Yanez
.
-
So
tutto
:
voi
volete
mantenere
la
promessa
fatta
quel
terribile
giorno
in
cui
il
Re
del
Mare
affondava
sotto
i
colpi
di
cannone
del
figlio
di
Suyodhana
.
-
Di
tuo
genero
,
-
aggiunse
Sandokan
,
ridendo
.
-
È
vero
...
Ah
!
-
Si
era
vivamente
voltato
guardando
il
ministro
del
rajah
,
il
quale
stava
immobile
presso
la
tavola
,
come
una
mummia
.
-
Chi
è
costui
?
-
chiese
l
'
indiano
.
-
Il
primo
ministro
di
S
.
A
.
Sindhia
,
principe
regnante
dell
'
Assam
,
-
rispose
Yanez
.
-
Toh
!
Tu
giungi
proprio
in
buon
punto
.
Sapresti
tu
,
Tremal
-
Naik
,
far
parlare
quell
'
uomo
che
si
ostina
a
non
dirmi
la
verità
?
Voi
indiani
siete
dei
grandi
maestri
.
-
Non
vuol
parlare
?
-
disse
Tremal
-
Naik
,
squadrando
il
disgraziato
che
pareva
tremasse
.
-
Hanno
fatto
cantare
anche
me
gli
inglesi
,
quando
ero
coi
thugs
.
Kammamuri
però
è
più
destro
di
me
in
tali
faccende
.
Ti
preme
,
Yanez
?
-
Sì
.
-
Hai
ricorso
alle
minacce
?
-
Ma
senza
buon
esito
.
-
Ha
cenato
quel
signore
?
-
Sì
.
-
È
quasi
mattina
,
può
quindi
fare
uno
spuntino
,
o
una
semplice
tiffine2
senza
birra
però
.
È
vero
che
l
'
accetterete
in
nostra
compagnia
?
-
Chiamalo
Eccellenza
,
-
disse
Yanez
maliziosamente
.
-
Ah
!
Scusate
,
Eccellenza
,
-
disse
Tremal
-
Naik
con
accento
un
po
'
ironico
.
-
Mi
ero
scordato
che
voi
siete
il
primo
ministro
del
rajah
.
Accettate
dunque
una
fiffine
?
-
Io
di
solito
non
mangio
la
prima
colazione
che
alle
dieci
del
mattino
,
-
rispose
il
ministro
a
denti
stretti
.
-
Voi
,
Eccellenza
,
adotterete
le
abitudini
dei
miei
amici
.
Sono
partito
ieri
mattina
da
Calcutta
,
ho
mangiato
malissimo
lungo
la
via
ferroviaria
,
peggio
ancora
nel
vostro
paese
,
quindi
ho
una
fame
da
tigre
.
Amici
,
lasciate
che
vada
ad
ordinare
a
Kammamuri
una
succolenta
colazione
.
Suppongo
che
i
viveri
non
mancheranno
in
questa
vecchia
pagoda
.
-
Qui
regna
l
'
abbondanza
,
-
rispose
Yanez
.
-
Vieni
con
me
,
allora
.
Kammamuri
è
un
cuoco
abilissimo
.
-
Si
presero
a
braccetto
e
uscirono
insieme
,
lasciando
soli
il
disgraziato
ministro
del
rajah
e
Sandokan
.
Questi
aveva
riacceso
il
suo
cibuc
e
,
dopo
essersi
sdraiato
,
si
era
rimesso
a
fumare
silenziosamente
,
spiando
attentamente
il
prigioniero
.
Kaksa
Pharaum
si
era
lasciato
cadere
su
una
sedia
,
prendendosi
il
capo
fra
le
mani
.
Pareva
completamente
annichilito
da
quel
succedersi
di
avvenimenti
imprevisti
.
I
due
personaggi
stettero
parecchi
minuti
silenziosi
,
l
'
uno
continuando
a
fumare
e
l
'
altro
a
meditare
sui
tristi
casi
della
vita
,
poi
il
pirata
,
staccando
dalle
labbra
la
pipa
,
disse
:
-
Vuoi
un
consiglio
,
Eccellenza
?
-
Kaksa
Pharaum
aveva
alzata
vivamente
la
testa
,
fissando
i
suoi
piccoli
occhi
sul
formidabile
pirata
.
-
Che
cosa
vuoi
,
sahib
?
-
chiese
,
battendo
i
denti
.
-
Devi
dire
,
se
vuoi
evitare
maggiori
guai
,
quello
che
desidera
sapere
il
mio
amico
.
Bada
,
Eccellenza
!
È
un
uomo
terribile
,
che
non
indietreggerà
dinanzi
a
nessun
mezzo
feroce
.
Io
sono
la
Tigre
della
Malesia
:
egli
è
la
Tigre
bianca
.
Quale
sarà
il
più
implacabile
?
Ah
!
Io
non
te
lo
saprei
dire
.
-
Ma
ho
già
detto
che
io
ignoro
dove
si
trova
la
pietra
di
Salagraman
.
-
Il
sigaro
che
il
mio
amico
ti
ha
fatto
fumare
ti
ha
annebbiato
un
po
'
troppo
il
cervello
,
-
rispose
Sandokan
.
-
È
necessaria
una
buona
colazione
.
Vedrai
,
Eccellenza
,
come
la
memoria
diventerà
limpida
.
-
Tornò
a
rovesciarsi
sul
divano
e
si
rimise
a
fumare
con
tutta
calma
.
Un
silenzio
profondo
regnava
nel
salotto
.
Si
sarebbe
detto
che
all
'
infuori
di
quei
due
personaggi
nessuno
abitava
la
vecchia
pagoda
sotterranea
.
Kaksa
Pharaum
,
più
che
mai
spaventato
,
era
tornato
ad
accasciarsi
sulla
sua
sedia
,
col
capo
fra
le
mani
.
La
Tigre
della
Malesia
non
fiatava
,
anzi
si
studiava
di
non
fare
alcun
rumore
colle
labbra
.
I
suoi
occhi
però
pieni
di
fuoco
,
non
si
staccavano
un
solo
momento
dal
ministro
.
Si
comprendeva
che
stava
in
guardia
.
Trascorse
una
mezz
'
ora
,
poi
la
porta
tornò
ad
aprirsi
ed
un
altro
indiano
entrò
,
tenendo
fra
le
mani
un
piatto
fumante
che
conteneva
dei
pesci
annegati
in
una
salsa
nerastra
.
Era
un
uomo
presso
la
quarantina
,
piuttosto
alto
di
statura
e
membruto
,
tutto
vestito
di
bianco
,
col
viso
molto
abbronzato
che
aveva
dei
riflessi
dell
'
ottone
e
che
aveva
agli
orecchi
dei
pendenti
d
'
oro
che
gli
davano
un
non
so
che
di
grazioso
e
di
strano
.
-
Ah
!
-
esclamò
Sandokan
,
deponendo
la
pipa
.
-
Sei
tu
,
Kammamuri
?
Ben
felice
di
vederti
,
sempre
in
salute
e
sempre
fedele
al
tuo
padrone
.
-
I
maharatti
muoiono
al
servizio
del
loro
signore
,
-
rispose
l
'
indiano
.
-
Salute
a
te
,
invincibile
Tigre
della
Malesia
.
-
Altri
quattro
uomini
erano
entrati
,
portando
altri
tondi
pieni
di
cibi
diversi
,
bottiglie
di
birra
e
salviette
.
Kammamuri
depose
il
suo
tondo
dinanzi
al
ministro
,
mentre
entravano
Yanez
e
Tremal
-
Naik
.
La
Tigre
della
Malesia
si
era
alzata
per
sedersi
di
fronte
al
prigioniero
,
il
quale
guardava
con
terrore
or
l
'
uno
ed
ora
gli
altri
,
senza
però
pronunciare
una
sillaba
.
-
Perdonate
,
Eccellenza
,
se
la
colazione
che
io
vi
offro
è
ben
inferiore
alla
cena
che
vi
ho
mangiata
,
ma
siamo
un
po
'
discosti
dal
centro
della
città
ed
i
negozi
non
sono
ancora
aperti
.
Fate
onore
al
nostro
modesto
pasto
e
rasserenatevi
.
Avete
una
cera
da
funerale
.
-
Io
non
ho
fame
,
mylord
,
-
balbettò
il
disgraziato
.
-
Mandate
giù
pochi
bocconi
per
tenerci
compagnia
.
-
E
se
mi
rifiutassi
?
-
In
tal
caso
vi
costringerei
colla
forza
.
Non
si
fa
l
'
offesa
d
'
un
rifiuto
ad
un
mylord
.
La
nostra
cucina
d
'
altronde
non
è
meno
buona
della
vostra
:
assaggiate
e
vi
persuaderete
.
Poi
riprenderemo
il
nostro
discorso
.
-
Come
abbiamo
detto
,
Kammamuri
aveva
posto
dinanzi
al
ministro
il
primo
tondo
che
aveva
portato
e
che
conteneva
dei
pesci
che
nuotavano
entro
una
salsa
nerastra
,
costringendolo
in
tal
modo
ad
inghiottire
solo
quell
'
intingolo
.
Il
povero
diavolo
,
vedendo
fisso
sopra
di
sé
e
minacciosi
gli
occhi
di
Yanez
,
si
decise
finalmente
a
mangiare
quantunque
non
avesse
affatto
appetito
.
Gli
altri
non
avevano
tardato
ad
imitarlo
,
vuotando
rapidamente
i
piatti
che
avevano
dinanzi
e
che
non
sembravano
contenere
un
intingolo
diverso
,
almeno
apparentemente
.
Kaksa
Pharaum
aveva
con
grandi
sforzi
inghiottiti
alcuni
bocconi
,
quando
lasciò
cadere
bruscamente
la
forchetta
guardando
il
portoghese
con
smarrimento
.
-
Che
cosa
avete
,
Eccellenza
?
-
chiese
Yanez
,
fingendo
con
gran
stupore
.
-
Che
mi
sento
bruciare
le
viscere
,
-
rispose
Kaksa
Pharaum
che
era
diventato
smorto
.
-
Non
mettete
anche
voi
del
pimento
nei
vostri
intingoli
?
-
Non
così
forte
.
-
Continuate
a
mangiare
.
-
No
...
datemi
da
bere
...
brucio
.
-
Da
bere
?
Che
cosa
?
-
Di
quella
birra
,
-
rispose
il
disgraziato
.
-
Ah
no
,
Eccellenza
.
Questa
è
esclusivamente
per
noi
e
poi
voi
,
come
indiano
,
non
potreste
berne
poiché
noi
inglesi
,
onde
aumentare
la
fermentazione
della
birra
,
vi
mettiamo
qualche
pezzetto
di
grasso
di
mucca
.
Voi
,
Eccellenza
,
sapete
meglio
di
me
che
,
per
voi
indiani
,
quell
'
animale
è
sacro
e
chi
ne
mangia
andrà
soggetto
a
pene
tremende
quando
sarà
morto
.
-
Sandokan
e
Tremal
-
Naik
fecero
uno
sforzo
supremo
per
trattenere
una
clamorosa
risata
.
Ne
poteva
inventare
altre
quel
demonio
di
portoghese
?
Perfino
il
grasso
di
mucca
nella
birra
inglese
!
Yanez
,
che
conservava
una
serietà
meravigliosa
,
empì
una
tazza
di
birra
e
la
porse
al
ministro
dicendogli
:
-
Se
volete
,
bevete
pure
.
-
Kaksa
Pharaum
aveva
fatto
un
gesto
d
'
orrore
.
-
No
...
mai
...
un
indiano
...
meglio
la
morte
...
dell
'
acqua
mylord
...
dell
'
acqua
!
-
aveva
gridato
.
-
Ho
il
fuoco
nel
ventre
!
-
Dell
'
acqua
!
-
rispose
Yanez
.
-
Dove
volete
che
andiamo
a
prenderne
,
Eccellenza
?
Non
vi
è
alcun
pozzo
in
questa
pagoda
sotterranea
ed
il
fiume
è
più
lontano
di
quello
che
credete
.
-
Muoio
!
-
Bah
!
Noi
non
abbiamo
alcun
interesse
a
sopprimervi
.
Tutt
'
altro
.
-
Mi
avete
avvelenato
...
ho
dei
carboni
accesi
nel
petto
!
-
urlò
il
disgraziato
.
-
Dell
'
acqua
!
dell
'
acqua
!
-
La
volete
proprio
?
-
Kaksa
Pharaum
si
era
alzato
,
comprimendosi
con
le
mani
il
ventre
.
Aveva
la
schiuma
alle
labbra
e
gli
occhi
gli
uscivano
dalle
orbite
.
-
Dell
'
acqua
...
miserabili
!
-
urlava
spaventosamente
.
La
sua
voce
non
aveva
più
nulla
d
'
umano
.
Dalle
labbra
gli
uscivano
dei
ruggiti
che
impressionavano
perfino
la
Tigre
della
Malesia
.
Anche
Yanez
si
era
alzato
di
fronte
al
ministro
.
-
Parlerai
?
-
gli
chiese
freddamente
.
-
No
!
-
urlò
il
disgraziato
.
-
E
allora
noi
non
ti
daremo
una
goccia
d
'
acqua
.
-
Sono
avvelenato
.
-
Ti
dico
di
no
.
-
Datemi
da
bere
!
-
Kammamuri
!
Entra
!
-
Il
maharatto
,
che
doveva
essere
dietro
la
porta
,
si
fece
innanzi
portando
due
bottiglie
di
cristallo
piene
d
'
acqua
limpidissima
e
le
depose
sulla
tavola
.
Kaksa
Pharaum
,
all
'
estremo
delle
sue
sofferenze
,
aveva
allungate
le
mani
per
afferrarle
,
ma
Yanez
fu
pronto
a
fermarlo
.
-
Quando
mi
avrai
detto
dove
si
trova
la
pietra
di
Salagraman
tu
potrai
bere
finché
vorrai
,
-
gli
disse
.
-
Ti
avverto
però
che
tu
rimarrai
in
nostra
mano
finché
l
'
avremo
trovata
,
quindi
sarebbe
inutile
ingannarci
.
-
Brucio
tutto
!
Una
goccia
d
'
acqua
,
una
sola
...
-
Dimmi
dove
è
la
pietra
.
-
Non
lo
so
...
-
Lo
sai
,
-
rispose
l
'
implacabile
portoghese
.
-
Uccidetemi
allora
.
-
No
.
-
Siete
dei
miserabili
!
-
Se
lo
fossimo
,
non
saresti
più
vivo
.
-
Non
posso
più
resistere
!
-
Yanez
prese
un
bicchiere
e
lo
empì
lentamente
d
'
acqua
.
Kaksa
Pharaum
seguiva
,
cogli
occhi
smarriti
,
quel
filo
d
'
acqua
,
ruggendo
come
una
fiera
.
-
Parlerai
?
-
chiese
Yanez
,
quand
'
ebbe
finito
.
-
Sì
...
sì
...
-
rantolò
il
ministro
.
-
Dov
'
è
dunque
?
-
Nella
pagoda
di
Karia
.
-
Lo
sapevamo
anche
noi
.
Dove
?
-
Nel
sotterraneo
che
s
'
apre
sotto
la
statua
di
Siva
.
-
Avanti
.
-
Vi
è
una
pietra
...
un
anello
di
bronzo
...
alzatela
...
sotto
in
un
cofano
...
-
Giura
su
Siva
che
hai
detto
la
verità
.
-
Lo
...
giuro
...
da
bere
...
-
Un
momento
ancora
.
Veglia
qualcuno
nel
sotterraneo
?
-
Due
guardie
.
-
A
te
.
-
Invece
di
prendere
il
bicchiere
il
ministro
afferrò
una
delle
due
bottiglie
e
si
mise
a
bere
a
garganella
,
come
se
non
dovesse
finire
più
.
La
vuotò
più
che
mezza
,
poi
la
lasciò
bruscamente
cadere
e
stramazzò
,
come
fulminato
,
fra
le
braccia
di
Kammamuri
che
gli
si
era
messo
dietro
.
-
Coricalo
sul
divano
,
-
gli
disse
Yanez
.
-
Per
Giove
,
che
droga
infernale
hai
messo
dentro
quell
'
intingolo
?
Mi
assicuri
che
non
morrà
,
è
vero
?
-
Non
temete
,
signor
Yanez
,
-
rispose
il
maharatto
.
-
Non
ho
messo
che
una
foglia
di
serhar
,
una
pianta
che
cresce
nel
mio
paese
.
Domani
quest
'
uomo
starà
benissimo
.
-
Tu
lo
sorveglierai
e
metterai
due
dei
nostri
alla
porta
.
Se
fugge
siamo
tutti
perduti
.
-
E
noi
dunque
che
cosa
faremo
?
-
chiese
Sandokan
.
-
Aspetteremo
questa
sera
e
andremo
ad
impadronirci
della
famosa
pietra
di
Salagraman
e
del
non
meno
famoso
capello
di
Visnù
.
-
Ma
perché
ci
tieni
tanto
ad
avere
quella
conchiglia
?
-
Lo
saprai
più
tardi
,
fratellino
.
Fidati
di
me
.
-
4
.
La
pietra
di
Salagraman
Dodici
o
quattordici
ore
dopo
la
confessione
del
primo
ministro
del
rajah
dell
'
Assam
,
un
drappello
bene
armato
lasciava
la
pagoda
sotterranea
,
avanzandosi
con
profondo
silenzio
lungo
la
riva
sinistra
del
Brahmaputra
.
Era
composto
di
Yanez
,
Sandokan
,
Tremal
-
Naik
e
di
dieci
uomini
,
per
la
maggior
parte
malesi
e
dayachi
che
,
oltre
le
carabine
e
quei
terribili
pugnali
colla
lama
serpeggiante
chiamati
kriss
,
portavano
delle
funi
arrotolate
intorno
ai
fianchi
,
delle
torce
e
dei
picconi
.
Essendo
il
sole
tramontato
già
da
quattro
o
cinque
ore
,
nessun
essere
vivente
passeggiava
sotto
i
pipal
,
i
fichi
baniani
e
le
palme
,
che
coprivano
la
riva
del
fiume
,
proiettando
una
fitta
ombra
.
Il
drappello
,
dopo
aver
percorso
qualche
miglio
senza
aver
scambiata
una
parola
,
si
era
arrestato
di
fronte
ad
un
'
isoletta
che
sorgeva
quasi
in
mezzo
al
fiume
,
all
'
altezza
dell
'
estremità
orientale
del
popoloso
sobborgo
di
Siringar
.
-
Alt
!
-
aveva
comandato
Yanez
.
-
Bindar
non
deve
essere
lontano
.
-
È
l
'
indiano
che
tu
hai
assoldato
?
-
chiese
Sandokan
.
-
Potremo
fidarci
di
lui
?
-
Surama
mi
ha
detto
che
è
il
figlio
d
'
uno
dei
servi
di
suo
padre
e
che
perciò
non
dobbiamo
dubitare
della
sua
lealtà
.
-
Uhm
!
-
fece
la
Tigre
crollando
il
capo
.
-
Io
non
mi
fido
che
dei
miei
malesi
e
dei
miei
dayachi
.
-
Lui
conosce
la
pagoda
anche
internamente
,
mentre
noi
non
l
'
abbiamo
veduta
che
all
'
esterno
.
Una
guida
ci
era
necessaria
.
-
S
'
accostò
ad
una
enorme
macchia
di
bambù
alti
per
lo
meno
quindici
metri
,
che
curvavano
le
loro
cime
sopra
le
acque
del
fiume
,
e
mandò
un
debole
fischio
,
ripetendolo
poi
tre
volte
ad
intervalli
diversi
.
Non
erano
trascorsi
dieci
secondi
quando
fra
quelle
immense
canne
si
udirono
dei
leggeri
fruscii
,
poi
un
uomo
sorse
bruscamente
dinanzi
al
portoghese
,
dicendogli
:
-
Eccomi
,
sahib
.
-
Era
un
giovane
indiano
di
forse
vent
'
anni
,
bene
sviluppato
,
dall
'
aria
intelligentissima
ed
i
lineamenti
piuttosto
fini
delle
caste
guerriere
.
Non
aveva
indosso
che
un
semplice
gonnellino
un
po
'
lungo
,
il
languti
degli
indù
,
stretto
da
una
piccola
fascia
di
cotone
azzurro
,
entro
cui
era
passato
un
pugnale
dalla
lama
larghissima
,
in
forma
quasi
d
'
un
ferro
di
lancia
ed
il
corpo
aveva
interamente
spalmato
di
cenere
,
probabilmente
raccolta
sul
luogo
dove
si
ardono
i
cadaveri
,
e
che
è
il
distintivo
poco
attraente
dei
seguaci
di
Siva
.
-
Hai
condotto
la
bangle
?
-
chiese
Yanez
.
-
Sì
,
padrone
,
-
rispose
l
'
indiano
.
-
È
nascosta
sotto
i
bambù
.
-
Sei
solo
?
-
Tu
non
mi
avevi
detto
,
sahib
,
di
condurre
altri
.
Avrei
avuto
più
piacere
,
perché
la
bangle
è
pesante
a
guidarsi
.
-
I
miei
uomini
sono
gente
di
mare
.
Imbarchiamoci
subito
.
-
Devo
avvertirti
d
'
una
cosa
però
.
-
Parla
e
sii
breve
.
-
So
che
questa
notte
dinanzi
alla
pagoda
devono
bruciare
il
cadavere
d
'
un
bramino
.
-
Durerà
molto
la
cerimonia
?
-
Non
credo
.
-
Il
nostro
arrivo
non
desterà
qualche
sospetto
?
-
E
perché
sahib
?
Le
barche
approdano
sovente
all
'
isolotto
,
-
disse
l
'
indiano
.
-
Andiamo
allora
.
-
Avrei
però
desiderato
meglio
che
nessuno
ci
vedesse
a
sbarcare
,
-
disse
Sandokan
.
-
Rimarremo
a
bordo
,
finché
tutti
si
saranno
allontanati
,
-
rispose
Yanez
.
-
Non
faranno
troppa
attenzione
a
noi
.
-
Seguirono
il
giovane
indiano
,
aprendosi
faticosamente
il
passo
fra
quelle
durissime
canne
giganti
,
che
alla
base
avevano
la
circonferenza
d
'
una
coscia
di
fanciullo
,
e
giunsero
sulla
riva
del
fiume
.
Sotto
le
ultime
canne
che
,
curvandosi
verso
l
'
acqua
,
formavano
delle
superbe
arcate
,
stava
nascosto
uno
di
quei
pesanti
battelli
,
che
gl
'
indiani
adoperano
sui
loro
fiumi
per
trasportare
il
riso
,
privo
però
degli
alberi
,
ma
provvisto
invece
d
'
una
tettoia
di
stoppie
destinata
a
riparare
l
'
equipaggio
dalle
ingiurie
del
tempo
.
Yanez
ed
i
suoi
compagni
s
'
imbarcarono
;
i
malesi
ed
i
dayachi
afferrarono
i
lunghi
remi
e
la
bangle
lasciò
il
nascondiglio
dirigendosi
verso
l
'
isolotto
,
nel
cui
mezzo
giganteggiava
fra
le
tenebre
una
enorme
costruzione
in
forma
di
piramide
tronca
.
L
'
indiano
aveva
detto
il
vero
annunciando
un
funerale
.
La
massiccia
barca
non
aveva
percorsa
ancora
mezza
distanza
,
quando
sulla
riva
dell
'
isolotto
si
videro
comparire
numerose
torce
e
raggrupparsi
intorno
ad
una
minuscola
cala
che
doveva
servire
d
'
approdo
alle
barche
del
fiume
.
-
Ecco
dei
guasta
affari
,
-
disse
Yanez
a
Tremal
-
Naik
.
-
Ci
faranno
perdere
un
tempo
prezioso
.
-
Sono
appena
le
dieci
,
-
rispose
l
'
indiano
-
e
per
la
mezzanotte
tutto
sarà
finito
.
Trattandosi
d
'
un
bramino
,
la
cerimonia
sarà
più
lunga
delle
altre
,
avendo
diritto
a
speciali
riguardi
anche
dopo
morte
.
Se
il
morto
fosse
un
povero
diavolo
qualunque
la
faccenda
sarebbe
spiccia
.
Una
tavola
di
legno
per
coricarvi
il
cadavere
,
una
lampadina
accesa
da
mettergli
in
fondo
ai
piedi
,
una
spinta
e
buona
notte
.
La
corrente
s
'
incarica
di
portare
il
morto
nel
sacro
Gange
,
quando
i
coccodrilli
e
i
marabù
lo
risparmiano
.
-
Ciò
che
accadrà
di
rado
,
-
disse
Sandokan
,
che
stava
seduto
sul
bordo
della
bangle
.
-
Puoi
contarlo
come
un
caso
miracoloso
,
-
rispose
Tremal
-
Naik
.
-
Appena
oltrepassata
la
città
,
sauriani
e
volatili
vanno
a
gara
per
far
sparire
carne
ed
ossa
.
-
E
di
quel
bramino
che
cosa
faranno
invece
?
-
chiese
Sandokan
.
-
Il
funerale
sarà
un
po
'
lungo
,
esigendo
certe
formalità
speciali
.
Innanzi
a
tutto
quando
un
bramino
entra
in
agonia
non
si
trasporta
semplicemente
sulla
riva
del
fiume
,
perché
spiri
al
dolce
mormorìo
dell
'
acqua
,
che
lo
trasporterà
nel
cailasson
,
ossia
nel
paradiso
;
bensì
in
un
luogo
speciale
,
che
prima
sarà
stato
accuratamente
cosparso
di
sterco
di
mucca
e
su
un
pezzo
di
cotone
mai
prima
di
allora
usato
.
-
Uscito
poco
prima
dal
cotonificio
,
-
disse
Yanez
,
ridendo
.
-
Ah
!
Siete
dei
bei
matti
voi
indiani
.
-
Oh
!
Aspetta
un
po
'
,
-
disse
Tremal
-
Naik
.
-
Giunge
allora
un
sacerdote
bramino
accompagnato
dal
suo
primogenito
onde
procedere
alla
cerimonia
chiamata
sarva
prayasibrit
.
-
Che
cosa
vuol
dire
?
-
La
purificazione
dei
peccati
.
-
Toh
!
Credevo
che
i
bramini
non
ne
commettessero
mai
!
-
Ed
in
che
consiste
?
-
chiese
Sandokan
che
pareva
s
'
interessasse
vivamente
di
quegli
strani
particolari
.
-
Nel
versare
in
bocca
al
moribondo
un
liquore
speciale
dei
bramini
,
che
si
pretende
sacro
,
mentre
ai
seguaci
di
Visnù
si
somministra
un
po
'
d
'
acqua
dove
fu
messa
una
pietra
di
Salagraman
qualunque
.
-
Per
soffocarli
più
presto
è
vero
?
-
disse
Yanez
.
-
Infatti
non
è
certamente
un
bel
divertimento
assistere
all
'
agonia
d
'
un
moribondo
.
È
meglio
spedirlo
presto
all
'
altro
mondo
.
-
Ma
no
,
-
rispose
Tremal
-
Naik
-
si
lascia
morire
in
pace
...
cioè
,
veramente
no
,
perché
il
moribondo
deve
aggrapparsi
alla
coda
d
'
una
mucca
e
lasciarsi
trascinare
per
un
certo
tratto
di
via
onde
egli
sia
ben
sicuro
di
ritrovarne
una
di
simile
che
lo
aiuterà
a
passare
il
fiume
di
fuoco
che
gira
intorno
al
Yama
-
lacca
,
dove
abita
il
dio
dell
'
inferno
.
-
Così
la
finiscono
più
presto
,
-
disse
l
'
incorreggibile
Yanez
.
-
Un
po
'
di
galoppo
dietro
una
mucca
non
deve
far
male
ad
un
povero
moribondo
che
sta
per
vomitare
la
sua
anima
.
E
poi
?
-
Lo
vedremo
quando
avremo
affondata
l
'
ancora
,
-
rispose
Tremal
-
Naik
.
-
Vedo
una
donna
che
gira
sulla
riva
alzando
disperatamente
le
braccia
.
Deve
essere
la
sposa
del
morto
.
-
E
questo
tonfo
nel
fiume
lo
hai
udito
?
-
È
il
figlio
primogenito
del
bramino
,
che
si
è
gettato
nel
fiume
,
dopo
d
'
aver
indossato
i
suoi
più
bei
vestiti
,
prima
di
farsi
tagliare
accuratamente
la
barba
,
se
ne
ha
,
ed
i
capelli
.
-
Se
io
fossi
il
viceré
dell
'
India
farei
rinchiudere
in
un
ospedale
di
pazzi
tutti
i
bramini
del
reame
.
Parola
di
Yanez
.
-
Queste
cerimonie
sono
dettate
dai
libri
sacri
.
-
Scritti
quando
quei
sacerdoti
erano
pieni
di
bâng3
.
-
La
grossa
barca
in
quel
momento
era
giunta
dinanzi
al
minuscolo
seno
,
e
Bindar
aveva
lasciata
cadere
l
'
ancora
,
arrestandola
ad
una
quindicina
di
passi
dalla
riva
.
Quindici
o
venti
persone
si
erano
radunate
intorno
ad
una
specie
di
palanchino
formato
di
bambù
intrecciati
,
su
cui
riposava
un
cadavere
,
che
aveva
indosso
un
ampio
dootèe
di
seta
gialla
.
Dovevano
essere
tutti
parenti
ed
amici
del
morto
,
però
si
vedevano
in
mezzo
a
loro
alcuni
pourohita
ossia
sacerdoti
bramini
accompagnati
da
tre
o
quattro
gouron
,
specie
di
sagrestani
incaricati
dalla
pulizia
delle
pagode
e
dei
bassi
servizi
del
culto
.
Tutti
avevano
delle
torce
,
sicché
Yanez
ed
i
suoi
compagni
potevano
osservare
benissimo
quanto
quegli
uomini
stavano
per
compiere
.
Il
primogenito
del
morto
era
uscito
dal
fiume
,
si
era
fatto
già
radere
in
fretta
e
si
era
accostato
al
genitore
,
seguìto
dalla
madre
alla
quale
i
parenti
avevano
levato
il
thaly
,
quel
gioiello
che
è
l
'
insegna
delle
donne
sposate
e
tagliati
i
capelli
,
che
non
doveva
più
mai
lasciarsi
crescere
durante
tutta
la
sua
vedovanza
.
Il
primo
gettò
sul
cadavere
una
manata
di
fiori
,
poi
fece
alzare
la
barella
e
la
fece
trasportare
alcuni
passi
più
lontano
,
dove
era
una
buca
lunga
due
metri
e
larga
uno
,
circondata
da
pezzi
di
legna
e
da
sterco
disseccato
di
mucca
e
fece
deporre
vicino
un
vaso
di
terra
entro
cui
bruciavano
dei
carboni
.
Il
morto
fu
privato
della
sua
bella
veste
e
dei
gioielli
,
per
non
perdere
inutilmente
l
'
una
e
gli
altri
,
poi
il
primogenito
mise
sul
petto
nudo
del
bramino
un
pezzo
di
sterco
acceso
,
vi
versò
sopra
un
po
'
di
burro
sciolto
e
mise
in
bocca
al
cadavere
una
mezza
rupia
e
alcuni
granelli
di
riso
che
prima
aveva
bagnati
con
un
po
'
di
saliva
e
si
ritrasse
,
pronunciando
una
preghiera
.
I
parenti
s
'
accostarono
a
loro
volta
,
accumulando
sul
bramino
le
legne
e
le
mattonelle
di
sterco
.
-
È
finita
la
cerimonia
?
-
chiese
Yanez
a
Tremal
-
Naik
.
-
Aspetta
un
momento
.
Il
figlio
deve
ancora
compiere
qualche
cosa
.
-
Il
giovane
infatti
aveva
preso
un
vaso
di
terra
pieno
d
'
acqua
e
l
'
aveva
spaccato
con
violenza
sulla
testa
del
defunto
.
-
Ah
!
birbante
!
-
esclamò
il
portoghese
.
-
Perché
?
Ora
almeno
è
sicuro
che
suo
padre
è
veramente
morto
.
-
Se
fosse
stato
ancora
agonizzante
l
'
avrebbe
accoppato
egualmente
.
-
I
parenti
avevano
fatto
circolo
accostando
le
torce
al
rogo
.
Una
gran
fiamma
si
sprigionò
subito
rompendo
bruscamente
le
tenebre
e
avvolgendo
,
con
rapidità
incredibile
,
il
cadavere
,
che
era
tutto
cosparso
di
burro
.
Fra
il
crepitare
del
legname
ben
imbevuto
di
materie
resinose
ed
il
salmodiare
del
pourohita
e
dei
suoi
aiutanti
,
si
udivano
le
urla
disperate
del
figlio
e
della
vedova
,
ed
ai
bagliori
delle
fiamme
si
vedevano
i
parenti
a
rotolarsi
per
terra
ed
a
picchiarsi
il
petto
con
pugni
tremendi
.
-
Quegli
stupidi
vogliono
sfondarsi
le
costole
,
-
diceva
Yanez
.
-
Non
mi
stupirei
che
domani
fossero
tutti
a
letto
.
-
Quella
fiammata
gigantesca
non
durò
che
un
quarto
d
'
ora
,
poi
quando
il
cadavere
fu
consumato
,
i
parenti
con
pale
di
ferro
raccolsero
la
cenere
e
le
ossa
e
le
gettarono
nel
fiume
,
quindi
si
allontanarono
tutti
in
silenzio
,
scomparendo
ben
presto
sotto
gli
alberi
,
che
coprivano
buona
parte
dell
'
isolotto
.
-
Possiamo
sbarcare
ora
?
-
chiese
Sandokan
rivolgendosi
a
Bindar
,
che
era
rimasto
sempre
silenzioso
.
-
Sì
,
sahib
,
-
rispose
l
'
indiano
.
-
A
quest
'
ora
i
gurum
della
pagoda
devono
dormire
profondamente
.
-
Andiamo
dunque
.
Sono
impaziente
di
condurre
a
termine
questa
avventura
notturna
.
-
E
di
menare
possibilmente
le
mani
,
è
vero
,
fratellino
?
-
disse
Yanez
.
-
Sì
,
se
si
può
,
-
rispose
la
Tigre
della
Malesia
.
-
Le
mie
braccia
cominciano
ad
irrugginirsi
.
-
Allentarono
la
fune
dell
'
ancora
e
con
pochi
colpi
di
remo
spinsero
la
bangle
verso
la
riva
.
-
Che
due
uomini
rimangano
a
guardia
della
barca
,
-
disse
Yanez
.
-
Dobbiamo
assicurarci
la
ritirata
.
-
Raccolsero
le
armi
e
scesero
silenziosamente
a
terra
,
cacciandosi
sotto
un
bosco
,
formato
quasi
esclusivamente
di
palmizi
tara
e
d
'
immensi
gruppi
di
bambù
.
Bindar
si
era
messo
alla
testa
del
drappello
,
fiancheggiato
da
Yanez
,
il
quale
voleva
sorvegliarlo
personalmente
,
non
avendo
,
checché
avesse
detto
a
Sandokan
,
una
completa
fiducia
di
quell
'
indiano
,
che
da
soli
pochi
giorni
conosceva
.
La
pagoda
non
era
lontana
più
di
due
tiri
di
carabina
,
quindi
in
una
ventina
di
minuti
e
anche
meno
,
il
drappello
poteva
giungervi
.
Tutti
però
si
avanzavano
con
estrema
prudenza
onde
non
farsi
scorgere
.
Era
molto
improbabile
che
a
quell
'
ora
così
inoltrata
qualche
indiano
passeggiasse
per
quelle
boscaglie
,
nondimeno
si
tenevano
in
guardia
.
Attraversata
la
zona
dei
palmizi
e
dei
bambù
,
si
trovarono
improvvisamente
dinanzi
ad
una
vasta
radura
,
interrotta
solamente
da
gruppi
di
piccole
piante
.
Nel
mezzo
giganteggiava
la
pagoda
di
Karia
.
Come
abbiamo
detto
,
quel
tempio
,
veneratissimo
da
tutti
gli
assamesi
,
perché
conteneva
la
famosa
pietra
di
Salagraman
col
capello
di
Visnù
,
si
componeva
d
'
una
enorme
piramide
tronca
;
colle
pareti
abbellite
da
sculture
che
si
succedevano
senza
interruzione
dalla
base
alla
cima
e
che
rappresentavano
in
dimensioni
più
o
meno
grandiose
,
le
ventuno
incarnazioni
del
dio
indiano
.
Quindi
,
pesci
colossali
,
testuggini
,
cinghiali
,
leoni
,
giganti
,
nani
,
cavalli
,
ecc
.
Solo
dinanzi
alla
porta
d
'
entrata
si
rizzava
una
torre
piramidale
più
piccola
,
il
cobrom
,
coronato
da
una
cupola
e
colle
muraglie
pure
adorne
di
figure
per
la
maggior
parte
poco
pulite
,
rappresentanti
la
vita
,
le
vittorie
e
le
disgrazie
delle
diverse
divinità
.
Ad
una
altezza
di
venti
piedi
s
'
apriva
una
finestra
sul
cui
davanzale
ardeva
una
lampada
.
-
È
per
di
là
che
dovremo
entrare
,
sahib
,
-
disse
Bindar
volgendosi
verso
Yanez
,
che
aveva
corrugata
la
fronte
,
scorgendo
quel
lume
.
-
Temevo
che
qualcuno
vegliasse
nella
pagoda
,
-
rispose
il
portoghese
.
-
Non
avere
alcun
timore
:
è
uso
mettere
una
lampada
sulla
prima
finestra
del
cobrom
.
Se
fosse
un
giorno
festivo
,
ve
ne
sarebbero
quattro
invece
d
'
una
.
-
Dove
troveremo
la
pietra
di
Salagraman
?
Nella
pagoda
o
in
questa
specie
di
torre
?
-
Nella
pagoda
di
certo
.
-
Yanez
si
volse
verso
i
suoi
uomini
,
chiedendo
:
-
Chi
saprà
raggiungere
quella
finestra
e
gettarci
una
fune
?
-
Se
forzassimo
la
porta
invece
?
-
chiese
Sandokan
.
-
Perderesti
inutilmente
il
tuo
tempo
,
-
disse
Tremal
-
Naik
.
-
Tutte
quelle
dei
nostri
templi
sono
di
bronzo
e
d
'
uno
spessore
enorme
.
D
'
altronde
i
tuoi
uomini
non
saranno
troppo
imbarazzati
a
giungere
lassù
.
Sono
come
le
scimmie
del
loro
paese
.
-
Lo
so
,
-
rispose
Yanez
.
Indicò
due
dei
più
giovani
del
drappello
e
disse
semplicemente
loro
:
-
In
alto
,
fino
alla
finestra
!
-
Non
aveva
ancora
finito
,
che
quei
diavoli
,
un
malese
ed
un
dayaco
,
salivano
già
aggrappandosi
alle
divinità
,
ai
giganti
,
ai
trimurti
indù
rappresentanti
lo
sconcio
lingam
che
riunisce
Brahma
,
Siva
e
Visnù
.
Per
quei
marinai
,
mezzi
selvaggi
,
abituati
a
salire
di
corsa
le
alberature
delle
navi
e
camminare
come
fossero
a
terra
sui
leggeri
pennoni
dei
loro
prahos
o
inerpicarsi
sugli
altissimi
durion
delle
loro
foreste
,
non
era
che
una
semplice
scalata
quella
manovra
.
In
meno
di
mezzo
minuto
si
trovarono
entrambi
sul
davanzale
della
finestra
,
da
dove
gettarono
due
funi
,
dopo
di
averle
assicurate
a
due
aste
di
ferro
,
che
sostenevano
due
gabbie
destinate
a
contenere
dei
batuffoli
di
cotone
imbevuti
d
'
olio
di
cocco
durante
le
straordinarie
illuminazioni
.
-
A
me
pel
primo
,
-
disse
Sandokan
.
-
A
te
l
'
altra
fune
,
Tremal
-
Naik
.
Tu
Yanez
,
alla
retroguardia
.
-
A
me
,
che
devo
conquistare
il
trono
di
Surama
!
-
esclamò
il
portoghese
.
-
Ragione
di
più
per
conservare
la
preziosissima
persona
d
'
un
futuro
rajah
,
-
rispose
Tremal
-
Naik
,
sorridendo
.
-
I
pezzi
grossi
non
devono
esporsi
ai
gravi
pericoli
che
all
'
ultimo
momento
.
-
Andate
al
diavolo
!
-
Niente
affatto
,
saliremo
verso
il
cielo
invece
.
-
Va
'
a
trovare
Brahma
adunque
!
-
Sandokan
e
Tremal
-
Naik
si
issarono
rapidamente
,
scomparendo
fra
le
tenebre
.
Quando
i
malesi
ed
i
dayachi
videro
la
fune
a
scuotersi
,
a
loro
volta
cominciarono
la
salita
,
mentre
il
portoghese
ne
regolava
l
'
ascensione
.
Frattanto
la
Tigre
della
Malesia
e
l
'
indiano
avevano
raggiunto
il
davanzale
,
dove
si
tenevano
a
cavalcioni
il
malese
ed
il
dayaco
,
i
quali
si
erano
già
affrettati
a
spegnere
il
lume
onde
non
si
potessero
scorgere
le
persone
che
salivano
.
-
Avete
udito
nulla
?
-
aveva
chiesto
subito
Sandokan
.
-
No
,
padrone
.
-
Vediamo
se
qui
vi
è
un
passaggio
.
-
Lo
troveremo
di
certo
,
-
disse
Tremal
-
Naik
.
-
Tutti
i
cobrom
comunicano
colla
pagoda
centrale
.
-
Accendete
una
torcia
.
-
Il
malese
,
che
ne
aveva
due
passate
nella
fascia
,
fu
pronto
a
obbedire
.
Sandokan
la
prese
,
s
'
abbassò
fino
quasi
a
terra
onde
la
luce
non
si
espandesse
troppo
e
fece
qualche
passo
innanzi
.
Si
trovavano
in
una
minuscola
stanza
,
la
quale
aveva
una
porta
di
bronzo
assai
bassa
e
che
era
solamente
socchiusa
.
-
Suppongo
che
metterà
su
una
scala
,
-
mormorò
.
La
spinse
,
cercando
di
non
produrre
alcun
rumore
e
si
trovò
dinanzi
ad
un
pianerottolo
pure
minuscolo
.
Sotto
s
'
allungava
una
stretta
gradinata
che
pareva
girasse
su
se
stessa
.
-
Finché
gli
altri
salgono
,
esploriamo
,
-
disse
Tremal
-
Naik
.
-
Lasciate
che
vi
preceda
,
-
disse
una
voce
.
Era
Bindar
,
il
quale
aveva
preceduto
tutti
gli
altri
.
-
Conosci
il
passaggio
?
-
gli
chiese
Sandokan
.
-
Sì
,
sahib
.
-
Passa
dinanzi
a
noi
e
bada
che
noi
non
staccheremo
un
solo
istante
i
nostri
sguardi
da
te
.
-
Il
seguace
di
Siva
ebbe
un
sorriso
,
ma
non
rispose
affatto
.
La
scala
era
strettissima
,
tanto
da
permettere
a
malapena
il
passaggio
a
due
uomini
situati
l
'
uno
a
fianco
dell
'
altro
.
Sandokan
e
Tremal
-
Naik
,
seguìti
dagli
altri
,
che
raggiungevano
a
poco
a
poco
la
finestra
,
si
trovarono
ben
presto
in
un
corridoio
,
che
pareva
si
avanzasse
verso
il
centro
della
pagoda
e
che
scendeva
molto
rapidamente
.
-
Ci
siete
tutti
?
-
chiese
il
pirata
,
arrestandosi
.
-
Ci
sono
anch
'
io
,
-
rispose
Yanez
,
facendosi
innanzi
.
-
Le
funi
sono
state
ritirate
.
-
La
Tigre
della
Malesia
sfoderò
la
scimitarra
che
gli
pendeva
dal
fianco
e
che
scintillò
,
alla
luce
della
torcia
,
come
se
fosse
d
'
argento
,
essendo
formata
di
quell
'
impareggiabile
acciaio
naturale
che
non
si
trova
che
nelle
miniere
del
Borneo
;
poi
disse
con
voce
risoluta
:
-
Avanti
!
L
'
antico
pirata
di
Mompracem
vi
guida
!
-
Percorso
il
corridoio
e
trovata
un
'
altra
scala
,
entrarono
,
dopo
averla
discesa
,
in
una
immensa
sala
,
in
mezzo
alla
quale
si
rizzava
,
su
un
enorme
quadro
di
pietra
,
una
statua
rappresentante
un
pesce
colossale
.
Era
quella
la
prima
incarnazione
del
dio
conservatore
,
così
tramutato
per
salvare
dal
diluvio
il
re
Sattiaviraden
e
la
moglie
di
lui
,
servendo
sotto
quella
forma
di
timone
alla
nave
che
aveva
loro
mandato
per
sottrarli
al
diluvio
universale4
.
Narrano
poi
le
leggende
indiane
,
che
dopo
quel
fatto
,
Visnù
sdegnato
contro
i
giganti
Canagascien
e
Aycriben
perché
avevano
rubati
i
quattro
vedam
onde
il
nuovo
popolo
fondato
da
Sattiaviraden
non
avesse
più
religione
,
li
uccise
per
restituirli
a
Brahma
.
Il
drappello
si
era
fermato
,
temendo
che
vi
fosse
qualche
sacerdote
in
quell
'
ampia
sala
,
poi
,
rassicurato
dal
profondo
silenzio
che
regnava
là
dentro
,
mosse
risolutamente
verso
il
gigantesco
pesce
.
-
Se
il
ministro
non
ci
ha
ingannati
,
l
'
anello
deve
trovarsi
dinanzi
a
quell
'
acquatico
,
-
aveva
detto
Yanez
.
-
Se
non
avrà
detto
il
vero
lo
getteremo
nel
fiume
con
una
buona
pietra
al
collo
,
-
aveva
risposto
Sandokan
.
Stavano
per
giungere
presso
il
dio
,
quando
parve
loro
di
udire
come
il
cigolìo
d
'
una
porta
che
s
'
apriva
.
Tutti
si
erano
arrestati
,
poi
i
dayachi
ed
i
malesi
con
una
mossa
fulminea
rinserravano
come
entro
un
cerchio
Sandokan
,
Yanez
e
Tremal
-
Naik
,
puntando
le
carabine
in
tutte
le
direzioni
.
Attesero
per
qualche
minuto
,
senza
parlare
,
anzi
quasi
senza
respirare
,
poi
Yanez
ruppe
pel
primo
il
silenzio
.
-
Possiamo
esserci
ingannati
,
-
disse
.
-
Se
qualche
sacerdote
fosse
entrato
,
a
quest
'
ora
avrebbe
dato
l
'
allarme
.
Che
cosa
dici
tu
,
Bindar
?
-
Penso
che
quel
rumore
sia
stato
prodotto
dallo
scricchiolìo
di
qualche
trave
.
-
Cerchiamo
l
'
anello
,
-
disse
Sandokan
.
-
Se
verranno
a
sorprenderci
sapremo
accoglierli
per
bene
.
-
Fecero
il
giro
del
mostruoso
dado
di
pietra
reggente
l
'
incarnazione
di
Visnù
e
trovarono
subito
un
massiccio
anello
di
bronzo
su
cui
si
scorgeva
un
alto
rilievo
rappresentante
una
conchiglia
:
la
pietra
di
Salagraman
.
Un
'
esclamazione
di
gioia
a
mala
pena
soffocata
,
era
sfuggita
dalle
labbra
del
portoghese
.
-
Ecco
quella
che
mi
aiuterà
a
conquistare
il
trono
,
-
disse
.
-
Purché
si
trovi
realmente
sotto
i
nostri
piedi
.
-
Se
non
la
troveremo
,
ti
accontenterai
di
quella
che
è
disegnata
su
questo
anello
,
-
disse
Sandokan
.
-
Ah
no
!
voglio
la
vera
conchiglia
!
-
rispose
Yanez
.
-
Non
so
perché
ci
tieni
tanto
.
-
Il
portoghese
,
invece
di
rispondere
,
disse
,
volgendosi
verso
i
suoi
uomini
:
-
Alzate
.
-
Due
dayachi
,
i
più
robusti
del
drappello
,
afferrarono
l
'
anello
e
con
uno
sforzo
non
lieve
alzarono
la
pietra
la
quale
misurava
quasi
un
metro
quadrato
.
Yanez
e
Sandokan
si
curvarono
subito
sul
foro
e
scorsero
una
stretta
gradinata
che
scendeva
in
forma
di
chiocciola
.
-
Quel
carissimo
Kaksa
Pharaum
è
stato
d
'
una
esattezza
meravigliosa
!
Che
spaventi
producono
talvolta
certe
colazioni
!
Scommetto
che
non
ne
farà
più
una
in
vita
sua
e
che
si
accontenterà
di
sole
colazioni
.
-
Così
dicendo
Yanez
prese
ad
un
dayaco
una
torcia
,
armò
una
pistola
e
scese
coraggiosamente
nei
sotterranei
del
tempio
.
Tutti
gli
altri
,
uno
ad
uno
l
'
avevano
seguìto
,
preparando
le
carabine
.
Nessuno
aveva
pensato
all
'
imprudenza
che
stavano
per
commettere
.
Scesi
diciotto
o
venti
gradini
si
trovarono
in
una
spaziosa
sala
sotterranea
che
probabilmente
,
migliaia
d
'
anni
prima
aveva
servito
da
tempio
a
giudicarlo
dalla
rozzezza
delle
sculture
,
appena
segnate
sulle
pareti
rocciose
,
rappresentanti
le
solite
incarnazioni
del
dio
conservatore
.
Gli
occhi
di
Yanez
si
erano
subito
fissati
su
un
dado
di
pietra
sormontato
da
una
piccola
statua
di
terracotta
,
raffigurante
un
bramino
nano
.
-
La
pietra
deve
essere
nascosta
lì
sotto
,
-
disse
.
Con
un
calcio
atterrò
quel
mostro
,
mandandolo
in
pezzi
e
subito
un
grido
di
gioia
gli
sfuggì
.
In
mezzo
al
masso
coperto
dal
basamento
della
statua
,
aveva
veduto
un
cofano
di
metallo
,
con
altirilievi
di
squisita
fattura
.
-
Ecco
la
pietra
famosa
!
-
esclamò
trionfante
.
-
La
corona
dell
'
Assam
è
ormai
di
Surama
.
-
Senza
chiedere
aiuto
a
nessuno
,
tolse
il
cofano
dal
suo
nascondiglio
,
e
vedendovi
dinanzi
un
bottone
al
posto
dove
avrebbe
dovuto
trovarsi
la
serratura
,
lo
premette
con
forza
.
Il
coperchio
s
'
aprì
di
colpo
e
agli
sguardi
di
tutti
comparve
una
conchiglia
pietrificata
,
di
colore
nerastro
.
Era
la
tanto
venerata
pietra
di
Salagraman
contenente
il
famoso
capello
di
Visnù
.
5
.
L
'
assalto
delle
tigri
Gli
indiani
che
adorano
Visnù
,
hanno
una
straordinaria
venerazione
per
le
pietre
di
Salagraman
le
quali
,
come
abbiamo
già
accennato
,
non
sono
che
delle
conchiglie
pietrificate
del
genere
dei
corni
d
'
Ammone
,
ordinariamente
di
colore
nerastro
,
perché
credono
fermamente
che
esse
rappresentino
sotto
quella
forma
il
loro
dio
.
Vi
sono
nove
specie
di
pietre
di
Salagraman
,
come
si
contano
,
fra
le
più
note
,
nove
incarnazioni
di
Visnù
,
e
sono
tutte
tenute
in
grande
conto
come
il
lingam
che
è
venerato
dai
seguaci
di
Siva
e
che
rappresenta
,
sotto
una
strana
forma
che
non
si
può
descrivere
,
la
creazione
umana
.
Chi
ha
la
fortuna
di
possedere
tali
conchiglie
,
le
porta
avvolte
sempre
in
bianchissimi
lini
e
ogni
mattina
le
lava
in
un
vaso
di
rame
indirizzando
a
esse
molte
e
stravaganti
preghiere
.
I
bramini
pure
le
tengono
in
molta
venerazione
e
,
dopo
averle
lavate
,
le
pongono
su
un
altare
dove
le
profumano
in
presenza
dei
fedeli
ai
quali
poi
danno
da
bere
un
po
'
d
'
acqua
entro
cui
hanno
lavato
il
Salagraman
e
ciò
affine
di
renderli
puri
e
mondi
d
'
ogni
peccato
.
La
conchiglia
però
che
rendeva
orgogliosi
i
religiosi
dell
'
Assam
,
non
era
una
di
quelle
comuni
.
Aveva
delle
dimensioni
straordinarie
per
appartenere
al
genere
dei
corni
d
'
Ammone
,
per
di
più
era
d
'
una
splendida
tinta
nera
e
poi
possedeva
nel
suo
interno
un
capello
del
dio
,
mai
veduto
forse
da
nessuno
,
ma
giacché
i
gurum
lo
avevano
affermato
,
bisognava
ben
crederci
.
L
'
avevano
letto
sugli
antichissimi
libri
sacri
e
basta
.
Quale
importanza
poteva
avere
quella
conchiglia
pel
portoghese
,
che
non
era
mai
stato
un
adoratore
di
Visnù
,
lo
vedremo
in
seguito
.
Già
nemmeno
Sandokan
,
né
il
suo
amico
Tremal
-
Naik
erano
riusciti
a
saperlo
,
tuttavia
conoscendo
l
'
astuzia
profonda
del
terribile
consumatore
di
sigarette
si
erano
accontentati
di
lasciarlo
fare
e
di
aiutarlo
con
tutte
le
loro
forze
.
Quel
diavolo
d
'
uomo
,
che
aveva
giuocato
dei
tiri
meravigliosi
perfino
al
famoso
James
Brooke
ed
a
Suyodhana
,
poteva
ben
farne
uno
anche
al
rajah
dell
'
Assam
,
per
porre
sulla
bellissima
fronte
di
Surama
,
la
sua
fidanzata
,
la
corona
del
barbaro
principe
e
conservarne
una
metà
per
sé
.
Yanez
,
dopo
essersi
ben
assicurato
che
quella
era
veramente
la
tanto
celebrata
conchiglia
che
il
giorno
innanzi
i
sacerdoti
della
pagoda
avevano
condotto
a
passeggio
per
le
principali
vie
di
Gauhati
,
con
immensa
gioia
della
popolazione
,
aveva
rinchiuso
il
coperchio
,
poi
aveva
afferrato
il
prezioso
cofano
,
dicendo
ai
suoi
compagni
:
-
Ed
ora
in
ritirata
!
-
Vuoi
altro
?
-
gli
aveva
chiesto
Sandokan
un
po
'
ironicamente
.
-
Qui
dentro
sta
la
corona
della
mia
fidanzata
.
Vuoi
che
pren
da
anche
la
pagoda
?
-
Se
la
volessi
!
...
-
Non
ne
ho
bisogno
per
ora
.
Prendiamo
il
volo
prima
che
i
sacerdoti
si
risveglino
.
Armate
le
carabine
!
-
Uno
scricchiolìo
secco
lo
avvertì
che
i
malesi
e
i
dayachi
non
avevano
atteso
un
nuovo
ordine
.
Si
slanciarono
tutti
sulla
stretta
scala
,
salendola
frettolosamente
quando
ad
un
tratto
una
bestemmia
sfuggì
dalle
labbra
del
portoghese
,
che
era
alla
testa
del
drappello
.
-
Che
Visnù
sia
maledetto
!
...
-
Che
cosa
c
'
è
,
fratellino
bianco
?
-
chiese
Sandokan
,
che
gli
stava
dietro
con
Tremal
-
Naik
.
-
C
'
è
...
c
'
è
...
che
hanno
rimesso
a
posto
la
pietra
!
-
Chi
!
-
chiesero
ad
una
voce
la
Tigre
della
Malesia
e
Tremal
-
Naik
.
-
Che
ne
so
io
?
-
Saccaroa
!
Siamo
stati
dei
veri
stupidi
!
Ci
siamo
dimenticati
di
lasciare
almeno
un
paio
d
'
uomini
a
guardia
dell
'
uscita
!
Che
sia
caduta
da
sé
?
-
È
impossibile
,
-
rispose
Yanez
,
che
era
diventato
un
po
'
pallido
.
-
La
pietra
era
stata
deposta
a
quattro
o
cinque
passi
dall
'
apertura
.
-
È
vero
,
signor
Yanez
,
-
dissero
i
due
dayachi
,
che
l
'
avevano
sollevata
.
Yanez
,
Sandokan
e
Tremal
-
Naik
si
erano
guardati
l
'
un
l
'
altro
con
una
certa
ansietà
.
Per
qualche
istante
fra
quei
tre
uomini
,
rotti
a
tutte
le
avventure
e
coraggiosi
fino
alla
follia
,
regnò
un
profondo
silenzio
.
Sandokan
fu
il
primo
a
romperlo
.
-
I
due
dayachi
più
forti
con
me
!
Spingiamo
!
-
Quantunque
la
scala
fosse
stretta
,
i
tre
uomini
appoggiarono
le
mani
sulla
pietra
,
tentando
di
alzarla
,
ma
quello
sforzo
supremo
fu
vano
.
Pareva
che
qualche
peso
enorme
fosse
stato
collocato
su
quella
lastra
onde
impedire
,
ai
profanatori
della
pagoda
,
ogni
via
di
scampo
.
La
Tigre
della
Malesia
aveva
mandato
un
vero
ruggito
.
Il
formidabile
uomo
non
era
abituato
a
trovare
resistenza
ai
suoi
muscoli
d
'
acciaio
.
-
Siamo
stati
sorpresi
e
vinti
,
-
disse
a
Yanez
,
coi
denti
stretti
.
Il
portoghese
non
rispose
:
pareva
che
pensasse
intensamente
.
Ad
un
tratto
si
volse
verso
Bindar
,
chiedendogli
con
voce
perfettamente
calma
:
-
Conosci
questi
sotterranei
?
-
Sì
,
sahib
,
-
rispose
l
'
indiano
.
-
Vi
è
qualche
passaggio
?
-
Uno
solo
.
-
Dove
mette
?
-
Nel
Brahmaputra
.
-
Sopra
o
sotto
la
corrente
?
-
Sotto
,
sahib
.
-
Bah
!
Siamo
tutti
abilissimi
nuotatori
.
Non
ve
ne
sono
altri
?
-
Non
credo
.
-
Come
lo
sai
,
tu
?
-
Perché
ho
lavorato
,
alcuni
mesi
or
sono
,
a
rifare
le
volte
che
minacciavano
di
crollare
.
-
Sapresti
guidarci
?
-
Lo
spero
,
se
le
torce
non
si
spegneranno
.
-
Ne
abbiamo
altre
due
di
ricambio
.
-
Allora
tutto
andrà
bene
.
-
Si
tratta
però
di
far
molto
presto
.
Se
i
gurum
avranno
il
tempo
di
chiamare
le
guardie
del
rajah
,
allora
tutto
sarà
finito
per
noi
.
-
Il
palazzo
del
principe
è
lontano
,
sahib
.
-
Guidaci
!
-
L
'
indiano
prese
una
torcia
,
che
un
malese
gli
porgeva
e
si
diresse
verso
l
'
estremità
della
immensa
sala
,
dove
s
'
apriva
una
galleria
molto
ampia
le
cui
volte
parevano
rifatte
di
recente
.
-
È
questa
che
sbocca
nel
Brahmaputra
?
-
chiese
Yanez
.
-
Sì
,
-
rispose
Bindar
.
-
Non
odi
un
rombo
lontano
,
sahib
?
-
Sì
,
mi
pare
.
-
L
'
indiano
stava
per
riprendere
la
marcia
quando
Tremal
-
Naik
lo
arrestò
.
-
Che
cosa
vuoi
,
sahib
?
-
chiese
Bindar
,
sorpreso
.
-
Io
scorgo
laggiù
un
'
altra
porta
che
mette
forse
in
qualche
altra
galleria
,
-
disse
Tremal
-
Naik
.
-
Lo
so
.
-
Conduce
anche
quella
al
fiume
?
-
L
'
indiano
ebbe
una
lunga
esitazione
e
parve
ad
Yanez
ed
a
Sandokan
che
dimostrasse
dall
'
aspetto
del
suo
viso
un
certo
terrore
.
-
Parla
,
-
disse
Tremal
-
Naik
.
-
Non
cacciarti
là
dentro
sahib
,
-
rispose
finalmente
il
seguace
di
Siva
.
-
Anzi
teniamoci
ben
lontani
e
fuggiamo
al
più
presto
.
-
Perché
?
-
chiesero
ad
una
voce
Sandokan
e
Yanez
colpiti
vivamente
dal
tono
strano
della
sua
voce
.
-
Là
vi
è
la
morte
.
-
Spiegati
meglio
,
-
disse
Tremal
-
Naik
con
voce
imperiosa
.
-
Quella
galleria
conduce
nella
cella
sotterranea
dove
si
custodiscono
i
tesori
del
rajah
e
quella
cella
è
guardata
da
quattro
tigri
.
-
Per
Giove
!
-
esclamò
Yanez
,
impallidendo
.
-
E
potrebbero
quelle
bestie
venire
qui
?
-
Sì
,
se
i
sacerdoti
alzano
la
saracinesca
che
mette
nella
galleria
.
-
Noi
e
le
signore
tigri
siamo
vecchie
conoscenze
,
-
disse
Sandokan
,
-
tuttavia
in
questo
momento
non
desidererei
trovarmi
dinanzi
a
loro
.
Spicciati
Bindar
e
allunga
il
passo
.
-
Il
drappello
si
cacciò
sotto
la
galleria
a
passo
di
corsa
,
volgendo
di
quando
in
quando
la
testa
indietro
,
per
paura
di
vedersi
piombare
addosso
le
quattro
formidabili
belve
che
vegliavano
sul
tesoro
del
principe
.
Di
passo
in
passo
che
si
avanzavano
,
un
rombo
che
pareva
prodotto
dal
frangersi
di
qualche
enorme
massa
d
'
acqua
,
si
ripercuoteva
sotto
le
volte
,
propagandosi
sempre
più
distintamente
.
Era
il
Brahmaputra
,
che
rumoreggiava
all
'
estremità
della
galleria
.
Quella
ritirata
precipitosa
durava
da
alcuni
minuti
,
quando
i
fuggiaschi
si
trovarono
improvvisamente
in
una
seconda
sala
,
molto
meno
ampia
della
prima
,
scavata
nella
viva
roccia
e
assolutamente
nuda
.
Il
fracasso
prodotto
dal
fiume
era
diventato
intensissimo
.
Si
sarebbe
detto
che
quelle
massicce
pareti
tremavano
sotto
gli
urti
poderosi
dell
'
enorme
affluente
del
sacro
Gange
.
-
Ci
siamo
?
-
chiese
Yanez
a
Bindar
,
alzando
la
voce
.
-
Il
fiume
non
è
che
a
pochi
passi
,
-
rispose
l
'
indiano
.
-
Sarà
lungo
il
tratto
che
dovremo
percorrere
sott
'
acqua
?
-
Cinquanta
o
sessanta
metri
,
sahib
.
Tuffati
senza
pericolo
entro
il
pozzo
e
finirai
nel
fiume
.
Io
rispondo
di
tutto
.
-
Yanez
sciolse
rapidamente
la
fascia
di
lana
rossa
che
portava
stretta
attorno
ai
fianchi
e
la
passò
intorno
all
'
anello
di
metallo
del
prezioso
cofano
che
racchiudeva
la
pietra
di
Salagraman
,
legandosi
il
prezioso
talismano
alle
spalle
.
-
Al
pozzo
,
ora
,
-
disse
poi
all
'
indiano
.
Bindar
stava
per
cacciarsi
nell
'
ultimo
tratto
della
galleria
,
quando
s
'
arrestò
bruscamente
facendo
un
gesto
di
terrore
.
-
Vengono
!
-
Chi
?
-
domandarono
Yanez
e
Sandokan
.
-
Le
tigri
.
-
Io
non
ho
udito
nulla
,
-
disse
il
portoghese
.
-
Guardate
sotto
la
galleria
che
abbiamo
attraversata
.
-
Tutti
si
erano
voltati
puntando
le
carabine
.
Otto
punti
luminosi
,
che
avevano
dei
riflessi
verdastri
,
che
ora
si
socchiudevano
ed
ora
si
aprivano
,
brillavano
sinistramente
fra
le
tenebre
.
-
Per
Giove
!
-
esclamò
Yanez
,
che
dinanzi
al
pericolo
aveva
ricuperato
prontamente
il
suo
meraviglioso
sangue
freddo
.
-
Sono
ben
occhi
di
tigri
,
quelli
che
scintillano
laggiù
.
I
gurum
le
hanno
scatenate
ma
non
hanno
pensato
che
le
nostre
costole
sono
indigeste
anche
alle
signore
della
jungla
.
-
In
ginocchio
tutti
!
-
comandò
Sandokan
,
snudando
la
scimitarra
e
traendo
una
pistola
a
doppia
canna
.
-
Puoi
tener
fronte
all
'
attacco
?
-
chiese
Yanez
.
-
Sì
,
fratello
.
-
Andiamo
a
vedere
il
pozzo
,
Bindar
.
Assicuriamoci
innanzi
a
tutto
la
ritirata
.
-
Fa
'
presto
,
fratello
,
-
disse
Sandokan
.
-
Non
domando
che
un
solo
minuto
.
-
Si
slanciò
nella
galleria
coll
'
indiano
che
portava
una
torcia
.
Il
fragore
,
prodotto
dal
fiume
scorrente
sopra
i
sotterranei
della
pagoda
,
era
diventato
assordante
.
Bindar
,
che
tremava
come
se
avesse
la
febbre
,
percorsi
venti
passi
e
fors
'
anche
meno
,
si
era
fermato
dinanzi
ad
una
vasta
apertura
circolare
,
che
non
era
difesa
da
alcun
parapetto
,
in
fondo
alla
quale
si
udivano
a
gorgogliare
cupamente
le
acque
del
Brahmaputra
.
-
È
per
di
qui
che
dovremo
scendere
,
-
disse
.
-
Vedi
,
sahib
,
che
vi
è
anche
una
gradinata
.
-
Yanez
non
aveva
potuto
trattenere
una
smorfia
di
malcontento
.
-
Per
Giove
!
-
esclamò
.
-
Questa
discesa
non
sarà
molto
allegra
;
sei
ben
sicuro
che
noi
non
lasceremo
la
nostra
pelle
entro
questa
voragine
?
-
Alcune
settimane
or
sono
per
di
qui
è
fuggita
una
ragazza
che
i
gurum
avevano
rapita
per
farne
una
bajadera
.
-
Ed
è
riuscita
a
salvarsi
?
-
Te
lo
giuro
su
Siva
,
sahib
.
-
Perché
hanno
aperto
questo
pozzo
i
sacerdoti
?
-
Per
lavarvi
,
senza
essere
veduti
da
alcun
occhio
profano
,
la
pietra
di
Salagraman
.
-
Tu
sarai
il
primo
a
saltare
in
acqua
.
Voglio
essere
ben
certo
io
del
mio
conto
.
-
Preferisco
uscire
da
questa
parte
che
affrontare
le
tigri
,
-
disse
Bindar
.
-
E
se
...
-
Due
colpi
di
carabina
che
rintronarono
sotto
le
tenebrose
volte
come
due
colpi
di
spingarda
lo
interruppero
.
-
Ah
!
Le
signore
della
jungla
,
-
disse
.
-
Andiamo
a
vedere
se
sono
molto
affamate
.
Quando
ci
saremo
sbarazzati
di
quelle
andremo
a
far
conoscenza
colle
acque
del
Brahmaputra
.
È
strano
!
Quest
'
avventura
,
salvo
in
certi
particolari
,
mi
fa
pensare
a
quella
affrontata
nelle
caverne
di
Raimangal
.
-
Tornò
rapidamente
indietro
,
seguìto
dall
'
indiano
,
e
giunse
nella
sala
sotterranea
nel
momento
in
cui
rintronarono
altri
tre
colpi
di
carabina
.
-
Si
sono
decise
ad
assalirci
dunque
?
-
chiese
il
portoghese
,
levandosi
le
pistole
.
-
Ci
sono
anch
'
io
nella
partita
e
le
mie
armi
sono
di
buon
calibro
.
Fabbrica
anglo
-
indiana
e
delle
più
famose
.
-
Temo
che
abbiamo
sprecato
inutilmente
delle
cariche
,
-
disse
Sandokan
,
che
stava
in
piedi
dietro
ai
malesi
ed
ai
dayachi
inginocchiati
,
assieme
a
Tremal
-
Naik
.
-
Quelle
bestie
sono
di
una
prudenza
estrema
e
pare
che
non
abbiano
fretta
di
assaporare
le
nostre
carni
.
-
Puzzano
troppo
di
selvatico
quelle
dei
nostri
uomini
,
-
disse
il
portoghese
,
che
non
perdeva
mai
il
suo
buon
umore
.
-
Dove
sono
?
-
Sono
dinanzi
a
noi
,
ma
socchiudono
troppo
di
frequente
gli
occhi
e
così
non
si
lasciano
scorgere
,
-
rispose
Sandokan
.
-
Eppure
dobbiamo
far
presto
.
L
'
alba
non
è
lontana
e
poi
vi
è
il
pericolo
che
giungano
le
guardie
del
rajah
.
Ritiriamoci
verso
il
pozzo
e
,
se
ci
seguiranno
fin
là
,
daremo
a
loro
battaglia
prima
di
tuffarci
.
-
In
ritirata
,
amici
!
-
gridò
Sandokan
.
I
malesi
ed
i
dayachi
si
alzarono
rapidamente
,
mostrando
sempre
la
fronte
alle
tigri
e
si
ritrassero
in
buon
ordine
verso
il
corridoio
,
che
conduceva
al
pozzo
.
Fra
l
'
oscurità
,
di
quando
in
quando
s
'
alzava
terribile
quell
'
impressionante
ahu
,
delle
regine
delle
jungle
indiane
.
-
Ci
siamo
,
-
disse
Yanez
,
indicando
a
Sandokan
il
pozzo
.
-
Che
oscurità
,
-
mormorò
Tremal
-
Naik
.
-
Confesso
che
il
rumoreggiare
di
quest
'
acqua
non
giunge
gradito
ai
miei
orecchi
.
-
Non
vi
è
altra
via
da
scegliere
,
-
rispose
Yanez
.
-
A
te
Bindar
.
-
Sì
,
sahib
,
-
rispose
l
'
indiano
.
Scese
la
gradinata
senza
manifestare
la
menoma
apprensione
.
Si
udì
un
tonfo
,
poi
più
nulla
.
-
Agli
altri
ora
,
uno
ad
uno
!
-
gridò
il
portoghese
.
Un
malese
fu
il
primo
,
poi
seguirono
gli
altri
.
Non
erano
rimasti
che
Sandokan
,
Tremal
-
Naik
ed
il
portoghese
,
quando
degli
ahu
spaventevoli
echeggiarono
all
'
entrata
della
galleria
.
-
Le
tigri
!
-
aveva
gridato
il
bengalese
.
-
Ah
!
canaglie
!
-
gridò
Yanez
.
-
Hanno
aspettato
il
buon
momento
!
-
Sandokan
si
era
precipitato
innanzi
,
colla
scimitarra
alzata
e
la
pistola
montata
.
Due
lampi
,
che
per
poco
non
spensero
la
torcia
che
era
stata
infissa
in
un
crepaccio
della
rivestitura
del
pozzo
,
balenarono
.
Una
massa
enorme
attraversò
lo
spazio
dinanzi
al
terribile
pirata
della
Malesia
,
dibattendosi
disperatamente
e
tentando
di
afferrarsi
colle
zampe
anteriori
.
-
A
te
il
resto
dunque
!
-
gridò
Sandokan
.
La
sua
scimitarra
fischiò
in
alto
e
troncò
d
'
un
colpo
solo
il
collo
della
belva
.
-
Va
'
!
-
continuò
il
formidabile
uomo
.
-
Tu
non
sei
degna
di
misurarti
colla
Tigre
dell
'
arcipelago
malese
!
-
Le
altre
tre
belve
però
erano
pure
comparse
,
e
non
sembravano
affatto
impressionate
per
la
fine
miseranda
della
compagna
.
Tremal
-
Naik
,
che
oltre
le
pistole
aveva
una
splendida
carabina
indiana
,
fece
fuoco
sulla
più
vicina
,
senza
troppa
precipitazione
.
La
signora
delle
jungle
spiccò
un
salto
in
aria
mandando
una
specie
di
ruggito
e
cadde
pure
per
non
più
alzarsi
.
Era
stata
fulminata
.
-
A
te
,
Yanez
,
finché
ricarico
le
pistole
!
-
gridò
Sandokan
,
balzando
indietro
.
-
Eccomi
,
-
rispose
il
portoghese
.
Oltre
le
armi
da
fuoco
che
portava
appese
alla
cintura
,
aveva
estratto
il
kriss
mettendoselo
fra
le
labbra
.
Le
due
altre
tigri
s
'
avanzavano
strisciando
e
mugolando
.
Tremal
-
Naik
sparò
la
sua
pistola
alla
distanza
di
appena
dieci
passi
e
sbagliò
entrambi
i
colpi
.
I
due
lampi
però
spaventarono
le
belve
facendole
indietreggiare
rapidamente
fino
all
'
estremità
del
corridoio
,
prima
che
Yanez
avesse
avuto
il
tempo
di
far
fuoco
.
Quel
momento
di
sosta
era
stato
però
sufficiente
a
Sandokan
per
ricaricare
le
sue
armi
.
-
Yanez
,
-
disse
il
pirata
,
-
le
tigri
tarderanno
l
'
attacco
dopo
un
così
brutto
ricevimento
.
Approfitta
senza
ritardo
.
-
Per
che
fare
?
-
Per
scendere
nel
pozzo
e
gettarti
nel
Brahmaputra
.
Tu
devi
salvare
la
pietra
di
Salagraman
e
quel
cofano
ti
darà
non
poco
impiccio
se
dovrai
nuotare
sott
'
acqua
.
-
E
voi
?
-
Non
occupartene
.
Da
'
a
noi
le
tue
pistole
che
in
acqua
non
ti
servirebbero
.
Il
kriss
ti
basterà
.
Sarà
meglio
però
che
tu
ti
sbarazzi
almeno
degli
stivali
.
-
Esito
.
-
Perché
?
-
Siete
in
due
contro
due
.
-
E
le
armi
?
Abbiamo
coi
tuoi
sette
colpi
e
poi
sai
che
noi
non
abbiamo
paura
.
Metti
in
salvo
il
cofano
,
se
ti
è
assolutamente
necessario
per
conquistare
la
corona
.
-
Più
che
necessario
.
-
Allora
salta
in
acqua
.
Le
tigri
brontolano
,
ma
non
si
muovono
e
probabilmente
lasceranno
anche
a
noi
il
tempo
di
andarcene
senza
troppi
pericoli
.
Spicciati
!
-
Il
portoghese
si
levò
gli
stivali
e
la
giacca
,
si
fissò
bene
il
kriss
nella
cintura
dei
calzoni
,
si
assicurò
il
cofano
e
scese
la
gradinata
,
dicendo
ai
suoi
due
valorosi
compagni
:
-
L
'
appuntamento
è
nel
nostro
sotterraneo
.
-
Scese
dieci
gradini
viscidi
per
l
'
umidità
e
si
trovò
dinanzi
ad
un
foro
circolare
entro
cui
gorgogliava
la
corrente
.
-
Preferirei
vederci
,
-
disse
.
-
Bah
!
Posso
fidarmi
delle
mie
forze
.
-
Alzò
le
mani
e
si
precipitò
nelle
cupe
acque
del
Brahmaputra
,
scomparendo
sotto
la
galleria
sommersa
.
Si
era
appena
tuffato
,
quando
un
ahu
terribile
annunciò
a
Sandokan
ed
a
Tremal
-
Naik
che
le
due
tigri
si
erano
finalmente
decise
a
ritentare
l
'
assalto
e
vendicare
le
loro
compagne
.
-
In
guardia
,
Tremal
-
Naik
,
-
disse
la
Tigre
della
Malesia
.
-
Vengono
a
grandi
slanci
.
-
Sono
pronto
a
riceverle
,
-
rispose
l
'
intrepido
bengalese
.
-
Nella
jungla
nera
ne
ho
ammazzate
un
buon
numero
,
quindi
sono
pure
mie
vecchie
conoscenze
.
-
Le
due
belve
erano
sbucate
dalla
galleria
,
mugolando
ferocemente
.
Erano
due
splendidi
animali
,
che
avevano
raggiunto
il
loro
pieno
sviluppo
,
con
un
collo
da
toro
.
Vedendo
i
due
uomini
in
piedi
,
colle
armi
puntate
,
dinanzi
alla
torcia
che
mandava
dei
bagliori
sanguigni
crepitando
,
si
erano
fermate
,
raccogliendosi
su
loro
stesse
,
come
se
si
preparassero
allo
slancio
supremo
.
-
Fuoco
,
Tremal
-
Naik
!
-
aveva
gridato
precipitosamente
Sandokan
.
Il
bengalese
scaricò
la
carabina
ed
una
delle
due
tigri
,
colpita
sul
muso
,
s
'
inalberò
come
un
cavallo
che
riceve
una
terribile
speronata
,
poi
si
accasciò
.
-
Salta
in
acqua
,
Tremal
-
Naik
!
-
gridò
Sandokan
.
Il
bengalese
si
precipitò
giù
per
la
gradinata
,
credendosi
seguìto
dal
pirata
;
questi
invece
era
rimasto
fermo
dinanzi
all
'
ultima
tigre
che
cercava
di
avvicinarsi
,
strisciando
lentamente
.
-
Non
voglio
che
nemmeno
tu
difenda
più
mai
il
tesoro
del
rajah
,
-
disse
il
formidabile
uomo
,
-
La
Tigre
della
Malesia
ti
aspetta
a
piè
fermo
.
-
La
belva
aveva
risposto
con
una
specie
di
miagolìo
strozzato
e
aveva
fissati
i
suoi
occhi
fosforescenti
sull
'
uomo
che
osava
offrirle
l
'
ultima
battaglia
.
-
Ti
aspetto
,
-
ripeté
Sandokan
,
che
impugnava
la
pistola
sua
e
quella
di
Yanez
.
-
Spicciati
:
ho
fretta
di
raggiungere
i
compagni
.
-
La
tigre
spalancò
la
bocca
,
mostrando
i
suoi
aguzzi
denti
,
duri
come
l
'
acciaio
e
dalla
gola
uscì
una
nota
spaventevole
che
terminò
in
un
vero
ruggito
,
quasi
simile
a
quello
che
irrompe
dal
petto
dei
leoni
africani
,
poi
scattò
.
Sandokan
,
che
s
'
aspettava
quell
'
assalto
,
fu
lesto
a
gettarsi
da
una
parte
,
poi
sparò
i
suoi
quattro
colpi
con
lentezza
studiata
,
cacciando
tutte
le
quattro
palle
nel
corpo
della
belva
.
-
La
Tigre
della
Malesia
ha
vinto
un
giorno
la
Tigre
dell
'
India
uomo
-
disse
,
mentre
un
sorriso
d
'
orgoglio
gli
compariva
sulle
labbra
.
-
Ora
ho
ucciso
anche
la
tigre
dell
'
India
animale
.
-
Si
rimise
le
pistole
nella
cintura
e
mentre
la
fiera
esalava
l
'
ultimo
respiro
,
scese
la
gradinata
e
si
gettò
,
senza
la
menoma
esitazione
,
nelle
tenebrose
acque
del
Brahmaputra
.
6
.
Sul
Brahmaputra
Yanez
,
appena
gettatosi
in
acqua
,
si
era
messo
a
nuotare
vigorosamente
,
seguendo
la
corrente
,
immaginandosi
che
solamente
in
quel
modo
avrebbe
potuto
trovare
il
canale
di
sfogo
e
rimontare
alla
superficie
.
Prima
d
'
abbandonarsi
non
si
era
dimenticato
di
riempirsi
per
bene
i
polmoni
d
'
aria
,
ignorando
quanto
avrebbe
potuto
durare
quell
'
immersione
sotto
le
ultime
volte
del
tempio
.
Il
cofano
che
portava
legato
al
dorso
,
gli
dava
non
poco
fastidio
,
tuttavia
non
disperava
di
ritornare
alla
superficie
,
essendo
sicuro
delle
proprie
forze
e
della
propria
abilità
come
nuotatore
.
Credendosi
ormai
fuori
dalle
volte
,
aveva
tentato
di
spingersi
in
alto
,
e
non
senza
provare
un
brivido
di
terrore
,
aveva
urtato
sempre
il
capo
contro
una
massa
resistente
.
-
Mi
pare
che
la
faccenda
diventi
un
po
'
seria
,
-
aveva
pensato
,
raddoppiando
le
battute
delle
mani
e
dei
piedi
.
Percorsi
altri
quindici
o
venti
passi
,
sempre
assordato
dai
muggiti
della
corrente
che
cercava
travolgerlo
,
e
sentendosi
ormai
i
polmoni
esausti
,
ritentò
l
'
ascensione
,
appoggiandola
con
due
vigorosi
colpi
di
tallone
.
La
sua
testa
emerse
senza
trovare
più
alcun
ostacolo
.
Le
volte
non
esistevano
più
e
si
trovava
quasi
in
mezzo
all
'
immenso
fiume
,
a
più
di
duecento
passi
dall
'
isolotto
.
Aspirò
una
gran
boccata
d
'
aria
e
si
rovesciò
sul
dorso
per
prendere
un
po
'
di
riposo
.
Il
sole
non
era
ancora
sorto
,
però
le
tenebre
cominciavano
a
diradarsi
.
L
'
alba
non
doveva
essere
lontana
.
-
Cerchiamo
di
raggiungere
subito
la
riva
,
-
disse
.
-
Prima
che
il
giorno
sorga
è
meglio
trovarci
al
sicuro
nel
tempio
sotterraneo
.
I
malesi
e
i
dayachi
ci
saranno
forse
già
,
se
non
hanno
preferito
aspettarci
nella
bangle
.
Spero
che
non
avranno
commessa
l
'
imprudenza
d
'
aspettarci
.
Orsù
!
Quattro
buoni
colpi
e
attraversiamo
il
fiume
prima
che
il
cielo
si
rischiari
e
che
i
sacerdoti
della
pagoda
mi
scorgano
.
-
Si
era
rivoltato
e
stava
per
scivolare
silenziosamente
fra
due
acque
,
quando
sentì
un
urto
che
lo
fece
indietreggiare
di
qualche
passo
.
-
Chi
mi
assale
?
-
si
chiese
.
-
Qualche
coccodrillo
?
-
Levò
precipitosamente
il
kriss
e
cercò
di
rimanere
immobile
.
Quasi
subito
vide
ergersi
dinanzi
a
lui
una
brutta
testa
piatta
,
di
dimensioni
simili
press
'
a
poco
a
quella
d
'
un
pesce
-
cane
,
con
una
bocca
larghissima
,
armata
d
'
un
gran
numero
di
denti
acutissimi
,
fornita
agli
angoli
di
certi
baffi
lunghi
quasi
due
piedi
,
che
davano
uno
strano
aspetto
.
-
Per
Giove
!
-
esclamò
il
portoghese
.
-
Io
conosco
queste
brutte
bestie
e
non
ignoro
quanto
siano
voraci
.
Non
sapevo
che
anche
nei
fiumi
dell
'
India
vi
fossero
delle
balene
d
'
acqua
dolce
!
In
guardia
,
amico
Yanez
:
valgono
i
coccodrilli
.
-
Non
si
trattava
veramente
d
'
una
balena
,
quantunque
a
quei
pesci
abbiano
dato
quel
nome
che
nulla
giustifica
,
bensì
d
'
uno
squalo
d
'
acqua
dolce
e
meglio
ancora
d
'
un
siluros
glanis
.
Balena
,
squalo
,
o
siluro
,
l
'
avversario
era
terribile
,
poiché
quei
pesci
che
si
trovano
solamente
nei
grossi
fiumi
,
sono
d
'
una
voracità
incredibile
e
non
esitano
ad
assalire
l
'
uomo
e
anche
a
divorarselo
.
Sono
brutti
mostri
che
misurano
dai
due
ai
tre
metri
,
col
corpo
molto
allungato
che
li
fa
rassomigliare
un
po
'
alle
anguille
,
che
come
abbiamo
detto
hanno
una
bocca
larghissima
e
poderosamente
armata
,
guernita
ai
lati
di
sei
peli
lunghissimi
,
che
pare
siano
destinati
ad
attirare
i
pesci
.
Forti
e
audaci
,
costituiscono
un
vero
pericolo
anche
per
gli
esseri
umani
.
Che
un
ragazzo
si
bagni
ed
il
siluro
abbandonerà
subito
la
melma
,
dove
abitualmente
si
riposa
,
per
assalirlo
e
divorarlo
talvolta
intero
.
Nemmeno
gli
animali
sono
risparmiati
.
Che
sopravvenga
una
piena
ed
ecco
lo
squalo
d
'
acqua
dolce
dare
la
caccia
alle
bestie
che
avranno
trovato
rifugio
sulle
piante
e
a
gran
colpi
di
coda
farle
cadere
nella
sua
terribile
bocca
.
Yanez
,
che
aveva
conosciuto
quei
pericolosi
abitanti
dei
fiumi
nei
grandi
corsi
del
Borneo
,
si
era
subito
posto
in
guardia
per
non
perdere
qualche
braccio
,
o
ricevere
qualche
tremendo
colpo
di
coda
.
Il
siluro
dopo
aver
mostrata
la
sua
testa
,
coperta
da
una
viscida
pelle
di
colore
verdastro
,
erasi
subito
rituffato
ma
non
aveva
tardato
a
ricomparire
,
muovendo
contro
il
portoghese
.
Essendo
però
tali
squali
piuttosto
lenti
nelle
loro
mosse
,
Yanez
aveva
avuto
il
tempo
di
lasciarsi
calare
a
picco
per
evitare
l
'
attacco
.
Il
siluro
non
aveva
tardato
a
seguirlo
.
Aveva
però
di
fronte
un
avversario
degno
di
lui
.
Si
era
appena
immerso
che
il
portoghese
lo
assalì
piantandogli
il
kriss
fra
le
pinne
pettorali
.
Fatto
il
colpo
,
Yanez
chiuse
le
gambe
lasciandosi
portare
dalla
corrente
per
parecchi
metri
,
tenendosi
sempre
sott
'
acqua
;
poi
con
due
bracciate
rimontò
a
galla
e
con
non
poca
sorpresa
,
urtò
contro
un
corpo
duro
che
lo
obbligò
ad
immergersi
di
nuovo
.
-
Un
altro
squalo
d
'
acqua
dolce
?
-
si
era
chiesto
.
-
Ed
io
che
ho
lasciato
il
mio
pugnale
nel
petto
dell
'
altro
!
...
-
Si
spinse
più
innanzi
rattenendo
il
respiro
,
poi
risalì
ancora
.
Tornò
a
urtare
,
non
già
colla
testa
,
bensì
con
una
spalla
e
finì
per
emergere
.
-
Ah
!
Diavolo
!
-
esclamò
.
-
Che
cos
'
è
questo
?
Una
lampada
,
per
Giove
!
Che
odore
!
-
Quattro
o
cinque
uccellacci
,
che
avevano
le
penne
nere
e
becchi
immensi
,
si
erano
alzati
volandosene
via
.
-
I
marabù
!
-
aveva
esclamato
Yanez
.
-
Allora
qui
vi
è
un
cadavere
!
-
Solo
in
quel
momento
si
era
accorto
di
aver
presso
di
sé
una
tavola
lunga
un
paio
di
metri
e
larga
uno
,
ad
una
delle
cui
estremità
bruciava
una
piccola
lampada
d
'
argilla
.
-
Questo
è
un
feretro
abbandonato
alla
corrente
,
-
mormorò
.
-
Che
incontro
poco
allegro
!
Dopo
tutto
mi
aiuterà
a
reggermi
a
galla
.
-
Allungò
le
mani
e
s
'
aggrappò
a
quella
strana
bara
che
la
corrente
trasportava
.
Uno
sternuto
vigoroso
lo
colse
.
-
Ah
!
Per
Giove
!
Vi
è
un
morto
!
Dannati
indiani
!
Col
loro
sacro
Gange
cominciano
ad
annoiarmi
.
-
Infatti
,
steso
su
quella
funebre
tavola
,
destinata
a
raggiungere
il
Gange
,
si
trovava
il
cadavere
di
un
vecchio
indiano
,
quasi
nudo
,
con
una
lunga
barba
bianca
,
ridotto
però
in
uno
stato
orribile
.
I
marabù
gli
avevano
strappati
gli
occhi
,
divorata
la
lingua
,
squarciato
il
ventre
per
divorargli
gl
'
intestini
e
da
quelle
ferite
usciva
un
odore
nauseante
che
rivoltava
lo
stomaco
.
-
Puoi
andare
a
finire
nel
Gange
anche
senza
questa
tavola
che
è
più
necessaria
a
me
che
a
te
-
disse
Yanez
.
-
E
poi
il
tuo
profumo
non
mi
piace
affatto
.
Va
'
e
buon
viaggio
!
-
Con
una
spinta
vigorosa
gettò
il
cadavere
in
acqua
assieme
alla
lampadina
e
si
issò
sulla
tavola
.
-
Cerchiamo
ora
di
orientarci
,
-
mormorò
.
-
Gli
altri
penseranno
a
mettersi
in
salvo
come
potranno
.
Già
,
di
Sandokan
,
di
Tremal
-
Naik
e
dei
miei
uomini
sono
sicuro
.
-
Si
,
guardò
intorno
e
gli
parve
di
riconoscere
la
riva
destra
.
-
È
là
che
devo
sbarcare
,
-
disse
.
Si
gettò
bocconi
sulla
tavola
e
servendosi
delle
mani
come
di
remi
,
guidò
il
galleggiante
funebre
attraverso
il
fiume
.
La
corrente
non
era
forte
,
avendo
quasi
tutti
i
corsi
d
'
acqua
dell
'
India
pochissima
pendenza
,
sicché
gli
riuscì
facile
raggiungere
la
riva
.
Abbandonò
la
tavola
e
prese
terra
.
In
quel
luogo
non
vi
erano
che
delle
risaie
:
capanne
,
nemmeno
una
.
-
Rimontando
verso
levante
giungerò
al
tempio
sotterraneo
,
-
mormorò
.
-
Non
deve
essere
molto
lontano
.
Affrettiamoci
,
o
desterò
una
pericolosa
curiosità
io
,
uomo
bianco
,
senza
giacca
e
senza
stivali
e
con
un
bagaglio
sulle
spalle
.
-
Si
mise
rapidamente
in
marcia
,
seguendo
sempre
la
riva
,
che
era
fiancheggiata
da
grossi
alberi
fra
i
cui
rami
cominciavano
già
a
volteggiare
delle
singalika
,
quelle
magrissime
scimmie
che
sono
così
numerose
in
India
,
alte
quasi
un
metro
,
con
una
specie
di
barba
,
che
dà
a
loro
uno
strano
aspetto
e
che
sono
lo
spavento
dei
poveri
contadini
,
ai
quali
distruggono
senza
misericordia
i
raccolti
.
Yanez
,
che
vedeva
,
non
senza
inquietudine
,
approssimarsi
l
'
alba
,
affrettava
il
passo
.
Aveva
già
oltrepassata
l
'
isola
su
cui
sorgeva
la
pagoda
di
Karia
,
non
doveva
quindi
essere
molto
lontano
dal
tempio
sotterraneo
.
Di
quando
in
quando
s
'
arrestava
un
momento
sperando
di
scorgere
la
bangle
e
non
vedeva
invece
altro
che
delle
lunghe
file
di
grotteschi
uccellacci
,
d
'
aspetto
decrepito
,
semi
-
spelati
,
col
becco
lunghissimo
e
robusto
.
Erano
i
marabù
che
attendevano
pazientemente
il
passaggio
di
qualche
cadavere
,
umano
o
animale
,
poco
importava
,
per
dargli
addosso
ed
in
quattro
e
quattro
otto
farlo
scomparire
nei
loro
mai
pieni
stomachi
.
Il
sole
dardeggiava
i
suoi
primi
raggi
sulle
acque
del
Brahmaputra
,
quando
Yanez
giunse
dinanzi
al
tempio
sotterraneo
,
sulla
cui
porta
vegliava
un
uomo
,
che
aveva
l
'
aspetto
d
'
un
fakiro
.
-
Ah
!
Signor
Yanez
!
-
esclamò
quell
'
uomo
alzandosi
.
-
Kammamuri
!
-
aveva
esclamato
il
portoghese
.
-
Nella
pelle
d
'
un
biscnub
,
signore
,
-
rispose
il
maharatto
ridendo
-
che
non
ha
però
rinunciato
né
alle
ricchezze
,
né
ai
piaceri
della
vita
,
né
ai
beni
di
questo
mondo
come
i
miei
correligionari
.
-
Sono
tornati
?
-
Il
signor
Sandokan
ed
il
mio
padrone
?
Vi
aspettano
a
colazione
da
una
buona
mezz
'
ora
.
-
E
gli
altri
?
-
Vi
sono
tutti
.
Sono
giunti
su
una
bangle
.
-
Ed
il
ministro
?
-
È
sempre
al
sicuro
,
ma
ho
paura
che
quel
povero
diavolo
muoia
di
spavento
.
-
I
tuoi
compatriotti
hanno
la
pelle
troppo
dura
per
andarsene
così
presto
in
grembo
a
Siva
o
a
Brahma
.
-
S
'
aprì
il
passo
fra
i
cespugli
che
nascondevano
l
'
entrata
e
si
cacciò
nei
corridoi
del
tempio
,
che
erano
guardati
da
malesi
e
da
dayachi
armati
di
carabine
e
di
scimitarre
.
Quando
giunse
nell
'
ultima
stanza
,
che
già
abbiamo
descritta
e
che
era
sempre
illuminata
dalla
lampada
non
avendo
alcuna
finestra
,
trovò
seduti
dinanzi
alla
tavola
Sandokan
,
Tremal
-
Naik
ed
il
ministro
.
-
Finalmente
!
-
esclamò
il
primo
.
-
Stavo
per
mandare
alcuni
uomini
a
cercarti
,
quantunque
io
non
dubitassi
che
ci
avresti
raggiunti
.
-
Non
ho
potuto
raggiungere
la
bangle
.
Di
ciò
parleremo
più
tardi
.
Lascia
che
mi
cambi
,
ché
gocciolo
da
tutte
le
parti
e
fa
'
portare
la
colazione
.
Quel
bagno
mi
ha
messo
indosso
un
appetito
da
tigre
.
-
E
metti
al
sicuro
la
tua
famosa
conchiglia
,
-
disse
Tremal
-
Naik
.
-
Dopo
:
bisogna
che
il
signor
ministro
la
veda
.
-
Passò
in
una
stanza
attigua
e
si
cambiò
rapidamente
,
indossando
un
vestito
di
flanellina
bianca
,
assai
leggera
.
Quando
rientrò
,
la
tiffine
,
o
colazione
fredda
all
'
inglese
,
era
pronta
:
carne
,
birra
,
biscotti
.
Il
cuoco
però
aveva
aggiunta
una
terrina
di
carri
per
S
.
E
.
il
ministro
,
non
mangiando
carne
di
bue
gli
indiani
.
-
Mangiamo
per
ora
,
-
disse
Yanez
-
e
voi
,
Eccellenza
,
rasserenate
un
po
'
il
vostro
viso
e
bevete
pure
la
nostra
birra
.
Vi
do
la
mia
parola
che
non
contiene
,
questa
,
nessun
pezzetto
di
grasso
di
mucca
.
-
Invece
di
rasserenarsi
,
il
ministro
si
fece
ancor
più
oscuro
in
viso
,
nondimeno
non
respinse
il
carri
che
Yanez
gli
offriva
,
né
una
tazza
di
birra
.
Mentre
mangiavano
con
un
appetito
invidiabile
,
i
due
pirati
della
Malesia
e
Tremal
-
Naik
,
si
raccontavano
le
avventure
a
loro
toccate
durante
la
perigliosa
evasione
.
Anche
Sandokan
e
l
'
indiano
avevano
avuto
da
fare
non
poco
a
uscire
dalle
volte
sommerse
,
ma
più
fortunati
del
portoghese
non
avevano
incontrata
nessuna
balena
d
'
acqua
dolce
ed
avevano
potuto
raggiungere
felicemente
la
bangle
dove
avevano
già
trovati
i
dayachi
ed
i
malesi
.
Temendo
di
venire
da
un
momento
all
'
altro
sorpresi
dai
sacerdoti
,
non
avevano
indugiato
a
prendere
il
largo
,
convinti
che
Yanez
se
la
sarebbe
facilmente
cavata
da
sé
.
Quando
la
colazione
fu
terminata
Yanez
accese
,
come
di
consueto
,
l
'
eterna
sigaretta
,
mise
il
cofano
dinanzi
al
ministro
e
l
'
aprì
levando
la
preziosa
conchiglia
.
-
È
questa
,
proprio
questa
la
famosa
pietra
di
Salagraman
?
-
chiese
al
ministro
che
la
guardava
sbigottito
.
-
Rispondetemi
Eccellenza
.
-
Kaksa
Pharaum
fece
col
capo
un
cenno
affermativo
.
-
Uditemi
ora
e
badate
di
non
rispondermi
con
dei
soli
cenni
.
Esigo
da
voi
delle
importanti
dichiarazioni
.
-
Ancora
?
-
brontolò
il
ministro
,
che
sembrava
di
pessimo
umore
.
-
Ci
tiene
molto
il
re
a
possedere
questa
pietra
di
Salagraman
?
-
Più
di
voi
certo
,
-
rispose
Kaksa
Pharaum
.
-
Come
si
potrebbero
fare
le
processioni
senza
quella
preziosa
reliquia
,
che
tutti
i
gurum
c
'
invidiano
?
-
Qual
è
la
prossima
processione
che
si
farà
in
pubblico
?
Voi
indiani
ne
eseguite
molte
durante
l
'
anno
.
-
Quella
del
maddupongol
.
-
Che
cos
'
è
?
-
È
la
festa
delle
vacche
,
-
disse
Tremal
-
Naik
-
che
si
solennizza
nel
decimo
mese
di
tai
,
ossia
del
vostro
gennaio
,
per
festeggiare
il
ritorno
del
sole
nel
settentrione
e
che
fa
seguito
al
gran
-
pongol
ossia
alla
festa
del
riso
bollito
nel
latte
.
-
È
vero
,
-
disse
il
ministro
.
-
Quando
deve
scadere
?
-
chiese
Yanez
.
-
Fra
quattro
giorni
.
-
Benissimo
:
per
quel
giorno
il
rajah
avrà
la
sua
pietra
di
Salagraman
.
-
Il
ministro
aveva
fatto
un
soprassalto
,
guardando
Yanez
cogli
occhi
dilatati
dal
più
intenso
stupore
.
-
Volete
scherzare
,
mylord
?
-
chiese
.
-
Niente
affatto
,
Eccellenza
-
rispose
Yanez
.
-
Vi
do
la
mia
parola
d
'
onore
che
la
pietra
ritornerà
,
per
mezzo
del
principe
,
nella
pagoda
di
Karia
.
-
Io
non
comprendo
più
nulla
,
-
disse
Kaksa
Pharaum
.
-
Ed
io
meno
di
voi
,
-
aggiunse
Sandokan
che
fumava
il
suo
cibuc
senza
aver
,
fino
allora
,
preso
parte
alla
conversazione
.
-
Abbi
un
po
'
di
pazienza
,
fratellino
-
disse
Yanez
.
-
Ditemi
ora
Eccellenza
,
faranno
delle
ricerche
per
scoprire
gli
autori
del
furto
?
-
Metteranno
a
soqquadro
la
città
intera
e
lanceranno
nelle
campagne
tutta
la
cavalleria
,
-
rispose
Kaksa
Pharaum
.
-
Allora
possiamo
essere
sicuri
di
non
venire
disturbati
,
-
disse
il
portoghese
sorridendo
.
-
Sono
già
le
otto
:
possiamo
andare
a
trovar
Surama
e
fare
un
giro
per
la
città
.
Vedremo
così
l
'
effetto
che
avrà
prodotto
il
furto
della
famosa
pietra
.
-
Staccò
dalla
parete
un
altro
paio
di
pistole
,
che
si
mise
nella
larga
fascia
rossa
,
si
mise
in
testa
un
elmo
di
tela
bianca
adorno
d
'
un
velo
azzurro
,
che
gli
dava
l
'
aspetto
d
'
un
vero
inglese
in
viaggio
attraverso
il
mondo
e
fece
atto
d
'
uscire
insieme
a
Sandokan
ed
a
Tremal
-
Naik
che
si
erano
pure
provveduti
d
'
armi
.
-
Mylord
,
-
disse
il
ministro
,
-
ed
io
?
-
Voi
,
Eccellenza
,
rimarrete
qui
sotto
buona
guardia
.
Non
abbiamo
ancora
terminato
le
nostre
faccende
,
e
poi
se
vi
mettessimo
in
libertà
,
correreste
subito
dal
principe
.
-
Io
mi
annoio
qui
ed
ho
molti
affari
importanti
da
sbrigare
.
Sono
il
primo
ministro
dell
'
Assam
.
-
Lo
sappiamo
,
Eccellenza
.
D
'
altronde
se
volete
cacciare
la
noia
,
fumate
,
bevete
,
e
mangiate
.
Non
avete
altro
che
da
ordinare
.
-
Il
povero
ministro
,
comprendendo
che
avrebbe
perduto
inutilmente
il
suo
tempo
,
si
lasciò
ricadere
sulla
sedia
mandando
un
sospiro
così
lungo
che
avrebbe
commossa
perfino
una
tigre
,
ma
che
non
ebbe
nessun
effetto
sull
'
animo
di
quel
diavolo
di
portoghese
.
Quando
furono
fuori
del
tempio
,
trovarono
Kammamuri
sempre
seduto
dinanzi
ad
un
cespuglio
,
col
suo
berretto
rosso
ed
azzurro
sul
capo
,
il
corpo
avvolto
in
un
semplice
pezzo
di
tela
,
con
una
corona
ed
un
bastone
in
mano
:
era
il
costume
dei
fakiri
biscnub
,
specie
di
pellegrini
erranti
che
sono
però
tenuti
in
molta
considerazione
nell
'
India
,
avendo
quasi
tutti
appartenuto
a
classi
agiate
.
-
Nulla
di
nuovo
,
amico
?
-
gli
chiese
Yanez
.
-
Non
ho
udito
che
le
urla
stonate
d
'
un
paio
di
sciacalli
i
quali
si
sono
divertiti
a
offrirmi
,
senza
richiesta
,
una
noiosissima
serenata
.
-
Seguici
a
distanza
e
raccogli
le
dicerie
che
udrai
.
Se
non
potrai
seguire
il
nostro
mail
-
cart
non
importa
.
Ci
rivedremo
più
tardi
.
-
Sì
,
signor
Yanez
.
-
Il
portoghese
ed
i
suoi
due
amici
si
diressero
verso
un
gruppo
di
palme
dinanzi
a
cui
stava
fermo
uno
di
quei
leggeri
veicoli
chiamati
dagli
anglo
-
indiani
mail
-
cart
,
che
vengono
usati
per
lo
più
nei
servizi
postali
.
Era
però
di
dimensioni
più
vaste
degli
ordinari
,
e
sulla
cassa
posteriore
vi
potevano
stare
comodamente
anche
tre
persone
invece
d
'
una
.
Era
tirato
da
tre
bellissimi
cavalli
che
pareva
avessero
il
fuoco
nelle
vene
e
che
un
malese
penava
a
frenare
.
Yanez
salì
al
posto
del
cocchiere
,
Sandokan
e
Tremal
-
Naik
di
dietro
e
la
leggera
vettura
partì
rapida
come
il
vento
,
avviandosi
verso
le
parti
centrali
della
città
.
I
mail
-
cart
vanno
sempre
a
corsa
sfrenata
come
le
troike
russe
e
tanto
peggio
per
chi
non
è
lesto
a
evitarle
.
Attraversano
le
pianure
come
uragani
,
salgono
le
più
aspre
montagne
,
le
discendono
con
eguale
velocità
,
specialmente
quelle
adibite
al
servizio
della
posta
.
Sono
guidate
da
un
solo
indiano
,
munito
d
'
una
frusta
a
manico
corto
,
che
non
lascia
un
momento
in
riposo
,
perché
non
deve
arrestarsi
per
nessun
motivo
.
Quelle
corse
però
non
sono
scevre
di
pericoli
.
Avendo
quelle
vetture
le
ruote
alte
e
la
cassa
senza
molle
,
subiscono
dei
trabalzi
terribili
e
se
uno
volesse
parlare
correrebbe
il
rischio
di
troncarsi
,
coi
propri
denti
,
la
lingua
.
Yanez
,
come
abbiamo
detto
,
aveva
lanciato
quella
specie
di
birroccio
a
gran
corsa
,
facendo
scoppiettare
fortemente
la
frusta
per
avvertire
i
passanti
a
tenersi
in
guardia
.
I
tre
cavalli
,
che
balzavano
come
se
avessero
le
ali
alle
zampe
,
divoravano
lo
spazio
come
saette
,
nitrendo
rumorosamente
.
Bastarono
dieci
minuti
perché
il
mail
-
cart
si
trovasse
nelle
vie
centrali
di
Gauhati
.
Yanez
ed
i
suoi
compagni
notarono
subito
un
'
animazione
insolita
:
gruppi
di
persone
si
formavano
qua
e
là
discutendo
animatamente
,
con
larghi
gesti
e
anche
sulle
porte
dei
negozi
era
un
bisbigliare
incessante
fra
i
proprietari
ed
i
loro
avventori
.
Si
leggeva
sul
viso
di
tutta
quella
gente
impresso
un
vero
sgomento
.
Yanez
,
che
aveva
frenati
i
cavalli
onde
non
storpiare
qualche
passante
,
si
era
voltato
verso
i
suoi
due
amici
strizzando
loro
l
'
occhio
.
-
La
terribile
notizia
si
è
già
sparsa
,
-
rispose
la
Tigre
della
Malesia
,
sorridendo
.
-
Dove
ci
conduci
?
-
Da
Surama
per
ora
.
-
E
poi
?
-
Vorrei
vedere
quel
maledetto
favorito
del
rajah
,
se
mi
si
presentasse
l
'
occasione
.
-
Uhm
!
Sai
che
il
principe
non
vuol
vedere
nessun
inglese
alla
sua
corte
.
-
Eppure
dovrà
ricevermi
e
con
grandi
onori
,
-
disse
Yanez
.
-
Ed
in
quale
maniera
?
-
Non
ho
forse
la
pietra
in
mia
mano
?
-
Che
diventi
un
talismano
?
-
Fors
'
anche
di
più
,
mio
caro
Sandokan
.
Oh
!
Che
cosa
c
'
è
?
-
Due
indiani
s
'
avanzavano
fra
la
folla
,
l
'
uno
lanciando
di
quando
in
quando
delle
note
rumorose
che
ricavava
da
una
lunghissima
tromba
di
rame
e
l
'
altro
che
scuoteva
furiosamente
una
gautha
,
ossia
uno
di
quei
campanelli
di
bronzo
ornati
con
una
testa
che
ha
due
ali
e
che
vengono
adoperati
nelle
cerimonie
religiose
per
convocare
i
fedeli
.
Li
seguiva
un
soldato
del
rajah
,
con
ampi
calzoni
bianchi
,
la
casacca
rossa
con
alamari
gialli
e
che
portava
una
bandiera
bianca
con
nel
mezzo
dipinto
un
elefante
a
due
teste
.
-
Questi
sono
araldi
del
principe
,
-
disse
Tremal
-
Naik
.
-
Che
cosa
annunceranno
?
-
Io
lo
indovino
di
già
,
-
disse
Yanez
,
fermando
la
vettura
.
-
È
una
cosa
che
riguarda
noi
.
-
I
tre
araldi
,
dopo
aver
assordato
i
vicini
che
si
erano
radunati
in
gran
numero
attorno
a
loro
,
si
erano
pure
fermati
ed
il
soldato
che
doveva
avere
dei
polmoni
di
ferro
,
si
era
messo
a
urlare
:
"
S
.
M
.
il
principe
Sindhia
,
signore
dell
'
Assam
,
avverte
il
suo
fedele
popolo
che
offrirà
onori
e
ricchezze
a
chi
saprà
dare
indicazioni
sui
miserabili
che
hanno
rubata
la
pietra
di
Salagraman
dalla
pagoda
di
Karia
.
Ho
parlato
per
la
bocca
del
potentissimo
rajah
"
.
-
Onori
e
ricchezze
,
-
mormorò
Yanez
.
-
A
me
basteranno
i
primi
per
ora
.
Il
resto
verrà
più
tardi
,
te
lo
assicuro
,
mio
caro
Sindhia
.
Quelle
però
saranno
per
la
mia
futura
moglie
.
-
Lasciò
passare
i
banditori
che
avevano
ripresa
la
loro
musica
infernale
e
lanciò
i
cavalli
a
piccolo
trotto
,
percorrendo
successivamente
parecchie
vie
molto
larghe
,
cosa
piuttosto
rara
nelle
città
indiane
che
hanno
stradicciuole
tortuose
come
quelle
delle
città
arabe
e
anche
poco
pulite
.
-
Ci
siamo
,
-
disse
ad
un
tratto
,
fermando
con
uno
strappo
violento
i
tre
ardenti
corsieri
.
Si
era
fermato
dinanzi
ad
una
casa
di
bella
apparenza
,
che
sorgeva
,
come
un
gran
dado
bianco
,
fra
otto
o
dieci
colossali
tara
che
l
'
ombreggiavano
da
tutte
le
parti
.
Solo
a
vederla
si
capiva
che
era
un
'
abitazione
veramente
signorile
,
essendo
perfettamente
isolata
ed
avendo
porticati
,
logge
e
terrazze
per
poter
dormire
all
'
aperto
durante
i
grandi
calori
.
Tutte
le
abitazioni
dei
ricchi
indù
sono
bellissime
e
tenute
anche
con
molta
cura
.
Devono
avere
cortili
,
giardini
,
cisterne
d
'
acqua
e
fontane
non
solo
nelle
stanze
bensì
anche
all
'
entrata
e
grandi
ventole
mosse
a
mano
dai
servi
onde
regni
una
continua
frescura
.
Devono
anche
avere
intorno
delle
piccole
kas
khanays
ossia
casette
di
paglia
o
piuttosto
di
radici
odorose
,
costruite
nel
mezzo
d
'
un
tratto
di
terra
erbosa
e
sempre
in
prossimità
d
'
una
tank
ossia
fontana
onde
la
servitù
possa
comodamente
lavarsi
.
Udendo
il
fracasso
prodotto
dai
tre
cavalli
,
due
uomini
vestiti
come
gl
'
indiani
che
però
dalla
tinta
della
loro
pelle
e
dai
tratti
del
viso
,
duri
e
angolosi
si
riconoscevano
anche
di
primo
acchito
per
malesi
,
erano
subito
usciti
dalla
casa
salutando
con
un
goffo
inchino
Yanez
ed
i
suoi
due
compagni
.
-
Surama
?
-
chiese
brevemente
il
portoghese
saltando
a
terra
.
-
È
nella
sala
azzurra
,
capitano
Yanez
,
-
rispose
uno
dei
due
malesi
.
-
Occupatevi
dei
cavalli
.
-
Sì
,
capitano
.
-
Salì
i
quattro
gradini
seguito
da
Tremal
-
Naik
e
da
Sandokan
e
attraversato
un
corridoio
si
trovò
in
un
vasto
cortile
,
circondato
da
eleganti
porticati
sorretti
da
esili
colonne
.
Nel
mezzo
,
da
una
grande
coppa
di
pietra
,
zampillava
altissimo
un
getto
d
'
acqua
.
Yanez
passò
sotto
il
porticato
di
destra
e
si
fermò
dinanzi
ad
una
porta
dove
stavano
raggruppate
delle
ragazze
indiane
.
-
Avvertite
la
padrona
,
-
disse
loro
.
Una
giovane
aprì
invece
senz
'
altro
la
porta
,
dicendo
:
-
Entra
,
sahib
:
ti
aspetta
.
-
Yanez
ed
i
suoi
compagni
si
trovarono
in
un
elegantissimo
salotto
che
aveva
le
pareti
tappezzate
di
seta
azzurra
ed
il
pavimento
coperto
da
un
sottile
materasso
che
si
estendeva
fino
ai
quattro
angoli
.
Tutto
all
'
intorno
vi
erano
dei
divanetti
di
seta
,
con
ricami
d
'
oro
e
d
'
argento
di
squisita
fattura
,
e
larghi
guanciali
di
raso
fiorato
appoggiati
contro
le
pareti
onde
i
visitatori
potessero
sdraiarvisi
comodamente
.
All
'
altezza
d
'
un
metro
,
s
'
aprivano
nelle
muraglie
parecchie
nicchie
dove
si
vedevano
dei
vasi
cinesi
pieni
di
fiori
che
esalavano
acuti
profumi
.
Mobili
nessuno
,
eccettuato
uno
sgabello
collocato
proprio
nel
mezzo
della
stanza
su
cui
stavano
dei
bicchieri
ed
un
fiasco
di
vetro
rosso
racchiuso
entro
un
'
armatura
d
'
oro
cesellata
,
e
col
collo
lunghissimo
.
Una
bellissima
giovane
,
dalla
pelle
leggermente
abbronzata
,
dai
lineamenti
dolci
e
fini
,
cogli
occhi
nerissimi
ed
i
capelli
lunghi
intrecciati
con
fiori
di
mussenda
e
gruppettini
di
perle
,
si
era
prontamente
alzata
.
Uno
splendido
costume
tutto
di
seta
rosa
,
con
ricami
azzurri
,
copriva
il
suo
corpo
sottile
come
un
giunco
,
pur
essendo
squisitamente
modellato
,
lasciando
vedere
l
'
estremità
dei
calzoncini
di
seta
bianca
che
s
'
allargavano
su
due
graziose
babbucce
di
pelle
rossa
con
ricami
d
'
argento
e
la
punta
rialzata
.
-
Ah
!
Miei
cari
amici
!
-
aveva
esclamato
,
muovendo
a
loro
incontro
colle
mani
tese
.
-
Anche
tu
,
Tremal
-
Naik
!
Come
sono
felice
di
rivederti
!
Lo
sapevo
già
che
non
saresti
rimasto
sordo
all
'
appello
dei
tuoi
vecchi
compagni
!
-
Quando
si
tratta
di
dare
un
trono
a
Surama
,
Tremal
-
Naik
non
rimane
inoperoso
,
-
rispose
il
bengalese
stringendo
calorosamente
la
piccola
mano
della
bella
indiana
.
-
Se
Moreland
e
Darma
non
fossero
in
viaggio
per
l
'
Europa
sarebbero
qui
anche
loro
.
-
Come
l
'
avrei
veduta
volentieri
tua
figlia
Darma
!
-
La
riceverai
alla
tua
corte
,
quando
tornerà
,
-
disse
Yanez
.
-
Orsù
,
Surama
,
da
'
da
bere
agli
amici
.
Le
vie
di
Gauhati
sono
molto
polverose
e
la
gola
si
secca
presto
.
-
A
te
,
mio
dolce
signore
,
il
tuo
liquore
favorito
-
disse
la
giovane
indiana
prendendo
il
fiasco
ed
empiendo
i
bicchieri
di
cristallo
rosa
d
'
un
liquore
color
dell
'
ambra
.
-
Alla
salute
della
futura
principessa
dell
'
Assam
,
-
disse
Sandokan
.
-
Non
così
presto
,
-
rispose
Surama
,
ridendo
.
-
E
che
!
Vorresti
tu
,
piccina
,
che
noi
avessimo
lasciato
il
Borneo
ed
i
nostri
prahos
e
gli
amici
per
venire
a
vedere
solamente
le
bellezze
poco
interessanti
della
tua
futura
capitale
?
Quando
noi
ci
muoviamo
facciamo
sempre
qualche
grosso
guasto
,
è
vero
Yanez
?
-
Non
siamo
sempre
noi
le
vecchie
tigri
di
Mompracem
?
-
rispose
il
portoghese
.
-
Dove
piantiamo
le
unghie
la
preda
non
scappa
più
.
Ne
vuoi
una
prova
?
Abbiamo
già
nelle
nostre
mani
la
famosa
pietra
di
Salagraman
.
-
Quella
del
capello
di
Visnù
?
-
Sì
,
Surama
.
-
Di
già
?
-
Diamine
!
Mi
era
necessaria
per
introdurmi
a
corte
.
-
Ed
il
merito
è
tutto
del
tuo
fidanzato
,
-
disse
Sandokan
.
-
Yanez
invecchia
ma
la
sua
straordinaria
fantasia
rimane
sempre
giovane
.
-
E
potremo
finalmente
conoscere
i
tuoi
famosi
disegni
?
-
chiese
Tremal
-
Naik
.
-
Io
continuo
a
rompermi
inutilmente
la
testa
e
guastarmi
il
cervello
senza
riuscire
a
trovare
alcuna
relazione
fra
quella
dannata
conchiglia
e
la
caduta
del
rajah
.
-
Non
è
ancora
tempo
,
-
rispose
Yanez
.
-
Domani
però
saprai
qualche
cosa
di
più
.
-
È
inutile
che
tu
lo
tenti
,
amico
Tremal
-
Naik
,
-
disse
Sandokan
.
-
Noi
ne
sapremo
qualche
cosa
quando
sarà
giunto
il
momento
di
rovesciare
contro
le
guardie
reali
i
nostri
trenta
uomini
e
di
sguainare
le
nostre
scimitarre
.
È
vero
,
Yanez
?
-
Sì
-
rispose
il
portoghese
,
sorridendo
.
-
Quel
giorno
non
sarà
però
molto
vicino
.
Con
quel
Sindhia
dovremo
procedere
molto
cautamente
.
Non
dobbiamo
dimenticarci
che
siamo
soli
qui
e
che
non
possiamo
contare
sull
'
appoggio
del
governo
inglese
.
Non
dubitiamo
però
sull
'
esito
finale
.
O
Surama
riavrà
la
corona
o
noi
non
saremo
più
le
terribili
tigri
di
Mompracem
.
-
Ah
mio
signore
!
-
esclamò
la
giovine
indiana
fissando
sul
portoghese
i
suoi
profondi
e
dolcissimi
occhi
.
-
Tu
la
dividerai
con
me
,
è
vero
?
-
Io
!
Sarai
tu
,
fanciulla
,
che
me
ne
darai
un
pezzo
.
-
Tutta
insieme
al
mio
cuore
,
Yanez
.
-
Sta
bene
,
aspettiamo
però
di
levarla
,
dalla
testa
di
quel
briccone
.
Pagherà
ben
cara
la
cattiva
azione
che
ti
ha
usata
.
Lui
ti
ha
venduta
come
una
miserabile
schiava
ai
thugs
per
fare
di
te
,
principessa
,
una
bajadera
;
un
giorno
venderemo
anche
lui
.
-
Purché
non
faccia
la
fine
della
Tigre
dell
'
India
,
-
disse
Sandokan
con
accento
quasi
feroce
.
-
Ci
sarò
anch
'
io
quel
giorno
!
-
7
.
Il
rajah
dell
'
Assam
L
'
indomani
,
due
ore
dopo
il
mezzodì
,
un
drappello
che
destava
non
poca
curiosità
fra
gli
sfaccendati
che
ingombravano
le
vie
della
capitale
dell
'
Assam
,
s
'
avanzava
a
passo
militare
verso
il
grandioso
palazzo
del
rajah
che
torreggiava
sulla
immensa
piazza
del
mercato
.
Si
componeva
di
sette
persone
:
d
'
un
inglese
,
più
o
meno
autentico
,
vestito
correttamente
di
bianco
con
un
cappello
di
tela
grigia
adorno
d
'
un
gran
velo
azzurro
che
gli
scendeva
fino
al
di
sotto
della
cintura
,
e
di
sei
malesi
,
vestiti
però
all
'
indiana
,
con
casacche
verdi
ricamate
,
ampi
calzoni
rossi
,
grandi
turbanti
in
testa
di
seta
variegata
e
armati
di
carabine
splendide
dalle
canne
rabescate
ed
i
calci
intarsiati
d
'
avorio
e
di
madreperla
,
pistole
a
doppia
canna
alla
cintura
e
scimitarre
al
fianco
.
Erano
tutti
begli
uomini
,
d
'
aspetto
feroce
,
membruti
e
dagli
occhi
cupi
e
sinistri
.
Non
erano
che
sei
,
eppure
dal
loro
aspetto
si
comprendeva
facilmente
che
non
avrebbero
dato
indietro
nemmeno
dinanzi
ad
una
compagnia
di
cipay
bengalesi
.
Giunti
dinanzi
al
palazzo
reale
,
che
era
guardato
da
un
drappello
di
guardie
,
armate
di
lance
che
avevano
la
lama
larghissima
,
l
'
inglese
arrestò
con
un
gesto
i
suoi
uomini
.
-
Che
cosa
vuoi
sahib
?
-
chiese
il
comandante
delle
guardie
,
avanzandosi
verso
l
'
inglese
,
mentre
i
suoi
uomini
mettevano
le
picche
in
resta
,
come
se
si
preparassero
a
respingere
un
assalto
.
-
Vedere
rajah
-
rispose
Yanez
.
-
È
impossibile
,
sahib
.
-
Perché
?
-
Il
rajah
sta
colle
sue
donne
.
-
Io
essere
grande
mylord
inglese
amico
della
regina
ed
imperatrice
Indie
.
Tutte
porte
aprirsi
davanti
a
me
mylord
John
Moreland
.
-
Il
rajah
non
ama
ricevere
gente
dalla
pelle
bianca
sahib
.
-
No
,
sahib
,
io
essere
grande
mylord
!
-
Il
rajah
non
riceverà
nemmeno
un
mylord
.
Non
desidera
vedere
alla
sua
corte
degli
europei
.
-
Tu
essere
uno
stupido
,
brutto
indiano
.
Andare
a
dire
a
principe
tuo
che
io
avere
trovato
la
pietra
di
Salagraman
della
pagoda
di
Karia
.
Mylord
avere
uccisi
tutti
i
ladri
bricconi
,
perché
io
mylord
non
avere
mai
paura
neanche
delle
vostre
bâg
admikanevalla5
.
Tu
intanto
mettere
saccoccia
questa
mohr6
.
Noi
inglesi
pagare
sempre
disturbo
.
-
Udendo
quelle
parole
e
vedendo
soprattutto
quella
grossa
moneta
d
'
oro
,
che
Yanez
gli
porgeva
,
come
se
fosse
una
semplice
rupia
,
gli
indiani
della
guardia
si
erano
rimirati
l
'
un
l
'
altro
con
profondo
stupore
.
-
Mylord
-
disse
il
capo
,
confuso
-
è
proprio
vero
quanto
hai
affermato
?
-
Yanez
fece
segno
ad
uno
dei
sei
malesi
,
che
reggeva
sulle
braccia
una
specie
di
cassetta
avvolta
in
un
pezzo
di
seta
rossa
,
d
'
avanzarsi
,
poi
disse
:
-
Qui
dentro
essere
la
pietra
di
Salagraman
che
fu
rubata
da
birbanti
thugs
.
Va
'
dire
questo
a
Sua
Altezza
.
Ricevere
subito
me
,
mylord
.
-
L
'
indiano
rimase
un
momento
esitante
,
guardando
l
'
involto
,
poi
,
come
se
fosse
stato
preso
da
una
subitanea
pazzia
si
slanciò
sotto
l
'
ampio
porticato
battendo
furiosamente
i
gongs
sospesi
al
di
sopra
delle
porte
.
-
Finalmente
,
-
mormorò
Yanez
traendo
flemmaticamente
una
sigaretta
dal
suo
portasigari
ed
accendendola
.
-
Avremo
da
aspettare
ma
ciò
non
monta
.
-
I
suoi
uomini
,
appoggiati
alle
loro
carabine
,
mantenevano
una
immobilità
assoluta
,
spiando
attentamente
la
guardia
indiana
che
teneva
sempre
le
lance
in
resta
.
Era
appena
trascorso
un
minuto
quando
un
vecchio
indiano
,
vestito
sfarzosamente
,
che
doveva
essere
qualche
ministro
o
qualche
cortigiano
,
seguìto
da
parecchi
ufficiali
che
portavano
sul
capo
degli
immensi
turbanti
,
scese
l
'
immenso
scalone
di
marmo
candidissimo
precipitandosi
verso
Yanez
.
-
Mylord
!
-
esclamò
con
voce
affannata
.
-
È
vero
che
tu
hai
trovato
la
pietra
di
Salagraman
?
-
Yanez
gettò
via
la
sigaretta
,
lanciò
quasi
sul
naso
dell
'
indiano
l
'
ultima
boccata
di
fumo
,
poi
rispose
:
-
Yes
.
-
Vuoi
dire
?
-
Sì
:
avvertire
subito
Sua
Altezza
.
-
La
vera
pietra
?
-
Yes
.
-
E
come
l
'
hai
trovata
?
-
Io
parlare
solo
a
rajah
:
mylord
non
essere
uomo
da
poco
.
-
Dov
'
è
la
pietra
?
-
Io
averla
e
bastare
:
Sua
Altezza
non
ricevere
me
ed
io
andare
a
vendere
pietra
.
-
No
!
no
!
mylord
!
-
Allora
rajah
ricevere
me
e
subito
.
Io
soffrire
spleen
.
-
Vieni
avanti
,
ti
aspetta
.
-
Aho
!
Essere
io
molto
contento
.
-
Fece
un
segno
ai
malesi
e
seguì
il
ministro
o
favorito
che
fosse
,
salendo
lo
splendido
scalone
,
su
cui
,
ad
ogni
gradino
,
trovavasi
una
guardia
armata
di
carabina
e
di
pistole
.
-
Si
capisce
che
questo
sovrano
non
si
ritiene
troppo
sicuro
-
mormorò
Yanez
.
-
Che
abbia
fiutato
il
vento
infido
?
In
guardia
,
amico
e
trombona
bene
.
-
Sul
pianerottolo
s
'
aprivano
quattro
grandiose
gallerie
,
tutte
di
marmo
,
con
colonne
contorte
e
adorne
di
teste
d
'
elefanti
che
intrecciavano
artisticamente
le
loro
proboscidi
.
Ampie
tende
di
seta
azzurra
e
leggerissima
,
con
trama
d
'
oro
,
d
'
uno
splendido
effetto
,
scendevano
fra
i
colonnati
onde
ripararle
dai
riflessi
del
sole
e
mantenere
una
certa
frescura
.
Lungo
le
pareti
dei
vasi
enormi
per
lo
più
d
'
origine
cinese
reggevano
dei
colossali
mazzi
di
fiori
e
delle
foglie
di
banani
.
Anche
in
quelle
gallerie
v
'
erano
numerose
guardie
che
passeggiavano
,
armate
di
picche
e
di
scimitarre
.
Il
ministro
fece
attraversare
a
Yanez
ed
alla
sua
scorta
una
di
quelle
gallerie
,
poi
aprì
una
porta
tutta
di
bronzo
dorato
e
sculturata
e
li
introdusse
in
una
immensa
sala
tappezzata
in
seta
bianca
con
ricami
d
'
oro
e
che
aveva
all
'
intorno
parecchie
dozzine
di
divanetti
di
velluto
bianco
.
All
'
estremità
,
su
una
piattaforma
di
marmo
,
coperta
in
parte
da
un
ricchissimo
tappeto
,
si
ergeva
una
specie
di
letto
,
su
cui
stava
sdraiato
,
appoggiandosi
ad
un
cuscino
di
velluto
rosso
,
un
uomo
che
indossava
una
lunga
zimarra
bianca
.
Intorno
a
quella
specie
di
trono
,
stavano
quattro
vecchi
indiani
che
sembravano
sacerdoti
,
e
dietro
di
loro
,
schierati
su
quattro
linee
,
quaranta
soldati
seikki
,
i
guerrieri
più
valorosi
che
abbia
l
'
India
e
che
vengono
assoldati
in
gran
numero
dai
rajah
per
farsene
una
guardia
fedele
e
sicura
.
Il
ministro
con
un
gesto
imperioso
fece
fermare
i
malesi
presso
la
porta
,
poi
prese
per
una
mano
Yanez
,
lo
condusse
verso
il
trono
gridando
ad
alta
voce
:
-
Salute
a
S
.
A
.
Sindhia
,
rajah
dell
'
Assam
!
Ecco
il
mylord
inglese
.
-
Il
sovrano
si
era
alzato
,
mentre
Yanez
si
toglieva
il
cappello
.
I
due
uomini
si
guardarono
per
qualche
minuto
senza
parlare
come
se
volessero
studiarsi
a
vicenda
.
Sindhia
era
un
uomo
ancora
giovane
,
poiché
non
pareva
che
avesse
più
di
trent
'
anni
,
però
la
vita
dissoluta
che
doveva
condurre
,
aveva
già
tracciata
sulla
fronte
del
tiranno
delle
rughe
precoci
.
Era
nondimeno
sempre
un
bellissimo
tipo
d
'
indiano
,
dai
lineamenti
finissimi
,
con
occhi
neri
che
parevano
due
carboni
lucenti
.
Una
rada
barbetta
nera
gli
dava
un
aspetto
piuttosto
truce
.
-
Sei
tu
il
mylord
che
mi
riporta
la
pietra
di
Salagraman
?
-
chiese
finalmente
,
dopo
aver
squadrato
dall
'
alto
in
basso
il
portoghese
.
-
Se
è
vero
quanto
hai
detto
al
mio
ministro
,
sii
il
benvenuto
,
quantunque
io
non
ami
gli
stranieri
.
-
Sì
,
io
essere
mylord
John
Moreland
,
Altezza
,
ed
io
riportare
a
te
conchiglia
con
capello
di
Visnù
-
rispose
Yanez
.
-
Tu
avere
promesso
ricchezze
,
onori
,
è
vero
?
-
E
manterrò
la
promessa
,
mylord
-
rispose
il
principe
.
-
Ebbene
io
a
te
dare
conchiglia
.
-
Si
volse
facendo
cenno
al
malese
che
portava
il
cofano
di
avvicinarsi
.
Levò
la
seta
che
l
'
avvolgeva
e
andò
a
deporlo
ai
piedi
del
principe
.
-
Tu
vedere
prima
Altezza
,
se
quella
essere
vera
pietra
rubata
.
-
Vi
è
un
segno
sulla
pietra
che
io
ed
i
gurum
della
pagoda
di
Karia
conosciamo
benissimo
-
rispose
il
principe
.
Aprì
il
cofano
e
prese
la
conchiglia
facendola
girare
e
rigirare
fra
le
mani
.
Una
vivissima
gioia
si
era
subito
diffusa
sul
suo
viso
.
-
È
la
pietra
che
fu
rubata
,
-
disse
finalmente
.
-
Mylord
,
tu
sarai
mio
amico
.
-
Uno
dei
suoi
cortigiani
udendo
quelle
parole
portò
subito
a
Yanez
una
sedia
dorata
,
facendolo
sedere
dinanzi
alla
piattaforma
.
Quasi
subito
una
diecina
di
servi
,
che
indossavano
dei
costumi
sfarzosi
entrarono
reggendo
dei
vassoi
d
'
oro
sui
quali
vi
erano
delle
chicchere
piene
di
caffè
,
bicchieri
colmi
di
liquori
,
piattelli
con
gelati
e
pasticcini
dolci
.
Il
principe
e
Yanez
furono
i
primi
serviti
,
poi
i
ministri
,
quindi
i
malesi
della
scorta
.
-
Ed
ora
mylord
,
-
disse
Sindhia
dopo
d
'
aver
vuotato
un
paio
di
bicchieri
di
cognac
,
ingollati
come
se
quella
vecchia
grappa
fosse
della
semplice
acqua
,
-
mi
dirai
come
sei
riuscito
a
sorprendere
i
ladri
e
perché
ti
trovi
sul
mio
territorio
.
-
Io
essere
qui
venuto
a
cacciare
le
bâg
-
rispose
Yanez
-
perché
io
essere
molto
grande
cacciatore
e
non
avere
paura
di
tigri
.
Io
averne
uccise
molte
,
tante
nelle
Sunderbunds
del
Bengala
.
-
Ed
i
ladri
?
-
Io
essermi
imboscato
ieri
notte
per
cacciare
una
bâg
nera
e
grossa
molto
e
...
-
Una
tigre
nera
!
-
aveva
esclamato
il
principe
sussultando
.
-
Sì
.
-
Quella
che
ha
divorati
i
miei
figli
!
-
gridò
Sindhia
passandosi
una
mano
sulla
fronte
che
pareva
si
fosse
coperta
d
'
un
gelido
sudore
.
-
Come
?
Quella
bâg
avere
mangiato
...
-
Taci
,
mylord
-
disse
il
principe
quasi
imperiosamente
.
-
Continua
.
-
Tigre
non
venire
ed
io
aspettare
sempre
-
proseguì
Yanez
.
-
Sole
stava
per
farsi
vedere
,
quando
io
scorgere
cinque
indiani
scappare
attraverso
bosco
.
Dovevano
essere
thugs
,
perché
io
avere
veduto
ai
loro
fianchi
,
lacci
e
fazzoletti
seta
nera
con
palle
piombo
.
Io
odiare
quei
bricconi
e
quindi
sparare
subito
carabina
poi
pistole
e
ucciderli
tutti
,
poi
gettare
cadaveri
nel
fiume
e
coccodrilli
tutto
mangiare
.
-
Ed
il
cofano
?
-
Averlo
trovato
a
terra
.
-
E
poi
?
-
Poi
io
avere
udito
tuoi
araldi
,
ed
io
portare
qui
conchiglia
col
capello
di
Visnù
perché
non
sapere
cosa
farne
io
.
-
E
che
cosa
domandi
ora
,
mylord
?
-
chiese
Sindhia
.
-
Io
non
volere
denaro
,
io
essere
molto
ricco
.
-
Ma
tu
hai
diritto
ad
una
ricompensa
.
La
pietra
di
Salagraman
è
per
noi
un
tesoro
impagabile
.
-
Yanez
stette
un
momento
silenzioso
,
fingendo
di
pensare
,
poi
disse
:
-
Tu
nominare
me
tuo
grande
cacciatore
,
ed
io
uccidere
le
tigri
che
mangiano
tuoi
sudditi
.
Ecco
quello
che
io
volere
.
-
Il
rajah
aveva
fatto
un
gesto
di
stupore
,
tosto
imitato
dai
suoi
ministri
ed
aveva
ben
ragione
di
mostrarsi
sorpreso
.
Come
!
Quell
'
inglese
originale
invece
di
chiedere
ricompense
si
offriva
invece
di
rendere
dei
preziosi
servigi
,
quali
la
distruzione
di
tutte
le
belve
che
tanti
danni
e
tante
angosce
recavano
ai
poveri
assamesi
delle
campagne
?
-
Mylord
,
-
disse
il
rajah
,
dopo
un
silenzio
abbastanza
lungo
.
-
Io
ho
offerto
onori
e
ricchezze
a
chi
avrebbe
ricuperata
la
pietra
di
Salagraman
.
-
Io
saperlo
,
-
rispose
Yanez
.
-
E
non
domandi
nulla
.
-
Io
essere
contento
cacciare
bâg
ed
essere
tuo
grande
cacciatore
.
-
Se
ciò
può
farti
felice
,
io
ti
offro
alla
mia
corte
un
appartamento
,
i
miei
elefanti
ed
i
miei
scikari7
.
-
Grazie
,
principe
:
io
essere
molto
soddisfatto
.
-
Il
rajah
si
tolse
da
un
dito
un
magnifico
anello
d
'
oro
che
aveva
un
diamante
grosso
come
una
nocciuola
d
'
una
limpidezza
meravigliosa
e
che
doveva
valere
per
lo
meno
diecimila
rupie
e
lo
porse
a
Yanez
,
dicendogli
con
un
grazioso
sorriso
:
-
Tieni
almeno
questo
,
mylord
,
per
mio
ricordo
.
Vorrei
però
chiedere
a
te
,
giacché
sei
un
grande
cacciatore
,
un
favore
.
-
Io
essere
sempre
pronto
a
farlo
a
S
.
Altezza
,
-
rispose
il
portoghese
.
Il
rajah
fece
un
gesto
imperioso
.
I
ministri
e
i
seikki
si
ritrassero
subito
all
'
opposta
estremità
della
sala
onde
non
ascoltare
ciò
che
doveva
dire
il
loro
principe
.
-
Ascoltami
,
-
disse
il
rajah
.
-
Io
ascoltarti
,
Altezza
,
-
disse
Yanez
avvicinandosi
.
-
Tu
mi
hai
detto
di
esseri
recato
nella
foresta
a
cacciare
la
tigre
nera
.
L
'
hai
veduta
?
-
No
,
Altezza
,
-
rispose
Yanez
,
che
cominciava
a
tenersi
in
guardia
,
non
sapendo
dove
voleva
finire
il
principe
.
-
Io
averne
solamente
udito
parlare
.
-
Quella
bâg
un
giorno
ha
mangiato
i
miei
figli
.
-
Aho
!
Cattiva
bestia
.
-
Così
cattiva
che
si
calcola
abbia
divorato
più
di
duecento
persone
.
-
Molto
appetito
quella
bestia
!
-
Tu
sei
grande
cacciatore
,
mi
hai
detto
.
-
Moltissimo
.
-
Vuoi
provarti
a
ucciderla
?
-
Yanez
con
non
poca
sorpresa
del
rajah
non
aveva
risposto
.
I
suoi
occhi
si
erano
invece
fissati
su
una
doppia
cortina
di
seta
che
pendeva
dietro
a
quella
specie
di
letto
e
che
di
quando
in
quando
oscillava
come
se
dietro
si
nascondesse
qualcuno
.
-
Che
cosa
può
essere
?
-
si
era
chiesto
il
sospettoso
portoghese
.
-
Si
direbbe
che
qualcuno
suggerisce
delle
pessime
idee
al
sovrano
.
-
Mi
hai
capito
,
mylord
?
-
chiese
il
rajah
,
un
po
'
sorpreso
di
non
ricevere
risposta
.
-
Sì
,
altezza
-
rispose
Yanez
.
-
Io
andare
uccidere
bâg
nera
che
ha
mangiato
tuoi
figli
.
-
Avresti
tanto
coraggio
?
-
Io
mai
avere
paura
delle
tigri
.
Pum
!
E
morte
tutte
!
-
Se
tu
,
mylord
riuscirai
a
vendicare
i
miei
figli
,
io
darò
a
te
tutto
quello
che
vorrai
.
Pensaci
.
-
Io
avere
pensato
.
-
Che
cosa
vorrai
?
-
Tu
avere
commedianti
a
corte
,
Altezza
.
-
Sì
.
-
Io
voler
vedere
commedie
indiane
e
suggerire
io
soggetto
ad
artisti
.
-
Ma
tu
non
domandi
nulla
!
-
esclamò
il
rajah
,
che
cadeva
di
sorpresa
in
sorpresa
.
Un
sorriso
diabolico
era
comparso
sulle
labbra
di
Yanez
.
-
Noi
inglesi
essere
tutti
eccentrici
.
Io
voler
vedere
teatro
indiano
.
-
Subito
?
-
No
,
dopo
aver
uccisa
tigre
feroce
.
Io
dare
a
mangiare
a
quella
brutta
bestia
molto
piombo
.
Tu
Altezza
preparare
domani
elefanti
e
scikari
,
prima
spuntare
sole
.
Io
preparare
tutti
miei
uomini
.
Lasciami
andare
ora
:
curare
molto
mie
armi
buone
.
-
Yanez
si
era
alzato
facendo
al
principe
un
profondo
inchino
.
-
Addio
,
mylord
!
-
disse
il
rajah
porgendogli
la
destra
.
-
Non
dimenticherò
mai
quanto
ti
devo
.
-
Aho
!
Io
non
avere
fatto
nulla
.
-
I
seikki
ed
i
ministri
si
erano
riavvicinati
.
I
primi
ad
un
cenno
del
rajah
aveva
presentato
le
armi
al
portoghese
,
il
quale
aveva
risposto
con
un
perfetto
saluto
militare
.
Anche
i
sei
malesi
,
dal
canto
loro
,
avevano
alzato
le
carabine
salutando
il
rajah
.
Yanez
attraversò
a
passi
lenti
la
sala
,
accompagnato
da
due
ministri
;
quando
però
fu
presso
la
porta
si
volse
bruscamente
e
vide
,
con
non
poca
sorpresa
,
una
testa
comparire
fra
le
cortine
di
seta
che
pendevano
dietro
il
trono
del
principe
.
Quella
testa
era
d
'
un
uomo
bianco
,
barbuto
,
con
due
occhi
di
fuoco
.
I
loro
sguardi
s
'
incontrarono
,
ma
fu
un
lampo
,
poiché
quell
'
europeo
era
subito
scomparso
.
-
Ah
!
Birbante
!
-
mormorò
Yanez
.
-
Eri
tu
che
suggerivi
al
principe
!
Deve
essere
quel
greco
misterioso
di
cui
mi
ha
parlato
quel
povero
Kaksa
Pharaum
.
Quello
deve
essere
più
pericoloso
di
quell
'
imbecille
di
Sindhia
,
però
mio
caro
,
hai
da
fare
con
delle
vecchie
Tigri
di
Mompracem
e
puoi
essere
certo
che
ti
mangeranno
.
-
Salutò
i
ministri
che
lo
avevano
accompagnato
e
uscì
dal
palazzo
,
salutato
dalle
guardie
che
vegliavano
sulle
gradinate
e
dinanzi
al
portone
.
A
breve
distanza
stava
fermo
il
suo
mail
-
cart
,
tirato
da
due
cavalli
che
Bindar
,
il
sivano
,
riusciva
a
mala
pena
a
tenere
fermi
.
-
Mio
fratellino
Sandokan
è
veramente
un
grand
'
uomo
,
-
mormorò
Yanez
.
-
Che
tigre
prudente
.
-
Si
volse
verso
i
malesi
che
aspettavano
i
suoi
ordini
:
-
Disperdetevi
,
-
disse
loro
-
fate
tutto
ciò
che
volete
e
badate
di
non
farvi
seguire
da
nessuno
.
Non
ritornate
alla
pagoda
sotterranea
che
a
notte
tarda
e
fucilate
senza
misericordia
chi
cercherà
di
spiarvi
.
Vi
sono
dei
pericoli
.
-
Va
bene
capitano
,
-
risposero
i
malesi
.
Salì
a
cassetta
,
sedendosi
a
fianco
di
Bindar
e
lanciò
i
cavalli
a
corsa
sfrenata
onde
nessuno
potesse
seguirlo
.
Solamente
quando
fu
sulle
rive
del
Brahmaputra
lontano
dagli
ultimi
sobborghi
,
rallentò
il
galoppo
furioso
dei
focosi
destrieri
.
-
Bindar
,
-
disse
,
-
hai
udito
a
parlare
tu
della
tigre
nera
che
ha
mangiato
i
figli
del
rajah
?
-
Sì
,
sahib
-
rispose
l
'
indiano
.
-
Anch
'
io
ho
udito
vagamente
a
parlarne
due
o
tre
giorni
or
sono
.
Che
bestia
è
?
-
Una
bâg
che
si
dice
sia
tutta
nera
e
che
commette
delle
stragi
terribili
.
-
Quale
luogo
frequenta
?
-
Le
jungle
di
Kamarpur
.
-
Sono
lontane
?
-
Una
ventina
di
miglia
,
non
di
più
.
-
Al
di
là
del
Brahmaputra
?
-
Non
è
necessario
attraversare
il
fiume
.
-
È
vero
che
ha
mangiati
i
figli
del
rajah
?
-
Sì
,
sahib
.
-
Quando
?
-
L
'
anno
scorso
.
-
E
come
?
-
Il
rajah
seccato
dai
continui
reclami
dei
suoi
sudditi
,
s
'
era
finalmente
deciso
di
porre
fine
alle
stragi
che
commetteva
quella
admikanevalla8
ed
aveva
incaricato
i
suoi
due
figli
di
dirigere
la
battuta
.
Erano
fanciulli
,
assolutamente
incapaci
di
condurre
a
termine
una
così
difficile
impresa
.
Temendo
però
la
collera
del
padre
si
erano
ben
guardati
dal
rifiutarsi
.
Non
si
sa
veramente
come
siano
andate
le
cose
;
però
ti
posso
dire
che
due
giorni
dopo
furono
trovati
i
loro
corpi
,
semi
-
divorati
,
pendenti
da
un
ramo
d
'
un
albero
.
-
Si
erano
imboscati
lassù
?
-
Dove
li
avevano
messi
e
legati
-
disse
Bindar
.
-
Che
cosa
vuoi
dire
?
-
Che
sotto
la
pianta
furono
trovate
delle
corde
strappate
,
-
rispose
l
'
indiano
.
-
E
vuoi
concludere
?
-
Che
si
sussurra
qui
,
che
il
rajah
avesse
approfittato
di
quella
tigre
per
sbarazzarsi
di
quei
due
fanciulli
che
forse
gli
davano
noia
.
-
Per
Giove
!
-
esclamò
Yanez
inorridito
.
-
Eh
!
Sahib
!
Sindhia
è
fratello
di
Bitor
,
il
rajah
che
regnava
prima
e
che
tutti
detestavano
per
le
sue
infamie
.
-
Ah
!
Ho
capito
-
rispose
il
portoghese
aggrottando
la
fronte
.
Poi
mormorò
fra
sé
:
-
Il
greco
,
la
tigre
nera
che
ha
mangiato
i
figli
del
rajah
,
l
'
invito
ad
andarla
ad
ammazzare
.
Che
cosa
ci
sarà
sotto
tutto
ciò
?
Fortunatamente
ho
la
Tigre
della
Malesia
,
Tremal
-
Naik
e
Kammamuri
sotto
mano
,
tre
unità
formidabili
,
come
direbbe
un
marinaio
moderno
.
La
bâg
cadrà
,
non
ne
dubito
e
allora
,
mio
caro
Sindhia
,
non
sarà
una
semplice
rappresentazione
quella
che
ne
pagherà
le
spese
.
Ci
vuol
ben
altro
!
Una
corona
per
Surama
e
per
me
.
-
Lanciò
nuovamente
i
cavalli
al
galoppo
allontanandosi
dalla
città
parecchie
miglia
e
volgendosi
di
quando
in
quando
per
vedere
se
era
seguito
da
qualche
altro
mail
-
cart
.
Quando
il
sole
tramontò
fece
ritorno
,
inoltrandosi
nei
boschi
che
sorgevano
di
fronte
al
tempio
sotterraneo
.
-
Occupati
dei
cavalli
,
-
disse
all
'
indiano
.
Sulla
soglia
della
pagoda
lo
aspettavano
,
con
viva
impazienza
,
Sandokan
e
Tremal
-
Naik
.
-
Dunque
?
-
chiesero
ad
una
voce
.
-
Tutto
va
bene
,
-
rispose
Yanez
ridendo
.
-
Il
rajah
è
mio
amico
.
-
Poi
estraendo
una
sigaretta
proseguì
:
-
Vi
spiacerebbe
cacciare
domani
una
tigre
pericolosissima
?
-
A
me
lo
domandi
?
-
rispose
Sandokan
.
-
Allora
fa
'
preparare
le
tue
armi
.
Prima
che
il
sole
spunti
ci
troveremo
al
palazzo
del
rajah
.
-
Che
cosa
dici
,
Yanez
?
-
chiese
Tremal
-
Naik
.
-
Venite
,
-
rispose
Yanez
.
-
Vi
racconterò
tutto
.
-
8
.
La
tigre
nera
Erano
appena
suonate
le
tre
del
mattino
quando
Yanez
,
seguìto
da
Sandokan
,
da
Tremal
-
Naik
e
dai
sei
malesi
giungeva
dinanzi
al
palazzo
reale
,
per
intraprendere
la
caccia
della
terribile
kala
-
bâgh
ossia
la
tigre
nera
.
Fino
dal
giorno
innanzi
avevano
noleggiati
tre
grandi
tciopaya
,
ossia
carri
indiani
tirati
da
una
coppia
di
zebù
,
non
essendo
conveniente
che
un
uomo
bianco
e
per
di
più
inglese
,
si
recasse
ad
un
appuntamento
a
piedi
e
senza
una
scorta
numerosa
.
Il
maggiordomo
della
corte
aveva
preparato
ogni
cosa
per
la
grande
caccia
.
Tre
magnifici
elefanti
,
che
reggevano
sui
poderosi
dorsi
delle
comode
casse
destinate
ai
cacciatori
,
prive
di
cupolette
onde
non
intralciare
il
fuoco
delle
carabine
e
montati
ognuno
da
un
mahut
,
stavano
fermi
in
mezzo
alla
piazza
,
circondati
da
una
dozzina
di
behras
,
ossia
di
valletti
che
tenevano
a
guinzaglio
una
cinquantina
di
bruttissimi
cani
,
di
statura
bassa
,
incapaci
di
tenere
testa
ad
una
belva
così
pericolosa
,
ma
necessari
per
scovarla
.
Dietro
agli
elefanti
stavano
due
dozzine
di
scikari
,
ossia
battitori
,
armati
solamente
di
picche
e
quasi
nudi
,
onde
essere
più
lesti
a
fuggire
dopo
aver
stanata
la
belva
.
-
Siamo
pronti
,
sahib
-
disse
il
maggiordomo
inchinandosi
profondamente
dinanzi
a
Yanez
.
-
Ed
io
essere
contentissimo
,
-
rispose
il
portoghese
degnando
lo
appena
d
'
uno
sguardo
.
-
Buoni
elefanti
?
-
Provati
e
abituati
alle
grosse
cacce
,
sahib
.
Scegli
quello
che
meglio
ti
conviene
.
-
Quello
,
-
disse
Tremal
-
Naik
,
indicando
il
più
piccolo
dei
tre
pachidermi
e
che
aveva
delle
forme
massicce
,
poderose
e
due
denti
superbi
.
-
È
un
merghee
di
buona
razza
.
-
I
mahuts
avevano
gettate
le
scale
di
corda
.
Yanez
,
Tremal
-
Naik
e
Sandokan
presero
posto
nella
cassa
del
merghee
,
Kammamuri
coi
malesi
in
quelle
degli
altri
,
insieme
col
maggiordomo
che
doveva
dirigere
la
battuta
.
-
Avanti
!
-
disse
Yanez
al
mahut
.
I
tre
pachidermi
si
misero
subito
in
marcia
mandando
tre
formidabili
barriti
,
seguiti
subito
dagli
scikari
e
dai
behras
che
conducevano
i
cani
,
i
quali
latravano
a
piena
gola
.
In
meno
di
mezz
'
ora
la
truppa
fu
fuori
dalla
città
,
poiché
gli
elefanti
procedevano
di
buon
passo
obbligando
la
scorta
a
correre
per
non
rimanere
indietro
e
si
diresse
attraverso
le
boscaglie
che
si
estendevano
,
quasi
senza
interruzione
,
fino
nei
dintorni
di
Kamarpur
.
Yanez
,
dopo
aver
accesa
la
sua
eterna
sigaretta
e
d
'
aver
bevuto
un
lungo
sorso
d
'
arak
,
si
era
seduto
dinanzi
a
Tremal
-
Naik
dicendogli
:
-
Ora
tu
,
che
sei
indiano
e
che
hai
passati
tanti
anni
nelle
Sunderbunds
,
ci
spiegherai
che
cos
'
è
questa
tigre
nera
.
Noi
conosciamo
quelle
bornesi
e
là
di
nere
non
ne
abbiamo
mai
vedute
,
è
vero
Sandokan
?
-
Il
pirata
che
fumava
placidamente
il
suo
cibuc
,
gettando
in
aria
,
con
lentezza
misurata
,
delle
nuvole
di
fumo
,
fece
col
capo
un
cenno
affermativo
.
-
Quella
che
noi
indiani
chiamiamo
kala
-
bâgh
non
è
veramente
nera
,
-
rispose
Tremal
-
Naik
.
-
Ha
il
mantello
simile
a
quello
delle
altre
:
siccome
però
sono
le
più
feroci
,
i
nostri
contadini
credono
che
incarni
una
delle
sette
anime
della
dea
Kalì
che
come
sai
si
chiama
anche
la
Nera
.
-
Non
si
tratterebbe
quindi
che
di
uno
di
quei
terribili
solitari
che
gli
inglesi
chiamano
man
'
s
eater
ossia
mangiatori
d
'
uomini
.
-
E
che
noi
chiamiamo
admikanevalla
o
admiwala
kanâh
.
-
Una
bestia
sempre
pericolosa
.
-
Terribile
,
Yanez
-
disse
Tremal
-
Naik
,
-
perché
quelle
tigri
sono
ordinariamente
vecchie
,
per
ciò
rotte
a
tutte
le
astuzie
e
d
'
una
voracità
spaventosa
.
Non
potendo
,
in
causa
dell
'
età
che
le
priva
dello
slancio
giovanile
,
cacciare
le
antilopi
od
i
buoi
selvaggi
,
s
'
imboscano
nei
dintorni
dei
villaggi
o
si
nascondono
in
prossimità
delle
fontane
in
attesa
che
le
donne
vadano
a
prendere
acqua
.
Sono
d
'
una
prudenza
straordinaria
,
conoscono
luoghi
e
persone
,
attaccando
di
preferenza
gli
esseri
deboli
e
sfuggendo
quelli
che
potrebbero
tenere
a
loro
testa
.
-
Vivono
sole
?
-
chiese
Sandokan
.
-
Sempre
sole
,
-
rispose
il
bengalese
.
-
Sono
allora
difficili
a
catturarsi
.
-
Certo
,
perché
sono
prudentissime
e
cercano
di
evitare
sempre
i
cacciatori
.
-
Siccome
però
quella
tigre
mi
è
necessaria
,
noi
la
prenderemo
,
-
disse
Yanez
.
-
Tu
diventi
incontentabile
,
amico
-
disse
Sandokan
,
ridendo
.
-
Prima
era
la
pietra
di
Salagraman
che
ti
era
necessaria
,
oggi
è
una
tigre
e
domani
cosa
vorrai
?
-
La
testa
del
rajah
,
-
rispose
Yanez
celiando
.
-
Oh
per
quella
,
ci
penso
io
.
Un
buon
colpo
di
scimitarra
e
te
la
porto
ancora
quasi
viva
.
-
E
i
seikki
che
vegliano
sul
principe
,
non
li
conti
tu
.
-
Ah
sì
!
Mi
hai
parlato
di
quei
guerrieri
.
Che
gente
sono
,
amico
Tremal
-
Naik
?
Tu
devi
conoscerli
un
po
'
.
-
Guerrieri
valorosi
.
-
Incorruttibili
?
-
Eh
!
Secondo
,
-
rispose
il
bengalese
.
-
Non
devi
dimenticare
,
innanzi
tutto
che
sono
mercenari
.
-
Ah
!
-
fece
Sandokan
.
-
Ehi
fratellino
!
-
esclamò
Yanez
.
-
Che
cosa
t
'
interessano
quei
seikki
?
-
Tu
hai
le
tue
idee
,
io
ho
le
mie
,
-
rispose
la
Tigre
della
Malesia
,
continuando
a
fumare
.
-
Sono
anche
quelli
adoratori
di
Visnù
e
delle
pietre
di
Salagraman
,
amico
Tremal
-
Naik
?
-
Non
adorano
né
Siva
,
né
Brahma
,
né
Visnù
,
né
Budda
,
-
rispose
il
bengalese
.
-
Essi
non
credono
che
in
Nanek
,
un
religioso
che
sul
principio
del
secolo
decimosesto
si
fece
un
gran
nome
e
che
fondò
una
nuova
religione
.
-
Vorresti
diventare
anche
tu
un
seikko
.
-
Non
glielo
consiglierei
,
-
disse
Tremal
-
Naik
,
scherzando
-
perché
sarebbe
costretto
,
per
essere
ammesso
a
quella
setta
religiosa
,
a
bere
dell
'
acqua
che
ha
servito
a
lavare
i
piedi
e
le
unghie
al
sacerdote
.
-
Ah
!
Porci
!
-
esclamò
Yanez
.
-
Ed
a
mangiare
servendosi
di
un
dente
di
cinghiale
,
almeno
per
le
prime
volte
.
