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> anno_i:[1880 TO 1910}
I MISTERI DELLE SOFFITTE ( INVERNIZIO CAROLINA , 1901 )
Miscellanea ,
PARTE PRIMA Dramma . I . Era la notte del giovedì grasso . Nessuno si ricordava di un inverno mite come quello , e il carnevale aveva uno sfogo inusitato . I ricchi se la spassavano nei palazzi ; il popolo nelle osterie , sotto i portici , alla fiera , ai balli pubblici . I veglioni erano affollati e , come il solito , più di tutti si mostrava animato quello dello Scribe . Fra le maschere che avevano fatto il loro ingresso colà dopo la mezzanotte , vi era un domino femminile elegantissimo , troppo elegante , che stonava in quell ' ambiente volgare . Veniva forse in cerca di un ' avventura galante ? Aveva un appuntamento ? Una folla di studenti le fece cerchio . - Cerchi me , bella principessa ? - gridò uno di essi , un giovane allampanato , giallo come un limone . - Io sono disposto a darti tutto il mio cuore . - Va ' là , poeta da quattro soldi ! La bella è in cerca di un Trovatore dei tempi antichi , che sappia difenderla dagli audaci , piegare il ginocchio dinanzi a lei , e forse gli mostrerà appena la punta del suo bel nasino . - Il domino , che fissava i suoi occhi grigi su quel gruppo di giovani e pareva studiasse la fisionomia di ognuno , disse con voce armoniosa : - Hai indovinato , mio caro , ed ecco su chi faccio cadere la mia scelta . - E posò la mano inguantata sulla spalla di un bel giovane dal volto leale , con occhi nerissimi e capelli biondi . Scoppiò un evviva assordante , e per qualche minuto attorno alla coppia venne eseguita una danza folle , sfrenata , Poi ognuno si sbandò per proprio conto , gridando : - Buona fortuna , Aldo ! - Ma il giovane non pareva soddisfatto di quell ' inattesa avventura galante . Tuttavia , volgendosi alla sua compagna , le chiese con accento gentile , dandole del voi : - Dove debbo condurvi , signora ? - Fatemi fare un giro per il teatro , - rispose la maschera - poi conducetemi a casa vostra . - Lo studente sussultò . - A casa mia ? - ripetè , come se non prestasse fede ai suoi orecchi . - Sì . Che ci trovate di strano ? Non avete una casa , voi ? Vivete forse in famìglia ? - Aldo si era già rimesso . - No , - rispose - vivo solo . Ma sono povero , ed abito in una soffitta . - Che m ' importa ? - Aldo rivolse al domino uno sguardo , tra il diffidente ed il corrucciato . Ma l ' ammirazione che destava nel pubblico la sua elegante compagna , finì col lusingare il suo amor proprio . Egli pensava : - Costei dev ' essere molto bella , e sarei un pazzo se me la lasciassi sfuggire . Forse è una gran signora , che in questa notte di carnevale vuol soddisfare un morboso capriccio . Contentiamola ; io nulla ci perdo ; anzi , ho tutto da guadagnare in quest ' avventura ! - Prima di uscire dal teatro , Aldo passò nella guardaroba e prendere il suo soprabito . Aldo abitava sul corso San Maurizio . Egli e la sua compagna salirono le scale umide e sporche . Confusi rumori turbavano la sconosciuta . Erano pianti di bambini , bestemmie di uomini , grida soffocate di donne . - Che casa è mai questa ? - chiese ella . - È una specie di alveare . - rispose Aldo - nè può garbare a voi , avvezza forse ad una palazzina quieta , senza inquilini . In questa casa abitano molte famiglie , quasi tutte composto di onesti operai , che lavorano dall ' alba alla sera , e solo alle feste alzano un po ' il gomito e fanno chiasso . Però vi è di buono che nessuno si occupa dei fatti altrui , ognuno vive a sè , ed io mi trovo benissimo . - Avevano già salito cinque piani e si avviavano verso la stretta scala che conduceva alle soffitte . Il corridoio a destra e a sinistra sembrava interminabile . Aldo volse a sinistra , e dopo pochi passi sì trovò , a faccia a faccia con un uomo vestito da pierrot , col volto infarinato . Costui si trasse da un lato senza dire parola , e lo studente strinse il braccio della sua compagna , come per dirle che non aveva nulla da temere . Erano giunti dinanzi all ' uscio della soffitta di Aldo . Egli accese un cerino , aprì con una chiave inglese e fece passare il domino . Quando , entrato egli pure , si voltò per chiudere , vide il pierrot quasi vicino all ' uscio ; ma , Aldo non parlò , per non spaventare la compagna , e chiusa la porta , tirò il catenaccio . Fatto ciò , accese un lume che era sul tavolino , indi si volse alla sconosciuta . Costei si era seduta sopra un divano e si guardava intorno con sorpresa . Tutto era modesto , di una pulitezza eccezionale . Le due finestre avevano cortine bianchissime , come la coperta del letto . Sul tavolino stavano i libri ben allineati ; l ' armadio aveva i battenti lucidi come specchi ; un paravento cinese nascondeva il lavabo ; la stufa di maiolica rendeva un delizioso tepore . - Siete alloggiato come un principe ! - disse la sconosciuta . Aldo sorrise . - Io stesso - rispose - tengo in ordine la mia roba , rifaccio il letto , spazzo , pulisco dappertutto ogni giorno per conservare bene questi quattro mobili che mia madre ha comperati con molti sacrifizi . Perchè io sono povero , signora , e non lo nascondo . Ma voi non siete venuta qui per sentire la mia storia . Perdonatemi . - Sedette accanto a lei , e con voce sommessa : - Perchè non vi levate la maschera ? - disse . Ella mormorò : - Lasciatemi , signore , ve ne supplico ! - Poi si piegò , svenuta . Aldo ne fu spaventato . Per farle riavere il respiro , le tolse la maschera dal viso , e mandò un grido d ' ammirazione . Com ' era bella ! A un tratto la sconosciuta aprì gli occhi , due occhi grigi ornati di lunghe ciglia nere , e disse con l ' accento della più sincera disperazione : - Mio Dio , che cosa ho fatto ? Perchè sono venuta qui ? - Aldo , stupito , rispose : - Ci siete venuta di vostra volontà , signora . Ma io credo di avervi usato tutto il rispetto che meritate . - No , non lo merito ; ma voi siete buono , signore , e lo sarete ancora . Ah ! la mia scelta è caduta bene , altrimenti sarei stata perduta per sempre ! - Si passò una manina sulla fronte e con voce interrotta : - Se sapeste ! ... - proseguì . - Stasera ero come pazza : ho scoperto un tradimento che spezza tutta la mia vita di amore , di devozione , di fedeltà , e volendo calpestare l ' onore di colui che mi tradisce , mi sono recata al veglione dello Scribe . Era mia intenzione di darmi al primo uomo che mi fosse piaciuto , qualunque fosse , per poter gridare oggi all ' altro : " - Anch ' io ho avuto un amante ! - " Ma all ' uscire con voi dal teatro ero già esaurita dallo sforzo fatto ; poi , nell ' entrar qui , ho avuto vergogna di me ed ho perduto i sensi . - La giovane scoppiò in lacrime , nascondendo il bel volto sul divano . Aldo , commosso , le rivolse parole di conforto . La sconosciuta si era a poco a poco calmata ; ella rialzò la testa , stese le mani al giovane , che le strinse fra le sue con viva simpatia . In quel momento un grido acuto , terribile , un grido di morte risvegliò tutti gli echi del casamento e fece balzare in piedi Aldo e la sua compagna . Al tempo stesso si udì uno sbattere di uscì , voci che chiamavano aiuto , altre che gridavano : - All ' assassino ! - Aldo si slanciò fuori e la sconosciuta lo seguì con la lucerna accesa . E fu bene . A quel chiarore , lo studente vide il pierrot che gli passava dinanzi come una freccia , dirigendosi verso il pianerottolo per raggiungere la scala . E dietro a quegli una voce ansante gridava : - Fermatelo , è lui l ' assassino ! - Di un salto Aldo gli fu sopra , poi , aiutato da altri inquilini sopraggiunti , lo legò come un salame . - Bisogna ricondurlo nella stanza della sua vittima finchè giungano le guardie , - disse un uomo . - Chi ha assassinato ? - chiese Aldo . - Giulietta , la poverina , così buona e onesta ! - Ed è morta ? - domandò la sconosciuta , che tutti guardavano con sorpresa , sembrando loro una strana apparizione , - Essa non dà più segni di vita ; - rispose una donna canuta - è crivellata di ferite . Mio figlio è corso a chiamare il medico . - Andiamo a vederla ; - soggiunse la sconosciuta - forse potremo soccorrerla . - Quando la giovane apparve , seguita da Aldo , sul limitare della soffitta dove ora successo l ' assassinio , tutti fecero largo . La soffitta era rischiarata dai molti lumi portati dagli inquilini , in un angolo gemeva l ' assassino , steso a terra , tutto legato . Intorno al letto , dove era distesa l ' assassinata , molte donne si accalcavano ansiose , tentando invano con gli asciugamani di arrestare il sangue che sgorgava copioso dal petto della vittima . L ' assassinata era assai giovane , e nonostante il pallore cadaverico del volto , appariva sempre bellissima . Si capiva che era stata colpita mentre dormiva e , svegliata all ' improvviso , aveva sostenuto una fiera lotta con l ' assassino . Aveva ancora fra le mani contratte alcuni lembi dell ' abito del pierrot . Ma ciò che più di tutto straziava , è che presso al letto dell ' assassinata , inconscia del dramma terribile ivi successo , dormiva in una culla una bambina di forse due anni , bionda come la madre , bella come un amore . - Sarebbe bene toglierla di lì ; - disse la sconosciuta ad Aldo - la porterò nella vostra stanza e veglierò su lei . - Sollevò la bimba senza svegliarla e , tenendola stretta al suo petto , si mosse per uscire da quella stanza . Ma in quell ' istante entrò il medico . Dietro a lui venivano guardie , delegati , un ispettore , e una folla enorme che non si riusciva a tenere indietro . La signora non potè uscire dalla soffitta , II . La storia di Giulietta , detta la Bionda , era un romanzetto semplice , ma triste . Figlia di un antico militare decorato , passò l ' infanzia e l ' adolescenza in convento , protetta da alcune pie dame alla morte della mamma . Tornata a casa a quindici anni , essendo il padre vecchio , acciaccato , ella divenne il suo conforto , la sua guida . Siccome la meschina pensione del pover uomo non bastava a sopperire a tutte le spese , Giulietta si mise a ricamare per un negoziante , cui la madre superiora del convento l ' aveva raccomandata . Scorsero due anni d ' una vita abbastanza tranquilla . Giulietta ora buona quanto bella , Ebbe proposte di matrimonio , ma essa rispose che non si sarebbe accasata finchè vivesse suo padre . Un giorno , mentre lavorava , cantando allegramente , vennero ad avvertirla che il povero vecchio era stato colto da una sincope sulla via e l ' avevano trasportato all ' ospedale . Giulietta non doveva rivederlo che morto . La povera fanciulla pianse molto , ma a poco a poco il suo dolore si calmò ed ella potè riflettere alla sua situazione , La pensione del padre cessava . Giulietta doveva ormai vivere col suo lavoro . Fin da quel momento la sua vita fu ancora più modesta e più laboriosa . Usciva soltanto la domenica , recandosi al Valentino . Per certo , non le mancavano i corteggiatori , ma la bella bionda passava indifferente in mezzo a tutte le seduzioni . Tuttavia un giorno sì notò che Giulietta era stata accompagnata fino sulla porta di casa da un bel giovane sui venticinque anni , dall ' aria seria e distinta . D ' allora in poi , quando essa usciva , il bel giovane era ad attenderla . A chi le domandò chi fosse costui , rispose : - È il mio fidanzato , un bravissimo giovane impiegato in una banca . Ci sposeremo presto . - Ai coniugi Pavin , suoi vicini più intimi , lo presentò perfino . Scorsero tre mesi : era d ' inverno . Una sera , Lorenzo Pavin , tornando a casa , trovò la moglie Teresa molto inquieta . - Che hai ? - le chiese stupito . - Sono due giorni che non vedo Giulietta , e ciò mi turba . Non è mai stata tanto senza venire da noi . - Perchè non vai da lei ? - Ho bussato poco fa al suo uscio , non ha aperto . - L ' operaio si grattò la testa . - Tu mi metti una pulce negli orecchi ; vado io stesso a vedere . - Uscì nel corridoio e si recò a bussare all ' uscio della Bionda . Nessuno rispose . L ' operaio non pose tempo in mezzo . Corse a prendere un ferro e con quello diè di leva all ' uscio della soffitta di Giulietta . Si slanciò nella stanza , seguito da Teresa . La giovane era stesa sul letto e gemeva : aveva ingoiato del laudano ; voleva morire . La moglie del falegname preparò subito un caffè carico , mentre il marito correva a chiamare un medico , Due ore dopo , Giulietta ora fuori di pericolo e raccontava piangendo : - Sono stata disgraziata o colpevole . Mi sono fidata di un uomo che mi ha ingannata . Lo amavo , e siccome mi giurava di sposarmi , mi lasciai trattare come se fossi già sua moglie . Ero felice , e non scorgevo l ' abisso . " Quattro giorni fa , egli non venne all ' ora solita ; lo attesi inutilmente tutta la sera . " La mattina mi venne un pensiero : che fosse ammalato ? " Risolvetti di andare a chiedere sue notizie nella casa dove abitava . " Non ero mai andata a casa sua , perchè mi diceva che stava in pensione da una vecchia signora , amica della sua famiglia , la quale si sarebbe scandalizzata se fossi andata a trovarlo . " Ma sapevo il nome della via e il numero della casa . " Vi giunsi in pochi minuti . " Entrai dal portinaio e chiesi : " - È in casa il signor Fabio Ribera ? " - Non lo conosco ; - mi rispose - non abita qui . - " Uscii di là con le gambe tremanti . " Eppure non pensavo ancora ad un tradimento . " Corsi subito in un piccolo quartiere che Fabio aveva affittato e ammobiliato per il nostro matrimonio . " Salii difilato al secondo piano , sonai alla porta di quel quartiere . " Comparve un giovinetto che io non conoscevo . " - Il signor Fabio Ribera ? - chiesi . " - Vi siete sbagliata , bella ragazza : non abita qui . " - Ma come ? Fabio è il padrone di quest ' appartamento . - " Il giovinotto si mise a ridere . " - Lo sarà stato la settimana passata ! - esclamò . - Adesso il proprietario sono io .... e mi dispiace che ho una visita , altrimenti sarei lietissimo di farvelo visitare . Ma se voleste venire domani .... - " Non volli sentir altro : fuggii col cuore stretto da un ' orribile angoscia . " Quando fui nel vestibolo entrai in portineria . " Vi era una donna , e ciò mi diede coraggio . " - Scusate , - le dissi con voce ancora un po ' alterata - il quartierino al secondo piano , primo uscio a destra , non era stato preso ed ammobiliato dal signor Fabio Ribera ? - - " La portinaia mi guardava così fissamente , che sentii le guance avvamparmi . " - Il signor Fabio Ribera non è il giovane che venne più volte in questa casa con voi ? - domandò , " Feci un cenno affermativo . " - Ebbene , - soggiunse la portinaia - se vi ha detto che il quartierino era suo , vi ha ingannata . Quel quartierino lo tiene in affitto una certa Clorinda , che lo cede a giorni , a settimane , a mesi , per galanti ritrovi . - " Se non caddi di piombo a terra fu un miracolo . Ero stordita . Nonostante volli tentare un ultimo colpo , " Stamani , dopo altri due giorni d ' inutile attesa , mi sono recata alla banca dove Fabio mi aveva detto di essere impiegato . " Ma neppur là sanno chi sia Fabio Ribera . " Perciò , oppressa , disperata , quasi pazza , volevo morire . - Per fortuna , - esclamò Lorenzo - siamo stati in tempo a salvarvi ! - Quel birbante , - soggiunse Teresa - non merita davvero il sacrifizio della vostra vita ! Dimenticatelo , è forse meglio per voi : costui non si farà più vedere . - La moglie del falegname ebbe ragione . Giulietta passò molti giorni di angoscia , poi sembrò rassegnata e riprese a lavorare in compagnia dei suoi buoni vicini . Un giorno si accòrse di essere incinta . Ella non si disperò . - Invece di morire , - disse - vivrò per la mia creatura : se non ho potuto divenire una buona moglie , sarò una buona madre . - Infatti , dato che ebbe alla luce la sua bimba , cui pose nome Gina , la giovane volle allattarla da sè , e da allora in poi si dedicò interamente a sua figlia . Ed ora quella madre così giovane , bella , onesta , veniva barbaramente assassinata ! III . Mentre il medico visitava Giulietta , le guardie rialzavano bruscamente l ' assassino , che volgeva all ' intorno sguardi spauriti e balbettava : - Lasciatemi ! ... Non sono stato io ! ... - È stato lui ! L ' ho veduto uscire da questa soffitta quando sono accorsa al primo grido della povera Giulietta ! - urlò Teresa . - Silenzio ! - disse il medico . Egli era chinato sul corpo straziato di ferite , e , dopo alcuni minuti , si rialzò dicendo : - Non è ancora morta ! Procurerò di richiamarla ai sensi . - Frattanto la sconosciuta rimaneva presso la culla , tenendo appoggiata al seno la bimba , che continuava a dormire . Il medico operò una prima e rapida fasciatura delle ferite , poi chiese dell ' acqua con dell ' aceto , e ne spruzzò il viso di Giulietta . Ella si mosse , aprì gli occhi . Il medico non si era ingannato : viveva . La sconosciuta non poteva più distogliere gli sguardi dall ' assassinata . A un tratto gli occhi di Giulietta si rianimarono , la bocca le tremò convulsamente e lasciò sfuggire un grido rauco . - All ' assassino ! ... Aiuto ! ... Prendetelo ! ... - disse con una voce che scosse tutti . Ad un cenno dell ' ispettore le guardie trassero presso il letto il pierrot , che invano volgeva il capo per non incontrare gli sguardi dell ' assassinata . - L ' abbiamo arrestato , signorina ! - disse l ' ispettore . - Guardatelo : lo riconoscete ? - Giulietta stese un braccio con un gesto che parve una maledizione . - Lo riconosco , è lui ! - gridò . - Tenetelo , o mi colpirà ancora . Ed io .... non voglio morire .... - E cacciando un urlo che sgomentò tutti : - Mia figlia .... mia figlia .... la mia Gina .... - È qui , non temete ; - rispose la sconosciuta con voce dolcissima - ne avrò cura io . - Giulietta si volse al suono di quella voce , guardò la bella signora , poi si vide uno spettacolo singolare . La ferita si era rialzata bruscamente sul letto afferrandosi alla sconosciuta con tutte le sue forze , guardandola avidamente e rantolando : - Lei ? Lei ? Ma non sa ... ? - Uno sbocco di sangue sgorgò dalle labbra di Giulietta , che ricadde sul letto irrigidita . Questa volta il medico disse a voce alta ; - È morta ! - La sconosciuta vacillò , o sarebbe caduta con la bambina , se Aldo , che le era vicino , non l ' avesse sorretta . - Andiamo nella mia stanza : - disse - è inutile rimanere qui ancora . - Ma l ' ispettore osservava con sorpresa quella signora elegante e le disse : - Mi permetta una domanda , signora : conosceva la giovane che hanno assassinata ? - No , - rispose la sconosciuta - l ' ho veduta per la prima volta questa notte . - Allora come spiega le parole della poveretta , rivoltasi a lei come a persona che non le fosse ignota ? - Non so spiegarle . - Aldo fremeva a quelle domande . L ' ispettore proseguì : - Per certo , signora , ella non deve far parte degli inquilini di queste soffitte . Perchè dunque si trova qui ? - Questa volta Aldo non si contenne . Prima che la sconosciuta potesse rispondere , egli disse con voce sicura : - La signora è mia sorella , venuta a passare gli ultimi giorni di carnevale a Torino . Essa era nella mia stanza , quando abbiamo udite le grida di questa disgraziata e ci siamo slanciati fuori . Io stesso ho fermato l ' assassino . - È vero , è vero ! - dissero più voci . - Se volete le mie generalità , - soggiunse lo studente - vi sarà facile averle , perchè in questa casa tutti mi conoscono . Mi chiamo Aldo Pomigliano , sono studente ingegnere , di San Giorgio Canavese : ho i genitori viventi e quest ' unica sorella maritata a Ivrea . Ed ora , permettete che ci ritiriamo . - La franchezza del giovane cancellò ogni diffidenza del funzionario di pubblica.sicurezza, che disse : - Potete andare ; ma forse avremo poi bisogno di voi . - Sarò sempre a disposizione dell ' autorità . - E la bambina di quella disgraziata la tiene in custodia la signora ? - Sì ; - rispose la sconosciuta - non ho figli ; le farò da madre . - Le comari fecero sentire un lusinghiero mormorìo . Teresa si avvicinò alla sconosciuta . - Gina è la mia figlioccia ; - disse con le lacrime agli occhi - se la signora lo permette , posso aiutarla a custodirla . - Ne parleremo domani ! - disse con un mesto sorriso la sconosciuta . - Adesso ; il meglio che si possa fare è di coricarla nel letto di mio fratello . - Pochi minuti dopo , Gina , avvolta in una calda coperta nel letto di Aldo , continuava a dormire il sonno degli angeli . L ' assassino fu condotto via fra le imprecazioni di tutti . La povera salma dell ' infelice Giulietta rimase vegliata da due guardie . La sconosciuta , coricata che ebbe la bambina , si rivolse verso lo studente esclamando : - Siete stato molto generoso con me ! Non lo dimenticherò mai , sebbene la vostra generosità non impedisca che io sia perduta : domani si saprà , che non sono vostra sorella . - Tranquillatevi ! Nessuno può smentirmi , perchè io ho veramente una sorella maritata a Ivrea , una sorella che mi adora , alla quale scriverò subito per narrarle l ' accaduto ; e potete star certa non ci tradirà . - La giovane , tornata a sedere sul divano , chiese a Aldo : - Voi pure avete creduto che io conoscessi l ' assassinata ? - Sì , - rispose egli . - La sorpresa che ha mostrato nel vedervi , le sue sconnesse parole , mi avevano fatto credere che la povera Giulietta sapesse chi siete . - Eppure , - disse la sconosciuta - vi giuro che io non vidi mai quella sventurata prima di questa notte . E voi , la conoscevate ? - Come si conosco i vicini . L ' incontravo qualche volta per le scale : ci salutavamo , ma non ci parlavamo . Sapevo che lavorava e che aveva fama di onestissima , sebbene quella bambina fosso il frutto d ' una colpa . A proposito ; volete davvero occuparvi di quell ' orfanella ? - Sì , - rispose vivamente la sconosciuta , - Ma per riuscire , ho bisogno di voi . - Sono interamente ai vostri ordini . - Grazie ! - mormorò commossa la giovane . - La poverina passerà dunque il resto di questa notte nel vostro letto : domattina la brava donna che si è offerta di custodirla avrà cura di lei ; io sarò qui verso le nove , e combineremo insieme il modo di allevare quella creaturina , cui farò da madre . - Ed io le farò da padre ! - esclamò Aldo . La sconosciuta si alzò , e avvicinatasi al letto , guardò a lungo la bella creaturina che dormiva , poi disse a Aldo : - Datemi il mio domino , la maschera ; bisogna che io vada via . - Tornerete davvero alle nove ? - chiese Aldo con voce tremante . Essa gli stese la mano , e rispose con un accento che non ammetteva dubbio : - Ve lo prometto . - Grazie ! Intanto ditemi il vostro nome , il solo vostro nome di battesimo . - Speranza . - E senza aggiungere altro , la signora , infilato il domino , uscì . Aldo rimase immobile , col cuore in tumulto . Speranza si era già impadronita di tutta la sua anima . IV . Nessuno , del casamento operaio , conosceva neppure di vista il pierrot , nessuno l ' aveva mai veduto con la povera Giulietta . Al primo e sommario interrogatorio , colui , non soltanto aveva respinto l ' accusa di assassinio , ma non volle neppur dire il suo nome . Fu condotto in prigione , rivestito di altri abiti borghesi , lasciato solo , mentre si procedeva ad un ' inchiesta sul conto dell ' assassinata per scoprire la responsabilità dell ' assassino . Il giudice istruttore incaricato dell ' inchiesta , benchè ancora giovane , passava per molto abile . Era il cavaliere Umberto Trani , uomo simpatico e distinto , che aveva molto acume e molto tatto . Egli si recò col cancelliere ed alcuni agenti in borghese alla soffitta , dove era stato commesso il delitto , e quando vide la vittima , fece un atto di stupore e pensò : - Strano ! Mi sembra di aver veduto costei e di averle parlato ; ma non ricordo nè dove , nè quando . - Il nome gli era ignoto . Dopo aver osservato le ferite che denotavano come la sventurata avesse dovuto lottare con un feroce assassino , le guardò le mani . Manine bianche , lunghe , affusolate ; l ' indice della mano sinistra portava le tracce del lavoro . Nella destra aveva una ferita leggiera , e , fra le unghie , pezzetti di stoffa bianca insanguinata . Fatte rapidamente quelle osservazioni , il giudice istruttore ordinò una verifica nella stanza , Il primo oggetto che gli cadde sotto gli occhi fu la culla . - Nel rapporto dell ' ispettore ho letto infatti di una bambina . Dov ' è ? - chiese . L ' ispettore che si trovava nella soffitta ed era rimasto fino allora silenzioso , rispose : - È affidata alle cure di una brava donna , che fu sua madrina . Peraltro il signor Aldo Pomigliano , studente ingegnere , colui che arrestò l ' assassino , ha dichiarato che egli e sua sorella s ' impegnano di allevare la figlia della morta , - Ne riparleremo ; - disse Umberto Trani - proseguiamo le nostre indagini . - La soffitta aveva il puro necessario . Dentro un baule fu trovato biancheria , una scatola con oggetti d ' oro di poco valore , una piccola somma e una scatola contenente un fascio di lettere . Il magistrato s ' impossessò subito di queste . Poi diede ordine che il corpo fosse trasportato alla sala anatomica per l ' autopsia , ed egli interrogò gli inquilini delle soffitte . Il primo a presentarsi fu il falegname Lorenzo Pavin , cui il magistrato così si rivolse : - Ditemi tutto quello che sapete . - Io non so altro che Giulietta era una giovane onesta , buona .... - Onesta .... - interruppe il magistrato . - Mi sembra che una giovane divenuta madre senza avere un marito .... . - Fu sedotta da un furfante ! - soggiunse indignato l ' operaio . - Oh ! so io le lacrime versate dalla povera Giulietta ! - Conoscevate costui ? - Lo vidi due volte sole : era un bel giovane , elegante , di modi distinti .... - Avete veduto l ' assassino ? - Sì , signore . - Non vi è sembrato che avesse qualche rassomiglianza col seduttore ? - Il falegname rimase per un istante a bocca aperta , poi scosse il capo : - No , ecco , non mi pare , sebbene non potrei giurarlo ; era così impiastricciato di biacca e di sangue ! - Ebbene , ve lo faremo vedere ripulito ; ma prima ditemi : vedeste ieri la vittima ? - Sì , signore . Verso sera mia moglie ed lo venimmo qui per dare a Giulietta delle caramelle . La piccina era seduta su quel piccolo tappeto e si baloccava ; la mamma lavorava . - La vostra soffitta è attigua a questa ? - Sì , signore . - Non sentiste più tardi qualche voce d ' uomo o il rumore d ' una lite ? - No , signore . Mia moglie ed io , dopo cena , ci coricammo e ci addormentammo subito , Fummo svegliati all ' improvviso da un grido di aiuto . " - È Giulietta ! - disse mia moglie saltando dal letto e infilandosi una sottana , mentre io accendevo il lume , e si slanciò fuori dell ' uscio per bussare a quello della nostra vicina . " In quel momento ne uscì l ' assassino vestito da pierrot . " Teresa si mise a urlare , e allora il signor Aldo acciuffò il miserabile . " Ecco tutto , signore . - Gli altri vicini non aggiunsero nuovi particolari a quelli dati da Lorenzo . Anche Aldo fu interrogato . - Voi pure abitate nelle soffitte ? - gli domandò il magistrato . - Sì , signore , - egli rispose . - I miei mezzi non mi permettono di meglio . Mia madre e mia sorella fanno già abbastanza sacrifici per mantenermi qui agli studi . - Da quanto tempo abitate in questa casa ? - Da quasi due anni . - Conoscevate Giulietta ? - Conoscenza da vicini ; ci salutavamo incontrandoci per le scale , e nulla più . - Ieri la vedeste ? - No . Io passai quasi tutto il giorno fuori di casa , essendo giunta mia sorella che desiderava passare gli ultimi giorni di carnevale a Torino . - È maritata , vostra sorella ? - Sì ; a un benestante d ' Ivrea : il signor Rivalta : - rispose con disinvoltura Aldo . - Ieri sera pranzai con lei all ' albergo , poi siccome ella aveva desiderio di vedere un veglione , andammo a prendere un domino , ed io venni con lei a casa per cambiarmi d ' abito , " Avevo finito di abbigliarmi , mia sorella stava per mettersi la maschera , allorchè un grido giunse fino a noi . Mi slanciai per le scale e fu allora che arrestai l ' assassino . - Il magistrato aveva ascoltato con molto interesse . - Dove si trova adesso vostra sorella ? - domandò . - All ' albergo a riposare , in preda all ' emozione sofferta questa notte . - Mi hanno detto che essa vuole incaricarsi della bambina della vittima ? - Sì , signore , se non vi è nulla in contrario . Benchè non siamo ricchi , abbiamo preso a cuore la sorte di quella creaturina . Per adesso l ' abbiamo affidata a Teresa , una brava donna , che l ' ha tenuta a battesimo . Poi , appena mia sorella sarà tornata ad Ivrea ed avrà parlato con suo marito , la ritireranno con loro . - Faranno davvero un ' opera di carità , della quale tutte le persone di cuore non potranno che elogiarli . - L ' interrogatorio era finito . La soffitta fu chiusa coi suggelli , ed il giudice istruttore lasciò la casa , promettendo una ricompensa a chi gli recasse indizi sull ' assassino . Umberto Trani condusse seco Lorenzo il falegname , cui Giulietta aveva presentato un giorno il proprio fidanzato . Il magistrato sperava che l ' operaio lo riconoscesse nell ' assassino . V . - Contessa , ecco il conte : scende di carrozza . - Bene , Celia ; puoi ritirarti . - La contessa Bianca Rossano rimase sola nel suo gabinetto da toelette . Accigliata , nervosa , sedette sul divano , rimanendo assorta . Aveva il lungo accappatoio indossato nello scendere dal letto , e gli stupendi capelli neri sciolti sulle spalle . Un lieve bussare all ' uscio la fece trasalire . - Avanti ! - diss ' ella . Un uomo entrò , vestito da viaggio . Appariva pallido o commosso , ma nei suoi occhi era un raggio d ' intensa felicità . - Bianca ! - esclamò stendendo le braccia . La contessa non fece gesto alcuno . - Siete voi ? - disse con acconto glaciale . - Non vi aspettavo così presto ! Egli rimase un istante come impietrito . Il conte Rossano era un bell ' uomo sui trentacinque anni , distintissimo . I suoi sguardi , pieni di dolcezza , lampeggiavano quasi sinistramente nella commozione . Egli si slanciò verso la moglie , volle stringerla nelle sue braccia . - Bianca , angelo mio , è così che mi accogli al mio ritorno ? - La giovane si svincolò . - Finiamo questa ignobile commedia ! - disse guardandolo con alterezza . - Ormai ho scoperto che siete un miserabile . - Bianca ! - gridò il conte , minaccioso . - Un miserabile ! - ripetè essa . - Ah ! credevate di aver preso per moglie un ' idiota da sfruttare a vostro talento ! ... Ebbene , vi siete ingannato : voi non mi conoscete ancora , ma io vi conosco : guardate . - Si alzò , prese da una scatola di cristallo una lettera spiegazzata e la gettò con disprezzo sul viso di lui . Il conte divenne livido : aveva compreso tutto . Quella lettera , ricevuta una settimana prima , egli l ' aveva ricercata invano , la credeva smarrita . Era la lettera di una donna e diceva : " Livio mio , ti attendo con ansia . Già da un anno sospiro un tale istante ! Ah ! perchè non ero io ricca come quella sciocca che hai sposata e che non è la donna fatta per te ? Tu continui a giurarmi che non solo non ami tua moglie , ma che è un vero tormento per te il fingere una tenerezza che non senti . Ebbene , presso di me ti consolerai di tanta noia ! Ricordi le nostre follìe di un tempo ? Mi lusingo che si rinnoveranno , che ti compenseranno delle nausee sofferte . Mi hai promesso un ' intera settimana , una settimana di paradiso per entrambi . Mercoledì sera sarò alla stazione ad aspettarti e ritroverai il tuo nido come l ' hai lasciato . Ti bacio lungamente con tutta l ' anima . " CINZIA " . Il conte , raccolto il foglio , balbettò : - Non so che cosa tu voglia dire ! - Ah ! - esclamò Bianca con violenza . - Ve lo spiegherò io . Quella lettera ha rotto fra noi qualsiasi rapporto : se non chiedo una riparazione , non è per vostro riguardo , ma per mio padre : non voglio che il povero vecchio soffra , sapendomi infelice . - Bianca tacque , vinta dall ' emozione . Il conte si gettò ai suoi piedi . - Perdono , Bianca , perdono ! Sì , sono stato colpevole , ma ti giuro che quella donna ha mentito , scrivendo così . - Basta ! - gridò la contessa ritraendosi . - Non voglio scuse . A me poco importa ciò che colei scrive di me . Il fatto ignobile che nulla può cancellare , è di avermi inflitta l ' offesa di un tradimento quotidiano ; la vigliaccheria maggiore è di avermi fatto credere che partivate per assistere una zia morente . Ed io piansi , la sera della vostra partenza , pensando alla povera donna , pensando al vostro dolore . Invece , un ' amante vile al pari di voi vi attendeva alla stazione , e chi sa le risate da voi fatte per avermi così ingannata ! - Il conte si avvicinò a lei . - No , Bianca , no , non lo credere ; sono stato colpevole , lo ripeto , ma non infame ! - Cercò di stringerla fra le braccia , ma essa lo respinse con una forza di cui il marito non l ' avrebbe creduta capace . - Mi fate nausea ! - diss ' ella . Il conte sussultò . - Bene ! - disse con accento tragico . - Avete ragione ; siate sicura che non cercherò più di avvicinarvi . - Ed uscì dal gabinetto . Rimasta sola , Bianca lasciò sfuggire un sospiro di sollievo : quell ' uomo , ormai , le destava orrore . Seduta sulla poltrona , Bianca rivisse in un istante la vita passata . Figlia unica di ricchissimi possidenti del Monferrato , era stata adorata dai suoi genitori . Aveva un ' istitutrice , una tedesca , anima eletta che si affezionò alla sua allieva e fu per lei quasi una madre . Bianca possedeva una bellezza affascinante , un ' intelligenza superiore , che l ' istruzione sviluppò meravigliosamente . Sembrava assai timida , ma se un nobile pensiero la esaltava , diveniva audace , pronta a sfidare qualsiasi pericolo . Fino ai quindici anni era vissuta felice . La morte della madre fu il primo dolore della sua vita . Erano scorsi due anni dalla morte della buona signora . Si era d ' autunno , al tempo dello cacce . In una tenuta poco lontana da quella del padre di Bianca convennero gentiluomini torinesi , ospiti del marchese Passiflora , un gaudente , un prodigo , un gentiluomo tronfio di sè . Costui aveva chiesto Bianca in moglie , ma la giovane lo aveva rifiutato perchè non le piaceva . Mentre il marchese era a tavola cogli amici , cadde il discorso sul matrimonio , e ne furono dette di tutti i colori . - Io fui una sola volta in procinto di prendere moglie , un anno fa , - disse il marchese Passiflora - ma fui bellamente respinto . - La giovane era di difficile contentatura ! - esclamò il conte Livio Rossano , arricciandosi i baffi . - Mi fu detto che quella giovane sogna un eroe dei tempi antichi , un uomo che non abbia la più piccola macchia amorosa nel suo passato , che sia vissuto sempre nell ' azzurro , che si dedichi a lei sola per tutta la vita . - Il gaudente fu interrotto da uno scroscio di risa . - Merita almeno , la bella , un tal cavaliere ? - chiese ancora Rossano . - Vi assicuro che un uomo si stimerebbe felice di divenire suo schiavo . Ha sedici anni o poco più , figura da ninfa , viso d ' angelo , occhi brillanti come stelle , capelli neri e carnagione di latte e rosa . - Vi fu un nuovo scoppio di risa . - Passiflora , tu diventi poeta ! - Lo diventereste anche voialtri , se la conosceste , tanto più se aggiungo che quell ' ammirabile creatura porta in dote al fortunato che saprà conquistarla la bagattella di due milioni , ed alla morte di suo padre ne avrà altrettanti . - Vi fu un mormorìo d ' ammirazione . Rossano trasalì . - Dove si trova questa maraviglia ? - chiese un barone sbarbato . - È mia vicina , - rispose Passiflora - e se qualcuno desidera vederla , gli dirò che tutte le mattine si reca alla messa con l ' istitutrice . - La mattina seguente vi era una partita di caccia . Tutti si alzarono prima dell ' alba . Quando si trovarono riuniti nella sala a terreno della villa Passiflora , il marchese notò che mancava il conte Rossano . - Dov ' è Livio ? - chiese agli amici . - Livio non verrà ; - rispose il barone - questa notte si è sentito male , e mi prega di scusarlo presso te . - Nessuno suppose che quella malattia fosse una finzione . In quella stessa mattina , verso le sette , Bianca usciva con l ' istitutrice , avviandosi per un sentiero campestre che in meno di un quarto d ' ora conduceva al paese . Essa respirava con delizia l ' aria mattinale : mai la sua carnagione era apparsa più rosea e brillante . Ad un tratto i suoi sguardi e quelli dell ' istitutrice furono attirati da una curiosa scena ; un bel giovane , in abito elegante da mattina , stava quasi accovacciato sull ' erba , tentando di persuadere una bimba che balbettava fra i singhiozzi : - La mamma mi batterà ! - La voce del giovane salì chiara e fresca fino a Bianca . - No , carina , - diceva - la mamma non ti batterà , perchè io le dirò tutto . Via , alzati , torneremo insieme dallo speziale ! - No , sono troppo in ritardo ! - Più starai qui a piangere , più tarderai ! - Bianca si era avvicinata : ella conosceva la bambina . - Mietta , che hai ? - chiese . Al suono di quella voce , il giovane fu in piedi e salutò con la disinvoltura di un gentiluomo . - Essa piange - rispose - perchè ha rotto una boccetta di medicina che portava a casa . - Hai qualcuno ammalato , Mietta ? - chiese ancora Bianca , dopo aver ricambiato il saluto del giovane . - Il vitello , - rispose la bambina - e la mamma mi aveva raccomandato di far presto . Io correvo con la boccetta in mano , quando sono caduta e si è rotta . - Ed io le proponevo di tornare dallo speziale , che poi l ' avrei accompagnata a casa , - soggiunse lo sconosciuto . - Perchè non accetti ? - domandò l ' istitutrice . - Perchè non ho più i soldi per comprare la medicina . - Il giovane sorrise . - I soldi te li avrei dati io . - Non li voglio , perchè non lo conosco . - E da me li prendi , Mietta ? - Oh ! da lei , signorina Bianca , sì , e se dico alla mamma che l ' ho incontrata , non mi sgriderà più ! - La giovinetta sorrise , e mentre estraeva il portamonete , lo sconosciuto disse : - Ammiro la fierezza della piccina , come la sua fiducia in lei , signorina Bianca , angelo consolatore di queste terre ! - L ' istitutrice intervenne , mentre le guance della giovane si facevano di fuoco . - Il signore conosce la signorina ? - Chi non la conosce , nei dintorni ? - rispose lo sconosciuto . - Io vengo spesso da queste parti , ospite del marchese Passiflora : sono il conte Livio Rossano . E adesso , prego di perdonare la mia audacia , della quale Mietta e la bontà sua , signorina , hanno colpa . - E salutando di nuovo , s ' allontanò . Sapeva però che il colpo era fatto e che già si trovava più vicino alla giovane , che se l ' avesse accompagnata . Infatti il pensiero di Bianca era assorbito dall ' immagine del conte Rossano , il cui volto le si era impresso nella mente in modo da non dimenticarlo più . Il giorno stesso , mentre essa passeggiava soletta per l ' ombroso viale che conduceva al cancello della sua villa , vide dietro a quello il conte Livio Rossano , immobile a contemplarla . Ma incontrando lo sguardo di lei , egli si limitò a salutare e disparve subito . Fin da quel giorno Livio cercò tutti i mezzi per farsi vedere da lei , senza però osare di avvicinarla . Quella rispettosa adorazione conquistò interamente Bianca , che ormai si cullava nell ' incanto di quell ' amore da tutti ignorato . Erano cominciate le noiose piogge autunnali , che fecero fuggire dalla tenuta il marchese Passiflora ed i gentiluomini suoi amici . Ma il giorno della partenza di quegli scioperati , Mietta , venuta a portare un canestrino di mele a Bianca , introdotta nella stanza di questa , si tolse di sotto al grembiulino una lettera che aveva nascosta in tasca e gliela porse dicendo : - Questa è per lei . Gliela manda quel forestiero che voleva darmi i soldi per la medicina . - Bianca ringraziò la fanciulla , e appena fu sola , lesse la lettera . " Signorina , il mio ardire susciterà forse il vostro disprezzo , perchè avrei dovuto , prima che a voi , rivolgermi a vostro padre . Ma come affrontare un colloquio con lui prima di ottenerne il vostro permesso ? " Perdonatemi , ma fin da quando vi ho veduta , sono pazzo d ' amore per voi . " Voi avete risvegliato la mia anima addormentata , e vorrei rapirvi , trasportare in un mondo sconosciuto , dove nessuno potesse contendermi la felicità . " Ascoltatemi : la mia vita è stata finora triste , isolata : perdei mia madre troppo presto ; mio padre non si è curato mai di me . Egli era uno dei viveurs dell ' alta società torinese , e siccome ci somigliavamo perfettamente , giacchè mio padre , colle risorse sapienti dell ' arte e di un abile cameriere sembrava sempre giovane , quasi mio fratello maggiore , così una gran parte delle sue follìe si attribuivano a me . " Io lo lasciai credere , tanto più , dopo la morte di mio padre , sembrandomi altrimenti di profanare la sua memoria , di mancargli di rispetto . " A voi sola confido questo segreto : a voi sola . Perchè se finora non mi sono mai curato del giudizio del mondo , se ho portato con rassegnazione la mia croce , adesso non è più così . Da che vi amo , sento che non potrei sopportare il vostro disprezzo . " Peraltro , se domani vostro padre chiedesse chi sia il conte Livio Rossano e gli rispondessero : " un uomo viziato , un libertino che ha consumato nel giuoco e nelle donne quasi tutto il suo patrimonio " , io non potrei difendermi senza accusare il padre mio . " È orribile , credetelo , il soccombere sotto il peso delle calunnie . Vostro padre mi rifiuterebbe certo la vostra mano , e voi , Bianca , potreste , nel dubbio , respingermi . " Ecco perchè al momento di partire ho voluto farvi la mia confessione , ho voluto dirvi che , anche respinto , calpestato , vi offrirò in olocausto tutti i miei dolori , ed esausto morirò col vostro nome sulle labbra . " Ma se voi , tocca dai miei segreti dolori , acconsentiste ad amarmi , ad essere mia moglie , io vi dovrei più che la vita , vi dovrei l ' onore , perchè , inalzandomi a voi così pura , nessuno crederebbe più allo calunnie lanciate su me ; accettando il mio nome , si vedrà che non è indegno di voi . " Bianca , questa è l ' ora della mia vittoria o della mia sconfitta . Se dopo tutto quanto vi ho detto mi scriverete " venite " , io saprò convincere vostro padre , saprò lottare da forte , per ottenere il diritto di farvi mia moglie . " Se nulla riceverò alla fine della settimana , qui a Torino , nel mio vecchio palazzo del corso Palestro , io vi amerò tuttavia , vi amerò da morto come da vivo , e sarò vostro nell ' eternità . " LIVIO ROSSANO " . Bianca non si accorse quanto vi fosse di artificioso in quella lettera . Nel candore della sua anima , credette a tutto quanto il conte aveva scritto . Come non amare quell ' uomo che un ' ingiustizia atroce rendeva responsabile delle follie del padre ? Che importava se era rovinato ? Non era essa ricca per entrambi ? Livio dovrebbe tutto a lei , e sarebbero entrambi felici come nessun ' altra coppia al mondo . Bianca non esitò : il giorno stesso scrisse la parola che il conte aspettava ; " Venite " . Intanto si recò dal padre , cui confessò tutto . Egli presentì un ' insidia sotto quella lettera , e tremò . Una voce interna gli gridava : " Quell ' uomo mente ! " Ma come convincere sua figlia ? A tutte le ragioni la giovinetta crollava la testa , dicendo : - Anche tu scagli la tua pietra contro lui , vittima innocente ! Io l ' amo , l ' amo , e se tu rifiuti il tuo consenso al nostro matrimonio , non mi resta che morire ! - Il padre fu vinto . Il conte Rossano non tardò a presentarsi . Egli ammaliò il padre come aveva fatto della figlia : la sua aria dignitosa , la sua melanconia dissiparono ogni sospetto . Un anno dopo , Bianca era sua moglie . Passarono i mesi d ' inverno a Torino , il resto nella tenuta del padre di Bianca , che non volle muoversi dai suoi possessi per non rendersi fastidioso al genero e tenendo presso di sè l ' istitutrice della figlia per la direzione della casa . L ' anno seguente , col pretesto di alcuni affari , Livio si assentò spesso da casa , recandosi più specialmente a Milano ; ma ogni giorno scriveva alla sposa , e quando tornava a lei si mostrava così premuroso , appassionato , che Bianca non ebbe mai il minimo sospetto . Quell ' inverno le assenze del conte furono più frequenti . In ultimo trovò la scusa di una zia malaticcia , che non gli conveniva trascurare , perchè ricchissima , e della quale egli era il solo erede , almeno lo sperava . Il mercoledì grasso di quel carnevale Livio tornò a casa alla sera assai pallido , inquieto , - Che hai , amor mio ? - chiese Bianca spaventata . - Mia zia sta malissimo e bisogna che io parta . - Il conte sembrava oltremodo turbato . - E dire - soggiunse - che non posso condurti meco , perchè , lo sai .... la zia voleva darmi per moglie la figlia d ' una sua amica d ' infanzia , e non perdona il mio matrimonio con un ' altra ! Ora è perfettamente riconciliata con me , ma la tua presenza le recherebbe dispiacere . - Oh ! io non vorrei per tutto l ' oro del mondo turbare una povera vecchia morente . Va ' .... va ' tu solo ; io resterò qui a pregare per lei . - Tu sei un angelo ! - esclamò il conte baciandola . Il giovedì mattina , mentre la cameriera spazzolava gli abiti del conte , vide un foglio cadere a terra e lo consegnò a Bianca , la quale , entrata nella sua camera , lesse la lettera ignobile che già conosciamo . Ciò che provasse in quel momento sarebbe impossibile analizzarlo . Era la rovina di tutte le sue illusioni , di tutta la sua felicità ! Versò lacrime amare ; ma era troppo intelligente per abbandonarsi alla disperazione ; e colpita nell ' anima , le venne l ' idea di vendicarsi . Voleva far soffrire quel miserabile , calpestare sotto i piedi l ' onore di lui , gettargli in faccia queste parole : " Anch ' io ho un ' amante ! " Bianca sonò il campanello . Celia , devotissima a lei , accorse , ma rimase immota dallo stupore : il volto della contessa esprimeva la più energica determinazione : i suoi occhi scintillavano di arditezza . - Celia , vai a comprarmi un domino nero , elegantissimo , e una maschera : stasera vado al veglione , sola . - Mio Dio , se il conte lo sapesse ... ! - Bianca proruppe in una convulsa risata . - Mio marito si diverte senza me : è giusto che mi prenda la mia rivincita : leggi . - E le porse la lettera di Cinzia . Celia la percorse con un ' indignazione impossibile ad esprimersi . - Che infamia , eh ? - disse la contessa . - Come ha saputo abbindolarmi bene ! Ma d ' ora innanzi vedrà di che sono capace ! Io non rivelerò nulla a mio padre per non dargli troppo dolore o perchè potrebbe dirmi : " Tu l ' hai voluto ! " Non chiederò la separazione , ma fin da quest ' istante ho un solo desiderio : ricambiare il tradimento . Vai , dunque , ad eseguire i miei ordini senza che altri lo sappia ; mi fido di te . - Celia obbedì . Ella avrebbe voluto acompagnare la padrona al veglione , ma Bianca rifiutò . Quando la servitù fu coricata , la contessa indossò il domino e uscì . La fidata cameriera sperava che Bianca , pentita del partito preso , ritornasse al palazzo prima di entrare al veglione . Per cui si mise ansiosa alla finestra , scrutando l ' ombra del viale , intenta ad ogni rumore di carrozza . Le ore passavano e Bianca non tornava . Celia tremava . Ma a un tratto sentì il rumore di una vettura che si avvicinava . Si sporse dalla finestra e mormorò : - È lei .... è lei .... - Si precipitò ad aprire il portone , proprio al momento in cui Bianca pagava il vetturino . Bianca le battè una mano sulla spalla , dicendole con accento carezzevole : - Sono qui sana e salva , mia buona Celia . Andiamo su : ti raconterò tutto ! - La povera donna sentì allargarsi il cuore . Quando Bianca si trovò nella propria camera , seduta presso il caminetto , raccontò alla sua fidata cameriera tutto quanto le era accaduto . La povera donna non perdeva una parola : essa fremè al racconto dell ' assassinio di Giulietta , ne ascoltò trepidante i minimi particolari ed applaudì al buon cuore della sua padrona e dello studente , che volevano occuparsi dell ' orfanella . Un ' ora dopo , la contessa dormiva tranquilla nel suo letto . VI . Erano appena suonate la nove quando la contessa , vestita semplicemente di panno nero , bussava alla soffitta dello studente . Aldo le aprì e la riconobbe subito . Con un inchino rispettoso si ritrasse indietro per farla passare , ed appena l ' uscio fu chiuso le prese le mani . - Quanto vi ringrazio , signora , di essere venuta ! - Bianca si lasciò stringere le manine , ma fissando il giovane coi suoi occhi luminosi : - Signora ? - ripetè . - Dimenticate che sono vostra sorella ? - Aldo riprese tosto la sua disinvoltura . - È vero , Speranza ; ma non osavo ricordarvelo temendo di offendervi . - Se pensassi che da voi potessi avere un ' offesa , me ne andrei subito . Ho pienamente fiducia in .... mio fratello . - Vi era una tal semplicità , un tal candore nell ' insieme della giovane , in ogni sua parola , che Aldo ne fu affascinato . - Grazie ! - ripetè , portandosi questa volta le manine di lei alle labbra . Bianca arrossì un poco ma sedutasi sul divano chiese : - Ditemi che è successo dopo la mia partenza . - Egli le disse che la bimba , svegliatasi , chiamava la mamma , non voleva che la mamma . Teresa l ' aveva portata nella sua soffitta , per calmarla . - Povera angioletta ! - disse Bianca con le lacrime agli occhi . - Io desidero vivamente di abbracciarla . - Stamani non ve lo permetto , - rispose Aldo . - C ' è nel casamento il giudice istruttore : Umberto Trani . - Bianca divenne pallidissima . - Io lo conosco ! - balbettò . - Le cose s ' imbrogliano .... - Aldo la tranquillò : - No , no , tutto andrà bene ! Peraltro , sarà meglio che non torniate qui prima che sia finita ogni inchiesta sul feroce assassinio . Io dirò che siete partita per Ivrea onde ottenere il consenso di vostro marito per adottare la piccina : mia sorella è già avvertita di tutto e mi scriverà in conseguenza . Mostrerò la sua lettera al giudice istruttore ed a Teresa . - Che penserà vostra sorella di me ? - disse Bianca trepidante . - Quello che ne penso io stesso : - rispose lo studente - che siete degna della massima stima , del massimo rispetto . - Bianca era commossa . - Ma voi non conoscete di me che il nome che vi ho dato ! - Mi è bastato vedervi per giudicarvi . Non vi chiedo i vostri segreti ! per me siete Speranza , una cara sorella , e sono pronto a dare tutto il mio sangue per risparmiarvi una lacrima . State dunque tranquilla . Se non vi vedrò per qualche tempo , avrete mie lettere che vi terranno informata di tutto . Dove debbo scrivervi ? - Scrivete fermo in posta , al nome di Celia Lari . È il nome della mia cameriera , una donna fidatissima , che si farebbe ammazzare per me . Ora me ne vado : baciate per me la bambina . E il cadavere della sua sventurata madre è ancora là ? - No , l ' hanno trasportato alla sala anatomica per l ' autopsia . - Bianca ebbe un fremito . - Povera sventurata ! E il suo assassino ha confessato ? - No , egli nega ; non ha voluto dire il suo nome ; nessuno l ' ha riconosciuto . - È strano ! - Rimase un istante pensierosa , quindi chiese : - Non si potrebbe dare alla vittima onorevole sepoltura perchè la sua bambina possa un giorno pregare sulla tomba di lei ? - Ci abbiamo già pensato e sta girando nel casamento una sottoscrizione per l ' acquisto di una fossa privata . Solo nelle soffitte , abitate da gente bisognosa , si sono raccolte sessanta lire . - Nobili cuori ! Troveremo più tardi il mezzo di soccorrerli segretamente . - Quanto siete buona ! - Cerco d ' imitare .... mio fratello . Ma parleremo di tutto ciò più tardi . Eccovi intanto il mio obolo per la sottoscrizione . - Così dicendo si tolse di tasca un elegantissimo portafogli e ne levò due biglietti da cento lire . Aldo sussultò . - Non posso accettarli , Speranza ! Un povero studente come me non potrebbe fare una tale offerta , e neppure mia sorella . Qual nome dovrei dunque mettere sulla lista ? - Un incognito . - Bianca lo guardava stendendogli la manina . Egli la strinse nella sua e si sorrisero . Ma vi era una profonda commozione in quel sorriso . Poco dopo la contessa lasciava la soffitta , Il giorno seguente essa ebbe una lettera di Aldo , che le dava ragguagli sull ' interrogatorio del giudice istruttore , sulla bambina , l ' esortava a star quieta , non essendovi bisogno della sua testimonianza . Poi Aldo aggiungeva : " Quando sarà finito tutto questo , potrò rivedervi , Speranza ? Nel dire il vostro nome , mi sento capace delle più nobili cose ! " Voi mi avete fatto molto bene , sorella mia ! Chi avrebbe mai detto che in una notte di carnevale avrei trovato la mia felicità ? Peraltro , questa felicità , nata da un dolore , mi fa quasi paura . Ma non voglio pensarci adesso . Se la felicità non esiste sulla terra , noi la creeremo a forza di doveri , di lotte , di sacrifizi . " Bianca lesse più volte quella lettera , presa da un incanto nuovo , quasi una nuova luce sorgesse nella sua esistenza . Aldo le scrisse tutti i giorni , e Bianca già obliava il marito in quella pura ebbrezza dello spirito , quando il conte Rossano , di ritorno , la svegliò dal suo sogno . Ma allora tutta la sua anima si ribellò , il ricordo del tradimento risorse e la contessa ricevette il conte come abbiamo veduto . Rimasta sola nello spogliatoio , essa riandava il passato , allorchè Celia entrò . - Ho una lettera da consegnarle , - disse . - Dammela subito , Ho bisogno di respirare qualche cosa di puro . - Afferrò bramosa la lettera di Aldo , ma appena l ' ebbe aperta , tornò pallidissima . Essa lesse ad alta voce : " Speranza , tutto il nostro piano si sfascia . " Ieri il giudice istruttore mi fece chiamare nel suo gabinetto e mi chiese , guardandomi fisso : " - Vostra sorella non è più tornata a Torino ? " - No , signore , - risposi . " - Ebbene , telegrafatele che urge la sua presenza . - " Mi turbai , ma risposi : " - Bene ! Telegraferò . - " Appena fui lungi dagli sguardi del giudice istruttore , ebbi un momento di disperazione . " Che è successo perchè il giudice istruttore mi abbia fatto tale intimazione ? " Per certo , se telegrafassi a mia sorella , essa partirebbe subito ; ma , una volta qui , la gente del casamento mi smentirebbe , perchè mia sorella non vi assomiglia affatto : è bionda come una spiga matura , piccola , grassa , tutto l ' opposto di voi , insomma . C ' è da diventare pazzi ! Per me , non temo : sopporterei anche la prigionia , purchè foste salva ; ma se avessero qualche indizio su voi , se il confessare che non vi conosco non bastasse a allontanare ogni pericolo ? Se lo potete , venite senza indugio da me : io non mi muoverò di casa per attendervi . Voi non sapete in che stato mi trovo al pensiero di non aver potuto mantenere la mia promessa , salvarvi da una pubblicità . Non ragiono più , e se non vi vedessi , sento che commetterei qualche pazzia . Perdonatomi questa lettera insensata , ma voi avete il cuore troppo nobile per non comprendere lo stato d ' animo del vostro sventuratissimo fratello . " - Povero Aldo ! - mormorò Bianca , che si era rimessa dal primo moto di terrore . - Egli sarebbe capace di tutto per impedire a me un dolore : tocca a me , ora , a consolarlo . - Che intendete fare ? - chiese Celia spaventata . Bianca si alzò , tranquilla . - Andrò dal giudice istruttore , - rispose . - Lo conosco , è un gentiluomo , non mi perderà , - Indi aggiunse con un gesto vago : - E poi , se mi perdesse , che m ' importa , ora ? - Contessa , - disse Celia - pensi a suo padre ! - I bellissimi occhi di Bianca si velarono . - Hai ragione ! - mormorò . E dopo un momento di silenzio : - Dammi il mio abito da mattina , - disse con vivacità , - Hai sentito ? Aldo mi aspetta . Sta ' sicura , non mi accadrà nulla di male ! - Un quarto d ' ora dopo , la contessa usciva . VII . L ' assassino aveva subito un primo interrogatorio nel gabinetto del giudice istruttore , ma a tutte le domande di questi si rifiutò di rispondere , giurando che era innocente . Nel camiciotto del pierrot , nelle tasche dei calzoni nulla si era trovato che potesse stabilirne la identità . Ma il giudice istruttore , rileggendo i punti salienti dell ' inchiesta , fu colpito da una osservazione che dapprima gli era sfuggita . Era il rapporto dell ' ispettore e di un agente , i quali avevano osservato l ' effetto prodotto dalla vista della sorella di Aldo Pomigliano sulla povera Giulietta , la quale pronunziò parole strane a suo riguardo : - Lei ? Lei ? Ma non sa .... ? - Dunque , costei conosceva la giovane , e forse lo studente stesso era stato in intimi rapporti colla sventurata . Assalito da questi sospetti , Umberto Trani fece chiamare l ' ispettore , interrogandolo su questa circostanza . - Io dubito , - rispose l ' ispettore - che quella signora sia sorella dello studente . Il signor Aldo Pomigliano non è ricco , e a furia di sacrifici riesce a sbarcare il lunario . Ora quella signora portava orecchini di brillanti di una grossezza maravigliosa , aveva le dita cariche di anelli di valore , un abito ricchissimo . A me pare che una provinciale non vestirebbe in tal guisa per recarsi a trovare un fratello povero nelle soffitte . - Avete ragione . Quello studente mi ha gabbato . Ma saprò fargli pagar cara la sua astuzia . Intanto vi ringrazio delle vostre informazioni . - Dopo un paio di giorni , il Trani fece chiamare Aldo , cui disse semplicemente che telegrafasse alla sorella di venire a Torino , avendo necessità di parlare con lei . Quando Aldo , sconvolto , era uscito dal gabinetto del giudice , vi entrò un agente per avvertirlo che Teresa , colei che teneva in custodia la bimba della vittima , veduto il ritratto che la questura aveva fatto fare all ' assassino , l ' aveva riconosciuto per il seduttore della povera Giulietta . Il magistrato si fregò le mani dalla soddisfazione . - Siamo in porto ! - esclamò . - Le lettere della vittima ci danno il nome dell ' assassino . - Ne prese una dal pacchetto che aveva sopra lo scrittoio , ne guardò la firma e fece un gesto di trionfo . - Fabio Ribera ! Si vede che egli non supponeva che la sua vittima conservasse tutte le sue lettere . Ora sarà facile avere delle informazioni su lui ; procuratemele . - La sera dello stesso giorno ebbe un esteso rapporto sull ' assassino . Fabio Ribera era designato come un giovane onestissimo , commesso in un negozio di mode . Dieci giorni prima del fatto , aveva chiesto al principale di assentarsi per un mese , dovendo recarsi fuori di Torino per affari di famiglia . Per cui il principale lo credeva in viaggio . Nessuno poteva prestar fede all ' accusa contro lui , tanto il suo tenore di vita era quieto . E poi , si sapeva che amava una buona fanciulla , commessa nello stesso negozio , e che dovevano presto sposarsi . Anzi , la giovane era persuasa che il suo Fabio si trovasse lungi da Torino , appunto per ritirare carte relative al loro matrimonio . Il giudice istruttore era pensieroso . - La matassa è più imbrogliata di quello che credevo ! - diceva fra sè . - Se il rapporto dice il vero , quale sarebbe stato il movente dell ' assassinio ? Forse che Teresa , la moglie del falegname , si è ingannata credendo di riconoscerlo ? Li metterò a confronto . - Il domani , verso le dieci , il prigioniero fu condotto nel gabinetto del magistrato . - Ebbene , persistete a negare di essere stato l ' assassino di Giulietta , sebbene designato da lei stessa prima di morire ? - gli domandò il magistrato . - Sì , signore . - Chiamate la teste ! - disse il giudice al cancelliere . L ' accusato si rivolse verso l ' uscio di entrata e si trovò a faccia a faccia con Teresa . Ma egli non fece alcun gesto di sorpresa , come se si fosse trovato dinanzi ad una persona sconosciuta . Teresa , invece , dopo averlo guardato un momento , gridò con accento indignato : - Sì , lo riconosco , è lui , il birbante ! È il fidanzato di Giulietta , colui che vidi spesso con la poverina ! - V ' ingannate ! - rispose il giovane . - Ah ! m ' inganno ? La vedremo , assassino ! ... Sei proprio tu : ti riconosco dal neo che hai sulla guancia . - Il giudice istruttore soggiunse : - Ormai è inutile che neghiate , Fabio Ribera ! - Un tuffo di sangue salì al viso dell ' accusato . - Sapete il mio nome ? - balbettò . - Sappiamo tutto quanto vi riguarda , e le vostre lettere da voi firmate , scritte a quella povera infelice , sono qui ad attestare la vostra iniquità verso colei che , dopo essere stata vittima di un ' infame seduzione , fu da voi assassinata ! - L ' accusato ascoltava come se non capisse . - Le mie lettere ? Firmate da me ? - Sì , da voi , guardate : non riconoscete la vostra calligrafia , la vostra firma ? - Così dicendo , il giudice istruttore pose sotto gli occhi dell ' accusato il foglio tolto poco prima dal pacchetto . Il giovane lo guardò , e subito cadde svenuto . Quello svenimento fu per il magistrato una prova luminosa della colpabilità del giovane . Fabio non tardò a rinvenire . Egli aveva cambiato interamente aspetto . Vi era in lui qualche cosa di risoluto , come se compiesse un dovere penoso dinanzi al quale non si indietreggia . - Sono pronto a rispondere a tutte le vostre interrogazioni ! - disse . Un lampo di trionfo passò negli occhi del magistrato , che riunite alcune carte e fatto un segno al cancelliere , disse all ' accusato : - Prima di tutto , il vostro nome e cognome ? - Lo sapete : Fabio Ribera . - La vostra età ? - Ventitrè anni . - Dove siete nato ? - A Torino . - La vostra professione ? - Commesso in un negozio di mode . - Confessate di aver colpito volontariamente , coll ' intenzione di uccidere , l ' operaia Giulietta Lovera , detta la Bionda ? - Lo confesso . - Il vostro delitto è stato premeditato ? - No . Giulietta stessa mi ci spinse . - In qual modo ? - Un tempo Giulietta fu mia amante . Ma poi la incontrai due volte al ballo pubblico con un individuo che non volle dirmi chi fosse ; incontrai lo stesso individuo una sera sulle scale della sua abitazione e fin da quel momento ruppi ogni relazione con lei . - Cioè , non vi faceste più vedere , senza spiegarle il motivo della rottura . Agiste da vile . Quando l ' abbandonaste , sapevate di averla resa madre ? - No ; seppi un mese fa che essa aveva una bambina , ma non sono sicuro della mia paternità . - Calunniate la morta ! - Ho tutto il diritto di fare questa supposizione , dal momento che Giulietta mi nascose il suo stato . E confrontando la data della nascita della piccina , è facile desumere che la giovane era già madre prima della nostra separazione . - Da quando la lasciaste , non la rivedeste più ? - La vidi un mese fa . Non pensavo più a lei , vivevo tranquillo , quando una mattina nell ' uscire di casa m ' imbattei con Giulietta . Essa mi disse : " - Venivo a cercarvi . " - Sono ai vostri ordini , - risposi . " Capivo che era inevitabile una spiegazione . " La condussi nel mio piccolo alloggio , le chiesi ciò che desiderava . " Giulietta mi rimproverò la mia condotta , insultandomi . E fu allora che mi rivelò la sua maternità , " Ma io a mia volta le risposi indignato che non la credevo , e allusi ad altri suoi sconosciuti amanti . " Giulietta andò su tutte le furie . Poi mi intimò di abbandonare la fanciulla che da tre mesi è mia fidanzata e che dovevo sposare dopo Pasqua . Le chiesi con qual diritto mi imponeva questo , ed aggiunsi che mai avrei acconsentito al suo volere . " Giulietta replicò : " - Lo farete , altrimenti andrò io stessa da quella giovane , mostrandole la vostra creatura . - " Ebbi paura . Io amo Ilda , e sono da lei riamato . Se Giulietta si fosse presentata davvero a lei , la giovinetta non avrebbe più voluto saperne di me . " La scongiurai di desistere dalla sua idea , le offersi perfino di passarle una pensione per la bambina . " Tutto fu inutile . " - Se fra quindici giorni non ho prove sicure che l ' avete abbandonata , - mi disse - penserò io ad allontanarvi da lei . - " Se ne andò , senza che io avessi la forza di trattenerla . - Il magistrato l ' aveva ascoltato con aria severa . - Allora , - disse - concepiste il disegno di assassinarla ? - No , - rispose Fabio . - Io provavo soltanto un rancore amaro contro Giulietta , cui scrissi supplicandola di risparmiarmi , soprattutto di risparmiare Ilda . Ma più io mi umiliavo , più Giulietta diveniva crudele . " - Vi dò altri otto giorni di tempo , - rispose alle mie preghiere - spirati i quali sarò inesorabile ! Se io non avrò il vostro anello di sposa , non l ' avrà neppur l ' altra ; è giustizia . - " Ero furente , ma non pensavo di ucciderla . Volli avere un ultimo colloquio con lei , deliberato a suicidarmi se ella fosse inflessibile . " Scelsi , per recarmi da Giulietta , la sera di giovedì grasso , sicuro che una parte degli inquilini delle soffitte sarebbero assenti . Io tenevo ancora una chiave della stanza di Giulietta . " Non sapendo quello che potesse accadermi , avevo chiesto un permesso al mio principale , dicendo di assentarmi da Torino per andare a ritirare delle carte concernenti il mio matrimonio . " Passai parte della sera girovagando per le strade nel mio costume da pierrot . " Era quasi la mezzanotte quando mi decisi di arrischiare tutto , pure di non perdere Ilda . " Salii le scale , introdussi la chiave nella serratura e stavo per aprire , allorchè il rumore di gente che saliva le scale mi fece spengere il cerino e dirigere da quella parte . " Mi trovai a faccia a faccia col giovane che poi mi arrestò e che mi pento non avere strangolato . Egli teneva stretta al braccio una signora elegantissima , in domino nero . " La mia presenza li rese muti ; forse ispirai loro paura . Il giovane si affrettò ad aprire il suo uscio , a introdurre la signora , e disparve con lei . " Allora entrai a mia volta nella soffitta di Giulietta , e accesi una candela . " La giovane dormiva . " Io la svegliai , chiamandola per nome . " Essa aprì gli occhi ed esclamò : " - Tu ! Che vieni a far qui , a quest ' ora ? Come sei entrato ? " - Colla chiave che mi desti un giorno tu stessa : domani scade il termine da te impostomi , e vengo per sapere se sei decisa a rovinarmi , a distogliere da me la fanciulla che amo . " - Miserabile ! - esclamò . - Non mi rovinasti , tu ? No , non ti risparmierò ! ... Voglio che Ilda ti disprezzi , ti odi ! - " Perdetti la testa . " - E se io ti facessi tacere per sempre ? - le dissi . - Tu ? ... Ma io chiamerò aiuto .... Assassino ! ... - " Alzava la voce ; io non fui più padrone di me , e colpii , eccitato dalle grida di lei , cieco di furore , di rabbia . - E non pensaste all ' innocente creatura che riposava tranquilla presso sua madre e che è vostra figlia ? - disse il giudice istruttore . - Respingo in modo assoluto tale paternità . - Non vi pentite di aver uccisa la giovane che un giorno amaste ? - No ; essa mi ha spinto al delitto minacciandomi di farmi perdere l ' amore di Ilda . - L ' avete perduto lo stesso , macchiandovi le mani di sangue . Credete che , se quella giovinetta è onesta , possa amare un assassino ? Voi le desterete orrore . - Non lo dite , non lo dite , o impazzo ! - Ed il giovane , fino allora risoluto , quasi calmo , divenne tremante , agitato , i suoi occhi si empirono di lacrime , le sue mani si torcevano con violenza . A stento potè firmare il suo interrogatorio , così che la calligrafia apparve ben diversa da quella delle lettere . Ma il magistrato non vi pose mente , e se anche l ' avesse osservato , non ne avrebbe fatto caso tanto la mano del giovane tremava . Fabio fu condotto via . Mentre egli usciva dal gabinetto del giudice istruttore , una signora elegante , che aveva consegnato allora un biglietto per il magistrato ed attendeva di essere ricevuta , trasalì nel vedere l ' imputato . Eppure Bianca , giacchè era lei , non conosceva l ' assassino di Giulietta ! Ma quel giovane pallido , di aspetto quasi femmineo , le ricordò vagamente suo marito . L ' assassino , dal canto suo , sussultò alla vista di quella signora nella quale riconobbe il domino di quella notte funesta in cui aveva naufragato tutta la sua felicità . Bianca entrò nel gabinetto del giudice istruttore . Egli le andò incontro coi segni del più profondo rispetto . - Desiderate parlarmi ? Posso esservi utile in qualche cosa , contessa Rossano ? - Non contessa Rossano ; - rispose Bianca con voce debole , ma ferma - sibbene la sorella di Aldo , il domino misterioso che si trovò presente alla morte della povera Giulietta assassinata ! - VIII . Il conte Livio Rossano era stato colpito come da una mazzata sul capo per la scenata della moglie . Entrando nel proprio appartamento , stringeva ancora fra le dita convulse la lettera di Cinzia , Ah ! se avesse avuto in quel momento l ' amante nelle mani ! Era irritato anche con la cameriera , ben supponendo che costei avesse trovato il biglietto e lo avesse consegnato alla contessa . - Quella pettegola mi ha sempre veduto di mal occhio ! - pensava . - Le torcerei volentieri il collo .... Capisco che per Bianca quella lettera era crudele ; ma credevo che tutto si sarebbe risolto con una crisi di lacrime ; invece mi ha detto che le fo nausea ! Basta , il meglio che io possa fare è di fingere un pentimento sincero , finchè lei stessa , commossa , mi stenda la mano . La sua collera non può durare , mi ama troppo ! - Questo pensiero lo calmò . Non era la prima volta che il conte si trovava mischiato a drammi intimi , e sempre ne era uscito serenamente , grazie alla sua ipocrisia . Un commediante non avrebbe saputo fingere meglio l ' emozione , il dolore , la passione , mentre nel suo interno rimaneva impassibile . Quando Livio Rossano aveva raccontato a Bianca la sua dolorosa storia , non aveva detto una sola parola vera . Egli assomigliava a sua madre morta , una donna bellissima , la quale ingannò il marito fino all ' ultimo istante , senza che il disgraziato se ne accorgesse mai . Il conte Sebastiano Rossano , padre di Livio , era stato un galantuomo in tutta l ' estensione del termine , un galantuomo che la moglie e poi il figlio sfruttarono fino alla morte . In passato la famiglia Rossano era stata potentissima , ricca ; ma , come tante altre nobili famiglie piemontesi , aveva consumato quasi tutto il suo patrimonio per la redenzione della patria . Onde , colla sostanza esigua rimasta , il conte Sebastiano non avrebbe potuto vivere ; ma , impegnato il suo piccolo capitale negli affari , ebbe tale fortuna , che in pochi anni riuscì ad ammassare un discreto patrimonio , e , se il figlio fosse stato come lui laborioso , le ricchezze di un tempo sarebbero rientrate nella casa . Ma Livio voleva godersi la vita , e , se pianse alla morte della madre , non versò una sola lacrima quando gli mancò il padre . Libero di sè , si diede allo più pazze orge , alle più volgari avventure e ne uscì in completa rovina . Fu in quel frattempo che , invitato dal marchese di Passiflora , sentì parlare della bellezza di Bianca e dei suoi milioni . Questi soprattutto gli ispirarono il desiderio di conquistare la giovane . E vi riuscì . Solamente il padre di Bianca , diffidando di Livio , stabilì nel contratto di matrimonio che la dote di Bianca fosse inalienabile , che il marito non potesse toccare la minima parte del capitale senza il consenso della moglie . Livio non fece opposizione , perchè sicuro dell ' amore di Bianca aveva la certezza di piegarla ad ogni suo volere . Ma dopo l ' accaduto pensò che se per sua colpa avveniva una separazione , perderebbe tutti i beni dotali . Livio provò un fremito di collera e di paura al tempo stesso a questo pensiero . Egli ormai non avrebbe più potuto rinunciare alla vita splendida che conduceva . Inoltre , se il conte non amava sua moglie , andava orgoglioso della bellezza di lei e ambiva a possederla . All ' ora della colazione Livio passò nella saletta dove egli e Bianca erano soliti prendere i pasti , quando si trovavano soli . Era una saletta elegantissima , munita di tutto il confortabile , calda e profumata . Ma al primo entrare , vide una sola posata sulla tavola apparecchiata . Aggrottò le sopracciglia , ma vedendo entrar Celia , assunse un ' espresione melanconica e domandò : - Mia moglie non viene a colazione ? - La signora contessa - rispose Celia - è uscita . Ora suonerò , perchè lei sia servito . - Un momento , - soggiunse Livio . - Vorrei prima parlare con voi . Per colpa vostra mia moglie è in collera con me . Sono sicuro che voi stessa le consegnaste la lettera trovata nella mia tasca . - Sapevo forse che cosa fosse scritto in quel foglio ? - disse Celia . - Credevo si trattasse semplicemente di un conto . Quantunque io la sappia lunga sul conto suo , caro signore , e conosca molti suoi intrighi , non lo avrei mai denunziato alla signora , non per riguardo a lei , ma alla contessa . - Livio trasalì . Tuttavia chiese : - Che sapete ? Sentiamo . - Non ho bisogno di dirglielo ; interroghi la sua coscienza . - La mia coscienza di nulla mi rimprovera : io sono vittima di calunnie ! - Celia sbuffava . - La lascio , perchè ne direi troppe e non ho tempo da perdere con lei . - E suonando il campanello elettrico , disse al domestico accorso : - Servite il signor conte : la contessa tornerà più tardi . - Essa uscì dalla saletta lasciando Livio in preda ad una terribile agitazione . - Che può sapere costei ? - pensava , - Avrei paura , adesso , io , che non ho mai saputo che sia timore ? Celia me la pagherà ! Ma non bisogna commettere imprudenze . - Dopo colazione , il conte indossò il soprabito , i guanti , prese il cappello ed uscì . In istrada consultò l ' orologio . - Il tocco ! - mormorò . - Se andassi da Fabio ? A quest ' ora deve trovarsi a casa ! - Si recò in via Garibaldi , entrò in un portone , e senza fermarsi in portineria , salì le scale fino al quarto piano . Bussò ad una porta , su cui era incollato un biglietto da visita col nome di Fabio Ribera . Bussò due volte senza averne risposta . Livio fece un gesto di malumore . - Sarà andato dalla sua bella ! - pensò , ridiscendendo le scale , - È strano che non mi abbia fatto saper nulla , come eravamo intesi . Se mi recassi da Ilda ? Ma no , è meglio che ci vada stasera ; sarò più sicuro di trovarli insieme . - Entrò in un caffè , dove chiese una bibita ed i giornali . Ne spiegò uno per passare il tempo e ad un tratto divenne pallido come un cadavere . Leggeva le seguenti righe : / # " Nulla ancora si è scoperto circa l ' assassinio di Giulietta Lovera . L ' uomo mascherato da pierrot , arrestato sul luogo la sera del giovedì grasso , il presunto assassino , si mantiene negativo ed ancora non si è potuto sapere il suo nome . Si dice che siano stati fatti altri arresti , ma per ora ci è duopo mantenere il silenzio onde non intralciare l ' opera della giustizia . " # / Il conte chiamò il cameriere , cui disse : - Vorrei i numeri arretrati di questo giornale ! - Un momento dopo il cameriere tornava con un fascio di giornali . Il conte cercò fra essi il numero del venerdì grasso e vi trovò tutti i ragguagli dell ' assassinio . Il foglio tremava nelle sue mani . - Ed io non ho saputo nulla ! - mormorò . - Ma come potevo credere Fabio capace di tanto ? E si è fatto arrestare ? Adesso è finita .... non potrà negare a lungo .... si saprà il suo nome , e non se la caverà con poco . - Sembrava che quest ' ultimo pensiero lo sollevasse , gli rendesse la calma . Quand ' ebbe finito di leggere , chiese un altro caffè . - Bisogna che stasera vada da Ilda ; - disse - da lei saprò tutto . - Tuttavia tornò al palazzo verso sera . La contessa era a casa , e quando si trovò a pranzo di fronte a lei gli parve di non averla mai veduta più bella . Infatti , Bianca aveva il volto animato , gli occhi brillanti , un fascino nuovo in tutta la persona . Anche Celia , che serviva a tavola , sembrava contenta . Livio invece si sentiva turbato e socchiudeva gli occhi per meglio guardare sua moglie ; notò che questa non si curava affatto di lui e mangiava con appetito . Quando la tavola fu sparecchiata e Celia si ritirò , il conte , avvicinatosi a Bianca , con voce tenera le disse : - Siete sempre in collera con me ? - Non dimentico ! - rispose Bianca con fierezza . - Credevo che , dopo le vostre parole , non avreste più tentato un inutile avvicinamento . Ma giacchè mi sono ingannata , vi dirò come intendo di regolare d ' ora innanzi la mia vita , a meno che preferiate una separazione .... - Separarmi da voi , Bianca ? Non è possibile - Ella rimase impassìbile , ma gli occhi che si fissavano su Livio avevano un ' espressione strana , che lo spaventarono . " - Ciò avverrà , - dichiarò risoluta - se continuerete la parte ipocrita rappresentata fino ad ora . Alle corte , ecco ciò che ho deciso : voi sarete libero come se fossimo separati , pur continuando a godere le rendite che aveste finora , padronissimo di mantenere delle amanti qui od altrove , purchè rispettiate il tetto coniugale . - Bianca ! - Ella proseguì : - Dal canto mio non avrò più nulla di comune con voi ; se ci troveremo all ' ora dei pasti , li faremo insieme come due estranei che s ' incontrano in un albergo , serviti da Celia , la sola che sia a parte di ciò che avviene fra noi . - La fisionomia di Livio aveva assunto un ' espressione tetra . - Accetto - diss ' egli - perchè spero col tempo di farvi ricredere sul conto mio e di riacquistare quell ' amore che senza colpa ho perduto . - Bianca non aggiunse altro e lasciò la stanza . Livio impallidì dalla collera , ma non tardò a rimettersi . - Al diavolo anche lei ! - mormorò . - Alla fin fine che m ' importa ! Che io possa conquistare Ilda , e non rimpiangerò mia moglie ! - Ormai sicuro che le rendite non gli sarebbero sfuggite , riacquistò tutta la sua baldanza ed uscì per recarsi dalla fidanzata di Fabio . Ilda abitava in un modesto appartamento a un quinto piano di via Santa Teresa . Era sola con sua madre , una vecchia infermiccia , che viveva di una piccola rendita lasciatale da una padrona presso la quale era stata a servizio per più di quarant ' anni . Suo marito era stato cocchiere della stessa casa . Avevano avuto quell ' unica figlia , che formava ormai tutto il tesoro della povera vecchia , la quale non aveva sperato , maritandosi a quarantadue anni , di diventare madre . Il padre di Ilda era morto quando la fanciulla compiva i sette anni , e la padrona consigliò la madre di mettere la figlia in un collegio di monache , finchè fosse in età di guadagnarsi la vita . La donna seguì il consiglio ; ed Ilda rimase per oltre otto anni in collegio . Quando ne uscì , abile in tutti i lavori , trovò subito da occuparsi . Ma il guadagno era esiguo , per cui accettò un posto di commessa in un elegante magazzino di mode , e lavorò a casa la sera , accanto alla madre . Ilda era una bellissima giovinetta . Slanciata , elegante anche nel suo vestitino da pochi soldi , aveva una di quelle fisionomie che destano simpatia al primo vederle . Pallida , bruna , con gli occhi verde mare , aveva alcun che d ' ardito e d ' intelligente . Ilda amò Fabio teneramente . Non era bello , ma aveva un fascino sulla buona fanciulla . Fabio le aveva raccontato la sua semplice storia . Non aveva conosciuto i genitori . Una nobile dama si prese cura di lui , lo fece allevare , e venuta a morte quando egli compiva i dieci anni , un figlio di lei l ' aveva surrogata in quell ' opera di carità . Quell ' uomo generoso lo aveva fatto studiare , per metterlo in grado di guadagnarsi la vita . Fabio non aveva avuto fino allora altro affetto che quello del gentiluomo , il quale lo trattava come un fratello e per il quale avrebbe dato a goccia a goccia tutto il suo sangue . Egli volle presentare ad Ilda il suo benefattore , che si mostrò con lei molto gentile , approvò la scelta di Fabio e promise di mobiliare a sue spese il quartiere per gli sposi . Ilda , commossa , lo ringraziò , ma quando , sola col fidanzato , questi le chiese quale impressione avesse avuto del suo benefattore , la giovane rispose : - Vuoi che te lo dica , Fabio ? Se non sapessi che ha soltanto dodici anni più di te , lo direi tuo padre . Egli ti assomiglia molto . Avete eguale anche il colore degli occhi ; ma il suo sguardo non è il tuo , non mi piace .... - Di ' la verità : non ti è rimasto molto simpatico ? - No , ma devi perdonarmi . Vi sono persone che non piacciono a prima vista , e che , frequentandole , si finisce con l ' amarle . - Hai ragione , Ilda mia , e vedrai che , conoscendo meglio il conte , lo adorerai , perchè è un cuor d ' oro , un ' anima elevata . - Ne sono persuasa . Ha moglie ? - Sì , - rispose Fabio - ma io non la conosco , perchè non mi sono mai recato a casa del conte . Egli si occupa di me , viene qualche volta a trovarmi , desidera che ricorra a lui in qualsiasi circostanza , ma vi è troppa distanza sociale fra noi , perchè io frequenti la sua casa . Anzi , ti prego di non parlare del conte a nessuno . A te ho voluto dir tutto , a te ho voluto presentare il conte perchè voglio che tu sia a parte di tutti i segreti della mia vita , che tu mi conosca interamente , come ormai credo di conoscere te , unico mio amore ! - Ilda era troppo felice per non approvare la delicatezza del fidanzato . La loro felicità durava da qualche mese , il loro amore andava ognor crescendo . Ma la loro felicità durò poco . Fabio lasciò una sera Ilda dicendole che doveva partire per il paese natio a cagione di alcune carte relative al loro matrimonio . Ilda si accòrse che nel lasciarla egli aveva le lacrime agli occhi e ne fu spaventata . - Che hai ? ... Dimmi , che hai ? Si direbbe che stia per accaderti sventura . - No , Ilda ; sono triste perchè anche un breve distacco da te mi addolora ; ma quando tornerò tutto sarà finito e nessuno ci separerà più . - Hai avvertito il conte della tua partenza ? - Fabio sussultò . - Il conte è lontano da Torino con sua moglie . Dammi un bacio , Ilda , e addio . - No , a rivederci presto . - E soggiunse con un sorriso pieno di dolcezza : - Forse che non vorresti tornare , abbandonarmi ? - Fabio la strinse fra le sue braccia . - Abbandonarti ? - esclamò con veemenza . - È più facile che tu .... - Io ? - disse Ilda troncandogli la parola in bocca . - Ah ! tu non mi conosci ancora . Ti ho giurato d ' esser tua per sempre , e se qualche fatalità dovesse separarci , io manterrei lo stesso il mio giuramento . O tua , o di nessuno ! - Grazie , Ilda , grazie ! Ora parto più contento ! - Ma i giorni scorsero ed Ilda più nulla sapeva di lui , nè poteva comprendere quell ' inesplicabile silenzio . Una sera , rincasando , trovò presso sua madre un delegato e due agenti che venivano a interrogarla sul fidanzato che si trovava in prigione accusato d ' assassinio . Ilda si ribellò . - Fabio un assassino ! - disse con veemenza . - Pazzo chi lo dice ! - Egli stesso ha confessato ! - È una menzogna ! Perchè avrebbe assassinato ? A quale scopo ? - Lo saprete , signorina , - disse il delegato - perchè verrete chiamata dal giudice istruttore . Intanto , abbiate pazienza , ma dobbiamo eseguire una perquisizione . - Una perquisizione in casa mia ? Forse per trovare le prove del delitto ? Mamma , li senti ? - Ma la povera vecchia , fulminata da quella notizia e più ancora dalla presenza delle guardie , era svenuta . Allora Ilda non pensò più che a sua madre , e mentre gli agenti rovistavano inutilmente dappertutto , la fanciulla , inginocchiata presso la povera donna , la faceva rinvenire . - Mamma , rassicurati , - le disse quando la vecchia tornò in sè - Fabio è innocente . Lascia che quegli uomini facciano il loro dovere ; noi non abbiamo nulla da temere , nulla da rimproverarci . - Il delegato guardò quel gruppo con rispetto . Egli credette bene intervenire . - La signorina ha ragione ; - disse - lei deve stare tranquilla ; ciò che noi abbiamo dovuto compiere è una semplice formalità . Del resto , è già finito , e ce ne andiamo . - Fece un cenno alle guardie ed uscirono . La vecchia mormorò : - Dio , che colpo ! Ma tu dici bene , cara : Fabio non può essere un assassino ! - Non lo è , credilo , c ' è qualche sbaglio , e non tarderanno a saperlo . - Proprio in quella sera , il conte Livio Rossano , il protettore di Fabio , si recava dalla fanciulla , persuaso che ella conoscesse maggiori particolari sul delitto , di quelli appresi dal giornale . Quando la giovane , al suono del campanello , si recò ad aprire e si vide dinanzi il conte , lasciò sfuggire un grido di gioia . - Lo manda Dio ! - esclamò . - Venga , signor conte : ora non temo più nulla . - Livio fece un gesto di stupore , assai bene simulato . - Che succede ? - chiese con dolcezza , mentre seguiva la giovane nella stanza in cui era la povera vecchia . - Sono stato a casa di Fabio , e non l ' ho trovato . - Fabio è stato arrestato , signor conte , - disse la madre di Ilda . Il conte si volse con impeto alla fanciulla . - Arrestato ? - ripetè in tono interrogativo . - Sì , signor conte ; - rispose Ilda - lo accusano di essere un assassino . - Livio si abbandonò su d ' una sedia . - Ma lei non lo crede , non è vero ? - esclamò con slancio la fanciulla . - Lei lo difenderà . - Invece di rispondere , il conte rimaneva pensieroso , turbato , e a un tratto , come parlasse a sè stesso : - Disgraziato ! - mormorò . - Che abbia posto in opera la sua minaccia ? Ma no , non è possibile ! - Ilda era divenuta pallidissima . - Quale minaccia ? Che sa lei , signor conte ? - disse con ansia . - Oh ! parli , parli ! - Fanciulla , sedete qui vicina a me , - disse in tono quasi paterno - lasciate che prima io vi interroghi , perchè non ho più veduto Fabio da un mese , essendo assente da Torino . - Fabio me lo aveva detto , - rispose Ilda . - E dopo la sua assenza , signor conte , egli era divenuto triste , ma non ne feci molto caso , perchè era sempre amoroso e tenero con me . Solo quando mi disse di doversi assentare da Torino per le carte relative al nostro matrimonio , mi sorprese che egli piangesse , come se avessimo dovuto dividerci per sempre . Fin da quel momento non ebbi più sue nuove , e soltanto oggi sono venuti qui un delegato e due guardie per fare una perquisizione . - Il conte aveva appoggiato un gomito ad una tavola vicina e si sorreggeva la fronte fra le mani , ripetendo : - Disgraziato , disgraziato ! - Ma dunque , anche lei lo crede colpevole ? - disse la madre d ' Ilda . - Per quanto atroce sia la verità , - disse il conte - con accento soffocato - sento che è mio dovere non lasciarvela ignorare . - E con voce tremante raccontò alle due donne press ' a poco quanto abbiamo sentito raccontare dall ' accusato circa i suoi amori con Giulietta , fino al giorno in cui l ' antica amante l ' aveva minacciato di mandare a monte il suo matrimonio se egli non rendeva la parola alla fanciulla amata . - Io trovai Fabio in quel giorno , - aggiunse il conte - ed egli mi confidò tutto . " Creda , " mi disse ad un tratto " piuttosto che perdere la mia Ilda , mi uccido od uccido Giulietta ! " A poco a poco giunsi a calmarlo . Fabio mi promise di non tentar nulla contro lei , di rivolgersi piuttosto all ' autorità ; poi io fui costretto a partire e non seppi più altro . Ma adesso tutto mi fa temere che Fabio abbia posto in opera la sua idea . - La vecchia tremava di orrore . Ilda era rimasta dapprima affranta , dubitando di colui al quale era legata coi vincoli dell ' amore e della fede ; ma a mano a mano che il conte parlava , i suoi dubbi svanivano , e quando Livio ebbe finito , essa disse , fremente : - Fabio non può essere un infame ! Egli si sarebbe ucciso prima di uccidere . Fabio avrebbe rinunziato piuttosto a me , che possedermi al prezzo di un delitto ! - Il conte aveva trasalito . - L ' amate molto , cara fanciulla ! - disse . - Ma quest ' amore renderà più vera l ' accusa di essersi sbarazzato di quella donna per voi .... e finiranno col ritenervi sua complice . - Che m ' importa ! - esclamò con fierezza la fanciulla . - Crede forse che io voglia rinnegarlo , perchè lo dicono colpevole ? - Ma se Fabio confessasse il suo delitto ? - osservò Livio . - Non lo crederei lo stesso ; - interruppe la fanciulla - lo conosco troppo ! Direi che si è sacrificato per qualcuno ! - Livio aveva lasciato cadere i guanti che teneva in una mano e si chinò per raccoglierli . - Cara fanciulla , - disse poi - Fabio può andare con ragione orgoglioso del vostro amore , ed io vorrei che i giudici la pensassero come voi ; ma essi , purtroppo , non ragionano col cuore . - Ma lei , signor conte , potrebbe recarsi dal giudice istruttore , fargli comprendere che Fabio non può essere colpevole . - Lo farei con tutto il cuore , ma la mia testimonianza aggraverebbe forse le cose , perchè in coscienza sarei costretto a rivelare quanto ho già detto a voi . Fabio stesso avrebbe dispiacere di vedermi immischiato in questa faccenda , e se io non sarò chiamato da lui , non muoverò un passo per non recargli danno . Anzi , se il giudice istruttore vi facesse chiamare , farete bene a non parlargli di me . - Non dubiti ; - rispose freddamente la fanciulla - so il mio dovere . Fabio mi ha pregata più volte di non far parola di lei con alcuno ed io l ' obbedisco . Se mi recherò dal giudice , sarà solo per difendere il mio fidanzato . - Il conte si alzò . - Mi permettete , - disse - coraggiosa fanciulla , che torni da voi per sapere vostre nuove e dirvi ciò che io stesso cercherò di apprendere su Fabio ? Adesso che egli vi manca , è mio dovere vegliare su voi e vostra madre . - La fanciulla voleva rispondere : " Grazie , non s ' incomodi ! " ma la vecchia prese subito la parola . - Sì , venga , venga , signor conte ; siamo due povere donne sole , abbandonate , ed io mi sento vicina a morire di spavento . - Ilda , chinando il capo , mormorò : - Se la mamma vuol così venga pure ! - Ma quando Livio fu uscito , la fanciulla si gettò nelle braccia della vecchia singhiozzando . - Egli lascerà perdere Fabio , lo sento ! - balbettò . - Il conte non è sincero ! Io diffido di lui . - IX . Quando il cavalier Umberto Trani udì la dichiarazione della contessa Bianca Rossano , trasalì ed esaminò la giovine con un rapido sguardo , come se avesse avuto dinanzi una colpevole . Ma il bel volto di Bianca esprimeva tanto candore , che il magistrato le stese vivamente la mano e le disse ; - Mi spiegherete , contessa .... - Sono qui per dirvi tutto , perchè ho fiducia in voi e sono certa che col vostro aiuto potrò riuscire in tutto quello che desidero . - Ella sedette e con voce ferma e dolce fece il racconto della sua vita dal momento in cui conobbe il conte Livio Rossano fino al giorno in cui scoperse il suo tradimento . Parlò poi dell ' incontro di Aldo , il quale , invece di approfittare del suo passo insensato , la rispettò come una sorella . E narrò tutto , tutto nei minimi particolari . Umberto Trani ascoltò la signora con attenzione . Quando essa ebbe finito , le disse : - Vi ringrazio della fiducia che mi dimostrate . Dal canto mio , farò tutto il possibile perchè il vostro nome non venga pronunziato e si creda che il domino di quella notte era la sorella dello studente Aldo . - Grazie ! Io ben sapevo che non invano mi sarei a voi rivolta . - Dovete però promettermi di non recarvi più in quella casa . - Non vi nascondo , - disse Bianca - che vi sono stata altre due volte , per intendermi col signor Aldo circa la bambina della povera Giulietta . - Badate che , recandovi a trovarla in quella casa , si finirebbe con lo scoprire che non siete la sorella di Aldo . - Ascoltatemi ancora , signore , giacchè siete così buono . Stamani mi sono recata in quella casa perchè il signor Aldo , disperato , tremava per me , ed io volevo rassicurarlo , dirgli che sarei venuta io stessa da voi . Tuttavia , per precauzione , non salirò più quelle scale neppure per abbracciare la mia protetta ; ed ecco ciò che ho combinato col signor Aldo . Sua sorella , che non ha figli ed alla quale il signor Pomigliano ha confidato tutto , è dispostissima a occuparsi della piccola orfana fino a tanto che io non potrò affidarla a mio padre ed alla mia istitutrice , oppure prenderla meco . Il cognato del signor Aldo verrà a Torino per prendere la bambina , dicendo che sua moglie non può muoversi perchè indisposta . Ma siccome Teresa , cui la bimba è affidata , potrebbe rifiutare , così voi ci aiuterete recandovi col signor Rivalta , il quale verrà prima qui per intendersi con voi , dalla moglie del falegname . - Umberto Trani aveva un cuore generoso , che si commuoveva facilmente quando ora convinto dell ' innocenza della persona che a lui si affidava . Per cui , disse con un sorriso : - Voi mi farete fare tutto ciò che vorrete , anche a rischio di compromettermi . Ebbene : vi do la mia parola di gentiluomo che voi non sarete disturbata e che la bambina sarà consegnata da me stesso al signor Rivalta . - Gli occhi di Bianca rifulsero . - Quanto sieto buono ! - esclamò con ingenua espansione . - Ora non temo più nulla , perchè ho trovato anche in voi un vero amico . - Quando Bianca se ne fu andata , Umberto Trani rimase per alcuni secondi pensieroso . - Il conte Rossano non meritava un simile tesoro , - mormorò . - Io lo conosco bene ; la sua apparenza di gentiluomo nasconde un ' anima ignobile . - Ora , non rimaneva al magistrato che interrogare la fidanzata di Fabio . Egli la fece chiamare il giorno seguente alla visita di Bianca , e quando la giovinetta comparve nel suo gabinetto , fu non soltanto sorpreso dalla bellezza da lei , ma dall ' espressione energica e leale che si leggeva nei suoi occhi . - Sapete perchè vi ho fatta chiamare , signorina ? - le chiese il magistrato . - Lo suppongo , - rispose Ilda . - Il mio fidanzato è accusato di assassinio . Ma la cosa è paradossale ! - Eppure , lui stesso ha confessato .... - Fabio ha mentito ! - esclamò con slancio appassionato Ilda . - Eppure il fatto è evidente , perchè , quand ' anche il giovane non avesse confessato , vi sono prove schiaccianti contro lui . Egli mentì chiedendo un permesso al suo principale per recarsi a cercare delle carte concernenti il vostro matrimonio . Invece , non è stato un giorno assente da questa città . E poi , perchè si sarebbe trovato , nella notte del giovedì grasso , mascherato da pierrot , in quella casa , nella stanza dove avvenne l ' assassinio ? Come entrò in quella soffitta senza destare l ' attenzione di alcuno ? Perchè una vicina della vittima l ' avrebbe riconosciuto come l ' antico amante della sventurata ? - Ilda sussultò . - Davvero ? - esclamò . - Sì , signorina . Infine , perchè egli avrebbe confessato ? - Ilda fremeva . - La mia testa si perde , - mormorò - , - In questo delitto vi è un mistero che mi sfugge . Comunque , Fabio non può averlo commesso . Ah , se potessi parlare un istante con lui ! - Era quello che il magistrato sperava . - Alla mia presenza ? - chiese . - Magari ! - rispose con vivacità la giovane , - Sono certa che dinanzi a me saprà scolparsi dalla terribile accusa . - Ebbene , aspettate un momento , signorina , e lo vedrete ! - Umberto Trani diede gli ordini necessari . Poco dopo l ' uscio sì schiuso o l ' assassino entrò nel gabinetto , fra due guardie . Fabio non ei aspettava di trovarvi la sua fidanzata . Alla vista di lei diventò pallidissimo ; il suo volto espresse alternativamente la passione , il dolore , la sorpresa , l ' inquietudine , l ' angoscia . - Ilda ! - balbettò l ' infelice , stendendo le mani legate dalle manette . La fanciulla rimase calma , severa . - Prima di risponderti , - disse - voglio sapere se è vero che parlo con un assassino . - L ' imputato trasalì , distolse gli occhi dalla fidanzata e rispose con un filo di voce : - Sì .... sono colpevole . - Ilda ebbe uno scoppio di sdegno . - Ma perchè , - gridò - perchè uccidere una sventurata che era stata tua amante , che era madre ? - L ' agitazione di Fabio aumentava . - Essa m ' impediva di sposarti ! - balbettò . Ilda fece un gesto sdegnoso . - Alza gli occhi , guardami bene in faccia : tu menti , tu menti ! - Un tremito convulso scoteva l ' imputato . - Ho detto la verità ! - Tu menti ! - ripetè con accento vibrante Ilda . - Quella donna tu non la conoscevi nemmeno , ne sono sicura ! Se tu sei un assassino , altri ti ha armata la mano , e ti ha spinto a commettere quel delitto per sbarazzarsi di colei che gli dava noia . - Questa volta Fabio sollevò il capo : le sue guance si erano infiammate , i suoi occhi scintillavano . - Non è vero , non la creda , signor giudice , - nessuno mi ha spinto a quel delitto , all ' infuori della mia vittima . Io , io solo la uccisi .... - Ebbene , io non ti credo , - esclamò l ' eroica fanciulla - e ti giuro che un momento o l ' altro scoprirò il vero assassino ! - L ' assassino sono io ! - gridò il disgraziato , e cadde svenuto . Fabio fu portato via dal gabinetto , e Ilda , esausta , si lasciò cadere su di una seggiola , piangendo . - Mi sono mostrata crudele con lui ; - mormorò - ma era necessario ! - Il magistrato la guardava con simpatia . - Siete ancora persuasa ch ' egli sia innocente ? - Sì , signore , - rispose Ilda asciugando le lacrime . - Avete dunque indizi contro qualcuno ? - Nessuno , signore ; soltanto sono convinta nell ' anima che egli è innocente e l ' unica speranza che mi sostiene è di fare io stessa un giorno conoscere la sua innocenza . - Il magistrato scosse il capo senza rispondere , e quando la giovinetta si ritirò , Umberto Trani disse fra sè : - Costei vale la contessa Bianca . Due nobili cuori , due caratteri forti . Se tutte le donne somigliassero ad esse , anche gli uomini diverrebbero migliori ! - X . L ' istruttoria si chiuse senza incidenti . L ' assassino era confesso . Si aspettava il processo . Nelle soffitte della casa dove abitò la povera Giulietta era un vero fermento . Quando si seppe che il cognato di Aldo era giunto da Ivrea per ritirare l ' orfanella , molti inquilini corsero da Teresa per abbracciare ancora una volta la piccola Gina , e per vedere il marito di quella bellissima signora in domino , veduta nella tragica notte . Il signor Rivalta giunse in compagnia del giudice istruttore e di Aldo . Quando entrarono nella soffitta , Teresa teneva in braccio Gina , già pronta ; presso a lei era il marito . Entrambi avevano gli occhi pieni di lacrime ; la piccina invece sorrideva , guardando sorpresa tutta la gente che l ' attorniava . Per alcuni giorni Gina aveva pianto , chiamando la mamma ; ma a quell ' età presto si dimentica , e dopo una settimana la bimba si trastullava allegramente con altre piccine pel corridoio . Il giudice istruttore sorrise a Teresa . - Sapete già , a quello che vedo , il motivo per cui siamo qui ! - disse . - Sì , signore ; - rispose Teresa - il signor Aldo ci avvertì ieri sera , e sebbene ci sentiamo spezzare il cuore nel separarci da questa creatura , pure comprendiamo ch ' è pel suo bene . - Voi ragionate da quella savia donna che siete , e , credetelo , io stesso non avrei dato il permesso di togliervela , se non sapevo che veniva affidata a buone mani . Spero che la piccina non avrà difficoltà ad andare col signor Rivalta . - Vuoi venire con me ? - chiese questi a Gina , mentre le porgeva una bambola , che aveva tolta dalla tasca del soprabito . - Sì , - rispose Gina tendendo le manine per afferrare la bambola . - Carina ! - esclamò il signor Rivalta ; e rivolto a Teresa soggiunse : - Mia moglie vi manda questa busta per ricompensarvi delle cure da voi avute in questo frattempo per la bambina . - Così dicendo aveva tratto dal grosso portafogli una busta che porse a Teresa . Ma questa rifiutò . - Non accetto , signore , perchè io tenni la bimba per affetto e non per interesse . Ringrazi la sua signora a nome mio , e le dica piuttosto che mi farà un regalo dandomi qual che volta nuove di Gina e permettendomi di recarmi una volta o l ' altra a trovarla . - Vi vedremo con piacere , - rispose il signor Rivalta . Poco dopo , Aldo col cognato e la bambina , salutato il giudice istruttore che si trattenne ancora avendo da parlare a Lorenzo ed a sua moglie , salirono in una carrozza per recarsi alla stazione . Aldo guardò l ' orologio . - Non c ' è tempo da perdere : - disse - mancano venticinque minuti alla partenza del treno e Speranza sarà là ad aspettarci . - Sono ansioso di conoscere questa bella incognita , che non hai ancora saputo chi sia , - disse il signor Rivalta . - Perchè non ho voluto saperlo ; - rispose con calore il giovane - il mistero mi affascina . Ma Speranza è una gentildonna che merita ogni interesse . Al postutto , mi ha detto che oggi stesso ci rivelerà il suo nome e quanto la riguarda , perchè le parrebbe di mancare di fiducia in mia sorella , in te ed in me se continuasse a serbare il suo incognito . - Giunsero alla stazione . Gina , cullata dal moto della vettura , si era addormentata colla testina appoggiata al petto di Guglielmo . Questi scese con lei fra le braccia e vide tosto che Aldo , aperto l ' altro sportello , si precipitava incontro ad una signora vestita di un elegantissimo abito da viaggio , accompagnata da una donna che portava una valigia . - Grazie , grazie di essere venuta ! - disse Aldo . Bianca , giacchè era lei , sorrise . - E la bambina ? - Eccola con mio cognato ; vieni , Guglielmo ! - Seguì una breve presentazione . Intanto la donna che portava la valigia , guardando la piccola addormentata , esclamava : - Dio , come è bella ! - Te l ' avevo detto , Celia ! - esclamò Bianca . - Ma presto : consegna la valigia al signor Aldo , e tu vattene : non abbiamo tempo da perdere . Ricordati i miei ordini . - Saranno eseguiti a puntino . - Aldo , va ' a prendere i biglietti , o perderemo il treno ! - disse Guglielmo . - I biglietti li ho già presi io , - esclamò Bianca - appunto per non perdere tempo ! - Lo studente ammirò la squisita gentilezza della signora , nè Guglielmo ebbe ragione di offendersi di quell ' atto . Un momento dopo si trovavano tutti e quattro in un vagone di prima classe . Erano soli . Guglielmo depose sul divano la bambina , che continuava a dormire , Bianca sedette di faccia a lei e vicina a Aldo . Di fronte aveva Guglielmo , il quale ammirava la incognita che , sollevato il fitto velo , mostrava il suo bel volto . Avevano appena oltrepassata la stazione di Caluso , quando Gina si svegliò . Dapprima si guardò attorno quasi spaurita , ma veduto Guglielmo gli sorrise e gli stese le manine . Egli la sollevò per baciarla , poi mostrandole Bianca : - Conosci quella signora ? - chiese . Gina scosse il biondo capo . - Chi è ? - chiese . - Sono la tua mammina ; - esclamò Bianca - vuoi venire in braccio a me ? - Gina le si slanciò subito al collo , e la contessa la coprì di baci ripetendo : - Io sono la mamma , sai , carina , e questo signore è il babbo ! - E le additava Aldo . La bambina passò nelle braccia del giovinotto e gli porse subito le labbra . Il viaggio fu lieto . Essi giunsero ad Ivrea quasi senza accorgersene . Il signor Rivalta abitava un po ' fuori della città , non lungi dalla stazione , in un modesto fabbricato composto di un solo piano e di un pianterreno , con un vasto giardino ed un orto . Severina corse ad abbracciare Aldo , poi salutò la contessa Bianca , indi , sollevando Gina , esclamò : - Ecco la mia angioletta , la mia nipotina ! - Un bel cane da caccia mandava latrati giulivi , festeggiando gli arrivati . Entrarono in casa , una casetta semplice , ma linda e ridente . La sorella di Aldo , Severina , non assomigliava al fratello che nel colore dei capelli e nel sorriso . Essa era piccola , piuttosto paffuta , coi colori di una mela - rosa . Ma da tutta la sua persona traspariva la bontà . Severina condusse Bianca nella camera che le aveva preparata , perchè la contessa aveva promesso di trattenersi un paio di giorni presso la famiglia Rivalta . Appena furono sole e Bianca si fu tolta il cappello , Severina l ' abbracciò . - Come siete bella ! - disse con ingenuo entusiasmo , - Ah ! comprendo come vi si possa adorare : io sento di volervi molto bene , e saremo amiche , non è vero ? - Più che amiche , sorelle ! - esclamò Bianca ricambiando i suoi baci . Quando scesero si tenevano a braccetto . Severina lasciò Bianca con Aldo per vedere se tutto era in ordine per il pranzo . Guglielmo era andato a cambiarsi d ' abito , e Gina si baloccava in giardino . - Che giornata incantevole ! - disse la contessa . - Come mi sento felice in quest ' atmosfera sana e affettuosa ! Aldo la guardava con immensa tenerezza . - Perchè non rimanete qui a lungo ? - Perchè non posso . - Una leggiera nube di tristezza era apparsa sulla sua fronte , ma tosto disparve . Il pranzo fu allegrissimo : Gina sorrideva a tutti , inviava baci sulla punta dei ditini a Bianca , ad Aldo chiamandoli babbo e mamma , e si sporgeva ogni tanto ad accarezzare Guglielmo e Severina , che le erano accanto e si occupavano continuamente di lei . Quando fu portato il caffè , Gina fu lasciata libera di correre in giardino , la donna di servizio si era ritirata in cucina a sbrigare le sue faccende , e gli altri rimasero liberi di discorrere . - Ecco il momento di dirvi tutto quanto mi concerne ! - esclamò Bianca con un sospiro . - Vi prego di ascoltarmi . - Tutti le porsero orecchio . - Io sono la contessa Bianca Rossano .... - Rossano ? - interruppe Guglielmo . - Io ho conosciuto un conte Sebastiano Rossano , morto una diecina di anni fa ! - Era il padre di mio marito , - disse Bianca . La fronte di Guglielmo si oscurò . - Ma allora , conosco anche vostro marito , il conte Livio . - Precisamente : Livio è il suo nome . - Guglielmo stava per riaprire la bocca , ma Severina glielo impedì . - Lascia che parli lei , - disse - e poi ci dirai tu come conosci persone di cui non mi parlasti mai . - Prima di continuare , - soggiunse Bianca - ditemi signor Rivalta : è vero che il padre di Livio fu un uomo dissoluto , perverso ? - No ! - rispose Guglielmo . - Il conte Sebastiano Rossano era il fiore dei gentiluomini . Povero conte ! Egli fu abbeverato di dispiaceri e morì di crepacuore .... - A cagione del figlio , non è vero ? - proruppe Bianca , - Oh ! ditemi tutto : sappiate che io sono una vittima del miserabile , cui mi trovo legata per sempre . - Aldo si sentì torcere il cuore . Spesso aveva pensato che quella nobile , pura creatura non doveva essere libera ; ma l ' idea che fosse unita ad un uomo ignobile , gli procurava un così acuto dolore , che gli pareva di morire . Guglielmo aveva rivolto uno sguardo di profonda compassione alla contessa . - Povera signora ! - disse colla sua semplice franchezza . - M ' immagino la vita che dovete condurre con lui . Egli è stato un figlio malvagio , non può essere un buon marito . Di lui io non so altro che , morti i suoi , condusse un ' esistenza sfrenata , e in pochi anni divorò il patrimonio lasciatogli , la sostanza ammassata con sudori e lacrime dal padre . Sarei curioso di sapere in qual modo abbia trovato una moglie vostra pari . - Coll ' inganno più vile ! - rispose Bianca . E narrò tutta la sua vita , non nascondendo i recenti patti stabiliti col marito e come questi li avesse accettati , temendo di perdere le rendite di cui godeva . Assicurò inoltre che ormai si trovava libera di ogni sua volontà ed avrebbe potuto dedicarsi a Gina , recarsi sovente a trovarla . A questa punto Aldo le rivolse sguardi pieni d ' amore e di riconoscenza . Le ore trascorsero in quelle intime confidenze : poi tutti sì alzarono da tavola per fare una passeggiata in giardino . Aldo doveva ripartire la stessa sera per Torino , ma prima di quell ' ora potè trovarsi un istante da solo con Bianca . Essi erano assai commossi , guardandosi . - Prima di partire , - disse il giovane - volevo chiedervi , contessa .... - Contessa ? - interruppe vivamente Bianca . - Per voi , Aldo , sono e rimarrò sempre Speranza . - Un raggio di gioia brillò sul volto dello studente , che presa la mano di Bianca se la portò alle labbra . Bianca arrossì di gioia . - Che volevate dunque chiedermi prima di partire ? - domandò . - I vostri ordini . - Ella rise come una bambina , fissandolo con occhi luminosi . - Eccoli . Prima di tutto dovete studiare , perchè non vorrei che per causa mia trascuraste le vostre lezioni . - Da che vi conosco sento ancor più il desiderio di applicarmi , perchè voglio che non abbiate mai nulla da rimproverare a vostro fratello . - Sono sicura che sarò sempre contenta di voi . Voi saprete inalzarvi nelle più eccelse sfere . - Con voi per amica mi sento davvero capace di tanto ! - Un sorriso di Bianca fu la risposta . La sera , sola nella graziosa camera che le avevano destinata , Bianca , invece di coricarsi , sedette su di una poltrona e si pose a fantasticare . Come era passato rapido quel giorno ! Come si sentiva lieta , sollevata ! Ricordava l ' ultimo saluto di Aldo , prima di recarsi alla stazione . - A rivederci , mia Speranza ! - Sì , ella sarebbe la sua speranza , il suo raggio di sole , come egli lo era per lei . Nella semplicità della sua anima , Bianca non credeva di commettere una colpa abbandonandosi a quell ' affetto puro , profondo , che nulla aveva di volgare . XI . Il giorno del processo di Fabio Ribera era giunto . L ' udienza era fissata per le dieci , ma fino dal mattino la folla si pigiava alle porte dell ' aula di giustizia . Ed appena quelle porte si aprirono , tutto il recinto riservato al pubblico fu pieno in un attimo . Nei posti riservati presero posto diverse signore e qualche titolato , fra cui il conte Livio Rossano . Più lungi , in compagnia di una signorina , sedeva la contessa Bianca . Entrò la Corte . Dopo le formalità preliminari , il presidente disse : - Introducete l ' imputato . - Vi fu un mormorio di curiosità . Fabio comparve , vestito di nero , pallidissimo ma calmo . Egli volse uno sguardo tranquillo sulla folla curiosa , ma ad un tratto quello sguardo s ' illuminò , un roseo colore gli si diffuse sulle guance . Forse aveva veduto qualcuno che conosceva , ma nessuno avrebbe potuto dire chi fosse la persona che destava in lui quella rapida commozione . Il silenzio nell ' aula era perfetto . Declinate , a richiesta del presidente , le sue generalità , Fabio sedette finchè il cancelliere non ebbe letto l ' atto di accusa , che l ' accusato ascoltò senza il minimo trasalimento , cogli occhi perduti come in un sogno , la fronte alta e fiera . Cessata la lettura , la voce del presidente annunziò l ' interrogatorio . - Fabio Ribera , avete udito l ' atto d ' accusa ? Che avete da rispondere ? - Che i fatti sono quali io stesso ho confessati : mi riconosco colpevole . Nego peraltro d ' aver premeditato il delitto e ripeto che la vittima stessa mi spinse a commetterlo . - Un mormorio di disapprovazione accolse queste parole . L ' accusato rimase calmo e con fermezza narrò l ' accaduto , come l ' aveva raccontato al giudice istruttore , non commovendosi che al momento in cui parlò della fidanzata , della sua Ilda , non nascondendo la sua intensa passione per lei , le angosce del suo cuore , le sue atroci angosce all ' idea di dover rinunziare per sempre a farla sua moglie . Il suo accento profondo scosse l ' uditorio . Un uomo si era accigliato : il conte Livio Rossano . - Ora si comprende la causa del delitto ! - diceva la gente . - Quell ' Ilda gli ha fatto girare la testa , forse l ' ha spinto ad uccidere quella sventurata . Lei sola dovrebbe trovarsi in quella gabbia ! - L ' interrogatorio era finito : incominciava la sfilata dei testimoni . Tutti furono concordi nell ' affermare la rettitudine della povera Giulietta , tutti ebbero imprecazioni per l ' assassino , parole di profondo compianto per la vittima . Quando il presidente dette ordine di introdurre la fidanzata di Fabio , vi fu un vivo sentimento di curiosità nel pubblico . Ma nessuna commozione poteva uguagliare quella dell ' imputato e del conte Rossano . Livio , divenuto pallidissimo , fu còlto da un brivido dal capo alle piante . Fabio tremò convulsamente ; i suoi occhi sbarrati , pieni di angoscia , seguirono la direzione degli occhi del pubblico . Ilda entrò . Il suo primo sguardo fu per l ' imputato , sguardo d ' amore , di pietà . Il cuore di Fabio ne fu squarciato . Poi ella girò gli occhi sul pubblico , impressionando anche i più indifferenti . Ilda si spiegò senza enfasi , ma con fermezza , raccontando la sua semplice storia , il suo incontro con Fabio , il loro casto amore , fino al momento della partenza del giovane per recarsi a cercare le carte riguardanti il loro matrimonio . Poi raccontò come avesse saputo del suo arresto e del delitto di cui l ' accusavano . A questo punto , ergendo la bella e pallida testa , esclamò con voce sonora : - Il delitto è stato commesso : la mano del mio fidanzato l ' ha compiuto , ma il vero colpevole non è lui . L ' uomo che l ' ha spinto a perdersi è forse in questa stessa aula ed assiste imperterrito alla condanna della vittima . Ebbene , colui che Fabio non vuole accusare , preferendo l ' infamia , preferendo di rinunziare a me piuttosto che denunziarlo , colui che io non conosco , ma che intuisco chi sia , colui fu il vero amante della povera Giulietta , il suo seduttore . Teresa Pavin lo scambia col mio fidanzato , ma io lo ritroverò un giorno , lo giuro , e quel giorno il mio povero Fabio e la misera Giulietta saranno vendicati ! - Questa dichiarazione produsse un effetto immenso , inaspettato . Ilda aveva ad un tratto conquistato il pubblico , che si abbandonò ad alta voce a mille commenti . L ' imputato si piegò sulla panca e svenne . Lo trasportarono fuori dell ' aula e l ' udienza fu sospesa per alcuni momenti . Nessuno pose mente al conte Livio Rossano , che fino dalle prime parole della fanciulla era stato assalito da un tremito convulso ed i suoi denti mordevano rabbiosamente le labbra . E appena Ilda tacque , il conte lasciò la sala . L ' udienza fu ripresa poco dopo . Fabio era tornato al suo posto , abbattutissimo . Gli fu chiesto quanto vi fosse di vero nelle parole della fidanzata , ed egli rispose debolmente : - Ella cerca di difendermi , ma non lo merito : io solo sono colpevole . Ho detto la verità . - Ilda ebbe un sorriso pieno di compassione . - Povero Fabio ! - disse . - Credi che il tuo sacrifizio sia apprezzato da colui che armò la tua mano ? Scommetto che il vile trema nel timore che tu venga assolto , perchè la tua condanna sarà la sua vita . Ah ! potessi avere una sola prova contro lui ! Ma la troverò . In quanto a me , Fabio , giuro su quel crocifisso che , colpevole o no , non cesserò mai di amarti , e puoi contare ora e sempre sul mio affetto . - Un singhiozzo strinse la gola dell ' imputato , mentre i suoi occhi si empivano di lacrime . Nella sala vi fu un tentativo d ' applausi . L ' idea della fanciulla era stata accolta . Quanto ella aveva detto poteva esser vero . Incominciò l ' interrogatorio a favore dell ' imputato . Il suo principale , i commessi , diversi clienti del negozio , tutti attestarono dell ' onestà di Fabio , della vita modesta che conduceva , del suo sviscerato amore per Ilda . Nessuno gli aveva conosciuto altre amanti : era rispettosissimo colle commesse e preferito dalle clienti per il suo contegno riservato . Fabio era commosso , agitato . Il suo principale lo salutò , dicendo ad alta voce : - A rivederci , Fabio : io pure , come la tua fidanzata , non ti credo il vero colpevole , e quando uscirai di prigione , troverai sempre il tuo posto presso di me , ti stenderò sempre la mano da amico . - Fabio si mise a piangere e balbettò a stento : - Grazie , grazie ! Che Dio la ricompensi della sua bontà , che io non merito ! - Continuò l ' interrogatorio dei testimoni , ma non ebbero più importanza . Nella seduta pomeridiana ebbe luogo una requisitoria schiacciante per l ' imputato . Ma la difesa , quantunque riconoscesse che tutte le prove erano contro l ' accusato , volle difendere il giovane . Rivelò la dichiarazione della fidanzata , ed aggiunse abilmente che esistevano molti punti oscuri nella faccenda , e sperava che un giorno si facesse piena luce , benchè l ' accusato si ostinasse a farsi credere il solo colpevole . Finì col dichiarare che Fabio Ribera poteva sostenere benissimo la sua colpa , i giurati condannarlo , ma che la sua convinzione e quella del pubblico sarebbe quella della coraggiosa Ilda : che l ' imputato fosse una vittima . L ' uditorio accolse con simpatia quella difesa , perchè Fabio si era conquistato l ' interesse di tutti , e quando i giurati si ritirarono per deliberare , molti fecero voti perchè la condanna fosse mite . La deliberazione non fu lunga . Il verdetto era affermativo , ma ammetteva le circostanze attenuanti . Fabio Ribera fu condannato a sei anni di reclusione . - Non avete nulla da dire ? - chiese il presidente all ' imputato . Questi si alzò , e con voce commossa rispose : - Ringrazio il signor presidente ed i giurati della loro clemenza : sono colpevole , ho assassinato , meritavo anch ' io la morte . Ma cercherò di espiare il mio delitto col pentimento . - La commozione aveva invaso tutti , e mentre il pubblico usciva dall ' aula , si abbandonava ancora a mille commenti . L ' imputato era uscito dalla gabbia , ma prima di essere ricondotto in prigione s ' incontrò nel corridoio con Ilda , che una persona pietosa aveva fatta passare colà . A quella vista , il povero giovane scoppiò in dirotto pianto , e mentre ella , con uno slancio spontaneo , gli gettava le braccia al collo , balbettò fra i singhiozzi : - Grazie , Ilda , angelo mio , posso morire adesso , che non avrei pagata abbastanza cara la felicità di sentirmi così amato da te ! - Tu non devi morire , ma vivere per me , che ti aspetterò . Coraggio ! Ne avrò anch ' io ! - Furono subito separati , ma essi avevano in quel momento un paradiso nel cuore , e l ' ultimo sguardo che si ricambiarono valeva più d ' un giuramento . In quell ' istante stesso il conte usciva dalla Corte d ' Assise , ed accendendo una sigaretta , mormorava fra sè : - Sei anni ? Sono pochi , ma in questo frattempo cercherò il mezzo di sbarazzarmene per sempre e di ridurre Ilda ad ogni mio volere . - E salì in carrozza per tornare a casa . XII . La sera del verdetto il conte , che aveva pranzato con sua moglie , quando Bianca fu sul punto di alzarsi da tavola le disse con dolcezza : - Ho bisogno di parlarvi . - Allora andiamo nel salotto da fumo , - disse Bianca . Il conte la seguì , e appena soli le disse : - Questa vita non può durare . - Vorreste cambiarla ? - chiese essa lentamente . - Sì , perchè questo genere di vita mi pesa . Ho tutti i doveri del marito , senza averne i diritti . Mi trovo di fronte ad una volontà inaudita . Ebbene , sono venuto ad una decisione , che voi stessa approverete . - Sentiamo , - disse Bianca . Livio si passò una mano sulla fronte , come per scacciarne un pensiero importuno , poi disse : - Ecco ciò che avrei deciso . Io figurerò di vivere sotto il vostro tetto , continuerò a tenere qui il mio appartamento , ma non faremo più vita comune , cioè non pranzerò più in casa , non vi accompagnerò più in società , al teatro , non avrò più le noie dei bagni , della villeggiatura : sarò completamente libero delle mie azioni , come lo sarete voi . - Accetto , - disse Bianca - perchè non vi nascondo che la vostra presenza mi è insoffribile . Avete altro da dirmi ? - soggiunse . - Abbiamo da regolare la questione degli interessi . - Bianca ebbe un sorriso ironico . - È vero ; - rispose - l ' avevo dimenticato . Fate benissimo a ricordarla . Quanto volete ? - - O cedermi subito metà della vostra dote , o passarmi quindicimila lire di reddito mensile . Per voi , le altre cinquemila basteranno . - Certamente ! - soggiunse Bianca col suo accento ironico . - Non vi credevo così generoso .... col mio denaro . Ma sia pure . Io non intaccherò il capitale , perchè se vi dessi metà della mia dote , alla fine del mese sareste a domandarmi l ' altra . Vi passerò il reddito che chiedete , e vi consegnerò stasera stessa la prima mesata . - Avrei bisogno di centomila lire , poi il patto è conchiuso . Vi basterà firmare questa carta . - Ella vinse l ' ira che sentiva e disse freddamente : - Vediamo . - La lesse da cima a fondo , temendo un tranello . Quella carta era l ' autorizzazione di vendere una cartella a lei intestata di cinquemila lire di rendita . - La firmerò , - disse - ma vi avverto che sarà l ' ultima concessione . D ' ora innanzi non avrete che il reddito fissato . Ma prima ch ' io firmi , stabilite in iscritto i patti da voi fatti , e firmateli . E quella carta rimarrà presso di me . - Devo scriverla adesso ? - Sì . - E se rifiutassi ? - Io non firmerei questa . - Livio capì che Bianca non avrebbe ceduto . Fremeva dalla rabbia , ma si contenne . - Attendete un momento , ve la porterò subito . Livio uscì dal salotto , e poco dopo rientrò con una carta in mano . La contessa percorse rapidamente cogli occhi il foglio già firmato , poi disse : - Va bene . - Indi prese la penna e scrisse il suo nome sull ' altra carta . - Grazie ! - disse il conte . Bianca uscì dal salotto . Pochi momenti dopo , il conte , salito in carrozza , si fece condurre alla casa dove Ilda abitava . Livio aveva già fatto il suo piano e vi pensava salendo le scale che conducevano al modesto quartiere della fanciulla . Fu sorpreso di trovare l ' uscio aperto , e inoltratosi alquanto , chiese : - È permesso ? - Nessuno gli rispose , ma un rumore sommesso di voci e gemiti disperati lo fecero accorrere senza esitare nell ' altra stanza . Il quadro che si offrì ai suoi occhi lo turbò profondamente . Distesa sopra il letto , immobile , irrigidita , era la madre di Ilda . Gettata quasi attraverso il corpo di lei , gemendo , chiamandola con accento disperato , era la giovinetta . Due donne tentavano di strapparla da quel letto : altre due donne parlavano in un angolo , sottovoce . Il conte si avvicinò a Ilda , e con accento commosso : - Che vi accade , signorina , per disperarvi così ? - Il suono di quella voce fece scattare in piedi la giovinetta , che guardò il conte come smarrita , poi proruppe in pianto . - La mamma è morta ! - balbettò . - La mamma è morta ! - E di nuovo si gettò sul cadavere , dicendo con un accento straziante : - Perdonami , mamma adorata , apri gli occhi un solo momento , uno solo . - Il conte trasse le donne nella stanza vicina e disse con un accento che sembrava profondamente commosso : - Lasciamola sfogare , non la turbiamo ; quando si sarà calmata , le parlerò , procurerò di confortarla . Del resto , quella morte era da aspettarsi : la povera donna si trovava così distrutta .... - Davvero ! Essa è morta di dolore , - disse una donna . - Povera Ilda ! La madre morta , il fidanzato in prigione .... Merita proprio pietà ! - Ed ogni riguardo , - soggiunse , il conte . - Però vi consiglio di non turbarla , di non lasciarvi vedere per qualche ora . Io rimarrò qui per ogni evento , ed al bisogno vi chiamerò . - Così , coi modi più gentili , Livio le mise fuori dell ' uscio , che subito richiuse per tornare solo nella stanza della morta . Egli sedette in disparte e lasciò che la fanciulla continuasse a piangere . Quando , esausta , vacillante , essa cadde su di una seggiola , il conte le si avvicinò . - Signorina , coraggio : la disgrazia che vi colpisce è immensa , è la maggiore delle disgrazie . Perdere la mamma adorata , che è tanta parte di noi , è un dolore terribile . Io pure l ' ho provato : quel giorno fu il più doloroso della mia esistenza . - Lacrime vere , cocenti , colarono dagli occhi di Livio . La fanciulla , che aveva alzato il capo a guardarlo , trasalì . Si era dunque ingannata sul conto di quel gentiluomo ? Fabio aveva ragione , quando le diceva che era un ' anima eletta ? Livio proseguì : - Il solo conforto lo trovai nel ricordo del suo amore , delle sue virtù , al pensiero che essa dal Cielo avrebbe sempre vegliato su me . Pensate lo stesso , Ilda , perchè vostra madre era una santa , e dalla sua memoria attingerete quella forza che ora vi manca . - Il mio dolore è acuito dall ' idea che anch ' io contribuii alla sua morte , perchè , se non avessi conosciuto Fabio , se non l ' avessi tanto amato .... - Anche vostra madre ed io lo amavamo , - interruppe grave il conte - e se io sopportai con maggior forza il dolore da lui datomi rendendosi assassino , vostra madre , già debole , malata di cuore , si è accasciata ed ha sofferto atrocemente , non tanto per sè , quanto per voi . Poteva una madre rimanere insensibile al vostro dolore ? Forse il suo affanno proveniva anche dalla vostra nobile esaltazione nel sostenerlo innocente . - Ilda parve richiamata bruscamente alla realtà . - Ma io lo credo ancora , e lo crederò sempre , e sempre cercherò colui che l ' ha trascinato alla rovina . - Povera fanciulla , io non voglio distruggere la vostra illusione ; ma se vi fosse un altro colpevole , Fabio non si sarebbe lasciato condannare , ben sapendo che la sua condanna gli farebbe perdere il vostro amore . - Ma io ho giurato di attenderlo , di non amare altri che lui , e manterrò il mio giuramento ! - proruppe la giovane . Il conte Livio si morse le labbra , tuttavia rispose : - Ciò vi fa onore , perchè infine egli è stato colpevole appunto per possedervi . - Credete proprio che sia questo il motivo del suo delitto ? - Lo credo . Se fosse altrimenti , io avrei speso il mio intiero patrimonio per far risplendere la sua innocenza . - La fanciulla rimase un momento perplessa , ma poi , sollevando il capo : - No , no .... - disse con indignazione - Fabio non sarebbe stato capace di un delitto così abominevole , se qualcuno non ve lo avesse spinto . - Sì , la sua vittima . - Ilda avrebbe replicato , ma i suoi sguardi caddero sul cadavere della madre . Allora gettò un grido e scattò in piedi . - Sono una cattiva creatura ! - esclamò . - Io non devo pensare in questo momento che a lei , a lei sola ! - E tornò ad abbracciarla . Il conte passò la notte in quella camera . Egli stesso si occupò del funerale e di tutte quelle formalità che accompagnano sempre la morte . E quando la povera vecchia venne portata al camposanto , Ilda la seguì in carrozza chiusa , sola col conte . Le vicine di casa della giovinetta incominciarono a malignare sul suo conto . Quel bel signore che non la lasciava più , aveva per lei mille premure , si incaricava di tutto , aveva per certo preso il posto di Fabio . Ilda visse per alcuni giorni come in un triste sogno . Ma quello stato non poteva durare a lungo . Una mattina il conte , recandosi come il solito da lei , vide che essa aveva ricuperato il predominio di sè stessa e nei suoi occhi brillava l ' energia di prima . - Io non ho parole per ringraziarvi di tutto ciò che avete fatto per me e per la povera mamma , - diss ' ella al conte con accento mesto e dignitoso - e spero di potere un giorno , col mio lavoro , rendervi il denaro sborsato in questa occasione . - Non ne parlate , Ilda , o mi farete arrossire ! - interruppe vivamente il conte . - Voi non avete alcun obbligo verso me : è mio dovere assistervi , confortarvi , ora che siete sola al mondo . - Il bel volto di Ilda assunse un ' espressione di scoramento . - Voi siete buono , signore , e vi ringrazio con tutta l ' anima ; ma adesso che mi sento meglio , penso che devo bastare da sola a me stessa : la vostra assiduità presso una povera fanciulla come me sarebbe male interpretata .... - Che importa il mondo , quando abbiamo la coscienza tranquilla ? - soggiunse il conte nobilmente , - Se vi fosse qui Fabio , egli stesso vi direbbe di accettare il mio appoggio : per mezzo del suo avvocato difensore mi rivolse la preghiera di non abbandonarvi , mi scongiurò di vegliare su voi .... e se sapesse che rifiutate di ricevermi come un amico sincero , sono certo che ne soffrirebbe . - Ilda si sentì commossa . - No , non rifiuto di ricevervi ; ma voi , che siete un gentiluomo di senno e di cuore , dovete riflettere che una fanciulla sola , alla mia età , è sottoposta a calunnie , anche conducendo la vita più onesta , specialmente vedendo frequentare assiduamente la mia casa da un signore come voi .... - Potrei essere il vostro tutore ! - Siete troppo giovane . - Non sono così giovane come vi sembro , e vi ripeto che Fabio stesso .... - Fabio - interruppe gravemente Ilda - crede che la mamma viva ancora , e certo , se lei ci fosse , vorrei che veniste tutti i giorni per parlare di quello sventurato . - Possiamo farlo egualmente , fanciulla mia , - soggiunse con accento paterno Livio - se voi farete tacere i vostri scrupoli e mi permetterete di venire qui se non tutti i giorni , almeno un paio di volte alla settimana . - Ebbene , accetto , - rispose Ilda - perchè mi parrebbe di essere un ' ingrata se vi chiudessi addirittura l ' uscio in faccia , dopo quanto faceste per me nel momento più doloroso della mia vita . - Le lacrime cadevano in gran copia dai suoi occhi . - Non vi alterate così , ve ne supplico ! - esclamò Livio con un tono che sembrava profondamente commosso . - Finirete con l ' ammalarvi ! - Avete ragione , - rispose la fanciulla asciugandosi gli occhi , - Io ho bisogno di essere sana per lavorare . - Contate di tornare al solito magazzino ? - Non so ancora , rifletterò . Mi sembra che colà , dove troverò vuoto il posto occupato dal mio Fabio , mi aspetti una sofferenza insopportabile . - Io vi consiglierei per vostro bene a rinunziare a quel posto . Perchè non mettete un piccolo negozio di mode per conto vostro , del quale sareste padrona ? - Perchè mi manca il denaro , - rispose Ilda brevemente . - Ma io metto la mia borsa a vostra disposizione . - Ma io rifiuto , perchè ho già un debito assai grosso con voi , che forse non giungerò mai a pagare . - V ' ingannate , perchè se il negozio andasse bene , potreste triplicare il capitale che vi offro in prestito . E intanto mi paghereste gl ' interessi . - Ilda scosse il capo . - No , non accetto , - disse - anche perchè non desidero di mettermi in vista dopo l ' accaduto e per un riguardo a Fabio , al quale sono legata da un giuramento , che manterrò . Lasciatemi riflettere qualche giorno , e poi vi dirò quello che farò . - Come volete . - Oggi è mercoledì ; tornate sabato sera , non prima . - Vi obbedirò . - Il conte era internamente irritato , ma salutò con garbo la ragazza ed uscì . Fremeva d ' ira . Egli si era giurato di far sua quella giovane che , bella com ' era , aveva scatenato in lui una passione sensuale . Alla moglie , non pensava più . Aveva preso un alloggio da scapolo elegantissimo , e colà viveva a modo suo . Egli fu nervoso , impaziente in quei tre giorni che non potè recarsi da Ilda . Gli sembrava di non averla mai tanto desiderata . Il sabato sera si recò dalla giovane e salite in fretta le scale sonò timidamente il campanello . Nessuno rispose . Sonò più forte : sempre silenzio . Un turbamento invincibile lo invase . Che era accaduto ? Il conte scese lesto lesto le scale , entrò come una bomba dal portinaio , e domandò : - La signorina Ilda ? - La signorina Ilda lasciò il suo alloggio ieri mattina , - rispose il portinaio - senza darci il suo nuovo indirizzo . Soltanto mi disse : " Se venisse un signore a chiedervi mie notizie , gli direte che le troverà in una lettera ferma in posta . " - Va bene , grazie ! - disse il conte dando la mancia al portinaio e andandosene . Si recò alla posta a ritirare la lettera a lui diretta . L ' aperse e lesse : " Signor conte , mi perdoni se ricambio male le sue premure , ma una volontà più forte della mia ragione mi spinge ad allontanarmi dalla casa dove conobbi al tempo stesso la felicità e la sventura , nè desidero rivelare a lei o ad altri dove mi ritiro , perchè mi crederebbero pazza . Intanto le rimborso le 150 lire da lei spese per i funerali della mamma . La prego di perdonarmi se non accetto il suo appoggio , ma una fanciulla sola non deve avere per amico un signore ricco e giovane come lei . Non dimentico però i suoi benefizi e pregherò Dio che la ricambi con tanta felicità . " Mi creda sua devotissima e obbligatissima serva "ILDA." Il conte , nella sua rabbia , fece una pallottola della lettera , la stracciò coi denti . Quella fanciulla si era presa giuoco di lui . Dove si era recata ? - Stupida ! - disse a denti stretti . - Credi forse che rinunzi a te ? No , ti troverò , perchè ti amo e ti voglio ! - E , a passi concitati , si diresse al circolo . PARTE SECONDA Virtù d ' amore . I . Sonavano le nove di sera , pioveva a dirotto . I commessi del magazzino dove era stato impiegato Fabio si erano già tutti ritirati , il facchino stava mettendo le bande alle vetrine del negozio , e il principale , dato uno sguardo ai conti della giornata , si accingeva a recarsi a cena , quando una giovane vestita a lutto , pallida , bellissima , entrò vivamente dirigendosi verso lui . - Signor Berardo ! - balbettò con voce commossa . - Ilda , voi ? Finalmente ! ... Siete guarita ? - Sì , signore , e desidererei parlarle . Mi perdoni se vengo a quest ' ora , ma desideravo che fosse solo per non essere veduta . - Aspettate un momento , entrate nel mio gabinetto ; faccio terminare di chiudere , prendo le chiavi , mando via il facchino e sono da voi . - Ilda obbedì , e poco dopo il signor Berardo la raggiunse chiedendole con bontà : - Che avete da dirmi , Ilda ? Che posso fare per voi ? - Lei può farmi molto bene , signore ; e poi , è l ' unico cui possa confidarmi , senza timore che le mie parole vengano ripetute . - Il signor Berardo sorrise . - Vedo che mi conoscete bene . Orsù , dunque , coraggio ! - Oh ! ne ho , signore , nonostante la doppia sventura che mi ha colpita . Le scrissi , tempo fa , dicendole che poteva disporre del mio posto , perchè io non mi sarei sentita la forza di rimanere nel luogo dove tutto mi ricordava Fabio . Aggiunsi inoltre che la morte improvvisa di mia madre aveva finito con l ' abbattermi e che ero malata .... - Sì , lo ricordo , ho la vostra lettera . Ebbene , ora volete tornare con noi ? - Ilda scosse il capo . - No , signore : i motivi che mi impediscono di rimanere qui , sussistono sempre . E poi , io ho bisogno di molte ore di libertà per giungere allo scopo che mi sono prefissa : ritrovare colui che spinse Fabio ad un così esecrando delitto . - Il signor Berardo la guardò , commosso . - Vi auguro di riuscire . Intanto , che posso fare per voi ? - Ascolti ancora un momento , abbia pazienza , non voglio nasconderle cosa alcuna . Dopo la morte di mia madre , io lasciai la casa dove dimoravo e mi recai ad abitare nella soffitta stessa dell ' assassinata , senza dire chi fossi . Per non essere riconosciuta dagl ' inquilini che assistettero al processo , porto di solito una parrucca bionda , mi tingo le guance col minio , metto sotto il corsetto un ' imbottitura che mi ingrossa , e con lo stesso artificio ingrosso i miei fianchi . - Perchè stasera non siete truccata così ? - Perchè non volevo farle brutta impressione . Ma d ' ora innanzi ella mi rivedrà trasformata . Nella nuova casa ho assunto il nome di Laura Favre , che è quello d ' una mia bisnonna , nata e morta ad Aosta . Ora io sono a pregarla di procurarmi del lavoro in casa , per guadagnarmi da vivere . - Il guadagno non sarà lauto . - Io non sono esigente : pochi soldi bastano a mantenermi . - Ma incontrerete delle spese per lo scopo che vi proponete . - Ho venduto una parte dei mobili della mia povera mamma e diversi oggetti d ' oro , e ne ho ricavato trecento lire , metà dello quali restituii a persona che me le aveva prestate per i funerali della mamma . - Perchè non vi siete rivolta a me ? - Ero così stordita dai colpi ricevuti , da perdere la percezione delle cose . Quella persona mi offrì allora i suoi servigi , che non ricusai . Ma volli tosto sdebitarmene , perchè non ho fiducia in costui , benchè sia un gentiluomo . Così mi rimangono centocinquanta lire : un piccolo tesoro ! - Il signor Berardo appariva commosso . - Un tesoro che finirà presto , - disse - benchè sappiate regolarvi . Però , ove foste in bisogno , ricordatevi di me . Intanto state certa che il vostro segreto sarà custodito ; ora io scriverò il vostro nome , Laura Favre , fra le lavoranti in casa , e stasera stessa vi consegnerò una pezza di stoffa per farne camicette . Vi unirò gli ultimi figurini . Le misure per tali camicette già le conoscete . Invece di pagarvele un tanto l ' una , come faccio di solito , vi passerò in complesso quattro lire al giorno , ed ogni sabato sera , quando saranno uscite le lavoranti , verrete a ritirare il vostro onorario . Non vi disturbate a venire a prendere e riportare il lavoro : vi manderò una piccola nuova , che non vi conosce . - Ilda l ' ascoltava con le lacrime agli occhi . - Come è buono ! In qual modo potrò dimostrarle la mia riconoscenza ? - Col rimanere onesta , come siete stata fino ad ora . Inoltre , badate di non commettere imprudenze nel ricercare il colpevole . - Non dubiti ! - Il colloquio durò ancora pochi minuti , poi Ilda si accomiatò dal generoso negoziante e , preso il suo lavoro , si diresse verso casa . Giunta nella soffitta , accese una lampada a petrolio , si svestì e indossò un vestitino semplice da casa , imbottito alle anche ed al corsetto , che ingrossò subito la sua svelta figura ; sulle strette trecce nere pose una capigliatura , bionda , così bene accomodata che pareva vera , e che le cinse il capo come un diadema . Quella capigliatura dette un fascino nuovo alla sua bellezza . Si passò poi sul volto uno strato di veloutine e sulle guance un po ' di minio . Quand ' ebbe finito , sentì bussare all ' uscio . - Signorina Laura ! - Essa aprì : era Teresa , la moglie del falegname . - Uscite , signorina ? - Sono tornata a casa adesso , perchè mi sono recata a prendere del lavoro , - rispose Ilda . - Piove forte . - Lo so , e siccome devo scendere per la cena prima che torni il mio uomo , vi pregherei di prestarmi l ' ombrello . - Volentieri . - Uscita Teresa , Ilda si preparò anch ' essa la cena . La giovane aveva tenuti i suoi mobili migliori , e nulla le mancava del necessario . Quando prese a pigione la soffitta , la portinaia non mancò di avvertirla che ivi era stato commesso un delitto , ma essa le disse : - Per me , non ho alcun timore : l ' ombra di quella povera morta , che non ho conosciuta , non verrà a turbarmi , nè , spero , mi accadrà ciò che accadde a lei . Io non ho amanti .... - Neppure Giulietta ne aveva : era una ragazza onestissima , di buona famiglia . Ebbe dapprima la sfortuna d ' imbattersi in un farabutto che , dopo averla resa madre , l ' assassinò , per sposarne un ' altra . - L ' avete conosciuto , costui ? - A dirle il vero , no : questo casamento è troppo grande per tener d ' occhio tutti . - Si deve stare poco sicuri nelle stanze . - Oh ! per questo le devo dire che in dieci anni che io sono qui , non è mai accaduto un furto . - Ho almeno dei buoni vicini ? - Ottimi , e saranno felici di esserle utili . - Ilda pagò subito l ' affitto di due mesi , ed il giorno dopo prendeva possesso della soffitta di Giulietta sotto il nome di Laura Favre . Non era trascorsa una settimana , che aveva già fatto amicizia colle vicine , cui disse che era orfana e lavorava per conto di un importante magazzino . - Un ' altra Giulietta ; - fu detto - ed ancora più bella ! - Auguriamoci che non faccia la sua fine ! Questi furono i discorsi delle comari ; poi , nessuno si curò di lei più di quanto si usa fra vicini . Ilda aveva il suo piano ed a poco a poco l ' avrebbe messo in esecuzione . Intanto si sentiva molto più libera in quella soffitta che nel quartierino dove la sua povera mamma era morta . Ilda aveva terminato la sua modesta cena , quando bussarono di nuovo all ' uscio . - Sono io , sono Teresa , - disse una voce al di fuori . La giovane aprì subito . - Vi restituisco l ' ombrello e vi ringrazio , - disse Teresa , - Ma perchè , invece di star qui sola sola , non venite a passare il resto della sera da noi ? Faremo una partita a tombola ; ci sarà anche un ' altra giovane della vostra età , per scambiare quattro chiacchiere . Accettate ? - Con tutto il cuore ! - rispose Ilda , che voleva accaparrarsi la simpatia delle vicine . - Allora vi aspettiamo , - soggiunse Teresa . - Vado ad avvertirò anche Vigia . - Ilda la seguì poco dopo . Alla tavola coperta di un tappeto rosso sedevano il falegname , un giovane in abito da operaio ed una giovane sui vent ' anni , dal volto sfrontatello ma seducente , con una bocca incantevole e bellissimi denti . All ' entrare di Ilda , tutti si alzarono , e dopo uno scambio di complimenti , le due ragazze sedettero vicino . Vigia assunse tosto un tono familiare . - Ho proprio piacere di conoscerti , - disse - perchè mi sei molto simpatica . - Ti ringrazio , - rispose Ilda con un sorriso . - Io pure sono lieta di trovare tante amabili persone . Alla mia età l ' isolamento pesa molto . - Non avete parenti , in Torino ? - chiese Teresa . - No ; - rispose Ilda - mio padre e mia madre erano d ' Aosta . - Che mestiere fai ? - chiese Vigia . - Lavoro in casa per un magazzino di mode . - Anch ' io sono sarta , ma stenterei parecchio se non avessi i miei genitori . Guadagnano poco anche loro , ma tutti insieme , si va avanti , E quando Nando mi avrà sposata .... - Così dicendo si rivolse al giovane , che sedeva alla sua destra , e battendogli una mano sulla spalla : - Via , di ' anche tu qualche cosa , invece di guardarci a bocca aperta . - E ridendo soggiunse : - Vedi , Ilda , egli è più timido di me ; ma in compenso è un buon ragazzo , guadagna una buona giornata , e sarò felice con lui . - Lo spero , - si affrettò a dire il giovane - benchè non sappia mostrarti abbastanza il mio amore . - Vigia continuava a ridere . - Tanto lo sai , non mi piacciono le sdolcinature . Quando per la strada incontro qualcuno di quei giovani inamidati , che rivolgono alle ragazze complimenti al latte e miele , mi sentirei la voglia di schiaffeggiarli , perchè so bene che ogni loro parola è una menzogna . - Avete ragione ! - esclamò Teresa . - Se la povera Giulietta , - soggiunse Vigia - l ' avesse pensata come me , invece di attaccarsi a quel tipo che poi l ' assassinò , avrebbe sposato un onesto operaio e sarebbe ancora viva e felice . - Giulietta è la giovane che fu assassinata nella soffitta dove io abito ? - chiese Ilda con accento di curiosità . - Precisamente , - rispose Vigia - ed hai avuto davvero un bel coraggio . Io non starei in quella stanza per tutto l ' oro del mondo ! Mi parrebbe di vedere tutte le notti quell ' ombra sanguinosa , oppure che mi comparisse dinanzi l ' assassino . - Era bella , quella ragazza ? - domandò Ilda . - Un angelo ! - esclamò il falegname . - E buona , onestissima ! - soggiunse la moglie . Vigia alzò le spalle . - Io non voglio contestare i suoi meriti , ma dovete però convenire che , con tutte le sue buone qualità , era molto superba . Essa rifiutò ottimi partiti , perchè essendo bravi operai avevano le mani callose ! E si attaccò a quel figuro , perchè lo credette un signore . - E non lo è ? - chiese Ilda . - Ma che signore ! È un semplice commesso di magazzino , se è proprio lui che l ' ha sedotta . - Come , ne dubiteresti ? - proruppe Teresa con impeto . - E lo dici a me , che ho veduto quell ' intrigante , quell ' assassino ? - Non vi riscaldate ! - soggiunse Vigia . - Io non voglio smentire la vostra asserzione , ma voi potreste giurare che l ' assassino è veramente colui che Giulietta diceva suo fidanzato ? - Ma sì , sì ! - replicò Teresa con un turbamento che si sforzava di nascondere . - L ' ho riconosciuto anche dal neo sulla guancia sinistra . - Ilda palpitava . Teresa proseguì : - Era biondo , di media statura . Infine , se non fosse stato lui , perchè avrebbe confessato il suo delitto ? - Sì .... sì ; so benissimo che la mia è una idea stramba . Non se ne parli più . Giuochiamo a tombola ! - La veglia si protrasse fin verso le dieci . E quando Vigia si separò da Ilda , questa le chiese in tono calmo : - Dove vai a lavorare ? - Sono stata fino a pochi giorni fa da una sarta qui vicino , ma ora che non c ' è lavoro , ne profitto per completare il mio magro corredo . - Allora , vieni a lavorare con me : ci terremo compagnia e il tempo passerà meglio . - Accetto con tutta l ' anima . - Le due giovani si baciarono cordialmente . Quella notte Ilda non dormì . Ella pensava : - Era biondo , e aveva un neo sulla guancia sinistra . Anche il conte Livio ha lo stesso neo ! Ma no , ciò ch ' io penso è insensato ! Per quanto Fabio amasse il suo benefattore , non sarebbe giunto al punto di commettere per lui un assassinio . Eppure , per chi altri Fabio nutriva tanta devozione o tanto attaccamento ? - E l ' atroce dubbio diventava quasi certezza . In tali ansie , Ilda soffrì tutta la notte , e alzatasi all ' alba si mise al lavoro . Alle otto Vigia bussò all ' uscio . - Ti disturbo ? È troppo presto ? - No , no , vieni pure . - Per un poco parlarono di futilità . Vigia rideva sempre , mostrando i bianchi denti , ammirando i mobili della soffitta . - Tu sei arredata come una principessa ; - disse infine - la tua stanza può stare a confronto con quella del signor Aldo . - Chi è ? - Uno studente che abita qui vicino ; un bel giovinotto , sebbene troppo serio .... - Non l ' ho ancora veduto ; per ora non conosco che te , il tuo fidanzato e i coniugi Pavin . A proposito : ieri sera ti rimbeccavi con Teresa per il delitto commesso in questa stanza . Tu non credi dunque che l ' assassino sia colui che è stato condannato ? - Vigia si sfogò volentieri . - Io non nego che colui sia stato l ' assassino ; e sarebbe assurdo pensare altrimenti , dopo che egli stesso ha confessato . Dico soltanto che in quel delitto vi è un mistero ; e se ti racconto in qual modo avvennero i fatti , sono certa che mi darai ragione . Ascolta : Giulietta era figlia di un militare in ritiro , aveva avuta una buona istruzione ed è forse per questo che sdegnava accasarsi con un operaio , Dopo la morte del padre dovette pensare a mantenersi . Lavorava per conto di un negoziante . Molti giovinotti del casamento le fecero la corte ; ma erano operai e Giulietta li respinse . Voleva un signore ed un signore l ' ha avuto . - Conoscevi il suo innamorato ? - chiese Ilda . - Lo vidi una sola volta con lei , mentre l ' accompagnava a casa . Io ero dietro alle loro spalle e rallentai il passo per non farmi scorgere . Ebbene , ti assicuro che non poteva essere un commesso ; un giovane di negozio , specialmente nei giorni feriali , non veste con tanta eleganza , non porta guanti e bastoncino , come aveva il compagno di Giulietta . - Lo riconosceresti , vedendolo ? - Sì , se lo vedessi per di dietro , con una donna : aveva un portamento signorile e chinava la testa verso Giulietta in un modo che non s ' usa fra gli innamorati del nostro ceto . Ma per certo costui , quando ebbe ottenuto dalla ragazza ciò che volle , prese il volo . Nel casamento dicono che quel signore fosse il primo e il solo amante di Giulietta . Ma io credo invece che dopo costui , essa conoscesse il commesso , il quale le fece forse promesse che poi non voleva mantenere . Giulietta , scottata una volta , per non essere scottata la seconda l ' avrà minacciato , e lui , per sbarazzarsene , la uccise . - Ilda , che si era rianimata al principio del discorso , cominciava a perdere ogni speranza . - Ah ! tu credi che quel signore non entri nel delitto commesso ? - No ; dopo tre anni di abbandono , perchè ucciderla ? Lo avrebbe fatto prima . E che l ' assassino non sia il padre della bambina lo ha detto egli stesso in piena udienza , sebbene molti non lo abbiano creduto . Ma le circostanze del delitto hanno del romanzo e del mistero , - soggiunse Vigia . - Quella sera io ero a letto , quando mi svegliai udendo passi e grida nel corridoio . Mi alzai , m ' infilai una sottana , e via , con la mamma a vedere che cosa accadeva . " Entrata in questa stanza , scorsi Giulietta distesa sul letto crivellata di ferite . L ' assassino era tenuto da alcuni uomini . Ma ciò che mi stupì fu di vedere presso il letto di Giulietta , colla bambina della misera fra le braccia , una signora bellissima , adorna di gioielli , elegante , tanto da far restare a bocca aperta . Il signor Aldo disse che era sua sorella ; ma io non lo credo : una signora con tutti quei brillanti non lascia il fratello in una soffitta . Dunque : primo mistero . - Ilda sorrise . - Sentiamo il secondo , perchè questo non mi sembra riguardi la morta , sibbene il signor Aldo . Quella signora sarà stata sua amante .... - È ciò che ho pensato anch ' io . Ma viene lo strano . Giulietta , colle cure del medico , si riebbe un momento , e veduta la signora , gettò un grido di terrore e disse : " - Lei ? Lei ? Ma non sa ... ? - " E ricadde morta . Dunque : secondo mistero . - Sì , ciò è strano . Ma quelle parole saranno state raccolte , la signora avrà dovuto comparire nel processo , e tu saprai adesso chi sia . - Niente affatto , ed ecco il terzo mistero . La signora non fu citata fra i testimoni , e nessuno l ' ha più riveduta . Il signor Aldo disse che era partita per Ivrea e si trovava indisposta ; inoltre , essendo venuto un pezzo grosso della magistratura a prendere la bambina con un signore che si qualificò come il cognato dello studente , tutti prestarono fede a quella storiella , all ' infuori di me . - Che ne concludi ? - Concludo che fra Giulietta e quella signora doveva esservi qualche segreto , e penso talvolta che l ' assassino sia stato un mandatario della sconosciuta , che ora si è impadronita della bambina volendo forse sopprimerla come la madre . E mi confermo sempre più nella mia idea , perchè il signor Aldo , dopo aver promesso a Teresa Pavin di condurla ad Ivrea per vedere la bambina , ha detto che la sorella ed il cognato sono partiti per la Spagna a cagione di un ' eredità conducendo seco Gina , che ormai considerano come loro figlia . - Ilda corrugò la fronte . - Il signor Aldo sarebbe dunque un complice ? - Ne ho il sospetto , e ti confesso che mi era venuta la tentazione di spiarlo per sapere dove si reca quando si assenta per due o tre giorni . - Si assenta spesso ? - Ogni quindici giorni ; l ' ho saputo da Teresa , alla quale ha dato ad intendere che egli fa dei piccoli viaggi per i suoi studi d ' ingegneria .... Ma io credo che abbia altro scopo . Alla perfine ho pensato : che deve importare a me dei suoi intrighi ? Perchè immischiarmi nei suoi affari ? Giulietta non era mia amica e non tocca a me vendicare la sua morte . Così lascio correre l ' acqua per la sua china . Ed ora sarà meglio che discorriamo d ' altro . - II . Lucia , colei che fu l ' istitutrice di Bianca , stava leggendo il giornale favorito dal signor Moreno , padre della contessa Rossano , inchiodato da una settimana su di una poltrona dai dolori reumatici , quando una carrozza entrò nel vasto cortile della tenuta . Poco dopo Bianca abbracciava Lucia e il genitore . - Babbo , la tua lettera mi ha spaventata ; che hai ? - Dolori reumatici , come ti ho scritto nella speranza che tu venissi a abbracciarmi . Gli anni scorsi al principio di maggio eri già qui , e quest ' anno lasciavi trascorrere quasi l ' estate senza venire a vedermi ! - Bianca aveva chinato il viso sul petto del padre per nascondere il suo rossore . - Che vuoi ! Non è colpa mia . Livio non è mai libero . - Non è venuto con te ? - Verrà fra qualche settimana . È molto occupato .... - Ma che fa ? ... Orsù , me lo dirai più tardi , quando ti sarai riposata . - Non sono stanca , e appena avrò rinfrescato il viso tornerò da te . - E presa a braccetto l ' istitutrice , si avviò con lei nella sua camera da fanciulla . Celia vi si trovava già e disfaceva le valigie . Bianca indossò un semplice abito da casa , poi tornò presso il padre . Appoggiò la bella testa alla spalla del vecchio , che era molto commosso . - Cara bambina , - diss ' egli - perchè non posso averti sempre con me ? Io non ho che te al mondo e ti amo tanto ! Ma ho torto di lamentarmi , mentre tu sei così felice ! - Bianca sussultò , e alzando il capo : - Sì , sono felice ! - disse con semplicità . - Livio è sempre buono con te ? - Ella non seppe mentire . - Io non pensavo a lui in questo momento , - disse . - A chi dunque ? - chiese il padre con un sorriso . Bianca chinò gli splendidi occhi . - A te , a te solo ! - Hai forse da lamentarti di tuo marito ? - No , no . - Bianca , tu mi nascondi qualche cosa , lo sento ! - L ' amore immenso che mi porti , babbino , ti fa travedere . Io nulla ti nascondo , e ti accerto che sono felice . - Quest ' ultima frase tranquillò il vecchio . Una mattina , mentre il signor Moreno dormiva ancora , Bianca , vestita di un semplice abito di campagna , uscì dalla tenuta e si mise per una strada ombrosa , che , serpeggiando , andava fino ad una chiesuola . La campagna era piena di profumi . Bianca passava per quella strada come una bianca apparizione . Essa aveva il cuore pieno di gioia . Aldo le scriveva ogni giorno , e le lettere di lui erano il punto luminoso della sua vita . Egli le parlava dei suoi studi , delle sue speranze di essere in quell ' anno laureato , delle sue scappate ad Ivrea per vedere la loro bambina , le dava un minuto ragguaglio sulle famiglie che per mezzo di lei beneficava . E ad ogni frase scaturiva l ' animo generoso del giovane , la sua fede ardente in lei , il suo immenso amore . Bianca sedette sopra una panchina , pensosa al suo amore . A un tratto una voce dietro di lei la fece volgere vivamente . - Contessa .... - Era il marchese di Passiflora che la salutava , colui che ella aveva un giorno respinto per marito e che era stato compagno d ' orge di Livio col quale era ancora , in apparenza , amico . Bianca rese il saluto freddamente . Passiflora le sedette accanto . - Non speravo un così bell ' incontro , - disse il marchese - tanto più che ieri vidi Livio a Torino . - Infatti mio marito è rimasto là , - rispose freddamente Bianca . - Fate male a lasciarlo solo ! Egli vi sarà infedele ! - Bianca alzò con alterezza il capo . - Voi offendete il vostro amico ! - Lo pago colle medesime armi , - rispose il marchese . - Un malaugurato giorno Livio venne con altri compagni alle mie cacce . Alla fine di un pranzo , il discorso cadde sul matrimonio , ed io confessai che una sola volta fui in procinto di prendere moglie , ma che la fanciulla la quale aveva destato in me un amore infinito , mi aveva respinto perchè aspirava a un uomo che non avesse la più piccola macchia amorosa sul suo passato . Io , invece , ero stato un gaudente , un libertino . Voi sapete chi fosse quella fanciulla e come allora avesse ragione di credere che io non potevo essere un buon marito per lei . - Quest ' ultima frase ora stata pronunziata con un accento di vera malinconia , che fece provare un senso di inquietudine a Bianca . Ma essa si dominò , e cercando di sorridere : - Voi forse esageravate i vostri difetti , - disse - ed io ero troppo bambina per giudicare gli uomini . - È giusto ! E come succede sempre alle fanciulle inesperte , finiste col cadere in un abisso . - Marchese ! - esclamò Bianca , facendo l ' atto di alzarsi . Ma il gentiluomo frenò quello slancio , e con voce umile , commossa : - Perdonatemi , perdonatemi , - supplicò - e lasciatemi almeno finire ! I miei amici vollero sapere chi era la fanciulla che amai , ed io dissi il vostro nome , facendo di voi un ritratto sublime , e aggiungendo che oltre alla bellezza , avreste portato in dote due milioni . - Bianca impallidì . - Quanto male mi faceste ! - esclamò a suo malgrado , con accento di amarezza . - È vero , - soggiunse con aria mesta il marchese - lo compresi quando non ero più in tempo a porvi riparo . Livio , crivellato di debiti , scòrse in voi una tavola di salvezza , e abilissimo conquistatore , seppe affascinarvi . Io soffersi più di quello che possiate immaginare il giorno in cui vi vidi dinanzi all ' altare con un uomo , che dopo essersi impossessato del vostro cuore vi avrebbe preso la vostra ricchezza nè si sarebbe curato della vostra felicità . Io giudicavo freddamente Livio , perchè conoscevo quanto valeva . Eppure , vi giuro che se egli , pentito dei suoi trascorsi , fosse divenuto un buon marito sarei stato il primo a goderne . Ma non è così .... e voi sapete che dico il vero . - Bianca , fremente , si guardò intorno . - Tacete ! Se qualcuno vi ascoltasse .... - Non abbiate timore , nessuno può spiarci , qui . Ed io adesso voglio dirvi tutto . - Bianca lo guardò intensamente . - Livio è vostro amico ! - mormorò . - Fu , un giorno , mio compagno di dissolutezze ; - rispose il marchese - ma non ebbi mai amicizia per lui , ed ora lo disprezzo in modo assoluto , perchè capisco che corre alla rovina senza badare se voi stessa sarete travolta in quel turbine . Egli passa le notti alla tavola da giuoco , ed ha per amante una certa Cinzia , venuta da Milano , un ' ex - ballerina , che egli conobbe per l ' addietro . - Bianca fremeva . Il nome di Cinzia evocava il ricordo della lettera caduta dalle tasche dell ' abito di Livio , della lettera che distrusse tutte le sue illusioni . - Tempo fa , - soggiunse Passiflora - lo rimproverai aspramente per la sua condotta , ma egli si mise a ridere , mi disse di curarmi dei fatti miei . Volevo dunque avvertire vostro padre di quanto succedeva .... - Bianca mandò un gridò di spavento , stese supplichevole le mani al gentiluomo . - Per pietà , - disse - risparmiate mio padre , che nulla sospetta , che mi crede sempre felice con Livio ! - Passiflora la guardò commosso . - E voi sapevate ... ? - Sapevo già tutto quanto mi avete detto , - interruppe con voce soffocata . - Da lungo tempo la benda mi è caduta dagli occhi , e se non ho fatto uno scandalo , è stato per mio padre , che ne morrebbe di dolore . - Come potete sopportare l ' oltraggio che Livio vi fa subire e che non tarderà ad essere noto a tutti ? Costui , dopo avervi oltraggiata , vi rovinerà . - Livio non può toccar nulla della mia dote . - Egli farà dei debiti e finirà col minacciarvi , se non acconsentite a pagarli . Date retta a me , avvertite vostro padre finchè siete in tempo . - No , no ! Conosco mio padre : egli ucciderebbe quel miserabile ! Dopo tutto , io non soffro . Livio per me non esiste più ; anche se lo vedessi nelle braccia di un ' altra , mi tornerebbe indifferente . Non l ' amo più , non lo stimo : lo disprezzo . Egli vive a suo modo , io mi occupo dei miei poveri , sono libera di andare e venire come mi pare , senza rendergli conto dei fatti miei e sono contentissima . - Contessa , il mondo è maligno ; qualcuno potrebbe scusare la condotta di vostro marito vedendovi godere tanta libertà .... - Bianca l ' interruppe con un moto altero . - Che importa a me il giudizio del mondo ? - esclamò . - La mia coscienza nulla mi rimprovera .... - Potrete sempre dire così , giovane e bella come siete ? Contessa , ascoltate un amico sincero , che vi vuol bene : cercate di riunirvi a vostro marito . - Mai ! - Accettate allora l ' appoggio di un gentiluomo onesto che si dedicherà tutto a voi . Affidatevi completamente a me , Bianca , che tutto sacrificherei per assicurare la vostra felicità . - Passiflora si era chinato verso la giovane , ed ella sentì il suo alito ardente bruciarle le guance . Scattò in piedi con impeto , e fatto un passo indietro disse con voce glaciale : - Vi ringrazio , marchese , non accetto . Se dovessi chiedere l ' appoggio di un uomo , sarebbe quello di mio padre ; ma per ora basto a me stessa . Se siete un gentiluomo , non cercherete più di avvicinarmi e terrete segreto il nostro colloquio . - Passiflora , livido , si alzò a sua volta . - E se io andassi a raccontare ogni cosa a vostro padre ? - Agireste da vile e vi crederei il degno compagno di Livio . - Bianca salutò Passiflora , rimasto come inchiodato al suo posto , e si allontanò di passo sicuro . III . Era una domenica mattina , una giornata splendida . Aldo , nella sua soffitta , stava preparando la valigia e canterellava . Aveva ragione di essere allegro . Il giorno prima , un biglietto di Bianca l ' avvertiva che si recava a passare due giorni ad Ivrea . Aldo era ormai sicuro di avere conquistato il cuore di Bianca , che egli amava come poche anime elette sanno amare . Non sperava nulla , non desiderava nulla ; mai una parola d ' amore sarebbe sfuggita dalle sue labbra ; ma sentiva che la sua anima era tutta di quella donna . Aldo chiuse la valigia , poi guardò l ' orologio , mormorando : - Ho tempo di andare alla stazione a piedi . - Mentre usciva , non vide nel corridoio una donna velata che lo seguì . Alla stazione , messasi al finestrino accanto a lui , quella donna , che era Ilda , sentì che prendeva il biglietto per Ivrea e ne chiese uno per la stessa destinazione . Dopo i suoi colloqui con Vigia , Ilda non ebbe più altro pensiero che seguire i passi dello studente . Forse in tal modo scoprirebbe qualche mistero . Quando il treno giunse ad Ivrea , Ilda vide lo studente accolto da un gruppo di persone venute alla stazione ad attenderlo . Vi erano due signore , una bruna e una bionda , una bambina con lunghi riccioli biondi ed un bell ' uomo , alto , sorridente , piacevole . Ilda osservò che Aldo baciò tutti , all ' infuori della signora bruna , alla quale si era limitato a stringere la mano . Ma la bimba aveva afferrato il giovane per una falda dell ' abito , dicendo con voce squillante : - Non baci anche la mammina ? - - Lo studente si avvicinò tutto rosso alla signora bruna , che gli porse la fronte . Poi il gruppo si avviò all ' uscita . Ilda rimase sconcertata . Tutta quella gente non aveva nulla di misterioso . Per certo costoro nulla avevano a che fare coll ' assassinio di Giulietta , nè Fabio poteva conoscerli . Ma la bimba della vittima dov ' era ? Quell ' angioletta bionda , che chiacchierava con un cinguettìo d ' uccello , camminando per mano allo studente , chiamò mammina la signora bruna ; dunque non poteva essere la figlia di Giulietta ! Che ne era stato di quella piccina ? Era veramente in Ispagna con una sorella di Aldo ? Ilda era uscita dalla stazione dietro al gruppo senza che nessuno le badasse . Li vide entrare in una casa poco distante , e quando furono spariti chiese a sè stessa : - Che fare ? Tornare addietro ? Nessun treno riparte adesso per Torino . Fingerò di essere una forestiera venuta a visitare questi dintorni per trovarvi una villetta da prendere in affitto , e intanto prenderò informazioni su Aldo . - Si avviò per una strada di campagna , e vide una contadina camminare per la stessa via . Le si avvicinò . - Scusate , - disse - vorrei farvi una domanda : c ' è qualche famiglia nei dintorni che dia stanze in affitto e pensione per un mese o due ? - Sì , signora ; posso accompagnarla io stessa ad una trattoria di campagna , qui vicina , dove danno anche alloggio : un luogo pulito , frequentato da persone oneste . - Vi ringrazio . - Strada facendo continuarono a discorrere . - La signora non è mai stata da queste parti ? - chiese la contadina . - Ci venni una volta , da bambina . La mia povera mamma conosceva molte persone di questi luoghi , fra cui la famiglia Pomigliano . - Ma non è d ' Ivrea , è di San Giorgio Canavese : lo so , perchè mio marito aveva un fratello , in quel paese , manovale presso la famiglia Pomigliano . - Forse non sarà la stessa ! - osservò Ilda . - Nella famiglia di cui parlo io , - proseguì la contadina - vi era una bella ragazza bionda , la signorina Severina , che si è maritata appunto qui in Ivrea , ed un ragazzo , il signor Aldo , ora studente a Torino . - Sì , sì ! - esclamò Ilda . - Sono proprio i nomi che sentivo dire da mia madre . Essa mi diceva che erano buona gente . - Dica che è difficile trovarne migliore . I vecchi Pomigliano , marito e moglie , hanno lavorato e lavorano , si può dire , notte e giorno per mantenere il figlio agli studi , e coi loro risparmi hanno dato una buona dote alla Severina , che è un angelo di donna , sposata a un vero galantuomo . L ' unico loro dispiacere era di non aver figli ; ma ora una parente , rimasta vedova , ha affidato loro una bambina , che è un amore . Il signor Aldo , che adora la sorella , viene di quando in quando a trovarla . Se la signora vuol andare a trovarli , abitano in una bella casetta prossima alla stazione . - Erano giunte alla trattoria , una casetta modesta che aveva al primo piano una terrazza coperta di spesso fogliame , sotto cui non potevano filtrare i raggi del sole . Quivi erano preparate diverse tavole , come nel giardino sottostante , dove già si trovavano alcuni avventori . Ilda disse che pranzerebbe sulla terrazza . La contadina salutò Ilda , che le regalò due lire per il suo incomodo . - La giornata d ' oggi mi costerà una bella somma , - pensava la giovane - e forse senza alcuna riuscita ; ma non importa : non voglio trascurar nulla , per non aver rimorsi . - La padrona della trattoria , una donna cinquantenne , gioviale e simpatica , la condusse in una cameretta pulita , dalla cui finestra aperta si godeva una vista incantevole . - Le faremo subito il letto , signora , - disse - se vuol coricarsi . - No ; mi sdraierò un poco sul divano , - rispose Ilda , che intanto si era tolto il cappello e mostrava il suo bel viso circondato da un ' aureola bionda . La padrona del ristorante non potè rattenere un movimento d ' ammirazione . - La signora viene per la prima volta da queste parti ? - chiese . - No ; vi fui da bambina , - disse Ilda - ed allora ero più felice di adesso , che mi trovo sola al mondo , vedova .... - Così giovane e già vedova ? - Sì , da pochi mesi . - Oh ! povera signora ! - Viaggio per svagarmi , e vorrei venire a villeggiare da queste parti . - Farebbe benissimo , perchè quest ' anno si sta a maraviglia : abbiamo molti forestieri . Da ieri , alloggio il conte Rossano con la signora . - Ilda fece uno sforzo per non dimostrare la sua commozione . - Ah ! sì ? - disse semplicemente . - Di dove vengono ? - Da Torino ; la contessa ha voluto fermarsi al mio albergo , dove dice che passò i primi giorni della sua luna di miele . Anch ' essi pranzano sulla terrazza . - La padrona dell ' albergo lasciò Ilda dopo averle chiesto il nome che doveva sognare sul registro . - Vedova Laura Favre , - disse la giovane . E rimasta sola pensò : - Il conte Rossano qui ? E con sua moglie ? Conoscerò dunque quella contessa , che Fabio non ha mal veduta : sono stata ispirata bene venendo in questo luogo ! Forse saprò cose utili per lo mie ricerche . - All ' ora del pranzo ella si recò sulla terrazza , dove il conte Rossano era già colla sua compagna , una donna che attirava gli sguardi . Bruna , pallida , flessuosa , dagli occhi pieni di languore , aveva della silfide e della baccante ad un tempo . Ella parlava al conte ridendo , con un atteggiamento pieno di grazia voluttuosa . Ilda non poteva vedere il viso di Livio , perchè le volgeva le spalle . Però , ad alcune parole pronunziate sommessamente dalla compagna , egli si volse , ma non potè vedere di Ilda che l ' opulenta chioma dorata : ella si era messa a sedere alla tavola apparecchiata per lei , dallo stesso lato , ma nell ' ombra , e volgeva ad entrambi le spalle . Il conte non si curò più di quell ' incognita e diè i suoi ordini ad un cameriere . Ilda cominciò a mangiare . Ad un tratto una frase in francese pronunziata dalla contessa attrasse l ' attenzione della giovane . Ilda conosceva benissimo la lingua francese . - Insomma , non vi è più cosa alcuna che ti diverta ? Rimpiangi forse tua moglie ? - Chiudi la bocca su questo soggetto , - disse con tono brusco il conte - sai che mi irrita . Se non fosse per cagion tua , la contessa non avrebbe mai sospettato nulla . Ma io non penso a lei . - Ilda stupì . Dunque , quella non era la moglie del conte , sebbene egli la facesse passare per tale ? Che dramma intimo era avvenuto in casa di Livio a cagione della donna che l ' accompagnava ? Un momento dopo la bella bruna riprendeva : - A chi pensi dunque ? Se sei innamorato di qualche donna , parla : ormai con te sono avvezza a tutto ! Già tu sei cambiato da quando passammo insieme gli ultimi giorni di carnevale ; ti ricordi quella notte del giovedì grasso ? Eri proprio insoffribile . E pensare che tua moglie a Torino piangeva di rabbia e di gelosia . Ah ! ti avrei rimandato volentieri a lei ! - Ilda ascoltava anelante . Dunque , il giovedì grasso di quell ' anno il conte non si trovava a Torino . Ma perchè Fabio le aveva detto che il gentiluomo era partito colla moglie ? Un turbine di pensieri la sconvolgeva . - Taci , Cinzia ! - brontolò Livio . - No , voglio sfogarmi un poco , tanto qui nessuno per certo capisce il francese . Tu sei insoffribile , e non so perchè stia qui con te , invece di essere a Montecarlo a divertirmi . Sono una bestia , ma vi è in te qualche cosa che mi attira ; forse i tuoi vizi . Non riderò .... sì , tu sei l ' uomo più vizioso che io abbia conosciuto ; non hai cuore , non hai che i sensi , e scommetto che tu sogni già qualche nuovo intrigo con una seconda Giulietta .... - Taci ! - esclamò il conte con un accento così minaccioso , che Cinzia ammutolì . Vi fu silenzio . Al nome pronunziato da quella donna , Ilda divenne livida . Dunque , i suoi sospetti non erano infondati ? Il conte aveva conosciuto Giulietta , e la sua mano armò quella di Fabio ? Ma come averne le prove ? Il conte , come pentito di aver trattato bruscamente la sua compagna , disse con voce tenera : - Cinzia , perchè rivangare vecchie storie ? Se amassi un ' altra , perchè ti avrei scritto di raggiungermi ? Non sei tu forse per me più che un ' amante , una camerata , cui posso intieramente confidarmi ? Se oltre tutti i crucci che ho , tu pure mi tormenti , finisco col commettere qualche follìa . Sai bene che fin dal giorno in cui la tua lettera cadde nelle mani di mia moglie , la pace di casa se ne andò . - La contessa è una sciocca ! - Lo credevo , mia cara ; - interruppe il conte - invece è più furba di me e di te . Ella ha saputo mostrarsi inesorabile ed ha dettato i suoi patti . Mi ha bandito dal suo appartamento , mi ha lasciato libero di agire come voglio , assegnandomi quindicimila lire di rendita mensili , che mi verrebbero tolte se tentassi una riconciliazione . - Che vorresti di più ? - Ho bisogno di denaro , - rispose con voce cupa il conte . - Ho perduto al giuoco duecentomila lire in poche sere , ho già impegnato la rendita di sei mesi .... - Perchè commetti simili pazzie ? - Ne è causa una ragazza .... - Oh ! oh ! Sapevo bene che gatta ci covava ! Mi ricordo l ' entusiasmo dimostrato al mio arrivo , le tue espansioni , le lacrime versate stringendomi fra le tue braccia , la gioia con cui accogliesti la proposta di lasciare per qualche tempo Torino . Pensai : " Livio ha qualche cosa da dimenticare . " E si tratta d ' una ragazza ? - Sì . Bella da fare impazzire . Essa mi è sfuggita quando credevo averla nelle mani . - È innamorata d ' un altro ? - D ' un uomo che è in galera . - Ilda mordeva il tovagliuolo per non gridare . - Non hai un indizio dove costei sia nascosta ? - No . - Che mestiere esercita ? - È commessa in un negozio di mode . - Onesta ? - Sì . - Bada , Livio , che a furia di sedurre fanciulle oneste tu finirai col lasciarci la pelle ! - Questo potrebbe avvenire se m ' innamorassi di una giovane che avesse un padre , un fratello , un amante . Ma io scelgo i miei tipi fra le orfane senza difesa . - Vi sono fanciulle che sanno difendersi da sè stesse , e lo prova colei che tu desideri , se ha saputo sfuggire alle tue grinfe . - Colei non ha mai sospettato il mio amore . Si è allontanata da me , perchè credeva che volessi intralciare il suo progetto , che è quello di far rifulgere l ' innocenza dell ' amante , che essa crede vittima di un errore giudiziario . - Sciocco , perchè non la secondavi ? - Sì , ho fatto male ; ma se la ritrovo , voglio cambiar tattica . Intanto , prima di ricercarla , mi occorre del denaro . Scriverò a mia moglie , che è ora presso suo padre , e la pregherò di tornare in città avendo bisogno di parlarle . Guai a lei se respingesse la mia richiesta ! - Tu mi spaventi quando minacci , perchè so che non minacci invano ! - Il colloquio prese poi una piega sentimentale . Ilda , incapace di resistere più a lungo , si recò nella propria camera . I suoi occhi brillavano di un ' energia sovrumana . - Non ho perduto la mia giornata ! - esclamò . - Dunque , non m ' ingannavo : il conte conosceva Giulietta . Ma come provare che ha spinto Fabio a un assassinio ? Ebbene , voglio riuscirvi e ci riuscirò ! Se intanto avvertissi sua moglie del pericolo che corre ? ... Sì , ormai sono decisa ; voglio mettermi in lotta con lui ! - Assorbita da quest ' idea , Ilda un quarto d ' ora dopo si allontanava dall ' albergo onde ripartire per Torino , non avendo ormai più interesse di rimanere ad Ivrea . IV . Nei primi momenti , Aldo e Bianca , felici di trovarsi insieme , dimenticarono tutti i guai . Dopo pranzo , Aldo chiese alla contessa : - Volete fare un giro in giardino ? - Volentieri . - Uscirono in giardino : una brezzolina profumata , che soffiava attraverso gli alberi , accarezzò il viso di Bianca , che esclamò : - Come si sta bene qui ! - In quel piccolo spazio soleggiato pareva loro di essere isolati dal mondo . Camminarono un poco in silenzio , attraversarono una spianata erbosa , entrarono in un chiosco coperto di foglie , sedettero sopra una panca e parlarono . - Caro Aldo , - disse Bianca - ho lasciato mio padre dicendogli che andavo a passare un paio di giorni con mio marito ; ma in verità l ' ho fatto perchè ho bisogno di voi , e nel presentimento che qualche cosa di grave mi debba accadere , qualche cosa che forse ci costringerà a non vederci per lungo tempo . - E Bianca raccontò il colloquio avuto col marchese Passiflora , aggiungendo : - Egli non mi perdona di averlo un giorno respinto , come non mi perdona di non volerlo accettare adesso come amico . Per certo avvertirà mio padre della condotta di Livio , oppure tenterà qualche altra cosa contro me . - Speranza , vi difenderò io ! - So bene che siete buono , audace , generoso , e se non avessi mio padre , disprezzerei qualsiasi convenienza , andrei orgogliosa di presentarvi come mio amico e difensore . Ma bisogna ad ogni costo risparmiare quel povero vecchio , che mi crede felice , che di nulla dubita , nulla sospetta . - Bianca aveva le lacrime agli occhi . - Non vi turbate così ; - disse lo studente - io veglierò senza dar ombra ad alcuno e impedirò al marchese Passiflora di fare qualsiasi passo contro voi . - Rimasero seduti l ' uno accanto all ' altra , Aldo circondandole la vita col braccio , Bianca colla testa appoggiata alla spalla di lui . - Speranza , io t ' amo , tu l ' hai compreso , - sussurrò il giovane - nè ti offendano le mie parole ! Il mio affetto è puro ! Mi rimproveri di amarti ? - Perchè dovrei rimproverarti ? - disse la contessa . - Io pure ti amo e vado orgogliosa di amarti . Nulla ormai può disgiungere le nostre anime . Amandoci , porteremo la nostra croce sorridendo , glorificando lo spirito nella esultanza d ' amore . - Gli occhi di Aldo splendevano soavemente . - Cara , cara ! - esclamò , e la baciò sui capelli . La voce squillante di Gina li riscosse . - Mammina , babbo , dove siete ? - Un istante dopo il biondo folletto era nelle loro braccia . Nei due giorni in cui Aldo e Bianca rimasero presso i Rivalta , non uscirono mai di casa , trovando ogni gioia in quel giardinetto , in compagnia delle persone teneramente amate . Lo studente partì per il primo . Bianca fu accompagnata alla stazione da Guglielmo , Severina e la bimba . Già da tre giorni Bianca si trovava di nuovo presso il padre , quando una mattina Celia le disse , un po ' turbata : - Signora contessa , potrebbe venire nella sala verde ? Una signora desidera parlarle . - - L ' impaccio della cameriera non sfuggì al signor Moreno , che era presente e che , subodorando qualche mistero in quella visita , quando Bianca fu uscita dal salotto , si avviò egli pure verso la sala verde . Il signor Moreno non titubò : egli si appiattò dietro la porta e sentì distintamente che all ' entrare di sua figlia una voce di donna diceva con stupore : - Lei ? Lei è la contessa Rossano ? - Sì , io ! - rispose Bianca , con tranquilla alterezza . - Perchè questa sorpresa ? - Perchè se lei è la contessa Rossano , - disse lentamente Ilda , perchè era lei - è la stessa persona che cinque giorni fa si trovava ad Ivrea , presso i Rivalta . - Bianca rispose senza turbarsi : - Non lo nego . Ma a voi che importa ? - chiese poi alteramente . Il volto di Ilda si era fatto cupo e minaccioso . - Allora è lei , - proruppe con impeto - che la notte del giovedì grasso si trovava nella casa dove assassinarono Giulietta Levera , è lei che il signor Aldo Pomigliano fece credere sua sorella , è lei che portò via la bambina , forse per sopprimerla un giorno come la madre ! - Bianca era impallidita ; ma pensando ad Aldo , riprese il suo contegno altero , e rispose con voce ferma : - Io dovrei respingere le vostre accuse , dirvi che mentite , almeno in parte ; ma prima di abbassarmi a discolpe , vi chiederò a mia volta : " Con qual diritto siete venuta in casa mia ad insultarmi ? " - Gli occhi di Ilda espressero una terribile esaltazione . - Vuole saperlo ? - disse in tono violento . - Glielo dirò . Un uomo è stato condannato per avere ucciso quella povera giovane , un uomo che fino all ' ultimo si è protestato il solo colpevole di quel delitto . Invece costui non è stato che il mandatario di un altro , o di un ' altra , che aveva interesse a sbarazzarsi di quell ' infelice .... e in tal modo ha sacrificato anche me , che amava , che doveva sposare in quei giorni . - La contessa ebbe una scossa : la sua voce quasi si raddolcì , chiedendo : - Voi siete dunque la fidanzata dell ' assassino ? - Non lo chiami così : egli è colpevole perchè l ' hanno spinto su quella via . - E sospettate di me ? - Sì ; e giacchè ho cominciato , voglio dirle tutto , Lei ha conosciuto il mio fidanzato . - Io ? ... No . - Ilda la guardò cogli occhi in fiamme . - Possibile ? - disse . - Suo marito non le ha mai presentato Fabio Ribera ? - Mio marito ? - esclamò vivamente Bianca , con un accento che fece trasalire Ilda . - Come poteva conoscere il vostro fidanzato ? - Vuol dunque farmi credere che il conte non le abbia mai detto come Fabio Ribera , un orfano fatto educare dalla defunta contessa Rossano , fu poi da lui continuamente assistito , tanto che Fabio nulla avrebbe fatto , senza averne prima il suo consenso ? - Vi giuro che mio marito non mi ha mai fatto parola di costui , nè credo che lo abbia spinto al delitto . - Ilda scoteva il capo . - Allora , se il conte non ha spinto Fabio a uccidere Giulietta , in qual modo lei si trovava quella notte nella soffitta dell ' assassinata e perchè , quando costei la vide , la riconobbe ed esclamò : " Lei ? Lei ? Ma non sa ? " - Io pure - rispose la contessa - spesso mi sono chiesta come mai quella sventurata avesse pronunziato quella frase . Ora vi dirò per quale concatenazione di cose io mi trovassi la notte del giovedì grasso in quella casa fatale . Sarò sincera con voi , perchè mi destate un senso arcano di fiducia . Mio marito era partito il giorno prima per Milano dicendomi che andava a trovare una parente moribonda . Invece la mattina del giovedì un biglietto dimenticato dal conte mi convinse che egli m ' ingannava . Era andato a Milano per trovare un ' amante . - Cinzia ! - interruppe Ilda . Bianca sussultò . - Come lo sapete ? - Glielo dirò poi : continui . - Voi , che avete amato ed amate , potete comprendere come rimanessi alla certezza del tradimento di mio marito . Allora , come pazza , commisi una follìa , della quale però non mi pento . - Qui la contessa raccontò come al veglione avesse avuto la fortuna d ' imbattersi in Aldo ; si diffuse a parlare della delicatezza , della generosità del giovane , poi descrisse in qual modo si era trovata nella soffitta della povera Giulietta e tutto ciò che era dopo avvenuto . - Se non mi sono divisa legalmente da mio marito , - concluse - è perchè ho un padre che mi adora e che morrebbe di dolore se venisse a conoscere tutto ciò . Ma col conte non ho più nulla di comune . Se mi reco ad Ivrea , è per vedere quella bambina , che amo come se fosse mia . Eccovi tutta la verità . Spero che adesso mi crederete . - Sì , - disse Ilda con umiltà - e le domando perdono di averla sospettata . Ella è una vittima del conte , come lo è stato il mio povero Fabio . Ed ora sono convinta più che mai che il conte , dopo aver sedotto Giulietta , spinse il suo protetto ad ucciderla , a sacrificarsi per lui .... - Sarebbe orribile ! - esclamò Bianca . - Come vi nacque questo sospetto ? - Glielo dirò , signora contessa . Quando Fabio si assentò dicendomi che andava a prendere alcune carte per il nostro matrimonio , mi disse che il conte era partito con lui e che starebbero assenti qualche tempo . Perchè questa doppia menzogna , mentre il povero giovane non aveva mai mentito ? Perchè , dopo il delitto , il conte non si presentò a far testimonianza del buon carattere del suo protetto ? Perchè Fabio non richiese mai di lui , non alluse alla sua relazione col conte ? Il sospetto si insinuava nella mia anima . - Ilda narrò allora la morte di sua madre , le visite del conte , che ella sfuggì recandosi ad abitare nella soffitta dell ' assassinata , cambiando nome , trasformando la propria persona per non essere riconosciuta , onde raggiungere lo scopo che si era prefissa : scoprire il vero colpevole . - Così , - soggiunse - seppi della incognita che si ora trovata in quella notte nella soffitta della povera Giulietta . Chi era costei ? Dissi a me stessa che lo studente doveva essere in relazione con quella donna , e mi proposi di seguirlo quando si assentava da Torino . " Per questo mi recai ad Ivrea , senza che lo studente sospettasse di essere seguito da me . " Io lo vidi alla stazione con tutti loro , e seguii il gruppo fino all ' uscio di casa ; chiesi poi informazioni su lui e sui coniugi Rivalta e me ne fecero mille elogi . " Non sapevo più che pensare , mi pareva di aver fatto quel viaggio inutilmente , quando , essendomi recata in un albergo per passarvi alcune ore , seppi che era ivi alloggiato il conte Rossano colla signora . - Bianca gettò un lieve grido , - Mio marito ad Ivrea , - esclamò - con una donna che fa passare per me ? - Sì , quella Cinzia presso la quale egli si nascose a Milano , mentre a Torino veniva assassinata la povera Giulietta , - rispose Ilda . E con parole concitate ripetè il colloquio di Livio coll ' amante . - Udite queste infami cose , - proseguì Ilda - deliberai di venire ad avvertire lei del pericolo che corre , ansiosa al tempo stesso di conoscerla . A Torino seppi dove si trovava e partii . Ora può immaginarsi la brusca sorpresa provata riconoscendo in lei la signora che si trovava ad Ivrea in compagnia del signor Aldo e degli altri . Il sospetto mi assalse di nuovo . - Vi comprendo , - esclamò Bianca con slancio - e non solo vi perdono di tutto cuore , ma vi ringrazio di esser venuta , perchè adesso mi unirò a voi per smascherare il colpevole , quand ' anche il colpevole fosse mio marito ! - Ilda apparve commossa . - No , signora contessa , - disse - non lo permetto . Lasci fare a me , che non ho alcun timore di lui , che disprezzo le sue minacce come il suo amore , che non ho , come lei , un padre che mi ami , che possa soffrire per cagion mia . - Questo padre ritroverà tutta la sua forza per difendere la figlia e vendicare le vittime di quel furfante , - disse la voce sonora del signor Moreno , comparso all ' improvviso nella sala . Bianca si alzò gettando un grido di angoscia . Ma suo padre le stendeva le braccia , ed ella vi si gettò piangendo . Ilda , in piedi , pallidissima , non osava pronunziare parola . - Tu hai sentito tutto , padre mio ? - domandò la contessa . - Tutto , perchè ebbi il presentimento che la visita della signorina mi rivelasse qualche mistero che ti riguardava . Bianca , tu facesti male a non aver fiducia in me ; e voi , signorina , mi avete addolorato coi vostri sospetti sulla mia innocente creatura ; ma adesso che so tutto , vi scuso e vi stendo la mano da amico . - Ilda aveva le lacrime agli occhi . - Io vi ringrazio , - esclamò - e vi giuro che d ' ora innanzi non farò un passo senza consultarvi ! - Ed io non ti nasconderò più nulla , - soggiunse Bianca - ed appoggiata a te , mi sentirò sicura . - Il signor Moreno la baciò sulla fronte , mentre stringeva la manina di Ilda . V . Il conte Livio era tornato a Torino di cattivissimo umore : ormai Cinzia l ' annoiava , eppure non voleva sbarazzarsi di lei , forse perchè la giovane era la sola che avesse penetrati molti dei suoi segreti . Egli aveva ceduto all ' amante il suo elegante quartierino da scapolo , non potendo per il momento sobbarcarsi troppe spese . Una settimana dopo il suo ritorno scrisse un biglietto alla contessa , per avvertirla che aveva necessità di parlarle . Livio era sicuro che sua moglie non gli avrebbe dato un rifiuto , onde la sera stessa disse allegramente a Cinzia : - Vedrai che fra qualche giorno potrò offrirti un appartamento migliore di questo , con mobili di palissandro , e comprarti quel fermaglio di brillanti che tanto desideri . - Sei sicuro che la contessa cederà alle tue minacce ? - disse Cinzia . Livio si arricciò i baffi con aria spavalda . - Sicurissimo , - rispose - perchè Bianca ha troppa paura dello scandalo , a cagione di suo padre . Firmerà e tacerà ! - Due giorni dopo , verso mezzogiorno , Livio , sempre in attesa della moglie , stava per mettersi a tavola nella sala da pranzo del proprio palazzo , allorchè un cameriere annunziò : - Il signor Moreno ! - Se un fulmine fosse caduto ai piedi di Livio , non l ' avrebbe maggiormente stordito . In un attimo pensò che Bianca avesse confidato tutto al padre , e fremette . Il suocero entrò , sorridente , disinvolto , esclamando : - Se ti trovo a pranzo , vuoldire che non c ' è nulla di grave . Bianca ha avuto torto a spaventarsi ! - Livio riacquistò subito la baldanza . Il signor Moreno nulla sapeva . Bianca non aveva parlato . Per cui si slanciò incontro al suocero , stendendogli le mani e dicendo con voce commossa : - Mi aspettavo così poco la tua venuta , che ne sono ancora stordito . Bianca non si sentirà male , spero ? - No , no , rassicurati ; è soltanto infreddata , ed io ho trovato imprudente che si mettesse in viaggio , tanto più che io stesso avevo bisogno di venire a Torino . - Mentre parlava , il conte gli teneva fissi gli occhi addosso , con aria di maraviglia . Il signor Moreno sembrava ringiovanito . La sua persona , per il solito un po ' cascante , si raddrizzava come quella di un giovinotto . - Hai un aspetto magnifico , - disse il conte - e mi congratulo di vederti così bene . I tuoi dolori reumatici ti hanno lasciato ? - Interamente . Ma giacchè sono giunto in buon punto , non faccio complimenti , mi metto a tavola con te . - Livio diè l ' ordine di mettere un ' altra posata . Il signor Moreno sedette fregandosi le mani con aria soddisfatta e disse a Livio : - Scommetto che la tua lettera è stata semplicemente un tranello per far venire Bianca , sembrandoti abbastanza lungo il tempo senza lei . - Livio soffocò la rabbia che internamente lo divorava . - È vero ; - rispose - a te non lo posso nascondere . - Io l ' avevo indovinato ; - soggiunse il signor Moreno - ma quella benedetta figliuola è così impressionabile , che ha subito creduto ti fosse accaduto qualche sventura . Basta , oggi stesso le scriverò per tranquillarla , perchè io debbo trattenermi a Torino . - Durante il pranzo , parlarono di cose futili , ma quando furono passati nel salottino da fumo , il signor Moreno , col sigaro fra le labbra , disse sorridendo : - Tu non immagini certo ciò che ho deliberato di fare . - Livio provò una vaga inquietudine . - Sentiamo , - disse con simulata allegria . - Vengo a stabilirmi presso di voi . Sono stanco di vivere lontano da mia figlia e di condurre una vita da orso . Io non vi darò noia , perchè ho la mia servitù , e se mangeremo tutti insieme , pagherò la mia pensione . Del resto , piena libertà da ambe le parti . Come capirai , Bianca è contenta della mia decisione . E tu ? - Io pure , padre mio , - disse Livio con dolcezza . Poi , cambiando tono e fisionomia , avvicinatosi al suocero , disse con accento turbato : - Posso confidarti una cosa ? - Per certo . Dove potresti trovare un confidente migliore di me ? - Hai ragione . Ah ! perchè prima di sobbarcarmi in false speculazioni non mi sono rivolto a te ? - Il volto del signor Moreno non esprimeva alcuna diffidenza . - È vero ! Bianca mi ha parlato alto alto di certi affari da te intrapresi . Ti sono forse andati male ? - Purtroppo ! - mormorò Livio con aria compunta . - Sono stato raggirato da un birbante che ha fatto rilucere dinanzi ai miei occhi una vera miniera d ' oro , mentre portava via il mio . - Sei stato troppo ingenuo ; non dovevi arrischiare del denaro in speculazioni sconosciute . Che bisogno ne avevi ? - Arrossivo di dover tutto a mia moglie , e sognavo di diventar ricco , di elevare Bianca sopra una montagna d ' oro . - La sua voce si era fatta convulsa . Il signor Moreno non perdeva la sua espressione bonaria . - Il tuo pensiero era lodevole ; - disse - ma Bianca è ricca abbastanza per due . Quando io più non sarò , la montagna d ' oro per lei si troverà inalzata . Intanto spero che la lezione ti avrà servito e non intraprenderai altri affari senza consultarmi . Quando Bianca , la settimana scorsa , venne a trovarti , a passare due giorni con te , le facesti parte della tua sconfitta ? - No , non ne ebbi il coraggio , - disse il conte , che trasalì sentendo che Bianca si era allontanata dalla tenuta col pretesto di raggiungerlo . Dove si era recata ? Il signor Moreno sorrise . - Capisco ! Tu non hai pensato che al piacere di abbracciarla , - esclamò - e di rinnovare una breve luna di miele ! So che conducesti Bianca ad Ivrea . - Chi te l ' ha detto ? - balbettò il conte , livido . - Bianca stessa , - rispose con bonomia il signor Moreno . - Le avevi proibito di farmene parte ? - No , no . - Egli era spaventato di quanto sentiva , e chinava gli occhi dinanzi agli sguardi del signor Moreno , che rimaneva quieto , sorridente . - Basta ! - disse questi con dolce accento . - Hai fatto bene a non turbare Bianca col racconto della tua sconfitta , alla quale rimedierò io stesso . A quanto ammonta la tua perdita ? - Era il momento decisivo . Il conte mandò un sospiro , esitò un istante , poi rispose con voce debole : - A quattrocentomila lire ! - Il signor Moreno non battè palpebra . - Dammi un calamaio ed una penna , - disse . Livio si affrettò ad obbedirlo . Il signor Moreno si tolse di tasca un libretto , ne staccò