-
Perché
?
-
chiese
Sandokan
.
-
Per
abituarsi
a
superare
la
ripugnanza
che
tutti
i
mussulmani
hanno
pei
maiali
,
-
rispose
Tremal
-
Naik
.
-
Se
lo
terranno
per
loro
il
dente
perché
io
non
ho
alcun
desiderio
di
diventare
un
seikko
,
-
disse
la
Tigre
della
Malesia
.
-
Ho
semplicemente
un
'
idea
verso
quelle
guardie
.
Bah
!
Ci
penseremo
su
.
Siamo
nei
boschi
bassi
.
Apriamo
gli
occhi
.
È
in
questi
,
è
vero
Tremal
-
Naik
,
che
preferiscono
abitare
quei
terribili
solitari
?
-
Sì
,
le
macchie
dei
banani
e
le
terre
umide
delle
grandi
erbe
,
-
rispose
il
bengalese
.
-
Teniamoci
in
guardia
dunque
.
-
I
tre
elefanti
,
che
procedevano
sempre
di
buon
passo
,
erano
giunti
in
una
immensa
pianura
che
era
interrotta
qua
e
là
da
gruppi
di
mindi
,
arbusti
non
più
alti
di
due
o
tre
metri
,
dalla
corteccia
bianchissima
e
lucente
ed
i
rami
sottilissimi
;
da
piccoli
banani
e
da
piccole
macchie
di
butee
frondose
,
dal
tronco
nodoso
e
robusto
,
coronato
da
un
folto
padiglione
di
foglie
vellutate
d
'
un
verde
azzurrognolo
e
sotto
le
quali
pendevano
degli
enormi
grappoli
d
'
una
splendida
tinta
cremisina
.
A
grandi
distanze
,
e
per
lo
più
in
mezzo
a
piccole
piantagioni
d
'
indaco
e
ombreggiate
da
cespugli
di
mangifere
,
si
scorgeva
qualche
capanna
.
Animali
invece
non
se
ne
vedevano
:
solamente
degli
stormi
di
bulbul
,
quei
piccoli
,
leggiadri
e
battaglieri
rosignuoli
indiani
,
volavano
via
all
'
avvicinarsi
degli
elefanti
e
dei
cani
,
mostrando
le
loro
penne
picchiettate
e
la
loro
coda
rossa
.
-
Che
sia
questo
il
regno
della
tigre
nera
?
-
chiese
Yanez
.
-
Lo
sospetto
,
-
rispose
Tremal
-
Naik
.
-
Vedo
laggiù
degli
stagni
e
quelle
brutte
bestie
amano
l
'
acqua
perché
sanno
che
le
antilopi
vanno
a
dissetarsi
dopo
il
tramonto
.
-
Che
riusciamo
a
scoprirla
prima
che
la
notte
scenda
?
-
Uhm
!
Lo
dubito
.
-
Le
prepareremo
un
agguato
.
-
Perderesti
inutilmente
il
tuo
tempo
.
Le
kala
-
bâgh
non
si
lasciano
sorprendere
e
potrai
mettere
capretti
finché
vorrai
e
anche
dei
maiali
,
senza
deciderle
ad
avvicinarsi
.
-
Aspettiamo
-
concluse
Yanez
.
-
Noi
non
abbiamo
fretta
.
-
Fino
al
mezzodì
gli
elefanti
continuarono
ad
avanzare
attraverso
a
quella
pianura
che
pareva
che
non
dovesse
finire
mai
,
passando
fra
i
gruppi
di
banani
,
di
mindi
e
di
mangifere
,
senza
aver
mai
dato
alcun
segno
di
inquietudine
;
poi
il
maggiordomo
che
montava
un
magnifico
makna
,
ossia
un
elefante
maschio
senza
zanne
,
diede
il
segnale
della
fermata
per
servire
la
colazione
agli
ospiti
del
suo
signore
.
Gli
scikari
rizzarono
in
pochi
minuti
un
'
ampia
e
bellissima
tenda
di
seta
rossa
in
forma
di
padiglione
e
copersero
il
suolo
con
dei
soffici
tappeti
di
Persia
,
mentre
il
babourchi
,
ossia
il
cuoco
della
spedizione
,
aiutato
da
alcuni
sais
,
cioè
palafrenieri
,
faceva
scaricare
dal
makna
del
maggiordomo
le
sue
provviste
onde
servire
una
colazione
fredda
.
Yanez
,
Sandokan
e
Tremal
-
Naik
si
erano
affrettati
a
prendere
possesso
della
tenda
,
essendo
il
caldo
intensissimo
.
Kammamuri
ed
i
sei
malesi
della
scorta
,
si
erano
invece
rifugiati
sotto
un
immenso
tamarindo
che
spandeva
,
sotto
i
suoi
lunghissimi
e
flessibili
rami
un
'
ombra
benefica
.
L
'
aria
del
mattino
aveva
aguzzato
straordinariamente
l
'
appetito
dei
cacciatori
,
sicché
gli
ospiti
del
rajah
fecero
molto
onore
alla
curree
bât
che
inaffiarono
abbondantemente
con
birra
e
toddy
,
la
dolce
e
piccante
bevanda
indiana
che
è
gradevolissima
anche
ai
palati
europei
.
Il
maggiordomo
,
dopo
d
'
aver
sorvegliato
la
distribuzione
dei
viveri
,
li
aveva
raggiunti
,
sedendosi
però
ad
una
certa
distanza
dal
mylord
inglese
.
-
Ti
aspettavamo
,
-
disse
Yanez
,
che
si
era
coricato
su
un
ampio
cuscino
di
seta
rossa
per
fumare
con
maggior
comodità
.
-
E
questa
tigre
dove
la
scoveremo
?
-
Il
jungaul
barsath
(
re
della
jungla
)
a
quest
'
ora
si
riposerà
nella
sua
tana
,
-
rispose
il
maggiordomo
.
-
Non
sarà
che
verso
sera
o
di
buon
mattino
che
noi
la
incontreremo
.
Non
ama
il
sole
,
mylord
.
-
Sai
approssimativamente
dove
noi
la
incontreremo
?
-
Quattro
giorni
or
sono
,
fu
vista
nei
dintorni
dello
stagno
di
Janti
;
anzi
là
divorò
una
donna
che
conduceva
una
mucca
onde
si
abbeverasse
.
-
La
mucca
scappò
in
tempo
?
-
La
bâgh
non
si
è
occupata
dell
'
animale
.
Ora
che
si
è
abituata
alla
carne
umana
non
desidera
che
quella
.
-
Che
abbia
il
suo
covo
in
quei
dintorni
?
-
chiese
Sandokan
.
-
Sì
,
deve
trovarsi
fra
i
bambù
della
vicina
jungla
,
perché
anche
alcune
settimane
or
sono
,
è
stata
incontrata
due
volte
da
uno
scikaro
.
-
Questa
sera
potremo
trovarci
a
quello
stagno
?
-
Prima
del
tramonto
vi
giungeremo
,
-
rispose
il
maggiordomo
.
-
Volete
che
tendiamo
una
imboscata
colà
?
-
chiese
Sandokan
volgendosi
verso
Yanez
e
Tremal
-
Naik
.
-
Se
quella
bestia
è
così
astuta
e
diffidente
,
non
si
lascerà
accostare
dagli
elefanti
.
-
Era
quello
che
pensavo
anch
'
io
,
-
disse
il
portoghese
.
-
A
che
ora
riprenderemo
le
mosse
?
-
chiese
Tremal
-
Naik
al
maggiordomo
.
-
Alle
quattro
,
sahib
.
-
Possiamo
approfittare
per
schiacciare
un
sonnellino
allora
.
Non
siamo
sicuri
di
riposarci
questa
sera
.
-
Il
maggiordomo
fece
portare
altri
cuscini
,
poi
abbassare
sul
dinanzi
della
tenda
un
gran
drappo
pure
di
seta
,
onde
potessero
riposare
più
tranquilli
.
Anche
gli
scikari
ed
i
conduttori
dei
cani
,
approfittando
della
grande
calma
che
regnava
sotto
le
piante
,
e
del
nessun
pericolo
che
li
minacciava
,
si
erano
addormentati
.
Vegliavano
invece
gli
elefanti
,
occupati
a
dar
fondo
ad
un
ammasso
di
foglie
e
di
rami
di
pipal
,
di
cui
sono
ghiottissimi
,
non
avendo
forse
trovata
sufficiente
la
razione
fornita
loro
dai
mahuts
,
quantunque
composta
di
venticinque
libbre
di
farina
impastata
con
acqua
,
di
una
libbra
di
burro
chiarificato
e
di
mezza
libbra
di
sale
per
ciascuno
.
Alle
quattro
,
con
una
precisione
cronometrica
,
tutta
la
carovana
era
pronta
a
riprendere
le
mosse
.
La
tenda
in
un
baleno
era
stata
levata
e
gli
elefanti
,
che
erano
appena
allora
stati
spalmati
di
grasso
alla
testa
,
agli
orecchi
ed
ai
piedi
,
si
mostravano
di
buon
umore
,
scherzando
coi
loro
mahuts
.
-
Avanti
!
-
aveva
gridato
Yanez
che
aveva
ripreso
il
suo
posto
con
Sandokan
ed
il
bengalese
.
La
carovana
si
mosse
di
buon
passo
,
sempre
coll
'
ordine
primiero
.
Gli
scikari
,
non
essendo
ancora
giunti
sul
luogo
della
caccia
,
si
tenevano
ultimi
insieme
ai
conduttori
dei
cani
ed
ai
servi
.
Il
paese
accennava
a
cambiare
.
I
grandi
alberi
scomparivano
per
dar
luogo
a
immense
distese
di
erbe
palustri
,
grosse
e
diritte
come
lame
di
sciabola
che
i
botanici
chiamano
thypha
elephantina
,
perché
assai
amate
dagli
elefanti
che
ne
fanno
delle
scorpacciate
,
ed
a
gruppi
di
bambù
spinosi
,
alti
solo
pochi
metri
,
ma
invece
molto
grossi
.
Era
il
principio
della
jungla
umida
,
il
regno
dell
'
acto
bâgh
beursah
(
la
tigre
signora
)
come
l
'
hanno
chiamata
i
poeti
indiani
.
Della
selvaggina
piccola
e
grossa
,
spaventata
dall
'
avvicinarsi
di
quei
tre
colossi
accompagnati
da
tanta
gente
armata
,
balzava
di
quando
in
quando
fuori
da
quei
bambù
,
allontanandosi
a
corsa
precipitosa
.
Ora
erano
dei
samber
,
specie
di
cervi
,
più
grossi
di
quelli
europei
,
dal
pelame
bruno
violetto
sul
dorso
e
bianco
argenteo
sotto
il
ventre
e
la
testa
armata
di
corna
robuste
,
che
spiccavano
dei
salti
meravigliosi
,
scomparendo
in
pochi
istanti
agli
occhi
dei
cacciatori
;
ora
invece
erano
dei
nilgò
,
le
antilopi
indiane
,
grosse
quasi
quanto
un
bue
di
media
statura
,
di
forme
però
eleganti
e
fini
ed
il
pelame
grigiastro
;
ora
delle
bande
di
cani
selvaggi
,
grossi
quanto
gli
sciacalli
ai
quali
rassomigliano
molto
nella
forma
della
testa
e
che
sono
famosi
cacciatori
di
daini
,
dei
quali
ne
distruggono
un
gran
numero
.
Anche
qualche
bufalo
delle
jungle
,
strappato
al
suo
riposo
dal
barrire
degli
elefanti
,
si
scagliava
,
con
impeto
furibondo
,
fuori
dalle
macchie
di
bambù
,
mostrando
la
sua
testaccia
corta
e
quadra
,
armata
di
corna
ovali
e
fortemente
appiattite
,
curvantisi
all
'
indietro
.
Si
arrestava
qualche
momento
,
ben
piantato
sulle
poderose
zampe
,
guatando
cogli
occhi
iniettati
di
sangue
la
carovana
,
smanioso
forse
di
lanciarsi
ad
una
carica
disperata
e
di
far
strage
di
scikari
e
di
valletti
,
poi
s
'
allontanava
a
piccolo
galoppo
,
volgendosi
di
quando
in
quando
indietro
e
anche
soffermandosi
come
per
dire
:
un
bhainsa
della
jungla
non
ha
paura
.
Il
sole
era
prossimo
al
tramonto
e
gli
elefanti
cominciavano
a
dar
segno
di
stanchezza
in
causa
della
pessima
natura
del
suolo
che
cedeva
facilmente
sotto
i
loro
larghi
piedi
,
quando
Yanez
,
dall
'
alto
della
cassa
,
al
di
là
d
'
una
piccola
jungla
formata
esclusivamente
di
piante
spinose
,
vide
scintillare
una
distesa
d
'
acqua
.
-
Ecco
lo
stagno
della
tigre
nera
,
-
disse
.
Quasi
nell
'
istesso
momento
una
viva
agitazione
si
manifestò
fra
i
cani
.
Tiravano
i
guinzagli
e
latravano
furiosamente
formando
un
baccano
assordante
.
-
Che
cosa
c
'
è
dunque
?
-
chiese
il
portoghese
al
mahut
.
-
I
cani
hanno
fiutata
la
pista
della
kala
-
bâgh
,
-
rispose
l
'
indiano
.
-
Che
sia
passata
per
di
qua
?
-
Certo
,
sahib
.
I
cani
non
latrerebbero
così
.
-
E
quando
passata
?
Di
recente
?
-
Solo
i
cani
potrebbero
saperlo
.
-
Il
tuo
elefante
non
dà
alcun
segno
d
'
agitazione
?
-
Nessuno
finora
.
-
Avanzati
verso
lo
stagno
.
Ne
faremo
il
giro
per
vedere
quale
contegno
terranno
i
cani
.
-
Sì
,
sahib
,
-
rispose
il
mahut
alzando
la
sua
corta
picca
armata
lateralmente
d
'
un
uncino
molto
acuto
.
L
'
elefante
che
si
era
arrestato
un
momento
,
riprese
il
cammino
scostando
colla
sua
formidabile
tromba
i
bambù
.
Era
ancora
tranquillo
,
tuttavia
doveva
essersi
accorto
anche
lui
che
s
'
avanzava
nel
dominio
della
tigre
perché
non
aveva
più
il
passo
lesto
come
prima
.
I
cani
,
sotto
una
tempesta
di
frustate
,
non
urlavano
più
,
però
di
quando
in
quando
tentavano
di
rompere
le
funicelle
per
slanciarsi
attraverso
le
typha
.
-
Che
l
'
abbiano
proprio
fiutata
la
belva
?
-
chiese
Yanez
,
che
sembrava
inquieto
,
rivolgendosi
verso
Tremal
-
Naik
.
-
Credo
che
il
mahut
non
si
sia
ingannato
,
-
rispose
il
bengalese
.
-
Per
precauzione
faremo
bene
a
preparare
le
carabine
.
Si
è
dato
qualche
volta
che
le
tigri
solitarie
invece
di
fuggire
si
siano
gettate
improvvisamente
addosso
ai
cacciatori
.
-
Approntiamoci
,
Sandokan
.
-
La
Tigre
della
Malesia
vuotò
il
suo
cibuc
e
presa
la
sua
carabina
a
due
colpi
,
montò
i
grilletti
mettendosela
poi
fra
le
ginocchia
.
Yanez
e
Tremal
-
Naik
lo
avevano
imitato
,
poi
avevano
appoggiato
contro
l
'
orlo
della
cassa
tre
picche
di
corta
misura
che
avevano
però
delle
lame
piuttosto
larghe
e
coi
margini
affilatissimi
.
-
Tu
Sandokan
,
veglia
sul
mahut
,
io
guardo
a
destra
e
tu
Tremal
-
Naik
a
sinistra
,
-
disse
Yanez
quando
quei
preparativi
furono
terminati
.
-
Conto
più
su
di
noi
tre
che
su
tutta
questa
gente
.
-
E
su
Kammamuri
e
sui
nostri
malesi
,
-
aggiunse
la
Tigre
della
Malesia
.
-
Non
sono
uomini
da
volgere
le
spalle
nel
momento
del
pericolo
.
-
Quantunque
tutto
indicasse
che
quelle
jungle
fossero
state
percorse
dalla
terribile
belva
,
gli
elefanti
giunsero
senza
cattivi
incontri
sulle
rive
dello
stagno
e
ne
fecero
il
giro
levando
solamente
alcune
coppie
di
pavoni
ed
una
mezza
dozzina
di
oche
selvatiche
,
grosse
quanto
quelle
europee
,
col
collo
invece
più
lungo
,
le
ali
orlate
di
nero
,
la
testa
adorna
d
'
un
ciuffo
.
Quello
stagno
non
aveva
che
una
circonferenza
di
cinque
o
seicento
metri
e
serviva
da
serbatoio
ad
alcuni
minuscoli
torrenti
che
si
perdevano
nelle
vicine
jungle
.
Le
piante
acquatiche
,
le
jhil
,
che
somigliano
al
loto
comune
e
che
producono
un
grosso
tubero
assai
apprezzato
dagli
indiani
,
lo
avevano
invaso
per
buona
parte
.
-
Accampiamoci
qui
,
-
disse
Yanez
al
mahut
.
Gettò
la
scala
e
scese
coi
suoi
compagni
.
Il
maggiordomo
lo
aveva
subito
raggiunto
per
attendere
i
suoi
ordini
.
-
Fa
'
alzare
la
tenda
e
preparare
l
'
accampamento
.
-
Sì
,
mylord
.
-
Una
domanda
prima
.
-
Parla
.
-
Vi
sono
altri
stagni
nei
dintorni
?
-
Nessuno
.
Non
vi
è
che
il
fiume
,
ma
è
molto
lontano
ancora
.
-
Sicché
i
nilgò
ed
i
bufali
sono
costretti
a
venire
qui
a
dissetarsi
.
-
Ai
villaggi
non
s
'
avvicinano
mai
e
poi
quelle
fontane
sono
troppo
frequentate
dagli
uomini
e
dalle
donne
.
-
Non
mi
occorre
ora
che
una
buona
cena
.
-
Gli
scikari
,
i
valletti
ed
i
servi
,
aiutati
anche
dal
malesi
che
erano
sotto
la
direzione
di
Kammamuri
,
in
meno
d
'
un
quarto
d
'
ora
prepararono
l
'
accampamento
intorno
ad
un
magnifico
pipal
nim
,
dal
tronco
enorme
e
dal
fogliame
cupo
e
fitto
,
che
coi
suoi
immensi
rami
lo
copriva
quasi
tutto
.
Trattandosi
di
fermarsi
in
quel
luogo
forse
parecchi
giorni
,
gli
scikari
per
premunirsi
dalle
sorprese
della
terribile
kala
-
bâgh
,
con
dei
bambù
incrociati
avevano
formata
come
una
barriera
tutta
all
'
intorno
,
legandoli
strettamente
.
La
tenda
,
quantunque
non
fosse
proprio
necessaria
,
era
stata
rizzata
contro
un
albero
,
ossia
quasi
nel
centro
del
campo
.
Il
pranzo
,
molto
abbondante
,
poiché
il
babourchi
aveva
caricato
alla
lettera
di
provviste
il
terzo
elefante
destinato
più
al
servigi
della
carovana
che
ad
affrontare
la
pericolosa
bestia
,
fu
subito
preparato
e
anche
lestamente
divorato
dai
cacciatori
.
-
Mylord
,
-
disse
il
maggiordomo
entrando
sotto
la
tenda
,
dopo
che
Yanez
ed
i
suoi
compagni
ebbero
finito
di
mangiare
.
-
Devo
far
accendere
dei
fuochi
intorno
all
'
accampamento
?
-
Guardati
bene
dal
farlo
,
-
rispose
il
portoghese
.
-
Spaventeresti
la
tigre
e
allora
dove
andremo
a
cercarla
?
Noi
siamo
venuti
qui
per
cacciarla
e
non
già
per
tenerla
lontana
.
-
Può
piombare
sul
campo
,
mylord
.
-
E
noi
saremo
pronti
a
riceverla
.
Fa
'
collocare
delle
sentinelle
dietro
la
cinta
e
non
preoccuparti
d
'
altro
.
Hai
del
grasso
tu
?
-
Del
ghi
(
burro
chiarificato
)
che
potrà
servire
ugualmente
.
-
E
delle
scatole
di
latta
?
-
Sì
,
quelle
della
carne
conservata
per
te
e
pei
tuoi
compagni
.
-
Riempiene
tre
o
quattro
di
burro
,
mettici
dentro
un
pezzo
di
tela
od
una
funicella
,
falle
accendere
e
collocale
intorno
all
'
accampamento
,
alla
distanza
di
tre
o
quattrocento
passi
.
-
Io
farò
quello
che
vorrai
.
-
Che
cosa
vuoi
fare
con
quelle
scatole
Yanez
?
-
chiese
la
Tigre
della
Malesia
quando
il
maggiordomo
si
fu
allontanato
.
-
Attiriamo
la
bâgh
,
-
dissero
Tremal
-
Naik
ed
il
portoghese
.
-
Ah
i
furbi
!
-
L
'
odore
del
grasso
o
del
burro
si
espande
a
grandi
distanze
e
giungerà
alle
nari
della
tigre
,
-
continuò
Tremal
-
Naik
.
-
Facevo
così
quand
'
ero
il
cacciatore
della
jungla
nera
e
le
belve
giungevano
sempre
ed
anche
in
buon
numero
.
-
Amici
,
prendiamo
le
nostre
armi
ed
andiamo
a
imboscarci
fuori
del
campo
,
-
disse
Yanez
.
-
Io
sono
certo
che
quella
bestiaccia
cadrà
questa
notte
sotto
i
nostri
colpi
.
-
Sono
pronto
,
-
disse
la
Tigre
della
Malesia
.
Presero
le
loro
carabine
e
le
munizioni
,
si
passarono
nella
cintura
i
kriss
che
sapevano
,
i
due
pirati
specialmente
,
maneggiare
meglio
di
qualunque
altro
e
lasciarono
la
tenda
.
-
Tu
occupati
dell
'
accampamento
e
fidati
più
dei
miei
uomini
che
dei
tuoi
scikari
,
-
disse
Yanez
al
maggiordomo
che
era
ritornato
.
-
E
tu
,
mylord
,
dove
vai
?
-
chiese
l
'
indiano
con
stupore
.
-
Noi
andiamo
a
scovare
la
kala
-
bâgh
.
-
Di
notte
!
-
Non
abbiamo
paura
,
noi
.
Addio
:
presto
udrai
le
nostre
carabine
.
-
Avvertirono
anche
Kammamuri
di
vegliare
attentamente
,
poi
i
tre
valorosi
uscirono
dal
campo
,
tranquilli
come
se
andassero
a
cacciare
dei
beccaccini
.
Era
una
di
quelle
splendide
notti
delle
quali
se
ne
vedono
solamente
nell
'
India
.
Le
stelle
fiorivano
nel
cielo
purissimo
,
sgombro
di
qualsiasi
nube
e
la
luna
s
'
alzava
al
di
sopra
delle
cupe
foreste
che
s
'
estendevano
al
di
là
del
Brahmaputra
,
proiettando
i
suoi
raggi
azzurrini
sulla
jungla
che
circondava
lo
stagno
.
Yanez
ed
i
suoi
due
compagni
,
oltrepassate
le
scatole
piene
di
burro
chiarificato
che
bruciavano
crepitando
e
lanciando
di
quando
in
quando
sprazzi
di
luce
vivissima
,
s
'
addentrarono
fra
i
canneti
ed
i
cespugli
della
jungla
finché
ebbero
trovato
un
piccolo
spazio
scoperto
,
una
minuscola
radura
dove
non
crescevano
che
pochi
mindi
.
-
Ecco
un
magnifico
posto
,
-
disse
il
portoghese
,
deponendo
la
carabina
.
-
Di
qui
possiamo
sorvegliare
l
'
accampamento
e
anche
la
jungla
.
Si
direbbe
che
le
piante
non
lo
hanno
invaso
per
far
piacere
a
noi
.
-
È
vero
,
-
rispose
Sandokan
.
-
Taci
!
-
disse
in
quell
'
istante
Tremal
-
Naik
.
-
Che
cosa
hai
udito
?
-
La
risposta
non
la
diede
il
bengalese
.
Fu
un
hu
-
ab
terribile
,
formidabile
,
che
rintronò
nella
notte
tranquilla
come
un
colpo
di
tuono
e
che
scosse
perfino
le
salde
fibre
della
Tigre
della
Malesia
.
La
risposta
l
'
aveva
data
la
kala
-
bâgh
!
9
.
Il
colpo
di
grazia
di
Yanez
Le
tre
più
formidabili
potenze
carnivore
,
si
sono
divise
il
mondo
in
modo
da
non
incontrarsi
quasi
mai
sui
loro
passi
:
il
leone
si
è
riservata
l
'
Africa
;
l
'
orso
,
che
diventa
molto
sovente
un
carnivoro
terribile
,
l
'
Europa
e
l
'
America
settentrionale
dove
impera
fra
le
alte
montagne
rocciose
sotto
il
nome
di
grizly
;
la
tigre
l
'
Asia
e
anche
buona
parte
delle
grandi
isole
che
appartengono
all
'
Oceania
.
Sono
circa
seicento
milioni
di
abitanti
che
si
è
riservata
la
acto
bâgh
-
beursah
,
ossia
la
tigre
signora
,
come
la
chiamano
i
poeti
indiani
;
e
quali
tributi
preleva
ogni
anno
su
quei
disgraziati
!
Nella
sola
India
non
meno
di
diecimila
persone
trovano
la
loro
tomba
negli
intestini
del
feroce
carnivoro
.
I
rettili
,
che
sono
molto
più
numerosi
in
quella
vasta
penisola
,
non
ne
prelevano
che
la
metà
.
Vi
sono
tigri
in
Persia
,
nell
'
Indo
-
Cina
,
a
Sumatra
,
a
Giava
,
a
Borneo
,
nella
penisola
Malese
,
anche
nella
Nuova
Guinea
,
persino
nella
Mongolia
e
nella
Manciuria
;
ma
nessuna
eguaglia
per
bellezza
,
per
astuzia
,
per
ferocia
,
le
tigri
dell
'
India
,
e
perciò
forse
sono
state
chiamate
tigri
reali
.
Tutte
le
altre
tigri
sono
infatti
inferiori
a
quelle
che
abitano
le
jungle
indostane
.
Quelle
delle
isole
malesi
sono
meno
belle
,
più
basse
di
zampe
,
più
tozze
e
quindi
molto
meno
eleganti
.
Anche
il
loro
pelame
,
quantunque
più
spesso
e
più
lungo
ed
egualmente
rigato
,
non
soddisfa
.
Hanno
delle
basette
meno
sviluppate
,
i
ciuffi
del
pelo
del
ventre
e
delle
cosce
meno
abbondanti
,
gli
occhi
più
falsi
,
più
maligni
,
la
lingua
sempre
pendente
come
fosse
perennemente
assetata
di
sangue
,
la
coda
bassa
,
l
'
incedere
ruvido
.
Sono
i
contadini
della
foresta
.
La
tigre
indiana
invece
ha
uno
sviluppo
maggiore
,
più
grazia
,
più
eleganza
pur
essendo
egualmente
feroce
,
anzi
forse
più
carnivora
delle
altre
.
Come
statura
supera
tutte
le
altre
,
anche
quelle
della
Cina
che
assaltano
,
con
coraggio
straordinario
,
i
campagnuoli
delle
immense
pianure
della
Manciuria
.
Una
bella
tigre
indiana
non
misura
mai
,
dalla
punta
del
naso
alla
estremità
della
coda
,
meno
di
due
metri
e
cinquanta
centimetri
,
però
ve
ne
sono
di
quelle
che
raggiungono
perfino
i
tre
metri
.
Dalla
base
delle
loro
zampe
anteriori
,
posate
a
piatto
,
fino
all
'
orecchio
,
corre
un
metro
,
e
colla
loro
impronta
sul
suolo
coprono
un
circolo
di
venti
centimetri
di
diametro
.
La
loro
testa
non
è
molto
sviluppata
in
confronto
a
quella
del
leone
e
delle
pantere
,
nondimeno
le
loro
mascelle
sono
più
larghe
,
i
denti
più
lunghi
e
più
formidabili
,
gli
artigli
più
duri
e
più
tremendi
.
Il
petto
invece
è
più
ristretto
,
e
come
incollatura
lo
ha
maggiore
il
giaguaro
americano
,
ciò
che
gli
permette
di
trascinare
,
senza
soverchia
fatica
,
perfino
una
mucca
.
Una
tigre
però
,
nel
suo
pieno
sviluppo
,
può
saltare
una
cinta
di
tre
e
anche
di
quattro
metri
,
portandosi
in
bocca
un
vitello
ben
grosso
.
La
sua
astuzia
è
estrema
.
Il
leone
,
conscio
delle
proprie
forze
,
quando
caccia
o
si
prepara
ad
assalire
,
annuncia
la
sua
presenza
con
un
ruggito
formidabile
,
che
assomiglia
ad
un
colpo
di
tuono
.
La
tigre
invece
di
rado
fa
udire
la
sua
voce
prima
dell
'
assalto
.
Al
pari
della
pantera
si
tiene
imboscata
,
per
ore
ed
ore
,
aspettando
pazientemente
la
preda
e
non
lancia
il
suo
urrah
,
se
non
quando
tuffa
il
suo
muso
fra
gl
'
intestini
della
sua
vittima
,
e
anche
non
sempre
.
L
'
urlo
rauco
udito
da
Yanez
e
dai
suoi
compagni
annunciava
che
la
kala
-
bâgh
si
era
già
guadagnata
la
cena
o
che
aveva
fiutati
i
cacciatori
?
-
Che
cosa
ne
dici
tu
,
Tremal
-
Naik
?
-
aveva
chiesto
il
portoghese
al
suo
amico
indiano
,
che
stava
ascoltando
.
-
Tu
le
conosci
meglio
di
noi
queste
bestie
pericolose
.
-
Potrò
ingannarmi
-
aveva
risposto
il
bengalese
-
ma
questo
deve
essere
un
urlo
di
delusione
.
Quando
una
tigre
atterra
la
preda
,
lancia
un
formidabile
a
-
o
-
ung
e
non
già
un
hu
-
ab
.
Le
è
andato
male
il
colpo
su
qualche
nilgò
o
su
qualche
bufalo
,
ne
sono
sicuro
.
-
Allora
verrà
a
cercarci
,
-
disse
Sandokan
.
-
Sì
,
se
vorrà
guadagnarsi
la
cena
,
-
rispose
Tremal
-
Naik
.
-
Con
un
piatto
forte
a
base
di
piombo
,
-
disse
Yanez
.
-
Se
saremo
capaci
di
offrirglielo
.
-
Lo
dubiti
,
tu
?
-
Oh
no
!
-
I
miei
nervi
sono
tranquillissimi
.
-
Ed
anche
i
miei
-
aggiunse
la
Tigre
della
Malesia
.
-
State
zitti
.
-
S
'
avvicina
?
-
chiesero
ad
una
voce
Sandokan
e
Yanez
prendendo
le
carabine
e
sdraiandosi
al
suolo
.
-
Non
so
,
ho
udito
tuttavia
un
lieve
rumore
fra
quella
macchia
di
bambù
che
si
alza
dinanzi
a
noi
.
-
Che
cerchi
sorprenderci
?
-
chiese
Sandokan
.
-
È
probabile
,
-
rispose
Tremal
-
Naik
.
-
La
faccenda
diventa
seria
.
Prepariamoci
a
ricevere
degnamente
la
signora
tigre
,
-
disse
Sandokan
.
Un
altro
hu
-
ab
rintronò
in
quel
momento
e
molto
più
sonoro
e
più
vicino
del
primo
,
seguìto
subito
da
un
cupo
a
-
o
-
ung
prolungato
,
d
'
un
effetto
sinistro
.
-
Quella
tigre
deve
avere
veramente
nel
suo
corpo
una
delle
sette
anime
di
Kalì
-
disse
Yanez
sforzandosi
di
sorridere
.
-
Non
ho
mai
veduto
una
tigre
così
audace
da
lanciare
,
in
piena
notte
,
quasi
sul
viso
dei
cacciatori
,
il
suo
grido
di
guerra
.
-
È
una
solitaria
-
rispose
Tremal
-
Naik
-
ed
ha
ormai
fiutato
l
'
odore
della
carne
fresca
e
soprattutto
umana
.
-
Per
Giove
!
Non
saranno
i
miei
polpacci
che
mangerà
questa
sera
.
-
Prendiamo
posizione
,
-
disse
Sandokan
.
-
Tu
Yanez
collocati
alla
mia
destra
a
quindici
o
venti
passi
di
distanza
e
tu
Tremal
-
Naik
alla
mia
sinistra
,
un
po
'
più
innanzi
.
Cerchiamo
di
attirarla
e
di
avvolgerla
.
Attenti
a
non
farvi
sorprendere
.
-
Non
temere
Sandokan
,
-
disse
il
bengalese
.
-
Io
sono
perfettamente
tranquillo
.
-
Ed
io
sono
dispiacentissimo
di
non
poter
finire
la
mia
sigaretta
,
-
rispose
Yanez
.
-
Mi
rifarò
più
tardi
.
-
Mentre
Sandokan
indietreggiava
di
alcuni
passi
,
il
portoghese
e
Tremal
-
Naik
si
scostarono
,
uno
a
destra
e
l
'
altro
a
sinistra
,
raggiungendo
i
margini
della
piccola
radura
e
coricandosi
dietro
i
bambù
spinosi
.
Dopo
il
secondo
urlo
,
la
tigre
non
si
era
fatta
più
udire
,
però
i
tre
cacciatori
erano
più
che
certi
che
si
avanzava
silenziosamente
attraverso
alla
jungla
,
sperando
di
sorprenderli
.
Mentre
Yanez
e
Tremal
-
Naik
stavano
stesi
bocconi
,
Sandokan
si
era
messo
in
ginocchio
,
tenendo
la
carabina
bassa
onde
la
belva
non
potesse
subito
scorgerla
.
Gli
occhi
del
terribile
uomo
scrutavano
minuziosamente
le
alte
canne
della
jungla
per
cercar
di
scoprire
da
quale
parte
poteva
mostrarsi
la
ferocissima
belva
.
Un
gran
silenzio
regnava
.
Non
si
udivano
né
urla
di
sciacalli
,
né
ululati
di
cani
selvaggi
.
Il
grido
di
guerra
della
kala
-
bâgh
doveva
aver
fatto
fuggire
tutti
gli
animali
notturni
.
Solo
di
quando
in
quando
passava
sulla
jungla
come
un
fremito
leggero
,
dovuto
a
qualche
soffio
d
'
aria
,
poi
la
calma
ritornava
.
Passarono
alcuni
minuti
d
'
angosciosa
aspettativa
pei
tre
cacciatori
.
Quantunque
fossero
coraggiosi
fino
alla
temerità
e
già
abituati
a
misurarsi
con
quei
formidabili
predatori
,
non
potevano
sottrarsi
completamente
ad
un
certo
senso
d
'
irrequietezza
.
Yanez
masticava
nervosamente
la
sua
sigaretta
che
aveva
lasciata
spegnere
,
Sandokan
tormentava
i
grilletti
della
carabina
e
Tremal
-
Naik
non
riusciva
a
rimanere
immobile
.
Ad
un
tratto
gli
orecchi
acutissimi
della
Tigre
della
Malesia
percepirono
un
leggerissimo
rumore
,
come
un
fruscio
.
Pareva
che
qualche
animale
scivolasse
cautamente
fra
i
bambù
.
-
L
'
ho
dinanzi
,
-
mormorò
Sandokan
.
In
quell
'
istante
un
soffio
d
'
aria
passò
sulla
jungla
e
gli
portò
al
naso
quell
'
odore
particolare
e
sgradevole
che
emanano
tutte
le
belve
feroci
.
-
Mi
spia
,
-
sussurrò
il
pirata
.
-
Purché
non
piombi
invece
su
Yanez
e
su
Tremal
-
Naik
,
che
mi
pare
non
si
siano
ancora
accorti
della
sua
presenza
.
-
Gettò
sui
due
compagni
un
rapido
sguardo
e
li
vide
immobili
sempre
coricati
.
D
'
improvviso
i
bambù
che
gli
stavano
dinanzi
s
'
aprirono
bruscamente
ed
egli
scorse
la
tigre
ritta
sulle
zampe
posteriori
,
che
lo
saettava
coi
suoi
occhi
fosforescenti
.
Sandokan
alzò
rapidamente
la
carabina
,
mirò
un
istante
e
lasciò
partire
,
uno
dietro
l
'
altro
,
i
due
colpi
che
rintronarono
formidabilmente
nel
silenzio
della
notte
.
La
kala
-
bâgh
mandò
un
ululato
spaventevole
,
che
fu
seguito
da
altri
quattro
spari
,
fece
due
salti
in
aria
,
poi
scomparve
in
mezzo
alla
jungla
con
un
terzo
salto
.
-
Colpita
!
-
aveva
gridato
Yanez
,
correndo
verso
Sandokan
,
che
ricaricava
precipitosamente
la
carabina
.
-
Sì
!
Sì
,
toccata
!
-
aveva
risposto
Tremal
-
Naik
,
balzando
in
piedi
.
-
Vorrei
però
averla
veduta
a
cadere
e
non
rialzarsi
più
,
-
disse
Sandokan
.
-
Che
abbia
delle
palle
in
corpo
ne
sono
certo
,
tuttavia
non
possiamo
dire
di
avere
la
sua
pelle
.
-
La
troveremo
morta
nel
suo
covo
,
-
disse
Tremal
-
Naik
.
-
Se
le
ferite
non
fossero
gravissime
si
sarebbe
gettata
contro
di
noi
.
Se
è
fuggita
è
segno
che
non
si
sentiva
più
in
grado
di
affrontarci
.
-
Che
le
abbiamo
fracassate
le
zampe
anteriori
?
-
chiese
Yanez
.
-
Io
ho
mirato
all
'
altezza
del
collo
.
-
È
probabile
,
-
rispose
Tremal
-
Naik
.
-
Non
credi
che
ritorni
?
-
L
'
aspetteresti
inutilmente
.
-
Andremo
a
cercarla
domani
.
-
E
le
daremo
il
colpo
di
grazia
,
se
sarà
ancora
viva
,
-
aggiunse
Sandokan
.
-
Orsù
torniamo
al
campo
.
Alcune
ore
di
sonno
non
guasteranno
.
-
Stettero
qualche
minuto
in
ascolto
,
poi
non
udendo
alcun
rumore
lasciarono
la
radura
riattraversando
l
'
ultimo
tratto
di
jungla
che
li
separava
dall
'
accampamento
.
Fuori
della
cinta
incontrarono
Kammamuri
coi
sei
malesi
.
-
Andate
a
dormire
,
-
disse
loro
Sandokan
.
-
L
'
abbiamo
ferita
e
all
'
alba
andremo
a
scovarla
.
Avvertite
il
chitmudgar
(
maggiordomo
)
che
faccia
preparare
per
tempo
gli
elefanti
.
-
Tutti
gli
indiani
erano
in
piedi
,
colle
armi
in
mano
,
temendo
che
i
cacciatori
avessero
mancata
la
tigre
e
che
questa
assalisse
l
'
accampamento
.
Quando
però
udirono
che
era
stata
gravemente
ferita
,
tornarono
a
coricarsi
.
I
tre
amici
si
cacciarono
sotto
la
tenda
,
accettarono
un
bicchiere
di
birra
,
che
il
maggiordomo
aveva
premurosamente
offerto
e
si
gettarono
senza
spogliarsi
sui
materassini
,
mettendosi
a
fianco
le
carabine
.
Il
loro
sonno
non
durò
che
poche
ore
.
I
barriti
degli
elefanti
e
le
urla
dei
cani
li
avvertirono
che
tutto
era
pronto
per
cominciare
la
battuta
.
-
Eccoli
ridiventati
coraggiosi
,
-
disse
Yanez
,
vedendo
gli
scikari
schierati
dinanzi
ai
colossali
animali
e
pieni
di
ardore
.
Vuotarono
una
tazza
di
tè
caldissimo
e
presero
posto
sui
loro
elefanti
.
-
All
right
!
-
comandò
Yanez
quando
vide
che
tutti
erano
pronti
.
I
tre
pachidermi
si
misero
subito
in
movimento
,
preceduti
dagli
scikari
e
fiancheggiati
dai
behras
.
Appena
fuori
dalla
cinta
i
cani
furono
liberati
e
si
slanciarono
in
tutte
le
direzioni
abbaiando
con
furore
.
Cominciava
appena
allora
a
rischiararsi
il
cielo
.
Gli
astri
si
smorzavano
a
poco
a
poco
ed
una
luce
rossastra
,
che
diventava
rapidamente
più
intensa
,
saliva
dalla
parte
d
'
oriente
.
Una
fresca
brezza
spirava
dal
non
lontano
Brahmaputra
,
piegando
ad
intervalli
i
bambù
,
che
formavano
la
jungla
.
Dinanzi
ai
cani
che
si
gettavano
furiosamente
attraverso
le
piante
con
grande
coraggio
,
animali
e
volatili
fuggivano
precipitosamente
,
indizio
sicuro
che
la
terribile
kala
-
bâgh
non
imperava
più
su
quei
dintorni
.
Degli
axis
,
che
durante
la
notte
si
erano
forse
abbeverati
allo
stagno
,
scappavano
a
tutte
gambe
.
Erano
gli
eleganti
cervi
indiani
,
somiglianti
ai
daini
,
dal
pelame
fulvo
,
macchiato
di
bianco
con
una
certa
regolarità
.
Talvolta
invece
erano
stormi
di
kirrik
,
bellissimi
uccelli
dalle
penne
nere
e
lucentissime
,
bianche
solamente
sul
collo
e
sul
petto
,
con
un
piccolo
ciuffo
di
penne
sulla
testa
e
la
coda
molto
folta
ed
allungata
.
-
O
la
tigre
è
morta
o
sta
agonizzando
nella
sua
tana
,
-
disse
Tremal
-
Naik
,
a
cui
nulla
sfuggiva
.
-
Quegli
axis
e
questi
uccelli
non
si
troverebbero
qui
,
se
quella
brutta
bestia
battesse
ancora
la
jungla
.
Questo
è
un
buon
segno
.
-
Tu
che
hai
soggiornato
molti
anni
nelle
Sunderbunds
ne
devi
sapere
più
di
noi
,
-
disse
Yanez
.
-
Io
comincio
a
sperare
d
'
offrire
a
quel
briccone
di
rajah
la
pelle
della
kala
-
bâgh
.
-
Ed
io
ne
sono
sicuro
,
-
aggiunse
Sandokan
.
-
Il
tuo
principe
sarà
così
pienamente
soddisfatto
,
-
disse
Tremal
-
Naik
.
-
La
pietra
di
Salagraman
prima
,
poi
la
pelle
della
tigre
che
gli
ha
divorato
i
figli
.
Che
cosa
potrebbe
desiderare
di
più
?
Tu
,
Yanez
,
sei
un
uomo
veramente
fortunato
.
-
L
'
impresa
non
è
ancora
finita
,
amico
.
Anzi
è
ancora
da
cominciare
.
-
Che
cosa
vorrai
offrirgli
ancora
?
-
Non
lo
so
nemmeno
io
per
ora
.
-
Il
ministro
?
-
Oh
!
Quello
rimarrà
prigionero
finché
Surama
sarà
proclamata
principessa
dell
'
Assam
.
Quello
guasterebbe
troppo
le
mie
faccende
.
-
E
sono
così
numerose
,
è
vero
,
Yanez
?
-
disse
Sandokan
.
-
Non
poche
di
certo
...
Aho
!
Che
cos
'
hanno
i
cani
?
-
Dei
latrati
furiosi
s
'
alzavano
fra
i
bambù
ed
i
cespugli
spinosi
.
Si
vedevano
i
botoli
a
slanciarsi
animosamente
innanzi
e
poi
ritornare
precipitosamente
verso
gli
elefanti
,
i
quali
mostravano
una
certa
irrequietezza
alzando
ed
abbassando
alternamente
le
trombe
e
soffiando
vigorosamente
.
Anche
gli
scikari
si
erano
fermati
,
dubbiosi
fra
l
'
andare
innanzi
o
mettersi
sotto
la
protezione
dei
pachidermi
.
-
Ehi
,
mahut
,
che
cosa
c
'
è
dunque
?
-
chiese
Yanez
,
afferrando
la
carabina
.
-
I
cani
hanno
fiutata
la
kala
-
bâgh
,
-
rispose
il
conduttore
.
-
Anche
il
tuo
elefante
?
-
Sì
perché
non
osa
più
andare
innanzi
.
-
Allora
la
tigre
è
vicina
.
-
Sì
,
sahib
.
-
Fermati
qui
e
noi
scendiamo
.
-
Gettarono
la
scala
di
corda
,
presero
le
loro
armi
e
scesero
.
-
Mylord
!
-
gridò
il
maggiordomo
.
-
Dove
vai
?
-
A
finire
la
kala
-
bâgh
,
-
rispose
tranquillamente
il
portoghese
.
-
Fa
'
ritirare
i
tuoi
scikari
.
Non
mi
sono
necessari
.
-
Quell
'
ordine
non
era
necessario
,
poiché
i
battitori
,
spaventati
dai
latrati
acuti
dei
cani
,
che
annunciavano
la
presenza
della
fiera
,
si
ripiegavano
già
precipitosamente
,
onde
non
provare
la
potenza
di
quelle
unghie
.
-
Questi
indiani
valgono
ben
poco
,
-
disse
Sandokan
.
-
Potevano
rimanersene
nel
palazzo
del
principe
.
Se
non
vi
fossero
gli
ufficiali
inglesi
,
l
'
India
sarebbe
a
quest
'
ora
quasi
inabitabile
.
-
Badate
alle
spine
,
-
disse
in
quel
momento
Yanez
.
-
Lasceremo
qui
mezzi
dei
nostri
abiti
.
-
La
jungla
in
quel
luogo
era
foltissima
e
non
facile
a
superarsi
.
Macchioni
di
bambù
spinosi
si
stringevano
gli
uni
addosso
agli
altri
.
La
kala
-
bâgh
si
era
scelta
un
buon
rifugio
,
se
si
trovava
veramente
colà
.
-
Lascia
a
me
il
primo
posto
,
-
disse
Sandokan
a
Yanez
.
-
No
,
amico
-
rispose
il
portoghese
.
-
Vi
sono
troppi
occhi
fissi
su
di
me
ed
il
colpo
di
grazia
deve
darlo
mylord
,
se
vuol
diventare
celebre
.
-
Hai
ragione
,
-
disse
Sandokan
,
ridendo
.
-
Noi
non
dobbiamo
figurare
che
in
seconda
linea
.
-
Dei
guaiti
lamentevoli
si
erano
alzati
fra
una
macchia
che
cresceva
venti
passi
più
innanzi
,
ed
i
cani
davano
indietro
.
La
tigre
doveva
averne
sventrati
alcuni
.
-
È
nascosta
là
,
-
disse
Yanez
,
armando
la
carabina
.
-
Potremo
passare
?
-
chiese
Sandokan
.
-
Mi
pare
che
vi
sia
un
'
apertura
sulla
nostra
destra
,
-
disse
Tremal
-
Naik
.
-
Deve
averla
fatta
la
tigre
.
-
Sotto
,
Yanez
.
Con
sei
colpi
possiamo
affrontare
anche
quattro
belve
,
-
disse
Sandokan
.
Il
portoghese
girò
intorno
alla
macchia
e
trovata
un
'
apertura
vi
si
cacciò
dentro
,
mentre
i
cani
per
la
seconda
volta
tornavano
ad
indietreggiare
,
latrando
a
piena
gola
.
Percorsi
quindici
passi
,
Yanez
si
fermò
e
togliendosi
colla
sinistra
il
cappello
,
disse
con
voce
ironica
:
-
Vi
saluto
,
acto
bâgh
beursah
!
-
Un
sordo
mugolìo
fu
la
risposta
.
La
tigre
era
dinanzi
al
portoghese
,
sdraiata
su
un
ammasso
di
foglie
secche
,
ormai
impotente
di
nuocere
.
Aveva
tutto
il
pelame
del
petto
coperto
di
sangue
e
le
due
zampe
anteriori
fracassate
.
Vedendo
comparire
quei
tre
uomini
,
fece
un
supremo
sforzo
per
rimettersi
in
piedi
,
ma
cadde
subito
lasciandosi
sfuggire
dalle
fauci
spalancate
un
urlo
di
furore
.
-
Abbiamo
pronunciata
la
tua
sentenza
-
disse
Yanez
,
che
si
teneva
a
soli
dieci
passi
dalla
belva
.
-
Tu
sei
stata
accusata
di
assassinio
e
d
'
antropofagia
,
perciò
i
signori
giurati
sono
stati
inflessibili
e
tu
devi
ora
pagare
il
fio
dei
tuoi
delitti
e
regalare
la
tua
pelle
a
S
.
A
.
il
rajah
dell
'
Assam
,
per
compensarlo
dei
sudditi
che
tu
gli
hai
divorati
.
Chiudi
gli
occhi
.
-
La
tigre
invece
di
obbedire
fece
un
nuovo
tentativo
per
alzarsi
ed
infatti
vi
riuscì
.
Yanez
però
l
'
aveva
ormai
presa
di
mira
.
Due
colpi
di
carabina
rimbombarono
formando
quasi
una
sola
detonazione
,
e
la
kala
-
bâgh
ricadde
fulminata
con
due
palle
nel
cervello
.
-
Giustizia
è
fatta
,
-
disse
Sandokan
.
-
Avanti
gli
scikari
!
-
gridò
Yanez
.
-
La
tigre
è
morta
.
-
I
battitori
costruirono
rapidamente
una
specie
di
barella
,
incrociando
e
legando
dei
solidi
bambù
e
caricarono
la
belva
,
non
senza
però
una
certa
apprensione
.
-
Per
Giove
!
-
esclamò
Yanez
,
che
si
era
avvicinato
per
poterla
meglio
esaminare
.
-
Non
ho
mai
veduto
una
tigre
così
grossa
.
-
Si
è
ben
nutrita
di
carne
umana
,
-
disse
Tremal
-
Naik
.
-
Il
pelame
tuttavia
non
è
veramente
splendido
.
Si
direbbe
che
questa
bestia
soffriva
la
rogna
.
-
Tutte
le
tigri
che
si
nutrono
esclusivamente
di
carne
umana
,
perdono
la
loro
bellezza
primiera
ed
il
loro
pelame
a
poco
a
poco
si
guasta
.
-
Che
sia
una
specie
di
lebbra
?
-
chiese
Sandokan
.
-
Può
darsi
,
-
disse
Yanez
.
-
Tu
sai
che
anche
i
dayachi
dell
'
interno
del
Borneo
,
che
sono
pure
antropofagi
,
vanno
soggetti
a
quella
malattia
quando
abusano
troppo
di
carne
umana
.
-
L
'
ho
notato
anch
'
io
,
Yanez
.
Comunque
sia
è
sempre
una
bella
bestiaccia
.
Giacché
la
nostra
missione
è
finita
,
affrettiamoci
a
ritornare
a
Gauhati
.
Abbiamo
più
da
fare
laggiù
che
qui
.
-
Ritornarono
al
loro
elefante
,
fra
le
acclamazioni
entusiastiche
del
maggiordomo
,
degli
scikari
e
dei
conduttori
di
cani
e
fecero
ritorno
all
'
accampamento
.
Divorata
la
colazione
che
i
servi
avevano
già
allestita
e
fatta
una
fumata
,
la
carovana
levò
il
campo
facendo
ritorno
alla
capitale
dell
'
Assam
.
10
.
Alla
corte
del
rajah
Sei
ore
dopo
la
carovana
,
che
era
accompagnata
da
un
gran
numero
di
curiosi
accorsi
da
tutti
i
quartieri
della
città
,
per
vedere
la
terribile
belva
e
per
lanciare
contro
il
cadavere
insulti
sanguinosi
,
si
arrestava
dinanzi
al
grandioso
palazzo
del
rajah
.
I
ministri
,
già
avvertiti
da
due
scikari
che
avevano
preceduti
gli
elefanti
,
aspettavano
il
famoso
cacciatore
inglese
alla
base
della
gradinata
marmorea
,
con
una
grossa
scorta
di
seikki
in
alta
tenuta
e
di
eunuchi
che
indossavano
dei
costumi
sfarzosi
e
molto
appariscenti
.
-
Yanez
,
-
disse
Sandokan
,
fermandolo
nel
momento
in
cui
stava
per
scendere
dall
'
elefante
.
-
Non
occuparti
di
me
,
né
di
Tremal
-
Naik
.
Il
palazzo
reale
non
è
fatto
per
noi
.
Sai
dove
trovarci
.
-
Tengo
con
me
i
malesi
.
-
Formano
la
tua
guardia
e
quale
guardia
!
Con
loro
non
avrai
nulla
da
temere
.
Noi
approfittiamo
di
questa
confusione
per
eclissarci
.
-
Riceverete
presto
mie
nuove
.
-
Scese
a
terra
e
mosse
incontro
ai
ministri
seguìto
da
otto
scikari
che
portavano
la
mostruosa
belva
.
-
Dire
a
S
.
A
.
che
io
avere
mantenuta
mia
promessa
,
-
disse
loro
.
-
S
.
A
.
ti
aspetta
,
mylord
-
risposero
ad
una
voce
i
ministri
,
curvandosi
fino
quasi
al
suolo
.
Yanez
,
ridiventato
l
'
eccentrico
inglese
,
salì
lo
scalone
fiancheggiato
da
due
file
di
seikki
che
lo
guardavano
con
profonda
ammirazione
e
preceduto
da
quattro
eunuchi
,
fece
la
sua
solenne
entrata
nell
'
immensa
sala
del
trono
,
la
quale
rigurgitava
di
alti
dignitari
,
di
capi
d
'
esercito
,
di
suonatori
,
e
di
can
-
ceni
,
ossia
di
danzatrici
che
indossavano
dei
bellissimi
costumi
poco
dissimili
da
quelli
che
portano
le
bajadere
bengalesi
e
dell
'
India
centrale
.
S
.
A
.
stava
sdraiato
sul
suo
trono
-
letto
chiacchierando
con
alcuni
favoriti
.
Quando
però
vide
entrare
il
portoghese
,
seguìto
dagli
scikari
che
portavano
la
kala
-
bâgh
,
si
alzò
prontamente
e
,
favore
insigne
,
scese
i
tre
gradini
della
piattaforma
,
stendendo
la
destra
.
-
Tu
,
mylord
,
sei
un
valoroso
,
-
gli
disse
.
-
Io
non
avere
fatto
altro
che
sparare
mia
carabina
-
rispose
Yanez
.
-
Nessuno
dei
miei
sudditi
,
per
quanto
coraggiosi
,
sarebbe
stato
capace
di
affrontare
e
di
uccidere
una
simile
belva
.
Ora
puoi
domandare
quello
che
vuoi
.
-
A
me
bastare
essere
tuo
grande
cacciatore
ed
essere
ospite
tuo
.
-
Darò
delle
grandi
feste
in
tuo
onore
.
-
No
,
baccano
,
farmi
troppo
male
testa
.
Io
non
voler
vedere
che
teatro
indiano
.
-
Ho
una
compagnia
stabile
qui
ed
è
la
più
rinomata
di
quante
se
ne
trovano
nel
mio
regno
.
-
Aho
!
Io
essere
soddisfatto
vedere
tuoi
commedianti
.
-
Sarai
stanco
.
-
Pochino
.
-
Il
tuo
appartamento
è
pronto
e
metto
a
tua
disposizione
quanti
servi
vorrai
.
-
Bastare
a
me
,
Altezza
,
mia
scorta
e
un
tuo
chitmudgar
.
-
Lo
troverai
dinanzi
alla
tua
porta
,
mylord
.
Quando
vorrai
assistere
alla
rappresentazione
?
-
Questa
sera
se
non
dispiacere
a
te
.
-
Ogni
tuo
desiderio
è
per
me
un
comando
,
mylord
-
rispose
cortesemente
il
rajah
.
S
'
accostò
alla
tigre
e
la
guardò
a
lungo
.
-
Questa
pelle
farà
una
bella
figura
nella
tua
stanza
,
-
disse
poi
.
-
Essa
ti
ricorderà
sempre
la
grande
impresa
che
tu
hai
compiuta
.
Va
'
a
riposarti
,
mylord
e
questa
sera
pranzeremo
insieme
e
ti
presenterò
un
altro
uomo
bianco
,
che
spero
diverrà
tuo
amico
.
-
Io
vederlo
con
piacere
,
-
rispose
Yanez
.
Il
ricevimento
era
finito
.
Il
portoghese
chiamò
i
suoi
malesi
e
lasciò
la
sala
che
lentamente
si
sfollava
,
preceduto
da
due
eunuchi
.
Il
rajah
era
tornato
a
sedersi
o
meglio
a
sdraiarsi
sul
suo
trono
,
dopo
d
'
aver
fatto
colla
mano
un
gesto
imperioso
che
voleva
significare
:
-
Lasciatemi
solo
.
-
L
'
ultimo
ministro
e
l
'
ultima
guardia
erano
appena
usciti
,
quando
la
doppia
cortina
di
seta
che
pendeva
dietro
al
trono
si
aprì
ed
un
uomo
comparve
.
Non
era
un
indiano
,
bensì
un
europeo
di
alta
statura
,
dalla
pelle
bianchissima
,
che
risaltava
doppiamente
in
causa
d
'
una
lunga
barba
nerissima
che
gli
incorniciava
il
volto
.
Aveva
i
lineamenti
regolarissimi
,
il
naso
aquilino
,
gli
occhi
neri
e
ardenti
,
ma
che
avevano
tuttavia
un
non
so
che
di
falso
che
produceva
una
cattiva
impressione
,
almeno
di
primo
acchito
.
Come
tutti
gli
europei
che
soggiornano
nell
'
India
,
era
vestito
di
leggerissima
flanella
bianca
.
Solo
in
testa
portava
una
calotta
rossa
con
grosso
fiocco
,
simile
a
quelle
che
usano
portare
i
greci
ed
i
levantini
.
-
Che
cosa
ne
dici
Teotokris
?
-
gli
chiese
il
rajah
.
-
Dall
'
espressione
del
tuo
viso
si
direbbe
che
tu
non
sia
soddisfatto
del
felice
esito
dell
'
impresa
compiuta
da
quell
'
inglese
.
-
T
'
inganni
,
Altezza
:
i
greci
ammirano
le
prove
di
coraggio
.
-
Eppure
io
scorgo
una
profonda
ruga
sulla
tua
fronte
e
sembri
preoccupato
.
-
Lo
sono
infatti
,
Altezza
-
rispose
il
greco
.
-
Per
quale
motivo
?
-
Sei
tu
proprio
certo
che
egli
sia
veramente
un
mylord
?
-
E
perché
dovrei
dubitarne
?
-
Sai
da
dove
venga
?
-
Dal
Bengala
,
mi
ha
detto
.
-
E
che
cosa
sia
venuto
a
fare
qui
?
-
A
cacciare
.
-
Il
greco
fece
una
smorfia
.
-
Uhm
!
-
fece
poi
.
-
Sai
tu
qualche
cosa
sul
suo
conto
?
-
So
solo
che
egli
di
quando
in
quando
va
a
trovare
una
bellissima
fanciulla
indiana
che
deve
appartenere
alle
alte
caste
e
che
sembra
sia
ricchissima
,
abitando
in
un
bellissimo
palazzo
ed
avendo
molti
servi
e
molte
donne
.
-
Fin
qui
non
ci
trovo
nulla
di
straordinario
,
-
disse
il
rajah
.
-
Molte
delle
nostre
donne
hanno
sposato
degli
inglesi
.
-
E
se
quel
signore
fosse
una
spia
mandata
qui
dal
governatore
del
Bengala
per
sorvegliare
i
tuoi
atti
?
-
Udendo
quelle
parole
la
faccia
del
principe
aveva
assunto
un
aspetto
quasi
feroce
.
-
Hai
qualche
prova
tu
,
Teotokris
?
-
chiese
coi
denti
stretti
.
-
Finora
no
.
-
È
una
tua
supposizione
,
dunque
.
-
Per
ora
sì
.
-
Si
vede
però
che
hai
qualche
sospetto
.
-
Il
greco
fece
un
gesto
vago
,
poi
aggiunse
con
una
certa
malignità
.
-
Vorrei
vedere
i
titoli
di
nobiltà
di
quel
mylord
.
-
Tu
hai
una
polizia
a
tua
disposizione
:
adoperala
dunque
.
Finché
non
avrai
però
una
prova
in
contrario
quell
'
inglese
sarà
mio
ospite
.
Egli
ha
ricuperata
la
pietra
di
Salagraman
e
non
ha
voluto
nulla
,
anzi
mi
ha
reso
un
altro
importante
servigio
,
liberando
i
miei
buoni
sudditi
di
Kamarpur
dalla
kala
-
bâgh
.
Tu
non
sei
mai
stato
capace
di
fare
tanto
in
sole
quarant
'
otto
ore
.
-
Il
greco
si
morse
le
labbra
.
-
Io
non
contesto
che
egli
sia
un
coraggioso
e
che
la
fortuna
lo
abbia
favorito
-
disse
poi
.
-
Ma
appunto
perché
è
un
coraggioso
può
essere
anche
pericoloso
.
-
Il
rajah
fece
un
gesto
di
noia
e
s
'
alzò
dicendo
:
-
Lasciami
in
pace
quell
'
inglese
,
Teotokris
.
Fa
'
invece
avvertire
i
miei
attori
di
preparare
questa
sera
,
nel
grande
cortile
,
uno
spettacolo
emozionante
.
-
Farò
come
tu
vuoi
,
Altezza
,
-
rispose
il
greco
.
Yanez
,
soddisfattissimo
della
buona
piega
che
prendevano
i
suoi
affari
,
aveva
preso
possesso
dell
'
appartamento
destinatogli
dal
munifico
rajah
.
Si
componeva
di
quattro
bellissime
stanze
,
d
'
un
salotto
elegantissimo
e
d
'
un
gabinetto
pel
bagno
,
tutte
ammobigliate
con
molto
sfarzo
e
fornite
di
punka
,
che
sono
grandi
tavole
coperte
di
stoffa
,
attaccate
al
soffitto
e
che
un
servo
fa
girare
continuamente
,
mediante
un
giuoco
di
corde
,
onde
mantenere
nell
'
interno
una
deliziosa
frescura
.
Il
chitmudgar
,
che
il
principe
aveva
destinato
al
famoso
cacciatore
,
aveva
subito
fatto
portare
un
lauto
pranzo
con
molte
bottiglie
di
birra
e
di
liquori
,
destinato
parte
al
primo
e
parte
ai
sei
malesi
che
avevano
preso
posto
in
una
delle
quattro
stanze
tramutandola
in
una
specie
di
caserma
.
-
Fammi
compagnia
,
-
aveva
detto
Yanez
al
maggiordomo
,
sedendosi
.
-
Io
!
...
Con
voi
,
mylord
!
-
aveva
esclamato
l
'
indiano
,
facendo
un
gesto
di
stupore
.
-
Taci
e
dividi
con
me
.
Ho
molte
cose
da
chiederti
e
anche
delle
rupie
da
regalarti
se
mi
sarai
fedele
.
-
Le
rupie
fecero
maggior
effetto
dell
'
invito
,
poiché
il
chitmudgar
,
venale
come
la
maggior
parte
dei
suoi
compatriotti
,
obbedì
prontamente
senza
più
protestare
contro
un
così
grande
onore
.
-
È
vero
che
i
commedianti
sono
qui
,
nel
palazzo
?
-
chiese
Yanez
assaggiando
le
vivande
.
-
Sì
,
mylord
.
-
Conosci
il
capo
della
compagnia
?
-
È
mio
amico
anzi
,
mylord
.
-
Benissimo
,
-
disse
Yanez
versandosi
un
bicchiere
di
birra
e
tracannandola
d
'
un
colpo
solo
.
-
Desidero
vederlo
.
-
Io
ho
avuto
l
'
ordine
di
soddisfare
qualunque
tuo
desiderio
.
Il
rajah
così
vuole
.
-
Ed
io
invece
desidero
che
il
principe
non
sappia
affatto
che
io
voglio
vedere
il
capo
della
compagnia
.
Compero
il
tuo
silenzio
per
cinquanta
rupie
.
-
Il
chitmudgar
fece
un
soprassalto
e
sgranò
gli
occhi
.
In
un
anno
di
servizio
forse
non
aveva
guadagnato
la
metà
di
quella
somma
,
che
rappresentava
per
lui
una
piccola
fortuna
.
-
Che
cosa
devo
fare
?
-
Te
l
'
ho
detto
:
desidero
che
venga
qui
il
capo
dei
commedianti
e
possibilmente
senza
che
sia
veduto
.
Dove
si
terrà
lo
spettacolo
?
-
Nel
cortile
interno
.
-
Yanez
si
rovesciò
nella
poltroncina
di
bambù
e
guardò
per
qualche
po
'
il
chitmudgar
.
-
È
quello
stesso
dove
il
rajah
uccise
suo
fratello
?
-
Sì
,
mylord
.
-
Me
l
'
ero
immaginato
.
Vi
è
ancora
quella
famosa
balconata
da
dove
il
fratello
di
Sindhia
sparò
sui
suoi
parenti
?
-
Si
trova
anzi
precisamente
sopra
il
palcoscenico
.
-
Per
Giove
!
-
esclamò
Yanez
.
-
Ciò
si
chiama
avere
una
prodigiosa
fortuna
.
Va
'
a
chiamarmi
quell
'
uomo
.
-
Il
chitmudgar
non
si
fece
ripetere
l
'
ordine
due
volte
,
quantunque
il
pranzo
non
fosse
stato
ancora
terminato
.
Si
alzò
precipitosamente
e
scomparve
.
-
Ah
!
Ah
!
-
fece
Yanez
ridendo
.
-
Mio
caro
rajah
voglio
prepararti
un
tiro
birbone
e
metterti
nel
cuore
un
sospetto
che
non
ti
lascerà
più
dormire
.
-
Chiamò
il
capo
dei
sei
malesi
il
quale
,
pranzando
nella
stanza
vicina
coi
compagni
fu
pronto
ad
accorrere
.
-
Che
cosa
desideri
capitano
Yanez
?
-
gli
chiese
il
selvaggio
figlio
della
Malesia
.
-
Quante
rupie
vi
ha
affidate
Sandokan
?
-
chiese
il
portoghese
.
-
Seimila
.
-
Che
siano
pronte
.
-
Un
momento
dopo
il
maggiordomo
entrava
accompagnato
da
un
indiano
piuttosto
attempato
,
dagli
occhi
intelligentissimi
,
dai
lineamenti
ancora
belli
,
dalla
carnagione
piuttosto
oscura
essendo
gli
attori
indiani
quasi
sempre
tamuli
o
malabari
,
che
sono
i
popoli
più
appassionati
per
le
rappresentazioni
drammatiche
.
-
Ecco
il
calicaren
(
attore
)
,
-
disse
il
maggiordomo
.
L
'
indiano
fece
un
profondo
inchino
e
attese
di
essere
interrogato
.
-
Sei
tu
che
scegli
le
commedie
o
le
tragedie
che
si
rappresentano
od
il
rajah
?
-
gli
chiese
Yanez
.
-
No
,
io
,
sahib
,
-
rispose
il
calicaren
.
-
Che
cosa
avevi
intenzione
di
rappresentare
questa
sera
?
-
Il
Pramayana
,
una
tragedia
scritta
dal
nostro
grande
poeta
Valmiki
,
che
è
il
più
celebre
che
sia
conosciuto
nell
'
India
.
-
Di
che
cosa
tratta
?
-
Delle
imprese
e
delle
conquiste
fatte
dal
dio
Rama
a
Ceylan
.
-
Rama
non
m
'
interessa
,
-
rispose
Yanez
.
-
Il
soggetto
voglio
dartelo
io
.
Vieni
ed
ascoltami
attentamente
.
-
Si
alzò
e
lo
condusse
nel
suo
salotto
.
Il
colloquio
durò
una
buona
mezz
'
ora
e
terminò
con
una
chiamata
di
Yanez
del
capo
della
scorta
malese
.
-
Da
'
a
quest
'
uomo
cinquecento
rupie
,
-
disse
il
portoghese
.
-
Questo
è
il
regalo
di
mylord
.
-
Il
calicaren
si
era
precipitato
ai
piedi
del
generoso
inglese
;
ma
questi
con
un
rapido
gesto
lo
aveva
trattenuto
dicendo
:
-
Non
occorre
.
Intasca
e
fa
'
quanto
ti
ho
detto
.
Ora
puoi
andartene
e
sopratutto
silenzio
.
-
Sarò
muto
come
una
statua
di
bronzo
,
sahib
-
rispose
il
calicaren
.
Quando
fu
solo
Yanez
si
gettò
sul
magnifico
letto
,
tutto
dorato
con
intarsi
di
madreperla
e
coperto
da
una
superba
stoffa
di
seta
damascata
,
dicendo
:
-
Ed
ora
possiamo
riposare
finché
verrà
quell
'
europeo
misterioso
se
si
degnerà
di
venirmi
a
salutare
.
-
Invitato
dal
silenzio
profondo
che
regnava
nel
palazzo
,
essendo
l
'
ora
del
riposo
diurno
che
dura
da
dopo
il
mezzodì
fino
alle
quattro
,
durante
il
cui
tempo
tutti
gli
affari
sono
sospesi
,
e
dalla
dolce
frescura
prodotta
dalla
punka
che
un
servo
,
situato
sulla
terrazza
,
manovrava
energicamente
,
non
tardò
a
chiudere
gli
occhi
.
Una
discreta
battuta
alla
porta
lo
svegliò
dopo
un
paio
d
'
ore
.
-
Sei
tu
,
chitmudgar
?
-
chiese
Yanez
balzando
giù
dal
letto
.
-
Sì
,
mylord
.
-
Che
cosa
si
vuole
da
me
?
-
Vi
è
,
sahib
,
Teotokris
che
desiderava
vederti
.
-
Teotokris
!
-
esclamò
il
portoghese
.
-
Chi
è
costui
?
Questo
è
un
nome
greco
,
se
non
m
'
inganno
.
Ah
!
Deve
essere
l
'
europeo
di
cui
mi
hanno
parlato
.
Andiamo
a
fare
la
conoscenza
di
quel
misterioso
personaggio
.
-
Si
rassettò
le
vesti
,
si
mise
per
precauzione
una
pistola
in
tasca
sapendo
,
per
istinto
,
d
'
aver
a
che
fare
con
un
avversario
forse
pericolosissimo
ed
entrò
nel
salotto
.
Il
greco
era
là
,
in
piedi
,
con
una
mano
appoggiata
al
tavolo
,
un
po
'
meditabondo
.
Vedendo
entrare
Yanez
si
rizzò
di
colpo
squadrandolo
rapidamente
,
poi
fece
un
legger
inchino
,
dicendo
in
perfetto
inglese
:
-
Ben
felice
di
salutarvi
,
mylord
e
di
vedere
qui
,
alla
corte
di
S
.
A
.
il
rajah
dell
'
Assam
,
un
altro
europeo
.
-
Quelle
parole
però
erano
state
pronunciate
con
una
certa
ironia
stizzosa
,
che
non
era
sfuggita
al
furbo
portoghese
.
Tuttavia
questi
fu
pronto
a
rispondere
amabilmente
.
-
Io
lo
avevo
saputo
,
signore
,
che
vi
era
qui
un
europeo
e
nessuno
è
più
felice
di
me
di
potergli
stringere
la
mano
.
Fuori
del
nostro
continente
a
qualunque
nazione
apparteniamo
siamo
sempre
fratelli
,
perché
siamo
tutti
figli
della
grande
famiglia
degli
uomini
bianchi
.
Sedetevi
signor
...
-
Teotokris
.
-
Un
greco
?
-
Sì
,
dell
'
Arcipelago
.
-
Come
mai
vi
trovate
qui
?
La
vostra
nazione
non
ha
interessi
nell
'
India
.
-
È
una
lunga
istoria
che
vi
racconterò
un
'
altra
volta
.
Non
sono
venuto
per
questo
,
mylord
.
-
Ditemi
che
cosa
desiderate
da
me
.
-
Chiedervi
,
da
parte
del
rajah
,
una
spiegazione
.
-
Yanez
aggrottò
impercettibilmente
la
fronte
e
guardò
attentamente
il
greco
,
come
se
cercasse
di
scrutare
i
suoi
pensieri
.
-
Parlate
,
-
disse
poi
.
-
Voi
non
siete
giunto
solo
qui
?
-
No
,
ho
condotto
con
me
sei
cacciatori
malesi
che
mi
hanno
dato
molte
prove
di
fedeltà
quando
cacciavo
le
tigri
bornesi
.
-
Ah
!
Siete
stato
al
Borneo
?
-
Ho
visitato
tutte
le
isole
malesi
facendo
delle
vere
stragi
d
'
animali
feroci
.
-
Eppure
noi
abbiamo
saputo
che
un
'
altra
persona
vi
ha
accompagnato
.
-
Chi
?
-
Una
bellissima
giovane
indiana
che
ha
preso
in
affitto
un
palazzo
.
-
E
così
?
-
chiese
Yanez
,
freddamente
.
-
Il
rajah
desidererebbe
sapere
se
è
qualche
principessa
indiana
.
-
E
perché
?
-
Per
invitarla
a
corte
.
-
Ah
!
-
fece
Yanez
,
respirando
un
po
'
più
liberamente
di
prima
,
poiché
aveva
provato
,
non
ostante
il
suo
meraviglioso
coraggio
e
sangue
freddo
,
una
certa
apprensione
.
-
Dite
a
S
.
A
.
che
io
lo
ringrazio
,
ma
che
quella
giovane
non
ama
che
la
tranquillità
della
sua
casa
.
-
È
però
una
principessa
.
-
Sì
,
del
Mysore
,
-
rispose
Yanez
.
-
Volete
saper
altro
?
-
Il
greco
non
rispose
:
pareva
che
fosse
imbarazzato
o
che
volesse
fare
qualche
altra
domanda
e
non
osasse
.
-
Parlate
,
-
disse
Yanez
.
-
Vi
fermerete
molto
qui
,
mylord
?
-
Non
lo
so
,
dipendendo
dal
minor
o
maggior
numero
di
tigri
che
infestano
l
'
Assam
.
-
Lasciate
che
divorino
,
-
disse
il
greco
,
alzando
le
spalle
.
-
Che
cosa
importa
a
voi
se
si
mangiano
alcune
centinaia
d
'
assamesi
?
Il
rajah
ne
avrà
sempre
abbastanza
da
governare
.
-
Non
siete
troppo
gentile
verso
chi
vi
ospita
.
-
Sono
ospite
del
rajah
e
non
di
loro
.
-
Spiegatevi
meglio
.
-
Che
cosa
vorreste
per
tornarvene
nel
Bengala
?
Là
vi
sono
più
tigri
che
qui
e
nelle
Sunderbunds
potrete
sfogarvi
finché
vorrete
.
-
Io
andarmene
!
-
esclamò
Yanez
.
Teotokris
rimase
silenzioso
,
guardando
però
con
un
certo
stupore
Yanez
.
-
Un
mio
compatriotta
mi
avrebbe
a
quest
'
ora
compreso
,
-
disse
poi
con
mal
celata
collera
.
-
Può
darsi
,
signore
,
-
rispose
pacatamente
Yanez
;
-
siccome
però
noi
inglesi
non
siamo
così
svegliati
come
i
greci
dell
'
Arcipelago
,
abbiamo
l
'
abitudine
di
aspettare
sempre
maggiori
spiegazioni
.
-
Cinquemila
rupie
vi
basterebbero
?
-
chiese
il
greco
.
-
Per
...
-
Andarvene
?
-
Aho
!
-
Ottomila
.
-
Yanez
lo
guardò
senza
rispondere
.
-
Diecimila
,
-
disse
il
greco
coi
denti
stretti
.
Nuovo
silenzio
da
parte
del
portoghese
.
-
Quindicimila
?
-
E
trentamila
invece
a
voi
se
fra
ventiquattro
ore
avrete
varcato
la
frontiera
dell
'
Assam
,
-
disse
Yanez
,
alzandosi
.
Il
greco
era
diventato
pallidissimo
,
come
se
avesse
ricevuto
uno
schiaffo
in
pieno
viso
.
-
A
me
!
-
gridò
.
-
Sì
,
a
voi
le
offre
mylord
Moreland
,
che
non
è
mai
stato
un
greco
dell
'
Arcipelago
,
né
un
pescatore
di
spugne
o
di
sogliole
.
-
Avete
detto
?
-
gridò
Teotokris
stringendo
le
pugna
.
-
Vi
occorrerebbe
per
caso
un
medico
per
farvi
qualche
operazione
agli
orecchi
?
Uno
dei
miei
malesi
è
abilissimo
in
tali
faccende
.
Ha
curato
perfino
una
giovane
tigre
che
io
avevo
fatta
prigioniera
.
-
Il
greco
aveva
fatto
due
passi
indietro
saettando
su
Yanez
,
che
conservava
la
sua
calma
ammirabile
,
due
occhi
di
fuoco
.
-
Mi
avete
offeso
,
mi
pare
?
-
disse
con
voce
arrangolata
.
-
Parrebbe
anche
a
me
.
-
E
allora
?
-
Ma
!
Da
noi
,
quando
si
crede
di
aver
ricevuto
un
insulto
,
si
usa
chiedere
una
riparazione
colle
armi
.
-
Il
greco
rimase
interdetto
.
Yanez
dal
canto
suo
levò
una
sigaretta
da
una
tasca
e
l
'
accese
tranquillamente
,
soffiando
in
aria
una
nuvoletta
di
fumo
profumato
.
-
Se
ne
volete
una
anche
voi
,
signore
,
ve
la
offro
di
tutto
cuore
.
-
Voi
volete
burlarvi
di
me
!
-
Io
!
Dio
me
ne
guardi
!
Io
non
amo
burlarmi
che
delle
tigri
,
e
quelle
sono
più
pericolose
degli
uomini
.
Vi
pare
,
signor
Teotokris
?
-
Sicché
voi
non
volete
andarvene
?
-
Non
sono
già
venuto
qui
per
uccidere
una
miserabile
kala
-
bâgh
-
rispose
Yanez
.
-
Voglio
tornarmene
al
Bengala
con
un
bel
numero
di
pelli
.
E
poi
ho
trovato
che
si
sta
benissimo
qui
nel
palazzo
reale
.
-
Voi
non
conoscete
ancora
quanto
sia
capriccioso
il
rajah
.
Egli
sarebbe
capace
di
ordinarvi
domani
di
portargli
una
tigre
ogni
giorno
.
-
Ed
io
andrò
a
cercarla
e
ucciderla
.
Non
mi
ha
nominato
forse
il
suo
cacciatore
?
-
E
potrebbe
anche
chiedervi
di
mostrare
i
vostri
documenti
per
accertarsi
se
siete
veramente
un
mylord
od
un
volgare
avventuriero
.
-
Questa
volta
fu
Yanez
che
impallidì
.
La
sua
destra
piombò
sulla
spalla
sinistra
del
greco
con
tale
violenza
da
costringerlo
a
piegarsi
,
quantunque
fosse
più
alto
d
'
almeno
un
palmo
.
-
Siete
voi
ora
,
signor
Teotokris
,
che
mi
avete
offeso
:
vi
sembra
?
-
Può
darsi
.
-
Ora
siccome
un
mylord
non
lascia
mai
impunito
un
insulto
,
vi
chiedo
di
rendermi
stretto
conto
di
quel
titolo
di
avventuriero
.
-
Quando
lo
vorrete
,
se
mi
concederete
la
scelta
delle
armi
e
che
il
duello
sia
pubblico
.
-
Fate
,
-
rispose
semplicemente
Yanez
.
-
Per
domani
.
-
Sia
.
-
Il
rajah
e
la
sua
corte
saranno
i
nostri
testimoni
.
-
Benissimo
.
-
Addio
,
signore
.
-
Mylord
vi
saluta
,
greco
dell
'
Arcipelago
.
-
11
.
Il
veleno
del
greco
Gli
indiani
,
al
pari
di
noi
europei
e
di
molti
altri
popoli
asiatici
,
hanno
una
vera
passione
pel
teatro
;
i
migliori
attori
sono
sempre
i
malabari
ed
i
tamuli
,
i
quali
vengono
specialmente
assoldati
dai
rajah
che
li
retribuiscono
non
meno
dei
lottatori
.
Le
commedie
che
rappresentano
sempre
,
sono
tratte
dalle
antiche
leggende
indiane
ed
a
base
di
soggetto
religioso
,
perciò
si
vedono
sempre
apparire
divinità
,
giganti
e
malvagi
che
si
danno
busse
finché
sono
esausti
.
Quasi
sempre
vi
figurano
il
dio
Rama
,
il
conquistatore
di
Ceylan
,
che
decanta
il
valore
dei
suoi
guerrieri
;
Krisna
che
ha
compiuto
imprese
straordinarie
tratte
dal
yudkishtira
vigea
,
uno
dei
più
grandiosi
poemi
epici
,
e
Pandu
,
il
famoso
re
dell
'
India
,
della
razza
dei
re
provenienti
dal
sole
.
I
loro
teatri
,
al
pari
di
quelli
siamesi
,
annamiti
e
cinesi
,
sono
di
una
semplicità
straordinaria
.
Una
piattaforma
con
qualche
vaso
contenente
una
pianta
,
tre
o
quattro
stanzette
ai
lati
per
gli
attori
onde
possano
cambiarsi
senza
essere
veduti
dal
pubblico
e
molti
lumi
ad
olio
,
sospesi
a
qualche
filo
di
ferro
.
Gli
spettatori
siedono
per
terra
,
su
stuoie
,
e
all
'
oscuro
,
così
è
permesso
loro
di
fumare
,
di
mangiare
e
anche
di
bere
:
dobbiamo
dire
però
che
non
disturbano
mai
gli
attori
.
Tutt
'
al
più
si
rizza
un
piccolo
padiglione
quando
assiste
alla
rappresentazione
qualche
personaggio
importante
.
Gli
attori
sono
sempre
numerosissimi
ed
i
loro
abbigliamenti
molto
splendidi
e
molto
ricchi
ed
all
'
eroica
indiana
,
cioè
simili
a
quelli
che
si
vedono
in
certe
statue
antiche
dei
loro
numi
e
dei
loro
eroi
.
Gli
attori
,
come
in
Cina
,
sono
tutti
uomini
e
giovanotti
.
Questi
ultimi
fungono
da
donne
e
sanno
truccarsi
così
da
rendere
l
'
illusione
quasi
perfetta
.
Le
rappresentazioni
finiscono
quasi
sempre
con
una
pantomima
,
la
quale
però
è
difficile
a
essere
compresa
da
chi
non
ne
ha
fatto
uno
studio
particolare
.
L
'
europeo
non
ci
capisce
affatto
nulla
per
quanta
attenzione
vi
presti
.
Essi
pretendono
di
esprimere
in
essa
non
solamente
le
azioni
e
le
passioni
,
bensì
anche
gli
oggetti
esterni
ed
assenti
,
come
per
esempio
una
montagna
,
un
cavallo
,
una
nave
,
un
albero
ecc
.
per
mezzo
di
gesti
,
ciascuno
dei
quali
è
fisso
a
determinare
e
significare
il
tale
e
tal
altro
di
quei
medesimi
oggetti
.
Invece
le
passioni
sono
in
quelle
pantomime
assai
bene
rappresentate
.
Per
esprimere
l
'
amore
,
gli
attori
menano
dolcemente
in
giro
la
testa
rivolgendo
,
nel
medesimo
tempo
,
in
una
maniera
leggiadra
e
tenera
gli
occhi
e
sospirando
teneramente
.
Per
esprimere
invece
l
'
ira
,
mettono
in
convulsione
,
in
un
modo
assai
espressivo
i
muscoli
delle
labbra
,
del
naso
,
degli
occhi
,
della
fronte
e
così
del
resto
...
Il
sole
era
scomparso
da
qualche
ora
,
quando
Yanez
fu
avvertito
dal
chitmudgar
che
la
rappresentazione
stava
per
cominciare
e
che
il
rajah
lo
aspettava
nel
padiglione
che
era
stato
eretto
in
mezzo
allo
spazioso
cortile
del
palazzo
,
di
fronte
alla
piattaforma
che
doveva
servire
da
teatro
.
-
Andiamo
a
vedere
che
faccia
farà
S
.
A
.
,
-
mormorò
il
portoghese
,
sorridendo
ironicamente
.
-
Scommetto
che
questa
notte
non
dormirà
tranquillo
.
Il
colpo
sarà
forse
troppo
audace
,
ma
bah
!
Non
sono
solo
e
Sandokan
è
capace
,
con
un
pugno
d
'
uomini
,
di
spazzar
via
anche
la
guardia
del
principe
.
Checché
accada
andiamo
a
vedere
come
lavorano
questi
attori
indiani
.
-
Sempre
prudente
,
potendo
aspettarsi
qualunque
sorpresa
in
quella
corte
dove
era
straniero
e
dove
sapeva
ormai
d
'
avere
un
nemico
mortale
in
quel
greco
dell
'
Arcipelago
,
si
nascose
sotto
la
fascia
le
pistole
ed
il
kriss
,
diede
ordine
ai
suoi
malesi
di
fare
altrettanto
,
poi
scese
nel
cortile
cercando
di
affettare
la
massima
tranquillità
.
Tutto
era
pronto
per
la
rappresentazione
.
Il
palcoscenico
,
una
semplice
piattaforma
adorna
solamente
di
pochi
vasi
di
porcellana
,
che
contenevano
dei
colossali
mazzi
di
fiori
,
ed
illuminata
da
una
trentina
di
lumi
di
vetro
variopinto
,
non
aspettava
altro
che
gli
attori
.
Ai
lati
soldati
,
servi
e
serve
,
seduti
su
dei
tappeti
,
chiacchieravano
sommessamente
.
Di
fronte
,
sotto
un
ampio
padiglione
formato
da
tende
seriche
a
colori
smaglianti
,
stavano
il
rajah
col
greco
,
i
suoi
ministri
e
gli
alti
dignitari
dello
stato
.
Fumavano
,
bevevano
liquori
o
masticavano
il
betel
in
attesa
che
la
rappresentazione
cominciasse
.
Il
principe
che
sembrava
di
molto
buon
umore
e
anche
un
po
'
alticcio
,
fece
sedere
Yanez
alla
sua
destra
,
dicendogli
:
-
Spero
mylord
,
che
sarete
contento
dei
miei
attori
.
Sono
quasi
tutti
malabari
e
li
ho
fatti
scegliere
con
cura
.
-
Io
essere
contentissimo
,
-
rispose
Yanez
.
-
Amare
molto
teatro
io
,
anche
indiano
.
-
Bevete
mylord
,
-
disse
il
rajah
porgendogli
una
tazza
.
-
Questo
è
vero
gin
inglese
.
-
Più
tardi
,
Altezza
-
rispose
il
portoghese
che
aveva
notato
come
quel
liquore
lo
avesse
versato
il
greco
.
-
Non
avere
sete
ora
.
-
Depose
la
tazza
accanto
a
sé
,
su
una
scranna
,
ben
deciso
di
non
vuotarla
.
Non
si
fidava
troppo
del
signor
Teotokris
.
Il
rajah
batté
le
mani
e
tosto
comparvero
sulla
scena
una
cinquantina
di
attori
.
Alcuni
erano
truccati
da
vecchi
ed
indossavano
dei
costumi
principeschi
,
altri
da
donne
e
non
mancavano
i
fanciulli
e
le
fanciulle
.
Spiccava
soprattutto
,
per
la
ricchezza
delle
sue
vesti
,
una
ragazzina
d
'
una
diecina
d
'
anni
,
che
si
teneva
accanto
ad
un
vecchio
guerriero
che
aveva
una
lunga
barba
bianca
.
Fra
tutta
quella
gente
vi
era
un
rajah
d
'
aspetto
sinistro
,
accompagnato
da
un
giovane
principe
che
rassomigliava
stranamente
a
Sindhia
.
Nel
vedere
quei
due
personaggi
il
portoghese
non
aveva
potuto
trattenere
un
sorriso
.
-
Questi
indiani
sanno
camuffarsi
meravigliosamente
,
-
aveva
mormorato
.
-
Credo
di
non
avere
spese
male
le
mie
cinquecento
rupie
.
-
Dopo
una
lunga
serie
di
complimenti
fra
il
rajah
e
tutta
quella
gente
,
una
immensa
tavola
era
stata
portata
sul
palcoscenico
,
carica
di
piatti
e
di
cibi
e
tutti
si
erano
messi
a
mangiare
,
mentre
una
turba
di
bajadere
e
di
suonatori
intrecciavano
danze
e
facevano
squillare
rumorosamente
gong
,
sitar
e
saranguy
accompagnati
da
gran
colpi
di
tumburà
,
magnifico
istrumento
,
caricato
di
dorature
,
di
pitture
,
di
nastri
e
di
preziosi
ornamenti
che
i
ricchi
indiani
tengono
esposto
agli
occhi
dei
forestieri
nella
loro
migliore
stanza
,
siccome
una
delle
più
belle
suppellettili
.
Mangiavano
frattanto
gli
attori
,
con
un
appetito
invidiabile
e
non
già
dei
pesci
di
cartapesta
o
delle
salse
false
,
tracannando
dei
fiaschi
pieni
di
toddy
,
ridendo
e
chiacchierando
rumorosamente
.
Ad
un
tratto
,
verso
la
fine
del
banchetto
,
si
vide
il
rajah
a
scomparire
,
per
mostrarsi
poco
dopo
,
accompagnato
da
alcuni
ministri
,
sulla
balconata
che
sovrastava
il
palcoscenico
.
Teneva
in
mano
una
carabina
ed
i
suoi
compagni
portavano
invece
delle
bottiglie
e
dei
bicchieri
.
Tosto
echeggiò
un
colpo
di
fuoco
ed
uno
dei
convitati
,
il
vecchio
guerriero
dalla
barba
bianca
,
cadde
mentre
la
bambina
che
gli
sedeva
accanto
,
fuggiva
urlando
.
Altro
colpo
di
fuoco
ed
un
altro
cadde
dibattendosi
disperatamente
.
Il
rajah
,
che
sembrava
in
preda
ad
una
furiosa
pazzia
,
vuota
una
tazza
di
liquore
che
un
ministro
gli
porge
,
poi
prende
un
'
altra
carabina
e
torna
a
sparare
.
I
convitati
fuggono
disperatamente
aggirandosi
,
come
lupi
in
trappola
,
intorno
alla
tavola
,
rovesciando
sedie
e
tondi
,
urlando
spaventosamente
e
tendendo
le
braccia
verso
il
rajah
che
continuava
a
sparare
.
Stramazzano
i
vecchi
,
poi
le
donne
,
poi
i
fanciulli
,
ma
il
sanguinario
principe
,
come
invasato
dal
demonio
della
distruzione
,
sordo
ai
lamenti
strazianti
delle
vittime
,
continua
a
sparare
,
finché
non
rimangono
che
il
giovane
che
gli
rassomiglia
e
la
bambina
che
piange
sul
cadavere
del
vecchio
guerriero
.
Yanez
guarda
il
rajah
.
Il
principe
è
pallidissimo
,
la
sua
fronte
è
aggrottata
,
le
sue
labbra
fremono
.
Si
ricorda
bene
di
quel
terribile
dramma
che
lo
ha
portato
sul
trono
dell
'
Assam
.
-
È
più
commosso
di
quello
che
credeva
,
-
mormora
il
portoghese
.
-
Aspetta
la
fine
,
mio
caro
.
Questo
è
ancora
nulla
.
-
Il
rajah
beve
un
'
altra
tazza
e
guarda
le
vittime
,
contandole
cogli
occhi
.
Il
giovane
principe
,
che
è
ritto
in
mezzo
ai
cadaveri
tende
,
con
atto
disperato
,
le
braccia
verso
il
rajah
che
barcolla
come
un
ubriaco
fradicio
e
urla
ripetutamente
,
simulando
a
meraviglia
uno
spavento
indicibile
:
-
Lasciami
la
vita
!
Sono
tuo
fratello
!
Abbiamo
nelle
vene
il
medesimo
sangue
!
-
Il
rajah
sembra
esitare
,
poi
il
suo
sguardo
ardente
e
feroce
si
spegne
lentamente
.
Getta
sul
palcoscenico
una
delle
sue
carabine
e
dice
:
-
Io
ti
risparmio
purché
tu
colpisca
la
rupia
che
io
getterò
in
aria
.
-
Il
principe
raccoglie
l
'
arma
e
spara
sul
rajah
che
stramazza
fulminato
sul
terrazzino
.
I
ministri
del
defunto
tiranno
si
affrettano
a
discendere
nel
cortile
ed
a
gettarsi
ai
piedi
del
giovane
principe
,
ma
questi
invece
si
getta
sulla
bambina
che
piange
sempre
sul
cadavere
del
padre
,
gridando
con
un
gesto
tragico
:
-
Portatela
via
,
anch
'
io
non
voglio
più
parenti
!
Vendetela
schiava
a
qualcuno
!
-
Sulla
scena
compariscono
alcuni
indiani
,
miseramente
vestiti
,
dai
lineamenti
feroci
,
che
portano
dipinto
sul
petto
un
serpente
azzurro
colla
testa
d
'
una
donna
e
che
hanno
ai
fianchi
dei
fazzoletti
di
seta
nera
e
dei
lacci
.
Sono
i
thugs
,
gli
adoratori
della
sanguinaria
Kalì
,
i
terribili
strangolatori
.
Afferrano
brutalmente
la
bambina
,
la
cacciano
entro
una
specie
di
sacco
e
la
portano
via
malgrado
le
sue
grida
.
Yanez
torna
a
guardare
il
rajah
e
lo
vede
livido
.
Grosse
gocce
di
sudore
gl
'
imperlano
la
fronte
e
le
sue
labbra
si
agitano
come
se
un
grido
dovesse
uscirgli
:
però
non
riesce
a
pronunciare
nemmeno
una
sillaba
.
-
Non
osa
,
-
mormora
il
portoghese
.
Tutti
gli
attori
in
quel
momento
scompariscono
,
i
gongs
,
i
sitar
ed
il
tumburà
intonano
una
marcia
trionfale
che
assorda
gli
spettatori
.
Tosto
venti
uomini
che
indossano
dei
costumi
guerreschi
e
che
tengono
in
mano
delle
scimitarre
,
invadono
la
scena
mandando
clamori
altissimi
;
poi
comparisce
un
palanchino
sorretto
da
otto
hamali9
splendidamente
vestiti
,
sul
quale
sta
assisa
una
giovane
principessa
che
porta
sulla
fronte
una
corona
reale
.
Il
rajah
manda
in
quell
'
istante
un
urlo
di
belva
feroce
,
seguìto
tosto
da
un
altro
straziante
.
Tutti
gli
spettatori
balzano
in
piedi
.
Anche
il
rajah
si
è
alzato
guardando
,
con
smarrimento
,
i
suoi
ministri
che
reggono
un
alto
dignitario
che
barcolla
e
che
ha
le
labbra
imbrattate
di
una
schiuma
sanguigna
.
-
Che
cosa
succede
qui
?
-
urla
Sindhia
.
-
Signore
...
Muoio
!
...
-
risponde
il
dignitario
con
voce
fioca
.
Yanez
che
non
capisce
nulla
di
quel
colpo
di
scena
,
getta
uno
sguardo
presso
di
sé
ed
impallidisce
a
sua
volta
.
Il
bicchiere
colmo
di
liquore
,
che
si
era
messo
presso
la
sedia
,
era
stato
vuotato
da
qualcuno
.
Un
lampo
gli
attraversa
il
cervello
.
-
Sono
sfuggito
alla
morte
per
un
vero
miracolo
.
Se
l
'
avessi
vuotato
io
,
a
quest
'
ora
mi
troverei
nei
panni
di
quel
disgraziato
.
Cane
d
'
un
greco
!
Mi
pagherai
questo
tiro
birbone
.
Fortunatamente
sono
più
astuto
e
più
prudente
di
quello
che
credi
.
-
Nel
padiglione
la
confusione
era
al
colmo
.
Tutti
gridavano
e
s
'
affannavano
dietro
al
disgraziato
,
il
quale
vomitava
sangue
insieme
a
certe
materie
verdastre
e
filamentose
.
Il
medico
di
corte
finalmente
giunse
.
Con
un
solo
sguardo
capì
subito
che
la
sua
opera
sarebbe
stata
assolutamente
inutile
..
-
Quest
'
uomo
ha
bevuto
qualche
potente
veleno
,
-
disse
.
Il
rajah
era
diventato
livido
.
I
suoi
occhi
ardenti
come
carboni
,
si
fissarono
ora
sugli
uni
ed
ora
sugli
altri
dignitari
che
occupavano
il
padiglione
e
che
tremavano
come
se
fossero
stati
colti
da
un
accesso
di
febbre
.
-
Qui
vi
è
un
colpevole
!
-
gridò
il
principe
.
-
O
lo
troverete
o
vi
farò
decapitare
tutti
!
Mi
avete
udito
?
Probabilmente
quel
veleno
era
destinato
a
me
!
-
O
a
me
,
Altezza
?
-
disse
Yanez
.
Il
rajah
lo
guardò
con
stupore
.
-
Tu
credi
,
mylord
?
...
-
Io
non
credere
niente
,
però
fare
notare
a
S
.
A
.
che
mio
bicchiere
non
averlo
vuotato
io
.
Io
averlo
trovato
senza
goccia
liquore
dentro
.
Potere
essere
stato
quello
avvelenato
.
-
Dov
'
è
quel
bicchiere
,
mylord
?
-
Yanez
si
curvò
per
raccoglierlo
,
ed
un
'
esclamazione
di
collera
gli
sfuggì
.
-
Aho
!
-
Il
bicchiere
era
misteriosamente
scomparso
.
-
Non
essere
più
accanto
sedia
,
-
disse
poi
.
-
Noi
troveremo
il
colpevole
mylord
,
te
lo
prometto
.
-
Grazie
,
Altezza
.
-
Questo
delitto
non
deve
rimanere
impunito
.
Il
mio
elefante
carnefice
avrà
del
lavoro
fra
qualche
giorno
.
-
Poi
aggiunse
brutalmente
:
-
Lo
spettacolo
è
finito
.
Che
anche
il
colpevole
vada
a
dormire
per
l
'
ultima
volta
.
-
I
ministri
,
in
preda
ad
un
vivo
sgomento
,
si
erano
ritirati
precipitosamente
per
fargli
largo
.
Il
rajah
strinse
la
mano
al
portoghese
e
uscì
dal
padiglione
,
colla
fronte
aggrottata
e
lo
sguardo
cupo
.
Il
greco
nella
sua
qualità
di
primo
favorito
,
stava
per
seguirlo
,
quando
Yanez
fu
pronto
a
trattenerlo
.
-
Ho
da
dirvi
una
parola
,
signor
Teotokris
.
-
Me
la
direte
domani
,
mylord
-
rispose
il
greco
.
-
Il
principe
mi
aspetta
.
-
Non
ho
che
da
dirvi
grazie
.
-
Di
che
cosa
!
-
Diamine
!
Di
essere
ancora
vivo
ed
è
un
bel
piacere
,
credetelo
,
Teotokris
-
disse
Yanez
,
ironicamente
.
-
Credevo
però
che
i
greci
dell
'
Arcipelago
fossero
più
furbi
.
-
Mylord
!
-
esclamò
il
favorito
con
voce
rauca
.
-
Voi
m
'
insultate
e
questo
non
è
né
il
luogo
,
né
il
momento
.
-
Domani
aggiusteremo
l
'
affare
;
non
guastatevi
il
sangue
per
ora
.
-
Il
greco
alzò
le
spalle
e
se
ne
andò
frettolosamente
.
Yanez
non
credette
opportuno
trattenerlo
.
Si
sfogò
con
un
"
va
'
al
diavolo
,
briccone
!
"
.
Chiamò
i
suoi
malesi
e
lasciò
a
sua
volta
il
padiglione
,
ormai
deserto
.
In
mezzo
al
cortile
,
guardato
da
una
mezza
dozzina
di
servi
e
coricato
su
un
tappeto
,
giaceva
il
cadavere
del
dignitario
,
un
alto
funzionario
della
corte
a
quanto
sembrava
.
Il
veleno
aveva
operato
rapidamente
troncandogli
la
vita
ancora
giovane
e
gagliardo
.
Il
portoghese
,
più
commosso
di
quanto
lo
credeva
,
si
levò
il
cappello
,
mormorando
con
ira
:
-
Un
giorno
,
anche
tu
,
povero
uomo
che
mi
hai
salvata
l
'
esistenza
,
sarai
vendicato
.
-
Stava
per
salire
la
scala
che
conduceva
al
suo
appartamento
,
quando
un
uomo
gli
sbarrò
la
via
,
cadendogli
ai
piedi
in
ginocchio
.
Era
il
calicaren
,
ossia
il
capo
degli
attori
.
-
Sahib
,
-
gli
disse
,
-
salvami
.
Noi
domani
saremo
tutti
morti
.
-
Chi
?
-
chiese
Yanez
sorpreso
.
-
Io
ed
i
miei
artisti
.
-
Perché
?
-
In
causa
della
commedia
che
noi
abbiamo
rappresentato
.
Il
rajah
è
furibondo
ed
ha
giurato
di
farci
tagliare
il
collo
allo
spuntare
del
sole
.
-
Chi
te
lo
ha
detto
?
-
L
'
altro
uomo
bianco
-
Il
favorito
?
-
Sì
,
sahib
.
-
Vuoi
un
consiglio
?
-
Dammelo
sahib
.
-
Dattela
a
gambe
assieme
ai
tuoi
attori
e
va
'
a
rappresentare
i
tuoi
drammi
nel
Bengala
.
Kubang
!
-
Il
capo
della
scorta
si
era
fatto
avanti
.
-
Da
'
a
quest
'
uomo
altre
cinquecento
rupie
,
-
gli
disse
Yanez
.
-
Ti
bastano
per
scappare
,
calicaren
?
-
Tu
mi
fai
un
signore
,
sahib
-
disse
l
'
attore
.
-
Me
ne
hai
dato
altre
cinquecento
.
-
Prendi
anche
queste
.
-
Mi
farò
costruire
un
gran
teatro
.
-
Come
vuoi
,
purché
non
ti
acciuffino
prima
che
il
sole
si
alzi
.
-
Il
rajah
non
ci
prenderà
più
,
sahib
.
Se
posso
esserti
necessario
disponi
di
me
.
-
Non
occorre
:
corri
invece
.
-
Yanez
salì
la
scala
ed
entrò
nel
suo
appartamento
dove
lo
aspettava
il
maggiordomo
.
Per
la
prima
volta
in
vita
sua
il
portoghese
appariva
molto
preoccupato
.
-
Sbarrate
la
porta
,
-
disse
ai
suoi
malesi
,
-
e
coricatevi
colle
carabine
a
fianco
.
Non
so
che
cosa
possa
accadere
.
-
Siamo
in
sei
,
capitano
-
rispose
il
capo
della
scorta
.
-
Tu
puoi
dormire
tranquillamente
perché
veglieremo
su
di
te
.
Vuoi
che
mandi
qualcuno
ad
avvertire
la
Tigre
?
-
È
inutile
pel
momento
.
Lasciatemi
solo
col
maggiordomo
.
-
Si
sedette
dinanzi
al
tavolo
stappando
una
bottiglia
di
gin
,
la
fiutò
a
lungo
,
poi
empì
il
bicchiere
e
lo
porse
al
chitmudgar
dicendogli
:
-
Avresti
paura
tu
a
vuotarlo
?
-
Perché
,
mylord
?
-
Sai
che
con
un
bicchiere
di
non
so
quale
liquore
hanno
mandato
,
or
ora
,
all
'
altro
mondo
uno
dei
grandi
ufficiali
del
rajah
?
-
Me
lo
hanno
raccontato
,
sahib
-
rispose
il
chitmudgar
.
-
Era
il
tesoriere
del
principe
.
-
Sai
che
quell
'
uomo
ha
vuotato
il
bicchiere
che
era
stato
offerto
a
me
?
-
Che
cosa
dici
,
mylord
!
-
esclamò
l
'
indiano
stupefatto
.
-
È
come
te
la
racconto
.
-
Sicché
si
cercava
di
avvelenare
te
?
-
Così
pare
,
-
rispose
Yanez
flemmaticamente
.
-
E
non
hai
alcun
sospetto
?
-
Chi
credi
tu
,
chitmudgar
che
alla
corte
abbia
qualche
interesse
a
sopprimermi
?
-
Il
maggiordomo
era
rimasto
silenzioso
.
-
Il
rajah
?
-
No
,
è
impossibile
!
-
esclamò
l
'
indiano
.
-
Egli
ti
deve
troppa
riconoscenza
per
aver
ricuperata
la
pietra
di
Salagraman
e
di
non
aver
chiesto
alcuna
ricompensa
.
E
poi
egli
ti
ammira
troppo
dopo
l
'
uccisione
della
kala
-
bâgh
.
-
E
allora
?
-
L
'
altro
uomo
bianco
.
-
Il
favorito
,
è
vero
?
-
L
'
indiano
ebbe
una
breve
esitazione
,
poi
rispose
francamente
:
-
Sì
,
lui
.
-
Ne
ero
certo
,
-
disse
Yanez
.
-
Egli
teme
che
tu
mylord
,
gli
prenda
il
posto
.
-
Credi
tu
che
questo
liquore
sia
avvelenato
?
-
Questo
no
;
è
impossibile
!
Le
bottiglie
che
io
ho
portato
qui
le
ho
prese
nelle
cantine
del
rajah
,
quindi
puoi
vuotarle
con
animo
tranquillo
.
-
Bevi
allora
.
-
Ecco
mylord
.
-
Il
chitmudgar
vuotò
,
senza
esitare
,
d
'
un
sol
colpo
il
bicchiere
.
-
È
eccellente
,
mylord
.
-
Allora
berrò
anch
'
io
,
-
disse
Yanez
,
empiendo
un
altro
bicchiere
.
-
Va
'
a
riposarti
ora
:
se
avrò
bisogno
di
te
ti
farò
chiamare
.
-
Il
maggiordomo
fece
un
profondo
inchino
e
si
ritirò
.
Yanez
vuotò
un
altro
bicchiere
,
accese
una
sigaretta
e
si
stropicciò
le
mani
mormorando
:
-
La
giornata
è
stata
pesante
,
tuttavia
non
ho
perduto
il
mio
tempo
inutilmente
.
Le
frutta
le
raccoglieremo
più
tardi
.
La
matassa
è
ancora
molto
imbrogliata
;
però
spero
di
dare
a
Surama
la
corona
che
le
spetta
e
di
mandare
a
casa
del
diavolo
Sindhia
.
Il
ragno
malefico
è
quel
dannato
greco
dell
'
Arcipelago
.
Domani
farò
il
possibile
di
darti
una
terribile
lezione
.
-
12
.
Un
terribile
duello
Yanez
,
che
aveva
dormito
tranquillamente
,
come
un
uomo
che
non
ha
fastidi
,
aveva
appena
aperti
gli
occhi
e
stava
sbadigliando
,
quando
il
chitmudgar
,
dopo
aver
bussato
replicatamente
entrò
accompagnato
da
un
ufficiale
del
rajah
.
-
Mylord
,
-
disse
il
maggiordomo
,
mentre
l
'
ufficiale
faceva
un
grande
inchino
-
sei
aspettato
dal
principe
.
-
Aspettate
cinque
minuti
,
-
rispose
Yanez
,
tornando
a
sbadigliare
.
Balzò
dal
letto
,
si
vestì
con
cura
senza
troppo
affrettarsi
,
si
mise
nella
fascia
le
pistole
e
raggiunse
il
chitmudgar
e
l
'
ufficiale
che
lo
attendevano
nel
salotto
dove
era
stato
intanto
approntato
il
thè
.
-
Che
cosa
desidera
S
.
A
.
?
-
chiese
sorseggiando
l
'
aromatica
bevanda
con
studiata
lentezza
.
-
Lo
ignoro
mylord
,
-
rispose
l
'
ufficiale
.
-
È
di
cattivo
umore
forse
?
-
Mi
sembra
assai
preoccupato
stamane
,
mylord
.
Pare
che
vi
sia
stata
un
po
'
di
burrasca
fra
lui
e
l
'
altro
uomo
bianco
.
-
Ah
!
Il
signor
Teotokris
!
-
esclamò
Yanez
quasi
distrattamente
.
-
Già
,
l
'
altro
uomo
bianco
è
sempre
di
cattivo
umore
.
-
È
vero
mylord
!
-
Così
si
fa
temere
.
-
Tutti
hanno
paura
di
lui
alla
corte
.
-
Anche
di
me
?
-
Oh
no
,
mylord
.
Tutti
vi
ammirano
e
sarebbero
ben
lieti
di
vedervi
al
posto
del
favorito
.
-
Ecco
una
preziosa
informazione
-
mormorò
fra
sé
il
portoghese
.
Trangugiò
in
fretta
l
'
ultimo
sorso
,
chiamò
i
suoi
fedeli
malesi
e
seguì
l
'
ufficiale
dicendo
:
-
Prepariamoci
ad
una
burrasca
.
L
'
affare
della
commedia
non
passerà
certamente
liscio
.
Fortunatamente
gli
attori
se
ne
sono
andati
,
almeno
lo
spero
.
-
Scese
lo
scalone
ed
entrò
nella
sala
del
trono
.
S
.
A
.
Sindhia
vi
era
già
,
sdraiato
come
il
solito
su
quella
specie
di
letto
,
con
parecchie
bottiglie
di
liquori
disposti
su
un
tavolino
ed
un
gran
bicchiere
colmo
in
mano
.
-
Ah
!
ben
felice
di
vederti
,
mylord
-
disse
appena
Yanez
entrò
seguìto
dai
malesi
.
-
Ti
aspettavo
con
impazienza
.
-
Io
essere
sempre
a
disposizione
di
V
.
Altezza
,
-
rispose
Yanez
nel
suo
fantastico
inglese
.
-
Siedi
presso
di
me
,
mylord
.
-
Yanez
prese
una
sedia
e
la
collocò
sulla
piattaforma
,
presso
quella
specie
di
letto
che
serviva
di
trono
.
-
Mylord
,
-
disse
il
rajah
porgendogli
un
bicchiere
di
champagne
,
-
bevi
questo
.
Non
è
avvelenato
perché
la
bottiglia
l
'
ho
fatta
sturare
in
mia
presenza
ed
ho
assaggiato
il
liquido
che
conteneva
.
-
Io
non
avere
paura
di
voi
,
Altezza
-
rispose
Yanez
.
-
Amare
molto
vino
bianco
francese
e
bevere
subito
a
vostra
salute
.
-
Vuotò
d
'
un
colpo
la
tazza
poi
riprese
:
-
Ed
ora
io
ascoltare
tutto
orecchi
Vostra
Altezza
.
-
Dimmi
mylord
,
in
quali
rapporti
sei
col
mio
favorito
?
-
Cattivi
,
Altezza
.
-
Perché
?
-
Non
sapere
io
.
Greco
non
vedermi
bene
qui
.
-
Tu
hai
avuto
una
questione
.
-
Essere
vero
.
Noi
uomini
bianchi
rissare
sempre
quando
non
appartenere
istessa
nazione
.
Io
inglese
,
lui
greco
.
-
Sai
che
vuole
ucciderti
?
-
Aho
!
Io
uccidere
forse
lui
.
-
Mi
ha
chiesto
di
offrire
alla
mia
corte
un
combattimento
emozionante
.
Io
amo
i
coraggiosi
e
mi
piace
vedere
gli
uomini
a
difendere
la
propria
vita
valorosamente
.
-
Io
essere
pronto
,
Altezza
.
-
Quale
arme
hai
scelto
,
mylord
?
-
Io
avere
lasciato
scelta
a
tuo
favorito
.
-
Sai
dove
vi
misurerete
?
-
Io
non
sapere
niente
.
-
Nel
mio
cortile
.
Il
duello
sarà
pubblico
e
tutta
la
mia
corte
vi
assisterà
.
Così
desidera
il
mio
favorito
.
-
Benissimo
,
-
rispose
Yanez
con
indifferenza
.
-
Tu
hai
un
coraggio
meraviglioso
,
mylord
.
-
Io
non
avere
mai
paura
,
Altezza
.
-
Io
ho
scelto
l
'
ora
.
-
Quale
?
-
Due
ore
prima
del
tramonto
noi
saremo
tutti
raccolti
nel
cortile
d
'
onore
.
Stanno
già
i
miei
servi
preparando
i
padiglioni
.
-
Noi
dare
ora
commedia
.
-
Ah
!
-
esclamò
il
rajah
aggrottando
la
fronte
e
facendo
un
gesto
di
collera
.
-
A
proposito
di
commedie
,
sai
che
tutti
i
miei
attori
sono
fuggiti
?
-
Oh
!
-
fece
Yanez
simulando
un
meraviglioso
stupore
.
-
Fra
di
loro
doveva
esservi
colui
che
cercò
di
avvelenare
me
o
te
.
-
Possibilissimo
,
-
si
limitò
a
rispondere
il
portoghese
.
-
A
quest
'
ora
saranno
molto
lontani
,
ma
se
per
caso
rientreranno
un
giorno
nel
mio
stato
,
li
farò
decapitare
tutti
,
compresi
i
fanciulli
che
hanno
con
loro
.
Accetta
un
altro
bicchiere
di
questo
eccellente
vino
,
mylord
,
prima
di
lasciarmi
.
Ti
darà
maggior
forza
per
misurarti
col
mio
favorito
.
-
Grazie
,
Altezza
-
rispose
Yanez
,
prendendo
la
tazza
che
il
rajah
gli
porgeva
.
La
vuotò
ed
avendo
compreso
che
l
'
udienza
era
finita
si
alzò
.
-
Mylord
,
-
disse
a
voce
bassa
il
principe
mentre
gli
stendeva
la
mano
.
-
Sta
'
in
guardia
!
Il
mio
favorito
ha
scelto
per
lui
un
'
arma
terribile
e
che
egli
sa
maneggiare
meglio
d
'
un
vecchio
thug
.
Sii
pronto
a
tagliargliela
o
sarai
perduto
.
Ora
va
'
e
sii
forte
e
valoroso
come
il
giorno
in
cui
hai
ucciso
la
kala
-
bâgh
.
-
Yanez
uscì
dalla
sala
del
trono
e
forse
in
quel
momento
appariva
preoccupato
.
Il
suo
eterno
buon
umore
pareva
che
fosse
scomparso
da
quel
viso
sempre
ilare
e
un
po
'
ironico
.
Senza
dubbio
le
ultime
parole
del
rajah
avevano
fatto
presa
sul
suo
animo
.
Risalì
lentamente
nel
suo
appartamento
dove
il
chitmudgar
lo
aspettava
per
annunciargli
che
la
colazione
era
pronta
.
-
Mangerò
poi
,
-
gli
disse
Yanez
.
-
Pel
momento
devo
occuparmi
di
qualche
cosa
più
interessante
dei
tuoi
piatti
più
o
meno
infernali
.
-
Che
cos
'
hai
,
mylord
?
-
chiese
il
maggiordomo
.
-
Tu
mi
sembri
di
cattivo
umore
stamane
.
-
Può
darsi
,
-
rispose
il
portoghese
.
-
Siediti
e
rispondi
alle
domande
che
ti
rivolgerò
.
-
Sono
sempre
a
tua
disposizione
,
mylord
.
-
Hai
mai
visto
tu
il
greco
a
eseguire
dinanzi
al
rajah
qualche
straordinario
esercizio
?
-
Sì
,
quello
del
laccio
;
credo
anzi
che
nessun
thug
possa
rivaleggiare
con
lui
.
Un
giorno
è
giunto
alla
corte
uno
di
quei
sinistri
adoratori
della
dea
Kalì
e
si
è
misurato
col
favorito
del
rajah
.
-
E
chi
vinse
?
-
Il
favorito
,
mylord
.
Il
thug
cadde
mezzo
strangolato
e
se
non
fosse
stato
graziato
,
non
sarebbe
certo
uscito
vivo
da
questo
palazzo
.
-
Che
il
favorito
sia
stato
fra
i
thugs
?
-
Solo
il
rajah
potrebbe
saperlo
e
forse
nemmeno
lui
.
-
Ah
!
birbante
d
'
un
greco
!
-
esclamò
Yanez
.
-
Fortunatamente
so
come
agiscono
i
signori
strangolatori
.
Quando
si
ha
in
mano
una
buona
scimitarra
si
può
tenere
fronte
a
loro
senza
correre
troppo
pericolo
.
Sta
'
tu
,
in
guardia
,
signor
Teotokris
.
Ora
possiamo
fare
colazione
.
-
Subito
mylord
,
-
disse
il
chitmudgar
.
Yanez
passò
nel
salotto
,
mangiò
col
suo
solito
appetito
,
poi
strappate
alcune
pagine
dal
suo
portafoglio
si
mise
a
coprirle
d
'
una
scrittura
fittissima
e
minuta
.
Quand
'
ebbe
finito
fece
cenno
al
chitmudgar
di
lasciarlo
solo
e
chiamò
il
capo
della
scorta
.
-
Porta
questi
fogli
a
Sandokan
,
-
gli
disse
sotto
-
voce
.
-
Bada
che
tu
probabilmente
sarai
pedinato
da
qualcuno
,
è
necessario
quindi
che
tu
agisca
colla
massima
prudenza
perché
desidero
che
si
ignori
qui
ove
si
nascondono
i
miei
compagni
.
Se
vedi
di
non
poter
ingannare
quelli
che
ti
seguissero
,
fermati
da
Surama
.
Penserà
ella
a
far
pervenire
questi
fogli
alla
Tigre
della
Malesia
.
-
Sarò
prudente
,
capitano
-
rispose
il
malese
.
-
Aspetterò
la
notte
per
entrare
nel
tempio
sotterraneo
,
così
potrò
uccidere
più
facilmente
quelli
che
mi
seguiranno
.
-
Va
'
,
amico
.
-
Quando
il
malese
fu
scomparso
,
il
portoghese
si
sdraiò
su
un
divano
,
accese
una
sigaretta
e
s
'
immerse
in
profonde
riflessioni
,
seguendo
distrattamente
,
cogli
occhi
socchiusi
,
le
spire
che
descriveva
il
fumo
innalzandosi
.
Quando
il
chitmudgar
entrò
,
dopo
tre
ore
,
il
portoghese
russava
pacificamente
come
se
nessuna
preoccupazione
lo
turbasse
.
-
Mylord
,
-
disse
il
maggiordomo
,
-
il
rajah
ti
aspetta
.
-
Ah
!
Diavolo
!
-
esclamò
Yanez
stirandosi
le
membra
.
-
Non
mi
ricordavo
più
che
il
greco
deve
strangolarmi
.
Sono
già
tutti
raccolti
nel
cortile
?
-
Sì
,
mylord
:
non
si
aspetta
che
te
.
-
Portami
un
bicchiere
di
gin
onde
mi
svegli
del
tutto
.
Bada
che
non
contenga
qualche
droga
infernale
.
-
Aprirò
per
maggior
sicurezza
un
'
altra
bottiglia
.
-
Tu
sei
un
brav
'
uomo
:
un
giorno
ti
farò
nominare
gran
cantiniere
di
qualche
grossa
corte
.
-
Si
alzò
,
vuotò
il
bicchiere
che
il
chitmudgar
gli
porgeva
e
dopo
d
'
aver
chiamati
i
malesi
scese
nell
'
ampio
cortile
,
tenendo
fra
le
labbra
la
sigaretta
spenta
.
Aveva
riacquistato
tutto
il
suo
sangue
freddo
e
la
sua
calma
straordinaria
.
Pareva
un
uomo
che
si
recasse
ad
una
festa
anziché
ad
un
combattimento
terribile
e
forse
mortale
per
lui
.
Tutto
intorno
al
cortile
erano
stati
eretti
dei
ricchi
padiglioni
,
un
po
'
più
bassi
di
quello
che
occupava
il
rajah
.
C
'
erano
uomini
e
bellissime
indiane
,
con
costumi
sfarzosi
e
molti
gioielli
indosso
.
Il
greco
stava
in
mezzo
,
accanto
ad
un
piccolo
mobile
su
cui
stavano
una
scimitarra
ed
un
laccio
.
Era
pallido
più
del
solito
,
però
sembrava
non
meno
tranquillo
del
portoghese
.
Il
rajah
che
sedeva
fra
i
suoi
ministri
,
vedendo
entrare
il
mylord
colla
sigaretta
in
bocca
,
lo
salutò
cortesemente
colla
mano
guardandolo
intensamente
.
Gli
spettatori
affollati
nei
padiglioni
si
erano
invece
alzati
in
piedi
,
osservandolo
curiosamente
.
Yanez
salutò
toccandosi
con
una
mano
la
tesa
del
cappello
,
poi
mentre
i
suoi
malesi
prendevano
posto
all
'
estremità
del
cortile
appoggiandosi
sulle
loro
carabine
,
si
avanzò
lentamente
verso
il
greco
dicendogli
:
-
Eccomi
.
-
Cominciavo
a
perdere
la
pazienza
,
-
rispose
Teotokris
con
un
brutto
sorriso
che
parve
una
smorfia
.
-
Quando
noi
marinai
dell
'
Arcipelago
abbiamo
deciso
di
ammazzare
un
avversario
,
non
aspettiamo
mai
.
-
E
nemmeno
i
gentiluomi
inglesi
,
-
disse
Yanez
.
-
Le
armi
?
-
Le
ho
scelte
.
-
Alla
spada
o
alla
pistola
?
-
Voi
dimenticate
che
qui
non
siamo
in
Europa
.
-
Che
cosa
volete
dire
?
-
Che
io
vi
affronterò
con
un
laccio
onde
offrire
al
mio
signore
uno
spettacolo
veramente
indiano
.
-
È
degno
dei
briganti
indiani
che
adorano
Kalì
,
-
rispose
Yanez
ironicamente
.
-
Credevo
aver
da
fare
con
un
europeo
:
ora
capisco
di
essermi
ingannato
.
Non
importa
:
ho
commesso
la
sciocchezza
di
lasciarvi
la
scelta
delle
armi
ed
ora
vi
mostrerò
come
un
mylord
inglese
sa
trattare
le
persone
della
vostra
razza
.
-
Signore
!
-
No
,
chiamatemi
mylord
,
-
disse
Yanez
.
-
Mostratemi
le
vostre
carte
prima
.
-
Dopo
,
quando
vi
avrò
tagliato
il
collo
e
la
barba
insieme
.
Voi
,
greci
dell
'
Arcipelago
siete
tanti
barili
di
polvere
?
-
chiese
Yanez
,
sempre
beffardo
.
-
Basta
:
il
rajah
s
'
impazienta
!
-
A
teatro
bisogna
sempre
aspettare
,
per
Giove
,
almeno
a
Londra
.
-
Prendete
la
vostra
scimitarra
.
-
Ah
!
È
con
questa
che
dovrò
tagliarvi
la
testa
?
Benissimo
!
-
Scherzate
troppo
!
-
Che
cosa
volete
?
Noi
inglesi
siamo
sempre
di
buon
umore
.
-
Vedremo
se
lo
sarete
quando
il
mio
laccio
vi
strangolerà
,
signore
.
-
No
,
no
,
mylord
.
-
Lo
vedremo
il
vostro
sangue
azzurro
!
-
gridò
il
greco
esasperato
.
-
Ed
io
quello
dei
greci
dell
'
Arcipelago
.
-
Prendete
la
vostra
scimitarra
:
ho
fretta
di
finirla
!
-
Ed
io
nessuna
di
andarmene
all
'
altro
mondo
.
-
Gettò
la
sigaretta
,
prese
la
scimitarra
che
era
stata
posata
accanto
al
laccio
e
fece
alcuni
passi
indietro
,
senza
troppo
affrettarsi
,
arrestandosi
a
qualche
metro
dai
malesi
i
quali
guardavano
ferocemente
il
greco
.
Era
da
prevedersi
che
i
selvaggi
figli
delle
grandi
isole
indo
-
malesi
non
sarebbero
rimasti
impassibili
,
se
una
disgrazia
avesse
colto
il
loro
capo
che
adoravano
come
un
dio
,
checché
dovesse
succedere
dopo
.
Teotokris
,
che
sembrava
in
preda
ad
un
vero
accesso
di
furore
,
aveva
preso
bruscamente
il
laccio
,
mettendosi
a
dieci
passi
dal
suo
avversario
.
Quello
strano
duello
,
di
carattere
veramente
indiano
,
pareva
che
avesse
impressionato
profondamente
gli
spettatori
,
quantunque
dovessero
averne
veduti
ben
altri
.
Un
profondo
silenzio
si
era
fatto
in
tutti
i
padiglioni
:
anche
il
rajah
stava
zitto
e
non
staccava
i
suoi
sguardi
da
Yanez
,
la
cui
tranquillità
era
meravigliosa
.
Il
portoghese
si
era
messo
in
guardia
come
un
vecchio
spadaccino
,
tenendo
la
scimitarra
un
po
'
alta
per
essere
più
pronto
a
difendere
il
collo
.
In
quel
momento
egli
si
chiedeva
solo
se
il
suo
avversario
aveva
imparato
a
maneggiare
il
lazo
fra
i
gauchos
dell
'
America
meridionale
o
fra
i
thugs
indiani
.
Una
mossa
del
greco
lo
convinse
di
aver
dinanzi
un
uomo
che
aveva
imparato
a
servirsi
di
quella
terribile
corda
fra
gli
ispano
americani
piuttosto
che
fra
gli
indiani
.
-
Quello
deve
essere
stato
un
grande
avventuriero
,
-
mormorò
.
-
Bada
al
collo
,
amico
Yanez
.
-
Teotokris
aveva
arrotolata
parte
della
fune
sul
braccio
sinistro
facendo
girare
,
attorno
alla
propria
testa
il
lazo
come
usano
fare
i
cavalieri
della
pampa
argentina
ed
i
cow
-
boys
del
Wild
-
West
dell
'
America
settentrionale
allorquando
si
preparano
ad
arrestare
un
mustang
selvaggio
spinto
al
galoppo
.
-
Siete
pronto
mylord
?
-
chiese
.
-
Quando
vorrete
.
-
Fra
mezzo
minuto
vi
avrò
strangolato
,
ammenoché
il
rajah
non
chieda
la
vostra
grazia
.
-
Non
preoccupatevi
tanto
,
signor
Teotokris
-
rispose
Yanez
.
-
Non
avete
ancora
in
vostra
mano
la
pelle
dell
'
orso
,
come
si
dice
da
noi
.
-
Vi
farò
un
colpo
che
non
lo
sospettate
.
-
Me
lo
direte
più
tardi
.
Voi
cercate
di
sorprendermi
facendomi
parlare
troppo
.
Basta
,
signor
Teotokris
.
-
Infatti
il
greco
,
mentre
chiacchierava
,
non
aveva
cessato
di
far
girare
sopra
la
propria
testa
il
terribile
lazo
per
tenere
la
corda
ben
aperta
.
Tutti
gli
spettatori
si
erano
alzati
per
non
perdere
nulla
di
quell
'
emozionante
combattimento
.
Un
vivo
stupore
si
leggeva
su
tutti
quei
volti
abbronzati
o
nerastri
:
la
calma
meravigliosa
dei
due
duellanti
aveva
prodotto
in
tutti
gli
animi
una
profonda
ammirazione
.
-
Ah
!
questi
europei
!
-
non
cessavano
di
sussurrare
.
Yanez
,
un
po
'
raccolto
su
se
stesso
per
offrire
meno
presa
al
laccio
,
aspettava
l
'
attacco
del
greco
,
sempre
impassibile
,
seguendo
attentamente
collo
sguardo
le
rotazioni
,
sempre
più
rapide
,
che
descriveva
la
funicella
.
Ad
un
tratto
un
sibilo
acuto
si
fece
udire
,
Yanez
aveva
alzata
rapidamente
la
scimitarra
,
vibrando
un
colpo
,
poi
aveva
fatto
un
balzo
indietro
,
un
vero
balzo
da
tigre
,
mandando
nel
medesimo
tempo
un
urlo
di
furore
.
Nella
sua
destra
non
stringeva
altro
che
l
'
impugnatura
dell
'
arma
.
La
lama
,
appena
urtata
dal
laccio
,
era
caduta
a
terra
.
Tuttavia
il
colpo
era
stato
parato
.
-
Traditore
!
-
gridò
Yanez
al
greco
che
ritirava
precipitosamente
il
lazo
per
ritentare
il
colpo
.
-
Se
fai
un
passo
innanzi
ti
brucio
le
cervella
!
-
Aveva
tratta
dalla
fascia
una
delle
due
pistole
e
dopo
averla
montata
l
'
aveva
puntata
su
Teotokris
,
mentre
i
malesi
che
si
trattenevano
a
stento
avevano
alzate
precipitosamente
le
carabine
appoggiandosele
alle
spalle
.
Un
gran
grido
erasi
levato
fra
gli
spettatori
che
non
si
aspettavano
di
certo
quel
colpo
di
scena
.
Anche
il
rajah
pareva
in
preda
ad
una
certa
irritazione
,
avendo
ben
compreso
che
un
tradimento
era
stato
ordito
a
danno
del
suo
grande
cacciatore
,
non
potendo
ammettere
che
una
scimitarra
si
spezzasse
sotto
il
semplice
urto
d
'
una
funicella
.
Teotokris
,
pallido
come
un
cencio
lavato
,
era
rimasto
muto
ed
immobile
,
lasciando
pendere
il
lazo
.
Grosse
stille
di
sudore
gl
'
imperlavano
la
fronte
.
-
Datemi
un
'
altra
scimitarra
!
-
gridò
Yanez
.
-
Vedremo
se
si
spezzerà
nuovamente
.
-
Uno
dei
suoi
malesi
estrasse
quella
che
gli
pendeva
al
fianco
e
gliela
porse
dicendogli
:
-
Prendi
questa
,
capitano
.
È
d
'
acciaio
del
Borneo
e
tu
sai
che
è
il
migliore
che
si
possa
avere
.
-
Il
portoghese
impugnò
saldamente
l
'
arma
,
gettò
a
terra
la
pistola
e
si
mise
di
nuovo
di
fronte
al
greco
.
Una
sorda
rabbia
lo
aveva
invaso
.
-
Bada
,
greco
,
-
disse
coi
denti
stretti
-
che
io
farò
il
possibile
per
ucciderti
.
Non
mi
aspettavo
da
te
,
europeo
al
pari
di
me
,
un
simile
tradimento
.
-
Ti
giuro
che
io
non
ho
scelta
quell
'
arma
...
-
Lascia
i
giuramenti
agli
altri
;
già
non
ti
crederei
.
-
Signore
!
-
Ti
aspetto
per
farti
a
pezzi
.
-
Sarai
tu
che
morrai
!
-
urlò
il
greco
furibondo
.
-
Lancia
il
tuo
lazo
dunque
!
-
Il
greco
tornava
a
far
girare
la
funicella
.
Spiava
attentamente
Yanez
sperando
di
sorprenderlo
;
il
suo
avversario
però
conservava
una
immobilità
assoluta
e
non
perdeva
mai
di
vista
,
nemmeno
per
un
istante
,
il
lazo
.
D
'
improvviso
il
greco
fece
un
balzo
in
parte
lanciando
contemporaneamente
la
funicella
e
mandando
un
urlo
selvaggio
per
scombussolare
o
impressionare
il
portoghese
.
Questi
si
era
ben
guardato
dal
muoversi
.
Sentì
piombarsi
addosso
il
lazo
e
scendergli
attraverso
la
testa
,
ma
pronto
come
un
lampo
avventò
due
colpi
di
scimitarra
a
destra
ed
a
sinistra
,
tagliandolo
netto
prima
che
il
greco
avesse
avuto
il
tempo
di
dare
lo
strappo
fatale
.
Allora
a
sua
volta
si
slanciò
.
La
larga
lama
balenò
in
alto
,
poi
scese
con
gran
forza
,
colpendo
il
greco
con
un
traversone
sotto
la
mammella
destra
.
Teotokris
aveva
fatto
un
salto
indietro
,
tuttavia
non
era
riuscito
ad
evitare
per
intero
il
colpo
.
Si
tenne
un
momento
ritto
,
poi
cadde
pesantemente
al
suolo
,
comprimendosi
con
ambe
le
mani
il
petto
.
Attraverso
la
casacca
squarciata
il
sangue
usciva
,
formando
una
larga
macchia
sulla
candida
flanella
.
Un
urlo
uscito
da
duecento
bocche
aveva
salutato
la
vittoria
del
coraggioso
uccisore
di
tigri
.
-
Devo
finirlo
?
-
chiese
Yanez
,
rivolgendosi
verso
il
rajah
che
si
era
alzato
.
-
Ti
chiedo
la
grazia
per
lui
,
mylord
-
rispose
il
principe
.
-
Sia
,
-
rispose
Yanez
.
Restituì
la
scimitarra
,
raccolse
la
pistola
e
dopo
d
'
aver
fatto
un
lungo
inchino
si
ritirò
mentre
le
donne
si
levavano
i
mazzolini
di
mussenda
che
portavano
all
'
estremità
delle
loro
trecce
gettandoglieli
dietro
.
Mentre
si
allontanava
sempre
scortato
dai
suoi
malesi
,
il
medico
di
corte
e
sei
servi
avevano
adagiato
il
greco
su
un
palanchino
,
portandolo
rapidamente
nella
sua
stanza
.
Teotokris
non
era
svenuto
e
nemmeno
si
lamentava
.
Solo
di
quando
in
quando
una
rauca
bestemmia
gli
sfuggiva
attraverso
le
labbra
scolorite
.
Pareva
che
sentisse
più
la
rabbia
di
essere
stato
vinto
dal
suo
rivale
,
che
il
dolore
prodottogli
da
quel
colpo
di
scimitarra
.
-
Sì
,
visitami
e
fasciami
subito
-
disse
con
tono
imperioso
al
medico
.
-
La
ferita
non
è
grave
.
La
lama
deve
aver
incontrato
la
guardia
del
pugnale
che
portavo
sotto
la
casacca
.
-
Il
medico
gli
denudò
rapidamente
il
petto
.
La
scimitarra
aveva
tracciato
,
sotto
la
mammella
destra
,
un
taglio
lungo
una
quindicina
di
centimetri
che
non
sembrava
molto
profondo
.
-
Ah
!
Ecco
!
-
esclamò
il
dottore
raccogliendo
un
oggetto
che
era
scivolato
sotto
la
giacca
.
-
Tu
devi
a
questo
,
la
tua
vita
,
signore
.
-
Il
manico
del
pugnale
?
-
Sì
:
è
stato
tagliato
netto
.
Se
la
lama
non
lo
avesse
incontrato
il
cacciatore
di
kala
-
bâgh
ti
avrebbe
spaccato
il
cuore
.
Ero
presente
quando
ti
ha
vibrato
il
colpo
.
-
Una
botta
scagliata
con
tutta
forza
,
-
rispose
Teotokris
.
-
Per
quanto
credi
che
io
ne
abbia
?
-
Non
sarai
in
piedi
prima
di
due
settimane
.
Sei
robustissimo
tu
,
signore
.
-
Ed
ho
pelle
di
marinai
addosso
,
-
disse
il
greco
,
sforzandosi
a
sorridere
.
-
Spicciati
:
il
sangue
se
ne
va
e
non
desidero
affatto
di
perderlo
.
-
Il
medico
che
,
quantunque
indiano
,
doveva
essere
abilissimo
,
cucì
lestamente
la
ferita
,
spalmandola
poi
con
una
materia
che
pareva
resinosa
e
la
fasciò
strettamente
.
Aveva
appena
terminato
,
quando
un
ufficiale
dei
seikki
entrò
nella
stanza
annunciando
il
rajah
.
La
fronte
del
greco
si
era
subito
abbuiata
,
tuttavia
si
guardò
bene
dal
far
trasparire
il
suo
malumore
.
-
Uscite
tutti
,
-
disse
al
medico
ed
ai
servi
.
Il
rajah
entrava
in
quel
momento
e
solo
.
Anche
la
sua
fronte
non
pareva
serena
.
Attese
che
tutti
si
fossero
allontanati
,
compreso
l
'
ufficiale
,
poi
prese
una
sedia
e
si
assise
presso
il
capezzale
del
ferito
.
-
Come
va
dunque
,
mio
povero
Teotokris
?
-
chiese
.
-
Ti
credevo
più
abile
e
più
fortunato
.
-
Vi
ho
dato
,
Altezza
,
non
poche
prove
della
mia
abilità
nell
'
uso
del
laccio
.
Non
credo
di
meritarmi
quindi
alcun
rimprovero
.
-
È
grave
la
ferita
?
-
No
,
Altezza
.
Potrò
rimettermi
a
vostra
disposizione
fra
una
quindicina
di
giorni
e
allora
vi
giuro
che
non
perderò
il
mio
tempo
.
-
Che
cosa
vuoi
dire
?
-
Che
saprò
chi
è
quell
'
uomo
che
si
spaccia
per
un
mylord
.
-
Tu
serbi
rancore
a
quel
valoroso
cacciatore
.
-
E
gliene
serberò
finché
avrò
un
alito
di
vita
,
-
rispose
il
greco
con
accento
feroce
.
-
Eppure
tu
gli
hai
giuocato
un
cattivo
tiro
.
-
Voi
supponete
Altezza
?
...
-
Che
l
'
impugnatura
di
quella
scimitarra
sia
stata
abilmente
segata
onde
la
lama
cedesse
al
menomo
urto
.
-
Chi
è
che
mi
accusa
?
-
Io
,
-
disse
il
rajah
,
aggrottando
la
fronte
.
-
Se
siete
voi
Altezza
che
lo
dite
,
allora
non
negherò
più
.
-
Confessi
?
-
Sì
,
è
vero
:
l
'
estremità
della
lama
l
'
ho
fatta
segare
presso
la
guardia
da
un
abilissimo
artefice
.
-
Il
principe
non
poté
frenare
un
gesto
di
stupore
e
guardò
severamente
il
suo
favorito
.
-
Avevi
dunque
paura
del
gran
cacciatore
bianco
?
-
Volevo
sopprimerlo
a
qualunque
costo
per
rendere
al
mio
benefattore
un
grande
servizio
,
-
disse
il
greco
audacemente
.
-
A
me
?
-
Sì
,
Altezza
.
-
Uccidendo
colui
che
mi
ha
restituito
la
pietra
di
Salagraman
e
che
ha
ucciso
la
kala
-
bâgh
!
-
Sì
,
perché
quell
'
uomo
un
giorno
,
ne
sono
sicuro
,
ti
giuocherà
qualche
pessimo
tiro
.
-
E
perché
?
-
Perché
è
un
inglese
innanzi
tutto
e
tu
sai
,
forse
meglio
di
me
,
che
gli
uomini
della
sua
razza
furono
sempre
i
più
pericolosi
avversari
degli
indiani
.
Forse
che
quasi
tutto
l
'
Indostan
non
è
stato
conquistato
da
loro
?
E
poi
perché
quel
mylord
ha
condotto
con
sé
una
principessa
indiana
che
non
è
assamese
?
Apri
gli
occhi
Altezza
e
non
fidarti
ciecamente
di
quell
'
inglese
che
non
sappiamo
che
cosa
sia
venuto
a
fare
qui
.
-
A
uccidere
la
tigre
,
mi
ha
detto
-
rispose
il
rajah
.
-
Tu
potrai
credere
quello
che
vorrai
,
ma
non
io
che
appartengo
alla
razza
più
astuta
che
viva
in
Europa
.
-
Il
principe
,
visibilmente
impressionato
,
si
era
levato
in
piedi
mettendosi
a
passeggiare
intorno
al
letto
del
ferito
.
Diffidente
per
carattere
,
cominciava
a
diventare
inquieto
.
-
Che
cosa
fare
?
-
chiese
ad
un
tratto
fermandosi
presso
il
greco
che
lo
aveva
seguito
con
uno
sguardo
ironico
.
-
Io
non
posso
congedarli
lì
per
lì
;
potrei
anzi
avere
dei
grossi
fastidi
col
governatore
del
Bengala
.
-
Non
ti
consiglierei
di
far
ciò
nemmeno
io
,
Altezza
-
disse
il
greco
.
-
E
allora
?
-
Vuoi
lasciare
a
me
carta
bianca
?
-
Il
rajah
lo
guardò
con
diffidenza
.
-
Penseresti
a
farlo
assassinare
da
qualche
sicario
o
di
farlo
avvelenare
?
Cattivi
mezzi
che
non
mi
salverebbero
dall
'
avere
dei
grattacapi
.
-
Non
sarà
contro
di
lui
che
io
agirò
.
A
te
Altezza
non
chiedo
altro
che
di
farlo
strettamente
sorvegliare
.
-
Con
chi
te
la
prenderai
dunque
?
Voglio
prima
saperlo
.
-
Con
quella
misteriosa
principessa
indiana
.
Quando
sarà
in
mia
mano
la
costringerò
a
dirmi
chi
è
,
e
che
razza
d
'
avventuriero
sia
quel
mylord
.
-
Io
credo
davvero
che
tu
appartenga
alla
razza
più
astuta
dell
'
Europa
,
-
disse
il
rajah
.
-
Non
desidero
però
che
quella
donna
o
fanciulla
che
sia
venga
trasportata
qui
.
-
Ho
una
casa
di
mia
proprietà
,
dove
tengo
le
mie
donne
-
rispose
il
greco
.
-
Questa
notte
mi
farò
condurre
colà
,
ma
tu
dirai
a
tutti
che
io
sono
sempre
alla
tua
corte
e
darai
ordine
che
nessuno
,
per
qualsiasi
motivo
,
venga
a
disturbarmi
.
-
Farò
quello
che
vorrai
.
Addio
e
pensa
a
guarire
presto
.
-
13
.
La
scomparsa
di
Surama
Erano
trascorsi
solamente
quattro
giorni
dal
duello
fra
Yanez
e
Teotokris
,
quando
un
pomeriggio
,
nell
'
ora
in
cui
gli
indiani
,
dopo
la
solita
dormita
,
lasciano
le
loro
stanze
per
recarsi
a
respirare
una
boccata
d
'
aria
sulle
terrazze
,
si
presentava
al
palazzo
di
Surama
un
bruttissimo
individuo
dinanzi
al
quale
però
tutti
s
'
inchinavano
come
se
fosse
stato
un
altissimo
personaggio
od
un
essere
più
venerato
ancora
dei
sacerdoti
bramini
.
Si
trattava
d
'
un
fakiro
appartenente
alla
rispettabilissima
classe
dei
gussain
,
ossia
dei
mendicanti
religiosi
d
'
una
setta
tantrica
.
Il
suo
aspetto
era
ben
lungi
dall
'
ispirare
una
qualche
simpatia
,
anzi
nemmeno
un
po
'
di
compassione
.
Un
europeo
sarebbe
certamente
scappato
nauseato
.
Il
suo
viso
era
cinto
da
una
barba
lunghissima
,
incolta
e
che
terminava
in
una
specie
di
pizzo
arricciato
come
la
coda
d
'
un
maiale
che
gli
scendeva
fino
ai
piedi
.
Sulle
gote
e
sulla
fronte
aveva
strani
tatuaggi
rossi
,
figuranti
come
tanti
minuscoli
tridenti
ed
i
suoi
capelli
erano
riuniti
sul
cranio
in
modo
da
formare
come
una
mitra
.
Il
corpo
,
spaventosamente
scarno
,
era
quasi
interamente
nudo
,
non
avendo
che
una
striscia
di
stoffa
giallastra
attorno
ai
fianchi
.
Aveva
però
sul
petto
e
sulle
cosce
un
gran
numero
di
macchie
grigiastre
fatte
certamente
con
sterco
di
vaccina
bruciato
.
Quello
che
lo
rendeva
però
più
spaventoso
era
il
braccio
destro
,
completamente
anchilosato
ed
incartapecorito
,
che
ormai
non
poteva
più
piegarsi
e
che
stringeva
fra
la
mano
ben
chiusa
entro
una
guaina
di
cuoio
una
pianticella
di
mirto
sacro
.
Quantunque
l
'
aspetto
di
quel
disgraziato
fosse
spaventevole
,
anzi
addirittura
ripugnante
,
come
abbiamo
detto
,
tutti
s
'
inchinavano
sul
suo
passaggio
e
s
'
affrettavano
a
fargli
largo
.
Nell
'
India
un
fakiro
,
a
qualunque
setta
appartenga
,
è
sempre
venerato
.
Da
noi
desterebbe
solamente
un
po
'
d
'
ammirazione
per
la
sua
forza
d
'
animo
di
rimanere
per
interi
anni
con
un
braccio
sempre
alzato
finché
l
'
articolazione
si
atrofizzi
e
immerso
in
una
contemplazione
stupida
,
che
nessuna
emozione
anche
profondissima
può
trarre
,
come
nessun
pericolo
.
Può
bruciare
una
pagoda
,
anche
una
città
,
ma
il
fakiro
non
farà
un
passo
per
evitare
le
fiamme
se
è
assorto
nella
sua
contemplazione
.
D
'
altronde
che
cosa
rappresenta
la
morte
per
quei
fanatici
?
La
fine
delle
loro
pene
e
i
godimenti
supremi
del
cailasson
,
ossia
del
paradiso
indiano
.
I
due
servi
che
vegliavano
dinanzi
al
portone
del
palazzo
,
masticando
del
betel
per
ingannare
meglio
il
tempo
,
vedendo
il
fakiro
salire
i
quattro
gradini
si
erano
affrettati
a
muovergli
incontro
,
chiedendogli
premurosamente
che
cosa
desiderasse
.
-
Io
so
,
-
disse
il
fakiro
,
-
che
una
persona
ha
gettato
su
questa
casa
una
cattiva
occhiata
e
vengo
a
proporre
alla
tua
padrona
di
toglierla
onde
non
le
tocchi
qualche
grave
disgrazia
.
-
I
due
servi
si
erano
guardati
l
'
un
l
'
altro
con
spavento
,
poiché
gli
indiani
temono
immensamente
gli
effetti
del
mal
occhio
.
-
Ne
sei
ben
sicuro
gussain
?
-
chiese
uno
dei
due
servi
.
-
Io
stavo
seduto
poco
fa
sui
gradini
di
quella
pagoda
,
quando
vidi
un
vecchio
fermarsi
a
poca
distanza
di
qui
e
fare
dei
segni
misteriosi
.
Te
lo
dico
io
:
ha
lanciato
il
mal
occhio
contro
questo
palazzo
e
anche
contro
tutti
coloro
che
lo
abitano
e
tu
sai
quali
conseguenze
fatali
può
produrre
.
-
Non
sai
chi
è
quel
vecchio
?
-
Prima
d
'
ora
non
l
'
ho
mai
veduto
-
rispose
il
fakiro
.
-
Deve
essere
però
un
nemico
della
tua
padrona
.
-
Attendimi
un
istante
gussain
.
-
Il
servo
si
allontanò
velocemente
,
mentre
l
'
altro
teneva
compagnia
al
fakiro
il
quale
si
era
intanto
seduto
sull
'
ultimo
gradino
,
tenendo
sempre
alto
il
suo
orribile
braccio
anchilosato
e
disseccato
.
Qualche
minuto
dopo
il
primo
servo
ritornava
con
un
viso
sgomentato
dicendo
:
-
Entra
subito
gussain
e
giacché
hai
il
potere
togli
subito
alla
mia
padrona
ed
a
noi
l
'
occhiata
scagliata
da
quel
vecchio
.
-
Sono
pronto
,
-
rispose
il
fakiro
.
-
Allora
entra
.
-
Il
gussain
entrò
nel
palazzo
a
passi
lenti
,
salendo
lo
scalone
che
conduceva
negli
appartamenti
di
Surama
.
La
principessa
lo
aspettava
sul
pianerottolo
.
Indiana
anch
'
ella
,
aveva
paura
della
terribile
occhiata
.
-
Signora
,
-
disse
il
fakiro
,
-
la
tua
casa
è
stata
maledetta
,
ma
io
ho
il
potere
di
distruggere
il
mal
occhio
.
-
Ed
io
saprò
ricompensarti
,
-
rispose
la
giovane
indiana
.
-
Hai
un
bacino
?
-
Sì
.
-
Io
ho
la
tinta
rossa
.
Fammelo
portare
.
-
Surama
fece
un
cenno
ad
una
delle
sue
serve
e
tosto
un
bacino
d
'
argento
fu
portato
.
-
Dammi
anche
un
pezzo
di
tela
-
disse
il
fakiro
.
Surama
si
levò
la
fascia
di
finissimo
percallo
a
righe
bianche
e
azzurre
che
le
serrava
i
fianchi
e
gliela
porse
.
-
Dell
'
acqua
ora
,
-
disse
il
fakiro
.
Una
serva
portò
una
bottiglia
di
cristallo
rosso
,
racchiusa
fino
a
metà
da
una
incrostazione
di
lapislazzuli
.
Il
fakiro
empì
il
bacino
,
vi
versò
dentro
una
polvere
rossastra
,
poi
servendosi
della
mano
sinistra
,
lo
fece
passare
per
tre
volte
dinanzi
al
viso
di
Surama
;
servi
e
serve
si
erano
aggruppati
dietro
alla
padrona
.
Solo
i
quattro
malesi
che
Yanez
aveva
messo
a
disposizione
di
Surama
onde
vegliassero
su
di
lei
,
non
subirono
quella
strana
cerimonia
,
essendosi
probabilmente
accorto
che
non
erano
indiani
,
cosa
d
'
altronde
facilissima
data
la
tinta
olivastro
-
oscuro
della
loro
pelle
.
Ciò
fatto
il
fakiro
prese
la
fascia
di
Surama
coi
denti
e
la
lacerò
in
due
pezzi
,
gettando
con
forza
l
'
uno
a
destra
e
l
'
altro
a
sinistra
.
-
È
fatto
,
-
disse
a
Surama
.
-
Tu
signora
sei
liberata
dall
'
occhiata
di
quel
sinistro
vecchio
e
non
correrai
più
alcun
pericolo
.
-
Che
cosa
vuoi
pel
tuo
disturbo
?
-
chiese
la
giovane
.
-
Che
mi
lasci
un
po
'
riposare
,
-
rispose
il
fakiro
.
-
Sono
molte
notti
che
non
dormo
e
che
non
mi
nutrisco
.
Che
cosa
ne
farei
io
del
denaro
?
Ad
un
fakiro
bastano
un
banano
e
qualche
crosta
di
pane
.
-
Riposati
dunque
,
-
disse
Surama
.
-
Qui
vi
sono
dei
divani
dove
starai
meglio
che
sui
gradini
della
pagoda
.
Quando
uscirai
dalla
mia
casa
avrai
un
regalo
.
Intanto
che
cosa
posso
offrirti
?
-
Fammi
portare
una
tazza
di
toddy
signora
.
È
molto
tempo
che
non
ne
bevo
.
-
Sarai
subito
servito
.
Uscite
tutti
e
lasciatelo
dormire
.
-
Si
ritirarono
ed
il
fakiro
si
stese
su
un
tappeto
,
cogli
occhi
volti
verso
il
soffitto
come
se
l
'
estasi
l
'
avesse
sorpreso
.
Un
momento
dopo
entrava
un
servo
portando
su
un
vassoio
d
'
argento
un
fiasco
pieno
di
quel
dolce
e
leggermente
inebriante
vino
che
gli
indiani
chiamano
toddy
e
che
somiglia
al
nostro
vino
bianco
ed
una
tazza
.
-
Prendi
e
bevi
finché
vuoi
,
gussain
-
gli
disse
,
deponendo
il
vassoio
a
terra
.
-
E
prendi
anche
questa
borsa
che
contiene
dieci
rupie
.
-
Che
saranno
tue
se
rispondi
ad
una
mia
domanda
,
-
rispose
il
fakiro
.
-
Che
cosa
vuoi
sapere
,
gussain
?
-
La
stanza
della
tua
padrona
dove
si
trova
?
-
È
accanto
a
questa
.
-
A
destra
o
a
sinistra
?
-
A
sinistra
,
-
rispose
il
servo
.
-
E
perché
mi
hai
fatto
questa
domanda
?
-
Per
indirizzare
a
lei
le
mie
preghiere
,
-
rispose
il
fakiro
gravemente
.
Il
servo
uscì
.
Il
fakiro
stette
alcuni
minuti
immobile
,
poi
si
alzò
senza
far
rumore
e
trasse
di
sotto
al
gonnellino
che
gli
cingeva
i
fianchi
una
fiala
di
leggerissimo
cristallo
,
fatta
in
forma
d
'
una
bolla
di
sapone
,
che
conteneva
nel
suo
interno
un
mazzolino
di
fiori
azzurri
che
rassomigliavano
alle
violette
.
-
Queste
carma
-
joga
produrranno
il
loro
effetto
,
-
mormorò
.
-
Chi
può
resistere
al
profumo
che
esalano
questi
piccoli
fiori
?
S
'
addormenterà
di
colpo
,
così
potranno
portarla
via
senza
che
mandi
nemmeno
un
lamento
.
-
S
'
avanzò
cautamente
verso
la
porta
che
si
trovava
a
sinistra
,
ascoltò
attentamente
per
alcuni
istanti
trattenendo
il
respiro
,
poi
fece
girare
la
maniglia
senza
produrre
il
menomo
rumore
e
fece
un
passo
innanzi
.
La
stanza
di
Surama
era
tutta
adorna
di
seta
bianca
,
ricamata
in
oro
e
argento
.
In
mezzo
stava
il
letto
,
completamente
isolato
,
coperto
da
un
immenso
drappo
ricamato
splendidamente
,
collocato
sotto
la
punka
.
-
Nessuno
,
-
mormorò
il
fakiro
.
-
È
Siva
o
Brahma
che
mi
proteggono
?
L
'
uomo
bianco
sarà
contento
!
-
S
'
avvicinò
ad
un
piccolo
mobile
di
ebano
,
intarsiato
di
madreperla
e
coperto
da
un
tappeto
che
cadeva
fino
al
suolo
,
spezzò
il
recipiente
di
vetro
e
vi
gettò
sotto
il
mazzolino
.
-
Dormirai
anche
se
non
avrai
sonno
,
-
disse
poi
,
con
un
sorriso
ironico
.
Uscì
indietreggiando
,
rinchiuse
la
porta
e
tornò
a
sdraiarsi
sul
tappeto
come
un
uomo
immensamente
stanco
.
Il
sole
era
tramontato
da
qualche
ora
,
quando
il
servo
di
Surama
entrò
chiedendogli
:
-
Gussain
vuoi
cenare
?
La
mia
padrona
ti
offre
da
mangiare
.
-
Lasciami
dormire
-
rispose
il
fakiro
,
socchiudendo
gli
occhi
.
-
Sono
molto
stanco
.
La
tua
padrona
mi
permette
?
-
Un
sant
'
uomo
è
padrone
di
dormire
come
e
dove
crede
.
Riposa
in
pace
e
che
Brahma
,
Siva
e
Visnù
veglino
su
di
te
,
-
rispose
il
servo
.
-
La
casa
è
tua
!
-
Il
fakiro
fece
col
capo
un
leggero
movimento
e
rinchiuse
gli
occhi
.
Dormiva
realmente
?
Era
un
po
'
difficile
a
saperlo
.
La
notte
era
scura
.
Tutti
si
erano
coricati
nel
palazzo
:
la
padrona
,
i
malesi
,
i
servi
e
le
serve
.
Un
uomo
solo
vegliava
come
una
tigre
in
agguato
:
il
fakiro
.
Doveva
essere
quasi
la
mezzanotte
quando
un
sibilo
acuto
tagliò
l
'
aria
.
Il
fakiro
udendolo
,
si
era
prontamente
alzato
.
-
Dorme
,
-
mormorò
.
Colla
mano
sinistra
aprì
la
finestra
e
gettò
sulla
via
tenebrosa
un
rapido
sguardo
.
Delle
ombre
umane
stavano
ferree
in
mezzo
alla
strada
.
Strinse
le
labbra
e
lasciò
fuggire
un
debolissimo
sibilo
,
che
si
poteva
scambiare
con
quello
del
velenosissimo
cobra
-
capello
.
Un
segnale
eguale
subito
rispose
.
-
Sono
pronti
,
-
mormorò
;
-
allora
tutto
va
bene
.