un foglio , vi scrisse alcune parole e porgendolo al genero : - Oggi stesso - disse - potrai presentarti dal mio banchiere a ritirare la somma che , m ' immagino , non hai pagata . - No , padre mio .... mi ero reso garante .... firmai delle cambiali .... - Bene , bene : non voglio saper nulla della trappola che ti avevano preparata ; paga il tuo debito e non se ne parli più . - Come ringraziarti ? - E l ' ipocrita ruppe in pianto . Il signor Moreno si alzò , nervoso . - Se fai così , ti lascio ! - disse . - Non occorrono queste scene fra noi ! Se ti hanno giuocato un brutto tiro , il tuo onore è salvo , dal momento che io posso pagare . Via , asciuga quelle lacrime , vai a riscuotere il tuo chèque , mentre io mi ritiro a riposare nel mio appartamento . - Il conte volle accompagnarlo fino alla sua camera e diede ordine al suo domestico di mettersi a disposizione del suocero . Poi lasciò il palazzo , sollevato . L ' arrivo del suocero l ' aveva sconcertato , ma ormai aveva il cuore tranquillo . Peraltro non capiva come Bianca avesse potuto dire a suo padre di essere stata ad Ivrea . Che qualcuno l ' avesse avvertita che egli viaggiava in compagnia di Cinzia facendola passare per moglie ? Non volle più stare a riflettere , dal momento che sua moglie stessa lo sosteneva per non dispiacere al padre . Infatti , se il signor Moreno avesse avuto qualche dubbio sulle infedeltà di lui , non gli avrebbe dato quel denaro ! Riscosso lo chèque , pagato un debito di giuoco , si trovò ancora in possesso di centocinquantamila lire . Allora si recò a comprare il fermaglio per Cinzia e , andato da lei , glielo presentò con aria trionfante . - Hai dunque vinto ? - chiese ella ridendo . - Completamente ; ma la partita è stata col suocero . - Come ? Come ? - E narrò l ' arrivo del signor Moreno , il colloquio avuto con lui . - Cinzia aggrottava le ciglia . - Non rallegrarti troppo ! - disse infine . - Io non ci vedo chiaro nella generosità del vecchio e nella sua determinazione di stabilirsi a Torino . Gatta ci cova : quell ' allusione alla gita di sua figlia con te ad Ivrea mi sa di mistero . - Quando il conte tornò al palazzo trovò il suocero già alzato e di eccellente umore . - Che cosa c ' è di spettacoli divertenti ? - chiese al genero . Livio lo guardò stupito , tuttavia rispose : - Una compagnia di operette all ' Alfieri . - Ebbene , andremo ad ammirarla . - Il conte cadeva dalle nuvole . Il suocero , così austero , tanto avverso alla società , cambiava ad un tratto di abitudini ? Il signor Moreno pranzò con appetito , mostrandosi molto allegro , incitando il genero ad imitarlo . Quando giunsero all ' Alfieri , il primo atto dell ' operetta era quasi al termine . I due uomini presero posto nella seconda fila delle poltrone e dovettero passare innanzi ad una bellissima bruna , elegante , con un largo cappello alla moschettiera e grossi brillanti agli orecchi . Era Cinzia che , vedendo il suo amante con quel signore , trasalì , perchè comprese che era il suocero del conte . Livio non potè trattenere una smorfia vedendo la giovane , e la fissò con uno sguardo corrucciato , che ella ricambiò sdegnosamente . Il signor Moreno vide quello occhiate , e quando fu seduto , disse al genero : - Hai veduto quella bruna , nella nostra fila ? - No , - rispose il conte con noncuranza . - E una bella donna ; ma io conosco di meglio : un bocconcino da re : sedici anni o poco più , capelli neri , alta , ben fatta , occhi da far impazzire . - E dove hai trovata questa fenice ? - Non te lo dirò : è il mio segreto ; soltanto non ti nascondo che devo a quell ' ammaliatrice la risoluzione di venire a Torino . - Tanto meglio ! - pensò il conte . - Se egli commette delle follìe , saprà scusare le mie ! - L ' atto era finito , quando un giovane elegantissimo , dall ' aria di buontempone , si avvicinò al conte , stendendogli la mano . - Buona sera , Livio : vieni stanotte al circolo ? - No , - rispose bruscamente il conte , toccando appena la mano del giovane . Ma questi non si sgomentò , e senza badare che l ' amico era in compagnia di un altro : - Dimmi , è vero che hai lasciato Cinzia ? - chiese . Il conte , stizzito , chiese : - Chi è Cinzia ? Non la conosco . - Ah ! ah ! si vede che sei in collera con lei . Ma scommetto che stasera rifarete la pace : non per niente l ' hai seguita al teatro ; guardala , com ' è bella , con quel cappellone alla moschettiera ! - Ti dico che sei pazzo ! Non so di chi tu voglia parlare ! - L ' altro divenne subito serio , e togliendosi il cappello , con un ' aria fra comica e sprezzante : - Scusate ! - disse . E andò a sedere vicino a Cinzia . Livio , livido di rabbia , si volse al suocero : - È un imbecille , quel giovanotto ! - Perchè ? - rispose calmo il signor Moreno . - Ti ha fatto delle domande naturalissime , e tu non dovevi prenderti soggezione di me e rispondere la verità . Io compatisco le debolezze altrui . - Ti assicuro che colui si è ingannato : io non conosco quella donna . - Meglio così ! - E siccome l ' orchestra aveva sonate le prime battute del secondo atto e il telone si era alzato , il signor Moreno si occupò a guardare la scena . Il conte e il suocero tornarono al palazzo insieme . Il signor Moreno si ritirò nel suo appartamento . Il conte , invece di coricarsi , era uscito novamente per recarsi ad un circolo , dove si giuocava tutta la notte . Ma non era il giuoco che ve lo attirava : voleva trovare l ' amico che aveva osato parlargli di Cinzia in faccia al suocero . La sua presenza al circolo fu accolta da esclamazioni di gioia , ed il primo che il conte si vide dinanzi fu appunto il giovane che cercava . Allora , squadrandolo da capo a piedi : - Chi ti ha dato il diritto - disse - di farmi stasera quelle stupide domande al teatro ? - Il diritto me lo sono arrogato io , - rispose l ' altro - perchè credevo di rivolgermi al compagno che si era compiaciuto altra volta di raccontarmi le sue avventure amorose e non mi aveva nascosta la sua relazione con Cinzia , relazione che tutti conoscono , me ne appello a questi signori . - Ma questi signori ti diranno pure che bisogna essere imbecilli per venire a interrogarmi su tale relazione mentre mi trovavo in compagnia di mio suocero . - Un sonoro scoppio di risa risonò da tutte le parti . Il giovane rimase scombussolato , e con l ' accento del più sincero cordoglio : - Scusami , amico ; - disse - ti assicuro che se avessi potuto immaginare che quel signore era in tua compagnia , non ti avrei rivolte quelle domande stupide , come ben dici . Ma io ti credevo solo , e supponevo che per semplice dispetto tu non fossi vicino a Cinzia . - Livio parve esitare un istante , poi sorrise , e stendendo la mano al giovane : - Accetto le scuse , - esclamò - e non ne parliamo più ! - Quella notte giocò , e la fortuna gli fu favorevole . Quando abbandonò il suo posto per tornare a casa , aveva trentamila lire di più . La mattina seguente , alzatosi verso le nove , seppe che il suocero era già uscito . Il vecchio tornò a mezzogiorno . Sembrava molto contento . Il conte fu proprio persuaso che il signor Moreno ignorasse totalmente la sua condotta verso la moglie , e nella sua fatuità credette che Bianca avesse spinto il padre a recarsi a Torino per potere , col suo mezzo , riconciliarsi con lui . Per cui , quando il suocero gli chiese se voleva accompagnarlo alla tenuta , accettò con entusiasmo . Si sentiva quasi felice all ' idea di riavvicinarsi alla moglie . Avvertì con un biglietto Cinzia della sua assenza di qualche giorno e partì col signor Moreno . Quando arrivarono al castello , Bianca abbracciò il padre , quindi porse la mano al conte . Ma quella mano era così fredda , che gli fece capire come egli avesse sperato invano nell ' indulgenza di lei . Tuttavia , trovandosi più tardi solo con Bianca , assunse un ' aria compunta , piena di dolore e mormorò : - Signora , la visita improvvisa di vostro padre aveva aperto il mio cuore alla più dolce delle speranze : speravo che per lui , se non per me , avreste dimenticato e perdonato . - Ella lo fissò con uno sguardo pieno di disprezzo . - Dimenticare , perdonare ? - ripetè . - Si può farlo per un uomo onesto che un istante di traviamento ha fatto deviare dalla retta via ; ma per voi che avete mentito sempre , per voi che , calpestando ogni riserbo , aveste perfino la temerità di presentare come vostra moglie una sgualdrina non può esservi nel mio cuore che odio e repulsione . Evitate dunque di avvicinarmi se non volete che io mi ribelli e vi schiacci ! - E voltategli le spalle , lasciò il conte quasi fuori di sè dalla rabbia . - Me la pagherà ! - pensò , stringendo i pugni . E uscito dalla tenuta per non incontrarsi in quel momento col signor Moreno , diresse i suoi passi verso la villa del marchese Passiflora . Immerso nei suoi pensieri , il conte camminava con la testa china , quando una voce ironica lo fece trasalire . Era il marchese Passiflora . - Sempre pensieroso , sempre innamorato ! - diceva . E stendendo la mano a Livio : - Ti sei dunque deciso a venire un po ' in campagna ? - soggiunse ridendo . Il conte si era rasserenato . - Sono venuto a riprendere la contessa , - rispose . - Ma ti assicuro che , sebbene giunto da poche ore , sono già annoiato . - Il marchese Passiflora lo prese a braccetto . - Capisco , birbante , rimpiangi Cinzia ! Ma , bada , è pericoloso lasciar per lungo tempo sola una moglie come la tua . Essa potrebbe fare qualche scappatella , che suo padre non si curerebbe di tenerle dietro . - Per parlare così , tu devi sapere qualche cosa ; ma bada , io ho troppa fiducia in mia moglie per nutrire il minimo sospetto contro lei , tanto più se fatto nascere da un uomo che non può dimenticare di essere stato respinto come marito . - Passiflora aveva tolto il suo braccio da quello del conte , e fermatosi su due piedi lo guardò fisso , seriamente . - È vero ; - rispose - non posso dimenticare il rifiuto di quella giovinetta che mi avrebbe reso felice , come ho l ' orgoglio di credere che sarei stato per lei il migliore dei mariti , e fremo pensando che quella felicità è toccata a te , che eri meno degno di ottenerla . - Marchese ! - Non ti alterare , è la verità ! Non credo di offenderti , perchè so quanto vali . Però il tuo trionfo non è durato a lungo . - Il conte impallidì . - Che ne sai tu ? - Più di quello che credi , perchè tu e Bianca , da quel tempo , mi siete sempre stati a cuore . Essa non ha tardato a scoprire che il suo prescelto non valeva il rifiutato ; e per consolarsi di veder distrutta la sua cara illusione , è andata in cerca di un altro . - Il conte gettò un grido di furore . - Marchese , voi insultate mia moglie e me ne renderete conto ! - Quando vorrete , mio caro ! - rispose senza scomporsi il marchese . - La contessa almeno mi sarà grata di averla sbarazzata di voi . - Non so che mi tenga dallo schiaffeggiarvi ! - Passiflora si mise a ridere . - Ve lo dirò io , conte : la paura . Perchè voi siete audace soltanto con le donne , di cui sapete benissimo sbarazzarvi quando ne siete stanco . - Queste ultime parole , dette a caso , ebbero un effetto fulminante sul conte . Egli indietreggiò livido , barcollante , Passiflora rideva sempre . - Vedete , caro conte , - soggiunse - che ho còlto nel segno . Ma rinfrancatevi , io non ho alcuna volontà di battermi con voi : lo farei soltanto se vostra moglie chiedesse il mio appoggio . Sfortunatamente Bianca mi odia , perchè mi crede vostro amico , mi giudica forse alla stessa stregua , e va in cerca di un puro ideale . - Il conte , furente , si riavvicinò al marchese . - Voi vorreste farmi credere che mia moglie ha un amante ; - disse con voce alterata - ma non ci riuscirete . - Ne sono persuaso , - rispose il marchese con oltraggiosa disinvoltura . - Da questo lato vi torna più comodo fare il sordo . - Gli voltò le spalle e si allontanò . Livio ristette immobile , finchè non lo vide sparire fra un gruppo di alberi . Tuttavia mai il suo orgoglio aveva tanto sanguinato . Era stato insultato dal marchese , che forse narrerebbe la scena gettando il ridicolo su lui ! Sua moglie aveva un amante ? - Lo saprò , - disse con la gola stretta . VI . Mentre si svolgevano queste scene , Fabio scontava il suo delitto in prigione , rassegnato al suo destino . Egli lavorava nell ' amministrazione delle carceri , dove sono ammessi i detenuti di ottima condotta , e così le sue giornate , sebbene monotone , trascorrevano abbastanza presto . Le notti erano terribili : nel silenzio della cella , Fabio si abbandonava a spaventevoli scoppi di dolore , di collera , di disperazione . Rivedeva la sua vittima , ricostruiva l ' orribile scena di quella notte , si contorceva sotto accessi di convulsioni , fino a che cadeva inerte sul giaciglio ed un sonno pesante scendeva a lenire i suoi rimorsi , i suoi dolori . Poi , a poco a poco , anche quegli accessi si calmarono e le sue notti furono meno agitate . Quando pensava a Ilda , gli sembrava che tutto il sangue gli affluisse al cuore con violenza , trovava in sè un tesoro di energia sublime che gli faceva dimenticare il luogo dove si trovava , quanto era accaduto . Ah ! se avesse potuto dire almeno a lei ... ! Ma no , egli avrebbe taciuto sempre : era necessario , lo doveva : una morta gliel ' aveva imposto . Fabio parlava pochissimo coi suoi compagni di carcere , ma si mostrava così buono con tutti , che nessuno nutriva astio contro lui . I giorni , i mesi scorrevano . Per Natale quasi tutti i prigionieri ricevono qualche regalo . A Fabio pervennero diversi doni della fidanzata , del suo principale , e alcuni doni anonimi , ma che egli doveva ben sapere da chi gli pervenivano . Libri , oggetti , dolci , erano stati prima minutamente visitati , ma i pochi biglietti che li accompagnavano potevano essere consegnati al prigioniero . Quello di Ilda diceva : " Coraggio e speranza in Dio : lavoro per te , non ti dimentico , ti sono sempre vicina col cuore . " Il suo principale gli scrisse , inviandogli una scatola di dolci squisiti : " Perchè tu veda che non sei dimenticato . Buon Natale ! " E " Buon Natale ! " stampato , ripeteva l ' invio dei doni anonimi . Fabio pianse di gioia ; distribuì i dolci fra i suoi compagni ; per sè tenne soltanto un libro rilegato , Le mie prigioni di Silvio Pellico . Si mise sul cuore il biglietto di Ilda . Quella notte egli si addormentò col sorriso sulle labbra . Il giorno dopo , all ' ora della ricreazione , incominciò la lettura delle Mie prigioni . Aveva già percorse alcune pagine , quando sussultò . Nelle interlinee di un foglio vi erano scritte delle parole in un carattere minutissimo . Lo scritto diceva : " Tu hai presunto troppo della fedeltà di Ilda : essa ha un amante che le ha regalato una palazzina , carrozza e cavalli ed è diventata una delle mantenute più in voga . " Ilda ha sprezzato l ' appoggio del sincero amico che tu le lasciasti , ha riso di lui , l ' ha perfino minacciato , sperando di farlo tacere . Ma ho voluto avvertirti , a costo di tutto , perchè mi si strazia il cuore nel vederti così ingannato . Io continuerò a vegliare su lei , e qualunque cosa succeda ti avvertirò . Intanto , se puoi , dimenticala : essa è indegna di te . " Tu hai avuto troppa fiducia in lei . " Fabio rimase come stupidito . Chiuse il libro e dopo poco tornò al lavoro , che disimpegnò macchinalmente . Quella sera , gettatosi bocconi sul pagliericcio , scoppiò in singhiozzi . Tradito , tradito da lei , che il giorno prima gli aveva scritto quel biglietto che teneva sul cuore . Eppure l ' uomo che aveva vergate quelle parole , il conte Livio , il suo protettore , non poteva ingannarlo ! Ma perchè Ilda gli scriveva : " Coraggio e speranza in Dio : lavoro per te , non ti dimentico , ti sono sempre vicina col cuore " ? Per alcuni giorni Fabio ebbe nuovamente accessi di disperazione che sembrava dovessero renderlo pazzo ; poi , un senso di stanchezza lo colse , ed egli continuò ad eseguire macchinalmente il suo lavoro ; ma era pallido , accasciato . Per certo se il conte lo avesse veduto in quei giorni , avrebbe pensato che Fabio non uscirebbe più da quel carcere che cadavere . Ma anche Livio non si trovava sopra un letto di rose ! Dopo la scena avvenuta col marchese Passiflora , il conte nascose il suo avvilimento e ingoiò tutto l ' amaro versatogli dal marchese , col pensiero di vendicarsi un momento o l ' altro di lui . Intanto il signor Moreno tutto disponeva per la propria partenza . - Ora sono tranquilla ! - disse la buona Celia alla sua cara padrona . - Lei non ha più nulla da temere . Con suo padre vicino , il conte si guarderà bene dal recarle un dispiacere . - È vero ; - rispose Bianca - ma d ' ora innanzi non mi sarà più concesso di vedere Aldo ed abbracciare quella bambina : l ' ho promesso a mio padre , e manterrò la mia promessa fino a quando il conte non verrà smascherato e tutto sarà finito fra noi . - Ma lei può scrivere al giovane ed avere notizie della bambina . - Questo sì ; se il babbo me l ' avesse proibito , ne sarei morta . - Il conte conservava la sua perfetta disinvoltura dinanzi al suocero e sembrava il migliore dei mariti . Al loro arrivo a Torino , il signor Moreno si stabilì nel suo appartamento , perfettamente libero , dove poteva tenere presso di sè Lucia ed il suo fidato cameriere . Egli fece fare una porticina segreta che metteva in comunicazione le sue stanze con quelle della figlia . Al conte Livio fu nascosta l ' esistenza di quella porticina . Incominciava il dicembre . Verso le quattro , i portici erano affollati . Un giorno Livio , con alcuni amici , si era diretto verso Baratti .... Camminavano chiacchierando , ridendo , ammirando le belle che passavano loro vicino . Dinanzi alla confetteria Baratti si fermarono in gruppo . In quel momento uno dei compagni di Livio disse ad alta voce : - Ecco la Cleo . Fortunato il mortale che la possiede ! - Livio si volse e rimase trasecolato . La giovane che il suo compagno aveva chiamata Cleo era Ilda , la fidanzata di Fabio , la fanciulla che avrebbe voluto far sua a costo di un delitto . Ella appariva di una bellezza maravigliosa , vestita con eleganza suprema . Sotto il largo cappello a piume , i capelli nerissimi , divisi sulla fronte , le scendevano fino agli orecchi , ai quali scintillavano due brillanti di una grossezza straordinaria . Nulla di più voluttuoso del pallore del suo volto , dei suoi occhi bistrati , color verde - mare . Le labbra provocanti , di un rosso acceso , mettevano in mostra , nel sorriso , denti di una bianchezza lattea . Passò altera dinanzi al gruppo dei giovani , entrò da Baratti e non tardò ad uscirne , tenendo fra le dita inguantate un pacco di caramelle . Sali in un superbo coupè a due cavalli , che attendeva fuori dei portici . Tutto ciò era avvenuto in così breve tempo , che il conte credette di essere vittima di un ' allucinazione , nè si scosse che quando Ilda si fu allontanata . Allora si volse vivamente al compagno chiedendogli : - Chi è quella Cleo ? Che fa ? Come la conosci ? - Ih ! ih ! quante domande ! - risposo l ' altro ridendo . - Ti ha dunque subito stregato , la bella ammaliatrice ? Essa è mantenuta da un milionario incognito . Già da un mese frequenta i ritrovi eleganti , e so che molti vanno pazzi per lei , ma inutilmente . Il suo Creso , che qualcuno dice sia un russo , ha acquistato per lei una palazzina stupenda . La giovane ha preso il nome di Cleo , perchè per l ' addietro fu protagonista di un dramma da Corte d ' Assise . - Il conte aveva il cervello in fiamme ; i suoi occhi lanciavano foschi lampi . Ilda si era presa giuoco di lui ! Ilda era l ' amante di un altro , mentre egli , per averla , avrebbe dato la vita ! E Fabio ignorava tutto , passava i suoi giorni fiducioso nella fedeltà della fanciulla che l ' aveva difeso con tanta passione ! Ma egli l ' avrebbe avvertito , anche per dargli così un colpo terribile , forse mortale . Sbarazzarsi di quell ' uomo , il cui pensiero lo tormentava ogni notte , impadronirsi di Ilda , era in quell ' istante il suo desiderio unico . Come fare ? Dopo avere a lungo pensato , si recò quella stessa sera a casa di Cinzia . L ' ex ballerina od il conte si erano nuovamente divisi con tacito accordo : Cinzia , ripresa la propria libertà , si era stabilita a Torino , ed un negoziante di cereali aveva preso il posto di Livio . Però fra il conte e Cinzia rimaneva un ' apparenza di amicizia : avevano stabilito che entrambi , all ' occasione , si sarebbero scambievolmente aiutati . Livio trovò la giovane a casa e sola . Ella stava cenando , e veduta alla luce del gas , appariva seducentissima nell ' abito rosa . - Che buon vento ti guida ? - chiese stendendo la mano al conte . - Vorrei sapere se conosci una certa Cleo . - Cinzia fece un brusco movimento , guardò il conte con occhi fiammeggianti . - Se la conosco ? - proruppe con accento d ' odio . - È una mia rivale ! Quando m ' incontra mi guarda con aria di sfida , sorride con disprezzo .... Ah ! se potessi schiacciarla ! - Livio era ritornato calmo . - Te no darò i mezzi io , - disse . - Se tu farai questo , - esclamò Cinzia con voce carezzevole - io ti obbedirò come una schiava ! - Il conte , fissando i suoi occhi in quelli di lei , disse con voce bassa e fremente : - Ebbene , ascoltami .... - VII . Quando Ilda tornò a Torino , dopo essersi trattenuta due giorni alla tenuta di Bianca , non sembrava più la stessa di quando era partita . Un raggio di gioia brillava nei suoi occhi e dimostrava il suo contento . Dopo tante angosce , Ilda sentiva nel suo cuore alitare le più soavi speranze . Ella aveva trovato due buone creature che si sarebbero unite a lei per smascherare il conte , punirlo se era il vero colpevole , dischiudere , se possibile , le porte del carcere all ' infelice che si sacrificava . Ilda aveva discusso molto col signor Moreno circa gli strani rapporti fra il conte e Fabio . Per certo fra loro esisteva un misterioso legame , che aveva reso l ' uno lo schiavo sommesso dell ' altro . Ma come scoprire tale mistero , che sarebbe la chiave di tutto ? La giovane sperava di riuscirvi . Con Bianca ed il signor Moreno avevano ideato un piano per conseguire l ' intento desiderato . Ilda , col fine discernimento della donna , aveva indovinato il puro amore di Bianca per lo studente Aldo , e pensava che quei due erano degni l ' uno dell ' altra . - Se non ci fosse il conte ! - diceva fra sè e sè . Quella sera Ilda , a tarda ora , si recò a bussare alla soffitta di Aldo . Il giovane stava studiando . Tuttavia aprì . La vista di quella giovane , che egli aveva appena intraveduta due volte nel corridoio , lo sorprese . - Che desidera , signorina ? - Ho una lettera da consegnarle . - L ' aveva tratta dal corsetto e gliela porse . Il giovane riconobbe subito la calligrafia di Bianca . - Entri ; si accomodi , la prego ! - disse con premura . Aldo si assorbì nella sua lettura . La contessa gli faceva parte di tutto quanto era accaduto in quei giorni : della comparsa di Ilda , del colloquio con lei , dell ' apparizione improvvisa del signor Moreno , del perdono di lui , e di tutto quanto avevano combinato insieme con la fidanzata di Fabio . / # " Noi saremo separati per lungo tempo , mio caro Aldo , " terminava la lettera " ma le nostre anime non si divideranno mai . L ' avvenire sarà forse migliore del passato . Mettiti ad intera disposizione di Ilda : essa ti dirà qual parte dovrai assumere in ciò che abbiamo ideato ; accettala , te ne prego . Ilda stessa ti presenterà a mio padre : ubbidiscilo in tutto e ti troverai contento . " # / Lo studente , terminata la lettura , alzò gli occhi su Ilda con tenerezza , e con accento familiare : - Siete voi , - disse - la fidanzata dell ' uomo che assassinò la povera Giulietta ? - Ilda rispose , grave : - Sono io ; ma per certo non mi avreste riconosciuta sotto questo travestimento . È stato necessario per venir ad abitare nella camera dell ' assassinata . - Avete avuto tanto coraggio ? - Il mio amore per Fabio mi ha dato la forza e l ' energia di tentar tutto per scoprire la verità . - Sospettate il conte Rossano ? - Sì . - Ma l ' assassinio fu veramente compiuto dal vostro fidanzato . - Il conte fu senza dubbio l ' istigatore . - Aldo era pensieroso . - Perchè non faceste il nome di lui all ' udienza ? - Fabio me l ' aveva proibito . Lo studente trasalì . - Come ? - La giovane raccontò dei rapporti del suo fidanzato col conte , come questi passasse per un benefattore , e si diffuse sulla riconoscenza di Fabio verso quell ' uomo . Parlò quindi dell ' offerte fattele dal conte quando il giovane fu condannato , della fuga di lei , della sua scoperta il giorno in cui si era recata ad Ivrea , di tutto ciò che aveva raccontato a Bianca . - Continuerete ad abitare la soffitta della povera Giulietta ? - chiese Aldo , quando essa ebbe finito di parlare . - Sì , ma vi farò le mie apparizioni di quando in quando , dovendo d ' ora innanzi vivere altrove . - I due s ' intrattennero ancora a lungo . Quella sera Ilda rientrata nella sua soffitta dopo la mezzanotte , prima di coricarsi pregò fervorosamente , chiedendo a Dio di sostenerla nella lotta che stava per intraprendere . Quindici giorni dopo , sotto il nome di Cleo , essa prendeva possesso di una elegantissima palazzina , acquistata a suo nome dal signor Moreno . Tutti parlavano della eleganza , del lusso della nuova stella . Ogni sera la giovane scriveva un minuto ragguaglio di tutti gli avvenimenti della giornata , una specie di diario che veniva segretamente inviato a Bianca . Il giorno del suo incontro col conte Livio davanti alla pasticceria Baratti , Ilda tornò a casa agitata . Finalmente la lotta comincerebbe ed ella vi si apprestava con energia . La sera stessa il signor Moreno si recò da lei ed ebbero un lungo colloquio insieme . Ilda , fino dai primi giorni della sua nuova esistenza , si era incontrata con Cinzia , e la fissò con uno sguardo pieno di disprezzo o di sfida . Due giorni dopo l ' incontro di Livio , Ilda se ne stava nel suo salotto , allorchè una cameriera le consegnò il biglietto di un visitatore . Ilda lesse : " Conte Livio Rossano . " - Introducilo subito nel salotto rosa , - disse alla cameriera . Ilda indossava un abito da casa che le stava a meraviglia . Aveva i capelli negligentemente annodati e trattenuti da un pettine di brillanti . Ella passò nel salotto , dove , in attesa di lei , il conte , pallido come un cadavere , esaminava lo splendore di quella stanza , un gioiello di buon gusto . Sentendo aprire un uscio , si volse e rattenne a stento un grido di ammirazione . Ilda appariva calma , sorridente . - Quale sorpresa , caro conte ! - esclamò . - Che volete ! Ho desiderato di accertarmi co ' miei occhi se la Cleo che fa tanto parlare di sè a Torino eravate proprio voi , Ilda . Non volevo crederci .... mi pareva impossibile . Ma , disgraziata fanciulla , avete dunque dimenticato il povero Fabio , che per voi ha commesso un delitto ? - Ilda si sdraiò su di una poltrona con atto civettuolo . Rideva , mostrando i denti bianchissimi . - Conte , smettete le prediche : le detesto . E poi , come potete farvi il difensore della virtù dopo le confidenze da voi fatte alla sedicente contessa che era in vostra compagnia in un albergo di Ivrea ? - Il conte rimase a bocca aperta dallo stupore . - Orsù , giuochiamo a carte scoperte ! - proseguì Ilda . - Non è lo scrupolo per il condannato che vi ha condotto da me , sibbene il dispetto di perdere la preda che agognavate . - Livio era in preda ad una grande confusione . La giovane continuava a ridere . - Osereste negare ? - domandò . - Ebbene , no , non lo nego ! - rispose risoluto il conte . - E , se avete udite le mie confidenze , saprete fino a qual punto vi ami . - Al punto di commettere voi pure un delitto .... Ah ! ah ! - Non ridete così ; se sapeste che male mi fate ! Potevo io mai pensare che voi , così onesta , che respingevate ogni mia proposta , che fuggiste da me .... - Non ne indovinaste la cagione ? - interruppe Ilda . - No ; ditela , ditela , ve ne prego ! - Ella inclinò vezzosamente la testa , ed i suoi occhi presero un ' espressione di languore . - Io avevo indovinato il vostro amore ; - esclamò - capivo che la condanna di Fabio aveva fatto nascere nel vostro cuore un ' insensata speranza .... - Perchè insensata ? - Perchè mai mi sarei data al protettore del mio fidanzato ! Voi siete l ' unico uomo che non avrebbe mai potuto trionfare di me . - E me lo dite con tanta franchezza ? - Perchè mentire ? Veramente io avevo risoluto di restar fedele a Fabio , ma dopo alcuni mesi di lotta con la miseria , vedendomi disprezzata dalla società che mi riteneva forse complice del condannato , convinta infine che Fabio era veramente colpevole , decisi di prendermi una rivincita su quelli stessi che mi disprezzavano , e siccome trovai , viaggiando , un ' ottima occasione , non me la lasciai sfuggire . Come vedete , il mio protettore ha fatto le cose in grande . - Una collera tremenda contraeva il volto di Livio . - E se io ne avvertissi Fabio ? - Ilda alzò con disprezzo le spalle . - Che m ' importa ? Io mi godrò la vita tuttavia ! - Ilda , io non dirò nulla , ve lo prometto , Fabio ignorerà tutto , ma voi non sarete crudele con me . - Volle prenderle una mano , ma la giovane la ritrasse vivamente . - Giù le zampe , caro mio ; se volete che continui a ricevervi e che la mia accoglienza sia amichevole , dovete stare al vostro posto , altrimenti , se verrete un ' altra volta , troverete l ' uscio chiuso . - Io non metterò più piede nella casa di un altro . - Questa è casa mia , sapete ! - disse con alterezza Ilda . - Il mio protettore me l ' ha regalata : potete mettervi a suo pari ? - Sì , che lo posso ! - gridò il conte . - Datemi una sola speranza , ed io metto ai vostri piedi tutte le mie ricchezze . - Ilda l ' interruppe con uno scroscio di risa . - Le vostre ricchezze ? - soggiunse . - Dimenticate , conte , di aver detto alla vostra sedicente contessa che vi trovavate al verde , che avevate bisogno di denaro per aver perduto duecentomila lire al giuoco ed impegnata la rendita di sei mesi ? E minacciavate la vera contessa , che fortunatamente non poteva sentirvi , se non acconsentiva a pagare i vostri debiti ! - Il conte era livido . - Ma dove eravate , voi , per sapere tutto questo ? - Accanto alla vostra tavola , dove voi pranzavate in compagnia della sedicente contessa . Oh ! voi credevate che nessuno , lì , capisse il francese ; ma c ' ero io , e udii tutto . - Il conte fremeva , ma Ilda era così adorabile , così provocante , che egli perdeva la testa . - Ilda , abbiate pietà di me ! - balbettò . - Se vi sentisse Cinzia .... - E divenendo seria : - È inutile , - disse . - Forse , se non foste stato il protettore di Fabio , avrei potuto amarvi . - Io rinnego il mio protetto dal momento che si è reso indegno di me , - diss ' egli con voce ansante . Ilda conservò il suo sorriso . - Che m ' importa , adesso ? - esclamò . - Io non sono libera , e , quand ' anche lo fossi , vi fuggirei egualmente . - E stesa la mano ad un bottone del campanello , lo premè nervosamente . Prima che il conte avesse il tempo di rispondere , una cameriera apparve . Ilda era già in piedi , e con la massima disinvoltura : - Accompagna il signor conte , - disse . - Ah ! dimenticavo avvertirvi che il giovedì sera ricevo gli amici ; si fa un po ' di musica , poi si cena . Sarete il benvenuto . - Il conte era stordito . - Non mancherò , - rispose macchinalmente . E seguì la cameriera , tutto fremente d ' ira . Appena in istrada si disse : - Ilda si prende giuoco di me e di Fabio , che aveva piena fiducia in lei ! Ma io l ' avvertirò . - Poi soggiunse con accento più cupo : - Voglio conoscere il nababbo che la mantiene , ed agirò contro di lui per avere Ilda nelle mie mani . - VIII . Il marchese Passiflora non era ancora soddisfatto della lezione data a Livio : egli avrebbe voluto torturarlo , come egli era stato torturato , respinto da Bianca per la seconda volta . Il marchese era quasi sicuro che la contessa avesse qualche intrigo . Ma come scoprirlo ? Passiflora aveva un cameriere intelligente , fedele , del quale poteva fidarsi . Pensò di servirsene per il suo intento . - Pietro , - gli disse - voglio darti una missione di fiducia . - Mi comandi , signor marchese . - Devi mettere a prova tutta la tua sagacia per scoprire il segreto di una signora . - Mi dica di chi si tratta , e stia tranquillo che fra pochi giorni saprò dirle tutto quanto riguarda quella signora . - Quella signora si chiama la contessa Bianca Rossano , ed abita verso il corso Palestro . - Conosco il palazzo . - Meglio così . Quando ti metterai all ' opera ? - Oggi stesso . - Passò una settimana , senza risultato . Finalmente una sera Pietro disse al padrone : - Signor marchese , sono quasi riuscito ; ma vi è una piccola difficoltà . - Quale ? Sentiamo . - Ho contratto relazione con una cameriera della contessa , una bella ragazza diciottenne , che mi crede innamorato di lei . Mi sono fatto credere un piccolo possidente , venuto a passare l ' inverno a Torino , ed essa è felice . L ' ho fatta chiacchierare , ed ho saputo che la contessa ha l ' appartamento separato da quello del marito . In casa abita anche il padre della signora . La contessa si fa unicamente servire dalla cameriera Celia , e nessun ' altra che questa l ' avvicina . La mia ragazza , che odia Celia e la spia per coglierla in fallo , ha scoperto che due volte alla settimana essa va alla posta a ritirare delle lettere al suo indirizzo , ed ha veduto consegnare quelle lettere alla contessa . - Un lampo scaturì dagli occhi di Passiflora . - Bisognerebbe impadronirsi di una di quelle lettere ! - esclamò . - Ci ho pensato anch ' io , ma la ragazza non vuole arrischiarsi a ritirarla dalla posta , perchè ormai l ' impiegato deve conoscere Celia . - Passiflora si era messo a camminare nervosamente per la stanza . - Eppure , è necessario avere una di quelle lettere ! - disse ad un tratto soffermandosi dinanzi a Pietro . - Cerca , inventa qualche cosa , pur che riesca . Se ti fa duopo spendere del denaro , prendi . - Trasse dal portafogli due biglietti da mille e li porse a Pietro , che s ' inchinò rispondendo : - Farò l ' impossibile per servirla . - Una settimana dopo Pietro apparve con aria trionfante . - Ecco la lettera , signor marchese , ed ancora chiusa . - Passiflora l ' aprì con diabolica soddisfazione e lesse : " Mia Speranza , " Più i giorni passano , più mi riesce doloroso il vivere separato da te ; ma è necessario , per la lotta che si prepara e sarà grave . Abbiamo tutto combinato con Ilda ; ma il mio compito non sarà facile come credevo , e il dibattito che ho sostenuto dentro me stesso è stato lungo , doloroso . Pensare che quell ' uomo ignobile è tuo marito , è cosa orribile ! Credi che ho dovuto lottare non poco per non lasciarmi vincere dallo spirito del male e non commettere un delitto ! " Al contrario tuo padre ed Ilda stessa mi destano un tal rispetto , quasi uguale a quello che sento per te . Cari e nobili cuori tutti ! " Bianca , quando ritorneranno quei brevi e rapidi istanti passati insieme con la nostra bambina ? Dal giorno che tu sei partita , ella si è fatta triste triste , chiama sempre la sua mammina . E ieri l ' altro , appena mi vide , mi corse incontro gridando : " Babbo , perchè non hai condotta con te la mamma ? " " Avrei da dirti tante cose , amor mio , ma attendo di scrivertele domani , per poterti anche spiegare meglio la parte che mi sono assunta e che spero di eseguire a maraviglia . Un bacio sulla tua pura fronte , perchè si rassereni e speri . "ALDO." Se un fulmine fosse caduto ai piedi di Passiflora , non gli avrebbe prodotto la terribile commozione che l ' agitava dopo quella lettura . Ecco perchè Bianca aveva respinto il suo aiuto , la sua protezione ! Come si era presa giuoco di lui ! Ma ormai aveva un ' arme nelle mani che poteva servirgli ad attirare Bianca , a piegarla ad ogni sua volontà . Se ella resisteva ancora , se ricusava di venire a patti con lui , egli informerebbe Livio di tutto . Così pensando , il marchese si mise a un tavolino e vergò queste righe : " Contessa , " Un grave pericolo minaccia voi e due persone che vi sono care ! Aldo e la bambina . Questo pericolo io solo posso scongiurarlo . Vi prego di recarvi senza indugio da me , che per due giorni non mi muoverò da casa per attendervi . Spero che non ricuserete , altrimenti tutto sarebbe perduto . "PASSIFLORA." Aggiunse in un angolo del biglietto il proprio indirizzo colla data , poi lo chiuse in una busta , sulla quale scrisse : " Signora Celia Lari , fermo in posta " come era scritto sulla busta che conteneva la lettera dello studente . Ed uscì per impostarla egli stesso . Il domani egli disse al suo cameriere che poteva restarsene fuori tutta la giornata , e attese , solo , in casa , che la contessa vi si recasse . Fremeva di speranza e d ' impazienza . A un tratto il suono del campanello lo scosse . Corse ad aprire , e subito svanì ogni sua speranza : gli stava dinanzi il signor Moreno . - Voi aspettavate mia figlia , - disse - e sono venuto io . Posso entrare ? - Entrate , - rispose Passiflora con un gesto altero . E sollevata egli stesso una portiera , lo fece passare nel salotto , gli offrì una poltrona . - Grazie , posso parlare anche in piedi ; avremo poco da dirci , - soggiunse in tono risoluto il signor Moreno . E guardando bene in faccia il marchese , soggiunse : - Che tranello volevate tendere a Bianca col vostro biglietto ? - Passiflora si fece rosso ed una fiamma cupa brillò nei suoi occhi . - Un tranello ? - ripetè senza chinare lo sguardo dinanzi a quello del signor Moreno . - Essa ha creduto così ? O piuttosto ha voluto far credere a voi , mandandovi al suo posto , di non conoscere le persone che io le nominavo nel mio biglietto ? - Il signor Moreno rimase calmo . - Mia figlia non ha bisogno di usare alcun sotterfugio con suo padre , signor marchese . Io conosco benissimo quelle persone . A voi domando piuttosto come le abbiate conosciute , e soprattutto desidererei sapere perchè la lettera diretta alla contessa era indirizzata ferma in posta alla cameriera Celia . - Passiflora fu imprudente . Togliendo dal suo portafogli la lettera di Aldo , disse con un sorriso freddo ed ironico : - L ' ho imparato dall ' amante di vostra figlia ! - Uno schiaffo sonoro piombò sulle guance di Passiflora , seguito da queste parole : - Voi siete un miserabile , signor marchese , ed avete compiuto un ' azione degna della galera ! - Passiflora fece l ' atto di slanciarsi sul signor Moreno , ma la riflessione lo trattenne . - Mi renderete ragione dell ' insulto fattomi in casa mia e delle parole pronunziate ! - disse con voce fremente . - Voi renderete ragione al tribunale di aver trafugato una lettera , facendola ritirare da chi è pronto a testimoniarlo ! - ribattè il signor Moreno . - Un uomo d ' onore non può battersi con un vile ! - Passiflora fremeva . - Andate pure a denunziarmi ; - disse con un sorriso atroce - ma domani tutta Torino saprà che se il conte Rossano è un libertino , sua moglie e suo suocero lo valgono . - Con atto violento il signor Moreno l ' afferrò per il petto . - Datemi quella lettera , o vi schiaccio ! - Non ve la darò , e siccome voi venite ad aggredirmi in casa mia , io schiaccerò voi ! - E lottando rabbiosamente cercò di rovesciarlo . Allora ebbe luogo fra quei due una lotta feroce . Passiflora , reso forsennato dalla rabbia , cercava invano di abbattere il suo avversario , che , più calmo , tenace , respingeva il suo assalto . Ad un tratto un pugno dato da mano maestra piombò come una mazzata sul capo del marchese , lo stese supino a terra . Calmo , il signor Moreno tolse al gentiluomo , che sembrava morto , la lettera innocente eppure accusatrice ; si riaggiustò gli abiti , si rimise il cappello caduto e se ne andò chiudendosi l ' uscio alle spalle . A poco a poco il marchese si riebbe e allora un urlo gli sfuggì dalle labbra ; - Mi vendicherò , mi vendicherò ! - Mentre Passiflora imprecava come un forsennato , la porta si schiuse e rientrò il cameriere , chiedendo : - Sono tornato troppo presto ? - Passiflora , a quelle parole , a quella vista , non si contenne più . Si slanciò sul disgraziato e lo sbattè contro il muro . - Anche tu mi hai giuocato , infame ! - esclamò con gli occhi stralunati dal furore . Il cameriere tremava come una foglia . - Ma io .... signor marchese .... - Taci , o ti chiudo la bocca per sempre ! Sì , tu mi hai rubato il denaro per darlo ad una sgualdrina , che dopo averti consegnato la lettera , è andata a raccontar tutto al suo padrone . - Io non so nulla .... sono innocente .... - Taci ! - urlò di nuovo il marchese . - Se tu non le avessi detto il mio nome , io non sarei stato compromesso per causa tua . Via , via .... che non ti veda mai più ! - Il cameriere si avviò per uscire . Ma Passiflora , già ritornato in sè , comprese che nessuno più di quel domestico poteva in quel momento servirlo . E con voce cambiata : - Fermati ! - disse . - Oh ! signor marchese , adesso la riconosco .... Non potevo credere che lei mi scacciasse così , dopo averla servita sempre fedelmente . Le giuro che io non ho colpa in quanto mi dice , le giuro che io non ho pronunziato il suo nome , e non so come abbiano potuto scoprirlo , ma lo saprò . - Tu non farai alcun passo senza mio ordine , e mi obbedirai ciecamente se vuoi rientrare nelle mie grazie . - Il cameriere si lasciò cadere sulle ginocchia . - Mi comandi , farò tutto quello che lei vorrà , anche se mi comandasse un delitto . - Va bene , alzati ; domani ti dirò quello che mi aspetto da te : adesso lasciami , vai a prepararmi una tazza di caffè ! - IX . Era la sera di ricevimento in casa di Cleo , o piuttosto di Ilda . Luce e fiori a rifascio . Gli invitati dovevano giungere alle dieci . Erano le otto pomeridiane , e nello spogliatoio Ilda stava discorrendo con Aldo , che in abito da società aveva l ' aspetto di un principe . Anche Ilda era affascinante nell ' abito impero , adorna di perle e di brillanti . - Siete sicura che egli venga ? - chiese il giovane gravemente . - Lo vedrete . Quell ' uomo non abbandona la preda che agogna . Ma ricordate bene la vostra parte . - Credo che il pensiero della contessa basterà a rendermi superiore a me stesso . - Ilda guardò l ' orologio e mormorò : - Il cavaliere Trani dovrebbe già essere qui . - In quel momento una cameriera apparve , portando sopra un vassoio d ' argento un biglietto da visita . - È lui ! - esclamò con vivacità Ilda . - Che entri , che entri subito ! - Il cavaliere Umberto Trani apparve . Il magistrato , sorridente , stese la mano alla giovane , dicendo : - Vedo con piacere che mi trovo fra conoscenti . Veramente il vostro biglietto firmato Cleo non mi avrebbe fatto sospettare che si trattava di voi . Bravissima ! Mi rallegro che non abbiate più quelle idee singolari che conquistarono il pubblico a vostro favore . - V ' ingannate , signor Trani ; - rispose Ilda - quelle idee sussistono sempre , ed è per ciò che mi vedete trasformata nella cortigiana Cleo e che trovate il signor Aldo in mia compagnia . - I due uomini si erano stretti scambievolmente la mano , ma alle parole di Ilda il cavalier Trani guardò i due giovani con serietà e stupore . - Mi spiegherete ... ? - disse . - Vi ho pregato di venire da me un ' ora prima che giungano gli altri invitati appunto per parlarvi liberamente , - rispose Ilda . - Favorite sedere e vi spiegheremo subito tutto . - Il magistrato obbedì . - Parlerò io , signor Aldo , - soggiunse la giovane volgendosi allo studente , che fece un cenno affermativo . - Voi sapete , signor Trani , come io stia cercando colui che spinse il mio fidanzato a commettere un delitto ? - E l ' avete trovato ? - Non ancora , ma ho degli indizi . Il signor Aldo , divenuto mio amico , come aiutò in quella notte funesta ad arrestare l ' assassino , così mi aiuterà a scoprire colui che armò la mano del disgraziato . Per giungere a tale scopo io , povera commessa , sono divenuta la ricchissima cortigiana Cleo ; Aldo , il nobile e povero studente , passerà per l ' uomo che mi mantiene . - Lo sguardo del magistrato si fissava intensamente su Ilda . - Ed i mezzi , chi ve li procura ? - Il signor Moreno , a nome della contessa Bianca Rossano sua figlia . Essa vuole ad ogni costo scoprire il mistero di quell ' assassinio o piuttosto il segreto delle parole pronunziate dell ' assassinata appena l ' ebbe veduta . - Umberto Trani era divenuto pensieroso . - Ascoltatemi : - disse - io dovrei distogliervi da tali idee , tanto più che , se riusciste a scoprire più di quello che ho scoperto io , passerei per un magistrato da poco . Ma io ho cuore e coscienza , ed apprezzo il vostro nobile intento ; per cui mi unisco a voi , pronto ad aiutarvi in tutto , pronto ad attestare di essermi ingannato , ma ancora in tempo a prendermi una rivincita . - Grazie , grazie ! - dissero ad un tempo Aldo ed Ilda . - La contessa e noi non dubitammo un istante del vostro appoggio . - Umberto sorrise , orgoglioso di quello slancio sincero . - Ditemi dunque qual parte mi avete preparata e su chi cadono i vostri sospetti . - Su persona che voi conoscete e che vi sembrerà impossibile abbia avuto rapporti coll ' assassino : il conte Rossano , - disse Ilda . Il magistrato trasalì . - Il conte non conosceva Fabio . - Fabio stesso lo presentò a me . - Umberto Trani divenne agitatissimo . - E voi me lo nascondeste ? - Feci male , ma Fabio me l ' aveva imposto ; e se ora manco al giuramento fatto al mio fidanzato , è perchè mi sono persuasa che il conte non merita alcun riguardo . E dire che Fabio mi aveva raccomandata a lui . Ah ! povero disgraziato ! - La giovane raccontò al Trani quanto noi già sappiamo e concluse : - Del resto , sarà difficile smascherarlo . - Essa parlò ancora a lungo , senza che il magistrato la interrompesse . Una cameriera venne ad avvertire che i convitati cominciavano a giungere . - Bisogna che io prenda il mio posto di padrona di casa , - disse Ilda , volgendosi ai due uomini . - Voi rimanete pure ancora qui . Aldo conosce la casa e saprà indicarvi da quale parte passare quando vorrete fare la vostra comparsa nel salone . A rivederci . - Impossibile immaginare casa più ricca ed artistica di quella della bellissima cortigiana : una fila di stanze , splendidamente addobbate , fantasticamente illuminate , nel cui centro un salone circolare , adorno di arazzi . Lì stava la fata del luogo . I primi arrivati erano giovani dell ' alta società , che accompagnavano due orizzontali assai note . Ilda le accolse con un gentile sorriso , e mentre esse si mostravano entusiaste di ciò che vedevano e la coprivano di elogi e di complimenti , la giovane indicò loro di sedere e mosse incontro ad altri venuti . Le sale non tardarono ad affollarsi : uomini distinti , alcuni appartenenti alla nobiltà , altri alla finanza , al commercio ; non mancavano gli ufficiali , gli artisti , i letterati . Le donne erano in minor numero e sapevano contenersi bene . Ilda nel suo invito prometteva un po ' di musica e il ballo ; in ultimo la cena chiuderebbe il ricevimento . Ilda era la Regina della festa . Sorrideva a tutti , ma guardava impaziente l ' entrata del salone , spiando l ' arrivo del conte . Umberto Trani , che si aggirava pei salotti , si sentì dire a un tratto : - Anche voi , severo magistrato , in questo tempio della ricchezza e dell ' amore ? - Si voltò : era il marchese Passiflora , colà condotto da un amico . Il magistrato sorrise . - Tutti i luoghi sono buoni per me , per studiare i tipi .... - .... dei delinquenti ? - interruppe con uno scroscio di risa il marchese . - Perchè no ? Chi vi dice che qui non vi sia qualcuno che finisca i suoi giorni in prigione ? Anche la padrona di casa fu mia cliente e corse il rischio di essere rinchiusa . - Come ? - Ma sì ; la bella Cleo non è altri che Ilda , l ' eroina del processo di Fabio Ribera , l ' assassino di Giulietta Lovera ! - Chi la mantiene in questo lusso ? - Quel giovinetto che ora le sta vicino e le parla : Aldo Pomigliano . - Passiflora sussultò . - Vi saluto , marchese , - disse il magistrato , che avendo veduto entrare il conte Rossano , subito si diresse verso Ilda . La giovane si era seduta al fianco di Aldo e lo guardava con amore . Parlavano sommesso e ridevano , non curandosi del pianista che molti ascoltavano in estasi . Ilda aveva veduto entrare il conte , che le si avvicinò per salutarla . - Vi ringrazio di esser venuto ! - diss ' ella . - Vi ringrazio io di ricevermi , signorina Ilda , - replicò il conte . - Chiamatemi Cleo : è adesso il mio nome , quantunque qui conoscano tutti o quasi tutti la mia storia . - Aldo , che frattanto fissava la giovane colle sopracciglia aggrottate , chiamò in tono imperioso : - Cleo ! - Ella si voltò languidamente verso lui , chiedendogli : - Che volete , amico mio ? - Aldo sussurrò alcune parole , che fecero scoppiare dalle risa la giovane . - Sentite , conte , sentite : - esclamò rivolgendosi a Livio , pallido , convulso per la gelosia - il signor Aldo Pomigliano , che vi presento , credeva nientemeno che voi foste il mio ex fidanzato , colui che è in galera ! - Il conte rivolse uno sguardo feroce allo studente . - Signore ! - disse in tono di minaccia . - Scusate ; - interruppe Aldo , che appariva più sorpreso che confuso - ma voi avete col signor Ribera una rassomiglianza straordinaria ; me ne appello al cavalier Trani - Il magistrato , che era poco distante , si volse vivamente chiedendo : - Che c ' è ? - E veduto il conte Rossano gli andò incontro stendendogli la mano . - Anche voi qui ? - disse . - Sì ; - rispose Ilda , che subito narrò il piccolo incidente , mentre Aldo ripeteva : - Me ne appello a voi : lo trovate somigliante al Ribera ? - Umberto Trani guardò il conte e disse giovialmente : - Toh , è vero ! Non lo avevo osservato . Avete perfino lo stesso neo sulla guancia sinistra ! - In quel momento uno scroscio di applausi rimbombò nel salone , diretti al pianista . Ilda prese a braccetto Aldo e si allontanò . Umberto Trani ed il conte andarono a fumare nella galleria , che metteva in comunicazione le sale con le stanze di Ilda . - Chi avrebbe mai detto , - esclamò il Trani mentre accendeva un ' avana - che quella modesta commessa sarebbe divenuta la bella Cleo , la mantenuta di colui che ne arrestò il fidanzato ! - Livio sussultò . - Come ? Il signor Aldo è colui del quale parlavano i giornali al tempo del processo ? Ma , se non m ' inganno , si diceva che era povero . - È vero ; ma si dice che abbia avuto un ' eredità . - I due uomini furono interrotti dall ' entrata di una terza persona nella galleria . Era il marchese di Passiflora . Questi , riandando nella mente il contenuto della lettera che il signor Moreno era giunto a carpirgli , fu persuaso che Aldo , il protettore della bella Cleo , fosse l ' amante della contessa Rossano e gli parve di aver trovato il modo di vendicarsi . Passiflora aveva veduto il conte Livio , e come se non ricordasse più l ' affronto fattogli alla tenuta , gli andò incontro col sorriso sulle labbra . - Tu pure in casa della bella Cleo ? - esclamò giovialmente . - Discolo ! Queste scappate dovreste lasciarle fare agli scapoli , non è vero , cavaliere ? - Così dicendo si rivolse ad Umberto Trani che conosceva . - Ho moglie anch ' io ; - rispose il magistrato - ma non credo di commettere adulterio passando un ' ora in amabile compagnia , tanto più quando non si ha altro scopo che divertirsi . - Ciascuno ha il diritto di pensare come vuole . Livio , - soggiunse rivolto al conte - puoi star meco cinque minuti ? Ho bisogno di parlarti . - Umberto Trani s ' inchinò , allontanandosi . Allorchè il magistrato fu scomparso , il volto di Passiflora non espresse che una dolce melanconia , e prendendo a braccetto l ' amico , gli disse : - Memore della nostra passata amicizia , io provo per te in questo momento tanta e sì profonda compassione , che ti domando perdono se un giorno fui quasi brutale con te . - Livio lo guardò con sorpresa . Passiflora si prendeva giuoco di lui ? - Non ti comprendo ! - esclamò . - Perchè ti faccio compassione ? - Possibile che tu non soffra ? Possibile che non ti stia a cuore , se non l ' affetto , almeno il denaro di tua moglie ? - Che c ' entrano adesso i denari della contessa con un supposto inganno ? - domandò Livio a denti stretti . Un sorriso ironico increspò le labbra del marchese . - Povero illuso , bisognerà proprio che ti spieghi tutto ! Mentre tu folleggi , altri prende il tuo posto . - Livio divenne livido . - Parla chiaro ! - esclamò con voce rauca . - Queste tue reticenze mi uccidono . Che sai ? - Il marchese lo trasse dietro un gruppo di fogliami , che li nascose intieramente . - Hai tu osservato bene il protettore della bella Cleo ? - disse con voce che parve un sibilo . Agitato da una strana commozione , Livio rispose : - Sì ; ebbene ? - Sai di dove provengano quelle ricchezze , che gli servono a mantenere il lusso sfrontato che ci circonda ? - No . - Il denaro che qui si spende è denaro di tua moglie , per conseguenza , tuo . - Tu menti ! - gridò il conte . - Sapevo bene che non mi avresti creduto ; - disse amaramente il marchese - eppure è la verità . Tu mi dirai perchè io cerchi di schiacciare in tal modo la contessa ; ma sai che l ' ho amata prima di te , ed ho avuto la debolezza di continuare ad amarla , sperando che il giorno in cui avesse aperti gli occhi sul conto tuo , sarebbe stata mia . Ebbene , il giorno venne in cui essa ti disprezzò ; ma quando le offrii il mio appoggio mi respinse di nuovo . Allora , nella stessa guisa che avrei commesso un delitto per possederla , così avrei dato il mio sangue per vendicarmi del suo disprezzo . La feci spiare , ed ho scoperto che essa ha un amante , e che è madre di una creatura di lui . - Il conte cacciò un urlo , afferrando il braccio del marchese . - Non è vero ; è una menzogna orribile la tua , e me ne renderai conto ! - Quando vorrai ; - disse con calma Passiflora - ma quand ' anche tu mi uccidessi , non potrai distruggere quello che è ! - Il conte passò a un tratto dal furore alla calma ; i suoi lineamenti si distesero , e con accento cambiato : - Hai ragione ! - disse al marchese . - Un duello fra noi non avrebbe alcuna utilità . Io voglio vendicarmi del mio odiato rivale , e tu mi aiuterai . - Ti ho avvertito e basta : ora tocca a te ! - Un momento dopo i due uomini rientravano nel salone , disinvolti come se nulla fosse stato . X . Quando la contessa Bianca Rossano , aperta la busta che credeva contenesse la lettera di Aldo , trasse invece il biglietto del marchese Passiflora e lo lesse provò un ' angoscia spaventevole ed ebbe appena la forza di suonare il campanello per chiamare la cameriera . Celia accorse , e vedendo la signora così abbattuta , chiese con sgomento : - Mio Dio , che è successo ? - Sono stata tradita . - Per carità , si spieghi ! Chi l ' ha tradita ? - Non lo so , ma tu forse potrai scoprirlo . - Mi alca che cosa devo fare : io sono pronta a tutto per lei . - Hai mai rivelato ad altri che le lettere a te indirizzate ferme in posta erano per me ? - Giammai ! - proruppe Celia in preda a un febbrile orgasmo , ma con l ' accento della verità - Eppure , qualcuno l ' ha saputo , ha fatto ritirare una di quelle lettere . - Impossibile ! - gridò Celia . - L ' impiegato postale non può consegnarle che a me .... - La lettera che oggi hai ritirata e conteneva questo biglietto ti proverà il contrario : leggi . - Celia obbedì , lasciando sfuggire un ' esclamazione di terrore . - Ma io non comprendo .... - balbettò . - Qui si parla di un pericolo del signor Aldo , della bambina ... - Con un gesto la contessa l ' interruppe . - Questo biglietto è un tranello ; il marchese Passiflora nulla sa di quello che mi riguarda , e se ha indirizzata la lettera a te , per certo ne ebbe un ' altra di Aldo tra le mani . - Celia crollava il capo . - Non posso crederci , contessa . Se me lo permette , vado subito alla posta , non potendo rimanere in questa incertezza . - Vai . - E Bianca attese che la sua cameriera le recasse la conferma di quanto credeva . Celia non stette assente più di mezz ' ora . Quando tornò , il suo viso aveva un atteggiamento così addolorato , che Bianca ne fu commossa . - Ebbene , avevo ragione ? - chiese la contessa sollevandosi sulla poltrona . - Sì ; una miserabile si è presentata all ' impiegato della posta con un mio biglietto , in cui pregavo di consegnare la lettera a me diretta , trovandomi ammalata . - Chi può essere colei ? - Dai connotati ho capito che si tratta di Peretta , la sotto - cameriera . - Bianca fece un atto di sorpresa . - Ma essa sarà stata spinta da altri . Va ' a dirle che ho bisogno di parlarle ; ma , te ne prego , fa ' che non sospetti di che si tratta . - L ' obbedirò , benchè mi senta il desiderio di torcerle il collo . - Peretta comparì in compagnia di Celia . Era una bella ragazza , dall ' aria un po ' sfrontata . - La signora contessa ha bisogno di me ? - chiese . - Sì ; lasciaci , Celia . - Questa obbedì . - Ora dimmi : - domandò Bianca a Peretta - quanto ti hanno dato per ritirare dalla posta una lettera diretta a Celia ? - Io non capisco .... - balbettò la ragazza . - È inutile che tu finga ; so tutto , e se ricusi di parlare , questa sera stessa dormirai in prigione . - Peretta si abbandonò sopra una sedia . - Sono rovinata ! - esclamò . - Se tu dirai la verità , nessuno ti farà del male e continuerò a tenerti al mio servizio . - Ebbene , tanto peggio per coloro che mi hanno messa nell ' imbroglio . È verissimo : io ho ritirato dalla posta una lettera diretta a Celia , per istigazione e dietro il biglietto di un uomo che mi fa la corte . - Sai il suo nome ? - No ; da che gli consegnai la lettera non l ' ho più veduto . - Ti ha parlato di me ? - No , mai , lo giuro ! Mi disse soltanto che voleva sapere gli intrighi di Celia , perchè io ebbi l ' imprudenza di confidargli che l ' avevo vista recarsi alla posta a ritirare delle lettere . - Va bene , puoi andartene ; ma se vuoi rimanere al mio servizio , non agire più con una leggerezza che avrebbe potuto aprirti le porte d ' una prigione , ove Celia fosse stata così cattiva da denunziarti . - Per carità , signora contessa , mi perdoni e preghi Celia di perdonarmi ! - Ormai certa che si trattava di un tranello del marchese Passiflora , Bianca si confidò al padre . Sappiamo già quello che fece il signor Moreno in casa del marchese Passiflora . Bianca aspettava il padre in preda a mille tristi presentimenti . Quando egli fu di ritorno , le disse : - Tu avevi indovinato : il marchese ha commesso una vile azione ; ma io sono giunto a strappargli questa lettera che , resa pubblica , sarebbe stata il tuo disonore e la mia morte . - Un ' onda di sangue imporporò la fronte di Bianca , mentre i suoi occhi si velavano di lacrime . - Padre mio ! - Hai avuto torto a permettere ad Aldo un linguaggio familiare , che potrebbe far credere ad una relazione colpevole . Basterebbero queste frasi per perderti ! " Quando ritorneranno quei brevi e rapidi istanti passati insieme con la nostra bambina ? Dal giorno che tu sei partita , ella si è fatta triste , triste , e chiama sempre la sua mammina . E ieri l ' altro , appena mi vide , mi corse incontro , gridando : " Babbo , perchè non hai condotto teco la mamma ? " Ora dimmi se questa lettera non sarebbe la tua condanna , il tuo disonore . Tuo marito avrebbe potuto con essa intentarti un processo d ' adulterio , ed il colpevole sarebbe passato per vittima , avrebbe trionfato ! - Bianca chinò il capo sul petto : sentiva che suo padre aveva ragione . - Per fortuna , - continuò il signor Moreno - il pericolo adesso è scomparso ; ma il marchese Passiflora non è uomo da sopportare in pace l ' umiliazione che gli ho fatta subire : bisogna guardarsi da lui . Intanto tu non devi più scrivere , nè ricevere lettere dal signor Pomigliano : l ' avvertirò io . - Bianca non replicò , ma uscito il padre diede in un pianto dirotto . Così le era tolta la gioia di intrattenersi per lettera con Aldo , di sapere le nuove di Gina , perchè essa era legata da una catena infrangibile . Celia , trovata la sua padrona piangente , fece sforzi straordinari per consolarla . - Non si disperi così ; - le disse quando ne seppe la cagione - se non può più scrivere , andrò io a trovare il signor Aldo e le porterò sue nuove . - Bianca scosse il capo . - No , - rispose - sarebbe lo stesso che disobbedire a mio padre ; ed egli soffre già troppo per cagion mia . - Il suo accesso di debolezza era passato ed ella si ripromise di attendere gli avvenimenti . Quella sera , prima di coricarsi , la contessa , inginocchiata , pregava : - Mio Dio , fate che Aldo non mi dimentichi , e se il pensare a lui è una colpa , fate tacere il mio cuore e non mi punite maggiormente , Signore ! - * * * Il conte Rossano , quando gl ' invitati della bella Cleo si misero a cena , scomparve , senza salutare alcuno , dalla palazzina . Attraversato un salotto , aprì un uscio , e si trovò in un elegantissimo gabinetto , tappezzato di stoffa ricamata d ' oro , dai mobili preziosi , paraventi , stuoie , giardiniere , e dal quale si accedeva nella camera da letto di Ilda . Il conte voleva avere quella sera stessa un colloquio da solo a solo con la giovane . La camera ed il gabinetto erano illuminati da lampade col globo velato , che proiettavano all ' intorno una luce debolissima . Il conte cercò a suo agio il luogo per nascondersi e lo trovò in un vano comodissimo , nascosto da un drappeggio di velluto che scendeva fino sul tappeto . Dietro quel vano potè mettere una seggiola , onde starvi più comodo . Egli riandava gli avvenimenti di quella sera , e delle vampe di calore gli salivano al capo . Non gli pareva naturale l ' osservazione di Aldo sulla sua somiglianza con Fabio Ribera . Ilda doveva aver detto della relazione che esisteva fra lui e l ' assassino .... Fors ' anche aveva supposto e confidato agli altri che l ' istigatore di quel delitto doveva essere lui . E mormorava : - Insensata , tu non scoprirai nulla , nè gli altri saranno più fortunati di te . L ' assassino è Fabio ; nessun mezzo , per quanto abile , varrà a strappargli di bocca la verità . Egli mi è troppo devoto ! - Un sorriso diabolico sfiorava le sue labbra . PARTE TERZA Il passato . I . Quarant ' anni prima degli avvenimenti narrati , in una brutta sera d ' autunno , nella camera da letto dell ' avvocato Zeno Mestre , una delle figure più spiccate della magistratura torinese , si svolgeva una scena pietosa . L ' avvocato , ancora in giovane età , agonizzava . Affranta dal dolore , lo assisteva la compagna adorata della sua vita , la signora Valeria , una gentildonna tutta cuore , ma di una debolezza di carattere eccessiva e di una timidità estrema , sebbene toccasse la quarantina . Quantunque il medico l ' avesse avvertita che la malattia non lasciava speranza , ella sperava ancora . Che avrebbe ella fatto senza il marito , che era il solo appoggio alla sua debolezza , il solo che la incoraggiasse ? Egli soprattutto era l ' unico che avesse potere su Stefana , una giovinetta quindicenne , loro figlia , che , sotto un ' apparenza d ' angelo , nascondeva il più feroce egoismo e dominava la madre , che non aveva la forza d ' opporsi alle sue volontà . Stefana ebbe le convulsioni quando seppe del pericolo del padre , e , come sua madre , vegliò tre notti , senza allontanarsi mai ; sembrava che uno strappo spaventoso si fosse prodotto nel suo cuore al pensiero di quella perdita , ma in realtà i suoi occhi erano rimasti aridi , nè aveva avuto un battito di più . Pensava che la morte del padre la privava di un despota contro il quale mai potè ribellarsi . Egli solo la teneva in soggezione . Sua madre , intanto , con la testa appoggiata al guanciale del morente , piangeva da far pietà . Dall ' altra parte del letto stavano una suora ed una cameriera . Nella stanza non si udiva che il bisbiglìo della suora , il penoso respiro del morente , e di quando in quando un singhiozzo della signora Mestre . - Chi piange ? - chiese ad un tratto il moribondo , volgendo penosamente la testa sul guanciale . - Valeria .... - Ella si asciugò in fretta gli occhi , si chinò a baciarlo . - Zeno .... Zeno mio ! ... - Povera cara , non voglio che tu pianga così . Sei qui sola ? - No , Zeno ; vi sono Stefana , suor Orsola e Concetta . - Di ' loro che escano dalla camera , voglio rimanere solo con te . - Fu obbedito . Allora il moribondo , presa una mano della moglie : - Valeria , ascoltami : - disse - io muoio .... - Valeria balbettò : - No , no , non voglio che tu muoia , Zeno ! - Bisogna rassegnarsi . Non disperarti così , te ne scongiuro , se vuoi vedermi chiudere gli occhi tranquillo ! Valeria , se io rimpiango in quest ' istante la vita , è per te , povera cara , perchè ti lascio con una figlia , dalla quale non sai farti obbedire e rispettare , e che ti procurerà molti dolori . - La madre ebbe uno slancio generoso . - Stefana ha buon cuore , - esclamò - l ' ho compreso in questi giorni , in cui ha diviso i miei tormenti ! - Non illuderti , Valeria : io ho letto nell ' animo suo : nulla la commuove ; mentre versa lacrime , rimane insensibile . Ho cercato di modificare il suo carattere , ma purtroppo non sono riuscito . Ricordalo , Valeria : frena quella fanciulla con mano di ferro , o tu verserai lacrime di sangue per cagion sua ! - Zeno , Zeno , che farò senza te ? - Devi vincere ad ogni costo la tua debolezza , che sarebbe la perdita di tua figlia e la tua : promettilo , Valeria , prometti di non piegarti più ai suoi capricci , di sorvegliare ogni suo atto , di soffocare ogni sua ribellione , e magari rinchiudila . Io ti lascio ricca , lo sai , e questa ricchezza può essere la rovina di tua figlia ; per cui tu devi nascondergliela . Io ho scritto il testamento in modo che ella creda di avere appena una rendita bastante per vivere , come l ' ha creduto finora . Una parte del nostro patrimonio l ' ho affidata al notaro Vannucci , il mio unico amico , che sarà tutore di Stefana e ti aiuterà nel compito che ti lascio . Tu gli obbedirai come a me : egli ha ricevuto tutte le mie istruzioni , saprà guidarti , sostenerti . - Cessa , per pietà , cessa , o il mio povero cuore si spezza ! - Egli posò la mano sul bruno capo che si curvava sul petto di lui . - Povero e caro angelo , noi ci rivedremo un giorno in Cielo . Intanto prometti di esaudire i miei voleri . - Sì , Zeno , sì , te lo giuro ! - Grazie ; ora sono contento . Puoi chiamare nostra figlia , intanto che manderai per il mio amico . - La sua respirazione si era fatta più ansante . Valeria si affrettò ad obbedirlo . Stefana apparve , col volto serafico , atteggiato al più profondo dolore . - Eccomi , babbo ; - disse - che vuoi ? - Voglio che in questo supremo momento tu mi giuri di rispettare tua madre , di obbedirla in tutto , di considerarla quale è veramente , la più santa delle madri , la più degna di essere amata . - Stefana gettò le braccia al collo di Valeria con un affetto che parve sincero . - Babbo , te lo giuro : se tu dovessi mancarmi , io non vivrò che per mia madre . - Valeria singhiozzava stringendo al petto la figlia . Il moribondo alzò la mano con un gesto solenne . - Dio ti ascolta , Stefana ! Guai se tu mancassi al giuramento fatto al letto di morte di tuo padre ! Saresti disgraziata per tutta la vita . Ma non voglio pensarci , e benedico Dio che mi ha colpito , se la mia morte può servire a cambiare il tuo cuore , i tuoi sentimenti . Come ho detto a tua madre , non lascio ricchezze . - Stefana sussultò , ma il suo volto non cambiò l ' addolorata espressione . Il moribondo proseguì : - Ti lascio però un nome stimato , degli esempi di lavoro , di abnegazione , che non devi dimenticare . Stefana , ricordati di me : se qualche cattivo pensiero ti turbasse , confidati mentalmente a me , che cercherò di consolarti . Guardati dalle cattive azioni ; al momento di commetterle , pensa che l ' anima di tuo padre ti è vicina , ti guarda .... e tu non vorrai farlo soffrire nell ' eternità . Ed ora dammi un bacio , Stefana , e tu pure , Valeria , e che Dio vi protegga , vi benedica entrambe ! - La scena che ne seguì distrasse le ultime forze del moribondo . Un ' ora dopo era morto , assistito anche dal suo vecchio amico , il notaro Vannucci , giunto in tempo per raccogliere le sue ultime raccomandazioni , il suo ultimo sospiro . Per alcune settimane si credette che la signora Mestre seguisse il marito ; ma a poco a poco quella disperazione violenta , si cambiò in una tristezza raccolta , e Valeria comprese che il suo dovere era di vivere per la propria creatura . In questo frattempo Stefana , con la sua ipocrisia , era riuscita ad affascinare il tutore . Il notaro Vannucci aveva finito col pensare che il suo defunto amico si era ingannato sul conto della figlia . Quella ragazza sedicenne aveva una grande intelligenza ed una penetrazione che lo stupivano . In poche parole , Stefana , senza neppure che il vecchio notaro potesse sospettarlo , seppe in breve come suo padre l ' avesse ingannata e come il patrimonio che possedeva fosse cento volte maggiore di quello che aveva creduto . Questa scoperta superò le sue speranze , ma non ne parlò con alcuno . L ' anno del lutto passò tranquillo , sebbene per Stefana avesse la durata di un secolo . Il suo tutore era divenuto per lei un amico devoto , uno schiavo sommesso ad ogni suo desiderio . E siccome la signora Mestre era persuasa di adempiere alla volontà del marito affidandola a lui , lasciava che egli venisse a prenderla per condurla seco al passeggio , a pranzo in casa sua , al teatro . Egli abitava solo con una vecchia fantesca che voleva bene a Stefana perchè la fanciulla l ' accarezzava e scherzava con lei . Una sera in cui il notaro aveva bevuto più del solito , eccitato dall ' allegria di Stefana , dal suo calcolato cicaleccio , le rivelò il segreto del suo amico . La fanciulla aveva già un tale potere su sè stessa , che non dimostrò alcuna sorpresa . Soltanto disse : - Il babbo ha fatto benissimo ad affidare a voi la più gran parte del suo patrimonio , perchè la mamma non avrebbe saputo amministrarlo . Ma se per caso domani doveste mancare , questo patrimonio passerà ai vostri eredi ? - Il notaro abbracciò la fanciulla ridendo . - Come sei bambina ! - esclamò . - Credi che le cose non siano state fatte in regola ? Tua madre nella sua cassaforte tiene la ricevuta del deposito , ed io nel mio testamento lascio a te , col patrimonio di tuo padre , anche il mio , non avendo eredi diretti . - Stefana gli gettò con impeto le braccia al collo . - Grazie ! Ma Dio voglia che campiate cent ' anni ! - Invece , una settimana dopo il vecchio , che aveva cenato in casa Mestre , si sentì preso da brividi , e , coricatosi , non si svegliò più : la fantesca lo trovò morto la mattina dopo . Il medico , chiamato in fretta , disse trattarsi di una sincope fulminante . Stefana finse di disperarsi per quella morte , e la gente ammirò il suo cuore sensibile . Nessuno stupì che il notaro avesse lasciato tutta la sua sostanza a Stefana . Egli non aveva parenti . Da allora in poi , la signora Mestre divenne uno strumento docile a tutti i voleri della figliuola , pur senza accorgersi che Stefana comandava ed ella obbediva , tanta era la furberia della ragazza . Alcuni mesi dopo la morte del tutore , la vedova mise un piede di casa principesco , convinta che in tal modo troverebbe uno splendido partito per la figlia . Sogni ambiziosi , fatti nascere da Stefana , ottenebravano ormai la sua mente . La signora Mestre nulla vedeva di più bello , di più perfetto che sua figlia . Veramente , Stefana a diciotto anni era maravigliosa : non si poteva guardarla senza rimanerne affascinati . Ma se lo sguardo altrui fosse penetrato nel suo cuore , si sarebbe arretrato inorridito . Stefana pensava che il piacere fosse l ' unico scopo della donna e il fare delle vittime l ' unica sua ambizione . Frattanto non trovava marito , quantunque avesse all ' intorno una vera folla di corteggiatori . Ma la bellezza stessa della fanciulla , la vita dispendiosa che conduceva , i sorrisi d ' incoraggiamento con cui accoglieva tutte le dichiarazioni , spaventavano anche coloro che avrebbero voluto chiedere la sua mano . Si diceva che sarebbe stata una deliziosa amante , ma come moglie era troppo pericolosa . In questo frattempo le venne presentato il conte Sebastiano Rossano . Il gentiluomo non era più sul fiore dell ' età ed aveva condotto fino allora una vita austera : centinaia di donne gli erano passate vicino senza destargli ombra d ' amore ; il lavoro e il dovere erano stati la sola sua occupazione , tanto che , coll ' esiguo patrimonio lasciatogli dal padre , riuscì ad arricchirsi , grazie al suo assiduo lavoro . Egli era stato presentato da un amico a Stefana . Gli bastò vederla per amarla . Ma siccome il suo amore era tanto puro e profondo quanto entusiastico , prima ancora di rivelarlo a lei , la chiese in moglie alla madre . Stefana fu lusingata da quella domanda : il titolo di contessa le garbava . - Accetto ; - disse alla madre - però desidero far prima i miei patti . - La sera stessa il conte si presentava alle due signore . - La mamma - gli disse Stefana con una voce armoniosa che risonò agli orecchi di Sebastiano come una melodia di paradiso - mi ha comunicato la vostra domanda , che mi ha fatto molto piacere . - Egli tremava come un fanciullo . - Posso dunque sperare ? - chiese con voce alterata . - Sperate , - rispose Stefana con un incantevole sorriso - se pur vi adatterete a certe condizioni che io credo indispensabili . - Il conte non pensava che alla felicità di possedere quella divina creatura . - Qualunque sieno , - esclamò con slancio - io le accetto ! - Siete molto buono , conte , e sento che vi amerò per tutta la vita . Ma ora lasciate che io vi dica quello che desidero . Quando sarò maritata , non voglio più abitar qui , ma avere una palazzina mia propria . - Ne ho appunto acquistata una , assai elegante ; - rispose il conte - ma se non vi piace , la cambierò . - Vedremo . Voi siete molto ricco , signor conte ? - Ho un reddito di centomila lire . - Altrettanto ha la mia figliuola , - disse la signora Mestre . Stefana battè le mani come una bambina . - Oh ! allora vedrete come ci divertiremo . Avrò un palco al Regio , mi farò venire gli abiti da Londra ; alla mattina andremo alla passeggiata a cavallo ; nel pomeriggio , in carrozza . Riceverò , darò delle feste ! - Farete tutto quello che vorrete . - Come siete amabile , quanto vi amo ! Mi condurrete anche ai bagni , in campagna ? - Sì , sì , Stefana ! Io farò sempre la vostra volontà ! - Allora non ho più altro da chiedervi , se non che affrettiate il nostro matrimonio . - Il matrimonio della giovane col conte Sebastiano Rossano fece rumore . Tutti i giornali ne parlarono ed i commenti nel mondo elegante furono infiniti . Alcuni non sapevano spiegarsi come Stefana , bella , ricchissima , vivace avesse acconsentito a sposare un uomo non più giovane e si mostrasse così raggiante di gioia . - Stefana è molto più saggia di quello che credete , - dicevano le mamme alle loro figlie . - Ella sarà felice . - II . Benchè Stefana fosse divenuta una di quelle celebrate signore il cui nome si vede spesso comparire nelle cronache dei giornali mondani , benchè fosse circondata di adoratori , tutti erano concordi nel dire che essa era onestissima , che adorava il marito e che niuno avrebbe preso nel suo cuore il posto occupato da lui . Il conte Sebastiano Rossano si felicitava ogni giorno della sua scelta . Nella immensità della sua ebbrezza , il conte non vedeva lo sperpero del denaro che si faceva in casa . Tutte le condizioni imposte da Stefana erano da lui scrupolosamente rispettate : qualunque desiderio della moglie era un ordine . La contessa divenne madre di un bel fanciullo , che fu chiamato Livio . Stefana amò suo figlio con una passione quasi selvaggia , e fu l ' unico , vero amore della sua vita . Essa volle allattarlo , e così ebbe un appartamento per sè e per il bimbo : il conte riprese possesso del suo appartamento da scapolo , situato al lato opposto della palazzina . La contessa aveva fatto spese straordinarie per Livio . Il corredo era bello come quello d ' un principe . La culla era costata diecimila lire . Oltre la cameriera della contessa , maritata al cocchiere , due persone , che già avevano servito Stefana quando era ragazza e si sarebbero fatte squartare per lei , due altre cameriere dovevano servire esclusivamente per il bambino . Un giorno il conte si accòrse che , andando di quel passo , in pochi anni il patrimonio suo e quello di Stefana sarebbe divorato . In tre anni aveva già dovuto alienare una parte del capitale perchè la rendita non bastava a far fronte a tutte le spese . Tuttavia il gentiluomo si guardò bene dal farne parola alla moglie . - Posso io pagare abbastanza la felicità che la mia adorata Stefana mi procura ? - pensava . - Posso privarla di qualche cosa ? No , no ! Mi rimetterò a lavorare e procurerò che ella non sappia mai che spende troppo denaro e quale sacrificio io farò per lei allontanandomi spesso dal suo fianco . - Un giorno che il conte aveva tardato più del solito all ' ora del pranzo , tornato a casa trovò Stefana triste , inquieta , che gli gettò piangendo le braccia al collo . - Porche quest ' assenza ? Dove sei stato ? Non mi ami dunque più ? - Il conte la coprì di baci . - Stefana , come puoi pensare così ? Guardami , guardami bene : ho la faccia di un colpevole ? - Stefana fissò i suoi splendidi occhi ammaliatori in quelli di lui . - No ; - rispose - ma tu mi nascondi qualche cosa . - Sì , e faccio male , perchè non devo avere segreti per te . Le mie assenze hanno un giusto motivo : lavoro per te e per nostro figlio . - Come ? - Non comprendi ? Noi siamo ricchi , è vero , ma voglio che Livio lo sia ancora più ; per cui mi sono rimesso agli affari . Stefana si strinse a lui con un grido di gioia . - Come sei buono ! Quanto , quanto ti amo ! - E l ' inebriò di sorrisi , di carezze . Fin da quel momento , Stefana non si curò più delle assenze del marito , anzi , le desiderava . Era la stagione dei bagni , ed ella vi si recò col bambino e la madre , in una bella villa di Pegli , presa in affitto dal conte , che rimase a Torino , facendo ogni tanto una scappata colà per abbracciare la moglie e il figlio . Stefana aveva trovato a Pegli molti conoscenti . Alla sera ella riceveva amici e conoscenti , e vegliava fino a tarda ora . Una notte tutto taceva nella villa , quando la signora Mestre , che soffriva di cuore , essendosi messa alla finestra per respirare , sentì un rumore di passi in giardino ed al chiarore della luna vide sua figlia al braccio di un uomo . Si dirigevano verso un piccolo padiglione . Quantunque il turbamento le togliesse quasi il respiro , la signora Mestre lasciò la finestra , scese con precauzione in giardino e si avvicinò al padiglione , illuminato . Da una delle vetrate guardò nell ' interno . Ciò che vide la povera donna dovette essere orribile , perchè indietreggiò con un grido di spavento e cadde distesa al suolo . La porta del padiglione non tardò a spalancarsi e Stefana si precipitò fuori , seguìta da un giovane quasi imberbe , che mostrava sul volto i segni dello spavento . - Che c ' è ? - chiese con voce soffocata . La contessa , veduto il corpo di sua madre , comprese tutto . Allora , calmissima , rivoltasi al giovane : - Vattene subito ; - disse - tu non hai nulla da temere ! - Egli disparve tosto , mentre Stefana si chinava sul corpo della madre , appoggiava il suo orecchio al cuore di lei . Quando comprese che era solo svenuta , sollevatala per le spalle la trascinò nel padiglione , la stese sull ' agrippina . La signora Mestre non tardò a rinvenire , e veduta sua figlia gridò con disperato accento : - Sciagurata ! ... Sciagurata ! ... Hai dunque l ' anima impastata di fango ? Tradire il più onesto dogli uomini , tu , madre della sua creatura ! ... - Basta ! - interruppe con impeto Stefana . - Non tediarmi . Perchè venire a spiare i miei passi come una suocera ? - Ed è così che rispondi a tua madre ? Non provi rossore al pensiero dell ' azione commessa ? Non pensi che , invece di me , poteva esser qui tuo marito ? - Stefana alzò con aria di disprezzo le spalle . - Credi che sia venuta ai bagni per far la balia al bambino ? L ' adoro , il bimbo , ma egli non deve essermi d ' inciampo . Tu sei una mamma dalle idee antidiluviane ! Io , invece , sono una donna moderna : voglio avere degli amanti , schiavi sommessi , pronti a versare tutto il loro sangue per me , e li avrò ! Voglio essere ammirata , e in pari tempo creduta da tutti la donna più onesta del mondo ! - La signora Mestre ascoltava terrorizzata quelle massime vergognose : tremava a verga a verga , anelante . - Disgraziata figliuola ! - balbettò . - Dove hai imparato un simile modo di pensare e di parlare ? Io ti ho dato solo esempi di virtù ; tuo padre era l ' uomo più onesto che esistesse , la tua istitutrice era una santa donna . E tu ... ? - L ' infelice si mise a singhiozzare . - Oh ! dimmi che vaneggi , che hai avuto un istante di follìa , - soggiunse con accento supplichevole - ma che ti penti , che il tuo cuore non è così traviato come vuoi farmi credere ! Vieni meco a pregar Dio che ti perdoni : d ' ora innanzi io non ti lascerò un solo istante ! - Lo sguardo di Stefana divenne quasi feroce . - Credi che la tua presenza m ' impedirebbe di fare il comodo mio ? - interruppe con cinismo . - Ma non voglio infliggerti un tal supplizio , e scriverò a mio marito che l ' aria di mare ti è nociva , che tornerai con lui a Torino , così non avrai più ragione di scandalizzarti . - Un singhiozzo sfuggì dalle labbra della sventurata ; ella sentiva che se rimaneva lì ancora un istante non avrebbe più la forza di ritornare nella propria camera ; onde fuggì barcollando , dopo aver gridato a sua figlia : - Che Dio ti perdoni ! - L ' infelice passò la notte in ginocchioni , chiamando in aiuto Dio e suo marito . La mattina dopo la cameriera , entrando in camera , trovò la signora stesa al suolo , immobile , morta . III . Stefana ebbe violente crisi di simulato dolore . Il conte Rossano , avvertito da un telegramma , accorse subito e circondò la moglie di delicate premure . La colonia dei bagnanti andò a iscriversi nel registro posto in una sala della villa , ma Stefana non ricevette alcuno . Il trasporto della defunta dalla villa alla stazione fu veramente commovente . Stefana , col figlio fra le braccia ed il conte accanto a lei , seguiva in vettura il carro funebre , coperto di corone , e prese posto nel vagone riservato , dove era stato messo il feretro . Al cimitero , ella volle assistere al seppellimento della salma . Per un anno , la contessa visse ritirata , non occupandosi che del suo Livio , inebriandosi al cicaleccio di lui , che non lasciava quasi mai la mammina . Poi Stefana ricominciò a frequentare la società , riprese la sua esistenza di piaceri . Livio , crescendo , le assomigliava non soltanto nel fisico , ma soprattutto nel morale : nulla aveva di suo padre , nulla ! Il conte avrebbe voluto educarlo con una certa severità ; ma come resistere alla moglie ? - Abbiamo quest ' unico figlio ; - diceva Stefana - vuoi che ci muoia per il troppo studio ? Lascialo sviluppare : per ora gli daremo una buona istitutrice , più tardi un ottimo precettore , che sceglierò io stessa . - Se Livio studiava poco , aveva in compenso una malizia innata e la profonda ipocrisia della madre . Era capacissimo di tormentare una bestia per il solo gusto di vederla soffrire , salvo poi , se compariva qualcuno , di piangere e disperarsi . Il conte lavorava da mane a sera ; la moglie faceva sperpero di denaro . Un giorno la contessa s ' intratteneva nel suo salotto con un ufficiale di cavalleria , che da lungo tempo le faceva la corte ed al quale essa aveva concesso un particolare colloquio . Mentre l ' ufficiale , inginocchiato ai piedi di Stefana , le chiedeva pietà del suo soffrire , un uscio si spalancò con impeto e Livio , il quale allora aveva sette anni , si precipitò dentro , gridando : - Mamma , c ' è il babbo ! - La malizia di quel fanciullo gli fece comprendere che quel colloquio , sorpreso dal padre , poteva cagionare un grave dolore alla madre . E quando il conte entrò nel salotto , la contessa stava tranquillamente disegnando presso un tavolino : l ' ufficiale era uscito da un altro uscio , guidato da Livio . Da questo si può comprendere l ' educazione del fanciullo e come madre e figlio dovessero adorarsi e andare pienamente d ' accordo . Un giorno il conte si recò all ' estero a cagione del fallimento di una Casa commerciale , colla quale egli era cointeressato . La sua assenza doveva essere di pochi mesi , invece si prolungò oltre un anno . In questo frattempo la contessa Stefana parve rinunciare alla vita elegante , scapigliata . Non riceveva più , si mostrava di rado in carrozza al passeggio , e la sua salute sembrava alterata . Livio la sorprese sovente sdraiata su di una lunga poltrona , pallida , affranta , piangente . - Che hai , mamma , che hai ? - le diceva coprendola di baci . - Il babbo ti ha dato qualche dispiacere ? - No , angelo mio , no ! Sono triste , senza sapere il perchè ! - rispondeva la contessa . Ma Livio non era persuaso . Egli aveva allora dodici anni e sembrava un ragazzo educatissimo : sapeva stare in società , aveva tutta la grazia e il sorriso affascinante della mamma . Ma in fondo era vizioso , indolente , e non si approfondiva in cosa alcuna . Aveva i sensi precocemente sviluppati e l ' aspetto di un arcangelo . Una mattina , quando stava per alzarsi , il cameriere gli consegnò una lettera della contessa . Livio ebbe un moto di sorpresa . - Dov ' è la mamma ? - domandò . - È partita ! - Il fanciullo strappò febbrilmente la busta , e lesse : " Amor mio ! " Ho bisogno di assentarmi dal palazzo , almeno per una settimana : lascio te , che sei un ometto , a guidare la casa . Se arrivasse tuo padre e altri chiedesse il motivo della mia assenza , rispondi che un dovere di gratitudine mi ha condotta presso la madre , ammalatissima , della mia cameriera , la quale parte con me . Conduco meco anche il cocchiere , suo marito . Mostrami in questa circostanza l ' amore che mi porti , non facendo scene per la mia lontananza e scusando cogli altri la mia partenza . Ti adoro e ti bacio . " Livio rimase impassibile . E nelle due settimane che la contessa rimase assente , egli seppe tenere un contegno da vero ometto . Quando il conte arrivò , la contessa era già tornata . Egli trovò sua moglie assai pallida , come se uscisse da una malattia , e abbracciandola si scusò della sua lunga assenza . - D ' ora innanzi , non starai tanto tempo lontano , non è vero ? - gli disse Stefana stretta al collo di lui . - Quanto mi ha fatto soffrire questa separazione , benchè avessi meco mio figlio ! - Il conte non si saziava di baciarla : era commosso della fedeltà di quella donna adorata . - In questo frattempo ho avuto anche un altro dispiacere : la mamma della mia cameriera , colei che mi ha portata in braccio piccina , è morta . Essa volle rivedermi prima di chiudere gli occhi per sempre . - Povera donna ! - Mi recai da lei con la cameriera e il cocchiere , cui essa ha lasciato una casetta di campagna con alcune vigne , ed ho dovuto , con mio dispiacere , rinunziare a quei due fidi servitori , che ormai vogliono accudire ai loro beni . - Il conte non ebbe il minimo sospetto che tutta quella storia fosse una menzogna . Ma Livio , sebbene fanciullo , non credette alle parole della madre , cui disse : - Tu menti : hai un segreto per me , e non vuoi rivelarmelo . - Lo saprai più tardi ; adesso sarebbe inutile , - rispose Stefana - ti prego di non insistere . - Gli anni scorsero . Stefana , come divorata da un pensiero tormentoso , si diede nuovamente alla pazza gioia . Il conte continuava la sua via di sacrificio , persuaso che la donna adorata meritava tutto il suo grande amore , tutta la sua devozione . Una notte la contessa si sentì colta da brividi ed ebbe ad un tratto il presentimento della sua prossima fine . Sentì agghiacciarsi di terrore : non voleva morire , senza fare una importante rivelazione a suo figlio . Con quella forza di volontà che aveva sempre distinto Stefana in tutte le pericolose circostanze della sua vita , scese dal letto , indossò una vestaglia , e barcollando si diresse nella camera del figlio . Questi , vedendola , si spaventò e chiese : - Mamma , che hai ? Tu soffri ? - Sì , caro ; - rispose ella - sento in me qualche cosa che si spezza , ed ho paura di morire . - Egli la guardava convulso . - Perchè ti sei alzata ? Vuoi che ti riconduca a letto , che mandi per un medico ? - No , più tardi ; prima voglio rivelarti un segreto che da dieci anni mi pesa sul cuore . Ascoltami . - Ella sedette accanto al letto del figlio e prese a dire : - Ti ricordi come , dieci anni fa , mentre tuo padre si trovava in viaggio , io mi assentassi da casa ? - Lo ricordo perfettamente , mamma ; ho sempre impresso le raccomandazioni fattemi nella tua lettera , e sebbene bambino , non prestai fede quando dicesti che eri partita per riabbracciare una morente . - Avevi indovinato , Livio : io non mi allontanai da Torino ; mi nascosi coi miei fidati servi in un piccolo appartamento già preso in affitto sotto il loro nome , ed in quell ' appartamento diedi alla luce un bambino , che non porterà mai il nome tuo , nè godrà del tuo patrimonio . Tuo fratello fu legalmente riconosciuto come figlio dei coniugi Ribera , che per me avrebbero fatto qualsiasi sacrifizio . Ora ti spiegherò i motivi che mi indussero a lasciar vivere quel fanciullo . " Se tuo padre fosse stato in quel tempo a Torino , non avrei potuto nascondergli il mio stato ed egli sarebbe stato felice d ' avere un altro figlio , un altro erede . " Ma io non volevo : avrei odiato quel secondo fanciullo se prendeva posto in questa casa perchè tu solo regni nel mio cuore , nell ' anima mia , tu solo fai parte di me . Se volli dare un nome a tuo fratello , lo feci perchè tu avessi più tardi un uomo da far agire a tuo talento , un uomo che ad un tuo cenno diverrà tuo schiavo e sul quale avrai un potere di vita e di morte . - Livio guardava sua madre credendo vaneggiasse . Ella comprese quello sguardo . - Tu pensi - soggiunse - che la febbre mi abbia dato al cervello , che io deliri : no , rassicurati , Livio , ho tutto il mio senno e te lo provo . " Fabio Ribera , tale è il nome di tuo fratello , fu dato a balia ad una donna che , come tutti , lo credette veramente figlio della mia cameriera . " L ' anno seguente , i due coniugi lo presero in casa , e per quattro anni Fabio visse con loro , che lo facevano pregare ogni sera per me , dinanzi al mio ritratto , dicendogli che ero la sua benefattrice . " Volle disgrazia che quando Fabio compiva i cinque anni , la cameriera e suo marito fossero portati al camposanto . Ma la donna lasciava a suo figlio una lettera , che io stessa le dettai e che , unita ad un ' altra scritta da me , consegnerai tu stesso a Fabio , quando avrà vent ' anni . " Tu leggerai quelle lettere , che non sono suggellate , prima di consegnarle a Fabio . " Egli è ora in un collegio modesto il cui rettore mi assicura che non vi è allievo migliore di lui . - Vuol dire che non mi rassomiglia ! - interruppe ridendo Livio . - Oh ! tu per me hai tutte le perfezioni , e Fabio non avrebbe mai preso nel mio cuore il tuo posto . Peraltro , tu compirai l ' opera mia verso lui , ne farai un buon operaio , e gli dirai che deve tutto a te , acciocchè sia pronto a qualsiasi sacrificio per amor tuo . Ora , caro , accompagnami nella mia camera ; voglio consegnarti quelle lettere . - Livio , vestitosi in fretta , seguì la madre , che ebbe ancora la forza di aprire il serracarte e consegnare al figlio una piccola cassetta d ' ebano , scongiurandolo di andare subito a nasconderla . Quando Livio ritornò , la contessa gli cadde fra le braccia , balbettando : - Chiama aiuto , mi sento morire ! - Livio la trasportò sul letto , poi attraversò le stanze urlando , chiamando i domestici , destando tutti . - Presto , un medico ! - gridava . - La mamma muore ! - Il conte si precipitò nella camera della moglie . - Stefana , Stefana , che hai ? - gridava , spaventato . La contessa non rispose . Aveva gli occhi fissi , immobili . A un tratto balbettò : - Aria .... aria .... soffoco .... Dio , Dio ! ... - Venne spalancata la finestra , mentre padre e figlio sostenevano Stefana per le spalle . Il medico giunse e recò alla contessa un sollievo momentaneo con iniezioni d ' etere e con l ' ossigeno ; ma dichiarò il caso disperato : si trattava di una pericardite acuta . Poco dopo Stefana chiamò : - Sebastiano ! - Il conte fu in un attimo vicino a lei , che l ' attirò al suo petto per mormorare : - Muoio .... ama molto Livio .... per me .... - Il conte rispose con un lacerante singhiozzo . Troppo lungo sarebbe descrivere la scena dolorosa che ne seguì . Ma il medico aveva ragione : Stefana entrò in agonia , indi il suo cuore cessò di battere . Se il conte Sebastiano , colpito da quella morte improvvisa , sembrò impazzire , la disperazione di Livio non ebbe limiti . Nessuno riusciva a staccarlo dal cadavere della madre , che copriva di baci appassionati . Di fronte a quell ' immenso dolore , il padre fece tacere il suo . Egli ricordava le ultime parole di Stefana e , avvicinatosi al figlio , lo sollevò , lo strinse fra le sue braccia , balbettando : - Piangi con me , Livio , piangi col tuo povero babbo , che ha pure il cuore spezzato ! - Per la prima volta il giovane ebbe uno slancio sincero di riconoscenza , per la prima volta si tenne stretto al padre , confondendo le lacrime con quelle di lui . Per molte settimane padre e figlio vagarono per la palazzina come in attesa che la contessa Stefana comparisse . Essi passavano lunghe ore nella camera di lei , dove un ritratto ad olio di Stefana la riproduceva in tutto lo splendore della sua bellezza . Un giorno il conte , stringendo la mano al figlio , gli disse : - Io mi rimetterò agli affari : tu pure cerca un ' occupazione : così potremo far tacere il nostro dolore . - Il giovane non rispose . Quel giorno stesso egli si chiuse nella sua camera ed aprì per la prima volta la cassetta d ' ebano , consegnatagli dalla madre . Conteneva due lettere , in una busta non suggellata . La soprascritta di una di esse diceva : " A mio figlio . " Era vergata da una mano a lui sconosciuta e diceva : " Caro figlio , " Questa lettera che io ti scrivo in punto di morte non ti verrà consegnata che quando avrai compiuti vent ' anni . Sarà dunque allora la voce di una morta che parlerà al tuo cuore , e tu devi ascoltarla . " Guai se tu non obbedissi a quella voce ! Io non avrei più riposo nella tomba e tu saresti maledetto per tutta l ' eternità ! " Ascoltami , dunque . Dal momento che tu sarai un uomo , dedicherai tutta la tua esistenza alla contessa Stefana Rossano , tua benefattrice . " A lei tu devi tutto , ricordalo , e qualunque cosa ti imponesse , l ' eseguirai : io stessa , tua madre , te lo comando . Sii colla tua benefattrice umile , devoto , rispettoso ; pensa che a lei sola devi la tua istruzione , che essa sola ha sopperito a tutte le spese per allevarti , per fare di te un uomo onesto . La tua vita stessa non basterebbe a pagare il debito di riconoscenza che hai con lei . " Addio , figlio mio , addio ! Ti bacio e ti benedico . Tua madre " FLAVÌ RIBERA . " L ' altra lettera era scritta da Stefana . Livio lesse : " Mio buon Fabio , " Speravo di poter compiere il voto espressomi dalla tua povera mamma prima di morire : consegnarti una sua lettera , quando tu fossi un uomo . Ma io pure cedo innanzi tempo a quella legge fatale della natura , che non dovrebbe colpire le madri , finchè sono necessarie alle loro creature . Ho il presentimento che la mia fine si avvicini , e non voglio morire senza aggiungere alla lettera di tua madre la mia ultima raccomandazione . Le due lettere ti saranno consegnate da mio figlio . " Tu sai quanto io sia stata affezionata alla tua povera mamma , e come abbia adempiuto la promessa a lei fatta di vegliare su te . Ti ho voluto bene come se tu fossi mio figlio : ebbene , su mio figlio tu riverserai tutta la riconoscenza che nutri per me , tu obbedirai ad ogni sua volontà , farai ciò che egli ti ordinerà di fare : questo io desidero . " Appena avrò chiusi gli occhi , mio figlio , il conte Livio Rossano , diverrà il tuo benefattore . " Amalo molto in cambio di tutto quanto farà per te e di ciò che io feci alla tua povera mamma ; cerca di provargli , fosse anche a costo della tua vita , la tua gratitudine ; contribuisci , per quanto puoi , alla sua felicità . " Tu sei un ragazzo assennato , e quando avrai questa mia sarai un uomo capace di dare a due povere morte la maggiore soddisfazione che possono avere da te . E quando verrai a pregare sulla mia tomba , su quella di tua madre , noi riconosceremo il suono della tua voce , e se ci dirai di averci obbedite , riposeremo tranquille , benedicendoti . Se invece tu ci disobbedissi , tua madre ed io non troveremmo più pace nella tomba e tu saresti maledetto . " Ma tu sei buono , onesto , hai cuore , e ci ascolterai . Ti mando un bacio con tutta l ' anima e ti benedico . La tua benefattrice " Contessa STEFANA ROSSANO . " Livio stette per alcuni minuti con quella lettera fra le mani . - Cara mamma ! - mormorò . - Essa ha pensato a me solo fino all ' ultimo istante ! Ebbene , per amor suo mi occuperò di Fabio , quando anche egli non mi giovasse a niente e dovesse procurarmi noie e spese . - Presa questa risoluzione , suggellò le due lettere , le mise nella cassettina , ed il giorno seguente , vestito a lutto , col volto atteggiato ad una grande mestizia , si presentava al collegio dove Fabio veniva educato . Appena diede il suo nome , venne introdotto nel gabinetto del direttore . Questi , un vecchio di modesto aspetto , dal volto spirante la più grande bontà , gli andò incontro premuroso e , con voce commossa : - Vi ringrazio , signor conte , - disse - dell ' onore che mi fate colla vostra visita . Conosco la disgrazia che vi ha colpito , e ne soffro , come ne soffre il protetto dalla compianta signora contessa . - Io sono venuto espressamente per vederlo e parlargli , - rispose Livio . - La mia santa mamma ha amato quel ragazzo come un figlio , ed io crederei di mancare al mio dovere , se non prendessi il suo posto in quest ' opera di carità . - Voi siete degno figlio della povera signora ! - soggiunse il direttore . - Sono lieto di potervi dire che il ragazzo merita davvero tutta la vostra premura : è il migliore degli allievi nostri , e vi assicuro che i vostri benefizi non andranno perduti . - Meglio così ! - Il direttore diede ordine perchè Fabio fosse chiamato . Il ragazzo non tardò a comparire nella sua uniforme del collegio . Era davvero un bel fanciullo , biondo , roseo , e Livio notò subito che gli assomigliava . Fabio , entrando , guardò prima con sorpresa Livio , poi grosse lacrime gli caddero dagli occhi , e congiungendo le mani con espressione commovente : - Non m ' inganno : - balbettò - lei è il figlio della contessa , della mia benefattrice : le somiglia tanto ! - E , prima che il conte potesse prevederlo , Fabio gli cadde ai piedi svenuto . - Vedete come è sensibile ! - disse il direttore , mentre aiutava Livio a sollevare il ragazzo , a distenderlo sul divano . - Dal giorno in cui seppe della morte della contessa , non è stato più bene . - Egli fece portare dell ' acqua e dell ' aceto , ne inzuppò un fazzoletto , che pose sulla fronte del fanciullo . Fabio aprì gli occhi ed il suo primo sguardo fu per Livio . Allora si mise novamente a piangere . Il giovane conte lo sollevò , lo strinse al suo petto . - Piangi .... piangi ! - gli disse . - Non verserai mai abbastanza lacrime per quella santa che ci ha lasciati . Io pure ho il cuore spezzato , io che ho perduto in lei la migliore delle madri . Sappi che ella non si dimenticò di te : mi raccomandò di non abbandonarti mai , e puoi star certo che il suo voto sarà esaudito . - Oh ! signor conte , io non so esprimermi , ma se potesse leggere nel mio cuore , vedrebbe quanta devozione racchiude ! La mia benefattrice mi parlava sempre di lei , ed io l ' amavo senza conoscerlo ; ora sento che sarei pronto a versare per lei tutto il mio sangue . - Grazie , Fabio ; non dimenticherò mai le tue parole . - Calmata la piena degli affetti , Livio , con un accento quasi paterno domandò a Fabio dei suoi studi , delle sue aspirazioni . - Le mie aspirazioni non sono molto alte : - rispose mestamente il ragazzo - io vorrei compiere il corso commerciale per entrare come contabile in qualche magazzino , dove potessi guadagnarmi da vivere . L ' unica mia ambizione è di rimanere a Torino per poter vedere di quando in quando lei . - Amare ed essere amato da Livio , serbare un culto profondo alla sua benefattrice , ecco ormai dove Fabio compendiava tutta la sua vita . - Tu sei proprio un bravo ragazzo ! - disse Livio baciandolo sulla fronte . - Io vado orgoglioso di proteggerti , e puoi star certo che verrò spesso a trovarti . - Infatti non passava settimana senza che il contino si recasse al collegio , e se egli ne usciva commosso dai colloqui avuti con Fabio , il povero ragazzo contava quelle ore come le più felici della sua esistenza , che radicavano in lui profondamente il desiderio di dedicarsi al suo benefattore . IV . Passato l ' anno del lutto , Livio menò vita scapigliata E dispendiosa . Il conte Sebastiano seppe presto dei disordini di suo figlio . Un giorno , durante il pranzo , egli osservò che Livio era molto turbato , per cui nell ' alzarsi da tavola gli disse : - Ho da parlarti : andiamo nel salotto da fumo . - Il giovane divenne livido , ma rispose con abbastanza disinvoltura : - Sono ai tuoi ordini , babbo ! - Seduti l ' uno di faccia all ' altro , il conte , guardando il figlio con espressione d ' immenso amore , gli disse con accento pieno di paterna tenerezza : - Perchè non hai fiducia in me , figlio mio ? Io so che hai perduto al giuoco cinquantamila lire in una notte , e per pagarle ti sei messo in mano agli strozzini . - Il giovane stava per negare , ma comprese che avrebbe commesso una pazzia . Allora pensò bene di cadere alle ginocchia del padre , e mentre grosse e bugiarde lacrime comparivano nei suoi occhi : - È vero ! - balbettò . - Perdono , padre mio , perdono : ti prometto di non toccare mai più una carta . Mai ! - Va bene ; alzati e siedi ; non ti ho detto ancor tutto . - Il giovane sembrò attendere umilmente . - Mi hanno poi detto che mantieni una ballerina , una minorenne , cui hai regalato gioielli , carrozze e cavalli , come se tu fossi un milionario .... È vero ? - Livio mostrò una certa audacia . - Sì , non lo nego ! - rispose . - Ma suppongo che la povera mamma mi abbia lasciato un vistoso patrimonio . - Quell ' allusione afflisse il conte Sebastiano . Per quanto grande fosse la sua adorazione per la defunta , non voleva che suo figlio si facesse delle illusioni . - La tua povera mamma non ha lasciato nulla , - rispose con tono grave - ed ho dovuto pagare molti suoi debiti perchè non venisse profanata la sua memoria . Non faccio un rimprovero a quella santa ; essa non conosceva il valore del denaro . - Livio era alquanto scombussolato . - La mamma mi disse più volte che ti aveva portato in dote centomila lire di reddito . - È verissimo ; ma stante la sua prodigalità , in pochi anni finì la sua dote e più della metà di ciò che io stesso possedevo . Col mio lavoro potei salvare il resto ed aumentare a poco a poco il patrimonio , riuscendo in tal modo a non turbare la tua povera mamma , a lasciarle continuare la sua esistenza di lusso . Ed è morta , ignorando tutti i sacrifizi da me fatti per lei . - Livio rimaneva a capo chino . Il conte proseguì : - Sarei però un cattivo padre se lasciassi percorrere a te la stessa china fatale , mentre ormai sei un uomo e puoi comprendere come l ' esistenza non sia fatta di soli piaceri . Io ho sempre lavorato , e d ' ora innanzi lavorerai anche tu . Pagherò tutti i debiti da te fatti , purchè tu mi prometta di nuovo di non più frequentare case da giuoco e di lasciare quella ballerina . - Te lo prometto ; - disse Livio - d ' ora innanzi mi lascerò guidare da te . - Livio mentiva come sempre . Tuttavia per qualche tempo sembrò tornasse savio . Pagati i debiti , lasciata l ' amante , si mise al lavoro . Suo padre gli affidò la contabilità . Un giorno il conte affidò al figlio ventimila lire per fare un pagamento . Appena Livio ebbe quel denaro nelle mani , fece un viaggetto di piacere con una canzonettista , ed appena a Milano , telegrafò al padre : " Non ho resistito alla tentazione . Fai tu il pagamento . Tornerò presto . " E tornò infatti dopo una settimana , completamente al verde . Questa volta il conte Sebastiano ebbe per lui parole roventi di rimprovero . Suo figlio aveva abusato della sua fiducia ; era doppiamente colpevole . Livio , invece di chiedergli perdono , si ribellò , mostrandosi quale veramente era : cinico , audace , vizioso . Voleva imporre al padre , ma non ci riuscì : il conte tenne duro , gli lesinò il denaro , gli disse che non avrebbe più riconosciuto alcun debito fatto da lui . Frattanto lo sventurato padre si sentiva morire di cordoglio . Una mattina il conte Sebastiano , còlto da grave malore , spirò in meno di un ' ora . Livio era libero ! Libero di divertirsi , di spendere , di godersi la vita , senza che alcuno controllasse le sue azioni . V . Fabio continuava con ardore gli studi , per rendersi sempre più degno del suo benefattore . Tutta l ' adorazione che il fanciullo aveva provata per la contessa , si riversò su Livio . Per Fabio non vi era nulla al mondo di più bello , di più perfetto del giovane conte , il quale se ne compiaceva . Fabio era sui diciotto anni , allorchè un giorno Livio si recò ad avvertirlo che gli aveva trovato un buon posto di contabile in un grande magazzino di mode , dove avrebbe percepito per i primi mesi sessanta lire , che sarebbero andate crescendo fino a raggiungere la cifra di centocinquanta lire mensili . Fabio ne fu felice . Livio aveva preso , a nome di Fabio Ribera , due stanzette al quarto piano di un vasto casamento in via della Rocca , pagandone il primo semestre anticipato e le aveva fatte ammobiliare con una certa proprietà . Quando vi condusse Fabio , questi , versando lacrime di riconoscenza , cadde ai piedi di Livio e gli baciò affettuosamente le mani . Fabio Ribera si presentò al magazzino indicatogli da Livio e vi fu ben accolto . Il conte Rossano regolò la vita del giovane in modo che nessuno dubitasse dei rapporti esistenti fra loro . Egli , sapendo che in quel magazzino cercavano un contabile , offrì Fabio , dicendo che gli era stato raccomandato da un gentiluomo che ne aveva fatto i più grandi elogi . Così , fu accettato . Quando Livio capitava a fare qualche compra in quel magazzino , Fabio lo salutava con rispetto , ma nessuno avrebbe mai creduto che egli fosse in relazione col conte . Non passava però settimana senza che il conte dedicasse una sera al suo protetto . In questo frattempo Livio conobbe Giulietta Lovera . Una mattina che il conte bighellonava per le strade , giunto al corso San Maurizio si fermò a guardare una giovane vestita con semplicità ma di una bellezza più unica che rara . Il conte , affascinato , le si avvicinò , e con voce soave : - Perdonatemi , signorina , - disse - ma l ' involto che portate è senza dubbio troppo pesante per voi . Permettete che io ve lo porti . - Giulietta guardò alla sfuggita quel giovane tanto gentile , e fattasi di fiamma rispose : - Ci sono avvezza , signore ; e poi , non ho da fare che pochi passi ; abito qui vicino ; grazie ! - E si allontanò in fretta . Livio le tenne dietro e la vide fermarsi presso la porta di un vasto casamento , dare una moneta ad un mendicante che le si era avvicinato , quindi sparire dentro il vestibolo . Livio si avvicinò a sua volta all ' accattone , che subito gli si rivolse implorando : - Un po ' di carità , per amor di Dio ! - Vuoi guadagnarti dieci lire ? - gli disse il conte . Il mendicante lo guardò con aria inebetita . - Dieci lire ? - ripetè , credendo di sognare . - Sì , per rispondere ad una mia domanda . - Per dieci lire rispondo a cento ! - esclamò l ' altro aprendo la bocca ad un triviale sorriso . Livio trasse dal portafogli un biglietto da dieci , che fece vedere al mendicante ; ma prima di darglielo domandò : - Chi era quella ragazza bionda che ti ha dato una moneta ? - È una lavorante che abita nelle soffitte del casamento . - Ha famiglia ? - No , signore , è sola ; suo padre era un vecchio militare . - Di che vive , costei ? - Lavora di bianco per un magazzino . - Avrà un amante , m ' immagino ! - No . Essa ha avuto delle proposte coi fiocchi , ma le ha rifiutate tutte . Qualche operaio l ' ha chiesta in moglie , ma ha fatto fiasco : essa dice che vuole sposare un impiegato o un commesso , di cui le riesca innamorarsi . - Livio diè il biglietto da dieci e si allontanò . Ormai ne sapeva abbastanza sul conto di Giulietta e formò subito il suo piano . Egli cambiò i suoi abiti eleganti in abiti più modesti ; acquistò un portafogli grande , di quelli che usano comunemente i giovani d ' ufficio ; prese in affitto una camera in via Montebello , qualificandosi per Fabio Ribera , impiegato di banca , e pose tutto il suo studio nello spiare l ' uscita della giovane . Quattro giorni dopo il suo primo incontro con lei , verso sera , la vide uscire dal casamento sola , anche questa volta con un fagotto . Egli le si avvicinò , e Giulietta lo fissò con uno sguardo crucciato . - Signorina , ve ne prego , ascoltatemi ; - diss ' egli con voce commossa - io non ho più pace da che vi ho veduta , e desidero tanto di parlare con voi perchè somigliate moltissimo a una mia povera sorella , morta a sedici anni e che io ho tanto adorata . - L ' impostore aveva le lacrime agli occhi . Giulietta si commosse ; non aveva più ragione di offendersi , e con voce debole : - Mi dispiace di avervi , senza mia colpa , rinnovato un dolore ! - balbettò . - Oh ! signorina , voi invece mi avete procurata la felicità più grande che io potessi sognare . Non vi pare che sia un conforto ritrovare in una persona le sembianze adorate di un essere che è morto ? - Avete ragione , signore ! - rispose vivamente Giulietta . - Vedete , nel magazzino per il quale lavoro , un vecchio contabile mi ricorda il mio povero babbo ; ebbene , quando lo vedo , provo una gioia sconosciuta , che egli neppure si immagina , e parlo sempre volentieri con lui . - Vedete dunque che io sono da compatire . Ma scusate se vi trattengo , mentre forse voi dovete recarvi al magazzino . - È vero . - Io non vi chiedo il permesso di accompagnarvi , perchè forse non me lo permettereste ; però avrete tutta la mia riconoscenza se , incontrandovi qualche volta , non sdegnerete di scambiare una parola con me .... Se volete prendere informazioni sul conto mio , potete farlo : abito in una cameretta al terzo piano di quella casa che vedete là ; il mio nome è Fabio Ribera , oriundo di un piccolo paese del Piemonte ; sono solo al mondo ed impiegato in una banca . - Giulietta rispose con dolcezza : - Anch ' io sono sola al mondo , signor Fabio . Mi chiamo Giulietta Lovera , vivo del mio lavoro , e nella mia povertà sto contenta . - Ebbene , giacchè la nostra sorte si somiglia , noi saremo amici , non è vero ? - Egli aveva un sembiante così onesto e sincero , che Giulietta gli stese la mano . - Oh ! sì , - esclamò - con tutto il cuore ! - Si separarono sorridendosi . Ormai Giulietta non pensava più che a quel falso Fabio , e il conte desiderava follemente Giulietta . - Ella sarà mia ; - si diceva - cadrà a poco a poco , senza accorgersene . Che deliziosa amante avrò , allora ! Come è bella ! - Ciò non impediva al conte di tenere al tempo stesso relazione con Cinzia la ballerina , con la quale più volte si era bisticciato ma con la quale sempre si riconciliava , perchè i loro caratteri , i loro sentimenti erano presso a poco uguali . Cinzia non si peritava di tradirlo allegramente con altri : Livio le era spesso infedele ; poi si raccontavano reciprocamente le loro avventure , ridendo alle spalle di chi avevano loro creduto . Questa volta però per Livio l ' avventura era più seria . Quella bellissima fanciulla dai capelli d ' oro gli stava a cuore più di quello che credesse ; non si trattava del capriccio di un ' ora , ma di un intrigo che doveva essere ben ponderato e condotto , perchè capiva che la più piccola imprudenza sarebbe bastata per far fuggire la preda . Il conte però non seppe tacere con Cinzia , e le si confidò . - Il tuo romanzetto m ' interessa ; - disse la bella ridendo - ma bada di non metterti in qualche impiccio . Le fanciulle oneste sono terribili dinanzi ad un tradimento : sta ' in guardia ! - Due giorni dopo , nel pomeriggio , Livio incontrò Giulietta , cui si avvicinò con le mani stese . - Vi recate al magazzino , signorina ? - le domandò . - No , torno a casa . - Così presto ? Con un pomeriggio tanto splendido ? Se sapeste quanto fa bene camminare dopo essere stati seduti a lavorare per molte ore del giorno ! Acconsentite che vi accompagni a fare una passeggiata sul viale ? Andremo verso Po . - Giulietta non ebbe il coraggio di rifiutare . In quei due giorni non aveva fatto che pensare a lui , provando un vero benessere al pensiero che essa occupava il cuore del giovane col ricordo della sorella morta . Come diffidare di un uomo così gentile , rispettoso , che serbava tanto culto ad una morta ? Gli occhi del giovane la fissavano con una tenerezza malinconica . Camminarono alquanto senza parlare . Poi Livio cominciò ad abbandonarsi a false confidenze . Compose un romanzetto della sua vita , dicendosi figlio di un uomo che aveva consumato tutto il patrimonio in bagordi , descrivendo le torture sofferte da sua madre , una santa , per allevare i suoi due figli , un maschio ed una femmina , buoni , onesti , amanti del lavoro . Giulietta , a sua volta , gli fece il semplice racconto della sua esistenza ; gli disse come anch ' essa vivesse di lavoro e ricordi , cercando di mantenersi sempre sulla via dell ' onestà , che i suoi cari le avevano inculcata nell ' anima . La sera era deliziosa . Nell ' aria vi era una freschezza soave ; non una nube velava il sereno orizzonte . I due giovani si erano seduti sopra una breve sporgenza , quasi in riva al Po . Non si dicevano più nulla , ma provavano un incanto nuovo , delizioso , e lasciarono scendere la notte senza quasi accorgersene . Fu la prima Giulietta a risvegliarsi da quel sogno . - Mio Dio , come si è fatto tardi ! - esclamò scattando in piedi . - Che diranno i miei vicini non vedendomi ancora rientrare ? ... - Se vi faranno qualche osservazione , - mormorò con somma dolcezza Livio , prendendole una mano - direte che avete fatto una passeggiata col vostro fidanzato . - Giulietta impallidì e chinò gli occhi confusa . - Signor Fabio ! - Egli le cinse con un braccio la vita , l ' attirò dolcemente a sè . - Perchè non unire i nostri destini ? - le chiese con accento carezzevole all ' orecchio . - Voi sarete l ' angelo custode del mio modesto focolare , ed io benedirò ancora alla vita .... Dite , Giulietta : volete essere mia moglie ? - Io sono povera , lo sapete , - balbettò . - Che importa ? Neppur io sono ricco , ma ho qualche risparmio che mi permetterà di ammobiliare un piccolo nido . Alla banca guadagno centocinquanta lire al mese , e con una moglie come voi , la nostra casa diverrà un paradiso . Oh ! non mi respingete : se rifiutate , io muoio , perchè vi amo tanto ! - Commossa , Giulietta lo guardò . - Anch ' io vi amo , - disse con quella franchezza che era il fondo del suo carattere - ed accetto con tutta l ' anima ! - Quella sera , tornata a casa , Giulietta pregò a lungo , ringraziando Dio della felicità che le concedeva e ripetendo mille volte con tenerezza il nome di Fabio . VI . Mentre succedevano queste scene , il vero Fabio Ribera disimpegnava con zelo il suo modesto ufficio , acquistandosi ogni giorno più la stima del principale . Fabio era sempre il primo al lavoro , l ' ultimo ad uscire dal magazzino . Non chiedeva mai permessi , non andava mai al teatro . - Ma come passate le sere ? - chiedevano gli altri commessi . - Studio , - rispondeva - perchè ho ancora molto da imparare . - Avete idea di cambiare posizione ? - No , ma l ' istruirsi giova sempre . - Fabio non aveva mai fatto allusione al conte : teneva per sè il suo dolce segreto . Le commesse , e non erano poche , gli rivolgevano occhiate incendiarie . Ma egli fingeva di non accorgersene . Solo una bimba pallida , dall ' aspetto un po ' sofferente , sebbene bellissima , aveva acquistata la sua simpatia . Era Ilda , che si trovava da poco tempo nel magazzino e che nonostante il fondo ardito del suo carattere rimaneva come impaurita dal contegno spesso insolente delle altre commesse . Era ancora così giovane ! Aveva appena quindici anni , ed era stata educata in convento ! Il tempo scorreva . Già da molte settimane il conte non era stato a trovar Fabio , tanto che questi cominciava ad essere inquieto , quando una sera Livio comparve con aria sorridente , ed abbracciando il giovane esclamò : - Credevi ti avessi dimenticato , non è vero ? - No , ma temevo che foste ammalato .... e soffrivo . - Povero ragazzo ! Invece io stavo benissimo , vivevo in piena luna di miele , avendo raggiunto il colmo della felicità . - Fabio lo guardava estatico . - Avete preso moglie ? - No , mio caro , ma sono stato e sono l ' amante della ragazza più adorabile che esista . Te la farò conoscere , nè avrai mai veduto nulla di più bello e perfetto . - Il conte rimase con Fabio fino alla mezzanotte e promise di tornare presto . Ma scorsero due mesi senza che comparisse . Fabio deperiva : era diventato taciturno . Passava ore intiere col ritratto del conte fra le mani , e s ' irritava contro la sconosciuta che si era impadronita del suo benefattore . Finalmente , non potendo più resistere alla smania che l ' agitava , scrisse a Livio una lettera quasi supplichevole come faceva quando era ancora in collegio . " Mio benefattore , " Ogni giorno che passa è un nuovo tormento per me non vedendovi , e pensando che mi abbiate dimenticato .... So bene che io sono misera cosa , di cui avete ragione di non curarvi : io non posso offrirvi altro che la mia devozione ; ma a voi costerebbe così poco ridonarmi la felicità ! Mi basterebbe una vostra parola scritta , o vedervi per pochi minuti . " A momenti odio quasi colei che vi distacca da me . Oh ! perdonatemi , perdonatemi , e non scacciatemi dalla vostra via , voi che avete avuto tanta bontà per me ! Se io dovessi perdervi , morirei . " Il vostro schiavo devoto " FABIO RIBERA . " Il giovane chiuse la lettera in una busta e la impostò ; poi attese col cuore palpitante , come se dovesse ricevere la risposta o la visita di una donna adorata . La mattina seguente trovò in portineria un biglietto del conte al suo indirizzo . L ' aprì e lesse : " Stasera , uscendo dal magazzino , vieni da me . Ti presenterai come commesso del mio sarto , senza dare il tuo nome : sarai subito introdotto . " Fabio , appena uscito dal magazzino , si avviò senz ' altro all ' abitazione del conte . Il domestico che gli aprì , sentito che era il commesso del sarto , gli disse : - Venite : il conte vi aspetta . - Gli fece attraversare alcune stanze elegantissime e , sollevata una portiera , picchiò ad un uscio chiuso . La voce di Livio disse : - Entrate . - Il domestico aprì per avvertire che era giunto il commesso che aspettava . - Ebbene , venga subito , - esclamò il conte - e bada bene che non ci sono più per alcuno ! - Ho capito . - Fabio era entrato e rimaneva in atteggiamento umile , rispettoso . Ma quando il cameriere ebbe richiuso l ' uscio , il giovane si slanciò ai piedi del suo benefattore , che non si era alzato dalla poltrona su cui stava seduto , e gli prese una mano coprendola di baci , balbettando : - Grazie , grazie di avermi concesso di vedervi : se sapeste quanto ho sofferto ! - Livio sembrava lusingato da quell ' omaggio affettuoso . - Povero Fabio ! Ma alzati ; ho da parlarti seriamente ! - Il giovane obbedì : sedette di faccia al conte , come questi gli aveva indicato , e lo fissò avidamente . Allora si accòrse che la fisonomia di Livio non aveva più la freschezza di due mesi prima , nè si mostrava raggiante di piacere . Una ruga gli attraversava la fronte , un sorriso pieno di amarezza gl ' incurvava la bocca . - Siete stato ammalato ? - chiese con segreta angoscia . - No , Fabio , rassicurati ; ho soltanto avuto una disillusione . Ti parlai pure di una ragazza di cui mi ero innamorato ... ? - Sì ; ebbene ? - Ebbene , caro mio , quella ragazza si è presa giuoco di me , che ho fatto tante bestialità per cagion sua . Basta , ora tutto è finito ! ma ne ho avuto uno strappo al cuore . - Miserabile sgualdrina ! - esclamò Fabio . - Se la conoscessi , vorrei farle pagar caro il dispiacere che vi ha dato ! - Livio assunse un tono dolce , commovente . - Ti ringrazio ; ma è meglio non pensarci più . Parliamo piuttosto di te . Stai per compiere vent ' anni , non è vero ? - Sì , conte . - Io sono molto contento di te , ragazzo mio : hai superato tutte le mie aspettative e quelle di mia madre : sei un vero uomo . Vado orgoglioso di proteggerti , e sebbene tu non abbia ormai bisogno del mio aiuto , potrai in qualunque occasione rivolgerti a me . - Ah ! vorrei poter dare io la mia vita per voi ! - Può darsi benissimo che un giorno o l ' altro abbia bisogno di te ! - Venga quel giorno benedetto : mi vedrà alla prova . - Non ne dubito , mio buon Fabio ; ma per ora mi basta solo il tuo affetto , la tua amicizia . E se ti ho fatto venir qui , invece di venire io da te , è stato per consegnarti una reliquia che non potevo darti prima . - E presa una cassettina d ' ebano la porse a Fabio soggiungendo : - Qui dentro troverai due lettere che ti saranno più care di qualsiasi cosa al mondo : l ' una di tua madre , l ' altra della mia , lettere scritte da quelle sante pochi giorni prima di morire . Mia madre le affidò a me , pregandomi di consegnartele quando tu avessi vent ' anni . - Fabio , tremante per la commozione , prese la cassettina e ringraziò Livio , che lo accomiatò stringendogli la mano con affetto . Poi il conte suonò il campanello , perchè il domestico accompagnasse il giovane commesso alla porta . Appena solo , un singolare sorriso dischiuse le labbra di Livio . - Com ' è ingenuo ! - pensava . Egli non aveva detto a Fabio la verità qual ' era , circa i suoi amori con Giulietta . La fanciulla , affascinata dal libertino , aveva creduto a tutto quello che egli volle darle ad intendere . Per quasi un mese Livio si condusse con lei come il più timido degli uomini , facendo bei propositi per l ' avvenire . - Come saremo felici ! - le diceva . - Alla sera , tornando a casa , troverò la mia adorata mogliettina ad aspettarmi , a farmi dimenticare le cure dell ' ufficio . Quando poi avremo un figlio .... - Giulietta tremava ed arrossiva . Livio sorrideva di quell ' adorabile confusione . Giulietta si lasciava cullare da quelle promesse , accompagnate da sguardi teneri , da dolci sorrisi . Un giorno Livio le disse come avesse trovato un bell ' appartamentino , che sembrava fatto per loro . - Voglio spendere tutti i miei risparmi per rendere il nido degno di te , - aggiunse con tenerezza . - A proposito : hai pensato alle carte occorrenti per il nostro matrimonio ? - Giulietta provò una dolce commozione . - No , non ancora ; - rispose debolmente - ma posso averle in settimana . - Brava ! Le consegnerai a me , ed io provvederò per le pubblicazioni . - Ormai si vedevano ogni giorno , ed egli era salito più volte nella soffitta di Giulietta , dove ottenne qualche puro bacio . Una mattina che il conte andò a prenderla per fare una passeggiata prima di recarsi all ' ufficio , come egli diceva , appena in istrada la prese allegramente a braccetto , esclamando : - Indovina un po ' dove ti conduco ? - Non so ! - ella rispose guardandolo , raggiante di amore . - Ebbene , ti conduco a visitare il nostro nido , che ieri ultimarono . Voglio sentire il tuo parere . - Giulietta arrossì dalla gioia . Il quartierino in parola era al secondo piano , in fondo al cortile di un vasto casamento sulla piazza Vittorio Emanuele I . Livio aveva in tasca la chiave dell ' appartamento , che era stato mobiliato in quei giorni . Entrarono in una piccola anticamera , un po ' oscura , ma nella quale Giulietta scòrse subito una bella giardiniera piena di fiori . Livio aprì l ' uscio a destra , che metteva in un graziosissimo salotto azzurro pallido . - È troppo bello per me ! - esclamò Giulietta , confusa dal piacere . Dal salotto passarono nella camera da letto , spaziosa , elegantissima . La giovane credeva di sognare . Fabio aveva fatto tutte quelle spese per lei ! Ancora poche settimane , ed ella sarebbe regina di quell ' incantevole nido ! Livio notava quella commozione , e la sua perfida anima ne gioiva . - Ti piace ? - chiese con accento carezzevole , cingendole con un braccio la vita . Giulietta lo guardò colle lacrime negli occhi . - Oh ! tanto , tanto ; come sono felice ! - Se tu sapessi quanto mi rendi contento ! Ma vieni : non hai ancora veduto la nostra cucinetta . - Era graziosa anche quella , col fornello a gas , un armadio che conteneva tutto un servito per la tavola , un cestino di posaterie , diverse bottiglie di liquori . - Vedi , - disse Livio con tono dolcissimo - i giorni feriali potremo pranzare in cucina ; le feste , voglio che ce le godiamo a tavola in salotto : non sei del mio parere ? - Tutto quello che piace a te piace a me pure . - Sei un angelo ! Intanto mi permetterai , mogliettina mia , che ti faccia gli onori di casa : ho preparato un piatto di biscottini ed una bottiglia di vecchio marsala . - Li tolse dall ' armadio . Giulietta volle aiutarlo a ripulire due bicchieri , a portarli sul vassoio . Egli la seguì colla bottiglia e i dolci . Misero tutto sul tavolino del salotto , poi Livio tolse il cappellino alla fanciulla , dicendole che gl ' impediva di ammirare i suoi splendidi capelli d ' oro . Sedettero vicini , sul divano , dimentichi del mondo intero . Duo ore dopo , quando uscirono da quella casa , Giulietta non era più pura come vi era entrata . Non sapeva come fosse caduta , nè poteva darne colpa a Livio . Egli nulla le aveva chiesto , non aveva preteso nulla , ma la voce fascinatrice di lui , le sue parole , l ' avevano immersa in un ' estasi , in cui non sapeva distinguere il sogno dalla realtà . E si era abbandonata senza riserva , incosciente , felice . Quando riprese possesso di sè , pianse a calde lacrime . Ma Livio seppe sopire il suo rimorso e farle coraggio . - Perchè piangi ? Tu hai ceduto al tuo cuore , come io ho obbedito al mio . Saremo tra pochi giorni marito e moglie . Chi potrebbe rimproverarci la nostra felicità ? - Così soffocò i suoi ultimi scrupoli . Fin da quel momento Giulietta non seppe rifiutargli più nulla , visse in pieno idillio , attendendo il giorno in cui si sarebbero sposati . Ma il libertino , ottenuto il suo intento , già pensava di abbandonare la poveretta . Egli , riannodato con Cinzia , le raccontò ridendo la sua avventura sotto le spoglie di un commesso di banca , e le chiese consiglio per liberarsi della sedotta . - Colei non sa davvero chi tu sia ? - chiese Cinzia . - No . - Le hai scritto ? - Sì , ma firmavo le lettere col nome falso , quindi non ho nulla da temere da quel lato . - Ebbene , fai scomparire il commesso di banca , ritorna il conte Livio Rossano , ed accompagnami a Montecarlo senza rivedere colei . Se tornando a Torino tu la incontrassi , fingi di non conoscerla ; se ti venisse incontro , dimostrale che si inganna . - Farò così . - Il giorno stesso portò via la sua piccola valigia dalla camera ammobiliata presa in affitto come commesso . Pagò inoltre alla padrona del quartiere che Giulietta credette ammobiliato per il loro matrimonio , il prezzo di quei giorni , ed alla sera partì con Cinzia per Montecarlo , senza curarsi della sventurata che abbandonava dietro di sè . Il conte per tre settimane fu di nuovo felicissimo con Cinzia , nonostante le perdite subite a Montecarlo . Ma la ballerina partì con un altro per la Russia , e Livio fece ritorno a Torino . Egli aveva dimenticato Giulietta . Peraltro , quasi presentisse che un giorno o l ' altro Fabio Ribera potrebbe avere parte in quest ' avventura , pensò di raggirarlo fingendosi abbandonato dalla giovane , e consegnandogli quelle due lettere che dovevano sempre più avvincerlo alla sua persona . Tuttavia nessun pensiero delittuoso era mai passato per la mente di Livio , che , datosi a nuovi capricci , continuò a dissipare il suo patrimonio , del quale stava per vedere il fondo . Fu allora che la sua buona stella lo unì a Bianca Moreno . VII . Come già sappiamo , la povera Giulietta , dopo l ' abbandono dell ' amante , tentò di suicidarsi ; ma fu salvata . L ' affettuosa premura dei vicini le rese poi il coraggio di vivere . Quando fu madre , allevò con amore la sua creatura , pur continuando a lavorare per guadagnarsi la vita . Il nome di Fabio Ribera non era più uscito dalle sue labbra , ma la giovane non lo dimenticava . Spesso , seduta accanto alla culla della sua creatura , il suo pensiero correva al bel giovane che aveva appassionatamente amato , o rileggeva le lettere di lui , e calde lacrime le scorrevano dagli occhi . Menzogna , l ' amore ! Menzogne , i giuramenti ! Erano trascorsi tre anni . Una mattina , Giulietta , affidata Gina a Teresa Pavin , era uscita per riportare del lavoro . Giunta in via Garibaldi , una carrozza padronale si fermò vicina a lei . Ella si volse istintivamente a guardare chi scendeva , e credette ad un tratto di cadere a terra fulminata . Dalla vettura era sceso un bell ' uomo , elegantissimo , che aveva i lineamenti di Fabio Ribera . Egli porse poi la mano ad una giovane di una bellezza maravigliosa , dicendole con una voce che la povera Giulietta riconobbe tosto : - Fa ' adagio , Bianca ! - La coppia entrò in un negozio , e Giulietta rimase immobile , stupidita , come fuori di sè . Fu scossa dalla voce dello staffiere , ch ' era sceso dalla cassetta e che , vedendo quella bella ragazza , non si lasciò sfuggire l ' occasione di farle un complimento . Giulietta , assalita da un ' idea improvvisa , sorrise all ' audace staffiere , esclamando : - La vostra padrona è più bella di me ! - La signora contessa è bruna ed a me piacciono le bionde ! - rispose lo staffiere . - Ah ! è una contessa ? - Meritereste d ' esserlo anche voi ! - Ed è suo marito , quel signore che l ' accompagna ? - Sì , è il conte Livio Rossano . - Che ella si fosse ingannata ? Ma no , era lui , proprio lui ! - Il conte Rossano ? - ripetè sorridendo . - Ah ! mi pare di averlo sentito nominare ... - .... per aver corso molto la cavallina con belle ragazze pari vostro , - sussurrò in fretta e piano lo staffiere . Giulietta si sentì torcere il cuore ; tuttavia soggiunse con aria maliziosa : - Ah ! lo so .... Abita sul corso .... - Fingeva di cercare il nome , come se non lo ricordasse . - .... Palestro , - disse lo staffiere . - Sì .... sì , è proprio lui ! - proruppe ridendo Giulietta . - E tal padrone , tal domestico . - Si allontanò , lasciando lo staffiere intontito . Ella camminava in fretta , con la testa in fiamme . - Ah ! l ' infame , - mormorava - era un conte , e si è finto un semplice commesso di banca ! Il nome datomi era falso .... Ma lo smaschererò ; forse sua moglie ignora tutto . Essa è bellissima ed ha il viso di buona . Se mi recassi da lei ? Merita forse , quel miserabile , di essere un marito felice ? - Giulietta si guardò bene dal far parola con alcuno di quell ' incontro ; ma formò subito il suo piano . Ella si recò sul corso Palestro , ed entrata da una lattivendola , le disse : - Scusate , abita qui vicino la contessa Bianca Rossano ? - Precisamente : la servo io di latte . Che buona signora ! È proprio un angelo ! - Non sapete se cerca una cameriera ? - Qualche tempo fa , sì , me lo disse Celia , la prima cameriera ; ma credo che ora abbiano trovato . - Peccato ! - disse Giulietta . - Sarei andata volentieri in quella casa , dove si deve star bene . - Per la contessa , sì . Ma il conte è una vecchia volpe ! Ne ha fatte e ne fa di tutti i colori ! - Buono a sapersi ! Se è così , non invidio le cameriere di quella casa . - Giulietta salutò la lattivendola e se ne andò . Frattanto si propose di accertarsi che il conte Rossano e Fabio Ribera fossero veramente un solo uomo . La sera , affidata Gina a Teresa con un pretesto qualunque , si mise a spiare vicino al palazzo e ne vide uscire il conte . Gli tenne dietro . Quando fu giunto ad una svolta del viale , Giulietta gli si avvicinò , e battendogli sulla spalla : - Buona sera , Fabio Ribera ! - disse a voce alta . Il conte si volse , pallido come un sudario . Riconobbe Giulietta , ma volle fingere la sorpresa . - Dite a me , signorina ? - chiese con brusco accento . - Sì , non fare quell ' aria stupida ! - rispose Giulietta sollevando arditamente la bella testa . - Oh ! so bene adesso che il mondo ti conosce per Livio Rossano ; ma per me sei Fabio Ribera , commesso di una banca .... fallita . - E la giovane diede in una risata piena di sarcasmo , di amarezza , di disperazione . - Io non vi comprendo , signorina ! - arrischiò il conte . - No ? Ebbene , andrò a spiegarmi con tua moglie , e quando le avrò raccontato la mia storia e mostrato le tue lettere , sono certa che c ' intenderemo . - Livio fremette , e con voce tremante , in preda alla più grande agitazione : - No , tu non lo farai , Giulietta ! - balbettò . - Ah ! mi riconosci , adesso ? Ricordi ancora il mio nome ? - Io non ti ho mai dimenticata , - diss ' egli ritrovando a un tratto tutto il suo spirito , preparandosi a scolparsi . - Vieni , andiamo a casa tua , ti spiegherò tutto ; vedrai che non sono colpevole come forse pensi . Le apparenze ingannano .... - Davvero ? Ebbene , a casa mia non riporrai più piede ; ma conducimi dove vuoi , foss ' anche in un luogo infame , come facesti quando ero ancora una fanciulla onesta , purchè possa una buona volta gettarti sul volto tutte le tue viltà . - Il conte era sulle spine , perchè la giovane andava alzando la voce . Ma fece uno sforzo su sè stesso e disse vivamente : - Ebbene , vieni . - Si mise a camminare rapidamente e Giulietta lo seguì . Giunsero ad una stazione di vetture . Il conte aprì lo sportello di una di esse , perchè la giovane vi salisse . Ella non si oppose . Livio si rivolse al vetturino , gli dette con voce ferma un indirizzo , poi salì accanto a Giulietta . Non scambiarono una parola fino a quando la vettura si fermò . Allora il conte disse alla giovane : - Aspettate un momento . - Saltò a terra e disparve nel vestibolo di un bel palazzo . Salì al terzo piano , sonò all ' uscio di destra . Una giovane cameriera venne ad aprire . - È in casa la signora ? - Sì . - Un uscio si schiuse e comparve Cinzia . - Oh ! che piacere ! - esclamò , facendo l ' atto di saltargli al collo . Ma vedendolo pallido , colla fronte corrugata , ristette . - Che hai ? - Andiamo nella tua camera : ho bisogno di dirti due parole in fretta . - Cinzia si affrettò ad introdurlo . - Che c ' è dunque ? Che ti succede ? Il conte la informò di quanto accadeva , e soggiunse : - Bisogna assolutamente che io conceda a Giulietta il colloquio che mi chiede . Tu mi cederai il salotto , e te ne andrai con Rosetta . - Rosetta la manderò fuori , ma io , caro mio , rimarrò qui , perchè voglio sapere la parte che debbo fare . D ' altronde , fra noi , lo sai , non devono esserci segreti .... Se rifiuti , conduci pure la tua colomba in altro luogo . - Il conte fremeva , ma fu costretto a cedere . Egli ridiscese di volo le scale e fece salire Giulietta in casa della ballerina . Appena entrato nel salotto , il conte gettò il cappello su di una poltrona e fece l ' atto di inginocchiarsi dinanzi a Giulietta . Ma la giovane lo guardò con disprezzo . - È inutile che ricominciate l ' ipocrita commedia ! - disse . - Se la ingenua fanciulla vi cedette , la donna saprà mantenere la propria dignità . - Non mi sarà permesso di scolparmi ? ... - Scolparvi ? Come lo potete ? Sarei curiosa di saperlo . - Ella aveva assunto un tono beffardo , altero . Livio parlò dapprima a voce bassa , velata , ma che si fece a mano a mano più forte : - Sono stato un miserabile , un infame , non lo nego , ma l ' amore che voi m ' ispiraste al primo vedervi mi fece perdere la testa . - L ' amore ! - interruppe Giulietta ironica . - Sì , io vi amai al nostro primo incontro , ed avrei voluto presentarmi a voi sotto le mie vere spoglie . Ma seppi che il vostro sogno era di sposare un impiegato o un commesso , e per attirarvi a me v ' ingannai , ma adorandovi come nessuna donna è stata adorata . - Ed è questa la vostra discolpa ? - esclamò fremente di sdegno Giulietta , fissando sul conte gli occhi fiammeggianti . - Vi piacqui , e per passare il tempo ingannaste la povera operaia che nulla sapeva della vita , che non sospettava gl ' intrighi dei vostri pari . Un giorno , stanco del vostro capriccio , mi abbandonaste , senza pensare che forse questa misera tradita era madre ! - Il conte indietreggiò . Giulietta seguitò , animandosi : - La vostra infamia cangiò ad un tratto il mio amore in un profondo disprezzo , e l ' uomo che doveva abbellire la mia vita divenne per me un oggetto d ' odio , di terrore . Ma io pure ero stata colpevole , e non perdonavo a me stessa il mio fallo . Mi rinchiusi in una solitudine assoluta , accettai rassegnata la mia maternità , mi dedicai alla mia creatura , nè mi curai di venire in cerca di voi . Vi avevo dimenticato , quando il caso volle che v ' incontrassi . " Seppi allora come il sedicente Fabio Ribera non fosse che il conte Livio Rossano . " Seppi inoltre che la contessa vostra moglie ignora la vostra perversità , si crede adorata , mentre voi la ingannate con avventuriere . " Se mi avessero detto che eravate un buon marito , forse non mi sarei neppure curata di rivedervi ; ma nel sapere che vi prendete giuoco anche della più onesta delle mogli , ho sentito di odiarvi come non vi avevo odiato per il vostro tradimento . " Ed ho trovato la mia vendetta . " Non è giusto che l ' ipocrita abbia sempre a trionfare : io vi smaschererò dinanzi a vostra moglie . - Il pallido volto di Giulietta si era fatto di fuoco , i suoi occhi fiammeggiavano . Il conte la guardava , e gli pareva più bella così audace , minacciosa , che umile e tenera . - Fai pure , - disse - ma un giorno rimprovererai te stessa di avermi giudicato più colpevole di quello che sono . " Tu ignori , Giulietta , che cosa sia il mondo nel quale io vivo . Non scuso affatto la colpa commessa verso di te : ma ascoltami . " Io non potevo sposarti , perchè quando ti conobbi ero già rovinato , e per me , avvezzo allo splendore , alla ricchezza , la miseria è peggiore della morte . " Se fossi nato un povero operaio , anch ' io forse sarei stato migliore . Ti amavo , ripeto , ma avevo in disgusto la povertà . E quest ' orrore lo sentivo anche per te . Avrei voluto farti un trono d ' oro , vederti regnare sopra tutte le altre donne . Ma se allora ti avessi detto tutto ciò , tu , fiera ed onesta , non mi avresti amato . Allora ricorsi all ' unico mezzo che mi restava per legarti a me per sempre : farti mia , colla promessa che saresti mia moglie ; e ci riuscii . " Ma credi che questo bastasse a saziare l ' amore quasi feroce che mi avevi ispirato ? No ! Il mio sogno persisteva . Volli essere di nuovo ricco , e soltanto per te , e sposai una donna che non amavo , per avere i suoi milioni da offrirti . - Giulietta rivolse il capo con disgusto . - La vostra infamia mi stomaca ! Potevate mai sperare che io divenissi la vostra amante , calpestando una donna che io rispetto per quanto disprezzo voi ? - Credi forse che io non mi disprezzi ? Eppure per te commetterei anche un delitto ! Sì , sì : ad un tuo cenno mia moglie sparirà dal mondo , e noi potremo essere ancora felici con la nostra creatura . - Le si era avvicinato fremente . Giulietta lo respinse con orrore . - Sciagurato ! - esclamò . - Se ancora avessi nutrito un atomo di tenerezza per voi , le vostre parole l ' avrebbero distrutto . Povera contessa , caduta nelle vostre mani ! Ma no , non è giusto che essa continui ad illudersi sul conto vostro ; mi parrebbe di essere vostra complice se non la illuminassi ! - Livio si morse a sangue le labbra . - L ' avvertirai ? - chiese fra i denti . - Sì ! - rispose Giulietta freddamente . - A noi due , dunque ! - esclamò Livio . - Io ti ho offerto la pace , e tu vuoi la guerra . Sia . Ti do tempo un mese a pensarci . - Non attenderò tanto per smascherarvi . - Giulietta ! - Il volto di lui prese un ' espressione così terribile , che la giovane credette fosse giunta l ' ultima sua ora . Allora pensò alla sua bambina , che senza lei sarebbe rimasta sola al mondo . E tutta la sua energia cadde ; una lacrima corse nei suoi occhi e balbettò : - Ebbene , no , non parlerò ! - Il volto di Livio espresse il trionfo . Giulietta fuggì da quella casa come pazza . Livio non aveva fatto un moto per trattenerla , ma nei suoi occhi era un lampo sinistro . - Ella parlerà , ne sono sicuro ! - pensava . - Ma io saprò chiuderle la bocca . - Una mano che gli batteva sulla spalla lo fece trasalire . Era quella di Cinzia . - Hai sentito ? - chiese il conte sorridendo . Cinzia era più pallida del solito . La voce le uscì come un sibilo dalle labbra : - Ho sentito tutto , e ti dico una cosa sola : mi fai orrore ! - VIII . Fabio Ribera era al colmo della felicità . Amava ed era amato . Ilda sarebbe presto sua moglie . La dolcezza infinita , la gravità melanconica di Fabio si affiatavano mirabilmente con la fierezza dei sentimenti di Ilda , il suo fascino incantevole . Una sera che il conte si era recato a trovare il suo protetto , si accòrse che un cambiamento era avvenuto in lui . Fabio sembrava più bello , aveva l ' aria felice . Livio intuì subito la verità . - Sei innamorato ! - gli disse sorridendo . Fabio arrossì e rispose : - È vero . Amo una fanciulla bella e buona , la quale mi corrisponde : è una commessa del magazzino dove mi avete impiegato . - Il conte fece una smorfia . - Una commessa ? Una civettina che vorrà imbrogliarti . Fabio , ricordati come anch ' io sia stato giocato da una fanciulla dal volto d ' angelo . - Colei non aveva cuore ! - interruppe Fabio . - Ma io sono certo della fedeltà di Ilda , del suo amore per me . - Il conte rideva . - Tu sei un ingenuo , e nulla conosci del mondo e della vita . È così facile , alla tua età , ingannarsi ! Ma io che sono più vecchio di te e t ' amo come un figlio , vedrò e giudicherò la tua prescelta . - Il volto di Fabio si era illuminato . - Quanto siete buono ! Per certo , quando conoscerete Ilda , approverete la mia scelta . - Ebbene , avvertila che domenica sera mi condurrai con te . - Grazie , grazie ! - Livio fu puntuale all ' appuntamento . Egli rimase soggiogato dalla bellezza della fanciulla , e provò una gioia infernale al pensiero di tentarla , di contenderla al fratello . Ilda peraltro provò subito per il conte una ripugnanza istintiva , ebbe il presentimento che quel gentiluomo dal sorriso mendace le porterebbe disgrazia . Livio comprese che non riuscirebbe a vincere il cuore di quella fanciulla e provò una rabbia interna , che si guardò bene dal dimostrare , ma giurò a sè stesso che Ilda sarebbe sua . Il conte aveva quasi dimenticato le sue minacce a Giulietta , allorchè una mattina incontrò la sventurata vicino al suo palazzo . Ella , nel vederlo , divenne pallida , ma non abbassò gli occhi dinanzi allo sguardo di lui . Sembrava minacciarlo . Il conte le si avvicinò . - Di dove vieni ? - le domandò con arroganza . - Parlate a me ? - disse a voce alta Giulietta . Il conte cambiò subito espressione . - Scusate ; - disse - vi avevo presa per la cameriera di mia moglie . - E si affrettò ad entrare nel palazzo . Il portinaio passeggiava sotto il vestibolo . - È stata qui una giovane bionda a chiedere della contessa ? - domandò . - No , signor conte . - Bene : se venisse , dirai sempre che la contessa non riceve . - Livio non era tranquillo . Quel giorno pensò sempre a Giulietta , e la sera , mentre si recava dalla fidanzata di Fabio , si fermò di botto , dicendo : - Ho trovato ! Toglierò di mezzo una donna che mi è divenuta odiosa , getterò tanto fango su Fabio , che Ilda non dovrà più provare che orrore per lui , e tutto andrà per il mio meglio ! - La mattina seguente scrisse a Fabio : " Mio caro fanciullo , " Mentre scrivo queste parole , tremo dalla febbre , dal dolore .... " Ieri ero felice : oggi tutto si rivolta contro me : e soffro tanto , che vorrei morire . " Non posso scriverti di più , mi si confonde la vista dal pianto ; vieni stasera nel mio quartierino da scapolo , dove passammo insieme tante ore , ricordando la nostra cara morta . Di faccia al ritratto di lei troverò il coraggio di dirti tutto , di chiederti un sacrificio . " Colui che ti protegge e ti ama . " La sera , Fabio , pallido da far pietà , sonava con mano convulsa all ' appartamento indicatogli dal conte . Livio vi si trovava da un ' ora . Il gentiluomo sembrava invecchiato di vent ' anni : i suoi occhi portavano le tracce delle lacrime versate . - Grazie di essere venuto ! - balbettò vedendo Fabio . Questi gli disse : - Che cosa vi è accaduto ? Ditemi tutto , e se la mia vita stessa è necessaria per sollevarvi , prendetela ; è vostra . - Il conte gli gettò le braccia al collo , tenne la testa appoggiata alla guancia di lui , e per qualche minuto non seppe che pronunziare : - Fabio ! Fabio ! Fabio ! - Poi si calmò alquanto , e sollevando la testa , proruppe con un tremito nella voce : - Ti ricordi , Fabio , di quella sciagurata che ebbi la follia di amare e m ' ingannò vilmente ? - Volete parlare di Giulietta Lovera ? - interruppe il giovane . - Sì , di lei , il mio genio crudele , Ed io che non volevo credere ai presentimenti ! ... - Si passò la mano sulla fronte e proseguì : - Ero felice , non pensavo più a lei , da che ho sposato la donna che adoro e dalla quale sono adorato . Ma ora la mia felicità sta per distruggersi .... e più ci penso , meno so come porvi rimedio . E tutto per lei .... per Giulietta . - - Ma che pretende ancora , quella sciagurata ? Che vuol fare ? - Il conte rimase per un istante silenzioso , come affranto . Egli recitava la parte che si era prefisso con un ' arte che avrebbe ingannato chiunque . - Te lo dirò ! - rispose a voce bassa , soffocata . - Giulietta ha saputo che sono ammogliato , ricco , felice , ed è venuta a ricercarmi . Ella mi ha minacciato di presentarsi a mia moglie , di consegnarle delle lettere che ebbi la debolezza di scriverle , di raccontarle che io , dopo averla resa madre , l ' abbandonai con una creatura . - Miserabile ! - proruppe Fabio . - Come può inventare simili infamie ? - Giulietta è capace di tutto . - Ebbene , avvertite voi stesso la contessa ! - Oh ! no .... mai ! - esclamò con slancio il conte . - Dovrei confessarle di avere amato quella sciagurata , e Bianca non me lo perdonerebbe , perchè la cara bimba si è illusa di essere stata l ' unico amore della mia vita ed io non voglio distruggere un ' illusione che forma la sua felicità . - Volete che mi rechi io stesso da Giulietta , la induca a desistere dalle sue minacce ? - Povero ragazzo ! - interruppe il conte - ella ti riderebbe sul viso . Oh ! se ci fosse ancora la mia povera mamma , saprebbe darmi un consiglio ! - E volgendo i suoi sguardi sopra una fotografia della contessa Rossano , disse con accento lacerante : - Mamma , mamma , vieni tu in mio aiuto , ispira a me o a Fabio un mezzo per allontanare il pericolo ! - Anche Fabio aveva rivolti gli occhi al ritratto della contessa , ed in quel momento ricordò la lettera da lei vergata prima di morire , come ricordò le supreme parole di sua madre . Entrambe quelle morte l ' incitavano a sacrificare la sua vita , l ' onor suo per il suo benefattore . Avrebbe egli esitato ? Esse stesso gli inviarono una suprema ispirazione . - Il mezzo ci sarebbe , - disse - e , per quanto terribile , io stesso non esiterò a compierlo . - Rialzò il capo : gli sguardi dei due uomini s ' incrociarono e parvero comprendersi . - Tu vorresti ucciderla ? - disse Livio a voce bassa . Fabio rispose : - Sì .... sono disposto a commettere anche un delitto per rendervi la tranquillità . - No ; è troppo ! Sarebbe una vigliaccheria la mia se accettassi . Ma la tua risoluzione è buona : io stesso sopprimerò Giulietta . - Grosse lacrime sgorgarono dai suoi occhi , ma le asciugò rapidamente , come se arrossisse della sua debolezza . - Voi , esporvi al pericolo di essere arrestato , condannato come assassino ? - proruppe con slancio Fabio . - E credete che io potrei permetterlo ? A me solo tocca a sacrificarmi , e lo farò . Il vostro nome non deve neppur venire pronunziato . - Il conte volle dargli l ' estremo colpo . - Non pensi a Ilda ? - mormorò . Un lungo sospiro sfuggì dal petto di Fabio , una lacrima velò i suoi occhi ; ma vincendosi subito : - Prima di Ilda ci siete voi , voi , cui tutto debbo ! - esclamò . - Sì , lo ripeto , io solo terrò da voi lontana la disperazione . Voi partirete da Torino con vostra moglie acciocchè nessun sospetto possa sfiorarvi , e checchè accada , il vostro nome non uscirà dal mio labbro . - Fabio si era andato animando . Aveva l ' esaltazione dello schiavo credente che tutto sacrificherebbe per il suo idolo . E l ' idolo del povero commesso era il conte Livio . Ah ! se avesse potuto leggere nel cuore di lui ! Il conte non dubitava delle parole di Fabio ; egli sentiva di tenere la sua vittima nelle mani . - Oh ! Fabio , Fabio mio , dovrò dunque a te , a te solo la mia liberazione ! - Egli si stringeva a Fabio , chiamandolo suo salvatore , affascinandolo con tenere parole , e consigliandogli quanto desiderava con una destrezza infinita . Fabio lasciò il conte a mezzanotte , e tornò a casa vacillando come un ubriaco . Quando fu solo nella propria camera , si sgomentò . Assassino ! Sarebbe un assassino ! E Ilda ? Il pensiero della sua adorata gli produsse una vertigine . - Ella resterà libera , - mormorò - sarà felice con un altro ! - In quella notte sognò la contessa Rossano e la madre . Le due morte uscivano dalla tomba per dirgli : - Compi il tuo dovere se non vuoi essere maledetto da noi . Quella donna non deve più vivere , è necessario che ella muoia per la felicità di Livio . - Fabio si alzò come ipnotizzato , Fin da quel momento la sua risoluzione fu presa . Alla sera , quando si trovò con Ilda , le parlò di un suo prossimo viaggio per alcune carte concernenti il loro matrimonio , La fanciulla non doveva aver sospetti . Fabio accomodò le cose in modo da non suscitare il minimo dubbio . Una volta lontano da Ilda , si sentì più calmo . Il conte gli aveva consegnato una chiave della soffitta di Giulietta , dandogli i consigli necessari per l ' adempimento del truce misfatto . Il carnevale favorì l ' assassino . La sera prima del delitto , durante un ' assenza di Giulietta , Fabio potè penetrare nella soffitta della sventurata , studiarne la disposizione dei mobili , degli oggetti . La notte egli non dormì . Rilesse ancora una volta la lettera della madre e quella della contessa , e dopo averle baciate , le strappò a minutissimi pezzi . La mattina seguente acquistò gli abiti da pierrot ; la sera pranzò macchinalmente , ingoiò due bicchierini di cognac . Era livido sotto la biacca che gl ' impiastricciava il volto . Quando entrò , verso le undici , nel casamento abitato da Giulietta , aveva il cervello in fiamme e con la mano destra stringeva convulsamente un coltello , che teneva nella tasca dei calzoni . - La colpirò nel sonno , nessuno se ne accorgerà e avrò il tempo di allontanarmi tranquillamente . - Ma nell ' avvicinarsi all ' uscio della soffitta gli tremavano le gambe . Udì un rumore di voci e di passi : comparve lo studente Aldo , col misterioso domino . Fabio attese un istante , poi entrò risoluto nella soffitta di Giulietta : tenebre profonde . Egli accese un cerino e , veduta sulla tavola una candela , si accostò . Giulietta , svegliatasi ad un tratto , si sollevò sul letto terrorizzata . - Chi siete ? Che volete ? - chiese con voce soffocata . Di un salto Fabio le fu sopra . - Tacete ! - disse a denti stretti . Ma Giulietta , che lo guardava cogli occhi spalancati , mandò un ' esclamazione : - Assassino ! Ti riconosco ! Lasciami , o griderò a tutti che il conte Livio Rossano .... - La sventurata non finì . Il nome evocato fece tacere il senso di pietà sorto , a suo malgrado , nel petto di Fabio . Egli alzò la mano armata di coltello e colpì . Un grido sinistro echeggiò nella stanza : il colpo non aveva dato nel segno . Coi capelli irti , smarrito , ansante , Fabio alzò una seconda volta la mano . Allora avvenne una lotta terribile fra l ' assassino e la vittima . Egli colpiva , colpiva sempre , e quando vide Giulietta cadere rantolante , si slanciò verso l ' uscio , l ' aprì . Ma una donna gli sbarrava il passo : Teresa . Il resto è noto . IX . Il conte Livio , nascosto nel salotto attiguo alla camera da letto di Ilda , aveva evocato il passato , provando una gioia strana nel ricordare la parte assunta verso Fabio , la sua vittima , che gli aveva fatto olocausto della vita , dell ' onore . Mentre così rifletteva , Livio sentì un fruscìo di abiti e quasi tosto la voce di Ilda che diceva : - Marietta , tu puoi andare a dormire : il signor Aldo rimane qui a discorrere con me . Lascia aperta la vetrata della galleria , così lo farò uscire da quella parte , senza disturbare alcuno . Metti qui il soprabito ed il cappello . - Sì , signora . - Ilda e lo studente erano entrati nel salotto : l ' uscio fu chiuso . - Perchè non volete che mi ritiri ? - chiese Aldo con dolcezza . - Perchè temo per voi ! - rispose Ilda . - Il cuore mi dice che il conte si è appostato fuori del palazzo per attendervi , e non voglio che vi allontaniate fino a giorno . - Si erano seduti vicini sul divano . Livio stringeva i denti per soffocare la rabbia interna che lo divorava . - Che ne pensate del conte ? - chiese ad un tratto Ilda . - Penso che è innamorato di voi e che deve odiarmi , credendomi vostro amante . - Bisogna lasciarglielo credere ; - soggiunse Ilda - è l ' unico mezzo per giungere al punto che io e il signor Moreno desideriamo : fargli confessare che fu lui l ' istigatore dell ' assassinio della povera Giulietta . - E da questa confessione , che possiamo sperare ? - esclamò Aldo , - Bianca sarà sempre avvinta a quel miserabile . - No ; - rispose con voce cupa Ilda - se il mio sogno è di far comparire chiara l ' innocenza di Fabio , il sogno del signor Moreno è di liberare la figlia dalle mani di un mostro . Egli ha deciso : o il conte si farà giustizia colle proprie mani , o il signor Moreno l ' ucciderà . - Io solo voglio punirlo ! - interruppe Aldo . - Lo provocherò a duello . - No , non dovete farlo , per Bianca ; sapete quanto vi ama ! - Un fremito agitò Livio dal capo alle piante . - Ed io l ' adoro come si adora gli angeli del Cielo ! - disse con esaltazione il giovane . - Per lei , sono pronto a soffrire tutto . Ora è necessario star divisi , perchè così vuole il signor Moreno , ma la mia vita , i miei pensieri sono tutti per lei . Ah ! perchè non dovevamo conoscerci che in quella notte fatale dell ' assassinio ? - Era destino ! - mormorò Ilda . Rimasero per un istante silenziosi . La giovane riprese la parola . - Se il conte potesse indovinare che suo suocero conosce tutte le sue infamie ed è sul punto di punirle ! Se sapesse l ' odio che io provo contro di lui ! - Avete osservato il suo pallore , allorchè parlammo della sua rassomiglianza col condannato ? - osservò Aldo . - Il signor Umberto Trani vuol riguardare tutti gli atti concernenti il passato di Fabio , per scoprire qualche nuovo punto che possa darci la chiave del mistero . - Comunque , - osservò Ilda - Fabio non smentirà la sua confessione , non accuserà mai il conte , dovessero sottoporlo a qualsiasi tortura . - Vi sarebbe forse un mezzo per farlo parlare , - disse Aldo . - Informarlo come il conte abbia tentato di sedurvi . - Bisognerà parlarne al signor Moreno . - Rimasero un altro poco in silenzio . - Voi siete stanca ; - disse Aldo - andate a riposare . Io rimarrò qui ad attendere il giorno scrivendo , se vi compiacerete darmi un foglio ed una penna . - Venite : vi condurrò nella camera attigua alla mia dove troverete uno scrittoio con tutto l ' occorrente . - Essi lasciarono il salotto . Il conte stringeva i pugni in una convulsione di rabbia . Ciò che aveva sentito gli sconvolgeva il cervello . Sentì degli usci che si aprivano , si chiudevano , poi il passo di Ilda strisciò sul tappeto della sua camera , quindi un lieve scricchiolio del letto fece capire al conte che la giovane si era coricata . Passò un ' altra mezz ' ora : più nessun rumore ; tutti dormivano nella casa . Allora il conte lasciò il suo nascondiglio e si avvicinò all ' uscio aperto della camera di Ilda . Al chiarore della lampada , egli scòrse la giovane stesa sul letto , in sottana e accappatoio . Dormiva , stanca della serata . Sul comodino scintillavano i gioielli di lei . Quei gioielli abbagliarono il conte e fecero sorgere nella sua testa un ' idea , che volle mettere in esecuzione . Si appressò in punta di piedi al letto , poi , afferrato un asciugamano , con atto fulmineo ne coprì il capo della disgraziata . La vittima , svegliatasi , si dibatteva , ma non poteva sciogliersi da quel laccio , mandare un grido . Intanto Livio , chino su lei , le diceva con voce alterata : - Hai voluto trattenermi : peggio per te . Sei bella , mi seduci quanto Bianca , più di lei , e ti voglio ! - Ilda faceva sforzi supremi per liberarsi da quella stretta , ma inutilmente : egli premè più forte le dita . Allora le braccia della sventurata , che si erano avvinte disperatamente a lui , caddero inerti sul letto ; il corpo rimase immobile . Il conte credette di averla strangolata e la lasciò . Ilda non fece il minimo movimento . Livio non ebbe il coraggio di toglierle l ' asciugamano dal viso . Vi era però qualche cosa in lui più potente ancora dello spavento : il calcolo abietto fatto poco prima . Egli afferrò i gioielli che erano sul comodino , e recatosi nel salotto vicino , prese il soprabito di Aldo e nascose i gioielli nelle sue tasche . Poi aprì la porta del salotto , entrò nella galleria lasciata aperta dalla cameriera , passò nelle sale deserte , e dall ' anticamera scese in istrada senza incontrare alcuno . Una volta fuori respirò : era salvo . Tutto si rivolgeva contro Aldo . Egli si diresse al proprio palazzo , si coricò , e , affranto , non tardò a addormentarsi . Appena risvegliato , un pensiero dominò tutti gli altri : egli aveva ucciso Ilda . Ma l ' idea che Aldo , l ' amante di sua moglie , sarebbe accusato , fece tacere la sua angoscia . Il cameriere l ' avvertì che la contessa e il suocero erano usciti assai presto . Che voleva dire quell ' assenza della contessa col padre ? Erano già stati avvertiti dell ' avvenuto ? Ilda era morta ? Aldo , arrestato ? - Vai a prendermi i giornali del mattino ! - disse al cameriere . Ma non vi trovò nulla di ciò che desiderava sapere . Eppure in città erano ormai informati dell ' avvenuto . Quando Aldo si era ritirato nella camera attigua a quella di Ilda , il suo pensiero fu di attendere il giorno scrivendo a Bianca le impressioni di quella notte . E cominciò : " Mia Bianca adorata , " Presso la camera di colei che tutti credono la mia amante , mentre attendo il momento propizio di ritirarmi , racconterò a te sola tutti gli eventi di questa notte . " Ho avuto bisogno di tutta la mia forza di volontà per apparire tranquillo allorchè comparve tuo marito , l ' uomo che odio con tutta l 'anima." Aldo si fermò un istante di scrivere , perchè gli parve di udire un gemito . Stette un momento in ascolto e si convinse di essersi ingannato . Allora proseguì : " Tuttavia , pensando a te , ho eseguito la mia parte a maraviglia . Ma costui è troppo scaltro per tradirsi , e bisogna venire a qualche più violenta decisione . Mi dispiace che Ilda sarà la sacrificata , la vittima . " Aldo si fermò ancora , depose la penna e s ' immerse in profonde riflessioni , le quali avevano un unico oggetto : Bianca . A un tratto un nuovo gemito , e questa volta distinto , lo fece balzare in piedi , porre la mano sulla gruccia dell ' uscio che metteva nella camera di Ilda . Ma prima di aprire chiese a voce alta : - Signorina , avete bisogno di me ? Non vi sentite bene ? - Gli rispose un altro gemito rauco , affannoso . Allora non ebbe più esitazioni . Si slanciò nella camera della giovane , Ilda si dibatteva sul letto , cercando di togliersi l ' asciugamano che ancora l ' avvolgeva . Aldo cercò di aiutarla , ma la giovane lo respinse col gesto , e le sue grida si fecero più rauche ed acute . Nei suoi occhi stralunati apparve una tale espressione di spavento , che Aldo indietreggiò , allibito . - Ilda .... che avete ? Che vi ho fatto ? - Ella era riuscita con un ultimo sforzo a sciogliersi dal suo laccio ed a stendere la mano al cordone del campanello . Sembrava volesse parlare , ma dalla bocca spalancata non uscivano che gemiti . Ma alla violenta scampanellata era accorsa la cameriera . - Presto , soccorrete la vostra padrona che sta male ! - disse il giovane . E cercò di aiutare la donna , ma si vide di nuovo respinto da Ilda , le cui pupille si fissarono ancora spaventate su lui ; poi una nebbia le coprì , e la sventurata non vide più nulla . Era svenuta . - Presto , dell ' aceto , dei sali .... - disse Aldo alla cameriera . Questa aveva scorto sul collo bianco d ' Ilda i segni dello strangolamento , aveva veduto il gesto di orrore della sua padrona allorchè Aldo si era avvicinato per soccorrerla , onde guardò con diffidenza il giovane balbettando : - Vado subito a prenderli . - E corse via per avvertire i domestici dell ' accaduto . Un momento dopo , tutti sapevano che Aldo aveva tentato di strangolare Ilda . Un domestico andò a cercare un medico : un altro ad avvertire il signor Moreno . Aldo intanto , con l ' asciugamano stesso che aveva servito al conte per avvolgere il capo ed il collo della giovane , asciugò il gelido sudore e la schiuma , che la povera Ilda aveva agli angoli della bocca . Nel far ciò , vide egli pure su quel collo bianco i segni dello strangolamento . Possibile ? Non sognava ? E mentre nella sua mente si chiedeva se il conte fosse l ' autore dell ' ardito tentativo , diverse voci gli ferirono le orecchie : - Non lasciatelo uscire ! - Non può essere che lui ! - Aldo si volse . Nella stanza entravano due cameriere , la cuoca , due domestici . - Che succede , dunque ? - chiese lo studente . - Nulla , signore ; - rispose una delle cameriere fatta ardita - siamo venute per soccorrere la signora ; lasci fare a noi . - E si avvicinò al letto , mentre i due domestici rimanevano di guardia all ' uscio . Aldo non vedeva gli sguardi che si scambiavano i servitori . Ilda a poco a poco rinvenne , e la prima parola che pronunziò fu per chiamare il signor Moreno . - Fra poco sarà qui ; l ' abbiamo mandato ad avvertire ; - disse una cameriera - ma c ' è il signor Aldo . - Fatelo uscire ; che io non lo veda ! - Aldo credeva d ' impazzire . - Ma perchè , Ilda , perchè ? - chiese avvicinandosi al letto . Essa lo fissò con uno sguardo strano , terribile , e disse lentamente : - Siete più vile , più miserabile dell ' altro ; egli mi aveva almeno rispettata ! - Ilda , non vi comprendo .... - Siate maledetto , voi che rovinaste tutto il mio avvenire .... che mi toglieste più della vita .... Infame ! ... Infame ! ... Povera Bianca ! ... Il suo disprezzo sarà il vostro gastigo ! ... - E volse il capo sul guanciale per non più vederlo . Aldo non sapeva che pensare . Credeva di essere in preda ad un ' allucinazione . Egli si strinse il capo con le mani e fuggì via . Ma nel salotto vicino i due domestici gli sbarrarono il passo . - Signore , lei non uscirà di qui finchè non sia giunto il signor Moreno : glielo impediremo ! - Con quale diritto ? - chiese Aldo . - Con quello di due galantuomini contro un assassino ! - Aldo impallidì fece un passo indietro . - Assassino , io ? - Sì , avete tentato di strangolare la signora . - Ma siete pazzi ! - Aldo stava per commettere qualche atto insensato , allorchè giunsero il medico ed il signor Moreno . Il primo venne tosto introdotto nella camera di Ilda , mentre il signor Moreno si slanciava incontro al giovane , dicendo : - Grazie a Dio , vi trovo qui ! Che storia mi sono venuti a raccontare sul vostro conto , di un tentato strangolamento verso Ilda ? - È ciò che vanno ripetendo anche a me , e vi giuro , signor Moreno , che mi sembra di perdere la ragione . - Ma come possono essere sòrte tali voci ? - Io vi dirò la verità , signor Moreno , persuaso che voi almeno mi crederete . - E volle raccontare ciò che era avvenuto , allorchè una cameriera corse ad avvertire il signor Moreno che Ilda chiedeva di lui . Il signor Moreno entrò nella camera di Ilda . La giovane era sempre spaventosamente pallida ed il medico , curvo su lei , esaminava attentamente le lividure del collo . - Sì , vi è stato un tentativo di strangolamento , per fortuna non riuscito ! - disse . - Oh ! meglio fossi morta . - dichiarò Ilda con un singhiozzo . E veduto il signor Moreno gli stese le mani , soggiungendo con voce rotta : - Guardate che hanno fatto di me ! E non è tutto .... - Io non comprendo , figlia mia : spiegatevi . Chi può essere il colpevole ? - Il signor Pomigliano . - Lui ? ... Ma è assurdo ! Egli si protesta innocente , ed io lo credo . - Non lo crederete più , quando vi racconterò ciò che è avvenuto : anche il medico può ascoltarmi , come Marietta , e raccogliere la mia deposizione . Voi sapete , signor Moreno , come stanotte io abbia data una festa ed il perchè . - Lo so ! - interruppe il gentiluomo . - E colui non ha accettato l ' invito ? - Sì , è venuto . Ma non si è trattenuto più di un ' ora : ad un tratto è scomparso senza salutare alcuno . Io ho avuto paura che tendesse un agguato al signor Aldo , fuori del palazzo , terminata la festa , e ho trattenuto il signor Pomigliano , pregandolo di non uscire prima di giorno . Egli acconsentì . Ho mandato la cameriera a letto , trattenendo il signor Aldo che sarebbe rimasto a discorrere con me . Dopo aver discorso alquanto , lui , accorgendosi che ero stanca , abbattuta , mi ha pregata di coricarmi e ha detto che egli avrebbe atteso il giorno scrivendo . Allora l ' ho fatto passare in quella stanza , ho chiuso l ' uscio , e , spogliatami , mi sono sdraiata sul letto e addormentata . A un tratto mi sono svegliata sentendomi soffocare : avevo il viso avvolto in un asciugamano , due mani strette alla gola , mentre una voce mi diceva parole infami . - Era la voce del signor Aldo ? - Sì , era la sua ; e poi , nessun altro che lui poteva pronunziare certe parole . Volli liberarmi da quella stretta ma inutilmente , mi sentii mancare , non ricordo più altro .... e sono tornata in me .... mentre il signor Aldo era intento a soccorrermi . - Ma se egli fosse stato colpevole , sarebbe fuggito , - disse il signor Moreno . - E poi , a qual fine vi avrebbe così imbavagliata ? Bisognerebbe che fosse divenuto pazzo ad un tratto . - Ilda si torceva le mani . - Ma non capite , non capite .... Non è la mia vita che voleva , ma il mio onore .... - No , - interruppe con forza il signor Moreno - non lo credo . Io ritengo invece che colui che credevate scomparso , si sia nascosto nella vostra camera e sia lui che abbia ordito l ' orribile trama per perdere voi .... e l ' altro . - Ilda trasalì , ma poi scosse il capo . - Non è possibile ! - disse piano . - Lasciate almeno che il signor Aldo si giustifichi ; non condannatelo prima di averlo ascoltato ; egli ha il diritto di difendersi . - Ilda rimaneva perplessa . In quel momento si udirono diverse voci nella stanza vicina . Un servitore avvertì come fossero giunti un ispettore di questura e due delegati . - Chi li ha chiamati ? - chiese il signor Moreno . - Non so , signore ; ma ormai è noto a tutti che il signor Aldo ha tentato di strangolare la signora . Dunque , lo scandalo era inevitabile . I rappresentanti della giustizia vennero introdotti Aldo era con loro . Il giovane portava la testa alta . Ilda , tremante , fece la sua deposizione a voce così bassa , che appena si udì . - Voi dunque accusate il signor Aldo Pomigliano ? - disse l ' ispettore quando la giovane ebbe finito di parlare ; e rivolto allo studente : - Che avete da rispondere ? - Che la signora mi accusa a torto . Quando essa mi ha lasciato nella camera attigua , io mi sono messo a scrivere , e la mia anima era assai lontana di qui . Sognavo , scrivendo , quando ho udito un gemito . Accorso qui , ho veduto la signora che si dibatteva sul letto per togliersi un asciugamano che le avvolgeva il volto . " Stupito , mi sono avvicinato per soccorrerla , ma essa mi ha respinto , ha sonato il campanello per chiamare aiuto , e mi ha accusato di volere strangolarla . " Ebbene : giuro che la signora s ' inganna , che io sono vittima della perfidia di un altro ! - Io vi credo ! - disse a voce alta il signor Moreno . L ' ispettore , che aveva ascoltato freddamente , deliberò : - Visitiamo la stanza dove il signore afferma che stava scrivendo . - Ma appena entrati nella stanza vicina , Aldo , coi lineamenti stravolti , in preda ad una grande agitazione , si slanciò per prendere la lettera abbandonata sulla scrivania e che fra quelle commozioni aveva dimenticata . Ma l ' ispettore lo fermò . - Un momento : - disse - quel foglio appartiene ormai alla giustizia . - Aldo , con voce stridente , gridava : - Voi non avete alcun diritto di ritenere quella lettera ! - Il signor Moreno , che intuì come quel foglio fosse diretto a sua figlia , soggiunse con voce commossa : - Il signor Aldo ha ragione : quella lettera non può aver nulla che fare coll ' accusa ! - L ' ispettore si volse al signor Moreno . - Come può saperlo lei ? In ogni modo è inutile ogni protesta : il foglio non uscirà dalle nostre mani . - Aldo chinò il capo abbattuto . Che gl ' importava adesso l ' accusa formulata contro lui ? Non pensava più che a Bianca , ch ' egli aveva compromessa . Ma un altro tegolo stava per piombargli sul capo . La cameriera Marietta si era precipitata nella stanza dicendo che i gioielli della signora erano scomparsi . La signora se ne era accorta in quell ' istante e dichiarava che il signor Aldo non poteva averli presi . - Meno male , - esclamò il giovane - che anche Ilda comincia a credere alla mia innocenza ! - Vedremo ! - soggiunse l ' ispettore . - L ' inchiesta non è ancora terminata . - - Poco dopo si recarono tutti nel salotto dove il giovane si era intrattenuto con Ilda . Entrando , l ' ispettore scòrse il soprabito gettato sopra una poltrona . Lo sollevò , chiedendo : - A chi appartiene questo ? - A me , signore , - rispose Aldo . L ' ispettore lo frugò e ne trasse un astuccio di velluto rosso , che mostrò al giovane dicendo con tono brusco : - Questo è pure vostro ? - Aldo trasalì , ma tenne la testa alta . - No , - rispose - e non capisco come si trovi nella tasca del mio soprabito . - Ve lo farò capire io : guardate . - - Aveva aperto l ' astuccio , che conteneva uno splendido finimento di perle e brillanti . Il giovane gettò un urlo d ' indignazione . - Questo è troppo ! - esclamò . - I gioielli di Ilda nel mio soprabito ? Chi è il miserabile che ve li ha posti ? - Voi dovete saperlo meglio di tutti , signore ! ... - esclamò l ' ispettore . - Ma dunque , credete che io sia un ladro , un assassino ? - proruppe sempre più eccitato il giovane . - Avrei tentato di strangolare la giovane per impadronirmi dei suoi gioielli ? Ma se ciò fosse , perchè sarei rimasto qui , invece di fuggire ? - Perchè non avete potuto fare altrimenti ! - rispose l ' ispettore . - La vittima chiamava soccorso ! - Oh ! no , no , io sogno , impazzo ! Perchè avrei commesso tutto ciò ? Ilda era amica mia . - Sì , l ' amante del cuore ! - Aldo sentì il sudore scorrergli sulla fronte . - È una spudorata menzogna , me ne appello al signor Moreno ! - Il signor Pomigliano ha ragione ! - rispose il vecchio gentiluomo rimasto fino allora silenzioso . - Se egli si trova in questa casa , è per ordine mio ; io stesso lo misi al fianco della giovane , che per certo già si pente dell ' accusa lanciata su lui . Sto io stesso garante dell ' onestà del signor Aldo ! - A noi non basta , signore ! - interruppe con accento fermo l ' ispettore . - Fino a prova contraria , per noi , il signore è colpevole ! - Vi ripeto che un altro individuo è entrato qui , ha fatto il colpo ! - ripetè il signor Moreno . - Non basta una vaga affermazione : diteci il nome di colui che accusate ! - Vi giuro che domani lo saprete ! - Un sorriso sfiorò le labbra dell ' ispettore . - E sia ; - rispose - comunque , fino a che non scaturirà fuori quell ' altro , il signor Aldo rimarrà a nostra disposizione , verrà con noi ! - Mezz ' ora dopo , nonostante le proteste vivaci del signor Moreno e quelle di Ilda , che ormai temeva di aver accusato un innocente , il giovane venne condotto in questura , e di lì , dopo un breve interrogatorio , in prigione . Il vecchio gentiluomo si recò immediatamente dal Trani per raccontargli l ' accaduto . Bianca , in questo frattempo , ignara di tutto , benchè avesse accompagnato il padre fino al palazzo di Ilda , si trovava colla istitutrice presso una pia signora , che doveva condurle a visitare un convento dove avrebbero trascorso la giornata . Il signor Moreno , che lo sapeva , ne gioì perchè voleva avere un colloquio da solo col genero . Tornato a casa , trovò Livio sorridente , quasi felice . - Ho bisogno di parlarti ; - gli disse il suocero . - Vieni nella mia stanza . - Livio lo seguì . - Hai dunque qualche cosa di molto grave da comunicarmi ? - Ne giudicherai ! - rispose il signor Moreno colle sopracciglia aggrottate . Egli sedette di faccia a Livio , lo guardò fisso . - Dove hai passato la notte ? - gli domandò . - In casa della bella Cleo , che dava una festa nel suo palazzo . Ma siccome mi uggivo , all ' ora della cena sono tornato a casa . - Tu menti ! - gridò con forza il signor Moreno . - Strappa una volta quella maschera d ' ipocrisia che ti copre il volto , mostrati quale veramente sei : spudorato , cinico , vizioso , colpevole ! Tu sei andato a quella festa perchè , innamorato di quella giovane che ti odia , volevi avvicinarla , sapere chi fosse che la manteneva in quel lusso . " Tu non hai lasciato la festa , ma ti sei nascosto nella sua camera per attendere il momento propizio di attentare al suo onore . " La sorte ti fu propizia . Tu non soltanto hai commesso il più vile dei delitti , ma hai fatto in modo che la tua vittima stessa , riavutasi , accusasse un innocente di ciò che tu solo avevi fatto . " Oseresti negare ? - Livio lanciò una boccata di fumo verso il soffitto . - Non ne ho alcuna intenzione , - rispose - e ti ringrazio di avermi informato di ciò che bramavo sapere . Dunque , tutto è andato a seconda dei miei desideri e il risultato è davvero splendido ! - Questa riflessione parve così brutale al signor Moreno , che scattò gridando : - Miserabile ! Birbante ! Farabutto , che a furia d ' inganni riuscisti a sposare mia figlia per averne la dote ! Griderò a tutti i tuoi delitti ! - Davvero ? E farai anche sapere che tua figlia , la tua onesta e ingenua figlia , è l ' amante dello stesso uomo che ha tentato di assassinare la tua mantenuta per derubarla ? - Sotto l ' insulto sanguinoso rivolto alla sua adorata , il signor Moreno perdè il lume della ragione e fece per scagliarsi sul genero . Ma questi , più svelto di lui , aveva fatto un salto dietro la poltrona , e , togliendo una rivoltella dalla tasca , la puntò verso il suocero . - Sono armato , - disse - e non mi sarebbe difficile far credere al vostro suicidio , data la condotta di vostra figlia e gli eventi di stanotte . Ah ! fu una vera fortuna che io potessi assistere , nascosto , al colloquio fra Ilda e il signor Pomigliano . Così sono informato della trama ordita contro me , e so adesso in qual modo possa difendermi . - Ci fu un istante di terribile silenzio . Il vecchio , annientato , dovette afferrarsi ad un mobile per non cadere . Il conte proseguì : - Perchè agitarvi tanto ? Discorriamo tranquillamente , dal momento che non ci sono più segreti fra noi . Ma forse conosco io più assai voi stesso , di quello che conosciate me . Voi mi giudicate da ciò che sentiste dire da vostra figlia o da altri : ebbene , si sono tutti ingannati . Voi mi accusate di aver sposata vostra figlia per denaro : è vero , perchè quando la conobbi ero rovinato ; però , mi rimaneva ancora il titolo di nobiltà , ed una ricca borghese non è mai indifferente dinanzi ad una corona di contessa . Quanti bottegai arricchiti darebbero i loro milioni per divenire parenti sia pure di un nobile spiantato ! Non voglio attribuire a voi tale debolezza : voi non cercavate che la felicità di vostra figlia . Ebbene , io potevo dargliela ! Se Bianca era innamorata di me , io lo ero di lei , ed avrei continuato ad esserlo . Ma potevo pensare che una semplice scappata con una femmina volgare cambiasse l ' amore di mia moglie in odio , mi facesse interdire dal suo appartamento per sempre ? Ed intanto , la pura , la severa mia moglie aveva un amante che , più felice di me , la rese ancora madre . - Ah ! è troppa infamia questa , non resisto più ! - urlò il signor Moreno colla schiuma alle labbra . - Ma se voi stesso le avete tenuto di mano ! - interruppe il conte , - Ne ho le prove : ho letto due lettere , sottratte proprio in questi giorni a mia moglie e che custodisco gelosamente . - Il signor Moreno si strinse il capo fra le mani : un rossore sinistro copriva il suo viso . - Sì , tutte le apparenze stanno contro me e contro Bianca : mentre voi siete il solo colpevole . - Io ? Oh ! questa è bellissima ! - Sì , ascoltatemi a vostra volta .... Bianca vi amava , e quando scoprì il vostro inganno , uscì quasi di senno : la sera stessa del giorno in cui aveva trovato la lettera rivelatrice del vostro tradimento , esasperata , si mascherò e andò al veglione coll ' idea di darsi al primo uomo che le fosse piaciuto . " Volle fortuna che s ' imbattesse in Aldo Pomigliano , il quale la condusse nella propria soffitta , dove , appena giunta , ella tornò in sè e con accento disperato chiese al giovane che la rispettasse . Infatti , ella uscì da quella casa pura come vi era entrata . " Mentre ella ne usciva , udì un urlo straziante e delle grida : " - All ' assassino ! - " Bianca si trovava quella notte nelle soffitte della casa dove fu assassinata la povera Giulietta Lovera . Aldo arrestò l ' assassino , e Bianca promise all ' assassinata di fare da madre alla sua creatura . " Ora quell ' innocente bambina , che è forse vostra , la credete frutto di un amore di mia figlia ! - Livio aveva ascoltato con appassionata intenzione . - Il romanzo è completo , - disse - ma non spiega i rapporti che continuarono fra mia moglie e l ' uomo che le scrive frasi d ' amore , dicendole : " Quando passeremo ancora qualche ora felice , inebriante , insieme con la nostra bambina ? " Inoltre non so comprendere come Ilda sia venuta a far parte della trama ordita contro me per farmi confessare un delitto che non ho commesso , e mi maraviglio che voi abbiate promesso ad Ilda i mezzi per schiacciarmi , dichiarando di volermi far giungere al punto di togliermi la vita colle stesse mie mani . - Sì , per punirvi di torturare mia figlia e per far giustizia dell ' infelice che per cagion vostra espia in prigione un delitto da voi stesso commesso . - Ma dunque persistete a credere che io abbia spinto Fabio Ribera a commettere un assassinio ? Quali sono le prove contro di me ? Per quanto cerchiate , non ne troverete . - Perchè dunque taceste anche col cavaliere Umberto Trani i vostri rapporti con Fabio ? - Perchè non volli vantarmi di una buona azione fatta in altri tempi . Ma ora non è più così : si tratta della mia difesa e mi difenderò con tutte le mie forze . Così schiaccerò tutti coloro che hanno cercato di perdermi . Intanto ho cominciato coll ' uomo che mi ha tolta Bianca . - Il signor Moreno ebbe un brivido dal capo alle piante . - Io racconterò la verità . - Voi non direte nulla , - proruppe con forza il conte - voi non accuserete il marito di vostra figlia , che ormai prenderà su lei tutti i diritti che nessuno può contendergli . La legge stessa mi protegge , e per quanto cerchiate , non troverete alcuna prova contro me . Se poi voleste intentarmi una causa per separazione , mostrerò le lettere dell ' onesto studente , citerò i testimoni degl ' incontri dei due amanti , così Bianca sarà la sola disonorata . Ora che sapete come la penso , - soggiunse - sappiate regolarvi . - Il signor Moreno sobbalzò come frustato . - Io farò soltanto ciò che mi detta la coscienza : - rispose - difenderò con tutte le mie forze gli innocenti , nè Dio permetterà che uno scellerato pari vostro trionfi . Ed ora toglietevi dalla mia presenza , perchè non potrei più a lungo sopportarvi senza commettere un delitto . - Il conte aprì l ' uscio , ma prima di uscire esclamò al suocero : - Dite a Bianca che fin da questa sera riprendo tutti i miei diritti di marito . Sarà la sua espiazione ! - E se ne andò , lasciando il vecchio annientato . X . Nonostante i passi fatti dal Trani , dal signor Moreno e dallo stesso conte Livio Rossano , lo scandalo riguardante il tentato strangolamento della bella Cleo scoppiò enorme . Alcuni giornali riportarono il fatto coi più strampalati commenti , fra i quali nessuno poteva discernere la verità . Ma una settimana dopo un articolo conteneva queste rivelazioni : " Si è scoperta la verità circa l ' attentato contro la bella Cleo . " Per ben comprendere tutto l ' intreccio , bisogna risalire ad un delitto commesso qualche anno fa , in cui ebbe tanta parte la bellissima Cleo , allora conosciuta sotto il semplice nome di Ilda . " Come a tutti è noto , la notte di un giovedì grasso un certo Fabio Ribera assassinava Giulietta Levera , dalla quale aveva avuto una bambina . Il movente del delitto era lo sbarazzarsi di quella donna per sposare Ilda . " L ' assassino fu arrestato da uno studente : il signor Aldo Pomigliano , il quale in quella notte aveva seco una giovane di maravigliosa bellezza , che lo studente qualificò per una sua sorella . " Ora peraltro è stato scoperto dal sostituto procuratore Meralta che quella sedicente sorella era invece la contessa Bianca Rossano . " E qui entriamo in pieno romanzo . " La contessa Rossano , nata Bianca Moreno , sposò il conte Livio per amore , portandogli in dote due milioni in contanti . " Bianca Moreno , un ' indole sensitiva , fanciulla ingenua , credeva che le persone da lei amate le fossero interamente devote . " Il marito era per lei come un secondo Dio . " Volle sventura che un giorno capitasse nelle mani della contessa una lettera di un ' ex amante del conte , e presa da una collera violenta , credendosi tradita , pensò di vendicarsi . " La sera stessa si recò al veglione dello Scribe , e invitata da Aldo Pomigliano si lasciò condurre nella sua soffitta . Ma , ivi giunta , ella comprese il tristo passo che stava per fare e volle andarsene , quando alcune voci che urlavano " all ' assassino " , le fecero dimenticare la sua situazione e si slanciò con Aldo nella stanza della povera Giulietta . " Qui fa duopo aprire una parentesi . Se l ' assassinata nei suoi ultimi momenti riconobbe la contessa Bianca , questa aveva pure riconosciuta l ' infelice . È un altro romanzo che ha una sorgente quasi idillica , in cui lumeggia la virile figura del conte Livio , quella della sua defunta madre . " A Torino tutti conoscevano la bella contessa Rossano , madre di Livio : la sua carità era inesauribile . " La contessa Rossano aveva fra la servitù un cocchiere ed una cameriera che prediligeva . Costoro , venuti a morte , lasciarono un bambino di pochi anni , Fabio , che raccomandarono alla contessa Rossano . Questa si prese cura del fanciullo , e quando venne a morte essa pure , lasciò per legato al figlio di non abbandonare mai l ' orfano Ribera . Così il conte , che aveva adorata la madre , eseguì con zelo e segretezza la missione affidatagli . " Egli tacque sempre con tutti la sua opera generosa e non ne menò mai vanto con alcuno . " Fabio Ribera divenne un uomo . Il conte lo fece impiegare presso un noto magazzino di mode , esortandolo per modestia a tacere i loro rapporti . Però il gentiluomo non mancava di recarsi a trovare più volte il suo protetto nel modesto alloggio di lui , ed il giovane gli confidò della relazione contratta con Giulietta Levera , del suo affetto per lei , del tradimento della giovane , del suo abbandono . " Intanto il conte Livio si era ammogliato . Se a tutti aveva taciuto di Fabio , ne parlò bensì a Bianca sua moglie , senza però estendersi troppo sui benefizi prodigati al giovane . Una mattina , mentre il conte e la contessa passeggiavano insieme , s ' imbatterono con Fabio , che si trovava in compagnia di Giulietta . Fabio arrossì , salutò goffamente ; Giulietta avviluppò con uno sguardo ardente la contessa , che dal canto suo guardò con sorpresa quella giovane , dai capelli d ' oro . " Tutto ciò ebbe la durata di pochi secondi , " La coppia passò rapida ed il conte disse a sua moglie chi fosse il giovane , ma tacque su colei che l ' accompagnava . Però la contessa non dimenticò più quel volto e lo ritrovò nell ' assassinata Giulietta , la quale a sua volta riconobbe la contessa . " E quelle parole dette dalla sventurata : Lei ? Lei , signora ? Ma non sa .... volevano per certo significare : Non sa che il mio assassino è il beneficato da suo marito ? " Ma la contessa nel suo spavento non comprese : ella lasciò che Aldo Pomigliano la facesse credere sua sorella , ritornò nella soffitta di lui colla bambina , ed il giovane , per attirarsi quella bellissima signora che ormai gli aveva sconvolto il cervello , s ' incaricò di far allevare la piccina , della quale la contessa voleva essere la mamma ed Aldo il babbo . " Così l ' orfana dell ' assassinata divenne il legame fra quelle due persone che poche ore prima non si conoscevano , e fu cagione di tutta una trama ordita contro il conte Livio Rossano e l ' ingenua contessa . " Nessuno ignora come la fidanzata di Fabio Ribera protestasse in piena udienza contro la condanna del giovane , giurasse di scoprire ella stessa il vero colpevole . " Ora , siccome Ilda conosceva i rapporti del suo fidanzato col conte , ideò che questi fosse l ' istigatore dell ' assassino . Due altre persone avevano interesse a sopprimere il conte : Aldo , perchè sperava che , sbarazzatosi del gentiluomo , la contessa sarebbe sua ; il signor Moreno , persuaso che il genero fosse un dissoluto e facesse l ' infelicità di sua figlia . Costoro si accordarono per perderlo . " E la conclusione fu , che fra Ilda , divenuta miss Cleo , il conte Moreno ed Aldo , venne decretata la rovina del conte Livio . Ma il risultato non fu quale si aspettavano ; l ' inchiesta dimostrò l ' innocenza di colui , su cui si voleva far cadere tutti i sospetti . " Il tentato strangolamento d ' Ilda , il furto dei gioielli , fu una trama non riuscita per perdere il conte . Peraltro la bella Cleo , che credeva di dover fingere da vittima , stava per esserlo veramente , giacchè Aldo voleva sopprimerla sul serio . Ella , sentendosi soffocare , chiese aiuto , e contribuì all ' arresto del complice . Così Aldo Pomigliano comprenderà quanto fosse pazza l ' impresa ideata e come non possa esservi felicità fondata sul delitto . " Il giorno seguente a queste strane rivelazioni , i giornali annuziavano la morte improvvisa del signor Moreno e la scomparsa di Ilda da Torino . Quindici giorni dopo si seppe che il conte e la contessa , riuniti , erano partiti per un lungo viaggio . Aldo Pomigliano attendeva in carcere il giorno del processo , disperandosi segretamente per la sorte di Bianca . Ed il solo , il vero colpevole , continuava a trionfare ! PARTE QUARTA Dramma fraterno . I . La villa Bianca , situata sulla collina di Moncalieri , in un ' altura dominante le ville circostanti e lontana da tutte , era un vasto fabbricato , circondato da un parco grandissimo . Livio Rossano , compratala , vi si era stabilito colla moglie . Si diceva che tanto il conte quanto la contessa , dopo i dolorosi avvenimenti che avevano funestata la loro vita , sentivano la necessità della solitudine . Tornati da un viaggio che durò quasi due anni , si erano ritirati alla villa Bianca , e da tre anni che vi abitavano nessuno aveva ancora veduto la contessa : essa non riceveva , nè voleva vedere alcuno . La servitù era stata cambiata . Celia fu rimandata al suo paese , e al fianco della contessa era una donna di fiducia di Livio : il conte non aveva preso cameriere , perchè diceva di attenderne uno che doveva venire da lontano e l ' aveva servito altre volte con perfetta devozione . Anche la scelta della cuoca , del cocchiere , del giardiniere e degli altri domestici era stata fatta da lui . Tutti avevano ordini precisi , e guai se li avessero trasgrediti ! Nessuno poteva penetrare negli appartamenti del conte e della contessa senza essere chiamato . Si sapeva che il conte e la contessa non mangiavano insieme , ma nessuno ne stupiva , perchè Bianca , per la sua salute malferma , aveva bisogno di un regime particolare . Del resto , se qualche volta si bisbigliava in cucina sui rapporti fra marito e moglie , quelle voci non uscivano al di fuori e nessuno avrebbe pensato a trasgredire gli ordini del conte . La contessa Bianca aveva ereditato dal padre un patrimonio colossale ed aveva lasciato piena procura al marito di amministrarla . Ed il conte non abusava di quella fiducia : si sapeva che non giuocava più , non si occupava più di altre donne che della propria . Eravamo sul finire di maggio . Verso il tramonto di un sabato , sulla lunga erta che conduceva alla villa , saliva penosamente un uomo sui trent ' anni , con una valigia e un nodoso bastone . Era un individuo