-
Si
affacciò
alla
finestra
e
lanciò
un
secondo
sibilo
.
Subito
dopo
un
colpo
secco
si
fece
udire
contro
una
delle
due
imposte
.
Il
fakiro
allungò
la
sinistra
e
afferrò
una
fune
che
era
attaccata
ad
una
freccia
molto
lunga
,
che
si
era
profondamente
infissa
nel
legno
.
-
Che
demonio
è
quell
'
uomo
bianco
!
-
brontolò
.
-
Mantiene
le
promesse
e
pagherà
anche
a
me
le
cento
rupie
che
mi
ha
promesso
.
Aspettate
un
momento
e
l
'
affare
sarà
finito
senza
che
nessuno
se
ne
accorga
.
-
S
'
appressò
alla
porta
,
ascoltò
ancora
,
poi
risolutamente
aprì
.
La
lampada
che
rischiarava
la
stanza
di
Surama
,
brillava
ancora
,
spandendo
al
di
sotto
una
luce
leggermente
azzurrognola
.
Le
serve
avevano
abbassato
il
lucignolo
in
modo
che
la
luce
fosse
debolissima
.
Surama
dormiva
profondamente
.
Solo
la
sua
respirazione
era
un
po
'
affannosa
come
se
qualche
cosa
le
gravitasse
sul
cuore
.
Il
fakiro
contemplò
per
alcuni
istanti
il
viso
bellissimo
e
roseo
della
giovane
indiana
,
poi
fece
un
gesto
di
dispetto
.
-
Maledetto
sia
il
giorno
che
io
ho
disseccato
il
mio
braccio
-
disse
.
-
Vile
mestiere
è
quello
del
fakiro
!
...
Ah
!
-
Tornò
rapidamente
nel
salotto
,
assicurò
la
fune
ad
un
gancio
delle
imposte
e
mandò
due
sibili
.
Un
istante
dopo
un
uomo
scavalcava
il
davanzale
,
tenendo
stretto
fra
le
labbra
uno
di
quei
terribili
coltelli
indiani
chiamati
tarwar
.
-
Che
cosa
vuoi
gussain
?
-
gli
chiese
,
balzando
agilmente
nella
stanza
.
-
Che
mi
aiuti
-
rispose
il
fakiro
.
-
Io
non
posso
usare
che
un
solo
braccio
.
-
Vuoi
che
uccida
?
-
No
:
il
padrone
non
vuole
.
Nessun
delitto
per
ora
.
Aiutami
a
portare
via
la
fanciulla
.
-
Guidami
.
-
Il
fakiro
rientrò
nella
stanza
di
Surama
e
gliela
indicò
dicendogli
:
-
Fa
'
presto
:
i
fiori
della
carma
-
joga
addormentano
.
-
L
'
indiano
strappò
dal
letto
la
coperta
di
seta
bianca
,
levò
con
un
gesto
brusco
le
lenzuola
,
avvolse
Surama
che
pareva
colpita
da
una
specie
di
catalessi
e
lasciò
subito
la
stanza
borbottando
:
-
Maledetti
fiori
!
Un
momento
ancora
e
m
'
addormentavo
anch
'
io
!
...
-
Afferrò
Surama
fra
le
braccia
secche
nervose
,
scavalcò
il
davanzale
,
s
'
aggrappò
con
una
mano
sola
alla
fune
e
si
lasciò
scivolare
giù
.
Il
fakiro
quantunque
avesse
la
destra
anchilosata
e
stringesse
sempre
nella
destra
il
ramoscello
di
mirto
sacro
,
l
'
aveva
subito
seguìto
.
Dieci
uomini
armati
di
lunghe
carabine
e
di
scimitarre
li
aspettavano
in
mezzo
alla
via
.
-
È
fatto
il
colpo
?
-
chiese
uno
.
-
Sì
.
-
In
marcia
allora
.
-
Ed
io
?
-
chiese
il
fakiro
.
-
Seguici
.
-
Un
palanchino
sorretto
da
quattro
hamali
era
pronto
.
Surama
sempre
avvolta
nella
coperta
di
seta
bianca
vi
fu
adagiata
,
le
cortine
furono
abbassate
,
poi
il
drappello
si
mise
rapidamente
in
marcia
preceduto
da
due
mussalchi
che
portavano
delle
torce
accese
.
Nel
palazzo
nessuno
si
era
accorto
di
quell
'
audace
rapimento
compiuto
nel
colmo
della
notte
e
nel
più
profondo
silenzio
.
I
rapitori
percorsero
diverse
vie
oscure
e
deserte
,
poi
si
arrestarono
dinanzi
a
un
vasto
caseggiato
che
rassomigliava
nella
costruzione
a
quei
comodi
e
graziosi
bengalow
che
si
fabbricano
gli
inglesi
che
si
stabiliscono
nell
'
India
.
La
porta
era
aperta
e
la
gradinata
illuminata
da
una
grossa
lampada
.
Un
chitmudgar
,
accompagnato
da
quattro
servi
,
aspettava
il
drappello
.
-
Fatto
?
-
chiese
.
-
Sì
,
-
rispose
il
fakiro
.
-
Il
tuo
padrone
sarà
contento
.
-
Il
chitmudgar
sollevò
una
tenda
del
palanchino
e
gettò
su
Surama
,
sempre
addormentata
,
un
rapido
sguardo
.
-
Sì
,
-
disse
poi
.
-
È
la
principessa
misteriosa
.
-
Fece
un
segno
ai
servi
.
Questi
presero
il
palanchino
,
l
'
alzarono
e
salirono
frettolosamente
la
scala
.
-
Potete
andare
,
-
disse
allora
il
maggiordomo
rivolgendosi
alla
scorta
,
-
e
anche
tu
gussain
.
È
meglio
che
non
ti
si
veda
in
questa
casa
.
Eccovi
cento
rupie
che
il
mio
padrone
vi
regala
.
Buona
notte
.
-
Chiuse
la
porta
e
raggiunse
i
servi
i
quali
avevano
deposto
il
palanchino
in
una
bellissima
e
ampia
stanza
,
il
cui
centro
era
occupato
da
un
letto
incrostato
di
laminelle
d
'
argento
e
di
madreperla
con
ricchissima
coperta
di
seta
azzurra
a
ricami
gialli
.
Il
chitmudgar
prese
fra
le
robuste
braccia
la
bella
indiana
che
pareva
morta
,
svolse
la
coperta
di
seta
bianca
e
la
mise
a
letto
,
coprendola
per
bene
.
-
Portate
via
il
palanchino
ora
-
disse
ai
servi
.
Erano
appena
usciti
quando
un
uomo
entrò
:
era
uno
dei
ministri
del
rajah
.
-
Eccola
signore
-
disse
il
maggiordomo
,
inchinandosi
profondamente
.
-
Le
guardie
del
favorito
hanno
agito
rapidamente
e
senza
allarmare
gli
abitanti
del
palazzo
.
-
Il
ministro
sollevò
la
coperta
e
guardò
Surama
.
-
È
bellissima
,
-
disse
.
-
Il
grande
cacciatore
è
di
buon
gusto
.
-
Devo
svegliarla
signore
?
-
Che
cosa
ha
adoperato
il
fakiro
per
addormentarla
?
-
Gli
ho
dato
tre
fiorellini
di
carma
-
joga
.
-
Ah
!
-
fece
il
ministro
.
-
Ne
coltivo
molti
nel
giardino
.
-
Come
potremo
farla
parlare
?
-
Ho
previsto
tutto
,
signore
.
-
Colla
youma
?
-
Ho
qualche
cosa
di
meglio
-
rispose
il
maggiordomo
con
un
'
sottile
sorriso
.
-
Fino
da
ieri
ho
preparato
una
infusione
di
bâng10
e
di
benafuli11
.
-
Non
s
'
addormenterà
di
più
invece
?
-
No
,
signore
:
la
renderà
furibonda
e
parlerà
.
Il
benafuli
modera
l
'
azione
dell
'
oppio
.
-
Che
si
possa
tentare
la
prova
?
-
Quando
tu
vorrai
,
signore
.
-
Tu
mi
assicuri
che
la
principessa
non
soffrirà
.
-
Rispondo
io
pienamente
.
-
Agisci
allora
.
-
Il
chitmudgar
prese
da
una
mensola
una
fiala
di
cristallo
che
conteneva
un
liquido
giallastro
,
un
piccolo
coltello
d
'
argento
e
s
'
avvicinò
a
Surama
.
-
Bada
di
non
farle
male
,
-
disse
il
ministro
.
-
Noi
non
sappiamo
ancora
chi
sia
,
ed
il
rajah
desidera
che
si
usi
la
più
grande
prudenza
.
-
Non
temere
,
signore
-
rispose
il
maggiordomo
.
Aprì
le
labbra
di
Surama
,
introdusse
leggermente
,
con
somma
precauzione
,
la
punta
del
coltello
fra
gli
splendidi
dentini
che
erano
strettamente
chiusi
,
poi
facendo
un
piccolo
sforzo
li
aprì
.
Subito
un
lungo
sospiro
sfuggì
alla
fanciulla
;
però
gli
occhi
rimasero
chiusi
.
Il
chitmudgar
prese
la
fiala
e
versò
parecchie
gocce
nella
gola
della
bella
dormente
.
-
Dieci
-
contò
.
-
Bastano
.
-
Aveva
appena
terminato
di
parlare
,
quando
un
fremito
scosse
il
corpo
di
Surama
.
Pareva
che
fosse
stata
toccata
da
una
scarica
elettrica
.
-
Si
sveglia
,
signore
-
disse
il
chitmudgar
.
-
Fra
poco
tu
saprai
tutto
quello
che
vorrai
.
-
Un
secondo
fremito
,
più
intenso
del
primo
,
aveva
fatto
sussultare
la
giovane
indiana
.
-
Odi
come
respira
più
libera
,
signore
?
-
disse
il
maggiordomo
che
non
staccava
gli
sguardi
da
Surama
-
È
segno
che
il
suo
sonno
sta
per
finire
.
-
D
'
un
tratto
Surama
s
'
alzò
di
colpo
a
sedere
,
aprendo
gli
occhi
.
Il
suo
viso
,
sotto
l
'
influenza
di
quella
strana
pozione
somministratale
dal
chitmudgar
era
alterato
e
le
sue
pupille
apparivano
straordinariamente
dilatate
.
Si
guardò
intorno
con
vivo
stupore
,
fermando
poi
lo
sguardo
sui
due
uomini
che
le
stavano
presso
,
muti
ed
immobili
.
-
Dove
sono
io
?
-
chiese
.
-
Questa
non
è
la
mia
stanza
!
-
Parve
però
che
quel
lampo
di
lucidità
subito
si
spegnesse
,
poiché
si
portò
una
mano
alla
fronte
,
come
se
cercasse
di
risvegliare
dei
lontani
ricordi
.
-
Yanez
!
Mio
sahib
bianco
!
-
esclamò
dopo
alcuni
istanti
.
-
Perché
non
ti
vedo
presso
di
me
?
Il
rajah
ha
sempre
bisogno
di
te
?
-
Yanez
!
-
mormorò
il
ministro
,
guardando
il
chitmudgar
.
-
Chi
sarà
?
-
Taci
signore
e
lasciala
parlare
per
ora
-
rispose
il
maggiordomo
.
-
La
interrogherai
più
tardi
.
-
Surama
continuava
a
passarsi
e
ripassarsi
la
destra
sulla
fronte
.
I
suoi
occhi
parevano
seguissero
qualche
visione
,
perché
li
teneva
sempre
fissi
dinanzi
a
sé
.
-
Yanez
,
-
riprese
dopo
un
nuovo
e
più
lungo
silenzio
.
-
Perché
non
vieni
?
Ho
fatto
un
triste
sogno
l
'
altra
notte
,
mio
adorato
sahib
bianco
.
Un
brutto
uomo
,
un
fakiro
,
è
entrato
nella
mia
casa
e
mi
ha
guardato
a
lungo
.
Diceva
che
un
nemico
aveva
lanciato
su
di
me
il
mal
occhio
!
Che
sia
vero
?
Vieni
amico
,
io
ho
paura
,
molta
paura
.
La
pietra
di
Salagraman
e
la
kala
bâgh
non
ti
saranno
fatali
?
Le
corone
costano
troppo
care
!
-
Le
corone
!
-
mormorò
il
ministro
aggrottando
la
fronte
.
-
Di
quali
intende
parlare
questa
fanciulla
?
Chitmudgar
apri
bene
gli
orecchi
.
-
Non
perdo
una
sillaba
.
-
Surama
aveva
avuto
in
quel
momento
un
improvviso
accesso
di
collera
.
-
Maledetto
fakiro
!
-
aveva
gridato
tendendo
le
pugna
.
-
Non
era
vero
che
quel
vecchio
sconosciuto
aveva
gettato
sulla
mia
casa
il
mal
occhio
!
Tu
eri
stato
pagato
dal
rajah
o
dall
'
avventuriero
che
cerca
la
rovina
del
mio
sahib
bianco
!
-
Odi
?
-
chiese
il
ministro
.
-
Sì
,
-
rispose
il
chitmudgar
.
-
L
'
avventuriero
deve
essere
il
favorito
.
-
Certo
,
signore
.
Taci
,
lasciala
parlare
.
-
Surama
continuava
a
passarsi
la
destra
sulla
fronte
che
appariva
imperlata
di
sudore
.
Il
bâng
operava
,
esaltandola
a
poco
a
poco
.
Vi
fu
un
altro
lungo
silenzio
,
poi
la
giovane
ravviandosi
con
una
mossa
nervosa
i
lunghi
capelli
neri
continuò
,
guardando
sempre
dinanzi
a
sé
:
-
Perché
la
Tigre
della
Malesia
e
Tremal
-
Naik
non
vengono
in
mio
aiuto
?
Sono
uomini
forti
che
hanno
vinta
e
uccisa
la
Tigre
dell
'
India
,
il
terribile
Suyodhana
che
faceva
tremare
anche
il
governo
del
Bengala
!
Uscite
dal
tempio
sotterraneo
,
venite
,
uccidete
,
distruggete
!
Yanez
vuole
la
corona
dell
'
Assam
per
darla
a
me
!
Chi
vincerà
voi
che
avete
fatto
tremare
l
'
intero
Borneo
?
Il
Re
del
Mare
è
stato
vinto
,
ma
a
quale
prezzo
?
Voi
siete
degli
eroi
della
Sonda
!
-
Riesci
a
comprendere
qualche
cosa
tu
,
chitmudgar
?
-
chiese
il
ministro
del
rajah
che
cadeva
di
sorpresa
in
sorpresa
.
-
No
,
signore
.
-
Che
il
tuo
bâng
l
'
abbia
fatta
impazzire
?
-
È
impossibile
.
-
Che
cosa
dice
dunque
questa
fanciulla
?
-
Aspettiamo
.
-
Parla
d
'
una
corona
però
.
-
E
di
quella
dell
'
Assam
.
-
Che
mistero
è
questo
?
-
Abbi
pazienza
,
signore
.
Forse
si
spiegherà
meglio
.
-
Surama
si
era
nuovamente
alzata
ed
i
suoi
sguardi
si
erano
fissati
,
per
la
seconda
volta
,
sul
ministro
.
-
Tu
non
sei
il
sahib
bianco
-
gli
disse
.
-
Che
cosa
fai
qui
?
-
Il
chitmudgar
fece
un
segno
come
per
dire
:
-
Interroga
pure
.
-
No
,
-
disse
il
ministro
-
io
non
sono
il
sahib
bianco
,
però
sono
un
suo
fedelissimo
amico
.
-
Perché
non
vai
allora
ad
avvertire
la
Tigre
della
Malesia
?
-
Chi
è
?
-
Il
più
formidabile
uomo
delle
isole
della
Sonda
,
-
rispose
Surama
.
-
Le
isole
della
Sonda
!
Dove
si
trovano
quelle
terre
?
-
Là
dove
il
sole
nasce
.
-
Quell
'
uomo
viene
dunque
da
lontano
.
-
Molto
da
lontano
:
il
Borneo
non
è
vicino
all
'
India
.
-
E
che
cosa
faceva
quell
'
uomo
laggiù
?
-
Combatteva
sempre
.
-
Col
sahib
bianco
?
-
No
,
contro
gli
inglesi
ed
i
thugs
di
Rajmangal
.
-
Il
ministro
che
non
comprendeva
nulla
,
non
essendo
gli
indiani
troppo
forti
in
geografia
,
guardò
il
chitmudgar
,
ma
questi
gli
fece
un
segno
imperioso
che
voleva
dire
"
continua
"
.
-
Rajmangal
?
-
proseguì
il
ministro
.
-
Dov
'
è
?
-
Nel
Bengala
-
rispose
Surama
.
-
Ed
il
sahib
bianco
ha
ucciso
il
capo
dei
thugs
?
-
Non
lui
:
è
stata
la
Tigre
della
Malesia
.
-
E
dov
'
è
questa
Tigre
?
Io
non
l
'
ho
veduta
alla
corte
del
rajah
.
-
Oh
no
!
È
nella
pagoda
sotterranea
coi
suoi
malesi
.
-
Dov
'
è
questa
pagoda
?
-
Di
fronte
all
'
isola
...
a
quell
'
isola
dove
hanno
rubata
la
pietra
di
Salagraman
.
-
Chi
l
'
ha
rubata
?
-
Yanez
.
-
Ancora
questo
nome
misterioso
,
-
mormorò
il
ministro
.
-
Chi
sono
dunque
quegli
uomini
?
-
Poi
alzando
la
voce
proseguì
:
-
Sai
il
nome
di
quella
pagoda
?
-
No
:
so
solo
che
è
scavata
in
una
collina
che
strapiomba
nel
fiume
.
-
Di
fronte
alla
pagoda
di
Karia
,
è
vero
?
-
Sì
,
sì
,
così
mi
hanno
detto
.
-
Chi
l
'
abita
?
-
Degli
uomini
che
non
sono
indiani
.
-
Molti
?
-
Non
lo
so
,
-
rispose
Surama
.
-
Perché
sono
venuti
qui
?
-
Per
la
corona
.
-
Quale
corona
?
-
Dell
'
Assam
.
-
Il
ministro
ed
il
chitmudgar
si
guardarono
l
'
un
l
'
altro
con
spavento
.
-
Una
qualche
congiura
si
sta
certamente
tramando
contro
il
rajah
-
disse
il
primo
.
-
Continua
a
interrogarla
,
signore
-
rispose
il
secondo
.
-
Ho
paura
di
saper
troppe
cose
.
-
Si
tratta
forse
della
vita
del
rajah
.
-
Il
ministro
si
rivolse
verso
Surama
la
quale
non
cessava
di
guardare
dinanzi
a
sé
.
-
Signora
,
-
le
disse
,
-
chi
guida
quegli
uomini
?
-
Questa
volta
Surama
non
rispose
.
-
Mi
hai
udito
?
-
chiese
il
ministro
.
La
giovane
agitò
le
labbra
come
se
volesse
parlare
,
poi
ricadde
pesantemente
sul
letto
,
chiudendo
gli
occhi
.
-
Il
sonno
l
'
ha
ripresa
,
-
disse
il
chitmudgar
.
-
Non
potrai
sapere
più
nulla
,
signore
.
-
E
domani
?
-
Bisognerebbe
somministrarle
una
nuova
dose
di
bâng
e
di
benafuli
,
ma
io
non
oserò
.
-
Perché
?
-
Potrebbe
non
risvegliarsi
più
mai
.
Non
si
può
scherzare
impunemente
coll
'
oppio
.
-
Ne
so
abbastanza
d
'
altronde
,
-
mormorò
il
ministro
.
-
Andiamo
ad
avvertire
subito
il
favorito
e
prendiamo
le
nostre
misure
per
sorprendere
quei
misteriosi
congiurati
.
Fortunatamente
abbiamo
i
seikki
e
quelli
sono
guerrieri
che
non
hanno
paura
di
nessuno
.
-
Date
prima
i
vostri
ordini
,
signore
-
disse
il
maggiordomo
.
-
Lasciala
riposare
tranquilla
e
se
si
sveglia
trattala
coi
dovuti
riguardi
.
Può
essere
sotto
la
protezione
del
governatore
del
Bengala
ed
il
rajah
non
ha
alcun
desiderio
di
far
entrare
gli
inglesi
in
questa
faccenda
.
Domani
puoi
venire
alla
corte
?
-
Sì
,
mio
signore
.
Ho
un
fratello
che
fa
il
chitmudgar
.
-
Veglia
attentamente
.
-
Tutti
i
servi
sono
stati
armati
.
-
Il
ministro
uscì
accompagnato
dal
maggiordomo
e
scese
nel
giardino
che
si
estendeva
dietro
alla
casa
.
Otto
uomini
,
tutti
armati
,
stavano
intorno
ad
uno
di
quei
palanchini
chiamati
dâk
con
due
portatori
di
torce
.
-
Al
palazzo
del
rajah
,
-
comandò
il
ministro
.
-
Presto
:
ho
molta
fretta
.
-
14
.
Sandokan
alla
riscossa
Era
appena
trascorsa
mezz
'
ora
da
che
Surama
era
stata
rapita
mercé
l
'
audacia
del
fakiro
,
quando
una
delle
serve
entrava
nella
stanza
,
per
annunciare
alla
sua
giovane
padrona
il
ritorno
del
capo
della
scorta
con
una
lettera
urgente
della
Tigre
della
Malesia
.
Quantunque
fosse
passata
già
la
mezzanotte
,
la
fedele
indiana
non
aveva
esitato
a
vestirsi
prontamente
e
ad
entrare
,
avendo
ricevuto
l
'
ordine
di
svegliarla
nel
caso
che
qualche
messaggero
si
fosse
presentato
al
palazzo
.
Il
capo
della
scorta
di
Yanez
si
era
fermato
dinanzi
alla
porta
,
però
udendo
la
donna
mandare
un
grido
altissimo
,
si
era
subito
slanciato
innanzi
temendo
che
qualche
grave
pericolo
minacciasse
la
fidanzata
del
portoghese
.
-
Perché
urli
così
?
-
aveva
chiesto
,
mettendo
una
mano
sull
'
impugnatura
della
scimitarra
.
-
Sparita
!
-
Chi
?
-
La
padrona
!
-
È
impossibile
!
-
Guarda
!
Il
letto
è
vuoto
.
-
Il
malese
aveva
fatto
un
gesto
di
stupore
,
poi
la
sua
pelle
era
diventata
grigiastra
che
è
quanto
dire
pallidissima
.
Aveva
veduto
il
letto
disfatto
,
le
coperte
rovesciate
e
le
lenzuola
vuote
.
-
Rapita
!
-
aveva
esclamato
.
-
Lo
vedi
:
non
vi
è
più
.
-
Che
sia
uscita
?
-
No
,
perché
la
porta
era
chiusa
e
due
servi
vegliavano
.
-
Chiama
qui
tutti
e
da
'
ordine
di
preparare
due
cavalli
,
i
migliori
che
si
trovano
nelle
scuderie
.
-
La
serva
uscì
correndo
mentre
il
malese
faceva
il
giro
della
stanza
.
La
finestra
colle
imposte
aperte
lo
colpì
subito
.
-
È
per
di
là
che
l
'
hanno
fatta
scendere
!
-
esclamò
.
Si
curvò
sul
davanzale
,
allungò
le
braccia
e
trovò
la
corda
ancora
appesa
al
gancio
.
-
Birbanti
!
-
mormorò
.
-
Come
hanno
fatto
ad
introdursi
qui
senza
che
nessuno
li
udisse
e
portarla
via
senza
che
Surama
mandasse
un
grido
o
...
-
Si
era
bruscamente
interrotto
,
portandosi
una
mano
sulla
fronte
.
-
Che
cosa
provo
io
?
-
si
chiese
,
guardandosi
rapidamente
intorno
.
-
Si
direbbe
che
il
mio
cervello
diventa
pesante
e
che
un
lieve
torpore
m
'
invade
...
e
questo
sottile
profumo
da
dove
proviene
?
Eppure
io
non
vedo
alcun
fiore
qui
.
-
In
quel
momento
entravano
i
servi
,
le
serve
ed
i
quattro
malesi
gridando
e
piangendo
.
-
Silenzio
,
-
disse
il
capo
della
scorta
.
-
Ditemi
innanzi
tutto
se
voi
sentite
un
qualche
profumo
sospetto
qui
.
-
Tutti
fiutarono
l
'
aria
a
varie
riprese
,
poi
uno
dei
servi
esclamò
:
-
Hanno
nascosti
qui
dei
carma
-
joga
!
-
Che
cosa
sono
?
-
chiese
il
capo
.
-
Dei
fiori
che
addormentano
.
-
Cercateli
.
-
I
servi
si
misero
a
rovistare
dappertutto
,
spostando
i
mobili
,
sollevando
i
tappeti
ed
i
cortinaggi
e
riuscirono
finalmente
a
trovare
il
piccolo
mazzolino
che
il
furbo
fakiro
aveva
nascosto
ed
i
pezzi
di
vetro
della
bottiglietta
rotonda
.
-
Gettiamoli
subito
via
,
-
disse
colui
che
li
aveva
scoperti
.
-
Corriamo
il
rischio
di
addormentarci
anche
noi
.
-
Il
mazzolino
fu
lanciato
attraverso
la
finestra
aperta
.
-
Ditemi
ora
,
-
disse
il
capo
.
-
Avete
veduto
nessuno
a
entrare
?
-
No
-
risposero
tutti
ad
una
voce
.
-
E
nessun
rumore
?
-
Nemmeno
.
-
Avete
dei
sospetti
?
-
No
.
-
Ad
un
tratto
uno
dei
servi
mandò
un
grido
:
-
E
il
gussain
?
Andiamo
a
vedere
se
c
'
è
ancora
.
-
La
porta
che
comunicava
col
salotto
fu
aperta
e
tutti
poterono
constatare
che
il
fakiro
non
vi
era
più
.
Un
grido
di
rabbia
sfuggì
da
tutte
le
bocche
:
-
Il
miserabile
!
-
Che
cosa
volete
dire
?
-
chiese
il
capo
.
-
Chi
era
?
Un
uomo
forse
?
-
Un
fakiro
-
disse
uno
dei
quattro
malesi
.
-
L
'
hai
veduto
anche
tu
?
-
Sì
,
capo
.
-
Sono
pronti
i
cavalli
?
-
Sono
davanti
alla
porta
signore
-
rispose
uno
staffiere
.
-
Vieni
con
me
Loy
,
-
comandò
il
capo
.
-
Mi
racconterai
ciò
che
è
avvenuto
durante
il
viaggio
.
Non
dobbiamo
perdere
un
solo
istante
.
Forse
ho
indugiato
troppo
.
-
Scesero
rapidamente
le
scale
,
senza
aver
aggiunta
nessuna
altra
parola
e
trovati
i
cavalli
che
scalpitavano
dinanzi
alla
gradinata
,
trattenuti
a
stento
da
due
servi
,
balzarono
in
sella
allentando
le
briglie
.
-
Dove
andiamo
,
Kubang
?
-
chiese
Loy
.
-
Alla
pagoda
sotterranea
.
Avvertiamo
innanzi
tutto
la
Tigre
della
Malesia
.
-
Ed
il
capitano
Yanez
?
-
Il
palazzo
del
rajah
è
chiuso
di
notte
e
poi
il
capitano
non
potrebbe
tentare
nulla
in
questo
momento
,
mentre
la
Tigre
e
Tremal
-
Naik
sono
liberi
e
hanno
uomini
valenti
con
loro
come
Kammamuri
e
quel
Bindar
.
Spingi
il
tuo
cavallo
e
arma
la
tua
carabina
.
La
notte
scorsa
ho
uccisa
una
spia
nei
pressi
del
nostro
rifugio
.
-
Ti
aveva
seguito
?
-
Sì
e
per
molte
ore
;
però
me
la
sono
sbrigata
presto
.
Non
ho
fatto
altro
che
imboscarmi
fra
le
centinaia
di
tronchi
d
'
un
banian
e
aspettare
che
mi
passasse
dinanzi
.
Una
palla
sola
è
stata
sufficiente
a
chiudergli
la
bocca
eternamente
.
Via
,
sferza
!
Sarà
un
colpo
terribile
anche
per
la
Tigre
della
Malesia
nell
'
apprendere
la
scomparsa
di
Surama
,
che
ama
come
se
fosse
sua
figlia
.
-
I
due
cavalli
,
due
splendidi
corsieri
del
Guzerate
,
correvano
come
il
vento
,
sollevando
una
fitta
colonna
di
polvere
,
non
essendo
le
antiche
città
indiane
lastricate
.
In
un
quarto
d
'
ora
raggiunsero
l
'
ultimo
sobborgo
che
si
estendeva
lungo
la
riva
sinistra
del
Brahmaputra
e
si
gettarono
nell
'
aperta
campagna
senza
che
i
due
malesi
avessero
incontrato
fino
allora
alcun
essere
vivente
.
Un
altro
quarto
d
'
ora
dopo
,
galopparono
fra
le
folte
macchie
di
banian
,
di
tara
e
di
mangifere
che
nascondevano
in
gran
parte
l
'
enorme
roccia
nelle
cui
viscere
s
'
apriva
la
pagoda
sotterranea
.
-
Preparati
a
raccontare
tutto
alla
Tigre
della
Malesia
,
-
disse
il
capo
a
Kubang
.
-
Ci
siamo
.
-
Quattro
uomini
erano
balzati
bruscamente
sul
sentiero
che
conduceva
al
tempio
,
puntando
le
carabine
.
-
Amici
,
-
gridò
il
capo
.
-
Presto
,
accorrete
a
svegliare
il
padrone
.
Notizie
gravi
.
-
Due
sentinelle
scomparvero
fra
le
macchie
mentre
le
altre
si
rimettevano
in
agguato
,
onde
impedire
che
qualche
spia
s
'
avvicinasse
.
I
due
malesi
,
pochi
istanti
dopo
,
entravano
nel
tempio
sotterraneo
,
preceduti
da
due
dayachi
muniti
di
torce
e
s
'
introducevano
nella
saletta
già
descritta
,
dove
si
trovavano
mezzi
vestiti
la
Tigre
della
Malesia
,
Tremal
-
Naik
,
Kammamuri
e
l
'
indiano
Bindar
.
-
Che
notizie
rechi
?
-
chiese
il
primo
non
senza
una
certa
commozione
.
-
Se
sei
tornato
così
presto
vuol
dire
che
qualche
grave
avvenimento
è
accaduto
in
città
.
-
Gravissimo
,
Tigre
della
Malesia
:
Surama
è
stata
rapita
.
Il
mio
compagno
ti
narrerà
tutto
.
-
Vi
fu
fra
quei
quattro
uomini
un
momento
di
silenzio
angoscioso
:
il
pirata
e
Tremal
-
Naik
rimasero
come
fulminati
.
-
Scomparsa
!
-
esclamò
poi
il
primo
con
voce
terribile
.
-
Chi
può
aver
osato
tanto
?
Yanez
lo
sa
?
-
No
padrone
,
-
rispose
il
malese
.
-
Surama
è
stata
portata
via
forse
un
paio
d
'
ore
fa
.
-
E
da
chi
?
-
domandò
Tremal
-
Naik
stringendo
i
pugni
,
mentre
il
maharatto
si
strappava
i
peli
dalla
rada
barba
.
-
Ascoltatelo
,
-
disse
Sandokan
.
-
Parla
!
Parla
!
-
gridarono
tutti
ad
una
voce
.
Il
malese
che
era
ai
servigi
di
Surama
narrò
rapidamente
quanto
era
avvenuto
,
non
dimenticando
di
far
cadere
i
suoi
sospetti
sul
gussain
dal
braccio
anchilosato
.
Quella
circostanza
colpì
subito
Bindar
.
-
Un
fakiro
che
porta
un
ramoscello
chiuso
entro
il
pugno
,
-
disse
l
'
indiano
,
quando
il
malese
ebbe
terminato
.
-
Non
ve
n
'
è
che
uno
in
tutta
la
città
:
Tantia
.
-
Lo
conosci
tu
?
-
chiese
la
Tigre
della
Malesia
.
-
Sì
,
di
vista
,
sahib
,
-
rispose
l
'
indiano
.
-
Che
tipo
è
?
-
Uhm
!
Non
gode
troppo
buona
fama
quel
fakiro
.
Si
dice
che
sia
una
spia
del
rajah
o
dei
suoi
ministri
.
-
Sai
dove
abita
?
-
chiese
Tremal
-
Naik
.
-
Ordinariamente
sui
gradini
delle
pagode
e
domani
è
venerdì
,
è
vero
?
-
Sì
,
-
rispose
Kammamuri
.
-
Lo
potremo
vedere
di
certo
dinanzi
alla
pagoda
di
Karia
.
Io
in
tale
giornata
l
'
ho
sempre
veduto
a
fare
il
giuoco
del
fiore
in
compagnia
di
alcuni
saniassi
,
che
devono
essere
i
suoi
protettori
ed
anche
i
suoi
sfruttatori
.
-
Ecco
il
punto
di
partenza
,
-
disse
Sandokan
che
non
aveva
perduto
una
sillaba
.
-
Purché
non
vi
siano
due
di
quei
birbanti
!
-
No
,
sahib
,
ne
sono
sicuro
,
-
rispose
Bindar
.
-
Io
conosco
la
città
a
menadito
abitando
qui
da
undici
anni
e
non
ho
mai
veduto
un
gussain
che
somigliasse
a
quello
.
-
Tu
,
hai
notato
qualche
altro
segno
particolare
su
quel
fakiro
?
-
chiese
Tremal
-
Naik
al
malese
di
Surama
.
-
Sì
,
una
larga
cicatrice
sulla
fronte
,
che
mi
parve
prodotta
più
da
un
terribile
colpo
di
frusta
che
da
un
'
arma
da
taglio
.
-
È
Tantia
!
-
esclamò
Bindar
.
-
Anch
'
io
ho
notato
quel
segno
violaceo
che
sembra
un
leggero
solco
.
-
A
che
ora
va
ad
occupare
i
gradini
della
pagoda
?
-
chiese
Sandokan
.
-
L
'
ho
sempre
veduto
di
buon
'
ora
.
Nel
pomeriggio
dorme
sotto
i
banian
.
-
Coi
suoi
saniassi
?
-
Sì
,
sahib
.
-
La
bangle
è
sempre
pronta
?
-
È
nascosta
fra
i
canneti
della
riva
.
-
Tremal
-
Naik
,
partiamo
.
Non
mancano
che
tre
ore
all
'
alba
.
-
Quanti
uomini
?
-
chiese
il
bengalese
.
-
Una
diecina
basteranno
.
Gli
altri
rimangano
a
guardia
di
quel
caro
Kaksa
Pharaum
.
Il
ministro
deve
essere
ora
più
sorvegliato
che
mai
.
Se
dovesse
fuggirci
sarebbe
finita
per
noi
e
anche
per
Yanez
.
-
Padrone
,
-
disse
-
devo
avvertire
il
capitano
?
-
Per
ora
no
.
Andiamo
,
amici
:
un
'
ora
perduta
vale
un
giorno
in
questi
momenti
.
-
Kammamuri
era
subito
uscito
per
scegliere
gli
uomini
che
dovevano
accompagnarli
.
Sandokan
e
Tremal
-
Naik
si
vestirono
rapidamente
,
presero
le
loro
armi
e
lasciarono
il
salotto
.
Fuori
dalla
pagoda
sotterranea
dieci
malesi
,
fra
i
quali
si
trovava
anche
il
malese
di
Surama
,
li
aspettavano
insieme
a
Bindar
ed
a
Kammamuri
.
Ad
un
fischio
mandato
dalla
Tigre
della
Malesia
,
le
sentinelle
che
vegliavano
nelle
macchie
circostanti
,
erano
accorse
.
-
Nulla
di
sospetto
?
-
chiese
Tremal
-
Naik
.
-
No
.
-
In
marcia
,
-
comandò
allora
Sandokan
.
I
quattordici
uomini
scomparvero
fra
le
macchie
che
s
'
allargavano
intorno
alla
roccia
,
avviandosi
verso
la
riva
del
Brahmaputra
.
Bindar
si
era
messo
alla
testa
,
subito
seguìto
da
Sandokan
e
da
Tremal
-
Naik
i
quali
tenevano
le
carabine
sotto
il
braccio
onde
essere
più
pronti
a
servirsene
.
Il
fiume
muggiva
sordamente
a
breve
distanza
,
nondimeno
tutti
aprivano
ben
bene
gli
occhi
e
tendevano
gli
orecchi
,
avendo
già
saputo
che
il
capo
della
scorta
di
Yanez
,
la
notte
precedente
,
aveva
ucciso
un
individuo
sospetto
che
lo
aveva
seguìto
per
parecchie
ore
.
Giunti
a
duecento
passi
dal
corso
d
'
acqua
,
si
gettarono
in
mezzo
ad
un
macchione
di
nagatampo
,
bellissimi
alberi
,
dal
legname
così
duro
che
gli
europei
lo
hanno
chiamato
legno
del
ferro
e
che
producono
dei
fiori
assai
profumati
,
dei
quali
si
servono
le
eleganti
indiane
per
ornarsene
i
capelli
.
-
La
bangle
non
è
che
a
pochi
passi
-
disse
Bindar
,
volgendosi
verso
Sandokan
e
Tremal
-
Naik
.
-
Che
ci
sia
ancora
?
-
L
'
ho
visitata
ieri
mattina
,
sahib
.
-
Attraversarono
anche
quella
macchia
e
s
'
impegnarono
fra
una
immensa
quantità
di
calamus
,
che
s
'
aggrovigliavano
gli
uni
cogli
altri
come
giganteschi
serpenti
,
spingendosi
fino
sulla
riva
dove
formano
delle
strane
volte
.
Bindar
s
'
immerse
fra
le
canne
acquatiche
e
ben
presto
un
grido
di
trionfo
avvertì
Tremal
-
Naik
e
Sandokan
che
la
grossa
imbarcazione
era
stata
trovata
.
-
Lesti
,
-
disse
il
pirata
.
-
Dobbiamo
approdare
prima
che
l
'
alba
sorga
.
-
La
bangle
,
spinta
da
Bindar
,
s
'
avanzava
spaccando
o
curvando
le
canne
che
le
ostacolavano
la
marcia
.
I
malesi
ed
i
loro
capi
s
'
imbarcarono
rapidamente
,
prendendo
subito
il
largo
senza
troppo
agitare
i
lunghissimi
remi
.
-
Diritti
verso
l
'
isolotto
!
-
aveva
comandato
Sandokan
.
La
notte
era
calma
,
tranquillissima
anzi
.
Non
si
udivano
che
il
mormorìo
delle
acque
frangentisi
contro
i
canneti
che
coprivano
la
riva
e
le
grida
delle
anitre
bramine
e
delle
oche
,
le
prime
a
svegliarsi
sui
grandi
fiumi
dell
'
India
.
Sandokan
e
Tremal
-
Naik
,
sdraiati
sulla
prora
della
grossa
imbarcazione
,
guardavano
attentamente
le
due
rive
e
l
'
isolotto
sul
quale
giganteggiava
la
celebre
pagoda
che
racchiudeva
nuovamente
,
nei
suoi
sotterranei
,
la
famosa
pietra
di
Salagraman
.
Quantunque
fossero
sicurissimi
che
nessuno
li
avesse
veduti
partire
,
pure
non
si
sentivano
interamente
tranquilli
.
Il
rapimento
di
Surama
doveva
averli
profondamente
impressionati
e
forse
per
istinto
avevano
compreso
che
qualche
sospetto
doveva
essersi
infiltrato
nell
'
anima
dei
ministri
del
rajah
.
Il
segreto
,
fino
allora
così
bene
custodito
,
sulle
origini
di
quella
bellissima
ragazza
,
doveva
essere
stato
tradito
da
qualcuno
.
Diversamente
a
quale
scopo
l
'
avrebbero
rapita
?
-
Vi
è
un
mistero
qui
sotto
,
-
disse
Sandokan
a
Tremal
-
Naik
,
-
e
che
noi
dobbiamo
decifrare
.
Non
ammetterò
mai
che
Yanez
possa
aver
commesso
qualche
imprudenza
da
destare
dei
sospetti
nell
'
animo
del
rajah
.
Nessuno
deve
più
qui
rammentarsi
della
bambina
venduta
ai
thugs
bengalesi
.
-
Era
precisamente
quello
che
pensavo
anch
'
io
in
questo
momento
-
rispose
l
'
indiano
.
-
E
chi
può
aver
tradito
il
segreto
?
I
miei
uomini
sono
d
'
una
fedeltà
a
tutta
prova
e
adorano
me
e
Yanez
come
due
divinità
.
Un
milione
di
rupie
offerto
dal
rajah
,
li
lascerebbe
assolutamente
impassibili
perché
sono
incorruttibili
.
-
Non
ho
alcun
dubbio
sui
tuoi
malesi
e
sui
tuoi
dayachi
,
-
rispose
Tremal
-
Naik
.
-
Ah
!
Se
potessi
sapere
...
Saccaroa
!
Ed
il
greco
che
si
è
battuto
con
Yanez
?
l
'
hai
dimenticato
tu
?
-
Tremal
-
Naik
ebbe
un
soprassalto
.
-
Tu
credi
?
-
chiese
con
viva
emozione
.
-
Che
quell
'
uomo
l
'
abbia
fatta
rapire
,
non
perché
sospetti
forse
in
quella
fanciulla
una
formidabile
rivale
del
rajah
,
bensì
per
vendicarsi
della
sciabolata
che
ricevette
.
-
Se
tutto
fosse
questo
non
si
tratterebbe
che
di
riprendergliela
,
-
disse
Tremal
-
Naik
.
-
Una
cosa
non
troppo
difficile
per
noi
,
è
vero
Sandokan
?
-
Aspetta
che
io
abbia
quel
fakiro
nelle
mie
mani
e
vedrai
come
lo
farò
cantare
!
Lo
costringerò
io
a
dirmi
dove
l
'
hanno
nascosta
,
dovessi
mettere
sossopra
tutta
la
popolazione
di
Gauhati
.
Quando
ho
sottomano
i
miei
malesi
ed
i
miei
dayachi
,
non
ho
paura
di
tutti
i
seikki
del
principe
,
se
ne
avrà
allora
.
-
Ti
ho
udito
più
volte
parlare
di
quei
seikki
-
disse
Tremal
-
Naik
.
-
Tu
devi
avere
qualche
idea
.
-
Penso
mio
caro
che
non
sarà
con
una
trentina
di
pirati
,
per
quanto
valorosi
ed
audaci
,
che
si
potrà
conquistare
un
trono
,
-
rispose
Sandokan
.
-
Tu
mi
dicesti
che
quei
valorosi
soldati
servono
chi
meglio
li
paga
.
-
È
vero
.
-
Che
cosa
saranno
per
noi
centomila
rupie
?
Una
corona
vale
ben
di
più
.
Aspetta
che
Surama
sia
nuovamente
libera
ed
io
mi
occuperò
di
questo
importante
affare
.
Ah
!
Ci
siamo
già
!
Sbarchiamo
.
-
E
l
'
alba
spunta
,
-
rispose
Tremal
-
Naik
.
La
bangle
aveva
gettata
già
l
'
ancora
a
pochi
passi
dalla
riva
meridionale
dell
'
isolotto
,
poi
i
malesi
l
'
avevano
spinta
verso
terra
servendosi
dei
loro
lunghi
remi
.
-
Fingiamo
di
essere
cacciatori
,
-
disse
Sandokan
ai
suoi
uomini
.
-
Vedo
alzarsi
fra
questi
canneti
stormi
di
oche
,
di
anitre
,
di
bozzagri
e
di
marabù
.
Fuciliamoli
finché
la
pagoda
sarà
aperta
e
...
-
Fermi
,
-
disse
in
quel
momento
Bindar
.
-
Che
cos
'
hai
veduto
?
-
Comincia
la
nagaputsciè
,
-
aggiunse
Bindar
.
-
Che
cos
'
è
ciò
?
-
Mi
ero
dimenticato
di
dirti
,
sahib
,
che
quest
'
oggi
scade
appunto
l
'
uffizio
del
serpente
,
-
rispose
l
'
indiano
.
-
Ne
so
meno
di
prima
:
tu
ti
scordi
facilmente
che
io
non
sono
indiano
.
-
È
una
festa
che
fanno
le
donne
,
sicché
ne
vedremo
moltissime
qui
.
Mancheranno
invece
gli
uomini
.
-
Meglio
per
noi
:
così
non
ci
daranno
impiccio
quando
piomberemo
sul
fakiro
.
E
perché
vengono
qui
le
donne
?
-
Perché
su
queste
rive
abbondano
l
'
arisci
ed
il
margosano
.
-
Due
piante
acquatiche
?
-
Sì
,
sahib
.
-
Andiamo
a
cacciare
fra
i
margosani
allora
.
-
Diede
ordine
a
tre
malesi
di
rimanere
a
guardia
della
bangle
,
poi
tutti
scesero
fra
i
canneti
che
pullulavano
di
uccelli
acquatici
.
La
luce
diurna
si
diffondeva
rapidissima
e
si
udivano
già
a
risuonare
nella
pagoda
i
giganteschi
tumburà
,
quegli
enormi
tamburi
ricchi
di
dorature
e
di
pitture
,
coi
quali
s
'
annunciano
le
feste
religiose
ed
i
tam
-
tam
.
Fra
i
canneti
e
le
piante
di
loto
che
tappezzavano
le
rive
,
volavano
via
vere
nubi
di
tortorelle
dalle
piume
bianche
,
che
mandavano
lievi
grida
,
cakinni
,
colombi
di
tutte
le
tinte
,
pernici
,
beccaccini
,
corvi
,
bozzagri
e
gypaeti
insieme
con
oche
ed
anitre
.
Sandokan
,
Tremal
-
Naik
ed
i
malesi
non
tardarono
ad
aprire
il
fuoco
,
più
per
farsi
credere
cacciatori
che
per
fare
delle
prede
,
non
avendo
con
loro
alcun
fucile
da
caccia
.
Tutto
quel
baccano
infatti
non
ebbe
altro
risultato
che
di
far
stramazzare
qualche
oca
,
colpita
miracolosamente
da
una
palla
di
carabina
.
La
caccia
durò
una
mezz
'
ora
,
poi
fu
sospesa
,
poiché
cominciavano
a
giungere
sulla
riva
delle
donne
per
compiere
la
cerimonia
del
nagaputsciè
,
ossia
l
'
uffizio
del
serpente
.
Quella
strana
festa
viene
eseguita
parecchie
volte
all
'
anno
ed
ha
per
iscopo
d
'
invocare
la
protezione
delle
divinità
per
avere
una
numerosa
prole
.
I
serpenti
hanno
nulla
a
che
fare
in
questa
funzione
,
poiché
i
sapwallah
,
ossia
gli
incantatori
,
non
si
fanno
nemmeno
vedere
,
né
figurano
alcun
cobra
-
capello
,
né
il
più
infimo
naja
.
Il
tutto
si
limita
ad
una
semplice
passeggiata
,
che
fanno
le
donne
sulle
rive
dei
fiumi
o
degli
stagni
,
dove
abbondano
soprattutto
le
piante
chiamate
arisci
e
margosano
.
Giunte
sotto
quegli
alberi
che
non
nascono
che
fra
i
bassifondi
,
le
indiane
depongono
una
pietra
chiamata
lingam
,
già
venerata
da
tutti
i
bramini
e
da
tutti
i
sivani
,
d
'
una
forma
che
non
si
può
descrivere
perché
troppo
oscena
,
ma
che
per
la
circostanza
è
unita
da
due
piccole
serpi
pure
di
pietra
.
Dopo
averla
ben
lavata
nell
'
acqua
del
fiume
o
dello
stagno
,
vi
accendono
dinanzi
alcuni
pezzi
di
legno
,
destinato
specialmente
a
quelle
specie
di
sacrifici
e
vi
gettano
sopra
dei
fiori
chiedendo
al
dio
a
cui
sono
fedeli
,
ricchezze
,
numerosa
prole
e
molti
anni
di
vita
ai
loro
mariti
.
Terminate
alcune
preghiere
abbandonano
quelle
pietre
sul
luogo
onde
altre
donne
che
non
le
posseggono
se
ne
possano
servire
.
Se
per
caso
sulle
rive
non
trovano
alcuna
pianta
di
arisci
o
di
margosano
,
portano
con
loro
alcuni
rami
di
quegli
alberi
e
li
piantano
da
una
parte
e
dall
'
altra
del
lingam
,
in
modo
da
formare
una
specie
di
baldacchino
.
L
'
arisci
,
per
le
donne
indiane
viene
riguardato
come
il
maschio
ed
il
margosano
come
la
femmina
,
quindi
raccolgono
più
rami
dell
'
uno
o
dell
'
altro
secondo
il
desiderio
dei
loro
mariti
.
Sandokan
vedendo
giungere
le
prime
schiere
di
donne
,
chiamò
i
suoi
cacciatori
onde
non
disturbare
quelle
cerimonie
e
,
guidato
da
Bindar
,
s
'
avviò
verso
la
grande
pagoda
dove
sperava
di
trovare
il
misterioso
fakiro
che
aveva
rapita
Surama
.
Attraversati
alcuni
boschetti
di
fichi
baniani
e
di
cassie
latifoglie
,
che
somministrano
agli
indù
dei
fiori
molto
carnosi
e
assai
nutrienti
,
si
trovarono
improvvisamente
dinanzi
al
vasto
piazzale
che
si
estendeva
intorno
alle
gradinate
della
pagoda
.
Bindar
che
precedeva
sempre
la
truppa
,
aveva
subito
fatto
un
salto
indietro
.
-
Che
cos
'
hai
?
-
aveva
subito
chiesto
Sandokan
.
-
Lui
!
-
Chi
lui
?
-
Il
gussain
!
-
Sandokan
si
volse
verso
il
malese
di
Surama
mostrandogli
il
fakiro
.
-
Padrone
!
-
esclamò
il
malese
.
-
Lo
vedi
quel
fakiro
che
ha
un
braccio
rigido
?
-
Il
birbante
!
-
Lo
riconosci
?
-
Sì
,
è
quello
che
è
venuto
nel
palazzo
a
levare
il
mal
occhio
.
-
Non
t
'
inganni
?
-
No
,
padrone
:
è
proprio
lui
.
Ecco
la
cicatrice
che
gli
sfregia
la
fronte
.
-
Va
bene
:
siamo
su
una
buona
pista
.
-
Il
gussain
Tantia
si
trovava
seduto
sui
gradini
dell
'
entrata
principale
della
pagoda
,
tenendo
in
mano
una
conchiglia
del
genere
dei
corni
d
'
Ammone
,
simile
alla
famosa
pietra
di
Salagraman
,
piena
di
latte
,
che
doveva
,
secondo
il
rito
,
essere
stato
prima
versato
sul
lingam
,
per
poterlo
efficacemente
offrire
ai
moribondi
,
onde
potessero
rendersi
degni
di
godere
le
delizie
del
cailasson
,
ossia
del
paradiso
indiano
.
Intorno
a
lui
sonnecchiavano
dieci
o
dodici
altri
fakiri
che
appartenevano
però
alla
classe
dei
saniassi
,
pessimi
individui
più
dediti
al
brigantaggio
che
alle
pratiche
religiose
e
che
sono
assai
temuti
da
tutti
gli
indiani
.
Ed
infatti
oltre
le
lunghe
barbe
che
davano
loro
un
aspetto
ripugnante
,
ai
lunghissimi
capelli
che
da
anni
non
dovevano
aver
conosciuto
l
'
uso
del
pettine
e
che
erano
imbrattati
di
fango
rossastro
,
per
farsi
maggiormente
temere
,
avevano
a
fianco
dei
nodosi
bastoni
.
-
Sono
quelli
i
suoi
protettori
?
-
chiese
Sandokan
con
profondo
disprezzo
,
volgendosi
verso
Bindar
.
-
Sì
,
sahib
.
-
Bella
scorta
!
-
Guardati
,
perché
sono
cattivi
e
nell
'
istesso
tempo
molto
rispettati
.
-
Mi
degnerò
appena
di
prenderli
a
calci
.
Sarebbe
troppo
onore
per
loro
,
se
mi
servissi
della
carabina
o
della
scimitarra
.
Accampiamoci
sotto
l
'
ombra
fresca
di
questo
superbo
pipal
e
tu
malese
mio
cerca
di
non
farti
vedere
dal
fakiro
.
Potrebbe
riconoscerti
ancora
.
-
Sì
,
padrone
-
rispose
il
pirata
,
sdraiandosi
dietro
ai
suoi
compagni
.
-
Ed
ora
,
giacché
abbiamo
portato
con
noi
delle
provviste
,
facciamo
colazione
,
-
disse
Tremal
-
Naik
.
Senza
preoccuparsi
delle
donne
che
entravano
in
gran
numero
nella
pagoda
e
che
si
facevano
dare
dal
fakiro
alcune
gocce
di
latte
che
mettevano
religiosamente
entro
delle
microscopiche
ampolle
,
per
serbarle
probabilmente
pei
loro
mariti
o
congiunti
,
trassero
le
provviste
,
che
i
malesi
,
sempre
prudenti
perché
abituati
alle
lunghe
spedizioni
,
avevano
rinchiuse
in
sacchetti
di
tela
e
consistenti
in
carne
fredda
,
biscotti
e
bottiglie
di
arak
.
Il
fakiro
pareva
non
si
fosse
accorto
affatto
della
presenza
di
quel
drappello
che
bivaccava
sotto
le
piante
.
Continuava
a
vendere
il
suo
latte
,
mentre
i
suoi
protettori
dormivano
al
sole
,
certi
di
dividere
una
buona
giornata
.
Terminato
il
pasto
,
i
malesi
ed
i
loro
capi
,
si
misero
a
fumare
,
aspettando
impazientemente
il
momento
d
'
impadronirsi
del
fakiro
.
Non
fu
però
che
verso
il
tramonto
che
Tantia
lasciò
i
gradini
della
pagoda
,
coll
'
evidente
intenzione
di
tornarsene
in
città
.
I
saniassi
si
erano
svegliati
e
armati
dei
loro
bastoni
,
gli
si
erano
messi
alle
calcagna
impazienti
forse
di
dividere
il
prezzo
della
vendita
del
latte
sacro
.
-
In
piedi
-
aveva
comandato
Sandokan
.
-
Li
sorprenderemo
sotto
le
macchie
.
Tu
malese
resta
indietro
,
onde
non
s
'
accorgano
delle
nostre
intenzioni
.
-
Il
drappello
si
cacciò
sotto
i
fichi
baniani
,
sparando
qualche
colpo
contro
i
pappagalli
che
cicalavano
rumorosamente
ed
in
grande
numero
,
fra
i
frondosi
rami
di
quegli
splendidi
e
maestosi
alberi
.
Il
fakiro
pareva
che
non
avesse
anche
questa
volta
prestata
alcuna
attenzione
a
quei
cacciatori
ed
aveva
continuata
la
sua
via
sempre
seguìto
da
quei
luridi
saniassi
.
Già
aveva
percorso
quasi
mezzo
chilometro
accostandosi
sempre
più
alla
riva
,
dove
aveva
certo
la
sua
barca
,
quando
Sandokan
e
Tremal
-
Naik
,
che
lo
avevano
preceduto
girando
le
macchie
,
gli
sbarrarono
la
via
,
tenendo
le
carabine
in
mano
.
-
Alto
,
fakiro
!
-
gridò
il
primo
,
mentre
i
malesi
si
radunavano
rapidamente
dietro
di
lui
.
Tantia
li
guardò
tranquillamente
,
dicendo
:
-
Non
ho
più
latte
da
vendere
,
e
poi
ai
cacciatori
non
ne
do
mai
.
-
Si
tratta
di
qualche
cosa
di
più
importante
del
latte
,
amico
,
-
rispose
Sandokan
.
Questa
volta
il
gussain
li
guardò
sospettosamente
.
-
Che
cosa
vuoi
tu
?
Non
vedi
che
sono
un
fakiro
?
-
È
bene
un
fakiro
che
mi
occorre
.
-
Va
'
a
cercarne
un
altro
.
-
Un
altro
non
saprebbe
dirmi
quello
che
voglio
sapere
da
te
.
-
Da
me
!
-
esclamò
il
gussain
con
inquietudine
.
-
Tu
vedi
che
io
sono
un
pover
'
uomo
che
non
si
occupa
che
della
vendita
del
latte
sacro
e
del
mal
occhio
.
-
È
appunto
perché
tu
sai
togliere
le
occhiate
fatali
,
che
noi
abbiamo
bisogno
di
te
,
-
disse
Tremal
-
Naik
.
-
Io
non
ho
tempo
in
questo
momento
.
Devo
tornare
in
città
essendo
atteso
da
un
grande
personaggio
della
corte
.
-
Quello
aspetterà
-
disse
Sandokan
con
tono
minaccioso
.
-
Congeda
la
tua
scorta
e
vieni
con
noi
.
-
Io
non
vado
mai
solo
.
-
Basta
fakiro
!
Obbedisci
!
-
I
saniassi
vedendo
che
la
faccenda
prendeva
una
brutta
piega
,
impugnarono
i
loro
randelli
e
si
misero
dinanzi
al
gussain
urlando
a
squarciagola
:
-
Largo
,
canaglie
!
-
Sandokan
si
volse
verso
i
malesi
dicendo
:
-
Spazzate
questi
furfanti
!
-
Non
aveva
ancora
terminato
il
comando
che
i
pirati
,
guidati
da
Kammamuri
e
da
Bindar
,
si
erano
scagliati
,
impugnando
le
carabine
per
la
canna
onde
servirsene
come
mazze
.
I
saniassi
lasciarono
andare
alcune
randellate
,
poi
scapparono
come
lepri
in
tutte
le
direzioni
lasciando
lì
il
loro
protetto
.
-
Ora
briccone
,
-
disse
Sandokan
,
scrollando
bruscamente
il
disgraziato
fakiro
-
verrai
con
noi
.
-
Non
mi
uccidete
!
-
balbettò
il
povero
diavolo
terrorizzato
.
-
Non
saprei
che
cosa
farne
della
tua
pelle
,
-
rispose
Sandokan
.
-
Non
sarebbe
buona
nemmeno
per
fabbricare
un
tumburà
.
È
la
tua
lingua
che
mi
occorre
.
-
Vuoi
strapparmela
,
signore
!
-
strillò
il
gussain
tremando
.
-
Allora
non
parlerebbe
più
mentre
noi
abbiamo
bisogno
invece
che
canti
e
molto
alto
.
Cammina
e
basta
.
-
Dove
volete
condurmi
?
-
Lo
saprai
più
tardi
.
-
Bada
che
io
ho
il
potere
di
gettare
il
mal
occhio
.
-
Finiscila
,
cialtrone
!
-
disse
Tremal
-
Naik
.
-
Già
i
tuoi
saniassi
non
torneranno
a
liberarti
.
Avanti
!
-
I
malesi
si
presero
in
mezzo
il
gussain
e
lo
spinsero
verso
la
riva
che
era
poco
lontana
.
La
notte
era
già
calata
,
quando
il
drappello
giunse
dinanzi
alla
bangle
,
la
quale
era
nascosta
fra
i
canneti
.
-
Nulla
di
sospetto
?
-
chiese
Sandokan
ai
due
dayachi
che
erano
rimasti
a
bordo
.
-
No
,
padrone
,
-
risposero
ad
una
voce
.
-
Imbarchiamoci
e
torniamo
presto
.
Io
non
so
che
cosa
sia
,
eppure
non
sono
tranquillo
questa
sera
.
-
Che
cosa
temi
?
-
chiese
Tremal
-
Naik
,
mettendo
piede
sul
ponte
.
-
Finora
tutto
è
andato
bene
.
-
Eppure
vorrei
già
essere
nella
pagoda
sotterranea
.
-
Infatti
tu
mi
sembri
irrequieto
.
-
È
il
rapimento
di
Surama
che
mi
ha
tolto
la
mia
solita
tranquillità
,
-
rispose
Sandokan
.
-
Io
non
cesso
dal
chiedermi
perché
l
'
hanno
portata
via
.
-
Il
fakiro
è
nelle
nostre
mani
e
ce
lo
dirà
.
-
In
quel
momento
due
detonazioni
ruppero
il
silenzio
che
regnava
sul
fiume
,
rumoreggiando
sinistramente
sotto
le
folte
boscaglie
che
si
prolungavano
lungo
le
rive
.
Sandokan
aveva
spiccato
un
salto
.
-
Le
carabine
dei
miei
uomini
!
-
aveva
esclamato
.
-
Amici
,
preparatevi
al
combattimento
!
-
15
.
L
'
attacco
della
pagoda
sotterranea
Dopo
quei
due
spari
,
che
annunciavano
qualche
cosa
di
grave
,
essendosi
uditi
verso
la
sinistra
,
ossia
nella
direzione
in
cui
si
trovava
la
pagoda
sotterranea
,
era
tenuto
dietro
un
lungo
silenzio
.
Quei
due
colpi
dovevano
essere
stati
sparati
dalle
sentinelle
,
che
vegliavano
fra
le
macchie
che
circondavano
l
'
immensa
roccia
.
Sandokan
conosceva
troppo
bene
le
carabine
dei
suoi
uomini
per
non
ingannarsi
.
-
Che
abbiano
fatto
fuoco
contro
qualche
spia
?
-
chiese
Tremal
-
Naik
a
Sandokan
,
il
quale
,
curvo
sulla
prora
della
bangle
,
ascoltava
attentamente
.
-
Non
lo
so
-
rispose
il
pirata
.
-
Tuttavia
le
mie
inquietudini
sono
cresciute
.
Si
direbbe
che
io
prevedo
qualche
tradimento
.
-
Può
essere
anche
un
falso
allarme
,
amico
,
-
disse
Tremal
-
Naik
.
-
Taci
!
-
Altri
due
spari
rintronarono
in
quell
'
istante
,
seguìti
quasi
subito
da
una
scarica
nutrita
.
-
Queste
non
sono
le
carabine
dei
miei
uomini
!
-
esclamò
Sandokan
.
-
Si
attacca
il
nostro
rifugio
!
Presto
amici
,
date
dentro
ai
remi
!
I
minuti
sono
preziosi
!
-
I
malesi
non
avevano
certo
bisogno
di
essere
incoraggiati
.
Arrancavano
furiosamente
facendo
fare
alla
pesante
barcaccia
dei
veri
salti
.
Ormai
nessuno
più
dubitava
che
la
pagoda
sotterranea
fosse
stata
assalita
.
Le
scariche
si
succedevano
alle
scariche
ed
echeggiavano
dietro
la
roccia
.
Sandokan
si
era
messo
a
passeggiare
pel
ponte
come
una
tigre
in
gabbia
.
Di
quando
in
quando
si
fermava
per
tendere
gli
orecchi
,
poi
gridava
:
-
Presto
!
Presto
,
amici
!
Assalgono
i
nostri
compagni
.
-
Anche
Tremal
-
Naik
era
diventato
nervosissimo
e
tormentava
il
grilletto
della
sua
carabina
,
ripetendo
a
sua
volta
:
-
Sì
presto
,
presto
!
-
Un
combattimento
furioso
doveva
essere
stato
impegnato
dinanzi
l
'
entrata
della
pagoda
.
Sandokan
distingueva
nettamente
gli
spari
delle
carabine
malesi
,
le
quali
avevano
un
suono
più
forte
di
quelle
indiane
.
La
bangle
finalmente
,
sotto
un
ultimo
e
più
poderoso
sforzo
dei
rematori
,
toccò
la
riva
quasi
di
fronte
alla
roccia
.
-
Gettate
l
'
ancora
e
seguitemi
!
-
gridò
Sandokan
:
'
-
Ed
il
fakiro
?
-
chiese
Tremal
-
Naik
.
-
Che
un
uomo
,
ma
uno
solo
,
rimanga
a
guardia
di
lui
,
-
rispose
Sandokan
.
-
Già
non
potrà
scappare
.
Su
,
lesti
e
non
fate
rumore
.
Prenderemo
gli
indiani
alle
spalle
!
-
Balzarono
a
terra
e
si
cacciarono
fra
le
macchie
,
mentre
la
fucileria
continuava
a
rumoreggiare
con
crescente
intensità
ripercuotendosi
sotto
le
immense
volte
di
verzura
dei
tara
e
dei
fichi
baniani
.
I
pirati
correvano
veloci
senza
però
far
troppo
rumore
,
quantunque
le
detonazioni
delle
carabine
coprissero
il
rompersi
dei
rami
.
Giunti
a
trecento
passi
dall
'
entrata
della
pagoda
,
Sandokan
arrestò
il
drappello
dicendo
:
-
Fermatevi
qui
,
e
che
nessun
si
muova
finché
non
sarò
ritornato
.
Vieni
Tremal
-
Naik
:
prima
d
'
impegnarci
a
fondo
andiamo
a
contare
i
nostri
avversari
.
-
Approvo
pienamente
la
tua
prudenza
-
rispose
il
bengalese
.
-
Se
noi
venissimo
distrutti
,
Yanez
e
Surama
sarebbero
perduti
.
Non
precipitiamo
quindi
le
cose
.
-
Si
gettarono
a
terra
e
si
allontanarono
,
strisciando
attraverso
ad
una
folta
macchia
di
banani
selvatici
.
Raggiunto
il
margine
di
essa
si
fermarono
.
-
Eccoli
,
-
aveva
sussurrato
Sandokan
.
-
Sono
i
seikki
!
Me
l
'
ero
immaginato
.
-
Molti
?
-
Una
quarantina
per
lo
meno
.
-
Tremal
-
Naik
si
spinse
un
po
'
più
innanzi
,
sporgendo
il
capo
attraverso
le
immense
foglie
d
'
un
banano
.
Una
quarantina
d
'
uomini
sparava
senza
interruzione
verso
l
'
entrata
della
pagoda
sotterranea
.
Erano
tutti
seikki
e
li
comandava
un
capitano
che
portava
sull
'
elmetto
un
grosso
ciuffo
di
penne
rosse
.
Per
offrire
meno
bersaglio
,
erano
tutti
stesi
bocconi
,
tuttavia
sette
od
otto
soldati
giacevano
senza
vita
dinanzi
alla
pagoda
.
Probabilmente
quei
valorosi
guerrieri
avevano
cercato
di
prendere
d
'
assalto
il
rifugio
ed
erano
stati
respinti
.
-
Che
cosa
dici
di
fare
,
Sandokan
?
-
chiese
Tremal
-
Naik
.
-
Di
assalirli
alle
spalle
,
senza
ritardo
,
-
rispose
il
pirata
;
-
affido
però
a
te
un
pericoloso
incarico
.
-
Quale
?
-
Quello
d
'
impadronirti
del
capitano
dei
seikki
.
Quell
'
uomo
mi
è
assolutamente
necessario
.
-
Vivo
o
morto
te
lo
porterò
.
-
È
vivo
che
mi
occorre
.
Andiamo
a
chiamare
i
nostri
uomini
.
-
Riattraversarono
la
macchia
e
raggiunsero
i
malesi
che
parevano
frementi
di
menare
le
mani
,
incominciando
ad
ubriacarsi
coll
'
odore
della
polvere
.
-
Siete
pronti
?
-
chiese
Sandokan
.
-
Tutti
,
Tigre
della
Malesia
,
-
risposero
ad
una
voce
.
-
Tu
Kammamuri
seguirai
il
tuo
padrone
e
non
lo
lascerai
un
istante
.
-
Poi
volgendosi
verso
i
malesi
aggiunse
:
-
Vi
avverto
di
fare
una
scarica
;
una
sola
,
mandando
nel
medesimo
tempo
il
vostro
grido
di
guerra
onde
avvertire
i
compagni
che
si
trovano
nella
pagoda
,
poi
caricate
colle
scimitarre
.
Mi
avete
bene
compreso
?
-
Sì
,
Tigre
della
Malesia
.
-
Avanti
allora
,
e
non
dimenticate
che
le
vecchie
tigri
di
Mompracem
hanno
sempre
vinto
.
-
Partirono
quasi
a
passo
di
corsa
,
tanto
erano
impazienti
di
prendere
parte
al
combattimento
,
tenendo
il
dito
sul
grilletto
delle
carabine
.
Sandokan
li
precedeva
con
Tremal
-
Naik
e
Kammamuri
.
Quando
giunsero
sull
'
orlo
della
macchia
,
i
seikki
erano
a
soli
venti
passi
dall
'
entrata
del
rifugio
ed
il
fuoco
degli
assediati
cominciava
a
rallentare
.
-
Giungiamo
in
buon
punto
,
-
disse
Sandokan
.
Snudò
la
scimitarra
,
impugnò
una
delle
due
pistole
che
portava
alla
cintura
,
due
splendide
armi
a
doppio
colpo
,
e
si
slanciò
gridando
con
voce
tuonante
:
-
Su
,
tigri
di
Mompracem
!
-
Un
urlo
selvaggio
,
acutissimo
,
il
grido
di
guerra
di
quei
formidabili
scorridori
dei
mari
della
Sonda
,
echeggiò
coprendo
il
fragore
della
fucileria
,
seguito
subito
da
una
scarica
.
I
seikki
che
non
s
'
aspettavano
certo
quell
'
attacco
,
balzarono
prontamente
in
piedi
,
mentre
dall
'
interno
della
pagoda
gli
assediati
rispondevano
al
grido
di
guerra
dei
loro
compagni
.
Sandokan
ed
i
suoi
valorosi
si
erano
slanciati
furiosamente
all
'
attacco
,
caricando
colle
scimitarre
e
urlando
come
ossessi
onde
farsi
credere
in
maggior
numero
.
Sette
od
otto
indiani
erano
caduti
sotto
la
scarica
,
quindi
il
loro
numero
erasi
considerevolmente
diminuito
;
tuttavia
quantunque
fossero
presi
fra
due
fuochi
,
poiché
gli
assediati
si
erano
pure
slanciati
all
'
assalto
,
non
smentirono
nemmeno
in
quel
momento
la
fama
di
essere
i
più
valorosi
guerrieri
della
grande
penisola
indostana
.
Colla
rapidità
del
lampo
si
disposero
su
due
fronti
,
mettendo
anche
loro
mano
alle
scimitarre
e
per
qualche
istante
sostennero
il
doppio
urto
dei
selvaggi
figli
della
Malesia
,
difendendosi
disperatamente
.
Disgraziatamente
avevano
dinanzi
a
loro
il
più
famoso
guerriero
della
Malesia
.
Con
un
impeto
irresistibile
Sandokan
s
'
era
gettato
in
mezzo
alle
file
sciabolandole
terribilmente
e
scompaginandole
.
Nessuno
poteva
resistere
a
quell
'
uomo
,
che
atterrava
un
nemico
ogni
volta
che
la
sua
scimitarra
calava
.
Le
linee
sfondate
da
quel
fulmineo
attacco
,
si
ruppero
nonostante
gli
sforzi
che
faceva
il
capitano
per
tenerle
salde
,
poi
si
sbandarono
.
Nel
momento
però
in
cui
scappavano
da
tutte
le
parti
inseguiti
vigorosamente
da
una
dozzina
e
mezzo
di
malesi
,
che
facevano
fuoco
onde
impedire
loro
di
riordinarsi
,
Tremal
-
Naik
e
Kammamuri
si
erano
gettati
addosso
al
capitano
,
atterrandolo
di
colpo
e
legandolo
solidamente
.
Sandokan
frattanto
si
era
avvicinato
al
vecchio
Sambigliong
che
teneva
ben
stretto
il
ministro
Kaksa
Pharaum
che
pareva
più
morto
che
vivo
.
-
Quanti
uomini
hai
perduto
?
-
gli
chiese
con
una
certa
ansietà
il
pirata
.
-
Due
soli
,
Tigre
della
Malesia
,
-
rispose
il
vecchio
tigrotto
.
-
Ci
eravamo
subito
trincerati
dietro
le
rocce
,
dove
le
palle
dei
seikki
non
potevano
raggiungerci
.
-
Prepariamoci
a
sgombrare
subito
.
-
Lasceremo
questo
comodo
rifugio
?
-
È
necessario
:
domani
i
seikki
torneranno
in
maggior
numero
ed
io
non
ho
alcun
desiderio
di
farmi
chiudere
in
una
trappola
senza
uscite
.
-
Dove
andremo
dunque
?
-
A
questo
penserà
Bindar
.
-
I
malesi
in
quel
momento
ritornavano
.
Avevano
inseguite
le
guardie
del
rajah
per
cinque
o
seicento
metri
,
sbandandole
completamente
,
poi
temendo
di
cadere
in
qualche
agguato
,
si
erano
ripiegati
in
buon
ordine
verso
la
pagoda
sparando
qualche
colpo
di
fucile
per
far
meglio
comprendere
ai
fuggiaschi
che
si
trovavano
sempre
nei
dintorni
.
-
Preparatevi
alla
partenza
,
-
disse
loro
Sandokan
.
-
Prendete
tutto
ciò
che
ci
può
essere
necessario
per
accamparci
in
mezzo
alle
foreste
e
raggiungeteci
alla
bangle
.
Vi
raccomando
il
ministro
ed
il
comandante
dei
seikki
.
A
me
Bindar
!
E
anche
tu
Tremal
-
Naik
,
con
quattro
uomini
di
scorta
.
-
Sicuro
ormai
di
non
essere
più
molestato
dalle
guardie
del
rajah
si
diresse
verso
il
fiume
accompagnato
dai
due
indiani
e
dai
quattro
malesi
.
-
Ora
a
noi
,
Bindar
,
-
disse
Sandokan
all
'
indiano
.
-
Tu
conosci
i
dintorni
?
-
Sì
,
sahib
.
-
Dove
potremo
trovare
un
nuovo
rifugio
sicuro
?
-
L
'
assamese
pensò
un
momento
,
poi
disse
:
-
Non
potresti
essere
sicuro
che
nella
jungla
di
Benar
.
-
Dove
si
trova
?
-
Sull
'
opposta
riva
del
fiume
,
a
quattro
o
cinque
miglia
di
distanza
,
però
...
-
Continua
.
-
È
evitata
perché
le
tigri
la
frequentano
.
-
Non
preoccuparti
di
ciò
,
-
rispose
Sandokan
alzando
le
spalle
.
-
Siamo
tigri
noi
,
quindi
ben
poco
avremo
da
temere
di
quelle
a
quattro
zampe
.
Nessuno
la
percorre
?
-
Oh
no
!
Hanno
troppa
paura
.
-
È
folta
?
-
Foltissima
.
-
Non
vi
è
alcun
rifugio
?
-
Sì
,
un
'
antica
pagoda
semi
-
diroccata
.
-
Non
domando
di
più
.
-
Si
crede
però
,
sahib
,
che
serva
di
ricovero
a
delle
bâgh
.
-
Ah
!
Benissimo
,
le
manderemo
a
passeggiare
altrove
se
non
vorranno
regalarci
la
loro
pelle
.
Con
un
po
'
di
piombo
pagheremo
loro
l
'
affitto
,
è
vero
Tremal
-
Naik
?
-
Il
nostro
è
di
buona
qualità
,
-
rispose
il
bengalese
.
-
Vale
più
dell
'
oro
,
quando
esce
dalle
nostre
carabine
.
-
Raggiungiamo
il
fiume
ed
imbarchiamoci
,
-
concluse
Sandokan
.
-
Quando
saremo
al
sicuro
faremo
parlare
Tantia
e
poi
vedremo
d
'
intenderci
col
comandante
dei
seikki
.
-
Io
non
comprendo
perché
tu
l
'
abbia
sempre
con
quei
guerrieri
.
-
Seguo
un
'
idea
,
-
rispose
Sandokan
.
-
Se
vi
riesco
,
la
corona
sarà
assicurata
a
Surama
.
Ecco
il
fiume
:
appena
giungeranno
i
malesi
ed
i
dayachi
partiremo
.
-
Salirono
a
bordo
della
bangle
che
si
trovava
sempre
ancorata
presso
la
riva
.
I
due
malesi
di
guardia
chiacchieravano
tranquillamente
col
fakiro
,
che
avevano
però
strettamente
legato
,
quantunque
quel
disgraziato
,
col
suo
braccio
anchilosato
,
si
trovasse
nell
'
assoluta
impossibilità
di
tentare
la
fuga
.
-
Nessuna
barca
sul
fiume
?
-
rispose
Sandokan
.
-
No
,
Tigre
della
Malesia
,
-
rispose
il
malese
.
-
Tutto
è
tranquillo
.
-
Salpate
l
'
ancora
per
ora
e
aspettiamo
gli
altri
.
-
Credevo
che
ti
avessero
ucciso
-
disse
il
gussain
dardeggiando
sul
pirata
uno
sguardo
feroce
.
-
Se
speri
di
sfuggire
alla
vendetta
del
rajah
t
'
inganni
e
di
molto
,
ladro
!
Non
ti
do
una
settimana
di
vita
.
-
Ed
a
te
nemmeno
due
giorni
se
non
confesserai
,
amico
-
disse
Tremal
-
Naik
.
-
Sono
indiano
come
te
e
so
quali
mezzi
adoperano
i
nostri
compatriotti
per
sciogliere
le
lingue
.
-
Tantia
non
ha
nulla
da
dire
:
è
sempre
stato
un
povero
gussain
.
-
Vedremo
quale
parte
tu
hai
avuta
nel
rapimento
di
quella
giovane
indiana
,
canaglia
-
disse
Sandokan
.
Il
fakiro
ebbe
un
brivido
,
però
rispose
subito
,
affettando
un
grande
stupore
:
-
Di
quale
indiana
intendi
parlare
?
-
Di
quella
alla
quale
tu
hai
levata
l
'
occhiata
.
-
Sii
maledetto
da
Brahma
,
da
Siva
e
da
Visnù
e
che
la
dea
Kalì
ti
divori
il
cuore
!
-
urlò
il
gussain
.
-
Non
sono
un
indiano
io
,
quindi
me
ne
rido
delle
tue
maledizioni
,
birbante
-
rispose
Sandokan
.
-
Brahma
è
il
dio
più
possente
dell
'
universo
.
-
Io
non
credo
che
in
Maometto
,
e
anche
quando
mi
pare
e
piace
.
-
Ma
il
tuo
compagno
è
indù
!
-
E
se
ne
ride
anche
lui
delle
tue
divinità
.
Chiudi
la
bocca
e
non
seccarmi
per
ora
;
avrai
più
tardi
tempo
di
sfogarti
.
-
Ecco
i
tuoi
uomini
,
-
disse
in
quell
'
istante
Tremal
-
Naik
.
I
malesi
ed
i
dayachi
,
ventisei
in
tutto
,
giungevano
correndo
,
carichi
di
pacchi
,
di
coperte
e
di
grosse
borse
di
pelle
contenenti
viveri
e
munizioni
.
In
mezzo
a
loro
si
trovava
il
demjadar
,
ossia
il
comandante
dei
seikki
.
-
V
'
inseguono
?
-
chiese
la
Tigre
accostandosi
alla
murata
.
-
Ci
danno
la
caccia
,
-
rispose
Kammamuri
.
-
A
bordo
!
-
Malesi
e
dayachi
salirono
lestamente
sulla
bangle
,
si
sbarazzarono
dei
loro
carichi
e
delle
armi
e
si
precipitarono
ai
remi
.
-
Otto
uomini
si
tengano
pronti
a
far
fuoco
,
-
disse
Sandokan
.
-
Ed
ora
lavorate
di
muscoli
!
-
La
pesante
barca
si
staccò
dalla
riva
e
filò
rapidamente
verso
l
'
opposta
onde
non
rimanere
esposta
al
tiro
delle
carabine
dei
seikki
,
nel
caso
che
fossero
riusciti
a
scoprirli
.
La
traversata
si
compì
felicemente
,
e
prima
che
il
nemico
fosse
giunto
sulla
riva
,
la
bangle
navigava
sotto
le
immense
arcate
delle
piante
curvantisi
sul
fiume
.
Essendo
colà
l
'
ombra
assai
fitta
,
in
causa
delle
immense
fronde
dei
tamarindi
che
crescevano
in
gran
numero
,
bagnando
le
loro
colossali
radici
nell
'
acqua
,
era
ormai
quasi
impossibile
che
i
seikki
potessero
scorgere
i
fuggiaschi
.
D
'
altronde
la
larghezza
del
Brahmaputra
era
tale
in
quel
punto
,
da
non
permettere
che
una
palla
di
carabina
lo
attraversasse
.
Sandokan
,
dopo
essersi
ben
assicurato
che
nessun
pericolo
lo
minacciava
,
almeno
pel
momento
,
potendo
avvenire
che
più
tardi
le
guardie
del
rajah
lo
inseguissero
con
delle
pinasse
,
od
altro
genere
di
barche
,
s
'
avvicinò
a
Bindar
che
stava
osservando
attentamente
la
riva
insieme
a
Tremal
-
Naik
.
-
Vi
sono
dei
villaggi
da
queste
parti
?
-
No
,
sahib
-
rispose
l
'
indiano
.
-
Qui
comincia
la
jungla
selvaggia
e
nessuno
oserebbe
abitarla
per
paura
delle
bestie
feroci
;
solo
al
di
là
delle
paludi
,
dove
il
terreno
comincia
a
salire
,
si
trovano
dei
bramini
drauers
.
-
Chi
sono
?
-
La
risposta
te
la
darò
io
,
-
disse
Tremal
-
Naik
.
-
Sono
sacerdoti
di
Brahma
che
hanno
conservata
tutta
la
purezza
della
loro
antica
religione
,
che
parlano
una
lingua
affatto
sconosciuta
agli
altri
,
che
si
dipingono
la
fronte
ed
il
corpo
come
tutti
i
bramini
,
aggiungendo
solo
alla
toeletta
alcuni
grani
di
riso
,
che
portano
incollati
sopra
le
sopracciglia
.
Sono
d
'
altronde
persone
tranquille
che
si
occupano
di
pratiche
religiose
e
che
quindi
non
ci
daranno
alcun
fastidio
.
-
E
vasta
la
jungla
di
Benar
?
-
Immensa
,
sahib
,
-
rispose
Bindar
.
-
Faremo
di
quella
il
nostro
quartiere
generale
,
-
disse
Sandokan
.
-
Se
è
lontana
solo
quindici
o
venti
chilometri
,
in
tre
o
quattro
ore
potremo
trovarci
nella
capitale
dell
'
Assam
.
-
M
'
inquieta
però
la
sorte
di
Surama
,
-
disse
Tremal
-
Naik
.
-
Per
Yanez
non
sono
preoccupato
;
quel
diavolo
d
'
uomo
saprà
sempre
cavarsela
bene
e
sfuggire
a
tutte
le
insidie
.
E
poi
ha
sei
malesi
,
i
migliori
della
banda
.
-
Che
cosa
temi
per
Surama
?
-
Che
il
rajah
la
faccia
uccidere
.
Non
ha
distrutto
forse
tutti
i
suoi
parenti
?
-
Non
l
'
oserà
,
-
rispose
Sandokan
.
-
Egli
crede
che
Yanez
sia
veramente
un
inglese
e
ci
penserà
cento
volte
prima
di
commettere
un
delitto
,
sapendo
che
Surama
è
sotto
la
sua
protezione
.
Questi
principotti
hanno
troppa
paura
del
viceré
del
Bengala
.
-
Questo
è
vero
,
tuttavia
questo
tempo
perduto
in
questi
momenti
mi
dispiace
.
Se
perdessimo
le
tracce
dei
rapitori
?
-
Il
gussain
ci
metterà
sulla
buona
via
.
-
E
se
si
ostinasse
a
non
parlare
?
-
Lo
costringeremo
,
non
temere
amico
,
-
rispose
Sandokan
freddamente
.
Levò
dalla
larga
fascia
il
suo
cibuc
,
lo
caricò
di
tabacco
e
accesolo
,
si
sedette
sulla
prora
della
bangle
,
tenendo
una
carabina
fra
le
ginocchia
.
Intanto
i
malesi
ed
i
dayachi
arrancavano
con
gran
lena
,
mentre
Bindar
teneva
il
timone
.
Essendo
la
corrente
debolissima
,
non
avendo
i
grandi
fiumi
dell
'
India
molta
pendenza
,
l
'
imbarcazione
,
quantunque
fosse
pesante
e
avesse
la
prora
assai
rotonda
procedeva
abbastanza
rapidamente
,
filando
sempre
sotto
le
arcate
degli
alberi
che
si
succedevano
continuamente
,
senza
la
minima
interruzione
.
Ora
erano
colossali
tamarindi
,
ora
mirti
,
o
sangore
drago
o
nargassa
,
meglio
conosciuti
sotto
il
nome
di
alberi
del
ferro
,
perché
differiscono
ben
poco
da
quelli
brasiliani
,
che
sono
così
resistenti
da
rompere
il
filo
delle
scuri
meglio
temprate
.
Di
quando
in
quando
comparivano
sulla
riva
delle
bande
di
sciacalli
e
di
lupi
indiani
;
ma
dopo
aver
ululato
o
latrato
su
vari
toni
contro
i
remiganti
,
s
'
affrettavano
a
rinselvarsi
onde
cercare
delle
prede
più
facili
.
Alle
quattro
del
mattino
,
nel
momento
in
cui
i
pappagalli
cominciavano
a
strillare
in
mezzo
ai
rami
dei
tamarindi
,
e
le
anitre
e
le
oche
ad
alzarsi
al
disopra
dei
canneti
,
Bindar
,
che
da
parecchi
minuti
osservava
attentamente
la
riva
,
con
un
poderoso
colpo
di
timone
fece
deviare
la
bangle
.
-
Che
cosa
fai
?
-
chiese
Sandokan
balzando
in
piedi
.
-
Vi
è
una
laguna
,
sahib
,
dinanzi
a
noi
,
-
rispose
l
'
indiano
.
-
Entro
nella
jungla
di
Benar
e
là
saremo
perfettamente
sicuri
.
-
Vira
allora
.
-
La
bangle
si
trovava
dinanzi
ad
una
vasta
apertura
.
La
riva
era
tagliata
da
un
canale
ingombro
di
piante
acquatiche
,
le
quali
però
non
impedivano
il
passaggio
,
essendo
radunate
in
gruppi
piuttosto
lontani
gli
uni
dagli
altri
.
Un
numero
straordinario
di
uccelli
volteggiava
gridando
,
al
disopra
di
quella
laguna
.
Cicogne
di
dimensioni
straordinarie
,
grossi
avvoltoi
che
avevano
le
penne
bianche
ed
il
petto
quasi
nudo
;
miopi
,
volatili
meno
forti
delle
prime
e
dei
secondi
,
ma
che
per
destrezza
li
vincono
entrambi
;
piccoli
uccelli
del
paradiso
e
moltissime
anitre
scappavano
in
tutte
le
direzioni
descrivendo
dei
giri
immensi
,
per
tornare
poco
dopo
a
calarsi
intorno
alla
grossa
barca
,
senza
dimostrare
soverchia
paura
.
Se
in
quel
luogo
si
trovavano
tanti
volatili
,
era
segno
che
gli
abitanti
mancavano
assolutamente
.
Oltrepassato
il
canale
,
dinanzi
agli
sguardi
di
Sandokan
e
di
Tremal
-
Naik
apparve
un
bacino
immenso
,
che
rassomigliava
ad
un
lago
e
le
cui
rive
erano
coperte
da
alberi
altissimi
,
per
lo
più
manghieri
,
già
carichi
di
quelle
grosse
e
belle
frutta
che
si
fendono
come
le
nostre
pesche
,
delle
quali
se
ne
servono
gli
indù
per
metterle
nel
carri
,
onde
dare
a
quell
'
intruglio
un
gusto
di
più
,
e
da
splendidi
banani
dalle
foglie
immense
.
-
Approdiamo
,
-
disse
Bindar
.
-
Dov
'
è
la
jungla
?
-
chiese
Sandokan
.
-
Dietro
quegli
alberi
,
sahib
.
Comincia
subito
.
-
A
terra
.
-
La
bangle
sfondò
le
erbe
galleggianti
lacerando
vere
masse
di
piante
di
loto
e
si
arenò
sulla
riva
che
in
quel
luogo
era
molto
bassa
.
-
Copriamola
onde
non
la
trovino
e
se
la
portino
via
,
-
disse
Sandokan
.
-
È
inutile
,
sahib
-
disse
Bindar
.
-
Questa
palude
è
più
pericolosa
e
perciò
più
temuta
del
terribile
lago
di
Jeypore
.
-
Non
ti
comprendo
.
-
Guarda
in
mezzo
a
quelle
piante
acquatiche
-
.
Sandokan
e
Tremal
-
Naik
seguirono
cogli
sguardi
la
direzione
che
l
'
indiano
indicava
loro
e
videro
comparire
tre
o
quattro
teste
mostruose
e
aguzze
.
-
Coccodrilli
!
-
esclamò
la
Tigre
della
Malesia
.
-
E
molti
,
sahib
,
-
rispose
Bindar
.
-
Qui
ve
ne
sono
delle
centinaia
,
fors
'
anche
delle
migliaia
.
-
Che
non
ci
faranno
paura
.
L
'
amico
Tremal
-
Naik
conosce
quei
brutti
sauriani
.
-
Nella
jungla
nera
pullulavano
,
-
rispose
il
bengalese
.
-
Ne
ho
uccisi
moltissimi
e
ti
posso
anche
dire
che
sono
meno
pericolosi
di
quello
che
si
crede
-
.
I
malesi
ed
i
dayachi
si
caricarono
dei
loro
pacchi
,
presero
le
armi
e
scesero
a
terra
,
dopo
aver
saldamente
ancorata
la
bangle
.
-
È
lontana
la
pagoda
?
-
chiese
Sandokan
.
-
Appena
un
miglio
,
sahib
.
-
In
marcia
.
-
Formarono
la
colonna
e
s
'
inoltrarono
sotto
gli
alberi
,
tenendo
in
mezzo
il
fakiro
,
il
demjadar
dei
seikki
ed
il
ministro
Kaksa
Pharaum
.
Oltrepassata
la
zona
alberata
che
era
limitatissima
,
il
drappello
si
trovò
dinanzi
ad
una
immensa
pianura
coperta
di
bambù
altissimi
,
appartenenti
quasi
tutti
alla
specie
spinosa
.
Rari
alberi
sorgevano
qua
e
là
,
a
grandi
distanze
,
per
lo
più
erano
borassi
dal
fusto
altissimo
e
dalle
larghe
e
lunghe
foglie
disposte
ad
ombrello
.
-
Cercate
di
non
fare
rumore
,
-
disse
Bindar
.
-
Le
belve
non
hanno
ancora
raggiunti
i
loro
covi
e
potrebbero
assalirci
d
'
improvviso
.
-
Non
aver
paura
per
noi
,
-
rispose
Sandokan
.
Tutti
si
tolsero
le
carabine
che
fino
allora
avevano
tenute
a
bandoliera
e
la
piccola
colonna
si
cacciò
in
mezzo
a
quel
mare
di
verzura
,
nel
più
profondo
silenzio
.
Fortunatamente
Bindar
aveva
trovato
un
largo
solco
,
aperto
forse
dall
'
enorme
massa
di
qualche
elefante
selvaggio
,
o
da
qualche
rinoceronte
,
sicché
il
drappello
poteva
avanzarsi
rapidamente
senza
aver
bisogno
di
abbattere
quelle
canne
gigantesche
.
Di
quando
in
quando
l
'
indiano
,
che
camminava
alla
testa
della
colonna
,
si
fermava
per
ascoltare
,
poi
riprendeva
la
marcia
più
velocemente
,
lanciando
occhiate
sospettose
in
tutte
le
direzioni
.
Dopo
mezz
'
ora
si
trovarono
improvvisamente
dinanzi
ad
una
vasta
radura
,
ingombra
solamente
di
sterpi
e
di
kalam
:
quelle
erbe
altissime
che
sono
taglienti
come
spade
.
In
mezzo
s
'
ergeva
una
costruzione
barocca
,
che
rassomigliava
ad
un
immenso
cono
allargantesi
alla
base
,
con
molte
fenditure
in
tutta
la
sua
lunghezza
.
Tutto
il
rivestimento
esterno
era
crollato
,
sicché
si
scorgevano
accumulati
a
terra
pezzi
di
statue
,
di
animali
e
soprattutto
un
numero
infinito
di
teste
d
'
elefante
.
Una
gradinata
,
la
sola
forse
che
si
trovasse
ancora
in
ottimo
stato
,
conduceva
ad
un
portone
che
non
aveva
più
porte
.
-
È
questa
la
pagoda
?
-
chiese
Sandokan
fermando
il
drappello
.
-
Sì
,
sahib
,
-
rispose
Bindar
.
-
Non
ci
crollerà
addosso
?
-
Se
ha
resistito
tanto
alle
ingiurie
del
tempo
,
non
saprei
perché
dovesse
sfasciarsi
proprio
ora
,
-
disse
Tremal
-
Naik
.
-
Andiamo
a
vedere
in
quale
stato
si
trova
l
'
interno
.
-
Stava
per
dirigersi
verso
la
gradinata
seguìto
da
Sandokan
e
dai
malesi
che
avevano
accese
due
torce
,
quando
Bindar
gli
si
parò
davanti
dicendo
:
-
Fermati
,
sahib
.
-
Che
cosa
vuoi
ancora
?
-
Ti
ho
già
detto
che
questa
pagoda
serve
d
'
asilo
a
belve
feroci
.
-
Ah
!
è
vero
-
disse
Sandokan
.
-
Me
n
'
ero
scordato
.
Sei
sicuro
però
che
abbiano
là
dentro
il
loro
covo
?
-
Così
ho
udito
raccontare
.
-
Che
cosa
dici
tu
,
Tremal
-
Naik
?
-
Talvolta
le
tigri
si
servono
delle
pagode
disabitate
,
-
rispose
il
bengalese
.
-
Andremo
a
rassicurarci
se
la
notizia
è
vera
o
falsa
,
-
disse
Sandokan
.
-
Kammamuri
prendi
una
torcia
e
seguici
.
Voialtri
fermatevi
qui
,
formate
una
catena
e
se
le
belve
cercano
di
fuggire
...
-
In
quel
momento
un
grido
rauco
,
poco
sonoro
,
echeggiò
verso
la
porta
della
pagoda
e
quasi
subito
due
punti
verdastri
,
fosforescenti
,
scintillarono
fra
la
profonda
oscurità
che
regnava
dentro
quell
'
enorme
cono
.
Bindar
aveva
fatto
due
passi
indietro
,
mormorando
con
voce
tremante
:
-
Le
kerkal
!
Non
si
sono
ingannati
quelli
che
me
l
'
hanno
detto
.
-
Sono
tigri
?
-
aveva
chiesto
Sandokan
.
-
No
,
sahib
:
pantere
.
-
Benissimo
-
rispose
il
pirata
colla
sua
solita
calma
.
-
Vieni
,
Tremal
-
Naik
,
andremo
a
far
conoscenza
con
quelle
signore
.
Finora
non
ho
ucciso
che
delle
pantere
nere
che
pullulano
nel
Borneo
.
Andiamo
a
vedere
se
quelle
indiane
sono
migliori
o
peggiori
.
-
16
.
Fra
le
pantere
e
le
tenebre
Nell
'
India
non
è
raro
trovare
non
solo
nelle
jungle
,
che
un
giorno
dovevano
essere
state
coltivate
e
popolate
,
bensì
anche
in
mezzo
alle
folte
foreste
,
avanzi
di
città
e
splendide
pagode
.
Gli
antichi
rajah
,
più
capricciosi
dei
moderni
,
usavano
cambiare
sovente
la
loro
residenza
,
sia
per
sfuggire
la
vicinanza
di
belve
pericolose
che
non
erano
capaci
di
distruggere
,
sia
per
qualsiasi
motivo
politico
.
Fondare
una
nuova
città
era
allora
di
moda
,
molto
più
che
la
mano
d
'
opera
costava
così
poco
,
che
con
qualche
milione
di
rupie
un
'
altra
migliore
poteva
sorgere
ed
in
brevissimo
tempo
.
Accade
quindi
sovente
,
anche
al
giorno
d
'
oggi
,
di
trovarsi
improvvisamente
dinanzi
a
rovine
grandiose
,
semi
-
coperte
da
una
folta
vegetazione
.
L
'
ubertosità
del
suolo
,
il
gran
calore
e
l
'
umidità
della
notte
,
favoriscono
in
modo
straordinario
,
in
quella
fortunata
penisola
,
lo
sviluppo
della
vegetazione
.
Un
campo
abbandonato
,
dopo
soli
pochi
mesi
,
non
conserva
più
alcuna
traccia
.
Bambù
,
arbusti
,
banani
,
pipal
,
tara
,
sorgono
come
per
incanto
e
tutto
fanno
scomparire
.
La
radura
prima
coltivata
diventa
una
boscaglia
quasi
impenetrabile
,
od
una
jungla
che
più
tardi
diventerà
un
asilo
sicuro
alle
tigri
,
alle
pantere
,
ai
rinoceronti
,
ai
serpenti
,
dal
morso
fatale
.
Non
era
quindi
da
stupirsi
se
i
pirati
della
Malesia
,
guidati
da
Bindar
,
avevano
trovato
quel
rifugio
.
Disgraziatamente
non
pareva
che
fosse
disabitato
,
come
dapprima
avevano
sperato
Sandokan
e
Tremal
-
Naik
.
Quel
mugolìo
sordo
e
quei
due
punti
luminosi
li
avevano
subito
avvertiti
che
dovevano
pagare
prima
la
pigione
con
palle
di
piombo
.
-
Orsù
,
-
disse
Sandokan
.
-
Cerchiamo
di
sloggiare
gli
inquilini
.
-
Non
se
ne
andranno
però
senza
protestare
,
-
rispose
Tremal
-
Naik
scherzando
.
-
In
tale
caso
avranno
da
fare
con
noi
.
Kammamuri
,
non
tremerà
il
tuo
braccio
?
Se
rimarremo
all
'
oscuro
non
risponderei
dello
sloggio
.
-
La
torcia
brillerà
sempre
dinanzi
alle
adnara
.
-
Ecco
un
altro
nome
.
-
Le
chiamiamo
così
noi
maharatti
quelle
brutte
bestie
.
-
Mettiti
dietro
di
noi
.
-
Sì
,
Tigre
della
Malesia
.
-
Sandokan
si
volse
per
vedere
se
i
suoi
uomini
erano
a
posto
,
armò
la
carabina
e
le
pistole
e
si
avanzò
verso
la
porta
della
pagoda
,
salendo
i
gradini
.
Tremal
-
Naik
lo
seguiva
,
accanto
a
Kammamuri
,
il
quale
teneva
ben
alta
la
torcia
.
Il
formidabile
pirata
era
tranquillo
come
se
si
trattasse
di
andar
a
trovare
dei
buoni
vicini
.
I
suoi
occhi
però
non
si
staccavano
dai
due
punti
luminosi
che
brillavano
sempre
fra
le
tenebre
,
socchiudendosi
a
lunghi
intervalli
.
-
Sarà
sola
o
avrà
un
compagno
?
-
si
chiese
Sandokan
,
arrestandosi
sul
pianerottolo
.
-
Temo
,
mio
caro
Sandokan
,
che
la
pagoda
ospiti
una
intera
famiglia
di
quelle
bestiacce
,
-
disse
Tremal
-
Naik
.
-
Sii
prudente
perché
le
adnara
valgono
le
tigri
.
-
Forse
un
po
'
meno
delle
nostre
pantere
nere
.
Proviamo
a
fare
un
buon
colpo
.
Tu
non
sparare
per
ora
.
-
S
'
inginocchiò
e
puntò
la
carabina
mirando
i
due
punti
luminosi
.
Stava
per
premere
il
grilletto
,
quando
questi
si
spensero
bruscamente
.
-
Saccaroa
!
-
brontolò
il
pirata
.
-
Che
quella
brutta
bestia
si
sia
accorta
che
volevo
la
sua
pelle
e
che
si
sia
internata
nella
pagoda
?
Ecco
degli
inquilini
che
diventano
noiosi
.
Bah
!
Andremo
a
trovarle
nel
loro
covo
.
Avanti
Kammamuri
!
-
Il
maharatto
alzò
la
torcia
,
armò
una
pistola
a
due
colpi
non
potendo
servirsi
della
carabina
con
una
sola
mano
,
e
si
avanzò
intrepidamente
fiancheggiato
da
Sandokan
e
da
Tremal
-
Naik
.
I
malesi
ed
i
dayachi
si
erano
disposti
in
forma
di
semi
-
cerchio
alla
base
della
gradinata
,
pronti
ad
accorrere
in
aiuto
dei
loro
padroni
,
nel
caso
che
avessero
avuto
bisogno
del
loro
appoggio
od
a
chiudere
il
passo
alle
belve
.
Non
avevano
però
trascurato
,
anche
in
quel
terribile
frangente
,
di
mettersi
dinanzi
il
capitano
dei
seikki
ed
il
fakiro
,
onde
non
approfittassero
per
prendere
il
largo
,
cosa
però
poco
probabile
,
poiché
quei
due
disgraziati
erano
ancora
ben
legati
.
I
cacciatori
,
dopo
essersi
fermati
alcuni
istanti
sulla
soglia
del
portone
,
erano
entrati
risolutamente
nella
pagoda
.
Una
sala
immensa
,
di
forma
ovale
,
quasi
nuda
,
poiché
non
vi
erano
che
dei
cumuli
di
macerie
cadute
dall
'
alto
e
dalle
larghe
fessure
che
si
scorgevano
lungo
le
pareti
,
s
'
apriva
dinanzi
a
loro
.
Anche
il
rivestimento
interno
,
al
pari
di
quello
esterno
,
era
crollato
cospargendo
il
suolo
di
frammenti
di
statue
.
Sandokan
e
Tremal
-
Naik
girarono
intono
un
rapido
sguardo
e
con
non
poca
meraviglia
non
scorsero
,
in
quell
'
immensa
sala
,
nessuna
belva
.
-
Dove
sarà
scappata
quella
pantera
?
-
si
chiese
Sandokan
.
-
Attraverso
i
crepacci
delle
pareti
no
di
certo
,
non
prolungandosi
fino
alla
base
.
-
In
guardia
,
amico
-
disse
Tremal
-
Naik
.
-
Può
essersi
nascosta
dietro
questi
cumuli
di
rottami
.
-
Non
mi
sembrano
tanto
alti
da
coprirla
.
D
'
altronde
lo
sapremo
subito
.
-
Dinanzi
a
lui
si
trovava
un
gigantesco
dado
di
pietra
che
forse
in
altri
tempi
aveva
servito
a
sorreggere
od
una
pietra
di
Salagraman
od
un
lingam
,
il
trimurti
della
religione
indiana
.
Con
un
salto
vi
fu
sopra
e
spinse
gli
sguardi
in
tutte
le
direzioni
.
-
Nulla
,
-
disse
poi
.
-
La
pantera
è
scomparsa
.
-
Eppure
non
deve
essere
uscita
,
-
disse
Tremal
-
Naik
.
-
I
nostri
uomini
l
'
avrebbero
veduta
.
-
Ah
!
-
Che
cosa
c
'
è
ancora
?
-
Vedo
una
porticina
all
'
estremità
della
sala
.
-
Che
metterà
probabilmente
in
qualche
galleria
,
-
disse
il
maharatto
.
-
Purché
non
vi
sia
da
quella
parte
un
'
uscita
,
-
disse
Tremal
-
Naik
.
-
In
tal
caso
ci
risparmierebbe
il
disturbo
di
cacciarla
,
-
rispose
Sandokan
.
-
Andiamo
a
vedere
se
quella
signora
ha
preferito
lasciarci
l
'
alloggio
senza
protestare
.
-
Attraversarono
la
sala
e
giunsero
ben
presto
dinanzi
alla
porticina
che
era
aperta
.
Sandokan
e
Tremal
-
Naik
avvertirono
subito
un
acuto
odore
di
selvatico
.
-
È
passata
per
di
qua
-
disse
il
primo
.
-
Attenti
a
non
farvi
sorprendere
.
-
Questa
galleria
deve
condurre
negli
appartamenti
dei
sacerdoti
,
-
aggiunse
il
bengalese
.
-
In
tale
caso
avremo
da
percorrere
un
bel
tratto
.
Mettiti
dietro
di
noi
,
Kammamuri
.
-
Appoggiarono
le
carabine
alla
spalla
onde
essere
più
pronti
a
far
fuoco
e
s
'
inoltrarono
in
quello
stretto
passaggio
che
tendeva
a
salire
.
Percorsi
cinquanta
passi
,
si
trovarono
dinanzi
ad
una
gradinata
che
descriveva
una
curva
assai
accentuata
.
-
Saccaroa
!
-
esclamò
Sandokan
,
seccato
.
-
Dove
si
sarà
cacciato
quel
maledetto
animale
?
-
Taci
!
-
disse
Tremal
-
Naik
.
Un
sordo
mugolìo
si
udì
un
po
'
più
sopra
.
Segno
che
la
pantera
si
trovava
là
dentro
e
che
forse
si
preparava
a
disputare
ai
tre
uomini
la
via
.
Sandokan
,
risoluto
a
finirla
,
si
slanciò
su
per
la
gradinata
e
giunto
sul
pianerottolo
,
vide
un
'
ombra
allontanarsi
velocemente
entro
un
secondo
corridoio
.
-
Fa
'
lume
,
Kammamuri
!
-
gridò
.
Il
maharatto
fu
pronto
a
raggiungerlo
.
Scorgendo
ancora
l
'
ombra
,
la
Tigre
della
Malesia
fece
precipitosamente
fuoco
.
La
detonazione
,
che
risuonò
fra
quelle
strette
pareti
come
un
colpo
di
spingarda
,
fu
seguìta
da
un
urlo
strozzato
.
-
Colpita
?
-
chiese
Tremal
-
Naik
balzando
avanti
.
-
Ah
!
non
lo
so
,
-
rispose
Sandokan
che
ricaricava
l
'
arma
.
-
Fuggiva
dinanzi
a
me
e
non
potevo
scorgerla
troppo
bene
.
Ho
fatto
fuoco
a
casaccio
.
-
Andiamo
a
vedere
se
vi
sono
delle
tracce
di
sangue
.
-
S
'
avanzarono
cautamente
,
cogli
occhi
e
gli
orecchi
in
guardia
,
tenendosi
curvi
onde
offrire
meno
bersaglio
nel
caso
d
'
un
improvviso
attacco
.
Il
corridoio
,
che
era
aperto
nello
spessore
delle
pareti
,
girava
come
se
seguisse
la
curva
della
immensa
pagoda
.
Di
quando
in
quando
a
destra
ed
a
sinistra
s
'
aprivano
delle
piccole
celle
,
che
un
giorno
dovevano
aver
servito
ai
bramini
o
ai
gurum
.
Ad
un
tratto
Sandokan
si
arrestò
curvandosi
a
terra
.
-
Una
larga
macchia
di
sangue
!
-
esclamò
.
-
L
'
hai
colpita
,
-
disse
Tremal
-
Naik
.
-
Fra
poco
sarà
nostra
.
-
Avanti
!
-
Sicuri
di
non
trovare
ormai
da
parte
della
pantera
grande
resistenza
,
avevano
allungato
il
passo
.
Le
macchie
di
sangue
continuavano
e
sempre
più
abbondanti
.
La
palla
di
Sandokan
doveva
aver
prodotta
una
ferita
gravissima
.
La
dannata
bestia
però
continuava
la
sua
ritirata
attraverso
a
quell
'
interminabile
corridoio
.
Ad
un
certo
momento
e
quando
meno
se
l
'
aspettavano
,
i
tre
cacciatori
si
trovarono
dinanzi
ad
una
sala
piuttosto
vasta
,
ingombra
di
statue
rappresentanti
le
eterne
incarnazioni
di
Visnù
.
-
Dobbiamo
essere
alla
fine
!
-
aveva
esclamato
Tremal
-
Naik
.
Aveva
appena
pronunciate
quelle
parole
quando
una
massa
piombò
improvvisamente
su
di
loro
,
atterrandoli
uno
sull
'
altro
e
spegnendo
la
torcia
.
Sandokan
fu
pronto
ad
alzarsi
ed
a
far
fuoco
e
anche
questa
volta
a
casaccio
,
imitato
da
Kammamuri
che
non
si
era
lasciata
sfuggire
la
pistola
.
Tremal
-
Naik
,
più
prudente
,
aveva
conservata
la
sua
carica
temendo
un
ritorno
offensivo
della
belva
.
Questa
,
dopo
aver
spiccato
quel
gran
salto
e
d
'
aver
gettati
i
cacciatori
a
gambe
levate
,
era
scappata
ritornando
nel
corridoio
.
-
Quella
pantera
ha
l
'
anima
di
Kalì
!
-
esclamò
Tremal
-
Naik
.
-
Eccoci
in
un
bell
'
impiccio
!
Chi
ha
l
'
acciarino
?
-
Io
no
-
rispose
Sandokan
.
-
E
nemmeno
io
-
aggiunse
Kammamuri
.
-
Dovremo
compiere
la
ritirata
all
'
oscuro
?
-
Conosciamo
già
il
corridoio
e
credo
che
il
ritorno
non
sarà
difficile
,
-
rispose
la
Tigre
della
Malesia
.
-
E
se
la
pantera
ci
aspetta
all
'
agguato
?
-
Ecco
quello
che
temo
.
-
Ricarica
subito
e
anche
tu
Kammamuri
.
Da
un
istante
all
'
altro
possiamo
trovarci
nuovamente
di
fronte
alla
kerkal
.
-
E
può
anche
...
-
Il
maharatto
non
finì
la
frase
.
Un
mugolìo
che
terminò
in
un
soffio
ardente
lo
aveva
arrestato
.
-
Vi
è
un
'
altra
pantera
qui
!
-
esclamò
subito
Sandokan
facendo
un
rapido
dietro
fronte
.
-
Ma
sì
!
-
rispose
Tremal
-
Naik
.
-
La
prima
non
era
sola
.
-
In
ritirata
!
-
E
presto
,
-
aggiunse
il
bengalese
.
-
Qui
corriamo
il
pericolo
di
venire
assaliti
dinanzi
e
alle
spalle
.
-
Sandokan
lanciò
una
imprecazione
.
-
Tornare
indietro
ora
,
quando
già
erano
nelle
nostre
mani
!
-
Le
scoveremo
più
tardi
.
Vieni
,
non
perdiamo
tempo
!
-
Uscirono
dalla
sala
,
indietreggiando
lentamente
onde
non
farsi
sorprendere
.
Kammamuri
solo
,
che
aveva
ricaricata
la
pistola
,
aveva
volte
le
spalle
alla
porta
per
far
fronte
alla
prima
pantera
fuggita
attraverso
il
corridoio
.
Il
momento
era
terribile
,
eppure
quei
tre
valorosi
non
avevano
nulla
perduto
della
loro
ammirabile
calma
,
quantunque
fossero
più
che
certi
di
venire
assaliti
prima
di
poter
ridiscendere
nella
pagoda
e
raggiungere
i
loro
compagni
che
dovevano
essere
molto
inquieti
,
non
vedendoli
ritornare
dopo
quei
quattro
spari
.
-
Teniamoci
uniti
,
-
disse
Sandokan
ai
compagni
.
-
Se
non
abbiamo
più
la
torcia
possediamo
sempre
le
nostre
armi
da
fuoco
.
-
E
appena
scorgiamo
gli
occhi
delle
belve
spariamo
subito
,
-
aggiunse
Tremal
-
Naik
.
La
ritirata
,
fra
la
profonda
oscurità
che
regnava
in
quello
stretto
corridoio
,
si
compiva
lentamente
,
dovendo
Sandokan
ed
il
bengalese
indietreggiare
colla
faccia
rivolta
sempre
verso
la
sala
.
Kammamuri
stava
per
mettere
i
piedi
sul
primo
gradino
,
quando
vide
,
a
soli
pochi
passi
,
lampeggiare
gli
occhi
verdastri
della
kerkal
,
che
era
fuggita
attraverso
il
corridoio
.
-
Padrone
!
-
disse
,
dando
indietro
.
-
La
bestia
sta
dinanzi
a
me
.
-
E
la
seconda
ci
segue
,
-
rispose
Sandokan
.
-
Ecco
là
i
suoi
occhi
.
-
I
tre
uomini
si
erano
arrestati
colle
armi
puntate
contro
quei
quattro
punti
luminosi
.
Quantunque
provati
alle
più
terribili
avventure
,
non
osavano
far
fuoco
per
la
tema
di
mancare
i
loro
avversari
.
Fra
loro
regnò
un
breve
silenzio
,
poi
Sandokan
pel
primo
lo
ruppe
.
-
Non
possiamo
rimanere
qui
eternamente
.
Oltre
le
armi
da
fuoco
abbiamo
anche
le
scimitarre
ed
un
combattimento
a
corpo
a
corpo
non
mi
fa
paura
.
Tu
,
Kammamuri
,
fa
'
fuoco
sulla
pantera
che
si
trova
sulla
scala
;
io
cercherò
di
spacciare
l
'
altra
.
-
Ed
io
?
-
chiese
Tremal
-
Naik
.
-
Rimarrai
in
riserva
,
-
rispose
la
Tigre
della
Malesia
.
Estrasse
con
precauzione
la
scimitarra
senza
staccare
i
suoi
occhi
dai
due
punti
fosforescenti
che
brillavano
sinistramente
fra
quelle
fitte
tenebre
,
la
strinse
fra
i
denti
,
poi
mirò
lentamente
,
onde
essere
ben
sicuro
del
suo
colpo
.
Kammamuri
dal
canto
suo
aveva
puntata
la
pistola
,
che
come
abbiamo
detto
era
a
doppia
canna
.
I
tre
spari
formarono
una
detonazione
sola
.
Al
rapido
bagliore
prodotto
dalla
polvere
,
i
cacciatori
videro
le
due
belve
scagliarsi
innanzi
,
poi
ruzzolarono
l
'
uno
addosso
all
'
altro
giù
per
la
scala
.
Tremal
-
Naik
,
che
fu
il
primo
a
giungere
in
fondo
,
udendo
verso
il
pianerottolo
un
mugolìo
minaccioso
,
sparò
più
per
illuminare
,
fosse
pure
per
un
istante
la
galleria
,
che
colla
convinzione
di
colpire
.
Un
urlo
vi
rispose
,
poi
una
massa
crollò
giù
dalla
scala
cadendo
addosso
a
Sandokan
che
si
era
fermato
sul
penultimo
gradino
.
-
Ah
!
Canaglia
!
-
urlò
il
pirata
che
aveva
avuto
il
tempo
d
'
impugnare
la
scimitarra
prima
di
cadere
.
Alzò
l
'
arma
e
la
lasciò
cadere
con
forza
su
quel
corpo
che
si
dibatteva
al
suo
fianco
urlando
.
-
Prendi
!
Prendi
!
-
Due
volte
la
scimitarra
,
maneggiata
da
quel
braccio
di
ferro
,
tagliò
a
fondo
.
-
Fuggiamo
!
-
disse
in
quel
momento
Tremal
-
Naik
.
-
Le
nostre
armi
sono
scariche
.
-
Tutti
e
tre
si
erano
slanciati
attraverso
al
corridoio
,
correndo
all
'
impazzata
.
Stavano
per
entrare
nella
pagoda
,
quando
udirono
una
scarica
echeggiare
al
di
fuori
.
-
I
nostri
uomini
hanno
fucilata
l
'
altra
,
-
disse
Sandokan
correndo
verso
la
porta
.
Non
si
era
ingannato
.
Sul
vasto
pianerottolo
giaceva
una
gigantesca
pantera
,
una
delle
più
grosse
che
avesse
visto
fino
allora
,
immersa
in
una
pozza
di
sangue
.
La
sua
splendida
pelliccia
era
crivellata
di
proiettili
.
-
Sahib
,
-
disse
Bindar
,
facendosi
innanzi
,
-
si
temeva
che
ti
fosse
accaduta
qualche
disgrazia
.
-
La
pagoda
è
nostra
,
-
rispose
semplicemente
Sandokan
.
-
Occupiamola
.
-
Sarà
morta
l
'
altra
?
-
chiese
Kammamuri
.
-
La
mia
scimitarra
è
lorda
di
sangue
e
quando
io
meno
un
colpo
,
nemmeno
una
tigre
può
resistere
.
Fa
'
mettere
,
per
maggior
precauzione
,
delle
sentinelle
dinanzi
alle
due
porte
e
cerchiamo
di
riposare
qualche
ora
.
Ne
abbiamo
bisogno
.
-
I
malesi
ed
i
dayachi
sciolsero
i
pacchi
,
stendendo
a
terra
tappeti
e
coperte
di
lana
e
perfino
cuscini
destinati
ai
loro
capi
,
mentre
alcuni
altri
accendevano
alcune
torce
piantandole
fra
le
macerie
.
Il
vecchio
Sambigliong
fece
la
scelta
degli
uomini
di
guardia
,
portandone
tre
dinanzi
alla
porticina
che
conduceva
sulla
gradinata
della
porta
maggiore
,
non
essendo
improbabile
che
altre
fiere
si
presentassero
.
Sandokan
e
Tremal
-
Naik
,
dopo
essersi
bene
assicurati
che
il
fakiro
ed
il
comandante
dei
seikki
avevano
i
legami
intatti
,
si
sdraiarono
sui
tappeti
,
non
senza
aver
avuto
la
precauzione
di
mettersi
a
fianco
le
armi
,
quantunque
si
ritenessero
perfettamente
sicuri
contro
una
invasione
da
parte
delle
guardie
del
rajah
.
Il
resto
della
notte
infatti
trascorse
tranquillo
.
Solo
alcuni
sciacalli
,
attirati
da
quella
luce
insolita
,
che
brillava
nell
'
interno
della
pagoda
,
osarono
salire
la
gradinata
e
mandare
qualche
urlo
.
Non
essendo
pericolosi
,
gli
uomini
di
guardia
non
si
scomodarono
a
salutarli
con
un
colpo
di
fucile
,
desiderando
economizzare
le
loro
munizioni
.
Preparata
e
divorata
la
colazione
,
Sandokan
inviò
nella
jungla
una
metà
dei
suoi
uomini
,
per
assicurarsi
contro
qualunque
sorpresa
,
poi
si
fece
condurre
dinanzi
il
fakiro
.
Il
povero
uomo
,
che
già
s
'
aspettava
di
dover
subire
un
interrogatorio
,
tremava
come
se
avesse
la
febbre
e
dalla
fronte
gli
cadevano
grosse
gocce
di
sudore
.
-
Siediti
,
-
gli
disse
ruvidamente
Sandokan
,
che
stava
comodamente
sdraiato
su
un
tappeto
a
fianco
di
Tremal
-
Naik
.
-
È
giunta
l
'
ora
di
fare
i
conti
.
-
Che
cosa
vuoi
da
me
,
signore
?
-
gemette
il
disgraziato
guardando
con
fervore
l
'
antico
capo
dei
pirati
di
Mompracem
,
che
lo
fissava
come
se
cercasse
di
ipnotizzarlo
.
-
Un
uomo
che
avesse
la
coscienza
tranquilla
non
tremerebbe
come
te
,
-
disse
Sandokan
accendendo
il
cibuc
e
lanciando
in
aria
una
fitta
nuvoletta
di
fumo
.
-
Narrami
ora
come
hai
fatto
tu
,
che
hai
un
braccio
solo
disponibile
,
a
rapire
quella
fanciulla
.
-
Una
fanciulla
!
-
esclamò
il
fakiro
alzando
gli
occhi
in
aria
.
-
Che
cosa
vieni
a
raccontarmi
tu
sahib
?
Ti
ho
già
detto
che
io
non
so
nulla
,
affatto
nulla
.
-
Sicché
tu
non
ti
sei
recato
in
casa
d
'
una
signora
indiana
per
liberarla
dal
mal
occhio
.
-
Può
darsi
,
ma
non
ti
saprei
dire
quale
.
-
Allora
te
lo
dirà
un
uomo
che
assistette
alla
cerimonia
.
-
Fallo
venire
,
-
rispose
il
gussain
,
con
voce
però
tutt
'
altro
che
ferma
.
-
Kubang
!
-
gridò
Sandokan
.
Il
malese
,
che
fino
allora
si
era
tenuto
nascosto
dietro
un
cumulo
di
macerie
,
si
alzò
e
si
mise
di
fronte
al
fakiro
chiedendogli
:
-
Mi
riconosci
tu
?
-
Tantia
lo
fissò
a
lungo
,
con
uno
sguardo
che
tradiva
una
profonda
inquietudine
,
poi
raccogliendo
tutta
la
sua
energia
rispose
:
-
No
:
non
ti
ho
mai
veduto
.
-
Tu
menti
-
gridò
il
malese
.
-
Quando
tu
passasti
il
bacino
dinanzi
agli
occhi
della
giovane
indiana
,
mi
trovavo
a
soli
tre
passi
di
distanza
da
te
.
-
Il
gussain
ebbe
un
leggero
fremito
,
però
rispose
subito
.
-
T
'
inganni
:
un
viso
che
avesse
avuto
quella
brutta
pelle
non
mi
sarebbe
sfuggito
così
facilmente
.
Te
lo
ripeto
:
io
non
ti
ho
mai
veduto
.
-
Un
uomo
che
ha
un
braccio
anchilosato
e
che
tiene
nel
suo
pugno
un
ramoscello
non
si
dimentica
facilmente
-
rispose
il
malese
.
-
Sei
stato
tu
,
lo
affermo
solennemente
.
-
Difenditi
ora
,
-
disse
Sandokan
.
-
Vedi
che
quest
'
uomo
ti
accusa
.
-
Il
gussain
crollò
le
spalle
,
sorrise
ironicamente
,
poi
rispose
:
-
Quest
'
uomo
o
è
pazzo
od
ha
giurato
di
perdermi
.
Tantia
però
non
è
così
stupido
da
cadere
nell
'
infame
agguato
preparato
da
questo
miserabile
.
-
È
troppo
furbo
per
compromettersi
,
-
disse
Tremal
-
Naik
.
-
L
'
interrogatorio
però
è
appena
cominciato
e
non
finirà
tanto
presto
.
-
È
vero
,
-
disse
Sandokan
.
-
Accusa
Kubang
.
-
Io
dico
che
quest
'
uomo
si
è
presentato
nel
palazzo
della
giovane
indiana
,
-
riprese
il
malese
,
-
che
ha
chiesto
di
riposarsi
,
che
fu
lasciato
solo
e
che
alla
notte
scomparve
portando
via
la
padrona
:
che
neghi
se
l
'
osa
!
-
L
'
oso
,
-
rispose
il
fakiro
.
-
Sicché
non
vuoi
confessare
per
conto
di
chi
hai
agito
,
-
disse
Sandokan
.
-
Io
non
sono
che
un
povero
uomo
che
non
ha
altro
desiderio
che
di
andarsene
al
più
presto
nel
cailasson
.
La
mia
carcassa
non
servirebbe
nemmeno
per
una
cena
alla
tigre
.
-
Kammamuri
,
-
disse
Sandokan
,
-
quest
'
uomo
non
ha
ancora
fatto
colazione
.
Portagli
una
terrina
di
carri
.
Come
ha
ceduto
Kaksa
Pharaum
,
cederà
anche
questo
ostinato
.
-
Il
maharatto
che
stava
rimescolando
un
certo
intingolo
,
che
si
trovava
in
una
pentola
di
ferro
e
che
gli
faceva
lagrimare
abbondantemente
gli
occhi
,
empì
un
recipiente
e
lo
posò
dinanzi
al
gussain
.
-
Mangia
,
-
disse
Sandokan
.
-
Poi
riprenderemo
il
discorso
.
-
Tantia
fiutò
il
riso
condito
con
droghe
fortissime
e
scosse
la
testa
dicendo
con
voce
risoluta
:
-
No
!
-
Sandokan
si
levò
dalla
fascia
una
pistola
,
l
'
armò
e
accostando
le
fredde
canne
ad
una
tempia
del
prigioniero
gli
disse
:
-
O
mangi
o
ti
faccio
scoppiare
la
testa
.
-
Che
cosa
contiene
questo
carri
?
-
chiese
il
fakiro
coi
denti
stretti
.
-
Mangialo
,
ti
dico
.
-
Tu
mi
prometti
che
non
contiene
alcun
veleno
?
-
Non
ho
alcun
interesse
a
sopprimerti
,
anzi
desidero
che
tu
viva
.
Ti
decidi
o
no
?
Ti
accordo
un
minuto
.
-
Il
fakiro
esitò
un
istante
,
poi
prese
il
cucchiaio
che
Kammamuri
gli
porgeva
sorridendo
ironicamente
e
si
mise
a
mangiare
facendo
delle
orribili
smorfie
.
-
Troppo
pimento
in
questo
carri
,
-
disse
.
-
Tu
hai
un
cattivo
cuoco
.
-
Me
ne
provvederò
un
altro
,
-
rispose
Sandokan
.
-
Per
ora
accontentati
di
quello
che
ho
.
-
Il
fakiro
,
vedendo
che
non
deponeva
la
pistola
,
continuò
a
mangiare
quella
miscela
infernale
,
che
doveva
bruciargli
lo
stomaco
.
Essendo
però
gli
indiani
abituati
a
mettere
molto
pimento
nei
loro
cibi
,
specialmente
nel
carri
,
il
gussain
ne
risentiva
certamente
meno
gli
effetti
ardenti
.
Quand
'
ebbe
finito
si
batté
colla
sinistra
il
ventre
dicendo
:
-
Anche
questa
minestra
passerà
.
-
Vedremo
se
il
tuo
stomaco
sarà
così
solido
,
-
rispose
Sandokan
.
-
Ora
a
te
Tremal
-
Naik
.
-
Il
bengalese
e
Kammamuri
afferrarono
il
gussain
sotto
le
ascelle
e
lo
misero
in
piedi
.
-
Che
cosa
volete
ancora
da
me
?
-
chiese
il
disgraziato
con
terrore
.
-
Oh
!
Non
abbiamo
ancora
finito
?
-
disse
Tremal
-
Naik
.
-
Credevi
di
cavartela
così
a
buon
prezzo
?
Vuoi
evitare
il
resto
?
Allora
confessa
.
-
Vi
ho
detto
che
io
non
so
nulla
!
-
strillò
Tantia
.
-
Io
non
ho
preso
parte
al
rapimento
di
quella
donna
.
Potete
strapparmi
la
lingua
,
tormentarmi
,
io
non
potrò
dirvi
quello
che
io
non
ho
fatto
.
-
Lo
vedremo
,
-
disse
Tremal
-
Naik
.
Lo
spinsero
fuori
dalla
pagoda
e
gli
fecero
scendere
la
scalinata
fermandolo
dinanzi
ad
una
buca
molto
profonda
,
che
due
malesi
stavano
scavando
.
-
Basterà
,
-
disse
Sandokan
ai
due
pirati
,
dopo
d
'
aver
dato
uno
sguardo
a
quello
scavo
.
-
L
'
uomo
non
è
grasso
,
tutt
'
altro
anzi
.
-
Il
gussain
aveva
fatto
due
passi
indietro
guardando
con
smarrimento
Sandokan
,
Tremal
-
Naik
e
Kammamuri
.
-
Che
cosa
volete
fare
di
me
?
-
chiese
battendo
i
denti
.
-
Ricordatevi
che
io
sono
un
fakiro
,
ossia
un
sant
'
uomo
,
che
gode
la
protezione
di
Brahma
.
-
Chiamalo
che
venga
a
liberarti
,
-
disse
Sandokan
.
-
Voi
non
godrete
le
delizie
del
cailasson
,
quando
la
morte
vi
avrà
colpiti
.
-
Io
mi
accontento
del
paradiso
di
Maometto
.
-
Il
rajah
mi
vendicherà
.
-
È
troppo
lontano
e
poi
in
questo
momento
non
ha
tempo
di
occuparsi
di
te
.
Vuoi
parlare
sì
o
no
?
-
Che
siate
maledetti
tutti
!
-
urlò
il
gussain
furibondo
.
-
Lancio
contro
di
voi
il
malocchio
!
-
La
mia
scimitarra
lo
spezzerà
,
-
rispose
Sandokan
.
-
Calatelo
dentro
.
-
I
due
malesi
s
'
impadronirono
del
fakiro
,
che
non
poteva
opporre
che
una
resistenza
debolissima
,
avendo
un
solo
braccio
disponibile
e
lo
cacciarono
nella
buca
lasciandogli
sporgere
solamente
la
testa
e
il
braccio
sinistro
che
nessuno
avrebbe
potuto
ormai
piegare
senza
spezzarglielo
.
Ciò
fatto
cominciarono
a
gettare
dentro
palate
di
terra
in
modo
da
avvolgere
completamente
quel
magrissimo
corpo
e
d
'
immobilizzarlo
.
Il
gussain
che
forse
aveva
indovinato
a
quale
spaventevole
supplizio
lo
condannavano
i
suoi
carnefici
,
cacciava
urla
spaventevoli
che
non
producevano
però
nessun
effetto
sull
'
anima
di
Sandokan
,
né
su
quella
di
Tremal
-
Naik
.
-
La
pentola
ora
,
-
disse
la
Tigre
della
Malesia
,
quando
il
fakiro
fu
interrato
.
Uno
dei
due
malesi
corse
nella
pagoda
e
tornò
portando
una
specie
di
vaschetta
di
metallo
,
colma
d
'
acqua
limpidissima
e
la
mise
dinanzi
a
Tantia
,
alla
distanza
di
qualche
passo
.
-
Quando
avrai
sete
te
la
prenderai
,
-
disse
allora
Sandokan
.
Vedendo
l
'
acqua
il
gussain
stralunò
gli
occhi
e
le
sue
labbra
s
'
incresparono
.
-
Datemi
da
bere
!
-
ruggì
.
-
Ho
il
fuoco
nel
ventre
.
-
Allunga
il
tuo
braccio
anchilosato
e
serviti
,
-
rispose
Sandokan
.
-
Nessuno
te
lo
impedisce
.
-
Spezzatemelo
allora
!
Io
non
posso
abbassarlo
.
-
È
un
affare
che
riguarda
te
.
Vieni
Tremal
-
Naik
:
quest
'
uomo
comincia
a
diventare
noioso
.
-
A
cinquanta
passi
dalla
gradinata
s
'
alzava
uno
splendido
lauro
sotto
il
quale
i
malesi
avevano
stesi
alcuni
tappeti
e
collocati
alcuni
cuscini
.
Sandokan
e
Tremal
-
Naik
,
seguiti
da
Kammamuri
,
si
diressero
verso
quella
pianta
e
si
sdraiarono
sotto
la
fitta
ombra
accendendo
le
loro
pipe
.
Il
gussain
non
cessava
di
urlare
come
un
dannato
,
chiedendo
acqua
.
Il
pimento
cominciava
a
fare
i
suoi
effetti
,
tanagliandogli
le
viscere
.
-
All
'
altro
ora
,
-
disse
la
Tigre
della
Malesia
.
-
Kammamuri
va
'
a
prendere
il
demjadar
.
-
Terremo
la
corte
di
giustizia
sotto
quest
'
albero
?
-
chiese
Tremal
-
Naik
scherzando
.
-
Siamo
più
sicuri
qui
che
nella
pagoda
-
rispose
Sandokan
.
-
Eh
non
so
,
amico
!
Tu
dimentichi
che
siamo
in
mezzo
ad
una
jungla
.
-
Finché
i
miei
uomini
battono
i
bambù
non
abbiamo
nulla
da
temere
.
-
Pronunceremo
un
'
altra
sentenza
?
-
Tutto
dipenderà
dalla
buona
o
cattiva
volontà
del
prigioniero
.
-
Kammamuri
tornava
in
quel
momento
col
capitano
dei
seikki
.
Era
questi
un
bel
tipo
di
montanaro
indiano
,
d
'
una
robustezza
eccezionale
,
con
una
lunga
barba
nerissima
che
dava
maggior
risalto
alla
sua
pelle
appena
abbronzata
e
con
due
occhi
pieni
di
fuoco
.
Essendogli
state
slegate
le
mani
,
salutò
militarmente
Sandokan
e
Tremal
-
Naik
,
portando
la
destra
sull
'
immenso
turbante
bianco
colla
calotta
rossa
ricamata
in
oro
,
che
gli
copriva
la
testa
.
-
Siedi
amico
,
-
gli
disse
la
Tigre
della
Malesia
.
-
Tu
sei
un
uomo
di
guerra
e
non
già
un
gussain
.
-
Il
demjadar
che
conservava
una
calma
degna
d
'
un
vero
soldato
,
obbedì
senza
batter
ciglio
.
-
Io
voglio
sapere
da
te
se
hai
preso
parte
al
rapimento
d
'
una
principessa
indiana
insieme
col
fakiro
.
-
Io
non
ho
mai
avuto
alcun
rapporto
con
quell
'
uomo
,
-
rispose
il
seikko
quasi
con
disprezzo
.
-
Io
sono
mussulmano
come
tutti
i
miei
compatriotti
e
non
mi
occupo
dei
santoni
.
-
Dunque
tu
non
sai
nulla
di
quel
rapimento
.
-
È
la
prima
volta
che
odo
parlare
di
ciò
.
Poi
io
non
mi
occuperei
di
tali
cose
.
Affrontare
dei
nemici
sia
pure
;
lottare
con
delle
donne
che
non
possono
difendersi
,
mai
!
I
seikki
della
montagna
sono
guerrieri
.
-
Chi
ti
ha
incaricato
di
assalirci
?
-
Il
rajah
.
-
Chi
aveva
detto
a
S
.
Altezza
che
noi
abitavamo
nella
pagoda
sotterranea
?
-
Io
sono
abituato
a
obbedire
alle
persone
che
mi
pagano
e
non
di
chiedere
i
loro
affari
,
-
rispose
il
seikko
.
-
Quanto
ti
dà
il
rajah
all
'
anno
?
-
Duecento
rupie
.
-
Se
vi
fosse
un
uomo
che
te
ne
offrisse
mille
,
lasceresti
il
rajah
?
-
Gli
occhi
del
demjadar
lampeggiarono
.
-
Pensaci
,
-
disse
Sandokan
,
a
cui
non
era
sfuggito
quel
lampo
che
tradiva
una
intensa
cupidigia
.
-
Mi
risponderai
su
ciò
più
tardi
.
Ora
voglio
sapere
altre
cose
.
-
Parla
,
sahib
.
-
Sei
tu
che
comandi
la
guardia
reale
?
-
Sì
,
sono
io
.
-
Di
quanti
uomini
si
compone
?
-
Di
quattrocento
.
-
Tutti
valorosi
?
-
Un
sorriso
quasi
di
disprezzo
spuntò
sulle
labbra
del
demjadar
.
-
I
seikki
della
montagna
sanno
morire
bene
e
non
contano
i
loro
nemici
,
-
disse
poi
.
-
Quanto
ricevono
i
tuoi
uomini
dopo
un
anno
di
servizio
?
-
Cinquanta
rupie
.
-
Che
cosa
hai
pensato
dell
'
offerta
che
ti
ho
fatta
?
-
Il
demjadar
non
rispose
:
pareva
facesse
qualche
calcolo
difficile
.
-
Sbrigati
,
non
ho
tempo
da
perdere
,
-
disse
Sandokan
.
-
Il
rajah
del
Mysore
ed
il
guicovar
di
Baroda
,
che
sono
i
più
generosi
principi
dell
'
India
,
non
mi
darebbero
tanto
,
-
rispose
finalmente
il
seikko
.
-
Sicché
tu
accetteresti
per
una
tale
somma
di
lasciare
il
rajah
dell
'
Assam
e
di
passare
sotto
altre
persone
?
-
Sì
,
purché
paghino
.
Noi
siamo
mercenari
.
-
Anche
se
quella
persona
si
servisse
di
te
e
dei
tuoi
uomini
per
dare
addosso
al
rajah
dell
'
Assam
?
-
Il
demjadar
alzò
le
spalle
.
-
Io
non
sono
un
assamese
,
-
rispose
poi
.
-
La
mia
patria
è
sulle
montagne
.
-
Risponderesti
della
fedeltà
dei
tuoi
uomini
se
si
offrissero
a
loro
duecento
rupie
per
ciascuno
?
-
Sì
,
sahib
,
assolutamente
-
rispose
il
demjadar
.
-
Tutti
quei
montanari
li
ho
arruolati
io
e
non
obbediscono
che
a
me
.
-
Ti
farò
versare
oggi
un
acconto
di
cinquecento
rupie
,
ma
per
ora
tu
non
devi
lasciare
il
mio
campo
e
non
cesserà
la
sorveglianza
intorno
a
te
.
-
Non
sarebbe
necessaria
perché
tu
hai
la
mia
parola
,
però
fa
'
come
vuoi
.
È
meglio
non
fidarsi
,
ed
io
al
tuo
posto
farei
altrettanto
.
-
Ora
puoi
andartene
:
devo
occuparmi
del
fakiro
.
Kammamuri
!
-
chiamò
poi
;
il
maharatto
che
stava
accoccolato
dinanzi
a
Tantia
ascoltando
,
impassibile
alle
urla
feroci
che
mandava
il
disgraziato
,
fu
lesto
ad
accorrere
.
-
A
che
punto
siamo
?
-
gli
chiese
Sandokan
,
mentre
il
demjadar
si
allontanava
.
-
Il
gussain
non
può
più
resistere
:
è
idrofobo
.
-
Andiamo
a
vedere
se
si
decide
a
parlare
.
Vieni
Tremal
-
Naik
:
noi
non
avremo
perduta
la
nostra
giornata
.
-
Comincio
a
sperare
che
la
corona
di
Surama
non
sia
lontana
,
-
disse
il
bengalese
.
-
Anch
'
io
,
amico
:
ormai
non
è
più
che
una
questione
di
pazienza
.
-
17
.
La
confessione
del
fakiro
Tantia
divorato
da
una
sete
spaventevole
,
bruciato
dal
sole
che
lo
colpiva
direttamente
sul
nudo
cranio
,
arso
internamente
dal
pimento
e
compresso
dalla
terra
,
pareva
che
fosse
proprio
all
'
estremo
delle
sue
forze
.
Gli
occhi
gli
uscivano
dalle
orbite
,
aveva
la
schiuma
alle
labbra
ed
il
suo
braccio
anchilosato
subiva
dei
fremiti
,
come
se
da
un
momento
all
'
altro
dovesse
spezzarsi
sotto
gli
sforzi
disperati
che
faceva
il
suo
proprietario
,
per
abbassarlo
verso
la
bacinella
piena
d
'
acqua
.
Urla
spaventevoli
,
che
rassomigliavano
agli
ululati
d
'
un
lupo
idrofobo
,
gli
sfuggivano
di
quando
in
quando
dal
petto
oppresso
dalla
terra
.
Vedendo
Sandokan
e
Tremal
-
Naik
,
i
suoi
occhi
s
'
iniettarono
di
sangue
ed
il
suo
viso
assunse
un
aspetto
orribile
.
-
Acqua
!
-
ruggì
.
-
Sì
,
quanta
ne
vorrai
,
se
ti
deciderai
a
parlare
-
rispose
Sandokan
sedendosi
di
fronte
al
miserabile
.
-
Voglio
farti
una
proposta
.
Dimmi
prima
quanto
ti
hanno
dato
per
rapire
quella
giovane
indiana
o
per
aiutare
i
rapitori
.
-
Il
gussain
fece
una
smorfia
,
e
non
rispose
.
-
Poco
fa
ho
deciso
il
demjadar
dei
seikki
a
dirmi
tutto
quello
che
io
desideravo
,
e
quello
è
un
fiero
soldato
e
non
già
uno
stupido
fanatico
come
sei
tu
.
Segui
il
suo
esempio
e
avrai
acqua
e
anche
delle
rupie
.
Se
ti
rifiuti
io
non
mi
occuperò
più
di
te
e
ti
lascerò
morire
entro
la
tua
buca
.
Scegli
!
-
Rupie
!
-
rantolò
Tantia
,
guardando
fisso
la
Tigre
della
Malesia
.
-
Cento
,
anche
duecento
.
-
Il
gussain
ebbe
un
fremito
.
-
Duecento
!
-
esclamò
con
voce
appena
intelligibile
.
Ebbe
ancora
un
'
ultima
esitazione
,
poi
rispose
:
-
Parlerò
...
se
mi
farai
avere
un
sorso
d
'
acqua
.
-
Finalmente
,
-
esclamò
Sandokan
.
-
Ero
sicuro
che
tu
ti
saresti
deciso
a
confessare
.
-
Prese
la
bacinella
e
l
'
accostò
alle
labbra
del
gussain
,
lasciandogli
bere
alcuni
sorsi
.
-
Te
la
do
per
scioglierti
meglio
la
lingua
,
-
disse
.
-
Se
vuoi
il
resto
devi
dirmi
tutto
.
Per
conto
di
chi
hai
lavorato
?
-
Pel
favorito
del
rajah
-
rispose
Tantia
che
pareva
fosse
rinato
dopo
quei
pochi
sorsi
d
'
acqua
.
-
Chi
è
costui
?
-
L
'
uomo
bianco
.
-
Sandokan
e
Tremal
-
Naik
si
guardarono
l
'
un
l
'
altro
.
-
Deve
essere
quel
greco
,
-
disse
il
primo
.
-
Certo
,
-
rispose
il
secondo
.
La
fronte
di
Sandokan
si
era
abbuiata
.
-
Mi
sembri
inquieto
,
-
disse
Tremal
-
Naik
.
-
Ho
mille
ragioni
per
esserlo
,
-
rispose
il
famoso
pirata
.
-
Se
quel
cane
ha
fatto
rapire
Surama
,
vuol
dire
che
in
qualche
modo
è
venuto
a
conoscenza
dei
nostri
progetti
e
ciò
,
se
fosse
vero
,
sarebbe
grave
.
Vi
è
la
testa
di
Yanez
in
giuoco
.
-
Non
spaventarmi
,
Sandokan
.
-
Oh
!
Non
l
'
ha
ancora
perduta
e
noi
non
siamo
ancora
morti
.
Tu
sai
di
che
cosa
sono
capace
io
,
e
quella
testa
non
cadrà
se
io
non
lo
voglio
e
tu
sai
anche
quanto
io
amo
Yanez
più
che
se
fosse
mio
fratello
,
più
che
se
fosse
mio
figlio
.
-
Lo
so
:
non
potrebbe
esistere
una
Tigre
della
Malesia
senza
il
suo
amico
portoghese
.
-
Sandokan
che
si
era
un
po
'
allontanato
dal
gussain
,
onde
non
potesse
udire
il
suo
discorso
,
tornò
verso
la
buca
.
-
Vediamo
,
-
disse
.
-
Forse
noi
ci
creiamo
dei
timori
che
non
esistono
.
Può
trattarsi
d
'
una
semplice
vendetta
.
-
Si
rivolse
a
Tantia
che
lo
fissava
sempre
intensamente
e
gli
chiese
:
-
Il
favorito
l
'
hai
veduto
tu
?
-
No
.
-
Chi
ti
ha
dato
l
'
ordine
di
rapire
la
donna
?
-
Un
ministro
,
amico
intimo
del
favorito
.
-
E
come
hai
fatto
?
-
Prima
l
'
ho
addormentata
con
dei
fiori
,
poi
l
'
ho
calata
dalla
finestra
.
Sotto
vi
erano
dei
servi
del
favorito
.
-
E
dove
l
'
hanno
portata
?
-
Nella
casa
dell
'
uomo
bianco
.
-
Dove
si
trova
?
-
Sulla
piazza
di
Bogra
.
-
Bindar
!
-
L
'
assamese
che
si
trovava
a
breve
distanza
,
masticando
una
noce
d
'
areca
con
un
pizzico
di
calce
,
fu
lesto
ad
accorrere
.
-
Tu
sai
dove
si
trova
la
piazza
di
Bogra
?
-
gli
chiese
Sandokan
.
-
Sì
,
sahib
.
-
Benissimo
:
continua
gussain
.
-
Che
cosa
vuoi
sapere
ancora
?
-
chiese
Tantia
.
-
Ti
ho
detto
perfino
troppo
.
-
Ma
hai
guadagnato
duecento
rupie
.
-
Me
le
darai
?
-
Io
sono
un
uomo
che
quando
prometto
mantengo
,
non
scordartelo
,
fakiro
,
-
rispose
Sandokan
.
-
Allora
posso
aggiungere
qualche
cosa
d
'
altro
a
quanto
ti
ho
detto
,
-
disse
Tantia
.
-
Ossia
?
-
Io
ho
saputo
che
il
chitmudgar
del
favorito
,
ha
dato
da
bere
a
quella
giovane
donna
non
so
quale
miscela
per
farla
parlare
.
-
Sandokan
ebbe
un
soprassalto
.
-
Ed
ha
parlato
?
-
chiese
con
ansietà
.
-
Certo
,
poiché
hanno
assalito
la
pagoda
dove
tu
ti
nascondevi
.
-
Che
abbia
compromesso
Yanez
?
-
si
chiese
a
mezza
voce
Sandokan
mentre
la
sua
fronte
si
copriva
d
'
un
freddo
sudore
.
Si
mise
poi
a
passeggiare
per
la
spianata
colle
mani
chiuse
,
il
viso
alterato
.
Un
improvviso
scoppio
di
furore
lo
assalì
d
'
un
tratto
:
-
Cane
d
'
un
greco
!
-
gridò
tendendo
un
braccio
in
direzione
della
capitale
dell
'
Assam
.
-
Non
lascerò
questo
paese
se
non
ti
avrò
prima
strappato
il
cuore
!
Come
ho
uccisa
la
Tigre
dell
'
India
,
ucciderò
anche
te
!
-
Anche
Tremal
-
Naik
appariva
molto
preoccupato
e
nervoso
.
Egli
si
chiedeva
insistentemente
quali
parole
erano
riusciti
a
strappare
dalle
labbra
di
Surama
.
Egli
aveva
già
provato
,
quando
aveva
cercato
di
lottare
cogli
strangolatori
della
jungla
nera
,
l
'
effetto
di
quei
misteriosi
narcotici
,
che
solo
certi
indiani
conoscono
.
Se
erano
riusciti
a
scoprire
lo
scopo
della
loro
presenza
nel
principato
d
'
Assam
,
doveva
succedere
una
catastrofe
completa
,
pensava
.
Sandokan
dopo
d
'
aver
passeggiato
qualche
minuto
,
stringendo
continuamente
le
pugna
e
aggrottando
di
quando
in
quando
la
fronte
,
tornò
precipitosamente
verso
il
gussain
.
-
Hai
più
nulla
da
aggiungere
a
quanto
hai
detto
?
-
No
,
sahib
.
-
Ti
avverto
che
tu
rimarrai
nelle
nostre
mani
fino
al
nostro
ritorno
e
che
se
hai
mentito
ti
farò
levare
la
pelle
.
-
Ti
aspetterò
tranquillo
-
rispose
il
fakiro
.
-
Invece
di
duecento
rupie
ne
hai
guadagnate
quattrocento
,
che
ti
verranno
contate
subito
.
-
Io
sono
tuo
anima
e
corpo
.
-
Vedremo
,
-
rispose
Sandokan
.
Si
volse
verso
i
malesi
dicendo
loro
:
-
Levate
quest
'
uomo
dalla
buca
e
dategli
da
mangiare
e
da
bere
finché
vorrà
.
Vegliate
però
attentamente
anche
su
lui
.
Ed
ora
mio
caro
Tremal
-
Naik
,
prepariamoci
a
partire
.
Surama
sarà
salva
,
se
non
sopravvengono
altri
incidenti
.
-
Chi
condurremo
con
noi
?
-
Bindar
,
Kammamuri
e
sei
uomini
;
gli
altri
rimarranno
a
guardia
dei
prigionieri
.
-
Saremo
sufficienti
per
tentare
il
colpo
?
-
In
caso
di
bisogno
chiameremo
in
nostro
aiuto
i
sei
malesi
che
ha
Yanez
.
Non
perdiamo
tempo
e
partiamo
.
-
Sandokan
ed
i
suoi
compagni
,
dopo
d
'
aver
raccomandato
a
Sambigliong
di
tenere
un
piccolo
posto
di
guardia
sulle
rive
della
palude
,
lasciavano
la
pagoda
per
raggiungere
il
Brahmaputra
.
Essendo
quasi
mezzo
giorno
non
dovevano
correre
alcun
pericolo
nella
traversata
della
jungla
,
poiché
ordinariamente
le
belve
,
a
menoché
non
siano
eccessivamente
affamate
,
durante
le
ore
più
calde
del
giorno
si
tengono
sdraiate
nelle
loro
tane
.
Solo
la
notte
si
mettono
in
caccia
,
favorendo
le
tenebre
i
colpi
di
sorpresa
.
La
traversata
infatti
la
compirono
senza
vedere
alcun
animale
pericoloso
.
Solo
qualche
coppia
di
bighama
,
ossia
di
cani
selvaggi
,
li
seguì
per
qualche
tratto
urlando
senza
osare
di
attaccarli
.
Giunti
sulle
rive
della
palude
trovarono
la
bangle
nel
medesimo
luogo
ove
l
'
avevano
lasciata
,
segno
evidente
che
nessuno
si
era
spinto
fin
là
.
Le
guardie
del
rajah
non
avendo
potuto
seguire
le
tracce
dei
fuggiaschi
in
causa
del
fiume
dovevano
aver
abbandonato
l
'
inseguimento
.
-
Bindar
,
-
disse
Sandokan
salendo
a
bordo
della
barcaccia
,
-
governa
in
modo
da
farci
giungere
in
città
a
notte
inoltrata
.
Non
voglio
che
ci
vedano
entrare
nel
palazzo
di
Surama
,
che
dovrà
servirci
da
quartier
generale
.
-
S
'
imbarcarono
levando
l
'
ancora
,
ritirarono
l
'
ormeggio
ed
imboccarono
il
canale
che
doveva
condurli
nel
Brahmaputra
remando
lentamente
,
non
avendo
molta
fretta
.
Una
gran
calma
regnava
sulla
palude
e
sulle
sue
rive
.
Solo
di
quando
in
quando
qualche
uccello
acquatico
s
'
alzava
pesantemente
,
descrivendo
qualche
curva
intorno
alla
bangle
,
poi
si
lasciava
cadere
fra
i
gruppi
di
canne
.
In
mezzo
alle
piante
del
loto
,
mezzo
affondati
nel
fango
,
sonnecchiavano
dei
grossi
coccodrilli
,
i
quali
non
si
degnavano
di
muoversi
nemmeno
quando
la
barca
passava
accanto
a
loro
.
Fu
verso
le
sei
della
sera
che
Sandokan
ed
i
suoi
compagni
raggiunsero
il
Brahmaputra
.
Due
poluar
,
specie
di
navigli
indiani
,
i
più
adatti
alla
navigazione
interna
,
perché
assai
leggermente
costruiti
,
colla
prora
e
la
poppa
ad
eguale
altezza
e
muniti
di
due
piccoli
alberi
che
sorreggono
due
vele
quadrate
,
navigavano
a
poca
distanza
l
'
uno
dall
'
altro
radendo
quasi
la
riva
opposta
,
dove
la
corrente
si
faceva
sentire
più
forte
.
-
Che
siano
barche
in
crociera
?
-
si
chiese
Sandokan
,
che
le
aveva
subito
notate
.
-
Non
vedo
seikki
a
bordo
,
-
disse
Tremal
-
Naik
.
-
Mi
hanno
più
l
'
apparenza
di
navigli
mercantili
.
-
Vedo
una
spingarda
sulla
prora
di
uno
di
essi
.
-
Talvolta
quelle
barche
sono
armate
non
essendo
sempre
sicuri
i
corsi
d
'
acqua
che
attraversano
queste
regioni
.
-
Tuttavia
li
sorveglieremo
,
-
mormorò
Sandokan
.
-
Possiamo
accertarci
subito
se
sono
dei
semplici
trafficanti
od
esploratori
.
-
In
quale
modo
?
-
Rimanendo
noi
indietro
o
sopravvanzandoli
.
-
Proviamo
:
giacché
non
abbiamo
fretta
facciamo
ritirare
i
remi
e
lasciamoci
portare
dalla
corrente
.
-
I
malesi
,
subito
avvertiti
,
ritirarono
le
lunghe
pale
e
la
bangle
rallentò
la
sua
corsa
,
andando
un
po
'
di
traverso
.
I
due
poluar
continuarono
la
loro
marcia
,
aiutati
dalla
brezza
che
gonfiava
le
loro
vele
ed
in
pochi
minuti
si
trovarono
considerevolmente
lungi
dalla
bangle
,
sparendo
poi
entro
la
curva
del
fiume
.
-
Se
ne
sono
andati
-
disse
Tremal
-
Naik
.
-
Come
vedi
io
non
m
'
ero
ingannato
.
-
Sandokan
crollò
il
capo
senza
rispondere
.
Non
pareva
affatto
convinto
della
tranquillità
di
quei
due
piccoli
navigli
.
-
Dubiti
?
-
chiese
Tremal
-
Naik
.
-
Un
pirata
fiuta
gli
avversari
a
grandi
distanze
,
-
disse
finalmente
la
Tigre
della
Malesia
.
-
Io
sono
più
che
sicuro
che
quei
due
poluar
perlustrano
il
fiume
.
-
Ci
avrebbero
fermati
ed
interrogati
.
-
Non
siamo
ancora
giunti
a
Gauhati
.
-
Che
i
seikki
ci
abbiano
seguìti
nella
nostra
ritirata
attraverso
la
jungla
?
Eppure
quella
sera
io
non
vidi
alcuna
barca
a
darci
la
caccia
.
-
E
le
rive
non
le
conti
?
Voi
siete
tutti
corridori
insuperabili
ed
un
uomo
che
avesse
seguito
la
riva
sinistra
avrebbe
potuto
facilmente
tenersi
sempre
in
vista
della
bangle
e
notare
il
luogo
ove
aveva
imboccato
il
canale
della
palude
.
-
E
perché
non
ci
hanno
assaliti
nella
jungla
?
-
Può
darsi
che
non
abbiano
avuto
il
coraggio
di
farlo
-
rispose
Sandokan
.
-
Le
mie
non
sono
però
che
semplici
supposizioni
e
potrei
benissimo
ingannarmi
.
Tuttavia
apriamo
bene
gli
occhi
e
teniamoci
pronti
a
qualunque
evento
.
Sento
per
istinto
che
dovremo
lottare
con
un
uomo
fortissimo
che
vale
dieci
volte
il
rajah
.
-
Quel
greco
?
-
Sì
,
-
rispose
Sandokan
.
-
È
lui
il
nemico
pericoloso
.
-
È
vero
.
Senza
quell
'
uomo
Yanez
avrebbe
fatto
a
quest
'
ora
chissà
che
cosa
.
-
A
me
basta
avere
i
seikki
sottomano
.
Se
il
demjadar
riesce
a
persuaderli
a
mettersi
ai
miei
servigi
,
vedrai
che
pandemonio
saprò
scatenare
io
a
Gauhati
.
-
Accese
il
suo
cibuc
e
si
sedette
sulla
murata
di
prora
,
lasciando
penzolare
le
gambe
sul
fiume
che
rumoreggiava
intorno
alla
bangle
.
Il
sole
stava
allora
tramontando
dietro
le
alte
cime
dei
palas
,
quei
bellissimi
alberi
dal
tronco
nodoso
e
massiccio
,
coronato
da
un
fitto
padiglione
di
foglie
vellutate
,
d
'
un
verde
azzurrognolo
,
donde
partono
degli
enormi
grappoli
fiammeggianti
,
dai
quali
si
ricava
una
polvere
color
di
rosa
,
adoperata
dagli
indù
nelle
feste
di
Holi
.
Sulle
rive
,
numerosi
contadini
battevano
,
con
un
ritmo
monotono
,
l
'
indaco
,
raccolto
durante
la
giornata
e
messo
a
macerare
entro
vasti
mastelli
per
meglio
distaccare
le
particelle
e
farle
precipitare
più
presto
,
avendo
gli
indiani
un
modo
diverso
per
trattare
tale
materia
colorante
.
Altri
invece
spingevano
in
acqua
colossali
bufali
per
dissetarli
,
guardandoli
attentamente
onde
i
coccodrilli
non
li
afferrassero
pel
naso
o
pel
muso
e
li
tirassero
sotto
,
cosa
comunissima
nei
fiumi
dell
'
India
.
La
bangle
,
verso
le
nove
,
giunse
in
vista
dei
fanali
che
splendevano
nelle
vie
principali
della
capitale
dell
'
Assam
.
Stava
per
passare
vicino
all
'
isolotto
su
cui
si
alzava
la
pagoda
di
Karia
,
quando
si
trovò
improvvisamente
dinanzi
ai
due
poluar
che
chiudevano
il
passaggio
.