dalla faccia sparuta , circondata da barba folta e lunga , di un biondo cinereo . Il largo cappello di feltro nascondeva la capigliatura . Un fazzoletto di seta gli cingeva il collo . Egli si fermava ad ogni tratto per guardarsi attorno . Sulla sua bocca esangue errava un sorriso di soddisfazione . L ' uomo era giunto quasi alla metà dell ' erta , quando un altro individuo che veniva dalla villa gli si fece incontro correndo . - Fabio , Fabio , sei tu , finalmente ! - esclamò . L ' uomo , lasciando cadere valigia e bastone , stendeva le mani scarne , balbettando : - Voi ? Voi , conte ? Quanto siete buono ! La gioia di rivedervi mi fa dimenticare tutto ! - Barcollava . Livio , giacchè era lui , lo trasse al suo petto e lo baciò . - Se tu sapessi come ti attendevo ! - mormorò . - Io ho bisogno di avere un amico come te al fianco . Non credo più a nulla , all ' infuori di te ! - Tutta la mia vita vi è dedicata .... - rispose Fabio con voce alterata , tremante . - Grazie , ma ora cerca di rimetterti ! Devi essere stanco ; perdonami di averti fatto venire a piedi dalla stazione , ma non volevo dar sospetti . - Non sento più alcuna fatica vicino a voi ! - E lo guardava , mentre camminavano vicini . Come gli parve invecchiato , benchè a prima vista questo cambiamento non lo avesse colpito ! I due uomini erano giunti alla villa . Presso il cancello , attendevano un domestico ed il giardiniere . Il primo , ad un cenno di Livio , tolse dalle mani di Fabio la valigetta , l ' altro salutò . Nessuno disse parola . Livio condusse Fabio nella camera che gli aveva destinata , divisa dalla sua da un breve corridoio . Era una bella camera spaziosa , tappezzata graziosamente di carta a fiorami . Ma ciò che commosse soprattutto Fabio fu di trovare a capo del letto due ritratti : quello della contessa Rossano e quello della presunta madre di Fabio . Il povero giovane rimase per un momento stordito , incapace di articolar parola ; poi si volse al conte per ringraziarlo , e con una commozione mista a spavento , lo vide inginocchiarsi davanti a lui , lo sentì dirgli : - Io sono stato un infame con te , Fabio : ti ho disonorato , reso assassino ; e tu , generoso , non ti smentisti mai , non mi accusasti .... Perdonami .... perdonami ! ... - Fabio lo rialzò con un grido . - Non parlate così : io sono cosa vostra : voi solo eravate padrone di disporre della mia vita , del mio onore . Io tutto avrei fatto per voi ! - Livio lo strinse al suo petto . - Oh ! mio solo amico ! - mormorò singhiozzando . Livio volle che Fabio , appena rifocillatosi , si coricasse . La mattina dopo , Fabio dormiva ancora , quando il conte entrò nella sua camera . - Caro Fabio , - gli disse sedendosi accanto al letto - come sono contento di vederti ! Ho tanto bisogno di discorrere con qualcuno che mi comprenda ! - Egli chinò il capo sulla coperta , come se non potesse ritenere le lacrime . Fabio era commosso . - Sono stati molto cattivi con voi , ma hanno avuto la loro punizione ! - disse con un tremito . Il conte alzò all ' improvviso il capo mostrando il volto contratto . - Io ho sofferto più di tutti ! - disse . - Ascoltami , voglio aprirti il mio cuore . Tu conosci ormai la trama ordita contro me , la lega formata fra il miserabile che ti arrestò e la tua perfida fidanzata .... Ma tu , l ' ami ancora ? - No : la odiai un istante , poi quell ' odio si è spento , dando luogo al più profondo disprezzo . Essa è morta per me ! - Rimasero un istante silenziosi , quindi il conte riprese lentamente : - La condanna di Aldo , la scomparsa di Ilda che seppe sottrarsi colla fuga all ' arresto , la scoperta di tutti questi orribili intrighi , furono un colpo supremo per mio suocero . Una congestione lo fulminò . Ma come se questo non bastasse , sua figlia , la mia sventurata Bianca , smarrì la ragione . La sua pazzia non è terribile ! Essa non strepita , non grida ; ma se io mi avvicino , è presa da un fremito , il suo occhio spento s ' illumina , il suo volto si contrae con un ' espressione di spavento e di orrore . Bianca è persuasa che io le abbia assassinato il padre , e che ora voglia attentare alla stessa sua vita . Invano io la supplico di credere alla mia innocenza , invano le ho mostrato il rapporto del medico sulla morte del signor Moreno . Bianca non mi crede . - Fabio aveva l ' animo straziato . - Non vi è speranza di guarigione ? - mormorò . Il conte scosse il capo . - Ho tutto tentato , ma inutilmente ! Dio solo potrebbe compiere un miracolo . Mi avevano suggerito di metterla in una casa di salute , ma non avrei la forza di separarmi da lei . Non ti nascondo che tanto qui come a Torino ignorano la pazzia di Bianca : la credono soltanto malaticcia . Io attendevo ansiosamente la tua venuta , perchè almeno di te posso fidarmi . - Oh ! disponete pure della mia vita ! - Ecco quello che desidero da te . Io ti presenterò alla servitù come il cameriere fidato che attendevo , al quale dovranno obbedire come a me stesso . Sarà necessario ti cambi il nome : ti chiamerò Martino . Tu stesso farai la pulizia della mia stanza e di quella della contessa , alla quale ti presenterò , dandoti tutte le mie istruzioni . Tu sorveglierai tutto e tutti , riportandomi i discorsi che udrai . Fra me e te parleremo in tedesco , lingua che nessun altro qui conosce . - Farò tutto quanto desiderate . - Il conte ebbe un nuovo impeto di espansione . - Ah ! qual sollievo provo nell ' aprirti tutto il mio cuore ! Adesso tu mi aiuterai a sopportare la mia sventura . Venisse un giorno che Bianca guarisse ! - Sperate , conte , sperate ! - Lo stesso giorno Fabio , rivestito di nuovi abiti , coi capelli e la barba accuratamente aggiustati , venne presentato al servidorame come il cameriere di fiducia del conte , sotto il nome di Martino . Livio dette ordine che fosse obbedito come lui stesso . Quando ebbe finito colla servitù , il conte si rivolse a Fabio e gli disse : - Ed ora andiamo dalla contessa ! - II . Bianca era irriconoscibile : pallida e magra come uno spettro . I suoi stupendi capelli neri le scendevano in trecce disordinate sulle spalle ; gli occhi sembravano smisuratamente ingranditi , cerchiati di nero ; le labbra scolorite mostravano , schiudendosi , gengive esangui ; aveva il naso affilato come quello di un cadavere . Eppure in quella figura spettrale vi era ancora tanto fascino , che non si poteva mirarla senza sentirsene attirati ! Come sappiamo , il conte Livio , il giorno stesso dell ' arresto di Aldo , aveva detto al suocero che riprenderebbe tutti i suoi diritti sulla moglie , e il misero padre attese il ritorno di sua figlia per rivelarle tutto . Quando Bianca , tornata al palazzo , si recò nelle stanze del padre , fu spaventata dall ' alterazione dei lineamenti di lui . - Che hai ? - chiese agitata . - Ti senti male ? - No , cara . Ma dammi il braccio : ti accompagno nella tua camera perchè ho da parlarti . - Ella si sentì terrorizzata come se avesse scoperto ai suoi piedi un abisso . Calmatala , il signor Moreno le narrò tutti gli avvenimenti della notte , e infine la minaccia del conte di riprendere i suoi diritti di marito . Bianca sembrava fulminata . Tutte quelle rivelazioni l ' avevano schiacciata ; ma il suo abbattimento non durò a lungo . Un grido d ' orrore sfuggì dalla sua bocca , ed afferrandosi con angoscia al padre : - Tu non mi lascerai in sua balìa , non è vero ? - esclamò . - Uccidimi , piuttosto , uccidimi ! - Bianca ! - Fu un tal grido pieno di strazio , che bastò a richiamare in sè la giovane . Ella si gettò ai piedi del padre . - Perdonami , perdonami : tutti questi dolori li devi a me ; io sono stata la sola colpevole ; ma non lotterò più , purchè tu ritorni tranquillo , non mi maledica ! - Oh ! maledirti , amor mio , mia gioia ! - esclamò come delirante il padre , sollevandola . - Io vorrei salvarti a prezzo della vita ! - Egli rimase quella notte presso sua figlia , coricato sul divano attiguo alla sua camera , attendendo il conte . Ma Livio non comparve , nè lo videro il giorno seguente . - Eppure egli trama qualche cosa ! - disse il signor Moreno alla figlia . Ella ormai pensava alla sorte di Aldo , di Aldo innocente , eppure accusato di tentato strangolamento e furto ! - Io reco danno a tutti quelli che avvicino ! - mormorò la sventurata . Da Celia seppero poi che Ilda era scomparsa da Torino , nè il signor Moreno ebbe una sola riga che l ' avvertisse di quella scomparsa . La sera , il signor Moreno si trovava da sua figlia , quando il conte apparve alla loro presenza . Bianca , scorgendolo , divenne cadaverica . Il conte era calmo , e con accento gentile : - Non temete , Bianca , - disse - non sono qui per farvi del male , quantunque voi ne abbiate fatto moltissimo a me . Vengo solo ad avvertirvi che sarete chiamata dal giudice istruttore con vostro padre . - Vi andremo , giacchè è necessario , - rispose per la figlia il padre - e non nasconderemo la verità ! - È quello che desidero ! - soggiunse il conte inchinandosi e ritirandosi . - Mi fa più paura il vederlo così calmo , che se fosse in collera ! - disse Bianca . - Egli è sicuro di sè , - rispose il signor Moreno - mentre noi , innocenti , abbiamo contro tali prove da renderci inquieti . Ti sentirai tu la forza di recarti dal giudice istruttore ? - Sì , padre mio , perchè la mia coscienza di nulla mi rimprovera , e poi tu sarai con me . - Ma allorquando il signor Moreno tornò dall ' interrogatorio , aveva le vene della fronte gonfie ed il viso di porpora , mentre Bianca appariva più livida di un cadavere . - Tutti proclamano la sua innocenza , tutti ; - proruppe con un riso sibilante il vecchio quando fu nell ' appartamento della figlia - noi soli siamo i colpevoli : io temo d ' impazzire ! - Fu la volta di Bianca di consolarlo , benchè essa pure avesse il cuore lacerato . Il conte non si lasciava più vedere dalla moglie e dal suocero ; eppure si sapeva che passava molte ore nel suo appartamento . Che faceva ? Dopo alcune notti passate insonni , il signor Moreno scrisse il suo testamento . Egli lasciava metà del suo patrimonio alla figlia , l ' altra metà divisa in parti eguali fra Aldo Pomigliano , Ilda e la piccola Gina , la figlia di Giulietta Lovera , l ' assassinata " e ciò per riparare un ' enorme ingiustizia del mondo . " Vi erano inoltre due vistosi legati per miss Lucia e Celia . Mentre era intento a scrivere , fu bussato al suo uscio . - Chi è ? - chiese il signor Moreno . - Io ! - rispose il conte con voce tranquilla . Il vecchio fu subito in piedi , nè pensò più al testamento che andava scrivendo . Si recò ad aprir l ' uscio , chiuso per di dentro . Il signor Moreno indicò al genero da sedere e sedette egli pure . - Che avete da dirmi ? - Vengo a dirvi che sopra un giornale molto diffuso della città è comparso un articolo che aggrava la condizione del vostro protetto , signor Pomigliano , e la vostra . - La mia ? Che intendete dire , signor conte ? - Leggete , ciò mi eviterà di rispondervi . - Gli porse il giornale in cui era segnato l ' articolo : " Mistero svelato " . Il signor Moreno lo afferrò con le dita convulse , e percorse avidamente il foglio cogli occhi . Immerso in quella lettura che gli infiammava il sangue nelle vene , gli dava le vertigini , non s ' accorse che Livio s ' era alzato , avvicinandosi allo scrittoio . Il conte aveva guardato macchinalmente il foglio sul quale il suocero stava poco prima scrivendo . Ma alcune parole gli corsero sotto gli occhi , facendolo rabbrividire . Allora si chinò , e cogli occhi dilatati da una rabbia interna , lesse quel testamento inaspettato e per lui terribile . Aveva appena finito , che una voce gridò alle sue orecchie : - È un ' infamia , un ' infamia ! ... - Il conte si volse di scatto , ed i due uomini si trovarono di fronte ; il conte livido , ma in apparenza calmo , il signor Moreno congesto , con gli occhi striati di rosso , la bocca piena di schiuma . - Sì , è un ' infamia ! - ripetè Livio lentamente . - Miserabile , dite così , mentre voi stesso l ' avete scritto , voi che ideaste tutto l ' intrigo fra me , Aldo e gli altri ! - Vorreste negare che sia la verità ? Ma ecco qui una nuova , luminosa prova : il vostro testamento . - Il signor Moreno cacciò un urlo da belva . - Lasciate quel foglio , datemi quel foglio ! - Livio lo sollevava al di sopra del suo capo . - Non sono così pazzo : questo sarà una nuova prova che dimostrerà sempre più la mia innocenza . - Un fiotto di sangue salì al cervello del signor Moreno , che non distingueva più nulla . - Ah ! furfante , non mi sfiderete più a lungo ! - rantolò . E a testa bassa , con un impeto terribile , fece per slanciarsi contro Livio ; ma il conte saltò rapidamente di fianco , ed il vecchio , trascinato dal proprio slancio , cadde disteso bocconi , rimanendo immobile . Il conte si pose il foglio nella tasca interna del soprabito ed attese che il suocero si rialzasse . Il vecchio non si muoveva . Allora Livio si curvò su lui e fremette : il signor Moreno era morto . Il conte sonò con violenza il campanello , si mise a gridare aiuto . Accorsero i domestici , ed il conte spiegò loro come , mentre parlava col suocero , questi avesse ad un tratto stese le mani verso lui quasi per cercare un appoggio , ma egli non era giunto in tempo ad afferrarle , e il vecchio era caduto . - Bisogna trasportarlo sul letto , andar subito in cerca di un medico . - I suoi ordini vennero eseguiti . In quel mentre Bianca rientrava al palazzo con Lucia , e furono sorprese di trovare le porte spalancate e nessun domestico in anticamera . La contessa ebbe il presentimento di una sciagura e si slanciò verso l ' appartamento del padre . Ma ad un tratto le si fece incontro il conte che le disse con le lacrime nella voce : - Bianca , te ne prego , non entrare là ; vieni prima con me nel salotto ! - Ella lo fissò cogli occhi stravolti . - Che c ' è ? Che succede ? - Coraggio , Bianca , tuo padre .... - La contessa non lo lasciò finire : diede in un grido acutissimo e , respingendolo , volò nella camera del padre . Alcuni domestici erano nella stanza , ed il medico presso al letto si chinava ancora una volta verso il cadavere ; poi , rialzandosi , confermò : - Morto ! - Bianca lo vedeva bene , là disteso sul letto , immobile , ma il volto di suo padre conservava ancora il colore della vita , gli occhi stranamente aperti . No , non poteva essere morto , non era possibile ! - Signore , vi ingannate , il babbo non è morto ! L ' ho lasciato due ore fa che stava benissimo . - Vi credo , signora , ma purtroppo non posso darvi alcuna speranza : il povero signore ha dovuto soccombere ad una congestione cerebrale fulminea , un accesso di sangue al cervello .... - Prodotto da che cosa ? - chiese macchinalmente Bianca , mentre i denti le stridevano . - Vi sono tante cause che possono condurre ad un tal risultato : un eccesso di collera , una profonda commozione , una fatica intellettuale . - Bianca non l ' ascoltava più . Si era gettata sul cadavere del padre , lo copriva di baci e lacrime , ripetendo fra i singhiozzi : - No , tu non puoi avermi lasciata così sola .... sola ! ... Se tu sei morto , qualcuno ti ha ucciso ! - Ad un tratto si raddrizzò , ed i suoi sguardi , incontrati quelli del conte , espressero il raccapriccio , mentre ella , stendendo il braccio verso lui : - Assassino , assassino ! - gridò . - Poveretta , il dolore le sconvolge la ragione ! - disse il medico . Il conte si era avvicinato . - Bianca , torna in te ; tutti qui possono testimoniare se io ho colpa nella morte di tuo padre ! - Sì .... voi l ' avete ucciso .... via di qui .... la vostra presenza è un insulto alla vittima .... - Ma che io debba dunque essere sempre sospettato da te ? - disse con angoscia il conte , - Ah ! se tuo padre potesse parlare ancora , egli ti griderebbe che io sono innocente : te lo giuro sul suo cadavere ! - Non vi credo .... non vi credo ! ... - Il conte fu costretto a ritirarsi , celando , sotto un apparente dolore , la rabbia che lo divorava . Ma ormai sua moglie rimaneva in sua balìa , e , quel che più importava , il patrimonio del suocero non gli sfuggiva più . Bianca chiese il parere di altri medici , e tutti furono concordi nella diagnosi del male che aveva fulminato suo padre . Il conte fece chiamare alcune suore perchè non abbandonassero la contessa e le facessero intendere che ella incolpava a torto il marito . Quando fu il momento di deporre il cadavere nella cassa , Bianca , afferrandosi alla fredda salma : - Voglio esser seppellita con lui ! - diceva . Dovettero trarla via a forza , ed allora si dibattè in convulsioni , finchè cadde svenuta . Per qualche settimana si temette che soccombesse . Poi cominciò a riaversi , ma la sua mente era alquanto scossa . - Io pure - pensava - ho aiutato ad uccidere mio padre . Se non avessi commesso quella follia quando scopersi il tradimento di Livio , sarei stata sventurata , ma la mia coscienza di nulla mi avrebbe rimproverata : mio padre non sarebbe morto , nè Aldo rovinato , nè Ilda vagante per il mondo . Anch ' io merito una punizione , nè cercherò di sottrarmi colla morte al castigo che mi spetta ! - E fu così . Bianca si ritenne legata alla vita per espiazione . Se alla vista del conte tremava come una foglia scossa dal vento , se lo fissava con gli occhi stralunati , ripetendo senza esaltazione che egli era stato l ' assassino di suo padre , di Aldo , le stesse cose ripeteva a sè stessa , rodendosi dal rimorso di essersi mostrata cattiva figlia , di essersi incamminata in una via orribile , nella quale non calpestava che morti . Era una specie di pazzia la sua , una pazzia calma , commovente , che non richiedeva alcuna sorveglianza speciale . Il signor Moreno non aveva lasciato testamento , quindi Bianca diveniva la sola erede del padre . Il conte Livio , dietro consiglio del suo avvocato , si recò da Bianca onde ottenere da lei la procura per l ' amministrazione del patrimonio . Il conte aveva posta al fianco di Bianca una donna che si era votata a lui per sempre , perchè con quel posto la salvava dalla miseria , dal disonore . Era una certa Milia Lezzani , una vedova che fu in procinto d ' affogarsi per la fame volendo conservare la propria onestà . Milia credeva all ' innocenza del conte , e promise che avrebbe cercato di trasfondere la sua convinzione nella povera contessa . Essa non era cattiva , sebbene avesse un ' apparenza piuttosto burbera . Era una donna forte , robustissima , sui trent ' anni : aveva un carattere integro , un ' onestà senza limiti ed era di una segretezza a tutta prova . Il conte poteva fidarsi di lei . Bianca , ritornando alla vita , si era trovata costei al fianco , ma non chiese chi fosse . Quando il conte entrò dalla moglie con le carte inerenti alla procura che essa doveva firmare , Milia si trovava seduta presso la contessa . Livio le fece cenno di ritirarsi e si avvicinò a Bianca . A misura che il conte si avvicinava , essa cominciò a tremare , a battere i denti , il suo respiro divenne affannoso . - Bianca , puoi ascoltarmi ? - chiese con dolcezza Livio . Ella trasalì a quella voce , e gridò con violenza : - Volete uccidermi , come faceste di mio padre ? Ma io chiamerò aiuto ! - Calmati , Bianca , io non voglio farti alcun male ; vorrei soltanto che tu firmassi queste carte . - Firmerò tutto quello che volete ; ma non uccidetemi . - Non ne ho alcuna intenzione . Lascia che io ti spieghi il contenuto di queste carte .... - Non voglio saper nulla .... Firmerò , purchè andiate via ! - E tremava sempre più forte . La firma , sebbene fatta con mano tremante , riuscì perfettamente leggibile . Il conte esultava . Pochi giorni dopo partivano per la Sicilia , d ' onde poi tornarono per stabilirsi nella villa comprata dal conte ed alla quale Livio pose il nome di Bianca . Nei due anni che stettero assenti da Torino , i rapporti fra Bianca e suo marito non mutarono . Ma nella solitudine della villa il conte volle qualche volta dare sfogo al fiele che aveva nell ' animo . Un giorno entrò nel salotto di Bianca , mentre questa dormiva su di una poltrona . Per una completa evoluzione del suo spirito , Livio provava ormai per Bianca una passione così violenta , come non l ' aveva mai sentita per lei . Quel giorno il conte , vedendo la moglie che dormiva con un dolce sorriso sulle labbra , chiese a Milia , che sedeva poco lungi dalla contessa , lavorando : - Da quanto tempo riposa così ? - Da quasi un ' ora , - rispose la donna . - Chi c ' è ? - chiese in quel momento la contessa aprendo gli occhi . - Sono io , Bianca , - rispose il conte avvicinandosi a lei . - Indietro , indietro ! - gridò la contessa , i cui lineamenti si sconvolsero , - Non voglio vedervi ! - La sentite , Milia ? - esclamò il conte con una lugubre risata . - Quella donna colpevole , che anche in questo istante sognava forse il suo amante , respinge il marito , che ha avuto la debolezza di perdonarla e di lasciar credere a tutti che ella era una vittima incosciente . - Assassino ! - Ancora ? Vuoi che ti ripeta ad alta voce le frasi d ' amore da lui scritte , quelle lettere che io porto sempre con me ? Oh ! io le ho impresse nella mente , parola per parola ; ascoltate , Milia ! - No , per pietà , tacete ! - supplicò Bianca rabbrividendo . - Hai tu pietà per me ? Io sono stanco dei tuoi insulti , del tuo disprezzo ! Sono tuo marito ed ho diritto di possederti ! - Si chinò sfiorandole colle labbra i capelli . Bianca gettò un grido , respingendolo . - No , non sarà mai , mai ! Vi odio , perchè avete ucciso mio padre , debbo a voi tutte le mie sventure ! Lasciatemi .... lasciatemi ! ... - Livido , il conte seppe dominarsi , e indietreggiando disse con voce cupa : - Ti lascio , ma ritornerò ogni giorno per dirti che sei la più sprezzabile delle creature ! - Appena si fu ritirato , Milia disse : - Senta , se fossi io suo marito , non avrei tanta pazienza ! E bisogna dire che lei abbia un cuore ben duro per trattarlo così ! - Voi non sapete .... - interruppe Bianca . Ma la vedova non la lasciò finire . - Io sto a quel che vedo , a quello che sento . Lei accusa suo marito di averle ucciso il padre , e tutti i medici hanno ripetuto che il povero signore è morto di un colpo . - Se il conte non gli avesse fatto salire il sangue al cervello , mio padre non sarebbe morto . Dio , che sa tutto , farà un giorno giustizia ! - mormorò Bianca . Quelle scene si rinnovarono spesso , alterando sempre più la salute della contessa , accrescendo la passione morbosa di Livio . A Milia sembrava che , continuando in tal modo , un giorno o l ' altro sarebbe avvenuta una lotta spaventosa . Pure vi fu un momento che quella situazione parve cambiata . Bianca non usciva più in escandescenze , e dinanzi al conte rimaneva calma e fredda come una morta . Così erano giunti al giorno dell ' arrivo di Fabio e delle confidenze strazianti fatte dal conte al giovane prima d ' introdurlo nell ' appartamento della contessa . III . Bianca stava nella poltrona , presso la finestra aperta . Milia , fedele guardiana , lavorava all ' uncinetto , a pochi passi da lei . Il rumore dell ' uscio che si apriva fece volgere la donna ; la contessa non si mosse . Livio , seguito da Fabio , le si avvicinò , e poichè la giovane non si muoveva , il conte la chiamò . - Bianca ! - Ella si rivolse , e scorgendo uno sconosciuto in compagnia di suo marito , si mise a tremare come una foglia scossa dal vento . - Siete venuti ad uccidermi ! ... - balbettò . - No , Bianca , ritorna in te ; - rispose dolcemente il conte - tu sai quanto la tua vita mi sia preziosa , quanto ti ami , nonostante l ' atroce supplizio che mi fai subire ogni giorno . Io sono venuto per presentarti il cameriere fidato che d ' ora innanzi aiuterà Milia nelle cure che ti sono necessarie . È un uomo di cuore , al quale potrai confidarti . - Bianca guardò Fabio , che provò un brivido . - Lo riconosco : - disse poi con voce singolare - l ' ho veduto spesso nei miei sogni ; ora me lo mettete al fianco per sbarazzarvi di me , come di Giulietta . - Fabio barcollò come colpito al petto : il conte divenne livido . - Non badarle , Martino : - disse con la solita dolcezza - ella non sa quel che dice . - La contessa chinò la testa sul petto , e socchiuse gli occhi . Un ' ombra passò sul volto di Livio , poi i suoi occhi si inumidirono e fuggì quasi correndo nelle sue stanze . Fabio lo seguì . Il conte si era gettato su di una poltrona . - L ' hai veduta ? L ' hai sentita ? E credi che io possa resistere a lungo a tale supplizio ? - La fisonomia di Fabio si era fatta grave . - Permettete , conte , che io vi dia un consiglio ? Ebbene : dovreste vedere vostra moglie il meno che sia possibile , recarvi a Torino , distrarvi , o non presentarvi a lei se ella non vi fa chiamare . Vedrete che a poco a poco essa guarirà e tornerà ad amarvi . - Il conte ebbe un sorriso amaro . - Sai che bisognerebbe fare per guarirla ? Ricondurle il suo amante . - Fabio impallidì . - Non lo credo , conte ; - interruppe - non torturatevi l ' animo con queste fantasie . La contessa non può avere un così vile pensiero . E poi , siete sicuro che colui sia stato suo amante ? - Se lo sono ? Tieni , leggi ! - Ed il conte trasse dal portafogli una lettera che porse a Fabio . Egli la prese con mano tremante e lesse : " Mia adorata ! " Quale giornata , quella di sabato ! Non posso dimenticarla . Solo con te , colla tua testina appoggiata alla mia spalla , le mani nelle mie ! Io avrei voluto morire così ! " Cerco di studiare , ma ho la febbre e mi alzo ad ogni istante , non riuscendo a dominare la mia agitazione . Pensare che tu , mia Bianca adorata , sei lontana da me , vicina ad un marito che potrebbe far valere i suoi diritti , ad un uomo vizioso , infame , indegno di te ! " È una situazione atroce , spaventevole la mia , o piuttosto la nostra . Quando finirà ? Potremo strappare dal volto di quell ' uomo la maschera d ' ipocrisia che nasconde l ' uomo senza vergogna ed indurlo a punirsi da sè stesso ? Tuo padre l ' ha promesso ed io ho fede in lui . " Quando ti rivedrò ? Manda Celia ad avvertirmi ; la vita mi è insopportabile senza un tuo sorriso , un tuo bacio . La nostra Gina ci aspetta . Io conto i giorni , le ore , i minuti che ci separano . Scrivimi . Ti amo ! Ti amo ! "ALDO." Fabio fremeva , e quando rese la lettera al conte , il suo volto esprimeva un vero strazio . - E voi amate sempre vostra moglie ? - Sì , l ' amo .... ed è questo il mio torto . - Voi siete buono , generoso come un Dio e la vostra bontà avrà un giorno la ricompensa . Vostra moglie riconoscerà i suoi torti , si pentirà , e voi la riavrete purificata nelle vostro braccia . - Se tu dicessi il vero ! Intanto farò quello che mi consigli , ed oggi stesso mi recherò a Torino , perchè adesso ho qui te e posso fidarmi . Nessun estraneo , sia uomo o donna , deve essere introdotto presso la contessa , nessuna lettera deve esserle consegnata . - Potate essere sicuro che ogni vostro ordine verrà eseguito a puntino . - Quando il dispensiere porterà i cibi per la contessa , li consegnerà a te , che a tua volta li passerai a Milia , e se questa scenderà per rifocillarsi o fare un giro nel parco , tu la supplirai presso mia moglie . - Il conte partì lo stesso giorno , senza avvertire altri , sicuro di Fabio come di sè stesso . Infatti Livio non poteva lasciare una persona più fidata nella villa . Fabio pranzò alla tavola dei domestici , accaparrandosi subito la simpatia di tutti per i suoi modi gentili , la bontà che traspariva dal suo sguardo , dalle sue parole . Quando Fabio risalì , passò nelle stanze della contessa , perchè Milia a sua volta potesse scendere , svagarsi un poco . Alla vedova era pure piaciuto il nuovo cameriere Martino , e capì che sarebbero andati perfettamente d ' accordo . Quand Fabio aprì la porta del salottino della contessa , Bianca non fece il minimo movimento : continuò a guardare fissamente nel giardino . Egli sedette presso un tavolinetto da lavoro . A un tratto Bianca si rivolse , fece un gesto spaventato , e con voce rotta dall ' angoscia : - Siete venuto ad uccidermi ? - balbettò . - Egli è partito come l ' altra volta per lasciarvi libero d ' agire ? - Fabio scosse dolcemente la testa . - State tranquilla , signora ; - rispose - io non sono qui per farvi male e v ' ingannate sul mio conto . Io mi chiamo Martino e sono un povero servo , devoto a voi ed al conte , pronto a dare la mia vita per rendervi la felicità . - Voi mentite ! - esclamò Bianca . - Vi riconosco , sapete : siete l ' assassino di Giulietta , l ' uomo amato dalla povera Ilda , lo strumento cieco di mio marito ! Quale malìa ha adoperato Livio per indurvi a commettere un delitto , per farvi sopportare lunghi anni di prigionia , per convincervi delle colpe di tanti innocenti ? - Innocenti ? Sì , voi pure avete l ' apparenza dell ' innocenza , e innocente vi crederei se non avessi letto la lettera del vostro amante ! - Bianca aveva alzato il capo con un moto pieno di nobiltà ed alterezza : sembrava trasfigurata . - Del mio amante ? - ripetè . - Che Dio vi perdoni questa parola , che per voi ed il conte ha un significato vergognoso , giacchè non intendete l ' amore se non accompagnato dal delirio dei sensi ! - Fabio arrossì come un fanciullo . - Sbagliate , signora contessa ! Voi chiamate puro un amore come il vostro , che permette ad un uomo di parlarvi di baci ? - Sì , quelle lettere mi accusano , accusano Aldo ; eppure , se vi fu uomo che abbia saputo rispettare una donna , fu lui ; se vi fu donna che , calpestata , avvilita dal marito , abbia saputo portar alta la fronte , sono stata io ! E con tutto ciò siamo i puniti , mentre il vero colpevole trionfa ! Non lo nego : amo Aldo e ne sono amata , ma il nostro amore è al di sopra di tutte le iniquità umane e si libra presso all ' altare di Dio . Può il nostro carnefice torturarci , coprirci d ' infamia , dividerci : le nostre anime saranno sempre unite , i nostri cuori vicini , e la fiamma arderà sempre più sfolgorante , quanto più cercheranno di spengerla con atroci patimenti . Ripetete pure tutto questo al conte . - Non sono qui per fare la spia , signora contessa , ma saprò dimostrarvi come accusiate a torto vostro marito . - Sarebbe inutile ; - interruppe Bianca col petto ansante , guardando con compassione il volto pallido ma soave di Fabio - voi non mi convincereste , come io non riuscirei a convincere voi , povera vittima delle vostre illusioni ! - La sola , la vera vittima è vostro marito . - Lui ? - proruppe con veemenza Bianca . Ma rimettendosi subito : - Già , che importa spiegarvi ? - soggiunse . - Egli ve l ' ha detto : sono una povera pazza . Infatti , ho la testa ed il cuore straziati , sconvolti , e voi non potete nè dovete prestarmi fede , sebbene abbiate creduto a tutte le infamie che il conte ha inventate sulla sventurata Ilda . - Fabio sussultò . - Non mi parlate di colei ! - proruppe con violenza . - Come potete chiamarla sventurata ? - Un sorriso ironico sfiorò le labbra di Bianca . - La conoscete ? - disse con strano accento . - Voi , il servo Martino , entrato ieri al servizio del conte ? - Fabio arrossì , tremò : si era tradito senza volerlo . - Non badate a me ; - soggiunse Bianca - non so nulla , sono una povera pazza ! - Così dicendo incrociò le braccia sul petto , chinò il capo e riprese quella calma apparente , che al conte faceva più paura della collera . IV . Quando Guglielmo e Severina seppero dell ' accusa contro Aldo , della sua entrata in prigione , credettero d ' impazzire dal dolore . Una sera , al momento di coricarsi , i coniugi Rivalta sentirono bussare alla porta di strada . Era una signora alta , velata , avvolta in un mantello . - Chi cerca , signora ? - disse Guglielmo che era andato ad aprire . - Cerco di lei , signor Rivalta : sono mandata da Aldo Pomigliano . - Entri , entri , la prego ! - L ' introdusse nella saletta , accese la lampada , e attraverso il velo che copriva il volto della signora scòrse delle sembianze giovanissime , leggiadre . Severina , sentendo una voce di donna , era frettolosamente scesa . Guglielmo le disse vivamente : - La signora viene da parte di tuo fratello . - Davvero ? - proruppe Severina avvicinandosi alla sconosciuta . - L ' ha veduto ? Gli ha parlato ? - No , signora ; ma sono portatrice di una sua lettera , consegnatami dal cavaliere Umberto Trani . Eccola . - Leggila subito , Guglielmo ! - esclamò la signora Rivalta . - E lei si accomodi , signora ! - Le indicò il divano , poi corse vicino al marito per leggere , dietro le spalle di lui , la lettera del fratello . Aldo scriveva : " Caro Guglielmo , " Questa lettera ha due scopi : presentarti la giovane che te la consegnerà , rassicurarti sulla mia sorte e pregarti di rassicurare Severina . Mi trovo in prigione sotto un ' orribile accusa in cui venne coinvolta anche la latrice della presente : ella , mercè l ' opera di persona influente , è riuscita a fuggire ed è assolutamente necessario che tu la nasconda , la sottragga a tutte le ricerche che si faranno di lei . È la signorina Ilda Corato . " Guglielmo e Severina interruppero la lettura , guardando sbalorditi la giovane , che intanto si era sollevata il velo e fissava su di essi i suoi sguardi ammaliatori . - Ma non è lei - disse la signora Rivalta non potendo contenersi - che , come annunziavano i giornali , accusò mio fratello di aver tentato di strangolarla e di averla derubata ? - Ilda doveva essere d ' accordo con Aldo e con Umberto Trani , perchè rispose : - I giornali hanno riportato il falso : io accusai il vero autore del tentato assassinio e del furto , ma non vollero credermi perchè in quella notte Aldo era presso di me e gli trovarono nel soprabito i gioielli , che il vero ladro vi aveva posti . Il giudice istruttore , incaricato dell ' inchiesta , disse che era tutta una commedia preparata da me e da suo fratello per perdere l ' altro . - E non avete potuto dimostrare in alcun modo la vostra innocenza ? - No , perchè tutte le prove erano contro noi . Ma lasciate che vi racconti tutto . - Prima terminiamo la lettera di Aldo ! - osservò Severina . - Essa non è che il riassunto di quanto io debbo dirvi , - soggiunse Ilda . - Se è così , potremo leggerla anche dopo , - disse Guglielmo - e se la signorina non è stanca e vuol raccontare .... - Dirò tutto . Il signor Aldo era già in prigione quando fu spiccato il mandato di cattura anche per me . Ora dovete sapere che fra il cavalier Meralta , magistrato che deve istruire questo processo , ed il cavalier Umberto Trani , che voi conoscete , esiste un sordo rancore , perchè il Trani aveva chiesto di fare l ' inchiesta , e non solo venne escluso per i suoi rapporti d ' amicizia col signor Moreno o come frequentatore della mia casa , ma lo accusarono di aver sottratto altra volta alla giustizia la contessa Rossano per favorire la gentildonna ed Aldo , nascondendo i loro rapporti al conte per odio contro lui . " Il Trani avrebbe potuto facilmente scolparsi di tali accuse ; ma non lo fece per suoi motivi particolari e si limitò a dire che il tempo avrebbe dimostrato dove era la verità e dove la menzogna . Egli è convinto delle colpe del conte ed ha giurato di smascherarlo e di abbassare l ' alterigia del suo collega , che momentaneamente trionfa . Il Trani si è dedicato interamente a questo scopo e dice che riuscirà . Intanto , per mezzo di un agente segreto , che gli è fidatissimo , ha potuto tenere corrispondenza con Aldo , al quale ha dato tutte le sue istruzioni . Così ha avuto questa lettera per voi ed ha potuto avvertirmi in tempo del mandato di cattura ed inviarmi qui , come il luogo , per ora , più sicuro per me . " Ho lasciato i miei bagagli in stazione ed in un baule tengo un travestimento completo da contadina della valle di Susa . Io so parlare il dialetto di quella vallata . Voi figurerete di avermi conosciuta a Susa , in una famiglia presso cui ero come serva . Direte che quei signori , recandosi fuori d ' Italia , mi hanno raccomandata a voi , finchè non abbia trovato un altro servizio . Con questo travestimento potrò anche andare e tornare da Torino senza che nessuno badi a me . Il mio scopo , secondo l ' istruzione di Aldo , è di avvicinarmi alla contessa Bianca , di poterle parlare , dirle che il signor Pomigliano le raccomanda di essere tranquilla , che il suo pensiero sarà sempre vicino a lei ; ho pure un biglietto da consegnare alla contessa . - Però il mio povero fratello verrà condannato ! - interruppe commossa Severina . - Temo di sì , - rispose schiettamente Ilda - perchè hanno troppo interesse di toglierlo di mezzo . Ma Aldo vi prega di non tentare alcun passo per sottrarlo alla sua sorte ; dice che subirà la condanna senza ribellione , certo di avere un momento o l ' altro una rivincita . Egli pensa più a Bianca che a sè : teme solo per lei . - Severina piangeva . - È un ' anima nobile e grande , e un giorno trionferà per certo con la sua innocenza ! - soggiunse Ilda . La giovane aveva ripreso tutta la sua energia di un tempo , e le sue parole finirono col consolare i coniugi Rivalta . Ilda fu alloggiata nella stanza dei forestieri , ma per due giorni nè Gina , nè la servetta di casa la videro . Il terzo giorno comparve nei suoi abiti di montanara , che la rendevano irriconoscibile . Gina fece subito amicizia con lei . Di lì a due giorni , Ilda seppe della morte del signor Moreno , e molto se ne afflisse . Per saperne la causa , volle andare a Torino e si recò direttamente a casa del Trani . Il magistrato stava per mettersi a tavola colla moglie ed i figli , quando gli fu annunziato che una giovane montanara chiedeva di essere ricevuta da lui avendo urgente bisogno di parlargli . Un po ' sorpreso , Umberto diede ordine che fosse introdotta nel suo studio . - Che desiderate da me ? - le chiese entrando . - Ospitalità per qualche giorno , - rispose Ilda . Al suono di quella voce , Umberto guardò la montanara , sbalordito . - Voi ? Voi ? - disse , stendendole la mano . Ilda raccontò perchè era venuta a Torino : le lacrime offuscarono i suoi occhi ricordando il signor Moreno e Bianca . Anche il signor Trani era molto commosso . - Quella morte ha recato a me pure una grande impressione ! - disse . - Il signor Moreno ha avuto il colpo mentre si trovava nel proprio salotto solo col genero . Un domestico asserisce di aver sentito il povero signore gridare : " È un ' infamia , un ' infamia ! " - E la contessa Bianca ? - Vi parlerò più tardi di lei ; adesso , senza complimenti , venite a pranzo con me , altrimenti la minestra si fredda . - Che dirà la vostra signora , vedendomi ? - Mia moglie è la mia vera metà , a parte di tutti i miei segreti , e potete stare tranquilla sulla sua accoglienza ; seguitemi . - Il magistrato condusse Ilda nella sala da pranzo , ed ammiccando alla moglie , che guardava stupita la bella e giovane montanara , disse a voce alta : - Guarda chi ti conduco , Norina ! È la figlia del nostro fittavolo di Susa , che tu non conosci ancora ; è venuta a Torino per una cura , giacchè è anemica ; suo padre me la raccomanda . Resterà qui con noi . - Sì , sì ! - rispose sorridendo la buona moglie del cavalier Trani . - Sedete , bella ragazza , e ditemi come vi chiamate . - Catì . - Ebbene , Catì , state di buon umore e consideratevi come a casa vostra . - Diede ordine perchè fosse portata un ' altra posata , incoraggiò la giovane a mangiare , e durante il pranzo non parlarono che di cose indifferenti . I figli del magistrato non si mostrarono affatto curiosi . Finito il pranzo i fanciulli si recarono a passeggiare ed il Trani colla signora ed Ilda si ritrassero in un altro salotto . Questa volta Umberto presentò Ilda alla moglie e raccontò il vero motivo per cui era venuta a Torino . - La contessa Bianca - disse poi il magistrato alla sua ospite - è malata : i medici dicono che il dolore le ha alterata la ragione . Il conte si mostra premuroso con lei , forse perchè , non essendosi trovato il testamento , egli sa ormai che le ricchezze del signor Moreno vanno tutte di diritto a sua figlia . Il mio agente segreto è incaricato di riferirmi tutto quello che succede al palazzo : egli ha trovato una furba ausiliaria in una cameriera . Intanto debbo dirvi che Celia è arrestata . - Arrestata ? Perchè ? - chiese con angoscia Ilda . - Perchè si dice che facesse come voi parte della trama per sopprimere il conte . - Mi pento di non averlo fatto ! - mormorò la giovane . - Era meglio che l ' avessi ucciso , quel furfante ! - Umberto scosse il capo . - Avreste fatto male , - disse - perchè la sua morte non portava alcun vantaggio agli innocenti . No , no ! Noi dobbiamo giungere ad accerchiarlo in modo che egli confessi le sue colpe . Ci riusciremo , sebbene la cosa non possa avvenire molto presto . Da chi però non abbiamo nulla da sperare , è da Fabio . - Se io gli scrivessi , gli raccontassi come sia stato vittima del conte ? - osservò Ilda . - Ma in qual modo fargli pervenire la lettera ? - Di questo m ' incarico io , sebbene non abbia alcuna fiducia che egli si risolva a tradire il conte . Un uomo che diventa assassino per un altro , deve essere avvinto a quest ' altro da tali obblighi , da tali segreti , che riuscirà difficile scoprire . Perchè la semplice gratitudine non basta a spingere un essere a tal punto di devozione . Ho già preparato un ' inchiesta a tal uopo : risalirò fino alla nascita di Fabio , troverò qualche vecchio servo della casa Rossano che serviva al tempo dei coniugi Ribera . Quando avrò in mano il bandolo di quella matassa , potrò dire di essere quasi in porto . - Ilda preparò la lettera , che fece leggere al magistrato , il quale la ritoccò in diversi punti , e , ricopiata , la tenne per farla pervenire al prigioniero . Intanto ogni giorno si aveva nuove della contessa Bianca , che su per giù erano le stesse ; poi si seppe che il conte , licenziata tutta la servitù , aveva già dato gli ordini per la sua partenza con la moglie , con la quale diceva di essersi riconciliato . - Io non lo credo ! - disse Ilda . - Il conte prepara qualche tranello per la contessa . - Egli è troppo furbo per compromettersi ora che tutto gli va a seconda ! - osservò il magistrato . - Forse la contessa , stanca di lottare , ha finito col sottomettersi . - Sono persuasa che morirebbe prima di cedere ! - interruppe Ilda . - Temo piuttosto che , fra tante scosse , abbia smarrita la ragione . - Io saprò quello che le succede , - soggiunse Umberto . - Bisogna però che agisca con gran prudenza per non suscitare dei sospetti nel conte . - Intanto fu informato che Livio era partito colla moglie per Napoli e di lì si sarebbe imbarcato per la Sicilia . Pochi giorni dopo il magistrato , tornando a casa , consegnò ad Ilda una busta , dicendole : - Non vi avevo avvertita che con Fabio a nulla saremmo riusciti ? Giudicatene da quello che troverete qui dentro . - Ilda lesse il biglietto del prigioniero , che le scriveva , rimandandole la sua lettera senza averla aperta : " È inutile , signorina , che v ' incomodiate a spedirmi lettere : esse non m ' interessano affatto , e vi dareste una pena inutile , perchè vi sarebbero rimandate come questa . Potevo perdonare l ' infedeltà , mi sarei rassegnato alla perdita del vostro amore ritenendola una giusta punizione al mio delitto : non vi perdono i bassi intrighi per perdere il mio benefattore , nè mi rassegno di saperlo vilipeso da voi , che conoscevate i suoi rapporti con me , la bontà del suo animo , la generosità del suo cuore . Io non vi conosco più : l ' Ilda di un tempo è morta : per me adesso siete un ' estranea , una indifferente . "FABIO." Il cavalier Trani , che osservava Ilda mentre leggeva , fu molto commosso dalla disperazione che sconvolgeva il suo bel viso . - Non me l ' aspettavo ! - esclamò l ' infelice lasciando cadere il biglietto che il magistrato raccolse . Questi cacciò un grido di stupore ed esclamò : - È insensato come non ci abbia pensato subito ! - La giovane rialzò il capo chiedendo : - A che cosa ? - Questo biglietto è stato scritto proprio da Fabio , non è vero ? Ne riconoscereste la calligrafia ? - Perfettamente . - Aspettate un momento , - disse il Trani , agitato . Lasciò Ilda sola , ma non tardò a ritornare portando un pacchetto , dal quale trasse una lettera che svolse e confrontò col biglietto . - Ed io , stupido , che trascurai la cosa più importante ! - disse bruscamente il magistrato . - Guardate , Ilda : vi sembra questa la calligrafia di Fabio ? - Questa è la calligrafia del conte . - Ne siete sicura ? - Sì , perchè ho delle lettere scritte da lui . - E firmate col suo nome ? - Certo . - Queste invece sono firmate " Fabio Ribera " e dirette alla povera Giulietta Lovera . - Ma dunque , non c ' è alcun dubbio : - gridò Ilda - fu lui il seduttore , e fu lui che spinse Fabio ad assassinare quella sventurata ! - Non solo , - interruppe il magistrato - ma Fabio riconobbe quelle lettere per sue , ragione per cui io non mi curai più di indagare . Vedete bene che un segreto grave esiste fra quei due uomini , di cui l ' uno tutto sacrifica per l ' altro . Ma da Fabio non lo sapremo mai , ve lo ripeto , perciò bisogna cercare un ' altra via per giungere alla scoperta della verità . E voi mi aiuterete . - Con tutte le mie forze , dovessi rimetterci la pelle . - Nessuno , all ' infuori della moglie del magistrato , seppe delle minuziose indagini fatte da Umberto Trani , assistito da Ilda , nel passato del conte e di Fabio . Intanto non trascuravano Bianca , Gina ed Aldo . Questi , durante il processo , pure protestandosi innocente non tentò di difendersi , per salvare l ' onore di Bianca . Che gli importava la propria condanna , il proprio disonore , purchè Bianca non avesse a soffrire per cagion sua ? Egli era sicuro dell ' amore di lei : il Trani gli aveva promesso di vegliare sulla contessa : che il proprio destino , dunque , si compisse ! Scontata la sua condanna , Aldo era scomparso da Torino , e così Ilda ed i coniugi Rivalta , Gina e Celia avevano lasciato Ivrea . Nessuno sapeva dove fossero andati : qualcuno sussurrò che si erano imbarcati per l ' America . Umberto Trani era a parte di quel segreto : egli solo avrebbe potuto dire dove si trovavano , ma si sarebbe ben guardato dal parlarne . Cercava che tutti dimenticassero , non pensassero più a quella storia d ' intrighi , d ' infamie , per poter agire . V . Livio si era recato a Torino per svagarsi , sicuro ormai che Bianca sarebbe scrupolosamente sorvegliata . Sotto i portici di piazza Castello , egli s ' imbattè nel marchese Passiflora . Il gentiluomo conservava la sua fisonomia beffarda . - Chi non muore si rivede ! - disse andando incontro al conte . - Sei proprio tu .... o la tua ombra ? Il conte sorrise , e ricambiando la stretta dell ' uomo dal quale si sentiva odiato e che detestava del pari , rispose quasi gaiamente : - Sono proprio io . Mi trovi molto cambiato ? Ho avuto tanti guai ! Basta , ora sono tranquillo ed ho fiducia nell ' avvenire ! - Meriti davvero un po ' di felicità ! Sei tornato a Torino colla contessa ? - Livio scosse il capo . - Essa non vuole abbandonare la campagna , ed io non la dissuado , perchè la poveretta ha bisogno di solitudine . - I due uomini avevano preso a camminare . - Sento - disse il marchese - che sei diventato un marito modello ; ed è tanto più meritevole da parte tua , avvezzo ai tripudi e col patrimonio che adesso possiedi . Perchè deve aver lasciato un bel patrimonio , il vecchio Moreno ! - Un altro paio di milioncini , dei quali mia moglie vuole che io sia il solo amministratore . - Capperi ! La contessa non ha più alcuna prevenzione contro te , nonostante le tue scappatelle ! Mi rallegro ! A proposito , non lascerai così presto Torino , e vorrai stasera venire a pranzo da me . Troverai delle tue conoscenze ; si farà una partita alle carte . - A casa tua ? Ma non pranzavi al circolo e non vi passavi sovente anche la notte ? - È vero , perchè mi trovavo solo . Ora , ho una compagna . Vedrai , vedrai .... Voglio lasciarti il piacere della sorpresa .... Vieni alle sette . Ti accomoda ? - Perfettamente . - Alle sette in punto il conte entrò nel salone del marchese , dove era già riunita numerosa compagnia . Il marchese Passiflora gli andò incontro . - Ti ringrazio di non aver mancato ! - disse . - Non si aspettava che te ! - Mi dispiace d ' avervi fatto attendere ! - Strinse la mano al marchese , poi salutò tutti , lieto di ritrovare antichi compagni che si affrettarono a festeggiarlo . - Credevamo che tu fossi sparito dal mondo ! - gli dicevano senza dissimulare un sorriso pieno di sottintesi . - Non è stata colpa mia . Il lutto , la malattia della contessa .... - Come sta adesso ? - chiesero alcuni con premura . - Assai meglio , ma non si risolve a lasciare la sua solitudine . - Permettete che mi congratuli con voi per la guarigione della contessa ! - disse una voce alle sue spalle . Il conte si volse trasalendo e si trovò a faccia a faccia con Umberto Trani . - Grazie , cavaliere , per la vostra squisita gentilezza , - disse Livio con un sorriso oltremodo amabile . - Sì , la mia Bianca si è quasi completamente rimessa delle scosse subite . - Frattanto Livio gli stendeva la mano . Ma il magistrato non fu in tempo a stringerla , perchè alla volta del conte tornava Passiflora , tenendo al braccio una donna . Livio indietreggiò . La compagna di Passiflora era Cinzia . Ella sorrise al conte , senza mostrare la minima commozione . Era più pallida del solito , ma conservava quegli occhi strani , incantatori , il sorriso voluttuoso , le movenze serpentine . - Finalmente , - esclamò , porgendo la mano a Livio - ecco un risuscitato ! Non volevo credere a Passiflora quando venne a dirmi che eravate dei nostri .... Ne sono proprio contenta , perchè ero persuasa di non rivedervi più ! - Io invece pensavo che vi avrei ritrovata presto o tardi , - rispose galantemente il conte - e sono tanto più lieto di rivedervi felice . - Oh ! sì , lo sono ! - mormorò Cinzia volgendo uno sguardo languido al marchese , che arrossì di piacere , mentre gli amici non nascondevano un maligno sorriso . - Signori , a tavola ! - gridò la voce di un domestico . I commensali erano quattordici , fra cui cinque donne . Cinzia sedette in capo tavola , avendo alla sua destra il conte Livio , a sinistra il Trani , di faccia il marchese . Nessuno faceva le maraviglie di vedere in quella casa il magistrato , sapendolo amico di Passiflora ed amantissimo , almeno in apparenza , della società . Il pranzo era squisito , i vini scelti . Livio aveva ripreso il suo spirito , la sua gaiezza di un tempo . Riempiva ad ogni momento il bicchiere , che vuotava di un fiato ; premeva dolcemente sotto la tavola il piede di Cinzia , raccontava aneddoti a bizzeffe , come se volesse ad ogni costo divertire gli altri . - È vero - gli chiese il Trani - che avete preso in affitto la villa Stenner ? - È verissimo . A mia moglie piacque per la posizione . - Forse la contessa non sa come il precedente proprietario , il banchiere Stenner , fosse ivi assassinato ! - Un mormorìo corse lungo la tavola . - Siete in inganno , cavaliere ; - soggiunse il conte - lo Stenner si tolse da sè la vita , non potendo sopportare i tormenti di una malattia che da diversi anni l ' affliggeva . - Se così vi hanno detto , è perchè i parenti del morto facevano correre questa voce , onde sbarazzarsi di una tenuta che altrimenti non avrebbero trovato da vendere o da affittare . Ma io so benissimo come sono andate le cose . - Raccontate , raccontate ! - esclamarono ad una voce i commensali . - Lo farei di buon grado , ma temo d ' impressionare troppo l ' odierno possessore della villa . - Il conte scoppiò in una risata . - Raccontate pure , non ho certo alcun timore . La villa è cintata e custodita , ed alla notte si sguinzaglia due mastini , coi quali nessuno vorrebbe far conoscenza . - Il banchiere Stenner non era meno prudente di voi . Egli era scapolo , ed io lo conobbi una sera in casa del prefetto . Era un bell ' uomo , alto , asciutto , di apparenza fredda . Egli teneva casa in Torino , ma passava la più gran parte dell ' anno nella sua villa . Si diceva che avesse una singolare passione per la cultura dei giardini , che amasse la solitudine della campagna . Teneva dei domestici che sembravano giganti , dei cani che intimorivano al solo guardarli . " Una mattina , uno dei domestici trovò sul ciglio di un fosso il cadavere di Stenner . Una palla in fronte l ' aveva fulminato . Tutti accorsero sul luogo , vennero i carabinieri da Moncalieri , le autorità da Torino , i medici , fu telegrafato ai parenti e si sparse la voce che il banchiere si era suicidato . " Ma nessuno rinvenne la pistola colla quale si era tirato il colpo , nessuno sapeva capacitarsi come un uomo ricco a milioni potesse finire i suoi giorni in tal guisa : io solo scopersi la verità , ma era inutile ormai propalarla . - Perchè ? - chiese Cinzia sorridendo . - Era vostro dovere illuminare la giustizia . - Giustizia era già stata fatta del colpevole ! - rispose in tono grave Umberto . - Il banchiere Stenner , benchè avesse un ' apparenza piuttosto austera , era il più consumato dei libertini . Per lui nulla vi era di sacro : egli non rispettava nè le mogli , nè le figlie dei suoi dipendenti , e nessuna osava fiatare perchè tutte lo temevano ed avevano timore di far perdere ai padri , ai mariti il loro posto . " Fra le sue vittime vi era la figlia di un ' onesta vedova , che di nulla sospettava . " Jetta era una ragazza sedicenne , bella e pura come gli angeli . Per certo egli dovette usare delle pazienti astuzie per averla in suo possesso : come vi riuscisse , è un segreto ; ma il fatto sta che un bel giorno l ' attirò nel parco , e quando l ' infelice ne uscì era disonorata . Di poi , licenziò dal suo servizio la ragazza e la madre di lei . " Jetta non ebbe il coraggio di rivelare subito la verità alla mamma . Peraltro , cominciò a deperire , e tre mesi dopo era in agonia . Solo prima di chiudere gli occhi Jetta disse tutto a sua madre . " La povera donna , baciato il cadavere della figlia , le sussurrò agli orecchi alcune parole che la morta sola sentì : " Riposa in pace , e sarai vendicata ! " " Pochi giorni dopo il conte fu trovato nel parco con una palla nella testa . - Bisognava farlo soffrire di più ! - urlò Cinzia . - È vero ! - aggiunsero gli altri . - Che volete , - soggiunse il magistrato - certe vendette raffinate non sono conosciute nella classe alla quale apparteneva la povera madre . - Ma voi , come sapeste questa storia , che mi pare un po ' assurda ? - chiese Livio . - La seppi dalla bocca stessa dell ' infelice madre . - E non la denunziaste ? - L ' avreste fatto voi ? - Sì , perchè in fondo quella donna era un ' assassina ! - E qual nome dareste all ' assassinato ? - Il conte alzò con noncuranza le spalle . - Quando un uomo - soggiunse il magistrato - abusando dell ' innocenza , della fiducia d ' una giovinetta , le ruba l ' onore , se la vittima o chi per essa fa giustizia del don Giovanni , è nel suo diritto . No , non denunziai quella madre .... e la coscienza non mi rimprovera : feci il mio dovere . - Bravo , benissimo .... - gridarono tutte le donne . Passiflora , per tagliar corto alle discussioni che potevano sorgere , colmò il bicchiere di sciampagna , e , sollevandolo , disse gaiamente : - Alla salute di tutte queste belle ! - Finito il pranzo , i commensali passarono in un ' altra sala , dove erano preparati i liquori , il caffè , i sigari . Due porte di questa sala erano spalancate : una metteva nella stanza da giuoco , l ' altra in una galleria a fiori . Alcune coppie si erano già avviate in quella galleria , ed il conte invitò Cinzia ad imitarle ; ma in quel momento Passiflora si avvicinò dicendogli : - Aspettiamo te per fare una partita . - Un momento ; vengo . - E mentre il marchese si allontanava per parlare con un altro , Livio disse rapidamente a Cinzia : - Bisogna che ti parli . - Anch ' io , - rispose ella con voce oppressa . - Vieni al Trombetta . Ti attenderò tutta la mattina . - Alle nove ci sarò . - Cinzia si diresse verso il Trani , che entrava nella galleria . Livio si recò nella sala da giuoco . Alle due di notte , quando si ritirò , aveva perduto ventimila lire , ma poco glie ne importava . Al conte ormai non premeva che togliere Cinzia a Passiflora . E l ' impresa gli pareva facile , perchè la cortigiana doveva amarlo ancora , a malgrado del modo poco gentile con cui l ' aveva trattata . Egli era partito da Torino colla moglie senza più rivederla , senza dirle dove si sarebbe recato , senza lasciarle del denaro , quantunque sapesse che in quel momento Cinzia non si trovava in buone acque . E non si era mai più curato di sapere che fosse avvenuto di lei . Ora , avendola ritrovata con Passiflora , il conte , inasprito dalle ripulse della moglie , sentì rinascere con violenza il suo capriccio del passato , capriccio accresciuto dal desiderio di prendersi giuoco di Passiflora . Egli non potè dormire : alle sette era già alzato . Ma erano già passate le nove ed il conte , fremente di impazienza , di collera , passeggiava nervosamente per le stanze , quando il cameriere venne ad avvertirlo che una signora chiedeva di lui . Cinzia entrò : vestiva un abito scuro , semplice , elegantissimo . Il conte le andò incontro , stendendole la mano , dicendo a voce alta : - Buon giorno , cugina ! - Ma appena il cameriere si fu ritirato , Livio chiuse l ' uscio con la spranghetta e si volse a Cinzia per abbracciarla . La cortigiana disse con accento mordace : - Giù le zampe , mio caro ! Non sono venuta qui per subire i tuoi amplessi , ma solo per sfogarmi ! - Egli fece un gesto irato . - Se avevi l ' intenzione di farmi una predica , - esclamò - potevi risparmiarti la pena di venire ! - Ah ! - esclamò Cinzia , che si ora seduta sul divano . - Ti farebbe comodo , dopo avermi lasciata cinque anni fa , come un cane , senza neppur dirmi addio , riprendermi adesso che ti è tornato il capriccio e sei qui senza tua moglie ! Ma ciò non fa comodo a me , e se sono venuta , è per dirti in faccia , da soli a soli , che sei un birbante , un mascalzone ! Ed io ti amavo al punto di sacrificarti tutto , ed ho sempre taciuto sulle tue marachelle , che potevano mandarti all ' Assise , come quel povero diavolo che vi si recò volontariamente per salvarti . - Il conte era divenuto cadaverico . - Cinzia , tu vaneggi ! - Sai bene che no ! Ma non importa , starò zitta su questo punto , perchè mi preme la pelle : volevo soltanto parlarti della tua ingratitudine verso me . Mentre tutto ti andava a seconda ed io stessa ti aiutavo perchè tu riuscissi a trionfare , a schiacciare quella Cleo , che mi era rivale , tu pensavi già a sbarazzarti di me . - Non è vero , Cinzia ! - Non è vero ? Te lo provo , Tu sai che in quei giorni io mi trovavo in cattivissime acque : il mio protettore se ne era andato e tu mi lesinavi il denaro , perchè ne avevi bisogno per riuscire a trionfare sui tuoi nemici . Però mi lusingavi dicendomi che , ottenuto il tuo intento , mi avresti fatto parte dei milioni del suocero , e mi avresti serbato una riconoscenza eterna . Parole ! I nemici furono vinti , il suocero se ne è andato all ' altro mondo , i milioni sono caduti nelle tue mani , e tu , senza una parola , un addio , fuggi colla moglie e ti rivedo dopo cinque anni ! ... Il conte aveva cambiato fisonomia . - Perdonami , Cinzia , perdonami .... tu hai ragione ; ma io aveva perduto la testa .... - Vai a darlo ad intendere ad altri , non a me , che ti conosco .... Non ti pareva vero di liberarti di me , ricco a milioni , con una moglie che tu stesso avevi resa pazza e non ti dava più noia . Intanto io sono rimasta con un pugno di mosche in mano e per soprappiù mi sono ammalata e sono stata condotta all ' ospedale : all ' ospedale , capisci , dove rimasi cinque mesi , e quando ne uscii , non avevo più nulla da vivere , ed ero così debole .... così debole .... Basta , non voglio tediarti col racconto delle sofferenze da me patite : ti dirò solo che ti maledivo mille volte al giorno e ti auguravo ogni male . Alfine , un ' anima pietosa s ' interessò di me e cominciai a star meglio . Ma ero stanca di far la vita della donna alla mercè del primo venuto , e volli mettermi a lavorare . La persona che si era interessata di me mi diede pure i mezzi per rilevare una rivendita di sali e tabacchi . E facevo degli affari . Fra i miei avventori era il marchese Passiflora , che s ' intratteneva a discorrere volentieri con me . Egli mi confidò che era sua intenzione prendere in affitto un elegante appartamento , ammobiliarlo riccamente per ricevere ogni sera gli amici e le amiche , per giocare . Mi propose di entrare in società con lui : accettai . - Il conte ebbe un sorriso ironico . - E dividete i proventi della bisca , o ricevete anche i magistrati che assistono impassibili allo spoglio dei giocatori ? - Vuoi parlare del cavaliere Trani ? Ma egli non è più in servizio : già da qualche anno ha dato le sue dimissioni . - Livio provò un segreto sollievo . Cinzia riprese : - Io vado perfettamente d ' accordo con Passiflora , e , grazie a lui , la mia situazione fra poco sarà cambiata , perchè diverrò sua moglie . - No , tu non lo sposerai ! - disse con violenza il conte . - Perchè ? Sei tu che ti opponi ? È grottesco : dopo avermi lasciata nella miseria , non curandoti di me per cinque anni .... Basta ! finiamola : ora che mi sono sfogata , me ne torno a casa . - No , tu non andrai via così : voglio che tu ti calmi , che tu rifletta . Non mi dirai che ami Passiflora .... no , non lo credo . E perchè lo sposeresti ? Per avere il suo nome ? Bel nome ! Tenutario di una bisca . Per i quattrini ? È rovinato , e quello che oggi possedete insieme , non si fonda su basi solide . Che bell ' avvenire ti attende ! ... E come può quell ' uomo divertirti ? No , non fa per te ! - Cinzia tratteneva a stento le risa . - Avrei un bel vantaggio a cambiarlo con te ! - disse . - Sì , che l ' avresti ! - interruppe con impeto il conte . - Prima di tutto , io sono adesso padrone di circa tre milioni , ed almeno la metà di questo denaro potremo godercela insieme . Bianca ormai non si muove dalla villa , ma io posso venire a passare con te almeno tre giorni della settimana , purchè sia sicuro di trovare la tua casa sempre aperta , il tuo cuore come per il passato , e che io possa confidarmi a te interamente . Non è vero che accetti la mia proposta ? - Le s ' inginocchiò dinanzi , le baciò le mani . Cinzia sembrava commossa . Egli si fece sempre più incalzante , perchè voleva ad ogni costo supplantare Passiflora e perchè il fascino che emanava da Cinzia tornava ad avvilupparlo . - Resta con me ! - pregava con voce piena di lacrime . - Dimmi che cosa vuoi che io faccia per ottenerti ancora ! - Cinzia si alzò . - Ebbene , avrai la mia risposta domattina . - E perchè non adesso ? - Perchè voglio rifletterci . Addio ! - Rimasto solo , il conte fu dapprima assalito da una collera violenta . Ma dovette contenerla , calmare i nervi e lo spirito . Sceso a fare colazione , poi lasciò l ' albergo , stette fuori parte della giornata ed alla sera fu tentato di recarsi da Passiflora . Ma resistette alla tentazione ; tornò all ' albergo e si sentì molto triste , come forse non lo era mai stato nella sua vita . Pensò a sua moglie , e sentì che non avrebbe mai più riacquistato il suo amore : poteva ottenerla colla forza , ma non avrebbe più posseduto che un cadavere . Ebbe un moto di ribrezzo a quel pensiero . Nessuno lo amava al mondo , all ' infuori di Fabio ; ma quella stessa cieca affezione del misero , invece di tornargli di conforto , l ' irritava , ricordandogli le sue orribili menzogne , il delitto fatto compire . Era malcontento di sè , di tutti , e passò anche quella notte senza chiuder occhio ; si alzò di cattivo umore ed attese la risposta di Cinzia . Alle nove precise sentì battere all ' uscio . - Avanti ! - disse . Con un vivo battito di cuore vide entrare Cinzia col sorriso sulle labbra , gli occhi pieni di fiamme . - Vengo a portarti la risposta io stessa ! - disse , porgendogli le labbra . Livio gettò un grido di gioia e la strinse al suo petto . Ma Cinzia si svincolò , e indietreggiando alquanto : - Adagio ! - esclamò . - Prima dobbiamo fare i nostri patti ! - VI . L ' assenza del conte Livio dalla villa si prolungava , ma egli aveva scritto a Fabio dicendogli che alcuni interessi lo terrebbero lontano per qualche settimana . Gli raccomandava la contessa , e aggiungeva che se ella avesse mostrato desiderio di scendere nel parco a farvi una passeggiata , lui e Milia l ' accompagnassero , non staccandosi mai dal suo fianco . Fabio nascose la lettera , quindi si recò dalla contessa per avvertirla che il conte non sarebbe tornato presto . Quella mattina Bianca sembrava rianimata : era uscita un momento sul balcone e si appoggiava alla balaustrata . Vestiva un abito azzurro pallido , stretto alla vita da una cintura d ' argento : aveva due grosse trecce pendenti sulle spalle . Pareva una giovinetta . - Signora contessa .... - disse Fabio alle sue spalle . Ella sussultò e si rivolse . - Che volete ? - chiese . - Vengo a dirvi che il signor conte mi ha scritto . - Che m ' importa ? - esclamò ella duramente . - Egli s ' interessa molto della vostra salute , mi scongiura di avervi ogni riguardo , e mi dice che , se desideraste passeggiare nel parco .... - Posso scendere nel parco ? - interruppe vivamente Bianca con lo slancio di una bimba . - Sì ; - rispose Fabio - Milia ed io vi accompagneremo . - Bianca non mise tempo in mezzo , e scese subito la scalinata ; ma dovette fermarsi , ansante . Fabio le chiese con premura : - Posso offrirvi il braccio ? - Voi ? ! - Era in quella esclamazione tanto disprezzo e tanto orrore , che Fabio indietreggiò come se l ' avessero schiaffeggiato . Poi , chinando il capo , rispose : - Avete ragione : scusate ! - E siccome Bianca aveva ripreso a camminare , la seguì . Egli aveva il cuore oppresso . Come mai era stato così audace da offrire il suo braccio alla contessa , lui , un servo , un assassino ? Come Bianca doveva sprezzarlo ! Ma anch ' essa era stata colpevole , sebbene lo negasse ; anch ' essa aveva voluto commettere un delitto , associandosi con coloro che volevano sbarazzarsi del conte ! Pure , nel contegno di lei , nella sua fisonomia , non era quell ' impaccio di persona che , essendo colpevole , sta continuamente in guardia temendo di tradirsi . E neppure poteva dirsi pazza : il conte s ' ingannava su questo . Fabio camminava colla testa china . Bianca , giunta ad una panchina , sedette . Fabio si appoggiò al tronco di un albero , non osando volgere lo sguardo sulla contessa . - Che bei fiori vedo su quel prato ! - disse ad un tratto Bianca . - Se avessi la forza di correre , vorrei coglierli . - Fabio si allontanò e non tardò a tornare con un fascio di fiori , che depose sulla panca presso Bianca . Poi si appoggiò di nuovo all ' albero . La contessa spinse coll ' ombrellino il fascio di fiori che caddero in terra , quindi si alzò e si diresse verso casa . Fabio non disse parola , ma fremette e seguì Bianca con passo vacillante . La contessa , giunta nella sua camera , disse che aveva bisogno di riposo . Fabio si ritirò nella propria camera , e lasciatosi cadere su di una poltrona , vi rimase tutto compreso dal dolore . Egli non aveva mai provato tanta umiliazione nella sua vita . Neppure nella solitudine del carcere ebbe mai una visione così chiara dell ' infame delitto da lui commesso ! Dunque egli era un gran miserabile per avere sbarazzato il suo benefattore d ' una donna che lo minacciava ! E lui non aveva provato vergogna del suo delitto , pensando solo di pagare un debito di riconoscenza al suo benefattore ! Ora tutto ciò gli appariva mostruoso ! Il disprezzo di Bianca gli aveva aperto gli occhi : egli capì l ' avversione che la contessa doveva provare per lui . Ilda sola , Ilda che egli aveva amata di un amore puro e buono , non si era peritata a difenderlo innanzi a tutti , gli aveva stesa la mano . Se Bianca avesse avuto ragione ? Se il conte fosse il solo colpevole ? Fabio gettò un grido che lo scosse , lo fece tornare in sè , e fu spaventato dei propri pensieri . Dove mai lo trascinava la contessa col suo disprezzo ? Finiva col dubitare del proprio benefattore ! - È così che obbedisco alla mia povera mamma e alla mia defunta benefattrice ? - mormorò colle lacrime agli occhi , fissando il ritratto della bellissima contessa Rossano . Ma non tornò tranquillo : sentiva un cambiamento nel suo essere , e pregò Dio di liberarlo da quell ' incubo , di aiutarlo nell ' adempimento dei doveri prescrittigli dal conte . Poi gli parve di aver bestemmiato con tale preghiera . Si sentì soffocare e si alzò per aprire la finestra . Fabio respirò più sollevato . Nell ' ora in cui Milia discese per desinare , egli tornò nell ' appartamento della contessa . Le si avvicinò umilmente , e piegando un ginocchio : - Perdonatemi ! - disse con voce tremante . Bianca alzò il capo e lo guardò , stupita . - Sì , perdonate il mio ardire di aver còlto quei fiori per voi ! - soggiunse Fabio . Un mesto sorriso rischiarò il bel volto di Bianca . - Ho già dimenticato . - disse . Fabio si chinò colla fronte sino a terra , baciandole il lembo dell ' abito . Quando si alzò , aveva gli occhi inondati di lacrime , ma sul volto era un ' espressione di dolcezza così commovente , che Bianca ne fu mossa a pietà . Tuttavia rimase silenziosa , con gli occhi fissi nel vuoto , inerte . Fabio la guardava e stupiva di vederla così tranquilla , con quell ' aureola di candore sulla fronte . Possibile che quella soave creatura avesse avuto un amante ? Aveva pur letto la lettera di Aldo ; ma il dubbio ormai si faceva strada nella sua mente . Ad un tratto si ricordò delle lettere scritte dal conte a Giulietta e firmate col suo nome : Fabio Ribera . Egli aveva saputo quel particolare quando fu interrogato dal giudice istruttore . Livio aveva dunque premeditato d ' ingannare Giulietta , prendendo il nome di Fabio per sottrarsi ad ogni responsabilità . Ora non poteva Livio avere scritto quella lettera firmata Aldo , per dimostrare la colpa della moglie ? E se un giorno , stanco di Bianca , gli proponesse di sopprimerla ? - Oh ! no , no , questo mai ! - disse a voce alta , volgendo attorno gli occhi spaventati . Bianca l ' udì , si rivolse verso lui . - Che avete , Martino ? - Egli si scosse , divenne di fuoco . - Nulla .... contessa ; - balbettò - il silenzio di questa stanza mi aveva assopito , e sognavo .... - Che il conte voleva farvi commettere un altro delitto ? - interruppe sorridendo Bianca . Fabio ebbe una gran vergogna di sè stesso . - No , no ! - Quali sogni spaventevoli devono talvolta opprimervi ! - proseguì la contessa . - Ditemi : non vi appare mai l ' ombra di colei che uccideste per un altro ? Non è venuta mai Giulietta a chiedervi conto della sua bambina ? - Le labbra di Fabio tremavano convulsamente . - Non capisco , contessa , non so nulla , nulla ! - Ella ebbe un sorriso di disprezzo . - Avete ragione , dimentico sempre che siete .... Martino . - Milia entrava e Fabio fuggì nel parco . Quando tornò , Bianca si accòrse che egli doveva aver pianto , perchè aveva gli occhi rossi . - Avete ordini da darmi , contessa ? - chiese con voce alterata . - Sì , Martino ! - rispose con dolcezza Bianca . - Se domattina il tempo è così bello preparatemi la poltrona a ruote : mi farete fare tutto il giro del parco . - Il volto di Fabio s ' illuminò d ' improvviso . - Sì , contessa . - Vi diletta leggere , Martino ? - Sì , contessa . - Ebbene , prendete questo libro : vi piacerà . - Egli afferrò il libro con mano tremante , balbettò un ringraziamento . Quando se ne fu andato , Bianca disse a Milia : - Mettimi a letto , sono stanca , ma sto meglio . - Dio sia lodato ! - esclamò la vedova . VII . Fabio , seduto nella sua camera , aperto il libro che Bianca gli aveva dato , leggeva : " Noi c ' inchiniamo servilmente davanti ad un idolo di creta , facciamo talvolta per una creatura umana il sacrifizio del nostro dovere , della nostra anima , della nostra felicità eterna , mentre ci pare grave servire Dio immortale , creatore e dominatore di tutte le cose . " E che otterremo da una creatura mortale , che domani è polvere ? Che avremo da quell ' idolo di creta , che la semplice volontà di Dio basterebbe a rovesciare ? " Un giorno verrà che l ' apparente trionfo farà sembrare più grande ancora la giustizia di Dio , mentre le lacrime degli innocenti faranno esaltare ancor più la sua misericordia . " L ' ora verrà in cui tutte le pene cesseranno . E sarà quando l ' uomo , comprendendo le sue colpe , si umilierà dinanzi a Dio , implorerà il suo perdono . Dio è sempre pronto a salvare chi si pente . Egli accoglie il peccatore pentito , gli addita la via del Cielo ! Oh ! la dolcezza della parola divina in un ' anima abbattuta ! Quand ' anche tutto il mondo ci mancasse , Dio ci resta sempre .... " Fabio , angosciato , con un sentimento nuovo nel cuore , che lo torturava e lo consolava ad un tempo , cadde sulle ginocchia , e mentre lacrime cocenti cadevano dai suoi occhi , balbettava fra i singhiozzi : - Mio Dio , perdonatemi ! Mio Dio , fate scaturire la luce , perchè io mi penta , perchè sia tutto vostro ! Mio Dio , io ho fede in voi ! - Così inginocchiato , Fabio ritornò sul suo passato , esaminò la sua vita . La giudicò miserabile ! Egli non aveva avuto altro fine che accontentare il conte , senza neppur sapere se faceva bene o male . Aveva obbedito ciecamente come uno schiavo che si piega alla minima volontà del padrone , senza cercare se questa volontà è contraria alle sante leggi di un padrone più onnipotente . Oh ! ricominciare una nuova vita , una vita utile a tanti innocenti ! Mentre così pensava , la sua anima venne rapita da un ' estasi mai provata , come avviene a tutti coloro cui la fede in Dio si rivela per la prima volta . La mattina seguente il sole era sorto radioso , ma più radiosa era l ' anima di Fabio . Quando egli entrò nella camera della contessa per avvertirla che la poltrona era pronta per la passeggiata nel parco , apparve agli occhi di Bianca come un altro uomo . Sembrava che tutto il suo essere fosse cambiato . Bianca non lo interrogò , scese nel parco , sedette sulla poltrona , ed allora soltanto , rivolgendosi a lui , gli disse : - Andiamo : spingete . Voi , Milia , restate pur qui a riposarvi . - Fabio palpitò . La contessa non aveva dunque più orrore di lui ? La poltrona scorreva dolcemente pei viali . La casa e Milia più non si vedevano , allorchè la contessa disse : - Riposatevi , Martino : io starò bene qui , all ' ombra . Egli obbedì : trasse la poltrona dove gli alberi erano più folti , e si allontanò di qualche passo per non rendersi indiscreto . Ma Bianca lo chiamò . - Avete letto il libro che vi ho dato ? Non avete nulla da dirmi ? - Egli si gettò ai piedi della contessa . - Non osavo parlarvene , - disse - eppure ho il cuore pieno . Il vostro libro mi ha aperto gli occhi . Io credevo di seguire il bene e sono stato un malvagio . Non nego più .... sono Fabio Ribera , l ' assassino di Giulietta Levera . - Lo so ; - rispose Bianca con tristezza - ma so altresì che il conte è il maggior colpevole in tale delitto : egli solo vi spinse al male . - Fabio si strinse colle mani la fronte . - È proprio vero , contessa ? L ' anima mia si dibatte fra atroci dubbi . Ho chiesto a Dio d ' illuminarmi . È possibile che l ' uomo da me adorato , il mio benefattore sia colpevole ? - Se era un uomo onesto non avrebbe armato la vostra mano per farvi commettere un delitto ! Chi benefica un uomo per spingerlo al male , è un demonio ! Ma se Dio ha toccato il vostro cuore , voi potete essere salvo . Fabio , vedete che io , pur trovandomi qui sola , inerme , non ho più paura di voi e vi stendo la mano da amica ? Ebbene , ora io ho piena fiducia in voi , come dovete averla in me . Siamo qui soli , nessuno può ascoltare i nostri segreti : apritemi la vostra anima , come io vi aprirò la mia . Allora Dio , che ci ascolta , diraderà le tenebre dalla vostra mente , farà apparire agli occhi vostri la verità . - Avete ragione : confesso .... confesso tutto . Dio mi ispira . - In ginocchio sull ' erba , dinanzi a quella creatura il cui volto soave pareva trasfigurato , Fabio fece il racconto di tutta la sua vita passata , nulla tacendo di quanto riguardava sè , la contessa Rossano , madre di Livio , ed il conte . Bianca ascoltò con intensa attenzione . Essa fu colpita più che altro dalla raccomandazione di Stefana fatta a Livio di non abbandonar mai l ' orfanello . Ad un tratto nella mente della giovane subentrò una gran luce e tutto divenne per lei verità semplice ed evidente . Fabio , terminato il suo racconto , le disse : - Non sembra anche a voi , contessa , che un uomo , il quale mostrò tanta generosità verso il figlio di un povero servo , non può essere colpevole di quanto lo accusano ? - Lo è più ancora di quanto m ' immaginavo ! - esclamò Bianca . - Fabio , non vi siete mai guardato allo specchio ? Non vi ha mai detto alcuno della vostra strana rassomiglianza col conte ? Ebbene , egli è per certo vostro fratello .... - Impossibile ! - esclamò Fabio . - Io sono iscritto sui libri dello Stato Civile come figlio dei coniugi Ribera . - Chi erano questi Ribera ? - interruppe concitata Bianca . - Due servi devoti alla loro padrona . La contessa Stefana , e questo lo seppi dalla bocca stessa di Livio nei primi mesi del nostro matrimonio , in un momento di espansione , assomigliava perfettamente a lui nel carattere ; era creduta una donna virtuosa , ed ingannava il mondo , come ingannava il marito . Non vi è dunque nulla di straordinario che , per nascondere una colpa , abbia avuto per complici i suoi fidati domestici . - I denti di Fabio sbattevano sulle sue labbra sbiancate . - Ed io sarei il frutto .... di quella colpa ? - Lo giurerei . La contessa non ebbe il cuore di abbandonarvi e si occupò di voi , quando Dio vi privò di coloro che vi avevano dato il nome . Ma nè la vostra finta madre , nè la vera , ebbero il coraggio di rivelarvi la verità , neppure al letto di morte . Il conte , che sa tutto per certo , vi ha tenuto sempre al livello di un suo servo , e non basta : egli ha voluto fare di voi un assassino . Vi ha fatto credere che Giulietta era disonesta , che finiva col minacciarlo . Essa era invece una fanciulla onesta , che il conte aveva sedotta sotto il vostro nome e che abbandonò quando fu madre . Nè tanto gli bastò : Livio , temendo di vedersi smascherato dalla disgraziata , armò la mano stessa del fratello . - Fabio ansava . - Dio mio ! - mormorò con angoscia . Bianca continuò , come se quelle rivelazioni la sollevassero : - E sapete dov ' era il conte , mentre voi compivate l ' esecrabile delitto ed io mi dibattevo in spasimi morali atroci , nel mio palazzo a Torino ? " Egli si godeva il carnevale a Milano , in compagnia di una certa Cinzia , una creatura spregevole al pari di lui e che doveva essere a parte di tutte le sue infamie . " Ma non basta . Istigandovi a colpire Giulietta , sbarazzandosi di lei e di voi col lasciarvi condannare , il conte aveva un altro scopo : quello d ' impadronirsi della pura fanciulla da voi amata .... Ilda . - Fabio credette di morire . - Oh ! questo non è vero , ditemi che non è vero ! - balbettò con accento straziante . Bianca alzò il pallido viso trasfigurato . - Per la cara memoria di mio padre , vi giuro che è la verità ! Ma perchè meglio mi comprendiate , vi racconterò la mia storia , perchè ad essa si collega quella di altri innocenti : Aldo Pomigliano e la vostra fidanzata , Ilda . - Fabio ascoltò , col cuore in sussulto . Quando Bianca gli ebbe detto tutto , egli cadde sull ' erba , rompendo in singhiozzi . Mezz ' ora dopo Bianca tornava alla villa con Fabio , il quale partì il domani per Torino . VIII . Nei patti stabiliti da Cinzia col conte , la cortigiana si manifestò pratica e ponderata . Prima di tutto , non volle fare le cose con precipitazione : una rottura improvvisa con Passiflora avrebbe provocato spiegazioni , forse un duello ; e Livio doveva evitare uno scandalo per riguardo alla moglie . Il conte avrebbe dunque continuato a frequentare la casa del marchese Passiflora , fingendo di esservi attirato dal giuoco , ma ogni mattina i due amanti si vedrebbero in qualche appartamento ammobiliato , dove Livio abiterebbe . Quando poi il marchese sollecitasse il matrimonio , Cinzia gli confesserebbe di voler riprendere la propria libertà . La cortigiana volle pure che Livio le giurasse che per qualche tempo non rivedrebbe la contessa , perchè essa era gelosa di lei . Il conte giurò tutto quanto essa volle , accettò tutti i patti che a Cinzia piacque fargli sottoscrivere e si dette subito attorno per trovare l ' appartamento che desiderava . Egli ne prese uno al pianterreno , su di un corso deserto , in un palazzina abitata dai soli padroni , due vecchi negozianti in ritiro , che passavano quasi tutto l ' anno in campagna . In quel momento la casa era vuota . Il conte non aveva nemmeno bisogno di passare innanzi al portinaio : aveva un ' entrata particolare dal giardino . Due tappezzieri allestirono in pochi giorni il quartiere , ma il conte non prese alcun domestico . Si accordò col portinaio e la moglie di esso per la pulizia delle stanze e lì ricevette Cinzia quasi tutti i giorni . Una mattina il conte stava per uscire dall ' albergo dove si recava a dormire ogni notte perchè tutti ignorassero il suo ritiro segreto , quando si trovò a faccia a faccia con Fabio . - Tu qui ? - esclamò . - È successo qualche cosa a Bianca ? - Fabio aveva la fisionomia tranquilla . - No , rassicuratevi ; la contessa sta assai meglio ; sono venuto a Torino per eseguire alcune sue commissioni ; ma prima ho desiderato vedervi . - Il conte guardò l ' orologio : erano le nove ; aveva mezz ' ora a sua disposizione . - Hai fatto benissimo ! - rispose . - Vieni ! Il conte rientrò nell ' albergo , e condotto Fabio nel proprio appartamento : - Ebbene , che hai da dirmi ? - gli chiese . - Volevo soltanto avvertirvi che la contessa va migliorando ogni giorno ; non vaneggia più , non mi respinge quando le parlo di voi , anzi sembra ascoltarmi con molto interesse . Però ho dovuto trasgredire al vostro ordine e dirle che sono veramente Fabio Ribera . - Livio aggrottò le sopracciglia . - È stata un ' imprudenza ! - L ' ho commessa nel vostro interesse , - rispose il giovane - perchè così ho potuto dimostrarle quanto s ' ingannava sul vostro conto , parlandole di tutti i benefizi da voi ricevuti , giurandole che voi non prendeste alcuna parte nell ' assassinio di Giulietta . Se ho fatto male , ve ne chiedo perdono ! - Il conte gli sorrise con bontà . - Ti sono anzi grato della tua devozione . Ma che risponde Bianca sentendo perorare la mia causa ? - Rimane pensosa . Ieri disse queste parole : " - Che io mi sia sempre ingannata sul conto di Livio ? Che abbia avuto una benda sugli occhi ? - " Non aggiunse altro , ma ieri sera mi chiese dolcemente se sarei venuto a Torino ad acquistarle alcuni libri e dei pezzi di musica , che desiderava . Mi affrettai a rispondere che ero lieto di compiacerla . " Io credo però che la contessa mi abbia inviato a Torino colla speranza che io vi veda e vi parli di lei ; sarebbe dunque bene che ritornaste alla villa . - Il conte lo fissava con grande attenzione . - Dimmi la verità , Bianca stessa ti manda da me . - No , ve lo giuro ! - Aspettiamo dunque che lei mandi a cercarmi ! - esclamò sorridendo il conte , alzandosi . - Aspettiamo che la sua guarigione sia completa . In questo momento non potrei abbandonare Torino ; ho qui affari che non ammettono dilazioni . Forse fra qualche settimana farò una scappata . Non parlare a Bianca di me ; se t ' interroga , dille che non mi hai veduto . - Fabio pure si era alzato . Capiva che Livio voleva sbarazzarsi di lui . La pendola sonava le dieci : Livio sussultò . - Ho un appuntamento ; - disse - ti lascio ; ci rivedremo alla villa . - Scendo con voi . - Appena in istrada , il conte , senza neppure stendere la mano a Fabio per la fretta , salì in una carrozza che stazionava dinanzi all ' albergo , gridando forte al cocchiere : - Corso Grugliasco , e di corsa ! - Fabio tenne dietro cogli occhi alla vettura , e quando la vide sparire il suo volto divenne triste e cupo . Dove correva il conte ? Aveva dunque delle tresche , dei raggiri ? Agitato , Fabio salì a sua volta in un fiacchere dando al vetturino l ' indirizzo del cavaliere Umberto Trani . Il magistrato lo ricevette subito e sussultò nel vederlo . - Vengo da parte della contessa Bianca Rossano , che vi manda questa lettera , - disse Fabio . Umberto fece un brusco movimento . - La contessa Bianca ? - ripetè . - L ' avete veduta ? Le avete parlato ? - Sono al suo servizio fino dalla mia uscita di prigione . - Chi vi ha dato quel posto ? - Il conte Livio , facendomi passare presso la servitù e presso la contessa stessa per un antico suo cameriere di nome Martino . Ma voi sarete meglio informato dalla lettera . - Il magistrato offrì una sedia a Fabio , e , sedutosi egli stesso allo scrittoio , lacerò la busta e lesse quanto Bianca gli scriveva . / # " Finalmente ! Dio ha compiuto il miracolo : Fabio ha confessato tutto , si pente del suo delitto , è divenuto nostro alleato , nostro amico , disposto a tutto per conoscere il segreto della sua nascita , i legami che l ' uniscono al conte , ed aiutarci a vendicare tanti poveri innocenti . " # / Il magistrato si fermò : i suoi occhi scintillavano di contento fissandosi sul volto di Fabio . - È vero ciò che mi scrive la contessa ? - chiese Umberto . - È vero ; - replicò Fabio senza sconcertarsi - solo vi aggiungo che alla buona signora si deve il miracolo ; ella sola ha saputo mostrarmi il mio accecamento . Io sono stato molto colpevole , signore , e darei tutto il mio sangue per espiare . - Ed io vi aiuterò nella vostra opera di espiazione , - rispose il magistrato . E si rimise a leggere . Bianca gli faceva il racconto di quanto era accaduto fra lei e Fabio . - La nostra causa è vinta ! - esclamò finalmente il Trani . - Ah ! lo vedranno coloro che credevano di mettere anche me nel sacco ! ... Sapremo dimostrare chi è stato il solo colpevole ! - Nascose la lettera nel portafogli , si fregò le mani , poi disse al giovane : - Adesso avvicinatevi e parliamo : le ricerche che volete fare per conoscere il legame che ha reso di voi , galantuomo , il complice di un gentiluomo altrettanto vile quanto miserabile , l ' ho incominciate io stesso e con buon risultato . Ebbene , quello che la contessa Bianca suppone , è la verità : voi siete il secondo figlio della contessa Rossano . - Fabio arrossì , poi tornò pallido : tutto il suo corpo tremava dalla commozione . - Suo figlio ? - ripetè , - E non mi ha dato il nome di mio padre ? - Ascoltatemi , Fabio , e non credete che io oltraggi la memoria della donna che fu vostra madre : tutto quanto vi dirò , posso provarvelo . Oh ! questa minuziosa investigazione del passato di una morta mi è costata non pochi sforzi , ma ci sono riuscito . - Infatti il magistrato narrò tutta la storia della contessa Stefana Rossano , del frutto del suo adulterio , delle dissolutezze di Livio , che fece poi vittima Giulietta , armando la mano di Fabio , e la povera contessa Bianca . - Ora , - concluse - il conte è di nuovo ìncapriccito di Cinzia , e forse finirà col proporvi di sopprimere anche sua moglie . - Un grido d ' angoscia sfuggì dalla strozza di Fabio . - Non temete per la contessa Bianca ; - soggiunse il magistrato - il conte ormai è nelle nostre mani : Cinzia è nostra alleata . Colei detesta il conte , e ambisce a divenir moglie del marchese Passiflora . Ora non fa che tenere a bada Livio , ed attende un mio cenno per fargli confessare tutto , mentre voi , io ed altri due testimoni , nascosti in una stanza attigua , ascolteremo la sua confessione . Potete trattenervi a Torino ? Io mi accorderò stasera con Cinzia , e domani notte potrete sentir confermare dalla bocca stessa di vostro fratello quanto già sapete . - Ho promesso alla contessa Bianca di portarle stasera una vostra risposta , e non vorrei mancare . - Ebbene , andate . Ma domani verso quest ' ora tornate da me , vi darò le mie istruzioni ; noi non faremo scandali , ma il conte merita di essere punito . - IX . Nell ' assenza di Fabio , la contessa Bianca non si mosse dalla sua camera . Erano circa le quattro del pomeriggio . La contessa , dopo aver desinato , sedette sul balcone , attendendo il ritorno di Fabio . Ella provava in cuore una dolce commozione ed aveva il vago presentimento che quel giorno dovesse essere per lei notevole . Mentre era così immersa nelle sue fantasticherie , fu sorpresa di sentire un arpeggio di chitarra , mentre una voce di bimba cantava la tenera e soave romanza : / * " Rondinella pellegrina Che ti posi sul verone .... " * / Bianca provò una scossa indefinibile : ella chiamò Milia . - Non senti quel canto di bambina ? - le chiese la contessa . - Sì , infatti . - Sai chi è che canta ? - No , contessa , ma vado subito ad informarmi , se vi fa piacere . - Sì , va ' , va ' ! - Il dolce canto continuava ; poi , ad un tratto , cessò . Alcuni minuti dopo Milia apparve con una bambina magra , vestita di nero , col capo coperto da un fazzoletto nero che gli scendeva sulla fronte e impediva di scorgere il colore dei capelli . La bimba inoltrava quasi tremando . - Contessa , - disse Milia con tono commosso - vi ho condotta la piccola cantante , certa che , se anche il conte ed il signor Martino lo sapessero , non mi sgriderebbero , come vorrete impetrare indulgenza per Pietro il giardiniere e sua moglie , che hanno commesso una mancanza . - Quale mancanza ? - chiese Bianca . - È passata di qui una compagnia di sonatori girovaghi , dei quali fa parte questa bambina . Sono due donne ed un uomo : la più vecchia , quando è stata al cancello della villa , ha avuto uno svenimento . Il giardiniere e sua moglie , impietositi , li hanno ricettati nel padiglione del parco . - Hanno fatto benissimo ! - interruppe concitata Bianca . - Vai subito a portare a quella povera gente quanto può loro occorrere . Intanto la piccina mi terrà compagnia . - Milia non vide alcun inconveniente nell ' appagare il desiderio della contessa , e si affrettò ad allontanarsi , lieta di aver trovato anche per sè un passatempo , pur facendo una buona azione . Durante il discorso delle due donne , la bambina era rimasta silenziosa , cogli occhi bassi , in mezzo alla stanza . Appena uscita Milia , la contessa sedette su d ' una poltrona , dicendo con dolcezza : - Avvicinati , mia cara , non temere ! - Allora si vide una cosa inaudita . La bambina si tolse d ' un lampo il fazzoletto che aveva in capo , lasciando sciogliere sulle spalle lunghi e folti ricci d ' un biondo dorato . Poi d ' un salto fu al collo della contessa , baciandola convulsamente , balbettando fra lacrime e singhiozzi : - Mammina .... la mia mammina .... finalmente .... finalmente .... t ' ho ritrovata ! ... - Fu un vero miracolo se Bianca non cadde svenuta . Senza una parola , strinse convulsamente fra le braccia Gina , la figlia della povera Giulietta , e per un istante fu un vero delirio . - Sei tu , proprio tu , Gina mia ? - balbettava la contessa . - Io , mammina cara ; se tu sapessi quanto abbiamo fatto per avvicinarti senza che ci scoprissero ! Ma ti dirò tutto , sai ! E non temere : ora sono grande e saprò non tradirmi per restare vicino a te . - Cara , cara , tesoro adorato ; ma aspetta un momento , chiuderemo l ' uscio . - Non importa , mammina ! - osservò giudiziosamente la bimba . - Non bisogna destar sospetti a quella donna che ti serve ; sta ' tranquilla , per un pezzo non verrà ; il babbo saprà trattenerla ! - La contessa sentì mancarsi il respiro : il suo cuore si mise a battere pazzamente . - Il babbo è qui con te ? - mormorò . - Sì : povero babbo , ha sofferto tanto ! Ma ci ha dato sempre speranza e coraggio . Egli ha pensato di trasformarci in sonatori ambulanti .... - Ma chi sono le due donne che avete insieme ? - chiese palpitante la contessa . - Una si chiama Ilda e mi tiene luogo della povera zia Severina , che è morta .... - Gli occhi di Bianca si empirono di lacrime . - Morta ? Morta di dispiacere , non è vero ? - mormorò , parlando più a sè stessa che a Gina . - Sì , mammina , ma anche morendo pensava a me , a te , e scongiurava il babbo di ricondurmi nelle tue braccia , e perdonava a tutti . - Povera e santa creatura ! E suo marito ? - Ha lasciato Ivrea , non potendo più vedersi nel paese dove è morta la zia . Non sappiamo dove sia andato . - E l ' autore di tutte queste sventure dovrà restare impunito ? - Il babbo dice che bisogna aver fede nella giustizia divina . - Quella semplice espressione di fiducia in Dio commosse profondamente Bianca . Gina la guardava con un sorriso estatico . - Mammina , se tu sapessi quanto ho pregato per te ! Ed anche per il babbo , che non vedevo più .... Ma un giorno egli tornò . Era pallido pallido e tremava mentre mi stringeva fra le sue braccia . È tanto buono , il babbo , mammina ! Oh , se tu potessi scendere un momento , vederlo , parlargli ! - Bianca si scosse e con subitanea commozione : - Ebbene .... sì .... verrò .... lo debbo , lo voglio ! ... - Oh ! mammina cara , quanto sei buona ! Non temere : quella donna che ti serve non saprà nulla . Guarda ! - Scivolò dalle ginocchia della contessa , riprese il suo fazzoletto e ne avvolse i dorati capelli . Poi , sorridendo di un sorriso angelico , stese la mano a Bianca , dicendo : - Volete venire , bella signora ? - La fisonomia della contessa si era mutata . Ella era divenuta seria ed i suoi occhi brillarono stranamente . - Vengo ! - rispose in tono risoluto , alzando il capo con fierezza . - Non sono io qui la padrona ? Gina , cara bambina mia , conducimi da tuo padre . - Gina l ' afferrò per la mano . In quel momento comparve Fabio . Egli era pallidissimo , ma calmo . Guardò con sorpresa la bimba vestita a lutto , che alla sua vista si rifugiò fra le gonne della contessa . - Ah ! siete tornato a tempo , Martino ! - disse Bianca senza scomporsi . - Vedete questa cara bambina ? Essa fa parte di una compagnia di sonatori girovaghi che io ho permesso di ricoverare nel padiglione del parco . Ora , per aderire alle preghiere di questa bambina , stavo per scendere a visitare i suoi compagni . - Volete che vi accompagni , contessa ? - Più tardi ; prima ho bisogno di parlarvi . Va ' tu sola , cara , - soggiunse volgendosi alla bambina - di ' a tuo padre ed agli altri che tra poco sarò da loro , ed avverti la donna che mi serve che io sono qui col signor Martino e non ho bisogno per ora di lei . - Sì , contessa ! - balbettò la bimba . - Mi permettete di abbracciarvi ? - Con tutto il cuore ! - E mentre Gina si stringeva al collo di Bianca , le sussurrò all ' orecchio : - Quello è l ' uomo cattivo che ti tiene chiusa qui , lontana da me ? - No , tesoro ; - rispose la contessa - quello è un uomo buono , che farà del bene anche a te ! - E a voce alta : - Dai un bacio anche al signor Martino ! - soggiunse . - Certamente , se lo vuole ! - rispose pronta Gina . - Oh ! lo voglio sicuro ! - esclamò Fabio , commosso da quella spontanea ingenuità . E si chinò sorridendo , ricambiando il bacio purissimo . La fanciulla corse via tutta contenta . - Sapete chi sia quella bimba ? - disse la contessa posando la mano sulla spalla di Fabio , che tremò a quel contatto . - No , - rispose con voce velata . - Ve lo dirò io : è la figlia di Giulietta Lovera . - Egli si rivolse alla contessa con un ' espressione straziante . - Mio Dio .... ne siete sicura ? Ed avete voluto che baciasse me .... il miserabile che l ' ha privata di sua madre ? - Io non vi considero un assassino , e sono sicura che anche la povera Giulietta vi ha perdonato . - Fabio scoppiò in dirotto pianto . - No .... non me lo merito .... Ah ! potessi spargere tutto il mio sangue per farla rivivere ! - La contessa disse dolcemente : - Giacchè non è possibile , pensiamo alla sua bambina . - Oh ! avete ragione .... sì , sì .... ditemi ciò che io posso fare per lei .... sono pronto a tutto .... a tutto .... - Sedete , Fabio , ed ascoltatemi bene . Ormai posso confidarmi a voi . La figlia di Giulietta non è qui a caso : essa è venuta in compagnia di altri sventurati che attendono , soffrendo , il giorno della giustizia . - Fabio sussultò , spalancando gli occhi . - Chi sono ? - chiese a bassa voce , tremando , perchè temeva d ' indovinare . Bianca alzò la bella testa , che pareva cinta da un ' aureola . - Ancora non li ho veduti , nè ascoltati ; - disse - ma li vedremo ed ascolteremo insieme , Oh ! non temete , soggiunse dolcemente , vedendo Fabio impallidire - non voglio obbligarvi ad essere presente , nè pronunzierò il vostro nome ! Col vostro permesso farò venir qui quella gente : voi entrerete nella mia camera lasciando la portiera abbassata , e di lì potrete ascoltar tutto . Sarà senza dubbio una confessione penosa per me e per voi . - Non come quella che udrò domani sera , - interruppe Fabio . - Domani sera ? Dove ? - A Torino , in una casa dove mi condurrà il cavaliere Umberto Trani , del quale vi riporto la risposta alla vostra lettera . - Siete dunque andato da lui ? - domandò con ansia febbrile la contessa . - Sì . - Ma allora avete veduto mio marito , e siete persuaso adesso che non fu calunniato ? - Lo sono ; ecco perchè fino da questo istante io mi dedicherò tutto a redimere il male da me fatto . Comandate : se volete far venire quelle persone , sono pronto a sonare il campanello per dare gli ordini necessari . - Un momento : lasciate prima che io legga la lettera del cavalier Trani . - Fabio la guardava mentre essa leggeva , e andava pensando come suo fratello fosse stato vile , miserabile , a sacrificare , per i suoi infami vizi , quella soave creatura , così squisitamente educata . Per una completa evoluzione del suo spirito , Fabio provava ora per la contessa tanta stima e venerazione , quanto odio e disprezzo per il conte . Sentiva che , trovandosi di fronte a lui , avrebbe a mala pena contenuto la sua indignazione . Bianca , finito di leggere , stese la lettera a Fabio . - Ormai non esistono più segreti fra noi ; - disse - leggete . - Egli sentì gonfiarsi gli occhi di lacrime . - Quanto siete buona ! - mormorò . - Grazie ! - Furono interrotti dal passo pesante di Milia nella stanza vicina . Fabio nascose la lettera in tasca , e mentre la vedova bussava all ' uscio . - Avanti ! - disse a voce alta . - Scusate se vi disturbo , - esclamò Milia entrando - ma non ho ben capito l ' ordine di quella piccina , sembrandomi impossibile che la contessa non avesse bisogno di me ! - Stavo per chiamarvi adesso , - disse Bianca . - La piccina ha eseguito benissimo la mia commissione , perchè il signor Martino desiderava parlare a me sola . - Milia si volse a Fabio . - Avete fatto un buon viaggio , Martino ? Avete veduto il conte ? - Sì . Mi ha detto che tornerà presto , e che intanto dobbiamo obbedire in tutto alla contessa . - Oh ! per me non chiedo di meglio . Sono tanto lieta di vederla migliorata ! - Ora , - interruppe Fabio - siccome la contessa desidera conoscere quei sonatori ambulanti ai quali ha fatto dar ricovero , andate a dir loro che li aspetta , e conduceteli in questo salotto . E non occorre che io e voi conosciamo le sventure di quei poveretti , dei quali la nostra padrona vuole occuparsi ; per cui ci ritireremo entrambi , appena li avrete condotti qui . - Milia si ritirò . Fabio entrò nella camera della contessa , per consiglio della medesima . Bianca chiuse la vetrata del balcone ed attese seduta su di una poltrona . Era pallidissima . Stava dunque per rivedere Aldo , lo sventurato che aveva tanto sofferto per cagion sua ! Gina entrò per la prima nel salotto e corse a lei per dirle : - Mammina , coraggio , non tradirti ! - E ristette timida presso Bianca , mentre gli altri entravano a loro volta nel salotto , preceduti da Milia , che diceva : - Eccoli , signora contessa ! - Bianca vide un uomo male in arnese , dai capelli lunghi e brizzolati , che teneva gli occhi bassi e rigirava fra le dita un largo cappello ; una donna in sottana corta con un fazzoletto a colori avvolto intorno al capo , ed una vecchia che si reggeva su due bastoni e camminava curva , penosamente . - Avanti , avanti ! - disse la contessa con voce che si sforzava di rendere ferma . - Milia , avvicina delle sedie , poi vattene . - Appena la donna fu uscita , Gina andò a chiudere l ' uscio a chiave , mentre Aldo si affrettava a togliersi la parrucca , Ilda , il fazzoletto e la vecchia metteva in un angolo i bastoni , raddrizzava il corpo ancora robusto e andava a gettarsi ai piedi di Bianca , esclamando fra i singhiozzi : - Oh ! la mia padrona , la mia padrona ! ... Finalmente vi rivedo ! - Tu .... Celia .... tu ? ... - Io , sì , che mi sono disperata tanto per cagion vostra ! Ma ora è passato tutto , perchè vi ho ritrovata , sono vicina a voi , posso parlarvi , contemplarvi ancora ! - E noi , dunque ? - E la contessa si trovò ad un tratto circondata da quelle quattro persone che l ' adoravano . Dopo un lungo scambio di strette di mano , di frasi affettuose , la contessa volle che le raccontassero tutto ciò che era avvenuto dopo la loro separazione . - Incomincerò io , - disse Celia che aveva ripreso tutto l ' ardire di una volta . - Voi già forse sapete , contessa , come io sia stata condannata per aver detto la verità su vostro marito . La condanna fu lieve , ma ingiusta . Basta : uscita di prigione , vostro marito mi diede lo sfratto . Allora mi recai ad Ivrea , e fui accolta in casa Rivalta , dove rimasi poco , volendo ad ogni costo sapere la sorte vostra . Ma voi eravate partita , ed io tornai al mio paese . Il signor Pomigliano fu quello che mi venne più tardi in aiuto , - concluse Celia . - Ed ora spetta a voi , Aldo , a parlare . - II giovane rimase concentrato alcuni minuti , poi disse con voce commossa : - Non parlerò dei miei dolori , perchè è facile intuirli . Ma tutte le mie torture fisiche e morali furono nulla in confronto all ' idea di lasciarvi nelle mani di un uomo che su voi avrebbe fatto pesare la sua tirannica volontà . " Scontai l ' ingiusta condanna , e sonata che fu l ' ora della libertà , corsi in casa del Trani , dove trovai , colla più affettuosa accoglienza , Ilda , che tutti credevano rifugiata all ' estero . " Appena mi vide , ella si gettò ai miei piedi , chiedendomi perdono , dicendosi cagione delle mie sventure . " Povera innocente , vittima al pari di me ! La sollevai commosso , le dissi che il solo colpevole era il conte , che da lui solo erano venuti tutti i nostri dolori , le nostre vergogne , le nostre umiliazioni .... e che lui soltanto meritava di essere punito . " Basta : fra me ed Ilda combinammo di ritrovare le vostre tracce . " Ma una lettera di mio cognato mi chiamò ad Ivrea . Mia sorella , colpita al cuore dalla mia condanna , andava adagio adagio estinguendosi . " Mio cognato l ' aveva condotta per qualche tempo in Isvizzera con Gina ; però la mia povera sorella non volle fermarsi ivi a lungo e tornò ad Ivrea . " Ella aspettava il mio ritorno , e mio cognato sperava che la mia presenza contribuisse a renderle la salute . " Severina morì invece sei mesi dopo nelle mie braccia , e con una mano stretta in quella del marito . " L ' ultimo suo pensiero fu per voi . - Aldo tacque un istante perchè aveva delle lacrime nella voce . Bianca e gli altri pure piangevano . - Mio cognato , - continuò Aldo - che in pochi mesi era divenuto tutto bianco , colla faccia rugosa , la schiena curva come un vecchio , presso al letto di morte di Severina voleva suicidarsi . " Feci appena in tempo per strappargli l ' arme dalle mani . Tuttavia egli partì dopo senza volermi dire dove si sarebbe recato . " Mi ritrovai solo con Gina , che mi chiedeva insistentemente di voi . " Allora sorse in me il progetto di ricercarvi , di avvicinarvi , in unione a tutti coloro che avrebbero voluto vendicarvi . " Mi recai con la bimba a Torino , spiegai il mio progetto al Trani . " Egli mi approvò . " Scrissi a Celia , ebbi un colloquio con Ilda , e pochi giorni dopo potevo dire a Gina : " - Non piangere : noi andremo in cerca della tua mammina . - " Avevamo deliberato di formare una compagnia di sonatori ambulanti , di percorrere l ' Italia per seguire le vostre tracce . " Per mezzo del Trani , ci fu facile avere un passaporto in piena regola . Io passavo per il padre di Gina , orfana di madre , Ilda per mia sorella , Celia , una zia . " Ora non sto a descrivervi tutte le peripezie del nostro viaggio : vi dirò solo che , arrivati a Messina , una lettera del cavaliere Trani ci avvertiva che il conte aveva acquistata questa villa , e che qui si era ritirato con voi . E si diceva che , guarita dalla pazzia cagionata dai dolori sofferti , vi eravate riconciliata col marito . " Per quanto io soffrissi , era tale il desiderio di sacrificarmi per la vostra felicità , che vi perdonai di aver dimenticato le ingiustizie da me sopportate . " Avremmo dato tutti la vita per risparmiarvi un nuovo rammarico . " Però , se io perdonavo a voi , Ilda non perdonava all ' uomo che le cagionò tanto male . " - Voglio assicurarmi che la lettera dica il vero ! - esclamò . - Io non credo al pentimento di costui : ho idea che quella riconciliazione debba servire al conte per giungere al possesso di tutte le ricchezze della moglie , e ottenuto il suo scopo : sopprimerla . - " Allora scrivemmo al Trani per fargli parte dei nostri sospetti ; egli ci rispose che ormai il conte era nelle sue mani , e ci pregava di tornare a Torino . " È inutile vi racconti adesso il colloquio che ebbi col Trani : ne capirete più tardi il risultato . " Egli però non sa che ci troviamo qui in questo momento , ma io non seppi resistere al desiderio di Gina , di Celia e di Ilda , che volevano ad ogni costo avvicinarvi , mentre io non osavo sperare tanta felicità . " Adesso siamo in attesa dei vostri ordini . - Un momento ! - esclamò Ilda , che fino allora aveva taciuto . - Io debbo e voglio dire alla contessa quale sia il mio scopo nell ' avvicinarmi a lei ; ma prima , guardatemi bene , signora . - Ella si era avvicinata a Bianca , che fissò con compassione quel volto un giorno affascinante , ora alterato dal dolore , quegli occhi sinistramente fiammeggianti , quella bocca livida . - Il signor Aldo è un santo ! - disse la giovane sedendo di fronte a Bianca . - Condannato ingiustamente , torturato , parla ancora di clemenza , di perdono . Io , no ! Sarà una demenza la mia , ma non avrò pace finchè non schiaccerò sotto i miei piedi il miserabile , cagione di tante sventure ! Mi ucciderò se non l ' uccido , e sono donna da mantenere la mia parola ! " Ho troppo sofferto per cagion sua , ho veduto troppo soffrire gli altri , innocenti al pari di me ! " Ed è giusto questo ? " Io sono adesso come una belva che va attorno alla gabbia nell ' attesa di sbranare chi l ' ha ridotta all ' impotenza . " Egli deve venire qui , non è vero ? Ed io qui resto . " Scommetto che non sarà solo ; egli avrà seco l ' uomo che ha già spinto ad assassinare una innocente ; colui è sua vittima ! " Fabio è uscito di prigione , ma nessuno sa dove si sia nascosto . " Nessuno lo sa ? M ' inganno ! Il conte deve saperlo ed io ho il presentimento che verrà qui con lui per compiere qualche altro mostruoso delitto . " Ma non temete : ci sono io , io che strapperò finalmente la maschera all ' infame Livio , che mostrerò a Fabio chi sia l ' uomo al quale egli affidò un giorno la fidanzata . " Io non ho paura nè dell ' uno , nè dell ' altro : forte della mia innocenza , saprò far giustizia e lasciare a Fabio , che dubitò di me , un eterno rimorso . " Contessa , è vero che non ci allontanerete dalla villa ? - No ! - disse pronta Bianca . - Rimarrete tutti presso di me . È qui un uomo che il conte mi ha posto al fianco per sorvegliarmi ; ma costui ormai è divenuto lo schiavo di ogni mia volontà . Egli vi assegnerà un appartamento in questa casa , eseguirà gli ordini che io darò . Tornate nel padiglione ; anzi , vi accompagnerò io stessa per non dare sospetto alla servitù ; voi sola , Ilda , rimanete qui ad aspettarmi : ho bisogno di parlarvi in particolare . - La contessa uscì , seguita da Gina , Celia ed Aldo . Ilda non li seguì . Essa si era abbandonata su di una poltrona e nascondendosi il volto fra le mani pianse silenziosamente . Ad un tratto la giovane fremette . Una voce dietro a lei , una voce piena di lacrime , diceva : - Ilda , se vuoi uccidere anche questo sciagurato che osò dubitare di te , eccomi pronto : non mi difenderò ! - Fabio si gettò ai piedi della giovane . - Indietro , assassino ! - esclamò . - Io non ti credo più ; se ti trovi in questo luogo , è per commettere un altro delitto . - Io sono qui invece per salvarvi tutti e punire il nostro comune carnefice . - Ipocrisia , menzogna ! - gridò Ilda . - Vattene , vattene ! - Fabio si era alzato e la guardava con infinita tenerezza e pietà . Ilda , che se lo vedeva sempre dinanzi , fu presa da un impeto di furore . - Ma vattene dunque ! Non capisci che la tua presenza mi è odiosa ? - No , fermatevi , Fabio ! - disse dolcemente la contessa che rientrava in quell ' istante . - Ho bisogno che voi siate presente al colloquio che avrò con Ilda . - X . - Non vuoi prendere la rivincita ? - chiese il marchese Passiflora a Livio , che aveva gettate le carte e si alzava dalla tavola da giuoco , dove perdeva . - No ; - rispose il conte , fingendo di trattenere uno sbadiglio - sono stanco ; me ne vado a letto . - Passiflora si mise a ridere . - Quando Cinzia tornerà dal suo breve viaggio , - soggiunse - sarà soddisfatta di sentire che durante la sua assenza i miei amici disertano le sale prima della mezzanotte . Ma spero sia questo il suo ultimo viaggio e che al suo ritorno possiamo incominciare le pubblicazioni per le nozze . - Te l ' auguro ! - disse il conte porgendo la mano al marchese . Una carrozza attendeva il conte alla porta . Egli vi salì e si fece condurre verso il corso Grugliasco . Già da tre giorni Cinzia aveva preso possesso del nido delizioso in cui prima non faceva che rare comparse . Ella si era fatta consegnare da Livio la chiave , dicendogli che là dentro voleva essere la sola padrona e non desiderava che egli ne profittasse per condurvi altre donne . Inoltre aveva voluto che Livio si recasse da Passiflora onde non dargli alcun sospetto fino al giorno decisivo della loro rottura . Il conte aveva ceduto a tutte le sue volontà , tanto più che non aveva il diritto di dubitare del suo amore , se la capricciosa rinunziava al marchese per lui . Egli scese dinanzi alla porticina segreta e pulsò il campanello elettrico . Un uomo che pareva un domestico comparve , facendo un inchino . - È il signor conte ! Avanti , avanti ! - Livio lo guardò con sorpresa : non aveva mai veduto quell ' individuo . Tuttavia lo seguì senza esitare . Nell ' anticamera il domestico gli tolse il soprabito , il cappello , il bastone , e stava per precederlo nel salotto , quando Cinzia apparve sorridente . Salutò il conte , indi , rivolta al domestico : - Puoi andartene ; non abbiamo più bisogno di nulla . Vieni , amor mio ! - disse al conte . Livio seguì Cinzia , che lo condusse fino ad un padiglione di lillà , posto in un angolo del giardino . Il padiglione era vivamente illuminato ; nel mezzo era preparata una tavola per due , con piatti freddi , gelatine ed un numero abbastanza notevole di bottiglie in ghiaccio . Cinzia rideva come una bambina . - Sei contento della sorpresa ? - disse . - Qui godremo di un fresco delizioso e di un profumo inebriante , mentre ceniamo : e saremo al tempo stesso nella più completa libertà , come isolati dal mondo intero . - Sì , è bellissimo e ti ringrazio del tuo gentil pensiero ! - esclamò Livio . - Ma dimmi , chi è quel domestico venuto ad aprirmi ? - È un cameriere della trattoria dove ho ordinato la cena : oggi ho avuto anche altri uomini in casa : tappezzieri , fiorai , perchè ho voluto cambiare le giardiniere e i mobili che non mi piacevano .... Mi sgriderai ? - Perchè dovrei sgridarti ? Ti ho dato carta bianca ! Ma siedi qui ; non mi hai ancora dato un bacio . - Aspetta ; prima vado a vedere che non ci sia più alcuno . - Fuggì , ma ritornò dopo brevi istanti e gli si gettò fra le braccia , esclamando : - Siamo proprio soli .... soli .... Oh ! che felicità ! ... - Livio se la strinse al petto con passione , ma Cinzia si svincolò . - Le sentimentalità a più tardi ! - disse ridendo . - Prima ceniamo . - Al conte pareva di non averla mai vista più desiderabile . Sedette accanto a lei sopra un divano che la cortigiana aveva ivi fatto trasportare . Cinzia mangiò con appetito , o mentre mangiava volle sapere da Livio che cosa gli avesse detto il marchese . Livio le ripetè lo ultime frasi di lui . Cinzia rise a crepapelle . - Che imbecilli sono gli uomini ! - esclamò . - Anche per me dici questo ? - Perchè no ? - rispose la cortigiana , alzando le spalle con aria di sfida . - Ne faccio giudice te stesso . Mentre sei in possesso di una moglie bella , adorabile , stai qui a spasimare per una donna , che non vale la punta del suo dito mignolo . - Non dire così , nè mi parlare di mia moglie ; voglio te , te sola ! - Ella divenne più audace . - Sì , me l ' hai già ripetuto , salvo poi , se io domani lascio definitivamente il marchese per te , ad abbandonarmi dopo una settimana in mezzo ad una strada . - No , Cinzia , te lo giuro ! - I tuoi giuramenti valgono poco . Che garanzia ne ho io ? - Ma sarei qui , vicino a te , a supplicarti di essere mia , se non ti amassi ? - Il riso di Cinzia si fece insolente . - Amarmi ? - interruppe . - Questa parola in bocca tua è una bestemmia . Se la povera Giulietta Lovera non ti avesse prestato fede quando le giuravi altrettanto , tu , invece di farla sopprimere da quello stolido che credeva a tutte le tue menzogne , l ' avresti adorata ; se Bianca Moreno avesse riso alle fanfaluche che le raccontavi , sarebbe stata la moglie felice di un altro , e tu saresti con un impiccio di meno . - Taci , Cinzia , taci ! - mormorò il conte . - No , voglio che tu capisca che a me non la darai ad intendere . - Ebbene , ammetti pure che quello che provo per te non sia amore , ma un delirio dei sensi ; - proruppe eccitato Livio , bevendo molto vino generoso , mentre toccava appena i cibi - ma è certo che ho bisogno assoluto di te , nè potrei adesso lasciarti . Con te sola posso sfogarmi liberamente , dire tutto quello che penso .... - Cioè , quello che ti torna più comodo dire , - interruppe Cinzia - e tenermi invece nascosti gli eventi più importanti della tua vita . Così mi confidasti di esserti sbarazzato di Giulietta Lovera per mezzo di Fabio , ma non mi dicesti il segreto che ti lega a costui , qualche grave motivo , nè mi raccontasti del famoso tranello che servì a perdere Aldo e la bella Cleo , mia rivale . E vuoi che creda di essere la tua prescelta ? No ! Più penso ai tuoi inganni , anche verso me , più mi cresce il desiderio di darti un addio per sempre e ritornare dal mio vecchio marchese , nel cui cuore leggo come in un libro aperto . E tu cercherai un ' altra amante , chè delle donne non ne mancano , quando si ha le tasche piene , benchè quel denaro sia stato estorto in modo poco delicato a tua moglie . - Ma taci dunque ! - gridò Livio in un impeto di collera e di passione , rovesciandola sul divano . - Vuoi dunque farmi impazzire ? - La cortigiana disse con la più completa calma : - E tu vuoi il mio amore , mentre mi tratti da villano ? Vuoi forse strangolarmi come facesti con Ilda , per violarla ? - Il conte si raddrizzò con impeto . - Violarla ? - ripetè . - Chi ti ha dato ad intendere tali stupide fandonie ? Sì , l ' avrei fatto , perchè era in mia balìa , se nella stanza attigua non vi fosse stato Aldo e non avessi avuto timore di essere sorpreso . Vuoi saper tutto ? Te lo dirò , ma devi giurarmi di non far più parola del marchese Passiflora e di lasciare Torino con me . Sì , sono ricco , tu l ' hai detto , e con questo denaro potremo viaggiare , divertirci , godere ancora la vita ! - Non mi basta . - Che vuoi ancora ? - Te lo dirò poi , quando avrai parlato . Ora confessati a me .... lo voglio .... te ne prego ! - Maliarda ! - Nel giardino il silenzio era perfetto . Il conte colmò un bicchiere di vino , e dopo averlo vuotato : - Ascoltami : - disse afferrando una mano di Cinzia - voglio contentarti , perchè tu sola mi sei stata fedele anche quando t ' ingannavo , ed è forse per questo che torno con delirio a te , ora che non ho più altri che mi ami . - Non hai fatto la pace con tua moglie ? - L ' hai creduto ? Ebbene , te lo giuro , Cinzia : dal giorno che Bianca trovò la tua lettera , prese a odiarmi , a disprezzarmi : nè le preghiere , nè le minacce poterono indurla ad amarmi ancora : sarebbe morta prima di cedermi . " Eppure un giorno mi amò ! Ricordo ancora le prime felicità della nostra unione . " Ma non ne parliamo più : tutto è passato ; fra me e Bianca vi è un muro di ghiaccio ; se ella mi lascia amministrare il denaro ereditato , se vive in una completa solitudine , è perchè crede forse che l ' uomo da lei amato sia morto . " Ed io l ' odio , quell ' Aldo , e vorrei averlo non solo infamato , ma ucciso ! " Sì , io tesi quel tranello a lui e ad Ilda , ma ti giuro che in quella sera non ci pensavo . " Mi ero recato a casa di Ilda , o della bella Cleo , come tu la chiami , assalito da un desiderio ardente di conoscere l ' uomo che essa aveva preferito a me . " Aldo Pomigliano mi venne indicato come l ' amante della bella Cleo . " Chi era costui ? Dove prendeva il denaro per mantenere il lusso della giovane ? " Il marchese Passiflora s ' incaricò di spiegarmelo . Egli mi disse che l ' oro con cui Aldo pagava i capricci della cortigiana proveniva da mia moglie , di cui era l ' amante . " Nel primo impeto del furore volevo correre nella sala , schiaffeggiare il giovane , ucciderlo ; ma riflettendo meglio , pensai che lo scandalo sarebbe ricaduto su me , e volli trovare un altro mezzo per vendicarmi . " Ed il mezzo mi si offrì quella notte stessa . - Qui il conte raccontò a Cinzia la scena accaduta nella camera della bella Cleo . - Tu fosti fortunato ! - esclamò Cinzia quando egli le ebbe detto tutto , e come fosse fuggito dalla casa d ' Ilda senza incontrare alcuno . - La fortuna è degli audaci ! Ora incomincio a credere che tu sia l ' uomo che mi convenga . - Cinzia ! - mormorò Livio appassionatamente , cercando attirarla a sè . - Un momento ! - diss ' ella svincolandosi . - Ancora non mi hai detto tutto . Chi è dunque Fabio , il complice , che fai agire a tuo talento , che preferisce disonorarsi al disonorarti ? - Vuoi saperlo ? Quell ' uomo che ha fede in me come in Dio , è mio fratello . Siamo figli della stessa madre , ma egli è nato per essere il mio schiavo , io il padrone : la nostra sorte non sarà mai uguale : io potrei ucciderlo , egli mi adorerà fino alla morte . - Fabio sa di questo legame che esiste fra voi ? - Sarei stato uno stupido se glielo avessi rivelato ! Egli porta il nome di due vecchi servi di mia madre , che salvarono in tal modo l ' onore della loro padrona . Fabio ignorerà sempre la verità , mi adora come suo benefattore , non ha altra volontà che la mia . - Cinzia gli disse lentamente : - Così , se tu dovessi sopprimere tua moglie , ti serviresti ancora di lui ? - II conte balbettò : - Sopprimere mia moglie ? A che scopo ? - Cinzia si mise a ridere . - E me lo domandi , mentre pretendi di amarmi ? Se vuoi che io abbandoni Passiflora , ricominci la vita con te , devi cercare il mezzo di sopprimere tua moglie ; così , liberi entrambi , ricominceremo la vita in due , non pensando più che ad adorarci . Vuoi ? - Si era chinata verso lui , avvolgendolo del suo profumo . Livio fu inebriato . - Sì , - rispose - fa ' conto che Bianca sia già morta . Ma questa volta Fabio sarà uno strumento incosciente : egli le verserà la morte in qualche bevanda , dove vi sarà della polvere che io gli consegnerò come un medicinale per guarirla . Sei contenta così ? - Sei proprio l ' uomo che io ho sempre sognato , l ' unico che io possa amare ! - esclamò Cinzia . - Vieni , rientriamo in casa . - Essi erano spariti , lasciando accesi i lumi nel padiglione . Allora sorsero , come dalla terra , cinque uomini vestiti di nero . Uno di essi disse : - Non una parola , finchè non ci troveremo a casa mia : andiamo , è tempo . - Si diresse verso la porticina segreta ; gli altri lo seguirono in silenzio . L ' uomo che aveva parlato era Umberto Trani . XI . Bianca ricominciava a godere della più pura felicità . Era circondata da persone fedeli , che tutto mettevano in opera perchè dimenticasse i suoi dolori . Aveva tanto bisogno di essere consolata . I sonatori ambulanti vennero alloggiati nella villa , e Fabio diede ordine che si avesse per essi ogni riguardo . Milia si avvide con sorpresa che il servo Martino si era molto interessato di quei girovaghi , ed aveva permesso che la piccola Gina dormisse nella stanza stessa della contessa . Ciò era molto strano . Ed il conte non compariva . Che voleva dir ciò ? Fabio si era di nuovo assentato , ed al suo ritorno , dopo un lungo e segreto colloquio con la contessa , aveva licenziato alcuni domestici , mettendo ai loro posti Aldo e le sue compagne . Milia incominciava ad avere qualche sospetto . Di mano in mano che Bianca ricuperava le forze e la salute , le sue passeggiate nel parco si allungavano sempre più e si faceva spesso accompagnare dalle nuove cameriere , dal nuovo domestico . Ciò inasprì Milia , quantunque la contessa le avesse detto con molta dolcezza : - Tu non devi stancarti . Io sto benissimo , non ho più bisogno d ' appoggio e sono sorvegliata lo stesso . La piccina mi tiene per mano e mi aiuta a cogliere i fiori : non desidero altro . - Ma io vorrei sapere se il conte è poi proprio contento che vi teniate attorno della gente , che egli non conosce ! - rispose Milia . La contessa aggrottò lo sopracciglia . - Qui adesso la padrona sono io : - soggiunse - quando tornerà mio marito , agirà come egli crede . E tu sei abbastanza saggia ed onesta per comprendermi . - Milia però non era persuasa e si ripromise di sorvegliare , intuendo che tutti quei cambiamenti di persone nascondevano qualche segreto che il conte ignorava . Una sera che la contessa , rientrata in camera con la piccina , aveva fatto chiamare Aldo , che aveva assunto il nomignolo di Cantor , appunto perchè cantava sempre qualche romanza accompagnandosi con la chitarra , Milia vide scendere furtivamente nel parco Martino con la più giovane della compagnia , la Moretta , come la chiamavano . La vedova intuì un intrigo amoroso . - Se scopro qualche cosa , questa volta ne avverto il conte , dovessi recarmi a Torino ! - pensò . - Tutti questi pasticci mi sanno di marcio ; sono certa che il padrone ignora tutto e Martino gli ruba il salario . - Si era tolta le scarpe , e seguì guardinga la coppia che non s ' era accorta di lei . Fabio camminava accanto ad Ilda , senza parlare . La coppia camminò ancora un pezzo , quindi sedette sopra un sedile all ' ombra di alcune piante . Milia , strisciando leggermente , giunse a poca distanza da loro e tese avidamente gli orecchi . - Ilda , - disse dolcemente Fabio con una voce che la vedova non avrebbe riconosciuta se non avesse saputo da chi veniva - ho voluto parlarti ancora prima di partire . - Il conte ti ha proprio chiamato ? - Sì , egli mi dice che non può in questo momento lasciar Torino ed ha urgente necessità di vedermi : puoi immaginarti ciò che vuole da me . - Dunque , non è sazio d ' infamie , non ha pietà di una povera martire che chiede solo di essere lasciata tranquilla ? Non gli basta il denaro di lei : ne vuole la vita ! Nè il suo cuore si è mosso un solo istante a pietà per te , e cerca ora di nuovo la tua mano per versare la morte alla sua vittima ? E tu puoi ancora resistere di fronte a lui ? - È necessario , Ilda , se vogliamo salvare la contessa , - disse lentamente Fabio . - Non temere : questa volta lui cadrà in trappola , ed io , suo fratello , sarò il suo giudice ! Ilda , ho voluto vederti , perchè tu sei forte , e nessuno più di te può vegliare perchè alla povera donna nulla trapeli di quanto si trama attorno a lei . Le ho taciuta l ' ultima parte della confessione del conte per timore di colpirla mortalmente : l ' ho detto a te , perchè conosco la tua energia e so che non mi tradirai . E poi , adesso che tu mi hai perdonato , sento in me un coraggio che non ebbi mai , affronterò tutto . - La voce di Ilda si fece commossa . - Fui violenta e dura con te . - esclamò - ma avevo sofferto tanto ! - Oh ! mia Ilda ! ... - Stettero un momento silenziosi , tenendosi per mano . - Fabio , - disse ad un tratto Ilda - io vorrei chiederti un ' altra cosa . - Parla , mia cara ! - Dobbiamo fidarci di Milia , quella vedova che il conte ha messo al fianco della moglie ? Ho sorpreso certi suoi sguardi che mi hanno dato da pensare . Ella sospetta di noi . - Milia - rispose gravemente Fabio - è una buona creatura , che serba riconoscenza al conte per averla salvata dalla miseria e non immagina certo di servire essa pure d ' istrumento cieco ai voleri di un briccone . Essa può diventare pericolosa per noi non essendo a parte della verità . Per cui fa duopo allontanarla . - No , non mi allontanate , non mi allontanate ; io sarò dei vostri , se è vero che il conte è un uomo cattivo ! - esclamò Milia , non potendo contenersi , sorgendo ad un tratto dinanzi alla coppia sbalordita . - Sciagurata ! Avevamo dunque ragione di dubitare di voi ! - proruppe Fabio alzandosi con impeto . - Dove vi eravate nascosta ? Che avete sentito ? - Tutto .... - balbettò la vedova con voce appena intelligibile - ma ve lo giuro .... è stato a fin di bene .... - Non vi crediamo , - interruppe Ilda - perchè , se così fosse , avreste interrogato lealmente il mio compagno o la contessa .... No , non possiamo fidarci di voi ! - Milia ebbe una scossa nervosa . - Se io fossi una donna disonesta , se io volessi tradirvi , - disse - non vi chiederei di rimanere qui : mi sarei recata a Torino per avvertire il conte del tradimento che si prepara per lui . - Fabio ed Ilda si consultarono con un rapido sguardo , poi la giovane disse : - Ebbene , vogliamo prestarvi fede , ma se vorreste tradirci , non vi mancherebbe la punizione . - Sono sicura che non me la meriterò mai . - Ecco allora ciò che esigo da voi : - disse Fabio - fingerete colla contessa d ' ignorare che essa corre un pericolo . Durante la mia assenza fate in modo che nessun estraneo l ' avvicini ed entri nella villa . Se io tornassi in compagnia del conte , non parlate delle persone che ho accolte . - Il conte non verrà che quando sarà finito tutto , - interruppe Ilda - cioè , quando l ' avvertiremo che la contessa non è più . - Milia soffocò un grido . - Mio Dio , credete proprio che il conte voglia farla sopprimere ? - Sì ; - rispose Fabio - ma Dio vuole altresì che la buona signora abbia intorno cuori devoti , persone che sapranno dare la propria vita per salvare la sua .... - Io per la prima , - esclamò con slancio sincero Milia - verserei a goccia a goccia tutto il mio sangue per lei ! - Vi credo . - disse Ilda stendendole la mano . Ritornarono in casa . La mattina seguente la posta recava una lettera di Livio alla contessa . Il conte le scriveva : " Mia adorata Bianca , " Dal mio e tuo fidato servo Martino ho saputo che tu vai migliorando , e puoi figurarti se ciò mi rallegra , mi fa benedire di essermi allontanato per qualche tempo da te : così al mio ritorno ritroverò la mia Bianca di una volta e ricominceremo insieme una vita nuova . " Però io rimango ancora per qualche settimana assente , farò un piccolo viaggio ; ma siccome voglio mostrarti che non ti dimentico ti manderò per Fabio una cassettina , in cui troverai diversi oggetti per te , che potranno ricrearti nella tua solitudine e farti ricordare chi ti adora sempre . " Tuo aff.mo marito LIVIO . " Fabio , partito la mattina , tornò infatti la sera portando la cassettina datagli dal conte per la moglie . Quella cassettina conteneva gingilli giapponesi , scatole d ' argento piene di confetti , boccettine di profumo ed una fiala di vetro azzurro , su cui ora stampato : " Elixir miracoloso di lunga vita per ridonare le forze , ringiovanire la mente , eccitare l 'appetito." - Il conte mi ha raccomandato questo elixir , - disse Fabio a Bianca . - Egli mi ha detto di versarne alcune gocce ogni sera nella limonata che prendete prima di andare a letto , ed ha aggiunto che in pochi giorni sarete guarita . - Un tremito assalì Bianca : un presentimento le attraversò lo spirito . - Questa fiala contiene del veleno ! - esclamò . Fabio rimase calmo . - Io non lo so , contessa : - rispose - vi ripeto le parole e l ' ordine datomi da vostro marito . Ma dal canto mio vi dico : conservate questa fiala , nascondetela fino al momento in cui vi dirò di adoperarla : tenendola nascosta , vedrete che compirà il miracolo di prolungare a voi la vita ed accorciarla a chi ve l ' ha mandata . E giacchè siamo qui uniti , aggiungo : l ' ora della giustizia è sonata ! - PARTE QUINTA Il castigo del colpevole . I . Erano le due di notte . Il conte Livio Rossano usciva dalla casa di Passiflora , dove aveva vuotato il suo portafogli , perchè la sorte gli era stata sfavorevole . Egli era di cattivissimo umore , mentre tornava a piedi all ' albergo . Cinzia , dopo avere stretto un patto segreto con lui , era partita da Torino , ingiungendogli di rimaner lì per non dare sospetti , fino a che l ' ostacolo che impediva la loro unione fosse stato tolto di mezzo per sempre . La cortigiana gli aveva bensì promesso di scrivergli , ma ancora non si era fatta viva , nè da Fabio aveva avuto alcuna nuova sul risultato del miracoloso elixir , che doveva compiere la guarigione della contessa . Ciò lo rendeva nervosissimo , inquieto . Quella notte il cielo era oscuro , piovigginoso : nelle strade buie , deserte , tutto ora triste , silenzioso . Livio era giunto all ' angolo di una strada deserta , allorchè un uomo di alta statura gli si fece dinanzi , balbettando con voce commossa : - Ho bisogno di parlarvi , signor conte ! - Livio fece istintivamente un passo indietro . - Parlarmi a quest ' ora ? - esclamò . - Che cosa volete ? Io non vi conosco . - Mi farò conoscere , conte . - interruppe l ' altro togliendosi il cappello e mostrando un volto pallido , patito , con grand ' occhi luccicanti , coronato da capelli bianchi come la neve . - Guardatemi bene . Io sono un uomo onesto , non vi ho mai fatto del male , ma voi mi condannaste ad una vita d ' inferno , non pensando che io potessi un momento o l ' altro cogliervi a vostra volta . - Livio l ' osservava con stupore , non conoscendo affatto quei lineamenti . - Io credo , signore , - gli disse - che i fumi del vino vi abbiano dato al cervello , perchè più vi guardo , meno mi ricordo di avervi già veduto . - Il mio volto non vi è certo familiare , ma io non sono ubriaco nè pazzo , conte ; se non mi conoscete di figura , mi conoscete di nome : sono Guglielmo Rivalta , il cognato di Aldo Pomigliano . - Ah ! - esclamò il conte , lieto di trovare qualcuno su cui sfogare i suoi nervi . - Capisco ! Siete il galantuomo che aiutava lo studente galante a mangiare i denari di mia moglie . - Vile , miserabile ! - urlò Guglielmo facendo l ' atto di gettarsi su lui . Ma il conte aveva fatto un salto indietro , e con un rapido mulinello , girando il bastoncino , ne lasciò cadere il pomo di piombo sul capo scoperto dello sventurato che cadde di peso al suolo . Livio non stette ad osservare se fosse ferito o morto : nessuno aveva assistito a quella rapida scena , onde si allontanò lestamente , fischiando un ' aria di operetta . L ' avventura gli aveva calmato i nervi . Intanto Guglielmo , che per il colpo perdeva sangue dal capo , sotto la pioggia incominciava a rinvenire , quando sentì alcune voci che dicevano : - È ubriaco ! - No , è ferito ! - Bisogna trasportarlo all ' ospedale ! - Aspettate che cerchi alla meglio di fermargli il sangue ! - Sotto la pressione della mano che gli fasciava il capo con un fazzoletto , Guglielmo si riebbe e disse : - Non è nulla , credo di potere alzarmi e andare a casa . - Gli uomini che si erano presi cura di lui , erano dei bravi operai , che a quell ' ora già si recavano al lavoro . Essi si mostrarono lieti , sentendo che il ferito parlava . - Aspettate , signore , vi sosterremo e vi accompagneremo fino a casa . - Vi ringrazio , vi ringrazio mille volte ! - disse Guglielmo . - Ma posso andar solo . Ho avuto uno svenimento , e nel cadere mi sono ferito . Ma ora sto bene . - E salutati gli operai si allontanò . Guglielmo Rivalta aveva preso alloggio nella casa stessa dove era stata assassinata la povera Giulietta , e non avrebbe neppure egli saputo dire il perchè . Nel casamento avevano dimenticato il dramma accaduto . La soffitta abitata un giorno da Giulietta , quindi da Ilda , era stata presa in affitto da un venditore ambulante che vi depositava la sua merce . Guglielmo Rivalta aveva affittato una camera all ' ultimo piano , qualificandosi sensale . Appena si trovò nella sua cameretta , Guglielmo si sfasciò la testa : il sangue non colava più . Egli empì una catinella d ' acqua , si lavò , poi , fasciatosi di nuovo , si stese vestito sul letto , a meditare . Egli era sparito da Ivrea senza lasciar detto dove si recasse , perchè nessuno potesse dubitare dell ' idea che si era messa in mente . Guglielmo voleva provocare il conte , costringerlo a battersi con lui , ucciderlo per vendicare tutte le vittime del miserabile e soprattutto il suo povero cognato , la sua adorata Severina e sè stesso . Il signor Rivalta era un valentissimo schermitore , per cui era sicuro del fatto suo , nè gli sorgeva neppure il pensiero che in un duello potesse esser vinto . Aveva cercato a lungo il conte e l ' aveva ritrovato per esserne quasi aggredito in quel modo ! Guglielmo digrignò i denti , si morse lo dita . Il suo odio contro Livio si esasperava . Vendicarsi , vendicare Severina , Aldo e tutti gl ' innocenti ! Ciò diventava un vero fanatismo nella mente di Guglielmo . Il giorno dopo uscì di casa e si diresse senz ' altro verso l ' albergo , dove sapeva che il conte alloggiava , per averlo già pedinato . - Si potrebbe parlare col conte Livio Rossano ? - chiese gentilmente Guglielmo al segretario dell ' albergo . - Il conte è partito per la sua villa di Moncalieri , - rispose . - Ha ricevuto un telegramma che lo chiamava colà : sembra che la contessa si sia improvvisamente aggravata . - Guglielmo si sentì venir freddo . - Stava male , la contessa ? - Oh ! da molto tempo non si muove più dalla villa : il conte non teneva neppur più casa a Torino ; venendo qui per i suoi interessi , si tratteneva nel nostro albergo . - Lo so , e mi dispiace della nuova che mi dà ; gli scriverò . - Allontanandosi , agitava nella sua mente terribili idee . - Anche lei , anche lei ! ... Ah ! questo pone il colmo a tutte le sue iniquità . Ma sarà l ' ultima , lo giuro ! - Guglielmo salì in tranvai per recarsi a casa . Si mise nelle tasche della giacca una rivoltella carica a sei colpi , un paio di fazzoletti , il portafogli . Guglielmo non sapeva dove si trovasse la villa del conte , ma era sicuro che , giunto a Moncalieri , tutti gliel ' avrebbero indicata . Era di domenica . Il signor Rivalta prese il tranvai che partiva almeno un ' ora prima del treno , e arrivato a destinazione si fece indicare da un trattore la villa del conte . Era distante : un ' ora di cammino ; ma Guglielmo non si sgomentò . Giunto nei pressi della villa , si fermò e sedette . Come entrare là dentro ? - Che stupido ! - disse a un tratto . - Se la contessa è aggravata andrà bene il medico a curarla , le si chiamerà anche il prete . Ebbene , per mezzo di questi , io entrerò nella villa . - E soddisfatto della sua idea , si rialzò e camminò gesticolando , minacciando un fantasma invisibile . II . Cinzia non aveva lasciato Torino , ma compiuta la sua parte con Livio si era rifugiata di nuovo in casa del marchese Passiflora . Fu però assai sorpresa di non trovare nel gentiluomo quell ' accoglienza che si aspettava per essere riuscita a smascherare il conte in faccia a coloro che lo volevano nelle mani . - Non sei contento di me ? - gli chiese con audacia . - Bada che io ritorno da Livio e non gli nascondo che la mia è stata solo una commedia per perderlo . - Tu non andrai , - disse freddamente il marchese - se hai cara la tua vita : intanto non uscirai dalla tua camera , perchè se tu lo tentassi ti ucciderei ! - Cinzia si morse a sangue le labbra . - A che giuoco giochiamo , vecchio mio ? - esclamò . - Non sei tu forse che per il primo mi hai spinta a vendermi ai nemici del conte , non sei tu che mi hai allettata dicendomi che , compiuta un ' impresa che avrebbe liberata la società di un birbante , mi avresti dato il tuo nome ? - È verissimo . - E allora , perchè adesso sembri minacciarmi , invece di stendermi le braccia come meritavo ? - Il perchè lo saprai tra qualche giorno . Adesso , ti ripeto , sei mia prigioniera . Tu hai detto al conte che partivi per un viaggio , e deve crederlo . - E se io non accettassi la tua condizione ? - Non discutiamo . Se tu tentassi di uscire dalla tua camera , ti farei saltare le cervella , salvo poi a fare altrettanto con le mie . Guarda ! - Le mostrò una rivoltella che teneva in tasca , ed aggiunse in tono più mite : - Del resto , non è che una prigionia di pochi giorni , non ti mancherà nulla e ti servirò io stesso da carceriere . - Cinzia non replicò , ma provava una rabbia profonda , mista ad un ' angoscia orribile per qualche cosa d ' impreveduto , che non poteva definire . - È questa dunque la ricompensa per averti servito con tanto zelo ? Senza di me , non avresti mai avuto il conte nelle mani . - Questo è vero , - rispose con calma il marchese . - E senza di lui non t ' avrei così bene conosciuta come ora ti conosco . - Cinzia fu chiusa nella sua camera , ed il marchese , acceso un sigaro , si ritirò nel suo salotto , dove si mise a fumare nervosamente , camminando in su e in giù , gesticolando . Il marchese Passiflora , come sappiamo , aveva commesso un giorno una viltà , facendo ritirare dalla posta lettere dirette alla contessa , lettere che la condannavano , benchè pura ed innocente , scoprendo al conte il legame fra Aldo e la contessa . Inoltre Passiflora , trovatosi solo , senza affetti , si ora dedicato a Cinzia , che gli pareva creatura fatta proprio per lui . Col proporle di vivere insieme , il marchese aveva avuto lo scopo di conoscerla meglio , e la maliarda aveva saputo agire in modo , che egli si era innamorato di lei fino a sentire il bisogno di darle il suo nome , onde rialzarla ai propri occhi ed a quelli degli altri . E quando il Trani , rimasto suo amico , gli propose di servirsi di Cinzia per indurre il conte a confessione , il marchese dapprima rifiutò . Non era bastato a Livio di togliergli Bianca , e gli toglierebbe ora anche la sola compagna che gli abbisognava ? Ed in uno sfogo di passione , di gelosia , disse al magistrato : - Cedergli Cinzia ? Mai , mai ! - Il Trani guardò l ' amico con commiserazione , gli prese una mano , che tenne stretta nella sua . - Tu commettesti un giorno un ' azione indegna dl te , - disse - ma puoi ancora ripararla , perchè in fondo sei un gentiluomo onesto , nè vorrai macchiare il tuo onore per una donna indegna di te . - Tu calunni Cinzia ! - gridò il marchese . - Ti proverò che ella si ride di te , che se l ' intende di nuovo con Livio , - disse il Trani . Un fiotto di sangue salì al cervello di Passiflora , gli imporporò il viso . - È falso .... , è falso ! ... - È la verità , e , per quanto possa offenderti , non voglio nascondertela . Tu credevi di prendere una rivincita sul conte , prendendogli la donna che fu sua amante . Orbene , il domani stesso , i due si ritrovarono insieme . Nel rivedersi , sentirono risvegliarsi con nuova forza gli istinti bestiali di una volta ; ma siccome Cinzia teme di perderti , finge un profondo disprezzo pel conte . - Passiflora strinse i pugni . - Se ne fossi certo ! - esclamò . - Che faresti ? Vorresti imbrattare la tua mano di gentiluomo per un sgualdrina ? Lascia quella parte al conte , che oramai ha perduto ogni senso di onore , e se ti resta ancora un atomo di affetto per la sventurata contessa che tu stesso contribuisti a calunniare , aiutaci a salvarla , a toglierla dalle mani del suo carnefice . - Non invano il magistrato aveva fatto appello all ' onore del marchese . Tutti gli istinti cavallereschi si risollevarono ad un tratto in lui , lo fecero ridiventare padrone di sè stesso . Egli stese la mano ad Umberto . - Ebbene , sarò con te : spiegami quale sia il tuo progetto ! - Umberto glielo disse . Passiflora ascoltò dapprima attentamente , poi ad un tratto interruppe : - Ma se tu affermi che Cinzia è d ' accordo con Livio , non accetterà di tradirlo . - Lo farà ; tu non conosci ancora bene quella donna : ella è venale e non vuol perderti . Tutti i giorni non le si offre l ' occasione di divenire marchesa autentica . Io le farò la proposta , e vedrai che l ' accoglierà con entusiasmo . Intanto domani la farò chiamare nel mio gabinetto , fingendo di volerle parlare da sola ; tu sarai ad ascoltare . - Accetto , accetto e ti ringrazio ! - Passiflora rimase così persuaso della perfidia e leggerezza di Cinzia . Quando il magistrato le propose di sedurre novamente il conte per fargli confessare i suoi delitti , Cinzia simulò scrupoli di delicatezza , disse che non si sarebbe mai prestata a simile commedia . Ma quando Umberto le dimostrò che egli non ignorava i misteriosi convegni di lei col conte nel nido del corso Grugliasco , Cinzia , spaventata , non potendo negare , balbettò con accento soffocato : - È vero , non ho saputo sottrarmi al fascino che mi attira verso Livio ; ma , per pietà , non mi perdete con Passiflora : che egli nulla venga a sapere , ed io vi servirò in tutto quello che volete ! - Il marchese stesso desidera di smascherare il conte , e dietro mia preghiera acconsente che voi l ' attiriate nel tranello che io ho ideato : dalla mia bocca Passiflora non saprà nulla ; ma guai a voi se ci tradirete col conte ! - Cinzia aveva ripresa la sua audacia . - Potete fidarvi di me : ambisco troppo a divenire una marchesa autentica . - Passiflora ebbe il coraggio di non muoversi , di non tradire la sua presenza con un solo movimento ; ma appena Cinzia fu partita , si slanciò presso l ' amico esclamando : - Tu avevi ragione , io tenevo una benda sugli occhi per quella sgualdrina ; ma ora è caduta e non macchierò il mio stemma per una tale femmina , come pure desidero rialzarmi agli occhi della contessa per ottenere un giorno il suo perdono . - II marchese sentiva ormai troppa vergogna per quello che aveva fatto , ed avrebbe dato metà del suo sangue per rimediarvi . Cinzia non sapeva che la notte della confessione di Livio , anche Passiflora era fra coloro che ascoltavano . Il Trani l ' aveva introdotto nella villa sotto un travestimento facendolo passare per un suo fidato agente , ed il marchese si era allontanato dopo gli altri , in preda ad un disgusto orribile per quella coppia colpevole , assalito da uno spasimo angoscioso nel sentire con quanta freddezza il conte accettava di sbarazzarsi della moglie . Allorchè Cinzia era ritornata a lui , fingendo con Livio di partire finchè tutto fosse finito , il marchese , ritenendo pericoloso che il conte sospettasse la presenza della cortigiana nella sua casa , e soprattutto perchè nessun ostacolo sorgesse ad impedire quanto il Trani aveva combinato , pensò di tenervela rinchiusa . Cinzia , prigioniera da due giorni , incominciava a trovare la cosa singolare , e si pentiva di aver preferito il marchese al conte , dal momento che questi , una volta libero di sua moglie , si dava completamente in sua balia . Dopo una settimana passata in alternative di speranze e timori , Cinzia non ne potè più . Ella voleva ad ogni costo uscire dalla sua reclusione . Picchiò , risoluta , all ' uscio , decisa a farne saltare in aria la serratura od a chiedere aiuto dalla finestra se il marchese non compariva . Ma al primo clamore Passiflora accorse . - Che c ' è ? - chiese , - Che vuol dire un tal chiasso ? - Vuol dire che sono stanca di rimanere qui ! - esclamò Cinzia con accento rabbioso . - Se tu avessi avuto pazienza , questa sera stessa ti avrei liberata , - risposo Passiflora . - Ma non importa : sarà forse meglio anticipare , perchè è giunto il momento di una spiegazione importante fra noi . - Cinzia ristette indecisa , turbata , e senza rispondere si mise a sedere . Passiflora fece altrettanto e , senza alcun preambolo : - Sai dove si trova in questo momento il tuo amante ? - chiese . Cinzia sussultò . - Il mio amante ? - ripetè . - Vuoi forse parlare del conte ? Vuoi prenderti giuoco di me ? Sai bene che mi sono sacrificata a ritornare con lui per alcuni giorni onde compiacere te ed il tuo amico Trani . - Passiflora lasciò sfuggire una lugubre risata . - Ed i tuoi ritrovi anteriori erano pure fatti per compiacermi ? - Cinzia si morse le labbra , ma non chinò per questo gli occhi . - Il tuo amico mi ha calunniata ! - Lui ? Egli non ha aperto bocca sul conto tuo : tu stessa ne parlasti trovandoti nel suo gabinetto , senza pensare che altri poteva ascoltarti . - Ebbene , se fosse vero ? Forse che non vi ho dato il conte nelle mani , non vi ho serviti lealmente , mentre potevo tradirvi ed essere a quest ' ora molto lungi di qui con lui ? ... - Ne convengo : tu hai mantenuto i tuoi patti e meriti una ricompensa . Per cui , invece di consegnarti alle guardie come complice del conte , ti condurrò io stesso fino a Genova , ti metterò a bordo di un bastimento che ti condurrà lontana dall ' Italia .... - Siete pazzo ! - interruppe Cinzia . - Non partirò ! - Preferisci dunque la prigione alla libertà ? Perchè , se tu rimani , sarai denunziata per aver preso parte all ' assassinio di Giulietta Lovera , conoscendo fino da allora quello ed altri intrighi orditi dal conte , e di avere ultimamente istigato il conte a sbarazzarsi di sua moglie . - Non è vero ! - gridò Cinzia . - Cinque testimoni , persone onorate , attesteranno come tu sola abbia spinto il conte Rossano a sbarazzarsi con un delitto di sua moglie . - Cinzia , còlta al laccio , gettò un grido di rabbia e disse : - Siete una massa di vigliacchi ! - II marchese , livido , trasse di tasca la rivoltella . Allora la sciagurata si vide perduta , e folle di terrore si gettò ai piedi del marchese . - Perdonami ! ... Perdonami ! ... Non mi uccidere ! ... Partirò . Farò quello che vorrai ! - Gli occhi del marchese brillarono di una gioia sinistra . Nascose lentamente la rivoltella e trasse di tasca un foglio in cui era scritto che Cinzia si obbligava ad obbedirlo . - Ebbene , firma ! - le disse . Cinzia obbedì . - Eccomi in tua balìa ! - disse poi . - Non avrei mai pensato , il giorno in cui mi giuravi di amarmi , che tutto sarebbe finito così ! - Ella lo fissava cogli occhi umidi di lacrime , e Passiflora , temendo di cederle , lasciò quella camera per andare a rinchiudersi nella propria . Gli occorrevano alcune ore per ricuperare tutta la sua fermezza onde giungere alla fine del suo compito . Ma quando ritornò da Cinzia , trovò la camera vuota . Aveva dimenticato di rinchiuderla , e la cortigiana ne aveva profittato per svignarsela . Passiflora si sfogò in invettive , quindi finì col calmarsi . Doveva avvertire Umberto di quella fuga ? Sì , era necessario . E senz ' altro , il marchese si recò dal cavaliere Trani per avvertirlo di quanto accadeva . Ma il magistrato aveva egli pure lasciato Torino . III . Nonostante tutto il suo cinismo , allorchè il conte Rossano ricevette il telegramma di Fabio che diceva : " Contessa improvvisamente aggravata , si teme catastrofe , urge vostra presenza " , un livido pallore si stese sul suo volto . Egli partì subito ; ma era molto turbato . A Moncalieri fece attaccare un calesse che avrebbe guidato egli stesso . Livio non desiderava che alcuno turbasse le sue riflessioni di quell ' ora . Egli voleva formarsi tutto un piano prima di giungere alla villa . Tutti , compreso Fabio , dovevano credere al suo dolore , al suo strazio per la fine immatura di Bianca . Ad un tratto sussultò . La morte di Bianca lo lasciava padrone interamente del patrimonio di lei ? Non poteva Bianca aver fatto testamento a favore di altri , lasciando a lui la sola legittima ? Perchè non aveva pensato prima a tutto ciò ? Era stato pazzo , imprudente ! - Purchè arrivi in tempo a rimediarvi ! - mormorava fra i denti . - Sono stato così pazzo da cercare di toglierla dal mondo prima di aver sistemati i miei interessi . - Il conte sferzava adesso il cavallo per giungere più presto . Bisognava ad ogni costo che Bianca testasse a suo favore . Eccitato da quel pensiero , il conte proseguiva a frustare . Era giunto ad un sentiero , le cui pietre ruzzolavano sotto i passi del cavallo . Livio scese e condusse a mano l ' animale . Egli fremeva d ' impazienza . Finalmente giunse al cancello della villa : silenzio perfetto . Livio tirò con violenza il campanello . Il giardiniere corse ad aprire . Il conte gli domandò : - Ebbene , Lorenzo ? La contessa è dunque peggiorata ? - Oh ! signore .... non avrò mai il coraggio di dirglielo .... no .... no ! ... - esclamò il giardiniere . E ruppe in pianto . Livio divenne livido . - Parla .... lo voglio .... - balbettò con accento soffocato - la contessa .... mia moglie ? - Lorenzo rispose con voce rotta : - E spirata .... questa mattina . - Un urlo , che parve avere squarciato il cuore del conte , sfuggì dalle sue labbra . - Morta ! ... Morta ! ... No ! Dimmi che non è vero ! ... - Ahimè , signore .... se potessi farla rivivere , darei con piacere tutto il mio sangue ! - Livio sembrò assalito da una specie di furore e corse verso la villa . Nel vestibolo vide alcuni domestici che l ' osservavano , pallidi e inquieti . E ad un tratto gli si fece incontro Fabio , pallidissimo , ma calmo . - Perdonatemi , signor conte , - disse con voce commossa - se non sono venuto alla stazione ; ma urgeva la mia presenza qui . Non so se ho fatto male , ma ho dato ordine che non fosse ancora avvertito alcuno della morte della contessa . - Hai fatto benissimo ; - rispose a voce alta il conte , perchè tutti lo intendessero - fino a domani , proibisco a chiunque di parlarne .... . Oh ! mia Bianca , mia povera , amata Bianca ! - Ruppe in singhiozzi e si afferrò al braccio di Fabio per sostenersi . - Coraggio , signor conte ! - disse questi dolcemente . - Nessuno poteva prevedere una così rapida fine . Nessuno qui ha trascurato il suo dovere . Abbiamo avuto per la povera signora tutte le premure ; si sperava nel miracoloso elixir da voi mandato e che non trascuravo di farle prendere ogni sera ; eppure non è bastato ! - Fabio s ' interruppe , perchè piangeva . - Martino , accompagnami nella mia camera ; - disse il conte - mi narrerai l ' accaduto . Ora non avrei il coraggio di vederla . Chi veglia accanto a lei ? - Milia , che non l ' ha abbandonata mai . - Come siete stati buoni tutti ! Io solo l ' ho trascurata , almeno in apparenza , mentre non pensavo che a lei ; andiamo , Martino ! - Salì al proprio appartamento , e appena in camera gettò il cappello sul letto e si lasciò cadere su di una poltrona . - Signore , - disse Fabio - la povera contessa ha scritto una lettera per voi e mi ha pregato , qualche ora prima di morire , di consegnarvela . - Il conte apparve oltremodo agitato . - Una lettera per me ? Dammela subito ! - Vado a prenderla , conte ! - Fabio uscì e tornò poco dopo con una lettera fra le mani . - Mentre leggete , - disse - io andrò a dare alcuni ordini necessari . - Fabio uscì di nuovo . Livio volse e rivolse la busta fra le mani , poi la strappò convulsamente da un lato , ne tolse il foglio che Bianca aveva scritto , e lesse : " Livio , " L ' accostarsi della morte dà nuove facoltà all ' intelletto , tanto che cogli occhi della mente si penetra nei cuori , si legge in essi ciò che hanno tenuto sempre nascosto . " Ed io leggo in quest ' istante nel tuo cuore , ti vedo esultare nel trovarti alfine libero di colei , la cui perdita effettua i tuoi sogni di piacere e di ricchezza . Sei sceso alla bassezza , all ' infamia , al delitto , per ottenere il tuo intento . " Ebbene , il mio denaro non l ' avrai ! L ' assassino non pensa sempre a tutto . La carta che tu mi facesti firmare e ti dava l ' amministrazione di tutti i miei beni , la dimenticasti nel partire ed io l ' ho distrutta : la mia ricchezza è in salvo e passerà nelle mani di coloro che tu credevi di distruggere , e che invece sopravviveranno a te . " Una dichiarazione da me firmata ed unita alla boccetta che contiene ancora una parte dell ' elixir miracoloso che tu m ' inviasti , rivelerà la causa della mia morte , la spaventosa agonia cui mi condannasti e che nascosi gelosamente all ' istrumento incosciente dei tuoi delitti , il quale senza saperlo mi ha versato il veleno , credendo con esso di ridarmi la vita . " La mia dichiarazione , unita alla boccetta , l ' ho chiusa io stessa nella cassaforte della mia camera ; ho appeso la chiave , attaccata ad un cordoncino , al mio collo , ed ho fatto giurare a Milia che , anche dopo morta , quella chiave non mi verrà tolta se non da colui che ho già designato perchè venga a staccarla da me prima che io sia deposta nella bara . " Ho fatto altresì giurare a Fabio che , se io venissi a morte , egli solo ne veglierà il cadavere . " Ed ora che ho tutto disposto , ora che ho fatto giustizia del mio carnefice , verserò il triplo della dose che tu mi facevi mescere del tuo miracoloso elixir per finirla al più presto e perchè al più presto tu sia punito . "BIANCA." Dire ciò che provasse il conte a quella lettura , sarebbe impossibile . Vinto .... era vinto , quando si credeva prossimo alla vittoria ! Una rabbia fredda s ' impadronì di lui . Egli sonò con violenza il campanello . Fabio accorse . - Tu hai mentito con me , - disse con voce sorda . - Da questa lettera apprendo che i miei nemici hanno potuto parlare alla contessa . - Fabio lo guardava , addolorato . - Io non vi comprendo , conte , - rispose . - Vi giuro che nessuno ha mai avvicinato la contessa all ' infuori del medico che veniva qualche volta a visitarla e del parroco , perchè voi stesso avevate dato ordine di non rimandarli . - - Il conte andava calmandosi . - Io non capisco più nulla , - mormorò . - Bianca mi fa delle accuse , che io non merito . Essa non ha cessato di odiarmi fino alla tomba . - Odiarvi ? Io credo che v ' inganniate , conte . La contessa già da qualche tempo parlava con grande affetto di voi , mi diceva che se avesse seguito i vostri consigli si sarebbe trovata più tranquilla e felice , che non vi aveva apprezzato abbastanza . Ella stessa volle che vi telegrafassi perchè si sentiva morire , e aggiunse che in quel supremo istante il vostro sublime affetto le appariva in tutto il suo splendore , ed apprezzando la mia devozione per voi e per lei , mi fece giurare che veglierei il suo cadavere . - Il conte fremeva , mentre Fabio parlava . Egli non poteva , nè voleva mostrare al giovane la lettera della contessa . Fabio non doveva sapere che si era servito della sua mano per versarle il veleno . Ah ! pazzo che era stato a non prender prima tutte le sue disposizioni ! Un fremito di disperazione lo colse : lo spettro della miseria , del disonore , si drizzò davanti a lui . Ma siccome era energico , non tardò a riaversi da quella debolezza e formò subito nella sua mente un ' ardita risoluzione . - Voglio crederti , - disse a Fabio - benchè questa lettera mi dimostri il contrario . Ma la mia povera Bianca deve averla scritta in un momento di esaltazione mentale . Ah ! non mi perdonerò mai di non essere stato vicino a lei negli ultimi momenti ! Dimmi , ha molto sofferto ? - Moltissimo ! - rispose Fabio . - Se voi foste stato qui , non avreste potuto resistere a quell ' orribile agonia . E la contessa non voleva che si chiamasse il medico , nè altri ; diceva che l ' unica medicina che l ' avrebbe guarita , voi stesso gliel ' avevate mandata . - Livio impallidì , si morse le labbra , e passandosi una mano sulla fronte : - Chiamami Milia ! - disse . Fabio uscì subito per obbedirlo . Un momento dopo la vedova compariva dinanzi al conte . Ella aveva gli occhi gonfi di lacrime , ed alla vista del suo padrone scoppiò in pianto , balbettando : - Oh ! signor conte , perchè non siete venuto prima ? Mio Dio .... mio Dio , essa è morta chiamandovi , disperata ! - Il conte la guardò con aria minacciosa . - Non è vero ! Essa mi ha maledetto ! E tu le tenesti mano per favorire i miei nemici , tu le conducesti qui il suo amante ! - Milia indietreggiò spaurita . - Voi bestemmiate , conte ! Da quando sono qui , la contessa è vissuta come una santa . Martino può attestarlo . Io posso giurarvi che era una donna veramente onesta , e se volete sapere la verità , prima di morire la contessa ha passato al suo collo un cordoncino con attaccata una chiave e mi ha detto : " - Giurami , Milia , che non mi lascerai togliere questa chiave che da una bambina , la quale si presenterà qui prima che io venga deposta nella bara e ti dirà : " Sono la figlia del conte Rossano e di Giulietta Lovera ; la mia povera mamma fu assassinata innocente . A me sola spetta di consegnare questa chiave nelle mani di mio padre . " - Il conte sentì intorbidarsi gli occhi , fece un passo indietro , poi disse a Milia : - La contessa vaneggiava . - Essa era pienamente in sè , padrone , ed io attendo domattina quella bambina : se non verrà , allora voi avrete ragione , conte . Sono una donna onesta , e Dio mi punirebbe se non mantenessi il giuramento fatto ad una morente . Non venite , conte , a vedere la povera signora ? - Verrò più tardi , lasciami ! - Voleva essere solo per calmare il tumulto dei suoi pensieri , ritrovare la calma necessaria per non tradirsi in faccia ad alcuno . Ah ! come era stato giuocato bene da quella morta , che egli aveva creduto di tenere nelle mani ! Quale colpo supremo gli aveva preparato , facendogli consegnare quella chiave dalla figlia di Giulietta , dalla sua propria figlia ! Livio non aveva viscere di padre . Il ricordo di quella bambina cui fece assassinare la madre , non lo commoveva , ma l ' irritava . Come poteva la contessa averle parlato ? Se la fanciulla era entrata nella villa , per certo vi era venuto anche Aldo Pomigliano ! Egli cercava la verità senza trovarla , e continuava a digrignare i denti , a bestemmiare , a maledire . Poi tornò a calmarsi , e tutte le sue facoltà si concentrarono per avere le ricchezze di Bianca . Non un rimorso nell ' anima del conte : solo il pensiero di salvarsi e ricuperare la fortuna che gli sfuggiva . Atteggiando il volto al più profondo dolore , egli si diresse all ' appartamento di Bianca . Nel corridoio incontrò Fabio . - Dammi il braccio ; - mormorò Livio - temo di non avere la forza di sopportare la vista di quella salma adorata . - Coraggio ! - disse Fabio . Entrarono nella camera della contessa . Milia , che era presso al letto funebre , si chinò come se volesse aggiustare i guanciali della morta , quindi si trasse da parte . La camera era avvolta nell ' oscurità : chiuse le persiane e le imposte ; una sola lampada accesa gettava un incerto chiarore sul letto , dove il conte vide distesa sua moglie , vestita di bianco , con le trecce nere pendenti sull ' abito , gli occhi chiusi . Egli osò appena guardarla : ebbe un brivido di paura , e staccatosi da Fabio cadde sulle ginocchia fingendo di singhiozzare disperatamente e gridando : - Mia povera Bianca , mia povera Bianca ! - Fabio e Milia , ritti , immobili , muti , sembrava non osassero turbare quel dolore . Ad un tratto il conte si rialzò balbettando : - No , non posso resistere , non posso resistere : tornerò più tardi ; se rimanessi qui adesso , impazzirei ! - E fuggì da quella camera , si recò nel parco per essere solo a riflettere . Appena fu scomparso , Bianca aprì gli occhi , si sollevò alquanto , sorrise . - Credete al suo dolore ? - chiese . - No , - risposero insieme Fabio e Milia . - Il conte non vi ha rivelato il contenuto della mia lettera ? - No , - soggiunse Fabio - se ne è guardato bene ; però non ha potuto nascondere i suoi fremiti di furore ; ho visto nei suo occhi passare dei lampi sanguigni .... e sono ormai persuaso che stanotte si tradirà . - Recatevi a sorvegliarlo , - disse dolcemente la contessa . - Non bisogna perderlo d ' occhio un istante . Inoltre vi raccomando di farlo mangiare e soprattutto bere . - Fidatevi di me . - Il conte , in balìa dei propri pensieri , si mise a percorrere rabbiosamente i viali del parco , gesticolando ; poi si gettò disteso sull ' erba , e coi pugni chiusi sotto il mento , gli occhi torbidi , si diede ad organizzare nella sua testa tutto un piano tenebroso che quella notte stessa doveva avere uno svolgimento . - Fabio solo può aiutarmi , e mi aiuterà ! - mormorò ad un tratto quasi ad alta voce . Riconfortato da questa riflessione si rialzò ed ebbe un brusco sussulto , trovandosi all ' improvviso dinanzi il giovane , cui in quel momento pensava . - Tu qui ? - disse Livio vivamente . Fabio appariva triste , commosso . - Andavo in cerca di voi , - rispose . - Vi avevo veduto così agitato ! Ma ora ringrazio Dio di ritrovarvi più tranquillo ! - Il conte gli prese una mano , gliela strinse affettuosamente . - La tua presenza mi rende il coraggio . Oh ! ti ringrazio di essere venuto ! Nessuno è più fedele di te e so che posso contare assolutamente sul tuo affetto . - Sì , conte ; io non dimentico la lettera di vostra madre , la contessa Rossano , la mia benefattrice ; ho sempre in mente le sue parole : " Su mio figlio riverserai tutta la riconoscenza che nutri per me , obbedirai ad ogni sua volontà , farai solo ciò ch ' egli ti ordinerà di fare " ed io sono tutto vostro . - Un raggio di trionfo passò negli occhi di Livio . - Grazie , Fabio ! ... - esclamò . - Sei degno del mio amore ! ... - Ritornarono a casa a braccetto . Nel salotto particolare del conte era imbandita la tavola , e Livio volle che Fabio vi sedesse con lui . Il conte cominciò a mangiare macchinalmente , con aria triste , poi il suo appetito essendosi risvegliato , fece onore allo vivande e bevette più di quello che volesse , eccitandosi a poco a poco , incitando Fabio a fare lo stesso . - Sì , è una sventura per me la morte di Bianca ; - disse empiendo un bicchiere di vecchio barolo - ma lei , poveretta , ha finito di soffrire . Col suo cervello debole , la sua salute scossa .... - Vuotò il bicchiere di un fiato e soggiunse : - Non poteva durare a lungo : aveva un temperamento troppo eccitabile . - Bevve di nuovo , e guardando fissamente Fabio : - Dunque , Bianca ti ha fatto giurare di passare la notte presso il suo cadavere ? - Sì , conte , - rispose gravemente il giovane - ed io adempirò al mio giuramento . - Farai bene , io veglierò la cara salma con te . - Fabio lo guardò a sua volta negli occhi . - Voi , conte ? Ne avrete la forza ? - Tu sarai con me e mi darai coraggio . E poi avrò forse da chiederti un favore . - Qualunque sia , - rispose Fabio con dolcezza - sarete obbedito . Sono il vostro schiavo . - No , sei il mio amico , il mio solo e migliore amico . - Gli stese la mano , senza accorgersi che quella di Fabio ebbe un fremito nel toccarla . Poi il giovane disse : - Allora , se permettete , andrò a dare gli ordini opportuni perchè Milia vada a riposare ed i domestici si ritirino di buon ' ora . - Va ' pure , e fa ' intendere che non voglio a nessun costo essere disturbato ! - Fabio uscì , ed il conte , versatosi un altro bicchiere di barolo , disse sogghignando : - Oh ! mamma cara , come fosti previdente nel procurarmi un tal fratello ! ... La tua colpa d ' amore ha dato a me due volte la vita ! - IV . Erano circa le dieci . Nella villa regnava il più perfetto silenzio . I domestici si erano coricati , così Milia , dopo avere scambiate poche parole con Fabio . Bianca , distesa sul letto , sembrava dormisse l ' ultimo sonno . Quando il conte entrò con Fabio , questi disse : - Io temo che la vista del cadavere finisca col turbarvi e non possiate sopportarla ; se me lo permettete , tiro le tende del letto . - Fai pure ! - rispose il conte . Fabio si affrettò ad obbedire . Una sola lampada rischiarava la stanza . - Volete che accenda un altro lume ? - chiese Fabio . - No , - rispose il conte - basta così .... Spingi piuttosto quella poltrona presso alla mia , perchè dobbiamo discorrere . - Fabio fece quanto egli desiderava . - Se ho voluto passare la notte qui con te , - cominciò il conte con voce cupa - è stato per rivelarti ciò che nessun altro deve sapere , per farti una confessione che ti strazierà il cuore , come ha straziato il mio . - Livio sembrò reprimere un singhiozzo . - Mio Dio , che è successo ? - chiese Fabio . - Forse correte nuovi pericoli ? Cercano ancora di farvi del male ? - Sì , ed è quella morta , capisci , che si vendica di me , non perdonandomi di avere smascherato il suo amante ; quella morta che mi ha odiato fino all ' ultimo momento . - Se non foste voi che me lo diceste , non lo crederei , perchè , vi ripeto , la contessa in questi ultimi tempi sembrava cambiata a vostro riguardo . - Per meglio ingannarti ! - interruppe il conte . - Tu , così ingenuo , fidente , non te ne accorgesti ; ma io posso dirti che è riuscita a rivedere il suo amante , posso provarti che Bianca è morta per vendicarsi di me . - Morta per vendicarsi di voi ? - ripete con accento di sorpresa Fabio . - Scusate , conte : non vi comprendo . - Il conte volse uno sguardo rapido al letto , come se temesse che la morta sorgesse a smentirlo ; poi disse : - Tu credi che la morte di Bianca sia stata naturale ? - Fabio finse di scattare sulla poltrona , stralunò gli occhi . - Ma non so , non capisco ... ! - Livio si chinò ancora più verso lui . - Mia moglie è morta avvelenata ! - disse piano . Fabio gettò un grido . - Avvelenata ? Come ? Da chi ? - Da sè stessa . - Un suicidio , dunque ? - Sì , un suicidio , per perdermi . - Fabio era divenuto pensieroso . - Ma come ha potuto procurarsi il veleno ? .... - Ecco ciò che ignoro , ma un momento o l ' altro lo scopriremo . - Ma voi , in qual modo indovinaste ... ? - Dalla lettera che tu mi consegnasti da parte della defunta , lettera che è tutta una minaccia , un insulto per me . Bianca mi dice che ha nascosto nella cassaforte il resto dell ' elixir da me inviatole , con la dichiarazione che contiene del veleno . - Non è vero , però ? - interruppe Fabio , mostrandosi agitato . II conte alzò le spalle . - Non capisci che il veleno vi è stato posto da Bianca , la quale ha così dato sfogo al suo odio contro me ! Ma se quella boccetta con quella dichiarazione venisse trovata , io sarei perduto . - Il viso di Fabio si era contratto . Egli volse uno sguardo disperato alla cassaforte . - Come fare ? La chiave non è nella serratura , e noi non possiamo sforzare il mobile . - Io so dove si trova la chiave ; - disse lentamente il conte - Bianca stessa me lo dice nella sua lettera . Ma ella è sicura che io non la toglierò mai dal posto dove si trova , e per questo mi affido a te . Sì , tu solo puoi rendermi un tale servizio , e me lo farai , altrimenti ne va del mio onore , della mia vita . - L ' onore e la vita del vostro schiavo - disse Fabio - non hanno alcun valore , quando si tratta della vostra salvezza ; io sono pronto a sacrificarli per voi . Ditemi dove si trova quella chiave . - Al collo della morta , - rispose il conte tremando - ed io non avrò mai il coraggio di togliergliela . - Fabio si passò una mano sulla fronte . - Sarebbe una profanazione , quasi un delitto ! - Pensa che , diversamente , io sono perduto ; ricordati la raccomandazione della tua benefattrice , la preghiera di tua madre . - Fabio scattò in piedi . - Avete ragione ! - disse con accento risoluto . - Perdonatemi se ho esitato un istante . - Si diresse di passo fermo verso il letto funebre , ne tirò di nuovo le tende . Il conte , più livido del cadavere , seguiva ogni movimento del giovane , senza muoversi dal suo posto . Egli vide Fabio chinarsi verso la salma e ad un tratto indietreggiare con un grido , mentre la morta si sollevava sul letto , e con una voce che sembrava venisse di sotterra , pronunziava queste parole : - Non ti basta , Livio , di aver fatto di tuo fratello un assassino ; vuoi che sia anche ladro ? - Il conte tentò di rispondere , ma la voce gli spirò nella gola ; fece per alzarsi , ma i suoi piedi ricusarono di muoversi e si ripiegò svenuto . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Quando risensò , era nella propria camera e dinanzi a lui , colle braccia incrociate sul petto , stava Fabio . Ma il giovane non aveva più l ' aspetto timido , sommesso , che il conte gli conosceva . Egli alzava fieramente la bella testa , ed i suoi occhi fissi su lui avevano un ' espressione di freddo disprezzo . - Io sogno .... - mormorò Livio . - No , tu sei sveglio , Caino .... - rispose Fabio sordamente . - Guardami , guardami bene .... Sono io , Fabio .... tuo fratello ! - Il conte ricominciava a riprendere la sua audacia . Si raddrizzò con violenza . - Mio fratello .... tu ? Chi ti ha dato ad intendere simili menzogne ? - Dimentichi la confessione fatta da te stesso alla tua degna amante Cinzia ? - rispose Fabio ridivenendo ad un tratto calmo , ma di una calma terribile . - Io ero là ad ascoltarti , e non ero solo : altri raccolsero la tua confessione , mentre tu aprivi per la prima volta la tua anima alla donna che ti tradiva . - Tu menti ! - ruggì il conte . - Ho le prove di quanto ti dico , e sono in mani sicure . - Ebbene , ammettendo che tu sia figlio di mia madre , tu sei un bastardo , e non pretenderai adesso di avere gli stessi diritti del figlio legittimo .... Dovresti ringraziare Dio se ti venne dato un nome ! - Fabio vacillò sotto l ' ingiuria , ma sollevando tosto con più fierezza la testa : - Sì , quel nome mi sarebbe bastato , - pronunziò - se tu non ti fossi compiaciuto di trascinarlo nel fango . Io non ti contendo i tuoi diritti , ma sono qui per chiederti conto di tutte le infamie che m ' inducesti a commettere . Che facesti tu e mia madre del fanciullo che nella sua innocenza vi credeva suoi benefattori , del fanciullo che aveva lo stesso vostro sangue nelle vene ? Un vile schiavo ed un sicario . Una povera fanciulla da te ingannata sotto il mio nome , ti dava noia per i tuoi progetti di matrimonio ; tu armasti la mia mano per sbarazzarti di lei , facendola apparire un mostro di dissolutezza . Una buona creatura da me amata suscitò il tuo capriccio , e tu fosti lieto della mia condanna che la toglieva a me e la dava nelle tue mani . Avevi ideato di perderla . - - Non è vero ! - urlò il conte . - Se essa è sfuggita al tuo oltraggio , - proseguì Fabio - non è stato per tua volontà . Un giovane onesto , che aveva raccolta tua figlia , che venerava la contessa come una santa , destò la tua invidia e te ne sbarazzasti , facendolo passare per ladro . Non parlo di tutte le altre tue vittime : tuo suocero , la signora Rivalta , morti di crepacuore . Vengo alla contessa . Non ti bastava di averle tolto il padre , cercasti di sopprimerla avvelenandola . Ed avevi scelto di nuovo me per versare la morte alla povera martire . Ma Dio era stanco delle tue infamie e permise che io aprissi gli occhi sul tuo conto e che la contessa fosse salva . - Un grido di rabbia sfuggì dalle labbra di Livio . - È dunque commedia la morte di Bianca ? - esclamò . - Sì , commedia , per smascherarti interamente . Neppure davanti a quella donna che tu credevi cadavere avesti un lampo di rimorso per quello che volevi farmi commettere . Ebbene , vedi : benchè io sia povero , disprezzato , non abbia il nome che tu porti , mi sento più grande di te , nè vorrei cambiare la mia posizione colla tua . Potrei ucciderti con la mie mani , ma non voglio fare la parte di Caino ; eppure , se ti lasciassimo vivere , tu faresti ancora del male ! - Quest ' ultima frase riempì Livio di terrore . Egli si portò le mani in tasca , come se cercasse un ' arme che non aveva , digrignò i denti e con voce spezzata : - Che vuoi dunque da me ? - chiese . - Pensi che io voglia farmi saltare le cervella ? - No , qualcuno ti suggerirà una morte meno violenta . - Fabio aprì l ' uscio e chiamò a voce alta : - Gina ! - La figlia di Giulietta Lovera comparve . Essa assomigliava così stranamente alla madre , che il conte indietreggiò terrorizzato , come se si fosse veduto sorgere dinanzi la sua vittima . La fanciulla vestiva di nero , ed il suo adorabile viso aveva una gravità che colpiva . Ella teneva nella mano destra una chiave , ed avvicinandosi al conte : - La mamma vi manda questa chiave , - disse , con una voce che scosse tutte le fibre del miserabile - perchè possiate aprire la cassaforte e prendere la boccetta di liquore che vi guarirà per sempre . - Livio non rispose , non stese la mano . Guardava quella fanciulla , e grosse gocce di sudore gli scorrevano sulla fronte . - Non la volete ? - proseguì Gina . - Avete paura ? Eppure la mamma mi ha detto che siete forte e terribile ! Io vi temevo e vi odiavo senza conoscervi , ma ora che mi hanno detto che siete ammalato , non vi temo nè vi odio più , e vi darò la medicina per guarire , così diverrete buono , vi pentirete del male fatto . - Il conte continuava a guardarla , e ad un tratto chiese bruscamente : - Come sei qui ? - Dio mi ha guidata qui per salvare la mamma . - È dunque la contessa , la tua mamma ? - ripetè il conte sogghignando . - Sì , la mammina del cuore ; l ' altra mamma .... me l ' hanno uccisa , ma Dio punirà il suo assassino ! - Il sogghigno del conte si accentuò . - Sai chi sia stato il suo assassino ? Guardalo .... l ' hai dinanzi a te . - E le indicò Fabio , che era divenuto livido . La fanciulla gettò un grido , poi , spinta da un ' angoscia indicibile , si slanciò verso Fabio . - Non è vero ! - esclamò , - Dimmelo tu ! Quell ' uomo cattivo ha mentito per far del male anche a te ! - No , Gina ; - rispose con gravità e tristezza il giovane - quell ' uomo ha detto la verità : per obbedire a lui , io tolsi dal mondo la tua povera mamma . - Gina si mise a singhiozzare . Fabio le si inginocchiò vicino . - Io ho pianto a lacrime di sangue il delitto fattomi commettere da quell ' uomo , - proseguì - ma la tua povera mamma apparve a me una notte , stendendomi la mano , dicendomi che mi avrebbe perdonato il giorno in cui il vero colpevole fosse punito . Io ti giuro , Gina , che quando colui sarà punito , mi ucciderò , e tu allora mi perdonerai come mi perdonerà tua madre . - La fanciulla esitò un istante , poi si slanciò al collo di Fabio . - Io non voglio che tu ti uccida ; ti perdono , come ti perdonerà la mamma , ti vorrò bene come prima , perchè tu non sei colpevole ; l ' assassino è lui ! - E volgendosi al conte : - Sì , siete voi , - soggiunse - doppiamente cattivo , perchè dopo che avete fatto ammazzare la mamma , accusate un altro : la mamma non vi perdonerà mai , come io non vi perdono : voi mi fate paura , io vorrei vedervi morto ! - Gettò la chiave in terra e si avvinghiò di nuovo a Fabio . - Portami via , - mormorò supplichevole - non voglio vederlo ! - Nello sguardo del conte passò un lampo di odio , ma Fabio e la bambina non se ne avvidero , perchè uscirono dalla stanza , lasciandolo solo . La collera di Livio , fino allora repressa , scoppiò terribile . Egli morse con rabbia disperata un fazzoletto che teneva nelle mani , imprecò , bestemmiò . - Anche lui contro di me ! - diceva . - Caino ! Mi ha chiamato Caino , e lo sarò ! Anche Cinzia mi ha tradito ! Miserabile ! Se potessi averla fra le mani .... Ah ! credono che io voglia prendere il veleno ? Stupidi tutti ! La vita mi preme troppo e voglio conservarla per vendicarmi ! Ah ! tutti sperano che io scompaia ! Ebbene , non sarà questa la soluzione che vi aspettate ! Io prenderò ancora la mia rivincita , e quale rivincita : lo vedrete ! - Egli aprì un cassetto del suo scrittoio e ne trasse una rivoltella carica a sei colpi , che si mise in tasca . Poi raccolse da terra la chiave che vi aveva gettata Gina , e si avviò all ' appartamento di sua moglie . Era sorto il giorno , ma nella villa il silenzio era perfetto . Il conte entrò nella camera di Bianca . Non vi era alcuno . Livio volse subito gli sguardi alla cassaforte , e quando vi giunse vicino , i suoi occhi si fecero ardenti . Egli mise la chiave nella serratura , aprì . Vide subito la boccetta dell ' elixir , con accanto un foglio piegato . Ma prima di prenderlo il conte rovistò febbrilmente nella cassaforte , sperando di trovarvi dei valori , o i gioielli della contessa . La cassaforte era vuota . Un ' onda di sangue gli salì al capo . - Nulla , più nulla ! - gridò . Allora , con una rabbia impossibile a descriversi , strappò coi denti il foglio vergato da Bianca senza neppure leggerlo , e afferrata la boccetta , la scagliò a terra : il liquido si sparse sul pavimento . Poi , con una furia da pazzo , il conte si slanciò verso l ' uscio . Ma sulla soglia stava la contessa Bianca , sorridendo con sanguinosa ironia . Il conte indietreggiò come fulminato . Egli non riconosceva quasi più sua moglie in quella donna dal volto animato , dagli occhi brillanti . Essa inoltrò di qualche passo e disse : - Sapevo bene che non avevate cuore nè orgoglio , che la vostra anima è inaccessibile al pentimento , che nulla vi avrebbe commosso , neppure la vista della vostra innocente bambina . Inoltre , siete troppo vigliacco per uccidervi ! - Ad ogni insulto di quella donna , il conte trasaliva ; ma non era quello l ' istante di porre in opera quanto aveva divisato . Giacchè sua moglie era là , egli l ' avrebbe costretta a dargli tutto il denaro , a firmare ciò che voleva . - Venite voi dunque a darmi la morte ? - domandò . Bianca fece un atto di altero disprezzo . - Non sono un ' assassina ! - . rispose , - E giacchè siete tanto attaccato alla vita , nessuno qui ve la toglierà . Solo vi avverto che , dietro la vostra completa confessione , che cinque testimoni , compresi due magistrati , hanno accolta , voi non sfuggirete alla giustizia umana . È già stato spiccato l ' ordine di arrestarvi , e solo dietro una mia preghiera , per non suscitare scandalo , hanno lasciato che prima venissi a proporvi io stessa il patto , che solo varrà a salvarvi . - E questo patto ? - chiese egli con tono leggermente beffardo . - Voi lascerete subito l ' Italia : vostro fratello stesso vi accompagnerà fino all ' Havre , ed al momento del vostro imbarco per il nuovo mondo , vi consegnerà una somma bastante a sopperire al vostro viaggio , ai vostri primi bisogni . Dopo , cercherete di guadagnarvi la vita ed espiare , col lavoro , l ' indegna vostra condotta passata . Per me sarete morto , perchè scriverete un biglietto , in cui direte che , stanco di un ' esistenza torturata dai rimorsi , vi siete ucciso . - Il conte era ritornato calmo . - E questo biglietto devo lasciarlo a voi ? - Sì . - Ebbene , sarete soddisfatta ; datemi carta e calamaio , ed io lo scriverò subito per mostrarvi che non sono il vile che credete e che qualche cosa di buono è ancora in me . - Mentre Bianca obbediva , il conte si strinse il capo fra le dita convulse , e come parlando a sè stesso : - Sì , sono stato un grande colpevole ! - disse in tono violento . - Non merito il perdono di alcuno ! - La contessa era commossa : senza guardare il conte , si chinò a disporre sul tavolino la carta da lettere ed il calamaio . In quel momento sentì un soffio ardente alle sue spalle ; si volse di scatto e si trovò dinanzi il marito , livido , con gli sguardi scintillanti di selvaggia energia , la mano armata della rivoltella . - Credevi di trionfare , - esclamò Livio con un ' esaltazione che andò crescendo - credevi di liberarti per sempre di me , di avermi nelle tue mani vinto , umiliato ! Invece sei tu nelle mie : quella carta servirà a te stessa per scrivere che metà della tua sostanza mi appartiene interamente . Vedi che sono discreto ; ma se tu esiti a scrivere , io ti uccido ! - La contessa , alla vista della rivoltella , aveva provato un brivido di terrore , ma subito riprese la sua calma , perchè vide sollevarsi il panneggiamento di un uscio ed apparire Fabio alterato , irriconoscibile per lo spavento . Egli inoltrava in punta di piedi dietro al fratello : ma all ' istante di afferrare il braccio che teneva la rivoltella , un movimento lo tradì . Livio si rivolse e gettò un grido di rabbia . - Ah ! tu stavi a spiarmi ? - urlò furente . - Vattene , vattene , o non rispondo più di me ! - Colpisci dunque , Caino , colpisci ! - esclamò Fabio presentando il petto al fratello . Bianca , presentendo il pericolo che il giovane correva , si gettò a sua volta sopra il conte per disarmarlo , ma non fu a tempo . Uno sparo rintronò , e Fabio , colpito alla spalla sinistra , cadde senza gettare un grido . - Assassino , fratricida ! - urlò Bianca pazza dal terrore . - Aiuto ! Aiuto ! - Due uomini si precipitarono nella stanza : Aldo Pomigliano e Umberto Trani . Livio non li riconobbe : egli non era più un uomo , ma una belva . - Fatemi largo .... o ammazzo tutti ! - Tre altri spari rintronarono nella stanza : fortunatamente i colpi andarono a vuoto . Ma Livio aveva ottenuto in tal modo il passo libero e si slanciò fuori , mentre gli altri non si occuparono più che di Fabio steso a terra , immerso nel sangue . Il conte scese , sempre correndo , nel parco , e si mise a percorrerlo come un forsennato , continuando a sparare colpi all ' impazzata . Ma la rivoltella era ormai scarica ; tuttavia egli continuava a fare scattare il grilletto , in preda a un delirio orribile , mentre le tenebre avvolgevano la sua mente . Alla svolta di un viale si fermò : un uomo gli era sorto dinanzi , un uomo armato egli pure di rivoltella . - Ah ! finalmente ti ritrovo ! Mi riconosci ? - disse costui sbarrandogli il passo . - La Provvidenza mi ha scelto per porre un termine ai tuoi delitti : tu morrai per mano mia ! - Non so chi siate ! Indietro , o vi uccido io per il primo ! - urlò a sua volta il conte . E spianò contro lui la rivoltella scarica . - Io morrò , ma vendicato ! - rispose prontamente l ' altro , lasciando a sua volta partire il colpo . Fu la cosa di un attimo . Un lampo brillò , un grido si intese , e il conte , colpito in pieno petto , cadde al suolo fulminato . L ' uomo che aveva fatto giustizia era il signor Guglielmo Rivalta . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Fabio apriva gli occhi alla vita dopo quindici giorni di alternativa fra speranze e timori . Egli si guardava attorno senza pronunziare parola . Una donna , col viso alterato dalle veglie e dal dolore , osservava quella prima manifestazione di vita con occhi inondati di pianto : era Ilda . Allorchè il medico , visitato il ferito , dichiarò che il caso era mortale e che soltanto un miracolo poteva salvare Fabio , Ilda esclamò con passione : - Io compirò il miracolo ! Io lo salverò ! - E non lasciandosi vincere dal dolore , curò Fabio giorno e notte . Egli era sempre in preda al delirio ed evocava ad alta voce le scene più orribili della sua esistenza , quelle che più erano rimaste impresse nella sua mente . Invano Ilda cercava di calmare quel delirio con delle pezze ghiacciate . Fabio si dibatteva , faceva degli sforzi , come se volesse difendersi da un nemico invisibile , respingeva la mano amica , pronta a salvarlo . E batteva l ' aria con le braccia , cercava di gettarsi dal letto , quindi vi ricadeva spossato , mentre le lacrime inondavano il volto di Ilda . Di quando in quando Fabio sembrava riconoscerla , poi tornava a delirare , consumando così le sue forze , mentre Ilda pregava Dio che prendesse la sua vita , ma salvasse Fabio . Ma Dio , senza volere tanto sacrifizio da lei , le rendeva l ' uomo redento dal dolore , dal pentimento ! Lo sguardo di Fabio , dopo aver vagato a lungo qua e là , si fermò ad un tratto , per la prima volta con un lampo di intelligenza , su Ilda , e per la prima volta sembrò che la vedesse . - Tu ? - mormorò . - Tu , mia adorata ? Perchè vicina a me ? - Ilda non seppe resistere ; chinandosi verso lui , mormorò con voce commossa : - Per salvarti . - Fabio fece un brusco movimento . - Per salvarmi ? Forse che corro qualche pericolo ? - No ; ma sei stato molto malato . Ora , però , grazie a Dio , tutto è passato : tu sei guarito .... - Per merito tuo , non è vero ? - Ilda sorrise : Fabio le stese la mano ; ma spossato da quel breve sforzo , richiuse gli occhi e si addormentò . Dormì per molte ore , nè Ilda si mosse dal suo posto . Quando il medico giunse , Fabio dormiva sempre , nè lo svegliò , assicurando Ilda che quel riposo tranquillo era vita per lui . - Quando si sveglierà , - disse - comprenderà tutto e potrà dirsi completamente guarito . - La contessa Bianca , Aldo o Gina entrarono nella camera per assicurarsi coi loro occhi del miglioramento di Fabio . Ed un sospiro di sollievo sfuggì dai loro petti . Allorchè Fabio riaperse di nuovo gli occhi , era perfettamente in sè . Riconobbe Ilda e sorrise . - Ah ! sei tu , sempre tu ! - disse con voce debole . - Quanto sei stata buona con me , che ti ho disconosciuta ! Dimmi : fui ferito gravemente ? - Sì , ma oramai ogni pericolo è scomparso . - Mi trovo sempre alla villa Bianca ? - Sempre . - Fabio si passò una mano scarna sulla fronte , e con voce leggermente alterata : - E mio fratello ? - mormorò . - Non pensare a lui , adesso : quando sarai più forte ti dirò tutto . - Lascia almeno che ringrazi te , che mi hai dato una seconda vita . - Le stese le mani , l ' attirò a se : le loro labbra s ' incontrarono in un lungo bacio . Il domani egli era più forte , e , risvegliandosi , trovò al suo capezzale non solo Ilda , ma la contessa Bianca , Gina ed Aldo . Quante esclamazioni di gioia quando il convalescente li salutò tutti a nome , sorrise loro fissandoli con sguardi dolci e turbati ! Per molti giorni nessuno ricordò a Fabio i fatti avvenuti ; ma allorchè il giovane cominciò ad alzarsi , ruppero il silenzio che diveniva ormai penoso . Ilda lo informò di quanto accadde dopo la scena rapida e violenta fra lui ed il fratello , che aveva cercato di ucciderlo . Raccontò la fine del conte . La gente , però , non sapeva il vero ; la notizia era stata diffusa dal Trani , dal Meralta e dal marchese di Passiflora : Livio Rossano si era suicidato . Un mandato di arresto era stato spiccato contro lui , dopo una confessione firmata da cinque testimoni , in cui il conte aveva rivelato delle perfidie che nessuno avrebbe mai immaginate . Così si seppe che l ' assassinio di Giulietta Lovera era stato ordito e fatto consumare da lui onde sbarazzarsi della giovane che gl ' impediva di contrarre il suo matrimonio con Bianca . Così pure si scoprì che il tentato strangolamento di Ilda ed il furto del quale venne accusato Aldo Pomigliano , erano stati perpetrati dallo stesso conte pe ' suoi fini tenebrosi . Inoltre il conte stava per commettere un ultimo e più infame delitto cercando di avvelenare la moglie ; ma la giustizia , avvertita in tempo , si era recata alla villa per arrestarlo . Nella colluttazione che aveva avuto luogo per impossessarsi di Livio , questi , perduta la testa , aveva tirato alcuni colpi di rivoltella , andati a vuoto , poi si era slanciato nel parco , ed ivi si era suicidato . Ilda aggiunse che Cinzia , arrestata , aveva confermato quei particolari , ed era stata tale l ' impressione provata per la tragica fine del conte , che la sciagurata si trovava morente nell ' infermeria delle carceri . La giovane concluse che nessuno aveva fatto parola della ferita riportata da Fabio , dei suoi legami col conte , nè alcuno avrebbe avuto il minimo dubbio sul suicidio di lui , se una lettera di Guglielmo Rivalta , ricevuta dalla contessa Bianca , non avesse rivelato che lo sventurato aveva fatto giustizia del colpevole e si era poi ritirato in un convento a finire i suoi giorni , persuaso che Dio lo avrebbe perdonato e ricongiunto alla sua adorata Severina . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . Sei mesi dopo , la villa Bianca era di nuovo in vendita . Bianca Rossano si era ritirata nella tenuta di suo padre , e Fabio , marito felice di Ilda , era divenuto amministratore dei beni della contessa . Sua moglie era la più devota amica della giovane vedova . Gina non aveva più lasciata la sua cara mamma . Aldo invece aveva ripreso dimora a Torino , continuando i suoi studi ed i suoi esperimenti sopra un modello di macchina , che un giorno gli procurerebbe fama e fortuna . Il tempo scorreva tranquillo nella tenuta . Una volta alla settimana Aldo vi compariva , ed era una vera festa per tutti , ma specialmente per Bianca . Due anni scorsero così . Una mattina Bianca ricevette un telegramma che le fece battere il cuore a colpi precipitosi , Diceva ; " Stasera sarò costì a prendere il premio del mio lavoro . Aldo . " Questo voleva dire che il disegno esposto della macchina inventata da Aldo aveva riportato un trionfo . Ed a questo trionfo era collegato il suo avvenire e quello della contessa . Perchè egli non avrebbe mai aspirato alla mano di lei finchè non avesse potuto offrirle un nome degno di lei . Quando Aldo giunse alla tenuta , tutti erano ad aspettarlo . Egli fu condotto in casa quasi in trionfo ; ma dopo cena , quando la notte fu calata , tutti si ritirarono , lasciando Bianca e il giovane soli . Ella sedeva accanto al balcone aperto ; egli le si mise ai piedi . La luna brillava , inondandoli di un mite e soave chiarore . - Bianca , adorata ! - sussurrò Aldo guardando la giovane che la felicità rendeva ancora più bella . - Ora sarai mia per sempre , non è vero ? Nulla più ci dividerà ! Ora anch ' io ho uno stato da offrirti .... - Credi forse che se tu non fossi riuscito avrei rinunciato a te ? - rispose Bianca senza arrossire . - Io fui tua fino da quando mi considerasti come una sorella , e se adesso vado orgogliosa del tuo trionfo , è solo per te . Aldo , credi al mio amore ? - Se ci credo ! Ma è il tuo amore che mi ha dato la forza di soffrire , di lottare ! E qual premio migliore posso ottenere che quello di farti mia per sempre ! Bianca , io ti adoro , noi saremo felici , l ' avvenire è nostro ! - L ' attirò a sè , senza che ella opponesse resistenza , e per la prima volta le loro labbra s ' incontrarono in un lungo bacio d ' amore .
ALLA CONQUISTA DI UN IMPERO ( SALGARI EMILIO , 1907 )
Miscellanea ,
1 . Mylord Yanez La cerimonia religiosa , che aveva fatto accorrere a Gauhati , una delle più importanti città dell ' Assam indiano , migliaia e migliaia di devoti seguaci di Visnù , giunti da tutti i villaggi bagnati dalle sacre acque del Brahmaputra , era finita . La preziosa pietra di Salagraman , che altro non era che una conchiglia pietrificata , del genere dei corni d ' Ammone , di color nero , ma che nel suo interno celava un capello di Visnù , il dio conservatore dell ' India , era stata ricondotta nella grande pagoda di Karia , e probabilmente già nascosta in un ripostiglio noto solo al rajah , ai suoi ministri ed al grande sacerdote . Le vie si sfollavano rapidamente : popolo , soldati , bajadere , suonatori , s ' affrettavano a far ritorno alle loro case , alle caserme , ai templi o agli alberghi , per rifocillarsi dopo tant ' ore di marcia intorno alla città , seguendo il gigantesco carro che portava l ' invidiato amuleto e soprattutto quel capello che tutti gli stati dell ' India invidiavano al fortunato rajah dell ' Assam . Due uomini , che spiccavano vivamente pei loro costumi assai diversi da quelli indossati dagli indiani , scendevano lentamente una delle vie centrali della popolosa città , soffermandosi di quando in quando per scambiare una parola , sopratutto quando non avevano presso di loro né popolani , né soldati . Uno era un bel tipo d ' europeo , sulla cinquantina , colla barba brizzolata e abbondante , la pelle un po ' abbronzata , tutto vestito di flanella bianca e avente sul capo un largo feltro somigliante al sombrero messicano , con piccole ghiande d ' oro intorno al nastro di seta . L ' altro invece era un orientale , un estremo orientale , a giudicarlo dalla tinta della sua pelle , che aveva dei lontani riflessi olivastri , occhi nerissimi , brucianti , barba ancora nera e capelli lunghi e ricciuti che gli cadevano sulle spalle . Invece del vestito bianco , indossava una ricchissima casacca di seta verde con alamari e bottoni d ' oro , portava calzoni larghi d ' egual colore , stivali alti di pelle gialla colla punta rialzata come quelli degli usbeki e dalla larga fascia di seta bianca gli pendeva una magnifica scimitarra , la cui impugnatura era incrostata di diamanti e di rubini d ' un valore certamente immenso . Splendidi tipi entrambi , alti di statura , vigorosi , capaci di tener testa da soli a venti indù . - Dunque , Yanez ? - chiese ad un tratto l ' uomo vestito di seta , fermandosi per la decima volta . - Che cos ' hai deciso ? I miei uomini si annoiano ; tu sai che la pazienza non è mai stata il forte delle vecchie tigri di Mompracem . Sono otto giorni che siamo qui a guardare i templi di questa città e la corrente poco pulita del Brahmaputra . Non è così che si conquista un regno . - Tu hai sempre fretta - rispose l ' altro . - Gli anni non riusciranno a calmare mai il sangue ardente della Tigre della Malesia ? - Non credo - rispose il famoso pirata , sorridendo . - Ed a te non strapperanno la tua eterna calma ? - Vorrei , mio caro Sandokan , mettere oggi stesso le mani sul trono del rajah e strappargli la corona per metterla sulla fronte della mia bella Surama , ma la cosa non mi sembra troppo facile . Fino a che qualche fortunato avvenimento non mi farà avvicinare quel prepotente monarca , noi non potremo tentare nulla . - Quell ' avvicinamento si cerca . Si sarebbe spenta la tua fantasia ? - Non credo , perché ho un ' idea fissa nel cervello , - rispose Yanez . - Quale ? - Se noi non facciamo qualche gran colpo , non entreremo giammai nelle buone grazie del rajah , il quale detesta gli stranieri . - Noi siamo pronti ad aiutarti . Siamo in trentacinque , con Sambigliong , e domani saranno qui anche Tremal - Naik e Kammamuri . Mi hanno telegrafato quest ' oggi che lasciavano Calcutta per raggiungerci . Fuori l ' idea . - Invece di rispondere , Yanez si era fermato dinanzi ad un palazzo , le cui finestre erano illuminate da panieri di filo di ferro colmi di cotone imbevuto d ' olio di cocco , che fiammeggiavano crepitando . Dal pianterreno , che pareva servisse d ' albergo , usciva un baccano indiavolato e attraverso le finestre si vedevano numerose persone che andavano e venivano affaccendate . - Ci siamo , - disse Yanez . - Dove ? - Il primo ministro del rajah , Sua Eccellenza Kaksa Pharaum non dormirà tanto facilmente questa sera . - Perché ? - Col chiasso che fanno sotto di lui . Che cattiva idea ha avuto di andare ad abitare sopra un albergo ! Potrebbe costargli cara . - Sandokan lo guardò con sorpresa . - La tua idea partirebbe da questo albergo ? - chiese . - Me lo saprai dire più tardi . Come ho giuocato James Brooke , che non era uno stupido , farò un brutto scherzo anche a S . E . Kaksa Pharaum . Hai fame , fratellino ? - Una buona cena non mi dispiacerebbe . - Te la offro , ma tu te la mangerai da solo , - disse Yanez . - Tu diventi un enigma . - Svolgo la mia famosa idea . Tu dunque cenerai ad un ' altra tavola e qualunque cosa accada non interverrai nelle mie faccende ; solo quando avrai finito di cenare andrai a chiamare i nostri tigrotti e li farai passeggiare , come tranquilli cittadini che si godono la frescura notturna , sotto le finestre di S . E . il primo ministro . - E se ti minacciassero ? - Tengo sotto la fascia due buone pistole a due colpi ciascuna ed in una tasca ho il mio fedele kriss . Guarda , ascolta , mangia e fingi di essere cieco e muto . - Ciò detto lasciò Sandokan , più che mai stupito per quelle parole oscure , ed entrò risolutamente nell ' albergo , con una gravità così comica che in altre occasioni avrebbe fatto schiattare dalle risa il suo compagno , quantunque per indole non fosse mai stato troppo allegro . Quella trattoria non era così frequentata , come Yanez aveva creduto . Si componeva di tre salette , ammobiliate senza lusso , con molte tavole e molte panche ed un gran numero di servi che correvano come pazzi , portando caraffe di vino di palma e d ' arak e grandi terrine ripiene di riso condito con pesci del Brahmaputra , fritti nell ' olio di cocco e mescolati con erbe aromatiche . Assisi ai tavoli non vi erano più di due dozzine d ' indiani , appartenenti però alle alte caste , a giudicarlo dalla ricchezza dei loro costumi , per lo più kaltani e ragiaputra discesi dalle alte montagne del Dalch e del Landa per chiedere qualche grazia alla preziosa conchiglia pietrificata , che celava nel suo interno il capello di Visnù . L ' improvvisa entrata di quell ' europeo pareva che avesse prodotto un pessimo effetto su tutti quegli indiani , poiché i discorsi cessarono immediatamente , e l ' allegria prodotta dalle abbondanti libazioni del vino e dell ' arak arracanese sfumò d ' un colpo . Il portoghese , a cui nulla sfuggiva , attraversò le due prime sale ed entrato nell ' ultima andò a sedersi ad un tavolo , che era occupato da quattro barbuti kattani che avevano nelle larghe fasce un vero arsenale fra pistole , pugnali e tarwar assai ricurvi e affilatissimi . Yanez li guardò bene in viso , senza degnarli d ' un saluto e si sedette tranquillamente di fronte a loro , gridando con voce stentorea : - Da manciare ! Mylord avere molta fame ! - I quattro kaltani , ai quali non doveva piacere troppo la compagnia di quello straniero , presero le loro terrine ancora semi - piene di carri , s ' alzarono di colpo e cambiarono tavola . - Benissimo , - mormorò il portoghese . - Tra poco vi farò o ridere o piangere . - Un garzone passava in quel momento , portando un piatto colmo di pesci , destinato ad altre persone . Si levò rapidamente e lo afferrò per un orecchio costringendolo a fermarsi . Poi gli gridò sul viso : - Mylord avere molta fame . Metti qui , briccone ! È seconda volta che mylord grida . - Sahib ! - esclamò confuso , ed un po ' irritato , l ' indiano . - Questo pesce non è per voi . - Chiamare me mylord , birbante ! - gridò Yanez , fingendosi irritato . - Io essere grande inglese . Metti qui piatto ! Buon profumo . - Impossibile , mylord . Non è per te . - Io pagare e volere manciare . - Un momento solo e ti servo . - Contare momenti sul mio orologio , poi tagliare a te un orecchio . - Si tolse da un taschino un magnifico cronometro d ' oro e lo mise sulla tavola , fissando le lancette . In quel momento Sandokan era entrato , mettendosi a sedere ad un tavolo che si trovava presso una finestra e che non era stato occupato . Indossando un costume orientale ed avendo la pelle colorata , nessuno aveva fatto gran caso a lui . Poteva passare per un ricco indù del Lahore e di Agrar , giunto per assistere alla celebre cerimonia religiosa . Il famoso pirata malese si era appena seduto che tre o quattro giovani servi gli furono intorno , chiedendogli premurosamente che cosa desiderasse per cena . - Per Giove ! - esclamò Yanez , gettando via con stizza la sigaretta che aveva appena accesa . - È entrato dopo di me ed eccoli tutti intorno a servirlo . Un europeo non potrà mai fare niente di buono in questo paese , a menoché non sia un furbo matricolato . Ah ! È così ! Vedrete che cosa saprà fare mylord ... Moreland . Prendiamo il nome del figlio di Suyodhana . Suona bene agli orecchi . Ah ! Toh ! Vi è da bere ! - Una caraffa , ordinata certamente dai quattro kaltani che prima occupavano il tavolo , si trovava nel mezzo , con accanto una tazza . Yanez , senza preoccuparsi dei suoi proprietari , l ' afferrò e se l ' accostò alle labbra , tracannando una lunga sorsata . - Vero arak , - disse poi . - Squisitissimo in fede mia ! - Stava per riassaggiarlo , quando uno dei quattro kaltani barbuti si avvicinò al tavolo , dicendogli in un pessimo inglese : - Scusa , sahib , ma quella caraffa appartiene a me . Tu hai appoggiate al vaso le tue labbra impure e pagherai il contenuto . - Chiamare me , mylord , innanzi tutto , - disse Yanez , tranquillamente . - Sia pure , purché tu paghi quel liquore che io ho ordinato per me , - rispose il kaltano con accento secco . - Mylord non pagare per nessuno . Trovare caraffa sul mio tavolo ed io bere finché non avere più sete . Lasciare tranquillo mylord . - Qui non sei a Calcutta e nemmeno nel Bengala . - A mylord non importare affatto . Io essere grande e ricco inglese . - Ragione di più per pagare ciò che non ti appartiene . - Vattene al diavolo - . Poi , vedendo passare un altro garzone che portava un certo piatto colmo di frutta cotte , lo prese pel collo , urlandogli : - Qui ! Metti qui , davanti mylord . Metti o mylord strangolare . - Sahib ! - Yanez , senza attendere altro , gli strappò il piatto , se lo mise dinanzi e dopo d ' aver dato al garzone una spinta che lo mandò a battere il naso contro un tavolo vicino , si mise a mangiare , borbottando : - Mylord avere molta fame . Birbanti indiani ! Mandare io qui cipay e cannoni e bum su tutti voi ! - A quell ' atto di violenza , compiuta da uno straniero , un minaccioso mormorìo era sfuggito dalle labbra degli indiani , che stavano cenando nella trattoria . I quattro kaltani si erano anzi alzati , tenendo le mani appoggiate sui loro lunghi pistoloni e guardandolo ferocemente . Solo Sandokan rideva silenziosamente , mentre Yanez , sempre imperturbabile , si divorava coscienziosamente le frutta cotte inaffiandole di quando in quando coll ' arak che non aveva pagato , né che intendeva pagare . Quand ' ebbe terminato , afferrò quasi di volata un terzo garzone , strappandogli di mano una terrina piena di carri , condito con un magnifico pesce . - Tutto questo per mylord ! - gridò . - Voi non servire , ed io prendere , by God ! - Questa volta un urlo d ' indignazione si era alzato nella sala . Tutti gl ' indiani che occupavano le tavole erano balzati in piedi come un solo uomo , seccati da quelle continue prepotenze . - Fuori l ' inglese ! Fuori ! - gridarono tutti , con voce minacciosa . Un ragiaputra d ' aspetto brigantesco , più ardito degli altri , si avanzò verso il tavolo occupato dal portoghese e gli additò la porta , dicendogli : - Vattene ! Basta ! - Yanez , che stava già attaccando il pesce , alzò gli occhi sull ' indiano , chiedendogli con perfetta calma : - Chi ? - Tu ! - Io , mylord ? - Mylord o sahib , vattene ! - riprese il ragiaputra . - Mylord non avere finito ancora cena . Avere molta fame ancora , caro indiano . - Va ' a mangiare a Calcutta . - Mylord non avere voglia di muoversi . Trovare qui roba molto buona ed io mylord mangiare ancora molto , poi tutto pagare . - Buttalo fuori ! - urlarono i kaltani , furibondi . Il ragiaputra allungò una mano per afferrare Yanez ; ma questi gli scaraventò attraverso il viso il pesce che stava mangiando , accecandolo colla salsa pimentata che lo contornava , A quel nuovo atto di prepotenza , che suonava come una sfida , i quattro kaltani ai quali Yanez aveva bevuto l ' arak , si erano slanciati contro la tavola urlando come indemoniati . Sandokan si era pure alzato , mettendo le mani entro la fascia ; ma uno sguardo rapido di Yanez lo fermò . Il portoghese era d ' altronde un uomo da cavarsela , senza l ' aiuto del suo terribile compagno . Scaraventò innanzi a tutto addosso ai kaltani la terrina del carri ; poi afferrato uno sgabello di bambù l ' alzò , facendolo roteare minacciosamente sui musi dei suoi avversari . La mossa fulminea , la statura dell ' uomo e più che tutto quel certo fascino misterioso che esercitano quasi sempre gli uomini bianchi su quelli di colore , avevano arrestato lo slancio dei kaltani e di tutti gli altri indù , che stavano per prendere le difese dei loro compatriotti . - Uscire o mylord inglese accoppare tutti ! - aveva gridato il portoghese . Poi , vedendo che i suoi avversari stavano lì immobili , indecisi , lasciò cadere lo scanno , trasse due magnifiche pistole a doppia canna , arabescate e montate in argento e madreperla e senz ' altro le spianò , ripetendo : - Uscire tutti ! - Sandokan fu il primo a obbedire . Gli altri , presi da un subitaneo panico e anche per evitare al loro governo , già non troppo ben visto dal viceré del Bengala , delle gravi complicazioni , non tardarono a battere in ritirata , quantunque tutti possedessero delle armi . Il proprietario della trattoria , udendo tutto quel baccano , fu lesto ad accorrere impugnando una specie di spiedo . - Chi sei tu che ti permetti di guastare i sonni di S . E . il ministro Kaksa Pharaum che abita sopra e che metti in fuga i miei avventori ? - Mylord , - rispose Yanez con tutta tranquillità . - Mylord o contadino t ' invito a uscire . - Io non avere ancora finita mia cena . Tuoi boy non servire me e io prendere a loro piatti . Io pagare e avere per ciò diritto mangiare . - Va ' a terminare la tua cena altrove . Io non servo gl ' inglesi . - E io non lasciare tuo albergo . - Farò chiamare le guardie di S . E . il ministro e ti farò arrestare . - Un inglese mai avere paura delle guardie . - Esci ? - urlò il trattore furibondo . - No . - L ' assamese fece atto d ' alzare lo spiedo , ma subito indietreggiò fino sulla soglia della porta . Yanez aveva impugnate le pistole che aveva deposte sulla tavola e gliele aveva puntate verso il petto , dicendogli freddamente : - Se tu fare un solo passo , io fare bum e ucciderti . - Il trattore chiuse con fracasso la porta , mentre i kaltani ed i ragiaputra che erano accorsi anche dalle due sale , gridavano : - Non lasciamolo scappare ! È un pazzo ! Le guardie ! Le guardie ! - Yanez era scoppiato in una gran risata . - Per Giove ! - esclamò . - Ecco come si può procurarci una cena gratuita presso un altissimo personaggio del rajah d ' Assam . Me la offrirà , non ne dubito . E Sandokan ? Ah ! Se n ' è andato : benissimo , ora possiamo riprendere il pasto . - Tranquillo ed impassibile , come un vero inglese , si era seduto dinanzi ad un ' altra tavola sulla quale si trovava un ' altra terrina di carri , mandando giù qualche cucchiaiata . Non era però giunto alla terza , quando la porta si riaprì con gran fracasso e sei soldati che avevano dei turbanti immensi , delle larghe casacche fiammanti , calzoni amplissimi e babbucce di pelle rossa , entrarono puntando sul portoghese le loro carabine . Erano sei pezzi d ' uomini , alti come granatieri , e barbuti come briganti della montagna . - Arrenditi , - gli disse uno di loro che aveva piantata sul turbante una penna d ' avvoltoio . - A chi ? - chiese Yanez , senza cessare di mangiare . - Noi siamo le guardie del primo ministro del rajah . - Dove condurre me mylord ? - Da S . E . - Io non avere paura di S . E . - Si rimise nella cintura le pistole , si alzò con tutta flemma , depose sul tavolo un gruzzoletto di rupie pel taverniere e s ' avanzò verso le guardie , dicendo : - Mylord degnare S . E . di vedere me grande inglese . - Da ' le armi , mylord . - Io non dare mai mie pistole : essere regalo di graziosissima regina Vittoria mia amica , perché io essere grande mylord inglese . Io promettere non fare male a ministro . - Le sei guardie si interrogarono cogli sguardi , non sapendo se dovevano forzare quell ' originale a consegnare le pistole ; ma poi , temendo di commettere qualche grossa corbelleria , trattandosi di un inglese , lo invitarono senz ' altro a seguirli presso il ministro . Nella vicina sala s ' erano radunati tutti gli avventori , pronti a prestare man forte alle guardie del ministro . Vedendolo comparire , una salva d ' imprecazioni lo accolse : - Fatelo impiccare ! - Gettate dalla finestra l ' inglese ! - È un ladro ! - È un furfante ! - È una spia ! - Yanez guardò intrepidamente quegli energumeni , che facevano gli spavaldi perché lo vedevano fra sei carabine e rispose alle loro invettive con una clamorosa risata . Uscite dalla trattoria , le guardie entrarono in un vicino portone e fecero salire al prigioniero una marmorea gradinata che era illuminata da un lanternone di metallo dorato , in forma di cupola . - Qui abitare ministro ? - chiese Yanez . - Sì , mylord - gli rispose uno dei sei . - Io avere fretta cenare con lui . - Le guardie lo guardarono con stupore ; ma non osarono dire nulla . Giunti sul pianerottolo lo introdussero in una bellissima sala , arredata con eleganza , con molti divanetti di seta fiorata , grandi tende di percallo azzurro e leggiadri mobili , leggerissimi ed incrostati d ' avorio e di madreperla . Uno dei sei indiani s ' appressò ad una lastra di bronzo sospesa sopra una porta e la percosse replicatamente con un martelletto di legno . Il suono non erasi ancora dileguato , quando la tenda fu alzata ed un uomo comparve , fissando subito i suoi occhi , più con curiosità che con stizza , su Yanez . - S . E . il primo ministro Kaksa Pharaum , - disse una delle guardie . - Saluta . - Aho ! - fece Yanez , togliendosi il cappello e porgendo la destra , come per stringere la mano al potentissimo ministro . Kaksa Pharaum era un uomo sui cinquant ' anni , piccolo , magro come un fakiro , colla pelle assai abbronzata , il naso adunco come il becco degli uccelli da preda , che si nascondeva in buona parte entro una foltissima barba che gli saliva fino quasi agli occhi . Aveva deposto il ricco costume di corte , perché indossava un semplice dootèe di seta gialla a ricami rossi che gli scendeva , come una veste da camera , fino alle babbucce di pelle rosso cupa . Quantunque avesse veduta la mano di Yanez , si guardò bene dal toccarla , anzi si trasse un po ' da parte , per far meglio capire a quello straniero che non desiderava accordargli nessuna confidenza . - Sei tu che hai provocato tanto chiasso nella trattoria ? - chiese . - Essere stato io , - rispose Yanez . - Non sapevi che qui abita un ministro ? - Io sapere una sola cosa : di avere molta fame e di vedere altri a manciare senza me . - E per quello hai fatto nascere una mezza rivoluzione e mi hai disturbato ? - Quando tua Eccellenza avere voglia cenare tu manciare subito ed io no ? - Io sono un ministro ... - Ed io essere mylord John Moreland , grande pari Inghilterra , amico grande regina Vittoria imperatrice tutte Indie . - Udendo quelle parole , la fronte del ministro , poco prima corrugata , si rasserenò . - Tu sei un mylord ? - Sì , Eccellenza . - E non l ' hai detto al trattore ? - Averlo cridato a tutti e nessuno volermi dare da manciare . Non fare così noi in Inghilterra . Dare da manciare anche a indù . - Sicché non hai potuto cenare , mylord ? - Soli pochi bocconi . Io avere ancora molta fame , grandissima fame . Io scrivere stassera a viceré del Bengala non poter compiere mia difficile missione , perché assamesi non dare mylord da manciare . - Quale missione ? - Io essere grande cacciatore tigri ed essere qui venuto per distruggere tutte male bestie che mangiano indù . - Sicché tu , mylord , sei venuto per rendere dei preziosi servigi . I nostri sudditi hanno avuto torto a trattarti male , però io rimedierò a tutto . Seguimi , mylord . - Fece cenno alle guardie di ritirarsi , rialzò la tenda ed introdusse Yanez in un grazioso gabinetto , illuminato da un globo di vetro opalino , sospeso sopra una tavola riccamente imbandita , con piatti e posate d ' oro e d ' argento , colmi di svariati manicaretti . - Stava appunto per cenare , - disse il ministro . - Mylord ti offro di tenermi compagnia , così ti compenserò della cattiva educazione e della malevolenza del trattore . - Io ringraziare Eccellenza e scrivere a mio amico viceré Bengala tua gentile accoglienza . - Te ne sarò grato . - Si sedettero e si misero a mangiare con invidiabile appetito , specialmente da parte di Yanez , scambiandosi di quando in quando qualche complimento . Il ministro spinse anzi la sua cortesia fino a far servire al suo convitato della vecchia birra inglese che , quantunque molto acida , Yanez si guardò bene dal non tracannare . Quand ' ebbero terminato , il portoghese si rovesciò sulla comoda poltrona e fissati gli occhi in viso al ministro , gli disse a bruciapelo ed in buonissima lingua indiana : - Eccellenza , io vengo da parte del viceré del Bengala per trattare con voi un grave affare diplomatico . - Kaksa Pharaum aveva fatto un soprassalto sulla sua sedia . - Perdonate se io ho ricorso ad un mezzo ... un po ' strano per avvicinarvi e ... - Non sareste voi un mylord ... - Sì , un vero mylord e primo segretario e ambasciatore segreto di S . E . il viceré , - rispose Yanez imperturbabilmente . - Domani vi mostrerò i miei documenti . - Potevate chiedermi una udienza , mylord . Non ve l ' avrei rifiutata . - Il rajah non avrebbe tardato a esserne informato , mentre io per ora desidero parlare solo a voi . - Il governo delle Indie avrebbe qualche idea sull ' Assam ? - chiese Pharaum spaventato . - Niente affatto , tranquillizzatevi . Nessuno pensa a minacciare l ' indipendenza di questo stato . Noi non abbiamo alcun lagno da muovere all ' Assam ed al suo principe . Ciò però che devo dirvi non deve essere udito da alcuna persona , sicché sarebbe meglio , per maggior sicurezza , che mandaste i vostri servi a dormire . - Non ne saranno scontenti , tutt ' altro , - disse il ministro , sforzandosi a sorridere . Si alzò e percosse il tam - tam che stava appeso alla parete , dietro la sua sedia . Un servo entrò quasi subito . - Che si spengano tutti i lumi , eccettuati quelli della mia stanza da notte e che tutti vadano a coricarsi - disse il ministro , con un tono da non ammettere replica . - Non voglio , per nessun motivo , essere disturbato questa notte . Ho da lavorare . - Il servo s ' inchinò e scomparve . Kaksa Pharaum attese che il rumore dei passi si fosse spento , poi tornando a sedersi , disse a Yanez : - Ora , mylord , potete parlare liberamente . Tra qualche minuto tutta la mia gente russerà . - 2 . Il rapimento d ' un ministro Yanez vuotò un bicchierone di quella pessima birra , non senza fare una smorfia , poi levò da un bellissimo portasigari di tartaruga con cifre in diamanti , due grossi manilla e ne offrì uno al ministro , dicendogli con un sorriso bonario : - Prendete questo sigaro , Eccellenza . Mi hanno detto che siete un fumatore , cosa piuttosto rara fra gl ' indiani , che preferiscono invece quel detestabile betel che rovina i denti e guasta la bocca . Sono certo che non avete mai fumato un sigaro così delizioso . - Ho imparato a fumare a Calcutta , dove ho soggiornato qualche tempo in qualità d ' ambasciatore straordinario del mio re , - disse il ministro , prendendo il manilla . Yanez gli porse uno zolfanello , accese anche il proprio sigaro , gettò in aria tre o quattro boccate di fumo odoroso , che per qualche istante offuscarono la luce della lampada , poi riprese , fissando con una certa malizia il ministro , che assaporava da buongustaio il delizioso aroma del tabacco filippino : - Io sono qui venuto , come vi dissi , Eccellenza , per incarico del viceré del Bengala per avere da voi delle informazioni sui moti che si stanno svolgendo nell ' alta Birmania . Voi che siete confinanti con quel turbolento regno , che ci ha sempre dato dei gravi fastidi , ne saprete certo qualche cosa . Vi avverto innanzi a tutto , Eccellenza , che il governo delle Indie vi sarà non solo gratissimo , ma che anche vi ricompenserà largamente . - Udendo parlare di ricompense , il ministro , venale come tutti i suoi compatriotti , spalancò gli occhi ed ebbe un risolino di contentezza . - Ne sappiamo più di quello che potreste supporre , - disse poi . - È vero : nell ' alta Birmania è scoppiata una violentissima insurrezione , promossa a quanto pare da un intraprendente talapoino , che ha gettato la tonaca gialla del monaco per impugnare la scimitarra . - E contro chi ? - Contro il re Phibau e sopratutto contro la regina Su - payah - Lat che ha fatto strangolare , il mese scorso , le due giovani mogli del monarca , una delle quali era stata scelta fra le principesse dell ' alta Birmania . - Che storia mi raccontate voi ? - Ve la spiegherò meglio , mylord , - disse il ministro , socchiudendo gli occhi . Secondo le leggi birmane , il re può avere quattro mogli ; però il suo successore è obbligato a sposare la propria sorella o per lo meno una principessa sua parente , affinché si conservi puro il sangue reale . Quando Phibau , che è il monarca attuale , salì al trono , c ' erano nella sua famiglia due sorelle degne di salire al trono del fratello . Il re sentiva maggior inclinazione per la maggiore ; ma la più giovane , la principessa Su - payah - Lat si era messa in testa di diventare anch ' essa regina , per ciò fece mostra dappertutto del più ardente affetto pel sovrano e seppe così indurre la regina madre a decidere , nella sua alta sapienza , che quell ' amore meritava di essere ricompensato e che il figlio doveva sposarle entrambe . Il disegno però fu sventato dalla maggiore delle sorelle , la principessa Ta - bin - deing , la quale aveva preferito entrare in un monastero buddista . È chiaro tutto ciò ? - Chiarissimo , - rispose Yanez , che trovava un ben scarso interesse in quel racconto . - E poi , Eccellenza ? - Phibau allora sposò Su - payah - Lat e altre due principesse , una delle quali apparteneva all ' alta classe della Birmania settentrionale . - E per dispetto le fece strangolare ? - Sì , mylord . - E dopo che cosa è successo ? Un nuovo strangolamento , da parte del re questa volta ? - Niente affatto . Su - payah - pa ... pa ... - Avanti , Eccellenza , - disse Yanez , guardandolo malignamente . - Dov ' ero ... rimasto ? - chiese il ministro , che pareva facesse degli sforzi supremi per tenere aperti gli occhi . - Al terzo strangolamento . - Ah sì ! Su - payah - pa ... pa ... pa ... è chiaro ? - Chiarissimo . Ho capito tutto . - Pa ... pa ... un figlio ... gli astrologi di corte ... mi capite bene , mylord ? - Benissimo . - Poi strangolò le due regine ... - Lo so . - E Su ... pa ... - Mi pare che diventi terribile quel pa ... pa ... per la vostra lingua . Per Giove ! Avreste bevuto troppo questa sera ? - Il ministro , che per la ventesima volta aveva chiusi e riaperti gli occhi , guardò Yanez come trasognato , poi si lasciò sfuggire dalle labbra il sigaro e tutto d ' un colpo s ' abbandonò prima sullo schienale della sedia , poi rotolò a terra come se fosse stato colpito da sincope . - Briccone d ' un sigaro ! - esclamò Yanez , ridendo . - Quell ' oppio doveva essere di prima qualità . Ed ora , all ' opera , giacché tutti dormono . Ah ! Tu credevi , Sandokan , che la mia fantasia si fosse spenta ? Vedrai . - Raccolse innanzi a tutto il sigaro , che il ministro aveva lasciato cadere e s ' accostò alla finestra che era aperta . Quantunque non brillasse più alcun lume , essendo gl ' indiani molto economici in fatto d ' illuminazione , anche perché le notti colà sono chiare ed il cielo quasi sempre purissimo , scorse subito parecchie persone che passeggiavano lentamente , a gruppi di tre o quattro , come onesti cittadini che si godono un po ' di frescura , fumando e cianciando . - Sandokan ed i tigrotti , - mormorò Yanez , stropicciandosi le palme . - Tutto va benissimo . - Gettò via il mozzicone di sigaro lasciato cadere dal ministro , accostò alle labbra due dita e mandò un sibilo dolcemente modulato . Udendolo , le persone che passeggiavano s ' arrestarono di colpo , poi , mentre alcune si dirigevano verso le due estremità della via onde impedire che qualcuno si avvicinasse , un gruppo si fermò sotto la finestra illuminata . - Pronti , - disse una voce . - Aspetta un momento , - rispose Yanez . Strappò i grossi cordoni di seta della tenda , li legò insieme fortemente , provò la loro solidità , poi assicurò un capo al gancio d ' una imposta e l ' altro lo strinse sotto le ascelle del disgraziato ministro che conservava sempre una immobilità assoluta . - Pesa ben poco S . E . , - disse Yanez , prendendoselo in braccio . Lo portò verso la finestra e afferrato strettamente il cordone si mise a calarlo . Dieci braccia furono pronte a prenderlo , appena ebbe toccato il suolo . - Aspettate me , ora , - disse Yanez a bassa voce . Spense la lampada , s ' aggrappò alla corda ed in un attimo si trovò sulla via . - Tu sei un vero demonio , - gli disse Sandokan . - Non l ' avrai ucciso , spero . - Domani starà bene quanto noi , - rispose Yanez , sorridendo . - Che cosa hai fatto bere a quest ' uomo , che sembra morto ? - Quest ' uomo ! Rispetta le Eccellenze , fratellino . È il primo ministro del rajah , mio caro . - Saccaroa ! Tu fai sempre colpi grossi . - Andiamo e alla lesta , Sandokan . Può giungere la guardia notturna . Hai qualche veicolo ? - Vi è un tciopaya fermo sull ' angolo della via . - Raggiungiamolo senza perdere tempo . - Con un sibilo simile a quello che aveva lanciato poco prima Yanez , il pirata malese fece accorrere tutti i suoi uomini che vigilavano all ' estremità della via e tutti insieme raggiunsero un gran carro , che aveva la cassa dipinta d ' azzurro e che reggeva una specie di cupoletta formata di frasche sotto la quale stavano due materassi . Era uno di quei comodi veicoli che gl ' indiani adoperano quando intraprendono qualche lungo viaggio e che sono chiamati tciopaya , dove , al riparo dal sole , possono mangiare , fumare e dormire , essendo la cassa divisa in due parti : una che serve da salotto e una da stanza da letto . Quattro paia di zebù , bianchissimi , colle gobbe cadenti ed i dorsi coperti da gualdrappe di stoffa rossa , erano aggiogati al massiccio ruotabile . Il ministro fu deposto su un materasso , Yanez e Sandokan vi si sedettero presso e , mentre i loro compagni , per non destare sospetti , si disperdevano , il carro si mise in moto , guidato da un malese vestito da indiano che teneva in mano una torcia per illuminare la via . - Subito a casa , - disse Sandokan al cocchiere . Poi , volgendosi verso Yanez che stava accendendo una sigaretta , gli chiese : - Parlerai ora ? Io non riesco affatto a capire che razza d ' idea ti è nata nel cervello . Credevo che ti ammazzassero davvero là dentro . - Un uomo bianco e mylord ! Uhm ! Non l ' avrebbero mai osato , - rispose Yanez , aspirando lentamente il fumo e rigettandolo con altrettanta lentezza . - Hai giuocato però una partita che poteva costarti cara . - Bisogna ben divertirsi qualche volta . - Insomma che cosa vuoi fare di questa mummia ? - È una Eccellenza , ti ho detto . - Che non farà mai una bella figura alla corte del rajah . - La farò invece io . - Vuoi dunque introdurti alla corte di quel sospettoso tiranno ? Sono otto giorni che tutti continuano a ripeterci che non vuol vedere nessun europeo . - Ed io ti dico che mi riceverà e con grandi onori . Aspetta che io possa avere nelle mie mani la pietra di Salagraman ed il famoso capello di Visnù e vedrai come mi accoglierà . - Chi ? - Il rajah , - rispose Yanez . - Credevi tu che io fossi venuto qui a guardare il bel paese della mia Surama , senza darle anche la corona ? - Era ben questa la nostra idea , - disse Sandokan . - Non avrei lasciato il Borneo per fare delle passeggiate per le vie di Gauhati . Non riesco però a comprendere che cosa possa entrare il rapimento d ' un ministro , il capello di Visnù e la pietra di Salagraman colla conquista d ' un regno . - Sai tu , innanzi a tutto , fratellino , dove i sacerdoti tengono nascosta la conchiglia ? - Io no . - E nemmeno io , quantunque abbia interrogati , in questi otto giorni , non so quanti indiani . - Chi ce l ' indicherà dunque ? - Il ministro , - rispose Yanez . Sandokan guardò il portoghese con vera ammirazione . - Ah ! che diavolo d ' uomo ! - esclamò poi . - Tu saresti capace di giuocare Brahma , Siva e anche Visnù insieme . - Forse , - rispose Yanez , ridendo . - Troveremo però alla corte del rajah un ostacolo che sarà duro da abbattere . - Che cos ' è ? - Un uomo . - Se hai rapito un ministro , potrai fare scomparire anche quello . - Si dice che goda una grande influenza a corte e che sia lui che fa di tutto per impedire agli stranieri di razza bianca di metterci dentro i piedi . - Chi è ? - Un europeo , mi hanno detto . - Qualche inglese . - Non ho potuto saperlo . Ce lo dirà il ministro . - Una brusca fermata che per poco non fece loro perdere l ' equilibrio , interruppe la loro conversazione . - Siamo giunti , padrone , - disse il conduttore del carro . Dieci o dodici uomini , gli stessi che li avevano aiutati a rapire il ministro , erano usciti da una porta , schierandosi silenziosamente ai due lati del veicolo . - Vi ha seguìti nessuno ? - chiese loro Sandokan , balzando a terra . - No , padrone - risposero ad una voce . - Nulla di nuovo nella pagoda ? - Calma assoluta . - Prendete il ministro e portatelo nel sotterraneo di Quiscena . - Il carro si era fermato dinanzi ad una gigantesca roccia che s ' appoggiava in parte al Brahmaputra e che s ' alzava in una località deserta affatto , non essendovi intorno che delle antichissime muraglie semidiroccate , che un tempo dovevano aver servito di cinta alla città e ad ammassi colossali di macerie . Sulla fronte , al di sopra di una porta di bronzo , si scorgevano confusamente delle divinità indiane , di pietra nera , allineate su una specie di cornicione sorretto da una infinità di teste d ' elefante , scavate nella roccia e che tenevano le proboscidi arrotolate . Doveva essere qualche pagoda sotterranea , come già ve ne sono tante nell ' India , poiché in alto non si vedeva alcuna cupola né semi - circolare , né piramidale . Altri uomini erano usciti , portando delle torce ed unendosi ai primi . Pareva che tutte quelle persone , quantunque indossassero costumi assamesi , appartenessero a due razze ben distinte che nulla o ben poco avevano d ' indiano . Infatti , mentre alcuni erano bassi e piuttosto tarchiati , colla pelle fosca che aveva dei riflessi olivastri con sfumature rossastro cupo e gli occhi piccoli e nerissimi , altri invece erano piuttosto alti , di colore giallastro , coi lineamenti bellissimi , quasi regolari e gli occhi grandi , bene aperti ed intelligentissimi . Un uomo che avesse avuto profonda conoscenza della regione malese , non avrebbe esitato a classificare i primi per malesi autentici e gli altri per dayachi bornesi , due razze che si equivalevano per ferocia , per audacia e per coraggio indomito . - Prendete quest ' uomo , - aveva detto Yanez , scendendo dal carro e sporgendo il ministro sempre addormentato . Un malese che aveva il volto rugoso , ma i capelli ancora nerissimi e forme quasi atletiche , afferrò fra le poderose braccia Kaksa Pharaum e lo trasportò nella pagoda . - Conduci il carro nel nascondiglio , - proseguì Yanez volgendosi verso il conduttore . - Quattro uomini rimangano qui fuori a guardia . Possiamo essere stati seguiti . - Prese sotto braccio Sandokan , riattizzò la sigaretta e varcarono la soglia , inoltrandosi in un angusto corridoio , ingombro di rottami staccatisi dall ' umida volta e che pareva s ' addentrasse nelle viscere della colossale roccia . Dopo aver percorsi cinquanta o sessanta metri , preceduti dagli uomini che portavano le torce e seguìti dagli altri , giungevano ad una immensa sala sotterranea , scavata nel vivo masso , di forma circolare , nel cui centro s ' ergevano , sopra una pietra rettangolare , di dimensioni enormi , le tre dee : Parvati , Latscimi e Sarassuadi , la prima , protettrice delle armi siccome dea della distruzione ; la seconda , delle vetture , dei battelli e degli animali quale dea della ricchezza ; la terza , dei libri e degl ' istrumenti musicali come dea delle lingue e dell ' armonia . - Fermatevi qui , - disse Yanez a coloro che lo accompagnavano . - Tenete pronte le carabine : non si sa mai quello che può succedere . - Prese una torcia e seguìto sempre da Sandokan entrò in un secondo corridoio , un po ' più stretto del primo e lo percorse finché fu giunto in una stanza , pure sotterranea , ammobigliata sontuosamente e illuminata da una bellissima lampada dorata che reggeva un globo di vetro giallastro . Le pareti ed il pavimento erano coperti da fitte tappezzerie del Guzerate , scintillanti d ' oro e rappresentanti per lo più belve strane , solo esistite nella fervida fantasia degli indù e all ' intorno vi erano comodi e larghi divani di seta e mensolette di metallo sorreggenti dei fiaschi dorati e delle coppe . Nel mezzo , una tavola con incrostazioni di madreperla e di scagliette di tartaruga che formavano dei bellissimi disegni , con intorno parecchie sedie di bambù . Solo una parte della parete era scoperta , essendovi incastrato , in una vasta nicchia , un pastore colla faccia nera : era Quiscena , il distruttore dei re malvagi e crudeli , che formavano l ' infelicità del popolo indiano . Il ministro era stato deposto su uno di quei soffici divani e russava beatamente come se si trovasse nel suo letto . - È tempo di svegliarlo , - disse Yanez , gettando la sigaretta e prendendo da una mensola un fiasco dal collo lunghissimo , il cui vetro rosso era racchiuso da una specie di rete di metallo dorato . - Noi abbiamo pratica di veleni e d ' antidoti , è vero , Sandokan ? - Non saremmo stati tanti anni laggiù , nel regno degli upas , - rispose il pirata . - Gli hai fatto fumare dell ' oppio ? - Ben nascosto sotto la foglia del sigaro , - disse Yanez . - Lo avevo coperto così bene da sfidare l ' occhio più sospettoso . - Due gocce di quel liquido in un bicchiere d ' acqua basteranno per farlo saltare in piedi . Il suo cervello non tarderà molto a snebbiarsi . - Vediamo , - disse il portoghese . Empì un bicchiere d ' acqua preso da una bottiglia di cristallo che si trovava sulla tavola e vi lasciò cadere due gocce d ' un liquido rossastro . L ' acqua spumeggiò , prendendo una tinta sanguigna , poi a poco a poco riacquistò la solita limpidezza . - Aprigli la bocca , Sandokan , - disse allora il portoghese . Il pirata s ' avvicinò al ministro tenendo in mano un pugnale e colla punta lo sforzò ad aprire i denti , che erano fortemente chiusi . - Presto , - disse Sandokan . Yanez versò nella bocca di Kaksa Pharaum il contenuto del bicchiere . - Fra cinque minuti , - disse la Tigre della Malesia . - Allora puoi accendere la tua pipa . - Credo che sia meglio . - Il pirata prese da una mensola una splendida pipa adorna di perle lungo la canna , la riempì di tabacco , l ' accese e si sdraiò su uno dei divani , come un pascià turco , mettendosi a fumare con studiata lunghezza . Yanez , curvo sul ministro , lo scrutava attentamente . Il respiro , poco prima affannoso dell ' indiano a poco a poco diventava regolare e le sue palpebre subivano di quando in quando una specie di tremito , come se facessero degli sforzi per alzarsi . Anche le gambe e le braccia perdevano la loro rigidità : i muscoli , sotto la misteriosa influenza di quel liquido , si allentavano . Ad un tratto , un sospiro più lungo sfuggì dalle labbra del ministro , poi quasi subito gli occhi s ' aprirono , fissandosi su Yanez . - Amate troppo il riposo , Eccellenza , - disse Yanez ironicamente . - Come fanno i vostri servi a svegliarvi ? Vi ho fatto fare un viaggio che è durato più di un ' ora e non avete cessato un sol momento di russare . Non servite troppo bene il vostro signore . - Per ... Mylord ! - esclamò il ministro , alzandosi di colpo e girando intorno uno sguardo meravigliato . - Sì , io , mylord . - Ma ... dove sono io ? - In casa di mylord . - Il ministro stette un momento silenzioso , continuando a girare gli occhi intorno , poi esclamò : - Per Siva ! Io non ho mai veduto questo salotto . - Sfido io ! - rispose Yanez , colla sua solita flemma beffarda . - Non vi siete mai degnato di visitare il palazzo di mylord . - E quell ' uomo chi è ? - chiese Pharaum , indicando Sandokan , che continuava a fumare placidamente come se la cosa non lo riguardasse affatto . - Ah ! Quello , Eccellenza , è un uomo terribile , che fu chiamato per la sua ferocia , la Tigre della Malesia . È un gran principe ed un grande guerriero . - Kaksa Pharaum non poté nascondere un tremito . - Non abbiate paura di lui , però , - disse Yanez , che si era accorto dello spavento del ministro . - Quando fuma è più dolce d ' un fanciullo . - E che cosa fa qui , in casa vostra ? - Viene a tenere qualche volta compagnia a mylord . - Voi vi burlate di me ! - gridò Kaksa , furibondo . - Basta ! Avete scherzato abbastanza ! Vi siete dimenticato che io sono possente quanto il rajah dell ' Assam ? Voi pagherete caro questo giuoco ! Ditemi dove sono e perché mi trovo qui , invece di essere nel mio palazzo o io ... - Potete gridare finché vorrete , Eccellenza , nessuno udrà la vostra voce . Siamo in un sotterraneo che non trasmette al di fuori alcun rumore . D ' altronde , rassicuratevi : io non voglio farvi male alcuno se non vi ostinerete a rimanere muto . - Che cosa volete da me ? Parlate , mylord . - Lasciate prima che vi dica , Eccellenza , che ogni resistenza da parte vostra sarebbe assolutamente inutile , perché a dieci passi da noi vi sono trenta uomini che nemmeno un intero reggimento di cipay sarebbe capace d ' arrestare . Accomodatevi ed ascoltate pazientemente una pagina di storia del vostro paese . - Da voi ? - Da me , Eccellenza . - Lo spinse dolcemente verso una sedia , costringendolo a sedersi , prese alcune tazze di cristallo finissimo ed un fiasco , riempiendole d ' un liquore color dell ' oro vecchio , poi aprì il portasigari , offrendolo al prigioniero . Nel vedere i grossi manilla , Kaksa Pharaum fece un gesto di terrore . - Potete scegliere senza timore , - disse Yanez . - Questi non contengono nemmeno una particella d ' oppio . Se avete qualche sospetto , prendete una sigaretta , a vostra scelta . - Il ministro fece un feroce gesto di diniego . - Allora assaggiate questo liquore , - continuò Yanez . - Guardate : ne bevo anch ' io . È eccellente . - Più tardi : parlate . - Yanez vuotò la sua tazza , accese la sigaretta , poi , appoggiando comodamente il dorso alla spalliera della sedia , disse : - Ascoltatemi dunque , Eccellenza . L ' istoria che voglio narrarvi non sarà lunga , però vi interesserà molto . - Sandokan , sempre sdraiato sul divano , fumava silenziosamente , conservando una immobilità quasi assoluta . 3 . Nell ' antro delle tigri di Mompracem - Regnava allora sull ' Assam , - cominciò Yanez , - il fratello dell ' attuale rajah , un principe perverso , dedito a tutti i vizi , che era odiato da tutta la popolazione e soprattutto dai suoi parenti , i quali non si sentivano mai sicuri di riveder l ' alba del domani . Quel principe aveva uno zio che era capo di una tribù di kotteri , ossia di guerrieri , uomo valorosissimo che più volte aveva difese le frontiere assamesi contro scorrerie dei birmani e che perciò godeva una grande popolarità in tutto il paese . Sapendosi mal visto dal nipote , il quale si era fisso in capo , senza motivi però , che congiurasse contro di lui per carpirgli il trono e derubarlo delle sue immense ricchezze , si era ritirato fra le sue montagne , in mezzo ai fedeli suoi guerrieri . Quel valoroso si chiamava Mahur ; ne avete mai udito a parlare , Eccellenza ? - Sì , - rispose asciuttamente Kaksa Pharaum . - Un brutto giorno la carestia piombava sull ' Assam . Quell ' anno nemmeno una goccia d ' acqua era caduta ed il sole aveva arsi i raccolti . I bramini ed i gurus1 indussero allora il rajah a dare in Goalpara una grandiosa cerimonia religiosa , onde placare la collera delle divinità . Il principe vi annuì di buon grado e volle che vi assistessero tutti i parenti che vivevano disseminati nel suo stato , non escluso suo zio , il capo dei kotteri , il quale , di nulla sospettando , aveva condotto con sé oltre la moglie , i suoi figli , due maschi ed una bambina che chiamavasi Surama . Tutti i parenti furono ricevuti cogli onori spettanti ai loro gradi e con grande cordialità da parte del principe regnante ed alloggiati nel palazzo . Compiuta la cerimonia religiosa , il rajah offrì a tutti i suoi parenti un banchetto grandioso , durante il quale il tiranno , come già gli accadeva sempre , bevette una grande quantità di liquori . Quel miserabile cercava di eccitarsi , prima di compiere una orrenda strage , già forse meditata da lungo tempo . Era quasi il tramonto ed il banchetto , allestito nel gran cortile interno del palazzo che era tutto cintato da alte muraglie , stava per finire , quando il rajah , non so con quale scusa si ritirò coi suoi ministri . Ad un tratto , quando l ' allegria degli ospiti aveva raggiunto il massimo grado , un colpo di carabina echeggiò improvvisamente , ed uno dei parenti cadde col cranio fracassato da una palla di carabina . Lo stupore , causato da quell ' assassinio in piena orgia non era ancora cessato , quando un secondo colpo rintronava ed un altro convitato stramazzava , bruttando col suo sangue la tovaglia . Era il rajah che aveva fatto quel doppio colpo . Il miserabile era comparso su un terrazzino prospiciente sul cortile e faceva fuoco sui suoi parenti . Aveva gli occhi schizzanti dalle orbite , i lineamenti sconvolti : pareva un vero pazzo . Intorno aveva i suoi ministri che gli porgevano ora tazze colme di liquori ed ora delle carabine cariche . Uomini , donne e fanciulli si erano messi a correre all ' impazzata pel cortile , cercando invano un ' uscita , mentre il rajah , urlando come una belva feroce , continuava a sparare facendo nuove vittime . Mahur , che era il più odiato di tutti , fu uno dei primi a cadere . Una palla gli aveva fracassata la spina dorsale . Poi caddero successivamente sua moglie ed i suoi due figli . La strage durò una mezz ' ora . Trentasette erano i parenti del principe e trentacinque erano caduti sotto i colpi del feroce monarca . Due soli erano miracolosamente sfuggiti alla morte : Sindhia il giovane fratello del rajah e la figlia del capo dei kotteri , la piccola Surama , che si era nascosta dietro il cadavere di sua madre . Sindhia era stato segno a tre colpi di carabina e tutti erano andati a vuoto , perché il giovane principe , con dei salti da tigre , ben misurati , si era sempre sottratto alle palle . In preda ad un terribile spavento , non cessava di gridare al fratello : " Fammi grazia della vita ed io abbandonerò il tuo regno . Sono figlio di tuo padre . Tu non hai il diritto di uccidermi " . Il rajah , completamente ubriaco , rimaneva sordo a quelle grida disperate e sparò ancora due colpi , senza riuscire a coglierlo , tanto era lesto suo fratello ; poi , preso forse da un improvviso pentimento , abbassò la carabina che un ufficiale gli aveva data , gridando al fuggiasco : " Se è vero che tu abbandonerai per sempre il mio stato ti fo grazia della vita , ad una condizione " . " Sono pronto ad accettare tutto quello che vorrai " , rispose il disgraziato . " Io getterò in aria una rupia ; se tu la coglierai con una palla della carabina , ti lascerò partire pel Bengala senza farti alcun male . " " Accetto " , rispose allora il giovane principe . Il rajah gli gettò l ' arma che Sindhia prese al volo . " Ti avverto " , urlò il pazzo , " che se manchi la moneta subirai la medesima sorte degli altri . " " Gettala ! " Il rajah fece volare in aria il pezzo d ' argento . Si udì subito uno sparo e non fu la moneta bucata , bensì il petto del tiranno . Sindhia , invece di far fuoco sulla moneta , aveva voltata rapidamente l ' arma contro suo fratello e l ' aveva fulminato , spaccandogli il cuore . I ministri e gli ufficiali si prosternarono dinanzi al giovane principe , che aveva liberato il regno da quel mostro e senz ' altro lo accettarono come rajah dell ' Assam . - Voi , mylord , mi avete narrata una storia che qualunque assamese conosce a fondo , - disse il ministro . - Non il seguito però , - rispose Yanez , versandosi un altro bicchiere ed accendendo una seconda sigaretta . - Sapreste dirmi che cosa è avvenuto della piccola Surama , figlia del capo dei kotteri ? - Kaksa Pharaum alzò le spalle , dicendo poi : - Chi può essersi occupato d ' una bambina ? - Eppure quella bambina era nata ben vicina al trono dell ' Assam . - Continuate , mylord . - Quando Sindhia seppe che Surama era sfuggita alla morte , invece di accoglierla alla corte o almeno di farla ricondurre fra le tribù devote a suo padre , la fece segretamente vendere a dei thugs che percorrevano allora il paese per procurarsi delle bajadere . - Ah ! - fece il ministro . - Credete Eccellenza che abbia agito bene il rajah vostro signore ? - chiese Yanez , diventato improvvisamente serio . - Non so . È morta poi ? - No , Eccellenza , Surama è diventata una bellissima fanciulla ora e non ha che un solo desiderio : quello di strappare a suo cugino la corona dell ' Assam . - Kaksa Pharaum aveva fatto un soprassalto . - Dite , mylord ? - chiese spaventato . - Che riuscirà nel suo intento , - rispose freddamente Yanez . - E chi l ' aiuterà ? - Il portoghese s ' alzò e puntando l ' indice verso la Tigre della Malesia che non aveva cessato di fumare , gli rispose : - Quell ' uomo là innanzi a tutto , che ha rovesciato troni e che ha vinto la terribile Tigre dell ' India , Suyodhana , il famoso capo dei thugs indiani , e poi io . L ' orgogliosa e la grande Inghilterra , dominatrice di mezzo mondo , ha piegato talvolta il capo dinanzi a noi , tigri di Mompracem . - Il ministro si era a sua volta alzato , guardando con profonda ansietà ora Yanez ed ora Sandokan . - Chi siete voi , dunque ? - chiese finalmente , balbettando . - Degli uomini che nemmeno i vostri più formidabili uragani potrebbero arrestare , - rispose Yanez , con voce grave . - E che cosa volete voi da me ? Perché mi avete trasportato in questo luogo che io non ho mai veduto ? - Yanez , invece di rispondere , riempì nuovamente le tazze e ne porse una al ministro , dicendogli colla sua voce insinuante : - Bevete prima , Eccellenza . Questo squisito liquore vi rischiarirà le idee meglio del vostro detestabile toddy . Bevetene pure liberamente : non vi farà male . - Il ministro , che si sentiva invadere da un invincibile tremito nervoso , credette opportuno di non rifiutarsi . Yanez si raccolse un momento , poi , fissando il disgraziato ministro che aveva le labbra smorte , gli chiese : - Chi è l ' europeo che si trova alla corte del rajah ? - Un uomo bianco che io detesto . - Benissimo : il suo nome ? - Si fa chiamare Teotokris . - Teotokris ! - mormorò Yanez . - Questo è un nome greco . - Un greco ! - esclamò Sandokan , scuotendosi . - Che cos ' è ? Io non ho mai udito a parlare di greci . - Tu non sei un europeo , - disse Yanez . - Sono uomini che godono fama di essere i più furbi dell ' intera Europa . - Avversari temibili ? - Temibilissimi . - Buoni per te , - rispose la Tigre della Malesia , sorridendo . Il portoghese gettò via con stizza la sigaretta , poi rivolgendosi al ministro : - Gode molta considerazione a corte , quello straniero ? - gli chiese . - Più che noi ministri . - Ah ! Benissimo . - Si era nuovamente alzato . Fece tre o quattro giri intorno alla tavola , torcendosi i baffi e lisciandosi la folta barba , poi , fermandosi dinanzi al ministro che lo guardava attonito , gli chiese a bruciapelo : - Dov ' è che i gurus nascondono la pietra di Salagraman che contiene il famoso capello di Visnù ? - Kaksa Pharaum guardò il portoghese con profondo terrore e rimase muto , come se la lingua gli si fosse improvvisamente paralizzata . - Mi avete capito , Eccellenza ? - chiese Yanez un po ' minaccioso . - La pietra ... di Salagraman ! - balbettò il ministro . - Sì . - Ma ... io non so dove si trova . Solo i sacerdoti ed il rajah ve lo potrebbero dire , - rispose Kaksa , riprendendo animo . - Io non so nulla , mylord . - Voi mentite , - gridò Yanez , alzando la voce . - Anche i ministri del rajah lo sanno : me lo hanno confermato parecchie persone . - Gli altri forse , non io . - Come ! Il primo ministro di Sindhia ne saprebbe meno dei suoi inferiori ? Eccellenza , voi giuocate una pessima carta , ve ne avverto . - E perché vorreste sapere , mylord , dove si trova nascosta ? - Perché quella pietra mi occorre , - rispose Yanez audacemente . - Kaksa Pharaum mandò una specie di ruggito . - Voi rubate quella pietra ! - gridò . - Non sapete che il capello che contiene , appartenne , migliaia di anni or sono , ad un dio protettore dell ' India ? Non sapete che tutti gli stati c ' invidiano quella reliquia ? Non sapete che , se ci venisse portata via , sarebbe la fine dell ' Assam ? - Chi lo ha detto ? - chiese Yanez ironicamente . - Lo hanno affermato i gurus . - Il portoghese alzò le spalle , mentre la Tigre della Malesia faceva udite un risolino beffardo . - Vi ho detto , Eccellenza , che a me occorre quella conchiglia : aggiungerò poi , per placare i vostri timori , che non lascerà l ' Assam . Io non la terrò nelle mie mani più di ventiquattro ore , ve lo giuro . - Allora andate a chiedere al rajah un tale favore . Io non posso accordarlo , perché ignoro ove i sacerdoti della pagoda di Karia la nascondano . - Ah ! Non vuoi dirmelo , - disse Yanez cambiando tono . - La vedremo ! - In quel momento si udì ad echeggiare il gong , sospeso esternamente alla porta . - Chi viene a disturbarci ? - chiese Yanez , aggrottando la fronte . - Io , padrone : Sambigliong , - rispose una voce . - Che cosa c ' è di nuovo ? - Tremal - Naik è giunto . - Sandokan aveva lasciata la pipa , e si era alzato precipitosamente . La porta si aprì ed un uomo comparve , dicendo : - Buona sera , miei cari amici : eccomi pronto ad aiutarvi . - Le destre di Sandokan e di Yanez si erano tese verso il nuovo venuto , il quale le aveva strette fortemente , esclamando : - Ecco un bel giorno : mi pare di tornare giovane insieme a voi . - L ' uomo che così aveva parlato era un bellissimo tipo d ' indiano bengalino , di circa quarant ' anni , dalla taglia elegante e flessuosa , senz ' essere magra , dai lineamenti fini ed energici , la pelle lievemente abbronzata e lucidissima e gli occhi nerissimi e pieni di fuoco . Vestiva come i ricchi indiani modernizzati dalla Young - India , i quali ormai hanno lasciato il dootèe e la dubgah pel costume anglo - indù , più semplice , ma anche più comodo : giacca di tela bianca con alamari di seta rossa , fascia ricamata e altissima , calzoni stretti pure bianchi e turbantino rigato sul capo . - E tua figlia Darma ? - avevano chiesto ad una voce Yanez e Sandokan . - È in viaggio per l ' Europa , amici - rispose l ' indiano . - Moreland desidera far visitare a sua moglie l ' Inghilterra . - Sai già perché ti abbiamo chiamato ? - chiese Yanez . - So tutto : voi volete mantenere la promessa fatta quel terribile giorno in cui il Re del Mare affondava sotto i colpi di cannone del figlio di Suyodhana . - Di tuo genero , - aggiunse Sandokan , ridendo . - È vero ... Ah ! - Si era vivamente voltato guardando il ministro del rajah , il quale stava immobile presso la tavola , come una mummia . - Chi è costui ? - chiese l ' indiano . - Il primo ministro di S . A . Sindhia , principe regnante dell ' Assam , - rispose Yanez . - Toh ! Tu giungi proprio in buon punto . Sapresti tu , Tremal - Naik , far parlare quell ' uomo che si ostina a non dirmi la verità ? Voi indiani siete dei grandi maestri . - Non vuol parlare ? - disse Tremal - Naik , squadrando il disgraziato che pareva tremasse . - Hanno fatto cantare anche me gli inglesi , quando ero coi thugs . Kammamuri però è più destro di me in tali faccende . Ti preme , Yanez ? - Sì . - Hai ricorso alle minacce ? - Ma senza buon esito . - Ha cenato quel signore ? - Sì . - È quasi mattina , può quindi fare uno spuntino , o una semplice tiffine2 senza birra però . È vero che l ' accetterete in nostra compagnia ? - Chiamalo Eccellenza , - disse Yanez maliziosamente . - Ah ! Scusate , Eccellenza , - disse Tremal - Naik con accento un po ' ironico . - Mi ero scordato che voi siete il primo ministro del rajah . Accettate dunque una fiffine ? - Io di solito non mangio la prima colazione che alle dieci del mattino , - rispose il ministro a denti stretti . - Voi , Eccellenza , adotterete le abitudini dei miei amici . Sono partito ieri mattina da Calcutta , ho mangiato malissimo lungo la via ferroviaria , peggio ancora nel vostro paese , quindi ho una fame da tigre . Amici , lasciate che vada ad ordinare a Kammamuri una succolenta colazione . Suppongo che i viveri non mancheranno in questa vecchia pagoda . - Qui regna l ' abbondanza , - rispose Yanez . - Vieni con me , allora . Kammamuri è un cuoco abilissimo . - Si presero a braccetto e uscirono insieme , lasciando soli il disgraziato ministro del rajah e Sandokan . Questi aveva riacceso il suo cibuc e , dopo essersi sdraiato , si era rimesso a fumare silenziosamente , spiando attentamente il prigioniero . Kaksa Pharaum si era lasciato cadere su una sedia , prendendosi il capo fra le mani . Pareva completamente annichilito da quel succedersi di avvenimenti imprevisti . I due personaggi stettero parecchi minuti silenziosi , l ' uno continuando a fumare e l ' altro a meditare sui tristi casi della vita , poi il pirata , staccando dalle labbra la pipa , disse : - Vuoi un consiglio , Eccellenza ? - Kaksa Pharaum aveva alzata vivamente la testa , fissando i suoi piccoli occhi sul formidabile pirata . - Che cosa vuoi , sahib ? - chiese , battendo i denti . - Devi dire , se vuoi evitare maggiori guai , quello che desidera sapere il mio amico . Bada , Eccellenza ! È un uomo terribile , che non indietreggerà dinanzi a nessun mezzo feroce . Io sono la Tigre della Malesia : egli è la Tigre bianca . Quale sarà il più implacabile ? Ah ! Io non te lo saprei dire . - Ma ho già detto che io ignoro dove si trova la pietra di Salagraman . - Il sigaro che il mio amico ti ha fatto fumare ti ha annebbiato un po ' troppo il cervello , - rispose Sandokan . - È necessaria una buona colazione . Vedrai , Eccellenza , come la memoria diventerà limpida . - Tornò a rovesciarsi sul divano e si rimise a fumare con tutta calma . Un silenzio profondo regnava nel salotto . Si sarebbe detto che all ' infuori di quei due personaggi nessuno abitava la vecchia pagoda sotterranea . Kaksa Pharaum , più che mai spaventato , era tornato ad accasciarsi sulla sua sedia , col capo fra le mani . La Tigre della Malesia non fiatava , anzi si studiava di non fare alcun rumore colle labbra . I suoi occhi però pieni di fuoco , non si staccavano un solo momento dal ministro . Si comprendeva che stava in guardia . Trascorse una mezz ' ora , poi la porta tornò ad aprirsi ed un altro indiano entrò , tenendo fra le mani un piatto fumante che conteneva dei pesci annegati in una salsa nerastra . Era un uomo presso la quarantina , piuttosto alto di statura e membruto , tutto vestito di bianco , col viso molto abbronzato che aveva dei riflessi dell ' ottone e che aveva agli orecchi dei pendenti d ' oro che gli davano un non so che di grazioso e di strano . - Ah ! - esclamò Sandokan , deponendo la pipa . - Sei tu , Kammamuri ? Ben felice di vederti , sempre in salute e sempre fedele al tuo padrone . - I maharatti muoiono al servizio del loro signore , - rispose l ' indiano . - Salute a te , invincibile Tigre della Malesia . - Altri quattro uomini erano entrati , portando altri tondi pieni di cibi diversi , bottiglie di birra e salviette . Kammamuri depose il suo tondo dinanzi al ministro , mentre entravano Yanez e Tremal - Naik . La Tigre della Malesia si era alzata per sedersi di fronte al prigioniero , il quale guardava con terrore or l ' uno ed ora gli altri , senza però pronunciare una sillaba . - Perdonate , Eccellenza , se la colazione che io vi offro è ben inferiore alla cena che vi ho mangiata , ma siamo un po ' discosti dal centro della città ed i negozi non sono ancora aperti . Fate onore al nostro modesto pasto e rasserenatevi . Avete una cera da funerale . - Io non ho fame , mylord , - balbettò il disgraziato . - Mandate giù pochi bocconi per tenerci compagnia . - E se mi rifiutassi ? - In tal caso vi costringerei colla forza . Non si fa l ' offesa d ' un rifiuto ad un mylord . La nostra cucina d ' altronde non è meno buona della vostra : assaggiate e vi persuaderete . Poi riprenderemo il nostro discorso . - Come abbiamo detto , Kammamuri aveva posto dinanzi al ministro il primo tondo che aveva portato e che conteneva dei pesci che nuotavano entro una salsa nerastra , costringendolo in tal modo ad inghiottire solo quell ' intingolo . Il povero diavolo , vedendo fisso sopra di sé e minacciosi gli occhi di Yanez , si decise finalmente a mangiare quantunque non avesse affatto appetito . Gli altri non avevano tardato ad imitarlo , vuotando rapidamente i piatti che avevano dinanzi e che non sembravano contenere un intingolo diverso , almeno apparentemente . Kaksa Pharaum aveva con grandi sforzi inghiottiti alcuni bocconi , quando lasciò cadere bruscamente la forchetta guardando il portoghese con smarrimento . - Che cosa avete , Eccellenza ? - chiese Yanez , fingendo con gran stupore . - Che mi sento bruciare le viscere , - rispose Kaksa Pharaum che era diventato smorto . - Non mettete anche voi del pimento nei vostri intingoli ? - Non così forte . - Continuate a mangiare . - No ... datemi da bere ... brucio . - Da bere ? Che cosa ? - Di quella birra , - rispose il disgraziato . - Ah no , Eccellenza . Questa è esclusivamente per noi e poi voi , come indiano , non potreste berne poiché noi inglesi , onde aumentare la fermentazione della birra , vi mettiamo qualche pezzetto di grasso di mucca . Voi , Eccellenza , sapete meglio di me che , per voi indiani , quell ' animale è sacro e chi ne mangia andrà soggetto a pene tremende quando sarà morto . - Sandokan e Tremal - Naik fecero uno sforzo supremo per trattenere una clamorosa risata . Ne poteva inventare altre quel demonio di portoghese ? Perfino il grasso di mucca nella birra inglese ! Yanez , che conservava una serietà meravigliosa , empì una tazza di birra e la porse al ministro dicendogli : - Se volete , bevete pure . - Kaksa Pharaum aveva fatto un gesto d ' orrore . - No ... mai ... un indiano ... meglio la morte ... dell ' acqua mylord ... dell ' acqua ! - aveva gridato . - Ho il fuoco nel ventre ! - Dell ' acqua ! - rispose Yanez . - Dove volete che andiamo a prenderne , Eccellenza ? Non vi è alcun pozzo in questa pagoda sotterranea ed il fiume è più lontano di quello che credete . - Muoio ! - Bah ! Noi non abbiamo alcun interesse a sopprimervi . Tutt ' altro . - Mi avete avvelenato ... ho dei carboni accesi nel petto ! - urlò il disgraziato . - Dell ' acqua ! dell ' acqua ! - La volete proprio ? - Kaksa Pharaum si era alzato , comprimendosi con le mani il ventre . Aveva la schiuma alle labbra e gli occhi gli uscivano dalle orbite . - Dell ' acqua ... miserabili ! - urlava spaventosamente . La sua voce non aveva più nulla d ' umano . Dalle labbra gli uscivano dei ruggiti che impressionavano perfino la Tigre della Malesia . Anche Yanez si era alzato di fronte al ministro . - Parlerai ? - gli chiese freddamente . - No ! - urlò il disgraziato . - E allora noi non ti daremo una goccia d ' acqua . - Sono avvelenato . - Ti dico di no . - Datemi da bere ! - Kammamuri ! Entra ! - Il maharatto , che doveva essere dietro la porta , si fece innanzi portando due bottiglie di cristallo piene d ' acqua limpidissima e le depose sulla tavola . Kaksa Pharaum , all ' estremo delle sue sofferenze , aveva allungate le mani per afferrarle , ma Yanez fu pronto a fermarlo . - Quando mi avrai detto dove si trova la pietra di Salagraman tu potrai bere finché vorrai , - gli disse . - Ti avverto però che tu rimarrai in nostra mano finché l ' avremo trovata , quindi sarebbe inutile ingannarci . - Brucio tutto ! Una goccia d ' acqua , una sola ... - Dimmi dove è la pietra . - Non lo so ... - Lo sai , - rispose l ' implacabile portoghese . - Uccidetemi allora . - No . - Siete dei miserabili ! - Se lo fossimo , non saresti più vivo . - Non posso più resistere ! - Yanez prese un bicchiere e lo empì lentamente d ' acqua . Kaksa Pharaum seguiva , cogli occhi smarriti , quel filo d ' acqua , ruggendo come una fiera . - Parlerai ? - chiese Yanez , quand ' ebbe finito . - Sì ... sì ... - rantolò il ministro . - Dov ' è dunque ? - Nella pagoda di Karia . - Lo sapevamo anche noi . Dove ? - Nel sotterraneo che s ' apre sotto la statua di Siva . - Avanti . - Vi è una pietra ... un anello di bronzo ... alzatela ... sotto in un cofano ... - Giura su Siva che hai detto la verità . - Lo ... giuro ... da bere ... - Un momento ancora . Veglia qualcuno nel sotterraneo ? - Due guardie . - A te . - Invece di prendere il bicchiere il ministro afferrò una delle due bottiglie e si mise a bere a garganella , come se non dovesse finire più . La vuotò più che mezza , poi la lasciò bruscamente cadere e stramazzò , come fulminato , fra le braccia di Kammamuri che gli si era messo dietro . - Coricalo sul divano , - gli disse Yanez . - Per Giove , che droga infernale hai messo dentro quell ' intingolo ? Mi assicuri che non morrà , è vero ? - Non temete , signor Yanez , - rispose il maharatto . - Non ho messo che una foglia di serhar , una pianta che cresce nel mio paese . Domani quest ' uomo starà benissimo . - Tu lo sorveglierai e metterai due dei nostri alla porta . Se fugge siamo tutti perduti . - E noi dunque che cosa faremo ? - chiese Sandokan . - Aspetteremo questa sera e andremo ad impadronirci della famosa pietra di Salagraman e del non meno famoso capello di Visnù . - Ma perché ci tieni tanto ad avere quella conchiglia ? - Lo saprai più tardi , fratellino . Fidati di me . - 4 . La pietra di Salagraman Dodici o quattordici ore dopo la confessione del primo ministro del rajah dell ' Assam , un drappello bene armato lasciava la pagoda sotterranea , avanzandosi con profondo silenzio lungo la riva sinistra del Brahmaputra . Era composto di Yanez , Sandokan , Tremal - Naik e di dieci uomini , per la maggior parte malesi e dayachi che , oltre le carabine e quei terribili pugnali colla lama serpeggiante chiamati kriss , portavano delle funi arrotolate intorno ai fianchi , delle torce e dei picconi . Essendo il sole tramontato già da quattro o cinque ore , nessun essere vivente passeggiava sotto i pipal , i fichi baniani e le palme , che coprivano la riva del fiume , proiettando una fitta ombra . Il drappello , dopo aver percorso qualche miglio senza aver scambiata una parola , si era arrestato di fronte ad un ' isoletta che sorgeva quasi in mezzo al fiume , all ' altezza dell ' estremità orientale del popoloso sobborgo di Siringar . - Alt ! - aveva comandato Yanez . - Bindar non deve essere lontano . - È l ' indiano che tu hai assoldato ? - chiese Sandokan . - Potremo fidarci di lui ? - Surama mi ha detto che è il figlio d ' uno dei servi di suo padre e che perciò non dobbiamo dubitare della sua lealtà . - Uhm ! - fece la Tigre crollando il capo . - Io non mi fido che dei miei malesi e dei miei dayachi . - Lui conosce la pagoda anche internamente , mentre noi non l ' abbiamo veduta che all ' esterno . Una guida ci era necessaria . - S ' accostò ad una enorme macchia di bambù alti per lo meno quindici metri , che curvavano le loro cime sopra le acque del fiume , e mandò un debole fischio , ripetendolo poi tre volte ad intervalli diversi . Non erano trascorsi dieci secondi quando fra quelle immense canne si udirono dei leggeri fruscii , poi un uomo sorse bruscamente dinanzi al portoghese , dicendogli : - Eccomi , sahib . - Era un giovane indiano di forse vent ' anni , bene sviluppato , dall ' aria intelligentissima ed i lineamenti piuttosto fini delle caste guerriere . Non aveva indosso che un semplice gonnellino un po ' lungo , il languti degli indù , stretto da una piccola fascia di cotone azzurro , entro cui era passato un pugnale dalla lama larghissima , in forma quasi d ' un ferro di lancia ed il corpo aveva interamente spalmato di cenere , probabilmente raccolta sul luogo dove si ardono i cadaveri , e che è il distintivo poco attraente dei seguaci di Siva . - Hai condotto la bangle ? - chiese Yanez . - Sì , padrone , - rispose l ' indiano . - È nascosta sotto i bambù . - Sei solo ? - Tu non mi avevi detto , sahib , di condurre altri . Avrei avuto più piacere , perché la bangle è pesante a guidarsi . - I miei uomini sono gente di mare . Imbarchiamoci subito . - Devo avvertirti d ' una cosa però . - Parla e sii breve . - So che questa notte dinanzi alla pagoda devono bruciare il cadavere d ' un bramino . - Durerà molto la cerimonia ? - Non credo . - Il nostro arrivo non desterà qualche sospetto ? - E perché sahib ? Le barche approdano sovente all ' isolotto , - disse l ' indiano . - Andiamo allora . - Avrei però desiderato meglio che nessuno ci vedesse a sbarcare , - disse Sandokan . - Rimarremo a bordo , finché tutti si saranno allontanati , - rispose Yanez . - Non faranno troppa attenzione a noi . - Seguirono il giovane indiano , aprendosi faticosamente il passo fra quelle durissime canne giganti , che alla base avevano la circonferenza d ' una coscia di fanciullo , e giunsero sulla riva del fiume . Sotto le ultime canne che , curvandosi verso l ' acqua , formavano delle superbe arcate , stava nascosto uno di quei pesanti battelli , che gl ' indiani adoperano sui loro fiumi per trasportare il riso , privo però degli alberi , ma provvisto invece d ' una tettoia di stoppie destinata a riparare l ' equipaggio dalle ingiurie del tempo . Yanez ed i suoi compagni s ' imbarcarono ; i malesi ed i dayachi afferrarono i lunghi remi e la bangle lasciò il nascondiglio dirigendosi verso l ' isolotto , nel cui mezzo giganteggiava fra le tenebre una enorme costruzione in forma di piramide tronca . L ' indiano aveva detto il vero annunciando un funerale . La massiccia barca non aveva percorsa ancora mezza distanza , quando sulla riva dell ' isolotto si videro comparire numerose torce e raggrupparsi intorno ad una minuscola cala che doveva servire d ' approdo alle barche del fiume . - Ecco dei guasta affari , - disse Yanez a Tremal - Naik . - Ci faranno perdere un tempo prezioso . - Sono appena le dieci , - rispose l ' indiano - e per la mezzanotte tutto sarà finito . Trattandosi d ' un bramino , la cerimonia sarà più lunga delle altre , avendo diritto a speciali riguardi anche dopo morte . Se il morto fosse un povero diavolo qualunque la faccenda sarebbe spiccia . Una tavola di legno per coricarvi il cadavere , una lampadina accesa da mettergli in fondo ai piedi , una spinta e buona notte . La corrente s ' incarica di portare il morto nel sacro Gange , quando i coccodrilli e i marabù lo risparmiano . - Ciò che accadrà di rado , - disse Sandokan , che stava seduto sul bordo della bangle . - Puoi contarlo come un caso miracoloso , - rispose Tremal - Naik . - Appena oltrepassata la città , sauriani e volatili vanno a gara per far sparire carne ed ossa . - E di quel bramino che cosa faranno invece ? - chiese Sandokan . - Il funerale sarà un po ' lungo , esigendo certe formalità speciali . Innanzi a tutto quando un bramino entra in agonia non si trasporta semplicemente sulla riva del fiume , perché spiri al dolce mormorìo dell ' acqua , che lo trasporterà nel cailasson , ossia nel paradiso ; bensì in un luogo speciale , che prima sarà stato accuratamente cosparso di sterco di mucca e su un pezzo di cotone mai prima di allora usato . - Uscito poco prima dal cotonificio , - disse Yanez , ridendo . - Ah ! Siete dei bei matti voi indiani . - Oh ! Aspetta un po ' , - disse Tremal - Naik . - Giunge allora un sacerdote bramino accompagnato dal suo primogenito onde procedere alla cerimonia chiamata sarva prayasibrit . - Che cosa vuol dire ? - La purificazione dei peccati . - Toh ! Credevo che i bramini non ne commettessero mai ! - Ed in che consiste ? - chiese Sandokan che pareva s ' interessasse vivamente di quegli strani particolari . - Nel versare in bocca al moribondo un liquore speciale dei bramini , che si pretende sacro , mentre ai seguaci di Visnù si somministra un po ' d ' acqua dove fu messa una pietra di Salagraman qualunque . - Per soffocarli più presto è vero ? - disse Yanez . - Infatti non è certamente un bel divertimento assistere all ' agonia d ' un moribondo . È meglio spedirlo presto all ' altro mondo . - Ma no , - rispose Tremal - Naik - si lascia morire in pace ... cioè , veramente no , perché il moribondo deve aggrapparsi alla coda d ' una mucca e lasciarsi trascinare per un certo tratto di via onde egli sia ben sicuro di ritrovarne una di simile che lo aiuterà a passare il fiume di fuoco che gira intorno al Yama - lacca , dove abita il dio dell ' inferno . - Così la finiscono più presto , - disse l ' incorreggibile Yanez . - Un po ' di galoppo dietro una mucca non deve far male ad un povero moribondo che sta per vomitare la sua anima . E poi ? - Lo vedremo quando avremo affondata l ' ancora , - rispose Tremal - Naik . - Vedo una donna che gira sulla riva alzando disperatamente le braccia . Deve essere la sposa del morto . - E questo tonfo nel fiume lo hai udito ? - È il figlio primogenito del bramino , che si è gettato nel fiume , dopo d ' aver indossato i suoi più bei vestiti , prima di farsi tagliare accuratamente la barba , se ne ha , ed i capelli . - Se io fossi il viceré dell ' India farei rinchiudere in un ospedale di pazzi tutti i bramini del reame . Parola di Yanez . - Queste cerimonie sono dettate dai libri sacri . - Scritti quando quei sacerdoti erano pieni di bâng3 . - La grossa barca in quel momento era giunta dinanzi al minuscolo seno , e Bindar aveva lasciata cadere l ' ancora , arrestandola ad una quindicina di passi dalla riva . Quindici o venti persone si erano radunate intorno ad una specie di palanchino formato di bambù intrecciati , su cui riposava un cadavere , che aveva indosso un ampio dootèe di seta gialla . Dovevano essere tutti parenti ed amici del morto , però si vedevano in mezzo a loro alcuni pourohita ossia sacerdoti bramini accompagnati da tre o quattro gouron , specie di sagrestani incaricati dalla pulizia delle pagode e dei bassi servizi del culto . Tutti avevano delle torce , sicché Yanez ed i suoi compagni potevano osservare benissimo quanto quegli uomini stavano per compiere . Il primogenito del morto era uscito dal fiume , si era fatto già radere in fretta e si era accostato al genitore , seguìto dalla madre alla quale i parenti avevano levato il thaly , quel gioiello che è l ' insegna delle donne sposate e tagliati i capelli , che non doveva più mai lasciarsi crescere durante tutta la sua vedovanza . Il primo gettò sul cadavere una manata di fiori , poi fece alzare la barella e la fece trasportare alcuni passi più lontano , dove era una buca lunga due metri e larga uno , circondata da pezzi di legna e da sterco disseccato di mucca e fece deporre vicino un vaso di terra entro cui bruciavano dei carboni . Il morto fu privato della sua bella veste e dei gioielli , per non perdere inutilmente l ' una e gli altri , poi il primogenito mise sul petto nudo del bramino un pezzo di sterco acceso , vi versò sopra un po ' di burro sciolto e mise in bocca al cadavere una mezza rupia e alcuni granelli di riso che prima aveva bagnati con un po ' di saliva e si ritrasse , pronunciando una preghiera . I parenti s ' accostarono a loro volta , accumulando sul bramino le legne e le mattonelle di sterco . - È finita la cerimonia ? - chiese Yanez a Tremal - Naik . - Aspetta un momento . Il figlio deve ancora compiere qualche cosa . - Il giovane infatti aveva preso un vaso di terra pieno d ' acqua e l ' aveva spaccato con violenza sulla testa del defunto . - Ah ! birbante ! - esclamò il portoghese . - Perché ? Ora almeno è sicuro che suo padre è veramente morto . - Se fosse stato ancora agonizzante l ' avrebbe accoppato egualmente . - I parenti avevano fatto circolo accostando le torce al rogo . Una gran fiamma si sprigionò subito rompendo bruscamente le tenebre e avvolgendo , con rapidità incredibile , il cadavere , che era tutto cosparso di burro . Fra il crepitare del legname ben imbevuto di materie resinose ed il salmodiare del pourohita e dei suoi aiutanti , si udivano le urla disperate del figlio e della vedova , ed ai bagliori delle fiamme si vedevano i parenti a rotolarsi per terra ed a picchiarsi il petto con pugni tremendi . - Quegli stupidi vogliono sfondarsi le costole , - diceva Yanez . - Non mi stupirei che domani fossero tutti a letto . - Quella fiammata gigantesca non durò che un quarto d ' ora , poi quando il cadavere fu consumato , i parenti con pale di ferro raccolsero la cenere e le ossa e le gettarono nel fiume , quindi si allontanarono tutti in silenzio , scomparendo ben presto sotto gli alberi , che coprivano buona parte dell ' isolotto . - Possiamo sbarcare ora ? - chiese Sandokan rivolgendosi a Bindar , che era rimasto sempre silenzioso . - Sì , sahib , - rispose l ' indiano . - A quest ' ora i gurum della pagoda devono dormire profondamente . - Andiamo dunque . Sono impaziente di condurre a termine questa avventura notturna . - E di menare possibilmente le mani , è vero , fratellino ? - disse Yanez . - Sì , se si può , - rispose la Tigre della Malesia . - Le mie braccia cominciano ad irrugginirsi . - Allentarono la fune dell ' ancora e con pochi colpi di remo spinsero la bangle verso la riva . - Che due uomini rimangano a guardia della barca , - disse Yanez . - Dobbiamo assicurarci la ritirata . - Raccolsero le armi e scesero silenziosamente a terra , cacciandosi sotto un bosco , formato quasi esclusivamente di palmizi tara e d ' immensi gruppi di bambù . Bindar si era messo alla testa del drappello , fiancheggiato da Yanez , il quale voleva sorvegliarlo personalmente , non avendo , checché avesse detto a Sandokan , una completa fiducia di quell ' indiano , che da soli pochi giorni conosceva . La pagoda non era lontana più di due tiri di carabina , quindi in una ventina di minuti e anche meno , il drappello poteva giungervi . Tutti però si avanzavano con estrema prudenza onde non farsi scorgere . Era molto improbabile che a quell ' ora così inoltrata qualche indiano passeggiasse per quelle boscaglie , nondimeno si tenevano in guardia . Attraversata la zona dei palmizi e dei bambù , si trovarono improvvisamente dinanzi ad una vasta radura , interrotta solamente da gruppi di piccole piante . Nel mezzo giganteggiava la pagoda di Karia . Come abbiamo detto , quel tempio , veneratissimo da tutti gli assamesi , perché conteneva la famosa pietra di Salagraman col capello di Visnù , si componeva d ' una enorme piramide tronca ; colle pareti abbellite da sculture che si succedevano senza interruzione dalla base alla cima e che rappresentavano in dimensioni più o meno grandiose , le ventuno incarnazioni del dio indiano . Quindi , pesci colossali , testuggini , cinghiali , leoni , giganti , nani , cavalli , ecc . Solo dinanzi alla porta d ' entrata si rizzava una torre piramidale più piccola , il cobrom , coronato da una cupola e colle muraglie pure adorne di figure per la maggior parte poco pulite , rappresentanti la vita , le vittorie e le disgrazie delle diverse divinità . Ad una altezza di venti piedi s ' apriva una finestra sul cui davanzale ardeva una lampada . - È per di là che dovremo entrare , sahib , - disse Bindar volgendosi verso Yanez , che aveva corrugata la fronte , scorgendo quel lume . - Temevo che qualcuno vegliasse nella pagoda , - rispose il portoghese . - Non avere alcun timore : è uso mettere una lampada sulla prima finestra del cobrom . Se fosse un giorno festivo , ve ne sarebbero quattro invece d ' una . - Dove troveremo la pietra di Salagraman ? Nella pagoda o in questa specie di torre ? - Nella pagoda di certo . - Yanez si volse verso i suoi uomini , chiedendo : - Chi saprà raggiungere quella finestra e gettarci una fune ? - Se forzassimo la porta invece ? - chiese Sandokan . - Perderesti inutilmente il tuo tempo , - disse Tremal - Naik . - Tutte quelle dei nostri templi sono di bronzo e d ' uno spessore enorme . D ' altronde i tuoi uomini non saranno troppo imbarazzati a giungere lassù . Sono come le scimmie del loro paese . - Lo so , - rispose Yanez . Indicò due dei più giovani del drappello e disse semplicemente loro : - In alto , fino alla finestra ! - Non aveva ancora finito , che quei diavoli , un malese ed un dayaco , salivano già aggrappandosi alle divinità , ai giganti , ai trimurti indù rappresentanti lo sconcio lingam che riunisce Brahma , Siva e Visnù . Per quei marinai , mezzi selvaggi , abituati a salire di corsa le alberature delle navi e camminare come fossero a terra sui leggeri pennoni dei loro prahos o inerpicarsi sugli altissimi durion delle loro foreste , non era che una semplice scalata quella manovra . In meno di mezzo minuto si trovarono entrambi sul davanzale della finestra , da dove gettarono due funi , dopo di averle assicurate a due aste di ferro , che sostenevano due gabbie destinate a contenere dei batuffoli di cotone imbevuti d ' olio di cocco durante le straordinarie illuminazioni . - A me pel primo , - disse Sandokan . - A te l ' altra fune , Tremal - Naik . Tu Yanez , alla retroguardia . - A me , che devo conquistare il trono di Surama ! - esclamò il portoghese . - Ragione di più per conservare la preziosissima persona d ' un futuro rajah , - rispose Tremal - Naik , sorridendo . - I pezzi grossi non devono esporsi ai gravi pericoli che all ' ultimo momento . - Andate al diavolo ! - Niente affatto , saliremo verso il cielo invece . - Va ' a trovare Brahma adunque ! - Sandokan e Tremal - Naik si issarono rapidamente , scomparendo fra le tenebre . Quando i malesi ed i dayachi videro la fune a scuotersi , a loro volta cominciarono la salita , mentre il portoghese ne regolava l ' ascensione . Frattanto la Tigre della Malesia e l ' indiano avevano raggiunto il davanzale , dove si tenevano a cavalcioni il malese ed il dayaco , i quali si erano già affrettati a spegnere il lume onde non si potessero scorgere le persone che salivano . - Avete udito nulla ? - aveva chiesto subito Sandokan . - No , padrone . - Vediamo se qui vi è un passaggio . - Lo troveremo di certo , - disse Tremal - Naik . - Tutti i cobrom comunicano colla pagoda centrale . - Accendete una torcia . - Il malese , che ne aveva due passate nella fascia , fu pronto a obbedire . Sandokan la prese , s ' abbassò fino quasi a terra onde la luce non si espandesse troppo e fece qualche passo innanzi . Si trovavano in una minuscola stanza , la quale aveva una porta di bronzo assai bassa e che era solamente socchiusa . - Suppongo che metterà su una scala , - mormorò . La spinse , cercando di non produrre alcun rumore e si trovò dinanzi ad un pianerottolo pure minuscolo . Sotto s ' allungava una stretta gradinata che pareva girasse su se stessa . - Finché gli altri salgono , esploriamo , - disse Tremal - Naik . - Lasciate che vi preceda , - disse una voce . Era Bindar , il quale aveva preceduto tutti gli altri . - Conosci il passaggio ? - gli chiese Sandokan . - Sì , sahib . - Passa dinanzi a noi e bada che noi non staccheremo un solo istante i nostri sguardi da te . - Il seguace di Siva ebbe un sorriso , ma non rispose affatto . La scala era strettissima , tanto da permettere a malapena il passaggio a due uomini situati l ' uno a fianco dell ' altro . Sandokan e Tremal - Naik , seguìti dagli altri , che raggiungevano a poco a poco la finestra , si trovarono ben presto in un corridoio , che pareva si avanzasse verso il centro della pagoda e che scendeva molto rapidamente . - Ci siete tutti ? - chiese il pirata , arrestandosi . - Ci sono anch ' io , - rispose Yanez , facendosi innanzi . - Le funi sono state ritirate . - La Tigre della Malesia sfoderò la scimitarra che gli pendeva dal fianco e che scintillò , alla luce della torcia , come se fosse d ' argento , essendo formata di quell ' impareggiabile acciaio naturale che non si trova che nelle miniere del Borneo ; poi disse con voce risoluta : - Avanti ! L ' antico pirata di Mompracem vi guida ! - Percorso il corridoio e trovata un ' altra scala , entrarono , dopo averla discesa , in una immensa sala , in mezzo alla quale si rizzava , su un enorme quadro di pietra , una statua rappresentante un pesce colossale . Era quella la prima incarnazione del dio conservatore , così tramutato per salvare dal diluvio il re Sattiaviraden e la moglie di lui , servendo sotto quella forma di timone alla nave che aveva loro mandato per sottrarli al diluvio universale4 . Narrano poi le leggende indiane , che dopo quel fatto , Visnù sdegnato contro i giganti Canagascien e Aycriben perché avevano rubati i quattro vedam onde il nuovo popolo fondato da Sattiaviraden non avesse più religione , li uccise per restituirli a Brahma . Il drappello si era fermato , temendo che vi fosse qualche sacerdote in quell ' ampia sala , poi , rassicurato dal profondo silenzio che regnava là dentro , mosse risolutamente verso il gigantesco pesce . - Se il ministro non ci ha ingannati , l ' anello deve trovarsi dinanzi a quell ' acquatico , - aveva detto Yanez . - Se non avrà detto il vero lo getteremo nel fiume con una buona pietra al collo , - aveva risposto Sandokan . Stavano per giungere presso il dio , quando parve loro di udire come il cigolìo d ' una porta che s ' apriva . Tutti si erano arrestati , poi i dayachi ed i malesi con una mossa fulminea rinserravano come entro un cerchio Sandokan , Yanez e Tremal - Naik , puntando le carabine in tutte le direzioni . Attesero per qualche minuto , senza parlare , anzi quasi senza respirare , poi Yanez ruppe pel primo il silenzio . - Possiamo esserci ingannati , - disse . - Se qualche sacerdote fosse entrato , a quest ' ora avrebbe dato l ' allarme . Che cosa dici tu , Bindar ? - Penso che quel rumore sia stato prodotto dallo scricchiolìo di qualche trave . - Cerchiamo l ' anello , - disse Sandokan . - Se verranno a sorprenderci sapremo accoglierli per bene . - Fecero il giro del mostruoso dado di pietra reggente l ' incarnazione di Visnù e trovarono subito un massiccio anello di bronzo su cui si scorgeva un alto rilievo rappresentante una conchiglia : la pietra di Salagraman . Un ' esclamazione di gioia a mala pena soffocata , era sfuggita dalle labbra del portoghese . - Ecco quella che mi aiuterà a conquistare il trono , - disse . - Purché si trovi realmente sotto i nostri piedi . - Se non la troveremo , ti accontenterai di quella che è disegnata su questo anello , - disse Sandokan . - Ah no ! voglio la vera conchiglia ! - rispose Yanez . - Non so perché ci tieni tanto . - Il portoghese , invece di rispondere , disse , volgendosi verso i suoi uomini : - Alzate . - Due dayachi , i più robusti del drappello , afferrarono l ' anello e con uno sforzo non lieve alzarono la pietra la quale misurava quasi un metro quadrato . Yanez e Sandokan si curvarono subito sul foro e scorsero una stretta gradinata che scendeva in forma di chiocciola . - Quel carissimo Kaksa Pharaum è stato d ' una esattezza meravigliosa ! Che spaventi producono talvolta certe colazioni ! Scommetto che non ne farà più una in vita sua e che si accontenterà di sole colazioni . - Così dicendo Yanez prese ad un dayaco una torcia , armò una pistola e scese coraggiosamente nei sotterranei del tempio . Tutti gli altri , uno ad uno l ' avevano seguìto , preparando le carabine . Nessuno aveva pensato all ' imprudenza che stavano per commettere . Scesi diciotto o venti gradini si trovarono in una spaziosa sala sotterranea che probabilmente , migliaia d ' anni prima aveva servito da tempio a giudicarlo dalla rozzezza delle sculture , appena segnate sulle pareti rocciose , rappresentanti le solite incarnazioni del dio conservatore . Gli occhi di Yanez si erano subito fissati su un dado di pietra sormontato da una piccola statua di terracotta , raffigurante un bramino nano . - La pietra deve essere nascosta lì sotto , - disse . Con un calcio atterrò quel mostro , mandandolo in pezzi e subito un grido di gioia gli sfuggì . In mezzo al masso coperto dal basamento della statua , aveva veduto un cofano di metallo , con altirilievi di squisita fattura . - Ecco la pietra famosa ! - esclamò trionfante . - La corona dell ' Assam è ormai di Surama . - Senza chiedere aiuto a nessuno , tolse il cofano dal suo nascondiglio , e vedendovi dinanzi un bottone al posto dove avrebbe dovuto trovarsi la serratura , lo premette con forza . Il coperchio s ' aprì di colpo e agli sguardi di tutti comparve una conchiglia pietrificata , di colore nerastro . Era la tanto venerata pietra di Salagraman contenente il famoso capello di Visnù . 5 . L ' assalto delle tigri Gli indiani che adorano Visnù , hanno una straordinaria venerazione per le pietre di Salagraman le quali , come abbiamo già accennato , non sono che delle conchiglie pietrificate del genere dei corni d ' Ammone , ordinariamente di colore nerastro , perché credono fermamente che esse rappresentino sotto quella forma il loro dio . Vi sono nove specie di pietre di Salagraman , come si contano , fra le più note , nove incarnazioni di Visnù , e sono tutte tenute in grande conto come il lingam che è venerato dai seguaci di Siva e che rappresenta , sotto una strana forma che non si può descrivere , la creazione umana . Chi ha la fortuna di possedere tali conchiglie , le porta avvolte sempre in bianchissimi lini e ogni mattina le lava in un vaso di rame indirizzando a esse molte e stravaganti preghiere . I bramini pure le tengono in molta venerazione e , dopo averle lavate , le pongono su un altare dove le profumano in presenza dei fedeli ai quali poi danno da bere un po ' d ' acqua entro cui hanno lavato il Salagraman e ciò affine di renderli puri e mondi d ' ogni peccato . La conchiglia però che rendeva orgogliosi i religiosi dell ' Assam , non era una di quelle comuni . Aveva delle dimensioni straordinarie per appartenere al genere dei corni d ' Ammone , per di più era d ' una splendida tinta nera e poi possedeva nel suo interno un capello del dio , mai veduto forse da nessuno , ma giacché i gurum lo avevano affermato , bisognava ben crederci . L ' avevano letto sugli antichissimi libri sacri e basta . Quale importanza poteva avere quella conchiglia pel portoghese , che non era mai stato un adoratore di Visnù , lo vedremo in seguito . Già nemmeno Sandokan , né il suo amico Tremal - Naik erano riusciti a saperlo , tuttavia conoscendo l ' astuzia profonda del terribile consumatore di sigarette si erano accontentati di lasciarlo fare e di aiutarlo con tutte le loro forze . Quel diavolo d ' uomo , che aveva giuocato dei tiri meravigliosi perfino al famoso James Brooke ed a Suyodhana , poteva ben farne uno anche al rajah dell ' Assam , per porre sulla bellissima fronte di Surama , la sua fidanzata , la corona del barbaro principe e conservarne una metà per sé . Yanez , dopo essersi ben assicurato che quella era veramente la tanto celebrata conchiglia che il giorno innanzi i sacerdoti della pagoda avevano condotto a passeggio per le principali vie di Gauhati , con immensa gioia della popolazione , aveva rinchiuso il coperchio , poi aveva afferrato il prezioso cofano , dicendo ai suoi compagni : - Ed ora in ritirata ! - Vuoi altro ? - gli aveva chiesto Sandokan un po ' ironicamente . - Qui dentro sta la corona della mia fidanzata . Vuoi che pren da anche la pagoda ? - Se la volessi ! ... - Non ne ho bisogno per ora . Prendiamo il volo prima che i sacerdoti si risveglino . Armate le carabine ! - Uno scricchiolìo secco lo avvertì che i malesi e i dayachi non avevano atteso un nuovo ordine . Si slanciarono tutti sulla stretta scala , salendola frettolosamente quando ad un tratto una bestemmia sfuggì dalle labbra del portoghese , che era alla testa del drappello . - Che Visnù sia maledetto ! ... - Che cosa c ' è , fratellino bianco ? - chiese Sandokan , che gli stava dietro con Tremal - Naik . - C ' è ... c ' è ... che hanno rimesso a posto la pietra ! - Chi ! - chiesero ad una voce la Tigre della Malesia e Tremal - Naik . - Che ne so io ? - Saccaroa ! Siamo stati dei veri stupidi ! Ci siamo dimenticati di lasciare almeno un paio d ' uomini a guardia dell ' uscita ! Che sia caduta da sé ? - È impossibile , - rispose Yanez , che era diventato un po ' pallido . - La pietra era stata deposta a quattro o cinque passi dall ' apertura . - È vero , signor Yanez , - dissero i due dayachi , che l ' avevano sollevata . Yanez , Sandokan e Tremal - Naik si erano guardati l ' un l ' altro con una certa ansietà . Per qualche istante fra quei tre uomini , rotti a tutte le avventure e coraggiosi fino alla follia , regnò un profondo silenzio . Sandokan fu il primo a romperlo . - I due dayachi più forti con me ! Spingiamo ! - Quantunque la scala fosse stretta , i tre uomini appoggiarono le mani sulla pietra , tentando di alzarla , ma quello sforzo supremo fu vano . Pareva che qualche peso enorme fosse stato collocato su quella lastra onde impedire , ai profanatori della pagoda , ogni via di scampo . La Tigre della Malesia aveva mandato un vero ruggito . Il formidabile uomo non era abituato a trovare resistenza ai suoi muscoli d ' acciaio . - Siamo stati sorpresi e vinti , - disse a Yanez , coi denti stretti . Il portoghese non rispose : pareva che pensasse intensamente . Ad un tratto si volse verso Bindar , chiedendogli con voce perfettamente calma : - Conosci questi sotterranei ? - Sì , sahib , - rispose l ' indiano . - Vi è qualche passaggio ? - Uno solo . - Dove mette ? - Nel Brahmaputra . - Sopra o sotto la corrente ? - Sotto , sahib . - Bah ! Siamo tutti abilissimi nuotatori . Non ve ne sono altri ? - Non credo . - Come lo sai , tu ? - Perché ho lavorato , alcuni mesi or sono , a rifare le volte che minacciavano di crollare . - Sapresti guidarci ? - Lo spero , se le torce non si spegneranno . - Ne abbiamo altre due di ricambio . - Allora tutto andrà bene . - Si tratta però di far molto presto . Se i gurum avranno il tempo di chiamare le guardie del rajah , allora tutto sarà finito per noi . - Il palazzo del principe è lontano , sahib . - Guidaci ! - L ' indiano prese una torcia , che un malese gli porgeva e si diresse verso l ' estremità della immensa sala , dove s ' apriva una galleria molto ampia le cui volte parevano rifatte di recente . - È questa che sbocca nel Brahmaputra ? - chiese Yanez . - Sì , - rispose Bindar . - Non odi un rombo lontano , sahib ? - Sì , mi pare . - L ' indiano stava per riprendere la marcia quando Tremal - Naik lo arrestò . - Che cosa vuoi , sahib ? - chiese Bindar , sorpreso . - Io scorgo laggiù un ' altra porta che mette forse in qualche altra galleria , - disse Tremal - Naik . - Lo so . - Conduce anche quella al fiume ? - L ' indiano ebbe una lunga esitazione e parve ad Yanez ed a Sandokan che dimostrasse dall ' aspetto del suo viso un certo terrore . - Parla , - disse Tremal - Naik . - Non cacciarti là dentro sahib , - rispose finalmente il seguace di Siva . - Anzi teniamoci ben lontani e fuggiamo al più presto . - Perché ? - chiesero ad una voce Sandokan e Yanez colpiti vivamente dal tono strano della sua voce . - Là vi è la morte . - Spiegati meglio , - disse Tremal - Naik con voce imperiosa . - Quella galleria conduce nella cella sotterranea dove si custodiscono i tesori del rajah e quella cella è guardata da quattro tigri . - Per Giove ! - esclamò Yanez , impallidendo . - E potrebbero quelle bestie venire qui ? - Sì , se i sacerdoti alzano la saracinesca che mette nella galleria . - Noi e le signore tigri siamo vecchie conoscenze , - disse Sandokan , - tuttavia in questo momento non desidererei trovarmi dinanzi a loro . Spicciati Bindar e allunga il passo . - Il drappello si cacciò sotto la galleria a passo di corsa , volgendo di quando in quando la testa indietro , per paura di vedersi piombare addosso le quattro formidabili belve che vegliavano sul tesoro del principe . Di passo in passo che si avanzavano , un rombo che pareva prodotto dal frangersi di qualche enorme massa d ' acqua , si ripercuoteva sotto le volte , propagandosi sempre più distintamente . Era il Brahmaputra , che rumoreggiava all ' estremità della galleria . Quella ritirata precipitosa durava da alcuni minuti , quando i fuggiaschi si trovarono improvvisamente in una seconda sala , molto meno ampia della prima , scavata nella viva roccia e assolutamente nuda . Il fracasso prodotto dal fiume era diventato intensissimo . Si sarebbe detto che quelle massicce pareti tremavano sotto gli urti poderosi dell ' enorme affluente del sacro Gange . - Ci siamo ? - chiese Yanez a Bindar , alzando la voce . - Il fiume non è che a pochi passi , - rispose l ' indiano . - Sarà lungo il tratto che dovremo percorrere sott ' acqua ? - Cinquanta o sessanta metri , sahib . Tuffati senza pericolo entro il pozzo e finirai nel fiume . Io rispondo di tutto . - Yanez sciolse rapidamente la fascia di lana rossa che portava stretta attorno ai fianchi e la passò intorno all ' anello di metallo del prezioso cofano che racchiudeva la pietra di Salagraman , legandosi il prezioso talismano alle spalle . - Al pozzo , ora , - disse poi all ' indiano . Bindar stava per cacciarsi nell ' ultimo tratto della galleria , quando s ' arrestò bruscamente facendo un gesto di terrore . - Vengono ! - Chi ? - domandarono Yanez e Sandokan . - Le tigri . - Io non ho udito nulla , - disse il portoghese . - Guardate sotto la galleria che abbiamo attraversata . - Tutti si erano voltati puntando le carabine . Otto punti luminosi , che avevano dei riflessi verdastri , che ora si socchiudevano ed ora si aprivano , brillavano sinistramente fra le tenebre . - Per Giove ! - esclamò Yanez , che dinanzi al pericolo aveva ricuperato prontamente il suo meraviglioso sangue freddo . - Sono ben occhi di tigri , quelli che scintillano laggiù . I gurum le hanno scatenate ma non hanno pensato che le nostre costole sono indigeste anche alle signore della jungla . - In ginocchio tutti ! - comandò Sandokan , snudando la scimitarra e traendo una pistola a doppia canna . - Puoi tener fronte all ' attacco ? - chiese Yanez . - Sì , fratello . - Andiamo a vedere il pozzo , Bindar . Assicuriamoci innanzi a tutto la ritirata . - Fa ' presto , fratello , - disse Sandokan . - Non domando che un solo minuto . - Si slanciò nella galleria coll ' indiano che portava una torcia . Il fragore , prodotto dal fiume scorrente sopra i sotterranei della pagoda , era diventato assordante . Bindar , che tremava come se avesse la febbre , percorsi venti passi e fors ' anche meno , si era fermato dinanzi ad una vasta apertura circolare , che non era difesa da alcun parapetto , in fondo alla quale si udivano a gorgogliare cupamente le acque del Brahmaputra . - È per di qui che dovremo scendere , - disse . - Vedi , sahib , che vi è anche una gradinata . - Yanez non aveva potuto trattenere una smorfia di malcontento . - Per Giove ! - esclamò . - Questa discesa non sarà molto allegra ; sei ben sicuro che noi non lasceremo la nostra pelle entro questa voragine ? - Alcune settimane or sono per di qui è fuggita una ragazza che i gurum avevano rapita per farne una bajadera . - Ed è riuscita a salvarsi ? - Te lo giuro su Siva , sahib . - Perché hanno aperto questo pozzo i sacerdoti ? - Per lavarvi , senza essere veduti da alcun occhio profano , la pietra di Salagraman . - Tu sarai il primo a saltare in acqua . Voglio essere ben certo io del mio conto . - Preferisco uscire da questa parte che affrontare le tigri , - disse Bindar . - E se ... - Due colpi di carabina che rintronarono sotto le tenebrose volte come due colpi di spingarda lo interruppero . - Ah ! Le signore della jungla , - disse . - Andiamo a vedere se sono molto affamate . Quando ci saremo sbarazzati di quelle andremo a far conoscenza colle acque del Brahmaputra . È strano ! Quest ' avventura , salvo in certi particolari , mi fa pensare a quella affrontata nelle caverne di Raimangal . - Tornò rapidamente indietro , seguìto dall ' indiano , e giunse nella sala sotterranea nel momento in cui rintronarono altri tre colpi di carabina . - Si sono decise ad assalirci dunque ? - chiese il portoghese , levandosi le pistole . - Ci sono anch ' io nella partita e le mie armi sono di buon calibro . Fabbrica anglo - indiana e delle più famose . - Temo che abbiamo sprecato inutilmente delle cariche , - disse Sandokan , che stava in piedi dietro ai malesi ed ai dayachi inginocchiati , assieme a Tremal - Naik . - Quelle bestie sono di una prudenza estrema e pare che non abbiano fretta di assaporare le nostre carni . - Puzzano troppo di selvatico quelle dei nostri uomini , - disse il portoghese , che non perdeva mai il suo buon umore . - Dove sono ? - Sono dinanzi a noi , ma socchiudono troppo di frequente gli occhi e così non si lasciano scorgere , - rispose Sandokan . - Eppure dobbiamo far presto . L ' alba non è lontana e poi vi è il pericolo che giungano le guardie del rajah . Ritiriamoci verso il pozzo e , se ci seguiranno fin là , daremo a loro battaglia prima di tuffarci . - In ritirata , amici ! - gridò Sandokan . I malesi ed i dayachi si alzarono rapidamente , mostrando sempre la fronte alle tigri e si ritrassero in buon ordine verso il corridoio , che conduceva al pozzo . Fra l ' oscurità , di quando in quando s ' alzava terribile quell ' impressionante ahu , delle regine delle jungle indiane . - Ci siamo , - disse Yanez , indicando a Sandokan il pozzo . - Che oscurità , - mormorò Tremal - Naik . - Confesso che il rumoreggiare di quest ' acqua non giunge gradito ai miei orecchi . - Non vi è altra via da scegliere , - rispose Yanez . - A te Bindar . - Sì , sahib , - rispose l ' indiano . Scese la gradinata senza manifestare la menoma apprensione . Si udì un tonfo , poi più nulla . - Agli altri ora , uno ad uno ! - gridò il portoghese . Un malese fu il primo , poi seguirono gli altri . Non erano rimasti che Sandokan , Tremal - Naik ed il portoghese , quando degli ahu spaventevoli echeggiarono all ' entrata della galleria . - Le tigri ! - aveva gridato il bengalese . - Ah ! canaglie ! - gridò Yanez . - Hanno aspettato il buon momento ! - Sandokan si era precipitato innanzi , colla scimitarra alzata e la pistola montata . Due lampi , che per poco non spensero la torcia che era stata infissa in un crepaccio della rivestitura del pozzo , balenarono . Una massa enorme attraversò lo spazio dinanzi al terribile pirata della Malesia , dibattendosi disperatamente e tentando di afferrarsi colle zampe anteriori . - A te il resto dunque ! - gridò Sandokan . La sua scimitarra fischiò in alto e troncò d ' un colpo solo il collo della belva . - Va ' ! - continuò il formidabile uomo . - Tu non sei degna di misurarti colla Tigre dell ' arcipelago malese ! - Le altre tre belve però erano pure comparse , e non sembravano affatto impressionate per la fine miseranda della compagna . Tremal - Naik , che oltre le pistole aveva una splendida carabina indiana , fece fuoco sulla più vicina , senza troppa precipitazione . La signora delle jungle spiccò un salto in aria mandando una specie di ruggito e cadde pure per non più alzarsi . Era stata fulminata . - A te , Yanez , finché ricarico le pistole ! - gridò Sandokan , balzando indietro . - Eccomi , - rispose il portoghese . Oltre le armi da fuoco che portava appese alla cintura , aveva estratto il kriss mettendoselo fra le labbra . Le due altre tigri s ' avanzavano strisciando e mugolando . Tremal - Naik sparò la sua pistola alla distanza di appena dieci passi e sbagliò entrambi i colpi . I due lampi però spaventarono le belve facendole indietreggiare rapidamente fino all ' estremità del corridoio , prima che Yanez avesse avuto il tempo di far fuoco . Quel momento di sosta era stato però sufficiente a Sandokan per ricaricare le sue armi . - Yanez , - disse il pirata , - le tigri tarderanno l ' attacco dopo un così brutto ricevimento . Approfitta senza ritardo . - Per che fare ? - Per scendere nel pozzo e gettarti nel Brahmaputra . Tu devi salvare la pietra di Salagraman e quel cofano ti darà non poco impiccio se dovrai nuotare sott ' acqua . - E voi ? - Non occupartene . Da ' a noi le tue pistole che in acqua non ti servirebbero . Il kriss ti basterà . Sarà meglio però che tu ti sbarazzi almeno degli stivali . - Esito . - Perché ? - Siete in due contro due . - E le armi ? Abbiamo coi tuoi sette colpi e poi sai che noi non abbiamo paura . Metti in salvo il cofano , se ti è assolutamente necessario per conquistare la corona . - Più che necessario . - Allora salta in acqua . Le tigri brontolano , ma non si muovono e probabilmente lasceranno anche a noi il tempo di andarcene senza troppi pericoli . Spicciati ! - Il portoghese si levò gli stivali e la giacca , si fissò bene il kriss nella cintura dei calzoni , si assicurò il cofano e scese la gradinata , dicendo ai suoi due valorosi compagni : - L ' appuntamento è nel nostro sotterraneo . - Scese dieci gradini viscidi per l ' umidità e si trovò dinanzi ad un foro circolare entro cui gorgogliava la corrente . - Preferirei vederci , - disse . - Bah ! Posso fidarmi delle mie forze . - Alzò le mani e si precipitò nelle cupe acque del Brahmaputra , scomparendo sotto la galleria sommersa . Si era appena tuffato , quando un ahu terribile annunciò a Sandokan ed a Tremal - Naik che le due tigri si erano finalmente decise a ritentare l ' assalto e vendicare le loro compagne . - In guardia , Tremal - Naik , - disse la Tigre della Malesia . - Vengono a grandi slanci . - Sono pronto a riceverle , - rispose l ' intrepido bengalese . - Nella jungla nera ne ho ammazzate un buon numero , quindi sono pure mie vecchie conoscenze . - Le due belve erano sbucate dalla galleria , mugolando ferocemente . Erano due splendidi animali , che avevano raggiunto il loro pieno sviluppo , con un collo da toro . Vedendo i due uomini in piedi , colle armi puntate , dinanzi alla torcia che mandava dei bagliori sanguigni crepitando , si erano fermate , raccogliendosi su loro stesse , come se si preparassero allo slancio supremo . - Fuoco , Tremal - Naik ! - aveva gridato precipitosamente Sandokan . Il bengalese scaricò la carabina ed una delle due tigri , colpita sul muso , s ' inalberò come un cavallo che riceve una terribile speronata , poi si accasciò . - Salta in acqua , Tremal - Naik ! - gridò Sandokan . Il bengalese si precipitò giù per la gradinata , credendosi seguìto dal pirata ; questi invece era rimasto fermo dinanzi all ' ultima tigre che cercava di avvicinarsi , strisciando lentamente . - Non voglio che nemmeno tu difenda più mai il tesoro del rajah , - disse il formidabile uomo , - La Tigre della Malesia ti aspetta a piè fermo . - La belva aveva risposto con una specie di miagolìo strozzato e aveva fissati i suoi occhi fosforescenti sull ' uomo che osava offrirle l ' ultima battaglia . - Ti aspetto , - ripeté Sandokan , che impugnava la pistola sua e quella di Yanez . - Spicciati : ho fretta di raggiungere i compagni . - La tigre spalancò la bocca , mostrando i suoi aguzzi denti , duri come l ' acciaio e dalla gola uscì una nota spaventevole che terminò in un vero ruggito , quasi simile a quello che irrompe dal petto dei leoni africani , poi scattò . Sandokan , che s ' aspettava quell ' assalto , fu lesto a gettarsi da una parte , poi sparò i suoi quattro colpi con lentezza studiata , cacciando tutte le quattro palle nel corpo della belva . - La Tigre della Malesia ha vinto un giorno la Tigre dell ' India uomo - disse , mentre un sorriso d ' orgoglio gli compariva sulle labbra . - Ora ho ucciso anche la tigre dell ' India animale . - Si rimise le pistole nella cintura e mentre la fiera esalava l ' ultimo respiro , scese la gradinata e si gettò , senza la menoma esitazione , nelle tenebrose acque del Brahmaputra . 6 . Sul Brahmaputra Yanez , appena gettatosi in acqua , si era messo a nuotare vigorosamente , seguendo la corrente , immaginandosi che solamente in quel modo avrebbe potuto trovare il canale di sfogo e rimontare alla superficie . Prima d ' abbandonarsi non si era dimenticato di riempirsi per bene i polmoni d ' aria , ignorando quanto avrebbe potuto durare quell ' immersione sotto le ultime volte del tempio . Il cofano che portava legato al dorso , gli dava non poco fastidio , tuttavia non disperava di ritornare alla superficie , essendo sicuro delle proprie forze e della propria abilità come nuotatore . Credendosi ormai fuori dalle volte , aveva tentato di spingersi in alto , e non senza provare un brivido di terrore , aveva urtato sempre il capo contro una massa resistente . - Mi pare che la faccenda diventi un po ' seria , - aveva pensato , raddoppiando le battute delle mani e dei piedi . Percorsi altri quindici o venti passi , sempre assordato dai muggiti della corrente che cercava travolgerlo , e sentendosi ormai i polmoni esausti , ritentò l ' ascensione , appoggiandola con due vigorosi colpi di tallone . La sua testa emerse senza trovare più alcun ostacolo . Le volte non esistevano più e si trovava quasi in mezzo all ' immenso fiume , a più di duecento passi dall ' isolotto . Aspirò una gran boccata d ' aria e si rovesciò sul dorso per prendere un po ' di riposo . Il sole non era ancora sorto , però le tenebre cominciavano a diradarsi . L ' alba non doveva essere lontana . - Cerchiamo di raggiungere subito la riva , - disse . - Prima che il giorno sorga è meglio trovarci al sicuro nel tempio sotterraneo . I malesi e i dayachi ci saranno forse già , se non hanno preferito aspettarci nella bangle . Spero che non avranno commessa l ' imprudenza d ' aspettarci . Orsù ! Quattro buoni colpi e attraversiamo il fiume prima che il cielo si rischiari e che i sacerdoti della pagoda mi scorgano . - Si era rivoltato e stava per scivolare silenziosamente fra due acque , quando sentì un urto che lo fece indietreggiare di qualche passo . - Chi mi assale ? - si chiese . - Qualche coccodrillo ? - Levò precipitosamente il kriss e cercò di rimanere immobile . Quasi subito vide ergersi dinanzi a lui una brutta testa piatta , di dimensioni simili press ' a poco a quella d ' un pesce - cane , con una bocca larghissima , armata d ' un gran numero di denti acutissimi , fornita agli angoli di certi baffi lunghi quasi due piedi , che davano uno strano aspetto . - Per Giove ! - esclamò il portoghese . - Io conosco queste brutte bestie e non ignoro quanto siano voraci . Non sapevo che anche nei fiumi dell ' India vi fossero delle balene d ' acqua dolce ! In guardia , amico Yanez : valgono i coccodrilli . - Non si trattava veramente d ' una balena , quantunque a quei pesci abbiano dato quel nome che nulla giustifica , bensì d ' uno squalo d ' acqua dolce e meglio ancora d ' un siluros glanis . Balena , squalo , o siluro , l ' avversario era terribile , poiché quei pesci che si trovano solamente nei grossi fiumi , sono d ' una voracità incredibile e non esitano ad assalire l ' uomo e anche a divorarselo . Sono brutti mostri che misurano dai due ai tre metri , col corpo molto allungato che li fa rassomigliare un po ' alle anguille , che come abbiamo detto hanno una bocca larghissima e poderosamente armata , guernita ai lati di sei peli lunghissimi , che pare siano destinati ad attirare i pesci . Forti e audaci , costituiscono un vero pericolo anche per gli esseri umani . Che un ragazzo si bagni ed il siluro abbandonerà subito la melma , dove abitualmente si riposa , per assalirlo e divorarlo talvolta intero . Nemmeno gli animali sono risparmiati . Che sopravvenga una piena ed ecco lo squalo d ' acqua dolce dare la caccia alle bestie che avranno trovato rifugio sulle piante e a gran colpi di coda farle cadere nella sua terribile bocca . Yanez , che aveva conosciuto quei pericolosi abitanti dei fiumi nei grandi corsi del Borneo , si era subito posto in guardia per non perdere qualche braccio , o ricevere qualche tremendo colpo di coda . Il siluro dopo aver mostrata la sua testa , coperta da una viscida pelle di colore verdastro , erasi subito rituffato ma non aveva tardato a ricomparire , muovendo contro il portoghese . Essendo però tali squali piuttosto lenti nelle loro mosse , Yanez aveva avuto il tempo di lasciarsi calare a picco per evitare l ' attacco . Il siluro non aveva tardato a seguirlo . Aveva però di fronte un avversario degno di lui . Si era appena immerso che il portoghese lo assalì piantandogli il kriss fra le pinne pettorali . Fatto il colpo , Yanez chiuse le gambe lasciandosi portare dalla corrente per parecchi metri , tenendosi sempre sott ' acqua ; poi con due bracciate rimontò a galla e con non poca sorpresa , urtò contro un corpo duro che lo obbligò ad immergersi di nuovo . - Un altro squalo d ' acqua dolce ? - si era chiesto . - Ed io che ho lasciato il mio pugnale nel petto dell ' altro ! ... - Si spinse più innanzi rattenendo il respiro , poi risalì ancora . Tornò a urtare , non già colla testa , bensì con una spalla e finì per emergere . - Ah ! Diavolo ! - esclamò . - Che cos ' è questo ? Una lampada , per Giove ! Che odore ! - Quattro o cinque uccellacci , che avevano le penne nere e becchi immensi , si erano alzati volandosene via . - I marabù ! - aveva esclamato Yanez . - Allora qui vi è un cadavere ! - Solo in quel momento si era accorto di aver presso di sé una tavola lunga un paio di metri e larga uno , ad una delle cui estremità bruciava una piccola lampada d ' argilla . - Questo è un feretro abbandonato alla corrente , - mormorò . - Che incontro poco allegro ! Dopo tutto mi aiuterà a reggermi a galla . - Allungò le mani e s ' aggrappò a quella strana bara che la corrente trasportava . Uno sternuto vigoroso lo colse . - Ah ! Per Giove ! Vi è un morto ! Dannati indiani ! Col loro sacro Gange cominciano ad annoiarmi . - Infatti , steso su quella funebre tavola , destinata a raggiungere il Gange , si trovava il cadavere di un vecchio indiano , quasi nudo , con una lunga barba bianca , ridotto però in uno stato orribile . I marabù gli avevano strappati gli occhi , divorata la lingua , squarciato il ventre per divorargli gl ' intestini e da quelle ferite usciva un odore nauseante che rivoltava lo stomaco . - Puoi andare a finire nel Gange anche senza questa tavola che è più necessaria a me che a te - disse Yanez . - E poi il tuo profumo non mi piace affatto . Va ' e buon viaggio ! - Con una spinta vigorosa gettò il cadavere in acqua assieme alla lampadina e si issò sulla tavola . - Cerchiamo ora di orientarci , - mormorò . - Gli altri penseranno a mettersi in salvo come potranno . Già , di Sandokan , di Tremal - Naik e dei miei uomini sono sicuro . - Si , guardò intorno e gli parve di riconoscere la riva destra . - È là che devo sbarcare , - disse . Si gettò bocconi sulla tavola e servendosi delle mani come di remi , guidò il galleggiante funebre attraverso il fiume . La corrente non era forte , avendo quasi tutti i corsi d ' acqua dell ' India pochissima pendenza , sicché gli riuscì facile raggiungere la riva . Abbandonò la tavola e prese terra . In quel luogo non vi erano che delle risaie : capanne , nemmeno una . - Rimontando verso levante giungerò al tempio sotterraneo , - mormorò . - Non deve essere molto lontano . Affrettiamoci , o desterò una pericolosa curiosità io , uomo bianco , senza giacca e senza stivali e con un bagaglio sulle spalle . - Si mise rapidamente in marcia , seguendo sempre la riva , che era fiancheggiata da grossi alberi fra i cui rami cominciavano già a volteggiare delle singalika , quelle magrissime scimmie che sono così numerose in India , alte quasi un metro , con una specie di barba , che dà a loro uno strano aspetto e che sono lo spavento dei poveri contadini , ai quali distruggono senza misericordia i raccolti . Yanez , che vedeva , non senza inquietudine , approssimarsi l ' alba , affrettava il passo . Aveva già oltrepassata l ' isola su cui sorgeva la pagoda di Karia , non doveva quindi essere molto lontano dal tempio sotterraneo . Di quando in quando s ' arrestava un momento sperando di scorgere la bangle e non vedeva invece altro che delle lunghe file di grotteschi uccellacci , d ' aspetto decrepito , semi - spelati , col becco lunghissimo e robusto . Erano i marabù che attendevano pazientemente il passaggio di qualche cadavere , umano o animale , poco importava , per dargli addosso ed in quattro e quattro otto farlo scomparire nei loro mai pieni stomachi . Il sole dardeggiava i suoi primi raggi sulle acque del Brahmaputra , quando Yanez giunse dinanzi al tempio sotterraneo , sulla cui porta vegliava un uomo , che aveva l ' aspetto d ' un fakiro . - Ah ! Signor Yanez ! - esclamò quell ' uomo alzandosi . - Kammamuri ! - aveva esclamato il portoghese . - Nella pelle d ' un biscnub , signore , - rispose il maharatto ridendo - che non ha però rinunciato né alle ricchezze , né ai piaceri della vita , né ai beni di questo mondo come i miei correligionari . - Sono tornati ? - Il signor Sandokan ed il mio padrone ? Vi aspettano a colazione da una buona mezz ' ora . - E gli altri ? - Vi sono tutti . Sono giunti su una bangle . - Ed il ministro ? - È sempre al sicuro , ma ho paura che quel povero diavolo muoia di spavento . - I tuoi compatriotti hanno la pelle troppo dura per andarsene così presto in grembo a Siva o a Brahma . - S ' aprì il passo fra i cespugli che nascondevano l ' entrata e si cacciò nei corridoi del tempio , che erano guardati da malesi e da dayachi armati di carabine e di scimitarre . Quando giunse nell ' ultima stanza , che già abbiamo descritta e che era sempre illuminata dalla lampada non avendo alcuna finestra , trovò seduti dinanzi alla tavola Sandokan , Tremal - Naik ed il ministro . - Finalmente ! - esclamò il primo . - Stavo per mandare alcuni uomini a cercarti , quantunque io non dubitassi che ci avresti raggiunti . - Non ho potuto raggiungere la bangle . Di ciò parleremo più tardi . Lascia che mi cambi , ché gocciolo da tutte le parti e fa ' portare la colazione . Quel bagno mi ha messo indosso un appetito da tigre . - E metti al sicuro la tua famosa conchiglia , - disse Tremal - Naik . - Dopo : bisogna che il signor ministro la veda . - Passò in una stanza attigua e si cambiò rapidamente , indossando un vestito di flanellina bianca , assai leggera . Quando rientrò , la tiffine , o colazione fredda all ' inglese , era pronta : carne , birra , biscotti . Il cuoco però aveva aggiunta una terrina di carri per S . E . il ministro , non mangiando carne di bue gli indiani . - Mangiamo per ora , - disse Yanez - e voi , Eccellenza , rasserenate un po ' il vostro viso e bevete pure la nostra birra . Vi do la mia parola che non contiene , questa , nessun pezzetto di grasso di mucca . - Invece di rasserenarsi , il ministro si fece ancor più oscuro in viso , nondimeno non respinse il carri che Yanez gli offriva , né una tazza di birra . Mentre mangiavano con un appetito invidiabile , i due pirati della Malesia e Tremal - Naik , si raccontavano le avventure a loro toccate durante la perigliosa evasione . Anche Sandokan e l ' indiano avevano avuto da fare non poco a uscire dalle volte sommerse , ma più fortunati del portoghese non avevano incontrata nessuna balena d ' acqua dolce ed avevano potuto raggiungere felicemente la bangle dove avevano già trovati i dayachi ed i malesi . Temendo di venire da un momento all ' altro sorpresi dai sacerdoti , non avevano indugiato a prendere il largo , convinti che Yanez se la sarebbe facilmente cavata da sé . Quando la colazione fu terminata Yanez accese , come di consueto , l ' eterna sigaretta , mise il cofano dinanzi al ministro e l ' aprì levando la preziosa conchiglia . - È questa , proprio questa la famosa pietra di Salagraman ? - chiese al ministro che la guardava sbigottito . - Rispondetemi Eccellenza . - Kaksa Pharaum fece col capo un cenno affermativo . - Uditemi ora e badate di non rispondermi con dei soli cenni . Esigo da voi delle importanti dichiarazioni . - Ancora ? - brontolò il ministro , che sembrava di pessimo umore . - Ci tiene molto il re a possedere questa pietra di Salagraman ? - Più di voi certo , - rispose Kaksa Pharaum . - Come si potrebbero fare le processioni senza quella preziosa reliquia , che tutti i gurum c ' invidiano ? - Qual è la prossima processione che si farà in pubblico ? Voi indiani ne eseguite molte durante l ' anno . - Quella del maddupongol . - Che cos ' è ? - È la festa delle vacche , - disse Tremal - Naik - che si solennizza nel decimo mese di tai , ossia del vostro gennaio , per festeggiare il ritorno del sole nel settentrione e che fa seguito al gran - pongol ossia alla festa del riso bollito nel latte . - È vero , - disse il ministro . - Quando deve scadere ? - chiese Yanez . - Fra quattro giorni . - Benissimo : per quel giorno il rajah avrà la sua pietra di Salagraman . - Il ministro aveva fatto un soprassalto , guardando Yanez cogli occhi dilatati dal più intenso stupore . - Volete scherzare , mylord ? - chiese . - Niente affatto , Eccellenza - rispose Yanez . - Vi do la mia parola d ' onore che la pietra ritornerà , per mezzo del principe , nella pagoda di Karia . - Io non comprendo più nulla , - disse Kaksa Pharaum . - Ed io meno di voi , - aggiunse Sandokan che fumava il suo cibuc senza aver , fino allora , preso parte alla conversazione . - Abbi un po ' di pazienza , fratellino - disse Yanez . - Ditemi ora Eccellenza , faranno delle ricerche per scoprire gli autori del furto ? - Metteranno a soqquadro la città intera e lanceranno nelle campagne tutta la cavalleria , - rispose Kaksa Pharaum . - Allora possiamo essere sicuri di non venire disturbati , - disse il portoghese sorridendo . - Sono già le otto : possiamo andare a trovar Surama e fare un giro per la città . Vedremo così l ' effetto che avrà prodotto il furto della famosa pietra . - Staccò dalla parete un altro paio di pistole , che si mise nella larga fascia rossa , si mise in testa un elmo di tela bianca adorno d ' un velo azzurro , che gli dava l ' aspetto d ' un vero inglese in viaggio attraverso il mondo e fece atto d ' uscire insieme a Sandokan ed a Tremal - Naik che si erano pure provveduti d ' armi . - Mylord , - disse il ministro , - ed io ? - Voi , Eccellenza , rimarrete qui sotto buona guardia . Non abbiamo ancora terminato le nostre faccende , e poi se vi mettessimo in libertà , correreste subito dal principe . - Io mi annoio qui ed ho molti affari importanti da sbrigare . Sono il primo ministro dell ' Assam . - Lo sappiamo , Eccellenza . D ' altronde se volete cacciare la noia , fumate , bevete , e mangiate . Non avete altro che da ordinare . - Il povero ministro , comprendendo che avrebbe perduto inutilmente il suo tempo , si lasciò ricadere sulla sedia mandando un sospiro così lungo che avrebbe commossa perfino una tigre , ma che non ebbe nessun effetto sull ' animo di quel diavolo di portoghese . Quando furono fuori del tempio , trovarono Kammamuri sempre seduto dinanzi ad un cespuglio , col suo berretto rosso ed azzurro sul capo , il corpo avvolto in un semplice pezzo di tela , con una corona ed un bastone in mano : era il costume dei fakiri biscnub , specie di pellegrini erranti che sono però tenuti in molta considerazione nell ' India , avendo quasi tutti appartenuto a classi agiate . - Nulla di nuovo , amico ? - gli chiese Yanez . - Non ho udito che le urla stonate d ' un paio di sciacalli i quali si sono divertiti a offrirmi , senza richiesta , una noiosissima serenata . - Seguici a distanza e raccogli le dicerie che udrai . Se non potrai seguire il nostro mail - cart non importa . Ci rivedremo più tardi . - Sì , signor Yanez . - Il portoghese ed i suoi due amici si diressero verso un gruppo di palme dinanzi a cui stava fermo uno di quei leggeri veicoli chiamati dagli anglo - indiani mail - cart , che vengono usati per lo più nei servizi postali . Era però di dimensioni più vaste degli ordinari , e sulla cassa posteriore vi potevano stare comodamente anche tre persone invece d ' una . Era tirato da tre bellissimi cavalli che pareva avessero il fuoco nelle vene e che un malese penava a frenare . Yanez salì al posto del cocchiere , Sandokan e Tremal - Naik di dietro e la leggera vettura partì rapida come il vento , avviandosi verso le parti centrali della città . I mail - cart vanno sempre a corsa sfrenata come le troike russe e tanto peggio per chi non è lesto a evitarle . Attraversano le pianure come uragani , salgono le più aspre montagne , le discendono con eguale velocità , specialmente quelle adibite al servizio della posta . Sono guidate da un solo indiano , munito d ' una frusta a manico corto , che non lascia un momento in riposo , perché non deve arrestarsi per nessun motivo . Quelle corse però non sono scevre di pericoli . Avendo quelle vetture le ruote alte e la cassa senza molle , subiscono dei trabalzi terribili e se uno volesse parlare correrebbe il rischio di troncarsi , coi propri denti , la lingua . Yanez , come abbiamo detto , aveva lanciato quella specie di birroccio a gran corsa , facendo scoppiettare fortemente la frusta per avvertire i passanti a tenersi in guardia . I tre cavalli , che balzavano come se avessero le ali alle zampe , divoravano lo spazio come saette , nitrendo rumorosamente . Bastarono dieci minuti perché il mail - cart si trovasse nelle vie centrali di Gauhati . Yanez ed i suoi compagni notarono subito un ' animazione insolita : gruppi di persone si formavano qua e là discutendo animatamente , con larghi gesti e anche sulle porte dei negozi era un bisbigliare incessante fra i proprietari ed i loro avventori . Si leggeva sul viso di tutta quella gente impresso un vero sgomento . Yanez , che aveva frenati i cavalli onde non storpiare qualche passante , si era voltato verso i suoi due amici strizzando loro l ' occhio . - La terribile notizia si è già sparsa , - rispose la Tigre della Malesia , sorridendo . - Dove ci conduci ? - Da Surama per ora . - E poi ? - Vorrei vedere quel maledetto favorito del rajah , se mi si presentasse l ' occasione . - Uhm ! Sai che il principe non vuol vedere nessun inglese alla sua corte . - Eppure dovrà ricevermi e con grandi onori , - disse Yanez . - Ed in quale maniera ? - Non ho forse la pietra in mia mano ? - Che diventi un talismano ? - Fors ' anche di più , mio caro Sandokan . Oh ! Che cosa c ' è ? - Due indiani s ' avanzavano fra la folla , l ' uno lanciando di quando in quando delle note rumorose che ricavava da una lunghissima tromba di rame e l ' altro che scuoteva furiosamente una gautha , ossia uno di quei campanelli di bronzo ornati con una testa che ha due ali e che vengono adoperati nelle cerimonie religiose per convocare i fedeli . Li seguiva un soldato del rajah , con ampi calzoni bianchi , la casacca rossa con alamari gialli e che portava una bandiera bianca con nel mezzo dipinto un elefante a due teste . - Questi sono araldi del principe , - disse Tremal - Naik . - Che cosa annunceranno ? - Io lo indovino di già , - disse Yanez , fermando la vettura . - È una cosa che riguarda noi . - I tre araldi , dopo aver assordato i vicini che si erano radunati in gran numero attorno a loro , si erano pure fermati ed il soldato che doveva avere dei polmoni di ferro , si era messo a urlare : " S . M . il principe Sindhia , signore dell ' Assam , avverte il suo fedele popolo che offrirà onori e ricchezze a chi saprà dare indicazioni sui miserabili che hanno rubata la pietra di Salagraman dalla pagoda di Karia . Ho parlato per la bocca del potentissimo rajah " . - Onori e ricchezze , - mormorò Yanez . - A me basteranno i primi per ora . Il resto verrà più tardi , te lo assicuro , mio caro Sindhia . Quelle però saranno per la mia futura moglie . - Lasciò passare i banditori che avevano ripresa la loro musica infernale e lanciò i cavalli a piccolo trotto , percorrendo successivamente parecchie vie molto larghe , cosa piuttosto rara nelle città indiane che hanno stradicciuole tortuose come quelle delle città arabe e anche poco pulite . - Ci siamo , - disse ad un tratto , fermando con uno strappo violento i tre ardenti corsieri . Si era fermato dinanzi ad una casa di bella apparenza , che sorgeva , come un gran dado bianco , fra otto o dieci colossali tara che l ' ombreggiavano da tutte le parti . Solo a vederla si capiva che era un ' abitazione veramente signorile , essendo perfettamente isolata ed avendo porticati , logge e terrazze per poter dormire all ' aperto durante i grandi calori . Tutte le abitazioni dei ricchi indù sono bellissime e tenute anche con molta cura . Devono avere cortili , giardini , cisterne d ' acqua e fontane non solo nelle stanze bensì anche all ' entrata e grandi ventole mosse a mano dai servi onde regni una continua frescura . Devono anche avere intorno delle piccole kas khanays ossia casette di paglia o piuttosto di radici odorose , costruite nel mezzo d ' un tratto di terra erbosa e sempre in prossimità d ' una tank ossia fontana onde la servitù possa comodamente lavarsi . Udendo il fracasso prodotto dai tre cavalli , due uomini vestiti come gl ' indiani che però dalla tinta della loro pelle e dai tratti del viso , duri e angolosi si riconoscevano anche di primo acchito per malesi , erano subito usciti dalla casa salutando con un goffo inchino Yanez ed i suoi due compagni . - Surama ? - chiese brevemente il portoghese saltando a terra . - È nella sala azzurra , capitano Yanez , - rispose uno dei due malesi . - Occupatevi dei cavalli . - Sì , capitano . - Salì i quattro gradini seguito da Tremal - Naik e da Sandokan e attraversato un corridoio si trovò in un vasto cortile , circondato da eleganti porticati sorretti da esili colonne . Nel mezzo , da una grande coppa di pietra , zampillava altissimo un getto d ' acqua . Yanez passò sotto il porticato di destra e si fermò dinanzi ad una porta dove stavano raggruppate delle ragazze indiane . - Avvertite la padrona , - disse loro . Una giovane aprì invece senz ' altro la porta , dicendo : - Entra , sahib : ti aspetta . - Yanez ed i suoi compagni si trovarono in un elegantissimo salotto che aveva le pareti tappezzate di seta azzurra ed il pavimento coperto da un sottile materasso che si estendeva fino ai quattro angoli . Tutto all ' intorno vi erano dei divanetti di seta , con ricami d ' oro e d ' argento di squisita fattura , e larghi guanciali di raso fiorato appoggiati contro le pareti onde i visitatori potessero sdraiarvisi comodamente . All ' altezza d ' un metro , s ' aprivano nelle muraglie parecchie nicchie dove si vedevano dei vasi cinesi pieni di fiori che esalavano acuti profumi . Mobili nessuno , eccettuato uno sgabello collocato proprio nel mezzo della stanza su cui stavano dei bicchieri ed un fiasco di vetro rosso racchiuso entro un ' armatura d ' oro cesellata , e col collo lunghissimo . Una bellissima giovane , dalla pelle leggermente abbronzata , dai lineamenti dolci e fini , cogli occhi nerissimi ed i capelli lunghi intrecciati con fiori di mussenda e gruppettini di perle , si era prontamente alzata . Uno splendido costume tutto di seta rosa , con ricami azzurri , copriva il suo corpo sottile come un giunco , pur essendo squisitamente modellato , lasciando vedere l ' estremità dei calzoncini di seta bianca che s ' allargavano su due graziose babbucce di pelle rossa con ricami d ' argento e la punta rialzata . - Ah ! Miei cari amici ! - aveva esclamato , muovendo a loro incontro colle mani tese . - Anche tu , Tremal - Naik ! Come sono felice di rivederti ! Lo sapevo già che non saresti rimasto sordo all ' appello dei tuoi vecchi compagni ! - Quando si tratta di dare un trono a Surama , Tremal - Naik non rimane inoperoso , - rispose il bengalese stringendo calorosamente la piccola mano della bella indiana . - Se Moreland e Darma non fossero in viaggio per l ' Europa sarebbero qui anche loro . - Come l ' avrei veduta volentieri tua figlia Darma ! - La riceverai alla tua corte , quando tornerà , - disse Yanez . - Orsù , Surama , da ' da bere agli amici . Le vie di Gauhati sono molto polverose e la gola si secca presto . - A te , mio dolce signore , il tuo liquore favorito - disse la giovane indiana prendendo il fiasco ed empiendo i bicchieri di cristallo rosa d ' un liquore color dell ' ambra . - Alla salute della futura principessa dell ' Assam , - disse Sandokan . - Non così presto , - rispose Surama , ridendo . - E che ! Vorresti tu , piccina , che noi avessimo lasciato il Borneo ed i nostri prahos e gli amici per venire a vedere solamente le bellezze poco interessanti della tua futura capitale ? Quando noi ci muoviamo facciamo sempre qualche grosso guasto , è vero Yanez ? - Non siamo sempre noi le vecchie tigri di Mompracem ? - rispose il portoghese . - Dove piantiamo le unghie la preda non scappa più . Ne vuoi una prova ? Abbiamo già nelle nostre mani la famosa pietra di Salagraman . - Quella del capello di Visnù ? - Sì , Surama . - Di già ? - Diamine ! Mi era necessaria per introdurmi a corte . - Ed il merito è tutto del tuo fidanzato , - disse Sandokan . - Yanez invecchia ma la sua straordinaria fantasia rimane sempre giovane . - E potremo finalmente conoscere i tuoi famosi disegni ? - chiese Tremal - Naik . - Io continuo a rompermi inutilmente la testa e guastarmi il cervello senza riuscire a trovare alcuna relazione fra quella dannata conchiglia e la caduta del rajah . - Non è ancora tempo , - rispose Yanez . - Domani però saprai qualche cosa di più . - È inutile che tu lo tenti , amico Tremal - Naik , - disse Sandokan . - Noi ne sapremo qualche cosa quando sarà giunto il momento di rovesciare contro le guardie reali i nostri trenta uomini e di sguainare le nostre scimitarre . È vero , Yanez ? - Sì - rispose il portoghese , sorridendo . - Quel giorno non sarà però molto vicino . Con quel Sindhia dovremo procedere molto cautamente . Non dobbiamo dimenticarci che siamo soli qui e che non possiamo contare sull ' appoggio del governo inglese . Non dubitiamo però sull ' esito finale . O Surama riavrà la corona o noi non saremo più le terribili tigri di Mompracem . - Ah mio signore ! - esclamò la giovine indiana fissando sul portoghese i suoi profondi e dolcissimi occhi . - Tu la dividerai con me , è vero ? - Io ! Sarai tu , fanciulla , che me ne darai un pezzo . - Tutta insieme al mio cuore , Yanez . - Sta bene , aspettiamo però di levarla , dalla testa di quel briccone . Pagherà ben cara la cattiva azione che ti ha usata . Lui ti ha venduta come una miserabile schiava ai thugs per fare di te , principessa , una bajadera ; un giorno venderemo anche lui . - Purché non faccia la fine della Tigre dell ' India , - disse Sandokan con accento quasi feroce . - Ci sarò anch ' io quel giorno ! - 7 . Il rajah dell ' Assam L ' indomani , due ore dopo il mezzodì , un drappello che destava non poca curiosità fra gli sfaccendati che ingombravano le vie della capitale dell ' Assam , s ' avanzava a passo militare verso il grandioso palazzo del rajah che torreggiava sulla immensa piazza del mercato . Si componeva di sette persone : d ' un inglese , più o meno autentico , vestito correttamente di bianco con un cappello di tela grigia adorno d ' un gran velo azzurro che gli scendeva fino al di sotto della cintura , e di sei malesi , vestiti però all ' indiana , con casacche verdi ricamate , ampi calzoni rossi , grandi turbanti in testa di seta variegata e armati di carabine splendide dalle canne rabescate ed i calci intarsiati d ' avorio e di madreperla , pistole a doppia canna alla cintura e scimitarre al fianco . Erano tutti begli uomini , d ' aspetto feroce , membruti e dagli occhi cupi e sinistri . Non erano che sei , eppure dal loro aspetto si comprendeva facilmente che non avrebbero dato indietro nemmeno dinanzi ad una compagnia di cipay bengalesi . Giunti dinanzi al palazzo reale , che era guardato da un drappello di guardie , armate di lance che avevano la lama larghissima , l ' inglese arrestò con un gesto i suoi uomini . - Che cosa vuoi sahib ? - chiese il comandante delle guardie , avanzandosi verso l ' inglese , mentre i suoi uomini mettevano le picche in resta , come se si preparassero a respingere un assalto . - Vedere rajah - rispose Yanez . - È impossibile , sahib . - Perché ? - Il rajah sta colle sue donne . - Io essere grande mylord inglese amico della regina ed imperatrice Indie . Tutte porte aprirsi davanti a me mylord John Moreland . - Il rajah non ama ricevere gente dalla pelle bianca sahib . - No , sahib , io essere grande mylord ! - Il rajah non riceverà nemmeno un mylord . Non desidera vedere alla sua corte degli europei . - Tu essere uno stupido , brutto indiano . Andare a dire a principe tuo che io avere trovato la pietra di Salagraman della pagoda di Karia . Mylord avere uccisi tutti i ladri bricconi , perché io mylord non avere mai paura neanche delle vostre bâg admikanevalla5 . Tu intanto mettere saccoccia questa mohr6 . Noi inglesi pagare sempre disturbo . - Udendo quelle parole e vedendo soprattutto quella grossa moneta d ' oro , che Yanez gli porgeva , come se fosse una semplice rupia , gli indiani della guardia si erano rimirati l ' un l ' altro con profondo stupore . - Mylord - disse il capo , confuso - è proprio vero quanto hai affermato ? - Yanez fece segno ad uno dei sei malesi , che reggeva sulle braccia una specie di cassetta avvolta in un pezzo di seta rossa , d ' avanzarsi , poi disse : - Qui dentro essere la pietra di Salagraman che fu rubata da birbanti thugs . Va ' dire questo a Sua Altezza . Ricevere subito me , mylord . - L ' indiano rimase un momento esitante , guardando l ' involto , poi , come se fosse stato preso da una subitanea pazzia si slanciò sotto l ' ampio porticato battendo furiosamente i gongs sospesi al di sopra delle porte . - Finalmente , - mormorò Yanez traendo flemmaticamente una sigaretta dal suo portasigari ed accendendola . - Avremo da aspettare ma ciò non monta . - I suoi uomini , appoggiati alle loro carabine , mantenevano una immobilità assoluta , spiando attentamente la guardia indiana che teneva sempre le lance in resta . Era appena trascorso un minuto quando un vecchio indiano , vestito sfarzosamente , che doveva essere qualche ministro o qualche cortigiano , seguìto da parecchi ufficiali che portavano sul capo degli immensi turbanti , scese l ' immenso scalone di marmo candidissimo precipitandosi verso Yanez . - Mylord ! - esclamò con voce affannata . - È vero che tu hai trovato la pietra di Salagraman ? - Yanez gettò via la sigaretta , lanciò quasi sul naso dell ' indiano l ' ultima boccata di fumo , poi rispose : - Yes . - Vuoi dire ? - Sì : avvertire subito Sua Altezza . - La vera pietra ? - Yes . - E come l ' hai trovata ? - Io parlare solo a rajah : mylord non essere uomo da poco . - Dov ' è la pietra ? - Io averla e bastare : Sua Altezza non ricevere me ed io andare a vendere pietra . - No ! no ! mylord ! - Allora rajah ricevere me e subito . Io soffrire spleen . - Vieni avanti , ti aspetta . - Aho ! Essere io molto contento . - Fece un segno ai malesi e seguì il ministro o favorito che fosse , salendo lo splendido scalone , su cui , ad ogni gradino , trovavasi una guardia armata di carabina e di pistole . - Si capisce che questo sovrano non si ritiene troppo sicuro - mormorò Yanez . - Che abbia fiutato il vento infido ? In guardia , amico e trombona bene . - Sul pianerottolo s ' aprivano quattro grandiose gallerie , tutte di marmo , con colonne contorte e adorne di teste d ' elefanti che intrecciavano artisticamente le loro proboscidi . Ampie tende di seta azzurra e leggerissima , con trama d ' oro , d ' uno splendido effetto , scendevano fra i colonnati onde ripararle dai riflessi del sole e mantenere una certa frescura . Lungo le pareti dei vasi enormi per lo più d ' origine cinese reggevano dei colossali mazzi di fiori e delle foglie di banani . Anche in quelle gallerie v ' erano numerose guardie che passeggiavano , armate di picche e di scimitarre . Il ministro fece attraversare a Yanez ed alla sua scorta una di quelle gallerie , poi aprì una porta tutta di bronzo dorato e sculturata e li introdusse in una immensa sala tappezzata in seta bianca con ricami d ' oro e che aveva all ' intorno parecchie dozzine di divanetti di velluto bianco . All ' estremità , su una piattaforma di marmo , coperta in parte da un ricchissimo tappeto , si ergeva una specie di letto , su cui stava sdraiato , appoggiandosi ad un cuscino di velluto rosso , un uomo che indossava una lunga zimarra bianca . Intorno a quella specie di trono , stavano quattro vecchi indiani che sembravano sacerdoti , e dietro di loro , schierati su quattro linee , quaranta soldati seikki , i guerrieri più valorosi che abbia l ' India e che vengono assoldati in gran numero dai rajah per farsene una guardia fedele e sicura . Il ministro con un gesto imperioso fece fermare i malesi presso la porta , poi prese per una mano Yanez , lo condusse verso il trono gridando ad alta voce : - Salute a S . A . Sindhia , rajah dell ' Assam ! Ecco il mylord inglese . - Il sovrano si era alzato , mentre Yanez si toglieva il cappello . I due uomini si guardarono per qualche minuto senza parlare come se volessero studiarsi a vicenda . Sindhia era un uomo ancora giovane , poiché non pareva che avesse più di trent ' anni , però la vita dissoluta che doveva condurre , aveva già tracciata sulla fronte del tiranno delle rughe precoci . Era nondimeno sempre un bellissimo tipo d ' indiano , dai lineamenti finissimi , con occhi neri che parevano due carboni lucenti . Una rada barbetta nera gli dava un aspetto piuttosto truce . - Sei tu il mylord che mi riporta la pietra di Salagraman ? - chiese finalmente , dopo aver squadrato dall ' alto in basso il portoghese . - Se è vero quanto hai detto al mio ministro , sii il benvenuto , quantunque io non ami gli stranieri . - Sì , io essere mylord John Moreland , Altezza , ed io riportare a te conchiglia con capello di Visnù - rispose Yanez . - Tu avere promesso ricchezze , onori , è vero ? - E manterrò la promessa , mylord - rispose il principe . - Ebbene io a te dare conchiglia . - Si volse facendo cenno al malese che portava il cofano di avvicinarsi . Levò la seta che l ' avvolgeva e andò a deporlo ai piedi del principe . - Tu vedere prima Altezza , se quella essere vera pietra rubata . - Vi è un segno sulla pietra che io ed i gurum della pagoda di Karia conosciamo benissimo - rispose il principe . Aprì il cofano e prese la conchiglia facendola girare e rigirare fra le mani . Una vivissima gioia si era subito diffusa sul suo viso . - È la pietra che fu rubata , - disse finalmente . - Mylord , tu sarai mio amico . - Uno dei suoi cortigiani udendo quelle parole portò subito a Yanez una sedia dorata , facendolo sedere dinanzi alla piattaforma . Quasi subito una diecina di servi , che indossavano dei costumi sfarzosi entrarono reggendo dei vassoi d ' oro sui quali vi erano delle chicchere piene di caffè , bicchieri colmi di liquori , piattelli con gelati e pasticcini dolci . Il principe e Yanez furono i primi serviti , poi i ministri , quindi i malesi della scorta . - Ed ora mylord , - disse Sindhia dopo d ' aver vuotato un paio di bicchieri di cognac , ingollati come se quella vecchia grappa fosse della semplice acqua , - mi dirai come sei riuscito a sorprendere i ladri e perché ti trovi sul mio territorio . - Io essere qui venuto a cacciare le bâg - rispose Yanez - perché io essere molto grande cacciatore e non avere paura di tigri . Io averne uccise molte , tante nelle Sunderbunds del Bengala . - Ed i ladri ? - Io essermi imboscato ieri notte per cacciare una bâg nera e grossa molto e ... - Una tigre nera ! - aveva esclamato il principe sussultando . - Sì . - Quella che ha divorati i miei figli ! - gridò Sindhia passandosi una mano sulla fronte che pareva si fosse coperta d ' un gelido sudore . - Come ? Quella bâg avere mangiato ... - Taci , mylord - disse il principe quasi imperiosamente . - Continua . - Tigre non venire ed io aspettare sempre - proseguì Yanez . - Sole stava per farsi vedere , quando io scorgere cinque indiani scappare attraverso bosco . Dovevano essere thugs , perché io avere veduto ai loro fianchi , lacci e fazzoletti seta nera con palle piombo . Io odiare quei bricconi e quindi sparare subito carabina poi pistole e ucciderli tutti , poi gettare cadaveri nel fiume e coccodrilli tutto mangiare . - Ed il cofano ? - Averlo trovato a terra . - E poi ? - Poi io avere udito tuoi araldi , ed io portare qui conchiglia col capello di Visnù perché non sapere cosa farne io . - E che cosa domandi ora , mylord ? - chiese Sindhia . - Io non volere denaro , io essere molto ricco . - Ma tu hai diritto ad una ricompensa . La pietra di Salagraman è per noi un tesoro impagabile . - Yanez stette un momento silenzioso , fingendo di pensare , poi disse : - Tu nominare me tuo grande cacciatore , ed io uccidere le tigri che mangiano tuoi sudditi . Ecco quello che io volere . - Il rajah aveva fatto un gesto di stupore , tosto imitato dai suoi ministri ed aveva ben ragione di mostrarsi sorpreso . Come ! Quell ' inglese originale invece di chiedere ricompense si offriva invece di rendere dei preziosi servigi , quali la distruzione di tutte le belve che tanti danni e tante angosce recavano ai poveri assamesi delle campagne ? - Mylord , - disse il rajah , dopo un silenzio abbastanza lungo . - Io ho offerto onori e ricchezze a chi avrebbe ricuperata la pietra di Salagraman . - Io saperlo , - rispose Yanez . - E non domandi nulla . - Io essere contento cacciare bâg ed essere tuo grande cacciatore . - Se ciò può farti felice , io ti offro alla mia corte un appartamento , i miei elefanti ed i miei scikari7 . - Grazie , principe : io essere molto soddisfatto . - Il rajah si tolse da un dito un magnifico anello d ' oro che aveva un diamante grosso come una nocciuola d ' una limpidezza meravigliosa e che doveva valere per lo meno diecimila rupie e lo porse a Yanez , dicendogli con un grazioso sorriso : - Tieni almeno questo , mylord , per mio ricordo . Vorrei però chiedere a te , giacché sei un grande cacciatore , un favore . - Io essere sempre pronto a farlo a S . Altezza , - rispose il portoghese . Il rajah fece un gesto imperioso . I ministri e i seikki si ritrassero subito all ' opposta estremità della sala onde non ascoltare ciò che doveva dire il loro principe . - Ascoltami , - disse il rajah . - Io ascoltarti , Altezza , - disse Yanez avvicinandosi . - Tu mi hai detto di esseri recato nella foresta a cacciare la tigre nera . L ' hai veduta ? - No , Altezza , - rispose Yanez , che cominciava a tenersi in guardia , non sapendo dove voleva finire il principe . - Io averne solamente udito parlare . - Quella bâg un giorno ha mangiato i miei figli . - Aho ! Cattiva bestia . - Così cattiva che si calcola abbia divorato più di duecento persone . - Molto appetito quella bestia ! - Tu sei grande cacciatore , mi hai detto . - Moltissimo . - Vuoi provarti a ucciderla ? - Yanez con non poca sorpresa del rajah non aveva risposto . I suoi occhi si erano invece fissati su una doppia cortina di seta che pendeva dietro a quella specie di letto e che di quando in quando oscillava come se dietro si nascondesse qualcuno . - Che cosa può essere ? - si era chiesto il sospettoso portoghese . - Si direbbe che qualcuno suggerisce delle pessime idee al sovrano . - Mi hai capito , mylord ? - chiese il rajah , un po ' sorpreso di non ricevere risposta . - Sì , altezza - rispose Yanez . - Io andare uccidere bâg nera che ha mangiato tuoi figli . - Avresti tanto coraggio ? - Io mai avere paura delle tigri . Pum ! E morte tutte ! - Se tu , mylord riuscirai a vendicare i miei figli , io darò a te tutto quello che vorrai . Pensaci . - Io avere pensato . - Che cosa vorrai ? - Tu avere commedianti a corte , Altezza . - Sì . - Io voler vedere commedie indiane e suggerire io soggetto ad artisti . - Ma tu non domandi nulla ! - esclamò il rajah , che cadeva di sorpresa in sorpresa . Un sorriso diabolico era comparso sulle labbra di Yanez . - Noi inglesi essere tutti eccentrici . Io voler vedere teatro indiano . - Subito ? - No , dopo aver uccisa tigre feroce . Io dare a mangiare a quella brutta bestia molto piombo . Tu Altezza preparare domani elefanti e scikari , prima spuntare sole . Io preparare tutti miei uomini . Lasciami andare ora : curare molto mie armi buone . - Yanez si era alzato facendo al principe un profondo inchino . - Addio , mylord ! - disse il rajah porgendogli la destra . - Non dimenticherò mai quanto ti devo . - Aho ! Io non avere fatto nulla . - I seikki ed i ministri si erano riavvicinati . I primi ad un cenno del rajah aveva presentato le armi al portoghese , il quale aveva risposto con un perfetto saluto militare . Anche i sei malesi , dal canto loro , avevano alzato le carabine salutando il rajah . Yanez attraversò a passi lenti la sala , accompagnato da due ministri ; quando però fu presso la porta si volse bruscamente e vide , con non poca sorpresa , una testa comparire fra le cortine di seta che pendevano dietro il trono del principe . Quella testa era d ' un uomo bianco , barbuto , con due occhi di fuoco . I loro sguardi s ' incontrarono , ma fu un lampo , poiché quell ' europeo era subito scomparso . - Ah ! Birbante ! - mormorò Yanez . - Eri tu che suggerivi al principe ! Deve essere quel greco misterioso di cui mi ha parlato quel povero Kaksa Pharaum . Quello deve essere più pericoloso di quell ' imbecille di Sindhia , però mio caro , hai da fare con delle vecchie Tigri di Mompracem e puoi essere certo che ti mangeranno . - Salutò i ministri che lo avevano accompagnato e uscì dal palazzo , salutato dalle guardie che vegliavano sulle gradinate e dinanzi al portone . A breve distanza stava fermo il suo mail - cart , tirato da due cavalli che Bindar , il sivano , riusciva a mala pena a tenere fermi . - Mio fratellino Sandokan è veramente un grand ' uomo , - mormorò Yanez . - Che tigre prudente . - Si volse verso i malesi che aspettavano i suoi ordini : - Disperdetevi , - disse loro - fate tutto ciò che volete e badate di non farvi seguire da nessuno . Non ritornate alla pagoda sotterranea che a notte tarda e fucilate senza misericordia chi cercherà di spiarvi . Vi sono dei pericoli . - Va bene capitano , - risposero i malesi . Salì a cassetta , sedendosi a fianco di Bindar e lanciò i cavalli a corsa sfrenata onde nessuno potesse seguirlo . Solamente quando fu sulle rive del Brahmaputra lontano dagli ultimi sobborghi , rallentò il galoppo furioso dei focosi destrieri . - Bindar , - disse , - hai udito a parlare tu della tigre nera che ha mangiato i figli del rajah ? - Sì , sahib - rispose l ' indiano . - Anch ' io ho udito vagamente a parlarne due o tre giorni or sono . Che bestia è ? - Una bâg che si dice sia tutta nera e che commette delle stragi terribili . - Quale luogo frequenta ? - Le jungle di Kamarpur . - Sono lontane ? - Una ventina di miglia , non di più . - Al di là del Brahmaputra ? - Non è necessario attraversare il fiume . - È vero che ha mangiati i figli del rajah ? - Sì , sahib . - Quando ? - L ' anno scorso . - E come ? - Il rajah seccato dai continui reclami dei suoi sudditi , s ' era finalmente deciso di porre fine alle stragi che commetteva quella admikanevalla8 ed aveva incaricato i suoi due figli di dirigere la battuta . Erano fanciulli , assolutamente incapaci di condurre a termine una così difficile impresa . Temendo però la collera del padre si erano ben guardati dal rifiutarsi . Non si sa veramente come siano andate le cose ; però ti posso dire che due giorni dopo furono trovati i loro corpi , semi - divorati , pendenti da un ramo d ' un albero . - Si erano imboscati lassù ? - Dove li avevano messi e legati - disse Bindar . - Che cosa vuoi dire ? - Che sotto la pianta furono trovate delle corde strappate , - rispose l ' indiano . - E vuoi concludere ? - Che si sussurra qui , che il rajah avesse approfittato di quella tigre per sbarazzarsi di quei due fanciulli che forse gli davano noia . - Per Giove ! - esclamò Yanez inorridito . - Eh ! Sahib ! Sindhia è fratello di Bitor , il rajah che regnava prima e che tutti detestavano per le sue infamie . - Ah ! Ho capito - rispose il portoghese aggrottando la fronte . Poi mormorò fra sé : - Il greco , la tigre nera che ha mangiato i figli del rajah , l ' invito ad andarla ad ammazzare . Che cosa ci sarà sotto tutto ciò ? Fortunatamente ho la Tigre della Malesia , Tremal - Naik e Kammamuri sotto mano , tre unità formidabili , come direbbe un marinaio moderno . La bâg cadrà , non ne dubito e allora , mio caro Sindhia , non sarà una semplice rappresentazione quella che ne pagherà le spese . Ci vuol ben altro ! Una corona per Surama e per me . - Lanciò nuovamente i cavalli al galoppo allontanandosi dalla città parecchie miglia e volgendosi di quando in quando per vedere se era seguito da qualche altro mail - cart . Quando il sole tramontò fece ritorno , inoltrandosi nei boschi che sorgevano di fronte al tempio sotterraneo . - Occupati dei cavalli , - disse all ' indiano . Sulla soglia della pagoda lo aspettavano , con viva impazienza , Sandokan e Tremal - Naik . - Dunque ? - chiesero ad una voce . - Tutto va bene , - rispose Yanez ridendo . - Il rajah è mio amico . - Poi estraendo una sigaretta proseguì : - Vi spiacerebbe cacciare domani una tigre pericolosissima ? - A me lo domandi ? - rispose Sandokan . - Allora fa ' preparare le tue armi . Prima che il sole spunti ci troveremo al palazzo del rajah . - Che cosa dici , Yanez ? - chiese Tremal - Naik . - Venite , - rispose Yanez . - Vi racconterò tutto . - 8 . La tigre nera Erano appena suonate le tre del mattino quando Yanez , seguìto da Sandokan , da Tremal - Naik e dai sei malesi giungeva dinanzi al palazzo reale , per intraprendere la caccia della terribile kala - bâgh ossia la tigre nera . Fino dal giorno innanzi avevano noleggiati tre grandi tciopaya , ossia carri indiani tirati da una coppia di zebù , non essendo conveniente che un uomo bianco e per di più inglese , si recasse ad un appuntamento a piedi e senza una scorta numerosa . Il maggiordomo della corte aveva preparato ogni cosa per la grande caccia . Tre magnifici elefanti , che reggevano sui poderosi dorsi delle comode casse destinate ai cacciatori , prive di cupolette onde non intralciare il fuoco delle carabine e montati ognuno da un mahut , stavano fermi in mezzo alla piazza , circondati da una dozzina di behras , ossia di valletti che tenevano a guinzaglio una cinquantina di bruttissimi cani , di statura bassa , incapaci di tenere testa ad una belva così pericolosa , ma necessari per scovarla . Dietro agli elefanti stavano due dozzine di scikari , ossia battitori , armati solamente di picche e quasi nudi , onde essere più lesti a fuggire dopo aver stanata la belva . - Siamo pronti , sahib - disse il maggiordomo inchinandosi profondamente dinanzi a Yanez . - Ed io essere contentissimo , - rispose il portoghese degnando lo appena d ' uno sguardo . - Buoni elefanti ? - Provati e abituati alle grosse cacce , sahib . Scegli quello che meglio ti conviene . - Quello , - disse Tremal - Naik , indicando il più piccolo dei tre pachidermi e che aveva delle forme massicce , poderose e due denti superbi . - È un merghee di buona razza . - I mahuts avevano gettate le scale di corda . Yanez , Tremal - Naik e Sandokan presero posto nella cassa del merghee , Kammamuri coi malesi in quelle degli altri , insieme col maggiordomo che doveva dirigere la battuta . - Avanti ! - disse Yanez al mahut . I tre pachidermi si misero subito in marcia mandando tre formidabili barriti , seguiti subito dagli scikari e dai behras che conducevano i cani , i quali latravano a piena gola . In meno di mezz ' ora la truppa fu fuori dalla città , poiché gli elefanti procedevano di buon passo obbligando la scorta a correre per non rimanere indietro e si diresse attraverso le boscaglie che si estendevano , quasi senza interruzione , fino nei dintorni di Kamarpur . Yanez , dopo aver accesa la sua eterna sigaretta e d ' aver bevuto un lungo sorso d ' arak , si era seduto dinanzi a Tremal - Naik dicendogli : - Ora tu , che sei indiano e che hai passati tanti anni nelle Sunderbunds , ci spiegherai che cos ' è questa tigre nera . Noi conosciamo quelle bornesi e là di nere non ne abbiamo mai vedute , è vero Sandokan ? - Il pirata che fumava placidamente il suo cibuc , gettando in aria , con lentezza misurata , delle nuvole di fumo , fece col capo un cenno affermativo . - Quella che noi indiani chiamiamo kala - bâgh non è veramente nera , - rispose Tremal - Naik . - Ha il mantello simile a quello delle altre : siccome però sono le più feroci , i nostri contadini credono che incarni una delle sette anime della dea Kalì che come sai si chiama anche la Nera . - Non si tratterebbe quindi che di uno di quei terribili solitari che gli inglesi chiamano man ' s eater ossia mangiatori d ' uomini . - E che noi chiamiamo admikanevalla o admiwala kanâh . - Una bestia sempre pericolosa . - Terribile , Yanez - disse Tremal - Naik , - perché quelle tigri sono ordinariamente vecchie , per ciò rotte a tutte le astuzie e d ' una voracità spaventosa . Non potendo , in causa dell ' età che le priva dello slancio giovanile , cacciare le antilopi od i buoi selvaggi , s ' imboscano nei dintorni dei villaggi o si nascondono in prossimità delle fontane in attesa che le donne vadano a prendere acqua . Sono d ' una prudenza straordinaria , conoscono luoghi e persone , attaccando di preferenza gli esseri deboli e sfuggendo quelli che potrebbero tenere a loro testa . - Vivono sole ? - chiese Sandokan . - Sempre sole , - rispose il bengalese . - Sono allora difficili a catturarsi . - Certo , perché sono prudentissime e cercano di evitare sempre i cacciatori . - Siccome però quella tigre mi è necessaria , noi la prenderemo , - disse Yanez . - Tu diventi incontentabile , amico - disse Sandokan , ridendo . - Prima era la pietra di Salagraman che ti era necessaria , oggi è una tigre e domani cosa vorrai ? - La testa del rajah , - rispose Yanez celiando . - Oh per quella , ci penso io . Un buon colpo di scimitarra e te la porto ancora quasi viva . - E i seikki che vegliano sul principe , non li conti tu . - Ah sì ! Mi hai parlato di quei guerrieri . Che gente sono , amico Tremal - Naik ? Tu devi conoscerli un po ' . - Guerrieri valorosi . - Incorruttibili ? - Eh ! Secondo , - rispose il bengalese . - Non devi dimenticare , innanzi tutto che sono mercenari . - Ah ! - fece Sandokan . - Ehi fratellino ! - esclamò Yanez . - Che cosa t ' interessano quei seikki ? - Tu hai le tue idee , io ho le mie , - rispose la Tigre della Malesia , continuando a fumare . - Sono anche quelli adoratori di Visnù e delle pietre di Salagraman , amico Tremal - Naik ? - Non adorano né Siva , né Brahma , né Visnù , né Budda , - rispose il bengalese . - Essi non credono che in Nanek , un religioso che sul principio del secolo decimosesto si fece un gran nome e che fondò una nuova religione . - Vorresti diventare anche tu un seikko . - Non glielo consiglierei , - disse Tremal - Naik , scherzando - perché sarebbe costretto , per essere ammesso a quella setta religiosa , a bere dell ' acqua che ha servito a lavare i piedi e le unghie al sacerdote . - Ah ! Porci ! - esclamò Yanez . - Ed a mangiare servendosi di un dente di cinghiale , almeno per le prime volte . - Perché ? - chiese Sandokan . - Per abituarsi a superare la ripugnanza che tutti i mussulmani hanno pei maiali , - rispose Tremal - Naik . - Se lo terranno per loro il dente perché io non ho alcun desiderio di diventare un seikko , - disse la Tigre della Malesia . - Ho semplicemente un ' idea verso quelle guardie . Bah ! Ci penseremo su . Siamo nei boschi bassi . Apriamo gli occhi . È in questi , è vero Tremal - Naik , che preferiscono abitare quei terribili solitari ? - Sì , le macchie dei banani e le terre umide delle grandi erbe , - rispose il bengalese . - Teniamoci in guardia dunque . - I tre elefanti , che procedevano sempre di buon passo , erano giunti in una immensa pianura che era interrotta qua e là da gruppi di mindi , arbusti non più alti di due o tre metri , dalla corteccia bianchissima e lucente ed i rami sottilissimi ; da piccoli banani e da piccole macchie di butee frondose , dal tronco nodoso e robusto , coronato da un folto padiglione di foglie vellutate d ' un verde azzurrognolo e sotto le quali pendevano degli enormi grappoli d ' una splendida tinta cremisina . A grandi distanze , e per lo più in mezzo a piccole piantagioni d ' indaco e ombreggiate da cespugli di mangifere , si scorgeva qualche capanna . Animali invece non se ne vedevano : solamente degli stormi di bulbul , quei piccoli , leggiadri e battaglieri rosignuoli indiani , volavano via all ' avvicinarsi degli elefanti e dei cani , mostrando le loro penne picchiettate e la loro coda rossa . - Che sia questo il regno della tigre nera ? - chiese Yanez . - Lo sospetto , - rispose Tremal - Naik . - Vedo laggiù degli stagni e quelle brutte bestie amano l ' acqua perché sanno che le antilopi vanno a dissetarsi dopo il tramonto . - Che riusciamo a scoprirla prima che la notte scenda ? - Uhm ! Lo dubito . - Le prepareremo un agguato . - Perderesti inutilmente il tuo tempo . Le kala - bâgh non si lasciano sorprendere e potrai mettere capretti finché vorrai e anche dei maiali , senza deciderle ad avvicinarsi . - Aspettiamo - concluse Yanez . - Noi non abbiamo fretta . - Fino al mezzodì gli elefanti continuarono ad avanzare attraverso a quella pianura che pareva che non dovesse finire mai , passando fra i gruppi di banani , di mindi e di mangifere , senza aver mai dato alcun segno di inquietudine ; poi il maggiordomo che montava un magnifico makna , ossia un elefante maschio senza zanne , diede il segnale della fermata per servire la colazione agli ospiti del suo signore . Gli scikari rizzarono in pochi minuti un ' ampia e bellissima tenda di seta rossa in forma di padiglione e copersero il suolo con dei soffici tappeti di Persia , mentre il babourchi , ossia il cuoco della spedizione , aiutato da alcuni sais , cioè palafrenieri , faceva scaricare dal makna del maggiordomo le sue provviste onde servire una colazione fredda . Yanez , Sandokan e Tremal - Naik si erano affrettati a prendere possesso della tenda , essendo il caldo intensissimo . Kammamuri ed i sei malesi della scorta , si erano invece rifugiati sotto un immenso tamarindo che spandeva , sotto i suoi lunghissimi e flessibili rami un ' ombra benefica . L ' aria del mattino aveva aguzzato straordinariamente l ' appetito dei cacciatori , sicché gli ospiti del rajah fecero molto onore alla curree bât che inaffiarono abbondantemente con birra e toddy , la dolce e piccante bevanda indiana che è gradevolissima anche ai palati europei . Il maggiordomo , dopo d ' aver sorvegliato la distribuzione dei viveri , li aveva raggiunti , sedendosi però ad una certa distanza dal mylord inglese . - Ti aspettavamo , - disse Yanez , che si era coricato su un ampio cuscino di seta rossa per fumare con maggior comodità . - E questa tigre dove la scoveremo ? - Il jungaul barsath ( re della jungla ) a quest ' ora si riposerà nella sua tana , - rispose il maggiordomo . - Non sarà che verso sera o di buon mattino che noi la incontreremo . Non ama il sole , mylord . - Sai approssimativamente dove noi la incontreremo ? - Quattro giorni or sono , fu vista nei dintorni dello stagno di Janti ; anzi là divorò una donna che conduceva una mucca onde si abbeverasse . - La mucca scappò in tempo ? - La bâgh non si è occupata dell ' animale . Ora che si è abituata alla carne umana non desidera che quella . - Che abbia il suo covo in quei dintorni ? - chiese Sandokan . - Sì , deve trovarsi fra i bambù della vicina jungla , perché anche alcune settimane or sono , è stata incontrata due volte da uno scikaro . - Questa sera potremo trovarci a quello stagno ? - Prima del tramonto vi giungeremo , - rispose il maggiordomo . - Volete che tendiamo una imboscata colà ? - chiese Sandokan volgendosi verso Yanez e Tremal - Naik . - Se quella bestia è così astuta e diffidente , non si lascerà accostare dagli elefanti . - Era quello che pensavo anch ' io , - disse il portoghese . - A che ora riprenderemo le mosse ? - chiese Tremal - Naik al maggiordomo . - Alle quattro , sahib . - Possiamo approfittare per schiacciare un sonnellino allora . Non siamo sicuri di riposarci questa sera . - Il maggiordomo fece portare altri cuscini , poi abbassare sul dinanzi della tenda un gran drappo pure di seta , onde potessero riposare più tranquilli . Anche gli scikari ed i conduttori dei cani , approfittando della grande calma che regnava sotto le piante , e del nessun pericolo che li minacciava , si erano addormentati . Vegliavano invece gli elefanti , occupati a dar fondo ad un ammasso di foglie e di rami di pipal , di cui sono ghiottissimi , non avendo forse trovata sufficiente la razione fornita loro dai mahuts , quantunque composta di venticinque libbre di farina impastata con acqua , di una libbra di burro chiarificato e di mezza libbra di sale per ciascuno . Alle quattro , con una precisione cronometrica , tutta la carovana era pronta a riprendere le mosse . La tenda in un baleno era stata levata e gli elefanti , che erano appena allora stati spalmati di grasso alla testa , agli orecchi ed ai piedi , si mostravano di buon umore , scherzando coi loro mahuts . - Avanti ! - aveva gridato Yanez che aveva ripreso il suo posto con Sandokan ed il bengalese . La carovana si mosse di buon passo , sempre coll ' ordine primiero . Gli scikari , non essendo ancora giunti sul luogo della caccia , si tenevano ultimi insieme ai conduttori dei cani ed ai servi . Il paese accennava a cambiare . I grandi alberi scomparivano per dar luogo a immense distese di erbe palustri , grosse e diritte come lame di sciabola che i botanici chiamano thypha elephantina , perché assai amate dagli elefanti che ne fanno delle scorpacciate , ed a gruppi di bambù spinosi , alti solo pochi metri , ma invece molto grossi . Era il principio della jungla umida , il regno dell ' acto bâgh beursah ( la tigre signora ) come l ' hanno chiamata i poeti indiani . Della selvaggina piccola e grossa , spaventata dall ' avvicinarsi di quei tre colossi accompagnati da tanta gente armata , balzava di quando in quando fuori da quei bambù , allontanandosi a corsa precipitosa . Ora erano dei samber , specie di cervi , più grossi di quelli europei , dal pelame bruno violetto sul dorso e bianco argenteo sotto il ventre e la testa armata di corna robuste , che spiccavano dei salti meravigliosi , scomparendo in pochi istanti agli occhi dei cacciatori ; ora invece erano dei nilgò , le antilopi indiane , grosse quasi quanto un bue di media statura , di forme però eleganti e fini ed il pelame grigiastro ; ora delle bande di cani selvaggi , grossi quanto gli sciacalli ai quali rassomigliano molto nella forma della testa e che sono famosi cacciatori di daini , dei quali ne distruggono un gran numero . Anche qualche bufalo delle jungle , strappato al suo riposo dal barrire degli elefanti , si scagliava , con impeto furibondo , fuori dalle macchie di bambù , mostrando la sua testaccia corta e quadra , armata di corna ovali e fortemente appiattite , curvantisi all ' indietro . Si arrestava qualche momento , ben piantato sulle poderose zampe , guatando cogli occhi iniettati di sangue la carovana , smanioso forse di lanciarsi ad una carica disperata e di far strage di scikari e di valletti , poi s ' allontanava a piccolo galoppo , volgendosi di quando in quando indietro e anche soffermandosi come per dire : un bhainsa della jungla non ha paura . Il sole era prossimo al tramonto e gli elefanti cominciavano a dar segno di stanchezza in causa della pessima natura del suolo che cedeva facilmente sotto i loro larghi piedi , quando Yanez , dall ' alto della cassa , al di là d ' una piccola jungla formata esclusivamente di piante spinose , vide scintillare una distesa d ' acqua . - Ecco lo stagno della tigre nera , - disse . Quasi nell ' istesso momento una viva agitazione si manifestò fra i cani . Tiravano i guinzagli e latravano furiosamente formando un baccano assordante . - Che cosa c ' è dunque ? - chiese il portoghese al mahut . - I cani hanno fiutata la pista della kala - bâgh , - rispose l ' indiano . - Che sia passata per di qua ? - Certo , sahib . I cani non latrerebbero così . - E quando passata ? Di recente ? - Solo i cani potrebbero saperlo . - Il tuo elefante non dà alcun segno d ' agitazione ? - Nessuno finora . - Avanzati verso lo stagno . Ne faremo il giro per vedere quale contegno terranno i cani . - Sì , sahib , - rispose il mahut alzando la sua corta picca armata lateralmente d ' un uncino molto acuto . L ' elefante che si era arrestato un momento , riprese il cammino scostando colla sua formidabile tromba i bambù . Era ancora tranquillo , tuttavia doveva essersi accorto anche lui che s ' avanzava nel dominio della tigre perché non aveva più il passo lesto come prima . I cani , sotto una tempesta di frustate , non urlavano più , però di quando in quando tentavano di rompere le funicelle per slanciarsi attraverso le typha . - Che l ' abbiano proprio fiutata la belva ? - chiese Yanez , che sembrava inquieto , rivolgendosi verso Tremal - Naik . - Credo che il mahut non si sia ingannato , - rispose il bengalese . - Per precauzione faremo bene a preparare le carabine . Si è dato qualche volta che le tigri solitarie invece di fuggire si siano gettate improvvisamente addosso ai cacciatori . - Approntiamoci , Sandokan . - La Tigre della Malesia vuotò il suo cibuc e presa la sua carabina a due colpi , montò i grilletti mettendosela poi fra le ginocchia . Yanez e Tremal - Naik lo avevano imitato , poi avevano appoggiato contro l ' orlo della cassa tre picche di corta misura che avevano però delle lame piuttosto larghe e coi margini affilatissimi . - Tu Sandokan , veglia sul mahut , io guardo a destra e tu Tremal - Naik a sinistra , - disse Yanez quando quei preparativi furono terminati . - Conto più su di noi tre che su tutta questa gente . - E su Kammamuri e sui nostri malesi , - aggiunse la Tigre della Malesia . - Non sono uomini da volgere le spalle nel momento del pericolo . - Quantunque tutto indicasse che quelle jungle fossero state percorse dalla terribile belva , gli elefanti giunsero senza cattivi incontri sulle rive dello stagno e ne fecero il giro levando solamente alcune coppie di pavoni ed una mezza dozzina di oche selvatiche , grosse quanto quelle europee , col collo invece più lungo , le ali orlate di nero , la testa adorna d ' un ciuffo . Quello stagno non aveva che una circonferenza di cinque o seicento metri e serviva da serbatoio ad alcuni minuscoli torrenti che si perdevano nelle vicine jungle . Le piante acquatiche , le jhil , che somigliano al loto comune e che producono un grosso tubero assai apprezzato dagli indiani , lo avevano invaso per buona parte . - Accampiamoci qui , - disse Yanez al mahut . Gettò la scala e scese coi suoi compagni . Il maggiordomo lo aveva subito raggiunto per attendere i suoi ordini . - Fa ' alzare la tenda e preparare l ' accampamento . - Sì , mylord . - Una domanda prima . - Parla . - Vi sono altri stagni nei dintorni ? - Nessuno . Non vi è che il fiume , ma è molto lontano ancora . - Sicché i nilgò ed i bufali sono costretti a venire qui a dissetarsi . - Ai villaggi non s ' avvicinano mai e poi quelle fontane sono troppo frequentate dagli uomini e dalle donne . - Non mi occorre ora che una buona cena . - Gli scikari , i valletti ed i servi , aiutati anche dal malesi che erano sotto la direzione di Kammamuri , in meno d ' un quarto d ' ora prepararono l ' accampamento intorno ad un magnifico pipal nim , dal tronco enorme e dal fogliame cupo e fitto , che coi suoi immensi rami lo copriva quasi tutto . Trattandosi di fermarsi in quel luogo forse parecchi giorni , gli scikari per premunirsi dalle sorprese della terribile kala - bâgh , con dei bambù incrociati avevano formata come una barriera tutta all ' intorno , legandoli strettamente . La tenda , quantunque non fosse proprio necessaria , era stata rizzata contro un albero , ossia quasi nel centro del campo . Il pranzo , molto abbondante , poiché il babourchi aveva caricato alla lettera di provviste il terzo elefante destinato più al servigi della carovana che ad affrontare la pericolosa bestia , fu subito preparato e anche lestamente divorato dai cacciatori . - Mylord , - disse il maggiordomo entrando sotto la tenda , dopo che Yanez ed i suoi compagni ebbero finito di mangiare . - Devo far accendere dei fuochi intorno all ' accampamento ? - Guardati bene dal farlo , - rispose il portoghese . - Spaventeresti la tigre e allora dove andremo a cercarla ? Noi siamo venuti qui per cacciarla e non già per tenerla lontana . - Può piombare sul campo , mylord . - E noi saremo pronti a riceverla . Fa ' collocare delle sentinelle dietro la cinta e non preoccuparti d ' altro . Hai del grasso tu ? - Del ghi ( burro chiarificato ) che potrà servire ugualmente . - E delle scatole di latta ? - Sì , quelle della carne conservata per te e pei tuoi compagni . - Riempiene tre o quattro di burro , mettici dentro un pezzo di tela od una funicella , falle accendere e collocale intorno all ' accampamento , alla distanza di tre o quattrocento passi . - Io farò quello che vorrai . - Che cosa vuoi fare con quelle scatole Yanez ? - chiese la Tigre della Malesia quando il maggiordomo si fu allontanato . - Attiriamo la bâgh , - dissero Tremal - Naik ed il portoghese . - Ah i furbi ! - L ' odore del grasso o del burro si espande a grandi distanze e giungerà alle nari della tigre , - continuò Tremal - Naik . - Facevo così quand ' ero il cacciatore della jungla nera e le belve giungevano sempre ed anche in buon numero . - Amici , prendiamo le nostre armi ed andiamo a imboscarci fuori del campo , - disse Yanez . - Io sono certo che quella bestiaccia cadrà questa notte sotto i nostri colpi . - Sono pronto , - disse la Tigre della Malesia . Presero le loro carabine e le munizioni , si passarono nella cintura i kriss che sapevano , i due pirati specialmente , maneggiare meglio di qualunque altro e lasciarono la tenda . - Tu occupati dell ' accampamento e fidati più dei miei uomini che dei tuoi scikari , - disse Yanez al maggiordomo che era ritornato . - E tu , mylord , dove vai ? - chiese l ' indiano con stupore . - Noi andiamo a scovare la kala - bâgh . - Di notte ! - Non abbiamo paura , noi . Addio : presto udrai le nostre carabine . - Avvertirono anche Kammamuri di vegliare attentamente , poi i tre valorosi uscirono dal campo , tranquilli come se andassero a cacciare dei beccaccini . Era una di quelle splendide notti delle quali se ne vedono solamente nell ' India . Le stelle fiorivano nel cielo purissimo , sgombro di qualsiasi nube e la luna s ' alzava al di sopra delle cupe foreste che s ' estendevano al di là del Brahmaputra , proiettando i suoi raggi azzurrini sulla jungla che circondava lo stagno . Yanez ed i suoi due compagni , oltrepassate le scatole piene di burro chiarificato che bruciavano crepitando e lanciando di quando in quando sprazzi di luce vivissima , s ' addentrarono fra i canneti ed i cespugli della jungla finché ebbero trovato un piccolo spazio scoperto , una minuscola radura dove non crescevano che pochi mindi . - Ecco un magnifico posto , - disse il portoghese , deponendo la carabina . - Di qui possiamo sorvegliare l ' accampamento e anche la jungla . Si direbbe che le piante non lo hanno invaso per far piacere a noi . - È vero , - rispose Sandokan . - Taci ! - disse in quell ' istante Tremal - Naik . - Che cosa hai udito ? - La risposta non la diede il bengalese . Fu un hu - ab terribile , formidabile , che rintronò nella notte tranquilla come un colpo di tuono e che scosse perfino le salde fibre della Tigre della Malesia . La risposta l ' aveva data la kala - bâgh ! 