Una
voce
si
era
subito
alzata
sul
più
vicino
:
-
Ohe
!
Da
dove
venite
e
dove
andate
?
-
Lascia
che
risponda
io
,
-
disse
Tremal
-
Naik
a
Sandokan
.
-
Fa
'
pure
,
-
rispose
questi
.
Il
bengalese
alzò
la
voce
gridando
:
-
Veniamo
da
una
partita
di
caccia
.
-
Fatta
dove
?
-
chiese
la
medesima
voce
di
prima
.
-
Nella
palude
di
Benar
,
-
rispose
Tremal
-
Naik
.
-
Che
cosa
avete
ucciso
?
-
Una
dozzina
di
coccodrilli
che
andremo
a
raccogliere
domani
essendo
affondati
.
-
Avete
visto
degli
uomini
in
quei
dintorni
?
-
Null
'
altro
che
dei
marabù
e
delle
oche
.
-
Passate
e
buona
fortuna
.
-
La
bangle
,
che
aveva
rallentata
la
marcia
,
riprese
la
corsa
a
tutta
forza
di
remi
,
mentre
i
due
poluar
allentavano
le
gomene
per
lasciarle
il
passo
.
-
Che
cosa
ti
ho
detto
?
-
disse
Sandokan
a
Tremal
-
Naik
,
quando
furono
lontani
dai
due
navigli
.
-
Noi
pirati
abbiamo
un
fiuto
straordinario
e
sentiamo
i
nemici
a
distanze
incredibili
.
-
Me
ne
hai
dato
or
ora
una
prova
,
-
rispose
Tremal
-
Naik
.
-
Che
ci
abbiano
proprio
seguìti
?
-
Non
ne
dubito
.
-
Tuttavia
ce
la
siamo
cavata
benissimo
.
-
Per
la
tua
buona
idea
.
-
Dove
sbarcheremo
?
-
Nel
centro
della
città
.
Questa
notte
desidero
dormire
nel
palazzo
di
Surama
.
Forse
là
troveremo
notizie
di
Yanez
.
Kubang
non
avrà
mancato
di
fare
una
visita
ai
servi
.
-
È
quello
che
pensavo
anch
'
io
.
Quel
malese
è
molto
intelligente
.
-
Un
gran
furbo
,
-
disse
Sandokan
.
-
Se
non
lo
fosse
non
sarebbe
un
malese
.
Bah
!
evitata
la
crociera
tutto
andrà
bene
.
Domani
ci
metteremo
in
cerca
di
Surama
e
prepareremo
al
greco
od
ai
suoi
uomini
un
bel
tiro
.
Credi
che
nel
suo
palazzo
abbia
un
chitmudgar
?
-
Certo
,
Sandokan
,
-
rispose
Tremal
-
Naik
.
-
Un
indiano
che
si
rispetta
,
deve
avere
una
ventina
di
servi
per
lo
meno
ed
un
direttore
di
casa
.
-
Che
si
lasci
pescare
da
me
ed
il
colpo
sarà
fatto
.
Non
si
tratta
che
di
sapere
i
luoghi
che
frequenta
.
-
Perché
?
-
Lascia
fare
a
me
:
ho
la
mia
idea
.
Ehi
,
Bindar
,
possiamo
approdare
?
-
Sì
,
sahib
.
-
Accosta
la
riva
dunque
.
-
La
bangle
in
pochi
colpi
di
remo
attraversò
il
fiume
e
andò
ad
ancorarsi
dinanzi
ad
un
vecchio
bastione
che
difendeva
la
città
verso
occidente
.
-
A
terra
,
-
comandò
Sandokan
,
dopo
essersi
assicurato
che
dietro
la
bastionata
non
vi
era
nessuno
.
-
Due
soli
malesi
rimangano
a
guardia
della
bangle
.
-
Presero
le
loro
armi
e
scesero
sulla
riva
che
era
coperta
da
fitte
macchie
di
nagatampo
,
alberi
durissimi
e
che
producono
dei
fiori
odorosi
e
bellissimi
,
dei
quali
si
adornano
le
giovani
indiane
.
-
Seguitemi
,
-
disse
Sandokan
.
-
Giungeremo
al
palazzo
di
Surama
inosservati
,
se
non
vi
saranno
intorno
delle
spie
.
-
Che
cosa
temi
ancora
?
-
chiese
Tremal
-
Naik
.
-
Eh
!
Quel
greco
è
capace
di
aver
teso
degli
agguati
,
mio
caro
.
In
cammino
amici
e
se
vi
sarà
da
menar
le
mani
non
fate
uso
che
delle
scimitarre
.
Nessun
colpo
di
carabina
o
di
pistola
.
-
Sì
,
Tigre
della
Malesia
-
risposero
i
malesi
.
-
Venite
!
-
Si
misero
a
costeggiare
il
fiume
coperto
da
enormi
tamarindi
,
che
rendevano
colla
loro
ombra
l
'
oscurità
più
fitta
;
poi
raggiunto
il
sobborgo
orientale
,
si
cacciarono
fra
le
viuzze
interne
dirigendosi
verso
il
centro
della
città
.
Essendo
già
molto
tardi
,
pochissimi
abitanti
si
trovavano
per
le
vie
e
anche
quelli
s
'
affrettavano
a
girare
al
largo
,
scambiando
probabilmente
Sandokan
ed
i
suoi
uomini
per
soldati
del
rajah
in
cerca
di
qualche
malvivente
.
La
mezzanotte
non
doveva
essere
lontana
quando
il
drappello
sbucò
sulla
piazza
dove
sorgeva
il
palazzo
,
che
Yanez
aveva
acquistato
per
la
sua
bella
fidanzata
.
Sandokan
si
era
arrestato
lanciando
un
rapido
sguardo
a
destra
ed
a
sinistra
.
-
Vedo
due
indiani
fermi
dinanzi
al
palazzo
,
-
disse
a
Tremal
-
Naik
.
-
Non
mi
sono
sfuggiti
,
-
rispose
il
bengalese
.
-
Che
siano
due
spie
di
quel
maledetto
greco
?
-
Può
darsi
.
Egli
ha
interesse
a
far
sorvegliare
il
palazzo
.
-
Cerchiamo
di
prenderli
in
mezzo
.
Ci
faremo
credere
guardie
del
rajah
intenti
ad
eseguire
una
ronda
notturna
.
-
I
due
indiani
però
,
accortisi
della
presenza
del
drappello
,
si
allontanarono
rapidamente
non
ostante
che
Tremal
-
Naik
avesse
subito
gridato
dietro
a
loro
:
-
Alt
!
Servizio
del
rajah
!
-
Non
devono
essere
due
galantuomini
,
-
disse
Sandokan
quando
li
vide
scomparire
entro
una
viuzza
tenebrosa
.
-
Lasciamoli
andare
.
-
Poi
volgendosi
verso
Kammamuri
continuò
:
-
Tu
resta
qui
di
guardia
coi
malesi
.
La
nostra
spedizione
notturna
non
è
ancor
finita
e
prima
che
sorga
il
sole
voglio
fare
la
conoscenza
colla
dimora
privata
di
quel
cane
di
greco
.
-
Salì
la
gradinata
seguìto
da
Tremal
-
Naik
e
da
Bindar
e
percosse
,
senza
troppo
fracasso
,
la
lastra
di
bronzo
sospesa
allo
stipite
della
porta
.
Il
guardiano
notturno
che
vegliava
nel
corridoio
,
fu
pronto
ad
aprire
e
riconoscendo
in
quegli
uomini
gli
amici
della
sua
padrona
,
fece
un
profondo
inchino
.
-
Conducimi
subito
dal
maggiordomo
,
-
disse
Sandokan
.
-
Sbrigati
,
ho
fretta
.
-
Entra
nel
salotto
,
sahib
.
Fra
mezzo
minuto
ti
raggiungerò
.
-
Sandokan
ed
i
suoi
due
compagni
aprirono
la
porta
ed
entrarono
in
una
elegantissima
stanzetta
che
era
ancora
illuminata
.
Si
erano
appena
seduti
dinanzi
ad
uno
splendido
tavolino
d
'
ebano
di
Ceylan
filettato
in
oro
,
quando
il
maggiordomo
del
palazzo
,
appena
coperto
da
un
dootèe
di
tela
gialla
,
si
precipitava
nel
salotto
,
esclamando
con
voce
singhiozzante
:
-
Ah
signori
!
Quale
disgrazia
.
-
La
conosciamo
,
-
disse
Sandokan
.
-
È
inutile
che
tu
perdi
il
tempo
a
raccontarcela
.
Il
sahib
bianco
della
tua
signora
s
'
è
fatto
vedere
?
-
No
.
-
Ha
mandato
nessuno
?
-
Quell
'
uomo
dalla
faccia
olivastra
,
con
una
lettera
per
la
padrona
.
-
Dammela
subito
.
I
minuti
sono
preziosi
in
questo
momento
.
-
Il
maggiordomo
s
'
avvicinò
ad
un
cofanetto
laccato
con
intarsi
di
madreperla
e
prese
un
piccolo
piego
,
porgendolo
al
pirata
.
Questi
ruppe
il
suggello
e
lesse
rapidamente
ciò
che
stava
scritto
dentro
.
-
Yanez
non
sa
ancora
nulla
,
-
disse
poi
a
Tremal
-
Naik
-
Kubang
ha
conservato
bene
il
segreto
.
-
E
poi
?
-
Avverte
Surama
di
non
inquietarsi
per
lui
e
che
il
favorito
guarisce
rapidamente
.
Già
tutti
i
bricconi
hanno
la
pelle
a
prova
di
acciaio
e
di
piombo
.
-
E
null
'
altro
?
-
L
'
incarica
di
far
sapere
a
noi
che
pel
momento
non
corre
alcun
pericolo
e
che
si
è
già
guadagnata
la
stima
e
la
confidenza
del
rajah
.
Giacché
si
trova
benissimo
alla
corte
e
non
sa
che
gli
hanno
rapito
la
fidanzata
,
lasciamolo
tranquillo
,
operiamo
da
noi
soli
.
-
Poi
volgendosi
verso
il
maggiordomo
che
stava
ritto
dinanzi
a
lui
,
in
attesa
dei
suoi
ordini
,
gli
chiese
:
-
È
avvenuto
nessun
altro
fatto
dopo
il
rapimento
della
tua
padrona
?
-
No
,
sahib
.
Ho
notato
però
che
alla
sera
ronzano
attorno
al
palazzo
,
fino
a
notte
tardissima
,
delle
persone
.
-
Ah
!
-
esclamò
Sandokan
.
-
Si
sorveglia
qui
.
Non
ne
dubitavo
.
Hai
fatto
delle
ricerche
?
-
Sì
,
sahib
e
sempre
infruttuose
.
-
Hai
avvertito
la
polizia
?
-
Non
ho
osato
,
temendo
che
la
padrona
sia
stata
rapita
per
ordine
del
rajah
.
-
Hai
fatto
benissimo
.
Tremal
-
Naik
,
Bindar
,
rimettiamoci
in
caccia
.
-
Ed
io
,
signore
,
che
cosa
devo
fare
?
-
chiese
il
maggiordomo
.
-
Assolutamente
nulla
fino
al
nostro
ritorno
.
Gli
uomini
che
il
sahib
bianco
ha
lasciati
a
guardia
di
Surama
sono
sempre
qui
?
-
Sì
.
-
Li
avvertirai
di
tenersi
pronti
;
posso
aver
bisogno
anche
di
loro
per
rinforzar
la
mia
scorta
.
Domani
sera
,
a
notte
inoltrata
,
noi
saremo
qui
.
Addio
.
-
Uscì
dal
salotto
e
raggiunse
i
suoi
uomini
che
si
erano
seduti
sulla
gradinata
.
-
Deponete
le
carabine
,
-
disse
loro
.
-
Conservate
solo
le
pistole
e
le
scimitarre
.
Ed
ora
in
caccia
!
-
18
.
Il
giovane
sudra
Sandokan
,
che
di
solito
era
sempre
tranquillo
al
pari
del
suo
fratellino
Yanez
,
era
diventato
nervosissimo
.
Il
suo
sangue
ardente
di
bornese
gli
bolliva
nelle
vene
,
benché
egli
fosse
avanti
negli
anni
.
Abituato
agli
assalti
impetuosi
,
invecchiato
fra
i
colpi
di
scimitarra
ed
al
fumo
delle
spingarde
e
dei
cannoni
dei
suoi
prahos
,
il
formidabile
pirata
si
trovava
scombussolato
di
non
aver
trovata
l
'
occasione
di
menare
le
mani
.
Camminava
rapidamente
,
tormentando
l
'
impugnatura
della
sua
scimitarra
e
borbottando
.
Anche
Tremal
-
Naik
d
'
altronde
non
sembrava
completamente
calmo
.
Il
dubbio
di
non
poter
liberare
prontamente
Surama
,
o
di
non
trovarla
nel
palazzo
del
favorito
del
rajah
,
doveva
scombussolare
un
po
'
le
loro
formidabili
fibre
.
Eppure
erano
uomini
che
avevano
condotto
a
buon
porto
ben
altre
imprese
anche
più
difficili
,
sia
nell
'
India
che
sui
mari
della
Malesia
.
Erano
le
due
del
mattino
quando
giunsero
sulla
piazza
di
Bogra
,
ad
una
delle
cui
estremità
s
'
ergeva
il
palazzo
del
favorito
del
rajah
,
una
specie
di
bengalow
di
costruzione
elegantissima
,
col
tetto
piramidale
che
si
alzava
molto
,
e
con
bellissime
varanghe
intorno
,
sostenute
da
colonnette
di
legno
dipinte
a
smaglianti
colori
e
dorature
.
Due
vaste
ali
si
estendevano
ai
suoi
fianchi
,
destinate
a
ricoverare
i
servi
,
i
cavalli
e
gli
elefanti
.
-
Ah
!
è
qui
che
viene
a
riposarsi
quel
briccone
,
ed
è
qui
che
forse
si
trova
Surama
!
-
esclamò
Sandokan
.
-
Vuoi
che
prendiamo
questa
casa
d
'
assalto
?
I
tuoi
malesi
sono
pronti
-
disse
Tremal
-
Naik
.
-
Sarebbe
una
grande
imprudenza
,
-
rispose
il
pirata
.
-
Qui
non
siamo
al
Borneo
ed
è
nostro
interesse
agire
colla
massima
prudenza
.
-
Perché
siamo
venuti
qui
allora
?
-
Per
studiare
un
po
'
la
casa
,
-
rispose
Sandokan
.
-
Di
giorno
verremmo
subito
notati
.
-
Eppure
non
sarebbe
difficile
dare
la
scalata
alla
varanga
inferiore
,
-
disse
Kammamuri
.
-
Io
ho
un
'
altra
idea
.
Mi
occorre
sapere
prima
se
Surama
si
trova
veramente
qui
e
quale
stanza
abita
.
Facciamo
il
giro
della
palazzina
per
ora
e
studiamo
innanzi
tutto
i
punti
più
accessibili
.
Poi
riparleremo
di
questa
faccenda
.
-
Il
bengalow
del
greco
era
completamente
isolato
e
anche
la
parte
posteriore
aveva
varanghe
sorrette
da
colonne
e
chiuse
da
leggere
stuoie
di
coccottiero
per
ripararle
dagli
ardenti
raggi
del
sole
indiano
.
Nelle
costruzioni
assai
più
basse
del
fabbricato
centrale
,
che
s
'
allungavano
sui
fianchi
,
difese
da
un
'
alta
palizzata
,
si
udivano
a
russare
gli
elefanti
e
brontolare
i
cani
.
-
Sono
queste
bestie
che
m
'
inquietano
,
-
mormorò
Sandokan
,
dopo
d
'
aver
compiuto
il
giro
.
-
Dovrò
occuparmi
anche
di
questi
cani
.
Bindar
!
-
Padrone
!
-
Vi
è
qualche
albergo
in
questi
dintorni
?
-
Sì
,
sahib
.
-
Che
sia
aperto
?
-
Fra
poco
sorgerà
l
'
alba
,
è
quindi
probabile
che
i
servi
siano
già
alzati
.
-
Guidaci
:
bada
però
che
non
sia
un
albergo
di
lusso
.
-
È
un
bengalow
di
passaggio
,
sahib
.
-
Meglio
così
:
vi
prenderemo
alloggio
.
Così
potremo
sorvegliare
la
casa
del
favorito
del
rajah
e
fare
le
nostre
osservazioni
.
-
Attraversarono
la
piazza
senza
incontrare
nessuno
e
dopo
d
'
aver
girato
uno
degli
angoli
,
si
fermarono
dinanzi
a
quello
che
Bindar
aveva
chiamato
un
bengalow
di
passaggio
.
Sono
questi
specie
di
alberghi
frequentati
quasi
esclusivamente
dai
viaggiatori
che
si
fermano
solamente
pochi
giorni
.
Consistono
in
una
casa
di
forma
rettangolare
,
ad
un
solo
piano
,
diviso
in
varie
stanze
,
aventi
ognuna
un
piccolo
gabinetto
per
la
vasca
da
bagno
e
arredate
con
molta
semplicità
,
perché
non
hanno
che
un
letto
,
una
tavola
ed
un
paio
di
sedie
o
di
enormi
seggioloni
dagli
schienali
altissimi
,
lunghi
un
metro
,
in
modo
che
le
gambe
della
persona
si
possano
allungare
all
'
altezza
del
corpo
,
costruiti
con
legno
di
rotang
.
Si
paga
una
rupia
(
ossia
lire
2.50
)
per
fermata
,
duri
due
o
tre
giorni
o
solamente
pochi
minuti
,
e
le
vivande
hanno
una
tariffa
speciale
.
Il
maggiordomo
,
poiché
anche
in
quei
bengalow
di
passaggio
vi
si
trova
l
'
indispensabile
chitmudgar
,
ed
i
suoi
servi
,
erano
già
in
piedi
in
attesa
dei
viaggiatori
che
potevan
giungere
.
-
Da
'
alloggio
e
vitto
a
tutti
noi
,
-
disse
Tremal
-
Naik
all
'
importante
individuo
che
aveva
la
direzione
dell
'
albergo
.
-
Noi
ci
fermeremo
alcuni
giorni
e
tu
metterai
a
nostra
disposizione
tutte
le
tue
camere
.
-
Tu
sahib
sarai
servito
come
un
rajah
od
un
marajah
-
rispose
il
chitmudgar
.
-
Il
mio
bengalow
è
di
prima
classe
.
-
E
noi
non
guarderemo
il
prezzo
purché
la
cucina
sia
ottima
,
-
disse
Sandokan
.
-
Intanto
portaci
qualche
cosa
da
bere
.
-
Il
maggiordomo
li
introdusse
in
una
saletta
dove
vi
erano
una
tavola
e
comodi
seggioloni
;
fece
portare
ai
viaggiatori
un
vaso
pieno
di
quella
specie
di
vino
chiamato
toddy
,
chiaro
,
un
po
'
spumeggiante
,
piacevole
al
palato
e
molto
salutare
,
ed
una
scatola
piena
di
foglie
somiglianti
a
quelle
del
pepe
od
alla
foglia
dell
'
ellera
con
un
po
'
di
calce
,
poi
dei
pezzetti
di
noce
d
'
aracchiero
,
che
tinge
la
saliva
e
le
labbra
di
rosso
:
il
betel
indiano
.
-
Ora
a
noi
due
,
Bindar
-
disse
Sandokan
,
dopo
aver
vuotato
un
paio
di
bicchieri
di
toddy
.
-
In
questa
faccenda
tu
devi
avere
una
parte
importantissima
.
-
Mio
padre
era
un
fedele
servitore
del
padre
della
principessa
e
suo
figlio
lo
sarà
pure
-
rispose
l
'
indiano
.
-
Comanda
,
sahib
ed
io
farò
tutto
quello
che
vorrai
.
-
A
me
occorre
che
tu
porti
qui
a
bere
qualche
servo
della
casa
del
favorito
.
-
Ciò
non
sarà
difficile
a
ottenersi
.
Un
indiano
non
si
rifiuta
mai
di
bere
un
buon
bicchiere
di
toddy
,
specialmente
quando
sa
di
non
pagarlo
.
-
Tu
dunque
andrai
a
ronzare
sulla
piazza
di
Bogra
e
prenderai
all
'
amo
il
primo
servo
che
uscirà
.
Lascio
a
te
la
scelta
di
prenderlo
nel
miglior
modo
possibile
e
se
occorrono
delle
rupie
paga
liberamente
.
Ne
metto
cento
a
tua
disposizione
.
-
Compero
la
coscienza
di
venti
servi
con
una
tale
somma
.
-
Mi
basta
di
uno
-
disse
Sandokan
.
-
Portamelo
qui
.
-
Tu
sarai
obbedito
,
sahib
.
-
Va
'
dunque
.
-
Poi
volgendosi
ai
suoi
uomini
ed
a
Kammamuri
aggiunse
:
-
Voi
potete
andarvi
a
riposare
.
Pel
momento
bastiamo
io
e
Tremal
-
Naik
.
-
Caricò
il
suo
cibuc
,
lo
accese
e
si
mise
a
fumare
flemmaticamente
,
mentre
il
suo
amico
arrotolava
una
foglia
di
betel
dopo
d
'
avervi
messo
dentro
un
pizzico
di
calce
ed
un
pezzetto
di
noce
d
'
aracchiero
per
cacciarsela
poi
in
bocca
,
droga
splendida
,
affermano
gli
indiani
,
che
conforta
lo
stomaco
,
fortifica
il
cervello
,
cura
l
'
alito
cattivo
,
ma
che
invece
annerisce
i
denti
e
fa
sputare
saliva
color
del
sangue
.
Era
trascorsa
una
mezz
'
ora
senza
che
né
l
'
uno
né
l
'
altro
avessero
scambiata
una
parola
,
quando
la
porta
del
salotto
si
aprì
e
comparve
Bindar
seguìto
da
un
giovane
indiano
che
portava
indosso
un
dootèe
di
seta
gialla
e
che
calzava
quei
zoccoletti
di
legno
che
solo
i
servi
delle
grandi
case
usano
portare
e
che
tengono
fermi
colle
dita
dei
piedi
senza
impedire
loro
di
camminare
comodamente
e
con
prestezza
.
-
Ecco
quello
che
desideri
sahib
,
-
disse
Bindar
.
-
Egli
è
pronto
a
bere
anche
un
vaso
di
toddy
,
se
tu
glielo
offri
.
-
Sandokan
squadrò
attentamente
il
nuovo
venuto
e
parve
soddisfatto
di
quell
'
esame
,
poiché
un
lampo
di
contentezza
gli
brillò
negli
occhi
nerissimi
e
pieni
di
fuoco
.
-
Siedi
e
bevi
a
tuo
piacimento
-
gli
disse
.
-
Tu
non
perderai
inutilmente
il
tuo
tempo
perché
sono
uso
a
pagare
largamente
i
servigi
che
mi
vengono
resi
.
-
Io
sono
ai
tuoi
ordini
,
sahib
-
rispose
il
giovane
indiano
.
-
Io
ho
bisogno
di
chiederti
solamente
delle
informazioni
sul
tuo
padrone
,
desiderando
avere
un
posto
alla
corte
del
rajah
.
-
Il
mio
signore
è
potentissimo
e
può
,
se
vuole
,
fartelo
avere
.
-
Dovrò
pagare
molto
?
-
Il
padrone
è
avido
assai
di
rupie
e
anche
di
sterline
.
-
Potresti
tu
parlargliene
?
-
Io
no
,
ma
il
maggiordomo
sì
.
-
È
ancora
a
letto
il
favorito
del
rajah
?
-
E
vi
rimarrà
ancora
parecchi
giorni
.
Quel
maledetto
inglese
lo
ha
ferito
più
seriamente
di
quello
che
credeva
.
-
Bevi
.
-
Grazie
,
sahib
-
rispose
il
giovane
vuotando
la
tazza
che
Tremal
-
Naik
gli
aveva
messa
dinanzi
.
-
Dunque
mi
dicevi
,
-
riprese
Sandokan
,
-
che
è
molto
malato
il
ferito
?
-
Molto
no
,
perché
la
scimitarra
di
quel
cane
d
'
inglese
l
'
ha
colpito
solamente
di
sbieco
.
-
Il
tuo
padrone
va
di
frequente
nel
suo
bengalow
?
-
Oh
,
di
rado
!
-
rispose
l
'
indiano
.
-
Il
rajah
non
può
vivere
senza
di
lui
.
-
Bevi
ancora
,
giovanotto
e
tu
Tremal
-
Naik
fa
'
portare
delle
bottiglie
di
gin
o
di
brandy
di
vera
marca
inglese
.
Ho
voglia
di
bere
stamane
.
Dunque
mi
dicevi
tu
?
...
-
Che
il
favorito
del
rajah
viene
di
rado
al
bengalow
,
-
rispose
il
giovane
indiano
,
dopo
d
'
aver
vuotata
una
seconda
e
una
terza
tazza
di
toddy
.
-
Non
ha
un
harem
nel
suo
palazzo
?
-
Sì
sahib
.
-
Composto
d
'
indiane
?
-
Puoi
dire
delle
più
belle
fanciulle
dell
'
Assam
.
-
Ah
!
-
fece
Sandokan
ricaricando
e
riaccendendo
il
cibuc
,
mentre
Tremal
-
Naik
sturava
due
bottiglie
di
vecchio
gin
a
dieci
rupie
l
'
una
ed
empiva
al
giovane
una
tazza
della
capacità
d
'
un
nali
,
ossia
d
'
un
paio
di
quinti
.
-
Il
favorito
ama
le
belle
fanciulle
!
-
È
un
gran
signore
che
può
permettersi
qualunque
lusso
.
-
È
vero
quello
che
si
dice
in
città
?
-
Che
cosa
,
sahib
?
-
Bevi
prima
questo
eccellente
gin
e
poi
mi
risponderai
.
-
L
'
indiano
che
forse
non
aveva
mai
bevuto
quel
fortissimo
liquore
,
tracannò
avidamente
quattro
o
cinque
grossi
sorsi
,
facendo
scoppiettare
la
lingua
.
-
Eccellente
,
sahib
-
disse
.
-
Vuota
pure
la
tazza
.
Abbiamo
altre
bottiglie
qui
da
bere
.
-
Il
giovane
servo
del
greco
riprese
la
tazza
ingollando
altri
lunghissimi
sorsi
.
Certo
non
si
era
mai
trovato
in
mezzo
a
tanta
abbondanza
.
-
Ah
!
-
disse
Sandokan
,
quando
gli
parve
che
il
gin
agisse
sul
cervello
del
povero
giovanotto
.
-
Ti
volevo
chiedere
se
è
vera
la
voce
che
corre
la
città
.
-
Non
so
di
che
cosa
si
tratta
.
-
Che
il
favorito
del
rajah
abbia
fatto
un
nuovo
acquisto
.
-
Non
comprendo
.
-
Cioè
che
abbia
fatto
rapire
,
di
notte
,
una
principessa
straniera
che
si
dice
sia
d
'
una
bellezza
meravigliosa
.
-
Sì
,
sahib
-
rispose
l
'
indiano
abbassando
la
voce
e
socchiudendo
gli
occhi
.
-
Mi
sorprende
però
come
si
sia
saputo
in
città
quel
rapimento
,
essendo
stato
commesso
di
notte
.
-
Coll
'
aiuto
d
'
un
gussain
è
vero
?
-
Che
cosa
ne
sai
tu
,
sahib
?
-
Me
lo
hanno
detto
,
-
rispose
Sandokan
.
-
Bevi
ancora
:
non
hai
ancora
vuotata
la
tua
tazza
.
-
L
'
indiano
,
che
ci
trovava
piacere
,
d
'
un
solo
colpo
la
lasciò
asciutta
.
L
'
effetto
di
quella
bevuta
,
in
un
uomo
non
abituato
ad
altro
che
a
sorseggiare
del
toddy
,
fu
fulminante
.
S
'
accasciò
di
colpo
sul
seggiolone
guardando
Sandokan
con
due
occhi
smorti
,
che
non
avevano
più
alcun
splendore
.
-
Ah
!
Mi
dicevi
dunque
che
il
colpo
era
stato
fatto
di
notte
,
-
rispose
Sandokan
con
un
leggero
tono
ironico
.
-
Sì
,
sahib
-
rispose
l
'
indiano
con
voce
semi
-
spenta
.
-
E
dove
l
'
hanno
portata
quella
bella
fanciulla
?
-
Nel
bengalow
del
favorito
.
-
E
vi
si
trova
ancora
?
-
Sì
,
sahib
.
-
Si
dispera
?
-
Piange
continuamente
.
-
Il
favorito
non
si
è
fatto
però
ancora
vedere
?
-
Ti
ho
detto
che
è
ammalato
e
che
si
trova
sempre
alla
corte
,
nell
'
appartamento
destinatogli
dal
rajah
.
-
E
dove
l
'
hanno
messa
?
Nell
'
harem
?
-
Oh
no
!
-
Sapresti
indicarci
la
stanza
?
-
L
'
indiano
lo
guardò
con
una
certa
sorpresa
e
fors
'
anche
con
un
po
'
di
diffidenza
,
quantunque
fosse
ormai
completamente
o
poco
meno
ubriaco
.
-
Perché
mi
domandi
questo
?
-
chiese
.
Sandokan
accostò
la
sua
seggiola
a
quell
'
indiano
e
abbassando
a
sua
volta
la
voce
gli
sussurrò
agli
orecchi
:
-
Io
sono
il
fratello
di
quella
giovane
.
-
Tu
,
sahib
?
-
Tu
però
non
devi
dirlo
se
vuoi
guadagnare
una
ventina
di
rupie
.
-
Sarò
muto
come
un
pesce
.
-
Talvolta
anche
i
pesci
emettono
dei
suoni
.
Mi
basta
che
tu
sia
muto
come
quelle
teste
d
'
elefante
che
adornano
le
pagode
.
-
Ho
capito
,
-
rispose
l
'
indiano
.
-
E
se
tu
mi
servirai
bene
avrai
fatto
la
tua
fortuna
-
continuò
Sandokan
.
-
Sì
,
sahib
-
rispose
l
'
indiano
sbadigliando
come
un
orso
e
abbandonandosi
sullo
schienale
della
poltrona
.
-
Purché
mi
presenti
al
chitmudgar
del
favorito
.
-
Sì
...
del
favorito
.
-
E
che
non
parli
.
-
Si
...
parli
.
-
Vattene
al
diavolo
!
-
Sì
...
diavolo
.
-
Furono
le
sue
ultime
parole
poiché
vinto
dall
'
ubriachezza
chiuse
gli
occhi
mettendosi
a
russare
sonoramente
.
-
Lasciamolo
dormire
,
-
disse
Sandokan
.
-
Questo
giovanotto
non
ha
certo
bevuto
mai
così
abbondantemente
.
-
Sfido
io
,
gli
hai
fatto
bere
tre
razioni
d
'
un
cipay
in
un
solo
colpo
.
-
Ma
sono
riuscito
a
sapere
quanto
desideravo
.
Ah
!
Surama
è
ancora
nel
palazzo
ed
il
greco
si
trova
ancora
a
letto
!
Quando
quel
briccone
si
alzerà
,
la
futura
regina
dell
'
Assam
non
sarà
più
nelle
sue
mani
.
-
Che
cosa
intendi
di
fare
?
-
Di
fare
innanzi
a
tutto
la
conoscenza
del
chitmudgar
.
Quando
sarò
nel
palazzo
,
vedrai
che
bel
tiro
giuocheremo
noi
.
Lasciamo
che
quest
'
indiano
digerisca
in
pace
il
gin
che
ha
ingollato
e
andiamo
a
fare
colazione
.
-
Passarono
in
un
vicino
salotto
e
si
fecero
servire
una
tiffine
,
ossia
carne
,
legume
e
birra
.
Quand
'
ebbero
finito
s
'
allungarono
sui
seggioloni
e
dopo
d
'
aver
avvertito
il
maggiordomo
di
non
lasciar
uscire
il
giovane
indiano
,
chiusero
a
loro
volta
gli
occhi
prendendo
un
po
'
di
riposo
.
Il
loro
sonno
non
fu
molto
lungo
,
poiché
il
chitmudgar
,
dopo
un
paio
d
'
ore
,
entrò
avvertendoli
che
l
'
indiano
aveva
di
già
digerita
l
'
abbondante
bevuta
e
che
insisteva
di
vederli
.
-
Quel
ragazzo
deve
avere
uno
stomaco
a
prova
di
piombo
,
-
disse
Sandokan
alzandosi
lestamente
.
-
Può
fare
concorrenza
agli
struzzi
,
-
aggiunse
Tremal
-
Naik
.
Entrarono
nel
vicino
gabinetto
e
trovarono
infatti
il
servo
del
greco
in
piedi
e
fresco
come
se
avesse
bevuto
dell
'
acqua
pura
.
-
Ah
!
sahib
!
-
esclamò
con
un
gesto
desolato
.
-
Io
mi
sono
addormentato
.
-
E
temi
i
rimproveri
del
maggiordomo
del
bengalow
,
è
vero
?
-
chiese
Sandokan
.
-
Ah
no
,
perché
oggi
sono
libero
.
-
Allora
tutto
va
bene
.
-
Sandokan
trasse
dalla
fascia
un
pizzico
di
fanoni
,
ossia
di
monete
d
'
argento
del
valore
d
'
una
mezza
rupia
,
e
gliele
porse
dicendo
:
-
Per
oggi
queste
,
a
patto
però
che
tu
mi
presenti
al
maggiordomo
,
desiderando
io
di
avere
un
impiego
alla
corte
,
poco
importa
che
sia
alto
o
basso
.
-
Purché
tu
sia
con
lui
generoso
,
l
'
impiego
può
fartelo
avere
.
Ha
un
fratello
alla
corte
che
gode
d
'
una
certa
considerazione
.
-
Andiamo
subito
adunque
.
-
Ed
io
?
-
chiese
Tremal
-
Naik
.
-
Tu
mi
aspetterai
qui
,
-
rispose
Sandokan
,
strizzandogli
l
'
occhio
.
-
Se
vi
sarà
un
altro
posto
disponibile
non
mi
dimenticherò
di
te
.
Vieni
,
giovanotto
.
-
Lasciarono
l
'
albergo
e
,
attraversata
la
piazza
che
era
affollata
di
persone
,
di
carri
d
'
ogni
forma
e
dimensione
dipinti
tutti
a
colori
smaglianti
,
da
elefanti
e
da
cammelli
,
entrarono
nello
splendido
bengalow
del
favorito
del
rajah
,
non
senza
però
che
Sandokan
avesse
destata
una
viva
curiosità
pel
suo
fiero
portamento
e
per
la
tinta
della
sua
pelle
ben
diversa
da
quella
degl
'
indiani
che
non
ha
sfumature
olivastre
.
Il
chitmudgar
del
greco
,
avvertito
subito
della
presenza
di
quello
straniero
nell
'
abitazione
del
suo
padrone
,
si
era
affrettato
a
scendere
nella
stanza
dove
era
Sandokan
,
introdotto
dal
giovane
servo
,
coll
'
idea
di
far
bene
sentire
,
a
quell
'
intruso
,
tutta
la
sua
autorità
di
pezzo
grosso
.
Quando
però
si
vide
dinanzi
l
'
imponente
figura
del
formidabile
pirata
,
fu
il
primo
a
fare
un
profondo
inchino
,
a
chiamarlo
signore
e
pregarlo
di
sedersi
.
-
Tu
saprai
già
,
chitmudgar
,
lo
scopo
della
mia
visita
,
-
gli
disse
Sandokan
bruscamente
.
-
Il
servo
che
ti
ha
qui
condotto
me
lo
ha
detto
,
-
rispose
il
maggiordomo
del
favorito
con
aria
imbarazzata
.
-
Mi
stupisce
però
come
tu
,
signore
,
che
hai
l
'
aspetto
d
'
un
principe
,
cerchi
un
posto
alla
corte
e
per
mezzo
mio
.
-
E
del
tuo
padrone
,
-
disse
Sandokan
.
-
D
'
altra
parte
hai
ragione
di
mostrarti
sorpreso
non
essendo
io
mai
appartenuto
alla
casta
dei
sudra12
.
Un
giorno
fui
principe
e
anche
ricco
e
potente
e
lo
sarei
ancora
se
gli
inglesi
non
avessero
distrutti
tutti
i
principati
dell
'
India
meridionale
.
-
Gli
inglesi
!
Sempre
quei
cani
,
quei
nemici
ostinati
della
nostra
razza
!
Oh
sahib
!
-
Lascia
stare
quella
gente
e
veniamo
al
mio
affare
,
-
disse
Sandokan
.
-
Che
cosa
vuoi
tu
,
signore
?
-
Io
so
che
il
tuo
padrone
è
potentissimo
alla
corte
del
rajah
e
vengo
a
chiedere
il
suo
appoggio
per
ottenere
una
occupazione
.
-
Ma
signore
...
-
Io
ho
potuto
salvare
qualche
centinaio
di
rupie
,
-
disse
Sandokan
,
interrompendolo
prontamente
-
e
saranno
tue
se
potrai
indurre
il
tuo
padrone
a
raccomandarmi
al
rajah
.
-
Udendo
parlare
d
'
argento
,
il
maggiordomo
fece
un
profondissimo
inchino
.
-
Il
mio
padrone
mi
vuol
bene
,
-
disse
-
e
non
rifiuterà
un
così
piccolo
favore
,
trattandosi
di
procurare
il
pane
ad
un
principe
disgraziato
.
Alla
corte
vi
è
posto
per
tutti
.
-
Vorrei
però
ora
chiederti
un
piacere
,
sempre
pagando
.
-
Parla
signore
.
-
Io
qui
non
ho
né
amici
e
né
parenti
,
quindi
avrei
bisogno
d
'
una
stanza
,
sia
pure
un
bugigattolo
:
potresti
offrirmela
?
Io
non
ti
darò
alcun
fastidio
e
ti
pagherò
una
rupia
al
giorno
vitto
compreso
.
-
Il
maggiordomo
pensò
un
momento
,
poi
rispose
:
-
Posso
accontentarti
,
signore
,
purché
tu
finga
di
essere
un
servo
ed
eseguisca
qualche
piccolo
lavoro
.
Ho
una
stanzuccia
presso
la
varanga
del
secondo
piano
che
può
fare
per
te
.
-
Sandokan
tirò
fuori
quindici
rupie
e
le
depose
sul
tavolo
che
gli
stava
dinanzi
,
dicendo
:
-
Tu
sei
pagato
per
due
settimane
.
Se
mi
potrai
occupare
prima
non
ti
chiederò
la
restituzione
.
-
Tu
sei
generoso
come
un
principe
-
rispose
il
maggiordomo
.
-
Conducimi
o
fammi
condurre
nella
mia
stanza
.
-
Il
chitmudgar
aprì
la
porta
e
fece
avanzare
il
giovane
servo
indiano
,
che
pareva
fosse
lì
in
attesa
de
'
suoi
ordini
.
-
Condurrai
questo
sahib
nello
stanzino
che
si
trova
accanto
la
seconda
varanga
e
lo
tratterai
,
fino
a
nuovo
ordine
,
come
un
mio
ospite
.
-
Poi
volgendosi
verso
Sandokan
:
-
Seguilo
,
signore
-
gli
disse
.
-
Io
mi
occuperò
questa
sera
del
tuo
affare
.
-
Vai
a
visitare
il
favorito
del
rajah
?
-
Devo
ricevere
i
suoi
ordini
.
-
Gli
fece
colla
mano
un
cenno
come
per
raccomandargli
la
massima
prudenza
e
uscì
da
un
'
altra
porta
.
-
Eccomi
nel
cuore
della
piazza
,
-
mormorò
Sandokan
.
-
È
un
'
altra
giornata
guadagnata
.
Conducimi
,
giovanotto
.
-
Seguimi
,
sahib
.
-
Salirono
una
scala
riservata
ai
domestici
e
attraversata
la
varanga
superiore
entrarono
in
una
minuscola
stanzuccia
dove
non
si
trovavano
che
un
letto
e
due
sedie
.
-
Ti
va
sahib
?
-
chiese
il
sudra
.
-
Benissimo
,
-
rispose
Sandokan
.
-
D
'
altronde
non
mi
fermerò
qui
che
pochi
giorni
.
-
Non
vi
è
certo
il
lusso
del
bengalow
di
fermata
.
-
Sandokan
gli
posò
una
mano
sulla
spalla
,
dicendogli
gravemente
:
-
Tu
m
'
hai
promesso
di
essere
muto
come
un
pesce
,
quindi
non
devi
parlare
con
nessuno
di
quell
'
albergo
.
-
Sì
,
sahib
.
-
Ora
ho
bisogno
ancora
di
te
,
se
vorrai
guadagnare
altri
pezzi
d
'
argento
.
-
Parla
sahib
;
tu
sei
più
generoso
del
mio
padrone
.
-
Dove
si
trova
la
giovane
donna
che
hanno
portata
qui
di
notte
?
-
Il
sudra
pensò
un
momento
poi
passandosi
una
mano
sulla
fronte
disse
:
-
Mi
ricordo
,
quantunque
avessi
molto
bevuto
,
che
tu
m
'
hai
detto
essere
il
fratello
di
quella
signora
.
-
È
vero
.
-
E
...
che
cosa
vuoi
fare
,
sahib
?
-
Non
occuparti
di
questo
.
-
Io
servendo
te
corro
il
pericolo
di
venire
cacciato
e
anche
bastonato
.
-
Né
l
'
uno
né
l
'
altro
,
perché
io
ti
prenderò
ai
miei
servigi
con
doppia
paga
e
cento
rupie
di
regalo
.
-
Il
giovane
spalancò
gli
occhi
fissandoli
su
Sandokan
e
chiedendosi
se
sognava
.
-
Tu
mi
prendi
al
tuo
servizio
,
sahib
!
-
esclamò
finalmente
,
-
e
con
doppia
paga
!
-
Sì
.
-
Io
sono
tuo
corpo
e
anima
.
-
Non
mi
occorrono
,
-
rispose
Sandokan
.
-
A
me
per
ora
basta
la
tua
lingua
.
-
Che
cosa
vuoi
sapere
?
-
Dove
si
trova
la
giovane
indiana
.
-
È
più
vicina
di
quello
che
tu
credi
.
-
Dimmelo
.
-
Il
sudra
aprì
una
porta
che
era
nascosta
da
una
tenda
e
che
era
sfuggita
a
Sandokan
e
gli
mostrò
uno
stretto
corridoio
.
-
Questo
conduce
nella
stanza
della
giovane
che
hanno
rapito
-
disse
a
voce
bassa
.
-
L
'
harem
del
padrone
è
al
secondo
piano
.
-
Vedo
infatti
là
in
fondo
un
'
altra
porta
.
Sarà
però
chiusa
,
suppongo
.
-
Sì
,
però
io
posso
farti
avere
la
chiave
.
-
È
quella
che
mi
occorre
.
-
Fra
mezz
'
ora
l
'
avrai
,
sahib
.
-
Tu
m
'
hai
detto
che
oggi
sei
libero
.
-
È
vero
.
-
Sicché
puoi
recarti
al
bengalow
di
passaggio
.
-
A
qualunque
ora
.
-
Sandokan
trasse
da
una
tasca
un
libriccino
,
strappò
una
pagina
e
con
una
matita
scrisse
alcune
righe
.
-
Tu
consegnerai
questa
carta
all
'
uomo
che
mi
teneva
compagnia
,
quando
ti
offersi
da
bere
.
Lo
riconosceresti
ancora
?
-
Oh
sì
,
sahib
.
-
Portami
la
chiave
,
una
bottiglia
di
qualche
liquore
e
lasciami
solo
.
-
Sì
,
sahib
.
-
Quando
il
giovane
sudra
fu
uscito
,
Sandokan
s
'
inoltrò
in
punta
di
piedi
nel
corridoio
ed
esaminò
la
porta
che
metteva
nell
'
harem
del
greco
.
Come
la
maggior
parte
delle
porte
indiane
,
era
laminata
in
bronzo
;
tuttavia
accostando
un
orecchio
alla
toppa
,
Sandokan
poté
udire
due
voci
di
donna
.
-
Surama
!
-
esclamò
subito
.
-
Che
io
abbia
la
chiave
ed
una
fune
e
il
colpo
sarà
fatto
.
Mio
caro
greco
,
vedremo
chi
di
noi
due
sarà
più
furbo
.
Vi
è
qualcuno
che
discorre
con
Surama
.
Bah
!
Se
non
starà
zitto
con
un
colpo
di
pugnale
gli
chiuderò
per
sempre
la
bocca
.
-
Ritornò
nel
suo
bugigattolo
,
si
sdraiò
sul
letto
,
e
,
acceso
il
cibuc
,
si
mise
a
fumare
immergendosi
in
profondi
pensieri
.
Aveva
appena
terminata
la
prima
carica
di
tabacco
,
quando
il
giovane
sudra
ricomparve
tenendo
in
mano
una
bottiglia
ed
un
bicchiere
di
metallo
dorato
.
-
Ecco
,
sahib
-
gli
disse
.
-
È
il
maggiordomo
che
ti
manda
questo
.
-
E
la
chiave
?
-
L
'
ho
presa
senza
che
nessuno
se
ne
accorga
.
-
Tu
sei
un
bravo
ragazzo
.
Ora
dimmi
se
mia
sorella
è
sola
o
in
compagnia
di
qualche
altra
donna
.
-
Questo
lo
ignoro
,
non
potendo
io
entrare
nell
'
harem
del
mio
signore
.
-
Non
importa
,
-
disse
Sandokan
dopo
un
momento
di
riflessione
.
-
Che
cosa
devo
fare
ora
?
-
Portare
la
carta
che
ti
ho
dato
al
mio
amico
e
procurarmi
per
questa
sera
una
solida
corda
.
-
Che
cosa
vuoi
fare
sahib
?
-
chiese
il
sudra
spaventato
.
-
T
'
ho
detto
che
ti
prendo
al
mio
servizio
con
doppia
paga
:
non
ti
basta
?
-
È
vero
,
sahib
.
-
Vattene
.
-
Attese
che
il
rumore
dei
passi
fosse
cessato
,
poi
tornò
nel
corridoio
e
tenendo
in
mano
la
chiave
che
il
giovane
gli
aveva
dato
,
accostò
di
nuovo
un
orecchio
alla
toppa
.
-
Non
parlano
più
,
-
mormorò
.
-
Facciamo
la
nostra
comparsa
:
Surama
mi
rivedrà
ben
volentieri
.
-
Introdusse
la
chiave
e
aprì
.
Un
grido
,
a
mala
pena
represso
,
rispose
allo
stridio
del
chiavistello
.
-
Taci
,
Surama
!
-
disse
Sandokan
.
-
Sono
io
!
19
.
La
liberazione
di
Surama
Sandokan
si
trovò
in
una
splendida
stanza
da
letto
,
di
stile
greco
-
orientale
,
adorna
di
ricchissimi
divani
di
seta
bianca
,
ricamati
in
oro
,
di
tappeti
turchi
e
persiani
e
di
ampie
tende
di
seta
azzurra
cadenti
dinanzi
alle
finestre
.
Solo
il
letto
,
massiccio
,
con
intarsi
di
madreperla
e
che
si
trovava
proprio
nel
mezzo
,
ed
alcuni
mobili
leggeri
,
erano
di
provenienza
indiana
.
Surama
,
vedendo
entrare
Sandokan
,
gli
si
slanciò
contro
trattenendo
,
come
abbiamo
detto
,
a
mala
pena
un
grido
.
Il
maggiordomo
del
favorito
le
aveva
fatto
indossare
un
'
ampia
sari
di
seta
rosea
,
con
un
grand
'
orlo
azzurro
,
che
faceva
doppiamente
risaltare
la
bruna
bellezza
della
giovane
assamese
.
-
Chiudi
bene
la
porta
,
-
le
disse
subito
Sandokan
sotto
-
voce
.
-
Nessuno
deve
sorprendermi
nella
tua
stanza
.
-
Ma
come
tu
,
signore
,
sei
qui
?
-
Taci
ora
:
la
porta
.
-
Surama
abbassò
i
due
ganci
,
assicurandola
solidamente
.
-
Nessuno
potrà
ora
entrare
senza
il
mio
permesso
-
disse
tornando
verso
Sandokan
.
-
Ed
ora
parla
signore
:
Yanez
?
-
Non
inquietarti
per
lui
,
Surama
,
-
rispose
Sandokan
invitandola
a
sedersi
sul
divano
,
che
si
trovava
più
vicino
al
corridoio
che
conduceva
nel
suo
bugigattolo
.
-
Pel
momento
non
corre
alcun
pericolo
e
credo
che
non
abbia
mai
goduto
tanta
salute
come
ora
.
-
E
Tremal
-
Naik
?
-
In
questo
momento
sta
cenando
di
certo
e
senza
troppe
apprensioni
.
-
Ma
tu
...
-
Aspetta
un
po
'
:
sappi
che
sono
qui
in
qualità
di
ospite
e
non
già
di
prigioniero
.
Ora
rispondimi
a
quanto
ti
chiederò
.
Innanzi
a
tutto
verrà
nessuno
a
disturbarci
?
-
Per
ora
no
.
Abbiamo
un
paio
d
'
ore
di
libertà
.
-
Non
mi
occorre
tanto
tempo
.
Ti
hanno
usato
dei
maltrattamenti
?
-
No
,
signore
,
tutt
'
altro
.
-
Ti
hanno
interrogata
?
-
Non
ancora
,
tuttavia
vi
è
nel
mio
cervello
un
ricordo
confuso
.
-
Quale
?
-
Posso
aver
sognato
.
-
Spiegami
codesto
sogno
,
Surama
-
disse
Sandokan
.
-
Mi
sembra
d
'
aver
veduto
degli
uomini
intorno
al
mio
letto
e
di
aver
udito
degli
strani
discorsi
e
poi
mi
sembra
che
mi
abbiano
dato
da
bere
qualche
cosa
,
come
un
liquore
fortissimo
e
molto
amaro
.
Qualche
cosa
di
vero
può
essere
avvenuto
poiché
quando
mi
sono
svegliata
,
in
questo
letto
,
avevo
il
cervello
offuscato
e
le
membra
mi
tremavano
come
se
avessi
bevuto
del
bâng
.
-
Cos
'
è
?
-
Una
mistura
d
'
oppio
.
-
La
fronte
di
Sandokan
si
corrugò
.
-
Sei
ben
certa
,
Surama
,
che
non
sia
stato
un
sogno
?
-
Non
te
lo
saprei
dire
con
piena
sicurezza
,
-
rispose
la
bella
assamese
.
-
Quel
tremito
però
non
mi
parve
naturale
.
-
Ecco
dove
sta
il
pericolo
.
Voi
indiani
possedete
delle
droghe
misteriose
che
esaltano
le
persone
e
che
le
costringono
a
parlare
.
Tremal
-
Naik
m
'
ha
parlato
un
giorno
d
'
una
certa
youma
.
-
Non
devono
aver
adoperata
quella
pianta
,
perché
produce
una
febbre
intensissima
,
che
dura
parecchie
ore
.
No
,
se
è
vero
che
mi
hanno
dato
da
bere
qualche
cosa
,
deve
trattarsi
d
'
altro
.
-
Pensa
bene
,
fanciulla
,
perché
se
tu
hai
parlato
puoi
aver
compromesso
non
solo
me
e
te
,
bensì
anche
Yanez
.
-
E
se
,
come
t
'
ho
detto
,
fosse
stato
un
sogno
?
-
Il
tuo
cervello
,
se
fosse
stato
un
sogno
,
non
sarebbe
rimasto
offuscato
.
-
Anche
questo
è
vero
.
-
Se
vi
fosse
qualche
mezzo
per
poter
sapere
quello
che
hai
detto
!
-
mormorò
Sandokan
.
-
Chissà
,
forse
Tremal
-
Naik
può
trovarlo
;
egli
conosce
molti
narcotici
.
-
Io
sono
pronta
a
bere
tutto
quello
che
vorrai
,
Sandokan
.
-
Di
questa
faccenda
ci
occuperemo
più
tardi
.
-
E
tu
come
hai
saputo
che
io
ero
stata
rapita
?
-
chiese
Surama
.
-
Ho
preso
quel
cane
di
fakiro
e
l
'
ho
costretto
a
confessare
.
È
il
favorito
del
rajah
che
t
'
ha
fatta
rapire
,
probabilmente
per
vendicarsi
di
quel
colpo
di
scimitarra
.
Anche
questo
è
affare
che
poco
interessa
pel
momento
.
È
un
giuoco
che
io
gli
restituirò
questa
notte
istessa
.
Tutto
è
ormai
pronto
per
la
tua
evasione
.
Dove
mettono
le
tue
finestre
?
-
Sulla
varanga
del
secondo
piano
.
-
Hai
paura
ad
affidarti
a
una
fune
ben
solida
?
-
Io
sono
pronta
a
fare
tutto
quello
che
vorrai
.
-
Si
dorme
presto
in
questa
casa
?
-
Alle
undici
tutti
i
lumi
sono
spenti
,
-
rispose
Surama
.
-
A
mezzanotte
sii
pronta
.
Dorme
nessuna
serva
qui
?
-
So
che
ve
ne
sono
due
nella
camera
attigua
.
-
Vengono
da
te
prima
di
coricarsi
?
-
Sì
,
per
accompagnarmi
a
letto
.
-
Hai
qualche
bottiglia
di
liquore
da
offrire
loro
?
-
Anche
del
vino
europeo
:
il
chitmudgar
non
mi
lascia
mancare
nulla
.
-
Sandokan
si
frugò
nella
fascia
ed
estrasse
una
scatola
di
metallo
contenente
parecchi
tubetti
a
vari
colori
.
Ne
prese
uno
,
lo
esaminò
attentamente
,
poi
lo
porse
a
Surama
dicendole
:
-
La
polvere
che
sta
qui
dentro
,
la
scioglierai
in
una
bottiglia
,
o
di
liquore
o
di
vino
,
e
poi
offrirai
a
ciascuna
delle
due
donne
un
bicchierino
di
quella
mistura
,
non
di
più
.
Il
narcotico
è
potente
e
assorbito
in
dose
superiore
,
potrebbe
far
dormire
per
sempre
chi
lo
prende
.
Ora
un
'
altra
domanda
e
poi
ti
lascerò
sola
.
-
Parla
signore
,
-
disse
Surama
nascondendosi
in
seno
il
tubetto
.
-
Credi
tu
che
i
montanari
di
tuo
padre
si
siano
scordati
di
te
?
-
Se
mi
presentassi
a
loro
e
dicessi
che
io
sono
Surama
,
la
piccola
figlia
del
famoso
guerriero
,
sono
più
che
certa
che
prenderebbero
le
armi
per
aiutare
te
e
Yanez
in
questa
difficile
impresa
.
Pensi
tu
forse
di
condurmi
fra
di
loro
?
-
Ciò
può
essere
necessario
per
metterti
al
sicuro
,
-
rispose
la
Tigre
della
Malesia
.
-
Un
elefante
quanto
potrebbe
impiegare
per
giungere
fra
quelle
montagne
?
-
Non
più
di
cinque
giorni
.
-
Ne
so
abbastanza
.
Addio
,
Surama
,
e
sii
pronta
per
la
mezzanotte
.
-
Strinse
la
mano
alla
futura
principessa
dell
'
Assam
e
tornò
in
punta
di
piedi
nella
sua
stanzetta
.
-
Tutto
va
a
gonfie
vele
,
-
mormorò
.
-
Se
non
sopravverranno
degli
incidenti
,
domani
noi
saremo
nella
jungla
di
Benar
e
perfettamente
al
sicuro
.
Poi
vedremo
che
cosa
ci
converrà
fare
.
-
Si
sdraiò
sul
suo
lettuccio
mettendo
su
uno
sgabello
una
bottiglia
di
arak
,
accese
la
pipa
ed
attese
tranquillamente
che
giungesse
il
momento
di
agire
e
che
il
giovane
sudra
si
presentasse
.
La
mezzanotte
non
era
lontana
,
quando
un
leggero
colpo
battuto
alla
porta
lo
fece
scendere
dal
letto
.
-
Deve
essere
lui
,
-
mormorò
.
-
Ecco
un
bravo
ragazzo
che
farà
una
discreta
fortuna
.
-
Aprì
senza
far
rumore
e
si
vide
dinanzi
il
servo
del
maggiordomo
.
-
Dunque
-
gli
chiese
Sandokan
.
-
Dormono
tutti
.
-
Sono
tutti
spenti
i
lumi
?
-
Sì
,
sahib
.
-
Hai
veduto
nessuno
a
passeggiare
sulla
piazza
?
-
Un
gruppo
d
'
uomini
.
-
Sono
i
miei
amici
.
Prendi
la
fune
.
-
È
qui
,
sahib
.
-
Seguimi
e
non
aver
paura
.
Da
questo
momento
tu
sei
ai
miei
servigi
.
-
Grazie
,
padrone
.
-
Sandokan
aprì
la
porta
che
metteva
nel
corridoio
e
bussò
replicatamente
a
quella
della
stanza
di
Surama
che
fu
subito
aperta
.
La
giovane
assamese
aveva
abbassato
il
lucignolo
della
lampada
per
far
credere
che
dormiva
e
si
era
gettata
sulla
testa
una
larga
fascia
di
seta
,
che
la
nascondeva
quasi
tutta
.
-
Eccomi
,
signore
-
disse
a
Sandokan
.
-
Sono
pronta
a
scendere
.
-
Le
tue
serve
?
-
Dormono
profondamente
.
-
Hanno
bevuto
il
narcotico
?
-
Da
più
di
un
'
ora
.
-
Prima
di
domani
sera
non
si
sveglieranno
,
-
disse
Sandokan
.
-
Siamo
quindi
sicuri
di
non
essere
disturbati
da
parte
loro
.
-
Aprì
una
finestra
e
passò
sulla
varanga
accostandosi
silenziosamente
al
parapetto
.
Quantunque
l
'
oscurità
fosse
fitta
,
scorse
subito
alcune
ombre
umane
sfilare
silenziosamente
dinanzi
al
palazzo
del
favorito
.
-
Devono
essere
Tremal
-
Naik
,
Kammamuri
e
i
miei
malesi
,
-
mormorò
.
-
Speriamo
che
tutto
vada
bene
.
-
Svolse
la
corda
,
legò
un
capo
ad
una
colonna
di
legno
della
varanga
e
gettò
l
'
altro
nel
vuoto
,
mandando
nel
medesimo
tempo
un
leggero
sibilo
che
imitava
perfettamente
quello
del
terribilissimo
cobra
-
capello
.
Un
segnale
identico
rispose
poco
dopo
.
-
È
lui
-
disse
Sandokan
.
-
All
'
opera
!
-
Tornò
verso
la
finestra
,
prese
fra
le
sue
braccia
Surama
e
s
'
avviò
verso
la
fune
dicendo
al
sudra
:
-
Scendi
pel
primo
tu
.
-
Sì
,
padrone
.
-
E
fa
'
presto
.
-
Il
giovanotto
varcò
il
parapetto
e
scomparve
.
-
Tu
incrocia
le
tue
mani
attorno
al
mio
collo
,
-
disse
poscia
Sandokan
alla
bella
assamese
,
-
e
dammi
la
tua
fascia
di
seta
,
onde
ti
leghi
a
me
.
-
Non
sarebbe
necessario
,
-
rispose
la
principessa
.
-
Le
mie
braccia
sono
robuste
.
-
Non
si
sa
mai
quello
che
può
accadere
.
-
Prese
la
sciarpa
,
strinse
Surama
contro
il
proprio
dorso
,
poi
a
sua
volta
montò
sul
parapetto
,
non
senza
essersi
prima
cacciato
fra
i
denti
il
kriss
malese
.
-
Stringi
forte
,
-
disse
.
-
Non
mi
strangolerai
colle
tue
piccole
mani
.
-
Afferrò
la
corda
e
si
mise
a
scendere
.
Vecchio
marinaio
,
non
si
trovava
certo
imbarazzato
a
compiere
quella
manovra
,
tanto
più
che
possedeva
una
muscolatura
da
sfidare
l
'
acciaio
.
In
pochi
istanti
raggiunse
la
veranda
inferiore
.
Disgraziatamente
urtò
coi
piedi
contro
l
'
orlo
della
leggera
tettoia
che
la
copriva
,
facendo
cadere
un
pezzo
di
grondaia
.
Una
sola
imprecazione
gli
sfuggì
suo
malgrado
.
Quel
pezzo
di
latta
o
di
zinco
che
fosse
,
nel
precipitare
sulle
pietre
della
piazza
,
produsse
molto
rumore
.
Sandokan
puntò
i
piedi
contro
il
riparo
e
si
lasciò
scivolare
verticalmente
,
senza
badare
se
si
scorticava
o
no
le
mani
.
Non
distava
dal
suolo
che
pochi
metri
quando
dalla
varanga
udì
una
voce
a
urlare
:
-
All
'
armi
!
La
prigioniera
fugge
!
-
Poi
rintronò
un
colpo
di
pistola
.
La
palla
fortunatamente
non
aveva
colpito
né
Sandokan
,
né
Surama
.
Uomini
,
servi
e
guardie
,
si
erano
precipitati
sulla
varanga
urlando
a
squarciagola
:
-
Ferma
!
Ferma
!
-
Due
,
avendo
trovata
la
fune
stesa
dinanzi
alla
galleria
,
vi
si
aggrapparono
lasciandosi
scorrere
fino
a
terra
,
ma
già
Sandokan
che
reggeva
sempre
Surama
,
si
trovava
al
sicuro
fra
i
suoi
fedeli
malesi
.
Tremal
-
Naik
vedendo
poi
quei
due
venire
avanti
con
dei
tarwar
in
mano
,
armò
rapidamente
le
due
pistole
che
aveva
nella
fascia
e
scaricò
uno
dietro
l
'
altro
,
senza
troppa
fretta
,
quattro
colpi
che
li
fece
cadere
l
'
uno
sull
'
altro
.
-
Via
!
-
gridò
Sandokan
dopo
aver
sciolto
il
piccolo
sari
che
legava
Surama
,
e
d
'
aver
presa
questa
fra
le
braccia
.
-
Al
palazzo
!
-
La
porta
del
bengalow
del
favorito
,
si
era
aperta
e
dieci
o
dodici
uomini
muniti
d
'
armi
da
fuoco
e
da
taglio
e
ancora
semi
-
nudi
,
si
erano
scagliati
dietro
ai
fuggiaschi
,
urlando
senza
posa
:
-
All
'
armi
!
All
'
armi
!
-
Sandokan
correva
come
un
cervo
,
fiancheggiato
da
Tremal
-
Naik
e
da
Kammamuri
e
protetto
alle
spalle
dai
malesi
.
La
caccia
era
cominciata
furiosa
,
implacabile
;
ma
quantunque
gli
indù
godano
generalmente
la
fama
di
essere
corridori
instancabili
,
avevano
trovato
nei
loro
avversari
dei
campioni
degni
dei
loro
garretti
.
Di
quando
in
quando
qualche
colpo
di
fuoco
echeggiava
,
facendo
accorrere
alle
finestre
gli
abitanti
delle
vicine
case
.
Ora
veniva
sparato
dagli
inseguitori
ed
ora
dai
fuggiaschi
,
senza
gravi
perdite
né
da
una
parte
né
dall
'
altra
non
potendo
,
in
quella
corsa
disordinata
,
prendere
la
mira
.
Nondimeno
una
viva
inquietudine
cominciava
a
tormentare
Sandokan
.
Quelle
grida
e
quegli
spari
facevano
accorrere
ad
ogni
istante
altre
persone
ed
il
drappello
dei
servi
del
greco
s
'
ingrossava
rapidamente
.
Sarebbero
riusciti
a
salvarsi
nel
palazzo
senza
essere
stati
scorti
?
Lo
stesso
pensiero
doveva
essere
sorto
anche
nel
cervello
di
Tremal
-
Naik
,
poiché
senza
cessare
di
correre
,
chiese
a
Sandokan
:
-
Non
verremo
noi
assediati
?
-
Prima
di
voltare
l
'
angolo
dell
'
ultima
via
,
faremo
una
scarica
.
È
assolutamente
necessario
che
non
ci
vedano
entrare
nel
palazzo
.
Forza
alle
gambe
!
Cerchiamo
di
distanziarli
.
-
Avevano
percorso
sette
od
otto
vie
,
senza
incontrare
fortunatamente
nessuna
guardia
notturna
.
Con
uno
sforzo
supremo
raggiunsero
l
'
angolo
del
palazzo
vantaggiando
a
un
tempo
di
duecento
e
più
passi
.
-
Fate
fronte
!
-
gridò
Sandokan
ai
malesi
.
-
Caricate
!
Fuoco
di
bordata
prima
!
-
Le
terribili
tigri
di
Mompracem
,
niente
spaventate
di
trovarsi
di
fronte
a
cinquanta
o
sessanta
avversari
,
puntarono
le
carabine
facendo
una
scarica
,
poi
estratte
le
scimitarre
caricarono
furiosamente
con
urla
selvagge
.
Vedendo
cadere
parecchi
dei
loro
,
gl
'
indù
volsero
le
spalle
senza
aspettare
l
'
attacco
impetuoso
,
irresistibile
,
dei
malesi
.
-
Kammamuri
,
fa
'
aprire
la
porta
del
palazzo
prima
che
quei
furfanti
ritornino
!
-
È
già
aperta
,
signore
!
-
gridò
Bindar
.
-
A
me
,
malesi
!
-
I
pirati
che
si
erano
slanciati
dietro
ai
fuggiaschi
ululando
come
bestie
feroci
,
si
ripiegarono
di
corsa
e
si
gettarono
dentro
l
'
ampio
peristilio
del
palazzo
di
Surama
,
chiudendo
e
barricando
precipitosamente
la
porta
.
-
Spero
che
nessuno
ci
abbia
veduti
,
-
disse
Sandokan
deponendo
a
terra
Surama
e
aspirando
poscia
una
lunga
sorsata
d
'
aria
.
-
Grazie
,
Sandokan
,
-
disse
la
giovane
.
-
A
te
ed
al
sahib
bianco
devo
ormai
troppe
volte
la
mia
vita
.
-
Lascia
queste
cose
e
andiamo
a
vedere
che
cosa
succede
.
Intanto
fa
'
armare
tutta
la
tua
gente
.
Temo
che
vi
sarà
battaglia
questa
notte
.
-
Salì
la
gradinata
insieme
con
Tremal
-
Naik
e
con
Kammamuri
e
si
affacciò
ad
una
finestra
del
secondo
piano
.
-
Saccaroa
!
-
esclamò
.
-
Ci
hanno
ritrovati
!
Qui
corriamo
il
pericolo
di
venire
presi
!
Ah
!
Per
Maometto
,
preparerò
loro
un
bel
tiro
,
prima
che
giungano
i
soldati
del
rajah
!
-
Che
cosa
vuoi
fare
?
-
chiese
Tremal
-
Naik
.
-
Surama
!
-
gridò
invece
Sandokan
.
La
giovane
assamese
saliva
in
quel
momento
la
scala
.
-
Che
cosa
desideri
signore
?
-
chiese
avvicinandosi
rapidamente
.
-
La
tua
casa
è
isolata
mi
pare
.
-
Sì
.
-
Che
cosa
vi
è
di
dietro
?
-
Una
piccola
pagoda
.
-
Isolata
anche
quella
?
-
No
,
si
appoggia
ad
un
gruppo
di
palazzi
e
di
bengalow
.
-
È
larga
la
via
che
divide
la
tua
casa
dalla
pagoda
?
-
Una
diecina
di
metri
.
-
Fa
'
portare
subito
delle
funi
,
tutte
quelle
che
puoi
trovare
.
Ci
raggiungerai
sul
tetto
.
Bindar
!
-
L
'
indiano
che
era
sulla
varanga
vicina
fu
pronto
ad
accorrere
.
-
Eccomi
,
padrone
-
disse
.
-
Da
'
ordine
ai
miei
malesi
ed
ai
servi
di
tenere
in
iscacco
gli
assalitori
per
alcuni
minuti
.
Che
non
facciano
economia
di
polvere
né
di
palle
.
Va
'
e
comanda
il
fuoco
.
E
ora
,
Tremal
-
Naik
,
vieni
con
me
e
con
Kammamuri
.
-
Salirono
una
seconda
gradinata
raggiungendo
l
'
ultimo
piano
e
trovato
un
abbaino
,
passarono
sul
tetto
che
era
quasi
piatto
,
non
avendo
che
due
leggere
inclinazioni
.
-
Non
mi
aspettavo
tanta
fortuna
,
-
mormorò
Sandokan
.
-
Andiamo
a
vedere
quella
via
e
quella
pagoda
.
-
Mentre
s
'
avanzavano
carponi
,
dinanzi
al
palazzo
echeggiavano
clamori
assordanti
.
Gli
assedianti
dovevano
essere
cresciuti
di
numero
a
giudicarlo
dal
fracasso
che
facevano
.
Il
fuoco
però
non
era
ancora
cominciato
né
da
una
parte
né
dall
'
altra
.
Bindar
non
aveva
forse
giudicato
prudente
cominciare
pel
primo
le
ostilità
,
per
non
irritare
maggiormente
gli
avversari
.
Sandokan
ed
i
suoi
due
compagni
in
pochi
momenti
attraversarono
il
tetto
,
raggiungendo
il
margine
opposto
.
Una
via
larga
,
nove
o
dieci
metri
,
separava
il
palazzo
da
una
vecchia
pagoda
di
modeste
proporzioni
,
la
quale
era
sormontata
da
una
specie
di
terrazzo
,
irto
di
antenne
di
ferro
che
sorreggevano
dei
piccoli
elefanti
dorati
che
funzionavano
forse
da
mostraventi
.
-
È
alta
quanto
questa
casa
,
-
disse
Sandokan
.
-
Che
cosa
vuoi
tentare
?
-
chiese
Tremal
-
Naik
.
-
Di
passare
su
quel
terrazzo
,
-
rispose
la
Tigre
della
Malesia
.
Il
bengalese
lo
guardò
con
spavento
.
-
Chi
potrà
saltare
attraverso
questa
via
?
-
Tutti
.
-
Ma
come
?
-
Tu
sai
ancora
adoperare
il
laccio
?
Un
vecchio
thug
non
dimentica
facilmente
il
suo
mestiere
.
-
Non
ti
capisco
.
-
Non
si
tratta
che
di
gettare
una
buona
corda
al
di
sopra
d
'
una
di
quelle
antenne
e
di
formare
poi
un
ponte
volante
con
un
paio
di
gomene
.
-
Ah
!
Padrone
,
lascia
fare
a
me
allora
,
-
disse
Kammamuri
.
-
Sono
stato
un
anno
prigioniero
dei
thugs
di
Rajmangal
e
ho
appreso
a
servirmi
del
laccio
a
meraviglia
.
Non
sarà
che
un
semplice
giuoco
.
-
E
poi
dove
scapperemo
noi
?
-
chiese
Tremal
-
Naik
.
-
Vi
sono
delle
case
dietro
la
pagoda
che
attraverseremo
facilmente
,
passando
sui
tetti
.
In
qualche
luogo
scenderemo
.
-
E
non
ci
daranno
la
caccia
?
-
Io
eleverò
fra
noi
e
gli
assedianti
una
tale
barriera
da
togliere
loro
ogni
idea
d
'
inseguirci
.
-
Tu
sei
un
uomo
meraviglioso
,
Sandokan
.
-
Non
sono
stato
forse
un
pirata
?
-
rispose
la
Tigre
della
Malesia
.
-
Nella
mia
lunga
carriera
ne
ho
provate
delle
avventure
e
ne
ho
...
-
Una
scarica
di
carabine
gli
tagliò
la
frase
.
I
malesi
ed
i
servi
del
palazzo
avevano
aperto
il
fuoco
,
per
impedire
agli
assedianti
di
abbattere
la
porta
e
d
'
invadere
le
stanze
del
pianterreno
.
-
Se
la
resistenza
dura
dieci
minuti
noi
siamo
salvi
,
-
disse
Sandokan
.
Si
volse
udendo
delle
tegole
a
muoversi
,
Surama
s
'
avanzava
con
precauzione
andando
carponi
sul
tetto
,
accompagnata
da
due
servi
e
da
un
malese
,
che
portavano
corde
di
seta
,
strappate
probabilmente
dai
tendaggi
,
e
grosse
corde
di
canape
tolte
dalle
varanghe
.
-
Chi
è
che
ha
aperto
il
fuoco
?
-
chiese
Sandokan
aiutando
la
brava
ragazza
ad
alzarsi
.
-
I
tuoi
uomini
.
-
Vi
sono
dei
seikki
fra
gli
assalitori
?
-
Una
dozzina
e
avevano
subito
attaccata
la
porta
.
-
Kammamuri
scegliti
la
corda
e
bada
che
sia
solida
perché
tu
dovrai
passare
su
quella
.
-
Lascia
fare
a
me
,
padrone
;
-
rispose
il
maharatto
.
Si
gettò
sulle
funi
che
erano
state
deposte
dinanzi
a
lui
e
prese
un
cordone
di
seta
,
lungo
una
quindicina
di
metri
e
grosso
come
un
dito
,
osservandolo
attentamente
in
tutta
la
sua
lunghezza
.
-
Ecco
quello
che
fa
per
me
,
-
disse
poi
.
-
Può
sorreggere
anche
due
uomini
.
-
Fece
rapidamente
un
nodo
scorsoio
,
si
spinse
verso
il
margine
del
tetto
,
lo
fece
volteggiare
tre
o
quattro
volte
intorno
alla
propria
testa
come
fanno
i
gauchos
della
pampa
argentina
e
lo
lanciò
.
La
corda
ben
aperta
alla
sua
estremità
,
in
causa
di
quel
rapido
movimento
rotatorio
,
cadde
su
una
delle
aste
di
ferro
e
vi
scivolò
dentro
.
-
Ecco
fatto
,
-
disse
Kammamuri
volgendosi
verso
Sandokan
.
-
Tenete
forte
il
cordone
.
-
Guarda
prima
se
vi
è
gente
nella
via
.
-
Non
mi
pare
,
padrone
.
D
'
altronde
l
'
oscurità
è
fitta
e
nessuno
ci
vedrà
.
-
Sandokan
e
Tremal
-
Naik
si
gettarono
sulle
tegole
afferrando
strettamente
il
cordone
,
subito
imitati
dai
due
servi
e
dal
malese
.
-
Coraggio
amico
,
-
disse
il
pirata
.
-
Ne
ho
da
vendere
,
-
rispose
il
maharatto
sorridendo
.
-
E
poi
non
soffro
le
vertigini
.
-
Si
appese
al
cordone
,
incrociandovi
sopra
,
per
maggior
precauzione
,
le
gambe
e
s
'
avanzò
audacemente
al
di
sopra
della
via
,
senza
nemmeno
pensare
che
poteva
da
un
istante
all
'
altro
cadere
da
un
'
altezza
di
diciotto
o
venti
metri
e
sfracellarsi
sul
lastricato
.
Sandokan
e
Tremal
-
Naik
seguivano
con
viva
emozione
e
non
senza
rabbrividire
quella
traversata
,
dal
cui
buon
esito
dipendeva
la
salvezza
di
tutti
.
Vi
fu
un
momento
terribile
,
quando
il
coraggioso
maharatto
giunse
a
metà
della
distanza
che
divideva
il
palazzo
dalla
pagoda
.
Il
cordone
quantunque
tirato
a
tutta
forza
dai
cinque
uomini
,
aveva
descritto
un
arco
accentuatissimo
,
crepitando
sinistramente
sotto
il
peso
non
indifferente
di
Kammamuri
.
-
Fermati
un
istante
!
-
gridò
precipitosamente
Sandokan
.
Il
maharatto
che
doveva
pure
aver
udito
quel
crepitìo
che
poteva
annunciare
una
imminente
rottura
,
ubbidì
subito
.
Fortunatamente
la
corda
non
aveva
ceduto
,
né
aveva
dato
alcun
altro
suono
.
A
quanto
pareva
,
i
fili
di
seta
si
erano
solamente
allungati
senza
spezzarsi
.
-
Vuoi
provare
?
-
chiese
finalmente
Sandokan
.
-
Aspettavo
il
tuo
ordine
,
-
rispose
Kammamuri
con
voce
perfettamente
calma
.
-
Va
'
,
amico
,
-
disse
Tremal
-
Naik
.
Il
maharatto
riprese
la
sua
marcia
aerea
,
procedendo
però
con
precauzione
e
giunse
ben
presto
sul
terrazzo
della
pagoda
,
mandando
un
gran
sospiro
di
soddisfazione
.
-
Le
funi
,
padrone
!
-
gridò
subito
.
Sandokan
aveva
già
scelto
le
più
grosse
e
le
più
solide
.
Le
annodò
facilmente
.
Le
due
funi
,
annodate
l
'
una
sopra
l
'
altra
,
all
'
altezza
d
'
un
metro
e
mezzo
e
assicurate
a
due
aste
di
ferro
,
potevano
permettere
il
passaggio
senza
correre
troppi
pericoli
.
-
Tremal
-
Naik
,
-
disse
Sandokan
;
-
occupati
di
far
passare
le
persone
.
Surama
hai
paura
?
-
No
,
signore
.
-
Passa
per
la
prima
.
-
E
tu
?
-
chiese
Tremal
-
Naik
.
-
Vado
a
coprire
la
ritirata
e
preparare
la
barriera
che
impedirà
agli
assedianti
di
darci
la
caccia
.
-
Riattraversò
il
tetto
e
ridiscese
negli
appartamenti
.
La
battaglia
fra
gli
indù
,
i
malesi
ed
i
servi
del
palazzo
infuriava
,
facendo
accorrere
da
tutte
le
vicine
vie
nuovi
combattenti
.
I
malesi
nascosti
dietro
i
parapetti
delle
varanghe
che
avevano
coperti
con
materassi
,
cuscini
e
pagliericci
,
sparavano
furiosamente
facendo
indietreggiare
,
ad
ogni
scarica
,
gli
assalitori
e
mandandone
molti
a
terra
morti
o
feriti
.
La
folla
però
,
che
era
pure
armata
di
ottime
carabine
e
di
pistole
,
rispondeva
non
meno
vigorosamente
e
anche
dalle
case
fronteggianti
il
palazzo
di
Surama
si
sparava
contro
la
varanga
,
mettendo
in
serio
pericolo
i
difensori
.
Sandokan
si
era
precipitato
fra
i
suoi
uomini
,
gridando
:
-
Riparate
subito
sul
tetto
!
Fra
pochi
minuti
il
palazzo
sarà
in
fiamme
!
Prima
le
donne
ed
i
servi
,
ultimi
voi
per
coprire
la
ritirata
.
-
Ciò
detto
strappò
una
torcia
che
illuminava
la
varanga
e
diede
fuoco
alle
stuoie
di
coccottiero
,
quindi
si
slanciò
attraverso
le
splendide
stanze
che
formavano
l
'
appartamento
riservato
di
Surama
,
incendiando
i
cortinaggi
di
seta
delle
finestre
,
le
coperte
dei
letti
,
i
tappeti
,
i
leggeri
mobili
laccati
.
-
Ci
diano
la
caccia
ora
,
-
disse
quando
vide
le
fiamme
avvampare
e
le
stanze
riempirsi
di
fumo
.
-
Cinquantamila
rupie
non
valgono
un
dito
di
Surama
.
-
Ritornò
sulla
varanga
inseguito
dalle
colonne
di
fumo
per
accertarsi
che
non
vi
era
più
nessuno
.
Indiani
e
malesi
,
dopo
d
'
aver
fatta
un
'
ultima
scarica
,
erano
precipitosamente
fuggiti
;
e
le
stuoie
,
le
colonne
di
legno
e
persino
il
pavimento
,
avvampavano
con
rapidità
prodigiosa
lanciando
intorno
bagliori
sinistri
.
-
Questo
palazzo
brucerà
come
un
pezzo
d
'
esca
,
-
mormorò
Sandokan
.
-
È
tempo
di
metterci
in
salvo
.
-
Raggiunse
l
'
abbaino
e
balzò
sul
tetto
.
La
ritirata
era
cominciata
in
buon
ordine
;
uomini
e
donne
attraversavano
rapidamente
il
ponte
volante
reggendosi
sulle
due
funi
,
mentre
i
malesi
,
curvi
sui
margini
del
tetto
,
consumavano
le
loro
ultime
munizioni
e
scagliavano
nella
via
,
sulle
teste
degli
assedianti
,
ammassi
di
tegole
.
Sul
terrazzo
della
pagoda
le
persone
si
accumulavano
,
prendendo
subito
la
via
dei
tetti
,
sotto
la
guida
di
Tremal
-
Naik
,
di
Kammamuri
e
di
Bindar
.
Quando
Sandokan
vide
finalmente
il
ponte
volante
libero
,
vi
fece
passare
i
malesi
,
poi
troncò
con
un
colpo
di
coltello
le
due
funi
che
erano
state
legate
attorno
al
comignolo
d
'
un
camino
,
onde
gli
assedianti
,
nel
caso
che
la
casa
non
bruciasse
interamente
,
non
potessero
accorgersi
da
qual
parte
gli
assediati
fossero
fuggiti
.
-
Ora
un
esercizio
da
buon
marinaio
,
-
mormorò
Sandokan
.
Prima
di
eseguirlo
lanciò
intorno
un
rapido
sguardo
.
Dagli
abbaini
uscivano
nuvoli
di
fumo
e
getti
di
scintille
e
nella
sottostante
via
si
udivano
i
clamori
feroci
della
folla
.
-
Entrate
e
dateci
la
caccia
,
-
mormorò
il
pirata
con
un
sorriso
ironico
.
Afferrò
una
delle
due
funi
,
si
spinse
fino
sull
'
orlo
del
tetto
e
senz
'
altro
si
slanciò
andando
a
battere
i
piedi
contro
il
cornicione
della
pagoda
che
sorreggeva
il
terrazzo
.
Nessun
altro
uomo
,
che
non
avesse
posseduta
l
'
agilità
e
la
forza
straordinaria
di
Sandokan
,
avrebbe
potuto
tentare
una
simile
volata
senza
fracassarsi
per
lo
meno
le
gambe
.
Il
pirata
però
che
doveva
possedere
una
muscolatura
d
'
acciaio
,
non
provò
che
un
po
'
di
stordimento
,
prodotto
dal
violentissimo
contraccolpo
.
Stette
un
momento
fermo
per
rimettersi
un
po
'
,
quindi
cominciò
a
issarsi
a
forza
di
pugno
finché
raggiunse
il
terrazzo
.
Sui
tetti
delle
vicine
case
i
servi
e
le
donne
fuggivano
rapidamente
,
fiancheggiati
dai
malesi
.
Surama
camminava
alla
testa
,
sorretta
da
Tremal
-
Naik
e
da
Kammamuri
.
Sandokan
,
pur
camminando
con
una
certa
precauzione
,
in
pochi
istanti
li
raggiunse
.
-
Finalmente
!
-
esclamò
il
bengalese
,
-
cominciava
a
diventare
inquieto
non
vedendoti
comparire
.
-
Io
ho
l
'
abitudine
di
giungere
sempre
,
-
rispose
la
Tigre
della
Malesia
.
-
Ed
il
mio
palazzo
?
-
chiese
Surama
.
-
Brucia
allegramente
.
-
È
un
patrimonio
che
se
ne
va
in
fumo
.
-
E
che
la
Tigre
della
Malesia
pagherà
-
rispose
Sandokan
alzando
le
spalle
.
-
Ci
inseguono
?
-
chiese
Tremal
-
Naik
.
-
Attraverso
le
fiamme
?
Si
provino
a
mettere
i
loro
piedi
entro
quella
fornace
.
Io
già
non
ti
seguirei
di
certo
.
-
Ma
dove
finiremo
noi
?
-
Aspetta
che
troviamo
una
via
che
c
'
impedisca
di
andare
più
innanzi
,
amico
Tremal
-
Naik
.
Ho
già
fatto
il
mio
piano
.
-
E
quando
la
Tigre
della
Malesia
ne
ha
uno
nel
cervello
,
si
può
essere
certi
che
riuscirà
pienamente
,
-
aggiunse
Kammamuri
.
-
Può
darsi
,
-
rispose
Sandokan
.
-
Non
fate
troppo
rumore
e
non
guastate
troppe
tegole
.
In
questo
momento
non
potrei
risarcire
i
danneggiati
.
-
La
ritirata
si
affrettava
sempre
in
buon
ordine
,
passando
da
un
terrazzo
all
'
altro
.
Gli
uomini
aiutavano
sempre
le
donne
a
scavalcare
i
parapetti
,
che
talvolta
erano
così
alti
da
costringere
i
malesi
a
formare
delle
piramidi
umane
,
per
meglio
favorire
le
scalate
.
Verso
il
palazzo
si
udivano
sempre
urla
e
spari
e
si
scorgevano
le
prime
lingue
di
fuoco
sfuggire
attraverso
gli
abbaini
.
Nelle
case
di
fronte
e
di
dietro
,
di
quando
in
quando
,
partivano
delle
grida
altissime
:
-
Al
fuoco
!
Al
fuoco
!
-
I
fuggiaschi
che
temevano
di
essere
sorpresi
,
si
affrettavano
.
Se
le
fiamme
s
'
alzavano
,
qualcuno
poteva
scorgerli
e
dare
l
'
allarme
,
e
questo
,
Sandokan
assolutamente
non
lo
desiderava
.
-
Presto
!
presto
!
-
diceva
.
Ad
un
tratto
gli
uomini
che
si
trovavano
all
'
avanguardia
,
si
ripiegarono
verso
il
terrazzo
che
avevano
appena
allora
superato
.
-
Che
cosa
c
'
è
?
-
chiese
Sandokan
.
-
Non
si
può
più
andare
innanzi
,
-
disse
Bindar
che
guidava
quel
drappello
.
-
Abbiamo
una
via
dinanzi
e
tanto
larga
che
non
la
potremo
sorpassare
.
-
Vedi
nessun
abbaino
?
-
Ce
ne
sono
due
sotto
il
terrazzo
.
-
Di
che
cosa
ti
lagni
dunque
amico
,
quando
abbiamo
delle
scale
per
scendere
nella
via
?
Fa
'
sfondare
quegli
abbaini
e
andiamo
a
fare
una
visita
agli
abitanti
di
questa
casa
.
Sarà
troppo
mattutina
,
ma
la
colpa
non
è
nostra
.
-
20
.
La
ritirata
attraverso
i
tetti
Come
Bindar
aveva
detto
,
proprio
sotto
la
parete
che
reggeva
l
'
ultimo
terrazzo
,
s
'
aprivano
due
finestre
piuttosto
anguste
,
ma
sufficienti
per
lasciar
passare
un
uomo
,
e
riparate
da
semplici
stuoie
di
coccottiero
.
Sandokan
che
si
era
riunito
a
Tremal
-
Naik
,
a
Kammamuri
e
a
Surama
,
dopo
averle
osservate
un
momento
,
trasse
dalla
fascia
il
kriss
e
con
un
colpo
solo
sventrò
il
grossolano
tessuto
,
introducendo
la
testa
attraverso
lo
squarcio
.
-
Non
vi
è
nessuno
?
-
chiese
il
bengalese
.
-
Sembra
che
le
grida
e
le
fucilate
non
abbiano
ancora
guastato
il
sonno
agli
abitanti
di
questa
casa
-
rispose
Sandokan
.
-
Chi
è
che
ha
una
torcia
?
-
Io
,
sahib
-
rispose
Bindar
.
-
Accendila
,
ragazzo
previdente
.
-
Eccola
padrone
.
-
La
Tigre
della
Malesia
sfondò
la
stuoia
strappandola
completamente
;
prese
la
torcia
,
armò
una
pistola
ed
entrò
in
un
bugigattolo
ingombro
solamente
di
vecchie
mobilie
fuori
d
'
uso
.
-
Che
tutti
mi
seguano
,
-
comandò
-
e
tenete
pronte
le
armi
.
-
Con
una
semplice
spinta
aprì
una
porta
e
trovata
una
scala
,
si
mise
a
scendere
tranquillo
,
come
se
fosse
stato
in
casa
sua
.
Molte
porte
s
'
aprivano
a
destra
ed
a
manca
,
però
tutte
erano
chiuse
e
nessun
rumore
si
udiva
.
-
Si
direbbe
che
questa
casa
è
deserta
,
-
mormorò
Sandokan
.
S
'
ingannava
,
poiché
mentre
stava
per
scendere
il
primo
gradino
d
'
uno
scalone
,
due
servi
indiani
,
due
sudra
,
gli
si
pararono
dinanzi
roteando
minacciosamente
nodosi
randelli
e
gridando
:
-
Ferma
!
-
Sgombrate
,
-
rispose
invece
Sandokan
puntando
contro
di
loro
la
pistola
.
-
Siamo
in
quaranta
e
tutti
armati
.
-
Che
cosa
vuoi
tu
?
-
chiese
il
più
vecchio
.
-
Come
sei
entrato
qui
,
senza
il
permesso
del
padrone
?
-
Noi
desideriamo
solamente
andarcene
,
senza
disturbare
nessuno
.
-
Siete
ladri
?
-
Nessuno
dei
miei
uomini
ha
toccato
le
cose
appartenenti
al
tuo
padrone
.
Orsù
,
metti
fuori
la
chiave
e
aprici
il
portone
.
Abbiamo
fretta
.
-
Io
non
posso
aprire
senza
l
'
ordine
del
padrone
.
-
Ah
,
occorre
il
suo
ordine
?
La
vedremo
.
-
Si
volse
verso
i
malesi
che
l
'
avevano
raggiunto
e
disse
loro
:
-
Legate
ed
imbavagliate
questi
due
servi
.
-
Non
aveva
ancora
terminato
quell
'
ordine
,
che
già
i
malesi
si
erano
scagliati
come
tigri
sui
sudra
disarmandoli
ed
imbavagliandoli
.
-
La
chiave
!
se
non
volete
che
vi
faccia
gettare
giù
dalla
scala
,
-
disse
Sandokan
con
voce
imperiosa
.
-
Vi
ho
detto
che
abbiamo
fretta
.
-
I
due
indiani
spaventati
non
osarono
più
rifiutarsi
e
porsero
la
chiave
.
Sandokan
riprese
la
discesa
seguito
da
tutto
il
drappello
e
aprì
non
senza
qualche
difficoltà
il
portone
.
Nessuno
pareva
che
si
fosse
accorto
di
quell
'
invasione
,
poiché
nessun
altro
servo
erasi
mostrato
.
-
Eccoci
finalmente
liberi
,
-
disse
Sandokan
.
-
Come
hai
veduto
,
mio
caro
Tremal
-
Naik
,
la
cosa
non
poteva
essere
più
facile
.
-
Tu
sei
sempre
l
'
uomo
straordinario
che
la
Malesia
intera
ha
temuto
e
ammirato
.
-
Venite
tutti
.
-
Non
essendo
ancora
sorta
l
'
alba
,
la
via
era
deserta
,
sicché
poterono
allontanarsi
indisturbati
e
raggiungere
le
viuzze
d
'
un
vicino
sobborgo
,
che
terminava
sulle
rive
del
Brahmaputra
.
In
lontananza
il
cielo
era
tinto
di
rosso
.
Erano
i
riflessi
dell
'
incendio
che
divorava
il
palazzo
di
Surama
.
Vedendoli
,
la
giovane
principessa
non
poté
trattenere
un
lungo
sospiro
,
che
non
isfuggì
a
Sandokan
che
le
camminava
a
fianco
.
-
Tu
rimpiangi
la
tua
casa
,
è
vero
amica
?
-
disse
il
pirata
.
-
Non
lo
nego
.
-
Fra
non
molto
ne
avrai
una
più
bella
:
il
palazzo
del
rajah
.
-
Tu
dunque
speri
sempre
,
signore
?
-
Non
avrei
lasciata
la
Malesia
,
-
rispose
Sandokan
,
-
se
non
fossi
stato
certo
di
condurre
a
buon
fine
l
'
impresa
.
Fra
me
,
Yanez
e
Tremal
-
Naik
,
rovesceremo
quell
'
ubbriacone
sanguinario
,
che
regna
sull
'
Assam
e
gli
strapperemo
la
corona
che
egli
ha
conquistata
con
un
semplice
colpo
di
carabina
.
Egli
ha
mandato
te
a
fare
la
bajadera
e
noi
manderemo
lui
a
fare
...
il
bramino
od
il
gurum
.
-
Intanto
erano
giunti
sotto
i
folti
tamarindi
che
ombreggiavano
la
riva
del
fiume
.
Sandokan
si
era
fermato
rivolgendosi
verso
i
servi
e
le
donne
,
che
si
erano
raggruppati
dietro
di
lui
.
-
È
questo
il
momento
di
lasciare
la
vostra
padrona
,
-
disse
loro
.
-
Riceverete
ognuno
cinquanta
rupie
di
regalo
,
che
vi
consegnerà
domani
mattina
Bindar
nel
bengalow
di
passaggio
.
Appena
avremo
bisogno
di
voi
riprenderete
il
vostro
servizio
.
-
Grazie
,
sahib
-
risposero
i
sudra
commossi
da
tanta
generosità
.
-
Disperdetevi
e
non
dimenticatevi
dell
'
appuntamento
.
-
Le
donne
baciarono
le
mani
di
Surama
,
gli
uomini
l
'
orlo
della
veste
,
poi
si
allontanarono
rapidamente
prendendo
varie
direzioni
.
-
Ora
a
noi
,
Bindar
,
-
riprese
Sandokan
;
-
posso
contare
sulla
tua
assoluta
fedeltà
?
-
Mio
padre
è
morto
difendendo
quello
della
principessa
ed
io
,
che
sono
suo
figlio
,
sarei
ben
lieto
di
fare
altrettanto
-
rispose
con
nobiltà
l
'
assamese
.
-
Comanda
,
sahib
.
-
Andrai
,
innanzi
tutto
,
a
presentare
questa
tratta
di
cinquantamila
rupie
al
banco
anglo
-
assamese
e
pagherai
i
servi
.
-
Bene
sahib
:
ti
riporterò
fedelmente
la
rimanenza
non
più
tardi
di
domani
sera
.
-
Non
c
'
è
premura
-
disse
Sandokan
.
-
Hai
altro
da
fare
qui
,
prima
di
raggiungermi
nella
jungla
di
Benar
.
-
Comanda
,
sahib
.
-
Tu
andrai
al
palazzo
reale
e
cercherai
di
vedere
Yanez
o
qualcuno
dei
suoi
uomini
.
-
Che
cosa
devo
dire
al
sahib
bianco
?
-
Narrargli
tutto
ciò
che
è
avvenuto
e
dirgli
dove
noi
ci
troviamo
.
Se
ti
darà
una
lettera
noleggerai
una
barca
e
verrai
a
raggiungermi
nella
jungla
.
Sii
prudente
e
bada
di
non
farti
prendere
.
-
Non
mi
lascerò
sorprendere
,
signore
,
-
rispose
Bindar
.
-
Va
'
,
bravo
ragazzo
:
la
tua
fortuna
è
assicurata
.
-
L
'
assamese
baciò
l
'
orlo
della
veste
di
Surama
,
poi
si
allontanò
velocemente
scomparendo
sotto
gli
alberi
.
-
Alla
bangle
ora
,
-
disse
Sandokan
.
-
Speriamo
di
trovarla
ancora
nel
medesimo
posto
dove
l
'
abbiamo
lasciata
.
-
E
facciamo
presto
-
aggiunse
Tremal
-
Naik
.
-
Noi
non
saremo
interamente
sicuri
finché
non
ci
troveremo
nella
pagoda
di
Benar
.
-
Se
lo
saremo
anche
là
.
-
Dubiti
?
-
Eh
!
chi
lo
sa
?
Il
greco
non
mancherà
di
spie
,
mio
caro
Tremal
-
Naik
,
e
tu
sai
meglio
di
me
quanto
sono
astuti
e
soprattutto
intelligenti
i
tuoi
compatriotti
.
-
Questo
è
vero
-
rispose
il
bengalese
.
-
E
faremo
perciò
bene
a
guardarci
alle
spalle
.
Alla
bangle
amici
,
e
andiamocene
prima
che
il
sole
sorga
.
-
Si
cacciarono
in
mezzo
agli
alberi
seguendo
la
riva
che
era
popolata
solamente
di
marabù
,
ritti
e
fermi
sulle
loro
zampe
,
in
attesa
che
la
luce
si
avanzasse
per
recarsi
a
pulire
le
vie
della
città
,
essendo
quegli
ingordi
volatili
i
soli
spazzini
dei
quartieri
indù
,
spazzini
economici
,
ma
non
meno
utili
di
quelli
umani
perché
tutto
divorano
:
ossa
,
vegetali
marci
,
avanzi
di
qualunque
genere
che
i
cani
più
affamati
sdegnerebbero
.
Le
stelle
cominciavano
ad
impallidire
quando
il
drappello
giunse
nel
luogo
dove
era
stata
lasciata
la
bangle
.
-
Niente
di
nuovo
?
-
chiese
Sandokan
ai
due
malesi
che
erano
rimasti
a
guardia
della
barca
.
-
Sì
:
siamo
spiati
,
Tigre
della
Malesia
,
-
rispose
uno
dei
due
.
-
Che
cos
'
hai
notato
?
-
Alcuni
uomini
sono
venuti
a
ronzare
presso
la
bangle
.
-
Molti
?
-
Cinque
o
sei
.
-
Soldati
del
rajah
?
-
No
,
non
erano
guerrieri
quelli
.
-
Sono
ritornati
?
-
Due
ore
fa
li
abbiamo
riveduti
,
-
rispose
il
malese
.
Sandokan
guardò
Tremal
-
Naik
.
-
Che
cosa
ne
dici
tu
?
-
gli
chiese
.
-
Che
la
nostra
presenza
è
stata
notata
e
che
il
rajah
o
il
greco
tenteranno
di
fare
qualche
colpo
contro
di
noi
,
-
rispose
il
bengalese
.
-
Che
vengano
ad
assalirci
nella
jungla
?
-
Ho
proprio
questo
dubbio
.
-
Bah
!
Abbiamo
laggiù
forze
sufficienti
per
opporre
una
terribile
resistenza
.
Se
vogliono
seguirci
lo
facciano
pure
:
saremo
pronti
a
dar
loro
una
tale
lezione
che
non
dimenticheranno
facilmente
.
-
Salirono
sulla
bangle
;
i
malesi
presero
i
remi
e
si
spinsero
al
largo
risalendo
la
corrente
del
Brahmaputra
.
Sandokan
,
come
era
sua
abitudine
,
si
era
collocato
a
prora
con
Tremal
-
Naik
e
Surama
.
Gli
occhi
vigili
del
pirata
sorvegliavano
attentamente
la
riva
,
poiché
,
dopo
quanto
gli
avevano
riferito
i
due
malesi
lasciati
a
guardia
della
barca
,
un
dubbio
lo
aveva
assalito
.
Ed
infatti
la
bangle
non
aveva
ancora
percorso
duecento
metri
,
quando
da
una
piccola
insenatura
,
nascosta
da
giganteschi
tamarindi
,
vide
avanzarsi
sul
fiume
una
di
quelle
leggere
barche
,
che
gli
indiani
chiamano
mur
-
punky
e
che
rassomigliano
nelle
forme
alle
baleniere
,
quantunque
abbiano
la
prora
un
po
'
elevata
ed
adorna
d
'
una
grossa
testa
di
pavone
.
-
Ah
!
furfanti
!
-
mormorò
.
-
M
'
aspettavo
questo
inseguimento
.
-
E
ci
lasceremo
dare
la
caccia
da
quegli
uomini
?
-
chiese
Surama
.
-
Non
siamo
ancora
giunti
nella
jungla
di
Benar
,
-
rispose
Sandokan
.
-
Chissà
che
cosa
può
succedere
prima
d
'
imboccare
il
canale
che
conduce
nello
stagno
dei
coccodrilli
.
Io
spero
di
offrire
a
quei
brutti
sauriani
una
cena
appetitosa
,
quantunque
li
detesti
.
-
Quegli
uomini
possono
diventare
un
giorno
miei
sudditi
.
-
Ne
avrai
sempre
abbastanza
,
-
rispose
freddamente
Sandokan
.
-
Se
io
avessi
risparmiati
tutti
i
miei
nemici
,
non
sarei
diventato
la
Tigre
della
Malesia
,
né
avrei
potuto
rimanere
per
tanti
anni
nella
mia
Mompracem
.
D
'
altronde
io
non
potrei
tenere
troppi
prigionieri
:
ne
ho
già
due
nella
jungla
,
uno
dei
quali
potrebbe
darmi
dei
gravi
fastidi
.
-
Chi
è
?
-
Il
fakiro
che
ti
ha
rapita
,
mia
cara
Surama
.
Se
quello
riuscisse
a
scapparmi
,
a
noi
non
resterebbe
altro
che
di
rifugiarci
al
più
presto
nel
Borneo
,
e
allora
la
tua
corona
sarebbe
perduta
.
Ah
!
ci
corrono
dietro
!
La
vedremo
,
signori
miei
:
abbiamo
palle
e
polvere
ancora
.
-
Il
mur
-
punky
che
era
montato
da
otto
rematori
e
da
un
timoniere
,
filava
rapidissimo
tenendosi
sulla
scia
della
bangle
.
Che
quegli
uomini
fossero
semplici
rematori
,
vi
era
da
dubitare
,
poiché
gli
sguardi
acuti
di
Sandokan
avevano
veduto
,
quantunque
cominciasse
solo
allora
a
rischiararsi
il
cielo
,
le
estremità
di
parecchi
fucili
che
s
'
appoggiavano
sui
due
bordi
.
Poteva
darsi
che
fossero
cacciatori
in
cerca
di
anitre
bramine
e
di
oche
,
volatili
che
abbondano
sempre
sulle
rive
dei
grandi
fiumi
dell
'
India
,
specialmente
su
quelli
che
bagnano
le
terre
orientali
di
quella
immensa
penisola
.
Ad
un
tratto
però
la
leggera
baleniera
si
gettò
fuori
dalla
scia
,
piegando
a
destra
e
con
uno
sforzo
di
remi
sorpassò
la
bangle
,
che
in
causa
della
sua
pesante
costruzione
e
dei
suoi
larghi
fianchi
,
non
poteva
vincerla
in
velocità
,
e
con
non
poca
sorpresa
di
Sandokan
e
di
Tremal
-
Naik
,
si
diresse
verso
la
riva
sinistra
,
dove
si
scorgeva
vagamente
,
sotto
le
immense
fronde
di
tamarindi
costeggianti
il
fiume
,
una
massa
nera
.
-
Che
cosa
significa
questa
manovra
?
-
si
chiese
il
pirata
corrugando
la
fronte
.
-
Che
ci
siamo
ingannati
?
-
disse
Tremal
-
Naik
.
-
Adagio
,
amico
-
rispose
Sandokan
.
-
Che
cos
'
è
,
innanzi
a
tutto
,
quell
'
ombra
grossa
che
si
nasconde
sotto
le
piante
?
-
Da
'
ordine
al
timoniere
di
accostarsi
alla
riva
.
Voglio
vederci
chiaro
in
questa
faccenda
.
-
Toh
!
Guarda
,
Tremal
-
Naik
.
Il
mur
-
punky
l
'
ha
abbordata
.
-
Che
sia
qualche
bangle
?
In
tale
caso
non
dovremmo
spaventarci
.
Quegli
uomini
del
mur
-
punky
possono
essere
marinai
che
tornano
a
bordo
del
loro
legno
.
-
Uhm
!
-
fece
Sandokan
.
-
Non
sono
affatto
rassicurato
.
Ehi
,
Kammamuri
,
poggia
ancora
!
-
La
bangle
deviò
verso
la
riva
sinistra
mentre
i
malesi
rallentavano
la
battuta
e
passò
dinanzi
alla
massa
oscura
a
trenta
o
quaranta
metri
di
distanza
.
Un
doppio
grido
di
stupore
sfuggì
dalle
labbra
del
pirata
e
del
bengalese
.
-
Il
poluar
!
-
Si
guardaron
l
'
un
l
'
altro
interrogandosi
cogli
occhi
.
-
Sarà
poi
quello
che
ci
ha
seguiti
quando
scendevamo
il
fiume
?
-
chiese
finalmente
Tremal
-
Naik
.
-
Quando
io
ho
veduto
una
volta
una
nave
non
la
scordo
più
,
-
rispose
Sandokan
.
-
Quello
è
il
poluar
che
ci
ha
dato
la
caccia
.
-
E
che
si
prepara
a
seguirci
ancora
,
-
aggiunse
Kammamuri
,
che
aveva
ceduto
il
timone
ad
un
malese
.
-
Stanno
spiegando
le
vele
.
-
Eppure
non
devono
scoprire
il
nostro
rifugio
,
-
disse
Sandokan
che
era
diventato
pensieroso
.
-
Vorresti
assalirlo
?
-
chiese
Surama
,
-
Un
equipaggio
ben
più
numeroso
del
tuo
.
-
Ho
un
'
idea
,
-
disse
Sandokan
,
dopo
essere
rimasto
alcuni
istanti
silenzioso
.
-
Tu
,
Kammamuri
,
saresti
capace
di
fabbricarmi
una
bomba
?
Basterà
una
scatola
di
latta
,
una
di
quelle
che
contengono
le
conserve
.
Ne
dobbiamo
avere
qui
.
-
Ne
ho
fatto
imbarcare
una
dozzina
piene
di
biscotti
,
prima
di
lasciare
la
jungla
.
-
Basterà
una
di
quelle
:
con
un
chilogrammo
di
polvere
si
può
produrre
un
bel
guasto
.
Lega
però
solidamente
la
scatola
,
con
del
filo
di
ferro
se
lo
puoi
trovare
e
mettici
una
buona
miccia
,
che
non
sia
più
lunga
di
cinque
centimetri
.
-
E
con
quale
cannone
la
lancerai
a
bordo
del
poluar
?
-
chiese
Tremal
-
Naik
.
-
Andrò
io
a
regalarla
a
quei
signori
,
-
rispose
Sandokan
.
-
Saremo
costretti
ad
aspettare
la
notte
poiché
il
sole
già
si
alza
;
ma
noi
non
abbiamo
fretta
ed
i
nostri
amici
,
che
sono
nella
jungla
,
non
si
inquieteranno
pel
nostro
ritardo
.
-
Non
riesco
a
comprendere
il
tuo
progetto
.
-
Lo
capirai
quando
mi
vedrai
all
'
opera
.
Va
'
a
riposarti
,
Surama
,
tu
devi
essere
molto
stanca
.
Ti
sveglieremo
all
'
ora
della
colazione
e
tu
Kammamuri
va
'
a
fabbricarmi
la
bomba
e
metti
fra
la
polvere
più
palle
di
carabina
che
puoi
.
Vedremo
poi
come
se
la
caverà
quel
poluar
.
-
Accese
la
pipa
e
si
portò
a
poppa
della
nave
per
sorvegliare
le
mosse
di
quei
misteriosi
naviganti
.
Il
piccolo
naviglio
,
levate
le
ancore
e
sciolte
le
sue
due
vele
quadrate
,
aveva
lasciata
la
riva
ed
avendo
il
vento
favorevole
,
si
era
messo
dietro
alla
bangle
tenendosi
ad
una
distanza
di
tre
o
quattrocento
metri
.
Dietro
la
poppa
rimorchiava
il
mur
-
punky
.
Se
avesse
voluto
avrebbe
potuto
superare
facilmente
la
pesante
barca
di
Sandokan
,
essendo
quei
piccoli
bastimenti
velocissimi
,
anche
con
vento
scarso
;
ma
si
vedeva
che
il
suo
equipaggio
non
aveva
alcun
desiderio
di
fare
troppo
cammino
,
poiché
di
quando
in
quando
abbassava
ora
l
'
una
ora
l
'
altra
vela
per
rallentare
la
marcia
.
Essendosi
il
sole
ormai
innalzato
sopra
le
immense
foreste
del
levante
,
Sandokan
e
Tremal
-
Naik
potevano
distinguere
facilmente
le
persone
che
montavano
quel
poluar
.
Non
erano
che
dieci
o
dodici
e
parevano
battellieri
,
non
avendo
per
vestito
che
un
semplice
dootèe
annodato
intorno
ai
fianchi
per
esser
più
lesti
a
montare
sull
'
alberatura
,
ma
forse
altri
si
tenevano
nascosti
nella
stiva
.
Una
cosa
aveva
subito
colpito
il
pirata
ed
il
bengalese
:
era
un
enorme
tamburo
,
uno
di
quelli
che
gl
'
indiani
chiamano
hauk
e
di
cui
si
servono
nelle
feste
religiose
,
tutto
adorno
di
pitture
e
di
dorature
e
sormontato
da
mazzi
di
penne
variopinte
e
che
si
trovava
collocato
fra
i
due
alberi
,
quasi
in
mezzo
alla
coperta
.
-
Quello
non
è
un
istrumento
da
guerra
,
-
disse
Sandokan
,
a
cui
nulla
sfuggiva
,
-
né
fino
ad
oggi
ho
veduto
quei
tamburoni
sui
velieri
indiani
.
-
E
nemmeno
io
,
-
rispose
Tremal
-
Naik
.
-
Lo
hanno
collocato
là
per
qualche
motivo
e
che
io
forse
indovino
.
-
Vuoi
dire
?
-
Che
quegli
istrumenti
quando
sono
vigorosamente
percossi
si
possono
udire
a
distanze
incredibili
.
-
Sicché
servirebbe
?
-
Per
trasmettere
dei
segnali
.
-
Sono
della
tua
opinione
,
-
disse
Sandokan
.
-
Si
prepara
qualche
cosa
contro
di
noi
.
Ormai
abbiamo
fatto
troppe
osservazioni
.
-
Bah
!
aspettiamo
questa
sera
e
anche
quel
tamburone
andrà
a
tenere
allegra
compagnia
ai
pesci
del
Brahmaputra
.
-
La
bangle
intanto
continuava
la
sua
marcia
,
senza
troppo
affrettarsi
,
non
volendo
Sandokan
allontanarsi
di
troppo
dal
canale
che
conduceva
alla
laguna
,
seguìta
ostinatamente
dal
poluar
,
il
quale
si
sforzava
di
mantenersi
sempre
alla
medesima
distanza
,
quantunque
la
brezza
mattutina
fosse
diventata
più
forte
.
Il
fiume
che
si
svolgeva
superbo
,
scendendo
dolcemente
,
invece
di
restringersi
tendeva
ad
allargarsi
,
scorrendo
fra
due
magnifiche
rive
coperte
di
palas
,
di
palmizi
tara
,
di
mangifere
splendide
e
di
nim
dal
tronco
enorme
e
dal
fogliame
cupo
e
foltissimo
.
Di
quando
in
quando
compariva
qualche
risaia
,
chiusa
tra
arginetti
alti
alcuni
piedi
,
destinati
a
trattenere
le
acque
,
tutta
coperta
da
lunghi
steli
d
'
un
bel
verde
e
che
producono
dei
chicchi
enormi
;
ma
ben
presto
la
foresta
riprendeva
il
suo
impero
svolgendosi
fra
un
caos
di
liane
che
formavano
dei
pergolati
bellissimi
.
Numerose
bande
di
semnopiteci
,
svelte
e
leggere
scimmie
che
gli
indiani
chiamano
langur
,
alte
un
metro
e
mezzo
,
ma
così
magre
da
non
pesare
oltre
dieci
chilogrammi
,
si
mostravano
sugli
alberi
e
salutavano
i
naviganti
con
fischi
acuti
,
scagliando
nel
medesimo
tempo
frutta
e
ramoscelli
,
essendo
insolentissime
.
Sulle
rive
invece
,
fra
i
canneti
,
svolazzavano
gruppi
di
bellissime
anitre
bramine
,
di
cicogne
,
di
bozzagri
e
di
marabù
e
sonnecchiavano
indolentemente
,
scaldandosi
al
sole
,
grossi
coccodrilli
dai
dorsi
rugosi
e
coperti
di
piante
acquatiche
.
A
mezzogiorno
,
Sandokan
fece
dirigere
la
bangle
verso
la
riva
sinistra
e
affondare
l
'
ancora
,
onde
permettere
ai
suoi
uomini
di
far
colazione
.
Il
poluar
continuò
la
sua
marcia
per
altri
tre
o
quattrocento
metri
per
non
destare
forse
dei
sospetti
,
ma
poi
poggiò
verso
la
riva
destra
gettando
le
sue
ancore
in
un
minuscolo
seno
,
dove
l
'
acqua
era
ancora
abbastanza
profonda
.
Dal
fumo
che
sfuggiva
dal
casotto
di
poppa
,
Sandokan
s
'
accorse
subito
che
anche
quell
'
equipaggio
si
preparava
il
pasto
del
mezzodì
.
-
Hai
ancora
qualche
dubbio
sulle
intenzioni
di
quegli
uomini
?
-
chiese
a
Tremal
-
Naik
.
-
No
,
-
rispose
il
bengalese
che
appariva
preoccupato
.
-
Se
non
troviamo
il
mezzo
di
sbarazzarci
di
quel
legno
,
non
ci
lasceranno
più
.
Quegli
uomini
devono
aver
ricevuto
l
'
ordine
di
spiarci
.
-
Aspettiamo
questa
notte
.
-
Fecero
chiamare
Surama
e
pranzarono
sulla
tolda
,
dopo
d
'
aver
avuto
la
precauzione
di
far
stendere
una
vela
sopra
le
loro
teste
onde
preservarsi
da
qualche
colpo
di
sole
.
Non
fu
che
verso
le
quattro
del
pomeriggio
che
Sandokan
fece
dare
il
segnale
della
partenza
.
La
bangle
si
era
appena
mossa
che
anche
il
poluar
spiegava
una
delle
sue
due
vele
,
prendendo
la
medesima
via
.
-
Ah
,
non
volete
lasciarci
?
-
disse
il
pirata
.
-
La
bomba
è
pronta
e
penserà
essa
ad
arrestarvi
anche
in
piena
corsa
.
-
Le
due
barche
continuarono
a
navigare
di
conserva
,
l
'
una
a
remi
e
l
'
altra
a
vela
,
mantenendo
la
medesima
distanza
che
variava
dai
trecento
ai
cinquecento
metri
.
La
regione
era
diventata
deserta
.
Non
si
scorgevano
più
né
risaie
,
né
capanne
e
nemmeno
barche
.
La
jungla
,
sfuggita
da
tutti
gli
abitanti
che
non
avevano
alcun
desiderio
di
ricevere
le
visite
poco
gradite
delle
tigri
e
delle
pantere
,
non
doveva
essere
lontana
.
Infatti
verso
il
tramonto
,
la
bangle
che
si
era
avanzata
assai
,
benché
lentamente
,
passava
dinanzi
al
canale
che
conduceva
nella
palude
;
ma
Sandokan
vedendosi
sempre
alle
costole
il
poluar
,
si
guardò
bene
dal
dare
il
comando
di
cacciarvisi
dentro
.
Lasciò
che
la
barca
risalisse
il
fiume
per
un
paio
di
miglia
ancora
,
poi
,
quando
le
tenebre
scesero
,
fece
gettare
di
nuovo
le
ancore
presso
la
riva
sinistra
.
Il
poluar
,
come
aveva
fatto
al
mezzodì
,
proseguì
la
sua
marcia
per
alcune
centinaia
di
metri
e
si
ancorò
non
già
sulla
riva
opposta
,
bensì
in
mezzo
al
fiume
,
onde
sorvegliare
più
strettamente
la
piccola
barca
.
-
Cenate
pure
,
-
disse
Sandokan
a
Tremal
-
Naik
ed
a
Surama
.
-
E
tu
?
-
chiese
il
bengalese
.
-
Mangerò
dopo
il
bagno
.
-
Che
cosa
vuoi
tentare
?
-
Non
te
l
'
ho
detto
?
Voglio
sbarazzarmi
di
quegli
spioni
.
-
E
come
?
-
Il
tuo
bravo
Kammamuri
m
'
ha
preparato
una
bomba
veramente
splendida
.
Quando
tu
,
Surama
,
diventerai
la
regina
dell
'
Assam
lo
nominerai
generale
dei
granatieri
.
-
Io
farò
tutto
quello
che
desidereranno
i
miei
protettori
,
-
rispose
la
giovane
con
un
amabile
sorriso
.
-
Pensiamo
ora
al
nostro
affare
,
-
disse
Sandokan
.
-
La
notte
è
oscura
e
nessuno
mi
vedrà
attraversare
il
fiume
.
-
Tu
vuoi
farti
divorare
!
-
esclamò
Tremal
-
Naik
spaventato
.
-
Da
chi
?
-
Vi
sono
coccodrilli
e
anche
squali
d
'
acqua
dolce
nelle
acque
del
Brahmaputra
.
-
Sandokan
alzò
le
spalle
,
poi
levandosi
dalla
fascia
il
kriss
malese
disse
con
noncuranza
:
-
E
quest
'
arma
a
che
cosa
dovrebbe
dunque
servire
?
-
chiese
.
-
Quando
il
vecchio
pirata
di
Mompracem
l
'
ha
bene
in
pugno
,
se
ne
ride
degli
uni
e
anche
degli
altri
.
La
mia
carne
non
fa
per
loro
,
tranquillizzati
.
-
Lascia
che
t
'
accompagni
.
-
No
,
amico
.
In
queste
faccende
non
può
agire
che
un
solo
uomo
.
-
Non
mi
hai
spiegato
ancora
il
tuo
progetto
.
-
È
semplicissimo
.
Vado
ad
appendere
la
mia
bomba
ai
cardini
del
timone
del
poluar
,
accendo
la
miccia
e
ritorno
tranquillamente
a
bordo
della
mia
bangle
.
Vedrai
che
guasto
farà
quel
chilogrammo
di
polvere
!
Kammamuri
,
sono
pronto
.
-
Il
maharatto
accorse
portando
con
una
certa
precauzione
la
famosa
bomba
,
la
quale
non
consisteva
che
in
una
scatola
di
latta
,
bene
cerchiata
con
filo
di
rame
tolto
dai
bordi
della
bangle
,
con
una
miccia
lunga
otto
o
dieci
centimetri
ed
un
gancio
,
ad
una
delle
due
estremità
,
formato
pure
di
filo
di
rame
,
per
poterla
appendere
ai
cardini
del
timone
.
Sandokan
la
esaminò
attentamente
,
fece
col
capo
un
gesto
come
d
'
uomo
soddisfattissimo
,
poi
entrato
nel
casotto
di
poppa
,
si
spogliò
rapidamente
stringendosi
ai
fianchi
un
dootèe
e
passandovi
dentro
il
kriss
.
-
Ora
tu
,
mio
bravo
Kammamuri
,
mi
legherai
sulla
testa
la
bomba
e
vi
unirai
l
'
acciarino
e
l
'
esca
.
Assicura
bene
l
'
una
e
gli
altri
,
onde
non
costringermi
a
rifare
il
viaggio
.
-
Kammamuri
non
si
fece
ripetere
due
volte
l
'
ordine
.
-
Fa
'
calare
una
fune
ora
,
-
riprese
Sandokan
.
-
Bada
ai
coccodrilli
,
signore
,
-
disse
Surama
che
sembrava
commossa
.
-
Tu
arrischi
la
tua
preziosa
vita
per
me
.
-
E
per
gli
altri
,
-
rispose
il
fiero
pirata
.
-
Sii
tranquilla
,
mia
bella
fanciulla
.
La
carne
delle
vecchie
tigri
di
Mompracem
è
troppo
coriacea
.
-
Stese
la
mano
alla
giovane
ed
a
Tremal
-
Naik
,
raccomandò
il
più
assoluto
silenzio
,
poi
si
lasciò
scivolare
lungo
la
fune
,
immergendosi
,
dolcemente
,
nella
corrente
dal
fiume
.
Surama
,
Tremal
-
Naik
e
tutto
l
'
equipaggio
,
avevano
seguìto
ansiosamente
cogli
sguardi
il
formidabile
pirata
chiedendosi
,
non
senza
sgomento
,
come
sarebbe
finito
quell
'
audace
tentativo
,
ma
dopo
pochi
istanti
lo
perdettero
di
vista
essendo
l
'
acqua
oscurissima
ed
il
cielo
coperto
di
vapori
.
Sandokan
si
era
messo
a
nuotare
silenziosamente
,
tagliando
la
corrente
,
che
era
d
'
altronde
debolissima
,
senza
far
rumore
.
Con
frequenti
colpi
di
tallone
si
teneva
ben
alto
,
temendo
che
qualche
spruzzo
bagnasse
l
'
esca
o
la
miccia
.
Il
poluar
si
trovava
a
soli
quattrocento
metri
:
una
distanza
derisoria
per
un
uomo
dell
'
arcipelago
della
Sonda
.
Nessun
nuotatore
può
competere
con
un
malese
ed
un
bornese
della
costa
.
Si
può
dire
che
quegli
audaci
pirati
nascono
nel
mare
e
che
vi
muoiono
dentro
.
Sandokan
,
di
passo
in
passo
che
s
'
accostava
al
piccolo
veliero
indiano
,
diventava
più
prudente
.
Non
era
il
timore
d
'
incontrare
qualche
coccodrillo
o
qualche
squalo
d
'
acqua
dolce
,
bensì
il
timore
che
degli
uomini
vegliassero
a
bordo
e
che
potessero
scorgerlo
.
Di
quando
in
quando
si
fermava
per
ascoltare
,
poi
rassicurato
dal
profondo
silenzio
che
regnava
sul
fiume
e
sul
veliero
,
riprendeva
la
sua
marcia
silenziosa
,
agitando
le
braccia
e
le
gambe
con
somma
prudenza
e
sempre
più
dolcemente
.
A
cinquanta
passi
dal
poluar
subì
un
urto
.
Credette
per
un
istante
che
qualche
sauriano
cercasse
di
assalirlo
;
trovò
invece
sotto
mano
un
corpo
molle
,
che
lo
appestò
col
suo
puzzo
nauseante
di
carogna
imputridita
.
-
Un
cadavere
,
-
mormorò
,
respirando
.
S
'
allungò
lasciando
il
passo
al
morto
e
con
cinque
o
sei
bracciate
giunse
sotto
la
poppa
del
veliero
.
Quantunque
avesse
avuta
la
precauzione
di
non
levare
le
mani
dall
'
acqua
,
gli
uomini
che
vegliavano
sul
poluar
,
s
'
accorsero
certamente
di
qualche
cosa
d
'
insolito
,
poiché
udì
distintamente
una
voce
a
dire
:
-
Si
direbbe
,
Maot
,
che
qualcuno
ha
rasentato
il
bordo
della
nave
.
Hai
udito
nulla
tu
?
-
Solo
il
timone
a
cigolare
sui
cardini
,
-
rispose
un
'
altra
voce
.
-
Bah
!
qualche
coccodrillo
lo
avrà
urtato
.
-
Sarà
meglio
accertarsene
,
Maot
.
Mi
hanno
detto
i
seikki
che
quelli
che
montano
la
bangle
non
sono
indiani
.
-
Guarda
dunque
.
-
Sandokan
si
era
prontamente
cacciato
sotto
la
poppa
,
aggrappandosi
al
timone
.
Trascorse
un
mezzo
minuto
poi
la
medesima
voce
di
prima
riprese
:
-
Non
si
vede
nulla
con
questa
oscurità
,
Maot
.
Ti
ripeto
che
sarà
stato
un
coccodrillo
.
Quelle
brutte
bestie
non
mancano
su
questo
fiume
.
Dammi
un
po
'
di
betel
e
riprendiamo
la
nostra
guardia
a
prora
.
Dal
castello
osserveremo
meglio
.
-
Sandokan
,
che
ascoltava
attentamente
,
udì
uno
stropiccìo
di
piedi
nudi
allontanarsi
.
-
Stupidi
!
-
mormorò
.
-
Al
vostro
posto
non
mi
sarei
accontentato
di
chiacchierare
come
pappagalli
.
Ah
!
sapete
che
noi
non
siamo
indiani
?
Ecco
una
ragione
di
più
per
farvi
saltare
in
aria
.
-
Attese
ancora
qualche
minuto
,
poi
rassicurato
dal
profondo
silenzio
,
che
regnava
sul
poluar
,
levò
con
una
mano
la
scatola
,
si
mise
fra
le
labbra
l
'
acciarino
e
l
'
esca
,
badando
bene
di
non
bagnare
quest
'
ultima
e
appese
la
bomba
al
secondo
cardine
.
Ciò
fatto
strinse
le
gambe
contro
il
timone
e
con
grande
precauzione
,
diede
fuoco
all
'
esca
accostandola
alla
miccia
.
Il
rumore
però
,
per
quanto
lievissimo
,
prodotto
dalla
selce
battuta
contro
l
'
acciarino
,
fu
certamente
udito
dai
due
battellieri
di
guardia
,
poiché
Sandokan
s
'
accorse
che
s
'
avvicinavano
.
Si
lasciò
andare
a
picco
nuotando
sott
'
acqua
con
estrema
velocità
,
onde
non
saltare
insieme
con
la
nave
.
Emerse
a
cinquanta
metri
e
fissò
subito
gli
occhi
sul
poluar
.
Piccole
scintille
cadevano
sotto
la
poppa
.
Era
la
miccia
che
ardeva
.
-
Eccovi
serviti
,
-
mormorò
,
tornando
a
tuffarsi
e
percorrendo
sempre
sott
'
acqua
altri
cinquanta
o
sessanta
metri
.
Quando
tornò
a
galla
,
urla
acutissime
partivano
dal
poluar
:
-
Al
fuoco
!
al
fuoco
!
-
Quasi
nell
'
istesso
momento
un
lampo
squarciò
le
tenebre
,
seguìto
da
una
detonazione
che
parve
un
colpo
di
cannone
.
La
poppa
del
piccolo
veliero
era
stata
squarciata
dalla
bomba
,
e
per
l
'
enorme
falla
l
'
acqua
entrava
a
torrenti
.
Il
timone
era
stato
già
mandato
in
pezzi
.
A
quel
rimbombo
,
che
si
propagò
lungamente
sotto
le
interminabili
volte
di
verzura
che
si
estendevano
sulle
due
rive
,
tenne
dietro
un
breve
silenzio
,
poi
le
grida
dell
'
equipaggio
tornarono
a
farsi
udite
:
-
Il
poluar
affonda
!
Si
salvi
chi
può
!
-
Sandokan
con
poche
bracciate
raggiunse
la
bangle
e
afferrata
la
fune
,
che
non
era
stata
ritirata
,
si
issò
sul
ponte
.
Surama
e
Tremal
-
Naik
erano
accorsi
.
-
Ah
!
Tigre
della
Malesia
!
-
esclamò
la
prima
.
-
Io
ormai
non
dubito
più
di
diventare
una
regina
,
quando
l
'
uomo
che
mi
protegge
possiede
tale
audacia
.
-
Tu
sei
un
demonio
,
-
aggiunse
il
bengalese
.
-
Lascia
che
me
lo
dicano
quei
poveri
diavoli
che
affondano
,
-
rispose
Sandokan
,
scuotendosi
di
dosso
l
'
acqua
.
Il
poluar
s
'
inabissava
rapidamente
,
inclinandosi
verso
la
poppa
.
Numerosi
uomini
saltavano
in
acqua
,
mentre
altri
si
salvavano
sull
'
alberatura
mandando
grida
di
terrore
,
colla
speranza
che
il
fiume
non
fosse
in
quel
luogo
così
profondo
da
inghiottire
tutta
la
nave
.
-
Lasciamoli
urlare
e
raggiungiamo
il
canale
,
-
disse
Sandokan
freddamente
.
-
Se
la
cavino
da
loro
.
Ai
remi
,
amici
.
-
I
malesi
che
avevano
assistito
impassibili
a
quel
disastro
,
per
loro
già
non
nuovo
,
afferrarono
le
lunghe
pagaie
e
la
bangle
ridiscese
velocemente
il
fiume
,
aiutata
dalla
corrente
,
che
si
faceva
sentire
piuttosto
forte
lungo
la
riva
sinistra
.
Per
alcuni
minuti
i
fuggiaschi
udirono
ancora
le
urla
disperate
dei
disgraziati
che
venivano
tratti
a
fondo
insieme
col
naviglio
,
poi
il
grande
silenzio
tornò
ad
imperare
sul
Brahmaputra
.
Sandokan
che
si
era
affrettato
ad
indossare
le
sue
vesti
,
aveva
raggiunto
Surama
e
Tremal
-
Naik
,
che
dall
'
alto
della
poppa
cercavano
ancora
di
discernere
il
poluar
.
-
Non
mi
ero
ingannato
,
-
disse
loro
.
-
Ho
avuto
la
prova
che
quei
battellieri
avevano
avuto
l
'
incarico
di
sorvegliarci
e
fors
'
anche
di
catturarci
.
A
bordo
vi
erano
dei
seikki
del
rajah
.
-
E
come
l
'
hai
appreso
?
-
chiese
il
bengalese
stupefatto
.
-
Da
un
discorso
fatto
da
due
di
quegli
uomini
,
nel
momento
in
cui
stavo
appendendo
la
scatola
al
timone
.
È
un
vero
miracolo
se
non
mi
hanno
scoperto
.
-
Sanno
dunque
chi
siamo
noi
?
-
chiese
Surama
.
-
Forse
non
lo
credo
,
-
rispose
Sandokan
,
-
ma
qualche
cosa
è
trapelato
di
certo
dei
nostri
progetti
.
Tu
devi
aver
parlato
,
Surama
.
-
È
possibile
,
se
mi
hanno
dato
da
bere
qualche
narcotico
.
-
E
ciò
m
'
inquieta
per
Yanez
.
-
Non
spaventarmi
signore
!
-
esclamò
la
bella
assamese
.
-
Tu
sai
quanto
io
ami
il
sahib
bianco
.
-
Tu
finché
Yanez
non
ci
manda
qualche
messo
,
non
devi
preoccuparti
.
Aspettiamo
che
torni
Bindar
.
-
Tu
però
sospetti
che
possa
correre
qualche
pericolo
.
-
Pel
momento
no
,
e
poi
mio
fratellino
è
un
uomo
da
cavarsela
anche
senza
il
mio
aiuto
.
Come
ha
giuocato
James
Brooke
,
il
rajah
di
Sarawak
,
saprà
burlare
anche
il
rajah
dell
'
Assam
.
Aspettiamo
sue
nuove
.
-
La
bangle
che
scendeva
il
fiume
con
grande
rapidità
,
era
già
giunta
dinanzi
al
canale
che
conduceva
alla
palude
.
Kammamuri
che
aveva
ripreso
il
suo
posto
al
timone
,
guidò
la
barca
entro
il
passaggio
,
dopo
essersi
prima
ben
assicurato
che
nessun
'
altra
nave
spiava
la
bangle
.
Venti
minuti
dopo
affondavano
le
ancore
in
mezzo
al
vasto
stagno
.
Essendo
la
jungla
pericolosissima
di
notte
,
Sandokan
mandò
a
dormire
i
suoi
uomini
,
che
cadevano
per
la
fatica
,
vi
mandò
poi
Surama
,
e
lui
si
stese
sul
ponte
,
su
una
semplice
stuoia
accanto
a
Tremal
-
Naik
,
dopo
essersi
messa
a
fianco
la
sua
fida
carabina
.
L
'
indomani
,
dopo
aver
assicurata
bene
la
bangle
che
era
loro
necessarissima
e
d
'
averla
nascosta
sotto
un
enorme
ammasso
di
canne
e
di
rami
,
Sandokan
ed
i
suoi
compagni
attraversarono
felicemente
la
jungla
e
giunsero
alla
pagoda
di
Benar
.
I
malesi
ed
i
dayachi
si
trovavano
riuniti
,
sorvegliando
attentamente
il
fakiro
ed
il
demjadar
dei
seikki
.
Durante
l
'
assenza
della
Tigre
della
Malesia
,
nessun
avvenimento
aveva
turbato
la
calma
che
regnava
in
quella
parte
della
jungla
.
Solo
qualche
tigre
e
qualche
pantera
avevano
fatto
la
loro
comparsa
,
senza
però
osar
di
assalire
l
'
accampamento
,
troppo
formidabile
anche
per
quei
feroci
animali
.
Sandokan
fece
allestire
alla
meglio
,
in
una
delle
stanze
dei
gurum
,
un
modesto
alloggetto
per
Surama
,
non
presentando
la
vasta
sala
della
pagoda
,
in
parte
diroccata
,
molta
solidità
,
ed
attese
pazientemente
il
ritorno
di
Bindar
.
Fu
la
sera
del
settimo
giorno
che
il
fedele
assamese
finalmente
comparve
.
Aveva
risalito
il
fiume
su
un
piccolo
gonga
,
ossia
su
un
battello
scavato
nel
tronco
d
'
un
albero
,
e
aveva
attraversata
la
jungla
prima
che
le
belve
,
che
l
'
abitavano
si
fossero
messe
in
cerca
di
preda
.
Egli
recava
una
terribile
notizia
.
-
Sahib
,
-
disse
appena
fu
condotto
dinanzi
a
Sandokan
che
stava
fumando
sotto
un
tamarindo
,
godendosi
un
po
'
di
fresco
insieme
con
Tremal
-
Naik
,
-
una
catastrofe
ci
ha
colpiti
.
-
Sandokan
ed
il
bengalese
balzarono
in
piedi
in
preda
ad
una
vivissima
agitazione
.
-
Che
cosa
vuoi
dire
tu
?
-
gridò
il
primo
.
-
Il
sahib
bianco
è
stato
arrestato
ed
i
suoi
malesi
sono
stati
decapitati
.
-
Un
vero
ruggito
uscì
dalle
labbra
del
pirata
.
-
Lui
...
preso
!
-
E
tu
stai
per
essere
assalito
.
La
jungla
domani
sarà
circondata
.
-
21
.
Una
caccia
emozionante
Mentre
Sandokan
lavorava
tenacemente
e
con
buona
fortuna
a
liberare
Surama
,
Yanez
si
riposava
,
almeno
apparentemente
,
alla
corte
del
rajah
,
passando
il
suo
tempo
a
bere
,
a
mangiare
,
a
fumare
più
sigarette
che
poteva
e
ad
ammirare
le
bellissime
bajadere
,
che
ogni
sera
intrecciavano
danze
nel
vasto
cortile
del
palazzo
al
suono
di
tamburi
d
'
ogni
genere
e
di
lottatori
,
avendone
sempre
un
buon
numero
i
principi
indiani
.
Non
perdeva
però
di
vista
il
greco
e
non
mancava
d
'
informarsi
minutamente
,
ogni
mattina
,
della
guarigione
del
suo
avversario
,
ben
sapendo
che
il
maggior
pericolo
stava
celato
nel
cervello
di
quell
'
avventuriero
.
Una
cosa
però
l
'
aveva
subito
crucciato
,
una
certa
freddezza
che
aveva
notato
nel
rajah
.
Dopo
quella
famosa
rappresentazione
teatrale
ed
il
suo
duello
,
il
principe
non
si
era
più
occupato
di
lui
,
né
più
lo
aveva
fatto
chiamare
,
come
se
in
tutto
il
regno
gli
animali
feroci
fossero
scomparsi
.
Ciò
annoiava
non
poco
quell
'
uomo
d
'
azione
che
era
tutt
'
altro
che
amante
della
neghittosità
e
dell
'
indolenza
indiana
.
-
Per
Giove
!
-
esclamava
ogni
mattina
,
rotolando
giù
dal
suo
splendido
letto
dorato
e
scolpito
.
-
Che
cacciatore
sono
dunque
io
?
Possibile
che
gli
animali
feroci
non
mangino
più
indiani
nell
'
Assam
?
Eppure
le
tigri
non
devono
mancare
in
questo
paese
che
ha
così
tante
foreste
e
così
tante
jungle
.
-
Erano
tre
giorni
che
oziava
non
sapendo
più
come
impiegare
il
suo
tempo
,
quando
la
mattina
del
quarto
,
un
ufficiale
del
rajah
,
si
presentò
dicendogli
:
-
Mylord
,
il
rajah
ha
bisogno
del
suo
grande
cacciatore
.
-
Finalmente
!
-
esclamò
il
portoghese
che
si
trovava
ancora
a
letto
.
-
Il
principe
si
è
dunque
ricordato
di
avere
ai
suoi
servigi
un
distruttore
di
belve
feroci
?
Cominciavo
ad
annoiarmi
.
Di
che
cosa
si
tratta
?
-
Gli
abitanti
d
'
un
villaggio
,
che
si
trova
presso
le
rive
del
fiume
,
si
lamentano
perché
un
rinoceronte
distrugge
ogni
notte
i
loro
raccolti
.
Tutte
le
piantagioni
d
'
indaco
,
che
formavano
la
loro
principale
ricchezza
,
sono
perdute
.
-
Mi
rincresce
per
quei
disgraziati
coltivatori
,
ma
saranno
vendicati
.
Dove
scorazza
quel
bestione
?
-
A
venti
miglia
di
qui
.
-
Dirai
al
rajah
che
io
lo
ucciderò
e
che
gli
porterò
il
corno
.
Fa
'
preparare
cavalli
ed
elefanti
.
-
Tutto
è
pronto
,
mylord
.
-
Ed
anche
la
mia
carabina
è
pronta
,
-
rispose
Yanez
.
-
Ed
il
favorito
come
va
?
-
Ieri
sera
si
è
alzato
qualche
ora
.
-
Per
Giove
!
Quell
'
uomo
ha
la
pelle
più
grossa
del
rinoceronte
che
andrò
a
uccidere
,
-
mormorò
il
portoghese
.
-
Se
un
'
altra
volta
mi
capita
fra
i
piedi
lo
passerò
da
parte
a
parte
.
-
Saltò
giù
dal
letto
,
chiamò
il
suo
maggiordomo
per
dargli
alcuni
ordini
,
poi
si
vestì
rapidamente
.
-
Chissà
che
uscendo
dal
palazzo
non
possa
avere
qualche
notizia
di
Surama
e
di
Sandokan
,
-
disse
quando
fu
solo
.
-
E
chissà
che
il
rajah
,
dopo
una
tale
caccia
,
si
ricordi
più
sovente
di
me
.
Il
greco
lavora
sott
'
acqua
ed
io
farò
altrettanto
,
amico
.
Vedremo
chi
uscirà
colle
costole
rotte
da
questa
battaglia
.
La
popolarità
s
'
avanza
e
quando
sarà
ben
assicurata
avrò
buon
giuoco
su
te
e
sul
principe
,
tuo
protettore
.
Non
è
che
questione
di
pazienza
,
come
dice
sempre
Sandokan
.
-
Prese
la
sua
carabina
,
quell
'
istessa
che
aveva
già
abbattuta
la
terribile
tigre
nera
,
chiamò
i
malesi
fra
i
quali
si
trovava
Kubang
,
che
si
era
ben
guardato
di
narrargli
del
rapimento
di
Surama
,
e
scese
nel
gran
cortile
,
dove
si
trovavano
pronti
dodici
cavalli
,
due
elefanti
,
molti
cani
e
una
ventina
di
seikki
,
che
dovevano
aiutarlo
nella
pericolosissima
caccia
.
Fu
nondimeno
un
po
'
sorpreso
nel
trovare
invece
d
'
un
maggiordomo
o
d
'
un
conduttore
di
scikari
,
un
alto
ufficiale
del
rajah
,
il
quale
gli
disse
senza
preamboli
:
-
Mylord
,
la
direzione
della
caccia
spetterà
esclusivamente
a
me
.
-
Oh
!
-
fece
Yanez
incrociando
le
braccia
.
-
Ed
a
me
che
cosa
spetta
?
-
Di
uccidere
il
rinoceronte
.
-
E
se
lo
uccideste
voi
invece
?
-
Io
non
sono
il
gran
cacciatore
della
corte
,
-
rispose
seccamente
l
'
alto
ufficiale
.
-
Ah
!
-
Mi
hai
capito
mylord
?
Io
solo
ho
la
direzione
.
-
Spero
che
mi
caccerai
dinanzi
il
bestione
però
.
-
Lascia
fare
ai
seikki
,
mylord
.
-
Yanez
salì
su
uno
dei
due
elefanti
,
molto
di
cattivo
umore
ed
un
po
'
anche
pensieroso
.
-
Non
ci
vedo
chiaro
in
questa
faccenda
-
mormorò
.
-
Il
greco
deve
aver
tentato
qualche
colpo
.
Come
mai
il
rajah
ha
cambiato
così
presto
d
'
umore
verso
di
me
?
C
'
è
qui
sotto
qualche
cosa
che
mi
sfugge
.
Stiamo
in
guardia
.
In
una
caccia
è
facile
sbagliare
un
animale
e
uccidere
invece
un
cacciatore
.
Avvertirò
i
miei
malesi
d
'
aprire
per
bene
gli
occhi
e
di
non
perdere
di
vista
un
solo
istante
i
seikki
.
Il
pericolo
sta
là
.
-
Si
sdraiò
sui
cuscini
della
cassa
,
accese
la
sigaretta
e
affettando
una
calma
completa
che
realmente
non
sentiva
,
fece
segno
al
cornac
di
muovere
l
'
elefante
,
il
quale
già
cominciava
a
dar
segni
d
'
impazienza
.
La
carovana
attraversò
la
città
sfilando
fra
due
ali
di
popolo
,
che
osservava
con
curiosità
,
non
esente
da
una
certa
simpatia
,
il
famoso
cacciatore
;
poi
rimontò
la
riva
destra
del
fiume
avviandosi
ai
grandi
boschi
che
si
estendevano
verso
ponente
,
formati
di
superbi
tek
dal
legno
durissimo
ed
incorruttibile
,
di
gomma
lacca
,
di
nagassi
,
ossia
d
'
alberi
dal
legno
di
ferro
perché
i
loro
tronchi
ed
i
loro
rami
sono
così
duri
da
smussare
le
scuri
le
più
affilate
,
e
di
imponenti
fichi
baniani
.
L
'
ufficiale
del
rajah
che
montava
il
secondo
elefante
,
si
era
messo
alla
testa
della
truppa
,
fiancheggiato
dai
seikki
che
montavano
bellissimi
cavalli
,
di
forme
perfette
,
d
'
origine
certamente
araba
o
per
lo
meno
persiana
.
Pareva
che
si
fosse
perfino
scordato
della
presenza
del
grande
cacciatore
di
corte
a
cui
spettava
il
poco
invidiabile
onore
di
abbattere
il
terribile
rinoceronte
.
Per
cinque
ore
la
carovana
continuò
a
costeggiare
la
riva
del
fiume
,
oltrepassando
di
quando
in
quando
dei
meschini
raggruppamenti
di
capanne
,
formate
di
rami
intrecciati
,
mescolati
a
fango
rossastro
o
grigiastro
;
poi
l
'
ufficiale
fece
l
'
alt
nei
dintorni
d
'
un
villaggio
piuttosto
grosso
,
che
sorgeva
in
mezzo
a
vastissime
piantagioni
d
'
indaco
,
che
si
vedevano
realmente
qua
e
là
gravemente
danneggiate
,
come
se
una
truppa
di
bestie
si
fosse
divertita
a
farvi
sopra
delle
corse
sfrenate
.
-
È
questo
il
luogo
che
il
rinoceronte
frequenta
?
-
chiese
Yanez
al
cornac
che
stava
a
cavalcioni
dell
'
elefante
.
-
Sì
,
signore
-
rispose
l
'
indiano
.
-
Quel
brutto
animale
ha
già
distrutto
tanto
indaco
,
che
seicento
rupie
non
sarebbero
bastanti
per
ricompensare
questi
poveri
contadini
.
Oh
,
ma
tu
lo
ucciderai
signore
,
è
vero
?
-
Farò
il
possibile
.
-
Ci
fermiamo
qui
,
signore
.
-
La
popolazione
del
villaggio
guidata
dal
suo
capo
,
un
bel
vecchio
ancora
vegeto
,
erasi
avanzata
incontro
alla
carovana
,
dando
a
tutti
il
benvenuto
e
mettendosi
a
loro
disposizione
.
Essendo
già
stata
precedentemente
avvertita
da
un
corriere
mandato
dal
rajah
,
aveva
preparato
una
specie
di
campo
chiuso
da
bambù
incrociati
e
solidamente
legati
,
innalzandovi
nel
mezzo
otto
o
dieci
capanne
formate
con
frasche
e
coperte
da
rami
ancora
verdeggianti
.
Yanez
senza
occuparsi
dell
'
alto
ufficiale
,
scelse
la
più
comoda
e
la
più
ampia
,
istallandovisi
coi
suoi
sei
malesi
.
Nella
sua
qualità
di
grande
cacciatore
,
credeva
di
averne
bene
il
diritto
.
I
cuochi
servirono
ai
cacciatori
ed
ai
servi
una
colazione
fredda
e
abbondante
,
inaffiata
con
dell
'
eccellente
toddy
,
poi
il
capo
del
villaggio
,
accompagnato
dall
'
ufficiale
del
rajah
,
chiese
a
Yanez
:
-
Sei
tu
sahib
,
che
sei
incaricato
di
liberarci
dal
cattivo
animale
?
-
Sì
,
amico
-
rispose
il
portoghese
-
ma
per
poter
far
ciò
tu
devi
darmi
delle
indicazioni
e
anche
una
guida
.
-
Io
darò
a
te
tutto
quello
che
vorrai
,
signore
,
e
anche
un
premio
.
-
Quello
lo
darai
ai
danneggiati
.
Dove
credi
che
il
rinoceronte
abbia
il
suo
covo
?
-
Nella
foresta
che
costeggia
lo
stagno
dei
coccodrilli
.
-
Lontana
?
-
Qualche
ora
di
marcia
.
-
Si
è
mai
mostrato
di
giorno
?
-
Mai
,
sahib
.
È
solamente
a
notte
tarda
che
lascia
la
foresta
per
venire
a
devastare
le
nostre
piantagioni
.
-
L
'
hai
veduto
tu
?
-
Sì
,
tre
notti
or
sono
gli
ho
sparato
contro
due
colpi
di
carabina
e
probabilmente
non
sono
riuscito
a
colpirlo
.
-
È
grosso
?
-
Non
ne
ho
mai
veduto
di
così
colossali
.
-
Va
bene
.
Lasciami
riposare
fino
dopo
il
tramonto
e
avverti
l
'
uomo
che
deve
guidarci
di
tenersi
pronto
.
-
Sarò
io
che
ti
condurrò
sul
luogo
che
la
cattiva
bestia
frequenta
.
-
Una
parola
,
mylord
-
disse
l
'
ufficiale
del
rajah
.
-
Come
intendi
cacciarlo
?
-
Lo
aspetterò
all
'
imboscata
.
-
Non
otterresti
nulla
,
perché
al
primo
colpo
di
fucile
,
quegli
animali
assalgono
e
scappano
,
e
tu
sai
che
una
palla
sola
non
basta
ad
atterrarli
.
Il
rajah
ha
messo
a
tua
disposizione
uno
dei
suoi
migliori
cavalli
,
onde
tu
possa
inseguire
l
'
animale
dopo
fatto
il
colpo
.
-
Me
ne
servirò
,
-
rispose
Yanez
.
-
Ora
lasciatemi
tranquillo
perché
non
so
se
questa
sera
avrò
tempo
di
dormire
.
-
Attese
che
il
capo
e
l
'
ufficiale
si
fossero
allontanati
,
poi
volgendosi
verso
i
suoi
malesi
che
stavano
seduti
a
terra
,
lungo
le
pareti
,
disse
loro
:
-
Qualunque
cosa
debba
succedere
,
voi
non
mi
lascerete
solo
nella
foresta
.
Non
abbiate
paura
del
rinoceronte
:
penso
io
ad
abbatterlo
.
-
Temi
qualche
tradimento
,
padrone
?
-
chiese
Kubang
.
-
Sono
sicurissimo
che
quel
maledetto
greco
,
cercherà
di
vendicarsi
,
con
tutti
i
mezzi
possibili
,
del
colpo
di
scimitarra
che
gli
ho
dato
,
e
perciò
dubito
di
tutto
e
di
tutti
.
In
una
caccia
in
mezzo
alla
foresta
accade
talvolta
di
ammazzare
un
cacciatore
invece
dell
'
animale
.
-
Non
perderemo
d
'
occhio
i
seikki
,
capitano
Yanez
.
Alla
prima
mossa
sospetta
,
piomberemo
addosso
loro
come
tigri
e
vedremo
quanti
sfuggiranno
alle
nostre
scimitarre
.
-
Che
uno
di
voi
monti
la
guardia
fuori
della
capanna
e
prendiamo
un
po
'
di
riposo
.
-
Si
stese
su
una
stuoia
ed
invitato
dal
gran
calore
che
regnava
e
dal
profondo
silenzio
,
poiché
anche
gli
elefanti
e
gli
indiani
si
erano
addormentati
,
chiuse
gli
occhi
.
Fu
svegliato
verso
il
tramonto
dai
latrati
dei
cani
,
dai
nitriti
dei
cavalli
,
dai
barriti
degli
elefanti
e
dalle
grida
dei
cornac
e
dei
seikki
.
I
malesi
erano
già
in
piedi
e
pulivano
le
loro
carabine
e
le
loro
pistole
.
-
La
cena
,
-
disse
Yanez
.
-
Poi
andremo
a
scovare
questo
signor
colosso
.
-
I
cuochi
avevano
preparato
il
pasto
serale
e
non
aspettavano
che
l
'
ordine
del
gran
cacciatore
per
servire
.
Yanez
mangiò
alla
lesta
,
prese
la
sua
magnifica
carabina
a
doppia
canna
,
caricata
con
palle
rivestite
di
rame
,
veri
proiettili
da
grossa
caccia
,
e
uscì
.
Gli
uomini
scelti
ad
accompagnarlo
,
non
erano
che
in
sei
e
tenevano
per
le
briglie
alcuni
splendidi
cavalli
,
fra
i
quali
uno
tutto
nero
che
pareva
avesse
il
fuoco
nelle
vene
e
che
era
riccamente
bardato
,
con
staffe
corte
all
'
orientale
.
-
Il
mio
?
-
chiese
Yanez
all
'
ufficiale
.
-
Sì
mylord
,
-
rispose
l
'
indiano
.
-
Non
montarlo
però
ora
.
-
Perché
?
-
I
cavalli
devono
giungere
sul
luogo
della
caccia
freschissimi
.
I
rinoceronti
corrono
colla
velocità
del
vento
quando
caricano
e
guai
al
cavallo
che
in
quel
momento
si
trovasse
affaticato
.
-
Hai
ragione
.
E
la
guida
?
-
Ci
aspetta
di
là
delle
piantagioni
.
-
Partiamo
,
ma
senza
cani
:
disturberebbero
la
caccia
.
-
Così
ho
pensato
anch
'
io
,
desiderando
tu
cacciare
all
'
agguato
.
-
Lasciarono
l
'
accampamento
e
presero
un
sentiero
che
attraversava
le
piantagioni
d
'
indaco
,
seguìti
dagli
sguardi
di
tutti
i
contadini
,
i
quali
si
erano
schierati
sui
margini
dei
campi
.
La
notte
era
splendida
e
propizia
per
una
buona
caccia
.
Una
fresca
brezzolina
,
che
scendeva
dagli
altipiani
giganteschi
del
Bhutan
,
soffiava
ad
intervalli
,
sussurrando
fra
le
pianticelle
d
'
indaco
,
e
la
luna
sorgeva
mestosa
dietro
i
lontani
picchi
della
frontiera
birmana
.
In
cielo
le
stelle
fiorivano
a
milioni
e
milioni
,
proiettando
una
luce
dolcissima
.
Yanez
colla
sua
eterna
sigaretta
fra
le
labbra
,
colla
carabina
sotto
un
braccio
,
seguìto
subito
dai
suoi
malesi
,
marciava
in
testa
al
drappello
.
L
'
ufficiale
invece
guidava
i
seikki
che
conducevano
i
cavalli
.
Oltrepassate
le
piantagioni
il
drappello
trovò
il
vecchio
capo
.
-
L
'
hai
veduto
?
-
gli
chiese
Yanez
.
-
No
,
sahib
,
ma
ho
saputo
dove
si
trova
il
suo
covo
.
Un
cacciatore
di
nilgò
me
l
'
ha
indicato
.
-
Credi
che
sia
già
uscito
a
pascolare
?
-
Oh
!
non
ancora
.
-
Meglio
così
:
lo
sorprenderemo
nel
suo
covo
.
-
Ripresero
la
marcia
avviandosi
verso
una
foresta
che
nereggiava
verso
ponente
e
che
sembrava
immensa
.
Bastò
un
'
ora
di
marcia
rapidissima
,
essendo
gli
indiani
dei
camminatori
lestissimi
ed
infaticabili
non
meno
degli
abissini
,
perché
la
raggiungessero
.
Per
un
caso
veramente
raro
,
quella
foresta
si
componeva
quasi
tutta
di
fichi
d
'
India
,
piante
colossali
d
'
una
longevità
straordinaria
,
dalle
foglie
ovali
lanceolate
,
coriacee
,
mescolate
a
piccoli
frutti
d
'
un
sapore
dolciastro
che
poco
hanno
da
fare
coi
nostri
fichi
d
'
Europa
,
e
dai
cui
tronchi
gl
'
indiani
estraggono
,
mediante
una
semplice
incisione
,
una
specie
di
latte
che
non
è
però
bevibile
,
ma
che
invece
serve
ottimamente
a
preparare
una
specie
di
gomma
-
lacca
,
che
nulla
ha
da
invidiare
a
quella
che
viene
usata
dai
cinesi
e
dai
giapponesi
.
Il
vecchio
capo
fece
una
breve
fermata
sul
margine
della
foresta
mettendosi
in
ascolto
,
poi
non
udendo
che
gli
ululati
lontani
di
alcuni
lupi
indiani
,
s
'
inoltrò
risolutamente
fra
quella
miriade
di
tronchi
,
dicendo
a
Yanez
:
-
Non
ha
ancora
lasciato
il
suo
covo
.
Se
fosse
uscito
lo
si
udrebbe
,
perché
quando
scorazza
per
le
boscaglie
fa
sempre
udire
il
suo
niff
-
niff
.
-
Meglio
così
,
-
rispose
Yanez
.
Gettò
via
la
sigaretta
,
armò
la
carabina
,
fece
segno
ai
malesi
di
fare
altrettanto
e
seguì
la
guida
che
s
'
inoltrava
con
passo
sicuro
sotto
le
immense
volte
dei
fichi
,
tenendo
in
mano
un
vecchio
fucile
che
ben
poco
avrebbe
potuto
servire
contro
quei
colossali
animali
,
che
hanno
una
pelle
quasi
impenetrabile
ai
migliori
proiettili
.
La
foresta
,
di
passo
in
passo
che
i
cacciatori
s
'
avanzavano
,
diventava
sempre
più
fitta
.
Per
di
più
enormi
cespugli
crescevano
qua
e
là
,
avvolti
in
una
vera
rete
di
calamus
e
di
nepente
.
I
cacciatori
avevano
percorso
un
buon
mezzo
miglio
,
quando
il
vecchio
indiano
fece
a
loro
segno
di
arrestarsi
.
-
Ci
siamo
?
-
chiese
Yanez
sottovoce
.
-
Sì
,
sahib
:
lo
stagno
dei
coccodrilli
è
poco
lontano
ed
è
sulle
sue
rive
che
il
rinoceronte
ha
il
suo
covo
.
Fa
'
avvolgere
le
teste
dei
cavalli
nelle
gualdrappe
onde
non
nitriscano
.
L
'
animale
può
essere
di
buon
umore
e
sfuggirci
,
invece
di
caricarci
.
-
Yanez
trasmise
l
'
ordine
ai
seikki
poi
disse
alla
guida
:
-
Avresti
paura
a
seguirmi
?
-
Perché
sahib
?
-
Desidero
scovare
il
rinoceronte
senza
avere
dietro
di
me
i
seikki
ed
i
miei
uomini
.
Spareranno
dopo
di
me
se
non
riuscirò
ad
abbatterlo
.
-
Tu
sei
il
grande
cacciatore
del
rajah
,
quindi
nulla
devo
temere
.
-
Aspettatemi
qui
e
tenetevi
pronti
a
montare
a
cavallo
,
-
disse
Yanez
alla
scorta
.
-
Se
io
manco
aprite
il
fuoco
e
mirate
bene
.
Se
ci
carica
sarà
un
affare
serio
ad
arrestarlo
in
piena
corsa
.