9 . Il colpo di grazia di Yanez Le tre più formidabili potenze carnivore , si sono divise il mondo in modo da non incontrarsi quasi mai sui loro passi : il leone si è riservata l ' Africa ; l ' orso , che diventa molto sovente un carnivoro terribile , l ' Europa e l ' America settentrionale dove impera fra le alte montagne rocciose sotto il nome di grizly ; la tigre l ' Asia e anche buona parte delle grandi isole che appartengono all ' Oceania . Sono circa seicento milioni di abitanti che si è riservata la acto bâgh - beursah , ossia la tigre signora , come la chiamano i poeti indiani ; e quali tributi preleva ogni anno su quei disgraziati ! Nella sola India non meno di diecimila persone trovano la loro tomba negli intestini del feroce carnivoro . I rettili , che sono molto più numerosi in quella vasta penisola , non ne prelevano che la metà . Vi sono tigri in Persia , nell ' Indo - Cina , a Sumatra , a Giava , a Borneo , nella penisola Malese , anche nella Nuova Guinea , persino nella Mongolia e nella Manciuria ; ma nessuna eguaglia per bellezza , per astuzia , per ferocia , le tigri dell ' India , e perciò forse sono state chiamate tigri reali . Tutte le altre tigri sono infatti inferiori a quelle che abitano le jungle indostane . Quelle delle isole malesi sono meno belle , più basse di zampe , più tozze e quindi molto meno eleganti . Anche il loro pelame , quantunque più spesso e più lungo ed egualmente rigato , non soddisfa . Hanno delle basette meno sviluppate , i ciuffi del pelo del ventre e delle cosce meno abbondanti , gli occhi più falsi , più maligni , la lingua sempre pendente come fosse perennemente assetata di sangue , la coda bassa , l ' incedere ruvido . Sono i contadini della foresta . La tigre indiana invece ha uno sviluppo maggiore , più grazia , più eleganza pur essendo egualmente feroce , anzi forse più carnivora delle altre . Come statura supera tutte le altre , anche quelle della Cina che assaltano , con coraggio straordinario , i campagnuoli delle immense pianure della Manciuria . Una bella tigre indiana non misura mai , dalla punta del naso alla estremità della coda , meno di due metri e cinquanta centimetri , però ve ne sono di quelle che raggiungono perfino i tre metri . Dalla base delle loro zampe anteriori , posate a piatto , fino all ' orecchio , corre un metro , e colla loro impronta sul suolo coprono un circolo di venti centimetri di diametro . La loro testa non è molto sviluppata in confronto a quella del leone e delle pantere , nondimeno le loro mascelle sono più larghe , i denti più lunghi e più formidabili , gli artigli più duri e più tremendi . Il petto invece è più ristretto , e come incollatura lo ha maggiore il giaguaro americano , ciò che gli permette di trascinare , senza soverchia fatica , perfino una mucca . Una tigre però , nel suo pieno sviluppo , può saltare una cinta di tre e anche di quattro metri , portandosi in bocca un vitello ben grosso . La sua astuzia è estrema . Il leone , conscio delle proprie forze , quando caccia o si prepara ad assalire , annuncia la sua presenza con un ruggito formidabile , che assomiglia ad un colpo di tuono . La tigre invece di rado fa udire la sua voce prima dell ' assalto . Al pari della pantera si tiene imboscata , per ore ed ore , aspettando pazientemente la preda e non lancia il suo urrah , se non quando tuffa il suo muso fra gl ' intestini della sua vittima , e anche non sempre . L ' urlo rauco udito da Yanez e dai suoi compagni annunciava che la kala - bâgh si era già guadagnata la cena o che aveva fiutati i cacciatori ? - Che cosa ne dici tu , Tremal - Naik ? - aveva chiesto il portoghese al suo amico indiano , che stava ascoltando . - Tu le conosci meglio di noi queste bestie pericolose . - Potrò ingannarmi - aveva risposto il bengalese - ma questo deve essere un urlo di delusione . Quando una tigre atterra la preda , lancia un formidabile a - o - ung e non già un hu - ab . Le è andato male il colpo su qualche nilgò o su qualche bufalo , ne sono sicuro . - Allora verrà a cercarci , - disse Sandokan . - Sì , se vorrà guadagnarsi la cena , - rispose Tremal - Naik . - Con un piatto forte a base di piombo , - disse Yanez . - Se saremo capaci di offrirglielo . - Lo dubiti , tu ? - Oh no ! - I miei nervi sono tranquillissimi . - Ed anche i miei - aggiunse la Tigre della Malesia . - State zitti . - S ' avvicina ? - chiesero ad una voce Sandokan e Yanez prendendo le carabine e sdraiandosi al suolo . - Non so , ho udito tuttavia un lieve rumore fra quella macchia di bambù che si alza dinanzi a noi . - Che cerchi sorprenderci ? - chiese Sandokan . - È probabile , - rispose Tremal - Naik . - La faccenda diventa seria . Prepariamoci a ricevere degnamente la signora tigre , - disse Sandokan . Un altro hu - ab rintronò in quel momento e molto più sonoro e più vicino del primo , seguìto subito da un cupo a - o - ung prolungato , d ' un effetto sinistro . - Quella tigre deve avere veramente nel suo corpo una delle sette anime di Kalì - disse Yanez sforzandosi di sorridere . - Non ho mai veduto una tigre così audace da lanciare , in piena notte , quasi sul viso dei cacciatori , il suo grido di guerra . - È una solitaria - rispose Tremal - Naik - ed ha ormai fiutato l ' odore della carne fresca e soprattutto umana . - Per Giove ! Non saranno i miei polpacci che mangerà questa sera . - Prendiamo posizione , - disse Sandokan . - Tu Yanez collocati alla mia destra a quindici o venti passi di distanza e tu Tremal - Naik alla mia sinistra , un po ' più innanzi . Cerchiamo di attirarla e di avvolgerla . Attenti a non farvi sorprendere . - Non temere Sandokan , - disse il bengalese . - Io sono perfettamente tranquillo . - Ed io sono dispiacentissimo di non poter finire la mia sigaretta , - rispose Yanez . - Mi rifarò più tardi . - Mentre Sandokan indietreggiava di alcuni passi , il portoghese e Tremal - Naik si scostarono , uno a destra e l ' altro a sinistra , raggiungendo i margini della piccola radura e coricandosi dietro i bambù spinosi . Dopo il secondo urlo , la tigre non si era fatta più udire , però i tre cacciatori erano più che certi che si avanzava silenziosamente attraverso alla jungla , sperando di sorprenderli . Mentre Yanez e Tremal - Naik stavano stesi bocconi , Sandokan si era messo in ginocchio , tenendo la carabina bassa onde la belva non potesse subito scorgerla . Gli occhi del terribile uomo scrutavano minuziosamente le alte canne della jungla per cercar di scoprire da quale parte poteva mostrarsi la ferocissima belva . Un gran silenzio regnava . Non si udivano né urla di sciacalli , né ululati di cani selvaggi . Il grido di guerra della kala - bâgh doveva aver fatto fuggire tutti gli animali notturni . Solo di quando in quando passava sulla jungla come un fremito leggero , dovuto a qualche soffio d ' aria , poi la calma ritornava . Passarono alcuni minuti d ' angosciosa aspettativa pei tre cacciatori . Quantunque fossero coraggiosi fino alla temerità e già abituati a misurarsi con quei formidabili predatori , non potevano sottrarsi completamente ad un certo senso d ' irrequietezza . Yanez masticava nervosamente la sua sigaretta che aveva lasciata spegnere , Sandokan tormentava i grilletti della carabina e Tremal - Naik non riusciva a rimanere immobile . Ad un tratto gli orecchi acutissimi della Tigre della Malesia percepirono un leggerissimo rumore , come un fruscio . Pareva che qualche animale scivolasse cautamente fra i bambù . - L ' ho dinanzi , - mormorò Sandokan . In quell ' istante un soffio d ' aria passò sulla jungla e gli portò al naso quell ' odore particolare e sgradevole che emanano tutte le belve feroci . - Mi spia , - sussurrò il pirata . - Purché non piombi invece su Yanez e su Tremal - Naik , che mi pare non si siano ancora accorti della sua presenza . - Gettò sui due compagni un rapido sguardo e li vide immobili sempre coricati . D ' improvviso i bambù che gli stavano dinanzi s ' aprirono bruscamente ed egli scorse la tigre ritta sulle zampe posteriori , che lo saettava coi suoi occhi fosforescenti . Sandokan alzò rapidamente la carabina , mirò un istante e lasciò partire , uno dietro l ' altro , i due colpi che rintronarono formidabilmente nel silenzio della notte . La kala - bâgh mandò un ululato spaventevole , che fu seguito da altri quattro spari , fece due salti in aria , poi scomparve in mezzo alla jungla con un terzo salto . - Colpita ! - aveva gridato Yanez , correndo verso Sandokan , che ricaricava precipitosamente la carabina . - Sì ! Sì , toccata ! - aveva risposto Tremal - Naik , balzando in piedi . - Vorrei però averla veduta a cadere e non rialzarsi più , - disse Sandokan . - Che abbia delle palle in corpo ne sono certo , tuttavia non possiamo dire di avere la sua pelle . - La troveremo morta nel suo covo , - disse Tremal - Naik . - Se le ferite non fossero gravissime si sarebbe gettata contro di noi . Se è fuggita è segno che non si sentiva più in grado di affrontarci . - Che le abbiamo fracassate le zampe anteriori ? - chiese Yanez . - Io ho mirato all ' altezza del collo . - È probabile , - rispose Tremal - Naik . - Non credi che ritorni ? - L ' aspetteresti inutilmente . - Andremo a cercarla domani . - E le daremo il colpo di grazia , se sarà ancora viva , - aggiunse Sandokan . - Orsù torniamo al campo . Alcune ore di sonno non guasteranno . - Stettero qualche minuto in ascolto , poi non udendo alcun rumore lasciarono la radura riattraversando l ' ultimo tratto di jungla che li separava dall ' accampamento . Fuori della cinta incontrarono Kammamuri coi sei malesi . - Andate a dormire , - disse loro Sandokan . - L ' abbiamo ferita e all ' alba andremo a scovarla . Avvertite il chitmudgar ( maggiordomo ) che faccia preparare per tempo gli elefanti . - Tutti gli indiani erano in piedi , colle armi in mano , temendo che i cacciatori avessero mancata la tigre e che questa assalisse l ' accampamento . Quando però udirono che era stata gravemente ferita , tornarono a coricarsi . I tre amici si cacciarono sotto la tenda , accettarono un bicchiere di birra , che il maggiordomo aveva premurosamente offerto e si gettarono senza spogliarsi sui materassini , mettendosi a fianco le carabine . Il loro sonno non durò che poche ore . I barriti degli elefanti e le urla dei cani li avvertirono che tutto era pronto per cominciare la battuta . - Eccoli ridiventati coraggiosi , - disse Yanez , vedendo gli scikari schierati dinanzi ai colossali animali e pieni di ardore . Vuotarono una tazza di tè caldissimo e presero posto sui loro elefanti . - All right ! - comandò Yanez quando vide che tutti erano pronti . I tre pachidermi si misero subito in movimento , preceduti dagli scikari e fiancheggiati dai behras . Appena fuori dalla cinta i cani furono liberati e si slanciarono in tutte le direzioni abbaiando con furore . Cominciava appena allora a rischiararsi il cielo . Gli astri si smorzavano a poco a poco ed una luce rossastra , che diventava rapidamente più intensa , saliva dalla parte d ' oriente . Una fresca brezza spirava dal non lontano Brahmaputra , piegando ad intervalli i bambù , che formavano la jungla . Dinanzi ai cani che si gettavano furiosamente attraverso le piante con grande coraggio , animali e volatili fuggivano precipitosamente , indizio sicuro che la terribile kala - bâgh non imperava più su quei dintorni . Degli axis , che durante la notte si erano forse abbeverati allo stagno , scappavano a tutte gambe . Erano gli eleganti cervi indiani , somiglianti ai daini , dal pelame fulvo , macchiato di bianco con una certa regolarità . Talvolta invece erano stormi di kirrik , bellissimi uccelli dalle penne nere e lucentissime , bianche solamente sul collo e sul petto , con un piccolo ciuffo di penne sulla testa e la coda molto folta ed allungata . - O la tigre è morta o sta agonizzando nella sua tana , - disse Tremal - Naik , a cui nulla sfuggiva . - Quegli axis e questi uccelli non si troverebbero qui , se quella brutta bestia battesse ancora la jungla . Questo è un buon segno . - Tu che hai soggiornato molti anni nelle Sunderbunds ne devi sapere più di noi , - disse Yanez . - Io comincio a sperare d ' offrire a quel briccone di rajah la pelle della kala - bâgh . - Ed io ne sono sicuro , - aggiunse Sandokan . - Il tuo principe sarà così pienamente soddisfatto , - disse Tremal - Naik . - La pietra di Salagraman prima , poi la pelle della tigre che gli ha divorato i figli . Che cosa potrebbe desiderare di più ? Tu , Yanez , sei un uomo veramente fortunato . - L ' impresa non è ancora finita , amico . Anzi è ancora da cominciare . - Che cosa vorrai offrirgli ancora ? - Non lo so nemmeno io per ora . - Il ministro ? - Oh ! Quello rimarrà prigionero finché Surama sarà proclamata principessa dell ' Assam . Quello guasterebbe troppo le mie faccende . - E sono così numerose , è vero , Yanez ? - disse Sandokan . - Non poche di certo ... Aho ! Che cos ' hanno i cani ? - Dei latrati furiosi s ' alzavano fra i bambù ed i cespugli spinosi . Si vedevano i botoli a slanciarsi animosamente innanzi e poi ritornare precipitosamente verso gli elefanti , i quali mostravano una certa irrequietezza alzando ed abbassando alternamente le trombe e soffiando vigorosamente . Anche gli scikari si erano fermati , dubbiosi fra l ' andare innanzi o mettersi sotto la protezione dei pachidermi . - Ehi , mahut , che cosa c ' è dunque ? - chiese Yanez , afferrando la carabina . - I cani hanno fiutata la kala - bâgh , - rispose il conduttore . - Anche il tuo elefante ? - Sì perché non osa più andare innanzi . - Allora la tigre è vicina . - Sì , sahib . - Fermati qui e noi scendiamo . - Gettarono la scala di corda , presero le loro armi e scesero . - Mylord ! - gridò il maggiordomo . - Dove vai ? - A finire la kala - bâgh , - rispose tranquillamente il portoghese . - Fa ' ritirare i tuoi scikari . Non mi sono necessari . - Quell ' ordine non era necessario , poiché i battitori , spaventati dai latrati acuti dei cani , che annunciavano la presenza della fiera , si ripiegavano già precipitosamente , onde non provare la potenza di quelle unghie . - Questi indiani valgono ben poco , - disse Sandokan . - Potevano rimanersene nel palazzo del principe . Se non vi fossero gli ufficiali inglesi , l ' India sarebbe a quest ' ora quasi inabitabile . - Badate alle spine , - disse in quel momento Yanez . - Lasceremo qui mezzi dei nostri abiti . - La jungla in quel luogo era foltissima e non facile a superarsi . Macchioni di bambù spinosi si stringevano gli uni addosso agli altri . La kala - bâgh si era scelta un buon rifugio , se si trovava veramente colà . - Lascia a me il primo posto , - disse Sandokan a Yanez . - No , amico - rispose il portoghese . - Vi sono troppi occhi fissi su di me ed il colpo di grazia deve darlo mylord , se vuol diventare celebre . - Hai ragione , - disse Sandokan , ridendo . - Noi non dobbiamo figurare che in seconda linea . - Dei guaiti lamentevoli si erano alzati fra una macchia che cresceva venti passi più innanzi , ed i cani davano indietro . La tigre doveva averne sventrati alcuni . - È nascosta là , - disse Yanez , armando la carabina . - Potremo passare ? - chiese Sandokan . - Mi pare che vi sia un ' apertura sulla nostra destra , - disse Tremal - Naik . - Deve averla fatta la tigre . - Sotto , Yanez . Con sei colpi possiamo affrontare anche quattro belve , - disse Sandokan . Il portoghese girò intorno alla macchia e trovata un ' apertura vi si cacciò dentro , mentre i cani per la seconda volta tornavano ad indietreggiare , latrando a piena gola . Percorsi quindici passi , Yanez si fermò e togliendosi colla sinistra il cappello , disse con voce ironica : - Vi saluto , acto bâgh beursah ! - Un sordo mugolìo fu la risposta . La tigre era dinanzi al portoghese , sdraiata su un ammasso di foglie secche , ormai impotente di nuocere . Aveva tutto il pelame del petto coperto di sangue e le due zampe anteriori fracassate . Vedendo comparire quei tre uomini , fece un supremo sforzo per rimettersi in piedi , ma cadde subito lasciandosi sfuggire dalle fauci spalancate un urlo di furore . - Abbiamo pronunciata la tua sentenza - disse Yanez , che si teneva a soli dieci passi dalla belva . - Tu sei stata accusata di assassinio e d ' antropofagia , perciò i signori giurati sono stati inflessibili e tu devi ora pagare il fio dei tuoi delitti e regalare la tua pelle a S . A . il rajah dell ' Assam , per compensarlo dei sudditi che tu gli hai divorati . Chiudi gli occhi . - La tigre invece di obbedire fece un nuovo tentativo per alzarsi ed infatti vi riuscì . Yanez però l ' aveva ormai presa di mira . Due colpi di carabina rimbombarono formando quasi una sola detonazione , e la kala - bâgh ricadde fulminata con due palle nel cervello . - Giustizia è fatta , - disse Sandokan . - Avanti gli scikari ! - gridò Yanez . - La tigre è morta . - I battitori costruirono rapidamente una specie di barella , incrociando e legando dei solidi bambù e caricarono la belva , non senza però una certa apprensione . - Per Giove ! - esclamò Yanez , che si era avvicinato per poterla meglio esaminare . - Non ho mai veduto una tigre così grossa . - Si è ben nutrita di carne umana , - disse Tremal - Naik . - Il pelame tuttavia non è veramente splendido . Si direbbe che questa bestia soffriva la rogna . - Tutte le tigri che si nutrono esclusivamente di carne umana , perdono la loro bellezza primiera ed il loro pelame a poco a poco si guasta . - Che sia una specie di lebbra ? - chiese Sandokan . - Può darsi , - disse Yanez . - Tu sai che anche i dayachi dell ' interno del Borneo , che sono pure antropofagi , vanno soggetti a quella malattia quando abusano troppo di carne umana . - L ' ho notato anch ' io , Yanez . Comunque sia è sempre una bella bestiaccia . Giacché la nostra missione è finita , affrettiamoci a ritornare a Gauhati . Abbiamo più da fare laggiù che qui . - Ritornarono al loro elefante , fra le acclamazioni entusiastiche del maggiordomo , degli scikari e dei conduttori di cani e fecero ritorno all ' accampamento . Divorata la colazione che i servi avevano già allestita e fatta una fumata , la carovana levò il campo facendo ritorno alla capitale dell ' Assam . 10 . Alla corte del rajah Sei ore dopo la carovana , che era accompagnata da un gran numero di curiosi accorsi da tutti i quartieri della città , per vedere la terribile belva e per lanciare contro il cadavere insulti sanguinosi , si arrestava dinanzi al grandioso palazzo del rajah . I ministri , già avvertiti da due scikari che avevano preceduti gli elefanti , aspettavano il famoso cacciatore inglese alla base della gradinata marmorea , con una grossa scorta di seikki in alta tenuta e di eunuchi che indossavano dei costumi sfarzosi e molto appariscenti . - Yanez , - disse Sandokan , fermandolo nel momento in cui stava per scendere dall ' elefante . - Non occuparti di me , né di Tremal - Naik . Il palazzo reale non è fatto per noi . Sai dove trovarci . - Tengo con me i malesi . - Formano la tua guardia e quale guardia ! Con loro non avrai nulla da temere . Noi approfittiamo di questa confusione per eclissarci . - Riceverete presto mie nuove . - Scese a terra e mosse incontro ai ministri seguìto da otto scikari che portavano la mostruosa belva . - Dire a S . A . che io avere mantenuta mia promessa , - disse loro . - S . A . ti aspetta , mylord - risposero ad una voce i ministri , curvandosi fino quasi al suolo . Yanez , ridiventato l ' eccentrico inglese , salì lo scalone fiancheggiato da due file di seikki che lo guardavano con profonda ammirazione e preceduto da quattro eunuchi , fece la sua solenne entrata nell ' immensa sala del trono , la quale rigurgitava di alti dignitari , di capi d ' esercito , di suonatori , e di can - ceni , ossia di danzatrici che indossavano dei bellissimi costumi poco dissimili da quelli che portano le bajadere bengalesi e dell ' India centrale . S . A . stava sdraiato sul suo trono - letto chiacchierando con alcuni favoriti . Quando però vide entrare il portoghese , seguìto dagli scikari che portavano la kala - bâgh , si alzò prontamente e , favore insigne , scese i tre gradini della piattaforma , stendendo la destra . - Tu , mylord , sei un valoroso , - gli disse . - Io non avere fatto altro che sparare mia carabina - rispose Yanez . - Nessuno dei miei sudditi , per quanto coraggiosi , sarebbe stato capace di affrontare e di uccidere una simile belva . Ora puoi domandare quello che vuoi . - A me bastare essere tuo grande cacciatore ed essere ospite tuo . - Darò delle grandi feste in tuo onore . - No , baccano , farmi troppo male testa . Io non voler vedere che teatro indiano . - Ho una compagnia stabile qui ed è la più rinomata di quante se ne trovano nel mio regno . - Aho ! Io essere soddisfatto vedere tuoi commedianti . - Sarai stanco . - Pochino . - Il tuo appartamento è pronto e metto a tua disposizione quanti servi vorrai . - Bastare a me , Altezza , mia scorta e un tuo chitmudgar . - Lo troverai dinanzi alla tua porta , mylord . Quando vorrai assistere alla rappresentazione ? - Questa sera se non dispiacere a te . - Ogni tuo desiderio è per me un comando , mylord - rispose cortesemente il rajah . S ' accostò alla tigre e la guardò a lungo . - Questa pelle farà una bella figura nella tua stanza , - disse poi . - Essa ti ricorderà sempre la grande impresa che tu hai compiuta . Va ' a riposarti , mylord e questa sera pranzeremo insieme e ti presenterò un altro uomo bianco , che spero diverrà tuo amico . - Io vederlo con piacere , - rispose Yanez . Il ricevimento era finito . Il portoghese chiamò i suoi malesi e lasciò la sala che lentamente si sfollava , preceduto da due eunuchi . Il rajah era tornato a sedersi o meglio a sdraiarsi sul suo trono , dopo d ' aver fatto colla mano un gesto imperioso che voleva significare : - Lasciatemi solo . - L ' ultimo ministro e l ' ultima guardia erano appena usciti , quando la doppia cortina di seta che pendeva dietro al trono si aprì ed un uomo comparve . Non era un indiano , bensì un europeo di alta statura , dalla pelle bianchissima , che risaltava doppiamente in causa d ' una lunga barba nerissima che gli incorniciava il volto . Aveva i lineamenti regolarissimi , il naso aquilino , gli occhi neri e ardenti , ma che avevano tuttavia un non so che di falso che produceva una cattiva impressione , almeno di primo acchito . Come tutti gli europei che soggiornano nell ' India , era vestito di leggerissima flanella bianca . Solo in testa portava una calotta rossa con grosso fiocco , simile a quelle che usano portare i greci ed i levantini . - Che cosa ne dici Teotokris ? - gli chiese il rajah . - Dall ' espressione del tuo viso si direbbe che tu non sia soddisfatto del felice esito dell ' impresa compiuta da quell ' inglese . - T ' inganni , Altezza : i greci ammirano le prove di coraggio . - Eppure io scorgo una profonda ruga sulla tua fronte e sembri preoccupato . - Lo sono infatti , Altezza - rispose il greco . - Per quale motivo ? - Sei tu proprio certo che egli sia veramente un mylord ? - E perché dovrei dubitarne ? - Sai da dove venga ? - Dal Bengala , mi ha detto . - E che cosa sia venuto a fare qui ? - A cacciare . - Il greco fece una smorfia . - Uhm ! - fece poi . - Sai tu qualche cosa sul suo conto ? - So solo che egli di quando in quando va a trovare una bellissima fanciulla indiana che deve appartenere alle alte caste e che sembra sia ricchissima , abitando in un bellissimo palazzo ed avendo molti servi e molte donne . - Fin qui non ci trovo nulla di straordinario , - disse il rajah . - Molte delle nostre donne hanno sposato degli inglesi . - E se quel signore fosse una spia mandata qui dal governatore del Bengala per sorvegliare i tuoi atti ? - Udendo quelle parole la faccia del principe aveva assunto un aspetto quasi feroce . - Hai qualche prova tu , Teotokris ? - chiese coi denti stretti . - Finora no . - È una tua supposizione , dunque . - Per ora sì . - Si vede però che hai qualche sospetto . - Il greco fece un gesto vago , poi aggiunse con una certa malignità . - Vorrei vedere i titoli di nobiltà di quel mylord . - Tu hai una polizia a tua disposizione : adoperala dunque . Finché non avrai però una prova in contrario quell ' inglese sarà mio ospite . Egli ha ricuperata la pietra di Salagraman e non ha voluto nulla , anzi mi ha reso un altro importante servigio , liberando i miei buoni sudditi di Kamarpur dalla kala - bâgh . Tu non sei mai stato capace di fare tanto in sole quarant ' otto ore . - Il greco si morse le labbra . - Io non contesto che egli sia un coraggioso e che la fortuna lo abbia favorito - disse poi . - Ma appunto perché è un coraggioso può essere anche pericoloso . - Il rajah fece un gesto di noia e s ' alzò dicendo : - Lasciami in pace quell ' inglese , Teotokris . Fa ' invece avvertire i miei attori di preparare questa sera , nel grande cortile , uno spettacolo emozionante . - Farò come tu vuoi , Altezza , - rispose il greco . Yanez , soddisfattissimo della buona piega che prendevano i suoi affari , aveva preso possesso dell ' appartamento destinatogli dal munifico rajah . Si componeva di quattro bellissime stanze , d ' un salotto elegantissimo e d ' un gabinetto pel bagno , tutte ammobigliate con molto sfarzo e fornite di punka , che sono grandi tavole coperte di stoffa , attaccate al soffitto e che un servo fa girare continuamente , mediante un giuoco di corde , onde mantenere nell ' interno una deliziosa frescura . Il chitmudgar , che il principe aveva destinato al famoso cacciatore , aveva subito fatto portare un lauto pranzo con molte bottiglie di birra e di liquori , destinato parte al primo e parte ai sei malesi che avevano preso posto in una delle quattro stanze tramutandola in una specie di caserma . - Fammi compagnia , - aveva detto Yanez al maggiordomo , sedendosi . - Io ! ... Con voi , mylord ! - aveva esclamato l ' indiano , facendo un gesto di stupore . - Taci e dividi con me . Ho molte cose da chiederti e anche delle rupie da regalarti se mi sarai fedele . - Le rupie fecero maggior effetto dell ' invito , poiché il chitmudgar , venale come la maggior parte dei suoi compatriotti , obbedì prontamente senza più protestare contro un così grande onore . - È vero che i commedianti sono qui , nel palazzo ? - chiese Yanez assaggiando le vivande . - Sì , mylord . - Conosci il capo della compagnia ? - È mio amico anzi , mylord . - Benissimo , - disse Yanez versandosi un bicchiere di birra e tracannandola d ' un colpo solo . - Desidero vederlo . - Io ho avuto l ' ordine di soddisfare qualunque tuo desiderio . Il rajah così vuole . - Ed io invece desidero che il principe non sappia affatto che io voglio vedere il capo della compagnia . Compero il tuo silenzio per cinquanta rupie . - Il chitmudgar fece un soprassalto e sgranò gli occhi . In un anno di servizio forse non aveva guadagnato la metà di quella somma , che rappresentava per lui una piccola fortuna . - Che cosa devo fare ? - Te l ' ho detto : desidero che venga qui il capo dei commedianti e possibilmente senza che sia veduto . Dove si terrà lo spettacolo ? - Nel cortile interno . - Yanez si rovesciò nella poltroncina di bambù e guardò per qualche po ' il chitmudgar . - È quello stesso dove il rajah uccise suo fratello ? - Sì , mylord . - Me l ' ero immaginato . Vi è ancora quella famosa balconata da dove il fratello di Sindhia sparò sui suoi parenti ? - Si trova anzi precisamente sopra il palcoscenico . - Per Giove ! - esclamò Yanez . - Ciò si chiama avere una prodigiosa fortuna . Va ' a chiamarmi quell ' uomo . - Il chitmudgar non si fece ripetere l ' ordine due volte , quantunque il pranzo non fosse stato ancora terminato . Si alzò precipitosamente e scomparve . - Ah ! Ah ! - fece Yanez ridendo . - Mio caro rajah voglio prepararti un tiro birbone e metterti nel cuore un sospetto che non ti lascerà più dormire . - Chiamò il capo dei sei malesi il quale , pranzando nella stanza vicina coi compagni fu pronto ad accorrere . - Che cosa desideri capitano Yanez ? - gli chiese il selvaggio figlio della Malesia . - Quante rupie vi ha affidate Sandokan ? - chiese il portoghese . - Seimila . - Che siano pronte . - Un momento dopo il maggiordomo entrava accompagnato da un indiano piuttosto attempato , dagli occhi intelligentissimi , dai lineamenti ancora belli , dalla carnagione piuttosto oscura essendo gli attori indiani quasi sempre tamuli o malabari , che sono i popoli più appassionati per le rappresentazioni drammatiche . - Ecco il calicaren ( attore ) , - disse il maggiordomo . L ' indiano fece un profondo inchino e attese di essere interrogato . - Sei tu che scegli le commedie o le tragedie che si rappresentano od il rajah ? - gli chiese Yanez . - No , io , sahib , - rispose il calicaren . - Che cosa avevi intenzione di rappresentare questa sera ? - Il Pramayana , una tragedia scritta dal nostro grande poeta Valmiki , che è il più celebre che sia conosciuto nell ' India . - Di che cosa tratta ? - Delle imprese e delle conquiste fatte dal dio Rama a Ceylan . - Rama non m ' interessa , - rispose Yanez . - Il soggetto voglio dartelo io . Vieni ed ascoltami attentamente . - Si alzò e lo condusse nel suo salotto . Il colloquio durò una buona mezz ' ora e terminò con una chiamata di Yanez del capo della scorta malese . - Da ' a quest ' uomo cinquecento rupie , - disse il portoghese . - Questo è il regalo di mylord . - Il calicaren si era precipitato ai piedi del generoso inglese ; ma questi con un rapido gesto lo aveva trattenuto dicendo : - Non occorre . Intasca e fa ' quanto ti ho detto . Ora puoi andartene e sopratutto silenzio . - Sarò muto come una statua di bronzo , sahib - rispose il calicaren . Quando fu solo Yanez si gettò sul magnifico letto , tutto dorato con intarsi di madreperla e coperto da una superba stoffa di seta damascata , dicendo : - Ed ora possiamo riposare finché verrà quell ' europeo misterioso se si degnerà di venirmi a salutare . - Invitato dal silenzio profondo che regnava nel palazzo , essendo l ' ora del riposo diurno che dura da dopo il mezzodì fino alle quattro , durante il cui tempo tutti gli affari sono sospesi , e dalla dolce frescura prodotta dalla punka che un servo , situato sulla terrazza , manovrava energicamente , non tardò a chiudere gli occhi . Una discreta battuta alla porta lo svegliò dopo un paio d ' ore . - Sei tu , chitmudgar ? - chiese Yanez balzando giù dal letto . - Sì , mylord . - Che cosa si vuole da me ? - Vi è , sahib , Teotokris che desiderava vederti . - Teotokris ! - esclamò il portoghese . - Chi è costui ? Questo è un nome greco , se non m ' inganno . Ah ! Deve essere l ' europeo di cui mi hanno parlato . Andiamo a fare la conoscenza di quel misterioso personaggio . - Si rassettò le vesti , si mise per precauzione una pistola in tasca sapendo , per istinto , d ' aver a che fare con un avversario forse pericolosissimo ed entrò nel salotto . Il greco era là , in piedi , con una mano appoggiata al tavolo , un po ' meditabondo . Vedendo entrare Yanez si rizzò di colpo squadrandolo rapidamente , poi fece un legger inchino , dicendo in perfetto inglese : - Ben felice di salutarvi , mylord e di vedere qui , alla corte di S . A . il rajah dell ' Assam , un altro europeo . - Quelle parole però erano state pronunciate con una certa ironia stizzosa , che non era sfuggita al furbo portoghese . Tuttavia questi fu pronto a rispondere amabilmente . - Io lo avevo saputo , signore , che vi era qui un europeo e nessuno è più felice di me di potergli stringere la mano . Fuori del nostro continente a qualunque nazione apparteniamo siamo sempre fratelli , perché siamo tutti figli della grande famiglia degli uomini bianchi . Sedetevi signor ... - Teotokris . - Un greco ? - Sì , dell ' Arcipelago . - Come mai vi trovate qui ? La vostra nazione non ha interessi nell ' India . - È una lunga istoria che vi racconterò un ' altra volta . Non sono venuto per questo , mylord . - Ditemi che cosa desiderate da me . - Chiedervi , da parte del rajah , una spiegazione . - Yanez aggrottò impercettibilmente la fronte e guardò attentamente il greco , come se cercasse di scrutare i suoi pensieri . - Parlate , - disse poi . - Voi non siete giunto solo qui ? - No , ho condotto con me sei cacciatori malesi che mi hanno dato molte prove di fedeltà quando cacciavo le tigri bornesi . - Ah ! Siete stato al Borneo ? - Ho visitato tutte le isole malesi facendo delle vere stragi d ' animali feroci . - Eppure noi abbiamo saputo che un ' altra persona vi ha accompagnato . - Chi ? - Una bellissima giovane indiana che ha preso in affitto un palazzo . - E così ? - chiese Yanez , freddamente . - Il rajah desidererebbe sapere se è qualche principessa indiana . - E perché ? - Per invitarla a corte . - Ah ! - fece Yanez , respirando un po ' più liberamente di prima , poiché aveva provato , non ostante il suo meraviglioso coraggio e sangue freddo , una certa apprensione . - Dite a S . A . che io lo ringrazio , ma che quella giovane non ama che la tranquillità della sua casa . - È però una principessa . - Sì , del Mysore , - rispose Yanez . - Volete saper altro ? - Il greco non rispose : pareva che fosse imbarazzato o che volesse fare qualche altra domanda e non osasse . - Parlate , - disse Yanez . - Vi fermerete molto qui , mylord ? - Non lo so , dipendendo dal minor o maggior numero di tigri che infestano l ' Assam . - Lasciate che divorino , - disse il greco , alzando le spalle . - Che cosa importa a voi se si mangiano alcune centinaia d ' assamesi ? Il rajah ne avrà sempre abbastanza da governare . - Non siete troppo gentile verso chi vi ospita . - Sono ospite del rajah e non di loro . - Spiegatevi meglio . - Che cosa vorreste per tornarvene nel Bengala ? Là vi sono più tigri che qui e nelle Sunderbunds potrete sfogarvi finché vorrete . - Io andarmene ! - esclamò Yanez . Teotokris rimase silenzioso , guardando però con un certo stupore Yanez . - Un mio compatriotta mi avrebbe a quest ' ora compreso , - disse poi con mal celata collera . - Può darsi , signore , - rispose pacatamente Yanez ; - siccome però noi inglesi non siamo così svegliati come i greci dell ' Arcipelago , abbiamo l ' abitudine di aspettare sempre maggiori spiegazioni . - Cinquemila rupie vi basterebbero ? - chiese il greco . - Per ... - Andarvene ? - Aho ! - Ottomila . - Yanez lo guardò senza rispondere . - Diecimila , - disse il greco coi denti stretti . Nuovo silenzio da parte del portoghese . - Quindicimila ? - E trentamila invece a voi se fra ventiquattro ore avrete varcato la frontiera dell ' Assam , - disse Yanez , alzandosi . Il greco era diventato pallidissimo , come se avesse ricevuto uno schiaffo in pieno viso . - A me ! - gridò . - Sì , a voi le offre mylord Moreland , che non è mai stato un greco dell ' Arcipelago , né un pescatore di spugne o di sogliole . - Avete detto ? - gridò Teotokris stringendo le pugna . - Vi occorrerebbe per caso un medico per farvi qualche operazione agli orecchi ? Uno dei miei malesi è abilissimo in tali faccende . Ha curato perfino una giovane tigre che io avevo fatta prigioniera . - Il greco aveva fatto due passi indietro saettando su Yanez , che conservava la sua calma ammirabile , due occhi di fuoco . - Mi avete offeso , mi pare ? - disse con voce arrangolata . - Parrebbe anche a me . - E allora ? - Ma ! Da noi , quando si crede di aver ricevuto un insulto , si usa chiedere una riparazione colle armi . - Il greco rimase interdetto . Yanez dal canto suo levò una sigaretta da una tasca e l ' accese tranquillamente , soffiando in aria una nuvoletta di fumo profumato . - Se ne volete una anche voi , signore , ve la offro di tutto cuore . - Voi volete burlarvi di me ! - Io ! Dio me ne guardi ! Io non amo burlarmi che delle tigri , e quelle sono più pericolose degli uomini . Vi pare , signor Teotokris ? - Sicché voi non volete andarvene ? - Non sono già venuto qui per uccidere una miserabile kala - bâgh - rispose Yanez . - Voglio tornarmene al Bengala con un bel numero di pelli . E poi ho trovato che si sta benissimo qui nel palazzo reale . - Voi non conoscete ancora quanto sia capriccioso il rajah . Egli sarebbe capace di ordinarvi domani di portargli una tigre ogni giorno . - Ed io andrò a cercarla e ucciderla . Non mi ha nominato forse il suo cacciatore ? - E potrebbe anche chiedervi di mostrare i vostri documenti per accertarsi se siete veramente un mylord od un volgare avventuriero . - Questa volta fu Yanez che impallidì . La sua destra piombò sulla spalla sinistra del greco con tale violenza da costringerlo a piegarsi , quantunque fosse più alto d ' almeno un palmo . - Siete voi ora , signor Teotokris , che mi avete offeso : vi sembra ? - Può darsi . - Ora siccome un mylord non lascia mai impunito un insulto , vi chiedo di rendermi stretto conto di quel titolo di avventuriero . - Quando lo vorrete , se mi concederete la scelta delle armi e che il duello sia pubblico . - Fate , - rispose semplicemente Yanez . - Per domani . - Sia . - Il rajah e la sua corte saranno i nostri testimoni . - Benissimo . - Addio , signore . - Mylord vi saluta , greco dell ' Arcipelago . - 11 . Il veleno del greco Gli indiani , al pari di noi europei e di molti altri popoli asiatici , hanno una vera passione pel teatro ; i migliori attori sono sempre i malabari ed i tamuli , i quali vengono specialmente assoldati dai rajah che li retribuiscono non meno dei lottatori . Le commedie che rappresentano sempre , sono tratte dalle antiche leggende indiane ed a base di soggetto religioso , perciò si vedono sempre apparire divinità , giganti e malvagi che si danno busse finché sono esausti . Quasi sempre vi figurano il dio Rama , il conquistatore di Ceylan , che decanta il valore dei suoi guerrieri ; Krisna che ha compiuto imprese straordinarie tratte dal yudkishtira vigea , uno dei più grandiosi poemi epici , e Pandu , il famoso re dell ' India , della razza dei re provenienti dal sole . I loro teatri , al pari di quelli siamesi , annamiti e cinesi , sono di una semplicità straordinaria . Una piattaforma con qualche vaso contenente una pianta , tre o quattro stanzette ai lati per gli attori onde possano cambiarsi senza essere veduti dal pubblico e molti lumi ad olio , sospesi a qualche filo di ferro . Gli spettatori siedono per terra , su stuoie , e all ' oscuro , così è permesso loro di fumare , di mangiare e anche di bere : dobbiamo dire però che non disturbano mai gli attori . Tutt ' al più si rizza un piccolo padiglione quando assiste alla rappresentazione qualche personaggio importante . Gli attori sono sempre numerosissimi ed i loro abbigliamenti molto splendidi e molto ricchi ed all ' eroica indiana , cioè simili a quelli che si vedono in certe statue antiche dei loro numi e dei loro eroi . Gli attori , come in Cina , sono tutti uomini e giovanotti . Questi ultimi fungono da donne e sanno truccarsi così da rendere l ' illusione quasi perfetta . Le rappresentazioni finiscono quasi sempre con una pantomima , la quale però è difficile a essere compresa da chi non ne ha fatto uno studio particolare . L ' europeo non ci capisce affatto nulla per quanta attenzione vi presti . Essi pretendono di esprimere in essa non solamente le azioni e le passioni , bensì anche gli oggetti esterni ed assenti , come per esempio una montagna , un cavallo , una nave , un albero ecc . per mezzo di gesti , ciascuno dei quali è fisso a determinare e significare il tale e tal altro di quei medesimi oggetti . Invece le passioni sono in quelle pantomime assai bene rappresentate . Per esprimere l ' amore , gli attori menano dolcemente in giro la testa rivolgendo , nel medesimo tempo , in una maniera leggiadra e tenera gli occhi e sospirando teneramente . Per esprimere invece l ' ira , mettono in convulsione , in un modo assai espressivo i muscoli delle labbra , del naso , degli occhi , della fronte e così del resto ... Il sole era scomparso da qualche ora , quando Yanez fu avvertito dal chitmudgar che la rappresentazione stava per cominciare e che il rajah lo aspettava nel padiglione che era stato eretto in mezzo allo spazioso cortile del palazzo , di fronte alla piattaforma che doveva servire da teatro . - Andiamo a vedere che faccia farà S . A . , - mormorò il portoghese , sorridendo ironicamente . - Scommetto che questa notte non dormirà tranquillo . Il colpo sarà forse troppo audace , ma bah ! Non sono solo e Sandokan è capace , con un pugno d ' uomini , di spazzar via anche la guardia del principe . Checché accada andiamo a vedere come lavorano questi attori indiani . - Sempre prudente , potendo aspettarsi qualunque sorpresa in quella corte dove era straniero e dove sapeva ormai d ' avere un nemico mortale in quel greco dell ' Arcipelago , si nascose sotto la fascia le pistole ed il kriss , diede ordine ai suoi malesi di fare altrettanto , poi scese nel cortile cercando di affettare la massima tranquillità . Tutto era pronto per la rappresentazione . Il palcoscenico , una semplice piattaforma adorna solamente di pochi vasi di porcellana , che contenevano dei colossali mazzi di fiori , ed illuminata da una trentina di lumi di vetro variopinto , non aspettava altro che gli attori . Ai lati soldati , servi e serve , seduti su dei tappeti , chiacchieravano sommessamente . Di fronte , sotto un ampio padiglione formato da tende seriche a colori smaglianti , stavano il rajah col greco , i suoi ministri e gli alti dignitari dello stato . Fumavano , bevevano liquori o masticavano il betel in attesa che la rappresentazione cominciasse . Il principe che sembrava di molto buon umore e anche un po ' alticcio , fece sedere Yanez alla sua destra , dicendogli : - Spero mylord , che sarete contento dei miei attori . Sono quasi tutti malabari e li ho fatti scegliere con cura . - Io essere contentissimo , - rispose Yanez . - Amare molto teatro io , anche indiano . - Bevete mylord , - disse il rajah porgendogli una tazza . - Questo è vero gin inglese . - Più tardi , Altezza - rispose il portoghese che aveva notato come quel liquore lo avesse versato il greco . - Non avere sete ora . - Depose la tazza accanto a sé , su una scranna , ben deciso di non vuotarla . Non si fidava troppo del signor Teotokris . Il rajah batté le mani e tosto comparvero sulla scena una cinquantina di attori . Alcuni erano truccati da vecchi ed indossavano dei costumi principeschi , altri da donne e non mancavano i fanciulli e le fanciulle . Spiccava soprattutto , per la ricchezza delle sue vesti , una ragazzina d ' una diecina d ' anni , che si teneva accanto ad un vecchio guerriero che aveva una lunga barba bianca . Fra tutta quella gente vi era un rajah d ' aspetto sinistro , accompagnato da un giovane principe che rassomigliava stranamente a Sindhia . Nel vedere quei due personaggi il portoghese non aveva potuto trattenere un sorriso . - Questi indiani sanno camuffarsi meravigliosamente , - aveva mormorato . - Credo di non avere spese male le mie cinquecento rupie . - Dopo una lunga serie di complimenti fra il rajah e tutta quella gente , una immensa tavola era stata portata sul palcoscenico , carica di piatti e di cibi e tutti si erano messi a mangiare , mentre una turba di bajadere e di suonatori intrecciavano danze e facevano squillare rumorosamente gong , sitar e saranguy accompagnati da gran colpi di tumburà , magnifico istrumento , caricato di dorature , di pitture , di nastri e di preziosi ornamenti che i ricchi indiani tengono esposto agli occhi dei forestieri nella loro migliore stanza , siccome una delle più belle suppellettili . Mangiavano frattanto gli attori , con un appetito invidiabile e non già dei pesci di cartapesta o delle salse false , tracannando dei fiaschi pieni di toddy , ridendo e chiacchierando rumorosamente . Ad un tratto , verso la fine del banchetto , si vide il rajah a scomparire , per mostrarsi poco dopo , accompagnato da alcuni ministri , sulla balconata che sovrastava il palcoscenico . Teneva in mano una carabina ed i suoi compagni portavano invece delle bottiglie e dei bicchieri . Tosto echeggiò un colpo di fuoco ed uno dei convitati , il vecchio guerriero dalla barba bianca , cadde mentre la bambina che gli sedeva accanto , fuggiva urlando . Altro colpo di fuoco ed un altro cadde dibattendosi disperatamente . Il rajah , che sembrava in preda ad una furiosa pazzia , vuota una tazza di liquore che un ministro gli porge , poi prende un ' altra carabina e torna a sparare . I convitati fuggono disperatamente aggirandosi , come lupi in trappola , intorno alla tavola , rovesciando sedie e tondi , urlando spaventosamente e tendendo le braccia verso il rajah che continuava a sparare . Stramazzano i vecchi , poi le donne , poi i fanciulli , ma il sanguinario principe , come invasato dal demonio della distruzione , sordo ai lamenti strazianti delle vittime , continua a sparare , finché non rimangono che il giovane che gli rassomiglia e la bambina che piange sul cadavere del vecchio guerriero . Yanez guarda il rajah . Il principe è pallidissimo , la sua fronte è aggrottata , le sue labbra fremono . Si ricorda bene di quel terribile dramma che lo ha portato sul trono dell ' Assam . - È più commosso di quello che credeva , - mormora il portoghese . - Aspetta la fine , mio caro . Questo è ancora nulla . - Il rajah beve un ' altra tazza e guarda le vittime , contandole cogli occhi . Il giovane principe , che è ritto in mezzo ai cadaveri tende , con atto disperato , le braccia verso il rajah che barcolla come un ubriaco fradicio e urla ripetutamente , simulando a meraviglia uno spavento indicibile : - Lasciami la vita ! Sono tuo fratello ! Abbiamo nelle vene il medesimo sangue ! - Il rajah sembra esitare , poi il suo sguardo ardente e feroce si spegne lentamente . Getta sul palcoscenico una delle sue carabine e dice : - Io ti risparmio purché tu colpisca la rupia che io getterò in aria . - Il principe raccoglie l ' arma e spara sul rajah che stramazza fulminato sul terrazzino . I ministri del defunto tiranno si affrettano a discendere nel cortile ed a gettarsi ai piedi del giovane principe , ma questi invece si getta sulla bambina che piange sempre sul cadavere del padre , gridando con un gesto tragico : - Portatela via , anch ' io non voglio più parenti ! Vendetela schiava a qualcuno ! - Sulla scena compariscono alcuni indiani , miseramente vestiti , dai lineamenti feroci , che portano dipinto sul petto un serpente azzurro colla testa d ' una donna e che hanno ai fianchi dei fazzoletti di seta nera e dei lacci . Sono i thugs , gli adoratori della sanguinaria Kalì , i terribili strangolatori . Afferrano brutalmente la bambina , la cacciano entro una specie di sacco e la portano via malgrado le sue grida . Yanez torna a guardare il rajah e lo vede livido . Grosse gocce di sudore gl ' imperlano la fronte e le sue labbra si agitano come se un grido dovesse uscirgli : però non riesce a pronunciare nemmeno una sillaba . - Non osa , - mormora il portoghese . Tutti gli attori in quel momento scompariscono , i gongs , i sitar ed il tumburà intonano una marcia trionfale che assorda gli spettatori . Tosto venti uomini che indossano dei costumi guerreschi e che tengono in mano delle scimitarre , invadono la scena mandando clamori altissimi ; poi comparisce un palanchino sorretto da otto hamali9 splendidamente vestiti , sul quale sta assisa una giovane principessa che porta sulla fronte una corona reale . Il rajah manda in quell ' istante un urlo di belva feroce , seguìto tosto da un altro straziante . Tutti gli spettatori balzano in piedi . Anche il rajah si è alzato guardando , con smarrimento , i suoi ministri che reggono un alto dignitario che barcolla e che ha le labbra imbrattate di una schiuma sanguigna . - Che cosa succede qui ? - urla Sindhia . - Signore ... Muoio ! ... - risponde il dignitario con voce fioca . Yanez che non capisce nulla di quel colpo di scena , getta uno sguardo presso di sé ed impallidisce a sua volta . Il bicchiere colmo di liquore , che si era messo presso la sedia , era stato vuotato da qualcuno . Un lampo gli attraversa il cervello . - Sono sfuggito alla morte per un vero miracolo . Se l ' avessi vuotato io , a quest ' ora mi troverei nei panni di quel disgraziato . Cane d ' un greco ! Mi pagherai questo tiro birbone . Fortunatamente sono più astuto e più prudente di quello che credi . - Nel padiglione la confusione era al colmo . Tutti gridavano e s ' affannavano dietro al disgraziato , il quale vomitava sangue insieme a certe materie verdastre e filamentose . Il medico di corte finalmente giunse . Con un solo sguardo capì subito che la sua opera sarebbe stata assolutamente inutile .. - Quest ' uomo ha bevuto qualche potente veleno , - disse . Il rajah era diventato livido . I suoi occhi ardenti come carboni , si fissarono ora sugli uni ed ora sugli altri dignitari che occupavano il padiglione e che tremavano come se fossero stati colti da un accesso di febbre . - Qui vi è un colpevole ! - gridò il principe . - O lo troverete o vi farò decapitare tutti ! Mi avete udito ? Probabilmente quel veleno era destinato a me ! - O a me , Altezza ? - disse Yanez . Il rajah lo guardò con stupore . - Tu credi , mylord ? ... - Io non credere niente , però fare notare a S . A . che mio bicchiere non averlo vuotato io . Io averlo trovato senza goccia liquore dentro . Potere essere stato quello avvelenato . - Dov ' è quel bicchiere , mylord ? - Yanez si curvò per raccoglierlo , ed un ' esclamazione di collera gli sfuggì . - Aho ! - Il bicchiere era misteriosamente scomparso . - Non essere più accanto sedia , - disse poi . - Noi troveremo il colpevole mylord , te lo prometto . - Grazie , Altezza . - Questo delitto non deve rimanere impunito . Il mio elefante carnefice avrà del lavoro fra qualche giorno . - Poi aggiunse brutalmente : - Lo spettacolo è finito . Che anche il colpevole vada a dormire per l ' ultima volta . - I ministri , in preda ad un vivo sgomento , si erano ritirati precipitosamente per fargli largo . Il rajah strinse la mano al portoghese e uscì dal padiglione , colla fronte aggrottata e lo sguardo cupo . Il greco nella sua qualità di primo favorito , stava per seguirlo , quando Yanez fu pronto a trattenerlo . - Ho da dirvi una parola , signor Teotokris . - Me la direte domani , mylord - rispose il greco . - Il principe mi aspetta . - Non ho che da dirvi grazie . - Di che cosa ! - Diamine ! Di essere ancora vivo ed è un bel piacere , credetelo , Teotokris - disse Yanez , ironicamente . - Credevo però che i greci dell ' Arcipelago fossero più furbi . - Mylord ! - esclamò il favorito con voce rauca . - Voi m ' insultate e questo non è né il luogo , né il momento . - Domani aggiusteremo l ' affare ; non guastatevi il sangue per ora . - Il greco alzò le spalle e se ne andò frettolosamente . Yanez non credette opportuno trattenerlo . Si sfogò con un " va ' al diavolo , briccone ! " . Chiamò i suoi malesi e lasciò a sua volta il padiglione , ormai deserto . In mezzo al cortile , guardato da una mezza dozzina di servi e coricato su un tappeto , giaceva il cadavere del dignitario , un alto funzionario della corte a quanto sembrava . Il veleno aveva operato rapidamente troncandogli la vita ancora giovane e gagliardo . Il portoghese , più commosso di quanto lo credeva , si levò il cappello , mormorando con ira : - Un giorno , anche tu , povero uomo che mi hai salvata l ' esistenza , sarai vendicato . - Stava per salire la scala che conduceva al suo appartamento , quando un uomo gli sbarrò la via , cadendogli ai piedi in ginocchio . Era il calicaren , ossia il capo degli attori . - Sahib , - gli disse , - salvami . Noi domani saremo tutti morti . - Chi ? - chiese Yanez sorpreso . - Io ed i miei artisti . - Perché ? - In causa della commedia che noi abbiamo rappresentato . Il rajah è furibondo ed ha giurato di farci tagliare il collo allo spuntare del sole . - Chi te lo ha detto ? - L ' altro uomo bianco - Il favorito ? - Sì , sahib . - Vuoi un consiglio ? - Dammelo sahib . - Dattela a gambe assieme ai tuoi attori e va ' a rappresentare i tuoi drammi nel Bengala . Kubang ! - Il capo della scorta si era fatto avanti . - Da ' a quest ' uomo altre cinquecento rupie , - gli disse Yanez . - Ti bastano per scappare , calicaren ? - Tu mi fai un signore , sahib - disse l ' attore . - Me ne hai dato altre cinquecento . - Prendi anche queste . - Mi farò costruire un gran teatro . - Come vuoi , purché non ti acciuffino prima che il sole si alzi . - Il rajah non ci prenderà più , sahib . Se posso esserti necessario disponi di me . - Non occorre : corri invece . - Yanez salì la scala ed entrò nel suo appartamento dove lo aspettava il maggiordomo . Per la prima volta in vita sua il portoghese appariva molto preoccupato . - Sbarrate la porta , - disse ai suoi malesi , - e coricatevi colle carabine a fianco . Non so che cosa possa accadere . - Siamo in sei , capitano - rispose il capo della scorta . - Tu puoi dormire tranquillamente perché veglieremo su di te . Vuoi che mandi qualcuno ad avvertire la Tigre ? - È inutile pel momento . Lasciatemi solo col maggiordomo . - Si sedette dinanzi al tavolo stappando una bottiglia di gin , la fiutò a lungo , poi empì il bicchiere e lo porse al chitmudgar dicendogli : - Avresti paura tu a vuotarlo ? - Perché , mylord ? - Sai che con un bicchiere di non so quale liquore hanno mandato , or ora , all ' altro mondo uno dei grandi ufficiali del rajah ? - Me lo hanno raccontato , sahib - rispose il chitmudgar . - Era il tesoriere del principe . - Sai che quell ' uomo ha vuotato il bicchiere che era stato offerto a me ? - Che cosa dici , mylord ! - esclamò l ' indiano stupefatto . - È come te la racconto . - Sicché si cercava di avvelenare te ? - Così pare , - rispose Yanez flemmaticamente . - E non hai alcun sospetto ? - Chi credi tu , chitmudgar che alla corte abbia qualche interesse a sopprimermi ? - Il maggiordomo era rimasto silenzioso . - Il rajah ? - No , è impossibile ! - esclamò l ' indiano . - Egli ti deve troppa riconoscenza per aver ricuperata la pietra di Salagraman e di non aver chiesto alcuna ricompensa . E poi egli ti ammira troppo dopo l ' uccisione della kala - bâgh . - E allora ? - L ' altro uomo bianco . - Il favorito , è vero ? - L ' indiano ebbe una breve esitazione , poi rispose francamente : - Sì , lui . - Ne ero certo , - disse Yanez . - Egli teme che tu mylord , gli prenda il posto . - Credi tu che questo liquore sia avvelenato ? - Questo no ; è impossibile ! Le bottiglie che io ho portato qui le ho prese nelle cantine del rajah , quindi puoi vuotarle con animo tranquillo . - Bevi allora . - Ecco mylord . - Il chitmudgar vuotò , senza esitare , d ' un sol colpo il bicchiere . - È eccellente , mylord . - Allora berrò anch ' io , - disse Yanez , empiendo un altro bicchiere . - Va ' a riposarti ora : se avrò bisogno di te ti farò chiamare . - Il maggiordomo fece un profondo inchino e si ritirò . Yanez vuotò un altro bicchiere , accese una sigaretta e si stropicciò le mani mormorando : - La giornata è stata pesante , tuttavia non ho perduto il mio tempo inutilmente . Le frutta le raccoglieremo più tardi . La matassa è ancora molto imbrogliata ; però spero di dare a Surama la corona che le spetta e di mandare a casa del diavolo Sindhia . Il ragno malefico è quel dannato greco dell ' Arcipelago . Domani farò il possibile di darti una terribile lezione . - 12 . Un terribile duello Yanez , che aveva dormito tranquillamente , come un uomo che non ha fastidi , aveva appena aperti gli occhi e stava sbadigliando , quando il chitmudgar , dopo aver bussato replicatamente entrò accompagnato da un ufficiale del rajah . - Mylord , - disse il maggiordomo , mentre l ' ufficiale faceva un grande inchino - sei aspettato dal principe . - Aspettate cinque minuti , - rispose Yanez , tornando a sbadigliare . Balzò dal letto , si vestì con cura senza troppo affrettarsi , si mise nella fascia le pistole e raggiunse il chitmudgar e l ' ufficiale che lo attendevano nel salotto dove era stato intanto approntato il thè . - Che cosa desidera S . A . ? - chiese sorseggiando l ' aromatica bevanda con studiata lentezza . - Lo ignoro mylord , - rispose l ' ufficiale . - È di cattivo umore forse ? - Mi sembra assai preoccupato stamane , mylord . Pare che vi sia stata un po ' di burrasca fra lui e l ' altro uomo bianco . - Ah ! Il signor Teotokris ! - esclamò Yanez quasi distrattamente . - Già , l ' altro uomo bianco è sempre di cattivo umore . - È vero mylord ! - Così si fa temere . - Tutti hanno paura di lui alla corte . - Anche di me ? - Oh no , mylord . Tutti vi ammirano e sarebbero ben lieti di vedervi al posto del favorito . - Ecco una preziosa informazione - mormorò fra sé il portoghese . Trangugiò in fretta l ' ultimo sorso , chiamò i suoi fedeli malesi e seguì l ' ufficiale dicendo : - Prepariamoci ad una burrasca . L ' affare della commedia non passerà certamente liscio . Fortunatamente gli attori se ne sono andati , almeno lo spero . - Scese lo scalone ed entrò nella sala del trono . S . A . Sindhia vi era già , sdraiato come il solito su quella specie di letto , con parecchie bottiglie di liquori disposti su un tavolino ed un gran bicchiere colmo in mano . - Ah ! ben felice di vederti , mylord - disse appena Yanez entrò seguìto dai malesi . - Ti aspettavo con impazienza . - Io essere sempre a disposizione di V . Altezza , - rispose Yanez nel suo fantastico inglese . - Siedi presso di me , mylord . - Yanez prese una sedia e la collocò sulla piattaforma , presso quella specie di letto che serviva di trono . - Mylord , - disse il rajah porgendogli un bicchiere di champagne , - bevi questo . Non è avvelenato perché la bottiglia l ' ho fatta sturare in mia presenza ed ho assaggiato il liquido che conteneva . - Io non avere paura di voi , Altezza - rispose Yanez . - Amare molto vino bianco francese e bevere subito a vostra salute . - Vuotò d ' un colpo la tazza poi riprese : - Ed ora io ascoltare tutto orecchi Vostra Altezza . - Dimmi mylord , in quali rapporti sei col mio favorito ? - Cattivi , Altezza . - Perché ? - Non sapere io . Greco non vedermi bene qui . - Tu hai avuto una questione . - Essere vero . Noi uomini bianchi rissare sempre quando non appartenere istessa nazione . Io inglese , lui greco . - Sai che vuole ucciderti ? - Aho ! Io uccidere forse lui . - Mi ha chiesto di offrire alla mia corte un combattimento emozionante . Io amo i coraggiosi e mi piace vedere gli uomini a difendere la propria vita valorosamente . - Io essere pronto , Altezza . - Quale arme hai scelto , mylord ? - Io avere lasciato scelta a tuo favorito . - Sai dove vi misurerete ? - Io non sapere niente . - Nel mio cortile . Il duello sarà pubblico e tutta la mia corte vi assisterà . Così desidera il mio favorito . - Benissimo , - rispose Yanez con indifferenza . - Tu hai un coraggio meraviglioso , mylord . - Io non avere mai paura , Altezza . - Io ho scelto l ' ora . - Quale ? - Due ore prima del tramonto noi saremo tutti raccolti nel cortile d ' onore . Stanno già i miei servi preparando i padiglioni . - Noi dare ora commedia . - Ah ! - esclamò il rajah aggrottando la fronte e facendo un gesto di collera . - A proposito di commedie , sai che tutti i miei attori sono fuggiti ? - Oh ! - fece Yanez simulando un meraviglioso stupore . - Fra di loro doveva esservi colui che cercò di avvelenare me o te . - Possibilissimo , - si limitò a rispondere il portoghese . - A quest ' ora saranno molto lontani , ma se per caso rientreranno un giorno nel mio stato , li farò decapitare tutti , compresi i fanciulli che hanno con loro . Accetta un altro bicchiere di questo eccellente vino , mylord , prima di lasciarmi . Ti darà maggior forza per misurarti col mio favorito . - Grazie , Altezza - rispose Yanez , prendendo la tazza che il rajah gli porgeva . La vuotò ed avendo compreso che l ' udienza era finita si alzò . - Mylord , - disse a voce bassa il principe mentre gli stendeva la mano . - Sta ' in guardia ! Il mio favorito ha scelto per lui un ' arma terribile e che egli sa maneggiare meglio d ' un vecchio thug . Sii pronto a tagliargliela o sarai perduto . Ora va ' e sii forte e valoroso come il giorno in cui hai ucciso la kala - bâgh . - Yanez uscì dalla sala del trono e forse in quel momento appariva preoccupato . Il suo eterno buon umore pareva che fosse scomparso da quel viso sempre ilare e un po ' ironico . Senza dubbio le ultime parole del rajah avevano fatto presa sul suo animo . Risalì lentamente nel suo appartamento dove il chitmudgar lo aspettava per annunciargli che la colazione era pronta . - Mangerò poi , - gli disse Yanez . - Pel momento devo occuparmi di qualche cosa più interessante dei tuoi piatti più o meno infernali . - Che cos ' hai , mylord ? - chiese il maggiordomo . - Tu mi sembri di cattivo umore stamane . - Può darsi , - rispose il portoghese . - Siediti e rispondi alle domande che ti rivolgerò . - Sono sempre a tua disposizione , mylord . - Hai mai visto tu il greco a eseguire dinanzi al rajah qualche straordinario esercizio ? - Sì , quello del laccio ; credo anzi che nessun thug possa rivaleggiare con lui . Un giorno è giunto alla corte uno di quei sinistri adoratori della dea Kalì e si è misurato col favorito del rajah . - E chi vinse ? - Il favorito , mylord . Il thug cadde mezzo strangolato e se non fosse stato graziato , non sarebbe certo uscito vivo da questo palazzo . - Che il favorito sia stato fra i thugs ? - Solo il rajah potrebbe saperlo e forse nemmeno lui . - Ah ! birbante d ' un greco ! - esclamò Yanez . - Fortunatamente so come agiscono i signori strangolatori . Quando si ha in mano una buona scimitarra si può tenere fronte a loro senza correre troppo pericolo . Sta ' tu , in guardia , signor Teotokris . Ora possiamo fare colazione . - Subito mylord , - disse il chitmudgar . Yanez passò nel salotto , mangiò col suo solito appetito , poi strappate alcune pagine dal suo portafoglio si mise a coprirle d ' una scrittura fittissima e minuta . Quand ' ebbe finito fece cenno al chitmudgar di lasciarlo solo e chiamò il capo della scorta . - Porta questi fogli a Sandokan , - gli disse sotto - voce . - Bada che tu probabilmente sarai pedinato da qualcuno , è necessario quindi che tu agisca colla massima prudenza perché desidero che si ignori qui ove si nascondono i miei compagni . Se vedi di non poter ingannare quelli che ti seguissero , fermati da Surama . Penserà ella a far pervenire questi fogli alla Tigre della Malesia . - Sarò prudente , capitano - rispose il malese . - Aspetterò la notte per entrare nel tempio sotterraneo , così potrò uccidere più facilmente quelli che mi seguiranno . - Va ' , amico . - Quando il malese fu scomparso , il portoghese si sdraiò su un divano , accese una sigaretta e s ' immerse in profonde riflessioni , seguendo distrattamente , cogli occhi socchiusi , le spire che descriveva il fumo innalzandosi . Quando il chitmudgar entrò , dopo tre ore , il portoghese russava pacificamente come se nessuna preoccupazione lo turbasse . - Mylord , - disse il maggiordomo , - il rajah ti aspetta . - Ah ! Diavolo ! - esclamò Yanez stirandosi le membra . - Non mi ricordavo più che il greco deve strangolarmi . Sono già tutti raccolti nel cortile ? - Sì , mylord : non si aspetta che te . - Portami un bicchiere di gin onde mi svegli del tutto . Bada che non contenga qualche droga infernale . - Aprirò per maggior sicurezza un ' altra bottiglia . - Tu sei un brav ' uomo : un giorno ti farò nominare gran cantiniere di qualche grossa corte . - Si alzò , vuotò il bicchiere che il chitmudgar gli porgeva e dopo d ' aver chiamati i malesi scese nell ' ampio cortile , tenendo fra le labbra la sigaretta spenta . Aveva riacquistato tutto il suo sangue freddo e la sua calma straordinaria . Pareva un uomo che si recasse ad una festa anziché ad un combattimento terribile e forse mortale per lui . Tutto intorno al cortile erano stati eretti dei ricchi padiglioni , un po ' più bassi di quello che occupava il rajah . C ' erano uomini e bellissime indiane , con costumi sfarzosi e molti gioielli indosso . Il greco stava in mezzo , accanto ad un piccolo mobile su cui stavano una scimitarra ed un laccio . Era pallido più del solito , però sembrava non meno tranquillo del portoghese . Il rajah che sedeva fra i suoi ministri , vedendo entrare il mylord colla sigaretta in bocca , lo salutò cortesemente colla mano guardandolo intensamente . Gli spettatori affollati nei padiglioni si erano invece alzati in piedi , osservandolo curiosamente . Yanez salutò toccandosi con una mano la tesa del cappello , poi mentre i suoi malesi prendevano posto all ' estremità del cortile appoggiandosi sulle loro carabine , si avanzò lentamente verso il greco dicendogli : - Eccomi . - Cominciavo a perdere la pazienza , - rispose Teotokris con un brutto sorriso che parve una smorfia . - Quando noi marinai dell ' Arcipelago abbiamo deciso di ammazzare un avversario , non aspettiamo mai . - E nemmeno i gentiluomi inglesi , - disse Yanez . - Le armi ? - Le ho scelte . - Alla spada o alla pistola ? - Voi dimenticate che qui non siamo in Europa . - Che cosa volete dire ? - Che io vi affronterò con un laccio onde offrire al mio signore uno spettacolo veramente indiano . - È degno dei briganti indiani che adorano Kalì , - rispose Yanez ironicamente . - Credevo aver da fare con un europeo : ora capisco di essermi ingannato . Non importa : ho commesso la sciocchezza di lasciarvi la scelta delle armi ed ora vi mostrerò come un mylord inglese sa trattare le persone della vostra razza . - Signore ! - No , chiamatemi mylord , - disse Yanez . - Mostratemi le vostre carte prima . - Dopo , quando vi avrò tagliato il collo e la barba insieme . Voi , greci dell ' Arcipelago siete tanti barili di polvere ? - chiese Yanez , sempre beffardo . - Basta : il rajah s ' impazienta ! - A teatro bisogna sempre aspettare , per Giove , almeno a Londra . - Prendete la vostra scimitarra . - Ah ! È con questa che dovrò tagliarvi la testa ? Benissimo ! - Scherzate troppo ! - Che cosa volete ? Noi inglesi siamo sempre di buon umore . - Vedremo se lo sarete quando il mio laccio vi strangolerà , signore . - No , no , mylord . - Lo vedremo il vostro sangue azzurro ! - gridò il greco esasperato . - Ed io quello dei greci dell ' Arcipelago . - Prendete la vostra scimitarra : ho fretta di finirla ! - Ed io nessuna di andarmene all ' altro mondo . - Gettò la sigaretta , prese la scimitarra che era stata posata accanto al laccio e fece alcuni passi indietro , senza troppo affrettarsi , arrestandosi a qualche metro dai malesi i quali guardavano ferocemente il greco . Era da prevedersi che i selvaggi figli delle grandi isole indo - malesi non sarebbero rimasti impassibili , se una disgrazia avesse colto il loro capo che adoravano come un dio , checché dovesse succedere dopo . Teotokris , che sembrava in preda ad un vero accesso di furore , aveva preso bruscamente il laccio , mettendosi a dieci passi dal suo avversario . Quello strano duello , di carattere veramente indiano , pareva che avesse impressionato profondamente gli spettatori , quantunque dovessero averne veduti ben altri . Un profondo silenzio si era fatto in tutti i padiglioni : anche il rajah stava zitto e non staccava i suoi sguardi da Yanez , la cui tranquillità era meravigliosa . Il portoghese si era messo in guardia come un vecchio spadaccino , tenendo la scimitarra un po ' alta per essere più pronto a difendere il collo . In quel momento egli si chiedeva solo se il suo avversario aveva imparato a maneggiare il lazo fra i gauchos dell ' America meridionale o fra i thugs indiani . Una mossa del greco lo convinse di aver dinanzi un uomo che aveva imparato a servirsi di quella terribile corda fra gli ispano americani piuttosto che fra gli indiani . - Quello deve essere stato un grande avventuriero , - mormorò . - Bada al collo , amico Yanez . - Teotokris aveva arrotolata parte della fune sul braccio sinistro facendo girare , attorno alla propria testa il lazo come usano fare i cavalieri della pampa argentina ed i cow - boys del Wild - West dell ' America settentrionale allorquando si preparano ad arrestare un mustang selvaggio spinto al galoppo . - Siete pronto mylord ? - chiese . - Quando vorrete . - Fra mezzo minuto vi avrò strangolato , ammenoché il rajah non chieda la vostra grazia . - Non preoccupatevi tanto , signor Teotokris - rispose Yanez . - Non avete ancora in vostra mano la pelle dell ' orso , come si dice da noi . - Vi farò un colpo che non lo sospettate . - Me lo direte più tardi . Voi cercate di sorprendermi facendomi parlare troppo . Basta , signor Teotokris . - Infatti il greco , mentre chiacchierava , non aveva cessato di far girare sopra la propria testa il terribile lazo per tenere la corda ben aperta . Tutti gli spettatori si erano alzati per non perdere nulla di quell ' emozionante combattimento . Un vivo stupore si leggeva su tutti quei volti abbronzati o nerastri : la calma meravigliosa dei due duellanti aveva prodotto in tutti gli animi una profonda ammirazione . - Ah ! questi europei ! - non cessavano di sussurrare . Yanez , un po ' raccolto su se stesso per offrire meno presa al laccio , aspettava l ' attacco del greco , sempre impassibile , seguendo attentamente collo sguardo le rotazioni , sempre più rapide , che descriveva la funicella . Ad un tratto un sibilo acuto si fece udire , Yanez aveva alzata rapidamente la scimitarra , vibrando un colpo , poi aveva fatto un balzo indietro , un vero balzo da tigre , mandando nel medesimo tempo un urlo di furore . Nella sua destra non stringeva altro che l ' impugnatura dell ' arma . La lama , appena urtata dal laccio , era caduta a terra . Tuttavia il colpo era stato parato . - Traditore ! - gridò Yanez al greco che ritirava precipitosamente il lazo per ritentare il colpo . - Se fai un passo innanzi ti brucio le cervella ! - Aveva tratta dalla fascia una delle due pistole e dopo averla montata l ' aveva puntata su Teotokris , mentre i malesi che si trattenevano a stento avevano alzate precipitosamente le carabine appoggiandosele alle spalle . Un gran grido erasi levato fra gli spettatori che non si aspettavano di certo quel colpo di scena . Anche il rajah pareva in preda ad una certa irritazione , avendo ben compreso che un tradimento era stato ordito a danno del suo grande cacciatore , non potendo ammettere che una scimitarra si spezzasse sotto il semplice urto d ' una funicella . Teotokris , pallido come un cencio lavato , era rimasto muto ed immobile , lasciando pendere il lazo . Grosse stille di sudore gl ' imperlavano la fronte . - Datemi un ' altra scimitarra ! - gridò Yanez . - Vedremo se si spezzerà nuovamente . - Uno dei suoi malesi estrasse quella che gli pendeva al fianco e gliela porse dicendogli : - Prendi questa , capitano . È d ' acciaio del Borneo e tu sai che è il migliore che si possa avere . - Il portoghese impugnò saldamente l ' arma , gettò a terra la pistola e si mise di nuovo di fronte al greco . Una sorda rabbia lo aveva invaso . - Bada , greco , - disse coi denti stretti - che io farò il possibile per ucciderti . Non mi aspettavo da te , europeo al pari di me , un simile tradimento . - Ti giuro che io non ho scelta quell ' arma ... - Lascia i giuramenti agli altri ; già non ti crederei . - Signore ! - Ti aspetto per farti a pezzi . - Sarai tu che morrai ! - urlò il greco furibondo . - Lancia il tuo lazo dunque ! - Il greco tornava a far girare la funicella . Spiava attentamente Yanez sperando di sorprenderlo ; il suo avversario però conservava una immobilità assoluta e non perdeva mai di vista , nemmeno per un istante , il lazo . D ' improvviso il greco fece un balzo in parte lanciando contemporaneamente la funicella e mandando un urlo selvaggio per scombussolare o impressionare il portoghese . Questi si era ben guardato dal muoversi . Sentì piombarsi addosso il lazo e scendergli attraverso la testa , ma pronto come un lampo avventò due colpi di scimitarra a destra ed a sinistra , tagliandolo netto prima che il greco avesse avuto il tempo di dare lo strappo fatale . Allora a sua volta si slanciò . La larga lama balenò in alto , poi scese con gran forza , colpendo il greco con un traversone sotto la mammella destra . Teotokris aveva fatto un salto indietro , tuttavia non era riuscito ad evitare per intero il colpo . Si tenne un momento ritto , poi cadde pesantemente al suolo , comprimendosi con ambe le mani il petto . Attraverso la casacca squarciata il sangue usciva , formando una larga macchia sulla candida flanella . Un urlo uscito da duecento bocche aveva salutato la vittoria del coraggioso uccisore di tigri . - Devo finirlo ? - chiese Yanez , rivolgendosi verso il rajah che si era alzato . - Ti chiedo la grazia per lui , mylord - rispose il principe . - Sia , - rispose Yanez . Restituì la scimitarra , raccolse la pistola e dopo d ' aver fatto un lungo inchino si ritirò mentre le donne si levavano i mazzolini di mussenda che portavano all ' estremità delle loro trecce gettandoglieli dietro . Mentre si allontanava sempre scortato dai suoi malesi , il medico di corte e sei servi avevano adagiato il greco su un palanchino , portandolo rapidamente nella sua stanza . Teotokris non era svenuto e nemmeno si lamentava . Solo di quando in quando una rauca bestemmia gli sfuggiva attraverso le labbra scolorite . Pareva che sentisse più la rabbia di essere stato vinto dal suo rivale , che il dolore prodottogli da quel colpo di scimitarra . - Sì , visitami e fasciami subito - disse con tono imperioso al medico . - La ferita non è grave . La lama deve aver incontrato la guardia del pugnale che portavo sotto la casacca . - Il medico gli denudò rapidamente il petto . La scimitarra aveva tracciato , sotto la mammella destra , un taglio lungo una quindicina di centimetri che non sembrava molto profondo . - Ah ! Ecco ! - esclamò il dottore raccogliendo un oggetto che era scivolato sotto la giacca . - Tu devi a questo , la tua vita , signore . - Il manico del pugnale ? - Sì : è stato tagliato netto . Se la lama non lo avesse incontrato il cacciatore di kala - bâgh ti avrebbe spaccato il cuore . Ero presente quando ti ha vibrato il colpo . - Una botta scagliata con tutta forza , - rispose Teotokris . - Per quanto credi che io ne abbia ? - Non sarai in piedi prima di due settimane . Sei robustissimo tu , signore . - Ed ho pelle di marinai addosso , - disse il greco , sforzandosi a sorridere . - Spicciati : il sangue se ne va e non desidero affatto di perderlo . - Il medico che , quantunque indiano , doveva essere abilissimo , cucì lestamente la ferita , spalmandola poi con una materia che pareva resinosa e la fasciò strettamente . Aveva appena terminato , quando un ufficiale dei seikki entrò nella stanza annunciando il rajah . La fronte del greco si era subito abbuiata , tuttavia si guardò bene dal far trasparire il suo malumore . - Uscite tutti , - disse al medico ed ai servi . Il rajah entrava in quel momento e solo . Anche la sua fronte non pareva serena . Attese che tutti si fossero allontanati , compreso l ' ufficiale , poi prese una sedia e si assise presso il capezzale del ferito . - Come va dunque , mio povero Teotokris ? - chiese . - Ti credevo più abile e più fortunato . - Vi ho dato , Altezza , non poche prove della mia abilità nell ' uso del laccio . Non credo di meritarmi quindi alcun rimprovero . - È grave la ferita ? - No , Altezza . Potrò rimettermi a vostra disposizione fra una quindicina di giorni e allora vi giuro che non perderò il mio tempo . - Che cosa vuoi dire ? - Che saprò chi è quell ' uomo che si spaccia per un mylord . - Tu serbi rancore a quel valoroso cacciatore . - E gliene serberò finché avrò un alito di vita , - rispose il greco con accento feroce . - Eppure tu gli hai giuocato un cattivo tiro . - Voi supponete Altezza ? ... - Che l ' impugnatura di quella scimitarra sia stata abilmente segata onde la lama cedesse al menomo urto . - Chi è che mi accusa ? - Io , - disse il rajah , aggrottando la fronte . - Se siete voi Altezza che lo dite , allora non negherò più . - Confessi ? - Sì , è vero : l ' estremità della lama l ' ho fatta segare presso la guardia da un abilissimo artefice . - Il principe non poté frenare un gesto di stupore e guardò severamente il suo favorito . - Avevi dunque paura del gran cacciatore bianco ? - Volevo sopprimerlo a qualunque costo per rendere al mio benefattore un grande servizio , - disse il greco audacemente . - A me ? - Sì , Altezza . - Uccidendo colui che mi ha restituito la pietra di Salagraman e che ha ucciso la kala - bâgh ! - Sì , perché quell ' uomo un giorno , ne sono sicuro , ti giuocherà qualche pessimo tiro . - E perché ? - Perché è un inglese innanzi tutto e tu sai , forse meglio di me , che gli uomini della sua razza furono sempre i più pericolosi avversari degli indiani . Forse che quasi tutto l ' Indostan non è stato conquistato da loro ? E poi perché quel mylord ha condotto con sé una principessa indiana che non è assamese ? Apri gli occhi Altezza e non fidarti ciecamente di quell ' inglese che non sappiamo che cosa sia venuto a fare qui . - A uccidere la tigre , mi ha detto - rispose il rajah . - Tu potrai credere quello che vorrai , ma non io che appartengo alla razza più astuta che viva in Europa . - Il principe , visibilmente impressionato , si era levato in piedi mettendosi a passeggiare intorno al letto del ferito . Diffidente per carattere , cominciava a diventare inquieto . - Che cosa fare ? - chiese ad un tratto fermandosi presso il greco che lo aveva seguito con uno sguardo ironico . - Io non posso congedarli lì per lì ; potrei anzi avere dei grossi fastidi col governatore del Bengala . - Non ti consiglierei di far ciò nemmeno io , Altezza - disse il greco . - E allora ? - Vuoi lasciare a me carta bianca ? - Il rajah lo guardò con diffidenza . - Penseresti a farlo assassinare da qualche sicario o di farlo avvelenare ? Cattivi mezzi che non mi salverebbero dall ' avere dei grattacapi . - Non sarà contro di lui che io agirò . A te Altezza non chiedo altro che di farlo strettamente sorvegliare . - Con chi te la prenderai dunque ? Voglio prima saperlo . - Con quella misteriosa principessa indiana . Quando sarà in mia mano la costringerò a dirmi chi è , e che razza d ' avventuriero sia quel mylord . - Io credo davvero che tu appartenga alla razza più astuta dell ' Europa , - disse il rajah . - Non desidero però che quella donna o fanciulla che sia venga trasportata qui . - Ho una casa di mia proprietà , dove tengo le mie donne - rispose il greco . - Questa notte mi farò condurre colà , ma tu dirai a tutti che io sono sempre alla tua corte e darai ordine che nessuno , per qualsiasi motivo , venga a disturbarmi . - Farò quello che vorrai . Addio e pensa a guarire presto . - 13 . La scomparsa di Surama Erano trascorsi solamente quattro giorni dal duello fra Yanez e Teotokris , quando un pomeriggio , nell ' ora in cui gli indiani , dopo la solita dormita , lasciano le loro stanze per recarsi a respirare una boccata d ' aria sulle terrazze , si presentava al palazzo di Surama un bruttissimo individuo dinanzi al quale però tutti s ' inchinavano come se fosse stato un altissimo personaggio od un essere più venerato ancora dei sacerdoti bramini . Si trattava d ' un fakiro appartenente alla rispettabilissima classe dei gussain , ossia dei mendicanti religiosi d ' una setta tantrica . Il suo aspetto era ben lungi dall ' ispirare una qualche simpatia , anzi nemmeno un po ' di compassione . Un europeo sarebbe certamente scappato nauseato . Il suo viso era cinto da una barba lunghissima , incolta e che terminava in una specie di pizzo arricciato come la coda d ' un maiale che gli scendeva fino ai piedi . Sulle gote e sulla fronte aveva strani tatuaggi rossi , figuranti come tanti minuscoli tridenti ed i suoi capelli erano riuniti sul cranio in modo da formare come una mitra . Il corpo , spaventosamente scarno , era quasi interamente nudo , non avendo che una striscia di stoffa giallastra attorno ai fianchi . Aveva però sul petto e sulle cosce un gran numero di macchie grigiastre fatte certamente con sterco di vaccina bruciato . Quello che lo rendeva però più spaventoso era il braccio destro , completamente anchilosato ed incartapecorito , che ormai non poteva più piegarsi e che stringeva fra la mano ben chiusa entro una guaina di cuoio una pianticella di mirto sacro . Quantunque l ' aspetto di quel disgraziato fosse spaventevole , anzi addirittura ripugnante , come abbiamo detto , tutti s ' inchinavano sul suo passaggio e s ' affrettavano a fargli largo . Nell ' India un fakiro , a qualunque setta appartenga , è sempre venerato . Da noi desterebbe solamente un po ' d ' ammirazione per la sua forza d ' animo di rimanere per interi anni con un braccio sempre alzato finché l ' articolazione si atrofizzi e immerso in una contemplazione stupida , che nessuna emozione anche profondissima può trarre , come nessun pericolo . Può bruciare una pagoda , anche una città , ma il fakiro non farà un passo per evitare le fiamme se è assorto nella sua contemplazione . D ' altronde che cosa rappresenta la morte per quei fanatici ? La fine delle loro pene e i godimenti supremi del cailasson , ossia del paradiso indiano . I due servi che vegliavano dinanzi al portone del palazzo , masticando del betel per ingannare meglio il tempo , vedendo il fakiro salire i quattro gradini si erano affrettati a muovergli incontro , chiedendogli premurosamente che cosa desiderasse . - Io so , - disse il fakiro , - che una persona ha gettato su questa casa una cattiva occhiata e vengo a proporre alla tua padrona di toglierla onde non le tocchi qualche grave disgrazia . - I due servi si erano guardati l ' un l ' altro con spavento , poiché gli indiani temono immensamente gli effetti del mal occhio . - Ne sei ben sicuro gussain ? - chiese uno dei due servi . - Io stavo seduto poco fa sui gradini di quella pagoda , quando vidi un vecchio fermarsi a poca distanza di qui e fare dei segni misteriosi . Te lo dico io : ha lanciato il mal occhio contro questo palazzo e anche contro tutti coloro che lo abitano e tu sai quali conseguenze fatali può produrre . - Non sai chi è quel vecchio ? - Prima d ' ora non l ' ho mai veduto - rispose il fakiro . - Deve essere però un nemico della tua padrona . - Attendimi un istante gussain . - Il servo si allontanò velocemente , mentre l ' altro teneva compagnia al fakiro il quale si era intanto seduto sull ' ultimo gradino , tenendo sempre alto il suo orribile braccio anchilosato e disseccato . Qualche minuto dopo il primo servo ritornava con un viso sgomentato dicendo : - Entra subito gussain e giacché hai il potere togli subito alla mia padrona ed a noi l ' occhiata scagliata da quel vecchio . - Sono pronto , - rispose il fakiro . - Allora entra . - Il gussain entrò nel palazzo a passi lenti , salendo lo scalone che conduceva negli appartamenti di Surama . La principessa lo aspettava sul pianerottolo . Indiana anch ' ella , aveva paura della terribile occhiata . - Signora , - disse il fakiro , - la tua casa è stata maledetta , ma io ho il potere di distruggere il mal occhio . - Ed io saprò ricompensarti , - rispose la giovane indiana . - Hai un bacino ? - Sì . - Io ho la tinta rossa . Fammelo portare . - Surama fece un cenno ad una delle sue serve e tosto un bacino d ' argento fu portato . - Dammi anche un pezzo di tela - disse il fakiro . Surama si levò la fascia di finissimo percallo a righe bianche e azzurre che le serrava i fianchi e gliela porse . - Dell ' acqua ora , - disse il fakiro . Una serva portò una bottiglia di cristallo rosso , racchiusa fino a metà da una incrostazione di lapislazzuli . Il fakiro empì il bacino , vi versò dentro una polvere rossastra , poi servendosi della mano sinistra , lo fece passare per tre volte dinanzi al viso di Surama ; servi e serve si erano aggruppati dietro alla padrona . Solo i quattro malesi che Yanez aveva messo a disposizione di Surama onde vegliassero su di lei , non subirono quella strana cerimonia , essendosi probabilmente accorto che non erano indiani , cosa d ' altronde facilissima data la tinta olivastro - oscuro della loro pelle . Ciò fatto il fakiro prese la fascia di Surama coi denti e la lacerò in due pezzi , gettando con forza l ' uno a destra e l ' altro a sinistra . - È fatto , - disse a Surama . - Tu signora sei liberata dall ' occhiata di quel sinistro vecchio e non correrai più alcun pericolo . - Che cosa vuoi pel tuo disturbo ? - chiese la giovane . - Che mi lasci un po ' riposare , - rispose il fakiro . - Sono molte notti che non dormo e che non mi nutrisco . Che cosa ne farei io del denaro ? Ad un fakiro bastano un banano e qualche crosta di pane . - Riposati dunque , - disse Surama . - Qui vi sono dei divani dove starai meglio che sui gradini della pagoda . Quando uscirai dalla mia casa avrai un regalo . Intanto che cosa posso offrirti ? - Fammi portare una tazza di toddy signora . È molto tempo che non ne bevo . - Sarai subito servito . Uscite tutti e lasciatelo dormire . - Si ritirarono ed il fakiro si stese su un tappeto , cogli occhi volti verso il soffitto come se l ' estasi l ' avesse sorpreso . Un momento dopo entrava un servo portando su un vassoio d ' argento un fiasco pieno di quel dolce e leggermente inebriante vino che gli indiani chiamano toddy e che somiglia al nostro vino bianco ed una tazza . - Prendi e bevi finché vuoi , gussain - gli disse , deponendo il vassoio a terra . - E prendi anche questa borsa che contiene dieci rupie . - Che saranno tue se rispondi ad una mia domanda , - rispose il fakiro . - Che cosa vuoi sapere , gussain ? - La stanza della tua padrona dove si trova ? - È accanto a questa . - A destra o a sinistra ? - A sinistra , - rispose il servo . - E perché mi hai fatto questa domanda ? - Per indirizzare a lei le mie preghiere , - rispose il fakiro gravemente . Il servo uscì . Il fakiro stette alcuni minuti immobile , poi si alzò senza far rumore e trasse di sotto al gonnellino che gli cingeva i fianchi una fiala di leggerissimo cristallo , fatta in forma d ' una bolla di sapone , che conteneva nel suo interno un mazzolino di fiori azzurri che rassomigliavano alle violette . - Queste carma - joga produrranno il loro effetto , - mormorò . - Chi può resistere al profumo che esalano questi piccoli fiori ? S ' addormenterà di colpo , così potranno portarla via senza che mandi nemmeno un lamento . - S ' avanzò cautamente verso la porta che si trovava a sinistra , ascoltò attentamente per alcuni istanti trattenendo il respiro , poi fece girare la maniglia senza produrre il menomo rumore e fece un passo innanzi . La stanza di Surama era tutta adorna di seta bianca , ricamata in oro e argento . In mezzo stava il letto , completamente isolato , coperto da un immenso drappo ricamato splendidamente , collocato sotto la punka . - Nessuno , - mormorò il fakiro . - È Siva o Brahma che mi proteggono ? L ' uomo bianco sarà contento ! - S ' avvicinò ad un piccolo mobile di ebano , intarsiato di madreperla e coperto da un tappeto che cadeva fino al suolo , spezzò il recipiente di vetro e vi gettò sotto il mazzolino . - Dormirai anche se non avrai sonno , - disse poi , con un sorriso ironico . Uscì indietreggiando , rinchiuse la porta e tornò a sdraiarsi sul tappeto come un uomo immensamente stanco . Il sole era tramontato da qualche ora , quando il servo di Surama entrò chiedendogli : - Gussain vuoi cenare ? La mia padrona ti offre da mangiare . - Lasciami dormire - rispose il fakiro , socchiudendo gli occhi . - Sono molto stanco . La tua padrona mi permette ? - Un sant ' uomo è padrone di dormire come e dove crede . Riposa in pace e che Brahma , Siva e Visnù veglino su di te , - rispose il servo . - La casa è tua ! - Il fakiro fece col capo un leggero movimento e rinchiuse gli occhi . Dormiva realmente ? Era un po ' difficile a saperlo . La notte era scura . Tutti si erano coricati nel palazzo : la padrona , i malesi , i servi e le serve . Un uomo solo vegliava come una tigre in agguato : il fakiro . Doveva essere quasi la mezzanotte quando un sibilo acuto tagliò l ' aria . Il fakiro udendolo , si era prontamente alzato . - Dorme , - mormorò . Colla mano sinistra aprì la finestra e gettò sulla via tenebrosa un rapido sguardo . Delle ombre umane stavano ferree in mezzo alla strada . Strinse le labbra e lasciò fuggire un debolissimo sibilo , che si poteva scambiare con quello del velenosissimo cobra - capello . Un segnale eguale subito rispose . - Sono pronti , - mormorò ; - allora tutto va bene . - Si affacciò alla finestra e lanciò un secondo sibilo . Subito dopo un colpo secco si fece udire contro una delle due imposte . Il fakiro allungò la sinistra e afferrò una fune che era attaccata ad una freccia molto lunga , che si era profondamente infissa nel legno . - Che demonio è quell ' uomo bianco ! - brontolò . - Mantiene le promesse e pagherà anche a me le cento rupie che mi ha promesso . Aspettate un momento e l ' affare sarà finito senza che nessuno se ne accorga . - S ' appressò alla porta , ascoltò ancora , poi risolutamente aprì . La lampada che rischiarava la stanza di Surama , brillava ancora , spandendo al di sotto una luce leggermente azzurrognola . Le serve avevano abbassato il lucignolo in modo che la luce fosse debolissima . Surama dormiva profondamente . Solo la sua respirazione era un po ' affannosa come se qualche cosa le gravitasse sul cuore . Il fakiro contemplò per alcuni istanti il viso bellissimo e roseo della giovane indiana , poi fece un gesto di dispetto . - Maledetto sia il giorno che io ho disseccato il mio braccio - disse . - Vile mestiere è quello del fakiro ! ... Ah ! - Tornò rapidamente nel salotto , assicurò la fune ad un gancio delle imposte e mandò due sibili . Un istante dopo un uomo scavalcava il davanzale , tenendo stretto fra le labbra uno di quei terribili coltelli indiani chiamati tarwar . - Che cosa vuoi gussain ? - gli chiese , balzando agilmente nella stanza . - Che mi aiuti - rispose il fakiro . - Io non posso usare che un solo braccio . - Vuoi che uccida ? - No : il padrone non vuole . Nessun delitto per ora . Aiutami a portare via la fanciulla . - Guidami . - Il fakiro rientrò nella stanza di Surama e gliela indicò dicendogli : - Fa ' presto : i fiori della carma - joga addormentano . - L ' indiano strappò dal letto la coperta di seta bianca , levò con un gesto brusco le lenzuola , avvolse Surama che pareva colpita da una specie di catalessi e lasciò subito la stanza borbottando : - Maledetti fiori ! Un momento ancora e m ' addormentavo anch ' io ! ... - Afferrò Surama fra le braccia secche nervose , scavalcò il davanzale , s ' aggrappò con una mano sola alla fune e si lasciò scivolare giù . Il fakiro quantunque avesse la destra anchilosata e stringesse sempre nella destra il ramoscello di mirto sacro , l ' aveva subito seguìto . Dieci uomini armati di lunghe carabine e di scimitarre li aspettavano in mezzo alla via . - È fatto il colpo ? - chiese uno . - Sì . - In marcia allora . - Ed io ? - chiese il fakiro . - Seguici . - Un palanchino sorretto da quattro hamali era pronto . Surama sempre avvolta nella coperta di seta bianca vi fu adagiata , le cortine furono abbassate , poi il drappello si mise rapidamente in marcia preceduto da due mussalchi che portavano delle torce accese . Nel palazzo nessuno si era accorto di quell ' audace rapimento compiuto nel colmo della notte e nel più profondo silenzio . I rapitori percorsero diverse vie oscure e deserte , poi si arrestarono dinanzi a un vasto caseggiato che rassomigliava nella costruzione a quei comodi e graziosi bengalow che si fabbricano gli inglesi che si stabiliscono nell ' India . La porta era aperta e la gradinata illuminata da una grossa lampada . Un chitmudgar , accompagnato da quattro servi , aspettava il drappello . - Fatto ? - chiese . - Sì , - rispose il fakiro . - Il tuo padrone sarà contento . - Il chitmudgar sollevò una tenda del palanchino e gettò su Surama , sempre addormentata , un rapido sguardo . - Sì , - disse poi . - È la principessa misteriosa . - Fece un segno ai servi . Questi presero il palanchino , l ' alzarono e salirono frettolosamente la scala . - Potete andare , - disse allora il maggiordomo rivolgendosi alla scorta , - e anche tu gussain . È meglio che non ti si veda in questa casa . Eccovi cento rupie che il mio padrone vi regala . Buona notte . - Chiuse la porta e raggiunse i servi i quali avevano deposto il palanchino in una bellissima e ampia stanza , il cui centro era occupato da un letto incrostato di laminelle d ' argento e di madreperla con ricchissima coperta di seta azzurra a ricami gialli . Il chitmudgar prese fra le robuste braccia la bella indiana che pareva morta , svolse la coperta di seta bianca e la mise a letto , coprendola per bene . - Portate via il palanchino ora - disse ai servi . Erano appena usciti quando un uomo entrò : era uno dei ministri del rajah . - Eccola signore - disse il maggiordomo , inchinandosi profondamente . - Le guardie del favorito hanno agito rapidamente e senza allarmare gli abitanti del palazzo . - Il ministro sollevò la coperta e guardò Surama . - È bellissima , - disse . - Il grande cacciatore è di buon gusto . - Devo svegliarla signore ? - Che cosa ha adoperato il fakiro per addormentarla ? - Gli ho dato tre fiorellini di carma - joga . - Ah ! - fece il ministro . - Ne coltivo molti nel giardino . - Come potremo farla parlare ? - Ho previsto tutto , signore . - Colla youma ? - Ho qualche cosa di meglio - rispose il maggiordomo con un ' sottile sorriso . - Fino da ieri ho preparato una infusione di bâng10 e di benafuli11 . - Non s ' addormenterà di più invece ? - No , signore : la renderà furibonda e parlerà . Il benafuli modera l ' azione dell ' oppio . - Che si possa tentare la prova ? - Quando tu vorrai , signore . - Tu mi assicuri che la principessa non soffrirà . - Rispondo io pienamente . - Agisci allora . - Il chitmudgar prese da una mensola una fiala di cristallo che conteneva un liquido giallastro , un piccolo coltello d ' argento e s ' avvicinò a Surama . - Bada di non farle male , - disse il ministro . - Noi non sappiamo ancora chi sia , ed il rajah desidera che si usi la più grande prudenza . - Non temere , signore - rispose il maggiordomo . Aprì le labbra di Surama , introdusse leggermente , con somma precauzione , la punta del coltello fra gli splendidi dentini che erano strettamente chiusi , poi facendo un piccolo sforzo li aprì . Subito un lungo sospiro sfuggì alla fanciulla ; però gli occhi rimasero chiusi . Il chitmudgar prese la fiala e versò parecchie gocce nella gola della bella dormente . - Dieci - contò . - Bastano . - Aveva appena terminato di parlare , quando un fremito scosse il corpo di Surama . Pareva che fosse stata toccata da una scarica elettrica . - Si sveglia , signore - disse il chitmudgar . - Fra poco tu saprai tutto quello che vorrai . - Un secondo fremito , più intenso del primo , aveva fatto sussultare la giovane indiana . - Odi come respira più libera , signore ? - disse il maggiordomo che non staccava gli sguardi da Surama - È segno che il suo sonno sta per finire . - D ' un tratto Surama s ' alzò di colpo a sedere , aprendo gli occhi . Il suo viso , sotto l ' influenza di quella strana pozione somministratale dal chitmudgar era alterato e le sue pupille apparivano straordinariamente dilatate . Si guardò intorno con vivo stupore , fermando poi lo sguardo sui due uomini che le stavano presso , muti ed immobili . - Dove sono io ? - chiese . - Questa non è la mia stanza ! - Parve però che quel lampo di lucidità subito si spegnesse , poiché si portò una mano alla fronte , come se cercasse di risvegliare dei lontani ricordi . - Yanez ! Mio sahib bianco ! - esclamò dopo alcuni istanti . - Perché non ti vedo presso di me ? Il rajah ha sempre bisogno di te ? - Yanez ! - mormorò il ministro , guardando il chitmudgar . - Chi sarà ? - Taci signore e lasciala parlare per ora - rispose il maggiordomo . - La interrogherai più tardi . - Surama continuava a passarsi e ripassarsi la destra sulla fronte . I suoi occhi parevano seguissero qualche visione , perché li teneva sempre fissi dinanzi a sé . - Yanez , - riprese dopo un nuovo e più lungo silenzio . - Perché non vieni ? Ho fatto un triste sogno l ' altra notte , mio adorato sahib bianco . Un brutto uomo , un fakiro , è entrato nella mia casa e mi ha guardato a lungo . Diceva che un nemico aveva lanciato su di me il mal occhio ! Che sia vero ? Vieni amico , io ho paura , molta paura . La pietra di Salagraman e la kala bâgh non ti saranno fatali ? Le corone costano troppo care ! - Le corone ! - mormorò il ministro aggrottando la fronte . - Di quali intende parlare questa fanciulla ? Chitmudgar apri bene gli orecchi . - Non perdo una sillaba . - Surama aveva avuto in quel momento un improvviso accesso di collera . - Maledetto fakiro ! - aveva gridato tendendo le pugna . - Non era vero che quel vecchio sconosciuto aveva gettato sulla mia casa il mal occhio ! Tu eri stato pagato dal rajah o dall ' avventuriero che cerca la rovina del mio sahib bianco ! - Odi ? - chiese il ministro . - Sì , - rispose il chitmudgar . - L ' avventuriero deve essere il favorito . - Certo , signore . Taci , lasciala parlare . - Surama continuava a passarsi la destra sulla fronte che appariva imperlata di sudore . Il bâng operava , esaltandola a poco a poco . Vi fu un altro lungo silenzio , poi la giovane ravviandosi con una mossa nervosa i lunghi capelli neri continuò , guardando sempre dinanzi a sé : - Perché la Tigre della Malesia e Tremal - Naik non vengono in mio aiuto ? Sono uomini forti che hanno vinta e uccisa la Tigre dell ' India , il terribile Suyodhana che faceva tremare anche il governo del Bengala ! Uscite dal tempio sotterraneo , venite , uccidete , distruggete ! Yanez vuole la corona dell ' Assam per darla a me ! Chi vincerà voi che avete fatto tremare l ' intero Borneo ? Il Re del Mare è stato vinto , ma a quale prezzo ? Voi siete degli eroi della Sonda ! - Riesci a comprendere qualche cosa tu , chitmudgar ? - chiese il ministro del rajah che cadeva di sorpresa in sorpresa . - No , signore . - Che il tuo bâng l ' abbia fatta impazzire ? - È impossibile . - Che cosa dice dunque questa fanciulla ? - Aspettiamo . - Parla d ' una corona però . - E di quella dell ' Assam . - Che mistero è questo ? - Abbi pazienza , signore . Forse si spiegherà meglio . - Surama si era nuovamente alzata ed i suoi sguardi si erano fissati , per la seconda volta , sul ministro . - Tu non sei il sahib bianco - gli disse . - Che cosa fai qui ? - Il chitmudgar fece un segno come per dire : - Interroga pure . - No , - disse il ministro - io non sono il sahib bianco , però sono un suo fedelissimo amico . - Perché non vai allora ad avvertire la Tigre della Malesia ? - Chi è ? - Il più formidabile uomo delle isole della Sonda , - rispose Surama . - Le isole della Sonda ! Dove si trovano quelle terre ? - Là dove il sole nasce . - Quell ' uomo viene dunque da lontano . - Molto da lontano : il Borneo non è vicino all ' India . - E che cosa faceva quell ' uomo laggiù ? - Combatteva sempre . - Col sahib bianco ? - No , contro gli inglesi ed i thugs di Rajmangal . - Il ministro che non comprendeva nulla , non essendo gli indiani troppo forti in geografia , guardò il chitmudgar , ma questi gli fece un segno imperioso che voleva dire " continua " . - Rajmangal ? - proseguì il ministro . - Dov ' è ? - Nel Bengala - rispose Surama . - Ed il sahib bianco ha ucciso il capo dei thugs ? - Non lui : è stata la Tigre della Malesia . - E dov ' è questa Tigre ? Io non l ' ho veduta alla corte del rajah . - Oh no ! È nella pagoda sotterranea coi suoi malesi . - Dov ' è questa pagoda ? - Di fronte all ' isola ... a quell ' isola dove hanno rubata la pietra di Salagraman . - Chi l ' ha rubata ? - Yanez . - Ancora questo nome misterioso , - mormorò il ministro . - Chi sono dunque quegli uomini ? - Poi alzando la voce proseguì : - Sai il nome di quella pagoda ? - No : so solo che è scavata in una collina che strapiomba nel fiume . - Di fronte alla pagoda di Karia , è vero ? - Sì , sì , così mi hanno detto . - Chi l ' abita ? - Degli uomini che non sono indiani . - Molti ? - Non lo so , - rispose Surama . - Perché sono venuti qui ? - Per la corona . - Quale corona ? - Dell ' Assam . - Il ministro ed il chitmudgar si guardarono l ' un l ' altro con spavento . - Una qualche congiura si sta certamente tramando contro il rajah - disse il primo . - Continua a interrogarla , signore - rispose il secondo . - Ho paura di saper troppe cose . - Si tratta forse della vita del rajah . - Il ministro si rivolse verso Surama la quale non cessava di guardare dinanzi a sé . - Signora , - le disse , - chi guida quegli uomini ? - Questa volta Surama non rispose . - Mi hai udito ? - chiese il ministro . La giovane agitò le labbra come se volesse parlare , poi ricadde pesantemente sul letto , chiudendo gli occhi . - Il sonno l ' ha ripresa , - disse il chitmudgar . - Non potrai sapere più nulla , signore . - E domani ? - Bisognerebbe somministrarle una nuova dose di bâng e di benafuli , ma io non oserò . - Perché ? - Potrebbe non risvegliarsi più mai . Non si può scherzare impunemente coll ' oppio . - Ne so abbastanza d ' altronde , - mormorò il ministro . - Andiamo ad avvertire subito il favorito e prendiamo le nostre misure per sorprendere quei misteriosi congiurati . Fortunatamente abbiamo i seikki e quelli sono guerrieri che non hanno paura di nessuno . - Date prima i vostri ordini , signore - disse il maggiordomo . - Lasciala riposare tranquilla e se si sveglia trattala coi dovuti riguardi . Può essere sotto la protezione del governatore del Bengala ed il rajah non ha alcun desiderio di far entrare gli inglesi in questa faccenda . Domani puoi venire alla corte ? - Sì , mio signore . Ho un fratello che fa il chitmudgar . - Veglia attentamente . - Tutti i servi sono stati armati . - Il ministro uscì accompagnato dal maggiordomo e scese nel giardino che si estendeva dietro alla casa . Otto uomini , tutti armati , stavano intorno ad uno di quei palanchini chiamati dâk con due portatori di torce . - Al palazzo del rajah , - comandò il ministro . - Presto : ho molta fretta . - 14 . Sandokan alla riscossa Era appena trascorsa mezz ' ora da che Surama era stata rapita mercé l ' audacia del fakiro , quando una delle serve entrava nella stanza , per annunciare alla sua giovane padrona il ritorno del capo della scorta con una lettera urgente della Tigre della Malesia . Quantunque fosse passata già la mezzanotte , la fedele indiana non aveva esitato a vestirsi prontamente e ad entrare , avendo ricevuto l ' ordine di svegliarla nel caso che qualche messaggero si fosse presentato al palazzo . Il capo della scorta di Yanez si era fermato dinanzi alla porta , però udendo la donna mandare un grido altissimo , si era subito slanciato innanzi temendo che qualche grave pericolo minacciasse la fidanzata del portoghese . - Perché urli così ? - aveva chiesto , mettendo una mano sull ' impugnatura della scimitarra . - Sparita ! - Chi ? - La padrona ! - È impossibile ! - Guarda ! Il letto è vuoto . - Il malese aveva fatto un gesto di stupore , poi la sua pelle era diventata grigiastra che è quanto dire pallidissima . Aveva veduto il letto disfatto , le coperte rovesciate e le lenzuola vuote . - Rapita ! - aveva esclamato . - Lo vedi : non vi è più . - Che sia uscita ? - No , perché la porta era chiusa e due servi vegliavano . - Chiama qui tutti e da ' ordine di preparare due cavalli , i migliori che si trovano nelle scuderie . - La serva uscì correndo mentre il malese faceva il giro della stanza . La finestra colle imposte aperte lo colpì subito . - È per di là che l ' hanno fatta scendere ! - esclamò . Si curvò sul davanzale , allungò le braccia e trovò la corda ancora appesa al gancio . - Birbanti ! - mormorò . - Come hanno fatto ad introdursi qui senza che nessuno li udisse e portarla via senza che Surama mandasse un grido o ... - Si era bruscamente interrotto , portandosi una mano sulla fronte . - Che cosa provo io ? - si chiese , guardandosi rapidamente intorno . - Si direbbe che il mio cervello diventa pesante e che un lieve torpore m ' invade ... e questo sottile profumo da dove proviene ? Eppure io non vedo alcun fiore qui . - In quel momento entravano i servi , le serve ed i quattro malesi gridando e piangendo . - Silenzio , - disse il capo della scorta . - Ditemi innanzi tutto se voi sentite un qualche profumo sospetto qui . - Tutti fiutarono l ' aria a varie riprese , poi uno dei servi esclamò : - Hanno nascosti qui dei carma - joga ! - Che cosa sono ? - chiese il capo . - Dei fiori che addormentano . - Cercateli . - I servi si misero a rovistare dappertutto , spostando i mobili , sollevando i tappeti ed i cortinaggi e riuscirono finalmente a trovare il piccolo mazzolino che il furbo fakiro aveva nascosto ed i pezzi di vetro della bottiglietta rotonda . - Gettiamoli subito via , - disse colui che li aveva scoperti . - Corriamo il rischio di addormentarci anche noi . - Il mazzolino fu lanciato attraverso la finestra aperta . - Ditemi ora , - disse il capo . - Avete veduto nessuno a entrare ? - No - risposero tutti ad una voce . - E nessun rumore ? - Nemmeno . - Avete dei sospetti ? - No . - Ad un tratto uno dei servi mandò un grido : - E il gussain ? Andiamo a vedere se c ' è ancora . - La porta che comunicava col salotto fu aperta e tutti poterono constatare che il fakiro non vi era più . Un grido di rabbia sfuggì da tutte le bocche : - Il miserabile ! - Che cosa volete dire ? - chiese il capo . - Chi era ? Un uomo forse ? - Un fakiro - disse uno dei quattro malesi . - L ' hai veduto anche tu ? - Sì , capo . - Sono pronti i cavalli ? - Sono davanti alla porta signore - rispose uno staffiere . - Vieni con me Loy , - comandò il capo . - Mi racconterai ciò che è avvenuto durante il viaggio . Non dobbiamo perdere un solo istante . Forse ho indugiato troppo . - Scesero rapidamente le scale , senza aver aggiunta nessuna altra parola e trovati i cavalli che scalpitavano dinanzi alla gradinata , trattenuti a stento da due servi , balzarono in sella allentando le briglie . - Dove andiamo , Kubang ? - chiese Loy . - Alla pagoda sotterranea . Avvertiamo innanzi tutto la Tigre della Malesia . - Ed il capitano Yanez ? - Il palazzo del rajah è chiuso di notte e poi il capitano non potrebbe tentare nulla in questo momento , mentre la Tigre e Tremal - Naik sono liberi e hanno uomini valenti con loro come Kammamuri e quel Bindar . Spingi il tuo cavallo e arma la tua carabina . La notte scorsa ho uccisa una spia nei pressi del nostro rifugio . - Ti aveva seguito ? - Sì e per molte ore ; però me la sono sbrigata presto . Non ho fatto altro che imboscarmi fra le centinaia di tronchi d ' un banian e aspettare che mi passasse dinanzi . Una palla sola è stata sufficiente a chiudergli la bocca eternamente . Via , sferza ! Sarà un colpo terribile anche per la Tigre della Malesia nell ' apprendere la scomparsa di Surama , che ama come se fosse sua figlia . - I due cavalli , due splendidi corsieri del Guzerate , correvano come il vento , sollevando una fitta colonna di polvere , non essendo le antiche città indiane lastricate . In un quarto d ' ora raggiunsero l ' ultimo sobborgo che si estendeva lungo la riva sinistra del Brahmaputra e si gettarono nell ' aperta campagna senza che i due malesi avessero incontrato fino allora alcun essere vivente . Un altro quarto d ' ora dopo , galopparono fra le folte macchie di banian , di tara e di mangifere che nascondevano in gran parte l ' enorme roccia nelle cui viscere s ' apriva la pagoda sotterranea . - Preparati a raccontare tutto alla Tigre della Malesia , - disse il capo a Kubang . - Ci siamo . - Quattro uomini erano balzati bruscamente sul sentiero che conduceva al tempio , puntando le carabine . - Amici , - gridò il capo . - Presto , accorrete a svegliare il padrone . Notizie gravi . - Due sentinelle scomparvero fra le macchie mentre le altre si rimettevano in agguato , onde impedire che qualche spia s ' avvicinasse . I due malesi , pochi istanti dopo , entravano nel tempio sotterraneo , preceduti da due dayachi muniti di torce e s ' introducevano nella saletta già descritta , dove si trovavano mezzi vestiti la Tigre della Malesia , Tremal - Naik , Kammamuri e l ' indiano Bindar . - Che notizie rechi ? - chiese il primo non senza una certa commozione . - Se sei tornato così presto vuol dire che qualche grave avvenimento è accaduto in città . - Gravissimo , Tigre della Malesia : Surama è stata rapita . Il mio compagno ti narrerà tutto . - Vi fu fra quei quattro uomini un momento di silenzio angoscioso : il pirata e Tremal - Naik rimasero come fulminati . - Scomparsa ! - esclamò poi il primo con voce terribile . - Chi può aver osato tanto ? Yanez lo sa ? - No padrone , - rispose il malese . - Surama è stata portata via forse un paio d ' ore fa . - E da chi ? - domandò Tremal - Naik stringendo i pugni , mentre il maharatto si strappava i peli dalla rada barba . - Ascoltatelo , - disse Sandokan . - Parla ! Parla ! - gridarono tutti ad una voce . Il malese che era ai servigi di Surama narrò rapidamente quanto era avvenuto , non dimenticando di far cadere i suoi sospetti sul gussain dal braccio anchilosato . Quella circostanza colpì subito Bindar . - Un fakiro che porta un ramoscello chiuso entro il pugno , - disse l ' indiano , quando il malese ebbe terminato . - Non ve n ' è che uno in tutta la città : Tantia . - Lo conosci tu ? - chiese la Tigre della Malesia . - Sì , di vista , sahib , - rispose l ' indiano . - Che tipo è ? - Uhm ! Non gode troppo buona fama quel fakiro . Si dice che sia una spia del rajah o dei suoi ministri . - Sai dove abita ? - chiese Tremal - Naik . - Ordinariamente sui gradini delle pagode e domani è venerdì , è vero ? - Sì , - rispose Kammamuri . - Lo potremo vedere di certo dinanzi alla pagoda di Karia . Io in tale giornata l ' ho sempre veduto a fare il giuoco del fiore in compagnia di alcuni saniassi , che devono essere i suoi protettori ed anche i suoi sfruttatori . - Ecco il punto di partenza , - disse Sandokan che non aveva perduto una sillaba . - Purché non vi siano due di quei birbanti ! - No , sahib , ne sono sicuro , - rispose Bindar . - Io conosco la città a menadito abitando qui da undici anni e non ho mai veduto un gussain che somigliasse a quello . - Tu , hai notato qualche altro segno particolare su quel fakiro ? - chiese Tremal - Naik al malese di Surama . - Sì , una larga cicatrice sulla fronte , che mi parve prodotta più da un terribile colpo di frusta che da un ' arma da taglio . - È Tantia ! - esclamò Bindar . - Anch ' io ho notato quel segno violaceo che sembra un leggero solco . - A che ora va ad occupare i gradini della pagoda ? - chiese Sandokan . - L ' ho sempre veduto di buon ' ora . Nel pomeriggio dorme sotto i banian . - Coi suoi saniassi ? - Sì , sahib . - La bangle è sempre pronta ? - È nascosta fra i canneti della riva . - Tremal - Naik , partiamo . Non mancano che tre ore all ' alba . - Quanti uomini ? - chiese il bengalese . - Una diecina basteranno . Gli altri rimangano a guardia di quel caro Kaksa Pharaum . Il ministro deve essere ora più sorvegliato che mai . Se dovesse fuggirci sarebbe finita per noi e anche per Yanez . - Padrone , - disse - devo avvertire il capitano ? - Per ora no . Andiamo , amici : un ' ora perduta vale un giorno in questi momenti . - Kammamuri era subito uscito per scegliere gli uomini che dovevano accompagnarli . Sandokan e Tremal - Naik si vestirono rapidamente , presero le loro armi e lasciarono il salotto . Fuori dalla pagoda sotterranea dieci malesi , fra i quali si trovava anche il malese di Surama , li aspettavano insieme a Bindar ed a Kammamuri . Ad un fischio mandato dalla Tigre della Malesia , le sentinelle che vegliavano nelle macchie circostanti , erano accorse . - Nulla di sospetto ? - chiese Tremal - Naik . - No . - In marcia , - comandò allora Sandokan . I quattordici uomini scomparvero fra le macchie che s ' allargavano intorno alla roccia , avviandosi verso la riva del Brahmaputra . Bindar si era messo alla testa , subito seguìto da Sandokan e da Tremal - Naik i quali tenevano le carabine sotto il braccio onde essere più pronti a servirsene . Il fiume muggiva sordamente a breve distanza , nondimeno tutti aprivano ben bene gli occhi e tendevano gli orecchi , avendo già saputo che il capo della scorta di Yanez , la notte precedente , aveva ucciso un individuo sospetto che lo aveva seguìto per parecchie ore . Giunti a duecento passi dal corso d ' acqua , si gettarono in mezzo ad un macchione di nagatampo , bellissimi alberi , dal legname così duro che gli europei lo hanno chiamato legno del ferro e che producono dei fiori assai profumati , dei quali si servono le eleganti indiane per ornarsene i capelli . - La bangle non è che a pochi passi - disse Bindar , volgendosi verso Sandokan e Tremal - Naik . - Che ci sia ancora ? - L ' ho visitata ieri mattina , sahib . - Attraversarono anche quella macchia e s ' impegnarono fra una immensa quantità di calamus , che s ' aggrovigliavano gli uni cogli altri come giganteschi serpenti , spingendosi fino sulla riva dove formano delle strane volte . Bindar s ' immerse fra le canne acquatiche e ben presto un grido di trionfo avvertì Tremal - Naik e Sandokan che la grossa imbarcazione era stata trovata . - Lesti , - disse il pirata . - Dobbiamo approdare prima che l ' alba sorga . - La bangle , spinta da Bindar , s ' avanzava spaccando o curvando le canne che le ostacolavano la marcia . I malesi ed i loro capi s ' imbarcarono rapidamente , prendendo subito il largo senza troppo agitare i lunghissimi remi . - Diritti verso l ' isolotto ! - aveva comandato Sandokan . La notte era calma , tranquillissima anzi . Non si udivano che il mormorìo delle acque frangentisi contro i canneti che coprivano la riva e le grida delle anitre bramine e delle oche , le prime a svegliarsi sui grandi fiumi dell ' India . Sandokan e Tremal - Naik , sdraiati sulla prora della grossa imbarcazione , guardavano attentamente le due rive e l ' isolotto sul quale giganteggiava la celebre pagoda che racchiudeva nuovamente , nei suoi sotterranei , la famosa pietra di Salagraman . Quantunque fossero sicurissimi che nessuno li avesse veduti partire , pure non si sentivano interamente tranquilli . Il rapimento di Surama doveva averli profondamente impressionati e forse per istinto avevano compreso che qualche sospetto doveva essersi infiltrato nell ' anima dei ministri del rajah . Il segreto , fino allora così bene custodito , sulle origini di quella bellissima ragazza , doveva essere stato tradito da qualcuno . Diversamente a quale scopo l ' avrebbero rapita ? - Vi è un mistero qui sotto , - disse Sandokan a Tremal - Naik , - e che noi dobbiamo decifrare . Non ammetterò mai che Yanez possa aver commesso qualche imprudenza da destare dei sospetti nell ' animo del rajah . Nessuno deve più qui rammentarsi della bambina venduta ai thugs bengalesi . - Era precisamente quello che pensavo anch ' io in questo momento - rispose l ' indiano . - E chi può aver tradito il segreto ? I miei uomini sono d ' una fedeltà a tutta prova e adorano me e Yanez come due divinità . Un milione di rupie offerto dal rajah , li lascerebbe assolutamente impassibili perché sono incorruttibili . - Non ho alcun dubbio sui tuoi malesi e sui tuoi dayachi , - rispose Tremal - Naik . - Ah ! Se potessi sapere ... Saccaroa ! Ed il greco che si è battuto con Yanez ? l ' hai dimenticato tu ? - Tremal - Naik ebbe un soprassalto . - Tu credi ? - chiese con viva emozione . - Che quell ' uomo l ' abbia fatta rapire , non perché sospetti forse in quella fanciulla una formidabile rivale del rajah , bensì per vendicarsi della sciabolata che ricevette . - Se tutto fosse questo non si tratterebbe che di riprendergliela , - disse Tremal - Naik . - Una cosa non troppo difficile per noi , è vero Sandokan ? - Aspetta che io abbia quel fakiro nelle mie mani e vedrai come lo farò cantare ! Lo costringerò io a dirmi dove l ' hanno nascosta , dovessi mettere sossopra tutta la popolazione di Gauhati . Quando ho sottomano i miei malesi ed i miei dayachi , non ho paura di tutti i seikki del principe , se ne avrà allora . - Ti ho udito più volte parlare di quei seikki - disse Tremal - Naik . - Tu devi avere qualche idea . - Penso mio caro che non sarà con una trentina di pirati , per quanto valorosi ed audaci , che si potrà conquistare un trono , - rispose Sandokan . - Tu mi dicesti che quei valorosi soldati servono chi meglio li paga . - È vero . - Che cosa saranno per noi centomila rupie ? Una corona vale ben di più . Aspetta che Surama sia nuovamente libera ed io mi occuperò di questo importante affare . Ah ! Ci siamo già ! Sbarchiamo . - E l ' alba spunta , - rispose Tremal - Naik . La bangle aveva gettata già l ' ancora a pochi passi dalla riva meridionale dell ' isolotto , poi i malesi l ' avevano spinta verso terra servendosi dei loro lunghi remi . - Fingiamo di essere cacciatori , - disse Sandokan ai suoi uomini . - Vedo alzarsi fra questi canneti stormi di oche , di anitre , di bozzagri e di marabù . Fuciliamoli finché la pagoda sarà aperta e ... - Fermi , - disse in quel momento Bindar . - Che cos ' hai veduto ? - Comincia la nagaputsciè , - aggiunse Bindar . - Che cos ' è ciò ? - Mi ero dimenticato di dirti , sahib , che quest ' oggi scade appunto l ' uffizio del serpente , - rispose l ' indiano . - Ne so meno di prima : tu ti scordi facilmente che io non sono indiano . - È una festa che fanno le donne , sicché ne vedremo moltissime qui . Mancheranno invece gli uomini . - Meglio per noi : così non ci daranno impiccio quando piomberemo sul fakiro . E perché vengono qui le donne ? - Perché su queste rive abbondano l ' arisci ed il margosano . - Due piante acquatiche ? - Sì , sahib . - Andiamo a cacciare fra i margosani allora . - Diede ordine a tre malesi di rimanere a guardia della bangle , poi tutti scesero fra i canneti che pullulavano di uccelli acquatici . La luce diurna si diffondeva rapidissima e si udivano già a risuonare nella pagoda i giganteschi tumburà , quegli enormi tamburi ricchi di dorature e di pitture , coi quali s ' annunciano le feste religiose ed i tam - tam . Fra i canneti e le piante di loto che tappezzavano le rive , volavano via vere nubi di tortorelle dalle piume bianche , che mandavano lievi grida , cakinni , colombi di tutte le tinte , pernici , beccaccini , corvi , bozzagri e gypaeti insieme con oche ed anitre . Sandokan , Tremal - Naik ed i malesi non tardarono ad aprire il fuoco , più per farsi credere cacciatori che per fare delle prede , non avendo con loro alcun fucile da caccia . Tutto quel baccano infatti non ebbe altro risultato che di far stramazzare qualche oca , colpita miracolosamente da una palla di carabina . La caccia durò una mezz ' ora , poi fu sospesa , poiché cominciavano a giungere sulla riva delle donne per compiere la cerimonia del nagaputsciè , ossia l ' uffizio del serpente . Quella strana festa viene eseguita parecchie volte all ' anno ed ha per iscopo d ' invocare la protezione delle divinità per avere una numerosa prole . I serpenti hanno nulla a che fare in questa funzione , poiché i sapwallah , ossia gli incantatori , non si fanno nemmeno vedere , né figurano alcun cobra - capello , né il più infimo naja . Il tutto si limita ad una semplice passeggiata , che fanno le donne sulle rive dei fiumi o degli stagni , dove abbondano soprattutto le piante chiamate arisci e margosano . Giunte sotto quegli alberi che non nascono che fra i bassifondi , le indiane depongono una pietra chiamata lingam , già venerata da tutti i bramini e da tutti i sivani , d ' una forma che non si può descrivere perché troppo oscena , ma che per la circostanza è unita da due piccole serpi pure di pietra . Dopo averla ben lavata nell ' acqua del fiume o dello stagno , vi accendono dinanzi alcuni pezzi di legno , destinato specialmente a quelle specie di sacrifici e vi gettano sopra dei fiori chiedendo al dio a cui sono fedeli , ricchezze , numerosa prole e molti anni di vita ai loro mariti . Terminate alcune preghiere abbandonano quelle pietre sul luogo onde altre donne che non le posseggono se ne possano servire . Se per caso sulle rive non trovano alcuna pianta di arisci o di margosano , portano con loro alcuni rami di quegli alberi e li piantano da una parte e dall ' altra del lingam , in modo da formare una specie di baldacchino . L ' arisci , per le donne indiane viene riguardato come il maschio ed il margosano come la femmina , quindi raccolgono più rami dell ' uno o dell ' altro secondo il desiderio dei loro mariti . Sandokan vedendo giungere le prime schiere di donne , chiamò i suoi cacciatori onde non disturbare quelle cerimonie e , guidato da Bindar , s ' avviò verso la grande pagoda dove sperava di trovare il misterioso fakiro che aveva rapita Surama . Attraversati alcuni boschetti di fichi baniani e di cassie latifoglie , che somministrano agli indù dei fiori molto carnosi e assai nutrienti , si trovarono improvvisamente dinanzi al vasto piazzale che si estendeva intorno alle gradinate della pagoda . Bindar che precedeva sempre la truppa , aveva subito fatto un salto indietro . - Che cos ' hai ? - aveva subito chiesto Sandokan . - Lui ! - Chi lui ? - Il gussain ! - Sandokan si volse verso il malese di Surama mostrandogli il fakiro . - Padrone ! - esclamò il malese . - Lo vedi quel fakiro che ha un braccio rigido ? - Il birbante ! - Lo riconosci ? - Sì , è quello che è venuto nel palazzo a levare il mal occhio . - Non t ' inganni ? - No , padrone : è proprio lui . Ecco la cicatrice che gli sfregia la fronte . - Va bene : siamo su una buona pista . - Il gussain Tantia si trovava seduto sui gradini dell ' entrata principale della pagoda , tenendo in mano una conchiglia del genere dei corni d ' Ammone , simile alla famosa pietra di Salagraman , piena di latte , che doveva , secondo il rito , essere stato prima versato sul lingam , per poterlo efficacemente offrire ai moribondi , onde potessero rendersi degni di godere le delizie del cailasson , ossia del paradiso indiano . Intorno a lui sonnecchiavano dieci o dodici altri fakiri che appartenevano però alla classe dei saniassi , pessimi individui più dediti al brigantaggio che alle pratiche religiose e che sono assai temuti da tutti gli indiani . Ed infatti oltre le lunghe barbe che davano loro un aspetto ripugnante , ai lunghissimi capelli che da anni non dovevano aver conosciuto l ' uso del pettine e che erano imbrattati di fango rossastro , per farsi maggiormente temere , avevano a fianco dei nodosi bastoni . - Sono quelli i suoi protettori ? - chiese Sandokan con profondo disprezzo , volgendosi verso Bindar . - Sì , sahib . - Bella scorta ! - Guardati , perché sono cattivi e nell ' istesso tempo molto rispettati . - Mi degnerò appena di prenderli a calci . Sarebbe troppo onore per loro , se mi servissi della carabina o della scimitarra . Accampiamoci sotto l ' ombra fresca di questo superbo pipal e tu malese mio cerca di non farti vedere dal fakiro . Potrebbe riconoscerti ancora . - Sì , padrone - rispose il pirata , sdraiandosi dietro ai suoi compagni . - Ed ora , giacché abbiamo portato con noi delle provviste , facciamo colazione , - disse Tremal - Naik . Senza preoccuparsi delle donne che entravano in gran numero nella pagoda e che si facevano dare dal fakiro alcune gocce di latte che mettevano religiosamente entro delle microscopiche ampolle , per serbarle probabilmente pei loro mariti o congiunti , trassero le provviste , che i malesi , sempre prudenti perché abituati alle lunghe spedizioni , avevano rinchiuse in sacchetti di tela e consistenti in carne fredda , biscotti e bottiglie di arak . Il fakiro pareva non si fosse accorto affatto della presenza di quel drappello che bivaccava sotto le piante . Continuava a vendere il suo latte , mentre i suoi protettori dormivano al sole , certi di dividere una buona giornata . Terminato il pasto , i malesi ed i loro capi , si misero a fumare , aspettando impazientemente il momento d ' impadronirsi del fakiro . Non fu però che verso il tramonto che Tantia lasciò i gradini della pagoda , coll ' evidente intenzione di tornarsene in città . I saniassi si erano svegliati e armati dei loro bastoni , gli si erano messi alle calcagna impazienti forse di dividere il prezzo della vendita del latte sacro . - In piedi - aveva comandato Sandokan . - Li sorprenderemo sotto le macchie . Tu malese resta indietro , onde non s ' accorgano delle nostre intenzioni . - Il drappello si cacciò sotto i fichi baniani , sparando qualche colpo contro i pappagalli che cicalavano rumorosamente ed in grande numero , fra i frondosi rami di quegli splendidi e maestosi alberi . Il fakiro pareva che non avesse anche questa volta prestata alcuna attenzione a quei cacciatori ed aveva continuata la sua via sempre seguìto da quei luridi saniassi . Già aveva percorso quasi mezzo chilometro accostandosi sempre più alla riva , dove aveva certo la sua barca , quando Sandokan e Tremal - Naik , che lo avevano preceduto girando le macchie , gli sbarrarono la via , tenendo le carabine in mano . - Alto , fakiro ! - gridò il primo , mentre i malesi si radunavano rapidamente dietro di lui . Tantia li guardò tranquillamente , dicendo : - Non ho più latte da vendere , e poi ai cacciatori non ne do mai . - Si tratta di qualche cosa di più importante del latte , amico , - rispose Sandokan . Questa volta il gussain li guardò sospettosamente . - Che cosa vuoi tu ? Non vedi che sono un fakiro ? - È bene un fakiro che mi occorre . - Va ' a cercarne un altro . - Un altro non saprebbe dirmi quello che voglio sapere da te . - Da me ! - esclamò il gussain con inquietudine . - Tu vedi che io sono un pover ' uomo che non si occupa che della vendita del latte sacro e del mal occhio . - È appunto perché tu sai togliere le occhiate fatali , che noi abbiamo bisogno di te , - disse Tremal - Naik . - Io non ho tempo in questo momento . Devo tornare in città essendo atteso da un grande personaggio della corte . - Quello aspetterà - disse Sandokan con tono minaccioso . - Congeda la tua scorta e vieni con noi . - Io non vado mai solo . - Basta fakiro ! Obbedisci ! - I saniassi vedendo che la faccenda prendeva una brutta piega , impugnarono i loro randelli e si misero dinanzi al gussain urlando a squarciagola : - Largo , canaglie ! - Sandokan si volse verso i malesi dicendo : - Spazzate questi furfanti ! - Non aveva ancora terminato il comando che i pirati , guidati da Kammamuri e da Bindar , si erano scagliati , impugnando le carabine per la canna onde servirsene come mazze . I saniassi lasciarono andare alcune randellate , poi scapparono come lepri in tutte le direzioni lasciando lì il loro protetto . - Ora briccone , - disse Sandokan , scrollando bruscamente il disgraziato fakiro - verrai con noi . - Non mi uccidete ! - balbettò il povero diavolo terrorizzato . - Non saprei che cosa farne della tua pelle , - rispose Sandokan . - Non sarebbe buona nemmeno per fabbricare un tumburà . È la tua lingua che mi occorre . - Vuoi strapparmela , signore ! - strillò il gussain tremando . - Allora non parlerebbe più mentre noi abbiamo bisogno invece che canti e molto alto . Cammina e basta . - Dove volete condurmi ? - Lo saprai più tardi . - Bada che io ho il potere di gettare il mal occhio . - Finiscila , cialtrone ! - disse Tremal - Naik . - Già i tuoi saniassi non torneranno a liberarti . Avanti ! - I malesi si presero in mezzo il gussain e lo spinsero verso la riva che era poco lontana . La notte era già calata , quando il drappello giunse dinanzi alla bangle , la quale era nascosta fra i canneti . - Nulla di sospetto ? - chiese Sandokan ai due dayachi che erano rimasti a bordo . - No , padrone , - risposero ad una voce . - Imbarchiamoci e torniamo presto . Io non so che cosa sia , eppure non sono tranquillo questa sera . - Che cosa temi ? - chiese Tremal - Naik , mettendo piede sul ponte . - Finora tutto è andato bene . - Eppure vorrei già essere nella pagoda sotterranea . - Infatti tu mi sembri irrequieto . - È il rapimento di Surama che mi ha tolto la mia solita tranquillità , - rispose Sandokan . - Io non cesso dal chiedermi perché l ' hanno portata via . - Il fakiro è nelle nostre mani e ce lo dirà . - In quel momento due detonazioni ruppero il silenzio che regnava sul fiume , rumoreggiando sinistramente sotto le folte boscaglie che si prolungavano lungo le rive . Sandokan aveva spiccato un salto . - Le carabine dei miei uomini ! - aveva esclamato . - Amici , preparatevi al combattimento ! - 15 . L ' attacco della pagoda sotterranea Dopo quei due spari , che annunciavano qualche cosa di grave , essendosi uditi verso la sinistra , ossia nella direzione in cui si trovava la pagoda sotterranea , era tenuto dietro un lungo silenzio . Quei due colpi dovevano essere stati sparati dalle sentinelle , che vegliavano fra le macchie che circondavano l ' immensa roccia . Sandokan conosceva troppo bene le carabine dei suoi uomini per non ingannarsi . - Che abbiano fatto fuoco contro qualche spia ? - chiese Tremal - Naik a Sandokan , il quale , curvo sulla prora della bangle , ascoltava attentamente . - Non lo so - rispose il pirata . - Tuttavia le mie inquietudini sono cresciute . Si direbbe che io prevedo qualche tradimento . - Può essere anche un falso allarme , amico , - disse Tremal - Naik . - Taci ! - Altri due spari rintronarono in quell ' istante , seguìti quasi subito da una scarica nutrita . - Queste non sono le carabine dei miei uomini ! - esclamò Sandokan . - Si attacca il nostro rifugio ! Presto amici , date dentro ai remi ! I minuti sono preziosi ! - I malesi non avevano certo bisogno di essere incoraggiati . Arrancavano furiosamente facendo fare alla pesante barcaccia dei veri salti . Ormai nessuno più dubitava che la pagoda sotterranea fosse stata assalita . Le scariche si succedevano alle scariche ed echeggiavano dietro la roccia . Sandokan si era messo a passeggiare pel ponte come una tigre in gabbia . Di quando in quando si fermava per tendere gli orecchi , poi gridava : - Presto ! Presto , amici ! Assalgono i nostri compagni . - Anche Tremal - Naik era diventato nervosissimo e tormentava il grilletto della sua carabina , ripetendo a sua volta : - Sì presto , presto ! - Un combattimento furioso doveva essere stato impegnato dinanzi l ' entrata della pagoda . Sandokan distingueva nettamente gli spari delle carabine malesi , le quali avevano un suono più forte di quelle indiane . La bangle finalmente , sotto un ultimo e più poderoso sforzo dei rematori , toccò la riva quasi di fronte alla roccia . - Gettate l ' ancora e seguitemi ! - gridò Sandokan : ' - Ed il fakiro ? - chiese Tremal - Naik . - Che un uomo , ma uno solo , rimanga a guardia di lui , - rispose Sandokan . - Già non potrà scappare . Su , lesti e non fate rumore . Prenderemo gli indiani alle spalle ! - Balzarono a terra e si cacciarono fra le macchie , mentre la fucileria continuava a rumoreggiare con crescente intensità ripercuotendosi sotto le immense volte di verzura dei tara e dei fichi baniani . I pirati correvano veloci senza però far troppo rumore , quantunque le detonazioni delle carabine coprissero il rompersi dei rami . Giunti a trecento passi dall ' entrata della pagoda , Sandokan arrestò il drappello dicendo : - Fermatevi qui , e che nessun si muova finché non sarò ritornato . Vieni Tremal - Naik : prima d ' impegnarci a fondo andiamo a contare i nostri avversari . - Approvo pienamente la tua prudenza - rispose il bengalese . - Se noi venissimo distrutti , Yanez e Surama sarebbero perduti . Non precipitiamo quindi le cose . - Si gettarono a terra e si allontanarono , strisciando attraverso ad una folta macchia di banani selvatici . Raggiunto il margine di essa si fermarono . - Eccoli , - aveva sussurrato Sandokan . - Sono i seikki ! Me l ' ero immaginato . - Molti ? - Una quarantina per lo meno . - Tremal - Naik si spinse un po ' più innanzi , sporgendo il capo attraverso le immense foglie d ' un banano . Una quarantina d ' uomini sparava senza interruzione verso l ' entrata della pagoda sotterranea . Erano tutti seikki e li comandava un capitano che portava sull ' elmetto un grosso ciuffo di penne rosse . Per offrire meno bersaglio , erano tutti stesi bocconi , tuttavia sette od otto soldati giacevano senza vita dinanzi alla pagoda . Probabilmente quei valorosi guerrieri avevano cercato di prendere d ' assalto il rifugio ed erano stati respinti . - Che cosa dici di fare , Sandokan ? - chiese Tremal - Naik . - Di assalirli alle spalle , senza ritardo , - rispose il pirata ; - affido però a te un pericoloso incarico . - Quale ? - Quello d ' impadronirti del capitano dei seikki . Quell ' uomo mi è assolutamente necessario . - Vivo o morto te lo porterò . - È vivo che mi occorre . Andiamo a chiamare i nostri uomini . - Riattraversarono la macchia e raggiunsero i malesi che parevano frementi di menare le mani , incominciando ad ubriacarsi coll ' odore della polvere . - Siete pronti ? - chiese Sandokan . - Tutti , Tigre della Malesia , - risposero ad una voce . - Tu Kammamuri seguirai il tuo padrone e non lo lascerai un istante . - Poi volgendosi verso i malesi aggiunse : - Vi avverto di fare una scarica ; una sola , mandando nel medesimo tempo il vostro grido di guerra onde avvertire i compagni che si trovano nella pagoda , poi caricate colle scimitarre . Mi avete bene compreso ? - Sì , Tigre della Malesia . - Avanti allora , e non dimenticate che le vecchie tigri di Mompracem hanno sempre vinto . - Partirono quasi a passo di corsa , tanto erano impazienti di prendere parte al combattimento , tenendo il dito sul grilletto delle carabine . Sandokan li precedeva con Tremal - Naik e Kammamuri . Quando giunsero sull ' orlo della macchia , i seikki erano a soli venti passi dall ' entrata del rifugio ed il fuoco degli assediati cominciava a rallentare . - Giungiamo in buon punto , - disse Sandokan . Snudò la scimitarra , impugnò una delle due pistole che portava alla cintura , due splendide armi a doppio colpo , e si slanciò gridando con voce tuonante : - Su , tigri di Mompracem ! - Un urlo selvaggio , acutissimo , il grido di guerra di quei formidabili scorridori dei mari della Sonda , echeggiò coprendo il fragore della fucileria , seguito subito da una scarica . I seikki che non s ' aspettavano certo quell ' attacco , balzarono prontamente in piedi , mentre dall ' interno della pagoda gli assediati rispondevano al grido di guerra dei loro compagni . Sandokan ed i suoi valorosi si erano slanciati furiosamente all ' attacco , caricando colle scimitarre e urlando come ossessi onde farsi credere in maggior numero . Sette od otto indiani erano caduti sotto la scarica , quindi il loro numero erasi considerevolmente diminuito ; tuttavia quantunque fossero presi fra due fuochi , poiché gli assediati si erano pure slanciati all ' assalto , non smentirono nemmeno in quel momento la fama di essere i più valorosi guerrieri della grande penisola indostana . Colla rapidità del lampo si disposero su due fronti , mettendo anche loro mano alle scimitarre e per qualche istante sostennero il doppio urto dei selvaggi figli della Malesia , difendendosi disperatamente . Disgraziatamente avevano dinanzi a loro il più famoso guerriero della Malesia . Con un impeto irresistibile Sandokan s ' era gettato in mezzo alle file sciabolandole terribilmente e scompaginandole . Nessuno poteva resistere a quell ' uomo , che atterrava un nemico ogni volta che la sua scimitarra calava . Le linee sfondate da quel fulmineo attacco , si ruppero nonostante gli sforzi che faceva il capitano per tenerle salde , poi si sbandarono . Nel momento però in cui scappavano da tutte le parti inseguiti vigorosamente da una dozzina e mezzo di malesi , che facevano fuoco onde impedire loro di riordinarsi , Tremal - Naik e Kammamuri si erano gettati addosso al capitano , atterrandolo di colpo e legandolo solidamente . Sandokan frattanto si era avvicinato al vecchio Sambigliong che teneva ben stretto il ministro Kaksa Pharaum che pareva più morto che vivo . - Quanti uomini hai perduto ? - gli chiese con una certa ansietà il pirata . - Due soli , Tigre della Malesia , - rispose il vecchio tigrotto . - Ci eravamo subito trincerati dietro le rocce , dove le palle dei seikki non potevano raggiungerci . - Prepariamoci a sgombrare subito . - Lasceremo questo comodo rifugio ? - È necessario : domani i seikki torneranno in maggior numero ed io non ho alcun desiderio di farmi chiudere in una trappola senza uscite . - Dove andremo dunque ? - A questo penserà Bindar . - I malesi in quel momento ritornavano . Avevano inseguite le guardie del rajah per cinque o seicento metri , sbandandole completamente , poi temendo di cadere in qualche agguato , si erano ripiegati in buon ordine verso la pagoda sparando qualche colpo di fucile per far meglio comprendere ai fuggiaschi che si trovavano sempre nei dintorni . - Preparatevi alla partenza , - disse loro Sandokan . - Prendete tutto ciò che ci può essere necessario per accamparci in mezzo alle foreste e raggiungeteci alla bangle . Vi raccomando il ministro ed il comandante dei seikki . A me Bindar ! E anche tu Tremal - Naik , con quattro uomini di scorta . - Sicuro ormai di non essere più molestato dalle guardie del rajah si diresse verso il fiume accompagnato dai due indiani e dai quattro malesi . - Ora a noi , Bindar , - disse Sandokan all ' indiano . - Tu conosci i dintorni ? - Sì , sahib . - Dove potremo trovare un nuovo rifugio sicuro ? - L ' assamese pensò un momento , poi disse : - Non potresti essere sicuro che nella jungla di Benar . - Dove si trova ? - Sull ' opposta riva del fiume , a quattro o cinque miglia di distanza , però ... - Continua . - È evitata perché le tigri la frequentano . - Non preoccuparti di ciò , - rispose Sandokan alzando le spalle . - Siamo tigri noi , quindi ben poco avremo da temere di quelle a quattro zampe . Nessuno la percorre ? - Oh no ! Hanno troppa paura . - È folta ? - Foltissima . - Non vi è alcun rifugio ? - Sì , un ' antica pagoda semi - diroccata . - Non domando di più . - Si crede però , sahib , che serva di ricovero a delle bâgh . - Ah ! Benissimo , le manderemo a passeggiare altrove se non vorranno regalarci la loro pelle . Con un po ' di piombo pagheremo loro l ' affitto , è vero Tremal - Naik ? - Il nostro è di buona qualità , - rispose il bengalese . - Vale più dell ' oro , quando esce dalle nostre carabine . - Raggiungiamo il fiume ed imbarchiamoci , - concluse Sandokan . - Quando saremo al sicuro faremo parlare Tantia e poi vedremo d ' intenderci col comandante dei seikki . - Io non comprendo perché tu l ' abbia sempre con quei guerrieri . - Seguo un ' idea , - rispose Sandokan . - Se vi riesco , la corona sarà assicurata a Surama . Ecco il fiume : appena giungeranno i malesi ed i dayachi partiremo . - Salirono a bordo della bangle che si trovava sempre ancorata presso la riva . I due malesi di guardia chiacchieravano tranquillamente col fakiro , che avevano però strettamente legato , quantunque quel disgraziato , col suo braccio anchilosato , si trovasse nell ' assoluta impossibilità di tentare la fuga . - Nessuna barca sul fiume ? - rispose Sandokan . - No , Tigre della Malesia , - rispose il malese . - Tutto è tranquillo . - Salpate l ' ancora per ora e aspettiamo gli altri . - Credevo che ti avessero ucciso - disse il gussain dardeggiando sul pirata uno sguardo feroce . - Se speri di sfuggire alla vendetta del rajah t ' inganni e di molto , ladro ! Non ti do una settimana di vita . - Ed a te nemmeno due giorni se non confesserai , amico - disse Tremal - Naik . - Sono indiano come te e so quali mezzi adoperano i nostri compatriotti per sciogliere le lingue . - Tantia non ha nulla da dire : è sempre stato un povero gussain . - Vedremo quale parte tu hai avuta nel rapimento di quella giovane indiana , canaglia - disse Sandokan . Il fakiro ebbe un brivido , però rispose subito , affettando un grande stupore : - Di quale indiana intendi parlare ? - Di quella alla quale tu hai levata l ' occhiata . - Sii maledetto da Brahma , da Siva e da Visnù e che la dea Kalì ti divori il cuore ! - urlò il gussain . - Non sono un indiano io , quindi me ne rido delle tue maledizioni , birbante - rispose Sandokan . - Brahma è il dio più possente dell ' universo . - Io non credo che in Maometto , e anche quando mi pare e piace . - Ma il tuo compagno è indù ! - E se ne ride anche lui delle tue divinità . Chiudi la bocca e non seccarmi per ora ; avrai più tardi tempo di sfogarti . - Ecco i tuoi uomini , - disse in quell ' istante Tremal - Naik . I malesi ed i dayachi , ventisei in tutto , giungevano correndo , carichi di pacchi , di coperte e di grosse borse di pelle contenenti viveri e munizioni . In mezzo a loro si trovava il demjadar , ossia il comandante dei seikki . - V ' inseguono ? - chiese la Tigre accostandosi alla murata . - Ci danno la caccia , - rispose Kammamuri . - A bordo ! - Malesi e dayachi salirono lestamente sulla bangle , si sbarazzarono dei loro carichi e delle armi e si precipitarono ai remi . - Otto uomini si tengano pronti a far fuoco , - disse Sandokan . - Ed ora lavorate di muscoli ! - La pesante barca si staccò dalla riva e filò rapidamente verso l ' opposta onde non rimanere esposta al tiro delle carabine dei seikki , nel caso che fossero riusciti a scoprirli . La traversata si compì felicemente , e prima che il nemico fosse giunto sulla riva , la bangle navigava sotto le immense arcate delle piante curvantisi sul fiume . Essendo colà l ' ombra assai fitta , in causa delle immense fronde dei tamarindi che crescevano in gran numero , bagnando le loro colossali radici nell ' acqua , era ormai quasi impossibile che i seikki potessero scorgere i fuggiaschi . D ' altronde la larghezza del Brahmaputra era tale in quel punto , da non permettere che una palla di carabina lo attraversasse . Sandokan , dopo essersi ben assicurato che nessun pericolo lo minacciava , almeno pel momento , potendo avvenire che più tardi le guardie del rajah lo inseguissero con delle pinasse , od altro genere di barche , s ' avvicinò a Bindar che stava osservando attentamente la riva insieme a Tremal - Naik . - Vi sono dei villaggi da queste parti ? - No , sahib - rispose l ' indiano . - Qui comincia la jungla selvaggia e nessuno oserebbe abitarla per paura delle bestie feroci ; solo al di là delle paludi , dove il terreno comincia a salire , si trovano dei bramini drauers . - Chi sono ? - La risposta te la darò io , - disse Tremal - Naik . - Sono sacerdoti di Brahma che hanno conservata tutta la purezza della loro antica religione , che parlano una lingua affatto sconosciuta agli altri , che si dipingono la fronte ed il corpo come tutti i bramini , aggiungendo solo alla toeletta alcuni grani di riso , che portano incollati sopra le sopracciglia . Sono d ' altronde persone tranquille che si occupano di pratiche religiose e che quindi non ci daranno alcun fastidio . - E vasta la jungla di Benar ? - Immensa , sahib , - rispose Bindar . - Faremo di quella il nostro quartiere generale , - disse Sandokan . - Se è lontana solo quindici o venti chilometri , in tre o quattro ore potremo trovarci nella capitale dell ' Assam . - M ' inquieta però la sorte di Surama , - disse Tremal - Naik . - Per Yanez non sono preoccupato ; quel diavolo d ' uomo saprà sempre cavarsela bene e sfuggire a tutte le insidie . E poi ha sei malesi , i migliori della banda . - Che cosa temi per Surama ? - Che il rajah la faccia uccidere . Non ha distrutto forse tutti i suoi parenti ? - Non l ' oserà , - rispose Sandokan . - Egli crede che Yanez sia veramente un inglese e ci penserà cento volte prima di commettere un delitto , sapendo che Surama è sotto la sua protezione . Questi principotti hanno troppa paura del viceré del Bengala . - Questo è vero , tuttavia questo tempo perduto in questi momenti mi dispiace . Se perdessimo le tracce dei rapitori ? - Il gussain ci metterà sulla buona via . - E se si ostinasse a non parlare ? - Lo costringeremo , non temere amico , - rispose Sandokan freddamente . Levò dalla larga fascia il suo cibuc , lo caricò di tabacco e accesolo , si sedette sulla prora della bangle , tenendo una carabina fra le ginocchia . Intanto i malesi ed i dayachi arrancavano con gran lena , mentre Bindar teneva il timone . Essendo la corrente debolissima , non avendo i grandi fiumi dell ' India molta pendenza , l ' imbarcazione , quantunque fosse pesante e avesse la prora assai rotonda procedeva abbastanza rapidamente , filando sempre sotto le arcate degli alberi che si succedevano continuamente , senza la minima interruzione . Ora erano colossali tamarindi , ora mirti , o sangore drago o nargassa , meglio conosciuti sotto il nome di alberi del ferro , perché differiscono ben poco da quelli brasiliani , che sono così resistenti da rompere il filo delle scuri meglio temprate . Di quando in quando comparivano sulla riva delle bande di sciacalli e di lupi indiani ; ma dopo aver ululato o latrato su vari toni contro i remiganti , s ' affrettavano a rinselvarsi onde cercare delle prede più facili . Alle quattro del mattino , nel momento in cui i pappagalli cominciavano a strillare in mezzo ai rami dei tamarindi , e le anitre e le oche ad alzarsi al disopra dei canneti , Bindar , che da parecchi minuti osservava attentamente la riva , con un poderoso colpo di timone fece deviare la bangle . - Che cosa fai ? - chiese Sandokan balzando in piedi . - Vi è una laguna , sahib , dinanzi a noi , - rispose l ' indiano . - Entro nella jungla di Benar e là saremo perfettamente sicuri . - Vira allora . - La bangle si trovava dinanzi ad una vasta apertura . La riva era tagliata da un canale ingombro di piante acquatiche , le quali però non impedivano il passaggio , essendo radunate in gruppi piuttosto lontani gli uni dagli altri . Un numero straordinario di uccelli volteggiava gridando , al disopra di quella laguna . Cicogne di dimensioni straordinarie , grossi avvoltoi che avevano le penne bianche ed il petto quasi nudo ; miopi , volatili meno forti delle prime e dei secondi , ma che per destrezza li vincono entrambi ; piccoli uccelli del paradiso e moltissime anitre scappavano in tutte le direzioni descrivendo dei giri immensi , per tornare poco dopo a calarsi intorno alla grossa barca , senza dimostrare soverchia paura . Se in quel luogo si trovavano tanti volatili , era segno che gli abitanti mancavano assolutamente . Oltrepassato il canale , dinanzi agli sguardi di Sandokan e di Tremal - Naik apparve un bacino immenso , che rassomigliava ad un lago e le cui rive erano coperte da alberi altissimi , per lo più manghieri , già carichi di quelle grosse e belle frutta che si fendono come le nostre pesche , delle quali se ne servono gli indù per metterle nel carri , onde dare a quell ' intruglio un gusto di più , e da splendidi banani dalle foglie immense . - Approdiamo , - disse Bindar . - Dov ' è la jungla ? - chiese Sandokan . - Dietro quegli alberi , sahib . Comincia subito . - A terra . - La bangle sfondò le erbe galleggianti lacerando vere masse di piante di loto e si arenò sulla riva che in quel luogo era molto bassa . - Copriamola onde non la trovino e se la portino via , - disse Sandokan . - È inutile , sahib - disse Bindar . - Questa palude è più pericolosa e perciò più temuta del terribile lago di Jeypore . - Non ti comprendo . - Guarda in mezzo a quelle piante acquatiche - . Sandokan e Tremal - Naik seguirono cogli sguardi la direzione che l ' indiano indicava loro e videro comparire tre o quattro teste mostruose e aguzze . - Coccodrilli ! - esclamò la Tigre della Malesia . - E molti , sahib , - rispose Bindar . - Qui ve ne sono delle centinaia , fors ' anche delle migliaia . - Che non ci faranno paura . L ' amico Tremal - Naik conosce quei brutti sauriani . - Nella jungla nera pullulavano , - rispose il bengalese . - Ne ho uccisi moltissimi e ti posso anche dire che sono meno pericolosi di quello che si crede - . I malesi ed i dayachi si caricarono dei loro pacchi , presero le armi e scesero a terra , dopo aver saldamente ancorata la bangle . - È lontana la pagoda ? - chiese Sandokan . - Appena un miglio , sahib . - In marcia . - Formarono la colonna e s ' inoltrarono sotto gli alberi , tenendo in mezzo il fakiro , il demjadar dei seikki ed il ministro Kaksa Pharaum . Oltrepassata la zona alberata che era limitatissima , il drappello si trovò dinanzi ad una immensa pianura coperta di bambù altissimi , appartenenti quasi tutti alla specie spinosa . Rari alberi sorgevano qua e là , a grandi distanze , per lo più erano borassi dal fusto altissimo e dalle larghe e lunghe foglie disposte ad ombrello . - Cercate di non fare rumore , - disse Bindar . - Le belve non hanno ancora raggiunti i loro covi e potrebbero assalirci d ' improvviso . - Non aver paura per noi , - rispose Sandokan . Tutti si tolsero le carabine che fino allora avevano tenute a bandoliera e la piccola colonna si cacciò in mezzo a quel mare di verzura , nel più profondo silenzio . Fortunatamente Bindar aveva trovato un largo solco , aperto forse dall ' enorme massa di qualche elefante selvaggio , o da qualche rinoceronte , sicché il drappello poteva avanzarsi rapidamente senza aver bisogno di abbattere quelle canne gigantesche . Di quando in quando l ' indiano , che camminava alla testa della colonna , si fermava per ascoltare , poi riprendeva la marcia più velocemente , lanciando occhiate sospettose in tutte le direzioni . Dopo mezz ' ora si trovarono improvvisamente dinanzi ad una vasta radura , ingombra solamente di sterpi e di kalam : quelle erbe altissime che sono taglienti come spade . In mezzo s ' ergeva una costruzione barocca , che rassomigliava ad un immenso cono allargantesi alla base , con molte fenditure in tutta la sua lunghezza . Tutto il rivestimento esterno era crollato , sicché si scorgevano accumulati a terra pezzi di statue , di animali e soprattutto un numero infinito di teste d ' elefante . Una gradinata , la sola forse che si trovasse ancora in ottimo stato , conduceva ad un portone che non aveva più porte . - È questa la pagoda ? - chiese Sandokan fermando il drappello . - Sì , sahib , - rispose Bindar . - Non ci crollerà addosso ? - Se ha resistito tanto alle ingiurie del tempo , non saprei perché dovesse sfasciarsi proprio ora , - disse Tremal - Naik . - Andiamo a vedere in quale stato si trova l ' interno . - Stava per dirigersi verso la gradinata seguìto da Sandokan e dai malesi che avevano accese due torce , quando Bindar gli si parò davanti dicendo : - Fermati , sahib . - Che cosa vuoi ancora ? - Ti ho già detto che questa pagoda serve d ' asilo a belve feroci . - Ah ! è vero - disse Sandokan . - Me n ' ero scordato . Sei sicuro però che abbiano là dentro il loro covo ? - Così ho udito raccontare . - Che cosa dici tu , Tremal - Naik ? - Talvolta le tigri si servono delle pagode disabitate , - rispose il bengalese . - Andremo a rassicurarci se la notizia è vera o falsa , - disse Sandokan . - Kammamuri prendi una torcia e seguici . Voialtri fermatevi qui , formate una catena e se le belve cercano di fuggire ... - In quel momento un grido rauco , poco sonoro , echeggiò verso la porta della pagoda e quasi subito due punti verdastri , fosforescenti , scintillarono fra la profonda oscurità che regnava dentro quell ' enorme cono . Bindar aveva fatto due passi indietro , mormorando con voce tremante : - Le kerkal ! Non si sono ingannati quelli che me l ' hanno detto . - Sono tigri ? - aveva chiesto Sandokan . - No , sahib : pantere . - Benissimo - rispose il pirata colla sua solita calma . - Vieni , Tremal - Naik , andremo a far conoscenza con quelle signore . Finora non ho ucciso che delle pantere nere che pullulano nel Borneo . Andiamo a vedere se quelle indiane sono migliori o peggiori . - 16 . Fra le pantere e le tenebre Nell ' India non è raro trovare non solo nelle jungle , che un giorno dovevano essere state coltivate e popolate , bensì anche in mezzo alle folte foreste , avanzi di città e splendide pagode . Gli antichi rajah , più capricciosi dei moderni , usavano cambiare sovente la loro residenza , sia per sfuggire la vicinanza di belve pericolose che non erano capaci di distruggere , sia per qualsiasi motivo politico . Fondare una nuova città era allora di moda , molto più che la mano d ' opera costava così poco , che con qualche milione di rupie un ' altra migliore poteva sorgere ed in brevissimo tempo . Accade quindi sovente , anche al giorno d ' oggi , di trovarsi improvvisamente dinanzi a rovine grandiose , semi - coperte da una folta vegetazione . L ' ubertosità del suolo , il gran calore e l ' umidità della notte , favoriscono in modo straordinario , in quella fortunata penisola , lo sviluppo della vegetazione . Un campo abbandonato , dopo soli pochi mesi , non conserva più alcuna traccia . Bambù , arbusti , banani , pipal , tara , sorgono come per incanto e tutto fanno scomparire . La radura prima coltivata diventa una boscaglia quasi impenetrabile , od una jungla che più tardi diventerà un asilo sicuro alle tigri , alle pantere , ai rinoceronti , ai serpenti , dal morso fatale . Non era quindi da stupirsi se i pirati della Malesia , guidati da Bindar , avevano trovato quel rifugio . Disgraziatamente non pareva che fosse disabitato , come dapprima avevano sperato Sandokan e Tremal - Naik . Quel mugolìo sordo e quei due punti luminosi li avevano subito avvertiti che dovevano pagare prima la pigione con palle di piombo . - Orsù , - disse Sandokan . - Cerchiamo di sloggiare gli inquilini . - Non se ne andranno però senza protestare , - rispose Tremal - Naik scherzando . - In tale caso avranno da fare con noi . Kammamuri , non tremerà il tuo braccio ? Se rimarremo all ' oscuro non risponderei dello sloggio . - La torcia brillerà sempre dinanzi alle adnara . - Ecco un altro nome . - Le chiamiamo così noi maharatti quelle brutte bestie . - Mettiti dietro di noi . - Sì , Tigre della Malesia . - Sandokan si volse per vedere se i suoi uomini erano a posto , armò la carabina e le pistole e si avanzò verso la porta della pagoda , salendo i gradini . Tremal - Naik lo seguiva , accanto a Kammamuri , il quale teneva ben alta la torcia . Il formidabile pirata era tranquillo come se si trattasse di andar a trovare dei buoni vicini . I suoi occhi però non si staccavano dai due punti luminosi che brillavano sempre fra le tenebre , socchiudendosi a lunghi intervalli . - Sarà sola o avrà un compagno ? - si chiese Sandokan , arrestandosi sul pianerottolo . - Temo , mio caro Sandokan , che la pagoda ospiti una intera famiglia di quelle bestiacce , - disse Tremal - Naik . - Sii prudente perché le adnara valgono le tigri . - Forse un po ' meno delle nostre pantere nere . Proviamo a fare un buon colpo . Tu non sparare per ora . - S ' inginocchiò e puntò la carabina mirando i due punti luminosi . Stava per premere il grilletto , quando questi si spensero bruscamente . - Saccaroa ! - brontolò il pirata . - Che quella brutta bestia si sia accorta che volevo la sua pelle e che si sia internata nella pagoda ? Ecco degli inquilini che diventano noiosi . Bah ! Andremo a trovarle nel loro covo . Avanti Kammamuri ! - Il maharatto alzò la torcia , armò una pistola a due colpi non potendo servirsi della carabina con una sola mano , e si avanzò intrepidamente fiancheggiato da Sandokan e da Tremal - Naik . I malesi ed i dayachi si erano disposti in forma di semi - cerchio alla base della gradinata , pronti ad accorrere in aiuto dei loro padroni , nel caso che avessero avuto bisogno del loro appoggio od a chiudere il passo alle belve . Non avevano però trascurato , anche in quel terribile frangente , di mettersi dinanzi il capitano dei seikki ed il fakiro , onde non approfittassero per prendere il largo , cosa però poco probabile , poiché quei due disgraziati erano ancora ben legati . I cacciatori , dopo essersi fermati alcuni istanti sulla soglia del portone , erano entrati risolutamente nella pagoda . Una sala immensa , di forma ovale , quasi nuda , poiché non vi erano che dei cumuli di macerie cadute dall ' alto e dalle larghe fessure che si scorgevano lungo le pareti , s ' apriva dinanzi a loro . Anche il rivestimento interno , al pari di quello esterno , era crollato cospargendo il suolo di frammenti di statue . Sandokan e Tremal - Naik girarono intono un rapido sguardo e con non poca meraviglia non scorsero , in quell ' immensa sala , nessuna belva . - Dove sarà scappata quella pantera ? - si chiese Sandokan . - Attraverso i crepacci delle pareti no di certo , non prolungandosi fino alla base . - In guardia , amico - disse Tremal - Naik . - Può essersi nascosta dietro questi cumuli di rottami . - Non mi sembrano tanto alti da coprirla . D ' altronde lo sapremo subito . - Dinanzi a lui si trovava un gigantesco dado di pietra che forse in altri tempi aveva servito a sorreggere od una pietra di Salagraman od un lingam , il trimurti della religione indiana . Con un salto vi fu sopra e spinse gli sguardi in tutte le direzioni . - Nulla , - disse poi . - La pantera è scomparsa . - Eppure non deve essere uscita , - disse Tremal - Naik . - I nostri uomini l ' avrebbero veduta . - Ah ! - Che cosa c ' è ancora ? - Vedo una porticina all ' estremità della sala . - Che metterà probabilmente in qualche galleria , - disse il maharatto . - Purché non vi sia da quella parte un ' uscita , - disse Tremal - Naik . - In tal caso ci risparmierebbe il disturbo di cacciarla , - rispose Sandokan . - Andiamo a vedere se quella signora ha preferito lasciarci l ' alloggio senza protestare . - Attraversarono la sala e giunsero ben presto dinanzi alla porticina che era aperta . Sandokan e Tremal - Naik avvertirono subito un acuto odore di selvatico . - È passata per di qua - disse il primo . - Attenti a non farvi sorprendere . - Questa galleria deve condurre negli appartamenti dei sacerdoti , - aggiunse il bengalese . - In tale caso avremo da percorrere un bel tratto . Mettiti dietro di noi , Kammamuri . - Appoggiarono le carabine alla spalla onde essere più pronti a far fuoco e s ' inoltrarono in quello stretto passaggio che tendeva a salire . Percorsi cinquanta passi , si trovarono dinanzi ad una gradinata che descriveva una curva assai accentuata . - Saccaroa ! - esclamò Sandokan , seccato . - Dove si sarà cacciato quel maledetto animale ? - Taci ! - disse Tremal - Naik . Un sordo mugolìo si udì un po ' più sopra . Segno che la pantera si trovava là dentro e che forse si preparava a disputare ai tre uomini la via . Sandokan , risoluto a finirla , si slanciò su per la gradinata e giunto sul pianerottolo , vide un ' ombra allontanarsi velocemente entro un secondo corridoio . - Fa ' lume , Kammamuri ! - gridò . Il maharatto fu pronto a raggiungerlo . Scorgendo ancora l ' ombra , la Tigre della Malesia fece precipitosamente fuoco . La detonazione , che risuonò fra quelle strette pareti come un colpo di spingarda , fu seguìta da un urlo strozzato . - Colpita ? - chiese Tremal - Naik balzando avanti . - Ah ! non lo so , - rispose Sandokan che ricaricava l ' arma . - Fuggiva dinanzi a me e non potevo scorgerla troppo bene . Ho fatto fuoco a casaccio . - Andiamo a vedere se vi sono delle tracce di sangue . - S ' avanzarono cautamente , cogli occhi e gli orecchi in guardia , tenendosi curvi onde offrire meno bersaglio nel caso d ' un improvviso attacco . Il corridoio , che era aperto nello spessore delle pareti , girava come se seguisse la curva della immensa pagoda . Di quando in quando a destra ed a sinistra s ' aprivano delle piccole celle , che un giorno dovevano aver servito ai bramini o ai gurum . Ad un tratto Sandokan si arrestò curvandosi a terra . - Una larga macchia di sangue ! - esclamò . - L ' hai colpita , - disse Tremal - Naik . - Fra poco sarà nostra . - Avanti ! - Sicuri di non trovare ormai da parte della pantera grande resistenza , avevano allungato il passo . Le macchie di sangue continuavano e sempre più abbondanti . La palla di Sandokan doveva aver prodotta una ferita gravissima . La dannata bestia però continuava la sua ritirata attraverso a quell ' interminabile corridoio . Ad un certo momento e quando meno se l ' aspettavano , i tre cacciatori si trovarono dinanzi ad una sala piuttosto vasta , ingombra di statue rappresentanti le eterne incarnazioni di Visnù . - Dobbiamo essere alla fine ! - aveva esclamato Tremal - Naik . Aveva appena pronunciate quelle parole quando una massa piombò improvvisamente su di loro , atterrandoli uno sull ' altro e spegnendo la torcia . Sandokan fu pronto ad alzarsi ed a far fuoco e anche questa volta a casaccio , imitato da Kammamuri che non si era lasciata sfuggire la pistola . Tremal - Naik , più prudente , aveva conservata la sua carica temendo un ritorno offensivo della belva . Questa , dopo aver spiccato quel gran salto e d ' aver gettati i cacciatori a gambe levate , era scappata ritornando nel corridoio . - Quella pantera ha l ' anima di Kalì ! - esclamò Tremal - Naik . - Eccoci in un bell ' impiccio ! Chi ha l ' acciarino ? - Io no - rispose Sandokan . - E nemmeno io - aggiunse Kammamuri . - Dovremo compiere la ritirata all ' oscuro ? - Conosciamo già il corridoio e credo che il ritorno non sarà difficile , - rispose la Tigre della Malesia . - E se la pantera ci aspetta all ' agguato ? - Ecco quello che temo . - Ricarica subito e anche tu Kammamuri . Da un istante all ' altro possiamo trovarci nuovamente di fronte alla kerkal . - E può anche ... - Il maharatto non finì la frase . Un mugolìo che terminò in un soffio ardente lo aveva arrestato . - Vi è un ' altra pantera qui ! - esclamò subito Sandokan facendo un rapido dietro fronte . - Ma sì ! - rispose Tremal - Naik . - La prima non era sola . - In ritirata ! - E presto , - aggiunse il bengalese . - Qui corriamo il pericolo di venire assaliti dinanzi e alle spalle . - Sandokan lanciò una imprecazione . - Tornare indietro ora , quando già erano nelle nostre mani ! - Le scoveremo più tardi . Vieni , non perdiamo tempo ! - Uscirono dalla sala , indietreggiando lentamente onde non farsi sorprendere . Kammamuri solo , che aveva ricaricata la pistola , aveva volte le spalle alla porta per far fronte alla prima pantera fuggita attraverso il corridoio . Il momento era terribile , eppure quei tre valorosi non avevano nulla perduto della loro ammirabile calma , quantunque fossero più che certi di venire assaliti prima di poter ridiscendere nella pagoda e raggiungere i loro compagni che dovevano essere molto inquieti , non vedendoli ritornare dopo quei quattro spari . - Teniamoci uniti , - disse Sandokan ai compagni . - Se non abbiamo più la torcia possediamo sempre le nostre armi da fuoco . - E appena scorgiamo gli occhi delle belve spariamo subito , - aggiunse Tremal - Naik . La ritirata , fra la profonda oscurità che regnava in quello stretto corridoio , si compiva lentamente , dovendo Sandokan ed il bengalese indietreggiare colla faccia rivolta sempre verso la sala . Kammamuri stava per mettere i piedi sul primo gradino , quando vide , a soli pochi passi , lampeggiare gli occhi verdastri della kerkal , che era fuggita attraverso il corridoio . - Padrone ! - disse , dando indietro . - La bestia sta dinanzi a me . - E la seconda ci segue , - rispose Sandokan . - Ecco là i suoi occhi . - I tre uomini si erano arrestati colle armi puntate contro quei quattro punti luminosi . Quantunque provati alle più terribili avventure , non osavano far fuoco per la tema di mancare i loro avversari . Fra loro regnò un breve silenzio , poi Sandokan pel primo lo ruppe . - Non possiamo rimanere qui eternamente . Oltre le armi da fuoco abbiamo anche le scimitarre ed un combattimento a corpo a corpo non mi fa paura . Tu , Kammamuri , fa ' fuoco sulla pantera che si trova sulla scala ; io cercherò di spacciare l ' altra . - Ed io ? - chiese Tremal - Naik . - Rimarrai in riserva , - rispose la Tigre della Malesia . Estrasse con precauzione la scimitarra senza staccare i suoi occhi dai due punti fosforescenti che brillavano sinistramente fra quelle fitte tenebre , la strinse fra i denti , poi mirò lentamente , onde essere ben sicuro del suo colpo . Kammamuri dal canto suo aveva puntata la pistola , che come abbiamo detto era a doppia canna . I tre spari formarono una detonazione sola . Al rapido bagliore prodotto dalla polvere , i cacciatori videro le due belve scagliarsi innanzi , poi ruzzolarono l ' uno addosso all ' altro giù per la scala . Tremal - Naik , che fu il primo a giungere in fondo , udendo verso il pianerottolo un mugolìo minaccioso , sparò più per illuminare , fosse pure per un istante la galleria , che colla convinzione di colpire . Un urlo vi rispose , poi una massa crollò giù dalla scala cadendo addosso a Sandokan che si era fermato sul penultimo gradino . - Ah ! Canaglia ! - urlò il pirata che aveva avuto il tempo d ' impugnare la scimitarra prima di cadere . Alzò l ' arma e la lasciò cadere con forza su quel corpo che si dibatteva al suo fianco urlando . - Prendi ! Prendi ! - Due volte la scimitarra , maneggiata da quel braccio di ferro , tagliò a fondo . - Fuggiamo ! - disse in quel momento Tremal - Naik . - Le nostre armi sono scariche . - Tutti e tre si erano slanciati attraverso al corridoio , correndo all ' impazzata . Stavano per entrare nella pagoda , quando udirono una scarica echeggiare al di fuori . - I nostri uomini hanno fucilata l ' altra , - disse Sandokan correndo verso la porta . Non si era ingannato . Sul vasto pianerottolo giaceva una gigantesca pantera , una delle più grosse che avesse visto fino allora , immersa in una pozza di sangue . La sua splendida pelliccia era crivellata di proiettili . - Sahib , - disse Bindar , facendosi innanzi , - si temeva che ti fosse accaduta qualche disgrazia . - La pagoda è nostra , - rispose semplicemente Sandokan . - Occupiamola . - Sarà morta l ' altra ? - chiese Kammamuri . - La mia scimitarra è lorda di sangue e quando io meno un colpo , nemmeno una tigre può resistere . Fa ' mettere , per maggior precauzione , delle sentinelle dinanzi alle due porte e cerchiamo di riposare qualche ora . Ne abbiamo bisogno . - I malesi ed i dayachi sciolsero i pacchi , stendendo a terra tappeti e coperte di lana e perfino cuscini destinati ai loro capi , mentre alcuni altri accendevano alcune torce piantandole fra le macerie . Il vecchio Sambigliong fece la scelta degli uomini di guardia , portandone tre dinanzi alla porticina che conduceva sulla gradinata della porta maggiore , non essendo improbabile che altre fiere si presentassero . Sandokan e Tremal - Naik , dopo essersi bene assicurati che il fakiro ed il comandante dei seikki avevano i legami intatti , si sdraiarono sui tappeti , non senza aver avuto la precauzione di mettersi a fianco le armi , quantunque si ritenessero perfettamente sicuri contro una invasione da parte delle guardie del rajah . Il resto della notte infatti trascorse tranquillo . Solo alcuni sciacalli , attirati da quella luce insolita , che brillava nell ' interno della pagoda , osarono salire la gradinata e mandare qualche urlo . Non essendo pericolosi , gli uomini di guardia non si scomodarono a salutarli con un colpo di fucile , desiderando economizzare le loro munizioni . Preparata e divorata la colazione , Sandokan inviò nella jungla una metà dei suoi uomini , per assicurarsi contro qualunque sorpresa , poi si fece condurre dinanzi il fakiro . Il povero uomo , che già s ' aspettava di dover subire un interrogatorio , tremava come se avesse la febbre e dalla fronte gli cadevano grosse gocce di sudore . - Siediti , - gli disse ruvidamente Sandokan , che stava comodamente sdraiato su un tappeto a fianco di Tremal - Naik . - È giunta l ' ora di fare i conti . - Che cosa vuoi da me , signore ? - gemette il disgraziato guardando con fervore l ' antico capo dei pirati di Mompracem , che lo fissava come se cercasse di ipnotizzarlo . - Un uomo che avesse la coscienza tranquilla non tremerebbe come te , - disse Sandokan accendendo il cibuc e lanciando in aria una fitta nuvoletta di fumo . - Narrami ora come hai fatto tu , che hai un braccio solo disponibile , a rapire quella fanciulla . - Una fanciulla ! - esclamò il fakiro alzando gli occhi in aria . - Che cosa vieni a raccontarmi tu sahib ? Ti ho già detto che io non so nulla , affatto nulla . - Sicché tu non ti sei recato in casa d ' una signora indiana per liberarla dal mal occhio . - Può darsi , ma non ti saprei dire quale . - Allora te lo dirà un uomo che assistette alla cerimonia . - Fallo venire , - rispose il gussain , con voce però tutt ' altro che ferma . - Kubang ! - gridò Sandokan . Il malese , che fino allora si era tenuto nascosto dietro un cumulo di macerie , si alzò e si mise di fronte al fakiro chiedendogli : - Mi riconosci tu ? - Tantia lo fissò a lungo , con uno sguardo che tradiva una profonda inquietudine , poi raccogliendo tutta la sua energia rispose : - No : non ti ho mai veduto . - Tu menti - gridò il malese . - Quando tu passasti il bacino dinanzi agli occhi della giovane indiana , mi trovavo a soli tre passi di distanza da te . - Il gussain ebbe un leggero fremito , però rispose subito . - T ' inganni : un viso che avesse avuto quella brutta pelle non mi sarebbe sfuggito così facilmente . Te lo ripeto : io non ti ho mai veduto . - Un uomo che ha un braccio anchilosato e che tiene nel suo pugno un ramoscello non si dimentica facilmente - rispose il malese . - Sei stato tu , lo affermo solennemente . - Difenditi ora , - disse Sandokan . - Vedi che quest ' uomo ti accusa . - Il gussain crollò le spalle , sorrise ironicamente , poi rispose : - Quest ' uomo o è pazzo od ha giurato di perdermi . Tantia però non è così stupido da cadere nell ' infame agguato preparato da questo miserabile . - È troppo furbo per compromettersi , - disse Tremal - Naik . - L ' interrogatorio però è appena cominciato e non finirà tanto presto . - È vero , - disse Sandokan . - Accusa Kubang . - Io dico che quest ' uomo si è presentato nel palazzo della giovane indiana , - riprese il malese , - che ha chiesto di riposarsi , che fu lasciato solo e che alla notte scomparve portando via la padrona : che neghi se l ' osa ! - L ' oso , - rispose il fakiro . - Sicché non vuoi confessare per conto di chi hai agito , - disse Sandokan . - Io non sono che un povero uomo che non ha altro desiderio che di andarsene al più presto nel cailasson . La mia carcassa non servirebbe nemmeno per una cena alla tigre . - Kammamuri , - disse Sandokan , - quest ' uomo non ha ancora fatto colazione . Portagli una terrina di carri . Come ha ceduto Kaksa Pharaum , cederà anche questo ostinato . - Il maharatto che stava rimescolando un certo intingolo , che si trovava in una pentola di ferro e che gli faceva lagrimare abbondantemente gli occhi , empì un recipiente e lo posò dinanzi al gussain . - Mangia , - disse Sandokan . - Poi riprenderemo il discorso . - Tantia fiutò il riso condito con droghe fortissime e scosse la testa dicendo con voce risoluta : - No ! - Sandokan si levò dalla fascia una pistola , l ' armò e accostando le fredde canne ad una tempia del prigioniero gli disse : - O mangi o ti faccio scoppiare la testa . - Che cosa contiene questo carri ? - chiese il fakiro coi denti stretti . - Mangialo , ti dico . - Tu mi prometti che non contiene alcun veleno ? - Non ho alcun interesse a sopprimerti , anzi desidero che tu viva . Ti decidi o no ? Ti accordo un minuto . - Il fakiro esitò un istante , poi prese il cucchiaio che Kammamuri gli porgeva sorridendo ironicamente e si mise a mangiare facendo delle orribili smorfie . - Troppo pimento in questo carri , - disse . - Tu hai un cattivo cuoco . - Me ne provvederò un altro , - rispose Sandokan . - Per ora accontentati di quello che ho . - Il fakiro , vedendo che non deponeva la pistola , continuò a mangiare quella miscela infernale , che doveva bruciargli lo stomaco . Essendo però gli indiani abituati a mettere molto pimento nei loro cibi , specialmente nel carri , il gussain ne risentiva certamente meno gli effetti ardenti . Quand ' ebbe finito si batté colla sinistra il ventre dicendo : - Anche questa minestra passerà . - Vedremo se il tuo stomaco sarà così solido , - rispose Sandokan . - Ora a te Tremal - Naik . - Il bengalese e Kammamuri afferrarono il gussain sotto le ascelle e lo misero in piedi . - Che cosa volete ancora da me ? - chiese il disgraziato con terrore . - Oh ! Non abbiamo ancora finito ? - disse Tremal - Naik . - Credevi di cavartela così a buon prezzo ? Vuoi evitare il resto ? Allora confessa . - Vi ho detto che io non so nulla ! - strillò Tantia . - Io non ho preso parte al rapimento di quella donna . Potete strapparmi la lingua , tormentarmi , io non potrò dirvi