Andiamo
amico
:
conducimi
nel
luogo
preciso
dove
si
trova
il
covo
.
-
Vieni
,
sahib
.
-
Si
allontanarono
in
silenzio
,
passando
con
precauzione
fra
le
innumerevoli
colonne
dei
fichi
,
cogli
occhi
in
guardia
e
gli
orecchi
ben
tesi
.
Regnava
un
profondo
silenzio
.
Perfino
i
bighama
,
i
lupi
dell
'
India
,
tacevano
in
quel
momento
.
Anche
il
venticello
notturno
era
cessato
e
non
faceva
più
stormire
il
fogliame
degli
immensi
alberi
.
Percorsi
altri
trecento
passi
il
vecchio
indiano
tornò
a
fermarsi
.
-
Lasciami
ascoltare
,
-
disse
sottovoce
a
Yanez
.
-
Lo
stagno
dei
coccodrilli
sta
dinanzi
a
noi
.
-
Odi
nulla
?
-
Il
respiro
del
rinoceronte
.
Deve
essere
nascosto
in
mezzo
a
quel
vasto
cespuglio
.
-
Che
non
abbia
fame
questa
sera
?
-
Si
sarà
cibato
abbondantemente
stamane
.
-
Lo
costringerò
io
a
mostrarsi
.
-
Si
guardò
intorno
e
scorto
un
grosso
pezzo
di
ramo
,
lo
scagliò
,
con
quanta
forza
aveva
,
al
disopra
del
cespuglio
.
Subito
una
specie
di
fischio
rauco
s
'
alzò
fra
le
fronde
seguìto
da
uno
strano
grido
.
Era
il
niff
-
niff
del
rinoceronte
.
-
Si
è
svegliato
-
sussurrò
Yanez
mettendosi
rapidamente
la
carabina
alla
spalla
.
-
Che
si
mostri
e
gli
caccerò
due
palle
nel
cervello
.
-
Trascorsero
alcuni
istanti
senza
che
l
'
animale
si
mostrasse
.
Anche
l
'
indiano
,
quantunque
avesse
una
scarsa
fiducia
nell
'
efficacia
del
suo
vecchio
fucile
,
si
teneva
pronto
a
sparare
.
Ad
un
tratto
il
cespuglio
si
agitò
in
tutti
i
sensi
,
come
se
una
tempesta
fosse
improvvisamente
scoppiata
nel
suo
seno
,
poi
s
'
aprì
bruscamente
ed
un
enorme
rinoceronte
comparve
lanciando
furiosamente
il
suo
grido
di
guerra
.
Subito
tre
detonazioni
rimbombarono
l
'
una
dietro
l
'
altra
,
seguìte
tosto
da
un
altissimo
grido
lanciato
dall
'
indiano
.
-
Fuggi
,
sahib
!
...
-
Il
rinoceronte
quantunque
dovesse
aver
ricevuto
qualche
palla
,
poiché
Yanez
non
mancava
mai
ai
suoi
colpi
,
caricava
all
'
impazzata
coll
'
impeto
furibondo
,
che
è
particolare
a
quegli
animalacci
.
Il
portoghese
vedendolo
,
aveva
voltato
le
spalle
slanciandosi
a
tutta
corsa
verso
il
luogo
ove
si
trovavano
i
malesi
e
i
seikki
.
Fortunatamente
gl
'
innumerevoli
tronchi
dei
fichi
d
'
India
,
che
in
certi
luoghi
crescevano
così
uniti
da
non
permettere
il
passaggio
ad
un
grosso
animale
,
avevano
frenato
lo
slancio
terribile
del
colosso
,
lasciando
così
tempo
ai
fuggiaschi
di
raggiungere
i
loro
compagni
.
-
A
cavallo
!
-
gridò
Yanez
.
Un
seikko
gli
condusse
prontamente
dinanzi
quel
cavallo
che
il
rajah
gli
aveva
destinato
.
Il
portoghese
con
un
solo
slancio
fu
in
sella
senza
servirsi
delle
staffe
.
I
malesi
e
i
seikki
vedendo
il
rinoceronte
apparire
fra
i
tronchi
dei
baniani
a
corsa
sfrenata
,
fecero
una
scarica
,
poi
si
dispersero
in
varie
direzioni
,
trasportati
loro
malgrado
dai
cavalli
spaventati
che
non
obbedivano
più
né
alle
briglie
,
né
agli
speroni
.
L
'
ufficiale
del
rajah
era
stato
il
primo
a
scappare
,
senza
perdere
tempo
a
far
fuoco
.
Yanez
aveva
fatto
fare
al
suo
nero
destriero
un
salto
terribile
per
evitare
l
'
urto
del
furibondo
colosso
,
mentre
il
vecchio
indiano
,
più
fortunato
,
si
poneva
in
salvo
,
con
un
'
agilità
scimmiesca
,
su
un
fico
.
Il
rinoceronte
,
reso
feroce
dalle
ferite
ricevute
,
continuò
la
sua
corsa
per
un
due
o
trecento
passi
;
poi
fatto
un
brusco
voltafaccia
tornò
indietro
lanciando
per
la
seconda
volta
il
suo
grido
di
guerra
:
niff
-
niff
!
...
Se
gli
altri
erano
scappati
,
Yanez
era
rimasto
sul
luogo
della
caccia
e
non
per
volontà
sua
,
bensì
per
bizzarria
del
suo
cavallo
che
pareva
fosse
diventato
improvvisamente
pazzo
.
Faceva
dei
terribili
salti
di
montone
come
se
il
peso
del
cavaliere
gli
spezzasse
le
reni
,
s
'
inalberava
nitrendo
dolorosamente
,
poi
sferrava
calci
in
tutte
le
direzioni
.
Il
portoghese
però
non
si
lasciava
scavalcare
e
stringeva
nervosamente
le
ginocchia
e
non
risparmiava
né
strappate
di
briglie
,
né
colpi
di
sperone
,
sagrando
come
un
turco
.
-
Via
!
scappa
!
-
urlava
.
-
Vuoi
farti
sventrare
?
-
Il
cavallo
non
obbediva
ed
il
rinoceronte
tornava
alla
caccia
,
colla
testa
bassa
ed
il
corno
teso
,
pronto
ad
immergerlo
tutto
nel
ventre
del
nemico
.
Un
freddo
sudore
bagnava
la
fronte
di
Yanez
.
Un
terribile
sospetto
gli
era
balenato
nel
cervello
,
ossia
che
il
greco
gli
avesse
preparato
qualche
tranello
per
perderlo
nel
momento
più
pericoloso
.
Guardò
rapidamente
in
aria
.
Appena
ad
un
metro
sopra
la
sua
testa
si
stendevano
orizzontalmente
i
rami
dei
fichi
.
-
Sono
salvo
!
-
esclamò
,
gettandosi
a
bandoliera
la
carabina
.
In
quel
momento
il
rinoceronte
piombò
addosso
all
'
imbizzarrito
destriero
.
Il
corno
scomparve
intero
nel
ventre
del
povero
animale
,
poi
con
un
colpo
di
testa
alzò
cavallo
e
cavaliere
.
Uno
solo
però
cadde
:
il
primo
,
poiché
il
secondo
,
che
aveva
conservato
un
meraviglioso
sangue
freddo
anche
in
quel
terribile
frangente
,
si
era
disperatamente
abbrancato
ad
un
ramo
,
issandosi
prontamente
.
Il
cavallo
,
sventrato
di
colpo
,
stramazzò
al
suolo
,
s
'
alzò
ancora
inalberandosi
,
poi
cadde
di
quarto
mandando
un
nitrito
soffocato
.
Il
rinoceronte
,
colla
brutalità
e
ferocia
istintiva
degli
animali
della
sua
razza
,
tornò
addosso
al
povero
animale
immergendogli
per
la
seconda
volta
nel
corpo
il
corno
,
poi
preso
da
un
eccesso
di
furore
indescrivibile
,
si
mise
a
calpestarlo
rabbiosamente
mandando
fischi
acuti
.
Sotto
il
suo
peso
enorme
,
le
ossa
del
cavallo
scricchiolavano
e
si
spezzavano
,
e
dagli
squarci
prodotti
da
quei
due
colpi
di
corno
,
uscivano
insieme
getti
di
sangue
,
intestini
e
polmoni
.
Yanez
che
aveva
ricuperata
prontamente
la
sua
calma
,
appena
messosi
a
cavalcioni
del
ramo
,
ricaricò
la
carabina
,
borbottando
:
-
Ora
vendicherò
il
cavallo
del
rajah
,
quantunque
quel
testardo
,
per
poco
,
non
mi
abbia
spedito
diritto
nell
'
altro
mondo
.
-
In
quel
momento
alcuni
spari
rimbombarono
a
breve
distanza
:
poi
i
sei
malesi
passarono
a
centocinquanta
metri
circa
da
Yanez
,
trasportati
in
un
galoppo
sfrenato
.
-
Andate
pure
,
miei
bravi
-
disse
Yanez
.
-
Ci
penso
io
al
rinoceronte
.
-
Si
accomodò
meglio
che
poté
sul
ramo
e
puntò
la
carabina
.
Il
bestione
che
pareva
impazzito
non
aveva
ancora
lasciato
la
sua
vittima
.
La
squarciava
a
gran
colpi
di
corno
avvoltolandosi
nel
sangue
,
la
calpestava
lasciandosi
poi
cadere
con
tutto
il
suo
enorme
corpaccio
e
non
cessava
di
mandare
urla
stridenti
.
Una
palla
che
lo
colpì
un
po
'
sopra
l
'
occhio
sinistro
,
lo
calmò
per
un
istante
.
S
'
arrestò
guardando
in
aria
,
colla
bocca
aperta
.
Era
il
momento
che
Yanez
aspettava
.
Il
secondo
colpo
di
carabina
partì
colpendo
l
'
animale
al
palato
e
penetrandogli
nel
cervello
.
La
ferita
era
mortale
,
pure
il
bestione
non
cadde
.
Anzi
si
mise
a
galoppare
vertiginosamente
intorno
ai
tronchi
dei
fichi
schiantandone
parecchi
.
-
Per
Giove
!
-
esclamò
Yanez
ricaricando
l
'
arma
.
-
Per
questi
animali
ci
vorrebbe
una
spingarda
o
meglio
un
cannone
.
-
Attese
che
gli
passasse
sotto
e
fece
fuoco
quasi
a
bruciapelo
,
colpendolo
fra
la
nuca
ed
il
collo
.
L
'
effetto
fu
fulminante
.
L
'
animalaccio
si
rizzò
di
colpo
sulle
zampe
posteriori
,
poi
stramazzò
pesantemente
a
terra
rimanendo
immobile
.
Aveva
ricevuto
cinque
palle
e
tutte
foderate
di
rame
e
di
grosso
calibro
.
-
Era
tempo
che
tu
morissi
!
-
esclamò
Yanez
lasciandosi
scivolare
giù
da
uno
di
quegli
innumerevoli
tronchi
.
-
Ho
ammazzato
tanti
animali
,
ma
nessuno
m
'
ha
fatto
sudare
né
passare
un
brutto
momento
come
questo
.
Vediamo
ora
che
giuoco
hai
tentato
,
maestro
Teotokris
dell
'
Arcipelago
greco
.
Che
una
tigre
mi
divori
se
qui
sotto
non
vi
è
la
tua
mano
!
Il
cavallo
era
troppo
impazzito
.
-
S
'
avvicinò
con
precauzione
al
rinoceronte
e
dopo
essersi
ben
accertato
che
era
proprio
morto
e
che
non
vi
era
più
pericolo
che
si
rimettesse
in
piedi
,
rivolse
la
sua
attenzione
al
destriero
del
rajah
.
Disgraziato
animale
!
Intestini
,
cuore
,
polmoni
e
fegato
giacevano
intorno
a
lui
,
strappati
dal
brutale
corno
del
colosso
ed
il
suo
corpo
schiacciato
,
mostrava
delle
ferite
spaventevoli
dalle
quali
il
sangue
colava
ancora
abbondantemente
.
-
Sembra
quasi
una
focaccia
,
-
mormorò
Yanez
.
-
Spero
nondimeno
di
poter
ancora
trovare
il
perché
aveva
il
diavolo
in
corpo
.
Ci
deve
essere
qui
sotto
qualche
bricconata
.
-
Guardò
a
lungo
il
cadavere
,
poi
slacciò
la
fascia
del
sottoventre
e
alzò
la
sella
.
-
Ah
!
birbanti
!
-
esclamò
.
Nella
parte
interna
vi
erano
state
confitte
tre
punte
d
'
acciaio
,
lunghe
un
centimetro
.
-
Ecco
perché
il
povero
animale
era
diventato
furibondo
,
-
riprese
il
portoghese
.
-
Saltando
in
sella
gli
si
erano
conficcate
nelle
carni
.
Questo
è
un
tiro
del
greco
.
Egli
sperava
che
il
rinoceronte
mi
sventrasse
.
No
,
mio
caro
,
anche
questa
t
'
è
andata
a
vuoto
.
Yanez
ha
la
pelle
più
dura
di
quello
che
tu
credi
e
,
devo
dirlo
,
anche
una
fortuna
prodigiosa
.
Acqua
in
bocca
per
ora
e
lasciamo
correre
,
ma
ti
giuro
,
birbante
,
che
un
giorno
ti
farò
pagare
,
e
tutto
d
'
un
colpo
,
i
tuoi
tradimenti
.
Già
quell
'
altissimo
ufficiale
,
che
deve
essere
una
tua
creatura
,
mi
era
sospetto
.
-
Caricò
flemmaticamente
la
carabina
e
sparò
,
con
un
certo
intervallo
l
'
uno
dall
'
altro
,
due
colpi
in
aria
.
Le
due
detonazioni
rombavano
ancora
sotto
le
infinite
volte
di
verzura
,
quando
vide
giungere
,
a
breve
distanza
l
'
uno
dall
'
altro
,
i
suoi
fidi
malesi
seguìti
dall
'
ufficiale
del
rajah
.
-
Ecco
fatto
,
-
disse
Yanez
con
una
certa
ironia
,
guardando
l
'
indiano
.
-
Come
vedi
la
faccenda
è
stata
sbrigata
senza
troppa
fatica
.
-
L
'
ufficiale
rimase
per
qualche
istante
muto
,
guardandolo
con
profondo
stupore
.
-
Morto
,
-
disse
poi
.
-
Non
si
muove
più
,
-
rispose
Yanez
.
-
Tu
sei
il
più
grande
cacciatore
di
tutta
l
'
India
.
-
È
probabile
.
-
Il
rajah
sarà
contento
di
te
.
-
Lo
spero
.
-
Farò
tagliare
dai
seikki
il
corno
e
tu
stesso
lo
regalerai
al
principe
.
-
Lo
presenterai
tu
,
così
potrai
avere
una
mancia
.
-
Come
vuoi
,
mylord
.
-
Fammi
condurre
un
altro
cavallo
,
purché
sia
più
docile
del
primo
.
Ne
ha
qualcuno
troppo
bizzarro
il
tuo
signore
.
-
L
'
ufficiale
finse
di
non
udirlo
ed
essendo
in
quel
momento
giunti
i
seikki
accompagnati
dal
vecchio
indiano
,
fece
cenno
a
uno
di
loro
di
smontare
.
Yanez
stava
per
montare
in
sella
quando
un
'
improvvisa
agitazione
si
manifestò
fra
i
seikki
,
seguìta
quasi
subito
dalle
grida
:
-
Lo
jungli
-
kudgia
!
...
Lo
jungli
-
kudgia
!
-
Yanez
udendo
dietro
di
sé
aprirsi
i
cespugli
si
voltò
rapidamente
.
Un
animale
che
a
prima
vista
sembrava
un
bisonte
indiano
,
era
comparso
improvvisamente
aprendosi
il
passo
fra
le
liane
e
i
nepenti
.
-
Fuoco
,
amici
!
-
gridò
.
I
sei
malesi
,
che
avevano
le
carabine
ancora
cariche
,
fecero
fuoco
simultaneamente
,
non
badando
al
grido
mandato
dal
vecchio
indiano
:
-
Ferma
!
-
Il
ruminante
colpito
da
cinque
o
sei
palle
stramazzò
fra
le
erbe
,
senza
mandare
un
muggito
.
-
Sventura
sui
maledetti
stranieri
!
-
urlò
il
capo
del
villaggio
slanciandosi
verso
l
'
animale
che
agonizzava
e
alzando
le
braccia
verso
il
cielo
.
-
Hanno
ucciso
la
vacca
sacra
di
Brahma
!
-
Ehi
capo
,
diventi
matto
?
-
chiese
Yanez
.
-
Se
è
per
spillarmi
un
po
'
di
rupie
,
sono
pronto
a
pagarti
la
tua
bestia
.
-
Una
vacca
sacra
non
si
paga
,
-
rispose
l
'
ufficiale
del
rajah
.
-
Andate
tutti
al
diavolo
!
-
gridò
Yanez
che
perdeva
la
pazienza
.
-
Temo
,
mylord
che
tu
dovrai
fare
i
conti
col
rajah
,
perché
qui
,
come
in
tutta
l
'
India
,
una
vacca
è
un
animale
sacro
,
che
nessuno
può
uccidere
.
-
Perché
dunque
i
tuoi
uomini
hanno
gridato
lo
jungli
-
kudgia
?
Sebbene
non
conosca
profondamente
la
lingua
indiana
,
quel
nome
lo
si
dà
,
se
non
erro
,
ai
terribili
bisonti
della
jungla
,
che
non
sono
meno
pericolosi
d
'
un
rinoceronte
.
-
Si
saranno
ingannati
.
-
Peggio
per
loro
.
-
Mentre
si
scambiavano
quelle
parole
,
il
vecchio
indiano
continuava
a
girare
intorno
al
cadavere
della
vacca
,
manifestando
la
più
violenta
disperazione
e
vomitando
una
serqua
infinita
d
'
ingiurie
contro
gli
uccisori
dell
'
animale
sacro
.
-
Finiscila
,
cornacchia
!
-
gridò
Yanez
,
sempre
più
seccato
.
-
T
'
ho
liberato
dal
rinoceronte
che
guastava
le
tue
piantagioni
,
e
non
cessi
d
'
ingiuriarmi
.
Tu
sei
la
più
grande
canaglia
che
abbia
conosciuto
da
che
sono
nato
.
Se
non
ritiri
la
tua
linguaccia
da
cane
,
ti
farò
bastonare
dai
miei
uomini
.
-
Tu
non
lo
farai
,
-
disse
l
'
ufficiale
del
rajah
con
voce
dura
.
-
Chi
me
lo
impedirebbe
,
signor
ufficiale
?
-
chiese
Yanez
.
-
Io
,
che
qui
rappresento
il
rajah
.
-
Tu
non
sei
,
per
me
,
che
sono
un
mylord
inglese
,
che
un
impiegato
della
corte
,
inferiore
ai
miei
servi
.
-
Mylord
!
-
Vattene
all
'
inferno
,
-
disse
Yanez
,
montando
a
cavallo
.
Poi
volgendosi
verso
i
malesi
che
guardavano
ferocemente
i
seikki
,
pronti
a
caricarli
al
primo
moto
sospetto
,
disse
a
loro
:
-
Torniamo
in
città
;
ne
ho
abbastanza
di
questo
affare
.
-
Mylord
,
-
disse
l
'
ufficiale
,
-
gli
elefanti
ci
aspettano
.
-
Gettali
nel
fiume
,
non
ne
ho
bisogno
.
-
Fece
salire
dietro
di
sé
il
malese
che
gli
aveva
dato
il
cavallo
e
partì
al
galoppo
,
mentre
il
vecchio
indiano
gli
urlava
dietro
ancora
una
volta
:
-
Maledetti
stranieri
!
Che
Brahma
vi
faccia
morire
tutti
!
-
Usciti
dal
bosco
,
le
tigri
di
Mompracem
si
gettarono
fra
le
piantagioni
,
senza
badare
se
rovinavano
più
o
meno
l
'
indaco
,
e
presero
la
via
di
Gauhati
.
Quando
entrarono
in
città
era
ancora
notte
.
Le
guardie
che
vegliavano
dinanzi
al
portone
,
si
affrettarono
ad
introdurli
nel
vasto
cortile
d
'
onore
,
dove
,
sotto
i
porticati
spaziosi
,
dormivano
su
semplici
stuoie
,
scudieri
e
staffieri
,
onde
essere
più
pronti
ad
ogni
chiamata
del
loro
signore
.
Yanez
affidò
a
loro
i
cavalli
e
salì
nel
suo
appartamento
svegliando
il
chitmudgar
.
-
Tu
,
signore
!
-
esclamò
il
maggiordomo
stropicciandosi
gli
occhi
.
-
Non
mi
aspettavi
così
presto
?
-
No
,
signore
.
Hai
già
ucciso
il
rinoceronte
?
-
Sì
,
l
'
ho
messo
a
terra
con
quattro
colpi
di
carabina
.
Portami
una
bottiglia
nella
mia
stanza
,
alcune
sigarette
e
aspettami
,
ché
devo
chiederti
importanti
spiegazioni
.
-
Sono
ai
tuoi
ordini
,
sahib
.
-
Yanez
si
sbarazzò
della
carabina
,
mandò
i
suoi
malesi
a
coricarsi
,
poi
raggiunse
il
chitmudgar
,
che
aveva
già
accesa
la
lampada
e
messo
sul
tavolo
una
bottiglia
di
liquore
ed
una
scatola
di
sigarette
indiane
,
formate
d
'
una
foglia
di
palma
arrotolata
e
di
tabacco
rosso
.
Vuotò
un
bicchiere
di
vecchio
gin
,
poi
sdraiatosi
su
una
poltrona
,
gli
narrò
succintamente
come
si
era
svolta
la
caccia
,
dilungandosi
solo
sull
'
uccisione
di
quella
maledetta
vacca
sacra
,
che
l
'
aveva
fatto
uscire
dai
gangheri
:
-
Che
cosa
ne
dici
tu
ora
di
questo
affare
?
-
È
una
cosa
grave
,
mylord
-
rispose
il
maggiordomo
che
appariva
preoccupato
.
-
Una
mucca
è
sempre
sacra
,
e
chi
l
'
uccide
incorre
in
grandi
fastidi
.
-
Mi
avevano
detto
che
era
un
bisonte
della
jungla
ed
io
ho
comandato
il
fuoco
senza
guardarla
bene
.
-
Il
chitmudgar
scosse
il
capo
mormorando
:
-
Affare
serio
!
affare
serio
!
-
Dovevano
tenersela
nel
villaggio
.
-
Tu
hai
ragione
,
mylord
,
ma
il
torto
sarà
tuo
.
-
Quel
capo
è
un
vero
furfante
.
Non
gli
ho
ucciso
il
rinoceronte
che
devastava
le
piantagioni
del
villaggio
?
Ah
!
e
se
in
questa
faccenda
vi
fosse
sotto
la
mano
del
favorito
del
rajah
?
Le
punte
di
ferro
vi
erano
nella
sella
.
-
Non
mi
stupirei
,
-
rispose
il
maggiordomo
.
-
Io
so
che
quell
'
uomo
ti
odia
a
morte
.
-
Me
ne
sono
già
accorto
e
poi
vorrà
vendicarsi
di
quel
colpo
di
scimitarra
.
-
Certo
,
mylord
.
-
Allora
è
stata
ordita
una
vera
congiura
.
Prima
ha
tentato
di
farmi
sventrare
dal
rinoceronte
,
poi
mi
ha
mandato
la
vacca
sacra
.
Che
fosse
d
'
accordo
anche
il
capo
del
villaggio
?
-
È
probabile
,
signore
.
-
Per
Giove
!
non
mi
lascerò
mettere
nel
sacco
.
Vado
a
riposarmi
e
se
prima
di
mezzogiorno
il
rajah
manda
qualcuno
dei
suoi
satrapi
,
risponderai
che
dormo
e
che
non
voglio
essere
disturbato
.
Se
insistono
,
lancia
contro
di
loro
i
miei
malesi
.
È
ora
di
mostrare
a
quel
cane
di
greco
e
a
quell
'
ubriacone
che
serve
,
che
un
mylord
non
si
lascia
prendere
a
gabbo
.
Va
'
,
chitmudgar
.
-
Spense
la
lampada
e
si
gettò
sul
ricchissimo
letto
senza
spogliarsi
,
addormentandosi
quasi
subito
.
22
.
La
prova
dell
'
acqua
Sognava
di
Surama
,
che
già
vedeva
assisa
sul
trono
del
rajah
,
con
un
dootèe
azzurro
tutto
costellato
di
diamanti
del
Guzerate
e
di
Visapur
,
quando
tre
colpi
fortissimi
,
battuti
sulla
porta
della
sua
stanza
da
letto
,
lo
fecero
balzare
in
piedi
.
-
Entrate
,
per
Giove
!
-
esclamò
con
voce
tuonante
.
-
È
codesto
il
modo
di
svegliare
un
mylord
?
-
Il
maggiordomo
,
tutto
umile
,
si
avanzò
dicendo
:
-
Signore
,
è
mezzodì
.
-
Aho
!
benissimo
.
Non
mi
ricordavo
più
dell
'
ordine
che
ti
avevo
dato
.
Hanno
chiesto
di
me
?
-
Più
volte
,
signore
,
un
ufficiale
del
rajah
si
è
presentato
insistendo
per
vedervi
.
-
Ed
i
miei
malesi
non
si
sono
seccati
?
-
Hanno
finito
per
scaraventarlo
giù
dalla
scala
.
-
Si
è
rotto
almeno
una
gamba
quel
seccatore
?
-
Si
sarà
certo
ammaccato
le
costole
.
-
Avrei
preferito
che
si
fosse
rotto
il
collo
,
-
disse
Yanez
.
-
Sono
tornati
quei
bricconi
che
mi
hanno
accompagnato
alla
caccia
?
-
Sì
,
poco
dopo
lo
spuntare
del
sole
.
-
Briganti
!
Chissà
che
cosa
avranno
detto
di
me
dopo
il
servizio
reso
.
Il
rajah
troverà
però
questa
volta
un
osso
duro
da
rodere
,
ed
il
signor
Teotokris
avrà
poco
da
ridere
.
Per
Giove
!
Un
mylord
non
si
lascia
divorare
come
un
pesce
del
Brahmaputra
.
-
Fece
un
po
'
di
toeletta
,
poi
uscì
dopo
d
'
aver
raccomandato
ai
malesi
di
non
muoversi
.
Sembrava
in
preda
ad
una
viva
agitazione
,
ad
una
sorda
collera
:
cosa
piuttosto
strana
in
un
uomo
che
pareva
più
flemmatico
d
'
un
vero
inglese
.
Sulla
porta
del
salone
reale
trovò
un
ufficiale
.
-
Va
'
a
dire
al
tuo
signore
che
io
desidero
vederlo
,
-
gli
disse
con
tono
imperioso
.
Ciò
detto
entrò
nel
magnifico
salone
sdraiandosi
su
uno
dei
divani
,
che
si
stendevano
lungo
le
marmoree
pareti
,
mettendosi
a
fumare
come
fosse
nella
sua
propria
stanza
.
Non
trascorse
un
minuto
,
che
le
cortine
di
seta
pendenti
dietro
a
quel
letto
-
trono
,
s
'
aprirono
ed
il
principe
comparve
.
-
Ah
!
siete
voi
!
-
disse
Yanez
gettando
via
la
sigaretta
e
accostandosi
alla
piattaforma
.
-
T
'
ho
fatto
chiamare
tre
volte
,
-
disse
il
rajah
con
voce
un
po
'
dura
.
-
Dormivo
,
-
rispose
Yanez
pure
seccamente
.
-
La
caccia
mi
aveva
molto
stancato
.
-
Ho
ricevuto
il
corno
del
rinoceronte
che
tu
mylord
hai
ucciso
.
Il
suo
proprietario
doveva
essere
un
animale
ben
grosso
.
-
E
anche
molto
cattivo
,
Altezza
.
-
Lo
credo
.
I
rinoceronti
sono
sempre
di
cattivo
umore
.
-
Non
sono
solamente
quelle
bestie
che
hanno
indosso
l
'
umore
nero
:
vi
sono
anche
degli
uomini
.
-
Che
cosa
vuoi
dire
,
mylord
?
-
chiese
il
principe
fingendo
un
grande
stupore
.
-
Che
alla
vostra
corte
,
Altezza
,
avete
dei
furfanti
.
-
Che
cosa
dici
mai
,
mylord
?
-
Sì
,
perché
mentre
io
arrischiavo
la
mia
vita
,
per
fare
il
mio
dovere
di
grande
cacciatore
del
rajah
dell
'
Assam
,
altri
cercavano
di
assassinarmi
a
tradimento
,
-
disse
Yanez
con
collera
.
-
Ed
in
quale
modo
?
-
Mettendo
delle
punte
di
ferro
sotto
la
sella
dal
cavallo
,
che
voi
mi
avete
mandato
.
L
'
animale
s
'
imbizzarrì
nel
momento
in
cui
occorreva
che
fosse
calmo
per
permettermi
di
far
fuoco
,
e
se
non
vi
fosse
stato
un
ramo
sopra
la
mia
testa
,
io
non
sarei
qui
,
Altezza
,
a
raccontarvi
come
finì
la
caccia
.
-
Io
farò
cercare
il
colpevole
e
lo
punirò
come
si
merita
,
-
disse
il
rajah
.
-
Non
ti
nascondo
però
che
sarà
un
po
'
difficile
a
scovarlo
.
Altra
cosa
invece
è
la
colpa
che
tu
hai
commesso
e
che
è
gravissima
.
Stamane
è
venuto
da
me
il
capo
del
villaggio
,
dove
tu
hai
cacciato
,
e
che
per
tua
disgrazia
è
uno
dei
più
influenti
del
regno
,
a
dirmi
che
tu
ed
i
tuoi
uomini
avete
ucciso
la
vacca
sacra
,
che
godeva
la
protezione
di
Brahma
.
-
Io
credevo
in
buona
fede
che
fosse
un
bisonte
della
jungla
.
-
Il
capo
del
villaggio
sostiene
il
contrario
e
ti
sfida
alla
prova
.
-
Mi
sfida
!
-
esclamò
Yanez
,
scattando
.
-
A
colpi
di
carabina
forse
?
Venga
e
gli
salderò
il
conto
con
una
palla
nella
testa
.
-
Non
credo
che
sia
capace
di
tanto
,
-
disse
il
rajah
con
un
sottile
sorriso
.
-
Vuole
sfidarti
a
provare
il
contrario
.
-
Come
!
vuole
avere
ragione
lui
?
-
E
ci
tiene
.
-
Dov
'
è
quel
mascalzone
?
-
Il
principe
prese
una
piccola
mazza
d
'
argento
che
stava
su
una
piccola
mensola
,
e
batté
tre
colpi
su
un
disco
di
bronzo
appeso
alla
parete
.
Subito
la
porta
principale
del
magnifico
salone
s
'
aprì
ed
entrò
il
vecchio
indiano
,
accompagnato
dall
'
ufficiale
e
dai
sei
seikki
,
che
avevano
assistito
all
'
uccisione
della
vacca
sacra
.
Nel
vederli
Yanez
non
poté
trattenere
un
moto
di
collera
.
Aveva
compreso
che
stavano
per
tendergli
un
secondo
agguato
e
forse
più
pericoloso
del
primo
.
-
Furfanti
!
-
mormorò
.
-
Questi
sono
le
anime
dannate
di
quel
maledetto
greco
.
-
Il
rajah
si
era
sdraiato
sul
suo
letto
-
trono
,
appoggiandosi
ad
un
gran
cuscino
di
seta
cremisina
con
ricami
d
'
oro
,
mentre
una
mano
passando
fra
le
cortine
,
gli
aveva
dato
un
superbo
narghilè
di
cristallo
azzurro
,
già
acceso
,
con
una
lunga
canna
di
pelle
rossa
ed
il
bocchino
d
'
avorio
.
Il
capo
del
villaggio
s
'
avanzò
verso
la
piattaforma
e
si
gettò
tre
volte
a
terra
,
senza
che
il
rajah
si
degnasse
di
rispondere
a
quell
'
umiliante
saluto
.
-
Ah
,
sei
qui
,
vecchio
briccone
,
-
disse
Yanez
con
disprezzo
.
-
Che
cosa
vuoi
tu
?
-
Solamente
giustizia
,
-
rispose
l
'
indiano
.
-
Dopo
che
ti
ho
sbarazzato
del
rinoceronte
?
Bella
riconoscenza
la
tua
!
-
Mi
hai
ucciso
la
vacca
sacra
e
chissà
ora
quali
calamità
piomberanno
sul
villaggio
.
I
danni
che
recava
il
rinoceronte
,
saranno
niente
in
confronto
a
quelli
che
ci
colpiranno
ora
.
-
Tu
sei
un
imbecille
.
-
No
,
io
sono
un
indiano
che
adora
Brahma
.
-
Yanez
stava
per
mandare
a
casa
del
diavolo
anche
il
dio
,
però
si
trattenne
a
tempo
.
Il
rajah
si
era
un
po
'
alzato
e
dopo
d
'
aver
guardato
per
qualche
istante
tanto
il
capo
quanto
l
'
europeo
,
disse
gettando
in
aria
una
nuvoletta
di
fumo
:
-
Che
cosa
vuoi
Kadar
?
-
Giustizia
,
rajah
.
-
Quest
'
uomo
bianco
che
io
ho
nominato
grande
cacciatore
della
mia
corte
,
sostiene
che
tu
hai
torto
.
-
Io
ho
dei
testimoni
.
-
E
cosa
dicono
?
-
Che
il
sahib
ha
ucciso
la
vacca
sacra
pur
avendo
riconosciuto
che
non
era
un
jungli
-
kudgia
.
-
Tu
sei
una
canaglia
!
-
gridò
Yanez
.
-
Taci
,
mylord
,
-
disse
il
rajah
con
accento
severo
.
-
Io
sto
amministrando
la
giustizia
e
non
devi
interrompere
né
Kadar
,
né
me
.
-
Ebbene
ascoltiamo
questo
brigante
,
che
non
ha
mai
saputo
che
cosa
sia
riconoscenza
.
-
Continua
,
Kadar
,
-
disse
il
rajah
.
-
Quella
vacca
era
stata
consacrata
a
Brahma
,
onde
proteggesse
il
mio
villaggio
,
tale
essendo
l
'
uso
.
Nessuno
poteva
ucciderla
,
né
avrebbe
osato
commettere
un
così
esecrando
delitto
.
Brahma
certo
si
vendicherà
e
allora
che
cosa
accadrà
delle
nostre
piantagioni
?
La
miseria
più
spaventosa
piomberà
su
noi
tutti
e
finiremo
per
morire
tutti
di
fame
.
-
Te
ne
regalerò
una
,
così
il
tuo
dio
si
rabbonirà
,
-
disse
Yanez
ironicamente
.
-
Non
sarà
più
quella
.
-
Che
cosa
vuoi
tu
dunque
?
-
La
tua
punizione
.
-
Io
non
l
'
ho
uccisa
per
recare
uno
sfregio
alle
tue
credenze
religiose
.
-
Sì
.
-
Tu
menti
come
un
sudra
.
-
Mi
appello
a
questi
uomini
.
-
È
vero
,
-
disse
l
'
ufficiale
che
lo
aveva
accompagnato
alla
caccia
.
-
Tu
hai
ordinato
il
fuoco
ai
tuoi
,
per
fare
un
dispetto
a
quest
'
uomo
ed
uno
sfregio
a
tutti
gli
abitanti
.
-
Anche
tu
m
'
accusi
?
-
Ed
anche
i
seikki
.
-
Yanez
si
trattenne
a
stento
e
volgendosi
verso
il
rajah
,
che
stava
vuotando
un
enorme
bicchiere
pieno
di
liquore
fornitogli
dalla
mano
misteriosa
che
gli
aveva
dato
il
narghilè
,
gli
disse
:
-
Non
credere
,
Altezza
,
a
questi
miserabili
.
-
Il
rajah
ingollò
con
uno
sforzo
il
liquido
,
poi
rispose
socchiudendo
gli
occhi
:
-
Sono
in
otto
che
ti
accusano
,
mylord
,
ed
io
devo
,
secondo
le
nostre
leggi
,
credere
più
a
loro
perché
sono
in
molti
.
-
Io
farò
venire
qui
i
miei
uomini
.
-
I
servi
non
possono
testimoniare
dinanzi
ai
guerrieri
.
La
loro
casta
è
troppo
bassa
.
-
Che
cosa
devo
fare
adunque
?
-
Confessare
che
tu
hai
ucciso
la
vacca
sacra
per
dispetto
e
lasciarti
punire
.
Il
delitto
è
grave
.
-
Sicché
dovrei
subire
qualche
pena
.
-
Se
tu
fossi
un
mio
suddito
,
mylord
,
io
dovrei
farti
schiacciare
il
capo
dal
mio
elefante
carnefice
,
come
vogliono
le
nostre
leggi
;
ma
tu
sei
straniero
e
per
di
più
inglese
e
siccome
io
non
desidero
aver
questioni
col
viceré
del
Bengala
,
con
mio
grande
rincrescimento
,
dovrò
sfrattarti
dallo
stato
.
-
Se
ti
giuro
,
Altezza
,
che
questi
uomini
hanno
mentito
.
-
Io
ti
sfido
!
-
disse
il
capo
.
-
Vieni
con
me
a
tentare
la
prova
dell
'
acqua
!
Se
tu
rimarrai
più
sotto
di
me
,
la
ragione
sarà
tua
.
-
Che
cosa
mi
proponi
tu
,
manigoldo
?
-
Ti
propone
la
prova
dell
'
acqua
.
-
In
che
consiste
?
-
Si
tratta
di
tuffarsi
nelle
acque
del
Brahmaputra
,
di
discendere
lungo
un
palo
fino
in
fondo
al
fiume
e
di
resistere
più
che
si
può
.
Il
primo
che
salirà
avrà
torto
.
-
Ah
!
-
fece
Yanez
.
Squadrò
il
vecchio
da
capo
a
piedi
poi
gli
disse
freddamente
:
-
Per
quando
questa
prova
?
-
Per
domani
mattina
,
sahib
;
se
non
ti
spiace
.
-
Sta
bene
ed
io
dimostrerò
al
rajah
che
tu
hai
torto
.
-
E
allora
gli
farò
dare
cinquanta
legnate
,
-
disse
il
principe
,
facendo
un
cenno
per
far
capire
che
l
'
udienza
era
finita
:
Yanez
fece
un
leggero
inchino
e
fu
il
primo
ad
uscire
non
senza
aver
lanciato
sui
suoi
accusatori
uno
sguardo
di
profondo
disprezzo
e
di
aver
sputato
sulle
scarpe
rosse
che
l
'
ufficiale
calzava
.
-
Ah
,
mi
tendono
un
altro
agguato
,
-
mormorò
salendo
le
scale
che
conducevano
nel
suo
appartamento
.
-
Anche
questa
volta
vi
siete
ingannati
,
bricconi
.
Io
rimarrò
qui
a
vostro
dispetto
.
Per
Giove
!
valgo
quanto
un
palombaro
e
sarai
tu
,
vecchio
furfante
,
che
caccerai
prima
fuori
la
testa
,
se
non
vorrai
crepare
asfissiato
.
Tu
non
sai
che
quantunque
io
sia
un
europeo
,
sono
ormai
mezzo
malese
,
la
razza
più
acquatica
del
mondo
.
-
Il
chitmudgar
lo
aspettava
sulla
porta
dell
'
appartamentino
in
preda
ad
una
vivissima
ansietà
,
poiché
quel
brav
'
uomo
amava
sinceramente
il
grande
cacciatore
della
corte
.
-
Dunque
,
mylord
?
-
gli
chiese
.
-
Me
la
caverò
a
buon
mercato
,
-
rispose
Yanez
.
-
Mi
si
tendono
delle
reti
intorno
,
tuttavia
non
dispero
di
sgusciare
fra
le
maglie
.
Poi
verrà
la
mia
volta
e
tutti
questi
bricconi
avranno
il
loro
conto
.
Portami
il
pranzo
e
non
chiedermi
altro
.
-
Non
ostante
le
sue
preoccupazioni
,
mangiò
con
appetito
invidiabile
,
poi
scrisse
un
biglietto
per
Surama
incaricando
Kubang
di
portarglielo
.
Voleva
avvertire
Sandokan
di
quanto
gli
accadeva
e
della
pessima
situazione
in
cui
cominciava
a
trovarsi
.
Gli
agguati
del
greco
,
troppo
possente
pel
momento
,
cominciavano
ad
impensierirlo
,
quantunque
fosse
ben
deciso
a
tenere
testa
a
quell
'
avventuriero
dell
'
Arcipelago
greco
.
Passò
la
serata
chiacchierando
coi
suoi
malesi
e
andò
a
coricarsi
presto
,
onde
essere
pronto
a
subire
,
al
mattino
seguente
,
la
prova
dell
'
acqua
.
Se
si
fosse
trovato
in
altro
paese
,
avrebbe
certamente
accoppato
i
suoi
accusatori
e
fors
'
anche
il
rajah
,
ma
trovandosi
quasi
solo
in
una
corte
che
poteva
scagliargli
addosso
delle
centinaia
di
guerrieri
,
Yanez
,
che
non
era
uno
stupido
,
si
vedeva
pur
troppo
costretto
,
a
suo
malgrado
,
a
subire
gli
avvenimenti
.
Tuttavia
,
quantunque
seri
pensieri
lo
turbassero
,
anche
quella
notte
dormì
non
meno
saporitamente
del
solito
,
fidando
nella
propria
audacia
e
soprattutto
nella
sua
stella
e
sull
'
appoggio
della
formidabile
Tigre
di
Mompracem
,
il
vincitore
dei
tughs
e
del
loro
non
meno
formidabile
capo
.
L
'
orologio
della
torre
che
s
'
alzava
sul
palazzo
reale
,
suonava
le
cinque
,
quando
il
chitmudgar
lo
svegliò
,
portandogli
il
thè
.
-
Mylord
,
-
disse
il
fedele
maggiordomo
.
-
Il
capo
indiano
,
i
giudici
del
rajah
ed
i
testimoni
,
sono
già
partiti
pel
Brahmaputra
ed
un
elefante
ti
aspetta
sulla
piazza
.
-
Per
Giove
!
-
esclamò
Yanez
.
-
Quelle
canaglie
hanno
fretta
di
vedermi
emergere
asfissiato
.
Vedremo
se
fra
un
'
ora
quel
vecchio
lupo
avrà
il
dorso
fracassato
a
colpi
di
bastone
,
o
se
io
sarò
in
viaggio
per
la
frontiera
del
Bengala
.
Una
buona
tazza
di
liquore
dammi
,
chitmudgar
,
onde
mi
scaldi
un
po
'
il
sangue
.
Ed
il
favorito
,
come
sta
?
-
M
'
hanno
detto
che
si
è
già
alzato
e
che
assisterà
alla
prova
.
-
Perdio
!
Ha
la
pelle
dura
come
un
coccodrillo
quell
'
avventuriero
?
Un
'
altra
volta
invece
della
scimitarra
adoprerò
le
armi
da
fuoco
,
con
palle
foderate
di
rame
.
Se
ho
ammazzato
un
rinoceronte
,
bucherò
anche
lo
stomaco
di
quel
greco
dell
'
Arcipelago
.
Aspettiamo
l
'
occasione
.
-
Vuotò
la
tazza
di
thè
ed
il
bicchiere
che
gli
aveva
portato
il
maggiordomo
e
discese
.
Sulla
piazza
,
dinanzi
alla
marmorea
gradinata
del
palazzo
reale
,
lo
aspettavano
cinque
malesi
,
giacché
Kubang
non
si
era
ancora
fatto
vivo
,
dopo
che
era
stato
mandato
al
palazzo
di
Surama
.
Un
elefante
,
bardato
sontuosamente
,
con
una
immensa
gualdrappa
di
velluto
rosso
e
grossi
pendagli
d
'
argento
agli
orecchi
e
sulla
fronte
,
lo
aspettava
.
-
Parti
,
mahut
-
disse
salendo
rapidamente
la
scala
di
corda
e
prendendo
posto
nella
cassa
che
era
coperta
da
una
cupoletta
di
legno
dipinta
in
bianco
con
arabeschi
dorati
.
-
Fa
'
trottare
l
'
animale
.
-
I
malesi
lo
avevano
seguìto
,
prendendo
posto
di
fronte
a
lui
:
-
Amici
,
-
disse
loro
,
-
qualunque
cosa
accada
,
lasciate
in
riposo
le
vostre
armi
,
tanto
da
fuoco
che
da
taglio
.
Lasciate
che
me
la
sbarazzi
da
solo
.
Sto
giuocando
una
carta
che
può
farmi
perdere
la
partita
.
Siate
prudenti
e
non
muovetevi
se
io
non
vi
darò
il
segnale
.
-
L
'
elefante
si
era
messo
in
moto
allungando
il
passo
.
Essendo
ancora
molto
presto
,
poche
persone
,
per
lo
più
sudra
,
muniti
di
enormi
panieri
destinati
a
ricevere
le
provviste
,
percorrevano
le
vie
della
capitale
.
Veder
passare
degli
elefanti
era
poi
una
cosa
così
comune
che
nessuno
se
ne
curava
,
sicché
Yanez
poté
giungere
sulla
riva
del
fiume
senza
quasi
essere
stato
notato
.
La
prova
doveva
avere
certamente
un
carattere
privato
e
non
pubblico
,
poiché
nella
notte
il
rajah
aveva
fatto
innalzare
una
specie
di
semi
-
recinto
,
le
cui
ali
estreme
terminavano
nel
fiume
.
Numerosi
personaggi
appartenenti
tutti
alla
corte
,
vi
si
erano
già
radunati
.
Anche
il
vecchio
indiano
era
giunto
e
chiacchierava
coi
tre
giudici
scelti
dal
rajah
,
che
stavano
seduti
su
un
tappeto
collocato
di
fronte
a
due
pali
piantati
nel
letto
del
Brahmaputra
,
a
due
metri
di
distanza
l
'
uno
dall
'
altro
,
in
un
luogo
ove
l
'
acqua
era
molto
profonda
.
Vedendo
giungere
il
gran
cacciatore
,
tutti
gl
'
invitati
avevano
interrotto
le
loro
conversazioni
,
guardandolo
con
viva
curiosità
.
Forse
credevano
di
scorgere
sul
viso
dell
'
europeo
qualche
preoccupazione
per
quella
prova
che
non
aveva
mai
subita
;
ma
dovettero
rimanere
ben
delusi
.
Yanez
era
calmo
come
il
solito
e
gustava
pacificamente
il
fumo
della
sua
sigaretta
.
-
Eccomi
,
vecchio
briccone
!
-
disse
dopo
d
'
aver
attraversato
il
recinto
,
fermandosi
dinanzi
all
'
indiano
.
-
Forse
tu
speravi
che
io
non
venissi
.
-
No
,
-
rispose
asciuttamente
Kadar
.
I
tre
giudici
si
erano
alzati
inchinandosi
dinanzi
al
grande
cacciatore
,
poi
il
più
anziano
gli
disse
:
-
Sai
di
che
cosa
si
tratta
,
mylord
?
-
Me
l
'
ha
spiegato
il
rajah
,
-
rispose
Yanez
.
-
Bah
!
un
bagno
non
fa
male
in
questa
stagione
,
anzi
servirà
ad
aguzzarmi
l
'
appetito
.
-
Tu
dovrai
resistere
più
che
potrai
.
-
Oh
stancherò
facilmente
questo
vecchio
brigante
.
-
Lo
vedremo
,
sahib
,
-
disse
Kadar
con
voce
ironica
.
-
Se
non
vorrai
crepare
asfissiato
dovrai
mettere
fuori
la
testa
.
-
Sì
,
dopo
la
tua
.
-
Non
mi
conosci
ancora
.
-
Si
levò
la
giacca
,
i
calzoni
e
gli
stivali
,
conservando
solo
la
camicia
e
le
mutande
e
con
un
salto
fu
sulla
riva
dicendo
:
-
Vieni
birbante
.
-
Un
momento
,
mylord
,
-
disse
uno
dei
giudici
.
-
Quando
avrai
raggiunto
il
tuo
palo
,
aspetta
il
nostro
segnale
prima
di
tuffarti
.
-
Un
momento
anche
per
voi
,
signori
giudici
,
-
aggiunse
a
sua
volta
Yanez
.
-
Vi
avverto
che
se
non
agirete
lealmente
vi
farò
accoppare
dalla
mia
scorta
.
-
Ciò
detto
balzò
in
acqua
,
subito
seguito
da
Kadar
e
con
quattro
bracciate
raggiunse
il
suo
palo
,
aggrappandovisi
strettamente
,
onde
la
corrente
non
lo
portasse
via
.
Si
era
fatto
un
profondo
silenzio
fra
gli
spettatori
.
I
tre
giudici
ritti
sulla
riva
,
aspettavano
che
i
due
uomini
fossero
pronti
.
Ad
un
tratto
il
più
anziano
alzò
un
braccio
gridando
con
voce
tuonante
:
-
Giù
!
...
-
Yanez
ed
il
vecchio
indiano
si
tuffarono
nel
medesimo
istante
,
lasciandosi
scivolare
per
qualche
metro
lungo
il
palo
e
stringendo
attorno
al
medesimo
le
gambe
.
Tutti
gli
spettatori
si
erano
riversati
sulla
riva
,
fissando
attentamente
i
due
pali
che
l
'
impeto
della
corrente
faceva
oscillare
fortemente
.
Una
viva
ansietà
si
scorgeva
su
tutti
i
volti
.
Trascorse
un
minuto
,
ma
nessuna
testa
riapparve
.
La
corrente
continuava
la
sua
marcia
gorgogliando
sopra
i
due
sommersi
.
Passarono
ancora
alcuni
secondi
,
poi
un
cranio
,
nudo
e
lucido
come
la
palla
d
'
un
bigliardo
,
comparve
bruscamente
;
quindi
il
viso
di
Kadar
,
spaventosamente
alterato
,
emerse
.
Una
salva
d
'
invettive
coprì
il
disgraziato
.
-
Canaglia
!
-
Stupido
!
-
Buono
da
nulla
!
-
Va
'
a
coltivare
i
campi
!
-
Ti
sei
fatto
insaccare
dall
'
uomo
bianco
!
-
Carogna
!
-
Kadar
mezzo
asfissiato
non
rispondeva
che
con
furiosi
colpi
di
tosse
e
con
contorcimenti
da
scimmia
.
I
suoi
occhi
erano
iniettati
di
sangue
e
la
sua
respirazione
affannosa
.
Altri
tre
o
quattro
secondi
erano
trascorsi
,
quando
anche
Yanez
comparve
a
galla
aspirando
rumorosamente
una
lunga
boccata
d
'
aria
.
Non
era
in
così
cattive
condizioni
come
Kadar
.
Più
sviluppato
del
magro
indiano
,
con
polmoni
più
ampi
e
anche
più
abituato
alle
lunghe
immersioni
,
aveva
meglio
resistito
alla
prova
pericolosa
.
Vedendo
presso
di
sé
il
suo
avversario
tutto
avvilito
,
gli
disse
ironicamente
:
-
Te
lo
avevo
detto
io
che
non
avresti
guadagnato
con
me
.
Va
'
ad
offrire
il
tuo
dorso
al
bastone
del
carnefice
.
Consolati
che
hai
la
pelle
dura
e
poca
carne
sulle
tue
ossa
.
-
Lasciò
il
palo
e
raggiunse
la
riva
.
Gli
spettatori
che
avevano
posto
tutte
le
loro
speranze
in
Kadar
,
lo
accolsero
con
un
silenzio
glaciale
.
Solo
il
giudice
più
vecchio
gli
disse
:
-
Tu
hai
vinto
,
mylord
,
quindi
tu
avevi
ragione
e
quel
miserabile
avrà
la
punizione
che
si
merita
,
a
menoché
tu
non
chieda
la
sua
grazia
.
-
Ai
furfanti
di
quella
specie
io
non
la
fo
mai
-
rispose
il
portoghese
.
Si
asciugò
alla
meglio
con
un
dootèe
che
gli
aveva
dato
uno
dei
suoi
malesi
,
si
vestì
rapidamente
e
lasciò
il
recinto
senza
salutare
alcuno
,
mentre
le
invettive
continuavano
a
grandinare
sul
disgraziato
Kadar
,
il
quale
si
teneva
ancora
aggrappato
al
palo
,
per
paura
di
aver
un
'
accoglienza
peggiore
da
parte
dei
suoi
compatriotti
.
-
Subito
al
palazzo
reale
,
-
disse
il
portoghese
salendo
sull
'
elefante
.
Dieci
minuti
dopo
,
avvertito
da
un
ufficiale
che
lo
aveva
atteso
alla
base
della
marmorea
gradinata
,
entrava
nella
sala
del
trono
dove
il
rajah
lo
attendeva
.
-
So
che
tu
hai
vinto
la
prova
,
-
gli
disse
il
principe
con
un
benevolo
sorriso
-
e
ne
sono
lieto
.
-
Ed
io
ben
poco
.
La
vostra
giustizia
indiana
è
ben
al
di
sotto
di
quella
inglese
,
Altezza
.
-
Da
migliaia
d
'
anni
è
rimasta
sempre
eguale
ed
io
non
ho
il
tempo
di
modificarla
.
Che
cosa
posso
fare
ora
per
te
?
Io
ti
devo
una
ricompensa
per
l
'
uccisione
del
rinoceronte
.
-
Voi
sapete
,
Altezza
,
che
io
mi
sono
messo
ai
vostri
servigi
senza
nessuna
pretesa
.
Lasciate
che
vada
a
riposarmi
:
è
tutto
quello
che
chiedo
.
-
Penserò
più
tardi
al
miglior
modo
di
mostrarmi
generoso
con
te
,
mylord
.
-
Yanez
,
che
pareva
fosse
un
po
'
indispettito
,
s
'
inchinò
senza
ribattere
parola
e
salì
al
suo
appartamento
.
23
.
Le
terribili
rivelazioni
del
greco
Yanez
non
doveva
ancora
essere
giunto
al
suo
appartamento
,
quando
le
tende
che
servivano
,
come
abbiamo
detto
,
di
sfondo
al
letto
-
trono
,
su
cui
si
trovava
ancora
il
rajah
,
s
'
aprirono
e
Teotokris
comparve
.
Questi
non
era
ancora
completamente
guarito
e
certo
il
principe
non
lo
aspettava
,
poiché
,
nello
scorgerlo
,
non
poté
frenare
un
gesto
di
sorpresa
,
esclamando
nel
medesimo
tempo
:
-
Tu
!
...
-
Io
,
Altezza
,
-
rispose
il
greco
.
-
Perché
hai
lasciato
il
tuo
letto
?
Codesta
è
un
'
imprudenza
.
-
La
gente
che
appartiene
alla
mia
razza
,
è
la
più
solida
dell
'
Europa
,
-
disse
,
-
e
poi
non
amo
infiacchirmi
nel
letto
.
-
Sicché
va
meglio
la
tua
ferita
?
-
Fra
pochi
giorni
non
rimarrà
più
,
sulla
mia
pelle
,
nessuna
traccia
.
-
E
perché
ti
sei
alzato
?
-
Perché
volevo
ascoltare
ciò
che
diceva
quel
mylord
.
-
Non
sai
dunque
che
ha
vinto
?
-
Purtroppo
,
-
rispose
il
greco
coi
denti
stretti
.
-
Eppure
io
avevo
ordita
bene
la
cosa
e
se
perdeva
,
tu
avresti
potuto
sbarazzarti
per
sempre
di
quella
spia
.
-
Spia
!
-
esclamò
il
rajah
.
-
Sì
,
quell
'
uomo
è
una
spia
!
-
ribatté
il
greco
.
-
Ed
io
ne
ho
le
prove
.
-
Tu
!
-
Egli
era
d
'
accordo
con
una
principessa
venuta
da
non
so
dove
,
la
quale
lo
aiutava
...
-
Tu
vuoi
spaventarmi
,
Teotokris
?
-
interruppe
il
rajah
che
era
diventato
grigiastro
,
e
che
per
l
'
improvvisa
emozione
,
aveva
lasciato
cadere
sulla
ricca
coperta
del
suo
letto
-
trono
,
il
bicchierino
di
forte
liquore
che
teneva
in
mano
.
-
No
,
poiché
anche
essendo
a
letto
ho
provveduto
a
tutto
.
-
In
quale
modo
?
-
Facendo
rapire
e
sequestrare
l
'
amica
del
mylord
.
-
Per
tutti
i
cateri13
dell
'
India
!
Tu
hai
fatto
questo
?
-
Sì
,
Altezza
-
rispose
Teotokris
.
-
E
dove
si
trova
ora
?
-
Nel
mio
palazzo
.
-
E
tu
mi
accerti
che
quella
principessa
sia
una
spia
?
-
E
qualche
cosa
di
più
ancora
posso
provare
.
-
Continua
.
-
Sembra
che
ella
ti
stesse
ordendo
una
congiura
per
prenderti
la
corona
.
I
miei
uomini
e
uno
de
'
tuoi
ministri
l
'
hanno
costretta
a
confessare
.
-
Il
rajah
che
aveva
preso
dallo
sgabello
,
situato
presso
il
trono
,
un
altro
bicchierino
,
lasciò
cadere
anche
quello
senza
aver
avuto
il
tempo
di
vuotarlo
.
Un
forte
tremito
assalì
quel
principe
ubriacone
,
mentre
dal
suo
viso
trapelava
uno
spavento
impossibile
a
descriversi
.
-
Ma
io
farò
stritolare
tutti
quei
traditori
sotto
le
zampe
del
mio
elefante
carnefice
!
-
urlò
poscia
con
uno
scatto
di
furore
.
-
Allora
dovresti
cominciare
da
mylord
.
-
Perché
da
lui
?
-
È
l
'
amico
intimo
di
quella
principessa
e
prima
che
egli
fosse
nominato
grande
cacciatore
,
la
visitava
di
frequente
.
-
Chi
te
l
'
ha
detto
?
-
Un
fakiro
che
elemosinava
nei
pressi
del
Palazzo
della
misteriosa
principessa
.
-
E
nessun
'
altra
prova
?
Capirai
che
noi
dobbiamo
agire
colla
maggior
prudenza
.
Il
mylord
può
essere
stato
mandato
qui
dal
viceré
del
Bengala
,
e
tu
sai
che
gli
inglesi
sono
abituati
ad
approfittare
anche
delle
più
piccole
occasioni
,
per
stendere
le
loro
mani
rapaci
sui
principati
ancora
indipendenti
.
-
Ma
quella
principessa
è
un
'
indiana
e
non
già
una
donna
bianca
.
-
Ebbene
la
farò
sfrattare
dal
mio
stato
.
-
E
gli
altri
?
-
Quali
altri
?
-
I
complici
.
Sai
che
cosa
credo
?
Che
faccia
parte
della
congiura
un
principe
di
non
so
quale
paese
,
non
di
razza
bianca
però
e
che
è
quello
stesso
che
respinse
i
nostri
seikki
,
quando
assalirono
la
pagoda
sotterranea
.
-
E
me
lo
dici
ora
,
Teotokris
!
-
gridò
il
re
con
collera
.
E
vuotando
un
paio
di
bicchierini
per
prendere
probabilmente
un
po
'
d
'
animo
,
saltò
o
meglio
si
lasciò
scivolare
giù
dal
letto
-
trono
,
mettendosi
a
passeggiare
nervosamente
per
la
piattaforma
.
Teotokris
,
appoggiato
allo
stipite
della
porta
,
lo
guardava
con
un
sorriso
beffardo
sulle
labbra
.
-
E
dunque
?
-
chiese
finalmente
il
principe
,
-
che
cosa
mi
consigli
di
fare
?
-
Accusare
direttamente
il
grande
cacciatore
e
,
giacché
non
osi
farlo
schiacciare
dall
'
elefante
,
metterlo
sotto
chiave
.
-
E
poi
?
-
Eh
!
-
fece
il
greco
.
-
In
carcere
si
possono
far
succedere
tante
cose
.
-
Ossia
?
-
Se
passato
un
certo
tempo
,
senza
che
il
viceré
del
Bengala
inoltri
qualche
reclamo
sull
'
arresto
del
suo
suddito
,
un
po
'
di
veleno
farà
scomparire
ogni
cosa
:
carne
ed
ossa
.
-
Il
rajah
lo
guardò
con
ammirazione
.
-
Tu
sei
un
grande
ministro
,
Teotokris
,
-
disse
poi
.
-
Ah
!
questi
europei
sono
meravigliosi
!
-
Siete
deciso
,
Altezza
?
-
Ho
piena
fiducia
di
te
.
-
Lo
accuserai
direttamente
?
-
Sì
,
-
rispose
il
rajah
.
-
Quando
?
-
Il
rajah
pensò
qualche
momento
poi
rispose
:
-
Onde
meglio
mascherare
le
cose
,
questa
sera
daremo
una
festa
nella
sala
degli
elefanti
,
e
quando
l
'
allegria
sarà
al
colmo
,
chiederò
conto
al
mio
grande
cacciatore
delle
sue
relazioni
colla
misteriosa
principessa
.
Tu
terrai
pronti
cinquanta
seikki
,
perché
quel
mylord
è
sempre
armato
e
non
fa
un
passo
se
non
ha
dietro
que
'
sei
brutti
musi
verdastri
.
-
Non
vi
pentirete
Altezza
?
-
No
,
sono
risoluto
a
troncare
la
testa
a
questa
congiura
.
Ho
ucciso
mio
fratello
per
avere
la
corona
;
non
la
cederò
a
stranieri
finché
avrò
una
goccia
di
sangue
.
-
Il
greco
aprì
le
tende
e
scomparve
,
mentre
il
principe
saliva
sul
suo
trono
-
letto
,
allungandosi
sulla
coperta
di
seta
azzurra
fiorita
,
inzuppata
di
whisky
...
Mentre
il
greco
preparava
la
perdita
di
Yanez
,
questi
,
che
non
sospettava
nemmeno
lontanamente
quale
tegola
stava
per
cadergli
sul
capo
,
specialmente
dopo
la
splendida
riuscita
della
prova
e
le
promesse
del
rajah
,
faceva
tranquillamente
la
sua
colazione
chiacchierando
col
chitmudgar
e
coi
suoi
malesi
.
Quantunque
le
manovre
del
greco
lo
preoccupassero
non
poco
,
egli
era
profondamente
convinto
di
dare
fra
non
molto
la
scalata
al
trono
,
e
di
offrirlo
alla
sua
adorata
Surama
.
Ciò
che
lo
inquietava
invece
,
era
la
mancanza
di
notizie
da
parte
di
Sandokan
e
da
parte
di
Surama
,
che
non
aveva
più
riveduta
,
dopo
la
sua
entrata
nel
palazzo
reale
,
temendo
di
comprometterla
.
Se
avesse
saputo
che
in
quel
momento
ella
era
già
prigioniera
del
greco
!
Kubang
fortunatamente
si
guardò
bene
dall
'
avvertirlo
,
confidando
nell
'
audacia
della
Tigre
della
Malesia
.
Divorata
coscienziosamente
la
eccellente
colazione
,
fattagli
preparare
dal
chitmudgar
,
si
era
pacificamente
addormentato
sull
'
ampio
seggiolone
di
bambù
,
colla
sigaretta
semi
-
spenta
fra
le
labbra
.
I
malesi
non
tardarono
ad
imitarlo
dopo
essersi
ritirati
nella
loro
ampia
stanza
che
serviva
a
loro
,
in
certo
qual
modo
,
di
quartiere
.
Era
d
'
altronde
l
'
ora
in
cui
tutti
si
riposavano
,
ricchi
e
poveri
,
poiché
dal
mezzodì
alle
quattro
pomeridiane
,
in
tutte
le
città
dell
'
India
,
ogni
lavoro
viene
sospeso
,
per
evitare
i
tremendi
colpi
di
sole
,
che
sono
quasi
sempre
fortissimi
,
come
lo
sono
i
colpi
di
luna
per
coloro
che
durante
la
notte
s
'
addormentano
all
'
aperto
,
senza
aver
la
precauzione
di
gettarsi
qualche
straccio
sul
viso
.
I
primi
quasi
sempre
uccidono
,
i
secondi
invece
accecano
o
producono
gonfiori
alla
faccia
,
accompagnati
da
malessere
e
da
fortissime
febbri
.
Alle
cinque
il
chitmudgar
svegliò
il
portoghese
portando
,
su
un
vassoio
d
'
argento
,
un
biglietto
profumato
ed
una
piccola
scatola
d
'
oro
finamente
cesellata
.
-
Ah
!
-
esclamò
Yanez
,
alzandosi
.
-
Il
rajah
vuole
certamente
ricompensarmi
dell
'
uccisione
del
rinoceronte
.
Se
ciò
gli
fa
piacere
accettiamo
pure
.
-
La
scatoletta
conteneva
un
altro
magnifico
anello
con
uno
splendido
rubino
,
del
valore
di
qualche
migliaio
di
rupie
;
la
lettera
era
un
invito
per
una
festa
che
il
rajah
offriva
alla
sua
corte
nella
sala
degli
elefanti
.
-
Per
Giove
!
-
esclamò
nuovamente
Yanez
.
-
Il
rajah
comincia
a
diventare
gentile
ed
apprezzare
i
miei
servigi
.
Speriamo
d
'
indurlo
a
poco
a
poco
a
sbarazzarsi
di
quel
briccone
di
greco
.
Via
quell
'
individuo
,
io
e
Sandokan
non
avremo
da
fare
altro
che
allungare
le
mani
e
togliere
,
dalla
testa
di
quell
'
ubriacone
,
la
corona
che
gli
pesa
ormai
troppo
.
-
Si
mise
in
un
dito
il
prezioso
anello
e
siccome
la
festa
doveva
cominciare
subito
dopo
la
scomparsa
del
sole
,
fece
un
'
accurata
toeletta
,
indossando
un
nuovissimo
vestito
di
flanellina
bianca
,
molto
leggero
,
e
stivaloni
lucidissimi
.
Alle
reni
cinse
poi
una
larghissima
fascia
di
seta
a
varie
tinte
,
doppiandola
in
modo
da
poter
nascondere
le
sue
pistole
ed
il
kriss
,
lasciando
solo
in
vista
la
scimitarra
.
-
Non
si
sa
mai
quello
che
può
succedere
alla
corte
d
'
un
principe
indiano
,
-
mormorò
.
Anche
i
suoi
malesi
si
erano
vestiti
a
nuovo
ed
avevano
ben
pulite
le
loro
carabine
e
le
loro
scimitarre
,
empiendosi
le
tasche
e
le
fasce
di
munizioni
,
come
se
dovessero
recarsi
ad
una
partita
di
caccia
,
piuttosto
che
ad
una
festa
,
essendo
per
istinto
non
meno
diffidenti
del
loro
padrone
.
Quando
Yanez
udì
squillare
nell
'
ampio
cortile
i
baunk
,
che
sono
specie
di
trombette
dal
suono
acutissimo
,
e
rumoreggiare
i
grossi
tamburi
,
lasciò
l
'
appartamento
preceduto
dal
chitmudgar
,
che
si
pavoneggiava
in
un
ampio
dootèe
di
seta
gialla
e
seguìto
dai
suoi
malesi
.
La
sala
degli
elefanti
si
trovava
a
pianterreno
e
s
'
apriva
su
uno
dei
quattro
angoli
del
cortile
.
Era
più
vasta
e
più
splendida
di
quella
che
il
rajah
usava
pei
ricevimenti
,
con
magnifiche
colonne
ricche
di
scolture
e
di
dorature
,
e
anche
quella
non
mancava
d
'
un
trono
.
Era
un
immenso
seggiolone
sorretto
,
come
quello
del
Gran
Mogollo
,
da
sei
piedi
d
'
oro
massiccio
,
che
si
dipartivano
da
una
foglia
di
palma
di
dimensioni
enormi
,
di
legno
intagliato
.
Sopra
la
spalliera
un
pavone
tutto
di
bronzo
dorato
,
allargava
la
sua
coda
variopinta
,
che
teneva
incastrati
diamanti
,
zaffiri
e
rubini
d
'
un
effetto
splendido
.
Il
rajah
vi
si
era
già
assiso
,
circondato
dai
suoi
ministri
e
dai
suoi
favoriti
e
riceveva
gli
omaggi
dei
pezzi
grossi
della
capitale
,
offrendo
a
tutti
bicchieri
di
liquori
.
In
un
angolo
dell
'
immensa
sala
,
su
una
piattaforma
,
coperta
da
un
bellissimo
tappeto
di
Persia
,
una
trentina
di
suonatori
soffiavano
disperatamente
dentro
quelle
lunghe
trombe
di
rame
chiamate
ramsinga
,
o
dentro
le
surnae
che
rassomigliano
alle
nostre
chiarine
,
mentre
altri
pizzicavano
le
corde
di
seta
delle
sitar
,
che
sono
le
chitarre
indiane
,
o
quelle
dell
'
omerti
,
quello
strano
istrumento
formato
con
una
mezza
noce
di
cocco
,
coperta
per
un
terzo
d
'
una
pelle
finissima
,
o
quelle
dei
sarindàh
.
Fra
le
otto
colonne
che
reggevano
la
volta
della
sala
,
una
cinquantina
di
can
-
ceni
,
ossia
di
danzatrici
,
tutte
bellissime
e
sfarzosamente
vestite
,
coi
petti
chiusi
entro
corazze
di
metallo
dorato
,
coi
lunghi
capelli
sciolti
,
che
avevano
alle
estremità
dei
mazzolini
di
fiori
,
eseguivano
la
danza
della
ram
-
genye
,
la
più
graziosa
di
tutti
i
ballabili
indiani
.
All
'
estremità
della
sala
invece
altrettanti
balok
,
ossia
giovani
ballerini
,
col
corpo
semi
-
nudo
,
dipinto
in
più
luoghi
e
colle
teste
ornate
di
fiori
e
di
nastri
,
danzavano
la
ram
-
genye
,
eseguendo
dei
passi
difficilissimi
,
assai
ammirati
dai
numerosissimi
spettatori
che
erano
accorsi
all
'
invito
del
rajah
.
Yanez
dopo
d
'
aver
dato
un
rapido
sguardo
a
tutti
quegli
invitati
,
attraversò
la
sala
sempre
seguìto
dai
suoi
malesi
e
andò
a
salutare
il
principe
,
il
quale
,
in
contraccambio
,
gli
offrì
una
tazza
di
arak
birmano
,
porgendogliela
di
propria
mano
.
Il
principe
sembrava
molto
di
buon
umore
,
forse
anche
perché
era
ormai
molto
alticcio
;
però
aveva
negli
sguardi
un
certo
lampo
falso
che
non
sfuggì
al
portoghese
,
che
era
un
osservatore
profondo
.
Non
vedendo
però
fra
i
ministri
il
greco
,
si
rassicurò
alquanto
e
dopo
aver
vuotata
la
tazza
,
andò
a
sedersi
su
uno
dei
divani
,
che
giravano
tutto
intorno
alla
sala
.
Le
danze
si
seguivano
alle
danze
,
ora
accompagnate
dal
bin
,
dal
sitar
e
da
altri
istrumenti
a
corda
,
come
usano
gli
indiani
ed
ora
dal
tobla
,
dall
'
hula
e
dal
sarindàh
,
come
usano
invece
i
mussulmani
dell
'
India
centrale
e
settentrionale
.
Le
can
-
ceni
ed
i
balok
facevano
meraviglie
,
dando
prova
d
'
una
resistenza
incredibile
.
Di
quando
in
quando
una
turba
di
servi
,
splendidamente
vestiti
,
che
reggevano
degli
immensi
vassoi
d
'
argento
o
d
'
oro
,
irrompevano
nella
sala
,
offrendo
agli
invitati
pasticcini
,
gelati
,
bibite
di
varie
specie
,
o
delle
pipe
già
cariche
di
eccellente
tabacco
,
o
scatole
piene
di
betel
.
Già
la
danza
durava
da
un
paio
d
'
ore
quando
,
con
sorpresa
di
tutti
,
si
vide
regnare
una
improvvisa
agitazione
sulla
piattaforma
del
trono
.
I
ministri
che
fino
allora
erano
sempre
stati
seduti
presso
il
trono
,
bevendo
e
fumando
,
si
erano
alzati
discorrendo
animatamente
fra
di
loro
e
gesticolando
,
mentre
il
rajah
era
balzato
giù
dal
trono
,
facendo
dei
gesti
che
parevano
di
collera
.
Ufficiali
salivano
e
scendevano
dalla
piattaforma
,
come
per
ricevere
e
dare
ordini
.
-
Che
cosa
può
essere
successo
?
-
si
chiese
Yanez
a
cui
non
era
sfuggito
quel
tramestìo
.
-
Che
sia
scoppiata
qualche
rivoluzione
in
qualche
parte
del
regno
?
-
Si
era
appena
fatta
quella
domanda
quando
vide
il
rajah
lasciare
la
piattaforma
e
scomparire
dietro
una
tenda
,
subito
seguìto
da
uno
dei
suoi
ministri
.
Quasi
nel
medesimo
tempo
un
ufficiale
della
guardia
si
diresse
verso
il
divano
ch
'
egli
occupava
.
Yanez
vedendolo
accostarsi
,
provò
una
stretta
al
cuore
.
Gli
era
balenato
subito
il
sospetto
che
Sandokan
avesse
tentato
qualcuno
dei
suoi
audaci
colpi
di
testa
e
che
gli
fosse
toccata
qualche
disgrazia
.
-
Mylord
,
-
disse
l
'
ufficiale
,
fermandoglisi
dinanzi
e
curvandosi
,
onde
i
vicini
non
potessero
udirlo
.
-
Il
rajah
desidera
parlarti
.
-
Che
cosa
è
avvenuto
?
-
Lo
ignoro
:
so
solo
che
mi
ha
detto
di
condurti
senza
indugio
da
lui
.
-
Ti
seguo
-
rispose
Yanez
forzandosi
a
mostrarsi
tranquillo
.
I
malesi
che
stavano
appoggiati
alla
parete
,
vedendo
il
loro
padrone
alzarsi
,
si
erano
staccati
per
seguirlo
,
ma
l
'
ufficiale
fu
pronto
a
dire
:
-
Il
rajah
desidera
parlare
al
suo
grande
cacciatore
senza
testimoni
,
perciò
voi
dovete
rimanere
qui
.
È
l
'
ordine
che
ho
ricevuto
.
-
Rimanete
pure
,
-
disse
Yanez
volgendosi
verso
i
malesi
.
Fece
colla
mano
un
gesto
che
voleva
dire
:
-
Tenetevi
pronti
a
tutto
.
-
Poi
seguì
l
'
ufficiale
,
mentre
le
danze
continuavano
animatissime
e
gl
'
istrumenti
musicali
facevano
echeggiare
di
allegre
melodie
l
'
ampia
sala
degli
elefanti
.
Uscirono
da
una
delle
due
parti
che
si
aprivano
ai
due
lati
del
trono
,
e
Yanez
si
trovò
in
una
saletta
ammobigliata
con
molto
gusto
,
con
divani
,
specchi
e
lampadari
bellissimi
.
Il
rajah
era
là
,
seduto
su
una
poltrona
di
bambù
,
appoggiata
contro
una
tenda
,
che
doveva
nascondere
di
certo
qualche
porta
.
Non
aveva
con
sé
che
un
ministro
e
due
ufficiali
della
sua
guardia
.
Yanez
comprese
di
primo
acchito
,
dall
'
espressione
alterata
del
viso
,
che
il
rajah
non
era
più
di
buon
umore
.
-
Che
cosa
desiderate
,
Altezza
,
da
me
?
-
chiese
Yanez
fermandosi
a
due
passi
dal
principe
.
-
Vi
è
qualche
altra
caccia
da
organizzare
?
-
Forse
,
mylord
-
rispose
bruscamente
il
rajah
;
-
ma
dubito
molto
che
si
dia
l
'
incarico
a
te
,
questa
volta
.
-
Perché
,
Altezza
?
-
Perché
potresti
essere
tu
la
selvaggina
.
-
Yanez
con
uno
sforzo
prodigioso
trattenne
un
sussulto
,
poi
guardando
bene
in
viso
il
principe
gli
chiese
freddamente
:
-
Volete
scherzare
,
Altezza
,
o
guastare
la
festa
?
-
Né
l
'
una
,
né
l
'
altra
cosa
.
-
Allora
spiegatevi
meglio
.
-
Il
rajah
s
'
alzò
e
facendo
un
passo
innanzi
,
gli
chiese
a
bruciapelo
:
-
Chi
è
quella
principessa
indiana
?
-
Per
la
seconda
volta
il
portoghese
fu
costretto
a
fare
un
nuovo
e
più
terribile
sforzo
,
per
mantenersi
calmo
e
non
tradirsi
.
-
Di
quale
principessa
intendete
parlare
,
Altezza
?
-
domandò
mentre
impallidiva
a
vista
d
'
occhio
.
-
Di
quella
che
ha
il
suo
palazzo
dinanzi
la
vecchia
pagoda
di
Tabri
.
-
Ah
!
-
fece
Yanez
tentando
di
sorridere
.
-
Chi
è
stato
quell
'
imbecille
che
vi
ha
detto
che
quella
è
una
principessa
?
-
Non
importa
che
te
lo
dica
,
mylord
.
La
conosci
tu
?
-
Da
molto
tempo
.
-
Chi
è
?
-
Una
bellissima
indiana
,
che
io
ho
scoperta
nel
Mysore
,
e
che
m
'
accompagna
sempre
nei
miei
viaggi
,
perché
ella
mi
ama
ed
io
l
'
amo
.
Siete
ora
soddisfatto
,
Altezza
?
-
No
,
-
rispose
seccamente
il
principe
.
-
Che
cosa
desiderate
di
sapere
ancora
?
-
Sapere
quale
motivo
ti
ha
spinto
a
venire
nel
mio
regno
.
-
Ve
l
'
ho
già
detto
:
la
passione
per
le
grosse
cacce
.
-
In
tale
caso
non
si
conducono
tanti
uomini
.
-
Non
ne
ho
che
sei
.
-
E
quelli
che
occupavano
il
tempio
sotterraneo
e
che
mi
sono
sfuggiti
di
mano
?
-
Yanez
,
malgrado
il
suo
straordinario
coraggio
,
si
sentì
vacillare
.
-
Quali
?
-
chiese
dopo
un
breve
silenzio
.
-
Io
non
so
di
quali
uomini
vogliate
parlare
.
-
Non
li
conosci
tu
?
-
Non
so
chi
siano
,
né
per
quale
motivo
si
siano
rifugiati
in
quella
pagoda
.
-
È
strano
che
la
tua
donna
non
te
n
'
abbia
mai
parlato
.
-
Chi
?
-
chiese
Yanez
con
impeto
.
-
Quella
che
chiamano
la
principessa
.
-
Quella
fanciulla
conoscere
quegli
uomini
!
Chi
v
'
ha
narrato
ciò
,
Altezza
?
È
una
infamia
codesta
!
-
L
'
ha
confessato
ella
stessa
.
-
Yanez
portò
ambo
le
mani
alla
fascia
dove
teneva
nascoste
le
pistole
e
guardò
ferocemente
il
principe
.
Una
bella
collera
,
a
poco
a
poco
,
lo
invadeva
.
Aveva
capito
perfino
troppo
e
si
sentiva
mancare
il
terreno
sotto
i
piedi
.
-
Altezza
!
-
disse
con
voce
minacciosa
,
-
che
cosa
avete
fatto
di
quella
fanciulla
?
-
L
'
abbiamo
fatta
rapire
.
-
Miserabili
!
-
tuonò
Yanez
con
accento
terribile
.
-
Chi
vi
ha
dato
il
permesso
?
-
Il
rajah
che
aveva
preso
un
animo
insolito
per
l
'
eccitamento
dei
liquori
poco
prima
tracannati
,
rispose
prontamente
:
-
Da
quando
un
principe
,
che
regna
assoluto
,
deve
chiedere
dei
permessi
agli
stranieri
,
mylord
?
-
Io
vi
ho
reso
dei
servigi
.
-
Ed
io
ti
ho
pagato
.
-
Un
uomo
come
me
non
si
compera
,
né
con
diecimila
,
né
con
cento
mila
rupie
,
m
'
avete
capito
,
Altezza
?
-
Si
strappò
dalle
dita
i
due
anelli
e
li
gettò
con
disprezzo
a
terra
dicendo
:
-
Ecco
che
cosa
ne
faccio
io
dei
vostri
regali
.
Fateli
raccogliere
dai
vostri
servi
.
-
Il
rajah
un
po
'
atterrito
da
quello
scoppio
d
'
ira
e
da
quell
'
atto
,
rimase
silenzioso
,
limitandosi
ad
aggrottare
la
fronte
.
-
Altezza
,
-
rispose
Yanez
con
rabbia
concentrata
,
-
voi
avete
agito
non
come
un
principe
,
bensì
come
un
malandrino
.
Ricordatevi
però
che
io
sono
un
suddito
inglese
,
che
sono
per
di
più
un
mylord
,
che
la
mia
donna
è
sotto
la
protezione
del
governo
inglese
,
e
che
alle
frontiere
del
Bengala
vi
sono
truppe
sufficienti
per
invadere
il
vostro
stato
e
conquistarlo
.
-
Tu
mi
hai
offeso
,
mylord
,
-
rispose
il
rajah
con
collera
.
-
Non
me
ne
importa
.
Rendimi
quella
fanciulla
o
io
...
-
Che
cosa
oseresti
fare
?
-
Non
ti
terrò
più
in
conto
di
un
principe
.
-
Ed
io
ti
risponderò
invitandoti
a
deporre
le
armi
.
-
Io
!
-
gridò
Yanez
balzando
indietro
.
-
Tu
,
mylord
,
devi
averne
sotto
la
tua
fascia
,
-
disse
il
rajah
.
-
Un
inglese
quando
si
trova
in
paesi
ancora
barbari
,
non
lascia
mai
le
sue
pistole
.
-
Allora
sarò
costretto
a
fartele
togliere
colla
violenza
.
-
Yanez
incrociò
le
braccia
sul
petto
e
guardandolo
fisso
con
tono
di
sfida
:
-
Provatevi
e
vedrete
che
cosa
succederà
qui
...
-
Il
rajah
,
visibilmente
spaventato
dall
'
audacia
del
portoghese
,
era
rimasto
silenzioso
,
volgendo
gli
occhi
ora
verso
l
'
una
ed
ora
verso
l
'
altra
delle
sue
guardie
,
come
per
chiedere
una
pronta
protezione
.
Il
suo
ministro
,
che
tremava
come
se
avesse
avuta
la
febbre
,
aveva
battuto
prudentemente
la
ritirata
verso
una
delle
due
porte
della
sala
degli
elefanti
.
-
Dunque
?
-
chiese
Yanez
vedendo
che
il
principe
non
si
decideva
a
riprendere
la
parola
.
-
Mylord
,
-
disse
finalmente
il
rajah
riprendendo
un
po
'
di
coraggio
,
-
ti
dimentichi
che
ho
qui
più
di
duecento
seikki
,
pronti
a
dare
il
loro
sangue
per
me
?
-
Lanciatemeli
addosso
:
io
sono
qui
ad
aspettarli
.
-
Allora
deponi
le
armi
.
-
Mai
!
-
Finiamola
!
-
gridò
il
rajah
esasperato
.
-
Ufficiali
,
disarmate
quest
'
uomo
!
-
Ah
!
è
così
che
tu
tratti
il
tuo
grande
cacciatore
?
-
gridò
Yanez
.
In
tre
salti
attraversò
la
stanza
e
si
precipitò
nella
sala
tuonando
:
-
A
me
,
malesi
!
...
-
Aveva
estratte
le
pistole
e
le
aveva
puntate
verso
la
porta
,
pronto
a
fulminare
i
due
ufficiali
della
guardia
,
se
lo
avessero
seguìto
.
I
malesi
,
udendo
la
voce
del
loro
capo
e
vedendolo
precipitare
fra
le
danzatrici
e
gli
spettatori
colle
armi
in
pugno
,
balzarono
innanzi
come
tigri
,
armando
precipitosamente
le
carabine
e
puntandole
verso
la
folla
.
Un
immenso
grido
di
terrore
echeggiò
nella
vasta
sala
.
-
Via
tutti
!
-
gridò
Yanez
,
-
o
comando
il
fuoco
!
-
Le
danzatrici
,
i
suonatori
e
gli
spettatori
,
che
erano
inermi
e
che
ormai
sapevano
quanto
fosse
audace
il
grande
cacciatore
,
si
rovesciarono
confusamente
verso
la
porta
,
che
metteva
nel
cortile
d
'
onore
,
pigiandosi
e
gareggiando
accanitamente
per
giungere
prima
all
'
aperto
.
Urlavano
tutti
in
preda
ad
un
vivissimo
spavento
,
credendo
in
buona
fede
che
la
scorta
del
grande
cacciatore
,
si
preparasse
a
far
fuoco
dietro
le
loro
spalle
.
Yanez
approfittò
di
quella
confusione
per
chiudere
le
due
piccole
porte
di
bronzo
massiccio
,
che
mettevano
nelle
vicine
stanze
ed
a
sprangarle
,
onde
impedire
ai
seikki
d
'
irrompere
nella
sala
.
Quando
gli
ultimi
spettatori
,
dopo
essersi
schiacciati
presso
l
'
uscita
,
riuscirono
a
loro
volta
a
mettersi
in
salvo
nel
cortile
,
i
malesi
chiusero
con
gran
fracasso
anche
quella
porta
,
che
era
pure
di
bronzo
,
e
così
spessa
da
sfidare
il
fuoco
d
'
un
pezzo
d
'
artiglieria
.
-
Ora
-
disse
Yanez
,
-
prepariamoci
a
vendere
cara
la
pelle
,
amici
.
Sappiate
che
tutto
è
stato
scoperto
,
che
Surama
è
stata
rapita
,
e
che
non
si
sa
nulla
di
Sandokan
.
Non
ci
resta
che
di
morire
,
ma
noi
vecchie
tigri
di
Mompracem
,
non
abbiamo
paura
della
morte
.
Avete
molte
munizioni
?
-
Quattrocento
colpi
-
rispose
Burni
.
-
Peccato
che
Kubang
non
sia
ritornato
a
tempo
.
Vi
sarebbe
una
carabina
di
più
.
Come
mai
non
si
è
più
fatto
vivo
?
-
Capitano
,
che
sia
stato
assassinato
?
-
disse
uno
dei
cinque
malesi
.
-
Può
darsi
-
rispose
Yanez
.
-
Vendicheremo
anche
lui
.
Burni
,
tu
pel
momento
prenderai
il
posto
di
Kubang
.
-
Va
bene
,
capitano
.
-
In
quell
'
istante
,
ad
una
delle
due
porte
che
comunicavano
colle
stanze
,
si
udì
echeggiare
un
colpo
sonoro
che
parve
prodotto
dall
'
urto
d
'
una
mazza
di
metallo
,
seguìto
subito
da
una
voce
imperiosa
che
gridava
:
-
Aprite
,
ordine
del
rajah
!
-
Yanez
che
stava
dirigendosi
già
verso
il
portone
di
bronzo
,
immaginandosi
che
l
'
attacco
più
vigoroso
sarebbe
stato
tentato
da
quella
parte
,
tornò
prontamente
indietro
,
gridando
a
sua
volta
:
-
Va
'
a
dire
a
S
.
A
.
che
il
suo
grande
cacciatore
non
ha
pel
momento
alcun
desiderio
di
ricevere
i
suoi
ordini
.
-
Se
non
obbedisci
,
mylord
,
farò
abbattere
le
porte
.
-
Ma
dietro
le
porte
troverai
degli
uomini
pronti
a
tenerti
testa
,
perché
tutti
noi
siamo
risoluti
a
vendere
carissima
la
nostra
pelle
.
-
Rifiuti
,
mylord
?
-
Assolutamente
.
-
È
la
tua
ultima
parola
?
-
Sì
,
l
'
ultima
-
rispose
Yanez
.
La
voce
non
si
fece
più
udire
.
Yanez
s
'
accostò
alla
porta
di
bronzo
che
metteva
sul
cortile
e
si
mise
in
ascolto
.
Al
di
fuori
si
udiva
un
brusio
di
voci
,
come
se
molti
uomini
si
fossero
radunati
dinanzi
alla
porta
.
-
Saranno
i
seikki
del
rajah
,
-
mormorò
.
-
Per
Giove
!
La
faccenda
minaccia
di
diventare
seria
!
Non
poter
avvertire
Sandokan
!
Come
finirà
tutto
ciò
?
Non
potremo
resistere
indefinitamente
,
e
questa
porta
,
per
quanto
robusta
,
finirà
per
cadere
.
-
Ad
un
tratto
trasalì
!
Aveva
udito
un
barrito
spaventevole
,
come
quello
d
'
un
elefante
in
furore
,
rimbombare
a
breve
distanza
dalla
porta
.
-
Ah
per
Giove
!
Io
non
avevo
pensato
a
questo
!
-
esclamò
.
-
A
me
,
malesi
!
-
I
cinque
uomini
si
ripiegarono
rapidamente
verso
il
centro
della
sala
.
-
Che
cosa
dobbiamo
fare
,
capitano
Yanez
?
-
chiese
Burni
.
-
Prendere
tutti
questi
divani
,
queste
sedie
ed
innalzare
una
barricata
dietro
la
grande
porta
di
bronzo
.
-
Non
aveva
ancora
terminato
di
parlare
che
già
i
malesi
erano
al
lavoro
.
Bastarono
pochi
minuti
a
quegli
uomini
infaticabili
,
per
elevare
dietro
alla
porta
una
barricata
imponente
,
più
per
intralciare
il
passo
all
'
elefante
che
per
arrestarlo
.
Yanez
però
era
sicuro
di
abbatterlo
a
colpi
di
carabina
,
prima
che
potesse
scagliarsi
attraverso
la
sala
.
-
Dietro
a
tutti
questi
divani
,
ci
difenderemo
a
meraviglia
,
-
disse
ai
malesi
.
-
Rimanga
un
uomo
solo
a
guardia
delle
due
porticine
.
L
'
attacco
si
farà
qui
per
ora
.
-
In
quell
'
istante
un
altro
e
più
formidabile
barrito
si
fece
udite
al
di
fuori
,
seguìto
da
alcune
grida
.
Erano
i
cornac
che
eccitavano
l
'
animale
a
dare
addosso
alla
porta
.
-
Tutti
intorno
a
me
!
-
comandò
Yanez
.
-
Qualunque
cosa
accada
,
non
lasciate
la
barricata
,
o
morrete
schiacciati
dalle
porte
di
bronzo
.
-
Un
rombo
metallico
fece
tremare
perfino
le
pareti
della
vasta
sala
e
oscillare
spaventosamente
le
massicce
porte
di
bronzo
.
L
'
elefante
aveva
dato
il
primo
cozzo
colle
parti
deretane
.
-
Che
forza
prodigiosa
hanno
questi
pachidermi
!
-
mormorò
Yanez
.
-
Sette
od
otto
di
questi
colpi
ed
il
varco
sarà
aperto
.
-
Trascorse
mezzo
minuto
d
'
angosciosa
aspettativa
per
gli
assediati
,
poi
un
altro
urto
fu
dato
alla
porta
,
la
quale
oscillò
dalla
base
alla
cima
.
Parve
che
fosse
scoppiata
qualche
grossa
granata
,
o
che
gli
assedianti
avessero
dato
fuoco
ad
un
mortaio
di
grosso
calibro
.
Ne
seguì
un
terzo
,
poi
un
quarto
,
sempre
più
violento
.
Al
quinto
le
porte
,
svelte
dai
cardini
,
piombarono
con
un
fragore
assordante
addosso
ai
divani
,
schiacciandone
un
gran
numero
,
ma
rinforzando
nel
medesimo
tempo
colla
loro
massa
,
la
barricata
.
-
Amici
!
-
gridò
Yanez
,
che
era
già
preparato
a
quella
caduta
-
prepariamoci
a
dare
a
questi
indiani
una
lezione
che
faccia
epoca
.
-
24
.
La
resa
di
Yanez
L
'
elefante
,
atterrato
l
'
ostacolo
,
si
era
frettolosamente
allontanato
di
una
ventina
di
passi
,
poi
si
era
voltato
presentando
agli
assediati
la
sua
formidabile
tromba
,
che
stringeva
all
'
estremità
una
massiccia
sbarra
di
ferro
.
Seduto
fra
le
due
orecchie
stava
il
suo
cornac
,
armato
dell
'
uncino
onde
spingerlo
all
'
attacco
.
Dietro
ed
ai
fianchi
si
erano
radunati
trenta
o
quaranta
seikki
;
però
altri
dovevano
trovarsi
nel
cortile
a
giudicare
dalle
grida
e
dai
comandi
che
si
udivano
.
La
porta
era
così
ampia
che
l
'
elefante
poteva
entrare
senza
fatica
nella
sala
,
la
quale
,
forse
in
altri
tempi
,
aveva
servito
da
scuderia
a
quei
colossali
pachidermi
.
Avanti
che
il
grosso
animale
salisse
il
primo
gradino
,
una
ventina
di
seikki
gli
si
gettarono
dinanzi
,
sparando
all
'
impazzata
fra
i
divani
e
le
sedie
,
colla
speranza
di
far
scaricare
le
carabine
degli
assediati
;
questi
però
,
che
erano
bene
al
riparo
dalle
palle
degli
avversari
,
si
guardarono
bene
dal
cadere
nel
tranello
.
Non
ricevendo
risposta
,
i
seikki
,
dopo
d
'
aver
consumato
senza
alcun
risultato
un
centinaio
di
cartucce
,
lasciarono
il
passo
al
pachiderma
,
il
quale
s
'
avanzò
coraggiosamente
ostruendo
,
col
suo
corpaccio
,
tutta
la
porta
.
Era
il
momento
atteso
da
Yanez
.
-
Ecco
un
'
altra
barricata
,
-
mormorò
.
-
Non
lasciamolo
passare
del
tutto
.
-
Alzò
la
sua
grossa
carabina
,
tenendosi
inginocchiato
dietro
un
divano
e
lasciò
partire
uno
dopo
l
'
altro
i
due
colpi
,
tosto
imitato
dai
suoi
uomini
.
L
'
elefante
colpito
alle
giunture
delle
spalle
,
i
due
punti
più
vulnerabili
,
e
crivellato
dai
proiettili
dei
malesi
,
tentò
di
dare
indietro
per
uscire
da
quella
strettoia
;
ma
le
forze
improvvisamente
gli
mancarono
e
s
'
accasciò
di
colpo
,
ostruendo
tutto
il
passaggio
colla
sua
massa
enorme
.
Al
di
fuori
si
levò
un
coro
di
urla
di
rabbia
,
mentre
il
disgraziato
animale
,
dopo
d
'
aver
lanciato
tre
o
quattro
possenti
barriti
,
cominciava
a
rantolare
.
Grosse
lagrime
gli
cadevano
dagli
occhi
e
la
sua
tromba
,
scossa
da
un
tremito
convulso
,
soffiava
sangue
:
indizio
sicuro
d
'
una
prossima
morte
.
-
Per
Giove
!
-
esclamò
Yanez
.
-
Ecco
un
colpo
magnifico
che
i
seikki
non
s
'
aspettavano
.
Vedremo
ora
come
faranno
a
entrare
.
Sarano
costretti
ad
assalirci
dalla
parte
delle
due
porticine
,
e
quelle
aperture
non
sarà
difficile
difenderle
.
Burni
!
-
Capitano
.
-
Prendi
due
uomini
e
va
'
a
demolire
il
palco
dei
suonatori
.
È
necessario
barricare
le
due
porticine
.
-
Quindi
volgendosi
verso
i
due
malesi
che
gli
stavano
inginocchiati
ai
fianchi
,
spiando
gli
ultimi
sussulti
del
pachiderma
,
disse
a
loro
:
-
Non
perdete
di
vista
un
solo
istante
la
porta
,
e
fate
fuoco
sul
primo
che
cercherà
d
'
entrare
.
Potrete
facilmente
vederlo
perché
sarà
costretto
passare
sul
corpo
dell
'
elefante
.
Ed
ora
vedremo
come
stanno
le
cose
.
-
Si
alzò
con
precauzione
e
sporse
il
capo
fra
due
divani
,
lanciando
un
rapido
sguardo
verso
la
porta
.
L
'
elefante
rantolava
ancora
e
dietro
la
sua
massa
si
vedevano
sorgere
numerose
carabine
.
Era
evidente
però
che
i
seikki
aspettavano
che
il
povero
pachiderma
avesse
esalato
il
suo
ultimo
respiro
,
prima
di
avventurarsi
sul
suo
corpo
,
per
timore
di
ricevere
qualche
colpo
di
proboscide
.
Burni
e
i
suoi
due
uomini
avevano
appena
terminato
di
barricare
le
due
porticine
,
accumulandovi
dietro
tavole
,
pali
grossissimi
e
gli
ultimi
divani
,
quando
una
nota
metallica
uscì
dalle
fauci
del
pachiderma
:
la
morte
stava
per
sorprendere
il
disgraziato
animale
.
-
È
il
suo
barrito
supremo
,
-
disse
Yanez
.
-
Tenetevi
pronti
a
respingere
l
'
attacco
.
I
seikki
non
tarderanno
ad
aprire
il
fuoco
.
-
Ne
vedo
già
uno
che
sta
arrampicandosi
sul
dorso
dell
'
elefante
-
disse
Burni
.
Un
guerriero
seikko
,
sicuro
ormai
che
l
'
elefante
era
morto
,
oppure
non
più
in
grado
di
far
uso
della
terribile
proboscide
,
erasi
arrampicato
sul
gigantesco
corpo
e
si
avanzava
strisciando
.
Burni
,
che
non
lo
perdeva
di
vista
,
si
rizzò
in
piedi
,
mirò
qualche
istante
,
tenendosi
semi
-
nascosto
dietro
un
divano
,
poi
lasciò
partire
un
colpo
secco
che
risuonò
nell
'
immensa
sala
.
L
'
indiano
rotolò
verso
uno
degli
stipiti
della
porta
,
lasciandosi
sfuggire
il
fucile
che
teneva
in
mano
,
senza
fare
nemmeno
un
gesto
,
né
mandare
un
grido
.
-
Ecco
uno
che
non
griderà
più
,
-
disse
Yanez
freddamente
.
-
Se
tutti
i
proiettili
colpissero
così
bene
,
colle
munizioni
che
abbiamo
,
non
resterebbe
più
un
solo
seikko
a
quel
maledetto
rajah
.
-
Altri
due
seikki
avevano
preso
il
posto
dell
'
ucciso
.
Vedendo
alzarsi
dietro
i
divani
una
nuvoletta
di
fumo
,
fecero
fuoco
quasi
contemporaneamente
,
credendo
di
colpire
l
'
uccisore
del
loro
compagno
,
ma
Burni
si
era
nascosto
dietro
la
barricata
.
-
A
me
,
ora
,
-
disse
Yanez
.
-
Vi
mostrerò
io
come
tira
il
grande
cacciatore
.
-
Due
spari
fortissimi
seguirono
quelle
parole
.
La
grossa
carabina
del
portoghese
aveva
fulminato
anche
quei
nuovi
assalitori
,
facendoli
ruzzolare
uno
a
destra
e
l
'
altro
a
sinistra
dell
'
elefante
.
Quei
tre
colpi
meravigliosi
scatenarono
un
clamore
assordante
e
rallentarono
,
nel
medesimo
tempo
,
l
'
attacco
.
Il
grande
cacciatore
del
rajah
,
già
ammirato
per
la
sua
straordinaria
audacia
,
cominciava
a
terrorizzare
anche
quei
coraggiosi
guerrieri
,
che
tutti
gli
indiani
ritenevano
invincibili
.
-
Ah
!
Se
potessi
avvertire
la
Tigre
della
Malesia
!
...
-
esclamò
Yanez
.
-
Ma
dove
si
troverà
?
Deve
essere
impegnato
in
qualche
grave
affare
il
mio
fratellino
,
se
non
ha
mandato
a
noi
sue
notizie
.
La
va
male
!
Come
finirà
questa
brutta
faccenda
?
Orsù
,
non
disperiamo
e
cerchiamo
di
resistere
più
che
potremo
!
I
lamenti
sono
affatto
inutili
in
questo
momento
.
-
Una
detonazione
fortissima
scosse
l
'
immensa
sala
,
poi
un
largo
tratto
di
soffitto
precipitò
al
suolo
,
a
breve
distanza
dagli
assediati
.
I
seikki
,
non
osando
attaccare
risolutamente
i
malesi
,
avevano
messo
in
batteria
,
all
'
estremità
del
cortile
d
'
onore
,
un
pezzo
d
'
artiglieria
ed
avevano
cominciato
il
fuoco
.
La
fronte
di
Yanez
si
era
annuvolata
.
-
Questo
non
me
l
'
aspettavo
,
-
mormorò
.
-
Speriamo
che
non
adoperino
delle
granate
.
-
Una
seconda
detonazione
rimbombò
più
acuta
della
prima
,
ed
un
proiettile
,
dopo
d
'
aver
attraversato
l
'
elefante
quasi
a
livello
della
spina
dorsale
,
passò
sibilando
sopra
la
barricata
dei
divani
,
conficcandosi
profondamente
nella
parete
opposta
.
-
Fino
a
quando
potremo
resistere
?
-
disse
Yanez
.
Un
terzo
sparo
rimbombò
nel
cortile
e
si
vide
uno
spettacolo
orribile
.
L
'
elefante
era
stato
colpito
da
una
granata
e
questa
,
scoppiando
nel
suo
corpo
,
aveva
orrendamente
squarciata
la
massa
,
scagliando
,
contro
gli
stipiti
della
porta
,
enormi
lembi
di
pelle
e
di
carne
e
spruzzando
di
sangue
le
vicine
pareti
,
le
porte
di
bronzo
,
i
divani
e
perfino
le
sedie
.
La
detonazione
non
si
era
ancora
spenta
,
quando
dieci
o
dodici
seikki
si
slanciarono
sul
corpo
mutilato
del
pachiderma
,
mandando
urla
feroci
e
facendo
fuoco
in
tutte
le
direzioni
.
I
malesi
avevano
già
alzate
le
carabine
per
rispondere
all
'
attacco
;
Yanez
fu
pronto
a
trattenerli
:
-
No
:
a
colpo
sicuro
!
-
I
seikki
,
superato
il
corpaccio
del
pachiderma
,
si
erano
slanciati
sulle
due
porte
di
bronzo
che
,
come
abbiamo
detto
,
erano
cadute
addosso
ai
divani
,
e
stavano
per
attraversarle
quando
una
voce
secca
,
tagliente
,
si
fece
udire
:
-
Fuoco
,
malesi
!
-
Una
scarica
terribile
,
quasi
a
bruciapelo
,
colpì
il
minuscolo
drappello
d
'
avanguardia
.
Sei
seikki
caddero
in
mezzo
ai
divani
,
più
o
meno
fulminati
.
Gli
altri
,
che
avevano
le
carabine
scariche
,
balzarono
rapidamente
sull
'
elefante
attraverso
lo
squarcio
sanguinoso
e
scapparono
a
gambe
levate
.
-
Questi
montanari
sono
testardi
,
-
disse
Yanez
.
-
Però
io
al
loro
posto
sarei
più
prudente
,
sapendo
d
'
aver
dinanzi
degli
uomini
che
tirano
meravigliosamente
ed
a
colpo
sicuro
.
-
In
guardia
,
capitano
!
-
esclamò
Burni
.
-
Vengono
ancora
?
-
Sì
,
tornano
all
'
attacco
.
-
Turbanti
e
canne
di
carabine
tornavano
a
mostrarsi
dietro
all
'
elefante
.
I
seikki
si
preparavano
di
certo
per
tentare
uno
sforzo
supremo
.
Dovevano
essere
furibondi
per
le
perdite
subite
,
quindi
ben
più
terribili
di
prima
.
Un
urlo
feroce
,
il
grido
di
guerra
di
quelle
intrepide
tribù
montanare
,
li
avvertì
che
l
'
attacco
stava
per
essere
ripreso
.
Ed
infatti
,
un
momento
dopo
,
una
valanga
d
'
uomini
scalava
l
'
elefante
,
proteggendosi
con
un
fuoco
vivissimo
,
di
nessun
effetto
però
per
gli
assediati
,
che
si
trovavano
riparati
prima
dalle
porte
di
bronzo
che
erano
rimaste
inclinate
,
e
poi
da
tutto
quell
'
ammasso
di
divani
e
sedie
.
-
Date
dentro
!
-
comandò
Yanez
ai
suoi
uomini
.
I
malesi
non
si
fecero
ripetere
il
comando
.
Meravigliosi
tiratori
,
aprirono
a
loro
volta
il
fuoco
abbattendo
un
uomo
ogni
colpo
che
sparavano
.
I
seikki
,
quantunque
atterriti
dalla
precisione
di
quel
fuoco
,
che
non
cessava
un
solo
istante
,
se
non
osavano
avanzare
,
si
tenevano
però
ostinatamente
sul
dorso
del
pachiderma
,
rispondendo
colpo
per
colpo
,
mentre
il
pezzo
d
'
artiglieria
,
piazzato
in
fondo
al
cortile
,
tuonava
mandando
le
palle
sopra
le
loro
teste
,
cercando
di
sfondare
il
soffitto
e
di
provocarne
la
caduta
per
schiacciare
i
difensori
della
sala
.
Fortunatamente
la
volta
era
stata
troppo
bene
costruita
e
non
rovinavano
che
qualche
mattone
e
larghi
pezzi
di
calcinaccio
,
proiettili
che
non
inquietavano
affatto
né
Yanez
,
né
i
malesi
.
Il
fuoco
era
diventato
terribile
d
'
ambo
le
parti
e
anche
rapidissimo
.
Ogni
seikko
che
cadeva
,
veniva
subito
surrogato
da
un
altro
non
meno
ostinato
,
né
meno
valoroso
del
compagno
e
che
non
tardava
a
capitombolare
morto
o
ferito
.
Una
ventina
di
uomini
erano
già
stati
posti
fuori
di
combattimento
,
quando
il
segnale
della
ritirata
venne
dato
.
Quel
comando
giungeva
in
buon
punto
,
poiché
i
malesi
si
trovavano
ormai
imbarazzati
a
tener
fronte
a
tanti
avversari
,
e
si
bruciavano
le
mani
essendo
diventate
le
canne
delle
carabine
ardenti
.
Anche
questa
volta
il
fuoco
dei
seikki
non
aveva
ottenuto
alcun
risultato
,
poiché
solo
Burni
era
stato
colpito
da
una
palla
di
rimbalzo
,
che
gli
aveva
portato
via
il
lobo
dell
'
orecchio
destro
,
provocando
un
'
emorragia
che
non
poteva
avere
alcuna
grave
conseguenza
.
-
Capitano
,
-
disse
Burni
,
-
come
ce
la
caveremo
noi
?
Che
cosa
tenteranno
i
seikki
?
-
Eccoli
radunati
intorno
al
pezzo
,
-
gridò
Yanez
.
-
Amici
,
preparatevi
a
sgombrare
o
riceverete
in
pieno
petto
una
palla
di
buon
calibro
.
-
I
malesi
furono
solleciti
ad
allontanarsi
,
riparandosi
dietro
le
due
estreme
ali
della
barricata
,
che
si
trovavano
fuori
dalla
linea
del
portone
.
Avevano
appena
raggiunti
i
loro
posti
,
quando
il
cannone
avvampò
con
un
fragoroso
rimbombo
.
La
palla
rimbalzò
sulle
porte
di
bronzo
,
scheggiando
quella
di
destra
,
attraversò
la
barricata
dei
divani
,
affondandone
parecchi
e
andò
a
conficcarsi
in
una
parete
.
-
Avranno
però
da
fare
,
a
sfondare
le
porte
di
bronzo
,
capitano
-
disse
il
malese
.
-
Cederanno
anche
quelle
.
Il
pezzo
che
i
seikki
adoperano
deve
essere
buonissimo
,
-
osservò
Yanez
.
Un
altro
colpo
seguì
il
primo
e
la
palla
tornò
a
rimbalzare
,
sfondando
però
un
'
altra
buona
parte
della
barricata
.
-
Se
ne
va
,
-
disse
Burni
scuotendo
tristemente
la
testa
.
I
colpi
si
succedevano
ai
colpi
,
facendo
tremare
le
invetriate
della
sala
.
Le
palle
rimbalzavano
da
tutte
le
parti
,
scrosciando
sulle
porte
di
bronzo
,
le
quali
a
poco
a
poco
cedevano
,
e
si
conficcavano
contro
le
muraglie
aprendo
dei
buchi
enormi
.
Yanez
ed
i
malesi
,
rannicchiati
dietro
i
divani
,
cupi
,
pensierosi
,
stringevano
le
loro
carabine
senza
sparare
un
solo
colpo
,
ben
sapendo
che
sarebbero
state
cartucce
perdute
senza
alcun
profitto
,
poiché
la
massa
del
pachiderma
impediva
a
loro
di
scorgere
gli
artiglieri
.
Il
cannoneggiamento
durò
una
buona
mezz
'
ora
,
poi
quando
le
due
porte
caddero
spezzate
,
e
la
barricata
fu
sfondata
,
il
fuoco
fu
sospeso
ed
un
uomo
,
salito
sui
resti
dell
'
elefante
,
si
presentò
,
tenendo
infisso
sulla
baionetta
un
pezzo
di
seta
bianca
.
Yanez
si
era
già
alzato
,
pronto
a
fulminarlo
,
ma
accortosi
a
tempo
che
si
trattava
d
'
un
parlamentario
,
abbassò
la
carabina
chiedendo
:
-
Che
cosa
vuoi
tu
?
-
Il
rajah
mi
manda
per
intimarvi
la
resa
.
La
vostra
barricata
ormai
non
vi
protegge
più
.
-
Dirai
a
Sua
Altezza
che
ci
proteggeranno
le
nostre
carabine
,
e
che
il
suo
gran
cacciatore
ha
ancora
le
braccia
ferree
e
la
vista
eccellente
,
per
mettergli
fuori
di
combattimento
le
guardie
reali
.
-
Il
rajah
mi
ha
mandato
per
proporti
delle
condizioni
,
mylord
.
-
Quali
sono
?
-
Accorda
a
te
la
vita
,
purché
tu
ti
lasci
condurre
alla
frontiera
del
Bengala
.
-
Ed
a
'
miei
uomini
?
-
Hanno
ucciso
,
non
sono
uomini
bianchi
e
pagheranno
colla
loro
vita
.
-
Va
'
a
dire
allora
al
tuo
signore
,
che
il
suo
grande
cacciatore
li
difenderà
finché
avrà
una
cartuccia
e
un
soffio
di
vita
.
Sgombra
o
ti
fucilo
sul
posto
!
-
Il
parlamentario
fu
lesto
a
scomparire
.
-
Amici
,
-
disse
Yanez
con
voce
perfettamente
tranquilla
,
-
qui
si
tratta
di
morire
:
la
Tigre
della
Malesia
penserà
a
vendicarci
.
-
Signore
,
-
disse
Burni
,
-
la
nostra
vita
ti
appartiene
e
la
morte
non
ha
mai
fatto
paura
alle
vecchie
tigri
di
Mompracem
.
Cadere
qui
o
sul
mare
è
tutt
'
una
,
è
vero
camerati
?
-
Sì
,
-
risposero
i
malesi
ad
una
voce
.
-
Allora
prepariamoci
all
'
ultima
difesa
,
-
disse
Yanez
.
-
Quando
non
potremo
più
sparare
,
attaccheremo
colle
scimitarre
.
-
Ai
colpi
di
cannone
di
poco
prima
,
era
successo
un
profondo
silenzio
.
I
seikki
si
consigliavano
e
stavano
preparando
la
colonna
d
'
attacco
.
Essi
,
invece
di
esporsi
al
tiro
di
quelle
infallibili
carabine
,
avevano
trascinato
il
pezzo
d
'
artiglieria
vicino
alla
porta
,
e
siccome
l
'
elefante
,
ormai
quasi
interamente
distrutto
dalle
granate
,
non
impediva
più
il
puntamento
,
si
preparavano
a
mitragliare
i
difensori
della
sala
.
-
Ecco
la
fine
!
-
disse
Yanez
,
che
si
era
accorto
della
manovra
.
-
Cerchiamo
di
morire
da
prodi
.
-
Una
bordata
di
mitraglia
scrosciò
sugli
avanzi
della
barricata
,
fulminando
Burni
che
si
era
avanzato
per
vedere
come
stavano
le
cose
.
Seguì
una
seconda
scarica
che
fece
cadere
un
altro
malese
,
poi
il
parlamentario
tornò
a
mostrarsi
fra
il
corpaccio
dilaniato
dell
'
elefante
,
gridando
per
la
seconda
volta
:
-
Il
rajah
mi
manda
per
intimarvi
la
resa
.
Se
rifiutate
vi
stermineremo
tutti
.
-
La
difesa
era
insostenibile
.
-
Noi
siamo
pronti
ad
arrenderci
,
-
rispose
finalmente
il
portoghese
,
-
a
condizione
però
che
i
miei
uomini
abbiano
,
al
pari
di
me
,
la
vita
salva
.
-
Il
mio
signore
te
lo
promette
.
-
Ne
sei
ben
certo
?
-
Mi
ha
dato
la
sua
parola
.
-
Eccomi
.
-
Balzò
sopra
gli
avanzi
della
barricata
seguito
dai
suoi
malesi
,
superò
l
'
elefante
e
saltò
sul
gradino
,
fermandosi
dinanzi
al
cannone
ancora
fumante
.
Il
cortile
era
pieno
di
seikki
ed
in
mezzo
a
loro
si
trovava
il
rajah
coi
suoi
ministri
,
i
quali
reggevano
delle
torce
.
Yanez
gettò
a
terra
la
carabina
,
respinse
gli
artiglieri
che
cercavano
di
afferrarlo
e
mosse
verso
il
principe
a
testa
alta
,
colle
braccia
strette
sul
petto
,
dicendo
con
un
accento
sardonico
:
-
Eccomi
Altezza
.
I
seikki
hanno
vinto
l
'
uccisore
di
tigri
e
di
rinoceronti
,
che
esponeva
la
sua
vita
per
la
tranquillità
dei
vostri
sudditi
.
-
Tu
sei
un
valoroso
,
-
rispose
il
rajah
evitando
lo
sguardo
fiammeggiante
del
portoghese
.
-
Poche
volte
mi
sono
divertito
come
questa
sera
.
-
Sicché
Vostra
Altezza
non
rimpiange
i
seikki
,
che
sono
caduti
sotto
il
mio
piombo
.
-
Li
pago
-
rispose
brutalmente
il
principe
.
-
Perché
non
dovrebbero
distrarmi
?
-
Ecco
una
risposta
degna
d
'
un
rajah
indiano
,
-
rispose
Yanez
ironicamente
.
-
Che
cosa
farete
ora
di
me
?
-
A
questo
penseranno
i
miei
ministri
,
-
rispose
il
principe
.
-
Io
non
voglio
avere
questioni
col
governatore
del
Bengala
.
T
'
avverto
però
che
finché
non
si
saranno
decisi
,
tu
sarai
mio
prigioniero
.
-
Ed
i
miei
uomini
?
-
Li
farò
rinchiudere
intanto
in
una
stanza
appartata
.
-
Assieme
a
me
?
-
No
,
mylord
,
almeno
per
ora
.
-
Perché
?
-
Per
maggior
sicurezza
.
Siete
uomini
troppo
astuti
voi
per
lasciarvi
insieme
.
-
Avverto
però
V
.
A
.
che
anche
i
miei
servi
sono
sudditi
inglesi
,
essendo
nati
a
Labuan
.
-
Io
non
so
che
cosa
sia
questo
Labuan
,
-
rispose
il
principe
.
-
Tuttavia
terrò
conto
di
quanto
tu
mi
dici
.
-
Fece
poi
un
segno
colla
mano
e
tosto
quattro
ufficiali
piombarono
sul
portoghese
,
afferrandolo
strettamente
per
le
braccia
.
-
Conducetelo
dove
voi
sapete
,
-
disse
il
rajah
.
-
Non
dimenticatevi
però
che
è
un
uomo
bianco
e
per
di
più
un
inglese
.
-
Yanez
si
lasciò
condurre
via
senza
opporre
resistenza
.
Era
appena
entrato
in
una
delle
sale
pianterrene
,
quando
i
seikki
si
scagliarono
,
coll
'
impeto
di
belve
feroci
,
contro
i
tre
malesi
,
strappando
a
loro
di
mano
le
carabine
e
legandoli
solidamente
.
Quasi
nel
medesimo
istante
,
da
una
delle
ampie
porte
che
s
'
aprivano
sul
cortile
,
usciva
un
colossale
elefante
,
montato
da
un
cornac
barbuto
e
d
'
aspetto
feroce
.
Appeso
alla
tromba
reggeva
un
ceppo
,
poco
dissimile
a
quello
su
cui
i
macellai
usano
spaccare
i
quarti
di
bue
.
Quel
bestione
era
l
'
elefante
-
carnefice
.
In
tutte
le
corti
dei
principotti
indiani
vi
è
un
simile
animale
,
ammaestrato
sul
miglior
modo
di
mandare
all
'
altro
mondo
tutti
coloro
che
danno
ombra
a
quei
crudeli
regnanti
.
Mentre
i
seikki
si
ritiravano
per
lasciargli
il
passo
,
il
gigantesco
pachiderma
depose
,
proprio
nel
centro
del
cortile
,
il
ceppo
,
posandovi
poi
sopra
una
delle
sue
zampacce
,
come
per
provarne
la
solidità
.
-
Avanti
il
primo
,
-
disse
il
rajah
che
stava
comodamente
seduto
su
una
poltrona
,
con
un
sigaro
fra
le
labbra
.
-
Voglio
vedere
se
questi
uomini
,
che
si
battono
col
coraggio
delle
tigri
,
saranno
altrettanto
coraggiosi
dinanzi
alla
morte
.
-
Quattro
seikki
afferrarono
uno
dei
tre
malesi
e
lo
trascinarono
dinanzi
all
'
elefante
,
facendogli
appoggiare
la
testa
sul
ceppo
e
trattenendolo
con
tutto
il
loro
vigore
.
Il
gigantesco
carnefice
,
ad
un
ordine
del
cornac
,
fece
due
o
tre
passi
indietro
,
alzò
la
proboscide
cacciando
fuori
un
lungo
barrito
,
poi
s
'
avanzò
verso
il
ceppo
,
levò
la
zampa
sinistra
e
la
lasciò
cadere
sulla
testa
del
povero
malese
.
Il
cadavere
fu
gettato
da
un
lato
,
e
coperto
con
un
largo
dootèe
;
poi
l
'
uno
dopo
l
'
altro
,
furono
giustiziati
,
nel
medesimo
modo
,
i
due
altri
malesi
.
-
Teotokris
sarà
ora
contento
,
-
disse
il
rajah
.
-
Andiamo
a
riposarci
.
-
Cominciava
allora
ad
albeggiare
.
Egli
si
alzò
e
entrò
in
uno
degli
edifici
laterali
,
seguìto
dai
suoi
ministri
e
dai
suoi
ufficiali
,
mentre
i
seikki
si
preparavano
a
portare
via
i
loro
camerati
,
caduti
sotto
il
piombo
delle
tigri
di
Mompracem
.
Il
principe
si
era
forse
appena
coricato
,
quando
un
uomo
entrava
frettolosamente
nel
palazzo
reale
e
saliva
a
quattro
a
quattro
i
gradini
,
che
conducevano
nell
'
appartamento
di
Yanez
.
Era
Kubang
che
tornava
,
dopo
aver
assistito
all
'
attacco
del
palazzo
di
Surama
,
e
alla
fuga
di
Sandokan
e
di
Tremal
-
Naik
verso
il
fiume
.
Udendo
bussare
frettolosamente
,
il
chitmudgar
,
che
dopo
le
prime
fucilate
sparate
nella
sala
si
era
precipitosamente
rifugiato
lassù
,
non
osando
prendere
le
parti
del
gran
cacciatore
,
aveva
subito
aperto
.
Il
pover
'
uomo
,
che
da
una
finestra
che
prospettava
sul
cortile
d
'
onore
,
aveva
assistito
alla
resa
di
Yanez
,
e
all
'
esecuzione
dei
tre
malesi
,
era
disfatto
per
l
'
intenso
dolore
e
piangeva
come
un
fanciullo
.
-
Ah
,
mio
povero
sahib
!
-
esclamò
vedendosi
dinanzi
Kubang
;
-
vuoi
morire
anche
tu
,
dunque
?
-
Che
cosa
dici
chitmudgar
?
-
chiese
il
malese
,
spaventato
dal
pianto
di
quell
'
uomo
.
-
Il
tuo
signore
è
stato
arrestato
.
-
Il
capitano
!
-
esclamò
il
malese
facendo
un
salto
.
-
Ed
i
tuoi
compagni
sono
stati
tutti
giustiziati
.
-
Kubang
diede
indietro
come
se
avesse
ricevuto
una
palla
di
fucile
in
mezzo
al
petto
.
-
Povera
Tigre
della
Malesia
!
-
esclamò
con
voce
strozzata
,
-
povero
capitano
Yanez
!
-
Poi
rimettendosi
prontamente
e
afferrando
strettamente
le
braccia
del
chitmudgar
,
gli
disse
:
-
Narrami
ciò
che
è
avvenuto
,
tutto
,
tutto
.
-
Quando
fu
informato
del
combattimento
avvenuto
nella
notte
,
il
malese
si
passò
più
volte
una
mano
sugli
occhi
,
strappando
via
qualche
lagrima
,
poi
chiese
:
-
Credi
tu
che
il
rajah
giustizierà
anche
il
mio
padrone
?
È
necessario
,
prima
che
lasci
questo
palazzo
,
che
io
lo
sappia
.
-
Io
non
so
nulla
,
tuttavia
secondo
il
mio
modesto
parere
,
il
rajah
non
oserà
alzare
la
mano
su
un
mylord
inglese
.
Ha
troppa
paura
del
governatore
del
Bengala
.
-
Dove
hanno
rinchiuso
il
mio
padrone
?
-
Se
non
m
'
inganno
devono
averlo
condotto
nel
sotterraneo
azzurro
,
che
si
trova
sotto
la
terza
cupola
del
cortile
d
'
onore
.
-
Un
luogo
inaccessibile
?
-
Sicuro
di
certo
.
-
Bene
guardato
?
-
So
che
giorno
e
notte
vegliano
dei
seikki
dinanzi
alla
porta
di
bronzo
.
-
Vi
sono
dei
carcerieri
?
-
Sì
,
due
.
-
Incorruttibili
?
-
Eh
,
questo
poi
non
lo
posso
sapere
.
-
Sotto
la
terza
cupola
mi
hai
detto
?
-
Sì
,
-
rispose
il
chitmudgar
.
-
Potresti
farmi
uscire
senza
che
mi
vedano
?
-
Per
la
scala
riservata
ai
servi
,
che
mette
dietro
il
palazzo
.
-
Un
'
ultima
domanda
.
-
Parla
,
sahib
.
-
Dove
potrei
rivederti
?
-
Ho
una
casetta
nel
sobborgo
di
Kaddar
,
che
è
tutta
dipinta
in
rosso
,
ciò
che
la
fa
spiccare
fra
tutte
le
altre
,
che
sono
invece
bianchissime
,
e
dove
tengo
una
donna
che
mi
è
assai
affezionata
e
che
due
volte
alla
settimana
posso
vedere
.
Là
potrai
trovarmi
quest
'
oggi
,
dopo
mezzogiorno
.
-
Tu
sei
un
brav
'
uomo
,
-
disse
il
malese
.
-
Ora
fammi
fuggire
.
-
Seguimi
:
il
sole
è
appena
sorto
ed
i
servi
non
si
saranno
ancora
alzati
.
-
Attraversarono
un
piccolo
terrazzo
che
s
'
allungava
sul
di
dietro
dell
'
alloggio
di
Yanez
,
si
cacciarono
entro
una
scaletta
aperta
nello
spessore
delle
muraglie
,
e
così
stretta
da
non
permettere
il
passaggio
che
ad
un
solo
uomo
alla
volta
,
e
scesero
nei
giardini
del
rajah
,
che
avevano
una
notevole
estensione
e
che
,
stante
l
'
ora
mattutina
,
erano
deserti
.
Il
chitmudgar
condusse
il
malese
verso
una
porticina
di
metallo
,
adorna
delle
solite
teste
di
elefante
e
l
'
aprì
,
dicendogli
:
-
Qui
non
vi
sono
sentinelle
.
Ti
aspetto
nella
mia
casetta
.
Io
mi
sono
affezionato
al
tuo
padrone
e
tutto
quello
che
potrò
fare
per
liberarlo
dalla
sua
prigionia
,
te
lo
giuro
su
Brahma
,
mio
sahib
,
lo
tenterò
.
-
Tu
sei
il
più
bravo
indiano
che
io
abbia
conosciuto
fino
a
oggi
,
-
rispose
Kubang
,
commosso
.
-
Il
padrone
,
se
un
giorno
sarà
libero
,
non
ti
dimenticherà
.
-
S
'
avvolse
nel
dootèe
e
s
'
allontanò
frettolosamente
,
senza
volgersi
indietro
,
avviandosi
verso
la
casa
di
Surama
,
colla
speranza
d
'
incontrare
in
quei
dintorni
qualcuno
di
sua
conoscenza
.
Stava
per
giungervi
scorgendo
già
le
ultime
colonne
di
fumo
che
s
'
alzavano
sopra
le
rovine
del
palazzo
,
interamente
divorato
dal
fuoco
,
quando
un
uomo
che
veniva
in
senso
contrario
con
molta
premura
,
gli
sbarrò
bruscamente
il
passo
.
Kubang
,
già
troppo
esasperato
dalla
catastrofe
che
aveva
colpito
il
suo
padrone
,
stava
per
sparare
una
pistolettata
sull
'
insolente
,
quando
un
grido
di
gioia
gli
sfuggì
:
-
Bindar
!
-
Sì
,
sono
io
sahib
,
-
rispose
subito
l
'
indiano
.
-
Surama
e
la
Tigre
della
Malesia
sono
ormai
in
viaggio
per
la
jungla
di
Benar
e
venivo
ad
avvertire
il
tuo
padrone
.
-
Troppo
tardi
,
amico
-
rispose
Kubang
con
voce
triste
.
-
Egli
è
prigioniero
ed
i
miei
camerati
sono
stati
massacrati
.
Pare
che
tutto
sia
stato
scoperto
e
che
quel
cane
di
greco
sia
vincitore
su
tutti
.
Non
perdere
un
momento
,
va
'
a
raggiungere
subito
la
Tigre
della
Malesia
e
avvertilo
subito
di
quanto
è
avvenuto
.
-
E
tu
?
-
Io
rimango
qui
a
sorvegliare
il
greco
.
Ho
modo
di
sapere
quello
che
può
accadere
alla
corte
.
La
mia
presenza
in
Gauhati
può
essere
più
utile
che
altrove
.
-
Hai
bisogno
di
denaro
?
Ho
riscosso
or
ora
per
conto
del
capo
.
-
Dammi
cento
rupie
.
-
E
dove
potrò
io
trovarti
?
-
Nel
sobborgo
di
Kaddar
vi
è
una
casetta
tutta
rossa
,
che
appartiene
al
chitmudgar
,
che
era
stato
messo
a
disposizione
del
capitano
Yanez
.
Là
andrò
a
stabilirmi
.
Ora
parti
senza
indugio
e
va
'
ad
avvertire
la
Tigre
.
Quell
'
uomo
libererà
di
certo
il
capitano
.
-
Bindar
gli
contò
le
cento
rupie
,
poi
partì
a
corsa
sfrenata
dirigendosi
verso
il
fiume
,
dove
contava
di
acquistare
o
di
noleggiare
qualche
piccolo
battello
.
Kubang
proseguì
il
suo
cammino
per
raggiungere
il
borgo
,
il
quale
trovandosi
lontano
dal
palazzo
reale
,
aveva
meno
probabilità
,
in
quel
luogo
,
di
venire
scoperto
.
Sua
prima
cura
però
fu
quella
di
entrare
da
un
rigattiere
baniano
e
di
cambiare
il
suo
costume
troppo
vistoso
,
con
uno
mussulmano
;
poi
dopo
d
'
aver
fatto
colazione
in
un
modestissimo
bengalow
di
passaggio
,
riprese
la
marcia
addentrandosi
nelle
tortuose
viuzze
della
città
bassa
.
Eccetto
che
nei
grandi
centri
,
o
nei
dintorni
dei
palazzi
reali
o
delle
più
celebri
pagode
,
le
città
indiane
non
hanno
strade
larghe
.
La
pulizia
è
una
parola
poco
conosciuta
,
sicché
quelle
viuzze
,
prive
d
'
aria
,
sempre
sfondate
e
polverose
,
essendo
rare
le
piogge
,
somigliano
a
vere
fogne
.
Una
puzza
nauseante
si
alza
da
quei
labirinti
,
anche
perché
di
quando
in
quando
si
trovano
delle
vaste
fosse
,
dove
vengono
gettate
le
immondizie
delle
case
,
il
letame
delle
stalle
e
le
carogne
d
'
animali
morti
.
Guai
se
non
vi
fossero
i
marabù
,
quegli
infaticabili
divoratori
,
che
da
mane
a
sera
frugano
entro
quei
mondezzai
,
ingozzandosi
fino
quasi
a
scoppiare
.
Fu
solamente
verso
le
tre
del
pomeriggio
che
Kubang
,
che
aveva
parecchie
volte
sbagliata
via
,
non
conoscendo
che
imperfettamente
la
città
,
riuscì
finalmente
a
scoprire
la
casetta
rossa
del
chitmudgar
.
Era
una
minuscola
costruzione
a
due
piani
,
che
sembrava
più
una
torre
quadrata
che
una
vera
casa
,
che
si
elevava
in
mezzo
ad
un
giardinetto
dove
sorgevano
sette
od
otto
maestose
palme
,
che
spandevano
all
'
intorno
una
deliziosa
ombra
.
-
È
un
vero
nido
,
-
mormorò
Kubang
.
-
Speriamo
che
il
proprietario
vi
sia
già
.
-
Aprì
il
cancelletto
di
legno
che
non
era
stato
fermato
e
s
'
inoltrò
sotto
le
piante
.
Il
maggiordomo
stava
seduto
dinanzi
alla
sua
casetta
,
insieme
a
una
bella
e
giovane
indiana
dalla
pelle
vellutata
,
appena
un
po
'
abbronzata
,
con
lunghi
capelli
neri
adorni
di
mazzolini
di
fiori
.
-
Ti
aspettavo
,
sahib
,
-
disse
l
'
indù
muovendo
sollecitamente
incontro
al
malese
.
-
Sono
due
ore
che
sono
giunto
.
Ecco
la
mia
donna
,
una
brava
fanciulla
,
che
sarà
ben
lieta
di
riceverti
come
ospite
,
se
tu
,
come
credo
,
avrai
intenzione
di
fermarti
qui
.
Almeno
saresti
sicuro
,
specialmente
ora
che
hai
cambiato
pelle
.
-
È
una
offerta
che
io
accetto
ben
volentieri
,
avendo
dato
appuntamento
qui
agli
amici
del
mio
padrone
.
-
Saranno
sempre
ben
ricevuti
da
me
e
dalla
mia
donna
.
-
Hai
raccolte
notizie
sul
capitano
?
-
Ben
poche
.
Posso
solo
dirti
che
è
sempre
rinchiuso
nel
sotterraneo
della
terza
cupola
,
però
...
-
Continua
.
-
Ho
trovato
il
modo
di
poter
far
pervenire
a
lui
tue
notizie
,
se
credi
che
possano
essergli
utili
.
-
E
come
?
-
chiese
il
malese
con
ansietà
.
-
Il
rajah
ha
rinnovato
i
carcerieri
che
vi
erano
prima
,
e
uno
è
un
mio
parente
.
-
E
si
presterà
al
pericoloso
giuoco
?
-
È
troppo
furbo
per
lasciarsi
sorprendere
.
Con
un
po
'
di
rupie
,
sarà
a
nostra
disposizione
.
-
Dammi
un
pezzo
di
carta
.
-
Più
tardi
:
ora
pranziamo
.
-
25
.
La
ritirata
della
Tigre
della
Malesia
Quantunque
il
colpo
,
che
non
si
aspettavano
di
certo
,
fosse
stato
terribile
,
Sandokan
e
Tremal
-
Naik
non
avevano
tardato
a
riprendere
il
loro
sangue
freddo
.
Erano
uomini
troppo
bene
temprati
,
per
rimanere
molto
a
lungo
sotto
l
'
impressione
d
'
un
disastro
,
per
quanto
grave
fosse
.
Dopo
aver
avvertito
Surama
di
quanto
era
accaduto
e
di
averla
tranquillizzata
,
radunarono
fuori
della
pagoda
tutti
i
loro
uomini
per
concentrarsi
sul
da
farsi
.
Da
quel
consiglio
non
scaturì
che
una
sola
idea
,
condivisa
da
tutti
.
Salvare
più
presto
che
fosse
possibile
Yanez
,
prima
di
tentare
il
cozzo
supremo
che
doveva
travolgere
il
rajah
e
privarlo
della
corona
.
Disgraziatamente
un
gravissimo
pericolo
li
minacciava
,
pericolo
che
non
erano
ben
certi
di
evitare
.
Bindar
,
dopo
aver
annunciata
la
cattura
del
portoghese
,
aveva
pure
recato
la
notizia
che
il
loro
rifugio
era
stato
scoperto
e
che
le
truppe
del
rajah
si
preparavano
a
circondare
la
jungla
.
Era
quindi
necessario
,
innanzi
a
tutto
,
sfuggire
a
quel
pericoloso
accerchiamento
.
Perciò
appena
terminato
il
consiglio
,
Sandokan
,
dopo
d
'
aver
lanciato
una
diecina
d
'
uomini
in
tutte
le
direzioni
,
onde
non
farsi
sorprendere
,
richiamò
Bindar
che
stava
rifocillandosi
entro
la
pagoda
:
-
Hai
veduto
tu
,
coi
tuoi
propri
occhi
,
le
truppe
del
rajah
avanzarsi
verso
la
jungla
?
-
Ho
scorti
tre
grossi
poluar
,
carichi
di
seikki
e
di
guerrieri
assamesi
,
gettare
le
ancore
nella
palude
dei
coccodrilli
e
due
bangle
pure
montate
da
soldati
,
risalire
il
fiume
coll
'
evidente
intenzione
di
sbarcare
più
a
oriente
.
-
Quanti
uomini
supponi
che
vi
fossero
a
bordo
di
quei
cinque
velieri
?
-
Non
meno
di
duecento
,
-
rispose
l
'
indiano
.
-
Hai
veduto
artiglieria
a
bordo
?
-
I
poluar
avevano
un
pezzo
ciascuno
;
le
bangle
solamente
delle
spingarde
.
-
Sei
tu
proprio
sicuro
che
quegli
uomini
mirino
ad
impadronirsi
di
noi
,
oppure
che
si
tratti
di
qualche
spedizione
diretta
contro
qualche
tribù
ribelle
?
-
Non
vi
sono
abitanti
da
queste
parti
,
sahib
,
per
un
tratto
immenso
.
Qui
le
jungle
e
gli
stagni
si
seguono
per
parecchie
dozzine
di
miglia
e
non
vi
è
che
un
solo
villaggio
,
quello
di
Aurang
,
ed
è
troppo
piccolo
per
ribellarsi
all
'
autorità
del
rajah
,
o
per
rifiutarsi
di
pagare
le
tasse
.
No
,
sahib
,
quei
guerrieri
hanno
intenzione
di
muovere
verso
di
noi
.
-
Dove
si
trova
quel
villaggio
?
-
A
oriente
della
jungla
.
-
Si
potrebbero
trovare
colà
degli
elefanti
?
-
chiese
Sandokan
.
-
Il
capo
ha
un
piccolo
parco
dove
nutre
una
mezza
dozzina
di
quegli
animali
.
-
Pagandoglieli
bene
ce
li
venderebbe
?
-
Certo
,
sahib
.
Non
li
fa
ammaestrare
per
puro
capriccio
.
-
Potresti
tu
raggiungere
quel
villaggio
?
-
Una
quindicina
di
miglia
non
mi
fanno
paura
.
-
Che
cosa
vuoi
farne
tu
di
quelle
bestie
?
-
chiese
Tremal
-
Naik
,
che
assisteva
al
colloquio
insieme
a
Surama
e
a
Kammamuri
.
-
Tu
sai
che
ho
sempre
delle
strane
idee
,
-
rispose
la
Tigre
della
Malesia
.
-
E
sempre
di
esito
sicuro
,
-
aggiunse
il
maharatto
.
-
Io
ho
bisogno
di
almeno
quattro
elefanti
,
-
riprese
Sandokan
rivolgendosi
a
Bindar
.
-
Hai
riscosso
le
rupie
?
-
Sì
,
sahib
.
-
Credi
tu
che
gli
uomini
che
hanno
risalito
il
fiume
,
abbiano
già
circondata
la
jungla
verso
oriente
?
-
È
impossibile
:
da
quel
lato
è
molto
vasta
e
anche
se
fossero
già
sbarcati
,
sarei
più
che
certo
di
passare
attraverso
alle
loro
sentinelle
senza
correre
il
pericolo
di
venire
scorto
e
fucilato
.
-
Amico
,
tu
tieni
nelle
tue
mani
la
sorte
di
tutti
,
-
disse
Sandokan
con
voce
grave
.
-
Parti
subito
,
additaci
la
via
che
noi
dovremo
tenere
per
giungere
al
villaggio
,
acquista
gli
elefanti
e
non
preoccuparti
per
noi
.
Questa
sera
noi
leveremo
il
campo
e
attraverseremo
la
jungla
a
dispetto
dei
seikki
e
dei
guerrieri
assamesi
.
Ah
!
mi
scordavo
una
cosa
importantissima
.
Tu
sai
dove
rivedere
Kubang
?
-
Sì
,
nella
casa
del
chitmudgar
,
che
il
rajah
aveva
messo
a
disposizione
del
sahib
bianco
.
-
Mi
basta
.
-
Sandokan
,
-
disse
Surama
che
aveva
ancora
i
lucciconi
agli
occhi
,
-
che
cosa
vuoi
fare
?
Non
abbandonerai
il
mio
fidanzato
è
vero
?
-
Un
lampo
terribile
avvampò
negli
occhi
del
formidabile
uomo
.
-
Fossi
sicuro
di
perdere
ambe
le
braccia
,
ti
giuro
,
Surama
,
che
Yanez
,
l
'
uomo
che
io
amo
più
che
se
fosse
mio
fratello
,
sarà
libero
,
e
che
vendicherò
anche
i
miei
uomini
caduti
sotto
le
zampe
dell
'
elefante
-
carnefice
.
Quando
saremo
sfuggiti
all
'
accerchiamento
,
il
rajah
ed
il
greco
avranno
da
fare
i
conti
con
me
.
-
E
perché
vuoi
quegli
elefanti
?
-
chiese
Tremal
-
Naik
.
-
Desidero
,
prima
di
ridiscendere
verso
Gauhati
,
vedere
le
montagne
dove
nacque
Surama
.
E
poi
mi
occorre
della
forza
in
mano
,
ed
una
forza
terribile
da
scaraventare
addosso
a
quei
due
miserabili
.
I
seikki
li
tengo
in
mano
e
quando
vorrò
,
il
demjadar
s
'
incaricherà
di
metterli
a
mia
disposizione
;
ma
quelli
non
bastano
per
spazzare
via
un
trono
.
Che
io
possa
avere
cinque
o
seicento
montanari
e
vedrai
come
prenderemo
d
'
assalto
la
città
e
come
l
'
Assam
intero
griderà
:
Viva
la
nostra
regina
!
Orsù
,
facciamo
i
nostri
preparativi
.
-
Ed
i
prigionieri
?
-
Verranno
con
noi
,
per
ora
.
-
Due
ore
prima
del
tramonto
,
come
già
era
stato
convenuto
,
i
dieci
uomini
mandati
in
esplorazione
,
fecero
ritorno
alla
pagoda
.
Recavano
tutti
notizie
poco
rassicuranti
.
Molti
uomini
erano
realmente
sbarcati
nello
stagno
dei
coccodrilli
,
e
si
erano
accampati
sul
margine
della
jungla
.
-
Bindar
non
si
è
ingannato
,
-
disse
Sandokan
.
-
È
proprio
contro
di
noi
che
si
preparano
ad
operare
.
Ebbene
prenderanno
d
'
assalto
la
pagoda
vuota
.
-
I
malesi
ed
i
dayachi
si
caricarono
dei
loro
fardelli
,
contenenti
tappeti
,
tende
,
coperte
,
munizioni
ed
un
po
'
di
viveri
e
si
misero
in
marcia
su
una
doppia
fila
,
tenendo
nel
mezzo
i
prigioneri
e
Surama
.
Tremal
-
Naik
e
la
Tigre
della
Malesia
,
con
sei
uomini
scelti
fra
i
migliori
tiratori
,
aprivano
la
marcia
,
mentre
Kammamuri
e
Sambigliong
con
altri
quattro
,
pure
scelti
,
la
chiudevano
per
coprire
la
colonna
alle
spalle
.
Le
tenebre
calavano
rapide
e
le
grida
dei
numerosi
volatili
,
appollaiati
sulle
cime
degli
altissimi
bambù
,
a
poco
a
poco
si
spegnevano
,
mentre
invece
in
lontananza
cominciavano
a
farsi
udire
le
lugubri
urla
dei
cani
selvaggi
.
Di
passo
in
passo
che
la
piccola
colonna
si
allontanava
dalla
pagoda
,
la
via
diventava
sempre
più
difficile
,
poiché
in
quella
direzione
non
esistevano
sentieri
.
Gigantesche
macchie
di
bambù
,
di
quando
in
quando
,
sbarravano
il
passo
,
obbligando
gli
uomini
dell
'
avanguardia
a
lavorare
colle
scimitarre
per
aprirsi
un
varco
.
Fortunatamente
di
tratto
in
tratto
s
'
incontravano
delle
radure
abbastanza
vaste
;
ma
anche
là
i
fuggiaschi
si
vedevano
costretti
ad
avanzare
con
infinite
precauzioni
,
perché
il
suolo
era
tutto
irto
di
quelle
erbe
taglienti
e
rigide
come
sciabole
,
chiamate
kalam
,
che
hanno
le
punte
così
acute
,
da
traforare
le
suole
delle
scarpe
.
La
marcia
,
in
conseguenza
di
quegli
ostacoli
,
diventava
lentissima
,
mentre
Sandokan
avrebbe
desiderato
che
fosse
stata
velocissima
,
temendo
,
e
non
a
torto
,
che
anche
le
truppe
,
sbarcate
nella
palude
dei
coccodrilli
,
approfittassero
delle
tenebre
per
avanzarsi
nella
jungla
,
colla
speranza
di
sorprendere
gli
abitatori
della
pagoda
ancora
addormentati
.
Dopo
un
'
ora
la
colonna
aveva
appena
percorse
due
miglia
,
ed
il
margine
orientale
della
jungla
era
ancora
lontanissimo
.
-
Eppure
bisogna
raggiungerlo
prima
che
spunti
l
'
alba
,
-
disse
Sandokan
a
Tremal
-
Naik
,
-
se
vorremo
passare
inosservati
.
Gli
indiani
che
hanno
risalito
il
fiume
possono
essere
già
sbarcati
ed
essere
in
agguato
.
La
nostra
salvezza
sta
nella
nostra
rapidità
e
negli
elefanti
,
se
Bindar
riuscirà
a
procurarceli
.
Con
quegli
animali
ci
lasceremo
indietro
seikki
e
assamesi
.
-
Di
quando
in
quando
qualche
animale
,
disturbato
dal
rumore
prodotto
dalle
scimitarre
e
dal
cadere
delle
gigantesche
canne
,
balzava
fuori
dai
cespugli
vicini
e
fuggiva
a
precipizio
.
Non
erano
però
sempre
dei
nilgò
o
degli
axis
,
gli
eleganti
cervi
delle
jungle
indiane
,
che
scappavano
davanti
alla
colonna
:
qualche
volta
era
una
pantera
che
mostrava
qualche
velleità
di
resistenza
,
ma
che
si
decideva
,
dinanzi
al
lampeggiare
delle
scimitarre
dell
'
avanguardia
,
a
battere
in
ritirata
,
pur
ringhiando
e
brontolando
.
Altre
tre
miglia
erano
state
guadagnate
ed
in
lontananza
cominciava
a
delinearsi
qualche
albero
,
quando
una
detonazione
debole
,
si
propagò
attraverso
i
bambù
della
jungla
.
-
La
detonazione
viene
da
oriente
,
è
vero
,
Tremal
-
Naik
?
-
chiese
Sandokan
.
-
Sì
,
-
rispose
il
bengalese
che
ascoltava
attentamente
.
-
Allora
vuol
dire
che
gli
indiani
hanno
raggiunto
il
margine
della
jungla
.
-
Un
altro
sparo
,
un
po
'
più
distinto
però
,
si
udì
in
quel
momento
e
non
già
verso
oriente
,
bensì
verso
occidente
.
-
Le
due
colonne
si
corrispondono
,
-
riprese
Sandokan
,
la
cui
fronte
si
era
rabbuiata
.
-
Quella
che
viene
dalla
palude
dei
coccodrilli
,
ci
è
ben
più
vicina
dell
'
altra
.
-
Abbiamo
però
un
vantaggio
di
tre
o
quattro
miglia
per
lo
meno
,
-
disse
Kammamuri
.
-
Che
perderemo
se
riescono
a
trovare
la
nostra
pista
,
-
rispose
Sandokan
.
-
Mentre
noi
saremo
costretti
ad
aprirci
la
via
,
loro
invece
seguiranno
quella
che
ci
lasciamo
alle
spalle
.
Affrettiamoci
!
-
L
'
avanguardia
fu
accresciuta
di
altri
quattro
uomini
:
due
armati
di
bastoni
,
fiancheggiavano
l
'
avanguardia
tirando
furiose
legnate
a
destra
ed
a
manca
,
per
far
fuggire
i
serpenti
,
i
quali
preferiscono
abitare
le
macchie
più
fitte
per
meglio
sorprendere
le
prede
.
Già
tutte
le
jungle
indiane
,
sia
del
settentrione
,
del
centro
che
del
mezzodì
,
sono
infestate
di
serpenti
del
minuto
,
che
in
meno
di
quaranta
secondi
fulminano
l
'
uomo
più
robusto
;
di
gulabi
,
chiamati
anche
serpenti
rosa
;
di
cobra
-
capello
,
i
più
terribili
della
specie
,
e
di
cobra
manilla
,
lunghi
appena
un
piede
,
di
colore
azzurro
e
sottilissimi
e
pure
pericolosi
,
e
di
colossali
rubdira
mandali
,
che
raggiungono
talvolta
la
lunghezza
di
dieci
e
perfino
undici
metri
,
e
di
pitoni
che
posseggono
una
forza
così
prodigiosa
da
stritolare
,
fra
le
loro
possenti
spire
,
i
formidabili
bufali
e
perfino
le
ferocissime
tigri
.
A
mezzanotte
Sandokan
concesse
un
po
'
di
riposo
ai
suoi
uomini
,
sia
per
riguardo
a
Surama
che
doveva
essere
stanchissima
,
quanto
per
mandare
Kammamuri
con
due
dayachi
a
fare
una
rapida
esplorazione
alle
spalle
della
colonna
.
Quella
corsa
,
eseguita
dal
maharatto
con
velocità
straordinaria
,
non
diede
però
alcun
risultato
apprezzabile
.
I
guerrieri
sbarcati
nella
baia
dei
coccodrilli
dovevano
essere
ancora
lontani
.
Una
detonazione
che
rimbombò
verso
oriente
,
più
chiara
della
prima
,
decise
Sandokan
a
levare
frettolosamente
il
campo
.
Una
seconda
rispose
,
dopo
qualche
minuto
,
in
direzione
opposta
.
-
Ci
stringono
,
-
disse
Sandokan
a
Tremal
-
Naik
.
-
Se
deviassimo
verso
il
nord
?
-
Ed
il
villaggio
dove
Bindar
ci
aspetta
cogli
elefanti
?
-
chiese
il
bengalese
.
-
Lo
ritroveremo
più
tardi
.
Quello
che
ora
preme
di
più
è
di
non
lasciarci
rinchiudere
in
un
cerchio
di
ferro
e
di
fuoco
.
-
Proviamo
,
-
concluse
il
bengalese
.
-
Riformarono
la
colonna
e
dopo
d
'
aver
percorso
il
tratto
di
sentiero
aperto
dall
'
avanguardia
,
piegarono
decisamente
verso
il
settentrione
.
L
'
idea
di
Sandokan
fu
ottima
,
poiché
dopo
che
ebbero
percorso
altri
cinque
o
seicento
metri
,
la
jungla
pur
rimanendo
sempre
tale
,
e
conservando
le
sue
inestricabili
macchie
,
cominciò
a
diradarsi
.
La
colonna
incontrava
con
maggior
frequenza
degli
spazi
liberi
,
dove
non
vi
erano
che
delle
erbe
che
non
avevano
la
rigidezza
dei
kalam
e
dove
poteva
avanzare
con
maggior
rapidità
,
però
aumentava
il
pericolo
da
parte
degli
abitatori
della
jungla
.
Se
cervi
e
caprioli
scappavano
,
di
tratto
in
tratto
qualche
gigantesco
bufalo
o
qualche
rinoceronte
,
si
precipitava
all
'
impazzata
addosso
all
'
avanguardia
e
non
voltava
il
dorso
se
non
dopo
d
'
aver
ricevuto
una
mezza
dozzina
di
palle
di
pistola
nel
corpo
.
Alle
due
del
mattino
Sandokan
fece
fare
un
secondo
alt
.
Era
inquieto
,
e
prima
di
piegare
verso
oriente
,
non
volendo
discostarsi
troppo
dalla
linea
,
sulla
quale
doveva
incontrare
il
villaggio
,
voleva
avere
almeno
qualche
notizia
delle
due
bande
indiane
,
per
sapersi
regolare
sul
cammino
che
doveva
tenere
.
Avendo
scoperto
un
fico
baniano
,
che
da
solo
formava
una
piccola
foresta
e
la
cui
cupola
immensa
era
sorretta
da
parecchie
centinaia
di
tronchi
,
come
il
famoso
ficus
chiamato
dagli
indiani
cobir
-
bor
,
che
è
celebre
nel
Guzerate
,
fece
nascondere
là
in
mezzo
la
sua
colonna
,
poi
chiamati
due
uomini
e
Tremal
-
Naik
,
partì
alla
scoperta
,
dopo
aver
raccomandato
agli
accampati
il
più
assoluto
silenzio
.
-
Rifacciamo
la
via
percorsa
,
-
disse
al
bengalese
.
-
Noi
non
dobbiamo
procedere
così
alla
cieca
senza
prima
sapere
se
i
nostri
nemici
ci
sono
alle
calcagna
o
se
ci
preparano
qualche
nuovo
agguato
.
-
Si
erano
messi
in
corsa
,
seguendo
la
medesima
via
tenuta
da
prima
,
segnata
da
bambù
abbattuti
e
da
kalam
decapitati
.
Un
silenzio
profondo
regnava
sulla
jungla
.
Non
si
udivano
né
urla
di
bighama
,
né
ululati
di
sciacalli
:
quello
non
era
un
indizio
rassicurante
.
Se
estranei
non
avessero
percorso
le
macchie
,
quegli
eterni
cacciatori
non
sarebbero
stati
zitti
.
Se
tacevano
,
ciò
voleva
dire
che
erano
spaventati
.
Bastarono
venti
minuti
,
a
quegli
infaticabili
corridori
,
per
giungere
al
sentiero
che
avevano
aperto
prima
di
cambiare
direzione
.
Sandokan
,
non
udendo
alcun
rumore
e
non
parendogli
di
scorgere
nessun
nemico
,
stava
per
spingere
una
breve
esplorazione
anche
su
quello
,
quando
Tremal
-
Naik
,
che
gli
stava
presso
,
gli
posò
energicamente
una
mano
sulle
spalle
,
spingendolo
poi
quasi
con
violenza
verso
un
gruppo
di
banani
selvatici
,
i
quali
stendevano
in
tutte
le
direzioni
le
loro
gigantesche
foglie
.
Erano
trascorsi
appena
due
minuti
,
quando
udirono
distintamente
i
bambù
ad
agitarsi
e
scricchiolare
,
poi
quattro
uomini
,
armati
di
fucili
,
sbucarono
nella
piccola
radura
che
s
'
apriva
fra
le
gigantesche
canne
ed
il
gruppo
di
banani
.
Erano
non
già
seikki
,
bensì
scikari
,
ossia
battitori
delle
jungle
,
persone
abilissime
,
anzi
impareggiabili
nel
seguire
le
piste
,
sia
degli
uomini
come
delle
belve
feroci
.
Si
erano
subito
arrestati
esaminando
attentamente
il
terreno
e
rimovendo
le
erbe
che
lo
coprivano
.
-
Hanno
cambiato
direzione
,
Moko
-
disse
uno
di
quegli
scikari
.
-
Non
marciano
più
verso
oriente
.
-
Lo
vedo
,
-
rispose
colui
che
doveva
chiamarsi
Moko
.
-
Devono
essersi
accorti
che
noi
marciamo
sulle
loro
tracce
e
filano
verso
il
settentrione
.
-
Allora
sfuggiranno
all
'
accerchiamento
.
-
E
perché
?
-
Non
abbiamo
truppe
in
quella
direzione
.
Uno
di
noi
raggiunga
i
seikki
che
ci
seguono
,
e
noi
continuiamo
a
camminare
sulla
pista
.
-
Mentre
uno
partiva
di
corsa
rifacendo
la
via
,
gli
altri
tre
si
erano
rimessi
in
cammino
,
curvandosi
di
quando
in
quando
al
suolo
,
per
non
perdere
di
vista
le
piste
della
colonna
fuggente
.
Sandokan
e
Tremal
-
Naik
attesero
che
si
fossero
allontanati
,
poi
,
a
loro
volta
,
si
misero
in
cammino
,
girando
la
macchia
di
banani
dal
lato
opposto
.
-
Dobbiamo
gareggiare
di
velocità
e
sorpassarli
,
-
disse
la
Tigre
della
Malesia
.
-
E
se
tendessimo
invece
un
agguato
a
quegli
scikari
?
-
chiese
Tremal
-
Naik
.
-
Un
colpo
di
carabina
in
questo
momento
tradirebbe
la
nostra
presenza
.
Penseremo
più
tardi
a
sbarazzarci
di
loro
.
Corriamo
,
amici
!
-
Tremal
-
Naik
,
che
aveva
trascorsa
la
sua
gioventù
fra
le
grandi
jungle
delle
Sunderbunds
,
possedeva
un
'
orientazione
naturale
,
cosa
comune
a
molti
popoli
dell
'
oriente
,
quindi
era
più
che
sicuro
di
condurre
i
suoi
compagni
là
dove
la
colonna
si
era
accampata
.
Per
timore
però
d
'
incontrare
nuovamente
gli
scikari
sui
suoi
passi
,
deviò
verso
ponente
,
descrivendo
un
lungo
giro
.
Quella
corsa
rapidissima
,
poiché
tutti
avevano
ancora
le
gambe
solide
,
quantunque
il
malese
e
l
'
indiano
non
fossero
più
giovani
,
durò
una
ventina
di
minuti
.
-
Pronti
a
ripartire
senza
indugio
,
-
comandò
Sandokan
ai
suoi
uomini
,
quando
ebbe
raggiunto
l
'
accampamento
.
-
Ci
seguono
?
-
chiese
Surama
.
-
Hanno
scoperto
le
nostre
tracce
,
-
rispose
Sandokan
.
-
Non
inquietarti
però
,
fanciulla
.
Noi
sfuggiremo
all
'
accerchiamento
,
dovessimo
sfondare
qualche
linea
.
-
La
colonna
si
riformò
,
mettendo
i
prigionieri
nel
mezzo
e
partì
a
passo
accelerato
.
Sandokan
aveva
raddoppiato
gli
uomini
della
retroguardia
,
temendo
da
un
istante
all
'
altro
un
attacco
da
parte
degli
scikari
.
Aveva
però
raccomandato
a
Kammamuri
,
che
la
comandava
,
di
respingerli
colle
armi
bianche
non
volendo
segnalare
,
con
spari
,
la
sua
direzione
al
grosso
degli
assamesi
.