quello che io non ho fatto . - Lo vedremo , - disse Tremal - Naik . Lo spinsero fuori dalla pagoda e gli fecero scendere la scalinata fermandolo dinanzi ad una buca molto profonda , che due malesi stavano scavando . - Basterà , - disse Sandokan ai due pirati , dopo d ' aver dato uno sguardo a quello scavo . - L ' uomo non è grasso , tutt ' altro anzi . - Il gussain aveva fatto due passi indietro guardando con smarrimento Sandokan , Tremal - Naik e Kammamuri . - Che cosa volete fare di me ? - chiese battendo i denti . - Ricordatevi che io sono un fakiro , ossia un sant ' uomo , che gode la protezione di Brahma . - Chiamalo che venga a liberarti , - disse Sandokan . - Voi non godrete le delizie del cailasson , quando la morte vi avrà colpiti . - Io mi accontento del paradiso di Maometto . - Il rajah mi vendicherà . - È troppo lontano e poi in questo momento non ha tempo di occuparsi di te . Vuoi parlare sì o no ? - Che siate maledetti tutti ! - urlò il gussain furibondo . - Lancio contro di voi il malocchio ! - La mia scimitarra lo spezzerà , - rispose Sandokan . - Calatelo dentro . - I due malesi s ' impadronirono del fakiro , che non poteva opporre che una resistenza debolissima , avendo un solo braccio disponibile e lo cacciarono nella buca lasciandogli sporgere solamente la testa e il braccio sinistro che nessuno avrebbe potuto ormai piegare senza spezzarglielo . Ciò fatto cominciarono a gettare dentro palate di terra in modo da avvolgere completamente quel magrissimo corpo e d ' immobilizzarlo . Il gussain che forse aveva indovinato a quale spaventevole supplizio lo condannavano i suoi carnefici , cacciava urla spaventevoli che non producevano però nessun effetto sull ' anima di Sandokan , né su quella di Tremal - Naik . - La pentola ora , - disse la Tigre della Malesia , quando il fakiro fu interrato . Uno dei due malesi corse nella pagoda e tornò portando una specie di vaschetta di metallo , colma d ' acqua limpidissima e la mise dinanzi a Tantia , alla distanza di qualche passo . - Quando avrai sete te la prenderai , - disse allora Sandokan . Vedendo l ' acqua il gussain stralunò gli occhi e le sue labbra s ' incresparono . - Datemi da bere ! - ruggì . - Ho il fuoco nel ventre . - Allunga il tuo braccio anchilosato e serviti , - rispose Sandokan . - Nessuno te lo impedisce . - Spezzatemelo allora ! Io non posso abbassarlo . - È un affare che riguarda te . Vieni Tremal - Naik : quest ' uomo comincia a diventare noioso . - A cinquanta passi dalla gradinata s ' alzava uno splendido lauro sotto il quale i malesi avevano stesi alcuni tappeti e collocati alcuni cuscini . Sandokan e Tremal - Naik , seguiti da Kammamuri , si diressero verso quella pianta e si sdraiarono sotto la fitta ombra accendendo le loro pipe . Il gussain non cessava di urlare come un dannato , chiedendo acqua . Il pimento cominciava a fare i suoi effetti , tanagliandogli le viscere . - All ' altro ora , - disse la Tigre della Malesia . - Kammamuri va ' a prendere il demjadar . - Terremo la corte di giustizia sotto quest ' albero ? - chiese Tremal - Naik scherzando . - Siamo più sicuri qui che nella pagoda - rispose Sandokan . - Eh non so , amico ! Tu dimentichi che siamo in mezzo ad una jungla . - Finché i miei uomini battono i bambù non abbiamo nulla da temere . - Pronunceremo un ' altra sentenza ? - Tutto dipenderà dalla buona o cattiva volontà del prigioniero . - Kammamuri tornava in quel momento col capitano dei seikki . Era questi un bel tipo di montanaro indiano , d ' una robustezza eccezionale , con una lunga barba nerissima che dava maggior risalto alla sua pelle appena abbronzata e con due occhi pieni di fuoco . Essendogli state slegate le mani , salutò militarmente Sandokan e Tremal - Naik , portando la destra sull ' immenso turbante bianco colla calotta rossa ricamata in oro , che gli copriva la testa . - Siedi amico , - gli disse la Tigre della Malesia . - Tu sei un uomo di guerra e non già un gussain . - Il demjadar che conservava una calma degna d ' un vero soldato , obbedì senza batter ciglio . - Io voglio sapere da te se hai preso parte al rapimento d ' una principessa indiana insieme col fakiro . - Io non ho mai avuto alcun rapporto con quell ' uomo , - rispose il seikko quasi con disprezzo . - Io sono mussulmano come tutti i miei compatriotti e non mi occupo dei santoni . - Dunque tu non sai nulla di quel rapimento . - È la prima volta che odo parlare di ciò . Poi io non mi occuperei di tali cose . Affrontare dei nemici sia pure ; lottare con delle donne che non possono difendersi , mai ! I seikki della montagna sono guerrieri . - Chi ti ha incaricato di assalirci ? - Il rajah . - Chi aveva detto a S . Altezza che noi abitavamo nella pagoda sotterranea ? - Io sono abituato a obbedire alle persone che mi pagano e non di chiedere i loro affari , - rispose il seikko . - Quanto ti dà il rajah all ' anno ? - Duecento rupie . - Se vi fosse un uomo che te ne offrisse mille , lasceresti il rajah ? - Gli occhi del demjadar lampeggiarono . - Pensaci , - disse Sandokan , a cui non era sfuggito quel lampo che tradiva una intensa cupidigia . - Mi risponderai su ciò più tardi . Ora voglio sapere altre cose . - Parla , sahib . - Sei tu che comandi la guardia reale ? - Sì , sono io . - Di quanti uomini si compone ? - Di quattrocento . - Tutti valorosi ? - Un sorriso quasi di disprezzo spuntò sulle labbra del demjadar . - I seikki della montagna sanno morire bene e non contano i loro nemici , - disse poi . - Quanto ricevono i tuoi uomini dopo un anno di servizio ? - Cinquanta rupie . - Che cosa hai pensato dell ' offerta che ti ho fatta ? - Il demjadar non rispose : pareva facesse qualche calcolo difficile . - Sbrigati , non ho tempo da perdere , - disse Sandokan . - Il rajah del Mysore ed il guicovar di Baroda , che sono i più generosi principi dell ' India , non mi darebbero tanto , - rispose finalmente il seikko . - Sicché tu accetteresti per una tale somma di lasciare il rajah dell ' Assam e di passare sotto altre persone ? - Sì , purché paghino . Noi siamo mercenari . - Anche se quella persona si servisse di te e dei tuoi uomini per dare addosso al rajah dell ' Assam ? - Il demjadar alzò le spalle . - Io non sono un assamese , - rispose poi . - La mia patria è sulle montagne . - Risponderesti della fedeltà dei tuoi uomini se si offrissero a loro duecento rupie per ciascuno ? - Sì , sahib , assolutamente - rispose il demjadar . - Tutti quei montanari li ho arruolati io e non obbediscono che a me . - Ti farò versare oggi un acconto di cinquecento rupie , ma per ora tu non devi lasciare il mio campo e non cesserà la sorveglianza intorno a te . - Non sarebbe necessaria perché tu hai la mia parola , però fa ' come vuoi . È meglio non fidarsi , ed io al tuo posto farei altrettanto . - Ora puoi andartene : devo occuparmi del fakiro . Kammamuri ! - chiamò poi ; il maharatto che stava accoccolato dinanzi a Tantia ascoltando , impassibile alle urla feroci che mandava il disgraziato , fu lesto ad accorrere . - A che punto siamo ? - gli chiese Sandokan , mentre il demjadar si allontanava . - Il gussain non può più resistere : è idrofobo . - Andiamo a vedere se si decide a parlare . Vieni Tremal - Naik : noi non avremo perduta la nostra giornata . - Comincio a sperare che la corona di Surama non sia lontana , - disse il bengalese . - Anch ' io , amico : ormai non è più che una questione di pazienza . - 17 . La confessione del fakiro Tantia divorato da una sete spaventevole , bruciato dal sole che lo colpiva direttamente sul nudo cranio , arso internamente dal pimento e compresso dalla terra , pareva che fosse proprio all ' estremo delle sue forze . Gli occhi gli uscivano dalle orbite , aveva la schiuma alle labbra ed il suo braccio anchilosato subiva dei fremiti , come se da un momento all ' altro dovesse spezzarsi sotto gli sforzi disperati che faceva il suo proprietario , per abbassarlo verso la bacinella piena d ' acqua . Urla spaventevoli , che rassomigliavano agli ululati d ' un lupo idrofobo , gli sfuggivano di quando in quando dal petto oppresso dalla terra . Vedendo Sandokan e Tremal - Naik , i suoi occhi s ' iniettarono di sangue ed il suo viso assunse un aspetto orribile . - Acqua ! - ruggì . - Sì , quanta ne vorrai , se ti deciderai a parlare - rispose Sandokan sedendosi di fronte al miserabile . - Voglio farti una proposta . Dimmi prima quanto ti hanno dato per rapire quella giovane indiana o per aiutare i rapitori . - Il gussain fece una smorfia , e non rispose . - Poco fa ho deciso il demjadar dei seikki a dirmi tutto quello che io desideravo , e quello è un fiero soldato e non già uno stupido fanatico come sei tu . Segui il suo esempio e avrai acqua e anche delle rupie . Se ti rifiuti io non mi occuperò più di te e ti lascerò morire entro la tua buca . Scegli ! - Rupie ! - rantolò Tantia , guardando fisso la Tigre della Malesia . - Cento , anche duecento . - Il gussain ebbe un fremito . - Duecento ! - esclamò con voce appena intelligibile . Ebbe ancora un ' ultima esitazione , poi rispose : - Parlerò ... se mi farai avere un sorso d ' acqua . - Finalmente , - esclamò Sandokan . - Ero sicuro che tu ti saresti deciso a confessare . - Prese la bacinella e l ' accostò alle labbra del gussain , lasciandogli bere alcuni sorsi . - Te la do per scioglierti meglio la lingua , - disse . - Se vuoi il resto devi dirmi tutto . Per conto di chi hai lavorato ? - Pel favorito del rajah - rispose Tantia che pareva fosse rinato dopo quei pochi sorsi d ' acqua . - Chi è costui ? - L ' uomo bianco . - Sandokan e Tremal - Naik si guardarono l ' un l ' altro . - Deve essere quel greco , - disse il primo . - Certo , - rispose il secondo . La fronte di Sandokan si era abbuiata . - Mi sembri inquieto , - disse Tremal - Naik . - Ho mille ragioni per esserlo , - rispose il famoso pirata . - Se quel cane ha fatto rapire Surama , vuol dire che in qualche modo è venuto a conoscenza dei nostri progetti e ciò , se fosse vero , sarebbe grave . Vi è la testa di Yanez in giuoco . - Non spaventarmi , Sandokan . - Oh ! Non l ' ha ancora perduta e noi non siamo ancora morti . Tu sai di che cosa sono capace io , e quella testa non cadrà se io non lo voglio e tu sai anche quanto io amo Yanez più che se fosse mio fratello , più che se fosse mio figlio . - Lo so : non potrebbe esistere una Tigre della Malesia senza il suo amico portoghese . - Sandokan che si era un po ' allontanato dal gussain , onde non potesse udire il suo discorso , tornò verso la buca . - Vediamo , - disse . - Forse noi ci creiamo dei timori che non esistono . Può trattarsi d ' una semplice vendetta . - Si rivolse a Tantia che lo fissava sempre intensamente e gli chiese : - Il favorito l ' hai veduto tu ? - No . - Chi ti ha dato l ' ordine di rapire la donna ? - Un ministro , amico intimo del favorito . - E come hai fatto ? - Prima l ' ho addormentata con dei fiori , poi l ' ho calata dalla finestra . Sotto vi erano dei servi del favorito . - E dove l ' hanno portata ? - Nella casa dell ' uomo bianco . - Dove si trova ? - Sulla piazza di Bogra . - Bindar ! - L ' assamese che si trovava a breve distanza , masticando una noce d ' areca con un pizzico di calce , fu lesto ad accorrere . - Tu sai dove si trova la piazza di Bogra ? - gli chiese Sandokan . - Sì , sahib . - Benissimo : continua gussain . - Che cosa vuoi sapere ancora ? - chiese Tantia . - Ti ho detto perfino troppo . - Ma hai guadagnato duecento rupie . - Me le darai ? - Io sono un uomo che quando prometto mantengo , non scordartelo , fakiro , - rispose Sandokan . - Allora posso aggiungere qualche cosa d ' altro a quanto ti ho detto , - disse Tantia . - Ossia ? - Io ho saputo che il chitmudgar del favorito , ha dato da bere a quella giovane donna non so quale miscela per farla parlare . - Sandokan ebbe un soprassalto . - Ed ha parlato ? - chiese con ansietà . - Certo , poiché hanno assalito la pagoda dove tu ti nascondevi . - Che abbia compromesso Yanez ? - si chiese a mezza voce Sandokan mentre la sua fronte si copriva d ' un freddo sudore . Si mise poi a passeggiare per la spianata colle mani chiuse , il viso alterato . Un improvviso scoppio di furore lo assalì d ' un tratto : - Cane d ' un greco ! - gridò tendendo un braccio in direzione della capitale dell ' Assam . - Non lascerò questo paese se non ti avrò prima strappato il cuore ! Come ho uccisa la Tigre dell ' India , ucciderò anche te ! - Anche Tremal - Naik appariva molto preoccupato e nervoso . Egli si chiedeva insistentemente quali parole erano riusciti a strappare dalle labbra di Surama . Egli aveva già provato , quando aveva cercato di lottare cogli strangolatori della jungla nera , l ' effetto di quei misteriosi narcotici , che solo certi indiani conoscono . Se erano riusciti a scoprire lo scopo della loro presenza nel principato d ' Assam , doveva succedere una catastrofe completa , pensava . Sandokan dopo d ' aver passeggiato qualche minuto , stringendo continuamente le pugna e aggrottando di quando in quando la fronte , tornò precipitosamente verso il gussain . - Hai più nulla da aggiungere a quanto hai detto ? - No , sahib . - Ti avverto che tu rimarrai nelle nostre mani fino al nostro ritorno e che se hai mentito ti farò levare la pelle . - Ti aspetterò tranquillo - rispose il fakiro . - Invece di duecento rupie ne hai guadagnate quattrocento , che ti verranno contate subito . - Io sono tuo anima e corpo . - Vedremo , - rispose Sandokan . Si volse verso i malesi dicendo loro : - Levate quest ' uomo dalla buca e dategli da mangiare e da bere finché vorrà . Vegliate però attentamente anche su lui . Ed ora mio caro Tremal - Naik , prepariamoci a partire . Surama sarà salva , se non sopravvengono altri incidenti . - Chi condurremo con noi ? - Bindar , Kammamuri e sei uomini ; gli altri rimarranno a guardia dei prigionieri . - Saremo sufficienti per tentare il colpo ? - In caso di bisogno chiameremo in nostro aiuto i sei malesi che ha Yanez . Non perdiamo tempo e partiamo . - Sandokan ed i suoi compagni , dopo d ' aver raccomandato a Sambigliong di tenere un piccolo posto di guardia sulle rive della palude , lasciavano la pagoda per raggiungere il Brahmaputra . Essendo quasi mezzo giorno non dovevano correre alcun pericolo nella traversata della jungla , poiché ordinariamente le belve , a menoché non siano eccessivamente affamate , durante le ore più calde del giorno si tengono sdraiate nelle loro tane . Solo la notte si mettono in caccia , favorendo le tenebre i colpi di sorpresa . La traversata infatti la compirono senza vedere alcun animale pericoloso . Solo qualche coppia di bighama , ossia di cani selvaggi , li seguì per qualche tratto urlando senza osare di attaccarli . Giunti sulle rive della palude trovarono la bangle nel medesimo luogo ove l ' avevano lasciata , segno evidente che nessuno si era spinto fin là . Le guardie del rajah non avendo potuto seguire le tracce dei fuggiaschi in causa del fiume dovevano aver abbandonato l ' inseguimento . - Bindar , - disse Sandokan salendo a bordo della barcaccia , - governa in modo da farci giungere in città a notte inoltrata . Non voglio che ci vedano entrare nel palazzo di Surama , che dovrà servirci da quartier generale . - S ' imbarcarono levando l ' ancora , ritirarono l ' ormeggio ed imboccarono il canale che doveva condurli nel Brahmaputra remando lentamente , non avendo molta fretta . Una gran calma regnava sulla palude e sulle sue rive . Solo di quando in quando qualche uccello acquatico s ' alzava pesantemente , descrivendo qualche curva intorno alla bangle , poi si lasciava cadere fra i gruppi di canne . In mezzo alle piante del loto , mezzo affondati nel fango , sonnecchiavano dei grossi coccodrilli , i quali non si degnavano di muoversi nemmeno quando la barca passava accanto a loro . Fu verso le sei della sera che Sandokan ed i suoi compagni raggiunsero il Brahmaputra . Due poluar , specie di navigli indiani , i più adatti alla navigazione interna , perché assai leggermente costruiti , colla prora e la poppa ad eguale altezza e muniti di due piccoli alberi che sorreggono due vele quadrate , navigavano a poca distanza l ' uno dall ' altro radendo quasi la riva opposta , dove la corrente si faceva sentire più forte . - Che siano barche in crociera ? - si chiese Sandokan , che le aveva subito notate . - Non vedo seikki a bordo , - disse Tremal - Naik . - Mi hanno più l ' apparenza di navigli mercantili . - Vedo una spingarda sulla prora di uno di essi . - Talvolta quelle barche sono armate non essendo sempre sicuri i corsi d ' acqua che attraversano queste regioni . - Tuttavia li sorveglieremo , - mormorò Sandokan . - Possiamo accertarci subito se sono dei semplici trafficanti od esploratori . - In quale modo ? - Rimanendo noi indietro o sopravvanzandoli . - Proviamo : giacché non abbiamo fretta facciamo ritirare i remi e lasciamoci portare dalla corrente . - I malesi , subito avvertiti , ritirarono le lunghe pale e la bangle rallentò la sua corsa , andando un po ' di traverso . I due poluar continuarono la loro marcia , aiutati dalla brezza che gonfiava le loro vele ed in pochi minuti si trovarono considerevolmente lungi dalla bangle , sparendo poi entro la curva del fiume . - Se ne sono andati - disse Tremal - Naik . - Come vedi io non m ' ero ingannato . - Sandokan crollò il capo senza rispondere . Non pareva affatto convinto della tranquillità di quei due piccoli navigli . - Dubiti ? - chiese Tremal - Naik . - Un pirata fiuta gli avversari a grandi distanze , - disse finalmente la Tigre della Malesia . - Io sono più che sicuro che quei due poluar perlustrano il fiume . - Ci avrebbero fermati ed interrogati . - Non siamo ancora giunti a Gauhati . - Che i seikki ci abbiano seguìti nella nostra ritirata attraverso la jungla ? Eppure quella sera io non vidi alcuna barca a darci la caccia . - E le rive non le conti ? Voi siete tutti corridori insuperabili ed un uomo che avesse seguito la riva sinistra avrebbe potuto facilmente tenersi sempre in vista della bangle e notare il luogo ove aveva imboccato il canale della palude . - E perché non ci hanno assaliti nella jungla ? - Può darsi che non abbiano avuto il coraggio di farlo - rispose Sandokan . - Le mie non sono però che semplici supposizioni e potrei benissimo ingannarmi . Tuttavia apriamo bene gli occhi e teniamoci pronti a qualunque evento . Sento per istinto che dovremo lottare con un uomo fortissimo che vale dieci volte il rajah . - Quel greco ? - Sì , - rispose Sandokan . - È lui il nemico pericoloso . - È vero . Senza quell ' uomo Yanez avrebbe fatto a quest ' ora chissà che cosa . - A me basta avere i seikki sottomano . Se il demjadar riesce a persuaderli a mettersi ai miei servigi , vedrai che pandemonio saprò scatenare io a Gauhati . - Accese il suo cibuc e si sedette sulla murata di prora , lasciando penzolare le gambe sul fiume che rumoreggiava intorno alla bangle . Il sole stava allora tramontando dietro le alte cime dei palas , quei bellissimi alberi dal tronco nodoso e massiccio , coronato da un fitto padiglione di foglie vellutate , d ' un verde azzurrognolo , donde partono degli enormi grappoli fiammeggianti , dai quali si ricava una polvere color di rosa , adoperata dagli indù nelle feste di Holi . Sulle rive , numerosi contadini battevano , con un ritmo monotono , l ' indaco , raccolto durante la giornata e messo a macerare entro vasti mastelli per meglio distaccare le particelle e farle precipitare più presto , avendo gli indiani un modo diverso per trattare tale materia colorante . Altri invece spingevano in acqua colossali bufali per dissetarli , guardandoli attentamente onde i coccodrilli non li afferrassero pel naso o pel muso e li tirassero sotto , cosa comunissima nei fiumi dell ' India . La bangle , verso le nove , giunse in vista dei fanali che splendevano nelle vie principali della capitale dell ' Assam . Stava per passare vicino all ' isolotto su cui si alzava la pagoda di Karia , quando si trovò improvvisamente dinanzi ai due poluar che chiudevano il passaggio . Una voce si era subito alzata sul più vicino : - Ohe ! Da dove venite e dove andate ? - Lascia che risponda io , - disse Tremal - Naik a Sandokan . - Fa ' pure , - rispose questi . Il bengalese alzò la voce gridando : - Veniamo da una partita di caccia . - Fatta dove ? - chiese la medesima voce di prima . - Nella palude di Benar , - rispose Tremal - Naik . - Che cosa avete ucciso ? - Una dozzina di coccodrilli che andremo a raccogliere domani essendo affondati . - Avete visto degli uomini in quei dintorni ? - Null ' altro che dei marabù e delle oche . - Passate e buona fortuna . - La bangle , che aveva rallentata la marcia , riprese la corsa a tutta forza di remi , mentre i due poluar allentavano le gomene per lasciarle il passo . - Che cosa ti ho detto ? - disse Sandokan a Tremal - Naik , quando furono lontani dai due navigli . - Noi pirati abbiamo un fiuto straordinario e sentiamo i nemici a distanze incredibili . - Me ne hai dato or ora una prova , - rispose Tremal - Naik . - Che ci abbiano proprio seguìti ? - Non ne dubito . - Tuttavia ce la siamo cavata benissimo . - Per la tua buona idea . - Dove sbarcheremo ? - Nel centro della città . Questa notte desidero dormire nel palazzo di Surama . Forse là troveremo notizie di Yanez . Kubang non avrà mancato di fare una visita ai servi . - È quello che pensavo anch ' io . Quel malese è molto intelligente . - Un gran furbo , - disse Sandokan . - Se non lo fosse non sarebbe un malese . Bah ! evitata la crociera tutto andrà bene . Domani ci metteremo in cerca di Surama e prepareremo al greco od ai suoi uomini un bel tiro . Credi che nel suo palazzo abbia un chitmudgar ? - Certo , Sandokan , - rispose Tremal - Naik . - Un indiano che si rispetta , deve avere una ventina di servi per lo meno ed un direttore di casa . - Che si lasci pescare da me ed il colpo sarà fatto . Non si tratta che di sapere i luoghi che frequenta . - Perché ? - Lascia fare a me : ho la mia idea . Ehi , Bindar , possiamo approdare ? - Sì , sahib . - Accosta la riva dunque . - La bangle in pochi colpi di remo attraversò il fiume e andò ad ancorarsi dinanzi ad un vecchio bastione che difendeva la città verso occidente . - A terra , - comandò Sandokan , dopo essersi assicurato che dietro la bastionata non vi era nessuno . - Due soli malesi rimangano a guardia della bangle . - Presero le loro armi e scesero sulla riva che era coperta da fitte macchie di nagatampo , alberi durissimi e che producono dei fiori odorosi e bellissimi , dei quali si adornano le giovani indiane . - Seguitemi , - disse Sandokan . - Giungeremo al palazzo di Surama inosservati , se non vi saranno intorno delle spie . - Che cosa temi ancora ? - chiese Tremal - Naik . - Eh ! Quel greco è capace di aver teso degli agguati , mio caro . In cammino amici e se vi sarà da menar le mani non fate uso che delle scimitarre . Nessun colpo di carabina o di pistola . - Sì , Tigre della Malesia - risposero i malesi . - Venite ! - Si misero a costeggiare il fiume coperto da enormi tamarindi , che rendevano colla loro ombra l ' oscurità più fitta ; poi raggiunto il sobborgo orientale , si cacciarono fra le viuzze interne dirigendosi verso il centro della città . Essendo già molto tardi , pochissimi abitanti si trovavano per le vie e anche quelli s ' affrettavano a girare al largo , scambiando probabilmente Sandokan ed i suoi uomini per soldati del rajah in cerca di qualche malvivente . La mezzanotte non doveva essere lontana quando il drappello sbucò sulla piazza dove sorgeva il palazzo , che Yanez aveva acquistato per la sua bella fidanzata . Sandokan si era arrestato lanciando un rapido sguardo a destra ed a sinistra . - Vedo due indiani fermi dinanzi al palazzo , - disse a Tremal - Naik . - Non mi sono sfuggiti , - rispose il bengalese . - Che siano due spie di quel maledetto greco ? - Può darsi . Egli ha interesse a far sorvegliare il palazzo . - Cerchiamo di prenderli in mezzo . Ci faremo credere guardie del rajah intenti ad eseguire una ronda notturna . - I due indiani però , accortisi della presenza del drappello , si allontanarono rapidamente non ostante che Tremal - Naik avesse subito gridato dietro a loro : - Alt ! Servizio del rajah ! - Non devono essere due galantuomini , - disse Sandokan quando li vide scomparire entro una viuzza tenebrosa . - Lasciamoli andare . - Poi volgendosi verso Kammamuri continuò : - Tu resta qui di guardia coi malesi . La nostra spedizione notturna non è ancor finita e prima che sorga il sole voglio fare la conoscenza colla dimora privata di quel cane di greco . - Salì la gradinata seguìto da Tremal - Naik e da Bindar e percosse , senza troppo fracasso , la lastra di bronzo sospesa allo stipite della porta . Il guardiano notturno che vegliava nel corridoio , fu pronto ad aprire e riconoscendo in quegli uomini gli amici della sua padrona , fece un profondo inchino . - Conducimi subito dal maggiordomo , - disse Sandokan . - Sbrigati , ho fretta . - Entra nel salotto , sahib . Fra mezzo minuto ti raggiungerò . - Sandokan ed i suoi due compagni aprirono la porta ed entrarono in una elegantissima stanzetta che era ancora illuminata . Si erano appena seduti dinanzi ad uno splendido tavolino d ' ebano di Ceylan filettato in oro , quando il maggiordomo del palazzo , appena coperto da un dootèe di tela gialla , si precipitava nel salotto , esclamando con voce singhiozzante : - Ah signori ! Quale disgrazia . - La conosciamo , - disse Sandokan . - È inutile che tu perdi il tempo a raccontarcela . Il sahib bianco della tua signora s ' è fatto vedere ? - No . - Ha mandato nessuno ? - Quell ' uomo dalla faccia olivastra , con una lettera per la padrona . - Dammela subito . I minuti sono preziosi in questo momento . - Il maggiordomo s ' avvicinò ad un cofanetto laccato con intarsi di madreperla e prese un piccolo piego , porgendolo al pirata . Questi ruppe il suggello e lesse rapidamente ciò che stava scritto dentro . - Yanez non sa ancora nulla , - disse poi a Tremal - Naik - Kubang ha conservato bene il segreto . - E poi ? - Avverte Surama di non inquietarsi per lui e che il favorito guarisce rapidamente . Già tutti i bricconi hanno la pelle a prova di acciaio e di piombo . - E null ' altro ? - L ' incarica di far sapere a noi che pel momento non corre alcun pericolo e che si è già guadagnata la stima e la confidenza del rajah . Giacché si trova benissimo alla corte e non sa che gli hanno rapito la fidanzata , lasciamolo tranquillo , operiamo da noi soli . - Poi volgendosi verso il maggiordomo che stava ritto dinanzi a lui , in attesa dei suoi ordini , gli chiese : - È avvenuto nessun altro fatto dopo il rapimento della tua padrona ? - No , sahib . Ho notato però che alla sera ronzano attorno al palazzo , fino a notte tardissima , delle persone . - Ah ! - esclamò Sandokan . - Si sorveglia qui . Non ne dubitavo . Hai fatto delle ricerche ? - Sì , sahib e sempre infruttuose . - Hai avvertito la polizia ? - Non ho osato , temendo che la padrona sia stata rapita per ordine del rajah . - Hai fatto benissimo . Tremal - Naik , Bindar , rimettiamoci in caccia . - Ed io , signore , che cosa devo fare ? - chiese il maggiordomo . - Assolutamente nulla fino al nostro ritorno . Gli uomini che il sahib bianco ha lasciati a guardia di Surama sono sempre qui ? - Sì . - Li avvertirai di tenersi pronti ; posso aver bisogno anche di loro per rinforzar la mia scorta . Domani sera , a notte inoltrata , noi saremo qui . Addio . - Uscì dal salotto e raggiunse i suoi uomini che si erano seduti sulla gradinata . - Deponete le carabine , - disse loro . - Conservate solo le pistole e le scimitarre . Ed ora in caccia ! - 18 . Il giovane sudra Sandokan , che di solito era sempre tranquillo al pari del suo fratellino Yanez , era diventato nervosissimo . Il suo sangue ardente di bornese gli bolliva nelle vene , benché egli fosse avanti negli anni . Abituato agli assalti impetuosi , invecchiato fra i colpi di scimitarra ed al fumo delle spingarde e dei cannoni dei suoi prahos , il formidabile pirata si trovava scombussolato di non aver trovata l ' occasione di menare le mani . Camminava rapidamente , tormentando l ' impugnatura della sua scimitarra e borbottando . Anche Tremal - Naik d ' altronde non sembrava completamente calmo . Il dubbio di non poter liberare prontamente Surama , o di non trovarla nel palazzo del favorito del rajah , doveva scombussolare un po ' le loro formidabili fibre . Eppure erano uomini che avevano condotto a buon porto ben altre imprese anche più difficili , sia nell ' India che sui mari della Malesia . Erano le due del mattino quando giunsero sulla piazza di Bogra , ad una delle cui estremità s ' ergeva il palazzo del favorito del rajah , una specie di bengalow di costruzione elegantissima , col tetto piramidale che si alzava molto , e con bellissime varanghe intorno , sostenute da colonnette di legno dipinte a smaglianti colori e dorature . Due vaste ali si estendevano ai suoi fianchi , destinate a ricoverare i servi , i cavalli e gli elefanti . - Ah ! è qui che viene a riposarsi quel briccone , ed è qui che forse si trova Surama ! - esclamò Sandokan . - Vuoi che prendiamo questa casa d ' assalto ? I tuoi malesi sono pronti - disse Tremal - Naik . - Sarebbe una grande imprudenza , - rispose il pirata . - Qui non siamo al Borneo ed è nostro interesse agire colla massima prudenza . - Perché siamo venuti qui allora ? - Per studiare un po ' la casa , - rispose Sandokan . - Di giorno verremmo subito notati . - Eppure non sarebbe difficile dare la scalata alla varanga inferiore , - disse Kammamuri . - Io ho un ' altra idea . Mi occorre sapere prima se Surama si trova veramente qui e quale stanza abita . Facciamo il giro della palazzina per ora e studiamo innanzi tutto i punti più accessibili . Poi riparleremo di questa faccenda . - Il bengalow del greco era completamente isolato e anche la parte posteriore aveva varanghe sorrette da colonne e chiuse da leggere stuoie di coccottiero per ripararle dagli ardenti raggi del sole indiano . Nelle costruzioni assai più basse del fabbricato centrale , che s ' allungavano sui fianchi , difese da un ' alta palizzata , si udivano a russare gli elefanti e brontolare i cani . - Sono queste bestie che m ' inquietano , - mormorò Sandokan , dopo d ' aver compiuto il giro . - Dovrò occuparmi anche di questi cani . Bindar ! - Padrone ! - Vi è qualche albergo in questi dintorni ? - Sì , sahib . - Che sia aperto ? - Fra poco sorgerà l ' alba , è quindi probabile che i servi siano già alzati . - Guidaci : bada però che non sia un albergo di lusso . - È un bengalow di passaggio , sahib . - Meglio così : vi prenderemo alloggio . Così potremo sorvegliare la casa del favorito del rajah e fare le nostre osservazioni . - Attraversarono la piazza senza incontrare nessuno e dopo d ' aver girato uno degli angoli , si fermarono dinanzi a quello che Bindar aveva chiamato un bengalow di passaggio . Sono questi specie di alberghi frequentati quasi esclusivamente dai viaggiatori che si fermano solamente pochi giorni . Consistono in una casa di forma rettangolare , ad un solo piano , diviso in varie stanze , aventi ognuna un piccolo gabinetto per la vasca da bagno e arredate con molta semplicità , perché non hanno che un letto , una tavola ed un paio di sedie o di enormi seggioloni dagli schienali altissimi , lunghi un metro , in modo che le gambe della persona si possano allungare all ' altezza del corpo , costruiti con legno di rotang . Si paga una rupia ( ossia lire 2.50 ) per fermata , duri due o tre giorni o solamente pochi minuti , e le vivande hanno una tariffa speciale . Il maggiordomo , poiché anche in quei bengalow di passaggio vi si trova l ' indispensabile chitmudgar , ed i suoi servi , erano già in piedi in attesa dei viaggiatori che potevan giungere . - Da ' alloggio e vitto a tutti noi , - disse Tremal - Naik all ' importante individuo che aveva la direzione dell ' albergo . - Noi ci fermeremo alcuni giorni e tu metterai a nostra disposizione tutte le tue camere . - Tu sahib sarai servito come un rajah od un marajah - rispose il chitmudgar . - Il mio bengalow è di prima classe . - E noi non guarderemo il prezzo purché la cucina sia ottima , - disse Sandokan . - Intanto portaci qualche cosa da bere . - Il maggiordomo li introdusse in una saletta dove vi erano una tavola e comodi seggioloni ; fece portare ai viaggiatori un vaso pieno di quella specie di vino chiamato toddy , chiaro , un po ' spumeggiante , piacevole al palato e molto salutare , ed una scatola piena di foglie somiglianti a quelle del pepe od alla foglia dell ' ellera con un po ' di calce , poi dei pezzetti di noce d ' aracchiero , che tinge la saliva e le labbra di rosso : il betel indiano . - Ora a noi due , Bindar - disse Sandokan , dopo aver vuotato un paio di bicchieri di toddy . - In questa faccenda tu devi avere una parte importantissima . - Mio padre era un fedele servitore del padre della principessa e suo figlio lo sarà pure - rispose l ' indiano . - Comanda , sahib ed io farò tutto quello che vorrai . - A me occorre che tu porti qui a bere qualche servo della casa del favorito . - Ciò non sarà difficile a ottenersi . Un indiano non si rifiuta mai di bere un buon bicchiere di toddy , specialmente quando sa di non pagarlo . - Tu dunque andrai a ronzare sulla piazza di Bogra e prenderai all ' amo il primo servo che uscirà . Lascio a te la scelta di prenderlo nel miglior modo possibile e se occorrono delle rupie paga liberamente . Ne metto cento a tua disposizione . - Compero la coscienza di venti servi con una tale somma . - Mi basta di uno - disse Sandokan . - Portamelo qui . - Tu sarai obbedito , sahib . - Va ' dunque . - Poi volgendosi ai suoi uomini ed a Kammamuri aggiunse : - Voi potete andarvi a riposare . Pel momento bastiamo io e Tremal - Naik . - Caricò il suo cibuc , lo accese e si mise a fumare flemmaticamente , mentre il suo amico arrotolava una foglia di betel dopo d ' avervi messo dentro un pizzico di calce ed un pezzetto di noce d ' aracchiero per cacciarsela poi in bocca , droga splendida , affermano gli indiani , che conforta lo stomaco , fortifica il cervello , cura l ' alito cattivo , ma che invece annerisce i denti e fa sputare saliva color del sangue . Era trascorsa una mezz ' ora senza che né l ' uno né l ' altro avessero scambiata una parola , quando la porta del salotto si aprì e comparve Bindar seguìto da un giovane indiano che portava indosso un dootèe di seta gialla e che calzava quei zoccoletti di legno che solo i servi delle grandi case usano portare e che tengono fermi colle dita dei piedi senza impedire loro di camminare comodamente e con prestezza . - Ecco quello che desideri sahib , - disse Bindar . - Egli è pronto a bere anche un vaso di toddy , se tu glielo offri . - Sandokan squadrò attentamente il nuovo venuto e parve soddisfatto di quell ' esame , poiché un lampo di contentezza gli brillò negli occhi nerissimi e pieni di fuoco . - Siedi e bevi a tuo piacimento - gli disse . - Tu non perderai inutilmente il tuo tempo perché sono uso a pagare largamente i servigi che mi vengono resi . - Io sono ai tuoi ordini , sahib - rispose il giovane indiano . - Io ho bisogno di chiederti solamente delle informazioni sul tuo padrone , desiderando avere un posto alla corte del rajah . - Il mio signore è potentissimo e può , se vuole , fartelo avere . - Dovrò pagare molto ? - Il padrone è avido assai di rupie e anche di sterline . - Potresti tu parlargliene ? - Io no , ma il maggiordomo sì . - È ancora a letto il favorito del rajah ? - E vi rimarrà ancora parecchi giorni . Quel maledetto inglese lo ha ferito più seriamente di quello che credeva . - Bevi . - Grazie , sahib - rispose il giovane vuotando la tazza che Tremal - Naik gli aveva messa dinanzi . - Dunque mi dicevi , - riprese Sandokan , - che è molto malato il ferito ? - Molto no , perché la scimitarra di quel cane d ' inglese l ' ha colpito solamente di sbieco . - Il tuo padrone va di frequente nel suo bengalow ? - Oh , di rado ! - rispose l ' indiano . - Il rajah non può vivere senza di lui . - Bevi ancora , giovanotto e tu Tremal - Naik fa ' portare delle bottiglie di gin o di brandy di vera marca inglese . Ho voglia di bere stamane . Dunque mi dicevi tu ? ... - Che il favorito del rajah viene di rado al bengalow , - rispose il giovane indiano , dopo d ' aver vuotata una seconda e una terza tazza di toddy . - Non ha un harem nel suo palazzo ? - Sì sahib . - Composto d ' indiane ? - Puoi dire delle più belle fanciulle dell ' Assam . - Ah ! - fece Sandokan ricaricando e riaccendendo il cibuc , mentre Tremal - Naik sturava due bottiglie di vecchio gin a dieci rupie l ' una ed empiva al giovane una tazza della capacità d ' un nali , ossia d ' un paio di quinti . - Il favorito ama le belle fanciulle ! - È un gran signore che può permettersi qualunque lusso . - È vero quello che si dice in città ? - Che cosa , sahib ? - Bevi prima questo eccellente gin e poi mi risponderai . - L ' indiano che forse non aveva mai bevuto quel fortissimo liquore , tracannò avidamente quattro o cinque grossi sorsi , facendo scoppiettare la lingua . - Eccellente , sahib - disse . - Vuota pure la tazza . Abbiamo altre bottiglie qui da bere . - Il giovane servo del greco riprese la tazza ingollando altri lunghissimi sorsi . Certo non si era mai trovato in mezzo a tanta abbondanza . - Ah ! - disse Sandokan , quando gli parve che il gin agisse sul cervello del povero giovanotto . - Ti volevo chiedere se è vera la voce che corre la città . - Non so di che cosa si tratta . - Che il favorito del rajah abbia fatto un nuovo acquisto . - Non comprendo . - Cioè che abbia fatto rapire , di notte , una principessa straniera che si dice sia d ' una bellezza meravigliosa . - Sì , sahib - rispose l ' indiano abbassando la voce e socchiudendo gli occhi . - Mi sorprende però come si sia saputo in città quel rapimento , essendo stato commesso di notte . - Coll ' aiuto d ' un gussain è vero ? - Che cosa ne sai tu , sahib ? - Me lo hanno detto , - rispose Sandokan . - Bevi ancora : non hai ancora vuotata la tua tazza . - L ' indiano , che ci trovava piacere , d ' un solo colpo la lasciò asciutta . L ' effetto di quella bevuta , in un uomo non abituato ad altro che a sorseggiare del toddy , fu fulminante . S ' accasciò di colpo sul seggiolone guardando Sandokan con due occhi smorti , che non avevano più alcun splendore . - Ah ! Mi dicevi dunque che il colpo era stato fatto di notte , - rispose Sandokan con un leggero tono ironico . - Sì , sahib - rispose l ' indiano con voce semi - spenta . - E dove l ' hanno portata quella bella fanciulla ? - Nel bengalow del favorito . - E vi si trova ancora ? - Sì , sahib . - Si dispera ? - Piange continuamente . - Il favorito non si è fatto però ancora vedere ? - Ti ho detto che è ammalato e che si trova sempre alla corte , nell ' appartamento destinatogli dal rajah . - E dove l ' hanno messa ? Nell ' harem ? - Oh no ! - Sapresti indicarci la stanza ? - L ' indiano lo guardò con una certa sorpresa e fors ' anche con un po ' di diffidenza , quantunque fosse ormai completamente o poco meno ubriaco . - Perché mi domandi questo ? - chiese . Sandokan accostò la sua seggiola a quell ' indiano e abbassando a sua volta la voce gli sussurrò agli orecchi : - Io sono il fratello di quella giovane . - Tu , sahib ? - Tu però non devi dirlo se vuoi guadagnare una ventina di rupie . - Sarò muto come un pesce . - Talvolta anche i pesci emettono dei suoni . Mi basta che tu sia muto come quelle teste d ' elefante che adornano le pagode . - Ho capito , - rispose l ' indiano . - E se tu mi servirai bene avrai fatto la tua fortuna - continuò Sandokan . - Sì , sahib - rispose l ' indiano sbadigliando come un orso e abbandonandosi sullo schienale della poltrona . - Purché mi presenti al chitmudgar del favorito . - Sì ... del favorito . - E che non parli . - Si ... parli . - Vattene al diavolo ! - Sì ... diavolo . - Furono le sue ultime parole poiché vinto dall ' ubriachezza chiuse gli occhi mettendosi a russare sonoramente . - Lasciamolo dormire , - disse Sandokan . - Questo giovanotto non ha certo bevuto mai così abbondantemente . - Sfido io , gli hai fatto bere tre razioni d ' un cipay in un solo colpo . - Ma sono riuscito a sapere quanto desideravo . Ah ! Surama è ancora nel palazzo ed il greco si trova ancora a letto ! Quando quel briccone si alzerà , la futura regina dell ' Assam non sarà più nelle sue mani . - Che cosa intendi di fare ? - Di fare innanzi a tutto la conoscenza del chitmudgar . Quando sarò nel palazzo , vedrai che bel tiro giuocheremo noi . Lasciamo che quest ' indiano digerisca in pace il gin che ha ingollato e andiamo a fare colazione . - Passarono in un vicino salotto e si fecero servire una tiffine , ossia carne , legume e birra . Quand ' ebbero finito s ' allungarono sui seggioloni e dopo d ' aver avvertito il maggiordomo di non lasciar uscire il giovane indiano , chiusero a loro volta gli occhi prendendo un po ' di riposo . Il loro sonno non fu molto lungo , poiché il chitmudgar , dopo un paio d ' ore , entrò avvertendoli che l ' indiano aveva di già digerita l ' abbondante bevuta e che insisteva di vederli . - Quel ragazzo deve avere uno stomaco a prova di piombo , - disse Sandokan alzandosi lestamente . - Può fare concorrenza agli struzzi , - aggiunse Tremal - Naik . Entrarono nel vicino gabinetto e trovarono infatti il servo del greco in piedi e fresco come se avesse bevuto dell ' acqua pura . - Ah ! sahib ! - esclamò con un gesto desolato . - Io mi sono addormentato . - E temi i rimproveri del maggiordomo del bengalow , è vero ? - chiese Sandokan . - Ah no , perché oggi sono libero . - Allora tutto va bene . - Sandokan trasse dalla fascia un pizzico di fanoni , ossia di monete d ' argento del valore d ' una mezza rupia , e gliele porse dicendo : - Per oggi queste , a patto però che tu mi presenti al maggiordomo , desiderando io di avere un impiego alla corte , poco importa che sia alto o basso . - Purché tu sia con lui generoso , l ' impiego può fartelo avere . Ha un fratello alla corte che gode d ' una certa considerazione . - Andiamo subito adunque . - Ed io ? - chiese Tremal - Naik . - Tu mi aspetterai qui , - rispose Sandokan , strizzandogli l ' occhio . - Se vi sarà un altro posto disponibile non mi dimenticherò di te . Vieni , giovanotto . - Lasciarono l ' albergo e , attraversata la piazza che era affollata di persone , di carri d ' ogni forma e dimensione dipinti tutti a colori smaglianti , da elefanti e da cammelli , entrarono nello splendido bengalow del favorito del rajah , non senza però che Sandokan avesse destata una viva curiosità pel suo fiero portamento e per la tinta della sua pelle ben diversa da quella degl ' indiani che non ha sfumature olivastre . Il chitmudgar del greco , avvertito subito della presenza di quello straniero nell ' abitazione del suo padrone , si era affrettato a scendere nella stanza dove era Sandokan , introdotto dal giovane servo , coll ' idea di far bene sentire , a quell ' intruso , tutta la sua autorità di pezzo grosso . Quando però si vide dinanzi l ' imponente figura del formidabile pirata , fu il primo a fare un profondo inchino , a chiamarlo signore e pregarlo di sedersi . - Tu saprai già , chitmudgar , lo scopo della mia visita , - gli disse Sandokan bruscamente . - Il servo che ti ha qui condotto me lo ha detto , - rispose il maggiordomo del favorito con aria imbarazzata . - Mi stupisce però come tu , signore , che hai l ' aspetto d ' un principe , cerchi un posto alla corte e per mezzo mio . - E del tuo padrone , - disse Sandokan . - D ' altra parte hai ragione di mostrarti sorpreso non essendo io mai appartenuto alla casta dei sudra12 . Un giorno fui principe e anche ricco e potente e lo sarei ancora se gli inglesi non avessero distrutti tutti i principati dell ' India meridionale . - Gli inglesi ! Sempre quei cani , quei nemici ostinati della nostra razza ! Oh sahib ! - Lascia stare quella gente e veniamo al mio affare , - disse Sandokan . - Che cosa vuoi tu , signore ? - Io so che il tuo padrone è potentissimo alla corte del rajah e vengo a chiedere il suo appoggio per ottenere una occupazione . - Ma signore ... - Io ho potuto salvare qualche centinaio di rupie , - disse Sandokan , interrompendolo prontamente - e saranno tue se potrai indurre il tuo padrone a raccomandarmi al rajah . - Udendo parlare d ' argento , il maggiordomo fece un profondissimo inchino . - Il mio padrone mi vuol bene , - disse - e non rifiuterà un così piccolo favore , trattandosi di procurare il pane ad un principe disgraziato . Alla corte vi è posto per tutti . - Vorrei però ora chiederti un piacere , sempre pagando . - Parla signore . - Io qui non ho né amici e né parenti , quindi avrei bisogno d ' una stanza , sia pure un bugigattolo : potresti offrirmela ? Io non ti darò alcun fastidio e ti pagherò una rupia al giorno vitto compreso . - Il maggiordomo pensò un momento , poi rispose : - Posso accontentarti , signore , purché tu finga di essere un servo ed eseguisca qualche piccolo lavoro . Ho una stanzuccia presso la varanga del secondo piano che può fare per te . - Sandokan tirò fuori quindici rupie e le depose sul tavolo che gli stava dinanzi , dicendo : - Tu sei pagato per due settimane . Se mi potrai occupare prima non ti chiederò la restituzione . - Tu sei generoso come un principe - rispose il maggiordomo . - Conducimi o fammi condurre nella mia stanza . - Il chitmudgar aprì la porta e fece avanzare il giovane servo indiano , che pareva fosse lì in attesa de ' suoi ordini . - Condurrai questo sahib nello stanzino che si trova accanto la seconda varanga e lo tratterai , fino a nuovo ordine , come un mio ospite . - Poi volgendosi verso Sandokan : - Seguilo , signore - gli disse . - Io mi occuperò questa sera del tuo affare . - Vai a visitare il favorito del rajah ? - Devo ricevere i suoi ordini . - Gli fece colla mano un cenno come per raccomandargli la massima prudenza e uscì da un ' altra porta . - Eccomi nel cuore della piazza , - mormorò Sandokan . - È un ' altra giornata guadagnata . Conducimi , giovanotto . - Seguimi , sahib . - Salirono una scala riservata ai domestici e attraversata la varanga superiore entrarono in una minuscola stanzuccia dove non si trovavano che un letto e due sedie . - Ti va sahib ? - chiese il sudra . - Benissimo , - rispose Sandokan . - D ' altronde non mi fermerò qui che pochi giorni . - Non vi è certo il lusso del bengalow di fermata . - Sandokan gli posò una mano sulla spalla , dicendogli gravemente : - Tu m ' hai promesso di essere muto come un pesce , quindi non devi parlare con nessuno di quell ' albergo . - Sì , sahib . - Ora ho bisogno ancora di te , se vorrai guadagnare altri pezzi d ' argento . - Parla sahib ; tu sei più generoso del mio padrone . - Dove si trova la giovane donna che hanno portata qui di notte ? - Il sudra pensò un momento poi passandosi una mano sulla fronte disse : - Mi ricordo , quantunque avessi molto bevuto , che tu m ' hai detto essere il fratello di quella signora . - È vero . - E ... che cosa vuoi fare , sahib ? - Non occuparti di questo . - Io servendo te corro il pericolo di venire cacciato e anche bastonato . - Né l ' uno né l ' altro , perché io ti prenderò ai miei servigi con doppia paga e cento rupie di regalo . - Il giovane spalancò gli occhi fissandoli su Sandokan e chiedendosi se sognava . - Tu mi prendi al tuo servizio , sahib ! - esclamò finalmente , - e con doppia paga ! - Sì . - Io sono tuo corpo e anima . - Non mi occorrono , - rispose Sandokan . - A me per ora basta la tua lingua . - Che cosa vuoi sapere ? - Dove si trova la giovane indiana . - È più vicina di quello che tu credi . - Dimmelo . - Il sudra aprì una porta che era nascosta da una tenda e che era sfuggita a Sandokan e gli mostrò uno stretto corridoio . - Questo conduce nella stanza della giovane che hanno rapito - disse a voce bassa . - L ' harem del padrone è al secondo piano . - Vedo infatti là in fondo un ' altra porta . Sarà però chiusa , suppongo . - Sì , però io posso farti avere la chiave . - È quella che mi occorre . - Fra mezz ' ora l ' avrai , sahib . - Tu m ' hai detto che oggi sei libero . - È vero . - Sicché puoi recarti al bengalow di passaggio . - A qualunque ora . - Sandokan trasse da una tasca un libriccino , strappò una pagina e con una matita scrisse alcune righe . - Tu consegnerai questa carta all ' uomo che mi teneva compagnia , quando ti offersi da bere . Lo riconosceresti ancora ? - Oh sì , sahib . - Portami la chiave , una bottiglia di qualche liquore e lasciami solo . - Sì , sahib . - Quando il giovane sudra fu uscito , Sandokan s ' inoltrò in punta di piedi nel corridoio ed esaminò la porta che metteva nell ' harem del greco . Come la maggior parte delle porte indiane , era laminata in bronzo ; tuttavia accostando un orecchio alla toppa , Sandokan poté udire due voci di donna . - Surama ! - esclamò subito . - Che io abbia la chiave ed una fune e il colpo sarà fatto . Mio caro greco , vedremo chi di noi due sarà più furbo . Vi è qualcuno che discorre con Surama . Bah ! Se non starà zitto con un colpo di pugnale gli chiuderò per sempre la bocca . - Ritornò nel suo bugigattolo , si sdraiò sul letto , e , acceso il cibuc , si mise a fumare immergendosi in profondi pensieri . Aveva appena terminata la prima carica di tabacco , quando il giovane sudra ricomparve tenendo in mano una bottiglia ed un bicchiere di metallo dorato . - Ecco , sahib - gli disse . - È il maggiordomo che ti manda questo . - E la chiave ? - L ' ho presa senza che nessuno se ne accorga . - Tu sei un bravo ragazzo . Ora dimmi se mia sorella è sola o in compagnia di qualche altra donna . - Questo lo ignoro , non potendo io entrare nell ' harem del mio signore . - Non importa , - disse Sandokan dopo un momento di riflessione . - Che cosa devo fare ora ? - Portare la carta che ti ho dato al mio amico e procurarmi per questa sera una solida corda . - Che cosa vuoi fare sahib ? - chiese il sudra spaventato . - T ' ho detto che ti prendo al mio servizio con doppia paga : non ti basta ? - È vero , sahib . - Vattene . - Attese che il rumore dei passi fosse cessato , poi tornò nel corridoio e tenendo in mano la chiave che il giovane gli aveva dato , accostò di nuovo un orecchio alla toppa . - Non parlano più , - mormorò . - Facciamo la nostra comparsa : Surama mi rivedrà ben volentieri . - Introdusse la chiave e aprì . Un grido , a mala pena represso , rispose allo stridio del chiavistello . - Taci , Surama ! - disse Sandokan . - Sono io ! 19 . La liberazione di Surama Sandokan si trovò in una splendida stanza da letto , di stile greco - orientale , adorna di ricchissimi divani di seta bianca , ricamati in oro , di tappeti turchi e persiani e di ampie tende di seta azzurra cadenti dinanzi alle finestre . Solo il letto , massiccio , con intarsi di madreperla e che si trovava proprio nel mezzo , ed alcuni mobili leggeri , erano di provenienza indiana . Surama , vedendo entrare Sandokan , gli si slanciò contro trattenendo , come abbiamo detto , a mala pena un grido . Il maggiordomo del favorito le aveva fatto indossare un ' ampia sari di seta rosea , con un grand ' orlo azzurro , che faceva doppiamente risaltare la bruna bellezza della giovane assamese . - Chiudi bene la porta , - le disse subito Sandokan sotto - voce . - Nessuno deve sorprendermi nella tua stanza . - Ma come tu , signore , sei qui ? - Taci ora : la porta . - Surama abbassò i due ganci , assicurandola solidamente . - Nessuno potrà ora entrare senza il mio permesso - disse tornando verso Sandokan . - Ed ora parla signore : Yanez ? - Non inquietarti per lui , Surama , - rispose Sandokan invitandola a sedersi sul divano , che si trovava più vicino al corridoio che conduceva nel suo bugigattolo . - Pel momento non corre alcun pericolo e credo che non abbia mai goduto tanta salute come ora . - E Tremal - Naik ? - In questo momento sta cenando di certo e senza troppe apprensioni . - Ma tu ... - Aspetta un po ' : sappi che sono qui in qualità di ospite e non già di prigioniero . Ora rispondimi a quanto ti chiederò . Innanzi a tutto verrà nessuno a disturbarci ? - Per ora no . Abbiamo un paio d ' ore di libertà . - Non mi occorre tanto tempo . Ti hanno usato dei maltrattamenti ? - No , signore , tutt ' altro . - Ti hanno interrogata ? - Non ancora , tuttavia vi è nel mio cervello un ricordo confuso . - Quale ? - Posso aver sognato . - Spiegami codesto sogno , Surama - disse Sandokan . - Mi sembra d ' aver veduto degli uomini intorno al mio letto e di aver udito degli strani discorsi e poi mi sembra che mi abbiano dato da bere qualche cosa , come un liquore fortissimo e molto amaro . Qualche cosa di vero può essere avvenuto poiché quando mi sono svegliata , in questo letto , avevo il cervello offuscato e le membra mi tremavano come se avessi bevuto del bâng . - Cos ' è ? - Una mistura d ' oppio . - La fronte di Sandokan si corrugò . - Sei ben certa , Surama , che non sia stato un sogno ? - Non te lo saprei dire con piena sicurezza , - rispose la bella assamese . - Quel tremito però non mi parve naturale . - Ecco dove sta il pericolo . Voi indiani possedete delle droghe misteriose che esaltano le persone e che le costringono a parlare . Tremal - Naik m ' ha parlato un giorno d ' una certa youma . - Non devono aver adoperata quella pianta , perché produce una febbre intensissima , che dura parecchie ore . No , se è vero che mi hanno dato da bere qualche cosa , deve trattarsi d ' altro . - Pensa bene , fanciulla , perché se tu hai parlato puoi aver compromesso non solo me e te , bensì anche Yanez . - E se , come t ' ho detto , fosse stato un sogno ? - Il tuo cervello , se fosse stato un sogno , non sarebbe rimasto offuscato . - Anche questo è vero . - Se vi fosse qualche mezzo per poter sapere quello che hai detto ! - mormorò Sandokan . - Chissà , forse Tremal - Naik può trovarlo ; egli conosce molti narcotici . - Io sono pronta a bere tutto quello che vorrai , Sandokan . - Di questa faccenda ci occuperemo più tardi . - E tu come hai saputo che io ero stata rapita ? - chiese Surama . - Ho preso quel cane di fakiro e l ' ho costretto a confessare . È il favorito del rajah che t ' ha fatta rapire , probabilmente per vendicarsi di quel colpo di scimitarra . Anche questo è affare che poco interessa pel momento . È un giuoco che io gli restituirò questa notte istessa . Tutto è ormai pronto per la tua evasione . Dove mettono le tue finestre ? - Sulla varanga del secondo piano . - Hai paura ad affidarti a una fune ben solida ? - Io sono pronta a fare tutto quello che vorrai . - Si dorme presto in questa casa ? - Alle undici tutti i lumi sono spenti , - rispose Surama . - A mezzanotte sii pronta . Dorme nessuna serva qui ? - So che ve ne sono due nella camera attigua . - Vengono da te prima di coricarsi ? - Sì , per accompagnarmi a letto . - Hai qualche bottiglia di liquore da offrire loro ? - Anche del vino europeo : il chitmudgar non mi lascia mancare nulla . - Sandokan si frugò nella fascia ed estrasse una scatola di metallo contenente parecchi tubetti a vari colori . Ne prese uno , lo esaminò attentamente , poi lo porse a Surama dicendole : - La polvere che sta qui dentro , la scioglierai in una bottiglia , o di liquore o di vino , e poi offrirai a ciascuna delle due donne un bicchierino di quella mistura , non di più . Il narcotico è potente e assorbito in dose superiore , potrebbe far dormire per sempre chi lo prende . Ora un ' altra domanda e poi ti lascerò sola . - Parla signore , - disse Surama nascondendosi in seno il tubetto . - Credi tu che i montanari di tuo padre si siano scordati di te ? - Se mi presentassi a loro e dicessi che io sono Surama , la piccola figlia del famoso guerriero , sono più che certa che prenderebbero le armi per aiutare te e Yanez in questa difficile impresa . Pensi tu forse di condurmi fra di loro ? - Ciò può essere necessario per metterti al sicuro , - rispose la Tigre della Malesia . - Un elefante quanto potrebbe impiegare per giungere fra quelle montagne ? - Non più di cinque giorni . - Ne so abbastanza . Addio , Surama , e sii pronta per la mezzanotte . - Strinse la mano alla futura principessa dell ' Assam e tornò in punta di piedi nella sua stanzetta . - Tutto va a gonfie vele , - mormorò . - Se non sopravverranno degli incidenti , domani noi saremo nella jungla di Benar e perfettamente al sicuro . Poi vedremo che cosa ci converrà fare . - Si sdraiò sul suo lettuccio mettendo su uno sgabello una bottiglia di arak , accese la pipa ed attese tranquillamente che giungesse il momento di agire e che il giovane sudra si presentasse . La mezzanotte non era lontana , quando un leggero colpo battuto alla porta lo fece scendere dal letto . - Deve essere lui , - mormorò . - Ecco un bravo ragazzo che farà una discreta fortuna . - Aprì senza far rumore e si vide dinanzi il servo del maggiordomo . - Dunque - gli chiese Sandokan . - Dormono tutti . - Sono tutti spenti i lumi ? - Sì , sahib . - Hai veduto nessuno a passeggiare sulla piazza ? - Un gruppo d ' uomini . - Sono i miei amici . Prendi la fune . - È qui , sahib . - Seguimi e non aver paura . Da questo momento tu sei ai miei servigi . - Grazie , padrone . - Sandokan aprì la porta che metteva nel corridoio e bussò replicatamente a quella della stanza di Surama che fu subito aperta . La giovane assamese aveva abbassato il lucignolo della lampada per far credere che dormiva e si era gettata sulla testa una larga fascia di seta , che la nascondeva quasi tutta . - Eccomi , signore - disse a Sandokan . - Sono pronta a scendere . - Le tue serve ? - Dormono profondamente . - Hanno bevuto il narcotico ? - Da più di un ' ora . - Prima di domani sera non si sveglieranno , - disse Sandokan . - Siamo quindi sicuri di non essere disturbati da parte loro . - Aprì una finestra e passò sulla varanga accostandosi silenziosamente al parapetto . Quantunque l ' oscurità fosse fitta , scorse subito alcune ombre umane sfilare silenziosamente dinanzi al palazzo del favorito . - Devono essere Tremal - Naik , Kammamuri e i miei malesi , - mormorò . - Speriamo che tutto vada bene . - Svolse la corda , legò un capo ad una colonna di legno della varanga e gettò l ' altro nel vuoto , mandando nel medesimo tempo un leggero sibilo che imitava perfettamente quello del terribilissimo cobra - capello . Un segnale identico rispose poco dopo . - È lui - disse Sandokan . - All ' opera ! - Tornò verso la finestra , prese fra le sue braccia Surama e s ' avviò verso la fune dicendo al sudra : - Scendi pel primo tu . - Sì , padrone . - E fa ' presto . - Il giovanotto varcò il parapetto e scomparve . - Tu incrocia le tue mani attorno al mio collo , - disse poscia Sandokan alla bella assamese , - e dammi la tua fascia di seta , onde ti leghi a me . - Non sarebbe necessario , - rispose la principessa . - Le mie braccia sono robuste . - Non si sa mai quello che può accadere . - Prese la sciarpa , strinse Surama contro il proprio dorso , poi a sua volta montò sul parapetto , non senza essersi prima cacciato fra i denti il kriss malese . - Stringi forte , - disse . - Non mi strangolerai colle tue piccole mani . - Afferrò la corda e si mise a scendere . Vecchio marinaio , non si trovava certo imbarazzato a compiere quella manovra , tanto più che possedeva una muscolatura da sfidare l ' acciaio . In pochi istanti raggiunse la veranda inferiore . Disgraziatamente urtò coi piedi contro l ' orlo della leggera tettoia che la copriva , facendo cadere un pezzo di grondaia . Una sola imprecazione gli sfuggì suo malgrado . Quel pezzo di latta o di zinco che fosse , nel precipitare sulle pietre della piazza , produsse molto rumore . Sandokan puntò i piedi contro il riparo e si lasciò scivolare verticalmente , senza badare se si scorticava o no le mani . Non distava dal suolo che pochi metri quando dalla varanga udì una voce a urlare : - All ' armi ! La prigioniera fugge ! - Poi rintronò un colpo di pistola . La palla fortunatamente non aveva colpito né Sandokan , né Surama . Uomini , servi e guardie , si erano precipitati sulla varanga urlando a squarciagola : - Ferma ! Ferma ! - Due , avendo trovata la fune stesa dinanzi alla galleria , vi si aggrapparono lasciandosi scorrere fino a terra , ma già Sandokan che reggeva sempre Surama , si trovava al sicuro fra i suoi fedeli malesi . Tremal - Naik vedendo poi quei due venire avanti con dei tarwar in mano , armò rapidamente le due pistole che aveva nella fascia e scaricò uno dietro l ' altro , senza troppa fretta , quattro colpi che li fece cadere l ' uno sull ' altro . - Via ! - gridò Sandokan dopo aver sciolto il piccolo sari che legava Surama , e d ' aver presa questa fra le braccia . - Al palazzo ! - La porta del bengalow del favorito , si era aperta e dieci o dodici uomini muniti d ' armi da fuoco e da taglio e ancora semi - nudi , si erano scagliati dietro ai fuggiaschi , urlando senza posa : - All ' armi ! All ' armi ! - Sandokan correva come un cervo , fiancheggiato da Tremal - Naik e da Kammamuri e protetto alle spalle dai malesi . La caccia era cominciata furiosa , implacabile ; ma quantunque gli indù godano generalmente la fama di essere corridori instancabili , avevano trovato nei loro avversari dei campioni degni dei loro garretti . Di quando in quando qualche colpo di fuoco echeggiava , facendo accorrere alle finestre gli abitanti delle vicine case . Ora veniva sparato dagli inseguitori ed ora dai fuggiaschi , senza gravi perdite né da una parte né dall ' altra non potendo , in quella corsa disordinata , prendere la mira . Nondimeno una viva inquietudine cominciava a tormentare Sandokan . Quelle grida e quegli spari facevano accorrere ad ogni istante altre persone ed il drappello dei servi del greco s ' ingrossava rapidamente . Sarebbero riusciti a salvarsi nel palazzo senza essere stati scorti ? Lo stesso pensiero doveva essere sorto anche nel cervello di Tremal - Naik , poiché senza cessare di correre , chiese a Sandokan : - Non verremo noi assediati ? - Prima di voltare l ' angolo dell ' ultima via , faremo una scarica . È assolutamente necessario che non ci vedano entrare nel palazzo . Forza alle gambe ! Cerchiamo di distanziarli . - Avevano percorso sette od otto vie , senza incontrare fortunatamente nessuna guardia notturna . Con uno sforzo supremo raggiunsero l ' angolo del palazzo vantaggiando a un tempo di duecento e più passi . - Fate fronte ! - gridò Sandokan ai malesi . - Caricate ! Fuoco di bordata prima ! - Le terribili tigri di Mompracem , niente spaventate di trovarsi di fronte a cinquanta o sessanta avversari , puntarono le carabine facendo una scarica , poi estratte le scimitarre caricarono furiosamente con urla selvagge . Vedendo cadere parecchi dei loro , gl ' indù volsero le spalle senza aspettare l ' attacco impetuoso , irresistibile , dei malesi . - Kammamuri , fa ' aprire la porta del palazzo prima che quei furfanti ritornino ! - È già aperta , signore ! - gridò Bindar . - A me , malesi ! - I pirati che si erano slanciati dietro ai fuggiaschi ululando come bestie feroci , si ripiegarono di corsa e si gettarono dentro l ' ampio peristilio del palazzo di Surama , chiudendo e barricando precipitosamente la porta . - Spero che nessuno ci abbia veduti , - disse Sandokan deponendo a terra Surama e aspirando poscia una lunga sorsata d ' aria . - Grazie , Sandokan , - disse la giovane . - A te ed al sahib bianco devo ormai troppe volte la mia vita . - Lascia queste cose e andiamo a vedere che cosa succede . Intanto fa ' armare tutta la tua gente . Temo che vi sarà battaglia questa notte . - Salì la gradinata insieme con Tremal - Naik e con Kammamuri e si affacciò ad una finestra del secondo piano . - Saccaroa ! - esclamò . - Ci hanno ritrovati ! Qui corriamo il pericolo di venire presi ! Ah ! Per Maometto , preparerò loro un bel tiro , prima che giungano i soldati del rajah ! - Che cosa vuoi fare ? - chiese Tremal - Naik . - Surama ! - gridò invece Sandokan . La giovane assamese saliva in quel momento la scala . - Che cosa desideri signore ? - chiese avvicinandosi rapidamente . - La tua casa è isolata mi pare . - Sì . - Che cosa vi è di dietro ? - Una piccola pagoda . - Isolata anche quella ? - No , si appoggia ad un gruppo di palazzi e di bengalow . - È larga la via che divide la tua casa dalla pagoda ? - Una diecina di metri . - Fa ' portare subito delle funi , tutte quelle che puoi trovare . Ci raggiungerai sul tetto . Bindar ! - L ' indiano che era sulla varanga vicina fu pronto ad accorrere . - Eccomi , padrone - disse . - Da ' ordine ai miei malesi ed ai servi di tenere in iscacco gli assalitori per alcuni minuti . Che non facciano economia di polvere né di palle . Va ' e comanda il fuoco . E ora , Tremal - Naik , vieni con me e con Kammamuri . - Salirono una seconda gradinata raggiungendo l ' ultimo piano e trovato un abbaino , passarono sul tetto che era quasi piatto , non avendo che due leggere inclinazioni . - Non mi aspettavo tanta fortuna , - mormorò Sandokan . - Andiamo a vedere quella via e quella pagoda . - Mentre s ' avanzavano carponi , dinanzi al palazzo echeggiavano clamori assordanti . Gli assedianti dovevano essere cresciuti di numero a giudicarlo dal fracasso che facevano . Il fuoco però non era ancora cominciato né da una parte né dall ' altra . Bindar non aveva forse giudicato prudente cominciare pel primo le ostilità , per non irritare maggiormente gli avversari . Sandokan ed i suoi due compagni in pochi momenti attraversarono il tetto , raggiungendo il margine opposto . Una via larga , nove o dieci metri , separava il palazzo da una vecchia pagoda di modeste proporzioni , la quale era sormontata da una specie di terrazzo , irto di antenne di ferro che sorreggevano dei piccoli elefanti dorati che funzionavano forse da mostraventi . - È alta quanto questa casa , - disse Sandokan . - Che cosa vuoi tentare ? - chiese Tremal - Naik . - Di passare su quel terrazzo , - rispose la Tigre della Malesia . Il bengalese lo guardò con spavento . - Chi potrà saltare attraverso questa via ? - Tutti . - Ma come ? - Tu sai ancora adoperare il laccio ? Un vecchio thug non dimentica facilmente il suo mestiere . - Non ti capisco . - Non si tratta che di gettare una buona corda al di sopra d ' una di quelle antenne e di formare poi un ponte volante con un paio di gomene . - Ah ! Padrone , lascia fare a me allora , - disse Kammamuri . - Sono stato un anno prigioniero dei thugs di Rajmangal e ho appreso a servirmi del laccio a meraviglia . Non sarà che un semplice giuoco . - E poi dove scapperemo noi ? - chiese Tremal - Naik . - Vi sono delle case dietro la pagoda che attraverseremo facilmente , passando sui tetti . In qualche luogo scenderemo . - E non ci daranno la caccia ? - Io eleverò fra noi e gli assedianti una tale barriera da togliere loro ogni idea d ' inseguirci . - Tu sei un uomo meraviglioso , Sandokan . - Non sono stato forse un pirata ? - rispose la Tigre della Malesia . - Nella mia lunga carriera ne ho provate delle avventure e ne ho ... - Una scarica di carabine gli tagliò la frase . I malesi ed i servi del palazzo avevano aperto il fuoco , per impedire agli assedianti di abbattere la porta e d ' invadere le stanze del pianterreno . - Se la resistenza dura dieci minuti noi siamo salvi , - disse Sandokan . Si volse udendo delle tegole a muoversi , Surama s ' avanzava con precauzione andando carponi sul tetto , accompagnata da due servi e da un malese , che portavano corde di seta , strappate probabilmente dai tendaggi , e grosse corde di canape tolte dalle varanghe . - Chi è che ha aperto il fuoco ? - chiese Sandokan aiutando la brava ragazza ad alzarsi . - I tuoi uomini . - Vi sono dei seikki fra gli assalitori ? - Una dozzina e avevano subito attaccata la porta . - Kammamuri scegliti la corda e bada che sia solida perché tu dovrai passare su quella . - Lascia fare a me , padrone ; - rispose il maharatto . Si gettò sulle funi che erano state deposte dinanzi a lui e prese un cordone di seta , lungo una quindicina di metri e grosso come un dito , osservandolo attentamente in tutta la sua lunghezza . - Ecco quello che fa per me , - disse poi . - Può sorreggere anche due uomini . - Fece rapidamente un nodo scorsoio , si spinse verso il margine del tetto , lo fece volteggiare tre o quattro volte intorno alla propria testa come fanno i gauchos della pampa argentina e lo lanciò . La corda ben aperta alla sua estremità , in causa di quel rapido movimento rotatorio , cadde su una delle aste di ferro e vi scivolò dentro . - Ecco fatto , - disse Kammamuri volgendosi verso Sandokan . - Tenete forte il cordone . - Guarda prima se vi è gente nella via . - Non mi pare , padrone . D ' altronde l ' oscurità è fitta e nessuno ci vedrà . - Sandokan e Tremal - Naik si gettarono sulle tegole afferrando strettamente il cordone , subito imitati dai due servi e dal malese . - Coraggio amico , - disse il pirata . - Ne ho da vendere , - rispose il maharatto sorridendo . - E poi non soffro le vertigini . - Si appese al cordone , incrociandovi sopra , per maggior precauzione , le gambe e s ' avanzò audacemente al di sopra della via , senza nemmeno pensare che poteva da un istante all ' altro cadere da un ' altezza di diciotto o venti metri e sfracellarsi sul lastricato . Sandokan e Tremal - Naik seguivano con viva emozione e non senza rabbrividire quella traversata , dal cui buon esito dipendeva la salvezza di tutti . Vi fu un momento terribile , quando il coraggioso maharatto giunse a metà della distanza che divideva il palazzo dalla pagoda . Il cordone quantunque tirato a tutta forza dai cinque uomini , aveva descritto un arco accentuatissimo , crepitando sinistramente sotto il peso non indifferente di Kammamuri . - Fermati un istante ! - gridò precipitosamente Sandokan . Il maharatto che doveva pure aver udito quel crepitìo che poteva annunciare una imminente rottura , ubbidì subito . Fortunatamente la corda non aveva ceduto , né aveva dato alcun altro suono . A quanto pareva , i fili di seta si erano solamente allungati senza spezzarsi . - Vuoi provare ? - chiese finalmente Sandokan . - Aspettavo il tuo ordine , - rispose Kammamuri con voce perfettamente calma . - Va ' , amico , - disse Tremal - Naik . Il maharatto riprese la sua marcia aerea , procedendo però con precauzione e giunse ben presto sul terrazzo della pagoda , mandando un gran sospiro di soddisfazione . - Le funi , padrone ! - gridò subito . Sandokan aveva già scelto le più grosse e le più solide . Le annodò facilmente . Le due funi , annodate l ' una sopra l ' altra , all ' altezza d ' un metro e mezzo e assicurate a due aste di ferro , potevano permettere il passaggio senza correre troppi pericoli . - Tremal - Naik , - disse Sandokan ; - occupati di far passare le persone . Surama hai paura ? - No , signore . - Passa per la prima . - E tu ? - chiese Tremal - Naik . - Vado a coprire la ritirata e preparare la barriera che impedirà agli assedianti di darci la caccia . - Riattraversò il tetto e ridiscese negli appartamenti . La battaglia fra gli indù , i malesi ed i servi del palazzo infuriava , facendo accorrere da tutte le vicine vie nuovi combattenti . I malesi nascosti dietro i parapetti delle varanghe che avevano coperti con materassi , cuscini e pagliericci , sparavano furiosamente facendo indietreggiare , ad ogni scarica , gli assalitori e mandandone molti a terra morti o feriti . La folla però , che era pure armata di ottime carabine e di pistole , rispondeva non meno vigorosamente e anche dalle case fronteggianti il palazzo di Surama si sparava contro la varanga , mettendo in serio pericolo i difensori . Sandokan si era precipitato fra i suoi uomini , gridando : - Riparate subito sul tetto ! Fra pochi minuti il palazzo sarà in fiamme ! Prima le donne ed i servi , ultimi voi per coprire la ritirata . - Ciò detto strappò una torcia che illuminava la varanga e diede fuoco alle stuoie di coccottiero , quindi si slanciò attraverso le splendide stanze che formavano l ' appartamento riservato di Surama , incendiando i cortinaggi di seta delle finestre , le coperte dei letti , i tappeti , i leggeri mobili laccati . - Ci diano la caccia ora , - disse quando vide le fiamme avvampare e le stanze riempirsi di fumo . - Cinquantamila rupie non valgono un dito di Surama . - Ritornò sulla varanga inseguito dalle colonne di fumo per accertarsi che non vi era più nessuno . Indiani e malesi , dopo d ' aver fatta un ' ultima scarica , erano precipitosamente fuggiti ; e le stuoie , le colonne di legno e persino il pavimento , avvampavano con rapidità prodigiosa lanciando intorno bagliori sinistri . - Questo palazzo brucerà come un pezzo d ' esca , - mormorò Sandokan . - È tempo di metterci in salvo . - Raggiunse l ' abbaino e balzò sul tetto . La ritirata era cominciata in buon ordine ; uomini e donne attraversavano rapidamente il ponte volante reggendosi sulle due funi , mentre i malesi , curvi sui margini del tetto , consumavano le loro ultime munizioni e scagliavano nella via , sulle teste degli assedianti , ammassi di tegole . Sul terrazzo della pagoda le persone si accumulavano , prendendo subito la via dei tetti , sotto la guida di Tremal - Naik , di Kammamuri e di Bindar . Quando Sandokan vide finalmente il ponte volante libero , vi fece passare i malesi , poi troncò con un colpo di coltello le due funi che erano state legate attorno al comignolo d ' un camino , onde gli assedianti , nel caso che la casa non bruciasse interamente , non potessero accorgersi da qual parte gli assediati fossero fuggiti . - Ora un esercizio da buon marinaio , - mormorò Sandokan . Prima di eseguirlo lanciò intorno un rapido sguardo . Dagli abbaini uscivano nuvoli di fumo e getti di scintille e nella sottostante via si udivano i clamori feroci della folla . - Entrate e dateci la caccia , - mormorò il pirata con un sorriso ironico . Afferrò una delle due funi , si spinse fino sull ' orlo del tetto e senz ' altro si slanciò andando a battere i piedi contro il cornicione della pagoda che sorreggeva il terrazzo . Nessun altro uomo , che non avesse posseduta l ' agilità e la forza straordinaria di Sandokan , avrebbe potuto tentare una simile volata senza fracassarsi per lo meno le gambe . Il pirata però che doveva possedere una muscolatura d ' acciaio , non provò che un po ' di stordimento , prodotto dal violentissimo contraccolpo . Stette un momento fermo per rimettersi un po ' , quindi cominciò a issarsi a forza di pugno finché raggiunse il terrazzo . Sui tetti delle vicine case i servi e le donne fuggivano rapidamente , fiancheggiati dai malesi . Surama camminava alla testa , sorretta da Tremal - Naik e da Kammamuri . Sandokan , pur camminando con una certa precauzione , in pochi istanti li raggiunse . - Finalmente ! - esclamò il bengalese , - cominciava a diventare inquieto non vedendoti comparire . - Io ho l ' abitudine di giungere sempre , - rispose la Tigre della Malesia . - Ed il mio palazzo ? - chiese Surama . - Brucia allegramente . - È un patrimonio che se ne va in fumo . - E che la Tigre della Malesia pagherà - rispose Sandokan alzando le spalle . - Ci inseguono ? - chiese Tremal - Naik . - Attraverso le fiamme ? Si provino a mettere i loro piedi entro quella fornace . Io già non ti seguirei di certo . - Ma dove finiremo noi ? - Aspetta che troviamo una via che c ' impedisca di andare più innanzi , amico Tremal - Naik . Ho già fatto il mio piano . - E quando la Tigre della Malesia ne ha uno nel cervello , si può essere certi che riuscirà pienamente , - aggiunse Kammamuri . - Può darsi , - rispose Sandokan . - Non fate troppo rumore e non guastate troppe tegole . In questo momento non potrei risarcire i danneggiati . - La ritirata si affrettava sempre in buon ordine , passando da un terrazzo all ' altro . Gli uomini aiutavano sempre le donne a scavalcare i parapetti , che talvolta erano così alti da costringere i malesi a formare delle piramidi umane , per meglio favorire le scalate . Verso il palazzo si udivano sempre urla e spari e si scorgevano le prime lingue di fuoco sfuggire attraverso gli abbaini . Nelle case di fronte e di dietro , di quando in quando , partivano delle grida altissime : - Al fuoco ! Al fuoco ! - I fuggiaschi che temevano di essere sorpresi , si affrettavano . Se le fiamme s ' alzavano , qualcuno poteva scorgerli e dare l ' allarme , e questo , Sandokan assolutamente non lo desiderava . - Presto ! presto ! - diceva . Ad un tratto gli uomini che si trovavano all ' avanguardia , si ripiegarono verso il terrazzo che avevano appena allora superato . - Che cosa c ' è ? - chiese Sandokan . - Non si può più andare innanzi , - disse Bindar che guidava quel drappello . - Abbiamo una via dinanzi e tanto larga che non la potremo sorpassare . - Vedi nessun abbaino ? - Ce ne sono due sotto il terrazzo . - Di che cosa ti lagni dunque amico , quando abbiamo delle scale per scendere nella via ? Fa ' sfondare quegli abbaini e andiamo a fare una visita agli abitanti di questa casa . Sarà troppo mattutina , ma la colpa non è nostra . - 20 . La ritirata attraverso i tetti Come Bindar aveva detto , proprio sotto la parete che reggeva l ' ultimo terrazzo , s ' aprivano due finestre piuttosto anguste , ma sufficienti per lasciar passare un uomo , e riparate da semplici stuoie di coccottiero . Sandokan che si era riunito a Tremal - Naik , a Kammamuri e a Surama , dopo averle osservate un momento , trasse dalla fascia il kriss e con un colpo solo sventrò il grossolano tessuto , introducendo la testa attraverso lo squarcio . - Non vi è nessuno ? - chiese il bengalese . - Sembra che le grida e le fucilate non abbiano ancora guastato il sonno agli abitanti di questa casa - rispose Sandokan . - Chi è che ha una torcia ? - Io , sahib - rispose Bindar . - Accendila , ragazzo previdente . - Eccola padrone . - La Tigre della Malesia sfondò la stuoia strappandola completamente ; prese la torcia , armò una pistola ed entrò in un bugigattolo ingombro solamente di vecchie mobilie fuori d ' uso . - Che tutti mi seguano , - comandò - e tenete pronte le armi . - Con una semplice spinta aprì una porta e trovata una scala , si mise a scendere tranquillo , come se fosse stato in casa sua . Molte porte s ' aprivano a destra ed a manca , però tutte erano chiuse e nessun rumore si udiva . - Si direbbe che questa casa è deserta , - mormorò Sandokan . S ' ingannava , poiché mentre stava per scendere il primo gradino d ' uno scalone , due servi indiani , due sudra , gli si pararono dinanzi roteando minacciosamente nodosi randelli e gridando : - Ferma ! - Sgombrate , - rispose invece Sandokan puntando contro di loro la pistola . - Siamo in quaranta e tutti armati . - Che cosa vuoi tu ? - chiese il più vecchio . - Come sei entrato qui , senza il permesso del padrone ? - Noi desideriamo solamente andarcene , senza disturbare nessuno . - Siete ladri ? - Nessuno dei miei uomini ha toccato le cose appartenenti al tuo padrone . Orsù , metti fuori la chiave e aprici il portone . Abbiamo fretta . - Io non posso aprire senza l ' ordine del padrone . - Ah , occorre il suo ordine ? La vedremo . - Si volse verso i malesi che l ' avevano raggiunto e disse loro : - Legate ed imbavagliate questi due servi . - Non aveva ancora terminato quell ' ordine , che già i malesi si erano scagliati come tigri sui sudra disarmandoli ed imbavagliandoli . - La chiave ! se non volete che vi faccia gettare giù dalla scala , - disse Sandokan con voce imperiosa . - Vi ho detto che abbiamo fretta . - I due indiani spaventati non osarono più rifiutarsi e porsero la chiave . Sandokan riprese la discesa seguito da tutto il drappello e aprì non senza qualche difficoltà il portone . Nessuno pareva che si fosse accorto di quell ' invasione , poiché nessun altro servo erasi mostrato . - Eccoci finalmente liberi , - disse Sandokan . - Come hai veduto , mio caro Tremal - Naik , la cosa non poteva essere più facile . - Tu sei sempre l ' uomo straordinario che la Malesia intera ha temuto e ammirato . - Venite tutti . - Non essendo ancora sorta l ' alba , la via era deserta , sicché poterono allontanarsi indisturbati e raggiungere le viuzze d ' un vicino sobborgo , che terminava sulle rive del Brahmaputra . In lontananza il cielo era tinto di rosso . Erano i riflessi dell ' incendio che divorava il palazzo di Surama . Vedendoli , la giovane principessa non poté trattenere un lungo sospiro , che non isfuggì a Sandokan che le camminava a fianco . - Tu rimpiangi la tua casa , è vero amica ? - disse il pirata . - Non lo nego . - Fra non molto ne avrai una più bella : il palazzo del rajah . - Tu dunque speri sempre , signore ? - Non avrei lasciata la Malesia , - rispose Sandokan , - se non fossi stato certo di condurre a buon fine l ' impresa . Fra me , Yanez e Tremal - Naik , rovesceremo quell ' ubbriacone sanguinario , che regna sull ' Assam e gli strapperemo la corona che egli ha conquistata con un semplice colpo di carabina . Egli ha mandato te a fare la bajadera e noi manderemo lui a fare ... il bramino od il gurum . - Intanto erano giunti sotto i folti tamarindi che ombreggiavano la riva del fiume . Sandokan si era fermato rivolgendosi verso i servi e le donne , che si erano raggruppati dietro di lui . - È questo il momento di lasciare la vostra padrona , - disse loro . - Riceverete ognuno cinquanta rupie di regalo , che vi consegnerà domani mattina Bindar nel bengalow di passaggio . Appena avremo bisogno di voi riprenderete il vostro servizio . - Grazie , sahib - risposero i sudra commossi da tanta generosità . - Disperdetevi e non dimenticatevi dell ' appuntamento . - Le donne baciarono le mani di Surama , gli uomini l ' orlo della veste , poi si allontanarono rapidamente prendendo varie direzioni . - Ora a noi , Bindar , - riprese Sandokan ; - posso contare sulla tua assoluta fedeltà ? - Mio padre è morto difendendo quello della principessa ed io , che sono suo figlio , sarei ben lieto di fare altrettanto - rispose con nobiltà l ' assamese . - Comanda , sahib . - Andrai , innanzi tutto , a presentare questa tratta di cinquantamila rupie al banco anglo - assamese e pagherai i servi . - Bene sahib : ti riporterò fedelmente la rimanenza non più tardi di domani sera . - Non c ' è premura - disse Sandokan . - Hai altro da fare qui , prima di raggiungermi nella jungla di Benar . - Comanda , sahib . - Tu andrai al palazzo reale e cercherai di vedere Yanez o qualcuno dei suoi uomini . - Che cosa devo dire al sahib bianco ? - Narrargli tutto ciò che è avvenuto e dirgli dove noi ci troviamo . Se ti darà una lettera noleggerai una barca e verrai a raggiungermi nella jungla . Sii prudente e bada di non farti prendere . - Non mi lascerò sorprendere , signore , - rispose Bindar . - Va ' , bravo ragazzo : la tua fortuna è assicurata . - L ' assamese baciò l ' orlo della veste di Surama , poi si allontanò velocemente scomparendo sotto gli alberi . - Alla bangle ora , - disse Sandokan . - Speriamo di trovarla ancora nel medesimo posto dove l ' abbiamo lasciata . - E facciamo presto - aggiunse Tremal - Naik . - Noi non saremo interamente sicuri finché non ci troveremo nella pagoda di Benar . - Se lo saremo anche là . - Dubiti ? - Eh ! chi lo sa ? Il greco non mancherà di spie , mio caro Tremal - Naik , e tu sai meglio di me quanto sono astuti e soprattutto intelligenti i tuoi compatriotti . - Questo è vero - rispose il bengalese . - E faremo perciò bene a guardarci alle spalle . Alla bangle amici , e andiamocene prima che il sole sorga . - Si cacciarono in mezzo agli alberi seguendo la riva che era popolata solamente di marabù , ritti e fermi sulle loro zampe , in attesa che la luce si avanzasse per recarsi a pulire le vie della città , essendo quegli ingordi volatili i soli spazzini dei quartieri indù , spazzini economici , ma non meno utili di quelli umani perché tutto divorano : ossa , vegetali marci , avanzi di qualunque genere che i cani più affamati sdegnerebbero . Le stelle cominciavano ad impallidire quando il drappello giunse nel luogo dove era stata lasciata la bangle . - Niente di nuovo ? - chiese Sandokan ai due malesi che erano rimasti a guardia della barca . - Sì : siamo spiati , Tigre della Malesia , - rispose uno dei due . - Che cos ' hai notato ? - Alcuni uomini sono venuti a ronzare presso la bangle . - Molti ? - Cinque o sei . - Soldati del rajah ? - No , non erano guerrieri quelli . - Sono ritornati ? - Due ore fa li abbiamo riveduti , - rispose il malese . Sandokan guardò Tremal - Naik . - Che cosa ne dici tu ? - gli chiese . - Che la nostra presenza è stata notata e che il rajah o il greco tenteranno di fare qualche colpo contro di noi , - rispose il bengalese . - Che vengano ad assalirci nella jungla ? - Ho proprio questo dubbio . - Bah ! Abbiamo laggiù forze sufficienti per opporre una terribile resistenza . Se vogliono seguirci lo facciano pure : saremo pronti a dar loro una tale lezione che non dimenticheranno facilmente . - Salirono sulla bangle ; i malesi presero i remi e si spinsero al largo risalendo la corrente del Brahmaputra . Sandokan , come era sua abitudine , si era collocato a prora con Tremal - Naik e Surama . Gli occhi vigili del pirata sorvegliavano attentamente la riva , poiché , dopo quanto gli avevano riferito i due malesi lasciati a guardia della barca , un dubbio lo aveva assalito . Ed infatti la bangle non aveva ancora percorso duecento metri , quando da una piccola insenatura , nascosta da giganteschi tamarindi , vide avanzarsi sul fiume una di quelle leggere barche , che gli indiani chiamano mur - punky e che rassomigliano nelle forme alle baleniere , quantunque abbiano la prora un po ' elevata ed adorna d ' una grossa testa di pavone . - Ah ! furfanti ! - mormorò . - M ' aspettavo questo inseguimento . - E ci lasceremo dare la caccia da quegli uomini ? - chiese Surama . - Non siamo ancora giunti nella jungla di Benar , - rispose Sandokan . - Chissà che cosa può succedere prima d ' imboccare il canale che conduce nello stagno dei coccodrilli . Io spero di offrire a quei brutti sauriani una cena appetitosa , quantunque li detesti . - Quegli uomini possono diventare un giorno miei sudditi . - Ne avrai sempre abbastanza , - rispose freddamente Sandokan . - Se io avessi risparmiati tutti i miei nemici , non sarei diventato la Tigre della Malesia , né avrei potuto rimanere per tanti anni nella mia Mompracem . D ' altronde io non potrei tenere troppi prigionieri : ne ho già due nella jungla , uno dei quali potrebbe darmi dei gravi fastidi . - Chi è ? - Il fakiro che ti ha rapita , mia cara Surama . Se quello riuscisse a scapparmi , a noi non resterebbe altro che di rifugiarci al più presto nel Borneo , e allora la tua corona sarebbe perduta . Ah ! ci corrono dietro ! La vedremo , signori miei : abbiamo palle e polvere ancora . - Il mur - punky che era montato da otto rematori e da un timoniere , filava rapidissimo tenendosi sulla scia della bangle . Che quegli uomini fossero semplici rematori , vi era da dubitare , poiché gli sguardi acuti di Sandokan avevano veduto , quantunque cominciasse solo allora a rischiararsi il cielo , le estremità di parecchi fucili che s ' appoggiavano sui due bordi . Poteva darsi che fossero cacciatori in cerca di anitre bramine e di oche , volatili che abbondano sempre sulle rive dei grandi fiumi dell ' India , specialmente su quelli che bagnano le terre orientali di quella immensa penisola . Ad un tratto però la leggera baleniera si gettò fuori dalla scia , piegando a destra e con uno sforzo di remi sorpassò la bangle , che in causa della sua pesante costruzione e dei suoi larghi fianchi , non poteva vincerla in velocità , e con non poca sorpresa di Sandokan e di Tremal - Naik , si diresse verso la riva sinistra , dove si scorgeva vagamente , sotto le immense fronde di tamarindi costeggianti il fiume , una massa nera . - Che cosa significa questa manovra ? - si chiese il pirata corrugando la fronte . - Che ci siamo ingannati ? - disse Tremal - Naik . - Adagio , amico - rispose Sandokan . - Che cos ' è , innanzi a tutto , quell ' ombra grossa che si nasconde sotto le piante ? - Da ' ordine al timoniere di accostarsi alla riva . Voglio vederci chiaro in questa faccenda . - Toh ! Guarda , Tremal - Naik . Il mur - punky l ' ha abbordata . - Che sia qualche bangle ? In tale caso non dovremmo spaventarci . Quegli uomini del mur - punky possono essere marinai che tornano a bordo del loro legno . - Uhm ! - fece Sandokan . - Non sono affatto rassicurato . Ehi , Kammamuri , poggia ancora ! - La bangle deviò verso la riva sinistra mentre i malesi rallentavano la battuta e passò dinanzi alla massa oscura a trenta o quaranta metri di distanza . Un doppio grido di stupore sfuggì dalle labbra del pirata e del bengalese . - Il poluar ! - Si guardaron l ' un l ' altro interrogandosi cogli occhi . - Sarà poi quello che ci ha seguiti quando scendevamo il fiume ? - chiese finalmente Tremal - Naik . - Quando io ho veduto una volta una nave non la scordo più , - rispose Sandokan . - Quello è il poluar che ci ha dato la caccia . - E che si prepara a seguirci ancora , - aggiunse Kammamuri , che aveva ceduto il timone ad un malese . - Stanno spiegando le vele . - Eppure non devono scoprire il nostro rifugio , - disse Sandokan che era diventato pensieroso . - Vorresti assalirlo ? - chiese Surama , - Un equipaggio ben più numeroso del tuo . - Ho un ' idea , - disse Sandokan , dopo essere rimasto alcuni istanti silenzioso . - Tu , Kammamuri , saresti capace di fabbricarmi una bomba ? Basterà una scatola di latta , una di quelle che contengono le conserve . Ne dobbiamo avere qui . - Ne ho fatto imbarcare una dozzina piene di biscotti , prima di lasciare la jungla . - Basterà una di quelle : con un chilogrammo di polvere si può produrre un bel guasto . Lega però solidamente la scatola , con del filo di ferro se lo puoi trovare e mettici una buona miccia , che non sia più lunga di cinque centimetri . - E con quale cannone la lancerai a bordo del poluar ? - chiese Tremal - Naik . - Andrò io a regalarla a quei signori , - rispose Sandokan . - Saremo costretti ad aspettare la notte poiché il sole già si alza ; ma noi non abbiamo fretta ed i nostri amici , che sono nella jungla , non si inquieteranno pel nostro ritardo . - Non riesco a comprendere il tuo progetto . - Lo capirai quando mi vedrai all ' opera . Va ' a riposarti , Surama , tu devi essere molto stanca . Ti sveglieremo all ' ora della colazione e tu Kammamuri va ' a fabbricarmi la bomba e metti fra la polvere più palle di carabina che puoi . Vedremo poi come se la caverà quel poluar . - Accese la pipa e si portò a poppa della nave per sorvegliare le mosse di quei misteriosi naviganti . Il piccolo naviglio , levate le ancore e sciolte le sue due vele quadrate , aveva lasciata la riva ed avendo il vento favorevole , si era messo dietro alla bangle tenendosi ad una distanza di tre o quattrocento metri . Dietro la poppa rimorchiava il mur - punky . Se avesse voluto avrebbe potuto superare facilmente la pesante barca di Sandokan , essendo quei piccoli bastimenti velocissimi , anche con vento scarso ; ma si vedeva che il suo equipaggio non aveva alcun desiderio di fare troppo cammino , poiché di quando in quando abbassava ora l ' una ora l ' altra vela per rallentare la marcia . Essendosi il sole ormai innalzato sopra le immense foreste del levante , Sandokan e Tremal - Naik potevano distinguere facilmente le persone che montavano quel poluar . Non erano che dieci o dodici e parevano battellieri , non avendo per vestito che un semplice dootèe annodato intorno ai fianchi per esser più lesti a montare sull ' alberatura , ma forse altri si tenevano nascosti nella stiva . Una cosa aveva subito colpito il pirata ed il bengalese : era un enorme tamburo , uno di quelli che gl ' indiani chiamano hauk e di cui si servono nelle feste religiose , tutto adorno di pitture e di dorature e sormontato da mazzi di penne variopinte e che si trovava collocato fra i due alberi , quasi in mezzo alla coperta . - Quello non è un istrumento da guerra , - disse Sandokan , a cui nulla sfuggiva , - né fino ad oggi ho veduto quei tamburoni sui velieri indiani . - E nemmeno io , - rispose Tremal - Naik . - Lo hanno collocato là per qualche motivo e che io forse indovino . - Vuoi dire ? - Che quegli istrumenti quando sono vigorosamente percossi si possono udire a distanze incredibili . - Sicché servirebbe ? - Per trasmettere dei segnali . - Sono della tua opinione , - disse Sandokan . - Si prepara qualche cosa contro di noi . Ormai abbiamo fatto troppe osservazioni . - Bah ! aspettiamo questa sera e anche quel tamburone andrà a tenere allegra compagnia ai pesci del Brahmaputra . - La bangle intanto continuava la sua marcia , senza troppo affrettarsi , non volendo Sandokan allontanarsi di troppo dal canale che conduceva alla laguna , seguìta ostinatamente dal poluar , il quale si sforzava di mantenersi sempre alla medesima distanza , quantunque la brezza mattutina fosse diventata più forte . Il fiume che si svolgeva superbo , scendendo dolcemente , invece di restringersi tendeva ad allargarsi , scorrendo fra due magnifiche rive coperte di palas , di palmizi tara , di mangifere splendide e di nim dal tronco enorme e dal fogliame cupo e foltissimo . Di quando in quando compariva qualche risaia , chiusa tra arginetti alti alcuni piedi , destinati a trattenere le acque , tutta coperta da lunghi steli d ' un bel verde e che producono dei chicchi enormi ; ma ben presto la foresta riprendeva il suo impero svolgendosi fra un caos di liane che formavano dei pergolati bellissimi . Numerose bande di semnopiteci , svelte e leggere scimmie che gli indiani chiamano langur , alte un metro e mezzo , ma così magre da non pesare oltre dieci chilogrammi , si mostravano sugli alberi e salutavano i naviganti con fischi acuti , scagliando nel medesimo tempo frutta e ramoscelli , essendo insolentissime . Sulle rive invece , fra i canneti , svolazzavano gruppi di bellissime anitre bramine , di cicogne , di bozzagri e di marabù e sonnecchiavano indolentemente , scaldandosi al sole , grossi coccodrilli dai dorsi rugosi e coperti di piante acquatiche . A mezzogiorno , Sandokan fece dirigere la bangle verso la riva sinistra e affondare l ' ancora , onde permettere ai suoi uomini di far colazione . Il poluar continuò la sua marcia per altri tre o quattrocento metri per non destare forse dei sospetti , ma poi poggiò verso la riva destra gettando le sue ancore in un minuscolo seno , dove l ' acqua era ancora abbastanza profonda . Dal fumo che sfuggiva dal casotto di poppa , Sandokan s ' accorse subito che anche quell ' equipaggio si preparava il pasto del mezzodì . - Hai ancora qualche dubbio sulle intenzioni di quegli uomini ? - chiese a Tremal - Naik . - No , - rispose il bengalese che appariva preoccupato . - Se non troviamo il mezzo di sbarazzarci di quel legno , non ci lasceranno più . Quegli uomini devono aver ricevuto l ' ordine di spiarci . - Aspettiamo questa notte . - Fecero chiamare Surama e pranzarono sulla tolda , dopo d ' aver avuto la precauzione di far stendere una vela sopra le loro teste onde preservarsi da qualche colpo di sole . Non fu che verso le quattro del pomeriggio che Sandokan fece dare il segnale della partenza . La bangle si era appena mossa che anche il poluar spiegava una delle sue due vele , prendendo la medesima via . - Ah , non volete lasciarci ? - disse il pirata . - La bomba è pronta e penserà essa ad arrestarvi anche in piena corsa . - Le due barche continuarono a navigare di conserva , l ' una a remi e l ' altra a vela , mantenendo la medesima distanza che variava dai trecento ai cinquecento metri . La regione era diventata deserta . Non si scorgevano più né risaie , né capanne e nemmeno barche . La jungla , sfuggita da tutti gli abitanti che non avevano alcun desiderio di ricevere le visite poco gradite delle tigri e delle pantere , non doveva essere lontana . Infatti verso il tramonto , la bangle che si era avanzata assai , benché lentamente , passava dinanzi al canale che conduceva nella palude ; ma Sandokan vedendosi sempre alle costole il poluar , si guardò bene dal dare il comando di cacciarvisi dentro . Lasciò che la barca risalisse il fiume per un paio di miglia ancora , poi , quando le tenebre scesero , fece gettare di nuovo le ancore presso la riva sinistra . Il poluar , come aveva fatto al mezzodì , proseguì la sua marcia per alcune centinaia di metri e si ancorò non già sulla riva opposta , bensì in mezzo al fiume , onde sorvegliare più strettamente la piccola barca . - Cenate pure , - disse Sandokan a Tremal - Naik ed a Surama . - E tu ? - chiese il bengalese . - Mangerò dopo il bagno . - Che cosa vuoi tentare ? - Non te l ' ho detto ? Voglio sbarazzarmi di quegli spioni . - E come ? - Il tuo bravo Kammamuri m ' ha preparato una bomba veramente splendida . Quando tu , Surama , diventerai la regina dell ' Assam lo nominerai generale dei granatieri . - Io farò tutto quello che desidereranno i miei protettori , - rispose la giovane con un amabile sorriso . - Pensiamo ora al nostro affare , - disse Sandokan . - La notte è oscura e nessuno mi vedrà attraversare il fiume . - Tu vuoi farti divorare ! - esclamò Tremal - Naik spaventato . - Da chi ? - Vi sono coccodrilli e anche squali d ' acqua dolce nelle acque del Brahmaputra . - Sandokan alzò le spalle , poi levandosi dalla fascia il kriss malese disse con noncuranza : - E quest ' arma a che cosa dovrebbe dunque servire ? - chiese . - Quando il vecchio pirata di Mompracem l ' ha bene in pugno , se ne ride degli uni e anche degli altri . La mia carne non fa per loro , tranquillizzati . - Lascia che t ' accompagni . - No , amico . In queste faccende non può agire che un solo uomo . - Non mi hai spiegato ancora il tuo progetto . - È semplicissimo . Vado ad appendere la mia bomba ai cardini del timone del poluar , accendo la miccia e ritorno tranquillamente a bordo della mia bangle . Vedrai che guasto farà quel chilogrammo di polvere ! Kammamuri , sono pronto . - Il maharatto accorse portando con una certa precauzione la famosa bomba , la quale non consisteva che in una scatola di latta , bene cerchiata con filo di rame tolto dai bordi della bangle , con una miccia lunga otto o dieci centimetri ed un gancio , ad una delle due estremità , formato pure di filo di rame , per poterla appendere ai cardini del timone . Sandokan la esaminò attentamente , fece col capo un gesto come d ' uomo soddisfattissimo , poi entrato nel casotto di poppa , si spogliò rapidamente stringendosi ai fianchi un dootèe e passandovi dentro il kriss . - Ora tu , mio bravo Kammamuri , mi legherai sulla testa la bomba e vi unirai l ' acciarino e l ' esca . Assicura bene l ' una e gli altri , onde non costringermi a rifare il viaggio . - Kammamuri non si fece ripetere due volte l ' ordine . - Fa ' calare una fune ora , - riprese Sandokan . - Bada ai coccodrilli , signore , - disse Surama che sembrava commossa . - Tu arrischi la tua preziosa vita per me . - E per gli altri , - rispose il fiero pirata . - Sii tranquilla , mia bella fanciulla . La carne delle vecchie tigri di Mompracem è troppo coriacea . - Stese la mano alla giovane ed a Tremal - Naik , raccomandò il più assoluto silenzio , poi si lasciò scivolare lungo la fune , immergendosi , dolcemente , nella corrente dal fiume . Surama , Tremal - Naik e tutto l ' equipaggio , avevano seguìto ansiosamente cogli sguardi il formidabile pirata chiedendosi , non senza sgomento , come sarebbe finito quell ' audace tentativo , ma dopo pochi istanti lo perdettero di vista essendo l ' acqua oscurissima ed il cielo coperto di vapori . Sandokan si era messo a nuotare silenziosamente , tagliando la corrente , che era d ' altronde debolissima , senza far rumore . Con frequenti colpi di tallone si teneva ben alto , temendo che qualche spruzzo bagnasse l ' esca o la miccia . Il poluar si trovava a soli quattrocento metri : una distanza derisoria per un uomo dell ' arcipelago della Sonda . Nessun nuotatore può competere con un malese ed un bornese della costa . Si può dire che quegli audaci pirati nascono nel mare e che vi muoiono dentro . Sandokan , di passo in passo che s ' accostava al piccolo veliero indiano , diventava più prudente . Non era il timore d ' incontrare qualche coccodrillo o qualche squalo d ' acqua dolce , bensì il timore che degli uomini vegliassero a bordo e che potessero scorgerlo . Di quando in quando si fermava per ascoltare , poi rassicurato dal profondo silenzio che regnava sul fiume e sul veliero , riprendeva la sua marcia silenziosa , agitando le braccia e le gambe con somma prudenza e sempre più dolcemente . A cinquanta passi dal poluar subì un urto . Credette per un istante che qualche sauriano cercasse di assalirlo ; trovò invece sotto mano un corpo molle , che lo appestò col suo puzzo nauseante di carogna imputridita . - Un cadavere , - mormorò , respirando . S ' allungò lasciando il passo al morto e con cinque o sei bracciate giunse sotto la poppa del veliero . Quantunque avesse avuta la precauzione di non levare le mani dall ' acqua , gli uomini che vegliavano sul poluar , s ' accorsero certamente di qualche cosa d ' insolito , poiché udì distintamente una voce a dire : - Si direbbe , Maot , che qualcuno ha rasentato il bordo della nave . Hai udito nulla tu ? - Solo il timone a cigolare sui cardini , - rispose un ' altra voce . - Bah ! qualche coccodrillo lo avrà urtato . - Sarà meglio accertarsene , Maot . Mi hanno detto i seikki che quelli che montano la bangle non sono indiani . - Guarda dunque . - Sandokan si era prontamente cacciato sotto la poppa , aggrappandosi al timone . Trascorse un mezzo minuto poi la medesima voce di prima riprese : - Non si vede nulla con questa oscurità , Maot . Ti ripeto che sarà stato un coccodrillo . Quelle brutte bestie non mancano su questo fiume . Dammi un po ' di betel e riprendiamo la nostra guardia a prora . Dal castello osserveremo meglio . - Sandokan , che ascoltava attentamente , udì uno stropiccìo di piedi nudi allontanarsi . - Stupidi ! - mormorò . - Al vostro posto non mi sarei accontentato di chiacchierare come pappagalli . Ah ! sapete che noi non siamo indiani ? Ecco una ragione di più per farvi saltare in aria . - Attese ancora qualche minuto , poi rassicurato dal profondo silenzio , che regnava sul poluar , levò con una mano la scatola , si mise fra le labbra l ' acciarino e l ' esca , badando bene di non bagnare quest ' ultima e appese la bomba al secondo cardine . Ciò fatto strinse le gambe contro il timone e con grande precauzione , diede fuoco all ' esca accostandola alla miccia . Il rumore però , per quanto lievissimo , prodotto dalla selce battuta contro l ' acciarino , fu certamente udito dai due battellieri di guardia , poiché Sandokan s ' accorse che s ' avvicinavano . Si lasciò andare a picco nuotando sott ' acqua con estrema velocità , onde non saltare insieme con la nave . Emerse a cinquanta metri e fissò subito gli occhi sul poluar . Piccole scintille cadevano sotto la poppa . Era la miccia che ardeva . - Eccovi serviti , - mormorò , tornando a tuffarsi e percorrendo sempre sott ' acqua altri cinquanta o sessanta metri . Quando tornò a galla , urla acutissime partivano dal poluar : - Al fuoco ! al fuoco ! - Quasi nell ' istesso momento un lampo squarciò le tenebre , seguìto da una detonazione che parve un colpo di cannone . La poppa del piccolo veliero era stata squarciata dalla bomba , e per l ' enorme falla l ' acqua entrava a torrenti . Il timone era stato già mandato in pezzi . A quel rimbombo , che si propagò lungamente sotto le interminabili volte di verzura che si estendevano sulle due rive , tenne dietro un breve silenzio , poi le grida dell ' equipaggio tornarono a farsi udite : - Il poluar affonda ! Si salvi chi può ! - Sandokan con poche bracciate raggiunse la bangle e afferrata la fune , che non era stata ritirata , si issò sul ponte . Surama e Tremal - Naik erano accorsi . - Ah ! Tigre della Malesia ! - esclamò la prima . - Io ormai non dubito più di diventare una regina , quando l ' uomo che mi protegge possiede tale audacia . - Tu sei un demonio , - aggiunse il bengalese . - Lascia che me lo dicano quei poveri diavoli che affondano , - rispose Sandokan , scuotendosi di dosso l ' acqua . Il poluar s ' inabissava rapidamente , inclinandosi verso la poppa . Numerosi uomini saltavano in acqua , mentre altri si salvavano sull ' alberatura mandando grida di terrore , colla speranza che il fiume non fosse in quel luogo così profondo da inghiottire tutta la nave . - Lasciamoli urlare e raggiungiamo il canale , - disse Sandokan freddamente . - Se la cavino da loro . Ai remi , amici . - I malesi che avevano assistito impassibili a quel disastro , per loro già non nuovo , afferrarono le lunghe pagaie e la bangle ridiscese velocemente il fiume , aiutata dalla corrente , che si faceva sentire piuttosto forte lungo la riva sinistra . Per alcuni minuti i fuggiaschi udirono ancora le urla disperate dei disgraziati che venivano tratti a fondo insieme col naviglio , poi il grande silenzio tornò ad imperare sul Brahmaputra . Sandokan che si era affrettato ad indossare le sue vesti , aveva raggiunto Surama e Tremal - Naik , che dall ' alto della poppa cercavano ancora di discernere il poluar . - Non mi ero ingannato , - disse loro . - Ho avuto la prova che quei battellieri avevano avuto l ' incarico di sorvegliarci e fors ' anche di catturarci . A bordo vi erano dei seikki del rajah . - E come l ' hai appreso ? - chiese il bengalese stupefatto . - Da un discorso fatto da due di quegli uomini , nel momento in cui stavo appendendo la scatola al timone . È un vero miracolo se non mi hanno scoperto . - Sanno dunque chi siamo noi ? - chiese Surama . - Forse non lo credo , - rispose Sandokan , - ma qualche cosa è trapelato di certo dei nostri progetti . Tu devi aver parlato , Surama . - È possibile , se mi hanno dato da bere qualche narcotico . - E ciò m ' inquieta per Yanez . - Non spaventarmi signore ! - esclamò la bella assamese . - Tu sai quanto io ami il sahib bianco . - Tu finché Yanez non ci manda qualche messo , non devi preoccuparti . Aspettiamo che torni Bindar . - Tu però sospetti che possa correre qualche pericolo . - Pel momento no , e poi mio fratellino è un uomo da cavarsela anche senza il mio aiuto . Come ha giuocato James Brooke , il rajah di Sarawak , saprà burlare anche il rajah dell ' Assam . Aspettiamo sue nuove . - La bangle che scendeva il fiume con grande rapidità , era già giunta dinanzi al canale che conduceva alla palude . Kammamuri che aveva ripreso il suo posto al timone , guidò la barca entro il passaggio , dopo essersi prima ben assicurato che nessun ' altra nave spiava la bangle . Venti minuti dopo affondavano le ancore in mezzo al vasto stagno . Essendo la jungla pericolosissima di notte , Sandokan mandò a dormire i suoi uomini , che cadevano per la fatica , vi mandò poi Surama , e lui si stese sul ponte , su una semplice stuoia accanto a Tremal - Naik , dopo essersi messa a fianco la sua fida carabina . L ' indomani , dopo aver assicurata bene la bangle che era loro necessarissima e d ' averla nascosta sotto un enorme ammasso di canne e di rami , Sandokan ed i suoi compagni attraversarono felicemente la jungla e giunsero alla pagoda di Benar . I malesi ed i dayachi si trovavano riuniti , sorvegliando attentamente il fakiro ed il demjadar dei seikki . Durante l ' assenza della Tigre della Malesia , nessun avvenimento aveva turbato la calma che regnava in quella parte della jungla . Solo qualche tigre e qualche pantera avevano fatto la loro comparsa , senza però osar di assalire l ' accampamento , troppo formidabile anche per quei feroci animali . Sandokan fece allestire alla meglio , in una delle stanze dei gurum , un modesto alloggetto per Surama , non presentando la vasta sala della pagoda , in parte diroccata , molta solidità , ed attese pazientemente il ritorno di Bindar . Fu la sera del settimo giorno che il fedele assamese finalmente comparve . Aveva risalito il fiume su un piccolo gonga , ossia su un battello scavato nel tronco d ' un albero , e aveva attraversata la jungla prima che le belve , che l ' abitavano si fossero messe in cerca di preda . Egli recava una terribile notizia . - Sahib , - disse appena fu condotto dinanzi a Sandokan che stava fumando sotto un tamarindo , godendosi un po ' di fresco insieme con Tremal - Naik , - una catastrofe ci ha colpiti . - Sandokan ed il bengalese balzarono in piedi in preda ad una vivissima agitazione . - Che cosa vuoi dire tu ? - gridò il primo . - Il sahib bianco è stato arrestato ed i suoi malesi sono stati decapitati . - Un vero ruggito uscì dalle labbra del pirata . - Lui ... preso ! - E tu stai per essere assalito . La jungla domani sarà circondata . - 21 . Una caccia emozionante Mentre Sandokan lavorava tenacemente e con buona fortuna a liberare Surama , Yanez si riposava , almeno apparentemente , alla corte del rajah , passando il suo tempo a bere , a mangiare , a fumare più sigarette che poteva e ad ammirare le bellissime bajadere , che ogni sera intrecciavano danze nel vasto cortile del palazzo al suono di tamburi d ' ogni genere e di lottatori , avendone sempre un buon numero i principi indiani . Non perdeva però di vista il greco e non mancava d ' informarsi minutamente , ogni mattina , della guarigione del suo avversario , ben sapendo che il maggior pericolo stava celato nel cervello di quell ' avventuriero . Una cosa però l ' aveva subito crucciato , una certa freddezza che aveva notato nel rajah . Dopo quella famosa rappresentazione teatrale ed il suo duello , il principe non si era più occupato di lui , né più lo aveva fatto chiamare , come se in tutto il regno gli animali feroci fossero scomparsi . Ciò annoiava non poco quell ' uomo d ' azione che era tutt ' altro che amante della neghittosità e dell ' indolenza indiana . - Per Giove ! - esclamava ogni mattina , rotolando giù dal suo splendido letto dorato e scolpito . - Che cacciatore sono dunque io ? Possibile che gli animali feroci non mangino più indiani nell ' Assam ? Eppure le tigri non devono mancare in questo paese che ha così tante foreste e così tante jungle . - Erano tre giorni che oziava non sapendo più come impiegare il suo tempo , quando la mattina del quarto , un ufficiale del rajah , si presentò dicendogli : - Mylord , il rajah ha bisogno del suo grande cacciatore . - Finalmente ! - esclamò il portoghese che si trovava ancora a letto . - Il principe si è dunque ricordato di avere ai suoi servigi un distruttore di belve feroci ? Cominciavo ad annoiarmi . Di che cosa si tratta ? - Gli abitanti d ' un villaggio , che si trova presso le rive del fiume , si lamentano perché un rinoceronte distrugge ogni notte i loro raccolti . Tutte le piantagioni d ' indaco , che formavano la loro principale ricchezza , sono perdute . - Mi rincresce per quei disgraziati coltivatori , ma saranno vendicati . Dove scorazza quel bestione ? - A venti miglia di qui . - Dirai al rajah che io lo ucciderò e che gli porterò il corno . Fa ' preparare cavalli ed elefanti . - Tutto è pronto , mylord . - Ed anche la mia carabina è pronta , - rispose Yanez . - Ed il favorito come va ? - Ieri sera si è alzato qualche ora . - Per Giove ! Quell ' uomo ha la pelle più grossa del rinoceronte che andrò a uccidere , - mormorò il portoghese . - Se un ' altra volta mi capita fra i piedi lo passerò da parte a parte . - Saltò giù dal letto , chiamò il suo maggiordomo per dargli alcuni ordini , poi si vestì rapidamente . - Chissà che uscendo dal palazzo non possa avere qualche notizia di Surama e di Sandokan , - disse quando fu solo . - E chissà che il rajah , dopo una tale caccia , si ricordi più sovente di me . Il greco lavora sott ' acqua ed io farò altrettanto , amico . Vedremo chi uscirà colle costole rotte da questa battaglia . La popolarità s ' avanza e quando sarà ben assicurata avrò buon giuoco su te e sul principe , tuo protettore . Non è che questione di pazienza , come dice sempre Sandokan . - Prese la sua carabina , quell ' istessa che aveva già abbattuta la terribile tigre nera , chiamò i malesi fra i quali si trovava Kubang , che si era ben guardato di narrargli del rapimento di Surama , e scese nel gran cortile , dove si trovavano pronti dodici cavalli , due elefanti , molti cani e una ventina di seikki , che dovevano aiutarlo nella pericolosissima caccia . Fu nondimeno un po ' sorpreso nel trovare invece d ' un maggiordomo o d ' un conduttore di scikari , un alto ufficiale del rajah , il quale gli disse senza preamboli : - Mylord , la direzione della caccia spetterà esclusivamente a me . - Oh ! - fece Yanez incrociando le braccia . - Ed a me che cosa spetta ? - Di uccidere il rinoceronte . - E se lo uccideste voi invece ? - Io non sono il gran cacciatore della corte , - rispose seccamente l ' alto ufficiale . - Ah ! - Mi hai capito mylord ? Io solo ho la direzione . - Spero che mi caccerai dinanzi il bestione però . - Lascia fare ai seikki , mylord . - Yanez salì su uno dei due elefanti , molto di cattivo umore ed un po ' anche pensieroso . - Non ci vedo chiaro in questa faccenda - mormorò . - Il greco deve aver tentato qualche colpo . Come mai il rajah ha cambiato così presto d ' umore verso di me ? C ' è qui sotto qualche cosa che mi sfugge . Stiamo in guardia . In una caccia è facile sbagliare un animale e uccidere invece un cacciatore . Avvertirò i miei malesi d ' aprire per bene gli occhi e di non perdere di vista un solo istante i seikki . Il pericolo sta là . - Si sdraiò sui cuscini della cassa , accese la sigaretta e affettando una calma completa che realmente non sentiva , fece segno al cornac di muovere l ' elefante , il quale già cominciava a dar segni d ' impazienza . La carovana attraversò la città sfilando fra due ali di popolo , che osservava con curiosità , non esente da una certa simpatia , il famoso cacciatore ; poi rimontò la riva destra del fiume avviandosi ai grandi boschi che si estendevano verso ponente , formati di superbi tek dal legno durissimo ed incorruttibile , di gomma lacca , di nagassi , ossia d ' alberi dal legno di ferro perché i loro tronchi ed i loro rami sono così duri da smussare le scuri le più affilate , e di imponenti fichi baniani . L ' ufficiale del rajah che montava il secondo elefante , si era messo alla testa della truppa , fiancheggiato dai seikki che montavano bellissimi cavalli , di forme perfette , d ' origine certamente araba o per lo meno persiana . Pareva che si fosse perfino scordato della presenza del grande cacciatore di corte a cui spettava il poco invidiabile onore di abbattere il terribile rinoceronte . Per cinque ore la carovana continuò a costeggiare la riva del fiume , oltrepassando di quando in quando dei meschini raggruppamenti di capanne , formate di rami intrecciati , mescolati a fango rossastro o grigiastro ; poi l ' ufficiale fece l ' alt nei dintorni d ' un villaggio piuttosto grosso , che sorgeva in mezzo a vastissime piantagioni d ' indaco , che si vedevano realmente qua e là gravemente danneggiate , come se una truppa di bestie si fosse divertita a farvi sopra delle corse sfrenate . - È questo il luogo che il rinoceronte frequenta ? - chiese Yanez al cornac che stava a cavalcioni dell ' elefante . - Sì , signore - rispose l ' indiano . - Quel brutto animale ha già distrutto tanto indaco , che seicento rupie non sarebbero bastanti per ricompensare questi poveri contadini . Oh , ma tu lo ucciderai signore , è vero ? - Farò il possibile . - Ci fermiamo qui , signore . - La popolazione del villaggio guidata dal suo capo , un bel vecchio ancora vegeto , erasi avanzata incontro alla carovana , dando a tutti il benvenuto e mettendosi a loro disposizione . Essendo già stata precedentemente avvertita da un corriere mandato dal rajah , aveva preparato una specie di campo chiuso da bambù incrociati e solidamente legati , innalzandovi nel mezzo otto o dieci capanne formate con frasche e coperte da rami ancora verdeggianti . Yanez senza occuparsi dell ' alto ufficiale , scelse la più comoda e la più ampia , istallandovisi coi suoi sei malesi . Nella sua qualità di grande cacciatore , credeva di averne bene il diritto . I cuochi servirono ai cacciatori ed ai servi una colazione fredda e abbondante , inaffiata con dell ' eccellente toddy , poi il capo del villaggio , accompagnato dall ' ufficiale del rajah , chiese a Yanez : - Sei tu sahib , che sei incaricato di liberarci dal cattivo animale ? - Sì , amico - rispose il portoghese - ma per poter far ciò tu devi darmi delle indicazioni e anche una guida . - Io darò a te tutto quello che vorrai , signore , e anche un premio . - Quello lo darai ai danneggiati . Dove credi che il rinoceronte abbia il suo covo ? - Nella foresta che costeggia lo stagno dei coccodrilli . - Lontana ? - Qualche ora di marcia . - Si è mai mostrato di giorno ? - Mai , sahib . È solamente a notte tarda che lascia la foresta per venire a devastare le nostre piantagioni . - L ' hai veduto tu ? - Sì , tre notti or sono gli ho sparato contro due colpi di carabina e probabilmente non sono riuscito a colpirlo . - È grosso ? - Non ne ho mai veduto di così colossali . - Va bene . Lasciami riposare fino dopo il tramonto e avverti l ' uomo che deve guidarci di tenersi pronto . - Sarò io che ti condurrò sul luogo che la cattiva bestia frequenta . - Una parola , mylord - disse l ' ufficiale del rajah . - Come intendi cacciarlo ? - Lo aspetterò all ' imboscata . - Non otterresti nulla , perché al primo colpo di fucile , quegli animali assalgono e scappano , e tu sai che una palla sola non basta ad atterrarli . Il rajah ha messo a tua disposizione uno dei suoi migliori cavalli , onde tu possa inseguire l ' animale dopo fatto il colpo . - Me ne servirò , - rispose Yanez . - Ora lasciatemi tranquillo perché non so se questa sera avrò tempo di dormire . - Attese che il capo e l ' ufficiale si fossero allontanati , poi volgendosi verso i suoi malesi che stavano seduti a terra , lungo le pareti , disse loro : - Qualunque cosa debba succedere , voi non mi lascerete solo nella foresta . Non abbiate paura del rinoceronte : penso io ad abbatterlo . - Temi qualche tradimento , padrone ? - chiese Kubang . - Sono sicurissimo che quel maledetto greco , cercherà di vendicarsi , con tutti i mezzi possibili , del colpo di scimitarra che gli ho dato , e perciò dubito di tutto e di tutti . In una caccia in mezzo alla foresta accade talvolta di ammazzare un cacciatore invece dell ' animale . - Non perderemo d ' occhio i seikki , capitano Yanez . Alla prima mossa sospetta , piomberemo addosso loro come tigri e vedremo quanti sfuggiranno alle nostre scimitarre . - Che uno di voi monti la guardia fuori della capanna e prendiamo un po ' di riposo . - Si stese su una stuoia ed invitato dal gran calore che regnava e dal profondo silenzio , poiché anche gli elefanti e gli indiani si erano addormentati , chiuse gli occhi . Fu svegliato verso il tramonto dai latrati dei cani , dai nitriti dei cavalli , dai barriti degli elefanti e dalle grida dei cornac e dei seikki . I malesi erano già in piedi e pulivano le loro carabine e le loro pistole . - La cena , - disse Yanez . - Poi andremo a scovare questo signor colosso . - I cuochi avevano preparato il pasto serale e non aspettavano che l ' ordine del gran cacciatore per servire . Yanez mangiò alla lesta , prese la sua magnifica carabina a doppia canna , caricata con palle rivestite di rame , veri proiettili da grossa caccia , e uscì . Gli uomini scelti ad accompagnarlo , non erano che in sei e tenevano per le briglie alcuni splendidi cavalli , fra i quali uno tutto nero che pareva avesse il fuoco nelle vene e che era riccamente bardato , con staffe corte all ' orientale . - Il mio ? - chiese Yanez all ' ufficiale . - Sì mylord , - rispose l ' indiano . - Non montarlo però ora . - Perché ? - I cavalli devono giungere sul luogo della caccia freschissimi . I rinoceronti corrono colla velocità del vento quando caricano e guai al cavallo che in quel momento si trovasse affaticato . - Hai ragione . E la guida ? - Ci aspetta di là delle piantagioni . - Partiamo , ma senza cani : disturberebbero la caccia . - Così ho pensato anch ' io , desiderando tu cacciare all ' agguato . - Lasciarono l ' accampamento e presero un sentiero che attraversava le piantagioni d ' indaco , seguìti dagli sguardi di tutti i contadini , i quali si erano schierati sui margini dei campi . La notte era splendida e propizia per una buona caccia . Una fresca brezzolina , che scendeva dagli altipiani giganteschi del Bhutan , soffiava ad intervalli , sussurrando fra le pianticelle d ' indaco , e la luna sorgeva mestosa dietro i lontani picchi della frontiera birmana . In cielo le stelle fiorivano a milioni e milioni , proiettando una luce dolcissima . Yanez colla sua eterna sigaretta fra le labbra , colla carabina sotto un braccio , seguìto subito dai suoi malesi , marciava in testa al drappello . L ' ufficiale invece guidava i seikki che conducevano i cavalli . Oltrepassate le piantagioni il drappello trovò il vecchio capo . - L ' hai veduto ? - gli chiese Yanez . - No , sahib , ma ho saputo dove si trova il suo covo . Un cacciatore di nilgò me l ' ha indicato . - Credi che sia già uscito a pascolare ? - Oh ! non ancora . - Meglio così : lo sorprenderemo nel suo covo . - Ripresero la marcia avviandosi verso una foresta che nereggiava verso ponente e che sembrava immensa . Bastò un ' ora di marcia rapidissima , essendo gli indiani dei camminatori lestissimi ed infaticabili non meno degli abissini , perché la raggiungessero . Per un caso veramente raro , quella foresta si componeva quasi tutta di fichi d ' India , piante colossali d ' una longevità straordinaria , dalle foglie ovali lanceolate , coriacee , mescolate a piccoli frutti d ' un sapore dolciastro che poco hanno da fare coi nostri fichi d ' Europa , e dai cui tronchi gl ' indiani estraggono , mediante una semplice incisione , una specie di latte che non è però bevibile , ma che invece serve ottimamente a preparare una specie di gomma - lacca , che nulla ha da invidiare a quella che viene usata dai cinesi e dai giapponesi . Il vecchio capo fece una breve fermata sul margine della foresta mettendosi in ascolto , poi non udendo che gli ululati lontani di alcuni lupi indiani , s ' inoltrò risolutamente fra quella miriade di tronchi , dicendo a Yanez : - Non ha ancora lasciato il suo covo . Se fosse uscito lo si udrebbe , perché quando scorazza per le boscaglie fa sempre udire il suo niff - niff . - Meglio così , - rispose Yanez . Gettò via la sigaretta , armò la carabina , fece segno ai malesi di fare altrettanto e seguì la guida che s ' inoltrava con passo sicuro sotto le immense volte dei fichi , tenendo in mano un vecchio fucile che ben poco avrebbe potuto servire contro quei colossali animali , che hanno una pelle quasi impenetrabile ai migliori proiettili . La foresta , di passo in passo che i cacciatori s ' avanzavano , diventava sempre più fitta . Per di più enormi cespugli crescevano qua e là , avvolti in una vera rete di calamus e di nepente . I cacciatori avevano percorso un buon mezzo miglio , quando il vecchio indiano fece a loro segno di arrestarsi . - Ci siamo ? - chiese Yanez sottovoce . - Sì , sahib : lo stagno dei coccodrilli è poco lontano ed è sulle sue rive che il rinoceronte ha il suo covo . Fa ' avvolgere le teste dei cavalli nelle gualdrappe onde non nitriscano . L ' animale può essere di buon umore e sfuggirci , invece di caricarci . - Yanez trasmise l ' ordine ai seikki poi disse alla guida : - Avresti paura a seguirmi ? - Perché sahib ? - Desidero scovare il rinoceronte senza avere dietro di me i seikki ed i miei uomini . Spareranno dopo di me se non riuscirò ad abbatterlo . - Tu sei il grande cacciatore del rajah , quindi nulla devo temere . - Aspettatemi qui e tenetevi pronti a montare a cavallo , - disse Yanez alla scorta . - Se io manco aprite il fuoco e mirate bene . Se ci carica sarà un affare serio ad arrestarlo in piena corsa . Andiamo amico : conducimi nel luogo preciso dove si trova il covo . - Vieni , sahib . - Si allontanarono in silenzio , passando con precauzione fra le innumerevoli colonne dei fichi , cogli occhi in guardia e gli orecchi ben tesi . Regnava un profondo silenzio . Perfino i bighama , i lupi dell ' India , tacevano in quel momento . Anche il venticello notturno era cessato e non faceva più stormire il fogliame degli immensi alberi . Percorsi altri trecento passi il vecchio indiano tornò a fermarsi . - Lasciami ascoltare , - disse sottovoce a Yanez . - Lo stagno dei coccodrilli sta dinanzi a noi . - Odi nulla ? - Il respiro del rinoceronte . Deve essere nascosto in mezzo a quel vasto cespuglio . - Che non abbia fame questa sera ? - Si sarà cibato abbondantemente stamane . - Lo costringerò io a mostrarsi . - Si guardò intorno e scorto un grosso pezzo di ramo , lo scagliò , con quanta forza aveva , al disopra del cespuglio . Subito una specie di fischio rauco s ' alzò fra le fronde seguìto da uno strano grido . Era il niff - niff del rinoceronte . - Si è svegliato - sussurrò Yanez mettendosi rapidamente la carabina alla spalla . - Che si mostri e gli caccerò due palle nel cervello . - Trascorsero alcuni istanti senza che l ' animale si mostrasse . Anche l ' indiano , quantunque avesse una scarsa fiducia nell ' efficacia del suo vecchio fucile , si teneva pronto a sparare . Ad un tratto il cespuglio si agitò in tutti i sensi , come se una tempesta fosse improvvisamente scoppiata nel suo seno , poi s ' aprì bruscamente ed un enorme rinoceronte comparve lanciando furiosamente il suo grido di guerra . Subito tre detonazioni rimbombarono l ' una dietro l ' altra , seguìte tosto da un altissimo grido lanciato dall ' indiano . - Fuggi , sahib ! ... - Il rinoceronte quantunque dovesse aver ricevuto qualche palla , poiché Yanez non mancava mai ai suoi colpi , caricava all ' impazzata coll ' impeto furibondo , che è particolare a quegli animalacci . Il portoghese vedendolo , aveva voltato le spalle slanciandosi a tutta corsa verso il luogo ove si trovavano i malesi e i seikki . Fortunatamente gl ' innumerevoli tronchi dei fichi d ' India , che in certi luoghi crescevano così uniti da non permettere il passaggio ad un grosso animale , avevano frenato lo slancio terribile del colosso , lasciando così tempo ai fuggiaschi di raggiungere i loro compagni . - A cavallo ! - gridò Yanez . Un seikko gli condusse prontamente dinanzi quel cavallo che il rajah gli aveva destinato . Il portoghese con un solo slancio fu in sella senza servirsi delle staffe . I malesi e i seikki vedendo il rinoceronte apparire fra i tronchi dei baniani a corsa sfrenata , fecero una scarica , poi si dispersero in varie direzioni , trasportati loro malgrado dai cavalli spaventati che non obbedivano più né alle briglie , né agli speroni . L ' ufficiale del rajah era stato il primo a scappare , senza perdere tempo a far fuoco . Yanez aveva fatto fare al suo nero destriero un salto terribile per evitare l ' urto del furibondo colosso , mentre il vecchio indiano , più fortunato , si poneva in salvo , con un ' agilità scimmiesca , su un fico . Il rinoceronte , reso feroce dalle ferite ricevute , continuò la sua corsa per un due o trecento passi ; poi fatto un brusco voltafaccia tornò indietro lanciando per la seconda volta il suo grido di guerra : niff - niff ! ... Se gli altri erano scappati , Yanez era rimasto sul luogo della caccia e non per volontà sua , bensì per bizzarria del suo cavallo che pareva fosse diventato improvvisamente pazzo . Faceva dei terribili salti di montone come se il peso del cavaliere gli spezzasse le reni , s ' inalberava nitrendo dolorosamente , poi sferrava calci in tutte le direzioni . Il portoghese però non si lasciava scavalcare e stringeva nervosamente le ginocchia e non risparmiava né strappate di briglie , né colpi di sperone , sagrando come un turco . - Via ! scappa ! - urlava . - Vuoi farti sventrare ? - Il cavallo non obbediva ed il rinoceronte tornava alla caccia , colla testa bassa ed il corno teso , pronto ad immergerlo tutto nel ventre del nemico . Un freddo sudore bagnava la fronte di Yanez . Un terribile sospetto gli era balenato nel cervello , ossia che il greco gli avesse preparato qualche tranello per perderlo nel momento più pericoloso . Guardò rapidamente in aria . Appena ad un metro sopra la sua testa si stendevano orizzontalmente i rami dei fichi . - Sono salvo ! - esclamò , gettandosi a bandoliera la carabina . In quel momento il rinoceronte piombò addosso all ' imbizzarrito destriero . Il corno scomparve intero nel ventre del povero animale , poi con un colpo di testa alzò cavallo e cavaliere . Uno solo però cadde : il primo , poiché il secondo , che aveva conservato un meraviglioso sangue freddo anche in quel terribile frangente , si era disperatamente abbrancato ad un ramo , issandosi prontamente . Il cavallo , sventrato di colpo , stramazzò al suolo , s ' alzò ancora inalberandosi , poi cadde di quarto mandando un nitrito soffocato . Il rinoceronte , colla brutalità e ferocia istintiva degli animali della sua razza , tornò addosso al povero animale immergendogli per la seconda volta nel corpo il corno , poi preso da un eccesso di furore indescrivibile , si mise a calpestarlo rabbiosamente mandando fischi acuti . Sotto il suo peso enorme , le ossa del cavallo scricchiolavano e si spezzavano , e dagli squarci prodotti da quei due colpi di corno , uscivano insieme getti di sangue , intestini e polmoni . Yanez che aveva ricuperata prontamente la sua calma , appena messosi a cavalcioni del ramo , ricaricò la carabina , borbottando : - Ora vendicherò il cavallo del rajah , quantunque quel testardo , per poco , non mi abbia spedito diritto nell ' altro mondo . - In quel momento alcuni spari rimbombarono a breve distanza : poi i sei malesi passarono a centocinquanta metri circa da Yanez , trasportati in un galoppo sfrenato . - Andate pure , miei bravi - disse Yanez . - Ci penso io al rinoceronte . - Si accomodò meglio che poté sul ramo e puntò la carabina . Il bestione che pareva impazzito non aveva ancora lasciato la sua vittima . La squarciava a gran colpi di corno avvoltolandosi nel sangue , la calpestava lasciandosi poi cadere con tutto il suo enorme corpaccio e non cessava di mandare urla stridenti . Una palla che lo colpì un po ' sopra l ' occhio sinistro , lo calmò per un istante . S ' arrestò guardando in aria , colla bocca aperta . Era il momento che Yanez aspettava . Il secondo colpo di carabina partì colpendo l ' animale al palato e penetrandogli nel cervello . La ferita era mortale , pure il bestione non cadde . Anzi si mise a galoppare vertiginosamente intorno ai tronchi dei fichi schiantandone parecchi . - Per Giove ! - esclamò Yanez ricaricando l ' arma . - Per questi animali ci vorrebbe una spingarda o meglio un cannone . - Attese che gli passasse sotto e fece fuoco quasi a bruciapelo , colpendolo fra la nuca ed il collo . L ' effetto fu fulminante . L ' animalaccio si rizzò di colpo sulle zampe posteriori , poi stramazzò pesantemente a terra rimanendo immobile . Aveva ricevuto cinque palle e tutte foderate di rame e di grosso calibro . - Era tempo che tu morissi ! - esclamò Yanez lasciandosi scivolare giù da uno di quegli innumerevoli tronchi . - Ho ammazzato tanti animali , ma nessuno m ' ha fatto sudare né passare un brutto momento come questo . Vediamo ora che giuoco hai tentato , maestro Teotokris dell ' Arcipelago greco . Che una tigre mi divori se qui sotto non vi è la tua mano ! Il cavallo era troppo impazzito . - S ' avvicinò con precauzione al rinoceronte e dopo essersi ben accertato che era proprio morto e che non vi era più pericolo che si rimettesse in piedi , rivolse la sua attenzione al destriero del rajah . Disgraziato animale ! Intestini , cuore , polmoni e fegato giacevano intorno a lui , strappati dal brutale corno del colosso ed il suo corpo schiacciato , mostrava delle ferite spaventevoli dalle quali il sangue colava ancora abbondantemente . - Sembra quasi una focaccia , - mormorò Yanez . - Spero nondimeno di poter ancora trovare il perché aveva il diavolo in corpo . Ci deve essere qui sotto qualche bricconata . - Guardò a lungo il cadavere , poi slacciò la fascia del sottoventre e alzò la sella . - Ah ! birbanti ! - esclamò . Nella parte interna vi erano state confitte tre punte d ' acciaio , lunghe un centimetro . - Ecco perché il povero animale era diventato furibondo , - riprese il portoghese . - Saltando in sella gli si erano conficcate nelle carni . Questo è un tiro del greco . Egli sperava che il rinoceronte mi sventrasse . No , mio caro , anche questa t ' è andata a vuoto . Yanez ha la pelle più dura di quello che tu credi e , devo dirlo , anche una fortuna prodigiosa . Acqua in bocca per ora e lasciamo correre , ma ti giuro , birbante , che un giorno ti farò pagare , e tutto d ' un colpo , i tuoi tradimenti . Già quell ' altissimo ufficiale , che deve essere una tua creatura , mi era sospetto . - Caricò flemmaticamente la carabina e sparò , con un certo intervallo l ' uno dall ' altro , due colpi in aria . Le due detonazioni rombavano ancora sotto le infinite volte di verzura , quando vide giungere , a breve distanza l ' uno dall ' altro , i suoi fidi malesi seguìti dall ' ufficiale del rajah . - Ecco fatto , - disse Yanez con una certa ironia , guardando l ' indiano . - Come vedi la faccenda è stata sbrigata senza troppa fatica . - L ' ufficiale rimase per qualche istante muto , guardandolo con profondo stupore . - Morto , - disse poi . - Non si muove più , - rispose Yanez . - Tu sei il più grande cacciatore di tutta l ' India . - È probabile . - Il rajah sarà contento di te . - Lo spero . - Farò tagliare dai seikki il corno e tu stesso lo regalerai al principe . - Lo presenterai tu , così potrai avere una mancia . - Come vuoi , mylord . - Fammi condurre un altro cavallo , purché sia più docile del primo . Ne ha qualcuno troppo bizzarro il tuo signore . - L ' ufficiale finse di non udirlo ed essendo in quel momento giunti i seikki accompagnati dal vecchio indiano , fece cenno a uno di loro di smontare . Yanez stava per montare in sella quando un ' improvvisa agitazione si manifestò fra i seikki , seguìta quasi subito dalle grida : - Lo jungli - kudgia ! ... Lo jungli - kudgia ! - Yanez udendo dietro di sé aprirsi i cespugli si voltò rapidamente . Un animale che a prima vista sembrava un bisonte indiano , era comparso improvvisamente aprendosi il passo fra le liane e i nepenti . - Fuoco , amici ! - gridò . I sei malesi , che avevano le carabine ancora cariche , fecero fuoco simultaneamente , non badando al grido mandato dal vecchio indiano : - Ferma ! - Il ruminante colpito da cinque o sei palle stramazzò fra le erbe , senza mandare un muggito . - Sventura sui maledetti stranieri ! - urlò il capo del villaggio slanciandosi verso l ' animale che agonizzava e alzando le braccia verso il cielo . - Hanno ucciso la vacca sacra di Brahma ! - Ehi capo , diventi matto ? - chiese Yanez . - Se è per spillarmi un po ' di rupie , sono pronto a pagarti la tua bestia . - Una vacca sacra non si paga , - rispose l ' ufficiale del rajah . - Andate tutti al diavolo ! - gridò Yanez che perdeva la pazienza . - Temo , mylord che tu dovrai fare i conti col rajah , perché qui , come in tutta l ' India , una vacca è un animale sacro , che nessuno può uccidere . - Perché dunque i tuoi uomini hanno gridato lo jungli - kudgia ? Sebbene non conosca profondamente la lingua indiana , quel nome lo si dà , se non erro , ai terribili bisonti della jungla , che non sono meno pericolosi d ' un rinoceronte . - Si saranno ingannati . - Peggio per loro . - Mentre si scambiavano quelle parole , il vecchio indiano continuava a girare intorno al cadavere della vacca , manifestando la più violenta disperazione e vomitando una serqua infinita d ' ingiurie contro gli uccisori dell ' animale sacro . - Finiscila , cornacchia ! - gridò Yanez , sempre più seccato . - T ' ho liberato dal rinoceronte che guastava le tue piantagioni , e non cessi d ' ingiuriarmi . Tu sei la più grande canaglia che abbia conosciuto da che sono nato . Se non ritiri la tua linguaccia da cane , ti farò bastonare dai miei uomini . - Tu non lo farai , - disse l ' ufficiale del rajah con voce dura . - Chi me lo impedirebbe , signor ufficiale ? - chiese Yanez . - Io , che qui rappresento il rajah . - Tu non sei , per me , che sono un mylord inglese , che un impiegato della corte , inferiore ai miei servi . - Mylord ! - Vattene all ' inferno , - disse Yanez , montando a cavallo . Poi volgendosi verso i malesi che guardavano ferocemente i seikki , pronti a caricarli al primo moto sospetto , disse a loro : - Torniamo in città ; ne ho abbastanza di questo affare . - Mylord , - disse l ' ufficiale , - gli elefanti ci aspettano . - Gettali nel fiume , non ne ho bisogno . - Fece salire dietro di sé il malese che gli aveva dato il cavallo e partì al galoppo , mentre il vecchio indiano gli urlava dietro ancora una volta : - Maledetti stranieri ! Che Brahma vi faccia morire tutti ! - Usciti dal bosco , le tigri di Mompracem si gettarono fra le piantagioni , senza badare se rovinavano più o meno l ' indaco , e presero la via di Gauhati . Quando entrarono in città era ancora notte . Le guardie che vegliavano dinanzi al portone , si affrettarono ad introdurli nel vasto cortile d ' onore , dove , sotto i porticati spaziosi , dormivano su semplici stuoie , scudieri e staffieri , onde essere più pronti ad ogni chiamata del loro signore . Yanez affidò a loro i cavalli e salì nel suo appartamento svegliando il chitmudgar . - Tu , signore ! - esclamò il maggiordomo stropicciandosi gli occhi . - Non mi aspettavi così presto ? - No , signore . Hai già ucciso il rinoceronte ? - Sì , l ' ho messo a terra con quattro colpi di carabina . Portami una bottiglia nella mia stanza , alcune sigarette e aspettami , ché devo chiederti importanti spiegazioni . - Sono ai tuoi ordini , sahib . - Yanez si sbarazzò della carabina , mandò i suoi malesi a coricarsi , poi raggiunse il chitmudgar , che aveva già accesa la lampada e messo sul tavolo una bottiglia di liquore ed una scatola di sigarette indiane , formate d ' una foglia di palma arrotolata e di tabacco rosso . Vuotò un bicchiere di vecchio gin , poi sdraiatosi su una poltrona , gli narrò succintamente come si era svolta la caccia , dilungandosi solo sull ' uccisione di quella maledetta vacca sacra , che l ' aveva fatto uscire dai gangheri : - Che cosa ne dici tu ora di questo affare ? - È una cosa grave , mylord - rispose il maggiordomo che appariva preoccupato . - Una mucca è sempre sacra , e chi l ' uccide incorre in grandi fastidi . - Mi avevano detto che era un bisonte della jungla ed io ho comandato il fuoco senza guardarla bene . - Il chitmudgar scosse il capo mormorando : - Affare serio ! affare serio ! - Dovevano tenersela nel villaggio . - Tu hai ragione , mylord , ma il torto sarà tuo . - Quel capo è un vero furfante . Non gli ho ucciso il rinoceronte che devastava le piantagioni del villaggio ? Ah ! e se in questa faccenda vi fosse sotto la mano del favorito del rajah ? Le punte di ferro vi erano nella sella . - Non mi stupirei , - rispose il maggiordomo . - Io so che quell ' uomo ti odia a morte . - Me ne sono già accorto e poi vorrà vendicarsi di quel colpo di scimitarra . - Certo , mylord . - Allora è stata ordita una vera congiura . Prima ha tentato di farmi sventrare dal rinoceronte , poi mi ha mandato la vacca sacra . Che fosse d ' accordo anche il capo del villaggio ? - È probabile , signore . - Per Giove ! non mi lascerò mettere nel sacco . Vado a riposarmi e se prima di mezzogiorno il rajah manda qualcuno dei suoi satrapi , risponderai che dormo e che non voglio essere disturbato . Se insistono , lancia contro di loro i miei malesi . È ora di mostrare a quel cane di greco e a quell ' ubriacone che serve , che un mylord non si lascia prendere a gabbo . Va ' , chitmudgar . - Spense la lampada e si gettò sul ricchissimo letto senza spogliarsi , addormentandosi quasi subito . 22 . La prova dell ' acqua Sognava di Surama , che già vedeva assisa sul trono del rajah , con un dootèe azzurro tutto costellato di diamanti del Guzerate e di Visapur , quando tre colpi fortissimi , battuti sulla porta della sua stanza da letto , lo fecero balzare in piedi . - Entrate , per Giove ! - esclamò con voce tuonante . - È codesto il modo di svegliare un mylord ? - Il maggiordomo , tutto umile , si avanzò dicendo : - Signore , è mezzodì . - Aho ! benissimo . Non mi ricordavo più dell ' ordine che ti avevo dato . Hanno chiesto di me ? - Più volte , signore , un ufficiale del rajah si è presentato insistendo per vedervi . - Ed i miei malesi non si sono seccati ? - Hanno finito per scaraventarlo giù dalla scala . - Si è rotto almeno una gamba quel seccatore ? - Si sarà certo ammaccato le costole . - Avrei preferito che si fosse rotto il collo , - disse Yanez . - Sono tornati quei bricconi che mi hanno accompagnato alla caccia ? - Sì , poco dopo lo spuntare del sole . - Briganti ! Chissà che cosa avranno detto di me dopo il servizio reso . Il rajah troverà però questa volta un osso duro da rodere , ed il signor Teotokris avrà poco da ridere . Per Giove ! Un mylord non si lascia divorare come un pesce del Brahmaputra . - Fece un po ' di toeletta , poi uscì dopo d ' aver raccomandato ai malesi di non muoversi . Sembrava in preda ad una viva agitazione , ad una sorda collera : cosa piuttosto strana in un uomo che pareva più flemmatico d ' un vero inglese . Sulla porta del salone reale trovò un ufficiale . - Va ' a dire al tuo signore che io desidero vederlo , - gli disse con tono imperioso . Ciò detto entrò nel magnifico salone sdraiandosi su uno dei divani , che si stendevano lungo le marmoree pareti , mettendosi a fumare come fosse nella sua propria stanza . Non trascorse un minuto , che le cortine di seta pendenti dietro a quel letto - trono , s ' aprirono ed il principe comparve . - Ah ! siete voi ! - disse Yanez gettando via la sigaretta e accostandosi alla piattaforma . - T ' ho fatto chiamare tre volte , - disse il rajah con voce un po ' dura . - Dormivo , - rispose Yanez pure seccamente . - La caccia mi aveva molto stancato . - Ho ricevuto il corno del rinoceronte che tu mylord hai ucciso . Il suo proprietario doveva essere un animale ben grosso . - E anche molto cattivo , Altezza . - Lo credo . I rinoceronti sono sempre di cattivo umore . - Non sono solamente quelle bestie che hanno indosso l ' umore nero : vi sono anche degli uomini . - Che cosa vuoi dire , mylord ? - chiese il principe fingendo un grande stupore . - Che alla vostra corte , Altezza , avete dei furfanti . - Che cosa dici mai , mylord ? - Sì , perché mentre io arrischiavo la mia vita , per fare il mio dovere di grande cacciatore del rajah dell ' Assam , altri cercavano di assassinarmi a tradimento , - disse Yanez con collera . - Ed in quale modo ? - Mettendo delle punte di ferro sotto la sella dal cavallo , che voi mi avete mandato . L ' animale s ' imbizzarrì nel momento in cui occorreva che fosse calmo per permettermi di far fuoco , e se non vi fosse stato un ramo sopra la mia testa , io non sarei qui , Altezza , a raccontarvi come finì la caccia . - Io farò cercare il colpevole e lo punirò come si merita , - disse il rajah . - Non ti nascondo però che sarà un po ' difficile a scovarlo . Altra cosa invece è la colpa che tu hai commesso e che è gravissima . Stamane è venuto da me il capo del villaggio , dove tu hai cacciato , e che per tua disgrazia è uno dei più influenti del regno , a dirmi che tu ed i tuoi uomini avete ucciso la vacca sacra , che godeva la protezione di Brahma . - Io credevo in buona fede che fosse un bisonte della jungla . - Il capo del villaggio sostiene il contrario e ti sfida alla prova . - Mi sfida ! - esclamò Yanez , scattando . - A colpi di carabina forse ? Venga e gli salderò il conto con una palla nella testa . - Non credo che sia capace di tanto , - disse il rajah con un sottile sorriso . - Vuole sfidarti a provare il contrario . - Come ! vuole avere ragione lui ? - E ci tiene . - Dov ' è quel mascalzone ? - Il principe prese una piccola mazza d ' argento che stava su una piccola mensola , e batté tre colpi su un disco di bronzo appeso alla parete . Subito la porta principale del magnifico salone s ' aprì ed entrò il vecchio indiano , accompagnato dall ' ufficiale e dai sei seikki , che avevano assistito all ' uccisione della vacca sacra . Nel vederli Yanez non poté trattenere un moto di collera . Aveva compreso che stavano per tendergli un secondo agguato e forse più pericoloso del primo . - Furfanti ! - mormorò . - Questi sono le anime dannate di quel maledetto greco . - Il rajah si era sdraiato sul suo letto - trono , appoggiandosi ad un gran cuscino di seta cremisina con ricami d ' oro , mentre una mano passando fra le cortine , gli aveva dato un superbo narghilè di cristallo azzurro , già acceso , con una lunga canna di pelle rossa ed il bocchino d ' avorio . Il capo del villaggio s ' avanzò verso la piattaforma e si gettò tre volte a terra , senza che il rajah si degnasse di rispondere a quell ' umiliante saluto . - Ah , sei qui , vecchio briccone , - disse Yanez con disprezzo . - Che cosa vuoi tu ? - Solamente giustizia , - rispose l ' indiano . - Dopo che ti ho sbarazzato del rinoceronte ? Bella riconoscenza la tua ! - Mi hai ucciso la vacca sacra e chissà ora quali calamità piomberanno sul villaggio . I danni che recava il rinoceronte , saranno niente in confronto a quelli che ci colpiranno ora . - Tu sei un imbecille . - No , io sono un indiano che adora Brahma . - Yanez stava per mandare a casa del diavolo anche il dio , però si trattenne a tempo . Il rajah si era un po ' alzato e dopo d ' aver guardato per qualche istante tanto il capo quanto l ' europeo , disse gettando in aria una nuvoletta di fumo : - Che cosa vuoi Kadar ? - Giustizia , rajah . - Quest ' uomo bianco che io ho nominato grande cacciatore della mia corte , sostiene che tu hai torto . - Io ho dei testimoni . - E cosa dicono ? - Che il sahib ha ucciso la vacca sacra pur avendo riconosciuto che non era un jungli - kudgia . - Tu sei una canaglia ! - gridò Yanez . - Taci , mylord , - disse il rajah con accento severo . - Io sto amministrando la giustizia e non devi interrompere né Kadar , né me . - Ebbene ascoltiamo questo brigante , che non ha mai saputo che cosa sia riconoscenza . - Continua , Kadar , - disse il rajah . - Quella vacca era stata consacrata a Brahma , onde proteggesse il mio villaggio , tale essendo l ' uso . Nessuno poteva ucciderla , né avrebbe osato commettere un così esecrando delitto . Brahma certo si vendicherà e allora che cosa accadrà delle nostre piantagioni ? La miseria più spaventosa piomberà su noi tutti e finiremo per morire tutti di fame . - Te ne regalerò una , così il tuo dio si rabbonirà , - disse Yanez ironicamente . - Non sarà più quella . - Che cosa vuoi tu dunque ? - La tua punizione . - Io non l ' ho uccisa per recare uno sfregio alle tue credenze religiose . - Sì . - Tu menti come un sudra . - Mi appello a questi uomini . - È vero , - disse l ' ufficiale che lo aveva accompagnato alla caccia . - Tu hai ordinato il fuoco ai tuoi , per fare un dispetto a quest ' uomo ed uno sfregio a tutti gli abitanti . - Anche tu m ' accusi ? - Ed anche i seikki . - Yanez si trattenne a stento e volgendosi verso il rajah , che stava vuotando un enorme bicchiere pieno di liquore fornitogli dalla mano misteriosa che gli aveva dato il narghilè , gli disse : - Non credere , Altezza , a questi miserabili . - Il rajah ingollò con uno sforzo il liquido , poi rispose socchiudendo gli occhi : - Sono in otto che ti accusano , mylord , ed io devo , secondo le nostre leggi , credere più a loro perché sono in molti . - Io farò venire qui i miei uomini . - I servi non possono testimoniare dinanzi ai guerrieri . La loro casta è troppo bassa . - Che cosa devo fare adunque ? - Confessare che tu hai ucciso la vacca sacra per dispetto e lasciarti punire . Il delitto è grave . - Sicché dovrei subire qualche pena . - Se tu fossi un mio suddito , mylord , io dovrei farti schiacciare il capo dal mio elefante carnefice , come vogliono le nostre leggi ; ma tu sei straniero e per di più inglese e siccome io non desidero aver questioni col viceré del Bengala , con mio grande rincrescimento , dovrò sfrattarti dallo stato . - Se ti giuro , Altezza , che questi uomini hanno mentito . - Io ti sfido ! - disse il capo . - Vieni con me a tentare la prova dell ' acqua ! Se tu rimarrai più sotto di me , la ragione sarà tua . - Che cosa mi proponi tu , manigoldo ? - Ti propone la prova dell ' acqua . - In che consiste ? - Si tratta di tuffarsi nelle acque del Brahmaputra , di discendere lungo un palo fino in fondo al fiume e di resistere più che si può . Il primo che salirà avrà torto . - Ah ! - fece Yanez . Squadrò il vecchio da capo a piedi poi gli disse freddamente : - Per quando questa prova ? - Per domani mattina , sahib ; se non ti spiace . - Sta bene ed io dimostrerò al rajah che tu hai torto . - E allora gli farò dare cinquanta legnate , - disse il principe , facendo un cenno per far capire che l ' udienza era finita : Yanez fece un leggero inchino e fu il primo ad uscire non senza aver lanciato sui suoi accusatori uno sguardo di profondo disprezzo e di aver sputato sulle scarpe rosse che l ' ufficiale calzava . - Ah , mi tendono un altro agguato , - mormorò salendo le scale che conducevano nel suo appartamento . - Anche questa volta vi siete ingannati , bricconi . Io rimarrò qui a vostro dispetto . Per Giove ! valgo quanto un palombaro e sarai tu , vecchio furfante , che caccerai prima fuori la testa , se non vorrai crepare asfissiato . Tu non sai che quantunque io sia un europeo , sono ormai mezzo malese , la razza più acquatica del mondo . - Il chitmudgar lo aspettava sulla porta dell ' appartamentino in preda ad una vivissima ansietà , poiché quel brav ' uomo amava sinceramente il grande cacciatore della corte . - Dunque , mylord ? - gli chiese . - Me la caverò a buon mercato , - rispose Yanez . - Mi si tendono delle reti intorno , tuttavia non dispero di sgusciare fra le maglie . Poi verrà la mia volta e tutti questi bricconi avranno il loro conto . Portami il pranzo e non chiedermi altro . - Non ostante le sue preoccupazioni , mangiò con appetito invidiabile , poi scrisse un biglietto per Surama incaricando Kubang di portarglielo . Voleva avvertire Sandokan di quanto gli accadeva e della pessima situazione in cui cominciava a trovarsi . Gli agguati del greco , troppo possente pel momento , cominciavano ad impensierirlo , quantunque fosse ben deciso a tenere testa a quell ' avventuriero dell ' Arcipelago greco . Passò la serata chiacchierando coi suoi malesi e andò a coricarsi presto , onde essere pronto a subire , al mattino seguente , la prova dell ' acqua . Se si fosse trovato in altro paese , avrebbe certamente accoppato i suoi accusatori e fors ' anche il rajah , ma trovandosi quasi solo in una corte che poteva scagliargli addosso delle centinaia di guerrieri , Yanez , che non era uno stupido , si vedeva pur troppo costretto , a suo malgrado , a subire gli avvenimenti . Tuttavia , quantunque seri pensieri lo turbassero , anche quella notte dormì non meno saporitamente del solito , fidando nella propria audacia e soprattutto nella sua stella e sull ' appoggio della formidabile Tigre di Mompracem , il vincitore dei tughs e del loro non meno formidabile capo . L ' orologio della torre che s ' alzava sul palazzo reale , suonava le cinque , quando il chitmudgar lo svegliò , portandogli il thè . - Mylord , - disse il fedele maggiordomo . - Il capo indiano , i giudici del rajah ed i testimoni , sono già partiti pel Brahmaputra ed un elefante ti aspetta sulla piazza . - Per Giove ! - esclamò Yanez . - Quelle canaglie hanno fretta di vedermi emergere asfissiato . Vedremo se fra un ' ora quel vecchio lupo avrà il dorso fracassato a colpi di bastone , o se io sarò in viaggio per la frontiera del Bengala . Una buona tazza di liquore dammi , chitmudgar , onde mi scaldi un po ' il sangue . Ed il favorito , come sta ? - M ' hanno detto che si è già alzato e che assisterà alla prova . - Perdio ! Ha la pelle dura come un coccodrillo quell ' avventuriero ? Un ' altra volta invece della scimitarra adoprerò le armi da fuoco , con palle foderate di rame . Se ho ammazzato un rinoceronte , bucherò anche lo stomaco di quel greco dell ' Arcipelago . Aspettiamo l ' occasione . - Vuotò la tazza di thè ed il bicchiere che gli aveva portato il maggiordomo e discese . Sulla piazza , dinanzi alla marmorea gradinata del palazzo reale , lo aspettavano cinque malesi , giacché Kubang non si era ancora fatto vivo , dopo che era stato mandato al palazzo di Surama . Un elefante , bardato sontuosamente , con una immensa gualdrappa di velluto rosso e grossi pendagli d ' argento agli orecchi e sulla fronte , lo aspettava . - Parti , mahut - disse salendo rapidamente la scala di corda e prendendo posto nella cassa che era coperta da una cupoletta di legno dipinta in bianco con arabeschi dorati . - Fa ' trottare l ' animale . - I malesi lo avevano seguìto , prendendo posto di fronte a lui : - Amici , - disse loro , - qualunque cosa accada , lasciate in riposo le vostre armi , tanto da fuoco che da taglio . Lasciate che me la sbarazzi da solo . Sto giuocando una carta che può farmi perdere la partita . Siate prudenti e non muovetevi se io non vi darò il segnale . - L ' elefante si era messo in moto allungando il passo . Essendo ancora molto presto , poche persone , per lo più sudra , muniti di enormi panieri destinati a ricevere le provviste , percorrevano le vie della capitale . Veder passare degli elefanti era poi una cosa così comune che nessuno se ne curava , sicché Yanez poté giungere sulla riva del fiume senza quasi essere stato notato . La prova doveva avere certamente un carattere privato e non pubblico , poiché nella notte il rajah aveva fatto innalzare una specie di semi - recinto , le cui ali estreme terminavano nel fiume . Numerosi personaggi appartenenti tutti alla corte , vi si erano già radunati . Anche il vecchio indiano era giunto e chiacchierava coi tre giudici scelti dal rajah , che stavano seduti su un tappeto collocato di fronte a due pali piantati nel letto del Brahmaputra , a due metri di distanza l ' uno dall ' altro , in un luogo ove l ' acqua era molto profonda . Vedendo giungere il gran cacciatore , tutti gl ' invitati avevano interrotto le loro conversazioni , guardandolo con viva curiosità . Forse credevano di scorgere sul viso dell ' europeo qualche preoccupazione per quella prova che non aveva mai subita ; ma dovettero rimanere ben delusi . Yanez era calmo come il solito e gustava pacificamente il fumo della sua sigaretta . - Eccomi , vecchio briccone ! - disse dopo d ' aver attraversato il recinto , fermandosi dinanzi all ' indiano . - Forse tu speravi che io non venissi . - No , - rispose asciuttamente Kadar . I tre giudici si erano alzati inchinandosi dinanzi al grande cacciatore , poi il più anziano gli disse : - Sai di che cosa si tratta , mylord ? - Me l ' ha spiegato il rajah , - rispose Yanez . - Bah ! un bagno non fa male in questa stagione , anzi servirà ad aguzzarmi l ' appetito . - Tu dovrai resistere più che potrai . - Oh stancherò facilmente questo vecchio brigante . - Lo vedremo , sahib , - disse Kadar con voce ironica . - Se non vorrai crepare asfissiato dovrai mettere fuori la testa . - Sì , dopo la tua . - Non mi conosci ancora . - Si levò la giacca , i calzoni e gli stivali , conservando solo la camicia e le mutande e con un salto fu sulla riva dicendo : - Vieni birbante . - Un momento , mylord , - disse uno dei giudici . - Quando avrai raggiunto il tuo palo , aspetta il nostro segnale prima di tuffarti . - Un momento anche per voi , signori giudici , - aggiunse a sua volta Yanez . - Vi avverto che se non agirete lealmente vi farò accoppare dalla mia scorta . - Ciò detto balzò in acqua , subito seguito da Kadar e con quattro bracciate raggiunse il suo palo , aggrappandovisi strettamente , onde la corrente non lo portasse via . Si era fatto un profondo silenzio fra gli spettatori . I tre giudici ritti sulla riva , aspettavano che i due uomini fossero pronti . Ad un tratto il più anziano alzò un braccio gridando con voce tuonante : - Giù ! ... - Yanez ed il vecchio indiano si tuffarono nel medesimo istante , lasciandosi scivolare per qualche metro lungo il palo e stringendo attorno al medesimo le gambe . Tutti gli spettatori si erano riversati sulla riva , fissando attentamente i due pali che l ' impeto della corrente faceva oscillare fortemente . Una viva ansietà si scorgeva su tutti i volti . Trascorse un minuto , ma nessuna testa riapparve . La corrente continuava la sua marcia gorgogliando sopra i due sommersi . Passarono ancora alcuni secondi , poi un cranio , nudo e lucido come la palla d ' un bigliardo , comparve bruscamente ; quindi il viso di Kadar , spaventosamente alterato , emerse . Una salva d ' invettive coprì il disgraziato . - Canaglia ! - Stupido ! - Buono da nulla ! - Va ' a coltivare i campi ! - Ti sei fatto insaccare dall ' uomo bianco ! - Carogna ! - Kadar mezzo asfissiato non rispondeva che con furiosi colpi di tosse e con contorcimenti da scimmia . I suoi occhi erano iniettati di sangue e la sua respirazione affannosa . Altri tre o quattro secondi erano trascorsi , quando anche Yanez comparve a galla aspirando rumorosamente una lunga boccata d ' aria . Non era in così cattive condizioni come Kadar . Più sviluppato del magro indiano , con polmoni più ampi e anche più abituato alle lunghe immersioni , aveva meglio resistito alla prova pericolosa . Vedendo presso di sé il suo avversario tutto avvilito , gli disse ironicamente : - Te lo avevo detto io che non avresti guadagnato con me . Va ' ad offrire il tuo dorso al bastone del carnefice . Consolati che hai la pelle dura e poca carne sulle tue ossa . - Lasciò il palo e raggiunse la riva . Gli spettatori che avevano posto tutte le loro speranze in Kadar , lo accolsero con un silenzio glaciale . Solo il giudice più vecchio gli disse : - Tu hai vinto , mylord , quindi tu avevi ragione e quel miserabile avrà la punizione che si merita , a menoché tu non chieda la sua grazia . - Ai furfanti di quella specie io non la fo mai - rispose il portoghese . Si asciugò alla meglio con un dootèe che gli aveva dato uno dei suoi malesi , si vestì rapidamente e lasciò il recinto senza salutare alcuno , mentre le invettive continuavano a grandinare sul disgraziato Kadar , il quale si teneva ancora aggrappato al palo , per paura di aver un ' accoglienza peggiore da parte dei suoi compatriotti . - Subito al palazzo reale , - disse il portoghese salendo sull ' elefante . Dieci minuti dopo , avvertito da un ufficiale che lo aveva atteso alla base della marmorea gradinata , entrava nella sala del trono dove il rajah lo attendeva . - So che tu hai vinto la prova , - gli disse il principe con un benevolo sorriso - e ne sono lieto . - Ed io ben poco . La vostra giustizia indiana è ben al di sotto di quella inglese , Altezza . - Da migliaia d ' anni è rimasta sempre eguale ed io non ho il tempo di modificarla . Che cosa posso fare ora per te ? Io ti devo una ricompensa per l ' uccisione del rinoceronte . - Voi sapete , Altezza , che io mi sono messo ai vostri servigi senza nessuna pretesa . Lasciate che vada a riposarmi : è tutto quello che chiedo . - Penserò più tardi al miglior modo di mostrarmi generoso con te , mylord . - Yanez , che pareva fosse un po ' indispettito , s ' inchinò senza ribattere parola e salì al suo appartamento . 