La
jungla
continuava
a
diradarsi
e
tendeva
a
cambiare
.
Alle
macchie
intricate
e
difficili
ad
attraversarsi
,
si
succedevano
,
di
quando
in
quando
,
gruppi
d
'
alberi
,
per
lo
più
palmizi
tara
,
circondati
però
da
cespugli
foltissimi
,
che
avevano
delle
estensioni
straordinarie
,
ottimi
rifugi
in
caso
di
pericolo
.
La
marcia
diventava
sempre
più
precipitosa
.
Tutti
sentivano
per
istinto
che
solo
dalla
velocità
delle
gambe
,
dipendeva
la
loro
salvezza
e
che
stavano
per
giuocare
una
partita
estremamente
pericolosa
,
anzi
la
corona
di
Surama
.
Che
cosa
sarebbe
avvenuto
se
le
truppe
del
rajah
li
avessero
schiacciati
nella
jungla
?
Chi
avrebbe
salvato
Yanez
?
La
catastrofe
sarebbe
stata
completa
e
avrebbe
segnata
la
fine
assoluta
delle
ultime
e
formidabili
tigri
della
gloriosa
Mompracem
.
Alle
tre
del
mattino
Kammamuri
,
che
era
rimasto
sempre
colla
retroguardia
,
ad
una
notevole
distanza
,
raggiunse
Sandokan
.
-
Padrone
,
-
disse
con
voce
affannosa
per
la
lunga
corsa
,
-
gli
scikari
ci
hanno
raggiunti
.
-
Quanti
sono
?
-
Sei
o
sette
.
-
Sono
dunque
aumentati
di
numero
?
-
Sembra
,
Tigre
della
Malesia
.
Che
cosa
devo
fare
?
-
Tendere
a
loro
un
agguato
e
distruggerli
.
-
E
se
fanno
fuoco
?
-
Farai
il
possibile
di
sorprenderli
e
d
'
ucciderli
prima
che
pongano
mano
alle
carabine
.
-
Kammamuri
ripartì
a
corsa
sfrenata
,
mentre
la
colonna
continuava
la
ritirata
fra
le
macchie
e
gli
alberi
.
Altri
dieci
minuti
trascorsero
,
minuti
lunghi
come
ore
per
Sandokan
e
per
Tremal
-
Naik
,
poi
delle
grida
orribili
ed
un
cozzar
d
'
armi
ruppero
il
silenzio
,
che
regnava
sulla
tenebrosa
jungla
,
seguìto
qualche
istante
dopo
da
un
colpo
d
'
arma
da
fuoco
.
-
Maledizione
!
-
esclamò
Sandokan
,
fermandosi
.
-
Questo
sparo
non
ci
voleva
.
-
E
nemmeno
questi
,
-
aggiunse
Tremal
-
Naik
.
A
quella
detonazione
isolata
aveva
tenuta
dietro
una
scarica
di
carabine
fortissima
.
Dovevano
essere
stati
i
seikki
e
gli
assamesi
a
far
fuoco
.
-
Sono
ancora
lontani
!
-
esclamò
Sandokan
,
il
cui
viso
si
era
subito
rasserenato
.
-
Un
miglio
almeno
,
-
rispose
Tremal
-
Naik
.
-
Aspettiamo
Kammamuri
.
-
Non
attesero
molto
.
Il
maharatto
giungeva
di
corsa
seguìto
dalla
retroguardia
.
-
Distrutti
?
-
chiese
Sandokan
.
-
Tutti
,
padrone
-
rispose
Kammamuri
.
-
Disgraziatamente
non
abbiamo
potuto
impedire
a
uno
degli
scikari
di
scaricare
la
sua
carabina
.
-
Ha
ucciso
nessuno
dei
nostri
?
-
chiese
Tremal
-
Naik
.
-
Ho
avuto
il
tempo
di
fargli
deviare
la
canna
del
fucile
.
-
Tu
vali
una
tigre
di
Mompracem
,
-
disse
Sandokan
.
-
Riprendiamo
la
corsa
.
Abbiamo
qualche
miglio
di
vantaggio
e
potremo
forse
aumentarlo
.
-
O
perderlo
,
-
disse
in
quel
momento
Sambigliong
.
-
Perché
?
-
chiese
Sandokan
.
-
I
kalam
ricominciano
al
di
là
di
queste
macchie
e
ci
faranno
nuovamente
tribolare
,
padrone
.
-
Sono
secche
quelle
erbe
?
-
Bruciate
dal
sole
.
-
Benissimo
,
avremo
,
in
caso
disperato
,
una
riserva
preziosa
.
-
In
quale
modo
?
-
chiese
Tremal
-
Naik
.
Invece
di
rispondere
Sandokan
si
bagnò
l
'
estremità
del
dito
pollice
e
l
'
alzò
come
fanno
i
marinai
,
per
indovinare
la
direzione
del
vento
.
-
Soffia
da
settentrione
la
brezza
,
-
disse
poi
.
-
Allo
spuntare
del
sole
sarà
più
viva
.
Dio
,
Maometto
,
Brahma
,
Siva
e
Visnù
,
tutti
uniti
,
ci
proteggono
.
Dateci
la
caccia
ora
,
miei
cari
seikki
!
Amici
,
avanti
,
io
rispondo
di
tutto
!
-
26
.
Fra
il
fuoco
ed
il
piombo
Che
cosa
aveva
scoperto
?
Lui
solo
lo
sapeva
e
se
un
tale
uomo
aveva
pronunciate
quelle
parole
,
voleva
dire
che
era
certo
della
riuscita
del
suo
piano
.
Sambigliong
aveva
detto
il
vero
annunciando
la
presenza
dei
kalam
,
quelle
erbe
alte
e
durissime
,
rigide
come
lame
.
Infatti
appena
la
colonna
ebbe
attraversata
l
'
ultima
macchia
,
cadde
nel
bel
mezzo
d
'
una
vastissima
radura
,
tutta
irta
di
quei
pericolosi
vegetali
.
Non
mancavano
però
,
qua
e
là
,
gruppi
di
cespugli
che
avevano
delle
estensioni
non
comuni
.
L
'
avanguardia
fu
raddoppiata
e
riprese
la
faticosa
sua
manovra
,
sciabolando
le
erbe
per
aprire
il
passo
ai
compagni
,
che
correvano
il
pericolo
di
rovinarsi
le
gambe
ed
i
piedi
.
Ed
intanto
le
tenebre
cominciavano
a
dileguarsi
.
Le
stelle
impallidivano
rapidamente
,
ad
oriente
la
luce
cominciava
a
fare
la
sua
comparsa
dilagando
pel
cielo
,
la
jungla
continuava
ad
estendersi
come
se
non
dovesse
finire
mai
.
Sandokan
si
manteneva
nondimeno
sempre
tranquillo
.
I
suoi
sguardi
erano
fissi
su
una
massa
ancora
oscura
che
giganteggiava
al
di
là
della
pianura
dei
kalam
e
che
sembrava
una
foresta
od
una
gigantesca
macchia
di
altissimi
bambù
.
Certamente
era
quella
che
desiderava
raggiungere
,
prima
di
decidersi
a
mettere
in
effetto
il
suo
piano
.
Si
era
messo
dietro
all
'
avanguardia
e
stimolava
i
falciatori
a
far
presto
,
temendo
che
la
sua
truppa
potesse
venire
raggiunta
prima
di
arrivare
a
quel
rifugio
,
che
aveva
già
indovinato
e
dove
sperava
di
poter
opporre
un
'
accanita
resistenza
,
anche
se
fosse
stato
assalito
alle
spalle
.
La
pianura
dei
kalam
fu
finalmente
attraversata
,
nel
momento
in
cui
il
sole
sorgeva
,
fiammeggiante
,
sull
'
orizzonte
.
Tutti
erano
sfiniti
,
specialmente
Surama
che
aveva
tenuto
testa
a
quei
poderosi
camminatori
delle
foreste
del
Borneo
.
Erano
giunti
sul
margine
d
'
un
piccolo
bosco
,
formato
quasi
esclusivamente
di
banani
selvatici
e
di
giacchieri
,
che
reggevano
delle
frutta
colossali
.
Sandokan
fece
ricoverare
la
sua
truppa
sotto
quelle
foglie
superbe
,
poi
chiamato
Kammamuri
gli
chiese
:
-
Abbiamo
delle
bottiglie
di
gin
fra
i
nostri
bagagli
?
-
Una
dozzina
.
-
Falle
deporre
dinanzi
a
me
,
poi
farai
raccogliere
quanta
legna
secca
si
potrà
trovare
.
Affrettati
,
poiché
i
seikki
e
gli
assamesi
,
non
devono
essere
lontani
.
-
Sì
,
padrone
.
-
Chiamò
alcuni
uomini
e
si
cacciò
nel
bosco
.
Sandokan
e
Tremal
-
Naik
intanto
si
erano
spinti
innanzi
,
verso
i
kalam
,
sorvegliando
attentamente
la
radura
che
avevano
poco
prima
attraversata
.
S
'
aspettavano
da
un
momento
all
'
altro
di
veder
comparire
gli
assalitori
ed
erano
sicuri
di
non
ingannarsi
.
Un
fischio
di
Kammamuri
li
avvertì
che
gli
ordini
erano
stati
eseguiti
.
Non
vedendo
comparire
gli
avversari
,
si
ripiegarono
verso
il
bosco
,
dove
trovarono
pronti
una
trentina
di
fasci
di
legna
secca
,
disposti
in
semi
-
cerchio
davanti
al
campo
.
-
Preparatevi
ad
aprire
il
fuoco
,
-
disse
Sandokan
ai
suoi
malesi
ed
ai
suoi
dayachi
,
che
aspettavano
appoggiati
alle
loro
carabine
.
-
Sparate
a
colpo
sicuro
e
non
fate
spreco
di
munizioni
:
oggi
ne
abbiamo
più
bisogno
che
mai
.
Sei
uomini
attraversino
intanto
il
bosco
e
ci
guardino
le
spalle
.
Gli
uomini
che
sono
sbarcati
a
monte
del
fiume
,
possono
averci
chiusa
la
ritirata
verso
il
nord
.
Silenzio
e
lasciamo
avanzare
quelli
che
procedono
da
ponente
.
-
Si
erano
tutti
sdraiati
dietro
le
ultime
file
dei
kalam
,
tenendo
la
carabina
a
fianco
.
Ad
un
tratto
una
parola
sfuggì
da
tutte
le
labbra
:
-
Eccoli
!
-
All
'
estremità
della
vasta
radura
,
in
piena
luce
,
poiché
il
sole
si
alzava
rapidamente
dietro
i
grandi
alberi
,
erano
comparsi
alcuni
uomini
,
che
portavano
sulla
testa
dei
turbanti
monumentali
,
ed
altri
ne
sbucavano
.
Erano
i
seikki
del
rajah
che
precedevano
gli
assamesi
,
e
che
si
avanzavano
su
due
colonne
,
pronti
a
slanciarsi
all
'
attacco
.
Sandokan
s
'
appressò
alle
bottiglie
,
le
spaccò
una
ad
una
lasciando
scorrere
il
liquido
sui
fastelli
di
legno
,
poi
acceso
un
ramo
resinoso
,
li
incendiò
tutti
.
Fiamme
livide
s
'
alzarono
tosto
,
comunicandosi
ai
kalam
,
semi
-
bruciati
dal
sole
.
Bastarono
pochi
secondi
perché
una
vera
cortina
di
fuoco
,
si
stendesse
dinanzi
al
margine
della
foresta
.
-
Ora
,
amici
!
-
gridò
il
formidabile
uomo
,
gettando
il
ramo
fiammeggiante
e
afferrando
la
carabina
-
salutate
i
montanari
dell
'
India
.
Sono
degni
avversari
delle
tigri
di
Mompracem
,
e
ne
hanno
il
diritto
.
-
I
seikki
,
che
si
erano
avanzati
rapidissimi
,
non
erano
che
a
quattrocento
metri
.
Una
scarica
nutrita
,
li
arrestò
di
colpo
,
facendone
cadere
parecchi
a
terra
.
I
montanari
indiani
,
quantunque
non
si
aspettassero
una
così
brutta
accoglienza
,
allargarono
le
loro
file
per
offrire
meno
presa
alle
palle
nemiche
,
ed
a
loro
volta
cominciarono
a
sparare
,
a
casaccio
però
,
poiché
le
fiamme
che
si
alzavano
altissime
ed
i
nuvoloni
di
fumo
misti
a
immensi
getti
di
scintille
,
coprivano
interamente
i
dayachi
ed
i
malesi
.
Questi
d
'
altronde
,
si
erano
così
bene
appiattati
in
mezzo
alle
piante
,
da
non
poter
essere
colpiti
.
Il
fuoco
dei
seikki
e
dei
soldati
assamesi
,
ebbe
una
durata
brevissima
,
poiché
l
'
incendio
si
dilatava
con
rapidità
prodigiosa
,
soffiando
una
forte
brezza
dal
settentrione
.
I
kalam
investiti
dalle
fiamme
si
contorcevano
,
scoppiettavano
e
sparivano
a
vista
d
'
occhio
.
Pareva
che
tutta
la
jungla
dovesse
venire
distrutta
dall
'
elemento
divoratore
.
I
seikki
,
dinanzi
a
quel
formidabile
nemico
che
li
minacciava
da
tutte
le
parti
,
e
contro
il
quale
nulla
potevano
,
avevano
cominciato
a
battere
rapidamente
in
ritirata
.
Nuvole
di
cenere
ardente
e
di
scintille
,
piovevano
già
su
di
loro
,
costringendoli
a
raddoppiare
la
corsa
.
Sandokan
,
appoggiato
al
tronco
d
'
un
tara
,
guardava
tranquillamente
l
'
incendio
ed
i
nemici
a
scappare
a
rotta
di
collo
.
-
Non
credevo
che
ti
fosse
nata
nel
tuo
fantasioso
cervello
una
così
splendida
idea
,
-
gli
disse
Tremal
-
Naik
,
che
gli
stava
presso
con
Surama
.
-
Tu
sei
sempre
la
terribile
ed
invincibile
Tigre
della
Malesia
.
-
Questo
incendio
non
si
spegnerà
,
se
non
quando
avrà
divorato
l
'
ultimo
bambù
di
questa
jungla
;
e
i
seikki
,
se
vorranno
salvarsi
,
saranno
costretti
a
riguadagnare
la
palude
dei
coccodrilli
.
-
E
gli
altri
,
li
hai
dimenticati
?
Possono
aver
già
compiuto
l
'
aggiramento
alle
nostre
spalle
.
-
Sfonderemo
le
loro
linee
.
-
Una
cosa
però
mi
cruccia
.
Dove
si
troverà
il
villaggio
?
Ci
siamo
gettati
molto
fuori
di
strada
.
-
Vedo
una
collina
a
tre
o
quattro
miglia
verso
il
settentrione
.
Di
lassù
potremo
benissimo
scorgerlo
e
raggiungerlo
.
-
Già
la
colonna
di
Sandokan
stava
per
raggiungere
gli
avamposti
mandati
ad
esplorare
i
margini
settentrionali
della
macchia
,
quando
si
vide
avanzarsi
Sambigliong
,
facendo
dei
larghi
gesti
come
per
raccomandare
il
più
assoluto
silenzio
.
-
Che
cosa
c
'
è
ancora
?
-
chiese
la
Tigre
della
Malesia
quando
il
vecchio
pirata
fu
vicino
.
-
C
'
è
padrone
,
che
noi
siamo
giunti
troppo
tardi
sui
margini
della
jungla
,
-
rispose
Sambigliong
.
-
Vuoi
dire
che
abbiano
dinanzi
a
noi
altri
nemici
.
-
Sì
,
e
non
mi
sembrano
pochi
.
-
Saccaroa
!
-
esclamò
Sandokan
con
ira
.
-
Sono
uccelli
questi
indiani
per
percorrere
in
così
breve
tempo
tali
distanze
?
Quei
guerrieri
devono
essere
quelli
sbarcati
a
monte
del
fiume
.
-
Certo
,
-
disse
Tremal
-
Naik
.
-
Dove
sono
?
-
Imboscati
a
quattro
o
cinquecento
passi
da
noi
,
-
rispose
Sambigliong
.
-
Quando
sono
giunti
?
-
Pochi
minuti
fa
.
Correvano
come
gazzelle
,
attratti
senza
dubbio
dall
'
incendio
.
-
Vi
hanno
scorti
?
-
Sì
e
per
questo
si
sono
arrestati
.
-
Ebbene
li
attaccheremo
e
passeremo
attraverso
le
loro
file
,
-
disse
Sandokan
.
-
Formiamo
due
piccole
colonne
d
'
attacco
,
con
Surama
ed
i
prigionieri
in
coda
guardati
da
sei
uomini
.
Siete
pronti
?
-
Non
aspettiamo
che
il
vostro
segnale
,
-
rispose
Kammamuri
per
tutti
.
-
All
'
attacco
,
Tigrotti
della
Malesia
!
-
Dayachi
e
malesi
si
sparpagliarono
alla
bersagliera
e
si
spinsero
innanzi
attraverso
le
erbe
ed
i
cespugli
,
guidati
gli
uni
da
Tremal
-
Naik
e
da
Kammamuri
,
e
gli
altri
da
Sandokan
e
da
Sambigliong
.
La
fucileria
incominciò
intensissima
da
una
parte
e
anche
dall
'
altra
.
Gli
indiani
però
,
che
non
contavano
fra
di
loro
alcun
seikko
,
tiravano
come
coscritti
alle
prime
prove
del
bersaglio
,
mentre
gli
uomini
di
Sandokan
,
che
erano
tutti
meravigliosi
bersaglieri
,
di
rado
mancavano
ai
loro
colpi
.
Sandokan
che
non
voleva
esporre
troppo
i
suoi
uomini
al
fuoco
,
per
quanto
irregolarissimo
e
pessimo
,
spingeva
alacremente
l
'
attacco
,
desideroso
di
venire
all
'
arma
bianca
.
Si
era
gettato
a
bandoliera
la
carabina
ed
aveva
impugnata
la
sua
terribile
scimitarra
,
quell
'
arma
che
manovrata
dal
suo
formidabile
braccio
,
non
poteva
trovare
alcuna
difesa
.
Correva
dinanzi
ai
suoi
uomini
,
balzando
come
una
vera
tigre
a
destra
ed
a
sinistra
,
urlando
come
una
belva
feroce
:
-
Sotto
,
Tigrotti
di
Mompracem
!
All
'
attacco
!
-
I
dayachi
ed
i
malesi
,
che
non
erano
meno
agili
di
lui
,
piombarono
colle
scimitarre
in
pugno
addosso
alla
colonna
assamese
,
come
uno
stormo
di
avvoltoi
affamati
.
Sfondarla
e
fugare
i
nemici
a
gran
colpi
di
sciabola
,
fu
l
'
affare
di
pochi
secondi
.
Una
scarica
di
carabine
li
decise
a
sgombrare
completamente
la
fronte
d
'
attacco
ed
a
rifugiarsi
nella
jungla
.
-
Tutta
quella
gente
non
vale
un
seikko
,
-
disse
Sandokan
.
-
Se
il
rajah
conta
su
questi
guerrieri
è
perduto
.
-
Prima
che
possano
riunirsi
e
ritentare
l
'
attacco
,
raggiungiamo
la
collina
,
-
disse
Tremal
-
Naik
.
-
Potrebbero
ritornare
alla
caccia
e
tormentare
la
nostra
marcia
verso
il
villaggio
.
-
E
poi
lassù
potremo
opporre
una
maggior
resistenza
,
-
aggiunse
Sambigliong
.
-
Voi
parlate
come
generali
prudenti
,
-
disse
Sandokan
,
sorridendo
.
-
Riprendiamo
la
nostra
corsa
amici
.
-
La
collina
non
distava
che
cinque
o
seicento
metri
e
sorgeva
perfettamente
isolata
.
Era
una
montagnola
che
spingeva
la
sua
vetta
a
sette
od
ottocento
piedi
,
e
coi
fianchi
coperti
da
una
lussureggiante
vegetazione
.
La
colonna
,
che
si
era
riformata
,
attraversò
a
passo
di
corsa
la
distanza
,
sparando
di
quando
in
quando
qualche
colpo
di
fucile
.
L
'
ascensione
fu
compita
in
meno
di
mezz
'
ora
,
non
ostante
gli
ostacoli
opposti
da
tutta
quella
massa
di
piante
e
senza
che
gli
assamesi
avessero
ritentato
l
'
attacco
.
Giunti
sulla
cima
,
Sandokan
fece
accampare
i
compagni
,
onde
accordare
a
loro
un
paio
d
'
ore
di
riposo
,
ben
meritato
d
'
altronde
,
dopo
una
così
lunga
corsa
attraverso
la
jungla
,
sempre
battagliando
;
poi
con
Tremal
-
Naik
e
Kammamuri
si
inerpicò
su
una
roccia
che
formava
il
culmine
della
collina
,
e
che
era
affatto
spoglia
di
qualsiasi
vegetazione
.
Di
lassù
lo
sguardo
poteva
dominare
un
immenso
spazio
,
estendendosi
tutto
intorno
la
pianura
.
L
'
incendio
continuava
ancora
nella
jungla
minacciando
di
estendersi
fino
sulle
rive
del
Brahmaputra
e
verso
la
palude
dei
coccodrilli
.
Era
un
vero
mare
di
fuoco
,
che
aveva
una
fronte
di
cinque
o
sei
miglia
e
che
tutto
divorava
sul
suo
passaggio
.
Enormi
colonne
di
fumo
nerissimo
e
getti
immensi
di
scintille
,
ondeggiavano
su
quell
'
immane
braciere
,
avvolgendo
già
la
foresta
che
si
estendeva
dietro
la
jungla
.
Perfino
la
vecchia
pagoda
di
Benar
era
crollata
,
e
non
era
rimasto
in
piedi
che
qualche
pezzo
di
muraglia
.
Sandokan
ed
i
suoi
compagni
volgendo
gli
sguardi
verso
levante
,
non
tardarono
a
scoprire
un
piccolo
villaggio
,
formato
da
una
minuscola
pagoda
e
da
qualche
centinaio
di
capanne
.
Si
trovava
molto
lontano
dall
'
incendio
e
fuori
da
qualsiasi
pericolo
,
perché
vaste
risaie
,
coi
canali
pieni
d
'
acqua
,
lo
circondavano
.
-
Non
può
essere
che
quello
,
-
disse
Sandokan
additandolo
ai
compagni
.
-
Non
ne
vedo
altri
in
nessuna
direzione
.
-
E
nemmeno
io
,
-
rispose
Tremal
-
Naik
.
-
Quanto
credi
che
disti
da
noi
?
-
Cinque
miglia
.
-
Una
semplice
corsa
.
-
Sì
,
se
gli
assamesi
ci
lasceranno
tranquilli
.
-
Li
vedi
?
-
Sono
sempre
nascosti
fra
i
kalam
.
-
Che
ci
spiino
?
-
Ne
sono
certo
.
Ci
proveremo
a
ingannarli
scendendo
l
'
altro
versante
della
collina
.
-
Si
lasciarono
scivolare
lungo
la
parete
rocciosa
,
che
aveva
già
una
notevole
pendenza
e
raggiunsero
i
loro
compagni
,
che
si
erano
accampati
fra
le
piante
.
-
Tutto
va
bene
,
almeno
per
ora
-
disse
Sandokan
a
Surama
.
-
Io
spero
di
poter
raggiungere
il
villaggio
in
un
paio
d
'
ore
,
tenuto
conto
delle
difficoltà
che
incontreremo
nella
foresta
.
Se
troveremo
gli
elefanti
,
faremo
correre
i
seikki
,
se
vorranno
darci
la
caccia
.
-
E
Yanez
?
-
chiese
la
giovane
con
angoscia
.
-
Come
ben
puoi
comprendere
,
pel
momento
,
nulla
possiamo
fare
per
lui
.
La
sua
liberazione
richiederà
un
certo
tempo
.
D
'
altronde
non
inquietarti
:
egli
non
corre
alcun
pericolo
,
perché
il
rajah
,
convinto
che
sia
un
inglese
,
non
oserà
torcergli
un
capello
.
Tutt
'
al
più
lo
farà
tradurre
alla
frontiera
bengalese
.
-
E
come
potremo
ritrovarlo
poi
?
-
Oh
!
Sarà
lui
che
muoverà
incontro
a
noi
,
quando
gli
giungerà
la
buona
notizia
che
le
Tigri
di
Mompracem
ed
i
tuoi
montanari
hanno
preso
d
'
assalto
la
capitale
del
tuo
futuro
regno
.
Ah
!
mi
dimenticavo
di
chiederti
una
preziosa
notizia
.
Il
Brahmaputra
attraversa
le
tue
montagne
?
-
Sì
.
-
Ha
delle
barche
quella
gente
?
-
Bangle
e
anche
dei
grossi
gonga
.
-
Non
speravo
tanto
,
-
disse
Sandokan
.
Si
sdraiò
poi
sotto
un
banano
selvatico
,
accese
la
sua
pipa
e
si
mise
a
fumare
con
studiata
lentezza
,
tenendo
gli
sguardi
fissi
sui
kalam
,
in
mezzo
ai
quali
dovevano
trovarsi
ancora
gli
assamesi
,
non
potendo
allontanarsi
in
causa
dell
'
incendio
,
che
sbarrava
a
loro
la
ritirata
verso
il
fiume
.
Gli
altri
lo
avevano
già
imitato
,
chi
fumando
e
chi
masticando
noci
d
'
areca
.
Era
trascorsa
un
'
ora
e
fors
'
anche
di
più
,
quando
Sandokan
vide
delle
ombre
umane
scivolare
fra
i
kalam
e
radunarsi
presso
una
doppia
fila
di
cespugli
,
che
s
'
allungavano
quasi
ininterrottamente
verso
la
base
dell
'
altura
.
-
In
piedi
amici
,
-
comandò
.
-
È
il
momento
di
sloggiare
.
-
Che
cosa
succede
ancora
?
-
chiese
Surama
.
-
I
tuoi
futuri
sudditi
si
preparano
a
snidarci
,
-
rispose
Sandokan
,
-
ed
io
non
ho
alcun
desiderio
di
aspettarli
quassù
.
Preparate
le
vostre
gambe
,
perché
si
tratta
di
fare
una
vera
corsa
.
Tenetevi
sempre
fra
le
piante
,
finché
avremo
raggiunto
il
versante
opposto
.
-
Strisciando
fra
i
sarmenti
ed
i
cespugli
e
tenendosi
al
riparo
dalle
larghe
foglie
dei
banani
,
la
piccola
colonna
girò
intorno
alla
roccia
e
raggiunse
,
inosservata
,
il
pendio
settentrionale
,
che
si
presentava
ingombro
di
superbe
mangifere
,
che
formavano
dei
gruppi
giganteschi
di
manghi
e
di
areca
dai
tronchi
contorti
,
legati
strettamente
fra
di
loro
da
un
numero
infinito
di
piante
parassite
,
che
avevano
raggiunto
delle
lunghezze
straordinarie
.
L
'
avanguardia
fu
costretta
a
riprendere
il
suo
faticoso
lavoro
,
per
praticare
un
passaggio
attraverso
a
quella
muraglia
di
verzura
,
che
non
presentava
alcuna
apertura
.
Sandokan
,
sempre
prudente
,
aveva
rinforzata
la
sua
retroguardia
,
non
potendo
venire
il
pericolo
che
dal
versante
opposto
.
Forse
in
quel
momento
gli
assamesi
avevano
già
attraversata
la
distanza
che
li
separava
dalla
collina
e
stavano
salendo
,
sicuri
di
sorprendere
i
fuggiaschi
ancora
accampati
.
Se
loro
salivano
in
fretta
,
anche
i
malesi
ed
i
dayachi
,
scendevano
non
meno
rapidamente
,
sfondando
rabbiosamente
quel
caos
di
piante
.
Gli
uomini
dell
'
avanguardia
,
si
cambiavano
di
cinque
in
cinque
minuti
,
onde
vi
fossero
sempre
alla
testa
lavoratori
freschi
.
La
fortuna
proteggeva
certamente
la
colonna
,
poiché
questa
poté
finalmente
raggiungere
la
foresta
,
che
Sandokan
e
Tremal
-
Naik
avevano
scorta
dall
'
alto
della
roccia
,
e
senza
che
fosse
stato
sparato
un
colpo
di
fucile
,
né
da
una
parte
,
né
dall
'
altra
.
Contrariamente
a
quanto
avevano
dapprima
creduto
,
quella
foresta
era
poco
folta
,
essendo
composta
di
piante
di
tek
e
di
nagassi
,
ossia
di
alberi
del
ferro
,
vegetali
che
conservano
una
certa
distanza
e
che
non
permettono
,
ai
cespugli
che
nascono
sotto
le
loro
foglie
,
di
svilupparsi
troppo
.
La
marcia
poteva
quindi
ridiventare
rapidissima
come
nell
'
ultimo
tratto
della
jungla
.
Era
bensì
vero
che
anche
gli
assamesi
,
se
avevano
scoperta
la
pista
,
ciò
che
non
era
difficile
col
sentiero
aperto
dalle
scimitarre
,
potevano
a
loro
volta
spingere
l
'
inseguimento
;
ma
già
a
Sandokan
ormai
poco
importava
,
essendo
sicuro
che
Bindar
avrebbe
già
preparato
gli
elefanti
.
Già
non
distavano
dal
villaggio
che
un
mezzo
miglio
,
quando
Sandokan
e
Tremal
-
Naik
,
udirono
a
echeggiare
alle
loro
spalle
alcuni
spari
,
seguìti
subito
da
una
nutrita
scarica
di
carabine
.
-
Ci
sono
già
addosso
!
-
esclamò
il
primo
arrestandosi
.
-
La
retroguardia
ha
risposto
con
un
fuoco
di
fila
-
aggiunse
il
secondo
.
-
Dieci
uomini
con
me
:
gli
altri
con
Kammamuri
continuino
la
via
.
Vi
raccomando
di
far
preparare
subito
gli
elefanti
.
-
Dieci
malesi
si
staccarono
dalla
colonna
e
seguirono
a
passo
di
corsa
i
due
capi
,
che
già
rifacevano
la
via
percorsa
,
armando
le
carabine
.
Dopo
trecento
passi
s
'
incontrarono
colla
retroguardia
,
che
era
condotta
da
Sambigliong
.
-
Siete
stati
attaccati
?
-
chiese
Sandokan
.
-
Sì
,
da
un
piccolo
gruppo
di
esploratori
,
che
è
fuggito
a
rompicollo
alla
nostra
prima
scarica
.
-
Abbiamo
dei
feriti
?
-
Nessuno
,
Tigre
della
Malesia
.
-
Come
mai
quegli
uomini
ci
hanno
raggiunti
così
presto
?
-
Correvano
come
gazzelle
.
-
Sei
ben
sicuro
che
si
siano
dispersi
?
-
Li
abbiamo
inseguiti
per
due
o
trecento
metri
.
-
Affrettatevi
:
il
villaggio
non
è
che
a
due
passi
e
forse
troveremo
gli
elefanti
pronti
.
-
Radunò
i
due
piccoli
drappelli
e
tornò
indietro
sempre
di
corsa
,
temendo
che
il
grosso
degli
assalitori
,
si
trovasse
a
poca
distanza
.
Quando
raggiunse
la
colonna
,
questa
si
trovava
già
intorno
a
cinque
colossali
elefanti
,
montati
ognuno
da
un
cornac
e
forniti
della
cassa
destinata
a
contenere
gli
uomini
.
Bindar
era
con
loro
.
-
Ah
,
sahib
!
-
esclamò
il
bravo
ragazzo
.
-
Quante
inquietudini
ho
provato
per
te
,
vedendo
l
'
incendio
divorare
la
jungla
e
udendo
tante
scariche
!
Temevo
che
tu
fossi
stato
sopraffatto
ed
i
tuoi
guerrieri
distrutti
.
-
Siamo
gente
diversa
dagli
indiani
noi
,
-
si
limitò
di
rispondere
Sandokan
.
-
Vi
sono
altri
elefanti
nel
villaggio
?
-
Due
soli
ancora
.
-
Basteranno
questi
a
trasportare
tutta
la
mia
gente
?
-
Sì
,
sahib
.
-
Fece
salire
Surama
sul
primo
elefante
,
poi
diede
ordine
ai
suoi
uomini
di
occupare
gli
altri
e
di
tenersi
pronti
a
salutare
con
una
buona
scarica
gli
assalitori
,
nel
caso
che
si
mostrassero
sul
margine
della
foresta
.
Bindar
s
'
arrampicò
anche
lui
,
coll
'
agilità
d
'
una
scimmia
,
sul
primo
elefante
,
che
era
montato
,
oltre
che
dalla
futura
regina
,
da
Sandokan
,
da
Tremal
-
Naik
,
da
Kammamuri
e
da
tre
malesi
,
che
si
erano
accomodati
dietro
la
cassa
sull
'
enorme
dorso
del
bestione
.
-
Avanti
,
cornac
e
spingete
la
corsa
.
Venti
rupie
di
regalo
,
se
li
farete
galoppare
come
cavalli
spronati
a
sangue
,
-
gridò
Sandokan
.
Non
ci
voleva
di
più
per
incoraggiare
i
conduttori
,
che
forse
non
guadagnavano
tanto
in
un
anno
di
servizio
.
Mandarono
un
lungo
fischio
stridulo
impugnando
,
nel
medesimo
tempo
,
i
corti
arpioni
e
tosto
i
cinque
colossali
pachidermi
si
misero
in
marcia
con
passo
rapidissimo
,
con
quello
strano
dondolamento
che
dà
l
'
impressione
,
a
chi
li
monta
,
di
trovarsi
su
un
battello
scosso
ora
dal
rollio
ed
ora
dal
beccheggio
.
Bindar
,
che
come
abbiamo
detto
,
si
trovava
sull
'
elefante
montato
da
Sandokan
,
aveva
dato
ordine
ai
cornac
di
risalire
verso
il
sud
-
est
,
seguendo
la
lunga
e
stretta
frontiera
bengalese
,
che
si
frappone
come
un
cuscinetto
fra
il
Boutam
e
l
'
Assam
,
avvolgendo
quest
'
ultimo
stato
a
settentrione
ed
a
levante
,
in
modo
da
separarlo
dai
montanari
dell
'
Himalaya
e
dai
montanari
della
vicina
Birmania
.
Makum
,
l
'
antica
capitale
del
piccolo
principato
,
retto
dal
padre
di
Surama
,
ultima
cittadella
della
frontiera
assamese
,
doveva
essere
la
meta
della
loro
corsa
.
Appena
oltrepassate
le
risaie
,
che
si
estendevano
tutte
intorno
al
villaggio
per
uno
spazio
considerevole
,
i
cinque
elefanti
si
trovarono
in
mezzo
alle
eterne
jungle
,
che
seguono
,
per
centinaia
e
centinaia
di
miglia
,
la
riva
destra
del
Brahmaputra
,
spingendosi
quasi
ininterrottamente
fino
ai
primi
scaglioni
della
catena
del
Dapha
Bum
e
dell
'
Harungi
.
La
foresta
che
stavano
per
attraversare
,
non
era
così
fitta
come
quella
di
Benar
,
tuttavia
aveva
anche
questa
immense
distese
di
bambù
di
dimensioni
straordinarie
,
ottime
per
servire
d
'
agguato
a
uomini
ed
a
belve
,
infinite
distese
di
kalam
e
di
cespugli
;
però
non
mancavano
le
piante
d
'
alto
fusto
,
come
tara
,
pipal
,
palas
e
palmizi
splendidi
,
che
allargavano
smisuratamente
le
loro
foglie
dentellate
o
frangiate
.
Sandokan
che
s
'
aspettava
da
un
momento
all
'
altro
qualche
brutta
sorpresa
da
parte
degli
assamesi
,
i
quali
potevano
essersi
accorti
della
nuova
direzione
presa
dai
fuggiaschi
,
raccomandò
ai
suoi
uomini
di
non
deporre
le
carabine
e
di
sorvegliare
attentamente
le
macchie
.
Era
sicuro
di
non
passarla
liscia
,
quantunque
gli
elefanti
s
'
avanzassero
colla
velocità
di
cavalli
spinti
a
buon
galoppo
.
Più
innanzi
le
cose
si
sarebbero
certamente
cambiate
,
poiché
i
nemici
per
quanto
lesti
corridori
,
non
avrebbero
potuto
resistere
a
lungo
alla
corsa
indiavolata
degli
elefanti
,
ma
pel
momento
era
da
aspettarsi
qualche
brutto
giuoco
.
-
Tu
temi
qualche
altra
sorpresa
,
è
vero
?
-
gli
chiese
Tremal
-
Naik
,
senza
cessare
di
osservare
attentamente
le
folte
macchie
dei
bambù
,
che
gli
elefanti
costeggiavano
,
aprendosi
un
passaggio
a
gran
colpi
di
proboscide
,
quando
se
le
trovavano
dinanzi
.
-
Dubito
sempre
,
e
poi
mi
sembra
impossibile
che
quegli
uomini
abbiano
interrotto
così
bruscamente
l
'
inseguimento
.
Devono
averci
scorti
e
mi
aspetto
,
fra
queste
macchie
,
qualche
colpo
di
testa
.
-
In
quel
momento
,
con
sorpresa
di
tutti
,
gli
elefanti
,
che
fino
allora
avevano
continuato
ad
accelerare
la
corsa
,
la
rallentarono
bruscamente
.
-
Ehi
,
cornac
,
che
cos
'
ha
il
tuo
elefante
-
pilota
?
-
chiese
Tremal
-
Naik
,
che
si
era
subito
accorto
.
-
Sente
la
vicinanza
di
qualche
tigre
forse
?
Noi
siamo
uomini
da
ammazzarne
anche
una
dozzina
.
-
Pessimo
terreno
,
signore
-
rispose
il
conduttore
crollando
il
capo
.
-
Vuoi
dire
?
-
Che
le
ultime
piogge
hanno
reso
il
terreno
eccessivamente
fangoso
e
che
le
zampe
dei
nostri
animali
affondano
fino
al
ginocchio
.
Non
mi
aspettavo
una
simile
sorpresa
.
-
Non
possiamo
deviare
?
-
Altrove
il
terreno
non
sarà
migliore
.
Vi
è
dell
'
argilla
sotto
questa
jungla
e
le
acque
stentano
a
filtrare
.
-
Sandokan
e
Tremal
-
Naik
si
alzarono
guardando
il
terreno
.
Apparentemente
sembrava
asciutto
alla
superficie
,
ma
guardando
le
larghe
impronte
,
lasciate
dagli
elefanti
,
si
poteva
facilmente
comprendere
come
sotto
esistesse
una
riserva
d
'
acqua
,
poiché
quei
buchi
si
erano
subito
riempiti
d
'
un
liquido
fangoso
ed
a
quanto
sembrava
,
tenacissimo
.
-
Ehi
,
cornac
,
cerca
di
spingere
più
che
puoi
il
tuo
elefante
,
-
disse
Sandokan
.
-
Farò
il
possibile
,
signore
.
-
I
cinque
pachidermi
non
sembravano
troppo
contenti
di
aver
incontrato
quel
terreno
,
che
arrestava
il
loro
slancio
.
Barrivano
sordamente
,
agitavano
la
tromba
e
le
grandi
orecchie
e
scuotevano
le
loro
teste
massicce
,
manifestando
il
loro
mal
umore
.
Nondimeno
,
quantunque
affondassero
di
quando
in
quando
fino
al
ginocchio
e
provassero
talvolta
qualche
difficoltà
ad
estrarre
le
loro
zampacce
da
quel
fango
tenace
,
come
se
avessero
compreso
che
dalla
loro
velocità
dipendeva
la
salvezza
degli
uomini
che
li
montavano
,
facevano
sforzi
prodigiosi
,
per
non
rallentare
troppo
la
corsa
.
Disgraziatamente
,
di
passo
in
passo
che
s
'
avanzavano
,
il
terreno
diventava
sempre
meno
resistente
.
L
'
acqua
ed
il
fango
sprizzavano
da
tutte
le
parti
,
macchiando
le
rosse
gualdrappe
dei
pachidermi
.
Era
soprattutto
sotto
i
bambù
che
si
trovava
maggior
copia
di
materia
liquida
:
là
gli
elefanti
non
potevano
scorgere
dove
ponevano
i
piedi
;
avanzavano
a
passo
quasi
d
'
uomo
e
non
cessavano
di
barrire
,
segnalando
così
la
loro
presenza
,
mentre
Sandokan
avrebbe
desiderato
il
più
scrupoloso
silenzio
.
Una
buona
mezz
'
ora
era
trascorsa
,
da
che
avevano
lasciato
il
villaggio
,
quando
Bindar
,
che
si
teneva
dietro
al
cornac
del
primo
elefante
,
con
una
mano
stretta
sull
'
orlo
della
cassa
,
avendo
nell
'
altra
la
carabina
,
si
lasciò
sfuggire
una
esclamazione
.
Quasi
nell
'
istesso
momento
l
'
elefante
si
fermava
,
alzando
rapidamente
la
tromba
e
fiutando
l
'
aria
a
diverse
altezze
.
-
Che
cos
'
hai
,
Bindar
?
-
chiese
subito
Sandokan
,
alzandosi
precipitosamente
.
-
Ho
veduto
dei
bambù
ad
agitarsi
,
-
rispose
l
'
indiano
.
-
Dove
?
-
Sulla
nostra
sinistra
.
-
Che
vi
sia
qualche
tigre
?
Mi
pare
che
l
'
elefante
sia
inquieto
.
-
Una
bâgh
non
spaventerebbe
questi
cinque
colossi
,
che
marciano
uno
addosso
all
'
altro
.
Deve
aver
fiutato
qualche
cosa
d
'
altro
.
-
Fermo
,
cornac
!
-
L
'
elefante
non
avanza
più
,
-
rispose
il
conduttore
.
-
Preparate
le
armi
!
-
continuò
Sandokan
,
alzando
la
voce
.
Malesi
e
dayachi
si
erano
alzati
come
un
solo
uomo
,
armando
le
carabine
.
Anche
gli
altri
elefanti
,
che
si
erano
stretti
contro
il
primo
,
manifestavano
una
certa
inquietudine
.
Trascorsero
alcuni
minuti
senza
che
alcun
che
di
straordinario
accadesse
.
I
bambù
non
si
erano
più
mossi
,
eppure
i
pachidermi
non
si
erano
ancora
interamente
tranquillizzati
.
Sandokan
,
che
era
impaziente
di
guadagnare
via
,
stava
per
ordinare
ai
cornac
di
riprendere
la
marcia
,
quando
alcune
detonazioni
scoppiarono
entro
un
macchione
di
bambù
,
che
si
estendeva
a
circa
duecento
metri
dai
pachidermi
.
-
Gli
assamesi
!
-
esclamò
Sandokan
.
-
Fuoco
là
in
mezzo
!
-
I
malesi
dapprima
,
poi
i
dayachi
con
un
intervallo
di
pochi
secondi
,
fecero
una
scarica
poderosa
,
mentre
l
'
elefante
-
pilota
mandava
un
barrito
spaventevole
,
rovesciandosi
addosso
ai
compagni
.
Qualche
palla
doveva
averlo
colpito
,
poiché
gli
altri
si
mantennero
impassibili
,
come
brave
bestie
,
abituate
al
fuoco
.
Gli
assamesi
non
risposero
più
.
A
giudicare
dai
movimenti
disordinati
dei
bambù
,
dovevano
aver
battuto
precipitosamente
in
ritirata
,
per
paura
forse
di
dover
subire
una
carica
furiosa
da
parte
dei
pachidermi
.
-
Quindici
uomini
vadano
a
esplorare
quella
macchia
!
-
gridò
Sandokan
.
-
Se
il
nemico
resiste
,
ripiegatevi
verso
di
noi
facendo
fuoco
.
-
Le
scale
furono
gettate
ed
un
drappello
composto
di
dayachi
e
di
malesi
,
sotto
la
guida
del
vecchio
Sambigliong
,
si
slanciò
attraverso
il
pantano
,
balzando
fra
i
bambù
e
le
erbe
,
le
cui
radici
opponevano
una
certa
resistenza
.
Sandokan
e
gli
altri
,
dall
'
alto
delle
casse
,
sorvegliavano
intanto
la
macchia
,
pronti
a
sostenere
i
loro
compagni
.
L
'
elefante
-
pilota
continuava
a
lanciare
barriti
formidabili
e
ad
indietreggiare
,
non
ostante
le
buone
parole
che
gli
diceva
il
suo
conduttore
.
-
Ha
ricevuto
certamente
una
palla
nel
corpo
,
-
disse
Tremal
-
Naik
a
Sandokan
.
-
Mi
spiacerebbe
che
fosse
stato
ferito
gravemente
,
-
rispose
la
Tigre
della
Malesia
.
-
È
bensì
vero
che
ce
ne
rimangono
altri
quattro
.
-
Cornac
,
va
'
a
un
po
'
a
vedere
dove
è
stato
toccato
.
-
Sì
,
signore
-
rispose
il
conduttore
raggiungendo
rapidamente
la
scala
di
corda
e
lasciandosi
scivolare
sul
pantano
.
Girò
intorno
al
pachiderma
osservandolo
attentamente
lungo
i
fianchi
e
si
arrestò
presso
la
gamba
sinistra
posteriore
.
-
Dunque
?
-
chiese
Tremal
-
Naik
.
-
Sanguina
qui
,
signore
-
rispose
il
cornac
.
-
Ha
ricevuto
una
palla
presso
l
'
articolazione
.
-
Ti
sembra
grave
la
ferita
?
-
Il
conduttore
scosse
il
capo
a
più
riprese
,
poi
disse
:
-
Durerà
finché
potrà
.
Questi
colossi
posseggono
una
forza
prodigiosa
,
eppure
sono
d
'
una
sensibilità
estrema
e
guariscono
difficilmente
.
-
Puoi
fare
una
fasciatura
?
-
Mi
proverò
,
signore
,
tanto
per
arrestare
il
sangue
.
Estrarre
il
proiettile
,
che
si
è
cacciato
sotto
la
pelle
,
sarebbe
impossibile
.
-
Fa
'
presto
.
-
In
quel
momento
Kammamuri
ed
il
suo
drappello
ritornavano
.
-
Fuggiti
?
-
chiese
Sandokan
.
-
Scomparsi
ancora
-
rispose
il
maharatto
.
-
Canaglie
!
Non
hanno
il
coraggio
d
'
affrontarci
in
campo
aperto
.
-
Li
ritroveremo
più
innanzi
,
se
gli
elefanti
non
trovano
un
terreno
migliore
.
Subiremo
delle
imboscate
finché
non
potremo
galoppare
furiosamente
.
-
Continua
il
fango
?
-
Sempre
.
-
Montate
e
tenete
sempre
pronte
le
carabine
.
-
Malesi
e
dayachi
s
'
inerpicarono
come
tanti
scoiattoli
su
per
le
scale
di
corda
,
seguiti
poco
dopo
dal
cornac
dell
'
elefante
-
pilota
,
che
era
riuscito
ad
arrestare
l
'
emorragia
.
-
Avanti
!
-
comandò
Sandokan
.
-
Vedremo
che
cosa
sapranno
fare
quei
dannati
assamesi
.
-
27
.
La
carica
degli
jungli
-
kudgia
Qualche
minuto
dopo
la
piccola
colonna
riprendeva
l
'
interminabile
ritirata
attraverso
le
jungle
,
ritirata
che
rassomigliava
,
in
certo
qual
modo
,
a
quella
famosa
compiuta
attravero
il
Bundelkund
da
Tantia
Topi
,
il
celebre
generalissimo
degli
insorti
indiani
del
1857
,
che
per
un
anno
intero
,
insieme
alla
bellissima
rhani
di
Jhansie
,
tenne
in
iscacco
ben
tre
corpi
d
'
inglesi
.
Gli
elefanti
s
'
avanzavano
sempre
prudentemente
,
tastando
prima
il
fango
per
assicurarsi
della
solidità
del
sottosuolo
e
aspirando
l
'
acqua
,
che
trapelava
dalle
buche
aperte
dalle
loro
zampacce
.
L
'
elefante
-
pilota
,
che
si
era
di
già
calmato
,
teneva
sempre
la
testa
alta
e
indicava
ai
compagni
,
con
dei
sordi
barriti
,
la
via
da
tenersi
.
L
'
istinto
di
quell
'
animale
,
il
più
grosso
dei
cinque
,
era
assolutamente
meraviglioso
,
poiché
sapeva
scegliere
,
anche
di
primo
acchito
,
il
posto
dove
poteva
procedere
più
speditamente
.
Degli
assamesi
non
si
scorgeva
alcuna
traccia
,
tuttavia
Sandokan
e
Tremal
-
Naik
erano
più
che
certi
che
non
avrebbero
rinunciato
all
'
inseguimento
.
La
marcia
continuava
,
sempre
lentissima
,
mettendo
a
dura
prova
i
muscoli
dei
pachidermi
.
Le
macchie
di
bambù
,
ora
altissimi
ed
ora
invece
bassi
,
grossi
e
assai
spinosi
,
si
susseguivano
quasi
senza
interruzione
,
ma
i
banchi
di
fango
non
accennavano
a
terminare
tanto
presto
.
Pareva
che
quella
jungla
fosse
stata
un
giorno
il
fondo
di
qualche
immensa
palude
.
Corvi
,
bozzagri
e
cicogne
,
s
'
alzavano
in
grandi
stormi
all
'
appressarsi
degli
elefanti
.
Altre
volte
erano
bande
di
superbi
pavoni
,
volatili
ritenuti
sacri
dagli
indiani
perché
rappresentano
,
secondo
le
loro
strane
leggende
,
la
dea
Sarasvati
,
che
protegge
le
nascite
ed
i
matrimoni
;
oppure
coppie
di
sâras
,
meglio
conosciute
sotto
il
nome
di
gru
antigone
,
le
più
belle
della
famiglia
,
avendo
le
penne
setacee
di
una
splendida
tinta
grigio
perla
,
e
la
testa
che
è
piccola
,
adorna
di
piume
rosse
del
più
bell
'
effetto
.
Sono
anche
le
più
grosse
perché
raggiungono
sovente
l
'
altezza
di
un
metro
e
mezzo
ed
al
pari
dei
pavoni
sono
venerate
,
rappresentando
l
'
emblema
della
fedeltà
coniugale
,
e
forse
non
a
torto
,
perché
vanno
sempre
appaiate
.
Si
scorgevano
pure
cani
selvaggi
dal
pelame
corto
e
bruno
fulvo
,
a
scappare
attraverso
le
macchie
,
e
qualche
tcita
,
graziosa
e
piccola
pantera
dell
'
India
,
che
si
addomestica
con
molta
facilità
e
che
viene
adoperata
per
la
caccia
degli
antilopi
.
Per
due
ore
i
pachidermi
continuarono
a
lottare
in
mezzo
ai
pantani
,
facendo
subire
alle
persone
che
li
montavano
delle
brusche
scosse
;
poi
avendo
trovato
un
pezzo
di
terreno
sodo
,
che
formava
come
una
striscia
di
qualche
centinaio
di
passi
su
tre
o
quattro
metri
d
'
altezza
,
tutto
coperto
di
erbe
palustri
,
grosse
come
lame
di
sciabole
,
di
cui
sono
ghiotti
tutti
i
pachidermi
,
di
comune
accordo
,
si
arrestarono
.
-
Sono
stanchi
,
-
disse
il
cornac
dell
'
elefante
-
pilota
,
volgendosi
verso
Sandokan
.
-
E
poi
qui
hanno
trovato
il
loro
pasto
.
-
Avrei
amato
meglio
che
continuassero
fino
a
trovare
il
terreno
duro
.
-
Non
deve
essere
lontano
,
signore
.
Vedo
all
'
orizzonte
una
linea
oscura
.
Laggiù
vi
devono
essere
delle
foreste
di
palas
e
quelle
piante
non
si
sviluppano
nei
terreni
acquitrinosi
.
D
'
altronde
le
nostre
bestie
non
chiederanno
che
qualche
ora
di
riposo
.
-
Approfitteremo
per
fare
colazione
,
se
avremo
ancora
viveri
bastanti
.
-
Faremo
presto
a
provvederci
di
buoni
arrosti
,
-
disse
Tremal
-
Naik
.
-
I
volatili
sono
numerosi
e
abbiamo
due
buoni
fucili
da
caccia
.
-
Accettato
,
-
rispose
Sandokan
.
-
Così
faremo
una
piccola
punta
verso
il
settentrione
,
per
vedere
se
gli
assamesi
continuano
a
seguirci
.
-
Scesero
tutti
improvvisando
un
accampamento
in
mezzo
alle
typha
elephantina
,
come
chiamano
i
botanici
quelle
piante
;
ma
i
viveri
non
erano
sufficienti
per
tante
bocche
.
Non
v
'
era
che
un
mezzo
sacco
di
biscotti
e
una
mezza
dozzina
di
scatole
di
carne
conservata
.
Fu
quindi
decisa
subito
una
partita
di
caccia
,
anche
per
mettere
in
serbo
un
po
'
di
cibo
,
non
essendo
le
jungle
sempre
popolate
di
volatili
grossi
come
i
pavoni
ed
i
sâras
.
Sandokan
e
Tremal
-
Naik
si
armarono
di
fucili
a
doppia
canna
,
di
fabbrica
inglese
,
carichi
di
pallettoni
e
balzarono
risolutamente
in
mezzo
al
pantano
,
seguìti
da
quattro
malesi
muniti
di
carabine
e
di
scimitarre
per
scortarli
.
Attraversato
una
specie
di
canale
fangoso
,
trovarono
un
altro
strato
di
terreno
solido
,
tutto
ingombro
di
bambù
,
che
pareva
avesse
una
estensione
maggiore
di
quello
dove
si
erano
arrestati
gli
elefanti
.
In
mezzo
a
quelle
canne
giganti
,
dalle
foglie
verdi
pallide
,
i
volatili
abbondavano
straordinariamente
.
Gru
,
pavoni
,
oche
,
pappagalli
,
volteggiavano
in
tutti
i
sensi
,
insieme
a
grossi
stormi
di
anitre
bramine
,
senza
manifestare
troppa
paura
per
la
presenza
di
quei
cacciatori
.
Sandokan
e
Tremal
-
Naik
non
tardarono
ad
aprire
il
fuoco
e
siccome
erano
entrambi
valentissimi
cacciatori
,
in
pochi
minuti
un
buon
numero
di
volatili
furono
raccolti
dai
quattro
malesi
di
scorta
.
Continuando
a
trovare
terreno
resistente
,
s
'
avanzarono
ancora
,
impegnandosi
in
mezzo
ad
una
pianura
molto
vasta
,
che
era
coperta
di
folti
cespugli
ed
anche
da
qualche
piccolo
gruppo
di
palmizi
.
-
Ecco
un
posto
che
servirà
magnificamente
ai
nostri
elefanti
,
-
disse
Sandokan
al
bengalese
.
-
Li
faremo
deviare
su
questo
terreno
,
così
potranno
galoppare
a
loro
agio
.
-
È
anche
un
luogo
propizio
per
fare
delle
grosse
cacce
,
-
aggiunse
il
bengalese
che
si
era
bruscamente
arrestato
.
-
Che
cos
'
hai
veduto
?
-
Della
selvaggina
,
bensì
pericolosa
,
ma
molto
grossa
.
-
Non
vedo
che
dei
sâras
volare
dinanzi
a
noi
.
-
Guarda
presso
quella
macchia
,
che
si
stende
a
duecento
passi
da
noi
.
È
ben
uno
jungli
-
kudgia
quello
.
-
Un
bufalo
selvaggio
,
vuoi
dire
?
-
Sì
,
Sandokan
.
-
Fra
mezz
'
ora
ti
saprò
dire
se
le
sue
bistecche
sono
veramente
squisite
,
come
ho
udito
affermare
più
volte
.
-
Fa
'
nascondere
i
tuoi
uomini
e
cambiamo
le
armi
.
Quelle
bestie
sono
a
prova
di
spingarda
.
-
Presero
due
carabine
colle
relative
munizioni
,
diedero
ordine
alla
scorta
di
cacciarsi
in
mezzo
ad
un
cespuglio
e
si
allontanarono
,
tenendosi
curvi
,
onde
non
farsi
scoprire
prima
di
giungere
a
buon
tiro
.
Si
trattava
veramente
d
'
uno
di
quei
giganteschi
bufali
che
,
in
fatto
di
statura
,
nulla
hanno
da
perdere
,
nel
confronto
,
coi
bisonti
dell
'
America
settentrionale
,
colla
testa
corta
,
colla
fronte
alta
e
larga
,
armata
di
due
corna
ovali
,
e
fortemente
appiattite
,
curvantesi
dapprima
indietro
per
rialzarsi
poi
in
avanti
,
il
collo
grosso
e
breve
,
il
dorso
gibboso
ed
il
pelame
rossiccio
.
Dopo
le
tigri
sono
le
bestie
più
pericolose
che
s
'
incontrano
nelle
jungle
,
potendo
gareggiare
coi
formidabili
rinoceronti
,
quantunque
per
mole
siano
inferiori
a
questi
.
Raggiungono
tuttavia
sovente
i
tre
metri
,
dal
muso
all
'
origine
della
coda
,
e
un
'
altezza
di
un
metro
e
ottanta
centimetri
,
e
hanno
la
pelle
così
spessa
,
che
si
adopera
per
fare
degli
scudi
resistentissimi
,
a
prova
di
sciabola
.
Sono
inoltre
irascibili
,
coraggiosi
fino
alla
pazzia
e
una
volta
in
corsa
,
non
s
'
arrestano
nemmeno
dinanzi
ad
un
esercito
di
cacciatori
.
Non
temono
,
d
'
altronde
,
né
le
tigri
,
né
le
pantere
e
non
esitano
ad
impegnare
,
con
quei
terribili
predoni
,
dei
furiosi
combattimenti
.
Lo
jungli
-
kudgia
scoperto
da
Tremal
-
Naik
pascolava
tranquillamente
lungo
il
margine
della
macchia
,
senza
manifestare
alcuna
apprensione
,
quantunque
quegli
animali
abbiano
un
udito
finissimo
,
che
li
compensa
largamente
della
loro
pessima
vista
.
Fu
appunto
quella
tranquillità
che
non
fece
buon
effetto
sul
bengalese
,
che
conosceva
profondamente
le
abitudini
di
quegli
animali
,
avendoli
già
cacciati
per
molti
anni
nelle
Sunderbunds
del
Gange
.
-
Quella
calma
non
mi
rassicura
affatto
,
-
disse
a
mezza
voce
a
Sandokan
,
che
strisciava
a
qualche
passo
di
distanza
.
-
Non
deve
essere
solo
.
Già
di
solito
marciano
a
branchi
e
piuttosto
numerosi
.
-
Ammazziamo
quello
li
intanto
,
-
disse
Sandokan
che
non
voleva
rinunciare
a
quella
grossa
preda
.
-
Dietro
di
noi
abbiamo
i
malesi
imboscati
.
A
me
il
primo
colpo
.
-
Lo
jungli
-
kudgia
si
presentava
magnificamente
per
un
buon
colpo
,
poiché
in
quel
momento
offriva
al
tiratore
il
suo
largo
petto
,
lasciando
così
indifeso
il
cuore
.
Una
detonazione
secca
rimbombò
,
facendo
scappare
le
gru
ed
i
pavoni
,
che
stavano
nascosti
in
mezzo
ai
bambù
.
Il
bisonte
indiano
,
colpito
un
po
'
sotto
la
spalla
sinistra
,
mandò
un
lungo
muggito
,
abbassò
rapidamente
la
testa
e
si
avventò
verso
il
luogo
ove
vedeva
ancora
ondeggiare
la
nuvola
di
fumo
.
Quella
corsa
furibonda
non
durò
più
di
due
secondi
,
poiché
stramazzò
pesantemente
a
meno
di
venti
passi
dal
cacciatore
,
agitando
pazzamente
le
zampe
.
Era
appena
caduto
,
quando
i
cespugli
s
'
aprirono
impetuosamente
,
sotto
un
urto
irresistibile
e
quindici
o
venti
bufali
,
di
statura
gigantesca
,
irruppero
attraverso
la
jungla
,
lanciati
ad
una
carica
spaventosa
.
-
Gambe
,
Sandokan
!
-
urlò
Tremal
-
Naik
,
facendo
fuoco
a
casaccio
,
quantunque
fosse
sicuro
di
non
arrestare
quei
furibondi
colossi
.
I
due
cacciatori
che
avevano
le
ali
ai
piedi
,
in
pochi
istanti
raggiunsero
i
malesi
,
traendo
i
bufali
nella
loro
corsa
sfrenata
;
poi
balzarono
in
mezzo
al
pantano
,
salvandosi
a
tempo
in
mezzo
agli
elefanti
.
Alle
loro
grida
d
'
allarme
,
tutti
gli
accampati
,
credendo
a
un
nuovo
attacco
degli
assamesi
,
erano
balzati
in
piedi
,
afferrando
le
carabine
,
mentre
i
cornac
facevano
rialzare
precipitosamente
i
pachidermi
,
che
si
erano
coricati
per
meglio
brucare
le
alte
e
durissime
typha
.
I
bisonti
,
dopo
essersi
arrestati
un
momento
presso
i
cespugli
,
dove
poco
prima
si
erano
tenuti
nascosti
i
malesi
,
sperando
forse
che
i
cacciatori
si
fossero
imboscati
là
in
mezzo
,
avevano
ripresa
la
loro
carica
indiavolata
,
tutto
abbattendo
sul
loro
passaggio
.
Parevano
tanti
enormi
proiettili
scagliati
da
qualche
colossale
pezzo
di
marina
,
tanto
era
il
loro
impeto
.
I
bambù
,
che
come
si
sa
,
sono
resistentissimi
,
cadevano
falciati
dai
robusti
zoccoli
di
quei
demoni
,
come
se
fossero
semplici
giunchi
.
Giunti
dinanzi
allo
strato
fangoso
,
s
'
arrestarono
di
colpo
,
piegandosi
fino
a
terra
e
accavallandosi
gli
uni
sopra
gli
altri
.
-
Per
Siva
!
-
esclamò
Kammamuri
,
raggiungendo
rapidamente
i
suoi
padroni
,
che
si
erano
messi
in
salvo
sul
loro
elefante
.
-
Altro
che
assamesi
!
Questi
sono
ben
più
pericolosi
di
quei
poltroni
!
...
-
Avanti
,
cornac
!
-
gridò
Tremal
-
Naik
.
-
Se
passano
lo
strato
fangoso
,
assaliranno
gli
elefanti
.
-
E
voialtri
aprite
il
fuoco
!
-
comandò
Sandokan
,
vedendo
che
anche
tutti
i
suoi
uomini
erano
già
montati
.
Otto
o
dieci
colpi
di
carabina
rimbombarono
,
ma
non
ottennero
altro
effetto
,
che
quello
di
rendere
maggiormente
furiosi
gli
jungli
-
kudgia
.
Gli
elefanti
,
aizzati
dai
cornac
,
si
erano
già
lanciati
coraggiosamente
nella
fanghiglia
,
avanzandosi
frettolosamente
,
temendo
di
dover
provare
la
robustezza
e
l
'
acutezza
di
quelle
terribili
corna
.
I
bisonti
,
vedendoli
allontanarsi
,
anziché
calmarsi
si
misero
a
muggire
spaventosamente
ed
a
spiccare
salti
;
poi
si
provarono
a
gettarsi
a
loro
volta
nel
pantano
,
ma
accorgendosi
che
le
loro
gambe
,
che
non
avevano
lo
spessore
di
quelle
degli
elefanti
,
sprofondavano
interamente
,
rimontarono
lo
strato
duro
,
seguendo
su
quello
i
fuggiaschi
.
-
Che
non
vogliano
lasciarci
?
-
chiese
Sandokan
che
cominciava
ad
inquietarsi
.
-
Avrei
desiderato
meglio
incontrare
gli
assamesi
.
-
Quegli
animali
sono
testardi
ed
eccessivamente
vendicativi
-
rispose
Tremal
-
Naik
.
-
Aspetteranno
che
i
nostri
elefanti
trovino
un
terreno
solido
per
darci
battaglia
.
-
Spero
che
prima
di
allora
saranno
ben
decimati
.
-
Non
ci
rimane
altro
da
fare
,
amico
.
-
Non
sono
che
a
trecento
metri
,
e
le
nostre
carabine
hanno
una
portata
più
che
doppia
.
-
Gli
è
che
il
dondolìo
degli
elefanti
renderà
il
nostro
tiro
molto
difficile
.
-
Sandokan
prese
la
carabina
,
si
piantò
per
bene
sulle
gambe
,
appoggiando
il
petto
contro
l
'
orlo
superiore
della
cassa
,
e
puntò
l
'
arma
,
aspettando
che
l
'
elefante
pilota
trovasse
qualche
punto
su
cui
poggiare
con
minor
violenza
,
le
sue
zampacce
.
Trascorse
qualche
minuto
,
poi
Sandokan
lasciò
partire
il
colpo
,
approfittando
d
'
un
istante
di
sosta
del
pachiderma
.
La
palla
,
quantunque
ben
diretta
,
andò
a
spezzare
una
delle
corna
del
bisonte
,
che
guidava
la
truppa
e
che
era
il
più
colossale
di
tutti
.
L
'
animale
si
fermò
un
momento
,
sorpreso
,
senza
dubbio
,
di
vedersi
cadere
dinanzi
una
delle
sue
principali
difese
;
poi
riprese
tranquillamente
la
marcia
,
come
se
nulla
fosse
avvenuto
.
-
Saccaroa
!
-
esclamò
Sandokan
,
deponendo
l
'
arma
ancora
fumante
,
per
prenderne
un
'
altra
che
gli
porgeva
Kammamuri
.
-
Quegli
animali
valgono
i
rinoceronti
.
-
Te
l
'
ho
detto
,
-
disse
Tremal
-
Naik
.
Sandokan
tornò
a
puntare
l
'
arma
,
mirando
ancora
il
capo
-
fila
,
essendosi
promesso
di
abbatterlo
a
qualunque
costo
.
Due
minuti
dopo
un
altro
sparo
rimbombava
e
la
palla
passava
oltre
senza
aver
colpito
nessuno
del
branco
.
-
Tu
sprechi
il
piombo
,
-
disse
il
bengalese
.
-
Ho
ancora
una
palla
.
-
Confesserai
almeno
che
si
spara
male
,
stando
sul
dorso
d
'
un
elefante
,
e
che
per
distruggere
tutto
quel
branco
,
dovremmo
consumar
tutte
le
munizioni
.
-
Ciò
che
non
desidero
affatto
,
non
sapendo
se
gli
assamesi
ci
seguono
ancora
o
,
se
sono
tornati
indietro
.
-
Uhm
!
Lo
dubito
:
sono
testardi
come
gli
jungli
-
kudgia
.
-
Riprese
la
carabina
e
per
la
terza
volta
l
'
alzò
,
aspettando
il
momento
favorevole
.
Una
nuova
fermata
dell
'
elefante
pilota
,
il
quale
era
sprofondato
nel
fango
fino
alle
ginocchia
,
rimanendo
immobile
per
qualche
istante
,
gli
permise
di
sparare
il
suo
ultimo
colpo
.
Il
bisonte
mandò
un
lunghissimo
muggito
,
poi
si
fermò
bruscamente
abbassando
la
testa
fino
quasi
al
suolo
,
colla
lingua
pendente
.
Tutto
il
branco
si
era
fermato
,
guardandolo
e
muggendo
.
Aveva
compreso
che
il
capo
doveva
essere
stato
gravemente
ferito
.
Il
colossale
bisonte
non
accennava
a
muoversi
.
Tenera
sempre
la
testa
bassa
e
dalla
sua
bocca
,
assieme
ad
una
bava
sanguigna
,
uscivano
dei
rauchi
muggiti
,
che
diventavano
rapidamente
fiochi
.
-
Sta
per
morire
!
-
esclamò
Sandokan
.
In
quel
momento
il
bisonte
cadde
sulle
ginocchia
,
affondando
il
muso
nel
fango
.
Tentò
ancora
di
rimettersi
in
piedi
;
le
forze
invece
bruscamente
gli
mancarono
e
si
rovesciò
su
un
fianco
.
-
Pare
che
sia
proprio
morto
,
è
vero
Tremal
-
Naik
?
-
disse
Sandokan
,
tutto
lieto
di
quel
successo
insperato
.
-
Tu
hai
provveduto
agli
sciacalli
ed
ai
cani
selvaggi
una
buona
preda
,
che
avrebbe
servito
a
meraviglia
anche
a
noi
,
-
rispose
il
bengalese
.
-
Tu
tiri
,
come
Gengis
-
khan
lanciava
le
sue
frecce
.
-
Non
lo
conosco
,
né
mi
occupo
di
sapere
chi
sia
.
-
Un
meraviglioso
conduttore
di
esercito
ed
un
famoso
arciere
.
-
I
bisonti
,
dopo
d
'
aver
fiutato
a
più
riprese
il
loro
capo
e
di
aver
manifestata
la
loro
rabbia
con
muggiti
possenti
,
avevano
ripresa
la
marcia
,
camminando
quasi
parallelamente
agli
elefanti
.
Vi
era
da
augurarsi
che
quel
pantano
si
prolungasse
indefinitivamente
,
o
almeno
fino
alle
falde
delle
montagne
di
Sadhja
,
ciò
che
era
impossibile
a
sperarsi
.
Per
altre
due
ore
gli
elefanti
continuarono
a
marciare
,
ostinatamente
seguìti
dai
bisonti
.
Trovato
un
altro
strato
solido
,
che
formava
come
un
isolotto
in
mezzo
alla
fanghiglia
della
circonferenza
di
tre
o
quattrocento
passi
e
coperto
d
'
alberi
di
varie
specie
,
Sandokan
comandò
una
seconda
fermata
.
Era
una
precauzione
necessaria
,
poiché
il
mezzodì
era
già
trascorso
e
continuando
ad
avanzare
,
senza
alcun
riparo
,
potevano
buscarsi
qualche
terribile
colpo
di
sole
,
non
meno
fatale
del
morso
dei
velenosissimi
cobra
-
capello
.
D
'
altronde
tutti
avevano
fame
,
non
avendo
potuto
prepararsi
la
colazione
durante
la
prima
fermata
,
in
causa
dell
'
attacco
furioso
degli
jungli
-
kudgia
.
Il
luogo
non
era
stato
scelto
male
,
poiché
un
largo
canale
fangoso
li
difendeva
dall
'
attacco
di
quei
testardi
animali
;
e
poi
su
quell
'
isolotto
assieme
a
parecchie
palme
ed
a
piante
d
'
areca
,
si
vedevano
degli
ham
,
ossia
dei
manghi
,
carichi
di
frutta
oblunghe
di
tre
o
quattro
pollici
di
lunghezza
,
che
sotto
la
buccia
dura
e
verdognola
,
contengono
una
polpa
giallastra
,
d
'
un
sapore
aromatico
squisitissimo
e
salubre
se
ben
matura
.
Il
campo
fu
subito
improvvisato
alla
meglio
,
all
'
ombra
delle
piante
,
poiché
anche
gli
elefanti
soffrono
assai
il
calore
;
anzi
tenendoli
troppo
esposti
,
corrono
il
pericolo
di
veder
la
loro
pelle
screpolarsi
,
formando
così
delle
piaghe
nella
carne
viva
,
che
sono
talvolta
difficilissime
a
guarirsi
.
Gli
è
perciò
che
i
loro
cornac
li
spalmano
di
grasso
,
specialmente
sulla
testa
.
Furono
accesi
parecchi
fuochi
e
furono
messi
ad
arrostire
i
volatili
abbattuti
da
Sandokan
e
da
Tremal
-
Naik
.
Mentre
gli
arrosti
rosolavano
infilzati
nelle
bacchette
di
ferro
delle
carabine
,
e
attentamente
sorvegliati
da
una
mezza
dozzina
di
cuochi
improvvisati
,
Sandokan
,
Surama
ed
il
bengalese
,
scortati
da
alcuni
dayachi
,
esploravano
l
'
isolotto
,
per
far
raccolta
di
frutta
,
non
avendo
ormai
più
nemmeno
un
biscotto
.
La
loro
gita
non
fu
inutile
,
poiché
oltre
a
molli
manghi
,
furono
tanto
fortunati
da
scoprire
un
paio
di
mahuah
,
piante
preziosissime
,
che
non
a
torto
vengono
chiamate
la
manna
delle
jungle
,
perché
danno
,
dopo
la
caduta
dei
fiori
,
che
sono
pure
mangiabilissimi
,
quantunque
sappiano
di
muschio
,
delle
grosse
frutta
col
mallo
violaceo
,
contenenti
delle
mandorle
bianche
eccellenti
,
lattiginose
,
colle
quali
gli
indiani
si
preparano
delle
focacce
gustosissime
,
che
surrogano
benissimo
il
pane
.
La
colazione
,
abbondantissima
,
essendo
tutti
i
volatili
grossissimi
,
fu
divorata
in
pochi
minuti
;
poi
tutti
,
Sandokan
e
Tremal
-
Naik
eccettuati
,
si
stesero
sotto
la
fresca
ombra
delle
palme
,
a
fianco
degli
elefanti
,
i
quali
stavano
consumando
una
enorme
provvista
di
teneri
rami
e
di
foglie
,
non
potendosi
dare
a
loro
né
farina
di
frumento
impastata
,
né
la
solita
libbra
di
ghi
per
ciascuno
,
ossia
di
burro
chiarificato
.
I
due
capi
,
che
sospettavano
sempre
un
attacco
degli
assamesi
,
e
che
da
veri
avventurieri
non
sentivano
bisogno
di
riposarsi
,
avevano
riprese
le
loro
armi
,
per
sorvegliare
le
due
rive
dell
'
isolotto
.
Volevano
anche
assicurarsi
di
ciò
che
facevano
i
bisonti
,
che
poco
prima
avevano
veduto
ancora
gironzolare
al
di
là
della
fanghiglia
.
Percorso
l
'
isolotto
tutto
all
'
ingiro
,
scorsero
nuovamente
gli
jungli
-
kudgia
.
Si
erano
sdraiati
al
di
là
del
canalone
,
brucando
le
dure
erbe
palustri
che
crescevano
presso
di
loro
.
Vedendo
apparire
i
due
cacciatori
,
in
un
attimo
furono
tutti
in
piedi
,
cogli
occhi
iniettati
di
sangue
,
sferzandosi
rabbiosamente
i
fianchi
colle
loro
lunghe
code
infioccate
.
Muggivano
ferocemente
e
dimenavano
freneticamente
le
teste
,
come
se
si
provassero
ad
avventare
delle
cornate
.
-
Qui
non
siamo
più
sul
dorso
degli
elefanti
,
-
disse
Sandokan
.
-
È
questo
il
momento
di
decimarli
.
-
Accostò
le
mani
alle
labbra
e
mandò
un
lungo
fischio
.
Subito
malesi
e
dayachi
si
precipitarono
verso
la
riva
.
-
Fucilatemi
quelle
canaglie
,
-
disse
a
loro
Sandokan
.
-
È
tempo
di
finirla
con
questo
inseguimento
che
dura
da
troppo
tempo
.
-
Fu
una
scarica
terribilissima
quella
che
partì
.
Su
diciotto
bisonti
,
undici
caddero
morti
o
moribondi
;
gli
altri
,
vista
la
mala
parata
,
si
allontanarono
a
corsa
sfrenata
,
mettendosi
in
salvo
fra
le
moltissime
macchie
di
bambù
,
che
coprivano
la
jungla
settentrionale
.
I
nostri
fuggiaschi
non
scorgendo
più
i
bisonti
,
fecero
ritorno
all
'
accampamento
,
sicuri
di
potersi
finalmente
riposare
senz
'
essere
più
disturbati
.
Verso
le
quattro
pomeridiane
,
quando
l
'
intenso
calore
cominciava
a
scemare
,
l
'
accampamento
fu
levato
e
gli
elefanti
,
sempre
preceduti
dal
pilota
,
riprendevano
le
mosse
.
Mezz
'
ora
dopo
ritrovavano
finalmente
il
terreno
solido
.
La
jungla
paludosa
era
stata
attraversata
e
cominciava
quella
secca
,
con
distese
di
eterni
bambù
lisci
e
spinosi
,
di
erbe
altissime
semi
-
bruciate
dal
solleone
,
di
immensi
cespugli
con
qualche
gruppo
di
mindi
,
quei
graziosi
arbusti
dalla
corteccia
bianchiccia
,
foglie
verdi
pallide
e
lunghi
grappoli
di
fiori
,
d
'
un
giallo
delicato
e
dal
profumo
delizioso
.
Era
il
momento
di
spingere
i
pachidermi
a
gran
corsa
,
per
lasciare
definitivamente
indietro
gli
assamesi
,
se
ancora
li
seguivano
.
Una
brutta
sorpresa
però
attendeva
i
fuggiaschi
e
si
preparavano
a
offrirla
gli
implacabili
bisonti
.
Nessuno
più
pensava
a
quegli
animali
,
che
non
si
erano
fatti
più
vedere
dopo
la
disastrosa
sconfitta
,
che
avevano
subìta
sul
margine
della
fanghiglia
,
quando
una
improvvisa
agitazione
si
manifestò
fra
gli
elefanti
.
Il
pilota
pel
primo
si
era
fermato
dimenando
la
proboscide
e
lanciando
dei
sonori
barriti
.
-
In
guardia
,
signori
!
-
gridò
il
cornac
,
volgendosi
verso
Sandokan
e
Tremal
-
Naik
,
che
si
erano
alzati
scrutando
le
folte
macchie
che
li
circondavano
.
-
Noi
abbiamo
dimenticato
gli
jungli
-
kudgia
,
-
disse
Tremal
-
Naik
.
-
Ancora
quelle
canaglie
!
-
esclamò
Sandokan
furioso
.
-
T
'
ho
già
detto
che
tu
non
li
conosci
.
-
Questa
volta
li
stermineremo
!
-
Non
ci
resta
altro
da
fare
,
se
vogliamo
continuare
tranquillamente
la
marcia
.
-
Sandokan
alzò
la
voce
.
-
Tenetevi
pronti
tutti
!
Fuoco
accelerato
e
mirate
meglio
che
potete
.
-
Gli
elefanti
,
malgrado
i
colpi
d
'
arpione
,
non
si
muovevano
e
non
cessavano
di
barrire
.
Si
erano
piantati
solidamente
sulle
zampacce
,
colla
proboscide
ben
alta
,
pronta
a
vibrare
colpi
vigorosi
e
le
teste
basse
colle
lunghe
zanne
tese
innanzi
.
Avevan
fiutato
il
pericolo
prima
degli
uomini
e
si
preparavano
a
sostenere
gagliardamente
l
'
urto
degli
avversari
,
proteggendosi
vicendevolmente
i
fianchi
,
per
non
farsi
sventrare
dalle
aguzze
corna
di
quegli
indemoniati
animali
.
I
malesi
ed
i
dayachi
,
tutti
appoggiati
ai
bordi
delle
casse
,
colle
dita
sui
grilletti
delle
carabine
,
erano
pronti
ad
appoggiarli
e
ben
risoluti
a
difenderli
.
Gli
jungli
-
kudgia
s
'
avvicinavano
,
sfondando
con
slancio
irresistibile
le
macchie
.
Le
altissime
canne
oscillavano
in
diversi
punti
,
poi
cadevano
abbattute
dalle
corna
d
'
acciaio
dei
colossi
animali
.
La
carica
,
a
giudicarlo
dalle
mosse
disordinate
dei
bambù
,
doveva
avvenire
per
diverse
direzioni
.
Gli
astuti
e
vendicativi
animali
,
non
si
slanciavano
più
in
una
sola
massa
,
per
non
cadere
in
gruppo
come
sulle
rive
della
fanghiglia
.
-
Eccoli
!
-
gridò
ad
un
tratto
il
cornac
.
Un
bisonte
,
dopo
d
'
aver
sfondato
con
un
ultimo
urto
una
vera
muraglia
di
bambù
spinosi
,
comparve
all
'
aperto
e
si
slanciò
,
con
impeto
selvaggio
,
contro
l
'
elefante
pilota
,
colla
testa
bassa
,
per
piantargli
le
corna
in
mezzo
al
petto
.
Fu
così
fulmineo
l
'
attacco
,
che
Sandokan
,
Tremal
-
Naik
,
Kammamuri
e
anche
Surama
,
la
quale
si
era
pure
armata
,
essendo
una
buona
bersagliera
,
non
ebbero
nemmeno
il
tempo
di
far
fuoco
.
L
'
elefante
-
pilota
però
vegliava
attentamente
.
Alzò
la
sua
possente
tromba
,
poi
quando
si
vide
l
'
animale
quasi
fra
le
gambe
,
lo
percosse
furiosamente
sulla
groppa
.
Parve
un
colpo
di
spingarda
.
Lo
jungli
-
kudgia
stramazzò
di
colpo
,
colla
spina
dorsale
fracassata
da
quella
tremenda
sferzata
.
S
'
udì
quasi
subito
un
crac
,
come
se
delle
ossa
si
spezzassero
sotto
una
pressione
spaventevole
.
Il
pachiderma
aveva
posato
ambe
le
zampe
posteriori
sul
moribondo
,
schiacciandogli
la
testa
.
-
Bravo
pilota
!
-
gridò
Tremal
-
Naik
.
-
Questa
sera
avrai
doppia
razione
di
typha
!
-
Altri
tre
bisonti
erano
comparsi
sbucando
da
diverse
direzioni
e
caricando
all
'
impazzata
.
Uno
fu
subito
fulminato
da
una
scarica
dei
malesi
e
dei
dayachi
,
il
secondo
andò
a
cacciarsi
fra
due
elefanti
della
retroguardia
e
subito
schiacciato
prima
che
avesse
potuto
far
uso
delle
sue
corna
,
ed
il
terzo
,
ferito
e
forse
gravemente
da
una
palla
di
Sandokan
,
voltò
le
spalle
rientrando
nelle
macchie
,
forse
per
morire
là
dentro
in
pace
.
Giungeva
però
il
grosso
,
formato
fortunatamente
da
cinque
soli
animali
,
gli
unici
superstiti
della
numerosa
truppa
.
L
'
accoglienza
che
ebbero
fu
tremenda
.
I
malesi
ed
i
dayachi
che
avevano
avuto
il
tempo
di
ricaricare
le
armi
,
li
ricevettero
con
un
vero
fuoco
di
fila
,
arrestandoli
in
piena
corsa
ed
il
peggio
fu
quando
gli
elefanti
,
aizzati
dai
cornac
,
caricarono
a
loro
volta
abbattendo
con
gran
colpi
di
proboscide
quelli
che
,
quantunque
gravemente
feriti
,
tentavano
ancora
di
rialzarsi
.
-
Ehi
,
Tremal
-
Naik
!
-
gridò
allegramente
Sandokan
.
-
Che
questa
volta
la
sia
proprio
finita
?
-
Vorrei
sperarlo
,
-
rispose
il
bengalese
che
non
era
meno
lieto
di
quel
completo
successo
.
-
E
quello
che
si
è
rifugiato
nella
jungla
,
vada
a
cercare
altri
compagni
?
-
Le
truppe
di
bisonti
non
s
'
incontrano
ad
ogni
passo
e
poi
ogni
gruppo
fa
da
sé
e
non
si
unisce
mai
agli
altri
.
Facciamo
le
nostre
provviste
,
giacché
la
carne
qui
abbonda
,
mentre
noi
siamo
a
secco
.
Il
filetto
e
le
lingue
di
questi
animali
,
godono
fama
di
essere
bocconi
da
re
.
-
Gli
elefanti
furono
fatti
inginocchiare
e
tutti
scesero
a
terra
,
senza
l
'
aiuto
delle
scale
,
correndo
verso
quelle
enormi
masse
di
carne
.
Non
fu
però
impresa
facile
spaccare
quelle
gobbe
per
trarne
i
filetti
.
I
bisonti
indiani
,
al
pari
di
quelli
americani
,
offrono
delle
resistenze
incredibili
anche
dopo
morti
,
per
lo
spessore
enorme
delle
loro
ossa
che
sono
a
prova
di
scure
.
I
malesi
,
dopo
essersi
invano
affaticati
,
dovettero
lasciare
il
posto
a
Bindar
ed
ai
cornac
più
pratici
di
loro
.
Fatta
un
'
abbondante
provvista
di
lingue
e
di
carne
scelta
,
la
carovana
riprese
la
marcia
,
rimontando
verso
il
settentrione
con
passo
abbastanza
celere
,
malgrado
gli
ostacoli
che
presentava
incessantemente
l
'
interminabile
jungla
.
Non
fu
che
verso
le
otto
della
sera
,
nel
momento
in
cui
il
sole
precipitava
all
'
orizzonte
e
dopo
d
'
aver
percorse
ben
quaranta
miglia
in
poche
ore
,
che
Sandokan
diede
il
segnale
della
fermata
a
breve
distanza
dalla
riva
destra
del
Brahmaputra
,
il
quale
piegava
pure
,
in
senso
inverso
,
a
settentrione
,
scendendo
dall
'
imponente
catena
dell
'
Himalaya
.
Non
essendo
improbabile
che
in
quel
luogo
vi
fossero
molti
animali
feroci
,
Tremal
-
Naik
e
Kammamuri
fecero
improvvisare
dai
malesi
e
dai
dayachi
,
uno
stecconato
di
bambù
,
intrecciati
e
accendere
anche
,
ad
una
certa
distanza
,
numerosi
falò
;
poi
le
tende
furono
rizzate
per
difendersi
dai
colpi
di
luna
,
che
nell
'
India
non
sono
meno
pericolosi
di
quelli
di
sole
,
poiché
dormendo
col
viso
esposto
all
'
astro
notturno
,
sovente
ci
si
sveglia
ciechi
affatto
.
La
cena
fu
deliziosa
e
,
come
si
può
ben
immaginare
,
abbondantissima
.
Gustate
furono
specialmente
le
lingue
dei
bisonti
,
che
erano
state
messe
a
bollire
in
un
pentolone
di
rame
.
I
flying
-
fox
,
quei
brutti
vampiri
notturni
,
dalle
ali
nere
,
che
quando
sono
interamente
spiegate
,
misurano
insieme
perfino
un
metro
e
che
hanno
il
corpo
rivestito
da
una
folta
pelliccia
rossastra
,
e
la
testa
che
somiglia
a
quella
della
volpe
,
cominciavano
a
descrivere
in
aria
i
loro
capricciosi
zig
-
zag
,
quando
Sandokan
,
Surama
e
Tremal
-
Naik
,
si
ritirarono
sotto
la
loro
tenda
,
sicuri
di
poter
passare
finalmente
una
notte
tranquilla
.
Gli
altri
li
avevano
già
preceduti
.
Solo
Kammamuri
e
Sambigliong
,
con
quattro
dayachi
,
erano
rimasti
a
guardia
del
campo
,
potendosi
dare
che
qualche
tigre
,
qualche
pantera
,
si
celassero
nei
dintorni
e
tentassero
,
quantunque
i
fuochi
ardessero
sempre
,
qualche
colpo
sugli
addormentati
.
28
.
I
montanari
di
Sadhja
La
notte
era
splendida
e
fresca
,
cominciando
a
farsi
sentire
le
forti
arie
delle
non
lontane
montagne
,
che
si
delineavano
maestosamente
verso
il
settentrione
,
primi
contrafforti
dell
'
imponente
catena
dell
'
Himalaya
.
La
luna
splendeva
in
un
cielo
purissimo
,
sgombro
di
qualsiasi
nube
,
fra
miriadi
di
stelle
che
fiorivano
senza
posa
,
facendo
proiettare
,
alle
altissime
e
folte
macchie
di
bambù
,
ombre
lunghissime
.
Un
silenzio
profondo
,
rotto
solo
di
quando
in
quando
dall
'
urlo
monotono
e
triste
di
qualche
sciacallo
affamato
o
dallo
strido
acuto
di
qualche
flying
-
fox
(
volpe
volante
)
,
regnava
sulla
immensa
pianura
.
Pareva
che
né
le
tigri
,
né
le
pantere
,
né
i
serpenti
,
animali
che
vivono
in
gran
numero
nelle
jungle
indiane
,
avessero
ancora
lasciato
i
loro
covi
,
per
mettersi
in
caccia
.
Kammamuri
e
Sambigliong
,
seduti
a
breve
distanza
da
un
falò
,
fumavano
scambiandosi
di
quando
in
quando
qualche
parola
,
mentre
i
dayachi
passeggiavano
silenziosamente
dietro
la
cinta
improvvisata
,
alimentando
di
tratto
in
tratto
i
fuochi
.
Vegliavano
da
un
paio
d
'
ore
senza
che
avessero
notato
alcunché
di
straordinario
,
quando
udirono
improvvisamente
alzarsi
nella
jungla
,
un
urlio
indiavolato
,
come
se
centinaia
e
centinaia
di
cani
selvaggi
irrompessero
attraverso
le
macchie
.
-
Che
cosa
succede
laggiù
?
-
si
chiese
Sambigliong
alzandosi
.
-
I
cani
avranno
scovato
qualche
nilgò
e
si
saranno
messi
in
caccia
,
-
rispose
Kammamuri
.
-
O
che
mirino
ad
assalirci
?
-
Non
sono
da
temersi
molto
.
-
Odi
come
i
loro
latrati
diventano
sempre
più
acuti
?
Si
direbbe
che
s
'
avvicinano
.
-
Kammamuri
stava
per
rispondere
,
quando
un
colpo
di
fucile
,
che
fece
subito
tacere
la
banda
urlante
,
rintronò
nella
jungla
.
-
Ah
!
Questo
è
da
temersi
,
altro
che
i
cani
!
-
brontolò
il
maharatto
.
Lo
sparo
che
si
era
ripercosso
perfino
dentro
le
tende
,
aveva
fatto
balzare
subito
fuori
Sandokan
e
Tremal
-
Naik
e
svegliati
i
suoi
uomini
e
anche
gli
elefanti
.
-
Chi
ha
fatto
fuoco
?
-
chiese
la
Tigre
della
Malesia
accorrendo
.
-
Nessuno
di
noi
,
padrone
,
-
rispose
Kammamuri
.
-
Che
gli
assamesi
ci
abbiano
raggiunti
?
-
Io
credo
,
padrone
,
che
si
tratti
invece
di
qualche
viandante
che
si
difende
dai
cani
selvaggi
.
-
Uhm
!
-
fece
Tremal
-
Naik
.
-
Chi
oserebbe
inoltrarsi
nella
jungla
,
solo
,
di
notte
?
Tu
t
'
inganni
,
mio
bravo
Kammamuri
.
-
Si
posero
tutti
in
ascolto
,
ma
non
udirono
nessun
altro
sparo
.
Anche
i
cani
non
avevano
più
riprese
le
loro
urla
.
-
Tu
che
sei
un
figlio
delle
jungle
,
che
cosa
proponi
di
fare
?
-
chiese
Sandokan
rivolgendosi
verso
Tremal
-
Naik
;
-
di
lanciare
un
drappello
d
'
uomini
in
mezzo
ai
bambù
?
-
Sarebbe
un
pessimo
consiglio
,
-
rispose
il
bengalese
,
-
che
non
lo
darei
a
nessuno
.
Le
jungle
si
prestano
troppo
bene
alle
imboscate
.
-
Tu
sospetti
che
si
cerchi
di
attirarci
in
qualche
agguato
.
-
Nel
tuo
caso
sai
che
cosa
farei
,
amico
Sandokan
?
Leverei
senza
indugio
il
campo
e
prenderei
il
largo
spingendo
gli
elefanti
alla
massima
corsa
.
-
Ed
io
accetto
la
tua
proposta
,
senza
cercare
nemmeno
di
discuterla
.
-
Poi
alzando
la
voce
,
comandò
:
-
Ohe
,
cornac
!
Fate
alzare
gli
elefanti
e
fate
prendere
a
loro
la
corsa
.
Tutti
pronti
a
salire
!
Vi
accordo
,
amici
,
cinque
soli
minuti
per
ripiegare
le
tende
.
-
Malesi
e
dayachi
si
erano
slanciati
attraverso
l
'
accampamento
,
come
uno
stormo
di
avvoltoi
,
sciogliendo
le
tende
e
arrotolando
con
rapidità
fulminea
tappeti
,
materassini
e
coperte
,
mentre
Sandokan
,
Tremal
-
Naik
e
Kammamuri
,
varcata
la
cinta
improvvisata
,
si
spingevano
per
qualche
centinaio
di
passi
nella
jungla
,
colla
speranza
di
scoprire
qualche
cosa
.
I
cinque
minuti
non
erano
ancora
trascorsi
,
che
gli
elefanti
si
trovavano
pronti
a
ripartire
,
quantunque
dimostrassero
il
loro
mal
umore
per
quella
inaspettata
marcia
,
con
sordi
barriti
e
con
un
alzare
e
abbassare
d
'
orecchi
.
Dayachi
,
malesi
e
prigionieri
erano
tutti
al
loro
posto
,
chi
entro
le
casse
,
chi
sui
larghi
dorsi
dei
pachidermi
,
tenendosi
ben
stretti
alle
corde
.
Sandokan
ed
i
suoi
compagni
,
dopo
aver
fatta
una
breve
punta
senza
nulla
vedere
di
sospetto
,
si
erano
affrettati
,
a
loro
volta
,
a
raggiungere
l
'
elefante
-
pilota
,
il
solo
che
si
mantenesse
tranquillo
.
-
Siamo
pronti
?
-
chiese
Sandokan
quando
si
fu
accomodato
nella
cassa
a
fianco
di
Surama
.
-
Tutti
!
-
risposero
ad
una
voce
malesi
e
dayachi
.
-
Via
!
-
Gli
elefanti
,
quasi
avessero
compreso
che
un
grave
pericolo
minacciava
i
loro
conduttori
,
avevano
cessato
di
barrire
ed
avevano
preso
un
vero
galoppo
,
e
così
rapido
,
che
difficilmente
un
buon
cavallo
avrebbe
potuto
tenere
dietro
a
loro
.
A
vedere
quelle
masse
enormi
,
che
hanno
qualche
cosa
di
antidiluviano
,
si
giudicherebbe
che
essi
fossero
eccessivamente
tardivi
,
mentre
invece
posseggono
un
'
agilità
straordinaria
ed
una
forza
di
resistenza
incredibile
,
che
permette
a
loro
di
gareggiare
,
e
senza
svantaggio
,
coi
mahari
,
i
famosi
corridori
del
deserto
di
Sahara
.
Avevano
appena
preso
lo
slancio
,
quando
un
grido
di
rabbia
ed
insieme
d
'
angoscia
,
sfuggì
da
tutte
le
bocche
.
A
destra
ed
a
sinistra
,
dalla
via
presa
dai
pachidermi
,
come
per
un
segnale
convenuto
,
i
bambù
e
le
erbe
secche
della
jungla
,
arse
dal
sole
,
avevano
preso
fuoco
su
diversi
punti
!
...
-
Me
l
'
aspettavo
questo
brutto
giuoco
!
-
esclamò
Sandokan
.
-
Cornac
!
Spingete
la
corsa
,
o
morremo
tutti
arrostiti
!
-
I
conduttori
,
senza
attendere
quel
comando
,
vedendo
il
fuoco
propagarsi
con
rapidità
incredibile
,
avevano
già
afferrati
i
loro
corti
arpioni
,
lasciandoli
cadere
violentemente
sui
crani
dei
pachidermi
,
lanciando
contemporaneamente
fischi
stridenti
.
Vampe
immense
s
'
alzavano
di
già
minacciando
di
rinchiudere
i
fuggiaschi
in
un
cerchio
di
fuoco
.
I
malesi
ed
i
dayachi
avevano
aperto
il
fuoco
,
sparando
all
'
impazzata
in
tutte
le
direzioni
,
mentre
gli
elefanti
,
atterriti
,
raddoppiavano
lo
slancio
,
barrendo
spaventosamente
e
sfondando
,
come
mostruose
catapulte
,
le
folte
macchie
che
si
paravano
a
loro
dinanzi
.
Quella
fuga
rapidissima
aveva
qualche
cosa
di
spaventoso
ed
insieme
di
fantastico
.
Cominciando
a
cadere
le
scintille
addosso
agli
elefanti
e
anche
sulle
persone
che
stavano
nelle
casse
,
Sandokan
sciolse
rapidamente
una
coperta
e
la
gettò
addosso
a
Surama
,
avvolgendola
completamente
,
mentre
Tremal
-
Naik
gridava
agli
altri
:
-
Sciogliete
le
tende
ed
i
materassini
!
Copritevi
e
riparate
le
groppe
degli
elefanti
!
-
L
'
ordine
fu
subito
eseguito
ed
appena
in
tempo
,
poiché
le
due
linee
di
fuoco
,
ormai
diventate
giganti
,
stavano
per
raggiungersi
e
chiudere
completamente
la
ritirata
.
-
Poggia
verso
il
fiume
,
cornac
!
-
comandò
Sandokan
che
conservava
,
anche
in
quel
terribile
momento
,
tutta
la
sua
calma
di
grande
capitano
.
-
Là
sta
la
nostra
salvezza
!
Getta
questa
coperta
sulla
testa
dell
'
elefante
e
bendagli
gli
occhi
!
Fate
altrettanto
voialtri
!
Su
,
forza
,
attraverso
al
fuoco
!
-
I
pachidermi
,
spaventati
di
vedersi
dinanzi
quelle
cortine
fiammeggianti
,
pareva
che
esitassero
a
proseguire
la
corsa
.
Quando
però
si
sentirono
avvolgere
la
testa
dalle
coperte
e
dalle
tende
,
presi
da
un
maggior
spavento
,
si
slanciarono
innanzi
all
'
impazzata
,
mandando
clamori
orribili
.
Le
due
cortine
di
fuoco
non
distavano
che
pochi
metri
l
'
una
dall
'
altra
.
Ancora
un
mezzo
minuto
di
ritardo
e
si
sarebbero
raggiunte
.
Scintille
,
cenere
ardente
,
foglie
accese
,
cadevano
da
tutte
le
parti
e
l
'
aria
minacciava
di
diventare
,
da
un
istante
all
'
altro
,
irrespirabile
.
I
cinque
elefanti
giunsero
,
come
un
uragano
,
là
dove
le
due
linee
fiammeggianti
stavano
per
operare
la
loro
congiunzione
,
e
attraversarono
il
passo
coll
'
impeto
dei
proiettili
,
raddoppiando
i
loro
spaventevoli
clamori
.
Quattro
o
cinque
colpi
di
carabina
li
salutarono
al
passaggio
,
sparati
però
a
una
così
notevole
distanza
,
che
le
palle
non
produssero
alcun
effetto
contro
il
grosso
cuoio
che
rivestiva
quei
colossi
.
I
cornac
s
'
affrettarono
a
togliere
le
coperte
che
avvolgevano
le
teste
degli
animali
,
mentre
i
malesi
ed
i
dayachi
gettarono
via
materassini
e
tende
,
che
avevano
già
preso
fuoco
.
-
Non
credevo
di
avere
tanta
fortuna
,
-
disse
Sandokan
che
appariva
di
buon
umore
.
-
Se
gli
elefanti
continueranno
questa
corsa
indiavolata
per
tre
o
quattro
ore
,
non
avremo
più
nulla
da
temere
da
parte
degli
assamesi
.
Che
cosa
ne
dici
,
Tremal
-
Naik
?
-
Dico
,
-
rispose
il
bengalese
,
-
che
da
questo
momento
noi
potremo
proseguire
tranquillamente
il
nostro
viaggio
verso
Sadhja
,
senza
essere
più
disturbati
.
È
vero
,
Bindar
?
-
Sì
,
sahib
-
rispose
il
fedele
giovanotto
.
-
Tra
due
giorni
noi
saremo
fra
le
montagne
dove
regnava
il
padre
della
principessa
,
il
valoroso
Mahur
.
-
Come
rivedrò
volentieri
il
mio
paese
natio
!
-
esclamò
la
futura
regina
dell
'
Assam
,
con
un
sospiro
.
-
Purché
si
ricordino
ancora
del
capo
dei
kotteri
.
-
Non
ci
sono
io
forse
?
-
disse
Bindar
.
-
Mio
padre
era
uno
dei
più
fedeli
servitori
del
tuo
e
,
lassù
,
fra
le
montagne
,
ho
molti
parenti
.
Basterà
che
io
ti
presenti
a
Khampur
.
-
Chi
è
costui
?
-
Il
nuovo
capo
dei
kotteri
.
Era
un
amico
intimo
di
tuo
padre
e
sarà
ben
lieto
di
rivederti
e
di
mettere
a
tua
disposizione
tutti
i
suoi
guerrieri
.
Egli
odia
Sindhia
e
non
si
rifiuterà
di
prestarti
man
forte
.
-
Speriamolo
,
-
rispose
Surama
.
-
A
me
basta
di
liberare
il
sahib
bianco
,
che
tanto
amo
.
-
Lo
rivedrai
più
presto
di
quello
che
credi
,
-
disse
Sandokan
.
-
Non
lascerò
l
'
Assam
,
checché
debba
accadere
,
senza
aver
prima
strappato
il
mio
fratellino
bianco
dalle
zampe
di
quell
'
ubriacone
di
Sindhia
e
senza
aver
saldato
i
conti
con
quel
cane
di
greco
,
causa
principale
di
tutte
le
nostre
disgrazie
.
Fra
quindici
giorni
,
e
fors
'
anche
prima
,
tutto
sarà
finito
e
andrò
a
respirare
una
boccata
d
'
aria
marina
,
della
quale
sento
un
bisogno
grandissimo
.
-
Come
!
Non
ti
fermerai
alla
mia
corte
,
ammesso
che
io
possa
diventare
la
rhani
dell
'
Assam
?
-
Sì
,
per
un
paio
di
settimane
,
ma
poi
tornerò
laggiù
,
al
Borneo
,
-
disse
Sandokan
che
era
diventato
improvvisamente
cupo
.
-
Anche
nelle
mie
vene
scorre
sangue
di
rajah
ed
un
giorno
mio
padre
fu
potente
,
e
dominava
una
regione
forse
più
vasta
dell
'
Assam
.
Pensiamo
a
dare
ora
un
trono
a
te
ed
a
Yanez
:
poi
penserò
a
posare
anche
sul
mio
capo
una
corona
.
Sono
vent
'
anni
che
medito
una
vendetta
e
sono
vent
'
anni
che
un
miserabile
straniero
siede
sul
trono
dei
miei
avi
,
dopo
d
'
aver
spazzato
mio
padre
,
mia
madre
,
i
miei
fratelli
,
le
mie
sorelle
!
Quel
giorno
che
comparirò
sulle
rive
del
lago
di
Kini
Ballù
sarà
un
giorno
di
sangue
e
di
fuoco
.
-
Sandokan
!
-
esclamarono
Tremal
-
Naik
e
Surama
.
Il
terribile
pirata
si
era
alzato
cogli
occhi
accesi
,
il
viso
alterato
da
un
furore
spaventevole
,
agitando
la
destra
come
se
brandisse
una
scimitarra
assetata
di
sangue
e
di
stragi
,
ma
dopo
qualche
istante
tornò
a
sedersi
,
calmo
come
prima
,
dicendo
con
voce
rauca
:
-
Aspettiamo
quel
giorno
!
-
Caricò
rabbiosamente
la
pipa
,
l
'
accese
e
si
mise
a
fumare
con
furia
,
guardando
la
jungla
che
fiammeggiava
sempre
dietro
gli
elefanti
.
Tremal
-
Naik
gli
batté
su
una
spalla
.
-
Quel
giorno
,
-
gli
disse
,
-
spero
che
mi
avrai
per
compagno
.
-
Ti
accetto
fin
d
'
ora
,
-
rispose
la
Tigre
della
Malesia
.
-
Ed
io
,
-
disse
Surama
,
-
metterò
a
tua
disposizione
tutti
i
tesori
dell
'
Assam
e
tutti
i
seikki
.
-
Grazie
fanciulla
,
ma
a
tuttociò
,
preferisco
Yanez
,
il
mio
buon
genio
.
Il
principe
consorte
potrà
assentarsi
per
un
paio
di
mesi
.
-
Anche
per
dodici
se
lo
vorrai
.
-
Gli
elefanti
,
ancora
spaventati
dai
bagliori
dell
'
incendio
,
continuavano
intanto
la
loro
rapidissima
corsa
,
ansando
fortemente
ed
imprimendo
alle
casse
tali
scosse
,
che
le
persone
che
le
montavano
,
di
quando
in
quando
,
cadevano
le
une
nelle
braccia
delle
altre
.
La
jungla
continuava
ad
estendersi
lungo
la
riva
destra
del
Brahmaputra
,
però
a
poco
a
poco
tendeva
a
cambiare
.
I
bambù
sparivano
per
lasciare
il
posto
alle
alte
graminacee
,
ai
folti
cespugli
,
alle
mangifere
che
formavano
dei
superbi
gruppi
,
ai
tara
ed
ai
latania
.
Era
però
sempre
una
regione
senza
villaggi
,
senza
capanne
,
non
amando
gli
indiani
abitare
là
dove
imperano
le
tigri
,
i
rinoceronti
,
le
pantere
ed
i
serpenti
dal
morso
mortale
.
Quella
corsa
velocissima
durò
fino
alle
dieci
del
mattino
,
poi
Sandokan
,
vedendo
che
gli
elefanti
rallentavano
,
diede
il
segnale
della
fermata
.
Ormai
gli
assamesi
non
erano
più
da
temersi
.
Anche
se
avessero
avuto
dei
cavalli
di
buona
razza
,
non
avrebbero
potuto
tenere
dietro
a
quei
colossi
,
che
avevano
mantenuto
per
cinque
o
sei
ore
una
velocità
assolutamente
straordinaria
.
Quella
fermata
si
prolungò
fino
alle
quattro
del
pomeriggio
,
poi
gli
elefanti
ripresero
,
di
buon
umore
,
la
loro
corsa
,
senza
aver
bisogno
di
essere
aizzati
dai
loro
conduttori
,
avendo
trovato
,
durante
quel
riposo
,
un
'
abbondante
provvista
di
typha
e
di
rami
di
bâr
(
ficus
indica
)
,
il
cibo
che
preferiscono
sopra
tutti
gli
altri
,
quando
non
trovano
delle
foglie
di
pipal
(
ficus
religiosa
)
.
A
mezzanotte
marciavano
ancora
,
avanzandosi
verso
le
non
lontane
catene
di
montagne
,
abitate
dai
sudditi
del
defunto
Mahur
,
il
padre
di
Surama
.
Le
jungle
erano
a
poco
a
poco
scomparse
,
per
lasciare
il
campo
a
pianure
ondulate
e
coperte
da
fitti
gruppi
di
alberi
,
all
'
ombra
dei
quali
,
cominciavano
a
succedersi
piccoli
villaggi
,
circondati
da
risaie
.
Un
'
altra
fermata
fu
fatta
che
si
prolungò
fino
alle
sette
del
mattino
:
poi
gli
instancabili
elefanti
ripresero
la
corsa
rimontando
verso
il
nord
-
est
,
dove
già
si
delineavano
alcune
catene
di
altissime
montagne
,
coperte
da
foreste
immense
.
Altre
due
tappe
,
poi
i
pachidermi
,
sempre
agili
e
sempre
rapidi
,
salivano
il
giorno
dopo
i
primi
scaglioni
di
quelle
boscose
catene
,
innalzandosi
gradatamente
.
Il
paese
cominciava
a
popolarsi
.
Minuscoli
villaggi
di
quando
in
quando
apparivano
sui
declivi
,
in
mezzo
a
folte
macchie
di
mangifere
e
di
tamarindi
stupendi
.
-
Ecco
i
sudditi
di
mio
padre
!
-
diceva
Surama
con
un
sospiro
.
-
Quando
sapranno
che
la
figlia
del
vecchio
capo
dei
kotteri
,
dopo
tanti
anni
,
è
ritornata
,
non
le
rifiuteranno
il
loro
appoggio
.
-
Lo
spero
,
-
rispose
Sandokan
.
Quella
sera
l
'
accampamento
fu
piantato
in
mezzo
alle
foltissime
foreste
e
mai
notte
fu
più
calma
di
quella
,
non
abbondando
sulle
montagne
né
cani
selvaggi
,
né
sciacalli
,
ed
essendo
anche
piuttosto
rare
le
tigri
,
le
quali
preferiscono
il
clima
umido
e
caldo
delle
jungle
.
La
sveglia
fu
suonata
da
Bindar
,
che
possedeva
un
ramsinga
di
rame
,
alle
quattro
del
mattino
,
desiderando
tutti
di
riposarsi
alla
sera
a
Sadhja
,
l
'
antica
residenza
del
capo
dei
kotteri
.
Gli
elefanti
,
ben
riposati
e
anche
ben
pasciuti
,
avendo
trovato
dei
banian
da
saccheggiare
,
avevano
subito
ripresa
allegramente
la
marcia
,
costeggiando
una
enorme
spaccatura
,
in
fondo
alla
quale
rumoreggiava
il
Brahmaputra
,
che
forse
dopo
migliaia
e
migliaia
d
'
anni
,
si
era
aperto
un
varco
fra
quelle
montagne
,
per
raggiungere
il
sacro
Gange
e
riversare
le
sue
acque
nel
golfo
del
Bengala
.
Quantunque
le
chine
fossero
faticosissime
,
gli
elefanti
procedettero
sempre
con
grande
rapidità
;
dimostrando
ancora
una
volta
la
loro
incredibile
resistenza
e
la
loro
agilità
assolutamente
straordinaria
.
Verso
il
tramonto
la
carovana
,
dopo
aver
superate
altre
altissime
montagne
,
sempre
ricche
di
boscaglie
,
poiché
la
vegetazione
dell
'
India
non
cessa
che
là
dove
cominciano
le
nevi
ed
i
ghiacciai
,
entrava
finalmente
in
Sadhja
,
la
capitale
del
piccolo
stato
,
quasi
indipendente
,
ossia
dei
kotteri
,
dei
montanari
guerrieri
,
i
più
valorosi
dell
'
Assam
.
Bindar
guidò
i
suoi
padroni
verso
una
vasta
capanna
,
circondata
da
un
giardino
,
dimora
di
un
suo
parente
,
la
quale
si
trovava
un
po
'
fuori
dal
bastioni
della
cittadella
,
desiderando
non
suscitare
,
almeno
pel
momento
,
la
curiosità
della
popolazione
.
Essendo
già
prossima
la
notte
,
quasi
nessuno
aveva
fatto
attenzione
all
'
arrivo
della
carovana
,
trovandosi
la
maggior
parte
di
quei
montanari
nelle
loro
casette
a
cenare
.
Due
vecchi
indiani
,
parenti
del
giovane
,
accolsero
cortesemente
gli
ospiti
raccomandati
dal
nipote
,
mettendo
a
loro
disposizione
tutte
le
provviste
che
possedevano
.
-
Cenate
senza
preoccuparvi
di
me
,
-
disse
Bindar
,
-
e
consideratevi
come
in
casa
vostra
.
Io
vado
ad
avvertire
Khampur
del
vostro
arrivo
.
-
Come
accoglierà
la
notizia
?
-
chiese
Sandokan
che
appariva
un
po
'
pensieroso
.
-
Khampur
era
l
'
amico
devoto
di
Mahur
,
il
grande
capo
dei
kotteri
guerrieri
,
e
sarà
ben
felice
di
rivedere
la
figlia
del
forte
montanaro
.
E
poi
so
che
odia
mortalmente
Sindhia
e
che
non
gli
ha
mai
perdonato
d
'
aver
venduta
,
come
una
miserabile
schiava
,
l
'
ultima
principessa
di
Sadhja
.
-
Ciò
detto
il
bravo
giovanotto
,
dopo
aver
presa
per
precauzione
,
forse
eccessiva
,
la
sua
carabina
,
uscì
entrando
in
città
.
Sandokan
si
rivolse
al
capo
dei
seikki
che
gli
sedeva
di
fronte
e
gli
chiese
:
-
Posso
sempre
contare
sulla
fedeltà
dei
tuoi
uomini
?
-
Sempre
,
sahib
-
rispose
il
demjadar
.
-
Quando
tu
lo
vorrai
,
spiegheranno
la
tua
bandiera
,
se
ne
hai
una
,
e
apriranno
il
fuoco
contro
il
palazzo
reale
.
-
Ho
la
mia
bandiera
fra
i
miei
bagagli
,
-
rispose
Sandokan
,
con
uno
strano
sorriso
.
-
È
tutta
rossa
con
tre
teste
di
tigre
.
Sanno
gli
inglesi
quanto
vale
.
-
Dammela
ed
i
miei
seikki
la
faranno
sventolare
dinanzi
al
rajah
.
-
Sì
,
domani
,
quando
ridiscenderemo
il
Brahmaputra
,
-
rispose
Sandokan
.
-
Sarà
la
nuova
bandiera
dell
'
Assam
,
è
vero
Surama
?
-
E
che
io
conserverò
religiosamente
se
diventerò
veramente
la
rhani
-
disse
la
giovane
principessa
.
-
Così
mi
ricorderò
sempre
di
dover
la
mia
corona
alle
Tigri
di
Mompracem
.
-
Avevano
appena
terminata
la
cena
,
quando
Bindar
entrò
seguìto
da
un
bel
tipo
d
'
indiano
sulla
quarantina
,
vestito
come
un
ricco
kaltano
,
ossia
con
un
costume
mezzo
orientale
,
con
una
larga
fascia
di
seta
rossa
piena
di
pistoloni
e
di
armi
da
taglio
.
Era
un
uomo
di
statura
imponente
,
vigoroso
come
uno
jungli
-
kudgia
,
barbuto
come
un
brigante
della
montagna
,
con
due
occhi
nerissimi
e
sfolgoranti
ed
i
lineamenti
energici
.
Solo
a
vederlo
si
capiva
che
doveva
essere
un
gran
capo
e
soprattutto
un
uomo
d
'
azione
.
Prima
ancora
che
Sandokan
ed
i
suoi
compagni
si
fossero
alzati
,
mosse
diritto
verso
Surama
e
le
si
inginocchiò
dinanzi
,
dicendole
con
voce
alterata
da
una
profonda
commozione
:
-
Salute
alla
figlia
del
valoroso
Mahur
!
Tu
non
puoi
essere
che
quella
.
-
La
giovane
principessa
con
un
rapido
gesto
l
'
aveva
rialzato
.
-
Il
mio
primo
ministro
non
deve
rimanere
ai
miei
piedi
,
se
io
un
giorno
riuscirò
ad
atterrare
Sindhia
,
-
disse
.
-
Io
...
tuo
primo
ministro
,
rhani
!
-
esclamò
il
montanaro
,
meravigliato
.
-
Se
,
coll
'
aiuto
di
queste
persone
che
mi
circondano
,
che
per
valore
valgono
mille
uomini
ciascuno
,
otterrò
la
corona
che
mi
spetta
.
-
Khampur
gettò
uno
sguardo
sui
malesi
e
sui
dayachi
,
fermandolo
sulla
Tigre
della
Malesia
.
-
È
quello
il
capo
,
è
vero
,
Surama
?
-
chiese
.
-
Un
uomo
invincibile
.
-
Lo
si
vede
,
-
rispose
l
'
assamese
.
-
Me
ne
intendo
di
uomini
.
Quello
ha
la
folgore
negli
occhi
.
-
E
anche
la
mano
lesta
,
-
disse
Sandokan
sorridendo
e
avanzandosi
verso
il
montanaro
,
che
pareva
aspettasse
una
vigorosa
stretta
di
mano
.
-
Tu
sahib
,
sei
un
valoroso
,
-
disse
il
montanaro
,
-
e
ti
ringrazio
di
aver
raccolta
e
protetta
la
figlia
del
mio
amico
,
il
prode
Mahur
.
Bindar
tutto
mi
ha
raccontato
:
che
cosa
posso
fare
?
Che
cosa
vuoi
tu
?
Parla
:
Khampur
è
pronto
a
dare
la
sua
vita
,
se
fosse
necessario
,
per
la
felicità
di
Surama
.
-
Io
non
desidero
da
te
che
mille
uomini
della
montagna
,
risoluti
a
qualunque
sbaraglio
e
le
barche
necessarie
per
condurli
a
Goalpara
,
-
rispose
Sandokan
.
-
Puoi
tu
fornirmeli
?
-
Anche
duemila
se
ne
vuoi
,
-
rispose
il
montanaro
.
-
Quando
i
miei
sudditi
domani
sapranno
che
la
figlia
di
Mahur
è
ritornata
,
affileranno
subito
le
loro
armi
e
staccheranno
dalle
pareti
i
loro
scudi
di
pelle
di
bufalo
.
-
A
noi
basta
la
metà
purché
siano
scelti
e
valorosi
,
-
disse
Sandokan
.
-
Noi
possiamo
contare
sulla
guardia
del
rajah
,
che
è
formata
tutta
di
seikki
provati
al
fuoco
,
è
vero
demjadar
?
-
Quando
tu
lo
vorrai
,
sahib
,
saranno
pronti
,
-
rispose
il
capo
dei
mercenari
.
-
Non
avrò
da
dire
a
loro
che
una
parola
.
-
Khampur
guardò
attentamente
il
seikko
,
poi
disse
con
una
certa
soddisfazione
:
-
Ecco
un
vero
guerriero
:
conosco
il
valore
di
questi
montanari
.
-
Quando
potranno
essere
pronte
le
barche
?
-
chiese
Sandokan
.
-
Domani
dopo
mezzodì
i
miei
uomini
saranno
pronti
a
discendere
il
Brahmaputra
.
-
Di
quanti
legni
puoi
disporre
?
-
Ho
una
ventina
di
piccoli
legni
fra
poluar
e
bangle
e
potremo
caricare
su
ognuno
una
cinquantina
d
'
uomini
,
-
rispose
Khampur
.
-
Quanto
credi
che
impiegheremo
a
giungere
a
Gauhati
?
-
Non
più
di
due
giorni
,
se
non
troveremo
degli
ostacoli
.
So
che
il
rajah
tiene
una
flottiglia
sul
fiume
.
-
Hai
delle
bocche
da
fuoco
?
-
Una
cinquantina
di
falconetti
.
-
S
'
incaricheranno
i
miei
uomini
di
provarli
sulle
barche
del
rajah
,
se
cercheranno
di
sbarrarci
il
passo
,
-
disse
Sandokan
.
-
D
'
altronde
non
ci
avanzeremo
che
con
estrema
prudenza
e
cercheremo
di
non
destare
sospetti
.
È
necessario
piombare
improvvisamente
sulla
capitale
e
prenderla
d
'
assalto
con
un
colpo
di
mano
.
-
Tu
farai
,
sahib
,
quello
che
meglio
crederai
,
-
disse
Khampur
.
-
I
miei
uomini
ti
seguiranno
dovunque
.
Vado
a
far
battere
il
tumburà
,
onde
domani
siano
qui
tutti
i
guerrieri
della
montagna
.
-
S
'
inginocchiò
dinanzi
a
Surama
e
le
baciò
replicatamente
l
'
orlo
della
veste
,
omaggio
che
si
rende
solo
ai
sovrani
e
alle
principesse
del
sangue
;
e
dopo
d
'
ager
augurato
a
tutti
la
buona
notte
,
uscì
rapidamente
rientrando
nella
cittadella
.
29
.
Sul
Brahmaputra
Quella
notte
nessuno
certamente
dormì
tranquillo
in
Sadhja
.
Il
tumburà
,
quell
'
enorme
e
splendido
tamburo
,
ricco
di
dorature
e
di
pitture
,
di
nastri
e
di
ciuffi
di
penne
di
pavone
,
che
gli
indiani
adoperano
solo
nelle
grandi
circostanze
,
non
cessò
un
solo
istante
di
rullare
fragorosamente
sulla
piazza
della
cittadella
.
Da
tutti
i
villaggi
installati
sulle
chine
,
o
sulle
cime
delle
vicine
montagne
o
nelle
profonde
gole
,
si
rispondeva
a
colpi
d
'
hula
,
altri
tamburi
,
di
dimensioni
inferiori
al
tumburà
,
ma
che
tuttavia
si
odono
egualmente
ad
incredibili
distanze
,
o
si
rispondeva
con
acuti
suoni
di
trombe
di
rame
e
con
scariche
di
fucile
.
I
prodi
montanari
della
frontiera
birmana
,
avvertiti
dall
'
incessante
rullare
del
tumburà
,
che
qualche
grave
avvenimento
stava
per
accadere
,
accorrevano
da
tutte
le
parti
,
in
grossi
drappelli
ed
in
pieno
assetto
di
guerra
:
scudi
di
pelle
di
bisonte
o
di
rinoceronte
,
lance
,
carabine
,
pistoloni
,
scimitarre
e
tarwar
affilatissimi
.
Forse
supponevano
che
qualche
esercito
birmano
,
avesse
varcata
la
frontiera
,
minacciando
la
capitale
del
loro
minuscolo
stato
,
avvenimento
già
parecchie
altre
volte
accaduto
.
Certo
nessuno
s
'
immaginava
che
Surama
,
la
figlia
del
loro
adoratissimo
capo
,
che
per
tanti
anni
avevano
pianto
,
fosse
la
causa
di
tutto
quel
trambusto
.
Quando
l
'
indomani
,
poco
dopo
l
'
alba
,
Sandokan
,
Tremal
-
Naik
e
Surama
entrarono
in
Sadhja
,
guidati
da
Bindar
e
seguìti
dai
loro
malesi
e
dayachi
,
uno
spettacolo
bellissimo
s
'
offerse
ai
loro
occhi
.
Sulla
vasta
piazza
della
cittadella
,
più
di
mille
e
cinquecento
montanari
,
che
indossavano
i
pittoreschi
costumi
dei
kaltani
,
con
larghi
calzoni
variopinti
,
alta
fascia
rossa
piena
d
'
armi
da
fuoco
e
da
taglio
,
casacche
con
alamari
gialli
o
azzurri
ed
immensi
turbanti
,
stavano
schierati
in
bell
'
ordine
divisi
per
compagnia
,
coi
capi
dei
villaggi
alla
testa
,
che
avevano
per
unico
distintivo
un
mazzo
di
penne
di
sâras
ondeggiante
sulle
loro
fronti
.
Khampur
che
per
l
'
occasione
montava
un
bellissimo
cavallo
bardato
all
'
orientale
,
con
una
lunga
gualdrappa
rossa
a
guarnizioni
d
'
oro
,
appena
vide
giungere
Surama
coi
suoi
protettori
,
sguainò
la
sua
scimitarra
,
e
l
'
agitò
in
alto
gridando
con
voce
tuonante
:
-
Salutate
la
figlia
di
Mahur
,
il
vostro
defunto
signore
.
Ella
viene
a
ricevere
l
'
omaggio
dei
suoi
fedeli
montanari
.
-
Un
grand
'
urlo
,
che
parve
il
rombo
d
'
una
valanga
e
che
si
propagò
attraverso
le
montagne
e
le
vallate
,
seguì
quell
'
ordine
.
-
Salute
alla
rhani
di
Sadhja
!
Salute
!
-
Poi
millecinquecento
carabine
fecero
fuoco
contemporaneamente
in
alto
,
facendo
tremare
le
muraglie
mal
solide
delle
case
.
-
Salute
ai
miei
fedeli
montanari
!
-
gridò
Surama
quando
l
'
eco
delle
montagne
e
delle
vallate
non
ripeté
più
la
scarica
.
Khampur
si
avanzò
verso
Sandokan
,
che
riconosceva
ormai
come
il
capo
della
spedizione
,
e
dopo
essere
sceso
da
cavallo
gli
disse
:
-
Siamo
pronti
a
muovere
alla
conquista
di
Gauhati
.
Non
hai
che
da
scegliere
i
mille
uomini
che
ti
occorrono
,
sahib
.
Ti
prometto
che
essi
ti
seguiranno
anche
fino
sulle
sponde
del
golfo
del
Bengala
,
se
tu
lo
desidererai
.
-
Scegli
tu
i
migliori
;
li
conosci
meglio
di
me
.
-
Come
vuoi
,
sahib
.
-
Sono
pronte
le
barche
?
-
Sono
già
due
ore
che
la
flottiglia
aspetta
.
-
Hai
imbarcati
i
falconetti
?
-
Tutti
.
-
Andiamo
a
vedere
,
intanto
che
tu
scegli
i
tuoi
guerrieri
.
Guidaci
,
Bindar
.
-
Eccomi
,
padrone
-
rispose
il
giovane
indiano
.
Mentre
Khampur
sceglieva
i
montanari
che
dovevano
prendere
parte
alla
pericolosa
spedizione
,
Sandokan
,
Tremal
-
Naik
e
Surama
,
seguìti
dai
malesi
e
dai
dayachi
,
scendevano
verso
il
fiume
,
il
quale
scorreva
,
con
grande
fracasso
,
fra
due
immensi
muraglioni
di
granito
,
alti
più
di
trecento
metri
e
nei
quali
gli
abitanti
avevano
scavato
delle
comode
gradinate
.
Sulla
riva
,
solidamente
ancorati
,
si
trovava
una
ventina
di
legni
,
fra
bangle
e
poluar
,
di
cinquanta
od
ottanta
tonnellate
di
portata
,
costruiti
un
po
'
rozzamente
,
ma
che
pure
non
dovevano
essere
cattivi
galleggianti
.
-
Basteranno
,
-
disse
Sandokan
,
dopo
aver
dato
una
rapida
occhiata
alla
flottiglia
.
-
Ogni
barca
può
contenere
comodamente
una
cinquantina
di
persone
sotto
-
coperta
.
-
Perché
sotto
-
coperta
?
-
chiese
Tremal
-
Naik
.
-
Noi
dovremo
figurare
,
fino
a
Gauhati
,
come
onesti
trafficanti
che
vanno
a
vendere
le
loro
merci
nel
Bengala
,
-
rispose
Sandokan
.
-
Voglio
giungere
alla
capitale
incognito
e
senza
destare
sospetti
.
Se
il
rajah
o
meglio
il
greco
,
sapessero
qualche
cosa
dei
nostri
progetti
,
radunerebbero
di
certo
tutte
le
truppe
che
si
trovano
nell
'
Assam
e
questo
non
deve
avvenire
.
Il
nostro
colpo
di
mano
deve
essere
fulmineo
.
Caduto
il
rajah
,
più
nessuno
si
occuperà
certo
di
accorrere
in
sua
difesa
ed
il
popolo
accetterà
,
senz
'
altro
,
il
fatto
compiuto
ed
acclamerà
la
sua
bella
e
giovane
rhani
.
È
così
che
si
fa
la
politica
nel
tuo
paese
,
è
vero
?
-
Tu
eri
destinato
a
diventare
un
grand
'
uomo
di
stato
,
-
rispose
Tremal
-
Naik
.
-
È
quello
che
mi
diceva
anche
Yanez
,
-
rispose
Sandokan
ridendo
.
I
primi
drappelli
di
montanari
giungevano
in
quel
momento
preceduti
dai
loro
rispettivi
capi
.
Sandokan
diede
ai
suoi
uomini
le
disposizioni
per
l
'
imbarco
.
Si
prese
,
innanzi
a
tutto
,
il
più
grosso
poluar
della
flottiglia
,
che
era
stato
armato
con
sei
falconetti
e
che
poteva
servire
benissimo
come
nave
ammiraglia
,
specialmente
se
montata
dai
malesi
,
abili
marinai
e
formidabili
artiglieri
,
imbarcando
Surama
,
Tremal
-
Naik
e
Kammamuri
,
oltre
i
prigionieri
.
Occorse
non
meno
di
un
'
ora
prima
che
i
mille
montanari
si
fossero
imbarcati
e
accomodati
alla
meglio
sotto
i
ponti
,
non
dovendo
mostrarsi
che
sotto
le
mura
della
capitale
del
rajah
,
onde
non
destare
degli
allarmi
,
che
avrebbero
potuto
produrre
delle
conseguenze
incalcolabili
.
Alle
sette
del
mattino
la
flottiglia
salpava
le
ancore
,
scendendo
il
Brahmaputra
a
gruppi
di
tre
o
quattro
legni
,
misti
fra
bangle
e
poluar
,
essendo
solamente
questi
armati
di
falconetti
.
Il
primo
giorno
di
navigazione
fu
senza
incidenti
.
Soli
pochi
legnetti
furono
incontrati
,
che
salivano
la
corrente
,
portando
agli
abitanti
delle
montagne
dei
carichi
di
riso
.
Anche
il
secondo
fu
senza
allarmi
.
Nessuno
aveva
fatto
caso
a
quel
numero
,
un
po
'
insolito
di
navigli
,
non
essendo
il
Brahmaputra
troppo
frequentato
,
quantunque
sia
una
delle
più
grandi
arterie
fluviali
dell
'
India
settentrionale
.
Avendo
i
malesi
,
i
dayachi
ed
i
barcaiuoli
di
Khampur
,
arrancato
vigorosamente
tutto
il
giorno
,
ed
essendo
stati
molto
favoriti
dalla
corrente
che
scorreva
più
rapida
e
dal
vento
che
soffiava
deciso
da
levante
,
alla
sera
giungevano
di
fronte
all
'
imboccatura
del
canale
che
conduceva
nella
palude
dei
coccodrilli
.
-
Dobbiamo
fermarci
nel
nostro
vecchio
rifugio
per
qualche
giorno
,
-
disse
Sandokan
a
Tremal
-
Naik
.
-
È
assolutamente
necessario
che
ci
assicuriamo
innanzi
a
tutto
l
'
aiuto
dei
seikki
e
di
avere
notizie
di
Yanez
,
prima
di
piombare
su
Gauhati
.
-
E
se
vi
è
qualche
legno
del
rajah
nella
palude
?
-
Lo
caleremo
a
fondo
dopo
d
'
averlo
abbordato
,
-
rispose
risolutamente
la
Tigre
della
Malesia
.
Poi
alzando
la
voce
gridò
:
-
Ehi
,
Kammamuri
!
Da
'
ordine
ai
nostri
uomini
d
'
imboccare
il
canale
.
-
Il
poluar
che
marciava
sempre
alla
testa
della
flottiglia
,
cambiò
subito
rotta
e
si
cacciò
entro
il
passo
,
seguìto
subito
da
tutti
gli
altri
legni
,
che
avevano
già
ricevuto
l
'
ordine
di
regolarsi
sempre
sulle
mosse
della
così
detta
nave
ammiraglia
.
Come
già
Sandokan
aveva
previsto
,
nessun
legno
del
rajah
stazionava
nella
palude
.
I
seikki
,
cacciati
dal
fuoco
che
aveva
già
divorato
interamente
la
jungla
di
Benar
,
disperando
ormai
di
ritrovare
i
loro
avversari
,
dovevano
aver
fatto
ritorno
a
Gauhati
,
sicché
la
flottiglia
dei
montanari
poté
gettare
indisturbata
le
sue
ancore
all
'
estremità
della
palude
,
presso
una
riva
coperta
di
folte
piante
sfuggite
,
chissà
per
quale
caso
,
all
'
incendio
spaventevole
che
aveva
divorato
la
jungla
su
tutta
la
sua
estensione
.
Sandokan
,
mentre
gli
equipaggi
preparavano
la
cena
,
fece
chiamare
Bindar
ed
il
demjadar
dei
seikki
.
-
Ecco
il
momento
di
operare
,
-
disse
a
loro
.
-
Noi
siamo
pronti
a
giuocare
la
suprema
partita
.
-
Ed
io
sono
sempre
ai
tuoi
ordini
,
sahib
-
rispose
il
capo
della
guardia
.
-
Ho
avuto
il
tempo
di
conoscerti
e
preferisco
servire
sotto
di
te
,
piuttosto
che
sotto
il
rajah
ed
il
suo
favorito
,
due
bricconi
che
non
hanno
mai
saputo
far
nulla
di
buono
.
-
Io
spero
che
tu
diventerai
un
bravo
ufficiale
della
rhani
,
giacché
è
a
quella
fanciulla
che
spetta
il
trono
e
non
a
me
,
-
rispose
Sandokan
.
-
Prendiamo
gli
ultimi
accordi
.
-
Ti
ascolto
.
-
Sei
sicuro
che
nessuno
dei
tuoi
guerrieri
ti
tradirà
?
-
Non
avere
il
più
lontano
dubbio
su
di
ciò
.
Rispondo
io
per
tutti
.
Che
cosa
dovrò
fare
?
-
Impadronirti
innanzi
a
tutto
del
favorito
del
rajah
.
-
E
poi
?
-
Liberare
immediatamente
l
'
uomo
bianco
che
si
trova
prigioniero
in
uno
dei
sotterranei
del
cortile
d
'
onore
.
Affiderai
a
lui
,
momentaneamente
,
il
comando
delle
tue
truppe
.
È
un
uomo
che
vale
quanto
me
e
d
'
un
coraggio
a
tutta
prova
.
Tu
farai
quello
che
ti
dirà
lui
.
-
Dovrò
rimanere
nel
palazzo
?
-
Se
vedrai
che
gli
assamesi
opporranno
resistenza
ai
miei
montanari
,
accorrerai
in
nostro
soccorso
e
li
prenderai
alle
spalle
.
Di
quanti
uomini
,
senza
la
tua
guardia
,
potrà
disporre
il
rajah
?
-
Di
tre
o
quattromila
,
-
rispose
il
demjadar
.
-
Con
artiglierie
?
-
Due
dozzine
di
vecchi
cannoni
.
-
E
gli
uomini
sono
solidi
?
-
I
cipay
terranno
certamente
duro
,
sahib
,
ma
quelli
non
sono
che
sette
od
ottocento
.
-
Non
lascerò
a
loro
il
tempo
di
barricarsi
,
-
disse
Sandokan
.
-
Entreremo
in
città
di
sorpresa
.
Ed
ora
a
te
,
Bindar
.
-
Comanda
,
padrone
-
disse
il
giovane
indiano
che
aspettava
di
essere
interrogato
.
-
Tu
accompagnerai
il
demjadar
e
t
'
informerai
come
meglio
potrai
del
capitano
Yanez
.
-
A
questo
ci
penso
io
,
sahib
-
disse
il
capo
dei
seikki
.
-
Appena
giungerò
alla
corte
interrogherò
i
miei
uomini
.
-
Ma
tu
come
giustificherai
la
tua
prolungata
assenza
?
-
chiese
Tremal
-
Naik
,
che
assisteva
al
colloquio
insieme
a
Khampur
ed
a
Surama
.
-
Il
rajah
vorrà
sapere
dove
sei
stato
finora
.
-
Ho
già
pensato
a
ciò
,
-
rispose
il
demjadar
.
-
Gli
dirò
che
mi
sono
occupato
di
dare
la
caccia
ai
rapitori
del
suo
primo
ministro
Kaksa
Pharaum
,
e
che
le
ricerche
mi
hanno
condotto
molto
lontano
da
Gauhati
.
Il
rajah
non
dubiterà
di
quanto
racconterò
io
.
-
Allora
tu
,
Bindar
,
entro
domani
,
verrai
a
raggiungerci
,
-
disse
Sandokan
volgendosi
al
giovane
indiano
.
-
Aspetto
tue
notizie
prima
di
salpare
le
ancore
.
-
Prima
del
tramonto
io
sarò
qui
,
padrone
.
-
Conto
su
di
te
.
-
Sandokan
fece
mettere
in
acqua
un
piccolo
gonga
,
che
aveva
fatto
imbarcare
sul
suo
poluar
prima
di
lasciare
Sadhja
,
e
fece
cenno
al
demjadar
ed
a
Bindar
di
prendere
il
largo
,
dicendo
:
-
A
domani
notte
:
checché
debba
succedere
,
ricordatevi
che
io
non
ricondurrò
a
Sadhja
questi
valorosi
montanari
.
-
I
due
uomini
scesero
nel
gonga
,
afferrarono
i
remi
e
si
allontanarono
rapidamente
,
scomparendo
ben
presto
fra
le
tenebre
.
-
Ora
,
-
disse
Sandokan
,
-
possiamo
cenare
.
-
Anche
quella
notte
nessun
molesto
avvenimento
turbò
la
calma
che
regnava
fra
gli
equipaggi
della
flottiglia
,
sicché
tutti
poterono
dormire
tranquillamente
,
malgrado
i
concerti
assordanti
degli
sciacalli
ed
i
rauchi
brontolii
dei
coccodrilli
,
i
quali
giravano
in
gran
numero
intorno
ai
legni
colla
speranza
che
qualche
battelliere
cadesse
fra
le
loro
mascelle
spalancate
.
L
'
indomani
Sandokan
,
quantunque
non
avesse
veramente
dubbi
sulla
fedeltà
del
demjadar
,
forse
pel
suo
istinto
sospettoso
,
mandò
un
drappello
di
montanari
,
guidati
da
Kammamuri
,
verso
la
bocca
del
canale
ed
un
altro
,
sotto
la
direzione
di
Sambigliong
,
verso
la
jungla
,
onde
sorvegliassero
il
fiume
ed
i
dintorni
.
Quelle
precauzioni
furono
però
assolutamente
inutili
,
poiché
il
primo
drappello
non
vide
che
qualche
bangle
carica
d
'
indaco
scendere
la
corrente
,
ed
il
secondo
non
scorse
,
fra
le
ceneri
della
jungla
,
che
qualche
banda
di
cani
selvaggi
.
Un
'
ora
prima
del
tramonto
,
dai
montanari
che
vegliavano
verso
il
fiume
,
fu
segnalato
un
gonga
,
montato
da
due
uomini
,
che
si
avanzava
velocissimo
verso
il
canale
.
La
notizia
trasmessa
subito
a
Sandokan
,
destò
una
viva
ansietà
fra
l
'
equipaggio
.
-
Non
può
essere
che
Bindar
!
-
esclamò
la
Tigre
della
Malesia
,
raggiante
.
-
E
l
'
altro
?
-
avevano
chiesto
ad
una
voce
Surama
e
Tremal
-
Naik
.
-
Sarà
qualche
barcaiuolo
suo
amico
,
suppongo
.
-
Infatti
un
quarto
d
'
ora
dopo
,
il
piccolo
battello
compariva
,
muovendo
a
gran
forza
di
remi
verso
la
nave
ammiraglia
.
Subito
un
grido
di
gioia
sfuggì
dalle
labbra
di
Sandokan
:
-
Bindar
e
Kubang
,
il
capo
della
scorta
di
Yanez
!
-
Il
gonga
che
filava
come
una
rondine
marina
,
abbordò
il
poluar
sotto
la
poppa
ed
il
montanaro
ed
il
malese
in
un
baleno
furono
a
bordo
.
Tutti
si
erano
affollati
intorno
ai
due
nuovi
arrivati
per
interrogarli
.
Sandokan
con
un
gesto
imperioso
li
fece
diventare
muti
.
-
Prima
a
te
Bindar
,
-
disse
.
-
I
seikki
sono
tutti
ai
tuoi
ordini
,
-
rispose
il
giovane
assamese
.
-
Sono
bastate
poche
parole
dal
demjadar
per
deciderli
.
-
Quanti
sono
?
-
Quattrocento
.
-
Aspettano
il
nostro
attacco
?
-
Sì
,
padrone
.
-
E
Yanez
?
-
È
sempre
prigioniero
,
quantunque
trattato
con
tutti
i
riguardi
possibili
ed
è
stato
già
avvertito
dal
demjadar
di
tenersi
pronto
.
-
Non
lo
hanno
sfrattato
?
-
No
.
-
Ah
!
-
esclamò
Surama
,
con
una
esplosione
di
gioia
intensa
.
-
Il
mio
caro
sahib
bianco
!
-
Taci
,
fanciulla
,
-
disse
Sandokan
ruvidamente
.
-
Perché
non
lo
hanno
ancora
condotto
alla
frontiera
bengalese
?
-
Il
demjadar
mi
ha
detto
che
il
favorito
ha
mandato
dei
corrieri
a
Calcutta
,
per
accertarsi
se
il
capitano
è
veramente
un
mylord
inglese
.
-
E
nel
caso
che
non
lo
fosse
farlo
ammazzare
,
-
aggiunse
Sandokan
.
-
Sono
tornati
?
-
No
,
sahib
.
-
Quando
giungeranno
,
il
loro
padrone
non
regnerà
più
sull
'
Assam
.
Ora
a
te
Kubang
.
-
Per
mezzo
del
maggiordomo
che
il
rajah
aveva
messo
a
disposizione
del
suo
grande
cacciatore
,
ho
avvertito
il
capitano
Yanez
che
non
abbia
nulla
da
temere
.
-
Non
vi
è
pericolo
che
lo
avvelenino
?
-
No
,
Tigre
della
Malesia
,
perché
il
carceriere
è
un
parente
del
maggiordomo
e
fa
prima
assaggiare
i
cibi
ad
un
cane
.
-
Surama
,
ti
raccomando
quel
maggiordomo
e
quel
suo
parente
-
disse
Sandokan
volgendosi
verso
la
giovane
.
-
Forse
quei
due
uomini
hanno
salvata
la
vita
al
tuo
fidanzato
.
-
Non
li
dimenticherò
,
Sandokan
,
te
lo
prometto
.
-
Hai
altro
da
dire
,
Kubang
?
-
riprese
poi
la
Tigre
della
Malesia
.
-
Vorrei
chiederti
un
favore
.
-
Parla
.
-
Di
vendicare
i
miei
amici
che
formavano
la
scorta
del
capitano
Yanez
,
-
disse
il
malese
con
voce
commossa
.
Il
viso
di
Sandokan
si
fece
cupo
.
-
Non
era
necessario
che
tu
lo
chiedessi
,
amico
-
disse
con
voce
stridula
.
-
Sai
che
la
Tigre
della
Malesia
non
perdona
.
Saranno
tutti
vendicati
.
-
Quindi
volgendosi
verso
Khampur
,
il
capo
dei
montanari
,
gli
disse
:
-
Darai
ordine
a
tutti
gli
equipaggi
,
che
alla
mezzanotte
salpino
le
ancore
e
che
i
falconetti
siano
carichi
e
pronti
a
trasportarsi
in
città
.
Avremo
probabilmente
bisogno
di
un
po
'
di
artiglieria
,
per
controbattere
quella
degli
assamesi
,
se
avranno
il
tempo
di
condurla
al
fuoco
.
-
Sarai
obbedito
,
sahib
-
rispose
il
montanaro
.
-
Tutti
i
miei
uomini
sono
impazienti
di
combattere
e
di
dare
una
corona
alla
figlia
di
Mahur
.
-
Li
ringrazierai
da
parte
mia
,
-
disse
Surama
,
-
e
dirai
a
loro
che
non
scorderò
giammai
di
dover
ai
prodi
montanari
di
Sadhja
il
mio
trono
.
-
Vieni
,
Tremal
-
Naik
-
disse
Sandokan
.
-
Andiamo
a
preparare
il
nostro
piano
.
-
A
mezzanotte
precisa
la
flottiglia
salpava
le
ancore
e
coi
poluar
in
testa
,
essendo
i
più
grossi
ed
i
meglio
armati
,
lasciava
silenziosamente
la
palude
dei
coccodrilli
,
scendendo
il
Brahmaputra
su
due
colonne
.
30
.
L
'
assalto
a
Gauhati
Alle
due
del
mattino
la
flottiglia
,
sempre
in
buon
ordine
,
giungeva
inosservata
presso
l
'
isolotto
su
cui
sorgeva
la
pagoda
di
Karia
,
gettando
le
ancore
in
prossimità
del
tempio
sotterraneo
,
che
aveva
servito
di
rifugio
a
Sandokan
ed
ai
suoi
malesi
e
dayachi
.
Pareva
che
nessuno
si
fosse
accorto
dell
'
arrivo
di
quella
piccola
squadra
,
che
si
preparava
a
dare
un
formidabile
attacco
alla
capitale
dell
'
Assam
.
Sandokan
aveva
già
comunicati
a
tutti
i
capi
i
suoi
ordini
,
D
'
altronde
non
si
trattava
che
di
sorprendere
le
guardie
che
vegliavano
dinanzi
alla
porta
del
bastione
di
Siringar
,
che
era
il
più
prossimo
,
e
di
muovere
rapidamente
verso
il
palazzo
reale
,
terrorizzando
la
popolazione
con
scariche
furiose
.
Sandokan
aveva
preso
il
comando
assieme
a
Tremal
-
Naik
dei
malesi
e
dei
dayachi
,
poco
numerosi
,
è
vero
,
ma
d
'
un
coraggio
a
tutta
prova
;
Sambigliong
era
stato
incaricato
di
dirigere
l
'
artiglieria
,
formata
da
una
trentina
di
falconetti
;
Khampur
aveva
divisi
i
montanari
in
quattro
gruppi
,
di
duecento
cinquanta
uomini
ciascuno
.
Prima
di
scendere
a
terra
,
Sandokan
si
accostò
a
Surama
e
le
disse
:
-
Non
temere
,
mia
giovane
amica
.
Ora
che
sono
sicuro
che
i
seikki
sono
con
noi
,
non
dubito
più
di
nulla
.
Non
lasciare
questo
legno
,
checché
debba
accadere
.
Lascio
a
te
una
buona
guardia
,
che
ti
ricondurrà
fra
le
tue
montagne
se
un
disastro
,
che
io
però
non
prevedo
,
dovesse
accadere
.
Aspetta
tranquilla
mie
notizie
.
-
Mi
manderai
almeno
il
sahib
bianco
?
-
chiese
Surama
che
appariva
profondamente
commossa
.
-
Sì
,
quando
tutto
sarà
terminato
.
Yanez
non
rinuncerà
di
certo
a
prendere
parte
alla
battaglia
.
-
Le
strinse
calorosamente
la
mano
e
raggiunse
il
suo
gruppo
che
formava
l
'
avanguardia
delle
quattro
colonne
montanare
.
-
Avanti
,
miei
bravi
!
-
gridò
,
snudando
la
scimitarra
.
-
Le
vecchie
tigri
di
Mompracem
devono
aprire
la
strada
ai
forti
guerrieri
di
Sadhja
!
-
I
mille
uomini
si
misero
in
marcia
,
trascinando
con
loro
i
falconetti
,
sui
quali
molto
contavano
per
spaventare
maggiormente
la
popolazione
ed
impressionare
il
rajah
e
la
sua
corte
,
formata
ormai
di
soli
cortigiani
e
di
servi
,
dacché
i
seikki
si
preparavano
a
disertare
.
Sandokan
giunto
a
trecento
passi
dalla
porta
che
s
'
apriva
nel
bastione
di
Siringar
,
fece
fermare
i
suoi
uomini
e
s
'
avanzò
solo
con
Tremal
-
Naik
,
dopo
d
'
aver
montate
le
pistole
.
-
Faremo
il
colpo
noi
,
-
disse
al
bengalese
.
-
Ci
apriranno
?
-
Lo
vedrai
.
Seguimi
correndo
.
-
Entrambi
si
slanciarono
come
se
avessero
avuto
le
ali
ai
piedi
.
Una
voce
che
partiva
dall
'
alto
del
bastione
,
li
costrinse
a
fermarsi
.
Ormai
però
non
erano
che
a
pochi
passi
dalla
porta
.
-
Chi
vive
!
-
gridò
la
sentinella
.
-
Corrieri
del
rajah
!
-
rispose
Sandokan
in
buon
indiano
.
-
Aprite
subito
!
Gravi
notizie
dalla
frontiera
.
-
Da
dove
vieni
?
-
Da
Sadhja
.
-
Aspetta
.
-
Dietro
la
porta
,
che
era
di
bronzo
,
si
udirono
delle
voci
a
discutere
animatamente
per
qualche
istante
,
poi
a
stridere
i
grossi
chiavistelli
.
-
Le
pistole
in
pugno
e
fa
'
fuoco
subito
,
-
sussurrò
Sandokan
a
Tremal
-
Naik
.
-
Pronto
,
-
rispose
il
bengalese
mettendosi
la
scimitarra
fra
i
denti
e
levando
le
sue
armi
da
fuoco
.
Un
momento
dopo
la
massiccia
porta
di
bronzo
si
apriva
e
tre
soldati
assamesi
comparivano
muniti
di
lanterne
.
Subito
otto
colpi
di
pistola
rimbombarono
uno
dietro
l
'
altro
,
con
rapidità
fulminea
,
crivellando
i
disgraziati
.
-
Avanti
!
-
urlò
Sandokan
riprendendo
la
scimitarra
.
I
dayachi
ed
i
malesi
,
udendo
quegli
spari
si
erano
a
loro
volta
slanciati
a
corsa
disperata
;
pronti
ad
aiutare
i
loro
capi
.
Non
vi
era
ormai
più
bisogno
del
loro
concorso
,
poiché
i
cinque
o
sei
uomini
che
formavano
il
corpo
di
guardia
,
spaventati
da
tutti
quei
colpi
,
erano
fuggiti
a
gambe
levate
,
non
senza
urlare
però
ed
a
squarciagola
:
-
All
'
armi
,
cittadini
!
All
'
armi
!
-
Di
corsa
,
tigrotti
di
Mompracem
!
-
esclamò
Sandokan
.
-
Non
lasciamo
alla
guarnigione
il
tempo
d
'
organizzare
la
difesa
.
-
Assicuratosi
che
i
montanari
di
Khampur
s
'
avanzavano
a
passo
di
corsa
,
portando
a
braccia
i
falconetti
,
onde
fare
più
presto
,
si
slanciò
risolutamente
attraverso
il
bastione
,
sboccando
in
una
delle
principali
vie
di
Gauhati
.
I
malesi
ed
i
dayachi
che
avevano
già
ricevuto
prima
le
istruzioni
,
lo
avevano
seguìto
,
mandando
clamori
selvaggi
e
sparando
contro
le
finestre
delle
case
e
le
porte
,
onde
impedire
agli
abitanti
di
scendere
nelle
strade
e
di
prestare
man
forte
alla
guarnigione
.
Anche
i
montanari
di
Khampur
che
s
'
avanzavano
in
ranghi
serrati
,
si
erano
messi
a
gridare
ed
a
sparare
.
Quella
marcia
non
doveva
però
prolungarsi
molto
.
I
guerrieri
che
formavano
il
corpo
di
guardia
,
avevano
già
dato
l
'
allarme
,
e
quando
l
'
avanguardia
malese
e
dayaca
fu
giunta
presso
la
piazza
del
mercato
,
si
vide
sbarrata
la
via
da
un
grosso
attruppamento
di
soldati
.
Erano
i
cipay
del
rajah
,
i
quali
avendo
la
loro
caserma
in
quei
dintorni
,
erano
stati
lesti
ad
accorrere
con
qualche
pezzo
d
'
artiglieria
ed
un
mezzo
squadrone
di
cavalleggeri
irregolari
.
-
Ci
siamo
!
-
gridò
Sandokan
.
-
Stringete
le
file
e
caricate
alla
disperata
.
Qui
bisogna
sfondare
.
-
Quei
cipay
erano
una
truppa
eccellente
,
formata
del
fiore
dei
guerrieri
assamesi
,
milizia
salda
che
aveva
fatto
le
sue
prove
alle
frontiere
della
Birmania
,
e
quindi
capace
di
opporre
una
lunga
e
fors
'
anche
ostinata
resistenza
.
-
Bah
!
-
mormorò
Sandokan
che
guidava
bravamente
all
'
attacco
il
suo
drappello
;
-
se
non
cedono
,
li
faremo
assalire
alle
spalle
dai
seikki
.
-
Un
fuoco
vivissimo
accolse
i
montanari
che
irrompevano
sulla
piazza
in
ranghi
ben
serrati
,
facendo
non
pochi
vuoti
fra
gli
assalitori
;
però
questi
,
senza
troppo
impressionarsi
,
misero
rapidamente
in
batteria
i
loro
trenta
falconetti
e
aperte
le
file
fulminarono
a
loro
volta
i
cipay
del
rajah
.
Una
vera
battaglia
si
era
impegnata
d
'
ambo
le
parti
,
con
vero
accanimento
.
Se
i
cipay
fossero
stati
soli
,
non
avrebbero
resistito
a
lungo
a
quel
fuoco
infernale
,
quantunque
disponessero
anche
loro
di
alcuni
pezzi
d
'
artiglieria
.
Disgraziatamente
pei
montanari
,
altri
rinforzi
giungevano
da
tutte
le
parti
,
asserragliando
le
vie
che
sboccavano
sulla
piazza
con
carri
e
lastre
e
pietre
,
formando
delle
vere
barricate
.
Tutta
la
guarnigione
della
capitale
,
allarmata
da
quegli
spari
,
si
portava
sollecitamente
sul
campo
della
pugna
.
Sandokan
,
che
conservava
un
ammirabile
sangue
freddo
,
intuì
subito
il
pericolo
che
lo
minacciava
.
-
Ogni
minuto
che
perdiamo
,
aumenterà
la
resistenza
-
disse
a
Tremal
-
Naik
che
combatteva
al
suo
fianco
.
-
Forziamo
la
fronte
.
Battuti
i
cipay
,
saremo
padroni
della
città
.
-
Radunò
duecento
uomini
,
mise
in
testa
i
malesi
ed
i
dayachi
e
li
scagliò
all
'
assalto
contro
le
linee
dei
cipay
.
Malgrado
l
'
uragano
di
fuoco
,
la
colonna
attraversò
di
gran
corsa
la
piazza
e
si
gettò
contro
i
primi
avversari
,
impegnando
un
terribile
combattimento
all
'
arma
bianca
.
Tre
volte
i
montanari
furono
costretti
a
dare
indietro
,
lasciando
sul
terreno
un
gran
numero
d
'
uomini
,
ma
al
quarto
attacco
,
appoggiato
da
una
nuova
colonna
guidata
da
Khampur
,
riuscirono
a
tagliare
a
metà
la
fronte
dei
cipay
.
Aperto
il
varco
,
tutte
le
altre
schiere
si
spinsero
innanzi
sciabolando
il
nemico
,
che
già
si
ripiegava
in
disordine
riversandosi
attraverso
le
vie
laterali
.
-
Diritti
al
palazzo
!
-
urlò
Sandokan
.
-
Avanti
,
prodi
montanari
di
Sadhia
!
Avanti
tigrotti
di
Mompracem
!
-
I
guerrieri
assamesi
che
avevano
bloccate
le
vie
trasversali
,
vedendo
i
cipay
a
fuggire
e
temendo
di
venire
sorpresi
alle
spalle
,
lasciarono
le
barricate
per
concentrare
forse
la
difesa
in
altro
luogo
.
I
montanari
,
vedendo
la
via
sgombra
,
si
misero
alla
corsa
,
non
cessando
di
far
fuoco
contro
le
finestre
e
le
porte
.
Nessun
abitante
osava
d
'
altronde
mostrarsi
.
Le
stuoie
di
coccottiero
,
rimanevano
ermeticamente
abbassate
,
perfino
quelle
delle
verande
.
Bindar
,
che
era
sfuggito
miracolosamente
ai
colpi
dei
cipay
,
quantunque
avesse
sempre
combattuto
e
valorosamente
in
prima
fila
,
guidava
Sandokan
e
le
sue
schiere
,
verso
l
'
immensa
piazza
,
in
mezzo
alla
quale
s
'
ergeva
il
superbo
palazzo
del
rajah
.
I
montanari
stavano
per
irrompere
nell
'
ultima
e
più
ampia
via
che
conduceva
nella
piazza
,
quando
si
trovarono
dinanzi
ad
una
serie
di
barricate
,
costruite
è
vero
alla
buona
,
con
carri
,
materassi
e
panconi
di
legno
incrociati
,
ma
che
offrivano
una
certa
resistenza
.
Fra
le
une
e
le
altre
si
erano
ammassati
i
cipay
ed
i
guerrieri
assamesi
,
con
un
certo
numero
di
bocche
da
fuoco
.
-
Ecco
l
'
osso
più
duro
da
rosicchiare
-
disse
Sandokan
fermandosi
.
-
I
cipay
sono
stati
più
lesti
di
noi
ed
hanno
avuto
il
tempo
di
trincerarsi
.
-
Capo
,
-
disse
Khampur
,
accostandosi
al
pirata
.
-
Se
i
seikki
non
si
muovono
,
corriamo
il
pericolo
di
farci
schiacciare
.
-
I
seikki
al
momento
opportuno
entreranno
in
azione
.
Devono
essere
occupati
ad
impossessarsi
del
rajah
e
dei
suoi
favoriti
,
in
questo
istante
.
Quando
giungeremo
al
palazzo
reale
,
non
avremo
più
nulla
da
fare
là
dentro
.