23 . Le terribili rivelazioni del greco Yanez non doveva ancora essere giunto al suo appartamento , quando le tende che servivano , come abbiamo detto , di sfondo al letto - trono , su cui si trovava ancora il rajah , s ' aprirono e Teotokris comparve . Questi non era ancora completamente guarito e certo il principe non lo aspettava , poiché , nello scorgerlo , non poté frenare un gesto di sorpresa , esclamando nel medesimo tempo : - Tu ! ... - Io , Altezza , - rispose il greco . - Perché hai lasciato il tuo letto ? Codesta è un ' imprudenza . - La gente che appartiene alla mia razza , è la più solida dell ' Europa , - disse , - e poi non amo infiacchirmi nel letto . - Sicché va meglio la tua ferita ? - Fra pochi giorni non rimarrà più , sulla mia pelle , nessuna traccia . - E perché ti sei alzato ? - Perché volevo ascoltare ciò che diceva quel mylord . - Non sai dunque che ha vinto ? - Purtroppo , - rispose il greco coi denti stretti . - Eppure io avevo ordita bene la cosa e se perdeva , tu avresti potuto sbarazzarti per sempre di quella spia . - Spia ! - esclamò il rajah . - Sì , quell ' uomo è una spia ! - ribatté il greco . - Ed io ne ho le prove . - Tu ! - Egli era d ' accordo con una principessa venuta da non so dove , la quale lo aiutava ... - Tu vuoi spaventarmi , Teotokris ? - interruppe il rajah che era diventato grigiastro , e che per l ' improvvisa emozione , aveva lasciato cadere sulla ricca coperta del suo letto - trono , il bicchierino di forte liquore che teneva in mano . - No , poiché anche essendo a letto ho provveduto a tutto . - In quale modo ? - Facendo rapire e sequestrare l ' amica del mylord . - Per tutti i cateri13 dell ' India ! Tu hai fatto questo ? - Sì , Altezza - rispose Teotokris . - E dove si trova ora ? - Nel mio palazzo . - E tu mi accerti che quella principessa sia una spia ? - E qualche cosa di più ancora posso provare . - Continua . - Sembra che ella ti stesse ordendo una congiura per prenderti la corona . I miei uomini e uno de ' tuoi ministri l ' hanno costretta a confessare . - Il rajah che aveva preso dallo sgabello , situato presso il trono , un altro bicchierino , lasciò cadere anche quello senza aver avuto il tempo di vuotarlo . Un forte tremito assalì quel principe ubriacone , mentre dal suo viso trapelava uno spavento impossibile a descriversi . - Ma io farò stritolare tutti quei traditori sotto le zampe del mio elefante carnefice ! - urlò poscia con uno scatto di furore . - Allora dovresti cominciare da mylord . - Perché da lui ? - È l ' amico intimo di quella principessa e prima che egli fosse nominato grande cacciatore , la visitava di frequente . - Chi te l ' ha detto ? - Un fakiro che elemosinava nei pressi del Palazzo della misteriosa principessa . - E nessun ' altra prova ? Capirai che noi dobbiamo agire colla maggior prudenza . Il mylord può essere stato mandato qui dal viceré del Bengala , e tu sai che gli inglesi sono abituati ad approfittare anche delle più piccole occasioni , per stendere le loro mani rapaci sui principati ancora indipendenti . - Ma quella principessa è un ' indiana e non già una donna bianca . - Ebbene la farò sfrattare dal mio stato . - E gli altri ? - Quali altri ? - I complici . Sai che cosa credo ? Che faccia parte della congiura un principe di non so quale paese , non di razza bianca però e che è quello stesso che respinse i nostri seikki , quando assalirono la pagoda sotterranea . - E me lo dici ora , Teotokris ! - gridò il re con collera . E vuotando un paio di bicchierini per prendere probabilmente un po ' d ' animo , saltò o meglio si lasciò scivolare giù dal letto - trono , mettendosi a passeggiare nervosamente per la piattaforma . Teotokris , appoggiato allo stipite della porta , lo guardava con un sorriso beffardo sulle labbra . - E dunque ? - chiese finalmente il principe , - che cosa mi consigli di fare ? - Accusare direttamente il grande cacciatore e , giacché non osi farlo schiacciare dall ' elefante , metterlo sotto chiave . - E poi ? - Eh ! - fece il greco . - In carcere si possono far succedere tante cose . - Ossia ? - Se passato un certo tempo , senza che il viceré del Bengala inoltri qualche reclamo sull ' arresto del suo suddito , un po ' di veleno farà scomparire ogni cosa : carne ed ossa . - Il rajah lo guardò con ammirazione . - Tu sei un grande ministro , Teotokris , - disse poi . - Ah ! questi europei sono meravigliosi ! - Siete deciso , Altezza ? - Ho piena fiducia di te . - Lo accuserai direttamente ? - Sì , - rispose il rajah . - Quando ? - Il rajah pensò qualche momento poi rispose : - Onde meglio mascherare le cose , questa sera daremo una festa nella sala degli elefanti , e quando l ' allegria sarà al colmo , chiederò conto al mio grande cacciatore delle sue relazioni colla misteriosa principessa . Tu terrai pronti cinquanta seikki , perché quel mylord è sempre armato e non fa un passo se non ha dietro que ' sei brutti musi verdastri . - Non vi pentirete Altezza ? - No , sono risoluto a troncare la testa a questa congiura . Ho ucciso mio fratello per avere la corona ; non la cederò a stranieri finché avrò una goccia di sangue . - Il greco aprì le tende e scomparve , mentre il principe saliva sul suo trono - letto , allungandosi sulla coperta di seta azzurra fiorita , inzuppata di whisky ... Mentre il greco preparava la perdita di Yanez , questi , che non sospettava nemmeno lontanamente quale tegola stava per cadergli sul capo , specialmente dopo la splendida riuscita della prova e le promesse del rajah , faceva tranquillamente la sua colazione chiacchierando col chitmudgar e coi suoi malesi . Quantunque le manovre del greco lo preoccupassero non poco , egli era profondamente convinto di dare fra non molto la scalata al trono , e di offrirlo alla sua adorata Surama . Ciò che lo inquietava invece , era la mancanza di notizie da parte di Sandokan e da parte di Surama , che non aveva più riveduta , dopo la sua entrata nel palazzo reale , temendo di comprometterla . Se avesse saputo che in quel momento ella era già prigioniera del greco ! Kubang fortunatamente si guardò bene dall ' avvertirlo , confidando nell ' audacia della Tigre della Malesia . Divorata coscienziosamente la eccellente colazione , fattagli preparare dal chitmudgar , si era pacificamente addormentato sull ' ampio seggiolone di bambù , colla sigaretta semi - spenta fra le labbra . I malesi non tardarono ad imitarlo dopo essersi ritirati nella loro ampia stanza che serviva a loro , in certo qual modo , di quartiere . Era d ' altronde l ' ora in cui tutti si riposavano , ricchi e poveri , poiché dal mezzodì alle quattro pomeridiane , in tutte le città dell ' India , ogni lavoro viene sospeso , per evitare i tremendi colpi di sole , che sono quasi sempre fortissimi , come lo sono i colpi di luna per coloro che durante la notte s ' addormentano all ' aperto , senza aver la precauzione di gettarsi qualche straccio sul viso . I primi quasi sempre uccidono , i secondi invece accecano o producono gonfiori alla faccia , accompagnati da malessere e da fortissime febbri . Alle cinque il chitmudgar svegliò il portoghese portando , su un vassoio d ' argento , un biglietto profumato ed una piccola scatola d ' oro finamente cesellata . - Ah ! - esclamò Yanez , alzandosi . - Il rajah vuole certamente ricompensarmi dell ' uccisione del rinoceronte . Se ciò gli fa piacere accettiamo pure . - La scatoletta conteneva un altro magnifico anello con uno splendido rubino , del valore di qualche migliaio di rupie ; la lettera era un invito per una festa che il rajah offriva alla sua corte nella sala degli elefanti . - Per Giove ! - esclamò nuovamente Yanez . - Il rajah comincia a diventare gentile ed apprezzare i miei servigi . Speriamo d ' indurlo a poco a poco a sbarazzarsi di quel briccone di greco . Via quell ' individuo , io e Sandokan non avremo da fare altro che allungare le mani e togliere , dalla testa di quell ' ubriacone , la corona che gli pesa ormai troppo . - Si mise in un dito il prezioso anello e siccome la festa doveva cominciare subito dopo la scomparsa del sole , fece un ' accurata toeletta , indossando un nuovissimo vestito di flanellina bianca , molto leggero , e stivaloni lucidissimi . Alle reni cinse poi una larghissima fascia di seta a varie tinte , doppiandola in modo da poter nascondere le sue pistole ed il kriss , lasciando solo in vista la scimitarra . - Non si sa mai quello che può succedere alla corte d ' un principe indiano , - mormorò . Anche i suoi malesi si erano vestiti a nuovo ed avevano ben pulite le loro carabine e le loro scimitarre , empiendosi le tasche e le fasce di munizioni , come se dovessero recarsi ad una partita di caccia , piuttosto che ad una festa , essendo per istinto non meno diffidenti del loro padrone . Quando Yanez udì squillare nell ' ampio cortile i baunk , che sono specie di trombette dal suono acutissimo , e rumoreggiare i grossi tamburi , lasciò l ' appartamento preceduto dal chitmudgar , che si pavoneggiava in un ampio dootèe di seta gialla e seguìto dai suoi malesi . La sala degli elefanti si trovava a pianterreno e s ' apriva su uno dei quattro angoli del cortile . Era più vasta e più splendida di quella che il rajah usava pei ricevimenti , con magnifiche colonne ricche di scolture e di dorature , e anche quella non mancava d ' un trono . Era un immenso seggiolone sorretto , come quello del Gran Mogollo , da sei piedi d ' oro massiccio , che si dipartivano da una foglia di palma di dimensioni enormi , di legno intagliato . Sopra la spalliera un pavone tutto di bronzo dorato , allargava la sua coda variopinta , che teneva incastrati diamanti , zaffiri e rubini d ' un effetto splendido . Il rajah vi si era già assiso , circondato dai suoi ministri e dai suoi favoriti e riceveva gli omaggi dei pezzi grossi della capitale , offrendo a tutti bicchieri di liquori . In un angolo dell ' immensa sala , su una piattaforma , coperta da un bellissimo tappeto di Persia , una trentina di suonatori soffiavano disperatamente dentro quelle lunghe trombe di rame chiamate ramsinga , o dentro le surnae che rassomigliano alle nostre chiarine , mentre altri pizzicavano le corde di seta delle sitar , che sono le chitarre indiane , o quelle dell ' omerti , quello strano istrumento formato con una mezza noce di cocco , coperta per un terzo d ' una pelle finissima , o quelle dei sarindàh . Fra le otto colonne che reggevano la volta della sala , una cinquantina di can - ceni , ossia di danzatrici , tutte bellissime e sfarzosamente vestite , coi petti chiusi entro corazze di metallo dorato , coi lunghi capelli sciolti , che avevano alle estremità dei mazzolini di fiori , eseguivano la danza della ram - genye , la più graziosa di tutti i ballabili indiani . All ' estremità della sala invece altrettanti balok , ossia giovani ballerini , col corpo semi - nudo , dipinto in più luoghi e colle teste ornate di fiori e di nastri , danzavano la ram - genye , eseguendo dei passi difficilissimi , assai ammirati dai numerosissimi spettatori che erano accorsi all ' invito del rajah . Yanez dopo d ' aver dato un rapido sguardo a tutti quegli invitati , attraversò la sala sempre seguìto dai suoi malesi e andò a salutare il principe , il quale , in contraccambio , gli offrì una tazza di arak birmano , porgendogliela di propria mano . Il principe sembrava molto di buon umore , forse anche perché era ormai molto alticcio ; però aveva negli sguardi un certo lampo falso che non sfuggì al portoghese , che era un osservatore profondo . Non vedendo però fra i ministri il greco , si rassicurò alquanto e dopo aver vuotata la tazza , andò a sedersi su uno dei divani , che giravano tutto intorno alla sala . Le danze si seguivano alle danze , ora accompagnate dal bin , dal sitar e da altri istrumenti a corda , come usano gli indiani ed ora dal tobla , dall ' hula e dal sarindàh , come usano invece i mussulmani dell ' India centrale e settentrionale . Le can - ceni ed i balok facevano meraviglie , dando prova d ' una resistenza incredibile . Di quando in quando una turba di servi , splendidamente vestiti , che reggevano degli immensi vassoi d ' argento o d ' oro , irrompevano nella sala , offrendo agli invitati pasticcini , gelati , bibite di varie specie , o delle pipe già cariche di eccellente tabacco , o scatole piene di betel . Già la danza durava da un paio d ' ore quando , con sorpresa di tutti , si vide regnare una improvvisa agitazione sulla piattaforma del trono . I ministri che fino allora erano sempre stati seduti presso il trono , bevendo e fumando , si erano alzati discorrendo animatamente fra di loro e gesticolando , mentre il rajah era balzato giù dal trono , facendo dei gesti che parevano di collera . Ufficiali salivano e scendevano dalla piattaforma , come per ricevere e dare ordini . - Che cosa può essere successo ? - si chiese Yanez a cui non era sfuggito quel tramestìo . - Che sia scoppiata qualche rivoluzione in qualche parte del regno ? - Si era appena fatta quella domanda quando vide il rajah lasciare la piattaforma e scomparire dietro una tenda , subito seguìto da uno dei suoi ministri . Quasi nel medesimo tempo un ufficiale della guardia si diresse verso il divano ch ' egli occupava . Yanez vedendolo accostarsi , provò una stretta al cuore . Gli era balenato subito il sospetto che Sandokan avesse tentato qualcuno dei suoi audaci colpi di testa e che gli fosse toccata qualche disgrazia . - Mylord , - disse l ' ufficiale , fermandoglisi dinanzi e curvandosi , onde i vicini non potessero udirlo . - Il rajah desidera parlarti . - Che cosa è avvenuto ? - Lo ignoro : so solo che mi ha detto di condurti senza indugio da lui . - Ti seguo - rispose Yanez forzandosi a mostrarsi tranquillo . I malesi che stavano appoggiati alla parete , vedendo il loro padrone alzarsi , si erano staccati per seguirlo , ma l ' ufficiale fu pronto a dire : - Il rajah desidera parlare al suo grande cacciatore senza testimoni , perciò voi dovete rimanere qui . È l ' ordine che ho ricevuto . - Rimanete pure , - disse Yanez volgendosi verso i malesi . Fece colla mano un gesto che voleva dire : - Tenetevi pronti a tutto . - Poi seguì l ' ufficiale , mentre le danze continuavano animatissime e gl ' istrumenti musicali facevano echeggiare di allegre melodie l ' ampia sala degli elefanti . Uscirono da una delle due parti che si aprivano ai due lati del trono , e Yanez si trovò in una saletta ammobigliata con molto gusto , con divani , specchi e lampadari bellissimi . Il rajah era là , seduto su una poltrona di bambù , appoggiata contro una tenda , che doveva nascondere di certo qualche porta . Non aveva con sé che un ministro e due ufficiali della sua guardia . Yanez comprese di primo acchito , dall ' espressione alterata del viso , che il rajah non era più di buon umore . - Che cosa desiderate , Altezza , da me ? - chiese Yanez fermandosi a due passi dal principe . - Vi è qualche altra caccia da organizzare ? - Forse , mylord - rispose bruscamente il rajah ; - ma dubito molto che si dia l ' incarico a te , questa volta . - Perché , Altezza ? - Perché potresti essere tu la selvaggina . - Yanez con uno sforzo prodigioso trattenne un sussulto , poi guardando bene in viso il principe gli chiese freddamente : - Volete scherzare , Altezza , o guastare la festa ? - Né l ' una , né l ' altra cosa . - Allora spiegatevi meglio . - Il rajah s ' alzò e facendo un passo innanzi , gli chiese a bruciapelo : - Chi è quella principessa indiana ? - Per la seconda volta il portoghese fu costretto a fare un nuovo e più terribile sforzo , per mantenersi calmo e non tradirsi . - Di quale principessa intendete parlare , Altezza ? - domandò mentre impallidiva a vista d ' occhio . - Di quella che ha il suo palazzo dinanzi la vecchia pagoda di Tabri . - Ah ! - fece Yanez tentando di sorridere . - Chi è stato quell ' imbecille che vi ha detto che quella è una principessa ? - Non importa che te lo dica , mylord . La conosci tu ? - Da molto tempo . - Chi è ? - Una bellissima indiana , che io ho scoperta nel Mysore , e che m ' accompagna sempre nei miei viaggi , perché ella mi ama ed io l ' amo . Siete ora soddisfatto , Altezza ? - No , - rispose seccamente il principe . - Che cosa desiderate di sapere ancora ? - Sapere quale motivo ti ha spinto a venire nel mio regno . - Ve l ' ho già detto : la passione per le grosse cacce . - In tale caso non si conducono tanti uomini . - Non ne ho che sei . - E quelli che occupavano il tempio sotterraneo e che mi sono sfuggiti di mano ? - Yanez , malgrado il suo straordinario coraggio , si sentì vacillare . - Quali ? - chiese dopo un breve silenzio . - Io non so di quali uomini vogliate parlare . - Non li conosci tu ? - Non so chi siano , né per quale motivo si siano rifugiati in quella pagoda . - È strano che la tua donna non te n ' abbia mai parlato . - Chi ? - chiese Yanez con impeto . - Quella che chiamano la principessa . - Quella fanciulla conoscere quegli uomini ! Chi v ' ha narrato ciò , Altezza ? È una infamia codesta ! - L ' ha confessato ella stessa . - Yanez portò ambo le mani alla fascia dove teneva nascoste le pistole e guardò ferocemente il principe . Una bella collera , a poco a poco , lo invadeva . Aveva capito perfino troppo e si sentiva mancare il terreno sotto i piedi . - Altezza ! - disse con voce minacciosa , - che cosa avete fatto di quella fanciulla ? - L ' abbiamo fatta rapire . - Miserabili ! - tuonò Yanez con accento terribile . - Chi vi ha dato il permesso ? - Il rajah che aveva preso un animo insolito per l ' eccitamento dei liquori poco prima tracannati , rispose prontamente : - Da quando un principe , che regna assoluto , deve chiedere dei permessi agli stranieri , mylord ? - Io vi ho reso dei servigi . - Ed io ti ho pagato . - Un uomo come me non si compera , né con diecimila , né con cento mila rupie , m ' avete capito , Altezza ? - Si strappò dalle dita i due anelli e li gettò con disprezzo a terra dicendo : - Ecco che cosa ne faccio io dei vostri regali . Fateli raccogliere dai vostri servi . - Il rajah un po ' atterrito da quello scoppio d ' ira e da quell ' atto , rimase silenzioso , limitandosi ad aggrottare la fronte . - Altezza , - rispose Yanez con rabbia concentrata , - voi avete agito non come un principe , bensì come un malandrino . Ricordatevi però che io sono un suddito inglese , che sono per di più un mylord , che la mia donna è sotto la protezione del governo inglese , e che alle frontiere del Bengala vi sono truppe sufficienti per invadere il vostro stato e conquistarlo . - Tu mi hai offeso , mylord , - rispose il rajah con collera . - Non me ne importa . Rendimi quella fanciulla o io ... - Che cosa oseresti fare ? - Non ti terrò più in conto di un principe . - Ed io ti risponderò invitandoti a deporre le armi . - Io ! - gridò Yanez balzando indietro . - Tu , mylord , devi averne sotto la tua fascia , - disse il rajah . - Un inglese quando si trova in paesi ancora barbari , non lascia mai le sue pistole . - Allora sarò costretto a fartele togliere colla violenza . - Yanez incrociò le braccia sul petto e guardandolo fisso con tono di sfida : - Provatevi e vedrete che cosa succederà qui ... - Il rajah , visibilmente spaventato dall ' audacia del portoghese , era rimasto silenzioso , volgendo gli occhi ora verso l ' una ed ora verso l ' altra delle sue guardie , come per chiedere una pronta protezione . Il suo ministro , che tremava come se avesse avuta la febbre , aveva battuto prudentemente la ritirata verso una delle due porte della sala degli elefanti . - Dunque ? - chiese Yanez vedendo che il principe non si decideva a riprendere la parola . - Mylord , - disse finalmente il rajah riprendendo un po ' di coraggio , - ti dimentichi che ho qui più di duecento seikki , pronti a dare il loro sangue per me ? - Lanciatemeli addosso : io sono qui ad aspettarli . - Allora deponi le armi . - Mai ! - Finiamola ! - gridò il rajah esasperato . - Ufficiali , disarmate quest ' uomo ! - Ah ! è così che tu tratti il tuo grande cacciatore ? - gridò Yanez . In tre salti attraversò la stanza e si precipitò nella sala tuonando : - A me , malesi ! ... - Aveva estratte le pistole e le aveva puntate verso la porta , pronto a fulminare i due ufficiali della guardia , se lo avessero seguìto . I malesi , udendo la voce del loro capo e vedendolo precipitare fra le danzatrici e gli spettatori colle armi in pugno , balzarono innanzi come tigri , armando precipitosamente le carabine e puntandole verso la folla . Un immenso grido di terrore echeggiò nella vasta sala . - Via tutti ! - gridò Yanez , - o comando il fuoco ! - Le danzatrici , i suonatori e gli spettatori , che erano inermi e che ormai sapevano quanto fosse audace il grande cacciatore , si rovesciarono confusamente verso la porta , che metteva nel cortile d ' onore , pigiandosi e gareggiando accanitamente per giungere prima all ' aperto . Urlavano tutti in preda ad un vivissimo spavento , credendo in buona fede che la scorta del grande cacciatore , si preparasse a far fuoco dietro le loro spalle . Yanez approfittò di quella confusione per chiudere le due piccole porte di bronzo massiccio , che mettevano nelle vicine stanze ed a sprangarle , onde impedire ai seikki d ' irrompere nella sala . Quando gli ultimi spettatori , dopo essersi schiacciati presso l ' uscita , riuscirono a loro volta a mettersi in salvo nel cortile , i malesi chiusero con gran fracasso anche quella porta , che era pure di bronzo , e così spessa da sfidare il fuoco d ' un pezzo d ' artiglieria . - Ora - disse Yanez , - prepariamoci a vendere cara la pelle , amici . Sappiate che tutto è stato scoperto , che Surama è stata rapita , e che non si sa nulla di Sandokan . Non ci resta che di morire , ma noi vecchie tigri di Mompracem , non abbiamo paura della morte . Avete molte munizioni ? - Quattrocento colpi - rispose Burni . - Peccato che Kubang non sia ritornato a tempo . Vi sarebbe una carabina di più . Come mai non si è più fatto vivo ? - Capitano , che sia stato assassinato ? - disse uno dei cinque malesi . - Può darsi - rispose Yanez . - Vendicheremo anche lui . Burni , tu pel momento prenderai il posto di Kubang . - Va bene , capitano . - In quell ' istante , ad una delle due porte che comunicavano colle stanze , si udì echeggiare un colpo sonoro che parve prodotto dall ' urto d ' una mazza di metallo , seguìto subito da una voce imperiosa che gridava : - Aprite , ordine del rajah ! - Yanez che stava dirigendosi già verso il portone di bronzo , immaginandosi che l ' attacco più vigoroso sarebbe stato tentato da quella parte , tornò prontamente indietro , gridando a sua volta : - Va ' a dire a S . A . che il suo grande cacciatore non ha pel momento alcun desiderio di ricevere i suoi ordini . - Se non obbedisci , mylord , farò abbattere le porte . - Ma dietro le porte troverai degli uomini pronti a tenerti testa , perché tutti noi siamo risoluti a vendere carissima la nostra pelle . - Rifiuti , mylord ? - Assolutamente . - È la tua ultima parola ? - Sì , l ' ultima - rispose Yanez . La voce non si fece più udire . Yanez s ' accostò alla porta di bronzo che metteva sul cortile e si mise in ascolto . Al di fuori si udiva un brusio di voci , come se molti uomini si fossero radunati dinanzi alla porta . - Saranno i seikki del rajah , - mormorò . - Per Giove ! La faccenda minaccia di diventare seria ! Non poter avvertire Sandokan ! Come finirà tutto ciò ? Non potremo resistere indefinitamente , e questa porta , per quanto robusta , finirà per cadere . - Ad un tratto trasalì ! Aveva udito un barrito spaventevole , come quello d ' un elefante in furore , rimbombare a breve distanza dalla porta . - Ah per Giove ! Io non avevo pensato a questo ! - esclamò . - A me , malesi ! - I cinque uomini si ripiegarono rapidamente verso il centro della sala . - Che cosa dobbiamo fare , capitano Yanez ? - chiese Burni . - Prendere tutti questi divani , queste sedie ed innalzare una barricata dietro la grande porta di bronzo . - Non aveva ancora terminato di parlare che già i malesi erano al lavoro . Bastarono pochi minuti a quegli uomini infaticabili , per elevare dietro alla porta una barricata imponente , più per intralciare il passo all ' elefante che per arrestarlo . Yanez però era sicuro di abbatterlo a colpi di carabina , prima che potesse scagliarsi attraverso la sala . - Dietro a tutti questi divani , ci difenderemo a meraviglia , - disse ai malesi . - Rimanga un uomo solo a guardia delle due porticine . L ' attacco si farà qui per ora . - In quell ' istante un altro e più formidabile barrito si fece udite al di fuori , seguìto da alcune grida . Erano i cornac che eccitavano l ' animale a dare addosso alla porta . - Tutti intorno a me ! - comandò Yanez . - Qualunque cosa accada , non lasciate la barricata , o morrete schiacciati dalle porte di bronzo . - Un rombo metallico fece tremare perfino le pareti della vasta sala e oscillare spaventosamente le massicce porte di bronzo . L ' elefante aveva dato il primo cozzo colle parti deretane . - Che forza prodigiosa hanno questi pachidermi ! - mormorò Yanez . - Sette od otto di questi colpi ed il varco sarà aperto . - Trascorse mezzo minuto d ' angosciosa aspettativa per gli assediati , poi un altro urto fu dato alla porta , la quale oscillò dalla base alla cima . Parve che fosse scoppiata qualche grossa granata , o che gli assedianti avessero dato fuoco ad un mortaio di grosso calibro . Ne seguì un terzo , poi un quarto , sempre più violento . Al quinto le porte , svelte dai cardini , piombarono con un fragore assordante addosso ai divani , schiacciandone un gran numero , ma rinforzando nel medesimo tempo colla loro massa , la barricata . - Amici ! - gridò Yanez , che era già preparato a quella caduta - prepariamoci a dare a questi indiani una lezione che faccia epoca . - 24 . La resa di Yanez L ' elefante , atterrato l ' ostacolo , si era frettolosamente allontanato di una ventina di passi , poi si era voltato presentando agli assediati la sua formidabile tromba , che stringeva all ' estremità una massiccia sbarra di ferro . Seduto fra le due orecchie stava il suo cornac , armato dell ' uncino onde spingerlo all ' attacco . Dietro ed ai fianchi si erano radunati trenta o quaranta seikki ; però altri dovevano trovarsi nel cortile a giudicare dalle grida e dai comandi che si udivano . La porta era così ampia che l ' elefante poteva entrare senza fatica nella sala , la quale , forse in altri tempi , aveva servito da scuderia a quei colossali pachidermi . Avanti che il grosso animale salisse il primo gradino , una ventina di seikki gli si gettarono dinanzi , sparando all ' impazzata fra i divani e le sedie , colla speranza di far scaricare le carabine degli assediati ; questi però , che erano bene al riparo dalle palle degli avversari , si guardarono bene dal cadere nel tranello . Non ricevendo risposta , i seikki , dopo d ' aver consumato senza alcun risultato un centinaio di cartucce , lasciarono il passo al pachiderma , il quale s ' avanzò coraggiosamente ostruendo , col suo corpaccio , tutta la porta . Era il momento atteso da Yanez . - Ecco un ' altra barricata , - mormorò . - Non lasciamolo passare del tutto . - Alzò la sua grossa carabina , tenendosi inginocchiato dietro un divano e lasciò partire uno dopo l ' altro i due colpi , tosto imitato dai suoi uomini . L ' elefante colpito alle giunture delle spalle , i due punti più vulnerabili , e crivellato dai proiettili dei malesi , tentò di dare indietro per uscire da quella strettoia ; ma le forze improvvisamente gli mancarono e s ' accasciò di colpo , ostruendo tutto il passaggio colla sua massa enorme . Al di fuori si levò un coro di urla di rabbia , mentre il disgraziato animale , dopo d ' aver lanciato tre o quattro possenti barriti , cominciava a rantolare . Grosse lagrime gli cadevano dagli occhi e la sua tromba , scossa da un tremito convulso , soffiava sangue : indizio sicuro d ' una prossima morte . - Per Giove ! - esclamò Yanez . - Ecco un colpo magnifico che i seikki non s ' aspettavano . Vedremo ora come faranno a entrare . Sarano costretti ad assalirci dalla parte delle due porticine , e quelle aperture non sarà difficile difenderle . Burni ! - Capitano . - Prendi due uomini e va ' a demolire il palco dei suonatori . È necessario barricare le due porticine . - Quindi volgendosi verso i due malesi che gli stavano inginocchiati ai fianchi , spiando gli ultimi sussulti del pachiderma , disse a loro : - Non perdete di vista un solo istante la porta , e fate fuoco sul primo che cercherà d ' entrare . Potrete facilmente vederlo perché sarà costretto passare sul corpo dell ' elefante . Ed ora vedremo come stanno le cose . - Si alzò con precauzione e sporse il capo fra due divani , lanciando un rapido sguardo verso la porta . L ' elefante rantolava ancora e dietro la sua massa si vedevano sorgere numerose carabine . Era evidente però che i seikki aspettavano che il povero pachiderma avesse esalato il suo ultimo respiro , prima di avventurarsi sul suo corpo , per timore di ricevere qualche colpo di proboscide . Burni e i suoi due uomini avevano appena terminato di barricare le due porticine , accumulandovi dietro tavole , pali grossissimi e gli ultimi divani , quando una nota metallica uscì dalle fauci del pachiderma : la morte stava per sorprendere il disgraziato animale . - È il suo barrito supremo , - disse Yanez . - Tenetevi pronti a respingere l ' attacco . I seikki non tarderanno ad aprire il fuoco . - Ne vedo già uno che sta arrampicandosi sul dorso dell ' elefante - disse Burni . Un guerriero seikko , sicuro ormai che l ' elefante era morto , oppure non più in grado di far uso della terribile proboscide , erasi arrampicato sul gigantesco corpo e si avanzava strisciando . Burni , che non lo perdeva di vista , si rizzò in piedi , mirò qualche istante , tenendosi semi - nascosto dietro un divano , poi lasciò partire un colpo secco che risuonò nell ' immensa sala . L ' indiano rotolò verso uno degli stipiti della porta , lasciandosi sfuggire il fucile che teneva in mano , senza fare nemmeno un gesto , né mandare un grido . - Ecco uno che non griderà più , - disse Yanez freddamente . - Se tutti i proiettili colpissero così bene , colle munizioni che abbiamo , non resterebbe più un solo seikko a quel maledetto rajah . - Altri due seikki avevano preso il posto dell ' ucciso . Vedendo alzarsi dietro i divani una nuvoletta di fumo , fecero fuoco quasi contemporaneamente , credendo di colpire l ' uccisore del loro compagno , ma Burni si era nascosto dietro la barricata . - A me , ora , - disse Yanez . - Vi mostrerò io come tira il grande cacciatore . - Due spari fortissimi seguirono quelle parole . La grossa carabina del portoghese aveva fulminato anche quei nuovi assalitori , facendoli ruzzolare uno a destra e l ' altro a sinistra dell ' elefante . Quei tre colpi meravigliosi scatenarono un clamore assordante e rallentarono , nel medesimo tempo , l ' attacco . Il grande cacciatore del rajah , già ammirato per la sua straordinaria audacia , cominciava a terrorizzare anche quei coraggiosi guerrieri , che tutti gli indiani ritenevano invincibili . - Ah ! Se potessi avvertire la Tigre della Malesia ! ... - esclamò Yanez . - Ma dove si troverà ? Deve essere impegnato in qualche grave affare il mio fratellino , se non ha mandato a noi sue notizie . La va male ! Come finirà questa brutta faccenda ? Orsù , non disperiamo e cerchiamo di resistere più che potremo ! I lamenti sono affatto inutili in questo momento . - Una detonazione fortissima scosse l ' immensa sala , poi un largo tratto di soffitto precipitò al suolo , a breve distanza dagli assediati . I seikki , non osando attaccare risolutamente i malesi , avevano messo in batteria , all ' estremità del cortile d ' onore , un pezzo d ' artiglieria ed avevano cominciato il fuoco . La fronte di Yanez si era annuvolata . - Questo non me l ' aspettavo , - mormorò . - Speriamo che non adoperino delle granate . - Una seconda detonazione rimbombò più acuta della prima , ed un proiettile , dopo d ' aver attraversato l ' elefante quasi a livello della spina dorsale , passò sibilando sopra la barricata dei divani , conficcandosi profondamente nella parete opposta . - Fino a quando potremo resistere ? - disse Yanez . Un terzo sparo rimbombò nel cortile e si vide uno spettacolo orribile . L ' elefante era stato colpito da una granata e questa , scoppiando nel suo corpo , aveva orrendamente squarciata la massa , scagliando , contro gli stipiti della porta , enormi lembi di pelle e di carne e spruzzando di sangue le vicine pareti , le porte di bronzo , i divani e perfino le sedie . La detonazione non si era ancora spenta , quando dieci o dodici seikki si slanciarono sul corpo mutilato del pachiderma , mandando urla feroci e facendo fuoco in tutte le direzioni . I malesi avevano già alzate le carabine per rispondere all ' attacco ; Yanez fu pronto a trattenerli : - No : a colpo sicuro ! - I seikki , superato il corpaccio del pachiderma , si erano slanciati sulle due porte di bronzo che , come abbiamo detto , erano cadute addosso ai divani , e stavano per attraversarle quando una voce secca , tagliente , si fece udire : - Fuoco , malesi ! - Una scarica terribile , quasi a bruciapelo , colpì il minuscolo drappello d ' avanguardia . Sei seikki caddero in mezzo ai divani , più o meno fulminati . Gli altri , che avevano le carabine scariche , balzarono rapidamente sull ' elefante attraverso lo squarcio sanguinoso e scapparono a gambe levate . - Questi montanari sono testardi , - disse Yanez . - Però io al loro posto sarei più prudente , sapendo d ' aver dinanzi degli uomini che tirano meravigliosamente ed a colpo sicuro . - In guardia , capitano ! - esclamò Burni . - Vengono ancora ? - Sì , tornano all ' attacco . - Turbanti e canne di carabine tornavano a mostrarsi dietro all ' elefante . I seikki si preparavano di certo per tentare uno sforzo supremo . Dovevano essere furibondi per le perdite subite , quindi ben più terribili di prima . Un urlo feroce , il grido di guerra di quelle intrepide tribù montanare , li avvertì che l ' attacco stava per essere ripreso . Ed infatti , un momento dopo , una valanga d ' uomini scalava l ' elefante , proteggendosi con un fuoco vivissimo , di nessun effetto però per gli assediati , che si trovavano riparati prima dalle porte di bronzo che erano rimaste inclinate , e poi da tutto quell ' ammasso di divani e sedie . - Date dentro ! - comandò Yanez ai suoi uomini . I malesi non si fecero ripetere il comando . Meravigliosi tiratori , aprirono a loro volta il fuoco abbattendo un uomo ogni colpo che sparavano . I seikki , quantunque atterriti dalla precisione di quel fuoco , che non cessava un solo istante , se non osavano avanzare , si tenevano però ostinatamente sul dorso del pachiderma , rispondendo colpo per colpo , mentre il pezzo d ' artiglieria , piazzato in fondo al cortile , tuonava mandando le palle sopra le loro teste , cercando di sfondare il soffitto e di provocarne la caduta per schiacciare i difensori della sala . Fortunatamente la volta era stata troppo bene costruita e non rovinavano che qualche mattone e larghi pezzi di calcinaccio , proiettili che non inquietavano affatto né Yanez , né i malesi . Il fuoco era diventato terribile d ' ambo le parti e anche rapidissimo . Ogni seikko che cadeva , veniva subito surrogato da un altro non meno ostinato , né meno valoroso del compagno e che non tardava a capitombolare morto o ferito . Una ventina di uomini erano già stati posti fuori di combattimento , quando il segnale della ritirata venne dato . Quel comando giungeva in buon punto , poiché i malesi si trovavano ormai imbarazzati a tener fronte a tanti avversari , e si bruciavano le mani essendo diventate le canne delle carabine ardenti . Anche questa volta il fuoco dei seikki non aveva ottenuto alcun risultato , poiché solo Burni era stato colpito da una palla di rimbalzo , che gli aveva portato via il lobo dell ' orecchio destro , provocando un ' emorragia che non poteva avere alcuna grave conseguenza . - Capitano , - disse Burni , - come ce la caveremo noi ? Che cosa tenteranno i seikki ? - Eccoli radunati intorno al pezzo , - gridò Yanez . - Amici , preparatevi a sgombrare o riceverete in pieno petto una palla di buon calibro . - I malesi furono solleciti ad allontanarsi , riparandosi dietro le due estreme ali della barricata , che si trovavano fuori dalla linea del portone . Avevano appena raggiunti i loro posti , quando il cannone avvampò con un fragoroso rimbombo . La palla rimbalzò sulle porte di bronzo , scheggiando quella di destra , attraversò la barricata dei divani , affondandone parecchi e andò a conficcarsi in una parete . - Avranno però da fare , a sfondare le porte di bronzo , capitano - disse il malese . - Cederanno anche quelle . Il pezzo che i seikki adoperano deve essere buonissimo , - osservò Yanez . Un altro colpo seguì il primo e la palla tornò a rimbalzare , sfondando però un ' altra buona parte della barricata . - Se ne va , - disse Burni scuotendo tristemente la testa . I colpi si succedevano ai colpi , facendo tremare le invetriate della sala . Le palle rimbalzavano da tutte le parti , scrosciando sulle porte di bronzo , le quali a poco a poco cedevano , e si conficcavano contro le muraglie aprendo dei buchi enormi . Yanez ed i malesi , rannicchiati dietro i divani , cupi , pensierosi , stringevano le loro carabine senza sparare un solo colpo , ben sapendo che sarebbero state cartucce perdute senza alcun profitto , poiché la massa del pachiderma impediva a loro di scorgere gli artiglieri . Il cannoneggiamento durò una buona mezz ' ora , poi quando le due porte caddero spezzate , e la barricata fu sfondata , il fuoco fu sospeso ed un uomo , salito sui resti dell ' elefante , si presentò , tenendo infisso sulla baionetta un pezzo di seta bianca . Yanez si era già alzato , pronto a fulminarlo , ma accortosi a tempo che si trattava d ' un parlamentario , abbassò la carabina chiedendo : - Che cosa vuoi tu ? - Il rajah mi manda per intimarvi la resa . La vostra barricata ormai non vi protegge più . - Dirai a Sua Altezza che ci proteggeranno le nostre carabine , e che il suo gran cacciatore ha ancora le braccia ferree e la vista eccellente , per mettergli fuori di combattimento le guardie reali . - Il rajah mi ha mandato per proporti delle condizioni , mylord . - Quali sono ? - Accorda a te la vita , purché tu ti lasci condurre alla frontiera del Bengala . - Ed a ' miei uomini ? - Hanno ucciso , non sono uomini bianchi e pagheranno colla loro vita . - Va ' a dire allora al tuo signore , che il suo grande cacciatore li difenderà finché avrà una cartuccia e un soffio di vita . Sgombra o ti fucilo sul posto ! - Il parlamentario fu lesto a scomparire . - Amici , - disse Yanez con voce perfettamente tranquilla , - qui si tratta di morire : la Tigre della Malesia penserà a vendicarci . - Signore , - disse Burni , - la nostra vita ti appartiene e la morte non ha mai fatto paura alle vecchie tigri di Mompracem . Cadere qui o sul mare è tutt ' una , è vero camerati ? - Sì , - risposero i malesi ad una voce . - Allora prepariamoci all ' ultima difesa , - disse Yanez . - Quando non potremo più sparare , attaccheremo colle scimitarre . - Ai colpi di cannone di poco prima , era successo un profondo silenzio . I seikki si consigliavano e stavano preparando la colonna d ' attacco . Essi , invece di esporsi al tiro di quelle infallibili carabine , avevano trascinato il pezzo d ' artiglieria vicino alla porta , e siccome l ' elefante , ormai quasi interamente distrutto dalle granate , non impediva più il puntamento , si preparavano a mitragliare i difensori della sala . - Ecco la fine ! - disse Yanez , che si era accorto della manovra . - Cerchiamo di morire da prodi . - Una bordata di mitraglia scrosciò sugli avanzi della barricata , fulminando Burni che si era avanzato per vedere come stavano le cose . Seguì una seconda scarica che fece cadere un altro malese , poi il parlamentario tornò a mostrarsi fra il corpaccio dilaniato dell ' elefante , gridando per la seconda volta : - Il rajah mi manda per intimarvi la resa . Se rifiutate vi stermineremo tutti . - La difesa era insostenibile . - Noi siamo pronti ad arrenderci , - rispose finalmente il portoghese , - a condizione però che i miei uomini abbiano , al pari di me , la vita salva . - Il mio signore te lo promette . - Ne sei ben certo ? - Mi ha dato la sua parola . - Eccomi . - Balzò sopra gli avanzi della barricata seguito dai suoi malesi , superò l ' elefante e saltò sul gradino , fermandosi dinanzi al cannone ancora fumante . Il cortile era pieno di seikki ed in mezzo a loro si trovava il rajah coi suoi ministri , i quali reggevano delle torce . Yanez gettò a terra la carabina , respinse gli artiglieri che cercavano di afferrarlo e mosse verso il principe a testa alta , colle braccia strette sul petto , dicendo con un accento sardonico : - Eccomi Altezza . I seikki hanno vinto l ' uccisore di tigri e di rinoceronti , che esponeva la sua vita per la tranquillità dei vostri sudditi . - Tu sei un valoroso , - rispose il rajah evitando lo sguardo fiammeggiante del portoghese . - Poche volte mi sono divertito come questa sera . - Sicché Vostra Altezza non rimpiange i seikki , che sono caduti sotto il mio piombo . - Li pago - rispose brutalmente il principe . - Perché non dovrebbero distrarmi ? - Ecco una risposta degna d ' un rajah indiano , - rispose Yanez ironicamente . - Che cosa farete ora di me ? - A questo penseranno i miei ministri , - rispose il principe . - Io non voglio avere questioni col governatore del Bengala . T ' avverto però che finché non si saranno decisi , tu sarai mio prigioniero . - Ed i miei uomini ? - Li farò rinchiudere intanto in una stanza appartata . - Assieme a me ? - No , mylord , almeno per ora . - Perché ? - Per maggior sicurezza . Siete uomini troppo astuti voi per lasciarvi insieme . - Avverto però V . A . che anche i miei servi sono sudditi inglesi , essendo nati a Labuan . - Io non so che cosa sia questo Labuan , - rispose il principe . - Tuttavia terrò conto di quanto tu mi dici . - Fece poi un segno colla mano e tosto quattro ufficiali piombarono sul portoghese , afferrandolo strettamente per le braccia . - Conducetelo dove voi sapete , - disse il rajah . - Non dimenticatevi però che è un uomo bianco e per di più un inglese . - Yanez si lasciò condurre via senza opporre resistenza . Era appena entrato in una delle sale pianterrene , quando i seikki si scagliarono , coll ' impeto di belve feroci , contro i tre malesi , strappando a loro di mano le carabine e legandoli solidamente . Quasi nel medesimo istante , da una delle ampie porte che s ' aprivano sul cortile , usciva un colossale elefante , montato da un cornac barbuto e d ' aspetto feroce . Appeso alla tromba reggeva un ceppo , poco dissimile a quello su cui i macellai usano spaccare i quarti di bue . Quel bestione era l ' elefante - carnefice . In tutte le corti dei principotti indiani vi è un simile animale , ammaestrato sul miglior modo di mandare all ' altro mondo tutti coloro che danno ombra a quei crudeli regnanti . Mentre i seikki si ritiravano per lasciargli il passo , il gigantesco pachiderma depose , proprio nel centro del cortile , il ceppo , posandovi poi sopra una delle sue zampacce , come per provarne la solidità . - Avanti il primo , - disse il rajah che stava comodamente seduto su una poltrona , con un sigaro fra le labbra . - Voglio vedere se questi uomini , che si battono col coraggio delle tigri , saranno altrettanto coraggiosi dinanzi alla morte . - Quattro seikki afferrarono uno dei tre malesi e lo trascinarono dinanzi all ' elefante , facendogli appoggiare la testa sul ceppo e trattenendolo con tutto il loro vigore . Il gigantesco carnefice , ad un ordine del cornac , fece due o tre passi indietro , alzò la proboscide cacciando fuori un lungo barrito , poi s ' avanzò verso il ceppo , levò la zampa sinistra e la lasciò cadere sulla testa del povero malese . Il cadavere fu gettato da un lato , e coperto con un largo dootèe ; poi l ' uno dopo l ' altro , furono giustiziati , nel medesimo modo , i due altri malesi . - Teotokris sarà ora contento , - disse il rajah . - Andiamo a riposarci . - Cominciava allora ad albeggiare . Egli si alzò e entrò in uno degli edifici laterali , seguìto dai suoi ministri e dai suoi ufficiali , mentre i seikki si preparavano a portare via i loro camerati , caduti sotto il piombo delle tigri di Mompracem . Il principe si era forse appena coricato , quando un uomo entrava frettolosamente nel palazzo reale e saliva a quattro a quattro i gradini , che conducevano nell ' appartamento di Yanez . Era Kubang che tornava , dopo aver assistito all ' attacco del palazzo di Surama , e alla fuga di Sandokan e di Tremal - Naik verso il fiume . Udendo bussare frettolosamente , il chitmudgar , che dopo le prime fucilate sparate nella sala si era precipitosamente rifugiato lassù , non osando prendere le parti del gran cacciatore , aveva subito aperto . Il pover ' uomo , che da una finestra che prospettava sul cortile d ' onore , aveva assistito alla resa di Yanez , e all ' esecuzione dei tre malesi , era disfatto per l ' intenso dolore e piangeva come un fanciullo . - Ah , mio povero sahib ! - esclamò vedendosi dinanzi Kubang ; - vuoi morire anche tu , dunque ? - Che cosa dici chitmudgar ? - chiese il malese , spaventato dal pianto di quell ' uomo . - Il tuo signore è stato arrestato . - Il capitano ! - esclamò il malese facendo un salto . - Ed i tuoi compagni sono stati tutti giustiziati . - Kubang diede indietro come se avesse ricevuto una palla di fucile in mezzo al petto . - Povera Tigre della Malesia ! - esclamò con voce strozzata , - povero capitano Yanez ! - Poi rimettendosi prontamente e afferrando strettamente le braccia del chitmudgar , gli disse : - Narrami ciò che è avvenuto , tutto , tutto . - Quando fu informato del combattimento avvenuto nella notte , il malese si passò più volte una mano sugli occhi , strappando via qualche lagrima , poi chiese : - Credi tu che il rajah giustizierà anche il mio padrone ? È necessario , prima che lasci questo palazzo , che io lo sappia . - Io non so nulla , tuttavia secondo il mio modesto parere , il rajah non oserà alzare la mano su un mylord inglese . Ha troppa paura del governatore del Bengala . - Dove hanno rinchiuso il mio padrone ? - Se non m ' inganno devono averlo condotto nel sotterraneo azzurro , che si trova sotto la terza cupola del cortile d ' onore . - Un luogo inaccessibile ? - Sicuro di certo . - Bene guardato ? - So che giorno e notte vegliano dei seikki dinanzi alla porta di bronzo . - Vi sono dei carcerieri ? - Sì , due . - Incorruttibili ? - Eh , questo poi non lo posso sapere . - Sotto la terza cupola mi hai detto ? - Sì , - rispose il chitmudgar . - Potresti farmi uscire senza che mi vedano ? - Per la scala riservata ai servi , che mette dietro il palazzo . - Un ' ultima domanda . - Parla , sahib . - Dove potrei rivederti ? - Ho una casetta nel sobborgo di Kaddar , che è tutta dipinta in rosso , ciò che la fa spiccare fra tutte le altre , che sono invece bianchissime , e dove tengo una donna che mi è assai affezionata e che due volte alla settimana posso vedere . Là potrai trovarmi quest ' oggi , dopo mezzogiorno . - Tu sei un brav ' uomo , - disse il malese . - Ora fammi fuggire . - Seguimi : il sole è appena sorto ed i servi non si saranno ancora alzati . - Attraversarono un piccolo terrazzo che s ' allungava sul di dietro dell ' alloggio di Yanez , si cacciarono entro una scaletta aperta nello spessore delle muraglie , e così stretta da non permettere il passaggio che ad un solo uomo alla volta , e scesero nei giardini del rajah , che avevano una notevole estensione e che , stante l ' ora mattutina , erano deserti . Il chitmudgar condusse il malese verso una porticina di metallo , adorna delle solite teste di elefante e l ' aprì , dicendogli : - Qui non vi sono sentinelle . Ti aspetto nella mia casetta . Io mi sono affezionato al tuo padrone e tutto quello che potrò fare per liberarlo dalla sua prigionia , te lo giuro su Brahma , mio sahib , lo tenterò . - Tu sei il più bravo indiano che io abbia conosciuto fino a oggi , - rispose Kubang , commosso . - Il padrone , se un giorno sarà libero , non ti dimenticherà . - S ' avvolse nel dootèe e s ' allontanò frettolosamente , senza volgersi indietro , avviandosi verso la casa di Surama , colla speranza d ' incontrare in quei dintorni qualcuno di sua conoscenza . Stava per giungervi scorgendo già le ultime colonne di fumo che s ' alzavano sopra le rovine del palazzo , interamente divorato dal fuoco , quando un uomo che veniva in senso contrario con molta premura , gli sbarrò bruscamente il passo . Kubang , già troppo esasperato dalla catastrofe che aveva colpito il suo padrone , stava per sparare una pistolettata sull ' insolente , quando un grido di gioia gli sfuggì : - Bindar ! - Sì , sono io sahib , - rispose subito l ' indiano . - Surama e la Tigre della Malesia sono ormai in viaggio per la jungla di Benar e venivo ad avvertire il tuo padrone . - Troppo tardi , amico - rispose Kubang con voce triste . - Egli è prigioniero ed i miei camerati sono stati massacrati . Pare che tutto sia stato scoperto e che quel cane di greco sia vincitore su tutti . Non perdere un momento , va ' a raggiungere subito la Tigre della Malesia e avvertilo subito di quanto è avvenuto . - E tu ? - Io rimango qui a sorvegliare il greco . Ho modo di sapere quello che può accadere alla corte . La mia presenza in Gauhati può essere più utile che altrove . - Hai bisogno di denaro ? Ho riscosso or ora per conto del capo . - Dammi cento rupie . - E dove potrò io trovarti ? - Nel sobborgo di Kaddar vi è una casetta tutta rossa , che appartiene al chitmudgar , che era stato messo a disposizione del capitano Yanez . Là andrò a stabilirmi . Ora parti senza indugio e va ' ad avvertire la Tigre . Quell ' uomo libererà di certo il capitano . - Bindar gli contò le cento rupie , poi partì a corsa sfrenata dirigendosi verso il fiume , dove contava di acquistare o di noleggiare qualche piccolo battello . Kubang proseguì il suo cammino per raggiungere il borgo , il quale trovandosi lontano dal palazzo reale , aveva meno probabilità , in quel luogo , di venire scoperto . Sua prima cura però fu quella di entrare da un rigattiere baniano e di cambiare il suo costume troppo vistoso , con uno mussulmano ; poi dopo d ' aver fatto colazione in un modestissimo bengalow di passaggio , riprese la marcia addentrandosi nelle tortuose viuzze della città bassa . Eccetto che nei grandi centri , o nei dintorni dei palazzi reali o delle più celebri pagode , le città indiane non hanno strade larghe . La pulizia è una parola poco conosciuta , sicché quelle viuzze , prive d ' aria , sempre sfondate e polverose , essendo rare le piogge , somigliano a vere fogne . Una puzza nauseante si alza da quei labirinti , anche perché di quando in quando si trovano delle vaste fosse , dove vengono gettate le immondizie delle case , il letame delle stalle e le carogne d ' animali morti . Guai se non vi fossero i marabù , quegli infaticabili divoratori , che da mane a sera frugano entro quei mondezzai , ingozzandosi fino quasi a scoppiare . Fu solamente verso le tre del pomeriggio che Kubang , che aveva parecchie volte sbagliata via , non conoscendo che imperfettamente la città , riuscì finalmente a scoprire la casetta rossa del chitmudgar . Era una minuscola costruzione a due piani , che sembrava più una torre quadrata che una vera casa , che si elevava in mezzo ad un giardinetto dove sorgevano sette od otto maestose palme , che spandevano all ' intorno una deliziosa ombra . - È un vero nido , - mormorò Kubang . - Speriamo che il proprietario vi sia già . - Aprì il cancelletto di legno che non era stato fermato e s ' inoltrò sotto le piante . Il maggiordomo stava seduto dinanzi alla sua casetta , insieme a una bella e giovane indiana dalla pelle vellutata , appena un po ' abbronzata , con lunghi capelli neri adorni di mazzolini di fiori . - Ti aspettavo , sahib , - disse l ' indù muovendo sollecitamente incontro al malese . - Sono due ore che sono giunto . Ecco la mia donna , una brava fanciulla , che sarà ben lieta di riceverti come ospite , se tu , come credo , avrai intenzione di fermarti qui . Almeno saresti sicuro , specialmente ora che hai cambiato pelle . - È una offerta che io accetto ben volentieri , avendo dato appuntamento qui agli amici del mio padrone . - Saranno sempre ben ricevuti da me e dalla mia donna . - Hai raccolte notizie sul capitano ? - Ben poche . Posso solo dirti che è sempre rinchiuso nel sotterraneo della terza cupola , però ... - Continua . - Ho trovato il modo di poter far pervenire a lui tue notizie , se credi che possano essergli utili . - E come ? - chiese il malese con ansietà . - Il rajah ha rinnovato i carcerieri che vi erano prima , e uno è un mio parente . - E si presterà al pericoloso giuoco ? - È troppo furbo per lasciarsi sorprendere . Con un po ' di rupie , sarà a nostra disposizione . - Dammi un pezzo di carta . - Più tardi : ora pranziamo . - 25 . La ritirata della Tigre della Malesia Quantunque il colpo , che non si aspettavano di certo , fosse stato terribile , Sandokan e Tremal - Naik non avevano tardato a riprendere il loro sangue freddo . Erano uomini troppo bene temprati , per rimanere molto a lungo sotto l ' impressione d ' un disastro , per quanto grave fosse . Dopo aver avvertito Surama di quanto era accaduto e di averla tranquillizzata , radunarono fuori della pagoda tutti i loro uomini per concentrarsi sul da farsi . Da quel consiglio non scaturì che una sola idea , condivisa da tutti . Salvare più presto che fosse possibile Yanez , prima di tentare il cozzo supremo che doveva travolgere il rajah e privarlo della corona . Disgraziatamente un gravissimo pericolo li minacciava , pericolo che non erano ben certi di evitare . Bindar , dopo aver annunciata la cattura del portoghese , aveva pure recato la notizia che il loro rifugio era stato scoperto e che le truppe del rajah si preparavano a circondare la jungla . Era quindi necessario , innanzi a tutto , sfuggire a quel pericoloso accerchiamento . Perciò appena terminato il consiglio , Sandokan , dopo d ' aver lanciato una diecina d ' uomini in tutte le direzioni , onde non farsi sorprendere , richiamò Bindar che stava rifocillandosi entro la pagoda : - Hai veduto tu , coi tuoi propri occhi , le truppe del rajah avanzarsi verso la jungla ? - Ho scorti tre grossi poluar , carichi di seikki e di guerrieri assamesi , gettare le ancore nella palude dei coccodrilli e due bangle pure montate da soldati , risalire il fiume coll ' evidente intenzione di sbarcare più a oriente . - Quanti uomini supponi che vi fossero a bordo di quei cinque velieri ? - Non meno di duecento , - rispose l ' indiano . - Hai veduto artiglieria a bordo ? - I poluar avevano un pezzo ciascuno ; le bangle solamente delle spingarde . - Sei tu proprio sicuro che quegli uomini mirino ad impadronirsi di noi , oppure che si tratti di qualche spedizione diretta contro qualche tribù ribelle ? - Non vi sono abitanti da queste parti , sahib , per un tratto immenso . Qui le jungle e gli stagni si seguono per parecchie dozzine di miglia e non vi è che un solo villaggio , quello di Aurang , ed è troppo piccolo per ribellarsi all ' autorità del rajah , o per rifiutarsi di pagare le tasse . No , sahib , quei guerrieri hanno intenzione di muovere verso di noi . - Dove si trova quel villaggio ? - A oriente della jungla . - Si potrebbero trovare colà degli elefanti ? - chiese Sandokan . - Il capo ha un piccolo parco dove nutre una mezza dozzina di quegli animali . - Pagandoglieli bene ce li venderebbe ? - Certo , sahib . Non li fa ammaestrare per puro capriccio . - Potresti tu raggiungere quel villaggio ? - Una quindicina di miglia non mi fanno paura . - Che cosa vuoi farne tu di quelle bestie ? - chiese Tremal - Naik , che assisteva al colloquio insieme a Surama e a Kammamuri . - Tu sai che ho sempre delle strane idee , - rispose la Tigre della Malesia . - E sempre di esito sicuro , - aggiunse il maharatto . - Io ho bisogno di almeno quattro elefanti , - riprese Sandokan rivolgendosi a Bindar . - Hai riscosso le rupie ? - Sì , sahib . - Credi tu che gli uomini che hanno risalito il fiume , abbiano già circondata la jungla verso oriente ? - È impossibile : da quel lato è molto vasta e anche se fossero già sbarcati , sarei più che certo di passare attraverso alle loro sentinelle senza correre il pericolo di venire scorto e fucilato . - Amico , tu tieni nelle tue mani la sorte di tutti , - disse Sandokan con voce grave . - Parti subito , additaci la via che noi dovremo tenere per giungere al villaggio , acquista gli elefanti e non preoccuparti per noi . Questa sera noi leveremo il campo e attraverseremo la jungla a dispetto dei seikki e dei guerrieri assamesi . Ah ! mi scordavo una cosa importantissima . Tu sai dove rivedere Kubang ? - Sì , nella casa del chitmudgar , che il rajah aveva messo a disposizione del sahib bianco . - Mi basta . - Sandokan , - disse Surama che aveva ancora i lucciconi agli occhi , - che cosa vuoi fare ? Non abbandonerai il mio fidanzato è vero ? - Un lampo terribile avvampò negli occhi del formidabile uomo . - Fossi sicuro di perdere ambe le braccia , ti giuro , Surama , che Yanez , l ' uomo che io amo più che se fosse mio fratello , sarà libero , e che vendicherò anche i miei uomini caduti sotto le zampe dell ' elefante - carnefice . Quando saremo sfuggiti all ' accerchiamento , il rajah ed il greco avranno da fare i conti con me . - E perché vuoi quegli elefanti ? - chiese Tremal - Naik . - Desidero , prima di ridiscendere verso Gauhati , vedere le montagne dove nacque Surama . E poi mi occorre della forza in mano , ed una forza terribile da scaraventare addosso a quei due miserabili . I seikki li tengo in mano e quando vorrò , il demjadar s ' incaricherà di metterli a mia disposizione ; ma quelli non bastano per spazzare via un trono . Che io possa avere cinque o seicento montanari e vedrai come prenderemo d ' assalto la città e come l ' Assam intero griderà : Viva la nostra regina ! Orsù , facciamo i nostri preparativi . - Ed i prigionieri ? - Verranno con noi , per ora . - Due ore prima del tramonto , come già era stato convenuto , i dieci uomini mandati in esplorazione , fecero ritorno alla pagoda . Recavano tutti notizie poco rassicuranti . Molti uomini erano realmente sbarcati nello stagno dei coccodrilli , e si erano accampati sul margine della jungla . - Bindar non si è ingannato , - disse Sandokan . - È proprio contro di noi che si preparano ad operare . Ebbene prenderanno d ' assalto la pagoda vuota . - I malesi ed i dayachi si caricarono dei loro fardelli , contenenti tappeti , tende , coperte , munizioni ed un po ' di viveri e si misero in marcia su una doppia fila , tenendo nel mezzo i prigioneri e Surama . Tremal - Naik e la Tigre della Malesia , con sei uomini scelti fra i migliori tiratori , aprivano la marcia , mentre Kammamuri e Sambigliong con altri quattro , pure scelti , la chiudevano per coprire la colonna alle spalle . Le tenebre calavano rapide e le grida dei numerosi volatili , appollaiati sulle cime degli altissimi bambù , a poco a poco si spegnevano , mentre invece in lontananza cominciavano a farsi udire le lugubri urla dei cani selvaggi . Di passo in passo che la piccola colonna si allontanava dalla pagoda , la via diventava sempre più difficile , poiché in quella direzione non esistevano sentieri . Gigantesche macchie di bambù , di quando in quando , sbarravano il passo , obbligando gli uomini dell ' avanguardia a lavorare colle scimitarre per aprirsi un varco . Fortunatamente di tratto in tratto s ' incontravano delle radure abbastanza vaste ; ma anche là i fuggiaschi si vedevano costretti ad avanzare con infinite precauzioni , perché il suolo era tutto irto di quelle erbe taglienti e rigide come sciabole , chiamate kalam , che hanno le punte così acute , da traforare le suole delle scarpe . La marcia , in conseguenza di quegli ostacoli , diventava lentissima , mentre Sandokan avrebbe desiderato che fosse stata velocissima , temendo , e non a torto , che anche le truppe , sbarcate nella palude dei coccodrilli , approfittassero delle tenebre per avanzarsi nella jungla , colla speranza di sorprendere gli abitatori della pagoda ancora addormentati . Dopo un ' ora la colonna aveva appena percorse due miglia , ed il margine orientale della jungla era ancora lontanissimo . - Eppure bisogna raggiungerlo prima che spunti l ' alba , - disse Sandokan a Tremal - Naik , - se vorremo passare inosservati . Gli indiani che hanno risalito il fiume possono essere già sbarcati ed essere in agguato . La nostra salvezza sta nella nostra rapidità e negli elefanti , se Bindar riuscirà a procurarceli . Con quegli animali ci lasceremo indietro seikki e assamesi . - Di quando in quando qualche animale , disturbato dal rumore prodotto dalle scimitarre e dal cadere delle gigantesche canne , balzava fuori dai cespugli vicini e fuggiva a precipizio . Non erano però sempre dei nilgò o degli axis , gli eleganti cervi delle jungle indiane , che scappavano davanti alla colonna : qualche volta era una pantera che mostrava qualche velleità di resistenza , ma che si decideva , dinanzi al lampeggiare delle scimitarre dell ' avanguardia , a battere in ritirata , pur ringhiando e brontolando . Altre tre miglia erano state guadagnate ed in lontananza cominciava a delinearsi qualche albero , quando una detonazione debole , si propagò attraverso i bambù della jungla . - La detonazione viene da oriente , è vero , Tremal - Naik ? - chiese Sandokan . - Sì , - rispose il bengalese che ascoltava attentamente . - Allora vuol dire che gli indiani hanno raggiunto il margine della jungla . - Un altro sparo , un po ' più distinto però , si udì in quel momento e non già verso oriente , bensì verso occidente . - Le due colonne si corrispondono , - riprese Sandokan , la cui fronte si era rabbuiata . - Quella che viene dalla palude dei coccodrilli , ci è ben più vicina dell ' altra . - Abbiamo però un vantaggio di tre o quattro miglia per lo meno , - disse Kammamuri . - Che perderemo se riescono a trovare la nostra pista , - rispose Sandokan . - Mentre noi saremo costretti ad aprirci la via , loro invece seguiranno quella che ci lasciamo alle spalle . Affrettiamoci ! - L ' avanguardia fu accresciuta di altri quattro uomini : due armati di bastoni , fiancheggiavano l ' avanguardia tirando furiose legnate a destra ed a manca , per far fuggire i serpenti , i quali preferiscono abitare le macchie più fitte per meglio sorprendere le prede . Già tutte le jungle indiane , sia del settentrione , del centro che del mezzodì , sono infestate di serpenti del minuto , che in meno di quaranta secondi fulminano l ' uomo più robusto ; di gulabi , chiamati anche serpenti rosa ; di cobra - capello , i più terribili della specie , e di cobra manilla , lunghi appena un piede , di colore azzurro e sottilissimi e pure pericolosi , e di colossali rubdira mandali , che raggiungono talvolta la lunghezza di dieci e perfino undici metri , e di pitoni che posseggono una forza così prodigiosa da stritolare , fra le loro possenti spire , i formidabili bufali e perfino le ferocissime tigri . A mezzanotte Sandokan concesse un po ' di riposo ai suoi uomini , sia per riguardo a Surama che doveva essere stanchissima , quanto per mandare Kammamuri con due dayachi a fare una rapida esplorazione alle spalle della colonna . Quella corsa , eseguita dal maharatto con velocità straordinaria , non diede però alcun risultato apprezzabile . I guerrieri sbarcati nella baia dei coccodrilli dovevano essere ancora lontani . Una detonazione che rimbombò verso oriente , più chiara della prima , decise Sandokan a levare frettolosamente il campo . Una seconda rispose , dopo qualche minuto , in direzione opposta . - Ci stringono , - disse Sandokan a Tremal - Naik . - Se deviassimo verso il nord ? - Ed il villaggio dove Bindar ci aspetta cogli elefanti ? - chiese il bengalese . - Lo ritroveremo più tardi . Quello che ora preme di più è di non lasciarci rinchiudere in un cerchio di ferro e di fuoco . - Proviamo , - concluse il bengalese . - Riformarono la colonna e dopo d ' aver percorso il tratto di sentiero aperto dall ' avanguardia , piegarono decisamente verso il settentrione . L ' idea di Sandokan fu ottima , poiché dopo che ebbero percorso altri cinque o seicento metri , la jungla pur rimanendo sempre tale , e conservando le sue inestricabili macchie , cominciò a diradarsi . La colonna incontrava con maggior frequenza degli spazi liberi , dove non vi erano che delle erbe che non avevano la rigidezza dei kalam e dove poteva avanzare con maggior rapidità , però aumentava il pericolo da parte degli abitatori della jungla . Se cervi e caprioli scappavano , di tratto in tratto qualche gigantesco bufalo o qualche rinoceronte , si precipitava all ' impazzata addosso all ' avanguardia e non voltava il dorso se non dopo d ' aver ricevuto una mezza dozzina di palle di pistola nel corpo . Alle due del mattino Sandokan fece fare un secondo alt . Era inquieto , e prima di piegare verso oriente , non volendo discostarsi troppo dalla linea , sulla quale doveva incontrare il villaggio , voleva avere almeno qualche notizia delle due bande indiane , per sapersi regolare sul cammino che doveva tenere . Avendo scoperto un fico baniano , che da solo formava una piccola foresta e la cui cupola immensa era sorretta da parecchie centinaia di tronchi , come il famoso ficus chiamato dagli indiani cobir - bor , che è celebre nel Guzerate , fece nascondere là in mezzo la sua colonna , poi chiamati due uomini e Tremal - Naik , partì alla scoperta , dopo aver raccomandato agli accampati il più assoluto silenzio . - Rifacciamo la via percorsa , - disse al bengalese . - Noi non dobbiamo procedere così alla cieca senza prima sapere se i nostri nemici ci sono alle calcagna o se ci preparano qualche nuovo agguato . - Si erano messi in corsa , seguendo la medesima via tenuta da prima , segnata da bambù abbattuti e da kalam decapitati . Un silenzio profondo regnava sulla jungla . Non si udivano né urla di bighama , né ululati di sciacalli : quello non era un indizio rassicurante . Se estranei non avessero percorso le macchie , quegli eterni cacciatori non sarebbero stati zitti . Se tacevano , ciò voleva dire che erano spaventati . Bastarono venti minuti , a quegli infaticabili corridori , per giungere al sentiero che avevano aperto prima di cambiare direzione . Sandokan , non udendo alcun rumore e non parendogli di scorgere nessun nemico , stava per spingere una breve esplorazione anche su quello , quando Tremal - Naik , che gli stava presso , gli posò energicamente una mano sulle spalle , spingendolo poi quasi con violenza verso un gruppo di banani selvatici , i quali stendevano in tutte le direzioni le loro gigantesche foglie . Erano trascorsi appena due minuti , quando udirono distintamente i bambù ad agitarsi e scricchiolare , poi quattro uomini , armati di fucili , sbucarono nella piccola radura che s ' apriva fra le gigantesche canne ed il gruppo di banani . Erano non già seikki , bensì scikari , ossia battitori delle jungle , persone abilissime , anzi impareggiabili nel seguire le piste , sia degli uomini come delle belve feroci . Si erano subito arrestati esaminando attentamente il terreno e rimovendo le erbe che lo coprivano . - Hanno cambiato direzione , Moko - disse uno di quegli scikari . - Non marciano più verso oriente . - Lo vedo , - rispose colui che doveva chiamarsi Moko . - Devono essersi accorti che noi marciamo sulle loro tracce e filano verso il settentrione . - Allora sfuggiranno all ' accerchiamento . - E perché ? - Non abbiamo truppe in quella direzione . Uno di noi raggiunga i seikki che ci seguono , e noi continuiamo a camminare sulla pista . - Mentre uno partiva di corsa rifacendo la via , gli altri tre si erano rimessi in cammino , curvandosi di quando in quando al suolo , per non perdere di vista le piste della colonna fuggente . Sandokan e Tremal - Naik attesero che si fossero allontanati , poi , a loro volta , si misero in cammino , girando la macchia di banani dal lato opposto . - Dobbiamo gareggiare di velocità e sorpassarli , - disse la Tigre della Malesia . - E se tendessimo invece un agguato a quegli scikari ? - chiese Tremal - Naik . - Un colpo di carabina in questo momento tradirebbe la nostra presenza . Penseremo più tardi a sbarazzarci di loro . Corriamo , amici ! - Tremal - Naik , che aveva trascorsa la sua gioventù fra le grandi jungle delle Sunderbunds , possedeva un ' orientazione naturale , cosa comune a molti popoli dell ' oriente , quindi era più che sicuro di condurre i suoi compagni là dove la colonna si era accampata . Per timore però d ' incontrare nuovamente gli scikari sui suoi passi , deviò verso ponente , descrivendo un lungo giro . Quella corsa rapidissima , poiché tutti avevano ancora le gambe solide , quantunque il malese e l ' indiano non fossero più giovani , durò una ventina di minuti . - Pronti a ripartire senza indugio , - comandò Sandokan ai suoi uomini , quando ebbe raggiunto l ' accampamento . - Ci seguono ? - chiese Surama . - Hanno scoperto le nostre tracce , - rispose Sandokan . - Non inquietarti però , fanciulla . Noi sfuggiremo all ' accerchiamento , dovessimo sfondare qualche linea . - La colonna si riformò , mettendo i prigionieri nel mezzo e partì a passo accelerato . Sandokan aveva raddoppiato gli uomini della retroguardia , temendo da un istante all ' altro un attacco da parte degli scikari . Aveva però raccomandato a Kammamuri , che la comandava , di respingerli colle armi bianche non volendo segnalare , con spari , la sua direzione al grosso degli assamesi . La jungla continuava a diradarsi e tendeva a cambiare . Alle macchie intricate e difficili ad attraversarsi , si succedevano , di quando in quando , gruppi d ' alberi , per lo più palmizi tara , circondati però da cespugli foltissimi , che avevano delle estensioni straordinarie , ottimi rifugi in caso di pericolo . La marcia diventava sempre più precipitosa . Tutti sentivano per istinto che solo dalla velocità delle gambe , dipendeva la loro salvezza e che stavano per giuocare una partita estremamente pericolosa , anzi la corona di Surama . Che cosa sarebbe avvenuto se le truppe del rajah li avessero schiacciati nella jungla ? Chi avrebbe salvato Yanez ? La catastrofe sarebbe stata completa e avrebbe segnata la fine assoluta delle ultime e formidabili tigri della gloriosa Mompracem . Alle tre del mattino Kammamuri , che era rimasto sempre colla retroguardia , ad una notevole distanza , raggiunse Sandokan . - Padrone , - disse con voce affannosa per la lunga corsa , - gli scikari ci hanno raggiunti . - Quanti sono ? - Sei o sette . - Sono dunque aumentati di numero ? - Sembra , Tigre della Malesia . Che cosa devo fare ? - Tendere a loro un agguato e distruggerli . - E se fanno fuoco ? - Farai il possibile di sorprenderli e d ' ucciderli prima che pongano mano alle carabine . - Kammamuri ripartì a corsa sfrenata , mentre la colonna continuava la ritirata fra le macchie e gli alberi . Altri dieci minuti trascorsero , minuti lunghi come ore per Sandokan e per Tremal - Naik , poi delle grida orribili ed un cozzar d ' armi ruppero il silenzio , che regnava sulla tenebrosa jungla , seguìto qualche istante dopo da un colpo d ' arma da fuoco . - Maledizione ! - esclamò Sandokan , fermandosi . - Questo sparo non ci voleva . - E nemmeno questi , - aggiunse Tremal - Naik . A quella detonazione isolata aveva tenuta dietro una scarica di carabine fortissima . Dovevano essere stati i seikki e gli assamesi a far fuoco . - Sono ancora lontani ! - esclamò Sandokan , il cui viso si era subito rasserenato . - Un miglio almeno , - rispose Tremal - Naik . - Aspettiamo Kammamuri . - Non attesero molto . Il maharatto giungeva di corsa seguìto dalla retroguardia . - Distrutti ? - chiese Sandokan . - Tutti , padrone - rispose Kammamuri . - Disgraziatamente non abbiamo potuto impedire a uno degli scikari di scaricare la sua carabina . - Ha ucciso nessuno dei nostri ? - chiese Tremal - Naik . - Ho avuto il tempo di fargli deviare la canna del fucile . - Tu vali una tigre di Mompracem , - disse Sandokan . - Riprendiamo la corsa . Abbiamo qualche miglio di vantaggio e potremo forse aumentarlo . - O perderlo , - disse in quel momento Sambigliong . - Perché ? - chiese Sandokan . - I kalam ricominciano al di là di queste macchie e ci faranno nuovamente tribolare , padrone . - Sono secche quelle erbe ? - Bruciate dal sole . - Benissimo , avremo , in caso disperato , una riserva preziosa . - In quale modo ? - chiese Tremal - Naik . Invece di rispondere Sandokan si bagnò l ' estremità del dito pollice e l ' alzò come fanno i marinai , per indovinare la direzione del vento . - Soffia da settentrione la brezza , - disse poi . - Allo spuntare del sole sarà più viva . Dio , Maometto , Brahma , Siva e Visnù , tutti uniti , ci proteggono . Dateci la caccia ora , miei cari seikki ! Amici , avanti , io rispondo di tutto ! - 26 . Fra il fuoco ed il piombo Che cosa aveva scoperto ? Lui solo lo sapeva e se un tale uomo aveva pronunciate quelle parole , voleva dire che era certo della riuscita del suo piano . Sambigliong aveva detto il vero annunciando la presenza dei kalam , quelle erbe alte e durissime , rigide come lame . Infatti appena la colonna ebbe attraversata l ' ultima macchia , cadde nel bel mezzo d ' una vastissima radura , tutta irta di quei pericolosi vegetali . Non mancavano però , qua e là , gruppi di cespugli che avevano delle estensioni non comuni . L ' avanguardia fu raddoppiata e riprese la faticosa sua manovra , sciabolando le erbe per aprire il passo ai compagni , che correvano il pericolo di rovinarsi le gambe ed i piedi . Ed intanto le tenebre cominciavano a dileguarsi . Le stelle impallidivano rapidamente , ad oriente la luce cominciava a fare la sua comparsa dilagando pel cielo , la jungla continuava ad estendersi come se non dovesse finire mai . Sandokan si manteneva nondimeno sempre tranquillo . I suoi sguardi erano fissi su una massa ancora oscura che giganteggiava al di là della pianura dei kalam e che sembrava una foresta od una gigantesca macchia di altissimi bambù . Certamente era quella che desiderava raggiungere , prima di decidersi a mettere in effetto il suo piano . Si era messo dietro all ' avanguardia e stimolava i falciatori a far presto , temendo che la sua truppa potesse venire raggiunta prima di arrivare a quel rifugio , che aveva già indovinato e dove sperava di poter opporre un ' accanita resistenza , anche se fosse stato assalito alle spalle . La pianura dei kalam fu finalmente attraversata , nel momento in cui il sole sorgeva , fiammeggiante , sull ' orizzonte . Tutti erano sfiniti , specialmente Surama che aveva tenuto testa a quei poderosi camminatori delle foreste del Borneo . Erano giunti sul margine d ' un piccolo bosco , formato quasi esclusivamente di banani selvatici e di giacchieri , che reggevano delle frutta colossali . Sandokan fece ricoverare la sua truppa sotto quelle foglie superbe , poi chiamato Kammamuri gli chiese : - Abbiamo delle bottiglie di gin fra i nostri bagagli ? - Una dozzina . - Falle deporre dinanzi a me , poi farai raccogliere quanta legna secca si potrà trovare . Affrettati , poiché i seikki e gli assamesi , non devono essere lontani . - Sì , padrone . - Chiamò alcuni uomini e si cacciò nel bosco . Sandokan e Tremal - Naik intanto si erano spinti innanzi , verso i kalam , sorvegliando attentamente la radura che avevano poco prima attraversata . S ' aspettavano da un momento all ' altro di veder comparire gli assalitori ed erano sicuri di non ingannarsi . Un fischio di Kammamuri li avvertì che gli ordini erano stati eseguiti . Non vedendo comparire gli avversari , si ripiegarono verso il bosco , dove trovarono pronti una trentina di fasci di legna secca , disposti in semi - cerchio davanti al campo . - Preparatevi ad aprire il fuoco , - disse Sandokan ai suoi malesi ed ai suoi dayachi , che aspettavano appoggiati alle loro carabine . - Sparate a colpo sicuro e non fate spreco di munizioni : oggi ne abbiamo più bisogno che mai . Sei uomini attraversino intanto il bosco e ci guardino le spalle . Gli uomini che sono sbarcati a monte del fiume , possono averci chiusa la ritirata verso il nord . Silenzio e lasciamo avanzare quelli che procedono da ponente . - Si erano tutti sdraiati dietro le ultime file dei kalam , tenendo la carabina a fianco . Ad un tratto una parola sfuggì da tutte le labbra : - Eccoli ! - All ' estremità della vasta radura , in piena luce , poiché il sole si alzava rapidamente dietro i grandi alberi , erano comparsi alcuni uomini , che portavano sulla testa dei turbanti monumentali , ed altri ne sbucavano . Erano i seikki del rajah che precedevano gli assamesi , e che si avanzavano su due colonne , pronti a slanciarsi all ' attacco . Sandokan s ' appressò alle bottiglie , le spaccò una ad una lasciando scorrere il liquido sui fastelli di legno , poi acceso un ramo resinoso , li incendiò tutti . Fiamme livide s ' alzarono tosto , comunicandosi ai kalam , semi - bruciati dal sole . Bastarono pochi secondi perché una vera cortina di fuoco , si stendesse dinanzi al margine della foresta . - Ora , amici ! - gridò il formidabile uomo , gettando il ramo fiammeggiante e afferrando la carabina - salutate i montanari dell ' India . Sono degni avversari delle tigri di Mompracem , e ne hanno il diritto . - I seikki , che si erano avanzati rapidissimi , non erano che a quattrocento metri . Una scarica nutrita , li arrestò di colpo , facendone cadere parecchi a terra . I montanari indiani , quantunque non si aspettassero una così brutta accoglienza , allargarono le loro file per offrire meno presa alle palle nemiche , ed a loro volta cominciarono a sparare , a casaccio però , poiché le fiamme che si alzavano altissime ed i nuvoloni di fumo misti a immensi getti di scintille , coprivano interamente i dayachi ed i malesi . Questi d ' altronde , si erano così bene appiattati in mezzo alle piante , da non poter essere colpiti . Il fuoco dei seikki e dei soldati assamesi , ebbe una durata brevissima , poiché l ' incendio si dilatava con rapidità prodigiosa , soffiando una forte brezza dal settentrione . I kalam investiti dalle fiamme si contorcevano , scoppiettavano e sparivano a vista d ' occhio . Pareva che tutta la jungla dovesse venire distrutta dall ' elemento divoratore . I seikki , dinanzi a quel formidabile nemico che li minacciava da tutte le parti , e contro il quale nulla potevano , avevano cominciato a battere rapidamente in ritirata . Nuvole di cenere ardente e di scintille , piovevano già su di loro , costringendoli a raddoppiare la corsa . Sandokan , appoggiato al tronco d ' un tara , guardava tranquillamente l ' incendio ed i nemici a scappare a rotta di collo . - Non credevo che ti fosse nata nel tuo fantasioso cervello una così splendida idea , - gli disse Tremal - Naik , che gli stava presso con Surama . - Tu sei sempre la terribile ed invincibile Tigre della Malesia . - Questo incendio non si spegnerà , se non quando avrà divorato l ' ultimo bambù di questa jungla ; e i seikki , se vorranno salvarsi , saranno costretti a riguadagnare la palude dei coccodrilli . - E gli altri , li hai dimenticati ? Possono aver già compiuto l ' aggiramento alle nostre spalle . - Sfonderemo le loro linee . - Una cosa però mi cruccia . Dove si troverà il villaggio ? Ci siamo gettati molto fuori di strada . - Vedo una collina a tre o quattro miglia verso il settentrione . Di lassù potremo benissimo scorgerlo e raggiungerlo . - Già la colonna di Sandokan stava per raggiungere gli avamposti mandati ad esplorare i margini settentrionali della macchia , quando si vide avanzarsi Sambigliong , facendo dei larghi gesti come per raccomandare il più assoluto silenzio . - Che cosa c ' è ancora ? - chiese la Tigre della Malesia quando il vecchio pirata fu vicino . - C ' è padrone , che noi siamo giunti troppo tardi sui margini della jungla , - rispose Sambigliong . - Vuoi dire che abbiano dinanzi a noi altri nemici . - Sì , e non mi sembrano pochi . - Saccaroa ! - esclamò Sandokan con ira . - Sono uccelli questi indiani per percorrere in così breve tempo tali distanze ? Quei guerrieri devono essere quelli sbarcati a monte del fiume . - Certo , - disse Tremal - Naik . - Dove sono ? - Imboscati a quattro o cinquecento passi da noi , - rispose Sambigliong . - Quando sono giunti ? - Pochi minuti fa . Correvano come gazzelle , attratti senza dubbio dall ' incendio . - Vi hanno scorti ? - Sì e per questo si sono arrestati . - Ebbene li attaccheremo e passeremo attraverso le loro file , - disse Sandokan . - Formiamo due piccole colonne d ' attacco , con Surama ed i prigionieri in coda guardati da sei uomini . Siete pronti ? - Non aspettiamo che il vostro segnale , - rispose Kammamuri per tutti . - All ' attacco , Tigrotti della Malesia ! - Dayachi e malesi si sparpagliarono alla bersagliera e si spinsero innanzi attraverso le erbe ed i cespugli , guidati gli uni da Tremal - Naik e da Kammamuri , e gli altri da Sandokan e da Sambigliong . La fucileria incominciò intensissima da una parte e anche dall ' altra . Gli indiani però , che non contavano fra di loro alcun seikko , tiravano come coscritti alle prime prove del bersaglio , mentre gli uomini di Sandokan , che erano tutti meravigliosi bersaglieri , di rado mancavano ai loro colpi . Sandokan che non voleva esporre troppo i suoi uomini al fuoco , per quanto irregolarissimo e pessimo , spingeva alacremente l ' attacco , desideroso di venire all ' arma bianca . Si era gettato a bandoliera la carabina ed aveva impugnata la sua terribile scimitarra , quell ' arma che manovrata dal suo formidabile braccio , non poteva trovare alcuna difesa . Correva dinanzi ai suoi uomini , balzando come una vera tigre a destra ed a sinistra , urlando come una belva feroce : - Sotto , Tigrotti di Mompracem ! All ' attacco ! - I dayachi ed i malesi , che non erano meno agili di lui , piombarono colle scimitarre in pugno addosso alla colonna assamese , come uno stormo di avvoltoi affamati . Sfondarla e fugare i nemici a gran colpi di sciabola , fu l ' affare di pochi secondi . Una scarica di carabine li decise a sgombrare completamente la fronte d ' attacco ed a rifugiarsi nella jungla . - Tutta quella gente non vale un seikko , - disse Sandokan . - Se il rajah conta su questi guerrieri è perduto . - Prima che possano riunirsi e ritentare l ' attacco , raggiungiamo la collina , - disse Tremal - Naik . - Potrebbero ritornare alla caccia e tormentare la nostra marcia verso il villaggio . - E poi lassù potremo opporre una maggior resistenza , - aggiunse Sambigliong . - Voi parlate come generali prudenti , - disse Sandokan , sorridendo . - Riprendiamo la nostra corsa amici . - La collina non distava che cinque o seicento metri e sorgeva perfettamente isolata . Era una montagnola che spingeva la sua vetta a sette od ottocento piedi , e coi fianchi coperti da una lussureggiante vegetazione . La colonna , che si era riformata , attraversò a passo di corsa la distanza , sparando di quando in quando qualche colpo di fucile . L ' ascensione fu compita in meno di mezz ' ora , non ostante gli ostacoli opposti da tutta quella massa di piante e senza che gli assamesi avessero ritentato l ' attacco . Giunti sulla cima , Sandokan fece accampare i compagni , onde accordare a loro un paio d ' ore di riposo , ben meritato d ' altronde , dopo una così lunga corsa attraverso la jungla , sempre battagliando ; poi con Tremal - Naik e Kammamuri si inerpicò su una roccia che formava il culmine della collina , e che era affatto spoglia di qualsiasi vegetazione . Di lassù lo sguardo poteva dominare un immenso spazio , estendendosi tutto intorno la pianura . L ' incendio continuava ancora nella jungla minacciando di estendersi fino sulle rive del Brahmaputra e verso la palude dei coccodrilli . Era un vero mare di fuoco , che aveva una fronte di cinque o sei miglia e che tutto divorava sul suo passaggio . Enormi colonne di fumo nerissimo e getti immensi di scintille , ondeggiavano su quell ' immane braciere , avvolgendo già la foresta che si estendeva dietro la jungla . Perfino la vecchia pagoda di Benar era crollata , e non era rimasto in piedi che qualche pezzo di muraglia . Sandokan ed i suoi compagni volgendo gli sguardi verso levante , non tardarono a scoprire un piccolo villaggio , formato da una minuscola pagoda e da qualche centinaio di capanne . Si trovava molto lontano dall ' incendio e fuori da qualsiasi pericolo , perché vaste risaie , coi canali pieni d ' acqua , lo circondavano . - Non può essere che quello , - disse Sandokan additandolo ai compagni . - Non ne vedo altri in nessuna direzione . - E nemmeno io , - rispose Tremal - Naik . - Quanto credi che disti da noi ? - Cinque miglia . - Una semplice corsa . - Sì , se gli assamesi ci lasceranno tranquilli . - Li vedi ? - Sono sempre nascosti fra i kalam . - Che ci spiino ? - Ne sono certo . Ci proveremo a ingannarli scendendo l ' altro versante della collina . - Si lasciarono scivolare lungo la parete rocciosa , che aveva già una notevole pendenza e raggiunsero i loro compagni , che si erano accampati fra le piante . - Tutto va bene , almeno per ora - disse Sandokan a Surama . - Io spero di poter raggiungere il villaggio in un paio d ' ore , tenuto conto delle difficoltà che incontreremo nella foresta . Se troveremo gli elefanti , faremo correre i seikki , se vorranno darci la caccia . - E Yanez ? - chiese la giovane con angoscia . - Come ben puoi comprendere , pel momento , nulla possiamo fare per lui . La sua liberazione richiederà un certo tempo . D ' altronde non inquietarti : egli non corre alcun pericolo , perché il rajah , convinto che sia un inglese , non oserà torcergli un capello . Tutt ' al più lo farà tradurre alla frontiera bengalese . - E come potremo ritrovarlo poi ? - Oh ! Sarà lui che muoverà incontro a noi , quando gli giungerà la buona notizia che le Tigri di Mompracem ed i tuoi montanari hanno preso d ' assalto la capitale del tuo futuro regno . Ah ! mi dimenticavo di chiederti una preziosa notizia . Il Brahmaputra attraversa le tue montagne ? - Sì . - Ha delle barche quella gente ? - Bangle e anche dei grossi gonga . - Non speravo tanto , - disse Sandokan . Si sdraiò poi sotto un banano selvatico , accese la sua pipa e si mise a fumare con studiata lentezza , tenendo gli sguardi fissi sui kalam , in mezzo ai quali dovevano trovarsi ancora gli assamesi , non potendo allontanarsi in causa dell ' incendio , che sbarrava a loro la ritirata verso il fiume . Gli altri lo avevano già imitato , chi fumando e chi masticando noci d ' areca . Era trascorsa un ' ora e fors ' anche di più , quando Sandokan vide delle ombre umane scivolare fra i kalam e radunarsi presso una doppia fila di cespugli , che s ' allungavano quasi ininterrottamente verso la base dell ' altura . - In piedi amici , - comandò . - È il momento di sloggiare . - Che cosa succede ancora ? - chiese Surama . - I tuoi futuri sudditi si preparano a snidarci , - rispose Sandokan , - ed io non ho alcun desiderio di aspettarli quassù . Preparate le vostre gambe , perché si tratta di fare una vera corsa . Tenetevi sempre fra le piante , finché avremo raggiunto il versante opposto . - Strisciando fra i sarmenti ed i cespugli e tenendosi al riparo dalle larghe foglie dei banani , la piccola colonna girò intorno alla roccia e raggiunse , inosservata , il pendio settentrionale , che si presentava ingombro di superbe mangifere , che formavano dei gruppi giganteschi di manghi e di areca dai tronchi contorti , legati strettamente fra di loro da un numero infinito di piante parassite , che avevano raggiunto delle lunghezze straordinarie . L ' avanguardia fu costretta a riprendere il suo faticoso lavoro , per praticare un passaggio attraverso a quella muraglia di verzura , che non presentava alcuna apertura . Sandokan , sempre prudente , aveva rinforzata la sua retroguardia , non potendo venire il pericolo che dal versante opposto . Forse in quel momento gli assamesi avevano già attraversata la distanza che li separava dalla collina e stavano salendo , sicuri di sorprendere i fuggiaschi ancora accampati . Se loro salivano in fretta , anche i malesi ed i dayachi , scendevano non meno rapidamente , sfondando rabbiosamente quel caos di piante . Gli uomini dell ' avanguardia , si cambiavano di cinque in cinque minuti , onde vi fossero sempre alla testa lavoratori freschi . La fortuna proteggeva certamente la colonna , poiché questa poté finalmente raggiungere la foresta , che Sandokan e Tremal - Naik avevano scorta dall ' alto della roccia , e senza che fosse stato sparato un colpo di fucile , né da una parte , né dall ' altra . Contrariamente a quanto avevano dapprima creduto , quella foresta era poco folta , essendo composta di piante di tek e di nagassi , ossia di alberi del ferro , vegetali che conservano una certa distanza e che non permettono , ai cespugli che nascono sotto le loro foglie , di svilupparsi troppo . La marcia poteva quindi ridiventare rapidissima come nell ' ultimo tratto della jungla . Era bensì vero che anche gli assamesi , se avevano scoperta la pista , ciò che non era difficile col sentiero aperto dalle scimitarre , potevano a loro volta spingere l ' inseguimento ; ma già a Sandokan ormai poco importava , essendo sicuro che Bindar avrebbe già preparato gli elefanti . Già non distavano dal villaggio che un mezzo miglio , quando Sandokan e Tremal - Naik , udirono a echeggiare alle loro spalle alcuni spari , seguìti subito da una nutrita scarica di carabine . - Ci sono già addosso ! - esclamò il primo arrestandosi . - La retroguardia ha risposto con un fuoco di fila - aggiunse il secondo . - Dieci uomini con me : gli altri con Kammamuri continuino la via . Vi raccomando di far preparare subito gli elefanti . - Dieci malesi si staccarono dalla colonna e seguirono a passo di corsa i due capi , che già rifacevano la via percorsa , armando le carabine . Dopo trecento passi s ' incontrarono colla retroguardia , che era condotta da Sambigliong . - Siete stati attaccati ? - chiese Sandokan . - Sì , da un piccolo gruppo di esploratori , che è fuggito a rompicollo alla nostra prima scarica . - Abbiamo dei feriti ? - Nessuno , Tigre della Malesia . - Come mai quegli uomini ci hanno raggiunti così presto ? - Correvano come gazzelle . - Sei ben sicuro che si siano dispersi ? - Li abbiamo inseguiti per due o trecento metri . - Affrettatevi : il villaggio non è che a due passi e forse troveremo gli elefanti pronti . - Radunò i due piccoli drappelli e tornò indietro sempre di corsa , temendo che il grosso degli assalitori , si trovasse a poca distanza . Quando raggiunse la colonna , questa si trovava già intorno a cinque colossali elefanti , montati ognuno da un cornac e forniti della cassa destinata a contenere gli uomini . Bindar era con loro . - Ah , sahib ! - esclamò il bravo ragazzo . - Quante inquietudini ho provato per te , vedendo l ' incendio divorare la jungla e udendo tante scariche ! Temevo che tu fossi stato sopraffatto ed i tuoi guerrieri distrutti . - Siamo gente diversa dagli indiani noi , - si limitò di rispondere Sandokan . - Vi sono altri elefanti nel villaggio ? - Due soli ancora . - Basteranno questi a trasportare tutta la mia gente ? - Sì , sahib . - Fece salire Surama sul primo elefante , poi diede ordine ai suoi uomini di occupare gli altri e di tenersi pronti a salutare con una buona scarica gli assalitori , nel caso che si mostrassero sul margine della foresta . Bindar s ' arrampicò anche lui , coll ' agilità d ' una scimmia , sul primo elefante , che era montato , oltre che dalla futura regina , da Sandokan , da Tremal - Naik , da Kammamuri e da tre malesi , che si erano accomodati dietro la cassa sull ' enorme dorso del bestione . - Avanti , cornac e spingete la corsa . Venti rupie di regalo , se li farete galoppare come cavalli spronati a sangue , - gridò Sandokan . Non ci voleva di più per incoraggiare i conduttori , che forse non guadagnavano tanto in un anno di servizio . Mandarono un lungo fischio stridulo impugnando , nel medesimo tempo , i corti arpioni e tosto i cinque colossali pachidermi si misero in marcia con passo rapidissimo , con quello strano dondolamento che dà l ' impressione , a chi li monta , di trovarsi su un battello scosso ora dal rollio ed ora dal beccheggio . Bindar , che come abbiamo detto , si trovava sull ' elefante montato da Sandokan , aveva dato ordine ai cornac di risalire verso il sud - est , seguendo la lunga e stretta frontiera bengalese , che si frappone come un cuscinetto fra il Boutam e l ' Assam , avvolgendo quest ' ultimo stato a settentrione ed a levante , in modo da separarlo dai montanari dell ' Himalaya e dai montanari della vicina Birmania . Makum , l ' antica capitale del piccolo principato , retto dal padre di Surama , ultima cittadella della frontiera assamese , doveva essere la meta della loro corsa . Appena oltrepassate le risaie , che si estendevano tutte intorno al villaggio per uno spazio considerevole , i cinque elefanti si trovarono in mezzo alle eterne jungle , che seguono , per centinaia e centinaia di miglia , la riva destra del Brahmaputra , spingendosi quasi ininterrottamente fino ai primi scaglioni della catena del Dapha Bum e dell ' Harungi . La foresta che stavano per attraversare , non era così fitta come quella di Benar , tuttavia aveva anche questa immense distese di bambù di dimensioni straordinarie , ottime per servire d ' agguato a uomini ed a belve , infinite distese di kalam e di cespugli ; però non mancavano le piante d ' alto fusto , come tara , pipal , palas e palmizi splendidi , che allargavano smisuratamente le loro foglie dentellate o frangiate . Sandokan che s ' aspettava da un momento all ' altro qualche brutta sorpresa da parte degli assamesi , i quali potevano essersi accorti della nuova direzione presa dai fuggiaschi , raccomandò ai suoi uomini di non deporre le carabine e di sorvegliare attentamente le macchie . Era sicuro di non passarla liscia , quantunque gli elefanti s ' avanzassero colla velocità di cavalli spinti a buon galoppo . Più innanzi le cose si sarebbero certamente cambiate , poiché i nemici per quanto lesti corridori , non avrebbero potuto resistere a lungo alla corsa indiavolata degli elefanti , ma pel momento era da aspettarsi qualche brutto giuoco . - Tu temi qualche altra sorpresa , è vero ? - gli chiese Tremal - Naik , senza cessare di osservare attentamente le folte macchie dei bambù , che gli elefanti costeggiavano , aprendosi un passaggio a gran colpi di proboscide , quando se le trovavano dinanzi . - Dubito sempre , e poi mi sembra impossibile che quegli uomini abbiano interrotto così bruscamente l ' inseguimento . Devono averci scorti e mi aspetto , fra queste macchie , qualche colpo di testa . - In quel momento , con sorpresa di tutti , gli elefanti , che fino allora avevano continuato ad accelerare la corsa , la rallentarono bruscamente . - Ehi , cornac , che cos ' ha il tuo elefante - pilota ? - chiese Tremal - Naik , che si era subito accorto . - Sente la vicinanza di qualche tigre forse ? Noi siamo uomini da ammazzarne anche una dozzina . - Pessimo terreno , signore - rispose il conduttore crollando il capo . - Vuoi dire ? - Che le ultime piogge hanno reso il terreno eccessivamente fangoso e che le zampe dei nostri animali affondano fino al ginocchio . Non mi aspettavo una simile sorpresa . - Non possiamo deviare ? - Altrove il terreno non sarà migliore . Vi è dell ' argilla sotto questa jungla e le acque stentano a filtrare . - Sandokan e Tremal - Naik si alzarono guardando il terreno . Apparentemente sembrava asciutto alla superficie , ma guardando le larghe impronte , lasciate dagli elefanti , si poteva facilmente comprendere come sotto esistesse una riserva d ' acqua , poiché quei buchi si erano subito riempiti d ' un liquido fangoso ed a quanto sembrava , tenacissimo . - Ehi , cornac , cerca di spingere più che puoi il tuo elefante , - disse Sandokan . - Farò il possibile , signore . - I cinque pachidermi non sembravano troppo contenti di aver incontrato quel terreno , che arrestava il loro slancio . Barrivano sordamente , agitavano la tromba e le grandi orecchie e scuotevano le loro teste massicce , manifestando il loro mal umore . Nondimeno , quantunque affondassero di quando in quando fino al ginocchio e provassero talvolta qualche difficoltà ad estrarre le loro zampacce da quel fango tenace , come se avessero compreso che dalla loro velocità dipendeva la salvezza degli uomini che li montavano , facevano sforzi prodigiosi , per non rallentare troppo la corsa . Disgraziatamente , di passo in passo che s ' avanzavano , il terreno diventava sempre meno resistente . L ' acqua ed il fango sprizzavano da tutte le parti , macchiando le rosse gualdrappe dei pachidermi . Era soprattutto sotto i bambù che si trovava maggior copia di materia liquida : là gli elefanti non potevano scorgere dove ponevano i piedi ; avanzavano a passo quasi d ' uomo e non cessavano di barrire , segnalando così la loro presenza , mentre Sandokan avrebbe desiderato il più scrupoloso silenzio . Una buona mezz ' ora era trascorsa , da che avevano lasciato il villaggio , quando Bindar , che si teneva dietro al cornac del primo elefante , con una mano stretta sull ' orlo della cassa , avendo nell ' altra la carabina , si lasciò sfuggire una esclamazione . Quasi nell ' istesso momento l ' elefante si fermava , alzando rapidamente la tromba e fiutando l ' aria a diverse altezze . - Che cos ' hai , Bindar ? - chiese subito Sandokan , alzandosi precipitosamente . - Ho veduto dei bambù ad agitarsi , - rispose l ' indiano . - Dove ? - Sulla nostra sinistra . - Che vi sia qualche tigre ? Mi pare che l ' elefante sia inquieto . - Una bâgh non spaventerebbe questi cinque colossi , che marciano uno addosso all ' altro . Deve aver fiutato qualche cosa d ' altro . - Fermo , cornac ! - L ' elefante non avanza più , - rispose il conduttore . - Preparate le armi ! - continuò Sandokan , alzando la voce . Malesi e dayachi si erano alzati come un solo uomo , armando le carabine . Anche gli altri elefanti , che si erano stretti contro il primo , manifestavano una certa inquietudine . Trascorsero alcuni minuti senza che alcun che di straordinario accadesse . I bambù non si erano più mossi , eppure i pachidermi non si erano ancora interamente tranquillizzati . Sandokan , che era impaziente di guadagnare via , stava per ordinare ai cornac di riprendere la marcia , quando alcune detonazioni scoppiarono entro un macchione di bambù , che si estendeva a circa duecento metri dai pachidermi . - Gli assamesi ! - esclamò Sandokan . - Fuoco là in mezzo ! - I malesi dapprima , poi i dayachi con un intervallo di pochi secondi , fecero una scarica poderosa , mentre l ' elefante - pilota mandava un barrito spaventevole , rovesciandosi addosso ai compagni . Qualche palla doveva averlo colpito , poiché gli altri si mantennero impassibili , come brave bestie , abituate al fuoco . Gli assamesi non risposero più . A giudicare dai movimenti disordinati dei bambù , dovevano aver battuto precipitosamente in ritirata , per paura forse di dover subire una carica furiosa da parte dei pachidermi . - Quindici uomini vadano a esplorare quella macchia ! - gridò Sandokan . - Se il nemico resiste , ripiegatevi verso di noi facendo fuoco . - Le scale furono gettate ed un drappello composto di dayachi e di malesi , sotto la guida del vecchio Sambigliong , si slanciò attraverso il pantano , balzando fra i bambù e le erbe , le cui radici opponevano una certa resistenza . Sandokan e gli altri , dall ' alto delle casse , sorvegliavano intanto la macchia , pronti a sostenere i loro compagni . L ' elefante - pilota continuava a lanciare barriti formidabili e ad indietreggiare , non ostante le buone parole che gli diceva il suo conduttore . - Ha ricevuto certamente una palla nel corpo , - disse Tremal - Naik a Sandokan . - Mi spiacerebbe che fosse stato ferito gravemente , - rispose la Tigre della Malesia . - È bensì vero che ce ne rimangono altri quattro . - Cornac , va ' a un po ' a vedere dove è stato toccato . - Sì , signore - rispose il conduttore raggiungendo rapidamente la scala di corda e lasciandosi scivolare sul pantano . Girò intorno al pachiderma osservandolo attentamente lungo i fianchi e si arrestò presso la gamba sinistra posteriore . - Dunque ? - chiese Tremal - Naik . - Sanguina qui , signore - rispose il cornac . - Ha ricevuto una palla presso l ' articolazione . - Ti sembra grave la ferita ? - Il conduttore scosse il capo a più riprese , poi disse : - Durerà finché potrà . Questi colossi posseggono una forza prodigiosa , eppure sono d ' una sensibilità estrema e guariscono difficilmente . - Puoi fare una fasciatura ? - Mi proverò , signore , tanto per arrestare il sangue . Estrarre il proiettile , che si è cacciato sotto la pelle , sarebbe impossibile . - Fa ' presto . - In quel momento Kammamuri ed il suo drappello ritornavano . - Fuggiti ? - chiese Sandokan . - Scomparsi ancora - rispose il maharatto . - Canaglie ! Non hanno il coraggio d ' affrontarci in campo aperto . - Li ritroveremo più innanzi , se gli elefanti non trovano un terreno migliore . Subiremo delle imboscate finché non potremo galoppare furiosamente . - Continua il fango ? - Sempre . - Montate e tenete sempre pronte le carabine . - Malesi e dayachi s ' inerpicarono come tanti scoiattoli su per le scale di corda , seguiti poco dopo dal cornac dell ' elefante - pilota , che era riuscito ad arrestare l ' emorragia . - Avanti ! - comandò Sandokan . - Vedremo che cosa sapranno fare quei dannati assamesi . - 27 . La carica degli jungli - kudgia Qualche minuto dopo la piccola colonna riprendeva l ' interminabile ritirata attraverso le jungle , ritirata che rassomigliava , in certo qual modo , a quella famosa compiuta attravero il Bundelkund da Tantia Topi , il celebre generalissimo degli insorti indiani del 1857 , che per un anno intero , insieme alla bellissima rhani di Jhansie , tenne in iscacco ben tre corpi d ' inglesi . Gli elefanti s ' avanzavano sempre prudentemente , tastando prima il fango per assicurarsi della solidità del sottosuolo e aspirando l ' acqua , che trapelava dalle buche aperte dalle loro zampacce . L ' elefante - pilota , che si era di già calmato , teneva sempre la testa alta e indicava ai compagni , con dei sordi barriti , la via da tenersi . L ' istinto di quell ' animale , il più grosso dei cinque , era assolutamente meraviglioso , poiché sapeva scegliere , anche di primo acchito , il posto dove poteva procedere più speditamente . Degli assamesi non si scorgeva alcuna traccia , tuttavia Sandokan e Tremal - Naik erano più che certi che non avrebbero rinunciato all ' inseguimento . La marcia continuava , sempre lentissima , mettendo a dura prova i muscoli dei pachidermi . Le macchie di bambù , ora altissimi ed ora invece bassi , grossi e assai spinosi , si susseguivano quasi senza interruzione , ma i banchi di fango non accennavano a terminare tanto presto . Pareva che quella jungla fosse stata un giorno il fondo di qualche immensa palude . Corvi , bozzagri e cicogne , s ' alzavano in grandi stormi all ' appressarsi degli elefanti . Altre volte erano bande di superbi pavoni , volatili ritenuti sacri dagli indiani perché rappresentano , secondo le loro strane leggende , la dea Sarasvati , che protegge le nascite ed i matrimoni ; oppure coppie di sâras , meglio conosciute sotto il nome di gru antigone , le più belle della famiglia , avendo le penne setacee di una splendida tinta grigio perla , e la testa che è piccola , adorna di piume rosse del più bell ' effetto . Sono anche le più grosse perché raggiungono sovente l ' altezza di un metro e mezzo ed al pari dei pavoni sono venerate , rappresentando l ' emblema della fedeltà coniugale , e forse non a torto , perché vanno sempre appaiate . Si scorgevano pure cani selvaggi dal pelame corto e bruno fulvo , a scappare attraverso le macchie , e qualche tcita , graziosa e piccola pantera dell ' India , che si addomestica con molta facilità e che viene adoperata per la caccia degli antilopi . Per due ore i pachidermi continuarono a lottare in mezzo ai pantani , facendo subire alle persone che li montavano delle brusche scosse ; poi avendo trovato un pezzo di terreno sodo , che formava come una striscia di qualche centinaio di passi su tre o quattro metri d ' altezza , tutto coperto di erbe palustri , grosse come lame di sciabole , di cui sono ghiotti tutti i pachidermi , di comune accordo , si arrestarono . - Sono stanchi , - disse il cornac dell ' elefante - pilota , volgendosi verso Sandokan . - E poi qui hanno trovato il loro pasto . - Avrei amato meglio che continuassero fino a trovare il terreno duro . - Non deve essere lontano , signore . Vedo all ' orizzonte una linea oscura . Laggiù vi devono essere delle foreste di palas e quelle piante non si sviluppano nei terreni acquitrinosi . D ' altronde le nostre bestie non chiederanno che qualche ora di riposo . - Approfitteremo per fare colazione , se avremo ancora viveri bastanti . - Faremo presto a provvederci di buoni arrosti , - disse Tremal - Naik . - I volatili sono numerosi e abbiamo due buoni fucili da caccia . - Accettato , - rispose Sandokan . - Così faremo una piccola punta verso il settentrione , per vedere se gli assamesi continuano a seguirci . - Scesero tutti improvvisando un accampamento in mezzo alle typha elephantina , come chiamano i botanici quelle piante ; ma i viveri non erano sufficienti per tante bocche . Non v ' era che un mezzo sacco di biscotti e una mezza dozzina di scatole di carne conservata . Fu quindi decisa subito una partita di caccia , anche per mettere in serbo un po ' di cibo , non essendo le jungle sempre popolate di volatili grossi come i pavoni ed i sâras . Sandokan e Tremal - Naik si armarono di fucili a doppia canna , di fabbrica inglese , carichi di pallettoni e balzarono risolutamente in mezzo al pantano , seguìti da quattro malesi muniti di carabine e di scimitarre per scortarli . Attraversato una specie di canale fangoso , trovarono un altro strato di terreno solido , tutto ingombro di bambù , che pareva avesse una estensione maggiore di quello dove si erano arrestati gli elefanti . In mezzo a quelle canne giganti , dalle foglie verdi pallide , i volatili abbondavano straordinariamente . Gru , pavoni , oche , pappagalli , volteggiavano in tutti i sensi , insieme a grossi stormi di anitre bramine , senza manifestare troppa paura per la presenza di quei cacciatori . Sandokan e Tremal - Naik non tardarono ad aprire il fuoco e siccome erano entrambi valentissimi cacciatori , in pochi minuti un buon numero di volatili furono raccolti dai quattro malesi di scorta . Continuando a trovare terreno resistente , s ' avanzarono ancora , impegnandosi in mezzo ad una pianura molto vasta , che era coperta di folti cespugli ed anche da qualche piccolo gruppo di palmizi . - Ecco un posto che servirà magnificamente ai nostri elefanti , - disse Sandokan al bengalese . - Li faremo deviare su questo terreno , così potranno galoppare a loro agio . - È anche un luogo propizio per fare delle grosse cacce , - aggiunse il bengalese che si era bruscamente arrestato . - Che cos ' hai veduto ? - Della selvaggina , bensì pericolosa , ma molto grossa . - Non vedo che dei sâras volare dinanzi a noi . - Guarda presso quella macchia , che si stende a duecento passi da noi . È ben uno jungli - kudgia quello . - Un bufalo selvaggio , vuoi dire ? - Sì , Sandokan . - Fra mezz ' ora ti saprò dire se le sue bistecche sono veramente squisite , come ho udito affermare più volte . - Fa ' nascondere i tuoi uomini e cambiamo le armi . Quelle bestie sono a prova di spingarda . - Presero due carabine colle relative munizioni , diedero ordine alla scorta di cacciarsi in mezzo ad un cespuglio e si allontanarono , tenendosi curvi , onde non farsi scoprire prima di giungere a buon tiro . Si trattava veramente d ' uno di quei giganteschi bufali che , in fatto di statura , nulla hanno da perdere , nel confronto , coi bisonti dell ' America settentrionale , colla testa corta , colla fronte alta e larga , armata di due corna ovali , e fortemente appiattite , curvantesi dapprima indietro per rialzarsi poi in avanti , il collo grosso e breve , il dorso gibboso ed il pelame rossiccio . Dopo le tigri sono le bestie più pericolose che s ' incontrano nelle jungle , potendo gareggiare coi formidabili rinoceronti , quantunque per mole siano inferiori a questi . Raggiungono tuttavia sovente i tre metri , dal muso all ' origine della coda , e un ' altezza di un metro e ottanta centimetri , e hanno la pelle così spessa , che si adopera per fare degli scudi resistentissimi , a prova di sciabola . Sono inoltre irascibili , coraggiosi fino alla pazzia e una volta in corsa , non s ' arrestano nemmeno dinanzi ad un esercito di cacciatori . Non temono , d ' altronde , né le tigri , né le pantere e non esitano ad impegnare , con quei terribili predoni , dei furiosi combattimenti . Lo jungli - kudgia scoperto da Tremal - Naik pascolava tranquillamente lungo il margine della macchia , senza manifestare alcuna apprensione , quantunque quegli animali abbiano un udito finissimo , che li compensa largamente della loro pessima vista . Fu appunto quella tranquillità che non fece buon effetto sul bengalese , che conosceva profondamente le abitudini di quegli animali , avendoli già cacciati per molti anni nelle Sunderbunds del Gange . - Quella calma non mi rassicura affatto , - disse a mezza voce a Sandokan , che strisciava a qualche passo di distanza . - Non deve essere solo . Già di solito marciano a branchi e piuttosto numerosi . - Ammazziamo quello li intanto , - disse Sandokan che non voleva rinunciare a quella grossa preda . - Dietro di noi abbiamo i malesi imboscati . A me il primo colpo . - Lo jungli - kudgia si presentava magnificamente per un buon colpo , poiché in quel momento offriva al tiratore il suo largo petto , lasciando così indifeso il cuore . Una detonazione secca rimbombò , facendo scappare le gru ed i pavoni , che stavano nascosti in mezzo ai bambù . Il bisonte indiano , colpito un po ' sotto la spalla sinistra , mandò un lungo muggito , abbassò rapidamente la testa e si avventò verso il luogo ove vedeva ancora ondeggiare la nuvola di fumo . Quella corsa furibonda non durò più di due secondi , poiché stramazzò pesantemente a meno di venti passi dal cacciatore , agitando pazzamente le zampe . Era appena caduto , quando i cespugli s ' aprirono impetuosamente , sotto un urto irresistibile e quindici o venti bufali , di statura gigantesca , irruppero attraverso la jungla , lanciati ad una carica spaventosa . - Gambe , Sandokan ! - urlò Tremal - Naik , facendo fuoco a casaccio , quantunque fosse sicuro di non arrestare quei furibondi colossi . I due cacciatori che avevano le ali ai piedi , in pochi istanti raggiunsero i malesi , traendo i bufali nella loro corsa sfrenata ; poi balzarono in mezzo al pantano , salvandosi a tempo in mezzo agli elefanti . Alle loro grida d ' allarme , tutti gli accampati , credendo a un nuovo attacco degli assamesi , erano balzati in piedi , afferrando le carabine , mentre i cornac facevano rialzare precipitosamente i pachidermi , che si erano coricati per meglio brucare le alte e durissime typha . I bisonti , dopo essersi arrestati un momento presso i cespugli , dove poco prima si erano tenuti nascosti i malesi , sperando forse che i cacciatori si fossero imboscati là in mezzo , avevano ripresa la loro carica indiavolata , tutto abbattendo sul loro passaggio . Parevano tanti enormi proiettili scagliati da qualche colossale pezzo di marina , tanto era il loro impeto . I bambù , che come si sa , sono resistentissimi , cadevano falciati dai robusti zoccoli di quei demoni , come se fossero semplici giunchi . Giunti dinanzi allo strato fangoso , s ' arrestarono di colpo , piegandosi fino a terra e accavallandosi gli uni sopra gli altri . - Per Siva ! - esclamò Kammamuri , raggiungendo rapidamente i suoi padroni , che si erano messi in salvo sul loro elefante . - Altro che assamesi ! Questi sono ben più pericolosi di quei poltroni ! ... - Avanti , cornac ! - gridò Tremal - Naik . - Se passano lo strato fangoso , assaliranno gli elefanti . - E voialtri aprite il fuoco ! - comandò Sandokan , vedendo che anche tutti i suoi uomini erano già montati . Otto o dieci colpi di carabina rimbombarono , ma non ottennero altro effetto , che quello di rendere maggiormente furiosi gli jungli - kudgia . Gli elefanti , aizzati dai cornac , si erano già lanciati coraggiosamente nella fanghiglia , avanzandosi frettolosamente , temendo di dover provare la robustezza e l ' acutezza di quelle terribili corna . I bisonti , vedendoli allontanarsi , anziché calmarsi si misero a muggire spaventosamente ed a spiccare salti ; poi si provarono a gettarsi a loro volta nel pantano , ma accorgendosi che le loro gambe , che non avevano lo spessore di quelle degli elefanti , sprofondavano interamente , rimontarono lo strato duro , seguendo su quello i fuggiaschi . - Che non vogliano lasciarci ? - chiese Sandokan che cominciava ad inquietarsi . - Avrei desiderato meglio incontrare gli assamesi . - Quegli animali sono testardi ed eccessivamente vendicativi - rispose Tremal - Naik . - Aspetteranno che i nostri elefanti trovino un terreno solido per darci battaglia . - Spero che prima di allora saranno ben decimati . - Non ci rimane altro da fare , amico . - Non sono che a trecento metri , e le nostre carabine hanno una portata più che doppia . - Gli è che il dondolìo degli elefanti renderà il nostro tiro molto difficile . - Sandokan prese la carabina , si piantò per bene sulle gambe , appoggiando il petto contro l ' orlo superiore della cassa , e puntò l ' arma , aspettando che l ' elefante pilota trovasse qualche punto su cui poggiare con minor violenza , le sue zampacce . Trascorse qualche minuto , poi Sandokan lasciò partire il colpo , approfittando d ' un istante di sosta del pachiderma . La palla , quantunque ben diretta , andò a spezzare una delle corna del bisonte , che guidava la truppa e che era il più colossale di tutti . L ' animale si fermò un momento , sorpreso , senza dubbio , di vedersi cadere dinanzi una delle sue principali difese ; poi riprese tranquillamente la marcia , come se nulla fosse avvenuto . - Saccaroa ! - esclamò Sandokan , deponendo l ' arma ancora fumante , per prenderne un ' altra che gli porgeva Kammamuri . - Quegli animali valgono i rinoceronti . - Te l ' ho detto , - disse Tremal - Naik . Sandokan tornò a puntare l ' arma , mirando ancora il capo - fila , essendosi promesso di abbatterlo a qualunque costo . Due minuti dopo un altro sparo rimbombava e la palla passava oltre senza aver colpito nessuno del branco . - Tu sprechi il piombo , - disse il bengalese . - Ho ancora una palla . - Confesserai almeno che si spara male , stando sul dorso d ' un elefante , e che per distruggere tutto quel branco , dovremmo consumar tutte le munizioni . - Ciò che non desidero affatto , non sapendo se gli assamesi ci seguono ancora o , se sono tornati indietro . - Uhm ! Lo dubito : sono testardi come gli jungli - kudgia . - Riprese la carabina e per la terza volta l ' alzò , aspettando il momento favorevole . Una nuova fermata dell ' elefante pilota , il quale era sprofondato nel fango fino alle ginocchia , rimanendo immobile per qualche istante , gli permise di sparare il suo ultimo colpo . Il bisonte mandò un lunghissimo muggito , poi si fermò bruscamente abbassando la testa fino quasi al suolo , colla lingua pendente . Tutto il branco si era fermato , guardandolo e muggendo . Aveva compreso che il capo doveva essere stato gravemente ferito . Il colossale bisonte non accennava a muoversi . Tenera sempre la testa bassa e dalla sua bocca , assieme ad una bava sanguigna , uscivano dei rauchi muggiti , che diventavano rapidamente fiochi . - Sta per morire ! - esclamò Sandokan . In quel momento il bisonte cadde sulle ginocchia , affondando il muso nel fango . Tentò ancora di rimettersi in piedi ; le forze invece bruscamente gli mancarono e si rovesciò su un fianco . - Pare che sia proprio morto , è vero Tremal - Naik ? - disse Sandokan , tutto lieto di quel successo insperato . - Tu hai provveduto agli sciacalli ed ai cani selvaggi una buona preda , che avrebbe servito a meraviglia anche a noi , - rispose il bengalese . - Tu tiri , come Gengis - khan lanciava le sue frecce . - Non lo conosco , né mi occupo di sapere chi sia . - Un meraviglioso conduttore di esercito ed un famoso arciere . - I bisonti , dopo d ' aver fiutato a più riprese il loro capo e di aver manifestata la loro rabbia con muggiti possenti , avevano ripresa la marcia , camminando quasi parallelamente agli elefanti . Vi era da augurarsi che quel pantano si prolungasse indefinitivamente , o almeno fino alle falde delle montagne di Sadhja , ciò che era impossibile a sperarsi . Per altre due ore gli elefanti continuarono a marciare , ostinatamente seguìti dai bisonti . Trovato un altro strato solido , che formava come un isolotto in mezzo alla fanghiglia della circonferenza di tre o quattrocento passi e coperto d ' alberi di varie specie , Sandokan comandò una seconda fermata . Era una precauzione necessaria , poiché il mezzodì era già trascorso e continuando ad avanzare , senza alcun riparo , potevano buscarsi qualche terribile colpo di sole , non meno fatale del morso dei velenosissimi cobra - capello . D ' altronde tutti avevano fame , non avendo potuto prepararsi la colazione durante la prima fermata , in causa dell ' attacco furioso degli jungli - kudgia . Il luogo non era stato scelto male , poiché un largo canale fangoso li difendeva dall ' attacco di quei testardi animali ; e poi su quell ' isolotto assieme a parecchie palme ed a piante d ' areca , si vedevano degli ham , ossia dei manghi , carichi di frutta oblunghe di tre o quattro pollici di lunghezza , che sotto la buccia dura e verdognola , contengono una polpa giallastra , d ' un sapore aromatico squisitissimo e salubre se ben matura . Il campo fu subito improvvisato alla meglio , all ' ombra delle piante , poiché anche gli elefanti soffrono assai il calore ; anzi tenendoli troppo esposti , corrono il pericolo di veder la loro pelle screpolarsi , formando così delle piaghe nella carne viva , che sono talvolta difficilissime a guarirsi . Gli è perciò che i loro cornac li spalmano di grasso , specialmente sulla testa . Furono accesi parecchi fuochi e furono messi ad arrostire i volatili abbattuti da Sandokan e da Tremal - Naik . Mentre gli arrosti rosolavano infilzati nelle bacchette di ferro delle carabine , e attentamente sorvegliati da una mezza dozzina di cuochi improvvisati , Sandokan , Surama ed il bengalese , scortati da alcuni dayachi , esploravano l ' isolotto , per far raccolta di frutta , non avendo ormai più nemmeno un biscotto . La loro gita non fu inutile , poiché oltre a molli manghi , furono tanto fortunati da scoprire un paio di mahuah , piante preziosissime , che non a torto vengono chiamate la manna delle jungle , perché danno , dopo la caduta dei fiori , che sono pure mangiabilissimi , quantunque sappiano di muschio , delle grosse frutta col mallo violaceo , contenenti delle mandorle bianche eccellenti , lattiginose , colle quali gli indiani si preparano delle focacce gustosissime , che surrogano benissimo il pane . La colazione , abbondantissima , essendo tutti i volatili grossissimi , fu divorata in pochi minuti ; poi tutti , Sandokan e Tremal - Naik eccettuati , si stesero sotto la fresca ombra delle palme , a fianco degli elefanti , i quali stavano consumando una enorme provvista di teneri rami e di foglie , non potendosi dare a loro né farina di frumento impastata , né la solita libbra di ghi per ciascuno , ossia di burro chiarificato . I due capi , che sospettavano sempre un attacco degli assamesi , e che da veri avventurieri non sentivano bisogno di riposarsi , avevano riprese le loro armi , per sorvegliare le due rive dell ' isolotto . Volevano anche assicurarsi di ciò che facevano i bisonti , che poco prima avevano veduto ancora gironzolare al di là della fanghiglia . Percorso l ' isolotto tutto all ' ingiro , scorsero nuovamente gli jungli - kudgia . Si erano sdraiati al di là del canalone , brucando le dure erbe palustri che crescevano presso di loro . Vedendo apparire i due cacciatori , in un attimo furono tutti in piedi , cogli occhi iniettati di sangue , sferzandosi rabbiosamente i fianchi colle loro lunghe code infioccate . Muggivano ferocemente e dimenavano freneticamente le teste , come se si provassero ad avventare delle cornate . - Qui non siamo più sul dorso degli elefanti , - disse Sandokan . - È questo il momento di decimarli . - Accostò le mani alle labbra e mandò un lungo fischio . Subito malesi e dayachi si precipitarono verso la riva . - Fucilatemi quelle canaglie , - disse a loro Sandokan . - È tempo di finirla con questo inseguimento che dura da troppo tempo . - Fu una scarica terribilissima quella che partì . Su diciotto bisonti , undici caddero morti o moribondi ; gli altri , vista la mala parata , si allontanarono a corsa sfrenata , mettendosi in salvo fra le moltissime macchie di bambù , che coprivano la jungla settentrionale . I nostri fuggiaschi non scorgendo più i bisonti , fecero ritorno all ' accampamento , sicuri di potersi finalmente riposare senz ' essere più disturbati . Verso le quattro pomeridiane , quando l ' intenso calore cominciava a scemare , l ' accampamento fu levato e gli elefanti , sempre preceduti dal pilota , riprendevano le mosse . Mezz ' ora dopo ritrovavano finalmente il terreno solido . La jungla paludosa era stata attraversata e cominciava quella secca , con distese di eterni bambù lisci e spinosi , di erbe altissime semi - bruciate dal solleone , di immensi cespugli con qualche gruppo di mindi , quei graziosi arbusti dalla corteccia bianchiccia , foglie verdi pallide e lunghi grappoli di fiori , d ' un giallo delicato e dal profumo delizioso . Era il momento di spingere i pachidermi a gran corsa , per lasciare definitivamente indietro gli assamesi , se ancora li seguivano . Una brutta sorpresa però attendeva i fuggiaschi e si preparavano a offrirla gli implacabili bisonti . Nessuno più pensava a quegli animali , che non si erano fatti più vedere dopo la disastrosa sconfitta , che avevano subìta sul margine della fanghiglia , quando una improvvisa agitazione si manifestò fra gli elefanti . Il pilota pel primo si era fermato dimenando la proboscide e lanciando dei sonori barriti . - In guardia , signori ! - gridò il cornac , volgendosi verso Sandokan e Tremal - Naik , che si erano alzati scrutando le folte macchie che li circondavano . - Noi abbiamo dimenticato gli jungli - kudgia , - disse Tremal - Naik . - Ancora quelle canaglie ! - esclamò Sandokan furioso . - T ' ho già detto che tu non li conosci . - Questa volta li stermineremo ! - Non ci resta altro da fare , se vogliamo continuare tranquillamente la marcia . - Sandokan alzò la voce . - Tenetevi pronti tutti ! Fuoco accelerato e mirate meglio che potete . - Gli elefanti , malgrado i colpi d ' arpione , non si muovevano e non cessavano di barrire . Si erano piantati solidamente sulle zampacce , colla proboscide ben alta , pronta a vibrare colpi vigorosi e le teste basse colle lunghe zanne tese innanzi . Avevan fiutato il pericolo prima degli uomini e si preparavano a sostenere gagliardamente l ' urto degli avversari , proteggendosi vicendevolmente i fianchi , per non farsi sventrare dalle aguzze corna di quegli indemoniati animali . I malesi ed i dayachi , tutti appoggiati ai bordi delle casse , colle dita sui grilletti delle carabine , erano pronti ad appoggiarli e ben risoluti a difenderli . Gli jungli - kudgia s ' avvicinavano , sfondando con slancio irresistibile le macchie . Le altissime canne oscillavano in diversi punti , poi cadevano abbattute dalle corna d ' acciaio dei colossi animali . La carica , a giudicarlo dalle mosse disordinate dei bambù , doveva avvenire per diverse direzioni . Gli astuti e vendicativi animali , non si slanciavano più in una sola massa , per non cadere in gruppo come sulle rive della fanghiglia . - Eccoli ! - gridò ad un tratto il cornac . Un bisonte , dopo d ' aver sfondato con un ultimo urto una vera muraglia di bambù spinosi , comparve all ' aperto e si slanciò , con impeto selvaggio , contro l ' elefante pilota , colla testa bassa , per piantargli le corna in mezzo al petto . Fu così fulmineo l ' attacco , che Sandokan , Tremal - Naik , Kammamuri e anche Surama , la quale si era pure armata , essendo una buona bersagliera , non ebbero nemmeno il tempo di far fuoco . L ' elefante - pilota però vegliava attentamente . Alzò la sua possente tromba , poi quando si vide l ' animale quasi fra le gambe , lo percosse furiosamente sulla groppa . Parve un colpo di spingarda . Lo jungli - kudgia stramazzò di colpo , colla spina dorsale fracassata da quella tremenda sferzata . S ' udì quasi subito un crac , come se delle ossa si spezzassero sotto una pressione spaventevole . Il pachiderma aveva posato ambe le zampe posteriori sul moribondo , schiacciandogli la testa . - Bravo pilota ! - gridò Tremal - Naik . - Questa sera avrai doppia razione di typha ! - Altri tre bisonti erano comparsi sbucando da diverse direzioni e caricando all ' impazzata . Uno fu subito fulminato da una scarica dei malesi e dei dayachi , il secondo andò a cacciarsi fra due elefanti della retroguardia e subito schiacciato prima che avesse potuto far uso delle sue corna , ed il terzo , ferito e forse gravemente da una palla di Sandokan , voltò le spalle rientrando nelle macchie , forse per morire là dentro in pace . Giungeva però il grosso , formato fortunatamente da cinque soli animali , gli unici superstiti della numerosa truppa . L ' accoglienza che ebbero fu tremenda . I malesi ed i dayachi che avevano avuto il tempo di ricaricare le armi , li ricevettero con un vero fuoco di fila , arrestandoli in piena corsa ed il peggio fu quando gli elefanti , aizzati dai cornac , caricarono a loro volta abbattendo con gran colpi di proboscide quelli che , quantunque gravemente feriti , tentavano ancora di rialzarsi . - Ehi , Tremal - Naik ! - gridò allegramente Sandokan . - Che questa volta la sia proprio finita ? - Vorrei sperarlo , - rispose il bengalese che non era meno lieto di quel completo successo . - E quello che si è rifugiato nella jungla , vada a cercare altri compagni ? - Le truppe di bisonti non s ' incontrano ad ogni passo e poi ogni gruppo fa da sé e non si unisce mai agli altri . Facciamo le nostre provviste , giacché la carne qui abbonda , mentre noi siamo a secco . Il filetto e le lingue di questi animali , godono fama di essere bocconi da re . - Gli elefanti furono fatti inginocchiare e tutti scesero a terra , senza l ' aiuto delle scale , correndo verso quelle enormi masse di carne . Non fu però impresa facile spaccare quelle gobbe per trarne i filetti . I bisonti indiani , al pari di quelli americani , offrono delle resistenze incredibili anche dopo morti , per lo spessore enorme delle loro ossa che sono a prova di scure . I malesi , dopo essersi invano affaticati , dovettero lasciare il posto a Bindar ed ai cornac più pratici di loro . Fatta un ' abbondante provvista di lingue e di carne scelta , la carovana riprese la marcia , rimontando verso il settentrione con passo abbastanza celere , malgrado gli ostacoli che presentava incessantemente l ' interminabile jungla . Non fu che verso le otto della sera , nel momento in cui il sole precipitava all ' orizzonte e dopo d ' aver percorse ben quaranta miglia in poche ore , che Sandokan diede il segnale della fermata a breve distanza dalla riva destra del Brahmaputra , il quale piegava pure , in senso inverso , a settentrione , scendendo dall ' imponente catena dell ' Himalaya . Non essendo improbabile che in quel luogo vi fossero molti animali feroci , Tremal - Naik e Kammamuri fecero improvvisare dai malesi e dai dayachi , uno stecconato di bambù , intrecciati e accendere anche , ad una certa distanza , numerosi falò ; poi le tende furono rizzate per difendersi dai colpi di luna , che nell ' India non sono meno pericolosi di quelli di sole , poiché dormendo col viso esposto all ' astro notturno , sovente ci si sveglia ciechi affatto . La cena fu deliziosa e , come si può ben immaginare , abbondantissima . Gustate furono specialmente le lingue dei bisonti , che erano state messe a bollire in un pentolone di rame . I flying - fox , quei brutti vampiri notturni , dalle ali nere , che quando sono interamente spiegate , misurano insieme perfino un metro e che hanno il corpo rivestito da una folta pelliccia rossastra , e la testa che somiglia a quella della volpe , cominciavano a descrivere in aria i loro capricciosi zig - zag , quando Sandokan , Surama e Tremal - Naik , si ritirarono sotto la loro tenda , sicuri di poter passare finalmente una notte tranquilla . Gli altri li avevano già preceduti . Solo Kammamuri e Sambigliong , con quattro dayachi , erano rimasti a guardia del campo , potendosi dare che qualche tigre , qualche pantera , si celassero nei dintorni e tentassero , quantunque i fuochi ardessero sempre , qualche colpo sugli addormentati . 28 . I montanari di Sadhja La notte era splendida e fresca , cominciando a farsi sentire le forti arie delle non lontane montagne , che si delineavano maestosamente verso il settentrione , primi contrafforti dell ' imponente catena dell ' Himalaya . La luna splendeva in un cielo purissimo , sgombro di qualsiasi nube , fra miriadi di stelle che fiorivano senza posa , facendo proiettare , alle altissime e folte macchie di bambù , ombre lunghissime . Un silenzio profondo , rotto solo di quando in quando dall ' urlo monotono e triste di qualche sciacallo affamato o dallo strido acuto di qualche flying - fox ( volpe volante ) , regnava sulla immensa pianura . Pareva che né le tigri , né le pantere , né i serpenti , animali che vivono in gran numero nelle jungle indiane , avessero ancora lasciato i loro covi , per mettersi in caccia . Kammamuri e Sambigliong , seduti a breve distanza da un falò , fumavano scambiandosi di quando in quando qualche parola , mentre i dayachi passeggiavano silenziosamente dietro la cinta improvvisata , alimentando di tratto in tratto i fuochi . Vegliavano da un paio d ' ore senza che avessero notato alcunché di straordinario , quando udirono improvvisamente alzarsi nella jungla , un urlio indiavolato , come se centinaia e centinaia di cani selvaggi irrompessero attraverso le macchie . - Che cosa succede laggiù ? - si chiese Sambigliong alzandosi . - I cani avranno scovato qualche nilgò e si saranno messi in caccia , - rispose Kammamuri . - O che mirino ad assalirci ? - Non sono da temersi molto . - Odi come i loro latrati diventano sempre più acuti ? Si direbbe che s ' avvicinano . - Kammamuri stava per rispondere , quando un colpo di fucile , che fece subito tacere la banda urlante , rintronò nella jungla . - Ah ! Questo è da temersi , altro che i cani ! - brontolò il maharatto . Lo sparo che si era ripercosso perfino dentro le tende , aveva fatto balzare subito fuori Sandokan e Tremal - Naik e svegliati i suoi uomini e anche gli elefanti . - Chi ha fatto fuoco ? - chiese la Tigre della Malesia accorrendo . - Nessuno di noi , padrone , - rispose Kammamuri . - Che gli assamesi ci abbiano raggiunti ? - Io credo , padrone , che si tratti invece di qualche viandante che si difende dai cani selvaggi . - Uhm ! - fece Tremal - Naik . - Chi oserebbe inoltrarsi nella jungla , solo , di notte ? Tu t ' inganni , mio bravo Kammamuri . - Si posero tutti in ascolto , ma non udirono nessun altro sparo . Anche i cani non avevano più riprese le loro urla . - Tu che sei un figlio delle jungle , che cosa proponi di fare ? - chiese Sandokan rivolgendosi verso Tremal - Naik ; - di lanciare un drappello d ' uomini in mezzo ai bambù ? - Sarebbe un pessimo consiglio , - rispose il bengalese , - che non lo darei a nessuno . Le jungle si prestano troppo bene alle imboscate . - Tu sospetti che si cerchi di attirarci in qualche agguato . - Nel tuo caso sai che cosa farei , amico Sandokan ? Leverei senza indugio il campo e prenderei il largo spingendo gli elefanti alla massima corsa . - Ed io accetto la tua proposta , senza cercare nemmeno di discuterla . - Poi alzando la voce , comandò : - Ohe , cornac ! Fate alzare gli elefanti e fate prendere a loro la corsa . Tutti pronti a salire ! Vi accordo , amici , cinque soli minuti per ripiegare le tende . - Malesi e dayachi si erano slanciati attraverso l ' accampamento , come uno stormo di avvoltoi , sciogliendo le tende e arrotolando con rapidità fulminea tappeti , materassini e coperte , mentre Sandokan , Tremal - Naik e Kammamuri , varcata la cinta improvvisata , si spingevano per qualche centinaio di passi nella jungla , colla speranza di scoprire qualche cosa . I cinque minuti non erano ancora trascorsi , che gli elefanti si trovavano pronti a ripartire , quantunque dimostrassero il loro mal umore per quella inaspettata marcia , con sordi barriti e con un alzare e abbassare d ' orecchi . Dayachi , malesi e prigionieri erano tutti al loro posto , chi entro le casse , chi sui larghi dorsi dei pachidermi , tenendosi ben stretti alle corde . Sandokan ed i suoi compagni , dopo aver fatta una breve punta senza nulla vedere di sospetto , si erano affrettati , a loro volta , a raggiungere l ' elefante - pilota , il solo che si mantenesse tranquillo . - Siamo pronti ? - chiese Sandokan quando si fu accomodato nella cassa a fianco di Surama . - Tutti ! - risposero ad una voce malesi e dayachi . - Via ! - Gli elefanti , quasi avessero compreso che un grave pericolo minacciava i loro conduttori , avevano cessato di barrire ed avevano preso un vero galoppo , e così rapido , che difficilmente un buon cavallo avrebbe potuto tenere dietro a loro . A vedere quelle masse enormi , che hanno qualche cosa di antidiluviano , si giudicherebbe che essi fossero eccessivamente tardivi , mentre invece posseggono un ' agilità straordinaria ed una forza di resistenza incredibile , che permette a loro di gareggiare , e senza svantaggio , coi mahari , i famosi corridori del deserto di Sahara . Avevano appena preso lo slancio , quando un grido di rabbia ed insieme d ' angoscia , sfuggì da tutte le bocche . A destra ed a sinistra , dalla via presa dai pachidermi , come per un segnale convenuto , i bambù e le erbe secche della jungla , arse dal sole , avevano preso fuoco su diversi punti ! ... - Me l ' aspettavo questo brutto giuoco ! - esclamò Sandokan . - Cornac ! Spingete la corsa , o morremo tutti arrostiti ! - I conduttori , senza attendere quel comando , vedendo il fuoco propagarsi con rapidità incredibile , avevano già afferrati i loro corti arpioni , lasciandoli cadere violentemente sui crani dei pachidermi , lanciando contemporaneamente fischi stridenti . Vampe immense s ' alzavano di già minacciando di rinchiudere i fuggiaschi in un cerchio di fuoco . I malesi ed i dayachi avevano aperto il fuoco , sparando all ' impazzata in tutte le direzioni , mentre gli elefanti , atterriti , raddoppiavano lo slancio , barrendo spaventosamente e sfondando , come mostruose catapulte , le folte macchie che si paravano a loro dinanzi . Quella fuga rapidissima aveva qualche cosa di spaventoso ed insieme di fantastico . Cominciando a cadere le scintille addosso agli elefanti e anche sulle persone che stavano nelle casse , Sandokan sciolse rapidamente una coperta e la gettò addosso a Surama , avvolgendola completamente , mentre Tremal - Naik gridava agli altri : - Sciogliete le tende ed i materassini ! Copritevi e riparate le groppe degli elefanti ! - L ' ordine fu subito eseguito ed appena in tempo , poiché le due linee di fuoco , ormai diventate giganti , stavano per raggiungersi e chiudere completamente la ritirata . - Poggia verso il fiume , cornac ! - comandò Sandokan che conservava , anche in quel terribile momento , tutta la sua calma di grande capitano . - Là sta la nostra salvezza ! Getta questa coperta sulla testa dell ' elefante e bendagli gli occhi ! Fate altrettanto voialtri ! Su , forza , attraverso al fuoco ! - I pachidermi , spaventati di vedersi dinanzi quelle cortine fiammeggianti , pareva che esitassero a proseguire la corsa . Quando però si sentirono avvolgere la testa dalle coperte e dalle tende , presi da un maggior spavento , si slanciarono innanzi all ' impazzata , mandando clamori orribili . Le due cortine di fuoco non distavano che pochi metri l ' una dall ' altra . Ancora un mezzo minuto di ritardo e si sarebbero raggiunte . Scintille , cenere ardente , foglie accese , cadevano da tutte le parti e l ' aria minacciava di diventare , da un istante all ' altro , irrespirabile . I cinque elefanti giunsero , come un uragano , là dove le due linee fiammeggianti stavano per operare la loro congiunzione , e attraversarono il passo coll ' impeto dei proiettili , raddoppiando i loro spaventevoli clamori . Quattro o cinque colpi di carabina li salutarono al passaggio , sparati però a una così notevole distanza , che le palle non produssero alcun effetto contro il grosso cuoio che rivestiva quei colossi . I cornac s ' affrettarono a togliere le coperte che avvolgevano le teste degli animali , mentre i malesi ed i dayachi gettarono via materassini e tende , che avevano già preso fuoco . - Non credevo di avere tanta fortuna , - disse Sandokan che appariva di buon umore . - Se gli elefanti continueranno questa corsa indiavolata per tre o quattro ore , non avremo più nulla da temere da parte degli assamesi . Che cosa ne dici , Tremal - Naik ? - Dico , - rispose il bengalese , - che da questo momento noi potremo proseguire tranquillamente il nostro viaggio verso Sadhja , senza essere più disturbati . È vero , Bindar ? - Sì , sahib - rispose il fedele giovanotto . - Tra due giorni noi saremo fra le montagne dove regnava il padre della principessa , il valoroso Mahur . - Come rivedrò volentieri il mio paese natio ! - esclamò la futura regina dell ' Assam , con un sospiro . - Purché si ricordino ancora del capo dei kotteri . - Non ci sono io forse ? - disse Bindar . - Mio padre era uno dei più fedeli servitori del tuo e , lassù , fra le montagne , ho molti parenti . Basterà che io ti presenti a Khampur . - Chi è costui ? - Il nuovo capo dei kotteri . Era un amico intimo di tuo padre e sarà ben lieto di rivederti e di mettere a tua disposizione tutti i suoi guerrieri . Egli odia Sindhia e non si rifiuterà di prestarti man forte . - Speriamolo , - rispose Surama . - A me basta di liberare il sahib bianco , che tanto amo . - Lo rivedrai più presto di quello che credi , - disse Sandokan . - Non lascerò l ' Assam , checché debba accadere , senza aver prima strappato il mio fratellino bianco dalle zampe di quell ' ubriacone di Sindhia e senza aver saldato i conti con quel cane di greco , causa principale di tutte le nostre disgrazie . Fra quindici giorni , e fors ' anche prima , tutto sarà finito e andrò a respirare una boccata d ' aria marina , della quale sento un bisogno grandissimo . - Come ! Non ti fermerai alla mia corte , ammesso che io possa diventare la rhani dell ' Assam ? - Sì , per un paio di settimane , ma poi tornerò laggiù , al Borneo , - disse Sandokan che era diventato improvvisamente cupo . - Anche nelle mie vene scorre sangue di rajah ed un giorno mio padre fu potente , e dominava una regione forse più vasta dell ' Assam . Pensiamo a dare ora un trono a te ed a Yanez : poi penserò a posare anche sul mio capo una corona . Sono vent ' anni che medito una vendetta e sono vent ' anni che un miserabile straniero siede sul trono dei miei avi , dopo d ' aver spazzato mio padre , mia madre , i miei fratelli , le mie sorelle ! Quel giorno che comparirò sulle rive del lago di Kini Ballù sarà un giorno di sangue e di fuoco . - Sandokan ! - esclamarono Tremal - Naik e Surama . Il terribile pirata si era alzato cogli occhi accesi , il viso alterato da un furore spaventevole , agitando la destra come se brandisse una scimitarra assetata di sangue e di stragi , ma dopo qualche istante tornò a sedersi , calmo come prima , dicendo con voce rauca : - Aspettiamo quel giorno ! - Caricò rabbiosamente la pipa , l ' accese e si mise a fumare con furia , guardando la jungla che fiammeggiava sempre dietro gli elefanti . Tremal - Naik gli batté su una spalla . - Quel giorno , - gli disse , - spero che mi avrai per compagno . - Ti accetto fin d ' ora , - rispose la Tigre della Malesia . - Ed io , - disse Surama , - metterò a tua disposizione tutti i tesori dell ' Assam e tutti i seikki . - Grazie fanciulla , ma a tuttociò , preferisco Yanez , il mio buon genio . Il principe consorte potrà assentarsi per un paio di mesi . - Anche per dodici se lo vorrai . - Gli elefanti , ancora spaventati dai bagliori dell ' incendio , continuavano intanto la loro rapidissima corsa , ansando fortemente ed imprimendo alle casse tali scosse , che le persone che le montavano , di quando in quando , cadevano le une nelle braccia delle altre . La jungla continuava ad estendersi lungo la riva destra del Brahmaputra , però a poco a poco tendeva a cambiare . I bambù sparivano per lasciare il posto alle alte graminacee , ai folti cespugli , alle mangifere che formavano dei superbi gruppi , ai tara ed ai latania . Era però sempre una regione senza villaggi , senza capanne , non amando gli indiani abitare là dove imperano le tigri , i rinoceronti , le pantere ed i serpenti dal morso mortale . Quella corsa velocissima durò fino alle dieci del mattino , poi Sandokan , vedendo che gli elefanti rallentavano , diede il segnale della fermata . Ormai gli assamesi non erano più da temersi . Anche se avessero avuto dei cavalli di buona razza , non avrebbero potuto tenere dietro a quei colossi , che avevano mantenuto per cinque o sei ore una velocità assolutamente straordinaria . Quella fermata si prolungò fino alle quattro del pomeriggio , poi gli elefanti ripresero , di buon umore , la loro corsa , senza aver bisogno di essere aizzati dai loro conduttori , avendo trovato , durante quel riposo , un ' abbondante provvista di typha e di rami di bâr ( ficus indica ) , il cibo che preferiscono sopra tutti gli altri , quando non trovano delle foglie di pipal ( ficus religiosa ) . A mezzanotte marciavano ancora , avanzandosi verso le non lontane catene di montagne , abitate dai sudditi del defunto Mahur , il padre di Surama . Le jungle erano a poco a poco scomparse , per lasciare il campo a pianure ondulate e coperte da fitti gruppi di alberi , all ' ombra dei quali , cominciavano a succedersi piccoli villaggi , circondati da risaie . Un ' altra fermata fu fatta che si prolungò fino alle sette del mattino : poi gli instancabili elefanti ripresero la corsa rimontando verso il nord - est , dove già si delineavano alcune catene di altissime montagne , coperte da foreste immense . Altre due tappe , poi i pachidermi , sempre agili e sempre rapidi , salivano il giorno dopo i primi scaglioni di quelle boscose catene , innalzandosi gradatamente . Il paese cominciava a popolarsi . Minuscoli villaggi di quando in quando apparivano sui declivi , in mezzo a folte macchie di mangifere e di tamarindi stupendi . - Ecco i sudditi di mio padre ! - diceva Surama con un sospiro . - Quando sapranno che la figlia del vecchio capo dei kotteri , dopo tanti anni , è ritornata , non le rifiuteranno il loro appoggio . - Lo spero , - rispose Sandokan . Quella sera l ' accampamento fu piantato in mezzo alle foltissime foreste e mai notte fu più calma di quella , non abbondando sulle montagne né cani selvaggi , né sciacalli , ed essendo anche piuttosto rare le tigri , le quali preferiscono il clima umido e caldo delle jungle . La sveglia fu suonata da Bindar , che possedeva un ramsinga di rame , alle quattro del mattino , desiderando tutti di riposarsi alla sera a Sadhja , l ' antica residenza del capo dei kotteri . Gli elefanti , ben riposati e anche ben pasciuti , avendo trovato dei banian da saccheggiare , avevano subito ripresa allegramente la marcia , costeggiando una enorme spaccatura , in fondo alla quale rumoreggiava il Brahmaputra , che forse dopo migliaia e migliaia d ' anni , si era aperto un varco fra quelle montagne , per raggiungere il sacro Gange e riversare le sue acque nel golfo del Bengala . Quantunque le chine fossero faticosissime , gli elefanti procedettero sempre con grande rapidità ; dimostrando ancora una volta la loro incredibile resistenza e la loro agilità assolutamente straordinaria . Verso il tramonto la carovana , dopo aver superate altre altissime montagne , sempre ricche di boscaglie , poiché la vegetazione dell ' India non cessa che là dove cominciano le nevi ed i ghiacciai , entrava finalmente in Sadhja , la capitale del piccolo stato , quasi indipendente , ossia dei kotteri , dei montanari guerrieri , i più valorosi dell ' Assam . Bindar guidò i suoi padroni verso una vasta capanna , circondata da un giardino , dimora di un suo parente , la quale si trovava un po ' fuori dal bastioni della cittadella , desiderando non suscitare , almeno pel momento , la curiosità della popolazione . Essendo già prossima la notte , quasi nessuno aveva fatto attenzione all ' arrivo della carovana , trovandosi la maggior parte di quei montanari nelle loro casette a cenare . Due vecchi indiani , parenti del giovane , accolsero cortesemente gli ospiti raccomandati dal nipote , mettendo a loro disposizione tutte le provviste che possedevano . - Cenate senza preoccuparvi di me , - disse Bindar , - e consideratevi come in casa vostra . Io vado ad avvertire Khampur del vostro arrivo . - Come accoglierà la notizia ? - chiese Sandokan che appariva un po ' pensieroso . - Khampur era l ' amico devoto di Mahur , il grande capo dei kotteri guerrieri , e sarà ben felice di rivedere la figlia del forte montanaro . E poi so che odia mortalmente Sindhia e che non gli ha mai perdonato d ' aver venduta , come una miserabile schiava , l ' ultima principessa di Sadhja . - Ciò detto il bravo giovanotto , dopo aver presa per precauzione , forse eccessiva , la sua carabina , uscì entrando in città . Sandokan si rivolse al capo dei seikki che gli sedeva di fronte e gli chiese : - Posso sempre contare sulla fedeltà dei tuoi uomini ? - Sempre , sahib - rispose il demjadar . - Quando tu lo vorrai , spiegheranno la tua bandiera , se ne hai una , e apriranno il fuoco contro il palazzo reale . - Ho la mia bandiera fra i miei bagagli , - rispose Sandokan , con uno strano sorriso . - È tutta rossa con tre teste di tigre . Sanno gli inglesi quanto vale . - Dammela ed i miei seikki la faranno sventolare dinanzi al rajah . - Sì , domani , quando ridiscenderemo il Brahmaputra , - rispose Sandokan . - Sarà la nuova bandiera dell ' Assam , è vero Surama ? - E che io conserverò religiosamente se diventerò veramente la rhani - disse la giovane principessa . - Così mi ricorderò sempre di dover la mia corona alle Tigri di Mompracem . - Avevano appena terminata la cena , quando Bindar entrò seguìto da un bel tipo d ' indiano sulla quarantina , vestito come un ricco kaltano , ossia con un costume mezzo orientale , con una larga fascia di seta rossa piena di pistoloni e di armi da taglio . Era un uomo di statura imponente , vigoroso come uno jungli - kudgia , barbuto come un brigante della montagna , con due occhi nerissimi e sfolgoranti ed i lineamenti energici . Solo a vederlo si capiva che doveva essere un gran capo e soprattutto un uomo d ' azione . Prima ancora che Sandokan ed i suoi compagni si fossero alzati , mosse diritto verso Surama e le si inginocchiò dinanzi , dicendole con voce alterata da una profonda commozione : - Salute alla figlia del valoroso Mahur ! Tu non puoi essere che quella . - La giovane principessa con un rapido gesto l ' aveva rialzato . - Il mio primo ministro non deve rimanere ai miei piedi , se io un giorno riuscirò ad atterrare Sindhia , - disse . - Io ... tuo primo ministro , rhani ! - esclamò il montanaro , meravigliato . - Se , coll ' aiuto di queste persone che mi circondano , che per valore valgono mille uomini ciascuno , otterrò la corona che mi spetta . - Khampur gettò uno sguardo sui malesi e sui dayachi , fermandolo sulla Tigre della Malesia . - È quello il capo , è vero , Surama ? - chiese . - Un uomo invincibile . - Lo si vede , - rispose l ' assamese . - Me ne intendo di uomini . Quello ha la folgore negli occhi . - E anche la mano lesta , - disse Sandokan sorridendo e avanzandosi verso il montanaro , che pareva aspettasse una vigorosa stretta di mano . - Tu sahib , sei un valoroso , - disse il montanaro , - e ti ringrazio di aver raccolta e protetta la figlia del mio amico , il prode Mahur . Bindar tutto mi ha raccontato : che cosa posso fare ? Che cosa vuoi tu ? Parla : Khampur è pronto a dare la sua vita , se fosse necessario , per la felicità di Surama . - Io non desidero da te che mille uomini della montagna , risoluti a qualunque sbaraglio e le barche necessarie per condurli a Goalpara , - rispose Sandokan . - Puoi tu fornirmeli ? - Anche duemila se ne vuoi , - rispose il montanaro . - Quando i miei sudditi domani sapranno che la figlia di Mahur è ritornata , affileranno subito le loro armi e staccheranno dalle pareti i loro scudi di pelle di bufalo . - A noi basta la metà purché siano scelti e valorosi , - disse Sandokan . - Noi possiamo contare sulla guardia del rajah , che è formata tutta di seikki provati al fuoco , è vero demjadar ? - Quando tu lo vorrai , sahib , saranno pronti , - rispose il capo dei mercenari . - Non avrò da dire a loro che una parola . - Khampur guardò attentamente il seikko , poi disse con una certa soddisfazione : - Ecco un vero guerriero : conosco il valore di questi montanari . - Quando potranno essere pronte le barche ? - chiese Sandokan . - Domani dopo mezzodì i miei uomini saranno pronti a discendere il Brahmaputra . - Di quanti legni puoi disporre ? - Ho una ventina di piccoli legni fra poluar e bangle e potremo caricare su ognuno una cinquantina d ' uomini , - rispose Khampur . - Quanto credi che impiegheremo a giungere a Gauhati ? - Non più di due giorni , se non troveremo degli ostacoli . So che il rajah tiene una flottiglia sul fiume . - Hai delle bocche da fuoco ? - Una cinquantina di falconetti . - S ' incaricheranno i miei uomini di provarli sulle barche del rajah , se cercheranno di sbarrarci il passo , - disse Sandokan . - D ' altronde non ci avanzeremo che con estrema prudenza e cercheremo di non destare sospetti . È necessario piombare improvvisamente sulla capitale e prenderla d ' assalto con un colpo di mano . - Tu farai , sahib , quello che meglio crederai , - disse Khampur . - I miei uomini ti seguiranno dovunque . Vado a far battere il tumburà , onde domani siano qui tutti i guerrieri della montagna . - S ' inginocchiò dinanzi a Surama e le baciò replicatamente l ' orlo della veste , omaggio che si rende solo ai sovrani e alle principesse del sangue ; e dopo d ' ager augurato a tutti la buona notte , uscì rapidamente rientrando nella cittadella . 29 . Sul Brahmaputra Quella notte nessuno certamente dormì tranquillo in Sadhja . Il tumburà , quell ' enorme e splendido tamburo , ricco di dorature e di pitture , di nastri e di ciuffi di penne di pavone , che gli indiani adoperano solo nelle grandi circostanze , non cessò un solo istante di rullare fragorosamente sulla piazza della cittadella . Da tutti i villaggi installati sulle chine , o sulle cime delle vicine montagne o nelle profonde gole , si rispondeva a colpi d ' hula , altri tamburi , di dimensioni inferiori al tumburà , ma che tuttavia si odono egualmente ad incredibili distanze , o si rispondeva con acuti suoni di trombe di rame e con scariche di fucile . I prodi montanari della frontiera birmana , avvertiti dall ' incessante rullare del tumburà , che qualche grave avvenimento stava per accadere , accorrevano da tutte le parti , in grossi drappelli ed in pieno assetto di guerra : scudi di pelle di bisonte o di rinoceronte , lance , carabine , pistoloni , scimitarre e tarwar affilatissimi . Forse supponevano che qualche esercito birmano , avesse varcata la frontiera , minacciando la capitale del loro minuscolo stato , avvenimento già parecchie altre volte accaduto . Certo nessuno s ' immaginava che Surama , la figlia del loro adoratissimo capo , che per tanti anni avevano pianto , fosse la causa di tutto quel trambusto . Quando l ' indomani , poco dopo l ' alba , Sandokan , Tremal - Naik e Surama entrarono in Sadhja , guidati da Bindar e seguìti dai loro malesi e dayachi , uno spettacolo bellissimo s ' offerse ai loro occhi . Sulla vasta piazza della cittadella , più di mille e cinquecento montanari , che indossavano i pittoreschi costumi dei kaltani , con larghi calzoni variopinti , alta fascia rossa piena d ' armi da fuoco e da taglio , casacche con alamari gialli o azzurri ed immensi turbanti , stavano schierati in bell ' ordine divisi per compagnia , coi capi dei villaggi alla testa , che avevano per unico distintivo un mazzo di penne di sâras ondeggiante sulle loro fronti . Khampur che per l ' occasione montava un bellissimo cavallo bardato all ' orientale , con una lunga gualdrappa rossa a guarnizioni d ' oro , appena vide giungere Surama coi suoi protettori , sguainò la sua scimitarra , e l ' agitò in alto gridando con voce tuonante : - Salutate la figlia di Mahur , il vostro defunto signore . Ella viene a ricevere l ' omaggio dei suoi fedeli montanari . - Un grand ' urlo , che parve il rombo d ' una valanga e che si propagò attraverso le montagne e le vallate , seguì quell ' ordine . - Salute alla rhani di Sadhja ! Salute ! - Poi millecinquecento carabine fecero fuoco contemporaneamente in alto , facendo tremare le muraglie mal solide delle case . - Salute ai miei fedeli montanari ! - gridò Surama quando l ' eco delle montagne e delle vallate non ripeté più la scarica . Khampur si avanzò verso Sandokan , che riconosceva ormai come il capo della spedizione , e dopo essere sceso da cavallo gli disse : - Siamo pronti a muovere alla conquista di Gauhati . Non hai che da scegliere i mille uomini che ti occorrono , sahib . Ti prometto che essi ti seguiranno anche fino sulle sponde del golfo del Bengala , se tu lo desidererai . - Scegli tu i migliori ; li conosci meglio di me . - Come vuoi , sahib . - Sono pronte le barche ? - Sono già due ore che la flottiglia aspetta . - Hai imbarcati i falconetti ? - Tutti . - Andiamo a vedere , intanto che tu scegli i tuoi guerrieri . Guidaci , Bindar . - Eccomi , padrone - rispose il giovane indiano . Mentre Khampur sceglieva i montanari che dovevano prendere parte alla pericolosa spedizione , Sandokan , Tremal - Naik e Surama , seguìti dai malesi e dai dayachi , scendevano verso il fiume , il quale scorreva , con grande fracasso , fra due immensi muraglioni di granito , alti più di trecento metri e nei quali gli abitanti avevano scavato delle comode gradinate . Sulla riva , solidamente ancorati , si trovava una ventina di legni , fra bangle e poluar , di cinquanta od ottanta tonnellate di portata , costruiti un po ' rozzamente , ma che pure non dovevano essere cattivi galleggianti . - Basteranno , - disse Sandokan , dopo aver dato una rapida occhiata alla flottiglia . - Ogni barca può contenere comodamente una cinquantina di persone sotto - coperta . - Perché sotto - coperta ? - chiese Tremal - Naik . - Noi dovremo figurare , fino a Gauhati , come onesti trafficanti che vanno a vendere le loro merci nel Bengala , - rispose Sandokan . - Voglio giungere alla capitale incognito e senza destare sospetti . Se il rajah o meglio il greco , sapessero qualche cosa dei nostri progetti , radunerebbero di certo tutte le truppe che si trovano nell ' Assam e questo non deve avvenire . Il nostro colpo di mano deve essere fulmineo . Caduto il rajah , più nessuno si occuperà certo di accorrere in sua difesa ed il popolo accetterà , senz ' altro , il fatto compiuto ed acclamerà la sua bella e giovane rhani . È così che si fa la politica nel tuo paese , è vero ? - Tu eri destinato a diventare un grand ' uomo di stato , - rispose Tremal - Naik . - È quello che mi diceva anche Yanez , - rispose Sandokan ridendo . I primi drappelli di montanari giungevano in quel momento preceduti dai loro rispettivi capi . Sandokan diede ai suoi uomini le disposizioni per l ' imbarco . Si prese , innanzi a tutto , il più grosso poluar della flottiglia , che era stato armato con sei falconetti e che poteva servire benissimo come nave ammiraglia , specialmente se montata dai malesi , abili marinai e formidabili artiglieri , imbarcando Surama , Tremal - Naik e Kammamuri , oltre i prigionieri . Occorse non meno di un ' ora prima che i mille montanari si fossero imbarcati e accomodati alla meglio sotto i ponti , non dovendo mostrarsi che sotto le mura della capitale del rajah , onde non destare degli allarmi , che avrebbero potuto produrre delle conseguenze incalcolabili . Alle sette del mattino la flottiglia salpava le ancore , scendendo il Brahmaputra a gruppi di tre o quattro legni , misti fra bangle e poluar , essendo solamente questi armati di falconetti . Il primo giorno di navigazione fu senza incidenti . Soli pochi legnetti furono incontrati , che salivano la corrente , portando agli abitanti delle montagne dei carichi di riso . Anche il secondo fu senza allarmi . Nessuno aveva fatto caso a quel numero , un po ' insolito di navigli , non essendo il Brahmaputra troppo frequentato , quantunque sia una delle più grandi arterie fluviali dell ' India settentrionale . Avendo i malesi , i dayachi ed i barcaiuoli di Khampur , arrancato vigorosamente tutto il giorno , ed essendo stati molto favoriti dalla corrente che scorreva più rapida e dal vento che soffiava deciso da levante , alla sera giungevano di fronte all ' imboccatura del canale che conduceva nella palude dei coccodrilli . - Dobbiamo fermarci nel nostro vecchio rifugio per qualche giorno , - disse Sandokan a Tremal - Naik . - È assolutamente necessario che ci assicuriamo innanzi a tutto l ' aiuto dei seikki e di avere notizie di Yanez , prima di piombare su Gauhati . - E se vi è qualche legno del rajah nella palude ? - Lo caleremo a fondo dopo d ' averlo abbordato , - rispose risolutamente la Tigre della Malesia . Poi alzando la voce gridò : - Ehi , Kammamuri ! Da ' ordine ai nostri uomini d ' imboccare il canale . - Il poluar che marciava sempre alla testa della flottiglia , cambiò subito rotta e si cacciò entro il passo , seguìto subito da tutti gli altri legni , che avevano già ricevuto l ' ordine di regolarsi sempre sulle mosse della così detta nave ammiraglia . Come già Sandokan aveva previsto , nessun legno del rajah stazionava nella palude . I seikki , cacciati dal fuoco che aveva già divorato interamente la jungla di Benar , disperando ormai di ritrovare i loro avversari , dovevano aver fatto ritorno a Gauhati , sicché la flottiglia dei montanari poté gettare indisturbata le sue ancore all ' estremità della palude , presso una riva coperta di folte piante sfuggite , chissà per quale caso , all ' incendio spaventevole che aveva divorato la jungla su tutta la sua estensione . Sandokan , mentre gli equipaggi preparavano la cena , fece chiamare Bindar ed il demjadar dei seikki . - Ecco il momento di operare , - disse a loro . - Noi siamo pronti a giuocare la suprema partita . - Ed io sono sempre ai tuoi ordini , sahib - rispose il capo della guardia . - Ho avuto il tempo di conoscerti e preferisco servire sotto di te , piuttosto che sotto il rajah ed il suo favorito , due bricconi che non hanno mai saputo far nulla di buono . - Io spero che tu diventerai un bravo ufficiale della rhani , giacché è a quella fanciulla che spetta il trono e non a me , - rispose Sandokan . - Prendiamo gli ultimi accordi . - Ti ascolto . - Sei sicuro che nessuno dei tuoi guerrieri ti tradirà ? - Non avere il più lontano dubbio su di ciò . Rispondo io per tutti . Che cosa dovrò fare ? - Impadronirti innanzi a tutto del favorito del rajah . - E poi ? - Liberare immediatamente l ' uomo bianco che si trova prigioniero in uno dei sotterranei del cortile d ' onore . Affiderai a lui , momentaneamente , il comando delle tue truppe . È un uomo che vale quanto me e d ' un coraggio a tutta prova . Tu farai quello che ti dirà lui . - Dovrò rimanere nel palazzo ? - Se vedrai che gli assamesi opporranno resistenza ai miei montanari , accorrerai in nostro soccorso e li prenderai alle spalle . Di quanti uomini , senza la tua guardia , potrà disporre il rajah ? - Di tre o quattromila , - rispose il demjadar . - Con artiglierie ? - Due dozzine di vecchi cannoni . - E gli uomini sono solidi ? - I cipay terranno certamente duro , sahib , ma quelli non sono che sette od ottocento . - Non lascerò a loro il tempo di barricarsi , - disse Sandokan . - Entreremo in città di sorpresa . Ed ora a te , Bindar . - Comanda , padrone - disse il giovane indiano che aspettava di essere interrogato . - Tu accompagnerai il demjadar e t ' informerai come meglio potrai del capitano Yanez . - A questo ci penso io , sahib - disse il capo dei seikki . - Appena giungerò alla corte interrogherò i miei uomini . - Ma tu come giustificherai la tua prolungata assenza ? - chiese Tremal - Naik , che assisteva al colloquio insieme a Khampur ed a Surama . - Il rajah vorrà sapere dove sei stato finora . - Ho già pensato a ciò , - rispose il demjadar . - Gli dirò che mi sono occupato di dare la caccia ai rapitori del suo primo ministro Kaksa Pharaum , e che le ricerche mi hanno condotto molto lontano da Gauhati . Il rajah non dubiterà di quanto racconterò io . - Allora tu , Bindar , entro domani , verrai a raggiungerci , - disse Sandokan volgendosi al giovane indiano . - Aspetto tue notizie prima di salpare le ancore . - Prima del tramonto io sarò qui , padrone . - Conto su di te . - Sandokan fece mettere in acqua un piccolo gonga , che aveva fatto imbarcare sul suo poluar prima di lasciare Sadhja , e fece cenno al demjadar ed a Bindar di prendere il largo , dicendo : - A domani notte : checché debba succedere , ricordatevi che io non ricondurrò a Sadhja questi valorosi montanari . - I due uomini scesero nel gonga , afferrarono i remi e si allontanarono rapidamente , scomparendo ben presto fra le tenebre . - Ora , - disse Sandokan , - possiamo cenare . - Anche quella notte nessun molesto avvenimento turbò la calma che regnava fra gli equipaggi della flottiglia , sicché tutti poterono dormire tranquillamente , malgrado i concerti assordanti degli sciacalli ed i rauchi brontolii dei coccodrilli , i quali giravano in gran numero intorno ai legni colla speranza che qualche battelliere cadesse fra le loro mascelle spalancate . L ' indomani Sandokan , quantunque non avesse veramente dubbi sulla fedeltà del demjadar , forse pel suo istinto sospettoso , mandò un drappello di montanari , guidati da Kammamuri , verso la bocca del canale ed un altro , sotto la direzione di Sambigliong , verso la jungla , onde sorvegliassero il fiume ed i dintorni . Quelle precauzioni furono però assolutamente inutili , poiché il primo drappello non vide che qualche bangle carica d ' indaco scendere la corrente , ed il secondo non scorse , fra le ceneri della jungla , che qualche banda di cani selvaggi . Un ' ora prima del tramonto , dai montanari che vegliavano verso il fiume , fu segnalato un gonga , montato da due uomini , che si avanzava velocissimo verso il canale . La notizia trasmessa subito a Sandokan , destò una viva ansietà fra l ' equipaggio . - Non può essere che Bindar ! - esclamò la Tigre della Malesia , raggiante . - E l ' altro ? - avevano chiesto ad una voce Surama e Tremal - Naik . - Sarà qualche barcaiuolo suo amico , suppongo . - Infatti un quarto d ' ora dopo , il piccolo battello compariva , muovendo a gran forza di remi verso la nave ammiraglia . Subito un grido di gioia sfuggì dalle labbra di Sandokan : - Bindar e Kubang , il capo della scorta di Yanez ! - Il gonga che filava come una rondine marina , abbordò il poluar sotto la poppa ed il montanaro ed il malese in un baleno furono a bordo . Tutti si erano affollati intorno ai due nuovi arrivati per interrogarli . Sandokan con un gesto imperioso li fece diventare muti . - Prima a te Bindar , - disse . - I seikki sono tutti ai tuoi ordini , - rispose il giovane assamese . - Sono bastate poche parole dal demjadar per deciderli . - Quanti sono ? - Quattrocento . - Aspettano il nostro attacco ? - Sì , padrone . - E Yanez ? - È sempre prigioniero , quantunque trattato con tutti i riguardi possibili ed è stato già avvertito dal demjadar di tenersi pronto . - Non lo hanno sfrattato ? - No . - Ah ! - esclamò Surama , con una esplosione di gioia intensa . - Il mio caro sahib bianco ! - Taci , fanciulla , - disse Sandokan ruvidamente . - Perché non lo hanno ancora condotto alla frontiera bengalese ? - Il demjadar mi ha detto che il favorito ha mandato dei corrieri a Calcutta , per accertarsi se il capitano è veramente un mylord inglese . - E nel caso che non lo fosse farlo ammazzare , - aggiunse Sandokan . - Sono tornati ? - No , sahib . - Quando giungeranno , il loro padrone non regnerà più sull ' Assam . Ora a te Kubang . - Per mezzo del maggiordomo che il rajah aveva messo a disposizione del suo grande cacciatore , ho avvertito il capitano Yanez che non abbia nulla da temere . - Non vi è pericolo che lo avvelenino ? - No , Tigre della Malesia , perché il carceriere è un parente del maggiordomo e fa prima assaggiare i cibi ad un cane . - Surama , ti raccomando quel maggiordomo e quel suo parente - disse Sandokan volgendosi verso la giovane . - Forse quei due uomini hanno salvata la vita al tuo fidanzato . - Non li dimenticherò , Sandokan , te lo prometto . - Hai altro da dire , Kubang ? - riprese poi la Tigre della Malesia . - Vorrei chiederti un favore . - Parla . - Di vendicare i miei amici che formavano la scorta del capitano Yanez , - disse il malese con voce commossa . Il viso di Sandokan si fece cupo . - Non era necessario che tu lo chiedessi , amico - disse con voce stridula . - Sai che la Tigre della Malesia non perdona . Saranno tutti vendicati . - Quindi volgendosi verso Khampur , il capo dei montanari , gli disse : - Darai ordine a tutti gli equipaggi , che alla mezzanotte salpino le ancore e che i falconetti siano carichi e pronti a trasportarsi in città . Avremo probabilmente bisogno di un po ' di artiglieria , per controbattere quella degli assamesi , se avranno il tempo di condurla al fuoco . - Sarai obbedito , sahib - rispose il montanaro . - Tutti i miei uomini sono impazienti di combattere e di dare una corona alla figlia di Mahur . - Li ringrazierai da parte mia , - disse Surama , - e dirai a loro che non scorderò giammai di dover ai prodi montanari di Sadhja il mio trono . - Vieni , Tremal - Naik - disse Sandokan . - Andiamo a preparare il nostro piano . - A mezzanotte precisa la flottiglia salpava le ancore e coi poluar in testa , essendo i più grossi ed i meglio armati , lasciava silenziosamente la palude dei coccodrilli , scendendo il Brahmaputra su due colonne . 30 . L ' assalto a Gauhati Alle due del mattino la flottiglia , sempre in buon ordine , giungeva inosservata presso l ' isolotto su cui sorgeva la pagoda di Karia , gettando le ancore in prossimità del tempio sotterraneo , che aveva servito di rifugio a Sandokan ed ai suoi malesi e dayachi . Pareva che nessuno si fosse accorto dell ' arrivo di quella piccola squadra , che si preparava a dare un formidabile attacco alla capitale dell ' Assam . Sandokan aveva già comunicati a tutti i capi i suoi ordini , D ' altronde non si trattava che di sorprendere le guardie che vegliavano dinanzi alla porta del bastione di Siringar , che era il più prossimo , e di muovere rapidamente verso il palazzo reale , terrorizzando la popolazione con scariche furiose . Sandokan aveva preso il comando assieme a Tremal - Naik dei malesi e dei dayachi , poco numerosi , è vero , ma d ' un coraggio a tutta prova ; Sambigliong era stato incaricato di dirigere l ' artiglieria , formata da una trentina di falconetti ; Khampur aveva divisi i montanari in quattro gruppi , di duecento cinquanta uomini ciascuno . Prima di scendere a terra , Sandokan si accostò a Surama e le disse : - Non temere , mia giovane amica . Ora che sono sicuro che i seikki sono con noi , non dubito più di nulla . Non lasciare questo legno , checché debba accadere . Lascio a te una buona guardia , che ti ricondurrà fra le tue montagne se un disastro , che io però non prevedo , dovesse accadere . Aspetta tranquilla mie notizie . - Mi manderai almeno il sahib bianco ? - chiese Surama che appariva profondamente commossa . - Sì , quando tutto sarà terminato . Yanez non rinuncerà di certo a prendere parte alla battaglia . - Le strinse calorosamente la mano e raggiunse il suo gruppo che formava l ' avanguardia delle quattro colonne montanare . - Avanti , miei bravi ! - gridò , snudando la scimitarra . - Le vecchie tigri di Mompracem devono aprire la strada ai forti guerrieri di Sadhja ! - I mille uomini si misero in marcia , trascinando con loro i falconetti , sui quali molto contavano per spaventare maggiormente la popolazione ed impressionare il rajah e la sua corte , formata ormai di soli cortigiani e di servi , dacché i seikki si preparavano a disertare . Sandokan giunto a trecento passi dalla porta che s ' apriva nel bastione di Siringar , fece fermare i suoi uomini e s ' avanzò solo con Tremal - Naik , dopo d ' aver montate le pistole . - Faremo il colpo noi , - disse al bengalese . - Ci apriranno ? - Lo vedrai . Seguimi correndo . - Entrambi si slanciarono come se avessero avuto le ali ai piedi . Una voce che partiva dall ' alto del bastione , li costrinse a fermarsi . Ormai però non erano che a pochi passi dalla porta . - Chi vive ! - gridò la sentinella . - Corrieri del rajah ! - rispose Sandokan in buon indiano . - Aprite subito ! Gravi notizie dalla frontiera . - Da dove vieni ? - Da Sadhja . - Aspetta . - Dietro la porta , che era di bronzo , si udirono delle voci a discutere animatamente per qualche istante , poi a stridere i grossi chiavistelli . - Le pistole in pugno e fa ' fuoco subito , - sussurrò Sandokan a Tremal - Naik . - Pronto , - rispose il bengalese mettendosi la scimitarra fra i denti e levando le sue armi da fuoco . Un momento dopo la massiccia porta di bronzo si apriva e tre soldati assamesi comparivano muniti di lanterne . Subito otto colpi di pistola rimbombarono uno dietro l ' altro , con rapidità fulminea , crivellando i disgraziati . - Avanti ! - urlò Sandokan riprendendo la scimitarra . I dayachi ed i malesi , udendo quegli spari si erano a loro volta slanciati a corsa disperata ; pronti ad aiutare i loro capi . Non vi era ormai più bisogno del loro concorso , poiché i cinque o sei uomini che formavano il corpo di guardia , spaventati da tutti quei colpi , erano fuggiti a gambe levate , non senza urlare però ed a squarciagola : - All ' armi , cittadini ! All ' armi ! - Di corsa , tigrotti di Mompracem ! - esclamò Sandokan . - Non lasciamo alla guarnigione il tempo d ' organizzare la difesa . - Assicuratosi che i montanari di Khampur s ' avanzavano a passo di corsa , portando a braccia i falconetti , onde fare più presto , si slanciò risolutamente attraverso il bastione , sboccando in una delle principali vie di Gauhati . I malesi ed i dayachi che avevano già ricevuto prima le istruzioni , lo avevano seguìto , mandando clamori selvaggi e sparando contro le finestre delle case e le porte , onde impedire agli abitanti di scendere nelle strade e di prestare man forte alla guarnigione . Anche i montanari di Khampur che s ' avanzavano in ranghi serrati , si erano messi a gridare ed a sparare . Quella marcia non doveva però prolungarsi molto . I guerrieri che formavano il corpo di guardia , avevano già dato l ' allarme , e quando l ' avanguardia malese e dayaca fu giunta presso la piazza del mercato , si vide sbarrata la via da un grosso attruppamento di soldati . Erano i cipay del rajah , i quali avendo la loro caserma in quei dintorni , erano stati lesti ad accorrere con qualche pezzo d ' artiglieria ed un mezzo squadrone di cavalleggeri irregolari . - Ci siamo ! - gridò Sandokan . - Stringete le file e caricate alla disperata . Qui bisogna sfondare . - Quei cipay erano una truppa eccellente , formata del fiore dei guerrieri assamesi , milizia salda che aveva fatto le sue prove alle frontiere della Birmania , e quindi capace di opporre una lunga e fors ' anche ostinata resistenza . - Bah ! - mormorò Sandokan che guidava bravamente all ' attacco il suo drappello ; - se non cedono , li faremo assalire alle spalle dai seikki . - Un fuoco vivissimo accolse i montanari che irrompevano sulla piazza in ranghi ben serrati , facendo non pochi vuoti fra gli assalitori ; però questi , senza troppo impressionarsi , misero rapidamente in batteria i loro trenta falconetti e aperte le file fulminarono a loro volta i cipay del rajah . Una vera battaglia si era impegnata d ' ambo le parti , con vero accanimento . Se i cipay fossero stati soli , non avrebbero resistito a lungo a quel fuoco infernale , quantunque disponessero anche loro di alcuni pezzi d ' artiglieria . Disgraziatamente pei montanari , altri rinforzi giungevano da tutte le parti , asserragliando le vie che sboccavano sulla piazza con carri e lastre e pietre , formando delle vere barricate . Tutta la guarnigione della capitale , allarmata da quegli spari , si portava sollecitamente sul campo della pugna . Sandokan , che conservava un ammirabile sangue freddo , intuì subito il pericolo che lo minacciava . - Ogni minuto che perdiamo , aumenterà la resistenza - disse a Tremal - Naik che combatteva al suo fianco . - Forziamo la fronte . Battuti i cipay , saremo padroni della città . - Radunò duecento uomini , mise in testa i malesi ed i dayachi e li scagliò all ' assalto contro le linee dei cipay . Malgrado l ' uragano di fuoco , la colonna attraversò di gran corsa la piazza e si gettò contro i primi avversari , impegnando un terribile combattimento all ' arma bianca . Tre volte i montanari furono costretti a dare indietro , lasciando sul terreno un gran numero d ' uomini , ma al quarto attacco , appoggiato da una nuova colonna guidata da Khampur , riuscirono a tagliare a metà la fronte dei cipay . Aperto il varco , tutte le altre schiere si spinsero innanzi sciabolando il nemico , che già si ripiegava in disordine riversandosi attraverso le vie laterali . - Diritti al palazzo ! - urlò Sandokan . - Avanti , prodi montanari di Sadhia ! Avanti tigrotti di Mompracem ! - I guerrieri assamesi che avevano bloccate le vie trasversali , vedendo i cipay a fuggire e temendo di venire sorpresi alle spalle , lasciarono le barricate per concentrare forse la difesa in altro luogo . I montanari , vedendo la via sgombra , si misero alla corsa , non cessando di far fuoco contro le finestre e le porte . Nessun abitante osava d ' altronde mostrarsi . Le stuoie di coccottiero , rimanevano ermeticamente abbassate , perfino quelle delle verande . Bindar , che era sfuggito miracolosamente ai colpi dei cipay , quantunque avesse sempre combattuto e valorosamente in prima fila , guidava Sandokan e le sue schiere , verso l ' immensa piazza , in mezzo alla quale s ' ergeva il superbo palazzo del rajah . I montanari stavano per irrompere nell ' ultima e più ampia via che conduceva nella piazza , quando si trovarono dinanzi ad una serie di barricate , costruite è vero alla buona , con carri , materassi e panconi di legno incrociati , ma che offrivano una certa resistenza . Fra le une e le altre si erano ammassati i cipay ed i guerrieri assamesi , con un certo numero di bocche da fuoco . - Ecco l ' osso più duro da rosicchiare - disse Sandokan fermandosi . - I cipay sono stati più lesti di noi ed hanno avuto il tempo di trincerarsi . - Capo , - disse Khampur , accostandosi al pirata . - Se i seikki non si muovono , corriamo il pericolo di farci schiacciare . - I seikki al momento opportuno entreranno in azione . Devono essere occupati ad impossessarsi del rajah e dei suoi favoriti , in questo istante . Quando giungeremo al palazzo reale , non avremo più nulla da fare là dentro . Fa ' piazzare tutta la tua artiglieria lungo i camminapiedi e manda duecento uomini a occupare le case che si trovano presso la prima barricata . Dalle verande e dalle terrazze potranno fare dei buoni colpi di carabina . Se è possibile , fa ' installare anche lassù dei falconetti . - Sì , capo . - Dammi ora quattrocento uomini per formare una solida colonna d ' attacco . - Quel rapido discorso era stato fatto in mezzo ai colpi di fuoco . Gli assamesi , credendosi sicuri dietro le loro barricate , non avevano però ancora fatto uso delle loro artiglierie , che dovevano essere state caricate a mitraglia . I malesi , i dayachi ed una compagnia di montanari , avevano risposto con poche scariche e con qualche colpo di falconetto , tanto per provare la resistenza di quelle trincee e dei loro difensori . Sandokan , prima di dare il gran cozzo , attese che i suoi ordini fossero stati eseguiti , e quando vide i montanari comparire sulle verande e sulle terrazze delle case più prossime alla prima trincea , comandò alcune scariche di falconetti . Quei piccoli pezzi lanciarono per ben tre volte un vero uragano di palle , del calibro d ' una libbra , sfondando parte dei carri e dei panconi , e costringendo i difensori della barricata a ripiegarsi contro le pareti delle case . Era il momento opportuno per dare il cozzo . Sandokan e Tremal - Naik fecero stringere le file alla colonna d ' assalto , e mentre i montanari che occupavano le terrazze e le verande li proteggevano con un fuoco violentissimo , diretto specialmente contro i cipay , che servivano i pezzi d ' artiglieria , si slanciarono all ' attacco con impeto meraviglioso . A cento passi dalla barricata una poderosa scarica di mitraglia , vomitata da tre pezzi collocati ai lati della barricata , fece oscillare la colonna d ' assalto , che però si rimise subito , strinse ancor più i ranghi e si spinse audacemente innanzi , malgrado avesse subito gravi perdite . Una seconda volta si trovò esposta alle scariche di mitraglia , nondimeno quei prodi montanari , incoraggiati dallo slancio ammirabile dei malesi e dei dayachi e dalle grida dei valorosissimi capi , che si esponevano intrepidamente al fuoco , mostrando un disprezzo assoluto della vita , furono ben presto sopra la barricata , caricando i difensori colle larghe scimitarre e gli affilati tarwar . I cipay ed i guerrieri assamesi tennero duro per qualche minuto , poi volsero in fuga salvandosi dietro la seconda barricata . Sandokan fece voltare verso quella i cannoni conquistati , che valevano ben meglio dei piccoli falconetti , mentre una parte dei suoi uomini sfondavano , coi calci delle carabine , le porte delle case per occupare le verande e le terrazze . Un ' altra colonna , composta di trecento uomini , correva in aiuto dei vincitori . La guidava Khampur . Quel poderoso rinforzo si slanciò a sua volta , dopo alcune cannonate , all ' attacco della nuova trincea , dietro la quale i cipay e gli assamesi , si preparavano ad opporre un ' altra accanita resistenza , malgrado avessero subito perdite enormi . Tutto il tratto di via che correva fra le due trincee , era coperto di morti e di feriti , segno evidente che gli indiani si erano valorosamente difesi , prima di cedere al possente urto dei montanari e delle vecchie tigri di Mompracem . Il secondo attacco fu meno laborioso del primo . I soldati del rajah , scoraggiati , non ressero che pochi minuti , poi si rifugiarono nell ' immensa piazza dove sorgeva il palazzo reale e dove avevano collocate le loro migliori artiglierie . I montanari però li avevano seguìti così da presso da non permettere a loro d ' innalzare un ' altra trincea , né di fare troppe scariche . L ' urto fra le due falangi fu nondimeno sanguinosissimo . Assamesi e montanari gareggiavano per coraggio e per ostinazione . Tutti avevano gettate via le carabine , diventate inutili in un combattimento corpo a corpo , non essendo armate di baionette e combattevano colle pistole e colle armi bianche , con una rabbia crescente e con grande strage da una parte e dall ' altra . La resistenza che opponeva la guarnigione , sempre ingrossata da altre truppe fresche , che giungevano ad ogni istante dai quartieri più lontani della città , era diventata così tenace , che Sandokan , Tremal - Naik e Khampur , per un momento , dubitarono dell ' esito dell ' impresa . I montanari cominciavano a dar segno di stanchezza e non assalivano più coll ' impeto primiero , un po ' scoraggiati anche di trovarsi continuamente dinanzi truppe fresche , che non cedevano facilmente ai replicati assalti . Ad un tratto però , all ' estremità opposta della piazza , in direzione del palazzo reale , proprio dietro le spalle delle truppe del rajah , si udirono echeggiare improvvisamente delle nutrite scariche di fucileria , appoggiate da alcuni colpi di cannone . Un immenso urlo di gioia sfuggì dai petti dei montanari e dai petti delle vecchie tigri di Mompracem : - I seikki ! - Erano infatti i saldi ed invincibili guerrieri del demjadar , che accorrevano in loro aiuto , e che avevano aperto il fuoco dalle gradinate del palazzo reale . I cipay e gli assamesi , passato il primo momento di stupore , non potendo subito credere ad un tale tradimento , vistisi presi fra due fuochi , si diedero ad una fuga precipitosa , gettando le armi onde essere più lesti . Tre o quattrocento però erano rimasti sulla piazza , abbassando le carabine e le scimitarre in segno di resa . Sandokan e Tremal - Naik si erano slanciati verso il demjadar , che marciava alla testa della sua magnifica truppa , accompagnato da un uomo vestito di flanella bianca , che portava sul capo un elmetto di tela con un lungo velo azzurro . - Yanez ! - esclamarono entrambi precipitandosi fra le braccia aperte del portoghese . - In carne ed ossa , amici miei - rispose l ' ex mylord ridendo . - Peccato che sia giunto un po ' tardi a prendere parte alla battaglia , che assicura il trono alla mia bella Surama ; ma abbiamo avuto un po ' da fare al palazzo reale , è vero mio bravo demjadar ? - Il capo dei seikki fece un cenno affermativo . - Il rajah ? - chiese Sandokan . - È nelle nostre mani . - Ed il greco ? - Si è difeso come un dannato , aiutato da un manipolo di favoriti e di bricconi degni di lui , e nella lotta è caduto con tre o quattro palle in corpo . - Morto ? - Per Giove ! Erano palle di carabina e di buon calibro , mio caro Sandokan . - Forse è meglio così , - disse Tremal - Naik . - I tuoi malesi sono stati egualmente vendicati . - Hai ragione , - rispose Sandokan . - Il rajah è furibondo ? - È mezzo ubbriaco e credo che non abbia nemmeno capito che la corona gli cadeva dalla testa , - rispose Yanez . - Ma Surama dov ' è ? - È a bordo d ' uno dei nostri poluar . La faremo subito avvertire . - E tutta questa gente dove l ' hai scovata , tu ? - Sono i sudditi del padre della tua fidanzata . Lascia le spiegazioni a più tardi . - In quell ' istante giunse Khampur . - Capo , - disse volgendosi verso Sandokan . - Che cosa devo fare ? Tutti i soldati del rajah o scappano o si arrendono . - Manda , innanzi a tutto , una buona scorta al poluar , onde conduca qui , il più presto possibile , Surama . Manderai poi i tuoi uomini a occupare tutte le caserme della città ed i fortini dei bastioni . Non troveranno ormai più alcuna resistenza . - Lo credo anch ' io , capo . - E ripartì di corsa , mentre i suoi montanari disarmavano i prigionieri e sparavano le loro ultime cartucce contro le case , onde la popolazione non scendesse nelle vie . - Dal rajah ora , - disse Sandokan . - Guidaci , mio bravo demjadar . Tu hai mantenuto la tua promessa e la rhani dell ' Assam manterrà i suoi patti . - Il capo dei seikki si diresse verso il palazzo reale seguìto da Sandokan , da Yanez , da Tremal - Naik e da una piccola scorta . I seikki guardavano le porte , dinanzi alle quali erano stati piazzati dei piccoli pezzi d ' artiglieria . Il drappello salì lo scalone principale ed entrò nella sala del trono , dove si trovavano radunati i ministri ed alcuni dei più alti dignitari dello stato . Il rajah invece se ne stava , semi - coricato , sul suo letto - trono , mezzo inebetito dai liquori e dallo spavento . Certo la morte del greco , del suo fido , quantunque perfido consigliere , doveva avergli schiantata l ' anima . Vedendo entrare Yanez seguìto da tutti gli altri , scese dal trono e assumendo una cert ' aria di dignitosa fierezza , infusagli dal cognac bevuto , gli chiese con voce rauca : - Che cosa vuoi tu , mylord , ancora da me ? La mia vita forse ? - Noi non siamo assamesi , Altezza - rispose il portoghese togliendosi il cappello e facendo un inchino . - Al governo inglese premerebbero , forse , più che la mia vita le mie ricchezze ? - Vostra Altezza s ' inganna . - Che cosa volete dire , mylord ? - Che il governo inglese non c ' entra affatto in questa rivoluzione o , sollevazione , se così vi piace meglio . - Il rajah fece un gesto di stupore . - Per conto di chi avete agito voi dunque così ? Chi siete ? Chi vi ha mandati qui ? - Una fanciulla che voi ben conoscete , Altezza - rispose Yanez . - Una fanciulla ! - Sapete Altezza chi sono i guerrieri che hanno vinto le vostre truppe ? - chiese Sandokan , avanzandosi . - No . - I montanari di Sadhja . - Un grido terribile lacerò il petto del principe . - I guerrieri di Mahur ! - Si chiamava ben così , il forte montanaro che vostro fratello uccise a tradimento , - continuò Sandokan . - Ma io non ho preso parte a quell ' assassinio ! - urlò il principe . - Ciò è vero , - rispose Yanez , - però Vostra Altezza non avrà dimenticato che cosa ha fatto della piccola Surama , la figlia di Mahur . - Surama ! - balbettò il rajah diventando livido . - Surama ! - Sì , Altezza . A chi l ' avete venduta ? Ve lo ricordate ? - Il rajah era rimasto muto guardando Yanez con intenso terrore . - Allora voi , Altezza , mi permetterete di dirvi che quella fanciulla , figlia di un grande capo che era vostro zio , invece di farla sedere sui gradini d ' un trono , come le spettava per diritto di nascita , l ' avete venduta , come una miserabile schiava , ad una banda di thugs indiani , onde ne facessero una bajadera . Vi ricordate ora ? - Anche questa volta il rajah non rispose . Solamente i suoi occhi si dilatavano sempre più , come se dovessero schizzargli dalle orbite . - Quella fanciulla , - proseguì l ' implacabile portoghese , - chiese il nostro aiuto e noi , che siamo uomini capaci di mettere sottosopra il mondo intero , siamo venuti qui , dalle lontane regioni della Malesia , per sostenere i suoi diritti e , come avete veduto , ci siamo riusciti , poiché voi non siete più rajah . È la rhani che da questo momento regna sull ' Assam . - Il principe scoppiò in una risata stridula , spaventosa , che si ripercosse lungamente nell ' immensa sala . - La rhani ! - esclamò poi , sempre ridendo . - Ah ! ... ah ! ah ! Le mie carabine ... le mie pistole ... i miei elefanti ... voglio sposare la rhani ! ... Dov ' è ... dov ' è ? Ah ! Eccola ! Bella , bellissima ! ... - Yanez , Sandokan e Tremal - Naik si guardarono un po ' atterriti . - È diventato pazzo , - disse il primo . - Bah ! Vi sono degli ospedali a Calcutta , - aggiunse il secondo . - Surama è ormai abbastanza ricca per pagargli una pensione principesca . - E uscirono tutti e tre , un po ' pensierosi , mentre il disgraziato , colpito improvvisamente da una pazzia furiosa , continuava a urlare come un ossesso : - Le mie carabine ... le mie pistole ... i miei elefanti ... voglio sposare la rhani ! - Dieci giorni più tardi gli avvenimenti narrati , quando già il disgraziato rajah era stato condotto a Calcutta , sotto buona scorta , per essere internato in uno dei primari stabilimenti d ' alienati e quando già tutte le città dell ' Assam , avevano fatto atto di sottomissione completa , la bellissima Surama impalmava solennemente il suo amato sahib bianco , cedendogli metà della corona . - Eccovi finalmente felici , - disse a loro Sandokan , la sera istessa , mentre la folla , delirante , acclamava i nuovi sovrani dell ' Assam , ed i fuochi d ' artifizio illuminavano fantasticamente la capitale . - Ora tocca a me procurarmi una corona , quella stessa che portava sul capo mio padre . - E quando sarà quel giorno ? - chiese Yanez . - Sai che noi , quantunque di tinta diversa , siamo più che due fratelli . Parla e verrò io ad aiutarti coi miei scikari e , se sarà necessario , coi montanari di Sadhja . - Chi lo sa , - disse Sandokan dopo un silenzio relativamente lungo . - Forse quel giorno è più prossimo che tu non lo creda , ma non voglio per ora guastare la tua luna di miele , come dite voi uomini dell ' estremo occidente . Fra giorni mi imbarcherò pel Borneo coi miei ultimi malesi e dayachi e , quando sarò là , riceverai miei ordini . - NOTE 1 Sacerdoti di Siva . 2 Colazione leggera degli anglo - indiani , composta di carne , legumi , birra . 3 Liquore mescolato con oppio . 4 Anche gli indù come gli altri popoli credono al diluvio universale . 5 Tigri che non assaltano che gli esseri umani . 6 Moneta d ' oro che vale 16 rupie ( 40 lire ) . 7 Battitori . 8 Mangiatrice d ' uomini . 9 Facchini . 10 Forte dose di oppio . 11 Riso del Bengala finissimo che cuocendo spande un profumo soavissimo . 12 A questa casta , che è l ' ultima , appartengono i domestici e gli artigiani . 13 Giganti malefici .