Fa
'
piazzare
tutta
la
tua
artiglieria
lungo
i
camminapiedi
e
manda
duecento
uomini
a
occupare
le
case
che
si
trovano
presso
la
prima
barricata
.
Dalle
verande
e
dalle
terrazze
potranno
fare
dei
buoni
colpi
di
carabina
.
Se
è
possibile
,
fa
'
installare
anche
lassù
dei
falconetti
.
-
Sì
,
capo
.
-
Dammi
ora
quattrocento
uomini
per
formare
una
solida
colonna
d
'
attacco
.
-
Quel
rapido
discorso
era
stato
fatto
in
mezzo
ai
colpi
di
fuoco
.
Gli
assamesi
,
credendosi
sicuri
dietro
le
loro
barricate
,
non
avevano
però
ancora
fatto
uso
delle
loro
artiglierie
,
che
dovevano
essere
state
caricate
a
mitraglia
.
I
malesi
,
i
dayachi
ed
una
compagnia
di
montanari
,
avevano
risposto
con
poche
scariche
e
con
qualche
colpo
di
falconetto
,
tanto
per
provare
la
resistenza
di
quelle
trincee
e
dei
loro
difensori
.
Sandokan
,
prima
di
dare
il
gran
cozzo
,
attese
che
i
suoi
ordini
fossero
stati
eseguiti
,
e
quando
vide
i
montanari
comparire
sulle
verande
e
sulle
terrazze
delle
case
più
prossime
alla
prima
trincea
,
comandò
alcune
scariche
di
falconetti
.
Quei
piccoli
pezzi
lanciarono
per
ben
tre
volte
un
vero
uragano
di
palle
,
del
calibro
d
'
una
libbra
,
sfondando
parte
dei
carri
e
dei
panconi
,
e
costringendo
i
difensori
della
barricata
a
ripiegarsi
contro
le
pareti
delle
case
.
Era
il
momento
opportuno
per
dare
il
cozzo
.
Sandokan
e
Tremal
-
Naik
fecero
stringere
le
file
alla
colonna
d
'
assalto
,
e
mentre
i
montanari
che
occupavano
le
terrazze
e
le
verande
li
proteggevano
con
un
fuoco
violentissimo
,
diretto
specialmente
contro
i
cipay
,
che
servivano
i
pezzi
d
'
artiglieria
,
si
slanciarono
all
'
attacco
con
impeto
meraviglioso
.
A
cento
passi
dalla
barricata
una
poderosa
scarica
di
mitraglia
,
vomitata
da
tre
pezzi
collocati
ai
lati
della
barricata
,
fece
oscillare
la
colonna
d
'
assalto
,
che
però
si
rimise
subito
,
strinse
ancor
più
i
ranghi
e
si
spinse
audacemente
innanzi
,
malgrado
avesse
subito
gravi
perdite
.
Una
seconda
volta
si
trovò
esposta
alle
scariche
di
mitraglia
,
nondimeno
quei
prodi
montanari
,
incoraggiati
dallo
slancio
ammirabile
dei
malesi
e
dei
dayachi
e
dalle
grida
dei
valorosissimi
capi
,
che
si
esponevano
intrepidamente
al
fuoco
,
mostrando
un
disprezzo
assoluto
della
vita
,
furono
ben
presto
sopra
la
barricata
,
caricando
i
difensori
colle
larghe
scimitarre
e
gli
affilati
tarwar
.
I
cipay
ed
i
guerrieri
assamesi
tennero
duro
per
qualche
minuto
,
poi
volsero
in
fuga
salvandosi
dietro
la
seconda
barricata
.
Sandokan
fece
voltare
verso
quella
i
cannoni
conquistati
,
che
valevano
ben
meglio
dei
piccoli
falconetti
,
mentre
una
parte
dei
suoi
uomini
sfondavano
,
coi
calci
delle
carabine
,
le
porte
delle
case
per
occupare
le
verande
e
le
terrazze
.
Un
'
altra
colonna
,
composta
di
trecento
uomini
,
correva
in
aiuto
dei
vincitori
.
La
guidava
Khampur
.
Quel
poderoso
rinforzo
si
slanciò
a
sua
volta
,
dopo
alcune
cannonate
,
all
'
attacco
della
nuova
trincea
,
dietro
la
quale
i
cipay
e
gli
assamesi
,
si
preparavano
ad
opporre
un
'
altra
accanita
resistenza
,
malgrado
avessero
subito
perdite
enormi
.
Tutto
il
tratto
di
via
che
correva
fra
le
due
trincee
,
era
coperto
di
morti
e
di
feriti
,
segno
evidente
che
gli
indiani
si
erano
valorosamente
difesi
,
prima
di
cedere
al
possente
urto
dei
montanari
e
delle
vecchie
tigri
di
Mompracem
.
Il
secondo
attacco
fu
meno
laborioso
del
primo
.
I
soldati
del
rajah
,
scoraggiati
,
non
ressero
che
pochi
minuti
,
poi
si
rifugiarono
nell
'
immensa
piazza
dove
sorgeva
il
palazzo
reale
e
dove
avevano
collocate
le
loro
migliori
artiglierie
.
I
montanari
però
li
avevano
seguìti
così
da
presso
da
non
permettere
a
loro
d
'
innalzare
un
'
altra
trincea
,
né
di
fare
troppe
scariche
.
L
'
urto
fra
le
due
falangi
fu
nondimeno
sanguinosissimo
.
Assamesi
e
montanari
gareggiavano
per
coraggio
e
per
ostinazione
.
Tutti
avevano
gettate
via
le
carabine
,
diventate
inutili
in
un
combattimento
corpo
a
corpo
,
non
essendo
armate
di
baionette
e
combattevano
colle
pistole
e
colle
armi
bianche
,
con
una
rabbia
crescente
e
con
grande
strage
da
una
parte
e
dall
'
altra
.
La
resistenza
che
opponeva
la
guarnigione
,
sempre
ingrossata
da
altre
truppe
fresche
,
che
giungevano
ad
ogni
istante
dai
quartieri
più
lontani
della
città
,
era
diventata
così
tenace
,
che
Sandokan
,
Tremal
-
Naik
e
Khampur
,
per
un
momento
,
dubitarono
dell
'
esito
dell
'
impresa
.
I
montanari
cominciavano
a
dar
segno
di
stanchezza
e
non
assalivano
più
coll
'
impeto
primiero
,
un
po
'
scoraggiati
anche
di
trovarsi
continuamente
dinanzi
truppe
fresche
,
che
non
cedevano
facilmente
ai
replicati
assalti
.
Ad
un
tratto
però
,
all
'
estremità
opposta
della
piazza
,
in
direzione
del
palazzo
reale
,
proprio
dietro
le
spalle
delle
truppe
del
rajah
,
si
udirono
echeggiare
improvvisamente
delle
nutrite
scariche
di
fucileria
,
appoggiate
da
alcuni
colpi
di
cannone
.
Un
immenso
urlo
di
gioia
sfuggì
dai
petti
dei
montanari
e
dai
petti
delle
vecchie
tigri
di
Mompracem
:
-
I
seikki
!
-
Erano
infatti
i
saldi
ed
invincibili
guerrieri
del
demjadar
,
che
accorrevano
in
loro
aiuto
,
e
che
avevano
aperto
il
fuoco
dalle
gradinate
del
palazzo
reale
.
I
cipay
e
gli
assamesi
,
passato
il
primo
momento
di
stupore
,
non
potendo
subito
credere
ad
un
tale
tradimento
,
vistisi
presi
fra
due
fuochi
,
si
diedero
ad
una
fuga
precipitosa
,
gettando
le
armi
onde
essere
più
lesti
.
Tre
o
quattrocento
però
erano
rimasti
sulla
piazza
,
abbassando
le
carabine
e
le
scimitarre
in
segno
di
resa
.
Sandokan
e
Tremal
-
Naik
si
erano
slanciati
verso
il
demjadar
,
che
marciava
alla
testa
della
sua
magnifica
truppa
,
accompagnato
da
un
uomo
vestito
di
flanella
bianca
,
che
portava
sul
capo
un
elmetto
di
tela
con
un
lungo
velo
azzurro
.
-
Yanez
!
-
esclamarono
entrambi
precipitandosi
fra
le
braccia
aperte
del
portoghese
.
-
In
carne
ed
ossa
,
amici
miei
-
rispose
l
'
ex
mylord
ridendo
.
-
Peccato
che
sia
giunto
un
po
'
tardi
a
prendere
parte
alla
battaglia
,
che
assicura
il
trono
alla
mia
bella
Surama
;
ma
abbiamo
avuto
un
po
'
da
fare
al
palazzo
reale
,
è
vero
mio
bravo
demjadar
?
-
Il
capo
dei
seikki
fece
un
cenno
affermativo
.
-
Il
rajah
?
-
chiese
Sandokan
.
-
È
nelle
nostre
mani
.
-
Ed
il
greco
?
-
Si
è
difeso
come
un
dannato
,
aiutato
da
un
manipolo
di
favoriti
e
di
bricconi
degni
di
lui
,
e
nella
lotta
è
caduto
con
tre
o
quattro
palle
in
corpo
.
-
Morto
?
-
Per
Giove
!
Erano
palle
di
carabina
e
di
buon
calibro
,
mio
caro
Sandokan
.
-
Forse
è
meglio
così
,
-
disse
Tremal
-
Naik
.
-
I
tuoi
malesi
sono
stati
egualmente
vendicati
.
-
Hai
ragione
,
-
rispose
Sandokan
.
-
Il
rajah
è
furibondo
?
-
È
mezzo
ubbriaco
e
credo
che
non
abbia
nemmeno
capito
che
la
corona
gli
cadeva
dalla
testa
,
-
rispose
Yanez
.
-
Ma
Surama
dov
'
è
?
-
È
a
bordo
d
'
uno
dei
nostri
poluar
.
La
faremo
subito
avvertire
.
-
E
tutta
questa
gente
dove
l
'
hai
scovata
,
tu
?
-
Sono
i
sudditi
del
padre
della
tua
fidanzata
.
Lascia
le
spiegazioni
a
più
tardi
.
-
In
quell
'
istante
giunse
Khampur
.
-
Capo
,
-
disse
volgendosi
verso
Sandokan
.
-
Che
cosa
devo
fare
?
Tutti
i
soldati
del
rajah
o
scappano
o
si
arrendono
.
-
Manda
,
innanzi
a
tutto
,
una
buona
scorta
al
poluar
,
onde
conduca
qui
,
il
più
presto
possibile
,
Surama
.
Manderai
poi
i
tuoi
uomini
a
occupare
tutte
le
caserme
della
città
ed
i
fortini
dei
bastioni
.
Non
troveranno
ormai
più
alcuna
resistenza
.
-
Lo
credo
anch
'
io
,
capo
.
-
E
ripartì
di
corsa
,
mentre
i
suoi
montanari
disarmavano
i
prigionieri
e
sparavano
le
loro
ultime
cartucce
contro
le
case
,
onde
la
popolazione
non
scendesse
nelle
vie
.
-
Dal
rajah
ora
,
-
disse
Sandokan
.
-
Guidaci
,
mio
bravo
demjadar
.
Tu
hai
mantenuto
la
tua
promessa
e
la
rhani
dell
'
Assam
manterrà
i
suoi
patti
.
-
Il
capo
dei
seikki
si
diresse
verso
il
palazzo
reale
seguìto
da
Sandokan
,
da
Yanez
,
da
Tremal
-
Naik
e
da
una
piccola
scorta
.
I
seikki
guardavano
le
porte
,
dinanzi
alle
quali
erano
stati
piazzati
dei
piccoli
pezzi
d
'
artiglieria
.
Il
drappello
salì
lo
scalone
principale
ed
entrò
nella
sala
del
trono
,
dove
si
trovavano
radunati
i
ministri
ed
alcuni
dei
più
alti
dignitari
dello
stato
.
Il
rajah
invece
se
ne
stava
,
semi
-
coricato
,
sul
suo
letto
-
trono
,
mezzo
inebetito
dai
liquori
e
dallo
spavento
.
Certo
la
morte
del
greco
,
del
suo
fido
,
quantunque
perfido
consigliere
,
doveva
avergli
schiantata
l
'
anima
.
Vedendo
entrare
Yanez
seguìto
da
tutti
gli
altri
,
scese
dal
trono
e
assumendo
una
cert
'
aria
di
dignitosa
fierezza
,
infusagli
dal
cognac
bevuto
,
gli
chiese
con
voce
rauca
:
-
Che
cosa
vuoi
tu
,
mylord
,
ancora
da
me
?
La
mia
vita
forse
?
-
Noi
non
siamo
assamesi
,
Altezza
-
rispose
il
portoghese
togliendosi
il
cappello
e
facendo
un
inchino
.
-
Al
governo
inglese
premerebbero
,
forse
,
più
che
la
mia
vita
le
mie
ricchezze
?
-
Vostra
Altezza
s
'
inganna
.
-
Che
cosa
volete
dire
,
mylord
?
-
Che
il
governo
inglese
non
c
'
entra
affatto
in
questa
rivoluzione
o
,
sollevazione
,
se
così
vi
piace
meglio
.
-
Il
rajah
fece
un
gesto
di
stupore
.
-
Per
conto
di
chi
avete
agito
voi
dunque
così
?
Chi
siete
?
Chi
vi
ha
mandati
qui
?
-
Una
fanciulla
che
voi
ben
conoscete
,
Altezza
-
rispose
Yanez
.
-
Una
fanciulla
!
-
Sapete
Altezza
chi
sono
i
guerrieri
che
hanno
vinto
le
vostre
truppe
?
-
chiese
Sandokan
,
avanzandosi
.
-
No
.
-
I
montanari
di
Sadhja
.
-
Un
grido
terribile
lacerò
il
petto
del
principe
.
-
I
guerrieri
di
Mahur
!
-
Si
chiamava
ben
così
,
il
forte
montanaro
che
vostro
fratello
uccise
a
tradimento
,
-
continuò
Sandokan
.
-
Ma
io
non
ho
preso
parte
a
quell
'
assassinio
!
-
urlò
il
principe
.
-
Ciò
è
vero
,
-
rispose
Yanez
,
-
però
Vostra
Altezza
non
avrà
dimenticato
che
cosa
ha
fatto
della
piccola
Surama
,
la
figlia
di
Mahur
.
-
Surama
!
-
balbettò
il
rajah
diventando
livido
.
-
Surama
!
-
Sì
,
Altezza
.
A
chi
l
'
avete
venduta
?
Ve
lo
ricordate
?
-
Il
rajah
era
rimasto
muto
guardando
Yanez
con
intenso
terrore
.
-
Allora
voi
,
Altezza
,
mi
permetterete
di
dirvi
che
quella
fanciulla
,
figlia
di
un
grande
capo
che
era
vostro
zio
,
invece
di
farla
sedere
sui
gradini
d
'
un
trono
,
come
le
spettava
per
diritto
di
nascita
,
l
'
avete
venduta
,
come
una
miserabile
schiava
,
ad
una
banda
di
thugs
indiani
,
onde
ne
facessero
una
bajadera
.
Vi
ricordate
ora
?
-
Anche
questa
volta
il
rajah
non
rispose
.
Solamente
i
suoi
occhi
si
dilatavano
sempre
più
,
come
se
dovessero
schizzargli
dalle
orbite
.
-
Quella
fanciulla
,
-
proseguì
l
'
implacabile
portoghese
,
-
chiese
il
nostro
aiuto
e
noi
,
che
siamo
uomini
capaci
di
mettere
sottosopra
il
mondo
intero
,
siamo
venuti
qui
,
dalle
lontane
regioni
della
Malesia
,
per
sostenere
i
suoi
diritti
e
,
come
avete
veduto
,
ci
siamo
riusciti
,
poiché
voi
non
siete
più
rajah
.
È
la
rhani
che
da
questo
momento
regna
sull
'
Assam
.
-
Il
principe
scoppiò
in
una
risata
stridula
,
spaventosa
,
che
si
ripercosse
lungamente
nell
'
immensa
sala
.
-
La
rhani
!
-
esclamò
poi
,
sempre
ridendo
.
-
Ah
!
...
ah
!
ah
!
Le
mie
carabine
...
le
mie
pistole
...
i
miei
elefanti
...
voglio
sposare
la
rhani
!
...
Dov
'
è
...
dov
'
è
?
Ah
!
Eccola
!
Bella
,
bellissima
!
...
-
Yanez
,
Sandokan
e
Tremal
-
Naik
si
guardarono
un
po
'
atterriti
.
-
È
diventato
pazzo
,
-
disse
il
primo
.
-
Bah
!
Vi
sono
degli
ospedali
a
Calcutta
,
-
aggiunse
il
secondo
.
-
Surama
è
ormai
abbastanza
ricca
per
pagargli
una
pensione
principesca
.
-
E
uscirono
tutti
e
tre
,
un
po
'
pensierosi
,
mentre
il
disgraziato
,
colpito
improvvisamente
da
una
pazzia
furiosa
,
continuava
a
urlare
come
un
ossesso
:
-
Le
mie
carabine
...
le
mie
pistole
...
i
miei
elefanti
...
voglio
sposare
la
rhani
!
-
Dieci
giorni
più
tardi
gli
avvenimenti
narrati
,
quando
già
il
disgraziato
rajah
era
stato
condotto
a
Calcutta
,
sotto
buona
scorta
,
per
essere
internato
in
uno
dei
primari
stabilimenti
d
'
alienati
e
quando
già
tutte
le
città
dell
'
Assam
,
avevano
fatto
atto
di
sottomissione
completa
,
la
bellissima
Surama
impalmava
solennemente
il
suo
amato
sahib
bianco
,
cedendogli
metà
della
corona
.
-
Eccovi
finalmente
felici
,
-
disse
a
loro
Sandokan
,
la
sera
istessa
,
mentre
la
folla
,
delirante
,
acclamava
i
nuovi
sovrani
dell
'
Assam
,
ed
i
fuochi
d
'
artifizio
illuminavano
fantasticamente
la
capitale
.
-
Ora
tocca
a
me
procurarmi
una
corona
,
quella
stessa
che
portava
sul
capo
mio
padre
.
-
E
quando
sarà
quel
giorno
?
-
chiese
Yanez
.
-
Sai
che
noi
,
quantunque
di
tinta
diversa
,
siamo
più
che
due
fratelli
.
Parla
e
verrò
io
ad
aiutarti
coi
miei
scikari
e
,
se
sarà
necessario
,
coi
montanari
di
Sadhja
.
-
Chi
lo
sa
,
-
disse
Sandokan
dopo
un
silenzio
relativamente
lungo
.
-
Forse
quel
giorno
è
più
prossimo
che
tu
non
lo
creda
,
ma
non
voglio
per
ora
guastare
la
tua
luna
di
miele
,
come
dite
voi
uomini
dell
'
estremo
occidente
.
Fra
giorni
mi
imbarcherò
pel
Borneo
coi
miei
ultimi
malesi
e
dayachi
e
,
quando
sarò
là
,
riceverai
miei
ordini
.
-
NOTE
1
Sacerdoti
di
Siva
.
2
Colazione
leggera
degli
anglo
-
indiani
,
composta
di
carne
,
legumi
,
birra
.
3
Liquore
mescolato
con
oppio
.
4
Anche
gli
indù
come
gli
altri
popoli
credono
al
diluvio
universale
.
5
Tigri
che
non
assaltano
che
gli
esseri
umani
.
6
Moneta
d
'
oro
che
vale
16
rupie
(
40
lire
)
.
7
Battitori
.
8
Mangiatrice
d
'
uomini
.
9
Facchini
.
10
Forte
dose
di
oppio
.
11
Riso
del
Bengala
finissimo
che
cuocendo
spande
un
profumo
soavissimo
.
12
A
questa
casta
,
che
è
l
'
ultima
,
appartengono
i
domestici
e
gli
artigiani
.
13
Giganti
malefici
.
Miscellanea ,
VENERABILI
FRATELLI
,
SALUTE
E
APOSTOLICA
BENEDIZIONE
Il
fermo
proposito
,
che
fin
dai
primordi
del
Nostro
Pontificato
abbiamo
concepito
,
di
voler
consacrare
tutte
le
forze
che
la
benignità
del
Signore
si
degna
concederCi
alla
restaurazione
di
ogni
cosa
in
Cristo
,
Ci
risveglia
nel
cuore
una
grande
fiducia
nella
potente
grazia
di
Dio
,
senza
la
quale
nulla
di
grande
e
di
fecondo
per
la
salute
delle
anime
possiamo
pensare
od
imprendere
quaggiù
.
Nello
stesso
tempo
però
sentiamo
più
che
mai
vivo
il
bisogno
di
essere
secondati
unanimemente
e
costantemente
nella
nobile
impresa
da
voi
,
Venerabili
Fratelli
,
chiamati
a
parte
dell
ufficio
Nostro
pastorale
,
da
ognuno
del
Clero
e
dei
singoli
fedeli
alle
vostre
cure
commessi
.
Tutti
in
vero
nella
Chiesa
di
Dio
siamo
chiamati
a
formare
quell
unico
corpo
,
il
cui
capo
è
Cristo
:
corpo
strettamente
compaginato
,
come
insegna
l
Apostolo
Paolo
(
Eph
.
IV
,
16
)
,
e
ben
commesso
in
tutte
le
sue
giunture
comunicanti
,
e
questo
in
virtù
dell
operazione
proporzionata
di
ogni
singolo
membro
,
onde
il
corpo
stesso
prende
l
aumento
suo
proprio
e
di
mano
in
mano
si
perfeziona
nel
vincolo
della
carità
.
E
se
in
quest
opera
di
"
edificazione
Corpo
di
Cristo
"
(
Eph
.
IV
,
12
)
è
Nostro
primo
ufficio
d
insegnare
,
additare
il
retto
modo
da
seguire
e
proporne
i
mezzi
,
di
ammonire
ed
esortare
paternamente
,
è
altresì
dovere
di
tutti
i
Nostri
figliuoli
dilettissimi
,
sparsi
pel
mondo
,
di
accogliere
le
parole
Nostre
,
di
attuarle
dapprima
in
se
stessi
e
di
concorrere
efficacemente
ad
attuarle
eziandio
negli
altri
,
ciascuno
secondo
la
grazia
da
Dio
ricevuta
,
secondo
il
suo
stato
ed
ufficio
,
secondo
lo
zelo
che
ne
infiamma
il
cuore
.
Qui
vogliamo
soltanto
ricordare
quelle
molteplici
opere
di
zelo
in
bene
della
Chiesa
,
della
società
e
degli
individui
particolari
,
comunemente
designati
col
nome
di
azione
cattolica
,
che
fioriscono
per
grazia
di
Dio
in
ogni
luogo
e
che
abbondano
altresì
nella
nostra
Italia
.
Voi
ben
intendete
,
Venerabili
Fratelli
,
quanto
esse
Ci
debbano
tornar
care
e
quanto
intimamente
bramiamo
di
vederle
rassodate
e
promosse
.
Non
solo
a
più
riprese
ne
abbiamo
trattato
a
voce
con
parecchi
almeno
di
voi
,
e
col
principali
loro
rappresentanti
in
Italia
nell
occasione
che
essi
Ci
recavano
in
persona
l
omaggio
della
loro
devozione
e
del
loro
affetto
filiale
,
ma
altresì
pubblicando
Noi
su
questo
argomento
o
facendo
pubblicare
con
la
Nostra
Autorità
vari
Atti
,
che
tutti
già
conoscete
.
Vero
è
che
alcuni
di
questi
,
come
richiedevano
le
circostanze
per
Noi
dolorose
,
erano
piuttosto
diretti
a
rimuovere
gli
ostacoli
al
più
spedito
procedere
dell
azione
cattolica
e
a
condannare
certe
tendenze
indisciplinate
,
che
con
grave
danno
della
causa
comune
si
andavano
insinuando
.
Però
Ci
tardava
il
cuore
di
rivolgere
a
tutti
eziandio
una
parola
di
paterno
conforto
e
di
eccitamento
acciocché
sul
terreno
,
per
quanto
è
da
Noi
,
sgombro
dagli
impedimenti
,
si
continui
ad
edificare
il
bene
e
ad
accrescerlo
largamente
.
Ci
è
dunque
ben
grato
di
farlo
ora
con
le
presenti
Nostre
Lettere
a
comune
consolazione
,
nella
certezza
che
le
parole
Nostre
saranno
da
tutti
dolcemente
ascoltate
e
seguite
.
Vastissimo
è
il
campo
dell
azione
cattolica
,
la
quale
per
sé
medesima
non
esclude
assolutamente
nulla
di
quanto
,
in
qualsiasi
modo
,
diretto
od
indiretto
,
appartiene
alla
divina
missione
della
Chiesa
.
Di
leggieri
si
riconosce
la
necessità
del
concorso
individuale
a
tant
opera
,
non
solo
per
la
santificazione
delle
anime
nostre
,
ma
anche
per
diffondere
e
sempre
meglio
dilatare
il
Regno
di
Dio
negli
individui
,
nelle
famiglie
e
nella
società
,
procurando
ciascuno
,
secondo
le
proprie
forze
,
il
bene
del
prossimo
con
la
diffusione
della
verità
rivelata
,
con
l
esercizio
delle
virtù
cristiane
e
con
le
opere
di
carità
o
di
misericordia
spirituale
e
corporale
.
Questo
è
il
camminare
degno
di
Dio
,
a
che
ci
esorta
San
Paolo
,
così
da
piacergli
in
ogni
cosa
,
producendo
frutti
di
ogni
opera
buona
e
crescendo
nella
scienza
di
Dio
:
"
Ut
ambuletis
digne
Deo
per
omnia
placentes
:
in
omni
opere
bono
fructificantes
et
crescentes
in
scentia
Dei
"
(
Coloss
.
I
,
10
)
.
Oltre
a
questi
però
v
è
un
gran
numero
di
beni
appartenenti
all
ordine
naturale
a
cui
la
missione
della
Chiesa
non
è
direttamente
ordinata
,
ma
che
pure
sgorgano
dalla
medesima
,
quasi
naturale
sua
conseguenza
.
Tanta
è
la
luce
della
Rivelazione
cattolica
,
che
si
diffonde
vivissima
su
ogni
scienza
;
tanta
la
forza
delle
massime
evangeliche
,
che
i
precetti
della
legge
naturale
si
radicano
più
sicuri
ed
ingagliardiscono
;
tanta
infine
l
efficacia
della
verità
e
della
morale
insegnate
da
Gesù
Cristo
,
che
lo
stesso
benessere
materiale
degli
individui
,
della
famiglia
e
della
società
umana
si
trova
provvidenzialmente
sostenuto
e
promosso
.
La
Chiesa
,
pure
predicando
Gesù
Cristo
crocifisso
,
scandalo
e
stoltezza
innanzi
al
mondo
(
I
Cor
.
I
,
23
)
,
è
divenuta
ispiratrice
e
fautrice
primissima
di
civiltà
;
e
la
diffusione
per
tutto
dove
predicavano
i
suoi
apostoli
,
conservando
e
perfezionando
gli
elementi
buoni
delle
antiche
civiltà
pagane
,
strappando
dalla
barbarie
ed
educando
a
civile
consorzio
i
nuovi
popoli
che
al
suo
seno
materno
si
rifugiavano
,
diede
all
intera
società
,
bensì
a
poco
a
poco
,
ma
con
tratto
sicuro
e
sempre
più
progressivo
,
quell
impronta
tanto
spiccata
,
che
ancora
oggi
universalmente
conserva
.
La
civiltà
del
mondo
è
civiltà
cristiana
;
tanto
è
più
vera
,
più
durevole
,
più
feconda
di
frutti
preziosi
,
quanto
è
più
nettamente
cristiana
;
tanto
declina
,
con
immenso
danno
del
bene
sociale
,
quanto
all
idea
cristiana
si
sottrae
.
Onde
,
per
la
forza
intrinseca
delle
cose
,
la
Chiesa
divenne
anche
di
fatto
custode
e
vindice
della
civiltà
cristiana
.
E
tale
fatto
in
altri
secoli
della
storia
fu
riconosciuto
e
ammesso
;
formò
anzi
il
fondamento
inconcusso
delle
legislazioni
civili
.
Su
quel
fatto
poggiarono
le
relazioni
tra
la
Chiesa
e
gli
Stati
,
il
pubblico
riconoscimento
dell
autorità
della
Chiesa
nelle
materie
tutte
che
toccano
in
qualsivoglia
modo
la
coscienza
,
la
subordinazione
di
tutte
le
leggi
dello
Stato
alle
divine
leggi
del
Vangelo
,
la
concordia
dei
due
poteri
dello
Stato
e
della
Chiesa
,
nel
procurare
in
tal
modo
il
bene
temporale
dei
popoli
,
che
non
ne
abbia
a
soffrire
l
eterno
.
Non
abbiamo
bisogno
di
dirvi
,
o
Venerabili
Fratelli
,
quale
prosperità
e
benessere
,
quale
pace
e
concordia
,
quale
rispettosa
soggezione
all
autorità
e
quale
eccellente
governo
si
otterrebbero
e
si
manterrebbero
nel
mondo
,
se
si
potesse
attuare
ovunque
il
perfetto
ideale
della
civiltà
cristiana
.
Ma
posta
la
lotta
continua
della
carne
contro
lo
spirito
,
delle
tenebre
contro
la
luce
,
di
Satana
contro
Dio
,
tanto
non
è
da
sperare
,
almeno
nella
sua
piena
misura
.
Onde
continui
strappi
si
vanno
facendo
alle
pacifiche
conquiste
della
Chiesa
,
tanto
più
dolorosi
e
funesti
,
quanto
più
la
società
umana
tende
a
reggersi
con
principi
avversi
al
concetto
cristiano
,
anzi
ad
apostatare
interamente
da
Dio
.
Non
per
questo
è
da
perdere
punto
il
coraggio
.
La
Chiesa
sa
che
le
porte
dell
inferno
non
prevarranno
contro
di
lei
;
ma
sa
ancora
che
avrà
nel
mondo
premura
,
che
i
suoi
apostoli
sono
inviati
come
agnelli
tra
lupi
,
che
i
suoi
seguaci
saranno
sempre
coperti
d
odio
e
di
disprezzo
,
come
d
odio
e
di
disprezzo
fu
saturato
il
divino
suo
Fondatore
.
La
Chiesa
va
quindi
innanzi
imperterrita
,
e
mentre
diffonde
il
Regno
di
Dio
là
dove
non
fu
peranco
pregiudicato
,
si
studia
per
ogni
maniera
di
riparare
alle
perdite
nel
Regno
già
conquistato
.
"
Restaurare
tutto
in
Cristo
"
è
stata
sempre
la
divisa
della
Chiesa
,
ed
è
particolarmente
la
Nostra
nei
trepidi
momenti
che
traversiamo
.
Ristorare
ogni
cosa
,
non
in
qualsivoglia
modo
,
ma
in
Cristo
:
"
in
Lui
,
tutte
le
cose
che
sono
in
Cielo
ed
in
terra
"
,
soggiunse
l
Apostolo
(
Eph
.
I
,
10
)
:
ristorare
in
Cristo
non
solo
ciò
che
appartiene
propriamente
alla
divina
missione
della
Chiesa
di
condurre
le
anime
a
Dio
,
ma
anche
ciò
che
,
come
abbiamo
spiegato
,
da
quella
divina
missione
spontaneamente
deriva
,
la
civiltà
cristiana
nel
complesso
di
tutti
e
singoli
gli
elementi
che
la
costituiscono
.
E
poiché
Ci
fermiamo
a
quest
ultima
sola
parte
della
restaurazione
desiderata
,
voi
vedete
,
o
Venerabili
Fratelli
,
di
quanto
aiuto
tornano
alla
Chiesa
quelle
schiere
elette
di
cattolici
che
si
propongono
appunto
di
riunire
insieme
tutte
le
forze
vive
,
a
fine
di
combattere
con
ogni
mezzo
giusto
e
legale
la
civiltà
anticristiana
,
riparare
per
ogni
modo
i
disordini
gravissimi
che
da
quella
derivano
;
ricondurre
Gesù
Cristo
nella
famiglia
,
nella
scuola
,
nella
società
;
ristabilire
il
principio
dell
autorità
umana
come
rappresentante
di
quella
di
Dio
;
prendere
sommamente
a
cuore
gli
interessi
del
popolo
e
particolarmente
del
ceto
operaio
ed
agricolo
,
non
solo
istillando
nel
cuore
di
tutti
il
principio
religioso
,
unico
vero
fonte
di
consolazione
nelle
angustie
della
vita
,
ma
studiandosi
di
rasciugarne
le
lacrime
,
di
raddolcirne
le
pene
,
di
migliorare
la
condizione
economica
con
ben
condotti
provvedimenti
;
adoperarsi
quindi
perché
le
pubbliche
leggi
siano
informate
a
giustizia
,
e
si
correggano
o
vadano
soppresse
quelle
che
alla
giustizia
si
oppongono
:
difendere
infine
e
sostenere
con
animo
veramente
cattolico
i
diritti
di
Dio
in
ogni
cosa
e
quelli
non
meno
sacri
della
Chiesa
.
Il
complesso
di
tutte
queste
opere
sostenute
e
promosse
in
gran
parte
dal
laicato
cattolico
e
variamente
ideate
a
seconda
dei
bisogni
propri
di
ogni
nazione
e
delle
circostanze
particolari
in
cui
versa
ogni
paese
,
è
appunto
quello
che
con
termine
più
particolare
e
certo
nobile
assai
suoi
essere
chiamato
azione
cattolica
,
ovvero
azione
dei
cattolici
.
Essa
in
tutti
i
tempi
venne
sempre
in
aiuto
della
Chiesa
,
e
la
Chiesa
tale
aiuto
ha
sempre
accolto
favorevolmente
e
benedetto
,
sebbene
a
seconda
dei
tempi
si
sia
variamente
esplicato
.
Ed
è
infatti
da
notare
qui
subito
,
che
non
tutto
ciò
che
potrà
essere
stato
utile
,
anzi
unicamente
efficace
nei
secoli
andati
,
torna
oggi
possibile
restituire
allo
stesso
modo
:
tanti
sono
i
cangiamenti
radicali
che
col
correre
dei
tempi
s
insinuano
nella
società
o
nella
vita
pubblica
,
e
tanti
i
nuovi
bisogni
che
le
circostanze
cambiate
vanno
di
continuo
suscitando
.
Ma
la
Chiesa
nel
lungo
corso
della
sua
storia
ha
sempre
ed
in
ogni
caso
dimostrato
luminosamente
di
possedere
una
meravigliosa
virtù
di
adattamento
alle
variabili
condizioni
del
consorzio
civile
,
talché
,
salva
sempre
l
integrità
e
l
immutabilità
della
fede
e
della
morale
,
e
salvi
egualmente
i
sacrosanti
suoi
diritti
,
facilmente
si
piega
e
si
accomoda
in
tutto
ciò
che
è
contingente
ed
accidentale
alle
vicende
dei
tempi
ed
alle
nuove
esigenze
della
società
.
La
pietà
,
dice
San
Paolo
,
a
tutto
si
acconcia
possedendo
le
promesse
divine
,
così
per
i
beni
della
vita
presente
,
come
per
quelli
della
vita
futura
.
"
Pietas
autem
ad
omnia
utilis
est
,
promissionem
habens
vitæ
,
quæ
nunc
est
,
et
futuræ
"
(
I
Tim
.
IV
,
8
)
.
E
però
anche
l
azione
cattolica
,
se
opportunamente
cambia
nelle
sue
forme
esterne
e
nei
mezzi
che
adopera
,
rimane
sempre
la
stessa
nei
principi
che
la
dirigono
e
nel
fine
nobilissimo
che
si
propone
.
Perché
poi
nello
stesso
tempo
torni
veramente
efficace
,
converrà
diligentemente
avvertire
le
condizioni
che
essa
medesima
impone
,
se
ben
si
considerino
la
sua
natura
ed
il
suo
fine
.
Anzitutto
dov
essere
altamente
radicato
nel
cuore
che
lo
strumento
vien
meno
,
se
non
è
acconcio
all
opera
che
si
vuol
eseguire
.
L
azione
cattolica
(
come
si
ritrae
ad
evidenza
dalle
cose
anzidette
)
poiché
si
propone
di
ristorare
ogni
cosa
in
Cristo
,
costituisce
un
vero
apostolato
ad
onore
e
gloria
di
Cristo
stesso
.
Per
bene
compierlo
ci
vuole
la
grazia
divina
,
e
questa
non
si
dà
all
apostolo
che
non
sia
unito
a
Cristo
.
Solo
quando
avremo
formato
Gesù
Cristo
in
noi
,
potremo
più
facilmente
ridonarlo
alle
famiglie
,
alla
società
.
E
però
quanti
sono
chiamati
a
dirigere
o
si
dedicano
a
promuovere
il
movimento
cattolico
devono
essere
cattolici
a
tutta
prova
,
convinti
della
loro
fede
,
sodamente
istruiti
nelle
cose
della
Religione
,
sinceramente
ossequienti
alla
Chiesa
ed
in
particolare
a
questa
suprema
Cattedra
Apostolica
ed
al
Vicario
di
Gesù
Cristo
in
terra
;
di
pietà
vera
,
di
maschie
virtù
,
di
puri
costumi
e
di
vita
così
intemerata
che
tornino
a
tutti
di
esempio
efficace
.
Se
l
animo
non
è
così
temprato
,
non
solo
sarà
difficile
promuovere
negli
altri
il
bene
,
ma
sarà
quasi
impossibile
procedere
con
rettitudine
d
intenzione
e
mancheranno
le
forze
per
sostenere
con
perseveranza
le
noie
che
reca
seco
ogni
apostolato
,
le
calunnie
degli
avversari
,
le
freddezze
e
la
poca
corrispondenza
degli
uomini
anche
dabbene
,
talvolta
perfino
le
gelosie
degli
amici
e
degli
stessi
compagni
di
azione
,
scusabili
senza
dubbio
,
posta
la
debolezza
dell
umana
natura
,
ma
pure
grandemente
pregiudizievoli
e
causa
di
discordie
,
di
attriti
,
di
domestiche
guerricciuole
.
Solo
una
virtù
paziente
e
ferma
nel
bene
,
e
nello
stesso
tempo
soave
e
delicata
,
è
capace
di
rimuovere
o
diminuire
questa
difficoltà
,
così
che
l
opera
a
cui
sono
dedicate
le
forze
cattoliche
non
ne
vada
compromessa
.
Tale
è
la
volontà
di
Dio
,
diceva
San
Pietro
ai
primitivi
fedeli
,
che
col
ben
fare
chiudiate
la
bocca
agli
uomini
stolti
.
"
Sic
est
voluntas
Dei
,
ut
bene
facientes
obmutescere
faciatis
imprudentium
hominum
ignorantiam
"
(
I
Petr
.
II
,
15
)
.
Importa
inoltre
ben
definire
le
opere
intorno
alle
quali
si
devono
spendere
con
ogni
energia
e
costanza
le
forze
cattoliche
.
Quelle
opere
devono
essere
di
così
evidente
importanza
,
così
rispondenti
ai
bisogni
della
società
odierna
,
così
acconce
agli
interessi
morali
e
materiali
,
soprattutto
del
popolo
e
delle
classi
diseredate
,
che
mentre
infondono
ogni
migliore
alacrità
dei
promotori
dell
azione
cattolica
pel
grande
e
sicuro
frutto
che
da
sé
medesime
promettono
,
siano
insieme
da
tutti
e
facilmente
comprese
ed
accolte
volonterosamente
.
Appunto
perché
i
gravi
problemi
della
vita
odierna
sociale
esigono
una
soluzione
pronta
e
sicura
,
si
desta
in
tutti
il
più
vivo
interesse
di
sapere
e
conoscere
i
vari
modi
onde
quelle
soluzioni
si
propongono
in
pratica
.
Le
discussioni
in
un
senso
o
nell
altro
si
moltiplicano
ogni
dì
più
e
si
propagano
facilmente
per
mezzo
della
stampa
.
È
quindi
supremamente
necessario
che
l
azione
cattolica
colga
il
momento
opportuno
,
si
faccia
innanzi
coraggiosa
e
proponga
anch
essa
la
soluzione
sua
e
la
faccia
valere
con
propaganda
ferma
,
attiva
,
intelligente
,
disciplinata
,
tale
che
direttamente
si
opponga
alla
propaganda
avversaria
.
La
bontà
e
giustizia
dei
principi
cristiani
,
la
retta
morale
che
professano
i
cattolici
,
il
pieno
disinteresse
delle
cose
proprie
non
altro
apertamente
e
sinceramente
bramando
che
il
vero
,
il
solo
,
il
supremo
bene
altrui
,
infine
l
evidente
loro
capacità
di
promuovere
meglio
degli
altri
anche
i
veri
interessi
economici
del
popolo
,
è
impossibile
non
facciano
breccia
sulla
mente
e
sul
cuore
di
quanti
ascoltano
e
non
ne
aumentino
le
file
,
fino
a
renderli
un
corpo
forte
e
compatto
,
capace
di
resistere
gagliardamente
alla
contraria
corrente
e
di
tenere
in
rispetto
gli
avversari
.
Tale
supremo
bisogno
avvertì
pienamente
il
Nostro
Antecessore
di
b.m.
Leone
XIII
,
additando
soprattutto
nella
memoranda
Enciclica
"
Rerum
Novarum
"
ed
in
altri
documenti
posteriori
,
l
oggetto
intorno
al
quale
precipuamente
doveva
svolgersi
l
azione
cattolica
,
cioè
"
la
pratica
soluzione
a
seconda
dei
principi
cristiani
della
questione
sociale
"
.
Noi
pure
,
seguendo
così
sapienti
norme
,
col
Nostro
Motu
proprio
del
18
Dicembre
1903
abbiamo
dato
all
azione
popolare
cristiana
,
che
in
sé
comprende
tutto
il
movimento
cattolico
sociale
,
un
ordinamento
fondamentale
che
fosse
quasi
la
regola
pratica
del
lavoro
comune
ed
il
vincolo
della
concordia
e
della
carità
.
Qui
dunque
ed
a
questo
scopo
santissimo
e
necessarissimo
devono
anzitutto
aggrupparsi
e
solidarsi
le
opere
cattoliche
,
varie
e
molteplici
nella
forma
,
ma
tutte
egualmente
intese
a
promuovere
con
efficacia
il
medesimo
bene
sociale
.
Ma
perché
quest
azione
sociale
si
mantenga
e
prosperi
con
la
necessaria
coesione
delle
varie
opere
che
la
compongono
è
soprammodo
importante
che
i
cattolici
procedano
con
esemplare
concordia
tra
loro
;
la
quale
per
altro
non
si
otterrà
mai
,
se
non
vi
ha
in
tutti
unità
di
intendimenti
.
Su
tale
necessità
non
può
cadere
dubbio
di
sorta
alcuna
;
tanto
chiari
ed
aperti
sono
gli
insegnamenti
dati
da
questa
Cattedra
Apostolica
,
tanta
la
viva
luce
che
vi
hanno
sparso
intorno
coi
loro
scritti
i
più
insigni
tra
cattolici
d
ogni
paese
,
tanto
lodevole
esempio
che
più
volte
,
anche
da
Noi
medesimi
,
si
è
proposto
ai
cattolici
di
altre
nazioni
,
i
quali
appunto
per
questa
concordia
ed
unità
di
intendimenti
,
in
breve
tempo
hanno
ottenuto
frutti
fecondi
e
assai
consolanti
.
Ad
assicurarne
poi
il
conseguimento
,
tra
le
varie
opere
degne
egualmente
di
lode
,
si
è
dimostrata
altrove
singolarmente
efficace
un
istituzione
di
carattere
generale
,
che
col
nome
di
Unione
popolare
è
destinata
ad
accogliere
i
cattolici
di
tutte
le
classi
sociali
,
ma
specialmente
le
grandi
moltitudini
del
popolo
intorno
ad
un
solo
centro
comune
di
dottrina
,
di
propaganda
e
di
organizzazione
sociale
.
Essa
infatti
,
poiché
risponde
ad
un
bisogno
egualmente
sentito
quasi
in
ogni
paese
,
e
poiché
la
sua
semplice
costituzione
risulta
dalla
natura
stessa
delle
cose
quali
egualmente
per
tutto
s
incontrano
,
non
può
dirsi
che
sia
propria
più
di
una
nazione
che
di
un
altra
,
ma
di
tutte
,
dove
si
manifestano
gli
stessi
bisogni
e
sorgono
i
medesimi
pericoli
.
La
sua
grande
popolarità
la
rende
facilmente
cara
ed
accettevole
e
non
disturba
né
impedisce
alcun
altra
istituzione
ma
piuttosto
a
tutte
le
istituzioni
dà
forza
e
compattezza
poiché
con
la
sua
organizzazione
strettamente
personale
sprona
gli
individui
a
entrare
nelle
istituzioni
particolari
,
li
addestra
al
lavoro
pratico
e
veramente
proficuo
,
ed
unisce
gli
animi
di
tutti
in
un
unico
sentire
e
volere
.
Stabilito
così
codesto
centro
sociale
,
tutte
le
altre
istituzioni
d
indole
economica
,
destinate
a
risolvere
praticamente
e
sotto
i
vari
suoi
aspetti
il
problema
sociale
,
si
trovano
come
spontaneamente
raggruppate
insieme
nel
fine
generale
che
le
unisce
,
mentre
pure
,
a
seconda
dei
vari
bisogni
a
cui
si
applicano
,
prendono
forme
diverse
e
diversi
mezzi
adoperano
,
come
richiede
lo
scopo
particolare
proprio
di
ciascuna
.
E
qui
Ci
torna
ben
caro
di
esprimere
la
Nostra
soddisfazione
pel
molto
che
in
questa
parte
si
è
già
fatto
in
Italia
,
con
certa
speranza
che
,
posto
l
aiuto
divino
,
si
faccia
ancora
assai
più
nell
avvenire
,
rassodando
il
bene
ottenuto
e
dilatandolo
con
zelo
sempre
più
crescente
.
Nel
che
si
rese
grandemente
benemerita
l
Opera
dei
Congressi
e
Comitati
Cattolici
,
grazie
all
attività
intelligente
degli
uomini
esimi
che
la
dirigevano
,
e
che
a
quelle
particolari
istituzioni
furono
preposti
o
le
dirigono
tuttora
.
E
però
tale
centro
od
unione
di
opere
d
indole
economica
,
come
fu
da
Noi
espressamente
conservata
al
cessare
dell
anzidetta
Opera
dei
Congressi
,
così
dovrà
continuare
anche
in
seguito
sotto
la
solerte
direzione
di
coloro
che
le
sono
preposti
.
Contuttociò
,
perché
l
azione
cattolica
sia
efficace
sotto
ogni
rispetto
,
non
basta
che
essa
sia
proporzionata
ai
bisogni
sociali
odierni
;
conviene
ancora
che
si
faccia
valere
con
tutti
quei
mezzi
pratici
,
che
le
mettono
oggi
in
mano
il
progresso
degli
studi
sociali
ed
economici
,
l
esperienza
già
fatta
altrove
,
le
condizioni
del
civile
consorzio
,
la
stessa
vita
pubblica
degli
Stati
.
Altrimenti
si
corre
rischio
di
andare
tentoni
lungo
tempo
in
cerca
di
cose
nuove
e
mal
sicure
,
mentre
le
buone
e
certe
si
hanno
in
mano
ed
hanno
fatto
già
ottima
prova
;
ovvero
di
proporre
istituzioni
e
metodi
propri
forse
di
altri
tempi
,
ma
oggi
non
intesi
dal
popolo
,
ovvero
infine
di
arrestarsi
a
mezza
via
non
servendosi
,
nella
misura
pur
concessa
,
di
quei
diritti
cittadini
che
le
odierne
costituzioni
civili
offrono
a
tutti
e
quindi
anche
ai
cattolici
.
E
per
fermarsi
a
quest
ultimo
punto
,
certo
è
che
l
odierno
ordinamento
degli
Stati
offre
indistintamente
a
tutti
la
facoltà
di
influire
sulla
pubblica
cosa
,
ed
i
cattolici
,
salvo
gli
obblighi
imposti
dalla
legge
di
Dio
e
dalle
prescrizioni
della
Chiesa
,
possono
con
sicura
coscienza
giovarsene
,
per
mostrarsi
idonei
al
pari
,
anzi
meglio
degli
altri
,
di
cooperare
al
benessere
materiale
civile
del
popolo
ed
acquistarsi
così
quell
autorità
e
quel
rispetto
che
rendano
loro
possibile
eziandio
di
difendere
e
promuovere
i
beni
più
alti
,
che
sono
quelli
dell
anima
.
Quei
diritti
civili
sono
parecchi
e
di
vario
genere
,
fino
a
quello
di
partecipare
direttamente
alla
vita
politica
del
paese
rappresentando
il
popolo
nelle
aule
legislative
.
Ragioni
gravissime
Ci
dissuadono
,
Venerabili
Fratelli
,
dallo
scostarsi
da
quella
norma
già
decretata
dal
Nostro
Antecessore
di
s
.
m
.
Pio
IX
e
seguita
poi
dall
altro
Nostro
Antecessore
di
s
.
m
.
Leone
XIII
durante
il
diuturno
suo
Pontificato
,
secondo
la
quale
rimane
in
genere
vietata
in
Italia
la
partecipazione
dei
cattolici
al
potere
legislativo
.
Sennonché
altre
ragioni
parimenti
gravissime
,
tratte
dal
supremo
bene
della
società
,
che
ad
ogni
costo
deve
salvarsi
,
possono
richiedere
che
nei
casi
particolari
si
dispensi
dalla
legge
,
specialmente
quando
voi
,
Venerabili
Fratelli
,
ne
riconosciate
la
stretta
necessità
pel
bene
delle
anime
e
dei
supremi
interessi
delle
vostre
Chiese
e
ne
facciate
dimanda
.
Ora
la
possibilità
di
questa
benigna
concessione
Nostra
induce
il
dovere
nei
cattolici
tutti
di
prepararsi
prudentemente
e
seriamente
alla
vita
politica
,
quando
vi
fossero
chiamati
.
Onde
importa
assai
,
che
quella
stessa
attività
,
già
lodevolmente
spiegata
dai
cattolici
per
prepararsi
con
una
buona
organizzazione
elettorale
alla
vita
amministrativa
dei
Comuni
e
dei
Consigli
provinciali
,
si
estenda
altresì
a
prepararsi
convenientemente
e
ad
organizzarsi
per
la
vita
politica
,
come
fu
opportunamente
raccomandato
con
la
circolare
del
3
dicembre
1904
alla
Presidenza
generale
delle
Opere
economiche
in
Italia
.
Nello
stesso
tempo
dovranno
inculcarsi
e
seguirsi
in
pratica
gli
altri
principi
che
regolano
la
coscienza
di
ogni
vero
cattolico
.
Deve
egli
ricordarsi
sopra
ogni
cosa
di
essere
in
ogni
circostanza
e
di
apparire
veramente
cattolico
,
accedendo
agli
offici
pubblici
ed
esercitandoli
col
fermo
e
costante
proposito
di
promuovere
a
tutto
potere
il
bene
sociale
ed
economico
della
Patria
e
particolarmente
del
popolo
,
secondo
le
massime
della
civiltà
spiccatamente
cristiana
e
di
difendere
insieme
gli
interessi
della
Chiesa
,
che
sono
quelli
della
Religione
e
della
giustizia
.
Tali
sono
,
Venerabili
Fratelli
,
i
caratteri
,
l
oggetto
e
le
condizioni
dell
azione
cattolica
,
considerata
nella
parte
sua
più
importante
,
che
è
la
soluzione
della
questione
sociale
,
degna
quindi
che
vi
si
applichino
con
la
massima
energia
e
costanza
tutte
le
forze
cattoliche
.
Il
che
però
non
esclude
che
si
favoriscano
e
si
promuovano
anche
altre
opere
di
vario
genere
,
di
diversa
organizzazione
,
ma
tutte
egualmente
destinate
a
questo
o
quel
bene
particolare
della
società
e
del
popolo
ed
a
rifiorimento
della
civiltà
cristiana
sotto
vari
determinati
aspetti
.
Sorgono
esse
per
lo
più
grazie
allo
zelo
di
particolari
persone
e
si
diffondono
nelle
singole
diocesi
e
talvolta
si
aggruppano
in
federazioni
più
estese
.
Ora
,
sempreché
sia
lodevole
il
fine
che
si
propongono
,
siano
fermi
i
principi
cristiani
che
seguono
e
giusti
i
mezzi
che
adoperano
,
sono
anch
esse
da
lodare
e
incoraggiare
per
ogni
modo
.
E
si
dovrà
lasciare
loro
una
certa
libertà
di
organizzazione
,
non
essendo
possibile
,
che
dove
più
persone
convengono
insieme
,
si
modellino
tutte
in
medesimo
stampo
e
si
accentrino
sotto
un
unica
direzione
.
L
organizzazione
poi
deve
sorgere
spontanea
dalle
opere
stesse
,
altrimenti
si
avranno
edifici
bene
architettati
,
ma
privi
di
fondamento
reale
e
perciò
al
tutto
effimeri
.
Conviene
pure
tener
conto
dell
indole
delle
singole
popolazioni
.
Altri
usi
,
altre
tendenze
si
manifestano
in
luoghi
diversi
.
Quel
che
importa
è
che
si
lavori
su
buon
fondamento
,
con
sodezza
di
principi
,
con
fervore
e
costanza
,
e
se
questo
si
ottiene
,
il
modo
e
la
forma
che
prendono
le
varie
opere
,
sono
e
rimangono
accidentali
.
Per
rinnovare
ed
infine
accrescere
in
tutte
indistintamente
le
opere
cattoliche
l
alacrità
necessaria
,
e
per
offrire
occasione
ai
promotori
e
ai
membri
delle
medesime
di
vedersi
e
conoscersi
scambievolmente
,
di
stringere
sempre
meglio
i
vincoli
della
carità
fraterna
fra
loro
,
d
animarsi
l
un
l
altro
con
zelo
sempre
più
ardente
all
azione
efficace
e
di
provvedere
alla
migliore
solidità
e
diffusione
delle
opere
stesse
,
gioverà
mirabilmente
il
celebrare
di
tempo
in
tempo
,
secondo
le
norme
già
date
da
questa
Santa
Sede
,
i
Congressi
generali
e
parziali
dei
cattolici
italiani
,
che
devono
essere
la
solenne
manifestazione
della
fede
cattolica
e
la
festa
comune
della
concordia
e
della
pace
.
Ci
resta
a
toccare
,
Venerabili
Fratelli
,
di
un
altro
punto
di
somma
importanza
,
ed
è
la
relazione
che
tutte
le
opere
dell
azione
cattolica
devono
avere
rispetto
all
Autorità
ecclesiastica
.
Se
bene
si
considerano
le
dottrine
che
siamo
andati
svolgendo
nella
prima
parte
di
queste
Nostre
Lettere
,
si
conchiuderà
di
leggieri
,
che
tutte
quelle
opere
che
direttamente
vengono
in
sussidio
del
ministero
spirituale
pastorale
della
Chiesa
e
che
si
propongono
un
fine
religioso
in
bene
diretto
delle
anime
,
devono
in
ogni
menoma
cosa
essere
subordinate
all
autorità
dei
Vescovi
,
posti
dallo
Spirito
Santo
a
reggere
la
Chiesa
di
Dio
nelle
diocesi
loro
assegnate
.
Ma
anche
le
altre
opere
,
che
,
come
abbiamo
detto
,
sono
precipuamente
istituite
a
ristorare
e
promuovere
in
Cristo
la
vera
civiltà
cristiana
e
che
costituiscono
nel
senso
spiegato
l
azione
cattolica
,
non
si
possono
per
niun
modo
concepire
indipendenti
dal
consiglio
e
dall
alta
direzione
dell
Autorità
ecclesiastica
,
specialmente
poi
in
quanto
devono
tutte
informarsi
ai
principi
della
dottrina
e
della
morale
cristiana
;
molto
meno
è
possibile
concepirle
in
opposizione
più
o
meno
aperta
con
la
medesima
Autorità
.
Certo
è
che
tali
opere
,
posta
la
natura
loro
,
si
debbono
muovere
con
la
conveniente
ragionevole
libertà
,
ricadendo
sopra
di
loro
la
responsabilità
dell
azione
,
soprattutto
poi
negli
affari
temporali
ed
economici
ed
in
quelli
della
vita
pubblica
amministrativa
o
politica
,
alieni
dal
ministero
puramente
spirituale
.
Ma
poiché
i
cattolici
alzano
sempre
la
bandiera
di
Cristo
,
per
ciò
stesso
alzano
la
bandiera
della
Chiesa
,
ed
è
quindi
conveniente
che
la
ricevano
dalle
mani
della
Chiesa
,
che
la
Chiesa
ne
vigili
l
onore
immacolato
e
che
a
questa
materna
vigilanza
i
cattolici
si
sottomettano
,
docili
ed
amorevoli
figliuoli
.
Per
la
qual
cosa
appare
manifesto
quanto
fossero
sconsigliati
coloro
,
pochi
invero
,
che
qui
in
Italia
e
sotto
i
Nostri
occhi
vollero
accingersi
a
una
missione
che
non
ebbero
da
Noi
,
né
da
alcun
altro
dei
Nostri
Fratelli
nell
episcopato
,
e
si
fecero
a
promuoverla
,
non
solo
senza
il
debito
ossequio
all
Autorità
,
ma
perfino
apertamente
contro
il
volere
di
lei
,
cercando
di
legittimare
la
loro
disobbedienza
con
frivole
distinzioni
.
Dicevano
anch
essi
di
alzare
in
nome
di
Cristo
un
vessillo
;
ma
tal
vessillo
non
poteva
essere
di
Cristo
,
perché
non
recava
tra
le
sue
pieghe
la
dottrina
del
divin
Redentore
,
che
anche
qui
ha
la
sua
applicazione
:
"
Chi
ascolta
voi
,
ascolta
me
;
e
chi
disprezza
voi
,
disprezza
me
"
(
Luc
.
X
,
16
)
;
"
Chi
non
è
meco
è
contro
di
me
;
e
chi
meco
non
raccoglie
,
disperde
"
(
Ib
.
XI
,
23
)
,
dottrina
dunque
di
umiltà
,
di
sommissione
,
di
filiale
rispetto
.
Con
estremo
rammarico
del
Nostro
cuore
abbiamo
dovuto
condannare
una
simile
tendenza
ed
arrestare
autorevolmente
il
moto
pernicioso
che
già
si
andava
formando
.
E
tanto
maggiore
era
il
dolor
Nostro
,
perché
vedevamo
incautamente
trascinati
per
così
falsa
via
buon
numero
di
giovani
a
Noi
carissimi
,
molti
dei
quali
di
eletto
ingegno
,
di
fervido
zelo
,
capaci
di
operare
efficacemente
il
bene
,
ove
siano
rettamente
guidati
.
Mentre
però
additiamo
a
tutti
la
retta
norma
dell
azione
cattolica
,
non
possiamo
dissimulare
,
Venerabili
Fratelli
,
il
pericolo
non
lieve
al
quale
,
per
la
condizione
dei
tempi
,
si
trova
oggi
esposto
il
Clero
;
ed
è
di
dare
soverchia
importanza
agli
interessi
materiali
del
popolo
,
trascurando
quelli
ben
più
gravi
del
sacro
suo
ministero
.
Il
sacerdote
,
elevato
sopra
gli
altri
uomini
per
compiere
la
missione
che
tiene
da
Dio
,
deve
mantenersi
egualmente
al
disopra
di
tutti
gli
umani
interessi
,
di
tutti
i
conflitti
,
di
tutte
le
classi
della
società
.
Il
suo
proprio
campo
è
la
Chiesa
,
dove
ambasciatore
di
Dio
predica
la
verità
ed
inculca
col
rispetto
dei
diritti
di
Dio
il
rispetto
ai
diritti
di
tutte
le
creature
.
Così
operando
,
egli
non
va
soggetto
ad
alcuna
opposizione
,
non
apparisce
un
uomo
di
parte
,
fautore
degli
uni
,
avversario
degli
altri
,
né
per
evitare
l
urto
di
certe
tendenze
o
per
non
irritare
in
molti
argomenti
gli
animi
inaspriti
si
mette
nel
pericolo
di
dissimulare
la
verità
o
di
tacerla
,
mancando
nell
uno
o
nell
altro
caso
ai
suoi
doveri
;
senza
dire
che
dovendo
trattare
ben
spesso
di
cose
materiali
,
potrebbe
trovarsi
solidale
in
obbligazioni
dannose
alla
sua
persona
,
e
alla
dignità
del
suo
ministero
.
Non
dovrà
dunque
prender
parte
ad
associazioni
di
questo
genere
,
se
non
dopo
matura
considerazione
,
d
accordo
col
suo
Vescovo
,
ed
in
quei
casi
soltanto
,
ne
quali
l
aiuto
suo
è
immune
da
ogni
pericolo
e
torna
di
evidente
profitto
.
Né
in
tal
maniera
si
raffrena
punto
il
suo
zelo
.
Il
vero
apostolo
deve
"
farsi
tutto
a
tutti
,
per
tutti
salvare
"
(
I
Cor
.
IX
,
22
)
;
come
già
il
divin
Redentore
,
deve
sentirsi
muovere
a
pietà
le
viscere
,
"
mirando
le
turbe
così
vessate
,
giacenti
quasi
pecore
senza
pastore
"
(
Matth
.
IX
,
36
)
.
Con
la
propaganda
efficace
degli
scritti
,
con
l
esortazione
viva
della
parola
,
col
concorso
diretto
nei
casi
anzidetti
s
adoperi
adunque
a
fine
di
migliorare
eziandio
,
entro
i
limiti
della
giustizia
e
della
carità
,
la
condizione
economica
del
popolo
,
favorendo
e
promovendo
quelle
istituzioni
che
a
ciò
conducono
,
quelle
soprattutto
che
si
propongono
di
ben
disciplinare
le
moltitudini
contro
l
invadente
predominio
del
socialismo
e
che
ad
un
tempo
le
salvano
e
dalla
rovina
economica
e
dallo
sfacelo
morale
e
religioso
.
In
questo
modo
l
assistenza
del
clero
alle
opere
dell
azione
cattolica
mira
ad
un
fine
altamente
religioso
,
né
tornerà
mai
d
impedimento
,
sarà
anzi
di
aiuto
al
suo
ministero
spirituale
,
allargandone
il
campo
e
moltiplicandone
il
frutto
.
Ecco
,
o
Venerabili
Fratelli
,
quanto
Ci
premeva
esporre
ed
inculcare
intorno
all
azione
cattolica
da
sostenere
e
promuovere
nella
nostra
Italia
.
Additare
il
bene
non
basta
;
è
necessario
eseguirlo
in
pratica
.
Nel
che
tornerà
di
grandissimo
aiuto
l
esortazione
vostra
altresì
ed
il
paterno
vostro
immediato
eccitamento
al
ben
fare
.
Siano
pure
umili
i
principi
,
purché
veramente
si
cominci
,
la
grazia
divina
li
farà
crescere
in
breve
tempo
e
prosperare
.
E
tutti
i
Nostri
diletti
figliuoli
,
che
si
dedicano
all
azione
cattolica
,
ascoltino
di
nuovo
la
parola
che
Ci
sgorga
tanto
spontanea
dal
cuore
.
Nelle
amarezze
onde
siamo
tuttodì
circondati
,
se
vi
ha
alcuna
consolazione
in
Cristo
,
se
alcun
conforto
Ci
vien
dalla
carità
vostra
,
se
vi
ha
comunione
di
spirito
e
viscere
di
compassione
,
diremo
Noi
pure
con
l
Apostolo
Paolo
(
Phil
.
II
,
1-5
)
,
rendete
compiuto
il
Nostro
gaudio
con
la
concordia
,
con
l
identica
carità
,
col
sentimento
unanime
,
con
l
umiltà
e
debita
soggezione
,
cercando
non
il
proprio
comodo
,
ma
il
bene
comune
,
e
trasfondendo
nei
vostri
cuori
quei
medesimi
sentimenti
,
che
in
sé
nutriva
Gesù
Cristo
,
Salvatore
nostro
.
Sia
Egli
il
principio
di
ogni
vostra
impresa
:
"
Quanto
voi
dite
o
fate
,
sia
tutto
nel
nome
del
Signore
Gesù
Cristo
"
(
Coloss
.
III
,
17
)
;
sia
Egli
il
termine
d
ogni
vostra
operazione
:
"
Conciossiaché
da
Lui
,
e
per
Lui
,
ed
a
Lui
sono
tutte
le
cose
;
a
Lui
gloria
nei
secoli
"
(
Rom
.
XI
,
36
)
.
Ed
in
questo
giorno
faustissimo
,
che
ricorda
gli
Apostoli
,
quando
,
ripieni
di
Spirito
Santo
,
uscirono
dal
Cenacolo
a
predicare
al
mondo
il
Regno
di
Cristo
,
discenda
eziandio
su
tutti
voi
la
virtù
del
medesimo
Spirito
e
pieghi
ogni
durezza
,
ritempri
gli
animi
freddi
,
e
quanto
è
sviato
rimetta
sul
retto
sentiero
:
"
Flecte
quod
est
rigidum
,
fove
quod
est
frigidum
,
rege
quod
est
devium
"
.
Auspice
intanto
del
divino
favore
e
pegno
del
Nostro
specialissimo
affetto
sia
l
Apostolica
Benedizione
,
che
dall
intimo
del
cuore
impartiamo
a
voi
,
Venerabili
Fratelli
,
al
vostro
Clero
e
al
popolo
italiano
.
Dato
a
Roma
,
presso
San
Pietro
,
nella
Festa
della
Pentecoste
,
11
Giugno
1905
,
del
Nostro
Pontificato
anno
II
.
PIO
PP
.
X
.
Miscellanea ,
VENERABILI
FRATELLI
,
SALUTE
E
APOSTOLICA
BENEDIZIONE
L
'
officio
divinamente
commessoCi
di
pascere
il
gregge
del
Signore
ha
,
fra
i
primi
doveri
imposti
da
Cristo
,
quello
di
custodire
con
ogni
vigilanza
il
deposito
della
fede
trasmessa
ai
santi
,
ripudiando
le
profane
novità
di
parole
e
le
opposizioni
di
una
scienza
di
falso
nome
.
La
quale
provvidenza
del
Supremo
Pastore
non
vi
fu
tempo
che
non
fosse
necessaria
alla
Chiesa
cattolica
:
stanteché
per
opera
del
nemico
dell
'
uman
genere
,
mai
non
mancarono
"
uomini
di
perverso
parlare
(
Act
.
X
,
30
)
,
cianciatori
di
vanità
e
seduttori
(
Tit
.
I
,
10
)
,
erranti
e
consiglieri
agli
altri
di
errore
(
II
Tim
.
III
,
13
)
"
.
Pur
nondimeno
gli
è
da
confessare
che
in
questi
ultimi
tempi
,
è
cresciuto
oltre
misura
il
numero
dei
nemici
della
croce
di
Cristo
;
che
,
con
arti
affatto
nuove
e
piene
di
astuzia
,
si
affaticano
di
render
vana
la
virtù
avvivatrice
della
Chiesa
e
scrollare
dai
fondamenti
,
se
venga
lor
fatto
,
lo
stesso
regno
di
Gesù
Cristo
.
Per
la
qual
cosa
non
Ci
è
oggimai
più
lecito
di
tacere
,
seppur
non
vogliamo
aver
vista
di
mancare
al
dovere
Nostro
gravissimo
,
e
che
Ci
sia
apposta
a
trascuratezza
di
esso
la
benignità
finora
usata
nella
speranza
di
più
sani
consigli
.
Ed
a
rompere
senza
più
gl
'
indugi
Ci
spinge
anzitutto
il
fatto
,
che
i
fautori
dell
'
errore
già
non
sono
ormai
da
ricercarsi
fra
i
nemici
dichiarati
;
ma
,
ciò
che
dà
somma
pena
e
timore
,
si
celano
nel
seno
stesso
della
Chiesa
,
tanto
più
perniciosi
quanto
meno
sono
in
vista
.
Alludiamo
,
o
Venerabili
Fratelli
,
a
molti
del
laicato
cattolico
e
,
ciò
ch
'
è
più
deplorevole
,
a
non
pochi
dello
stesso
ceto
sacerdotale
,
i
quali
,
sotto
finta
di
amore
per
la
Chiesa
,
scevri
d
'
ogni
solido
presidio
di
filosofico
e
teologico
sapere
,
tutti
anzi
penetrati
delle
velenose
dottrine
dei
nemici
della
Chiesa
,
si
dànno
,
senza
ritegno
di
sorta
,
per
riformatori
della
Chiesa
medesima
;
e
,
fatta
audacemente
schiera
,
si
gittano
su
quanto
vi
ha
di
più
santo
nell
'
opera
di
Cristo
,
non
risparmiando
la
persona
stessa
del
Redentore
divino
,
che
,
con
ardimento
sacrilego
,
rimpiccioliscono
fino
alla
condizione
di
un
puro
e
semplice
uomo
.
Fanno
le
meraviglie
costoro
perché
Noi
li
annoveriamo
fra
i
nemici
della
Chiesa
;
ma
non
potrà
stupirsene
chiunque
,
poste
da
parte
le
intenzioni
di
cui
Dio
solo
è
giudice
,
si
faccia
ad
esaminare
le
loro
dottrine
e
la
loro
maniera
di
parlare
e
di
operare
.
Per
verità
non
si
allontana
dal
vero
chi
li
ritenga
fra
i
nemici
della
Chiesa
i
più
dannosi
.
Imperocché
,
come
già
abbiam
detto
,
i
lor
consigli
di
distruzione
non
li
agitano
costoro
al
di
fuori
della
Chiesa
,
ma
dentro
di
essa
;
ond
'
è
che
il
pericolo
si
appiatta
quasi
nelle
vene
stesse
e
nelle
viscere
di
lei
,
con
rovina
tanto
più
certa
,
quanto
essi
la
conoscono
più
addentro
.
Di
più
,
non
pongono
già
la
scure
ai
rami
od
ai
germogli
;
ma
alla
radice
medesima
,
cioè
alla
fede
ed
alle
fibre
di
lei
più
profonde
.
Intaccata
poi
questa
radice
della
immortalità
,
continuano
a
far
correre
il
veleno
per
tutto
l
'
albero
in
guisa
,
che
niuna
parte
risparmiano
della
cattolica
verità
,
niuna
che
non
cerchino
di
contaminare
.
Inoltre
,
nell
'
adoperare
le
loro
mille
arti
per
nuocere
,
niuno
li
supera
di
accortezza
e
di
astuzia
:
giacché
la
fanno
promiscuamente
da
razionalisti
e
da
cattolici
,
e
ciò
con
sì
fina
simulazione
da
trarre
agevolmente
in
inganno
ogni
incauto
;
e
poiché
sono
temerari
quanto
altri
mai
,
non
vi
è
conseguenza
da
cui
rifuggano
e
che
non
ispaccino
con
animo
franco
ed
imperterrito
.
Si
aggiunga
di
più
,
e
ciò
è
acconcissimo
a
confonderle
menti
,
il
menar
che
essi
fanno
una
vita
operosissima
,
un
'
assidua
e
forte
applicazione
ad
ogni
fatta
di
studi
,
e
,
il
più
sovente
,
la
fama
di
una
condotta
austera
.
Finalmente
,
e
questo
spegne
quasi
ogni
speranza
di
guarigione
,
dalle
stesse
loro
dottrine
sono
formati
al
disprezzo
di
ogni
autorità
e
di
ogni
freno
;
e
,
adagiatisi
in
una
falsa
coscienza
,
si
persuadono
che
sia
amore
di
verità
ciò
che
è
infatti
superbia
ed
ostinazione
.
Sì
,
sperammo
a
dir
vero
di
riuscire
quando
che
fosse
a
richiamar
costoro
a
più
savi
divisamenti
;
al
qual
fine
li
trattammo
dapprima
come
figli
con
soavità
,
passammo
poi
ad
un
far
severo
,
e
finalmente
,
benché
a
malincuore
,
usammo
pure
i
pubblici
castighi
.
Ma
voi
sapete
,
o
Venerabili
Fratelli
,
come
tutto
riuscì
indarno
:
sembrarono
abbassai
la
fronte
per
un
istante
,
mala
rialzarono
subito
con
maggiore
alterigia
.
E
potremmo
forse
tuttora
dissimulare
se
non
si
trattasse
che
sol
di
loro
:
ma
trattasi
invece
della
sicurezza
del
nome
cattolico
.
Fa
dunque
mestieri
di
uscir
da
un
silenzio
,
che
ormai
sarebbe
colpa
,
per
far
conoscere
alla
Chiesa
tutta
chi
sieno
infatti
costoro
che
così
mal
si
camuffano
.
E
poiché
è
artificio
astutissimo
dei
modernisti
(
ché
con
siffatto
nome
son
chiamati
costoro
a
ragione
comunemente
)
presentare
le
loro
dottrine
non
già
coordinate
e
raccolte
quasi
in
un
tutto
,
ma
sparse
invece
e
disgiunte
l
'
una
dall
'
altra
,
allo
scopo
di
passare
essi
per
dubbiosi
e
come
incerti
,
mentre
di
fatto
sono
fermi
e
determinati
;
gioverà
innanzi
tutto
raccogliere
qui
le
dottrine
stesse
in
un
sol
quadro
,
per
passar
poi
a
ricercar
le
fonti
di
tanto
traviamento
ed
a
prescrivere
le
misure
per
impedirne
i
danni
.
E
alfin
di
procedere
con
ordine
in
una
materia
di
troppo
astrusa
,
è
da
notare
anzi
tutto
che
ogni
modernista
sostiene
e
quasi
compendia
in
sé
molteplici
personaggi
:
quelli
cioè
di
filosofo
,
di
credente
,
di
teologo
,
di
storico
,
di
critico
,
di
apologista
,
di
riformatore
:
e
queste
parti
sono
tutte
bene
da
distinguersi
una
ad
una
,
da
chi
voglia
conoscere
a
dovere
il
lor
sistema
e
penetrare
i
principî
e
le
conseguenze
delle
loro
dottrine
.
Prendendo
adunque
le
mosse
dal
filosofo
,
tutto
il
fondamento
della
filosofia
religiosa
è
riposto
dai
modernisti
nella
dottrina
,
che
chiamano
dell
'
agnosticismo
.
Secondo
questa
,
la
ragione
umana
è
ristretta
interamente
entro
il
campo
dei
fenomeni
,
che
è
quanto
dire
di
quel
che
apparisce
e
nel
modo
in
che
apparisce
:
non
diritto
,
non
facoltà
naturale
le
concedono
di
passare
più
oltre
.
Per
lo
che
non
è
dato
a
lei
d
'
innalzarsi
a
Dio
,
né
di
conoscerne
l
'
esistenza
,
sia
pure
per
intromessa
delle
cose
visibili
.
E
da
ciò
si
deduce
che
Dio
,
riguardo
alla
scienza
,
non
può
affatto
esserne
oggetto
diretto
;
riguardo
alla
storia
non
deve
mai
riputarsi
come
soggetto
istorico
.
Poste
cotali
premesse
,
ognuno
scorge
di
leggieri
quali
sieno
le
sorti
della
teologia
naturale
,
dei
motivi
di
credibilità
,
dell
'
esterna
rivelazione
.
Tutto
questo
i
modernisti
tolgon
via
di
mezzo
,
e
ne
fanno
assegno
all
'
intellettualismo
,
ridicolo
sistema
,
come
essi
affermano
,
e
tramontato
già
da
gran
tempo
.
Né
in
ciò
ispira
loro
alcun
ritegno
il
sapere
che
si
enormi
errori
furono
già
formalmente
condannati
dalla
Chiesa
.
Giacché
infatti
il
Concilio
Vaticano
così
ebbe
definito
:
"
Se
qualcuno
dirà
,
che
Dio
uno
e
vero
,
Creatore
e
Signor
nostro
,
per
mezzo
delle
cose
create
,
non
possa
conoscersi
con
certezza
col
lume
naturale
dell
'
umana
ragione
,
sia
anatema
"
(
De
Revel
.
,
can
.
I
)
;
e
similmente
:
"
Se
alcuno
dirà
non
essere
possibile
,
o
non
convenire
che
,
mediante
divina
rivelazione
,
sin
l
'
uomo
ammaestrato
di
Dio
e
del
culto
che
Gli
si
deve
,
sia
anatema
"
(Ibid.,
can
.
II
)
;
e
finalmente
:
"
Se
alcuno
dirà
che
la
rivelazione
divina
non
possa
essere
fatta
credibile
da
esterni
segni
e
che
perciò
gli
uomini
non
debbano
esser
mossi
alla
fede
se
non
da
interna
esperienza
o
privata
ispirazione
,
sia
anatema
"
(
De
Fide
,
can
.
III
).Di
qual
guisa
poi
i
modernisti
dall
'
agnosticismo
,
che
è
puro
stato
d
'
ignoranza
,
passino
all
'
ateismo
scientifico
e
storico
,
che
invece
è
stato
di
positiva
negazione
;
e
con
qual
diritto
perciò
di
logica
,
dal
non
sapere
se
Iddio
sia
intervenuto
o
no
nella
storia
dell
'
uman
genere
si
trascorra
a
spiegar
tutto
nella
storia
medesima
ponendo
Dio
interamente
da
parte
come
se
in
realtà
non
fosse
intervenuto
,
lo
assegni
chi
può
.
Ma
tanto
è
;
per
costoro
è
fisso
e
determinato
che
la
scienza
e
la
storia
debbano
esser
atee
;
entro
l
'
àmbito
di
esse
non
vi
è
luogo
se
non
per
fenomeni
,
sbanditone
in
tutto
Iddio
e
quanto
sa
di
divino
.
Dalla
quale
dottrina
assurdissima
vedrem
bentosto
che
cosa
siasi
costretti
di
ammettere
intorno
alla
persona
augusta
di
Gesù
Cristo
,
intorno
ai
misteri
della
Sua
vita
e
della
Sua
morte
,
intorno
alla
Sua
risurrezione
ed
ascensione
al
Cielo
.
Vero
è
che
l
'
agnosticismo
non
costituisce
nella
dottrina
dei
modernisti
se
non
la
parte
negativa
;
la
positiva
sta
tutta
nell
'
immanenza
vitale
.
Dall
'
una
all
'
altra
ecco
con
qual
discorso
procedono
.
La
Religione
,
sia
essa
naturale
o
sopra
natura
,
alla
guisa
di
ogni
altro
fatto
qualsiasi
,
uopo
è
che
ammetta
una
spiegazione
.
Or
,
tolta
di
mezzo
la
naturale
teologia
,
chiuso
il
cammino
alla
rivelazione
per
il
rifiuto
dei
motivi
di
credibilità
,
negata
anzi
qualsivoglia
esterna
rivelazione
,
chiaro
è
che
siffatta
spiegazione
indarno
si
cerca
fuori
dell
'
uomo
.
Resta
dunque
che
si
cerchi
nell
'
uomo
stesso
;
e
poiché
la
religione
non
è
altro
infatti
che
una
forma
della
vita
,
la
spiegazione
di
essa
dovrà
ritrovarsi
appunto
nella
vita
dell
'
uomo
.
Di
qui
il
principio
dell
'
immanenza
religiosa
.
Di
più
,
la
prima
mossa
,
per
così
dire
,
di
ogni
fenomeno
vitale
,
quale
si
è
detta
essere
altresì
la
religione
,
è
sempre
da
ascrivere
ad
un
qualche
bisogno
;
i
primordi
poi
,
parlando
più
specialmente
della
vita
,
sono
da
assegnare
ad
un
movimento
del
cuore
,
o
vogliam
dire
ad
un
sentimento
.
Per
queste
ragioni
,
essendo
Dio
l
'
oggetto
della
religione
,
dobbiamo
conchiudere
che
la
fede
,
inizio
e
fondamento
di
ogni
religione
,
deve
riporsi
in
un
sentimento
che
nasca
dal
bisogno
della
divinità
.
IL
quale
bisogno
,
non
sentendosi
dall
'
uomo
se
non
indeterminate
ed
acconce
circostanze
,
non
può
di
per
sé
appartenere
al
campo
della
coscienza
:
ma
giace
da
principio
al
di
sotto
della
coscienza
medesima
o
,
come
dicono
con
vocabolo
tolto
ad
imprestito
dalla
moderna
filosofia
,
nella
subcoscienza
,
ove
la
sua
radice
rimane
occulta
ed
incomprensibile
.
Che
se
si
chieda
in
qual
modo
da
questo
bisogno
della
divinità
,
che
l
'
uomo
provi
in
se
stesso
,
si
faccia
poi
trapasso
alla
religione
,
i
modernisti
rispondono
così
.
La
scienza
e
la
storia
,
essi
dicono
,
sono
chiuse
come
fra
due
termini
:
l
'
uno
esterno
,
ed
è
il
mondo
visibile
;
l
'
altro
interno
,
ed
è
la
coscienza
.
Toccato
che
abbiano
o
l
'
uno
o
l
'
altro
di
questi
termini
,
non
hanno
come
passare
più
oltre
;
al
di
là
si
trovano
essi
a
faccia
dell
'
inconoscibile
.
Dinanzi
a
questo
inconoscibile
,
o
sia
esso
fuori
dell
'
uomo
oltre
ogni
cosa
visibile
,
o
si
celi
entro
l
'
uomo
nelle
latebre
della
subcoscienza
,
il
bisogno
del
divino
,
senza
verun
atto
della
mente
,
secondo
che
vuole
il
fideismo
,
fa
scattare
nell
'
animo
già
inclinato
a
religione
un
certo
particolar
sentimento
;
il
quale
,
sia
come
oggetto
sia
come
causa
interna
,
ha
implicata
in
sé
la
realtà
del
divino
e
congiunge
in
certa
guisa
l
'
uomo
con
Dio
.
A
questo
sentimento
appunto
si
dà
dai
modernisti
il
nome
di
fede
,
e
lo
ritengono
quale
inizio
di
religione
.
Ma
non
è
qui
tutto
il
filosofare
,
o
,
a
meglio
dire
,
il
delirare
di
costoro
.
Imperocché
in
siffatto
sentimento
essi
non
riscontrano
solamente
la
fede
:
ma
colla
fede
e
nella
fede
stessa
quale
da
loro
è
intesa
,
sostengono
che
vi
si
trovi
altresì
la
Rivelazione
.
E
che
infatti
può
pretendersi
di
vantaggio
per
una
rivelazione
?
O
non
è
forse
rivelazione
,
o
almeno
principio
di
rivelazione
,
quel
sentimento
religioso
che
si
manifesta
d
'
un
tratto
nella
coscienza
?
Non
è
rivelazione
l
'
apparire
,
benché
in
confuso
,
che
Dio
fa
agli
animi
in
quello
stesso
sentimento
religioso
?
Aggiungono
anzi
di
più
che
,
essendo
Iddio
in
pari
tempo
e
l
'
oggetto
e
la
causa
della
fede
,
la
detta
rivelazione
è
al
tempo
stesso
di
Dio
e
da
Dio
:
ha
cioè
insieme
Iddio
e
come
rivelante
e
come
rivelato
.
Di
qui
,
Venerabili
Fratelli
,
quell
'
assurdissimo
effato
dei
modernisti
che
ogni
religione
,
secondo
il
vario
aspetto
sotto
cui
si
riguardi
,
debba
dirsi
egualmente
naturale
e
soprannaturale
.
Di
qui
lo
scambiar
che
fanno
,
come
di
pari
significato
,
coscienza
e
rivelazione
.
Di
qui
la
legge
,
per
cui
la
coscienza
religiosa
si
dà
come
regola
universale
,
da
porsi
in
tutto
a
pari
della
rivelazione
,
ed
alla
quale
tutti
hanno
obbligo
di
sottostare
,
non
esclusa
la
stessa
autorità
suprema
della
Chiesa
,
sia
che
ella
insegni
,
sia
che
legiferi
in
materia
di
culto
o
di
disciplina
.
Se
non
che
in
tutto
questo
procedimento
dal
quale
,
a
detta
dei
modernisti
,
saltan
fuori
la
fede
e
la
rivelazione
,
egli
è
mestieri
tener
d
'
occhio
un
punto
,
che
è
di
capitale
importanza
per
le
conseguenze
storico
critiche
,
che
essi
ne
derivano
.
Quell
'
inconoscibile
,
di
cui
parlano
,
non
si
presenta
già
alla
fede
come
nudo
in
sé
ed
isolato
;
ma
si
bene
congiunto
strettamente
a
un
qualche
fenomeno
,
che
,
quantunque
appartenga
al
campo
della
scienza
e
della
storia
,
pure
in
certa
guisa
ne
trapassa
i
confini
.
Tal
fenomeno
potrà
essere
un
fatto
qualsiasi
della
natura
,
che
in
sé
racchiude
alcun
che
di
misterioso
:
potrà
essere
altresì
un
uomo
,
il
cui
carattere
,
i
cui
gesti
,
le
cui
parole
mal
si
compongano
colle
leggi
ordinarie
della
storia
.
Or
bene
la
fede
,
attirata
dall
'
inconoscibile
racchiuso
nel
fenomeno
,
s
'
impadronisce
di
tutto
intero
il
fenomeno
stesso
e
lo
penetra
in
certo
qual
modo
della
sua
vita
.
Da
ciò
due
cose
conseguitano
.
La
prima
,
una
tal
trasfigurazione
del
fenomeno
,
per
una
,
diremmo
,
quasi
elevazione
sulle
condizioni
sue
proprie
,
che
lo
renda
acconcio
,
come
materia
,
alla
forma
del
divino
che
la
fede
v
'
introdurrà
.
La
seconda
,
un
certo
sfiguramento
,
nato
da
ciò
che
avendo
la
fede
tolto
il
fenomeno
ai
suoi
aggiunti
di
tempo
e
di
luogo
,
facilmente
gli
attribuisce
quello
che
nella
realtà
delle
cose
non
ha
di
fatto
:
il
che
soprattutto
avviene
quando
si
tratti
di
fenomeni
di
antica
data
,
e
tanto
più
se
sono
remoti
.
Da
questi
due
capi
i
modernisti
traggono
per
loro
due
canoni
;
i
quali
,
uniti
a
un
terzo
già
dedotto
dall
'
agnosticismo
,
formano
quasi
la
base
della
critica
storica
.
Illustriamo
il
fatto
con
un
esempio
,
preso
dalla
persona
dl
Gesù
Cristo
.
Nella
persona
di
Cristo
,
dicono
,
la
scienza
e
la
storia
non
trovan
nulla
al
di
là
dell
'
uomo
.
Dunque
,
in
vigore
del
primo
canone
dato
dall
'
agnosticismo
,
dalla
storia
dl
essa
deve
cancellarsi
tutto
quanto
sa
di
divino
.
Più
oltre
,
in
conformità
del
.
secondo
canone
,
la
persona
di
Cristo
è
stata
trasfigurata
dalla
fede
:
dunque
fa
d
'
uopo
spogliarla
di
tutto
ciò
che
la
innalza
sopra
le
condizioni
storiche
.
Per
ultimo
,
la
stessa
è
stata
sfigurata
dalla
fede
,
secondo
insegna
il
terzo
canone
:
dunque
non
da
rimuoversi
da
lei
i
discorsi
,
i
fatti
,
tutto
quello
insomma
che
non
risponde
al
suo
carattere
,
alla
sua
condizione
ed
educazione
,
al
luogo
ed
al
tempo
in
cui
visse
.
Strano
per
fermo
parrà
a
noi
questo
modo
di
ragionare
;
ma
qui
sta
la
critica
dei
modernisti
.
Adunque
il
sentimento
religioso
,
che
per
vitale
immanenza
si
sprigiona
dai
nascondigli
della
subcoscienza
,
è
il
germe
di
tutta
la
religione
,
ed
è
insieme
la
ragione
di
quanto
fu
o
sarà
per
essere
in
qualsivoglia
religione
.
Rude
dapprima
e
quasi
informe
,
a
poco
a
poco
,
sotto
l
'
influsso
del
misterioso
principio
che
gli
diede
origine
,
esso
e
venuto
perfezionandosi
,
a
seconda
dei
progressi
della
vita
umana
.
di
cui
,
come
si
disse
,
e
una
forma
.
Ecco
pertanto
la
nascita
di
qualsiasi
religione
,
sia
pure
soprannaturale
:
esse
altro
non
sono
che
semplici
esplicazioni
dell
'
anzidetto
sentimento
.
Né
credasi
già
che
diversa
sia
la
sorte
della
religione
cattolica
;
anzi
in
tutto
pari
alle
altre
:
imperocché
non
altrimenti
essa
è
nata
,
che
per
processo
di
vitale
immanenza
nella
coscienza
di
Cristo
,
uomo
di
elettissima
natura
,
quale
mai
altro
simile
si
vide
né
mai
si
troverà
.
Nell
'
udir
tali
cose
Noi
trasecoliamo
di
fronte
ad
affermazioni
cotanto
audaci
e
sacrileghe
!
Eppure
,
Venerabili
Fratelli
,
non
sono
esse
un
parlar
temerario
solamente
d
'
increduli
.
Sono
uomini
cattolici
,
sono
anzi
sacerdoti
non
pochi
che
così
la
discorrono
pubblicamente
;
e
con
siffatti
delirii
si
dànno
vanto
di
riformare
la
Chiesa
!
Qui
,
non
trattasi
più
del
vecchio
errore
,
che
alla
natura
umana
concedeva
quasi
un
diritto
all
'
ordine
soprannaturale
.
Si
va
assai
più
lungi
;
sino
cioè
ad
afferrare
che
la
religione
nostra
santissima
,
nell
'
uomo
Cristo
del
pari
che
in
noi
,
è
frutto
interamente
spontaneo
della
natura
.
Del
quale
asserto
non
sappiamo
qual
sia
mezzo
più
acconcio
per
sopprimere
ogni
ordine
soprannaturale
.
Perciò
con
somma
ragione
il
Concilio
Vaticano
pronunziò
:
"
Se
alcuno
dirà
,
non
poter
l
'
uomo
essere
elevato
da
Dio
a
una
conoscenza
e
perfezione
che
superi
la
natura
,
ma
potere
e
dovere
di
per
sé
stesso
,
con
un
perpetuo
progresso
,
giungere
finalmente
al
possesso
di
ogni
vero
e
di
ogni
bene
,
sia
anatema
"
(
De
Revel
.
,
can
.
III
)
.
Fin
qui
però
,
o
Venerabili
Fratelli
,
non
abbiam
visto
farsi
punto
luogo
all
'
azione
dell
'
intelletto
.
Eppure
,
secondo
le
dottrine
dei
modernisti
,
ha
essa
ancora
la
sua
parte
nell
'
atto
di
fede
.
E
giova
osservare
in
che
modo
.
In
quel
sentimento
,
dicono
,
di
cui
sovente
si
è
parlato
,
appunto
perché
egli
è
sentimento
e
non
cognizione
,
Dio
si
presenta
bensì
all
'
uomo
,
ma
in
maniera
così
confusa
che
nulla
o
a
malapena
si
distingue
dal
soggetto
credente
.
Fa
dunque
d
'
uopo
che
sopra
quel
sentimento
si
getti
un
qualche
raggio
di
luce
,
sì
che
Dio
ne
venga
fuori
per
intero
e
pongasi
in
contrapposto
col
soggetto
.
Ora
,
è
questo
il
compito
dell
'
intelletto
;
di
cui
è
proprio
il
pensare
ed
analizzare
,
e
per
mezzo
del
quale
l
'
uomo
prima
traduce
in
rappresentazioni
mentali
i
fenomeni
di
vita
che
sorgono
in
lui
,
e
poi
li
significa
con
verbali
espressioni
.
Di
qui
il
detto
volgare
dei
modernisti
,
che
l
'
uomo
religioso
deve
pensare
la
sua
fede
.
L
'
intelletto
adunque
,
sopravvenendo
al
sentimento
,
su
di
esso
si
ripiega
e
vi
fa
intorno
un
lavorio
somigliante
a
quello
di
un
pittore
che
illumina
e
ravviva
il
disegno
di
un
quadro
svanito
per
la
vecchiaia
.
Il
paragone
è
di
uno
dei
maestri
del
modernismo
.
Doppio
poi
è
l
'
operar
della
mente
in
siffatto
negozio
;
dapprima
,
con
un
atto
nativo
e
spontaneo
,
esprimendo
la
sua
nozione
con
una
proposizione
semplice
e
volgare
;
indi
,
con
riflessione
e
più
intima
penetrazione
,
o
,
come
dicano
,
lavorando
il
suo
pensiero
,
rende
ciò
che
ha
pensato
con
proposizioni
secondarie
,
derivate
bensì
dalla
prima
,
ma
più
affinate
e
distinte
.
Le
quali
proposizioni
,
ove
poi
ottengano
la
sanzione
del
magistero
supremo
della
Chiesa
,
costituiranno
appunto
il
dogma
.
Con
ciò
,
nella
dottrina
dei
modernisti
,
ci
troviamo
giunti
ad
uno
dei
capi
di
maggior
rilievo
,
all
'
origine
cioè
e
alla
natura
stessa
del
dogma
.
Imperocché
l
'
origine
del
dogma
la
ripongon
essi
in
quelle
primitive
formole
semplici
;
le
quali
,
sotto
un
certo
aspetto
,
devono
ritenersi
come
essenziali
alla
fede
,
giacché
la
rivelazione
,
perché
sia
veramente
tale
,
richiede
la
chiara
apparizione
di
Dio
nella
coscienza
.
Il
dogma
stesso
poi
,
secondo
che
paiono
dire
,
è
costituito
propriamente
dalle
formole
secondarie
.
A
conoscere
però
bene
la
natura
del
dogma
,
è
uopo
ricercare
anzi
qual
relazione
passi
fra
le
formole
religiose
ed
il
sentimento
religioso
.
Nel
che
non
troverà
punto
difficoltà
,
chi
tenga
fermo
,
che
il
fine
di
cotali
formole
altro
non
è
,
se
non
di
dar
modo
al
credente
di
rendersi
ragione
della
propria
fede
.
Per
la
qual
cosa
stanno
esse
formole
come
di
mezzo
fra
il
credente
e
la
fede
di
lui
;
per
rapporto
alla
fede
,
sono
espressioni
inadeguate
del
suo
oggetto
e
sono
dai
modernisti
chiamate
simboli
;
per
rapporto
al
credente
,
si
riducono
a
meri
istrumenti
.
Non
è
lecito
pertanto
in
niun
modo
sostenere
che
esse
esprimano
una
verità
assoluta
:
essendoché
,
come
simboli
,
sono
semplici
immagini
di
verità
,
e
perciò
da
doversi
adattare
al
sentimento
religioso
in
ordine
all
'
uomo
;
come
istrumenti
,
sono
veicoli
di
verità
,
e
perciò
da
acconciarsi
a
lor
volta
all
'
uomo
in
ordine
al
sentimento
religioso
.
E
poiché
questo
sentimento
,
siccome
quello
che
ha
per
obbietto
l
'
assoluto
,
porge
infiniti
aspetti
,
dei
quali
oggi
l
'
uno
domani
l
'
altro
può
apparire
;
e
similmente
colui
che
crede
può
passare
per
altre
ed
altre
condizioni
,
ne
segue
che
le
formole
altresì
che
noi
chiamiamo
dogmi
devono
sottostare
ad
uguali
vicende
ed
essere
perciò
variabili
.
Così
si
ha
aperto
il
varco
alla
intima
evoluzione
dei
dogmi
.
Infinito
cumulo
di
sofismi
che
abbatte
e
distrugge
ogni
religione
!
E
questa
,
non
pur
possibile
,
ma
necessaria
evoluzione
e
mutazione
dei
dogmi
non
solo
i
modernisti
l
'
affermano
arditamente
ma
è
conseguenza
legittima
delle
loro
sentenze
.
Infatti
fra
i
capisaldi
della
loro
dottrina
vi
è
ancor
questo
,
tratto
dal
principio
dell
'
immanenza
vitale
:
che
le
formole
cioè
religiose
,
perché
tali
siano
in
verità
e
non
mere
speculazioni
dell
'
intelletto
,
è
mestieri
che
sieno
vitali
e
che
vivano
della
stessa
vita
del
sentimento
religioso
.
Il
che
non
è
da
intendersi
quasiché
tali
formole
,
specie
se
puramente
immaginative
,
sieno
costruite
a
bella
posta
pel
sentimento
religioso
;
giacché
poco
monta
della
loro
origine
,
come
altresì
del
loro
numero
e
della
loro
qualità
;
ma
cosi
,
che
le
stesse
,
fatte
se
occorre
all
'
uopo
delle
modificazioni
,
vengano
vitalmente
assimilate
dal
sentimento
religioso
.
E
per
dirla
in
altri
termini
,
fa
di
mestieri
che
la
formola
primitiva
sia
accettata
e
sancita
dal
cuore
,
e
che
il
susseguente
lavorio
per
la
formazione
delle
formole
secondarie
sia
fatto
sotto
la
direzione
del
cuore
.
Di
qui
procede
che
siffatte
formole
,
perché
sieno
vitali
,
devono
essere
e
mantenersi
adatte
tanto
alla
fede
quanto
al
credente
.
Laonde
,
se
per
una
ragione
qualsiasi
cotale
adattamento
venga
meno
,
perdono
elle
il
primitiva
significato
e
vogliono
essere
cambiate
.
Or
tale
essendo
il
valore
e
la
sorte
mutevole
delle
formole
dogmatiche
,
non
reca
stupore
che
i
modernisti
le
abbiano
tanto
in
dileggio
;
mentre
al
contrario
non
fanno
che
ricordare
ed
esaltare
il
sentimento
religioso
e
la
vita
religiosa
.
Perciò
pure
criticano
con
somma
audacia
la
Chiesa
,
accusandola
di
camminare
fuor
di
strada
,
né
saper
distinguere
fra
il
senso
materiale
delle
formole
e
il
loro
significato
religioso
e
morale
,
e
attaccandosi
con
ostinazione
,
ma
vanamente
,
a
formole
vuote
di
senso
,
lasciar
che
la
religione
precipiti
a
rovina
.
Oh
!
Veramente
ciechi
e
conduttori
di
ciechi
,
che
,
gonfi
del
superbo
nome
di
scienza
,
vaneggiano
fino
al
segno
di
pervertire
l
'
eterno
concetto
di
verità
e
il
genuino
sentimento
religioso
:
"
spacciando
un
nuovo
sistema
,
col
quale
,
tratti
da
una
sfrontata
e
sfrenata
smania
di
novità
,
non
cercano
la
verità
ove
certamente
si
trova
;
e
disprezzate
le
sante
ed
apostoliche
tradizioni
,
si
attaccano
a
dottrine
vuote
,
futili
,
incerte
,
riprovate
dalla
Chiesa
,
e
con
esse
,
uomini
stoltissimi
,
si
credono
di
puntellare
e
sostenere
la
stessa
verità
"
(
Gregorio
XVI
,
Lett
.
Enc
.
"
Singulari
Nos
"
,
25
giugno
1834
)
.
E
fin
qua
,
o
Venerabili
Fratelli
,
del
modernista
considerato
come
filosofo
.
Or
,
se
facendoci
oltre
a
considerarlo
nella
sua
qualità
di
credente
,
vogliam
conoscere
in
che
modo
,
nel
modernismo
,
il
credente
si
differenzi
dal
filosofo
,
convien
osservare
che
quantunque
il
filosofo
riconosca
per
oggetto
della
fede
la
realtà
divina
,
pure
questa
realtà
non
altrove
l
'
incontra
che
nell
'
animo
del
credente
,
come
oggetto
di
sentimento
e
di
affermazione
:
che
esista
poi
essa
o
no
in
sé
medesima
fuori
di
quel
sentimento
e
di
quell
'
affermazione
,
a
lui
punto
non
cale
.
Per
contrario
il
credente
ha
come
certo
ed
indubitato
che
la
realtà
divina
esiste
di
fatto
in
se
stessa
,
né
punto
dipende
da
chi
crede
.
Che
se
poi
cerchiamo
,
qual
fondamento
abbia
cotale
asserzione
del
credente
,
i
modernisti
rispondono
:
l
'
esperienza
individuale
.
Ma
nel
dir
ciò
,
se
costoro
si
dilungano
dai
razionalisti
,
cadono
nell
'
opinione
dei
protestante
dei
pseudomistici
.
Così
infatti
essi
discorrono
.
Nel
sentimento
religioso
,
si
deve
riconoscere
quasi
una
certa
intuizione
del
cuore
;
la
quale
mette
l
'
uomo
in
contatto
immediato
colla
realtà
stessa
di
Dio
,
e
tale
gl
'
infonde
una
persuasione
dell
'
esistenza
di
Lui
e
della
Sua
azione
sì
dentro
,
sì
fuori
dell
'
uomo
,
da
sorpassar
di
gran
lunga
ogni
convincimento
scientifico
.
Asseriscono
pertanto
una
vera
esperienza
,
e
tale
da
vincere
qualsivoglia
esperienza
razionale
;
la
quale
se
da
taluno
,
come
dai
razionalisti
,
e
negata
,
ciò
dicono
intervenire
perché
non
vogliono
porsi
costoro
nelle
morali
condizioni
,
che
son
richieste
per
ottenerla
.
Or
questa
esperienza
,
poi
che
l
'
abbia
alcuno
conseguita
,
è
quella
che
lo
costituisce
propriamente
e
veramente
credente
.
Quanto
siamo
qui
lontani
dagli
insegnamenti
cattolici
!
Simili
vaneggiamenti
li
abbiamo
già
uditi
condannare
dal
Concilio
Vaticano
.
Vedremo
più
oltre
come
,
con
siffatte
teorie
,
congiunte
agli
altri
errori
già
mentovati
,
si
spalanchi
la
via
all
'
ateismo
.
Qui
giova
subito
notare
che
,
posta
questa
dottrina
dell
'
esperienza
unitamente
all
'
altra
del
simbolismo
,
ogni
religione
,
sia
pure
quella
degl
'
idolatri
,
deve
ritenersi
siccome
vera
.
Perché
infatti
non
sarà
possibile
che
tali
esperienze
s
'
incontrino
in
ogni
religione
?
E
che
si
siano
di
fatto
incontrate
non
pochi
lo
pretendono
.
E
con
qual
diritto
modernisti
negheranno
la
verità
ad
una
esperienza
affermata
da
un
islamita
?
con
qual
diritto
rivendicheranno
esperienze
vere
pei
soli
cattolici
?
Ed
infatti
i
modernisti
non
negano
,
concedono
anzi
,
altri
velatamente
altri
apertissimamente
,
che
tutte
le
religioni
son
vere
.
E
che
non
possano
sentire
altrimenti
,
è
cosa
manifesta
.
Imperocché
per
qual
capo
,
secondo
i
loro
placiti
,
potrebbe
mai
ad
una
religione
,
qual
che
si
voglia
,
attribuirsi
la
falsità
?
Senza
dubbio
per
uno
di
questi
due
:
o
per
la
falsità
del
sentimento
religioso
,
o
per
la
falsità
della
formola
pronunziata
dalla
mente
.
Ora
il
sentimento
religioso
,
benché
possa
essere
più
o
meno
perfetto
,
è
sempre
uno
:
la
formola
poi
intellettuale
,
perché
sia
vera
,
basta
che
risponda
al
sentimento
religioso
ed
al
credente
,
checché
ne
sia
della
forza
d
'
ingegno
in
costui
.
Tutt
'
al
più
,
nel
conflitto
fra
diverse
religioni
,
i
modernisti
potranno
sostenere
che
la
cattolica
ha
più
di
verità
perché
più
vivente
,
e
merita
con
più
ragione
il
titolo
di
cristiana
,
perché
risponde
più
pienamente
alle
origini
del
cristianesimo
.
Che
dalle
premesse
date
scaturiscano
siffatte
conseguenze
,
non
può
per
fermo
sembrare
assurdo
.
Assurdissimo
è
invece
che
cattolici
e
sacerdoti
,
i
quali
,
come
preferiamo
credere
,
aborrono
da
tali
enormità
,
si
portino
in
fatto
quasi
le
ammettessero
.
Giacché
tali
sono
le
lodi
che
tributano
ai
maestri
di
siffatti
errori
,
tali
gli
onori
che
rendono
loro
pubblicamente
,
da
dar
agevolmente
a
supporre
che
essi
non
onorano
già
le
persone
,
forse
non
prive
di
un
qualche
merito
,
ma
piuttosto
gli
errori
che
quelle
professano
apertamente
e
cercano
a
tutt
'
uomo
propagare
.
Ma
,
oltre
al
detto
,
questa
dottrina
dell
'
esperienza
è
per
un
altro
verso
contrarissima
alla
cattolica
verità
.
Imperocché
viene
essa
estesa
ed
applicata
alla
tradizione
quale
finora
fu
intesa
dalla
Chiesa
,
e
la
distrugge
.
Ed
infatti
dai
modernisti
è
la
tradizione
così
concepita
che
sia
una
comunicazione
dell
'
esperienza
originale
fatta
agli
altri
,
mercè
la
predicazione
,
per
mezzo
della
formola
intellettuale
.
A
questa
formola
perciò
,
oltre
al
valore
rappresentativo
,
attribuiscono
una
tal
quale
efficacia
di
suggestione
,
che
si
esplica
tanto
in
colui
che
crede
,
per
risvegliare
il
sentimento
religioso
a
caso
intorpidito
e
rinnovar
l
'
esperienza
già
avuta
una
volta
,
quanto
in
coloro
che
ancor
non
credono
,
per
suscitare
in
essi
la
prima
volta
il
sentimento
religioso
e
produrvi
l
'
esperienza
.
Di
questa
guisa
l
'
esperienza
religiosa
si
viene
a
propagare
fra
i
popoli
;
né
solo
nei
presenti
per
via
della
predicazione
,
ma
anche
fra
i
venturi
sì
per
mezzo
dei
libri
e
sì
per
la
trasmissione
orale
dagli
uni
agli
altri
.
Avviene
poi
che
una
simile
comunicazione
dell
'
esperienza
si
abbarbichi
talora
e
viva
,
talora
isterilisca
subito
e
muoia
.
Il
vivere
è
pei
modernisti
prova
di
verità
;
giacché
verità
e
vita
sono
per
essi
una
medesima
cosa
.
Dal
che
è
dato
inferir
di
nuovo
,
che
tutte
le
religioni
,
quante
mai
ne
esistono
,
sono
egualmente
vere
,
poiché
se
nol
fossero
non
vivrebbero
.
E
tutto
questo
si
spaccia
per
dare
un
concetto
più
elevato
e
più
ampio
della
religione
!
Condotte
fin
qui
le
cose
,
o
Venerabili
Fratelli
,
abbiamo
abbastanza
in
mano
per
conoscere
qual
ordine
stabiliscano
i
modernisti
fra
la
fede
e
la
scienza
;
con
qual
nome
di
scienza
intendono
essi
ancor
la
storia
.
E
in
primo
luogo
si
deve
tenere
che
l
'
oggetto
dell
'
una
è
affatto
estraneo
all
'
oggetto
dell
'
altra
e
da
questo
separato
.
Imperocché
la
fede
si
occupa
unicamente
di
cosa
,
che
la
scienza
professa
essere
a
sé
inconoscibile
.
Quindi
diverso
il
campo
ad
entrambe
assegnato
:
la
scienza
è
tutta
nella
realtà
dei
fenomeni
,
ove
non
entra
affatto
la
fede
:
questa
al
contrario
si
occupa
della
realtà
divina
che
alla
scienza
è
del
tutto
sconosciuta
.
Dal
che
si
viene
a
conchiudere
che
tra
la
fede
e
la
scienza
non
vi
può
essere
mai
dissidio
:
giacché
,
se
ciascuna
tiene
il
suo
campo
,
non
potranno
mai
incontrarsi
,
né
perciò
contraddirsi
.
Che
se
a
ciò
si
opponga
,
nel
mondo
visibile
esservi
cose
che
pure
appartengono
alla
fede
,
come
la
vita
umana
di
Cristo
;
i
modernisti
rispondono
negando
.
Perché
quantunque
tali
cose
sieno
nel
novero
dei
fenomeni
,
pure
,
in
quanto
sono
vissute
dalla
fede
e
,
nel
modo
già
indicato
,
sono
state
da
essa
trasfigurate
e
sfigurate
,
furono
tolte
dal
mondo
sensibile
e
trasferite
ad
essere
materia
del
divino
.
Quindi
,
qualora
più
oltre
si
ricercasse
se
Cristo
abbia
fatto
veri
miracoli
e
vere
profezie
,
severamente
sia
risorto
ed
asceso
al
Cielo
;
la
scienza
agnostica
lo
negherà
,
la
fede
lo
affermerà
;
né
perciò
vi
sarà
lotta
fra
le
due
.
Imperocché
lo
negherà
il
filosofo
qual
filosofo
parlando
a
filosofie
considerando
unicamente
Cristo
nella
sua
realtà
storica
;
l
'
affermerà
il
credente
come
credente
parlando
a
credenti
e
considerando
la
vita
di
Cristo
quale
è
vissuta
dalla
fede
e
nella
fede
.
S
'
ingannerebbe
però
a
partito
chi
,
date
queste
teorie
,
si
credesse
autorizzato
a
credere
,
essere
la
fede
e
la
scienza
indipendenti
l
'
una
dall
'
altra
.
Si
,
della
scienza
ciò
è
fuori
di
dubbio
;
ma
è
ben
altro
della
fede
;
la
quale
,
non
per
uno
ma
per
tre
capi
,
deve
andar
soggetta
alla
scienza
.
Imperocché
da
riflettersi
in
primo
luogo
che
in
ogni
fatto
religioso
,
toltane
la
realtà
divina
e
l
'
esperienza
che
di
essa
ha
chi
crede
,
tutto
il
rimanente
ed
in
specialità
le
formole
religiose
,
non
escono
dal
campo
dei
fenomeni
:
e
cadono
quindi
sotto
il
dominio
della
scienza
.
Esca
pure
il
credente
dal
mondo
,
se
gli
vien
fatto
;
finché
però
resterà
nel
mondo
,
non
potrà
mai
sottrarsi
,
lo
voglia
o
no
,
alle
leggi
,
all
'
osservazione
,
ai
giudizi
della
scienza
e
della
storia
.
Di
più
,
benché
sia
detto
che
Dio
è
oggetto
della
sola
fede
,
ciò
nondimeno
deve
solo
intendersi
della
realtà
divina
,
non
già
della
idea
di
Dio
.
L
'
idea
di
Dio
è
pur
essa
sottoposta
alla
scienza
;
la
quale
,
mentre
spazia
nell
'
ordine
logico
,
si
solleva
fino
all
'
assoluto
ed
all
'
ideale
.
È
dunque
diritto
della
filosofia
o
della
scienza
sindacare
l
'
idea
di
Dio
,
dirigerla
nella
sua
evoluzione
,
correggerla
qualora
vi
si
immischi
qualche
elemento
estraneo
:
quindi
il
ripetere
che
fanno
i
modernisti
che
l
'
evoluzione
religiosa
deve
essere
coordinata
colla
evoluzione
morale
ed
intellettuale
;
ossia
,
come
insegna
uno
dei
loro
maestri
,
deve
essere
subordinata
.
Per
ultimo
è
pur
da
osservare
che
l
'
uomo
non
soffre
in
sé
dualismo
:
per
la
qual
cosa
il
credente
prova
in
se
stesso
un
intimo
bisogno
di
armonizzare
siffattamente
la
fede
colla
scienza
che
non
si
opponga
al
concetto
generale
che
scientificamente
si
ha
dell
'
universo
.
Così
dunque
si
evince
essere
la
scienza
affatto
libera
dalla
libera
fede
;
la
fede
invece
,
tuttoché
si
decanti
estranea
alla
scienza
,
essere
a
questa
sottoposta
.
Le
quali
cose
tutte
,
Venerabili
Fratelli
,
sono
diametralmente
contrarie
a
ciò
che
insegnava
il
Nostro
Antecessore
Pio
IX
:
"
Essere
dovere
della
filosofia
,
in
materia
di
religione
,
non
dominare
ma
servire
,
non
prescrivere
ciò
che
si
debba
credere
,
ma
abbracciarlo
con
ragionevole
ossequio
,
né
scrutar
l
'
altezza
dei
misteri
di
Dio
,
ma
piamente
ed
umilmente
venerarla
"
(
Breve
al
Vescovo
di
Breslavia
,
15
giugno
1857
)
.
I
modernisti
invertono
del
tutto
le
parti
.
Ond
'
è
che
ad
essi
può
applicarsi
ciò
che
l
'
altro
Nostro
Predecessore
Gregorio
IX
scriveva
di
taluni
teologi
del
suo
tempo
:
"
Alcuni
fra
voi
,
gonfi
come
otri
dello
spirito
di
vanità
,
si
sforzano
con
novità
profana
di
valicare
i
termini
segnati
dai
Padri
;
piegando
alla
dottrina
filosofica
dei
razionali
l
'
intelligenza
delle
pagine
Celesti
,
non
per
profitto
degli
uditori
ma
per
far
pompa
di
scienza
...
Questi
sedotti
da
dottrine
diverse
e
peregrine
,
tramutano
in
coda
il
capo
e
costringono
la
regina
a
servire
all
'
ancella
"
(
Lettera
ai
maestri
di
Teologia
di
Parigi
,
7
luglio
1223
)
.
Il
che
parrà
più
manifesto
dalla
condotta
stessa
dei
modernisti
,
interamente
conforme
a
quel
che
insegnano
.
Negli
scritti
e
nei
discorsi
sembrano
essi
non
rare
volte
sostenere
ora
una
dottrina
ora
un
'
altra
,
talché
si
è
facilmente
indotti
a
giudicarli
vaghi
ed
incerti
.
Ma
tutto
ciò
è
fatto
avvisatamente
;
per
l
'
opinione
cioè
che
sostengono
della
mutua
separazione
della
fede
e
della
scienza
.
Quindi
avviene
che
nei
loro
libri
si
incontrano
cose
che
ben
direbbe
un
cattolico
;
ma
,
al
voltar
della
pagina
,
si
trovano
altre
che
si
stimerebbero
dettate
da
un
razionalista
.
Di
qui
,
scrivendo
storia
,
non
fanno
pur
menzione
della
divinità
di
Cristo
;
predicando
invece
nelle
chiese
,
l
'
affermano
con
risolutezza
.
Di
qui
parimente
,
nella
storia
non
fanno
nessun
conto
né
di
Padri
né
di
Concilî
;
ma
se
catechizzano
il
popolo
,
li
citano
con
rispetto
.
Di
qui
,
distinguono
l
'
esegesi
teologica
e
pastorale
dall
'
esegesi
scientifica
e
storica
.
Similmente
dal
principio
che
la
scienza
non
ha
dipendenza
alcuna
dalla
fede
,
quando
trattano
di
filosofia
,
di
storia
,
di
critica
,
non
avendo
orrore
di
premere
le
orme
di
Lutero
(
Prop
.
29
,
condannata
da
Leone
X
,
Bolla
.
"
Exsurge
Domine
"
,
15
maggio
1520
:
"
Ci
si
è
aperta
la
strada
per
isnervare
l
'
autorità
dei
Concilî
e
contraddire
liberamente
alle
loro
deliberazioni
,
e
giudicare
i
lor
decreti
e
confessare
arditamente
tutto
ciò
che
ci
sembra
vero
,
sia
approvato
o
condannato
da
qualunque
Concilio
"
)
,
fanno
pompa
di
un
certo
disprezzo
delle
dottrine
cattoliche
,
dei
santi
Padri
,
dei
sinodi
ecumenici
,
del
magistero
ecclesiastico
:
e
se
vengono
di
ciò
ripresi
,
gridano
alla
manomissione
della
libertà
.
Da
ultimo
,
posto
l
'
aforisma
che
la
fede
deve
soggettarsi
alla
scienza
,
criticano
di
continuo
e
all
'
aperto
la
Chiesa
,
perché
con
somma
ostinatezza
rifiuta
di
sottoporre
ed
accomodare
i
suoi
dogmi
alle
opinioni
della
filosofia
:
ed
essi
,
da
parte
loro
,
messa
fra
i
ciarpami
la
vecchia
teologia
,
si
adoperano
di
porne
in
voga
una
nuova
,
tutta
ligia
ai
deliramenti
dei
filosofi
.
Con
che
,
Venerabili
Fratelli
,
Ci
si
dà
finalmente
il
passo
per
osservare
i
modernisti
sull
'
arena
teologica
.
Difficile
compito
:
ma
con
poco
potremo
trarCi
d
'
impaccio
.
IL
fine
da
ottenere
è
la
conciliazione
della
fede
colla
scienza
,
restando
però
sempre
incolume
il
primato
della
scienza
sulla
fede
.
In
questo
affare
il
teologo
modernista
si
giova
degli
stessissimi
principî
che
vedemmo
usati
dalla
filosofia
,
adattandoli
al
credente
;
ciò
sono
i
principî
dell
'
immanenza
e
del
simbolismo
.
Ed
ecco
con
quanta
speditezza
compie
egli
il
suo
lavoro
.
Ha
detto
il
filosofo
:
"
Il
principio
della
fede
è
immanente
"
;
il
credente
ha
soggiunto
:
"
Questo
principio
è
Dio
"
;
il
teologo
dunque
conclude
:
"
Dio
è
immanente
nell
'
uomo
"
.
Di
qui
l
'
essere
dell
'
immanenza
teologica
.
Parimente
:
il
filosofo
ha
ritenuto
come
certo
che
le
"
rappresentazioni
dell
'
oggetto
della
fede
sono
semplicemente
simboliche
"
;
il
credente
ha
affermato
che
"
l
'
oggetto
della
fede
è
Dio
in
se
stesso
"
;
il
teologo
adunque
pronunzia
:
"
Le
rappresentazioni
della
realtà
divina
sono
simboliche
"
.
Di
qui
il
simbolismo
teologico
.
Errori
per
verità
enormi
;
i
quali
quanto
sieno
perniciosi
,
si
vedrà
luminosamente
nell
'
osservarne
le
conseguenze
.
Infatti
,
per
dir
subito
del
simbolismo
,
i
simboli
essendo
tali
in
relazione
all
'
oggetto
,
ed
in
relazione
al
credente
non
essendo
che
istrumenti
,
fa
mestieri
innanzi
tutto
,
così
insegnano
i
modernisti
,
che
il
credente
non
si
attacchi
troppo
alla
formola
,
ma
se
ne
giovi
solo
allo
scopo
di
unirsi
all
'
assoluta
verità
,
di
cui
la
formola
rivela
insieme
e
nasconde
,
si
sforza
cioè
di
esprimere
ma
senza
mai
riuscirvi
.
Vogliono
in
secondo
luogo
che
il
credente
usi
di
tali
formole
tanto
quanto
gli
sono
utili
,
poiché
sono
date
per
giovamento
e
non
per
averne
intralcio
;
salvo
,
s
'
intende
,
il
rispetto
che
,
per
riguardi
sociali
,
si
deve
alle
formole
giudicate
acconce
dal
pubblico
magistero
ad
esprimere
la
coscienza
comune
,
finché
però
lo
stesso
magistero
non
stabilisca
altrimenti
.
Quanto
poi
all
'
immanenza
,
non
è
agevole
determinare
ciò
che
per
essa
intendano
i
modernisti
;
giacché
diverse
sono
fra
essi
le
opinioni
.
Altri
la
pongono
in
ciò
,
che
Dio
operante
sia
intimamente
presente
nell
'
uomo
,
più
che
non
sia
l
'
uomo
a
sé
stesso
;
il
che
,
sanamente
inteso
,
non
può
riprendersi
.
Altri
pretendono
che
l
'
azione
divina
sia
una
coll
'
azione
della
natura
,
come
di
causa
prima
con
quella
di
causa
seconda
;
e
ciò
distruggerebbe
l
'
ordine
soprannaturale
.
Altri
per
ultimo
la
spiegano
in
modo
da
dar
sospetto
di
un
senso
panteistico
;
il
che
,
a
dir
vero
,
è
più
coerente
col
rimanente
delle
loro
dottrine
.
A
questo
postulato
dell
'
immanenza
un
altro
poi
se
ne
aggiunge
,
che
si
può
intitolare
dalla
permanenza
divina
:
e
l
'
una
dall
'
altra
si
fa
differire
quasi
a
quel
modo
stesso
,
che
l
'
esperienza
privata
differisce
dall
'
esperienza
trasmessa
per
tradizione
.
Un
esempio
illustrerà
il
concetto
:
e
sia
l
'
esempio
della
Chiesa
e
dei
Sacramenti
.
La
Chiesa
,
dicono
,
e
i
Sacramenti
non
si
devon
credere
come
istituiti
da
Cristo
stesso
.
Vieta
ciò
l
'
agnosticismo
,
che
in
Cristo
non
riconosce
nulla
più
che
un
uomo
,
la
cui
coscienza
religiosa
,
come
quella
di
ogni
altro
uomo
,
si
è
formata
a
poco
a
poco
;
lo
vieta
la
legge
dell
'
immanenza
,
che
non
ammette
,
per
dirlo
con
una
loro
parola
,
esterne
applicazioni
;
lo
vieta
pure
la
legge
dell
'
evoluzione
,
che
per
lo
svolgersi
dei
germi
richiede
tempo
ed
una
certa
serie
di
circostanze
;
lo
vieta
finalmente
la
storia
,
che
mostra
tale
di
fatto
essere
stato
il
corso
delle
cose
.
Però
è
da
tenersi
che
Chiesa
e
Sacramenti
furono
istituiti
mediatamente
da
Cristo
.
Ma
in
qual
modo
?
eccolo
.
Le
coscienze
tutte
cristiane
,
essi
dicono
,
furono
virtualmente
inchiuse
nella
coscienza
di
Gesù
Cristo
,
come
la
pianta
nel
seme
.
Or
poiché
i
germi
vivono
la
vita
del
seme
,
così
deve
affermarsi
che
tutti
i
cristiani
vivono
la
vita
di
Cristo
.
Ma
la
vita
di
Cristo
,
secondo
la
fede
,
è
divina
;
dunque
anche
quella
dei
cristiani
.
Se
pertanto
questa
vita
,
nel
corso
dei
secoli
,
diede
origine
alla
Chiesa
e
ai
Sacramenti
,
con
ogni
diritto
si
potrà
dire
che
tale
origine
è
da
Cristo
ed
è
divina
.
Nello
stesso
modo
provano
esser
divine
le
Scritture
e
divini
i
dogmi
.
E
con
ciò
la
teologia
moderna
può
dirsi
compiuta
.
Esigua
cosa
a
dir
vero
,
ma
più
che
abbondante
per
chi
professa
doversi
sempre
ed
in
tutto
rispettare
le
conclusioni
della
scienza
.
L
'
applicazione
poi
di
queste
teorie
agli
altri
punti
che
verremo
esponendo
potrà
ognuno
farla
di
per
sé
stesso
.
Abbiam
parlato
finora
della
origine
e
della
natura
della
fede
.
Ma
molti
essendo
i
germi
di
questa
,
e
principali
fra
essi
la
Chiesa
,
il
dogma
,
il
culto
,
i
Libri
sacri
,
di
questi
eziandio
è
da
conoscere
ciò
che
insegnano
i
modernisti
.
E
per
farci
dal
dogma
,
l
'
origine
e
la
natura
di
esso
quale
sia
,
si
è
già
indicato
più
sopra
.
Nasce
il
dogma
dal
bisogno
che
prova
il
credente
di
lavorare
sul
suo
pensiero
religioso
,
sì
da
rendere
la
sua
e
l
'
altrui
coscienza
sempre
più
chiara
.
Tale
lavorio
consiste
tutto
nell
'
indagare
ed
esporre
la
formola
primitiva
,
non
già
in
se
stessa
e
razionalmente
,
ma
rispetto
alle
circostanze
o
,
come
più
astrusamente
dicono
,
vitalmente
.
Di
qui
si
ha
che
intorno
alla
medesima
si
vadano
formando
delle
formole
secondarie
,
che
poi
sintetizzate
e
riunite
in
un
'
unica
costruzione
dottrinale
,
quando
questa
sia
suggellata
dal
pubblico
magistero
come
rispondente
alla
coscienza
comune
,
si
chiamerà
dogma
.
Dal
dogma
son
da
distinguersi
accuratamente
le
speculazioni
teologiche
;
le
quali
però
,
benché
non
vivano
della
vita
del
dogma
,
pur
tuttavia
non
sono
inutili
sì
per
armonizzare
la
religione
colla
scienza
e
togliere
fra
loro
ogni
contrasto
,
sì
per
lumeggiare
esternamente
e
difendere
la
religione
stessa
;
e
chi
sa
che
forse
non
giovino
altresì
per
preparar
la
materia
di
un
dogma
futuro
.
Del
culto
poi
non
vi
sarebbe
gran
che
da
dire
,
se
sotto
questo
nome
non
venissero
eziandio
i
Sacramenti
,
intorno
ai
quali
sono
gravissimi
gli
errori
dei
modernisti
.
IL
culto
vogliono
che
risulti
da
un
doppio
bisogno
;
giacché
,
torniamo
ad
osservarlo
,
nel
loro
sistema
tutto
va
attribuito
ad
intimi
bisogni
.
L
'
uno
è
quello
di
dare
alla
religione
alcunché
di
sensibile
;
l
'
altro
è
il
bisogno
di
propagarla
,
il
che
non
potrebbe
avvenire
senza
una
qualche
forma
sensibile
e
senza
atti
santificanti
,
che
diconsi
Sacramenti
.
Quanto
poi
ai
Sacramenti
,
essi
pei
modernisti
si
riducono
a
meri
simboli
o
segni
,
non
però
privi
di
efficacia
;
efficacia
che
essi
cercano
di
spiegare
coll
'
esempio
di
certe
cotali
parole
che
volgarmente
diconsi
aver
fatto
fortuna
,
per
avere
acquistata
la
forza
di
diffondere
talune
idee
potenti
e
che
colpiscono
grandemente
gli
animi
.
Come
quelle
parole
sono
ordinate
alle
dette
idee
,
così
i
Sacramenti
al
sentimento
religioso
:
nulla
di
vantaggio
.
Parlerebbero
certamente
più
chiaro
ove
affermassero
che
i
Sacramenti
sono
istituiti
unicamente
per
nutrir
la
fede
.
Ma
ciò
è
condannato
dal
Concilio
di
Trento
(
Sess
.
VII
,
de
Sacramentis
in
genere
,
can
.
5
)
:
"
Se
alcuno
dirà
che
questi
Sacramenti
sono
istituiti
solo
per
nutrir
In
fede
,
sia
anatema
"
.
Della
natura
ancora
e
dell
'
origine
dei
Libri
sacri
già
si
è
toccato
.
Secondo
il
pensare
dei
modernisti
,
si
può
ben
definirli
una
raccolta
di
esperienze
:
non
di
quelle
,
che
comunemente
si
hanno
da
ognuno
,
ma
delle
straordinarie
e
più
insigni
che
siensi
avute
in
una
qualche
religione
.
E
così
essi
appunto
insegnano
a
riguardo
dei
nostri
libri
del
Vecchio
e
del
Nuovo
Testamento
.
A
lor
comodo
però
,
notano
assai
scaltramente
che
,
sebbene
l
'
esperienza
sia
del
presente
,
può
tuttavolta
prender
materia
dal
passato
ed
eziandio
dal
futuro
,
in
quanto
che
il
credente
o
per
la
memoria
rivive
il
passato
a
maniera
del
presente
,
o
vive
già
per
anticipazione
l
'
avvenire
.
Ciò
giova
a
dar
modo
di
computare
fra
i
Libri
santi
anche
gli
storici
e
gli
apocalittici
.
Così
adunque
in
questi
libri
parla
bensì
Iddio
per
mezzo
del
credente
;
ma
,
come
vuole
la
teologia
modernistica
,
solo
per
immanenza
e
permanenza
vitale
.
Vorrà
sapersi
,
in
che
consista
dopo
ciò
l
'
ispirazione
?
Rispondono
che
non
si
distingue
,
se
non
forse
per
una
certa
maggiore
veemenza
,
dal
bisogno
che
sente
il
credente
di
manifestare
a
voce
e
per
scritto
la
propria
fede
.
È
alcun
che
di
simile
a
quello
che
si
avvera
nella
ispirazione
poetica
;
per
cui
un
cotale
diceva
:
È
Dio
in
noi
,
da
Lui
agitati
noi
c
'
infiammiamo
.
È
questo
appunto
il
modo
onde
Dio
deve
dirsi
origine
della
ispirazione
dei
Libri
sacri
.
Affermano
inoltre
i
modernisti
che
nulla
vi
è
in
questi
libri
che
non
sia
ispirato
.
Nel
che
potrebbe
taluno
crederli
più
ortodossi
di
certi
altri
moderni
che
restringono
alquanto
la
ispirazione
,
come
,
a
mo
'
di
esempio
,
nelle
così
dette
citazioni
tacite
.
Ma
queste
non
sono
che
lustre
e
parole
.
Imperciocché
se
,
secondo
l
'
agnosticismo
,
riteniamo
la
Bibbia
come
un
lavoro
umano
fatto
da
uomini
per
servigio
di
uomini
,
salvo
pure
al
teologo
di
chiamarla
divina
per
immanenza
,
come
mai
l
'
ispirazione
potrebbe
in
essa
restringersi
?
Sì
,
i
modernisti
affermano
un
'
ispirazione
totale
:
ma
,
nel
senso
cattolico
,
non
ne
ammettono
in
fatto
veruna
.
Più
larga
materia
ci
offre
ciò
che
la
scuola
dei
modernisti
fantastica
a
riguardo
della
Chiesa
.
È
qui
da
presupporre
che
la
Chiesa
secondo
essi
è
frutto
di
due
bisogni
:
uno
nel
credente
,
specie
se
abbia
avuta
qualche
esperienza
originale
e
singolare
,
di
comunicare
ad
altri
la
propria
fede
;
l
'
altro
nella
collettività
,
dopo
che
la
fede
si
è
fatta
comune
a
molti
,
di
aggrupparsi
in
società
e
di
conservare
,
accrescere
e
propagare
il
bene
comune
.
Che
cosa
è
dunque
la
Chiesa
?
un
parto
della
coscienza
collettiva
,
ossia
collettività
di
coscienze
individuali
;
le
quali
,
in
forza
della
permanenza
vitale
,
pendono
tutte
da
un
primo
credente
,
cioè
pei
cattolici
da
Cristo
.
Ora
ogni
società
ha
bisogno
di
un
'
autorità
che
la
regga
:
il
cui
compito
sia
dirigere
gli
associati
al
fine
comune
,
e
conservare
saggiamente
gli
elementi
di
coesione
,
i
quali
in
una
società
religiosa
sono
la
dottrina
ed
il
culto
.
Perciò
nella
Chiesa
cattolica
una
triplice
autorità
:
disciplinare
,
dogmatica
,
culturale
.
La
natura
poi
di
questa
autorità
dovrà
desumersi
dalla
sua
origine
;
e
dalla
natura
si
dovranno
a
loro
volta
dedurre
i
diritti
e
i
doveri
.
Fu
errore
volgare
dell
'
età
passata
che
l
'
autorità
sia
venuta
alla
Chiesa
dal
di
fuori
,
cioè
immediatamente
da
Dio
:
e
perciò
era
giustamente
ritenuta
autocratica
.
Ma
queste
sono
teorie
oggimai
passate
di
moda
.
Come
la
Chiesa
è
emanata
dalla
collettività
delle
coscienze
,
cosi
l
'
autorità
emana
vitalmente
dalla
stessa
Chiesa
.
Pertanto
l
'
autorità
del
pari
che
la
Chiesa
nasce
dalla
coscienza
religiosa
,
e
perciò
alla
medesima
resta
soggetta
:
e
se
venga
meno
a
siffatta
soggezione
,
si
volge
in
tirannide
.
Nei
tempi
che
corrono
il
sentimento
di
libertà
è
giunto
al
suo
pieno
sviluppo
.
Nello
stato
civile
la
pubblica
coscienza
ha
voluto
un
regime
popolare
.
Ma
la
coscienza
dell
'
uomo
,
come
la
vita
,
è
una
sola
.
Se
dunque
l
'
autorità
della
Chiesa
non
vuol
suscitare
e
mantenere
una
guerra
intestina
nelle
coscienze
umane
,
uopo
è
che
si
pieghi
anch
'
essa
a
forme
democratiche
;
tanto
più
che
,
a
negarvisi
,
lo
sfacelo
sarebbe
imminente
.
È
da
pazzo
il
credere
che
possa
aversi
un
regresso
nel
sentimento
di
libertà
quale
domina
al
presente
.
Stretto
e
rinchiuso
con
violenza
strariperà
più
potente
,
distruggendo
insieme
la
religione
e
la
Chiesa
.
Fin
qui
il
ragionare
dei
modernisti
:
e
la
conseguenza
è
,
che
sono
tutti
intesi
a
trovar
modi
per
conciliare
l
'
autorità
della
Chiesa
colla
libertà
dei
credenti
.
Se
non
che
non
solamente
fra
le
sue
stesse
pareti
trova
la
Chiesa
con
chi
doversi
comporre
amichevolmente
,
ma
eziandio
fuori
.
Non
è
sola
essa
ad
occupare
il
mondo
:
l
'
occupano
insieme
altre
società
,
colle
quali
non
può
aver
uso
e
commercio
.
Convien
dunque
determinare
quali
sieno
i
diritti
e
i
doveri
della
Chiesa
verso
le
società
civili
;
e
ben
s
'
intende
che
tale
determinazione
deve
esser
desunta
dalla
natura
della
Chiesa
stessa
,
quale
i
modernisti
l
'
hanno
descritta
.
Le
regole
perciò
da
usarsi
son
quelle
stesse
che
sopra
si
adoperarono
per
la
scienza
e
la
fede
.
Ivi
parlavasi
di
oggetti
,
qui
di
fini
.
Come
adunque
,
per
ragione
dell
'
oggetto
,
si
dissero
la
fede
e
la
scienza
vicendevolmente
estranee
,
così
lo
Stato
e
la
Chiesa
sono
l
'
uno
all
'
altra
estranei
pel
fine
a
cui
tendono
,
temporale
per
lo
Stato
,
spirituale
pella
Chiesa
.
Fu
d
'
altre
età
il
sottomettere
il
temporale
allo
spirituale
;
il
parlarsi
di
questioni
miste
,
nelle
quali
la
Chiesa
interveniva
quasi
signora
e
regina
,
perché
la
Chiesa
sl
stimava
istituita
immediatamente
da
Dio
,
come
autore
dell
'
ordine
soprannaturale
.
Ma
la
filosofia
e
la
storia
non
più
ammettono
cotali
credenze
.
Adunque
lo
Stato
deve
separarsi
dalla
Chiesa
e
per
egual
ragione
il
cattolico
dal
cittadino
.
Di
qui
è
,
che
il
cattolico
,
perché
insieme
cittadino
,
ha
diritto
e
dovere
,
non
curandosi
dell
'
autorità
della
Chiesa
,
dei
suoi
desiderî
,
consigli
e
comandi
,
sprezzate
altresì
le
sue
riprensioni
,
di
far
quello
che
giudicherà
espediente
al
bene
della
patria
.
Voler
imporre
al
cittadino
una
linea
di
condotta
sotto
qualsiasi
pretesto
è
un
vero
abuso
di
potere
ecclesiastico
da
respingersi
con
ogni
sforzo
.
Le
teorie
,
o
Venerabili
Fratelli
,
onde
promanano
tutti
questi
errori
,
son
quelle
appunto
che
il
Nostro
Predecessore
Pio
VI
già
condannò
solennemente
nella
Costituzione
Apostolica
"
Auctorem
Fidei
"
(
Prop
.
2
)
.
"
La
proposizione
che
stabilisce
che
la
potestà
è
stata
da
Dio
data
alla
Chiesa
,
perché
fosse
comunicata
ai
Pastori
,
che
sono
ministri
di
lei
per
la
salute
delle
anime
;
così
intesa
,
che
la
potestà
del
ministero
e
regime
ecclesiastico
si
derivi
nei
Pastori
dalla
Comunità
dei
fedeli
:
eretica
"
.
Prop
.
3
.
"
Inoltre
quella
che
stabilisce
il
Romano
Pontefice
esser
capo
ministeriale
;
così
spiegata
che
il
Romano
Pontefice
,
non
da
Cristo
nella
persona
del
Beato
Pietro
,
ma
dalla
Chiesa
abbia
avuta
la
potestà
del
ministero
,
di
cui
come
successore
di
Pietro
,
vero
Vicario
di
Cristo
e
capo
di
tutta
la
Chiesa
,
gode
nella
Chiesa
universa
:
eretica
"
)
.
Ma
non
basta
alla
scuola
dei
modernisti
che
lo
Stato
sia
separato
dalla
Chiesa
.
Come
la
fede
,
quanto
agli
elementi
fenomenici
,
deve
sottostare
alla
scienza
,
così
nelle
cose
temporali
la
Chiesa
ha
da
soggettarsi
allo
Stato
.
Questo
forse
non
l
'
asseriscono
essi
peranco
apertamente
;
ma
per
forza
di
raziocinio
sono
costretti
ad
ammetterlo
.
Imperocché
,
concesso
che
lo
Stato
abbia
assoluta
padronanza
in
tutto
ciò
che
è
temporale
,
se
avvenga
che
il
credente
,
non
pago
della
religione
dello
spirito
,
esca
in
atti
esteriori
,
quali
per
mo
'
di
esempio
,
l
'
amministrarsi
o
il
ricevere
dei
Sacramenti
,
bisognerà
che
questi
cadano
sotto
il
dominio
dello
Stato
.
E
che
sarà
dopo
ciò
dell
'
autorità
ecclesiastica
?
Siccome
questa
non
si
spiegasse
non
per
atti
esterni
,
sarà
in
tutto
e
per
tutto
assoggettata
al
potere
civile
.
È
questa
ineluttabile
conseguenza
che
trascina
molti
fra
i
protestanti
liberali
a
sbarazzarsi
di
ogni
culto
esterno
,
anzi
d
'
ogni
esterna
società
religiosa
,
i
quali
invece
si
adoprano
di
porre
in
voga
una
religione
che
chiamano
individuale
.
Che
se
i
modernisti
,
a
luce
di
sole
,
non
si
spingono
ancora
tant
'
oltre
,
insistono
intanto
perché
la
Chiesa
si
pieghi
spontaneamente
ove
essi
la
voglion
trarre
e
si
acconci
alle
forme
civili
.
Tutto
ciò
per
l
'
autorità
disciplinare
.
Più
gravi
assai
e
perniciose
sono
le
loro
affermazioni
a
riguardo
dell
'
autorità
dottrinale
e
dogmatica
.
Circa
il
magistero
ecclesiastico
così
essi
la
pensano
:
la
società
religiosa
non
può
veramente
essere
una
senza
unità
di
coscienza
nei
suoi
membri
e
senza
unita
di
formola
.
Ma
questa
duplice
unità
richiede
,
per
così
dire
,
una
mente
comune
,
a
cui
spetti
trovare
e
determinare
la
formola
,
che
meglio
risponda
alla
coscienza
comune
:
alla
qual
mente
fa
d
'
uopo
inoltre
attribuire
un
'
autorità
bastevole
,
perché
possa
imporre
alla
comunanza
la
formola
stabilita
.
Or
nell
'
unione
è
quasi
fusione
della
mente
designatrice
della
formola
e
dell
'
autorità
che
la
impone
,
ritrovano
i
modernisti
il
concetto
del
magistero
ecclesiastico
.
Poiché
dunque
in
fin
dei
conti
il
magistero
non
nasce
che
dalle
coscienze
individuali
ed
a
bene
delle
stesse
coscienze
ha
imposto
un
pubblico
ufficio
;
ne
consegue
di
necessità
che
debba
dipendere
dalle
medesime
coscienze
e
debba
quindi
avviarsi
a
forme
democratiche
.
IL
proibire
pertanto
alle
coscienze
degli
individui
che
facciano
pubblicamente
sentire
i
loro
bisogni
;
non
soffrire
chela
critica
spinga
il
dogma
verso
necessarie
evoluzioni
,
non
è
già
uso
di
potestà
,
data
per
pubblico
bene
,
ma
abuso
.
Similmentene
l
'
uso
stesso
della
potestà
fa
di
mestieri
serbare
modo
e
misura
.
Sa
di
tirannide
condannare
un
libro
all
'
insaputa
dell
'
autore
,
senza
ammettere
spiegazioni
di
sorta
né
discussione
.
Adunque
qui
pure
è
da
ricercarsi
una
via
di
mezzo
che
salvi
insieme
i
diritti
dell
'
autorità
e
della
libertà
.
Nel
frattempo
il
cattolico
si
regolerà
in
guisa
che
non
lasci
pubblicamente
di
protestarsi
rispettosissimo
dell
'
autorità
,
continuando
però
sempre
ad
operare
a
suo
talento
.
In
generale
vogliono
ammonita
la
Chiesa
che
,
poiché
il
fine
della
potestà
ecclesiastica
è
tutto
spirituale
,
disdice
ogni
esterno
apparato
di
magnificenza
con
che
essa
si
circonda
agli
occhi
delle
moltitudini
.
Nel
che
non
riflettono
che
se
la
religione
è
essenzialmente
spirituale
non
c
tuttavia
ristretta
al
solo
spirito
;
e
che
l
'
onore
tributato
all
'
autorità
ridonda
su
Gesù
Cristo
che
ne
fu
istitutore
.
Per
compiere
tutta
questa
materia
della
fede
e
dei
diversi
suoi
germi
,
rimane
da
ultimo
,
Venerabili
Fratelli
,
che
ascoltiamo
le
teorie
dei
modernisti
circa
lo
sviluppo
dei
medesimi
.
e
lor
principio
generale
che
in
una
religione
vivente
tutto
debba
essere
mutevole
e
mutarsi
di
fatto
.
Di
qui
fanno
passo
a
quella
che
è
delle
principali
fra
le
loro
dottrine
,
vogliam
dire
all
'
evoluzione
.
Dogma
dunque
,
Chiesa
,
culto
,
Libri
sacri
,
anzi
la
fede
stessa
,
se
non
devon
esser
cose
morte
,
fa
mestieri
che
sottostiano
alle
leggi
dell
'
evoluzione
.
Siffatto
principio
non
si
udrà
con
istupore
da
chi
rammenti
quanto
i
modernisti
son
venuti
affermando
intorno
a
ciascuno
di
questi
oggetti
.
Posta
pertanto
la
legge
dell
'
evoluzione
,
i
modernisti
stessi
ci
descrivono
in
qual
maniera
l
'
evoluzione
si
effettui
.
E
cominciamo
dalla
fede
.
La
forma
primitiva
,
essi
dicono
,
della
fede
fu
rudimentaria
e
comune
indistintamente
a
tutti
gli
uomini
;
giacché
nasceva
dalla
natura
e
dalla
vita
umana
.
Il
progresso
si
ebbe
per
sviluppo
vitale
;
che
è
quanto
dire
non
per
aggiunta
di
nuove
forme
apportate
dal
di
fuori
,
ma
per
una
crescente
penetrazione
nella
coscienza
del
sentimento
religioso
.
Doppio
indi
fu
il
modo
di
progredire
nella
fede
:
prima
negativamente
,
col
depurarsi
da
ogni
elemento
estraneo
,
come
ad
esempio
dal
sentimento
di
famiglia
o
di
nazionalità
;
quindi
positivamente
,
mercè
il
perfezionarsi
intellettuale
e
morale
dell
'
uomo
,
per
cui
l
'
idea
divina
sl
ampliò
ed
illustrò
e
il
sentimento
religioso
divenne
più
squisito
.
Del
progresso
della
fede
non
altre
cause
assegnar
si
possono
che
quelle
stesse
onde
già
si
spiegò
la
sua
origine
.
Alle
quali
però
fa
d
'
uopo
aggiungere
quei
genii
religiosi
,
che
noi
chiamiamo
profeti
e
dei
quali
Cristo
fu
il
sommo
;
sì
perché
nella
vita
o
nelle
parole
ebbero
un
certo
che
di
misterioso
,
che
la
fede
attribuiva
alla
divinità
,
e
sì
perché
toccaron
loro
esperienze
nuove
ed
originali
in
piena
armonia
coi
bisogni
del
loro
tempo
.
Il
progresso
del
dogma
nasce
principalmente
dal
bisogno
di
superare
gli
ostacoli
della
fede
,
di
vincere
gli
avversari
,
di
ribattere
le
difficoltà
,
senza
dire
dello
sforzo
continuo
di
viemeglio
penetrare
gli
arcani
della
fede
.
Così
,
per
tacer
di
altri
esempi
,
è
avvenuto
di
Cristo
;
in
cui
,
quel
più
o
meno
divino
,
che
la
fede
in
esso
ammetteva
,
si
venne
gradatamente
amplificando
in
modo
,
che
finalmente
fu
ritenuto
per
Dio
.
Lo
stimolo
precipuo
di
evoluzione
del
culto
sarà
il
bisogno
di
adattarsi
agli
usi
ed
alle
tradizioni
dei
popoli
;
come
altresì
di
usufruire
della
virtù
che
certi
atti
hanno
ricevuto
dall
'
usanza
.
La
Chiesa
finalmente
trova
la
sua
ragione
di
evolversi
nel
bisogno
di
accomodarsi
alle
condizioni
storiche
e
di
accordarsi
colle
forme
di
civil
governo
pubblicamente
adottate
.
Così
i
modernisti
di
ciascun
capo
in
particolare
.
E
qui
,
innanzi
di
farCi
oltre
,
bramiamo
che
ben
si
avverta
di
nuovo
a
questa
loro
dottrina
dei
bisogni
;
giacché
essa
,
oltreché
di
quanto
finora
abbiam
visto
,
è
quasi
base
e
fondamento
di
quel
vantato
metodo
che
chiamano
storico
.
Or
,
restando
tuttavia
nella
teoria
della
evoluzione
,
vuole
di
più
osservarsi
che
quantunque
i
bisogni
servano
di
stimolo
per
la
evoluzione
,
essa
nondimeno
,
regolata
unicamente
da
siffatti
stimoli
,
valicherebbe
facilmente
i
termini
della
tradizione
,
e
strappata
così
dal
primitivo
principio
vitale
,
meglio
che
a
progresso
menerebbe
a
rovina
.
Quindi
studiando
più
a
fondo
il
pensiero
dei
modernisti
,
deve
dirsi
che
l
'
evoluzione
è
come
il
risultato
di
due
forze
che
si
combattono
,
delle
quali
una
è
progressiva
,
l
'
altra
conservatrice
.
La
forza
conservatrice
sta
nella
Chiesa
e
consiste
nella
tradizione
.
L
'
esercizio
di
lei
è
proprio
dell
'
autorità
religiosa
;
e
ciò
,
sia
per
diritto
,
giacché
sta
nella
natura
di
qualsiasi
autorità
il
tenersi
fermo
il
più
possibile
alla
tradizione
;
sia
per
fatto
,
perché
sollevata
al
disopra
delle
contingenze
della
vita
,
poco
o
nulla
sente
gli
stimoli
che
spingono
a
progresso
.
Per
contrario
la
forza
che
,
rispondendo
ai
bisogni
,
trascina
a
progredire
,
cova
e
lavora
nelle
coscienze
individuali
,
in
quelle
soprattutto
che
sono
,
come
dicono
,
più
a
contatto
della
vita
.
Osservate
qui
di
passaggio
,
o
Venerabili
Fratelli
,
lo
spuntar
fuori
di
quella
dottrina
rovinosissima
che
introduce
il
laicato
nella
Chiesa
come
fattore
di
progresso
.
Da
una
specie
di
compromesso
fra
le
due
forze
di
conservazione
e
di
progressione
,
fra
l
'
autorità
cioè
e
le
coscienze
individuali
,
nascono
le
trasformazioni
e
i
progressi
.
Le
coscienze
individuali
,
o
talune
di
esse
,
fan
pressione
sulla
coscienza
collettiva
;
e
questa
a
sua
volta
sull
'
autorità
,
e
la
costringe
a
capitolare
ed
a
restare
ai
patti
.
Ciò
ammesso
,
ben
si
comprendono
le
meraviglie
che
fanno
i
modernisti
,
se
avvenga
che
siano
biasimati
o
puniti
.
Ciò
che
loro
sia
scrive
a
colpa
,
essi
l
'
hanno
per
sacrosanto
dovere
.
Niuno
meglio
di
essi
conosce
i
bisogni
delle
coscienze
perché
si
trovano
con
queste
a
più
stretto
contatto
che
non
si
trovi
la
potestà
ecclesiastica
.
Incarnano
quasi
in
sé
quei
bisogni
tutti
:
e
quindi
il
dovere
per
loro
di
parlare
apertamente
e
di
scrivere
.
Li
biasimi
pure
l
'
autorità
,
la
coscienza
del
dovere
li
sostiene
,
e
sanno
per
intima
esperienza
di
non
meritare
riprensioni
ma
encomii
.
Pur
troppo
essi
sanno
che
i
progressi
non
si
hanno
senza
combattimenti
,
né
combattimenti
senza
vittime
:
e
bene
,
saranno
essi
le
vittime
,
come
già
i
profeti
e
Cristo
.
Né
perché
siano
trattati
male
,
odiano
l
'
autorità
:
concedono
che
ella
adempia
il
suo
dovere
.
Solo
rimpiangono
di
non
essere
ascoltati
,
perché
in
tal
guisa
il
progredire
degli
animi
si
ritarda
:
ma
verrà
senza
meno
il
tempo
di
rompere
gl
'
indugi
,
giacché
le
leggi
dell
'
evoluzione
si
possono
raffrenare
,
ma
non
possono
affatto
spezzarsi
.
E
così
continuano
il
lor
cammino
,
continuano
benché
ripresi
e
condannati
,
celando
un
'
incredibile
audacia
col
velo
di
un
'
apparente
umiltà
.
Piegano
fintamente
il
capo
:
ma
la
mano
e
la
mente
proseguono
con
più
ardimento
il
loro
lavoro
.
E
così
essi
operano
scientemente
e
volentemente
;
sì
perché
è
loro
regola
che
l
'
autorità
debba
essere
spinta
,
non
rovesciata
;
si
perché
hanno
bisogno
di
non
uscire
dalla
cerchia
della
Chiesa
per
poter
cangiare
a
poco
a
poco
la
coscienza
collettiva
;
il
che
quando
dicono
,
non
si
accorgono
di
confessare
che
la
coscienza
collettiva
dissente
da
loro
,
e
che
quindi
con
nessun
diritto
essi
si
dànno
interpreti
della
medesima
.
Per
detto
adunque
e
per
fatto
dei
modernisti
nulla
,
o
Venerabili
Fratelli
,
vi
deve
essere
di
stabile
,
nulla
di
immutabile
nella
Chiesa
.
Nella
qual
sentenza
non
mancarono
ad
essi
dei
precursori
,
quelli
cioè
dei
quali
il
Nostro
Predecessore
Pio
IX
già
scriveva
:
"
Questi
nemici
della
divina
rivelazione
,
che
estollono
con
altissime
lodi
l
'
umano
progresso
,
vorrebbero
,
con
temerario
e
sacrilego
ardimento
,
introdurlo
nella
cattolica
religione
,
quasi
che
la
stessa
religione
fosse
opera
non
di
Dio
ma
degli
uomini
o
un
qualche
ritrovato
filosofico
che
con
mezzi
umani
possa
essere
perfezionato
"
(
Enc
.
"
Qui
pluribus
"
,
9
nov
.
1846
)
.
Circa
la
rivelazione
specialmente
e
circa
il
dogma
,
la
dottrina
dei
modernisti
non
ha
filo
di
novità
;
ma
è
quella
stessa
che
nel
Sillabo
di
Pio
IX
ritroviamo
condannata
,
così
espressa
:
"
La
divina
rivelazione
è
imperfetta
e
perciò
soggetta
a
continuo
ed
indefinito
progresso
,
che
risponda
a
quello
dell
'
umana
ragione
"
(
Sillabo
,
Prop
.
V
)
;
più
solennemente
poi
la
troviamo
riprovata
dal
Concilio
Vaticano
in
questi
termini
:
"
Né
la
dottrina
della
fede
,
che
Dio
rivelò
,
è
proposta
agli
umani
ingegni
da
perfezionare
come
un
ritrovato
filosofico
,
ma
come
un
deposito
consegnato
alla
Sposa
di
Cristo
,
da
custodirsi
fedelmente
e
da
dichiararsi
infallibilmente
.
Quindi
dei
sacri
dogmi
altresì
deve
sempre
ritenersi
quel
senso
che
una
volta
dichiarò
la
Santa
Madre
Chiesa
,
né
mai
deve
allontanarsi
da
quel
senso
sotto
pretesto
e
nome
di
più
alta
intelligenza
"
(
Const
.
Dei
Filius
,
cap
.
IV
)
.
Col
che
senza
dubbio
l
'
esplicazione
nelle
nostre
cognizioni
,
anche
circa
la
fede
,
tanto
è
lungi
che
venga
impedita
,
che
anzi
ne
è
aiutata
e
promossa
.
Laonde
lo
stesso
Concilio
prosegue
dicendo
:
"
Cresca
dunque
e
molto
e
con
slancio
progredisca
l
'
intelligenza
,
la
scienza
,
la
sapienza
così
dei
singoli
come
di
tutti
,
così
di
un
sol
uomo
come
di
tutta
la
Chiesa
coll
'
avanzare
delle
età
e
dei
secoli
;
ma
solo
nel
suo
genere
,
cioè
nello
stesso
dogma
,
nello
stesso
senso
e
nella
stessa
sentenza
"
(
Loc
.
cit
.
)
.
Ma
ormai
,
dopo
aver
osservato
nei
seguaci
del
modernismo
il
filosofo
,
il
credente
,
il
teologo
,
resta
che
osserviamo
parimente
lo
storico
,
il
critico
,
l
'
apologista
.
Taluni
dei
modernisti
,
che
si
dànno
a
scrivere
storia
,
paiono
oltremodo
solleciti
di
non
passar
per
filosofi
;
che
anzi
professano
di
essere
affatto
ignari
di
filosofia
.
È
ciò
un
tratto
di
finissima
astuzia
:
affinché
nessuno
creda
che
essi
sieno
infetti
di
pregiudizi
filosofici
e
non
sieno
perciò
,
come
dicono
,
affatto
obbiettivi
.
Ma
il
vero
è
,
che
la
loro
storia
o
critica
non
parla
che
con
la
lingua
della
filosofia
;
e
le
conseguenze
che
traggono
,
vengono
di
giusto
raziocinio
dai
loro
principî
filosofici
.
Il
che
,
a
chi
bene
riflette
,
si
fa
subito
manifesto
.
I
primi
tre
canoni
di
questi
tali
storici
o
critici
sono
quegli
stessi
principî
,
che
sopra
riportammo
dai
filosofi
:
cioè
l
'
agnosticismo
,
il
teorema
della
trasfigurazione
delle
cose
per
la
fede
,
e
l
'
altro
che
Ci
parve
poter
chiamare
dello
sfiguramento
.
Osserviamo
le
conseguenze
che
da
ciascuno
di
questi
si
traggono
.
Dall
'
agnosticismo
si
ha
che
la
storia
,
non
meno
che
la
scienza
,
si
occupa
solo
dei
fenomeni
.
Dunque
,
tanto
Dio
quanto
un
intervento
qualsiasi
divino
nelle
cose
umane
deve
rimandarsi
alla
fede
come
di
esclusiva
sua
pertinenza
.
Per
lo
che
se
trattasi
di
cosa
in
cui
s
'
incontri
un
duplice
elemento
,
divino
ed
umano
come
Cristo
,
la
Chiesa
,
i
Sacramenti
e
simili
,
dovrà
dividersi
e
sceverarsi
in
modo
che
ciò
che
è
umano
si
dia
alla
storia
,
ciò
che
è
divino
alla
fede
.
Quindi
quella
distinzione
comune
fra
i
modernisti
,
fra
un
Cristo
storico
ed
un
Cristo
della
fede
,
una
Chiesa
della
storia
ed
una
Chiesa
della
fede
,
fra
Sacramenti
della
storia
e
Sacramenti
della
fede
e
via
dicendo
.
Dipoi
questo
stesso
elemento
umano
,
che
vediamolo
storico
prendersi
per
sé
quale
essa
si
porge
nei
monumenti
,
deve
ritenersi
sollevato
dalla
fede
per
trasfigurazione
al
di
là
delle
condizioni
storiche
.