Miscellanea ,
VENERABILI FRATELLI , SALUTE E APOSTOLICA BENEDIZIONE Il fermo proposito , che fin dai primordi del Nostro Pontificato abbiamo concepito , di voler consacrare tutte le forze che la benignità del Signore si degna concederCi alla restaurazione di ogni cosa in Cristo , Ci risveglia nel cuore una grande fiducia nella potente grazia di Dio , senza la quale nulla di grande e di fecondo per la salute delle anime possiamo pensare od imprendere quaggiù . Nello stesso tempo però sentiamo più che mai vivo il bisogno di essere secondati unanimemente e costantemente nella nobile impresa da voi , Venerabili Fratelli , chiamati a parte dell ’ ufficio Nostro pastorale , da ognuno del Clero e dei singoli fedeli alle vostre cure commessi . Tutti in vero nella Chiesa di Dio siamo chiamati a formare quell ’ unico corpo , il cui capo è Cristo : corpo strettamente compaginato , come insegna l ’ Apostolo Paolo ( Eph . IV , 16 ) , e ben commesso in tutte le sue giunture comunicanti , e questo in virtù dell ’ operazione proporzionata di ogni singolo membro , onde il corpo stesso prende l ’ aumento suo proprio e di mano in mano si perfeziona nel vincolo della carità . E se in quest ’ opera di " edificazione Corpo di Cristo " ( Eph . IV , 12 ) è Nostro primo ufficio d ’ insegnare , additare il retto modo da seguire e proporne i mezzi , di ammonire ed esortare paternamente , è altresì dovere di tutti i Nostri figliuoli dilettissimi , sparsi pel mondo , di accogliere le parole Nostre , di attuarle dapprima in se stessi e di concorrere efficacemente ad attuarle eziandio negli altri , ciascuno secondo la grazia da Dio ricevuta , secondo il suo stato ed ufficio , secondo lo zelo che ne infiamma il cuore . Qui vogliamo soltanto ricordare quelle molteplici opere di zelo in bene della Chiesa , della società e degli individui particolari , comunemente designati col nome di azione cattolica , che fioriscono per grazia di Dio in ogni luogo e che abbondano altresì nella nostra Italia . Voi ben intendete , Venerabili Fratelli , quanto esse Ci debbano tornar care e quanto intimamente bramiamo di vederle rassodate e promosse . Non solo a più riprese ne abbiamo trattato a voce con parecchi almeno di voi , e col principali loro rappresentanti in Italia nell ’ occasione che essi Ci recavano in persona l ’ omaggio della loro devozione e del loro affetto filiale , ma altresì pubblicando Noi su questo argomento o facendo pubblicare con la Nostra Autorità vari Atti , che tutti già conoscete . Vero è che alcuni di questi , come richiedevano le circostanze per Noi dolorose , erano piuttosto diretti a rimuovere gli ostacoli al più spedito procedere dell ’ azione cattolica e a condannare certe tendenze indisciplinate , che con grave danno della causa comune si andavano insinuando . Però Ci tardava il cuore di rivolgere a tutti eziandio una parola di paterno conforto e di eccitamento acciocché sul terreno , per quanto è da Noi , sgombro dagli impedimenti , si continui ad edificare il bene e ad accrescerlo largamente . Ci è dunque ben grato di farlo ora con le presenti Nostre Lettere a comune consolazione , nella certezza che le parole Nostre saranno da tutti dolcemente ascoltate e seguite . Vastissimo è il campo dell ’ azione cattolica , la quale per sé medesima non esclude assolutamente nulla di quanto , in qualsiasi modo , diretto od indiretto , appartiene alla divina missione della Chiesa . Di leggieri si riconosce la necessità del concorso individuale a tant ’ opera , non solo per la santificazione delle anime nostre , ma anche per diffondere e sempre meglio dilatare il Regno di Dio negli individui , nelle famiglie e nella società , procurando ciascuno , secondo le proprie forze , il bene del prossimo con la diffusione della verità rivelata , con l ’ esercizio delle virtù cristiane e con le opere di carità o di misericordia spirituale e corporale . Questo è il camminare degno di Dio , a che ci esorta San Paolo , così da piacergli in ogni cosa , producendo frutti di ogni opera buona e crescendo nella scienza di Dio : " Ut ambuletis digne Deo per omnia placentes : in omni opere bono fructificantes et crescentes in scentia Dei " ( Coloss . I , 10 ) . Oltre a questi però v ’ è un gran numero di beni appartenenti all ’ ordine naturale a cui la missione della Chiesa non è direttamente ordinata , ma che pure sgorgano dalla medesima , quasi naturale sua conseguenza . Tanta è la luce della Rivelazione cattolica , che si diffonde vivissima su ogni scienza ; tanta la forza delle massime evangeliche , che i precetti della legge naturale si radicano più sicuri ed ingagliardiscono ; tanta infine l ’ efficacia della verità e della morale insegnate da Gesù Cristo , che lo stesso benessere materiale degli individui , della famiglia e della società umana si trova provvidenzialmente sostenuto e promosso . La Chiesa , pure predicando Gesù Cristo crocifisso , scandalo e stoltezza innanzi al mondo ( I Cor . I , 23 ) , è divenuta ispiratrice e fautrice primissima di civiltà ; e la diffusione per tutto dove predicavano i suoi apostoli , conservando e perfezionando gli elementi buoni delle antiche civiltà pagane , strappando dalla barbarie ed educando a civile consorzio i nuovi popoli che al suo seno materno si rifugiavano , diede all ’ intera società , bensì a poco a poco , ma con tratto sicuro e sempre più progressivo , quell ’ impronta tanto spiccata , che ancora oggi universalmente conserva . La civiltà del mondo è civiltà cristiana ; tanto è più vera , più durevole , più feconda di frutti preziosi , quanto è più nettamente cristiana ; tanto declina , con immenso danno del bene sociale , quanto all ’ idea cristiana si sottrae . Onde , per la forza intrinseca delle cose , la Chiesa divenne anche di fatto custode e vindice della civiltà cristiana . E tale fatto in altri secoli della storia fu riconosciuto e ammesso ; formò anzi il fondamento inconcusso delle legislazioni civili . Su quel fatto poggiarono le relazioni tra la Chiesa e gli Stati , il pubblico riconoscimento dell ’ autorità della Chiesa nelle materie tutte che toccano in qualsivoglia modo la coscienza , la subordinazione di tutte le leggi dello Stato alle divine leggi del Vangelo , la concordia dei due poteri dello Stato e della Chiesa , nel procurare in tal modo il bene temporale dei popoli , che non ne abbia a soffrire l ’ eterno . Non abbiamo bisogno di dirvi , o Venerabili Fratelli , quale prosperità e benessere , quale pace e concordia , quale rispettosa soggezione all ’ autorità e quale eccellente governo si otterrebbero e si manterrebbero nel mondo , se si potesse attuare ovunque il perfetto ideale della civiltà cristiana . Ma posta la lotta continua della carne contro lo spirito , delle tenebre contro la luce , di Satana contro Dio , tanto non è da sperare , almeno nella sua piena misura . Onde continui strappi si vanno facendo alle pacifiche conquiste della Chiesa , tanto più dolorosi e funesti , quanto più la società umana tende a reggersi con principi avversi al concetto cristiano , anzi ad apostatare interamente da Dio . Non per questo è da perdere punto il coraggio . La Chiesa sa che le porte dell ’ inferno non prevarranno contro di lei ; ma sa ancora che avrà nel mondo premura , che i suoi apostoli sono inviati come agnelli tra lupi , che i suoi seguaci saranno sempre coperti d ’ odio e di disprezzo , come d ’ odio e di disprezzo fu saturato il divino suo Fondatore . La Chiesa va quindi innanzi imperterrita , e mentre diffonde il Regno di Dio là dove non fu peranco pregiudicato , si studia per ogni maniera di riparare alle perdite nel Regno già conquistato . " Restaurare tutto in Cristo " è stata sempre la divisa della Chiesa , ed è particolarmente la Nostra nei trepidi momenti che traversiamo . Ristorare ogni cosa , non in qualsivoglia modo , ma in Cristo : " in Lui , tutte le cose che sono in Cielo ed in terra " , soggiunse l ’ Apostolo ( Eph . I , 10 ) : ristorare in Cristo non solo ciò che appartiene propriamente alla divina missione della Chiesa di condurre le anime a Dio , ma anche ciò che , come abbiamo spiegato , da quella divina missione spontaneamente deriva , la civiltà cristiana nel complesso di tutti e singoli gli elementi che la costituiscono . E poiché Ci fermiamo a quest ’ ultima sola parte della restaurazione desiderata , voi vedete , o Venerabili Fratelli , di quanto aiuto tornano alla Chiesa quelle schiere elette di cattolici che si propongono appunto di riunire insieme tutte le forze vive , a fine di combattere con ogni mezzo giusto e legale la civiltà anticristiana , riparare per ogni modo i disordini gravissimi che da quella derivano ; ricondurre Gesù Cristo nella famiglia , nella scuola , nella società ; ristabilire il principio dell ’ autorità umana come rappresentante di quella di Dio ; prendere sommamente a cuore gli interessi del popolo e particolarmente del ceto operaio ed agricolo , non solo istillando nel cuore di tutti il principio religioso , unico vero fonte di consolazione nelle angustie della vita , ma studiandosi di rasciugarne le lacrime , di raddolcirne le pene , di migliorare la condizione economica con ben condotti provvedimenti ; adoperarsi quindi perché le pubbliche leggi siano informate a giustizia , e si correggano o vadano soppresse quelle che alla giustizia si oppongono : difendere infine e sostenere con animo veramente cattolico i diritti di Dio in ogni cosa e quelli non meno sacri della Chiesa . Il complesso di tutte queste opere sostenute e promosse in gran parte dal laicato cattolico e variamente ideate a seconda dei bisogni propri di ogni nazione e delle circostanze particolari in cui versa ogni paese , è appunto quello che con termine più particolare e certo nobile assai suoi essere chiamato azione cattolica , ovvero azione dei cattolici . Essa in tutti i tempi venne sempre in aiuto della Chiesa , e la Chiesa tale aiuto ha sempre accolto favorevolmente e benedetto , sebbene a seconda dei tempi si sia variamente esplicato . Ed è infatti da notare qui subito , che non tutto ciò che potrà essere stato utile , anzi unicamente efficace nei secoli andati , torna oggi possibile restituire allo stesso modo : tanti sono i cangiamenti radicali che col correre dei tempi s ’ insinuano nella società o nella vita pubblica , e tanti i nuovi bisogni che le circostanze cambiate vanno di continuo suscitando . Ma la Chiesa nel lungo corso della sua storia ha sempre ed in ogni caso dimostrato luminosamente di possedere una meravigliosa virtù di adattamento alle variabili condizioni del consorzio civile , talché , salva sempre l ’ integrità e l ’ immutabilità della fede e della morale , e salvi egualmente i sacrosanti suoi diritti , facilmente si piega e si accomoda in tutto ciò che è contingente ed accidentale alle vicende dei tempi ed alle nuove esigenze della società . La pietà , dice San Paolo , a tutto si acconcia possedendo le promesse divine , così per i beni della vita presente , come per quelli della vita futura . " Pietas autem ad omnia utilis est , promissionem habens vitæ , quæ nunc est , et futuræ " ( I Tim . IV , 8 ) . E però anche l ’ azione cattolica , se opportunamente cambia nelle sue forme esterne e nei mezzi che adopera , rimane sempre la stessa nei principi che la dirigono e nel fine nobilissimo che si propone . Perché poi nello stesso tempo torni veramente efficace , converrà diligentemente avvertire le condizioni che essa medesima impone , se ben si considerino la sua natura ed il suo fine . Anzitutto dov ’ essere altamente radicato nel cuore che lo strumento vien meno , se non è acconcio all ’ opera che si vuol eseguire . L ’ azione cattolica ( come si ritrae ad evidenza dalle cose anzidette ) poiché si propone di ristorare ogni cosa in Cristo , costituisce un vero apostolato ad onore e gloria di Cristo stesso . Per bene compierlo ci vuole la grazia divina , e questa non si dà all ’ apostolo che non sia unito a Cristo . Solo quando avremo formato Gesù Cristo in noi , potremo più facilmente ridonarlo alle famiglie , alla società . E però quanti sono chiamati a dirigere o si dedicano a promuovere il movimento cattolico devono essere cattolici a tutta prova , convinti della loro fede , sodamente istruiti nelle cose della Religione , sinceramente ossequienti alla Chiesa ed in particolare a questa suprema Cattedra Apostolica ed al Vicario di Gesù Cristo in terra ; di pietà vera , di maschie virtù , di puri costumi e di vita così intemerata che tornino a tutti di esempio efficace . Se l ’ animo non è così temprato , non solo sarà difficile promuovere negli altri il bene , ma sarà quasi impossibile procedere con rettitudine d ’ intenzione e mancheranno le forze per sostenere con perseveranza le noie che reca seco ogni apostolato , le calunnie degli avversari , le freddezze e la poca corrispondenza degli uomini anche dabbene , talvolta perfino le gelosie degli amici e degli stessi compagni di azione , scusabili senza dubbio , posta la debolezza dell ’ umana natura , ma pure grandemente pregiudizievoli e causa di discordie , di attriti , di domestiche guerricciuole . Solo una virtù paziente e ferma nel bene , e nello stesso tempo soave e delicata , è capace di rimuovere o diminuire questa difficoltà , così che l ’ opera a cui sono dedicate le forze cattoliche non ne vada compromessa . Tale è la volontà di Dio , diceva San Pietro ai primitivi fedeli , che col ben fare chiudiate la bocca agli uomini stolti . " Sic est voluntas Dei , ut bene facientes obmutescere faciatis imprudentium hominum ignorantiam " ( I Petr . II , 15 ) . Importa inoltre ben definire le opere intorno alle quali si devono spendere con ogni energia e costanza le forze cattoliche . Quelle opere devono essere di così evidente importanza , così rispondenti ai bisogni della società odierna , così acconce agli interessi morali e materiali , soprattutto del popolo e delle classi diseredate , che mentre infondono ogni migliore alacrità dei promotori dell ’ azione cattolica pel grande e sicuro frutto che da sé medesime promettono , siano insieme da tutti e facilmente comprese ed accolte volonterosamente . Appunto perché i gravi problemi della vita odierna sociale esigono una soluzione pronta e sicura , si desta in tutti il più vivo interesse di sapere e conoscere i vari modi onde quelle soluzioni si propongono in pratica . Le discussioni in un senso o nell ’ altro si moltiplicano ogni dì più e si propagano facilmente per mezzo della stampa . È quindi supremamente necessario che l ’ azione cattolica colga il momento opportuno , si faccia innanzi coraggiosa e proponga anch ’ essa la soluzione sua e la faccia valere con propaganda ferma , attiva , intelligente , disciplinata , tale che direttamente si opponga alla propaganda avversaria . La bontà e giustizia dei principi cristiani , la retta morale che professano i cattolici , il pieno disinteresse delle cose proprie non altro apertamente e sinceramente bramando che il vero , il solo , il supremo bene altrui , infine l ’ evidente loro capacità di promuovere meglio degli altri anche i veri interessi economici del popolo , è impossibile non facciano breccia sulla mente e sul cuore di quanti ascoltano e non ne aumentino le file , fino a renderli un corpo forte e compatto , capace di resistere gagliardamente alla contraria corrente e di tenere in rispetto gli avversari . Tale supremo bisogno avvertì pienamente il Nostro Antecessore di b.m. Leone XIII , additando soprattutto nella memoranda Enciclica " Rerum Novarum " ed in altri documenti posteriori , l ’ oggetto intorno al quale precipuamente doveva svolgersi l ’ azione cattolica , cioè " la pratica soluzione a seconda dei principi cristiani della questione sociale " . Noi pure , seguendo così sapienti norme , col Nostro Motu proprio del 18 Dicembre 1903 abbiamo dato all ’ azione popolare cristiana , che in sé comprende tutto il movimento cattolico sociale , un ordinamento fondamentale che fosse quasi la regola pratica del lavoro comune ed il vincolo della concordia e della carità . Qui dunque ed a questo scopo santissimo e necessarissimo devono anzitutto aggrupparsi e solidarsi le opere cattoliche , varie e molteplici nella forma , ma tutte egualmente intese a promuovere con efficacia il medesimo bene sociale . Ma perché quest ’ azione sociale si mantenga e prosperi con la necessaria coesione delle varie opere che la compongono è soprammodo importante che i cattolici procedano con esemplare concordia tra loro ; la quale per altro non si otterrà mai , se non vi ha in tutti unità di intendimenti . Su tale necessità non può cadere dubbio di sorta alcuna ; tanto chiari ed aperti sono gli insegnamenti dati da questa Cattedra Apostolica , tanta la viva luce che vi hanno sparso intorno coi loro scritti i più insigni tra ’ cattolici d ’ ogni paese , tanto lodevole esempio che più volte , anche da Noi medesimi , si è proposto ai cattolici di altre nazioni , i quali appunto per questa concordia ed unità di intendimenti , in breve tempo hanno ottenuto frutti fecondi e assai consolanti . Ad assicurarne poi il conseguimento , tra le varie opere degne egualmente di lode , si è dimostrata altrove singolarmente efficace un ’ istituzione di carattere generale , che col nome di Unione popolare è destinata ad accogliere i cattolici di tutte le classi sociali , ma specialmente le grandi moltitudini del popolo intorno ad un solo centro comune di dottrina , di propaganda e di organizzazione sociale . Essa infatti , poiché risponde ad un bisogno egualmente sentito quasi in ogni paese , e poiché la sua semplice costituzione risulta dalla natura stessa delle cose quali egualmente per tutto s ’ incontrano , non può dirsi che sia propria più di una nazione che di un ’ altra , ma di tutte , dove si manifestano gli stessi bisogni e sorgono i medesimi pericoli . La sua grande popolarità la rende facilmente cara ed accettevole e non disturba né impedisce alcun ’ altra istituzione ma piuttosto a tutte le istituzioni dà forza e compattezza poiché con la sua organizzazione strettamente personale sprona gli individui a entrare nelle istituzioni particolari , li addestra al lavoro pratico e veramente proficuo , ed unisce gli animi di tutti in un unico sentire e volere . Stabilito così codesto centro sociale , tutte le altre istituzioni d ’ indole economica , destinate a risolvere praticamente e sotto i vari suoi aspetti il problema sociale , si trovano come spontaneamente raggruppate insieme nel fine generale che le unisce , mentre pure , a seconda dei vari bisogni a cui si applicano , prendono forme diverse e diversi mezzi adoperano , come richiede lo scopo particolare proprio di ciascuna . E qui Ci torna ben caro di esprimere la Nostra soddisfazione pel molto che in questa parte si è già fatto in Italia , con certa speranza che , posto l ’ aiuto divino , si faccia ancora assai più nell ’ avvenire , rassodando il bene ottenuto e dilatandolo con zelo sempre più crescente . Nel che si rese grandemente benemerita l ’ Opera dei Congressi e Comitati Cattolici , grazie all ’ attività intelligente degli uomini esimi che la dirigevano , e che a quelle particolari istituzioni furono preposti o le dirigono tuttora . E però tale centro od unione di opere d ’ indole economica , come fu da Noi espressamente conservata al cessare dell ’ anzidetta Opera dei Congressi , così dovrà continuare anche in seguito sotto la solerte direzione di coloro che le sono preposti . Contuttociò , perché l ’ azione cattolica sia efficace sotto ogni rispetto , non basta che essa sia proporzionata ai bisogni sociali odierni ; conviene ancora che si faccia valere con tutti quei mezzi pratici , che le mettono oggi in mano il progresso degli studi sociali ed economici , l ’ esperienza già fatta altrove , le condizioni del civile consorzio , la stessa vita pubblica degli Stati . Altrimenti si corre rischio di andare tentoni lungo tempo in cerca di cose nuove e mal sicure , mentre le buone e certe si hanno in mano ed hanno fatto già ottima prova ; ovvero di proporre istituzioni e metodi propri forse di altri tempi , ma oggi non intesi dal popolo , ovvero infine di arrestarsi a mezza via non servendosi , nella misura pur concessa , di quei diritti cittadini che le odierne costituzioni civili offrono a tutti e quindi anche ai cattolici . E per fermarsi a quest ’ ultimo punto , certo è che l ’ odierno ordinamento degli Stati offre indistintamente a tutti la facoltà di influire sulla pubblica cosa , ed i cattolici , salvo gli obblighi imposti dalla legge di Dio e dalle prescrizioni della Chiesa , possono con sicura coscienza giovarsene , per mostrarsi idonei al pari , anzi meglio degli altri , di cooperare al benessere materiale civile del popolo ed acquistarsi così quell ’ autorità e quel rispetto che rendano loro possibile eziandio di difendere e promuovere i beni più alti , che sono quelli dell ’ anima . Quei diritti civili sono parecchi e di vario genere , fino a quello di partecipare direttamente alla vita politica del paese rappresentando il popolo nelle aule legislative . Ragioni gravissime Ci dissuadono , Venerabili Fratelli , dallo scostarsi da quella norma già decretata dal Nostro Antecessore di s . m . Pio IX e seguita poi dall ’ altro Nostro Antecessore di s . m . Leone XIII durante il diuturno suo Pontificato , secondo la quale rimane in genere vietata in Italia la partecipazione dei cattolici al potere legislativo . Sennonché altre ragioni parimenti gravissime , tratte dal supremo bene della società , che ad ogni costo deve salvarsi , possono richiedere che nei casi particolari si dispensi dalla legge , specialmente quando voi , Venerabili Fratelli , ne riconosciate la stretta necessità pel bene delle anime e dei supremi interessi delle vostre Chiese e ne facciate dimanda . Ora la possibilità di questa benigna concessione Nostra induce il dovere nei cattolici tutti di prepararsi prudentemente e seriamente alla vita politica , quando vi fossero chiamati . Onde importa assai , che quella stessa attività , già lodevolmente spiegata dai cattolici per prepararsi con una buona organizzazione elettorale alla vita amministrativa dei Comuni e dei Consigli provinciali , si estenda altresì a prepararsi convenientemente e ad organizzarsi per la vita politica , come fu opportunamente raccomandato con la circolare del 3 dicembre 1904 alla Presidenza generale delle Opere economiche in Italia . Nello stesso tempo dovranno inculcarsi e seguirsi in pratica gli altri principi che regolano la coscienza di ogni vero cattolico . Deve egli ricordarsi sopra ogni cosa di essere in ogni circostanza e di apparire veramente cattolico , accedendo agli offici pubblici ed esercitandoli col fermo e costante proposito di promuovere a tutto potere il bene sociale ed economico della Patria e particolarmente del popolo , secondo le massime della civiltà spiccatamente cristiana e di difendere insieme gli interessi della Chiesa , che sono quelli della Religione e della giustizia . Tali sono , Venerabili Fratelli , i caratteri , l ’ oggetto e le condizioni dell ’ azione cattolica , considerata nella parte sua più importante , che è la soluzione della questione sociale , degna quindi che vi si applichino con la massima energia e costanza tutte le forze cattoliche . Il che però non esclude che si favoriscano e si promuovano anche altre opere di vario genere , di diversa organizzazione , ma tutte egualmente destinate a questo o quel bene particolare della società e del popolo ed a rifiorimento della civiltà cristiana sotto vari determinati aspetti . Sorgono esse per lo più grazie allo zelo di particolari persone e si diffondono nelle singole diocesi e talvolta si aggruppano in federazioni più estese . Ora , sempreché sia lodevole il fine che si propongono , siano fermi i principi cristiani che seguono e giusti i mezzi che adoperano , sono anch ’ esse da lodare e incoraggiare per ogni modo . E si dovrà lasciare loro una certa libertà di organizzazione , non essendo possibile , che dove più persone convengono insieme , si modellino tutte in medesimo stampo e si accentrino sotto un ’ unica direzione . L ’ organizzazione poi deve sorgere spontanea dalle opere stesse , altrimenti si avranno edifici bene architettati , ma privi di fondamento reale e perciò al tutto effimeri . Conviene pure tener conto dell ’ indole delle singole popolazioni . Altri usi , altre tendenze si manifestano in luoghi diversi . Quel che importa è che si lavori su buon fondamento , con sodezza di principi , con fervore e costanza , e se questo si ottiene , il modo e la forma che prendono le varie opere , sono e rimangono accidentali . Per rinnovare ed infine accrescere in tutte indistintamente le opere cattoliche l ’ alacrità necessaria , e per offrire occasione ai promotori e ai membri delle medesime di vedersi e conoscersi scambievolmente , di stringere sempre meglio i vincoli della carità fraterna fra loro , d ’ animarsi l ’ un l ’ altro con zelo sempre più ardente all ’ azione efficace e di provvedere alla migliore solidità e diffusione delle opere stesse , gioverà mirabilmente il celebrare di tempo in tempo , secondo le norme già date da questa Santa Sede , i Congressi generali e parziali dei cattolici italiani , che devono essere la solenne manifestazione della fede cattolica e la festa comune della concordia e della pace . Ci resta a toccare , Venerabili Fratelli , di un altro punto di somma importanza , ed è la relazione che tutte le opere dell ’ azione cattolica devono avere rispetto all ’ Autorità ecclesiastica . Se bene si considerano le dottrine che siamo andati svolgendo nella prima parte di queste Nostre Lettere , si conchiuderà di leggieri , che tutte quelle opere che direttamente vengono in sussidio del ministero spirituale pastorale della Chiesa e che si propongono un fine religioso in bene diretto delle anime , devono in ogni menoma cosa essere subordinate all ’ autorità dei Vescovi , posti dallo Spirito Santo a reggere la Chiesa di Dio nelle diocesi loro assegnate . Ma anche le altre opere , che , come abbiamo detto , sono precipuamente istituite a ristorare e promuovere in Cristo la vera civiltà cristiana e che costituiscono nel senso spiegato l ’ azione cattolica , non si possono per niun modo concepire indipendenti dal consiglio e dall ’ alta direzione dell ’ Autorità ecclesiastica , specialmente poi in quanto devono tutte informarsi ai principi della dottrina e della morale cristiana ; molto meno è possibile concepirle in opposizione più o meno aperta con la medesima Autorità . Certo è che tali opere , posta la natura loro , si debbono muovere con la conveniente ragionevole libertà , ricadendo sopra di loro la responsabilità dell ’ azione , soprattutto poi negli affari temporali ed economici ed in quelli della vita pubblica amministrativa o politica , alieni dal ministero puramente spirituale . Ma poiché i cattolici alzano sempre la bandiera di Cristo , per ciò stesso alzano la bandiera della Chiesa , ed è quindi conveniente che la ricevano dalle mani della Chiesa , che la Chiesa ne vigili l ’ onore immacolato e che a questa materna vigilanza i cattolici si sottomettano , docili ed amorevoli figliuoli . Per la qual cosa appare manifesto quanto fossero sconsigliati coloro , pochi invero , che qui in Italia e sotto i Nostri occhi vollero accingersi a una missione che non ebbero da Noi , né da alcun altro dei Nostri Fratelli nell ’ episcopato , e si fecero a promuoverla , non solo senza il debito ossequio all ’ Autorità , ma perfino apertamente contro il volere di lei , cercando di legittimare la loro disobbedienza con frivole distinzioni . Dicevano anch ’ essi di alzare in nome di Cristo un vessillo ; ma tal vessillo non poteva essere di Cristo , perché non recava tra le sue pieghe la dottrina del divin Redentore , che anche qui ha la sua applicazione : " Chi ascolta voi , ascolta me ; e chi disprezza voi , disprezza me " ( Luc . X , 16 ) ; " Chi non è meco è contro di me ; e chi meco non raccoglie , disperde " ( Ib . XI , 23 ) , dottrina dunque di umiltà , di sommissione , di filiale rispetto . Con estremo rammarico del Nostro cuore abbiamo dovuto condannare una simile tendenza ed arrestare autorevolmente il moto pernicioso che già si andava formando . E tanto maggiore era il dolor Nostro , perché vedevamo incautamente trascinati per così falsa via buon numero di giovani a Noi carissimi , molti dei quali di eletto ingegno , di fervido zelo , capaci di operare efficacemente il bene , ove siano rettamente guidati . Mentre però additiamo a tutti la retta norma dell ’ azione cattolica , non possiamo dissimulare , Venerabili Fratelli , il pericolo non lieve al quale , per la condizione dei tempi , si trova oggi esposto il Clero ; ed è di dare soverchia importanza agli interessi materiali del popolo , trascurando quelli ben più gravi del sacro suo ministero . Il sacerdote , elevato sopra gli altri uomini per compiere la missione che tiene da Dio , deve mantenersi egualmente al disopra di tutti gli umani interessi , di tutti i conflitti , di tutte le classi della società . Il suo proprio campo è la Chiesa , dove ambasciatore di Dio predica la verità ed inculca col rispetto dei diritti di Dio il rispetto ai diritti di tutte le creature . Così operando , egli non va soggetto ad alcuna opposizione , non apparisce un uomo di parte , fautore degli uni , avversario degli altri , né per evitare l ’ urto di certe tendenze o per non irritare in molti argomenti gli animi inaspriti si mette nel pericolo di dissimulare la verità o di tacerla , mancando nell ’ uno o nell ’ altro caso ai suoi doveri ; senza dire che dovendo trattare ben spesso di cose materiali , potrebbe trovarsi solidale in obbligazioni dannose alla sua persona , e alla dignità del suo ministero . Non dovrà dunque prender parte ad associazioni di questo genere , se non dopo matura considerazione , d ’ accordo col suo Vescovo , ed in quei casi soltanto , ne ’ quali l ’ aiuto suo è immune da ogni pericolo e torna di evidente profitto . Né in tal maniera si raffrena punto il suo zelo . Il vero apostolo deve " farsi tutto a tutti , per tutti salvare " ( I Cor . IX , 22 ) ; come già il divin Redentore , deve sentirsi muovere a pietà le viscere , " mirando le turbe così vessate , giacenti quasi pecore senza pastore " ( Matth . IX , 36 ) . Con la propaganda efficace degli scritti , con l ’ esortazione viva della parola , col concorso diretto nei casi anzidetti s ’ adoperi adunque a fine di migliorare eziandio , entro i limiti della giustizia e della carità , la condizione economica del popolo , favorendo e promovendo quelle istituzioni che a ciò conducono , quelle soprattutto che si propongono di ben disciplinare le moltitudini contro l ’ invadente predominio del socialismo e che ad un tempo le salvano e dalla rovina economica e dallo sfacelo morale e religioso . In questo modo l ’ assistenza del clero alle opere dell ’ azione cattolica mira ad un fine altamente religioso , né tornerà mai d ’ impedimento , sarà anzi di aiuto al suo ministero spirituale , allargandone il campo e moltiplicandone il frutto . Ecco , o Venerabili Fratelli , quanto Ci premeva esporre ed inculcare intorno all ’ azione cattolica da sostenere e promuovere nella nostra Italia . Additare il bene non basta ; è necessario eseguirlo in pratica . Nel che tornerà di grandissimo aiuto l ’ esortazione vostra altresì ed il paterno vostro immediato eccitamento al ben fare . Siano pure umili i principi , purché veramente si cominci , la grazia divina li farà crescere in breve tempo e prosperare . E tutti i Nostri diletti figliuoli , che si dedicano all ’ azione cattolica , ascoltino di nuovo la parola che Ci sgorga tanto spontanea dal cuore . Nelle amarezze onde siamo tuttodì circondati , se vi ha alcuna consolazione in Cristo , se alcun conforto Ci vien dalla carità vostra , se vi ha comunione di spirito e viscere di compassione , diremo Noi pure con l ’ Apostolo Paolo ( Phil . II , 1-5 ) , rendete compiuto il Nostro gaudio con la concordia , con l ’ identica carità , col sentimento unanime , con l ’ umiltà e debita soggezione , cercando non il proprio comodo , ma il bene comune , e trasfondendo nei vostri cuori quei medesimi sentimenti , che in sé nutriva Gesù Cristo , Salvatore nostro . Sia Egli il principio di ogni vostra impresa : " Quanto voi dite o fate , sia tutto nel nome del Signore Gesù Cristo " ( Coloss . III , 17 ) ; sia Egli il termine d ’ ogni vostra operazione : " Conciossiaché da Lui , e per Lui , ed a Lui sono tutte le cose ; a Lui gloria nei secoli " ( Rom . XI , 36 ) . Ed in questo giorno faustissimo , che ricorda gli Apostoli , quando , ripieni di Spirito Santo , uscirono dal Cenacolo a predicare al mondo il Regno di Cristo , discenda eziandio su tutti voi la virtù del medesimo Spirito e pieghi ogni durezza , ritempri gli animi freddi , e quanto è sviato rimetta sul retto sentiero : " Flecte quod est rigidum , fove quod est frigidum , rege quod est devium " . Auspice intanto del divino favore e pegno del Nostro specialissimo affetto sia l ’ Apostolica Benedizione , che dall ’ intimo del cuore impartiamo a voi , Venerabili Fratelli , al vostro Clero e al popolo italiano . Dato a Roma , presso San Pietro , nella Festa della Pentecoste , 11 Giugno 1905 , del Nostro Pontificato anno II . PIO PP . X .
Miscellanea ,
VENERABILI FRATELLI , SALUTE E APOSTOLICA BENEDIZIONE L ' officio divinamente commessoCi di pascere il gregge del Signore ha , fra i primi doveri imposti da Cristo , quello di custodire con ogni vigilanza il deposito della fede trasmessa ai santi , ripudiando le profane novità di parole e le opposizioni di una scienza di falso nome . La quale provvidenza del Supremo Pastore non vi fu tempo che non fosse necessaria alla Chiesa cattolica : stanteché per opera del nemico dell ' uman genere , mai non mancarono " uomini di perverso parlare ( Act . X , 30 ) , cianciatori di vanità e seduttori ( Tit . I , 10 ) , erranti e consiglieri agli altri di errore ( II Tim . III , 13 ) " . Pur nondimeno gli è da confessare che in questi ultimi tempi , è cresciuto oltre misura il numero dei nemici della croce di Cristo ; che , con arti affatto nuove e piene di astuzia , si affaticano di render vana la virtù avvivatrice della Chiesa e scrollare dai fondamenti , se venga lor fatto , lo stesso regno di Gesù Cristo . Per la qual cosa non Ci è oggimai più lecito di tacere , seppur non vogliamo aver vista di mancare al dovere Nostro gravissimo , e che Ci sia apposta a trascuratezza di esso la benignità finora usata nella speranza di più sani consigli . Ed a rompere senza più gl ' indugi Ci spinge anzitutto il fatto , che i fautori dell ' errore già non sono ormai da ricercarsi fra i nemici dichiarati ; ma , ciò che dà somma pena e timore , si celano nel seno stesso della Chiesa , tanto più perniciosi quanto meno sono in vista . Alludiamo , o Venerabili Fratelli , a molti del laicato cattolico e , ciò ch ' è più deplorevole , a non pochi dello stesso ceto sacerdotale , i quali , sotto finta di amore per la Chiesa , scevri d ' ogni solido presidio di filosofico e teologico sapere , tutti anzi penetrati delle velenose dottrine dei nemici della Chiesa , si dànno , senza ritegno di sorta , per riformatori della Chiesa medesima ; e , fatta audacemente schiera , si gittano su quanto vi ha di più santo nell ' opera di Cristo , non risparmiando la persona stessa del Redentore divino , che , con ardimento sacrilego , rimpiccioliscono fino alla condizione di un puro e semplice uomo . Fanno le meraviglie costoro perché Noi li annoveriamo fra i nemici della Chiesa ; ma non potrà stupirsene chiunque , poste da parte le intenzioni di cui Dio solo è giudice , si faccia ad esaminare le loro dottrine e la loro maniera di parlare e di operare . Per verità non si allontana dal vero chi li ritenga fra i nemici della Chiesa i più dannosi . Imperocché , come già abbiam detto , i lor consigli di distruzione non li agitano costoro al di fuori della Chiesa , ma dentro di essa ; ond ' è che il pericolo si appiatta quasi nelle vene stesse e nelle viscere di lei , con rovina tanto più certa , quanto essi la conoscono più addentro . Di più , non pongono già la scure ai rami od ai germogli ; ma alla radice medesima , cioè alla fede ed alle fibre di lei più profonde . Intaccata poi questa radice della immortalità , continuano a far correre il veleno per tutto l ' albero in guisa , che niuna parte risparmiano della cattolica verità , niuna che non cerchino di contaminare . Inoltre , nell ' adoperare le loro mille arti per nuocere , niuno li supera di accortezza e di astuzia : giacché la fanno promiscuamente da razionalisti e da cattolici , e ciò con sì fina simulazione da trarre agevolmente in inganno ogni incauto ; e poiché sono temerari quanto altri mai , non vi è conseguenza da cui rifuggano e che non ispaccino con animo franco ed imperterrito . Si aggiunga di più , e ciò è acconcissimo a confonderle menti , il menar che essi fanno una vita operosissima , un ' assidua e forte applicazione ad ogni fatta di studi , e , il più sovente , la fama di una condotta austera . Finalmente , e questo spegne quasi ogni speranza di guarigione , dalle stesse loro dottrine sono formati al disprezzo di ogni autorità e di ogni freno ; e , adagiatisi in una falsa coscienza , si persuadono che sia amore di verità ciò che è infatti superbia ed ostinazione . Sì , sperammo a dir vero di riuscire quando che fosse a richiamar costoro a più savi divisamenti ; al qual fine li trattammo dapprima come figli con soavità , passammo poi ad un far severo , e finalmente , benché a malincuore , usammo pure i pubblici castighi . Ma voi sapete , o Venerabili Fratelli , come tutto riuscì indarno : sembrarono abbassai la fronte per un istante , mala rialzarono subito con maggiore alterigia . E potremmo forse tuttora dissimulare se non si trattasse che sol di loro : ma trattasi invece della sicurezza del nome cattolico . Fa dunque mestieri di uscir da un silenzio , che ormai sarebbe colpa , per far conoscere alla Chiesa tutta chi sieno infatti costoro che così mal si camuffano . E poiché è artificio astutissimo dei modernisti ( ché con siffatto nome son chiamati costoro a ragione comunemente ) presentare le loro dottrine non già coordinate e raccolte quasi in un tutto , ma sparse invece e disgiunte l ' una dall ' altra , allo scopo di passare essi per dubbiosi e come incerti , mentre di fatto sono fermi e determinati ; gioverà innanzi tutto raccogliere qui le dottrine stesse in un sol quadro , per passar poi a ricercar le fonti di tanto traviamento ed a prescrivere le misure per impedirne i danni . E alfin di procedere con ordine in una materia di troppo astrusa , è da notare anzi tutto che ogni modernista sostiene e quasi compendia in sé molteplici personaggi : quelli cioè di filosofo , di credente , di teologo , di storico , di critico , di apologista , di riformatore : e queste parti sono tutte bene da distinguersi una ad una , da chi voglia conoscere a dovere il lor sistema e penetrare i principî e le conseguenze delle loro dottrine . Prendendo adunque le mosse dal filosofo , tutto il fondamento della filosofia religiosa è riposto dai modernisti nella dottrina , che chiamano dell ' agnosticismo . Secondo questa , la ragione umana è ristretta interamente entro il campo dei fenomeni , che è quanto dire di quel che apparisce e nel modo in che apparisce : non diritto , non facoltà naturale le concedono di passare più oltre . Per lo che non è dato a lei d ' innalzarsi a Dio , né di conoscerne l ' esistenza , sia pure per intromessa delle cose visibili . E da ciò si deduce che Dio , riguardo alla scienza , non può affatto esserne oggetto diretto ; riguardo alla storia non deve mai riputarsi come soggetto istorico . Poste cotali premesse , ognuno scorge di leggieri quali sieno le sorti della teologia naturale , dei motivi di credibilità , dell ' esterna rivelazione . Tutto questo i modernisti tolgon via di mezzo , e ne fanno assegno all ' intellettualismo , ridicolo sistema , come essi affermano , e tramontato già da gran tempo . Né in ciò ispira loro alcun ritegno il sapere che si enormi errori furono già formalmente condannati dalla Chiesa . Giacché infatti il Concilio Vaticano così ebbe definito : " Se qualcuno dirà , che Dio uno e vero , Creatore e Signor nostro , per mezzo delle cose create , non possa conoscersi con certezza col lume naturale dell ' umana ragione , sia anatema " ( De Revel . , can . I ) ; e similmente : " Se alcuno dirà non essere possibile , o non convenire che , mediante divina rivelazione , sin l ' uomo ammaestrato di Dio e del culto che Gli si deve , sia anatema " (Ibid., can . II ) ; e finalmente : " Se alcuno dirà che la rivelazione divina non possa essere fatta credibile da esterni segni e che perciò gli uomini non debbano esser mossi alla fede se non da interna esperienza o privata ispirazione , sia anatema " ( De Fide , can . III ).Di qual guisa poi i modernisti dall ' agnosticismo , che è puro stato d ' ignoranza , passino all ' ateismo scientifico e storico , che invece è stato di positiva negazione ; e con qual diritto perciò di logica , dal non sapere se Iddio sia intervenuto o no nella storia dell ' uman genere si trascorra a spiegar tutto nella storia medesima ponendo Dio interamente da parte come se in realtà non fosse intervenuto , lo assegni chi può . Ma tanto è ; per costoro è fisso e determinato che la scienza e la storia debbano esser atee ; entro l ' àmbito di esse non vi è luogo se non per fenomeni , sbanditone in tutto Iddio e quanto sa di divino . Dalla quale dottrina assurdissima vedrem bentosto che cosa siasi costretti di ammettere intorno alla persona augusta di Gesù Cristo , intorno ai misteri della Sua vita e della Sua morte , intorno alla Sua risurrezione ed ascensione al Cielo . Vero è che l ' agnosticismo non costituisce nella dottrina dei modernisti se non la parte negativa ; la positiva sta tutta nell ' immanenza vitale . Dall ' una all ' altra ecco con qual discorso procedono . La Religione , sia essa naturale o sopra natura , alla guisa di ogni altro fatto qualsiasi , uopo è che ammetta una spiegazione . Or , tolta di mezzo la naturale teologia , chiuso il cammino alla rivelazione per il rifiuto dei motivi di credibilità , negata anzi qualsivoglia esterna rivelazione , chiaro è che siffatta spiegazione indarno si cerca fuori dell ' uomo . Resta dunque che si cerchi nell ' uomo stesso ; e poiché la religione non è altro infatti che una forma della vita , la spiegazione di essa dovrà ritrovarsi appunto nella vita dell ' uomo . Di qui il principio dell ' immanenza religiosa . Di più , la prima mossa , per così dire , di ogni fenomeno vitale , quale si è detta essere altresì la religione , è sempre da ascrivere ad un qualche bisogno ; i primordi poi , parlando più specialmente della vita , sono da assegnare ad un movimento del cuore , o vogliam dire ad un sentimento . Per queste ragioni , essendo Dio l ' oggetto della religione , dobbiamo conchiudere che la fede , inizio e fondamento di ogni religione , deve riporsi in un sentimento che nasca dal bisogno della divinità . IL quale bisogno , non sentendosi dall ' uomo se non indeterminate ed acconce circostanze , non può di per sé appartenere al campo della coscienza : ma giace da principio al di sotto della coscienza medesima o , come dicono con vocabolo tolto ad imprestito dalla moderna filosofia , nella subcoscienza , ove la sua radice rimane occulta ed incomprensibile . Che se si chieda in qual modo da questo bisogno della divinità , che l ' uomo provi in se stesso , si faccia poi trapasso alla religione , i modernisti rispondono così . La scienza e la storia , essi dicono , sono chiuse come fra due termini : l ' uno esterno , ed è il mondo visibile ; l ' altro interno , ed è la coscienza . Toccato che abbiano o l ' uno o l ' altro di questi termini , non hanno come passare più oltre ; al di là si trovano essi a faccia dell ' inconoscibile . Dinanzi a questo inconoscibile , o sia esso fuori dell ' uomo oltre ogni cosa visibile , o si celi entro l ' uomo nelle latebre della subcoscienza , il bisogno del divino , senza verun atto della mente , secondo che vuole il fideismo , fa scattare nell ' animo già inclinato a religione un certo particolar sentimento ; il quale , sia come oggetto sia come causa interna , ha implicata in sé la realtà del divino e congiunge in certa guisa l ' uomo con Dio . A questo sentimento appunto si dà dai modernisti il nome di fede , e lo ritengono quale inizio di religione . Ma non è qui tutto il filosofare , o , a meglio dire , il delirare di costoro . Imperocché in siffatto sentimento essi non riscontrano solamente la fede : ma colla fede e nella fede stessa quale da loro è intesa , sostengono che vi si trovi altresì la Rivelazione . E che infatti può pretendersi di vantaggio per una rivelazione ? O non è forse rivelazione , o almeno principio di rivelazione , quel sentimento religioso che si manifesta d ' un tratto nella coscienza ? Non è rivelazione l ' apparire , benché in confuso , che Dio fa agli animi in quello stesso sentimento religioso ? Aggiungono anzi di più che , essendo Iddio in pari tempo e l ' oggetto e la causa della fede , la detta rivelazione è al tempo stesso di Dio e da Dio : ha cioè insieme Iddio e come rivelante e come rivelato . Di qui , Venerabili Fratelli , quell ' assurdissimo effato dei modernisti che ogni religione , secondo il vario aspetto sotto cui si riguardi , debba dirsi egualmente naturale e soprannaturale . Di qui lo scambiar che fanno , come di pari significato , coscienza e rivelazione . Di qui la legge , per cui la coscienza religiosa si dà come regola universale , da porsi in tutto a pari della rivelazione , ed alla quale tutti hanno obbligo di sottostare , non esclusa la stessa autorità suprema della Chiesa , sia che ella insegni , sia che legiferi in materia di culto o di disciplina . Se non che in tutto questo procedimento dal quale , a detta dei modernisti , saltan fuori la fede e la rivelazione , egli è mestieri tener d ' occhio un punto , che è di capitale importanza per le conseguenze storico critiche , che essi ne derivano . Quell ' inconoscibile , di cui parlano , non si presenta già alla fede come nudo in sé ed isolato ; ma si bene congiunto strettamente a un qualche fenomeno , che , quantunque appartenga al campo della scienza e della storia , pure in certa guisa ne trapassa i confini . Tal fenomeno potrà essere un fatto qualsiasi della natura , che in sé racchiude alcun che di misterioso : potrà essere altresì un uomo , il cui carattere , i cui gesti , le cui parole mal si compongano colle leggi ordinarie della storia . Or bene la fede , attirata dall ' inconoscibile racchiuso nel fenomeno , s ' impadronisce di tutto intero il fenomeno stesso e lo penetra in certo qual modo della sua vita . Da ciò due cose conseguitano . La prima , una tal trasfigurazione del fenomeno , per una , diremmo , quasi elevazione sulle condizioni sue proprie , che lo renda acconcio , come materia , alla forma del divino che la fede v ' introdurrà . La seconda , un certo sfiguramento , nato da ciò che avendo la fede tolto il fenomeno ai suoi aggiunti di tempo e di luogo , facilmente gli attribuisce quello che nella realtà delle cose non ha di fatto : il che soprattutto avviene quando si tratti di fenomeni di antica data , e tanto più se sono remoti . Da questi due capi i modernisti traggono per loro due canoni ; i quali , uniti a un terzo già dedotto dall ' agnosticismo , formano quasi la base della critica storica . Illustriamo il fatto con un esempio , preso dalla persona dl Gesù Cristo . Nella persona di Cristo , dicono , la scienza e la storia non trovan nulla al di là dell ' uomo . Dunque , in vigore del primo canone dato dall ' agnosticismo , dalla storia dl essa deve cancellarsi tutto quanto sa di divino . Più oltre , in conformità del . secondo canone , la persona di Cristo è stata trasfigurata dalla fede : dunque fa d ' uopo spogliarla di tutto ciò che la innalza sopra le condizioni storiche . Per ultimo , la stessa è stata sfigurata dalla fede , secondo insegna il terzo canone : dunque non da rimuoversi da lei i discorsi , i fatti , tutto quello insomma che non risponde al suo carattere , alla sua condizione ed educazione , al luogo ed al tempo in cui visse . Strano per fermo parrà a noi questo modo di ragionare ; ma qui sta la critica dei modernisti . Adunque il sentimento religioso , che per vitale immanenza si sprigiona dai nascondigli della subcoscienza , è il germe di tutta la religione , ed è insieme la ragione di quanto fu o sarà per essere in qualsivoglia religione . Rude dapprima e quasi informe , a poco a poco , sotto l ' influsso del misterioso principio che gli diede origine , esso e venuto perfezionandosi , a seconda dei progressi della vita umana . di cui , come si disse , e una forma . Ecco pertanto la nascita di qualsiasi religione , sia pure soprannaturale : esse altro non sono che semplici esplicazioni dell ' anzidetto sentimento . Né credasi già che diversa sia la sorte della religione cattolica ; anzi in tutto pari alle altre : imperocché non altrimenti essa è nata , che per processo di vitale immanenza nella coscienza di Cristo , uomo di elettissima natura , quale mai altro simile si vide né mai si troverà . Nell ' udir tali cose Noi trasecoliamo di fronte ad affermazioni cotanto audaci e sacrileghe ! Eppure , Venerabili Fratelli , non sono esse un parlar temerario solamente d ' increduli . Sono uomini cattolici , sono anzi sacerdoti non pochi che così la discorrono pubblicamente ; e con siffatti delirii si dànno vanto di riformare la Chiesa ! Qui , non trattasi più del vecchio errore , che alla natura umana concedeva quasi un diritto all ' ordine soprannaturale . Si va assai più lungi ; sino cioè ad afferrare che la religione nostra santissima , nell ' uomo Cristo del pari che in noi , è frutto interamente spontaneo della natura . Del quale asserto non sappiamo qual sia mezzo più acconcio per sopprimere ogni ordine soprannaturale . Perciò con somma ragione il Concilio Vaticano pronunziò : " Se alcuno dirà , non poter l ' uomo essere elevato da Dio a una conoscenza e perfezione che superi la natura , ma potere e dovere di per sé stesso , con un perpetuo progresso , giungere finalmente al possesso di ogni vero e di ogni bene , sia anatema " ( De Revel . , can . III ) . Fin qui però , o Venerabili Fratelli , non abbiam visto farsi punto luogo all ' azione dell ' intelletto . Eppure , secondo le dottrine dei modernisti , ha essa ancora la sua parte nell ' atto di fede . E giova osservare in che modo . In quel sentimento , dicono , di cui sovente si è parlato , appunto perché egli è sentimento e non cognizione , Dio si presenta bensì all ' uomo , ma in maniera così confusa che nulla o a malapena si distingue dal soggetto credente . Fa dunque d ' uopo che sopra quel sentimento si getti un qualche raggio di luce , sì che Dio ne venga fuori per intero e pongasi in contrapposto col soggetto . Ora , è questo il compito dell ' intelletto ; di cui è proprio il pensare ed analizzare , e per mezzo del quale l ' uomo prima traduce in rappresentazioni mentali i fenomeni di vita che sorgono in lui , e poi li significa con verbali espressioni . Di qui il detto volgare dei modernisti , che l ' uomo religioso deve pensare la sua fede . L ' intelletto adunque , sopravvenendo al sentimento , su di esso si ripiega e vi fa intorno un lavorio somigliante a quello di un pittore che illumina e ravviva il disegno di un quadro svanito per la vecchiaia . Il paragone è di uno dei maestri del modernismo . Doppio poi è l ' operar della mente in siffatto negozio ; dapprima , con un atto nativo e spontaneo , esprimendo la sua nozione con una proposizione semplice e volgare ; indi , con riflessione e più intima penetrazione , o , come dicano , lavorando il suo pensiero , rende ciò che ha pensato con proposizioni secondarie , derivate bensì dalla prima , ma più affinate e distinte . Le quali proposizioni , ove poi ottengano la sanzione del magistero supremo della Chiesa , costituiranno appunto il dogma . Con ciò , nella dottrina dei modernisti , ci troviamo giunti ad uno dei capi di maggior rilievo , all ' origine cioè e alla natura stessa del dogma . Imperocché l ' origine del dogma la ripongon essi in quelle primitive formole semplici ; le quali , sotto un certo aspetto , devono ritenersi come essenziali alla fede , giacché la rivelazione , perché sia veramente tale , richiede la chiara apparizione di Dio nella coscienza . Il dogma stesso poi , secondo che paiono dire , è costituito propriamente dalle formole secondarie . A conoscere però bene la natura del dogma , è uopo ricercare anzi qual relazione passi fra le formole religiose ed il sentimento religioso . Nel che non troverà punto difficoltà , chi tenga fermo , che il fine di cotali formole altro non è , se non di dar modo al credente di rendersi ragione della propria fede . Per la qual cosa stanno esse formole come di mezzo fra il credente e la fede di lui ; per rapporto alla fede , sono espressioni inadeguate del suo oggetto e sono dai modernisti chiamate simboli ; per rapporto al credente , si riducono a meri istrumenti . Non è lecito pertanto in niun modo sostenere che esse esprimano una verità assoluta : essendoché , come simboli , sono semplici immagini di verità , e perciò da doversi adattare al sentimento religioso in ordine all ' uomo ; come istrumenti , sono veicoli di verità , e perciò da acconciarsi a lor volta all ' uomo in ordine al sentimento religioso . E poiché questo sentimento , siccome quello che ha per obbietto l ' assoluto , porge infiniti aspetti , dei quali oggi l ' uno domani l ' altro può apparire ; e similmente colui che crede può passare per altre ed altre condizioni , ne segue che le formole altresì che noi chiamiamo dogmi devono sottostare ad uguali vicende ed essere perciò variabili . Così si ha aperto il varco alla intima evoluzione dei dogmi . Infinito cumulo di sofismi che abbatte e distrugge ogni religione ! E questa , non pur possibile , ma necessaria evoluzione e mutazione dei dogmi non solo i modernisti l ' affermano arditamente ma è conseguenza legittima delle loro sentenze . Infatti fra i capisaldi della loro dottrina vi è ancor questo , tratto dal principio dell ' immanenza vitale : che le formole cioè religiose , perché tali siano in verità e non mere speculazioni dell ' intelletto , è mestieri che sieno vitali e che vivano della stessa vita del sentimento religioso . Il che non è da intendersi quasiché tali formole , specie se puramente immaginative , sieno costruite a bella posta pel sentimento religioso ; giacché poco monta della loro origine , come altresì del loro numero e della loro qualità ; ma cosi , che le stesse , fatte se occorre all ' uopo delle modificazioni , vengano vitalmente assimilate dal sentimento religioso . E per dirla in altri termini , fa di mestieri che la formola primitiva sia accettata e sancita dal cuore , e che il susseguente lavorio per la formazione delle formole secondarie sia fatto sotto la direzione del cuore . Di qui procede che siffatte formole , perché sieno vitali , devono essere e mantenersi adatte tanto alla fede quanto al credente . Laonde , se per una ragione qualsiasi cotale adattamento venga meno , perdono elle il primitiva significato e vogliono essere cambiate . Or tale essendo il valore e la sorte mutevole delle formole dogmatiche , non reca stupore che i modernisti le abbiano tanto in dileggio ; mentre al contrario non fanno che ricordare ed esaltare il sentimento religioso e la vita religiosa . Perciò pure criticano con somma audacia la Chiesa , accusandola di camminare fuor di strada , né saper distinguere fra il senso materiale delle formole e il loro significato religioso e morale , e attaccandosi con ostinazione , ma vanamente , a formole vuote di senso , lasciar che la religione precipiti a rovina . Oh ! Veramente ciechi e conduttori di ciechi , che , gonfi del superbo nome di scienza , vaneggiano fino al segno di pervertire l ' eterno concetto di verità e il genuino sentimento religioso : " spacciando un nuovo sistema , col quale , tratti da una sfrontata e sfrenata smania di novità , non cercano la verità ove certamente si trova ; e disprezzate le sante ed apostoliche tradizioni , si attaccano a dottrine vuote , futili , incerte , riprovate dalla Chiesa , e con esse , uomini stoltissimi , si credono di puntellare e sostenere la stessa verità " ( Gregorio XVI , Lett . Enc . " Singulari Nos " , 25 giugno 1834 ) . E fin qua , o Venerabili Fratelli , del modernista considerato come filosofo . Or , se facendoci oltre a considerarlo nella sua qualità di credente , vogliam conoscere in che modo , nel modernismo , il credente si differenzi dal filosofo , convien osservare che quantunque il filosofo riconosca per oggetto della fede la realtà divina , pure questa realtà non altrove l ' incontra che nell ' animo del credente , come oggetto di sentimento e di affermazione : che esista poi essa o no in sé medesima fuori di quel sentimento e di quell ' affermazione , a lui punto non cale . Per contrario il credente ha come certo ed indubitato che la realtà divina esiste di fatto in se stessa , né punto dipende da chi crede . Che se poi cerchiamo , qual fondamento abbia cotale asserzione del credente , i modernisti rispondono : l ' esperienza individuale . Ma nel dir ciò , se costoro si dilungano dai razionalisti , cadono nell ' opinione dei protestante dei pseudomistici . Così infatti essi discorrono . Nel sentimento religioso , si deve riconoscere quasi una certa intuizione del cuore ; la quale mette l ' uomo in contatto immediato colla realtà stessa di Dio , e tale gl ' infonde una persuasione dell ' esistenza di Lui e della Sua azione sì dentro , sì fuori dell ' uomo , da sorpassar di gran lunga ogni convincimento scientifico . Asseriscono pertanto una vera esperienza , e tale da vincere qualsivoglia esperienza razionale ; la quale se da taluno , come dai razionalisti , e negata , ciò dicono intervenire perché non vogliono porsi costoro nelle morali condizioni , che son richieste per ottenerla . Or questa esperienza , poi che l ' abbia alcuno conseguita , è quella che lo costituisce propriamente e veramente credente . Quanto siamo qui lontani dagli insegnamenti cattolici ! Simili vaneggiamenti li abbiamo già uditi condannare dal Concilio Vaticano . Vedremo più oltre come , con siffatte teorie , congiunte agli altri errori già mentovati , si spalanchi la via all ' ateismo . Qui giova subito notare che , posta questa dottrina dell ' esperienza unitamente all ' altra del simbolismo , ogni religione , sia pure quella degl ' idolatri , deve ritenersi siccome vera . Perché infatti non sarà possibile che tali esperienze s ' incontrino in ogni religione ? E che si siano di fatto incontrate non pochi lo pretendono . E con qual diritto modernisti negheranno la verità ad una esperienza affermata da un islamita ? con qual diritto rivendicheranno esperienze vere pei soli cattolici ? Ed infatti i modernisti non negano , concedono anzi , altri velatamente altri apertissimamente , che tutte le religioni son vere . E che non possano sentire altrimenti , è cosa manifesta . Imperocché per qual capo , secondo i loro placiti , potrebbe mai ad una religione , qual che si voglia , attribuirsi la falsità ? Senza dubbio per uno di questi due : o per la falsità del sentimento religioso , o per la falsità della formola pronunziata dalla mente . Ora il sentimento religioso , benché possa essere più o meno perfetto , è sempre uno : la formola poi intellettuale , perché sia vera , basta che risponda al sentimento religioso ed al credente , checché ne sia della forza d ' ingegno in costui . Tutt ' al più , nel conflitto fra diverse religioni , i modernisti potranno sostenere che la cattolica ha più di verità perché più vivente , e merita con più ragione il titolo di cristiana , perché risponde più pienamente alle origini del cristianesimo . Che dalle premesse date scaturiscano siffatte conseguenze , non può per fermo sembrare assurdo . Assurdissimo è invece che cattolici e sacerdoti , i quali , come preferiamo credere , aborrono da tali enormità , si portino in fatto quasi le ammettessero . Giacché tali sono le lodi che tributano ai maestri di siffatti errori , tali gli onori che rendono loro pubblicamente , da dar agevolmente a supporre che essi non onorano già le persone , forse non prive di un qualche merito , ma piuttosto gli errori che quelle professano apertamente e cercano a tutt ' uomo propagare . Ma , oltre al detto , questa dottrina dell ' esperienza è per un altro verso contrarissima alla cattolica verità . Imperocché viene essa estesa ed applicata alla tradizione quale finora fu intesa dalla Chiesa , e la distrugge . Ed infatti dai modernisti è la tradizione così concepita che sia una comunicazione dell ' esperienza originale fatta agli altri , mercè la predicazione , per mezzo della formola intellettuale . A questa formola perciò , oltre al valore rappresentativo , attribuiscono una tal quale efficacia di suggestione , che si esplica tanto in colui che crede , per risvegliare il sentimento religioso a caso intorpidito e rinnovar l ' esperienza già avuta una volta , quanto in coloro che ancor non credono , per suscitare in essi la prima volta il sentimento religioso e produrvi l ' esperienza . Di questa guisa l ' esperienza religiosa si viene a propagare fra i popoli ; né solo nei presenti per via della predicazione , ma anche fra i venturi sì per mezzo dei libri e sì per la trasmissione orale dagli uni agli altri . Avviene poi che una simile comunicazione dell ' esperienza si abbarbichi talora e viva , talora isterilisca subito e muoia . Il vivere è pei modernisti prova di verità ; giacché verità e vita sono per essi una medesima cosa . Dal che è dato inferir di nuovo , che tutte le religioni , quante mai ne esistono , sono egualmente vere , poiché se nol fossero non vivrebbero . E tutto questo si spaccia per dare un concetto più elevato e più ampio della religione ! Condotte fin qui le cose , o Venerabili Fratelli , abbiamo abbastanza in mano per conoscere qual ordine stabiliscano i modernisti fra la fede e la scienza ; con qual nome di scienza intendono essi ancor la storia . E in primo luogo si deve tenere che l ' oggetto dell ' una è affatto estraneo all ' oggetto dell ' altra e da questo separato . Imperocché la fede si occupa unicamente di cosa , che la scienza professa essere a sé inconoscibile . Quindi diverso il campo ad entrambe assegnato : la scienza è tutta nella realtà dei fenomeni , ove non entra affatto la fede : questa al contrario si occupa della realtà divina che alla scienza è del tutto sconosciuta . Dal che si viene a conchiudere che tra la fede e la scienza non vi può essere mai dissidio : giacché , se ciascuna tiene il suo campo , non potranno mai incontrarsi , né perciò contraddirsi . Che se a ciò si opponga , nel mondo visibile esservi cose che pure appartengono alla fede , come la vita umana di Cristo ; i modernisti rispondono negando . Perché quantunque tali cose sieno nel novero dei fenomeni , pure , in quanto sono vissute dalla fede e , nel modo già indicato , sono state da essa trasfigurate e sfigurate , furono tolte dal mondo sensibile e trasferite ad essere materia del divino . Quindi , qualora più oltre si ricercasse se Cristo abbia fatto veri miracoli e vere profezie , severamente sia risorto ed asceso al Cielo ; la scienza agnostica lo negherà , la fede lo affermerà ; né perciò vi sarà lotta fra le due . Imperocché lo negherà il filosofo qual filosofo parlando a filosofie considerando unicamente Cristo nella sua realtà storica ; l ' affermerà il credente come credente parlando a credenti e considerando la vita di Cristo quale è vissuta dalla fede e nella fede . S ' ingannerebbe però a partito chi , date queste teorie , si credesse autorizzato a credere , essere la fede e la scienza indipendenti l ' una dall ' altra . Si , della scienza ciò è fuori di dubbio ; ma è ben altro della fede ; la quale , non per uno ma per tre capi , deve andar soggetta alla scienza . Imperocché da riflettersi in primo luogo che in ogni fatto religioso , toltane la realtà divina e l ' esperienza che di essa ha chi crede , tutto il rimanente ed in specialità le formole religiose , non escono dal campo dei fenomeni : e cadono quindi sotto il dominio della scienza . Esca pure il credente dal mondo , se gli vien fatto ; finché però resterà nel mondo , non potrà mai sottrarsi , lo voglia o no , alle leggi , all ' osservazione , ai giudizi della scienza e della storia . Di più , benché sia detto che Dio è oggetto della sola fede , ciò nondimeno deve solo intendersi della realtà divina , non già della idea di Dio . L ' idea di Dio è pur essa sottoposta alla scienza ; la quale , mentre spazia nell ' ordine logico , si solleva fino all ' assoluto ed all ' ideale . È dunque diritto della filosofia o della scienza sindacare l ' idea di Dio , dirigerla nella sua evoluzione , correggerla qualora vi si immischi qualche elemento estraneo : quindi il ripetere che fanno i modernisti che l ' evoluzione religiosa deve essere coordinata colla evoluzione morale ed intellettuale ; ossia , come insegna uno dei loro maestri , deve essere subordinata . Per ultimo è pur da osservare che l ' uomo non soffre in sé dualismo : per la qual cosa il credente prova in se stesso un intimo bisogno di armonizzare siffattamente la fede colla scienza che non si opponga al concetto generale che scientificamente si ha dell ' universo . Così dunque si evince essere la scienza affatto libera dalla libera fede ; la fede invece , tuttoché si decanti estranea alla scienza , essere a questa sottoposta . Le quali cose tutte , Venerabili Fratelli , sono diametralmente contrarie a ciò che insegnava il Nostro Antecessore Pio IX : " Essere dovere della filosofia , in materia di religione , non dominare ma servire , non prescrivere ciò che si debba credere , ma abbracciarlo con ragionevole ossequio , né scrutar l ' altezza dei misteri di Dio , ma piamente ed umilmente venerarla " ( Breve al Vescovo di Breslavia , 15 giugno 1857 ) . I modernisti invertono del tutto le parti . Ond ' è che ad essi può applicarsi ciò che l ' altro Nostro Predecessore Gregorio IX scriveva di taluni teologi del suo tempo : " Alcuni fra voi , gonfi come otri dello spirito di vanità , si sforzano con novità profana di valicare i termini segnati dai Padri ; piegando alla dottrina filosofica dei razionali l ' intelligenza delle pagine Celesti , non per profitto degli uditori ma per far pompa di scienza ... Questi sedotti da dottrine diverse e peregrine , tramutano in coda il capo e costringono la regina a servire all ' ancella " ( Lettera ai maestri di Teologia di Parigi , 7 luglio 1223 ) . Il che parrà più manifesto dalla condotta stessa dei modernisti , interamente conforme a quel che insegnano . Negli scritti e nei discorsi sembrano essi non rare volte sostenere ora una dottrina ora un ' altra , talché si è facilmente indotti a giudicarli vaghi ed incerti . Ma tutto ciò è fatto avvisatamente ; per l ' opinione cioè che sostengono della mutua separazione della fede e della scienza . Quindi avviene che nei loro libri si incontrano cose che ben direbbe un cattolico ; ma , al voltar della pagina , si trovano altre che si stimerebbero dettate da un razionalista . Di qui , scrivendo storia , non fanno pur menzione della divinità di Cristo ; predicando invece nelle chiese , l ' affermano con risolutezza . Di qui parimente , nella storia non fanno nessun conto né di Padri né di Concilî ; ma se catechizzano il popolo , li citano con rispetto . Di qui , distinguono l ' esegesi teologica e pastorale dall ' esegesi scientifica e storica . Similmente dal principio che la scienza non ha dipendenza alcuna dalla fede , quando trattano di filosofia , di storia , di critica , non avendo orrore di premere le orme di Lutero ( Prop . 29 , condannata da Leone X , Bolla . " Exsurge Domine " , 15 maggio 1520 : " Ci si è aperta la strada per isnervare l ' autorità dei Concilî e contraddire liberamente alle loro deliberazioni , e giudicare i lor decreti e confessare arditamente tutto ciò che ci sembra vero , sia approvato o condannato da qualunque Concilio " ) , fanno pompa di un certo disprezzo delle dottrine cattoliche , dei santi Padri , dei sinodi ecumenici , del magistero ecclesiastico : e se vengono di ciò ripresi , gridano alla manomissione della libertà . Da ultimo , posto l ' aforisma che la fede deve soggettarsi alla scienza , criticano di continuo e all ' aperto la Chiesa , perché con somma ostinatezza rifiuta di sottoporre ed accomodare i suoi dogmi alle opinioni della filosofia : ed essi , da parte loro , messa fra i ciarpami la vecchia teologia , si adoperano di porne in voga una nuova , tutta ligia ai deliramenti dei filosofi . Con che , Venerabili Fratelli , Ci si dà finalmente il passo per osservare i modernisti sull ' arena teologica . Difficile compito : ma con poco potremo trarCi d ' impaccio . IL fine da ottenere è la conciliazione della fede colla scienza , restando però sempre incolume il primato della scienza sulla fede . In questo affare il teologo modernista si giova degli stessissimi principî che vedemmo usati dalla filosofia , adattandoli al credente ; ciò sono i principî dell ' immanenza e del simbolismo . Ed ecco con quanta speditezza compie egli il suo lavoro . Ha detto il filosofo : " Il principio della fede è immanente " ; il credente ha soggiunto : " Questo principio è Dio " ; il teologo dunque conclude : " Dio è immanente nell ' uomo " . Di qui l ' essere dell ' immanenza teologica . Parimente : il filosofo ha ritenuto come certo che le " rappresentazioni dell ' oggetto della fede sono semplicemente simboliche " ; il credente ha affermato che " l ' oggetto della fede è Dio in se stesso " ; il teologo adunque pronunzia : " Le rappresentazioni della realtà divina sono simboliche " . Di qui il simbolismo teologico . Errori per verità enormi ; i quali quanto sieno perniciosi , si vedrà luminosamente nell ' osservarne le conseguenze . Infatti , per dir subito del simbolismo , i simboli essendo tali in relazione all ' oggetto , ed in relazione al credente non essendo che istrumenti , fa mestieri innanzi tutto , così insegnano i modernisti , che il credente non si attacchi troppo alla formola , ma se ne giovi solo allo scopo di unirsi all ' assoluta verità , di cui la formola rivela insieme e nasconde , si sforza cioè di esprimere ma senza mai riuscirvi . Vogliono in secondo luogo che il credente usi di tali formole tanto quanto gli sono utili , poiché sono date per giovamento e non per averne intralcio ; salvo , s ' intende , il rispetto che , per riguardi sociali , si deve alle formole giudicate acconce dal pubblico magistero ad esprimere la coscienza comune , finché però lo stesso magistero non stabilisca altrimenti . Quanto poi all ' immanenza , non è agevole determinare ciò che per essa intendano i modernisti ; giacché diverse sono fra essi le opinioni . Altri la pongono in ciò , che Dio operante sia intimamente presente nell ' uomo , più che non sia l ' uomo a sé stesso ; il che , sanamente inteso , non può riprendersi . Altri pretendono che l ' azione divina sia una coll ' azione della natura , come di causa prima con quella di causa seconda ; e ciò distruggerebbe l ' ordine soprannaturale . Altri per ultimo la spiegano in modo da dar sospetto di un senso panteistico ; il che , a dir vero , è più coerente col rimanente delle loro dottrine . A questo postulato dell ' immanenza un altro poi se ne aggiunge , che si può intitolare dalla permanenza divina : e l ' una dall ' altra si fa differire quasi a quel modo stesso , che l ' esperienza privata differisce dall ' esperienza trasmessa per tradizione . Un esempio illustrerà il concetto : e sia l ' esempio della Chiesa e dei Sacramenti . La Chiesa , dicono , e i Sacramenti non si devon credere come istituiti da Cristo stesso . Vieta ciò l ' agnosticismo , che in Cristo non riconosce nulla più che un uomo , la cui coscienza religiosa , come quella di ogni altro uomo , si è formata a poco a poco ; lo vieta la legge dell ' immanenza , che non ammette , per dirlo con una loro parola , esterne applicazioni ; lo vieta pure la legge dell ' evoluzione , che per lo svolgersi dei germi richiede tempo ed una certa serie di circostanze ; lo vieta finalmente la storia , che mostra tale di fatto essere stato il corso delle cose . Però è da tenersi che Chiesa e Sacramenti furono istituiti mediatamente da Cristo . Ma in qual modo ? eccolo . Le coscienze tutte cristiane , essi dicono , furono virtualmente inchiuse nella coscienza di Gesù Cristo , come la pianta nel seme . Or poiché i germi vivono la vita del seme , così deve affermarsi che tutti i cristiani vivono la vita di Cristo . Ma la vita di Cristo , secondo la fede , è divina ; dunque anche quella dei cristiani . Se pertanto questa vita , nel corso dei secoli , diede origine alla Chiesa e ai Sacramenti , con ogni diritto si potrà dire che tale origine è da Cristo ed è divina . Nello stesso modo provano esser divine le Scritture e divini i dogmi . E con ciò la teologia moderna può dirsi compiuta . Esigua cosa a dir vero , ma più che abbondante per chi professa doversi sempre ed in tutto rispettare le conclusioni della scienza . L ' applicazione poi di queste teorie agli altri punti che verremo esponendo potrà ognuno farla di per sé stesso . Abbiam parlato finora della origine e della natura della fede . Ma molti essendo i germi di questa , e principali fra essi la Chiesa , il dogma , il culto , i Libri sacri , di questi eziandio è da conoscere ciò che insegnano i modernisti . E per farci dal dogma , l ' origine e la natura di esso quale sia , si è già indicato più sopra . Nasce il dogma dal bisogno che prova il credente di lavorare sul suo pensiero religioso , sì da rendere la sua e l ' altrui coscienza sempre più chiara . Tale lavorio consiste tutto nell ' indagare ed esporre la formola primitiva , non già in se stessa e razionalmente , ma rispetto alle circostanze o , come più astrusamente dicono , vitalmente . Di qui si ha che intorno alla medesima si vadano formando delle formole secondarie , che poi sintetizzate e riunite in un ' unica costruzione dottrinale , quando questa sia suggellata dal pubblico magistero come rispondente alla coscienza comune , si chiamerà dogma . Dal dogma son da distinguersi accuratamente le speculazioni teologiche ; le quali però , benché non vivano della vita del dogma , pur tuttavia non sono inutili sì per armonizzare la religione colla scienza e togliere fra loro ogni contrasto , sì per lumeggiare esternamente e difendere la religione stessa ; e chi sa che forse non giovino altresì per preparar la materia di un dogma futuro . Del culto poi non vi sarebbe gran che da dire , se sotto questo nome non venissero eziandio i Sacramenti , intorno ai quali sono gravissimi gli errori dei modernisti . IL culto vogliono che risulti da un doppio bisogno ; giacché , torniamo ad osservarlo , nel loro sistema tutto va attribuito ad intimi bisogni . L ' uno è quello di dare alla religione alcunché di sensibile ; l ' altro è il bisogno di propagarla , il che non potrebbe avvenire senza una qualche forma sensibile e senza atti santificanti , che diconsi Sacramenti . Quanto poi ai Sacramenti , essi pei modernisti si riducono a meri simboli o segni , non però privi di efficacia ; efficacia che essi cercano di spiegare coll ' esempio di certe cotali parole che volgarmente diconsi aver fatto fortuna , per avere acquistata la forza di diffondere talune idee potenti e che colpiscono grandemente gli animi . Come quelle parole sono ordinate alle dette idee , così i Sacramenti al sentimento religioso : nulla di vantaggio . Parlerebbero certamente più chiaro ove affermassero che i Sacramenti sono istituiti unicamente per nutrir la fede . Ma ciò è condannato dal Concilio di Trento ( Sess . VII , de Sacramentis in genere , can . 5 ) : " Se alcuno dirà che questi Sacramenti sono istituiti solo per nutrir In fede , sia anatema " . Della natura ancora e dell ' origine dei Libri sacri già si è toccato . Secondo il pensare dei modernisti , si può ben definirli una raccolta di esperienze : non di quelle , che comunemente si hanno da ognuno , ma delle straordinarie e più insigni che siensi avute in una qualche religione . E così essi appunto insegnano a riguardo dei nostri libri del Vecchio e del Nuovo Testamento . A lor comodo però , notano assai scaltramente che , sebbene l ' esperienza sia del presente , può tuttavolta prender materia dal passato ed eziandio dal futuro , in quanto che il credente o per la memoria rivive il passato a maniera del presente , o vive già per anticipazione l ' avvenire . Ciò giova a dar modo di computare fra i Libri santi anche gli storici e gli apocalittici . Così adunque in questi libri parla bensì Iddio per mezzo del credente ; ma , come vuole la teologia modernistica , solo per immanenza e permanenza vitale . Vorrà sapersi , in che consista dopo ciò l ' ispirazione ? Rispondono che non si distingue , se non forse per una certa maggiore veemenza , dal bisogno che sente il credente di manifestare a voce e per scritto la propria fede . È alcun che di simile a quello che si avvera nella ispirazione poetica ; per cui un cotale diceva : È Dio in noi , da Lui agitati noi c ' infiammiamo . È questo appunto il modo onde Dio deve dirsi origine della ispirazione dei Libri sacri . Affermano inoltre i modernisti che nulla vi è in questi libri che non sia ispirato . Nel che potrebbe taluno crederli più ortodossi di certi altri moderni che restringono alquanto la ispirazione , come , a mo ' di esempio , nelle così dette citazioni tacite . Ma queste non sono che lustre e parole . Imperciocché se , secondo l ' agnosticismo , riteniamo la Bibbia come un lavoro umano fatto da uomini per servigio di uomini , salvo pure al teologo di chiamarla divina per immanenza , come mai l ' ispirazione potrebbe in essa restringersi ? Sì , i modernisti affermano un ' ispirazione totale : ma , nel senso cattolico , non ne ammettono in fatto veruna . Più larga materia ci offre ciò che la scuola dei modernisti fantastica a riguardo della Chiesa . È qui da presupporre che la Chiesa secondo essi è frutto di due bisogni : uno nel credente , specie se abbia avuta qualche esperienza originale e singolare , di comunicare ad altri la propria fede ; l ' altro nella collettività , dopo che la fede si è fatta comune a molti , di aggrupparsi in società e di conservare , accrescere e propagare il bene comune . Che cosa è dunque la Chiesa ? un parto della coscienza collettiva , ossia collettività di coscienze individuali ; le quali , in forza della permanenza vitale , pendono tutte da un primo credente , cioè pei cattolici da Cristo . Ora ogni società ha bisogno di un ' autorità che la regga : il cui compito sia dirigere gli associati al fine comune , e conservare saggiamente gli elementi di coesione , i quali in una società religiosa sono la dottrina ed il culto . Perciò nella Chiesa cattolica una triplice autorità : disciplinare , dogmatica , culturale . La natura poi di questa autorità dovrà desumersi dalla sua origine ; e dalla natura si dovranno a loro volta dedurre i diritti e i doveri . Fu errore volgare dell ' età passata che l ' autorità sia venuta alla Chiesa dal di fuori , cioè immediatamente da Dio : e perciò era giustamente ritenuta autocratica . Ma queste sono teorie oggimai passate di moda . Come la Chiesa è emanata dalla collettività delle coscienze , cosi l ' autorità emana vitalmente dalla stessa Chiesa . Pertanto l ' autorità del pari che la Chiesa nasce dalla coscienza religiosa , e perciò alla medesima resta soggetta : e se venga meno a siffatta soggezione , si volge in tirannide . Nei tempi che corrono il sentimento di libertà è giunto al suo pieno sviluppo . Nello stato civile la pubblica coscienza ha voluto un regime popolare . Ma la coscienza dell ' uomo , come la vita , è una sola . Se dunque l ' autorità della Chiesa non vuol suscitare e mantenere una guerra intestina nelle coscienze umane , uopo è che si pieghi anch ' essa a forme democratiche ; tanto più che , a negarvisi , lo sfacelo sarebbe imminente . È da pazzo il credere che possa aversi un regresso nel sentimento di libertà quale domina al presente . Stretto e rinchiuso con violenza strariperà più potente , distruggendo insieme la religione e la Chiesa . Fin qui il ragionare dei modernisti : e la conseguenza è , che sono tutti intesi a trovar modi per conciliare l ' autorità della Chiesa colla libertà dei credenti . Se non che non solamente fra le sue stesse pareti trova la Chiesa con chi doversi comporre amichevolmente , ma eziandio fuori . Non è sola essa ad occupare il mondo : l ' occupano insieme altre società , colle quali non può aver uso e commercio . Convien dunque determinare quali sieno i diritti e i doveri della Chiesa verso le società civili ; e ben s ' intende che tale determinazione deve esser desunta dalla natura della Chiesa stessa , quale i modernisti l ' hanno descritta . Le regole perciò da usarsi son quelle stesse che sopra si adoperarono per la scienza e la fede . Ivi parlavasi di oggetti , qui di fini . Come adunque , per ragione dell ' oggetto , si dissero la fede e la scienza vicendevolmente estranee , così lo Stato e la Chiesa sono l ' uno all ' altra estranei pel fine a cui tendono , temporale per lo Stato , spirituale pella Chiesa . Fu d ' altre età il sottomettere il temporale allo spirituale ; il parlarsi di questioni miste , nelle quali la Chiesa interveniva quasi signora e regina , perché la Chiesa sl stimava istituita immediatamente da Dio , come autore dell ' ordine soprannaturale . Ma la filosofia e la storia non più ammettono cotali credenze . Adunque lo Stato deve separarsi dalla Chiesa e per egual ragione il cattolico dal cittadino . Di qui è , che il cattolico , perché insieme cittadino , ha diritto e dovere , non curandosi dell ' autorità della Chiesa , dei suoi desiderî , consigli e comandi , sprezzate altresì le sue riprensioni , di far quello che giudicherà espediente al bene della patria . Voler imporre al cittadino una linea di condotta sotto qualsiasi pretesto è un vero abuso di potere ecclesiastico da respingersi con ogni sforzo . Le teorie , o Venerabili Fratelli , onde promanano tutti questi errori , son quelle appunto che il Nostro Predecessore Pio VI già condannò solennemente nella Costituzione Apostolica " Auctorem Fidei " ( Prop . 2 ) . " La proposizione che stabilisce che la potestà è stata da Dio data alla Chiesa , perché fosse comunicata ai Pastori , che sono ministri di lei per la salute delle anime ; così intesa , che la potestà del ministero e regime ecclesiastico si derivi nei Pastori dalla Comunità dei fedeli : eretica " . Prop . 3 . " Inoltre quella che stabilisce il Romano Pontefice esser capo ministeriale ; così spiegata che il Romano Pontefice , non da Cristo nella persona del Beato Pietro , ma dalla Chiesa abbia avuta la potestà del ministero , di cui come successore di Pietro , vero Vicario di Cristo e capo di tutta la Chiesa , gode nella Chiesa universa : eretica " ) . Ma non basta alla scuola dei modernisti che lo Stato sia separato dalla Chiesa . Come la fede , quanto agli elementi fenomenici , deve sottostare alla scienza , così nelle cose temporali la Chiesa ha da soggettarsi allo Stato . Questo forse non l ' asseriscono essi peranco apertamente ; ma per forza di raziocinio sono costretti ad ammetterlo . Imperocché , concesso che lo Stato abbia assoluta padronanza in tutto ciò che è temporale , se avvenga che il credente , non pago della religione dello spirito , esca in atti esteriori , quali per mo ' di esempio , l ' amministrarsi o il ricevere dei Sacramenti , bisognerà che questi cadano sotto il dominio dello Stato . E che sarà dopo ciò dell ' autorità ecclesiastica ? Siccome questa non si spiegasse non per atti esterni , sarà in tutto e per tutto assoggettata al potere civile . È questa ineluttabile conseguenza che trascina molti fra i protestanti liberali a sbarazzarsi di ogni culto esterno , anzi d ' ogni esterna società religiosa , i quali invece si adoprano di porre in voga una religione che chiamano individuale . Che se i modernisti , a luce di sole , non si spingono ancora tant ' oltre , insistono intanto perché la Chiesa si pieghi spontaneamente ove essi la voglion trarre e si acconci alle forme civili . Tutto ciò per l ' autorità disciplinare . Più gravi assai e perniciose sono le loro affermazioni a riguardo dell ' autorità dottrinale e dogmatica . Circa il magistero ecclesiastico così essi la pensano : la società religiosa non può veramente essere una senza unità di coscienza nei suoi membri e senza unita di formola . Ma questa duplice unità richiede , per così dire , una mente comune , a cui spetti trovare e determinare la formola , che meglio risponda alla coscienza comune : alla qual mente fa d ' uopo inoltre attribuire un ' autorità bastevole , perché possa imporre alla comunanza la formola stabilita . Or nell ' unione è quasi fusione della mente designatrice della formola e dell ' autorità che la impone , ritrovano i modernisti il concetto del magistero ecclesiastico . Poiché dunque in fin dei conti il magistero non nasce che dalle coscienze individuali ed a bene delle stesse coscienze ha imposto un pubblico ufficio ; ne consegue di necessità che debba dipendere dalle medesime coscienze e debba quindi avviarsi a forme democratiche . IL proibire pertanto alle coscienze degli individui che facciano pubblicamente sentire i loro bisogni ; non soffrire chela critica spinga il dogma verso necessarie evoluzioni , non è già uso di potestà , data per pubblico bene , ma abuso . Similmentene l ' uso stesso della potestà fa di mestieri serbare modo e misura . Sa di tirannide condannare un libro all ' insaputa dell ' autore , senza ammettere spiegazioni di sorta né discussione . Adunque qui pure è da ricercarsi una via di mezzo che salvi insieme i diritti dell ' autorità e della libertà . Nel frattempo il cattolico si regolerà in guisa che non lasci pubblicamente di protestarsi rispettosissimo dell ' autorità , continuando però sempre ad operare a suo talento . In generale vogliono ammonita la Chiesa che , poiché il fine della potestà ecclesiastica è tutto spirituale , disdice ogni esterno apparato di magnificenza con che essa si circonda agli occhi delle moltitudini . Nel che non riflettono che se la religione è essenzialmente spirituale non c tuttavia ristretta al solo spirito ; e che l ' onore tributato all ' autorità ridonda su Gesù Cristo che ne fu istitutore . Per compiere tutta questa materia della fede e dei diversi suoi germi , rimane da ultimo , Venerabili Fratelli , che ascoltiamo le teorie dei modernisti circa lo sviluppo dei medesimi . e lor principio generale che in una religione vivente tutto debba essere mutevole e mutarsi di fatto . Di qui fanno passo a quella che è delle principali fra le loro dottrine , vogliam dire all ' evoluzione . Dogma dunque , Chiesa , culto , Libri sacri , anzi la fede stessa , se non devon esser cose morte , fa mestieri che sottostiano alle leggi dell ' evoluzione . Siffatto principio non si udrà con istupore da chi rammenti quanto i modernisti son venuti affermando intorno a ciascuno di questi oggetti . Posta pertanto la legge dell ' evoluzione , i modernisti stessi ci descrivono in qual maniera l ' evoluzione si effettui . E cominciamo dalla fede . La forma primitiva , essi dicono , della fede fu rudimentaria e comune indistintamente a tutti gli uomini ; giacché nasceva dalla natura e dalla vita umana . Il progresso si ebbe per sviluppo vitale ; che è quanto dire non per aggiunta di nuove forme apportate dal di fuori , ma per una crescente penetrazione nella coscienza del sentimento religioso . Doppio indi fu il modo di progredire nella fede : prima negativamente , col depurarsi da ogni elemento estraneo , come ad esempio dal sentimento di famiglia o di nazionalità ; quindi positivamente , mercè il perfezionarsi intellettuale e morale dell ' uomo , per cui l ' idea divina sl ampliò ed illustrò e il sentimento religioso divenne più squisito . Del progresso della fede non altre cause assegnar si possono che quelle stesse onde già si spiegò la sua origine . Alle quali però fa d ' uopo aggiungere quei genii religiosi , che noi chiamiamo profeti e dei quali Cristo fu il sommo ; sì perché nella vita o nelle parole ebbero un certo che di misterioso , che la fede attribuiva alla divinità , e sì perché toccaron loro esperienze nuove ed originali in piena armonia coi bisogni del loro tempo . Il progresso del dogma nasce principalmente dal bisogno di superare gli ostacoli della fede , di vincere gli avversari , di ribattere le difficoltà , senza dire dello sforzo continuo di viemeglio penetrare gli arcani della fede . Così , per tacer di altri esempi , è avvenuto di Cristo ; in cui , quel più o meno divino , che la fede in esso ammetteva , si venne gradatamente amplificando in modo , che finalmente fu ritenuto per Dio . Lo stimolo precipuo di evoluzione del culto sarà il bisogno di adattarsi agli usi ed alle tradizioni dei popoli ; come altresì di usufruire della virtù che certi atti hanno ricevuto dall ' usanza . La Chiesa finalmente trova la sua ragione di evolversi nel bisogno di accomodarsi alle condizioni storiche e di accordarsi colle forme di civil governo pubblicamente adottate . Così i modernisti di ciascun capo in particolare . E qui , innanzi di farCi oltre , bramiamo che ben si avverta di nuovo a questa loro dottrina dei bisogni ; giacché essa , oltreché di quanto finora abbiam visto , è quasi base e fondamento di quel vantato metodo che chiamano storico . Or , restando tuttavia nella teoria della evoluzione , vuole di più osservarsi che quantunque i bisogni servano di stimolo per la evoluzione , essa nondimeno , regolata unicamente da siffatti stimoli , valicherebbe facilmente i termini della tradizione , e strappata così dal primitivo principio vitale , meglio che a progresso menerebbe a rovina . Quindi studiando più a fondo il pensiero dei modernisti , deve dirsi che l ' evoluzione è come il risultato di due forze che si combattono , delle quali una è progressiva , l ' altra conservatrice . La forza conservatrice sta nella Chiesa e consiste nella tradizione . L ' esercizio di lei è proprio dell ' autorità religiosa ; e ciò , sia per diritto , giacché sta nella natura di qualsiasi autorità il tenersi fermo il più possibile alla tradizione ; sia per fatto , perché sollevata al disopra delle contingenze della vita , poco o nulla sente gli stimoli che spingono a progresso . Per contrario la forza che , rispondendo ai bisogni , trascina a progredire , cova e lavora nelle coscienze individuali , in quelle soprattutto che sono , come dicono , più a contatto della vita . Osservate qui di passaggio , o Venerabili Fratelli , lo spuntar fuori di quella dottrina rovinosissima che introduce il laicato nella Chiesa come fattore di progresso . Da una specie di compromesso fra le due forze di conservazione e di progressione , fra l ' autorità cioè e le coscienze individuali , nascono le trasformazioni e i progressi . Le coscienze individuali , o talune di esse , fan pressione sulla coscienza collettiva ; e questa a sua volta sull ' autorità , e la costringe a capitolare ed a restare ai patti . Ciò ammesso , ben si comprendono le meraviglie che fanno i modernisti , se avvenga che siano biasimati o puniti . Ciò che loro sia scrive a colpa , essi l ' hanno per sacrosanto dovere . Niuno meglio di essi conosce i bisogni delle coscienze perché si trovano con queste a più stretto contatto che non si trovi la potestà ecclesiastica . Incarnano quasi in sé quei bisogni tutti : e quindi il dovere per loro di parlare apertamente e di scrivere . Li biasimi pure l ' autorità , la coscienza del dovere li sostiene , e sanno per intima esperienza di non meritare riprensioni ma encomii . Pur troppo essi sanno che i progressi non si hanno senza combattimenti , né combattimenti senza vittime : e bene , saranno essi le vittime , come già i profeti e Cristo . Né perché siano trattati male , odiano l ' autorità : concedono che ella adempia il suo dovere . Solo rimpiangono di non essere ascoltati , perché in tal guisa il progredire degli animi si ritarda : ma verrà senza meno il tempo di rompere gl ' indugi , giacché le leggi dell ' evoluzione si possono raffrenare , ma non possono affatto spezzarsi . E così continuano il lor cammino , continuano benché ripresi e condannati , celando un ' incredibile audacia col velo di un ' apparente umiltà . Piegano fintamente il capo : ma la mano e la mente proseguono con più ardimento il loro lavoro . E così essi operano scientemente e volentemente ; sì perché è loro regola che l ' autorità debba essere spinta , non rovesciata ; si perché hanno bisogno di non uscire dalla cerchia della Chiesa per poter cangiare a poco a poco la coscienza collettiva ; il che quando dicono , non si accorgono di confessare che la coscienza collettiva dissente da loro , e che quindi con nessun diritto essi si dànno interpreti della medesima . Per detto adunque e per fatto dei modernisti nulla , o Venerabili Fratelli , vi deve essere di stabile , nulla di immutabile nella Chiesa . Nella qual sentenza non mancarono ad essi dei precursori , quelli cioè dei quali il Nostro Predecessore Pio IX già scriveva : " Questi nemici della divina rivelazione , che estollono con altissime lodi l ' umano progresso , vorrebbero , con temerario e sacrilego ardimento , introdurlo nella cattolica religione , quasi che la stessa religione fosse opera non di Dio ma degli uomini o un qualche ritrovato filosofico che con mezzi umani possa essere perfezionato " ( Enc . " Qui pluribus " , 9 nov . 1846 ) . Circa la rivelazione specialmente e circa il dogma , la dottrina dei modernisti non ha filo di novità ; ma è quella stessa che nel Sillabo di Pio IX ritroviamo condannata , così espressa : " La divina rivelazione è imperfetta e perciò soggetta a continuo ed indefinito progresso , che risponda a quello dell ' umana ragione " ( Sillabo , Prop . V ) ; più solennemente poi la troviamo riprovata dal Concilio Vaticano in questi termini : " Né la dottrina della fede , che Dio rivelò , è proposta agli umani ingegni da perfezionare come un ritrovato filosofico , ma come un deposito consegnato alla Sposa di Cristo , da custodirsi fedelmente e da dichiararsi infallibilmente . Quindi dei sacri dogmi altresì deve sempre ritenersi quel senso che una volta dichiarò la Santa Madre Chiesa , né mai deve allontanarsi da quel senso sotto pretesto e nome di più alta intelligenza " ( Const . Dei Filius , cap . IV ) . Col che senza dubbio l ' esplicazione nelle nostre cognizioni , anche circa la fede , tanto è lungi che venga impedita , che anzi ne è aiutata e promossa . Laonde lo stesso Concilio prosegue dicendo : " Cresca dunque e molto e con slancio progredisca l ' intelligenza , la scienza , la sapienza così dei singoli come di tutti , così di un sol uomo come di tutta la Chiesa coll ' avanzare delle età e dei secoli ; ma solo nel suo genere , cioè nello stesso dogma , nello stesso senso e nella stessa sentenza " ( Loc . cit . ) . Ma ormai , dopo aver osservato nei seguaci del modernismo il filosofo , il credente , il teologo , resta che osserviamo parimente lo storico , il critico , l ' apologista . Taluni dei modernisti , che si dànno a scrivere storia , paiono oltremodo solleciti di non passar per filosofi ; che anzi professano di essere affatto ignari di filosofia . È ciò un tratto di finissima astuzia : affinché nessuno creda che essi sieno infetti di pregiudizi filosofici e non sieno perciò , come dicono , affatto obbiettivi . Ma il vero è , che la loro storia o critica non parla che con la lingua della filosofia ; e le conseguenze che traggono , vengono di giusto raziocinio dai loro principî filosofici . Il che , a chi bene riflette , si fa subito manifesto . I primi tre canoni di questi tali storici o critici sono quegli stessi principî , che sopra riportammo dai filosofi : cioè l ' agnosticismo , il teorema della trasfigurazione delle cose per la fede , e l ' altro che Ci parve poter chiamare dello sfiguramento . Osserviamo le conseguenze che da ciascuno di questi si traggono . Dall ' agnosticismo si ha che la storia , non meno che la scienza , si occupa solo dei fenomeni . Dunque , tanto Dio quanto un intervento qualsiasi divino nelle cose umane deve rimandarsi alla fede come di esclusiva sua pertinenza . Per lo che se trattasi di cosa in cui s ' incontri un duplice elemento , divino ed umano come Cristo , la Chiesa , i Sacramenti e simili , dovrà dividersi e sceverarsi in modo che ciò che è umano si dia alla storia , ciò che è divino alla fede . Quindi quella distinzione comune fra i modernisti , fra un Cristo storico ed un Cristo della fede , una Chiesa della storia ed una Chiesa della fede , fra Sacramenti della storia e Sacramenti della fede e via dicendo . Dipoi questo stesso elemento umano , che vediamolo storico prendersi per sé quale essa si porge nei monumenti , deve ritenersi sollevato dalla fede per trasfigurazione al di là delle condizioni storiche . Conviene perciò separarne di nuovo tutte le aggiunte fattevi : cosi , trattandosi di Gesù Cristo , tutto quello che passa la condizione dell ' uomo sia naturale , quale si dà dalla psicologia , sia risultante dal luogo e dal tempo in che visse . Di più , per terzo principio filosofico , pur quelle cose che non escono dalla cerchia della storia , le vagliano quasi e ne escludono , rimandandolo parimenti alla fede , tutto ciò che , secondo quanto dicono , non entra nella logica dei fatti o non era adatto alle persone . Di tal modo , vogliono che Cristo non abbia dette le cose che non sembrano essere alla portata del volgo . Quindi dalla storia reale di Lui cancellano e rimettono alla fede tutte le allegorie che incontransi nei suoi discorsi . Si vuol forse sapere con quali regole si compia questa cernita ? Con quella del carattere dell ' uomo , della condizione che ebbe nella società , della educazione , delle circostanze di ciascun fatto : a dir breve con una norma , se bene intendiamo , che si risolve per ultimo in mero soggettivismo . Si studiano cioé di prendere essi e quasi rivestire la persona di Gesù Cristo ; ed a Lui ascrivono senza più quanto in simili circostanze avrebbero fatto essi stessi . Così dunque , per conchiudere , a priori , come suol dirsi , e coi principî di una filosofia , che essi ammettono ma ci asseriscono d ' ignorare , nella storia che chiamano reale affermano Cristo non essere Dio né aver fatto nulla di divino ; come uomo poi aver Lui fatto e detto quel tanto , che essi , riferendosi al tempo in cui Egli visse , Gli consentono di aver operato e parlato . Come poi la storia riceve dalla filosofia le sue conclusioni , così la critica le ha a sua volta dalla storia . Essendoché il critico seguendo gli indizi dati dallo storico , di tutti i documenti ne fa due parti . Tutto ciò che rimane , dopo il triplice taglio or ora descritto , lo assegna alla storia reale ; il restante lo confina alla storia della fede , ossia alla storia interna . Giacché queste due storie distinguono diligentemente i modernisti ; e , ciò che e ben da notarsi , alla storia della fede contrappongono la storia reale in quanto è reale . Perciò , come già si è detto , un doppio Cristo ; l ' uno reale , l ' altro che veramente non mai esisté ma appartiene alla fede ; l ' uno che visse in determinato luogo e tempo , l ' altro che solo s ' incontra nelle pie meditazioni della fede ; tale , per mo ' d ' esempio , è il Cristo descrittoci nell ' Evangelio giovanneo , il qual Vangelo , affermano , non è che una meditazione . Ma qui non si arresta il dominio della filosofia nella storia . Fatta , come dicemmo , la divisione dei documenti in due parti , si presenta di nuovo il filosofo col suo principio dell ' immanenza vitale , e prescrive che tutto quanto è nella storia della Chiesa debba spiegarsi per vitale emanazione . E poiché la causa o condizione di qualsiasi emanazione vitale deve ripetersi da un bisogno , si avrà che ogni avvenimento si dovrà concepire dopo il bisogno , e dovrà istoricamente ritenersi posteriore a questo . Che fa allora lo storico ? Datosi a studiar di nuovo i documenti , tanto nei Libri sacri quanto ricevuti altronde , va tessendo un catalogo dei singoli bisogni che man mano si presentarono nella Chiesa sia per riguardo al dogma , sia per riguardo al culto od altre materie : e quel catalogo trasmette poscia al critico . E questi mette indi mano ai documenti destinati alla storia della fede e li distribuisce in guisa di età in età , che rispondano al datogli elenco ; rammentando sempre il precetto che il fatto è preceduto dal bisogno e la narrazione dal fatto . Potrà ben darsi talora che talune parti della Sacra Scrittura , come le Epistole , sieno esse stesse il fatto creato dal bisogno . Checché sia però , deve aversi per regola che l ' età di un documento qualsiasi non può determinarsi se non dall ' età in cui ciascun bisogno si è manifestato nella Chiesa . Di più è da distinguere fra l ' inizio di un fatto e la sua esplicazione ; poiché ciò che può nascere in un giorno , non cresce se non col tempo . E questa è la ragione perché il critico debba novamente spartire in due i documenti già disposti per età , sceverando quelli che riguardano le origini di un fatto da quelli che appartengono al suo svolgimento , e questi eziandio ordini secondo il succedersi dei tempi . Ciò fatto , entra di nuovo in iscena il filosofo , ed impone allo storico di compiere i suoi studi a seconda dei precetti e delle leggi dell ' evoluzione . E lo storico torna a scrutare i documenti , ricerca sottilmente le circostanze e condizioni nelle quali , col succedersi dei tempi , la Chiesa si è trovata , i bisogni così interni che esterni che l ' hanno spinta a progresso , gli ostacoli che incontrò : a dir breve , tutto ciò che giovi a determinare il modo onde furono mantenute le leggi della evoluzione . Compiuto un tal lavoro , egli finalmente tesse nelle sue linee principali la storia dello sviluppo dei fatti . Segue il critico , che a questo tema storico adatta il restante dei documenti . Si dà mano a stendere la narrazione : la storia è compiuta . Or qui chiediamo , a chi dovrà attribuirsi una simile storia ? allo storico forse od al critico ? Per fermo né all ' uno all ' altro , sì bene al filosofo . Tutto il lavoro di essa è un lavoro di apriorismo , e di apriorismo riboccante di eresie . Fanno certamente pietà questi uomini , dei quali l ' Apostolo ripeterebbe : " Svanirono nei pensamenti ... imperocché vantandosi di essere sapienti , son divenuti stolti " (Rom., I , 21 , 22 ) ; ma muovono in pari tempo a sdegno , quando poi accusano la Chiesa di manipolare i documenti in guisa da farli servire ai propri vantaggi . Addebitano cioè alla Chiesa ciò che dalla propria coscienza sentono apertamente rimproverarsi . Dall ' avere così disgregati i documenti e seminatili lungo le età , segue naturalmente che i Libri sacri non possano di fatto attribuirsi agli autori , dei quali portano il nome . E questo è il motivo perché i modernisti non esitano punto nell ' affermare che quei libri , e specialmente il Pentateuco ed i tre primi Vangeli , da una breve narrazione primitiva , son venuti man mano crescendo per aggiunte o interpolazioni , sia a maniera di interpretazioni o teologiche o allegoriche , sia a modo di transizioni che unissero fra sé le parti . A dir più breve e più chiaro vogliono che debba ammettersi la evoluzione vitale dei Libri sacri , nata dalla evoluzione della fede e ad essa corrispondente . Aggiungono di più , che le tracce di cotale evoluzione sono tanto manifeste , da potersene quasi scrivere una storia . La scrivono anzi questa storia , e con tanta sicurezza che si sarebbe tentati a creder aver essi visto coi propri occhi i singoli scrittori che di secolo in secolo stesero la mano all ' ampliazione delle sante Scritture . A conferma di che , chiamano in aiuto la critica che dicono testuale ; e si adoprano di persuadere che questo o quel fatto , questo o quel discorso non si trovi al suo posto e recano altre ragioni del medesimo stampo . Direbbesi per verità che si sieno prestabiliti certi quasi - tipi di narrazioni o parlate , che servano di criterio certissimo per giudicare ciò che stia al suo posto e ciò che sia fuor di luogo . Con siffatto metodo stimi chi può come costoro debbano essere capaci di giudicare . Eppure , chi li ascolti ad oracolare dei loro studi sulle Scritture , pei quali han potuto scoprirvi si gran numero di incongruenze , è spinto a credere che niun uomo prima di loro abbia sfogliato quei libri , né che li abbia ricercati per ogni verso una quasi infinita schiera di Dottori , per ingegno , per scienza , per santità di vita più di loro . I quali Dottori sapientissimi , tanto fu lungi che trovasser nulla da riprendere nei Libri santi , che anzi quanto più ringraziavano Iddio , che si fosse così degnato di parlare cogli uomini . Ma purtroppo i Dottori nostri non attesero allo studio delle Scritture con quei mezzi , onde son forniti i modernisti ! Cioè non ebbero a maestra e condottiera una filosofia che trae principio dalla negazione di Dio , né fecero a se stessi norma di giudicare . Crediamo adunque che sia ormai posto in luce il metodo storico dei modernisti . Precede il filosofo ; segue lo storico ; tengon dietro per ordine la critica interna e la testuale . E poiché la prima causa questo ha di proprio che comunica la sua virtù alle seconde , è evidente che siffatta critica non è una critica qualsiasi , ma una critica agnostica , immanentista , evoluzionista ; e perciò chi la professa o ne fa uso , professa gli errori in essa racchiusi e si pone in contraddizione colla dottrina cattolica . Per la quale cosa non può finirsi di stupire come una critica di tal genere possa oggidì aver tanta voga presso cattolici . Di ciò può assegnarsi una doppia causa : la prima è l ' alleanza onde gli storici ed i critici di questa specie sono legati fra loro senza riguardi a diversità di nazioni o di credenze ; la seconda è l ' audacia indicibile , con cui ogni stranezza che uno di loro proferisca , dagli altri è levata al cielo e decantata qual progresso della scienza ; con cui , se taluno voglia da se stesso verificare il nuovo ritrovato , serratisi insieme lo assalgono , se talun lo neghi lo trattano da ignorante , se lo accolga e lo difenda lo ricoprono di encomî . Così non pochi restano ingannati che forse , se meglio vedessero le cose , ne sarebbero inorriditi . Da questo prepotente imporsi dei fuorviati , da questo incauto assentimento di animi leggeri nasce poi un quasi corrompimento di atmosfera che tutto penetra e diffonde per tutto il contagio . Ma passiamo all ' apologista . Costui , nei modernisti , dipende ancor esso doppiamente dal filosofo . Prima indirettamente , pigliando per sua materia la storia scritta , come vedemmo , dietro le norme del filosofo : poi direttamente accettando dal filosofo i principî e i giudizî . Quindi quel comune precetto della scuola del modernismo che la nuova apologia debba dirimere le controversie religiose per via di ricerche storiche e psicologiche . Ond ' è che gli apologisti dan capo al loro lavoro coll ' ammonire i razionalisti che essi difendono la religione non coi Libri sacri né colle storie volgarmente usate nella Chiesa e scritte alla vecchia moda ; ma colla storia reale composta a seconda dei moderni precetti e con metodo moderno . E ciò dicono , non quasi argomentando ad hominem , ma perché difatti credono che solo in tale storia si trovi la verità . Non si curano poi , nello scrivere , di insistere sulla propria sincerità : sono essi già noti presso i razionalisti , sono già lodati siccome militanti sotto una stessa bandiera ; della quale lode , che ad un cattolico dovrebbe fare ribrezzo , essi si compiacciono o se ne fanno scudo contro le riprensioni della Chiesa . Ma vediamo in pratica come uno di costoro compia la sua apologia . Il fine che si propone è di condurre l ' uomo che ancora non crede a provare in sé quella esperienza della cattolica religione che , secondo i modernisti , è base della fede . Due vie perciò gli si aprono , l ' una oggettiva , l ' altra soggettiva . La prima muove dall ' agnosticismo ; e tende a dimostrare come nella religione e specialmente nella cattolica vi sia tale virtù vitale , da costringere ogni savio psicologo e storico ad ammettere che nella storia di essa si nasconda alcun che di incognito . A tale scopo fa d ' uopo provare che la religione cattolica qual è al presente , è la stessissima che Gesù Cristo fondò , ossia il progressivo sviluppo del germe recato da Gesù Cristo . Pertanto dovrà dapprima determinarsi quale esso sia questo germe . Pretendono di esprimerlo colla seguente formola : Cristo annunciò la venuta del regno di Dio , il quale regno dovrebbe aver fra breve il suo compimento , ed Egli ne sarebbe il Messia , cioè l ' esecutore stabilito da Dio e l ' ordinatore . Dopo ciò converrà dimostrare come questo germe , sempre immanente nella religione cattolica , di mano in mano e di pari passo con la storia , siasi sviluppato e sia venuto adattandosi alle successive circostanze , da queste vitalmente assimilandosi quanto gli si affacesse di forme dottrinali , culturali , ecclesiastiche ; superando nel tempo stesso gli ostacoli , sbaragliando i nemici , e sopravvivendo ad ogni sorta di contraddizioni o dl lotte . Dopo che tutto questo , cioè gl ' impedimenti , i nemici , le persecuzioni , i combattimenti , come pure la vitalità e fecondità della Chiesa , siansi mostrati tali che , quantunque nella storia della stessa Chiesa si scorgano serbate le leggi della evoluzione , pure queste non bastano a pienamente spiegarla : l ' incognito sarà dl fronte e si presenterà da sé stesso . Fin qui i modernisti . I quali , però , in tutto questo discorrere , non pongon mente a una cosa ; e cioè , che quella determinazione del germe primitivo è tutto frutto dell ' apriorismo del filosofo agnostico ed evoluzionista , e che il germe stesso è così gratuitamente da loro definito pel buon giuoco della loro causa . Mentre però i nuovi apologisti , cogli argomenti arrecati , si studiano di affermare e persuadere la religione cattolica , non han riguardo a concedere che in essa molte cose sono che spiacciono . Che anzi , con una mal velata voluttà , van ripetendo pubblicamente che anche in materia dogmatica ritrovano errori e contraddizioni ; benché soggiungano , che tali errori e contraddizioni non solo meritano scusa , ma , ciò che è più strano , sono da legittimarsi e giustificarsi . Così pure , secondo essi , nelle sacre Scritture corrono moltissimi sbagli in materia scientifica e storica . Ma , dicono , non sono quelli , libri di scienza o di storia , sì bene di religione e di morale , ove la scienza e la storia sono involucri con cui si coprono le esperienze religiose e morali per meglio propagarsi nel pubblico ; il quale pubblico non intendendo altrimenti , una scienza od una storia più perfetta sarebbegli stata non di vantaggio ma di nocumento . Del resto , aggiungono , i Libri sacri , perché di lor natura religiosi , sono essenzialmente viventi : or la vita ha pur essa la sua verità e la sua logica ; diversa certamente dalla verità e logica razionale , anzi di tutt ' altro ordine , verità cioè di comparazione e proporzione sia coll ' ambiente in cui si vive , sia col fine per cui si vive . Finalmente a tanto estremo essi giungono ad affermare , senza attenuazione di sorta , che tutto ciò che si spiega con la vita è vero e legittimo . Noi , Venerabili Fratelli , pei quali la verità è una ed unica , e che riteniamo i sacri Libri come quelli che " scritti sotto l ' ispirazione dello Spirito Santo , hanno per autore Iddio " ( Conc . Vat . , De Rev . c . 2 ) , affermiamo ciò essere il medesimo che attribuire a Dio la menzogna di utilità o officiosa ; e colle parole di Sant ' Agostino protestiamo che : " Ammessa una volta in così altissima autorità qualche bugia officiosa , nessuna particella di quei libri resterà che , sembrando ad alcuno ardua per costume o incredibile per la fede , con la stessa perniciosissima regola , non si riferisca a consiglio o vantaggio dell ' autore menzognero " ( Epist . 28 ) . Dal che seguirà quel che lo stesso santo Dottore aggiunge : " In esse - cioè nelle Scritture - ciascuno crederà quel che vuole , quel che non vuole non crederà " . Ma i modernisti apologeti non si dàn pensiero di tanto . Concedono di più trovarsi talora nei Libri santi dei ragionamenti , per sostenere una qualche dottrina , che non si appoggiano a verun ragionevole fondamento , come son quelli che si basano sulle profezie . Vero è che anche questi menan per buoni come artifizî di predicazione legittimati dalla vita . Che più ? Concedono , anzi sostengono , che Gesù Cristo stesso errò manifestamente nell ' assegnare il tempo della venuta del regno di Dio : ma ciò , secondo essi , non può fare meraviglia , perché Egli ancora era sottoposto alle leggi della vita ! Che sarà dopo ciò dei dogmi della Chiesa ? Riboccano pur questi di aperte contraddizioni ; ma , oltreché sono ammesse dalla logica della vita , non si oppongono alla verità simbolica ; giacché si tratta in essi dell ' infinito , che ha infiniti rispetti . A far breve , talmente approvano e difendono siffatte teorie , che non si peritano di dichiarare non potersi rendere all ' infinito omaggio più nobile , come affermando di esso cose contraddittorie ! Ed ammessa così la contraddizione , quale assurdo non si ammetterà ? Oltre agli argomenti oggettivi , il non credente può essere disposto alla fede anche con soggettivi . In questo caso gli apologeti modernisti si rifanno sulla dottrina della immanenza . Si adoprano cioè a convincer l ' uomo , che in lui stesso e negli intimi recessi della sua natura e della sua vita si cela il desiderio e il bisogno di una religione , né di una religione qualsiasi , ma tale quale è appunto la cattolica ; giacché questa , dicono , è postulata onninamente dal perfetto sviluppo della vita . E qui di bel nuovo siam costretti a lamentarCi gravemente che non mancano cattolici i quali , benché rigettino la dottrina dell ' immanenza come dottrina , pure se ne giovano per l ' apologetica ; e ciò fanno con sì poca cautela , da sembrare ammettere nella natura umana non pure una capacità od una convenienza per l ' ordine soprannaturale , ciò che gli apologisti cattolici , colle debite restrizioni , dimostraron sempre , ma una stretta e vera esigenza . A dir più giusto però , questa esigenza della religione cattolica è sostenuta dai modernisti più moderati . Quelli fra costoro che potremmo chiamare integralisti , pretendono che si debba indicare all ' uomo , che ancor non crede , latente in lui lo stesso germe che fu nella coscienza di Cristo e da Cristo trasmesso agli uomini . Ed eccovi , o Venerabili Fratelli , descritto per sommi capi il metodo apologetico dei modernisti , in tutto conforme alle loro dottrine : metodo e dottrine infarciti di errori , atti non ad edificare , ma a distruggere ; non a far dei cattolici , ma a trascinare i cattolici nella eresia , anzi alla distruzione totale d ' ogni religione ! Restano per ultimo a dir poche cose del modernista in quanto la pretende a riformatore . Già le cose esposte finora ci provano abbondantemente da quale smania di innovazione siano rôsi cotesti uomini . E tale smania ha per oggetto quanto vi è nel cattolicismo . Vogliono riformata la filosofia specialmente nei Seminarî : sì che relegata la filosofia scolastica alla storia della filosofia in combutta cogli altri sistemi passati di uso , si insegni ai giovani la filosofia moderna , unica , vera e rispondente ai nostri tempi . A riformare la teologia , vogliono che quella , che diciamo teologia razionale , abbia per fondamento la moderna filosofia . Chiedono inoltre che la teologia positiva si basi principalmente sulla storia dei dogmi . Anche la storia chiedono che si scriva e si insegni con metodi loro e precetti nuovi . Dicono che i dogmi e la loro evoluzione debbano accordarsi colla scienza e la storia . Pel catechismo esigono che nei libri catechistici si inseriscano solo quei dogmi , che sieno stati riformati e che sieno a portata dell ' intelligenza del volgo . Circa il culto , gridano che si debbano diminuire le devozioni esterne e proibire che si aumentino . Benché a dir vero , altri più favorevoli al simbolismo , si mostrino in questa parte più indulgenti . Strepitano a gran voce perché il regime ecclesiastico debba essere rinnovato per ogni verso , ma specialmente pel disciplinare e il dogmatico . Perciò pretendono che dentro e fuori si debba accordare colla coscienza moderna , che tutta è volta a democrazia ; perché dicono doversi nel governo dar la sua parte al clero inferiore e perfino al laicato , e decentrare , Ci si passi la parola , l ' autorità troppo riunita e ristretta nel centro . Le Congregazioni romane si devono svecchiare : e , in capo a tutte , quella del Santo Officio e dell ' Indice . Deve cambiarsi l ' atteggiamento dell ' autorità ecclesiastica nelle questioni politiche e sociali , talché si tenga essa estranea dai civili ordinamenti , ma pur vi si acconci per penetrarli del suo spirito . In fatto di morale , danno voga al principio degli americanisti , che le virtù attive debbano anteporsi alle passive , e di quelle promuovere l ' esercizio , con prevalenza su queste . Chiedono che il clero ritorni all ' antica umiltà e povertà ; ma lo vogliono di mente e di opere consenziente coi precetti del modernismo . Finalmente non mancano coloro che , obbedendo volentierissimo ai cenni dei loro maestri protestanti , desiderano soppresso nel sacerdozio lo stesso sacro celibato . Che si lascia dunque d ' intatto nella Chiesa , che non si debba da costoro e secondo i lor principî riformare ? In tutta questa esposizione della dottrina dei modernisti vi saremo sembrati , o Venerabili Fratelli , prolissi forse oltre il dovere . Ma è stato ciò necessario , sì per non sentirCi accusare , come suole , di ignorare le loro cose , e sì perché si veda che , quando parlasi di modernismo , non parlasi di vaghe dottrine non unite da alcun nesso , ma di un unico corpo e ben compatto , ove chi una cosa ammetta uopo è che accetti tutto il rimanente . Perciò abbiam voluto altresì far uso di una forma quasi didattica , né abbiamo ricusato il barbaro linguaggio onde i modernisti fanno uso . Ora , se quasi di un solo sguardo abbracciamo l ' intero sistema , niuno si stupirà ove Noi lo definiamo , affermando esser esso la SINTESI DI TUTTE LE ERESIE . Certo , se taluno si fosse proposto di concentrare quasi il succo ed il sangue di quanti errori circa la fede furono sinora asseriti , non avrebbe mai potuto riuscire a far meglio di quel che han fatto r modernisti . Questi anzi tanto più oltre si spinsero che , come già osservammo , non pure il cattolicesimo ma ogni qualsiasi religione hanno distrutta . Così si spiegano i plausi dei razionalisti : perciò coloro , che fra i razionalisti parlano più franco ed aperto , si rallegrano di non avere alleati più efficaci dei modernisti . E per fermo , rifacciamoci alquanto , o Venerabili Fratelli , a quella esizialissima dottrina dell ' agnosticismo . Con essa , dalla parte dell ' intelletto , è chiusa all ' uomo ogni via per arrivare a Dio , mentre si pretende di aprirla più acconcia per parte di un certo sentimento e dell ' azione . Ma chi non iscorge quanto vanamente ciò si affermi ? IL sentimento risponde sempre all ' azione di un oggetto , che sia proposto dall ' intelletto o dal senso . Togliete di mezzo l ' intelletto ; l ' uomo , già portato a seguire il senso , lo seguirà con più impeto . Di più , le fantasie , quali che esse siano , di un sentimento religioso non possono vincere il senso comune : ora questo insegna che ogni perturbazione od occupazione dell ' animo non è di aiuto ma d ' impedimento alla ricerca del vero ; del vero , diciamo , quale è in se ; giacché quell ' altro vero soggettivo , frutto del sentimento interno e dell ' azione , se è acconcio per giocare di parole , poco interessa l ' uomo a cui soprattutto importa di conoscere se siavi o no fuori di lui un Dio , nelle cui mani una volta dovrà cadere . Ricorrono , a vero dire , i modernisti per aiuto all ' esperienza . Ma che può aggiungere questa al sentimento ? Nulla : solo potrà renderlo più intenso : dalla quale intensità sia proporzionatamente resa più ferma la persuasione della verità dell ' oggetto . Ma queste due cose non faranno si che il sentimento lasci di essere sentimento , né ne cangiano la natura sempre soggetta ad inganno , se l ' intelletto non lo scorga ; anzi la confermano e la rinforzano , giacché il sentimento quanto è più intenso tanto a miglior diritto è sentimento . Trattandosi poi qui di sentimento religioso e di esperienza in esso contenuta , sapete bene , o Venerabili Fratelli , di quanta prudenza sia mestieri in siffatta materia e di quanta scienza che regoli la stessa prudenza . Lo sapete dalla pratica delle anime , di talune , in ispecialità , in cui domina il sentimento : lo sapete dalla consuetudine dei trattati di ascetica ; i quali , quantunque disprezzati da costoro , contengono più solidità di dottrina e più sagacia di osservazione che non ne vantino i modernisti . A Noi per fermo sembra cosa da stolto o almeno da persona al sommo imprudente , ritener per vere , senza esame di sorta , queste intime esperienze quali dai modernisti si spacciano . Perché allora , lo diciamo qui di passata , perché , se queste esperienze hanno si grande forza e certezza , non l ' avrà uguale quella esperienza che molte migliaia di cattolici affermano di avere , che i modernisti cioè battono un cammino sbagliato ? Sola questa esperienza sarebbe falsa e ingannevole ? La massima parte degli uomini ritiene fermamente e sempre riterrà che col solo sentimento e colla sola esperienza senza guida e lume dell ' intelletto , mai non si potrà giungere alla conoscenza di Dio . Dunque resta di nuovo o l ' ateismo o l ' irreligione assoluta . Né i modernisti hanno nulla a sperar di meglio dalla loro dottrina del simbolismo . Imperciocché se tutti gli elementi che dicono intellettuali non sono che puri simboli di Dio , perché non sarà un simbolo il nome stesso di Dio o di personalità divina ? E se è cosi , si potrà bene dubitare della stessa divina personalità , ed avremo aperta la via al panteismo . E qua similmente , cioè al puro panteismo , mena l ' altra dottrina dell ' immanenza divina . Giacché domandiamo : siffatta immanenza distingue o no Iddio dall ' uomo ? Se lo distingue , in che differisce adunque cotal dottrina dalla cattolica ? o perché mai rigetta quella della esterna rivelazione ? Se poi non lo distingue , eccoci di bel nuovo col panteismo . Ma difatto l ' immanenza dei modernisti vuole ed ammette che ogni fenomeno di coscienza nasca dall ' uomo in quanto uomo . Dunque di legittima conseguenza inferiamo che Dio e l ' uomo sono la stessa cosa ; e perciò il panteismo . Finalmente pari è la conseguenza che si trae dalla loro decantata distinzione fra la scienza e la fede . L ' oggetto della scienza lo pongono essi nella realtà del conoscibile ; quel lo della fede nella realtà dell ' inconoscibile . Orbene l ' inconoscibile è tale per la totale mancanza di proporzione fra l ' oggetto e la mente . Ma questa mancanza di proporzione , secondo gli stessi modernisti , non potrà mai esser tolta . Dunque l ' inconoscibile resterà sempre inconoscibile tanto pel credente quanto pel filosofo . Dunque se si avrà una religione , questa sarà della realtà dell ' inconoscibile . La quale realtà perché poi non possa essere l ' anima uni versale del mondo , come l ' ammettono taluni razionalisti , noi nol vediamo . Ma basti sin qui per conoscere per quante vie la dottrina del modernismo conduca all ' ateismo e alla distruzione di ogni religione . L ' errore dei protestanti dié il primo passo in questo sentiero ; il secondo è del modernismo : a breve distanza dovrà seguire l ' ateismo . A più intimamente conoscere il modernismo e a trovare più acconci rimedi a sì grave malore , gioverà ora , o Venerabili Fratelli , ricercare alquanto le cause , onde esso è nato ed è venuto crescendo . Non ha dubbio che la prima causa ed immediata sta nell ' aberrazione dell ' intelletto . Quali cause remote due Noi ne riconosciamo : la curiosità e la superbia . La curiosità , se non saggiamente frenata , basta di per sé sola a spiegare ogni fatta di errori . Per lo che il Nostro Predecessore Gregorio XVI a buon diritto scriveva ( Lett . Enc . " Singulari Nos " , 25 giugno 1834 ) : " È grandemente da piangere nel vedere fin dove si profondino i deliramenti dell ' umana ragione , quando taluno corra dietro alle novità , e , contro l ' avviso dell ' Apostolo , si adoperi di saper più che saper non convenga , e confidando troppo in se stesso , pensi dover cercare la verità fuori della Chiesa cattolica , in cui , senza imbratto di pur lievissimo errore , essa si trova " . Ma ad accecare l ' animo e trascinarlo nell ' errore assai più di forza ha in sé la superbia : la quale , trovandosi nella dottrina del modernismo quasi in un suo domicilio , da essa trae alimento per ogni verso e riveste tutte le forme . Per la superbia infatti costoro presumono audace mente di se stessi e si ritengono e si spacciano come norma di tutti . Per la superbia si gloriano vanissimamente quasi essi soli possiedano la sapienza , e dicono gonfi e pettoruti : " Noi non siamo come il rimanente degli uomini " ; e per non essere di fatto posti a paro degli altri , abbracciano e sognano ogni sorta di novità , le più assurde . Per la superbia ricusano ogni soggezione , e pretendono che l ' autorità debba comporsi colla libertà . Per la superbia , dimentichi di se stessi , pensano solo a riformare gli altri , né rispettano in ciò qualsivoglia grado fino alla potestà suprema . No , per giungere al modernismo , non vi è sentiero più breve e spedito della superbia . Se un laico cattolico , se un sacerdote dimentichi il precetto della vita cristiana che c ' impone di rinnegare noi stessi se vogliamo seguire Gesù Cristo , né sradichi dal suo cuore la mala pianta della superbia ; sì costui è dispostissimo quanto mai a professare gli errori del modernismo ! Per lo che , o Venerabili Fratelli , sia questo il primo vostro dovere di resistenza a questi uomini superbi , occuparli negli uffici più umili ed oscuri , affinché sieno tanto più depressi quanto più essi s ' inalberano , e , posti in basso , abbiano minor campo di nuocere . Inoltre , sia da voi stessi , sia per mezzo dei rettori dei Seminari , cercate con somma diligenza di conoscere i giovani che aspirano ad entrare nel clero ; e se alcuno ne troviate di carattere superbo , con ogni risolutezza respingetelo dal sacerdozio . Si fosse cosi operato sempre , colla vigilanza e fortezza che faceva di mestieri ! Che se dalle cause morali veniamo a quelle che spettano all ' intelletto , la prima da notarsi è l ' ignoranza . I modernisti , quanti essi sono , che vogliono apparire e farla da dottori nella Chiesa , esaltando a grandi voci la filosofia moderna e schernendo la scolastica , se hanno abbracciata la prima ingannati dai suoi orpelli , ne devono saper grado alla totale ignoranza in che erano della seconda , e dal mancare perciò di mezzo per riconoscere la confusione delle idee e ribattere i sofismi . Dal connubio poi della falsa filosofia colla fede è sorto il loro sistema , riboccante di tanti e si enormi errori . Alla propagazione del quale portassero almeno un minor zelo ed ardore di quel che fanno ! Tanta invece è la loro alacrità , cosi indefesso il lavoro , che da strazio il vedere consumate tante forze a danno della Chiesa , le quali , rettamente usate , le sarebbero di vantaggio grandissimo . A trarre poi in inganno gli animi una doppia tattica essi usano : prima si sbarazzano degli ostacoli , poi cercano con somma cura i mezzi che loro giovino , ed instancabili e pazientissimi li mettono in opera . Degli ostacoli , tre sono i principali che più sentono opposti ai loro conati : il metodo scolastico di ragionare , l ' autorità dei Padri con la tradizione , il magistero ecclesiastico . Contro tutto questo la loro lotta è accanita . Deridono perciò continuamente e disprezzano la filosofia e la teologia scolastica . Sia che ciò facciano per ignoranza , sia che il facciano per timore o meglio per l ' una cosa insieme e per l ' altra ; certo si è che la smania di novità va sempre in essi congiunta coll ' odio della Scolastica ; né vi ha indizio più manifesto che taluno cominci a volgere al modernismo , che quando incominci ad aborrire la Scolastica . Ricordino i modernisti e quanti li favoriscono la condanna che Pio IX inflisse alla proposizione che diceva ( Sillabo , Prop . 12 ) : " Il metodo ed i principî , con cui gli antichi Dottori scolastici trattarono la teologia , più non si confanno ai bisogni dei nostri tempi ed ai progressi della scienza " . Sono poi astutissimi nello stravolgere la natura e l ' efficacia della Tradizione , alfin di privarla di ogni peso e di ogni autorità . Ma starà sempre per i cattolici l ' autorità del secondo Sinodo Niceno , il quale condannò " coloro che osano ... secondo gli scellerati eretici , disprezzare le ecclesiastiche tradizioni ed escogitare qualsiasi novità o architettare con malizia ed astuzia di abbattere checché sia delle legittime tradizioni della Chiesa cattolica " . Starà sempre la professione del quarto Sinodo Costantinopolitano : " Noi dunque professiamo di serbare e custodire le regole , che tanto dai santi famosissimi Apostoli , quanto dagli uni versali e locali Concili degli ortodossi o anche da qualunque deiloquo Padre e Maestro della Chiesa , furono date alla santa cattolica ed apostolica Chiesa " . Per lo che i Romani Pontefici Pio IV e Pio IX nella professione di fede vollero aggiunto anche questo : " Io ammetto fermissimamente ed abbraccio le apostoliche ed ecclesiastiche tradizioni , e tutte le altre osservanze e costituzioni del la medesima Chiesa " . Né altrimenti che della Tradizione giudicano i modernisti dei santissimi Padri della Chiesa . Con estrema temerità li spacciano , come degnissimi bensì di ogni venerazione , ma ignorantissimi di critica e di storia , scusabili solo pei tempi in che vissero . Si studiano infine e si sforzano di attenuare e svilire l ' autorità dello stesso Magistero ecclesiastico , sia pervertendo ne sacrilegamente l ' origine , la natura , i diritti , sia ricantando liberamente contro di essa le calunnie dei nemici . Del gregge dei modernisti sembra detto ciò che con tanto dolore scriveva il Predecessore Nostro ( Motu proprio " Ut mysticam " , 14 marzo 1891 ) : " Per rendere spregiata ed odiosa la mistica Sposa di Cristo , che è la luce vera , i figli delle tenebre furon soliti di opprimerla pubblicamente di una pazza calunnia , e , stravolto il significato e la forza delle cose e delle parole , chiamarla amica di oscurità , mentitrice d ' ignoranza , nemica della luce e del progresso delle scienze " . Dopo ciò , Venerabili Fratelli , qual meraviglia se i cattolici , strenui difensori della Chiesa , son fatti segno dai modernisti di somma malevolenza e di livore ? Non vi è specie d ' ingiurie con cui non li lacerino : l ' accusa più usuale è quella di chiamarli ignoranti ed ostinati . Che se la dottrina e l ' efficacia di chi li confuta dà loro timore , ne incidono i nervi colla congiura del silenzio . E questa maniera di fare a riguardo dei cattolici è tanto più odiosa perché nel medesimo tempo e senza modo né misura , con continue lodi esaltano chi sta dalla loro ; i libri di costoro riboccanti di novità accolgono ed ammirano con grandi applausi ; quanto più alcuno si mostra audace nel distruggere l ' antico , nel rigettare la tradizione e il magistero ecclesiastico , tanto più gli dàn vanto di sapiente ; e per ultimo , ciò che fa inorridire ogni anima retta , se qualcuno sia con dannato dalla Chiesa non solo pubblicamente e profusamente lo encomiano , ma quasi lo venerano come martire della verità . Da tutto questo strepito di lodi e d ' improperi colpiti e turbati gli animi giovanili , da una parte per non passare per ignoranti , dall ' altra per parere sapienti spinti internamente dalla curiosità e dalla superbia , si dànno per vinti e passano al modernismo . Ma qui già siamo agli artifici con che i modernisti spacciano la loro merce . Che non tentano essi mai per moltiplicare gli adepti ? Nei Seminari e nelle Università cercano di ottenere cattedre da mutare insensibilmente in cattedre di pestilenza . Inculcano le loro dottrine , benché forse velatamente , predicando nelle chiese ; le annunciano più aperte nei congressi : le introducono e le magnificano nei sociali istituti . Col nome proprio o di altri pubblicano libri , giornali , periodici . Uno stesso e solo scrittore fa uso talora di molti nomi , perché gli incauti sieno tratti in inganno dalla simulata moltitudine degli autori . Insomma coll ' azione , colla parola , colla stampa tutto tentano , da sembrar quasi colti da frenesia . E tutto ciò con qual esito ? Piangiamo pur troppo gran numero di giovani di speranze egregie e che ottimi servigi renderebbero alla Chiesa , usci ti fuori dal retto cammino . Piangiamo moltissimi , che , sebbene non giunti tant ' oltre , pure , respirata un ' aria corrotta , sogliono pensare , parlare , scrivere più liberamente che non si convenga a cattolici . Si contano costoro fra i laici , si contano fra i sacerdoti ; e chi lo crederebbe ? si contano altresì nelle stesse famiglie dei Religiosi . Trattano la Scrittura secondo le leggi dei modernisti . Scrivono storia e sotto specie di dir tutta la verità , tutto ciò che sembri gettare ombra sulla Chiesa lo pongono diligentissimamente in luce con voluttà mal repressa . Le pie tradizioni popolari , seguendo un certo apriorismo , cercano a tutta possa di cancellare . Ostentano disprezzo per sacre Reliquie raccomandate dalla loro vetustà . Insomma li punge la vana bramosia che il mondo parli di loro ; il che si persuadono che non sarà , se dicono soltanto quello che sempre e da tutti fu detto . Intanto si dànno forse a credere di prestare ossequio a Dio ed alla Chiesa ; ma in realtà gravissimamente li offendono , non tanto per quel che fanno , quanto per l ' intenzione con cui operano e per l ' aiuto che prestano utilissimo agli ardimenti dei modernisti . A questo torrente di gravissimi errori , che di celato e alla scoperta va guadagnando , si adoperò con detti e con fatti di opporsi fortemente Leone XIII Predecessore Nostro di felice ricordanza , specialmente a riguardo delle sante Scritture . Ma i modernisti , lo vedemmo , non si lasciano spaventare facilmente : affettando il maggior rispetto ed una somma umiltà , stravolsero a loro senso le parole del Pontefice , e gli atti di Lui li fecero passare come diretti ad altri . Cosi il male è venuto pigliando forza ogni giorno più . Abbiam dunque deciso , o Venerabili Fratelli , di non tergiversare più oltre e di por mano a misure più energiche . Preghiamo perciò e scongiuriamo voi che , in negozio di tanto rilievo , non Ci lasciate minimamente desiderare la vostra vigilanza e diligenza e fortezza . E quel che chiediamo ed aspettiamo da voi , lo chiediamo altresì e lo aspettiamo dagli altri pastori delle anime , dagli educatori e maestri del giovine clero , e specialmente dai Superiori generali degli Ordini religiosi . I . La prima cosa adunque , per ciò che spetta agli studi , vogliamo e decisamente ordiniamo che a fondamento degli studi sacri si ponga la filosofia scolastica . Bene inteso che , " se dai Dottori scolastici furono agitate questioni troppo sottili o fu alcun che trattato con poca considerazione ; se fu detta cosa che mal si affaccia con dottrine accertate dei secoli seguenti , ovvero in qualsivoglia modo non ammissibile ; non è nostra intenzione che tutto ciò debba servir d ' esempio da imitare anche ai di nostri " ( Leone XIII , Enc . " Æterni Patris " . Ciò che conta anzi tutto è che la filosofia scolastica , che Noi ordiniamo di seguire , si debba precipuamente intendere quella di San Tommaso di Aquino : intorno alla quale tutto ciò che il Nostro Predecessore stabilì , intendiamo che rimanga in pieno vigore , e se è bisogno , lo rinnoviamo e confermiamo e severamente ordiniamo che sia da tutti osservato . Se nei Seminari si sia ciò trascurato , toccherà ai Vescovi insistere ed esigere che in avvenire si osservi . Lo stesso comandiamo ai Superiori degli Ordini religiosi . Ammoniamo poi quelli che insegnano , di ben persuadersi , che il discostarsi dall ' Aquinate , specialmente in cose metafisiche , non avviene senza grave danno . Posto così il fondamento della filosofia , si innalzi con somma diligenza l ' edificio teologico . Venerabili Fratelli , promovete con ogni industria possibile lo studio della teologia , talché i chierici , uscendo dai Seminari , ne portino seco un ' alta stima ed un grande amore e l ' abbiano sempre carissimo . Imperocché " nella grande e molteplice copia di discipline che si porgono alla mente cupida di verità , a tutti è noto che alla sacra Teologia appartiene talmente il primo luogo , che fu antico detto dei sapienti essere dovere delle altre scienze ed arti di servirla e prestarle mano siccome ancelle " ( Leone XIII , Lett . Ap . " In magna " , 10 dicembre 1889 ) . Aggiungiamo qui , sembrarCi altresì degni di lode coloro , che , salvo il rispetto alla Tradizione , ai Padri , al Magistero ecclesiastico , con saggio criterio e con norme cattoliche ( ciò che non sempre da tutti si osserva ) cercano di illustrare la teologia positiva , attingendo lume dalla storia di vero nome . Certamente che alla teologia positiva deve ora darsi più larga parte che pel passato : ciò nondimeno deve farsi in guisa , che nulla ne venga a perdere la teologia scolastica , e si disapprovino quali fautori del modernismo coloro che tanto innalzino la teologia positiva da sembrar quasi spregiare la Scolastica . In quanto alle discipline profane basti richiamare quel che il Nostro Predecessore disse con molta sapienza ( Allocuz . 7 marzo 1580 ) : " Adoperatevi strenuamente nello studio delle cose naturali : nel qual genere gl ' ingegnosi ritrovati e gli utili ardimenti dei nostri tempi , come di ragione sono ammirati dai presenti , cosi dai posteri avranno perpetua lode ed encomio " . Questo però senza danno degli studi sacri : il che ammoniva lo stesso Nostro Predecessore con queste altre gravissime parole ( Loc . cit . ) : " La causa di siffatti errori , chi la ricerchi diligentemente , sta principalmente in ciò che di questi nostri tempi , quanto più fervono gli studi delle scienze naturali , tanto più son venute meno le discipline più severe e più alte : alcune di queste infatti sono quasi poste in dimenticanza ; alcune sono trattate stancamente e con leggerezza , e , ciò che è indegno , perduto lo splendore della primitiva dignità , sono deturpate da prave sentenze e da enormi errori " . Con questa legge ordiniamo che si regolino nei Seminari gli studi delle scienze naturali . II . A questi ordinamenti tanto Nostri che del Nostro Antecessore fa mestieri volgere l ' attenzione ognora che si tratti di scegliere i moderatori e maestri così dei Seminari come delle Università cattoliche . Chiunque in alcun modo sia infetto di modernismo , senza riguardi di sorta si tenga lontano dall ' ufficio cosi di reggere e cosi d ' insegnare : se già si trovi con tale incarico , ne sia rimosso . Parimente si faccia con chiunque o in segreto o apertamente favorisce il modernismo , sia lodando modernisti , sia attenuando la loro colpa , sia criticando la Scolastica , i Padri , il Magistero ecclesiastico , sia ricusando obbedienza alla potestà ecclesiastica , da qualunque persona essa si eserciti ; e similmente con chi in materia storica , archeologica e biblica si mostri amante di novità ; e finalmente , con quelli altresì che non si curano degli studi sacri o paiono a questi anteporre i profani . In questa parte , o Venerabili Fratelli , e specialmente nella scelta dei maestri , non sarà mai eccessiva la vostra attenzione e fermezza ; essendoché sull ' esempio dei maestri si formano per lo più i discepoli . Poggiati adunque sul dovere di coscienza , procedete in questa materia con prudenza sì ma con fortezza . Con non minore vigilanza e severità dovrete esaminare e scegliere chi debba essere ammesso al sacerdozio . Lungi , lungi dal clero l ' amore di novità : Dio non vede di buon occhio gli animi superbi e contumaci ! A niuno in avvenire si conceda la laurea dì teologia o di diritto canonico , che non abbia prima compito per intero il corso stabilito di filosofia scolastica . Se tale laurea ciò non ostante venisse concessa , sia nulla . Le ordinazioni che la Sacra Congregazione dei Vescovi e Regolari emanò nell ' anno 1896 pei chierici d ' Italia dell ' uno e dell ' altro clero circa il frequentare le Università , stabiliamo che d ' ora innanzi rimangano estese a tutte le nazioni . I chierici e sacerdoti iscritti ad un Istituto o ad una Università cattolica non potranno seguire nelle Università civili quei corsi , di cui vi siano cattedre negli Istituti cattolici ai quali essi appartengono . Se in alcun luogo si è ciò permesso per il passato , ordiniamo che più non si conceda nell ' avvenire . I Vescovi che formano il Consiglio direttivo di siffatti cattolici Istituti o cattoliche Università veglino con ogni cura perché questi Nostri comandi vi si osservino costantemente . III . È parimente officio dei Vescovi impedire che gli scritti infetti di modernismo o ad esso favorevoli si leggano se sono già pubblicati , o , se non sono , proibire che si pubblichino . Qualsivoglia libro o giornale o periodico di tal genere non si dovrà mai permettere o agli alunni dei Seminari o agli uditori delle Università cattoliche : il danno che ne proverrebbe non sarebbe minore di quello delle letture immorali ; sarebbe anzi peggiore , perché ne andrebbe viziata la radice stessa del vivere cristiano . Né altrimenti si dovrà giudicare degli scritti di taluni cattolici , uomini del resto di non malvagie intenzioni , ma che digiuni di studi teologici e imbevuti di filosofia moderna , cercano di accordare questa con la fede e di farla servire , come essi dicono , ai vantaggi della fede stessa . Il nome e la buona fama degli autori fa si che tali libri sieno letti senza verun timore e sono quindi più pericolosi per trarre a poco a poco al modernismo . Per dar poi , o Venerabili Fratelli , disposizioni più generali in sì grave materia , se nelle vostre diocesi corrono libri perniciosi , adoperatevi con fortezza a sbandirli , facendo anche uso di solenni condanne . Benché questa Sede Apostolica ponga ogni opera nel togliere di mezzo siffatti scritti , tanto oggimai ne è cresciuto il numero , che a condannarli tutti non bastano le forze . Quindi accade che la medicina giunga talora troppo tardi , quando cioè pel troppo attendere il male ha già preso piede . Vogliamo adunque che i Vescovi , deposto ogni timore , messa da parte la prudenza della carne , disprezzando il gridio dei malvagi , soavemente , sì , ma con costanza , adempiano ciascuno le sue parti ; memori di quanto prescriveva Leone XIII nella Costituzione Apostolica " Officiorum " : " Gli Ordinari , anche come Delegati della Sede Apostolica , si adoperino di proscrivere e di togliere dalle mani dei fedeli i libri o altri scritti nocivi stampati o diffusi nelle proprie diocesi " . Con queste parole si concede , è vero , un diritto : ma s ' impone in pari tempo un dovere . Né stimi veruno di avere adempiuto cotal dovere , se deferisca a Noi l ' uno o l ' altro libro mentre altri moltissimi si lasciano divulgare e diffondere . Né in ciò vi deve rattenere il sapere che l ' autore di qualche libro abbia altrove ottenuto l ' Irnprimatur ; sì perché tal concessione può essere simulata , sì perché può essere stata fatta per trascuratezza o per troppa benignità e per troppa fiducia nel l ' autore , il quale ultimo caso può talora avverarsi negli Ordini religiosi . Aggiungasi che , come non ogni cibo si confà a tutti egual mente , cosi un libro che in un luogo sarà indifferente , in un altro , per le circostanze , può tornare nocivo . Se pertanto il Vescovo , udito il parere di persone prudenti , stimerà di dover condannare nella sua diocesi anche qualcuno di siffatti libri , gliene diamo ampia facoltà , anzi glielo rechiamo a dovere . Intendiamo bensì che si serbino in tal fatto i riguardi convenienti , bastando forse che la proibizione si restringa talora soltanto al clero ; ma eziandio in tal caso sarà obbligo dei librai cattolici di non porre in vendita i libri condannati dal Vescovo . E poiché Ci cade il discorso , vigilino i Vescovi che i librai per bramosia di lucro non spaccino merce malsana : il certo è che nei cataloghi di taluni di costoro si annunziano di frequente e con lode non piccola i libri dei modernisti . Se essi ricusano di obbedire , non dubitino i Vescovi di privarli del titolo di librai cattolici ; similmente e con più ragione , se avranno quello di vescovili ; che se avessero titolo di pontifici , si deferiscano alla Sede Apostolica . A tutti finalmente ricordiamo l ' articolo XXVI della mentovata Costituzione Apostolica " Officiorum " : " Tutti coloro che abbiano ottenuta facoltà apostolica di leggere e ritenere libri proibiti , non sono perciò autorizzati a leggere libri o giornali proscritti dagli Ordinari locali , se pure nell ' indulto apostolico non sia data espressa facoltà di leggere e ritenere libri condannati da chicchessia " . IV . Ma non basta impedire la lettura o la vendita dei libri cattivi ; fa d ' uopo impedirne altresì la stampa . Quindi i Vescovi non concedano la facoltà di stampa se non con la massima severità . E poiché è grande il numero delle pubblicazioni , che , a seconda della Costituzione " Officiorum " , esigono l ' autorizzazione dell ' Ordinario , in talune diocesi si sogliono determinare in numero conveniente censori di officio per l ' esame degli scritti . Somma lode noi diamo a siffatta istituzione di censura ; e non solo esortiamo , ma ordiniamo che si estenda a tutte le diocesi . In tutte adunque le Curie episcopali si stabiliscano Censori per la revisione degli scritti da pubblicarsi ; si scelgano questi dall ' uno e dall ' altro clero , uomini di età , di scienza e di prudenza e che nel giudicare sappiano tenere il giusto mezzo . Spetterà ad essi l ' esame di tutto quello che , secondo gli articoli XLI e XLII della detta Costituzione , ha bisogno di permesso per essere pubblicato . Il Censore darà per iscritto la sua sentenza . Se sarà favorevole , il Vescovo concederà la facoltà di stampa colla parola Imprimatur , la quale però sarà preceduta dal Nihil obstat e dal nome del Censore . Anche nella Curia romana non altrimenti che nelle altre , si stabiliranno censori di ufficio . L ' elezione dei medesimi , dopo interpellato il Cardinale Vicario e coll ' annuenza ed approvazione dello stesso Sommo Pontefice , spetterà al Maestro del sacro Palazzo Apostolico . A questo pure toccherà determinare per ogni singolo scritto il Censore che lo esamini . La facoltà di stampa sarà concessa dallo stesso Maestro ed insieme dal Cardinale Vicario o dal suo Vicegerente , premesso però , come sopra si disse , il Nulla osta col nome del Censore . Solo in circo stanze straordinarie e rarissimamente si potrà , a prudente arbitrio del Vescovo , omettere la menzione del Censore . Agli autori non si farà mai conoscere il nome del Censore , prima che questi abbia dato giudizio favorevole : affinché il Censore stesso non abbia a patir molestia o mentre esamina lo scritto o in caso che ne disapprovi la stampa . Mai non si sceglieranno Censori dagli Ordini religiosi , senza prima averne secretamente il parere del Superiore provinciale , o , se si tratta di Roma , del Generale : questi poi dovranno secondo coscienza attestare dei costumi , della scienza e della integrità della dottrina dell ' eligendo . Ammoniamo i Superiori religiosi del gravissimo dovere che essi hanno di mai non permettere che alcun che si pubblici dai loro sudditi senza la previa facoltà loro e dell ' Ordinario diocesano . Per ultimo affermiamo e dichiariamo che il titolo di Censore , di cui taluno sia insignito , non ha verun valore né mai si potrà arrecare come argomento per dar credito alle private opinioni del medesimo . Detto ciò generalmente , nominatamente ordiniamo una osservanza più diligente di quanto si prescrive nell ' articolo XLII della citata Costituzione " Officiorum " , cioè : " È vietato ai sacerdoti secolari , senza previo permesso dell ' Ordinario , prendere la direzione di giornali o di periodici " . Del quale permesso , dopo ammonitone , sarà privato chiunque ne facesse mal uso . Circa quei sacerdoti , che hanno titoli di corrispondenti o collaboratori , poiché avviene non raramente che pubblichino , nei giornali o periodici , scritti infetti di modernismo , vedano i Vescovi che ciò non avvenga ; e se avvenisse , ammoniscano e diano proibizione di scrivere . Lo stesso con ogni autorità ammoniamo che facciano i Superiori degli Ordini religiosi : i quali se si mostrassero in ciò trascurati , provvedano i Vescovi , con autorità delegata dal Sommo Pontefice . I giornali e periodici pubblicati dai cattolici abbiano , per quanto sia possibile , un Censore determinato . Sara obbligo di questo leggere opportunamente i singoli fogli o fascicoli , dopo già pubblicati : se cosa alcuna troverà di pericoloso , ordinerà che sia corretto quanto prima . Lo stesso diritto avrà il Vescovo , anche in caso che il Censore non abbia reclamato . V . Ricordammo già sopra i congressi e i pubblici convegni come quelli nei quali i modernisti si adoprano di propalare e propagare le loro opinioni . I Vescovi non permetteranno più in avvenire , se non in casi rarissimi , i congressi di sacerdoti . Se avverrà che li permettano , lo faranno solo a questa condizione : che non vi si trattino cose di pertinenza dei Vescovi o della Sede Apostolica , non vi si facciano proposte o postulati che implichino usurpazione della sacra potestà , non vi si faccia affatto menzione di quanto sa di modernismo , di presbiterianismo , di laicismo . A tali convegni , che dovranno solo permettersi volta per volta e per iscritto o in tempo opportuno , non potrà intervenire sacerdote alcuno di altra diocesi , se non porti commendatizie del proprio Vescovo . A tutti i sacerdoti poi non passi mai di mente ciò che Leone XIII raccomandava con parole gravissime ( Lett . Enc . " Nobilissima Gallorum " , 10 febbraio 1884 ) : " Sia intangibile presso i sacerdoti l ' autorità dei propri Vescovi ; si persuadano che il ministero sacerdotale , se non si eserciti sotto la direzione del Vescovo , non sarà né santo , né molto utile , né rispettabile " . VI . Ma che gioveranno , o Venerabili Fratelli , i Nostri comandi e le Nostre prescrizioni , se non si osservino a dovere e con fermezza ? Perché questo si ottenga , Ci è parso espediente estendere a tutte le diocesi ciò che i Vescovi dell ' Umbria ( Atti del Congr . dei Vescovi dell ' Umbria , nov . 1849 , tit . II , art . 6 ) , molti anni or sono , con savissimo consiglio stabilirono per le loro : " Ad estirpare - così essi - gli errori già diffusi e ad impedire che più oltre si diffondano o che esistano tuttavia maestri di empietà , pei quali si perpetuino i perniciosi effetti originati da tale diffusione , il sacro Congresso , seguendo gli esempi di San Carlo Borromeo , stabilisce che in ogni diocesi si istituisca un Consiglio di uomini commendevoli dei due cleri , a cui spetti il vigilare se e con quali arti i nuovi errori si dilatino o si propaghino , e farne avvertito il Vescovo perché di concorde avviso prenda rimedi con cui il male si estingua fin dal principio e non si spanda di vantaggio a rovina delle anime , e , ciò che è peggio , si afforzi e cresca " . Stabiliamo adunque che un siffatto Consiglio , che si chiamerà di vigilanza , si istituisca quanto prima in tutte le diocesi . I membri di esso si sceglieranno colle stesse norme già prescritte pei Censori dei libri . Ogni due mesi , in un giorno determinato , si raccoglierà in presenza del Vescovo : le cose trattate o stabilite saranno sottoposte a legge di secreto . I doveri degli appartenenti al Consiglio saranno i seguenti : Scrutino con attenzione gl ' indizi di modernismo tanto nei libri che nell ' insegnamento ; con prudenza , prontezza ed efficacia stabiliscano quanto è d ' uopo per la incolumità del clero e della gioventù . Combattano le novità di parole , e rammentino gli ammonimenti di Leone XIII ( S . C . AA . EE . SS . , 27 gennaio 1901 ) : " Non si potrebbe approvare nelle pubblicazioni cattoliche un linguaggio che ispirandosi a malsana novità sembrasse deridere la pietà dei fedeli ed accennasse a nuovi orientamenti della vita cristiana , a nuove direzioni della Chiesa , a nuove ispirazioni dell ' anima moderna , a nuova vocazione del clero , a nuova civiltà cristiana " . Tutto questo non si sopporti così nei libri come dalle cattedre . Non trascurino i libri nei quali si tratti o delle pie tradizioni di ciascun luogo o delle sacre Reliquie . Non per mettano che tali questioni si agitino nei giornali o in periodici destinati a fomentare la pietà , né con espressioni che sappiano di ludibrio o di disprezzo né con affermazioni risolute specialmente , come il più delle volte accade , quando ciò che si afferma o non passa i termini della probabilità o si basa su pregiudicate opinioni . Circa le sacre Reliquie si abbiano queste norme . Se i Ve scovi i quali sono soli giudici in questa materia , conoscano con certezza che una reliquia sia falsa , la toglieranno senz ' altro dal culto dei fedeli ... Se le autentiche di una Reliquia qualsiasi , o pei civili rivolgimenti o in altra guisa siensi smarrite , non si esponga alla pubblica venerazione , se prima il Vescovo non ne abbia fatta ricognizione . L ' argomento di prescrizione o di fondata presunzione allora solo avrà valore quando il culto sia commendevole per antichità : il che risponde al decreto emanato nel 1896 dalla Congregazione delle Indulgenze e sacre Reliquie , in questi termini : " Le Reliquie antiche sono da conservarsi nella venerazione che finora ebbero , se pure in casi particolari non si abbiano argomenti certi che sono false o supposte " . Nel portar poi giudizio delle pie tradizioni si tenga sempre presente , che la Chiesa in questa materia fa uso di tanta prudenza , da non permettere che tali tradizioni si raccontino nei libri , se non con grandi cautele e premessa la dichiarazione prescritta da Urbano VIII : il che pure adempiuto , non perciò ammette la verità del fatto , ma solo non proibisce che si creda , ove a farlo non manchino argomenti umani . Così appunto la sacra Congregazione dei Riti dichiarava fin da trent ' anni addietro ( Decreto 2 maggio 1877 ) : " Siffatte apparizioni o rivelazioni non furono né approvate né condannate dalla Sede Apostolica , ma solo passate come da piamente credersi con sola fede umana , conforme alla tradizione di cui godono , confermata pure da idonei testimoni e documenti " . Niun timore può ammettere chi a questa regola si tenga . Imperocché il culto di qualsivoglia apparizione , in quanto riguarda il fatto stesso e dicesi relativo , ha sempre implicita la condizione della verità del fatto : in quanto poi è assoluto , si fonda sempre nella verità , giacché si dirige alle persone stesse dei santi che si onorano . Lo stesso vale delle Reliquie . Commettiamo infine al Consiglio di vigilanza , di tener d ' occhio assiduamente e diligentemente gl ' istituti sociali come pure gli scritti di questioni sociali affinché nulla vi si celi di modernismo , ma ottemperino alle prescrizioni dei Romani Pontefici . VII . Le cose fin qui stabilite affinché non vadano in dimenticanza , vogliamo ed ordiniamo che i Vescovi di ciascuna diocesi , trascorso un anno dalla pubblicazione delle presenti Lettere , e poscia ogni triennio , con diligente e giurata esposizione riferiscano alla Sede Apostolica intorno a quanto si prescrive in esse , e sulle dottrine che corrono in mezzo al clero e soprattutto nei Seminari ed altri istituti cattolici , non eccettuati quelli che pur sono esenti dall ' autorità dell ' Ordinario . Lo stesso imponiamo ai Superiori generali degli Ordini religiosi a riguardo dei loro dipendenti . Queste cose , o Venerabili Fratelli , abbiam creduto di scrivervi per salute di ogni credente . I nemici della Chiesa certamente ne abuseranno per ribadire la vecchia accusa , per cui siamo fatti passare come avversi alla scienza ed al progresso della civiltà . A tali accuse , che trovano smentita in ogni pagina della storia della Chiesa , alfine di opporre alcun che di nuovo , è Nostro consiglio di accordare ogni favore e protezione ad un nuovo Istituto , da cui , coll ' aiuto di quanti fra i cattolici sono più insigni per fama di sapienza , ogni fatta di scienza e di erudizione , sotto la guida ed il magistero della cattolica verità , sia promossa . Assecondi Iddio i Nostri disegni e Ci prestino aiuto quanti di vero amore amano la Chiesa di Gesù Cristo . Ma di ciò in altra opportunità . A Voi intanto , o Venerabili Fratelli , nella cui opera e zelo sommamente confidiamo , imploriamo di tutto cuore la pienezza dei lumi Celesti , affinché in tanto periglio delle anime per gli errori che da ogni banda s ' infiltrano , scorgiate quel che far vi convenga ; e con ogni ardore e fortezza lo eseguiate . Vi assista colla Sua virtù Gesù Cristo autore e consumatore della nostra fede ; vi assista coll ' intercessione e coll ' aiuto la Vergine Immacolata profligatrice di tutte le eresie . E Noi , come pegno della Nostra carità e delle divine consolazioni fra tante contrarietà , impartiamo con ogni affetto a voi , al vostro clero ed ai vostri fedeli l ' Apostolica Benedizione . Dato a Roma , presso San Pietro , il giorno 8 settembre 1907 , nell ' anno V del Nostro Pontificato . PIO PP . X .
C'ERA UNA VOLTA ... ( SCARFOGLIO EDOARDO , 1882 )
StampaPeriodica ,
Pare un paradosso strano , e pure è una verità appurata e provata con molte studiose ricerche , che i popoli latini , e più il popolo d ' Italia , hanno pochissima potenza di creazione fantastica . Tutta la nuova materia d ' arte , che fu accumulata dopo il crollo della vita pagana , o venne dall ' Oriente con molta varietà d ' importazione , o fu una produzione indigena della razza sassone e della razza celtica ; la razza latina non concorse al gran cumulo di materiale se non con qualche tradizione classica e con qualche getto di lirica d ' amore . Così , mentre i monaci pellegrini recavano dalle terre d ' Oltremare coi frantumi del Santo Sepolcro e coi ramoscelli d ' olivo dell ' orto di Getsemani le fantasie maturate al sole del Cattai o dei piani del Gange ; mentre dai boschi armoricani e dalle paludi bretone e dalle torbaie della Turingia e della Pannonia il canto epico sonava accordato sul ritmo gregoriano ; mentre nelle valli pireneiche tra la crescenza odorosa degli oleandri la nova lirica si metteva a fiorire con un tumulto d ' amore melodioso , l ' Italia badava a innestare i rampolli cristiani sul vecchio tronco gentile , e si trasmutava e si rifondeva cristianamente le sembianze di Virgilio . Nocquero le tradizioni e le presunzioni patrie , o fu un difetto dell ' intelligenza nostra ? Non so . Certo la lingua italiana germogliò ultima dal carcame fecondatore della romanità ; certo il popolo d ' Italia non conferì al patrimonio epico lirico e drammatico fondato dagli altri popoli d ' Europa . Noi non fummo altro mai che manipolatori del materiale altrui , e quasi amministratori del patrimonio altrui . Guardate alla storia della nostra epica e della nostra lirica e della nostra grammatica , da Sordello Mantovano che poetò in lingua d ' oc sino al signor Parodi e al signor Guaido che scrivono drammi e romanzi in lingua francese , e ditemi se fu mai popolo così sterile di fantasia come il popolo italiano . Né questa sterilità è solamente negli scrittori o solamente nel popolo ; ma il popolo e gli scrittori si accordano meravigliosamente in una deficienza strana delle facoltà imaginative . Pio Rajna mostrò già con documenti e con prove sicure come il più fantasioso de ' nostri poeti , l ' Ariosto , nulla o presso che nulla traesse dall ' attività procreatrice della sua mente , ma solo con una sintesi miracolosa raccozzasse e fondesse una mole immensa di favole di cavalleria penetrate in Italia coi romanzi francesi , coi poemi inglesi , con le canzoni di gesta e coi frammenti epici tedeschi ; Alessandro D ' Ancona ha provato come il materiale della lirica popolare sia tutto o presso che tutto d ' importazione straniera ; e se Domenico Comparetti avesse seguitato i suoi studi di novellistica comparata , facilmente avrebbe potuto dimostrare che nella selva folta di novelle popolari che copre tutta l ' Europa non c ' è un solo virgulto italiota . Guardate ai novellieri italiani : la materia ch ' essi foggiarono con tanta maestria d ' arte da fare della novella una forma veramente italiana , venne d ' Oriente nelle emanazioni del buddhismo o fu qua e là raccattata per le terre d ' Europa . Quando i novellatori vollero attingere alla larga fonte del popolo , la trovarono tutta scrosciante e zampillante di acque forastiere ; così accadde che nella prosa narrativa l ' elemento indigeno entrasse in una misura scarsa assai , e l ' elemento popolare non tardasse a cadere in discredito . Così vedendo ora che un novellatore italiano della scuola sperimentale si è messo con proposito deliberato a formare novelle popolari con materia tratta tutta dalla sua mente , e con fortuna grande , io mi sarei aspettato un più largo plauso dagl ' Italiani . Se non che , gl ' Italiani l ' importanza e le difficoltà di certe cose non le intendono . II Dice il Capuana nella prefazione del suo libro che , avendo scritto una delle sue novelle per un caro bimbo che gli chiedeva una bella fiaba , pensò di costruirne altre a diletto de ' suoi nipotini ; poi , leggendole , lo prendeva una gran soggezione di quei cari diavoletti che gli sedevano a torno , e stavano tutt ' occhi e tutt ' orecchi ad ascoltare . Certo , l ' autorità fanciullesca in fatto di storie imaginose è grande ; ma non bisogna poi esagerarne il peso , come fa il Nencioni . Io non ho dato da leggere ai ragazzi il libro del Capuana , ma so che il gusto infantile è facilmente appagabile . Io pure sono stato un bimbo curioso e desideroso di fanfaluche strane , come tutti i bimbi di questo mondo , e avendo avuto poche narratrici , mi erano di un diletto indicibile le Mille e una notte udite leggere la sera accanto al fuoco . Tutti sanno come in questo suo rifacimento dall ' arabo il signor Galland impegolasse gli studiosi artifizi orientali di molta pomata francese ; e pure la storia di Aladino , raccontata con una prosa sciatta e pretensiosa insieme , faceva fremere di godimento e di paura il mio spirito bambinesco . Anche una vecchia traduzione in prosa dell ' Iliade popolò la mia mente di fantasie meravigliose e mi scosse forte i nervi tra il settimo e l ' ottavo anno ; e pure la narrazione era fatta più penosa dall ' ortografia arcaica . Leggete a un bambino le fanfaluche meno bambinesche , le favole di Esopo tradotte per uno da Siena , il Novellino , i Fatti d ' Enea , e lo spirito suo penderà dalle vostre labbra come quel di Saul pendeva dagli arpeggiamenti di David . La cosa dunque va considerata più dall ' alto , e a me pare che la prima questione che il libro del Capuana debba suscitare , sia questa : il gran materiale narrativo e cantativo che alimenta l ' intelligenza di tutti i popoli d ' Europa è esso malleabile e foggiabile alle molteplici forme dell ' arte ? Io dico di sì ; e chiunque guardi alla storia delle letterature antiche e delle letterature moderne dovrà accordarsi meco . Non è forse appurato che la letteratura italiana non fu già fabbricata toscanamente sui modelli provenzali alla corte sveva di Palermo , ma venne via via crescendo e avvantaggiandosi , come in tutte le terre d ' Italia dialetti germogliati dal terriccio latino misto di concime barbarico si mettevano a fiorire ? E non è forse noto all ' universale che l ' Ariosto , e poi i poeti che intorno a Lorenzo il magnifico portarono per Firenze la licenza allegra del carnasciale , attinsero dal popolo materia nova e più fresca ? Se non che , questi e molti altri che io per brevità dimentico , rinnovarono e rinfrescarono alle chiare fonti popolari l ' epica un po ' passita nelle mani troppo dotte del Boccacci , e la lirica stroppiata dai petrarcheggianti ; ma nessuno si messe per esercizio d ' arte ad imitare le rozze forme popolaresche . In Italia , no : ma in Germania e in Inghilterra e in Francia si tentò questo più volte con varia fortuna ; e a me pare che la questione si possa più chiaramente formulare così : le imitazioni delle forme popolari nella selvatichezza naturale sono solamente un esercizio atto a dilettare i bambini , o possono essere vere e proprie fogge dell ' arte ? Di nuovo , io dico di sì . Ecco : da qualche tempo l ' arte sente il bisogno di tuffarsi alle fonti della vita ; e dal Balzac in poi il romanzo ha deviato dalla sua antica forma narrativa per diventare un vero e pieno studio fisiologico e psicologico dell ' uomo . A questa deviazione della prosa narrativa il Balzac conferì più di tutti studiando i segni esteriori e gli effetti visibili dei sentimenti interni , la Sand analizzando con una sottigliezza femminile tutte quante le crespe e gli avvolgimenti dello spirito , gli ultimi romanzieri naturalisti proseguendo certe leggi della vita appurate dalla scienza . Tutte queste vie menano , più o meno brevemente , alla verità ; ma non alla verità assoluta : ci è sempre come una piccola nuvola vaporosa , che offusca l ' evidenza della rappresentazione . Nel Balzac è lo stile troppo martoriato e qua e là gonfio o colorito soverchiamente o contorto ; nella Sand è la tabe sentimentale che s ' appiglia e corrode l ' analisi più sottile ; nello Zola è il rigore della tesi scientifica e il calore eccessivo dello stile . Manca a tutti quella serenità plastica e semplice della concezione e dello stile , che il Flaubert ebbe per un momento in Madame Bovary , e che tutta quanta la letteratura popolare possiede naturalmente . Qualche anno a dietro , trascrivendo io novelle popolari della campagna romana , provavo un vero godimento estetico ascoltando sulla bocca di una serva in una prosa semplice , limpida , efficace , le fantasie più pazze mescolate di osservazioni acute o profonde , corrette e regolate da un criterio sano e retto della vita . E trascrivendo in fretta o rileggendo dopo avere trascritto , mi nascevano nella mente dei pensieri e dei raffronti in folla . Per esempio , ripensavo al Bertoldo e al Bertoldino di Giulio Cesare Croce ; e non sapevo capacitarmi come di là non avesse preso le mosse qualche opera di prosa , come dai leggendarii e dai frantumi epici si mossero tante opere di poesia : non trovavo , nella prosa italiana , la rispondenza del Morgante e dei due Orlandi . Ora questo , che nel secolo XV era possibile , ma non più nei secoli che seguirono , di nuovo è possibile e utile e forse anche necessario oggi . Avete mai badato alla famigliarità , con la quale il popolo tratta i re e le regine ? E questi re e queste regine delle novelle popolaresche non vi sembrano essi dei sovrani costituzionali ? Rammentate il buon re Alboino di Giulio Cesare Croce e il buon re Pantagruel di Rabelais ? Ebbene , l ' ideale del re costituzionale è questo : come vedete , prima assai dell'89 il popolo lo aveva pienamente intuito e rappresentato . Così il popolo ha pienamente intuito e rappresentato tutta quella parte della vita che gli è stata accessibile . E bene , perché i novellatori sperimentali non imparano anche dal popolo , ma se ne stanno contenti alle teoriche darwiniane ? Da cinquant ' anni le trascrizioni di racconti popolari pullulano da tutte le parti , e la demopsicologia è quasi diventata una scienza a parte . E bene , fate che dal dominio della scienza tutto questo gran materiale passi nel dominio dell ' arte . Scartate tutte le scorie fantastiche : resterà una selva folta di osservazioni e d ' insegnamenti . E non isdegnate d ' imparare dalla vostra serva , poiché fu una moltitudine miserabile di servi che , crollata la carcassa romana , fondò una vita nuova una lingua nuova una metrica nuova , e ritrovò le prime nuove forme dell ' arte . III Ora , se bene l ' angustia dello spazio non mi consenta di mostrare con la larghezza necessaria la verità della mia tesi , credo che i lettori convengano meco in questo : che il tentativo del Capuana sia una cosa più seria assai di quello ch ' egli nella sua modestia volesse dare a divedere . In quanto alla prova in sé , ho detto che è fortunata , e anche in questo chiunque ha qualche pratica di novelle popolari si accorderà meco . Il Capuana non ha rimpastato delle favole già diffuse , ma ne ha costruite di nuove con gli elementi che entrano in tutti i prodotti della fantasia popolare : elementi , come ho già accennato e come facilmente pare , non indigeni , ma d ' importazione forestiera . Lasciando dunque da parte l ' elemento fantastico e mitologico , che è ciò che più move lo spirito bambinesco , e guardando solamente alla manipolazione e alla intuizione dei criteri e delle forme e dello stile popolari , io dico che queste fiabe mi paiono una cosa perfetta . Il Capuana ha saputo cogliere mirabilmente quel sano e giocondo ottimismo , quella tranquilla aspirazione al benessere , quel placido e sicuro senso della vita che sono i caratteri più chiari delle produzioni letterarie del popolo . Di più , egli mostra di essersi assimilato , con la semplicità rustica e ingenua della narrazione , con la fusione naturale del dialogo e del racconto , lo stile popolaresco . Per me , io non esito ad affermare che questo , dopo la Giacinta , mi pare il miglior libro del Capuana ; e trovo in esso confortata un ' asserzione mia di tre mesi a dietro , che di tutti i nostri novellatori , il Capuana sia quegli che ha un concetto più sano e più alto , e quasi una religione dell ' arte .
NUOVA E ANTICA IMPOSTURA ( DOSSI CARLO , 1883 )
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Io le sono , marchesa , tenuto assai del divertimento , altro non fosse che per averlo goduto con lei , ma veda , per carità , di non dare del mago al bossolottajo Hermann ! Bel mago ! un sorridente grassoccio in cravatta bianca e marsina , servito da una livrèa di scena , in mezzo a un teatro affollato e illuminato a giorno , senza apparecchi , senza neppure bacchetta ! Ah , cara lei ; perché essere ingrati ai nostri antichi Merlini e Sabini con le lor barbe e i lor berrettoni appuntati e i lor zimarroni neri con su cuciti in panno rosso i soli , le stelle , e gli spicchi di luna ? perché fare torto ai loro nascondigli , torri sempre in rovina , con certi tenebrosi stanzoni rischiarati soltanto dalla verdògnola luce degli occhi di un gatto che ingrossava la coda e soffiava al nostro apparire , stanzoni in cui , oltre un puzzo di zolfo , un borbottìo di caldaroni dalle orrende misture e un lamento di strigi , èrano e gufi inchiodati e coccodrilli e basilischi impagliati e cani arrabbiati appesi alle travi , e ampolle e rospi e pignatte e diàvoli che arrampicàvano su e giù per la cappa e si rannicchiàvan ghignando tra le gambe dei tavoli ? ... Quelli , o marchesa , èran maghi ! Almeno , ci facèvan paura . Ma , ahimè ! la uniformità , di giorno in giorno , uggiosamente si accredita . La ferrovia vuol la pianura . Scompàjono i dialetti , le foggie , i misteri ; scompàjono le divisioni e suddivisioni nella filosofia , scompàjono i confini , e , bastasse il volere , scomparirebbero le stagioni . Ecco , nell ' arte , che la scultura fa da pittura , la pittura da mùsica e la mùsica da matematica , mentre la letteratura arieggia l ' analfabetismo , ché gli scrittori del giorno temon perfino di parere d ' ingegno . E una orrìbile noja e la somma . Tutte poi quelle alte e basse livrèe , che , palesando con chi s ' avea a trattare , mettevanci tosto a nostro agio , tutti que ' segni , che , a primo aspetto , ci dàvano il grado dell ' officiale moralità di ciascuno , dalla poetica laurea alla croce di cavaliere , dal marchio d ' infamia alle gialle o rosse bindella delle trecche d ' amore , vanno , uno dietro dell ' altro , ad aumentar la pastura ai topi dell ' Antiquaria . E al teatrino dei nostri bimbi , e al tresette , è al tarocco , che noi dobbiamo ricòrrere , quando ancora vogliamo rallegrarci la vista in que ' variopinti vestiti , in quelle corone di talco , in que ' scettri , in que ' manti , senza cui , addìo re e regine ! sembrano carne , come la nostra , soriana . E ne viene ? ne viene , che tu , col cappello tra mani , credi parlare a un padrone , ed è un servo : dai del tu a chi di servo ti ha l ' aria ; è un padrone . Presti danaro ad un pòvero , perché lo reputi ricco ; non aduli ad un ricco , reputandolo pòvero . Così , la donna che è di uno e la donna di tutti si baràttano i modi ; anzi , le donne , a quanto dìcono loro , stanno per diventare uòmini . Ognuno nasconde i ferri del suo mestiere . La plebèa araldica delle insegne , che , me fanciullo , era il mio spasso , va a ròtoli con la nobiliare delle armi . La barbierìa , a don Chisciotte ingratìssima , ha perduto i suòi piatti e s ' e cangiata in uno scipito salon ; il caffè cangiò in farmacia ; mentre il fornajo , che già faceva la cosa più buona del mondo , volle far meglio e fe ' peggio , togliendo al pasticciere la mano , sicché costùi trovossi obbligato a gettarsi nella chincaglieria e ora vende i confetti per amor della scatola . E intanto il bugiardo , onestamente , chiàmasi gazzettiere , e il ladro , speculatore alla Borsa ... Senza i preti e i soldati a mantenerci un po ' ancora nei ranghi , dio sa che babele ! che generale miscuglio ! E voi , dove mai ve la siete fumata , o dottoroni bisnonni , vecchi sempre , dalla tabaccosa espressione , fonte già tanta di buon umore ai Montaigne , ai Maggi , ai Molière , voi che , annunciati dal serviziale e seguiti dalla lancetta , scendevate da portantine color verde - bottiglia per salire da noi con un passo pesante che paréa di mulo e una tòrbida cera quasi per spaventare la malattia , mentre non spaventava che l ' ammalato , e facevate le vostre divinazioni stando alla porta della stanza da letto , tenebrosa e attufata , interrogando gli astri e le orine , con certi termini strani e citazioni mezzo in linguaggio greco , mezzo in ebreo , perché , piuttosto che andare a cercare , vi si credesse sulla parola ; poi partivate , lasciando le tracce della vostra mano rampina su certe lunghe ricette , lunghe come la fame da voi mantenuta negli infelici clienti ? e dove sono iti i vostri amplìssimi studi a tramontana , dalle vetriere incartate , e le cataste di libraccioni , non mai vecchi abbastanza , gialli come la faccia di un giapponese , e i gessi , verniciati di marmo , di Galeno e d ' Ippòcrate , e i lùcidi crani con su disegnata la città degli affetti , le sue piazze e contrade , e i poltrononi di pelle dura e sdrucciolevolíssima , i palandrani color tabacco - di - frate , le berrette a ricami e col fiocco , gli occhiali o d ' oro o di osso , le canne d ' India dall ' aureo pomo , e le tabacchiere tempestate di gemme , dono di qualche grande di Spagna o di una dama della croce stellata ? ... Ahimè ! voi cedeste a dei dottorini , senza né gravità né velluto alle unghie , abbigliati con gusto e ben pettinati , che fùmano sìgari e ùsano di occhialetto , che dottamente annòjano poco , ma chiàcchierano anche di cappellini , che spesso sanno sonare delle polche e dei valzi , e , all ' occorrenza , ballarli , che se coltìvano fiori , non è per stillarne le quintessenze , ma per ornarsene l ' àbito ! cedeste a studioli , che si direbbero meglio abbigliatòi , dalle finestre aperte , dalle minuzierìe eleganti , con scranne in cui si siede comodamente , con quadri che non ti guàstano il desinare , con scientìfici libri , non mai nuovi abbastanza , frammisti a romanzi , a gazzette e ad un profumo nell ' aria , che , insieme alla donna , ti ricorda la vìpera ! Ma non sia detto con questo , che l ' erudita ciarlatanerìa abbia lasciato i mortali : oh non pensiàmolo manco ! Poiché la somma dei vizi , come delle virtù , è tuttora qual ' era negli eròici tempi : l ' uomo , dagli abiti in fuori , è sempre stato quel desso . Non è l ' inganno che muta , è il gergo . Una volta , per farsi valere , la Scienza dovèa essere greve , tediosa , con le cigne e le staffe e circonfusa di un certo qual reverendo odore di vetustà ; oggi , essa deve prodursi in scarpini , procèdere gaja , spirar la freschezza dell ' appena sfornato . Giovava , una volta , se simulata ; or giova dissimulata . Quando il vecchio dottore volea adoprare paroloni dell ' arte o bizzarri , li proferiva lentissimamente , solennemente , perché si capisse ch ' ei li capiva , per farne sentire tutta la difficoltà ; il medico odierno li lascia invece sfuggire come se a caso , senza che appaja ch ' ei dia loro importanza , quasi già noti a chiunque . Quegli ostentava di avere tanto studiato e tanti anni ( ché i vecchi sistemi di apprendere èrano come i sentieri di un giardino all ' inglese , più fatti per allungare che non per scorciare il cammino ) e di avere spogliato , lui solo , in privilegi e diplomi , un gregge di pècore , e di possedere una biblioteca di scienza inimica dell ' aria e di fruire della illuminazione di tutti i torchioni - a - otto - stoppini europei ; questi vorrebbe invece parere di non èsser mai stato a scuola , neppure . L ' uno insomma pompeggiava in da - più , l ' altro in da - meno , ma in ambo i casi per guadagnarci nel credito . E se l ' uno abbigliava le proprie stivalerìe di latino e di greco , affibbiàndole anzi ai nomoni di Celso , Magno , Oribasio , Avicenna e Averroè ; l ' altro , furando a costoro le migliori pensate , ce le traduce e le spaccia per sue . Ma , se con meno dottrina e con più leggiadria , si accoppa scientificamente ora , né più né meno di allora . Gli è una medesima storia , stampata , anziché nell ' accadèmico in - folio , nel casalingo trentaduèsimo . Oggi , in cui non si ha più a trattare con gente che dalle fasce passa alla sferza e dalla sferza alla fede , anche l ' inganno dovette modificarsi , e si fece ... più semplice ossia perfezionò .
IL CANZONIERE D'UNA CONTESSA ( SALVADORI GIULIO , 1883 )
StampaPeriodica ,
Oggi com ' oggi la letteratura femminile in Italia fiorisce . Se siano tutte rose , non saprei dire : certo è che forse neanche il Cinquecento , così popolato di rimatrici e di gentildonne erudite , può vantarla così varia , così spregiudicata , così abbondante . È vero che poche ora ( diciamo poche per cortesia ) saprebbero scrivere epigrammi greci come Olimpia Morato , o reggere a disquisizioni teologiche come Giulia Gonzaga la bellissima , e Vittoria Colonna : ma è anche vero che le nostre sanno per compenso il francese ; e come lo sanno ! Agli uomini che sapessero il francese e non sapessero il greco , che leggessero Mendès e Barbey d ' Aurevilly riservandosi di guardare dall ' alto in basso la letteratura classica , non importerebbe poi gran che : ma scrivere è un altro paio di maniche . Questa usurpazione , per parte delle donne , nei loro diritti , costretti come sono a passarci sopra per non parere villani o di poco spirito , questa usurpazione non la mandano giù . E , sebbene in versi , quando devono celebrare una donna che inganna ricamando rime le ore d ' aspettativa , cavan sùbito fuori del cassettone rettorico Saffo e Corinna ; se ne vendicano poi nella prosa , nella vil prosa , protestando e giurando di esecrare le donne che scrivono quasi da quanto quelle che votano . E , in prosa e in versi , hanno torto . Già , s ' e mai trovato un uomo che , di fronte a una donna in qualunque argomento e in qualunque caso , avesse ragione ? Qui poi , torto doppio : di critici e d ' uomini . Come siamo fatti , come pensiamo , come amiamo , come viviamo noi , noi uomini , ( non se n ' abbiano a male i novellieri sperimentali ) lo sappiamo fin troppo ; tanto per le letterature di tutti i tempi e di tutti i luoghi , fan sangue le membra dilaniate , s ' incrociano le ramificazioni convulse delle vene e dei nervi nell ' anatomia dell ' anima nostra maschile ; qual e oramai il cameriere di caffé che , fra il posare e l ' alzar delle tazze , non si permetta ogni tanto un briciolo d ' analisi psicologica ? Ma come sia fatta e come viva la donna , noi non lo sappiamo se non di seconda mano e per congettura ; e per lo più , la immaginiamo e la rappresentiamo come un uomo senza persona , imbiancato dallo zolfo dell ' ignoranza , purificato per le acque chiare dell ' indeterminatezza . Ma la natura e la vita , crediamo forse che non si possano vedere , sentire , rappresentare , se non come le vediamo , le sentiamo , le rappresentiamo noi ? O crediamo che l ' arte non possa scapitare , se gli stessi fantasmi che visitano l ' anima nostra , passando per un ' anima femminile si colorano e si atteggiano diversamente ? Ancora , e peggio : se le donne oramai tutte date allo scrivere non avessero dimenticato di leggere , avrebbero nella lotta dell ' amore troppo vantaggio sopra di noi . Con tutta questa letteratura psicologica , noi uomini abbiamo messo e mettiamo di continuo le carte in tavola ; la donna le tiene ancora raccolte nel misterioso ventaglio , sicura di sé perché conosce il vostro giuoco , sicura di voi perché voi non conoscete il suo . È nell ' interesse nostro , fratelli , che le parti si mutino : giù le carte , signore . È vero che una scrittrice , la marchesa Colombi , ha detto recentemente che le donne non imparano a conoscere l ' abbandono se non quando si trovano abbandonate . Ah ! marchesa , marchesa , marchesa ! Eppure le misericordie per i colpi di grazia è da un pezzo che non usano più . La contessa Lara , o signore , vi dà il buon esempio . Questo suo canzoniere , come rivelazione d ' un ' anima femminile , come documento umano , direi , se la frase oramai non fosse inzaccherata di volgarità , e veramente prezioso . Intendiamoci : da questi fogli , che la contessa congedandoli chiama tersi ( e l ' editore Sommaruga ha fatto tutto il possibile perché si pensasse alla verità dell ' aggettivo , non alla necessità della rima ) da questi fogli non è che l ' arte non occhieggi profumata e capricciosa , facendo sorrisi e riverenze piene di grazia e di canzonatura : la testolina bionda emergente da un cerchio di pellicce e di velluto ha mosse sùbite e vive , e al muoversi s ' accompagna il riso degli occhi neri folgoranti fra i capelli aggrovigliati come fior di vitalba e il serpeggiare delle anella bionde che scendono come giacinti sul collo di latte . Non è dunque che in questi versi manchi l ' arte : ce n ' è anzi anche troppa . Qualche volta , per esempio , i drammi e le figure della vita reale , della vita borghese , vorrebbero un po ' più di vivezza nella frase anche a scàpito della martellatura e della brunitura del vaso , un po ' più di precisione rapida nel tocco , anche a scapito della lingua poetica eletta e dell ' audacia felice di stile . A questo proposito , anzi , ci sarebbe molto da dire : si potrebbe , per esempio , da questo libro di versi d ' una signora risalire alle ragioni per le quali l ' arte della rima , da noi , s ' è mostrata sempre disadatta o restia a rendere il vero di tutti i giorni , il vero del salotto e dell ' alcova , del teatro e della festa da ballo , della passeggiata ai Colli e dei bagni a Livorno e a Castellammare : il vero , insomma , di questa piccola vita borghese che ha per fondo la carta di Francia e il velluto ; dalla finestra , sì , si vede un po ' di verde e di mare e di cielo , ma i vetri sono chiusi per paura dei raffreddori . Tutto questo e altro potrei ricercare e considerare e osservare ; ma io , in questo libro , non ho cercato l ' arte , lo confesso , ho cercato la donna . E la donna c ' è : intelligente , troppo intelligente , anzi , se vogliamo dar ragione al Fontana , gloria , musa , angelo , idea , se vogliamo dar retta al ribelle spirito che ha mille volte meno spirito del Fontana ; ma , in tutto e sopra tutto , donna . Donna anche nella sincerità delle sue confessioni ; e forse potrebbe anch ' essere che , tanto per mutare , come parve ad un suo amico ch ' ella pregando si divertisse a canzonare i santi , così scrivendo si divertisse a canzonare i lettori . Le carte ella le mette in tavola , è vero , ma le mescola e le scambia con un ' agilità che sarebbe meravigliosa quando non fosse femminile , di modo che raccapezzar le fila dei drammi che si svolgono per entro il profumo di queste risa , di questi baci , di questi sospiri fatti armonia , non riesce davvero la cosa più semplice che si possa pensare . Tuttavia , a chi sappia guardar bene , tra la folla degli intermezzi , fra il vario muovere delle figurine illuminate dalla luce piena della passione o contorcentisi grottesche allo squillo argentino del riso della loro signora , tre drammi principalmente si distinguono diversi di carattere e di scioglimento . Far l ' analisi di tutti , non sarebbe né gentile né giusto ; comprino i curiosi il libro e tentino di farla da sé . Ma ce n ' è uno fra gli altri , che finisce allegramente in una risata ; cioè : in una risata dei lettori e in un sorriso maligno di chi determina la catastrofe . Protagonista è quel ribelle spirito che appare sempre accompagnato dai profumi di zagare del suo dolce paese amato dal sole , e inghirlandato dai pampini secchi della sua retorica , non saprei se più accademica o romantica , arcadica sempre . Egli le scrive da lontano : E nevica anche in questo del sol dolce paese , cadon le rose , tremano le zagàre da l ' insolito gel colte ed offese . E seguita raccontando d ' una sua passeggiata nei campi in cerca di solitudine , e d ' un sogno fatto passeggiando , a occhi aperti . Gli pareva d ' essere con lei in una slitta e di scivolare su quel gran piano di neve , lieve lieve come se la slitta volasse ; egli le cingeva col braccio la vita e il sangue gli batteva ardente nelle arterie , quando ... quando sparve il sogno , ed egli non seppe far altro che piangere . Ella scrolla la sua testina incredula Con un sorriso di bambino scaltra ; E data al fuoco l ' amorosa lettera , Stende la mano per aprirne un ' altra . Benissimo ! a tutto quel ghiaccio non c ' era altro rimedio che il fuoco . E poi , era ghiaccio artificiale : non è vero , contessa ?
IL ROMANZO SPERIMENTALE ( GUERRINI O. , 1883 )
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È strano come i pregiudizi s ' impongano anche a coloro che credono di non averne . Per non dire altro , la questione suscitata da Emilio Zola circa il romanzo sperimentale ha fatto veder chiaro che molti ingegni , i quali si credono e si proclamano liberi , hanno invece la ferrea palla e la catena attaccata come i galeotti . Stranissimo poi è che certe teorie trovino appunto i nemici più fieri là dove dovrebbero trovare dei naturali alleati ; dico nel campo dei repubblicani , od almeno tra coloro che , senza militare attivamente nelle schiere repubblicane , vanno un po ' più avanti che non sia lecito ad un sostenitore del presente disordine di cose . Per giudicare la loro avversione alla letteratura che cerca di sostituire lo studio della verità alla fecondità della immaginazione , ripetono quel che hanno ripetuto gli scrittori di teorie politiche ed i seguaci di Nicolò Machiavelli , cioè che la repubblica non può esistere che basata sulla virtù ; ed aggiungono che la letteratura sperimentale , essendo necessariamente immorale , deve essere respinta da ogni convinto e sincero repubblicano . La repubblica deve essere basata sulla virtù ? Questa affermazione mi è sempre sembrata una di quelle magnifiche sciocchezze che proferiva l ' egregio signor Prudhomme , il faceto e maestoso personaggio inventato da Enrico Monnier . Ma quale virtù ? Fate solo questa innocente domanda , quale virtù ? e la magnifica frase cade in rovina . Delle virtù ce ne sono di millanta tipi . C ' è , per esempio , la virtù secondo i cattolici . Vorremo essere virtuosi a quel modo e tendere la guancia sinistra a chi schiaffeggiò la destra ? Bella repubblica sarà quella che si fonda su quella virtù ! Direte che la virtù cattolica non è virtù , e sia . Ma quale sarà dunque questa benedettissima qualità che deve servire di fondamento a questa benedettissima repubblica ? C ' è per voi un assoluto , una morale superiore alle evoluzioni civili e sociali ? E se c ' è , qual ' è ? Non basta ripetere i due o tre assiomi del diritto romano , del decalogo o della dichiarazione dei diritti dell ' uomo . La condotta è qualche cosa di troppo complesso perché due o tre massime sante possano valere a darci una norma sicura nelle mille contingenze della vita . E stringendo le cose , e venendo alla conclusione , bisogna confessare che questa virtù necessaria alla solidità della repubblica è la virtù repubblicana . La quale , ch ' io sappia , non ha mai imposto la esclusione del romanzo sperimentale come pericolosa agli ordini civili , perché , tra le altre cose , ha bisogno ancora di essere messa al mondo , povera virtù , di crescere e di farsi capire . Non lanciamo dunque anatemi in nome di un vangelo che non è stato ancora scritto . Ma , si dice , il romanzo sperimentale è la stessa cosa della pornografia , e quindi ecc . ecc . Adagio ! Chi ve lo ha detto ? Per me , intanto , in questa affermazione trovo o una ignoranza crassa o una malafede cattolica . Io non capisco e non capirò mai che si dica , per esempio , che la lirica è la laudazione di madonna Laura , perché il Petrarca nel suo canzoniere ha lodato madonna Laura . C ' è un romanzo realista che rasenta il pornografico ? Ammettiamolo , benché i romanzi dello Zola non siano per me in quel caso . E che per ciò ? Direte che le novelle sono di necessità pornografiche perché il Boccaccio è di manica larga ? Eppure ci sono le novelle del padre Cesari che seccherebbero il mare a forza di pudicizia . Qui si confonde una questione di metodo con una questione di tendenza ; qui si giudica tutto il poema cavalleresco dal solo canto di Fiammetta . Siamo in buona fede , se è possibile . Quando mai i difensori del romanzo sperimentale affermarono che si debba esser pornografi ? Quando mai fu dimostrato che non si possa fare un romanzo sperimentale , realista , che sia morale ? Perché dunque queste sentenze a priori , che si sentono tutti i giorni schizzar fuori dalle caste bocche dei critici pudibondi contro questo povero sperimentalismo ? Eppure , qual è il canone primo degli sperimentalisti nell ' arte ? Essi vi dicono : fino ad ora per essere buon romanziere bisognava essere uomo di grande fantasia , di imaginazione feconda . Ora queste facoltà sono stimabili , eccellenti , ma non è per mezzo loro che ci avvicineremo alla verità . Le altre arti hanno cominciato da un pezzo a studiare dal vero , e il romanzo non fa parte anch ' esso dell ' arte rappresentativa ? L ' imaginazione è una bella qualità , ma l ' ideale del romanzo sarà dunque quello di Giulio Verne ? L ' imaginazione non deve essere esclusa , s ' intende . Dice il chimico che sperimenta : come si comporterà il tale metallo immerso nell ' acido tale ? E il romanziere : come si comporta il carattere tale quando si trova nella tale circostanza ? Come si vede , la fantasia non è esclusa , poiché a lei spetta di cercare l ' occasione , di trovare la circostanza nella quale mettere a sperimento un carattere . Ma il carattere , l ' occasione e le relazioni intermedie non spettano più alla fantasia , che deve limitarsi a metterle in presenza tra loro . Devono essere desunte dal vero , e non può essere lecito , in questa forma letteraria , d ' inventare carattere e modo di condursi di una persona imaginaria in faccia ad avvenimenti inventati . Si tratta insomma di mettere la fantasia al posto che le spetta . Non si faccia la storia nuda e cruda , ma non si facciano nemmeno i racconti delle fate . Che cosa ci sia di scandaloso e di pornografico in queste massime , davvero non saprei vedere . Ma è necessario , pure , per la letteratura virtuosa , che il protagonista sia un eroe , la donna un angelo , il tiranno un mostro d ' iniquità , e così via . È il sistema del teatro a soggetto , dove il carattere d ' Arlecchino , di Pantalone e di Brighella era già fatto e stabilito . Invece , nella verità , non si è che in rarissime eccezioni completamente virtuosi o completamente birbanti . In generale , si vive oscillando tra le azioni indifferenti ; e quando succede qualche avvenimento critico dove bisogna decidersi o per la soluzione retta o per la curva , pochissimi sono quelli che non abbiano un quarto d ' ora , un minuto di esitazione . Perché dunque gli eroi dovranno sempiternamente essere l ' eccezione ? Perché dunque non staremo un poco alla verità , lasciando in pace i tipi imaginari platonicamente preferiti ? E pornografia , questa ? Chi è senza peccato tiri la prima pietra , diceva quello . Il giusto cade sette volte al giorno , diceva quell ' altro . E ci ostineremo a imaginare eroi che non peccano e non cadono mai ? In questo caso i romanzi diventano pericolosi come se fossero pornografici . Una gentile signora , dice il Mérimée , se non sbaglio , visitando lo studio di un illustre scultore , guardava le Veneri e le altre splendide nudità marmoree con occhio poco benigno , e disse finalmente che gli uomini fanno male a guardare e tenere in casa simili statue . La loro imaginazione si sregola , si guasta , e pretendono poi dalle povere donne quel che non possono avere , una bellezza che si avvicini alla perfezione . La signora diceva bene . Facciamo un po ' degli eroi meno meravigliosi , perché le ragazze , queste ragazze che stanno tanto a cuore ai critici virtuosi , non si guastino la testa .
STORIA POCO NATURALE UNA STORIA DI TOPI ( LESSONA MICHELE , 1883 )
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Il signor L . Elliot racconta una storia di topi avvenuta testé a Bruxelles , e di cui fu testimonio oculare . Prima di riferire questa storia premetto alcune parole intorno ai topi stessi . I topi di cui si tratta sono i più grossi ; essi si chiamano topi delle chiaviche , topi decumani , surmulotti , ratti da colmigno , ratti delle beccherie , sorci delle chiaviche . Questi topi erano al tutto ignoti fra noi appena due secoli or sono . Apparvero per la prima volta in Europa in sul principio dello scorso secolo , anzi appunto nell ' anno 1727 . Loro patria sono le Indie Orientali e , fino a un tempo relativamente così vicino , non avevano mai pensato a muoversene . Non si sa precisamente quando siano partiti , e quelli che sono partiti certamente non sono arrivati . Sono morti lungo la strada , e i loro discendenti solo e non i primi , ma chi sa dopo quante generazioni , arrivarono alla meta . Partirono nella direzione di ponente e attraversarono tutta quella vastissima distesa di terra che si allarga tra l ' oceano indiano e il mar Caspio . Le vicende della mia vita mi portarono venti anni or sono a fare io pure una gran parte del medesimo viaggio , ma a ritroso . Io credeva di trovare popolate di topi delle chiaviche le contrade della Persia , per cui essi erano venuti fino al Volga . Credevo che , secondo quello che dicono gli autori , avessero fondato colonie lungo la strada . Ma ebbi a riconoscere che ciò non è stato . I primi topi partiti e i loro discendenti non fecero che attraversare quelle steppe brulle , o vi morirono , o passarono oltre scotendo la polvere dai loro calzari . A Tauris , a Sultanieh , a Casvin , a Teheran non c ' è un solo topo delle chiaviche . Il naturalista Pallas menziona siccome veduti per la prima volta nell ' autunno del 1727 questi topi sulle rive del Volga . Attraversarono il fiume , proseguirono verso la Prussia dove giunsero a mezzo del secolo , e poco dopo in Francia e in Italia . Pare che il bisogno di partire dalle Indie Orientali fosse grande per questi topi , perché , poco dopo di aver lasciata la patria , viaggiando verso ponente per via di terra , presero il partito di imbarcarsi . Sono buoni nuotatori e riuscì loro facile salire a bordo . Nel 1732 sbarcarono i primi topi decumani in Inghilterra , poi in breve per le vie dei bastimenti si diffusero per tutto il mondo . Questi topi sono i più grossi fra quanti vivono ora fra noi ; hanno fatto una guerra vittoriosa a ratti alquanto più piccoli di loro , che erano essi pure dapprima forestieri e venuti di Soria al tempo delle crociate . Forti , battaglieri , indomiti , si rivoltano anche alla forza pubblica , rappresentata dai gatti . Questi topi stanno al pian terreno , nelle chiaviche , nelle scuderie , negli ammazzatoi , nelle botteghe dei salumai , divorano le carni crude e anche le cotte se ci arrivano , il lardo , tutto quel che c ' è di mangiabile su cui possano mettere il dente . A Bruxelles c ' è un nuovo mercato , mercato provvisorio , ma che pare definitivo dal punto che nessuno sa quando possa esser finito l ' altro . In questo mercato , dove si vende ogni sorta di cose , si vende anche carne macellata di bove , di montone , di vitello , di maiale . Una grande bottega dove si vende tal sorta di carni , che si tengono in alto appese ad uncini anche la notte , è in comunicazione con un canale sotterraneo popolato di topi , che possono così entrare nella bottega da quello . Ciò facevano i topi tutte le notti . S ' arrampicavano per le colonne di legno , arrivavano agli uncini e divoravano il lardo e le carni . Il macellaio disperato si rivolse al Municipio ed ebbe il consiglio di fasciare di zinco le colonne . Il consiglio seguìto ebbe dapprima un ottimo effetto ; ma in capo a qualche tempo le carni ripresero a sparire con segni evidenti sui residui del morso dei topi . Il Municipio si trovò imbarazzato . Fu preso il partito di far la guardia ogni notte per scoprire in qual modo i topi se la prendessero , e il signor Elliot , di guardia una notte , vide uno spettacolo che disegnò e riferì colle parole che io traduco qui testualmente e che si leggono nella Illustrirte Zeitung del 30 dicembre dello scorso anno 1882 : « Era da poco che facevamo la guardia , quando ad un tratto , preceduto da alcuni emissarii , un numeroso stuolo di topi , assai ben pasciuti , penetrò nel mercato passando pel buco del canale . Essi salirono a passo di carica la parete inferiore dei sostegni della carne , la quale non presentava loro alcun ostacolo , e giunsero così al piede di una delle colonne rivestite di zinco . A questo punto , la compagnia , come ad un comando , si raccolse in un gruppo , il quale crebbe ben presto in forma di montagna , la cui piattaforma era tanto spaziosa che alcuni topi potevano drizzarsi sulle zampe posteriori , mentre colle anteriori si appoggiavano alla colonna . Sulle spalle di questi salivano altri , mantenendo la stessa posizione , poi altri e altri ancora , di modo che , secondo le leggi della costruzione , si formava la scala di Giacobbe , dalla cima della quale gli individui più ginnastici saltavano sulla parte superiore della trave zincata che offriva loro una buona presa . Poscia saliva pure tutta la riserva , si arrampicava senza fermarsi sulle travi e si gettava con vera voracità sui pezzi di lardo , sui quarti di manzo , sui dorsi di vitello e sui cosciotti di castrato che pendevano dagli uncini . Spero che mi si presterà fede , se io assicuro che ho raccontata e raffigurata la storia precisamente come l ' ho veduta » . Io lascio libero il lettore di prestare o negar fede al racconto . Soggiungo solo che il danno grande che i topi recano , come in ogni parte del mondo , anche in America , fece sì che una città degli Stati Uniti aprisse un concorso e promettesse un grande premio al vincitore , il quale avesse suggerito il miglior modo di distruggere i topi . Di questo concorso , delle memorie inviate , del premio dato , dirò un ' altra volta .
SALOTTI ROMANI CASA MANCINI ( L'IMBIANCHINO , 1883 )
StampaPeriodica ,
L ' onorevole Pasquale Stanislao Mancini si lagna talvolta , sottovoce , di essere obbligato a ricevere , perché è ministro degli affari esteri . Non bisogna credergli . L ' inclinazione al ricevimento egli l ' ha nel sangue : inclinazione che dura vivace come certi suoi entusiasmi musicali . Il ricevimento in casa sua è un brano di storia patria , è un frammento di letteratura poetica . Sono tradizionali i suoi ricevimenti al tempo dell ' esilio , quando tutti gli emigrati si aggruppavano intorno a lui e alla sua signora , un vivo lume di bellezza , di poesia e di amore : Laura Beatrice Oliva Mancini . Egli ha ricevuto , sempre , a Napoli , a Torino , a Firenze , a Milano , a Parigi , dovunque è rimasto dieci anni , una settimana , un giorno . Quando va in villeggiatura , a Capodimonte , per riposarsi , riceve ancora . Qui , in Roma , riceve di mattina , di sera , in casa , alla Consulta , credo anche in carrozza andando da via Gregoriana al Quirinale . Di talché , in questa furia di ricevimenti i suoi nemici politici spesso lo accusano di ricevere troppe mortificazioni dalle nazioni sorelle . Né il carattere dei suoi venerdì è eccessivamente diplomatico : è difficile trovarvi tutto riunito il banchetto delle nazioni . Gli ambasciatori , i ministri , i rappresentanti , vengono quasi per turno , un paio alla volta . Un venerdì vi trovate l ' ambasciatore giapponese , il principe e la principessa Asano , gente ulivigna e tranquilla , vestita all ' europea , la signora in toilette parigina , l ' uomo in marsina . Un altro venerdì la Svezia è rappresentata dalla bella e bionda signora Lindstrand e la Turchia da Musurus , giovane ambasciatore che ha , pare , abolito il fez dei suoi padri . Un ' altra sera , erra , fra le marsine , la marsina magna del marchese del Mazo , ambasciatore di Spagna . Molte volte , a vedere un astante taciturno , con le basette brizzolate , gli occhiali d ' oro , ci si domanda con un certo terrore : Dio mio , mi trovassi , per caso , dinnanzi alla forte Inghilterra ? E forse la patria di Arminio , quella che prende il tè con tanta flemma ? Avessi , per avventura , pestato un callo alla Russia ? Anzi il salotto Mancini è più , dirò così , europeo che diplomatico . Si passa dalla stranezza esotica di certi tipi , da certe figure forestiere e silenziose , a uno strato di burocrazia superiore , da questo a uno strato di vecchi amici napoletani , romani , toscani come un gruppo di sigari scelti . E ancora gl ' infiltramenti letterari , per memoria degli antichi gusti di casa : e quegli artistici , per memoria della vecchia ospitalità torinese ; e infine la parte vocale e strumentale , l ' elemento lirico - musicale - filodrammatico - concertistico . Poiché il concertista è la fillossera di casa Mancini , il tarlo roditore dell ' onorevole Pasquale Stanislao . Non vi è suonatore di violoncello , di ocarina , di triangolo , di timpani , che non gli venga presentato : non vi è signorina concertista di piano , di arpa , di composizione , di declamazione , d ' improvvisazione , che non si raccomandi alla sua protezione . Il buon Pasquale , vecchio amatore di musica e incapace di dire no a nessuno , invita tutti questi fenomeni , tutte queste mostruosità , tutti questi affamati di pubblicità e di denaro , ai suoi venerdì , che finiscono col diventare concerti belli e buoni , per un modo di dire , poiché talvolta non sono né buoni , né belli . Bisogna confessare che vi passa ogni tanto , in questo salotto , la celebrità di canto o di piano , uno di quegli esseri deliziosi mandati sulla terra per la felicità di chi ama la musica . Da Mancini ha cantato Goyarre , l ' ultimo dei grandi tenori , in una serata indimenticabile : vi ha cantato la Urban , l ' ultima delle prime donne drammatiche : vi ha suonato l ' arpa Sofia Cattolica , quell ' angioletto napoletano che per poco non fece perdere la testa a un mio collega del giornalismo politico : vi ha suonato Cesi , il grande pianista . Ma per costoro , che penitenza di violini stridenti , di rapsodie sterminate , che piogge di romanze e di romanzette , di cui quei quattro sciagurati Tosti , Rotoli , Denza e Palloni si sono resi colpevoli ! Il pubblico maschile e femminile sta a sentire quest ' orgia di musica coi segni dell ' attenzione più interessata . Appena due signore osano parlare fra loro , si ode uno zittìo che le fa arrossire . Non sono quelle del corpo diplomatico che parlano , poiché dalla professione dei relativi mariti hanno imparato l ' arte di tacere e quella di prestare un ' attenzione benevola . Gli uomini sono domati dalla musica . Cavallotti sezione letteratura sembra un leone placato ; il commendator Malvano , piccolo uomo senza età , ma sempre più segretario , pensa all ' Oriente donde arrivano le tempeste ; il commendator Cottrau ha il suo sorriso di uomo contento delle sue torpediniere ; Carmelo Errico sembra quel pacifico agnello del buon Dio che è ; l ' onorevole Pierantoni rassomiglia più che mai a una cariatide monumentale ; il senatore Moleschott , che ama l ' arte quanto la scienza , è beato nella sua bella faccia larga ; il professore Schupfer è , ogni venerdì più , personaggio di Hoffmann . Le mezze figure formano una siepe bianca e nera . Ogni tanto una rondine pellegrina : Michetti il pittore , Camillo Boito il critico , Andrea Maffei il poeta per un solo venerdì . Le signore . Le rappresentanti , come sopra , di qualche potenza amica . Dilettanti di arpa e pianoforte con circostanze attenuanti di visini graziosi : signorine Bevilacqua e Martini . Dilettanti di canto , con slanci d ' arte : signore Bussolini - Savini e Secchi . Cantanti al riposo , sospiranti i trionfi passati : signore Tiberini e Bendazi . Cantanti in attività di servizio , con aggiunzioni di eleganza : signorina de Adler . Cantatrice di grazia , con contorno di occhi maliziosi e di braccia provocanti : signora Cottrau . Documento umano di aristocrazia : tutto il ducato di Gallese . Miscela aristocratico - artistico - bohèmica : contessina Garelli . Apparizione poetica : signorina Vertunni , maritata Tutino . Scrittrice , con peggiorativo di miopia e di chiacchiera inestinguibile : signorina Matilde Serao . Scrittrice in tranquilla penombra famigliare : signora Pierantoni - Mancini . Tipo biondo incipriato , sottile , indolente : la padrona di casa , signora Eleonora Genina - Mancini . Madri di famiglia , parenti di fanciulle , parenti di concertiste , signore del pubblico che non canta e non suona : una quantità . In mezzo a tutto questo , il ministro va e viene , sorridente , spiritoso , galante con le donne per memore riconoscenza .