Conviene
perciò
separarne
di
nuovo
tutte
le
aggiunte
fattevi
:
cosi
,
trattandosi
di
Gesù
Cristo
,
tutto
quello
che
passa
la
condizione
dell
'
uomo
sia
naturale
,
quale
si
dà
dalla
psicologia
,
sia
risultante
dal
luogo
e
dal
tempo
in
che
visse
.
Di
più
,
per
terzo
principio
filosofico
,
pur
quelle
cose
che
non
escono
dalla
cerchia
della
storia
,
le
vagliano
quasi
e
ne
escludono
,
rimandandolo
parimenti
alla
fede
,
tutto
ciò
che
,
secondo
quanto
dicono
,
non
entra
nella
logica
dei
fatti
o
non
era
adatto
alle
persone
.
Di
tal
modo
,
vogliono
che
Cristo
non
abbia
dette
le
cose
che
non
sembrano
essere
alla
portata
del
volgo
.
Quindi
dalla
storia
reale
di
Lui
cancellano
e
rimettono
alla
fede
tutte
le
allegorie
che
incontransi
nei
suoi
discorsi
.
Si
vuol
forse
sapere
con
quali
regole
si
compia
questa
cernita
?
Con
quella
del
carattere
dell
'
uomo
,
della
condizione
che
ebbe
nella
società
,
della
educazione
,
delle
circostanze
di
ciascun
fatto
:
a
dir
breve
con
una
norma
,
se
bene
intendiamo
,
che
si
risolve
per
ultimo
in
mero
soggettivismo
.
Si
studiano
cioé
di
prendere
essi
e
quasi
rivestire
la
persona
di
Gesù
Cristo
;
ed
a
Lui
ascrivono
senza
più
quanto
in
simili
circostanze
avrebbero
fatto
essi
stessi
.
Così
dunque
,
per
conchiudere
,
a
priori
,
come
suol
dirsi
,
e
coi
principî
di
una
filosofia
,
che
essi
ammettono
ma
ci
asseriscono
d
'
ignorare
,
nella
storia
che
chiamano
reale
affermano
Cristo
non
essere
Dio
né
aver
fatto
nulla
di
divino
;
come
uomo
poi
aver
Lui
fatto
e
detto
quel
tanto
,
che
essi
,
riferendosi
al
tempo
in
cui
Egli
visse
,
Gli
consentono
di
aver
operato
e
parlato
.
Come
poi
la
storia
riceve
dalla
filosofia
le
sue
conclusioni
,
così
la
critica
le
ha
a
sua
volta
dalla
storia
.
Essendoché
il
critico
seguendo
gli
indizi
dati
dallo
storico
,
di
tutti
i
documenti
ne
fa
due
parti
.
Tutto
ciò
che
rimane
,
dopo
il
triplice
taglio
or
ora
descritto
,
lo
assegna
alla
storia
reale
;
il
restante
lo
confina
alla
storia
della
fede
,
ossia
alla
storia
interna
.
Giacché
queste
due
storie
distinguono
diligentemente
i
modernisti
;
e
,
ciò
che
e
ben
da
notarsi
,
alla
storia
della
fede
contrappongono
la
storia
reale
in
quanto
è
reale
.
Perciò
,
come
già
si
è
detto
,
un
doppio
Cristo
;
l
'
uno
reale
,
l
'
altro
che
veramente
non
mai
esisté
ma
appartiene
alla
fede
;
l
'
uno
che
visse
in
determinato
luogo
e
tempo
,
l
'
altro
che
solo
s
'
incontra
nelle
pie
meditazioni
della
fede
;
tale
,
per
mo
'
d
'
esempio
,
è
il
Cristo
descrittoci
nell
'
Evangelio
giovanneo
,
il
qual
Vangelo
,
affermano
,
non
è
che
una
meditazione
.
Ma
qui
non
si
arresta
il
dominio
della
filosofia
nella
storia
.
Fatta
,
come
dicemmo
,
la
divisione
dei
documenti
in
due
parti
,
si
presenta
di
nuovo
il
filosofo
col
suo
principio
dell
'
immanenza
vitale
,
e
prescrive
che
tutto
quanto
è
nella
storia
della
Chiesa
debba
spiegarsi
per
vitale
emanazione
.
E
poiché
la
causa
o
condizione
di
qualsiasi
emanazione
vitale
deve
ripetersi
da
un
bisogno
,
si
avrà
che
ogni
avvenimento
si
dovrà
concepire
dopo
il
bisogno
,
e
dovrà
istoricamente
ritenersi
posteriore
a
questo
.
Che
fa
allora
lo
storico
?
Datosi
a
studiar
di
nuovo
i
documenti
,
tanto
nei
Libri
sacri
quanto
ricevuti
altronde
,
va
tessendo
un
catalogo
dei
singoli
bisogni
che
man
mano
si
presentarono
nella
Chiesa
sia
per
riguardo
al
dogma
,
sia
per
riguardo
al
culto
od
altre
materie
:
e
quel
catalogo
trasmette
poscia
al
critico
.
E
questi
mette
indi
mano
ai
documenti
destinati
alla
storia
della
fede
e
li
distribuisce
in
guisa
di
età
in
età
,
che
rispondano
al
datogli
elenco
;
rammentando
sempre
il
precetto
che
il
fatto
è
preceduto
dal
bisogno
e
la
narrazione
dal
fatto
.
Potrà
ben
darsi
talora
che
talune
parti
della
Sacra
Scrittura
,
come
le
Epistole
,
sieno
esse
stesse
il
fatto
creato
dal
bisogno
.
Checché
sia
però
,
deve
aversi
per
regola
che
l
'
età
di
un
documento
qualsiasi
non
può
determinarsi
se
non
dall
'
età
in
cui
ciascun
bisogno
si
è
manifestato
nella
Chiesa
.
Di
più
è
da
distinguere
fra
l
'
inizio
di
un
fatto
e
la
sua
esplicazione
;
poiché
ciò
che
può
nascere
in
un
giorno
,
non
cresce
se
non
col
tempo
.
E
questa
è
la
ragione
perché
il
critico
debba
novamente
spartire
in
due
i
documenti
già
disposti
per
età
,
sceverando
quelli
che
riguardano
le
origini
di
un
fatto
da
quelli
che
appartengono
al
suo
svolgimento
,
e
questi
eziandio
ordini
secondo
il
succedersi
dei
tempi
.
Ciò
fatto
,
entra
di
nuovo
in
iscena
il
filosofo
,
ed
impone
allo
storico
di
compiere
i
suoi
studi
a
seconda
dei
precetti
e
delle
leggi
dell
'
evoluzione
.
E
lo
storico
torna
a
scrutare
i
documenti
,
ricerca
sottilmente
le
circostanze
e
condizioni
nelle
quali
,
col
succedersi
dei
tempi
,
la
Chiesa
si
è
trovata
,
i
bisogni
così
interni
che
esterni
che
l
'
hanno
spinta
a
progresso
,
gli
ostacoli
che
incontrò
:
a
dir
breve
,
tutto
ciò
che
giovi
a
determinare
il
modo
onde
furono
mantenute
le
leggi
della
evoluzione
.
Compiuto
un
tal
lavoro
,
egli
finalmente
tesse
nelle
sue
linee
principali
la
storia
dello
sviluppo
dei
fatti
.
Segue
il
critico
,
che
a
questo
tema
storico
adatta
il
restante
dei
documenti
.
Si
dà
mano
a
stendere
la
narrazione
:
la
storia
è
compiuta
.
Or
qui
chiediamo
,
a
chi
dovrà
attribuirsi
una
simile
storia
?
allo
storico
forse
od
al
critico
?
Per
fermo
né
all
'
uno
all
'
altro
,
sì
bene
al
filosofo
.
Tutto
il
lavoro
di
essa
è
un
lavoro
di
apriorismo
,
e
di
apriorismo
riboccante
di
eresie
.
Fanno
certamente
pietà
questi
uomini
,
dei
quali
l
'
Apostolo
ripeterebbe
:
"
Svanirono
nei
pensamenti
...
imperocché
vantandosi
di
essere
sapienti
,
son
divenuti
stolti
"
(Rom.,
I
,
21
,
22
)
;
ma
muovono
in
pari
tempo
a
sdegno
,
quando
poi
accusano
la
Chiesa
di
manipolare
i
documenti
in
guisa
da
farli
servire
ai
propri
vantaggi
.
Addebitano
cioè
alla
Chiesa
ciò
che
dalla
propria
coscienza
sentono
apertamente
rimproverarsi
.
Dall
'
avere
così
disgregati
i
documenti
e
seminatili
lungo
le
età
,
segue
naturalmente
che
i
Libri
sacri
non
possano
di
fatto
attribuirsi
agli
autori
,
dei
quali
portano
il
nome
.
E
questo
è
il
motivo
perché
i
modernisti
non
esitano
punto
nell
'
affermare
che
quei
libri
,
e
specialmente
il
Pentateuco
ed
i
tre
primi
Vangeli
,
da
una
breve
narrazione
primitiva
,
son
venuti
man
mano
crescendo
per
aggiunte
o
interpolazioni
,
sia
a
maniera
di
interpretazioni
o
teologiche
o
allegoriche
,
sia
a
modo
di
transizioni
che
unissero
fra
sé
le
parti
.
A
dir
più
breve
e
più
chiaro
vogliono
che
debba
ammettersi
la
evoluzione
vitale
dei
Libri
sacri
,
nata
dalla
evoluzione
della
fede
e
ad
essa
corrispondente
.
Aggiungono
di
più
,
che
le
tracce
di
cotale
evoluzione
sono
tanto
manifeste
,
da
potersene
quasi
scrivere
una
storia
.
La
scrivono
anzi
questa
storia
,
e
con
tanta
sicurezza
che
si
sarebbe
tentati
a
creder
aver
essi
visto
coi
propri
occhi
i
singoli
scrittori
che
di
secolo
in
secolo
stesero
la
mano
all
'
ampliazione
delle
sante
Scritture
.
A
conferma
di
che
,
chiamano
in
aiuto
la
critica
che
dicono
testuale
;
e
si
adoprano
di
persuadere
che
questo
o
quel
fatto
,
questo
o
quel
discorso
non
si
trovi
al
suo
posto
e
recano
altre
ragioni
del
medesimo
stampo
.
Direbbesi
per
verità
che
si
sieno
prestabiliti
certi
quasi
-
tipi
di
narrazioni
o
parlate
,
che
servano
di
criterio
certissimo
per
giudicare
ciò
che
stia
al
suo
posto
e
ciò
che
sia
fuor
di
luogo
.
Con
siffatto
metodo
stimi
chi
può
come
costoro
debbano
essere
capaci
di
giudicare
.
Eppure
,
chi
li
ascolti
ad
oracolare
dei
loro
studi
sulle
Scritture
,
pei
quali
han
potuto
scoprirvi
si
gran
numero
di
incongruenze
,
è
spinto
a
credere
che
niun
uomo
prima
di
loro
abbia
sfogliato
quei
libri
,
né
che
li
abbia
ricercati
per
ogni
verso
una
quasi
infinita
schiera
di
Dottori
,
per
ingegno
,
per
scienza
,
per
santità
di
vita
più
di
loro
.
I
quali
Dottori
sapientissimi
,
tanto
fu
lungi
che
trovasser
nulla
da
riprendere
nei
Libri
santi
,
che
anzi
quanto
più
ringraziavano
Iddio
,
che
si
fosse
così
degnato
di
parlare
cogli
uomini
.
Ma
purtroppo
i
Dottori
nostri
non
attesero
allo
studio
delle
Scritture
con
quei
mezzi
,
onde
son
forniti
i
modernisti
!
Cioè
non
ebbero
a
maestra
e
condottiera
una
filosofia
che
trae
principio
dalla
negazione
di
Dio
,
né
fecero
a
se
stessi
norma
di
giudicare
.
Crediamo
adunque
che
sia
ormai
posto
in
luce
il
metodo
storico
dei
modernisti
.
Precede
il
filosofo
;
segue
lo
storico
;
tengon
dietro
per
ordine
la
critica
interna
e
la
testuale
.
E
poiché
la
prima
causa
questo
ha
di
proprio
che
comunica
la
sua
virtù
alle
seconde
,
è
evidente
che
siffatta
critica
non
è
una
critica
qualsiasi
,
ma
una
critica
agnostica
,
immanentista
,
evoluzionista
;
e
perciò
chi
la
professa
o
ne
fa
uso
,
professa
gli
errori
in
essa
racchiusi
e
si
pone
in
contraddizione
colla
dottrina
cattolica
.
Per
la
quale
cosa
non
può
finirsi
di
stupire
come
una
critica
di
tal
genere
possa
oggidì
aver
tanta
voga
presso
cattolici
.
Di
ciò
può
assegnarsi
una
doppia
causa
:
la
prima
è
l
'
alleanza
onde
gli
storici
ed
i
critici
di
questa
specie
sono
legati
fra
loro
senza
riguardi
a
diversità
di
nazioni
o
di
credenze
;
la
seconda
è
l
'
audacia
indicibile
,
con
cui
ogni
stranezza
che
uno
di
loro
proferisca
,
dagli
altri
è
levata
al
cielo
e
decantata
qual
progresso
della
scienza
;
con
cui
,
se
taluno
voglia
da
se
stesso
verificare
il
nuovo
ritrovato
,
serratisi
insieme
lo
assalgono
,
se
talun
lo
neghi
lo
trattano
da
ignorante
,
se
lo
accolga
e
lo
difenda
lo
ricoprono
di
encomî
.
Così
non
pochi
restano
ingannati
che
forse
,
se
meglio
vedessero
le
cose
,
ne
sarebbero
inorriditi
.
Da
questo
prepotente
imporsi
dei
fuorviati
,
da
questo
incauto
assentimento
di
animi
leggeri
nasce
poi
un
quasi
corrompimento
di
atmosfera
che
tutto
penetra
e
diffonde
per
tutto
il
contagio
.
Ma
passiamo
all
'
apologista
.
Costui
,
nei
modernisti
,
dipende
ancor
esso
doppiamente
dal
filosofo
.
Prima
indirettamente
,
pigliando
per
sua
materia
la
storia
scritta
,
come
vedemmo
,
dietro
le
norme
del
filosofo
:
poi
direttamente
accettando
dal
filosofo
i
principî
e
i
giudizî
.
Quindi
quel
comune
precetto
della
scuola
del
modernismo
che
la
nuova
apologia
debba
dirimere
le
controversie
religiose
per
via
di
ricerche
storiche
e
psicologiche
.
Ond
'
è
che
gli
apologisti
dan
capo
al
loro
lavoro
coll
'
ammonire
i
razionalisti
che
essi
difendono
la
religione
non
coi
Libri
sacri
né
colle
storie
volgarmente
usate
nella
Chiesa
e
scritte
alla
vecchia
moda
;
ma
colla
storia
reale
composta
a
seconda
dei
moderni
precetti
e
con
metodo
moderno
.
E
ciò
dicono
,
non
quasi
argomentando
ad
hominem
,
ma
perché
difatti
credono
che
solo
in
tale
storia
si
trovi
la
verità
.
Non
si
curano
poi
,
nello
scrivere
,
di
insistere
sulla
propria
sincerità
:
sono
essi
già
noti
presso
i
razionalisti
,
sono
già
lodati
siccome
militanti
sotto
una
stessa
bandiera
;
della
quale
lode
,
che
ad
un
cattolico
dovrebbe
fare
ribrezzo
,
essi
si
compiacciono
o
se
ne
fanno
scudo
contro
le
riprensioni
della
Chiesa
.
Ma
vediamo
in
pratica
come
uno
di
costoro
compia
la
sua
apologia
.
Il
fine
che
si
propone
è
di
condurre
l
'
uomo
che
ancora
non
crede
a
provare
in
sé
quella
esperienza
della
cattolica
religione
che
,
secondo
i
modernisti
,
è
base
della
fede
.
Due
vie
perciò
gli
si
aprono
,
l
'
una
oggettiva
,
l
'
altra
soggettiva
.
La
prima
muove
dall
'
agnosticismo
;
e
tende
a
dimostrare
come
nella
religione
e
specialmente
nella
cattolica
vi
sia
tale
virtù
vitale
,
da
costringere
ogni
savio
psicologo
e
storico
ad
ammettere
che
nella
storia
di
essa
si
nasconda
alcun
che
di
incognito
.
A
tale
scopo
fa
d
'
uopo
provare
che
la
religione
cattolica
qual
è
al
presente
,
è
la
stessissima
che
Gesù
Cristo
fondò
,
ossia
il
progressivo
sviluppo
del
germe
recato
da
Gesù
Cristo
.
Pertanto
dovrà
dapprima
determinarsi
quale
esso
sia
questo
germe
.
Pretendono
di
esprimerlo
colla
seguente
formola
:
Cristo
annunciò
la
venuta
del
regno
di
Dio
,
il
quale
regno
dovrebbe
aver
fra
breve
il
suo
compimento
,
ed
Egli
ne
sarebbe
il
Messia
,
cioè
l
'
esecutore
stabilito
da
Dio
e
l
'
ordinatore
.
Dopo
ciò
converrà
dimostrare
come
questo
germe
,
sempre
immanente
nella
religione
cattolica
,
di
mano
in
mano
e
di
pari
passo
con
la
storia
,
siasi
sviluppato
e
sia
venuto
adattandosi
alle
successive
circostanze
,
da
queste
vitalmente
assimilandosi
quanto
gli
si
affacesse
di
forme
dottrinali
,
culturali
,
ecclesiastiche
;
superando
nel
tempo
stesso
gli
ostacoli
,
sbaragliando
i
nemici
,
e
sopravvivendo
ad
ogni
sorta
di
contraddizioni
o
dl
lotte
.
Dopo
che
tutto
questo
,
cioè
gl
'
impedimenti
,
i
nemici
,
le
persecuzioni
,
i
combattimenti
,
come
pure
la
vitalità
e
fecondità
della
Chiesa
,
siansi
mostrati
tali
che
,
quantunque
nella
storia
della
stessa
Chiesa
si
scorgano
serbate
le
leggi
della
evoluzione
,
pure
queste
non
bastano
a
pienamente
spiegarla
:
l
'
incognito
sarà
dl
fronte
e
si
presenterà
da
sé
stesso
.
Fin
qui
i
modernisti
.
I
quali
,
però
,
in
tutto
questo
discorrere
,
non
pongon
mente
a
una
cosa
;
e
cioè
,
che
quella
determinazione
del
germe
primitivo
è
tutto
frutto
dell
'
apriorismo
del
filosofo
agnostico
ed
evoluzionista
,
e
che
il
germe
stesso
è
così
gratuitamente
da
loro
definito
pel
buon
giuoco
della
loro
causa
.
Mentre
però
i
nuovi
apologisti
,
cogli
argomenti
arrecati
,
si
studiano
di
affermare
e
persuadere
la
religione
cattolica
,
non
han
riguardo
a
concedere
che
in
essa
molte
cose
sono
che
spiacciono
.
Che
anzi
,
con
una
mal
velata
voluttà
,
van
ripetendo
pubblicamente
che
anche
in
materia
dogmatica
ritrovano
errori
e
contraddizioni
;
benché
soggiungano
,
che
tali
errori
e
contraddizioni
non
solo
meritano
scusa
,
ma
,
ciò
che
è
più
strano
,
sono
da
legittimarsi
e
giustificarsi
.
Così
pure
,
secondo
essi
,
nelle
sacre
Scritture
corrono
moltissimi
sbagli
in
materia
scientifica
e
storica
.
Ma
,
dicono
,
non
sono
quelli
,
libri
di
scienza
o
di
storia
,
sì
bene
di
religione
e
di
morale
,
ove
la
scienza
e
la
storia
sono
involucri
con
cui
si
coprono
le
esperienze
religiose
e
morali
per
meglio
propagarsi
nel
pubblico
;
il
quale
pubblico
non
intendendo
altrimenti
,
una
scienza
od
una
storia
più
perfetta
sarebbegli
stata
non
di
vantaggio
ma
di
nocumento
.
Del
resto
,
aggiungono
,
i
Libri
sacri
,
perché
di
lor
natura
religiosi
,
sono
essenzialmente
viventi
:
or
la
vita
ha
pur
essa
la
sua
verità
e
la
sua
logica
;
diversa
certamente
dalla
verità
e
logica
razionale
,
anzi
di
tutt
'
altro
ordine
,
verità
cioè
di
comparazione
e
proporzione
sia
coll
'
ambiente
in
cui
si
vive
,
sia
col
fine
per
cui
si
vive
.
Finalmente
a
tanto
estremo
essi
giungono
ad
affermare
,
senza
attenuazione
di
sorta
,
che
tutto
ciò
che
si
spiega
con
la
vita
è
vero
e
legittimo
.
Noi
,
Venerabili
Fratelli
,
pei
quali
la
verità
è
una
ed
unica
,
e
che
riteniamo
i
sacri
Libri
come
quelli
che
"
scritti
sotto
l
'
ispirazione
dello
Spirito
Santo
,
hanno
per
autore
Iddio
"
(
Conc
.
Vat
.
,
De
Rev
.
c
.
2
)
,
affermiamo
ciò
essere
il
medesimo
che
attribuire
a
Dio
la
menzogna
di
utilità
o
officiosa
;
e
colle
parole
di
Sant
'
Agostino
protestiamo
che
:
"
Ammessa
una
volta
in
così
altissima
autorità
qualche
bugia
officiosa
,
nessuna
particella
di
quei
libri
resterà
che
,
sembrando
ad
alcuno
ardua
per
costume
o
incredibile
per
la
fede
,
con
la
stessa
perniciosissima
regola
,
non
si
riferisca
a
consiglio
o
vantaggio
dell
'
autore
menzognero
"
(
Epist
.
28
)
.
Dal
che
seguirà
quel
che
lo
stesso
santo
Dottore
aggiunge
:
"
In
esse
-
cioè
nelle
Scritture
-
ciascuno
crederà
quel
che
vuole
,
quel
che
non
vuole
non
crederà
"
.
Ma
i
modernisti
apologeti
non
si
dàn
pensiero
di
tanto
.
Concedono
di
più
trovarsi
talora
nei
Libri
santi
dei
ragionamenti
,
per
sostenere
una
qualche
dottrina
,
che
non
si
appoggiano
a
verun
ragionevole
fondamento
,
come
son
quelli
che
si
basano
sulle
profezie
.
Vero
è
che
anche
questi
menan
per
buoni
come
artifizî
di
predicazione
legittimati
dalla
vita
.
Che
più
?
Concedono
,
anzi
sostengono
,
che
Gesù
Cristo
stesso
errò
manifestamente
nell
'
assegnare
il
tempo
della
venuta
del
regno
di
Dio
:
ma
ciò
,
secondo
essi
,
non
può
fare
meraviglia
,
perché
Egli
ancora
era
sottoposto
alle
leggi
della
vita
!
Che
sarà
dopo
ciò
dei
dogmi
della
Chiesa
?
Riboccano
pur
questi
di
aperte
contraddizioni
;
ma
,
oltreché
sono
ammesse
dalla
logica
della
vita
,
non
si
oppongono
alla
verità
simbolica
;
giacché
si
tratta
in
essi
dell
'
infinito
,
che
ha
infiniti
rispetti
.
A
far
breve
,
talmente
approvano
e
difendono
siffatte
teorie
,
che
non
si
peritano
di
dichiarare
non
potersi
rendere
all
'
infinito
omaggio
più
nobile
,
come
affermando
di
esso
cose
contraddittorie
!
Ed
ammessa
così
la
contraddizione
,
quale
assurdo
non
si
ammetterà
?
Oltre
agli
argomenti
oggettivi
,
il
non
credente
può
essere
disposto
alla
fede
anche
con
soggettivi
.
In
questo
caso
gli
apologeti
modernisti
si
rifanno
sulla
dottrina
della
immanenza
.
Si
adoprano
cioè
a
convincer
l
'
uomo
,
che
in
lui
stesso
e
negli
intimi
recessi
della
sua
natura
e
della
sua
vita
si
cela
il
desiderio
e
il
bisogno
di
una
religione
,
né
di
una
religione
qualsiasi
,
ma
tale
quale
è
appunto
la
cattolica
;
giacché
questa
,
dicono
,
è
postulata
onninamente
dal
perfetto
sviluppo
della
vita
.
E
qui
di
bel
nuovo
siam
costretti
a
lamentarCi
gravemente
che
non
mancano
cattolici
i
quali
,
benché
rigettino
la
dottrina
dell
'
immanenza
come
dottrina
,
pure
se
ne
giovano
per
l
'
apologetica
;
e
ciò
fanno
con
sì
poca
cautela
,
da
sembrare
ammettere
nella
natura
umana
non
pure
una
capacità
od
una
convenienza
per
l
'
ordine
soprannaturale
,
ciò
che
gli
apologisti
cattolici
,
colle
debite
restrizioni
,
dimostraron
sempre
,
ma
una
stretta
e
vera
esigenza
.
A
dir
più
giusto
però
,
questa
esigenza
della
religione
cattolica
è
sostenuta
dai
modernisti
più
moderati
.
Quelli
fra
costoro
che
potremmo
chiamare
integralisti
,
pretendono
che
si
debba
indicare
all
'
uomo
,
che
ancor
non
crede
,
latente
in
lui
lo
stesso
germe
che
fu
nella
coscienza
di
Cristo
e
da
Cristo
trasmesso
agli
uomini
.
Ed
eccovi
,
o
Venerabili
Fratelli
,
descritto
per
sommi
capi
il
metodo
apologetico
dei
modernisti
,
in
tutto
conforme
alle
loro
dottrine
:
metodo
e
dottrine
infarciti
di
errori
,
atti
non
ad
edificare
,
ma
a
distruggere
;
non
a
far
dei
cattolici
,
ma
a
trascinare
i
cattolici
nella
eresia
,
anzi
alla
distruzione
totale
d
'
ogni
religione
!
Restano
per
ultimo
a
dir
poche
cose
del
modernista
in
quanto
la
pretende
a
riformatore
.
Già
le
cose
esposte
finora
ci
provano
abbondantemente
da
quale
smania
di
innovazione
siano
rôsi
cotesti
uomini
.
E
tale
smania
ha
per
oggetto
quanto
vi
è
nel
cattolicismo
.
Vogliono
riformata
la
filosofia
specialmente
nei
Seminarî
:
sì
che
relegata
la
filosofia
scolastica
alla
storia
della
filosofia
in
combutta
cogli
altri
sistemi
passati
di
uso
,
si
insegni
ai
giovani
la
filosofia
moderna
,
unica
,
vera
e
rispondente
ai
nostri
tempi
.
A
riformare
la
teologia
,
vogliono
che
quella
,
che
diciamo
teologia
razionale
,
abbia
per
fondamento
la
moderna
filosofia
.
Chiedono
inoltre
che
la
teologia
positiva
si
basi
principalmente
sulla
storia
dei
dogmi
.
Anche
la
storia
chiedono
che
si
scriva
e
si
insegni
con
metodi
loro
e
precetti
nuovi
.
Dicono
che
i
dogmi
e
la
loro
evoluzione
debbano
accordarsi
colla
scienza
e
la
storia
.
Pel
catechismo
esigono
che
nei
libri
catechistici
si
inseriscano
solo
quei
dogmi
,
che
sieno
stati
riformati
e
che
sieno
a
portata
dell
'
intelligenza
del
volgo
.
Circa
il
culto
,
gridano
che
si
debbano
diminuire
le
devozioni
esterne
e
proibire
che
si
aumentino
.
Benché
a
dir
vero
,
altri
più
favorevoli
al
simbolismo
,
si
mostrino
in
questa
parte
più
indulgenti
.
Strepitano
a
gran
voce
perché
il
regime
ecclesiastico
debba
essere
rinnovato
per
ogni
verso
,
ma
specialmente
pel
disciplinare
e
il
dogmatico
.
Perciò
pretendono
che
dentro
e
fuori
si
debba
accordare
colla
coscienza
moderna
,
che
tutta
è
volta
a
democrazia
;
perché
dicono
doversi
nel
governo
dar
la
sua
parte
al
clero
inferiore
e
perfino
al
laicato
,
e
decentrare
,
Ci
si
passi
la
parola
,
l
'
autorità
troppo
riunita
e
ristretta
nel
centro
.
Le
Congregazioni
romane
si
devono
svecchiare
:
e
,
in
capo
a
tutte
,
quella
del
Santo
Officio
e
dell
'
Indice
.
Deve
cambiarsi
l
'
atteggiamento
dell
'
autorità
ecclesiastica
nelle
questioni
politiche
e
sociali
,
talché
si
tenga
essa
estranea
dai
civili
ordinamenti
,
ma
pur
vi
si
acconci
per
penetrarli
del
suo
spirito
.
In
fatto
di
morale
,
danno
voga
al
principio
degli
americanisti
,
che
le
virtù
attive
debbano
anteporsi
alle
passive
,
e
di
quelle
promuovere
l
'
esercizio
,
con
prevalenza
su
queste
.
Chiedono
che
il
clero
ritorni
all
'
antica
umiltà
e
povertà
;
ma
lo
vogliono
di
mente
e
di
opere
consenziente
coi
precetti
del
modernismo
.
Finalmente
non
mancano
coloro
che
,
obbedendo
volentierissimo
ai
cenni
dei
loro
maestri
protestanti
,
desiderano
soppresso
nel
sacerdozio
lo
stesso
sacro
celibato
.
Che
si
lascia
dunque
d
'
intatto
nella
Chiesa
,
che
non
si
debba
da
costoro
e
secondo
i
lor
principî
riformare
?
In
tutta
questa
esposizione
della
dottrina
dei
modernisti
vi
saremo
sembrati
,
o
Venerabili
Fratelli
,
prolissi
forse
oltre
il
dovere
.
Ma
è
stato
ciò
necessario
,
sì
per
non
sentirCi
accusare
,
come
suole
,
di
ignorare
le
loro
cose
,
e
sì
perché
si
veda
che
,
quando
parlasi
di
modernismo
,
non
parlasi
di
vaghe
dottrine
non
unite
da
alcun
nesso
,
ma
di
un
unico
corpo
e
ben
compatto
,
ove
chi
una
cosa
ammetta
uopo
è
che
accetti
tutto
il
rimanente
.
Perciò
abbiam
voluto
altresì
far
uso
di
una
forma
quasi
didattica
,
né
abbiamo
ricusato
il
barbaro
linguaggio
onde
i
modernisti
fanno
uso
.
Ora
,
se
quasi
di
un
solo
sguardo
abbracciamo
l
'
intero
sistema
,
niuno
si
stupirà
ove
Noi
lo
definiamo
,
affermando
esser
esso
la
SINTESI
DI
TUTTE
LE
ERESIE
.
Certo
,
se
taluno
si
fosse
proposto
di
concentrare
quasi
il
succo
ed
il
sangue
di
quanti
errori
circa
la
fede
furono
sinora
asseriti
,
non
avrebbe
mai
potuto
riuscire
a
far
meglio
di
quel
che
han
fatto
r
modernisti
.
Questi
anzi
tanto
più
oltre
si
spinsero
che
,
come
già
osservammo
,
non
pure
il
cattolicesimo
ma
ogni
qualsiasi
religione
hanno
distrutta
.
Così
si
spiegano
i
plausi
dei
razionalisti
:
perciò
coloro
,
che
fra
i
razionalisti
parlano
più
franco
ed
aperto
,
si
rallegrano
di
non
avere
alleati
più
efficaci
dei
modernisti
.
E
per
fermo
,
rifacciamoci
alquanto
,
o
Venerabili
Fratelli
,
a
quella
esizialissima
dottrina
dell
'
agnosticismo
.
Con
essa
,
dalla
parte
dell
'
intelletto
,
è
chiusa
all
'
uomo
ogni
via
per
arrivare
a
Dio
,
mentre
si
pretende
di
aprirla
più
acconcia
per
parte
di
un
certo
sentimento
e
dell
'
azione
.
Ma
chi
non
iscorge
quanto
vanamente
ciò
si
affermi
?
IL
sentimento
risponde
sempre
all
'
azione
di
un
oggetto
,
che
sia
proposto
dall
'
intelletto
o
dal
senso
.
Togliete
di
mezzo
l
'
intelletto
;
l
'
uomo
,
già
portato
a
seguire
il
senso
,
lo
seguirà
con
più
impeto
.
Di
più
,
le
fantasie
,
quali
che
esse
siano
,
di
un
sentimento
religioso
non
possono
vincere
il
senso
comune
:
ora
questo
insegna
che
ogni
perturbazione
od
occupazione
dell
'
animo
non
è
di
aiuto
ma
d
'
impedimento
alla
ricerca
del
vero
;
del
vero
,
diciamo
,
quale
è
in
se
;
giacché
quell
'
altro
vero
soggettivo
,
frutto
del
sentimento
interno
e
dell
'
azione
,
se
è
acconcio
per
giocare
di
parole
,
poco
interessa
l
'
uomo
a
cui
soprattutto
importa
di
conoscere
se
siavi
o
no
fuori
di
lui
un
Dio
,
nelle
cui
mani
una
volta
dovrà
cadere
.
Ricorrono
,
a
vero
dire
,
i
modernisti
per
aiuto
all
'
esperienza
.
Ma
che
può
aggiungere
questa
al
sentimento
?
Nulla
:
solo
potrà
renderlo
più
intenso
:
dalla
quale
intensità
sia
proporzionatamente
resa
più
ferma
la
persuasione
della
verità
dell
'
oggetto
.
Ma
queste
due
cose
non
faranno
si
che
il
sentimento
lasci
di
essere
sentimento
,
né
ne
cangiano
la
natura
sempre
soggetta
ad
inganno
,
se
l
'
intelletto
non
lo
scorga
;
anzi
la
confermano
e
la
rinforzano
,
giacché
il
sentimento
quanto
è
più
intenso
tanto
a
miglior
diritto
è
sentimento
.
Trattandosi
poi
qui
di
sentimento
religioso
e
di
esperienza
in
esso
contenuta
,
sapete
bene
,
o
Venerabili
Fratelli
,
di
quanta
prudenza
sia
mestieri
in
siffatta
materia
e
di
quanta
scienza
che
regoli
la
stessa
prudenza
.
Lo
sapete
dalla
pratica
delle
anime
,
di
talune
,
in
ispecialità
,
in
cui
domina
il
sentimento
:
lo
sapete
dalla
consuetudine
dei
trattati
di
ascetica
;
i
quali
,
quantunque
disprezzati
da
costoro
,
contengono
più
solidità
di
dottrina
e
più
sagacia
di
osservazione
che
non
ne
vantino
i
modernisti
.
A
Noi
per
fermo
sembra
cosa
da
stolto
o
almeno
da
persona
al
sommo
imprudente
,
ritener
per
vere
,
senza
esame
di
sorta
,
queste
intime
esperienze
quali
dai
modernisti
si
spacciano
.
Perché
allora
,
lo
diciamo
qui
di
passata
,
perché
,
se
queste
esperienze
hanno
si
grande
forza
e
certezza
,
non
l
'
avrà
uguale
quella
esperienza
che
molte
migliaia
di
cattolici
affermano
di
avere
,
che
i
modernisti
cioè
battono
un
cammino
sbagliato
?
Sola
questa
esperienza
sarebbe
falsa
e
ingannevole
?
La
massima
parte
degli
uomini
ritiene
fermamente
e
sempre
riterrà
che
col
solo
sentimento
e
colla
sola
esperienza
senza
guida
e
lume
dell
'
intelletto
,
mai
non
si
potrà
giungere
alla
conoscenza
di
Dio
.
Dunque
resta
di
nuovo
o
l
'
ateismo
o
l
'
irreligione
assoluta
.
Né
i
modernisti
hanno
nulla
a
sperar
di
meglio
dalla
loro
dottrina
del
simbolismo
.
Imperciocché
se
tutti
gli
elementi
che
dicono
intellettuali
non
sono
che
puri
simboli
di
Dio
,
perché
non
sarà
un
simbolo
il
nome
stesso
di
Dio
o
di
personalità
divina
?
E
se
è
cosi
,
si
potrà
bene
dubitare
della
stessa
divina
personalità
,
ed
avremo
aperta
la
via
al
panteismo
.
E
qua
similmente
,
cioè
al
puro
panteismo
,
mena
l
'
altra
dottrina
dell
'
immanenza
divina
.
Giacché
domandiamo
:
siffatta
immanenza
distingue
o
no
Iddio
dall
'
uomo
?
Se
lo
distingue
,
in
che
differisce
adunque
cotal
dottrina
dalla
cattolica
?
o
perché
mai
rigetta
quella
della
esterna
rivelazione
?
Se
poi
non
lo
distingue
,
eccoci
di
bel
nuovo
col
panteismo
.
Ma
difatto
l
'
immanenza
dei
modernisti
vuole
ed
ammette
che
ogni
fenomeno
di
coscienza
nasca
dall
'
uomo
in
quanto
uomo
.
Dunque
di
legittima
conseguenza
inferiamo
che
Dio
e
l
'
uomo
sono
la
stessa
cosa
;
e
perciò
il
panteismo
.
Finalmente
pari
è
la
conseguenza
che
si
trae
dalla
loro
decantata
distinzione
fra
la
scienza
e
la
fede
.
L
'
oggetto
della
scienza
lo
pongono
essi
nella
realtà
del
conoscibile
;
quel
lo
della
fede
nella
realtà
dell
'
inconoscibile
.
Orbene
l
'
inconoscibile
è
tale
per
la
totale
mancanza
di
proporzione
fra
l
'
oggetto
e
la
mente
.
Ma
questa
mancanza
di
proporzione
,
secondo
gli
stessi
modernisti
,
non
potrà
mai
esser
tolta
.
Dunque
l
'
inconoscibile
resterà
sempre
inconoscibile
tanto
pel
credente
quanto
pel
filosofo
.
Dunque
se
si
avrà
una
religione
,
questa
sarà
della
realtà
dell
'
inconoscibile
.
La
quale
realtà
perché
poi
non
possa
essere
l
'
anima
uni
versale
del
mondo
,
come
l
'
ammettono
taluni
razionalisti
,
noi
nol
vediamo
.
Ma
basti
sin
qui
per
conoscere
per
quante
vie
la
dottrina
del
modernismo
conduca
all
'
ateismo
e
alla
distruzione
di
ogni
religione
.
L
'
errore
dei
protestanti
dié
il
primo
passo
in
questo
sentiero
;
il
secondo
è
del
modernismo
:
a
breve
distanza
dovrà
seguire
l
'
ateismo
.
A
più
intimamente
conoscere
il
modernismo
e
a
trovare
più
acconci
rimedi
a
sì
grave
malore
,
gioverà
ora
,
o
Venerabili
Fratelli
,
ricercare
alquanto
le
cause
,
onde
esso
è
nato
ed
è
venuto
crescendo
.
Non
ha
dubbio
che
la
prima
causa
ed
immediata
sta
nell
'
aberrazione
dell
'
intelletto
.
Quali
cause
remote
due
Noi
ne
riconosciamo
:
la
curiosità
e
la
superbia
.
La
curiosità
,
se
non
saggiamente
frenata
,
basta
di
per
sé
sola
a
spiegare
ogni
fatta
di
errori
.
Per
lo
che
il
Nostro
Predecessore
Gregorio
XVI
a
buon
diritto
scriveva
(
Lett
.
Enc
.
"
Singulari
Nos
"
,
25
giugno
1834
)
:
"
È
grandemente
da
piangere
nel
vedere
fin
dove
si
profondino
i
deliramenti
dell
'
umana
ragione
,
quando
taluno
corra
dietro
alle
novità
,
e
,
contro
l
'
avviso
dell
'
Apostolo
,
si
adoperi
di
saper
più
che
saper
non
convenga
,
e
confidando
troppo
in
se
stesso
,
pensi
dover
cercare
la
verità
fuori
della
Chiesa
cattolica
,
in
cui
,
senza
imbratto
di
pur
lievissimo
errore
,
essa
si
trova
"
.
Ma
ad
accecare
l
'
animo
e
trascinarlo
nell
'
errore
assai
più
di
forza
ha
in
sé
la
superbia
:
la
quale
,
trovandosi
nella
dottrina
del
modernismo
quasi
in
un
suo
domicilio
,
da
essa
trae
alimento
per
ogni
verso
e
riveste
tutte
le
forme
.
Per
la
superbia
infatti
costoro
presumono
audace
mente
di
se
stessi
e
si
ritengono
e
si
spacciano
come
norma
di
tutti
.
Per
la
superbia
si
gloriano
vanissimamente
quasi
essi
soli
possiedano
la
sapienza
,
e
dicono
gonfi
e
pettoruti
:
"
Noi
non
siamo
come
il
rimanente
degli
uomini
"
;
e
per
non
essere
di
fatto
posti
a
paro
degli
altri
,
abbracciano
e
sognano
ogni
sorta
di
novità
,
le
più
assurde
.
Per
la
superbia
ricusano
ogni
soggezione
,
e
pretendono
che
l
'
autorità
debba
comporsi
colla
libertà
.
Per
la
superbia
,
dimentichi
di
se
stessi
,
pensano
solo
a
riformare
gli
altri
,
né
rispettano
in
ciò
qualsivoglia
grado
fino
alla
potestà
suprema
.
No
,
per
giungere
al
modernismo
,
non
vi
è
sentiero
più
breve
e
spedito
della
superbia
.
Se
un
laico
cattolico
,
se
un
sacerdote
dimentichi
il
precetto
della
vita
cristiana
che
c
'
impone
di
rinnegare
noi
stessi
se
vogliamo
seguire
Gesù
Cristo
,
né
sradichi
dal
suo
cuore
la
mala
pianta
della
superbia
;
sì
costui
è
dispostissimo
quanto
mai
a
professare
gli
errori
del
modernismo
!
Per
lo
che
,
o
Venerabili
Fratelli
,
sia
questo
il
primo
vostro
dovere
di
resistenza
a
questi
uomini
superbi
,
occuparli
negli
uffici
più
umili
ed
oscuri
,
affinché
sieno
tanto
più
depressi
quanto
più
essi
s
'
inalberano
,
e
,
posti
in
basso
,
abbiano
minor
campo
di
nuocere
.
Inoltre
,
sia
da
voi
stessi
,
sia
per
mezzo
dei
rettori
dei
Seminari
,
cercate
con
somma
diligenza
di
conoscere
i
giovani
che
aspirano
ad
entrare
nel
clero
;
e
se
alcuno
ne
troviate
di
carattere
superbo
,
con
ogni
risolutezza
respingetelo
dal
sacerdozio
.
Si
fosse
cosi
operato
sempre
,
colla
vigilanza
e
fortezza
che
faceva
di
mestieri
!
Che
se
dalle
cause
morali
veniamo
a
quelle
che
spettano
all
'
intelletto
,
la
prima
da
notarsi
è
l
'
ignoranza
.
I
modernisti
,
quanti
essi
sono
,
che
vogliono
apparire
e
farla
da
dottori
nella
Chiesa
,
esaltando
a
grandi
voci
la
filosofia
moderna
e
schernendo
la
scolastica
,
se
hanno
abbracciata
la
prima
ingannati
dai
suoi
orpelli
,
ne
devono
saper
grado
alla
totale
ignoranza
in
che
erano
della
seconda
,
e
dal
mancare
perciò
di
mezzo
per
riconoscere
la
confusione
delle
idee
e
ribattere
i
sofismi
.
Dal
connubio
poi
della
falsa
filosofia
colla
fede
è
sorto
il
loro
sistema
,
riboccante
di
tanti
e
si
enormi
errori
.
Alla
propagazione
del
quale
portassero
almeno
un
minor
zelo
ed
ardore
di
quel
che
fanno
!
Tanta
invece
è
la
loro
alacrità
,
cosi
indefesso
il
lavoro
,
che
da
strazio
il
vedere
consumate
tante
forze
a
danno
della
Chiesa
,
le
quali
,
rettamente
usate
,
le
sarebbero
di
vantaggio
grandissimo
.
A
trarre
poi
in
inganno
gli
animi
una
doppia
tattica
essi
usano
:
prima
si
sbarazzano
degli
ostacoli
,
poi
cercano
con
somma
cura
i
mezzi
che
loro
giovino
,
ed
instancabili
e
pazientissimi
li
mettono
in
opera
.
Degli
ostacoli
,
tre
sono
i
principali
che
più
sentono
opposti
ai
loro
conati
:
il
metodo
scolastico
di
ragionare
,
l
'
autorità
dei
Padri
con
la
tradizione
,
il
magistero
ecclesiastico
.
Contro
tutto
questo
la
loro
lotta
è
accanita
.
Deridono
perciò
continuamente
e
disprezzano
la
filosofia
e
la
teologia
scolastica
.
Sia
che
ciò
facciano
per
ignoranza
,
sia
che
il
facciano
per
timore
o
meglio
per
l
'
una
cosa
insieme
e
per
l
'
altra
;
certo
si
è
che
la
smania
di
novità
va
sempre
in
essi
congiunta
coll
'
odio
della
Scolastica
;
né
vi
ha
indizio
più
manifesto
che
taluno
cominci
a
volgere
al
modernismo
,
che
quando
incominci
ad
aborrire
la
Scolastica
.
Ricordino
i
modernisti
e
quanti
li
favoriscono
la
condanna
che
Pio
IX
inflisse
alla
proposizione
che
diceva
(
Sillabo
,
Prop
.
12
)
:
"
Il
metodo
ed
i
principî
,
con
cui
gli
antichi
Dottori
scolastici
trattarono
la
teologia
,
più
non
si
confanno
ai
bisogni
dei
nostri
tempi
ed
ai
progressi
della
scienza
"
.
Sono
poi
astutissimi
nello
stravolgere
la
natura
e
l
'
efficacia
della
Tradizione
,
alfin
di
privarla
di
ogni
peso
e
di
ogni
autorità
.
Ma
starà
sempre
per
i
cattolici
l
'
autorità
del
secondo
Sinodo
Niceno
,
il
quale
condannò
"
coloro
che
osano
...
secondo
gli
scellerati
eretici
,
disprezzare
le
ecclesiastiche
tradizioni
ed
escogitare
qualsiasi
novità
o
architettare
con
malizia
ed
astuzia
di
abbattere
checché
sia
delle
legittime
tradizioni
della
Chiesa
cattolica
"
.
Starà
sempre
la
professione
del
quarto
Sinodo
Costantinopolitano
:
"
Noi
dunque
professiamo
di
serbare
e
custodire
le
regole
,
che
tanto
dai
santi
famosissimi
Apostoli
,
quanto
dagli
uni
versali
e
locali
Concili
degli
ortodossi
o
anche
da
qualunque
deiloquo
Padre
e
Maestro
della
Chiesa
,
furono
date
alla
santa
cattolica
ed
apostolica
Chiesa
"
.
Per
lo
che
i
Romani
Pontefici
Pio
IV
e
Pio
IX
nella
professione
di
fede
vollero
aggiunto
anche
questo
:
"
Io
ammetto
fermissimamente
ed
abbraccio
le
apostoliche
ed
ecclesiastiche
tradizioni
,
e
tutte
le
altre
osservanze
e
costituzioni
del
la
medesima
Chiesa
"
.
Né
altrimenti
che
della
Tradizione
giudicano
i
modernisti
dei
santissimi
Padri
della
Chiesa
.
Con
estrema
temerità
li
spacciano
,
come
degnissimi
bensì
di
ogni
venerazione
,
ma
ignorantissimi
di
critica
e
di
storia
,
scusabili
solo
pei
tempi
in
che
vissero
.
Si
studiano
infine
e
si
sforzano
di
attenuare
e
svilire
l
'
autorità
dello
stesso
Magistero
ecclesiastico
,
sia
pervertendo
ne
sacrilegamente
l
'
origine
,
la
natura
,
i
diritti
,
sia
ricantando
liberamente
contro
di
essa
le
calunnie
dei
nemici
.
Del
gregge
dei
modernisti
sembra
detto
ciò
che
con
tanto
dolore
scriveva
il
Predecessore
Nostro
(
Motu
proprio
"
Ut
mysticam
"
,
14
marzo
1891
)
:
"
Per
rendere
spregiata
ed
odiosa
la
mistica
Sposa
di
Cristo
,
che
è
la
luce
vera
,
i
figli
delle
tenebre
furon
soliti
di
opprimerla
pubblicamente
di
una
pazza
calunnia
,
e
,
stravolto
il
significato
e
la
forza
delle
cose
e
delle
parole
,
chiamarla
amica
di
oscurità
,
mentitrice
d
'
ignoranza
,
nemica
della
luce
e
del
progresso
delle
scienze
"
.
Dopo
ciò
,
Venerabili
Fratelli
,
qual
meraviglia
se
i
cattolici
,
strenui
difensori
della
Chiesa
,
son
fatti
segno
dai
modernisti
di
somma
malevolenza
e
di
livore
?
Non
vi
è
specie
d
'
ingiurie
con
cui
non
li
lacerino
:
l
'
accusa
più
usuale
è
quella
di
chiamarli
ignoranti
ed
ostinati
.
Che
se
la
dottrina
e
l
'
efficacia
di
chi
li
confuta
dà
loro
timore
,
ne
incidono
i
nervi
colla
congiura
del
silenzio
.
E
questa
maniera
di
fare
a
riguardo
dei
cattolici
è
tanto
più
odiosa
perché
nel
medesimo
tempo
e
senza
modo
né
misura
,
con
continue
lodi
esaltano
chi
sta
dalla
loro
;
i
libri
di
costoro
riboccanti
di
novità
accolgono
ed
ammirano
con
grandi
applausi
;
quanto
più
alcuno
si
mostra
audace
nel
distruggere
l
'
antico
,
nel
rigettare
la
tradizione
e
il
magistero
ecclesiastico
,
tanto
più
gli
dàn
vanto
di
sapiente
;
e
per
ultimo
,
ciò
che
fa
inorridire
ogni
anima
retta
,
se
qualcuno
sia
con
dannato
dalla
Chiesa
non
solo
pubblicamente
e
profusamente
lo
encomiano
,
ma
quasi
lo
venerano
come
martire
della
verità
.
Da
tutto
questo
strepito
di
lodi
e
d
'
improperi
colpiti
e
turbati
gli
animi
giovanili
,
da
una
parte
per
non
passare
per
ignoranti
,
dall
'
altra
per
parere
sapienti
spinti
internamente
dalla
curiosità
e
dalla
superbia
,
si
dànno
per
vinti
e
passano
al
modernismo
.
Ma
qui
già
siamo
agli
artifici
con
che
i
modernisti
spacciano
la
loro
merce
.
Che
non
tentano
essi
mai
per
moltiplicare
gli
adepti
?
Nei
Seminari
e
nelle
Università
cercano
di
ottenere
cattedre
da
mutare
insensibilmente
in
cattedre
di
pestilenza
.
Inculcano
le
loro
dottrine
,
benché
forse
velatamente
,
predicando
nelle
chiese
;
le
annunciano
più
aperte
nei
congressi
:
le
introducono
e
le
magnificano
nei
sociali
istituti
.
Col
nome
proprio
o
di
altri
pubblicano
libri
,
giornali
,
periodici
.
Uno
stesso
e
solo
scrittore
fa
uso
talora
di
molti
nomi
,
perché
gli
incauti
sieno
tratti
in
inganno
dalla
simulata
moltitudine
degli
autori
.
Insomma
coll
'
azione
,
colla
parola
,
colla
stampa
tutto
tentano
,
da
sembrar
quasi
colti
da
frenesia
.
E
tutto
ciò
con
qual
esito
?
Piangiamo
pur
troppo
gran
numero
di
giovani
di
speranze
egregie
e
che
ottimi
servigi
renderebbero
alla
Chiesa
,
usci
ti
fuori
dal
retto
cammino
.
Piangiamo
moltissimi
,
che
,
sebbene
non
giunti
tant
'
oltre
,
pure
,
respirata
un
'
aria
corrotta
,
sogliono
pensare
,
parlare
,
scrivere
più
liberamente
che
non
si
convenga
a
cattolici
.
Si
contano
costoro
fra
i
laici
,
si
contano
fra
i
sacerdoti
;
e
chi
lo
crederebbe
?
si
contano
altresì
nelle
stesse
famiglie
dei
Religiosi
.
Trattano
la
Scrittura
secondo
le
leggi
dei
modernisti
.
Scrivono
storia
e
sotto
specie
di
dir
tutta
la
verità
,
tutto
ciò
che
sembri
gettare
ombra
sulla
Chiesa
lo
pongono
diligentissimamente
in
luce
con
voluttà
mal
repressa
.
Le
pie
tradizioni
popolari
,
seguendo
un
certo
apriorismo
,
cercano
a
tutta
possa
di
cancellare
.
Ostentano
disprezzo
per
sacre
Reliquie
raccomandate
dalla
loro
vetustà
.
Insomma
li
punge
la
vana
bramosia
che
il
mondo
parli
di
loro
;
il
che
si
persuadono
che
non
sarà
,
se
dicono
soltanto
quello
che
sempre
e
da
tutti
fu
detto
.
Intanto
si
dànno
forse
a
credere
di
prestare
ossequio
a
Dio
ed
alla
Chiesa
;
ma
in
realtà
gravissimamente
li
offendono
,
non
tanto
per
quel
che
fanno
,
quanto
per
l
'
intenzione
con
cui
operano
e
per
l
'
aiuto
che
prestano
utilissimo
agli
ardimenti
dei
modernisti
.
A
questo
torrente
di
gravissimi
errori
,
che
di
celato
e
alla
scoperta
va
guadagnando
,
si
adoperò
con
detti
e
con
fatti
di
opporsi
fortemente
Leone
XIII
Predecessore
Nostro
di
felice
ricordanza
,
specialmente
a
riguardo
delle
sante
Scritture
.
Ma
i
modernisti
,
lo
vedemmo
,
non
si
lasciano
spaventare
facilmente
:
affettando
il
maggior
rispetto
ed
una
somma
umiltà
,
stravolsero
a
loro
senso
le
parole
del
Pontefice
,
e
gli
atti
di
Lui
li
fecero
passare
come
diretti
ad
altri
.
Cosi
il
male
è
venuto
pigliando
forza
ogni
giorno
più
.
Abbiam
dunque
deciso
,
o
Venerabili
Fratelli
,
di
non
tergiversare
più
oltre
e
di
por
mano
a
misure
più
energiche
.
Preghiamo
perciò
e
scongiuriamo
voi
che
,
in
negozio
di
tanto
rilievo
,
non
Ci
lasciate
minimamente
desiderare
la
vostra
vigilanza
e
diligenza
e
fortezza
.
E
quel
che
chiediamo
ed
aspettiamo
da
voi
,
lo
chiediamo
altresì
e
lo
aspettiamo
dagli
altri
pastori
delle
anime
,
dagli
educatori
e
maestri
del
giovine
clero
,
e
specialmente
dai
Superiori
generali
degli
Ordini
religiosi
.
I
.
La
prima
cosa
adunque
,
per
ciò
che
spetta
agli
studi
,
vogliamo
e
decisamente
ordiniamo
che
a
fondamento
degli
studi
sacri
si
ponga
la
filosofia
scolastica
.
Bene
inteso
che
,
"
se
dai
Dottori
scolastici
furono
agitate
questioni
troppo
sottili
o
fu
alcun
che
trattato
con
poca
considerazione
;
se
fu
detta
cosa
che
mal
si
affaccia
con
dottrine
accertate
dei
secoli
seguenti
,
ovvero
in
qualsivoglia
modo
non
ammissibile
;
non
è
nostra
intenzione
che
tutto
ciò
debba
servir
d
'
esempio
da
imitare
anche
ai
di
nostri
"
(
Leone
XIII
,
Enc
.
"
Æterni
Patris
"
.
Ciò
che
conta
anzi
tutto
è
che
la
filosofia
scolastica
,
che
Noi
ordiniamo
di
seguire
,
si
debba
precipuamente
intendere
quella
di
San
Tommaso
di
Aquino
:
intorno
alla
quale
tutto
ciò
che
il
Nostro
Predecessore
stabilì
,
intendiamo
che
rimanga
in
pieno
vigore
,
e
se
è
bisogno
,
lo
rinnoviamo
e
confermiamo
e
severamente
ordiniamo
che
sia
da
tutti
osservato
.
Se
nei
Seminari
si
sia
ciò
trascurato
,
toccherà
ai
Vescovi
insistere
ed
esigere
che
in
avvenire
si
osservi
.
Lo
stesso
comandiamo
ai
Superiori
degli
Ordini
religiosi
.
Ammoniamo
poi
quelli
che
insegnano
,
di
ben
persuadersi
,
che
il
discostarsi
dall
'
Aquinate
,
specialmente
in
cose
metafisiche
,
non
avviene
senza
grave
danno
.
Posto
così
il
fondamento
della
filosofia
,
si
innalzi
con
somma
diligenza
l
'
edificio
teologico
.
Venerabili
Fratelli
,
promovete
con
ogni
industria
possibile
lo
studio
della
teologia
,
talché
i
chierici
,
uscendo
dai
Seminari
,
ne
portino
seco
un
'
alta
stima
ed
un
grande
amore
e
l
'
abbiano
sempre
carissimo
.
Imperocché
"
nella
grande
e
molteplice
copia
di
discipline
che
si
porgono
alla
mente
cupida
di
verità
,
a
tutti
è
noto
che
alla
sacra
Teologia
appartiene
talmente
il
primo
luogo
,
che
fu
antico
detto
dei
sapienti
essere
dovere
delle
altre
scienze
ed
arti
di
servirla
e
prestarle
mano
siccome
ancelle
"
(
Leone
XIII
,
Lett
.
Ap
.
"
In
magna
"
,
10
dicembre
1889
)
.
Aggiungiamo
qui
,
sembrarCi
altresì
degni
di
lode
coloro
,
che
,
salvo
il
rispetto
alla
Tradizione
,
ai
Padri
,
al
Magistero
ecclesiastico
,
con
saggio
criterio
e
con
norme
cattoliche
(
ciò
che
non
sempre
da
tutti
si
osserva
)
cercano
di
illustrare
la
teologia
positiva
,
attingendo
lume
dalla
storia
di
vero
nome
.
Certamente
che
alla
teologia
positiva
deve
ora
darsi
più
larga
parte
che
pel
passato
:
ciò
nondimeno
deve
farsi
in
guisa
,
che
nulla
ne
venga
a
perdere
la
teologia
scolastica
,
e
si
disapprovino
quali
fautori
del
modernismo
coloro
che
tanto
innalzino
la
teologia
positiva
da
sembrar
quasi
spregiare
la
Scolastica
.
In
quanto
alle
discipline
profane
basti
richiamare
quel
che
il
Nostro
Predecessore
disse
con
molta
sapienza
(
Allocuz
.
7
marzo
1580
)
:
"
Adoperatevi
strenuamente
nello
studio
delle
cose
naturali
:
nel
qual
genere
gl
'
ingegnosi
ritrovati
e
gli
utili
ardimenti
dei
nostri
tempi
,
come
di
ragione
sono
ammirati
dai
presenti
,
cosi
dai
posteri
avranno
perpetua
lode
ed
encomio
"
.
Questo
però
senza
danno
degli
studi
sacri
:
il
che
ammoniva
lo
stesso
Nostro
Predecessore
con
queste
altre
gravissime
parole
(
Loc
.
cit
.
)
:
"
La
causa
di
siffatti
errori
,
chi
la
ricerchi
diligentemente
,
sta
principalmente
in
ciò
che
di
questi
nostri
tempi
,
quanto
più
fervono
gli
studi
delle
scienze
naturali
,
tanto
più
son
venute
meno
le
discipline
più
severe
e
più
alte
:
alcune
di
queste
infatti
sono
quasi
poste
in
dimenticanza
;
alcune
sono
trattate
stancamente
e
con
leggerezza
,
e
,
ciò
che
è
indegno
,
perduto
lo
splendore
della
primitiva
dignità
,
sono
deturpate
da
prave
sentenze
e
da
enormi
errori
"
.
Con
questa
legge
ordiniamo
che
si
regolino
nei
Seminari
gli
studi
delle
scienze
naturali
.
II
.
A
questi
ordinamenti
tanto
Nostri
che
del
Nostro
Antecessore
fa
mestieri
volgere
l
'
attenzione
ognora
che
si
tratti
di
scegliere
i
moderatori
e
maestri
così
dei
Seminari
come
delle
Università
cattoliche
.
Chiunque
in
alcun
modo
sia
infetto
di
modernismo
,
senza
riguardi
di
sorta
si
tenga
lontano
dall
'
ufficio
cosi
di
reggere
e
cosi
d
'
insegnare
:
se
già
si
trovi
con
tale
incarico
,
ne
sia
rimosso
.
Parimente
si
faccia
con
chiunque
o
in
segreto
o
apertamente
favorisce
il
modernismo
,
sia
lodando
modernisti
,
sia
attenuando
la
loro
colpa
,
sia
criticando
la
Scolastica
,
i
Padri
,
il
Magistero
ecclesiastico
,
sia
ricusando
obbedienza
alla
potestà
ecclesiastica
,
da
qualunque
persona
essa
si
eserciti
;
e
similmente
con
chi
in
materia
storica
,
archeologica
e
biblica
si
mostri
amante
di
novità
;
e
finalmente
,
con
quelli
altresì
che
non
si
curano
degli
studi
sacri
o
paiono
a
questi
anteporre
i
profani
.
In
questa
parte
,
o
Venerabili
Fratelli
,
e
specialmente
nella
scelta
dei
maestri
,
non
sarà
mai
eccessiva
la
vostra
attenzione
e
fermezza
;
essendoché
sull
'
esempio
dei
maestri
si
formano
per
lo
più
i
discepoli
.
Poggiati
adunque
sul
dovere
di
coscienza
,
procedete
in
questa
materia
con
prudenza
sì
ma
con
fortezza
.
Con
non
minore
vigilanza
e
severità
dovrete
esaminare
e
scegliere
chi
debba
essere
ammesso
al
sacerdozio
.
Lungi
,
lungi
dal
clero
l
'
amore
di
novità
:
Dio
non
vede
di
buon
occhio
gli
animi
superbi
e
contumaci
!
A
niuno
in
avvenire
si
conceda
la
laurea
dì
teologia
o
di
diritto
canonico
,
che
non
abbia
prima
compito
per
intero
il
corso
stabilito
di
filosofia
scolastica
.
Se
tale
laurea
ciò
non
ostante
venisse
concessa
,
sia
nulla
.
Le
ordinazioni
che
la
Sacra
Congregazione
dei
Vescovi
e
Regolari
emanò
nell
'
anno
1896
pei
chierici
d
'
Italia
dell
'
uno
e
dell
'
altro
clero
circa
il
frequentare
le
Università
,
stabiliamo
che
d
'
ora
innanzi
rimangano
estese
a
tutte
le
nazioni
.
I
chierici
e
sacerdoti
iscritti
ad
un
Istituto
o
ad
una
Università
cattolica
non
potranno
seguire
nelle
Università
civili
quei
corsi
,
di
cui
vi
siano
cattedre
negli
Istituti
cattolici
ai
quali
essi
appartengono
.
Se
in
alcun
luogo
si
è
ciò
permesso
per
il
passato
,
ordiniamo
che
più
non
si
conceda
nell
'
avvenire
.
I
Vescovi
che
formano
il
Consiglio
direttivo
di
siffatti
cattolici
Istituti
o
cattoliche
Università
veglino
con
ogni
cura
perché
questi
Nostri
comandi
vi
si
osservino
costantemente
.
III
.
È
parimente
officio
dei
Vescovi
impedire
che
gli
scritti
infetti
di
modernismo
o
ad
esso
favorevoli
si
leggano
se
sono
già
pubblicati
,
o
,
se
non
sono
,
proibire
che
si
pubblichino
.
Qualsivoglia
libro
o
giornale
o
periodico
di
tal
genere
non
si
dovrà
mai
permettere
o
agli
alunni
dei
Seminari
o
agli
uditori
delle
Università
cattoliche
:
il
danno
che
ne
proverrebbe
non
sarebbe
minore
di
quello
delle
letture
immorali
;
sarebbe
anzi
peggiore
,
perché
ne
andrebbe
viziata
la
radice
stessa
del
vivere
cristiano
.
Né
altrimenti
si
dovrà
giudicare
degli
scritti
di
taluni
cattolici
,
uomini
del
resto
di
non
malvagie
intenzioni
,
ma
che
digiuni
di
studi
teologici
e
imbevuti
di
filosofia
moderna
,
cercano
di
accordare
questa
con
la
fede
e
di
farla
servire
,
come
essi
dicono
,
ai
vantaggi
della
fede
stessa
.
Il
nome
e
la
buona
fama
degli
autori
fa
si
che
tali
libri
sieno
letti
senza
verun
timore
e
sono
quindi
più
pericolosi
per
trarre
a
poco
a
poco
al
modernismo
.
Per
dar
poi
,
o
Venerabili
Fratelli
,
disposizioni
più
generali
in
sì
grave
materia
,
se
nelle
vostre
diocesi
corrono
libri
perniciosi
,
adoperatevi
con
fortezza
a
sbandirli
,
facendo
anche
uso
di
solenni
condanne
.
Benché
questa
Sede
Apostolica
ponga
ogni
opera
nel
togliere
di
mezzo
siffatti
scritti
,
tanto
oggimai
ne
è
cresciuto
il
numero
,
che
a
condannarli
tutti
non
bastano
le
forze
.
Quindi
accade
che
la
medicina
giunga
talora
troppo
tardi
,
quando
cioè
pel
troppo
attendere
il
male
ha
già
preso
piede
.
Vogliamo
adunque
che
i
Vescovi
,
deposto
ogni
timore
,
messa
da
parte
la
prudenza
della
carne
,
disprezzando
il
gridio
dei
malvagi
,
soavemente
,
sì
,
ma
con
costanza
,
adempiano
ciascuno
le
sue
parti
;
memori
di
quanto
prescriveva
Leone
XIII
nella
Costituzione
Apostolica
"
Officiorum
"
:
"
Gli
Ordinari
,
anche
come
Delegati
della
Sede
Apostolica
,
si
adoperino
di
proscrivere
e
di
togliere
dalle
mani
dei
fedeli
i
libri
o
altri
scritti
nocivi
stampati
o
diffusi
nelle
proprie
diocesi
"
.
Con
queste
parole
si
concede
,
è
vero
,
un
diritto
:
ma
s
'
impone
in
pari
tempo
un
dovere
.
Né
stimi
veruno
di
avere
adempiuto
cotal
dovere
,
se
deferisca
a
Noi
l
'
uno
o
l
'
altro
libro
mentre
altri
moltissimi
si
lasciano
divulgare
e
diffondere
.
Né
in
ciò
vi
deve
rattenere
il
sapere
che
l
'
autore
di
qualche
libro
abbia
altrove
ottenuto
l
'
Irnprimatur
;
sì
perché
tal
concessione
può
essere
simulata
,
sì
perché
può
essere
stata
fatta
per
trascuratezza
o
per
troppa
benignità
e
per
troppa
fiducia
nel
l
'
autore
,
il
quale
ultimo
caso
può
talora
avverarsi
negli
Ordini
religiosi
.
Aggiungasi
che
,
come
non
ogni
cibo
si
confà
a
tutti
egual
mente
,
cosi
un
libro
che
in
un
luogo
sarà
indifferente
,
in
un
altro
,
per
le
circostanze
,
può
tornare
nocivo
.
Se
pertanto
il
Vescovo
,
udito
il
parere
di
persone
prudenti
,
stimerà
di
dover
condannare
nella
sua
diocesi
anche
qualcuno
di
siffatti
libri
,
gliene
diamo
ampia
facoltà
,
anzi
glielo
rechiamo
a
dovere
.
Intendiamo
bensì
che
si
serbino
in
tal
fatto
i
riguardi
convenienti
,
bastando
forse
che
la
proibizione
si
restringa
talora
soltanto
al
clero
;
ma
eziandio
in
tal
caso
sarà
obbligo
dei
librai
cattolici
di
non
porre
in
vendita
i
libri
condannati
dal
Vescovo
.
E
poiché
Ci
cade
il
discorso
,
vigilino
i
Vescovi
che
i
librai
per
bramosia
di
lucro
non
spaccino
merce
malsana
:
il
certo
è
che
nei
cataloghi
di
taluni
di
costoro
si
annunziano
di
frequente
e
con
lode
non
piccola
i
libri
dei
modernisti
.
Se
essi
ricusano
di
obbedire
,
non
dubitino
i
Vescovi
di
privarli
del
titolo
di
librai
cattolici
;
similmente
e
con
più
ragione
,
se
avranno
quello
di
vescovili
;
che
se
avessero
titolo
di
pontifici
,
si
deferiscano
alla
Sede
Apostolica
.
A
tutti
finalmente
ricordiamo
l
'
articolo
XXVI
della
mentovata
Costituzione
Apostolica
"
Officiorum
"
:
"
Tutti
coloro
che
abbiano
ottenuta
facoltà
apostolica
di
leggere
e
ritenere
libri
proibiti
,
non
sono
perciò
autorizzati
a
leggere
libri
o
giornali
proscritti
dagli
Ordinari
locali
,
se
pure
nell
'
indulto
apostolico
non
sia
data
espressa
facoltà
di
leggere
e
ritenere
libri
condannati
da
chicchessia
"
.
IV
.
Ma
non
basta
impedire
la
lettura
o
la
vendita
dei
libri
cattivi
;
fa
d
'
uopo
impedirne
altresì
la
stampa
.
Quindi
i
Vescovi
non
concedano
la
facoltà
di
stampa
se
non
con
la
massima
severità
.
E
poiché
è
grande
il
numero
delle
pubblicazioni
,
che
,
a
seconda
della
Costituzione
"
Officiorum
"
,
esigono
l
'
autorizzazione
dell
'
Ordinario
,
in
talune
diocesi
si
sogliono
determinare
in
numero
conveniente
censori
di
officio
per
l
'
esame
degli
scritti
.
Somma
lode
noi
diamo
a
siffatta
istituzione
di
censura
;
e
non
solo
esortiamo
,
ma
ordiniamo
che
si
estenda
a
tutte
le
diocesi
.
In
tutte
adunque
le
Curie
episcopali
si
stabiliscano
Censori
per
la
revisione
degli
scritti
da
pubblicarsi
;
si
scelgano
questi
dall
'
uno
e
dall
'
altro
clero
,
uomini
di
età
,
di
scienza
e
di
prudenza
e
che
nel
giudicare
sappiano
tenere
il
giusto
mezzo
.
Spetterà
ad
essi
l
'
esame
di
tutto
quello
che
,
secondo
gli
articoli
XLI
e
XLII
della
detta
Costituzione
,
ha
bisogno
di
permesso
per
essere
pubblicato
.
Il
Censore
darà
per
iscritto
la
sua
sentenza
.
Se
sarà
favorevole
,
il
Vescovo
concederà
la
facoltà
di
stampa
colla
parola
Imprimatur
,
la
quale
però
sarà
preceduta
dal
Nihil
obstat
e
dal
nome
del
Censore
.
Anche
nella
Curia
romana
non
altrimenti
che
nelle
altre
,
si
stabiliranno
censori
di
ufficio
.
L
'
elezione
dei
medesimi
,
dopo
interpellato
il
Cardinale
Vicario
e
coll
'
annuenza
ed
approvazione
dello
stesso
Sommo
Pontefice
,
spetterà
al
Maestro
del
sacro
Palazzo
Apostolico
.
A
questo
pure
toccherà
determinare
per
ogni
singolo
scritto
il
Censore
che
lo
esamini
.
La
facoltà
di
stampa
sarà
concessa
dallo
stesso
Maestro
ed
insieme
dal
Cardinale
Vicario
o
dal
suo
Vicegerente
,
premesso
però
,
come
sopra
si
disse
,
il
Nulla
osta
col
nome
del
Censore
.
Solo
in
circo
stanze
straordinarie
e
rarissimamente
si
potrà
,
a
prudente
arbitrio
del
Vescovo
,
omettere
la
menzione
del
Censore
.
Agli
autori
non
si
farà
mai
conoscere
il
nome
del
Censore
,
prima
che
questi
abbia
dato
giudizio
favorevole
:
affinché
il
Censore
stesso
non
abbia
a
patir
molestia
o
mentre
esamina
lo
scritto
o
in
caso
che
ne
disapprovi
la
stampa
.
Mai
non
si
sceglieranno
Censori
dagli
Ordini
religiosi
,
senza
prima
averne
secretamente
il
parere
del
Superiore
provinciale
,
o
,
se
si
tratta
di
Roma
,
del
Generale
:
questi
poi
dovranno
secondo
coscienza
attestare
dei
costumi
,
della
scienza
e
della
integrità
della
dottrina
dell
'
eligendo
.
Ammoniamo
i
Superiori
religiosi
del
gravissimo
dovere
che
essi
hanno
di
mai
non
permettere
che
alcun
che
si
pubblici
dai
loro
sudditi
senza
la
previa
facoltà
loro
e
dell
'
Ordinario
diocesano
.
Per
ultimo
affermiamo
e
dichiariamo
che
il
titolo
di
Censore
,
di
cui
taluno
sia
insignito
,
non
ha
verun
valore
né
mai
si
potrà
arrecare
come
argomento
per
dar
credito
alle
private
opinioni
del
medesimo
.
Detto
ciò
generalmente
,
nominatamente
ordiniamo
una
osservanza
più
diligente
di
quanto
si
prescrive
nell
'
articolo
XLII
della
citata
Costituzione
"
Officiorum
"
,
cioè
:
"
È
vietato
ai
sacerdoti
secolari
,
senza
previo
permesso
dell
'
Ordinario
,
prendere
la
direzione
di
giornali
o
di
periodici
"
.
Del
quale
permesso
,
dopo
ammonitone
,
sarà
privato
chiunque
ne
facesse
mal
uso
.
Circa
quei
sacerdoti
,
che
hanno
titoli
di
corrispondenti
o
collaboratori
,
poiché
avviene
non
raramente
che
pubblichino
,
nei
giornali
o
periodici
,
scritti
infetti
di
modernismo
,
vedano
i
Vescovi
che
ciò
non
avvenga
;
e
se
avvenisse
,
ammoniscano
e
diano
proibizione
di
scrivere
.
Lo
stesso
con
ogni
autorità
ammoniamo
che
facciano
i
Superiori
degli
Ordini
religiosi
:
i
quali
se
si
mostrassero
in
ciò
trascurati
,
provvedano
i
Vescovi
,
con
autorità
delegata
dal
Sommo
Pontefice
.
I
giornali
e
periodici
pubblicati
dai
cattolici
abbiano
,
per
quanto
sia
possibile
,
un
Censore
determinato
.
Sara
obbligo
di
questo
leggere
opportunamente
i
singoli
fogli
o
fascicoli
,
dopo
già
pubblicati
:
se
cosa
alcuna
troverà
di
pericoloso
,
ordinerà
che
sia
corretto
quanto
prima
.
Lo
stesso
diritto
avrà
il
Vescovo
,
anche
in
caso
che
il
Censore
non
abbia
reclamato
.
V
.
Ricordammo
già
sopra
i
congressi
e
i
pubblici
convegni
come
quelli
nei
quali
i
modernisti
si
adoprano
di
propalare
e
propagare
le
loro
opinioni
.
I
Vescovi
non
permetteranno
più
in
avvenire
,
se
non
in
casi
rarissimi
,
i
congressi
di
sacerdoti
.
Se
avverrà
che
li
permettano
,
lo
faranno
solo
a
questa
condizione
:
che
non
vi
si
trattino
cose
di
pertinenza
dei
Vescovi
o
della
Sede
Apostolica
,
non
vi
si
facciano
proposte
o
postulati
che
implichino
usurpazione
della
sacra
potestà
,
non
vi
si
faccia
affatto
menzione
di
quanto
sa
di
modernismo
,
di
presbiterianismo
,
di
laicismo
.
A
tali
convegni
,
che
dovranno
solo
permettersi
volta
per
volta
e
per
iscritto
o
in
tempo
opportuno
,
non
potrà
intervenire
sacerdote
alcuno
di
altra
diocesi
,
se
non
porti
commendatizie
del
proprio
Vescovo
.
A
tutti
i
sacerdoti
poi
non
passi
mai
di
mente
ciò
che
Leone
XIII
raccomandava
con
parole
gravissime
(
Lett
.
Enc
.
"
Nobilissima
Gallorum
"
,
10
febbraio
1884
)
:
"
Sia
intangibile
presso
i
sacerdoti
l
'
autorità
dei
propri
Vescovi
;
si
persuadano
che
il
ministero
sacerdotale
,
se
non
si
eserciti
sotto
la
direzione
del
Vescovo
,
non
sarà
né
santo
,
né
molto
utile
,
né
rispettabile
"
.
VI
.
Ma
che
gioveranno
,
o
Venerabili
Fratelli
,
i
Nostri
comandi
e
le
Nostre
prescrizioni
,
se
non
si
osservino
a
dovere
e
con
fermezza
?
Perché
questo
si
ottenga
,
Ci
è
parso
espediente
estendere
a
tutte
le
diocesi
ciò
che
i
Vescovi
dell
'
Umbria
(
Atti
del
Congr
.
dei
Vescovi
dell
'
Umbria
,
nov
.
1849
,
tit
.
II
,
art
.
6
)
,
molti
anni
or
sono
,
con
savissimo
consiglio
stabilirono
per
le
loro
:
"
Ad
estirpare
-
così
essi
-
gli
errori
già
diffusi
e
ad
impedire
che
più
oltre
si
diffondano
o
che
esistano
tuttavia
maestri
di
empietà
,
pei
quali
si
perpetuino
i
perniciosi
effetti
originati
da
tale
diffusione
,
il
sacro
Congresso
,
seguendo
gli
esempi
di
San
Carlo
Borromeo
,
stabilisce
che
in
ogni
diocesi
si
istituisca
un
Consiglio
di
uomini
commendevoli
dei
due
cleri
,
a
cui
spetti
il
vigilare
se
e
con
quali
arti
i
nuovi
errori
si
dilatino
o
si
propaghino
,
e
farne
avvertito
il
Vescovo
perché
di
concorde
avviso
prenda
rimedi
con
cui
il
male
si
estingua
fin
dal
principio
e
non
si
spanda
di
vantaggio
a
rovina
delle
anime
,
e
,
ciò
che
è
peggio
,
si
afforzi
e
cresca
"
.
Stabiliamo
adunque
che
un
siffatto
Consiglio
,
che
si
chiamerà
di
vigilanza
,
si
istituisca
quanto
prima
in
tutte
le
diocesi
.
I
membri
di
esso
si
sceglieranno
colle
stesse
norme
già
prescritte
pei
Censori
dei
libri
.
Ogni
due
mesi
,
in
un
giorno
determinato
,
si
raccoglierà
in
presenza
del
Vescovo
:
le
cose
trattate
o
stabilite
saranno
sottoposte
a
legge
di
secreto
.
I
doveri
degli
appartenenti
al
Consiglio
saranno
i
seguenti
:
Scrutino
con
attenzione
gl
'
indizi
di
modernismo
tanto
nei
libri
che
nell
'
insegnamento
;
con
prudenza
,
prontezza
ed
efficacia
stabiliscano
quanto
è
d
'
uopo
per
la
incolumità
del
clero
e
della
gioventù
.
Combattano
le
novità
di
parole
,
e
rammentino
gli
ammonimenti
di
Leone
XIII
(
S
.
C
.
AA
.
EE
.
SS
.
,
27
gennaio
1901
)
:
"
Non
si
potrebbe
approvare
nelle
pubblicazioni
cattoliche
un
linguaggio
che
ispirandosi
a
malsana
novità
sembrasse
deridere
la
pietà
dei
fedeli
ed
accennasse
a
nuovi
orientamenti
della
vita
cristiana
,
a
nuove
direzioni
della
Chiesa
,
a
nuove
ispirazioni
dell
'
anima
moderna
,
a
nuova
vocazione
del
clero
,
a
nuova
civiltà
cristiana
"
.
Tutto
questo
non
si
sopporti
così
nei
libri
come
dalle
cattedre
.
Non
trascurino
i
libri
nei
quali
si
tratti
o
delle
pie
tradizioni
di
ciascun
luogo
o
delle
sacre
Reliquie
.
Non
per
mettano
che
tali
questioni
si
agitino
nei
giornali
o
in
periodici
destinati
a
fomentare
la
pietà
,
né
con
espressioni
che
sappiano
di
ludibrio
o
di
disprezzo
né
con
affermazioni
risolute
specialmente
,
come
il
più
delle
volte
accade
,
quando
ciò
che
si
afferma
o
non
passa
i
termini
della
probabilità
o
si
basa
su
pregiudicate
opinioni
.
Circa
le
sacre
Reliquie
si
abbiano
queste
norme
.
Se
i
Ve
scovi
i
quali
sono
soli
giudici
in
questa
materia
,
conoscano
con
certezza
che
una
reliquia
sia
falsa
,
la
toglieranno
senz
'
altro
dal
culto
dei
fedeli
...
Se
le
autentiche
di
una
Reliquia
qualsiasi
,
o
pei
civili
rivolgimenti
o
in
altra
guisa
siensi
smarrite
,
non
si
esponga
alla
pubblica
venerazione
,
se
prima
il
Vescovo
non
ne
abbia
fatta
ricognizione
.
L
'
argomento
di
prescrizione
o
di
fondata
presunzione
allora
solo
avrà
valore
quando
il
culto
sia
commendevole
per
antichità
:
il
che
risponde
al
decreto
emanato
nel
1896
dalla
Congregazione
delle
Indulgenze
e
sacre
Reliquie
,
in
questi
termini
:
"
Le
Reliquie
antiche
sono
da
conservarsi
nella
venerazione
che
finora
ebbero
,
se
pure
in
casi
particolari
non
si
abbiano
argomenti
certi
che
sono
false
o
supposte
"
.
Nel
portar
poi
giudizio
delle
pie
tradizioni
si
tenga
sempre
presente
,
che
la
Chiesa
in
questa
materia
fa
uso
di
tanta
prudenza
,
da
non
permettere
che
tali
tradizioni
si
raccontino
nei
libri
,
se
non
con
grandi
cautele
e
premessa
la
dichiarazione
prescritta
da
Urbano
VIII
:
il
che
pure
adempiuto
,
non
perciò
ammette
la
verità
del
fatto
,
ma
solo
non
proibisce
che
si
creda
,
ove
a
farlo
non
manchino
argomenti
umani
.
Così
appunto
la
sacra
Congregazione
dei
Riti
dichiarava
fin
da
trent
'
anni
addietro
(
Decreto
2
maggio
1877
)
:
"
Siffatte
apparizioni
o
rivelazioni
non
furono
né
approvate
né
condannate
dalla
Sede
Apostolica
,
ma
solo
passate
come
da
piamente
credersi
con
sola
fede
umana
,
conforme
alla
tradizione
di
cui
godono
,
confermata
pure
da
idonei
testimoni
e
documenti
"
.
Niun
timore
può
ammettere
chi
a
questa
regola
si
tenga
.
Imperocché
il
culto
di
qualsivoglia
apparizione
,
in
quanto
riguarda
il
fatto
stesso
e
dicesi
relativo
,
ha
sempre
implicita
la
condizione
della
verità
del
fatto
:
in
quanto
poi
è
assoluto
,
si
fonda
sempre
nella
verità
,
giacché
si
dirige
alle
persone
stesse
dei
santi
che
si
onorano
.
Lo
stesso
vale
delle
Reliquie
.
Commettiamo
infine
al
Consiglio
di
vigilanza
,
di
tener
d
'
occhio
assiduamente
e
diligentemente
gl
'
istituti
sociali
come
pure
gli
scritti
di
questioni
sociali
affinché
nulla
vi
si
celi
di
modernismo
,
ma
ottemperino
alle
prescrizioni
dei
Romani
Pontefici
.
VII
.
Le
cose
fin
qui
stabilite
affinché
non
vadano
in
dimenticanza
,
vogliamo
ed
ordiniamo
che
i
Vescovi
di
ciascuna
diocesi
,
trascorso
un
anno
dalla
pubblicazione
delle
presenti
Lettere
,
e
poscia
ogni
triennio
,
con
diligente
e
giurata
esposizione
riferiscano
alla
Sede
Apostolica
intorno
a
quanto
si
prescrive
in
esse
,
e
sulle
dottrine
che
corrono
in
mezzo
al
clero
e
soprattutto
nei
Seminari
ed
altri
istituti
cattolici
,
non
eccettuati
quelli
che
pur
sono
esenti
dall
'
autorità
dell
'
Ordinario
.
Lo
stesso
imponiamo
ai
Superiori
generali
degli
Ordini
religiosi
a
riguardo
dei
loro
dipendenti
.
Queste
cose
,
o
Venerabili
Fratelli
,
abbiam
creduto
di
scrivervi
per
salute
di
ogni
credente
.
I
nemici
della
Chiesa
certamente
ne
abuseranno
per
ribadire
la
vecchia
accusa
,
per
cui
siamo
fatti
passare
come
avversi
alla
scienza
ed
al
progresso
della
civiltà
.
A
tali
accuse
,
che
trovano
smentita
in
ogni
pagina
della
storia
della
Chiesa
,
alfine
di
opporre
alcun
che
di
nuovo
,
è
Nostro
consiglio
di
accordare
ogni
favore
e
protezione
ad
un
nuovo
Istituto
,
da
cui
,
coll
'
aiuto
di
quanti
fra
i
cattolici
sono
più
insigni
per
fama
di
sapienza
,
ogni
fatta
di
scienza
e
di
erudizione
,
sotto
la
guida
ed
il
magistero
della
cattolica
verità
,
sia
promossa
.
Assecondi
Iddio
i
Nostri
disegni
e
Ci
prestino
aiuto
quanti
di
vero
amore
amano
la
Chiesa
di
Gesù
Cristo
.
Ma
di
ciò
in
altra
opportunità
.
A
Voi
intanto
,
o
Venerabili
Fratelli
,
nella
cui
opera
e
zelo
sommamente
confidiamo
,
imploriamo
di
tutto
cuore
la
pienezza
dei
lumi
Celesti
,
affinché
in
tanto
periglio
delle
anime
per
gli
errori
che
da
ogni
banda
s
'
infiltrano
,
scorgiate
quel
che
far
vi
convenga
;
e
con
ogni
ardore
e
fortezza
lo
eseguiate
.
Vi
assista
colla
Sua
virtù
Gesù
Cristo
autore
e
consumatore
della
nostra
fede
;
vi
assista
coll
'
intercessione
e
coll
'
aiuto
la
Vergine
Immacolata
profligatrice
di
tutte
le
eresie
.
E
Noi
,
come
pegno
della
Nostra
carità
e
delle
divine
consolazioni
fra
tante
contrarietà
,
impartiamo
con
ogni
affetto
a
voi
,
al
vostro
clero
ed
ai
vostri
fedeli
l
'
Apostolica
Benedizione
.
Dato
a
Roma
,
presso
San
Pietro
,
il
giorno
8
settembre
1907
,
nell
'
anno
V
del
Nostro
Pontificato
.
PIO
PP
.
X
.
StampaPeriodica ,
Pare
un
paradosso
strano
,
e
pure
è
una
verità
appurata
e
provata
con
molte
studiose
ricerche
,
che
i
popoli
latini
,
e
più
il
popolo
d
'
Italia
,
hanno
pochissima
potenza
di
creazione
fantastica
.
Tutta
la
nuova
materia
d
'
arte
,
che
fu
accumulata
dopo
il
crollo
della
vita
pagana
,
o
venne
dall
'
Oriente
con
molta
varietà
d
'
importazione
,
o
fu
una
produzione
indigena
della
razza
sassone
e
della
razza
celtica
;
la
razza
latina
non
concorse
al
gran
cumulo
di
materiale
se
non
con
qualche
tradizione
classica
e
con
qualche
getto
di
lirica
d
'
amore
.
Così
,
mentre
i
monaci
pellegrini
recavano
dalle
terre
d
'
Oltremare
coi
frantumi
del
Santo
Sepolcro
e
coi
ramoscelli
d
'
olivo
dell
'
orto
di
Getsemani
le
fantasie
maturate
al
sole
del
Cattai
o
dei
piani
del
Gange
;
mentre
dai
boschi
armoricani
e
dalle
paludi
bretone
e
dalle
torbaie
della
Turingia
e
della
Pannonia
il
canto
epico
sonava
accordato
sul
ritmo
gregoriano
;
mentre
nelle
valli
pireneiche
tra
la
crescenza
odorosa
degli
oleandri
la
nova
lirica
si
metteva
a
fiorire
con
un
tumulto
d
'
amore
melodioso
,
l
'
Italia
badava
a
innestare
i
rampolli
cristiani
sul
vecchio
tronco
gentile
,
e
si
trasmutava
e
si
rifondeva
cristianamente
le
sembianze
di
Virgilio
.
Nocquero
le
tradizioni
e
le
presunzioni
patrie
,
o
fu
un
difetto
dell
'
intelligenza
nostra
?
Non
so
.
Certo
la
lingua
italiana
germogliò
ultima
dal
carcame
fecondatore
della
romanità
;
certo
il
popolo
d
'
Italia
non
conferì
al
patrimonio
epico
lirico
e
drammatico
fondato
dagli
altri
popoli
d
'
Europa
.
Noi
non
fummo
altro
mai
che
manipolatori
del
materiale
altrui
,
e
quasi
amministratori
del
patrimonio
altrui
.
Guardate
alla
storia
della
nostra
epica
e
della
nostra
lirica
e
della
nostra
grammatica
,
da
Sordello
Mantovano
che
poetò
in
lingua
d
'
oc
sino
al
signor
Parodi
e
al
signor
Guaido
che
scrivono
drammi
e
romanzi
in
lingua
francese
,
e
ditemi
se
fu
mai
popolo
così
sterile
di
fantasia
come
il
popolo
italiano
.
Né
questa
sterilità
è
solamente
negli
scrittori
o
solamente
nel
popolo
;
ma
il
popolo
e
gli
scrittori
si
accordano
meravigliosamente
in
una
deficienza
strana
delle
facoltà
imaginative
.
Pio
Rajna
mostrò
già
con
documenti
e
con
prove
sicure
come
il
più
fantasioso
de
'
nostri
poeti
,
l
'
Ariosto
,
nulla
o
presso
che
nulla
traesse
dall
'
attività
procreatrice
della
sua
mente
,
ma
solo
con
una
sintesi
miracolosa
raccozzasse
e
fondesse
una
mole
immensa
di
favole
di
cavalleria
penetrate
in
Italia
coi
romanzi
francesi
,
coi
poemi
inglesi
,
con
le
canzoni
di
gesta
e
coi
frammenti
epici
tedeschi
;
Alessandro
D
'
Ancona
ha
provato
come
il
materiale
della
lirica
popolare
sia
tutto
o
presso
che
tutto
d
'
importazione
straniera
;
e
se
Domenico
Comparetti
avesse
seguitato
i
suoi
studi
di
novellistica
comparata
,
facilmente
avrebbe
potuto
dimostrare
che
nella
selva
folta
di
novelle
popolari
che
copre
tutta
l
'
Europa
non
c
'
è
un
solo
virgulto
italiota
.
Guardate
ai
novellieri
italiani
:
la
materia
ch
'
essi
foggiarono
con
tanta
maestria
d
'
arte
da
fare
della
novella
una
forma
veramente
italiana
,
venne
d
'
Oriente
nelle
emanazioni
del
buddhismo
o
fu
qua
e
là
raccattata
per
le
terre
d
'
Europa
.
Quando
i
novellatori
vollero
attingere
alla
larga
fonte
del
popolo
,
la
trovarono
tutta
scrosciante
e
zampillante
di
acque
forastiere
;
così
accadde
che
nella
prosa
narrativa
l
'
elemento
indigeno
entrasse
in
una
misura
scarsa
assai
,
e
l
'
elemento
popolare
non
tardasse
a
cadere
in
discredito
.
Così
vedendo
ora
che
un
novellatore
italiano
della
scuola
sperimentale
si
è
messo
con
proposito
deliberato
a
formare
novelle
popolari
con
materia
tratta
tutta
dalla
sua
mente
,
e
con
fortuna
grande
,
io
mi
sarei
aspettato
un
più
largo
plauso
dagl
'
Italiani
.
Se
non
che
,
gl
'
Italiani
l
'
importanza
e
le
difficoltà
di
certe
cose
non
le
intendono
.
II
Dice
il
Capuana
nella
prefazione
del
suo
libro
che
,
avendo
scritto
una
delle
sue
novelle
per
un
caro
bimbo
che
gli
chiedeva
una
bella
fiaba
,
pensò
di
costruirne
altre
a
diletto
de
'
suoi
nipotini
;
poi
,
leggendole
,
lo
prendeva
una
gran
soggezione
di
quei
cari
diavoletti
che
gli
sedevano
a
torno
,
e
stavano
tutt
'
occhi
e
tutt
'
orecchi
ad
ascoltare
.
Certo
,
l
'
autorità
fanciullesca
in
fatto
di
storie
imaginose
è
grande
;
ma
non
bisogna
poi
esagerarne
il
peso
,
come
fa
il
Nencioni
.
Io
non
ho
dato
da
leggere
ai
ragazzi
il
libro
del
Capuana
,
ma
so
che
il
gusto
infantile
è
facilmente
appagabile
.
Io
pure
sono
stato
un
bimbo
curioso
e
desideroso
di
fanfaluche
strane
,
come
tutti
i
bimbi
di
questo
mondo
,
e
avendo
avuto
poche
narratrici
,
mi
erano
di
un
diletto
indicibile
le
Mille
e
una
notte
udite
leggere
la
sera
accanto
al
fuoco
.
Tutti
sanno
come
in
questo
suo
rifacimento
dall
'
arabo
il
signor
Galland
impegolasse
gli
studiosi
artifizi
orientali
di
molta
pomata
francese
;
e
pure
la
storia
di
Aladino
,
raccontata
con
una
prosa
sciatta
e
pretensiosa
insieme
,
faceva
fremere
di
godimento
e
di
paura
il
mio
spirito
bambinesco
.
Anche
una
vecchia
traduzione
in
prosa
dell
'
Iliade
popolò
la
mia
mente
di
fantasie
meravigliose
e
mi
scosse
forte
i
nervi
tra
il
settimo
e
l
'
ottavo
anno
;
e
pure
la
narrazione
era
fatta
più
penosa
dall
'
ortografia
arcaica
.
Leggete
a
un
bambino
le
fanfaluche
meno
bambinesche
,
le
favole
di
Esopo
tradotte
per
uno
da
Siena
,
il
Novellino
,
i
Fatti
d
'
Enea
,
e
lo
spirito
suo
penderà
dalle
vostre
labbra
come
quel
di
Saul
pendeva
dagli
arpeggiamenti
di
David
.
La
cosa
dunque
va
considerata
più
dall
'
alto
,
e
a
me
pare
che
la
prima
questione
che
il
libro
del
Capuana
debba
suscitare
,
sia
questa
:
il
gran
materiale
narrativo
e
cantativo
che
alimenta
l
'
intelligenza
di
tutti
i
popoli
d
'
Europa
è
esso
malleabile
e
foggiabile
alle
molteplici
forme
dell
'
arte
?
Io
dico
di
sì
;
e
chiunque
guardi
alla
storia
delle
letterature
antiche
e
delle
letterature
moderne
dovrà
accordarsi
meco
.
Non
è
forse
appurato
che
la
letteratura
italiana
non
fu
già
fabbricata
toscanamente
sui
modelli
provenzali
alla
corte
sveva
di
Palermo
,
ma
venne
via
via
crescendo
e
avvantaggiandosi
,
come
in
tutte
le
terre
d
'
Italia
dialetti
germogliati
dal
terriccio
latino
misto
di
concime
barbarico
si
mettevano
a
fiorire
?
E
non
è
forse
noto
all
'
universale
che
l
'
Ariosto
,
e
poi
i
poeti
che
intorno
a
Lorenzo
il
magnifico
portarono
per
Firenze
la
licenza
allegra
del
carnasciale
,
attinsero
dal
popolo
materia
nova
e
più
fresca
?
Se
non
che
,
questi
e
molti
altri
che
io
per
brevità
dimentico
,
rinnovarono
e
rinfrescarono
alle
chiare
fonti
popolari
l
'
epica
un
po
'
passita
nelle
mani
troppo
dotte
del
Boccacci
,
e
la
lirica
stroppiata
dai
petrarcheggianti
;
ma
nessuno
si
messe
per
esercizio
d
'
arte
ad
imitare
le
rozze
forme
popolaresche
.
In
Italia
,
no
:
ma
in
Germania
e
in
Inghilterra
e
in
Francia
si
tentò
questo
più
volte
con
varia
fortuna
;
e
a
me
pare
che
la
questione
si
possa
più
chiaramente
formulare
così
:
le
imitazioni
delle
forme
popolari
nella
selvatichezza
naturale
sono
solamente
un
esercizio
atto
a
dilettare
i
bambini
,
o
possono
essere
vere
e
proprie
fogge
dell
'
arte
?
Di
nuovo
,
io
dico
di
sì
.
Ecco
:
da
qualche
tempo
l
'
arte
sente
il
bisogno
di
tuffarsi
alle
fonti
della
vita
;
e
dal
Balzac
in
poi
il
romanzo
ha
deviato
dalla
sua
antica
forma
narrativa
per
diventare
un
vero
e
pieno
studio
fisiologico
e
psicologico
dell
'
uomo
.
A
questa
deviazione
della
prosa
narrativa
il
Balzac
conferì
più
di
tutti
studiando
i
segni
esteriori
e
gli
effetti
visibili
dei
sentimenti
interni
,
la
Sand
analizzando
con
una
sottigliezza
femminile
tutte
quante
le
crespe
e
gli
avvolgimenti
dello
spirito
,
gli
ultimi
romanzieri
naturalisti
proseguendo
certe
leggi
della
vita
appurate
dalla
scienza
.
Tutte
queste
vie
menano
,
più
o
meno
brevemente
,
alla
verità
;
ma
non
alla
verità
assoluta
:
ci
è
sempre
come
una
piccola
nuvola
vaporosa
,
che
offusca
l
'
evidenza
della
rappresentazione
.
Nel
Balzac
è
lo
stile
troppo
martoriato
e
qua
e
là
gonfio
o
colorito
soverchiamente
o
contorto
;
nella
Sand
è
la
tabe
sentimentale
che
s
'
appiglia
e
corrode
l
'
analisi
più
sottile
;
nello
Zola
è
il
rigore
della
tesi
scientifica
e
il
calore
eccessivo
dello
stile
.
Manca
a
tutti
quella
serenità
plastica
e
semplice
della
concezione
e
dello
stile
,
che
il
Flaubert
ebbe
per
un
momento
in
Madame
Bovary
,
e
che
tutta
quanta
la
letteratura
popolare
possiede
naturalmente
.
Qualche
anno
a
dietro
,
trascrivendo
io
novelle
popolari
della
campagna
romana
,
provavo
un
vero
godimento
estetico
ascoltando
sulla
bocca
di
una
serva
in
una
prosa
semplice
,
limpida
,
efficace
,
le
fantasie
più
pazze
mescolate
di
osservazioni
acute
o
profonde
,
corrette
e
regolate
da
un
criterio
sano
e
retto
della
vita
.
E
trascrivendo
in
fretta
o
rileggendo
dopo
avere
trascritto
,
mi
nascevano
nella
mente
dei
pensieri
e
dei
raffronti
in
folla
.
Per
esempio
,
ripensavo
al
Bertoldo
e
al
Bertoldino
di
Giulio
Cesare
Croce
;
e
non
sapevo
capacitarmi
come
di
là
non
avesse
preso
le
mosse
qualche
opera
di
prosa
,
come
dai
leggendarii
e
dai
frantumi
epici
si
mossero
tante
opere
di
poesia
:
non
trovavo
,
nella
prosa
italiana
,
la
rispondenza
del
Morgante
e
dei
due
Orlandi
.
Ora
questo
,
che
nel
secolo
XV
era
possibile
,
ma
non
più
nei
secoli
che
seguirono
,
di
nuovo
è
possibile
e
utile
e
forse
anche
necessario
oggi
.
Avete
mai
badato
alla
famigliarità
,
con
la
quale
il
popolo
tratta
i
re
e
le
regine
?
E
questi
re
e
queste
regine
delle
novelle
popolaresche
non
vi
sembrano
essi
dei
sovrani
costituzionali
?
Rammentate
il
buon
re
Alboino
di
Giulio
Cesare
Croce
e
il
buon
re
Pantagruel
di
Rabelais
?
Ebbene
,
l
'
ideale
del
re
costituzionale
è
questo
:
come
vedete
,
prima
assai
dell'89
il
popolo
lo
aveva
pienamente
intuito
e
rappresentato
.
Così
il
popolo
ha
pienamente
intuito
e
rappresentato
tutta
quella
parte
della
vita
che
gli
è
stata
accessibile
.
E
bene
,
perché
i
novellatori
sperimentali
non
imparano
anche
dal
popolo
,
ma
se
ne
stanno
contenti
alle
teoriche
darwiniane
?
Da
cinquant
'
anni
le
trascrizioni
di
racconti
popolari
pullulano
da
tutte
le
parti
,
e
la
demopsicologia
è
quasi
diventata
una
scienza
a
parte
.
E
bene
,
fate
che
dal
dominio
della
scienza
tutto
questo
gran
materiale
passi
nel
dominio
dell
'
arte
.
Scartate
tutte
le
scorie
fantastiche
:
resterà
una
selva
folta
di
osservazioni
e
d
'
insegnamenti
.
E
non
isdegnate
d
'
imparare
dalla
vostra
serva
,
poiché
fu
una
moltitudine
miserabile
di
servi
che
,
crollata
la
carcassa
romana
,
fondò
una
vita
nuova
una
lingua
nuova
una
metrica
nuova
,
e
ritrovò
le
prime
nuove
forme
dell
'
arte
.
III
Ora
,
se
bene
l
'
angustia
dello
spazio
non
mi
consenta
di
mostrare
con
la
larghezza
necessaria
la
verità
della
mia
tesi
,
credo
che
i
lettori
convengano
meco
in
questo
:
che
il
tentativo
del
Capuana
sia
una
cosa
più
seria
assai
di
quello
ch
'
egli
nella
sua
modestia
volesse
dare
a
divedere
.
In
quanto
alla
prova
in
sé
,
ho
detto
che
è
fortunata
,
e
anche
in
questo
chiunque
ha
qualche
pratica
di
novelle
popolari
si
accorderà
meco
.
Il
Capuana
non
ha
rimpastato
delle
favole
già
diffuse
,
ma
ne
ha
costruite
di
nuove
con
gli
elementi
che
entrano
in
tutti
i
prodotti
della
fantasia
popolare
:
elementi
,
come
ho
già
accennato
e
come
facilmente
pare
,
non
indigeni
,
ma
d
'
importazione
forestiera
.
Lasciando
dunque
da
parte
l
'
elemento
fantastico
e
mitologico
,
che
è
ciò
che
più
move
lo
spirito
bambinesco
,
e
guardando
solamente
alla
manipolazione
e
alla
intuizione
dei
criteri
e
delle
forme
e
dello
stile
popolari
,
io
dico
che
queste
fiabe
mi
paiono
una
cosa
perfetta
.
Il
Capuana
ha
saputo
cogliere
mirabilmente
quel
sano
e
giocondo
ottimismo
,
quella
tranquilla
aspirazione
al
benessere
,
quel
placido
e
sicuro
senso
della
vita
che
sono
i
caratteri
più
chiari
delle
produzioni
letterarie
del
popolo
.
Di
più
,
egli
mostra
di
essersi
assimilato
,
con
la
semplicità
rustica
e
ingenua
della
narrazione
,
con
la
fusione
naturale
del
dialogo
e
del
racconto
,
lo
stile
popolaresco
.
Per
me
,
io
non
esito
ad
affermare
che
questo
,
dopo
la
Giacinta
,
mi
pare
il
miglior
libro
del
Capuana
;
e
trovo
in
esso
confortata
un
'
asserzione
mia
di
tre
mesi
a
dietro
,
che
di
tutti
i
nostri
novellatori
,
il
Capuana
sia
quegli
che
ha
un
concetto
più
sano
e
più
alto
,
e
quasi
una
religione
dell
'
arte
.
StampaPeriodica ,
Io
le
sono
,
marchesa
,
tenuto
assai
del
divertimento
,
altro
non
fosse
che
per
averlo
goduto
con
lei
,
ma
veda
,
per
carità
,
di
non
dare
del
mago
al
bossolottajo
Hermann
!
Bel
mago
!
un
sorridente
grassoccio
in
cravatta
bianca
e
marsina
,
servito
da
una
livrèa
di
scena
,
in
mezzo
a
un
teatro
affollato
e
illuminato
a
giorno
,
senza
apparecchi
,
senza
neppure
bacchetta
!
Ah
,
cara
lei
;
perché
essere
ingrati
ai
nostri
antichi
Merlini
e
Sabini
con
le
lor
barbe
e
i
lor
berrettoni
appuntati
e
i
lor
zimarroni
neri
con
su
cuciti
in
panno
rosso
i
soli
,
le
stelle
,
e
gli
spicchi
di
luna
?
perché
fare
torto
ai
loro
nascondigli
,
torri
sempre
in
rovina
,
con
certi
tenebrosi
stanzoni
rischiarati
soltanto
dalla
verdògnola
luce
degli
occhi
di
un
gatto
che
ingrossava
la
coda
e
soffiava
al
nostro
apparire
,
stanzoni
in
cui
,
oltre
un
puzzo
di
zolfo
,
un
borbottìo
di
caldaroni
dalle
orrende
misture
e
un
lamento
di
strigi
,
èrano
e
gufi
inchiodati
e
coccodrilli
e
basilischi
impagliati
e
cani
arrabbiati
appesi
alle
travi
,
e
ampolle
e
rospi
e
pignatte
e
diàvoli
che
arrampicàvano
su
e
giù
per
la
cappa
e
si
rannicchiàvan
ghignando
tra
le
gambe
dei
tavoli
?
...
Quelli
,
o
marchesa
,
èran
maghi
!
Almeno
,
ci
facèvan
paura
.
Ma
,
ahimè
!
la
uniformità
,
di
giorno
in
giorno
,
uggiosamente
si
accredita
.
La
ferrovia
vuol
la
pianura
.
Scompàjono
i
dialetti
,
le
foggie
,
i
misteri
;
scompàjono
le
divisioni
e
suddivisioni
nella
filosofia
,
scompàjono
i
confini
,
e
,
bastasse
il
volere
,
scomparirebbero
le
stagioni
.
Ecco
,
nell
'
arte
,
che
la
scultura
fa
da
pittura
,
la
pittura
da
mùsica
e
la
mùsica
da
matematica
,
mentre
la
letteratura
arieggia
l
'
analfabetismo
,
ché
gli
scrittori
del
giorno
temon
perfino
di
parere
d
'
ingegno
.
E
una
orrìbile
noja
e
la
somma
.
Tutte
poi
quelle
alte
e
basse
livrèe
,
che
,
palesando
con
chi
s
'
avea
a
trattare
,
mettevanci
tosto
a
nostro
agio
,
tutti
que
'
segni
,
che
,
a
primo
aspetto
,
ci
dàvano
il
grado
dell
'
officiale
moralità
di
ciascuno
,
dalla
poetica
laurea
alla
croce
di
cavaliere
,
dal
marchio
d
'
infamia
alle
gialle
o
rosse
bindella
delle
trecche
d
'
amore
,
vanno
,
uno
dietro
dell
'
altro
,
ad
aumentar
la
pastura
ai
topi
dell
'
Antiquaria
.
E
al
teatrino
dei
nostri
bimbi
,
e
al
tresette
,
è
al
tarocco
,
che
noi
dobbiamo
ricòrrere
,
quando
ancora
vogliamo
rallegrarci
la
vista
in
que
'
variopinti
vestiti
,
in
quelle
corone
di
talco
,
in
que
'
scettri
,
in
que
'
manti
,
senza
cui
,
addìo
re
e
regine
!
sembrano
carne
,
come
la
nostra
,
soriana
.
E
ne
viene
?
ne
viene
,
che
tu
,
col
cappello
tra
mani
,
credi
parlare
a
un
padrone
,
ed
è
un
servo
:
dai
del
tu
a
chi
di
servo
ti
ha
l
'
aria
;
è
un
padrone
.
Presti
danaro
ad
un
pòvero
,
perché
lo
reputi
ricco
;
non
aduli
ad
un
ricco
,
reputandolo
pòvero
.
Così
,
la
donna
che
è
di
uno
e
la
donna
di
tutti
si
baràttano
i
modi
;
anzi
,
le
donne
,
a
quanto
dìcono
loro
,
stanno
per
diventare
uòmini
.
Ognuno
nasconde
i
ferri
del
suo
mestiere
.
La
plebèa
araldica
delle
insegne
,
che
,
me
fanciullo
,
era
il
mio
spasso
,
va
a
ròtoli
con
la
nobiliare
delle
armi
.
La
barbierìa
,
a
don
Chisciotte
ingratìssima
,
ha
perduto
i
suòi
piatti
e
s
'
e
cangiata
in
uno
scipito
salon
;
il
caffè
cangiò
in
farmacia
;
mentre
il
fornajo
,
che
già
faceva
la
cosa
più
buona
del
mondo
,
volle
far
meglio
e
fe
'
peggio
,
togliendo
al
pasticciere
la
mano
,
sicché
costùi
trovossi
obbligato
a
gettarsi
nella
chincaglieria
e
ora
vende
i
confetti
per
amor
della
scatola
.
E
intanto
il
bugiardo
,
onestamente
,
chiàmasi
gazzettiere
,
e
il
ladro
,
speculatore
alla
Borsa
...
Senza
i
preti
e
i
soldati
a
mantenerci
un
po
'
ancora
nei
ranghi
,
dio
sa
che
babele
!
che
generale
miscuglio
!
E
voi
,
dove
mai
ve
la
siete
fumata
,
o
dottoroni
bisnonni
,
vecchi
sempre
,
dalla
tabaccosa
espressione
,
fonte
già
tanta
di
buon
umore
ai
Montaigne
,
ai
Maggi
,
ai
Molière
,
voi
che
,
annunciati
dal
serviziale
e
seguiti
dalla
lancetta
,
scendevate
da
portantine
color
verde
-
bottiglia
per
salire
da
noi
con
un
passo
pesante
che
paréa
di
mulo
e
una
tòrbida
cera
quasi
per
spaventare
la
malattia
,
mentre
non
spaventava
che
l
'
ammalato
,
e
facevate
le
vostre
divinazioni
stando
alla
porta
della
stanza
da
letto
,
tenebrosa
e
attufata
,
interrogando
gli
astri
e
le
orine
,
con
certi
termini
strani
e
citazioni
mezzo
in
linguaggio
greco
,
mezzo
in
ebreo
,
perché
,
piuttosto
che
andare
a
cercare
,
vi
si
credesse
sulla
parola
;
poi
partivate
,
lasciando
le
tracce
della
vostra
mano
rampina
su
certe
lunghe
ricette
,
lunghe
come
la
fame
da
voi
mantenuta
negli
infelici
clienti
?
e
dove
sono
iti
i
vostri
amplìssimi
studi
a
tramontana
,
dalle
vetriere
incartate
,
e
le
cataste
di
libraccioni
,
non
mai
vecchi
abbastanza
,
gialli
come
la
faccia
di
un
giapponese
,
e
i
gessi
,
verniciati
di
marmo
,
di
Galeno
e
d
'
Ippòcrate
,
e
i
lùcidi
crani
con
su
disegnata
la
città
degli
affetti
,
le
sue
piazze
e
contrade
,
e
i
poltrononi
di
pelle
dura
e
sdrucciolevolíssima
,
i
palandrani
color
tabacco
-
di
-
frate
,
le
berrette
a
ricami
e
col
fiocco
,
gli
occhiali
o
d
'
oro
o
di
osso
,
le
canne
d
'
India
dall
'
aureo
pomo
,
e
le
tabacchiere
tempestate
di
gemme
,
dono
di
qualche
grande
di
Spagna
o
di
una
dama
della
croce
stellata
?
...
Ahimè
!
voi
cedeste
a
dei
dottorini
,
senza
né
gravità
né
velluto
alle
unghie
,
abbigliati
con
gusto
e
ben
pettinati
,
che
fùmano
sìgari
e
ùsano
di
occhialetto
,
che
dottamente
annòjano
poco
,
ma
chiàcchierano
anche
di
cappellini
,
che
spesso
sanno
sonare
delle
polche
e
dei
valzi
,
e
,
all
'
occorrenza
,
ballarli
,
che
se
coltìvano
fiori
,
non
è
per
stillarne
le
quintessenze
,
ma
per
ornarsene
l
'
àbito
!
cedeste
a
studioli
,
che
si
direbbero
meglio
abbigliatòi
,
dalle
finestre
aperte
,
dalle
minuzierìe
eleganti
,
con
scranne
in
cui
si
siede
comodamente
,
con
quadri
che
non
ti
guàstano
il
desinare
,
con
scientìfici
libri
,
non
mai
nuovi
abbastanza
,
frammisti
a
romanzi
,
a
gazzette
e
ad
un
profumo
nell
'
aria
,
che
,
insieme
alla
donna
,
ti
ricorda
la
vìpera
!
Ma
non
sia
detto
con
questo
,
che
l
'
erudita
ciarlatanerìa
abbia
lasciato
i
mortali
:
oh
non
pensiàmolo
manco
!
Poiché
la
somma
dei
vizi
,
come
delle
virtù
,
è
tuttora
qual
'
era
negli
eròici
tempi
:
l
'
uomo
,
dagli
abiti
in
fuori
,
è
sempre
stato
quel
desso
.
Non
è
l
'
inganno
che
muta
,
è
il
gergo
.
Una
volta
,
per
farsi
valere
,
la
Scienza
dovèa
essere
greve
,
tediosa
,
con
le
cigne
e
le
staffe
e
circonfusa
di
un
certo
qual
reverendo
odore
di
vetustà
;
oggi
,
essa
deve
prodursi
in
scarpini
,
procèdere
gaja
,
spirar
la
freschezza
dell
'
appena
sfornato
.
Giovava
,
una
volta
,
se
simulata
;
or
giova
dissimulata
.
Quando
il
vecchio
dottore
volea
adoprare
paroloni
dell
'
arte
o
bizzarri
,
li
proferiva
lentissimamente
,
solennemente
,
perché
si
capisse
ch
'
ei
li
capiva
,
per
farne
sentire
tutta
la
difficoltà
;
il
medico
odierno
li
lascia
invece
sfuggire
come
se
a
caso
,
senza
che
appaja
ch
'
ei
dia
loro
importanza
,
quasi
già
noti
a
chiunque
.
Quegli
ostentava
di
avere
tanto
studiato
e
tanti
anni
(
ché
i
vecchi
sistemi
di
apprendere
èrano
come
i
sentieri
di
un
giardino
all
'
inglese
,
più
fatti
per
allungare
che
non
per
scorciare
il
cammino
)
e
di
avere
spogliato
,
lui
solo
,
in
privilegi
e
diplomi
,
un
gregge
di
pècore
,
e
di
possedere
una
biblioteca
di
scienza
inimica
dell
'
aria
e
di
fruire
della
illuminazione
di
tutti
i
torchioni
-
a
-
otto
-
stoppini
europei
;
questi
vorrebbe
invece
parere
di
non
èsser
mai
stato
a
scuola
,
neppure
.
L
'
uno
insomma
pompeggiava
in
da
-
più
,
l
'
altro
in
da
-
meno
,
ma
in
ambo
i
casi
per
guadagnarci
nel
credito
.
E
se
l
'
uno
abbigliava
le
proprie
stivalerìe
di
latino
e
di
greco
,
affibbiàndole
anzi
ai
nomoni
di
Celso
,
Magno
,
Oribasio
,
Avicenna
e
Averroè
;
l
'
altro
,
furando
a
costoro
le
migliori
pensate
,
ce
le
traduce
e
le
spaccia
per
sue
.
Ma
,
se
con
meno
dottrina
e
con
più
leggiadria
,
si
accoppa
scientificamente
ora
,
né
più
né
meno
di
allora
.
Gli
è
una
medesima
storia
,
stampata
,
anziché
nell
'
accadèmico
in
-
folio
,
nel
casalingo
trentaduèsimo
.
Oggi
,
in
cui
non
si
ha
più
a
trattare
con
gente
che
dalle
fasce
passa
alla
sferza
e
dalla
sferza
alla
fede
,
anche
l
'
inganno
dovette
modificarsi
,
e
si
fece
...
più
semplice
ossia
perfezionò
.
StampaPeriodica ,
Oggi
com
'
oggi
la
letteratura
femminile
in
Italia
fiorisce
.
Se
siano
tutte
rose
,
non
saprei
dire
:
certo
è
che
forse
neanche
il
Cinquecento
,
così
popolato
di
rimatrici
e
di
gentildonne
erudite
,
può
vantarla
così
varia
,
così
spregiudicata
,
così
abbondante
.
È
vero
che
poche
ora
(
diciamo
poche
per
cortesia
)
saprebbero
scrivere
epigrammi
greci
come
Olimpia
Morato
,
o
reggere
a
disquisizioni
teologiche
come
Giulia
Gonzaga
la
bellissima
,
e
Vittoria
Colonna
:
ma
è
anche
vero
che
le
nostre
sanno
per
compenso
il
francese
;
e
come
lo
sanno
!
Agli
uomini
che
sapessero
il
francese
e
non
sapessero
il
greco
,
che
leggessero
Mendès
e
Barbey
d
'
Aurevilly
riservandosi
di
guardare
dall
'
alto
in
basso
la
letteratura
classica
,
non
importerebbe
poi
gran
che
:
ma
scrivere
è
un
altro
paio
di
maniche
.
Questa
usurpazione
,
per
parte
delle
donne
,
nei
loro
diritti
,
costretti
come
sono
a
passarci
sopra
per
non
parere
villani
o
di
poco
spirito
,
questa
usurpazione
non
la
mandano
giù
.
E
,
sebbene
in
versi
,
quando
devono
celebrare
una
donna
che
inganna
ricamando
rime
le
ore
d
'
aspettativa
,
cavan
sùbito
fuori
del
cassettone
rettorico
Saffo
e
Corinna
;
se
ne
vendicano
poi
nella
prosa
,
nella
vil
prosa
,
protestando
e
giurando
di
esecrare
le
donne
che
scrivono
quasi
da
quanto
quelle
che
votano
.
E
,
in
prosa
e
in
versi
,
hanno
torto
.
Già
,
s
'
e
mai
trovato
un
uomo
che
,
di
fronte
a
una
donna
in
qualunque
argomento
e
in
qualunque
caso
,
avesse
ragione
?
Qui
poi
,
torto
doppio
:
di
critici
e
d
'
uomini
.
Come
siamo
fatti
,
come
pensiamo
,
come
amiamo
,
come
viviamo
noi
,
noi
uomini
,
(
non
se
n
'
abbiano
a
male
i
novellieri
sperimentali
)
lo
sappiamo
fin
troppo
;
tanto
per
le
letterature
di
tutti
i
tempi
e
di
tutti
i
luoghi
,
fan
sangue
le
membra
dilaniate
,
s
'
incrociano
le
ramificazioni
convulse
delle
vene
e
dei
nervi
nell
'
anatomia
dell
'
anima
nostra
maschile
;
qual
e
oramai
il
cameriere
di
caffé
che
,
fra
il
posare
e
l
'
alzar
delle
tazze
,
non
si
permetta
ogni
tanto
un
briciolo
d
'
analisi
psicologica
?
Ma
come
sia
fatta
e
come
viva
la
donna
,
noi
non
lo
sappiamo
se
non
di
seconda
mano
e
per
congettura
;
e
per
lo
più
,
la
immaginiamo
e
la
rappresentiamo
come
un
uomo
senza
persona
,
imbiancato
dallo
zolfo
dell
'
ignoranza
,
purificato
per
le
acque
chiare
dell
'
indeterminatezza
.
Ma
la
natura
e
la
vita
,
crediamo
forse
che
non
si
possano
vedere
,
sentire
,
rappresentare
,
se
non
come
le
vediamo
,
le
sentiamo
,
le
rappresentiamo
noi
?
O
crediamo
che
l
'
arte
non
possa
scapitare
,
se
gli
stessi
fantasmi
che
visitano
l
'
anima
nostra
,
passando
per
un
'
anima
femminile
si
colorano
e
si
atteggiano
diversamente
?
Ancora
,
e
peggio
:
se
le
donne
oramai
tutte
date
allo
scrivere
non
avessero
dimenticato
di
leggere
,
avrebbero
nella
lotta
dell
'
amore
troppo
vantaggio
sopra
di
noi
.
Con
tutta
questa
letteratura
psicologica
,
noi
uomini
abbiamo
messo
e
mettiamo
di
continuo
le
carte
in
tavola
;
la
donna
le
tiene
ancora
raccolte
nel
misterioso
ventaglio
,
sicura
di
sé
perché
conosce
il
vostro
giuoco
,
sicura
di
voi
perché
voi
non
conoscete
il
suo
.
È
nell
'
interesse
nostro
,
fratelli
,
che
le
parti
si
mutino
:
giù
le
carte
,
signore
.
È
vero
che
una
scrittrice
,
la
marchesa
Colombi
,
ha
detto
recentemente
che
le
donne
non
imparano
a
conoscere
l
'
abbandono
se
non
quando
si
trovano
abbandonate
.
Ah
!
marchesa
,
marchesa
,
marchesa
!
Eppure
le
misericordie
per
i
colpi
di
grazia
è
da
un
pezzo
che
non
usano
più
.
La
contessa
Lara
,
o
signore
,
vi
dà
il
buon
esempio
.
Questo
suo
canzoniere
,
come
rivelazione
d
'
un
'
anima
femminile
,
come
documento
umano
,
direi
,
se
la
frase
oramai
non
fosse
inzaccherata
di
volgarità
,
e
veramente
prezioso
.
Intendiamoci
:
da
questi
fogli
,
che
la
contessa
congedandoli
chiama
tersi
(
e
l
'
editore
Sommaruga
ha
fatto
tutto
il
possibile
perché
si
pensasse
alla
verità
dell
'
aggettivo
,
non
alla
necessità
della
rima
)
da
questi
fogli
non
è
che
l
'
arte
non
occhieggi
profumata
e
capricciosa
,
facendo
sorrisi
e
riverenze
piene
di
grazia
e
di
canzonatura
:
la
testolina
bionda
emergente
da
un
cerchio
di
pellicce
e
di
velluto
ha
mosse
sùbite
e
vive
,
e
al
muoversi
s
'
accompagna
il
riso
degli
occhi
neri
folgoranti
fra
i
capelli
aggrovigliati
come
fior
di
vitalba
e
il
serpeggiare
delle
anella
bionde
che
scendono
come
giacinti
sul
collo
di
latte
.
Non
è
dunque
che
in
questi
versi
manchi
l
'
arte
:
ce
n
'
è
anzi
anche
troppa
.
Qualche
volta
,
per
esempio
,
i
drammi
e
le
figure
della
vita
reale
,
della
vita
borghese
,
vorrebbero
un
po
'
più
di
vivezza
nella
frase
anche
a
scàpito
della
martellatura
e
della
brunitura
del
vaso
,
un
po
'
più
di
precisione
rapida
nel
tocco
,
anche
a
scapito
della
lingua
poetica
eletta
e
dell
'
audacia
felice
di
stile
.
A
questo
proposito
,
anzi
,
ci
sarebbe
molto
da
dire
:
si
potrebbe
,
per
esempio
,
da
questo
libro
di
versi
d
'
una
signora
risalire
alle
ragioni
per
le
quali
l
'
arte
della
rima
,
da
noi
,
s
'
è
mostrata
sempre
disadatta
o
restia
a
rendere
il
vero
di
tutti
i
giorni
,
il
vero
del
salotto
e
dell
'
alcova
,
del
teatro
e
della
festa
da
ballo
,
della
passeggiata
ai
Colli
e
dei
bagni
a
Livorno
e
a
Castellammare
:
il
vero
,
insomma
,
di
questa
piccola
vita
borghese
che
ha
per
fondo
la
carta
di
Francia
e
il
velluto
;
dalla
finestra
,
sì
,
si
vede
un
po
'
di
verde
e
di
mare
e
di
cielo
,
ma
i
vetri
sono
chiusi
per
paura
dei
raffreddori
.
Tutto
questo
e
altro
potrei
ricercare
e
considerare
e
osservare
;
ma
io
,
in
questo
libro
,
non
ho
cercato
l
'
arte
,
lo
confesso
,
ho
cercato
la
donna
.
E
la
donna
c
'
è
:
intelligente
,
troppo
intelligente
,
anzi
,
se
vogliamo
dar
ragione
al
Fontana
,
gloria
,
musa
,
angelo
,
idea
,
se
vogliamo
dar
retta
al
ribelle
spirito
che
ha
mille
volte
meno
spirito
del
Fontana
;
ma
,
in
tutto
e
sopra
tutto
,
donna
.
Donna
anche
nella
sincerità
delle
sue
confessioni
;
e
forse
potrebbe
anch
'
essere
che
,
tanto
per
mutare
,
come
parve
ad
un
suo
amico
ch
'
ella
pregando
si
divertisse
a
canzonare
i
santi
,
così
scrivendo
si
divertisse
a
canzonare
i
lettori
.
Le
carte
ella
le
mette
in
tavola
,
è
vero
,
ma
le
mescola
e
le
scambia
con
un
'
agilità
che
sarebbe
meravigliosa
quando
non
fosse
femminile
,
di
modo
che
raccapezzar
le
fila
dei
drammi
che
si
svolgono
per
entro
il
profumo
di
queste
risa
,
di
questi
baci
,
di
questi
sospiri
fatti
armonia
,
non
riesce
davvero
la
cosa
più
semplice
che
si
possa
pensare
.
Tuttavia
,
a
chi
sappia
guardar
bene
,
tra
la
folla
degli
intermezzi
,
fra
il
vario
muovere
delle
figurine
illuminate
dalla
luce
piena
della
passione
o
contorcentisi
grottesche
allo
squillo
argentino
del
riso
della
loro
signora
,
tre
drammi
principalmente
si
distinguono
diversi
di
carattere
e
di
scioglimento
.
Far
l
'
analisi
di
tutti
,
non
sarebbe
né
gentile
né
giusto
;
comprino
i
curiosi
il
libro
e
tentino
di
farla
da
sé
.
Ma
ce
n
'
è
uno
fra
gli
altri
,
che
finisce
allegramente
in
una
risata
;
cioè
:
in
una
risata
dei
lettori
e
in
un
sorriso
maligno
di
chi
determina
la
catastrofe
.
Protagonista
è
quel
ribelle
spirito
che
appare
sempre
accompagnato
dai
profumi
di
zagare
del
suo
dolce
paese
amato
dal
sole
,
e
inghirlandato
dai
pampini
secchi
della
sua
retorica
,
non
saprei
se
più
accademica
o
romantica
,
arcadica
sempre
.
Egli
le
scrive
da
lontano
:
E
nevica
anche
in
questo
del
sol
dolce
paese
,
cadon
le
rose
,
tremano
le
zagàre
da
l
'
insolito
gel
colte
ed
offese
.
E
seguita
raccontando
d
'
una
sua
passeggiata
nei
campi
in
cerca
di
solitudine
,
e
d
'
un
sogno
fatto
passeggiando
,
a
occhi
aperti
.
Gli
pareva
d
'
essere
con
lei
in
una
slitta
e
di
scivolare
su
quel
gran
piano
di
neve
,
lieve
lieve
come
se
la
slitta
volasse
;
egli
le
cingeva
col
braccio
la
vita
e
il
sangue
gli
batteva
ardente
nelle
arterie
,
quando
...
quando
sparve
il
sogno
,
ed
egli
non
seppe
far
altro
che
piangere
.
Ella
scrolla
la
sua
testina
incredula
Con
un
sorriso
di
bambino
scaltra
;
E
data
al
fuoco
l
'
amorosa
lettera
,
Stende
la
mano
per
aprirne
un
'
altra
.
Benissimo
!
a
tutto
quel
ghiaccio
non
c
'
era
altro
rimedio
che
il
fuoco
.
E
poi
,
era
ghiaccio
artificiale
:
non
è
vero
,
contessa
?
StampaPeriodica ,
È
strano
come
i
pregiudizi
s
'
impongano
anche
a
coloro
che
credono
di
non
averne
.
Per
non
dire
altro
,
la
questione
suscitata
da
Emilio
Zola
circa
il
romanzo
sperimentale
ha
fatto
veder
chiaro
che
molti
ingegni
,
i
quali
si
credono
e
si
proclamano
liberi
,
hanno
invece
la
ferrea
palla
e
la
catena
attaccata
come
i
galeotti
.
Stranissimo
poi
è
che
certe
teorie
trovino
appunto
i
nemici
più
fieri
là
dove
dovrebbero
trovare
dei
naturali
alleati
;
dico
nel
campo
dei
repubblicani
,
od
almeno
tra
coloro
che
,
senza
militare
attivamente
nelle
schiere
repubblicane
,
vanno
un
po
'
più
avanti
che
non
sia
lecito
ad
un
sostenitore
del
presente
disordine
di
cose
.
Per
giudicare
la
loro
avversione
alla
letteratura
che
cerca
di
sostituire
lo
studio
della
verità
alla
fecondità
della
immaginazione
,
ripetono
quel
che
hanno
ripetuto
gli
scrittori
di
teorie
politiche
ed
i
seguaci
di
Nicolò
Machiavelli
,
cioè
che
la
repubblica
non
può
esistere
che
basata
sulla
virtù
;
ed
aggiungono
che
la
letteratura
sperimentale
,
essendo
necessariamente
immorale
,
deve
essere
respinta
da
ogni
convinto
e
sincero
repubblicano
.
La
repubblica
deve
essere
basata
sulla
virtù
?
Questa
affermazione
mi
è
sempre
sembrata
una
di
quelle
magnifiche
sciocchezze
che
proferiva
l
'
egregio
signor
Prudhomme
,
il
faceto
e
maestoso
personaggio
inventato
da
Enrico
Monnier
.
Ma
quale
virtù
?
Fate
solo
questa
innocente
domanda
,
quale
virtù
?
e
la
magnifica
frase
cade
in
rovina
.
Delle
virtù
ce
ne
sono
di
millanta
tipi
.
C
'
è
,
per
esempio
,
la
virtù
secondo
i
cattolici
.
Vorremo
essere
virtuosi
a
quel
modo
e
tendere
la
guancia
sinistra
a
chi
schiaffeggiò
la
destra
?
Bella
repubblica
sarà
quella
che
si
fonda
su
quella
virtù
!
Direte
che
la
virtù
cattolica
non
è
virtù
,
e
sia
.
Ma
quale
sarà
dunque
questa
benedettissima
qualità
che
deve
servire
di
fondamento
a
questa
benedettissima
repubblica
?
C
'
è
per
voi
un
assoluto
,
una
morale
superiore
alle
evoluzioni
civili
e
sociali
?
E
se
c
'
è
,
qual
'
è
?
Non
basta
ripetere
i
due
o
tre
assiomi
del
diritto
romano
,
del
decalogo
o
della
dichiarazione
dei
diritti
dell
'
uomo
.
La
condotta
è
qualche
cosa
di
troppo
complesso
perché
due
o
tre
massime
sante
possano
valere
a
darci
una
norma
sicura
nelle
mille
contingenze
della
vita
.
E
stringendo
le
cose
,
e
venendo
alla
conclusione
,
bisogna
confessare
che
questa
virtù
necessaria
alla
solidità
della
repubblica
è
la
virtù
repubblicana
.
La
quale
,
ch
'
io
sappia
,
non
ha
mai
imposto
la
esclusione
del
romanzo
sperimentale
come
pericolosa
agli
ordini
civili
,
perché
,
tra
le
altre
cose
,
ha
bisogno
ancora
di
essere
messa
al
mondo
,
povera
virtù
,
di
crescere
e
di
farsi
capire
.
Non
lanciamo
dunque
anatemi
in
nome
di
un
vangelo
che
non
è
stato
ancora
scritto
.
Ma
,
si
dice
,
il
romanzo
sperimentale
è
la
stessa
cosa
della
pornografia
,
e
quindi
ecc
.
ecc
.
Adagio
!
Chi
ve
lo
ha
detto
?
Per
me
,
intanto
,
in
questa
affermazione
trovo
o
una
ignoranza
crassa
o
una
malafede
cattolica
.
Io
non
capisco
e
non
capirò
mai
che
si
dica
,
per
esempio
,
che
la
lirica
è
la
laudazione
di
madonna
Laura
,
perché
il
Petrarca
nel
suo
canzoniere
ha
lodato
madonna
Laura
.
C
'
è
un
romanzo
realista
che
rasenta
il
pornografico
?
Ammettiamolo
,
benché
i
romanzi
dello
Zola
non
siano
per
me
in
quel
caso
.
E
che
per
ciò
?
Direte
che
le
novelle
sono
di
necessità
pornografiche
perché
il
Boccaccio
è
di
manica
larga
?
Eppure
ci
sono
le
novelle
del
padre
Cesari
che
seccherebbero
il
mare
a
forza
di
pudicizia
.
Qui
si
confonde
una
questione
di
metodo
con
una
questione
di
tendenza
;
qui
si
giudica
tutto
il
poema
cavalleresco
dal
solo
canto
di
Fiammetta
.
Siamo
in
buona
fede
,
se
è
possibile
.
Quando
mai
i
difensori
del
romanzo
sperimentale
affermarono
che
si
debba
esser
pornografi
?
Quando
mai
fu
dimostrato
che
non
si
possa
fare
un
romanzo
sperimentale
,
realista
,
che
sia
morale
?
Perché
dunque
queste
sentenze
a
priori
,
che
si
sentono
tutti
i
giorni
schizzar
fuori
dalle
caste
bocche
dei
critici
pudibondi
contro
questo
povero
sperimentalismo
?
Eppure
,
qual
è
il
canone
primo
degli
sperimentalisti
nell
'
arte
?
Essi
vi
dicono
:
fino
ad
ora
per
essere
buon
romanziere
bisognava
essere
uomo
di
grande
fantasia
,
di
imaginazione
feconda
.
Ora
queste
facoltà
sono
stimabili
,
eccellenti
,
ma
non
è
per
mezzo
loro
che
ci
avvicineremo
alla
verità
.
Le
altre
arti
hanno
cominciato
da
un
pezzo
a
studiare
dal
vero
,
e
il
romanzo
non
fa
parte
anch
'
esso
dell
'
arte
rappresentativa
?
L
'
imaginazione
è
una
bella
qualità
,
ma
l
'
ideale
del
romanzo
sarà
dunque
quello
di
Giulio
Verne
?
L
'
imaginazione
non
deve
essere
esclusa
,
s
'
intende
.
Dice
il
chimico
che
sperimenta
:
come
si
comporterà
il
tale
metallo
immerso
nell
'
acido
tale
?
E
il
romanziere
:
come
si
comporta
il
carattere
tale
quando
si
trova
nella
tale
circostanza
?
Come
si
vede
,
la
fantasia
non
è
esclusa
,
poiché
a
lei
spetta
di
cercare
l
'
occasione
,
di
trovare
la
circostanza
nella
quale
mettere
a
sperimento
un
carattere
.
Ma
il
carattere
,
l
'
occasione
e
le
relazioni
intermedie
non
spettano
più
alla
fantasia
,
che
deve
limitarsi
a
metterle
in
presenza
tra
loro
.
Devono
essere
desunte
dal
vero
,
e
non
può
essere
lecito
,
in
questa
forma
letteraria
,
d
'
inventare
carattere
e
modo
di
condursi
di
una
persona
imaginaria
in
faccia
ad
avvenimenti
inventati
.
Si
tratta
insomma
di
mettere
la
fantasia
al
posto
che
le
spetta
.
Non
si
faccia
la
storia
nuda
e
cruda
,
ma
non
si
facciano
nemmeno
i
racconti
delle
fate
.
Che
cosa
ci
sia
di
scandaloso
e
di
pornografico
in
queste
massime
,
davvero
non
saprei
vedere
.
Ma
è
necessario
,
pure
,
per
la
letteratura
virtuosa
,
che
il
protagonista
sia
un
eroe
,
la
donna
un
angelo
,
il
tiranno
un
mostro
d
'
iniquità
,
e
così
via
.
È
il
sistema
del
teatro
a
soggetto
,
dove
il
carattere
d
'
Arlecchino
,
di
Pantalone
e
di
Brighella
era
già
fatto
e
stabilito
.
Invece
,
nella
verità
,
non
si
è
che
in
rarissime
eccezioni
completamente
virtuosi
o
completamente
birbanti
.
In
generale
,
si
vive
oscillando
tra
le
azioni
indifferenti
;
e
quando
succede
qualche
avvenimento
critico
dove
bisogna
decidersi
o
per
la
soluzione
retta
o
per
la
curva
,
pochissimi
sono
quelli
che
non
abbiano
un
quarto
d
'
ora
,
un
minuto
di
esitazione
.
Perché
dunque
gli
eroi
dovranno
sempiternamente
essere
l
'
eccezione
?
Perché
dunque
non
staremo
un
poco
alla
verità
,
lasciando
in
pace
i
tipi
imaginari
platonicamente
preferiti
?
E
pornografia
,
questa
?
Chi
è
senza
peccato
tiri
la
prima
pietra
,
diceva
quello
.
Il
giusto
cade
sette
volte
al
giorno
,
diceva
quell
'
altro
.
E
ci
ostineremo
a
imaginare
eroi
che
non
peccano
e
non
cadono
mai
?
In
questo
caso
i
romanzi
diventano
pericolosi
come
se
fossero
pornografici
.
Una
gentile
signora
,
dice
il
Mérimée
,
se
non
sbaglio
,
visitando
lo
studio
di
un
illustre
scultore
,
guardava
le
Veneri
e
le
altre
splendide
nudità
marmoree
con
occhio
poco
benigno
,
e
disse
finalmente
che
gli
uomini
fanno
male
a
guardare
e
tenere
in
casa
simili
statue
.
La
loro
imaginazione
si
sregola
,
si
guasta
,
e
pretendono
poi
dalle
povere
donne
quel
che
non
possono
avere
,
una
bellezza
che
si
avvicini
alla
perfezione
.
La
signora
diceva
bene
.
Facciamo
un
po
'
degli
eroi
meno
meravigliosi
,
perché
le
ragazze
,
queste
ragazze
che
stanno
tanto
a
cuore
ai
critici
virtuosi
,
non
si
guastino
la
testa
.
StampaPeriodica ,
Il
signor
L
.
Elliot
racconta
una
storia
di
topi
avvenuta
testé
a
Bruxelles
,
e
di
cui
fu
testimonio
oculare
.
Prima
di
riferire
questa
storia
premetto
alcune
parole
intorno
ai
topi
stessi
.
I
topi
di
cui
si
tratta
sono
i
più
grossi
;
essi
si
chiamano
topi
delle
chiaviche
,
topi
decumani
,
surmulotti
,
ratti
da
colmigno
,
ratti
delle
beccherie
,
sorci
delle
chiaviche
.
Questi
topi
erano
al
tutto
ignoti
fra
noi
appena
due
secoli
or
sono
.
Apparvero
per
la
prima
volta
in
Europa
in
sul
principio
dello
scorso
secolo
,
anzi
appunto
nell
'
anno
1727
.
Loro
patria
sono
le
Indie
Orientali
e
,
fino
a
un
tempo
relativamente
così
vicino
,
non
avevano
mai
pensato
a
muoversene
.
Non
si
sa
precisamente
quando
siano
partiti
,
e
quelli
che
sono
partiti
certamente
non
sono
arrivati
.
Sono
morti
lungo
la
strada
,
e
i
loro
discendenti
solo
e
non
i
primi
,
ma
chi
sa
dopo
quante
generazioni
,
arrivarono
alla
meta
.
Partirono
nella
direzione
di
ponente
e
attraversarono
tutta
quella
vastissima
distesa
di
terra
che
si
allarga
tra
l
'
oceano
indiano
e
il
mar
Caspio
.
Le
vicende
della
mia
vita
mi
portarono
venti
anni
or
sono
a
fare
io
pure
una
gran
parte
del
medesimo
viaggio
,
ma
a
ritroso
.
Io
credeva
di
trovare
popolate
di
topi
delle
chiaviche
le
contrade
della
Persia
,
per
cui
essi
erano
venuti
fino
al
Volga
.
Credevo
che
,
secondo
quello
che
dicono
gli
autori
,
avessero
fondato
colonie
lungo
la
strada
.
Ma
ebbi
a
riconoscere
che
ciò
non
è
stato
.
I
primi
topi
partiti
e
i
loro
discendenti
non
fecero
che
attraversare
quelle
steppe
brulle
,
o
vi
morirono
,
o
passarono
oltre
scotendo
la
polvere
dai
loro
calzari
.
A
Tauris
,
a
Sultanieh
,
a
Casvin
,
a
Teheran
non
c
'
è
un
solo
topo
delle
chiaviche
.
Il
naturalista
Pallas
menziona
siccome
veduti
per
la
prima
volta
nell
'
autunno
del
1727
questi
topi
sulle
rive
del
Volga
.
Attraversarono
il
fiume
,
proseguirono
verso
la
Prussia
dove
giunsero
a
mezzo
del
secolo
,
e
poco
dopo
in
Francia
e
in
Italia
.
Pare
che
il
bisogno
di
partire
dalle
Indie
Orientali
fosse
grande
per
questi
topi
,
perché
,
poco
dopo
di
aver
lasciata
la
patria
,
viaggiando
verso
ponente
per
via
di
terra
,
presero
il
partito
di
imbarcarsi
.
Sono
buoni
nuotatori
e
riuscì
loro
facile
salire
a
bordo
.
Nel
1732
sbarcarono
i
primi
topi
decumani
in
Inghilterra
,
poi
in
breve
per
le
vie
dei
bastimenti
si
diffusero
per
tutto
il
mondo
.
Questi
topi
sono
i
più
grossi
fra
quanti
vivono
ora
fra
noi
;
hanno
fatto
una
guerra
vittoriosa
a
ratti
alquanto
più
piccoli
di
loro
,
che
erano
essi
pure
dapprima
forestieri
e
venuti
di
Soria
al
tempo
delle
crociate
.
Forti
,
battaglieri
,
indomiti
,
si
rivoltano
anche
alla
forza
pubblica
,
rappresentata
dai
gatti
.
Questi
topi
stanno
al
pian
terreno
,
nelle
chiaviche
,
nelle
scuderie
,
negli
ammazzatoi
,
nelle
botteghe
dei
salumai
,
divorano
le
carni
crude
e
anche
le
cotte
se
ci
arrivano
,
il
lardo
,
tutto
quel
che
c
'
è
di
mangiabile
su
cui
possano
mettere
il
dente
.
A
Bruxelles
c
'
è
un
nuovo
mercato
,
mercato
provvisorio
,
ma
che
pare
definitivo
dal
punto
che
nessuno
sa
quando
possa
esser
finito
l
'
altro
.
In
questo
mercato
,
dove
si
vende
ogni
sorta
di
cose
,
si
vende
anche
carne
macellata
di
bove
,
di
montone
,
di
vitello
,
di
maiale
.
Una
grande
bottega
dove
si
vende
tal
sorta
di
carni
,
che
si
tengono
in
alto
appese
ad
uncini
anche
la
notte
,
è
in
comunicazione
con
un
canale
sotterraneo
popolato
di
topi
,
che
possono
così
entrare
nella
bottega
da
quello
.
Ciò
facevano
i
topi
tutte
le
notti
.
S
'
arrampicavano
per
le
colonne
di
legno
,
arrivavano
agli
uncini
e
divoravano
il
lardo
e
le
carni
.
Il
macellaio
disperato
si
rivolse
al
Municipio
ed
ebbe
il
consiglio
di
fasciare
di
zinco
le
colonne
.
Il
consiglio
seguìto
ebbe
dapprima
un
ottimo
effetto
;
ma
in
capo
a
qualche
tempo
le
carni
ripresero
a
sparire
con
segni
evidenti
sui
residui
del
morso
dei
topi
.
Il
Municipio
si
trovò
imbarazzato
.
Fu
preso
il
partito
di
far
la
guardia
ogni
notte
per
scoprire
in
qual
modo
i
topi
se
la
prendessero
,
e
il
signor
Elliot
,
di
guardia
una
notte
,
vide
uno
spettacolo
che
disegnò
e
riferì
colle
parole
che
io
traduco
qui
testualmente
e
che
si
leggono
nella
Illustrirte
Zeitung
del
30
dicembre
dello
scorso
anno
1882
:
«
Era
da
poco
che
facevamo
la
guardia
,
quando
ad
un
tratto
,
preceduto
da
alcuni
emissarii
,
un
numeroso
stuolo
di
topi
,
assai
ben
pasciuti
,
penetrò
nel
mercato
passando
pel
buco
del
canale
.
Essi
salirono
a
passo
di
carica
la
parete
inferiore
dei
sostegni
della
carne
,
la
quale
non
presentava
loro
alcun
ostacolo
,
e
giunsero
così
al
piede
di
una
delle
colonne
rivestite
di
zinco
.
A
questo
punto
,
la
compagnia
,
come
ad
un
comando
,
si
raccolse
in
un
gruppo
,
il
quale
crebbe
ben
presto
in
forma
di
montagna
,
la
cui
piattaforma
era
tanto
spaziosa
che
alcuni
topi
potevano
drizzarsi
sulle
zampe
posteriori
,
mentre
colle
anteriori
si
appoggiavano
alla
colonna
.
Sulle
spalle
di
questi
salivano
altri
,
mantenendo
la
stessa
posizione
,
poi
altri
e
altri
ancora
,
di
modo
che
,
secondo
le
leggi
della
costruzione
,
si
formava
la
scala
di
Giacobbe
,
dalla
cima
della
quale
gli
individui
più
ginnastici
saltavano
sulla
parte
superiore
della
trave
zincata
che
offriva
loro
una
buona
presa
.
Poscia
saliva
pure
tutta
la
riserva
,
si
arrampicava
senza
fermarsi
sulle
travi
e
si
gettava
con
vera
voracità
sui
pezzi
di
lardo
,
sui
quarti
di
manzo
,
sui
dorsi
di
vitello
e
sui
cosciotti
di
castrato
che
pendevano
dagli
uncini
.
Spero
che
mi
si
presterà
fede
,
se
io
assicuro
che
ho
raccontata
e
raffigurata
la
storia
precisamente
come
l
'
ho
veduta
»
.
Io
lascio
libero
il
lettore
di
prestare
o
negar
fede
al
racconto
.
Soggiungo
solo
che
il
danno
grande
che
i
topi
recano
,
come
in
ogni
parte
del
mondo
,
anche
in
America
,
fece
sì
che
una
città
degli
Stati
Uniti
aprisse
un
concorso
e
promettesse
un
grande
premio
al
vincitore
,
il
quale
avesse
suggerito
il
miglior
modo
di
distruggere
i
topi
.
Di
questo
concorso
,
delle
memorie
inviate
,
del
premio
dato
,
dirò
un
'
altra
volta
.
StampaPeriodica ,
L
'
onorevole
Pasquale
Stanislao
Mancini
si
lagna
talvolta
,
sottovoce
,
di
essere
obbligato
a
ricevere
,
perché
è
ministro
degli
affari
esteri
.
Non
bisogna
credergli
.
L
'
inclinazione
al
ricevimento
egli
l
'
ha
nel
sangue
:
inclinazione
che
dura
vivace
come
certi
suoi
entusiasmi
musicali
.
Il
ricevimento
in
casa
sua
è
un
brano
di
storia
patria
,
è
un
frammento
di
letteratura
poetica
.
Sono
tradizionali
i
suoi
ricevimenti
al
tempo
dell
'
esilio
,
quando
tutti
gli
emigrati
si
aggruppavano
intorno
a
lui
e
alla
sua
signora
,
un
vivo
lume
di
bellezza
,
di
poesia
e
di
amore
:
Laura
Beatrice
Oliva
Mancini
.
Egli
ha
ricevuto
,
sempre
,
a
Napoli
,
a
Torino
,
a
Firenze
,
a
Milano
,
a
Parigi
,
dovunque
è
rimasto
dieci
anni
,
una
settimana
,
un
giorno
.
Quando
va
in
villeggiatura
,
a
Capodimonte
,
per
riposarsi
,
riceve
ancora
.
Qui
,
in
Roma
,
riceve
di
mattina
,
di
sera
,
in
casa
,
alla
Consulta
,
credo
anche
in
carrozza
andando
da
via
Gregoriana
al
Quirinale
.
Di
talché
,
in
questa
furia
di
ricevimenti
i
suoi
nemici
politici
spesso
lo
accusano
di
ricevere
troppe
mortificazioni
dalle
nazioni
sorelle
.
Né
il
carattere
dei
suoi
venerdì
è
eccessivamente
diplomatico
:
è
difficile
trovarvi
tutto
riunito
il
banchetto
delle
nazioni
.
Gli
ambasciatori
,
i
ministri
,
i
rappresentanti
,
vengono
quasi
per
turno
,
un
paio
alla
volta
.
Un
venerdì
vi
trovate
l
'
ambasciatore
giapponese
,
il
principe
e
la
principessa
Asano
,
gente
ulivigna
e
tranquilla
,
vestita
all
'
europea
,
la
signora
in
toilette
parigina
,
l
'
uomo
in
marsina
.
Un
altro
venerdì
la
Svezia
è
rappresentata
dalla
bella
e
bionda
signora
Lindstrand
e
la
Turchia
da
Musurus
,
giovane
ambasciatore
che
ha
,
pare
,
abolito
il
fez
dei
suoi
padri
.
Un
'
altra
sera
,
erra
,
fra
le
marsine
,
la
marsina
magna
del
marchese
del
Mazo
,
ambasciatore
di
Spagna
.
Molte
volte
,
a
vedere
un
astante
taciturno
,
con
le
basette
brizzolate
,
gli
occhiali
d
'
oro
,
ci
si
domanda
con
un
certo
terrore
:
Dio
mio
,
mi
trovassi
,
per
caso
,
dinnanzi
alla
forte
Inghilterra
?
E
forse
la
patria
di
Arminio
,
quella
che
prende
il
tè
con
tanta
flemma
?
Avessi
,
per
avventura
,
pestato
un
callo
alla
Russia
?
Anzi
il
salotto
Mancini
è
più
,
dirò
così
,
europeo
che
diplomatico
.
Si
passa
dalla
stranezza
esotica
di
certi
tipi
,
da
certe
figure
forestiere
e
silenziose
,
a
uno
strato
di
burocrazia
superiore
,
da
questo
a
uno
strato
di
vecchi
amici
napoletani
,
romani
,
toscani
come
un
gruppo
di
sigari
scelti
.
E
ancora
gl
'
infiltramenti
letterari
,
per
memoria
degli
antichi
gusti
di
casa
:
e
quegli
artistici
,
per
memoria
della
vecchia
ospitalità
torinese
;
e
infine
la
parte
vocale
e
strumentale
,
l
'
elemento
lirico
-
musicale
-
filodrammatico
-
concertistico
.
Poiché
il
concertista
è
la
fillossera
di
casa
Mancini
,
il
tarlo
roditore
dell
'
onorevole
Pasquale
Stanislao
.
Non
vi
è
suonatore
di
violoncello
,
di
ocarina
,
di
triangolo
,
di
timpani
,
che
non
gli
venga
presentato
:
non
vi
è
signorina
concertista
di
piano
,
di
arpa
,
di
composizione
,
di
declamazione
,
d
'
improvvisazione
,
che
non
si
raccomandi
alla
sua
protezione
.
Il
buon
Pasquale
,
vecchio
amatore
di
musica
e
incapace
di
dire
no
a
nessuno
,
invita
tutti
questi
fenomeni
,
tutte
queste
mostruosità
,
tutti
questi
affamati
di
pubblicità
e
di
denaro
,
ai
suoi
venerdì
,
che
finiscono
col
diventare
concerti
belli
e
buoni
,
per
un
modo
di
dire
,
poiché
talvolta
non
sono
né
buoni
,
né
belli
.
Bisogna
confessare
che
vi
passa
ogni
tanto
,
in
questo
salotto
,
la
celebrità
di
canto
o
di
piano
,
uno
di
quegli
esseri
deliziosi
mandati
sulla
terra
per
la
felicità
di
chi
ama
la
musica
.
Da
Mancini
ha
cantato
Goyarre
,
l
'
ultimo
dei
grandi
tenori
,
in
una
serata
indimenticabile
:
vi
ha
cantato
la
Urban
,
l
'
ultima
delle
prime
donne
drammatiche
:
vi
ha
suonato
l
'
arpa
Sofia
Cattolica
,
quell
'
angioletto
napoletano
che
per
poco
non
fece
perdere
la
testa
a
un
mio
collega
del
giornalismo
politico
:
vi
ha
suonato
Cesi
,
il
grande
pianista
.
Ma
per
costoro
,
che
penitenza
di
violini
stridenti
,
di
rapsodie
sterminate
,
che
piogge
di
romanze
e
di
romanzette
,
di
cui
quei
quattro
sciagurati
Tosti
,
Rotoli
,
Denza
e
Palloni
si
sono
resi
colpevoli
!
Il
pubblico
maschile
e
femminile
sta
a
sentire
quest
'
orgia
di
musica
coi
segni
dell
'
attenzione
più
interessata
.
Appena
due
signore
osano
parlare
fra
loro
,
si
ode
uno
zittìo
che
le
fa
arrossire
.
Non
sono
quelle
del
corpo
diplomatico
che
parlano
,
poiché
dalla
professione
dei
relativi
mariti
hanno
imparato
l
'
arte
di
tacere
e
quella
di
prestare
un
'
attenzione
benevola
.
Gli
uomini
sono
domati
dalla
musica
.
Cavallotti
sezione
letteratura
sembra
un
leone
placato
;
il
commendator
Malvano
,
piccolo
uomo
senza
età
,
ma
sempre
più
segretario
,
pensa
all
'
Oriente
donde
arrivano
le
tempeste
;
il
commendator
Cottrau
ha
il
suo
sorriso
di
uomo
contento
delle
sue
torpediniere
;
Carmelo
Errico
sembra
quel
pacifico
agnello
del
buon
Dio
che
è
;
l
'
onorevole
Pierantoni
rassomiglia
più
che
mai
a
una
cariatide
monumentale
;
il
senatore
Moleschott
,
che
ama
l
'
arte
quanto
la
scienza
,
è
beato
nella
sua
bella
faccia
larga
;
il
professore
Schupfer
è
,
ogni
venerdì
più
,
personaggio
di
Hoffmann
.
Le
mezze
figure
formano
una
siepe
bianca
e
nera
.
Ogni
tanto
una
rondine
pellegrina
:
Michetti
il
pittore
,
Camillo
Boito
il
critico
,
Andrea
Maffei
il
poeta
per
un
solo
venerdì
.
Le
signore
.
Le
rappresentanti
,
come
sopra
,
di
qualche
potenza
amica
.
Dilettanti
di
arpa
e
pianoforte
con
circostanze
attenuanti
di
visini
graziosi
:
signorine
Bevilacqua
e
Martini
.
Dilettanti
di
canto
,
con
slanci
d
'
arte
:
signore
Bussolini
-
Savini
e
Secchi
.
Cantanti
al
riposo
,
sospiranti
i
trionfi
passati
:
signore
Tiberini
e
Bendazi
.
Cantanti
in
attività
di
servizio
,
con
aggiunzioni
di
eleganza
:
signorina
de
Adler
.
Cantatrice
di
grazia
,
con
contorno
di
occhi
maliziosi
e
di
braccia
provocanti
:
signora
Cottrau
.
Documento
umano
di
aristocrazia
:
tutto
il
ducato
di
Gallese
.
Miscela
aristocratico
-
artistico
-
bohèmica
:
contessina
Garelli
.
Apparizione
poetica
:
signorina
Vertunni
,
maritata
Tutino
.
Scrittrice
,
con
peggiorativo
di
miopia
e
di
chiacchiera
inestinguibile
:
signorina
Matilde
Serao
.
Scrittrice
in
tranquilla
penombra
famigliare
:
signora
Pierantoni
-
Mancini
.
Tipo
biondo
incipriato
,
sottile
,
indolente
:
la
padrona
di
casa
,
signora
Eleonora
Genina
-
Mancini
.
Madri
di
famiglia
,
parenti
di
fanciulle
,
parenti
di
concertiste
,
signore
del
pubblico
che
non
canta
e
non
suona
:
una
quantità
.
In
mezzo
a
tutto
questo
,
il
ministro
va
e
viene
,
sorridente
,
spiritoso
,
galante
con
le
donne
per
memore
riconoscenza
.